È del tutto plausibile, probabilmente anche per voi, che in questo momento numerose questioni di grande importanza stiano preparandosi nell’evoluzione europea, che, per così dire, decisivi mutamenti si prospettino. Ciò può giustificare se oggi in forma episodica e insieme—devo sottolinearlo, rispetto all’evoluzione nel tempo non è possibile diversamente—in forma aforistica, riprendiamo retrospettivamente talune considerazioni riguardanti ciò che si connette con il determinarsi degli attuali eventi catastrofici. Certamente tenteremo, perché così conviene entro il nostro movimento antroposofico, di utilizzare ciò che avrò da dire, una sorta di somma di osservazioni storiche esposte aforisticamente, per collegare ad esse forse già domani considerazioni più ampie di natura spirituale, storico-spirituale. Tuttavia non si dovrà presumere che ognuno di voi disponga dei fondamenti per prospettive ulteriori, qualora esse siano da acquisire dalle basi della scienza dello spirito, i fondamenti effettivi, sensibilmente percettibili; perciò vorrei oggi semplicemente esporre alcuni di questi fondamenti fattuali al vostro cospetto. È anche necessario che si sviluppi il sentimento che l’umanità non avrà più il diritto interiore di procedere sonnolenta sulla storia contemporanea e di lasciar accadere ciò che accade, bensì il sentimento opposto deve prevalere nella nostra epoca dello sviluppo dell’anima cosciente: che ognuno tenga gli occhi aperti e con consapevolezza vigile segua imparzialmente almeno gli eventi che accadono. È naturale che non tutti si trovino in posizione tale da poter sfruttare in qualche modo una tale conoscenza. Ma nessuno di noi può sapere quando, in misura piccola o grande, sarà chiamato a consigliare, a influenzare questo o quello, e avrà allora bisogno di una conoscenza aperta, imparziale degli eventi.
Certamente molto di ciò che è evento recentissimo, nel suo collegamento con la restante evoluzione storica, presto invecchierà; molte questioni di evento recente e significativo avranno scarso peso per l’ulteriore corso della stessa storia umana esterna del mondo civile. Tuttavia in futuro sarà necessario che ci si ponga di fronte a ciò che accade con occhio aperto e consapevolezza vigile. Perciò sarà bene, per acquisire il sentimento, la sensazione di come ci si debba porre di fronte agli eventi, seguire molte delle vicende passate.
Solo preliminarmente desidero dire: nel corso del tempo in cui questi eventi catastrofici sono stati visibili esternamente, chiaramente visibili anche ai dormienti, nella forma della cosiddetta guerra degli ultimi quattro anni e mezzo, ho pronunciato a voi numerose parole, ora qui ora là, per illuminare questa o quella questione. E desidero quindi osservare preliminarmente che ora, dove si svolgono fatti decisivi, sebbene non portino a conclusione—non vorrei affatto diffondere questa credenza, che si stia dinanzi a una conclusione—, ma dove in certo senso avvengono fatti decisivi per il giudizio sulla situazione complessiva, in questo momento desidero sottolineare esplicitamente che mi trovo esattamente sullo stesso punto di vista riguardante l’illuminazione degli eventi su cui stavo all’inizio dell’irrompere della cosiddetta catastrofe bellica. Uno dei fatti più significativi che l’umanità ha potuto constatare nel corso di questi ultimi anni è quanto immensamente forte, quanto incalcolabilmente forte sia stato possibile corrompere il giudizio umano da ogni parte, di condurre il giudizio umano in false direzioni, in particolare conducendolo in false direzioni nel fatto che sempre da diverse parti ci si è sforzati di estrarre le massime del giudizio, le direzioni del giudizio da angolature errate. Non è vero, nel corso di questi anni sono stati espressi giudizi dai più disparati ambiti di interessi. Ogni cosiddetta nazione aveva infine il suo ambito di interessi e giudicava con più o meno, per lo più meno, conoscenza dei fatti accaduti. E da posti autorevoli, almeno da posti discutibilmente autorevoli—ma si potrebbe dire: dov’erano altri negli ultimi quattro anni e mezzo?—questa falsa direzione, in cui questi giudizi si muovevano, è stata alimentata in molti modi e utilizzata in molti modi per conseguire questo o quello.
Soprattutto dal scoppio della cosiddetta guerra fino ad oggi da punti di vista assai diversi, si potrebbe dire da interessi assai diversi, la cosiddetta questione della colpa ha avuto un grande ruolo in questi eventi. In ciò che gli uomini hanno giudicato da una parte o dall’altra, questa cosiddetta questione della colpa ha avuto un ruolo significativo. Ma non si può dire che questa cosiddetta questione della colpa abbia giocato un ruolo favorevole. Proprio questa questione della colpa e il modo in cui ha guidato il giudizio pubblico ha avuto un effetto enormemente corruttore sulla capacità di giudizio intellettuale e morale degli uomini. E infinitamente molto dovrà essere riparato, e potrà essere riparato soltanto per via spirituale, se la corruzione, che si è verificata riguardante la torsione del giudizio intellettuale e morale su tutto il mondo civile, dovrà essere di nuovo in qualche misura corretta. Su questo non ci si può dispensare dal sottolineare: fra i molti giudizi che sono stati espressi, vi sono certamente quelli che sono stati espressi in buona fede, anche se non sempre con una vera consapevolezza, con una vera consapevolezza responsabile nei confronti della parola. Vi sono quelli che in buona fede sono stati espressi anche sulla base di ciò che allora si sapeva, cosicché non si dovrebbe elevare accusa alcuna rispetto all’una o all’altra direzione di giudizio. Ma soprattutto il corso degli eventi stesso non avrà inizialmente un effetto correttivo sul giudizio. Il corso degli eventi potrebbe piuttosto influenzare i giudizi in senso sfavorevole, e proprio a un movimento spirituale orientato antroposoficamente si addicerebbe di correggere in se stesso e negli altri molte cose semplicemente elevando tutto il livello del giudizio, tutto il livello della valutazione al di fuori di quelle sfere in cui finora i giudizi su tutto il mondo sono stati espressi e portandoli in illuminazione completamente diversa.
Si tratta soprattutto del fatto che certamente, favorito dal corso degli eventi, un gran numero di persone ora darà ragione a coloro che possono dire: l’abbiamo sempre detto, dalle potenze medioeuropee, senza esserne provocate, è stata messa in scena una guerra. Si deve attribuire la colpa alle potenze medioeuropee. Ebbene, dirigere il giudizio in questa direzione non ha il minimo senso rispetto ai fatti reali. E se si volesse procedere dalla questione immediata—parlo ora di una questione immediata—della colpa, con un giudizio equo certamente non si potrebbe giungere a trattare affatto la questione da questo punto di vista appena toccato. La questione: «hanno avuto colpa le potenze medioeuropee nello scoppio di questa guerra?» questa questione in realtà non ha alcun serio significato. E se ci si oppone a ciò, principalmente perché portare il giudizio in questa direzione non ha alcun contenuto tangibile e serio.
Ha ancor meno senso rispetto ai fatti che devono assolutamente venire alla luce pubblica, parlare del fatto che da parte delle potenze medioeuropee si voleva condurre una guerra preventiva, che una cosiddetta guerra preventiva doveva essere condotta. Questa opinione, che avrebbe consistito nel fatto che da parte delle potenze medioeuropee si fosse detto: «la guerra deve comunque venire, allora verrebbe in condizioni più sfavorevoli per noi, così iniziamola piuttosto prima, perché allora avremo un certo vantaggio»—questa opinione non ha il minimo senso rispetto ai fatti. Affatto non se ne può parlare, di giungere a un giudizio sulla situazione se si dirige il giudizio in questa direzione. Si tratta veramente di guardare ai fatti completamente senza pregiudizi. E qui—e lo faccio oggi aforisticamente—bisogna certo puntare su dettagli, su dettagli che siano sintomaticamente significativi. Naturalmente non posso tornare fino ad Adamo ed Eva. A ciò si è sempre indotti quando si presenta una narrazione storica con cui si vuol esprimere qualcosa. Ma non posso tornare fino ad Adamo ed Eva. Voglio dirvi inizialmente solo poche cose e estendere le mie considerazioni su un breve arco temporale.
A questo concorre nella nostra disposizione di considerazioni aforistiche il fatto che esternamente il punto di partenza, direi il colpo iniziale di questa cosiddetta guerra è partito dall’ultimatum fabbricato in Austria, inviato alla Serbia. Così sarà forse bene collegare a questo punto di partenza dei cosiddetti eventi bellici da considerare i sintomi storici. Ebbene, proprio questo punto di partenza riconduce fino agli anni settanta del diciannovesimo secolo. Non si può considerare ciò che tra l’allora Austria e la Serbia si è svolto senza tornare indietro fino alla cosiddetta occupazione della Bosnia e dell’Erzegovina da parte dell’Austria-Ungheria nell’anno 1878. Questa occupazione della Bosnia e dell’Erzegovina da parte dell’Austria-Ungheria nel 1878 significa l’inizio di una certa politica austriaca che nel suo ulteriore corso conduce a quello che si può chiamare l’ultimatum austro-serbo. Dai tumulti che in Europa erano sorti dalla guerra russo-turca negli anni settanta era emerso il cosiddetto Congresso di Berlino. E questo Congresso di Berlino, accanto ad altri atti, prevalentemente sotto l’influenza della politica inglese dell’epoca, ha affidato all’Austria il mandato di occupare temporaneamente la Bosnia e l’Erzegovina.
Fondamentalmente molto di ciò che si è svolto nei Balcani si connette con questa occupazione della Bosnia e dell’Erzegovina da parte dell’Austria-Ungheria. Bisogna quindi porre la domanda: come mai è accaduto che l’Austria sia stata indotta a occupare la Bosnia e l’Erzegovina? Ha anche qualche connessione con le cause dello scoppio della guerra russo-turca. Verso sud-est confinano con l’Austria-Ungheria popoli slavi balcanici. Ma l’Austria-Ungheria stessa ha verso sud-est popolazione slava. Ha i sudslavi, ha i croati, ha gli slawoni, che soprattutto questi ultimi, i croati e gli slawoni, si sentono molto affini ai serbi. In Bosnia e in Erzegovina, che fino agli anni settanta stavano in un rapporto alquanto dubbio, ma pur sempre di soggezione alla Turchia, vi era popolazione slava e turca mescolate insieme. Sorsero disordini che inizialmente si presentavano al mondo europeo come disordini diretti contro il dominio dei turchi. Naturalmente, dovrei essere molto più circostanziato se volessi fare più che schizzare, ma voglio solo delinearvi qualcosa. È piuttosto interessante informarsi su come questi disordini, la cui ultima repressione doveva consistere nell’occupazione della Bosnia e dell’Erzegovina da parte dell’Austria, si siano effettivamente prodotti. Poiché proprio il modo come questi disordini si sono prodotti è di straordinaria importanza storica contemporanea.
Se allora si fosse lasciato gli erzegovesi e gli abitanti della Bosnia, i bosniaci, a se stessi al loro destino, probabilmente non sarebbero scoppiati proprio disordini che avrebbero particolarmente turbato l’Europa. Ma tali cose sotto il vecchio regime—non era soltanto il vecchio regime in quel luogo, bensì fondamentalmente il vecchio regime su tutto il mondo civile fino ad ora—tali disordini erano spesso, si può ben dire, fabbricati. Certo, tra i bosniaci e gli erzegovesi erano scoppiati turbamenti; non erano soddisfatti del dominio turco. Ma ciò, se li si fosse lasciati a se stessi, in realtà non avrebbe dovuto turbare e inquietare l’Europa esternamente. Ma ciò che accadde, accadde certamente per iniziativa di numerose assemblee, tenute da generali e ufficiali superiori delle più diverse nazioni, in particolare anche slave, a Vienna. Coloro che principalmente partecipavano a quella rivolta, che precedeva la guerra russo-turca in quelle province dubbie, erano per lo più gente dai paesi vicini, dall’Austria e dalla Dalmazia, cosicché dalmati e montenegrini austro-dalmati furono inviati in Bosnia e in Erzegovina. Le cose da Vienna furono così orchestrate che popolazione dalmatina, seminando disordini, fu mandata nel vicino paese della Bosnia e dell’Erzegovina. Le munizioni necessarie e il materiale bellico furono anche trasportati attraverso i numerosi valichi. Il governo allora si comportò in modo tale che, per mantenersi giustificato di fronte all’Europa, in un valico stabilì gendarmi per catturare qualcuno che passasse con un po’ di munizioni attraverso il valico verso la Bosnia, mentre nello stesso tempo faceva passare liberamente gente dalla Dalmazia e anche da Trieste e attraverso altri valichi con munizioni e materiale bellico.
Poi i disordini furono messi in scena, e da Trieste furono sempre inviati i telegrammi di borsa corrispondenti all’Europa sul corso di questi terribili disordini. E quando una volta i giornalisti del «Neue Freie Presse»—sapete, i giornalisti non solo vogliono intervistare grandi personalità, ma anche gli eventi—vennero là, furono loro mostrati gli eventi. Furono piazzati in un luogo dove era possibile presentare grandi masse insurrezionali, quante non ne avevano affatto mandato. Ma le cose erano disposte così, vedete—io disegno lo schema (viene disegnato)—: qui stavano i bravi giornalisti, e là passavano gli insorti. Ma le disposizioni erano tali—sapete, come a teatro: escono di qua e rientrano di là—che passavano tre volte. Così fu inscenata una rivolta di tale portata mondiale! Naturalmente—i giornalisti potevano anche indicare il numero enorme di persone che avevano visto—, cosa doveva fare il pubblico europeo, che non è credulo d’autorità ma credulo di giornali, se non sapere che vi erano enormi masse di insorti e che doveva accadere qualcosa?
Ebbene, le cose portarono allora al coinvolgimento bellico, condussero al Congresso di Berlino. Allora l’Austria-Ungheria ricevette proprio il mandato di instaurare l’ordine in quelle province, dove tutto era così agitato, dove sempre si doveva temere che scoppiassero disordini. Non le fu data l’annessione—era già il tempo in cui non ci si poteva risolvere a decisioni radicali—le fu dato il mandato dell’occupazione. Era una cosa a metà o a un quarto. Con ciò era stato avviato qualcosa che in certa misura nell’Europa centrale derivava con una certa necessità dalle precedenti differenze che tra la popolazione dell’Europa centrale, la popolazione nordtedesca e l’Austria, gli stati tedeschi del sud nel 1866 erano scoppiate, il che aveva portato che nella politica berlinese sorgesse una certa tendenza a spingere l’Austria come monarchia asburgica più verso l’est, verso il lato slavo. E potete credere che un uomo come me, che stava proprio in mezzo quando si sviluppavano i sentimenti decisivi tra i tedeschi dell’Austria su questi eventi, sappia parlare di questa cosa in modo imparziale, ora dopo così tanti anni, quasi direi decenni. Si trattava del fatto che come fenomeni collaterali di questo spostamento della monarchia asburgica verso l’est slavo doveva prendersi la pressione ai danni dei tedeschi austriaci. Ciò stava naturalmente nella linea e nello stile della politica berlinese nuovamente per la ragione che non potevano esserci due regni nell’Europa centrale con colorazione tedesca decisiva; perciò l’Austria doveva acquisire una colorazione più slava.
Ma con ciò erano date certe precondizioni che, se fossero state indirizzate in canali salutari, sarebbero state straordinariamente adatte, straordinariamente adatte a fare di questa cosiddetta monarchia danubiana un’entità europea con una missione grandiosa. Nulla di più bello si potrebbe immaginare se in questa tendenza, di spostare lentamente la monarchia asburgica verso l’est, gli austriaci tedeschi certamente spinti al muro—ma avrebbero potuto porsi da soli il loro compito—, se attraverso questa cornice che era sorta, all’ora giusta della storia mondiale fosse stata versata una vera missione. Ciò sarebbe stato, si può veramente dire, di immenso significato non solo per l’Europa ma per tutto il mondo civile. Poiché vi era buon materiale in questo territorio dell’Europa. Non bisogna infatti tralasciare quanto segue. I tedeschi austriaci stessi sono così disposti—ho già accennato a alcuni tratti caratteriali—che ogni impulso imperialistico per loro è lontano quanto possibile. È forse nemmeno eccessivo dire, se si ritenesse che si potrebbe votare, non solo sulla parola, ma su ciò che è l’imperialismo come impulso: si troverebbe veramente assai poca gente fra la vera popolazione austro-tedesca che abbia un’idea del fatto che ci si potrebbe dedicare a una cosa simile. Perciò accadde anche che questa popolazione austro-tedesca si oppose con tutte le forze all’occupazione della Bosnia e dell’Erzegovina, che era sì una specie di succedaneo, ma pur sempre una specie di accesso a una politica austriaca imperialista, che era in realtà un’impossibilità storica, perché l’Austria non è costituita in modo da poter mai sviluppare una politica imperialista dalla sua stessa essenza. Questa popolazione austro-tedesca viveva, come già detto, corrotta dal clericalismo, sotto molti aspetti una sorta di esistenza vegetale. Ma da questa esistenza vegetale emerge la possibilità che si sviluppino proprio individualità forti. E certo dal punto di vista dello spirito non poca spiritualità si è sviluppata proprio da questi territori tedeschi dell’Austria, anche nel tempo in cui dalla Germania l’Austria tedesca, perché si voleva slawizzare la monarchia asburgica, fu spinta al muro.
Non bisogna dimenticare che certo entro questo territorio un elemento fortemente sciovinista è straordinariamente presente, elemento che porta il carattere specificamente sciovinista: è l’elemento magiaro, che sempre ha cercato di realizzare il suo sciovinismo in modo spietato e ha anche saputo realizzarlo. È stata sempre una pessima aggiunta, e lo sarebbe stata anche se la cornice austriaca fosse stata in qualche modo riempita di una missione. Ma allora per l’Austria entrano in considerazione gli slavi più disparati, la popolazione slava più disparata, e questa popolazione slava dell’Austria non ha affatto nel periodo che entra in considerazione per la preparazione degli attuali eventi catastrofici, a cui certamente ha una parte assai grande, alcuna politica di natura imperialista nei suoi istinti. Completamente lontana da qualsiasi politica di natura imperialista era la popolazione slava, anche la parte polacca della popolazione austro-slava. E mi rimarrà per sempre indimenticabile quel discorso che nel 1879 Otto Hausner, allora deputato polacco liberale, pronunciò proprio contro l’occupazione della Bosnia e dell’Erzegovina dal punto di vista della condanna di una politica imperialista.
Ciò che gli slavi in Austria facevano era essenzialmente sempre, ma—ecco il brutto—politica nazionale culturale. Volevano mediante la coltivazione della nazionalità, non in modo sciovinista—questo li distingueva o almeno sempre li distingueva dai magiari—procedere come popoli, sviluppare come popoli ciò che sta nei loro istinti. Se si fosse saputo unificare in una missione tutto ciò che stava negli istinti dei diversi popoli dell’Austria e che era entro la cornice dell’Austria, allora veramente da ciò sarebbe potuto sorgere qualcosa di grande e significativo. Poiché la popolazione slava dell’Austria non è mai stata, nemmeno all’inizio di questa catastrofe bellica mondiale, incline a imbarcarsi nell’instaurare una qualche confederazione con la popolazione slava della Russia. La popolazione slava dell’Austria, forse con eccezione della polacca, che vorrebbe avere il suo proprio regno unito, ma l’altra popolazione slava dell’Austria era soprattutto ancora a lungo in questo periodo bellico—questo periodo bellico ha diverse fasi che non si considerano ancora e non si distinguono—affatto non inclinata a sentirsi amichevole verso la Russia. Ciò che la popolazione slava dell’Austria, espresso attraverso i suoi leader, voleva era proprio una politica culturale slava dei popoli austro-slavi, forse con una certa estensione sui balcani slavi, ma in modo esplicito diretta contro lo zarismo. Certo, singoli fenomeni si discostano da ciò, ma nel complesso non contano; ma perciò fondamentalmente il rapido e grande voltafaccia dei popoli slavi austriaci verso la Russia avvenne soltanto con la caduta dello zarismo. La caduta dello zarismo ebbe un’azione enormemente decisiva per l’Austria, poiché con una Russia zarista gli slavi austriaci non sarebbero mai stati unibili, intendo nelle loro simpatie, e su ciò contava; poiché la questione cecoslovacca divenne nel corso complessivo degli eventi una delle più importantissime.
Ora l’Austria non seppe riconoscere tutto ciò e unificarlo in una missione, e questo fu il destino tragico dell’Austria. Non lo seppe affatto. Certo sotto la popolazione slava dell’Austria vi era una grande fermentazione, che mirava a realizzare ciò che ho appena accennato: la liberazione degli slavi come nazione in modo che potessero sviluppare liberamente i loro istinti entro la cornice dell’Austria. Tutto ciò invece di essere incanalato in una grande missione culturale, in Austria sotto l’influenza della politica dinastica asburgica e del clericalismo fu purtroppo costretto in una politica che Moritz Benedikt non senza ragione ha chiamato una «politica fiscale». Non si potrebbe nemmeno designarla diversamente. È una politica così confusamente mescolata di organizzazione militare sciatta, di burocrazia ancora più sciatta, di un pedan tismo non del tutto compiuto, ma che di nuovo inclinava verso la sciatteria e così via. Questo è principalmente l’elemento di cui potevo una volta dire: appartiene a ciò che non vi riguardava affatto. Ma ora, non bisogna dimenticare: tali fermentazioni, che poi non conoscono limiti territoriali, sono materiale per eventi futuri. Non è vero, se da qualche parte, diciamo presso i cechi, fermenta, se si vuol fare qualcosa, allora grandi potenze possono in qualche modo competere per le simpatie di una tale comunità popolare—anche per le simpatie reali che poi conducono a qualcosa. Grandi potenze che non hanno nulla a che fare là, che si impossessano di tale territorio. Così sorgono rapporti innaturali nel mondo. Allora nell’esempio che ho scelto i cechi simpatizzano con una grande potenza da cui sperano una promozione nei loro propositi, con una grande potenza con cui altrimenti non avrebbero potuto sviluppare affatto simpatie. Con queste precondizioni che si creano, per coloro che potevano essere intelligenti, per coloro che capiscono la politica nel vecchio senso, si offrono numerose possibilità di intrighi se si vuol fare questo o quello. Si forma materiale infiammabile per conflitti che si può poi utilizzare. Ebbene, il longevo primo ministro austriaco conte Taaffe, a cui era affidato di effettuare una cosiddetta politica di riconciliazione tra i diversi popoli dell’Austria, ha designato il carattere fondamentale della sua stessa politica: «proseguire a casaccio». Sì, forse è difficile tradurre «proseguire a casaccio»; significa forse: proseguire così in modo sciatto senza formarsi un’idea di come debba proseguire. Si continua, si continua, si continua così finché il carro non può più andare avanti. Il conte Taaffe ha chiamato «proseguire a casaccio» ciò che era il nucleo della sua stessa politica. Poi vennero altri che sostituirono il conte Taaffe, ma anche loro proseguirono a casaccio. Consideravano sempre la riconciliazione in modo tale che ora concedevano a una nazionalità un’università, poi a un’altra nazionalità un qualche comitato regionale o qualcosa di simile, fondavano una banca o qualcosa del genere. Con ciò non facevano che mescolare ancor più le nazionalità e alienarle da una vera missione che si sarebbe potuta trovare, che sarebbe stata capita se solo l’avessero veramente presentata.
E così effettivamente le cose continuarono finché giunse il fatale anno 1914. Non si può nemmeno dire che questo assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando fosse molto più che un’occasione esterna per ciò che poi fu posto come cosiddetto ultimatum dell’Austria-Ungheria alla Serbia. Poiché già da molto tempo non si era più nella fase in cui tali eventi come quelli che ora erano sopraggiunti sarebbero stati direttamente decisi dal fatto che c’erano questi o quei contrasti. Questi o quei contrasti erano soltanto utilizzati per conseguire cose ben diverse. Ebbene, se si vuol rispondere alla domanda: «voleva qualcuno entro l’Austria la guerra che poi venne?» allora si dirigerebbe la domanda in direzione completamente falsa se si volesse accusare questo o quel popolo dell’Austria, o anche se accusasse addirittura il governo austriaco. Poiché il governo austriaco nel 1914: un imperatore di ben oltre ottant’anni che non era più capace di pensare, a cui veramente non importava di condurre una guerra; un ministro degli esteri incapace fino al patologico, il conte Berchtold, che forse era adatto a essere spinto da una parte o dall’altra, ma al quale non si può addossare che avrebbe potuto avere un’iniziativa, il pensiero di scatenare una qualche guerra. E coloro che lo circondavano come creature, proprio nell’ufficio più stretto, questi certamente erano poco adatti a provocare la guerra. Così chi entro il governo austriaco o entro la Hofburg di Vienna cerca la colpa per questa guerra dirige veramente la domanda in direzione completamente falsa, poiché tale incapacità non delibera guerre. Non dico ciò da una emozione, non lo dico per giudicare alcunché, bensì come un riassunto di fatti. Ma non si può dimenticare l’altro aspetto. Si possono ancora dirigere lo sguardo in altre direzioni. Bisogna essere chiari sul fatto che sullo sfondo di tutto ciò che negli ultimi anni è accaduto giaceva una possibilità di guerra, una possibilità di guerra che poteva svilupparsi nelle più diverse direzioni. E questa possibilità di guerra sta, direi, nello sviluppo storico stesso. Ne ho spesso parlato qui. Sta semplicemente nel fatto che da parte della popolazione di lingua inglese del mondo, da certe premesse, si aspira al dominio mondiale. Questo è un fatto che bisogna accettare come fatto. Ma non è vero che di fronte a un tale fatto tutti gli uomini che non appartengono all’aspirazione di questo dominio mondiale si comportano completamente in modo passivo, bensì hanno ogni sorta di aspirazioni, e così può accadere questo e quello. In modo che semplicemente dall’esistenza dell’imperialismo inglese, che soprattutto nel ventesimo secolo si è manifestato sempre più visibilmente, naturalmente sorgono infinite possibilità di guerra. Queste possibilità di guerra erano per coloro che avevano bisogno di guerre naturalmente sempre qualcosa che poteva essere utilizzato. Ora le cose stavano per l’Austria in modo tale che certo in Vienna e in Austria vi erano circoli finanziari che già per diversi anni avrebbero volentieri visto se avessero potuto aiutare la loro economia con una guerra, che erano interessati al determinarsi di una guerra. E si può dire: è naturalmente straordinariamente facile per i governi dell’Intesa provare che non hanno causato la guerra. Nulla più facile, ma non conta molto, poiché non si tratta di ciò. I veri provocatori di guerra proprio in questo tempo non erano affatto i governanti, bensì poteri che stavano dietro. Ho parlato diffusamente di poteri significativi che stavano completamente dietro già un anno fa qui. Ma poi di nuovo c’erano i posti avanzati, e questi erano essenzialmente circoli finanziari e imprenditori, grandi circoli di imprenditori.
Questi grandi circoli di imprenditori potevano utilizzare tutte le possibili differenze e disarmonie che esistevano per così dire per indirizzare la storia mondiale nella loro direzione. Tali consorzi certo esistevano anche a Vienna. Erano lì i veri poteri motrici. Non vorrei nemmeno indagare quale fosse l’origine di tali consorzi. Tali consorzi non hanno affatto bisogno di provenire dal proprio paese, possono venire da altrove. Ma territorialmente certo tali consorzi c’erano. Erano in certa misura già i poteri che spingevano. E poiché sempre ciò che fermentava nella popolazione slava sia dell’Austria che dell’est poteva essere utilizzato, e poteva essere utilizzata tutta la missione inesistente dell’Austria, così era naturalmente possibile utilizzare le tendenze esistenti se si voleva contribuire al determinarsi di una qualche guerra. Vi erano certamente tra quei poteri motrici che rendevano possibile che questa catastrofe bellica trovasse l’espressione che ha trovato, le differenze e le aspirazioni dei popoli slavi dell’Austria e dell’est assai, assai fortemente coinvolte, ma fondamentalmente come oggetti utilizzati, come ciò che si utilizzava.
Se si vuol considerare gli agenti immediati, sono veramente fondamentalmente poteri finanziari, poteri di capitale, meno nel senso ordinario che come grandi poteri di capitale, poteri di capitale promotore e simili. Questo era ciò che stava dietro. Questo era naturalmente da decenni il dominante nell’umanità presente. Più di quanto chiunque dorma possa credere, dietro gli eventi degli ultimi decenni sta il mondo finanziario internazionale, il mondo promotore su larga scala. Non è vero che i poteri di cui ho parlato qui utilizzavano di nuovo il mondo finanziario, ma il mondo finanziario dava gli impulsi immediati. E da questo mondo finanziario proveniva anche in Austria ciò che già da anni stava come materiale infiammabile. Là si spingeva. Era proprio accaduto un tempo favorevole per la possibilità che su loro prospettive di guadagno molto chiare, ma altrimenti molto torbide, fossero capaci di accordarsi i poteri finanziari. Era accaduto un tempo favorevole. E proprio nel modo in cui questa catastrofe è irrotta, mostra che per questi poteri un tempo straordinariamente favorevole è irrotto. Sapevano anche utilizzare appropriatamente questo tempo favorevole. Basta pensare a ciò che significa quando si può mettere in moto il macchinario di interi regni per conseguire qualcosa di puramente commerciale. Tali cose erano state a lungo preparate nella storia recente, e il momento era proprio al momento dello scoppio della nostra catastrofe bellica straordinariamente favorevole. Molte cose erano state rimosse da profondità dei popoli, ma non si può immaginare nulla che fosse più diabolicamente intelligente di questo sfruttamento della congiuntura mondiale nei decenni recenti da parte di poteri finanziari internazionali.
Vedete, il potere dei regni medioeuropei e in realtà anche dell’impero russo—per l’Inghilterra non il potere del regno, bensì il potere della finanza—era diventato praticamente impotente. I regni in realtà non rappresentavano nulla di speciale, nulla che determinasse decisioni nel corso della storia mondiale. Le decisioni nel corso della storia mondiale erano determinate dalle transazioni dei grandi poteri di capitale, dei grandi poteri di capitale internazionali, che si servivano dei regni come strumenti. E per questo la congiuntura mondiale proprio quando si approssimava l’anno 1914 era straordinariamente favorevole. L’Austria divenne gradualmente solo lo strumento dei consorzi finanziari. Ma anche la Germania, la cosiddetta Germania divenne lo strumento dei consorzi finanziari. Questo era stato provocato dal fatto che in Austria sul cosiddetto trono sedeva un vecchio signore che praticamente non era quasi più capace di accogliere nelle sue percezioni ciò che gli accadeva intorno, che non sapeva più ciò che gli accadeva intorno, che poteva essere spinto a qualsiasi cosa che gli fosse resa esternamente plausibile; che attraverso queste circostanze come ve l’ho descritte, attraverso questo proseguire a casaccio, era diventato gradualmente possibile portare nelle ministeri l’assoluta incapacità. Poiché se si voleva una menagerie di soli incapaci, bisognava solo assemblarli dai diversi ministeri austriaci del tempo recente. Questo era un buon campo che poteva essere utilizzato come strumento. Poiché bisognava solo dirigere le cose in modo tale che un organismo militare pur sempre rispettabile fosse utilizzato in modo tale che un consorzio finanziario potesse promettere di fare una transazione mondiale corrispondente attraverso questo utilizzo. Dietro ciò che avvenne in Austria in luglio-agosto 1914, stanno decisamente poteri finanziari che forse non avevano nemmeno la loro origine nell’Austria stessa, per i quali però questa Austria era uno strumento per conseguire certe cose. Il conte Berchtold si poteva veramente spingere, se si era un vero stratega finanziario, dove lo si voleva, come un pezzo degli scacchi. Questo era uno aspetto.
L’altro aspetto era che attraverso le disgraziate circostanze degli ultimi decenni anche l’Impero tedesco era gradualmente passato a essere uno strumento per operazioni finanziarie e anche operazioni industriali. L’errore più grave che si può commettere quando si pongono questioni di colpa o altre in questa occasione è il lasciarsi andare alla credenza che un governo tedesco fosse un governo potente, che volesse qualcosa di per se stesso. Veramente non voleva nulla di speciale. Poiché la maggior parte di coloro che governavano in Germania, nella cosiddetta Germania, si potevano rinchiudere insieme agli altri che ho nominato, e non si sarebbero molto differenziati da loro particolarmente rispetto alle loro qualità politiche. Si aggiungeva un altro circostanza. Si aggiungeva la circostanza che proprio entro l’Impero tedesco una grande importanza per l’addormentamento della consapevolezza generale aveva il fatto che un governante straordinariamente insignificante, di fatto per tutta la sua qualità intellettuale straordinariamente insignificante, era messo in scena in una specie—si può riottenere la parola che è stata tanto usata oggi—di politica teatrale. E in non minore misura che il vecchio imperatore austriaco, quello che da molti a torto era considerato significativo, l’imperatore tedesco, era stato lo strumento appropriato entro la congiuntura mondiale da me accennata e caratterizzata. L’errore più grande a cui l’umanità civile si è abbandonata è quello che sul cosiddetto trono tedesco—non si può parlare costituzionalmente di un trono tedesco, ma sapete cosa intendo—sedesse un uomo qualsiasi di importanza, qualsiasi rilevante. Questo non era affatto il caso. Così anche lì il mondo industriale che stava più dietro, ma in connessione con il mondo finanziario, forniva i veri agenti che spingevano. In terzo luogo entra certo in considerazione che non meno insignificante era il governante della Russia, che era allo stesso modo uno strumento e che era utilizzato per qualsiasi potenza finanziaria e industriale, ma anche altre potenze scure. A tutto questo si aggiunge il fatto che dietro tutto ciò che si esprime nella congiuntura mondiale stava l’espansione dell’imperialismo dei regni di lingua inglese. Questo non deve essere trascurato. Poiché in tutti questi contrasti che ho enumerato ora giocano i contrasti diversi, come per esempio quella strada senza uscita europea che si può designare come la questione dell’Alsazia-Lorena e simili. Questo gioca in certa misura. Ma ciò che da tutti i lati ha potuto portare a cause di guerra, se lo si voleva, è la trasformazione della politica inglese così liberale, divenuta così liberale nella metà del diciannovesimo secolo, nell’imperialismo inglese del ventesimo secolo.
Ora naturalmente tutto ciò produceva ogni sorta di barili di polvere, nei quali bisognava solo infilar la scintilla. Produceva anche quelle strane idee con cui i mossi di pedine degli scacchi finanziari principalmente contavano. Vedete, non si deve affatto tralasciare: quando certi finanzieri in Austria l’idea sempre più forte veniva che una guerra per noi sarebbe stata buona, allora pensavano soprattutto a: possiamo conseguire ciò che vogliamo conseguire in transazioni commerciali e le loro conseguenze, e ciò che poi ne seguirà se conduciamo una guerra balcanica. Vi erano, mentre si prevedeva la guerra balcanica, naturalmente due significativi eventuali sviluppi. Uno era questo: come avrebbe potuto uno di questi finanzieri a Vienna, a cui la guerra fosse piacevole, speculare? Egli diceva a se stesso: è probabile che se usiamo l’Austria come nostro strumento, saremo attaccati dalla Russia? È probabile? È tanto probabile quanto improbabile. Non deve esserlo. Ci si rischia qualcosa, ma non è privo di senso correre questo rischio, poiché non è sotto ogni aspetto impossibile che dalla Russia siamo lasciati in pace se per esempio inviadiamo la Serbia. Questo era una cosa che doveva considerarsi. Allora il soggetto se lo diceva: Non è affatto certo che la Russia zarista ci attaccherà, poiché la cosa sta così che esiste una certa solidarietà di interessi dinastici, e se non intervengono certi poteri in Russia che si possono forse contare meno, allora non è del tutto improbabile che lo zar dalla solidarietà dinastica con l’imperatore austriaco, con la dinastia austriaca, sì si mobiliti, appaia grandioso, ma solo così da poter dire che è il protettore degli slavi. Non attaccherà decisamente. Forse lascerà che la sua mobilitazione impedisca agli austriaci di andare troppo lontano. Ma sapete anche che nel 1914 si è parlato molto di una lettera privata che l’imperatore austriaco ha scritto, o che è stata scritta all’imperatore austriaco—come si dice?, cui l’imperatore austriaco ha scritto, non lo si può dire nemmeno così, ma forse capirete da ciò che intendo—non è vero, si è parlato molto di una tale lettera privata che fu scritta al zar russo. Sta nella linea di considerazioni simili. Ebbene, questa era certamente la considerazione di uno di questi finanzieri.
Poi uno di questi finanzieri se lo diceva: bene, allora bisogna tentare di tutto per rendere possibile ciò che può accadere, utilizzare lo strumento del governo, del regno. Ma ora, non è vero, grandi capacità il conte Berchtold certo non aveva, ma certo una paura terribile. Poiché veniva spinto così, aveva certo una paura terribile. E allora sorse ciò che esternamente considerato—naturalmente bisogna sempre considerare i motivi più profondi in una cosa simile, i motivi storici, ma bisogna una volta chiarirsi esternamente su queste cose—divenne fatale; avvenne. Non è vero, devo puntare qui su un’altra brutta cosa che uno di questi finanzieri doveva considerare. Doveva dirsi: sì, ma cosa faremo con questo Impero tedesco con cui siamo alleati? Rischiare che questo Impero tedesco realizzi il casus foederis sarebbe veramente fatale per l’Austria. Poiché se l’Impero tedesco si sforza di realizzare il casus foederis, allora c’è una guerra mondiale. Allora saremo schiacciati, allora rischiamo troppo. Era molto più vicino ai circoli finanziari non portare la cosa a un qualche intreccio con l’Impero tedesco. Ma da l’intenzione dei finanzieri fino a ciò che il conte Berchtold doveva fare, che ebbe paura, c’è una certa strada. E gli altri che avevano a che fare con il conte Berchtold, avevano certamente non meno paura. Ebbene, c’è una certa strada, e nel proseguire su questa strada accadde che a Berlino si chiedesse se eventualmente, se la Russia attaccasse, si considerasse il casus foederis come dato. Ci si rivolse certo proprio a quella personalità che era sempre nelle mani dell’industrialismo tedesco e internazionale e dei circoli finanziari tedeschi e internazionali, ci si rivolse all’imperatore. Ora una peculiarità di questo imperatore era di parlare senza pensare, di proferire in modo teatrale, rinomato. E anche qui naturalmente stava l’intenzione di industriali e finanzieri dietro la cosa.
Attraverso tutta questa costellazione accadde che, naturalmente in modo non vincolante, poiché non era un atto di governo, l’imperatore in grande stile disse che non si sarebbe lasciato umiliare questa volta, e che se la Russia in qualche modo avesse dovuto mobilizzare, certamente avrebbe mobilizzato e così via. Ora non bisogna dimenticare che proprio questa personalità poteva essere facilmente trasformata in strumento di altri circoli, poiché vi erano interi circoli intorno a questa personalità che si occupavano costantemente di mantenere questa personalità di buon umore, di distrarla da ciò che dovrebbe fare.
Non è vero, chi era sensato entro il popolo tedesco non dava alcun peso alle parole di questa personalità. L’estero ha fatto grande torto al popolo tedesco proprio con il giudizio su questo capo dello stato, indipendentemente dal fatto che molti fossero entusiasti dell’imperatore tedesco, o che molti in seguito, particolarmente durante la guerra, lo considerassero un diavolo—era troppo insignificante per entrambi, è troppo insignificante—l’estero ha fatto il più grande torto al popolo tedesco con tutti questi giudizi, continuerà probabilmente a fargli il più grande torto. Poiché già la cerchia fedele, quella cerchia che era particolarmente abituata alla schiena non completamente diritta, questa cerchia fedele nella suo comportamento testimoniava meglio di tutto come le cose stessero davvero. Si ha solo da ricordare la rivoluzione di palazzo a Berlino del 1908. Questa rivoluzione di palazzo a Berlino del 1908, che aveva straordinariamente molto a che fare con questo conflitto mondiale se si considerano gli eventi storici esterni, esprime in realtà, direi, tutto ciò che qui precisamente deve colpire lo sguardo. È quella che chiamo la famosa questione del Daily Telegraph. Un giornalista inglese del Daily Telegraph si propose di intervistare l’imperatore Guglielmo. Forse l’imperatore Guglielmo trovò noioso, così disse al giornalista: ah, lui aveva già parlato tanto sul suo rapporto con l’Inghilterra. Gli disse allora qualcosa e gli consigliò di mettere insieme anche l’altro che aveva detto sull’Inghilterra. Così il giornalista mise insieme un’intervista esauriente.
Questa intervista è un capolavoro di una politica. In questa intervista—posso caratterizzarla solo per il contenuto, altrimenti sarebbe troppo lungo—fu detto: voi inglesi siete proprio tutti galline pazze, poiché mi giudicate e la mia politica completamente male. Se aveste voluto la verità, avreste dovuto riconoscere che in tutta la Germania c’è un solo vero amico degli inglesi, e quello sono io; altrimenti in resto della Germania siete le persone più odiate. E non dovete credere che io abbia mai fatto qualcosa contro la politica inglese. Considerato l’uno: quando scoppiò la guerra boera, io osservai la situazione un po’, poi presi una matita e schizzai rapidamente la campagna che gli inglesi dovevano condurre contro i boeri per condurla il più felicemente possibile. Poi consegnai la mappa che avevo disegnato al mio stato maggiore generale. L’elaborò ulteriormente; potete ancora trovarla nei vostri archivi là. Ho anche potuto notare come la guerra degli inglesi contro i boeri è stata condotta e si è svolta secondo questa mappa da me elaborata. Per il resto non dovete assolutamente credere che io abbia mai fatto qualcosa contro la politica inglese, poiché mi sono stati offerti alleanze dalla Francia e dalla Russia; mi hanno ordinato di non parlarne, ma l’ho subito detto a mia nonna, e da ciò si vede come io in realtà ami gli inglesi, e come io sia veramente l’unico amico dell’Inghilterra. Solo grazie a me non è venuto a realizzarsi questo alleanza tra la Francia e la Germania e la Russia. E se credete che io costruisca una flotta contro di voi, vi sbagliate; la mia flotta deve servire a contrastare gli interessi del Giappone nell’Oceano Pacifico. Ebbene, così tutta questa intervista fu messa insieme dal giornalista inglese e mostrata a Guglielmo II, che la trovò molto bene. L’inviò al principe Bülow, che allora era il cosiddetto cancelliere del Reich. Il principe Bülow era allora in vacanza a Norderney e disse: ah sì, questa è un’intervista corposa della Sua Maestà; non può pretendere che io mi rovini la mia vacanza leggendo le sue esposizioni superflue. Ciò che dice la Sua Maestà, non mi devo affatto occuparne. La diede a un funzionario subordinato senza speciali istruzioni. E ben presto la cosa fu scoperta, poiché il giornalista inglese la pubblicò veramente sul Daily Telegraph. E così la storia era compiuta, non è vero, un capolavoro di una politica tedesca. Ne seguì che anche i conservatori si rivoltarono contro la Sua Maestà, e in quel momento si era molto vicini all’abdicazione. Ma lui si dichiarò disposto a non parlare più, il che fu espresso così che in futuro avrebbe provveduto alla continuità della politica. Era solo un’altra espressione per lo stesso. Ebbene, durò tre mesi, poi ricominciò a parlare; era la vecchia storia. Solo per caratterizzare.
Ma ora non bisogna dimenticare: attraverso tutte queste cose era stata creata una situazione che si può caratterizzare essenzialmente così: attraverso consorzi finanziari medioeuropei che conoscevano molto bene la storia, erano stati fatti i raggiri ai quali come strumenti dovevano essere utilizzati l’Austria e la Germania. Questi raggiri—erano semplici raggiri commerciali—competevano con combinazioni commerciali inglesi. C’era il contrasto. Questo contrasto c’era. È del tutto naturale: in Inghilterra nessuno poteva capire che consorzi finanziari medioeuropei volessero fare transazioni, volessero intraprese che però spettano solo all’Inghilterra. Non è vero, è del tutto naturale che lì nessuno potesse capire! Si intende da sé che nessuno potrebbe capirlo.
Attraverso tutte queste cose si era giunti però alla mobilitazione russa, di cui non si poteva ben sapere cosa volesse. Come avrebbe potuto sapersi cosa volesse! Lo zar certamente non sapeva cosa si volesse; altri volevano questo, altri volevano quello. Le cose andavano confuse.
Ora non bisogna dimenticare: a Berlino un governo che in realtà non esisteva affatto, che era completamente privo di ogni intuizione sul corso delle circostanze, che aveva praticato così cattiva politica per anni, come era appena possibile, e che proprio nell’anno 1914 era arrivato al punto che non governava affatto, che lasciava accadere ciò che veniva. Una situazione terribile era lì; una situazione completamente terribile era lì. In realtà il carico complessivo degli eventi era stato scaricato sulla direzione dell’esercito tedesco. Non bisogna dimenticare: il carico complessivo degli eventi e l’intera responsabilità degli eventi era stata scaricata sulla direzione dell’esercito tedesco. Poiché qualsiasi cosa si dica su proposte di
conferenza e simili, che sono state fatte dai governi dell’Intesa, tutto
è così sciocco, non avrebbe mai potuto portare a nulla, poiché ciò a cui avrebbe potuto portare, naturalmente non avrebbe mai potuto essere accettato dai governi dei paesi medioeuropei nel loro stato allora presente. Si può certamente molto facilmente provare dal corso di queste proposte di conferenza e così via che i governi dell’Intesa sono innocenti dello scoppio della guerra. Ma con questa prova non è fatto il minimo. È una banalità che si può spacciare, si può asserire di tutto, ma così si portano tutte le questioni di cui si tratta in direzioni assolutamente false.
Bisogna conoscere esattamente, ora dopo ora, ciò che è accaduto negli ultimi giorni di luglio 1914 e forse ancora nei primi giorni di agosto a Berlino. E verrà un giorno l’occasione di parlare al mondo di ciò che ora dopo ora è accaduto a Berlino, e si vedrà che ciò che è accaduto non è accaduto sotto alcun altro impulso che questo: cosa si deve fare in questa situazione terribile che è sorta? Se fosse stato un governo che avesse veduto le cose, naturalmente le circostanze sarebbero andate completamente diversamente. Se fosse stato un monarca che avesse fatto il minimo, che anche nel minimo avesse partecipato alla decisione, che non si fosse completamente tenuto lontano da ogni iniziativa sebbene fosse presente, allora naturalmente tutte le cose sarebbero andate diversamente. Ma tutto quello che non era la direzione dell’esercito si escludeva da sé, che naturalmente poteva avere il solo obbligo di fare il suo dovere. Così ciò che fu fatto, se fossero state circostanze normali, non avrebbe mai potuto sembrare una dichiarazione di guerra.
Negli ultimi tempi la cosa è stata espressa frequentemente—ma vi sono molto poche persone, davvero molto poche, che conoscono esattamente le circostanze—che a Berlino si scivolò più nella guerra che non la si volesse. Si scivolò davvero più dentro. Non bisogna nemmeno dimenticare che era del tutto naturale che la direzione dell’esercito, nel momento in cui tutta la responsabilità pesava su di essa, si dicesse: ogni ora persa significa immensa perdita. Bisogna considerare che l’esercito tedesco in questo tempo, nel quale si pretese dai paesi medioeuropei di aver voluto una guerra preventiva, il che era davvero solo una stupidaggine, non era affatto in uno stato tale che uno specialista avrebbe potuto avere grande fiducia che potesse passare attraverso ciò che doveva succedere. Poiché si sapeva: nel momento in cui il casus foederis viene fatto valere, tutto il resto va in automático. Ed è andato e era del tutto naturale che andasse automaticamente. Ma non bisogna dimenticare che proprio colui che conosceva esattamente le circostanze non aveva un’ora da perdere, non doveva perdere un’ora, per la semplice ragione che non si poteva assolutamente credere che questo esercito dopo ciò che nei diversi anni precedenti era accaduto, avrebbe potuto essere all’altezza della più terribile coalizione mondiale che si evocava, naturalmente se ci si decideva per la guerra. Non bisogna dimenticare: già a fine settembre questo esercito non aveva più munizioni! Due giorni prima della dichiarazione di guerra alla Russia era arrivata ancora una richiesta urgente al ministero della guerra dal ministero degli esteri di ridurre gli ordini di munizioni. Questo certamente non sono cose che si fanno quando ci si prefigge una guerra preventiva, non è vero. E si potrebbero enumerare centinaia e migliaia di cose simili se non si sapesse già che nessuno pensava a una guerra preventiva.
Ma si deve considerare che, poiché era così naturale in questa terribile situazione dell’Impero russo mobilizzato con la Francia alleata, questo esercito tedesco era uno strumento dubbio. Poiché non bisogna dimenticare: per molti anni sotto la direzione del generale von Schlieffen la formazione di questo esercito era stata condotta in modo incredibile. La cosa fu corretta come abuso solo quando Moltke divenne capo di stato maggiore. Poiché questo esercito era così addestrato che l’imperatore sempre nei grandi esercitazioni sotto il generale Schlieffen dirigeva contingenti senza avere il minimo sentore di qualcosa nella condotta della guerra o simili. Tutti i disposizioni erano fatte così che naturalmente Sua Maestà vinceva. Così immaginate solo come si poteva formare un esercito quando si dovevano fare questi colpi teatrali, che chiunque fosse in un contingente dove non era Sua Maestà, doveva necessariamente disporre le cose così da subire una sconfitta, così che Sua Maestà potesse vincere. Tali cose non si possono correggere in breve tempo, bensì richiedono di nuovo un lungo lavoro. Ma questo produce naturalmente l’atmosfera che bisogna agire se si è costretti a fare qualcosa dove gli organi preposti non fanno nulla. Così ciò che a Berlino accadde nel luglio 1914, anche nei primi giorni di agosto dell’anno 1914, non è affatto remotamente ciò che si potrebbe considerare, come Harden crede, il caso della colpa di una guerra preventiva, bensì nel senso più eminente è ciò che si deve chiamare: accade qualcosa attraverso persone che in circostanze straordinariamente difficili sono state spinte in situazioni impossibili. Si può giudicare come si vuole: poiché nella condotta della guerra il successo decide, se si vince, e il fallimento decide naturalmente se si è sconfitti, se non si consegue con una qualche cosa militare ciò che ci si aspetta. È del tutto naturale che dal momento in cui—dico ciò completamente imparzialmente, anche se forse mi espongo al rischio che un tale giudizio venga trovato strano—dall’invasione del Belgio non si conseguì nulla, dal momento in cui fu distrutta dalla battaglia della Marna, questa invasione era un’ingiustizia. Questo qualcuno può trovare da qualche punto di vista filisteo così o così, ma non è mai stato giudicato diversamente. E se adesso dagli Stati Uniti e dall’Intesa—bene, non sarà pace, ma una cosa così, bisognerebbe trovare un nome nuovo per le cose—viene concluso, si vedrà che non si tratta di altri punti di vista che di quelli che nei corso dello sviluppo dell’umanità si sono sempre trattati quando questioni così venivano in considerazione, dove questioni di potenza e simili decidevano. L’altro corrompe proprio il giudizio in modo terribilmente. Ma non bisogna dimenticare che è storicamente dimostrabile, come più volte ho sottolineato qui, e questo dovrà una volta essere provato storicamente, e può essere provato storicamente, e forse non devo rinunciare a dire che tra le molte cose di cui mi sono sforzato negli ultimi anni, era anche il fatto che al mondo fosse presentata una semplice esposizione di ciò che il 28, 29, 30, 31 luglio e il 1º agosto è accaduto a Berlino, senza giudizio, una semplice esposizione dei veri eventi. Non l’ho conseguito. Ma molto sarebbe stato conseguito se questa semplice esposizione fosse stata veramente presentata.
Con tali mezzi di prova come ho già mostrato qui, si potrebbe dimostrare fino a quasi incontestabile certezza, ma con questa semplice esposizione si potrebbe dimostrare fino a piena certezza, fino a assoluta certezza, che se il governo inglese avesse veramente voluto, l’invasione del Belgio sarebbe stata evitata. Prego, non in alcun’altra forma, come io lo dico! Mi sono sempre guardato dall’esprimerlo diversamente. Non dico che il governo inglese in questo riguardo abbia fatto qualcos’altro, e non dico soprattutto nulla sul rapporto della Germania all’invasione del Belgio. Ma è questo che può essere strettamente provato al mondo, che se il governo inglese avesse voluto, se soprattutto il non proprio uguale al conte Berchtold, ma già assai tonto Sir Grey, Lord Grey, avesse voluto, l’invasione del Belgio sarebbe rimasta non avvenuta. Questo è qualcosa che semplicemente può essere provato mediante una semplice esposizione degli eventi.
Naturalmente questo non attutisce ciò che ci si può formare come opinione su questa invasione del Belgio, ma forse ridirige la questione verso un’altra direzione: perché non è stato impedito quando avrebbe potuto essere impedito? Poiché proprio da questo momento, quando a Berlino divenne chiaro che dall’Inghilterra l’invasione del Belgio non sarebbe stata impedita, da allora cominciano tutti gli eventi in realtà ad assumere un carattere irrazionale. Da allora non si può più seguire i fenomeni con alcuna razionalità.
Questi sono alcuni aforismi. È diventato tardi; continueremo domani.
Farò pure oggi al vostro cospetto considerazioni simili a quelle di ieri. Certo questi sono spunti che da molti punti di vista non sono proprio ciò che si chiama puramente antroposofico, ma penso che viviamo in un tempo e in circostanze dove il fondamento del movimento antroposofico-spirituale su cui stiamo è veramente quello su cui tali considerazioni debbono essere fatte—non solo debbono e possono essere fatte, ma debbono essere assolutamente fatte al presente. Vorrei possibilmente anche in questa occasione astenermi—dico: possibilmente—dal mio proprio giudizio e fornire solo fondamenti per il giudizio, nella misura in cui tale giudizio mi sembra necessario, per colui che si sente spinto a giudicare le presenti circostanze dei tempi. Ieri sono partito dal fatto che di fronte agli attuali eventi catastrofici, la posizione della questione della colpa, così come ordinariamente si concepisce il concetto della questione della colpa, porta tutto il giudizio in direzioni false, inesatte. Poiché è proprio nel momento in cui il giudizio è portato in false direzioni, quando in una cosa così che muove il mondo, come questa catastrofe, si intromettono emozioni, simpatie e antipatie di qualche genere. Bisogna dirlo, sebbene sia così naturale che tali simpatie e antipatie si intromettano, anzi, direi, così scontato che si intromettano. Ma si può comunque sforzarsi di trovare dalle cose stesse almeno direzioni per giudicare, direzioni per il giudizio che deve gradualmente svilupparsi, il giudizio che basa il suo fondamento sulla tragedia e il destino degli eventi presenti, e non cerca sempre di nuovo e ancora solo domandando: sì, ha qualcuno allora in questo o quel momento già pensato alla guerra che deve venire, oppure si è prefisso di condurre la guerra? e così via.
Di fronte a cose simili bisogna veramente farsi chiarezza sul fatto che per lo più un tal giudizio non ha alcun contenuto. Poiché che cosa vuol dire se da qualche parte qualcuno ha udito—si è naturalmente sentito parlare molte volte—che da queste o quelle premesse una guerra dovesse venire? Si tratta sempre del fatto che in qualche luogo, dove per esempio si vuole la guerra, si è in grado di far valere questo volere, di provocare la guerra, o anche solo di fare qualcosa di notevole per provocarla. Là potevano desiderare in molti luoghi la guerra: se non erano in grado di fare qualcosa per provocarla, allora ciò che dissero è pura ciarla.
Proprio per il giudizio degli eventi presenti è necessario veramente capire cosa significhi guardare la storia in modo sintomatico. Nessuno può, se non è capace di pesare i motivi, di pesare i fatti, ottenere una direzione sana per il suo giudizio, se almeno non si sforza in questa direzione, perché al presente tutti gli eventi sono incredibilmente complicati. E quando là o qui afferrate un fatto o addirittura una ciarla, si tratta sempre di quale peso una tale fatto o una tale ciarla possa avere entro il contesto degli eventi. Già nell’enumerazione dei fatti bisogna prestare attenzione a ciò che ho in vista in modo tutto particolare.
Vedete, per colui che vuol conoscere—e in realtà ognuno al presente dovrebbe sforzarsi di conoscere il giusto in questo campo—si è trattato anche del fatto che si sia preoccupato delle cose giuste, che abbia posto agli eventi la giusta domanda, sebbene certo la misura di passionalità che aveva in sé gli abbia impedito molte volte. Ho avuto molte occasioni di chiedere in questa direzione, di conoscere le cose in questa direzione. Così per esempio veramente, dove era possibile, ho atteso una risposta autorevole, ho posto non poche volte la domanda entro i confini della Germania, anche a persone austriache: qual è veramente l’obiettivo autentico, espresso da autorità responsabili, di questa cosiddetta guerra? Ho
Avete visto di recente il «Coro degli Primordi dei Sogni» di Fercher von Steinwand euritimizzato. Ora una poesia di Fercher von Steinwand viene preparata per una rappresentazione euritmica che si collega al «Coro degli Primordi dei Sogni»: il «Coro degli Primordi dei Pulsioni». È forse con questa poesia assai desiderabile che vi familiarizziate dapprima con il pensiero della poesia, poiché durante la rappresentazione euritmica, mediante la contemporanea ricezione dell’euritmica e della poesia, l’attenzione viene catturata assai fortemente. Affinché sia possibile prima della rappresentazione euritmica che vi familiarizziate già con la poesia, oggi la Dott.ssa Steiner reciterà prima della conferenza il primo e il secondo paragrafo del Coro degli Primordi dei Pulsioni, e domani continuerà.
In queste considerazioni ho tentato di collegare episodicamente alcuni aspetti ai significativi eventi evolutivi del presente, al fine di offrire la possibilità di fornire ulteriori prospettive proprio dal nostro punto di vista scientifico-spirituale. Anche oggi voglio portare episodicamente davanti a voi qualcosa in riferimento ai nostri eventi temporali, affinché entro questi tre discorsi — oggi, domani e dopodomani — possiamo giungere forse a talune prospettive che devono essere importanti per tutti nel presente. Voglio oggi partire da un’osservazione generale. Tra le molteplici cose che questi terribili eventi catastrofici degli ultimi anni hanno portato nell’umanità, dovrebbero essercene due in particolare. Una è: dovrebbe scaturire dall’osservazione dell’esperienza un rinforzo dell’umanità riguardo al sentimento della verità fattuale. E la seconda dovrebbe essere: dovrebbe derivare dalla tragedia che si è svolta e continuerà a svolgersi una certa capacità di imparare dai grandi eventi mondiali, dal mondo come tale.
Queste due cose dovrebbero essere introdotte nella vita umana dall’osservazione degli ultimi quattro anni e mezzo. Un sentimento, dicevo, dovrebbe nascere nell’umanità per la verità fattuale, per la verità entro il mondo dei fatti. Abbiamo visto, se volevamo vedere, se ci importava di vedere, che per anni — con ciò non voglio dire che non fosse così in certa misura prima, solo che non era così evidente —, che per ben più di quattro anni l’umanità su tutto il mondo civilizzato si è gradualmente intorpidita nell’osservazione della realtà effettiva, della verità che vive negli eventi. Quante volte è necessario, nel circolo di coloro che si sono riuniti nel nostro movimento, parlare del significato, del significato fattuale della verità. E quanto è difficile, d’altro canto, evocare una certa comprensione per l’immagine genuina della verità, nella misura in cui la verità non è semplice astrazione, bensì la verità è realtà. E quante sono le tentazioni di sottrarsi alla vista della verità reale. Sulla storia dei quattro anni ultimi e su ciò che è preceduto, l’umanità vorrà certamente essere istruita, perché comunque dal caos emergerà anche una tendenza, un impulso a conoscere gli eventi. Oggi — su cui ho voluto attrarre l’attenzione particolarmente nelle ultime considerazioni che ho condotto qui — poche persone hanno veramente il bisogno di conoscere la verità dei recenti anni. Ma intendo meno questo, intendo piuttosto, quando parlo di verità qui, l’abbandono alla realtà. Gli uomini amano vivere nelle illusioni. Fra illusioni e falsità c’è tuttavia una falla assai stretta, su cui si può facilmente costruire un ponte dalle illusioni al regno della vera menzogna. Che questa menzogna sia conscia o inconscia importa poco quando si ha a che fare con realtà. Le tentazioni sono davvero molto grandi, di introdurre nella propria concezione del mondo, là dove si dovrebbe praticare l’abbandono alla verità, l’illusione e poi ben presto la falsità.
Lo scienziato-dello-spirito dovrebbe sapere che solo la vita degli uomini nella verità può essere costruttiva, sviluppante, edificante, promotrice di crescita, mentre tutto ciò che è vita nella falsità distrugge, isola. Ed è sempre la vita nella falsità che è legata all’egoismo. Ciò che ostacola così tanto il penetrare della verità che vive nei fatti è l’avvolgersi nella comodità soggettiva, specialmente della vita rappresentativa, ma anche della vita emotiva. Si ama non sollevarsi oltre le illusioni, che tutto, tutto è tale che ci si è sottratti al pensiero, al pensiero naturale. In questo stato d’animo, che molto facilmente diventa lo stato d’animo generale, il singolo è posto, e se deve servirsi di una certa forma in un’epoca non molto favorevole alla verità, allora è straordinariamente difficile da intendere. Chi in questi ultimi quattro anni è stato obbligato a illuminare qualcosa delle condizioni effettive, e chi è stato obbligato a fare i conti con le brutalità della realtà, naturalmente è stato difficilmente inteso. Ma quanto sia difficile sviluppare questa inclinazione verso la verità nei fatti si può dedurre dal fatto che sarebbe stato veramente sgradevole per molte persone strutturare il loro pensiero su cose come quelle, per esempio, che da me nel ciclo di lezioni viennese è stato presentato, a cui ho nuovamente alludito qui poco fa; che ho parlato di ciò che regnava all’interno dell’umanità da decenni come di una malattia cancerogena, di una malattia del cancro che opera nella vita sociale degli uomini. E dissi allora: Veramente solo l’obbligo di dire una cosa simile può indurre qualcuno a dirla. - Ma ho detto contemporaneamente: vorremmo gridare al mondo ciò che vi risiede. — Ma è sgradevole sentirlo, e sgradevole era per gli uomini sentire, prima che questa catastrofe scoppiasse, che avrebbe scoppiato. Sgradevole era naturalmente per un gran numero di persone, diciamo, due anni fa, essere avvertiti che gli eventi non potevano prendere altro corso che quello che ora hanno preso. Che questo corso dei fatti sia straordinariamente sgradevole per le cosiddette Potenze Centrali è ormai evidente. Che diventerà assai spiacevole per l’Intesa, lo si vedrà nel corso di alcuni anni, ma non è così evidente oggi; quindi è ancora una verità sgradevole. Naturalmente, oggi praticamente in tutto il mondo, a colui che parlerebbe ancora più chiaramente di quanto qui non sia accaduto, su di che cosa si tratta, potrebbe succedere qualcosa di assai spiacevole, proprio come in altri ambiti a qualcuno sarebbe successo qualcosa di estremamente spiacevole se avesse messo in luce il culto di Hindenburg e Ludendorff due anni fa.
Queste sono cose che agiscono solo in grande. Ma ci sono cose che si presentano quotidianamente nella vita umana, si manifestano da uomo a uomo ovunque. E infine, ciò che accade nel grande, ciò che sono i cosiddetti grandi eventi, non è niente di diverso dall’accumularsi di ciò che accade nel piccolo da uomo a uomo quotidianamente, nella vita di tutti i giorni. Esiste una certa inclinazione degli uomini a non guardare alla verità, a non volere guardare. Certo, gli uomini parlano molto di verità. Ma io non ho mai visto amore più grande per l’illusione che in coloro che hanno la parola verità in bocca ad ogni istante, come non ho mai scoperto egoismo più forte che in coloro che continuamente dicono che vogliono soltanto qualcosa di impersonale.
Questo è l’uno, la necessità di sviluppare il sentimento della verità, nella misura in cui la verità risiede nei fatti. L’altro è imparare dai grandi eventi mondiali. Il cuore può sanguinare quando si penetra la necessità di imparare proprio dagli eventi degli ultimi anni, e quando si vede quanto relativamente poco sia stato imparato dagli uomini. È uno, quando si considerano le cose, come se secoli giacessero fra l’anno 1914 e l’anno presente, e si possono ancora incontrare persone che oggi giudicano esattamente come giudicavano nel 1914 questa o quella cosa. Certo, rimane un certo stock fondamentale di cose intoccate, ma ci capiamo bene, penso, quando dico: si deve aver imparato a giudicare diversamente su certe cose. — Si può ben capire che si intendono proprio quelle cose che sono venute alla luce proprio attraverso tali eventi, come furono gli ultimi quattro anni. Ciò che potrebbe già essere imparato da molte persone è la necessità dell’inclinazione verso una concezione mondiale spirituale. Da tutto ciò che accade specialmente nel campo della vita sociale, degli intrecci sociali che si sono sviluppati da questa catastrofe mondiale, da ciò che risulta dal caos sociale che si svilupperà da questa catastrofe mondiale, soprattutto una cosa emergerà: la necessità per l’umanità di rivolgersi verso una concezione mondiale spirituale, verso una visione del mondo spirituale. Ciò si manifesta oggi inizialmente nel fatto che quelle persone che in questo vortice convulso, in cui si sono trovate, rimangono temporaneamente in primo piano, sono proprio le più fermamente contrarie a tutto ciò che è vita spirituale, a tutta la visione del mondo spirituale. Ma proprio in questo forte rifiuto risiede il vero germe per l’evocazione della nostalgia verso una concezione mondiale spirituale. Non si potrà giungere a una formazione sociale luminosa nel futuro senza volgere lo sguardo a ciò che l’attuale ordine, il caos attuale ha prodotto. Ma penetrare ciò che è accaduto — e l’attuale caos è solo il risultato di ciò che è accaduto nel corso dello sviluppo dell’umanità —, una visione in ciò che è accaduto si potrà ottenere solo quando si avrà la scienza dello spirito come fonti di luce spirituale.
Ci si deve chiedere, al fine di poter controllare almeno in certa misura — non voglio affatto parlare di risolvere — le grandi questioni proletarie che emergono: quale significato hanno in realtà le classi, su cui ad esempio il proletariato, sentendosi stesso come classe, guarda indietro: la classe dell’antica nobiltà, della borghesia, e infine la classe del proletariato stesso? — Con le definizioni non si arriva a nulla. Nemmeno guardando come la classe aristocratica si è comportata nel corso dei secoli, da dove è venuta, come la borghesia si è comportata, come il proletariato è sorto, si arriva a nulla. Nemmeno così si giunge a una comprensione di ciò che è fluito nell’ordine della società umana, in quanto si è procurato gli afflussi da altri, specialmente da queste tre classi.
La nobiltà nelle sue più svariate forme — infine, si capisce ciò che è collegato alla nobiltà come classe soltanto quando si è in grado di illuminarlo in modo scientifico-spirituale. Solo così si ha la possibilità di dirsi: gli uomini che si sono sviluppati nella casta aristocratica non sono naturalmente solo questi singoli individui che discendono per continuità di sangue da certi antenati e si sono assicurati certi privilegi nel mondo sulla base di certi eventi che vi sono più o meno noti, ma i membri di questa casta aristocratica sono anche anime, almeno la maggior parte, anime che hanno cercato di incarnarsi proprio in tali corpi, che sono nati nella casta aristocratica. Questo si dovrà acquisire in generale per il futuro: non considerare l’uomo soltanto come essere corporeo-fisico, ma considerarlo nella sua connessione con il mondo spirituale che sta dietro di lui, in cui ha la fonte del suo elemento animico. Gradualmente ci si dovrà formare il sentimento che non si conosce l’uomo se non si afferra con l’occhio dell’anima la sua connessione con il mondo spirituale che sta dietro di lui.
Si può veramente sforzarsi spiritualmente-scientificamente di rispondere alla domanda: da dove viene propriamente ciò che è entrato nell’umanità attraverso la nobiltà? — Si ha certamente ampia opportunità nel presente di trattare tali questioni in modo spirituale-scientifico; almeno si era avuto l’opportunità di farlo. Questo finirà ora. Il mondo ha maledetto assai il cosiddetto militarismo prussiano-tedesco; ora la Prussia-Germania stessa maledice il militarismo prussiano-tedesco. La maledizione può essere giustificata da questo o quel punto di vista; le ragioni che sono state portate da un lato o dall’altro, per e contro, erano per lo più ragioni assai poco belle e certamente assai poco vere, e non lo sono nemmeno oggi. E per il ricercatore di verità la questione dipende molto più dalle ragioni che da un astratto sì o no. Ma molto più importante di questo pro e contro è il fatto che l’ottanta per cento, anzi più dell’ottanta per cento dei comandi nell’esercito prussiano-tedesco erano occupati da aristocratici, da buoni vecchi aristocratici, posizioni di comando, nelle più alte posizioni di comando oltre l’ottanta per cento; così che proprio, senza lasciar prevalere simpatie e antipatie, si può rispondere alla domanda, ad esempio, da dove viene ciò che è entrato nell’umanità attraverso la nobiltà. Che questo dia all’umanità occasione per il pro o il contro, non voglio affrontare, come ho già detto sopra, ma ciò che è accaduto si può porre in relazione alla domanda: come è tutto questo collegato all’intero divenire, all’intera evoluzione dell’umanità? — Perché si può sollevare proprio su questo militarismo la domanda, cosa ha fatto attraverso di esso nel corso dei recenti decenni e dei quattro anni e mezzo, giacché è stato guidato nella sua maggioranza proprio da aristocratici. Da questo si può rispondere alla domanda che ho sollevato sopra: come gli impulsi aristocratici sono collegati all’evoluzione generale dell’umanità? — E ovunque si trova, anche spiritualmente, anche quando si tenta di indagare la connessione dell’anima umana con i mondi spirituali, ovunque si trova: ciò che l’umanità ha sperimentato da qualche parte e in qualche momento attraverso la sua nobiltà è l’effetto di un antico karma umano, è l’effetto di impulsi che una volta sono stati introdotti nell’evoluzione umana. Affinché certe cose potessero accadere agli uomini a causa di passati implicazioni comunitarie umane, la nobiltà era, essenzialmente — considerato ora spiritualmente — presente su questo o quel territorio; colei che attua i vecchi debiti, si potrebbe dire. Si deve ovunque risalire ai tempi passati se si vuole comprendere gli impulsi che operano socialmente nella nobiltà, in relazione al loro significato per l’umanità.
Se si è una volta affrontato la considerazione più profonda delle cose laddove ora ve l’ho accennata, allora si viene spinti a toccare anche l’altro polo una volta. E l’altro polo è il proletariato. Qui la situazione è invertita. Tutto ciò che è causato dal proletariato di difficile per l’umanità, ciò che è introdotto nell’umanità di complicazioni attraverso il proletariato, tutto ciò punta al futuro, dà karma futuro, deve essere gestito dall’umanità nel futuro.
La prima cosa, che la nobiltà sia in certo modo il potere esecutivo rispetto al vecchio debito, questo riconoscimento può condurre a sentire responsabilità rispetto a ciò che oggi deve accadere attraverso il proletariato. Perché infine, ciò che accade attraverso il proletariato è in larga misura causato dalla borghesia per il tramite della vita spirituale. Per comprendere pienamente l’ultimo aspetto, si deve tentare di afferrare la posizione mediana della borghesia tra la nobiltà e il proletariato.
Vedete, la nobiltà è di solito avversa a un vero trattamento scientifico dei grandi eventi mondiali. Non è avversa a sapere qualcosa dei grandi eventi mondiali, ma non vuole pervenire al riconoscimento dei grandi eventi mondiali per la via della ricerca scientifica, del pensiero scientifico. Vuole piuttosto, senza lo sforzo del pensiero — dico tutto questo senza simpatia o antipatia, solo per caratterizzare — venire in contatto con i misteri del mondo tramite autorità, non tramite conoscenza. È indubbiamente vero che nello spiritismo, nel modo comodo in cui la gente cerca di penetrare conoscitivamente nei misteri del mondo, ciò trova numerosi seguaci nei circoli aristocratici. Ora, direte: naturalmente non solo aristocratici sono spiritisti. — Questo è davvero vero, ma nelle altre classi, contro gli spiritisti, stanno così e così tante persone che almeno hanno un certo sforzo di penetrare nel mondo spirituale applicando il proprio pensiero, di condurre scienza. Entro la classe aristocratica gli uomini che si sforzano scientificamente non si affiancano a quelli che, in modo spiritista o mistico — ebbene, ci sono varie vie che non occorre che io caratterizzi tutte — vogliono penetrare nel mondo spirituale. D’altro canto, tutto ciò che una classe aristocratica pretende in qualche modo nel mondo deve essere sostentato in modo militare, in una qualche forma militare. Una classe aristocratica non è pensabile senza sostegno militare. Questi sarebbero — ce ne sono naturalmente molti altri di caratteristiche peculiari della classe aristocratica —, ma questi sarebbero quelli di significato radicale.
Riguardo alla borghesia, che sta in mezzo tra la nobiltà e il proletariato, è da dire che proprio con la borghesia emerge un certo sforzo di rendere scientifica la conoscenza, di portare forma scientifica alle rappresentazioni che vogliono penetrare nel mondo spirituale. Mentre il potere della borghesia riposa sul possesso dei mezzi di produzione, degli strumenti e simili. Scelgo dalle cose che sono da dire, al fine di motivare talune prospettive domani o dopodomani, alcune cose, ma vedrete che ciò che scelgo ha un certo significato.
Particolarmente caratteristico è ciò che una classe sempre assume dalla classe immediatamente precedente. Così, ad esempio, la borghesia assume dalla nobiltà il militarismo. Ma è interessante che la borghesia ovunque tenda a democratizzare il militarismo. Il nobile ha bisogno di un esercito che stia a sua disposizione, per sostenerlo. Come lo ottenga può essergli indifferente. Il borghese, per il modo in cui è legato alla sua vita, alla sua base di esistenza, è già anche costretto a sostenersi su un esercito, ma deve togliere questo esercito dallo stesso popolo che colloca ai suoi mezzi di produzione. Quindi diviene entusiasta della coscrizione universale. E, è vero, nel periodo in cui la borghesia è gradualmente salita e si è sviluppata, naturalmente si era stolti se non si poteva entusiasmarsi per la coscrizione universale, perché era semplicemente il più grande progresso dell’epoca, la coscrizione universale, la cosiddetta democratizzazione del militarismo e così via.
Ciò che il proletariato a sua volta assumeva dalla classe precedente era la scienza della borghesia, la scienza borghese. Il proletario sa oggi — almeno nella misura in cui è educato scientificamente, e molti lo sono —, sa valutare bene certe cose inconsce o incoscienti nell’uomo. Sa bene valutare come dal fatto di appartenere a una classe o a una casta umana emerga un certo modo di pensare e una certa formazione nel pensare. Ad esempio, il proletario sa molto bene che, se si è un aristocratico, si pensa diversamente, perché si appartiene appunto alla casta aristocratica, che se si è borghesi o se si è proletari. L’intera formazione del pensiero è diversa, gli istinti che scorrono nelle forme di pensiero e le formano sono diversi. La scienza borghese sta sul punto di vista che la verità è verità, non può esserci che una verità, e crede nell’assolutezza dei suoi giudizi. Il proletario non fa così, perché conosce la dipendenza di ciò che un uomo pensa da sua casta, dalla sua classe.
Ora certo, anche lì c’è un certo stock fondamentale di verità che non dipendono dalla casta, se volete, certi concetti matematici elementari e simili. Certo, anche l’astronomia puramente matematico-meccanica non dipende dalla casta. Ma tutto ciò che si riferisce a vita sociale, a vita storica, e specialmente la formazione e la forma di applicazione dei singoli concetti scientifici, questi dipendono dalla casta. Questo la scienza proletaria ha penetrato. La scienza proletaria guarda in molti inconci degli uomini. Ma questa scienza proletaria assume il pensiero borghese, assume, per così dire, pelle e capelli tutto ciò che la cultura borghese, l’intelligenza borghese ha conquistato, e lo popolarizza. Esattamente come la borghesia ha democratizzato il militarismo della nobiltà, così il proletariato popolarizza, in una credenza completamente cieca, la scienza borghese, o meglio, la scientificità borghese.
Da ciò si vede già che il proletariato, riguardo al suo intero pensiero, è l’erede di ciò che la borghesia ha fatto proprio riguardo ai pensieri umani, riguardo alle produzioni scientifiche umane. Questo si rivelerà come un fatto straordinariamente importante nel prossimo futuro, e sarebbe terribilmente necessario che si impari a prestare attenzione a tali cose. Altrimenti si vivrà su cose importantissime, che si avvicinano, ancora una volta nelle illusioni comode, che sono separate dalla menzogna solo da un’angusta falla. Ad esempio, non c’è nulla che danneggi più la verità nel senso in cui ne ho parlato poco fa, che il nazionalismo. Ma il nazionalismo appartiene proprio al programma che sarà considerato come un programma particolarmente salutare del prossimo futuro. Appartiene al programma del prossimo futuro. Quindi si dovrà sperimentare, quando questo nazionalismo vorrà costruire — di fatto non può solo che distruggere —, che le illusioni, che sono separate dalla menzogna da una sottile falla, continueranno. Poiché tanto nazionalismo emergerà nel mondo, tanta falsità emergerà nel mondo, specialmente verso il futuro. E così ci saranno molte fonti per nuove falsità. La falsità ha retto il mondo sotto molti aspetti. Ma non potrà governare, una volta che l’umanità abbia assorbito quegli impulsi, quelle correnti che oggi emergono caoticamente nelle masse proletarie e che, come avete visto — ve le ho presentate poco fa da fondamenti scientifico-spirituali —, corrisponde a uno dei tre grandi movimenti dello sviluppo umano.
Questi fatti sono strettamente collegati agli eventi reali. Ma si era contrari, specialmente negli ultimi decenni, a guardare il mondo in modo tale da vedere effettivamente la realtà. Non si poteva guardare il mondo senza osservare lo spirito, se non si voleva sfuggire la realtà. Vedete, tutto ciò che è accaduto negli ultimi anni ha le sue radici fondamentalmente in effetti di forze penetrabili spiritualmente nel mondo civilizzato. Non c’era nulla di più terribile nel corso di questi tristi eventi che il parlare da questo o quel cosiddetto punto di vista nazionale o altro. Lì si parlava per lo più di cose che non avevano la minima relazione con il corso dei fatti. Il peculiare era che i leader di stato parlavano in modo tale che i loro discorsi non avevano molto a che fare con il corso dei fatti. Con le cose toccate, non si dovrebbe trattare così delicatamente, con quello che potremmo chiamare il destino degli uomini, nella misura in cui questi uomini sono pressati insieme in gruppi, in gruppi di popoli, ad esempio. Perché lì si toccano condizioni che fondamentalmente sono connesse abbastanza profondamente con lo spirituale, di cui non si dovrebbe parlare così superficialmente, come spesso si parla.
Soprattutto è da considerare che non si dovrebbe trascurare il fatto che certi concetti significano cose completamente diverse in diversi luoghi del mondo. Pensate solo che gli uomini parlano dappertutto, diciamo, dello stato. Ma non si tratta di avere una certa concezione dello stato, ma si tratta di collegarvi almeno qualcosa delle diverse sfumature di sentimento che vi si legano qui o lì a questo stato, e soprattutto di liberarsi dal disgraziatissimo intreccio di stato, nazione e popolo, da quell’intreccio disgraziato che è una caratteristica fondamentale del wilsonismo, che sempre fonde stato, nazione e popolo, e perfino vuole fondare stati secondo le nazioni, il che porterebbe solo a certe correnti a perpetuare la menzogna, almeno se fosse possibile.
Si devono ovunque afferrare le cose concrete, le cose reali. Nel corso di queste considerazioni vi ho mostrato come una certa configurazione dell’Europa centrale sia collegata a quelle antiche suggestioni che contano sugli istinti di gruppo, che emanavano dal cattolicesimo romano, da Roma. Vedete, con questo fantasma del vecchio Impero Romano, come dice la scienza spirituale, era intimamente collegato ciò che era la vecchia idea imperiale dell’Europa centrale, morta nel 1806. Fino ad allora c’era più o meno, veramente più o meno nominalmente, il Sacro Romano Impero della Nazione Tedesca, che è scomparso solo nel 1806. Non è propriamente scomparso, è solo stato allontanato. Perché questo Sacro Romano Impero, che per lunghi periodi ha più o meno favorevolmente o sfavorevolmente tenuto insieme o separato i diversi popoli tedeschi, questo impulso imperiale del Sacro Romano Impero della Nazione Tedesca è stato gradualmente trasferito al potere della casa asburgica, e così è stato benedetto ciò che era la connessione dello stato austro-ungarico. Ma lo stato nella luce del potere asburgico significa qualcosa di diverso da uno stato che, diciamo, si è formato dalla fine del quindicesimo, sedicesimo secolo, come, più propriamente collegato al popolo, si è formato in Inghilterra o in Francia. Dove lo stato non aveva alcun contenuto reale, in quello che era l’Impero asburgico, dove diverse nazionalità erano tenute insieme dal punto di vista del potere asburgico e avevano questo potere asburgico come un mantello, come un vecchio gioiello, c’era qualcosa di profondamente medievale, vale a dire l’Impero dal Sacro Romano Impero della Nazione Tedesca. Ciò che era l’Asburgo era il Medioevo più antico, e purtroppo anche attraverso e attraverso collegato al Medioevo più antico per quanto riguarda il romanismo, per quanto riguarda quel cattolicesimo che era stato reso vivente, o almeno simile alla vita, di nuovo dalla Controriforma e che ha prodotto tutti quegli stati di cui vi ho già parlato, che ha così tanto contribuito all’addormentamento, all’oscuramento, ma anche ad altri effetti cattivi entro il mondo dell’Europa centrale.
In contrasto con questo Impero asburgico del Medioevo più antico stava il più moderno, che era gradualmente diventato completamente moderno, qualcosa di carattere ultra-moderno: l’Imperialismo prussiano-hohenzollern, quell’Imperialismo prussiano-hohenzollern che rappresentava l’americanismo entro l’essenza tedesca, il wilsonismo prima di Wilson. Questa è la grande e possente differenza: questo carattere ultra-moderno dell’americanismo prussiano-hohenzollern, mascherato da Imperialismo, e l’Imperialismo asburgico medievale, che era stata forgiato dall’esterno. Studiare queste cose è necessario se si vuole comprendere ciò che è accaduto e ciò che accadrà ancora.
Ciò che è emerso come americanismo hohenzollern-prussiano aveva una molto determinata peculiarità: sviluppò esattamente gli stessi impulsi che, ad esempio, si sviluppavano nell’Impero Britannico, ma sviluppò tutti questi impulsi in modo opposto. Vedete, ci sono tre correnti, portate da tempi antichi, emerse nel presente: la nobile, la borghese, la proletaria. Da nessuna parte, direi, in coltura pura, affiancate, separate, si sviluppavano queste tre correnti, la nobile, la borghese, la proletaria, come nell’Impero Britannico e anche entro la cosiddetta Germania — che non è un nome ufficiale, non c’è uno «stato tedesco», non c’è mai stato uno stato tedesco di diritto —, quindi entro il cosiddetto Impero Tedesco. Quindi in entrambi gli ambiti, ma nel senso esattamente opposto, si sviluppavano queste tre correnti. Nel Impero Britannico tutto si sviluppò in modo tale che nobiltà, borghesia, proletariato andassero insieme, sempre tendessero verso una tendenza comune. C’è buona vecchia nobiltà, ma essa comprese come adattarsi ai requisiti dell’essenza borghese, specialmente ai requisiti dell’essenza borghese materiale e finanziaria. Non si è solo aristocratici, si diventa anche aristocratici ricchi, ricchi nel senso moderno. Si possono avere le stesse entrate dall’industria e essere nel buon senso un vecchio, rinomato aristocratico. Ma si amministra tutto in modo tale che il proletario nelle proprie imprese non si discosti troppo da quello che gli altri vogliono. Va sempre insieme in qualche modo.
Entro il nuovo stato tedesco tutto andò in direzioni diverse. Aveva anche le tre correnti, ma si sviluppavano nella direzione di andare in direzioni diverse. Aveva la grande industria formata, che aveva il suo proprio movimento, aveva la vecchia nobiltà nel junkerismo prussiano — i due spingevano insieme, ma c’era anche dopo —, il proletariato, che divenne sempre di più il nemico della borghesia e assunse proprio come compito quello di assumere la lotta di classe contro la borghesia nel senso più eminente. Tutto questo si sviluppò andando in direzioni diverse. Chi ha studiato gli eventi storici da questo aspetto li trova straordinariamente interessanti. E tutto questo entro un quadro che dovette esplodere. Perché ciò che era costruito come il cosiddetto Germania — come detto, ciò che non è mai esistito di diritto —, portava il carattere di Bismarck, il carattere di un uomo al quale la grande industria moderna non era mai divenuta oggettuale, che non l’aveva mai conosciuta, che non l’aveva mai calcolata, che costruì il quadro che costruì, escludendo il divenire della grande industria. Ora vi si sviluppò dentro tutto l’americanismo della grande industria e fece esplodere il quadro. Era già esploso in sé, molto prima che questa catastrofe bellica venisse.
Studiare queste circostanze con sguardo imparziale, con obiettività scientifica in tranquillità, l’umanità non aveva davvero pace nel tumulto pazzo in cui era caduta su tutti i possibili ambiti. Perché non si è molto inclini a impegnarsi con realtà. Si devono in realtà cercare veramente le realtà. Si deve avere un senso per le realtà, forse non solo un senso, ma anche un fiuto per le realtà; perché il movimento del tempo va a negare le realtà, a non impegnarsi affatto con le realtà. Vedete, le persone che guardavano a dove scorre l’Inn, a dove scorre la Moldava, a dove scorre il Danubio, a dove scorre la Leitha, non distinguevano molto tra due cose fondamentalmente diverse: tra il popolo tedesco-austriaco e l’Impero asburgico. Si mescolavano. E di nuovo, quando le persone visitavano l’Austria, laddove viveva il popolo tedesco-austriaco, che ora sta andando incontro a un destino così tragico — come avevano l’opportunità di conoscere ciò che viveva veramente nella popolarità? Non si imparò altro — come una volta osservò uno scrittore —, quando si veniva come viaggiatori in Austria, la disposizione «erariale», che era molto intimamente collegata alla confusione, conoscere. Quando si arrivava a una stazione ferroviaria, be’, si era indicati, si dovrebbe andare lì, si avrebbe allora una connessione. Si andava là, e se si doveva arrivare al momento giusto, certo non si arrivava al momento giusto. Non è vero, non si era mai sicuri, se ci si affidava ai treni, di arrivare al momento giusto, ma si era, come disse la persona interessata, ovunque sicuri, dove si andava, di ottenere una buona tazza di caffè. Ma questo è solo una banalità. Ciò che c’era in questo territorio dell’Europa centrale e di fronte a cui una certa brutalità avrebbe dovuto fermarsi era proprio la possibilità dello sviluppo di forti individualità spirituali da un certo sfondo della popolarità.
Vedete, di Fercher von Steinwand fu stampato poco negli anni ottanta del secolo scorso. Ho vissuto a Vienna insieme ad alcuni amici, giovani scrittori. Con noi venne a volte la conversazione su Fercher von Steinwand, di cui conoscevo alcune delle sue poesie. Era proprio nel tempo in cui redigevo a Vienna il «Foglio Settimanale Tedesco». Hamerling aveva indicato Fercher von Steinwand con una grande comprensione e una disposizione amichevole. Allora alcuni amici mi dissero: Sì, quel Fercher lo possiamo trovare. — Ero naturalmente rapidamente pronto a trovare Fercher von Steinwand. Non si poteva mai trovarlo altrimenti che così: si andava in una trattoria appartata nella Singerstraße a Vienna. È una strada che va dalla casa dell’opera verso la piazza Santo Stefano. Sì, vedete, là, fra tutti gli altri fratelli, che si possono già chiamare «fratelli», c’era nel mezzo questo volto fine, completamente spiritualizzato di Fercher. Questo tedesco della regione della Carinzia, completamente proveniente, per quanto riguarda il modo in cui forma i suoi pensieri, da questo territorio tedesco-austriaco, e proprio insieme a quella connessione con il mondo delle idee, come è proprio una connessione spirituale e come vive proprio solo lì in questa forma. Fercher von Steinwand aveva anche grandi idee politiche, ma non era adatto, secondo gli usi che prevalevano in tali ambiti, a tradurre queste idee politiche in realtà in qualche modo. Non era affatto adatto. Ci sono dappertutto persone come queste, anche se non sono così dotate come Fercher von Steinwand, che sono proprio collegate in questo territorio con il mondo spirituale, che portavano da molto tempo un certo presentimento di impulsi che vi abitano. Ma era sgradevole ascoltare persone simili.
Devo dire che ero allora spesso insieme a Fercher von Steinwand. Mi veniva sempre in mente come uno dei zingari che vagano nel mondo, ma l’aristocratico tra gli zingari, come loro capo, che portava grandi idee in testa, e che parlava di grandi idee come se lui stesso fosse stato tra di loro. Gli dissi una sera, mentre sedevano insieme così, proprio quando stavo redigendo il «Foglio Settimanale Tedesco»: «Dica, Signor Fercher, non potrebbe darmi ancora qualcosa di suo non stampato? Ha certo vari componimenti, ancora non stampati; vorrei pubblicarli ora nel settimanale.» — «Sì», disse, «ho varie cose qui, strane cosette, che ho ancora qui.» E così mi diede questo «Coro degli Primordi dei Pulsioni», che aveva nel suo cassetto da molto tempo e che allora pubblicai.
Questo Fercher von Steinwand era appunto una di quelle individualità che erano veramente sorte dal popolo entro l’Europa centrale. Voglio farvi una piccola comunicazione sul modo in cui Fercher von Steinwand era collegato al suo popolo.
Il 4 aprile 1859, Fercher von Steinwand ha tenuto una conferenza presso l’Associazione di Antichità di Dresda, in presenza dell’allora Principe Ereditario Giorgio — qui in questo libro sta ancora scritto: attualmente Re di Sassonia —, di tutti i ministri e di molti ufficiali del più alto grado — prego di notare quest’ultimo particolare — di fronte a tutte queste persone, Fercher von Steinwand, dunque attenzione: il 4 aprile 1859, ha tenuto una conferenza, e precisamente sugli zingari. In questa conferenza sugli zingari c’è straordinariamente molto, non tanto a causa delle osservazioni raffinate che Fercher von Steinwand fa sugli zingari, ma a causa delle grandi prospettive di psicologia popolare che sviluppa collegandosi alla questione zingara. Ritiene infatti che gli zingari siano indoeuropei. E poi il suo sguardo — come detto, ha tenuto questo discorso, dal quale vi leggerò ora un brano, di fronte al Principe Ereditario Giorgio di Sassonia, di fronte a tutti i ministri e di fronte ai più alti dignità militari — si rivolge verso i tedeschi, e disse nel corso di questo discorso:
«Noi tedeschi, che non avremmo mai creduto possibile sulla terra un genio così oscuro, abbiamo dovuto riscattare sulla base dei campi di battaglia senza gloria la nostra luminosa fiducia nel mondo e nell’ordine mondiale. Noi tedeschi abbiamo la sventurata virtù di rispettare un popolo straniero fino al punto di annullare noi stessi, anche quando lo stesso ha poco o nulla di lodevole, come una caratteristica spiccante.»
Ora, ciò che dice ulteriormente, lo salterò.
«Ma la nostra virtù si trasforma improvvisamente in vizio, non appena un grande evento si presenta armato davanti alla nostra soglia, senza scuotere il nostro essere sofferente e soffrente e senza superare il nostro innato e innaturale timore del cenno divino della storia, che ci ha già più volte condotto sotto la mannaia del fato. Gli dèi sono a nessuno più nemici che al filista, e da nessuna parte sotto il sole ci sono piccoli commercianti che non siano tiranneggiati da un grande commerciante. Come ogni futuro, così il nostro futuro tedesco può essere un enigma per noi. Ma questo non è così impenetrabile, come solitamente pensiamo. Già incontriamo vere soluzioni di questo enigma tedesco, soluzioni che in relazione alla nostra patria possiamo chiamare profeticamente.»
Tutto questo in un discorso che riguarda gli zingari. Fercher von Steinwand collega le sue considerazioni all’essere zingaro. «Diamo un’occhiata al di là dell’Oceano Atlantico! Volgiamo il nostro sguardo a São Jorge dos Ilhéus o in pensieri saliamo il Rio Contas, dove incontriamo insediamenti tedeschi. — dunque racconta l’Imperatore Massimilian, che è un uomo di sentimento e di spirito creativo, qualcosa di molto superiore a un Imperatore del Messico —,
Non è aria da zingari, quella che soffia dalle rive del Rio Contas? E questa orribile Melusina, che cosa sussurra al nostro orecchio? Una parola del nostro futuro tedesco, un gelido saluto da esso per un prossimo incontro. Sì, questo futuro si avvicina già misteriosamente al nostro orizzonte…»
1859 è stato detto!
«Sì, questo futuro si avvicina già misteriosamente al nostro orizzonte, guarda oltre le sponde e i monti nel profondo dei nostri paesi, abbastanza scarno, come il genio della morte con la pallida cadavere nel viso. Non abbiamo il diritto di attenderci altrimenti.
Ciò che diciamo non ha midollo; ciò che facciamo non ha nocciolo; ciò che creiamo artisticamente non ha il suono, non ha la nobiltà della grande natura. Sembra che ci abbiamo assegnato il compito di irridere l’arte attraverso peculiarità secche, attraverso folclore sobrio, attraverso naturalismi forzati. Ciò che oltretutto ancora pensiamo o contribuiamo alla storia ha spazio sufficiente entro il cono cavo di un berretto da dormire.»
Così hanno parlato coloro che veramente hanno parlato da questo popolo. E questo esiste, vive anche fino ad oggi. Questo può solo essere brutalizato. È stato anche sufficientemente brutalizato nel corso degli ultimi anni. Dovrà essere infine ammesso ciò che è l’autocoscienza popolare in individualità scelte; questo forse non ha vissuto nel migliore dei modi sotto l’egida di persone come Clemenceau, ma forse sotto un’altra egida.
Si devono contemplare le cose talvolta al di là delle frasi che governano il mondo, e in momenti di importanza mondiale storica forse questo è necessario. Quando Fercher von Steinwand, collegandosi alla caratteristica dello zingaro, parla del suo popolo, vi risiede forse qualcosa di malinconico-pessimistico, quando esce proprio così come in questo discorso, ma non è così inteso, non è assolutamente così inteso. Di questi «zingari» deve certamente entrare qualcosa nella missione mondiale. Questo è rifiutato oggi, è negato oggi. Questo rifiuto è strettamente collegato con il wilsonismo, ma i fatti insegneranno al mondo altrimenti. E così, affinché da qualche parte già oggi ci sia protesta contro ciò che sarà certamente collegato con una certa infallibilità mondana e con una certa fede mondana nell’autorità del prossimo tempo — così che ci sia protesta — forse il mondo dirà: protesta da zingari —, ho espresso il mio desiderio e ho manifestato i miei pensieri, che questo edificio qui, come protesta contro ciò che accadrà nei prossimi anni su tutta l’umanità civilizzata, sulla cosiddetta umanità civilizzata, dovrebbe essere chiamato Goetheanum. Questo non è semplicemente al fine di collegarsi a Goethe in qualche modo superficiale e leggero, ma questo è nato dall’impulso del nostro tempo. Allora parleremo ancora domani.
Anche quando si conducono considerazioni sui gli eventi attuali, come facciamo ora, considerazioni che vogliamo espandere a certe prospettive, prospettive che possono essere raggiunte solo attraverso il metodo scientifico-spirituale, anche allora si deve sempre tenere presente che siamo giunti, nel flusso evolutivo dell’umanità, all’epoca dell’anima cosciente, e che è proprio compito dell’uomo nel presente, dal punto di vista dell’ingresso nell’anima cosciente, seguire le cose. L’impulso fondamentale del nostro presente sarà tale che solo colui che sarà all’altezza di ciò che la presente e futura difficoltà richiederà agli uomini, colui che vorrà cercare la comprensione dalle linee generali e da ciò che è ancora lontano, comprensione delle forze che operano nel presente, colui che avrà la buona volontà di comprendere. Perché, sebbene molte condizioni siano tali che le forze siano mescolate insieme, che si creino stati caotici — oh, potrebbero ancora crearsi stati molto più caotici di quelli che ci sono —, nel caos vivono tuttavia i proseguimenti di quelle forze che erano già presenti. E solo colui che comprende le forze che erano già presenti e che continuano, che forse continuano molto mascherate, ma che continuano dai tempi precedenti, comprenderà il caos. Ma anche i requisiti posti all’umanità devono essere compresi in una misura molto più ampia di quanto molte persone oggi se ne rappresentino.
Ho attirato l’attenzione ieri sul fatto che una comprensione dovrà essere acquisita per la verità che vive nelle cose. È assolutamente certo che moltissime persone oggi non si fanno ancora alcuna idea della verità che vive nelle cose. Che nelle cose stesse, negli eventi, vivano verità o falsità, e che ci si possa abbandonare all’una o all’altra, questo molte persone oggi ancora non credono, poiché hanno in mente solo l’astrazione, che la verità sia il accordo soggettivo di ciò che ci si rappresenta con qualcosa che avviene fuori. Ma negli eventi, specialmente nella misura in cui interessano la vita umana, vive la stessa verità o falsità, ed è completamente indifferente se l’uomo conosce o no certe falsità, perché le peggiori falsità spesso pulsano proprio nella vita umana come forze incoscienti, non risalgono affatto alla coscienza umana. Ma si devono conoscere proprio nel presente queste forze incoscienti, si devono richiamare alla coscienza. Questo è per molti straordinariamente difficile, e occuparsi del prossimo futuro, dei prossimi eventi, può facilitare il compito; occuparsi degli eventi del prossimo futuro in modo che possano insegnare qualcosa, è importante. Ma non è così facile, perché non è del tutto comodo da un lato o dall’altro. Negli ultimi anni si sono sentiti vari giudizi — l’ho già menzionato —, giudizi da questo o quel punto di vista. Naturalmente, da un certo punto di vista superficiale, non si poteva biasimare né l’uno né l’altro punto di vista. Il dispiacevole era solo che così poco era stato indagato sul profondo che operava in questi enormi eventi catastrofici; ed è inoltre dispiacevole che si continui a ricadere nella vecchia comodità, nel giudicare secondo banalità, non voglio dire clichè, ma concetti-stampa, rappresentazioni-stampa. Se gli eventi già avevano richiesto giudizi completamente diversi, si continuava a giudicare secondo le vecchie cose, e anche oggi si continua in molti modi a giudicare secondo le vecchie cose, invece di considerare veramente le grandi domande che in realtà oggi ogni giorno pone.
Proprio per quanto riguarda ciò che ho suggerito all’inizio della considerazione di ieri, l’immersione nella verità dei fatti, è importante affrontare qualcosa ora. Per molti aspetti c’è solo un inizio, ma per alcuni sono avvenute cose decisive. È accaduto ciò che forse anche le potenze vittoriose del presente si rappresentavano diversamente, diversamente dal destino delle potenze centrali dopo la vittoria. Come è venuto, non avrebbe dovuto almeno, dopo quattro anni e mezzo, rappresentarsi così. Ma queste decisioni saranno collegate a qualcosa che certamente dovrebbe divenire chiaro allo scienziato-dello-spirito nella valutazione completamente obiettiva della situazione. La guerra da molto tempo non era più una guerra, e ciò che le persone continuo a rappresentarsi, che nelle prossime settimane, o, non so quando, si potrebbe concludere una pace, naturalmente sembrerebbe proprio come la curiosa pace di Brest-Litovsk e tutto ciò che attualmente si chiama pace. È solo una vecchia pigrizia, continuare a credere che gli eventi catastrofici possano concludersi con un ordinario trattato di pace, come è una vecchia pigrizia credere che la guerra sia rimasta una guerra, cosa che non era più da lungo tempo; perché dietro di essa operava ciò che si può mostrare in piccoli dettagli in manifestazioni abbreviate, potrei dire. Vedete oggi che la cosiddetta rivoluzione tedesca, la rivoluzione nell’ex Impero Tedesco, ha assunto una strana forma. Probabilmente la stragrande maggioranza della gente, in Germania e al di fuori della Germania, non si rappresentavano che le cose avrebbero assunto una forma simile. Hanno assunto una forma simile perché i sintomi storici — e vi ho veramente parlato a lungo dei sintomi storici — puntano solo a qualcosa di più profondo, e infine un sintomo potrebbe svolgersi così o altrimenti. Infine, ciò che ora accade è tutto solo la conseguenza del fatto che un certo partito all’interno della Germania voleva giocare un ultimo jolly, voleva assolutamente mantenere questa Germania, un ultimo gioco all’azzardo: la flotta, che non era stata impiegata o almeno solo per dettagli, doveva essere indotta a condurre un ultimo attacco, un’ultima attività. I marinai non se ne sono lasciati coinvolgere, e così dalla parte dei marinai è stata messa in scena proprio quella forma — solo la forma naturalmente — della rivoluzione che poi è venuta.
Non ho parlato invano sulla sintomatologia storica, affinché almeno nel vostro caso avvenga ciò che dovrebbe avvenire assai fortemente nella gente del presente e del futuro: la valutazione di ciò che accade a partire dai sintomi, che non devono essere presi come nella vecchia storia, bensì come sintomi, come rivelazioni di realtà che stanno dietro questi sintomi, così che si devono valutare e pesare questi sintomi. Solo, come queste decisioni, queste decisioni provvisorie sono, così sono il punto di partenza di cose che, da quando così tanto è stato valutato male per lungo tempo, sotto varie influenze valutato male, dovrebbero almeno essere valutate più correttamente da alcune persone.
Vedete: quello che tutto è stato fatto, se posso usare questa espressione, presso le Potenze Centrali, quello che i vari detentori del potere hanno peccato, quello che la non-veridicità ha giaciuto negli eventi, verrà a galla. I fatti si sono così sviluppati che il mondo nei prossimi tempi relativamente non molto lontani scoprirà tutto ciò che è stato peccato dai governanti dell’Europa centrale. E io stesso comunicherò ciò che so degli eventi — e posso solo dire che il karma mi ha anche dato la possibilità di sapere proprio, proprio moltissimo riguardo alle cose decisive in questo caso —, e, se mi avrà data la vita per questo, contribuirò a tutti gli effetti affinché la verità prenda il posto di ciò che finora è stato rappresentato al mondo. Ma d’altronde i fatti sono tali che questo non sembra condurre a questo. Naturalmente, dovreste sapere proprio dalle cose che qui sono state discusse nel corso degli anni che non minore falsità ha regnato dall’altro lato. Credete che anche questa vi sarà sottoposta nei dettagli di fronte al popolo? Per questo non ci sono nemmeno i fondamenti di giudizio! Non ci sono nemmeno i fondamenti intellettuali di giudizio, ma tutti i fondamenti ci sono per restare nascosta la verità.
Se considero lo stato d’animo con cui gli eventi sono stati giudicati nell’agosto, settembre, ottobre, novembre 1914 per quanto riguarda ciò che era stato fatto dalle Potenze Centrali, nei paesi neutrali e nei paesi nemici, e lo confronto con quella benevolenza con cui ora vengono giudicate le straordinariamente crudeli condizioni di armistizio per le Potenze Centrali, con quel silenzio generale peculiare con cui si sorvolano sopra il fatto che queste condizioni di armistizio, così come erano e come rimangono anche dopo l’attenuazione, sono letteralmente una sentenza di morte, allora noto una differenza, una differenza terribilmente grande nella volontà di giudizio. Perché questa differenza nella volontà di giudizio riposa anche sul fatto che non c’era alcuna volontà di giudizio nell’agosto, settembre, ottobre, novembre 1914 e così via. Su molti aspetti posso solo procedere congetturalmente, ciò che, come detto, diventerà noto al mondo, mentre ora non è affatto necessario, al fine di giungere a un giudizio, fare altro che leggere paragrafo per paragrafo. So che parlo anche a orecchi da sordo, da molti aspetti parlo a orecchi da sordo, ma perché non dovrebbe, se si ha l’obbligo di pronunciare la verità senza simpatia e antipatia, puramente nella sua obiettività, pronunciare la verità anche in questo momento, dove forse da questa parte non è molto volentieri udita, perché non dovrebbe la verità essere pronunciata, poiché io non posso sapere quanto ancora sarà consentito pronunciare anche tali verità. Queste cose non le pronuncio veramente per esprimere alcuna simpatia o antipatia, ma per enunciare una conoscenza duramente conquistata, per dovere. Nel Tempo dell’Anima Cosciente è necessario affrontare le cose consapevolmente, e rendere la conoscenza l’impulso anche delle proprie azioni e specialmente dell’impulso dell’introspezione. E l’introspezione è necessaria — l’ho sottolineato ancora e di nuovo in questi giorni —, l’introspezione diverrà necessaria per le persone del Tempo dell’Anima Cosciente.
Al mondo diventerà chiaro che tutto il discorso che ha regnato negli ultimi quattro anni e mezzo riguardo alla cosiddetta questione della colpa era semplicemente un discorso assai superficiale. Ciò che si è svolto è molta più tragedia in un senso superiore che non se ne possa parlare di colpa, perché non si può parlare di colpa quando, ad esempio, una grande parte di una serie di eventi ha come causa l’inettitudine. Certo, l’inettitudine, come vi ho esposto, ha giocato un ruolo enorme, ad esempio, presso le Potenze Centrali, nelle posizioni decisivo, ma precisamente l’assoluta inettitudine intellettuale, anche l’inettitudine nel giudizio delle circostanze, nella capacità di giudizio e simili. Sarà necessario affrontare molte realtà. Voglio solo puntare su una cosa.
Non è vero, dalla passione si può giudicare, condannare, giudicare erroneamente e così via. Sì, colui che parla sulla base dei fatti, che conosce i fatti, deve rispondere a molte domande, che sono straordinariamente importanti questioni storiche, in contorni taglienti. Vedete, naturalmente le cose si presentano sempre diversamente da diversi punti di vista. Ci sono varie ragioni per le quali nel agosto 1914 dalla Germania verso la Francia è venuta anche una guerra. Su alcuni aspetti ho già attirato l’attenzione. Si può dire: solo colui che ha veramente la volontà di parlare esattamente può esprimere correttamente su queste circostanze le cose. È mancato poco, si potrebbe dire, che nel agosto 1914 non fosse venuta affatto una guerra su due fronti, ma soltanto la guerra inevitabilmente necessaria contro la Russia. Parlo ora dal lato delle Potenze Centrali; naturalmente la cosa si presenta diversamente dall’altro lato. È mancato poco. Su che cosa è mancato poco? Che cosa è questo «poco»? Ora, vedete, il signore che dovrebbe ora essere in Olanda e che specialmente l’estero ha preso così straordinariamente sul serio, il che era una grande ingiustizia fatta al popolo tedesco, era, come si può vedere dalla mia rappresentazione di un paio di giorni fa, un uomo straordinariamente indiscreto. Non è vero, quando gli — ve l’ho raccontato — nel corso degli anni era stata proposta un’alleanza dalla Russia e dalla Francia, così che sarebbe venuta un’alleanza Russia-Francia-Germania contro l’Inghilterra, lui si vantò nel 1908 nella famosa Affaire del Daily Telegraph di aver immediatamente comunicato questa proposta della Russia e della Francia a sua nonna e di aver così acquisito un grande merito presso l’Impero Britannico. Si potevano porre a responsabili stanze domande su come era stato con l’invasione del Belgio. Infine, questo signore che intendo era il comandante supremo e poteva decidere. Detto signore — vi prego, non obiettatemi che molte persone in Europa lo hanno già saputo —, ma detto signore non sapeva che il Belgio veniva invaso fino al 29 luglio 1914. E perché? Perché non gli poteva essere detto, perché se glielo avessero detto oggi, il mondo intero lo avrebbe saputo domani, se tutte queste persone, come Sven Hedin e così via, che lo ammirarono così, gli fossero venute da lui. Che tipo di anomalia è, quando strategicamente un piano di guerra deve essere elaborato sulla base di certi motivi che riposano su basi strategiche, e il comandante supremo non deve sapere nemmeno il punto più importante, il punto di partenza! Deve venire fuori qualcosa che allora possa essere giudicato nel modo ordinario?
Ora le circostanze erano tali che attraverso la costellazione europea, ora, per così dire, attraverso le molto, molto innocenti Potenze dell’Intesa — sono completamente innocenti secondo la loro visione, non è vero, dell’inizio di questa guerra —, che attraverso queste molto innocenti Potenze dell’Intesa si era formata in Germania una volta da lunga data, dai novanta anni, forse ancora prima, l’opinione: bisogna una volta condurre una guerra su due fronti, una guerra a sinistra e a destra. — Non so come stiano le cose in altri paesi, se lì si fanno piani di guerra in otto giorni! In Germania non era così. Fare un piano di guerra simile prende molto tempo. Lo si modifica in singole, parti molto subordinate, ma prende molto tempo. Questo piano di guerra era stato elaborato per decenni, certo modificato in singoli dettagli, ma riguardo alla sua cosa principale era stato elaborato per decenni, era finito in tutti i dettagli. Non dovete dimenticare che dovete considerare la cosa puramente dal punto di vista militare; ora si potrà almeno un po’ più obiettivamente, dopo che il punto di vista militare nel mondo, pare, è stato superato! Se considerate la cosa puramente dal punto di vista militare, potrete giudicarvi più obiettivamente su di essa. Ogni singolo tratto e tutto ciò che deve essere caricato deve essere fissato; il movimento di ogni singolo treno da qua e là, l’attacco di ogni singolo soldato è fissato in un tale piano di guerra.
Ora gli eventi si affrettarono. Dico ora non qualcosa di completo, ma voglio solo dare un campione; forse si presenterà già una volta l’occasione di esporre il tutto davanti al forum del mondo in tutti i dettagli. Le circostanze che si precipitavano in questa orribile catastrofe si affrettavano così che all’interno della Germania negli ultimi giorni di luglio di fatto la domanda da molti lati emerse: si dovrebbe condurre guerra contro la Francia o no? Diventerà necessario, dal punto di vista militare e non da quello politico, condurre una guerra contro la Francia? — Il comandante supremo, che forse poteva risolversi a fare qualcos’altro ogni mezz’ora, ha ripetutamente avuto il serio proposito di non far marciare l’esercito affatto verso ovest, ma solo verso est. E dipendeva da un filo nel comportamento della statalità britannica, così sarebbe accaduto qualcosa di strano, ma si sarebbe trattato di porre un certo giudizio, potremmo dire, su una curiosa base. Tra le cose contraddittorie era stato già ordinato, non marciare affatto verso ovest, ma solo verso est. C’era qualcosa di contrario, e da ciò che era contrario, se lo considerate correttamente, potete trarne conclusioni di come cose strane stanno nel corso del mondo. Era contrario il fatto che lo stato maggiore tedesco aveva elaborato un piano di guerra che prevedeva una guerra su due fronti, ma nessun piano di guerra che prevedesse solo una guerra su un fronte, perché una cosa del genere non era strategicamente prevedibile dalle circostanze europee. E il comandante supremo ha ricevuto una volta come risposta: Sì, non possiamo proprio farla, perché se dobbiamo solo marciare verso est, abbiamo una massa disordinata, caotica. Il nostro piano di guerra è elaborato per due fronti; non possiamo far altro che marciare verso ovest. — Ora, l’ordine deve esserci, ma certamente, se si può anche una volta dare una risposta simile a una cosa, non si può dire che vi operasse alcun pensiero losco, di provocare questo o quello, ma qualcosa di completamente diverso. E non è ancora deciso se, se ci fosse stato il tempo, si potesse fare anche un piano di guerra così, che la marcia verso ovest non fosse la premessa per l’intero piano di guerra, allora tutti gli eventi sarebbero avvenuti senza la marcia verso ovest. La domanda non la tocco, se non fosse stato un gigantesco passo falso storico-mondiale, perché io stesso non credo mai che, se l’esercito tedesco avesse marciato verso est, i francesi sarebbero rimasti belli e tranquilli. Ma racconto semplicemente fatti e non supposizioni e non ipotesi; fatti che sono appropriati per dare al giudizio una direzione adeguata ai fatti, una direzione conforme alla realtà.
Un’immagine voglio suscitare di come è straordinariamente avventato, se sulla questione della colpa si parla così o così, specialmente secondo i confusi libri rossi, blu, gialli e blu-fulmine che sono stati snocciolati e che si possono snocciolate in ogni direzione, da cui si può fare tutto il possibile. Potete forse essere inclini, dietro l’intera serie di fatti, che vedete più come sintomi, a supporre qualcosa di più profondo di quello che così superficialmente può essere giudicato, come è accaduto frequentemente negli ultimi anni. Dovete considerare tali cose come io ve l’ho ora solo suggerito a titolo di saggio. Le cose che stanno alla base di questo evento catastrofico mondiale sono davvero incredibili. Si deve semplicemente conoscerle come fatti, se si vuole fondare un giudizio su di esse. E non diversamente stanno le cose nei cosiddetti paesi dell’Intesa.
Ora da ciò che l’umanità ha chiamato guerra e di cui ha avuto il pensiero che fosse sostituito da una pace, si è sviluppato ciò che è un inizio solo. Ho detto qui in un determinato momento: guardate le cose che si svolgono all’interno della Russia, e avete qualcosa di molto più importante, se affrontate le domande sul futuro, di quanto ciò di cui gli uomini hanno ancora parlato molto illusoriamente negli ultimi tempi come di una guerra e di una pace che dovrebbe seguire. Molta cosa è stata scatenata. Ma almeno si dovrebbe comprendere ciò che è stato scatenato. Vedete: in realtà, poche apparizioni letterarie, apparizioni di scrittori hanno avuto un effetto straordinariamente ampio come quelle di Karl Marx. Nel 1848 apparve il cosiddetto «Manifesto Comunista», in cui i principali impulsi della concezione della vita socialdemocratica erano brevemente riassunti. Poi suonava fuori, questo Manifesto Comunista, nelle parole: Proletari di tutto il mondo, unitevi! — Dallo stesso Karl Marx, che era stato sostenuto dal suo amico Engels, provengono allora il libro sulla «Economia Politica» e il libro «Il Capitale». I principi che stanno alla base di questi libri sono veramente diventati, per tutto il mondo, conoscenza, mondo di rappresentazione del proletariato dirigente. In modo estremamente penetrante il proletariato dirigente si è confrontato con questo, ha assorbito ciò che è precisamente il marxismo.
Anche considerato esteriormente — ma questo esteriore è forse proprio l’interiorità più importante — Karl Marx e le sue prestazioni sono qualcosa che, direi, è nato nel mondo civilizzato europeo ed è anche penetrato profondamente in questo territorio del mondo civilizzato, nel mondo proletario, nella parte proletaria del mondo civilizzato. La personalità e l’opera di Karl Marx non è del tutto semplice. In primo luogo, porta una molto determinata struttura fondamentale. Questo è un acume innato, un acume straordinario, che ha sempre una certa efficacia. Non è vero, ci si può figurare questo effetto già su qualcosa che sembra lontano, che però ci lo illustra. Vedete: il più borghese, il più filisteo, il vero filosofo filisteo, Kant, Immanuel Kant — specialmente per i filistei accademici è il filosofo fondamentale —, perché è allora considerato per così dire particolarmente spiritoso? Ora, non ho mai incontrato un professore universitario che avesse capito Hegel o Schelling, ma alcuni — proprio alcuni professori universitari — ho incontrato che almeno all’incirca si erano acquistati una certa comprensione di Kant. Ora, allora pensano: io sono un uomo intelligente — naturalmente pensa così un signore simile —, e poiché mi è costato uno sforzo tale comprendere Kant e finalmente l’ho compreso, così Kant è anche un uomo intelligente, e poiché mi è costato a me, come uomo così distinto, uno sforzo così grande comprenderlo, così Kant deve essere l’uomo più straordinariamente distinto. — Più o meno questo è il sentimento che questi uomini hanno. È il sentimento filisteo, che passa quindi ai filistei accademici e al loro seguito, al loro seguito giornalistico e altrimenti. Qualcosa di simile ha già agito anche sul proletariato nella comprensione di Karl Marx, che era un uomo molto acuto. Si hanno alcune difficoltà di comprensione. Il proletario si sforza più di quanto un qualche medio filisteo — volevo dire medio borghese — sia disposto a sforzarsi, anche se legge libri proletari. Il proletario si sforza davvero di più per comprendere il suo Karl Marx; specialmente apprezza ciò che costa sforzo. Davvero, costa molto più sforzo assorbire gli impulsi del mondo dei proletari nei libri di Karl Marx di quanto forse alla borghesia sia costato lo sforzo di comprendere i suoi economisti nazionali. Ma pochissimi lo fanno, piuttosto un numero di borghesi particolarmente corpulenti si è accontentato di conoscere la vita del proletario dai «Tessitori» di Hauptmann. Lì si può unire il piacere, non è vero, molto bene con la conoscenza e così via. Questo è il primo in Karl Marx: un certo acume innato.
Ma non si può negare che la dialettica è grande in Karl Marx. Questa dialettica, questa capacità di lavorare in concetti, che manca completamente alla maggior parte della gente oggi — manca alla nostra intera scienza ufficiale questa dialettica —, quest’arte di lavorare in concetti come realtà, Karl Marx l’aveva da Hegel, perché era uno studente di Hegel a questo riguardo. Così si può dire: dal popolo tedesco Karl Marx aveva la sua dialettica, l’arte di lavorare in concetti. — L’impulso socialista lo aveva dal popolo francese, dove specialmente Saint-Simon e Louis Blanc avevano esercitato una grande influenza su di lui, così che unì ciò che l’hegeliano tedesco ha sviluppato in concetti finemente elaborati, plastici, nitidi, con l’impulso rivoluzionario, l’impulso rivoluzionario di un Saint-Simon e di un Louis Blanc. E questo, che era in lui, poteva esprimersi solo in questo modo, come si è espresso, che Karl Marx andò a Londra, in Inghilterra, e là, studiando le circostanze economiche, ha studiato completamente questo intero modo di pensare e questo modo di sentire — l’uno dal tedesco, l’altro dal francese — su circostanze inglesi, donde ha applicato il tutto solo alle circostanze materiali economiche. Così questo, che è nato così, come ve l’ho presentato: il proletario dall’epoca dell’industria e della macchina, dal meccanicismo, il che alla sua fonte poteva essere osservato solo in Inghilterra, perché inizialmente poteva esprimersi solo lì fino all’anno 1848, questo è stato compreso da Karl Marx con la dialettica hegeliana. E quello che è stato compreso con la dialettica hegeliana, in quello opera come, direi, la potenza del vigore di tutto l’impulso rivoluzionario di un Louis Blanc o di un Saint-Simon. Così vedete: da componenti che sono tedeschi, francesi, inglesi, sulla base dell’acume semita innato, che era nel sangue di Karl Marx, perché era ebreo — questo è naturalmente inteso completamente obiettivamente —, così da quattro ingredienti insieme si è composto spiritualmente-chimicamente ciò che questo Karl Marx ha fornito al proletariato come l’arma più efficace — perché è un’arma spirituale —. Da qui anche l’efficacia penetrante, questo effetto illimitato. Naturalmente in numerosi scritti popolari questo è stato ulteriormente diffuso. Tutte le circostanze sono state giudicate da questo punto di vista.
Sì, certo, ciò che così si è preparato nel corso dei decenni, si può veramente pesarlo solo facendo, diciamo, l’esperienza di come in circoli borghesi da un certo professore si è parlato di Lessing, e poi in circoli proletari si è parlato di Lessing alla maniera marxista. Entrambe le cose sono veramente completamente diverse l’una dall’altra.
Vedete, l’effetto di questo marxismo non è affatto finito. Questo marxismo contiene infatti qualcosa di molto significativo. Attraverso questo marxismo — che è così sorto, per il fatto che un tedesco ben educato all’hegelianismo, attraverso le circostanze, è passato per la Francia a Londra e lì ha applicato ciò che da quella scuola di Hegel stava nel suo pensiero, ciò che da Louis Blanc e Saint-Simon stava nel suo sentire, alle circostanze esteriori, puramente materiali del mondo moderno —, attraverso questo il più moderno impulso dello stato britannico — dello stato, non del popolo britannico, ma dello stato, della struttura statale, dell’ordine sociale — ha fatto il suo ingresso nel mondo. È solo l’inizio di questo ingresso. La prima fase di questo ingresso è già il marxismo. Non dovete dimenticare: sopra di esso si estende tutto ciò che è nel miglior senso la tradizione inglese su molti ambiti, perché deve veramente essere distinto tra ciò che, ad esempio, è tradizione inglese, e quell’mostro che si è formato non solo sulla base del popolo britannico, ma dalle circostanze geografiche dei tempi moderni e da tutte le circostanze storiche, che è l’Impero Britannico. La prima emanazione è in certo modo il marxismo. Queste emanazioni continueranno. Perché da ciò che ora sta come base, si svilupperanno varie prospettive future. Qui soprattutto deve essere considerato il seguente.
Vedete, quello che è l’elemento tedesco nella civiltà moderna, gioca nel fondamento un ruolo assai diverso da altri elementi popolari. Infine potete considerarlo nei dettagli. Il mondo si è abituato a identificare il tedesco con le Potenze Centrali. Ora, cosa hanno veramente a che fare questi tedeschi come tedeschi con questo o quell’Impero? Cosa hanno i tedeschi dell’Austria a che fare con la monarchia della casa d’Asburgo? I tedeschi dell’Austria non sarebbero mai stati le persone più odiate in Italia, se i tedeschi dell’Austria non fossero stati trattati esattamente allo stesso modo dalla casa d’Asburgo come la piccola parte degli italiani che erano sotto la casa d’Asburgo. I tedeschi hanno sofferto almeno dalla casa d’Asburgo almeno quanto ogni italiano ha sofferto, solo che i tedeschi adesso hanno la tragedia di essere odiati da quelli con cui hanno sofferto allo stesso modo. E così è in tutto. Manca una comprensione della natura completamente non-nazionale dei tedeschi, che erano il lievito per l’Europa, ma che non hanno mai avuto un’essenza nazionale o qualcosa di nazionalmente aggressivo. Questo non risiede nel carattere fondamentale tedesco, è stato innestato da vari lati. Questo tedesco non aveva niente a che fare, né con la casa d’Asburgo, da cui era soggiogato, né con l’altro casato imperante, e non c’è ragione di confondere l’essenza tedesca con esse. Ma questo accade nel mondo, e questo accade, si può dire, con una certa gioia. Questo accade anche da popoli ai quali wahrhaftig nessun ostacolo si opponeva, sentirsi come unità, forse con l’eccezione di alcuni frammenti che erano stati loro tolti. Ma si dovrebbe tuttavia non dimenticare la cosa principale: il popolo tedesco non è mai stato veramente adatto a formare un’unità. Le proprietà migliori andrebbe perdute se i tedeschi volessero vivere così da formare un’unità astratta, un’unità popolare. Naturalmente, sotto l’influsso di alcuni impulsi europei, in modo non organico — ad esempio in Goethe mai, ma in altri — certe ambizioni di unità, come erano in Italia, hanno vissuto anche entro il popolo tedesco. Furono forti dall’anno 1848 fino agli anni cinquanta, sessanta. Ma questo andava sempre parallelo soprattutto con una nostalgia dell’essenza tedesca di immergersi nel mondo. E questo è stato raggiunto in un’estensione molto particolare. Considerate solo che voi difficilmente troverete testimonianze letterarie così comprensibili da un popolo all’altro nella valutazione degli altri popoli come entro la letteratura tedesca. C’è, ad esempio, un bel libro che veramente in modo intimo fa giustizia ai più belli, più importanti, anche più significativi impulsi che erano operanti nell’essenza francese dalla rivoluzione fino al secondo Napoleone, un libro che si chiama: «La forma di stato francese e il Bonapartismo», un libro che amorevolmente entra proprio negli impulsi più significativi nello sviluppo francese di questo diciannovesimo secolo. L’autore di questo libro si chiama Heinrich von Treitschke. Il libro è scritto nel periodo dal 1865 al 1871. È una completa valutazione del carattere francese e dell’essenza italiana in questo libro di Heinrich von Treitschke: «La forma di stato francese e il Bonapartismo». Potrei recitarvi vari interessanti dettagli da questo, da cui vedreste molte cose sulla verità, a cui il mondo non è incline a prestare un orecchio. Assolutamente, non c’è mai stato un discorso così comprensibile su essenza inglese e americana da un popolo straniero come quello che Herman Grimm ha svolto sui popoli americani e su gli inglesi.
Naturalmente non si deve dimenticare che anche tutte le molte altre cose, che non provengono dall’essenza popolare tedesca, hanno avuto un ruolo. Sulla sciocchezza non voglio affatto entrare, che confonde il tedesco con qualcosa che è indiano quanto possibile, con il pan-germanesimo, come ci si è abituati a chiamarlo. Ora, è semplicemente una sciocchezza voler misurare l’essenza tedesca con il pan-germanesimo. Non si può dirlo diversamente. Ma se comunque qualche volta si sono sollevate ambizioni, che qualcosa di simile avrebbe dovuto realizzarsi come un’unità tedesca, che comunque non avrebbe avuto un’influenza molto duratura — e quindi, studiate semplicemente la storia dal 1866 al 1870, cosa era detto in Francia allora a quella unità tedesca ricercata! Non la si poteva sopportare, non la si voleva assolutamente avere.
Queste sono già cose che lasciano sorgere la domanda: perché in realtà viene maledetto così tanto l’essenza tedesca? — E là c’è una fonte di veridicità nel mondo che è completamente terribile, e che sarà il punto di partenza di falsità efficace. Ma ciò che è l’essenza tedesca e ciò che in un certo senso era articolato in modo non organico dal 1871, avrà comunque il suo compito nel mondo, anche se oggi è un orrore per molte persone, parlare del compito dell’essenza tedesca. Avrà comunque il suo compito nel mondo. Se prima avevate chiesto a una persona intelligente — voglio, ad esempio, sotto queste persone intelligenti che si sono espresse particolarmente chiaramente su questa questione, citare Heinrich Heine —, allora si sono citati due poli, da cui fin dalla tenuta due direzioni del pensiero umano completamente diverse si erano mosse. Lo dovremo affrontare più da vicino. Ho detto a una signora che mi ha chiesto durante la mia ultima permanenza qui nell’anno 1917, quale fosse la missione dell’ebraismo nel mondo, allora ho detto: questo verrà ancora, che devo dire qualcosa al riguardo. Heinrich Heine ha indicato questi due poli, da cui, per così dire, si alimenta ciò che da un certo punto di vista è impulso nell’umanità: Heinrich Heine ha indicato l’ebraismo da un lato, l’ellenismo dall’altro. Ora, l’ebraismo ha sempre dovuto rivelarsi come il grande guardiano-del-sigillo per la capacità umana dell’astrazione, per la capacità umana, il modo di pensare, la concezione del mondo da unificare. L’ellenismo ha sempre il compito di portare al mondo ciò che di rappresentatività, di elemento immaginativo vive. La concezione del mondo, la concezione della vita del proletariato moderno ha prima assorbito tutto dall’ebraismo, ma ancora nulla dall’ellenismo, perché gli manca completamente l’elemento immaginativo. Questo deve ancora ottenerlo. Nel corso del tempo futuro arriverà il terzo, perché tutte le cose consistono in una trinità, e all’ebraismo e all’ellenismo si farà strada il germanismo nel corso del tempo — questa sarà la trinità —, quando quel materialismo avrà divorato il moderno mondo nel Tempo dell’Anima Cosciente, che ha avuto il suo inizio con quella fase che ha emanato dal marxismo dal Regno Britannico nel mondo.
Questo materialismo, che dal Regno Britannico e dall’America irradierà il mondo, ha già gettato le sue fondamenta; non dimentichiamo, le fondamenta sono solidamente gettate. E certe cose contano, così, ad esempio, immediatamente prima della guerra l’Inghilterra, allora anche ancora la Russia — ma questo non conta più —, la Francia, il Belgio e il Portogallo insieme avevano 23,8 milioni di miglia quadrate inglesi di possessi coloniali con 470 milioni di persone viventi su questo possesso coloniale. Germania e Stati Uniti insieme avevano solo 1 milione di miglia quadrate inglesi di possessi coloniali con 23 milioni di persone; ora sarà diverso, non è vero, la popolazione di lingua inglese è ora unita. Quindi: Inghilterra, Francia, Portogallo, Belgio, e poi era con qualcosa che poco conta, la Russia: 23,8 milioni di miglia quadrate con 470 milioni di persone; invece Germania e Stati Uniti insieme — che ora hanno salvato il mondo — con 1 milione di miglia quadrate inglesi di possessi coloniali e 23 milioni di persone. La base è bene gettata. Da questa base si svilupperà la cultura materialista e sempre più materialista, perché solo nelle circostanze economiche penetrante, quella cultura, del quale primo accento, prima sfumatura è venuta così, perché laggiù era già nel punto di partenza. Si confronti solo Lassalle con Karl Marx, Lassalle, che ha solo certe somiglianze con Karl Marx: l’acume naturale e l’hegelianismo, ma non ha passato attraverso né il francese né l’inglese, come Karl Marx. Da questo in lui c’è una certa concezione dialettica, anche una certa comprensione acuta del movimento operaio moderno, ma non l’efficacia che era nel sistema marxista. Questo sistema marxista è proprio sorto così, che la dialettica dell’essenza tedesca si è procurato il suo contenuto dalle circostanze materiali, dalla coltura pura materiale della società britannica, della connessione britannica, non della popolarità, ma della connessione imperiale, dell’Impero che si forma.
Ora, le cose agiscono dopo. Ciò che è accaduto, escluderà il popolo francese dai flussi futuri, avrà solo poca importanza. I vinti appartengono già il popolo francese. È certamente da includersi nella prospettiva futura — e vi parlerò domani più precisamente al riguardo — che il popolo francese per la costellazione degli eventi è stato escluso dall’effetto futuro nel mondo. Il dominio mondiale passa ai regni che parlano inglese.
Ma se il primo polo è stato creato dal fatto che Karl Marx, con una certa dialettica che si era procurato dalla scuola hegeliana, si è immerso nelle circostanze materiali dell’Impero Britannico, così il futuro opererà ancora qualcos’altro. Oggi naturalmente può essere scambiato in molte direzioni, e si può dire, ciò che dico è solo la continuazione — ora, non so quali altre sciocchezze ci sono ancora nel mondo — di piani tedeschi di conquista mondiale o qualcosa di simile. E tuttavia deve essere detto, quale è una verità che sta davanti prospetticamente altrettanto saldamente come altre verità: Proprio come il tedesco hegeliano Marx è andato in Inghilterra, alla Inghilterra materiale, al fine di assorbire da lì la prima fase della cultura materiale, così quando questa cultura materiale, che davvero avrà una curva ascendente e discendente, che distruggerà una certa forma di spiritualità, — quando questa cultura materiale avrà prodotto dal popolo inglese stesso il contromovimento, quando coloro, di cui ho già parlato, che si ribelleranno, ad esempio, contro il principio più terribile della dottrina dell’utilità: «Il bene massimo degli uomini consiste nella massima felicità del numero più grande», contro cui oggi già da lato occultista si protesta, troveranno ascolto, quando una volta le cose saranno tali che quello che dal Regno Britannico come cultura materiale brucia e distrugge il spirituale irradierà la terra come il dominio mondiale nel Tempo dell’Anima Cosciente, quando questo si sarà irradiato, allora oppure emergerà dall’oppressione dal popolo britannico stesso. Si avrà bisogno, di venire a ciò che è rimasto del goetheanismo, che radica nell’essenza popolare tedesca, per cercare da questo l’impulso, come il mondo può di nuovo guarire. Ci si rivolgerà al terzo elemento. Come gli uomini hanno studiato, molto tempo dopo che l’ebraismo è caduto come potenza politica, gli impulsi ebraici, così come tutta la cultura moderna, dopo che i Romani hanno distrutto l’ellenismo, si è basata sull’ellenismo, così la guarigione del mondo una volta si baserà su ciò che è colto dal goetheanismo tedesco. A questo dovrebbe una volta un monumento essere eretto. Che questo monumento stesso sperimenti questo o quel destino, la decisione è l’importante: che la decisione una volta sia stata presa.
La signora Dott. Steiner farà oggi recitare, prima della conferenza, la conclusione del «Coro degli impulsi primordiali» — quella parte che ancora non era stata da lei recitata. Vorrei premettere alcune parole, che vi prego, vi prego, di non prendere in senso allusivo; devono essere intese in modo del tutto obiettivo. Abbiamo organizzato la cosa in modo che la conferenza cominci comunque così che i nostri amici di Zurigo potranno ascoltarla presumibilmente fino alla fine, o almeno fino a un punto tale che non perdano nulla di essenziale. E in relazione a vari desideri, più o meno evidentemente legittimi, che sono sorti qua e là, vorrei non reprimere un’osservazione. Ossia, che non terrei conforme allo spirito del nostro movimento se l’opinione dovesse farsi troppo preponderante: il principale della nostra attività è già realizzato se si considera il contenuto delle conferenze tenute qui. Il nostro movimento deve stare al centro della totalità del tempo, e deve tenere conto delle cose che scaturiscono dalle esigenze del tempo. E potete starne sicuri che non realizzeremo nemmeno quello che credete di poter raggiungere accogliendo il contenuto delle conferenze, se non mostreremo un atteggiamento accorto e comprensivo, precisamente nei confronti delle nuove aspirazioni artistiche che sono state intraprese all’interno del nostro movimento. Questo vale naturalmente in particolare per l’arte dell’euritmia, che in certo modo deve essere una nuova arte e deve essere percepita come una nuova arte, rispetto a tutto ciò che le è simile deve essere percepita come nuova arte. Ma vorrei che fosse notato che ciò vale anche per quanto riguarda l’arte della recitazione. Quello che si sperimenta riguardo alla recitazione, se si vuole davvero dispiegare la sensibilità artistica nel mondo, è qualcosa di straordinariamente grande, qualcosa di terribilmente doloroso, quello che accade. È vero che da noi è stato sviluppato un certo metodo, che è in sintonia con il nostro movimento di scienza dello spirito, proprio anche riguardo all’arte della recitazione. E, vedete, non vorrei che fosse considerato solo come se, beh, per l’amor dell’arte il questo o quello ora lo fornisse come accessorio della nostra causa; no, è una delle cose più importanti che ci troviamo in una nuova modalità della sensibilità artistica. Riguardo alla recitazione, la maggior parte delle persone che — come devo chiamarle per non usare l’espressione che mi viene in mente — hanno le più primitive concezioni. In realtà si crede che chiunque possa recitare, e che la recitazione non sia un’arte particolare. La recitazione è, in certo senso, una delle arti più difficili, perché il materiale si deve elaborare molto lentamente e gradualmente. E poiché miriamo precisamente a mettere in evidenza la parola artisticamente formata, e questo è una cosa essenziale — che ci sia interesse, nell’ordine sociale futuro dell’umanità, per tali cose, che questo interesse non vada perduto, che il pantano borghese generale non si diffonda gradualmente proprio in tale ambito, così difficile come l’arte della recitazione, che ognuno considera solo una lettura — lo perseguiamo, e vi prego di non considerare questo come una cosa secondaria, che eventualmente, a seconda di come vanno le cose, si può spostare a un’ora qualsiasi del giorno o della notte.
Come ho detto, quello che ho affermato non doveva essere affatto allusivo; ma ho solo voluto esprimere chiaramente la mia opinione riguardo a ciò che altrimenti spesso è considerato come solo un ornamento della nostra causa.
Ora il conclusione del «Coro degli impulsi primordiali» di Fercher von Steinwand andrà verso la recitazione.
Quello da cui sono partito in queste considerazioni — dalla necessità di sentire la verità che agisce nei fatti del mondo, potrei dire anche la ragione attiva o lo spirito che agisce — deve trovare particolarissima applicazione nella comprensione che si deve acquisire nell’epoca dell’anima conscia, nella comprensione di questo evento catastrofico nel quale ci troviamo. Perché in fondo questo evento è scaturito da, per così dire, un’apparenza nella quale gli uomini hanno vissuto. Ve l’ho accennato da varie angolazioni; potrebbe essere ulteriormente sviluppato. Comunque avete già visto che gli uomini che hanno partecipato all’eruzzo, all’ultimo eruttare di questo evento catastrofico, si muovevano effettivamente in apparenze, che erano pieni di fantasmi e illusioni, che erano ben lontani dal stare nella realtà. Però bisogna dire che nel corso degli anni, sempre più, da quello che è stato nominato erroneamente, perché gli uomini vivevano in illusioni e apparenze, da quello su cui si è gridato male perché gli uomini vivevano in illusioni e apparenze, si è sviluppato gradualmente, lentamente, quello che conteneva la verità della cosa stessa. Questo fino ad ora è in parte già emerso e nei prossimi anni emergerà ancora di più. Che non si trattasse di una guerra nel vecchio senso tra un gruppo di potenze e un altro gruppo di potenze, che si potesse concludere nel senso ordinario anche attraverso un trattato di pace, su questo ho già spesso richiamato l’attenzione; che si trattasse piuttosto di quello che come agitazione nelle lotte sociali si consumerà, che assumerà le forme più diverse. Che quello che gradualmente emerge come verità — le lotte sociali — che questo, per così dire, si è impossessato dell’apparenza che galleggia sulla superficie, si consuma inizialmente completamente nell’apparenza che galleggia sulla superficie, nelle illusioni e fantasmi che sono diventati atti — è questo che bisogna tenere presente. E bisogna tenere presente quello che effettivamente vive negli ultimi conflitti del presente, quello che si nasconde effettivamente nella realtà in questi conflitti del presente.
Non si può farlo senza rivolgersi sempre di nuovo a come il pensiero e le rappresentazioni degli uomini, perfino la loro intera concezione della vita, si sono allontanati da qualcosa di cui gli uomini hanno bisogno riguardo alla comprensione del mondo, qualcosa però che è stato perduto proprio sotto l’influsso dello sviluppo più recente dell’umanità. La nostra scienza dello spirito ha il compito nel senso più eminente di tornare a questo perduto nel senso moderno e di riavvicinarlo all’uomo, al quale diviene così necessario nel presente e verso il futuro.
Ho spesso sottolineato da vari punti di vista l’uomo tripartito, il mondo tripartito, ho sottolineato che è necessario, oltre a quello che ordinariamente si chiama uomo, distinguere ancora almeno due altre articolazioni nell’uomo; nel mondo, distinguere altre articolazioni ancora. In tutte queste cose non si tratta di come io, per certe ragioni, dalle esigenze della scienza dello spirito ho chiamato l’una così o così, o come si chiama da presagi, come Fercher von Steinwand nel suo «Il discepolo dello spirito». Là dove egli parla di quello che nella mia «Teosofia» trovate denominato il mondo dell’anima, egli parla di «Sinnheim»; per ragioni che sarebbe troppo lungo esporre ora, quando parla di quello che io ho chiamato la terra dello spirito, egli parla di «Wahnheim» — ma non intende solo una dimora dove c’è l’illusione, bensì nel parlare di «Wahnheim» intende propriamente la terra dello spirito. Quello che conta è che ci si immerga veramente in queste cose in qualche modo e le si prenda sul serio per la vita.
Si può dire: con il greco lentamente scemare, l’umanità nella sua evoluzione dal terzo al quinto periodo postatlanteo ha perso veramente, veramente molto, ciò che deve essere ridestato in forma diversa, proprio dal punto di vista della nuova scienza dello spirito, se pure il caos sociale che ora si svilupperà deve avere l’ordine introdotto in esso. Poiché sempre di nuovo bisogna sottolineare: l’essenziale oggi è che la continuità economica non sia spezzata, bensì che in certo modo nel campo della vita economica sia creato un provvisorio e sia sentito anche come provvisorio, che però accanto a ciò si intraprenda effettivamente l’illuminazione generale su quello che è così necessario illuminare all’umanità. Non si può fondare un nuovo ordine sociale con i concetti che oggi già esistono. Lì è il meglio, ci si sforza in maniera consapevole di accordarsi con quello che emerge come le esigenze più necessarie, si crea un provvisorio affinché la continuità economica non vada perduta, ma si provvede a che all’inizio si cominci dove veramente il principio è così necessario: sulla via dell’educazione, dell’insegnamento nel senso più ampio, sulla via della creazione di pensieri che procedano dalla comprensione dell’uomo nelle menti degli uomini. Poiché solo creando pensieri nelle menti degli uomini si può realizzare qualcosa. Se solo questi pensieri sono presenti nelle menti degli uomini! Non avete a che fare con figure di porcellana, che potete mettere dove volete, alle quali potete imporre ordini arbitrari, bensì avete a che fare con uomini che devono acquisire la possibilità di avere comprensione per quello che è necessario nel corso dello sviluppo e del divenire dell’umanità. Partire dall’uomo deve portare affinché gradualmente l’illuminazione penetri nelle menti degli uomini riguardo a quello che gli uomini sono insieme — lo si chiami regno, lo si chiami stato, lo si chiami democrazia, lo si chiami come si vuole, tutto questo ha molta meno importanza che la cosa stessa. Nelle menti degli uomini, riguardo a questo vivere insieme, a questa forma di vivere insieme, nelle loro rappresentazioni si è formato puro caos, così che gli uomini non riescono nemmeno a formarsi rappresentazioni concrete e plastiche del perché una cosa esiste, perché un’altra esiste.
Da quella sapienza primordiale, che l’umanità ha acquisito in modo atavico, come vi ho spiegato spesso, ma che deve essere riacquisita in maniera pienamente conscia nell’epoca dell’anima conscia, da questa sapienza primordiale Platone ha diviso l’uomo in tre parti. Oggi questo è considerato come qualcosa di infantile. Ma questo viene da una sapienza molto profonda, da una sapienza che è veramente più profonda di quello che oggi viene insegnato sull’uomo da qualunque scienza della natura, dall’economia nazionale o da altre scienze nelle nostre università.
Platone ha diviso l’uomo in tre parti. Noi oggi articoliamo un po’ diversamente, ma si è avuta consapevolezza di questa tripartizione ancora fino al diciottesimo secolo. Poi è andata completamente perduta. E gli uomini del diciannovesimo secolo, questi uomini così colti, così illuminati, hanno riso solo di questa tripartizione nella sua forma concreta, ridono ancora oggi. Platone divise l’uomo, che bisogna comprendere se si vuole comprendere la struttura sociale, anzitutto nell’uomo che sviluppa la sapienza, la conoscenza, il sapere, la parte logica dell’anima, quello che noi colleghiamo all’organismo cerebrale, come suo sapere lo colleghiamo al suo organismo di sensazione e nervi. Platone distingue poi la cosiddetta parte coraggiosa, irascibile dell’anima, il coraggio, la bravura, la parte coraggiosa dell’anima, tutto quello che noi colleghiamo alla vita ritmica. Dovete solo leggere nel mio libro «Dai misteri dell’anima». Poi distinse l’uomo del desiderio, l’uomo in quanto è fonte della capacità di desiderare, tutto quello che ora conosciamo in forma molto più completa; questo Platone poteva collegarlo fisicamente al metabolismo, spiritualmente all’intuizione, così come l’intendiamo nella nostra tripartizione delle capacità conoscitive superiori: immaginazione, ispirazione, intuizione.
Non si può comprendere quello che avviene nella struttura sociale dell’umanità e come le strutture sociali si sviluppano se non si conosce l’uomo stesso secondo questa sua tripartizione. Poiché l’uomo non è nel mondo, nel quale vive come membro del piano fisico, in maniera tale da sviluppare questi tre articoli nella stessa misura anche riguardo alle loro formazioni interne, intime e proprietà, bensì li sviluppa in modo diverso; uno sviluppa una parte di più, un altro sviluppa un’altra parte di più. E sullo sviluppo diverso delle parti si basa principalmente la formazione delle classi, così come si è sviluppata nel corso dell’evoluzione dell’umanità europea con il suo seguito americano.
Si può dire: la parte che principalmente considerava la vita ritmica, che organizzava l’educazione, la convivenza, la concezione sociale in modo che la vita ritmica fosse quello che principalmente si sentiva come umano, è la classe, lo stato che si è formato come l’antico stato nobiliare. Se pensate una struttura sociale sorta dal fatto che uomini principalmente si sentivano come uomini del petto, allora avete quello che costituisce il gruppo della nobiltà, la classe nobile.
Se pensate a quegli uomini che principalmente sviluppano le forze cerebrali, la parte saggia — ora dico anche qualcosa che forse può riconciliare con molto di quello che ho detto — quegli uomini che nella classe erano riuniti che principalmente sviluppano la parte saggia, la testa, la parte della sensazione e nervi, allora è quel gruppo che gradualmente si è riunito nello stato borghese, nella borghesia.
Quegli uomini che oggi costituiscono i più innumerevoli — ma sapete, l’intuizione è spiritualmente collegata al metabolismo — coloro che si sono principalmente riuniti in tutto ciò — che ha la sua fonte nella volontà, nel metabolismo — questo è il proletariato.
Così che effettivamente gli uomini sono socialmente articolati così come l’uomo in individuo è articolato.
Ora bisogna riconoscere la natura particolare della unione umana. E per quanto riguarda questo, per la coscienza, per l’acquisizione di rappresentazioni degli uomini, c’è ancora tutto da fare, perché riguardo a quello che intendo ora, proprio l’umanità moderna ha le rappresentazioni più errate. Questa umanità moderna è arrivata perfino a immaginarsi che l’uomo come essere singolo sia meno perfetto che come animale politico, che l’uomo guadagni qualcosa dal fatto di articolarsi in un organismo statale, e sarà molto difficile far penetrare nelle menti la rappresentazione che l’uomo, dal fatto che si articola in un organismo statale, non guadagna nulla, bensì perde. Così perde anche quando si articola in ceti, in classi. Quello che l’uomo sviluppa in individuo non è promosso dal fatto che vive nella pluralità nella struttura sociale, bensì è paralizzato, è soppresso.
Così le tradizioni, le rappresentazioni della casta aristocratica sopprimono le forze urindividuali dell’uomo del petto. Dunque non che le promuovano, bensì le sopprimono, le paralizzano. Su questo consiste la cosa. Consiste nel comprendere che benché nel gruppo dei nobili siano riuniti quegli uomini le cui anime in un’incarnazione tendono preferibilmente all’uomo del petto, tuttavia l’unione esterna sul piano fisico paralizza quello che emergerebbe dall’uomo del petto. Sarebbe troppo lungo se vi mostrassi in dettaglio. Ma considerate solo che, per esempio, quello che è il sentimento d’onore si sviluppa in modo completamente individuale dall’uomo del petto; il concetto di onore esterno però è precisamente lì affinché sia creato l’esterno, così che l’interno possa dormire. Ogni assemblaggio è effettivamente lì affinché esternamente si costituisca qualcosa, così che l’interno, l’originario, l’elementare possa dormire. Non ho bisogno di richiamarmi di nuovo al detto di Rosegger, che ho già spesso citato: Un è un uomo, molti sono gente, e parecchi sono bestie. — L’uomo è effettivamente quello che è, da forze elementari come individualità. Questo ho provato a mostrare anche in fondazione scientifica nella mia «Filosofia della libertà».
Ora tutto quello verso cui aspira il moderno proletariato non è adatto a portare a compimento quello che in esso agisce proprio elementarmente, bensì a sopprimerlo, a spinglo nello sfondo, a paralizzarlo. E oggi è il tempo dove si deve comprendere una cosa tale, dove si può solo proseguire se si vedono chiaramente le cose. Poiché le forze istintive — l’ho esposto spesso — non agiscono più. E la borghesia — ora viene l’altro aspetto della cosa — nella sua riunione è stata principalmente lì per paralizzare la sapienza. Gli uomini si sono riuniti già nella borghesia, le cui anime hanno aspirato, al fine di sviluppare l’uomo cerebrale; ma principalmente la cosiddetta scientificità della borghesia sociale ha prodotto una struttura tale che l’uomo cerebrale è diventato il più possibile senza cervello. E si mostra sempre più come un essere abbastanza senza cervello di fronte all’incalzare dei tempi più recenti.
Dunque, da una parte questa articolazione umana si è sviluppata in modo particolarmente marcato, in modo significante. Ma si è trascurato il nesso della comprensione; non si poteva formarsi rappresentazioni sulla maniera come si vive tra gli uomini, poiché si era perduta la comprensione dell’uomo tripartito.
Sarebbe necessario — e questo dovrebbe anche accadere prima che si possa procedere a fondare un nuovo ordine sociale da qualche parte o in qualche momento — sarebbe necessario studiare tutto ciò che è collegato all’impulso dell’uomo del petto. E solo quando lo si studia davvero, non come lo immaginano i teosofi, bensì come corrisponde alla realtà, solo allora si acquisisce una vera scienza del modo in cui il lavoro, il prodotto del lavoro, il salario, la rendita, il capitale, i mezzi di produzione e così via devono essere ordinati nel mondo secondo le esigenze istintive dei tempi più recenti. Quanto è lontano da tutto questo quello che ufficialmente si chiama economia nazionale, che in realtà è solo un gioco con concetti e parole ed che speriamo scompaia presto dallo scenario scientifico — quanto è lontano da quello che emerge quando si studia davvero l’uomo come uomo del petto, dove emerge quello che riguardo alla distribuzione del lavoro, dei mezzi di produzione, della terra e così via deve essere richiesto come esigenza nello sviluppo dell’umanità. Allo stesso modo deve essere studiato quello che è collegato all’uomo cerebrale, all’uomo della sensazione e nervi nel senso più ampio — di nuovo non così astrattamente come lo immaginano i teosofi, bensì deve essere studiato in tutta la concretezza — quello che l’uomo è nel mondo sensibile come creatura spirituale, come creatura spirituale insieme ad altri uomini nella società, insieme ad altri uomini in qualche struttura, sia statale o altrimenti. Deve essere studiato dalla natura dell’uomo dei nervi e della sensazione. Lo studio dell’uomo dei nervi e della sensazione fornisce una vera scienza della società. E infine lo studio dell’uomo del metabolismo, che è collegato all’intuizione — questo fornisce solo una vera visione dello sviluppo, del divenire dell’uomo — questo fornisce solo una concezione storica dello sviluppo dell’umanità.
Ora comprenderete facilmente che non si poteva avere una concezione storica dello sviluppo dell’umanità senza comprendere davvero l’uomo microcosmo, e nemmeno una vera visione della distribuzione dei valori economici, perché non si è studiato l’uomo del petto; e nemmeno si poteva comprendere come l’uomo singolo individuale sta nella società umana, perché non si è studiato l’uomo cerebrale, cioè l’uomo della sensazione e nervi, nella sua realtà, nel suo intero collegamento con il cosmo e il suo sviluppo storico; poiché si era completamente perso di vista tutte queste cose. Per secoli non ci si è più formata una rappresentazione di queste cose o si è solo riso di esse. Perciò principalmente nelle rappresentazioni e poi anche nella realtà il caos è venuto.
Ora dal gruppo umano il quale, per così dire, è stato formato dalla vita moderna — che non seguiva le rappresentazioni rimaste indietro, bensì proseguiva — da quel gruppo dal quale è stato formato dalla vita moderna, nacquero esigenze. Il moderno proletariato è nato dal moderno sistema di macchine, dal sistema industriale, dalla meccanizzazione del mondo. Da questo si svilupparono le esigenze, perché questo moderno proletariato entrò in contrasto con coloro che potevano gestire le macchine come mezzi di produzione.
Vedete, gli impulsi per la concezione del mondo di questo proletariato venivano dall’uomo del metabolismo. Ma naturalmente l’uomo sta in contatto con gli altri articoli. Attraverso ciò, da ciò si formarono visioni anche di quello che dagli altri articoli emanavano come impulsi dell’uomo tripartito; si formarono visioni che erano una necessità sulla base della casta umana proletaria. Si formarono concezioni con l’aiuto di quello che la borghesia aveva fondato come scienza. Perché i proletari avevano solo ereditato la scienza delle quattro o, che so, sei facoltà a cui ora sono cresciute, che la borghesia aveva creato. Con la scienza puramente borghese, i proletari hanno gradualmente provato a formarsi rappresentazioni nell’epoca dell’anima conscia su ciò in cui vivevano come struttura sociale. Naturalmente questo non poteva essere sufficiente. Da tutte le basi acute e altre, ma di nuovo, perché era un figlio del suo tempo e non aveva alcun presentimento dell’esistenza di una scienza dello spirito come la pensiamo noi, fu proprio l’allora menzionato Karl Marx a creare, come espressione di quello che gli istinti del proletariato sviluppavano elementarmente da se stessi, una scienza per i proletari.
Questo Karl Marx è stato trattato dai proletari in modo diverso da come le cosiddette grandezze della borghesia sono state trattate negli ultimi secoli. Ha veramente penetrato nell’intero pensiero del proletariato su tutta la terra civilizzata e industrializzata. Dominava i pensieri dei proletari, e ha sviluppato questi pensieri in una dottrina. Sì, per la prima volta veramente i pensieri sono diventati fatti, perché i pensieri della borghesia non sono fatti, sono nati da illusioni, anche se si crede fermamente che poggino su vera scienza positiva. Ma i pensieri di Karl Marx sono diventati fatti nel proletariato e vivono come fatti e si realizzano come fatti, così come i fatti si realizzano, con tutta la contraddizione della vita, con tutta la contraddittorietà che emerge nella vita, con tutta la disarmonia, con tutto quello che è fertile e distruttivo e paralizzante, con cui la vita emerge. Negli istinti, nell’inconscio degli uomini agisce più, in particolare nella nostra epoca, che nella loro coscienza. Nell’inconscio non fu accolta l’uomo tripartito; ma da istinti, e perciò insufficientemente e certamente fecondando la realtà, trasformando i pensieri in atti, ma trasformandoli insufficientemente in atti, così Karl Marx ha fondato la sua dottrina di «economia politica». Essa è emersa già nel 1848 nel «Manifesto comunista», di cui parlai ieri, poi nel suo libro «Economia politica», che apparve nel 1859, in quell’anno che era straordinariamente fecondo in tutte le produzioni, almeno ancora alla fine degli anni cinquanta. Questo libro su «Economia politica» di Karl Marx appartiene alle varie cose che emersero alla fine degli anni cinquanta.
Per menzionare altre cose: è emersa contemporaneamente — e c’è un nesso interno — l’analisi spettrale di Bunsen. In circa lo stesso anno divenne più nota quella che si chiama il Darwinismo, come pure quella che da una parte ha avuto un effetto straordinariamente stimolante, ma dall’altra mano ha portato il caos nella psicologia: la «Prefazione all’estetica» di Gustav Theodor Fechner, che poi ha condotto a una psicofisica. Questo appartiene anche a quell’anno; molte altre cose ancora si potrebbero citare. Ci sono ragioni interne per cui questo è emerso insieme dalla scienza borghese. Poiché Hegel è anche scienza borghese, scienza borghese profonda. Ma dalla scienza borghese Karl Marx ha cercato di comprendere la struttura sociale degli uomini. Come la comprese, questa idea risultò convincente al proletariato. Ma era dimenticato quello che è il più importante: la conoscenza dell’uomo tripartito. Questo deve entrare principalmente nelle menti degli uomini, prima che si possa procedere in modo fecondo, non teoricamente, bensì immergendosi veramente nella situazione che il presente ha portato. Vedete, si può dire: tripartito il mondo si è presentato anche a Marx. Anche questo mondo fisico-sensibile si è presentato a Karl Marx tripartito, e così ha cercato di risolverlo in tre modi: primo mediante la sua teoria del valore, la teoria del plusvalore — ve ne ho già accennato qualcosa —, secondo mediante la sua concezione materialistica della storia, e terzo mediante la sua concezione della socializzazione dell’uomo. È curioso come, completamente nello spirito dello sviluppo caotico dei tempi più recenti, nella mente di Karl Marx, e nel modo in cui l’ho sviluppato, nella mente di milioni di uomini, di milioni di proletari, così si dipinge la struttura sociale tripartita, senza avere rappresentazioni vere, sostanziali, fondate su fondamenti, riguardo a quello che l’uomo come essenza vive e in cui entra nel mondo come essere spirituale.
Poiché insufficientemente, in modo istintivo, agiscono gli impulsi dell’uomo del petto, dell’uomo ritmico, in cui risiede il vero serbatoio di quello che diviene lavoro nella vita sociale, poiché questo in maniera insufficiente è entrato nelle rappresentazioni di Karl Marx e così nelle rappresentazioni proletarie, si sviluppò la cosiddetta teoria del plusvalore. Vogliamo ancora una volta considerare questa teoria del plusvalore da un’angolazione diversa da come l’abbiamo fatto poco tempo fa. La domanda principale per Karl Marx era: come effettivamente si crea il valore, qualsiasi valore caratterizzato così, nell’economia moderna? — Non è vero — su questo si basava Karl Marx — che nell’economia moderna quello che l’uomo riceve, per esempio, come compenso, sia veramente collegato a quello che produce. Solo coloro che non penetrano la vita economica possono farsi il tipo di rappresentazioni illusorie che l’uomo acquisti quello che corrisponde al suo lavoro, alla sua prestazione. Non è il caso. Quello che un uomo può acquisire nella vita economica moderna, come si è sviluppata negli ultimi quattro secoli soprattutto nel mondo civilizzato, quello che l’uomo può acquisire non è legato a nessun rapporto tra acquisizione e lavoro, bensì è legato alla circolazione delle merci. Quello che un uomo può acquisire dipende essenzialmente da come i valori sono creati portando merci sul mercato, vendendole e ricavandone una certa somma. Questo è quello che crea il valore economico nazionale. Non il lavoro come tale crea direttamente il valore oggi, dal punto di vista economico nazionale, bensì quello che si ottiene per esso nel mercato delle merci, quando è completato e portato in circolazione attraverso vari fattori. Così che effettivamente nella creazione di valori economici nazionali nel mondo moderno non si può chiedere nient’altro che: come si presenta la costellazione nel mercato delle merci per l’una o l’altra cosa? — Bisogna pensarlo nel senso più ampio; ma se lo si pensa in questo senso, è così.
Ora Karl Marx è giunto a esprimere quello che sentivano istintivamente coloro che erano stati spinti verso il proletariato dalle condizioni di vita, dal loro karma. Se il valore di mercato della merce crea effettivamente solo veramente il rapporto di valore per tutto quello che oggi esiste e forma la base di ogni acquisizione, allora non può assolutamente essere vero che in qualche modo un lavoratore sia effettivamente compensato per quello che produce come lavoro. Poiché quello che si produce come lavoro non ha alcun valore nella circolazione dell’economia nazionale, bensì solo quello che è diventato merce ha valore. E lì Marx giunse alla formulazione di quello che i proletari sentivano dai loro istinti: alla formulazione che quello a cui conta nell’economia nazionale moderna riguardo al lavoratore non è affatto stimato come prestazione, come attività, come produzione, bensì è stimato anche questo come merce, come la merce «forza lavoro». Si compra, così formulò Karl Marx, si comprano ciliegie, si comprano camicie, pantaloni e così via, ma si compra anche la merce forza lavoro. Chi ha i mezzi di produzione, chi ha la terra, vende ciliegie, vende grano, vende pantaloni o gonne, vende macchine; chi non ha i mezzi di produzione, chi è senza proprietà nella vita economica nazionale moderna, può portare al mercato solo quello che è la sua forza lavoro. Lì deve certamente andare lui stesso. Ma solo quello ha un valore economico nazionale vero, quello che conta come valore di merce del suo lavoro.
Ma cosa significa questo? Significa: bisogna riflettere su come si paga la merce. La merce si paga inizialmente secondo quello che è necessario per la fabbricazione. Quello che dopo accade della merce sul mercato è un’altra cosa del tutto. Si paga la merce inizialmente secondo la fabbricazione. Non è vero, si va dal proprietario del ciliegio, e questi vende la merce; allora la si spedisce e così via, è nel processo di circolazione che il valore della merce si determina. Ma la merce forza lavoro deve essere comprata in certo modo alla sua fonte. L’uomo stesso deve portarla a chi la vuole comprare. L’uomo deve sempre esserci. Secondo quale cosa allora può consistere il compenso, il prezzo di acquisto della merce forza lavoro? Sì, secondo quali sono i costi di fabbricazione. Si deve riflettere su quante ore di lavoro giornaliero sono necessarie per mantenere un lavoratore in grado di produrre lavoro, cioè, mantenerlo così che sia nutrito, sia vestito e così via. Su questo bisogna riflettere su quanti altri uomini diversi devono lavorare, quanto tempo devono lavorare; diciamo per esempio, cinque o sei ore devono essere lavorate per procurare tanti viveri, tanta biancheria e altro che è necessario per mettere un lavoratore, equipaggiato così con forza lavoro, così che la si può comprare, nel mercato del lavoro. Per quello che è necessario per mantenere il lavoratore, per produrre la «merce forza lavoro», il borghese dà il suo compenso. Paga quello che è necessario per permettere il nutrimento, l’abbigliamento e così via del lavoratore, i bisogni della sua famiglia e simili, se presenti. Per questo sono necessarie, per esempio, cinque o sei ore di lavoro. Ma il lavoratore si vende, e nel vendersi, attraverso il processo di circolazione generale deve entrare nella necessità di lavorare più a lungo di, diciamo, cinque o sei ore. Allora lavora per colui che è l’imprenditore. Lì è generato il plusvalore. Solo per il fatto che la forza lavoro nel moderno processo di circolazione è merce e che si paga la merce secondo i costi di fabbricazione, allora si fa lavorare il lavoratore più a lungo di quello che lavorerebbe se solo ricreasse quello che gli è necessario, così è nel moderno sistema economico che è generato il plusvalore.
Questo è qualcosa che Karl Marx ha elaborato nei suoi libri con una dialettica hegeliana. Questo è qualcosa che è stato straordinariamente convincente per il proletariato, perché è una scienza che per così dire prende l’uomo nella sua totalità, poiché non afferra solo l’intelletto teorico, afferra anche in certo senso i sentimenti morali, nel modo che il lavoratore sa, gli si dice politicamente: tu sei un uomo libero — ma per il fatto che nel moderno sistema economico nazionale hanno valore solo le merci e solo le merci sono pagate, la sua forza lavoro nel moderno processo di circolazione diviene una merce. Attraverso questo guarda al plusvalore, che non è generato solo dal lavoro, bensì da semplice speculazione, da spirito d’impresa, quello che si vuole.
Ma da questo si forma qualcosa di diverso. Da questo si forma per il lavoratore, completamente nello spirito di Marx, una consapevolezza: Tutti i discorsi che si possa realizzare qualcosa attraverso la fraternità, che si possa realizzare qualcosa attraverso la carità, che si possa realizzare qualcosa attraverso il senso di beneficenza, questi sono sempre discorsi, devono essere frasi sociali. — Perché vede quello che si è formato: che la forza lavoro, la sua forza lavoro, è diventata merce, lo vede come una necessità nello sviluppo moderno, e dice: Bene, l’imprenditore può essere ancora così caritatevole, ancora così fraterno, ancora così misericordioso, semplicemente non può fare altrimenti — lo costringe lo sviluppo storico — che comprare la merce forza lavoro per i suoi costi di fabbricazione e poi il resto portarlo in suo modo al processo di circolazione. Perciò non ha nessun valore per il pensiero sociale se si predica la morale, se si specula sugli impulsi di fraternità, di umanità, poiché non è da tutto questo che dipende. L’imprenditore non può fare altrimenti che incassare il plusvalore.
Queste sono cose straordinariamente importanti: che al proletario sia stato inculcato, per così dire, che non dipende dalla moralità o immoralità dell’imprenditoriato che egli sia in un’esistenza disumana, bensì che è una necessità storica, che però con necessità storica deve portare al conflitto di classe; cioè, che non può andare diversamente che colui che appartiene alla casta proletaria combatta colui che appartiene alla classe dei possidenti, poiché sono avversari attraverso il processo storico stesso. Così non può accadere diversamente che attraverso il potente combattimento sociale proletario venga un ordine diverso da quello che gli ultimi quattro secoli o lo sviluppo storico precedente ha portato. Quello che il proletario vuole è così infinitamente importante, è fare la storia, fare la storia da pensieri, nel modo che si dice: Poiché una volta nello sviluppo economico moderno è accaduto che solo le merci sono pagate, io quindi come proletario devo vendere la mia forza lavoro come merce, gli altri però hanno qualcosa che non proviene dalla merce forza lavoro, bensì proviene dal plusvalore, così voglio io stesso partecipare al plusvalore, non voglio abolire l’imprenditore — poiché l’imprenditore è prodotto dal necessario processo storico — bensì voglio diventare io stesso imprenditore, voglio come proletario, come compagno, impadronirmi comunisticamente dei mezzi di produzione; allora io come compagno sono io stesso imprenditore. Solo così il conflitto di classe può scomparire, se non ho più l’imprenditore accanto a me, bensì sono io stesso imprenditore. — Progredire alla prossima fase storica, è questo che segue dalla dottrina marxista per il proletario — fare la storia, anche se questo può essere rappresentato più o meno in modo kautskiano o più leninista o trotzkista, che sono diverse sfumature. Ma quello che ho detto riguardo all’una cosa, che si riconosce nella sua base corretta: cioè costruire tutto sulla base dell’uomo del petto, sull’uomo del ritmo, sta alla base della consapevolezza del moderno proletariato. È qualcosa che dovrebbe essere visto diversamente, visto con enorme forza e fatto realtà. E non c’è altra guarigione che penetrare la cosa; non c’è altra guarigione, dopo che l’educazione borghese con tutto il suo sistema universitario ha trascurato di penetrare queste cose, poiché non ha nemmeno i metodi scientifici per penetrarle — non c’è altra possibilità che: creare un provvisorio, così che la continuità economica non sia perduta, e operare per l’illuminazione dal basso. Da lì bisogna partire.
L’illuminazione dal basso può accadere solo immettendo veramente di nuovo nei popoli del presente la conoscenza dell’uomo tripartito.
Ma naturalmente, se oggi parlate al moderno proletario come io parlo a voi dopo diciotto anni di preparazione, non sarete compresi, ma riderete. Dovete parlargli nella sua lingua. Per fare questo dovete naturalmente prima voi stessi padroneggiare le cose e poi avere la buona volontà di entrare nel linguaggio che là viene compreso. Vedete, questa teoria del plusvalore, è così che è veramente, per così dire, costruita con chiusa dialettica hegeliana. Il curioso è questo: quando Karl Marx morì negli anni ottanta, 1883 morì, allora gli economisti nazionali borghesi, come si chiamavano più tardi, scienziati sociali e così via, erano molto inclini a dire: Bene, agitatore socialista — non ha valore scientifico; socialista scientifico! — Di solito lo si dice con una certa bocca burrosa, con la bocca burrosa dello specialista che padroneggia le cose. Bene, era così allora. Ma questa scienza borghese non ha portato a approfondire le cose, al massimo gente come Sombart e persone simili, hanno assorbito qualcosa, si sono lasciate contagiare. Il pubblico borghese vero e proprio è andato oltre al sentire e al pensiero del proletariato, al massimo lo si è fatto vedere nei pezzi teatrali, come vi ho detto. Ma i professori universitari, che sono loro stessi infruttuosi, hanno assorbito qualcosa e poi di nuovo l’hanno trascinato insieme. E così troverete ancora oggi in molti libri che derivano da professori universitari, anche tutte le idee marxiste, maltrattate, talvolta criticate, ma tutto infruttuoso, perché le cose non vengono penetrate, perché in primo luogo non c’era la volontà di suscitare una vera conoscenza, una vera comprensione dell’uomo tripartito. Se si avesse questa comprensione, allora si arriverebbe al fondamentale, che è necessario comprendere, e che posso solo accennare a voi, da cui però deve essere suscitata una comprensione. Perché solo quando questa comprensione fondamentale inizia sotto due punti di vista, da una parte apparirà la magnificenza della teoria del plusvalore di Karl Marx e dei proletari, ma allora si vedrà anche dove la correzione deve intervenire, dove deve intervenire quello che si riferisce a una realtà, non di nuovo a illusione marxista. Ma per questo è ancora difficile trovare comprensione.
Ci sono i più vari rami — anche se talvolta sono nemici — della moderna sensibilità proletaria. Un tale ramo di un colore completamente diverso — mi scusi l’espressione — mi si presentò negli anni novanta a Berlino nella persona di Adolf Damaschke, nella riforma fondiaria. Questo Adolf Damaschke aveva aderenti, e un numero di aderenti erano contemporaneamente nostri membri, membri della Società Teosofica. Avevano la necessità che io una volta entrassi in una sorta di discussione con questo Damaschke davanti a loro. Erano aderenti nostri, che contemporaneamente avevano formato un gruppo di riformatori fondiari, e Damaschke doveva esporre quello che pensava su questo o quello. Allora, dopo che Damaschke aveva presentato le sue opinioni, ho detto: Vedete, la cosa sta così. Quello che avete esposto certo affascinerà gli uomini, perché è presentato con una certa chiarezza economica — trasparenza cristallina, questo non l’ho detto, ma l’ho pensato — risplende talvolta, nel modo che ho accennato ieri. Non volete i mezzi di produzione, come la socialdemocrazia, ma volete la terra, cioè la terra su cui stanno le case, così per dir così la terra intera comunisticamente statalizzare, creare comproprietà della terra, al fine di provocare una soluzione della questione sociale. Tutto quello che avete sviluppato è in parte corretto, solo soffre di un errore capitale, che naturalmente vi deve sfuggire, se procedete solo teoricamente, non secondo la realtà, di un errore la cosa intera. Non è corretto quello che dite, ma sarebbe corretto sotto una certa condizione. Potrebbe accadere, per esempio, se in una città due case confinano una accanto all’altra e si dovrebbe costruire una terza casa, lì dove le due case confinano, si potesse estendere elasticamente la terra, così che l’una casa sta lì e l’altra casa sta lì, e in mezzo si potrebbe creare spazio per la terza casa — se la terra fosse elastica, allora tutto sarebbe corretto. Ma poiché la terra ha una certa superficie e non è elastica, non cresce, così l’intera teoria della riforma fondiaria è in verità falsa.
Questo è da questa parte il più pesante dei rilievi. Posso solo accennarvi in modo sommario. Damaschke mi disse allora che non gli era mai capitato, ma mi promise che avrebbe riflettuto profondamente sulla cosa. Non ho più sentito nulla, non so come profondamente abbia riflettuto. Nei suoi scritti seguenti non si vedeva nulla di tutto questo. Ha continuato a giostrare nel vecchio modo e ha comunque portato avanti tutte le sue idee di riforma fondiaria in questa direzione. Venivano sempre di nuovo persone che dicevano: Sì, l’idea socialdemocratica non funziona, ma la riforma fondiaria, questo è comunque qualcosa che sicuramente può essere realizzato.
Questo è un polo che deve essere studiato nel suo senso più ampio; perché la socialdemocrazia considera anche il suolo come mezzo di produzione. Lo sarebbe solo se fosse elastico. Quei mezzi di produzione che in modo elastico, il che non viene considerato, possono veramente essere considerati come sono considerati nel marxismo, quelli sono i mezzi di produzione che si possono anche se necessario produrre, cioè generare. Potete, se vi servono macchine, costruirle per produrre questo o quello, e se volete produrre più macchine, potete mettere più lavoratori; lì c’è elasticità. Nel momento in cui si applica lo stesso modo di pensare — e dipende dal modo di pensare — al suolo, fallisce nell’inelasticità del suolo.
Questo è uno, dove bisogna intervenire. L’altro, dove bisogna intervenire, è che necessariamente il pensiero sociale marxista deve fallire nel fatto che è completamente formato dal processo economico e i mezzi di produzione che vuole amministrare comunisticamente, li pensa nel processo economico solo come sono, come veri mezzi di produzione, come mezzi di produzione per il lavoro manuale. Attraverso questo è esclusa la posizione infinitamente importante che lo spirituale ha nel processo di sviluppo intero, anche nel processo sociale dell’umanità. Perché lo spirituale ha la particolarità di avere un minimo di mezzi di produzione. Vero mezzo di produzione per me, per esempio, è solo la penna. Non si può nemmeno dire che la carta sia mezzo di produzione, perché quella è oggetto di circolazione. Vero mezzo di produzione è solo la penna nel senso marxista. Ma attraverso questo necessariamente l’intero impulso che deve emanare dallo spirituale, e che sarebbe paralizzato se il mondo fosse ordinato socialmente in modo marxista, questo processo spirituale deve essere escluso dal pensiero marxista. Questo è l’altro polo.
Su due poli fallisce il modo di pensare marxista. Nel mezzo si tiene bene. Nel mezzo è dialetticamente straordinariamente penetrante; su due poli fallisce. E fallisce nel senso più eminente, fallisce radicalmente su questi due poli. Anzitutto la teoria del plusvalore. Fallisce nell’inelasticità del suolo. Fallisce in questo, in grado molto più forte di quanto si pensi. Poiché l’intera statistica della popolazione su un territorio limitato economicamente non viene resa giustizia, perché il suolo rimane lo stesso, anche se per esempio interviene un aumento della popolazione. Attraverso questo sono provocati cambiamenti nella scala dei valori, che non possono essere calcolati nel puro pensiero marxista. Inoltre non può, nel puro pensiero marxista, essere calcolato quello che di nuovo non può essere aumentato e diminuito nel processo economico stesso. È strano, le due cose stanno agli estremi più lontani del processo economico nazionale: quello che vi sta come «porridge» — mi scusi — nella testa, e quello che sta come suolo. Quello che sta in mezzo è sottoposto al pensiero dei mezzi di produzione così come ce l’ha il pensiero marxista. Ma il suolo, dipende dalla meteorologia, da tutte le altre cose possibili, dipende dalla sua estensione — così, come ho detto, non è elastico. Questo sta su un polo.
Posso solo accennarlo come per così dire come risultato. Se ora vi parlassi di questo, provare in ogni dettaglio che il marxismo deve fallire proprio come fatto, perché deve fallire su questi due poli, allora dovrei prima parlare a lungo. Potrebbe essere così, ma inizialmente andrebbe troppo oltre. Ma si può provare. E questo è il più pericoloso nell’attuale esperimento economico e sociale, che non si tiene conto di questi due poli, che tutto quello che da questo scaturisce, corrisponde solo alle immagini di pensiero marxista-dialettiche pensate in modo industriale e solo con concetti industriali tiene conto, con quello che non tiene conto a sinistra e destra: il suolo e quello su cui non può regnare altrettanta arbitrarietà: le doti, le intuizioni. Considerate quanto dipenda da questo! Il processo economico nazionale si ferma se non si mette il suolo nella giusta struttura sociale, e se non si mette quello che è l’ingegnosità umana, nel senso più lato, nella giusta struttura sociale. Tutto si ferma. Si può fare solo rapina per un certo tempo su quello che già c’è. Si può fare rapina su quello che sono i valori economici già presenti. Ma un giorno verrà lo stallo su quello che già c’è, se non si pensa veramente in modo realistico, non si sviluppa, quello che chiamo sempre il pensiero conforme alla realtà, se non si pensa in modo conforme alla realtà, bensì solo illusoriamente, cioè ancora una volta solo quello che sta nel mezzo, non lo sguardi la cosa totale, lo totale completo di nuovo nello sguardo.
Ma da questo vedete che è principalmente necessario creare illuminazione. E posso darvi l’assicurazione: la funzione del suolo e la funzione dell’attività spirituale, è più difficile da comprendere nel processo economico nazionale che quello che il marxismo nel processo economico ha introdotto in modo perspicace e acuto. Ma per l’altro ancora tutto deve essere fatto. Andate in giro, da quante persone ancora oggi trovate interesse per queste cose! Ma non c’è salvezza nel futuro senza che si abbia interesse per queste cose. E corretta possono essere studiate solo se si hanno i principi della scienza dello spirito. Come oggi i ponti possono essere costruiti solo se si è matematici e si è studiata la matematica, così le strutture sociali possono essere comprese solo se si formano i concetti elementari dalla scienza dello spirito. Questo è quello che deve essere tenuto presente. Se non tenete in vista che è principalmente necessario creare dappertutto e dappertutto scuole, possibilità d’insegnamento, così che quello che gli uomini devono comprendere in questo ambito al fine di poter vivere insieme l’uno con l’altro, entri anche nelle loro teste, allora create con tutta la volontà buona, con tutti i possibili Lenin e Trotski e Scheidemann e di più prossimi, che forse qui non mi è permesso nominare, solo costrutti illusori, che possono fare rapina ma che non sono costrutti reali. Lì è meglio, si crea con la consapevolezza che è un provvisorio, una continuità della vita economica, si considera questo come provvisorio e si agisce principalmente affinché il sistema d’insegnamento borghese scompaia con la sua ignoranza.
Voi forse lo considerate come qualcosa di difficile e come qualcosa di scomodo, ma è appunto una necessità. Si può solo volere l’una o l’altra cosa: che l’umanità cada nel caos, o che veramente accada — non si può sentirlo come un disagio — che veramente si cominci ai giusti punti di partenza, cioè principalmente con l’illuminazione radicale degli uomini. Lì bisogna intervenire, è questo che deve essere richiesto. In primo luogo bisogna stare chiari sul fatto che, per il fatto che Karl Marx in fondo ha assorbito solo il pensiero borghese e lo ha elaborato molto penetrante dialetticamente, Karl Marx produce rappresentazioni insufficienti anche sui due altri ambiti. Si può solo acquisire una comprensione di come l’uomo si ritrova insieme ad altri uomini — il trovarsi insieme scaturisce dall’interesse, dal sentimento — solo quando si studia l’uomo dei nervi o cerebrale. Ma questo la borghesia l’ha paralizzato, che è particolarmente organizzata verso l’uomo dei nervi-cervello, ma nella classe, nello stato l’ha proprio paralizzato, così che effettivamente tutti i veri, chiari concetti spirituali in questo ambito scomparsi. Bene, sono effettivamente piuttosto visibilmente scomparsi, si può dire, sono così evidentemente scomparsi: potete ancora oggi vedere immagini del diciottesimo secolo — la mentalità si è propagata nel diciannovesimo secolo, sebbene in forma meno evidente — dove la gente si diverte nel modo in cui l’uomo è originariamente un essere socievole, immagini: principesse, regine, insomma, tutta gente che oggi già quasi non esiste più, danzano in costume da pastore, si abbandonano a quello che l’uomo elementare originario sviluppa nella vita sociale in cordialità e fraternità. Non si può pensare a nulla di più falso che a tutte queste cose, che hanno solo nel diciannovesimo e ventesimo secolo assunto altre forme. Ma la falsità, l’illusione e la fantasia, dominavano talmente il pensiero che veramente come un fulmine cade dentro quello che da questo lato, che ho sviluppato, la teoria del plusvalore, il marxismo come espressione della sensibilità proletaria, sosteneva: Ah che, inutilità tutto quel parlare di fraternità, di stare nella società dell’uomo, di appartenenza di un uomo a un altro; si guardi come si è formato proprio riguardo alla vita industriale la socialità, che regna tra il padrone della miniera e coloro che in continuo lavoro sono attivi nelle miniere di carbone e devono lavorare così e così tanto. Si guardi il rapporto umano-sociale tra gli imprenditori e i proprietari delle miniere di zolfo in Sicilia e quegli uomini che stanno in questo lavoro distruttivo della vita, e i cui plusvalori possiedono quegli. — In questo strano modo, come uomo agisce su uomo, come l’uomo ha bisogno dell’uomo nella vita umana, in questo Karl Marx ha veramente agito in un modo comprensibile al proletariato. E questo fu di nuovo compreso, che l’agire da uomo a uomo opera principalmente nella differenziazione in classi di possidenti e senza proprietà. E programmi nacquero con la conseguenza: se questo deve cambiare, può cambiare solo attraverso il conflitto della classe proletaria contro la borghesia, perché è una necessità.
Naturalmente ci saranno molti che sono proprietari di miniere, e se una volta al teatro viene loro mostrato il soffrire dei minatori, il loro cuore è pieno di pietà, pieno di compassione, forse l’occhio si riempie persino di lacrime. Ma tutto questo non vale niente, dice il proletario, perché il compianto non aiuta la gente; non possono fare altrimenti, personalmente, individualmente non sono responsabili. L’uomo non è un essere individuale, l’uomo è posto dalla necessità storica in una certa socializzazione — non socialità, come erano le rappresentazioni idealistiche del diciottesimo secolo, bensì in una socializzazione che non può essere altrimenti che attraverso un conflitto. È una necessità comprendere questa cosa. Non si deve parlare di responsabilità personale, perché è necessità promuovere un processo storico. — Questo è quello che Karl Marx ha inculcato nei suoi proletari e che così poco è stato compreso nella borghesia.
E il terzo era la scienza storica materialistica. Ma prima possiamo ancora chiedere, prima di considerare questo terzo punto: cosa conta se si vuole comprendere la socializzazione? — Perché Karl Marx non ha compreso quello che l’uomo è come essere dei nervi e della sensazione: che è un’individualità, che è più di quello che qualunque società gli può dare, come individualità. Questo è quello che ho dovuto contrapporre nella mia «Filosofia della libertà», che colpisce il nervo fondamentale della questione sociale proprio in questo punto; questo è di nuovo quello che altrettanto deve essere contrapposto alla dottrina della socializzazione da Karl Marx, dove l’individuo scompare completamente, così come deve essere contrapposto la funzione del suolo e del lavoro spirituale alla socializzazione dei mezzi di produzione. Perché di nuovo si può mostrare che ogni processo sociale deve fermarsi se non gli scorrono a fontane le origini che scaturiscono dall’individualità umana.
Questo è importante, ma questo a sua volta sarà possibile solo se si conosce questa fonte degli impulsi umani, l’essere dei sensi e nervi umano. Di nuovo è necessario che si cominci al lavoro di società. Si può solo trarre dalla altri pensieri quello che è fatto. Karl Marx ha forgiato dalla bella intuizione la parola meravigliosa: I filosofi hanno finora solo interpretato diversamente i fatti; noi invece vogliamo creare fatti, cambiare i fatti. — E i fatti voleva cambiare dai suoi pensieri, voleva creare pensieri che potessero diventare fatti, lo ha anche raggiunto; ma ha raggiunto solo che il proletariato stesso, il modo di pensare, il modo di sentire del proletariato sia lì. Ma cosa vive in esso? I germogli di pensiero della borghesia vivono nel proletariato, l’eredità dei pensieri della borghesia. Questo è quello che il proletario deve in primo luogo comprendere, che non può proseguire nel suo cammino con le sue esigenze senza una vera conoscenza della scienza dello spirito dell’uomo, e che non può mai pervenire se mantiene la scienza borghese. Comprenderà, se viene illuminato in modo corretto e ha la possibilità di essere illuminato in modo corretto. Questa possibilità deve essere creata.
E infine il terzo, è che si comprenda in quale misura l’uomo è l’essere che è dal suo processo metabolico, che è proprio collegato con il suo più spirituale. Da questo risulta una vera concezione storica. Ma poiché Karl Marx non aveva nessun sentore dell’uomo tripartito, poiché era dimenticato, così la concezione storica divenne una pura concezione materialistica della storia. Ha riconosciuto correttamente che è più importante quello che gli uomini portano in sé come istinti, che quello che gli uomini si creano come loro illusioni. Questo viene dalle classi. Disse agli uomini: Guardate il borghese! Non lo giudicate, egli non è diventato così perché ne fosse responsabile, bensì nel processo storico si è formata la classe della borghesia; attraverso ciò vive in un modo completamente determinato nella sua classe. Questo vivere nella sua classe genera la direzione dei suoi pensieri. In voi si generano altri pensieri. Non potete far nulla per i vostri pensieri, egli non può far nulla per i suoi pensieri, perché tutto questo viene dall’inconscio, cioè dalla struttura di classe, dalla struttura sociale. Non giudicate la cosa moralmente, ma vedete la necessità che egli non può fare altrimenti che opprimervi, che non può fare altrimenti che essere vostro nemico. Perciò siate il suo nemico. Procuratevi quello che è necessario attraverso il conflitto di classe.
Tutti e tre i punti culminano infine nel conflitto di classe, che è stato stabilito come la grande esigenza della nuova epoca. Karl Marx si collegò in vero modo hegeliano alla dialettica. Disse: Noi come proletari non vogliamo niente di quello che inventiamo, bensì solo quello che lo sviluppo stesso ci insegna; vogliamo solo far girare un po’ il meccanismo, così che consapevolmente continui a girare. Tutto quello che vogliamo verrebbe comunque da sé, in quanto l’impresa si riunisce sempre di più in società, in trust e così via. In quanto sottopone gli impulsi statali al suo servizio, l’impresa già provvede affinché si separi sempre di più come una classe dalla classe del proletariato, affinché i possidenti e i senza proprietà si affrontino sempre più bruscamente, ma così che tutto diventi sempre più uniforme, che non ci siano più singoli possidenti, bensì sempre più grandi società di possidenti, che necessariamente sarebbero suscitate proprio dal proletariato in questo modo. La proprietà si organizza. — La disposizione al combattimento era principalmente quello che si destava nel proletariato dalla dialettica marxista, dalla scienza marxista. E questa disposizione al combattimento visse per decenni nell’antagonismo tra il proletariato, che si sentiva solo come proletariato oltre tutti i confini nazionali e altri, e l’impresa, che si socializzava sempre di più e infine cresceva nell’imperialismo.
Così gradualmente la vita moderna perse sempre di più la vecchia forma politica e quello che ancora un po’ confusamente ci si illudeva fosse antichi organismi statali, diventò i nuovi imperialismi, che sono veramente solo l’incarnazione di quello che al proletariato si oppone come l’impresa. E nel senso più eminente appartiene a tali imperialismi quello che si immagina di essere un antico organismo politico, ma che gradualmente è diventato interamente un’impresa: l’Impero Britannico; vi appartengono gli Stati Uniti. Potete leggerlo negli scritti e discorsi più antichi di Wilson, che ha davvero provato tutto questo, che è così nella realtà, perché in questo ambito, nel vedere in questo ambito — l’ho già mostrato da un altro lato — Woodrow Wilson è veramente un uomo perspicace.
Così è quello che, si potrebbe dire, propriamente sta alla base di questa guerra, cosiddetta guerra; è quello che stava in agguato, ed è stato mascherato nell’antagonismo cosiddetto delle potenze centrali e dell’Intesa. Questo si era formato da decenni. Doveva venir fuori espresso in qualche modo e continuerà a venir fuori espresso. Sempre di più il conflitto assumerà la forma, in qualche maschera, di esprimere l’antagonismo che si è sviluppato tra l’impresa e i milioni di proletari. Stato, nel senso che gli stati occidentali vogliono rimanere stati, stato potrà chiamarsi solo se si usa lo stato in qualche modo come cornice per aspirazioni d’impresa, aspirazioni di capitalisti; e nemicizia, nemicità si svilupperà dove la consapevolezza del proletariato predomina. Quello che non splendeva interamente, se mi posso permettere l’espressione, che non splendeva bene, bruciava — quello che non splende completamente, quello splende debolmente — glommo sotto quello che si estendeva come una grande menzogna, come la menzogna della cosiddetta guerra mondiale su tutto il mondo; tutto quello che ora entrava in modo frasale come «libertà delle nazioni, diritto all’autodeterminazione di ogni nazione». «Libertà delle nazioni» suona più bello che se si dice: Abbiamo bisogno a est dell’Europa di un mercato di sbocco, perché dove c’è produzione, deve esserci consumo. — Lo si dice magari solo se si appartiene a una loggia molto segreta, che dalle regioni di potere posteriori domina l’intera situazione. All’esterno la cosa intera è rivestita con frasi sonanti, è abbellita in modo che il più possibile si coniino parole su cui la gente possa indignarsi, di tutti gli atti terribili immaginabili e così via. Ma quello che come verità sta dietro le cose, quello si mostrerà già agli uomini; quello si mostrerà, cioè salta fuori dalla somma dell’infedeltà quello che sta dietro e che può essere guarito solo attraverso una comprensione così profonda della realtà come è possibile solo alla scienza dello spirito.
Perché quello che si è organizzato nel vecchio modo, consapevolmente o inconsapevolmente, e quello che si è organizzato da nuovo modo dal spirituale, partecipa in un modo strano al processo. Viviamo nell’epoca dell’anima conscia. Attraverso l’anima conscia si agisce principalmente in tutto quello che come comunità dell’Impero Britannico si riunisce nella popolazione di lingua inglese. Lo sapete, ho sviluppato tutto questo a un’altra occasione; questo è principalmente l’attualità. Ma questa attualità deve vestirsi propriamente di imprenditorialità, d’imperialismo. Deve diventare dominio mondiale riguardo all’esteriore materiale. Se questo viene ora condotto con i mezzi che ho sviluppato qui nei discorsi natalizi 1916, allora deve uscir fuori quello che finora è uscito, quello che continuerà a uscire. Questo è quello che rimane il vero motore trainante dietro le quinte della storia, l’altro è qualcosa di cui si può parlare bene. Ma l’espansione del dominio mondiale, e infatti del materialismo, del dominio mondiale materiale, questo è quello che — da una parte è promosso, dall’altra la gente si ribella — lì veramente accade. Tutto il resto sono rivestimenti. Perché quello che si è formato in un ordine diverso, quello che meno attualmente si pone nel processo di sviluppo dell’umanità, deve anche trovare il suo sviluppo in altro modo. Così avviene che l’elemento romanico, di cui i portatori più insigni, se escludiamo lo spagnolo, che è corrotto, vediamo l’italiano e il francese, l’elemento romanico, che da completamente altre premesse, per eredità del periodo culturale precedente, da quello quarto periodo postatlanteo entra nel quinto, attraverso le vittorie che ora ha conseguito, cadrà nella decadenza, nella sua rovina. Ma potete anche trarre questo da certe cose che vi possono mostrare come la scienza dello spirito è tolta dalla realtà.
Vedete, vi ho sviluppato quello che è l’unione francese in forma statale. Naturalmente non parlo dei singoli francesi, ma del francese che si sente come francese, nella misura in cui appartiene allo stato Francia, a quello stato Francia che tiene alla proprietà dell’Alsazia-Lorena e così via. Questa è una grande differenza; nulla si dirige contro l’uomo singolo, quello che è detto, non si dirige affatto contro qualcosa, ma caratterizza solo. Ma si dirige al fatto che nella misura in cui l’uomo è membro di questo o quel gruppo, il che sempre lo peggiora: «Un è un uomo…», perché le nazioni di solito sono molti, bene! Così considerate che stiamo in uno sviluppo triplo. Il francese è soprattutto lì per sviluppare, nel grado in cui è ora possibile, quello che noi chiamiamo l’anima della ragione o dell’emozione; su questo abbiamo già parlato. Questa anima della ragione o dell’emozione cade nel suo sviluppo particolare negli anni dell’uomo da 28 a 35, come sapete: corpo astrale fino al 21º anno, anima sensoria fino al 28º anno, anima della ragione o dell’emozione fino al 35º anno, dal 35º al 42º anima conscia, allora viene il Sé spirituale.
Ma ora gli sviluppi corrono attraverso uno nell’altro. Sapete, il singolo uomo come individuo oggi è nel corso dello sviluppo dell’anima conscia, cioè viene effettivamente in primo luogo introdotto alle forze che la sua epoca gli può dare, se vive oltre il 35º anno. Prima deve impararlo, deve essere educato lì dentro, ma non può mai solo imparare quello che l’epoca gli da, se vive oltre il 35º anno. Questo è sgradevole per coloro che vogliono rimandare l’età del voto, ma è un fatto dello sviluppo. Così che si può dire: questo sviluppo è particolarmente favorevole alla partecipazione dagli anni 35 ai 42. Lì si sviluppano le forze per quello che è il più attuale nell’epoca dell’anima conscia, che così possono consolidarsi davvero. Questo naturalmente potrebbe portare al fatto che c’è comprensione di come proprio da uomini e donne di lingua inglese dai 35 ai 42 anni possa procedere il consolidamento di quello che rende interiormente grande l’Impero Britannico — anche se Lloyd George è rimasto un ventisettenne, ma Lloyd George non è un uomo tipico, bensì è un uomo tipico per l’umanità del presente, non per il britannico.
Invece l’umanità intera si sviluppa così che gli uomini, mentre diventano sempre più giovani, stanno proprio ora sviluppando il periodo dai 21 ai 28 anni, l’anima sensoria. Questi due sviluppi ora corrono l’uno attraverso l’altro nello sviluppo futuro dell’umanità. Vedete, lì rimane il periodo da 28 a 35 anni incolto, sterile. Ma proprio questo è assegnato allo sviluppo francese: 28º a 35º anno. Questo si esprime così fortemente, quello che potete ricercare spiritualmente, che persino la sterilità della popolazione francese in questo è espressa, la sterilità fisica esterna. Questo è nello stesso tempo un’indicazione prospettica su quello che altrimenti in numerose ricerche occulte si potrebbe presentare: che il popolo francese non è più in grado di mantenere nei caos quello che è l’eredità del romanesimo. Solo quello che confluisce all’italianità dal fatto che l’italianità è appunto nello sviluppo dell’anima sensoria, 21º al 28º anno, che proprio all’italiano per questo rinvigorimento tocca l’assunzione dell’egemonia dei popoli romanici, nella misura in cui hanno ancora un compito nel tempo futuro. È così particolarmente importante che nel processo europeo si abbia presente cose così grandi, che così si sappia per esempio che qualcosa che è scaturito da ben altri che impulsi contemporanei come il seguito del romanesimo nella cultura europea, che questo è nel decadimento, ma che in primo luogo nel primato viene il popolo italiano.
Forse qualcuno non mi assegna il diritto di parlare di questa tragedia. Ma questo è anche quello che si può esprimere con una certa tragedia: che né dall’una parte né dall’altra i francesi si sono impegnati per la causa francese, ma hanno procurato di tutto per esigere quello che renderà scomparire l’essenza francese dal processo di sviluppo dell’umanità più recente.
Ad est aspetta la slavità russa; può aspettare, perché è destinata per il futuro a tutto quello che emergerà dal caos confuso di quello che si sviluppa qua e là. Tali cose, che sono l’altro che deve emergere dalla penetrazione spirituale dei fatti. Su cosa sempre di nuovo voglio richiamare l’attenzione per mezzo di tali considerazioni, che ben presto possono essere ancora aumentate, se ci vengono ancora aperte delle possibilità, è: risolversi a vedere le cose nella loro verità, veramente un po’ a cercare di andare avanti, non fermarsi alle illusioni e fantasmi, bensì vedere le cose nella loro verità. La scienza dello spirito è qualcosa che non solo dà concetti astratti, bensì che può far conoscere la realtà. Allora, se così per mezzo della scienza dello spirito si può far conoscere la realtà, non si sopravvaluteranno nemmeno tutti i concetti strani con cui la vita spirituale, anche l’umanità negli ultimi tempi, si è nutrita in larga misura. Questi concetti sono spesso, direi, formati in modo lucifericamente-arimanico, nel modo che da sentimenti dal tempo più antico, che si è trasportato, continuato nel corso dei tempi, nel pensare, nell’immaginare ci si è nutrito. Gli uomini così aderiscono a concetti da eredità antica, e si può sentir dolore profondo quando si nota questo attaccarsi, questo attaccarsi rigido a concetti da eredità antica negli uomini. Così gli uomini hanno perfino in questo tempo parlato di «grandi generali», così è stato nutrito in un certo ambito un vero culto degli idoli per persone come Hindenburg e Ludendorff, un vero culto degli idoli, come se nel tutto il contesto della catastrofe che si è consumata, questo vecchio servizio degli eroi avesse ancora un significato! Tutte le capacità attraverso cui prima le battaglie erano vinte, o le incapacità attraverso cui prima le battaglie erano perdute, non avevano alcun significato in questo processo di guerra. Si è vinto o non vinto, a seconda che il materiale, il materiale di cannoni, il materiale di munizioni, il materiale di uomini era presente in un luogo e uno l’aveva, o l’altro l’aveva, a seconda di ciò si è vinto; o a seconda che l’uno o l’altro aveva un gas più o meno efficace. A seconda di questo si è vinto o le battaglie sono state perse. Nel grado in cui la capacità personale della strategia non veniva nemmeno considerata, come prima veniva considerata. E si urta anche lì su una terribile falsità nel giudizio dell’uno o dell’altro uomo. Non credete quanto sia necessario ovunque oggi correggere i concetti di verità e falsità. Così profondamente intricati in fraseologia e falsità, in illusioni e fantasmi è già il nostro tempo. Perciò deve essere sempre di nuovo sottolineato che bisogna uscire da questo intrecciarsi in queste rappresentazioni. E queste rappresentazioni, sono presenti principalmente nel campo dell’educazione. Cominciate dall’alto e scendete fino al più basso sistema scolastico, dappertutto è necessario: medicina e teologia e giurisprudenza e filosofia, e tutto quello che ancora si è aggiunto a queste università, allora il sistema scolastico intermedio e tutto il resto, è quello che era adatto a minare il fondamento della verità e che la gente maggiormente riguardo a questo minare del fondamento della verità per il sonno cullava.
È così straordinariamente difficile trovare proprio in questo punto la comprensione, e non c’è salvezza se non si trova la comprensione in questo punto. Forse mi è stato più facile conquistare la comprensione in questo punto rispetto a molti altri. Perché veramente credo che molto, molto danno arreca nel tempo presente il fatto che questo modo di pensare ha regnato così a lungo e ha veramente afferrato larghe masse della popolazione umana, questo modo di pensare che consiste nel fatto che i genitori già provvedono al giovane uomo — ora voglio prescindere dal modo in cui provvedono alle figlie, perché questo formerebbe un capitolo a sé — che entri in un impiego statale, dove, anche se entra tardi — bene, il vecchio deve aiutare —, poi sale, senza che debba fare qualcosa, da quinquennio a quinquennio nel suo stipendio. È sostenuto per la vita, perché ha diritto alla pensione. Questo culla in una certa noncuranza. È solo una questione secondaria rispetto a questo fondamentale che si sapeva anche accanto al più diverso: se si sta a lungo in un posto, allora si riceve l’Ordine dell’Aquila Rossa di 4º grado, poi di 3ª classe — questo viene ancora. Così più o meno si apre, se si è alla prima porta della vita, quello che può rendere così spensierati, perché ti estrae dalla lotta per la vita. La teoria proletaria, il marxismo direbbe: Questo è completamente naturale; chi produce inconsapevolmente rappresentazioni borghesi, che scaturiscono da questo sentimento di sicurezza, di avere diritto alla pensione, colui non può capire nulla di quel uomo che, se anche distruggesse tutto quello che è presente, come proletario non distrugge nulla se non le sue catene. — Questo è una costante frase nei circoli proletari. Si percepisce però in tali cose come veramente le rappresentazioni nella loro forma vengono generate dalla maniera come si sta nel processo sociale. Si smette di avere quella partecipazione intensa, interessata alla lotta per la vita, da cui sola dipende la vita prospera e feconda, se si sa che si sale ogni cinque anni nel salario e ha così tanta pensione, è sostenuto per la vita. Come detto, non voglio parlare delle figlie. Ma il modo di pensare non è affatto diverso nel processo sociale riguardo al posizionamento delle figlie e delle donne nella vita sociale.
Ma credo che molto dipenda da questo. Solo che ora i fatti stanno così che cominciano, forse proprio attraverso lo scuotimento di molte cose che erano ferme, che si credeva ferme, a inculcare concetti diversi nella gente. Ce ne saranno alcuni, che finora potevano aspettare tranquilli quello che è arrivato ogni anno, per lo svolgimento del prossimo quinquennio stare strano nel futuro. Forse l’esperienza che, come detto, non ho mai nella mia vita cercato consapevolmente nessun collegamento professionale o altro con qualcosa che avesse a che fare con impiego statale o altrimenti anche solo in qualche modo con lo stato, m’ha aiutato ad acquisire la comprensione per questi processi. Mi ha sempre causato disgusto avere a che fare con qualcosa che puzzava di stato. Non me lo compiaccio, perché naturalmente questo è una grande carenza; allora si è un bohemien. Bene, come mi ha chiamato Harlan per gli anni novanta nel feuilleton del «Vossische Zeitung»? «Uno studioso non retribuito di divinità, vagante e libero.» Qualcuno, con cui ero amico allora e che mi ha così descritto, che la sua descrizione anche nel tempo presente ancora si adatta; ha descritto tante cose, e ha inteso che io come lui non si adattava alla allora società dei bohemien. Mi ha chiamato un studioso non retribuito di divinità, vagante e libero, il quale ero già allora, e che non si adattava bene al circolo allora. Ma tutta la società allora — questo dico ora tra parentesi, non me ne abbiate male, ci conosciamo troppo bene perché mi fraintendiate — tutta la società allora si chiamava il «tavolo dei criminali», e sotto questo titolo era riassunto un numero di persone che principalmente si proponevano il programma innocente, se si può parlare di un programma, di infastidire i filistei. Gli scherzi sono lì per nascondere la serietà, e spesso sono solo l’espressione vivificatrice autocuratrice della serietà.
Ma ho parlato l’altroieri al termine come verso il giudaismo e l’ellenismo dal presente accadimento così in certo senso il germanesimo debba venire, quel germanesimo che inizialmente attraverso brutalizzazione almeno come essenza germanica sarà estinto. Ma avrà un ruolo. È anche il caso che l’ellenismo è stato estinto, il giudaismo è stato estinto in certo modo. Avrà un ruolo. Ed è giustamente per me che attraverso la recitazione del «Coro degli impulsi primordiali» ora uno degli spiriti più declamati dei tempi moderni, Fercher von Steinwand, che così parla dal germanesimo popolare, anche da quel germanesimo popolare che particolarmente negli spazi austro-germanici prospera, che questo sia entrato davanti alla vostra anima in queste idee concrete e plastiche, che vi mostreranno che c’è un compito specifico per questo germanesimo che per un organismo statale esteriore non ha mai avuto un talento; che questo germanesimo ha certe possibilità di buona auto-conoscenza proprio in tali individui eminenti come Fercher von Steinwand era.
Oggi si crede di essere nella necessità di dovere dire diverse cose ai Tedeschi. Particolarmente negli ultimi quattro anni e mezzo ci si è sentiti sempre costretti a dire ai Tedeschi da fuori questo e quello. Abbiamo vissuto ancora in questi giorni, non è vero, credo fosse Lloyd George, Sua Eccellenza stessa intendo naturalmente, che ancora una volta su tutto il corrotto, l’immorale del germanesimo ha parlato, come se non fosse affatto la possibilità che proprio all’interno di questo popolo scaturisca quello di cui questo popolo ha bisogno di auto-conoscenza. Per questo Fercher von Steinwand è una prova straordinariamente buona. Vedete, vi ho parlato del discorso che lui, Fercher von Steinwand, nel 1859 ha tenuto sui zingari davanti al poi re di Sassonia, allora principe ereditario Georg, davanti a ministri e molti generali — notate: davanti a molti generali, perché questo è il militarismo, non è vero —; davanti a molti generali ha tenuto questo discorso. Ha parlato così vario sugli zingari, perché gli zingari gli sembrarono in certo modo quello che è così affine al ruolo che il popolo tedesco avrà nel futuro. Nel 1859, non è vero, è un forte pezzo di auto-conoscenza come se lo rappresentava. Ve l’ho letto l’altroieri, ma voglio caratterizzarvelo ancora da un altro lato. E a questo permettetemi di leggervi ancora un piccolo pezzo da questo discorso sugli zingari di Fercher von Steinwand. Immaginate così che Fercher von Steinwand parla, parla su quello che è favorevole e sfavorevole al futuro sviluppo del popolo tedesco, davanti a un principe ereditario, davanti a ministri e davanti a generali, immaginate che parli nel seguente modo:
«Nella nostra regione di montagne regna l’altronde lodevole usanza che immediatamente prima dell’ora di sonno il padrone della casa si inginocchia a tavola e si fa portavoce di una preghiera, che è nota come rosario. Questa preghiera è da tutta la famiglia, inclusa la servitù, nei periodi presenti ad alta voce pronunciata contemporaneamente e ripetuta e riempie nella sua durata un’ora indubbiamente non breve. Sì, può essere ancora considerevolmente prolungata da un’aggiunta di Pater noster di una pia donna di casa. Per questa ragione non si troveranno innaturali se il bramato, ma attraverso il proseguimento di sacro rimandato sonno talvolta prematuro al suo diritto si fa valere, l’operaio stanco nel forte viene interrotto e la posizione inginocchiata dello stesso ripetutamente scossa e così via, finché la fede pronunciata lallata si è trascinata alla fine. Questa volta il signore della casa stesso è stato toccato dalla mano tranquilla della natura e il suo
Davanti alla soglia della porta spalancata della stanza giaceva tranquillamente l’orda nero-marrone» — cioè era una visita di zingari — «talvolta rivelando denti cristallino-lucidi. Il volto precocemente appassito di una giovane donna, che tranquillamente era rivolto verso l’ingresso, era sferzato oscillante dal rosso incandescente del camino. Il bianco nell’occhio suo sembrò in crescente sonnolenza estinguersi. Tanto più visibilmente sporgeva il nero opaco dello smalto al bordo azzurro rotondo del bulbo oculare, uno smalto nero opaco, che caratterizza ogni occhio di zingara e talvolta è scopribile solo al pittore.
Tutto il nostro dispetto ai stranieri era svanito, perché la stanchezza dominava la casa. Nessuno oltre alla madre zingara a noi già nota, che aveva piantato le sue ginocchia nel mezzo del pavimento, aveva seguito la preghiera con voce coraggiosa e perseverante, e alla fede stava incombente una disfatta universale.
Improvvisamente si riprese la vecchia, palpitando come una vipera, con terribile violenza dalla sala, precipitò con rapidità potente sull’oratore indebolito e gli strappò il simbolo perlaceo del rosario dalla mano rilassata, eruttando in furia cherubica. Tutto il borbottio devoto si fermò come davanti al suono di tromba del giudizio universale, e la stanza sembrò tremare, colpita da santo terremoto. Lì saltò o si lanciò la donna ispirata pitonicamente nel mezzo del cerchio dei pregatori; il contorno del suo viso si era come gorgonescamente trasfigurato, la sua voce si era elevata a tuono di temporale. Entrambe le braccia tese al cielo, gridò:
Quale immenso tesoro di ricchezza religiosa permea questa donna, così pensai, come invidioso!
Io povero scolaro! Non avevo ancora imparato quale cosa diversa sia possedere un contenuto dell’anima e rappresentarlo. Non sapevo ancora che fosse sufficiente sentire in sé inizi insufficienti di un contenuto, per poter talvolta diventare un interpretare eccellente di un contenuto dell’anima gravoso.
Mi sedevo una volta sotto un acero che era nel suo accrescimento. Ma questo non dava alcun suono di tamburo. Tuttavia è indiscutibile che per un buon tamburo è necessaria la vuotezza interna. Se così fosse, allora i più grandi chiassosi e decantatori, i più abili agitatori di gesti dovrebbero essere i più grandi spiriti creativi tra i mortali, e i più coraggiosi attori che prendono il tutto dovrebbero essere i più profondi autori di drammi — e la moderna Germania non dovrebbe lamentarsi della mancanza di buone tragedie.
Dove sarebbe una tale considerazione più appropriata che in una storia degli zingari?»
Questo è già uno schema per una tale auto-conoscenza che non ha bisogno di lasciarsi predicare lezioni di morale dal mondo, che già potrebbe giudicare da se stessa che quello che era presente, dal 1870 in poi nel decadimento è venuto. Ma se si comprendevano le cose, si è fatto come l’ho fatto nel mio libro su Friedrich Nietzsche, dove ho citato la parola di Nietzsche: «Estirpazione dello spirito tedesco a favore dell’«Impero tedesco»». Non ho potuto lasciar pubblicare il libro su Friedrich Nietzsche nella nuova edizione durante la guerra perché questo sta lì. Fercher von Steinwand continua a dire:
«L’aria è pesante e sulfurea dai giuramenti che per ottanta anni sono stati giurati alle costituzioni. In quanti stati si conosce il modo di rompere ripetutamente questi giuramenti? Il nostro spirito è sordo dai suoni di tromba, dalle grida di giubilo, con cui abbiamo accolto la nostra celeste benefattrice Libertà.»
Si crede che Fercher von Steinwand parli del wilsonismo e delle concezioni dell’Intesa!
«Ma contate i mortali che sono uomini abbastanza da essere liberi! Dove si trovavano ancora quattro muri che non rimbombassero di sonanti citazioni dalle opere di Schiller? Ma dove, in quale capanna, in quale palazzo, sotto quale stella della zona tedesca vive ancora qualcosa dello spirito attivo del poeta, della sua ardente arteria, dal suo persistente spingere verso un grande scopo? Chi avrebbe avuto il coraggio e il dono di commettere i suoi errori? I tribunali di tutti gli imperi europei vacillano sotto il peso dell’eloquenza e della scienza, per mezzo della quale l’ordine e la felicità nella società umana dovrebbero essere introdotti.»
Per questo ho detto anche ieri: Almeno all’Europa centrale sarà accaduto che sia stato contribuito a rompere la menzogna. Dove ha vinto, continuerà a vivere.
«Voi uomini dal cuore molle! Qual è il pensiero che avete pensato? Chi tra voi è un Mirabeau? Quanto arde la vostra immagine dello stato felice se non è già cadaverica fredda prima che l’abbiate proclamata? Dite, chi tra voi è più grande del momento? Quanti cattivi tipi avete intimidito, quanti uomini nobili di sentimenti avete incoraggiato? Quanti lamenti vi lodano nel silenzio? Non parla il disgraziato più forte che mai? È davvero così terribilmente difficile mantenere il pensiero che ogni uomo, senza eccezione, per libertà, ordine e felicità, anzi persino per l’arte di educarsi da sé, dalla fanciullezza deve essere educato, educato assai meno attraverso argomentazioni, che attraverso amore, pazienza, rigore e sacrifici sensibili? È davvero così terribilmente difficile invece di retribuire il chiasso, retribuire un operato fruttifero? È davvero così terribilmente difficile invece di obbedire ai baionetti, servire alla mite, tutto armonizzante Ragione?»
«Ci si pensi uno Stato» — ecco, sedettero i generali! — «ci si pensi uno Stato di primo o secondo rango. Ci si pensi un ministro perspicace» — i ministri stavano seduti anche lì — «che non si conta come gloria quello che reca danno o disonore a un vicino, in una parola, un ministro che due terzi della sua enorme cassa militare usa per l’educazione degli strati più inferiori del popolo — cosa dite? Non comporterebbe un tale ministro entro pochi anni il più poderoso capovolgimento di tutti i rapporti, a suo vantaggio, al vantaggio del suo popolo, al vantaggio del suo Signore e Re? Non cambierebbe un tale ministro in meno di mezzo secolo il carattere della storia mondiale? Avrei bene il coraggio di dire più volte «Sì»; perché mi sta indifferente se da qualche eroe dalla spada levigata o da qualche funzionario da parata corpulento sia deriso come un ingenuo idealista.
Nel frattempo confortarvi, voi zingari! Non siete soli nella vostra specie; non minacciate di estinguervi: da tutte le direzioni della vita vi confluiscono quotidianamente nuovi schiere di complemento!»
È una visione della vita che negli impulsi in cui si basa su vero germanesimo popolare, ha spinto buone radici, che vi autoizza in un certo senso a farvi affermazioni come quelle che ho fatto e come non voglio farvi da qualche puro impulso emotivo, bensì come possono essere documentate pezzo per pezzo.
Venerdì prossimo alle sette ci riuniremo di nuovo, e allora continueremo a parlare.
Johann Gottlieb Fichte ha espresso, fra molte altre cose significative che ha portato a presentazione e a discussione, un aforisma che, a dir il vero, dovrebbe diventare nel senso più ampio una parola consacrata della vita. L’aforisma recita: «L’uomo può quel che deve; e se dice non posso, allora non vuole». Ora dico: Questo aforisma dovrebbe diventare nel senso più ampio una parola consacrata della vita, e proprio dovrebbe essere e deve essere il compito del pensiero e del sentimento della scienza dello spirito il rendere pienamente vivente in sé questo aforisma. Poiché soltanto da quella consapevolezza della personalità che può essere sostenuta e resa forte da una tale disposizione: l’uomo può quel che deve; e se dice non posso, allora non vuole — soltanto attraverso una tale disposizione potranno essere risolti in qualche misura i compiti che vengono posti all’umanità dal presente verso il prossimo futuro.
Ora è caratteristico — e ciò è già connesso con il corso evolutivo dell’umanità — che proprio a questo aforisma la disposizione dominante del presente, che è un risultato della disposizione degli ultimi secoli e del loro sviluppo, a questo aforisma, cioè alla forza, al contenuto di questo aforisma, contraddice completamente. È accaduto invece che negli uomini sia entrata gradualmente, si potrebbe quasi dire, una incredulità verso se stessi che va quasi al limite dell’assoluto. Questa incredulità verso se stessi si manifesta attraverso i più variegati artifizi della vita. Si manifesta in tal modo che talvolta gli uomini credono di avere grande fiducia in se stessi, ma se la suggeriscono soltanto da certi fondamenti sottoconscenti, mentre per loro a una vera, autentica, efficace fiducia in sé non si arriva semplicemente per il motivo che, attraverso tutta l’educazione del diciannovesimo secolo, è sorto il fatto che gli uomini sono diventati infinitamente comodi rispetto alla loro vita interiore, rispetto alla manifestazione e all’attivazione delle forze dell’anima. E se soltanto una volta potesse radicarsi la consapevolezza che per infinitamente molte cose, di cui si dice che non si possono fare, in verità manca soltanto la volontà, allora sarebbe già stato fatto infinitamente molto. Poiché le cose più importanti, le cose di massima importanza che dovrebbero accadere per il futuro, non accadranno attraverso istituzioni, non accadranno attraverso vari apparati, per quanto oggi si creda dappertutto nelle istituzioni e negli apparati come in un’unica cosa salvatrice, bensì le cose più importanti per il futuro accadranno attraverso la capacità del singolo individuo umano. Questa capacità del singolo individuo umano emerge però soltanto da una vera, reale fiducia in una fonte inesauribile di forza divina nell’anima umana. Ma l’umanità attuale è ancora molto, molto lontana da questa fede in una fonte inesauribile nell’anima umana.
Per questo l’umanità odierna sta così perplessa di fronte ai grandi compiti che, per così dire, la vita le pone oggi dappertutto sulla strada. Perplessa sta l’umanità di fronte ai grandi compiti. E gli eventi catastrofici degli ultimi anni hanno ingrandito questi compiti in modo incommensurabile, così incommensurabilmente ingranditi che la maggior parte degli uomini, che oggi dormono, non ha affatto idea di quanto siano grandi, quanto siano comprensivi questi compiti, non vuole affatto occuparsi della vastità, della grandezza di questi compiti che oggi, fondamentalmente, pone tutto ciò che ci circonda. E quando attraverso le condizioni, come accade proprio ora, accade su vaste parti del mondo, gli uomini vengono chiamati a prendere decisioni dal loro discernimento, dalla loro anima, allora le cose crescono sopra le loro teste, per il motivo che gli uomini semplicemente non sono preparati ad affrontare i compiti in grande; poiché i compiti in piccolo non possono essere affrontati oggi, possono essere affrontati soltanto in grande. E così vivremo il fatto che quello che faranno le persone per mettere al posto degli stati catastrofali ordinamenti, come credono, dovrà rimanere per lungo tempo un lavoro sterile, porterà piuttosto nel caos che a un qualunque ordine. Accadrà così semplicemente perché manca agli uomini la fiducia caratterizzata in se stessi che abbiamo descritto. È certo più comodo, di fronte ai compiti che la vita pone, dire: Non posso affrontarli — che non cercare i mezzi e le vie per guadagnare dalle proprie forze interiori le capacità per questi compiti. Esse sono nella vita interiore, queste forze, poiché l’uomo è pervaso da infinite forze divine. E se egli non le cerca, allora le lascia semplicemente incolte, allora non vuole svilupparle.
Vede, questo l’uomo deve appropriarsi oggi nel piccolo e nel grande: collegare tutto ai grandi punti di vista della vita in qualche modo, rendere questi grandi punti di vista della vita veramente viventi. Chi osserva la vita potrebbe proprio rispetto a tali cose nella corrente evolutiva che ha portato la catastrofe odierna osservare le grandi manifestazioni di decadenza proprio in questo campo. Voglio raccontare una piccola storia, poiché tali piccole storie forse insegnano più di una discussione teorizzante.
Mi capitò davanti circa diciotto, diciannove anni fa a Berlino un uomo che già allora era straordinariamente stimato come pensatore economico nazionale e organizzatore. Me lo capitò davanti, lo conoscevo, mi ero incontrato con lui di tanto in tanto, avevo sentito parlare anche della sua fama. Già allora a Berlino raccontavano che quell’uomo fosse così famoso che, dopo che si era fondato un grande giornale, era stato assunto con uno stipendio cospicuo presso quel giornale, e precisamente non per articoli che avrebbe dovuto scrivere per quel giornale, ma gli era stata lasciata libertà, quando voleva, di scrivere una volta all’anno un articolo. Ma l’unica cosa che doveva fare per lo stipendio cospicuo era che non scrivesse per tutti gli altri giornali. L’uomo era così famoso che uno dei più grandi imprenditori di giornali di Berlino gli dava semplicemente uno stipendio cospicuo per il fatto che non sorgesse concorrenza attraverso la scrittura di questo uomo in altri giornali, mentre gli lasciava libero, quando voleva, di scrivere nel suo giornale. Questo uomo girondolava anche sempre più con il piano di erigere in piccolo su un determinato territorio vari apparati sociali, per così dire piccole comunità sociali modello o stati modello, si potrebbe dire. Era considerato straordinariamente acuto il modo in cui aveva ideato queste comunità sociali modello. E se non guadagnò veramente ancora molti più seguaci e i seguaci che guadagnò rimasero soltanto nel teorico, ciò non derivava dal fatto che le persone non lo tenessero per straordinariamente acuto, bensì dal fatto che le persone erano troppo comode per impegnarsi loro stesse in una cosa che consideravano straordinariamente acuta e straordinariamente benefica per l’umanità. Ora mi si capitò davanti e disse — lo vidi già venire con volto raggiante —: Finalmente ho trovato l’uomo di denaro che mi mette a disposizione la somma per poter fondare una volta una tale cooperativa di insediamento. Ora vogliamo fondare la comunità del futuro. — Io non dissi nulla se non: Fondatela, si sfonderà già dopo non troppo tempo. — Poiché tali cose si fondano nella nostra epoca attuale naturalmente soltanto perché si sfondino.
Racconto questa storia per il motivo che potrebbe facilmente radicarsi, in un pensiero non energico, in un pensiero che non vuole collegarsi ai grandi problemi della vita, la convinzione che si dovrebbe iniziare nel presente con vari progetti su piccola scala; con progetti non comprensivi e proprio nei piccoli progetti dovrebbe rivelarsi se qualcosa possa affermarsi anche su grande scala. Ciò però è un completo assurdo, perché allora fondereste qualcosa all’interno di un ordine sociale malato, che forse può essere del tutto esemplare, ma proprio perché è buono e si distingue così poderosamente da tutto ciò in cui viene posto, deve fallire ancora più sicuramente. Non potete affatto, come le cose si sono sviluppate, dove il mondo in grande ha mostrato come si è condotto all’assurdo, nemmeno lontanamente pensare di raggiungere alcunché o di fare qualcosa su piccola scala. Soltanto quello che afferra il comprensivo oggi può avere un qualche significato, quello che può mandare i suoi raggi, per così dire, verso tutto ciò che è umano. Non nuoce se una tale cosa pensata in grande fallisce, poiché rimarrà l’impulso, e su questo si conta. Ciò che conta è l’impulso.
Ma quello che diventa sempre più necessario è questa fiducia caratterizzata nella fonte che dimora nell’uomo di forze divine incommensurabil. Nulla ha peccato tanto nel corso dei mondi contro questa fede nella fonte incommensurabile di forze divine nella natura umana quanto la borghesia del diciannovesimo e dell’inizio del ventesimo secolo. Perciò questa borghesia ha lasciato al proletariato emergente un cattivo eredità, e questo proletariato emergente assumerà dapprima questo cattivo eredità. E se non può comprendere che in primo luogo non si tratta di voler fare cose nuove con i vecchi pensieri, bensì si tratta di volgersi a nuovi pensieri, allora dagli apparati non potrà venir fuori nulla, o meglio detto: Soltanto allora gli apparati potranno venir fuori con qualcosa quando questi apparati vengono dai veri nuovi pensieri, dall’impulso, dalla forza dei nuovi pensieri.
Qui deve subentrare la comprensione di molte cose che abbiamo iniziato a considerare, la cui considerazione è straordinariamente importante e significativa per il presente, per una comprensione della realtà del presente. Le ho parlato di come il proletariato emergente nei suoi pensieri, nei suoi sentimenti è riempito dall’impulso degli insegnamenti di Karl Marx, e le ho indicato alcuni punti di vista da questo insegnamento di Karl Marx. Questi punti di vista che dominano milioni e milioni di uomini oggi possono già dirvi che questo intero marxismo è appunto l’eredità della concezione del mondo borghese dell’ultimo secolo. Poiché le ho mostrato le correnti da cui Karl Marx ha bevuto la sua acqua spirituale. Le ho detto: Tre cose confluiscono insieme in quello che è la dottrina proletaria marxista del presente, il pensiero dialettico che Karl Marx aveva dalla scuola degli hegeliani, l’impulso socialista specialmente di Saint-Simon e Louis Blanc, dunque dei Francesi, e l’utilitarismo degli Inglesi. Queste tre correnti erano quelle da cui Karl Marx compose quello che portò così efficacemente al proletariato.
Ora, queste tre cose possiamo ora, dopo che abbiamo imparato a conoscere alcuni punti di vista di Karl Marx stesso, considerarle singolarmente. L’hegelianismo tedesco, si può caratterizzarlo da molti lati. Per comprendere proprio Karl Marx, bisogna caratterizzarlo più o meno dal seguente lato. L’hegelianismo è l’abbandono al pensiero nell’uomo stesso. Forse non si è mai lavorato nel puro pensiero in modo così energico, così potente, come da parte di Hegel stesso. L’intero sistema di Hegel, se posso usare l’espressione borghese, è lavoro di pensiero, dal principio alla fine nient’altro che veri pensieri. Da ciò si spiega anche la difficile comprensibilità di Hegel, poiché dato che la maggior parte degli uomini non ha mai un singolo pensiero puro nella sua vita, naturalmente un pensatore il cui intero sistema consiste di nient’altro che puri pensieri è naturalmente difficile, difficile, molto difficile da comprendere. Ma anche per comprendere Hegel non ci vuole nulla se non il superamento della comodità del pensiero. Ci vuole diligenza, diligenza. Dove c’è diligenza, allora viene l’osservanza della massima: L’uomo può quel che deve; e se dice non posso, allora non vuole. Hegel è quindi un pensatore energico, un pensatore che è in grado di controllare così la sua forza di pensiero da trovare veramente il pensiero nelle singole manifestazioni della vita.
Ma ciò ha un certo lato d’ombra che la prego di notare bene. Bisogna fare i più grandi sforzi, ma bastano; basta la diligenza. Bisogna fare i più grandi sforzi se si vuole veramente immergersi in una cosa come il sistema hegeliano. Bisogna fare sforzi. Ma poi, quando si sono fatti questi sforzi, quando si è veramente lavorato attraverso il sistema hegeliano dal principio alla fine — la maggior parte dei professori di filosofia si ferma molto presto perché crede di aver già compreso Hegel in linea di principio; così poteva Eduard von Hartmann negli anni novanta formulare l’affermazione pienamente giustificata che tra tutti i professori universitari del mondo ce ne fossero in realtà soltanto due che fossero colti hegelianamente, fra tutti i professori di filosofia; da allora uno dei due è morto e nessuno è sopraggiunto — quando ci si è così appropriato di Hegel, lo si è per così dire arato attraverso il suo sistema e ce lo si è appropriato, quando si è così un uomo normale — non voglio dire filisteo, ma quando si è così un uomo normale —, non è vero, allora vorrebbe pur avere qualcosa da uno studio così faticoso, vorrebbe pur tenere qualcosa in mano. Ma proprio questo, nel senso ordinario normale dell’umanità, non è affatto il caso. Si ha in realtà nel senso come le persone vogliono, nulla da Hegel, certamente nulla che si possa scrivere in un quaderno e portare fiduciosamente a casa, né nulla che ci si possa compendiarsi in una piccola compilazione e portare a casa come uno splendido estratto di saggezza di vita. Tutto questo non ce l’avete da Hegel. Da Hegel avete soltanto il fatto che avete esercitato il vostro pensiero e che, quando vi siete superati arando attraverso Hegel, potete poi pensare. Ma col pensiero non potete fare nulla più che: potete pensare. Potete pensare, ma state con il pensiero fuori da tutta la vita. Potete soltanto pensare. Potete pensare bene, ma state con questo pensiero che procede nell’organismo puro concettuale, dunque è dialettico, fuori dalla vita.
Era più o meno questo quello che Marx poteva imparare da Hegel: poteva imparare a pensare, a muoversi veramente virtuosamente nel pensiero. Ma cercava qualcosa d’altro. Cercava una concezione della vita per il proletariato, per la stragrande maggioranza dell’umanità più recente senza proprietà. Alla — se così posso dire — correttezza del pensiero hegeliano non poteva dubitare, ma rispetto al suo compito non poteva iniziare assolutamente nulla con il puro pensiero hegeliano. Questo diede quello che, per così dire, al suo karma il corrispondente slancio, questo lo condusse al di là del puro hegelianismo, in cui il suo pensiero si era affilato, appunto ai francesi utopisti, a Saint-Simon, Louis Blanc.
Quando Marx si domandava: Come deve configurarsi l’ordine sociale? — allora l’hegelianismo non gli dava una risposta, poiché Hegel stesso ha potuto offrire, per così dire, a ogni uomo soltanto questo: pensare in modo profondo, penetrante, puramente. Ma quando in anni successivi gli si era domandato qual era il miglior ordine sociale, in realtà aveva dimenticato le sue concezioni giovanili. È straordinariamente interessante. Una delle concezioni giovanili più significative di Hegel rispetto all’ordine sociale è quella che lo Stato distrugge tutto ciò che è veramente umano; perciò deve cessare. Questo è un aforisma giovanile hegeliano: Lo Stato deve cessare. Ancora brontolava questo magnifico pensiero in Hegel quando scrisse questo aforisma. Quando lo aveva elaborato fino al puro pensiero, con il quale poteva iniziare soltanto il fatto di poter pensare, allora rispetto al miglior ordine sociale aveva naturalmente soltanto quella risposta che gli si può fare molto rimprovero oggi se si vuol giudicare tutto unilateralmente, allora aveva soltanto la risposta dal suo acuto pensiero: Il miglior ordinamento sociale è lo Stato prussiano, e il centro del mondo, di tutta la perfezione, è Berlino. Berlino è il centro del mondo, e l’Università di Berlino è a sua volta il centro di Berlino. Di modo che siamo qui — così disse in un discorso inaugurale — nel centro del centro. — Chi non ha senso per la grandezza, che spesso anche è grottesca, proprio perché è grande, errerà naturalmente di fronte a tutte le obiezioni che certo sono valide contro una tale affermazione. Ma che dietro tutte queste cose dal punto di vista della realtà ci sia infinitamente significativo, questo potrebbe farvi sospettare la scienza dello spirito. Poiché da una pura sciocchezza certo Hegel non disse tali cose. E il giudizio sulla grandezza, l’unicità che non è mai stata altrimenti nell’umanità: il muoversi nel puro pensiero, che non è mai stato altrimenti nel mondo che in Hegel, non viene compromesso dal fatto che allora sotto certe premesse da parte di Hegel stesso venisse tratta una tale conseguenza. Ma sarà comprensibile che Karl Marx non potesse ricavare molto per i migliori interessi sociali da Hegel.
Così dunque il suo karma lo condusse ai francesi utopisti. Questi glieli ho già caratterizzati in parte. Si trattava ad esempio per Saint-Simon principalmente di sostituire lo Stato che aveva trovato con un altro ordinamento, e mentre pensava a questo altro ordinamento, gli si presentava subito davanti agli occhi ciò che era il più caratteristico e penetrante per l’epoca moderna: l’industrializzazione della vita. Perciò esigeva al posto di tutti i vecchi ordinamenti politici l’amministrazione dei vari rami di produzione, di modo che fondamentalmente da lui la salvezza dell’ordine sociale veniva cercata nella migliore amministrazione possibile della struttura sociale secondo l’ordine di una coesione industriale. Louis Blanc nel 1848 istituì notoriamente i vari laboratori nazionali nei quali dovevano realizzarsi i pensieri di Saint-Simon. Ora, essi andarono molto presto in rovina, come è naturale che tali cose vadano in rovina. Come impulso fondamentale che avrebbe dovuto sottostare a tale amministrazione dei rami di produzione, Saint-Simon si immaginava una specie di cristianesimo assai, assai semplificato. Non il vecchio cristianesimo dogmatico dovrebbe continuare, secondo lui, bensì dovrebbe continuare un cristianesimo pratico, che in realtà avrebbe dovuto consistere nell’unico aforisma: Ama il tuo prossimo come te stesso. — Una frase assai bella, ma quando la si predica, tanto inefficace quanto se si predicasse al forno che diventi caldo e non lo si riscaldasse.
Così Karl Marx fu gettato in mezzo a questi utopisti. Presso Hegel poteva dirsi: Meraviglioso pensiero, ma non è realizzabile quando si vuole entrare in questa vera vita. Non si afferra, questa vera vita. Rimane all’altezza del puro pensiero dialettico, non astratto, ma del puro pensiero dialettico. — Qui presso gli utopisti trovò in certo senso un sentire penetrante, poiché sia in Saint-Simon sia in Louis Blanc l’impulso sociale procedeva dal sentire — un sentire penetrante. Ma Karl Marx attraverso la sua educazione hegeliana era in primo luogo un pensatore troppo grande per non vedere l’ottusità — non intendo nulla di male, ma di fronte alla vita così come si ha un coltello ottuso — l’ottusità di questa dottrina e concezione utopistica di fronte alla vita. E dall’altra parte Marx dovette dirsi: Affinché tali ordinamenti come li esigeva Saint-Simon per la salvezza dell’umanità si realizzassero, ci vorrebbe una buona volontà entro la borghesia, il cristianesimo pratico. Ma da dove dovrebbe venire? — Questo gli diventa la cosa principale: Da dove dovrebbe venire questo cristianesimo pratico?
Vede, semplicemente pensato in modo pratico, non c’è affatto possibilità di credere che la concezione e la disposizione ordinaria borghese sia in grado di risolvere quella che da Karl Marx, da Saint-Simon e da tutti poteva essere chiamata la questione sociale. Poiché dai punti di vista sociali da cui lavorava la borghesia emergevano molte cose, voglio dire, come valori vitali per la borghesia, ma bastava soltanto per una piccola minoranza, per una veramente piccola minoranza. Una piccola minoranza poteva vivere piacevolmente, poteva viaggiare, poteva godere di tutta l’arte possibile — voglio nominar soltanto le cose più belle. Ma la grande maggioranza non poteva accedervi. E come avrebbe dovuto il borghesato che era soltanto in grado di provvedere a una piccola minoranza, come avrebbe dovuto fare qualcosa dal puro sentimento di pietà o compassione verso l’intera massa proletaria? Penso che il pensiero semplice risulti già che in questo modo non si può ottenere nulla, a parte il pensiero che Karl Marx allora sosteneva e che le citai poco tempo fa: che proprio in virtù della struttura sociale questo borghesato non è affatto nella posizione di fare, nemmeno se volesse, qualcosa di efficace per il proletariato. Ora, su questo poco tempo fa abbiamo indicato come una concezione di Karl Marx. Così Karl Marx trovò nell’hegelianismo tedesco il pensiero appropriato ai nuovi tempi, presso Saint-Simon il sentire appropriato ai nuovi tempi. Ma con entrambi non poteva, secondo la sua opinione, fare nulla.
Così il suo karma lo condusse oltre all’utilitarismo inglese, verso quella struttura sociale entro la quale l’essere industriale moderno era, per così dire, più progredito, proprio quando Karl Marx si formava la sua concezione del mondo. Coloro che entro il pensiero inglese stesso fino a Karl Marx avevano spinto al socialismo svilupparono il loro socialismo — ricordo soltanto Robert Owen — preferibilmente dal volere. Ma Karl Marx poteva studiare come dal volere in certo modo, quando veniva limitato a un piccolo territorio — vi ricordate di quello che ho detto poco prima —, non si possa raggiungere nulla. Si sa che Robert Owen aveva introdotto fattorie modello che erano veramente arrangiate praticamente. Ma nel mondo moderno con piccole fattorie modello non si può arrangiar nient’altro che quello che si sfonda. Naturalmente anche i tentativi di Robert Owen fondamentalmente si sfondarono; questo è soltanto una cosa naturale. E così Karl Marx fu condotto attraverso tutto ciò, specialmente attratto dal pensiero pratico che si risolve puramente nel meccanicismo dell’industrialismo, e da ciò formò la sua concezione del mondo proletaria, questa concezione del mondo proletaria che non si basa sul pensiero, sebbene usi il pensiero, non si basa sul sentire, sebbene usi il sentire, non si basa nemmeno sul volere, bensì si basa su ciò che procede esternamente, puramente esternamente nel mondo sensibile, e precisamente proprio sotto le mani del proletario nel mondo industriale, nel mondo della moderna maniera di produzione. E così Karl Marx, che era passato in una maniera così grandiosa attraverso il moderno pensare, sentire e volere, gli rimase attaccato, appunto gli rimase attaccato nel senso classico, per così dire, con una certa grandezza questa fiducia insufficienza che caratterizza in realtà la vita spirituale moderna. Poiché presso Hegel per esempio Karl Marx aveva potuto apprendere che la storia mondiale è il progresso dell’umanità nella consapevolezza della libertà; dunque qualcosa di ideale dimora come impulso dello sviluppo dell’umanità nel suo storia. È un aforisma astratto, con cui non c’è molto da fare. Presso Saint-Simon aveva potuto imparare che dove regna il cristianesimo pratico e nella misura in cui regna il cristianesimo pratico, lo sviluppo dell’umanità doveva procedere avanti. Ma non è proceduto avanti, ha portato proprio alla miseria moderna, alla miseria moderna del proletariato e così via. Così in Karl Marx si fissò un’idea, un impulso di sentimento che era veramente appropriato a essere compreso nei circoli proletari più vasti, nei circoli borghesi non per questo motivo, perché i circoli borghesi erano pigri e non accoglievano tali cose, non si occupavano di tali cose. Si fissò il pensiero in Karl Marx: È veramente completamente indifferente in ultima analisi quello che gli uomini pensano, quello che sentono, quello che vogliono, poiché quello che condiziona il divenire storico dipende soltanto dal processo economico, da come si amministra la gestione economica. Che uno sia un imprenditore, che uno sia un operaio, che uno stia nella maniera di una situazione economica in una certa maniera, questo fa sì che abbia in una certa maniera pensieri, che senta in una certa maniera, che abbia impulsi di volere determinati. Chi da bambino cresce in una famiglia di impiegati crede che sia giusto un’altra cosa, crede che sia sbagliato un’altra cosa, sente e prova semplicemente perché cresce nell’ordine economico di una famiglia di impiegati diversamente da come fa il bambino proletario che è abbandonato a se stesso mentre padre e madre vanno in fabbrica e così via. — E così Karl Marx giunse al suo relativo aforisma, relativo al proletariato: Gli ordinamenti che prendono gli uomini non si orientano secondo la consapevolezza degli uomini, bensì la consapevolezza degli uomini si orienta secondo gli ordinamenti che sorgono da soli, sorgono da una pura necessità fattuale. Gli uomini credono che pensino e sentano e vogliano dai loro impulsi interni. O no, non pensano e non sentono e non vogliono dai loro impulsi interni, bensì sentono e pensano e vogliono secondo la classe nella quale sono nati senza loro merito e senza loro colpa.
Si può sentire che se l’impulso fondamentale di una dottrina è questo, questo impulso fondamentale doveva portare a una comprensione che rispondesse proprio nella classe proletaria, poiché attraverso questa dottrina si era sollevati da ogni fiducia in se stessi. Non si doveva avere nulla di fiducia in se stessi, poiché non aiutava affatto, se si pensava energicamente o non energicamente, se si sentiva energicamente o non energicamente, se si voleva energicamente o non energicamente; tutto ciò è soltanto l’effusione, la sovrastruttura dalla base che la propria posizione economica, l’ordinamento sociale in cui si è nati, vi assegna. Potete dunque — direbbe più o meno il vero marxista — ideare i più belli sistemi, come gli uomini potrebbero configurarsi le migliori strutture sociali, come potrebbe configurarsi la migliore vita economica, che cosa si dovrebbe fare perché gli uomini siano felici, soddisfatti, che abbiano da mangiare, che possano condurre una vita piacevole, potete pensare come volete, tutto ciò non ha affatto valore, da ciò non dipende nulla, tutto ciò è soltanto uno specchio della vita economica come voi pensate e sentite e volete, poiché quello che tutto fa è la vita economica. — Perciò Karl Marx per niente abbandonò tutte le teorie socialiste come teorie e disse: Conta soltanto di comprendere la vita economica, di sapere come procede la vita economica. Allora al massimo si può dare uno strattone qua o là alla locomotiva perché vada più veloce, ma va da sola, le cose si sviluppano da sole.
Naturalmente sentirete che ci sono varie contraddizioni che brindano. Su questo parleremo ancora. Ma ora vogliamo esporre la cosa come si specchia nelle teste dei marxisti proletari. Così diceva Karl Marx, e così dicono questi: Le forme principali della vita economica si sono sviluppate l’una dall’altra nel corso dei tempi. Nei precedenti stati orientali la convivenza degli uomini era immersa nella barbarie. Poi venne quell’ordinamento economico che divideva gli uomini in signori e in schiavi, che ancora presso i Greci veniva vista da Aristotele stesso come una necessità: che gli uomini fossero divisi in signori e in schiavi. Poi venne l’ordinamento più medievale della servitù della gleba, del feudalesimo, dove gli uomini non erano schiavi, ma servi della gleba, legati al signore che possedeva il feudo, di modo che appartenevano per così dire al feudo, al possedimento. Poi venne l’epoca moderna, il sistema del salariato, dove nella maniera come gliela ho caratterizzata poco tempo fa, l’operaio vende la sua forza di lavoro come merce all’imprenditore e riceve il prezzo della merce sotto forma di salario. Barbarie, schiavitù, servitù della gleba, sistema del salariato sono sostanzialmente le forme entro le quali si è sviluppata la vita economica. Il pensiero degli uomini deve essere diverso là dove regna la schiavitù, diverso là dove regna la servitù della gleba, diverso là dove c’è il moderno sistema del salariato. Poiché tutto ciò che gli uomini pensano, con cui credono di poter beatificare il mondo, è sovrastruttura ideologica. Quello che gli uomini pensano può consolidarsi; allora a sua volta può retroagire quello che si è così consolidato in concezioni, in opinioni e pensieri, di modo che in realtà questi pensieri degli uomini nella ideologicità retroagiscono nell’ordinamento economico. Ma originariamente provengono tuttavia dall’ordinamento economico. Questo moderno sistema del salariato si è sviluppato nel modo più intensivo appunto nella moderna vita economica sotto l’influenza del moderno industrialismo attraverso il contrasto fra imprenditoria e lavoro operaio. Si è sviluppato in modo tale che, come gliel’ho già rappresentato da un altro punto di vista, l’imprenditore è il proprietario dei mezzi di produzione. Dal fatto che è il proprietario dei mezzi di produzione si può lavorare soltanto attraverso di lui. L’operaio è costretto a vendere la sua forza di lavoro come merce all’imprenditore e a farsi retribuire, per cui risulta il plusvalore nella maniera come gliel’ho rappresentato.
Questa moderna vita economica, da questa assume Karl Marx che ha la tendenza di concentrare sempre più e più il possesso dei mezzi di produzione. Questa vita economica porta con sé da sola che l’imprenditoria deve unirsi dal singolo imprenditore alla società, al trust e così via. E attraverso ciò, quando gli imprenditori si uniscono, somma di mezzi di produzione diventa somma. Ma per questo viene preparata la strada di socializzare affatto i mezzi di produzione. Gli imprenditori già lavorano in anticipo, e quando è giunto un certo punto, allora i mezzi di produzione devono essere così concentrati che occorra soltanto uno spostamento. Allora si nazionalizza, si socializza i mezzi di produzione che comunque avevano già aspirato insieme in società e trust e si sposta semplicemente la cosa facendo sì che colui che finora era l’operaio, come società complessiva si metta in possesso dei mezzi di produzione, facendo sì che attraverso un processo necessario li abbia ora. Quello che viene così rappresentato deve accadere. Gli imprenditori già lavorano in anticipo alla socializzazione; facendo sempre più la socializzazione da soli, la portano a un punto in cui il proletariato può assumerla. Hegel andava nei pensieri da tesi ad antitesi a sintesi. Karl Marx trasferisce ciò nella realtà del processo economico: ordinamento imprenditoriale, si rovescia nel suo contrario; il proletario si impadronisce interamente da sé dei mezzi di produzione. Il processo economico si fa da sé. Siamo soltanto l’ostetrica di quello che accade da sé, non credete che questa sovrastruttura ideologica di pensiero, sentire e volere possa fare qualcosa di particolare. Il processo economico, così dice Karl Marx, quello fa tutto; quello che voi pensate, sono soltanto le onde di schiuma su dal processo economico. A seconda di come è l’ordinamento economico, questo produce in queste o quelle teste umane questi o quei pensieri. Queste sono le onde di schiuma lì su. La cosa più importante è il processo economico, ma questo conduce assolutamente necessariamente da tesi ad antitesi. Quello che il proletariato aveva guadagnato lavorando, venne tolto dagli imprenditori ai veri proprietari, ai proletari. Gli imprenditori divennero gli espropriatori. Ma questo processo di espropriare il proprietario si rovescia necessariamente nello sviluppo economico nel suo contrario. Sorge, come in natura causa e effetto si succedono, l’espropriazione degli espropriatori.
Non si doveva avere alcuna fiducia nelle forze animiche. Si poteva lavorare proprio con la peggiore eredità dell’educazione borghese dei tempi moderni, con la sfiducia nelle forze animiche dell’uomo con questa teoria proletaria. Il proletario si vedeva abbandonato indifeso all’imprenditoria. Aveva comprensione per una teoria che per niente pretendeva che si aiutasse da sé, poiché l’espropriazione degli espropriatori porta già da sé ciò che deve risultare dalla socializzazione dei mezzi di produzione. La moderna maniera di produzione si rovescia necessariamente nel suo contrario.
Che le cose si facessero da sé, questo era infinitamente convincente per il mondo proletario. E se si vuole acquisire comprensione proprio per la psicologia di questo sentire proletario, si deve già tener conto del fatto che questa fiducia assoluta insufficiente nelle forze dell’anima era un importante strumento trainante nella marcia trionfale che il pensiero marxista ha fatto attraverso il mondo. Il marxismo non è affatto un dogma, bensì il marxismo è un metodo di osservare il mondo — e cioè per il proletario il solo mondo accessibile a lui —, il mondo dell’ordinamento economico, dello sviluppo economico. Vorrei dire — credo che realmente colpisca il punto — il proletario non si fida di alcuna forza di pensiero, sebbene Karl Marx dica: I filosofi hanno sempre soltanto interpretato il mondo attraverso i pensieri; bisogna creare nel mondo attraverso i pensieri —, ma in realtà non si fida dei pensieri e della loro forza, dell’efficacia dei pensieri per alcuni ordinamenti, bensì si fida soltanto nel processo di autoregolazione dell’ordinamento economico. Era sostanzialmente anche quello su cui si imbatteva quando ci si era familiarizzati con la vera vita del moderno proletariato. Vorrebbe dir si: Si imbatteva nella speranza quasi apocalittica che l’espropriazione degli espropriatori, la necessaria socializzazione dei mezzi di produzione, dovesse venire con una grande crisi.
La borghesia se ne burlava, di modo che ripeteva continuamente e continuamente che il moderno proletariato aspettasse il grande botto. Sotto questo gran botto veniva raffigurato che, per così dire, il recipiente che aveva fondato l’imprenditoria si spacca da sé, che attraverso auto-regolazione l’imprenditoria transisce nell’amministrazione collettiva dei mezzi di produzione da parte del proletariato. Questa era per così dire la speranza apocalittica. In questa speranza lavorava con fede salda questo moderno proletariato. Si era fermamente convinti che non potesse accadere altrimenti se non che questa socializzazione dovesse subentrare.
Vede, nel marxismo ogni mera concezione teorica è respinta. Una mera concezione teorica è ideologia o sovrastruttura che può retroagire, ma che anche, se retroagisce, tuttavia è originariamente sorta dalla pura ordinazione economica. E eppure, il tutto è pur sempre una teoria. Non si può negare che sia una teoria. E come teoria ha proprio preso piede; ha sollevato la gente, ha insegnato alla gente una certa fede. E il curioso era: Mentre la fede della borghesia, che non era nuova, ma soltanto una vecchia tradizionale, sempre più s’impaludava, si dissolveva e si corrompeva, sorse una fede sebbene puramente materialistica, la fede nell’apocalisse dell’ordinamento economico, saldissima nel proletariato. — Se si guarda soltanto alla forza della fede, soltanto all’impulso della fede, allora si può dire: È certo che nemmeno alle prime comunità cristiane fu mai creduto più fermamente, fu creduto con più forza che da parte del moderno proletariato all’apocalisse dello sviluppo economico: espropriazione degli espropriatori. — Si poteva davvero imparare la forza della fede, sebbene secondo l’opinione di altri come quella dei proletari non si dirigesse a nulla di molto elevato, si poteva imparare veramente quale sia la forza di una fede, di una confessione; poiché confessione era diventata per il proletariato.
Ora, il curioso è questo, che dall’osservazione preferibilmente della vita nel Regno Britannico Karl Marx e il suo amico Friedrich Engels hanno guadagnato questa dottrina; ha però preso piede, di modo che è diventata ortodossia, ha preso piede nel modo più intensivo entro la classe lavoratrice tedesca. Ci furono i veri marxisti più puri entro la classe lavoratrice tedesca. E per colui che può studiare tali cose secondo i fondamenti della realtà, il fatto sta così, che veramente la dottrina marxista poteva sorgere soltanto entro il Regno Britannico, dall’osservazione delle condizioni britanniche. Soltanto un uomo che era passato attraverso il pensiero dialettico hegeliano, un uomo che era passato attraverso il sentire utopico della scuola di Saint-Simon e che guardava agli esperimenti oweniani e ad altri esperimenti socialisti, ma che allo stesso tempo osservava come entro l’industrialismo inglese imprenditoria e proletariato si comportassero reciprocamente, come là un’incomprensione assoluta, una mera fissazione su una lotta avvenisse, soltanto un tale uomo che aveva passato attraverso tutto ciò, il cui studio era approdato là dove il processo economico, il puro processo economico si presentava per così dire in pura coltura davanti a lui, poteva pensare una tale cosa. Quando Marx la pensò, la Germania per esempio era ancora tutt’altro che uno Stato industriale nel quale avrebbe potuto pensare quello che Karl Marx aveva pensato. Si aveva bisogno di pensieri tedeschi della dottrina hegeliana per pensare così acutamente il sistema industriale-economico. Ma la Germania stessa era allora ancora assai, assai più agraria e non affatto uno Stato industriale per poter in qualche modo osservare quello che era necessario per venire a questo metodo marxista di osservare la vita economica.
Ci sono pur insegnamenti socialisti più antichi entro la Germania, ad esempio l’«Evangelio di un povero peccatore» di Weitling, o il tentativo socialista di Mario. Mario era professore a Kassel, il suo vero nome è Winkelblech. Poi Rodbertus; ma Rodbertus si appoggia specialmente su circostanze agrarie. Tutti questi sono veramente soltanto piccoli inizi del sentire sociale rispetto all’incisività della concezione marxista. Quello che Karl Marx ha fatto poteva essere guadagnato soltanto attraverso l’osservazione dell’oggetto, cioè nel Regno Britannico, dove l’industrialismo era già così progredito nella prima metà del diciannovesimo secolo. Ma poi, dopo che era stato guadagnato, poteva proprio nell’industrialismo in via di sviluppo radicarsi profondamente, nella classe lavoratrice dell’industrialismo in via di sviluppo entro la Germania radicarsi profondamente.
È interamente comprensibile che potesse radicarsi profondamente là. Poiché se in un tale territorio vive un uomo come Hegel, allora non è caduto giù come una meteora dal cielo, bensì rappresenta soltanto la forza concentrata proprio rispetto a tale proprietà, come è il caso in Hegel, la forza concentrata di disposizioni che sono pur già nel popolo. Karl Marx aveva imparato il suo pensiero dialettico per così dire in Germania, lo aveva portato al di là in Inghilterra. Che con quello che aveva sviluppato là trovasse in Germania di nuovo la più profonda comprensione, che là il pensiero fosse appropriato quando ora si era trasferito dalle altezze dove si era soltanto imparato a pensare, nella comprensione, nel tentativo di comprendere il processo economico, è naturale. Se si ha soltanto Hegel — non è vero, gliel’ho caratterizzato —, allora sì, si può poi pensare, ma non si ha nulla in mano. Ma ora Marx sotto l’influenza del Regno Britannico, dell’industrialismo del Regno Britannico aveva così mutato il pensiero che lo mise davanti al proletariato: Tu avrai, quando la crisi sarà venuta, tutto quello che hanno le persone che ti succhiano. Tu devi soltanto pensare così, allora fai già abbastanza. Abbi soltanto comprensione; la locomotiva va, dagli soltanto talvolta una spinta perché vada più veloce. Questo è l’unico che puoi. Quello che pensi naturalmente è anche soltanto un’ideologia, ma quello che pensi retroagisce di nuovo. I tuoi pensieri provengono dalla vita economica, e il corretto pensiero economico non si può raggiungere attraverso lo studio, bensì soltanto dal fatto che si è proletari, poiché soltanto da questa classe esce il pensiero economico. Così sei proletario. Perché sei proletario, pensi correttamente nel senso dei tempi moderni. Si sviluppa la tua ideologia, con cui puoi retroagire di nuovo, qui dai una spinta alla locomotiva. — Ora si ha qualcosa da questo! Non è soltanto l’hegelismo, nemmeno il saint-simonismo e nemmeno l’owenismo, poiché l’hegelismo dà i pensieri che non intervengono nella realtà, il saint-simonismo dà i sentimenti sociali che però sono come se si dicesse al forno: Fatti caldo, caro forno, — senza che vi si metta la legna. Robert Owen e altri fallirono con singole imprese socialiste; ma Karl Marx ha indicato a un processo che tutta l’umanità passa attraverso, il proletariato attraverso tutti i paesi sopra tutta la terra, il quale consiste nel fatto che l’espropriazione viene espropriata, che i mezzi di produzione vengono socializzati. C’è dunque già una ragione interna per cui quella che è stata afferrata col pensiero tedesco si sia riaffermata in Germania nel modo più intensivo, di modo che là è sorto il marxismo più ortodosso.
Il curioso è: Marx poteva fabbricare una tale dottrina in Inghilterra, ma sull’Inghilterra stessa non è applicabile perché la gente non l’accoglie per questo motivo che là quel contrasto fra imprenditore e operaio non esiste nello stesso grado. Ho detto questo, credo. Là stanno l’imprenditore e l’operaio più vicini. Per questo posso portarvi anche prove singole. Voglio portarvi una tale prova. Tutte queste cose che vengono portate dal punto di vista della scienza dello spirito si possono lasciare provare anche attraverso fatti empirici. Vede, Marx lavorava con il pensiero hegeliano acuto che è preferibilmente il pensiero tedesco. Il suo sistema marxista trovò un’accoglienza comprensiva proprio nel proletariato tedesco. Eduard Bernstein, che allora si fermò più a lungo in Inghilterra, studiò meno il processo economico industriale che l’opinione che hanno le persone, che hanno i proletari, le correnti sociali là. Era meno coltivato hegelianamente — Bernstein è ancora vivo — così non diresse l’acuto pensiero dialettico di Hegel sulle condizioni inglesi, bensì adattò più il suo pensiero al pensiero proletario inglese stesso, e quando tornò in Germania dopo essere stato a lungo esiliato dalla Germania e aver trovato un asilo a Londra, dalla sua concezione nacque il cosiddetto revisionismo socialista, cioè un pensiero indebolito, non più marxista, che era poco compreso, che allora non soltanto entro il partito socialista proletario, ma entro i vari circoli sindacali guadagnò seguaci perché è qualcosa di più comodo rispetto alle forze di governo rispetto al marxismo. Vede, là avete la prova vivente: Uno che si era adattato al pensiero proletario inglese, non è arrivato al marxismo come l’ha afferrato immediatamente il proletariato tedesco, perché questo marxismo sebbene potesse essere fabbricato in Inghilterra, in Inghilterra stesso non ha il terreno, negli uomini non ha il terreno. Aveva il terreno negli operai tedeschi soprattutto. Da lì si diffuse poi in le più varie direzioni, ma nella stessa rigidità ortodossa, fermezza, con quella forza di fede enorme tuttavia non così facilmente altrove come entro il proletariato tedesco.
Questo è molto importante da ritenere, perché caratterizza proprio per il momento presente quando la questione sociale gioca la sua gran parte, l’essenza tedesca, l’essenza proletaria tedesca, la sua intera posizione verso il mondo. E questo si deve anche tener presente se si vuole comprendere penetrantemente la posizione mondiale contemporanea delle questioni sociali, se la si vuole comprendere nel collegamento con gli eventi politici catastrofici del presente.
Vede, è una teoria, dissi prima — sebbene ogni teoria sia spiegata come una pura ideologia —, è una teoria che è penetrata nei cuori, nelle anime, ha sviluppato un’intensità di fede enorme. Ma dal momento che essa come teoria è diventata fatto, come fatto ha sviluppato per così dire la rigidità delle teorie. Questo portò al fatto che il moderno proletariato, specialmente il proletariato tedesco, fermamente allenato, riempito di capacità di fede dal marxismo nella sua maggioranza era, ma per certe cose elementari che non accordassero con il marxismo diventato fatto, aveva non di rado nessuna vera comprensione. Chi ha discusso molto con moderni proletari, come potevo io nella tempo in cui ero insegnante di una scuola di educazione operaia e avevo parlato con i vari legami sindacali, anche politici della socialdemocrazia, chi poteva studiare le vere circostanze là — avevo anche tenuto esercizi di discussione, poiché la gente era indirizzata al pratico, voleva partecipare alla vita politica, voleva imparare a parlare —, chi specialmente ha tenuto esercizi di discussione, dunque stava dentro nel modo in cui la gente discuteva fra di loro, naturalmente sa per quali cose la gente era accessibile. Non è vero, quando si dirigono esercizi di discussione, si butta giù in questo o quel punto, è semplicemente uno strumento tecnico per stimolare la discussione, qualcosa. Proprio quando si dirigono soltanto esercizi di discussione, si sa — ognuno lo sa — che quello che si butta giù non si butta giù come propria opinione, bensì a titolo di prova. Si potrebbe anche dire: Che cosa si risponderebbe se, per esempio, si volesse dire al proletario: Sì, vede, lo sciopero vale per lei come qualcosa che è un’arma completamente adatta nella moderna lotta di classe proletaria; perché non scioperante voi di fronte alle fabbriche di cannoni? Voi perpetrate la grande contraddizione che sapete esattamente: I cannoni sono i vostri nemici più acuti, ma voi li fabbricati. Voi otterreste infinitamente nel senso dell’effetto reale della vostra teoria se vi rifiutaste di fabbricare cannoni. — Vede, questo rimprovero completamente elementare nessun proletario capiva, poiché non arrivava così lontano. Per lui non si trattava di intervenire in qualche modo materialmente in quello che si sviluppava veramente. Gli era completamente indifferente quello che si fabbrica. Per lui si trattava soltanto dell’unico punto: transizione dei mezzi di produzione, indifferentemente da quello che viene prodotto, nell’ordine sociale, socializzazione dei mezzi di produzione, indifferentemente da quello che questi mezzi di produzione portano alla luce.
Proprio se prendete questo allora vedrete che propria risultò un certo scopo. Se naturalmente, come il moderno proletario, non è completamente guerriero nell’anima — il proletario naturalmente non è guerriero disposto, poiché non aspetta alcun vantaggio dalla guerra —, allora si può soltanto sperare di contribuire al superamento della guerra, facendo che si fabbrichino cannoni proprio come qualcos’altro, quando si stesso arriva al potere, poiché allora quando si è rovesciato i vecchi poteri e stesso si giunge al potere si può la fabbricazione di cannoni abolire! E così era anche più o meno, o è anche più o meno il modo di pensare. Si tratta dell’acquisizione del potere. Là avete il punto dove il marxismo per così dire si rovescia, dove entra in una sorta di contraddizione, dove il processo dialettico, vorrei dire, si vendicò su di lui. Poiché egli parte dal fatto che la vita economica per così dire è soggetta all’autoregolazione, che dunque quello che deve accadere accade da sé; si ha soltanto di tanto in tanto di dare uno strappo alla locomotiva. E tuttavia deve aspirare a rovesciare i vecchi poteri del governo e mettersi stesso al loro posto, dunque a lottare per il potere che procede dall’uomo. Vuole fare quello che deve accadere. Appella dunque veramente di nuovo all’uomo, conta sul fatto che salga in alto e allora abbia il potere, mentre prima altri lo avevano.
Questo giaceva già per così dire nella teoria. Nella pratica agiva, vorrei dire, come vendetta della dialettica al marxismo anche ancora questo moderno orribile disastro di guerra che improvvisamente getta il potere più o meno nelle mani del proletariato su vaste aree della terra, non proprio dall’ordinamento economico, ma da un’ordinazione completamente diversa, meglio detto disordine, che getta il potere nelle mani del proletario. Questo è un processo curioso, straordinariamente curioso.
E ancora più curioso diventa quando lo si vede questo processo nella sua diffusione complessiva, quando lo si vede ora per così dire estendersi sopra le condizioni dell’intera terra. Poiché come le ho detto poco tempo fa: La verità si è sviluppata soltanto nel corso degli anni da questa cosiddetta guerra. Che le potenze centrali e l’Intesa si stessero l’una di fronte all’altra era la falsità; in realtà saltò fuori questa lotta economica terribile che ora inizia il suo inizio. — Questa è la verità che saltò fuori da quella falsità in cui era mascherato quello che fondamentalmente stava alla base del mondo storico. E già oggi si sollevano un poco i due campi. I due campi, economicamente si sollevano, in quanto sempre più e sempre più emerge che la popolazione che parla inglese rappresenta geografico-mondialmente una sorta di imprenditoria come elemento dominante che in un modo o nell’altro vince l’altro mondo, l’Europa centrale, l’Europa orientale, più o meno il proletariato come mondo dominante. Come nella moderna fabbrica si stanno l’uno di fronte all’altro l’imprenditore e l’operaio, così nel mondo stanno l’uno di fronte all’altro l’imprenditoria dell’antica Intesa con l’America e il proletariato nei poteri sconfitti. Questo è il grandicoso, opprimente, tragico-grandicoso che agisce. Non si può studiare quello che oggi accade altrimenti, se non comprendendo nel collegamento con l’intera questione proletaria-socialista.
Ma sul piano della storia mondiale non si svolgerà soltanto quello che ho appena accennato, bensì disturba in quello che è veramente soltanto una lotta economica, una gigantesca lotta economica, in modo inquietante entra un altro elemento. La lotta economica sorge entro l’umanità, e sarà una lotta economica quella che fra una metà della terra e l’altra metà della terra sarà combattuta in modo terribile. La lotta economica entro l’umanità si basa sullo sviluppo dei sensi e del sistema nervoso. E nel quinto periodo postatlantico, nell’era dell’anima cosciente, il mondo che parla inglese è specialmente organizzato per il sistema senso-nervoso, perché in questo periodo il sistema nervoso sviluppa soltanto pensieri utilitaristici, materiali, tendendo a fare il mondo un grande’impresa di magazzino. Ma agisce inquietante in questo mondo del sistema senso-nervoso il mondo del sangue, l’altro polo nella vita dell’uomo, il mondo del sangue. Questa manderà la sua onda in quello che il sistema senso-nervoso da un lato agita come pura lotta economica, il mondo del sangue, rappresentato anzitutto dalle sentinelle avanzate slave unite: Cechi, Sloveni, Polacchi, Slovacchi e così via, fino a che l’altra onda col sangue purificato, col sangue spiritualizzato nell’Europa orientale, il Russo-Slavo, allora giocherà dentro. Mentre dall’Occidente all’Oriente e all’Europa centrale non devono essere fatte altro che un grande territorio di consumazione per un mondo che produce dell’Occidente, non soltanto l’insurrezione del proletariato che consuma da Oriente contro l’Occidente farà brillare, ma soprattutto l’onda inquieta del sangue. Sangue e nervi si potrebbe anche chiamare quello che entra nel mondo e che vuol essere compreso, che deve essere compreso con la comprensione. In questa catastrofe bellica entrò già. Studiate gli effetti della costruzione navale tedesca e della flotta tedesca, della flotta da guerra tedesca, del sistema tedesco di colonizzazione, studiate quello che l’angoscioso lungimirante, ma egoista Chamberlain trattò con il semplice governo tedesco al volgere del diciannovesimo e ventesimo secolo, e quello che non è venuto a realizzarsi, allora avrete tali inizi, ma alcuni dei molti inizi al grande processo economico che giocò dentro questo cosiddetto guerra. E studiate la cosiddetta questione orientale con la sua ultima fase, l’infelice guerra balcanica, allora avete l’altro, quello che come onda di sangue contraccarica la lotta economica. Questo gioca già nella catastrofe attuale. Queste cose vogliono essere comprese.
Nei miei ultimi sguardi ho tentato, da vari punti di vista, di condurvi un poco le idee e gli impulsi che da lungo tempo muovono i circoli proletari, vivono nei circoli proletari, e che proprio contribuiranno al più essenziale di ciò che sarà, dal presente al prossimo futuro, evento che muove il mondo. Desidero oggi, per portare allora domani queste considerazioni a una specie di conclusione, richiamare l’attenzione su molte cose che, per così dire, provengono dal passato come forze disponibili per il presente, che sono percettibili per chi osserva più attentamente, particolarmente per l’osservatore della scienza dello spirito, come forze che determinano i destini dell’umanità, che si sono preparate nel passato, che ora sono presenti, ma che propriamente non stanno superficialmente, come la maggior parte degli uomini oggi crede, che tuttavia devono essere considerate da chiunque, qualunque posto occupi nello sviluppo del mondo — e ogni uomo occupa pur sempre un posto — voglia partecipare alla configurazione degli eventi — si può già parlare di tale configurazione degli eventi — che si formeranno dal presente verso il futuro.
Tutto ciò che accade accade sempre da forze determinate, che hanno qui o lì il loro centro e che poi si irradiano in molte direzioni. Abbiamo visto come negli ultimi quattro anni e mezzo catastrofali, per così dire, da molte direzioni forze lungamente, lunghissimamente preparate si sono scaricate, come hanno assunto le più diverse forme, cosicché effettivamente ciò che è accaduto negli ultimi quattro anni e mezzo mostra epoche chiaramente distinguibili l’una dall’altra, anche se brevi quanto al tempo, e non si riesce a cavarsela definendo semplicemente alla rinfusa gli eventi di questi ultimi quattro anni e mezzo come la «guerra» degli ultimi anni. Gli eventi sono giunti a un certo punto, direi, a un’infiammazione bellica. Ma allora si aggiunsero alle cose che all’inizio, direi, risplendevano più illusoriamente nella coscienza umana e che anche nel modo più illusorio furono interpretate dai circoli più ampi, forze completamente diverse. Le decisioni degli uomini, gli impulsi volontari degli uomini divennero in tempo relativamente breve del tutto diversi da prima.
Tutto ciò deve essere considerato con attenzione. Infatti nel futuro vedremo che qui e lì emergeranno questa o quella direzione di volontà. In una sede, in un centro si vorrà questo, in un altro centro quello. Questi impulsi di volontà che emaneremo dai gruppi umani, si penetreranno nel modo più vario, si combatteranno reciprocamente. Non c’è da pensare neanche lontanamente a un’armonia delle forze operanti, ma inizialmente c’è soltanto da pensare al fatto che l’individuo si acquisisce veramente comprensione di ciò che qui o lì si manifesta. Oggi pochissime persone sono per nulla preparate a giudicare appropriatamente questo o quello che emergerà, perché ci si è troppo abituati a giudicare le cose secondo opinioni preconcette, secondo slogan. Nel corso del diciannovesimo secolo e fino a oggi ci si è educati a poco a poco in modo tale da distogliere lo sguardo da ciò che veramente conta. Per questo oggi raramente si è in grado di pesare appropriatamente il peso degli impulsi volontari che emanano da questo o quel gruppo umano. Il corso degli ultimi eventi ha fornito al riguardo prove abbondanti. Queste prove verranno un giorno registrate dalla storia. Forse più rapidamente di quanto la gente crede verranno registrate dalla storia. Ma per chi vuole formarsi un giudizio comunque toccato dagli eventi, è necessario che già oggi sviluppi la volontà di pesare gli eventi, di valutare gli eventi.
Dico: si trovano prove per ciò che ho appena detto in gran quantità. Bisogna fornire una sola prova schiacciante, una prova il cui peso purtroppo, purtroppo ancora incide eccessivamente nel presente, in quanto a questo riguardo ancora nei luoghi dove i giudizi non dovrebbero essere offuscati, questi giudizi sono spesso offuscati. Abbiamo infatti nel corso degli ultimi anni fatto l’amara esperienza che proprio persone che erano in posizioni di responsabilità qua e là nei più vari campi, gente che doveva dirigere o guidare questo o quello o anche soltanto giudicare questo o quello — giacché dal giudizio dipende molto, dalla cosiddetta vera opinione pubblica, che talvolta è in realtà l’opinione del pensiero inespressa degli uomini e che tuttavia ha un certo significato profondo — abbiamo provato questa esperienza e continua a incidere ancora nel presente, che persone in posizioni autorevoli o anche in posizioni non autorevoli, ma che tuttavia importa considerare, su tutto, su cui avrebbero dovuto avere un giudizio sano, si sono formati giudizi illusori. Ho affrontato per esempio il fatto che proprio al popolo tedesco dall’estero è stato attribuito un cattivo giudizio, che più di quanto si crede ha agito nel corso degli ultimi eventi: è il giudizio sul Kaiser tedesco. Questo giudizio sul Kaiser tedesco, certo si sta correggendo un poco per gli ultimissimi eventi, ma propriamente comincia solo ora a correggersi. La cosa peggiore di questi giudizi era quella che ha agito in modo veramente devastante: che si tenesse quest’uomo per un grande uomo. Se non lo si fosse tenuto per un grande uomo, ma per un uomo estremamente insignificante, completamente non rilevante per gli eventi, come egli è stato dalla sua ascesa al trono per tutti questi anni, neppure quel cattivo giudizio dell’estero si sarebbe prodotto, che — la storia lo mostrerà già — ha causato devastazioni maggiori di quanto oggi si possa immaginare.
Certo, contribuirà un poco alla correzione se si guarderà alla paura indicibile che poche persone in Germania avevano quando quest’uomo, ancora opponendosi negli ultimi giorni alla sua abdicazione, fuggì al quartier generale, per cercare forse al quartier generale di trovare qualche mezzo per tenersi in qualche modo, per mantenere in qualche modo i vecchi stati. Se si poteva giudicare correttamente le voci di quelli che sempre consigliavano di ritornare a Berlino, dove appartiene, allora si deve dire che proprio in ciò si mostra il peso dei giudizi necessari. Le cose non devono soltanto essere pensate, devono essere pesate, devono essere valutate. È di leggerezza massima se per esempio ieri è comparso un articolo in un giornale di Basilea come una specie di scusa per l’Imperatore tedesco e come una accusa contro il popolo tedesco. Questo popolo tedesco ha veramente sofferto abbastanza per decenni attraverso tutto ciò che proprio mediante l’insignificanza e l’esagerazione teatrale di tutte le relazioni, mediante il noioso tiranneggiar continuo è stato compiuto. E se da un «Tedesco all’estero», proprio come è accaduto ieri in questo giornale di Basilea, questo popolo tedesco è accusato ora nel modo più stupido, per fare l’affermazione sciocca che quest’uomo fosse soltanto un esponente del popolo tedesco — il che assolutamente non è stato —, allora ciò è una leggerezza senza fondo, che deve assolutamente essere rifiutata. Si tratta oggi di far sì che tali giudizi leggerissimi non prendano piede nei paesi adiacenti, che gli uomini guardino tali giudizi, che sono appropriati a contaminare tutta l’atmosfera in cui dobbiamo entrare.
Queste cose devono davvero oggi essere considerate con uno sguardo più penetrante. Non bisogna dormire rispetto a queste cose, bisogna vegliare. Bisogna veramente essere in grado di accogliere queste cose con un temperamento non emotivo, ma veramente razionale, e bisogna sentire indignazione, indignazione razionale, quando sciocchezze di questo tipo sono poste nel mondo oggi, che sono appropriate a rovinare completamente un giudizio appropriato. E un giudizio appropriato è necessario prima di tutto oggi. Tentate una volta di prendere le cose veramente come oggi devono essere prese, pesandole nel loro peso, non passando con un umorismo indifferente, che non è umorismo, oltre alle cose che creano sentimento, che diffondono opinioni nel mondo, e tralasciando tutto, giacché tuttavia si tratta di eventi, ognuno dei quali in sé può avere un significato enorme, di vasta portata, di importanza storico-mondiale. Queste cose devono oggi essere osservate anche con uno sfondo più incisivo. E desidererei veramente provare che nei cuori di coloro che si vogliono dichiarare per l’antroposofia entrasse qualcosa di quello che mi piacerebbe chiamare una capacità di giudizio storico-mondiale. Desidero che qualcosa entri nei vostri cuori di quello che costituisce l’importanza del momento, che veramente si vada oltre il sentimento, che non era mai presente dove tentai di portare una concezione del mondo antroposoficamente orientata, che si vada oltre il sentimento che ciò che è presentato nell’antroposofia sia preso soltanto come una predica del pomeriggio domenicale, come qualcosa che è destinato soltanto al riscaldamento dei cuori e al conforto, alla temperazione delle anime. No, tutto proprio sulla base di una concezione del mondo antroposoficamente orientata era destinato a condurre i cuori e le anime in quella corrente mondiale che si era sollevata dalla fine del diciannovesimo secolo, che sempre più e più indicava i significativi, grandi eventi che vennero allo scuotimento dell’umanità e ancora sempre più e più verranno. Tutto era diretto a rivolgere i cuori alle forze che operano, non soltanto a un certo amore di ascoltare quello che così un po’ tempera le anime e così un po’ riscalda i cuori, cosicché, quando avrete accolto quello che una concezione del mondo antroposoficamente orientata offre, possiate dormire con un’anima un po’ più tranquilla di quanto potreste dormire altrimenti. L’individuo oggi non è per nulla nella condizione di guardare solo a se stesso, soltanto di ricevere in qualche modo una specie di nuova religione per il conforto del suo singolo cuore. Ciò che è richiesto dall’umanità chiama l’individuo a partecipare a ciò che agita e fermenta attraverso la socialità umana.
A tale scopo è necessario che si considerino le cose su uno sfondo maggiore. Ammetto che è stato necessario nel corso degli ultimi anni, tra gli impulsi che la concezione del mondo antroposoficamente orientata deve portare ai cuori degli uomini, velocemente uno dopo l’altro, perché il tempo urgeva, portare molte cose, far succedere rapidamente le idee l’una all’altra. Se talvolta si fosse avuto un mese o ancora più tempo per quello che si doveva presentare nel corso di una settimana, si sarebbe potuto offrire in piccole porzioni ciò che per l’urgenza del tempo dovette necessariamente essere rapidamente portato ai cuori, sarebbe forse penetrato più a fondo nelle anime. Ma questo non era possibile. Il tempo urgeva, e gli eventi hanno provato che il tempo urgeva. Ammetto che per la rapidità con cui gli insegnamenti della concezione del mondo antroposoficamente orientata si sono presentati ai membri del movimento antroposofico, veramente talvolta si è verificato il fatto che il successivo ha cancellato il precedente. Ma non si può essere in un’affare così serio senza cambiare completamente il proprio modo di pensare. E in un certo senso si rinnova nel presente la parola che al tempo della fondazione del Cristianesimo dovette esser ripetuta ancora e ancora: Cambiate il vostro modo di pensare. Non si tratta solo di accogliere nel contenuto questo o quell’insegnamento; si tratta di cambiare completamente la direzione del nostro modo di pensare, di abbandonare tutto ciò che era determinante per la direzione del nostro giudizio del diciannovesimo secolo, quello che si può veramente chiamare, come ho nominato in occasione di un discorso poco fa, il secolo della psicologia indecente, della direzione d’anima indecente, dove se si è guardato nell’anima umana, a causa di quella mancanza di fiducia nelle forze divino-spirituali dell’anima di cui ho parlato ieri, all’interno delle anime umane si può vedere soltanto arbitrio o impotenza o inattività, dove mai si è compreso una cosa come la parola di Fichte: «L’uomo può ciò che deve; e se dice: non posso, allora non vuole». — Questo diciannovesimo secolo fu un secolo di grandi conquiste scientifiche. Ma queste conquiste erano tali che hanno paralizzato la volontà degli uomini e hanno suscitato la fede che tutto ciò che esce dal petto umano venga soltanto come puramente casuale da questo petto umano. Che dall’ogni petto umano irradi il divino-eterno e che ogni uomo sia responsabile di rappresentare il divino-eterno attraverso se stesso, è questo ciò che il diciannovesimo secolo ha completamente represso, è questo che ha condotto l’epoca di Goethe nell’epoca della piccolezza borghese; è questo che fa sì che l’intelligenza odierna sia così impreparata a tutto ciò che vi ho indicato e che attraverso milioni e ancora milioni di anime proletarie come impulso si muove.
Comprendere, è di questo che si tratta inizialmente nel presente. Agire, questo avrà occasione solo quando gli uomini si saranno davvero sforzati di comprendere. Nulla di tutto ciò che oggi, ad esempio, la borghesia crede che potrebbe essere buono nel futuro, nulla di questo toccherà gli impulsi che vi ho indicato in questi giorni come gli impulsi del proletariato che aspira dal basso verso l’alto. Molto avrebbe un effetto, se non fosse tragico, quasi comico, quello che oggi esce come ciarlataneria da quelli che per decenni avrebbero avuto l’occasione di imparare dagli eventi e che su questi eventi non hanno imparato nulla.
Vogliamo dunque oggi, per creare una preparazione per ciò che è immediatamente attuale, che ancora devo presentare, per così dire, creare per noi un quadro di base più grande, creare in qualche modo uno sfondo. Vedete, tutto quello che agisce nella società moderna, tutto quello che agisce come forze che si scaricheranno nel futuro in molti modi diversi, tutto questo proviene da certe forze fondamentali che operano nel modo più vario l’una attraverso l’altra. Ieri alla fine ho fatto notare che sempre più dal Occidente sarà inscenato il combattimento, che è un combattimento puramente materiale e che trasporterà l’umanità in combattimenti materialisti: che da Oriente il sangue contrasterà quello che viene da Occidente come combattimento economico. Questa parola, che nel futuro sarà straordinariamente importante da un punto di vista sociale, che è importante per ognuno che vorrà formarsi un giudizio chiaro, questa parola dobbiamo interpretare più da vicino. Ho avuto occasione nel corso degli ultimi anni di parlare con le persone più diverse delle cose che avrebbero dovuto essere estratte dalle forze operanti per dare al futuro qua e là questa o quella direzione. Ogni volta che si trattava di discutere di qualcosa di efficace, sono rimasto proprio terrorizzato, potremmo dire, oppresso da quella brevità di vedute che gradualmente ha assunto la capacità di giudizio dell’umanità moderna. Oggi certamente si parla volentieri del fatto che chi vuole partecipare al pensiero su ciò che si sviluppa, dovrebbe conoscere le condizioni popolari qua e là. Ma proprio questo imparare a conoscere — la gente non lo cerca per nulla sulle strade su cui oggi necessariamente deve essere cercato, e quindi gli errori grotteschi e colossali. L’errore che vi ho presentato è soltanto un errore parziale. Bisogna, per mettersi davanti agli occhi tutto il peso di ciò che importa considerare, indicare che ora sta finendo il tempo in cui intere masse in larga misura sono state spinte nei giudizi più folli.
Vi ho mostrato ieri che in effetti nella maggioranza degli uomini — e questo è il proletariato — c’è potenza di credenza, che però si estende solo a cose puramente materiali. Vi ho dovuto dire: Se la potenza di credenza che, per esempio, con gli impulsi marxisti nel proletariato nel corso dei decenni si è formata, se questa potenza di credenza fosse stata presente nel proletariato anche nel più piccolo grado nella borghesia, sarebbe stato qualcosa di diverso da quello che, purtroppo, è il caso oggi. Ma allora sarebbe stato necessario che proprio quelle persone che hanno avuto l’occasione attraverso la loro posizione sociale, sfruttassero questa occasione — giacché non l’hanno fatto, devono farlo nel futuro — per entrare sulle strade al giudizio, sulle quali soltanto e solamente il vero giudizio può essere acquisito; non intendo il giudizio su questo o quello, ma il giudizio stesso. Considerate solo una volta il fatto che non un popolo, ma su una vasta area persone sono state in grado per anni di tenere due generali per grandi uomini, che erano uomini estremamente insignificanti: Hindenburg e Ludendorff. Falsificazione del giudizio così radicale per larghi circoli di persone, questo è una caratteristica del nostro presente. Principalmente dipende dal fatto che gli uomini non sentono la responsabilità nella formazione di un giudizio. So naturalmente che inizialmente si può dire: Sì, se uno avesse avuto un giudizio, un giudizio corretto per esempio su Ludendorff, che deve essere preso come una natura patologica, che deve essere presa come una natura che dal principio della guerra non deve essere giudicata da nessun altro che dal punto di vista psichiatrico — so che si può dire: A cosa avrebbe servito un tale giudizio in un tempo in cui un giudizio non poteva essere espresso. — Certo, questo vale, ma non si tratta di questo, si tratta piuttosto del fatto che l’uomo almeno inizialmente si forma il giudizio in se stesso; allora il resto verrà, che non si lascia annebbiare fino nei fondamenti più intimi della sua peculiarità. E ora questo deve essere espresso tanto più, perché il potere degli eventi ha portato con sé che certi giudizi devono essere corretti nei cosiddetti Poteri Centrali. Questo potere degli eventi non è ancora presente per la correzione dei giudizi dell’Intesa e delle potenze americane. E questo porterebbe un danno enorme sull’umanità se ancora si aspettasse con la correzione dei giudizi finché non parla il potere degli eventi; se ora per esempio l’esito fosse un’adorazione dei detentori del potere dell’Intesa; se nei cuori non maturasse la decisione di vedere chiaramente come stanno le cose. Se ora emerge l’adorazione del successo, se i giudizi dovessero essere determinati soltanto dal corso esteriore degli eventi, allora per lo sviluppo dell’umanità dovrebbe avere conseguenze enormemente devastanti. Questo non sarà un segno di come uno o l’altro sotto la repressione del giudizio potrà esprimersi, ma almeno nella sua peculiarità l’uomo dovrebbe formarsi un giudizio indipendente su quello che è. Questo lo si forma quando si sente dentro di sé che non si è una personalità scagliata nel mondo dal caso, che può pensare quello che vuole, ma quando si sente che si è un membro dell’ordine mondiale divino e che la forza che pone un giudizio in questo cuore, in quest’anima, è una forza per la quale si è responsabili con i propri pensieri più intimi. Nel corso degli eventi degli ultimi quattro anni e mezzo accadde così tanto. Questo o quello si è svolto qui o lì. Si può dire: Praticamente nulla si è svolto di cui il governo tedesco o la direzione dell’esercito tedesco in una posizione di responsabilità avrebbe formato un giudizio corretto. Su tutto ha giudicato erroneamente e sotto giudizio errato ha agito ulteriormente. — Queste sono già prove di quanto poco il presente e il passato immediato abbiano educato gli uomini a giudicare le cose.
Dissi che ho avuto occasione di parlare con le persone più diverse. Gli uomini hanno già esternamente astrattamente l’opinione che si debba imparare a conoscere ciò che, per esempio, agisce nelle diverse forze popolari. Allora sono soddisfatti quando uno o l’altro giornalista è mandato in questa o quella regione e scrive suoi articoli di giornale, e gli uomini non sanno assolutamente cosa farne quando si viene loro incontro anche nel campo della vita spirituale con lo stesso principio con cui bisogna venire, per esempio, nella matematica, dove si parte da massime elementari fondamentali e si giunge alle conclusioni più vaste. Se devono essere costruiti ponti o ferrovie, gli uomini ammettono che per il costruire ci vuole la scienza di ciò, che parte dalle cose più semplici per giungere alle conclusioni di più vasta portata. Ma fare storia, voler fare storia gli uomini vogliono farlo senza alcun principio e non potranno farne nulla se si dice loro: Nessuno può giudicare le condizioni europee se non conosce almeno l’elementare, che sulla penisola italiana è l’anima sentimentale che è l’agente popolare prevalente, in Francia l’anima razionale o emozionale, nell’Impero Britannico l’anima cosciente e così via — come abbiamo imparato a conoscere. Queste cose stanno alla base di quello che accade, come la tabelline di moltiplicazione sta alla base del calcolo. E finché non si parte riguardo alla conoscenza delle condizioni reali del mondo da queste cose, si è, quale che sia la posizione che uno occupa nella struttura della vita sociale o politica del nostro tempo, una persona incapace, proprio come si sarebbe una persona incapace nella costruzione di ponti se non si conoscessero le cose più semplici della matematica. Gli uomini devono imparare a comprendere questo; devono imparare a penetrare questo. Perché da ciò dipende il futuro dell’umanità, che gli uomini possano penetrare questo. È di questo che si tratta.
Perché soltanto quando si conoscono dapprima questi fatti fondamentali, allora si conoscono le diverse forze che si irradiano in quello che accade. Non potete giudicare appropriatamente il percorso di una donna che vende verdure dal paese alla città, se non siete capaci di collocare l’andamento della donna dalla campagna alla città nella struttura della vita sociale. All’umanità finora era permesso, in un certo grado, vivere attraverso la vita sociale in uno stato atavisticamente assonnacchiato, e questo stato gli uomini del diciannovesimo secolo se lo sono conservato per dormire più profondamente. Nel futuro all’umanità non sarà permesso di continuare a vivere in questo modo, ma le sarà imposto il dovere necessario di pensare insieme a quello che le gerarchie degli Angeloi, Arcangeli, Archai e così via pensano per il corso dello sviluppo dell’umanità da parte loro e lasciano irradiare in ciò che gli uomini fanno. Le cose minime devono essere collegate alle cose massime nel giudizio quotidiano. Se oggi in questi o quei paesi vedete emergere consigli, consigli di operai e soldati, se venite nella situazione di vedere che consigli di operai e soldati emergono ovunque, con eccezione dei paesi dell’Intesa, allora dovete essere in grado di pesare appropriatamente il significato di un tale fatto. Acquisire un giudizio su queste cose, questo è prima di tutto necessario. Non chiedete inizialmente: Che cosa si deve fare? — Quello che bisogna fare verrà già, se soltanto un vero giudizio è presente, ma un giudizio tale che le cose minime possono essere collegate alle grandi linee dell’accadere mondiale. L’accadere mondiale grandioso, questo è la peculiarità del nostro tempo, diventa attuale in questi giorni; non sarà più una teoria meramente astratta, ma diventerà attuale.
Nel corso degli eventi europei per esempio — gli americani sono davvero solo un’appendice coloniale degli eventi europei — giocano forze che si sono preparate a lungo, lungamente. L’osservatore delle condizioni europee — abbiamo proprio in questi giorni fatto cenno da vari punti di vista — dovrebbe prestare attenzione alla configurazione particolare, diciamo, delle condizioni sociali nell’Impero Britannico, dovrebbe prestare attenzione alla configurazione particolare delle condizioni sociali nell’Europa orientale, in Russia e nel centro dell’Europa, dovrebbe prestare attenzione a quali forze vi giocano dentro. Perché sulla superficie degli eventi questi eventi mascherano se stessi in molti modi, e chi osserva soltanto la superficie degli eventi si lascerà facilmente catturare, come si dice, da frasi fatte, si può anche dire da rappresentazioni banali, da concetti banali, attraverso i quali vuol dominare gli eventi. Nelle teste degli uomini oggi giocano in molti modi cose molto superficiali. Ma negli impulsi degli uomini giocano forze che si sono preparate non solo per secoli, ma per millenni e che solo ora assumeranno la loro forma del tutto significativa.
Vedete, non è affatto possibile che quel carattere internazionale che vi ho descritto come il sentimento del proletariato, che è alimentato prevalentemente da idee marxiste, nel senso più ampio naturalmente da idee marxiste, si propaghi veramente su tutta l’Europa. Questa è un’illusione del proletariato. E poiché il proletariato rappresenterà una certa potenza, questo è un’illusione molto dannosa del proletariato. Non trascuriamo il fatto che la cosa peggiore uscirebbe se questa illusione del proletariato conquist asse il dominio sul mondo, perché allora si sarebbe costretti a superare di nuovo questo dominio. Sarebbe meglio se si vedesse come si preparano le cose e come si può far fronte alle cose. Anche ammettendo che gli impulsi del proletariato raggiungono il potere in certe regioni, che cosa ne uscirebbe? Bene, raggiungerebbero esternamente il potere, si possono ammazzare altrettante persone qui o lì come il bolscevismo ha ammazzato in Russia. Ma tutte queste idee sono solo adatte a fare depredamento, sono solo adatte a consumare il vecchio e non a fondare il nuovo. Se le idee del proletariato diventano configurazione sociale, si insediano, allora quello che di valore c’è verrà consumato gradualmente, in progressione rapida. Vi prego di considerare soltanto tali fatti — ne potrei portare molti singoli, potrebbero essere tremendamente moltiplicati — considerate un solo tale fatto: Il tesoro di Stato della Russia aveva per esempio ancora nell’anno 1917 un introito di 2852 milioni di rubli, nell’anno sfortunato 1917: 2852 milioni di rubli. Il bolscevismo irruppe. Fece depredamento. Gli introiti di Stato della Russia 1918: 539 milioni di rubli! Questo è circa il quinto della somma ricavata l’anno precedente. Potete da voi calcolare dalle tali cifre la progressione che deve instaurarsi quando si fa depredamento. Non bisogna considerare queste cose secondo i giudizi che si formano in superficie, ma bisogna considerarle secondo come il corso obiettivo degli eventi nella storia dell’umanità procede sotto l’influenza di questo fatto. Si arrivasse proprio, se questo ordine sociale si diffondesse, al nulla, al vuoto. Ma prima che questo vuoto si instauri, sorgono le reazioni dall’inconscio degli uomini qui o lì, e nel proletarismo che si diffonde, il quale è saturo di marxismo, deve dappertutto nei più vari centri mescolarsi di nuovo ciò che nella fede, negli impulsi o anche nelle illusioni o perfino nelle follie degli uomini per secoli, talvolta per millenni si è preparato. Non si mescolerà nella stessa forma in cui era, ma si mescolerà in forma trasmutata. Perciò bisogna conoscerlo e bisogna essere capaci di pesarlo appropriatamente.
Ora le potenze che ora in parte sono andate alla rovina, in parte ancora dominano il mondo, queste potenze si sono sempre date come compito più o meno consapevolmente o inconsapevolmente di ingannare gli uomini. Quante cose non sono state ingannate attraverso il cosiddetto insegnamento storico! In tutti i paesi possibili la storia non è altro che una leggenda, la storia esiste solo per addestrare le teste umane in modo tale che i loro pensieri prendano quella direzione che ai detentori del potere appare piacevole e che appare corretta. Ma è venuto il tempo in cui gli uomini devono formarsi il loro proprio giudizio. Qui nel corso degli anni è stato fatto del vario, proprio in questo punto, per correggere questo o quel giudizio. Ma oggi deve essere chiesto ancora qualcos’altro. Oggi tra le — non si sa quale numero dire — tra le centinaia di domande che urgono, prima di tutto deve anche essere posta la domanda: Come si sono originati i vari rapporti di dominio, le varie strutture sociali, per le quali gli uomini qua e là entusiasmano o si sono entusiasmati o hanno rapidamente disimparato l’entusiasmo nelle ultime settimane? — L’umanità ha per anni vissuto di frasi fatte, frasi come «militarismo prussiano» o «militarismo tedesco», «lega dei popoli», «diritto internazionale», insomma, e così via, che erano soltanto frasi. Questo propriamente ha dominato confuso le teste degli uomini. Come detto, qui è stato detto molto per la correzione di questi giudizi. L’importante è però che si vedesse che certamente le cose nel prossimo tempo non emergeranno nella stessa forma, ma bisogna conoscerle perché si sappia, quando emergono in una forma nuova, che sono esse.
Non è vero, è da presumere per esempio che la dinastia degli Hohenzollern non riappaia come tale. Ma i sentimenti degli uomini, sotto cui la dinastia degli Hohenzollern poteva vivere, questi sentimenti degli uomini rimangono, si mascherano in un’altra forma. O non è neanche molto probabile che, anche con la volontà certo fino a un certo grado presente dell’Intesa, la sventurata dinastia degli Asburgo riappaia in qualche modo. Ma non si tratta di questo. I sentimenti che erano in grado di mantenere nei cuori umani questa dinastia degli Asburgo, rimarranno vivi. Naturalmente non si proporranno di reinserire questa dinastia degli Asburgo, ma contribuiranno con questi stessi sentimenti a quella reazione contro il proletarismo di cui ho parlato; riappariranno in una forma completamente diversa. Perciò è necessario veramente penetrare con giudizio sano quello che emergerà dai più vari centri. Si tratta allora di guardare alle condizioni, ma guardare con uno sguardo retto dalla realtà. I fatti in se stessi non hanno valore. Ho nei miei libri — potete trovarlo in molti punti — parlato di fanatismo dei fatti, che ha un effetto così devastante. Questo fanatismo dei fatti ha le sue radici nella fede che quello che si vede fuori sia già un fatto. Un fatto lo diventa solo dal fatto che viene inquadrato nel giudizio corretto. Ma il giudizio corretto deve avere dietro di sé l’impulso della retta capacità di giudizio. Prendete un esempio. Sapete, ho spesso detto che nell’Europa centrale prevalentemente tutti gli impulsi popolari sono condizionati dal fatto che in questa Europa centrale lo spirito popolare agisce attraverso l’Io in contrasto con le varie regioni dell’Europa occidentale. Ma l’Io ha la peculiarità che, per così dire, oscilla su e giù tra le altre regioni che sono fisse. Ammettete dunque che nel Sud e Ovest abbiamo anima sentimentale, anima razionale o emozionale, anima cosciente, nel mezzo invece l’Io (è disegnato). L’Io può essere nell’anima cosciente, nell’anima razionale, nell’anima sentimentale. Oscilla per così dire su e giù, si adatta a tutto. Perciò la peculiarità: Se guardate verso Ovest dell’Europa, avete, per così dire, contorni etnici nettamente delineati. C’è nazionalità nettamente delineata, nazionalità che potete veramente, potremmo dire, definire, che è in una bella cornice. Guardate verso l’Europa centrale, prevalentemente verso il popolo tedesco, allora avete un essere determinato da tutti i lati possibili. E ora seguite la storia applicando queste massime fondamentali nel modo corretto. Guardate dove volete, ad Occidente fino all’America, ad Oriente fino alla Russia, e vedete come dovunque la nazionalità tedesca ha agito come lievito. Va in questi territori stranieri, è oggi dentro, agirà nel futuro, anche se si è denazionalizzato, come si dice; va in questi territori perché l’Io oscilla su e giù. Si perde dentro. Lo ricavate dalla natura fondamentale della nazionalità precisamente. Guardate come tutta questa cultura russa è permeata dall’essere tedesco, come centinaia di migliaia di Tedeschi vi hanno immigrato nel corso di un tempo relativamente breve, come hanno impresso il carattere fino alle profondità infinite dell’essere popolare. Guardate verso tutto l’Oriente, troverete dappertutto questo carattere, e andate pure ai secoli passati, chiedete oggi, andiamo per esempio in Ungheria, dove presumibilmente c’è una cultura magiara. Questa cultura magiara si basa largamente sul fatto che ogni sorta di cose tedesche vi sono andate come lievito. L’intero margine settentrionale dell’Ungheria è abitato dai cosiddetti Tedeschi dello Zips, che naturalmente sono poi stati maggioritati, tiranneggiati, denazionalizzati, che hanno sofferto indicibilmente, ma che hanno dato un lievito culturale. Andiamo più oltre ad Oriente, la Svevia, lì troviamo i Sassoni transilvani che un tempo abitavano sul Reno. Andiamo oltre al cosiddetto Banato, lì avete gli Svevi che emigrarono dalla Württemberg, che hanno dato il lievito culturale. E se vi disegnassi la carta dell’Ungheria, vedreste qui il largo margine dei Tedeschi entrati nell’elemento magiaro, qui i Tedeschi dello Zips, a Sud-Est i Sassoni transilvani, qui nel Banato gli Svevi, senza contare quello che singolarmente vi è entrato. E la peculiarità di questa nazionalità tedesca consiste nel fatto che, poiché il suo spirito popolare agisce attraverso l’Io, per così dire esteriormente come popolo perisce, ma forma un lievito culturale. Questo è ciò che può contribuire a giudicare le forze operanti. Questa è una tale forza operante.
Lasciate pure che sia Andrássy o Károlyi, lasciate pure che un vecchio politico nel vecchio senso feudale, come si dice, agisca; quello che agisce non è solo allora non una frase se si considera ciò che dall’inconscio della gente attraverso tali processi storici come quello che vi ho mostrato — e centinaia di altri vi cooperano — nel futuro viene effettuato. E questo irradia nell’accadere resto d’Europa, e bisogna fondamentalmente procedere molto accuratamente se oggi volete imparare a conoscere questo tessuto complicato d’Europa. Non dovete per esempio dimenticare, se volete giudicare qualcosa di importante e operante nella futura configurazione europea, cioè l’Oriente europeo, che per così dire ogni eretico non era soltanto un eretico ma ogni persona era in pericolo di vita, chi in Russia pronunciasse la verità su Russia dal punto di vista storico. La storia russa è, certo non molto più di altre storie, ma è anche completamente una leggenda storica. Così ad esempio per quelli che nel senso ordinario imparano la storia russa non viene affatto al coscienza — ciò che qui fu sviluppato qualche anno fa — che approssimativamente nello stesso tempo in cui i Normanni in Occidente d’Europa facevano valere la loro influenza, anche verso Oriente vi giungeva influenza di elementi normanno-germanici. E la storia russa odierna ha un interesse nel retrocedere sempre più e più di mostrare come tutto, tutto deriva da popoli slavi, derivava da elementi slavi, ha anche l’interesse di negare che l’elemento determinante, quell’elemento da cui ancora oggi è profondamente influenzato ciò che è ad Oriente, proviene da impulsi di origine normanno-germanica. Non si va molto oltre con la storia russa, se non si racconta ai popoli — bene, questa è, non è vero, la frase stereotipata che sempre viene ripetuta —: Abbiamo un grande territorio, ma non abbiamo ordine, venite e dominateci. — Così pressappoco inizia, mentre in verità si dovrebbe indicare che quello che fino all’invasione dei Mongoli si era propagato in Russia era di origine germanico-normanna, aveva una configurazione sociale germanico-normanna. Ma ciò significa che in Russia allora si propagava qualcosa che per successive condizioni è stata ricoperta, che, per così dire, in coltura pura si è conservato e mantenuto ulteriormente per esempio all’interno della struttura sociale dell’Impero Britannico. Lì c’è la prosecuzione rettilinea. Se dunque prendete lo sviluppo sociale dell’Impero Britannico, allora avete una corrente che naturalmente nel corso dei secoli si modifica, ma che oggi è la prosecuzione rettilinea della vecchia costituzione sociale germanico-normanna. Avete ad Oriente verso la Russia la stessa corrente che si propaga, ma sotto il giogo mongolo, sotto l’influenza mongola, potremmo dire, da un certo punto interrotta. Cioè: Se quello stesso che al tempo di Guglielmo il Conquistatore sotto influenza germanico-normanna nella struttura sociale dell’Impero Britannico fu preparato e fino al diciannovesimo secolo così si sviluppò che occupasse la sua posizione attuale nel mondo, se ciò si fosse ulteriormente sviluppato in Russia, la Russia sarebbe stata simile all’Inghilterra.
Ora da nessuna parte più che in Russia tutto quello che ha operato ha agito profondamente nei cuori e nelle anime degli uomini. Ora non bisogna dimenticare: Che cosa è propriamente quello che viene con l’influenza normanno-germanica? — Questa influenza normanno-germanica, sviluppandosi, ha avuto anche controreazioni in Occidente. Dico: Qui si è sviluppato in linea retta, si è sviluppato nella forma più rettilinea, ma ha avuto anche qui controrazioni. — Quello che qui ha avuto come controrazioni, da cui in un certo modo si è emancipato e che ha modificato la sua corrente di sviluppo, questo è da un lato la Chiesa cattolico-romana occidentale e questo è il romanesimo in generale, che contiene un elemento astratto giuridico, un elemento astratto politico. Cosicché all’influenza popolare, da cui tutto il sistema di ceti, tutte le formazioni di classe e di casta come si trovano nell’essere britannico, provengono, vediamo aggiungersi quello che è venuto dalla Chiesa e quello che è venuto dal romanesimo. Tutto questo agisce dentro, ma in modo che in un certo senso, ma presto, l’essere britannico si è emancipato da quell’influenza profonda della Chiesa, che poi in Europa centrale ha continuato a operare e ha proliferato ed oggi ancora opera e prolifera; che relativamente però meno si è emancipato da questo elemento romantico-astratto del pensiero giuridico-politico. La verità è che questo elemento normanno-germanico si è esteso anche come elemento di dominio, come quell’elemento che propriamente ha specificato la struttura sociale, nei vari territori slavi che erano presenti sin dai tempi più antichi nel suolo dell’odierna Russia.
Questo essere normanno-germanico si basa su una certa visione che poi si realizza nei fatti sociali. Questo essere normanno-germanico si basa sulla visione che ciò che ha connessione di sangue, stretta connessione di sangue, questa connessione di sangue deve anche realizzarsi ereditariamente o per diritto di eredità socialmente, si basa su una certa istituzione sociale della stirpe e della stirpe superiore, della stirpe familiare più prossima e della stirpe soprastante, che poi conduce al principe che domina la stirpe inferiore, la stirpe che si estende. Questo è quello che produce una costituzione sociale secondo una certa configurazione di sangue.
Questo è in contrasto stridente con quello che ad esempio procede dall’essere romantico-giuridico-politico. L’essere romantico-giuridico-politico porta dappertutto connessioni astratte, ordina tutto secondo contratti e simili, non secondo il sangue. Questo è tutto qualcosa che porta i fatti meno nel sentimento che sulla carta, parlando radicalmente. Una sola cosa è stata fondamentalmente storta da questo essere germanico-normanno. Se avesse agito da solo — naturalmente è un’ipotesi, non avrebbe potuto agire da solo — ma se avesse agito da solo, non sarebbe mai giunta a una costituzione statale monarchica in nessun territorio europeo. Perché una costituzione statale monarchica non si trova nello sviluppo di quegli impulsi sociali che emanano dall’essere normanno-germanico, ma sta alla base di questo essere normanno-germanico l’impulso di un’articolazione secondo stirpi, secondo configurazioni di famiglia, che sono relativamente individuali e indipendenti l’una dall’altra, e si alleano solo in certi aspetti sotto un principe che controlla la stirpe superiore. E prima di tutto: A parte il fatto che mai un monarca avrebbe potuto avere luogo da questo essere normanno-germanico, mai da questo essere potrebbe venuto il puro monoteismo, perché questo veniva dal Sud — piuttosto dovrei dire: dal Sud-Est — attraverso l’elemento teocratico-ebraico. Se l’elemento normanno-germanico fosse rimasto puramente e solo continuo a operare, allora oggi si avrebbe più facilmente quel monoteismo legittimo di realizzare che a sua volta non assume il singolo Dio astratto, ma assume la successione delle gerarchie, Angeloi, Arcangeli e così via, che non assume l’assurdità che l’unico Dio per esempio protegga due eserciti che furibondi si oppongono l’uno all’altro, penetrando da una parte e dall’altra, i Cristiani e i Turchi allo stesso tempo, perché è il solo Dio dell’intero mondo. Mai il non-senso avrebbe potuto prendere piede, l’assurdità del monoteismo astratto che continua a proliferare, perché all’interno di questo elemento il monoteismo astratto non era presente. I popoli erano nel senso moderno pagani, cioè riconoscevano i vari esseri spirituali che dirigono le forze naturali, vivevano dunque in un mondo spirituale, sebbene in modo atavisticamente primitivo. Quella che è l’assurdità del monoteismo fu prima imposta dall’elemento teocratico dal Sud-Est. Perciò oggi si ha tanta difficoltà con il far passare quello che deve necessariamente passare: la molteplicità degli esseri spirituali che guidano le forze naturali e gli eventi naturali, gli dèi. Ma proprio sul suolo russo si svolse in certo senso l’oscuramento di quello che veniva da Nord. Ho parlato qui molto tempo fa proprio una volta del nome Russo. Vi ricorderete che ho indicato che il nome Russo indicasse da dove venissero questi popoli dal Nord. Si chiamavano da sé Varanghi.
Ma quello che propriamente è il pensiero dello Stato, quello è una creazione che dovrebbe essere studiata con cura. Questo pensiero dello Stato viene in un certo rapporto da quello stesso angolo meteorologico da cui vengono molte altre cose di significato per l’Europa. Proprio quando si discute di qualcosa di questo tipo, bisogna ricordare intensamente che la storia può soltanto essere considerata sintomaticamente. Se dunque si considera una qualche manifestazione che è un fatto esteriore, bisogna pesarla come sintomo. In questa Russia, finché questa influenza normanno-germanica era formativa della struttura sociale, non c’era nulla di un pensiero dello Stato. Erano per così dire regioni slave chiuse in se stesse, e si era propagato quello che ho chiamato il pensiero della stirpe. Il pensiero della stirpe lo aveva circondato come una rete. Le varie regioni slave chiuse avevano in sé quell’elemento che forse l’uomo moderno chiamerebbe elemento democratico, ma insieme legato a una certa nostalgia di assenza di dominio, con una certa consapevolezza che non si hanno bisogno di poteri di dominio centralizzati per fare ordine nel mondo, solo per fare disordine. Questo viveva in queste regioni slave chiuse. E in quello che dall’elemento normanno-germanico si estendeva, viveva propriamente il pensiero della stirpe, il pensiero che era connesso al sangue.
Ora giunse l’invasione mongola. Questi Mongoli vengono dipinti assai male. Ma la cosa peggiore che hanno fatto è propriamente il fatto che hanno riscosso tributi alti, tasse, e erano più o meno soddisfatti quando la gente dava loro le tasse, naturalmente soprattutto in forma di generi naturali. Ma quello che portavano — ma per favore, accogliete questo sintomaticamente e non crediate che io dica che il pensiero dello Stato viene dai Mongoli — quello che allora portavano, preso sintomaticamente, è il pensiero dello Stato. Il pensiero dello Stato monarchico viene proprio da questo stesso angolo meteorologico da cui vennero anche i Mongoli, solo che fu portato verso l’Occidente europeo ancora prima. Viene da quell’angolo meteorologico del mondo che si trova quando si segue la cultura che si rotola dall’Asia verso Occidente, o se vi piace dire: l’onda barbarica. Quello che rimase in Russia dai Mongoli è essenzialmente l’opinione che un singolo signore con i suoi paladini dovrebbe esercitare una specie di dominio statale. Questo è stato essenzialmente portato dal pensiero monarchico dei Khan, ed è stato lì assunto. In Occidente d’Europa è stato assunto solo prima, ma è venuto dallo stesso angolo meteorologico. E essenzialmente era un pensiero tataro-mongolo quello che ha composto il cosiddetto sistema statale in Russia. E così per lungo tempo proprio in Russia si è mostrato senza effetto quello che ha caratterizzato la cultura dell’Occidente da molti punti di vista: il feudalesimo, che era propriamente senza effetto in Russia, perché con salto del feudalesimo la monarchia si è propagata, che sempre in Occidente era stata disturbata inizialmente dal feudalesimo, dai signori feudali che propriamente combattevano sempre il potere monarchico centralizzato e che erano un contrappolo al potere monarchico.
La Chiesa romana è la seconda cosa. Questa è stata propriamente inefficace ad Oriente, perché già nel decimo secolo la Chiesa orientale si era separata dalla Chiesa occidentale. La formazione greco-romana, romantico-greca come ha agito in Occidente e ha contribuito molto alla formazione della borghesia moderna, in Russia è stata pure inefficace. Perciò proprio il pensiero dello Stato monarchico, che fu portato dentro dal dominio mongolo, vi ha affondato le sue radici più profonde.
Vedete, qui avete così alcuni degli impulsi che dovete conoscere perché emergeranno mascherati in modi vari, trasformati, in metamorfosi. Qua e là vedrete questo o quello brillare. Vi giudicherete correttamente solo se la giudicherete da questo punto di vista che ora ho indicato. E prima di tutto conoscerete l’importanza del fatto che entro la fondazione del dominio mondiale attraverso la popolazione di lingua inglese, di cui parlo da molti anni, opera principalmente la formazione dell’anima cosciente, che è propriamente appropriata al nostro tempo, e che qui dovrebbe cominciare un giudizio sano nella valutazione delle condizioni.
La questione sociale giocherà un grande ruolo in tutta la configurazione delle condizioni verso il futuro. Quello che è ora già il pensiero sociale anche nel proletariato, questo può solo condurre al depredamento, all’abbattimento, alla distruzione. Si tratta del fatto che sia veramente compreso che la configurazione che la questione sociale assume, la configurazione cioè che il movimento proletario assumerà, rende necessario che quello che oggi nel sentimento proletario è più lontano dalla spiritualità, sia propriamente condotto alla spiritualità. Intimamente imparentato interiormente è quello che sembra esteriormente più lontano l’uno dall’altro: il volere proletario e la spiritualità. Oggi il proletario combatte naturalmente con mani e piedi — si può dire: con mani e piedi, perché combatte non molto con la testa — la spiritualità. Ma quello che egli, senza saperlo, vuole, non si può raggiungere senza spiritualità. A questo deve aggiungersi la spiritualità. E deve aggiungersi in tutti i campi. E bisogna veramente acquisire il sentimento che si sta in un importante punto di svolta dei tempi. Quel sentimento deve scomparire, che nel diciannovesimo secolo si è fatto valere in vari campi.
Potete, se vedete il singolo e lo pesate correttamente, già oggi vedere, mi permetto di dirlo trivialmente, come corre la lepre. Per cortesia di Signor Englert mi fu dato recentemente una lettera scritta dalla Russia, dove le condizioni russe attuali sono descritte assai vividamente. C’è anche la menzione dell’arte. Il modo in cui la gente è portata all’arte è assai interessante; ma quello che questi popoli dipingono, persone portate direttamente dalla fabbrica, persone che hanno i polmoni malati e non possono lavorare ulteriormente in fabbrica e poi sono messe in un istituto artistico, perché imparino lì, per esempio, a dipingere, così persone portate direttamente dal proletariato nella situazione di essere spinte nell’arte, ciò che dipingono — non dipingono proprio come nella nostra cupola si dipinge, ma si vede, cominciano a dipingere in modo tale che da questo inizio emergerà infine quello che nella nostra cupola è dipinto, anche se oggi ancora lo si chiama futurismo, quello che nella nostra cupola è dipinto. Questo è in marcia. Proprio nelle cose dove non si procede programmaticamente, si mostra quello che sta negli impulsi del presente. Chi guarda ai programmi — figuriamoci parlare di programmi governativi — sbaglierà sempre. Chi guarda agli impulsi che si sviluppano accanto e tra i programmi, specialmente da inconsciamente, vedrà molte cose che oggi brillano nel mondo. Potete essere completamente certi: I percorsi, anche se sarà faticoso, saranno trovati. Se una volta dagli impulsi che oggi emergono così primitivamente, così rapinatoriamente nel proletariato, si potesse leggere qualcosa — non voglio dire le cose stesse, che sono imperfette, che devono essere sostituite da altre — ma tali cose come i miei Misteri sono o anche i libri antroposofici, le si leggerà proprio nei migliori elementi che dal proletariato scorrono verso l’alto, con il giusto interesse, mentre quello per cui la borghesia nel diciannovesimo secolo si è lecco le dita: Gustavo Freytag «Debito e Avere» o simile, o Gottfried Keller, non interesserà nessuno. Oggi per esempio l’umanità è insultata se si nomina Gottfried Keller insieme a Corrado Ferdinando Meyer. Mentre in Corrado Ferdinando Meyer avete un elemento del futuro, un elemento che veramente contiene vera vita spirituale per il futuro, Gottfried Keller è il poeta borghese dell’umanità addormentata della Svizzera di Seldwyla.
Dappertutto, in tutti i campi deve essere penetrato. Non ci sarà interesse per ciò nel futuro, quando la gente si mette i modelli negli atelier e dipinge quello che la natura sa fare molto meglio e poi si diverte se questo sia veramente naturale, se sia veramente conforme al modello. Si esigera che ci sia qualcosa nel mondo che non è fatto dalla natura stessa. Per questo deve essere preparata la comprensione. Perciò doveva essere qui combattuto il modello stesso. Vi ricordate, come una volta da questo punto di vista ho parlato di arte anni fa. Per questo deve essere creata la comprensione di seguire gli impulsi che ci sono. Quella stupidità deve cessare, per esempio, che la gente voglia imparare a conoscere come il popolo vive, diciamo, leggendo le «Storie di villaggio» di Bertoldo Auerbach o roba simile, dove un uomo che conosce il popolo, insomma, come uno che il pomeriggio domenicale va in campagna e guarda la gente da fuori, descrive, come si è descritti il popolo così belamente. Non si tratta di questo. In generale non si tratta di osservare il passeggero, ma l’eterno che vive nell’uomo deve essere osservato sempre più e più. Di questo si tratta.
Su queste cose parleremo ulteriormente domani.
Penso che abbiate visto che quella significativa esigenza dei tempi, che si leva dal flusso dell’accadere umano e che viene chiamata il movimento sociale, proprio dove è considerata e sentita con maggior intensità, è trattata esteriormente secondo le peculiari forze del tempo, è trattata dal punto di vista secondo cui propriamente esiste solo un mondo fisico, un mondo sensibile. La questione sociale è diventata effettiva come richiesta proletaria. Vive nelle richieste proletarie in un certo modo, si potrebbe dire, astratto-teorico, e il pericolo è presente che il modo astratto-teorico, che non dovrebbe mai diventare fatto esteriore, possa diventare fatto esteriore, o almeno, che si richieda che diventi tale. Ma questa coscienza proletaria, da cui oggi la questione sociale si afferma, è completamente permeata dalla fede solo nel mondo materiale con il suo allegato etico di puro utilitarismo etico, di pura morale dell’utilità.
Questo è un fatto che oggi ognuno può letteralmente toccare con mano: che le idee per il movimento sociale sono estratte da una certa fede solo nell’esistenza materiale e dall’utilità della vita umana e dalle forze di utilità della vita umana. Ma per colui che penetra la vita, è particolarmente significativo che il vero chiarimento sulla questione sociale, specialmente sulle idee necessarie per questa questione sociale nel presente e nel prossimo futuro, non è da trarre da nessuna, per quanto scientifica, considerazione del mondo fisico-materiale esteriore.
Questo è qualcosa che il presente deve sapere, che gli uomini del presente devono penetrare. Devono penetrare che la questione sociale è risolvibile soltanto su una base spirituale, e che oggi la sua soluzione è cercata senza alcuna base spirituale. Con ciò è detto qualcosa di enormemente importante per il nostro tempo. Vedete, su tutto il campo che potete coprire con la sola facoltà sensoriale e l’intelletto ad essa legato, su questo intero campo le idee necessarie al movimento sociale non si possono formare. Queste idee, se devono essere viste nella loro forza di effetto immediato, stanno completamente al di là della soglia che conduce dal mondo fisico-sensibile al mondo soprasensibile. L’assolutamente necessario per il presente e il prossimo futuro per quanto riguarda lo sviluppo dei destini umani è il tiramento dentro di certe idee da al di là della soglia, e la più caratteristica manifestazione del presente è questa, che questo tirare dentro da al di là della soglia è propriamente rifiutato. E tutto il lavoro in questo campo deve essere permeato dalla volontà di superare questa avversione al tiramento dentro da al di là della soglia di idee socialmente efficaci del coscimento fisico.
Naturalmente su questo fondamento riposa una difficoltà straordinaria, una difficoltà che semplicemente si pone davanti all’anima quando si pensa che, dal momento che viviamo nell’era dell’anima cosciente, tutto in sostanza più o meno deve essere cercato consapevolmente, che è necessario, necessario per un’importante esigenza del tempo presente, familiarizzarsi con verità che stanno al di là della soglia della coscienza fisica. Ora si può certo dire: i pochissimi uomini del presente hanno una vera valutazione di quello che sta al di là della soglia della coscienza. I pochissimi uomini del presente hanno una vera valutazione dell’iniziazione e della saggezza dell’iniziazione, come deve propriamente regnare nel presente o deve diventare regnante. Quelle capacità che in ogni anima umana risiedono e che estraggono dal soprasensibile certe idee, quelle capacità gli uomini del presente dalla loro comodità spesso caratterizzata non vogliono usare. Ed è così, che bisogna dire: C’è una difficoltà del tutto obiettiva in questo campo. Non dovete dimenticare: Per così dire, nella loro forma originale le cose e gli esseri che stanno al di là della soglia possono soltanto essere osservati da colui che ha varcato questa soglia. Ma questo varcare della soglia è un evento molto importante della vita personale. È anche un evento della vita personale che è messo in una luce particolare quando, come ho appena fatto, devo metterlo in una relazione così stretta con la questione sociale. La questione sociale, il suo stesso nome lo indica, è una questione di gruppi umani, di connessioni umane; il segreto della soglia è una questione dell’individualità. Si può dire: Nessuno è propriamente in condizione di comunicare direttamente il segreto della soglia a un altro. Si può perfino dire che rappresenta una certa crisi nell’anima umana quando il segreto della soglia da certi contesti che si è ricevuto prima, si apre interiormente a uno.
Voi o piuttosto quelli tra voi che hanno partecipato per anni alle considerazioni della scienza dello spirito, nella misura in cui sono antroposoficamente orientate, voi tutti avete l’occasione di trovarvi sulla strada per trovare il segreto della soglia. Voi, quando vi avvicinate al segreto della soglia, riceverete completamente dalla cosa stessa la consapevolezza che si può bene parlare dei percorsi che conducono al segreto della soglia, ma che non si può fare una comunicazione immediata del segreto della soglia. Così in un certo senso il segreto della soglia è una questione individuale di ogni singolo uomo, e tuttavia incombe la necessità che le idee più importanti per il divenire sociale siano tratte da al di là della soglia. Oggi con il segreto della soglia è così una questione propria, perché oggi c’è poca fiducia da uomo a uomo. Questo è qualcosa che orribilmente è svanito tra gli uomini, la fiducia da uomo a uomo, e la nostra vita sociale sarebbe completamente diversa se ci fosse un po’ più di fiducia da uomo a uomo. Così accade che a colui che oggi conosce il segreto della soglia, che conosce il segreto della soglia attraverso la familiarità con il Guardiano della Soglia, si fissi una fiducia molto insufficiente, o una fiducia falsamente diretta, falsamente orientata, falsamente posizionata. Sarebbe, come potete vedere da ciò, una questione piuttosto disperata, se non fosse il caso di qualcos’altro. Perché si potrebbe dire: Così la questione sociale può essere risolta propriamente solo da iniziati. — Ma all’iniziato dalla mancanza di fiducia che oggi l’uomo porta a un altro uomo, semplicemente non gli crederanno. Non crederanno che abbia l’intuizione nella vita. Questo è osservabile soltanto in un certo campo, cioè al di là della soglia, da cui non possono parlare direttamente da uomo a uomo, almeno non sempre e da tutte le premesse. Se per esempio qualcuno in modo imprudente comunicasse le sue esperienze che ha fatto con il Guardiano della Soglia a un altro, che le riceve emotivamente o, diciamo, in modo tale che non si metta nel campo della sua anima dove ha esercitato in certo grado l’autodisciplina, e se forse anche un tale, che in questo modo ricevesse il segreto della soglia comunicato, questo segreto della soglia condividesse ulteriormente, allora certo sarebbe una transizione del segreto della soglia nella vita sociale, ma avrebbe una conseguenza molto cattiva. Infatti, quello che talvolta produce la semplice comunicazione del percorso al segreto della soglia, dividerebbe gli uomini più o meno in due campi, li porrebbe in opposizione ostile l’uno all’altro. Perché mentre le idee che vengono da al di là della soglia, se operano nella loro vera forza, nella loro forza spirituale purificata, sono proprio adatte a effettuare armonia sociale tra gli uomini, è così che quando sono sparse tra gli uomini non purificate, cosicché producono conflitto e guerra tra gli uomini.
Vedete, con il segreto della soglia è così una peculiare condizione. E se non fosse il caso di qualcos’altro, sarebbe veramente giustificata quella disperazione di cui vi ho parlato. Ma poiché qualcos’altro è giustificato, si deve dire: Il percorso che il futuro deve prendere, può essere chiaramente caratterizzato. — È così oggi che quello che è socialmente fecondo in idee può propriamente essere trovato soltanto dai pochi uomini che possono usare certe capacità spirituali, che la stragrande maggioranza degli uomini oggi non vuol usare, sebbene giacciono in ogni anima, non soltanto non vogliono usare consapevolmente, ma per la maggior parte non vogliono usare inconsapevolmente. Ma questi pochi, si dovranno imporsi il compito di comunicare quello che estraggono dal mondo spirituale propriamente riguardo a idee sociali. Lo tradurranno nella lingua in cui le verità spirituali che sono viste in un’altra forma al di là della soglia, devono essere tradotte se vogliono diventare popolari. Possono diventare popolari, ma devono prima essere tradotte in una lingua popolare.
Secondo il carattere generale del tempo ovviamente agli iniziati nelle segrete della soglia che parlano sulle idee sociali, non si crederà, perché la fiducia necessaria tra gli uomini non è presente. Si terrà ogni idea sociale, che propriamente non è realtà, come potete vedere da quanto precedente, ogni idea sociale che è portata avanti con il puro intelletto diretto al mondo sensibile, in questo tempo pazzo di democrazia — volevo dire: time affamata di democrazia — ovviamente si terrà tale idea sociale puramente intellettualmente espressa, che non è una, come equivalente democratico a quello che l’iniziato estrae dal mondo spirituale e che può veramente essere fecondo. Ma se questo sentimento affamato di democrazia conseguisse la vittoria, allora vivremmo in tempo relativamente breve un’impossibilità sociale, un caos sociale nel senso più selvaggio. Ma l’altro è proprio presente ed è valido in grado prominente per le idee sociali che gli iniziati traggono da al di là della soglia. L’ho sempre e ancora sottolineato: Colui che vuol veramente usare il suo sano senso comune, non lo scientificamente corrotto, ma il sano senso umano, può sempre, anche se non può trovare quello che solo l’iniziato può trovare, può provarlo, può provarlo nella vita, e potrà comprenderlo, dopo che è stato trovato. E questo percorso le idee socialmente feconde dovranno prendere nel prossimo tempo. Altrimenti non si procede avanti. Questo percorso dovranno prendere le idee socialmente feconde. Emergeranno qua e là. Naturalmente inizialmente, finché non si è provato, finché non si è applicato il sano senso umano, si potranno confondere facilmente un qualunque pensiero marxista con un pensiero dell’iniziazione. Ma se si paragona, se si riflette, se si applica davvero il sano senso umano alle cose, allora si arriverà alla distinzione, allora si potrà capire che c’è qualcosa di diverso nel contenuto di realtà, quello che viene estratto dal segreti della soglia da al di là della soglia, piuttosto che quello che è completamente estratto dal mondo sensibile come per esempio il marxismo.
Con ciò non vi ho caratterizzato nessun programma, perché l’umanità farà brutte esperienze con i programmi nel prossimo tempo; vi ho caratterizzato un processo positivo che deve realizzarsi. Coloro che da iniziazione sanno qualcosa su idee sociali, avranno l’obbligo di comunicare queste idee sociali all’umanità, e l’umanità dovrà decidersi a riflettere sulla cosa. E per riflessione, soltanto per riflessione con l’aiuto del sano senso umano, verrà fuori il giusto. È così straordinariamente importante che quello che ho appena detto sia veramente considerato come una verità di vita fondamentale per il prossimo tempo, immediatamente dal presente! Non questa è l’esigenza, che si debba credere che si possa fare questo o quello da ogni idea casuale, ma questa è l’esigenza, che si debba credere: Gli uomini devono lavorare insieme. La collaborazione immediata personale tra gli uomini è necessaria, cosicché tra i collaboranti ci siano anche quelli che dal di là della soglia hanno le idee in questione. Vedete dunque, quello che è importante per il presente, non è qualcosa con cui giocare. È una questione enormemente seria che dal presente si presenta agli uomini. E si può dire: Nel vasto cerchio della coscienza umana non c’è ancora molto senso per la serietà enorme che proprio riguardo a queste cose si afferma.
C’è un’ulteriore difficoltà presente, che almeno colui deve sapere, che dalle certe considerazioni della scienza dello spirito su queste cose può partire. Così come il problema sociale nel presente si presenta, agisce come un problema internazionale. Dentro c’è un errore fatale, che si è espresso anche praticamente negli ultimi tempi nel fatto che un uomo del tutto orientato verso Occidente, anglofono come Lenin, è stato trasportato in un vagone sigillato sotto la protezione del governo tedesco in Russia, per creare lì uno stato con il quale il governo tedesco, soprattutto nella persona di Ludendorff, credeva di poter concludere una pace e poter continuare a stare in piedi. Questo si basa sull’errore che si potrebbe avere qualcosa di veramente pienamente internazionale, che sia applicabile dappertutto. E proprio dal leninismo in Russia si potrebbe imparare quanto è impossibile innestare qualcosa di completamente sorto dall’Occidente su una nazionalità russa, che l’Occidente non ha neppure.
Non si tratterà quando la concordia sociale debba essere cercata per il prossimo futuro, di tornare ancora e ancora in modo astratto al fatto che tutti gli uomini sono uguali riguardo all’essenza fondamentale, ma si tratterà del fatto che gli uomini nelle loro individualità devono imparare a comprendersi anche nelle grandi, eterne forze che passano attraverso le individualità umane. Oggi è ancora per molti uomini qualcosa di straordinariamente irritante se si dicono proprio quelle cose che dovrebbero servire a far sì che gli uomini si comprendano meglio. Lo si può sperimentare oggi, che quando si dice a qualcuno: La nazionalità tedesca è fatta in modo tale che lo spirito popolare parla attraverso l’Io, mentre la nazionalità italiana è fatta in modo tale che lo spirito popolare parla attraverso l’anima sentimentale — che allora l’uomo oggi è nella situazione di dire: Allora l’Italiano è meno stimato, perché l’anima sentimentale è meno dell’Io per esempio. — Così si dice. È naturalmente un non-senso completo, perché in queste cose non si tratta di stabilire valori, ma di mettere a disposizione qualcosa attraverso cui gli uomini su tutta la terra — e i destini degli uomini oggi non possono essere ordinati altrimenti che su tutta la terra — davvero imparino a comprendersi. Da un certo punto di vista nulla è così strutturato come più o meno valutato, ma ognuno ha il suo compito nello sviluppo dell’umanità. E allora naturalmente in ogni uomo c’è qualcosa, qualcosa che però è naturalmente connesso con il segreto della soglia, attraverso il quale si eleva di nuovo da tale essere di gruppo, che è caratterizzato dal fatto che si dice: Qui opera l’anima sentimentale, qui l’Io, qui l’Io spirituale e così via. — Ma questi dovete conoscere oggi, altrimenti gli uomini sempre continueranno a passar l’uno accanto all’altro e non sapranno comunque molti l’uno dell’altro se non per il massimo una conoscenza di due tipi: primo, che la maggior parte degli uomini ha il naso in mezzo al viso, o che ciò che è corretto è quello che i giornalisti sanno quando percorrono i paesi. Entrambi sono circa una verità egualmente importante.
Si tratta di questo: non di un’umanità astratta e universale, ma di una vera unione degli uomini sulla base dell’interesse per la peculiare configurazione individuale che un uomo riceve dal fatto che è posto in una particolare anima popolare. È venuto il momento per la prima volta che tali cose, che non solo sono avvertite come scomode, ma talvolta anche come offensivi, devono diventare popolari. Non si procede avanti senza che tali cose diventino popolari. Questo deve essere ben considerato. Ma tutte queste cose sono così che sono davvero accessibili al sano senso umano. E se soltanto una volta entrasse almeno questa fiducia in se stessi in un gran numero di uomini, questa fiducia in se stessi, che non sempre dice: Sì, comunque non posso guardare nel mondo spirituale, devo solo credere all’iniziato — ma che dice: Bene, questo o quello è asserito; voglio applicare il mio sano senso umano per comprenderlo — se questa fiducia in se stessi, però efficace, propositiva, non meramente astratta o teorica, entrasse in un numero maggiore di uomini, allora sarebbe già bene e allora sarebbe straordinariamente vinto per il percorso che deve essere percorso riguardo al problema sociale. Ma questo è proprio il danno, che gli uomini hanno perduto questa fiducia nel loro sano senso umano principalmente attraverso l’educazione umana nel diciannovesimo secolo. Le proprietà dannose attraverso cui questa fiducia in se stessi e quindi l’uso dei poteri umani di giudizio è stato perduto, queste proprietà dannose erano presenti anche in tempi precedenti, ma non erano così dannose, perché l’uomo non viveva nell’era scientifica naturale, che da certi fondamenti necessariamente richiede che applichi veramente un potere di giudizio uniforme, che applichi il suo sano senso umano completamente. Ma è proprio questo ciò che è mancato di più nei tempi recenti.
Non si prendono seriamente gli esempi che se ne possono dare. Ma voglio darvi un esempio, che non solo potrei moltiplicare per cento, ma per mille. Ho qui un trattato; questo trattato si chiama: «Sulla morte e morire da un punto di vista puramente naturale-scientifico». Questo trattato è un discorso, la registrazione di un discorso che fu tenuto nell’aula dell’Università di Berlino il 3 agosto 1911 da Federico Krauss. Vuol parlare da un punto di vista naturale-scientifico dei problemi di morte e morire e dice allora un sacco di cose in 26 pagine. Questo discorso che fu tenuto per la commemorazione del fondatore dell’Università di Berlino, il Re Federico Guglielmo III. — sempre tale discorso fu tenuto, e tali discorsi avvengono anche in altre università — questo discorso naturalmente ha anche un inizio, e questo inizio voglio leggervi. Così un trattato «Sulla morte e morire» che era tenuto in senso strettamente naturale-scientifico, almeno secondo l’opinione di colui che tiene il discorso, secondo l’opinione dei Decani e Senatori seduti attorno alla Magnificenza e degli altri illustri signori della scienza, e questo discorso inizia: «Onorato Assemblea! Onorevoli Colleghi! Commilitoni! L’Università di Berlino celebra oggi la sua fondazione e il suo reale fondatore. Gli oratori che ogni anno in questa ora prendono la parola ricordano, nel ricordo delle nostre origini, solitamente dei tempi difficili da cui la necessità portò questa università, e della parola veramente regale del rimpiazzo delle forze fisiche perse per mezzo di forze spirituali. Oggi, in un’epoca di prospero sviluppo poderoso, dove il forte braccio del Kaiser protegge la nostra pace con onore, possiamo tranquillamente considerare che la vita di una nazione procede anche con pulsazione cardiaca fortissima in onde di ascese e discese».
Bene, oggi le circostanze provvedono alla correzione di queste cose; oggi le circostanze provvedono alla correzione di una tale frase: «Oggi, in un’epoca di prospero sviluppo poderoso, dove il forte braccio del Kaiser protegge la nostra pace con onore»! Ma, che cosa dovrebbe dire il sano senso umano in una tal cosa? Il sano senso umano dovrebbe dire: Un uomo che è in condizione di dire questo, che non è altro che una gran sciocchezza, riguardo tutto il resto ciò che è detto su morte e morire, deve essere considerato anche come cose sciocche. Ma chi si risolve a una tal salute del sano senso umano? Vedete quindi, non si tratta di fatto che il sano senso umano non fosse capace di decidere, ma si tratta del fatto che si passa di là dall’uso del sano senso umano da certe proprietà fondamentali del presente. Queste cose devono ben essere considerate.
L’Accademia di Scienze di Berlino è stata fondata dal gran filosofo Leibniz. Questo è un esempio. Si potevano portare altri esempi che dovrebbero essere caratterizzati similmente, per exemplo Monaco, Heidelberg. Un paese voglio omettere per una certa cortesia — bene, così non si dice oggi, così da un certo sentimento. Voglio quindi dire: Si potrebbe trovare simile a Parigi, a Londra, a Washington e così via, a Roma naturalmente, a Bologna e così avanti. Leibniz tentò di fondare l’Accademia di Scienze di Berlino sotto l’Elettore Federico. Bene, era una buona intenzione. Però poteva realizzarsi soltanto dal fatto che Leibniz il grande filosofo dovette abbassarsi a comparare l’Elettore — che era tutto l’opposto di ciò che Leibniz diceva — con il Re Salomone e chiamarlo il re prussiano Salomone. Sì, dovette perfino comparare l’Elettrice con la Regina di Saba. Ma questa Accademia di Scienze di Berlino che il grande Du Bois-Reymond ha chiamato «il reggimento spirituale della casa Hohenzollern», non ha già esaurito il suo destino tragicomico con questo destino. Perché Federico Guglielmo I. un giorno trovò che il Professor Gundling riceveva uno stipendio troppo grande, cioè perché era troppo intelligente, riceveva uno stipendio troppo grande. Allora lo mise a terra, lo scacciò, e così il Professor Gundling fu obbligato in varie taverne a fare questo o quel numero alle persone, usare i suoi talenti speciali per i popoli, un numero a una specie di varietà. Questo però lo sentì il Re Federico Guglielmo I., e allora al Gundling iniziò a interessare, che in precedenza lo aveva scacciato. Allora lo fece un buffone di corte, e ora gli diede di nuovo uno stipendio. Ma disse: Il buffone può anche fare un’altra cosa — allora lo fece Presidente dell’Accademia di Scienze. Così il Professor Gundling divenne il Presidente dell’Accademia di Scienze. Ma questo non è solo un fatto individuale che è emerso da una singola stranezza, ma perfino Federico il Grande, che allora voleva chiamare Voltaire all’Accademia di Scienze a Berlino, che sentì quale stipendio Voltaire esigeva per l’entrata nell’Accademia di Scienze; allora disse: Questo stipendio è troppo grande per un buffone. — Così, si trattava di trattare tutta l’Accademia di Scienze dal sentimento che si aveva a che fare con dei buffoni.
Bisogna già poter indicare tali cose quando si vuol richiamare l’attenzione su che discrepanza c’è negli eventi, che da una certa casa principesca i dotti vengono affiancati al buffone di corte, in tutta la realtà, e successivamente i dotti rifiutano come quell’esemplare di cui vi ho appena raccontato dal 1911. Si tratta propriamente del fatto che non si può giungere a sano senso umano se non si ha la volontà di guardare la realtà senza artificio veramente, di seguire le cose che sono accessibili a uno. E seguire le cose in questo o quell’altro campo è propriamente per ogni uomo qualcosa che lo può educare riguardo il senso di realtà, riguardo a tutto ciò che dà il sano senso umano. Ha — si ha naturalmente, naturalmente, non sarò così scortese da negare a alcuno il sano senso umano, perché credo che ognuno lo ha — ma ha uno il mezzo, la volontà all’uso del sano senso umano, allora si può averla soltanto dal fatto che si va al di qua le cose su un campo interamente senza pregiudizi e imparziale. Provate a una volta a chiarirvi che questa è una difficoltà, ma una difficoltà superabile. Provate a pensare quanto in voi c’è di pregiudizi nazionali o altri pregiudizi umani che vi impediscono di andare al di qua le cose senza pregiudizi e imparziali. A queste riflessioni su di sé bisogna avere la buona volontà, altrimenti non si può e non si potrà mai dire una parola razionevole quando si tratta di decidere: Quali idee sono socialmente feconde per il presente e il prossimo futuro, e quali idee non lo sono?
Consideriamo, dopo che abbiamo questo, direi, più come caratteristica della disposizione che come caratteristica di qualche base teorica, consideriamo da questo punto di vista rapsodicalmente, aforisticamente alcuni dettagli che possono esserci importanti per la comprensione e la nostra azione nel presente e nel prossimo futuro. Voglio partire da una delle idee fondamentali che sono davvero saldamente radicate nel proletariato moderno con grande intensità. Da del marxismo questo proletariato moderno ha tratto il sentimento che nel corso reale dell’umanità, l’opinione del singolo uomo, l’opinione della singola individualità propriamente non ha significato. L’opinione della singola individualità ha significato solo per quelle cose di un uomo che sono i suoi affari privati — così pensa la visione mondiale proletaria odierna — ma tutto ciò che diventa storico, accade da fondamenti economici necessari, come vi li ho caratterizzati l’altro ieri. Questo era propriamente il contrasto in cui sono venuto con il proletariato moderno attraverso la mia «Filosofia della Libertà», che lì è richiesto di costruire tutto proprio sull’individualità umana, sul contenuto e la potenza d’azione dell’individualità umana, che queste idee proletarie moderne non accordano alcun significato, ma che vogliono riconoscere l’uomo solo come animale sociale, come essere sociale. La società effettua tutto ciò che nella storia ha carattere di divenire, che nella storia è fecondo in qualche modo. Ciò che un ministro o un proprietario di fabbrica o qualche altro fa dalla sua individualità — così pensa il proletario — ha significato entro le quattro muri della sua casa o al suo tavolo di gioco da carte o dove altrimenti è un privato, questo ha significato, questo ha significato per il suo divertimento, questo ha significato per le relazioni personali che annoda a questo o quel uomo; ciò che però diviene attraverso lui appartenente all’umanità, questo non derivi dalla sua individualità, ma derivi dalla connessione intera di classe sociale della società e così via, come vi l’ho caratterizzato.
Questa idea è fermamente radicata nel proletariato moderno. È intimamente connessa con l’incredulità del proletariato moderno nel singolo uomo e la sua consapevolezza. Non aiuta molto al proletariato moderno, quando il singolo uomo comunica al proletariato una qualche conoscenza, perché questo proletariato allora dice: Quello che il singolo pensa ha sì solo per lui un valore privato; soltanto quello che dice come appartenente a una classe, per esempio come appartenente al proletariato stesso, che cioè ogni uno può dire, questo ha un vero valore della società esterna. — È connesso con le idee del proletariato moderno un livellamento terribile riguardo all’individualità umana, un’incredulità assoluta in questa individualità umana. Da ciò potrete vedere come sarà incredibilmente difficile per esso penetrare con quello che viene da ciò che è più individuale, cioè con le vere idee sociali feconde. Ma nel nostro tempo il corso stesso degli eventi è fatto in modo tale da refutare attraverso i fatti, attraverso la realtà tali grandi pregiudizi storici — perché quando milioni si dichiarano per esso, allora si può parlare di pregiudizi storici — per refutare la teoria proletaria, che vuol derivare tutto il divenire dalla miseria della massa, in breve da fenomeni sociali. Insomma, da necessarie crisi economiche che si verificano da periodo a periodo e così via — da ciò pensa, deriverebbe il corso delle cose, non da quello che gli uomini pensano o conoscono — non potrebbe esserci una più forte refutazione di questo principio, di questo pregiudizio storico che proprio il fatto nella più recente crisi che l’esito di questa catastrofe mondiale dipendeva da pochissimi uomini. Da pochissimi uomini. Ciò che è divenuto dipendeva da ultimo da un filo di paure, sospetti, aspirazioni di pochissimi uomini. E si può dire: Come greggi interi milioni di altri uomini sono stati spinti da pochissimi uomini in questa catastrofe. — Questa purtroppo è la triste verità che si offre a colui che penetra le situazioni del presente dalla realtà.
Non è vero, ora la gente un po’ vede che cosa tutto dipendeva dalla volontà così assai limitata in molte direzioni Ludendorff. Pensate soltanto una volta come facilmente una tale cosa avrebbe potuto rimanere nascosta! Sarebbe certo pensabile, assolutamente pensabile che non si fosse giunti a questa catastrofe terribile del presente con tutte le sue conseguenze spaventose, e che allora la strana condotta di Ludendorff non fosse venuta alla luce. Ma è venuta alla luce. Altri uomini di Stato che assolutamente non appartengono alle Potenze Centrali, potranno alle prossime elezioni non essere rieletti, ritirarsi alla vita privata; questo evento sarà discusso, indifferentemente, ma non si arriverà a loro il fatto che hanno danneggiato l’umanità altrettanto come questo Ludendorff. Anche questo è un capitolo che appartiene alla formazione del sano senso umano, perché facilmente si passa oltre al sano senso umano proprio dall’adorazione del successo o da qualcos’altro. Colui che ha il sano senso umano, non si lascerà portare a vedere, no, intendo quelli che oggi strisciano davanti a Woodrow Wilson — e in conclusione, come pochi non lo fanno! — quelli che oggi strisciano davanti a Woodrow Wilson, diversamente da quel Professor Krauss che nel 1911 ha pronunciato la frase che vi ho letto. Questo è quello che si vorrebbe: eccitare gli uomini all’uso del loro sano senso umano. Naturalmente ciò è intimamente connesso con la volontà di guardare i fatti. Un enorme danno per il presente è il fatto che le persone più impraticabili oggi si sentono come i più forti pratici. Che cosa non si è sentita straordinariamente pratica, diciamo nel campo del militarismo delle Potenze Centrali! La gente si è sentita enormemente pratica e erano i più grandi illusionisti, erano i più grandi fantasiosi, hanno formato giudizi non solo errati ma grottescamente errati su quasi tutto ciò che è accaduto nel corso dei più, bene, diciamo due anni e mezzo, soprattutto, e ha agito da questi giudizi grottescamente errati.
È difficile quando si vede che gli uomini che propriamente sono brave persone, spesso nel senso come si dice così, brave persone, per nulla lasciano il sano senso umano accada su di essi. In questo riguardo potevi di nuovo nel corso degli ultimi quattro anni fare le peggiori esperienze quando si vide per esempio ciò che negli ultimi anni è accaduto in Germania da ufficiali che volevano guidare la formazione popolare, che volevano battere nel popolo come dovrebbe pensare, così che tutto andasse a posto, così che anche gli uomini dietro al fronte «resistessero», come così bellamente e piccolo-borghesemente si diceva. Era terribile. Se allora si aveva una perspicacia più profonda in ciò che doveva essere battuto nel popolo, e ciò che quelli che lo battevano, spesso con la volontà migliore portavano — era probabilmente, in realtà, per così dire, la cosa in suo genere onesta, ma non volevano usare il loro sano senso umano. Ed è questo che importa. E questo è per il presente l’enormemente importante, perché questo sano senso umano deve ovunque guardare la realtà, non deve, perché percepisce qualcosa da un pregiudizio come sgradevole, rifiutarlo. Non è vero, abbiamo nel nostro tempo sperimentato la grotesca disposizione, che quasi confina con l’assolutismo, del principio monarchico con la Ludendorffia — con il Leninismo in Russia, con il Bolscevismo, perché il Bolscevismo è propriamente una creazione di Ludendorff. Il Bolscevismo fu prodotto da Ludendorff in Russia, perché Ludendorff pensava di non poter concludere la pace con nessun altro in Russia che con i Bolscevichi, cosicché non solo ciò che come sventura è piombato su il popolo tedesco, è stato causato in molta misura da un singolo uomo nel corso di due anni e mezzo, ma anche la sventura della Russia in molta misura è connessa con i folli errori di questo singolo uomo. Queste cose mostrano quanto sia colossale l’errore del proletariato che l’opinione del singolo uomo non ha significato nella configurazione sociale delle condizioni. Queste cose devono essere propriamente penetrate con sano senso umano oggettivamente.
Se partiamo da questa disposizione, troviamo allora specialmente una frase che vi prego di prendervi molto a cuore, perché questa unica frase può tra altro dare una retta orientazione al pensiero sociale nel futuro. Questa unica frase è: Si arriva attraverso senza che si abbiano idee nei tempi di rivoluzioni e guerre, ma non si può arrivare senza idee nei tempi di pace; perché quando le idee nei tempi di pace diventano rare, devono venire tempi di rivoluzioni e di guerre. — Per condurre guerre e rivoluzioni non c’è bisogno di idee. Per mantenere la pace, c’è bisogno di idee, altrimenti vengono guerre e rivoluzioni. — E questo è una connessione interiore spirituale. E tutte le declamazioni sulla pace non servono a nulla se non coloro che hanno i destini dei popoli da dirigere si sforzano di avere idee proprio nei tempi di pace. E se devono essere idee sociali, devono provenire perfino da al di là della soglia. Se un tempo diventa povera d’idee, da questo tempo svanisce la pace.
Si può dire una cosa così; se gli uomini non vogliono provarla, semplicemente non ci crederanno. Ma all’incredulità in tali cose è appesa la sventura terribile del presente. Questa è una tale retta frase che assumerla è enormemente importante per il presente e il prossimo futuro. Un’altra retta frase la trovate nel cominciato trattato su «Teosofia e questione sociale» che ho pubblicato anni fa in «Lucifero-Gnosis», una retta frase di cui mi sono convinto che molta gente non la prende con il pieno peso. Ho lì tentato di richiamare l’attenzione a qualcosa che deve operare come un assioma sociale. Ho lì richiamare l’attenzione al fatto che già una volta in ogni struttura sociale non può venir fuori nulla di salutare se si instaura il rapporto che l’uomo è retribuito per il suo lavoro immediato. Affinché venga fuori una struttura sociale salutare, non deve essere così — leggete il saggio, sarà ancora disponibile — così non deve essere che l’uomo sia retribuito per il suo lavoro. Il lavoro appartiene all’umanità, e i mezzi di sussistenza devono essere creati all’uomo in un’altra via che attraverso il pagamento del suo lavoro. Mi piacerebbe dire come ho già fatto in quel trattato: Se il principio del militarismo, però senza lo Stato, fosse trasportato a una certa parte — verrò subito a parlare di questa parte — dell’ordine sociale, allora enormemente molto sarebbe vinto. — Ma alla base deve riposare proprio la comprensione che uguale sventura c’è sul terreno sociale quando l’uomo sta così nella società che è retribuito per il suo lavoro, a seconda che fa molto o poco, insomma secondo il suo lavoro. L’uomo deve avere la sua esistenza da un’altra struttura sociale. Il soldato riceve i suoi mezzi di sussistenza, allora deve lavorare; ma non è immediatamente retribuito per il suo lavoro, ma per il fatto che sta come uomo in una certa posizione. Di questo si tratta. È questo che è il più necessario principio sociale, che la resa del lavoro è completamente separata dalla procreazione dei mezzi di sussistenza, almeno su un certo campo della connessione sociale. Fin quando queste cose non sono chiaramente penetrate, fin quando non arriviamo a nulla Socialmente, fin quando diletanti che talvolta sono però Professori, come Menger, parleranno di «piena resa del lavoro» e simili, che tutto è acqua frapposta in vetro. Perché propriamente la resa del lavoro deve essere completamente separata dalla procreazione dei mezzi di sussistenza in un ordine sociale sano. Il funzionario, se non diventasse un burocrate per mancanza di idee, il soldato, se non diventasse un militarista per mancanza di idee, è in un certo senso — in un certo senso, non mi fraintendete — l’ideale della connessione sociale. E non è l’ideale della connessione sociale, ma l’opposto della connessione sociale è quando questa connessione sociale è così che l’uomo non lavora per la società, ma per se stesso. Questa è la trasposizione del principio non-egoistico all’ordine sociale. Chi capisce l’egoismo e l’altruismo solo in senso sentimentale, propriamente non capisce nulla delle cose. Ma colui che praticamente, senza sentimentalità, con puro sano senso umano penetra che ogni società deve necessariamente perire dal fatto che l’uomo lavora solo per se stesso — così puramente, in altre parole, quello che è nella configurazione egoistica dell’ordine sociale — costui sa il giusto.
Questo è una legge, operante così sicura come operano le leggi della natura, e bisogna semplicemente conoscere questa legge. Si deve semplicemente possedere la possibilità di maneggiare il sano senso umano in modo che una tale legge appaia come un assioma della scienza sociale. Siamo ancora oggi ben lontani dal comprendere una cosa simile. Ma la guarigione delle condizioni dipende completamente dal fatto che, proprio come uno nella matematica vede il teorema pitagorico come qualcosa di fondamentale, così egli pone alla base della struttura sociale questa frase: Tutto il lavoro nella società deve essere così che la resa del lavoro tocchi alla società e i mezzi di sussistenza non come resa del lavoro, ma sono creati attraverso la struttura sociale.
Ci sono naturalmente un certo numero di tali assiomi sociali, perché naturalmente la vita sociale è complicata. Ma siamo oggi davanti alla necessità di pensare in qualche modo come la struttura sociale dello sviluppo umano deve essere portata in binari sani. Qui prima di tutto bisogna avere uno sguardo sano per le parti, per i settori, per i membri della vita sociale. Bisogna in modo sano saper differenziare i vari membri della vita sociale. Vedete, in tutte le cose di cui si tratta oggi, non si tratta tanto di ascoltare gli slogan, che provengono sia dal lato bolscevico che da quello dell’Intesa, perché questi sono approssimativamente opposti, non è vero, ma si tratta di comprendere ciò di cui l’umanità ha bisogno, che uno si procuri un giudizio sano per l’articolazione della vita sociale. Naturalmente, la vita sociale deve esserci. E proprio perché la vita sociale deve esserci, per questo gli uomini si attengono così molto all’idea mongola — bene, scusate, è solo inteso sintomaticamente — all’idea mongola dello Stato, all’onnipotenza dello Stato, perché gli uomini si immaginano: Ciò che lo Stato non fa, non può accadere per il bene degli uomini. — È comunque questo parere non è così vecchio. Perché era il diciannovesimo secolo già abbastanza avanzato quando un uomo pensante ha scritto il bel trattato: «Idee per un tentativo di determinare i limiti dell’efficacia dello Stato». Era un ministro prussiano, Guglielmo di Humboldt. Questo trattato era particolarmente caro al mio cuore, perché negli anni novanta e ancora un po’ nel ventesimo secolo proprio la mia «Filosofia della Libertà» — non per mio volere, ma per volere di altri — fu sempre messa sotto la letteratura dell’«anarchismo individualista». Il primo lavoro era sempre la determinazione dei limiti dell’«efficacia dello Stato» di Guglielmo di Humboldt, come l’ultimo lavoro era solitamente sempre la mia «Filosofia della Libertà», ordinati temporalmente, impostati. Bene, vedete, era possibile esser registrato sotto «anarchismo individualista», ma tuttavia insieme con un ministro prussiano! La configurazione sociale, la struttura sociale deve esserci, ma non può essere uniformata. Non può essere fatta in modo che tutto in un certo senso sia portato sotto un cappello. Ciò che oggi fa bisogno, ciò che è importante, sarebbe potuto accadere in una certa configurazione da molto tempo fa, avrebbe potuto nascere durante questa catastrofe di guerra, può nascere anche ora, ma sempre modificato. Perché non dovete dimenticare che il mondo nelle ultimi settimane è divenuto un altro per l’Europa centrale, e che l’uno agisce sull’altro. Ora, mi sono sforzato durante gli anni per suscitare comprensione da qui e là per quella forma che dovrebbe essere efficace, per esempio dall’Europa centrale verso l’Europa orientale — perché l’Intesa non è didatticamente, naturalmente, e non dovrebbe neppure essere insegnata — che dovrebbe essere efficace per l’Europa centrale e orientale; mi sono sforzato di far valere questo. Qui si tratta del fatto che quando uno vuol far valere una cosa simile, si deve articolare la vita che gli uomini devono condurre insieme nel modo giusto. Quando queste idee, bene, diciamo, furono presentate agli uomini di Stato — vi posso solo sketchiare queste idee; quello di cui si tratta è che devono sempre più essere individuate — quando queste idee furono presentate a un uomo di Stato poco tempo fa, quando era comunque già piuttosto tardi per la forma che avevo dato a queste idee in quel momento, allora comunque ho detto al signore: Se pensasse in qualche modo di accostarsi a queste idee, allora naturalmente sarei ben disposto a rielaborarle anche per il tempo che allora era il presente in modo appropriato. — Oggi naturalmente dovrebbero di nuovo essere rielaborate per le condizioni particolari. Qui si tratta del fatto che si deve veramente appellarsi al sano senso umano quando si danno in primo luogo tali idee. Allora si tratta del fatto che uno possa capire che la vita sociale e altrimenti umana è veramente correttamente articolata. La domanda principale emerge: Come bisogna distinguere in ciò che gli uomini conducono come vita comunitaria? — E qui si tratta del fatto che bisogna distinguere tre membri. Senza questa distinzione non va, e nessun progresso dal presente nel prossimo futuro verrà, senza che questa distinzione tripartita sia fatta. Qui si tratta del fatto che innanzitutto — sia la configurazione del gruppo sociale che si pone così o cosà, piccola o grande, non importa — ma che qualche gruppo sociale deve essere configurato così che dentro regnare un ordine riguardante la sicurezza della vita e la sicurezza verso l’esterno. Il servizio di sicurezza nel significato più ampio pensato — devo usare tali parole così ampie — questo è il primo membro. Questo servizio di sicurezza è però anche l’unico membro che può essere guidato nella luce dell’idea di uguaglianza. Questo servizio di sicurezza, tutto il poliziale-militare, quando ora voglio parlare nel vecchio senso, questo è anche l’unico che nel senso di per esempio un parlamento democratico può essere trattato. Tutti possono partecipare a questo servizio di sicurezza. Deve dunque esserci un parlamento, come è configurato il gruppo sociale, nel quale deputati, diciamo anche secondo diritto di voto universale, segreto, diretto, possono essere, che devono formare le leggi e tutto ciò che è determinato per questo servizio di sicurezza. Perché questo servizio di sicurezza è un membro dell’ordine, ma deve essere separato dal resto e solo da un punto di vista più elevato allora di nuovo armonizzato con l’altro.
Un secondo, che però deve essere completamente separato da tutto ciò che è servizio di sicurezza, sicurezza interna e sicurezza verso l’esterno, che non può essere trattato secondo l’idea di uguaglianza, questo è ciò che è la vera configurazione economica dei gruppi sociali. Questa configurazione economica non deve stare in immediata connessione con ciò che ho chiamato il primo membro, ma deve essere trattata per se stessa. Deve avere il suo proprio ministero, il suo proprio commissariato popolare — oggi si dice commissariato popolare — che deve essere completamente indipendente dal ministero, dal commissariato del servizio di sicurezza. Deve avere il suo proprio ministero che è completamente indipendente, che è scelto da punti di vista puramente economici, cosicché nel ministero economico ci siano gente che sa qualcosa dei singoli rami, sia come produttori che come consumatori. Da punti di vista completamente diversi sia parlamentarmente che ministerialmente questo secondo membro dell’ordine sociale deve essere guidato. Il primo membro può dunque, diciamo, essere posto in democrazia; se per il gusto è meglio potrebbe anche essere posto nel conservatore. Dipende completamente; se è fatto appropriatamente, diventerà già qualcosa, e l’altro è questione di gusto. Ciò di cui importa, è questa trinità. Perché nel campo della vita economica deve regnare la fraternità. Proprio come tutto nel campo del servizio di sicurezza deve essere portato sotto il punto di vista di uguaglianza, così nel campo della vita economica ovunque deve regnare la massima della fraternità.
Allora c’è un terzo campo, questo è il campo della vita spirituale. Vi contiamo tutto l’attività religiosa, che propriamente non deve avere nulla a che fare con ciò che è servizio di sicurezza e vita economica; vi contiamo tutto l’insegnamento, vi contiamo tutta la restante spiritualità libera, tutto il lavoro scientifico, e vi contiamo anche la giurisprudenza. Senza che la giurisprudenza vi sia contata, tutto il resto è sbagliato. Arrivate subito a una trinità contraddittoria se non articolate così: Servizio di sicurezza secondo il principio di uguaglianza, vita economica secondo il principio di fraternità, i campi che ho appena elencato: giurisprudenza, istruzione, spiritualità libera, vita religiosa, sotto il punto di vista di libertà, di libertà assoluta. Di nuovo deve dalla libertà assoluta emergere l’amministrazione necessaria di questo terzo membro dell’ordine sociale. E l’equilibrio necessario può esser cercato soltanto dal libero commercio di coloro che guidano e determinano questi tre membri. Nel campo della vita spirituale a cui appartiene proprio la giurisprudenza, non emergerà una cosa simile se fosse veramente una volta realizzata, come un ministero o parlamento, ma qualcosa di molto più libero; la struttura scorrerà completamente diversa.
A ciò che dev’esser aspirato devono naturalmente esserci forme di transizione. Ma questo dovrebbe brillare agli uomini. E non arriviamo a una guarigione prima che brillii agli uomini che in questo modo questa trinità di cui ho parlato deve stare alla base, che tutto deve essere così pensato, che non si può mantenere uno Stato uniformato. Perché l’idea dello Stato è immediatamente solo applicabile alla prima parte, al servizio di sicurezza e militare. Ciò che è posto sotto l’onnipotenza dello Stato al di là di servizio di sicurezza e militare, sta su base non sana, perché la vita economica deve essere costruita su base puramente, sia corporativa, sia su base associativa, se vuol svilupparsi sanamente. E la vita spirituale, inclusa la giurisprudenza, è costruita su base sana soltanto quando l’individuo è completamente libero. Deve essere libero riguardo a tutto il resto. Deve anche, diciamo, da cinque a cinque, da dieci a dieci anni, poter designare il suo giudice, che è sia il suo giudice privato sia il suo giudice penale. Senza questo non va, senza questo non arrivarete a una struttura appropriata. Queste questioni nazionali avrebbero potuto esser risolte senza spostamenti territoriali! Questo ve lo dice un uomo che ha studiato alle difficili condizioni austriache, dove tredici lingue amministrative diverse o almeno lingue di uso sono nel traffico amministrativo, e che ha potuto studiare a queste condizioni austriache, che cosa è proprio necessario nel campo della giurisprudenza. Ammettete che in un certo confine due paesi si toccano, diciamo siano separati da nazionalità o da qualcos’altro. Qui c’è una corte e qui c’è una corte, lì è il confine. L’uomo qui si determina: Sarò giudicato nei prossimi dieci anni da questo tribunale — l’altro si determina: Sarò giudicato da questo tribunale. La cosa è assolutamente realizzabile quando la si realizza nel dettaglio. Ma tutte le altre cose sono inefficaci se non ci sono cose di questo tipo. Perché tutto deve veramente cooperare. Coopera però soltanto quando le cose sono posizionate così che sono fatte con vera comprensione di ciò che c’è.
Ho avuto precedentemente occasione di presentare queste cose ai più diversi uomini, perché ero sicuro e lo sono ancora oggi che i rapporti degli ultimi anni avrebbero preso un corso completamente diverso se questo programma fosse stato contrapposto al programma di Wilson. E questo programma sarebbe stato il solo vero programma che, se fosse stato portato davanti a Brest-Litovsk, sarebbe stato efficace. Naturalmente Brest-Litovsk non si sarebbe mai verificato se tale programma avesse trovato comprensione. Le cose avrebbero dovuto prendere un corso completamente diverso. Perché l’ho elaborato in questi anni come una norma non solo di una politica interna ma di una politica estera; la politica interna mi parve superflua se tutto è occupato nella fabbricazione di munizioni. Tutte le chiacchiere sul diritto dei tre ordini e sul suo cambiamento mi parve acqua frapposta in vetro, ma necessaria mi parve una vera spinta — non un programma — una vera spinta che fosse stata capace di dare un corso diverso alle cose. Vi posso qui soltanto dare un paio di punti di vista, come l’ho fatto. Ma la cosa può esser così lavorata nei dettagli che è assolutamente efficace proprio per la soluzione delle questioni più importanti. Naturalmente si sono fatte le dolorose esperienze. Ho fatto una elaborazione a un uomo — non soltanto a uno, ma a molti, ma di uno voglio raccontarvi come esempio un caso — che aveva una posizione molto importante, non voglio dire quale posizione importante aveva nel periodo trascorso, e per cui sarebbe stata un’azione enormemente significativa se avesse fatto un manifesto in questa direzione — bene, ho detto a quell’uomo: Avete la scelta, o fate uno o sperimentate l’altro. Ciò che ho qui elaborato non è da tali idee come, bene, club di donne o società pacifiste o simili lavorano, ma è dallo studio dello sviluppo dell’umanità nei prossimi trenta a quaranta a cinquanta anni. Questo è il contenuto di ciò che in Europa centrale e orientale vuol configurarsi e si configurerà, e avete la scelta, o promuoverlo attraverso la ragione o aspettare fino a che si realizzi attraverso rivoluzioni su enormi giri e attraverso grande miseria. — Ma vedete, la gente deve credervi tali cose, credere attraverso il fatto che usa il suo sano senso umano per provare le cose. Intuizione la gente deve apportare al fatto che si ha la realtà da provare. Perché ciò che si sviluppa nell’umanità si sviluppa secondo certi impulsi che si devono studiare e di cui si può dire: vogliono configurarsi. Se vi resistete, governate male, completamente indifferente se siete socialisti o monarchici o se siete repubblicani o Principe di Monaco o che cosa siete.
Ma proprio il coraggio per tali cose non hanno potuto più apportare gli uomini negli ultimi tempi, perché loro proprio mancava quella fiducia di cui ho parlato in questi giorni, e che si basa sulla frase di Fichte, cioè sulla disposizione che viene dalla frase di Fichte: L’uomo può ciò che deve; e se dice non posso, allora non vuole. — Si trovarono uomini che in una certa misura capirono quello che volevo; quelli però che avrebbero avuto il coraggio — che soltanto segue dal vero uso e dalla gestione del sano senso umano — di portare una tal cosa nella realtà, quelli non si trovarono. E si può soltanto abbandonarsi alla speranza che dopo che ora le forze della prova sono diventate ancora più forti, a poco a poco si trovino uomini. Ma non bisogna solo credere che ciò che è formulato anni fa, ora non debba esser riformulato alle nuove condizioni che si sono instaurate. Si deve pensare così conformemente alla realtà che si sa: In ogni momento, quando le cose devono esser buttate nella realtà, le cose devono esser pensate un po’ diversamente. — E così si potevano davvero fare esperienze piuttosto tragiche negli ultimi anni. Se per esempio si è fatto una tale esperienza che uno di quei monarchi che ora sono anche andati via, quando vide già quello che veniva, ha richiesto ancora una volta queste idee e si è fatto venire il suo consigliere per sentirle da lui, perché aveva dimenticato le cose e voleva ancora una volta sentirle; non poteva capirle abbastanza rapidamente, allora ha detto al consigliere in questione: Allora mi riscrivete ancora una volta brevemente queste cose! Sì, però non so come dovrei ricevere la lettera? Come dovrei arrivarvi, il cui avreste scritto? Dovrebbe però andare attraverso il ministero o attraverso la cancelleria di gabinetto! — Non è uscito nulla da questa faccenda perché la cosa è andata attraverso il ministero dove tutto è stato riscritto.
Racconto oggi tali cose — le racconterò anche in più ampio raggio — perché è necessario che del passato prossimo sia imparato veramente, veramente molto. Perché non procediamo in modo salutare se non si impara dal passato. Questo solo non fa la cosa che l’immediatamente prossimo è guardato, ma fa la cosa che si ha la volontà di guardare negli insiti che stanno dietro i soli sintomi. E non si può guardare dentro se non si sviluppa il sano senso umano per la percezione dei sintomi, se non si acquisisce la volontà di pesare veramente i sintomi. Le cose sono oggi urgenti. Si vorrebbe sempre e sempre dire di nuovo: Se solo non fossero afferrate assonnate, ma fossero afferrate con la piena serietà, a cui appartiene anche che si ha un senso di come le cose sono ormai avviate attraverso la selezione dei peggiori, e quanto gli uomini sono disposti a portare il loro giudizio in false direzioni, di lasciarsi penetrare da falsi impulsi! — Dobbiamo per ogni possibile via arrivare a ciò che il continuo della vita economica non è disturbato prima che in un certo senso pensieri utili siano entrati nella teste degli uomini per l’ulteriore configurazione della vita economica. Dobbiamo acquisire la possibilità di mettere al posto di — non avrei detto una parola terribile — al posto della chiacchiera, diciamo piuttosto, per non dire la parola terribile, al posto della chiacchiera economico-nazionale che è prodotta da professori di economia nazionale di tutti i paesi oggi, al posto di questo qualcosa che è conforme alla realtà. Non procediamo, se non siamo in condizione di prendere in primo luogo il sistema educativo nel significato più ampio. Perché comprensione abbiamo bisogno. Tutto quello che i precedenti istituti educativi forniscono su una necessaria configurazione della vita sociale o del corpo sociale, è inutile. Ma è anche quello che la socialdemocrazia ha ereditato, ed è inutile. In primo luogo è necessario portare idee ragionevoli nelle teste. Quindi è necessario che colui che vuol cooperare alla vita sociale proprio del presente, trovi innanzitutto la possibilità di uno stato di transizione tale, che soddisfi il più strettamente possibile quello che può essere soddisfatto più strettamente. Questo è: Servizio di sicurezza e ordine. Lì si possono davvero dare ai popoli anche il parlamento secondo cui oggi lo l’elemento democratico si anela particolarmente. Ma si tratta del fatto che l’economico acquisti veramente una posizione indipendente accanto alle altre cose. Questo deve essere innanzitutto trasformato prudentemente in una somma completa di provvisori. Solo nel primo membro si può procedere oggi radicalmente; l’altro deve esser trasformato in una serie di provvisori. E la vita spirituale è quella che dovrebbe esser affrontata immediatamente. Il terzo membro, è quello dove dovrebbe cominciarsi. E se qualcuno venisse all’idea che allora prima di tutto le università dovrebbero essere spazzate via, e questo non vuol riconoscere, allora su questo campo con lui non è da parlare. Proprio devono essere spazzate via in primo luogo!
Così questo volevo, in connessione con le importanti domande del presente, dirvi.
In memoria di Frater Stefano Ravaglia
anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.
Libera AntroposofiaArchivio digitale della Scienza dello Spirito di Rudolf SteinerInfo e ContattiTutti i contenuti presenti in questa piattaforma sono esenti da copyright
o sono stati legalmente concessi dai tenenti diritto.