Ciò che accadrà nel corso dei tempi, questo vuole comunicarci la Rivelazione di Giovanni. L’Apocalisse è scritta in immagini. Queste immagini sono forme di espressione per l’apparizione dello spirito del mondo eterno, che racchiude i misteri più alti. Questi misteri supremi dovevano essere annotati da Giovanni, che li contemplava.
Anzitutto si tratta di sette comunità, designate simbolicamente come sette candelabri e sette stelle. Le stelle sono i genii vigilanti delle comunità.
In una seconda visione Giovanni vede intorno a un trono, su cui siede lo spirito di Dio, i quattro animali apocalittici: il leone, il bue, l’uomo e l’aquila. Ventiquattro anziani siedono intorno al trono dello spirito di Dio. « E vidi nella mano destra di colui che sedeva sul trono un libro scritto dentro e fuori, sigillato con sette sigilli. » (Apoc. 5, 1) L’Agnello apre il libro. Il libro contiene ciò che, all’apertura dei primi quattro sigilli, è espresso simbolicamente nei quattro cavalli apocalittici; all’apertura del quinto sigillo appaiono i martiri — coloro che si sono elevati alla conoscenza e alla vita nello spirito. All’apertura del sesto sigillo avviene un terribile terremoto. Al settimo, invece, la Rivelazione diviene anche udibile: risuonano le sette trombe. Misteriose immagini si rivelano allora, ad esempio un essere le cui gambe sono come due colonne; un piede sta sul mare, l’altro sulla terra. « E vidi un altro angelo forte venire dal cielo rivestito di una nube e con un arcobaleno sulla sua testa, e il suo volto era come il sole e i suoi piedi come colonne di fuoco, e aveva in mano un libretto aperto. » (Apoc. 10,1 e 2) Il mistero di questo libro deve essere inghiottito da Giovanni. Poi appare una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi.
E inoltre si legge: « E mi posi sulla sabbia del mare, e vidi salire dal mare una bestia, che aveva sette teste e dieci corna e sulle sue corna dieci corone e sulle sue teste nomi di bestemmia. » (Apoc. 13, 1) Il suono della tromba accompagnava ciò. Un’immagine mostra il trionfo del bene sul male. Si manifesta una bestia che rappresenta in un certo senso il principio malvagio. È la bestia con le sette teste e le dieci corna.
Allora appare una bestia con due corna, che è simile all’Agnello e deve apparire in futuro. Solo chi ha saggezza la riconosce. « E vidi un’altra bestia salire da terra; e aveva due corna, simili a quelle di un agnello, e parlava come un drago. E esercita tutta la potenza della prima bestia davanti a lui… E fa sì che tutti — piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e servi — ricevano un marchio sulla mano destra o sulla fronte, perché nessuno possa comprare o vendere se non ha il marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui c’è sapienza! Chi ha intendimento, calcoli il numero della bestia; poiché è numero d’uomo, e il suo numero è 666. » (Apoc. 13, 11 e 16-18)
Inoltre si rivela come tutti i nemici siano eliminati: Michele incatena il drago, gli elementi malvagi; allora nasce un nuovo mondo.
Nei primi secoli del cristianesimo questo era profetizzato e sempre interpretato come un riferimento al futuro. Gli esegeti naturalmente ben presto non sapevano più molto; ma ancora e ancora si trovavano interpreti, così anche nel Medioevo. Spesso si considerava l’anno 1000 come il momento della comparsa della bestia. Man mano che il tempo avanzava, le interpretazioni divenivano sempre più insensate, specialmente nel XIX secolo. Gli antichi interpreti erano considerati come bambini, che potevano ancora credere alle visioni del futuro. Si vedeva l’Apocalisse come documento storico, come se tutto fosse già accaduto quando Giovanni la scrisse. Guerre ce n’erano anche dopo l’apparizione del cristianesimo; così potevano essere espresse dal cavallo rosso di Giovanni. Il cavallo bianco potrebbe allora simbolizzare i martiri. I terremoti che Giovanni descrive all’apertura del sesto sigillo capitavano proprio in quell’epoca in Asia Minore. E le piaghe di locuste non erano difficili da trovare. Una vera croce però era per gli interpreti il passo della bestia dalle due corna. Qualcuno aveva sentito dire qualcosa sul modo di leggere i numeri; questo era trapelato dall’occultismo. Come si legge nei numeri? Ogni lettera rappresenta anche un numero; gli esoterici scrivevano in numeri quando volevano nascondere qualcosa. Per ogni numero si doveva mettere la lettera giusta, si dovevano poter leggere le lettere e poi sapere anche cosa significava la parola che ne risultava. Chi è dunque la bestia il cui numero è 666? Gli interpreti pensavano che dovesse essere qualcosa di passato. Scrissero allora le lettere in ebraico — ma in modo errato — al posto dei numeri: così ne risultò « Nerone ». Le corna erano allora riferite ai generali o ai nemici dei Romani, ad esempio i Parti. Se però si fosse scritto correttamente [da destra a sinistra] con le lettere ebraiche [e anche letto da destra a sinistra], sarebbe risultato quanto segue: 60 D Samech, 6 1 Waw; 600 però dagli esoterici fu scritto 200 + 400: 200 1 Resch + 400 Taw. Così risulta: 666 m i D Sorat. Sorat è anche il corrispondente termine nel greco. Sorat significa « il demonio del sole » fin dai tempi più antichi. Ogni stella ha il suo buono spirito — la sua intelligenza — e il suo cattivo spirito — il suo demonio. Il nemico dei buoni poteri solari era chiamato Sorat. Cristo era sempre il rappresentante del sole, e in particolare l’intelligenza del sole. Sorat è dunque il nemico di Cristo Gesù. Il segno per Sorat ha questo aspetto:
Otto giorni fa abbiamo presentato alcuni elementi per la comprensione del linguaggio di Giovanni: come leggere l’Apocalisse, cosa si nasconde dietro certe espressioni misteriose, ad esempio dietro l’Agnello come la bestia con i sette occhi e le sette corna. Abbiamo poi tentato di spiegare la bestia, che ha due corna e il numero 666, come esempio di come dobbiamo penetrare in questo libro misterioso. Oggi vogliamo di nuovo renderci presente il significato di questo libro. I documenti del Nuovo Testamento sono documenti d’iniziazione. Attraverso l’esempio di singole parabole abbiamo visto quale senso profondo esse contengano. Da tutte le parabole ci si è rivelato che il significato più profondamente pensabile riguardante l’evoluzione cosmica è espresso in forma figurativa nei Vangeli. A qualcuno potrebbe venire in mente di domandarsi perché nei singoli Vangeli vi siano contraddizioni, perché non si somiglino gli uni agli altri. Nel mio libro « Il cristianesimo come fatto mistico » è già stato svolto il necessario su questo argomento. I Vangeli non sono documenti della biografia di Gesù Cristo, bensì documenti sull’iniziazione. L’Apocalisse però è il documento più profondo. Una parola che Agostino ha usato è questa: Ciò che oggi si chiama « religione cristiana », è l’antica vera religione. Ciò che era la vera religione, oggi la si chiama religione cristiana.
Comprendiamo questa parola quando ci facciamo presente il principio fondamentale del cristianesimo: « Beati coloro che non vedono e tuttavia credono ». (Gv. 20, 29) Attraverso il cristianesimo è venuto nel mondo qualcosa di completamente nuovo. Gli insegnamenti sono contenuti anche in altri sistemi religiosi. Ma mai nei circoli che comprendevano cosa fosse il « Cristo », il valore principale veniva posto sul contenuto della dottrina. Si può provare il contenuto della dottrina anche da altri documenti di epoche precedenti; nel Cristo si tratta proprio di ciò che significa questa individualità per l’umanità. Ci procuriamo il più facile comprensione per questo, se gettiamo uno sguardo negli antichi luoghi di iniziazione.
Fino al tempo di Gesù Cristo erano soltanto pochi eletti coloro che venivano iniziati. Dopo dure prove venivano ammessi agli insegnamenti dei mondi superiori, come stanno ora nel mio libro « Teosofia ». A lungo dovevano rimanere, fino a quando non venivano condotti nei gradi superiori della visione. Solo i più intimamente iniziati conoscevano la tradizione del compimento dell’iniziazione. Se qualcuno doveva diventare allievo, doveva compiere come primo passo questo, come secondo passo quello, e così via. L’iniziazione terminava con il fatto che l’allievo aveva attraversato gli stadi preparatori e per mezzo del Saggio veniva condotto nei Misteri stessi. Questo accadeva in una specie di stato di coscienza che veniva chiamato « estasi », in un dimorare fuori dal corpo fisico. Era legato a un abbassamento della coscienza, ma al contempo legato a una visione dei mondi spirituali. Attraverso un’educazione interiore, che veniva provocata da impulsi di volontà, meditazioni, purificazione delle passioni, l’allievo veniva portato così lontano da poter compiere l’ultimo passo. Allora gli veniva inferto dal maestro un sonno di tre giorni e mezzo, uno stato come quello che sopraggiunge in noi quando la sera ci addormentiamo. Le impressioni dei sensi esterni scomparivano. In noi la sera, al posto di ciò che scompare delle impressioni di vista e udito, non accade nulla; ma nell’iniziando si manifestava un nuovo mondo. Egli era circondato da un nuovo mondo, un mondo della luce astrale. Non il buio, non quello che l’uomo odierno prova durante il sonno, si manifestava lì. Il buio era pervaso di una luce spirituale e di esseri che si incarnavano all’interno della luce spirituale. Questi esseri divenivano visibili nella luce astrale. Poi, dopo un certo tempo, il mondo astrale permeato dalla luce cominciava a risuonare nell’armonia delle sfere. Ciò che prima poteva soltanto essere contemplato, cominciava a essere udito; era una pura musica spirituale. La musica esteriore è solo un’ombra evanescente dei suoni delle sfere, che il veggente percepisce, colui che percepisce anche l’interiore delle entità spirituali. Se entriamo in una sala e là vi sono persone che cominciano a parlare, ci rivelano il loro interiore. Così è nei mondi spirituali. Dapprima gli esseri diventano visibili, poi l’interiore degli esseri parla a noi. Questa è l’armonia delle sfere.
Poi, quando l’iniziato veniva ricondotto alla visione fisica, si sentiva completamente trasformato come un uomo nuovo. Ognuno che così tornava indietro, ha allora espresso una frase determinata, che era tipica. Essa suonava: « Mio Dio, mio Dio, come mi hai glorificato! » (Cfr. Mt. 27, 46 e Mc. 15, 34)
Così tornava indietro, un messaggero del mondo spirituale per esperienza propria, da esperienze proprie. Egli veniva allora considerato come un messaggero dai mondi spirituali. Ciò che avevano sperimentato, finché non entravano nei mondi spirituali, era prescritto gradino per gradino con esattezza. Sebbene i riti dell’iniziazione non fossero scritti con precisione, esistevano tuttavia tali canoni iniziatici, nei quali erano prescritti tutti i gradini. Fosse secondo l’insegnamento egizio di Ermete, fosse secondo la scuola persiana, fosse secondo i Misteri greci, fosse presso i Misteri druidici o drotteni, ovunque c’erano prescrizioni tipiche e tradizionali su ciò che doveva sperimentare colui che doveva diventare un iniziato: egli doveva sperimentare precisamente che la vita nello spirito vincerà la morte. Questi libri dell’iniziazione contenevano ciò che doveva essere attraversato.
Dove viene descritta la vita dei grandi apostoli della religione e della visione del mondo, appaiono sempre tratti tipici e simili. La vita di Orfeo, di Pitagora, di Ermete, di Buddha, hanno molti tratti comuni, ai quali importa riconoscersi presso tutti i grandi eroi religiosi. Da dove viene? I ricercatori esteriori hanno creduto che uno avesse preso in prestito dall’altro. Ma non era così. Tuttavia tutti questi eroi religiosi tipici avevano attraversato questi gradini fino al grado di iniziazione più elevato. Nei tempi antichi non c’erano biografie dove si tenesse in considerazione la vita esteriore. Quanto più risaliamo indietro prima del mutamento dei tempi, tanto meno troviamo valore riposto sull’esteriore. Per i più grandi eroi dell’umanità non si raccontava affatto, cosa essi sperimentavano esteriormente sul piano fisico. La loro vita era totalmente dedicata all’iniziazione. Se si raccontava l’iniziazione, si raccontava la loro vita. La cosa principale presso un Ermete, un Buddha era quello che egli sperimentava fino all’iniziazione. Poiché i gradini dell’iniziazione erano dappertutto simili, si doveva ottenere una descrizione spirituale della vita dei grandi iniziati.
Ciò che prima era sperimentato in segreto negli antichi Misteri, nel cristianesimo era diventato un fatto storico. Ermete aveva attraversato in interiore — nelle misteri — in luoghi nascosti allo sguardo profano — ciò che poteva descrivere su di lui.
Nel cristianesimo per la prima volta era stato sperimentato come un evento fisico esteriore ciò che altrimenti si era compiuto nei luoghi dei Misteri. Il cammino della vita di Cristo è lo stesso cammino della vita che era stato sperimentato da tutti gli iniziati, quando per la prima volta avevano estratto il corpo eterico dal corpo fisico. Tutto ciò che era stato sperimentato fisicamente da Gesù Cristo sul piano fisico, essi lo avevano sperimentato nell’eterico. Le ultime parole erano anche presso di loro: « Mio Dio, mio Dio, come mi hai glorificato! » Avevano sperimentato prima nel corpo eterico ciò che Gesù Cristo ora sperimentava nel corpo fisico. Così era accaduto che le profezie dei profeti si erano adempiute. Questo evento unico forma il più grande punto di cesura nella nostra storia mondiale e la divide in due parti.
Gli evangelisti non hanno scritto una biografia esteriore, bensì hanno preso i libri canonici dell’iniziazione che già esistevano. Tutti e quattro i Vangeli devono essere considerati come scritti di iniziazione, da quattro lati diversi. Ma poiché l’iniziazione è descritta dappertutto allo stesso modo, i quattro Vangeli concordano nelle cose più importanti. La vita dell’iniziato possiamo descriverla, se la consideriamo come una vita, che era dedicata all’iniziazione. Profano sarebbe stato agli evangelisti fornire di Gesù Cristo una biografia storica esteriore. I mattoni per i loro scritti dovevano prenderli dalle fonti dei Misteri stessi. Così in un certo grado era adempito ciò che i profeti avevano potuto predire.
L’Apocalisse rappresenta in una certa relazione una nuova specie di iniziazione, rappresenta come i vecchi Misteri furono trasformati in Misteri cristiani. Se guardiamo indietro ai vecchi Misteri, vi vediamo una traccia più o meno unitaria. Essa consisteva nel seguente: sia che andiamo all’Egitto, alla Persia o all’India, sia che ci addentriamo nei Misteri orfici o eleusini, troviamo accordo in una traccia: un riferimento profetico a Uno, che dovrà venire. Anche presso i Misteri europei nordici c’era questa traccia: era un antico iniziato, che là veniva indicato con il nome « Sig ». I Misteri drotteni, che erano in Russia e Scandinavia, i Misteri druidici in Germania, tutti provenivano da un iniziato con il nome Sig, che era il fondatore dei Misteri nordici. Ciò che è accaduto nei Misteri si è conservato nei diversi miti e saghe del popolo tedesco e di altri popoli germanici. I miti e le saghe sono rappresentazioni figurative di ciò che vi era stato sperimentato. Nella saga di Sigfrido si mostra con il maggior rilievo quella traccia, che mira verso una fine. Essa si esprime, mitologizzata, nel Crepuscolo degli dèi. Questa è la traccia in tutti i Misteri nordici.
In tutta la mistica veniva usato per l’anima l’immagine del femminile, che Goethe usa anche nel « Coro mistico ». È l’Eterno nell’uomo, l’anima divina, che tira l’uomo verso l’alto. Come nell’antico Egitto e Persia l’iniziazione veniva descritta come l’unione dell’anima con lo Spirituale, così veniva descritta anche qui nel Nord. Qui nel Nord si comprendeva meglio, che l’uomo si prova come guerriero sul campo di battaglia. Presso coloro che contavano qualcosa nel Nord, era così, che li si onorava come guerrieri, che cadevano sul campo di battaglia; questi erano coloro che entravano nella vita eterna, gli altri morivano la morte della paglia. I guerrieri caduti venivano accolti dalle Valchirie, dall’anima propria; l’unione con la Valchiri era l’unione con l’Eterno. Di Sigfrido ora si racconta, ch’egli si fosse già unito sulla terra qui con la Valchira; questo mostra che era un iniziato. Il significato del racconto, che Sigfrido sperimenta l’unione con la Valchira già sulla terra, è, che era un iniziato. Un qualcosa di particolare ci rivela questa saga nella morte di Sigfrido. Quando nei vecchi Misteri si sperimentava l’iniziazione, veniva detto a uno: Noi possiamo portarti fino a un certo punto… più avanti può portarti soltanto un altro — questo altro è Gesù Cristo —; tutto ciò che possiamo darti, sarà oscurato, quando verrà colui, che porta la nuova iniziazione. — Sigfrido è vulnerabile sul dorso per Hagen, perché là non era ancora giunto ciò che giacerà in quel luogo presso colui, che dovrà sostituire la vecchia iniziazione. Questo luogo sarà reso un giorno invulnerabile, quando la croce vi avrà giaciuto. Così nei Misteri nordici si indicava verso Gesù Cristo.
In tutti i vecchi Misteri si guardava a colui, che doveva venire, che avrebbe vissuto sul piano fisico, per fondare un nuovo ordine mondiale. Ciò che doveva accadere attraverso gli impulsi che egli aveva dato, questa è la nuova iniziazione. Di ciò troviamo una rappresentazione nell’Apocalisse. Essa dice, come l’iniziazione si svolgerà, finché Gesù Cristo ritornerà in una forma nuova. L’Apocalisse è un riferimento al tempo, quando l’organo per l’accoglimento del Cristo sarà sviluppato. Il tempo fino al ritorno di Gesù Cristo viene descritto nell’Apocalisse. Comprendiamo le singole parole, quando ci trasferiamo nella disposizione interiore di colui, che ha sperimentato una tale iniziazione. Ricordiamoci qui della parola di Cristo — se comprendiamo questa, allora comprenderemo anche l’Apocalisse —, è la parola: « Prima che Abramo fosse, io sono ». (Gv. 8, 58) — Il Cristo rivolge il suo sguardo dal passato verso il presente, perché per lui esiste un’eterna presenza.
Se vogliamo comprendere ciò che con ciò si intende, abbiamo bisogno soltanto di ricordarci l’uomo quadripartito. Esso consiste delle quattro membra: il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e l’Io. Quando l’Io brilla nel corso dello sviluppo, allora il corpo astrale, il corpo eterico e infine anche il corpo fisico cambiano: questo Io è per l’eternità; è nato dal grembo della spiritualità superiore. Se guardiamo al passato o al futuro, questo Io è l’Eterno. Consideriamo il singolo uomo, possiamo chiederci: quali trasformazioni avrà mai attraversato il suo Io? Se guardiamo indietro al grande diluvio atlantico, e poi ancora indietro, non troviamo l’Io in un corpo come quello attuale; vi era allora una condizione, nella quale non potevamo pensare così bene come adesso. Se guardiamo al futuro, allora troviamo l’Io in corpi sempre più perfetti, che non possiamo ancora rappresentarci adesso mediante il nostro pensiero nella loro perfezione. Della perfezione del pensiero, della purezza del sentire e così via nei corpi futuri non possiamo adesso farci rappresentazione alcuna. Coloro che sono iniziati, devono usare la forma dell’uomo così come essa è proprio in quel tempo. Anche il Cristo doveva usare la forma che era allora quella consueta; ma se guardiamo più profondamente dietro, vediamo in lui uno stadio di sviluppo che l’umanità raggiungerà soltanto in un lontano futuro. Gesù Cristo era il Primogenito fra coloro che possono vincere la morte.
Confrontiamo le due modalità di sviluppo. Adesso l’uomo nasce, attraversa un corso di vita, muore, attraversa uno stato astrale, il Devachan, e allora renasce. Se risaliamo agli esseri, che erano prima della metà del tempo lemurico, sono esseri, che non muoiono e rinascono. Essi cambiano continuamente i loro involucri, come noi lo facciamo tra la nascita fisica e la morte fisica. Allora sopravviene una certa rivoluzione. Si alterna la vita spirituale e la vita fisica presso l’uomo attuale. Presso gli spiriti di gruppo degli animali è così, che essi scartano i singoli animali, essi stessi però non periscono.
Se tentiamo di farci una rappresentazione dell’essere più elevato, quello, che all’inizio era sviluppato così alto, come gli altri saranno alla fine dello sviluppo, allora abbiamo l’immagine del Cristo: Egli era l’Io, che era già all’inizio così perfetto, come l’uomo sarà alla fine. « Grazia a voi e pace da colui, che è, e che era, e che viene… » (Ap. 1, 4) Egli è il Primo e l’Ultimo.
Così viene descritto colui, che dà la Rivelazione a Giovanni. È un libro cristiano; lo prova quel passo, che dice: « …e da Gesù Cristo, il quale è il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra. A colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, e ha fatto di noi un regno e sacerdoti per Dio suo padre, a lui sia la gloria e la potenza nei secoli dei secoli! Amen. » (Ap. 1, 5 e 6)
Il cristianesimo rappresenta la massima individualizzazione possibile dell’uomo, la libertà dell’uomo come individuo. All’inizio del genere umano vediamo piccole comunità, legate da legami di sangue. Quello che ha lo stesso sangue, si ama. Ora viene Gesù Cristo e allarga tutte le comunità popolari su tutta l’umanità. Tutte le religioni popolari vengono superate per mezzo di lui. Il cristianesimo è religione universale. In esso vi sono soltanto uomini; il cristianesimo conosce soltanto uomini. Il cristianesimo non potrebbe mai parlare della comunità delle religioni, bensì della comunità degli uomini. Cominciò un’epoca, nella quale i misteri segreti divennero accessibili a tutti attraverso il Mistero del Golgota, che viene posto al centro del mondo. Cessano gradualmente di esistere tutti coloro che come sacerdoti e re eletti erano lì. Viene indicato uno stato finale, nel quale ognuno è sacerdote e re, uno stato che spazza via tutte le distinzioni, che rende gli uomini eguali gli uni agli altri. Perciò parla l’Apocalisse: « …e ha fatto di noi un regno e sacerdoti per Dio suo padre… » (Ap. 1, 6)
Il libro rappresenta una vera iniziazione, un innalzamento dapprima attraverso l’apprendimento sul piano fisico. Questo grado viene rappresentato, dove si parla delle sette lettere alle sette comunità. Le sette lettere rappresentano ciò che si deve imparare dapprima. Allora seguono un certo numero di immagini; queste ci conducono verso il piano astrale. Allora si vedono gruppi di entità, che si trasformano nella luce astrale: « …e colui che stava seduto era simile all’aspetto di una pietra di diaspro e di sardio; e c’era un arcobaleno intorno al trono, simile in aspetto a uno smeraldo. » (Ap. 4, 3) — « E davanti al trono c’era come un mare di vetro, simile a cristallo… » (Ap. 4, 6) — Attraverso la trasparenza si accenna all’essenza della luce astrale. Nella luce astrale si vede attraverso gli oggetti, essi appaiono di vetro. L’intero mondo astrale è come un mare di vetro. Allora seguono le quattro bestie; queste devono rappresentare gli spiriti di gruppo umani. Erano piene di occhi davanti e dietro e non avevano riposo giorno e notte…: perché nell’astrale c’è continuo movimento e perché gli occhi astrali sono dappertutto e tutto è trasparente per loro, davanti e intorno.
Vediamo così, come dapprima i segreti del piano fisico vengono descritti e poi dal libro chiuso emergono le immaginazioni astrali. Esse ci si presentano in immagini. Quando il veggente ha percepito le entità spirituali per un certo tempo nella luce astrale, allora esse cominciano a suonare. Quando il sesto sigillo viene aperto, ciò viene descritto nel suonare delle trombe. Questo è lo stato devachanico: il veggente diviene chiaroudente, il suo orecchio chiaroudente viene aperto.
Allora segue il grado, dove colui che contempla amplia la sua coscienza su tutto il mondo. Ciò viene accennato nell’inghiottimento del libro. Esso esprime l’innalzamento nella regione dei mondi spirituali superiori.
Un giorno commemorativo come quello di cui disponiamo oggi significa per gli aderenti al movimento teosofico, per coloro che si sentono appartenenti a un movimento spirituale, qualcosa di completamente diverso rispetto a un giorno commemorativo dedicato ad altri uomini, rispetto alla morte di una persona radicata nella nostra cultura materiale. Un tale giorno è per noi anche un giorno di unione; poiché che cosa sarebbe l’insegnamento teosofico se non penetrasse in tutte le fibre del nostro cuore e non vi divenisse sentimento più intimo, sensazione immediata? Quando un’anima si è separata dal corpo fisico, ciò significa soltanto che l’essenza più profonda di un uomo è entrata in un rapporto diverso con noi. Un tale rapporto con la fondatrice del movimento teosofico vogliamo rendere oggi particolarmente vivo in noi stessi. Vogliamo riempirci della sensazione di appartenenza comune con la fondatrice del nostro movimento. Vogliamo renderci pienamente consapevoli che i pensieri e i sentimenti sono potenze invisibili nella nostra anima, che essi sono fatti reali. I sentimenti sono forze viventi. Se oggi uniamo tutti i nostri pensieri con ciò che il nome «Helena Petrovna Blavatsky» racchiude, se siamo uniti con lo spirito che l’8 maggio 1891 si è liberato dalla sua veste terrena, allora i nostri sentimenti e i nostri pensieri sono forze reali e formano un autentico ponte spirituale verso un’altra forma di esistenza. Un altro mondo trova accesso alle nostre anime attraverso questo ponte. Per l’uomo che vede, tali pensieri e sentimenti sono veramente raggi viventi, raggi di luce spirituale che scaturiscono dall’uomo e si uniscono in un punto e possono allora incontrarsi con l’essenza spirituale. Così un tale momento solenne è una realtà. Quando la nostra anima, che dimora nel nostro corpo, vuole agire sul piano fisico, allora deve formarsi un corpo; deve costruire le sostanze e le forze in modo tale che attraverso di esse possa trovare la sua espressione. Se le sostanze e le forze non si conformassero all’anima, allora quest’anima non potrebbe mai realizzarsi sul piano fisico. Come accade qui sul piano fisico, così accade anche con gli esseri spirituali sui piani superiori. Se vogliamo comprendere correttamente Helena Petrovna Blavatsky, allora dobbiamo intenderla in modo tale che tutti i suoi pensieri e i suoi sforzi dipendono dal corretto progresso del movimento teosofico. Così è, da quando la sua anima si è separata dal corpo fisico. Essa agisce come un’essenza vivente anche adesso all’interno del movimento teosofico. Se ella deve agire, allora le sostanze e le forze devono mettersi a sua disposizione. Da dove possono essere attinte meglio se non dalle anime di coloro che all’interno del movimento teosofico comprendono questa essenza? Come la nostra anima afferra le sostanze e le forze sul piano fisico, così un’essenza siffatta afferra le sostanze e le forze delle anime, per agire attraverso di esse. Se coloro che sono membri del movimento teosofico non si offrissero volenterosi a questa essenza, allora questa essenza non potrebbe trovare espressione sul piano fisico. Noi dobbiamo creare nelle nostre stesse anime i luoghi per venerazione, amore, dedizione e in tal modo creare le forze attraverso le quali Helena Petrovna Blavatsky può agire, come la nostra anima agisce attraverso il nostro corpo carnale. Dobbiamo divenire consapevoli che facciamo qualcosa di reale quando amiamo e veneriamo in questo momento. È vero che tutto l’amore e la venerazione che oggi fluiscono verso l’anima di Helena Petrovna Blavatsky sono destinati come forze a entrare in connessione con lei. Dobbiamo comprendere giustamente cosa significhi proprio questa personalità nella nostra cultura spirituale. Il diciannovesimo secolo sarà una volta descritto, nella storia dell’umanità, come il secolo veramente materialista. Quanto profondamente il diciannovesimo secolo fosse impigliato nel materialismo, gli uomini del ventesimo secolo non possono farsi neppure un’idea; solo più tardi ciò sarà possibile, quando gli uomini saranno di nuovo divenuti spirituali. Tutto, anche la vita religiosa, è pervaso dal materialismo. Chi può gettare uno sguardo dai piani superiori sullo sviluppo sa che negli anni ’40 c’era un particolare punto più basso nella vita spirituale. La scienza, la filosofia e la religione erano colte dal materialismo. Ai capi dell’umanità incombeva il compito di far fluire gradualmente una corrente di vita spirituale nell’umanità. Molto è detto quando si afferma che nel vasto ambito della vita spirituale all’interno della cultura occidentale non si trovava nessuno così adatto a guidare la corrente di vita spirituale nel mondo, che avrebbe dovuto rinvigorire la vita dell’umanità e strapparla dal materialismo, quanto Helena Petrovna Blavatsky. Che cosa oggi si controbatte contro di lei nel mondo, di fronte a questo unico fatto la portata di tutti tali contrasti svanisce. Poiché il movimento teosofico deve insegnarci fra le tante altre cose il sentimento della positività. Dobbiamo renderne una sensazione il fatto che soprattutto possiamo scorgere ciò che è grande in un uomo; di fronte a ciò tutti quei piccoli lumi che la critica accende nei confronti di una tale personalità possono spegnersi. Come in altre grandi personalità sono scomparse molte cose che i contemporanei osservavano con occhi critici, così anche di lei tutto ciò scomparirà. Ma ciò di grande che ha compiuto rimarrà.
Impariamo a considerare gli errori degli uomini come faccenda loro propria, e impariamo a considerare le azioni degli uomini come faccenda dell’intera umanità. Ciò in cui gli uomini sbagliano appartiene al loro karma; ciò che essi compiono è faccenda dell’umanità. Impariamo a non preoccuparci degli errori degli uomini; essi devono espiarli da soli. Ma impariamo a essere grati per le loro imprese, poiché da queste vive l’intero sviluppo dell’umanità.
Il giorno del loto bianco di quest’anno, che è un giorno commemorativo del fatto che un’anima si è strappata al corpo e porta le sue esperienze verso l’alto in un’altra forma, simile al fiore di loto, è il primo giorno di questo genere che non celebriamo più in comunione con Henry Steel Oleott, il compagno di Helena Petrowna Blavatsky. Anche lui ha abbandonato il piano fisico, lui che si erge come il grande organizzatore, come la forza creatrice della forma. Verso di lui dirigiamo i nostri pensieri grati, veneranti e pieni d’amore; questi pensieri fluiranno nei mondi spirituali, e noi stessi acquisteremo forza da ciò. Così dobbiamo continuare la celebrazione anche negli altri giorni dell’anno, impiegando le forze che abbiamo ricevuto, inviando i nostri pensieri come raggi di luce, utilizzando le forze nel lavoro che chiamiamo movimento teosofico. Lavoreremo nel suo significato solo quando siamo completamente e totalmente, liberi da dogma e liberi da settarismo, dedicati alla vita spirituale. Da nessuno Helena Petrowna Blavatsky ha richiesto una fede cieca. Ciò che può essere richiesto ai suoi seguaci è che si lascino fecondare dalla sua spiritualità. In ciò che è stato trasmesso al piano fisico attraverso Helena Petrowna Blavatsky, risiede una fonte di forza spirituale che per noi sarà così benefica se la lasciamo agire vivamente su di noi. Possiamo lasciarci fecondare dalle lettere, ma deve divenire vivo lo spirito in noi. Riguardo agli scritti di Helena Petrowna Blavatsky vale una cosa: solo chi non li comprende può sottovalutarli. Chi invece trova sempre più la chiave a ciò che è grande in questi scritti diventa sempre più grande veneratore di lei. Questo è il significato di questi scritti, che più ci si immerge in essi, tanto più si diventa suo veneratore. Che forse non si potessero scorgere errori in essi, non è il caso; ma chi afferra la vita vivente sa che, immergendosi sempre più in questi scritti, ciò che vi è espresso poteva provenire solo dalle grandi essenze spirituali che oggi guidano lo sviluppo del mondo. Così dobbiamo leggere l’«Iside Svelata», un libro che veramente contiene le più grandi verità, ma talvolta distorte e caricaturate, come un volto bello in uno specchio che lo riflette distorto.
Chi volesse applicare lo spirito meramente critico direbbe forse che sarebbe meglio non offrire una tale immagine distorta. Chi però vede la cosa nella giusta luce dice a sé stesso: Se qualcuno mette a disposizione le sue deboli forze spirituali alle potenze spirituali che vogliono rivelarsi, e sa che queste forze possono dare solo un’immagine distorta, ma che nessun altro sa fare meglio, allora compie attraverso questa dedizione un grande sacrificio per il mondo. Ogni rappresentazione della grande verità è un’immagine distorta. Se si volesse aspettare fino a quando tutta la verità potesse manifestarsi, allora bisognerebbe aspettare a lungo. Sono disinteressati coloro che vogliono dedicarsi e dicono: Possono gli uomini strapparmi a pezzi, devo portare la verità come posso portarla. — Un sacrificio molto più grande di un sacrificio morale è questo sacrificio, questo alto sacrificio dell’intelletto — una parola che da un’errata concezione religiosa è stata così abusata. Esso significa il sacrificio dell’intelletto per la verità spirituale che affluisce. Se non vogliamo sacrificare l’intelletto, non possiamo servire la verità. Quando guardiamo con gratitudine a Helena Petrowna Blavatsky, è soprattutto perché essa, nel senso appena descritto, è una martire fra i grandi martiri della verità. Così si guarda a lei quando la si vuole e volentieri considerare come un modello nella società teosofica. Si sa che non si profana il giorno quando si parla degli ambiti ai quali le era precluso l’accesso.
Della corrente spirituale mondiale che Helena Petrovna Blavatsky ha compreso meno sul piano fisico si deve parlare. La serviamo meglio quando ci poniamo al servizio di ciò a cui non ha trovato accesso. Le sarà molto più gradito se invece di ripetitori trova seguaci. Se anche molte cose suonano opposte a lei, sappiamo tuttavia che agiamo nel suo significato; attraverso questa libertà la onoriamo nel massimo grado.
La transizione all’Apocalisse non è cercata, non è cioè molto tirata per i capelli. Se vogliamo comprendere ancora più profondamente la missione storica mondiale di Helena Petrovna Blavatsky, allora dobbiamo rappresentarci lo sviluppo come costituito da due correnti. Il 1841 era il punto più basso della vita spirituale. I nemici della vita spirituale avevano nel 1841 il loro punto di attacco più forte nello sviluppo dell’umanità. Essi preparano il terreno per molte di quelle cose che sono descritte nell’Apocalisse come pensieri profetici del futuro. Ciò che è espresso attraverso la bestia con le corna d’ariete e il numero 666, la bestia con le sette teste e così via, è preparato dalle potenze che nel 1841 hanno trovato il loro punto di attacco nello sviluppo dell’umanità. Quegli esseri elementari che allora hanno trovato il terreno loro appropriato, quelle potenze oggi hanno preso possesso di una gran parte dell’umanità ed esercitano lì la loro influenza. Altrimenti le controforze che si esprimono nelle due bestie non sarebbero nell’umanità e non la trascinerebbero verso il basso. A questa si contrappone un’altra via che va verso l’alto. Ciò che oggi è compiuto per l’ascesa è la preparazione per tutti coloro che saranno sigillati, che entreranno nella corrente evolutiva spirituale. Questa corrente della vita spirituale si è proprio creata uno strumento in Helena Petrovna Blavatsky. Non comprendiamo il nostro tempo se non riconosciamo questa corrente spirituale come una profonda necessità.
Noi stiamo nella quinta sottorazza della quinta razza madre e viviamo in direzione della sesta sottorazza e della settima sottorazza, poi della sesta razza madre. Che cosa significa: noi viviamo in direzione di queste razze? Significa che per l’uomo che lo vuole, nel sesto periodo — sia nel sesto periodo della sesta sottorazza profeticamente annunciata o della sesta razza madre — la comprensione del Cristo è contenuta. Ci saranno allora uomini del Cristo, i Sigillati; nei tempi della spiritualità futura avrà luogo l’apertura delle anime dell’umanità. Che le cinque vergini abbiano olio che arda nelle loro lampade, che lo sposo trovi anime illuminate, significa che allora si rivelerà a una parte dell’umanità ciò che oggi ancora è precluso all’umanità. Il libro con sette sigilli si rivelerà a una grande parte dell’umanità. Vuole indicare questo tempo l’Apocalittatore Giovanni, vuole annunziare questo tempo attraverso segni.
In una frase si dice: «E apparve un grande segno nel cielo…» (Ap. 12,1) Ciò significa che nell’Apocalisse abbiamo a che fare con segni per le grandi fasi di sviluppo dell’umanità. Questi segni dobbiamo decifrare. Ci ricordiamo che la nostra attuale quinta razza madre è stata preceduta dalla razza atlantica, che è perita attraverso un diluvio. Che cosa distruggerà la quinta razza? La quinta razza ha un compito particolare: portare all’evoluzione l’egoità. Questo egoismo sarà al contempo ciò che preparerà la rovina della quinta razza madre. Una piccola parte vivrà in direzione del tempo della sesta razza madre. La maggior parte degli uomini non avrà ancora trovato la luce nel proprio interno. E poiché l’egoismo forma la forza fondamentale, all’interno di questa parte dell’umanità infurierà la guerra di tutti contro tutti. Come la razza lemurica è perita attraverso le potenze del fuoco, come l’Atlantide è perita attraverso l’acqua, così la quinta razza troverà la rovina attraverso un furore reciproco di forze egoistiche e una guerra di tutti contro tutti. La linea di questo sviluppo andrà sempre più in profondità; quando avrà raggiunto il fondo, tutti infurieranno contro tutti. Una piccola parte si sottrarrà a ciò, come accadde anche nella distruzione della razza atlantica. Dipende da ognuno trovare la connessione con la vita spirituale, per passare insieme alla sesta razza madre. All’umanità incombono rivoluzioni enormi, e questo descrive l’Apocalisse.
Per primo vengono presentate sette lettere a sette comunità. Se gli uomini devono trovare la via verso quel grande momento, allora devono avere qualcosa a cui attenersi, attraverso il quale possano nobilitare i loro sette principi dell’essere umano, così da trovarsi pronti quando il grande momento sia intervenuto. Esistono luoghi sulla terra dove attraverso esercizi religiosi si tiene conto principalmente della formazione del corpo fisico. In altri luoghi si tiene più conto della formazione del corpo eterico. Di nuovo in altri luoghi si tiene più conto della formazione del corpo astrale o dell’Io. Ci saranno sempre più luoghi dove ci si attenderà in particolare la formazione del Manas, o della Budhi, o dell’Atma. Non si crederebbe correttamente nella reincarnazione se non ci si dicesse: se un uomo una volta è nato in un luogo dove si tiene conto principalmente del corpo fisico, allora un’altra volta nascerà in un luogo dove si terrà più conto degli altri corpi, e così via.
Sette lettere sono dirette a sette distinti ambiti geografici, in cui si era tenuto conto particolare di uno dei sette aspetti dell’essere umano. La prima lettera è diretta agli Efesini. Da loro fu posto un grande peso sulla formazione del corpo fisico. Fra i Frigi, a Smirne, fu considerato in particolare il corpo eterico, a Pergamo il corpo astrale. Vogliamo vedere perché sette ambiti geografici riguardanti i sette principi dell’essere umano significano sviluppi particolari dell’umanità. Supponiamo che un uomo viva in una regione dove è preferibilmente formato il corpo fisico; se allora trascura il suo corpo fisico, questo diventerà un’immagine distorta di ciò che avrebbe dovuto diventare. Se ciò che deve essere portato a una certa perfezione non è formato, allora sorgono in lui cose che lo preparano ai fenomeni terribili nello sviluppo dell’umanità.
La prima lettera è diretta alla comunità di Efeso, il luogo dedicato a Diana. Sottolinea la bella formazione del corpo fisico. Verso dove tende lo sviluppo del corpo fisico? Possiamo comprenderlo sempre meglio quando sappiamo che il corpo fisico deve sempre più purificarsi e deve sempre più divenire un’espressione del corpo eterico, e questo a sua volta del corpo astrale, e questo dell’Io.
Nelle antiche scuole pitagoriche i numeri giocavano un grande ruolo. Ricordiamoci che nel mondo di Devachan, come altrove, tutto è ordinato secondo misura e numero. Che cosa significherebbe cercare le leggi della natura se queste non fossero presenti? Pesiamo e misuriamo i corpi celesti come facciamo con le sostanze in piccolo. Questo fatto dobbiamo collegarlo con un altro fatto. Immaginiamoci questo spazio riempito dalle forme sonore di un’alta composizione musicale, per esempio dai toni della Magia del Venerdì Santo. Questa è la forma superiore dell’anima per ciò che il fisico ci esprimerebbe nei numeri delle oscillazioni dell’aria. Le nostre anime sono pervase dallo spirito di queste oscillazioni nella musica. Immaginiamoci ora i numeri uditi dall’orecchio dello spirito, allora abbiamo la musica delle sfere. Se un fisico annotasse le vibrazioni dell’aria in numeri, non ci scriverebbe la Magia del Venerdì Santo, come il matematico non scriverebbe le concezioni pitagoriche in misura e numero. Nei numeri erano espresse soltanto le armonie. Se il pitagorico vuole esprimere i quattro principi dell’essere umano, allora risuonano insieme nel rapporto di 1:3:7:12. Questo significa quel suono nel quale i quattro numeri risuonano insieme come i quattro aspetti dell’essenza umana. I tre toni: I — Tono dal Sole, II — Tono dalla Luna, III — Tono dalla Terra stessa — risuonano nel corpo astrale.
Corpo fisico 12 Efeso Corpo eterico 7 Smirne Corpo astrale 3 Pergamo Io 1 Spirito Sé Spirito di Vita Uomo Spirito
Ciò che procede dalla Terra, dal Sole e dalla Luna risuona insieme nel nostro corpo astrale. Nel nostro corpo eterico, invece, risuona ciò che procede dai sette pianeti. C’è un’influenza settemplice dei pianeti sul corpo eterico, come dai sette toni: Prima, Seconda, Terza, Quarta, Quinta, Sesta, Settima — Saturno, Sole, Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere. Questi sette pianeti risuonano nel nostro corpo eterico. Dodici influenze, che procedono dai segni dello Zodiaco, risuonano nel corpo fisico. Il Veggente sperimenta dodici toni fondamentali nel piano di Devachan. Questi influenzano il nostro corpo fisico. Tutto ciò che è nell’Io, nel corpo astrale, nel corpo eterico e nel corpo fisico risuona in toni.
Nell’Io risuona 1 Tono, nel corpo astrale risuonano 3 Toni, nel corpo eterico risuonano 7 Toni, nel corpo fisico risuonano 12 Toni.
Ciò insieme forma un’armonia o anche una disarmonia. Vi è un’espressione nell’occultismo: il 12 entra nel 7, significa che il corpo fisico diventa sempre più simile al corpo eterico. Se il corpo fisico risuona correttamente, allora si ascoltano attraverso i 12 toni i 7 toni delle stelle. Diventate tali che il 12 diventi 7, che appaiano le 7 stelle, è detto agli Efesini, perché là il corpo fisico è formato in modo particolare. Devono volgere lo sguardo alle 7 stelle. Sappiamo che lo sviluppo del Cristianesimo significa la transizione dalle antiche comunità di stirpe all’amore spirituale, che il carnale deve essere separato dallo spirituale. Coloro che ci dicono che soprattutto dobbiamo sforzarci affinché il sensibile, l’elementare giunga ai suoi diritti, questi erano allora chiamati i Nicolaiti; erano coloro che volevano rimanere bloccati nel sangue materiale; da qui l’avvertimento contro il Nicolaitismo. Questi Nicolaiti sono coloro che porteranno la rovina.
A loro si contrappongono gli altri che vogliono superare lo sviluppo materiale, che vogliono la vita spirituale. La lettera si conclude con il simbolo dell’albero della vita: «Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle comunità: A chi vince darò da mangiare della manna nascosta…» (Ap. 2,17)
La seconda lettera è diretta alla comunità che in modo particolare deve dedicarsi alla cura del corpo eterico. Il corpo eterico deve gradualmente essere spiritualizzato fino a diventare Spirito di Vita. L’uomo ora passa attraverso nascita e morte; ma più tardi questo corpo eterico diventerà Spirito di Vita; allora avrà superato la morte. Nel Discorso della Montagna si dice: «Beati coloro che mendicano lo spirito, poiché trovano per se stessi i regni dei cieli.» (Cfr. Mt. 5, 3) Coloro che mendicano lo spirito sono beati: significa che l’anima pervade la loro vita. Come il corpo fisico degli Efesini si sviluppa verso l’alto, così il corpo eterico della seconda comunità si sviluppa verso il corpo spirituale. Se si sforzano verso questa beatificazione spirituale, allora sono chiamati «i mendicanti dello spirito»; mendicano la beatificazione attraverso la vivificazione del corpo eterico. Questo è accennato nelle parole: «Sii fedele fino alla morte, e io ti darò la corona della vita.» (Ap. 2, 10) Lì lo sviluppo del corpo eterico è espresso chiaramente e distintamente.
Una delle più grandi testimonianze spirituali è l’Apocalisse. Vi sono poche grandi verità spirituali la cui importanza non si trovi nell’Apocalisse. Non senza connessione con lo sviluppo teosofico sta la considerazione dell’Apocalisse stessa. Nel comprendere una tale opera ci lasciamo veramente fecondare dallo spirito che ha parlato attraverso Helena Petrowna Blavatsky. Ciò che il movimento teosofico vuole deve apparirci come un suono di tromba, inviato nell’umanità. Quanto più comprendiamo l’Apocalisse, tanto più comprendiamo il compito del nostro movimento.
Nei nostri studi dell’Apocalisse abbiamo raggiunto quel punto che ci conduce alla cosiddetta terza lettera. Questa terza lettera ci espone — esattamente nello stesso senso in cui abbiamo visto nelle due prime lettere — per così dire il mistero dello sviluppo di un determinato territorio geografico. Noi dobbiamo, per penetrare nel seguente sviluppo di pensiero, richiamare brevemente alla mente quale sia la tendenza fondamentale e lo scopo dell’Apocalisse.
Abbiamo visto che l’Apocalisse è anzitutto un libro d’iniziazione, che ci descrive quali siano i gradi che l’uomo che vuole essere iniziato deve attraversare quando vuole svilupparsi fino alla più alta visione del mondo spirituale. Abbiamo visto che come primo grado deve considerarsi la conoscenza del piano fisico da tutti i lati, che egli deve quindi elevarsi al piano astrale e poi al piano di Devachan. Ci è divenuto chiaro che l’uomo, che si eleva al piano astrale, è circondato da un mondo di immagini, circondato da immagini che, rispetto a quelle che nella nostra povera lingua chiamiamo immagini, sono molto più reali, molto più sostanziali di quello che qui esiste. Queste immagini che il chiaroveggente sperimenta sono le forze fondamentali del mondo fisico. Da questo mondo di immagini è stato plasmato il mondo fisico. Quando l’uomo si è elaborato attraverso il piano astrale, allora si eleva al piano di Devachan; il suo mondo di immagini è pervaso dai cosiddetti suoni delle sfere, che costituiscono l’essenza intima delle cose stesse. Quando il chiaroveggente si eleva dal piano astrale al piano di Devachan, ode per la prima volta ciò che la scuola pitagorica designava come «musica delle sfere». Solo esteriormente e in modo astratto si esprime ciò in quello che chiamiamo numeri più elevati. Ma che cosa sono i comuni numeri e le misure, che cosa sono i numeri di cui parla il fisico quando trova il movimento ondulatorio, quando parla di oscillazioni e di forme d’onda — che cosa è tutto ciò in confronto a quello che il nostro orecchio percepisce quando sente i suoni stessi? Ciò che sta scritto nei libri filosofici sulla «mistica dei numeri» non è altro che un balbettamento; ma ciò che il pitagorico intende è ciò che il chiaroveggente percepisce quando l’orecchio spirituale è aperto, quando ode i suoni che provocano il movimento ondulatorio o ciò che si esprime in tale movimento ondulatorio. Il mondo di Devachan non è da nessun’altra parte. Voi potete stare nello stesso luogo, e potete sperimentare che il mondo fisico si immerge e si anima con colori e forme — e allora potete sperimentare che questo mondo di luce è pervaso da suoni.
Come la mistica cristiana descrive il mondo di Devachan, lo trovate descritto nell’Apocalisse! Se tu ti elevi a quello stato elevato come il servitore del Signore, allora sperimenti per primo ciò che accade sul piano fisico. — Questo ci è descritto in un certo modo nelle sette lettere alle sette comunità e l’illuminazione che abbiamo ottenuto attraverso la conoscenza del piano fisico ci è posta in segni nei sette sigilli. In quanto l’uomo si eleva al piano astrale, sperimenta il mondo di immagini e forme traboccante di luce. Questo ci è mostrato nell’immagine di come l’uomo è circondato dai quattro animali e come l’Agnello riceve dalla sua mano il libro coi sette sigilli. In quanto questi sigilli di immagini vengono aperti, davanti a noi viene alla luce il mondo astrale, e gli angeli che suonano le trombe significano l’armonia delle sfere sul piano di Devachan.
Così davanti a voi nell’Apocalisse vi si presenta un libro di iniziazione. Tale libro è però al contempo sempre un libro profetico, e ciò deve essere inteso nel senso che colui che sperimenta gli eventi del piano astrale e di Devachan sperimenta nello stesso tempo anche gli eventi del futuro, così che qui giace nascosto un profondo mistero del futuro. Ciò che nel presente è su un piano più elevato, è nel futuro sul piano fisico. Se vi ponete con il chiaroveggente attualmente sul piano astrale, il chiaroveggente può elevarsi a questo mondo solo se ha aperto l’occhio spirituale. Immaginate tutto ciò che sperimentate sul piano astrale condensato, solidificato come l’acqua si trasforma in ghiaccio, allora avrete lo stato in cui il vostro stesso mondo fisico sarà nel prossimo futuro.
Ciò che oggi è presente astralmente, è futuro fisicamente, così che il chiaroveggente può vedere il futuro stato dell’umanità oggi sul piano astrale. L’iniziazione significa al contempo penetrare nei misteri degli eventi futuri. Quindi l’Apocalisse è in primo luogo un libro di iniziazione e in secondo luogo un libro profetico.
Questa saggezza profetica vogliamo ora illuminare più da vicino, e vogliamo vedere come essa comprende il senso del nostro sviluppo dell’umanità.
Avete sentito che nell’Apocalisse si fa allusione a condizioni assai terribili sulla nostra Terra, a condizioni assai devastanti. Abbiamo appena considerato il compito della teosofia all’interno del nostro sviluppo dell’umanità. Guardiamo il futuro: ci saranno condizioni terribili, devastatrici della terra, gli uomini saranno in uno stato morale che porterà l’egoismo a un’altezza rispetto alla quale lo stato odierno è un gioco da ragazzi. E come sta la cosa — così potrebbe domandarsi qualcuno — nel futuro con le anime di oggi? Devono essere condannate a incarnarsi in un’umanità degradata, in una razza malvagia? — Dobbiamo rispondere con un deciso «No».
Una leggenda meravigliosa ci descrive proprio lo stato di sviluppo dell’anima. L’anima è in una linea evolutiva diversa dal corpo dell’uomo. Potete chiarire a voi stessi la differenza tra sviluppo dell’anima e sviluppo della razza, se osservate il passato. Le anime si sono incorporate molte volte nella razza atlantica; voi tutti eravate allora atlantidei. Le anime si sono elaborate e i corpi umani che sono rimasti indietro sono decadenti, razze in declino. Le anime abbandonano i corpi di razza e salgono a razze più elevate. I corpi umani che sono affetti dal male fondamentale non avranno in sé le anime che si sforzano di elevarsi oltre lo stato presente a uno stato più elevato. Le anime che compiono il loro sviluppo, che si innalzano al di sopra di se stesse, si saranno elaborate nuovi corpi di specie diversa nella sesta razza radicale. Ma c’è qualcosa che nell’esoterica cristiana si chiama la fusione dell’uomo con la sua razza. Quando avete dinanzi a voi un uomo che si dice: io voglio elevarmi al di sopra di ciò che oggi posso dare, verso il più elevato! — e d’altro canto un altro che dice: io rimango in ciò che oggi mi circonda! — allora c’è una grande differenza. Coloro che non aspirano a uscire dalla configurazione odierna, si fondono con la razza; saranno condannati a proseguire i corpi delle razze rimaste indietro in seguito.
Quando guardiamo alle grandi guide dell’umanità, i quali ne sono i pionieri, li vediamo così che su di loro guardiamo come sulle guide che ci mostrano il sentiero su cui possiamo uscire dallo sviluppo di razza, per abitare in futuro in corpi che hanno una perfezione maggiore. Il fatto che l’uomo possa dire: io voglio rimanere! — è espresso nella leggenda che vive da molto tempo e ha trovato le più diverse spiegazioni, ma può trovare il suo chiarimento solo mediante la teosofia. Immaginate il pioniere che noi chiamiamo Gesù Cristo, che addita quel punto che abbiamo appena discusso nell’Apocalisse e su cui addita principalmente: al luogo dove parla del superamento della morte. — Se trovate un’anima umana seduta sulla strada, che non vuol saperne nulla — che fa? Deve essere sempre di nuovo nata nella razza, perché ha rifiutato il gesto del Redentore. — Questa tragedia si esprime nella leggenda di Ahasvero; Ahasvero, l’ebreo errante, ha creato il suo destino perché ha rifiutato il Redentore.
Dobbiamo quindi distinguere tra lo sviluppo dell’anima e lo sviluppo della razza, e ci è mostrato come le anime si innalzano sempre più in alto — ci è mostrato però anche come le razze sprofondano sempre più in basso, in modo terribile.
Ora abbiamo esposto come lo sviluppo del presente ci è descritto nelle sette lettere. Immaginiamo le lettere così che siano dirette a sette comunità del nostro globo terrestre.
Se dividiamo il nostro pianeta geograficamente in sette circoli, a ciascuno è diretta una lettera. Il primo territorio è uno in cui l’uomo di Terra odierno lavora in modo particolare per portare il suo corpo fisico a perfezione, affinché sia plasmato più elevato. Il secondo è uno dove il corpo eterico, e il terzo uno dove il corpo astrale sono curati particolarmente. Così avete nei territori in una parte l’una, nell’altra l’altra cosa da ricercare. Immaginate questi territori distribuiti sulla Terra. Quello che noi chiamiamo i diversi popoli, coltiva e nutre in modo particolare le diverse parti; un popolo in modo particolare la parte fisica, un altro un’altra. Abbiamo però menzionato che non è vero se qualcuno dice che là solo il corpo astrale, là solo il corpo fisico è curato. Nelle diverse incarnazioni dobbiamo appropriarci con le nostre anime successivamente di ciò che è valido per i singoli territori, e le sette lettere sono così dirette a ogni uomo, in quanto egli deve attraversare i sette gradi dello sviluppo. La lettera alla comunità di Efeso è diretta al territorio dove il corpo fisico trova particolarmente la sua cura, e singole parole caratterizzano meravigliosamente proprio questo modo. La terza lettera ai Pergameni va al territorio dove il corpo astrale è curato particolarmente.
Teniamo insieme diverse singole circostanze che abbiamo trovato nel corso del tempo. Lo sviluppo dell’uomo procede così che l’Io lavora verso il basso nel corpo astrale, lo spiritualizza, e chiamiamo quella parte che elaboriamo dall’Io con le parole «Sé spirituale» o «Manas». «Curare il corpo astrale» significa quindi elaborare Manas in esso. Quanto avete curato il vostro corpo astrale, tanto avete elaborato Manas in esso. Nell’esoterica cristiana con la parola Manna si intende la stessa cosa di Manas, e ciò che nella Bibbia è accennato con Manna è il luogo in cui parliamo dell’influsso della natura manasica.
Leggiamo nella terza lettera: «Chi ha orecchi da intendere, ascolti ciò che lo Spirito dice alle comunità: A chi vince darò a mangiare della manna nascosta.» (Apoc. 2, 17) È quindi chiaramente indicato; e abbiamo anche in ogni lettera accennato il lato opposto, che colui che non compie questo sviluppo, porta il corpo verso il basso, lo porta al declino. Nell’esoterica cristiana l’abbassamento del corpo astrale è addirittura accennato in modo molto radicale.
Nel tempo lemuriano l’elemento spirituale più elevato è disceso nei tre costituenti umani. Ricordate anche che allora la natura esterna dell’uomo era a uno stadio circa un poco più elevato dei nostri attuali animali più alti. L’uomo da questo momento in avanti ha sempre lavorato all’elaborazione del suo corpo astrale, in quanto l’anima era vincolata a questo corpo che, quando l’anima vi è entrata per la prima volta, era quasi allo stadio della bestialità. Proprio in ciò consiste il progresso dell’umanità, che essa lavora al corpo astrale, che essa purifica gli affetti e gli istinti animaleschi.
Supponiamo il contrario; allora la conseguenza non è che il corpo astrale rimane fermo, ma che esso sprofonda in uno stato più profondo di quanto allora era, e il trascuramento è descritto come le tentazioni di Satana. «Satana» per l’esoterico cristiano è un’entità che lo seduce a non portare più in alto il suo corpo astrale, ma a portarlo più in basso. Quando l’Apocalittore vuol descrivere il lato opposto, dirà: Se voi sviluppate il corpo astrale, allora godete della manna celeste; ma ci sono anche territori che non curano il corpo astrale, — subiscono le tentazioni di Satana. Questo abbassamento del corpo astrale lo descrive: «Conosco la tua opera e dove tu dimori, là dov’è il trono di Satana.» (Apoc. 2, 13)
Così anche la quarta lettera — alla comunità di Tiatira — è diretta al territorio dove il sentimento di personalità dell’umanità giunge all’espressione. Questo «Io» svolge un grande ruolo in tutti coloro che vogliono portare verso il basso la natura umana. Nell’esoterica dell’Europa centrale in particolare l’Io è esposto come il centro, come l’elemento realmente attivo e operante dell’uomo. L’uomo è quasi come un confluire di forze che confluiscono nel suo corpo astrale, corpo eterico e corpo fisico, e l’Io è descritto come quello che lavora su questi tre costituenti. Nella mitologia germanica questo è rappresentato dall’albero che è l’albero del mondo, il simbolo per la natura umana tripartita. Il centro per questa natura umana tripartita è l’Io; in quanto si è incorporato, sostiene l’intero albero del divenire e della crescita umana. «Ygg» è l’antica forma del divenire e della crescita. Trovate ciò nelle antiche forme linguistiche come designazione per ciò che è incorporato. L’albero del mondo si chiama «Yggdrasil». Yggdrasil significa l’«Io portante», e il nome del dio che è collegato con la formazione dell’Io è anch’esso tratto da qui. Nel corso dello sviluppo l’uomo ha imparato per primo l’inspirazione dell’aria; ciò è collegato in ebraico con la parola «Jehova». Nella lingua altotedesca corrisponde a Odino, un dio del vento, che infuria nella tempesta. «Jach» (Jahve) è il «Soffiante», e quando parliamo di Wotan e del suo esercito che si precipita nella tempesta, parliamo del fiato necessario per il divenire-Io. Nell’esoterica cristiana a questa parola, come nome per l’Eterno nella natura umana, è dato un valore del tutto particolare, e perciò è descritto come quello che sostiene i corpi rimanenti, che ne forma il centro. Portate dinanzi agli occhi della vostra mente un passo della traduzione tedesca: «Egli le governerà con una verga di ferro, e come vasi di argilla le spezzerà, come io ho ricevuto dal Padre mio, e gli darò la stella del mattino.» (Apoc. 2, 27 e 28) Questo «Io» significa la stessa cosa del nome proprio di Gesù Cristo, dove qui in quasi ogni frase ricorre la parola Io, per indicare che è l’Eterno nella natura umana. Così potete ovunque vedere che è inteso ciò che ho detto.
Voglio citare ancora un luogo del tutto particolare. La sesta lettera dovrebbe essere diretta alla comunità dove la Buddhi è curata affatto particolarmente. Che cosa significa? Se Manas è curato affatto particolarmente e l’uomo è divenuto un sapiente, allora quello che egli finora sa, passerà nel suo sentimento vivente; gli diventa percezione evidente, gli diventa passione. Comprendete che il Giusto deve accadere, che il Giusto deve vivere, comprendete che l’umanità non può vivere senza il Bello e il Buono, allora siete sulla via dello sviluppo di Buddhi. Se l’Elevato è divenuto la vostra seconda natura, se la vostra anima è affatto pervasa dall’entusiasmo per il Bello e il Vero, allora siete sulla via verso Buddhi. Buddhi prende la sua sostanza dal sentimento e Atma dalla volontà. E quando l’umanità sarà giunta a realizzare l’entusiasmo per il Buono, allora sarà entrato ciò che si chiama l’idea cristiana di fraternità. Questo sesto territorio può ricevere il suo nome solo dall’idea di fraternità, e «Filadelfia» è la città dell’amore fraterno. Prendete il passo in questione, allora leggete che questa città è descritta così: «Conosco le tue opere. Ecco, ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere; poiché tu hai una piccola forza, e hai custodito la mia parola, e non hai rinnegato il mio nome.» (Apoc. 3, 8) Non ha rinnegato il nome che proviene dai doveri fraterni.
Il Settimo è tratto da Atma, il respiro dell’uomo. Quando l’uomo sarà giunto così lontano come il respiro, quando l’Io avrà elaborato verso il basso fino al corpo fisico — forse sapete che questo nell’esoterica cristiana è designato con la parola «Amen» — allora l’esoterico, quando vuole parlarne, additerà l’Amen: «E all’angelo della comunità di Laodicea scrivi: questo dice l’Amen, il testimone fedele e verace, il principio della creazione di Dio.» (Apoc. 3, 14)
Ho potuto estrarre solo singole parole; se potessimo discutere tutto, questo vi mostrerebbe che abbiamo nelle sette lettere messaggi ai territori del nostro tempo presente.
Passiamo ora dal passato al futuro. Domandiamoci: Come si pensa il futuro l’Apocalittore? L’Apocalittore dice affatto nello stile: Ciò che tu oggi puoi vedere sul piano astrale, non è nulla di diverso dalla configurazione del futuro fisico dell’umanità; guarda dunque ciò che è sul piano astrale, e sperimenterai il futuro dell’umanità. Non c’è futuro che non sorga dal presente. — Sapete che l’uomo è avvolto in un corpo astrale che permea questo corpo fisico, e che in esso giacciono organi di senso che sono completamente diversi dagli organi di senso nel corpo fisico. Sapete, parliamo là dei fiori di loto o delle ruote. Quello che oggi l’uomo può sviluppare come tali sensi astrali, il corpo fisico umano avrà in futuro come sensi fisici. L’astrale è sulla via per divenire fisico. Attraverso cui cosa forma dunque l’uomo odierno quegli organi del futuro che oggi sono ancora solo astrali? — Attraverso quello che egli lavora oggi sul piano fisico nel senso del Vero, del Bello e del Buono. Il lavoro e l’azione di oggi sono il fondamento degli organi nel futuro. — C’è stato un tempo in cui gli uomini non avevano ancora occhi; allora non potevano percepire la luce e il colore. L’uomo ha ottenuto gli occhi attraverso la sua attività di allora — aveva allora altri organi —; in quanto si è rivolto alla luce, ha sviluppato i suoi occhi. L’azione nel presente è destino nel futuro; le azioni del passato erano tali che gli occhi ne sono derivati, e dalle vostre azioni odierne derivano gli organi di senso del futuro. Un uomo che è attivo nel senso del Vero, del Bello e del Buono avrà nel futuro organi normali; se egli resiste al Vero, al Bello e al Buono, avrà nel futuro organi atrofizzati. È impossibile cancellare quello che facciamo nel presente. Un’azione che è disposta nel presente affinché emerga nel futuro, l’esoterica cristiana la chiama «sigillata». Si dice nel senso dell’esoterica cristiana: Tu hai oggi un occhio, che allora non era presente; tu facesti però questo e quello; il tuo occhio era «sigillato», ora è «aperto», il tuo occhio è l’aperto delle tue azioni del passato. — Ora abbiamo la sigillatura di quello che nel futuro sul piano fisico sarà aperto. Chi guarda solo il piano fisico, per questi lo sviluppo è un libro coi sette sigilli. Chi guarda verso il piano astrale, per questi si mostrano già come disposizione tutti gli organi futuri; per questi gli organi si aprono come immagini. Allora direbbe l’esoterico: Se guardi verso il centro che è designato come Agnello, così l’Agnello ti dà il libro in mano, e il libro si apre così che ciò che avrà forma nel futuro può essere espresso solo in immagini. Perciò pezzo per pezzo di ciò che può entrare è espresso attraverso immagini. Nel primo sigillo attraverso un cavallo è espressa in immagine una condizione futura, un’altra attraverso il secondo cavallo e così via. Vogliamo, per risolvere il senso, estrarne uno — diciamo il terzo cavallo, così l’immagine che appare quando il terzo sigillo è aperto. Questo si presenta a noi così: «Quando egli aprì il terzo sigillo, udii il terzo animale dire: Vieni! E io vidi, e behold, un cavallo nero. E colui che stava seduto su di esso aveva una bilancia in mano.» (Apoc. 6, 5)
Che cosa significa? Significa che in immagine è rappresentata una condizione futura degli uomini, che sorge dallo sviluppo del terzo costituente della natura umana, del corpo astrale, dove l’Io lavora su questo corpo astrale e lo purifica. Il corpo astrale non purificato è quello che conosce solo se stesso, al quale tutto è antipatico ciò che non gli appartiene, e il purificato è quello al quale tutto deve essere distribuito con la giusta bilancia. Se purifichiamo il corpo astrale nel modo giusto, allora accade che un organo si sviluppa, che è espresso in immagine dal fatto che un cavaliere con la bilancia è rappresentato. Dalle giuste azioni di oggi deriverà all’uomo un organo astrale, ed è qui espresso in immagine. Così potremmo anche passare attraverso le altre immagini e vedremmo come sia poco appropriata la spiegazione comune.
All’apertura del quinto sigillo ci è detto qualcosa di significativo: «Quando egli aprì il quinto sigillo, vidi sotto l’altare le anime di coloro che erano stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza che avevano.» (Apoc. 6, 9) — Che cosa accade a un’anima che si sviluppa verso il quinto grado? Essa è strangolata nella sua anima inferiore; ciò che di impuro aderisce all’uomo è eliminato, e l’anima appare qui nel vestito dell’innocenza: «E a ciascuno di loro fu data una vesta bianca…» (Apoc. 6, 11) L’anima è bianca, è divenuta innocente quando si è sviluppata verso il quinto grado.
Se salissimo ancora più in alto, arriveremmo al punto dove le immagini astrali passano al Devachaniano, al suono delle trombe. Gli uomini di Ahasvero costituiscono un gruppo dell’umanità; gli altri saranno coloro che possono entrare in altre entità. Ora ci apparirà come ovvio come ciò che è rimasto indietro debba essere descritto come immagini ripugnanti. Mentre le anime che si sono ulteriormente sviluppate odono le trombe, gli altri saranno giunti al culmine dello sviluppo egoistico. I progrediti, che hanno sviluppato la loro anima, vivranno come oggi vivono gli alti iniziati.
Vi ho detto che l’iniziato deve attraversare diversi gradi, che non solo deve trasformare qualcosa del corpo astrale, ma anche del corpo eterico e persino qualcosa del corpo fisico. Un tempo l’iniziato era tenuto per tre giorni e mezzo in modo che il suo corpo eterico fosse fuori dal corpo fisico e il corpo fisico giacesse come morto; allora il corpo eterico era guidato dal Gerofante attraverso il mondo più elevato.
Ciò che l’iniziato del presente sperimenta, ce lo descriverà l’Apocalittore come qualcosa di simile al processo d’iniziazione nei tre giorni e mezzo. Ricordate che vi è veramente un luogo nell’Apocalisse dove si dice che appaiono due testimoni della Divinità, i quali giacquero come morti per tre giorni e mezzo e poi divennero vivi di nuovo. «E gli abitanti della terra si rallegreranno su di essi e faranno festa e si manderanno regali gli uni agli altri; poiché questi due profeti avevano tormentato gli abitanti della terra. E dopo tre giorni e mezzo, lo Spirito di vita da Dio entrò in essi; e stettero ritti sui loro piedi; e un grande terrore cadde su quelli che li videro.» (Apoc. 11, 10 e 11) Questi sono due, oltre al condottiero dell’umanità, che potevano essere visti dagli uomini. Qui avete descritto un processo d’iniziazione. Vedete come tutto combacia.
Ora ancora un fatto che vi mostrerà come profondamente l’Apocalittore è penetrato nei misteri del mondo. Questo posso mostrarvi meglio se vi adducessi la Leggenda d’Oro, che svolge un ruolo particolare nell’esoterica cristiana.
Ci è raccontato che Seth fu in grado di recarsi verso il Paradiso, che fu lasciato passare dal Cherubino con la spada vorticante ed entrò nel Paradiso. Lì sperimentò un’apparizione: i due alberi — l’Albero della Vita e l’Albero della Conoscenza — avevano fatto crescere insieme i loro rami. Da questo albero cresciuto insieme Seth prese un seme, e lo pose in bocca a suo padre Adamo quando fu morto; da questo crebbe un albero che aveva tre tronchi, e i tre tronchi fornirono il legno per diversi usi. Particolarmente importante però è che Seth potesse vedere come nei rami si formasse una sorta di scrittura di fiamma; là stavano le parole: «Ejeh, Ascher, Ejeh», che significa: «Io sono, colui che era, colui che è, colui che sarà.» Il legno di questo albero fu allora usato per il bastone con cui Mosè compì i suoi miracoli, il legno fu usato per la costruzione del Tempio di Salomone, poi per un ponte sul bacino di Betesda, su cui Gesù Cristo passò, e infine fu anche fatto il legno per la Croce. Che cosa significano proprio i due simboli, l’Albero della Vita e l’Albero della Conoscenza? Che cosa significa il loro intreccio? Che cosa significa l’albero da cui anche la Croce ancora è fatta?
Che Seth potesse entrare nel Paradiso non significa nulla di diverso che egli fu iniziato, che egli poteva penetrare nei segreti che per gli altri erano chiusi. E ora ci domandiamo: Che cosa significano gli alberi che ha visto? — È quello che si trova in ogni natura umana, che è presente in ogni singolo individuo.
Per mezzo di che cosa l’uomo è divenuto un conoscente? Ciò è collegato con l’inspirazione dell’aria attraverso i polmoni, dove il sangue blu consumato è trasformato in sangue rosso. Attraverso ciò egli poteva assorbire il respiro di Dio in sé. Questo è il suo divenire-Io: sotto l’influsso del respiro di Dio, per cui l’uomo è divenuto un’anima conoscente. Un vero albero è incorporato nell’uomo, che potete ancora oggi vedere se esaminate l’uomo: l’albero del sangue, che potete vedere nell’arteria principale e che si estende su tutto l’uomo. Nessun essere al mondo può divenire un essere conoscente se non può, come l’uomo, assorbire ossigeno dall’aria, ossigeno che è necessario per formare sangue rosso, così che l’uomo attraverso il sangue rosso può assorbire l’albero della conoscenza in sé.
L’altro albero delle vene blu è rispetto all’esercizio del dominio tolto all’uomo. Esso contiene il sangue blu consumato, che è una sostanza di morte. Prima che l’uomo fosse disceso dal seno della Divinità, era questo l’Albero della Vita. Per il fatto che l’uomo è divenuto un essere terrestre, si divise in due parti, nel sistema dei vasi sanguigni rossi e blu. Il sangue blu fluisce su verso il cuore e deve unirsi con quello che le piante danno. L’uomo espira anidride carbonica; le piante inspirano anidride carbonica ed espirano ossigeno. Così il respiro umano, che si esprime nella sua vera egoità, è l’intreccio dell’albero del sangue rosso e blu. Ma questo è possibile solo se l’uomo ha uno strumento, e questo è la pianta, senza cui l’uomo non potrebbe vivere; è questo per cui possiamo intrecciare l’albero del sangue blu con quello rosso.
Questa è l’alchimia della natura umana, che l’uomo nel futuro entro la propria coscienza può realizzare quello che oggi la pianta fa per lui. Quello che oggi è fuori dall’uomo, nel futuro si intreccerà all’interno del suo corpo fisico, quando avrà assorbito l’intero mondo delle piante, quando avrà esteso la sua coscienza su tutto il mondo delle piante. Questo è lo stato futuro dell’umanità. Allora anche esteriormente nella natura che ci circonda ci sarà qualcosa di affatto diverso.
Con noi cambia anche tutto il nostro cosmo. Gli stati anteriori ritornano a uno stadio più elevato. C’è stato un tempo in cui la Terra e il Sole erano uniti insieme. Allora l’uomo era all’interno della natura solare, ma era lo stato della natura di Marte che l’uomo ha abbandonato quando è entrato nel corpo fisico, che però raggiungerà di nuovo. Allora l’Albero della Vita e l’Albero della Conoscenza erano intrecciati insieme; allora l’uomo non aveva bisogno di nessuno strumento esteriore. Ma questo sarà di nuovo il caso nel futuro. Quello che l’umanità avrà allora realizzato è sempre accennato disegnando il Sole e poi accennando alla Terra più elevata con la natura umana più elevata, e ciò che porta l’uomo là è l’unione del suo flusso di sangue rosso e blu attraverso la coscienza estesa. Questo è accennato con due colonne metalliche — questi sono i due flussi sanguigni — e il Sole è quello che sarà quando la … [Lacuna nella trascrizione.] Allora l’albero del sangue blu non sarà più un albero della morte.
Il chiaroveggente deve vedere questo stato nei segni astrali. Se l’Apocalittore descrive questo stato, deve accennarvi così: «E vidi un altro angelo forte scendere dal cielo; era rivestito di una nuvola, e un arcobaleno sulla sua testa, e il suo volto era come il sole, e i suoi piedi come colonne di fuoco.» (Apoc. 10, 1) Qui avete dunque questo stato. Così l’intera Apocalisse è composta con segni occulti.
Nell’esoterica cristiana è accennato che nella Terra si vede il corpo di Gesù Cristo. Quando l’esoterica cristiana parla del corpo di Cristo, parla del corpo planetario della Terra. Perciò dovete prendere tale parola letteralmente: «Chi mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno.» (Giov. 13, 18) In quanto l’uomo mangia il pane della Terra, calpesta con i piedi essa.
Se è così, allora l’Apocalittore può dire ancora qualcos’altro. Abbiamo visto che Seth era un iniziato. Abele era l’uomo di Dio che si nutriva volontariamente di quello che gli era dato. Caino era un agricoltore, che si costruiva da sé quello che gli era necessario. Si parla di due linee di sviluppo, l’una è la direzione di Seth o di Abele, e l’altra è quella a cui appartengono coloro che devono trasformare tutto da sé. Essi hanno un lungo lavoro; perciò l’agricoltura è sempre il simbolo per quelli che trasformano la Terra. Si contrappongono i figli di Abele o di Seth e i servi di Caino, i successori di Caino o degli uomini di Caino. Coloro ai quali è stato rivelato dall’inizio vedevano dall’inizio; ma anche coloro che lavorano diligentemente e si sforzano con diligenza diventeranno iniziati e vedranno colui che è lo spirito della Terra, lo spirito planetario della Terra.
Se l’Apocalittore vuole indicare che lo spirito planetario può essere visto da coloro che essi stessi trasformano la Terra, allora dirà: tutti gli occhi vedranno Gesù Cristo, — anche quelli che hanno trafitto la Terra. Perciò dice l’Apocalittore all’inizio: «Ecco, egli viene con le nuvole, e ogni occhio lo vedrà, e quelli che lo hanno trafitto.» (Apoc. 1, 7) Questa è al contempo la parola-scopo, la parola centrale, che possiamo addurre come il motivo guida dell’Apocalisse. Proprio questa parola profondissima ci mostra che questa Apocalisse è veramente un libro profetico, e che come futuro possiamo leggere quello che qui è posto in segni. È nostro compito come teosofi di vedere quello che Gesù Cristo allora non poteva ancora dire tutto, perché gli uomini non potevano ancora comprenderlo; ma Egli ha adombrato con segni.
Quello che è stato posto in questi segni da Gesù Cristo, deve divenire chiaro a noi per la corrente teosofica mondiale, e deve stare di fronte a noi in modo simbolico nei prossimi giorni nel Congresso attraverso i sette sigilli apocalittici, i motivi dei capitelli delle colonne e i cinque sigilli planetari, che troviamo come vignette nel libretto del programma. Questi cinque vignette qui non sono inventate, ma sono cinque vignette della scrittura occulta. Chi impara a comprendere ogni linea, tutte le curve e i tratti, ha compreso qualcosa di come nella lingua dei segni occulti è scritta l’evoluzione umana. Su tale lingua dei segni occulti la teosofia deve indicare.
Ci riuniamo per svolgere il lavoro della conoscenza. Tutto il resto viene da sé attraverso il lavoro della conoscenza. Perciò il comandamento: Tu devi amare tuo fratello — è proprio come se diceste al forno: Il tuo compito è: Tu devi riscaldare la stanza! — Per questo la stanza non diventa calda. Ma se vi mettete dentro la legna, allora esso di sua spontanea volontà riscalderà la stanza, senza che glielo diciate.
Svolgete lavoro di conoscenza, allora riscaldate l’anima umana, e questo conduce poi al grande lavoro di fraternità dell’umanità. Una tale Società, che conduce al lavoro esoterico della conoscenza, deve essere la Società Teosofica; altrimenti non può prosperare. Se accogliamo qualcosa di queste idee, allora faremo anche con l’occasione di questo Congresso qualcosa di quello che il movimento teosofico deve fare. Se la teosofia è collegata anche con quello che è accennato nel libro meraviglioso dell’Apocalisse, allora dobbiamo anche fare qualcosa perché apriremo noi stessi i sigilli. Solo se dentro la nostra Società apriamo i sigilli dei libri che ci sono dati dalle grandi individualità, allora aspiriamo a quello che la Società Teosofica deve essere, se vuole essere una vera corrente culturale all’interno del presente.
Abbiamo spesso affermato che non si deve considerare la Teosofia come qualcosa di nuovo. Altre correnti esterne della conoscenza spesso desiderano essere qualcosa di nuovo; ma la Teosofia vuole e deve essere l’espressione appropriata al nostro tempo della ricerca di saggezza, come fluisce attraverso tutti i tempi; la Teosofia vede in tutte le manifestazioni temporali diverse forme di una Saggezza originaria, come essa fluisce attraverso tutti i tempi.
L’Apocalisse, che appartiene ai documenti più antichi del Cristianesimo, è stata spiegata in tutti i tempi del Cristianesimo nei modi più vari; e queste diverse spiegazioni hanno sempre portato il carattere della comprensione soggettiva delle diverse epoche. Nel complesso, se lasciamo scorrere rapidamente lo sguardo attraverso i secoli dello sviluppo cristiano, possiamo già nei tempi più antichi vedere il senso materialistico che germina avvicinarsi a questo libro. Qui troviamo come già presto sia stato commesso l’errore di vedere nelle immagini dell’Apocalisse determinati processi dello sviluppo dell’umanità e della terra, come per esempio la discesa del Messia annunciato nel mondo, o addirittura l’istituzione di un regno celeste su questo mondo nel senso fisico. Quando poi i tempi successivi non si accompagnarono affatto a ciò e non lo rivelarono, in diverse regioni dell’Occidente si credette di essersi sbagliati nella datazione, e si rimandò sempre più il compimento della profezia. Intorno al XII e al XIII secolo si ricominciò di nuovo a interpretare l’Apocalisse più interiormente. Così in quel tempo si iniziò a vedere nella esteriorizzazione del Cristianesimo sempre più il regno dell’Anticristo. La Chiesa romana stessa divenne per molti l’espressione di questo regno dell’Anticristo; la Chiesa romana, d’altra parte, vide di nuovo lo stesso nel Protestantesimo.
Nei tempi moderni, che sono così completamente permeati da uno spirito materialista, si disse allora che lo scrittore della Rivelazione naturalmente non poteva sapere nulla del futuro, ma che egli aveva descritto eventi che stavano già dietro a lui. Si credette così che egli nella bestia con due corna avesse visto un avversario così grande del Cristianesimo come Nerone. Se inoltre si parla di terremoti della terra, di sciami di cavallette e così via, si può facilmente dimostrare che tali cose erano accadute in quelle regioni in quei tempi. Ora, una cosa simile viene chiamata « ricerca oggettiva », eppure essa è completamente compromessa da una comprensione soggettiva.
La Teosofia dovrà diventare per noi uno strumento per comprendere nuovamente l’Apocalisse spiritualmente e così penetrare nel suo significato. Ora si potrebbe pensare che questa spiegazione attraverso la Teosofia sia anch’essa colorita soggettivamente come tutte le altre spiegazioni. In un certo senso lo è anche, tuttavia c’è una differenza tra essa e le altre spiegazioni. I cronisti esterni vogliono essere oggettivi; ma possono essere solo soggettivi. Noi invece vogliamo spiegare soggettivamente nel senso che con tutta l’umiltà siamo consapevoli: la saggezza del mondo è sempre in accordo con lo sviluppo progressivo, con il tempo che avanza. Se facciamo la cosa giusta per il nostro tempo, questa è una forza che agisce in tutto il futuro. La Teosofia non deve diventare un dogmatismo. Ciò che oggi insegniamo come Teosofia non cambia nella sua essenza, ma nelle sue forme. Quando le anime del tempo presente saranno rinascite, saranno in tempi futuri sufficientemente mature per accogliere forme superiori e future della vita spirituale. La nostra spiegazione dell’Apocalisse invecchierà; i tempi futuri andranno oltre. Ma l’Apocalisse stessa per questo non invecchierà. È molto più grande delle nostre spiegazioni e troverà ancora spiegazioni più profonde e più elevate.
Portiamo dinanzi all’anima le prime righe della Rivelazione, come sono veramente. Ci viene detto che il mistero di Gesù Cristo ci viene dato in segni, che questi segni devono essere interpretati e che lo scrittore tenta di interpretare, nella misura delle sue forze, il più possibile di questi segni. L’Apocalisse è stata scritta con un’intenzione diversa da quella del Vangelo di Giovanni. Si tratta di un’esperienza personale, quando lo scrittore ci dice che descrive la Rivelazione di Gesù Cristo, l’apparizione del Cristo. Si tratta quindi di qualcosa di simile all’esperienza di Paolo davanti a Damasco, il mistero di Paolo.
Paolo è colui che ha fatto di più per l’annuncio e la diffusione del Cristianesimo, nonostante non appartenesse ai discepoli che avevano vissuto gli eventi della Palestina e anche il loro tragico esito: la crocifissione di Cristo Gesù. Sappiamo che i Vangeli mostrano il modo in cui tutto ciò è penetrato nei cuori dell’umanità di allora. Paolo aveva sentito tutto quello che sta scritto nei Vangeli. Paolo conosceva esattamente gli eventi della Palestina, eppure non aveva potuto affatto pensare che colui che era terminato sulla croce fosse il Redentore promesso o il Messia. Come un criminale comune, si diceva Paolo, il Messia non può finire. Si comprende male Paolo se non si getta uno sguardo più profondo nella sua anima e in ciò che come conoscenza viveva in lui come iniziato ebreo. Egli sapeva: il Redentore, il Messia si era annunciato in anticipo nel roveto ardente, nel fuoco del Sinai. A questo allude Cristo Gesù quando dice: « Se non credete ai suoi — di Mosè — scritti, come crederete alle mie parole? » (Gv. 5, 47) Il Cristo dice così di essersi annunciato in anticipo con mezzi esterni, attraverso la potenza degli elementi, ma che poi si era rivelato attraverso la vita, la sofferenza e la dimora nel corpo umano, per così dire era disceso dal fuoco del Sinai. Paolo, l’iniziato ebreo, conosceva perfettamente il Cristo annunciato in anticipo; poiché dietro il mistero di Mosè si cela quanto segue:
Nel tempo dell’Antico Testamento e nell’antica dottrina segreta ebraica c’erano, come in tutti i tempi, misteri e iniziati. Atteniamoci al principio che l’iniziazione deve adattarsi anche alle circostanze temporali. Consideriamola quindi, così dobbiamo cominciare rappresentandoci l’uomo come la Teosofia o la scienza dello spirito lo presenta, come un essere a quattro membra, dotato del corpo fisico, che l’uomo ha in comune con il minerale, del corpo eterico, che ha in comune con il regno vegetale, di un corpo astrale, che ha anche il regno animale, e infine dell’Io o portatore dell’Io. Così come l’uomo sta davanti a noi, consiste di queste quattro membra. Durante il giorno sono unite insieme, ma durante la notte l’Io e il corpo astrale si trovano nel mondo spirituale. Così l’uomo odierno durante la notte non percepisce nulla. Se l’uomo si sviluppa verso una visione spirituale superiore, deve applicare a se stesso certi metodi di sviluppo interiore. Chi vuole salire nei mondi superiori deve sottoporre la sua anima alla meditazione e concentrazione e immergersi in determinate cose, di cui una tra le centinaia è per esempio la rosa-croce.
Quando l’uomo moderno dorme, tutto ciò che ha sperimentato durante il giorno non può fare un’impressione così forte sul suo corpo astrale che agisca durante la notte. Quando l’uomo moderno normale si addormenta la sera, la sua vita diurna è come cancellata. Per lo scolaro dell’iniziazione, anche se a lungo non si accorge della trasformazione del suo corpo astrale, è diverso. Quando inizia a praticare la meditazione e lascia agire su di sé gli esercizi prescritti nelle scuole occulte, il chiaroveggente vede, mentre nel caso dell’uomo ordinario c’è qualcosa di disorganizzato e caotico, nel meditante tutt’altri flussi, altre forme e organi. Questo si mostra come effetto degli esercizi, anche se lo scolaro stesso a lungo non se ne accorge. Il suo corpo astrale diviene un essere diverso, anche se la meditazione è ancora così breve. Caotico era prima il corpo astrale, e tutto ciò che l’uomo faceva era sommerso dalle impressioni della giornata. Solo i precetti della scuola occulta danno qualcosa che sommerge tutte le impressioni quotidiane. Per questo si chiamava questa trasformazione dell’anima: purificazione o catarsi. Lo scolaro diventa un purificato, mentre nell’uomo ordinario il corpo astrale continua a essere caotico, disordinato.
Ora il maestro doveva anche portare alla consapevolezza dello scolaro ciò che era il mondo spirituale intorno a lui. Affinché ciò che era così avvenuto nel corpo astrale potesse trasmettersi al corpo eterico, nei tempi antichi si faceva quanto segue con lo scolaro. Quando lo scolaro era pronto, per così dire era al culmine dell’iniziazione, doveva stare sdraiato per un certo tempo, per lo più tre giorni e mezzo, durante i quali l’iniziatore lo portava in una completa letargia o morte. Allora il corpo eterico veniva estratto, e il corpo astrale imprimeva nel corpo eterico tutto ciò che aveva preparato in sé attraverso gli esercizi occulti. Altrimenti il corpo fisico è un ostacolo per portare alla consapevolezza ciò che l’uomo sperimenta nel mondo spirituale. In questo momento, quando l’iniziatore estraeva il corpo eterico dal corpo fisico, avveniva così l’illuminazione, e l’illuminato sperimentava ora il mondo spirituale, e dopo tre giorni e mezzo era appunto un iniziato che poteva raccontare dei mondi spirituali.
Nei misteri dei vari popoli possiamo trovare lo stesso processo. Ma negli iniziati dell’Antico Testamento l’iniziazione era diversa; poiché sperimentavano di nuovo ciò che Mosè aveva sperimentato al Sinai. Così potevano dire al popolo che il Messia sarebbe apparso, che il Messia sarebbe emerso dal loro stesso popolo, che egli avrebbe incorporato nel corpo mortale gli stessi principi di sviluppo di tutto lo sviluppo dell’umanità. Questo era il momento supremo dell’iniziazione, quando l’ebreo illuminato era autorizzato a sperimentare che in futuro il Cristo sarebbe sorto. Di tutto questo Paolo sapeva come iniziato ebreo; tuttavia, prima dell’evento di Damasco, non avrebbe mai potuto credere che colui che era morto sulla croce fosse lo stesso.
Paolo racconta di se stesso che era un parto prematuro, cioè un iniziato per grazia. Mette in rilievo che non ricevette l’iniziazione attraverso un insegnamento graduale; tuttavia sta ancora più vicino al mondo spirituale di quei popoli che sono scesi più profondamente nella materia. Così poteva sperimentare quella che era la « corona della vita », l’ultimo atto nell’iniziazione dell’Antico Testamento: l’incoronazione attraverso l’apparire del Cristo. Nel bagliore della luce gli apparve quello che gli iniziati dell’Antico Testamento avevano sempre sperimentato; ciò che avevano sperimentato come evento futuro, ora lo vide come un’apparizione che gli diceva che questo essere era lo stesso di quello che aveva vissuto nel corpo di Gesù di Nazareth e che era morto. Egli sapeva ora: il Messia, il Cristo era già qui.
Che il Cristo dovesse venire era stato l’evento più grande dell’antica iniziazione. Che Egli fosse morto e tuttavia vivesse, unito all’esistenza terrena e continuando ad agire nello sviluppo dell’umanità, lo vediamo quindi da tutte le lettere di Paolo. Vide questo evento come qualcosa che era già diventato presente.
Mettiamoci nei panni di tutte le altre iniziazioni che non erano né ebraiche antiche né cristiane. Lì si sapeva: nei tempi atlantici antichi arriviamo a una figura dell’uomo che è ancora completamente diversa da quella odierna. Il corpo eterico è infatti il plasmatore del corpo fisico; attraverso l’iniziazione si vedeva sempre quello che come corpo eterico era alla base del corpo fisico. Si doveva nel mondo spirituale rinunciare all’immagine del corpo umano fisico; si vedeva solo il corpo eterico dell’uomo.
Nell’iniziazione ebraica antica, invece, si vedeva sempre come coronamento l’uomo fisico spiritualizzato e trasferito nel mondo spirituale. E si comprendeva il Cristo come un tale uomo, come la prima vera figura di uomo che avrebbe potuto essere vista dal mondo fisico nel mondo spirituale. Così nell’iniziazione ebraica si vedeva come in un futuro lontano attraverso il « Figlio dell’uomo », il Cristo, la forma fisica sarebbe stata santificata e purificata. Perciò Paolo sapeva che ciò che gli era apparso come figura umana davanti a Damasco non poteva essere nessun altro che il Cristo.
Un pari racconto ci presenta anche l’Apocalittore, quando parla del « Figlio dell’uomo ». Chiama le sette chiese le « sette stelle » e il « Figlio dell’uomo » la forma spiritualizzata e purificata nel corpo fisico, non solo nel corpo eterico, ma l’immagine umana fisica trasfigurata e santificata.
Così pone davanti a noi la stessa cosa che Paolo aveva visto davanti a Damasco, e sviluppa ciò che l’impulso di questo evento del Cristo avrebbe dovuto significare per tutta l’umanità. Ci parla delle sette chiese in sette lettere o epistole alle chiese, come del compito delle sette culture post-atlantiche; e le sette culture che seguono il nostro quinto grande periodo, le sette culture seguenti, le presenta nei sette sigilli; le sette culture del settimo grande periodo, invece, le presenta nelle sette trombe.
Ciò che oggi come cultura si svolge, possiamo vederlo nel mondo fisico. Ma ciò che si svolge nel sesto grande periodo, lo si può sperimentare in anticipo nelle immagini del mondo astrale. Il settimo grande periodo d’altra parte si può sperimentare nei suoni dell’armonia delle sfere, nel mondo devachanico. Lo si sperimenta come conseguenza dell’impulso del Cristo.
Così l’Apocalisse è la rappresentazione di ciò che l’iniziato cristiano ha sperimentato: la descrizione dell’iniziazione cristiana, un’immagine delle esperienze di uno iniziato nel senso cristiano, che ha compreso ciò che è venuto nel mondo attraverso il Cristo.
Ora che abbiamo visto ciò che la Teosofia odierna ha da dire sulla storia dello sviluppo dell’umanità, vogliamo prima cercare quello che l’Apocalisse ce ne restituisce.
Per riconoscere questo, dobbiamo andare oltre la nostra cultura indietro fino all’epoca culturale greco-latina, la quarta nel nostro grande periodo post-atlantico. Calcoliamo nella scienza dello spirito questa epoca fino all’8° o 9° secolo del tempo precristiano. Andando indietro troviamo l’epoca culturale egizio-caldea, poi il tempo dell’antica Persia, di cui la ricerca storica del nostro tempo sperimenta solo l’ultimo eco. Poi andiamo avanti all’antichissima cultura indiana sacra; e così arriviamo finalmente alla grande cultura atlantica, di cui tutti i documenti religiosi antichi ci parlano. Prima della grande catastrofe d’acqua atlantica, tra Europa e America si trovava l’antico continente atlantico. Lì abitavano gli antenati dell’uomo, che noi chiamiamo gli antichi Atlantidiani.
Vogliamo ora considerare per prima cosa la vita spirituale degli Atlantidiani; poiché lì vivevano le stesse anime che oggi sono qui, ma con altre capacità dell’anima o stati di coscienza, e questi interessano prima il ricercatore spirituale.
Durante il periodo di fioritura della cultura atlantica troviamo l’odierna capacità di percezione solo in un primo abbozzo nell’uomo. L’antico Atlantideo non vedeva gli oggetti esteriori come oggi noi con contorni netti, ma come circondati da un’aura. Quando poi la sera si addormentava, l’immagine esteriore scompariva per lui; ma era consapevole nel mondo spirituale. Aveva una chiaroveggenza crepuscolare. Ma tutto ciò che oggi si chiama calcolo e conteggio, il giudizio e il pensiero logico, questo ancora non lo aveva. Tutte quelle capacità spirituali che la cultura moderna ha costruito, egli ancora non le aveva; per esempio non conosceva ancora la forza che riposa nel carbone. Ma in compenso aveva forze magiche, attraverso le quali poteva risvegliare le forze che riposavano nei chicchi di semenza e metterle al suo servizio. Così gli erano proprie forze chiaroveggenti e magiche. Coloro che nell’Atlantide erano i migliori tecnici erano coloro che potevano usare meglio le loro forze magiche. Ciò che oggi sono i nostri studiosi e naturalisti, può essere paragonato agli uomini di allora che erano più dotati di chiaroveggenza.
Allora c’erano grandi sedi di misteri. I nostri moderni misteri e scuole segrete oggi operano molto più segretamente di allora. Quelli antichi erano universalmente conosciuti come qualcosa che era simultaneamente scuola e chiesa. Pietà e saggezza erano coltivate insieme. Coloro che erano guide in quel tempo si possono chiamare i grandi maestri dei misteri. Insegnavano in questi oracoli atlantici. Ce n’erano sette. Lì gli scolari idonei venivano iniziati al controllo delle forze magiche e alla chiaroveggenza consapevole nel mondo spirituale. La saggezza atlantica si estendeva completamente al di là della terra fisica fino ai fatti spirituali, non solo come nella nostra cultura ai tre regni inferiori. La scienza moderna si pone in questo un confine che non va al di là della terra. Ma attraverso lo sviluppo chiaroveggente l’iniziato atlantico giunse anche ancora alla visione e all’esperienza dei grandi esseri spirituali che agiscono al di là del globo terrestre fino alle stelle e ai loro dintorni.
Vi erano allora sedi di misteri che si occupavano in particolare dei diversi pianeti del nostro sistema solare e delle forze spirituali che stavano dietro. Perciò vi erano allora oracoli di Marte, Venere, Sole, Giove, Mercurio, Saturno e Luna. Il più grande ed eccelso però era l’antico oracolo del Sole. Gli iniziati di questo oracolo del Sole potevano sorvegliare tutti gli altri oracoli e vegliare su di essi. A capo stava il grande iniziato del Sole dell’oracolo del Sole; questi prevedeva la catastrofe d’acqua nell’Atlantide. Perciò dovette provvedere affinché la cultura fosse condotta oltre la catastrofe.
Ora coloro che avevano maggiore disposizione alla chiaroveggenza non erano affatto idonei per la nuova cultura post-atlantica. Per questa nuova cultura dovevano essere scelti coloro che non avevano più nulla della vecchia magia, ma che, come un’aurora della grande cultura post-atlantica, sviluppavano nelle prime forme primitive lo spirituale individuale, il pensiero e il giudizio. I più semplici erano proprio i più idonei per il futuro. Furono allora riuniti dal grande iniziato del Sole in una colonia presso l’attuale Irlanda; da lì furono poi condotti più tardi al centro dell’Asia. Questi erano dunque coloro che allora stavano già più vicini ai nostri attuali stati di coscienza. E inoltre per i più avanzati furono portati gli archetipi dei corpi eterici dei più grandi iniziati degli oracoli atlantici e furono impiantati nei più dotati per la cultura odierna dalle diverse oracoli, poiché questo era necessario per il futuro.
Vi è una legge dell’economia spirituale, affinché ciò che una volta l’umanità ha acquisito non vada perduto. Se guardassimo le diverse sedi di misteri, potremmo trovare dappertutto quello che si raggiunge attraverso la scuola segreta, quando dall’Io si trasforma il corpo eterico in modo che sia formato, organizzato. Altrimenti alla morte il corpo eterico dell’uomo ordinario si dissolve nell’etere universale, ma nei grandi iniziati è diverso. Un tale corpo eterico trasformato viene conservato per il bene e la benedizione dell’umanità. Il grande iniziato del Sole conservò i corpi eterici dei sette grandi iniziati atlantici come bene spirituale e li portò oltre in Asia. Questi furono così impiantati in sette dei migliori uomini, in modo che crescessero dotati dei corpi eterici dei più grandi iniziati della vecchia Atlantide. Per molte generazioni esercitò anche la sua arte educativa sulla salute e sulla disciplina spirituale, in modo da allevare per così dire il migliore materiale umano.
Questi sette uomini erano nella vita esterna uomini semplici; avevano il loro Io, il loro corpo astrale per se stessi, ma in determinati stati di coscienza parlavano come ispirati da forze superiori. Furono allora inviati dal grande iniziato del Sole giù nell’antico India a coloro che ancora si sentivano nostalgia della vera patria originale dell’uomo e designavano tutto l’esteriore come Maya o illusione. Era il coro dei sette santi Rishis. Ciò che riuniva questo coro come una sinfonia spirituale era la saggezza originaria del tempo pre-vedico. Così guardiamo in un tempo molto più antico di quello dei Veda. Ciò che è stato scritto nei Veda è solo un eco; solo in raggi spezzati giunge a noi attraverso la saggezza dei santi Rishis.
Ora arriviamo alla cultura dell’antica Persia; lì era subentrato al posto dei sette insegnanti indiani l’antico Zarathustra. Egli era lo stesso scolaro iniziato del grande iniziato del Sole che stava dietro i Rishis. Egli poteva così annunziare il grande insegnamento dell’essenza spirituale del Sole, di Ahura Mazdao. E così vediamo come dai grandi maestri dell’umanità lo sviluppo è guidato in saggezza.
L’Indiano era dalla nascita preservato dal cadere nel materialismo; in lui il desiderio di visione, dello spirituale, di sentirsi unito con la Divinità era ancora troppo grande. I Persiani invece erano agricoltori e guerrieri; dovevano perciò, per non cadere nel materialismo, accogliere l’insegnamento del grande Ahura Mazdao, lo spirito del Sole, l’essere supremo.
Il grande Zarathustra iniziava uno dei suoi scolari in modo che elevasse il suo corpo astrale a uno sviluppo elevato; in un altro invece sviluppava il corpo eterico fino al grado più alto di coscienza chiaroveggente, in modo che attraverso questo corpo eterico, che è sempre portatore della memoria, fosse capace di leggere nella Cronaca dell’Akasha.
Ora il primo dei discepoli fu rinato come Ermes, il grande promotore della cultura egiziana, formato soprattutto riguardo al suo corpo astrale. Poteva così, quando fu rinato, portare in sé il corpo astrale del grande Zarathustra. Come Ermes egiziano portava quindi il corpo astrale del grande Zarathustra in sé e poteva perciò agire nello spirito di Zarathustra.
Anche l’altro discepolo, che fu rinato, è una delle più importanti personalità della cultura postatlantica, ossia Mosè. Perciò Mosè dovette già da bambino essere portato in modo tale che il corpo eterico e l’Io di questo bambino potessero essere completamente influenzati dal corpo eterico di Zarathustra. Così dovette nella tenera infanzia essere immerso in una cassa nell’acqua; questo è un simbolo della sua vocazione. E così divenne il grande veggente dell’Akasha, capace di registrare le immagini percepite della Cronaca dell’Akasha: le grandi immagini della Genesi. Per queste vie, dietro le quinte dello sviluppo fisico dell’umanità, il passato viene condotto verso il futuro.
Zarathustra potrebbe anche diventare il più grande maestro della quarta epoca di cultura post-atlantica. Come Zaratas o Nazaratos, vivendo nel VI secolo prima di Cristo nell’Asia Anteriore, era il maestro dei più importanti maestri e iniziati greci, per esempio maestro di Pitagora.
Queste quattro culture postatlantiche sono state ispirate dal grande oracolo del Sole dell’antica Atlantide, e in parallelo con esse si sviluppa la cultura continua del popolo ebraico antico, di cui contemporaneamente ogni gruppo vive con una di queste epoche di cultura nominate. La cultura indiana antica era iniziata al mistero dei mondi spirituali e degli stati planetari; gli antichi Ebrei… [Lacuna nella trascrizione.] Poi, vivendo contemporaneamente con la cultura persiana di Zarathustra, gli antenati ebraici sviluppavano anche un insegnamento come ci viene descritto in Persia come quello di Ormuzd e Arimane, dottrina del Bene e del Male; poi seguì la terza, la cultura egizio-caldea; contemporaneamente l’esodo dall’Egitto sotto la guida di Mosè; poi la cultura greco-latina, contemporaneamente ai grandi profeti iniziati ebraici Elia, Geremia e così via. Avevano ricevuto in tempi antichissimi il concetto dell’essere più grande, dell’Ahura Mazdao, annunciato da Melchisedek. Così avevano nella loro cultura contemporaneamente, in parallelo con quella degli altri popoli, le stesse sfumature.
Ora una tale cultura ha sempre prodotto i suoi ultimi fiori. Quella di Ermes era andata presto verso il declino. Aveva rivelato profondissimi segreti per l’antica cultura egiziana; ma nel modo più terribile era decaduta ed era scesa nella terribile decadenza della magia nera. Quella che andò meno in decadenza fu la cultura dell’antica India.
Così vediamo come tutto ciò che è apparso successivamente si è ancora conservato nel popolo ebraico antico nei diversi gruppi che si erano preservati la sensazione, gli stati di coscienza delle diverse culture. Si potevano interpellare questi gruppi con i nomi delle culture antiche, a seconda di come avevano preservato i sentimenti di esse.
Quando l’Apocalittore parla della « chiesa di Efeso », intende i rappresentanti della prima, della cultura indiana; quella persiana trova i suoi rappresentanti nella « chiesa di Smirne »; quella egizio-caldea nel nome della « chiesa di Pergamo »; infine la quarta, quella greco-latina, nella « chiesa di Tiatira ». Così poteva in gruppi situati fianco a fianco interpellare i rappresentanti delle quattro antiche epoche di cultura.
Ora guarda avanti nel futuro e vede il nostro fiorire culturale nella « chiesa di Sardi ». La « chiesa » che segue noi, che prepariamo consapevolmente attraverso il movimento teosofico, la indica con il nome « Filadelfia », dopo il quale gli uomini infine giungeranno alla « chiesa di Laodicea », dove non si possono più produrre nuovi impulsi.
Iniziamo il tempo di Filadelfia o fraternità, quando nel quinto tempo agiamo e operiamo come rappresentanti consapevoli della vita dello spirito teosoficamente.
I sette spiriti di Dio, le sette stelle, questi sono gli insegnamenti teosofici dello sviluppo della terra attraverso gli stati planetari, che dovrebbero portarci alla comprensione del mistero delle stelle e dei loro spiriti. Così entriamo consapevolmente nella chiesa di Filadelfia, quando accogliamo gli insegnamenti della scienza dello spirito.
Ci è divenuto chiaro che le sette lettere nei primi capitoli dell’Apocalisse sono state pensate dallo scrittore della Rivelazione per i sette rappresentanti delle sette epoche di cultura del tempo postatlantico, che seguì la grande catastrofe d’acqua, anche chiamata il diluvio. L’era che viene dopo le sette epoche di cultura postatlantiche, si rivela all’iniziato in sette sigilli come sette periodi di tempo, simili a quelli del nostro tempo postatlantico.
Soprattutto dobbiamo chiarirci che lo sviluppo dell’anima dell’umanità anche in futuro dovrà ancora subire molti e vari cambiamenti. Quanto più ci trasportiamo nei tempi dell’antico, crepuscolare sentimento di sé, tanto più troviamo anche chiaroveggenza crepuscolare, sempre meno gli uomini ci appaiono come individualità. Quando andiamo molto indietro nel tempo atlantico, non vediamo gli uomini come esseri singoli, bensì nella coscienza uniti insieme in anime di gruppo. Ma ancora negli stessi tempi storici troviamo negli ultimi secoli precristiani l’essenza dell’anima di gruppo; allora l’uomo in Europa centrale si sentiva come membro di un organismo, come membro di una tribù. Tacito ci racconta come i singoli Cherrusci non si sentivano come individualità, bensì come membra dell’Io della tribù.
Nel primo tempo atlantico troviamo come gli uomini, su vastissimi territori, si somigliano molto; si dividono in gruppi di grande, evidente somiglianza. Verso la metà del tempo atlantico l’umanità si divide ancora in quattro gruppi principali. I membri dei singoli gruppi nel primo sviluppo atlantico si somigliano ancora in modo molto marcato, solo i gruppi differiscono fortemente tra loro. Il chiaroveggente in quel tempo vede ancora molto poco di ciò che oggi costituisce il corpo fisico; il corpo umano fisico in quel tempo è ancora completamente di materia molto soffice, come quella di certi animali marini, che oggi si distinguono appena dal resto dell’acqua. L’aria era allora completamente pervasa dall’elemento acquoso e il corpo fisico dell’uomo era in quel tempo ancora molto difficile da distinguere da questo elemento che lo circondava. Come forze però erano già presenti in quel tempo lo scheletro e il sistema nervoso. Solo per il fatto che si indurisce, l’uomo diviene il vero uomo terrestre.
Se si vuole, per così dire appoggiandosi alle odierne concezioni, denominare i diversi uomini di allora, si possono prima vedere coloro che avevano sviluppato più densamente la natura fisica; questi l’occultista designa come uomini-toro. Gli uomini in cui il corpo eterico è più sviluppato, questi sono gli uomini aggressivi, le nature potenti, gli uomini-leone. Un terzo gruppo ha un corpo astrale che domina molto fortemente gli altri elementi; questo è il gruppo che ora si designa come uomini veri e propri. Poi ci sono ancora gli uomini che si potrebbero chiamare aquile, che hanno già sviluppato il loro Io, in modo che dominano sugli altri. Così si può parlare di questi quattro gruppi di anime di gruppo e il chiaroveggente li percepisce nella retrospezione in quei tempi antichi.
Questi quattro gruppi di uomini erano caratterizzati da ciò che era più sviluppato quaggiù sulla terra. Gli uomini-toro di quel tempo avevano il sistema digestivo più sviluppato; gli uomini-leone il cuore e la circolazione del sangue… [Lacuna nella trascrizione.] Il chiaroveggente può vedere quattro di tali anime di gruppo; questo è ciò che appare all’iniziazione nel mondo astrale. Ciò che si presenta al chiaroveggente, questo può approssimativamente confrontarlo con ciò che oggi sono i quattro animali. Chi oggi contempla lo sviluppo dell’umanità con lo sguardo occulto, vede questa immagine dei quattro gruppi di uomini simboleggiata in questi quattro animali.
La guerra di tutti contro tutti sarà l’espressione dell’egoismo sempre più forte, invocato attraverso l’umanità moderna, mentre l’Io diviene sempre più forte. Questa sarà la fine dell’ultima cultura postatlantica. Anche questa catastrofe avrà la sua missione, il suo beneficio nel progresso di tutta l’umanità. La grande guerra di tutti contro tutti però sarà qualcosa di molto più terribile della guerra odierna con le armi. Sarà la guerra delle anime, delle anime che non si comprendono più, la guerra delle classi, dei ceti. Questa catastrofe futura è difficile da comprendere per una coscienza odierna.
Gli Atlantidiani erano maghi. Così come l’uomo oggi usa le forze che dormono nel carbone, gli Atlantidiani usavano le forze nei chicchi di semenza; le forze seminali degli organismi le mettevano al servizio della loro tecnica, della loro industria.
Vi è ora una misteriosa connessione tra queste forze. Finché gli Atlantidei usavano correttamente le forze seminali, questo stava in armonia con l’azione delle forze dell’aria e dell’acqua. Ma dalla metà del tempo atlantico in poi la magia degli Atlantidei andò sempre più verso il suo declino morale, e nei misteri delle scuole occulte nere si praticava un abuso terribile di queste forze magiche. Erano messe al servizio dell’egoismo più spaventoso. Così le forze dell’aria e dell’acqua furono sempre più eccitate, finché non dovette venire la possente catastrofe d’acqua atlantica. Coloro che oggi conoscono il segreto dell’uso di queste forze, sanno bene che, se oggi si usassero ancora tali forze seminali, sarebbero forze di magia nera a provocarlo. La magia non deve mai servire quando si tratta di scopi egoistici. Così oggi non si può lavorare al servizio della magia bianca con le forze seminali delle piante. Nel tempo lemurico invece si lavorava con le forze seminali degli animali. Ovunque si faccia un abuso di queste forze di crescita animali, vengono svegliate le forze più terribili del fuoco, l’elemento vulcanico della terra.
Oggi queste cose non stanno così evidentemente alla luce del giorno; oggi provoca il declino di coloro in cui predomina l’elemento dell’amor proprio, del sentimento dell’Io che si gonfia nell’uomo, l’inaridimento, la desolazione di quelle regioni terrestri che hanno portato questo egoismo al massimo grado. È assolutamente vero che sulla superficie terrestre questa guerra di tutti contro tutti si sta preparando, in quanto esiste una connessione tra l’inaridimento egoista delle forze dell’anima e l’irrigidimento delle forze produttive della terra. Questo ci viene raccontato nel mito nordico della fine degli Dèi.
Innanzitutto però dobbiamo imparare a comprendere la differenza tra lo sviluppo dell’anima e lo sviluppo corporeo. Le anime umane si trovano da epoca a epoca di nuovo in altri corpi, e per il fatto che queste anime vedranno un giorno il conflitto che regnerà tra le anime umane, quelle che saranno nate nell’ultimo tempo postatlantico, per questo sarà per loro una lezione per la liberazione dall’egoismo. Così cresceranno verso un tempo in cui avranno i frutti dell’Io, ma senza i suoi danni. E allora verrà un tempo che sarà in certo modo simile ai vecchi stati chiaroveggenti crepuscolari dell’Atlantide, ma con l’autocoscienza libera. L’uomo avrà imparato allora in queste sette culture del tempo postatlantico quello che può conquistare nel mondo fisico; solo nel corpo fisico può svegliarsi questo sentimento di sé, ma l’uomo deve di nuovo sottomettere il corpo fisico. Dopo la guerra di tutti contro tutti l’uomo sarà arrivato a uno stadio e a una corporeità tale che non sarà più schiavo, bensì sarà signore del suo corpo fisico.
E questo impulso viene proprio dal principio del Cristo. Nel mezzo tra l’epoca della catastrofe atlantica e la guerra di tutti contro tutti cade l’evento del Cristo. Così l’uomo deve da un lato la discesa nella materia al sentimento di sé entro la corporeità fisica e dall’altro lato l’ascesa con i conseguimenti del mondo fisico all’evento del Cristo. Al principio del Cristo l’uomo deve il fatto che salirà verso l’amore fraterno universale, verso l’amore universale dell’uomo, poiché gli uomini si riuniranno di nuovo in amore gli uni agli altri in gruppi.
Guardando indietro nel tempo delle anime di gruppo originarie dell’Atlantide e poi nel futuro, appaiono questi quattro gruppi di anime; nel loro mezzo starà l’Agnello come segno per l’amore, che unirà gli uomini in una corporeità meno densa.
Ma questo stato deve essere preparato per il fatto che già oggi un piccolo gruppo si separa, quello che può portare oltre l’amore fraterno. Perciò nel nostro tempo è sorta una corrente che attraverso la vera conoscenza spirituale conduce all’amore fraterno. Attraverso la predicazione dell’amore fraterno l’umanità non giungerà all’amore fraterno, ma attraverso la conoscenza. I predicatori, che sempre parlano di amore, non raggiungono nulla; ma se si dà agli uomini la saggezza, la conoscenza dello sviluppo in modo che questa conoscenza sia vita nell’anima, allora l’umanità giungerà all’amore. L’anima giunge a ciò quando è riscaldata dalla saggezza; allora può irradiare l’amore.
Perciò i maestri della saggezza e dell’accordo dei sentimenti hanno fondato questa corrente per l’irradiazione dell’amore nell’umanità e per l’afflusso della saggezza nell’umanità. L’umanità, correndo incontro alla guerra di tutti contro tutti, troverà allora il frutto del movimento teosoficamente come la comprensione della pace, mentre intorno a lei la natura degli uomini dappertutto avrà condotto al conflitto coloro che non avranno ascoltato il richiamo dei maestri della saggezza e dell’accordo dei sentimenti sulla base dell’impulso del Cristo del quarto periodo di tempo.
Guardiamo ancora una volta indietro al primo periodo di tempo della nostra cultura, ai santi Rishi, che puntano al Vishva Karman, che vedono come chiaroveggenti attraverso i corpi eterici degli iniziati atlantici, che portano in sé. Lo sguardo spirituale dell’apocalittico-chiaroveggente si dirige verso di Lui e vede come Egli tiene in mano i sette oracoli stellari attraverso i sette Rishi. Questi santi, semplici uomini, vollero risvegliare il senso spirituale dell’umanità, dicendo loro che il mondo circostante intorno a loro era Maya o illusione; verità chiamavano solo lo spirito che sta dietro — su questo puntavano i sette santi Rishi. L’uomo dovette scendere in questa vita fisica; ma per preservarlo da una discesa troppo forte nella materia, dovette per prima cosa accogliere in sé l’insegnamento della Maya o dell’illusione. Le anime che ora abitano nei nostri corpi, queste hanno vissuto in corpi indiani e hanno allora imparato a vedere la materia come illusione. Ma intorno c’erano le anime di molti uomini gettati nelle catene della materia. Oggi per questi uomini rinati significa che sono materialisti teorici. Questi sono i più inoffensivi; poiché già in futuro questi pensieri saranno loro scacciati dal fatto che la terra si desolerà e sola rimarrà viva l’anima, a cui oggi non credono più. — Ma ciò che è più grave è il materialismo pratico. Ma ancora più pericoloso era nei tempi antichi questa forma di materialismo, poiché allora vi erano ancora i ricordi delle forze magiche; allora questo materialismo doveva portare all’arte della magia nera. Così questo materialismo significava sempre il declino nella magia nera; e l’Apocalittore parla sempre di questi uomini come dei Nicolaiti, coloro che hanno abbandonato il primo, il nobile amore verso lo spirito. Così dice, dove ha da lodare, che sono odiati i Nicolaiti.
Dentro l’antica cultura indiana troviamo il minimo dell’arte nera; il massimo lo troviamo come abuso in Egitto, dove la nobile dottrina di Ermes passò nell’arte della magia nera. Con Balaam si intende un mago nero; così l’Apocalittore rivolge la sua ammonizione alla chiesa di Pergamo nel versetto 14: « Ma io ho qualcosa contro di te, perché tu hai là gente che si attiene alla dottrina di Balaam. » (Ap. 2,14) Non è l’ordinaria licenza che è intesa, bensì lo sviluppo delle forze della materia, la magia nera.
Nelle scuole occulte del primo periodo cristiano l’Apocalisse era un libro preferito. I vecchi misteri indagavano la saggezza originaria, la saggezza degli Atlantidiani. I misteri cristiani invece cercavano di rivolgere lo sguardo verso il futuro, non solo per sapere, ma anche per stimolare la volontà, affinché l’umanità potesse sottoporre sempre più incarnazioni superiori con bene spirituale.
Nei sette Messaggi o sette Lettere dell’Apocalisse viene presentato il grande periodo principale delle culture post-atlantiche, dalla tremenda catastrofe acquea atlantica fino all’evento che viene chiamato la guerra di tutti contro tutti. Considereremo ora alcuni passi importanti delle lettere, per mostrare in essi l’ampiezza della visione dell’Apocalittatore. Egli proviene da un’epoca culturale nella quale ancora molte cose erano accettate come ovvie, cose che oggi alla coscienza ordinaria possono sembrare forzate.
La potenza guida di queste epoche culturali è rappresentata in modo tale che ha le sette stelle nella mano. Contemplando l’epoca culturale che considerava il mondo esteriore come Maya o illusione, vi troviamo il coro dei sette santi Rishi, che indicano verso il Vishva Karman; questo l’Apocalittatore lo vede come l’essenza che tiene in mano la saggezza delle sette stelle. Soprattutto, l’Apocalittatore deve guardare nel futuro. Ma poiché egli parla ai discendenti delle epoche culturali atlantiche, parla facendo riferimento a ciò che viveva nella loro memoria. Così chiama Nicolaiti i rappresentanti della magia nera, esclusi da questa comunità, che ha conservato il « primo amore ». Dice di coloro che sempre si preservarono dall’essere intricati nella materia, che si evolveranno dentro il futuro. Coloro che ricevono questi ammonimenti troveranno facilmente la via per tornare al mondo spirituale.
E ora parla agli uomini della seconda epoca culturale, il tempo di Zoroastro, ai seguaci del grande Zoroastro, che deposero la loro saggezza negli insegnamenti di Hermes, che ci conservano un’eco della dottrina zoroastriana. Ovunque vi si accenna che gli uomini non devono sviluppare l’amore per vagare qua e là, e che devono imparare ad amare la vita fisico-sensibile. Devono guardare verso il sole come l’espressione dello spirito solare e verso le stelle come i corpi degli spiriti che popolano lo spazio. Di questo si trattava per Zoroastro — mostrare il fisico materiale come espressione dello spirito. Così il lavoro del terreno doveva essere come una penetrazione nel corpo fisico di Dio, che sta dietro il mondo fisico, e verso il quale guardavano anche gli antichi Ebrei, il gruppo che andava parallelo alla cultura urpersiana. Anche questo aveva un servizio zoroastriano; è accennato nell’incontro di Abramo con Melchisedek.
Da questo vediamo che resti rimasero da questa seconda epoca culturale. Sappiamo quanto potentemente il grande Zoroastro ha ammonito affinché gli uomini lavorassero la terra, ma non diventassero schiavi della materia. Quella potenza che vuole far credere agli uomini che esiste solo materia fisica, egli la chiamò Arimane, le potenze arimaniche. Per mezzo di lui sorge il pericolo che l’uomo ami troppo la vita fisica.
Nella saggezza ebraica si chiamava Arimane con due nomi uniti: Mefiz-Tofèl, Mefistofele, che al Faust il quale crede nello spirito, che intraprende il cammino verso le « Madri », cioè nel mondo spirituale, grida: Tu giungi al Nulla. — Come Faust, coloro che cercano lo spirito gridano di nuovo ai materialisti: « Nel tuo nulla spero di trovare l’Universo ». Così deve dire l’Apocalittatore: « Non abbiate paura… alcuni di voi verranno intrecciati dal Tofèl nella prigione della materia » (cfr. Ap. 2, 10) — questi sono coloro che si sono troppo intricati con la materia.
Sappiamo come l’uomo attraverso diverse incarnazioni deve scendere sulla terra; allora ha vissuto tali vite nel corpo sensibile. A ogni vita sulla terra segue sempre una nel mondo spirituale. Una volta questo ciclo di reincarnazioni sarà chiuso. Il profondo significato delle incarnazioni, se vogliamo comprendere bene la seconda lettera dell’Apocalittatore, è che l’uomo deve conquistare l’autocoscienza, la coscienza dell’Io.
Quanta altra cosa vedeva l’anima nell’antico tempo indiano! Quanta altra cosa vedeva l’anima nelle altre incarnazioni successive! Oggi percepiamo del tutto altro da quello che percepiamo nelle incarnazioni anteriori. Mentre l’anima sale di grado in grado, otteniamo il concetto di quello che chiamiamo storia. L’uomo che pensa deve dirsi: Esiste una storia della vita nel mondo spirituale. Descriviamo solitamente in generale solo la vita in Devachan e Kamaloka, poiché nella dottrina teosofica elementare non possiamo descrivere più dettagliatamente la vita tra la morte e una nuova nascita. Eppure è sempre diversa, a seconda delle varie epoche di cultura; poiché l’anima aveva sempre qualcosa di diverso da vivere. Possiamo descrivere questa storia solo in singoli tratti caratteristici.
Guardiamo indietro all’antica Atlantide; allora l’uomo era ancora dentro la sua patria spirituale-animica durante la vita sulla terra. Ma nel tempo indiano antico l’uomo vi era dentro solo durante la notte e quando passava per la porta della morte. In questa patria originaria divenne allora luce e chiarore intorno a lui. Nella misura in cui gli uomini conquistavano sempre più questo mondo fisico, perdevano la visione nel mondo spirituale; diveniva loro sempre più scuro.
Durante la cultura egiziana l’uomo era già tanto nel mondo fisico che gli doveva essere insegnato a vivere qui in modo tale da poter trovare Osiride là oltre; solo per questo i discepoli potevano ancora sentire la luce tra la morte e una nuova nascita. L’insegnamento del « Libro dei Morti » e dei « Giudici dei Morti » deve essere inteso così: solo attraverso l’unione con la luce-Osiride, con l’impulso-Osiride l’uomo poteva sperare che il mondo spirituale gli fosse luce e chiarore.
Guardiamo ora al tempo greco-latino, dove gli uomini, che avevano tanto amato la materia fisica, potevano creare forme ideali nel mondo fisico. Perciò un uomo di quel tempo poteva dire: « Piuttosto un mendicante sulla terra che un re nel regno delle ombre ». Non è solo una leggenda che gli uomini entrassero nell’oscurità quando scendevano nell’Ade. Minacciava l’umanità di perdersi nel mondo sensibile. Perciò il Dio che scese in questo mondo sensibile, nell’esistenza sensibile, dovette redimere.
Attraverso il velo della sensibilità Zoroastro proclamò l’Ahura Mazdao. Nel roveto ardente Dio si proclamò a Mosè attraverso il velo della sensibilità. Poi proclamò se stesso come Cristo nel corpo di Gesù di Nazareth. E allora accadde quello che ha significato non solo per il mondo fisico, ma anche per il mondo spirituale.
Nello stesso istante in cui il sangue scorre dalle ferite del Redentore, il Cristo appare nel mondo inferiore alle anime che stavano tra la morte e una nuova nascita. Giù nel materiale scorre il sangue, e mentre scorre laggiù, il regno dei morti inizia a diventare sempre più luminoso. Nella misura in cui la nostra cultura sale verso la comprensione spirituale del Mistero del Golgota, cresce la luminosità.
La storia è ovunque, nel fisico e nello spirituale; l’intero sviluppo culturale post-atlantico ha il significato di condurre l’umanità attraverso il mondo fisico, ma mantenendovi vivo la fede nello spirito. Sempre è lo stesso principio che si manifesta nelle successive epoche culturali.
Quello su cui l’Apocalittatore rivolge lo sguardo veggente è che ci sono uomini che diventano uno con la materia, che consumano le forze spirituali che posseggono come antico retaggio, senza unirsi al Cristo. Un tale uomo perdrebbe gradualmente il Devachan, il Kamaloka durerebbe sempre più a lungo, e l’uomo sarebbe incatenato, legato alla pesantezza della terra.
Questo lo fanno oggi solo i maghi neri; l’uomo ordinario non può ancora chiudersi a tutta la saggezza. Ma l’Apocalittatore deve rappresentare tutto nella prospettiva, per indicare che è l’impulso del Cristo che li salva. Nel secondo messaggio si dice quindi che questo sarebbe la « seconda morte » — la « morte spirituale », come la chiama Paolo. Poiché nel secondo messaggio siamo indicati alla seconda epoca culturale, questo ammonimento doveva venire; nella prima epoca culturale non doveva ancora essere rivolto all’umanità.
Nel secondo messaggio il potere guida si caratterizza come « Io sono l’Alfa e l’Omega ». (Ap. 1, 8) In tutto l’occultismo dominano certi simboli che significano sempre la stessa cosa. Nel tempo egiziano antico si attribuiva importanza alla formazione della saggezza attraverso la parola; allora la scienza appare per la prima volta in parola rigorosamente delimitata. Il mondo indiano non attribuiva ancora importanza alla scienza; neanche la cultura zoroastriana. Perciò questa potenza divina umana della parola viene indicata ovunque attraverso la « spada »; troviamo la spada ovunque come simbolo dell’umanizzazione della potenza divina. « E all’angelo della chiesa in Pergamo scrivi: Così dice colui che ha la spada affilata a due tagli. » (Ap. 2, 12) Ma è attraverso il sapere che l’uomo è maggiormente sedotto verso la magia nera.
Nella Bibbia l’uomo sperimenta la potenza divina che gli fluisce come la « manna ». Prendiamo ora la piena caratteristica del periodo: Jahvè si rivela al Sinai nel roveto ardente. « Allora il Signore parlò a Mosè: < Io sono colui che sono >. E disse: < Così dirai ai figli d’Israele: Colui che è mi ha mandato a voi > » (Cfr. Es. 3, 14) In questo modo fu detto agli uomini: Colui che è mi ha mandato a voi! Jahvè è il nome del Dio ineffabile. Giammai il nome « Io » può risuonare all’uomo dal di fuori; questo è il nome intimo di Dio, che l’uomo poteva ricevere solo santificato nel petto. Questo fu scritto sull’altare del Tabernacolo. Per questo si dice: « Chi vince gli darò la manna nascosta e gli darò una pietra bianca e sulla pietra scritto un nome nuovo… » (Cfr. Ap. 2, 17) Coloro che ricevettero l’Io impararono attraverso la forza spirituale interiore a riconoscere il nome con la manna nascosta. Perché il Cristo si rivelò nel corpo umano sulla terra, gli uomini dovevano imparare a non disprezzare l’esistenza fisica come gli asceti; dovevano imparare che questa terra ha qualcosa da dare loro. Perciò non si deve estinguere la sete di esistenza, ma si devono purificare i suoi desideri. L’Occidente dovrebbe dirsi: « Qui si lavora; qui le mani sono mosse e ciò che ci si conquista qui, lo si porta attraverso la porta della morte ». Non vogliamo raccontare miracoli, ma attraverso leggende renderci una volta conto di quale saggezza sia stata data all’umanità.
Così udiamo: il Buddha aveva un discepolo importante, il Kassapa; era colui che doveva diffondere maggiormente l’insegnamento del Buddha. Ci viene raccontato leggendariamente che non morì, ma scomparve in una caverna, e lì il suo corpo fisico fu conservato fino al giorno in cui il Buddha Maitreya sarebbe apparso; allora i resti mortali del Kassapa sarebbero stati toccati dal fuoco del cielo e dissolti.
Pensiamoci dentro questo insegnamento. Per mezzo di che cosa saranno gli uomini nel futuro, coloro che comprenderanno l’insegnamento del Buddha Maitreya? Per mezzo del fatto che i resti mortali del Redentore del Golgota, dopo tre giorni e mezzo, sono portati da lui stesso verso il cielo. Questo significa che colui che si unisce con l’impulso del Cristo prende con sé quello che ha conquistato come frutto della sua vita e lo trasporta nel mondo spirituale.
E così vedremo come attraverso l’unione con il principio del Cristo tutti i frutti dell’esistenza terrena vengono portati verso l’alto. L’insegnamento orientale ha sempre annunciato in anticipo il Cristo, anche nelle sue leggende. Poiché nel quarto periodo impariamo come il fisico-terreno transita direttamente nel mondo spirituale, ci viene presentato dal fatto che ci si racconta che avesse « gli occhi come fiamma di fuoco » (Ap. 1, 14), e ci viene detto: « i suoi piedi erano simili a bronzo incandescente » (Ap. 1, 15); e poi dice: « E tutte le chiese conosceranno che io sono colui che scruta i reni e i cuori… » (Ap. 2, 23) Ci viene detto che è il Cristo che ci porta l’« Io sono ». Bisogna appunto leggere questa piccolezza. Si intende che il principio che giace nell’« Io sono » diviene il Salvatore che conduce l’uomo fuori dal mondo materiale. Così si può spiegare parola per parola, verso per verso.
Quello che sta nella quinta lettera (Ap. 3, 1-6) ci riguarda particolarmente. Vi si dice che abbiamo ricevuto il segreto del nome attraverso l’insegnamento dello sviluppo terreno, che ci viene dato dai « Maestri della Saggezza e dell’Armonia dei Sentimenti ».
Il periodo dello sviluppo dell’umanità, che deve contarsi come il quarto ed è caratterizzato dalla lettera alla chiesa di Tiatira, inizia nel 7° o 8° secolo prima della nostra era e dura fino al 13° o 14° secolo dopo la nascita di Cristo. Da allora in poi contiamo il nostro quinto periodo o l’epoca di cultura germanica. Il quarto periodo sta in mezzo a sette periodi e ha espresso in molteplici modi la vita tra nascita e morte e ha sviluppato l’amore per il materiale; ha il suo apogeo nella bellezza dell’arte greca.
L’anima avrebbe dovuto passare attraverso un oscuramento, se non fosse accaduto il Mistero del Golgota, se la luce che emanava da questo evento non avesse esercitato la sua azione. Dopo che l’uomo è venuto alla piena consapevolezza del suo Io terreno in questo quarto periodo, dove è emerso nel mondo fisico, appare allora, tra gli altri, anche per primo il concetto del Testamento come segno che la volontà dell’uomo è diventata così importante da sopravvivere alla morte. Ma ciò appare per la prima volta nell’antica Roma, non ancora in Grecia. Ugualmente, la Grecia non conosce ancora il concetto dell’individuo saldamente radicato sulla terra; poco a poco si sviluppa il sentimento che l’individuo non è solo un essere comunitario, ma un individuo. Il concetto della personalità, il concetto del divino-spirituale radicato nell’uomo, non si sarebbe compreso prima. Nell’antica Grecia si poteva solo comprendere che il divino-spirituale risiedesse nel mondo spirituale. Ma l’Ellenismo sente nel senso più eminente cosa significa sapere con la coscienza umana che l’Io vive, ma non riconoscere tuttavia che l’Io è qualcosa di divino. In Oriente era stato proclamato attraverso Mosè. Per il Greco non era lì tra nascita e morte come qualcosa di divino.
E fu un sentimento profondamente tragico quello che penetrò tutte le anime… [Lacuna nella trascrizione.] Così il Greco si disse che l’uomo era disceso dal mondo divino-spirituale; ma non sapeva che potesse di nuovo risalire e che in futuro potesse ritornare nel mondo spirituale.
E questo si espresse nel mito di Prometeo; si espresse così tragicamente nel dramma di Eschilo, dove l’Io divenuto pazzo appare a Prometeo. L’Io era l’antica coscienza chiaroveggente, che in questo quarto periodo non poteva più presentarsi in normali stati di coscienza, ma solo nello stato della pazzia.
Nel senso in cui oggi esiste una scienza, non ce n’era alcuna nei primi periodi della nostra cultura. L’uomo diventa gradualmente un ricercatore nei campi di quella scienza che cerca autonomamente nel mondo esteriore. Perciò solo da Talete in poi vi è qualcosa come una scienza. Parlare di una filosofia orientale è un’astrazione. Coloro che hanno iniziato la scienza con Talete hanno avuto ragione; prima era sempre ispirata, nata dai Misteri. Così era con Eraclito, che era ancora ispirato dall’antica saggezza dei Misteri. Ci viene detto che sacrificò il suo libro sull’altare della dea a Efeso.
Nella misura in cui la scienza esterna cresce nell’uomo, quello che è propriamente Saggezza viene paralizzato. Nell’Apocalisse ci viene detto come nella quarta lettera gli uomini debbano trovare la connessione. Supponiamo che il principio del Cristo, la rivelazione del Golgota, non fosse venuto, allora certamente vi sarebbero stati uomini eccellenti nella scienza esterna come Marco Aurelio, Seneca e così via, ma la scienza sarebbe diventata sempre più intellettuale e tutto questo non avrebbe portato l’ascesa di nuovo allo spirito. Celso, il contemporaneo di Marco Aurelio, racconta l’evento del Golgota solo come pettegolezzo storico esteriore. Ma scientificamente tutte queste persone stanno a un livello elevato.
Ma in questo flusso era entrato quello che si chiama scetticismo, e nel mondo romano si trova accanto a una scienza raffinata nei confronti del divino uno scetticismo completo. Guardiamo invece una personalità come Agostino; non è in grado di giungere a nulla di diverso dal dubbio rispetto a quello che ha imparato come scienza greco-romana. Ora gli si oppone il manicheismo, che però conosce in forma errata. Impara un insegnamento che tiene conto di tutto ciò che era stato insegnato attraverso Zoroastro.
Ma la sua anima non è ancora adatta a ricevere tutto questo in sé, perché l’anima di un uomo di quel tempo non era costruita per intraprendere un tale elevato volo dello spirito e vedere lo spirito dovunque dietro il mondo fisico. La scienza che era penetrata fino alle stelle decadde, e anche se questa scienza fosse penetrata negli Europei, nessun’anima avrebbe potuto comprenderla. L’anima doveva rimanere incatenata a quello che si vede nel mondo sensibile esteriore.
Solo nel tempo del Rinascimento la scienza si ridesta. Quello che era stato stimolato dalla Grecia e da Roma diventa saggezza araba, lo spirito dell’islamismo. L’arabismo si è poi diffuso dalla Spagna su tutta l’Europa. Grande è questa scienza in tutto ciò che riguarda il direttamente sensibile. La scienza che nel senso più eminente è diventata lo stimolo della scienza europea, che ha influenzato Bacone e Spinoza, sorge dall’arabismo spagnolo, viene dalla Spagna. Ma non può salire al di là di un panteismo, che non può giungere a esseri spirituali concreti. L’arabismo non giunse al concreto; salì fino all’uomo sensibile, ma quello che si vedeva al di là era solo un’unità divina astratta, di cui non si sa cosa sia. Una visione del mondo povera e comoda! Non si ha conoscenza dello spirito quando lo si abbraccia in un’unità. In ciò risiede la povertà del panteismo.
Così l’uomo è entrato nel quinto periodo con una scienza esterna che proprio nel 13° e 14° secolo iniziò a prendere il suo più grande slancio. Lo vediamo ad esempio nei Scolastici. Lì sperimentiamo l’alba della nuova scienza, ma completamente incatenata al mondo sensibile, che non può fare nemmeno un passo oltre il mondo sensibile. E così vediamo come sorge la scissione tra fede e sapere. Un accenno a qualcosa di spirituale che sta dietro il sole, Agostino non poteva comprenderlo; non poteva intendere il manicheismo, perché lì si parla del velo sensibile steso sul divino. Poteva credere nel Cristo che era disceso nell’uomo fisico. Ma fede e sapere si erano già allora completamente divisi. Tutti i credenti che si basavano sulla scienza medievale volevano completamente separati fede e scienza.
Schematicamente possiamo renderci conto come quello che prosegue dal tempo greco-latino riguarda solo il fisico esteriore. Lo sviluppo dell’umanità procede così che vediamo nuovamente il sapere coltivato nel periodo caldeo-egiziano, solo illuminato e spiritualizzato dall’impulso del Cristo. Vediamo ovunque in Europa antiche sapienze egiziane rivivere, ma illuminate dal principio del Cristo. Nel nostro tempo l’uomo può ricevere questo sempre più consapevolmente attraverso l’insegnamento rosicruciano.
Quando gli antichi Egizi parlavano delle stelle, intendevano lo spirituale delle stelle, di cui avevano ancora conoscenza. Per il fatto che una consapevolezza meravigliosa dell’antico sapere penetra nella scienza di Copernico e Keplero, vediamo come in forma puramente fisica esce fuori quello che gli antichi Egizi sapevano. Se allora avevano visto esseri che andavano attraverso lo spazio cosmico, ora si vedevano solo sfere che si muovevano in linee ellittiche.
Ma il quinto periodo era chiamato a ritrovare il mondo spirituale dietro l’esistenza sensibile, e la Teosofia doveva venire in modo che conducesse di nuovo gli uomini a permeare sempre più tutto il sapere con il principio del Cristo.
Se un essere chiaroveggente fosse stato in grado di osservare la terra per millenni, avrebbe visto come nel momento in cui il Redentore morì al Golgotha, improvvisamente tutta l’aura della terra si colorò in una luce diversa, brillò in colori diversi. L’Ahura Mazdao proclamato da Zoroastro allora divenne lo spirito elementare della terra. Questo lo esprime il Cristo quando alla Cena dice: « Questo è il mio corpo » (Mt. 26, 26), e per il succo d’uva trova l’espressione: « Questo è il mio sangue ». (Cfr. Mt. 26, 28)
Se ora studiamo la terra nel vero senso, dobbiamo di nuovo vedere in tutto quello che cresce e vive, i membri dello spirito del Cristo, anche nel più piccolo che vediamo. L’uomo futuro non parlerà di atomi; comprenderà scientificamente la terra come espressione del Cristo.
Siamo solo all’inizio di questo sviluppo; il Cristo deve essere prima compreso in modo semplice. Tutta la scienza in futuro troverà il Cristo, anche se oggi nel sensibile vede solo un morto, un cadavere. Ma che ciò accada, il quinto periodo può al momento solo sentire come una prospettiva, in modo da poter, in una forma nuova, comprendere quello che Zoroastro intendeva quando parlava di Ahura Mazdao.
Nel sesto periodo riapparirà in nuova forma l’antica saggezza di Zoroastro. E infine ritornerà in nuova forma il tempo dei santi Rishis. Sia pure un piccolo manipolo quello che comprenderà la Teosofia in questo periodo, sia pure un piccolissimo manipolo quello che ascolterà la rinascente saggezza di Zoroastro nel sesto periodo e infine resterà solo una frazione per il settimo periodo: l’ulteriore corso dello sviluppo dell’umanità sarà tale che sempre più uomini si raduneranno insieme, che di nuovo comprenderanno quello che Zoroastro ha proclamato.
Ma allora verrà un tempo sulla terra dove coloro che vinceranno saranno quelli che condurranno la guerra di tutti contro tutti. Ma le anime che saranno conservate dal sesto periodo, dopo la guerra di tutti contro tutti, devono fondare una nuova cultura. Il settimo periodo non avrà uomini che bruceranno per il spirituale, né quelli che bruceranno per l’esistenza sensibile; persino per questo questi uomini saranno troppo blasé. Nel settimo periodo molto poco si sentirà sulla terra della cultura indiana, la prima; ma portate nel mondo spirituale, purificate e cristianizzate, queste anime dal sesto periodo cammineranno, come etericamente per così dire, non toccando più la terra, mentre ora gli uomini possono già conquistare quello che tutta la cultura terrena ha da dare. Il settimo periodo sarà tale che qui sotto in corpi fisici sempre più densi vivranno coloro che faranno le più alte invenzioni e scoperte. Nel settimo periodo gli uomini completamente intricati nella materia non avranno molto da temere dalla Teosofia, poiché non se ne troveranno molti sulla terra di questi uomini spiritualizzati che ora hanno ricevuto la Teosofia e si spiritualizzeranno sempre più nel sesto periodo.
Gli uomini che oggi hanno compreso il messaggio dei Maestri, verranno trasportati in un lontano futuro. La chiave verrà girata nella sesta epoca culturale. Coloro che hanno udito il messaggio saranno i cofondatori di una nuova umanità. Se pochi uomini si intricano solo con la materia, allora la comunità di Laodicea non durerà a lungo. Sta nel libero volere dell’uomo appartenere alla comunità di Filadelfia o a quella di Laodicea.
Affinché possiamo portare alla nostra anima il compito del nostro tempo e il nostro sviluppo futuro, dobbiamo gettare uno sguardo sui fatti che già conosciamo. Quando parliamo della terra, intendiamo tutto ciò che vi appartiene da esseri spirituali. All’inizio dello sviluppo non era ancora separata dagli altri corpi del nostro sistema solare. Contiamo al nostro sistema solare tutto fino a Saturno, e come la scienza fisica parla di un antico grande Sole, da cui gli altri astri si sono distaccati, così la ricerca spirituale parla del vecchio grande Saturno, che, estendendosi ben oltre la terra odierna, comprendeva l’intero sistema solare e che era costituito da ondulanti correnti reciproche di calore. Non vi era aria; lo spazio in cui questa antichissima sfera era, era pervaso da regolari flussi di calore. Questi erano i nostri antenati; il nostro corpo allora era composto di flussi di calore.
Possiamo formarci un’idea di questo se ci sottraessimo dall’uomo quello che sono ossa, nervi, muscoli, e conservassimo solo il calore del sangue. Esisteva quindi allora nell’uomo la sostanza di calore; non vi era regno minerale, ma l’uomo era egli stesso all’interno della regolarità minerale. Questo era quello che oggi dobbiamo sentire chiaramente come uno stadio del nostro sviluppo terreno.
Poi vi fu uno stadio in cui la terra aveva spogliato il vecchio Saturno, ma Sole, Luna e Terra rimasero uniti e rimasero un corpo. L’uomo allora era presente in una forma corporea ariosa. Tutta la forza che veniva dal Sole veniva in quel tempo dall’interno della terra. Tutto veniva da dentro, la terra irradiava nello spazio cosmico. Solo quando il Sole si era separato dalla terra, iniziò a brillare su di essa da fuori. Così abbiamo un secondo stadio nello sviluppo dell’umanità, dove l’uomo, anche se arioso, aveva un’esistenza vegetale… [Grande lacuna nella trascrizione; viene descritto lo stato lunare e il tempo polare e iperboreo.]
Ora viene il terzo tempo, il tempo lemuriano, quando la Luna esce dalla terra e gli esseri della Luna agiscono su di essa da fuori. Sarebbe impossibile pensare a una copertura vegetale della terra senza che le forze del Sole e della Luna agissero alternativamente da fuori. Se la Luna fosse rimasta nel corpo della terra, la terra sarebbe diventata così rigida che l’uomo si sarebbe indurito. Solo perché la Luna si era separata, la terra fu messa in mezzo tra il Sole e la Luna; altrimenti la terra sotto la sola influenza delle forze solari avrebbe intrapreso un ritmo troppo veloce nello sviluppo. Così dobbiamo la nostra posizione tra Sole e Luna al ritmo corretto. Abbiamo quindi un terzo stadio dove la Luna è già fuori.
Questi tre stadi si rispecchiano nello sviluppo dell’umanità post-atlantica. Quello che si è compiuto fuori nel grande durante lo stato della terra, si rispecchia in piccolo nel tempo post-atlantico. Così vediamo come i processi cosmici esterni del cosiddetto tempo polare si rispecchiano nella prima cultura post-atlantica, nel tempo indiano antico. Allora, nel tempo polare, tutto era interiore, dentro il corpo di calore della terra; e vediamo come gli antichi Indi sentivano tutto questo dentro di sé. Per questo il loro animo non guardava negli spazi cosmici, ma si sentivano uno con Brahman.
Al periodo polare seguì il tempo iperboreo con una razza umana che partecipava a un corpo aeriforme. Il Sole si era separato dalla terra e agiva ora da fuori. La separazione si rispecchia nell’epoca culturale urpersiana, dove Zoroastro proclamò l’Ahura Mazdao, lo spirito solare. Lo spirito solare è il principio guida e direttivo nell’epoca culturale urpersiana.
E il terzo, l’età lemuriana, si rispecchia nel tempo egiziano in tutta l’intera visione religiosa. Si può caratterizzare l’insegnamento di Osiride e Iside da molteplici lati e punti di vista. Ma il più caratteristico di questo insegnamento era il seguente: nell’antico tempo lemuriano non vi erano nascita e morte. L’uomo ripeteva innanzitutto lo stato in cui era stato quando il Sole non si era ancora separato dalla terra. Allora era in un corpo spirituale. Poi, quando il Sole non era più unito alla terra, raggiunse un corpo arioso; ma poi il corpo umano fu riempito di vapori acquei. Prima del tempo lemuriano l’essenza umana esisteva solo come vapore e fumo, a malapena distinguibile da ciò che fluttava come vapore o nebbia, come nuvole mutevoli, come le nuvole odierne che si trasformano continuamente. Era quindi in questi antichi tempi che l’uomo non era proprio sulla terra, ma librantesi sopra la terra. Pezzi di questa materia fine si staccavano continuamente dall’uomo, sgorgavano da lui. Un addensamento dei corpi umani ebbe luogo solo nel tempo lemuriano. Per il fatto che l’uomo si addensò, allora entrò in vigore quello che viene chiamato le successive incarnazioni. Solo allora il fisico e l’animico si separano così che si può dire l’uomo inizia a considerare l’esteriore come un contrasto al suo interno. Oggi l’uomo distingue il suo interiore e il suo esteriore come il contrasto tra la vita animica e la vita esterna. Nel tempo del Sole della terra l’uomo aveva percepito come mondo esteriore quello che c’era come essenza spirituale nel suo ambiente. Ora venne il tempo della separazione della Luna; allora l’esteriore iniziò a separarsi dall’interiore. Così apparve la differenza tra la veglia e il sonno: l’uomo si alternava tra stati dove era esposto al Sole e rivolto da esso. E così il tempo giunse dove l’uomo iniziò a percepire gli oggetti illuminati dal Sole. Di notte la forza lunare stimolava la vita animica così che l’uomo distingueva tra un tempo dove percepiva il mondo esteriore e uno stato dove percepiva le forze che agiscono attraverso la Luna così che diventava chiaroveggente. Allora l’uomo si disse che poteva percepire il mondo spirituale attraverso la spiritualità che abita nella Luna, il mondo spirituale che fluiva interiormente in lui attraverso le forze della Luna. Così per lui le forze lunari come forza solare riflessa erano quello che gli mediava il mondo spirituale, mentre di giorno il mondo esteriore diventava sempre più percepibile per lui.
Questo si rispecchiò nella vita emozionale degli antichi Egizi. Con Osiride si designava lo spirito solare e con Iside l’anima che cerca lo spirito solare. In questo modo tutto si rispecchiava nel servizio di Iside dell’antico Egitto. Così la vita religiosa era un servizio lunare. Un essere solare che abita sulla Luna è Osiride. Poteva essere contemplato chiaroveggentemente attraverso le anime che lo cercavano. Ma man mano che l’uomo scendeva sempre più nella corporalità fisica, per Osiride questa corporalità divenne come una cassa. Quando gli uomini divennero veramente uomini della terra, Osiride si ritira sempre più.
Al periodo lemuriano seguì il vecchio periodo atlantico e questo si rispecchia nella quarta, nella cultura greco-latina. Questa aveva quindi una visione che si era già manifestata cosmicamente nel tempo atlantico. L’uomo sempre più si addensò. All’inizio del suo sviluppo le ossa sono indicate solo come linee di forza nell’uomo; poi l’uomo è un essere arioso, poi una sostanza gelatinosa. Le forme del sistema scheletrico si formano sempre di più. Nel frattempo, il potere animico era allora più forte. I Lemuri, che in antichi tempi avevano corpi densi, avevano forze animiche molto più grandi di quelli successivi. Similmente era ancora tra gli Atlantidei. Se allora fossero esistite palle di cannone, ad esempio un tale Atlantideo avrebbe semplicemente potuto riflettere una palla scagliata contro di lui attraverso la potenza animica, anche se il suo corpo fisico non era così denso come oggi. Gli Atlantidei erano quindi come corporeità fisica ancora molto più rarefatti.
Ora vi erano tra gli Atlantidei esseri che non avevano bisogno di passare attraverso lo sviluppo fino alla nostra corporeità densa. Erano simili agli uomini, solo più sviluppati. Questi esseri potevano già realizzare il loro completo livello umano in questi corpi atlantici rarefatti. Si trovano un grado più in alto di noi uomini, mentre gli uomini devono passare attraverso la discesa fino alla corporeità fisica densa per sviluppare la coscienza dell’Io.
Un ricordo di tutti questi esseri si rispecchia nel vecchio mondo degli dèi greci e nel pensiero e nel sentimento di quell’intera epoca.
Le figure degli dèi dell’Europa del nord sono per così dire ex-compagni dell’umanità, ma non esseri così densamente condensati. Gli Scaldi sapevano ancora di loro, quando lasciavano parlare il loro stesso interno. In tempi antichi non si aveva bisogno dell’Edda, non di uno scritto, per provare che tali cose fossero esistite. Ma se il Dio non fosse disceso nel nostro quarto periodo, l’uomo avrebbe dimenticato i suoi vecchi compagni, che per molti erano ancora vivi nella memoria fino al 13°, 14° secolo.
Ora arriviamo al nostro stesso periodo. Ma ora non abbiamo più nulla da ripetere. Gli uomini non hanno più memoria del tempo anteriore. Abbiamo visto come nella ripetizione si rispecchia sempre la cultura antica. Ma ora, nel quinto periodo, non vi era nulla di più da ripetere per l’umanità; il mondo sarebbe stato vuoto se nel quarto periodo la divinità Jahvè-Cristo non fosse venuta e non avesse dimorato nel corpo di Gesù di Nazaret. Il quinto periodo sarebbe diventato un periodo senza dèi, se il Cristo non fosse disceso nel corpo carnale di Gesù di Nazaret.
Così vediamo rispecchiarsi nel tempo indiano antico il tempo polare, nel periodo urpersiano il tempo iperboreo, nell’egizio-caldeo il tempo lemuriano e nel greco-latino il tempo atlantico. E ora vedremo cosa accade come importante nel corpo eterico e nel corpo astrale degli uomini che nel nostro periodo ricevono in sé la conoscenza dell’evento del Cristo.
Oggi deve venire alla luce il lato più occulto della nostra considerazione di ieri. Le quattro culture postatlantiche dovevano, per così dire, rispecchiare nelle anime degli uomini i grandi processi cosmici, come essi si erano sviluppati nel corso dei tempi, mentre nella nostra epoca culturale a partire dal 13., 14. secolo non abbiamo più tale specchio, perché quello che si svolge esteriormente nello sviluppo dell’umanità risale a fondamenti più profondi.
Sappiamo come per i sette santi Rishi erano stati conservati i corpi eterici dei grandi iniziati atlantici, e sappiamo anche come il corpo eterico e il corpo astrale dello Zoroastro furono intessuti in Mosè e in Ermes. In tutti i tempi vi era la possibilità che tali corpi eterici, che erano stati elaborati e preparati dagli iniziati, venissero ulteriormente utilizzati nell’economia spirituale del mondo. Si verificarono anche altre cose. Per personalità particolarmente importanti, tali corpi eterici venivano formati nei mondi superiori. Quando qualcuno era particolarmente importante per la missione dell’umanità, nei mondi superiori veniva tessuto tale corpo eterico o corpo astrale e impresso a queste personalità particolari.
Così accadde con Sem, che in verità aveva a che fare con l’intero popolo dei semiti. Per un tale capostipite fu impresso un corpo eterico particolare. Sem era così una sorta di personalità doppia. Per quanto strano possa sembrare all’odierna sensibilità umana, una tale personalità come Sem appariva al veggente come un uomo ordinario con la sua aura, ma in modo tale che un essere superiore, che si protendeva dai mondi superiori, riempiva il suo corpo eterico e l’aura di questo uomo formava il mediatore tra questa personalità e i mondi superiori. Un tale essere divino, però, abitando in un uomo, ha un potere molto particolare. Poteva allora moltiplicare un tale corpo eterico, e questi corpi eterici moltiplicati formavano un tessuto che veniva continuamente intessuto nei discendenti. Così i discendenti di Sem ricevevano impressi gli archetipi del suo corpo eterico. Ma anche il corpo eterico dello stesso Sem, non solo gli archetipi moltiplicati, fu conservato nei Misteri. E una personalità che doveva ricevere una missione particolare doveva, per poter comunicare pienamente con il popolo semitico, usare questo corpo eterico, così come un europeo altamente colto dovrebbe imparare la lingua degli Ottentotti per comunicare con loro. La personalità che aveva una missione particolare doveva quindi, per farsi comprendere dal popolo semitico, portare in sé il vero corpo eterico di Sem. Una tale personalità era, per esempio, Melchisedek, che poteva mostrarsi ad Abramo solo nel corpo eterico di Sem.
Ora dobbiamo porci la domanda: se solo adesso, nella quinta epoca culturale postatlantanca, possiamo sviluppare una comprensione del cristianesimo, come stava allora nel resto del tempo greco-latino, che durò ancora fino al 13. e 14. secolo?
Allora si svolge un misterioso processo occulto. Il Cristo visse solo durante tre anni nei rivestimenti di Gesù di Nazaret, il quale è una individualità così elevata che poteva abbandonare il mondo fisico al trentesimo anno di vita per entrare nel mondo spirituale allora, quando la colomba apparve sopra il suo capo.
I tre corpi altamente sviluppati vengono così riempiti dalla individualità del Cristo, in quanto questa individualità del Cristo vive nel corpo fisico umano. Questi corpi del Gesù di Nazaret invisibili all’occhio fisico vengono ora moltiplicati in modo simile a come allora il corpo eterico di Sem, così che dalla morte sulla croce in poi sono presenti archetipi del corpo eterico e del corpo astrale di Gesù di Nazaret. Ciò non ha nulla a che fare con il suo Io; quello andò nel mondo spirituale e si è incarnato di nuovo più volte in seguito.
Nei primi secoli dopo l’evento del Cristo vediamo come gli scrittori cristiani ancora lavoravano sulla base della tradizione orale tramandata dagli allievi degli apostoli. Essi attribuivano valore alla trasmissione fisica. Ma i secoli successivi non avrebbero potuto basarsi solo su questo. Dal 6. e 7. secolo in poi accade che particolari annunciatori cristiani eminenti ricevono intessuta un’immagine del corpo eterico di Gesù di Nazaret. Uno di questi uomini era Agostino. Doveva affrontare lotte enormi nella sua giovinezza. Ma allora l’impulso del corpo eterico di Gesù di Nazaret cominciò a operare in lui in modo significativo, e allora comincia a praticare la mistica cristiana a partire da se stesso. Possiamo comprendere i suoi scritti solo alla luce di ciò.
Molte personalità hanno percorso il mondo, portando in sé una tale copia. Colombano, Gallo, Patrizio, portavano tutti una tale immagine del corpo eterico e proprio per questo erano in grado di diffondere il cristianesimo. Così poteva essere gettato un ponte dall’evento del Cristo al tempo successivo.
E ora vediamo nell’11. e 12. secolo persone che ricevono intessuto nel proprio corpo astrale quello di Gesù di Nazaret. Una tale personalità era Francesco d’Assisi. Se seguiamo la sua vita, ci sembrerà incomprensibile in molti aspetti; ma proprio i suoi impulsi di umiltà, di dedizione cristiana possiamo comprenderli se ci diciamo che in lui viveva un tale segreto. Per mezzo di tali intessiture del corpo astrale, intorno all’11., 12. e 13. secolo, tali persone diventano annunciatori del cristianesimo. Hanno dunque ricevuto il cristianesimo per grazia.
L’Io di Gesù di Nazaret ha lasciato i tre rivestimenti al battesimo di Giovanni; ma rimase comunque un’immagine di questo Io come un’impressione di sigillo nei tre rivestimenti. Di questi tre corpi l’essenza del Cristo prende possesso, ma anche di qualcosa che rimane come un’impronta dell’Io di Gesù. Una specie di copia dell’Io di Gesù viene intessuta dal 12., 13. e 14. secolo in poi in tali persone che cominciano a parlare di un «Cristo interiore». Maestro Eckhart, Tauler, essi parlano allora dalla propria esperienza come un’impronta dell’Io di Gesù di Nazaret.
Vi sono ancora molte persone che portano in sé qualcosa come copie dei diversi corpi di Gesù di Nazaret, ma queste non diventano più le personalità guida. Vediamo sempre di più come nel nostro quinto periodo vi siano persone che devono appoggiarsi su se stesse, sul proprio Io. Sempre più raramente diventano tali persone ispirate. Perciò dovette essere provveduto affinché nel nostro quinto periodo sorgesse una corrente spirituale che si preoccupasse che anche in futuro le conoscenze spirituali potessero giungere all’umanità. Dovette essere provveduto per gli uomini che sono affidati al loro puro Io umano da quelle individualità che potevano guardare al futuro. Ci viene raccontato in una tale leggenda che il vaso in cui il Cristo Gesù aveva preso il pasto serale con i suoi discepoli fosse conservato. Questa è la leggenda del Santo Graal, e vediamo nella narrazione di Parsifal tipicamente espressa una via di allievo della nostra quinta epoca culturale postatlantica. Là il Parsifal ha tralasciato una cosa: gli era stato detto cioè che non doveva fare molte domande. Questo è il passaggio importante dall’antico tempo al nuovo tempo: la dedizione passiva il più possibile era necessaria nell’antica India per l’allievo; più tardi anche presso Agostino, presso Francesco d’Assisi. Tutti questi umili uomini si lasciavano ispirare da quello che viveva in loro, da quello che era intessuto in loro. Ma ora l’Io dovrebbe portare la domanda in sé. Ogni anima che oggi semplicemente riceve passivamente quello che le viene dato, non supera per questo se stessa. Può allora solo osservare quello che accade nel mondo fisico intorno a lei. L’anima oggi deve domandare, deve elevarsi sopra se stessa, crescere da se stessa. L’anima oggi deve domandare, come un tempo Parsifal dovette domandare dei segreti del castello del Graal.
Così la ricerca spirituale oggi comincia solo dove vi è la domanda. Le anime che oggi sono stimolate dalla scienza esteriore a domandare, che domandano e cercano, queste sono le anime di Parsifal. Così è stata introdotta la corrente dei Misteri, la tanto contrastata iniziazione rosacrociana, che non si basa su nessuna saggezza tramandata, anche se accetta gratuitamente le tradizioni. Ma quello che oggi caratterizza la direzione spirituale rosacrociana è stato ricercato direttamente nei mondi superiori con l’occhio spirituale e con i mezzi che l’allievo stesso riceve istruito. Non perché questo o quello si trova nei vecchi libri, perché questo o quello ha creduto in questo o quello, ma la saggezza ricercata oggi viene proclamata attraverso la direzione spirituale rosacrociana. E tale saggezza fu preparata poco a poco nelle scuole rosacrociane, che furono fondate nel 13. e 14. secolo attraverso l’individualità chiamata Christian Rosenkreutz.
Così questa saggezza può oggi essere proclamata come teosofia. Oggi non vi sono più tali persone che ricevano senza il loro contributo ciò che le ispira interiormente. Oggi gli uomini che sentono che la teosofia parla al cuore devono accostarsi a essa. Non si deve agitare per la teosofia; ognuno deve avvicinarsi alla teosofia attraverso il proprio libero impulso, in quanto è catturato in modo vivente dalla conoscenza spirituale.
Così attraverso questa corrente spirituale teosofico-rosacrociana attiriamo di nuovo a noi quello che esiste delle copie dell’Io di Gesù di Nazaret. Così coloro che si preparano per questo, attireranno nelle loro anime l’immagine dell’Io di Gesù di Nazaret. Per il fatto che il suo interno è come un’impressione di sigillo dell’Io di Gesù, così un tale uomo accoglierà il principio del Cristo nella sua anima. — Così il rosacrocianesimo prepara qualcosa di positivo. La teosofia deve diventare vita, e l’anima che veramente l’accoglie in sé si trasforma poco a poco. Accogliere la teosofia in sé significa trasformare l’anima in modo tale che possa pervenire alla comprensione del Cristo.
Il teosofo si fa ricettore vivente di quello che nella rivelazione Jahvé-Cristo è dato a Mosè, a Paolo. Così si legge nella quinta lettera dell’Apocalisse come gli uomini della quinta epoca culturale siano coloro che veramente accolgono in sé quello che sarà poi qualcosa di ovvio per l’epoca culturale della comunità di Filadelfia. La saggezza della quinta epoca culturale sorgerà come fiore d’amore nella sesta epoca culturale.
L’umanità oggi è chiamata ad accogliere in sé qualcosa di nuovo, di divino e attraverso ciò a intraprendere di nuovo l’ascesa nel mondo spirituale. La dottrina dello sviluppo teosofco viene insegnata; non deve essere creduta, ma l’umanità deve, attraverso il proprio giudizio, pervenire a comprenderla. Viene proclamata a coloro che portano in sé il germe della natura di Parsifal. E non localmente, non in un luogo particolare verrà proclamata, ma dall’intera umanità saranno radunate le persone che ascoltano il richiamo della saggezza spirituale.
Un tale veggente come lo scrittore dell’Apocalisse può ora già nel mondo astrale contemplare il futuro dello sviluppo dell’umanità. Quello che accadrà dopo la guerra di tutti contro tutti si sta già preparando ora. Gli uomini che sono chiamati a portare oltre la guerra di tutti contro tutti lo sviluppo per il futuro vengono ora già preparati attraverso la dottrina di saggezza teosofca. Sempre di più la corrente di saggezza spirituale si affermerà in modo complessivo.
Quando lo sguardo chiaroveggente può osservare l’uomo odierno, vede il corpo eterico sporgersi un poco oltre l’estremità superiore del corpo fisico. È vero che il corpo eterico dell’uomo è femminile e il corpo eterico della donna è maschile. Il corpo astrale invece è una formazione fluida, molto mutevole rispetto al colore e alla forma, mutevole secondo la vita interiore dell’uomo. Quando solleviamo una mano, l’impulso per farlo deve venire dal corpo astrale; quando camminiamo, quando piangiamo o ridiamo, questi sono gli impulsi del corpo astrale che hanno così influenza sul corpo fisico. Ma quello che ha l’influsso più essenziale sull’uomo è il suo Io. L’Io lavora del tutto attraverso il corpo astrale.
Nell’antica epoca atlantica e nell’epoca lemurica l’uomo non era solo capace di stendere le sue membra, ma poteva anche allungarle e gonfiarle. Il corpo fisico era allora solo una piccolissima chiusura; il corpo eterico e il corpo astrale erano invece enormemente grandi. Il corpo astrale aveva l’aspetto ora di questa, ora di quella forma animale. L’uomo cambiava continuamente la sua forma fisica, a seconda di quali desideri e impulsi portava in sé. L’aria era allora piena di densi vapori nebbiosi, molto più densi e acquosi delle nostre attuali nebbie di montagna. Il corpo fisico dell’uomo aveva i coloramenti e le forme più varie, e nella sua sostanza gelatinosa si vedeva già accennata la sua organizzazione fisica, come il sistema del sangue e delle ossa. Verso la fine dell’Atlantide l’aria si purificò dalle dense masse acquose. Solo allora l’uomo poté diventare la creatura dell’aria e della terra che è oggi. Come atlantico non si vedeva ancora il sole come oggi, ma come un potente anello solare. Poiché allora l’aria non era mai priva di acqua, non vi era neanche un arcobaleno. Solo quando si divisero l’acqua e l’aria, l’arcobaleno divenne possibile. L’intero processo del diluvio atlantico ci viene presentato nella narrazione di Noè e l’arcobaleno. (Gen. 9, 12-17)
Ora era anche necessario che gli esseri sulla terra si sviluppassero in modo tale da attraversare i loro gradi di sviluppo in tempi completamente differenti. Se una parte dell’umanità nel primo periodo atlantico non avesse atteso con la discesa nel corpo fisico più condensato, la forma umana sarebbe rimasta come era allora con tutto ciò che nella forma fisica si esprimeva ancora come istinti, desideri e passioni del suo corpo astrale. C’erano allora esseri che si erano irrigiditi, induriti. I gruppi animali non sono altri che esseri che troppo presto erano andati nell’indurimento. Quello che l’uomo oggi porta nel corpo astrale come desiderio e passione, si esprime negli animali diversi nel corpo fisico. Ognuno di questi gruppi animali ha sviluppato un istinto particolare e vi è rimasto irrigidito. Durante l’epoca lemurica erano i mammiferi; essi sono passioni umane andate in irrigidimento. Quello che portiamo in noi, si presenta nell’immagine nei diversi animali. In noi uomini gli istinti vengono affinati poco a poco, e possiamo nasconderli nel petto. Così nei tempi più antichi durante le eruzioni selvagge delle forze naturali lemuriche, per primi furono lanciati nella fisicità i più bassi istinti dell’essere umano. Le scimmie sono per così dire i rappresentanti degli ultimi istinti bassi che furono lanciati nella materia fisica, prima che l’uomo stesso indurisse il suo animo nella materia. In alcuni animali, per esempio nel cavallo, troviamo ancora oggi come particolarità il corpo eterico della testa che sporge oltre la testa fisica. Così era anche nell’atlantico. Un punto particolare nel corpo eterico umano si spostò solo nell’ultimo terzo dell’epoca atlantica verso il punto corrispondente nella testa fisica. Allora l’uomo divenne capace di poter sviluppare la sua forma appropriata allo spirito.
Vi sono sedici gruppi di istinti e passioni umani, e così vi sono anche sedici gruppi animali. Questo lo comprenderà una volta anche la zoologia, come tutto questo si manifestò poco a poco. Possiamo facilmente indicare come le diverse membra della natura animale dovettero differenziarsi. La formazione degli zoccoli entrò in atto ad esempio perché la natura dell’animale si chiudeva verso l’esterno in modo molto particolare. Attraverso l’aggressività si formarono gli artigli o le zampe. Un grado di sviluppo completamente diverso da quello della natura degli ungulati esprime la natura degli artigli. Un tale contrasto lo vediamo anche espresso nelle figure del centauro e della sfinge.
Nel secondo atto del « Faust », un libro occultamente molto importante, viene presentato come le sfingi incontrano Mefistofele e lo deridono per il suo zoccolo di cavallo come segno della natura irrigidita nello zoccolo, una natura che si è chiusa egoisticamente al mondo.
Quando ci tagliamo un dito, lo sentiamo attraverso il dolore; ce lo mostra il portatore delle sensazioni, il corpo astrale. La crescita dei capelli era prima, quando tutta la natura umana era ancora morbida, anch’essa pervasa da forze astrali. Ci viene raccontato di Esaù che aveva una crescita di capelli forte; era rimasto indietro nel suo sviluppo e nel suo giudizio. Giacobbe poteva ingannarsi allora perché era già più avanzato nello sviluppo del suo giudizio, del suo Io. Anche oggi agiscono nell’uomo tali forze che lavorano di nuovo più verso l’esterno. Quanto più l’Io avrà il dominio sul corpo astrale, tanto più il corpo fisico potrà essere elaborato plasticamente di nuovo. Oggi l’uomo ha il suo karma in sé come un conto della vita, come il bilancio di tutto quello che l’uomo ha preparato nelle diverse incarnazioni. Ma poiché la fisicità dell’uomo esprime molto poco l’Io, l’uomo ha il suo karma interiormente, immediatamente; più tardi però si esprimerà sul suo volto. In futuro l’umanità si svilupperà in modo tale che porterà il suo karma sul volto. Non più la nascita in una razza particolare o in un clima particolare sarà il fattore determinante per l’esteriore; ma ci sarà una classe dei buoni e una classe dei cattivi uomini. Comprendiamo bene Paolo, che dice: « Io vivo, ma non più io, ma il Cristo in me ». (Cf. Gal. 2, 20) Quello che si chiama l’accoglimento della natura Jahvé-Cristo si mostrerà più tardi nell’esteriore dell’uomo. Oggi all’uomo è ancora possibile essere uno spaccamontagna e nasconderlo, ma in futuro l’uomo porterà il segno del suo interno sulla fronte.
Consideriamo l’uomo dopo la guerra di tutti contro tutti. Possiamo immaginarcelo come un uomo con tratti radiosi buoni e un’espressione nobile, benevola. Questo toccherà a coloro che al tempo giusto hanno accolto gli impulsi spirituali. Tutte le forze morali, intellettuali e spirituali in futuro ci appariranno visibili nell’esteriore dell’uomo. Quello che oggi viene accolto è sigillato nelle anime; ma sarà sigillato nel settimo periodo, dopo la guerra di tutti contro tutti.
Questo è quello che vede l’apocalittico nei sette sigilli, che vengono aperti poco a poco. Il « libro con i sette sigilli » non è inteso nel senso dei nostri libri o dei vecchi rotoli di pergamena. Con ciò si intende una sequenza di fatti. La sequenza delle epoche è il concetto del « libro » apocalittico, così come ad esempio l’evangelista Matteo parla della sequenza delle generazioni, della discendenza di Gesù di Nazaret. Così si formano sequenze. Questo viene presentato nel libro che può essere sigillato dalla forza dell’Agnello.
Questo ci dà un concetto di quello che si intende con i sette sigilli.
Abbiamo visto come nel nostro periodo temporale può essere scritto nelle anime quello che più tardi apparirà nell’esteriore dell’uomo. Proprio come nel nostro tempo sette epoche culturali successive sono da registrare, così i sette periodi dello sviluppo dell’umanità dopo la guerra di tutti contro tutti si presentano all’apokalittico, che guarda nel futuro; egli vede questi sette periodi nei sette sigilli. Ma egli distingue nettamente i periodi che registra come i primi quattro. Ogni volta che egli apre uno dei sigilli, gli appare uno dei quattro cavalli con un cavaliere su di esso.
L’apokalittico ha dunque a che fare con la contemplazione chiaroveggente dei sette periodi futuri. Queste sono immagini astrali di quello che un giorno sarà. Gli uomini che avranno accolto qualcosa della cultura spirituale avranno vinto la natura inferiore; domineranno la natura istintiva umana. Quello che l’uomo ha vinto si esprime nel sigillo nella forma del cavallo. Con quello che avrà fatto della sua anima, sarà vincitore sulla sua natura inferiore; la dominerà, come il cavaliere che è il signore sul cavallo.
Tutto quello che è stato attraversato nel nostro periodo di tempo dalla vecchia epoca indiana riappare dopo la guerra di tutti contro tutti. Così riappare innanzitutto nella ripetizione il vecchio periodo indiano. Allora tutto nel mondo fisico era illusione agli uomini, Maya; allora l’anima è diventata matura per essere vincitrice su tutto nel mondo sensibile. Il frutto di questo tempo indiano appare all’apokalittico nell’immagine come il cavallo bianco. Questa è la caratteristica dell’anima umana, che l’esteriore, la cultura materiale ancora non sembra toccata da mani; innocente come la pura luce solare è il cavaliere con l’arco. Come un vincitore si è guadagnato il diritto di essere vincitore dopo la guerra di tutti contro tutti sulla natura inferiore. Ma ancora esiste, questa natura inferiore; con essa l’uomo è cresciuto insieme, come si rappresenta nel secondo sigillo come il cavallo rosso. Allora l’anima non è più nell’abito bianco dell’innocenza. Per questo l’uomo in questo periodo non può apparire come il cavaliere vittorioso; ci appare in modo tale da portare i frutti dell’egoismo. Dopo la guerra di tutti contro tutti non appare più in abito bianco, bensì ancora una volta porta via la pace dalla terra, ancora una volta si mostra nella lotta per l’esistenza con la spada.
Ora ci si presenta il frutto del terzo periodo, della cultura egizio-caldea, in cui l’umanità ha imparato a contare e a numerare. Sempre più profondamente l’uomo è disceso nella materia, nell’oscurità della natura inferiore; questo si mostra nel cavallo nero e nel cavaliere con la bilancia. Pesare, misurare e contare, questo si esprime all’apokalittico come un cavallo nero e l’anima umana come il cavaliere con la bilancia.
Nella cultura persiana non si trovano ancora tali istituzioni sociali, attraverso le quali l’uomo si misuri il possesso secondo ordini intelligenti, secondo ordini statali-sociali; una tale cosa non vi era né nell’antica India, né nell’antica Persia. Nell’antica India gli uomini avevano ancora la fede nelle loro incarnazioni atlantiche. L’uomo vedeva nella vecchia epoca indiana la sua posizione di vita come conseguenza di quello che si era preparato nella vecchia Atlantide. Si diceva che fosse in una casta particolare in conseguenza del karma dell’umanità; guardava alle caste superiori come a una divisione giusta secondo il karma individuale. Questa divisione in caste diventava però sempre più impossibile attraverso lo sviluppo dell’Io umano. Il periodo in cui principalmente la divisione del possesso e dei beni cominciava a essere calcolata dall’intelligenza, era il periodo egizio-caldeo. Il frutto di questo terzo periodo appare dunque come il cavaliere seduto sul cavallo nero con la bilancia, con la quale viene pesato tutto il pensiero e l’intelligenza umana. Così appare all’apocalittico simbolicamente quello che apparirà come frutti delle nostre sette culture dopo la guerra di tutti contro tutti.
Il quarto periodo si è conquistato come cultura greco-latina la bellezza del mondo fisico. Il greco idealizza la natura nella sua arte, abbellisce l’esistenza. Come ci appare bella l’arte plastica greca e l’architettura in contrasto con l’arte egiziana, con la sfinge, con la piramide. Ma il greco aveva amato talmente l’esistenza fisico-sensibile che il mondo spirituale per lui era diventato scuro, e la luce penetrò di nuovo in quello che per lui era completa ombra solo attraverso il Mistero del Golgota. L’anima era totalmente incatenata in questo quarto periodo. Ma la natura inferiore in questo periodo ha sperimentato un abbellimento, ha ricevuto per così dire un velo di bellezza e di arte. Questa è veramente la caratteristica dell’anima in questo periodo più bello per il regno terrestre; ma per l’anima stessa il frutto di questo periodo è equivalente alla morte. Le anime avranno il minor frutto da questo periodo, al quale è stata data la padronanza sulla natura fisica esterna.
E ora arriviamo al quinto periodo, dove il principio Jahvé-Cristo brilla alle anime anche tra la morte e una nuova nascita. Allora le anime diventano sempre più vive. Cosa accade in questo quinto periodo? Il corpo astrale diventa sempre più luminoso e più chiaro attraverso quello che l’anima accoglie dall’impulso del Cristo. Ci immaginiamo, osservato chiaroveggentemente, il corpo astrale pervaso dall’Io; questo appare all’apokalittico dopo la guerra di tutti contro tutti come abito bianco. Così nel quinto periodo dopo questa guerra l’anima appare permeata con l’aura, che è già illuminata dalla luce del Cristo… [lacuna]
Ma coloro che già nei primi tempi del Cristianesimo hanno accolto il principio del Cristo hanno dovuto soffrire molto riguardo al martirio fisico esteriore. Ma le cose si concentrano molto in questo quinto periodo. Attraverso la corrente spirituale teosofico-rosacrociana, l’impulso del Cristo sarà accolto in un Sé sempre più disinteressato e con comprensione vivente, e i suoi seguaci si svilupperanno verso una vita spirituale sempre più elevata.
Ma una corrente diversa lavora come una corrente fortemente oppositiva verso una certa coltivazione dell’Io, per spingere questo Io sempre più profondamente nel materialismo, così che il materialismo finalmente ottenga la vittoria sulla personalità. Tutta la vita esterna pratica si scioglie dalla personalità, si materializza, ad esempio attraverso le misure del capitale azionario che sempre più si distacca dalla personalità. Sempre di più l’uomo nella sua capacità personale sarà sconfitto. L’azione è la via per la materializzazione di questo ramo della partecipazione pratica all’umanità.
Così vediamo il materialismo prevalere sempre di più; sempre di più la tendenza andrà verso il fatto che la spiritualizzazione della personalità umana deve formare il contrasto al materialismo sempre più prevalente. Quello che è fortemente oppositivo apparirà alla fine del nostro periodo come umanità esteriormente vinta. E gli uomini che furono strangolati per amore della parola, dovranno soffrire molto; ma essi saranno proprio i portatori culturali più importanti oltre la guerra di tutti contro tutti.
E un sesto periodo inizia con la comunità di Filadelfia. Oltre a questi uomini spirituali il resto dell’umanità è completamente avvolto nella vita sociale, sprofondato nel materialismo sempre più rinforzato. Ma questi uomini domineranno le forze naturali in alto grado, come già vediamo ora nella telegrafia senza fili e nella navigazione aerea. Non è indifferente se lo spazio dell’aria viene riempito con pensieri spirituali o con i pensieri delle necessità materiali. Questo catturerà il nostro intero globo terrestre. Lì vediamo dentro un periodo dove l’uomo interviene in alto grado nello spazio dell’aria e della luce.
Quali saranno i frutti di questo periodo? Nella vera forma appare per un certo periodo in modo tale che queste onde elettriche avranno una contro-azione sulle forze terrestri, e a seconda del buono e del cattivo appariranno terremoti, scosse della terra come effetto dei fatti dell’umanità. « E io vidi, quando egli aperse il sesto sigillo, che vi fu un grande terremoto, e il sole divenne nero come un sacco di crine ». (Ap. 6, 12)
Insinuando l’uomo le sue sensazioni nell’aria, cambia tutta la natura, e succede qualcosa come una pioggia di meteoriti. Così l’uomo scatena le forze della natura, ma non impunemente compie i suoi atti.
Vedendo ciò, ci appare al contempo che l’uomo entro queste forze naturali scatenate trova la sua rovina. Ma coloro che si uniscono con lo spirito, appaiono come gli uomini sigillati. Tali uomini devono accogliere in sé quello che può giungere all’umanità come dottrina dello spirito. Quello che gli uomini accolgono come spirituale in sé, sarà in futuro il sangue vitale del loro cuore spirituale-animico; sarà la luce che brillerà come spirito da loro. Sulla cultura atlantica e postatlantica l’uomo sta fermo come su due piedi, sull’acqua e sulla terra. Ma deve accogliere la saggezza in sé come un libro che si divora. Questa figura indica il mondo spirituale, essa dà all’apocalittico il libro; quello deve divorare, quello deve essere indigeribile per la bassa natura umana, ma per la superiore dolce come miele, in quanto non si legge il libro, ma lo si divora. L’uomo che, con l’odierno, moderno pensiero logico e attraverso il training occulto è diventato chiaroveggente, può rivivere quello che l’apocalittico ha registrato; costui vede le visioni dell’apocalittico nei sigilli rosacrociani. Il sigillo con i due pilastri, questo rappresenta il decimo capitolo dell’Apocalisse.
Abbiamo visto come lo scrittore dell’Apocalisse mette in evidenza come gli uomini nel quinto periodo dopo la guerra di tutti contro tutti appariranno con vesti bianche, e come il sesto periodo è caratterizzato dal fatto che la terra, a causa del materialismo, subirà grandi sconvolgimenti e come in quel momento gli uomini spirituali saranno i « sigillati ».
Dobbiamo puntare il dito su questo fatto: così come negli stati planetari precedenti gli Angeli o Angeloi hanno percorso la loro tappa di evoluzione umana, l’uomo pure attraverso il suo sviluppo salirà. Oggi quello che ci si presenta come natura è l’opera degli Dèi; in futuro anche l’uomo compirà azioni divine e spirituali. Nel momento di cui parliamo, l’uomo sarà già giunto all’azione magica, agendo dal circondario della terra, dall’invisibile. Ma ci saranno anche uomini che si saranno incatenati nella materia, in contrasto con i sigillati. Questi uomini materialisti saranno spinti verso il basso. Perciò accade che l’apocalittico vede gli uomini spiritualizzati sospesi al di sopra dell’esistenza e gli altri incatenati alla materia. Lo vede molto chiaramente nel momento in cui il settimo sigillo è aperto come una visione del futuro.
Poi però viene l’epoca dei prossimi sette periodi, in cui l’apocalittico vede il Devachan e sente la predizione come suoni di tromba. La stessa terra, su cui gli uomini guarda no verso il basso, diviene sempre più materiale; rimane su di essa solo ciò che è più grossolano. Questo più grossolano si mostra in uno stato caotico; laggiù diventa visibile il tumulto delle passioni degli uomini materialisti, che si è preparato nel corso di due volte sette periodi.
Nel primo periodo di questa ultima grande cultura terrestre, durante il primo suono di tromba, la nostra terra diverrà desolata, così come ci viene descritto nel settimo versetto dell’ottavo capitolo. Al secondo suono di tromba precipita un monte infocato nel mare. Al terzo suono di tromba cade una grande stella che brucia come una fiaccola dal cielo e rende amara la vita sulla terra. I sensi degli uomini che vi vivono diventeranno più deboli; sole, luna e stelle si oscureranno. Tre grida di « guai » saranno udite, e poi verranno gli ultimi tre stati fisici. Una stella cade dal cielo e la terra è ora in un tale tumultuoso convolgimento che diverrà desolata, un luogo di tormento per coloro che con essa sono rimasti uniti. Quando suona la sesta tromba, parla un angelo dal cielo: « Sciogli i quattro angeli che sono incatenati al grande fiume Eufrate ». (Apk. 9, 14) Questo significa quello che vive sulla terra e non si è sviluppato verso la spiritualità. Quegli uomini che hanno accolto in sé Jahvé-Cristo si permetteranno l’un l’altro nelle loro individualità; ognuno di loro si ergerà al di sopra di ciò che sarà rimasto come anima di gruppo.
Ciò che ancora esisterà come gruppo, formerà nel piano astrale correnti e mari, cioè, il corpo astrale brillerà e splenderà, proprio come oggi le masse popolari poco individualizzate formano nel piano astrale correnti di affinità di anima di gruppo. L’insegnamento di Cristo fluirà verso l’Eufrate: l’insegnamento dell’individualità dell’uomo, illuminata dall’impulso luminoso di Cristo nei corpi astrali degli uomini. L’immagine del libro che l’apocalittico ingoia e accoglie in sé, la vediamo nel quarto sigillo rosacrociano.
Tali ripetizioni, come le abbiamo già viste nell’evoluzione della terra, si presentano sempre di nuovo. Spiritualizzata e innalzata verso l’alto, la cultura atlantica risorgerà nell’epoca dei Sigilli, quando l’umanità avrà consapevolmente riconquistato la chiaroveggenza. Nell’epoca delle Trombe la cultura lemurica risorgerà; gli uomini saranno vicini alla Divinità e si saranno completamente spiritualizzati. La terra era nell’epoca lemurica ancora completamente nell’elemento del fuoco. Come l’uomo ha vissuto nel fuoco prima di discendere nella corporalità densa, ciò si ripete in stato spirituale. Quando suona la settima tromba, verrà una sorta di stato di beatitudine sull’umanità. Con ciò giungiamo alla ripetizione del momento della separazione del sole dalla terra: l’uomo con la terra avrà raggiunto il punto di potersi nuovamente unire al sole. La terra entrerà in quello che si chiama lo stato astrale. Gli uomini che allora saranno capaci di vivere nell’astrale, estraggono la parte sottile della terra e si uniscono al sole. La parte rimasta grezza della terra si unirà con la luna e formerà una sorta di nuova luna. Rientrerà un tipo di stato come nell’epoca iperborea, ma su un grado di sviluppo superiore. Questo è caratterizzato dalla donna rivestita di sole, che ha la luna sotto i suoi piedi. Gli animali che salgono dal mare o cadono dal cielo, tutto questo flusso evolutivo appare ora come se fosse fermato in un momento nell’immagine seguente. (Apk. 12, 1-13, 10)
Zarathustra ha ancora indicato l’essenza di Cristo, che agì dal centro della terra dal Mistero del Golgota in poi, unita al pianeta terrestre, dopo che prima agiva dal sole sulla terra. Così Cristo si è fatto lo spirito planetario. È la forza di Cristo che è discesa dal sole e recupera la parte migliore dell’umanità terrestre e la riunisce di nuovo al sole. Ma ha un avversario — ogni tale essenza ha un avversario. Cristo è lo spirito buono, l’intelligenza del sole, e l’avversario è il demone del sole. Certe forze, che continuamente agiscono sul corpo astrale dell’uomo, emanano da questo demone del sole. Questo demone solare è l’avversario dello spirito di Cristo e si chiama Sorat. Una volta nelle sezioni cabalistiche dell’occultismo era usanza scrivere le lettere in numeri, e le lettere del nome Sorat, del demone solare, danno come valore numerico in somma il numero 666. Nell’immagine seguente (Ap. 13, 11-18) il demone solare diventa visibile.
Ha due corna come un agnello; l’apocalittico descrive il segno della bestia. Già all’inizio dell’Apocalisse ha detto chiaramente che tutto descrive in segni e aggiunge: per decifrar lo è « necessaria la sapienza ». In questa maniera il numero della bestia è stato spiegato nelle scuole occulte dai veri conoscitori, che non hanno spiegato questo numero in modo materialistico. Così udiamo come il peggiore e il più grossolano è scacciato via e come rimane unito al sole il più nobile e spiritualizzato materiale umano. Ora il nuovo corpo umano spiritualizzato può di nuovo essere un tempio dell’anima.
Considerando lo sviluppo della nostra terra, ci si è mostrato come la terra si spiritualizzi di nuovo, come gli uomini possono accompagnare questa evoluzione e come possono tornare di nuovo al sole. Lo sviluppo conduce quindi a una sempre più forte spiritualizzazione, a uno stato più elevato, a quello devachanico. Questa terra spirituale non possono accompagnarla tutti quegli esseri che sono troppo bloccati nella loro materializzazione. Anzitutto tutto deve passare in uno stato astrale. Ma gli elementi della materia grezza dell’umanità e le cattive sostanze nei regni inferiori entrano con gli uomini in una specie di mondo astrale inferiore, che si potrebbe chiamare il mondo astrale sottofisico.
Abbiamo quindi il Devachan, il mondo astrale, il mondo fisico e il mondo astrale inferiore. Questo mondo astrale inferiore è anche quello che oggi si oppone al nostro sviluppo. È retto dallo spirito Mammone, cioè lo spirito degli ostacoli. È una potenza del mondo astrale inferiore.
Tutti gli esseri che non possono salire al mondo superiore devono scendere in questo mondo inferiore, mentre tutti gli esseri superiori entreranno, dopo il periodo dei sette suoni di tromba, nello stato terrestre riunito di nuovo con il sole. Su ogni stato terrestre un determinato gruppo di esseri ha percorso il suo stato umano; sulla luna gli Angeli, sul sole gli Arcangeli, su Saturno i buoni Asura, anche chiamati Archai o Inizi. Vi sono anche esseri che non hanno completato il loro sviluppo. Tali esseri vi erano per esempio sulla luna; essi furono poi trasferiti sulla terra. Erano più alti dell’uomo, ma allora non avevano ancora raggiunto lo stadio umano. Questi sono gli spiriti luciferici. Hanno avviluppato ulteriormente l’uomo nella materia; sono legati all’umanità dall’epoca lemurica. L’uomo avrebbe percorso il suo sviluppo in una sfera superiore se non si fossero legati a lui. Ma l’uomo deve loro anche un bene — la libertà. Gli spiriti luciferici hanno in certo qual modo fatto un sacrificio per il bene dell’umanità, legando il loro sviluppo alla terra e rimanendo indietro.
Ma Saturno, Sole e Luna si trovano prima della metà dello sviluppo terrestre; le essenze che sono rimaste indietro prima della metà hanno fatto un sacrificio. Però coloro che da questo momento in poi dopo la metà dello sviluppo terrestre rimangono indietro, significherebbero una resistenza e non un sacrificio. Gli spiriti luciferici hanno però portato anche qualcosa di positivo all’umanità; hanno saturato il suo corpo astrale con le loro forze e l’hanno portato all’indipendenza.
Se consideriamo che il corpo fisico dell’uomo gli fu preparato durante l’antico stato di Saturno, il corpo eterico durante lo stato di sole, il corpo astrale durante l’antica luna, vediamo come questo corpo fisico è, nel suo genere, l’anello più perfetto; è il più sviluppato. Se otteniamo una visione della struttura meravigliosa del cuore fisico, del cervello — che per la scienza fisica non è ancora decifrato, così abilmente è organizzato. Il corpo astrale è certamente un anello più elevato, ma molto meno perfetto; il corpo eterico è già più perfezionato; il meno perfetto è l’Io. Quanto poco sa l’Io, per esempio, della struttura del corpo fisico!
Questo influsso è descritto esattamente nella Bibbia, dove si dice: « Jahvè Dio plasmò l’uomo dalla polvere della terra e soffiò nelle sue narici un soffio di vita; così l’uomo divenne un essere vivente ». (Gen. 2, 7) Questo avvenne nell’epoca lemurica. Gli esseri luciferici agivano allora nel corpo astrale dell’uomo; ma proprio perché si erano introdotti nel corpo astrale, recuperarono quello che essi stessi avevano negletto; fecero compiere all’uomo come rappresentanti quello che essi stessi avrebbero dovuto compiere sulla luna.
Quando il sole si sarà di nuovo unito alla terra, allora l’uomo, poiché avrà purificato i suoi istinti, i desideri e le passioni, redimerà gli esseri luciferici. Gli esseri luciferici che non potranno andare al sole rimangono nello stato in cui si trovavano; allora appaiono come scacciati nel malvagio mondo astrale inferiore. Questo è allora il vecchio serpente, ed emerge il primo dei draghi. All’entrata della terra nel sole appare così un drago. Ma vi è ancora altro rimasto indietro: quegli uomini che non possono farne nulla per il fatto di essere rimasti indietro nella bestialità, che rimangono schiavi dei loro istinti animali. Mentre gli altri uomini vanno al sole, essi formano una potenza malvagia contro gli altri. Formano la seconda bestia, e l’apocalittico dice nella sua maniera esatta: il drago luciferico appare in cielo, perché viene da mondi superiori; la seconda bestia sorge dal mare — questi sono gli uomini animaleschi rimasti indietro. (Cfr. Ap. 12,3-13, 10)
Ora abbiamo ancora una terza manifestazione: questi sono i maghi neri. Non rimangono indietro nella bestialità, sviluppano in sé facoltà spirituali. Si sono consapevolmente allontanati e abbandonano l’incarnazione carnale per Sorat; questa sarà l’incarnazione del demone solare.
Ora però vediamo come ancora una volta nel futuro l’elemento terrestre esce dal sole. Se gli uomini spirituali rimanessero uniti al sole per sempre, gli uomini rimasti indietro nella bestialità senza loro colpa non potrebbero più essere salvati. Così questi uomini spirituali escono ancora una volta e si uniscono con quello che è caduto fuori, per tentare di salvare questi rimasti indietro.
Quando la terra iniziò a essere « terra », dovette ancora una volta brevemente ripetere lo stato di Saturno, Sole e Luna. Così ha subito ripetizioni, prima di diventare l’attuale terra e ora, durante il vero stato terrestre ancora, deve profeticamente anticipare: Giove, Venere e Vulcano. Così attraversa sette stati entro il vero stato terrestre, che comunemente si chiamano Ronde. Durante l’anticipato stato di Giove accade che la terra si unisce al sole. Su questa terra di Giove accadono ancora una volta tutte le grandi epoche culturali e i sette periodi intermedi, ma molto meno nettamente indicati. Su questa terra di Giove molti esseri hanno ancora la possibilità di essere salvati, persino i maghi neri.
Lo stesso accade ancora una volta sulla terra di Venere; qui abbiamo un sesto stato planetario intermedio. Ma anche qui questi esseri rimasti indietro ancora si oppongono ostinatamente e questo stato è decisivo.
Sulla terra di Vulcano non può più essere salvato niente. Sulla terra di Venere, nell’ultimo sottoperiodo della lunghissima epoca, è giunto l’ultimo momento per la salvezza. Perciò gli antichi cabalisti hanno formato la parola « Sorat » perché contiene il numero 666. Questo è anche il numero di quegli uomini che dalla loro libera, raffinata volontà sono diventati maghi neri, mettendo al servizio del loro egoismo le forze spirituali.
Il primo drago quindi non è un uomo; è venuto dal mondo spirituale; il secondo drago si annovera nella natura animale, ma nel senso più eminente la Bibbia assegna questo numero al terzo gruppo di uomini. Così 666 non è il segno di una bestia, ma il numero di un uomo.
L’Apocalisse è un sommario dell’intera evoluzione. La terra di Venere si presenta allo sguardo chiaroveggente così che non rimane molto da sperare per i rimasti indietro; perché le forze umane non potranno fare molto. Perciò appare lì desolato e i peggiori vizi regneranno lì nel modo più orribile; devono essere scacciati durante lo stato di Venere della terra. Sulla terra di Giove molti, molti, che potranno essere salvati e unirsi al sole.
Ma sulla terra di Venere deve essere superato e spinto nell’abisso il male; questa è la « caduta di Babilonia ». (Ap. Cap. 17 e 18) Gli uomini però che si saranno salvati potranno continuare a svilupparsi verso un nuovo stato di sole. Sulla terra di Vulcano si eleva quello che si è purificato e sublimato.
L’uomo è già oggi creativo sulla terra. Può mettere al suo servizio le forze naturali prive di vita e costringerle, può costruire cupole, può incidere il marmo; la natura morta l’uomo oggi la domina. Quello che l’uomo ha realizzato durante l’evoluzione della terra come arte, quando il fisico esteriore passa via, quando i dipinti madonnici di Raffaello si saranno ridotti a polvere, sorgerà ancora in altra forma. I cristalli che vediamo oggi, furono una volta elaborati dagli uomini della luna in forme così simili a come oggi noi modelliamo e realizziamo l’artistico. Quello che gli spiriti hanno una volta elaborato in periodi infiniti, cresce oggi dalla terra, oggi affiora. Così affiorerà anche la materia delle Madonne di Raffaello; in quel lontano futuro tutto quello che gli uomini hanno creato ora sorgerà in chiarezza cristallina. Il luogo che l’uomo si è preparato e che troverà, l’apocalittico la chiama « la nuova Gerusalemme ». (Apk. Cap. 21) Un nuovo mondo sorgerà, e sarà abitabile da uomini che avranno raggiunto lo stato di maturità e che in un nuovo stato, l’esistenza di Giove, troveranno il luogo dove dalla amore e dal lavoro degli uomini regnerà la pace.
Non possiamo discutere tutto ciò che in connessione con l’Apocalisse è da dire, altrimenti dovremmo parlarne per anni. Perciò in queste conferenze si può trattarsi solo di dare una sorta di schizzo e alcune spiegazioni che possono aiutare a comprendere quest’opera immensa. Oggi vogliamo ancora evidenziare alcune cose particolarmente importanti. Anzitutto dobbiamo ritornare a una questione particolare dell’evoluzione umana.
Tra la catastrofe atlantica e la grande guerra di tutti contro tutti, ogni periodo ha il suo compito completamente particolare per la nostra evoluzione. Mai un uomo in una nuova incarnazione ha il medesimo compito come nella precedente. Da incarnazione a incarnazione nuovi compiti si presentano a lui e così questo tempo di sviluppo postatlantico ha lavorato in maniera particolare sull’uomo. Il tempo terrestre è là perché renda l’uomo idoneo, perché sviluppi particolarmente l’Io umano. Nell’ultimo terzo del tempo atlantico l’uomo ricevette il primo inizio di ciò, il suo Io, che era al primo germe, di avvicinarlo alla testa fisica. Ma l’impulso più significativo fu esercitato sull’Io dal Mistero del Golgota. Però tutti i periodi precedenti agivano già anticipatamente su di esso. Se guardiamo indietro all’ultimo terzo dello sviluppo atlantico, vediamo come allora un certo punto nel capo eterico e nel capo fisico non coincidevano, mentre oggi il corpo eterico del capo è più o meno uguale al capo fisico. In tal modo l’uomo poco per volta venne al punto di sviluppare il suo Io. Tutto il resto dello sviluppo atlantico fu usato per rendere l’uomo idoneo a diventare un vero portatore dell’Io. Anche nell’ultimo tempo della cultura atlantica il cervello era ancora completamente molle, più o meno come oggi l’idrocefalo ancora si trova come eredità atavistica. Solo attraverso lo spostamento del capo eterico il cervello fisico poté diventare abbastanza solido. Quando nel vecchio periodo indiano il capo eterico era completamente dentro il capo fisico, questo capo tuttavia non poteva ancora essere un portatore perfetto dell’Io. Perciò il vecchio indiano bramava il mondo spirituale e dovette essere educato perché l’Io in lui potesse svilupparsi poco per volta.
L’uomo consiste anzitutto di quattro arti della sua essenza: del corpo fisico, del corpo eterico, del corpo astrale e dell’Io. Ma se vogliamo penetrare più a fondo nello sviluppo postatlanticum, dobbiamo considerare l’essenza umana di nove arti. Questa è la differenza tra il misticismo orientale e quello nordico. L’Io ora lavora per trasformare il corpo astrale in Manas o Sé spirituale, il corpo eterico in Budhi o Spirito vitale e il corpo fisico in Atma — attraverso il respiro — trasformarli. L’Io quindi trasforma il corpo astrale, il corpo eterico e il corpo fisico. Ma prima che questo possa avvenire consapevolmente, deve avvenire attraverso essenze superiori.
Oggi un lavoro consapevole avviene solo nelle scuole dei misteri, nelle scuole di iniziazione. Per esempio, nell’ultimo terzo del tempo atlantico solo in maniera inconsapevole il corpo fisico fu trasformato tanto che potesse diventare un portatore dell’Io. Quello che è stato trasformato nel corpo astrale si chiama anima senziente, il corpo eterico così trasformato è l’anima razionale e il corpo fisico così rielaborato inconsapevolmente è l’anima consapevole. E solo quando l’uomo ha sviluppato l’anima consapevole, può poco per volta, all’inizio inconsapevolmente, il Sé spirituale essere elaborato in lui. Poco per volta è elaborato nelle epoche culturali del nostro sviluppo terrestre che Manas si faccia strada nel corpo astrale. L’anima consapevole, dopo che è stata preparata nell’ultimo terzo del tempo atlantico, deve nelle prossime epoche culturali essere trasformata di nuovo attraverso il principio Jahvé-Cristo.
Nel tempo antico-indiano il corpo eterico è attraversato dall’Io entrato ora nell’uomo, nel persiano il corpo astrale è attraversato dall’Io, nell’egiziano l’anima senziente, nel greco-latino l’anima razionale, nella nostra cultura l’anima consapevole, nel tempo « Filadelfia » il Sé spirituale o Manas. Allora gli uomini che si sono resi capaci attraverso gli insegnamenti teosofici e spirituali di riconoscere Cristo, saranno in grado di vederlo in una nuova forma di esistenza, nel suo sottile corpo eterico, perché tornerà.
Attraverso la saggezza, attraverso la teosofia, l’Io è educato così da ricevere Manas o il Sé spirituale e sarà capace di riconoscere di nuovo Cristo. Non per agitare per la teosofia gli insegnamenti teosofici furono dati all’umanità, ma perché erano necessari.
Nel periodo in cui il sesto sigillo è aperto, entrerà attraverso il materialismo crescente qualcosa come una pioggia di meteore e gli altri uomini ascenderanno in uno stato spirituale. Quello che gli uomini spiritualizzati si sono conquistati nella nostra cultura postatlanticum, sarà intimamente pervaso in loro stessi. Quando nel periodo del sesto sigillo tutto quello che l’uomo ha di anima senziente, anima razionale e anima consapevole sarà stato elaborato negli altri arti, allora l’uomo avrà acquisito la capacità, nell’esterno di creare un’impronta dell’interno nei suoi gesti, nei suoi tratti, in tutta la sua vita. Attraverso il fatto che ha lavorato al suo sviluppo, nel quarto, quinto, sesto periodo nell’epoca dei Sigilli sarà proprio capace, attraverso la compenetrazione con queste tre forze dell’anima — l’anima senziente, razionale e consapevole — di lavorare su di sé per poter accogliere Manas.
Quando l’uomo ha realmente percorso un ciclo così che niente più è rimasto, nel linguaggio dell’occultismo lo si designa con 0 o zero. Così gli uomini avranno compenetrato il 3 con il 4. Per il periodo successivo questa compenetrazione del 3 con il 4 è espressa dal fatto che si moltiplica il 3 per il 4; sono stati attraverso 3 cicli, cioè attraverso 3 zeri. Si esprime così: 12 con tre zeri: 12 000.
« E vidi un altro angelo salire dall’oriente, portando il sigillo del Dio vivente, e gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso il potere di danneggiare la terra e il mare e disse: non danneggiate la terra, né il mare, né gli alberi, finché avremo segnato il sigillo di Dio sulla fronte dei servi di Dio. E udii il numero dei sigillati, centoquarantaquattromila sigillati da tutte le tribù dei figli di Israele: dalla tribù di Giuda dodicimila sigillati, dalla tribù di Ruben dodicimila… » (Apk. 7, 2-5) Ora i diversi gruppi di uomini che hanno raggiunto la maturità, sono riuniti nella comunità di Filadelfia alla maturità nella fratellanza, perché un’anima compatisce con l’altra. Tutti quelli che dai diversi gruppi si sono separati, ora si possono moltiplicare insieme, perché vivranno così gli uni negli altri, che non si disturberanno, che un’anima farà penetrare un’anima: 12 volte 12 000, questo dà il numero 144 000.
Questi sono quelli che formeranno la società umana nel periodo del sesto sigillo. L’apocalittico conosce i segreti dell’intera evoluzione e li racconta in un linguaggio così poco comprensibile in generale, perché gli uomini proprio attraverso lo sforzo di penetrare negli enigmi, saranno in grado di sviluppare l’anima consapevole.
Quello che oggi viene presentato come teosofia, è appropriato per l’epoca attuale. In tempi successivi sarà presentata una forma completamente diversa di saggezza. Le anime che oggi si preparano attraverso l’accoglimento della teosofia, negli prossimi secoli accoglieranno nuove forme di saggezza. Quello che oggi è cultura essoterica, era nei tempi antichi saggezza misterica.
In tutti gli antichi misteri vi era un ultimo livello nel quale il discepolo viveva il Mistero del Golgota. Così si dava al sarcofago, nel quale il discepolo viveva la crocifissione, la sepoltura e dal quale viveva la resurrezione, la forma della croce. Dal Mistero del Golgota questo fatto è diventato essoterico.
Il senso conservatore sempre si oppone al fatto che l’esoterico sia reso essoterico. Così Cristo era considerato come uno che portava fuori l’esoterico. Ma deve sempre, quando il tempo è giunto, l’esoterico essere portato fuori. Se avessimo potuto seguire l’apocalittico lì dove ha parlato ai suoi discepoli, avremmo potuto udire tutto quello che oggi ci viene detto.
Nel periodo in cui il sesto sigillo è aperto, appariranno gli uomini della dodici, e ugualmente nel sesto stato accadrà la salvezza della « grande prostituta Babilonia ». In questo sesto stato la terra avrà ripetuto Saturno, Sole e Luna-terra, più lo stato proprio terrestre, la terra di Giove e avrà infine sulla terra di Venere dietro di sé cinque ronde. Allora è giunto il sesto stato; ma non ancora lo stato di Vulcano per gli eletti. Perciò si dice: « I cinque sono caduti » — e quello che si è preservato come resto: — « l’uno è » — e il settimo: — « l’altro ancora non è venuto ». (Apk. 17, 10) Così vediamo come ritroviamo la teosofia negli insegnamenti dell’apocalittico.
Ma quelli che si sono rivelati immaturi nel tempo della terra di Venere, che si sono posti sotto il dominio di Sorat, devono ora separarsi su una sfera particolare, mentre gli altri sette vanno verso il basso e di nuovo verso l’alto. Così cade fuori la colonia di Sorat. I maghi neri abitano questa ottava sfera, che va a sinistra, e la bestia ospita tutto quello che cade fuori: questo è l’ottavo stato. Così potremmo trovare tutti gli insegnamenti teosofici nell’Apocalisse.
Quanto più gli uomini progrediscono, tanta più forza è necessaria per spiritualizzare coloro che sono rimasti indietro. Perciò quelli che sono i più profondamente iniziati, Mosè ed Elia, vengono chiamati, perché lì sono necessarie forti forze. Erano già profondamente iniziati; perciò possono in quel lontano futuro stare così in alto che possono agire in maniera particolare. Ma il karma è una legge a cui tutti sono sottoposti; perciò quelli che prima del Mistero del Golgota erano stati iniziati, devono recuperare quanto segue:
I tre giorni e mezzo durante i quali il vecchio iniziato era stato iniziato, sono caduti fuori dal suo sviluppo. L’iniziato dovette infatti lasciare il suo corpo in questi tre giorni e mezzo. Così in questi giorni l’Io non poteva lavorare alla trasformazione del suo corpo fisico, del suo corpo eterico e del suo corpo astrale. Perciò devono attraverso tre giorni e mezzo in futuro lasciare il loro corpo fisico al mondo esteriore. Così leggiamo: « E… i loro cadaveri rimarranno sulla piazza della grande città per tre giorni e mezzo ». (Apk. 11,9) Persino le azioni che sono state portate all’umanità come sacrificio, devono trovare il loro equilibrio cosmico.
Così i veggenti spirituali attraverso i millenni hanno parlato ai veggenti spirituali e troviamo tutto eccetto i nomi nell’Apocalisse di nuovo. Come Paolo dice: « Vivo, ma non sono più io; Cristo vive in me » (cfr. Gal. 2, 20), troviamo questo di nuovo lì. Nell’Io risplende il Cristo. Così l’Io sarà compenetrato dal Cristo; colui che con il suo nome può fecondare l’Io, questo è il Cristo: « … e un nome è scritto, il quale nessuno conosce, se non colui stesso ». (Apk. 19, 12)
Anche che la terra sarà spiritualizzata nella nuova Gerusalemme, questo ci viene detto. Allora non c’è più un sole esteriore; le essenze spirituali corrispondenti sono quelle che diffondono luce. Lì si dice: « … e la città non avrà bisogno di sole, né di luna che le risplendano » (Apk. 21, 23)
Sempre l’apocalittico mostra nell’immagine l’evoluzione dell’umanità; vede il Condottiero, che prima fu annunciato come Vishva Karman, poi come Ahura Mazdao, e punta su di Lui, su Cristo. Per illuminare ciò che sta nell’Apocalisse, dobbiamo ancora sottolineare la trasformazione degli organi che si sviluppano nell’uomo, per prendere altra forma; hanno ora per così dire la predisposizione a trasformarsi. Il muscolo cardiaco si distingue dagli altri muscoli, che sono sotto la volontà dell’uomo, per il fatto che il cuore è un muscolo involontario eppure è striato come tutti i muscoli volontari. Il cuore è sulla via di diventare un organo che funziona completamente diversamente; possiamo già trovarlo accennato da questo.
Sempre più potente diviene quello che esce dall’organo vocale; quello che noi parliamo per esprimere i nostri pensieri, plasma già l’aria così, la forma già così come pensiamo. Ma sempre più potente diverrà la parola. Attraverso la parola che esce dalla gola, l’uomo un giorno creerà il suo simile. Quell’essenza che è l’Alfa e l’Omega, è indicata da colui che porta la spada in bocca.
L’Agnello, che sarà Signore su ciò che è inferiore, forma uno dei Sigilli. Come Sorat è scacciato nell’ottava sfera dalla donna che ci mostra un altro sigillo rosacrociano; il veggente può vederlo anche oggi nel mondo spirituale. Così questi sigilli rosacrociani agiscono in modo risvegliatore, quando ci si immerge in essi con consapevolezza. Ma abbiamo visto come si devono prendere letteralmente i documenti religiosi. La teosofia è l’unico commentario possibile per l’Apocalisse e deve preparare la comunità di Filadelfia; sta quindi nel piano dell’evoluzione terrestre che ci sia una teosofia. Così grandi individualità agiscono in diversi punti della nostra terra, per dare la teosofia agli uomini che sono capaci di accoglierla.
Nota editoriale
RUDOLF STEINER Dalla scrittura per immagini dell’Apocalisse di Giovanni Appunti di partecipanti da quattro conferenze tenute a Monaco dal 22 aprile al 15 maggio 1907, e da dodici conferenze a Kristiania (Oslo) dal 9 al 21 maggio 1909 1991 RUDOLF STEINER VERLAG DORNACH/SVIZZERA
Pubblicata secondo appunti dei partecipanti non revisionati dal conferenziere, incompleti, a cura dell’Amministrazione della Eredità Rudolf Steiner L’edizione è stata curata da Paul G. Bellmann e Konrad Donat 1ª edizione, Gesamtausgabe Dornach 1991 Numero nella bibliografia: 104 a Disegno sulla copertina di Rudolf Steiner Tutti i diritti presso l’Amministrazione della Eredità Rudolf Steiner, Dornach/Svizzera © 1991 by Amministrazione della Eredità Rudolf Steiner, Dornach/Svizzera Tipografia: Utesch Satztechnik GmbH, Amburgo/Stampa: Greiserdruck Rastatt Stampato in Germania ISBN 3-7274-1045-0
Sulle pubblicazioni delle conferenze di Rudolf Steiner
La base della scienza dello spirito orientata antroposoficamente è costituita dalle opere scritte e pubblicate da Rudolf Steiner (1861-1925). Inoltre, egli tenne negli anni dal 1900 al 1924 numerose conferenze e corsi, sia in pubblico sia per i membri della Società Teosofica e, successivamente, della Società Antroposofica. In un primo tempo egli desiderava che le sue conferenze, tenute completamente liberamente, non fossero messe per iscritto, poiché erano intese come «comunicazioni orali, non destinate alla stampa». Ma dopo che sempre più appunti incompleti e scorretti dei partecipanti venivano redatti e diffusi, si vide costretto a regolamentare l’attività di trascrizione. Incaricò di questo compito Marie Steiner-von Sivers. A lei spettava la designazione di coloro che stenografavano, l’amministrazione degli appunti e la revisione dei testi necessaria per la pubblicazione. Poiché Rudolf Steiner, per mancanza di tempo, poteva correggere gli appunti solo in rarissimi casi, deve essere considerata, riguardo a tutte le pubblicazioni di conferenze, la sua avvertenza: «Bisogna semplicemente accettare che nelle bozze non riviste da me si trovino errori».
Riguardo al rapporto fra le conferenze per i membri, che in un primo tempo erano accessibili solo come stampe manoscritte interne, e i suoi scritti pubblici, Rudolf Steiner si esprime nella sua autobiografia «Il mio cammino di vita» (capitolo 35). Il testo corrispondente è riprodotto alla fine di questo volume. Quanto detto lì vale ugualmente anche per i corsi su singoli campi disciplinari, che si rivolgevano a un numero limitato di partecipanti, familiari con i fondamenti della scienza dello spirito.
Dopo la morte di Marie Steiner (1867-1948) fu iniziata, secondo le sue direttive, la pubblicazione dell’Opera Omnia di Rudolf Steiner. Il presente volume costituisce una parte di questa Opera Omnia. Ove necessario, all’inizio delle note si trovano informazioni più dettagliate riguardanti i materiali testuali.
Da un ciclo di quattro conferenze tenute a Monaco dal 22 aprile al 15 maggio 1907
Annotazioni
Circa questa edizione
Sulla strutturazione del testo: la prima conferenza di Monaco è stata trascritta da Hilde Stockmeyer e Maisch, le altre tre conferenze da Mathilde Scholl di Colonia. Non è noto da chi provengano gli appunti delle conferenze di Oslo. Non sono disponibili stenogrammi originali. Gli appunti molto brevi degli ascoltatori delle conferenze di Oslo riproducono il contenuto delle conferenze solo in modo molto insufficiente. Lacune, ineguaglianze stilistiche e passi qua e là difficili da comprendere non devono dunque essere attribuiti al conferenziere. Per il resto si raccomanda, nello studio di queste conferenze, di consultare i passi paralleli corrispondenti del Corso sull’Apocalisse di Norimberga (O.O. 104). Il titolo del volume proviene dai curatori.
Sui brani evangelici e apocalittici: i passi citati delle conferenze di Monaco sono stati riportati da Rudolf Steiner secondo la traduzione biblica di Lutero, mentre i brani delle conferenze di Oslo secondo la traduzione del Nuovo Testamento di Weizsäcker.
Pubblicazioni precedenti: la prima, la seconda e la terza conferenza di Monaco sono già state pubblicate nel supplemento al settimanale « Das Goetheanum »: « Ciò che accade nella Società Antroposofica. Notizie per i suoi membri », 22º anno, 1945, nn. 17-19. Le conferenze di Oslo vengono pubblicate qui per la prima volta.
Annotazioni al testo
Gli scritti di Rudolf Steiner all’interno dell’Opera Omnia (O.O.) sono indicati nelle Annotazioni con il numero bibliografico. Vedere anche la rassegna alla fine del volume.
Alla pagina:
24 « Il Cristianesimo come fatto mistico »: « Il Cristianesimo come fatto mistico e i Misteri dell’antichità », O.O. 8.
Quello che ora si chiama « Religione cristiana »: Letteralmente: « Quello che attualmente si chiama religione cristiana esisteva già presso gli antichi e non mancava negli inizi del genere umano, e quando Cristo apparve nella carne, la vera religione, che già esisteva prima, ricevette il nome di cristiana. » Agostino, Retractationes I, 13, 3.
25 nel mio libro « Teosofia »: « Teosofia. Introduzione alla conoscenza soprasensibile del mondo e alla determinazione umana », O.O. 9.
26 « Mio Dio, mio Dio, come mi hai glorificato! »: Vedere a questo proposito la conferenza del 12 settembre 1910, in « Il Vangelo di Matteo », O.O. 123.
28 i Misteri orfici e i Misteri eleusini: Vedere i cicli di conferenze « Meraviglie mondiali, prove dell’anima e rivelazioni dello spirito », O.O. 129, « Configurazioni dei Misteri », O.O. 232, e « La storia mondiale alla luce dell’Antroposofia », O.O. 233.
Leggenda di Sigfrido: Vedere la conferenza del 21 ottobre 1904: « La Leggenda di Sigfrido », in « Esoterismo e storia mondiale nella mitologia greca e germanica », Dornach 1955.
Crepuscolo degli dèi: Cfr. la conferenza del 14 agosto 1908 nel ciclo di conferenze « Mondo, Terra e Uomo », O.O. 105, e E. Uehli, « La mitologia nordico-germanica come storia dei Misteri », Cap. XII; Basilea 1926.
« Chorus mysticus »: Nell’ultima scena della 2ª parte del « Faust » di Goethe.
Morte di paglia: La morte che sopravviene senza intervento esterno violento, in contrapposizione alla morte sul campo di battaglia.
Valchirie: Le fanciulle eroiche della mitologia germanica.
29 Hagen: Uno dei principali eroi dei Nibelunghi; uccide Sigfrido a tradimento dopo una caccia, mentre beve a una sorgente.
33 Giorno commemorativo: Giorno in memoria di Helena Petrovna Blavatsky (nata nel 1831), che morì l’8 maggio 1891; fondò nel 1875, insieme a Henry Steel Olcott (1832-1907), la Società Teosofica.
36 l’« Iside svelata »: « Isis unveiled, a master-key to the mysteries of ancient and modern science and theology », 1876, 2 voll.; edizione tedesca Lipsia 1907-08.
37 Gli avversari della vita spirituale: Vedere la conferenza di Rudolf Steiner del 14 ottobre 1917, in « I fondamenti spirituali del mondo esterno. La caduta degli spiriti dell’oscurità », O.O. 177.
39 la formazione del Manas, del Budhi o dell’Atma: Designati da Rudolf Steiner nella « Teosofia », O.O. 9, (Cap. Corpo, Anima e Spirito) come Io-spirito, Spirito vitale e Uomo-spirito.
40 Diana: Antica divinità silvestre italica; protettrice della natura selvaggia e delle donne. Fu identificata con l’Artemide greca.
42 Nicolaiti: I Nicolaiti menzionati in Apoc. 2, 6 e 15 sono cristiani pagani di Pergamo; disprezzavano i precetti del Vecchio Testamento riguardanti l’astensione dalle carni sacrificate agli idoli e da certe unioni coniugali designate come fornicazione.
55 Leggenda aurea: Vedere a questo proposito le conferenze « Sul tempio perduto e da ricostruire in connessione con la Leggenda della Croce o Leggenda aurea », in « La Leggenda del Tempio e la Leggenda aurea come espressione simbolica dei segreti evolutivi passati e futuri dell’uomo », O.O. 93, nonché la conferenza del 21 maggio 1907, in « Immagini di sigilli occulti e colonne. Il Congresso di Monaco Pentecoste 1907 e i suoi effetti », O.O. 284, pp. 63-70 (dell’edizione 1977), e l’annotazione particolare « Sulla Leggenda aurea e sulle due colonne », pp. 185/186 a.a.O.
58 Congresso: IV Congresso annuale della Federazione delle Sezioni Europee della Società Teosofica, dal 18 al 21 maggio 1907 a Monaco.
i sette sigilli apocalittici: Vedere la conferenza del 21 maggio 1907, « Spiegazioni sull’allestimento e la configurazione della sala del Congresso », in « Immagini di sigilli occulti e colonne… » (vedere annotazione a p. 55) e le illustrazioni alla fine del volume.
Il sesto e il settimo sigillo planetario furono configurati da Rudolf Steiner solo quattro anni dopo per la casa di Stoccarda. Cfr. anche le osservazioni alla fine delle Annotazioni.
74 in un cestino immerso nell’acqua: Nel 2º libro di Mosè 2, 3 si legge: « Quando ella non poté più tenerlo nascosto, si procurò un cestino di papiro, lo impeciò di bitume e di pece, vi mise dentro il bambino e lo depose tra i giunchi sulla riva del Nilo. »
76 Tacito ci racconta: Publio Cornelio Tacito (circa 55-120), lo storiografo romano, nella sua opera « De origine et situ Germanorum » (generalmente nota col titolo « Germania »).
83 « Nel tuo Nulla… »: « Faust » II (Atto 1º, Palazzo imperiale, Galleria oscura, verso 6255).
84 « Piuttosto mendicante sulla terra… »: Omero nell’11º canto dell’« Odissea ».
87 Kassapa: Questo discepolo di Buddha è chiamato anche Maha-Kassapa perché fu uno dei principali sostegni della comunità buddhista. Dopo la sua conversione assunse subito un rango molto elevato fra i discepoli di Buddha. Secondo la leggenda, dopo la morte di Buddha convocò la prima assemblea e la presiedette come suo capo. È designato come il raccoglitore del Canone ed è il primo patriarca buddhista.
i resti mortali del Salvatore del Golgota: Cfr. anche il ciclo di conferenze di Karlsruhe « Da Gesù a Cristo », O.O. 131 (7ª, 8ª e 10ª conferenza 11º, 12º e 14º ottobre 1911).
88 « Maestri della Saggezza e dell’Armonia dei Sentimenti »: Vedere « Sulla storia e dai contenuti della prima sezione della Scuola Esoterica 1904-1914 », O.O. 264, Cap. « Dall’insegnamento dei Maestri della Saggezza… », pp. 199-240 e Appendice pp. 241-259.
90 Mito di Prometeo: Vedere la conferenza berlinese del 7 ottobre 1904 su « La leggenda di Prometeo », in « La Leggenda del Tempio e la Leggenda aurea… », O.O. 93, pp. 47-57.
Eschilo, 525-456 a.C., principale fondatore della tragedia attica, il più antico dei tre grandi tragici greci, nella sua trilogia « Prometheia ».
Talete di Mileto, circa 625-circa 545 a.C., filosofo greco, uno dei « Sette Saggi », fondatore della filosofia.
Eraclito di Efeso, circa 540 (544)-480 (483) a.C., filosofo greco.
Marco Aurelio, 121-180, soprannominato « il Filosofo »; imperatore romano dal 161.
Lucio Anneo Seneca, circa 4 a.C.-65 d.C., politico, filosofo e poeta romano.
Celso, filosofo greco del II secolo; scrisse circa nel 180 l’opera sul « Logos vero », che è la prima polemica contro il Cristianesimo; andò perduta, ma è conservata sostanzialmente nel contenuto nella controreplica di Origene « Contra Celsum ».
91 Francis Bacon, 1561-1626, filosofo rinascimentale inglese.
Benedetto Spinoza, 1632-1677, filosofo olandese.
95 così anche la ricerca spirituale parla dell’antico, grande Saturno: Vedere le esposizioni di Rudolf Steiner in « La Scienza occulta nei suoi lineamenti generali », O.O. 13, 1989, pp. 156-173.
99 Scaldi: Cantori nordantichi del 9º al 13º secolo.
La divinità Jahvé-Cristo: Cfr. il seguente passo di conferenza: « Chi vide Mosè nel roveto ardente e nel fuoco sul Sinai? Il Cristo! Ma come non si vede direttamente la luce del sole sulla luna, bensì riflessa, così egli vide in una riflessione il Cristo. E come noi la luce del sole, quando la vediamo riflessa dalla luna, la chiamiamo luce lunare, così allora il Cristo fu chiamato Jahvé o Geova. Quindi Jahvé o Geova non è nient’altro che il riflesso del Cristo, prima che questi stesso apparisse sulla terra. Così il Cristo si annunciò all’umanità, che non poteva ancora contemplarlo nella sua essenza propria, indirettamente, come nella notte di plenilunio altrimenti oscura la luce del sole si annuncia attraverso i raggi lunari. Jahvé o Geova è il Cristo, ma non visto direttamente, bensì come luce riflessa. » (Basilea, 21 settembre 1909, in « Il Vangelo di Luca », O.O. 114, p. 140 delle edizioni dal 1968).
100 nell’economia spirituale del mondo: Vedere le conferenze su « Il principio dell’economia spirituale in connessione con le questioni della reincarnazione », O.O. 109.
101 Melchisedek: Vedere fra l’altro la conferenza del 4 settembre 1910, in « Il Vangelo di Matteo », O.O. 123.
102 Colombano, Gallo, Patrizio: I grandi missionari irlandesi della fede.
La copia-Io di Gesù: Cfr. le esposizioni nella conferenza su « Questioni di reincarnazione più intime », in « Il principio dell’economia spirituale… », O.O. 109, 1979, spec. pp. 59 e 60.
103 Leggenda del Santo Graal: Vedere il ciclo di conferenze « Cristo e il mondo spirituale. Dalla ricerca del Santo Graal », O.O. 149, e Chrétien de Troyes, « Perceval o la storia del Graal » (tradotto da Konrad Sandkühler), Stoccarda 1957.
104 l’orientamento spirituale rosacrociano: Vedere la conferenza « Chi sono i Rosacrociani? », in « La conoscenza del soprasensibile nel nostro tempo e il suo significato per la vita odierna », O.O. 55, pp. 174-206.
Christian Rosenkreutz: Vedere le conferenze su « La missione di Christian Rosenkreutz », in « Il Cristianesimo esoterico e la guida spirituale dell’umanità », O.O. 130.
108 dove le Sfingi incontrano Mefistofele: « Faust » II, Notte di Valpurga classica, Al Peneo superiore.
Giacobbe poté quindi ingannarla: 1º Mosè 27, 1-45.
110 il cavallo bianco ecc.: Vedere l’illustrazione del cavallo bianco, rosso, nero e giallo sul terzo sigillo apocalittico.
114 Il sigillo con le due colonne: Vedere l’illustrazione del quarto sigillo apocalittico.
119 attraverso lo spirito di Mammona: Attraverso Arimane.
130 uno dei sigilli: Vedere il secondo sigillo apocalittico.
un altro sigillo rosacrociano: Il sesto sigillo apocalittico.
Circa le illustrazioni che seguono la p. 144 (vedere anche annotazione alla pagina 58)
Le prime sette illustrazioni sono riproduzioni dei sette sigilli apocalittici. Furono dipinte a colori su tavole da Clara Rettich secondo progetti di Rudolf Steiner per l’allestimento artistico della sala in cui si tenne il Congresso della « Federazione delle sezioni europee della Società Teosofica » a Pentecoste 1907 a Monaco. Queste tavole originali non si sono conservate. Come modelli per le riproduzioni che seguono servirono le riproduzioni monocrome della cartella « Immagini di sigilli occulti e colonne » apparsa nel 1907.
Dei sigilli planetari riprodotti in seguito — indicati nel testo a p. 58 da Rudolf Steiner come vignette — i primi cinque erano contenuti nel libretto del programma per il Congresso di Monaco, assegnati ai cinque giorni del Congresso (sabato: Saturno; domenica: Sole; lunedì: Luna; martedì: Marte; mercoledì: Mercurio). Gli ultimi due sigilli planetari — Giove e Venere — furono configurati da Rudolf Steiner solo quattro anni dopo per gli ambienti di Stoccarda.
(Riproduzioni a colori dei sette sigilli apocalittici, eseguite da Clara Rettich nel 1911 per gli ambienti della sezione di Stoccarda, nonché una riproduzione in facsimile del libretto del programma con le cinque « vignette » e le correzioni manoscritte di Rudolf Steiner, sono contenute in « Immagini di sigilli occulti e colonne. Il Congresso di Monaco Pentecoste 1907 e i suoi effetti », O.O. 284, Dornach 1977.)
REGISTRO DEI NOMI
Abele 57 Abramo 29, 101 Adamo 55 Asvero 47 Eschilo 90 Agostino 24, 91, 92, 102, 103 Bacon 91 Balaam 81 Blavatsky 33-38, 43 Buddha 26, 27, 87 Celso 90 Colombano 102 Eckhart 102 Elia 74, 128 Esaù 108 Faust 83 Francesco d’Assisi 102, 103 Copernico 92 Maitreya-Buddha 87 Marco Aurelio 90 Melchisedek 74, 83, 101 Mosè 55, 65, 67, 74, 85, 86, 89, 100, 104, 128 Nerone 64 Noè 107 Olcott 35 Parzival 103, 105 Patrizio 102 Paolo 65, 67, 68, 85, 104, 109, 129 Pitagora 26, 74 Raffaello 123 Rishis 73, 80, 82, 93, 100 Rosenkreutz 104 Gallo 102 Goethe 28 Hagen 29 Eraclito 90 Hermes 26, 27, 73, 75, 81, 82, 100 Giacobbe 108 Geremia 74 Caino 57, 58 Kassapa 87 Keplero 92 Sem 100, 101 Seneca 90 Seth 55, 57 Sigfrido 28, 29 Sig 28 Spinoza 91 Tacito 76 Taulero 102 Talete 90 Zarathustra 73, 74, 82, 83, 91, 93, 94, 96, 100, 117
SULLE TRASCRIZIONI DELLE CONFERENZE
Dall’Autobiografia di Rudolf Steiner « Il mio corso di vita » (Cap. 35º, 1925)
Dalla mia attività antroposofica risultano ora due esiti: primo, i miei libri pubblicati davanti al mondo intero; secondo, una grande serie di corsi, che in un primo tempo erano concepiti come edizione privata e vendibili solo ai membri della Società Teosofica (in seguito Antroposofica). Si trattava di trascrizioni fatte durante le conferenze più o meno bene, che — per mancanza di tempo — non potei revisionare personalmente. Avrei preferito che la parola pronunciata oralmente restasse parola pronunciata oralmente. Ma i membri vollero l’edizione privata dei corsi. E così essa ebbe origine. Se avessi avuto tempo di revisionare le cose, la limitazione « Solo per i membri » non avrebbe dovuto sussistere fin dall’inizio. Ora essa è stata abbandonata da più di un anno.
Qui nel mio « Corso di vita » è necessario soprattutto dire come i due elementi — i miei libri pubblicati e queste edizioni private — si inseriscono in quello che sviluppai come Antroposofia.
Chi vuole seguire il mio proprio interiore sforzo e lavoro per presentare l’Antroposofia alla consapevolezza del tempo presente, deve farlo sulla base degli scritti generalmente pubblicati. In essi mi confrontai anche con tutto quello che esiste come ricerca della conoscenza nel nostro tempo. Lì è dato quello che si configurò sempre più in me nella « contemplazione spirituale », quello che divenne l’edificio dell’Antroposofia — sebbene sotto molti aspetti in forma imperfetta.
A questa esigenza, di costruire l’« Antroposofia » e di servire solo a quello che risultava dal comunicare comunicazioni dal Mondo spirituale al mondo della formazione generale odierna, si affiancò però l’altra, di venire pienamente incontro anche a quello che dalla membership si manifestava come bisogno d’anima, come anelito dello spirito.
C’era soprattutto una forte inclinazione ad ascoltare i Vangeli e il contenuto della Bibbia in generale esposti alla luce che si era rivelata come antroposofica. Si volevano ascoltare i corsi su queste rivelazioni date all’umanità.
Nel momento in cui i corsi di conferenze interne furono tenuti secondo queste esigenze, si aggiunse qualcos’altro. A queste conferenze erano presenti solo i membri. Essi erano familiari con le comunicazioni iniziali dell’Antroposofia. Si poteva parlare loro nello stesso modo in cui si parlava a coloro che erano avanzati nel campo dell’Antroposofia. L’atteggiamento di queste conferenze interne era tale da non poter essere quello degli scritti che fossero stati completamente destinati al pubblico.
Avevo il diritto di parlare nei circoli interni di certe cose in una maniera che, per la presentazione pubblica, se fossero state destinate a essa fin dall’inizio, avrei dovuto configurare diversamente.
Così nella dualità, negli scritti pubblici e privati, sta di fatto qualcosa che proviene da due fondamenti diversi. Gli scritti completamente pubblici sono il risultato di quello che si muoveva e lavorava in me; nelle edizioni private lotta e lavora anche la Società. Ascolto le oscillazioni nella vita interiore della membership, e nella mia viva immediatezza in ciò che sento, nasce l’atteggiamento delle conferenze.
Non è detto da nessuna parte, neppure nel minimo grado, nulla che non fosse puro risultato dell’Antroposofia che si costruisce. Di nessuna concessione a pregiudizi o premonizioni della membership si può parlare. Chi legge queste edizioni private, può prenderle nel senso più pieno proprio come quello che l’Antroposofia ha da dire. Perciò fu anche possibile, quando le accuse in questa direzione divennero troppo pressanti, abbandonare senza esitazioni il sistema di diffondere queste edizioni solo nel circolo della membership. Sarà solo necessario accettare che nelle copie che non ho revisionato personalmente si trovino difetti.
Un giudizio sul contenuto di un’edizione privata come questa potrà essere concesso solo a colui che conosce quello che viene assunto come presupposto del giudizio. E questo, per la maggior parte di queste edizioni, è almeno la conoscenza antroposofica dell’uomo, del Cosmo, nel modo in cui la sua essenza viene presentata nell’Antroposofia, e di quello che si trova come « storia antroposofica » nelle comunicazioni dal Mondo spirituale.
In memoria di Frater Stefano Ravaglia
anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.
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