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O.O. 239

Considerazioni esoteriche sui nessi karmici - Vol. 5

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1°L’uomo tra Terra e cosmo: origine sovrasensibile, saggezza primordiale e relazioni karmiche

Praga, Cechia, 29 Marzo 1924

Vorrei iniziare oggi queste conferenze per i membri spiegandovi come l’Antroposofia, semplicemente portando le sue intuizioni all’uomo, elevi l’intera coscienza umana dalla pesantezza terrena. Oggi, infatti, quasi nessun uomo che vive nella civiltà generale è in grado di pensare diversamente dal fatto che, con la sua vita terrena tra la nascita e la morte, egli appartenga anche alla Terra. Tutto il resto, l’appartenenza a un mondo spirituale, è per lo più solo una fede, un presentimento e simili. Una comprensione dell’appartenenza dell’uomo a qualcosa di diverso da ciò che è sulla Terra è in realtà quasi impossibile per l’uomo di oggi, che deve attingere la sua educazione, tutta la sua formazione, dalla civiltà odierna.

Eppure proprio questa convinzione di avere a che fare solo con le condizioni terrene quando si parla dell’uomo è il grande errore della nostra civiltà, di tutta la nostra vita spirituale contemporanea, direi addirittura di tutto il mondo occidentale e mediano. Solo l’Oriente ha conservato una coscienza, anche se decadente, dell’appartenenza dell’uomo alle potenze e alle forze sovrasensibili che circondano la Terra. L’uomo nell’antichità sentiva la sua esistenza umana dipendere dalle stelle, così come si sentiva dipendere dalle piante e dagli animali che crescono e vagano sulla Terra. Nell’antichità si sapeva che la Luna non era solo un corpo fisico che fluttuava nello spazio terrestre. Oggi non ci si preoccupa di molto di più: al massimo si studia se vi siano o meno dei rilievi o dell’acqua e si formulano ipotesi al riguardo. Ma non ci si preoccupa di nient’altro riguardo alla Luna, che è il corpo celeste più vicino a noi, figuriamoci degli altri corpi celesti, che vengono studiati solo in base ai loro rapporti fisici. In tempi antichi era completamente diverso. Allora l’uomo sapeva di dipendere dai corpi celesti, così come oggi si sa dipendente dalla Terra.

Voglio partire da qualcosa che ha un certo significato scientifico, che forse a molti non piace, ma che sarà qualcosa di semplice. Ho spesso sottolineato nelle conferenze antroposofiche che l’uomo, anche se studiato dal punto di vista puramente scientifico, nella sua vita terrena fornisce la prova che nella sua formazione entra qualcosa di extraterrestre. La scienza naturale crede che il primo germe sia il corpo più complesso che possa esistere sulla Terra. Si riflette sulla complessa struttura che può avere il germe. Si dice che ultimamente l’atomo sia diventato un essere meraviglioso, e ora anche la molecola! E poi qualcosa come una cellula, che è qualcosa di terribilmente complesso! Ma non è così nel caso del germe; in realtà il germe non si presenta affatto come un corpo complesso, ma come un caos. Tutta la struttura chimico-fisica si disgrega e, prima che possa nascere un essere vivente, il germe deve disgregarsi in polvere caotica. Proprio questo è il senso della fecondazione, che spinge il germe verso il caos, in modo che nell’organismo materno esista una materia completamente frammentata. Questo è il senso dei processi che avvengono nel corpo materno: che lì regni il caos totale.

Se avete un cristallo, il cosmo non può agire sul cristallo con i suoi bordi fissi; se avete una pianta, anche questa ha una forma fissa, quindi il cosmo non può agire su di essa; lo stesso vale per gli animali. Questo è il senso della fecondazione: che l’embrione diventi caos. Solo allora l’intero cosmo agisce dal suo ambiente su questo germe, e allora l’uomo viene realmente formato dal cosmo, in modo che in lui possa entrare il reale spirituale-animico che proviene dalla vita terrena passata.

Questo è qualcosa che, rispetto alle concezioni odierne, è un’assurdità; ma questa assurdità è la verità. Questo è l’aspetto terribile del nostro tempo: che bisogna dire assurdità rispetto alle opinioni comuni quando si dice la verità. Ora si può dire: questo risulta dalla visione occulta, ciò che tu sostieni; ma si può anche verificare? Si può verificare; possono farlo più persone di quanto si creda comunemente. Ma c’è anche una prova esteriore di questo fatto. Nel nostro istituto di ricerca biologica di Stoccarda abbiamo ottenuto una strana prova esteriore. Sono state condotte ricerche sulla funzione della milza.

Forse sapete che la milza è sempre stata considerata un organo molto problematico. Si racconta di un esame di laurea in cui il professore chiede al candidato: «Mi può dire qualcosa sulla milza?». Il candidato riflette e balbetta in modo pietoso: «L’ho dimenticato». Allora il professore dice: «Peccato! Nessuno lo ha mai saputo, lei era l’unico e se l’è dimenticato».

Ora ho indicato un certo metodo, tratto dalla Scienza dello Spirito, secondo il quale la dottoressa Kolisko ha studiato la funzione della milza. È ancora contestato, ma si affermerà, perché è davvero esatto. Ma ora è emerso qualcos’altro. Alcune cose bisogna farle non perché lo si vorrebbe fare con il cuore, ma perché altri utilizzano questi metodi. Così abbiamo deciso di asportare la milza ai conigli. Non si tratta di vivisezione, ma di una semplice operazione, e abbiamo fatto tutto il possibile affinché gli animali non soffrissero. Ma uno di questi conigli è morto perché ha preso freddo: dopo l’operazione non è stato portato in una stanza riscaldata.

Cosa ci si poteva aspettare? Avevamo asportato la milza, quindi nel punto in cui si trovava la milza era entrato qualcosa che era nell’organismo del coniglio ed era ora esposto al cosmo. Finché la milza era al suo posto, il cosmo non poteva fare nulla; se si asporta la milza, rimane solo la milza eterica. In questo modo la milza eterica si dispone in modo conforme all’influenza del cosmo. Cosa c’era da aspettarsi? Che nel punto in cui si trovava la milza si formasse qualcosa in forma cosmica, che si creasse un’imitazione del cosmico: come tale si forma una forma sferica. E così è stato. Quando abbiamo sezionato il coniglio, abbiamo trovato un corpo organico molto piccolo, di forma sferica, che si era formato successivamente per l’azione del cosmo, proprio secondo la concezione che l’uovo si presenti come un corpo caotico, dopo che era stata eliminata la condizione per cui agiva solo la Terra. Così il karma ha fatto sì che arrivassimo a una prova esteriore di ciò che deve essere affermato in un campo del tutto separato.

È proprio così che oggi l’uomo, sviluppando le proprie sensazioni dalla civiltà temporale, non può fare altro che limitarsi a ciò che appartiene alla civiltà terrestre e non rivolgere lo sguardo alle vastità del mondo.

Per poter proseguire con le mie spiegazioni, devo ora ricordarvi, come ho già fatto nel mio libro Scienza occulta, che la Luna attuale si è separata dalla Terra dopo essere stata in passato un corpo unico con essa. Questo è qualcosa che si può vedere, ma che è anche già riconosciuto dalla scienza naturale odierna. Soprattutto negli ultimi anni si è manifestato un movimento letterario che tiene conto di questo rapporto tra la Luna e la Terra, anche se in modo errato. Dobbiamo diventare coscienti che la Luna, così come appare oggi nel cielo, un tempo formava un’unità con la Terra, che è stata espulsa dalla Terra, se così posso dire, e che da un certo tempo orbita attorno alla Terra.

Devo ora segnalare un secondo fatto. Esso riguarda lo sviluppo animico-spirituale dell’uomo nell’esistenza terrena. Già una considerazione puramente esteriore di ciò che è stato realizzato dagli uomini sulla Terra mostra che un tempo esisteva qualcosa come una sorta di saggezza primordiale. Certamente non era data nelle forme intellettuali che oggi sono richieste; non era data in modo così astratto nel pensiero e così legato ai sensi come oggi si richiede. Era data in una forma più figurativa e poetica.

Della vera saggezza primordiale, che esisteva sulla Terra in un’epoca in cui non si scriveva ancora, non è rimasto nulla. Ciò che è rimasto sono le leggende, i miti, la meravigliosa letteratura dei Veda, la letteratura del Vedanta, gli scritti orientali. Chi si immerge in essi – e non come Deussen, che vede solo l’esteriorità ed è considerato un famoso traduttore – chi riesce davvero ad approfondire ciò che vi è contenuto, prova un profondo rispetto per l’infinita saggezza che vi è racchiusa, che si manifesta solo in forma poetica e figurativa. E ha la sensazione che dietro a ciò che non è stato detto e scritto abbia vissuto qualcosa di forse più grande e significativo: una saggezza primordiale.

Come viveva questa saggezza primordiale? Studiare come studiamo oggi, sedendoci, memorizzando libri e cose simili e gradualmente arrampicandoci verso la conoscenza, non era certo così che avveniva nella sfera della saggezza primordiale. Chiunque fosse giunto a una certa comprensione in quell’epoca sapeva cos’è l’ispirazione, sapeva leggere nel mondo – non nei libri – quando si metteva nello stato d’animo necessario. Sapeva che allora qualcosa sarebbe venuto su di lui, che sarebbe stato illuminato interiormente. Questo illuminarsi interiormente era considerato reale quanto oggi consideriamo reale la lettura nei libri.

L’uomo raggiungeva un rapporto con il mondo spirituale grazie al fatto che nei misteri antichi il sacerdote iniziatore lo portava a sperimentare l’illuminazione interiore. L’insegnamento nei misteri consisteva proprio nel portare l’uomo a imparare a sperimentare questa illuminazione interiore. Egli non era dell’opinione che qualcosa proveniente da un mondo fantastico lo illuminasse. Sarebbe stato più o meno come se oggi ascoltassimo qualcuno da dietro un paravento e non credessimo che fosse un essere umano a parlare, ma piuttosto che qualcosa di indefinito dietro il paravento ci sussurrasse qualcosa. Proprio come oggi non crederemmo, sentendo qualcosa parlare in modo indefinito, ma supporremmo piuttosto che dietro la nostra percezione vi fosse un essere, così chi raggiungeva l’illuminazione sapeva che sulla Terra esistono esseri che non si incarnano fisicamente, ma che, attraverso l’illuminazione, sono i grandi maestri dell’umanità.

L’uomo era cosciente: egli è in carne e sangue, cammina tra esseri umani che non sono in carne e sangue, ma che hanno un corpo eterico, che sono esseri eterici, che sono lì per dare l’illuminazione che era il contenuto della saggezza primordiale. Così si sapeva: la Terra non è popolata solo da esseri umani in carne e sangue, ma anche da altri esseri che hanno un corpo eterico.

Ora, quando si considera una cosa del genere, bisogna naturalmente liberarsi dal pregiudizio secondo cui l’umanità, così com’è ora, avrebbe vissuto sulla Terra fin dai tempi in cui esistono documenti scritti; prima di questo si pone l’indeterminato e poi, dopo aver attraversato questo indeterminato, si arriva alle scimmie antropomorfe o agli uomini-scimmia. In realtà è una visione molto buffa. Ciò che lo storico può dire vale per un paio di secoli: allora gli uomini erano simili a quelli di oggi, naturalmente non così intelligenti, ma comunque simili a quelli di oggi. Gli uomini sono diventati intelligenti come noi solo negli ultimi secoli; ma, a prescindere dalla nostra maggiore intelligenza, erano come noi oggi. Gli egizi erano superstiziosi, avevano mummie; ma per il resto li immaginiamo più o meno come gli uomini di oggi, a prescindere dall’intelligenza. Prima c’è un periodo di cui non sappiamo nulla. Ma dopo che questo periodo è durato a lungo, sono comparse le scimmie umane.

Vedete, questa è una visione dalla quale bisogna liberarsi. L’uomo ha popolato la Terra prima degli animali, solo in una forma diversa; è l’essere più antico. Potete leggerlo nella mia Scienza occulta. E così anche gli esseri umani che vivevano insieme agli antichi maestri originari, che non avevano ancora assunto corpi umani, che vivevano in corpi spirituali, sperimentarono che, con la separazione della Luna, che avevano vissuto in prima persona – noi stessi lo abbiamo vissuto – queste entità che vivevano tra loro come insegnanti primordiali si sono ritirate nel cosmo e da allora non abitano più la Terra, ma la Luna.

Quindi, in realtà, non solo la sostanza fisica della Luna, ma anche le entità che finora la abitavano spiritualmente devono essere considerate separate dalla Terra. Sì, è persino scientificamente provato che si può parlare di questi esseri che un tempo se ne sono andati – non sono soggetti alla nascita e alla morte come gli esseri umani – e vivono sulla Luna, mentre la Luna ha perso e trasformato da tempo la sua sostanza.

Avviene qualcosa di simile a quanto accade all’uomo. Pensate, infatti, che l’uomo in sette-otto anni sostituisce completamente la sua sostanza fisica. Se qualcuno crede che sia lo stesso corpo che sedeva lì alcuni anni fa, non è così. La sostanza fisica si è sostituita, l’animico-spirituale è rimasto. In questo senso la scienza naturale conosce già questo fatto, ma non vi presta attenzione.

Una volta, durante una conferenza, mi è stato chiesto: si dice che le api, come alveare, abbiano una certa relazione con il loro padrone, e che quando questi muore, se era molto affezionato alle sue api, l’alveare se ne accorga e spesso muoia anch’esso. Come è possibile? Le singole api non hanno certo la capacità di riconoscere gli esseri umani, e l’alveare non è altro che la somma delle singole api. Ma questo non è vero: l’alveare non è affatto la somma delle singole api.

Ho usato il seguente paragone: vent’anni fa c’erano due persone. Una è andata in America, l’altra è rimasta; la prima torna dall’America dopo quindici anni e riconosce il suo amico. Non importa affatto delle singole parti: della sostanza originaria non è rimasto nulla. Così non importa delle singole api, ma dell’intelligenza dell’alveare, che non è poi molto diversa da quella dell’uomo. Noi, come esseri umani, siamo anche qualcosa di diverso dalle nostre cellule, dai nostri singoli organi.

E così come di quegli amici che dieci anni fa hanno assistito alle mie conferenze non è rimasto nulla fisicamente, ma solo l’animico-spirituale, così anche della Luna non è rimasta nulla della sostanza che un tempo è uscita dalla Terra, che si è ripetutamente scambiata nel cosmo. In compenso, però, ci sono le entità. Ma come queste entità siano rimaste comunque efficaci per l’umanità terrestre, questo risulta molto chiaro da una vera contemplazione iniziatica. Lo si vede quando entriamo più nel dettaglio di ciò che chiamiamo karma.

Vorrei iniziare oggi e continuare queste considerazioni nelle prossime conferenze.

Quando incontriamo una persona, di solito non prestiamo sufficiente attenzione al modo in cui abbiamo orientato tutta la nostra vita terrena verso quell’incontro. E quando conosciamo una persona, incontriamo una duplice realtà. Prestate attenzione a questo e scoprirete che ciò che sto per raccontarvi è presente in qualche modo, più o meno attenuato.

Si impara a conoscere un altro. Spesso accade che con quest’altro, indipendentemente dal fatto che sia bello o brutto, intelligente o stupido, che sia in qualche modo, si instauri un legame intimo. Questo legame nasce dal nostro interno. Non prestiamo alcuna attenzione al suo aspetto esteriore: sentiamo un legame con lui. Questo è un caso estremo. L’altro tipo è questo: impariamo a conoscere una persona, non sentiamo questo legame interiore, ma cogliamo l’occasione per formarci un’impressione intellettuale o morale di lei. Possiamo descriverla bene. Parlare della prima persona, quando poi entriamo in una società che la conosce, è per noi qualcosa di spiacevole; abbiamo la sensazione che sia sgradevole. C’è qualcosa di interiore nel rapporto con lei.

Dell’altra persona possiamo dare una bella descrizione: possiamo dire se è intelligente o stupida, sappiamo descriverla fin nei minimi dettagli, persino il suo naso; ma viviamo senza partecipazione interiore. Ci sono conoscenze che facciamo e, appena le abbiamo fatte, ci capita di sognare quella persona, che non ci abbandona più nei nostri sogni. Possiamo imparare a conoscere un altro molto bene, stare insieme ogni giorno, e non avere nemmeno il minimo sogno. Il nostro interno non è così fortemente afferrato da farci sognare di lui.

Il caso di qualcuno che viva come Garibaldi, che sente il legame interiore anche quando non c’è alcuna relazione personale diretta, è raro; ma anche questo caso si verifica. Perché, nel caso di Garibaldi, è molto interessante il modo in cui ha trovato la sua prima moglie. Nel mondo esteriore era così poco presente che non aveva alcun interesse per le donne. Durante un viaggio in mare lungo la costa brasiliana puntò il cannocchiale verso la terraferma e vide una ragazza: in quel momento capì che doveva diventare sua moglie. Si precipitò a terra con la sua nave, dove trovò un uomo che lo accolse cordialmente e gli chiese se volesse pranzare con lui. Garibaldi accettò. Era il padre della ragazza che aveva visto sulla terraferma. Prima ancora che fosse servito il pranzo, le disse – lui parlava solo italiano e lei solo portoghese – che doveva diventare sua per tutta la vita. Lei capì comunque, e nacque uno dei rapporti più belli che si possano immaginare.

In questo caso estremo si vede che c’era qualcosa di simile a un rapporto karmico. C’era qualcosa di eroico nel comportamento della donna, nel modo in cui si comportava. Lo accompagnò nelle sue lotte in Sud America e, quando giunse la notizia che era caduto in battaglia, andò a cercarlo sul campo di battaglia. In quella situazione diede alla luce suo figlio. Per riscaldarlo, dovette legarlo al collo.

Attraverso esperienze come queste, Garibaldi crebbe nella vita. La donna morì ed egli ne sposò un’altra. Si avvicinò a lei in modo molto borghese, ma questo matrimonio durò solo un giorno.

Sono cose che ci mettono di fronte al karma e che, se le consideriamo attentamente, ci mostrano che l’uomo può comportarsi in questo duplice modo nei confronti degli altri in relazione al karma. I rapporti karmici sono completamente diversi quando l’uomo sente l’interconnessione interiore, rispetto a quando può descrivere l’altro solo esteriormente.

Ora, proprio quando si osservano tali esperienze karmiche, come questa conoscenza di un altro essere umano, dove la bellezza o la bruttezza non hanno alcuna importanza, ma dove dall’interno scaturisce l’impulso dell’appartenenza, si viene richiamati all’influsso di quelle entità che ho descritto come maestri primordiali, che sono ancora oggi attive, ma dall’esterno, dal cosmo. Tali rapporti interessano soprattutto questi esseri lunari, e attraverso tali rapporti, e al di là di essi, essi partecipano intimamente allo sviluppo dell’umanità terrestre.

E come esistono esseri lunari, esistono anche esseri solari che hanno un nesso con il Sole. Lo stesso vale per quei rapporti in cui possiamo descrivere gli altri esseri umani in modo più esteriore. Le entità solari sono interessate a ciò che viene tessuto dall’anima umana all’anima umana.

Se consideriamo i rapporti puramente umani, veniamo condotti dalla Terra prima al Sole e alla Luna. E qui si può dire: vi sono rapporti umani in cui vediamo l’influenza lunare e altri in cui vediamo l’influenza solare. E così si viene condotti di gradino in gradino: dalla Terra al cosmo.

Oggi abbiamo potuto solo iniziare questa riflessione; domani e nelle prossime conferenze la continueremo.

2°Karma, Luna e Sole: dal passato cosmico alla formazione dell’uomo e del destino

Praga, Cechia, 30 Marzo 1924

Ieri ho iniziato a indicare alcuni punti di vista sulla comprensione del destino umano e ho spiegato come il presentimento del dominio del destino possa sorgere nell’uomo quando nella sua vita intervengono esperienze significative. E ho detto: supponiamo di incontrare un altro essere umano in una certa età; supponiamo di incontrarlo in modo tale che il destino futuro dei due esseri umani che si incontrano si svolga insieme, ma che anche tutta la vita che hanno vissuto fino a quel momento cambi in modo radicale. Se si verifica un evento del genere, sarebbe assurdo pensare che tutto ciò che l’uomo ha vissuto prima sulla Terra non abbia alcuna relazione con questo evento. Ma non è così. Infatti, osservando con occhio imparziale il passato, è chiaro che quasi ogni passo che abbiamo compiuto nella vita era un passo in direzione di quell’esperienza. Possiamo guardare indietro fino all’infanzia e vedremo sempre che le azioni che abbiamo compiuto in un momento lontano da quell’esperienza, tutto il percorso di vita che abbiamo intrapreso, hanno la stessa direzione di quell’evento, come se avessimo intrapreso consapevolmente e deliberatamente questo percorso. È proprio una tale considerazione che è adatta a richiamare l’attenzione dell’uomo, sempre di nuovo, su ciò che nell’Antroposofia dobbiamo chiamare nessi karmici.

Ho poi sottolineato anche come gli incontri con le persone si presentino in modi diversi e vi ho citato due casi estremi: incontriamo una persona, si instaura un rapporto di vita con lei, indipendentemente dal modo in cui essa si presenta esteriormente alla nostra percezione sensoriale, al nostro senso estetico. Non ci interessiamo delle sue caratteristiche particolari. È qualcosa che sale dal nostro interno e ci spinge verso di lui. Incontriamo altre persone, dicevo, verso le quali non proviamo un tale impulso interiore. Prestiamo maggiore attenzione alle caratteristiche che ci mostrano dall’esterno, che infondono nei nostri sensi, nella nostra capacità di immaginazione, nel nostro senso estetico. Questo arriva fino ai sogni. Incontriamo persone del primo tipo e ce ne occupiamo subito quando di notte, oltre al corpo fisico e al corpo eterico, siamo nell’Io e nel corpo astrale: sorgono sogni su di loro. Questi sono proprio un segno che interiormente abbiamo smosso qualcosa in noi durante l’incontro. Incontriamo altre persone, ma non possiamo sognarle perché non ci scuotono, perché nulla sale in noi. Forse viviamo molto vicini a loro, ma non le sogniamo perché non scuotono nulla in noi che possa occupare il nostro corpo astrale e l’organizzazione dell’Io.

Ciò che abbiamo davanti lo abbiamo poi messo in relazione con le forze con cui l’uomo è in nesso al di fuori dell’essere terrestre, di cui la concezione del mondo odierna tiene poco conto: con le forze che agiscono sulla Terra dall’ambiente, dall’extraterrestre. E abbiamo sottolineato che l’uomo deve mettere in nesso le forze che agiscono dalle entità lunari spirituali con tutto ciò che per lui è passato. Sì, miei cari amici, è passato per noi quando ci avviciniamo a un essere umano e subito qualcosa sale in noi che ci spinge verso di lui.

Ma come queste cose siano collegate tra loro diventa chiaro solo quando, al posto della contemplazione esteriore e intuitiva, subentra la scienza iniziatica, quella scienza iniziatica che può davvero svelare i nessi interiori. L’iniziato, davanti al quale il mondo spirituale è aperto, ha queste due esperienze di cui ho parlato in un senso molto più intenso di quanto possa averle la coscienza ordinaria. Nel primo caso, quando la coscienza ordinaria ha questo risvegliarsi interiore, l’iniziato, quando incontra l’altro essere umano, sperimenta che effettivamente si presenta un’immagine o anche una serie di immagini, immagini molto significative, che sono emerse dal suo intimo. È come se queste immagini emergessero dal suo intimo, come quando si ha davanti un testo scritto e se ne può leggere il significato. Così diventa chiara l’esperienza che si ha di queste immagini: l’immagine che emerge dentro di sé, che viene dal proprio intimo, la si vive come un’unione interiore con l’immagine, come se il pittore dipingesse un quadro e non fosse davanti al quadro, davanti alla tela, ma fosse nella tela stessa, seguendo ogni colore e vivendo interiormente ogni colore.

Così si vive e si sa che l’immagine che emerge ha qualcosa a che fare con la persona che si è incontrata nella vita. E attraverso un’esperienza simile a quella che si prova quando si incontra una persona dopo anni – cosa che si sperimenta continuamente – si riconosce nella persona che sta fisicamente davanti a noi la ripetizione di ciò che sorge interiormente in noi. Confrontando l’immagine che sorge interiormente con ciò che sta esteriormente davanti a noi, sappiamo che ciò che sorge interiormente è l’immagine di ciò che abbiamo vissuto insieme a quella persona in una vita terrena precedente. E torniamo davvero indietro nel tempo, ai tempi in cui abbiamo vissuto esperienze comuni con quella persona. Attraverso ciò che si è vissuto per prepararsi alla scienza iniziatica, questo non viene sperimentato solo come un sentimento oscuro, come avviene nella coscienza ordinaria, ma come un’immagine vivente delle esperienze condivise con la persona che ora si incontra in una vita terrena precedente o in una serie di vite terrene precedenti.

Si può dire che la scienza iniziatica rende assolutamente possibile vedere emergere dal proprio intimo, in modo così intenso, ciò che si è vissuto con una persona con cui si è legati karmicamente, al punto che sembra che la persona che sta davanti a noi emerga dal proprio Io, si presenti davanti a noi nella sua forma precedente e incontri se stessa nella sua forma attuale. L’effetto è davvero intenso. Ma proprio perché si vive la cosa in una tale realtà, si impara a metterla in relazione con le forze che le danno origine e si viene ricondotti al modo in cui si è giunti a questa immagine.

L’uomo, scendendo alla vita terrena dalla sua esistenza spirituale-animica che trascorre tra la morte e una nuova nascita, attraversa diverse regioni. L’ultima regione che attraversa è, per così dire, la regione lunare; prima attraversa altre regioni stellari e spirituali. Lungo il suo cammino attraverso la regione lunare, incontra realmente quelle entità che, come ho spiegato ieri, un tempo erano i maestri originari dell’umanità. Le incontra nell’universo prima di discendere all’esistenza terrestre, ed esse sono coloro che scrivono in quella sottile sostanza che i saggi orientali chiamano akasha, in contrapposizione alle sostanze terrestri, tutto ciò che viene vissuto nella vita umana tra gli esseri umani. È così: tutto ciò che si vive nella vita, tutto ciò che viene sperimentato dagli esseri umani, viene osservato da quegli esseri che un tempo hanno abitato la Terra con gli esseri umani, non come esseri incarnati, ma come esseri spirituali. Tutto ciò viene osservato e non viene registrato in una scrittura astratta come la nostra, ma in forma vivente nella sostanza dell’akasha.

Questi esseri lunari, che un tempo erano i grandi maestri durante il tempo della saggezza primordiale, questi esseri spirituali, sono i registri delle esperienze dell’umanità. E quando poi l’uomo, nel suo cammino tra la morte e una nuova nascita, si avvicina nuovamente alla Terra per unirsi al germe che gli è stato dato dai genitori, attraversa il territorio dove gli esseri lunari hanno registrato ciò che è stato vissuto sulla Terra nelle precedenti incarnazioni. Mentre questi esseri lunari, quando vivevano sulla Terra, portavano all’uomo la saggezza – una saggezza che si riferiva in particolare al passato dell’universo – nella loro attuale esistenza cosmica essi conservano il passato. Quando l’uomo discende all’esistenza terrestre, tutto ciò che essi hanno conservato si imprime in una certa misura nel suo corpo astrale.

Sì, miei cari amici, si parla così facilmente: l’uomo è costituito da un’organizzazione dell’Io, da un corpo astrale, da un corpo eterico e così via. L’organizzazione dell’Io è proprio quella che è più incline alla Terra, è ciò che impariamo e sperimentiamo nell’esistenza terrena; ma è diverso per gli organi più profondi dell’entità umana. Già nel corpo astrale è diverso: esso è pieno di registrazioni, pieno di immagini. Ciò che solitamente viene chiamato “inconscio” diventa qualcosa di straordinariamente ricco quando riemerge nella conoscenza. E l’iniziazione offre proprio la possibilità di immergersi in questo corpo astrale e di portare alla visione tutto ciò che gli esseri lunari hanno impresso in esso, ciò che è del tipo delle esperienze comuni con altri esseri umani. Così, attraverso la scienza iniziatica, si arriva davvero al segreto di come tutto il passato riposi nell’uomo e di come il “destino” diventi tale grazie al fatto che all’esistenza lunare sono legati esseri che trattengono il passato, cosicché esso riposa nel nostro intimo quando entriamo sulla Terra.

Un altro caso: quando l’iniziato si avvicina a persone la cui coscienza ordinaria è tale da avere soltanto un’impressione estetica, conforme alle loro rappresentazioni, di cui non possono nemmeno sognare, allora in questo incontro dall’interno dell’iniziato non emerge inizialmente nulla di figurativo. Ma quando l’iniziato si trova di fronte a una tale personalità, il suo sguardo, come nell’altro caso verso la Luna, è ora diretto verso il Sole. E proprio come la Luna è in contatto con gli esseri che ho potuto caratterizzare nel modo indicato, così il Sole non è solo la palla di gas di cui parlano oggi i fisici. I fisici sarebbero estremamente stupiti se potessero organizzare una spedizione e raggiungere il luogo che ritengono pieno di gas incandescenti e che, secondo loro, costituisce il Sole. Essi scoprirebbero infatti che dove hanno supposto che ci fossero gas incandescenti non c’è assolutamente nulla, molto meno dello spazio: meno del nulla, un vuoto nello spazio cosmico.

Che cos’è lo spazio? Gli uomini non sanno che cosa sia lo spazio, men che meno coloro che vi riflettono molto, i filosofi. Vedete, se qui c’è una sedia e io le passo accanto senza prestarle attenzione, mi urto contro di essa. È solida, non mi lascia passare. Se non c’è nessuna sedia, attraverso lo spazio senza ostacoli. Ma c’è anche un terzo caso: in questo terzo caso, se io andassi, non sarei fermato, non sarei urtato, ma sarei risucchiato, scomparirei. Lì manca lo spazio, lì c’è il contrario dello spazio. E questo contrario dello spazio è proprio nel Sole. Il Sole è spazio negativo, è spazio vuoto. E proprio perché c’è spazio negativo, spazio vuoto, esso è la sede abituale delle entità più vicine all’uomo, che stanno sopra di lui: Angeloi, Archangeloi, Archai.

Lo sguardo dell’iniziato, nel caso che ho descritto, è diretto verso quelle entità che sono nel Sole, verso le entità spirituali solari. In altre parole: un incontro di questo tipo con un essere umano, che non è un passato karmico che si ripresenta, è per l’iniziato il mezzo per entrare in nesso con queste entità. E si manifesta che esistono determinati esseri con i quali l’uomo ha un legame più stretto, con altri più lontano. E dal modo in cui questi esseri gli si avvicinano, gli diventa chiaro, non nei dettagli ma nel complesso, quale karma si sta tessendo: non un karma antico, ma uno che nasce per la prima volta. L’uomo si rende conto che queste entità, che sono in relazione con il Sole, hanno a che fare con il futuro, così come le entità che sono in relazione con la Luna hanno a che fare con il passato.

Vedete, è davvero un approfondimento dell’intera vita interiore umana quando l’uomo comprende ciò che la scienza iniziatica porta alla luce dalle profondità dell’essere spirituale, anche se non è ancora un iniziato. Perché le cose possono già apparire chiare. Proprio come si può comprendere un quadro senza essere pittori – ho usato spesso questo paragone – si possono comprendere queste verità senza essere iniziati. Ma se si lascia che queste verità agiscano su di sé, si approfondisce enormemente tutto il rapporto che l’uomo ha con l’universo.

Pensate a quanto sia astratto, arido, sobrio oggi lo sguardo dell’uomo dalla Terra verso la struttura del mondo. Quando l’uomo guarda la Terra, ha ancora un certo interesse per essa. Guarda con un certo interesse gli animali della foresta. Se è un uomo nobile, gli piacciono la gazzella snella, il capriolo agile. Se è meno nobile, gli interessano comunque come selvaggina, perché può mangiarli. Il cavolo nel campo lo interessa. Tutto questo ha una relazione con ciò che l’uomo percepisce inizialmente in se stesso. Ma così come l’uomo ha relazioni con questo mondo terrestre che scuote il suo mondo emotivo, egli può anche sviluppare relazioni con il cosmo extraterrestre. E tutto ciò che viene dal passato secondo il destino, se fa impressione su di noi, chiama il nostro cuore, la nostra anima a guardare verso le entità lunari e a dire: qui sulla Terra camminano gli esseri umani; sulla Luna vivono esseri che un tempo erano con noi sulla Terra. Essi hanno cercato un altro luogo, un altro posto dove vivere, ma noi esseri umani siamo rimasti legati a loro; essi registrano il nostro passato. Ciò che fanno vive in noi quando il passato influisce sulla nostra esistenza terrena.

Guardiamo questi esseri con una fervida riverenza, e la Luna esteriore, splendente d’argento, è solo un segno di quelle entità che sono così intimamente legate al nostro passato. Impariamo così, in un certo senso, ad avere un rapporto con queste forze cosmiche ed extraterrestri, di cui le stelle sono simboli, attraverso ciò che viviamo come esseri umani, così come abbiamo un rapporto, attraverso la nostra esistenza corporea, con tutto ciò che vive sulla Terra.

Allo stesso modo, quando noi esseri umani guardiamo al futuro con apprensione, con trepidante attesa, quando viviamo questo futuro con le nostre speranze e le nostre aspirazioni, allora non restiamo soli con la nostra anima, ma ci uniamo intuitivamente a ciò che ci risplende dal Sole. Angeloi, Archangeloi, Archai diventano per noi esseri solari, esseri di cui sappiamo che ci accompagnano dal nostro presente al futuro. Quando poi guardiamo in alto nel cosmo e vediamo come il chiaro di luna dipende dalla luce del Sole, come questi corpi celesti sono in relazione tra loro, allora vediamo là fuori nel cosmo un’immagine di ciò che vive in noi stessi. Perché così come il Sole e la Luna, là fuori nel mondo stellare, sono in relazione tra loro, così in noi ciò che è lunare, il nostro passato, è in relazione con il nostro elemento solare, il nostro futuro. E il destino è proprio ciò che nell’uomo, attraverso il presente, passa dal passato al futuro.

Noi vediamo così, in un certo senso avvolti nel cosmo, nel corso delle stelle, attraverso i rapporti reciproci delle stelle, ciò che vive nel nostro intimo riprodotto nel grande, nell’ampio.

Sì, miei cari amici, ma questo amplia profondamente la visione dei rapporti tra i mondi. Perché quando l’uomo attraversa la porta della morte, inizialmente si stacca solo dal suo corpo fisico. Vive nella sua organizzazione dell’Io, nel suo corpo astrale, nel suo corpo eterico. Ma dopo alcuni giorni il corpo eterico si stacca dal corpo astrale e dall’Io. Ciò che l’uomo sperimenta è qualcosa che in un certo senso cresce fuori da lui: all’inizio è piccolo, poi diventa sempre più grande; è il suo corpo eterico. Cresce nell’immensità, cresce fino al mondo stellare, così appare a lui. Ma in questa crescita diventa così sottile che dopo pochi giorni scompare già dall’uomo. Ma c’è ancora qualcos’altro. Nel momento in cui consegniamo il nostro corpo eterico al cosmo, nel momento in cui esso si diluisce, si espande, è come se dopo la morte afferrassimo i misteri delle stelle, come se vivessimo nei misteri delle stelle.

In primo luogo, quando ora saliamo, quando attraversiamo la regione lunare, gli esseri lunari leggono dal nostro corpo astrale ciò che abbiamo appena vissuto nella vita terrena. Quando lasciamo l’esistenza terrena, questi esseri lunari ci accolgono; il nostro corpo astrale, in cui ora ci troviamo, è per loro come un libro nel quale leggono. E lo annotano fedelmente per scriverlo nel nuovo corpo astrale quando scendiamo di nuovo sulla Terra.

Dalla regione lunare passiamo poi attraverso altre regioni, attraverso la regione di Mercurio e Venere, fino alla regione solare. In questa regione solare tutto ciò che abbiamo vissuto, agito e fatto come esseri umani nelle vite precedenti prende vita in noi. Entriamo nell’operare delle gerarchie superiori, nelle loro azioni, e ora siamo nel cosmo. Come durante l’esistenza terrena vagavamo sulla Terra, in un certo senso incatenati ai rapporti terrestri, così ora siamo nelle vaste distese del cosmo. Viviamo nell’ampiezza, mentre qui sulla Terra viviamo nello spazio ristretto. Quando trascorriamo la nostra esistenza tra la morte e una nuova nascita, ci sembra di essere stati imprigionati sulla Terra, perché ora tutto diventa ampio, viviamo i misteri del cosmo.

Non li viviamo come qualcosa di soggetto alle leggi fisiche della natura; queste leggi fisiche della natura ci appaiono come prodotti insignificanti dello spirito umano. Sperimentiamo ciò che avviene nelle stelle come le azioni delle entità divine-spirituali; ci integriamo nelle azioni delle entità divine-spirituali. Secondo le nostre possibilità, agiamo tra loro e con loro, e proprio dal cosmo prepariamo la nostra prossima esistenza terrena.

Questo è ciò che in realtà deve essere compreso in un senso più profondo: ciò che l’uomo porta in sé è stato elaborato da lui stesso mentre era nel cosmo, tra la morte e una nuova nascita. È davvero poco ciò che l’uomo percepisce esteriormente della sua organizzazione. Ciò che è contenuto in ogni organo è comprensibile solo se l’organo in questione viene compreso a partire dal cosmo. Prendiamo l’organo più nobile, il cuore umano. Il naturalista di oggi seziona l’embrione, vede come il cuore si contrae gradualmente e non si pone altre domande. Ma questa struttura plastica esteriore, il cuore umano, è il risultato, così come è individuale per ogni singolo essere umano, di ciò che egli ha elaborato insieme agli dèi tra la morte e una nuova nascita.

Prima l’uomo, attraversando la vita tra la morte e la nuova nascita, deve lavorare nella direzione che va dalla Terra al Leone, alla costellazione del Leone nello zodiaco. Questa direzione, questa corrente dalla Terra alla costellazione del Leone, è piena di forze. L’uomo deve lavorare in questa direzione per poter far germogliare il cuore: lì dentro agiscono forze cosmiche. Poi, dopo aver attraversato questa regione nelle vastità dell’universo, l’uomo deve arrivare in regioni più vicine alla Terra, nella regione solare. Qui si sviluppano nuovamente forze che perfezionano ulteriormente il cuore. E poi l’uomo entra in quella zona dove è già toccato da ciò che si può chiamare calore terrestre; là fuori nello spazio cosmico non c’è calore terrestre, c’è qualcosa di completamente diverso. Qui il cuore umano viene preparato in una terza fase.

Le forze che preparano il cuore sono, nella direzione del Leone, forze inizialmente puramente morali-religiose; nel nostro cuore sono inizialmente nascoste forze puramente morali-religiose. A chi comprende questo appare davvero scellerato il modo in cui la scienza naturale odierna considera le stelle, senza vedere la morale, come masse fisiche indifferenti e neutre. Quando l’uomo attraversa la regione solare, queste forze morali-religiose vengono afferrate dalle forze eteriche. E solo quando l’uomo si avvicina alla Terra, al calore, alla regione del fuoco, vengono aggiunti, per così dire, gli ultimi passi alla preparazione. Qui iniziano ad agire le forze che poi formano il germe fisico per l’uomo che discende come essere spirituale-animico.

Ed è così che ogni singolo organo viene elaborato dalle vastità dell’universo. Noi portiamo dentro di noi un cielo stellato. Non siamo legati solo alla materia che abbiamo appena introdotto nello stomaco e che sta per essere assimilata dal nostro organismo, insieme al mondo vegetale che ci nutre, ma siamo legati alle forze dell’intero cosmo. Queste cose diventano chiare all’uomo solo quando ha il senso di osservare veramente la vita. Si arriverà anche a considerare il macroscopico accanto al microscopico, che oggi è oggetto di un vero e proprio culto. Oggi l’uomo vuole conoscere i segreti dell’organizzazione animale e umana isolandosi il più possibile dall’universo. Concentra lo sguardo in un tubo, lo chiama microscopio, e isola una cosa minuscola, la mette in una provetta e si sforza di allontanarsi il più possibile dal mondo, di abbandonare il più possibile la vita. Strappa un pezzetto, lo osserva attraverso qualcosa che lo separa dal resto del mondo.

Non c’è nulla da dire contro questo tipo di ricerca, naturalmente, perché porta alla luce cose molto belle. Ma non è possibile conoscere veramente l’uomo in questo modo. Quando si guarda dal terreno verso l’extraterrestre del cosmo, si ha solo una parte del mondo. Perché, in fin dei conti, è solo una parte che si protende nel visibile. Le stelle non sono ciò che appaiono all’occhio: quello è solo il simbolo; ma sono comunque visibili. Tuttavia, tutto il mondo che attraversiamo tra la morte e una nuova nascita è invisibile, è sovrasensibile. E ci sono regioni che si trovano al di fuori del sensibile. Ma l’uomo, con il suo essere, appartiene a questi ambiti dell’esistenza sovrasensibile tanto quanto a quelli sensibili, e ciò che l’uomo è lo si impara a conoscere veramente solo quando si considera come egli ha attraversato le vastità del cosmo.

Quando ha varcato la porta della morte ed è entrato nelle distese del cosmo per poi tornare sulla Terra, tutto questo continua a vivere in noi nei nessi cosmici. Vive in noi ciò che ha attraversato le distese del cosmo, ciò che una volta ha già vissuto sulla Terra, è asceso al cosmo ed è poi ridisceso nella stretta esistenza terrena. E noi impariamo gradualmente a guardare a ciò che eravamo nella nostra precedente esistenza terrena. Il nostro sguardo si stacca dal fisico e si eleva allo spirituale. Perché, quando guardiamo indietro alle nostre vite terrene precedenti grazie alla forza della scienza iniziatica, ci abbandona il desiderio di rappresentare tutto solo sensorialmente.

Anche sotto questo aspetto si è sperimentato qualcosa. C’è stato un tempo in cui alcuni teosofi sapevano che l’uomo vive vite terrene ripetute. Lo sapevano dalla saggezza orientale, ma volevano rappresentarsi il tutto in modo sensibile. Si sbagliavano, ma avevano bisogno di una rappresentazione sensibile. Così si diceva allora che l’uomo, in quanto organismo fisico, quando attraversa la porta della morte si disintegra, si dissolve, ma che un atomo rimane; questo atomo passa in modi meravigliosi alla prossima vita terrena, e i teosofi lo chiamavano “atomo permanente”. Era solo un espediente per potersi rappresentare la cosa in modo materialistico. Ogni inclinazione a rappresentarsi le cose in modo materialistico svanisce quando si sperimenta realmente ciò che l’anima può vivere, quando si vede che questo cuore umano è formato dalle lontananze cosmiche.

Il fegato, invece, si forma solo molto vicino alla regione terrestre; ha ancora poco in comune con ciò che è la vastità del cosmo. Attraverso la scienza iniziatica si impara gradualmente a conoscere l’uomo in modo tale da dire: il cuore non potrebbe affatto essere nell’uomo se non fosse preparato, se non fosse formato interiormente dall’intera vastità del cosmo. Al contrario, un organo come il fegato o i polmoni si forma solo in prossimità dell’esistenza terrena. Per quanto riguarda i polmoni e il fegato, l’uomo è cosmicamente simile alla vicinanza della Terra, mentre per quanto riguarda il cuore è un vasto essere cosmico. Nell’uomo si apre tutto il mondo. Quando si disegnasse l’anatomia spirituale del fegato, dei polmoni e di alcuni altri organi, verrebbe voglia di disegnare anche la Terra e ciò che le sta vicino; così è in realtà per quanto riguarda le forze. Passando al cuore, verrebbe voglia di disegnare l’intero universo.

L’uomo è l’intero universo, contratto, arrotolato. L’uomo è un mistero immenso, è un vero microcosmo. Ma questo macrocosmo, in cui l’uomo si trasforma dopo la morte, strappa completamente la conoscenza dalla sensibilità, dalla materialità. E ora si imparano a conoscere i nessi di legge che esistono tra lo spirituale e il fisico, tra l’animico e l’animico.

Troviamo, ad esempio, persone nel mondo che hanno una comprensione innata delle cose che le circondano, delle persone che le circondano. Osservate la vita solo sotto questo aspetto, miei cari amici. Ci sono persone che incontrano molte altre persone, ma non imparano mai a conoscerle veramente. Ciò che raccontano di loro è estremamente poco interessante, non contiene tratti caratteristici. Queste persone non sono capaci di concentrarsi, non riescono ad abbandonarsi all’essenza dell’altro, non hanno comprensione per gli altri. Ci sono invece persone che hanno questa comprensione. Quando hanno conosciuto una persona e ne parlano, tutto ciò che dicono ha il carattere di una descrizione accurata; si capisce subito com’è l’altro, anche se non lo abbiamo mai visto: esso si presenta davanti a noi. Non è necessario un racconto dettagliato; chi è in grado di concentrarsi sull’essenza di una persona può usare brevi frasi caratteristiche per dipingere un quadro completo.

Non deve essere necessariamente una persona, può essere qualsiasi cosa in natura. Alcuni raccontano come appare una montagna, come appare un albero: ci si dispera, non si riesce a immaginare nulla, tutto rimane vuoto, si ha la sensazione che il cervello si prosciughi. Al contrario, ci sono altri che hanno subito una comprensione completa di qualcosa; si potrebbe dipingere ciò di cui parlano. Tali doti, o la loro mancanza – comprensione dell’ambiente o ottusità nei confronti di ciò che ci circonda – non sono nate dal nulla, ma sono il risultato della nostra precedente esistenza terrena.

Se ora, con la scienza iniziatica, si osserva una persona che ha una comprensione piuttosto ampia del suo ambiente umano ed extraumano e poi si torna indietro, con la scienza iniziatica, alla vita terrena precedente, allora si scoprono le caratteristiche che la persona aveva nella vita terrena precedente e come esse si siano trasformate nella comprensione dell’ambiente nella vita terrena successiva. Si giunge così alla conclusione che un essere umano che ha comprensione per l’ambiente era, nella sua precedente vita terrena, di natura tale da poter provare molta gioia. Questo è molto interessante. Gli esseri umani che non hanno potuto provare gioia nella loro precedente vita terrena non possono arrivare a una comprensione degli esseri umani o dell’ambiente. In ogni persona che ha questa comprensione si scopre che era una persona capace di provare gioia nell’ambiente circostante.

Ma anche questo è stato acquisito in una vita terrena precedente. E come si arriva ad avere questa gioia, questo dono, questa predisposizione alla gioia nell’ambiente circostante? Ci si arriva quando si è sviluppato l’amore in vite terrene precedenti. L’amore in una vita terrena si trasforma in gioia; la gioia, nella terza vita terrena, si trasforma in comprensione dell’ambiente circostante.

Così si vedono le vite terrene susseguirsi una dopo l’altra e si acquista anche la comprensione di ciò che dal presente si proietta nel futuro. Le persone che sono capaci di odiare molto portano, come risultato del loro odio, nella vita terrena successiva la predisposizione a essere dolorosamente toccate da tutto. È così quando si studia una persona che deve attraversare la vita come un vero e proprio “contrariopolo”, perché è dolorosamente toccata da tutto, soffre sempre. Si può provare compassione, ed è giusto, ma questo riconduce sempre a una vita terrena precedente in cui non è riuscita a superare l’odio.

Vi prego di non fraintendermi. Quando si parla di odio, l’uomo dice facilmente: io non odio, io amo tutti. Basta che esamini se stesso per scoprire quanto odio nascosto giaccia nel fondo dell’anima umana. Questi nessi diventano chiari solo quando si ascoltano gli uomini parlare gli uni degli altri. Pensate a una statistica di questo genere: si dice davvero molto più male di una persona di quanto si dica di lei in termini elogiativi e di apprezzamento. E se si accogliesse davvero questa statistica, si scoprirebbe che tra gli esseri umani c’è cento volte più odio che amore. È così, solo che di solito non se ne rendono conto, perché credono di avere sempre il diritto di odiare e trovano enormemente scusabile il proprio odio.

Questo odio si sviluppa nella capacità di soffrire, nella capacità di provare dolore nella vita terrena successiva, e nell’incomprensione, nell’ostinazione, nella terza vita terrena, che non vuole avvicinarsi a nulla, che non può approfondire nulla. E così avete la possibilità di osservare tre vite terrene consecutive secondo la legge: l’amore si trasforma in gioia, la gioia nella terza vita terrena in comprensione per l’ambiente circostante. L’odio si trasforma in predisposizione alla sofferenza; questa predisposizione alla sofferenza, che deriva dall’odio, si trasforma nella terza vita terrena in ottusità, in incomprensione nei confronti dell’ambiente circostante. Questi sono nessi animici che conducono da una vita terrena all’altra.

Proviamo ora ad avvicinarci alla vita in un’altra forma. Ci sono persone che non si interessano di nulla, non vogliono interessarsi di nulla se non di se stesse. Ma nella vita umana ha grande importanza se una persona si interessa o non si interessa di qualcosa. Anche in questo campo la statistica fornisce dati molto curiosi. Ho conosciuto persone che al mattino parlavano con una signora e al pomeriggio non sapevano che cappello o che spilla indossasse, né di che colore fosse il suo vestito. Ci sono persone che non vedono queste cose. A volte si pensa che sia qualcosa di perdonabile, ma non lo è: è disinteresse, un disinteresse che a volte arriva al punto che l’uomo non sa davvero se chi ha incontrato indossasse una gonna nera o chiara.

Ciò che l’uomo vede nella sua vita non si collega intimamente con ciò che sta là fuori. Dico queste cose in modo un po’ radicale; non voglio certo affermare che si cada nelle mani di Arimane o Lucifero se non si sa se la signora aveva i capelli biondi o neri. Voglio solo sottolineare che gli esseri umani sviluppano un certo grado di interesse per l’ambiente che li circonda, oppure disinteresse; ma questo ha un grande significato per l’anima. Se ci si interessa all’ambiente, l’anima viene stimolata interiormente da questo ambiente, l’anima vive interiormente l’ambiente. Ma ciò che si vive qui con interesse, con partecipazione, lo si porta attraverso la porta della morte nell’immensità del cosmo.

Così come qui sulla Terra è necessario avere gli occhi per vedere i colori, così è necessario essere stati stimolati dall’interesse per avere la possibilità, tra la morte e una nuova nascita, di vedere spiritualmente ciò che viene vissuto. Se si attraversa la vita senza interesse, senza soffermarsi con lo sguardo su nulla, senza ascoltare nulla di ciò che avviene, allora tra la morte e una nuova nascita non si ha alcun nesso con il cosmo: si è in un certo senso ciechi dal punto di vista animico, non si può lavorare con le forze del cosmo. In questo modo, però, si prepara male il proprio organismo e i propri organi: si arriva nella direzione del Leone e non si può compiere la prima preparazione per il cuore; si arriva nella regione solare e non si può sviluppare ulteriormente il cuore; si arriva nella regione del fuoco terrestre e non si può dare l’ultimo tocco; si arriva sulla Terra e si viene al mondo con una predisposizione alla malattia cardiaca.

Così un fattore animico, l’indifferenza, si riflette nella vita terrena. In realtà, l’essenza della malattia diventa completamente comprensibile solo quando si riescono a vedere i nessi, quando si vede come l’uomo che attualmente soffre fisicamente di questo o quello, soffra perché in una vita terrena precedente ha sviluppato qualcosa di animico che si è trasformato in qualcosa di fisico in questa vita terrena. Le sofferenze fisiche in una vita terrena sono esperienze di varia natura di una vita terrena precedente. Le persone che, come si dice, godono di ottima salute, che non possono ammalarsi, che hanno sempre la migliore salute, di solito rimandano, con questa esistenza terrena, a esistenze terrene precedenti in cui hanno avuto il più profondo interesse per tutto ciò che li circondava, hanno osservato tutto, hanno conosciuto tutto.

Naturalmente, le cose che si riferiscono alla vita spirituale non devono mai essere forzate. Può anche iniziare una corrente karmica: posso iniziare questa vita con incomprensione; allora il futuro rimanderà a questa incomprensione. Non si può semplicemente dedurre il passato a partire dal presente. Pertanto si può solo dire che, di norma, o quando interviene una predisposizione karmica, certe malattie sono in nesso con un certo tipo di anima.

In generale vale: ciò che è animico in una vita terrena si trasforma in fisico in un’altra vita terrena; ciò che è fisico in una vita terrena si trasforma in animico in un’altra vita terrena. In questo rapporto è vero che chi vuole vedere i nessi karmici deve talvolta rivolgere lo sguardo alle piccole cose. È estremamente importante non rivolgere lo sguardo solo alle cose che altrimenti consideriamo particolarmente importanti nella vita. Se si vuole arrivare alla conoscenza di come un evento terreno riconduca a una vita terrena precedente, bisogna talvolta guardare alle piccole cose.

Ho cercato, per esempio, di trovare nessi karmici – di cui parlerò nei prossimi giorni – per diverse personalità della vita storica e spirituale, in modo serio, naturalmente, non come spesso si fa. Ho trovato una personalità che ha sviluppato una vita interiore così radicale da arrivare persino a creare parole nuove. Questa personalità ha scritto molti libri nei quali ha creato le più strane espressioni. Per esempio, inveiva molto, criticava molto le condizioni, le persone, le loro comunità. Criticava anche il modo in cui alcuni studiosi si comportavano per invidia nei confronti di altri. Raccoglie fatti di questo genere, con i quali vuole caratterizzare l’atteggiamento subdolo di certi studiosi nei confronti dei loro simili, e intitola il capitolo in questione: “Schlichologisches nel mondo scientifico”.

È caratteristico che una persona crei l’espressione “Schlichologisches”; si avverte qualcosa in questo “Schli-”. E proprio la nitida percezione animica di tali formazioni verbali conduce alla conoscenza di come questa personalità fosse, in una vita terrena precedente, un essere umano che aveva molto a che fare con ogni sorta di imprese belliche, in cui si doveva agire in modo subdolo. Karmicamente ciò si è trasformato nella capacità di creare immagini di furtività, di lotte, di guerre in ogni sorta di imprese, nel fatto che, in tali formazioni verbali, egli potesse descrivere con la mente ciò che prima faceva con i piedi e con le mani.

Potrei citare molti altri esempi di questa personalità, che in un certo senso si è trasformata dal fisico all’animico-spirituale. Continueremo queste considerazioni domani.

3°Karma come realtà operante tra le gerarchie, storia come Maya e reincarnazione delle correnti spirituali

Praga, Cechia, 31 Marzo 1924

Ieri ho accennato ad alcuni aspetti che hanno a che fare con il karma che attraversa la vita terrena dell’uomo, con la formazione del destino umano. Oggi vorrei risvegliare una rappresentazione di come si compie effettivamente la formazione del destino. Dobbiamo essere consapevoli che quando l’uomo attraversa la porta della morte, entra in un mondo spirituale, un mondo spirituale che non è affatto più povero di eventi o di entità rispetto al nostro mondo fisico, ma infinitamente più ricco. E per quanto sia comprensibile che si possa descrivere sempre solo l’uno o l’altro aspetto del vasto contesto di questo mondo spirituale, d’altra parte dalle diverse descrizioni che vengono fornite risulterà evidente quanto sia infinitamente ricca e variegata la vita che l’uomo trascorre tra la morte e una nuova nascita.

Qui, nella sfera terrestre, dove trascorriamo la vita tra la nascita e la morte, siamo circondati da ciò che consideriamo i diversi regni della natura: il regno minerale, il regno vegetale, il regno animale e il regno umano fisico. Questi regni, eccetto il regno umano, li consideriamo – e giustamente – come esseri che racchiudono in sé entità che, secondo l’ordine gerarchico, sono inferiori all’uomo, cosicché l’uomo durante la sua esistenza terrena può sentirsi in un certo senso come l’essere più elevato entro questi regni dell’essere. Nel regno in cui l’uomo penetra attraversando la porta della morte si verifica esattamente il contrario. L’uomo si percepisce lì come l’essere che, essendo il più basso nella gerarchia, si unisce a entità che sono superiori a lui, all’uomo.

Sapete bene che nella letteratura antroposofica ho accolto come denominazione per queste entità i nomi delle gerarchie che stanno al di sopra dell’uomo e ho operato una distinzione, secondo una terminologia che ormai risale a tempi più antichi, innanzitutto la gerarchia che sta immediatamente sopra l’uomo, che si collega all’uomo verso l’alto così come verso il basso, nel regno terrestre, l’animalità si collega all’uomo. Questa è la gerarchia alla quale appartengono gli Angeloi, gli Arcangeloi, gli Archai. Poi, dopo questa gerarchia, salendo più in alto, viene la gerarchia che racchiude gli Exusiai, i Dynamis, i Kyriotetes. Poi la gerarchia più alta, la superiore: i Troni, i Cherubini, i Serafini. Abbiamo nove ordini gerarchici, tre volte tre ordini gerarchici al di sopra dell’uomo. Possiamo parallelizzare tre ordini alla volta, procedendo dal basso verso l’alto, con ciò che abbiamo quando procediamo verso il basso, come animali in tre gradini, piante in tre gradini verso il basso, minerali in tre gradini verso il basso. Ma con questo abbiamo solo dato il mondo completo di colui al quale appartiene l’uomo.

Si potrebbe anche descrivere l’esistenza umana dicendo che con la nascita fisica, il concepimento fisico, l’uomo entra da un’esistenza puramente spirituale nel regno degli ordini naturali degli animali, delle piante, dei minerali; e l’uomo, attraversando la porta della morte, entra nel regno delle entità che stanno al di sopra di lui. Una volta l’uomo vive in un corpo fisico che lo collega con i regni della natura; l’altra volta, tra la morte e una nuova nascita, l’uomo vive – se posso usare questa espressione – in un corpo spirituale che lo collega però anche con le entità delle gerarchie superiori.

Qui, nel regno terrestre, ci rivolgiamo innanzitutto a ciò che ci circonda; lo sentiamo in un certo senso allo stesso livello di noi e guardiamo dal regno terrestre verso il regno celeste, verso il regno spirituale, come viene chiamato nelle più diverse concezioni. L’uomo terrestre guarda verso l’alto con i suoi presentimenti, con la sua religiosità, con ciò che è per lui la massima aspirazione nella sua esistenza terrena. E quando vuole farsi una rappresentazione di ciò che è lassù nel regno spirituale, egli crea delle forme che sono prese in prestito dal mondo terrestre, egli rappresenta in modo terrestre ciò che è lassù.

Quando l’uomo vive nella vita tra la morte e una nuova nascita, è il contrario. L’uomo punta verso il basso quando vuole indicare ciò su cui è rivolto il suo sguardo. Forse direte, miei cari amici: sì, ma allora l’uomo punta proprio verso ciò che ha meno valore. Non è così. Al contrario, visto dall’alto, ciò che è qui nel regno terrestre è completamente diverso da come è qui nel regno terrestre. E proprio nella considerazione del karma possiamo comprendere bene quanto ciò che avviene sulla Terra sia diverso, visto dall’alto, da come appare qui nel regno terreno stesso all’uomo.

Quando penetriamo per la prima volta nel mondo spirituale attraverso la porta della morte, arriviamo innanzitutto nel regno della gerarchia più bassa, quella degli Angeloi, degli Arcangeloi, degli Archai. Ci sentiamo in un certo senso collegati a ciò che sta sopra di noi come gerarchia successiva e notiamo che, proprio come nel regno terrestre ciò che ci circonda ha un significato per i sensi, così ciò che è nel regno spirituale ha un significato per l’intimo dell’anima. Parliamo di minerali, di piante, di animali nella misura in cui li vediamo con gli occhi, li possiamo toccare con le mani, nella misura in cui sono percepibili dai nostri sensi; e tra la morte e una nuova nascita parliamo di Angeloi, Arcangeloi, Archai nella misura in cui queste entità hanno un nesso con ciò che è l’essenza più intima dell’anima.

E gradualmente, proseguendo nella lunga vita che trascorriamo tra la morte e una nuova nascita, impariamo a inserirci in ciò che sono le entità della gerarchia immediatamente superiore, che hanno a che fare con noi e tra loro. Queste ci collegano in un certo senso al mondo spirituale esterno. All’inizio della vita tra la morte e la nuova nascita siamo anche molto occupati con noi stessi, perché la terza gerarchia, quella più bassa, ha a che fare con il nostro interno. Ma dopo un po’ di tempo il nostro sguardo si allarga, impariamo a conoscere il mondo spirituale al di fuori di noi, il mondo spirituale oggettivo. Qui le nostre guide sono le entità degli Exusiai, dei Dynamis, dei Kyriotetes. Esse ci mettono in contatto con ciò che è il mondo spirituale esteriore.

E vorrei dire che, così come qui sulla Terra parliamo di ciò che ci circonda – montagne, fiumi, boschi, prati e così via – così lì parliamo di ciò a cui ci avvicinano gli esseri della seconda gerarchia. Quello è il nostro ambiente. Ma questo ambiente non è concreto nello stesso senso della Terra, bensì è essenziale, tutto vive, e vive in modo spirituale. Tra la morte e una nuova nascita non solo impariamo a conoscere entità, cose, ma impariamo a conoscere le entità e le azioni che compiono tra loro, ci sentiamo avvolti e dediti a queste azioni.

Ma poi arriva un momento in cui sentiamo come le entità della terza gerarchia, Angeloi, Arcangeloi e Archai, e le entità della seconda gerarchia, Exusiai, Dynamis, Kyriotetes, lavorano insieme a noi su ciò che diventeremo nella prossima vita terrena. E lì, in questa vita tra la morte e una nuova nascita, si apre davanti a noi una prospettiva sconvolgente e potente. Guardiamo l’attività della terza gerarchia, Angeloi, Arcangeloi, Archai, osserviamo come si comportano tra loro. Riceviamo immagini di ciò che esiste tra gli esseri di questa terza gerarchia; ma queste immagini ci appaiono tutte in modo tale da avere un riferimento a noi.

E quando osserviamo ciò che appare come immagini delle azioni della terza gerarchia, ci rendiamo conto che è la controimmagine di ciò che abbiamo avuto come atteggiamento, come disposizione interiore nell’ultima vita terrena. Non diciamo ora con astratte concezioni di coscienza: tu sei stato un essere umano che ha agito ingiustamente nei confronti di questa o quella persona, che ha pensato ingiustamente; no, ma vediamo in ciò che fanno gli Angeloi, gli Arcangeloi, gli Archai, come appaiono davanti ai nostri occhi in immagini potenti, ciò che diventa ciò che abbiamo portato in noi come stato d’animo, come contenuto animico, come modo di pensare nell’ultima vita terrena; vediamo come diventa immagine in ciò che fanno le entità della terza gerarchia.

Ciò che abbiamo sviluppato nella sfera spirituale in termini di sentimenti verso gli altri esseri umani, verso altre cose terrestri, si espande nel vasto mondo. E diventiamo consapevoli di ciò che pensiamo, sentiamo, percepiamo. Qui sulla Terra, nella Maya, sembra come se fosse racchiuso nella nostra pelle; nella vita tra la morte e una nuova nascita è diverso. Nella vita tra la morte e una nuova nascita appare così che ora sappiamo: ciò che sviluppiamo dentro di noi in termini di pensieri, sentimenti, atteggiamenti appartiene al mondo intero, agisce nel mondo intero.

Seguendo l’Oriente, molte persone parlano della Maya, dell’illusione del mondo esteriore che ci circonda; ma rimane un pensiero astratto. Se si fanno considerazioni come quelle che hanno attraversato le nostre anime, allora ci si rende conto di quanto siano serie le parole: questo mondo che ci circonda è Maya, è la grande illusione, e quanto è illusoria la visione di ciò che avviene nella nostra anima. Crediamo di poter essere soli. La verità ci appare solo quando viviamo la vita tra la morte e una nuova nascita. Allora vediamo che ciò che apparentemente è in noi costituisce il contenuto di un mondo spirituale vasto e potente.

Poi continuiamo a vivere e ci rendiamo conto di come gli esseri della seconda gerarchia, Exusiai, Dynamis, Kyriotetes, siano in nesso con ciò che abbiamo acquisito qui sulla Terra attraverso la diligenza, l’operosità, l’interesse che abbiamo avuto per le cose e gli avvenimenti della Terra. Infatti, la nostra diligenza, il nostro interesse nell’ultima vita terrena formano inizialmente, in immagini potenti, queste entità – Exusiai, Dynamis, Kyriotetes – che plasmano le immagini dei nostri talenti, delle nostre capacità nella nostra prossima vita terrena. Guardiamo quali talenti, quali capacità avremo nella prossima vita terrena, nelle immagini che dispiegano le entità della seconda gerarchia.

E poi la vita continua. Quando ci si avvicina alla metà tra la morte e una nuova nascita, accade qualcosa di speciale. Proprio come quando siamo qui sulla Terra, specialmente in quei momenti in cui guardiamo verso l’universo e le stelle scintillanti ci illuminano, sentiamo sopra di noi la maestosità del regno celeste; sentiamo qualcosa di molto più grandioso guardando verso il basso, quando siamo nel regno degli spiriti. Perché lì vediamo come, in modo misterioso, le entità della prima gerarchia – Serafini, Cherubini, Troni – compiono azioni in relazione reciproca. Immagini potenti di eventi spirituali ci appaiono ora quando guardiamo il cielo che si trova in basso, poiché quello è allora il nostro cielo.

Come ora nella vita terrena fisica guardiamo in alto per osservare la scrittura delle stelle, così quando guardiamo in basso vediamo le azioni dei Serafini, dei Cherubini e dei Troni. E ciò che avviene tra loro, ciò che si svela in immagini sublimi e grandiosi, lo sentiamo in questa esistenza spirituale come qualcosa che ha a che fare con ciò che siamo e che saremo. Perché ora sentiamo che ciò che accade tra i Serafini, i Cherubini e i Troni ci mostra quali conseguenze avranno le nostre azioni della vita terrena precedente nella prossima vita terrena.

Vediamo come ci siamo comportati con una persona in un modo e con un’altra in un altro modo nella vita terrena, come abbiamo sviluppato compassione o crudeltà, compiuto azioni buone o cattive. L’atteggiamento interiore ha a che fare con la terza gerarchia, le azioni invece con la prima gerarchia, i Serafini, i Cherubini, i Troni. Allora si presenta davanti alla nostra anima, come in una memoria che ora agisce cosmicamente in noi, ciò che abbiamo fatto nell’ultima vita terrena tra la nascita e la morte.

Poi guardiamo in basso, vedendo le azioni della spiritualità. Serafini, Cherubini, Troni: cosa fanno? Ci mostrano in immagini ciò che dovremo sperimentare con gli esseri umani con cui abbiamo convissuto nella vita terrena precedente, come conseguenza della nuova convivenza, per compensare ciò che è avvenuto tra noi nella vita terrena precedente. E comprendiamo dal modo in cui i Serafini, i Cherubini e i Troni interagiscono tra loro che il grande problema viene risolto. Quando ho a che fare con un essere umano in una vita terrena, preparo io stesso tutto il compenso; e solo affinché il compenso avvenga, affinché diventi realtà, i Serafini, i Cherubini e i Troni operano. E lo armonizzano in modo che anche l’altro, con il quale avrò di nuovo a che fare, sia condotto a me nello stesso modo in cui io sono stato condotto a lui.

Ciò che viene vissuto in modo sublime nelle immagini delle azioni delle gerarchie superiori è proprio ciò che viene poi registrato dagli esseri lunari e inserito dagli esseri lunari durante la loro discesa nel nostro corpo astrale. Insieme a noi, che siamo tra la morte e una nuova nascita, questi esseri lunari osservano ciò che accade affinché la compensazione con la precedente vita terrena abbia luogo in una prossima vita terrena.

Da ciò, miei cari amici, potete intuire quanto sia grande e potente, rispetto al mondo sensibile, ciò che si svela. Ma vedete anche quanto ciò che ci appare nel mondo sensibile sia in realtà molto, molto più velato di quanto si manifesti.

Poi l’uomo va incontro alla vita ulteriore, dopo aver attraversato la regione dei Serafini, dei Cherubini, dei Troni, e va incontro ad altre regioni. In lui cresce sempre più la nostalgia di una nuova incarnazione, nella quale possa trovare la compensazione per ciò che ha vissuto nella vita terrena precedente.

L’antroposofia, miei cari amici, non è giusta se è solo una somma di idee e concetti, se si parla solo in modo astratto dell’esistenza del karma, del fatto che da una vita terrena all’altra si trasmette questo o quello; ma l’antroposofia diventa giusta solo quando non parla solo alla nostra testa, ma risveglia nel nostro cuore una sensazione, risveglia in noi la percezione delle impressioni che possiamo ricevere nel mondo soprasensibile attraverso le entità di questo mondo soprasensibile.

Mi sembra infatti che nessun uomo dotato di un senso aperto e ricettivo possa ricevere comunicazioni sul mondo soprasensibile, come l’ho descritto ora, senza che tutta la scala delle sensazioni sia eccitata in questa anima. E in realtà dovremmo dire: sì, qui sulla Terra proviamo molte cose, dal dolore più profondo al piacere più elevato, alla felicità più gioiosa, l’intera scala delle sensazioni umane; ma ciò che possiamo sperimentare del mondo spirituale dovrebbe in realtà avere su di noi un effetto più intenso del dolore più profondo, del piacere più elevato.

E solo allora ci poniamo nel modo giusto nei confronti del mondo spirituale, quando diciamo: ciò che proviamo nei confronti dei fatti e delle entità del mondo spirituale rimane effettivamente oscuro rispetto al grande dolore o alla grande gioia che proviamo sulla Terra. Non rimane oscuro per l’iniziato, ma rimane oscuro per colui che riceve solo la notizia della scienza dell’iniziazione. Ma allora bisognerebbe anche dire: ho comunque un presentimento di quanto profondamente e intensamente dovrebbe agire sull’anima ciò che viene comunicato dal mondo spirituale, se solo fosse abbastanza forte e potente.

L’uomo dovrebbe in realtà attribuire solo alla sua debolezza terrestre il fatto di non poter attraversare tutti gli intervalli del sentimento, dal più alto entusiasmo al dolore più profondo, quando sente parlare di come sono il mondo spirituale e le sue entità. Se l’uomo attribuisce alla sua debolezza il fatto di non poter provare ciò nel modo giusto, allora l’anima ha già raggiunto qualcosa del giusto modo di porsi nei confronti del mondo spirituale. Perché, vedete, che valore ha in fin dei conti tutta la conoscenza spirituale se non può entrare in contatto con i fatti concreti, se non può indicare ciò che realmente accade entro il mondo spirituale?

Qui sulla Terra non pretendiamo che gli uomini parlino di un prato come ne parlano i panteisti o i monisti o i filosofi astratti della divinità, ma pretendiamo che descrivano il prato nei suoi dettagli. Lo stesso vale per il mondo spirituale. Anche lì bisogna avere il senso di indicare i dettagli concreti. Questo è ancora insolito per l’uomo di oggi. Quando si parla in generale di spiritualità, dell’esistenza di un mondo spirituale e così via, molti che non sono materialisti rigidi lo accettano. Ma quando si descrive questo mondo spirituale nei dettagli, le persone spesso si arrabbiano perché non vogliono accettare che si possa parlare concretamente e nei dettagli delle entità e degli eventi del mondo spirituale. Ma se la civiltà umana non vuole cadere nel caos, è necessario parlare sempre di più, e in modo sempre più concreto, del mondo spirituale, parlare in modo più reale del mondo spirituale.

Perché anche gli eventi terreni rimangono oscuri se non si conosce ciò che li vela.

E in questo senso, miei cari amici, c’è davvero qualcosa nel destino della Società Antroposofica che a volte ci tocca in modo tragico! Ma se la necessaria comprensione di queste cose si diffonde, almeno entro la cerchia della Società Antroposofica, allora si può sperare che dalla tragedia si sviluppi ciò che deve essere, cioè che dalla Società Antroposofica provenga davvero un fecondare la civiltà esteriore dell’umanità, che sta chiaramente andando verso il caos del materialismo. Ma allora si dovrà comprendere qualcosa che all’inizio non era stato compreso, ma che ora può essere compreso più facilmente, poiché sono trascorsi due, più di due decenni di lavoro antroposofico dalla fondazione del movimento antroposofico.

Sapete bene che il movimento antroposofico nacque nel seno del movimento teosofico. E quando a Berlino fondammo quella sezione teosofica dalla quale poi si sviluppò la Società Antroposofica, la nostra prima riunione fu tale che io, in quel momento, volevo dare una sorta di tono a ciò che doveva realmente accadere. E ora che abbiamo tentato, attraverso il Convegno di Natale a Dornach, al Goetheanum, di riorganizzare la Società Antroposofica, posso richiamare l’attenzione su un fatto che forse è stato poco considerato.

Qui non ha potuto essere osservato, perché, per quanto ne so, non era presente nessuno dei nostri amici boemi. Allora tenni una prima conferenza del tipo di quelle che in seguito sarebbero diventate le conferenze settimanali; aveva un titolo strano, un titolo che all’epoca poteva essere considerato molto azzardato: «Esercizi pratici sul karma». In realtà avevo intenzione di parlare in modo del tutto imparziale dell’azione del karma.

All’assemblea erano presenti innanzitutto i luminari del precedente movimento teosofico, che all’epoca percepivano la mia esistenza come quella di un intruso e che erano convinti fin dall’inizio che io non avessi alcun diritto di parlare di qualcosa di interiore, di spirituale. E così è successo che a quel tempo questi luminari del movimento teosofico passato hanno ripetutamente sottolineato: la scienza deve esserci, la scienza del presente deve essere presa in considerazione; la cosa è ora sulla buona strada, ma sono stati fatti solo i primi passi. Se si prosegue da questi primi passi, si arriva solo a ciò che dovrebbe essere. È bello, ma non ne è venuto fuori nulla di speciale. E così ciò che allora era stato previsto è diventato una cosa piuttosto teorica. Erano stati annunciati gli «Esercizi pratici sul karma», ma nessuno all’epoca avrebbe capito qualcosa, men che meno i luminari della Società Teosofica.

E così rimase un compito che doveva essere coltivato, per così dire, sotto la superficie della corrente antroposofica, che doveva essere prima concordato con il mondo spirituale. Ma oggi – e come spesso è accaduto durante l’evoluzione del movimento antroposofico – devo ricordare il titolo che avrebbe dovuto avere la primissima conferenza antroposofica: «Esercizi pratici sul karma». Ricordo anche lo sgomento dei luminari dell’epoca di fronte a un titolo così audace.

Ebbene, vedete, da allora sono trascorsi più di due decenni, il tempo passa, molte cose sono state preparate; ma questa preparazione deve anche avere un effetto. E quindi oggi deve essere possibile che si verifichi un tale effetto, che in un certo senso possano apparire gli «Esercizi pratici sul karma» con cui allora si voleva iniziare, agendo in modo un po’ audace. E vedete, questo era proprio l’obiettivo del nostro Convegno di Natale: portare l’esoterismo veramente potente nell’intero movimento antroposofico. E questo deve essere fatto con serietà. Perché con il mero formalismo il nostro movimento antroposofico non avrà un effetto riorganizzatore sulla nostra civiltà. Per questo motivo, in futuro non si dovrà esitare a parlare apertamente dei rapporti del mondo spirituale.

Oggi vorrei iniziare con alcune considerazioni su ciò che sta alla base, in senso spirituale, degli avvenimenti terrestri e dell’umanità terrestre. Vedete, nell’intero sviluppo terrestre abbiamo ciò che si è compiuto come mistero del Golgota. Ho spesso fatto notare come attraverso il mistero del Golgota lo sviluppo terrestre abbia effettivamente acquisito il suo significato, come tutto ciò che ha preceduto il mistero del Golgota, a una considerazione più profonda, appaia proprio come una preparazione al mistero del Golgota.

E anche se dal mistero del Golgota, a causa della debolezza degli uomini e, dal punto di vista spirituale, a causa delle forze arimaniche e luciferiche, gli ostacoli sono inizialmente più evidenti del progresso dell’umanità, dal mistero del Golgota, partendo dal mondo fisico e spirituale, è stato fatto tutto il possibile per far progredire l’uomo nell’evoluzione del mondo. Ciò che il cristianesimo ha portato all’umanità si rivelerà solo in futuro, quando l’umanità si dimostrerà degna di accoglierlo nel suo approfondimento spirituale. Ma l’impulso – anche per tutto ciò che l’antroposofia può realizzare – risiede nel mistero del Golgota.

Ora sappiamo come questo mistero del Golgota abbia manifestato inizialmente il suo effetto dall’Europa meridionale fino all’Europa centrale. Ma non è questo che vorrei considerare oggi. Vorrei che gettaste uno sguardo sul modo in cui il cristianesimo si è diffuso attraverso il Nord Africa nel mondo europeo. Ora, sapete che più di mezzo millennio dopo la fondazione del cristianesimo attraverso il mistero del Golgota, un’altra corrente religiosa si diffuse dall’Asia: quella musulmana. Questo modo di pensare maomettano, che si ricollega al nome di Maometto, si rivela nei confronti del cristianesimo come qualcosa che vive più nelle astrazioni che il cristianesimo. Il cristianesimo contiene, vorrei dire, molto più della descrizione immediata del mondo spirituale che il maomettanesimo. Ma il maomettanesimo ha avuto la sorte di assumere in sé molto della scienza antica, della civiltà antica.

E così vediamo come, in un certo senso, dopo il cristianesimo, dall’Asia si diffonda più tardi il maomettanesimo. È interessante seguire questa peculiare diffusione. Vediamo come la corrente del cristianesimo si spinga un po’ più a nord, per poi arrivare nell’Europa centrale, e come l’islamismo, in un certo senso, avvolga questa corrente cristiana attraverso il Nord Africa, la Spagna fino alla Francia, circondando così il cristianesimo.

Ora è facile capire che la civiltà europea sarebbe stata completamente diversa se avesse agito solo il cristianesimo. Dal punto di vista politico esteriore, la civiltà europea ha certamente respinto l’Islam, o forse sarebbe meglio dire l’arabismo. Ma chi osserva la vita spirituale dell’Europa può sapere, ad esempio, che non avremmo la nostra attuale concezione del mondo – da un lato lo spirito materialistico, dall’altro la scienza con la sua acutezza di pensiero, con una logica sviluppata in modo arabesco, con tutto ciò che è proprio di questa scienza – se, nonostante l’arabismo fosse stato respinto, esso non avesse continuato ad agire.

E da quella Spagna, sì, anche dalla Francia, dalla Sicilia che si affaccia sull’Italia meridionale, dall’Africa, sono giunte influenze potenti che hanno influenzato le forme di pensiero dell’Europa, che hanno plasmato tutto in modo diverso da come sarebbe stato se avesse agito solo il cristianesimo. Nella nostra scienza c’è più arabismo che cristianesimo!

Più tardi si è aperta un’altra via: quella delle crociate, dove gli europei hanno conosciuto direttamente la civiltà orientale, che era già in decadenza. Essa ha portato loro molti dei segreti della civiltà orientale, cosicché proprio nella civiltà occidentale, al di sopra dello strato del cristianesimo, si trova ciò che è passato dall’orientalismo attraverso l’arabismo.

Ma vedete, tutto questo non è comprensibile se lo si guarda solo dall’esterno. Tutto questo deve essere guardato dall’interno. Guardato dall’interno, sembra che attraverso le guerre e le battaglie vinte l’arabismo sia stato respinto, che gli arabi, i portatori del maomettanesimo, i mori e così via siano stati respinti. Ma le anime di queste persone si sono reincarnate, sono tornate e hanno continuato ad agire. E non si ottiene nulla descrivendo in modo astratto come l’arabismo sia giunto dalla Spagna all’Europa; si ottiene una comprensione solo quando si conoscono i fatti concreti interiori.

Prendiamo un fatto del genere. Nel periodo in cui nella storia europea si parla di Carlo Magno, in Asia, a Bagdad, viveva Harun al Raschid, dall’VIII al IX secolo, in uno splendore meraviglioso, in una magnifica cultura orientale, proprio come Carlo Magno. Alla corte di Harun al Raschid c’era tutto ciò che all’epoca era presente nella cultura mediorientale e asiatica in generale, sebbene immerso nel maomettanesimo, ma c’era tutto ciò che era presente nella cultura: matematica, filosofia, architettura, commercio, industria, geografia, medicina, astronomia; tutto era praticato dagli spiriti più illuminati dell’Asia alla corte di Harun al Raschid.

Oggi le persone hanno poca idea di quanto fosse grande e grandioso ciò che veniva fatto alla corte di Harun al Raschid. Innanzitutto c’è Harun al Raschid stesso: non un sovrano incapace, che attirava i più grandi saggi dell’Asia occidentale solo per mettersi in mostra, ma una personalità, certamente devota al maomettanesimo dal punto di vista religioso, ma aperta e libera verso tutto ciò che la civiltà orientale portava e possedeva. Mentre Carlo Magno imparava a malapena a leggere e scrivere, alla corte di Bagdad regnava uno splendore molto più grande, che non era affatto paragonabile a quello di Carlo Magno, grazie alle imprese di Harun al Raschid.

Era anche il periodo in cui gran parte del mondo mediorientale era già stato conquistato dall’Islam, gran parte dell’Africa, e ovunque veniva portato ciò che aveva avuto un effetto così brillante alla corte di Harun al Raschid. Ma tra coloro che erano portatori di geografia, scienze naturalistiche, medicina alla corte di Harun al Raschid, si trovava qualcuno che in una precedente incarnazione era stato membro di un’antica scuola dei misteri.

Infatti, anche se in passato erano stati iniziati, gli uomini non sempre rinascono in modo tale che si possa immediatamente riconoscere che in una vita precedente erano stati iniziati. In ogni epoca, anche se si è stati iniziati ai misteri in passato, si può assumere solo quella spiritualità, si può raggiungere solo quello stato dell’anima che il corpo ci permette, che può essere proprio di una determinata epoca. Se si guarda all’anima vera e propria, essa non coincide con le rappresentazioni dialettico-logiche che si hanno dell’anima nell’uomo. L’animico è in realtà molto più profondo di quanto si pensi comunemente.

Vi faccio un esempio. Pensate ad esempio a una personalità come Ernst Haeckel. Di lui colpisce innanzitutto che la sua concezione del mondo è di stampo materialistico, che egli ha sostenuto una sorta di meccanicismo non solo della natura, ma anche della vita animica, che egli attacca con forza il cattolicesimo, che talvolta è affascinante, talvolta fanatico, ma talvolta anche di cattivo gusto. Chi considera i nessi delle diverse vite terrene dell’uomo non guarderà affatto a queste caratteristiche, ma guarderà alle caratteristiche più profonde dell’anima.

Nessun uomo che si lasci abbagliare da ciò che colpisce inizialmente in Haeckel può, se vuole sviluppare metodi pratici del karma, arrivare alla precedente incarnazione di Haeckel. Perché chi vuole arrivare alla precedente incarnazione di Haeckel deve guardare al modo in cui Haeckel sosteneva ciò che aveva come concezioni. Si spiega con il tempo in cui Haeckel ha vissuto che egli avesse proprio questa formazione materialistica. Ma questo è irrilevante; ciò che conta è la struttura interiore dell’anima. E se si riesce a cogliere questa struttura interiore dell’anima e si possiede la visione occulta, allora lo sguardo torna indietro – ad esempio proprio nel caso di Haeckel – a papa Gregorio VII, l’ex monaco Ildebrando, che era proprio uno dei rappresentanti più forti e intensi del cattolicesimo.

Chi confronta poi queste due figure e sa che si tratta proprio di loro, scoprirà le somiglianze e anche la capacità di vedere cosa è insignificante e cosa è significativo in relazione alle grandi questioni dell’umanità. Le idee teoriche non sono affatto l’essenziale. Le idee teoriche sono essenziali solo nel nostro tempo teorico, materialistico, astratto. Dietro le quinte della storia mondiale, ciò che è essenziale è ciò che l’anima è nella sua natura. Chi lo capisce potrà già scoprire la somiglianza tra Gregorio VII e la sua reincarnazione come Haeckel.

È necessario acquisire tali concezioni solo quando ci si addentra nella natura concreta del karma e quando si vuole dare un significato al fatto che, ad esempio, alla corte di Harun al Raschid vivevano persone che, esteriormente, a causa del corpo fisico e dell’educazione che avevano ricevuto, erano diverse nel senso dell’VIII-IX secolo, ma che erano le reincarnazioni di antichi iniziati ai misteri.

Se si rivolge lo sguardo spirituale a questa corte di Harun al Raschid, si nota in modo particolare una personalità che era un consigliere profondo e influente di Harun al Raschid e che per l’epoca era uno spirito universale, uno spirito che aveva alle spalle la particolarità di aver partecipato in una precedente incarnazione a tutte le iniziazioni nella stessa regione in cui regnava Harun al Raschid, ma quando lì vivevano ancora popoli completamente diversi, e che in una successiva incarnazione, sotto altre sembianze, aveva cercato con tutta la sua nostalgia interiore di ottenere l’iniziazione, senza però riuscirci perché il destino non glielo aveva permesso.

Una personalità di questo tipo viveva alla corte di Harun al Raschid e doveva quindi nascondere nel profondo del suo essere ciò che era rimasto in lei dalla precedente incarnazione iniziatica. L’impossibilità di raggiungere l’obiettivo risiedeva in un’incarnazione successiva, poi venne quella alla corte di Harun al Raschid. E alla corte di Harun al Raschid questa personalità – poiché a quel tempo non erano più possibili iniziazioni nel senso antico – divenne semplicemente una personalità che agiva con un potente impulso, con una fantasia potente, una fantasia esatta e logica, che aveva un effetto incredibilmente stimolante su tutto ciò che veniva coltivato a quella corte, e fu l’organizzatore di quella corte.

Lì vivevano tutti i tipi di studiosi, artisti, un intero esercito di poeti era alla corte di Harun al Raschid; lì vivevano rappresentanti di tutte le scienze. Inoltre, Bagdad era allora il centro di tutte le attività scientifiche e artistiche che si svolgevano nel vasto impero califfale. E tutto ciò che c’era da organizzare proveniva in realtà da questa personalità, una personalità di grande iniziativa. Ora, tali individualità hanno un grande significato nel proseguimento dell’evoluzione dell’umanità.

Esaminiamo ora la personalità di Harun al Raschid stesso. Chi, con uno sguardo occulto, riesce a cogliere questa personalità nella sua essenza animica e poi la cerca di nuovo, e cerca se si è reincarnata, scopre che questa personalità di Harun al Raschid era davvero una personalità che era rimasta in contatto con ciò che aveva fondato sulla Terra, ha continuato a trasmetterlo passando attraverso la porta della morte, ha continuato in modo spirituale con l’evoluzione terrena dell’umanità, che ha influenzato molto dal mondo spirituale, ma ha anche accolto molto.

E poi è apparsa di nuovo nel modo in cui poteva apparire secondo l’epoca: questa personalità è apparsa come Lord Bacone di Verulam, che era il fondatore della nuova scienza. Bacone di Verulam ha dato un grande impulso al nuovo pensiero europeo dall’Inghilterra. Potete dire: sì, è molto diverso dalla personalità di Harun al Raschid! Ma è la stessa individualità! Perché ciò che appare esteriormente come differenza appartiene all’esteriorità.

E così vediamo, in un certo senso, l’anima di Harun al Raschid dall’Asia continuare a svilupparsi dopo la morte, per agire dall’Occidente sulla civiltà europea più recente, fondando persino gran parte del materialismo più recente, nel modo in cui poteva avvenire.

L’altra personalità, che non era solo il braccio destro, ma l’anima della corte di Harun al Raschid, che aveva quel curioso destino in relazione spirituale, questa anima intraprese un’altra via. A quest’anima, una volta varcata la porta della morte, importava poco di estrinsecare ancora uno splendore esteriore. Quest’anima aveva piuttosto l’impulso interiore di estrinsecare se stessa interiormente.

Per questo non poteva intraprendere una via che l’avrebbe condotta nell’incarnazione successiva in Occidente. Si pensi solo a Harun al Raschid: immenso splendore, solidità interiore della civiltà alla corte di Harun al Raschid, ma allo stesso tempo l’impulso di esternare tutto ciò che era dato dal maomettanesimo. Questo doveva estrinsecarsi in una successiva incarnazione. La vasta e profonda scientificità doveva venire alla luce. E venne alla luce. Ciò che era esteriorità alla corte di Harun al Raschid si impose alla luce del giorno in Bacone stesso.

L’altra personalità era sì l’anima alla corte di Harun al Raschid, ma una personalità molto interiore. Era molto vicina a ciò che era stato coltivato negli antichi misteri. Ora, questo non poteva essere estrinsecato, almeno non fino al nostro tempo, in cui il Kali-Yuga è terminato e inizia il tempo di Michele, in cui è nuovamente possibile parlare dello spirituale in modo del tutto disinibito. Ma era possibile riversare nella civiltà, in modo completo ed energico, ciò che era stato accolto, in modo che potesse avere un effetto intenso.

Questo è ciò che accadde con l’altra personalità. Dopo aver attraversato la porta della morte, essa si sviluppò nel mondo spirituale in modo tale che, quando riapparve sulla Terra, non poté, direi, approdare in Occidente, dove aveva avuto origine il materialismo, ma dovette approdare nell’Europa centrale, dove poté estrinsecare ciò che proveniva dagli antichi misteri, ma che doveva essere adattato alle mutate condizioni del tempo. Da questa personalità nacque quella di Amos Comenius.

E così si potrebbe dire che queste due anime, che hanno vissuto alla corte di Harun al Raschid, nel periodo successivo hanno attraversato la storia del mondo in modo tale da seguire due strade diverse. Una, direi, circondando il sud dell’Europa, per essere dall’Occidente l’organizzatore della storia più recente, della filosofia, delle scienze, come Bacone di Verulam; l’altra, direi, la via terrestre, quella che hanno preso anche le crociate, ha preso la via verso l’Europa centrale. Anche lui è diventato un grande organizzatore, ma si vede dalla sua organizzazione come agisse in modo diverso.

Ed è davvero uno spettacolo grandioso, uno spettacolo imponente, che, anche se in epoche diverse – non bisogna fraintendermi, ma ciò era legato al karma della storia mondiale – Amos Comenius e Lord Bacone di Verulam siano vissuti e abbiano preso strade diverse. Ma poi è successo che negli ultimi tempi, se posso usare un’espressione banale, si sono incontrati di nuovo nell’Europa centrale. E molto di ciò che la civiltà deve trovare doveva compiersi in questo modo nella civiltà, affinché ciò che in relazione esoterica sta nell’opera di Amos Comenius si unisse alla forza che è entrata nella tecnica, si unisse a tutto ciò che è contenuto in ciò che è stato fondato da Bacone.

Ma è uno degli esempi più meravigliosi della storia mondiale questo emergere di due anime che hanno operato nell’VIII-IX secolo alla corte di Harun al Raschid. Harun al Raschid stesso, che in un certo senso attraversa l’Africa e l’Europa meridionale per arrivare in Inghilterra, da dove opera poi nell’Europa centrale; Amos Comenius, che arriva nell’Europa centrale per incontrare l’altro in ciò che ha formato.

Così, miei cari amici, la considerazione storica diventa realtà. Perché ciò che passa da un’epoca della storia mondiale all’altra non passa in concetti astratti, non vola in concetti astratti, ma sono le anime umane stesse che trasferiscono ciò che è accaduto. Solo quando seguiamo il modo in cui le anime si evolvono da un’epoca all’altra possiamo comprendere come nel tempo successivo si sviluppi ciò che è nato in un tempo precedente. Dobbiamo prendere sul serio ovunque ciò che chiamiamo Maya e la realtà interiore. Anche la storia è Maya se la si considera solo dall’esterno; la si comprende solo quando si passa dalla Maya alla verità.

Che ora, miei cari amici, si comprenda nel modo giusto il fatto che, inaugurato dal Convegno di Natale, si passi alla realizzazione di ciò che all’inizio era stato annunciato, forse con una certa ingenuità, come «esercizi pratici sul karma». Dopo decenni di preparazione, però, all’interno della Società Antroposofica sarà possibile una vera contemplazione spirituale anche sul pensiero del karma, sugli esercizi pratici del karma, senza che da ciò derivino fraintendimenti e deviazioni nella vita.

4°Esempi karmici, memoria storica del Cristo e compito della Società Antroposofica dopo il Convegno di Natale

Praga, Cechia, 5 Aprile 1924

Prima di prendere la libertà di salutare il professor Haurten, che ha parlato a nome vostro con parole così gentili, permettetemi di esporre le considerazioni di questa sera.

Dalle considerazioni precedenti qui, alla Società Antroposofica di Praga, è diventato evidente come un’azione dello spirito – o forse sarebbe meglio dire di entità spirituali – regni sull’evoluzione dell’umanità e come le anime umane stesse, piene di spirito, traggano da un’epoca all’altra ciò che hanno acquisito in un’epoca, ma anche ciò che hanno accumulato come colpa nelle loro anime in un’epoca. Ma tutto questo ci permette di gettare uno sguardo profondo nel cosmo fisico-animico-spirituale, e solo così, quando gettiamo uno sguardo del genere, comprendiamo il nostro essere umano. Senza cadere in qualsiasi presunzione, dobbiamo infatti ammettere che siamo collegati alla fonte spirituale del cosmo con la nostra stessa natura umana e che comprendiamo la nostra natura umana solo se compenetriamo spiritualmente il cosmo.

Ora, dal Convegno di Natale, non solo l’Antroposofia deve essere amministrata entro la Società Antroposofica, ma l’amministrazione stessa deve essere Antroposofia. E questo deve trovare espressione anche nella trasformazione dell’attività antroposofica. Non ho quindi esitato, in queste conferenze, a lasciare che la mia riflessione si allontanasse dall’esoterico per avvicinarsi all’esoterico, e vorrei aggiungere oggi qualcosa a quanto ho detto. Vorrei aggiungere qualcosa che può chiarire come l’anima umana viene trasportata da un’epoca all’altra. Ciò che accade nel grande insieme accade anche per il singolo, e se comprendiamo il karma delle personalità che ci sono note, possiamo gettare luce anche sul nostro karma.

Continuiamo quindi oggi la nostra riflessione sul karma in modo un po’ più concreto.

Nel corso di queste riflessioni ho già citato il nome di un uomo che dimostra in modo singolare come in una natura volitiva possa manifestarsi qualcosa di visionario. Ho citato il nome dell’eroe italiano della libertà Garibaldi e ho anche indicato alcuni tratti caratteristici della sua personalità. Tutto ciò che si manifesta in questo Garibaldi è movimento della volontà. Quale immensa volontà ci vuole per attraversare spesso e volentieri, da giovane, in un periodo pericoloso, nel secondo e all’inizio del terzo decennio del secolo XIX, l’Adriatico sotto la propria responsabilità, essere catturato ripetutamente e liberarsi sempre grazie alla propria forza e al proprio coraggio. Quale immensa forza di volontà si cela nel fatto che, quando ha visto che in Europa non c’era più spazio per lui, è partito per il Sudamerica, dove è diventato uno dei personaggi più audaci nella lotta per la libertà. Ho anche sottolineato con attenzione come, per quanto riguarda il suo matrimonio, egli abbia sviluppato la propria vita al di là dei normali rapporti terrestri; e quando poi tornò in Europa, era proprio lui colui al quale l’Italia contemporanea doveva tutto.

Quando un giorno mi fu posta la domanda: come potrebbero essere i nessi karmici di questa personalità?, sorsero due domande. Perché l’esperienza dei nessi karmici non è qualcosa di molto semplice, ma qualcosa di complicato. Ho già detto che a volte bisogna partire da apparenti banalità della vita per passare da queste banalità, che però sono concrete e vivide, a ciò che trasferisce i fatti di una vita terrena nei fatti di un’altra vita terrena.

E così era in particolare il caso di Garibaldi, che era repubblicano per convinzione, repubblicano fino in fondo, ma che in Italia realizzò con tutta la forza della sua volontà il regno sotto Vittorio Emanuele. E in realtà, se si considera solo la biografia esteriore di Garibaldi, si nota una profonda contraddizione tra il suo sentimento più intimo e ciò che ha fatto. D’altra parte si vede come si sentisse legato a uomini come Mazzini e Cavour, con i quali non era affatto d’accordo, che avevano orientamenti di pensiero completamente diversi. Si nota quindi quanto sia strano che Garibaldi, nato nel 1807, sia nato proprio nelle immediate vicinanze dei luoghi di nascita di queste altre tre personalità: il futuro re Vittorio Emanuele, Cavour, l’uomo di Stato, e Mazzini, il filosofo. Sono nati, per così dire, nelle immediate vicinanze l’uno dell’altro. Ciò induce a cercare il nesso tra il karma di tali personalità.

L’altra domanda a cui questo porta è questa, una domanda davvero profonda. Quando facciamo considerazioni di Scienza dello Spirito, dobbiamo sempre richiamare l’attenzione sul fatto che nei tempi antichi esistevano iniziati, possessori e portatori della visione del mondo nel senso più ampio del termine. Ora può sorgere la domanda: poiché anche questi saggi dei tempi antichi devono reincarnarsi, dove sono allora nei tempi moderni? E qualcuno potrebbe chiedere: dove sono le grandi personalità dei tempi antichi che hanno operato come iniziati, dove sono attive nei tempi successivi?

Vedete, questi grandi iniziati sono tornati, ma dovete considerare, miei cari amici, che quando l’uomo appare in qualsiasi epoca, è costretto a usare il corpo che gli viene dato da quell’epoca. I corpi dei tempi antichi erano più docili, più plastici, più flessibili per lo spirito; ed entro la vita terrena si ha bisogno del corpo per tradurre realmente nella manifestazione terrena e nell’azione terrena ciò che si è accolto in sé prima di scendere nella vita terrena. E così, proprio di fronte a una questione così enigmatica, dobbiamo considerare – e con questo non si vuole affatto esercitare alcuna critica – come tutta l’educazione dell’epoca moderna sia già da secoli tale che l’organismo umano diventa tale che nella nostra vita non può affatto manifestarsi ciò che è vissuto nell’iniziato. Molto deve rimanere completamente nel sottosuolo dell’esistenza. E per questo alcuni iniziati dei tempi antichi appaiono come personalità che, con i concetti odierni, non sembrano affatto essere stati iniziati, perché devono usare il corpo della loro epoca.

Proprio un caso del genere abbiamo davanti a noi in Garibaldi. Se torniamo indietro nel tempo nella vita europea, troviamo misteri e iniziati del tipo più profondo nell’antichissima Irlanda. Ma i misteri irlandesi si sono realmente conservati fino all’epoca cristiana. Ancora oggi in Irlanda c’è molta vita spirituale – non astratta, concettuale, ma reale – spiritualmente efficace. Per quanto caotica appaia oggi l’Irlanda esteriore, in Irlanda c’è molta vita spirituale reale; ma questo è solo l’ultimo residuo di ciò che un tempo era. In Ibernia, in Irlanda, c’erano misteri profondamente radicati che hanno continuato ad agire fino in Europa nei primi secoli, con l’accoglienza del cristianesimo. E lì si trova un iniziato che ha intrapreso il cammino dall’Irlanda fino alla regione dell’odierna Alsazia nell’VIII-IX secolo dopo la fondazione del cristianesimo. Questo iniziato fece molto allora per operare sotto tempesta a favore del vero cristianesimo, per il quale Bonifacio in realtà fece ben poco.

E a questo iniziato giunsero tre discepoli provenienti da tre parti del mondo, tre discepoli che si affidarono a lui. Questi tre discepoli arrivarono lontano, chi più chi meno. Ma proprio nei misteri irlandesi era regola severa che gli allievi che si erano affidati a un iniziato non venissero da lui abbandonati nella loro futura vita terrena, ma che egli compisse qualcosa nella vita terrena che tenesse uniti questi allievi a lui, che creasse un legame tra questi allievi e lui.

L’iniziato a cui mi riferisco è riapparso nel XIX secolo sotto le sembianze di Giuseppe Garibaldi, con quella volontà visionaria che in tempi più antichi si era manifestata in modo completamente diverso, che poteva estrinsecarsi in un corpo del XIX secolo, che aveva ricevuto un’educazione completamente diversa da quella dei tempi antichi, un’educazione molto scarsa. E gli altri tre che ho menzionato erano gli allievi che erano venuti come allievi da tre diverse regioni della terra. Ma ciò che ha agito come forza da un’incarnazione all’altra ha agito più profondamente dei principi esteriori. Di fronte a ciò che incatena l’uomo all’uomo attraverso le incarnazioni, è una cosa da poco dire: io sono repubblicano, tu sei monarchico. In queste cose bisogna essere chiari su quanto sia lontana la maya terrestre, la grande illusione, l’apparenza dell’esistenza, dalla realtà spirituale che agisce spiritualmente dietro le apparenze dell’esistenza. E così Garibaldi, per esempio, non poté abbandonare Vittorio Emanuele, nonostante fosse di idee completamente diverse dalle sue. Le idee, quando si riferiscono all’esteriorità e non agli uomini, appartengono all’epoca, non all’individualità che passa di vita terrena in vita terrena.

Vorrei scegliere un altro esempio che mi è particolarmente caro. Avevo un insegnante di geometria che mi era estremamente caro. Forse saprete dalla mia biografia che la geometria è una delle cose a cui devo di più nella mia vita. Così questo insegnante di geometria mi era particolarmente caro. Il fatto che fosse un eccellente costruttore mi portava ad amarlo molto, perché io amavo la costruzione e perché esponeva ciò che diceva con una vera indipendenza e anche con tutta l’unilateralità del pensiero geometrico. Era così unilaterale nella sua formazione geometrica che, ad esempio, non era un matematico, ma solo un geometra. In questo era geniale, ma non aveva conoscenze, nessuna conoscenza reale della matematica. E viveva proprio in un’epoca in cui tutta la geometria descrittiva, che era la sua materia, veniva trasformata. Lui rimase fedele al vecchio. Questo era un tratto caratteristico di lui.

Ma ancora più caratteristico per il ricercatore occulto era un altro aspetto. Aveva quello che si chiama un piede storpio. Ora, la particolarità è che, naturalmente non la sostanza fisica, ma la forza che l’uomo porta nei suoi piedi in un’incarnazione, il modo in cui si presenta, come si pone attraverso il movimento dei piedi nel bene o nel male, si metamorfizza. Tutto ciò che ha a che fare con i piedi può estrinsecarsi in una prossima vita terrena nell’organizzazione della testa, mentre ciò che ora abbiamo nella testa può estrinsecarsi proprio nell’organizzazione delle gambe nella prossima vita terrena. Queste cose si trasformano in modo peculiare. Chi è esperto in queste cose può vedere, dal modo in cui una persona si presenta, come pone le dita dei piedi, come pone i talloni, com’era il suo modo di pensare in una precedente incarnazione. E chi segue la peculiarità dei pensieri di una persona, se pensa in modo veloce, fugace o misurato, ponderato, è spesso portato a vedere realmente come camminava in una precedente incarnazione.

Una persona che pensa in modo superficiale, nella sua precedente incarnazione aveva un’andatura con passi piccoli e veloci, che sembrava quasi che si dimenasse sul pavimento. Un uomo che pensa con calma aveva un’andatura sicura. E proprio queste piccolezze apparentemente insignificanti della vita conducono più in profondità, se si cercano i nessi spirituali più profondi e non quelli esteriori e astratti.

E così, mentre continuavo a riprendere alla mente l’immagine del mio amato maestro, fui condotto alla sua precedente incarnazione. E alla sua immagine se ne aggiunse un’altra, anch’essa di un uomo con un piede storpio: Lord Byron. Ora questi due uomini stavano davanti a me. E il karma del mio maestro mi aveva portato, come anche la peculiarità che vi ho esposto, a capire come nel X o XI secolo queste due anime avessero vissuto in una precedente incarnazione nell’estremo oriente dell’Europa, dove un giorno, sotto l’influsso di una significativa leggenda, una profezia, quella leggenda che dice che il Palladio, che con un certo incantesimo manteneva il potere romano, era stato portato dall’antica Troia a Roma e lì nascosto.

E quando l’imperatore Costantino volle trasferire la Roma romana a Costantinopoli, fece portare con straordinario fasto il Palladio da Roma a Costantinopoli e lo fece nascondere sotto una colonna, sotto una colonna che egli fece costruire in modo tale da esprimere la sua immensa arroganza. Fece collocare in cima una vecchia statua di Apollo, che però fece modificare in modo tale da rappresentare lui stesso. Si fece portare dei pezzi di legno della croce su cui era stato crocifisso Cristo e con essi intrecciò una sorta di corona attorno al capo della statua. Celebrò vere e proprie orgie di presunzione.

Ma poi si formò la leggenda profetica che un giorno il Palladio di Costantinopoli sarebbe stato portato più a nord e che un giorno in un regno slavo si sarebbe incarnato il potere che era legato al Palladio. Questi due uomini di cui parlavo hanno sentito questa profezia e si sono prefissati l’obiettivo di migrare a Costantinopoli e portare il Palladio in Russia. Non ci sono riusciti. Ma l’impulso rimase, in particolare in uno di loro, Byron. Questo si trasformò nell’impulso di lottare per la libertà della Grecia, che nel XIX secolo portò Byron quasi nello stesso luogo dove aveva cercato il Palladio fisico in una vita terrena precedente.

Vedete, è necessario trovare i fili che riconducono ai tempi antichi.

Così, in un’altra occasione, fui condotto a una personalità che visse all’incirca nel IX secolo nel nord-est dell’odierna Francia e che nei primi anni della sua vita possedeva vaste proprietà terriere, era una personalità ricca per l’epoca, allo stesso tempo bellicosa, e che aveva intrapreso molte piccole campagne militari avventurose, nulla di particolarmente grandioso. Una volta raggiunta una certa età, questa personalità raccolse attorno a sé delle persone che intrapresero con lui una spedizione avventurosa che però ebbe esito infelice, causando una grande, enorme delusione per questa personalità che, senza aver ottenuto nulla, dovette tornare a casa. Ma come accadeva in quel tempo in alcune zone, mentre il personaggio era assente dalla sua fattoria e dalla sua terra, un altro si era impadronito della sua casa, della sua fattoria e della sua terra. La personalità semplicemente non trovò più la sua proprietà – è strano, ma è successo – e dovette in futuro servire come una sorta di ilota, come servo della gleba nella propria fattoria.

Di notte si tenevano solitamente delle riunioni con i vicini e in modo piuttosto selvaggio venivano elaborate idee di forza che non potevano portare ad altro che alla loro elaborazione. Si potrebbe dire che con queste idee di forza, di ribellione contro i signori, si giocava un gioco dialettico reale, quasi come nell’antica Roma. Questa personalità può diventare interessante, cacciata dalla proprietà e dall’abitudine al comando, ma che, senza piegarsi, divenne un agitatore in tutta la regione, in particolare contro chi si era impadronito della proprietà.

E nel secolo XIX riapparve questa personalità e divenne interiormente, intellettualmente, animicamente ciò che poteva diventare da questa precedente incarnazione: divenne Karl Marx, il capo dei socialisti.

E ora pensate, miei cari amici, quanto diventa chiara la storia del mondo se la si può considerare in questo modo, se si possono davvero seguire le anime da un’epoca all’altra, come viene trasferito ciò che grava sulle anime da un’epoca all’altra. La vita storica, il divenire e l’essenza dell’umanità acquisiscono così nessi concreti.

E recentemente a Dornach ho potuto richiamare l’attenzione su un altro nesso, un nesso che mi ha indotto ripetutamente durante la guerra, in particolare alla fine della guerra, a sottolineare il fatto che gli uomini non devono lasciarsi abbagliare troppo da una certa personalità dei tempi recenti. Già nel mio corso di Helsingfors del 1913 avevo richiamato l’attenzione sulla capacità comunque piuttosto limitata di cui si trattava. Tutto ciò avvenne perché mi era chiaro il nesso tra un successore di Maometto, Muawija del settimo secolo, e Woodrow Wilson. Tutto il fatalismo che allora viveva in questa personalità di Muawija si manifestò, in questo altrimenti del tutto inspiegabile, che voleva essere solo un fatalismo della volontà, nel fatalismo di Woodrow Wilson. Si vorrebbe dire che chi cerca una conferma, un’origine dei famosi quattordici punti, la troverà già nel Corano.

Questi sono i nessi, miei cari amici. In queste cose non deve esserci la minima simpatia o antipatia, non deve esserci alcuna critica: deve esserci la più pura obiettività. Questa obiettività porta però proprio a condurre da un punto della storia, dove appare un’anima, a un altro punto. Si può già dire che, quando l’umanità sarà un po’ uscita da ciò che oggi è ancora presente nell’epoca materialistica, allora si ascolteranno e si guarderanno queste cose. Ci si sentirà allora completamente diversi all’interno della civiltà moderna, perché la si vedrà nei suoi nessi, non solo secondo cose che sono morte, ma secondo cose che sono vive. Questo è ciò che conta. L’intero divenire storico diventerà vivo. E l’uomo, se vuole uscire dal punto morto dello sviluppo in cui si trova ora nella sua civiltà, ha bisogno dello spirito vivo e non dello spirito astratto e morto delle mere idee.

La considerazione storica forse si avvicinerà solo con grande riluttanza allo spirituale, nel modo in cui l’ho esposto nella mia conferenza pubblica qui alcuni giorni fa; ma deve farlo comunque. La considerazione storica esteriore, che può basarsi solo sui documenti, è in realtà piena di incomprensibilità. Si presenta qualcosa di cui non si capisce affatto da dove provenga. Perché? Perché non se ne conoscono le origini. Le origini sono andate perdute. Proprio quando si indagano tali cose, molte realtà prendono vita nel divenire storico. Ma questo esprime anche molte cose che sono state fatte dagli uomini per rendere la storia, in relazione a elementi importanti, qualcosa di errato, di falso.

Miei cari amici, vi sembrerà sicuramente paradossale se il ricercatore spirituale deve constatare, in un passato relativamente recente, che una meravigliosa opera d’arte poetica è andata perduta, completamente perduta a causa dell’ostilità di una certa corrente spirituale. Nei primi secoli dell’evoluzione cristiana, nelle regioni meridionali della civiltà europea, esisteva un’opera d’arte che rappresentava l’essenza più intima della civiltà in progresso, subito dopo che il cristianesimo era intervenuto nell’evoluzione dell’uomo europeo. Quest’opera d’arte, nella sua forma di dramma epico, di poema drammatico, mostrava come l’uomo, dopo che il cristianesimo aveva agito come fenomeno giovane, non potesse avvicinarsi alla vera, reale entità del Cristo, ma dovesse passare attraverso una preparazione misteriosa ben determinata per giungere alla vera entità del Cristo.

Per comprendere di che cosa si tratti, bisogna chiarire quanto segue. Il Cristo ha spiegato molto chiaramente ai suoi discepoli più intimi come, nell’entità che era Gesù, nato in Oriente, fosse entrato in lui, nel trentesimo anno, il Cristo come entità solare, come entità cosmica. Gesù di Nazareth era nato in una religione lunare. Che cos’era infatti la religione di Jahvè, di Jehova? Che cos’era Jahvè stesso? Quando si guardava Jahvè, si guardava verso l’io umano, che dipende direttamente dalla forma umana fisica, dalla figura umana che nasce con noi. Ma ciò che nasce con noi, ciò che viene formato in noi, ciò che viene educato in noi mentre veniamo plasmati in un io nel corpo materno, dipende dalle forze lunari. Jahvè è in realtà una divinità lunare. Guardando verso Jahvè si diceva: Jahvè è il capo delle entità lunari, da cui provengono le forze che mettono l’uomo nell’esistenza fisica terrena.

Se però nell’uomo agissero solo forze lunari, egli non potrebbe mai superare ciò che è insito in lui nella vita terrena. L’uomo oggi non può farlo; lo poteva fare in tempi più antichi. Se torniamo indietro ai tempi preistorici terrestri, troviamo qualcosa di molto strano, che all’uomo odierno appare bizzarro. Troviamo che gli esseri umani – la maggior parte di una certa classe di esseri umani – nel trentesimo anno di vita subivano una trasformazione completa dell’anima umana. Per quanto strano e paradossale possa sembrare all’uomo di oggi, era così in un tempo di cui i Veda ci danno solo qualche eco.

Allora, nell’antica India, se una persona incontrava qualcuno che aveva visto tre anni prima, poteva in certi casi sapere di averlo già visto, ma non lo riconosceva. Avevano dimenticato tutto ciò che era stato fino al trentesimo anno, avevano dimenticato tutto, persino l’identità della loro personalità. Esisteva persino un’istituzione – oggi la chiameremmo ufficio, dato che oggi chiamiamo ufficio e autorità qualsiasi cosa – che prevedeva che una persona del genere dovesse recarsi a tale ufficio e farsi dire dove era nata e chi era. Queste personalità ricevevano poi nei misteri i mezzi per ricordare nuovamente la loro vita fino al trentesimo anno. Erano coloro che in seguito furono chiamati i «due volte nati», che dovevano la loro prima esistenza alle forze lunari e la loro seconda esistenza terrestre alle forze solari.

Ciò che nei tempi antichi si manifestava in modo così radicale nel corso della vita terrena come una tale metamorfosi, ciò che veniva chiamato il doppio nascere, veniva attribuito al Sole; a ragione, perché le forze solari sono in nesso con tutto ciò che l’uomo può fare di sé in libertà. Gradualmente, però, nell’evoluzione dell’umanità, era giunto il momento in cui ciò non apparteneva più all’evoluzione umana, in cui l’uomo non assorbiva più nella coscienza fisica guardando verso le lontananze cosmiche.

Giuliano l’Apostata voleva richiamare l’attenzione sul fatto che ciò esisteva ancora, ma dovette pagarlo con la morte. Il Cristo, invece, conferendo alle sue parole la forza di trasmettere all’uomo ciò che la natura non gli dava, voleva farlo attraverso la morale, attraverso l’approfondimento religioso-morale. Fu il Cristo a insegnare agli uomini: se sentite ciò che io sento, se, invece di guardare il Sole, guardate ciò che è risvegliato in me, che per ultimo, a trent’anni, ha ricevuto la parola solare, allora ritroverete la via verso l’elemento solare.

I maestri dei misteri del primo tempo cristiano sapevano molto bene che ora si sarebbe sviluppato l’intelletto, l’intellettualità, che porta all’uomo la libertà, ma gli toglie l’antica chiaroveggenza che lo conduce alla spiritualità del cosmo.

Per questo motivo questi saggi dei misteri cristiani antichi fondarono una sorta di insegnamento che fu poi trasmesso in quel dramma epico, in quell’epopea drammatica di cui ho parlato. In essa veniva rappresentato un discepolo dei misteri cristiani che, attraverso il sacrificio dell’intelletto che doveva compiere in una certa età giovanile, veniva introdotto nel vero cristianesimo, affinché gli fosse data la visione che il Cristo è un essere solare che ha vissuto in Gesù di Nazareth a partire dal trentesimo anno della sua vita. In quel dramma veniva rappresentato in modo afferrante come un aspirante alla vera essenza del cristianesimo, nei suoi anni giovanili, portasse il sacrificio dell’intelletto, cioè facesse voto alle alte potenze del mondo di non attenersi all’intellettualità, ma di approfondire il proprio intimo, per imparare a conoscere il cristianesimo non solo come qualcosa di storico-tradizionale, ma come qualcosa di cosmico, per guardare al Cristo come a colui che porta in sé l’entità solare come spiritualità.

Fu una scena drammatica di grande portata e di grande contenuto quella che rappresentò questa trasformazione di un essere umano attraverso il sacrificio dell’intelletto. Da un uomo che accoglieva il cristianesimo solo secondo la lettera dei Vangeli, così come era stato tramandato, egli divenne uno che imparò a guardare al cosmico, che vide il nesso vivente del Cristo con il cosmo. Il divenire chiaroveggente per il cristianesimo come realtà cosmica: questo rappresentò per il suo eroe quell’antico dramma epico.

La Chiesa cattolica provvide affinché ogni traccia di questo dramma fosse cancellata. Non è rimasto nulla; la Chiesa cattolica ebbe abbastanza potere per farlo. È solo per caso, per esempio, che si sia conservata una copia delle opere di un personaggio della corte di Carlo il Calvo, di cui altrimenti non si saprebbe nulla: Scotus Erigena.

Chi osserva cose di questo genere non troverà così paradossale che la ricerca spirituale ci costringa a richiamare questo dramma epico, questa epopea drammatica che rappresenta la trasformazione di un uomo che, con il voto di sacrificare il proprio intelletto, ottiene l’apertura dei cieli. Nella tradizione, tuttavia, si sono conservati solo alcuni frammenti di quell’antico poema epico, più volte modificati, non più compresi nei loro grandi nessi e soprattutto non più colti nella loro antica plasticità. Ciò che costituiva il contenuto di quest’opera d’arte divenne più volte oggetto della pittura. Anche questi dipinti furono distrutti; solo le tradizioni rimasero. Da queste tradizioni qualcosa fu ancora portato avanti in una cerchia alla quale apparteneva il maestro di Dante, Brunetto Latini. Dante apprese da questo maestro qualcosa, non più in modo esatto, ma in forma tradizionale, e nella «Divina Commedia» vive ancora qualcosa di quell’epopea drammatica. Ma l’opera è esistita realmente, così come esiste la «Divina Commedia» stessa.

Vedete, la storia non coincide con la realtà, e molto dovrà essere recuperato, attraverso una ricerca puramente spirituale, di tutto ciò che è stato sterminato dal nemico. Da una certa parte, infatti, esiste tutto l’interesse a sradicare con radici e peduncoli tutto ciò che richiama l’attenzione sul fatto che il Cristo proviene dal cosmo. La nascita del Cristo è stata spostata dal trentesimo anno alla nascita fisica. Non si sarebbe potuto realizzare tutto ciò che poi è divenuto insegnamento cristiano se non fosse stato sterminato quel dramma di cui ho parlato oggi. La ricerca spirituale dovrà dunque svolgere un ruolo importante se l’umanità vuole continuare a vivere nella propria civiltà.

Conoscete già il terribile danno causato da quelle malattie che si manifestano come nel caso di una persona che conoscevo abbastanza bene, la quale aveva una posizione piuttosto rispettabile. Un giorno lasciò la sua casa, la sua famiglia, salì su un treno, prese un biglietto per una stazione lontana e improvvisamente dimenticò tutto ciò che aveva vissuto nella sua vita fino a quel momento. Il suo intelletto era integro, ma la memoria era completamente offuscata; una volta arrivato in quella stazione, prese un altro biglietto, attraversò così la Germania, l’Austria, l’Ungheria, la Galizia e alla fine, quando la memoria gli tornò, si ritrovò in un rifugio per senzatetto a Berlino.

È veramente la rovina dell’intero Io dimenticare ciò che si è vissuto. Allo stesso modo sarebbe la rovina dell’Io della civiltà, dell’Io dell’umanità europea, se essa dimenticasse completamente ciò che ha vissuto storicamente, ciò che le è stato strappato. Solo la Scienza dello Spirito può riportarla indietro.

Ma anche alle persone relativamente ben disposte, anche a voi, miei cari amici, ciò che la Scienza dello Spirito ha da dire appare ancora oggi molto strano. Non si può leggere senza una certa ironia ciò che uno spirito altrimenti così pieno di speranza come Maurice Maeterlinck dice di me come fondatore dell’Antroposofia sotto il titolo «Il grande enigma». Maurice Maeterlinck sembra non poter negare che nelle prime introduzioni dei miei libri vi sia sempre qualcosa di molto ragionevole; questo lo colpisce. Ma poi egli entra in qualcosa che lo confonde enormemente, che non riesce a superare.

Si potrebbe variare una frase di Lichtenberg: quando i libri e un uomo si scontrano e il suono è vuoto, non dipende necessariamente dal libro. E tuttavia è proprio così. Maurice Maeterlinck è certamente un fiore all’occhiello della nostra civiltà attuale; e pensate che quasi letteralmente si trova questa affermazione: nelle introduzioni dei suoi libri, nei primi capitoli, Rudolf Steiner mostra sempre uno spirito ponderato, logico, ampio; poi, nei capitoli successivi, è come se impazzisse. Ora, miei cari amici, che conseguenza ne deriverebbe? Significherebbe: primo capitolo, spirito ponderato, logico, ampio; ultimo capitolo, folle. Il libro è finito, ne arriva uno nuovo. Di nuovo all’inizio: spirito ponderato, logico, ampio; alla fine: folle.

Ho scritto un gran numero di libri; dovrei quindi attraversare questa procedura con una certa virtuosità: primo capitolo, logico, ampio; alla fine, folle. Potrei seguire questa procedura con una vera perizia: all’inizio spirito ponderato, logico, ampio; poi confuso, ottuso. Così, secondo Maurice Maeterlinck, nei miei libri si farebbe giocoleria, e in un modo così arbitrario che nemmeno nei manicomi si è ancora scoperto.

Ora vedete come si cada in una confusione ancora maggiore quando ci si avvicina ai libri di coloro che vi considerano ottuso. Dall’ironia con cui si devono accogliere alcune di queste cose si può vedere quanto sia ancora difficile per gli uomini del tempo presente orientarsi nella vera indagine spirituale. Ma essa deve arrivare. E affinché non sia colpa nostra, miei cari amici, di non aver usato la forza necessaria per portare avanti l’approfondimento spirituale, vi è stato il Convegno di Natale, che deve costituire una pietra miliare per l’ulteriore sviluppo della Società Antroposofica nel modo che ho già esposto.

Esso deve innanzitutto inaugurare un’epoca del movimento antroposofico in cui si dovrà parlare senza timore dei fatti concreti della vita spirituale, come abbiamo fatto oggi e nelle conferenze precedenti. È necessaria una spinta più forte di quella che è stata data in passato, se lo spirito di cui l’umanità ha bisogno deve entrare realmente in azione.

Per questo, miei cari amici, è stato per me una profonda soddisfazione poter introdurre un poco alle profondità della vita spirituale in queste undici conferenze che ho potuto tenere pubblicamente o in cerchie più o meno ristrette. Da questa profonda soddisfazione vi esprimo il mio più sentito ringraziamento per le parole calorose e sincere che il professor Hauffen ha pronunciato oggi all’inizio di questa ora. Vi ringrazio di cuore per l’accoglienza, vi ringrazio di cuore per tutto ciò che le vostre anime mi hanno offerto durante la mia presenza qui.

Potete essere certi che porterò nel cuore le belle parole pronunciate dal professor Hauffen; da esse sgorgheranno i pensieri che vi invierò sempre e che, una volta raggiunta la loro meta, rimarranno con voi mentre lavorerete qui. Come antroposofi, anche se siamo lontani geograficamente, siamo comunque uniti nello spirito; dobbiamo ricordarlo e sapere che siamo insieme.

Per molti anni ho avuto il privilegio di parlare qui a Praga delle molteplici forme della vita spirituale, e questo mi ha dato grande soddisfazione. Questa volta in modo particolare, perché sono state poste alle vostre anime e ai vostri cuori esigenze relativamente nuove, perché avete dovuto accogliere con ancora maggiore imparzialità ciò che questa volta ho dovuto dirvi, direi per incarico spirituale. Quando dico “per incarico spirituale”, intendo dire che rimaniamo uniti nello spirito.

La Presidenza che si è costituita a Dornach è piccola; ne fanno parte solo persone che mi sono intimamente legate, per poter realizzare, partendo da questa iniziativa, ciò che deve essere realizzato. Ciò che deve essere realizzato, tuttavia, sarà realizzato se tutti gli amici cari collaboreranno con tutto il cuore, soprattutto nel pensiero, nel sentimento e nella volontà spirituali antroposofici.

Accogliete questo, insieme al mio ringraziamento, come un cordiale saluto d’addio, che però non vuole essere una separazione, ma l’inizio di un’unione spirituale. Questa unione deve rimanere fondamentalmente ciò che emerge da ciascuna delle nostre parole. Tutte le parole che vengono dette tra noi devono servire a unirci sempre più strettamente.

In questo senso, cari amici, con cuore commosso vi prometto che sarò con voi, che i miei pensieri saranno tra voi, che cercheranno tra voi uno dei luoghi in cui possa agire in modo giusto la volontà antroposofica, la corrente spirituale antroposofica. Separiamoci fisicamente in questo spirito, ma restiamo spiritualmente uniti con tutto il cuore.

5°Tre aspetti della morte e inizio del karma: dall’intelligenza cosmica alla sfera lunare e alla decisione di compensazione

Praga, Cechia, 23 Maggio 1924

L’ultima volta che ho avuto l’occasione di parlare ad almeno alcuni di voi fu quando il nostro Goetheanum a Dornach esisteva ancora. Allora mi diede grande soddisfazione poter parlare davanti a un gruppo di amici francesi. Questa soddisfazione si ripete ora che, su invito dei nostri amici francesi, posso parlare anche qui di argomenti relativi alla nostra Antroposofia. Ringrazio questi amici per il loro gentile invito, in particolare Mlle Sauerwein, ed esprimo anche la mia soddisfazione per il fatto che il dottor Sauerwein, che allora tradusse in modo così bello e disponibile le conferenze a Dornach, si sia dichiarato disposto ad assumersi questo compito anche a Parigi. Gli sono particolarmente grato per questo.

Nel movimento antroposofico sono cambiate alcune cose, poiché in un tempo relativamente breve, dopo la disgrazia dell’incendio, abbiamo potuto tenere, con grande partecipazione degli amici antroposofici, il Convegno di Natale che, credo, ha dato un nuovo impulso al movimento antroposofico, in particolare per quanto riguarda il contenuto stesso dell’attività antroposofica. La novità nel movimento antroposofico consiste anche nel fatto che ora ho dovuto assumere io stesso la presidenza, che fino ad allora era stata esercitata da altri, mentre io mi consideravo soltanto un insegnante. È stata una risoluzione molto importante, anche nei confronti del mondo spirituale, quella che ho dovuto prendere allora, perché era un rischio, un vero azzardo. Assumendo la guida esteriore, sarebbe potuto benissimo accadere che le rivelazioni da parte delle entità spirituali, dalle quali dipendiamo completamente quando si tratta della diffusione dell’Antroposofia, diminuissero, poiché mi ero assunto la responsabilità dell’amministrazione esteriore della Società.

Oggi posso già constatare un fatto straordinariamente significativo: non è avvenuto nulla di tutto questo. Al contrario, dal Convegno di Natale l’impulso spirituale che deve scendere dai mondi spirituali affinché il movimento antroposofico possa prendere il giusto corso è cresciuto notevolmente, così che il nostro movimento, a partire dal Convegno di Natale, è potuto diventare sempre più esoterico e continuerà a esserlo. A ciò è legato il fatto che, dal punto di vista spirituale, forze contrarie molto potenti, forze demoniache, si scagliano contro il movimento antroposofico. Vi è tuttavia motivo di sperare che le forze dell’alleanza che abbiamo potuto stringere con le buone forze spirituali attraverso il Convegno di Natale saranno in grado, in futuro, di sconfiggere tutte quelle forze contrarie nel campo spirituale che si servono degli esseri umani sulla Terra per ottenere i loro effetti.

In queste tre conferenze, miei cari amici, vorrei parlare di come, da un lato, l’Antroposofia possa vivere come conoscenza del mondo spirituale nel mondo e nell’uomo e, precisamente, come una tale conoscenza del mondo e dell’uomo renda possibile, dall’altro lato, trarre da essa reali impulsi interiori dell’anima per la vita morale e religiosa. Il fatto che sia possibile ottenere conoscenze che al tempo stesso danno impulsi religiosi e morali consente all’Antroposofia di offrire all’umanità qualcosa di diverso dalla civiltà degli ultimi secoli. Questa civiltà era infatti particolarmente malata del fatto che esistevano conoscenze di grande portata – scientifiche, economiche, filosofiche – ma tutte queste conoscenze occupavano soltanto la testa dell’uomo. Gli impulsi morali e religiosi, invece, devono venire dal cuore, devono sgorgare dal sentimento. Essi erano presenti come ideali religiosi e morali, ma la scienza più recente non poteva dire se in questi ideali fosse contenuta una forza così potente da poter creare, attraverso il sentire morale e religioso, mondi che significassero un futuro una volta che il mondo fisico attuale sarà scomparso. Su questo la scienza moderna non ha potuto dire nulla. Da qui sono scaturiti i grandi dubbi dell’epoca passata e di quella presente.

Oggi vorrei considerare l’essenza dell’uomo da tre punti di vista. Seguiamo questa essenza dell’uomo, e noi stessi ci troviamo in essa con il nostro destino tra la nascita e la morte. Ciò che seguiamo è delimitato da un lato dalla nascita, o meglio dal concepimento, e dall’altro dalla morte. La nascita e la morte non sono la vita; esse danno inizio alla vita, esse la concludono. La domanda è dunque questa: possiamo guardare alla nascita e alla morte con la stessa considerazione con cui guardiamo alla vita, alla nostra vita e a quella degli altri tra la nascita e la morte, oppure la considerazione deve mutare quando giungiamo ai confini, alla nascita e alla morte? Di conseguenza, l’aspetto della morte, che limita in modo così evidente la vita umana, è la prima cosa che oggi vogliamo considerare spiritualmente.

La morte sottrae all’uomo, nella vita terrena, ciò che è fisico e che sta davanti a noi. Come sottrae questo fisico? La Terra, con i suoi elementi, sia attraverso la sepoltura sia attraverso l’elemento del fuoco nella cremazione, sottrae l’uomo fisico. Che cosa può fare con ciò che noi osserviamo dell’uomo con i nostri sensi fisici? Può soltanto distruggere. Se guardiamo alle forze che ci circondano, vediamo che, quando ricevono il cadavere umano, esse non costruiscono nulla nel corpo umano, ma lo distruggono. Possiamo quindi dire che ciò che è intorno a noi come forza naturale non è destinato a costruire, perché quando il corpo umano viene abbandonato alle forze naturali si decompone. Deve quindi esserci qualcos’altro che lo costruisce, qualcosa di diverso dal terrestre, poiché attraverso il terrestre esso si dissolve.

Tutta questa questione appare però diversa se si considera la morte dell’uomo con le forze conoscitive che vengono tratte dall’anima attraverso esercizi spirituali. Le normali forze conoscitive vedono il cadavere e nient’altro. Ma se, attraverso esercizi dell’anima, si raggiunge un primo grado di conoscenza, che ho descritto nei miei libri come immaginazione, allora la morte si trasforma completamente. L’uomo si strappa dalla Terra nella morte. Quando sviluppiamo il grado di conoscenza dell’immaginazione, vediamo con visione immediata, in immagini viventi, che l’uomo nella morte non muore, ma risorge dal suo cadavere. La morte fisica si trasforma così in nascita spirituale per il grado di conoscenza dell’immaginazione.

Prima della morte l’uomo sta lì come uomo terrestre; egli può dire: io sono qui in questo luogo, là fuori c’è il mondo. Nel momento in cui sopraggiunge la morte, l’uomo non è più soltanto dove si trova il suo cadavere. Egli inizia la sua esistenza nelle vaste distese dello spazio cosmico, diventa uno con il mondo che prima aveva soltanto guardato. Il mondo al di fuori del suo corpo diventa ora la sua esperienza; ciò che prima era mondo interiore diventa mondo esteriore, e ciò che prima era mondo esteriore diventa mondo interiore. Dall’esistenza personale si passa a un’esistenza mondiale. La Terra, come mostra la conoscenza immaginativa, ci dà la possibilità di attraversare la morte. Davanti a questa conoscenza, la Terra si manifesta come portatrice della morte nell’universo. In nessun altro luogo, tra quelli che l’uomo penetra nella vita fisica o spirituale, troviamo la morte se non sulla Terra.

Nel momento in cui l’uomo attraversa la morte e diventa uno con il mondo, si presenta il secondo aspetto: non più quello della morte, ma quello in cui le distese dello spazio ci appaiono come ovunque colme di pensieri universali. L’intero cosmo diventa ora, per la visione e per l’uomo stesso che è passato attraverso la morte, pieno di pensieri universali che vivono e si intrecciano nelle distese dello spazio. L’aspetto spaziale diventa manifesto, così che, attraversando la morte, entriamo in un mondo di pensieri universali. Tutto agisce e si intreccia nei pensieri universali. Questo è il secondo aspetto della morte.

Quando nella vita terrena ci troviamo di fronte a un altro essere umano, abbiamo davanti a noi innanzitutto la sua personalità; egli deve parlare se vogliamo conoscere i suoi pensieri. Diciamo allora che il pensiero è in lui e ci giunge attraverso il suo linguaggio. Nella vita terrena non incontriamo mai pensieri in sé; essi esistono soltanto negli esseri umani e provengono da loro. Quando invece usciamo dalla sfera terrestre attraverso la morte ed entriamo nella sfera spaziale dei pensieri, inizialmente non incontriamo esseri viventi. Nelle vaste distese dello spazio non incontriamo né esseri umani né divinità, ma ovunque incontriamo pensieri universali. È come se, qui nel mondo fisico, non vedessimo prima l’uomo ma, incontrandolo, percepissimo soltanto i suoi pensieri senza vedere l’uomo stesso: vedremmo una nube di pensieri, e poi un’altra nube. Così, dopo la morte, non incontriamo esseri, ma il pensiero universale, l’intelligenza universale.

In questa sfera dell’intelligenza cosmica l’uomo vive alcuni giorni dopo la sua morte. Nei pensieri universali che si intrecciano appare, come un particolare, direi come una nube speciale che si osserva, la propria ultima vita terrena. Essa è inscritta nell’intelligenza universale. Si guarda la propria vita tutta in una volta, in un grande quadro che abbraccia pochi giorni. Con ogni giorno che passa – sono soltanto pochi – ciò che è stato inscritto nell’intelligenza mondiale diventa sempre più debole, si espande nello spazio cosmico, svanisce. Mentre alla fine della vita terrena vi è l’aspetto della morte, alla fine di questa esperienza, dopo pochi giorni, vi è la scomparsa nella lontananza cosmica. Abbiamo così, dopo il primo aspetto che possiamo chiamare l’aspetto della morte, il secondo aspetto, che possiamo chiamare l’aspetto della scomparsa della vita terrena. Dopo la morte, infatti, per ogni essere umano giunge un momento in cui si manifesta un’immensa preoccupazione, una paura, un’angoscia di perdersi con tutta la propria vita terrena nella lontananza cosmica.

Se si vuole ora orientarsi ulteriormente nelle esperienze dell’uomo dopo la morte, la conoscenza dell’immaginazione non è sufficiente: deve intervenire il secondo grado di conoscenza, l’ispirazione. Il grado di conoscenza dell’immaginazione ha davanti a sé immagini che, in un certo senso, sono come immagini di sogno; solo che, nelle immagini del sogno, non possiamo mai essere sicuri che vi sia dietro una realtà, mentre nelle immagini dell’immaginazione è sempre così che esse esprimono una realtà attraverso la loro stessa qualità. Con l’immaginazione si vive in un mondo di immagini che però è realtà. Questo mondo di immagini deve essere superato se si vuole arrivare a vedere ciò che l’uomo sperimenta dopo quei pochi giorni in cui, dopo la morte, ha guardato la propria vita.

Questa ispirazione, che ora deve essere conquistata dopo l’immaginazione o durante l’immaginazione, non ha immagini davanti a sé: è una conoscenza priva di immagini, ma dell’udito spirituale. La conoscenza ispirativa accoglie l’intelligenza del mondo, il pensiero universale, in modo tale che lo si sente come spirituale. Da tutte le parti parla, risuona la parola del mondo con tutta la sua chiarezza; si sa che c’è qualcosa dietro: dapprima si ha l’annuncio. Poi, quando ci si può abbandonare a questa ispirazione, si comincia a percepire nell’intuizione, dietro i pensieri del mondo, le entità del mondo. L’immaginazione percepisce immagini del spirituale, l’ispirazione sente il spirituale parlare spiritualmente, l’intuizione percepisce le entità stesse. Ho detto che il mondo è pieno di pensieri universali: questi non indicano ancora alcuna entità, ma noi arriviamo a sentire, dietro i pensieri, delle parole e a vedere, con l’intuizione, le entità del mondo.

Il primo aspetto è quello della morte, l’aspetto terrestre; il secondo aspetto, che ci conduce nelle vaste distese dello spazio, verso le quali altrimenti guardiamo senza comprenderle come uomini terrestri, è l’aspetto della scomparsa dell’uomo. Il terzo aspetto ci fornisce poi ciò che limita le distese dello spazio anche alla vista visibile: il terzo aspetto è quello delle stelle. Ma le stelle non appaiono allora come alla vista fisica. Alla vista fisica le stelle sono punti luminosi ai confini dello spazio verso i quali guardiamo; se siamo giunti alla conoscenza intuitiva, le stelle diventano rivelatrici degli esseri del mondo, degli esseri spirituali. E, invece delle stelle fisiche, con l’intuizione vediamo insediamenti, insediamenti spirituali nell’universo spirituale, che si trovano nei singoli luoghi in cui supponiamo che si trovino le stelle fisiche. Il terzo aspetto è dunque l’aspetto delle stelle: esso ci introduce, dopo che abbiamo conosciuto la morte e dopo che abbiamo conosciuto l’intelligenza del mondo attraverso gli spazi, nelle sfere degli esseri del mondo, degli esseri spirituali del mondo; come aspetto umano entra nelle sfere degli esseri del mondo e quindi anche nella sfera delle stelle. E come tra la nascita e la morte l’uomo è stato accolto dalla Terra, così, dopo che l’uomo ha superato l’abisso dell’intelligenza mondiale pochi giorni dopo la sua morte, il mondo stellare accoglie l’uomo: l’uomo era sulla Terra un uomo terrestre tra esseri terrestri; dopo la morte diventa un essere celeste tra esseri celesti.

La prima sfera in cui entra l’uomo è la sfera lunare; più tardi penetra nelle altre sfere del mondo. Per aiutarvi a comprendere meglio ciò che intendo, mi permetto di disegnare schematicamente alla lavagna ciò che sto spiegando. Al momento della morte l’uomo appartiene ancora alla sfera terrestre; in quel momento tutto ciò che può comprendere la conoscenza terrestre non ha più alcun significato per l’uomo. Sulla Terra abbiamo diverse sostanze, metalli e altre materie: al momento della morte tutte queste differenziazioni cessano. Tutte le sostanze solide esteriori sono terrestri e l’uomo, al momento della morte, vive nella terra, nell’acqua, nell’aria e nel calore. I pochi giorni dopo la morte sono caratterizzati da questa sfera blu, la sfera dell’intelligenza mondiale: l’uomo guarda la propria vita, l’uomo si trova tra il regno terrestre e il regno celeste. Pochi giorni dopo la morte penetra nel regno celeste, dapprima nella sfera lunare.

In questa sfera lunare incontriamo per la prima volta, come esseri umani, esseri reali del mondo, ma ancora molto simili agli esseri umani, perché con gli esseri che incontriamo qui pochi giorni dopo la nostra morte, nella sfera lunare, eravamo già stati insieme sulla Terra. Nei miei libri potrete leggere come la Luna, in quanto corpo fisico, si sia separata un tempo dalla Terra: era collegata ad essa e divenne un corpo celeste autonomo. Ma non solo la Luna fisica si separò dalla Terra. Un tempo, sulla Terra, tra gli uomini, c’erano grandi maestri dell’umanità, i grandi maestri originari dell’umanità, che portarono la prima saggezza agli uomini sulla Terra. Questi maestri originari non erano in un corpo fisico umano: erano presenti sulla Terra solo in un corpo eterico. Quando l’uomo veniva istruito da loro, lo percepiva interiormente. Dopo aver soggiornato sulla Terra per un certo tempo, questi grandi maestri primordiali si separarono dalla Terra con la Luna e formarono un insediamento sulla Luna, un insediamento di esseri lunari. Questi maestri primordiali degli uomini sulla Terra, che da tempo si sono separati dalla Terra, li incontriamo come primi esseri del mondo pochi giorni dopo la morte.

Questo tempo che l’uomo trascorre dopo la morte insieme agli esseri lunari dà all’uomo una vita che sta in un rapporto misterioso con la vita terrena. Se con la conoscenza sovrasensibile si entra nella vita di un essere umano dopo la morte, si potrebbe credere che questa vita sia più fugace, meno densa di quella terrena, e che l’uomo conduca, in un certo senso, un’esistenza più eterea rispetto alla vita terrena. Ma non è così. Se con la conoscenza soprasensibile si partecipa alla vita che l’uomo vive dopo la morte, si scopre che per un lungo tempo egli vive una vita che gli appare molto più reale della vita terrena, rispetto alla quale la vita terrena è in molti casi un sogno. Essa dura circa un terzo della vita. Ciò che viene vissuto nei pochi giorni successivi alla morte, che ho descritto, varia da persona a persona. Che cosa si sperimenta allora? Guardando indietro alla vita terrena, l’uomo si abbandona a un’illusione: vede solo i giorni, non presta attenzione a ciò che ha vissuto spiritualmente durante il sonno. Nella vita terrena avviene infatti che, a meno che non si sia particolarmente dormiglioni, si trascorra un terzo della vita dormendo. Dopo la morte si guarda indietro a questo periodo e lo si rivive coscientemente con le forze lunari unite; lo si rivive perché quei grandi insegnanti primordiali dell’umanità riversano in noi la loro esistenza, vivono con noi, e così si rivivono, in una realtà molto più forte della vita terrena, le esperienze sulla Terra non compiute coscientemente.

Vorrei illustrare con un esempio ciò che ho detto. Forse alcuni dei miei cari amici conoscono il primo o un altro dei miei «drammi misteriosi» e sanno che vi ho disegnato, tra altre figure, quella di un certo Strader. Questo Strader è disegnato artisticamente sulla base di un personaggio realmente esistito, ora defunto ma allora vivente. Non è che sia stata dipinta la sua vita terrena, ma alla base della figura di Strader nei miei «Misteri» vi era la vita terrena di un uomo che per me era estremamente interessante: proveniva da rapporti relativamente semplici, era diventato prima sacerdote, poi aveva abbandonato la tonaca ed era divenuto esteriormente un erudito del mondo, in un certo senso razionalistico. Mi interessavano tutte le lotte interiori di quest’uomo; ho cercato di comprenderle spiritualmente. Ho scritto i quattro «Misteri» osservando la sua vita terrena. Dopo la sua morte, grazie all’interesse che avevo per lui, ho potuto seguirlo dopo la morte attraverso il tempo che ha vissuto nella sfera lunare; egli vi si trova ancora oggi. Da quel momento in cui mi è apparsa questa personalità, questa individualità, nella vita dopo la morte in tutta la sua intensa realtà, in cui questa vita ora agisce, è scomparso completamente ciò che, in un caso simile, avrebbe potuto interessare nella vita terrena. Dopo la morte si vive completamente con questa individualità; e questo si è espresso in me in modo tale che ho dovuto lasciar morire anche questa individualità nel quarto dramma dei misteri, perché quest’uomo non mi stava più di fronte come uomo terrestre. Questo serve solo a confermare l’affermazione che la vita dopo la morte è vissuta interiormente dagli uomini in modo più intenso, sostanziale, reale della vita terrena, la quale è come un sogno.

Dobbiamo essere consapevoli che, dopo la morte, l’uomo si espande nel grande mondo, nel cosmo: il cosmo diventa ora lui stesso. Egli sente il cosmo come il proprio corpo, ma sente anche moralmente dentro di sé ciò che durante la vita terrena era al di fuori di lui; e ciò che era dentro di lui ora lo sente al di fuori di sé. Prendiamo un esempio molto banale. Supponiamo che durante la vita terrena vi siate lasciati trasportare da un’emozione e abbiate dato uno schiaffo a qualcuno, causandogli in primo luogo un dolore fisico e in secondo luogo un dolore morale. Dopo la morte, nella sfera lunare, sotto l’influsso di quelle individualità lunari, non sperimentate più ciò che avete sperimentato durante la vita terrena, quando per rabbia interiore avete dato uno schiaffo a qualcuno, magari con un piacere interiore, senza sentire il dolore dell’altro; sperimentate invece ciò che ha sperimentato l’altro. Il dolore fisico, la sofferenza che l’altro ha dovuto provare, voi la provate nella sfera lunare. Provate ciò che voi stessi avete fatto o anche solo pensato durante la vita terrena non come lo avete sentito voi, ma come lo ha provato l’altro.

Così, in un terzo della sua vita dopo la morte, l’uomo vive tutto ciò che ha pensato e fatto durante la vita terrena nel modo in cui gli viene mostrato dagli esseri lunari di cui ho parlato, in una realtà intensa, e vive questa vita al contrario. Quando, per esempio, ho rivissuto la vita di Strader – lo chiamo così nei drammi misterici, anche se il suo vero nome era diverso – e l’ho rivissuta con lui (egli è morto nel 1912), avvenne che egli visse prima ciò che aveva vissuto per ultimo sulla Terra, poi ciò che era venuto prima, e così via a ritroso. Quando ora mi appare davanti all’anima, egli vive approssimativamente, nell’altra sfera, nella sfera lunare, ciò che ha vissuto nel 1875: da allora ha rivissuto il tempo tra il 1912 e il 1875 e continuerà a riviverlo fino alla data della sua nascita. In un terzo del tempo dopo la morte, dunque, l’uomo rivive la sua vita all’indietro nelle sfere degli esseri lunari che un tempo erano esseri terrestri.

Questa vita è il primo germe di ciò che si realizza come karma nelle successive vite terrene. In essa, che viene vissuta in un terzo del tempo della vita terrena, ci si conosce interiormente in modo reale attraverso il proprio sentire e percepire; si diventa consapevoli di come le proprie azioni hanno agito sugli altri. E lì, miei cari amici, nasce un desiderio potente, presente nell’interiorità dell’Uomo-Spirito: che ciò che ora si vive nella sfera spirituale, nella sfera lunare, perché lo si è causato sulla Terra in altri esseri umani, venga riversato nuovamente su di sé, affinché vi sia equilibrio. La risoluzione di realizzare il proprio destino secondo le azioni e i pensieri terreni, questo desiderio è alla fine di questo periodo lunare. Se questo desiderio, che risale alla nascita, è impavido, allora l’uomo è maturo per essere accolto dalla sfera successiva, dalla sfera di Mercurio: egli entra così nella sfera di Mercurio.

Nella sfera di Mercurio – che vedremo nella prossima lezione – l’uomo, attraverso le entità nel cui regno ora entra, entità che non sono mai state esseri terrestri ma sempre esseri soprasensibili, impara come può continuare a plasmare il proprio destino. Dovremo quindi seguirlo attraverso la sfera di Mercurio, la sfera di Venere e la sfera del Sole, per conoscere ciò che l’uomo attraversa tra la morte e una nuova nascita, in modo corrispondente, nella sua esistenza spirituale, a ciò che ha attraversato tra gli esseri terrestri tra la nascita e la morte. L’uomo vive infatti la sua vita totale nell’esistenza terrena tra la nascita e la morte e nell’esistenza celeste tra la morte e una nuova nascita. Da ciò si compone tutta la sua vita: come? Ne parleremo nelle prossime conferenze.

6°Il giudizio lunare separa il male, Mercurio scioglie le malattie, Venere trasmuta il pensiero in amore, il Sole rende reale il nesso morale.

Praga, Cechia, 24 Maggio 1924

Ieri ho cercato di mostrare come l’uomo, passando attraverso la porta della morte, ascenda alle prime esperienze del mondo soprasensibile, che vive nei decenni successivi alla morte. Ho mostrato come l’uomo rimanga per un certo numero di anni in quella che si può chiamare la regione lunare; come, in questa regione lunare, entri in nesso con esseri che un tempo erano legati alla Terra, che non vivevano in un corpo fisico sulla Terra ma in un corpo eterico e che, come tali, erano gli insegnanti dell’umanità originaria, ispirando gli uomini con quella profonda saggezza che un tempo era sulla Terra e che gradualmente si è estinta. Con l’allontanarsi della Luna fisica dalla Terra, anche queste entità se ne sono andate: esse continuano la loro esistenza sulla Luna e l’uomo si ricongiunge con loro quando ha varcato la porta della morte e deve contemplare tutto ciò che è stato descritto ieri in una realtà molto più forte di quella che l’uomo vive effettivamente durante la sua esistenza terrena.

Ho già accennato al fatto che, dopo aver soggiornato abbastanza a lungo nella regione lunare, l’uomo trova il passaggio alla regione di Mercurio, dove incontra esseri che lo conducono in una regione del mondo in cui vivono esseri completamente diversi da quelli terrestri, una regione alla quale egli, come essere umano, appartiene ora attraverso il tempo che intercorre tra la morte e una nuova nascita, così come con la sua esistenza terrena apparteneva alla Terra e alla sua realtà. Permettetemi ora, miei cari amici, di continuare il piccolo schizzo che ho abbozzato ieri. Possiamo partire dal presupposto che, quando l’uomo attraversa la morte – che in realtà richiede un tempo molto breve –, egli viva la sua esistenza negli elementi: nella terra, nell’acqua, nel fuoco e nell’aria.

Ciò che sulla Terra sono sostanze differenziate, i metalli e tutte le altre sostanze, nel momento della morte non esiste più. Tutte le sostanze solide sono terra, tutte le sostanze liquide sono acqua, tutte le sostanze gassose sono aria e tutto ciò che manifesta calore è calore. In questa quadruplice differenziazione della materia l’uomo vive nel momento della morte. Egli passa poi in quella regione che ieri ho caratterizzato come la regione dell’intelligenza universale: pensieri universali attraversano e animano la regione in cui egli entra e nella quale rimane per alcuni giorni. Poi giunge nella regione lunare che ho descritto e da lì nella regione di Mercurio. Vorrei ripetere ancora una volta questo schema: la regione degli elementi, la regione dell’intelligenza mondiale; e ora l’uomo giunge nella regione delle stelle, prima nella regione lunare e poi nella regione di Mercurio.

Cerchiamo ora di capire come la vita dell’uomo nella regione lunare possa influire in modo determinante sul suo karma successivo. Ne ho già accennato ieri. La questione è questa: quando l’uomo muore, ha compiuto questo o quello nella sua vita terrena, questo o quello di buono, di cattivo; e con tutto questo si presenta davanti a quelle entità che, attraverso l’esperienza descritta ieri, possono essere chiamate esseri lunari. Questi esseri lunari esercitano un giudizio severo, un giudizio universale: quanto valore ha un’azione come azione buona per l’intero universo, quanto valore ha un’azione cattiva, un’azione ingiusta per l’intero universo. E allora accade che l’uomo debba lasciare nella regione lunare tutto ciò con cui ha danneggiato l’universo: deve lasciare nella regione lunare i risultati delle sue azioni malvagie e con ciò lascia una parte di sé stesso. Dobbiamo renderci conto che l’uomo è più di quanto si pensi: egli è un’unità di sé stesso e di ciò che fa, di ciò che compie. Con ogni azione, buona o cattiva, l’intero essere umano entra in connessione con il mondo. Se dobbiamo lasciare dietro di noi il male che abbiamo commesso, dobbiamo lasciare una parte di noi stessi. In effetti, usciamo dalla regione lunare solo con il bene che abbiamo fatto all’universo. In questo modo, quando superiamo la regione lunare, siamo in un certo senso esseri umani mutilati, tanto più mutilati quanto più abbiamo unito pensieri malvagi al nostro essere: dobbiamo lasciarci alle spalle tutto il male che abbiamo fatto al mondo.

Se ora vogliamo studiare l’ulteriore percorso dell’uomo attraverso la vita tra la morte e una nuova nascita, dobbiamo considerare quanto segue. L’uomo, così come si trova qui sulla Terra, è costituito da membri chiaramente distinti tra loro. La regione della testa è relativamente la più sviluppata: è già predisposta nel germe umano prima della nascita dell’uomo, così che è relativamente perfetta, mentre l’altra corporeità dell’uomo nella vita embrionale è piuttosto imperfetta; e, in un certo senso, questo rimane così per tutta la vita. La parte più elaborata dell’uomo è la regione della testa; le altre regioni dell’uomo sono meno elaborate. Ora, però, accade che ciò che rimane della testa dell’uomo dopo la morte come spirituale si perda più rapidamente nella regione spirituale: scompare quasi completamente con il passaggio attraverso la regione lunare. Naturalmente dovete capirmi bene: la materia fisica cade con il cadavere; ma nella testa non abbiamo solo materia fisica, abbiamo forze che formano e animano questo corpo fisico dell’uomo, forze soprasensibili. Esse attraversano la porta della morte e, con la conoscenza immaginativa, si vedono anche dopo la morte come forma spirituale dell’uomo; solo che, in questa forma spirituale, si vede la testa dell’uomo scomparire continuamente, scomparire sempre di più. Ciò che rimane effettivamente, ciò che può essere mutilato, è la regione restante dell’uomo al di fuori della testa. Con questa regione residua – che può entrare più o meno completamente nella sfera di Mercurio se l’uomo è stato buono nella sua essenza, ma che entra molto mutilata nella regione di Mercurio se l’uomo è stato un uomo cattivo – con queste forze che circondano la nostra anima, con queste forze entriamo nella vita ulteriore tra la morte e una nuova nascita. Da esse dobbiamo formare tutta la vita tra la morte e una nuova nascita.

Qui hanno un compito significativo quelle entità spirituali che si trovano nella sfera di Mercurio, entità che non sono mai state esseri umani, che non hanno mai assunto una figura umana e nel cui ambiente ora entriamo. Perché con tutto ciò che si presenta, per così dire, come un essere umano senza testa, è ora connesso – dopo che i difetti morali sono stati eliminati nella regione lunare – ciò che l’uomo ha vissuto durante la sua vita terrena come salute o malattia. Questo è importante, perché è sorprendente e sconcertante che l’uomo si liberi già nella regione lunare delle sue imperfezioni morali, mentre ciò che lo ha colpito nella malattia non viene eliminato nella regione lunare, bensì solo nella regione mercuriale, attraverso quegli esseri che non sono mai stati esseri umani e che vengono incontro agli esseri umani negli effetti spirituali. Proprio l’osservazione di questo fatto è qualcosa di straordinariamente significativo: le malattie vengono eliminate dall’uomo nella regione di Mercurio nei loro risultati spirituali. Qui, osservando questo, sperimentiamo per la prima volta come nel mondo stellare, che è il vero mondo degli dei, il fisico e il morale interagiscano.

Il morale-imperfetto non può entrare nel mondo spirituale: rimane, per così dire, nella regione lunare, che ha una tale parte nell’uomo perché ha tra i suoi abitanti esseri che sono già stati tra gli uomini. Su Mercurio vivono invece esseri che non sono mai stati abitanti della Terra. Queste entità tolgono ora le malattie agli uomini. Queste malattie si vedono come se fluissero nella lontananza cosmica, nel cosmo spirituale, e i risultati spirituali delle malattie umane vengono come assorbiti dal cosmo spirituale: fluiscono fuori, vengono addirittura accolti con un certo piacere. Ma l’uomo che vive questa esperienza nella vita tra la morte e una nuova nascita riceve ora, per la prima volta, un’impressione che è in realtà puramente spirituale e tuttavia gli appare tanto reale quanto la Terra gli appare realmente. Così come qui sulla Terra sperimentiamo il vento, il lampo, lo scorrere dell’acqua, così, dopo aver attraversato la porta della morte ed essere entrati nella regione di Mercurio, sperimentiamo il dissolversi degli effetti spirituali delle malattie; vediamo come questi effetti spirituali delle malattie vengano accolti dagli esseri spirituali, e l’impressione è questa: ora siete riconciliati, o dei! Lo accenno solo ora – domani potremo approfondire questi argomenti – ma si sperimenta come gli dei si riconcilino per il male che è stato fatto sulla Terra attraverso il fatto che gli effetti delle malattie si riversano nell’immenso universo.

Questo è un fatto molto importante nel campo della nostra vita tra la morte e la nuova nascita. Tali fatti erano conosciuti un tempo, quando erano presenti proprio quelle entità che, come grandi maestri originari dell’umanità, poi divenuti abitanti della Luna, insegnavano agli uomini. Allora si sapeva anche che si può conoscere la verità sulla natura delle malattie solo quando la verità viene dagli esseri di Mercurio; per questo tutta la guarigione, tutta la conoscenza medica, era un segreto di certi misteri, i misteri di Mercurio. In tali misteri non era davvero così che vi fosse un uomo, come nelle università odierne, ma che effettivamente entità superiori provenienti dalle regioni stellari agissero attraverso il culto che era usuale in questi misteri. Gli dei stessi erano i maestri degli uomini, e la medicina era quella scienza della saggezza che nei tempi antichi era stata trasmessa agli uomini direttamente dagli esseri mercuriali nei misteri; perciò anche questa medicina antica era considerata dagli uomini come un dono del divino.

In fondo, tutto ciò che è fecondo in medicina oggi proviene dai tempi antichi: è un retaggio di ciò che si è appreso dagli dei di Mercurio, oppure deve essere ritrovato attraverso quei metodi che guidano l’uomo a entrare in contatto con gli dei, a imparare dagli dei. L’antica saggezza si è esaurita, è scomparsa; occorre trovare una nuova saggezza che si basi nuovamente sul rapporto con gli dei, deve essere ritrovata. Questo è il compito dell’Antroposofia nei campi più diversi.

Dalla regione di Mercurio l’uomo entra poi nella regione dell’esistenza venusiana. Ciò che l’uomo può portare con sé dalla propria regione fino alla regione di Venere viene trasformato dalle entità che abitano Venere – entità ancora molto più lontane dagli esseri terrestri rispetto agli esseri di Mercurio – in modo tale che possa progredire nella regione spirituale. Ciò è possibile solo perché, penetrando nella regione di Venere, l’uomo entra in un nuovo elemento. Quando viviamo qui sulla Terra, è molto importante avere idee, concetti, rappresentazioni: che cosa sarebbe l’uomo sulla Terra se non avesse rappresentazioni e idee? I pensieri lo sostengono, sono preziosi, e noi siamo esseri umani perché abbiamo pensieri che servono a qualcosa, siamo intelligenti grazie a essi. Soprattutto oggi è molto importante che l’uomo sia intelligente: oggi quasi tutti gli uomini sono intelligenti; non è sempre stato così, oggi è così. E tutta la vita terrena dipende proprio dal fatto che gli uomini abbiano pensieri. Dai pensieri umani è scaturita la grande tecnica; tutto ciò che l’uomo realizza di buono o di cattivo sulla Terra nasce infine con l’aiuto dei pensieri.

I pensieri continuano però ad agire nella regione lunare, poiché gli esseri della regione lunare giudicano in base al modo in cui le azioni buone e cattive sono scaturite dai pensieri. Ma anche gli esseri nella regione di Mercurio giudicano le malattie che devono togliere agli uomini ancora in base ai pensieri. In un certo senso, qui si trova il limite fino al quale i pensieri – e in generale tutto ciò che ricorda ancora l’intelligenza umana – hanno un significato. Perché, quando si esce dalla regione di Mercurio e si entra nella regione di Venere, lì regna ciò che nella vita terrena conosciamo come amore, nel suo riflesso. L’amore sostituisce, per così dire, la saggezza: entriamo nella regione dell’amore. Solo così l’uomo può essere condotto all’esistenza solare, perché l’amore lo conduce dalla sfera della saggezza all’esistenza solare.

Vedete, miei cari amici, una domanda vi significherà qualcosa nell’anima: come fa chi può sperimentare una cosa del genere nella contemplazione a vivere tali cose? Avrete certamente letto ciò che ho scritto sugli esercizi dell’anima nel libro tradotto in francese con il titolo «L’Initiation», e saprete che attraverso tali esercizi l’uomo giunge gradualmente a tale visione. Quando si raggiunge la coscienza immaginativa, si vive innanzitutto tutta la propria vita in modo spirituale fino alla nascita in un grande quadro. Ciò che si vive in modo naturale dopo la morte lo si vive, attraverso l’iniziazione, in ogni momento della vita. Ma questa esperienza, quando poi diventa ispirazione, mostra in un certo senso qualcosa che traspare attraverso questo quadro, attraverso questa vita umana; e questo è ciò che è significativo.

In realtà, solo quando si raggiunge una certa età si può parlare dell’intero nesso dei misteri che stanno alla base di tutto questo, ed è sempre stato così. Si può essere iniziati a qualsiasi età, ma solo a una certa età si ottiene una visione completa dei misteri cosmici attraverso la propria esperienza diretta. Ciò avviene per il seguente motivo. Se si guarda indietro a questo quadro mnemonico, esso si divide in periodi di sette anni, in modo tale che si ha una prima fase dalla nascita fino al settimo anno circa, una seconda fase dal settimo al quattordicesimo anno, una terza dal quattordicesimo al ventunesimo, e poi una fase uniforme dal ventunesimo al quarantaduesimo anno; seguono un periodo dalla quarantaduesima alla quarantanovesima, un periodo dalla quarantanovesima alla cinquantaseiesima, e dalla cinquantaseiesima alla sessantatreesima. Si vivono questi periodi di vita uno dopo l’altro. Nella prima fase della vita, quando si guarda indietro, tutto è lì fino al cambio dei denti. Come attraverso una nebbia, in ciascuna di queste fasi appaiono i segreti del mondo: i segreti del cosmo appaiono come attraverso una nebbia. Nella prima fase della vita, dalla nascita fino al settimo anno, si intravedono i misteri della Luna. Quando la vita si presenta così nella prima fase, come se il Sole traspaia attraverso una nebbia, così appaiono i misteri del mondo attraverso il proprio corpo eterico che si osserva dall’alto. Ciò che vi ho raccontato oggi sul lasciarsi alle spalle i propri difetti, le proprie cose cattive, e ciò che vi ho raccontato sugli abitanti della Luna, è scritto nel libro della vita, in questo libro della vita della prima fase.

Se si guarda indietro alla propria infanzia con immaginazione, ispirazione e intuizione, ci si dice: questa vita ha uno, due, tre, fino a sette capitoli. Nel primo capitolo, che comprende la nostra prima infanzia, ci sono i misteri lunari. Nel secondo capitolo della vita, che comprende il periodo tra il cambio dei denti e la maturità sessuale, ci sono i misteri di Mercurio. In questa epoca, che i bambini trascorrono proprio a scuola, se si guarda indietro, si manifestano i misteri di Mercurio. È noto ai medici che questa è l’età delle malattie infantili; ed è tuttavia l’epoca più sana della vita umana, la mortalità è relativamente più bassa se si considera l’umanità nel suo complesso. In questo periodo della vita si manifestano i segreti di Mercurio, cosicché se qualcuno – non è molto probabile, ma potrebbe succedere – fosse iniziato già a diciotto anni, dalla sua iniziazione potrebbe comprendere i segreti della Luna e i segreti di Mercurio. Se poi si guarda indietro dagli anni successivi della vita alle fasi successive, dalla quattordicesima alla ventunesima, si rivela in retrospettiva tutto ciò che appartiene ai misteri della regione di Venere nell’universo. Nel periodo in cui nell’uomo si manifesta l’amore fisico, dal quattordicesimo al ventunesimo anno di vita, nel libro della vita sono spiritualmente iscritti anche i misteri dell’esistenza di Venere nell’universo.

Se poi continuiamo a vivere dal ventunesimo al quarantaduesimo anno, abbiamo bisogno di un periodo tre volte più lungo per vivere questa esperienza, perché allora, quando guardiamo indietro dalla vita successiva, ci si svelano tutte le essenze dei segreti del Sole. Bisogna aver superato i quarantadue anni per poter guardare indietro; ma allora si vedono, in quel periodo della vita, guardando indietro, i segreti del Sole. Se poi si è diventati molto vecchi e si può guardare indietro al periodo della vita dal quarantaduesimo al quarantanovesimo anno, allora si svelano i segreti di Marte. Per penetrare nei segreti di Marte bisogna quindi superare il quarantanovesimo anno: si può essere iniziati, ma per penetrare nei segreti di Marte con la propria visione bisogna poter guardare indietro a una vita trascorsa nel periodo che va dai quarantadue ai quarantanove anni. Se si hanno più di quarantanove anni, si può guardare indietro ai segreti di Giove. E – posso parlare di questa cosa – se si è oltre il sessantatreesimo anno, è permesso, per decreto degli dei, parlare anche dei segreti di Saturno.

Vedete, miei cari amici, entro questa vita, tra la morte e una nuova nascita, superiamo sempre più i rapporti che ci circondano qui sulla Terra ed entriamo in altri rapporti. Ciò che l’uomo sperimenta dopo aver attraversato la regione di Venere è il mondo dei fatti della regione solare. E dopo avervi descritto come si giunge a queste cose attraverso l’iniziazione, posso continuare la mia considerazione su ciò che l’uomo attraversa tra la morte e una nuova nascita.

La crescita nel mondo spirituale è però anche un avvicinamento sempre maggiore a entità che stanno al di sopra dell’uomo. Nella regione lunare siamo ancora completamente circondati, per lo più, da esseri che hanno vissuto con gli uomini sulla Terra; ma nella regione lunare vediamo già gli esseri che ci guidano sulla Terra da una vita terrena all’altra. Vi sono gli esseri che ho descritto nei miei libri, secondo un’antica usanza cristiana, con il nome di gerarchia degli Angeloi. Guardando indietro, in quell’esperienza iniziata di cui ho parlato, alla prima infanzia, si vede allo stesso tempo ciò che è avvenuto nell’uomo attraverso il mondo degli angeli. Pensate, miei cari amici, a quanto siano belle certe visioni che vivono nell’animo ingenuo dell’uomo e che in realtà si confermano attraverso la saggezza superiore iniziata. Parliamo di come la prima infanzia dell’uomo sia intessuta dall’efficacia degli Angeloi; e se guardiamo indietro per studiare la regione lunare, vediamo davvero la nostra infanzia e con essa il tessuto del mondo degli Angeli.

Lì dove le forze più potenti agiscono sull’uomo, quando entra nell’età scolare, vediamo l’essenza degli Arcangeli; e questi Arcangeli diventano importanti per noi quando consideriamo l’esistenza mercuriale. Entro l’esistenza di Mercurio siamo nel mondo degli Arcangeli. Quando poi l’uomo ha raggiunto la maturità sessuale e attraversa l’epoca che va all’incirca dal quattordicesimo al ventunesimo anno di vita, guardando indietro attraverso il corso della vita umana, attraverso il quadro della vita, si intravedono i misteri di Venere. Allo stesso tempo si impara a conoscere quali essenze siano preferibilmente legate all’esistenza venusiana: le essenze della gerarchia degli Archai, delle forze primordiali. Qui si impara una verità importante, qualcosa che, quando lo si conosce veramente, colpisce enormemente. Si guardano le essenze legate all’esistenza venusiana, che risplendono nella vita umana dopo la maturità sessuale, e queste entità sono quelle che, come forze primordiali, sono legate alla nascita stessa del mondo. Queste entità, che come forze primordiali sono legate alla nascita stessa del cosmo, sono attive nel loro riflesso nella nascita dell’uomo fisico nel susseguirsi delle generazioni: così si manifesta il grande nesso tra il cosmo e la vita umana.

Si può allora anche gettare uno sguardo nei segreti della vita solare. Che cos’è, in fin dei conti, questo essere solare per i nostri fisici odierni? Una palla di gas incandescente, dove bruciano gas che diffondono calore e luce. Per la visione spirituale è una rappresentazione infantile, davvero infantile; perché la verità è che i fisici, se potessero organizzare una spedizione nel Sole, sarebbero molto sorpresi di trovare tutto diverso da come se lo sono immaginato. Non vi è traccia di gas cosmici; non si verrebbe consumati dalle fiamme se si potesse organizzare una spedizione nel Sole. Ma entrando nella regione solare si verrebbe fatti a pezzi, consumati dallo strappo. Perché cos’è in realtà il Sole?

Ebbene, miei cari amici, quando camminate in questa stanza, ci sono sedie, ci sono persone: potete urtarle. Voglio disegnare schematicamente alcune di queste cose. Sono lì, ci si urta contro. Ci sono le cose; in mezzo c’è lo spazio vuoto, e voi ci passate attraverso. Questa è la differenza nel territorio in cui ci troviamo: alcune parti dello spazio sono occupate da sedie o da voi, altre parti dello spazio sono vuote. Se tolgo le sedie e voi entrate, c’è solo lo spazio vuoto. Lo spazio vuoto è ancora più diffuso nell’universo. Qui, sulla Terra, non si conosce ciò che si deve conoscere nell’universo: lì lo spazio può svuotarsi da solo, così che da qualche parte non c’è più spazio.

Se avete quella che in Germania si chiama «acqua di Selters», dentro ci sono delle piccole perle, più sottili dell’acqua, che potete vedere; non vedete l’acqua, ma le perle. Allo stesso modo, quando guardate fuori nella stanza, non vedete nulla; ma dove c’è il Sole, c’è meno spazio. Immaginate che qui ci sia lo spazio vuoto dell’universo, ma che in questo spazio vuoto non ci fosse nulla, nemmeno lo spazio, così che, se vi recaste lì, verreste risucchiati e scomparireste. Non c’è nulla: c’è spazio per tutto ciò che è spirituale. Non c’è nulla di fisico, nemmeno lo spazio. Questa è in realtà l’esistenza solare, di cui i fisici sarebbero molto sorpresi.

Solo ai margini di questo spazio vuoto comincia qualcosa che è come lo presuppongono i fisici: ci sono dei gas incandescenti, nella corona solare; ma entro questo spazio vuoto non c’è nulla di fisico, nemmeno lo spazio. C’è solo spiritualità. Lì dentro ci sono i tre tipi di entità: Exusiai, Dynamis e Kyriotetes, che sono nell’esistenza solare. Entriamo nella regione degli Exusiai, Dynamis, Kyriotetes quando abbiamo attraversato l’esistenza venusiana nel tempo che intercorre tra la morte e una nuova nascita. Guardando indietro – ma bisogna aver superato i quarantadue anni – si vede in un certo senso il riflesso dell’elemento solare. Tra Exusiai, Dynamis e Kyriotetes si vive la maggior parte del tempo che si trascorre tra la morte e una nuova nascita.

Ora, miei cari amici, quando l’uomo penetra veramente, tra la morte e una nuova nascita, in questa regione solare, tutto diventa diverso da come siamo abituati a vedere nel mondo fisico-terrestre. Nel mondo fisico-terrestre abbiamo buone intenzioni; accanto a noi c’è forse qualcuno che ha intenzioni molto cattive. Cerchiamo di compiere azioni buone, ci riusciamo più o meno; accanto a noi c’è qualcuno al quale riesce tutto, per così dire. Vediamo allora la vita scorrere; dopo anni o decenni guardiamo indietro a ciò che è successo e si giunge troppo facilmente a giudicare il corso fisico-terrestre: non è detto che le buone intenzioni, e neppure le buone azioni, nella vita terrena abbiano anche buone conseguenze per l’uomo. Sulla Terra, per esempio, il buono sembra essere punito e il cattivo ricompensato, in quanto il buono può diventare infelice e il cattivo può diventare felice. Non vediamo alcun nesso tra ciò che vive moralmente e ciò che si realizza fisicamente. Al contrario, tutto ciò che è fisico ha le sue conseguenze necessarie: la forza magnetica deve attrarre il ferro, e ha questa conseguenza necessaria. Sulla Terra si realizza inizialmente solo ciò che è in nesso fisico con la vita che viviamo tra la nascita e la morte.

Un tale nesso fisico non esiste nell’esistenza solare. In questa esistenza solare esiste solo un nesso morale. Ogni cosa morale ha lì il potere di realizzarsi e di realizzarsi in modo corrispondente: il bene produce manifestazioni dell’esistenza che sono felici, il male produce manifestazioni dell’esistenza che non sono felici per l’uomo. Il nesso morale, che qui sulla Terra è solo ideale e può essere rappresentato solo in modo ideale, in modo esteriormente insufficiente, punendo il male attraverso la giurisprudenza, lì diventa realtà.

Nella regione solare tutto ciò che l’uomo ha portato in sé anche solo nel più piccolo pensiero come buoni intenti comincia a diventare realtà, sulla quale poi guardano Exusiai, Dynamis, Kyriotetes. A seconda di come si è in grado di pensare, sentire e vivere il bene che si ha in sé, così si viene guardati dagli esseri della regione solare. Per questo non posso descrivervi la regione solare in modo teorico, ma solo in modo vivente. Non è facile dare una definizione di come agisca questo o quel bene nella regione solare; bisogna parlare in modo che l’ascoltatore possa capire chiaramente: se, come essere umano nella regione terrestre, hai avuto un pensiero buono, nella regione solare, nella vita tra la morte e la nuova nascita, avrai a che fare con Exusiai, Dynamis e Kyriotetes; potrai condurre una vita spirituale socievole con queste entità. Se però hai pensato male – e questo lo hai lasciato, per così dire, con il tuo essere nella regione lunare – allora sei un solitario, abbandonato da Exusiai, Dynamis e Kyriotetes. Così il bene diventa realtà nel mondo solare attraverso la nostra convivenza con queste entità. Non comprendiamo il linguaggio di queste entità se non abbiamo pensato bene; non possiamo presentarci davanti a loro se non abbiamo compiuto il bene. Tutto è realtà, come efficacia reale del nostro bene nella regione solare.

Questo è ciò che volevo dire oggi, in via preliminare, su queste cose; domani continueremo questa riflessione.

7°La seconda metà del cammino cosmico: Marte, Giove e Saturno e la formazione del karma.

Praga, Cechia, 25 Maggio 1924

Abbiamo parlato della vita tra la morte e una nuova nascita e abbiamo visto come l’uomo venga accolto dopo la morte da un mondo extraterrestre, da quel mondo extraterrestre che ci appare sulla Terra soltanto attraverso i suoi segni, poiché le stelle sono segni di un altro mondo. Quando indichiamo questi segni, tale indicazione può essere allo stesso tempo quella dei mondi spirituali che noi stessi contempliamo quando ci troviamo nell’esistenza tra la morte e una nuova nascita. Abbiamo visto come l’uomo entri in una sfera lunare, in una sfera di Mercurio, in una sfera di Venere, e ieri siamo arrivati alla contemplazione della sfera solare. Allo stesso tempo ho spiegato come, attraverso la conoscenza iniziatica, si possa acquisire una conoscenza dei mondi corrispondenti.

Se si è acquisita la possibilità di guardare nel mondo spirituale attraverso i metodi che trovate descritti nei miei libri, si ottiene innanzitutto una retrospettiva dell’intera vita terrena. All’improvviso, come se fosse dispiegata in un grande quadro, essa si presenta davanti a noi e la si può osservare in periodi che, guardando indietro, durano sempre circa sette anni. Vediamo la nostra prima infanzia fino al cambio dei denti; quando la attraversiamo con lo sguardo, ci risplende il mistero della sfera lunare. Se poi guardiamo attraverso ciò che sta tra il cambio dei denti, il settimo anno, e la maturità sessuale, ci irradia il mistero della sfera di Mercurio. Dal quattordicesimo o quindicesimo anno fino all’inizio dei vent’anni, quando l’uomo ha raggiunto la maturità sessuale, arriva quell’epoca dalla quale, guardando indietro, ci appare il mistero della sfera di Venere.

Quando poi si è già un po’ invecchiati e si guarda indietro al periodo compreso tra il ventunesimo e il quarantaduesimo anno circa, a quel periodo in cui si è nella maturità della vita umana e non è ancora iniziato il declino, allora, guardando indietro a questo periodo, ci si imbatte nei misteri della sfera solare. Questi misteri consistono nel fatto che in questa sfera, come ho già accennato ieri, non esistono effetti naturali. Tutto ciò che percepiamo qui come cause ed effetti nella natura terrestre non esiste nella sfera solare. Nel tempo in cui penetriamo, quando abbiamo completato la sfera lunare, quella di Mercurio e quella di Venere ed entriamo nella sfera solare, non abbiamo intorno a noi effetti naturali, ma solo effetti morali e spirituali. Tutto ciò che è buono ha i suoi corrispondenti risultati buoni; tutto ciò che è cattivo è caduto da tempo nella sfera lunare. La sfera solare è pura bontà, bontà radiosa e luminosa: in essa non c’è posto per il male.

Dobbiamo vivere questa esistenza solare, spesso per secoli come esseri umani, perché il tempo è, per così dire, più esteso nella vita tra la morte e una nuova nascita che qui sulla Terra. Quando viviamo questa sfera solare, non solo entriamo nella compagnia delle anime che hanno attraversato la porta della morte dalla vita terrena, che hanno penetrato il mondo spirituale insieme a noi e con le quali eravamo legati dal karma, ma entriamo anche nella sfera solare, nel campo degli Exusiai, dei Dynamis, dei Kyriotetes. Si tratta di entità che vivono interamente di effetti spirituali, entità di natura puramente spirituale; e ciò che percepiamo come ambiente morale nella sfera solare appartiene a queste entità così come il regno minerale, vegetale e animale appartiene all’entità della Terra.

Se si vuole comprendere la vita dell’anima umana nella sfera solare, bisogna essere consapevoli che qui sulla Terra noi siamo esseri umani, in un certo senso racchiusi spazialmente nella nostra pelle. Tutto ciò che è entro la nostra pelle lo chiamiamo noi stessi; tutto ciò che è al di fuori della nostra pelle lo chiamiamo mondo, e guardiamo dal nostro interno verso il mondo. Esattamente il contrario avviene nella vita nella sfera solare. Lì siamo in tutto ciò che qui chiamiamo mondo: lì la Luna è in noi, non fuori di noi; Mercurio è in noi; la sfera solare stessa, con tutto il suo territorio, è dentro di noi, non fuori di noi.

Così come qui, nella vita terrena, distinguiamo tra il nostro corpo e la nostra testa e sappiamo che la testa si separa dal resto del corpo come organo di conoscenza quando deve lavorare, così nella sfera solare sappiamo di avere un organismo mondiale che ci appartiene come esseri lunari, mercuriali, venusiani e solari. Ma abbiamo anche qualcosa di speciale in noi, così come qui nella vita terrena abbiamo la testa. Ciò che abbiamo di speciale in noi è Marte, Giove e Saturno: essi sono, in un certo senso, la nostra testa nell’esistenza solare. Possiamo dire che, nell’esistenza solare, la Luna, Mercurio e Venere diventano i nostri membri; il Sole stesso diventa il nostro intero sistema ritmico. Il nostro cuore e i nostri polmoni, nella vita nel Sole, sono la sfera solare stessa con tutte le sue essenze.

Al contrario, ciò che qui è l’organo della comprensione e della ragione, la testa, nella sfera solare è ciò che troviamo come Marte, Giove e Saturno. Così come qui possiamo parlare con la nostra testa, nella sua parte più bassa, con la bocca, così, portando Marte nel nostro corpo del mondo, viviamo attraverso la parola del mondo, che risuona attraverso tutte le distese dello spazio. E così come qui portiamo i pensieri nella nostra testa, questi piccoli pensieri terrestri, così portiamo in noi la saggezza del mondo attraverso Giove; e come qui abbiamo ricordi ed esperienze mnemoniche, così nell’esistenza solare portiamo in noi l’esistenza di Saturno, che ci dà la memoria del mondo.

Come qui viviamo nella nostra pelle e guardiamo fuori, così viviamo nella nostra esistenza solare, come ho descritto, e guardiamo al mondo esterno, all’uomo. L’uomo è nel nostro mondo interiore: non l’uomo di cui parla l’anatomia terrestre, ma qualcosa che è in sé così grande e potente, così maestoso come l’universo con tutte le sue stelle.

Se guardiamo a questo dal punto di vista terrestre, miei cari amici, è proprio così: in realtà abbiamo – ed è un bene per l’uomo terrestre, affinché non cada nella megalomania – un’opinione troppo bassa di ciò che è racchiuso nell’uomo. In fondo, se prendiamo tutti gli uomini sulla Terra, essi sono i portatori di tutte le gerarchie, che dispiegano la loro essenza nell’uomo. Ciò che è nell’uomo, che è molto più grande di tutto il mondo stellare, di tutti i percorsi e le apparizioni delle stelle, è il nostro mondo esterno nell’esistenza solare.

Con le entità che ho chiamato Exusiai, Dynamis e Kyriotetes, con le entità che vivono nella Luna, con gli esseri della gerarchia degli Angeloi, con gli esseri che vivono su Venere, con gli esseri della gerarchia degli Archai, e con tutte le altre anime umane con cui siamo legati karmicamente, elaboriamo la nostra prossima esistenza terrena partendo dalla contemplazione del corpo umano. Questo lavoro nell’esistenza solare per la formazione del prossimo uomo terrestre, della prossima vita umana sulla Terra, è molto più grandioso di tutto ciò che l’uomo può produrre sulla Terra in termini di civiltà. Ciò che la civiltà terrestre produce alla fine è opera dell’uomo; ma l’uomo stesso non è solo opera dell’uomo. Egli può collaborare, nell’esistenza solare, alla formazione della futura vita terrena.

Ne risulterebbe qualcosa di miserabile se l’uomo, in nesso con altre anime umane, lavorasse da solo a questo mirabile edificio che egli rappresenta nella vita terrena. Egli deve collaborare con tutte le gerarchie superiori. Ciò che nasce dalla madre dell’uomo non è nato sulla Terra: solo il teatro, per così dire, è nato sulla Terra. In ciò che è dato dall’ereditarietà fisica si incarna una meravigliosa struttura mondiale, formata nei mondi soprasensibili nell’esistenza solare.

Se si comprendono queste cose con la giusta capacità di comprensione, non si può fare a meno di guardare il Sole e dire: «Bello è il suo splendore fisico, bello è ciò che scende sulla Terra sotto forma di calore solare». Ma se ci compenetriamo con la conoscenza di ciò che il Sole è in realtà, sentiamo che lassù, dove la sfera solare attraversa il mondo, c’è il teatro in cui le future generazioni di esseri umani vengono dapprima plasmate nei loro modelli spirituali. Lì operano le gerarchie superiori, in nesso con le anime umane che nella vita terrena precedente erano sulla Terra, per formare gli uomini del futuro. Questa sfera solare è in realtà l’embrione spirituale di ciò che noi intuiremo come vita terrena futura; ed è, in fondo, la prima metà dell’esistenza solare che trascorriamo in modo tale da plasmare, insieme agli dei, dall’esistenza solare, il nostro futuro essere umano sulla Terra.

Quando abbiamo vissuto metà del tempo dell’esistenza tra la morte e una nuova nascita e siamo arrivati a ciò che nei miei «Misteri» ho chiamato «l’altezza di mezzanotte», inizia un altro lavoro. Abbiamo sentito che l’esistenza solare è pura bontà. Se solo ciò che vi ho descritto fosse stato elaborato dalla saggezza superiore dei mondi, sulla Terra non sarebbero venuti esseri umani, ma esseri angelici, divini, benevoli. Ma questi esseri divini e benevoli non avrebbero libertà: non ci sarebbe nulla di libero in loro, perché sarebbe conforme alla loro natura, all’esistenza solare da cui hanno avuto origine, fare solo il bene. Non avrebbero scelta tra il bene e il male.

Nella seconda metà dell’esistenza solare una parte di ciò che è diventato realtà umana viene trasformata dal lavoro dell’esistenza solare in modo tale da dissolversi, per così dire, in un’immagine. Inizialmente l’uomo viene formato in modo tale che nel suo organismo dovrebbe diventare un essere puramente buono; ma poi, nella seconda metà dell’esistenza solare, una parte di ciò che viene formato nell’uomo non si forma in una realtà, ma solo in un’immagine, cosicché intraprendiamo il nostro ulteriore cammino nell’esistenza solare in parte come realtà spirituale, in parte come immagine. Da ciò che è realtà spirituale viene creata la base per il nostro corpo nella futura esistenza terrena; in ciò che è solo immagine viene creata la base per il nostro capo, per la nostra testa. Poiché è solo immagine, essa può riempirsi di materia molto più densa, di materiale osseo. Ma allo stesso tempo, in questa parte che è immagine, che non è realtà spirituale ma è immagine, si inserisce ciò che noi qui sulla Terra viviamo ancora nell’eco di questa immagine. Ciò che il nostro stomaco, il nostro fegato e così via vogliono, lo viviamo come necessità naturale; ciò che è in noi come impulso morale lo viviamo qui sulla Terra spiritualmente. Quello che viviamo spiritualmente, quello che risuona dalla nostra coscienza come impulso morale, si forma, secondo la predisposizione, in ciò che qui diventa immagine, nella predisposizione solare dell’uomo.

Ora, miei cari amici, la Terra, nella sua evoluzione, e l’evoluzione dell’umanità sulla Terra, hanno una storia. La civiltà, la cultura si sviluppano nel corso della storia. Anche la vita solare, che attraversiamo in un lungo periodo tra la morte e una nuova nascita, ha una storia. Il risultato più importante nella storia della Terra è il mistero del Golgota, e nella storia della Terra distinguiamo gli eventi, i fatti prima del mistero del Golgota e dopo il mistero del Golgota. In modo simile, anche nella vita solare che l’uomo attraversa tra la morte e una nuova nascita bisogna distinguere tra ciò che è avvenuto prima dell’evento del Golgota sulla Terra e ciò che è avvenuto dopo.

Ma la cosa sta così: se consideriamo la vita terrena fino all’evento del Golgota, troviamo che sulla Terra non è presente l’entità del Cristo; il Cristo è atteso sulla Terra, ma non è ancora arrivato, è ancora nella sua esistenza solare. Gli iniziati nei misteri avevano i mezzi e le vie per partecipare alla vita solare dai loro luoghi misterici. Quando gli iniziati potevano elevarsi a una conoscenza al di fuori del loro corpo, allora giungevano al Cristo attraverso l’iniziazione al di fuori dell’esistenza terrena, perché il Cristo si trovava nel Sole. Dopo ciò che è accaduto sulla Terra attraverso il mistero del Golgota, il Cristo non è più nel Sole: si è unito all’esistenza terrena. Prima il Cristo era presente nella vita solare, poi non c’è più; esattamente al contrario della vita terrena, dove il Cristo prima non c’è e poi c’è.

Ma così come l’impulso del Cristo interviene radicalmente nella vita terrena, così interviene anche nella vita solare. Come qui sulla Terra ci costa uno sforzo approfondire in noi stessi la vita animica in modo tale da poter sperimentare il Cristo, così accade che, se desideriamo che la nostra vita interiore sia pervasa dal Cristo, che noi stessi siamo cristianizzati, durante la vita solare diventa difficile avere una visione d’insieme dell’uomo nella sua essenza, come ho detto prima. In particolare nei tempi antichi dell’evoluzione dell’umanità, quando sulla Terra regnava una chiaroveggenza istintiva, era difficile vedere l’uomo dopo la morte nella vita solare. Il fatto che l’uomo sulla Terra vedesse in sé qualcosa di spirituale gli rendeva difficile, proprio nella vita solare, vedere il mistero dell’uomo come mondo esterno. Prima del mistero del Golgota era il Cristo a dare all’uomo, nell’esistenza solare, la forza di vedere realmente l’essere umano nella sua totalità.

Dal mistero del Golgota in poi, noi esseri umani sulla Terra dobbiamo attraversare quell’approfondimento interiore che può derivare dalla contemplazione del mistero del Golgota, dal vivere nel mistero del Golgota, dalla partecipazione alla vita di Cristo. In questo modo, durante la nostra esistenza terrena, possiamo raccogliere in noi, in libera coscienza, quelle forze che possiamo portare con noi attraverso la morte e che ci danno la forza di vedere l’essere umano nell’esistenza solare. E se il Cristo, prima del mistero del Golgota, ha dato all’uomo, nella vita tra la morte e la nuova nascita, la forza di vedere l’uomo nell’esistenza solare, dopo il mistero del Golgota egli, durante la vita terrena, prepara l’uomo affinché possa vedere, nell’esistenza solare, l’intero essere umano nella sua pienezza. Così, solo guardando dall’esistenza terrena all’esistenza solare, possiamo imparare a conoscere appieno l’essenza del cristianesimo.

Nell’esistenza solare, come abbiamo visto, conosciamo una prima metà in cui l’uomo viene inizialmente formato nella realtà, dove è tutto bontà; poi viene generato l’immaginario che irrompe nella vita umana successiva, che libera l’uomo, e in cui è contenuto il germe dell’esperienza morale. Se ora ci avviciniamo con la scienza iniziatica a ciò che nasce nell’uomo come predisposizioni morali e come forze salutari, allora non vediamo nulla di giusto con la nostra immaginazione, ispirazione e intuizione se non ci lasciamo penetrare, se non lasciamo che la nostra immaginazione, ispirazione e intuizione siano penetrate da ciò che può diventare attraverso quella sfera in cui l’uomo ora, a poco a poco, scivola fuori dall’esistenza solare: la sfera dell’esistenza di Marte, dell’esistenza di Giove, dell’esistenza di Saturno.

Se vogliamo valutare questa seconda metà della vita umana tra la morte e una nuova nascita nel suo nesso, dobbiamo guardare indietro alla nostra vita e vedere certe epoche che durano sette anni. Ma per poterle vedere nel loro nesso dobbiamo, come ho già accennato, aver superato il sessantatreesimo anno. Se guardiamo indietro al periodo compreso tra il quarantaduesimo e il quarantanovesimo anno di vita, ciò che ci irradia da questo tratto di vita sono i segreti di Marte. Dal quarantanovesimo al cinquantaseiesimo anno di vita ci irradiano i segreti di Giove; e dal cinquantaseiesimo al sessantatreesimo anno di vita ci irradiano i segreti di Saturno. Semplicemente attraverso questa retrospettiva, con ciò che ci risplende incontro, possiamo comprendere ciò che avviene in Marte, ciò che avviene in Giove, ciò che avviene in Saturno per la preparazione dell’uomo a una nuova esistenza terrena.

Perché qui, dove l’uomo entra dopo aver attraversato l’esistenza solare, prima nell’esistenza di Marte, poi in quella di Giove e più tardi in quella di Saturno, qui agiscono per l’uomo in modo manifesto le entità delle gerarchie superiori: i Troni, i Cherubini, i Serafini. E precisamente in modo tale che, con la sfera di Marte, compaiono i Troni; con la sfera di Giove, i Cherubini; con la sfera di Saturno, i Serafini.

Se attraversiamo questa seconda metà della vita tra la morte e una nuova nascita, allora è di nuovo, in un certo senso, il contrario di come è nella vita terrena. Qui, nella vita terrena, stiamo sulla Terra e guardiamo fuori nell’immensità del mondo stellare: vediamo la meraviglia del mondo stellare e lasciamo che la sua grandezza agisca su di noi. Quando invece, dall’esistenza solare, procediamo preparandoci alla futura vita terrena attraverso le sfere di Marte, Giove e Saturno, ovunque guardiamo ci troviamo in una vita spirituale. Ma guardiamo giù verso la Terra. La Terra non ci appare nella forma fisica che abbiamo qui intorno; ci appare invece – vorrei dire nella direzione della Terra – una vita spirituale imponente, tessuta dagli eventi di Marte, Giove e Saturno, tessuta dalle azioni dei Serafini, dei Cherubini e dei Troni.

Ora non è più come prima, quando sentivamo tutto il mondo dentro di noi: sentivamo in noi gli Exusiai, i Kyriotetes, i Dynamis. Adesso, guardando in basso, vediamo le azioni dei Serafini, dei Cherubini e dei Troni innanzitutto fuori di noi; vediamo sotto di noi il cielo soprasensibile, perché il mondo puramente spirituale è per noi al di sopra. Vediamo il cielo soprasensibile, guardiamo giù nelle sfere di Marte, Giove e Saturno, e vediamo vivere, lottare e lavorare a modo loro Troni, Cherubini e Serafini. Ma quale spettacolo si offre a noi quando vediamo questo lavoro? Si offre lo spettacolo di vedere, in modo soprasensibile, tra i Serafini, i Cherubini e i Troni, ciò che sarà il compimento del nostro karma nella prossima vita terrena, ciò che sperimenteremo come esseri umani attraverso altri esseri umani, perché in un certo senso abbiamo intessuto un karma con loro. Lo viviamo prima attraverso le azioni divine tra i Serafini, i Cherubini e i Troni: essi decidono tra loro ciò che vivremo nella prossima esistenza terrena come compimento del nostro karma.

Gli dei sono davvero i creatori dell’uomo, ma creano anche il nostro karma. Il fatto che gli dei vivano l’adempimento karmico prima nell’immagine del cielo ci dà un’impressione che rimane impressa mentre continuiamo la nostra esistenza. Accogliamo su di noi il nostro karma, così come si realizzerà, perché lo vediamo prima nelle azioni divine dei Serafini, dei Cherubini e dei Troni. In questa visione sperimentiamo ciò che ci accadrà nella prossima vita terrena realizzato dagli dei.

Da ciò si vede che, attraverso la scienza dell’iniziazione, si può acquisire la conoscenza del karma, se si segue la vita umana nella seconda metà del passaggio dalla morte alla nuova nascita e si è in grado di decifrare ciò che avviene, attraverso i Troni, i Cherubini e i Serafini, nelle sfere di Marte, Giove e Saturno. Chi ha imparato a guardare indietro alla propria vita, nello spirito, dal quarantaduesimo al quarantanovesimo anno di età, ha anche la possibilità di penetrare nei segreti di Marte, negli avvenimenti marziani, e di vedere in un certo senso ciò che lì avviene: principalmente tra i Troni, ma in generale tra Troni, Serafini e Cherubini, quando l’uomo attraversa questa sfera.

Solo nella vita terrena non è possibile giudicare il karma di un uomo e i suoi effetti: bisogna ricorrere al mondo soprasensibile. Se si vogliono fare studi sul karma, bisogna guardare proprio a quella parte del mondo che l’uomo attraversa tra la morte e una nuova nascita nelle sfere di Marte, Giove e Saturno. Per certi uomini è proprio ciò che si svolge nella sfera di Marte a determinare la loro prossima vita terrena. Tra la morte e la nuova nascita essi guardano alla sfera di Marte e vedono ciò che vi si svolge. Lì prevale ciò che vorrei chiamare la «parola del mondo»: tutto è parola. Gli esseri di Marte sono esseri di parola, se posso usare questa espressione.

Immaginate: l’uomo è fatto di carne e sangue, parla e con ciò mette in movimento l’aria; quando le onde d’aria colpiscono il nostro orecchio, noi sentiamo, i suoni si incarnano nelle onde d’aria. Così gli esseri marziani sono formati da tali onde: tutto il loro essere consiste in parole. Ascoltando con lo spirito, si sperimentano queste entità. Se si guarda indietro nella propria vita dopo il periodo compreso tra i quarantadue e i quarantanove anni, quando questa sfera è quella che influisce maggiormente sull’uomo tra la morte e la nuova nascita, quando viene elaborato principalmente il suo karma, allora ciò che vivrà sulla Terra è strettamente connesso con l’esistenza di Marte. Egli guarda dall’aldilà attraverso la sfera di Marte nel tempo determinante; si forma una vita terrena che è strettamente connessa con l’esistenza di Marte.

Prendiamo un esempio: prendiamo un uomo che ha vissuto nel tempo in cui gli arabi, sotto l’impulso di Maometto, dall’Asia e dal Nord Africa si riversarono in Europa in modo bellicoso e minacciarono i regni spagnoli, instaurando il dominio moresco e arabo. Prendiamo un uomo che, in quel periodo, prima dell’espansione del dominio arabo in Africa, secondo le usanze dell’epoca, ha studiato la scienza della conoscenza. Una persona del genere esisteva: egli accolse nel Nord Africa – non proprio come, ma in modo simile a quanto sapete storicamente di Sant’Agostino – la scienza nordafricana. Non mi riferisco a Sant’Agostino, ma a un altro personaggio che in seguito accolse la scienza nordafricana in modo leggermente diverso, con influenze arabo-moresche. Questa personalità giunse poi in Spagna, nell’odierna Spagna, dove subì una sorta di trasformazione nelle sue convinzioni, si orientò maggiormente verso una visione cristiana e confuse le concezioni arabe accolte in precedenza con quelle cristiane.

In questa personalità entrò poi qualcosa che era già una sorta di scienza cabalistica: non ancora quella che si chiama comunemente cabalistica, ma già alcuni approcci al modo di pensare cabalistico entrarono in essa. Così questa personalità accolse in sé molti dubbi, dubbi interiori e insicurezza interiore, e morì anche in questa insicurezza. Era una personalità maschile che, relativamente poco tempo dopo, nel Medioevo, prima della metà del Medioevo, rinacque come donna; e tutto ciò che la vita aveva accumulato in questa personalità in termini di dubbi si radicò più profondamente nella sua natura. Questa personalità riapparve più tardi, e riapparve in modo tale che, in parte già prima, in parte nella vita tra la morte e una nuova nascita, passò dalla vita femminile a una vita maschile in modo tale da plasmare il suo destino per la prossima vita terrena attraverso la sfera di Marte. Fu così collegata alla prossima vita con tutto ciò che vive e tesse sulla Terra come un giudizio intellettuale acuto, un giudizio intellettuale che aveva spesso un carattere concettuale-bellicoso. Da quella personalità che ho caratterizzato in due incarnazioni nacque poi Voltaire.

Vedete come, nella vita tra la morte e una nuova nascita, attraverso il nesso dell’uomo con ciò che vive dietro le stelle, si forma la vita terrena. Noi impariamo a conoscere la vita terrena nel suo corso storico solo se possiamo guardare al nesso di una vita umana con altre vite terrene dello stesso uomo. Da dove provengono le cose che, come cause ed effetti, sono presenti nelle epoche precedenti dell’evoluzione storica e che si trasferiscono nella nuova epoca? Sono gli esseri umani stessi a trasferirle. Tutti voi che siete qui seduti avete trasferito ciò che vivete nell’attuale periodo di civiltà dalle vostre esperienze nelle epoche precedenti. Sono gli uomini stessi a formare la storia; ma comprendiamo questo formarsi della storia solo se siamo in grado di guardare, non solo di chiacchierare in modo astratto, ma di guardare concretamente a ciò che accade agli uomini tra la morte e la nuova nascita.

Di particolare importanza, per la comprensione della vita terrena umana, è considerare quell’evoluzione karmica che si svolge quando l’uomo porta con sé, dalla sua precedente vita terrena, la condizione particolare di creare gli impulsi principali del suo karma nell’esistenza di Saturno. Gli uomini che creano gli impulsi principali del loro karma nell’esistenza di Marte diventano come Voltaire. Sono fortemente legati con tutti i loro pensieri alla vita terrena, la criticano, la combattono e così via; e trovano anche che sia giusto riassumerla in sentenze, nel caso di Voltaire in modo geniale.

Diverso è il caso in cui il karma è formato principalmente dagli impulsi di Saturno. Questi impulsi di Saturno hanno in realtà un effetto molto particolare sull’uomo. Già la visione dei segreti di Saturno, che si intravede quando si guarda indietro alla propria vita terrestre tra i cinquantasei e i sessantatré anni, ha in molti aspetti qualcosa di fortemente opprimente, sconvolgente: è in un certo senso estranea alla vita terrestre. Chi, attraverso la scienza dell’iniziazione, nel corso degli anni tra il cinquantaseiesimo e il sessantatreesimo anno di vita, sperimenta gradualmente come i misteri di Saturno si svelino a lui, lo sperimenta in modo drammaticamente crescente, sconvolgente, e in modo che diventa sempre più difficile da vivere, perché attacca la vita. Ma si vorrebbe dire: tutto il meraviglioso significato dell’uomo può essere scoperto nel suo nesso, se si guarda come si forma il karma in questa sfera.

Anche qui un esempio; devo però anticipare una cosa. Tra voi, miei cari amici, potrebbe sorgere una domanda del tutto legittima, basata sull’affermazione che anch’io faccio spesso nei libri e nelle conferenze, secondo cui nei tempi antichi esistevano grandi iniziati che vivevano tra gli uomini. Potreste chiedere: dove sono ora, in questo tempo successivo? E probabilmente, se guardate intorno a voi nel presente, non potrete affermare che molte delle persone che agiscono nel presente abbiano il carattere degli iniziati, e questo è così ormai da molto tempo. Quindi bisogna porre la domanda: dove sono gli iniziati nelle loro incarnazioni successive?

Chi, in una precedente incarnazione, era anche esteriormente un iniziato con piena coscienza, non deve necessariamente diventarlo di nuovo in una successiva incarnazione. L’iniziazione può rimanere nel subconscio. L’uomo deve semplicemente usare il corpo che gli viene dato da qualsiasi epoca. I corpi odierni non sono molto adatti alla scienza spirituale: sono un ostacolo continuo, perché provengono da un’epoca materialistica, e a maggior ragione lo è la nostra educazione fin dall’infanzia. Se si cresce in essa e si era precedentemente un iniziato in tempi antichi, non si può estrinsecarsi all’esterno ciò che è rimasto dell’iniziazione per questa incarnazione. Si impara a scrivere, ma nella scrittura attuale non è possibile esprimere ciò che un tempo era scienza degli iniziati; e così in altri rapporti della vita. Così gli iniziati delle epoche precedenti si manifestano in modo diverso nella vita, ma non come iniziati. Molte vite nel presente e nel passato immediato rimandano a un’iniziazione precedente.

Vorrei farvi un esempio, un esempio di una personalità realmente iniziata nelle vite terrene precedenti. Si trattava di una personalità iniziata ai misteri ibernici, i misteri dell’Irlanda, nel primo secolo cristiano, quando i grandi misteri antichi dell’Irlanda erano già in declino, ma conservavano ancora il grande sapere. Viveva allora una personalità che era iniziata a un grado superiore. Ora, i misteri irlandesi erano di una profondità molto particolare: non di una profondità intellettuale, ma di una profondità umana in generale. Una delle impressioni cultuali che si riceveva era questa: dopo essere stati preparati a lungo sull’illusorietà della verità sulla Terra, sulla possibilità del dubbio, si doveva sperimentare in immagini ciò che solo attraverso l’immagine può fare una grande impressione.

L’allievo veniva portato davanti a due statue. Una appariva completamente elastica, ma vuota all’interno; per il resto era di dimensioni maestose e produceva un’impressione imponente con tutto il suo effetto. L’allievo doveva toccarla. Questo toccare lo sconvolse interiormente in modo terribile: la statua dava l’impressione di essere viva; si affondava il dito, si ritraeva, e subito la forma si ricomponeva. Si aveva l’impressione di una vita che era lì e che si ricomponeva non appena veniva anche solo leggermente distrutta. Questo doveva rappresentare tutto ciò che nell’uomo è solare.

L’altra statua era più plastica. Anche in questo caso la si tastava; l’impressione che ne derivava rimaneva. Solo quando, il giorno dopo, si veniva condotti nuovamente lì, durante la notte tutto era stato ripristinato. Tali riti cultuali provocavano una trasformazione della vita interiore. Una personalità che all’epoca viveva anch’essa come personalità maschile aveva ricevuto una profonda impressione in questi misteri irlandesi. Capirete, miei cari amici, che quando oggi si citano esempi di incarnazione si incontrano facilmente incarnazioni maschili, perché nelle epoche precedenti erano quasi esclusivamente gli uomini a svolgere un ruolo. Le incarnazioni femminili si collocano nel mezzo. Oggi, in cui la donna comincia a svolgere un ruolo importante nell’evoluzione storica, si prepara il tempo in cui si parlerà in modo intenso delle incarnazioni femminili.

Troviamo dunque una personalità sulla quale le cerimonie cultuali d’iniziazione dei misteri ibernici hanno fatto un’enorme impressione, l’hanno toccata profondamente interiormente; e si può dire che, attraverso ciò che ha vissuto, è stata così colmata da tali impressioni interiori da dimenticare completamente la Terra con tutta l’anima. Dopo aver vissuto anche un’esistenza femminile, nella quale solo nello stato d’animo generale si manifestava qualcosa degli impulsi iniziatici precedenti, nel XIX secolo tornò sulla Terra come personalità importante del XIX secolo, ma una personalità che subì le conseguenze del proprio karma nella sfera di Saturno, in quella sfera dove si vive tra esseri che, in fondo, non hanno alcun presente.

Questo è ciò che è incredibilmente sconvolgente quando si guarda con chiaroveggenza la sfera di Saturno, nel senso che ho spiegato: nella sfera di Saturno vivono esseri che in realtà non hanno un presente, ma guardano solo al loro passato. Ciò che fanno avviene inconsciamente, e un’azione che compiono giunge alla coscienza solo quando è avvenuta, quando è inscritta nel karma mondiale. La conoscenza di questi esseri, che trascinano il loro passato come una coda di cometa spirituale, ha un effetto sconvolgente. A queste entità, che non prendono parte al presente, questa personalità, che una volta era stata iniziata, che era cresciuta al di là dell’esistenza terrestre, portava la sua anima: formava il suo karma.

È davvero come se, in modo grandioso e maestoso, tutto ciò che è stato vissuto come esistenza iniziata illuminasse da lontano l’intero passato delle vite terrene dell’essere umano. Ciò che è stato vissuto attraverso l’iniziazione ibernica vive come una fecondazione di questo passato. Quando questa personalità apparve sulla Terra, c’erano ormai impulsi futuri dovuti al contrasto in cui l’anima doveva ora svilupparsi sulla Terra. Quando quest’anima, immediatamente dopo essere scesa sulla Terra dalla sfera di Saturno, distolse lo sguardo dal passato in modo tale che esso fosse illuminato dalla luce dell’iniziato, formò il contrasto: saldamente piantata sulla Terra, ma guardando al futuro, estrinseca idee, impulsi e sensazioni importanti e di ampio respiro. Da questo iniziato ibernico nacque Victor Hugo.

In realtà vediamo un essere umano solo quando lo guardiamo nel nesso della sua evoluzione, anche tra la morte e una nuova nascita. Lo vediamo con le sue qualità morali, religiose, etiche, quando lo guardiamo in questo modo. Una personalità non diventa più povera se la esaminiamo alla luce dello spirito, ma più ricca.

Come si può comprendere, attraverso esempi così precisi, tratti con estrema accuratezza dalla Scienza dello Spirito e dall’evoluzione dell’umanità, la vita dell’uomo, l’interazione del mondo con gli uomini? Come si può comprendere, ad esempio, attraverso un terzo esempio, alcune cose che altrimenti potrebbero essere misteriose per chi guarda con mente aperta? Come si può comprendere, attraverso un nesso karmico in questi casi, qualcosa che appare molto strano, che altrimenti sarebbe incomprensibile?

Qui vediamo anche una sorta di misteri, ma misteri completamente decaduti: i misteri che un tempo hanno avuto un ruolo importante in America, ma che sono caduti in decadenza, tanto che le rappresentazioni che si sono formate del culto e lo svolgimento stesso del culto sono diventati, direi, del tutto infantili rispetto alla grandezza che esisteva in passato. Nel superstizioso, magico, misterioso di questi misteri, prima della scoperta dell’America – quindi non molto tempo fa –, si manifesta ancora qualcosa della forza, della forza suggestiva di questi antichi misteri.

In essi viveva ancora una personalità di cui voglio parlare, che entro questi misteri non ricevette solo rappresentazioni, ma anche impressioni di forze essenziali, designate come Taotel, Quitzalkaotel, Tetzquatlipoka: entità che tuttavia esercitano un’influenza forte, ma direi impura, sull’uomo. È spesso caratteristico dei misteri decaduti esercitare un’influenza impura in relazione all’etica. Vediamo questa personalità rinascere più tardi come uomo, fortemente compenetrata nel subconscio da ciò che può emanare, come forza suggestiva, da tali misteri. La vediamo rinascere come Eliphas Levi e, in lui, rivivere semplicemente, con concetti astratti, razionalistici, puramente esteriori, ciò che in realtà è un essere misterico decaduto. Subito viene gettata luce su un fenomeno altrimenti enigmatico: qualcosa che ha del grandioso nei suoi scritti, ma anche qualcosa che rende l’anima umana del tutto incoerente, persino, in un certo senso, stupida e ottusa.

Ovunque guardiamo, la vita ci si chiarisce attraverso i nessi che l’Antroposofia deve indicare non in modo astratto, ma concreto. Ma potete immaginare, miei cari amici, di ricevere descrizioni autentiche di ciò che sta al di là della vita terrena senza provare un movimento interiore dell’animo, un riscaldamento interiore e un illuminarsi dell’anima? La vita umana tra la nascita e la morte non appare forse diversa, non si sente forse diversa, quando si lascia che queste descrizioni della vita soprasensibile agiscano realmente, con tutta la loro forza interiore, sull’anima? Allora si guarda e si sa: siamo scesi da un mondo che può essere descritto; portiamo nel mondo fisico ciò che ha vissuto tra gli dei.

Comprenderlo solo teoricamente non è l’essenziale. Sentirsi così come uomo – essere discesi da una sfera che può essere descritta in questo modo – significa che noi, come uomini nel nostro corpo fisico-sensibile sulla Terra, ci sentiamo responsabili di diventare degni di ciò che è disceso con noi. Se la conoscenza diventa degna, negli impulsi volitivi interiori, della vita animica prima della discesa attraverso la nascita, allora ciò che viene insegnato nell’Antroposofia diventa immediatamente morale. Questo rafforzamento degli impulsi morali è un aspetto essenziale dell’Antroposofia. Credo che ciò sia emerso anche dal modo in cui sono state descritte queste tre conferenze.

Consideriamo ora l’altro aspetto, quello della morte, che conclude la vita fisica terrena. Essa pone il nulla al posto di dove l’uomo ha vissuto. Ma se descriviamo ciò che abbiamo potuto descrivere del mondo soprasensibile, allora dietro il nulla sorge il mondo spirituale degli dei, e l’uomo acquisisce la coscienza di avere la forza di iniziare il lavoro per un nuovo corpo fisico là dove il nulla del suo corpo fisico si è posato. Questo dà il forte impulso religioso, e questo dà l’impulso religioso reale.

Così, miei cari amici, dall’Antroposofia nasce un’immagine della vita del mondo, della vita dell’uomo; e così dall’Antroposofia prendono forza gli ideali morali e religiosi. Di questo contenuto dell’Antroposofia ho voluto parlarvi in queste tre brevi conferenze che ho potuto tenere davanti a voi.

Vorrei concludere queste conferenze richiamando l’attenzione su ciò che deve esistere anche tra di noi come Antroposofia vivente, come Antroposofia essenziale, affinché, quando ci separiamo fisicamente, rimaniamo uniti nello spirito. I nostri pensieri si ritroveranno e in realtà non ci separeremo. Poiché acquisiamo comprensione attraverso l’Antroposofia, attraverso la contemplazione del sovrasensibile, sappiamo che le personalità che l’Antroposofia ha riunito possono sempre stare insieme nello spirito e nell’anima. Concludiamo quindi questa serie di conferenze dicendoci: noi, io e voi, siamo stati insieme per un po’ nello spazio; restiamo fortemente uniti nello spirito! Con questo concludo le mie riflessioni.

8°Morte, nascita e origine del karma: dal pensiero-cadavere alla prima intenzione del destino.

Breslavia, Polonia, 7 Giugno 1924

La saggezza antroposofica interviene nella vita umana nel modo più profondo indicando i misteri cosmici più completi, i misteri del mondo intero, che in realtà sono riuniti in modo microcosmico nell’essenza dell’uomo. Ma in tutto ciò che in questo modo ci può diventare chiaro dal cosmo, che può diventare luminoso, vive qualcosa che non solo illumina il quotidiano, ma anche ogni ora della vita umana: trattando questa vita umana in relazione al suo destino, al suo karma, illumina ciò che è immediatamente vicino al cuore dell’uomo, ciò che, come ho detto, è presente a ogni ora. Così, partendo dai punti di vista più diversi, vorrei parlare con voi in questi giorni, in particolare, della fondazione antroposofica di quelle idee, di quelle immagini spirituali che possono avvicinarci al karma dell’uomo.

Sappiamo bene che nella vita umana, così come si svolge tra la nascita e la morte, intervengono, per così dire, due momenti che si differenziano essenzialmente da tutti gli altri momenti della vita terrena dell’uomo. È il momento – naturalmente non è un momento in senso letterale, ma voi lo capirete – in cui l’uomo, come entità spirituale-animica, discende nella vita terrena, assume un corpo fisico come strumento del suo operare nel mondo terreno; non solo si riveste di questo corpo fisico, ma si trasforma, per così dire, in questo corpo fisico per poter operare sulla Terra: l’inizio della vita terrestre, la nascita e il concepimento. L’altro momento è quello in cui l’uomo esce dalla vita terrena, ritornando nel mondo spirituale attraverso la porta della morte.

Se ci atteniamo innanzitutto a quest’ultimo momento, vediamo come, nei primi giorni dopo la morte, la forma umana fisica rimanga in una certa misura. Ma ci chiediamo: come si comporta ciò che rimane come forma fisica umana rispetto alla natura, all’esistenza che ci circonda nella vita terrena, nei diversi regni della natura? Questi regni della natura, l’intera natura esteriore, sono in grado di comportarsi in modo tale con i resti dell’entità umana da poter mantenere questi resti nella loro formazione? No, la natura non è in grado di farlo. La natura è in grado solo di distruggere ciò che è stato costruito come struttura fisica umana dal momento in cui l’uomo è entrato nella vita terrena fisica; e con la morte inizia la dissoluzione della forma che l’uomo considera la sua forma terrena.

Chi lascia che questa verità così evidente agisca abbastanza profondamente sulla propria anima, capisce quanto sia semplice trovare, nella forma fisica dell’uomo, la prova contraria di tutto ciò che è materiale. Se infatti il materialismo fosse corretto, si dovrebbe poter dire che la natura costruisce la forma umana. Ma non si può dire questo, perché la natura può solo distruggere la forma umana, non costruirla. E da questo pensiero può scaturire un’impressione potente. Essa scaturisce anche, solo che molto spesso non viene tradotta nella giusta forma di pensiero. Vive nell’inconscio dell’anima umana, vive in tutto ciò che proviamo di fronte all’enigma della morte; ma lì vive un’esistenza energica. E l’Antroposofia non vuole altro che portare tali enigmi, che si aprono alla mente umana libera da pregiudizi sulla vita, fino a quel grado di soluzione che è necessario per una corretta conduzione della vita. Così deve innanzitutto indicare, semplicemente allo spirito umano libero da pregiudizi, che cosa sia il momento della morte.

Dall’altro lato può indicare il momento della nascita. Ma su questo momento della nascita si può in realtà ottenere solo una rappresentazione corrispondente alla rappresentazione della morte, se ci si lascia andare un po’ a un’auto-osservazione libera da pregiudizi. Questa auto-osservazione deve rivolgersi al pensiero umano. Il pensiero umano si diffonde su tutto ciò che accade nel mondo fisico-sensibile terrestre. Noi riflettiamo su ciò che avviene nel mondo. Non potremmo essere esseri umani se non facessimo questi pensieri, perché è attraverso la formazione di questi pensieri che ci distinguiamo da tutte le altre entità che ci circondano nel regno terrestre.

Ma quando cogliamo i nostri pensieri in un’auto-osservazione imparziale, essi ci appaiono davvero molto lontani da tutto ciò che altrimenti ci circonda come reale. Basta immaginare in modo corretto quanto diventiamo interiormente astratti e freddi quando ci abbandoniamo al pensiero, rispetto a come siamo quando ci abbandoniamo alla vita con la nostra anima. Non dovrebbe esserci alcun dubbio, nella mente imparziale, che i pensieri in quanto tali abbiano inizialmente qualcosa di freddo, astratto, sobrio, arido. Ma dovrebbe far parte della prima esperienza meditativa dell’antroposofo guardare alla nostra vita pensante nel modo giusto. Allora, in questa vita pensante, gli apparirà qualcosa che può sembrargli molto simile alla vista che abbiamo di un cadavere.

Che cosa è caratteristico della vista di un cadavere? Eccolo lì davanti a noi, questo cadavere. Noi diciamo: in questa struttura ha vissuto un’anima umana, uno spirito umano; questa anima umana, questo spirito sono scomparsi. Come un guscio dell’anima e dello spirito giace lì ciò che è un cadavere umano; ma allo stesso tempo ci fornisce la prova che tutto ciò che è mondo extraumano non avrebbe mai potuto produrre questa struttura, che questa struttura poteva provenire solo dalla natura umana più intima, animata dallo spirito, che è un residuo di qualcosa che non è più. La forma stessa ci mostra che il cadavere non è verità: è solo un residuo di verità, ha senso solo se l’anima e lo spirito vivono in esso. Ora, nella forma che gli è rimasta, ha perso molto, ma così com’è mostra proprio che l’anima e lo spirito hanno abitato in esso.

Possiamo allora rivolgere il nostro sguardo animico alla vita del pensiero. Anche questa ci apparirà, sebbene da un punto di vista leggermente diverso, come se fosse qualcosa di cadaverico. Il pensiero umano, se lo guardiamo in noi stessi con imparzialità, non può esistere di per sé, proprio come la forma umana nel cadavere. Non ha alcun senso, così come un cadavere non ha senso. Infatti la natura esterna è sempre qualcosa che può essere compreso dal pensiero, ma non può mai produrre il pensiero. Altrimenti non potrebbe esistere alcuna logica che, indipendentemente da tutte le leggi naturali, veda ciò che è giusto e ciò che è sbagliato dal punto di vista del pensiero. Se concepiamo il pensiero qui nel mondo terrestre e lo comprendiamo correttamente, esso deve apparirci come un cadavere, come un cadavere animico, così come appare un cadavere fisico ciò che resta dell’uomo quando questi ha varcato la porta della morte.

Comprendiamo la forma dell’uomo solo se la consideriamo come un residuo di ciò che un essere umano vivente ha lasciato alla morte. Immaginate che ci fosse un solo essere umano sulla Terra e che fosse morto, e che un marziano scendesse e guardasse questo cadavere: non lo capirebbe affatto. Potrebbe studiare tutte le forme minerali, vegetali e animali e non capirebbe comunque come questa forma che giace lì morta abbia potuto realizzarsi. Perché contraddice se stessa e contraddice l’intero mondo extraumano terrestre. Rivela in se stessa di essere stata abbandonata da qualcosa, perché non potrebbe essere così com’è se fosse sempre stata abbandonata a se stessa.

Lo stesso vale per i nostri pensieri. Essi non potrebbero essere come sono se esistessero solo attraverso la natura esterna. Sono un cadavere dell’anima, paragonabile al cadavere fisico. Quando c’è un cadavere, qualcosa deve essere morto. Che cosa è morto? È morta quella forma di pensiero che avevamo prima di scendere nel mondo terrestre. Lì viveva ciò che è morto nel pensiero astratto. Il pensiero dell’anima che non aveva ancora un corpo si comporta, nei confronti del pensiero come lo abbiamo ora, così come l’uomo animato e spiritualizzato si comporta nei confronti del cadavere. E noi uomini nel corpo fisico siamo la tomba in cui è stata sepolta la vita animica dell’esistenza preterrena. Il pensiero era vivo nell’anima; l’anima è morta per il mondo spirituale. Noi non portiamo in noi il pensiero vivente: portiamo in noi il cadavere del pensiero.

Questo è ciò che accade quando passiamo dall’altra parte della vita terrestre, quella opposta alla morte, quando ci avviciniamo alla nascita. Ci diciamo: in un certo senso, lo spirituale nell’uomo muore con la nascita; il fisico nell’uomo muore con la morte. Allora parliamo di questi fatti in modo più corretto di quanto si faccia abitualmente al giorno d’oggi.

Se cerchiamo innanzitutto la porta d’ingresso all’Antroposofia attraverso un orientamento dell’anima verso la morte e comprendiamo così come il pensiero sia un cadavere rispetto al pensiero preterreno, allora la nostra visione dell’uomo si amplia oltre la vita terrena e solo così ci prepariamo ad accogliere l’insegnamento antroposofico, la saggezza antroposofica. Solo perché non si guarda nel modo giusto a ciò che è ancora presente nella vita terrena, anche se sotto forma di cadavere – ma a questo serve la vita terrena –, è così difficile trovare la via naturale verso l’Antroposofia. Oggi si sopravvaluta il pensiero, ma in realtà non lo si conosce: lo si conosce solo nella sua natura di cadavere dell’anima.

Ora, se si orientano i pensieri come ho cercato di fare davanti a voi, allora si viene fortemente indirizzati verso i due aspetti della vita eterna dell’anima umana. In fondo, dalle speranze umane, abbiamo solo una parola nelle lingue moderne per indicare la mezza eternità che ora inizia e non finisce: abbiamo solo la parola «immortalità», perché gli uomini della nostra epoca sono interessati soprattutto a ciò che accade dopo la morte. È in nesso con tutti i loro interessi vitali sapere che cosa accade dopo la morte. Ma ci sono stati tempi nell’evoluzione dell’umanità in cui gli uomini erano interessati ad altro. Oggi l’uomo che pensa in modo più egoistico dice: «Mi interessa ciò che segue la morte, perché voglio sapere se continuo a vivere dopo la morte; non mi interessa ciò che c’era prima della nascita o prima del concepimento». Poiché l’uomo è qui, non riflette sulla vita preterrena proprio come riflette sulla vita post mortem.

Ma all’eternità dell’anima umana appartengono questi due aspetti: l’immortalità e il non essere nato.

I linguaggi misterici più antichi e originari degli uomini, che ancora, secondo l’epoca, vedevano il mondo soprasensibile, avevano anche una parola corrispondente per il non essere ancora nato. Dobbiamo prima conquistarcela di nuovo, orientando i nostri pensieri in tale direzione. Ma così saremo condotti anche a una legge completamente diversa da quella naturale che esiste nell’uomo: al destino umano.

In un primo momento, questo destino umano si presenta alla nostra anima solo nel senso che ci colpisce, per così dire, casualmente, che si estrinseca come per caso. Noi compiamo questo o quello spinti da questo o quell’impulso e dobbiamo dire, nella vita ordinaria: in innumerevoli casi accade che al bene siano riservate esperienze di vita difficili, dolorose, tragiche, mentre a chi non ha affatto buone intenzioni non capitano esperienze di vita brutte, ma proprio buone. Il nesso tra ciò che proviene animicamente da noi e ciò che ci colpisce per destino, questo nesso non lo vediamo con la coscienza ordinaria nella vita ordinaria, come è noto. Vediamo come il bene possa essere colpito dai peggiori colpi del destino; il male non ha bisogno di essere colpito da altro che da un destino spesso relativamente buono. Negli eventi naturali vediamo la necessità con cui gli effetti seguono le cause; non possiamo vederla nel rapporto spirituale in cui è intessuta la nostra vita morale.

Eppure, se guardiamo di nuovo alla vita con imparzialità, vediamo anche il destino svolgersi in modo tale da doverci dire: il destino scorre così perché noi stessi lo abbiamo cercato. Basta essere completamente imparziali con se stessi. Guardiamo la nostra vita precedente in qualsiasi momento della vita che abbiamo raggiunto in questa incarnazione. Diciamo che una persona è arrivata a cinquant’anni e guarda con sguardo imparziale a questi cinquant’anni fino all’infanzia: allora si vede come, in realtà, si è andati verso tutto ciò che ci è capitato per un impulso interiore. È spiacevole osservarlo; ma, se si seguono le cose a ritroso, si vede come si debba dire, riguardo a ciò che è determinante nella vita: ci si è mossi come verso un punto nello spazio, così nel tempo verso questi eventi della vita. Il destino scorre già da noi stessi.

Per questo è del tutto comprensibile che persone che sono diventate un po’ paterne, come l’amico di Goethe, Knebel, dicano: se si considera questa vita umana, sembra tutto pianificato. Certo, questo piano non è sempre tale che, guardando indietro, ci si dica: se dovessi rifare tutto, lo rifarei così. Tuttavia, se si guardano i dettagli di ciò che si è fatto, si vede sempre che a ciò che è avvenuto prima si è aggiunto ciò che è avvenuto dopo, spinti da impulsi interiori, ed è così che questo o quell’evento è entrato nella nostra vita. In questo modo si arriva a comprendere che attraverso la nostra vita animica morale si esprime una legge completamente diversa da quella della vita naturale.

Attraverso tutto questo si può creare l’atmosfera in cui ci si deve trovare di fronte al ricercatore spirituale, che ora, dalla visione del mondo spirituale, sa descrivere la formazione del destino così come il naturalista descrive le leggi naturali dai processi naturali. Ed è proprio questa comprensione della legalità spirituale nell’universo che è il compito dell’Antroposofia nel presente.

A questo proposito vorrei dire innanzitutto alcune parole introduttive. Ricorderete che nella mia «Scienza occulta» ho citato, e anche illustrato in altri nessi, come ciò che ci appare là fuori nel cielo come la Luna un tempo fosse collegato alla Terra; come il corpo fisico della Luna si sia staccato dalla Terra, si sia separato dalla Terra in un determinato momento. In un tempo futuro, la Luna si riunirà nuovamente alla Terra. Ma non solo la Luna fisica si è separata dalla Terra, bensì anche alcuni abitanti che erano sulla Terra quando la Luna fisica era ancora collegata alla Terra si sono separati dalla Terra.

Se accogliamo ciò che vive come beni spirituali all’interno dello sviluppo umano, solo attraverso una tale considerazione giungiamo sempre più alla conclusione che l’umanità attuale è incredibilmente intelligente – quasi tutti gli uomini oggi sono incredibilmente intelligenti –, ma non saggia. I beni della saggezza – anche se non in forma intellettuale, ma piuttosto in forma poetico-figurativa – erano presenti all’inizio dell’evoluzione dell’umanità, disseminati tra l’umanità della nostra Terra da grandi maestri, da maestri originari che erano tra gli uomini.

Questi Maestri originari dell’umanità non abitavano in un corpo fisico umano, ma si incarnavano solo in un corpo eterico, e il rapporto con loro era diverso da quello che esiste tra gli uomini fisici. Questi Maestri vagavano sulla Terra in un corpo eterico. L’uomo di cui diventavano guide sentiva la loro vicinanza nella propria anima. Sentiva entrare nella propria anima qualcosa che era come un’ispirazione, come un illuminarsi interiore di verità, anche di intuizioni. Insegnavano in modo spirituale. Ma all’epoca dello sviluppo terrestre si faceva distinzione tra gli uomini che si potevano vedere e quelli che non si potevano vedere. Non si pretendeva di voler vedere le persone che non si potevano vedere, perché si aveva il dono di ricevere i loro insegnamenti anche senza vederli.

Si sentivano questi insegnamenti provenire dall’interno dell’anima e ci si diceva: quando arrivano questi insegnamenti, allora un grande maestro primordiale dell’umanità si è avvicinato a me. E non si aveva nemmeno una visione esteriore di questi maestri primordiali; li si incontrava nella visione spirituale. Non si stringeva loro fisicamente la mano, ma ci si incontrava comunque e si sentiva qualcosa di simile a una stretta di mano spirituale.

Questi maestri primordiali hanno dato all’umanità i grandi insegnamenti originari, che sono conservati solo in eco in creazioni come i Veda e la filosofia Vedanta. Anche questi grandi insegnamenti dell’Oriente non sono che echi. Un tempo esisteva una saggezza primordiale diffusa sull’umanità della Terra, che poi andò perduta affinché gli uomini potessero risalire allo spirito con la propria volontà libera. La libertà dell’essere umano non sarebbe stata possibile se i Maestri primordiali fossero rimasti.

Essi rimasero quindi per un periodo relativamente breve dopo che la Luna si era separata dalla Terra; poi seguirono la Luna e stabilirono la loro dimora in questa colonia mondiale della Luna. Da quando si sono separati dalla Terra e gli uomini sono stati lasciati a se stessi, sono diventati gli abitanti più importanti di questa colonia lunare.

Ma anche se da allora non incontriamo più questi grandi maestri originari qui sulla Terra, li incontriamo comunque come esseri umani che passano da una vita terrena all’altra nella nostra vita dopo la morte, e precisamente molto presto dopo aver varcato la porta della morte. È stato anche descritto che, quando l’uomo attraversa la porta della morte, dopo aver lasciato il corpo fisico, sperimenta come il corpo eterico si espanda sempre di più, diventando sempre più grande, ma anche più sottile, fino a scomparire nell’universo.

Poi, dopo aver abbandonato il corpo eterico, non sentiamo più la nostra esistenza sulla Terra; nei pochi giorni successivi alla morte sentiamo invece la nostra esistenza nell’immediato circondamento della Terra. Pochi giorni dopo la morte non ci sentiamo più vivi nel corpo terreno, bensì sentiamo come se questo corpo terreno si fosse espanso fino al punto in cui la Luna orbita attorno alla Terra. Ci sentiamo su una Terra ingrandita e non sentiamo affatto la Luna come un corpo, ma sentiamo l’intera sfera come un tutt’uno: l’orbita lunare solo come il confine della sfera; la Terra semplicemente ingrandita fino alla sfera lunare e diventata spirituale.

Siamo nella sfera lunare e in questa sfera lunare rimaniamo per un lungo periodo dopo la morte. Ma lì ci riuniamo innanzitutto con quelle entità spirituali che, all’inizio dell’esistenza terrena dell’uomo, erano i grandi maestri originari. Le prime entità che incontriamo nel cosmo dopo la morte sono questi primi maestri originari dell’umanità: è nel loro regno che torniamo. E ora facciamo un’esperienza strana.

Si potrebbe facilmente immaginare che l’esistenza dopo la morte, che dura per un certo tempo – di cui parlerò più avanti –, abbia qualcosa di ombroso rispetto alla vita terrena. La vita terrena ci sembra così solida: possiamo afferrare le cose ovunque, sono dense; l’uomo è denso, compatto. Noi definiamo qualcosa come reale solo quando possiamo afferrarlo bene. Questa vita terrena robusta ci appare, quando abbiamo varcato la soglia della morte, in realtà come un sogno.

Infatti, entrando nel regno lunare nel modo descritto, entriamo in un’esistenza che ora ci appare molto più reale, molto più intrisa di realtà; e questo perché questi insegnanti primordiali dell’umanità, che continuano la loro esistenza nella regione lunare, ci compenetrano con il loro stesso essere e ci fanno apparire tutto molto più reale di come noi, in quanto uomini terrestri, sperimentiamo le cose del mondo. E che cosa sperimentiamo?

In realtà noi viviamo la vita terrena solo in modo frammentario. Quando guardiamo indietro con la coscienza ordinaria, essa ci appare come una corrente uniforme. Ma come abbiamo vissuto? Abbiamo vissuto come ombre: un giorno seguito da una notte. La coscienza ordinaria non se lo ricorda. Poi viene di nuovo un giorno, poi di nuovo una notte, e così via, e noi poniamo i giorni solo nel ricordo. In un vero ricordo dovremmo sempre interrompere i giorni con ciò che abbiamo vissuto nella notte, sempre interrompere i giorni con le notti. La coscienza ordinaria non lo fa, con una certa ragione, perché è attenuata dal sonno.

Quando siamo sotto questi esseri lunari, che un tempo erano i maestri originari dell’umanità, viviamo proprio ciò che abbiamo vissuto nelle notti qui sulla Terra. Da ciò risulta anche quanto dura questa forma di esistenza nella regione lunare. Se uno non è un dormiglione, dorme circa un terzo della sua vita terrena. Ma esattamente lo stesso tempo dura la vita nella regione lunare: circa un terzo della vita terrena. Se una persona ha vissuto vent’anni, dura circa sette anni; se ne ha vissuti sessanta, dura vent’anni, e così via. Si vive quindi tra questi esseri, che ci compenetrano con la loro esistenza.

Ma per capire che cosa si è lì, bisogna penetrare immediatamente in ciò che si diventa quando si lascia il corpo fisico. Di questo sa parlare l’iniziato, e sa parlarne il morto, perché il morto lascia il corpo fisico attraverso la regione dello spazio. Nel momento in cui si lascia il corpo fisico, si entra direttamente in ciò che è al di fuori del corpo fisico. Se sto qui e lascio il mio corpo, la prima cosa in cui mi trovo è il tavolo e poi tutto ciò che mi circonda. Sono sempre dentro ciò che riempie il mondo, e sempre più dentro, solo che non sono dentro la mia pelle. Ciò che prima era il mio mondo fisico interiore diventa il mio mondo esterno, e tutto ciò che prima era il mondo esterno diventa il mio mondo interiore.

Così anche la morale diventa il mio mondo esterno. Immaginiamo che io, da persona malvagia, abbia dato uno schiaffo a qualcuno e che ora, dopo la morte, sia tornato indietro al quarantesimo anno della mia vita: in quel momento gli ho fatto del male. Per lui è stato un terribile trauma morale. Forse nella mia vita ci ho riso sopra. Ora non provo ciò che ho provato allora, ma ciò che lui ha provato in termini di dolore fisico e sofferenza morale. Sono completamente in lui. In realtà lo ero già durante ogni notte, solo che questo rimane nell’inconscio: non lo si sperimenta, rimane un’immagine.

Ora siamo compenetrati dalla sostanza dei grandi insegnanti primordiali che vivono nella Luna. Lo viviamo in modo più intenso che qui sulla Terra. Ciò che qui sulla Terra è come un sogno diventa una realtà molto più forte: noi la viviamo. Questa realtà intensa è vissuta anche da chi, grazie alla coscienza chiaroveggente, continua a vivere con un defunto dopo la morte, vivendo con lui in modo soprasensibile, elevandosi all’ispirazione. Si sperimenta allora come gli esseri umani, dopo la morte, vivano una realtà più intensa che prima della morte.

Sperimentare ciò che un essere umano vive dopo la morte ha un effetto molto più forte, quando lo si vive realmente, di quanto possano avere qualsiasi influsso terrestre. Ne darò un esempio. Alcuni di voi conosceranno sicuramente i miei «Misteri» e in essi la figura di Strader. La figura di Strader è tratta dalla vita. È esistita una personalità simile, che mi ha interessato moltissimo. Ho seguito la vita esteriore di questa personalità che, nella figura di Strader, è naturalmente modificata in chiave poetica. Ora sapete che ho scritto quattro drammi misteriosi. Nel quarto muore Strader. Questo quarto dramma misterioso, scritto nel 1913, l’ho vissuto in modo tale che non ho potuto fare altro che far morire Strader. Perché?

Finché il modello di Strader viveva nel mondo fisico, il mio sguardo era rivolto a lui. Ma nel frattempo questo modello era morto. La cosa mi interessava così tanto che ho continuato a seguirla. Le impressioni della vita dopo la morte erano così forti che hanno completamente cancellato il mio interesse per come era stato durante la sua vita terrena. Non è che non continuassi a partecipare, ma questa partecipazione non era sufficiente rispetto alle impressioni violente di ciò che viveva dopo la sua morte fisica sulla Terra, se si seguiva la cosa. Ho dovuto lasciar morire Strader perché il suo modello continuava a vivere davanti ai miei occhi dopo la morte, ed era molto più forte della vita precedente.

Vedete, questo si è anche estrinsecato nella pratica. Si sono trovati degli amici che hanno indovinato chi era il modello di Strader e si sono impegnati con una certa nobile dedizione a ricercare l’eredità di questo modello di Strader. Me lo hanno portato con immensa gioia. Ho dovuto diventare un po’ cattivo, per così dire, perché non mi interessava affatto: nel momento in cui, di fronte a questi resti terrestri, emergevano le impressioni della vita dopo la morte, queste cancellavano tutto ciò che gli amici mi portavano ancora dalla vita terrena.

Ed è proprio questo che succede: queste impressioni, causate dal fatto che la sostanza degli esseri lunari entra nell’uomo, sovrastano tutto ciò che si può sperimentare nella vita terrena e rendono più reale l’esistenza. Si sperimenta quindi in una realtà più forte l’atto compensatorio e giusto: ciò che significa per l’altro il fatto che gli sia stato inflitto questo o quello, lo si sperimenta più intensamente di ciò che si è fatto a se stessi.

Da questa esperienza dopo la morte, che viviamo nella sfera dei grandi maestri originari dell’umanità, si forma il primo germe del karma. Qui concepiamo l’intenzione: ciò che abbiamo fatto deve essere compensato da noi stessi. Qui si manifesta per la prima volta che le intenzioni hanno effetti nella vita. Qui, nel mondo terrestre, il bene non deve realizzarsi nel bene, il male non deve realizzarsi nel male. Nel momento in cui penetriamo nel mondo extraterrestre, qualcosa che concepiamo come risoluzione deve realizzarsi entro un mondo molto più reale di quello terrestre: qualcosa che vive in noi come impulso – devi compensare ciò che appare come il contrario di ciò che hai fatto –; in quel momento ciò che percepiamo in noi come intenzione deve diventare una causa reale per la compensazione nella vita successiva.

Vorrei descrivervi come si forma gradualmente il karma che l’uomo, quando riappare dopo aver attraversato il tempo tra la morte e la nuova nascita, plasma in una nuova vita. Il primo periodo che attraversiamo dopo la morte è proprio quello in cui, vivendo insieme agli esseri lunari, concepiamo in noi l’intenzione di realizzare il nostro karma. Vorrei quindi descrivervi concretamente le tappe attraverso le quali l’uomo compensa il proprio karma tra la morte e la nuova nascita.

9°Dalla Luna al Sole: le sfere planetarie come laboratorio del karma umano.

Breslavia, Polonia, 8 Giugno 1924

Ieri abbiamo visto come l’uomo trascorre la vita tra la morte e la nuova nascita, preparando le forze del suo karma in quella che potremmo chiamare la sfera lunare, e abbiamo visto come in questa sfera lunare l’uomo incontra quelle entità che un tempo erano suoi compagni sulla Terra: i grandi insegnanti originari dell’umanità. Questo è il tipo di esseri che l’uomo incontra immediatamente, si potrebbe dire, dopo la morte.

Insieme a questi esseri ci sono poi quelli che trovate nella mia «Scienza occulta» sotto il nome di Angeloi. Sono quelle entità che non sono mai state abitanti diretti della Terra, che quindi non hanno mai avuto un corpo terrestre, nemmeno un corpo eterico come quello dell’uomo. Gli altri abitanti della Luna di cui ho parlato avevano sì un corpo eterico simile a quello umano, ma non un corpo fisico umano.

Questi Angeloi sono le entità che ci accompagnano da una vita terrena all’altra. Nell’attuale periodo di sviluppo cosmico della nostra umanità, essi sono le guide da una vita terrena all’altra, e già dalla sfera lunare ci guidano. Ora abbiamo visto come l’uomo arrivi a predisporre in questa sfera lunare il proprio karma e ad accogliere gli impulsi interiori che lo conducono poi a estrinsecare il karma.

Ma tutto ciò che l’uomo ha portato con sé attraverso la porta della morte, le azioni ingiuste, quelle azioni che non possono esistere nei mondi spirituali, tutto questo l’uomo deve lasciarlo nella sfera lunare, cosicché, se così posso esprimermi, il karma negativo viene lasciato nella sfera lunare. Infatti, nel momento in cui l’uomo penetra nella vita tra la morte e una nuova nascita, sarebbe del tutto impossibile che egli rimanesse gravato da ciò che è l’effetto, la conseguenza delle sue azioni malvagie.

Quando l’uomo è uscito da questa sfera lunare, ha nuovamente ampliato la sua vita interiore oltre un altro territorio del cosmo ed entra in quella sfera che si può chiamare la sfera di Mercurio. Lì non vive inizialmente insieme alle entità che hanno abitato con lui la Terra, ma vive insieme alle entità della gerarchia degli Arcangeli; e qui impara a conoscerle. Naturalmente, in tutti questi regni egli vive anche insieme alle anime umane che hanno attraversato la porta della morte. Nella sfera lunare, questo è il terzo tipo di esseri con cui l’uomo convive: anime umane disincarnate che, come lui, hanno attraversato la porta della morte.

Vedremo tra poco perché gli effetti, gli effetti spirituali del lato malvagio del karma devono rimanere nella sfera lunare. Per ora accontentiamoci di questo fatto.

Entrando nella sfera di Mercurio, l’uomo viene ulteriormente purificato e raffinato. Infatti, quando l’uomo ha deposto nella sfera lunare ciò che è moralmente inutile per il cosmo, ha ancora in sé le controimmagini spirituali delle sue incapacità fisiche, delle sue debolezze fisiche. Ha in sé quelle predisposizioni alle malattie e i risultati delle malattie che ha vissuto qui sulla Terra.

Ora vi sorprenderà, ma la cosa è questa: nella vita tra la morte e una nuova nascita noi ci liberiamo prima delle debolezze morali, mentre le debolezze fisiche vengono eliminate solo più tardi, cioè nella sfera di Mercurio. Lì l’uomo viene purificato nell’anima da tutto ciò che ha vissuto nell’anima durante il tempo terreno: i più svariati processi di malattia. L’uomo viene quindi reso completamente sano dal punto di vista animico nella sfera di Mercurio.

Dovete infatti considerare che l’uomo è un essere assolutamente unitario. Dal punto di vista occulto si parla in modo del tutto errato dell’uomo quando si dice che è una composizione di spirito, anima e corpo. Egli non è composto da questi tre elementi, ma, se lo si osserva, da un lato appare come corpo, dall’altro come spirito e nel mezzo come anima; in realtà però tutto questo è un’unità. Quando l’uomo è malato, anche l’anima sperimenta la malattia; anche lo spirito la vive. E quando poi l’uomo, con la morte, ha abbandonato il corpo fisico, nell’anima restano inizialmente anche gli effetti di quelle esperienze che ha vissuto attraverso i processi della malattia. Ma questi vengono completamente abbandonati nella sfera di Mercurio sotto l’influenza di quelle entità che chiamiamo Arcangeli.

Così, attraverso la sfera lunare e quella di Mercurio, l’uomo diventa gradualmente un essere che non ha più in sé alcuna debolezza morale o fisica. In questo stato – nel frattempo sono trascorsi molti decenni – entra nella sfera di Venere. E in questa sfera di Venere ciò che l’uomo ha attraversato nella sfera lunare e in quella di Mercurio viene elaborato in modo tale che, dopo aver attraversato la sfera di Venere, egli può passare alla sfera solare. E noi viviamo infatti gran parte della nostra vita tra la morte e una nuova nascita in questa sfera solare.

Proprio dalle informazioni che vi sto dando, potrete vedere quanto sia fondato tutto ciò che costituiva quei misteri antichi, emersi da una saggezza chiaroveggente istintiva, ma grandiosa e potente, nei tempi antichi. In quei tempi antichi, ad esempio, non si studiava mai la medicina come oggi, rimanendo semplicemente nel mondo fisico e studiando l’uomo fisico nei sintomi della sua malattia, provando ciò che poteva aiutarlo, sezionando il cadavere, studiando i cambiamenti nel cadavere rispetto all’organismo normale e così via. Ai tempi dell’antica saggezza misterica, questo sarebbe stato considerato qualcosa di estremamente infantile, perché allora si sapeva esattamente come guarire l’uomo. Questo si può imparare solo se le entità della sfera di Mercurio ci danno la spiegazione, perché essa viene data nel nesso di tutti i processi cosmici: in questo modo l’uomo viene guarito a fondo.

Se si guarda quindi a ciò che ho descritto, da un altro punto di vista, nella mia «Scienza occulta», come gli oracoli dei misteri di Mercurio, si può vedere come funzionavano in realtà questi misteri, che erano essenzialmente al servizio dell’antica medicina.

Vedete, ieri abbiamo dovuto parlare dei grandi maestri primordiali. Un tempo essi erano compagni degli uomini sulla Terra. Erano ovunque ci fossero esseri umani, perché popolavano la Terra insieme agli uomini come una sorta di secondo genere umano eterico. Ma in quei tempi antichi, altre entità scesero tra gli uomini per la coscienza degli uomini, che era certamente ottusa e onirica: entità che ora non abitano affatto la Terra. Naturalmente, ciò che si deve dire su tali cose è non solo un paradosso, ma un completo nonsenso per l’uomo che è così devoto alla scienza materialistica odierna. Ma questa «assurdità» è proprio la verità.

Questi antichi saggi dei misteri sapevano che solo le entità soprasensibili di Mercurio possono fornire informazioni sui processi di guarigione. Per questo motivo i misteri di Mercurio furono organizzati in modo tale che, attraverso un culto appropriato, gli abitanti di Mercurio potessero effettivamente scendere sull’altare del luogo di culto di Mercurio e che i sacerdoti dei misteri di Mercurio potessero comunicare con le entità spirituali che scendevano attraverso le azioni del culto.

E ciò che in quei tempi antichi era medicina veniva accolto nei misteri di Mercurio proprio in questo senso. Le singole entità che scendevano sugli altari – che non dovevano essere sempre le stesse, ma erano percepite come tali – erano chiamate proprio il dio Mercurio. Si accoglieva l’antica medicina misterica dicendo: «Questo è ciò che il dio Mercurio ha comunicato ai suoi sacerdoti-medici». In questo modo si guariva.

Anche oggi la Scienza dello Spirito si basa sul fatto che, attraverso la preparazione adeguata degli iniziati, le entità del nostro cosmo discendono sulla Terra. Coloro che sono iniziati alla saggezza misterica odierna sanno bene che anche in questo caso l’essenziale si basa sul fatto di entrare in dialogo con le entità del cosmo. Ma nella coscienza umana generale di oggi è presente il contrario di ciò che era assolutamente presente nei tempi antichi. Oggi si dice: è un medico chi ha conseguito la laurea in medicina all’università. Ai tempi antichi non si diceva così: ai tempi antichi era medico chi parlava con il dio Mercurio.

Nei tempi successivi tutto era già in dissoluzione; esistevano solo le tradizioni di ciò che un tempo era emerso nei misteri dai dialoghi tra i medici-sacerdoti e il dio Mercurio.

Ora, nella sfera di Venere si tratta del fatto che ciò che rimane dell’uomo dopo che ha abbandonato il male e i suoi stati malsani venga trasferito nella sfera solare. Vedete, se vogliamo capire questo, dobbiamo indicare una peculiarità dell’intera umanità. Qui sulla Terra l’uomo ci appare sempre come un tutto. Deve diventare un criminale così grave da essere decapitato; solo allora, dopo la decapitazione, non appare più come un tutto nel corpo fisico. Ma per reati e crimini minori, anche se puniti severamente, appare sempre come un tutto.

Ora, questo non è il caso della controimmagine spirituale e animica che l’uomo porta con sé attraverso la sfera lunare e quella di Mercurio. L’uomo, quando arriva con l’anima e lo spirito nel mondo soprasensibile, dopo aver varcato la porta della morte e aver deposto le debolezze del male e le debolezze delle malattie, in un certo senso non è più un essere umano completo. L’uomo è identico al suo male: il male costituisce una parte del suo essere. Se uno fosse solo un malvagio senza alcuna traccia di bontà umana, dovrebbe lasciare tutto il suo essere umano nella sfera lunare e non potrebbe andare oltre; perché, nella misura in cui siamo malvagi, lasciamo il nostro essere nella Luna. Noi siamo uno, identici con ciò che è malvagio in noi davanti al mondo spirituale, così che, in un certo senso, arriviamo nella sfera di Venere come esseri umani mutilati.

Ora, nella sfera di Venere regna effettivamente, nel senso più spirituale, l’amore più puro. Venere è l’elemento dell’amore più puro e lì, attraverso l’amore cosmico, dalla sfera di Venere viene trasferito nell’esistenza solare ciò che è rimasto in questo modo dell’uomo.

Nella sfera solare l’uomo deve lavorare concretamente alla realizzazione del proprio karma. I nostri fisici attuali rimarrebbero meravigliati al massimo grado se potessero davvero arrivare una volta al Sole. Perché tutto ciò che qui sulla Terra si potrebbe esplorare sul Sole non è vero. Il Sole dovrebbe essere una sorta di palla di gas incandescente. Non è così, ma la cosa sta in questi termini – vorrei partire da un paragone un po’ banale –: se avete dell’acqua di Selters in una bottiglia, per vedere l’acqua dovete guardare molto attentamente e guardare dove finisce; altrimenti non la vedete affatto. Che cosa vedete in realtà? Non vedete l’acqua, ma le bollicine di acido carbonico, che sono più sottili dell’acqua. Vedete ciò che è più sottile e non vedete ciò che è più denso.

Ebbene, com’è con il Sole? Quando guardate il Sole, non lo vedete perché è una palla di gas incandescente condensata nello spazio vuoto; lo vedete perché lì lo spazio è, per così dire, particolarmente rarefatto. E ora dovete abituarvi a una rappresentazione che non è proprio comune.

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Se guardate in questo modo, vedete lo spazio. Non voglio parlare della natura dello spazio. Qui vedete l’acqua; nell’acqua ci sono delle cavità (vedi disegno) che sono più sottili dell’acqua. Dove si trova il Sole, lo spazio è più sottile. Voi direte: lo spazio è già nulla. Ma in realtà, dove c’è il Sole, c’è ancora meno del nulla! Ora, gli uomini terrestri potrebbero sapere, specialmente al giorno d’oggi, per motivi completamente diversi, che esiste anche meno del nulla. Se ho cinque marchi in tasca, ho cinque marchi. Se li spendo uno dopo l’altro, alla fine ho zero. Ma se faccio dei debiti, allora ho meno del nulla. Oggi sappiamo bene cosa significa avere meno di niente. Vedete, è così: dove c’è solo spazio, non c’è niente; ma dove c’è il Sole, c’è meno di niente.

Nello spazio c’è un vuoto, non c’è spazio, e in questo vuoto nello spazio vivono effettivamente entità spirituali: vivono gli Exusiai, i Dynamis, i Kyriotetes. Vivono in questo vuoto – naturalmente estendendo la loro esistenza ovunque – come entità Exusiai, Dynamis, Kyriotetes, che trovate elencate nella mia «Scienza occulta». E con loro l’uomo vive la maggior parte della sua vita tra la morte e una nuova nascita. In unione con loro, con quelle anime umane che hanno attraversato con lui la porta della morte e con le quali ha un nesso karmico, e con altre entità di cui gli uomini non possono avere quasi alcun presentimento, viene poi elaborato, in un lavoro comune, il karma per la prossima vita terrena.

In questa regione solare le cose vanno diversamente che qui sulla Terra. Perché i nostri intelligenti naturalisti – intelligenti lo sono davvero – si rappresentano il Sole come una palla di gas incandescente? Perché, spinti da un certo istinto illusorio materialistico, vogliono potersi rappresentare qualcosa nel Sole, dove avvenga qualcosa di fisico. Nel Sole non avviene nulla di fisico. Questo avviene al massimo nella corona solare, ma non nello spazio solare. Quello è il mondo spirituale nella sua forma più pura. Lì dentro non esistono leggi naturali. I materialisti vorrebbero che anche nel Sole valessero le leggi naturali; ma lì non ci sono leggi naturali, sono escluse. Lì valgono solo quelle leggi che producono le corrispondenti conseguenze karmiche dal bene e che, quando l’uomo ora penetra mutilato nel Sole, agiscono in modo complementare, attraverso l’amore degli esseri di Venere, sulla sua mutilazione, che è il risultato del suo karma negativo.

L’uomo può naturalmente avere rispetto e considerazione per tutto ciò che accade qui sulla Terra, e quando si descrive la vita tra la morte e la nuova nascita, gli uomini hanno spesso l’impressione: siamo lì così a lungo, cosa facciamo lì in realtà? Sì, rispetto a ciò che viene fatto affinché nella prossima vita terrena subiamo gli effetti del karma, rispetto a tutte queste forze che ci circondano e che attraversano la nostra esistenza solare, tutto ciò che accade nella civiltà superiore della Terra è una sciocchezza. Solo che lì tutto avviene in modo puramente spirituale.

Vedete, una parte del karma viene già preparata nella sfera di Venere, persino nella sfera di Mercurio viene già elaborato qualcosa del karma. Nelle prossime conferenze conosceremo un personaggio famoso della storia mondiale che ha vissuto il karma della sua vita nel corso del XIX secolo, preparandolo in parte proprio nella sfera di Venere e di Mercurio. E tali personalità, che già nella sfera di Venere e di Mercurio iniziano a preparare la configurazione del karma della vita successiva, diventano spesso personalità straordinariamente significative nella loro vita terrena successiva.

Ma per la stragrande maggioranza degli esseri umani, la parte principale di ciò che si estrinseca come karma nella vita terrena viene elaborata entro la sfera solare, dove trascorriamo il tempo più lungo. Ne parleremo più dettagliatamente in seguito; oggi voglio solo abbozzare l’immagine di come il karma venga gradualmente predisposto nelle diverse sfere. Per non entrare in contraddizione con le descrizioni che ho dato da altri punti di vista sulla vita tra la morte e la nuova nascita, dovete solo immaginare che l’uomo, salendo in queste sfere, entri in condizioni mondiali completamente diverse.

Quando si penetra, per esempio, nella sfera solare e poi si esce dal Sole e si entra nella sfera di Marte, non si è completamente fuori dalla sfera solare, ma il Sole continua ad agire in questa parte del cosmo lontana dalla Terra. Nella sfera solare si ha a che fare solo con ciò che è rimasto dell’uomo come morale e che è rimasto sano; il resto lo ha abbandonato. Il resto è rimasto in lui come una sorta di incompletezza; ma tutto ciò che è incompleto viene completato nella sfera solare.

Nella sfera solare viviamo innanzitutto la prima metà della nostra esistenza; lì prepariamo in particolare ciò che può poi portare alla completa organizzazione fisica del prossimo corpo umano. Nella seconda metà dell’esistenza solare ci dedichiamo, in unione con le entità Exusiai, Dynamis, Kyriotetes, e in unione con le anime umane con cui siamo legati karmicamente, all’elaborazione del morale che poi si realizzerà nella nostra prossima vita, della parte morale del karma. Solo questa parte morale e la parte spirituale del karma, per esempio particolari predisposizioni per questo o quello, vengono formate nella sfera di Marte, nella quale entriamo dopo la sfera solare, nella sfera di Giove e nella sfera di Saturno. Ed è proprio questo il particolare: attraversando queste sfere, conosciamo ciò che sono realmente le stelle fisiche.

Una stella fisica è una contraddizione in termini. Che cos’è infatti una stella? Oggi i fisici immaginano che lassù bruci qualcosa, un gas o qualcosa del genere. Se potessero avvicinarsi al Sole, sarebbero molto sorpresi di non trovare nel Sole qualcosa che brucia, ma piuttosto un vuoto nello spazio, tanto che si frantumerebbero in una polvere più sottile di qualsiasi polvere immaginabile sulla Terra. Ci sarebbe solo lo spirituale.

Così anche le altre stelle che vediamo non sono quel gas incandescente e ardente; c’è qualcosa di completamente diverso. Adiacente a questa Terra che abitiamo, che ha le sue sostanze fisiche e le sue forze fisiche, c’è l’etere universale. Questo etere universale ci diventa visibile dal fatto che, quando guardiamo semplicemente nell’etere, il nostro spazio visivo è limitato e appare allora delimitato da un bordo blu. Ma credere ancora che nel cosmo vaghino sostanze fisiche, come si immagina nel pensiero materialistico, è una rappresentazione infantile. Non vagano affatto sostanze fisiche, ma dove c’è una stella c’è qualcosa di completamente diverso.

Si arriva gradualmente, se si va sempre più avanti nell’eterico, a uscire completamente dallo spazio e a entrare in quelle sfere dove vivono gli dèi. E ora immaginate molto vividamente una relazione animica tra due esseri umani che si estrinseca fisicamente. In termini drastici, immaginate di essere amati da una persona: questa persona vi accarezza, voi sentite la carezza. Sarebbe infantile immaginare che nel punto in cui passano le carezze, quando non guardate, ci sia materia fisica. Non siete affatto toccati dalla materia fisica: c’è un processo, e ciò che è essenziale è una sensazione dell’anima, quella della carezza.

È così quando guardiamo fuori nelle sfere eteriche. Gli dèi, nel loro amore, accarezzano in un certo senso il mondo. È un paragone molto appropriato: essi accarezzano il mondo, lo toccano in certi punti; solo che questo tocco dura molto a lungo, perché gli dèi sono eterni. Ma questa espressione d’amore nell’etere sono le stelle. Sono proprio loro; non c’è nulla di fisico. E vedere una stella significa cosmicamente lo stesso che sentire un tocco nato dall’amore degli uomini. Così sentiamo l’amore delle entità divino-spirituali quando guardiamo le stelle.

Dobbiamo familiarizzare con il fatto che le stelle sono solo segni della presenza degli dèi nell’universo. La nostra scienza fisica avrà molto da imparare se vuole avanzare dall’illusione alla verità. Ma gli uomini non arriveranno affatto all’autoconoscenza e non conosceranno la propria essenza prima di aver trasformato completamente questa scienza fisica in una scienza spirituale per l’universo extraterrestre. La scienza fisica ha senso solo per la Terra, perché solo sulla Terra esiste la sostanza fisica.

E così, lasciando la Terra attraverso la porta della morte, entriamo sempre più in un’esperienza puramente spirituale. Il fatto che all’inizio, durante questo percorso inverso in una terza parte della vita terrena*, la nostra vita appaia diversa dalla vita fisica deriva dal fatto che la sfera lunare, con la sua sostanzialità, ci compenetra. Ciò è causato in modo spirituale. E tra le molte cose che devono avvenire nelle sfere stellari c’è anche l’elaborazione del karma.

Ora vorrei anche dirvi, affinché queste cose si sostengano sempre a vicenda, come chi oggi attraversa la scienza dell’iniziazione giunga a tali osservazioni. Già da tempo ho descritto più volte, anche in conferenze pubbliche, come l’uomo, quando attraverso i metodi che trovate indicati nel mio libro «L’iniziazione» ascende alla vera conoscenza sovrasensibile, guardi innanzitutto indietro alla sua vita terrena e la osservi come in un quadro. Tutto ciò che altrimenti è interiormente in successione è lì presente contemporaneamente, come in un quadro.

Si osserva fino alla nascita dell’io, ma in un certo senso le singole epoche della vita sono separate. Si guarda a ciò che si è vissuto dalla nascita al cambio dei denti; si guarda indietro e si vede come una serie chiusa ciò che va dal cambio dei denti alla maturità sessuale, poi di nuovo fino all’inizio dei vent’anni, e così via. Ma salendo ulteriormente nelle proprie concentrazioni, applicando a sé stessi i metodi per la conoscenza del mondo spirituale, si arriva non solo a vedere ciò che si guarda, ma, guardando il quadro mnemonico e vedendo prima ciò che va dalla nascita al settimo anno, si arriva a vedere che questa vita umana scompare: si guarda in un certo senso attraverso la propria vita.

Allora, al posto della propria vita, che significa la prima infanzia, dove prima si vedeva ciò che si era svolto in noi dalla nascita fino al settimo anno, quando si è entrati nella coscienza vuota, quando si è saliti all’ispirazione, appare la vita e il tessuto della sfera lunare. Così la scienza dell’iniziazione permette di conoscere, per l’iniziazione normale odierna, i segreti della sfera lunare, quando con conoscenza ispirativa si cancella il proprio quadro mnemonico e si vede ciò che ora si illumina al posto di ciò che si svolge nella propria vita dalla nascita fino al settimo anno di vita.

Se poi si guarda indietro al periodo che si è vissuto dal settimo al quattordicesimo anno e lo si cancella con conoscenza ispirativa, allora si guarda nella sfera di Mercurio. Tutto è collegato all’essere umano stesso. L’uomo è collegato all’intero universo. Se impara veramente a conoscere sé stesso, se trova sé stesso, allora impara a conoscere l’intero universo.

E ora vi chiedo di considerare una cosa. Si prova davvero un grande rispetto per l’antica scienza iniziatica istintiva. Essa ha dato alle cose i nomi giusti, che ci sono rimasti ancora oggi. Se oggi solo poche cose avessero un nome, si vedrebbe il caos, perché con la conoscenza e il sapere odierni non è possibile formare nomi corretti. Ma se guardiamo alla vita con mente aperta, proviamo rispetto e riverenza per ciò che ha fatto l’antica scienza iniziatica.

Essa sapeva per istinto ciò che oggi può essere constatato da tutte le statistiche possibili: che in realtà l’uomo, in età infantile, ha le malattie infantili, è molto soggetto alle malattie, muore facilmente, e solo dopo la maturità sessuale diventa di nuovo così vulnerabile. L’età più sana è quella dai sette ai quattordici anni, quando la mortalità è bassa. Qui agisce la sfera di Mercurio. Lo sapevano gli antichi saggi, e oggi lo riconosciamo nuovamente quando, attraverso l’odierna scienza dell’iniziazione, penetriamo nei misteri dell’esistenza. Ci viene voglia di inginocchiarci davanti a ciò che può presentarsi davanti a noi dalle tradizioni più sacre dell’umanità.

E poi, quando si guarda indietro a ciò che l’uomo vive dal quattordicesimo al ventunesimo anno di vita e lo si cancella con una conoscenza ispirativa, si penetra nei misteri della sfera di Venere. Ancora una volta si vede la meravigliosa efficacia dell’antica scienza dell’iniziazione. L’uomo raggiunge la maturità sessuale, nasce l’amore. Si entra in quell’epoca della vita in cui si svelano i misteri di Venere, se si guarda indietro con la scienza dell’iniziazione. Tutte le cose che si possono descrivere in questo modo, come ho fatto io, fanno parte della vera autoconoscenza umana, dell’autoconoscenza umana approfondita che nasce in questo modo.

Poi, guardando indietro al periodo tra il ventunesimo e il quarantaduesimo anno di vita ed eliminando il proprio vissuto immaginativo attraverso la conoscenza ispirativa, si giunge ai misteri della sfera solare. Come ho già accennato in varie occasioni nelle considerazioni appena fatte, l’uomo, guardando indietro al periodo tra il ventunesimo e il quarantaduesimo anno di vita, può sperimentare le conoscenze solari attraverso una profonda autoconoscenza. Per ottenere le conoscenze solari dobbiamo attraversare una durata di vita tre volte superiore a quella necessaria per gli altri corpi celesti del nostro sistema planetario.

E ora prendete il concreto reale. Se vi ho detto che una personalità storica mondiale ha elaborato il proprio karma prevalentemente nella sfera di Mercurio e in quella di Venere, ora vedete come si ricerca una cosa del genere. Si ottiene la possibilità di guardare indietro nella propria vita all’epoca compresa tra il settimo e il quattordicesimo anno, e poi a quella compresa tra il quattordicesimo e il ventunesimo anno; poi la si cancella nell’ispirazione, e allora si ottengono intuizioni nella sfera di Mercurio e in quella di Venere. Attraverso queste intuizioni si vede come una tale individualità collabori con le altre entità delle gerarchie superiori e con altre anime umane, e come in questo modo sia avvenuta la sua incarnazione terrena, un’incarnazione terrena nel secolo XIX.

Se alcune entità hanno dovuto lavorare particolarmente sul proprio karma nella sfera di Marte, questo è più difficile da indagare. Infatti, se qualcuno viene iniziato prima dei quarantanove anni, non può guardare indietro alla vita che conta ora, quella dal quarantaduesimo al quarantanovesimo anno. Bisogna aver superato il quarantanovesimo anno di vita per poter cancellare ciò che si era; solo allora si può guardare nei segreti della sfera di Marte. E se si è iniziati dopo il cinquantaseiesimo anno, si può ancora guardare indietro a un altro periodo, al periodo tra il quarantanovesimo e il cinquantaseiesimo anno di vita, al periodo in cui vengono elaborati i karma di Giove.

E ora vedete tutto il nesso tra queste cose. Solo guardando indietro alla vita tra il cinquantaseiesimo e il sessantatreesimo anno di vita è possibile avere una visione d’insieme di tutto il nesso e parlarne sulla base della conoscenza interiore, perché allora si può guardare indietro alla sfera di Saturno, che è davvero straordinariamente misteriosa. Infatti sono i karma di Saturno che, nel modo più misterioso, riportano gli esseri umani nel mondo. Ma per comprendere questi nessi con la scienza dell’iniziazione – certo, attraverso l’insegnamento li si può già capire –, per guardarci dentro in modo autonomo e valutare l’intero nesso, bisogna aver raggiunto l’età di sessantatré anni.

Ciò significa quindi che entro una determinata vita terrena compaiono degli esseri umani, per esempio un grande poeta, di cui vi parlerò, che vivono, attraverso le loro capacità e le loro creazioni, in modo del tutto particolare nel loro karma ciò che poteva essere elaborato solo nella sfera di Saturno.

Possiamo quindi dire: guardiamo in alto al nostro sistema planetario con il Sole – e possiamo guardare in alto anche alle altre stelle, perché il resto del cielo stellato è anch’esso in nesso con l’uomo; ne parleremo anche più avanti –; guardiamo lassù e vediamo, tra molte altre cose, il karma umano che si forma dal cosmo. Questa Luna, questa Venere, questo Giove non sono veramente solo ciò che ci descrive l’astronomia fisica. Dobbiamo guardare in loro, nelle loro costellazioni, nei loro rapporti reciproci, nel loro splendore e in tutta la loro esistenza, i costruttori del destino umano, l’orologio del destino in cui possiamo leggere il nostro destino.

Sembra proprio scendere dal cielo nelle costellazioni. Lo sapevano anche nell’antica saggezza misterica istintiva; ma questa antica astrologia, che è puramente una scienza dello spirito e che lavorava con la conoscenza dei fondamenti spirituali dell’esistenza, è giunta ai posteri in forma dilettantesca e profana. E solo dall’antroposofia potrà emergere qualcosa che permetterà di conoscere, nel vero contesto spirituale, come questa vita umana sulla Terra si configuri secondo leggi precise, come un grande orologio del destino.

Ma guardiamo il karma umano da questo punto di vista. Guardiamo un uomo il cui karma agisce su di noi. È proprio vero che chi, attraverso l’antroposofia, giunge a una sana concezione del mondo, opposta a quella malata di oggi, non arriva solo ad altri concetti e rappresentazioni del mondo e dell’uomo, ma anche ad altri sentimenti e sensazioni. Pensate: imparando a conoscere il destino umano, si imparano i segreti dell’intero sistema stellare. Si guardano i segreti del cosmo quando si ha davanti il destino umano.

Ora vengono gli uomini di oggi, scrivono biografie e non hanno alcun presentimento di ciò che profanano quando scrivono biografie a modo loro. Nei tempi in cui la conoscenza era sacra, perché considerata un’irradiazione dei misteri, non si scrivevano biografie nel senso in cui le scriviamo oggi. Si scrivevano biografie lasciando intendere chiaramente ciò che agiva da lontano dai misteri delle stelle.

Quando si osserva un destino umano, si vede in esso l’operato innanzitutto delle entità superiori dell’esistenza pre-solare: gli Angeloi, gli Arcangeli, gli Archai; l’operato delle entità superiori dell’esistenza solare: gli Exusiai, i Dynamis, i Kyriotetes; l’operato delle entità che elaborano tutto il karma, che è prevalentemente il karma di Marte: i Troni; l’operato di coloro che elaborano il karma di Giove: i Cherubini; l’operato delle entità che collaborano con l’uomo a un karma come quello di Saturno: i Serafini.

Guardando il karma dell’uomo, abbiamo quindi davanti a noi l’immagine del destino umano, e in questo karma umano vediamo le gerarchie che regnano. Questo karma umano è innanzitutto uno sfondo, un sipario, come un velo. Se guardiamo dietro questo velo, vediamo che gli Archai, gli Arcangeli, gli Angeli, i Kyriotetes, i Dynamis, gli Exusiai, i Serafini, i Cherubini e i Troni tessono, lavorano, agiscono e operano.

Ogni destino umano è in realtà come qualcosa che è scritto su un foglio di carta. Pensate che potrebbe esserci anche un essere umano che guarda qualcosa di simile a ciò che è stampato su un foglio di carta e dice: ci sono dei segni, prima K-E-I e così via; non capisce altro, non è in grado di mettere insieme queste lettere per formare parole. Che cosa c’è di così straordinario nel mettere insieme queste lettere per formare parole! Abbiamo ventidue lettere, ventotto se contiamo tutte quelle che servono per scrivere il Faust di Goethe: l’intero Faust di Goethe non è altro che queste lettere.

Chi non sa leggere non può leggere il Faust di Goethe; ha solo queste trentaquattro lettere, non vede nulla nel Faust di Goethe. Se qualcuno vede qualcosa di diverso perché è in grado di comporre queste lettere in modo da formare il meraviglioso Faust di Goethe, allora anche chi non ha alcuna nozione di lettura, un analfabeta totale, potrebbe scandalizzarsi terribilmente e dire: «Ecco che arriva uno che vuole leggere molte cose in questo Faust, che inizia con: “Habe nun, ach…”. È un grande sciocco!». Eppure tutto il Faust è composto solo da queste lettere.

Sì, vedete, così come si considera normalmente il karma di un essere umano, il karma di un singolo essere umano, si vedono solo lettere. Nel momento in cui si inizia a leggere, si vedono Angeloi, Arcangeloi, Archai e le loro azioni reciproche. E così una singola vita umana nel suo destino diventa tanto più ricca quanto più questo libricino diventa, dal momento in cui si va oltre le trentaquattro lettere e si ha il Faust al suo interno.

Diventa così immensamente più ricco ciò che, dal punto di vista puramente terrestre, dall’ignoranza cosmico-analfabeta, passa alla conoscenza, quando si comprende che, in ciò che rappresenta un destino, le lettere sono segni delle azioni delle entità delle gerarchie superiori.

Il karma, come configurazione del destino della vita umana, è così immenso, così sublime, così maestoso per chi lo comprende, che, semplicemente comprendendo come il karma si comporta nei confronti dell’universo, del cosmo spirituale, si entra in un modo di sentire e di provare completamente diverso, non solo in una conoscenza teorica. E tutto ciò che si acquisisce attraverso l’antroposofia non dovrebbe essere solo acquisizione di conoscenze teoriche, ma dovrebbe sempre agire gradualmente sulla formazione del nostro modo di pensare e di sentire, conducendoci sempre più profondamente, con il nostro cuore, dal sentire del lombrico sulla Terra al sentire all’interno del mondo spirituale.

Perché noi esseri umani non apparteniamo solo alla Terra, apparteniamo al mondo spirituale. In ciò che è racchiuso entro la nostra pelle sulla Terra si può vedere l’interazione di tutto il tempo che trascorriamo tra la morte e una nuova nascita. All’interno di ciò che è la pelle umana sono sempre contenuti, in una forma determinata, tutti i segreti del mondo.

L’autoconoscenza umana non è affatto quella parola banale di cui si parla così spesso, né qualcosa di sentimentale. L’autoconoscenza umana è conoscenza del mondo. Per questo ho spesso scritto in un libro, agli amici che ne avevano l’occasione, queste parole:

Se vuoi conoscere te stesso, guarda nei mondi lontani.

Se vuoi vedere la lontananza cosmica, guarda dentro te stesso.

10°Il cielo “sotto i piedi”: quando la Terra diventa nostalgia e l’uomo diventa universo.

Breslavia, Polonia, 9 Giugno 1924

Le concezioni che abbiamo acquisito ieri sui fondamenti del karma possono essere approfondite in modo significativo. Abbiamo visto come dietro a ciò che chiamiamo destino umano esistano mondi rispetto ai quali ciò che solitamente percepiamo come destino umano è come la conoscenza delle lettere che sono proprie di una lingua rispetto a ciò che emerge, per esempio, in un’opera come il Faust di Goethe dalla diversa combinazione di queste lettere. Possiamo davvero vedere la vita e il tessuto dei mondi superiori e delle loro essenze dietro il destino umano. Ma questa visione può essere approfondita, come già detto.

Lo abbiamo già accennato: quando l’uomo attraversa quella che abbiamo chiamato la sfera lunare, vive in comunione con i maestri originari dell’umanità che ora si trovano in questa sfera. Egli vive tutta la vita tra la morte e la nuova nascita insieme alle anime umane che hanno attraversato la porta della morte e trovano la loro ulteriore vita spirituale nell’esistenza tra la morte e la nuova nascita; in particolare con quelle anime umane con cui è in qualche modo connesso karmicamente. Ma l’uomo vive già nella sfera lunare con le entità che chiamiamo Angeloi, Arcangeloi, Archai, e continua a vivere, attraversando le sfere successive, insieme a entità sempre più elevate.

Non è del tutto corretto distinguere in modo così netto, assegnando a ogni sfera stellare una gerarchia precisa. Nella realtà non è così. Ma nel complesso possiamo dire che Archai, Arcangeloi, Angeloi vengono insieme a noi prima che entriamo nella sfera solare; che poi viviamo, in tutto ciò che dobbiamo creare tra la morte e la nuova nascita, con le entità della gerarchia Exusiai, Dynamis, Kyriotetes; ma ora gradualmente, in modo indefinito, nella sfera dei Troni, dei Cherubini, dei Serafini, andando incontro a Marte e Giove. Non è esattamente vero che una gerarchia corrisponda a una struttura planetaria, a una sfera planetaria. Ma vale un altro principio, che sarà importante per noi quando entreremo nei dettagli dei nessi karmici.

Dobbiamo solo acquisire una rappresentazione ben precisa, che forse all’inizio può sembrare un po’ strana, se si proviene dalle abitudini di pensiero e di sentimento che si hanno sulla Terra. Quando noi esseri umani siamo sulla Terra e ci immedesimiamo nella nostra esistenza, pensiamo che il terreno sia immediatamente intorno a noi: sulla superficie terrestre, sotto la superficie terrestre, un po’ sopra di essa, nel raggio circostante; e probabilmente, spinti da una certa sensazione, rivolgiamo lo sguardo oltre noi stessi quando vogliamo guardare al cosiddetto soprannaturale. Allora vediamo nella nostra mente il soprannaturale come qualcosa che sta sopra di noi.

Ora, è strano, ma è proprio vero: quando noi stessi ci troviamo in quelle sfere che dalla Terra guardiamo come soprannaturali, allora per noi avviene proprio il contrario. Allora guardiamo dall’alto, da quei mondi soprannaturali, verso il terreno, e in un certo senso guardiamo verso il terreno durante tutta la nostra esistenza tra la morte e una nuova nascita. Voi chiederete: non viviamo già abbastanza il terreno qui sulla Terra per guardare dall’alto, come da un cielo sotterraneo, il terreno nella vita tra la morte e una nuova nascita? Ma se si vuole comprendere questo, bisogna considerare qualcosa di completamente diverso.

Ciò che vediamo qui sulla Terra, quando viviamo entro la pelle del nostro corpo fisico tra la nascita e la morte, ciò che vediamo intorno a noi e nelle lontananze cosmiche, è certamente grandioso, maestoso: eleva il senso, il cuore e l’animo; ci pone in situazioni tragicamente dolorose; è una vita ricca. E qui sulla Terra l’uomo si dice facilmente: di fronte alla maestà e alla grandezza di tutto ciò, in particolare del cielo stellato, che può vedere in questo modo come suo mondo esterno, ciò che vive entro la nostra pelle, ciò che siamo come uomini fisici tra la nascita e la morte qui sulla Terra, è solo una cosa insignificante.

Ma non è così per la visione che abbiamo tra la morte e una nuova nascita. Tutto ciò che per noi qui sulla Terra è mondo esterno è il nostro mondo interiore. Ci ingrandiamo gradualmente nelle sfere del mondo. Ciò che sentiamo come noi stessi diventa sempre più grande. E se esprimessimo in modo terrestre ciò che viviamo, dovremmo dire quanto segue.

Qui sulla Terra diciamo «il mio cuore» e intendiamo qualcosa che è entro la nostra pelle. Quando ci troviamo nella vita tra la morte e la nuova nascita, non diciamo «il mio cuore», ma diciamo «il mio Sole». Perché il Sole, dopo che siamo cresciuti nell’universo, si trova, in un certo stadio tra la morte e una nuova nascita, così come il nostro cuore è dentro di noi sulla Terra; e allo stesso modo gli altri mondi stellari nella loro natura spirituale, come li ho descritti. Al contrario, mondo esterno diventa per noi tutto ciò che si trova entro la pelle umana.

Non dovete immaginare che abbia l’aspetto che si presenta quando un anatomista seziona un cadavere. Non è così, ma appare più maestoso e più grande dell’intero edificio del mondo che possiamo vedere dalla Terra come mondo esteriore. In ciò che si presenta ai sensi fisici solo come cuore, polmoni, fegato e così via, in tutto questo si manifesta, dal punto di vista che assumiamo tra la morte e una nuova nascita, un mondo grandioso, imponente, più grande del mondo che vediamo qui dal punto di vista terrestre.

E si presenta un altro aspetto singolare. Voi direte: sì, ma ogni persona ha questo mondo, e quindi tanti mondi vengono trasportati dalla morte quanti sono gli esseri umani che muoiono. Quindi, dopo la morte, dovremmo vedere tanti mondi infiniti quanti sono gli esseri umani che vediamo dopo la morte. Ma il segreto sta nel fatto che, in primo luogo, tutti gli esseri umani con cui siamo in qualche modo legati karmicamente sono visti come un’unità, come un mondo unitario. E a questi esseri umani con i quali si è legati karmicamente si aggiungono gli altri, che anche in misura maggiore o minore, sebbene non così strettamente, si uniscono in un’unità e, a loro volta collegati con noi, si uniscono con noi in un’unità.

Perché tutto diventa diverso quando si passa dal mondo fisico-sensibile al mondo spirituale. Certamente alcune cose sono paradossali per chi non è abituato a percepire tali rappresentazioni. Ma qua e là è necessario sottolineare le peculiarità del mondo spirituale, così come si manifestano nella saggezza iniziatica. Vedete, qui nel mondo fisico-sensibile si può contare: uno, due, tre; si può persino – anche se non proprio ora – contare il denaro nel mondo fisico-sensibile; ma contare non ha alcun senso nel mondo spirituale. Lì il numero non significa nulla di particolare: lì tutto è più o meno unità, e quella distinzione che bisogna fare tra le cose quando le si conta, dove l’una deve stare accanto all’altra, non esiste nel mondo spirituale. Molte cose devono essere descritte in modo completamente diverso per il mondo spirituale rispetto al mondo fisico-sensibile.

E così, ciò che qui nel fisico è effettivamente l’interiorità umana, dal punto di vista del mondo spirituale è completamente diverso da come appare qui. Grande e imponente è la struttura dell’uomo, più grande e imponente della struttura del cielo visibile dalla Terra. E ciò che noi elaboriamo in comunione con le gerarchie superiori per la prossima vita terrena, che segue la vita tra la morte e una nuova nascita, deve necessariamente inserirsi nella struttura dell’uomo; deve essere qualcosa di animico-spirituale che compenetra la struttura dell’uomo e la anima in modo penetrante.

Come si sviluppa infatti questa vita umana sulla Terra? Quando nasciamo nella vita terrena dalla nostra esistenza preterrena, riceviamo dai nostri genitori apparentemente solo il corpo fisico. E la cosa potrebbe apparire così – ma in realtà non è così – come se noi scendessimo con un animico-spirituale dal mondo soprasensibile, dall’esistenza preterrena, e ci collegassimo esternamente solo con ciò che i genitori ci mettono nel mondo fisico, ciò che si forma nel grembo materno.

Ma non è così. In realtà è così: ciò che abbiamo nel nostro corpo fisico, in sostanza fisica, cambia continuamente. Continua a scomparire e viene sostituito da qualcosa di nuovo. Basta pensare alle unghie e ai capelli. Le unghie si tagliano, ma ricrescono sempre. Ma questo è solo l’aspetto esteriore; in realtà l’uomo si desquama continuamente verso l’esterno e sostituisce dall’interno, dal centro interiore, ciò che si desquama verso l’esterno. Spinge continuamente la materia verso l’esterno, la respinge. E dopo sette-otto anni tutto ciò che avevamo in noi come sostanza fisica sette anni prima è stato respinto e sostituito con qualcosa di nuovo.

Vedete, è proprio così: sette anni fa ho avuto il piacere di parlare qui a Breslavia davanti ad alcuni di voi. Anche gli amici erano seduti sulle sedie davanti a me. Ma di quella materia fisica che allora era sulle sedie oggi non c’è più nulla: tutto è sparito, tutto è stato sostituito da altra materia fisica, e ciò che è rimasto è l’individualità spirituale-animica. Essa era già presente prima della nascita, nell’esistenza preterrena. Era presente nelle vite terrene precedenti, è fedele, per così dire. Ma la sostanza del corpo fisico che allora sedeva sulle sedie è da tempo dispersa ai quattro venti e in altre regioni del mondo.

Ora, questo scambio, che avviene ogni sette-otto anni, ha inizio dalla nascita. Dai nostri genitori riceviamo infatti la sostanza e la sua configurazione solo fino al cambio dei denti. Ciò che poi formiamo sostanzialmente lo facciamo dalla nostra individualità. Questo cambio dei denti è qualcosa di molto importante. Dai genitori abbiamo ricevuto un modello fino al cambio dei denti; questo modello è simile ai genitori, in esso si trovano le caratteristiche ereditarie.

La nostra individualità spirituale-animica forma lentamente, secondo questo modello, il secondo corpo, che esiste dal cambio dei denti fino alla maturità sessuale e poi viene respinto; quindi inizia il terzo corpo. Ma ciò che in realtà ereditiamo, in modo che le caratteristiche ereditarie rimangano, deriva dal fatto che le riproduciamo nel nostro secondo corpo secondo il modello. Ciò che abbiamo poi riprodotto secondo il modello lo ordiniamo in conformità con ciò che abbiamo acquisito nell’esistenza preterrena come arte inconscia di plasmare l’organismo umano dai suoi misteri.

Il primo corpo, fino al cambio dei denti, non ci serve ad altro che a renderci simili ai nostri genitori secondo il nostro karma. I veri misteri, i misteri profondi e globali secondo i quali è strutturato l’organismo umano come meravigliosa riproduzione della costruzione celeste esteriore, dobbiamo impararli nella loro essenza più intima nella vita tra la morte e la nuova nascita. E lì dobbiamo imparare a riviverli dopo aver attraversato metà dell’esistenza solare. Dobbiamo imparare a vivere nella seconda metà, che ci induce a sviluppare gli impulsi del nostro karma. Qui guardiamo di nuovo in un evento meraviglioso che scorre tra noi e gli esseri delle gerarchie superiori nella vita tra la morte e una nuova nascita.

Come qui sulla Terra trattiamo i minerali, le piante, gli animali, gli altri esseri umani, così tra la morte e la nuova nascita non trattiamo i minerali, ma altre anime umane nel modo descritto; e ora, invece che con i minerali, le piante, gli animali, trattiamo con Archai, Arcangeloi, Angeloi, e insieme a loro formiamo il nostro karma. E durante tutto questo tempo guardiamo con nostalgia al mondo terrestre inferiore, dove il nostro karma deve estrinsecarsi, come a qualcosa verso cui tendono tutte le nostre forze animiche, le nostre nostalgie, così come noi, tra la nascita e la morte qui sulla Terra, guardiamo con nostalgia verso l’alto, al mondo celeste, all’interno delle nostre forze animiche.

E ora è così che, ascendendo nella sfera lunare, nella sfera di Mercurio, nella sfera di Venere, cresciamo nelle essenze della gerarchia degli Archai, degli Arcangeli, degli Angeloi. In essi abbiamo i giudici del nostro bene e del nostro male e, nel senso che ho spiegato nelle conferenze precedenti, anche della nostra mutilazione. Perché siamo mutilati animico-spiritualmente dal male. Lì abbiamo i giudici, lì ci troviamo innanzitutto nel giudizio cosmico.

Quando arriviamo all’esistenza solare, arriviamo agli Exusiai, Dynamis, Kyriotetes. Ci troviamo nella fila delle entità che non sono solo giudici, ma anche operai del nostro karma. Queste entità, Exusiai, Dynamis, Kyriotetes, sono ora prevalentemente abitanti del Sole, ma naturalmente anche abitanti dell’intero universo. Per loro natura appartengono ai mondi spirituali.

Ma occorrono dei mediatori tra i mondi spirituali e i mondi fisico-sensibili, e i mediatori sono i Troni, i Cherubini e i Serafini. Essi hanno quindi il loro rango superiore nel cosmo spirituale perché sono i più potenti, non solo spiritualmente nell’esperienza spirituale, ma perché realizzano poi nel fisico ciò che sperimentano nello spirituale.

Quando siamo tra la morte e la nuova nascita e guardiamo con nostalgia verso la Terra, come ho descritto, allora, essendo coscienti di guardare verso il basso, verso il terreno, vediamo in realtà ciò che i Serafini, i Cherubini e i Troni vivono insieme in modo misterioso. Guardiamo quindi verso il basso e vediamo esperienze di azioni reciproche tra Serafini, Cherubini, Troni: azioni che ci sconvolgono profondamente. A poco a poco impariamo a comprendere queste azioni, queste azioni che si svolgono tra Serafini e Serafini, Cherubini e Cherubini, Troni e Troni, e di nuovo tra Troni e Serafini, Troni e Cherubini, e così via.

Essi fanno qualcosa, qualcosa di giustamente compensatorio, di cui abbiamo la sensazione che ci riguardi, quando cominciamo a comprenderlo. Che cos’è? È l’immagine che emerge nel divenire del mondo da ciò che siamo stati nella vita terrena precedente, nel bene e nel male. Il bene deve avere conseguenze buone, il male deve avere conseguenze cattive. I Serafini, i Cherubini, i Troni determinano tra loro le conseguenze di ciò che abbiamo seminato sulla Terra. Ciò che abbiamo commesso come azioni malvagie ha conseguenze malvagie nel cosmico. Vediamo i Serafini, i Cherubini, i Troni in un’azione che è la conseguenza delle nostre azioni malvagie. E impariamo gradualmente a conoscere che, nell’evoluzione del mondo, ciò che accade sotto i Serafini, i Cherubini, i Troni è l’estrinsecarsi celeste del nostro karma, prima che noi possiamo estrinsecarlo sulla Terra.

Lo sconvolgimento si rafforza dal fatto che ora diciamo con tutta la forza che possiamo avere nella vita spirituale che trascorriamo tra la morte e la nuova nascita: ciò che i Cherubini, i Serafini, i Troni vivono nella loro esistenza divina trova il suo giusto equilibrio quando lo sperimentiamo noi stessi nella nostra prossima vita terrena.

Il nostro karma viene così pre-vissuto in modo soprannaturale dai Serafini, dai Cherubini e dai Troni. Sì, gli dèi nella loro spiritualità sono i creatori di tutto ciò che è terrestre. Per questo devono prima vivere tutto loro stessi. Lo vivono nella sfera spirituale; poi viene realizzato quaggiù nella sfera fisico-sensibile. Anche ciò che noi sperimentiamo come nostro karma, i Serafini, i Cherubini, i Troni lo sperimentano prima nella loro esistenza divina, e così viene creata la somma delle forze che forma il nostro karma.

Così sperimentiamo l’esistenza delle sfere planetarie; così sperimentiamo ciò che accade su Mercurio, come giudizio iniziale degli Archai, degli Arcangeli, degli Angeloi. Ma qui si mescolano nuovamente Serafini, Cherubini, Troni, per mostrarci in anticipo il nostro karma. E così sperimentiamo in noi stessi ciò che abbiamo reso al mondo attraverso le nostre azioni precedenti; così sperimentiamo nell’esempio divino ciò che deve accadere attraverso la nostra vita.

Si tratta di un’esperienza complessa, ma che sta alla base della vita terrena come della vita ultraterrena. E poi, quando abbiamo dei presentimenti di quanto sia ricca questa vita tra la morte e la nuova nascita, e quando ne mettiamo insieme il contenuto con il contenuto della vita terrestre, solo allora otteniamo una rappresentazione valida e reale di ciò che realmente accade attraverso l’uomo, nell’uomo, dell’uomo nel mondo. Solo allora la nostra autoconoscenza umana viene approfondita, animata e spiritualizzata nel modo giusto. E solo quando si considera ciò che accade nel corso della vita terrena dell’uomo in modo tale da vederlo sullo sfondo di ciò che avviene nel mondo spirituale, allora si considera questa vita nella sua verità.

Ora, qui sulla Terra vediamo apparire degli esseri umani. Con la nascita diventano bambini, crescono, affrontano questo o quel destino con gioia, affinando le proprie capacità, lavorando, portando con sé questa o quella attitudine. Dalle attitudini, dalle azioni degli uomini, dai pensieri, dai sentimenti degli uomini, si compone anche la vita storica degli uomini nel corso del tempo. Ma tutti gli uomini che entrano in una vita terrena che scorre tra la nascita e la morte, tutti questi uomini hanno attraversato vite terrene precedenti, in cui hanno vissuto il terreno in modo leggermente diverso, hanno plasmato il terreno in modo diverso. In tutte le vite terrene successive si manifestano gli effetti delle vite terrene precedenti. Ma possiamo comprendere tutto questo nesso solo se guardiamo anche alle epoche di vita tra la morte e la nuova nascita.

Allora giungiamo anche a una corretta comprensione della vita storica. Perché allora tutto diventa chiaro per noi, e possiamo dire: ciò che accade in un’epoca terrena attraverso gli esseri umani si ricollega a un’epoca terrena precedente. Ma come passa ciò che accade nelle epoche terrene precedenti a quelle successive? Gli storici lo hanno descritto a lungo semplicemente annotando i fatti che si susseguono nella storia: non era possibile capire come il successivo seguisse il precedente. Poi sono arrivati alcuni che hanno detto: nella storia agiscono le idee, e le idee si realizzano. Chi pensa in modo realistico non riesce a immaginare che le idee possano realizzarsi. Allora sono arrivati gli altri, i materialisti della storia, che hanno detto: le idee sono solo chiacchiere; si realizzano solo i nessi economici, e da essi deriva tutto. È arrivata la concezione meccanicistica e materialistica della storia.

Tutto questo è in realtà un agitarsi in superficie. In realtà, ciò che è accaduto nelle epoche storiche precedenti viene trasmesso dalle persone stesse a quelle successive. Le persone che sono sedute qui hanno tutte vissuto in epoche storiche precedenti. Ciò che voi stessi fate è la conseguenza di ciò che avete fatto nelle vite precedenti. È così per tutto ciò che è grande e piccolo che accade nel corso della storia. Attraverso le anime umane stesse, il passato viene trasferito nel futuro. Solo così si approfondisce la concezione umana della vita, perché si può considerare l’uomo come portatore anche del divenire storico. Si può considerarlo così, ma solo quando nella vita umana si arriva a ciò che accade tra la morte e una nuova nascita nelle sfere stellari, attraverso le entità delle gerarchie superiori insieme agli uomini.

Illustriamo questo con un esempio. In un’epoca relativamente antica, proprio nel periodo che precede la fondazione del cristianesimo, un iniziato si incarnò in Oriente, nella vita indiana. Poiché questa individualità, nella sua incarnazione terrestre nella vita indiana, aveva una vista cattiva – bisogna entrare nei dettagli quando si discute di nessi karmici –, aveva guardato tutto in modo più o meno superficiale. Si trovava all’interno della mistica concezione indiana della vita; poi passò attraverso altre incarnazioni che avevano meno importanza.

Poi attraversò una vita tra la morte e la nuova nascita, in cui tutto ciò che questa individualità aveva depositato nell’anima durante l’esperienza superficiale indiana si formò ora nella sfera di Mercurio, in parte nella sfera di Venere, in parte nella sfera di Marte. Qui agì insieme con esseri delle gerarchie superiori per formarlo in un certo modo. Ora, nella maggior parte degli esseri umani il karma si forma in modo caratteristico preferibilmente a partire da una sfera stellare. Ma da questa interazione è emersa un’individualità in cui le sfere di Mercurio, Venere e Marte hanno lavorato in modo quasi uniforme alla formazione delle capacità interiori, alla trasformazione karmica delle capacità che erano emerse da un’esperienza indiana. Questa individualità si manifestò nel XIX secolo come personalità e divenne Heinrich Heine.

Ora, guardiamo un esempio del genere, che è stato portato alla superficie dalle profondità della vita spirituale grazie a una ricerca spirituale particolarmente accurata. Il filisteo rigido e superficiale direbbe: qui va perso tutto l’aroma della personalità; io voglio che essa abbia le sue caratteristiche elementari. Che lo dica pure il rigido filisteo: anche lui ha i suoi diritti umani e, secondo il suo karma, ha anche il diritto di essere un rigido filisteo. Ma egli arriva solo fino a un certo grado di verità.

Se si guarda più in profondità nei fatti, vengono alla luce i retroscena e i fondamenti della verità, della realtà. E allora bisogna dire: la vita, anche la vita del singolo essere umano, non diventa più povera nel suo significato, ma infinitamente più ricca se la si considera su tali basi; se si vede davvero risplendere da questa problematica, frammentaria vita di Heine del secolo XIX ciò che una volta era un’incarnazione indiana e che poi, attraverso tutti gli influssi, come conseguenze di un’esistenza precedente in Mercurio, Venere e Marte, si è trasformato: nell’esistenza di Marte, dove si forma un certo senso aggressivo per la successiva esistenza terrena, dove quindi ciò che era stato acquisito in una precedente vita terrena si sviluppa come una particolare capacità, in un certo senso aggressivo; nell’esistenza di Mercurio, dove l’anima può acquisire – poiché questa capacità viene formata karmicamente in modo particolare nell’esistenza di Mercurio – un fluttuare tra sensazioni e concetti; e nell’esistenza venusiana, dove invece poteva entrare nelle facoltà immaginative umane un certo aspetto spirituale-erotico.

Guardando così una vita umana, guardiamo allo stesso tempo nell’esistenza del mondo, e ciò che vediamo nell’uomo non è veramente più povero di ciò che abbiamo nella cosiddetta osservazione elementare immediata, che è solo un’osservazione filistea. È vero che si vede come la storia precedente venga trasferita in quella successiva e come i mondi stellari con le loro entità fungano da mediatori. Solo così la storia diventa realtà; altrimenti rimane lettera, trentadue lettere. Ma poi cominciamo a leggere nella storia quando vediamo come dietro i singoli destini umani si celino interi mondi divini, solo più grandiosi, più vasti del divenire storico dell’umanità, in cui troviamo sempre intrecciati i singoli destini umani.

Prendiamo un altro esempio. C’è un’individualità che aveva acquisito una formazione approfondita per l’epoca in cui l’Islam si stava diffondendo attraverso il Nord Africa fino alla Spagna. In Nord Africa esistevano ancora scuole simili a quella in cui era stato formato sant’Agostino, ma era già un periodo successivo e la scuola era in decadenza. Questa individualità apprese molto di ciò che era peculiare a queste scuole, che contenevano ancora molto degli antichi misteri, ma in declino. Poi questa individualità fu trasferita in Spagna; entrò in nesso non con la scuola cabbalistica ebraica successiva, ma con quella precedente; accolse nuovamente molto dalla cabbalistica antica, non da quella tardiva, e divenne uno spirito che aveva nell’anima qualcosa di manicheo-cabbalistico in una grande familiarità interiore.

Questa individualità trovò ora il suo ulteriore sviluppo in una vita tra la morte e una nuova nascita, e lì in particolare in comunione con le entità che hanno a che fare con l’esistenza di Marte. Nell’esistenza di Marte acquisì un certo senso aggressivo, ma anche, al di là di questo senso aggressivo, la leggerezza del linguaggio, qualcosa di seducente nel modo di esprimersi, la facilità nel trattare linguisticamente tutti i possibili problemi che aveva in sé dalla sua precedente vita terrena. Così si incarnò nel secolo XVIII, divenne Voltaire.

Vedete, sapere che l’esistenza di Voltaire risale a esperienze che erano simili a quelle di Agostino nella sua giovinezza, che erano simili alle successive esperienze cabbalistiche, con tutto l’ironico che era presente nella cabbala originaria; sapere che tutto questo c’è, poter così comprendere il nesso, poter guardare attraverso la connessione delle due vite terrene in ciò che sta in mezzo, tra la morte e la nuova nascita: questo è ciò che rende il mondo completo, questo è ciò che conduce alla realtà.

Quando guardiamo alle vite terrene, vediamo inizialmente cose completamente sconnesse nelle vite terrene che si susseguono. Non si vede come l’una si proietti nell’altra. Ma, d’altronde, si tratta solo di frammenti. Ciò che sta in mezzo non si vede; ma la realtà comprende tutto questo insieme. Ed è proprio così che in realtà ci si avvicina alla realtà solo quando si considera non solo la natura, ma anche l’essere umano secondo i suoi fondamenti spirituali.

A questo proposito, è inevitabile che d’ora in poi entri una nuova corrente nel nostro movimento. Quando fu fondata la Sezione tedesca della Società Teosofica a Berlino, nel 1902, annunciai come mia prima conferenza, che allora volevo tenere, «Esercizi pratici sul karma». Ebbene, la conferenza era stata annunciata, ma non poté essere tenuta per il semplice motivo che c’erano i rapporti dati. C’erano i vari membri anziani del movimento teosofico, che avevano le loro rappresentazioni su ciò che si poteva dire e ciò che non si poteva dire; e su questo si era formato tutto l’ambiente, tutta l’atmosfera. Coloro che erano i dirigenti sarebbero stati messi alla gogna se all’epoca si fosse cominciato a parlare di esercizi pratici sul karma. Il movimento teosofico semplicemente non era maturo per questo. Molto doveva essere preparato prima. E in effetti la preparazione è durata due decenni, forse anche di più.

Ma al Convegno di Natale è stato dato l’impulso a svelare senza riserve non solo ciò che può essere studiato nei campi naturali dello spirituale, ma anche ciò che può essere studiato nei campi umani dello spirituale. In futuro, quindi, all’interno della Società Antroposofica si parlerà senza riserve di ciò che era già nelle intenzioni fin dall’inizio, ma per cui la Società Antroposofica ha dovuto maturare gradualmente. Questo è anche qualcosa che è entrato nella Società Antroposofica come una corrente esoterica attraverso il Convegno di Natale. Il Convegno di Natale non è stato davvero un gioco, ma l’assunzione di nuove responsabilità proprio dal campo spirituale per il movimento antroposofico.

Vedete, se si può guardare a ciò che sta tra la morte e la nuova nascita, proprio questo può farci capire quanto sia vario e multiforme il mondo. Perché se si guarda da un lato, si dice: nella sfera di Marte vengono stimolati il senso aggressivo, l’abilità oratoria, la loquacità per la vita terrena successiva: questo è solo un aspetto; ma nella vita marziana vengono stimolati anche altri aspetti, entro i suoi limiti. Lo stesso vale, per esempio, per Giove.

Si sperimenta la sfera di Giove e le sue entità quando, con la visione iniziatica, si guarda indietro a ciò che si è vissuto tra il quarantanove e il cinquantasei e si cancella l’auto-osservazione. Si può rimanere piuttosto sconvolti dalla visione di ciò che accade in Giove. Perché questi esseri di Giove sono completamente diversi dagli esseri umani.

Prendiamo solo una caratteristica degli esseri umani, che è più o meno frequente: prendiamo la saggezza. Gli esseri umani dicono: noi siamo saggi. Ma quanto è difficile per l’essere umano conquistare questa saggezza! Anche se si tratta solo di un po’ di saggezza, è qualcosa di difficile da conquistare. Bisogna lottare interiormente molto per acquisire solo un po’ di saggezza in un campo. Gli esseri di Giove non hanno bisogno di tutto questo. Essi nascono con la saggezza – non posso dire «nascono», perché il modo in cui gli esseri umani nascono sulla Terra come embrioni non è lo stesso modo in cui nascono gli esseri di Giove.

Dovete immaginare che nell’ambiente di Giove ci sia qualcosa di simile alle formazioni nuvolose che circondano la Terra. Se ora vi rappresentate che dalle nubi si formano i corpi umani e poi volano giù sulla Terra, questo sarebbe il modo in cui su Giove, da una sorta di nubi, si formano i nuovi esseri, ma in modo tale che questi esseri, che volano fuori dalle nubi, avrebbero proprio la saggezza come loro caratteristica fondamentale. Come noi abbiamo la circolazione del sangue, loro hanno la saggezza. Ma non è un merito, non è qualcosa che hanno conquistato: semplicemente ce l’hanno.

Per questo pensano in modo completamente diverso dagli esseri umani. Questo può sembrare sconvolgente, ma bisogna abituarsi gradualmente a questa visione. E tutto questo compenetra e pervade Giove, come noi sulla Terra siamo compenetrati dall’aria: dalla saggezza. La saggezza è sostanziale: fluisce su Giove nel vento e nelle intemperie, si riversa su Giove, sale verso l’alto sotto forma di nebbia. Ma si tratta sempre di entità che ascendono in una nebbia di saggezza. In essa vivono prevalentemente i Cherubini, che in questo nesso formano insieme agli esseri umani il karma umano.

Ma in essa vivono anche altri impulsi. Vale assolutamente quanto segue: ciò che un essere umano ha vissuto in una vita terrena precedente viene modellato karmicamente dalle forze della saggezza, della saggezza naturale. Egli scende poi sulla Terra e porta con sé l’impronta di ciò che risulta dal fatto che in precedenza ha modellato le esperienze terrene in saggezza naturale, che poi si esprime nei modi più diversi. Ecco un esempio anche di questo.

C’è un’individualità che ci riporta all’antica Grecia, in una sorta di atmosfera platonica, ma allo stesso tempo anche scultorea. Questa individualità ha vissuto una delle sue incarnazioni più importanti in questo periodo plastico della Grecia come scultore. Ciò che ha vissuto lì lo ha portato nelle successive incarnazioni intermedie, che erano meno importanti. Si tratta di un’individualità che ha elaborato il proprio karma per la sua ultima incarnazione terrena soprattutto nella sfera della saggezza di Giove.

Un’altra individualità ci riporta ai tempi precedenti alla colonizzazione dell’America da parte dell’Europa, nell’America centrale, in Messico. Lì visse nei misteri decadenti dell’antica popolazione indigena messicana. Quando i nessi tra gli uomini di quel luogo, gli allievi dei misteri, con le entità spirituali erano ancora vivi, imparò a conoscere ciò che viveva lì come divinità messicane. Oggi persone colte parlano di nuovo di questi dèi, Quetzalcoatl, Tetzkatlipoka e Taotl, attribuendo loro un karma particolare, ma non particolarmente felice per gli esseri umani; tuttavia, da queste descrizioni non si ricava molto più che i nomi.

Ma l’individualità di cui vi parlo viveva lì, anche se nei misteri in decadenza. Per loro, un dio come Taotl, Quetzalcoatl, era qualcosa di vivo: erano davvero esseri magici e viventi. E lì, nei misteri decadenti di Quetzalcoatl, essi vivevano anche in un mondo già allora completamente superstizioso e magico, in un’entità come Tetzkatlipoka – Tetzkatlipoka era una sorta di dio serpente con cui ci si sentiva collegati a livello astrale – e questo divenne per loro intensamente vivo.

Questa individualità non passò poi attraverso altre incarnazioni, dopo aver vissuto la sua vita tra la morte e una nuova nascita, come quell’altra che aveva ancora attraversato incarnazioni intermedie, era vissuta come uomo in Grecia e poi era passata attraverso incarnazioni femminili. Questa individualità visse come uomo entro i misteri messicani, attraversò la sfera di Giove della saggezza nella vita tra la morte e la nuova nascita e visse poi proprio nel secolo XVIII e XIX.

L’individualità che aveva vissuto in Grecia attraversò anche la sfera di Giove, come si può attraversare se si era scultore e, allo stesso tempo, si era vissuto alla maniera greca, con quella concezione plastica che allora era davvero viva. Essa plasmò questa plasticità che in Grecia poteva essere vissuta nella configurazione dell’uomo, per poi giungere alla comprensione creativa dell’intero mondo nella sfera della saggezza di Giove, dove tutta questa saggezza è sostanzialmente presente, ed entrò in un corpo umano con la sua grecità plasmata da Giove, rinascendo come Goethe.

L’altra individualità passò anch’essa attraverso la sfera di Giove, plasmò ciò che si poteva sperimentare nei misteri messicani anche nella sfera di Giove. Ma non poteva nascere nella sfera di Giove la stessa cosa da una vita terrena vissuta in Grecia, come ho descritto, e da una vita terrena vissuta in Messico, come ho descritto. Entrambe sono passate attraverso la sfera della saggezza di Giove, ma entrambe sono diventate ciò che dovevano diventare secondo le forze formative della vita precedente.

L’individualità che è passata attraverso i misteri messicani è passata attraverso la sfera di Giove ed è rinata come Eliphas Levi. Qui avete trasformato in saggezza, in modo misterioso, atti magico-rituali, culti magici. Si tratta proprio di karma di Giove inferiore, ma comunque straordinariamente spirituale, pieno di saggezza. Si vede come interagiscono ciò che l’uomo ha sperimentato nella vita terrena e ciò che diventa tra la morte e una nuova nascita.

La vita successiva è determinata dalla vita precedente, ma ciò che un essere umano ha vissuto nella vita terrena può essere trasformato in vari modi nella sfera karmica. Se si considera la struttura della vita umana in senso karmico, si approfondisce veramente la vita umana. Allora essa si arricchisce, allora appare nella sua intera realtà, allora si conosce veramente l’uomo e la vita umana.

11°Saturno e il destino umano: memoria cosmica, incarnazione e pudore del karma.

Breslavia, Polonia, 10 Giugno 1924

Ieri abbiamo iniziato a parlare del nesso tra la vita umana qui sulla Terra, tra la nascita e la morte, e l’altra vita umana nel mondo soprasensibile, tra la morte e una nuova nascita, in relazione al karma. Abbiamo visto che sul karma dell’uomo agisce ciò che è stato vissuto, fatto, pensato, sentito dall’uomo nella vita terrena precedente e in una serie di vite terrene successive, e ciò che poi viene plasmato, modellato come base dell’esperienza in una vita terrena futura attraverso la collaborazione dell’uomo con altre anime umane a lui legate karmicamente, e poi con le entità spirituali delle gerarchie superiori.

In questo modo, abbiamo visto, la vita storica dell’umanità diventa trasparente. Vediamo, in un certo senso, ogni singolo essere umano – che compia cose eccezionali, che plasmi il mondo, che agisca in piccoli circoli – sullo sfondo di un evento spirituale globale. Abbiamo visto in particolare come la contemplazione del destino umano, quando cominciamo a comprenderlo, ci appaia come l’espressione esteriore, terrestre, di un evento potente e universale che sta dietro di esso, anche nel mondo spirituale.

Abbiamo così mostrato come sia l’uomo stesso a portare con sé ciò che accade in un’epoca terrestre precedente e a farlo agire in un’epoca terrestre successiva. Attraverso l’uomo si realizzano quindi i nessi del divenire storico, e credo che una tale osservazione storica possa suscitare nell’uomo un’impressione edificante. Sì, il modo in cui percepiamo il nostro karma, il modo in cui possiamo immedesimarci in esso, viene percepito correttamente se, prima di addentrarci nell’esperienza del karma individuale nelle prossime conferenze, osserviamo proprio quelle personalità la cui vita, più o meno conosciuta, mostra come l’effetto della vita terrena individuale si formi nelle vite terrene successive.

Abbiamo visto con esempi come l’intera costituzione spirituale e le entità spirituali che appartengono a una sfera planetaria agiscano su ciò che l’uomo, attraversando la porta della morte e continuando a vivere nel mondo spirituale, porta con sé in questo mondo spirituale. Abbiamo fatto alcune osservazioni su come agisca in modo peculiare la sfera di Giove. Ancora più sconvolgente nella sua peculiarità è la sfera di Saturno, ancora più sconvolgente è il modo in cui agisce Saturno.

Sapete bene – l’ho già detto – che anche con la comprensione dell’iniziazione, per poter vedere autonomamente tutti i nessi, bisogna guardare indietro, da un’età superiore ai sessantatré anni, all’epoca della vita compresa tra i cinquantasei e i sessantatré anni, per poter giudicare ciò che dalla sfera di Saturno può agire sull’uomo nel nesso complessivo della vita spirituale e del tessuto dell’universo. Infatti tutto ciò che agisce in nesso con la sfera di Saturno è tale che, in realtà, entro la sfera di Saturno esiste in tutte le entità una coscienza forte e compenetrante del passato, mentre sul presente regna una maggiore o minore inconsapevolezza.

Ciò produce un’impressione sconvolgente. Gli esseri di Saturno agiscono effettivamente nelle loro azioni presenti, compreso l’effetto dei Serafini, come se provenissero da un inconscio: non sanno immediatamente, per così dire, cosa stia accadendo loro e attraverso di loro nel momento presente; ma sanno subito, in modo penetrante e preciso, cosa hanno fatto, pensato, cosa è successo loro quando è successo.

Vorrei usare un’immagine per caratterizzare questo modo di esistere nella sfera di Saturno. Immaginate di camminare sulla Terra come esseri umani senza sapere mai, nel momento presente, cosa state facendo, cosa state pensando, cosa sta avvenendo con voi o attraverso di voi, ma camminate – prendiamo un evento semplice – da qualche parte. Dove state camminando non vi vedete, ma lasciate delle tracce: supponiamo che dalla vostra posizione precedente si formi un pupazzo di neve. Fate un altro passo: ancora un pupazzo di neve; un altro passo: ancora un pupazzo di neve, e così via.

In questo modo venite accolti in modo plastico e potete guardare indietro esattamente a ciò che eravate. Nel momento stesso in cui qualcosa accade attraverso di voi, lo vedete come è, come rimane, come si inserisce nell’eterno. E guardate indietro, in una prospettiva registrata come in una cronaca eterna nell’universo, tutto ciò che è accaduto attraverso di voi. Perché questa è l’autocoscienza degli esseri di Saturno.

Ma tutto ciò che viene visto in questo modo dagli esseri di Saturno come divenire passato si ricollega a sua volta al divenire passato di tutti i singoli esseri dell’intero sistema planetario, cosicché la coscienza degli esseri di Saturno consiste, per così dire, nel fatto che essi guardano indietro in ogni istante all’intera memoria – se così posso esprimermi – dell’intero sistema planetario vivente, in tutte le sue essenze, nella capacità di ricordare. In questa capacità di ricordare cosmico-universale degli esseri di Saturno è registrato tutto.

Se già la scoperta del tessuto e dell’essenza nella sfera di Saturno sconvolge straordinariamente l’osservatore iniziato, ciò è ancora più vero quando egli vede come quegli esseri portino con sé in una nuova vita terrena gli effetti delle loro vite terrene precedenti, dopo che hanno dovuto elaborare il loro karma entro la sfera di Saturno attraverso le loro particolari esperienze. E l’osservazione dell’universo acquista davvero un contenuto maestoso e imponente quando si conosce questo aspetto di una personalità storica mondiale.

Se si osserva la vita di tali personalità qui sulla Terra, essa conduce – se la si considera spiritualmente, non solo letteralmente, ma leggendo tra le righe – alla vita e all’essenza della sfera di Saturno. La visione dello spirituale si amplia enormemente quando si vede agire la sfera di Saturno. La si vede agire sulla Terra in ciò che accade sulla Terra; si vede qui un riflesso di ciò che avviene nella sfera di Saturno. Vorrei spiegarlo con un esempio.

Si può osservare un’individualità umana che nel primo, secondo secolo cristiano, quando il mondo greco influiva ancora fortemente sul corso dell’evoluzione cristiana, ha vissuto la sua vita nell’Europa meridionale; che all’epoca aveva un’anima forte, sensibile, un po’ intellettuale, ricettiva al cristianesimo di stampo greco, e che è stata trasferita nell’Impero Romano, dove ha vissuto tutto ciò che si poteva vivere nei primi secoli della diffusione del cristianesimo nell’Impero Romano: le persecuzioni dei cristiani con la loro ingiustizia, le violenze del cesarismo romano, tutto ciò che era insito nel modo in cui il cesarismo romano si comportava nei confronti delle persone più raffinate.

In un’anima che ha vissuto tutto questo nel senso più profondo, con indignazione, e che in realtà è morta con un sentimento di rassegnazione, dicendosi: può davvero progredire un mondo in cui sono possibili cose del genere? Da un certo dubbio sul fatto che nel mondo esistesse ancora un equilibrio tra il bene e il male, quest’anima giunse dalla contemplazione dell’impero romano; e davanti al suo sguardo spirituale, davanti al suo sguardo animico, da un lato c’era il male dei Cesari e dall’altro l’essenza dei singoli martiri cristiani riversata nel martirio.

In netto e brusco contrasto, quest’anima vedeva da una parte il bene e dall’altra il male. Con questa impressione attraversò la porta della morte e passò poi attraverso vite terrene di minore importanza. Infatti ciò che in quella vita terrena, nell’esistenza greco-romana, si era scaricato su quest’anima aveva tracciato profondi solchi nella sua vita animica. Fu questo che poi, con l’avvicinarsi del secolo diciottesimo, si elaborò ulteriormente entro la sfera di Saturno, formando il karma ulteriore di questa individualità.

La sfera di Saturno lavora seriamente e intensamente alla formazione del karma. E proprio quando si tratta di afferrare la profondità più completa dell’anima umana e di sviluppare forze radicali dalle profondità più complete dell’anima umana, essa dà queste forze potenti, perché tutto ciò che avviene all’interno della sfera di Saturno è fortemente spirituale, intensamente spirituale, ma così spirituale da intervenire anche molto più profondamente quando l’uomo discende verso una configurazione terrestre: interviene profondamente nell’organizzazione fisica.

Si crea un’organizzazione fisica entusiasta di compensare ciò che l’anima ha vissuto in una vita terrena precedente. C’è un forte sguardo retrospettivo. Quando il karma viene elaborato all’interno della sfera di Saturno, si guarda ai ricordi, al passato, a come si forma l’essere nella sfera di Saturno; si guarda indietro. Poi, quando l’uomo discende nella sfera terrestre, si manifesta in un certo senso l’immagine negativa di ciò che ha vissuto: l’intenso guardare indietro si trasforma in un energico slancio verso ideali che vanno avanti, verso il futuro, così che proprio gli uomini che scendono dalla sfera di Saturno portando con sé l’elaborazione del loro karma sono uomini entusiasti del futuro, cioè vogliono agire in ideali che tendono al futuro, perché nella sfera di Saturno, in una vita puramente spirituale, hanno guardato preferibilmente al passato.

Questa individualità di cui parlo qui apparve nella seconda metà del secolo diciottesimo come Friedrich Schiller. E prendete ora tutta la vita di Schiller: prendetela così come si è manifestata, con il tratto incredibilmente efficace, artisticamente forse molto debole, dei drammi giovanili di Schiller, con tutto questo fuoco; ma aggiungete a ciò l’enorme serietà, si direbbe l’immensa malinconia che grava sull’anima di Schiller, e vedete in particolare il destino afferrante della sua giovinezza emergere proprio dal suo umore malinconico e animico.

Vedete il suo lavorare per arrivare a una sorta di concezione entusiasta del mondo greco quando conobbe Goethe; vedete tutto questo in primo piano e, dietro, vedete l’uomo che ha acquisito le basi per questa visione nel primo e secondo secolo cristiano, vivendo da un lato il cristianesimo greco e dall’altro l’indignazione per il cesarismo romano, e come poi tutto si approfondisca in un nuovo karma nella sfera di Saturno, così seria. Schiller è davvero un uomo di Saturno secondo il suo karma.

Queste cose non vengono vissute in modo corretto dall’anima se essa vuole solo ascoltare teoricamente. Esse vengono comprese correttamente dall’anima solo se vengono colte con tutto il sentimento, se prima si concentra il sentimento in tutto questo essere spirituale e nella vita nel mondo stellare – qui nella sfera di Saturno – e se poi, dopo aver approfondito il sentimento fino alla comprensione di un operare del destino terrestre, si guarda a un tale operare del destino terrestre.

Vorrei portare un altro esempio, che ha agito in modo completamente diverso. Si può osservare un’individualità che in una vita terrena poco precedente apparteneva addirittura, in una certa misura, agli iniziati. Ma prima di parlare di questo karma umano, devo porre una domanda che in realtà ognuno dovrebbe porsi quando riflette su cose come quelle di cui stiamo discutendo, e che molti di voi avranno sicuramente già posto.

È la domanda che sorge quando si ascolta ciò che viene detto nelle considerazioni antroposofiche: che nell’evoluzione terrena dell’umanità ci sono stati iniziati ai grandi misteri dell’esistenza, iniziati alla saggezza terrestre. Noi guardiamo con immenso rispetto, con profonda stima, a questi antichi iniziati dell’evoluzione dell’umanità. Quando si parla di reincarnazioni, di vite terrene ripetute, allora può sorgere la domanda: che ne è della reincarnazione di questi iniziati?

E la domanda può proseguire ed essere posta così: ma non vivono forse nel presente degli iniziati reincarnati? Gli iniziati dovrebbero forse ritirarsi completamente dal mondo in cui viviamo ora, tra la nascita e la morte, proprio per il presente? Non è affatto così.

Ma non dobbiamo dimenticare che l’uomo, quando discende come individualità dall’esistenza spirituale-animica preterrena in una vita terrena, è legato a ciò che qualsiasi epoca può dargli già nel suo corpo fisico, e poi all’educazione e ad altre cose simili. Queste cose devono essere accettate da chi si reincarna entro il terreno. Possiamo benissimo guardare a qualsiasi individualità iniziata, per esempio in tempi remoti, il cui karma è quello di tornare in qualche modo più tardi, nel secolo diciottesimo o XIX. Ma nel secolo diciottesimo non esistono più, all’interno della civiltà terrena, corpi come quelli che esistevano in quei tempi antichi, corpi così plastici e malleabili all’individualità umana spirituale.

È solo un pregiudizio di una scienza degenerata che il corpo umano sia rimasto sempre lo stesso da tempo immemorabile. In effetti, nell’epoca del materialismo è diventato duro, inflessibile, poco plastico, non è facile da maneggiare. Le condizioni ereditarie, che sono a loro volta in nesso con la mentalità, con l’intero stato d’animo interiore degli uomini, sono tali – l’individuo non può farci nulla, la colpa è tutta della civiltà – che con una parte di ciò che si porta nell’anima dal tempo dell’iniziazione non è possibile immergersi nell’organismo fisico, e quindi non lo si può portare alla propria coscienza immediata, perché si può portare alla coscienza temporale esteriore immediata solo ciò con cui ci si può immergere completamente nel corpo fisico.

Sì, devo dire qualcosa di molto paradossale, ma dovete accettare questo paradosso, perché è comunque una verità. Vedete, gli iniziati nei tempi antichi erano preservati da qualcosa che oggi è considerato un grande beneficio per il genere umano, ma che allora, se fosse accaduto a loro, sarebbe stato considerato non certo un beneficio, bensì un grande ostacolo all’iniziazione.

Oggi non si permetterebbe mai che un uomo, come un iniziato dei tempi antichi, fosse preservato dall’imparare a leggere e scrivere nel modo in cui si impara oggi. Si perde molto con il modo in cui si impara a leggere e scrivere oggi: questo essere costretti a inserirsi in forme di lettere con cui non si ha alcun rapporto umano.

Come gli europei, quando questi «uomini migliori» mostrarono le forme delle loro lettere ai selvaggi, agli indiani d’America, quando questi uomini migliori arrivarono dagli indiani selvaggi, questi ultimi provarono una leggera paura e timore e pensarono che le lettere fossero piccoli folletti e dèmoni. Quindi qualcosa in cui ci sono piccoli folletti, qualcosa di completamente innaturale, qualcosa di così estraneo come tutte queste forme di lettere della nostra scrittura, è ciò a cui l’uomo viene condotto nel sesto, settimo anno di vita.

Che cosa ha a che fare con la vita umana una A o una B nella forma in cui dobbiamo impararla da bambini? Niente, assolutamente niente! Nell’antico Egitto esisteva almeno una scrittura pittografica, in cui l’immagine dipinta aveva una somiglianza con la realtà, e si faceva anche prendere coscienza che ciò che si dipingeva aveva un riferimento alla realtà. Oggi si impara l’ABC come qualcosa di completamente estraneo alla vita. Nella Scuola Waldorf vogliamo correggere i più grandi errori del passato; per questo abbiamo introdotto nella nostra scuola questo modo diverso di imparare a leggere e scrivere.

Ma tutto ciò che viene espulso dall’uomo, tutto ciò che viene ucciso quando si impara a leggere e scrivere in questo modo, non può essere valutato se si ha solo la nostalgia di giudicare tutto in modo materialistico, di vivere nel mondo solo con la coscienza comune.

Vedete, io non mi sono scandalizzato, ma molti altri sì: nella mia «vita» ho sufficientemente indicato che a quindici anni non sapevo ancora scrivere correttamente. Devo molto a questo. Sono stato preservato da molte cose da cui non si è preservati se a quindici anni si sa già scrivere correttamente. Proprio molte cose che derivano dall’educazione materialistica del tempo ci tagliano fuori dalla vita spirituale. È una questione molto più seria di quanto si pensi. Lo accenno qui affinché voi capiate che l’iniziato di un tempo può solo avvalersi dell’educazione che gli viene offerta. Che altro può fare se non inserirsi nel corpo e nell’anima della sua epoca? Deve lasciarsi alle spalle molto di ciò che è insito nella sua anima.

Ma nelle manifestazioni della vita che possono emergere in una determinata epoca, anche in un uomo che esteriormente appare come un comune cittadino della Terra e non come un iniziato, il nesso karmico con la precedente iniziazione è perfettamente comprensibile. Nel karma non agisce realmente ciò che inizialmente si crede essere più efficace nella vita umana.

Se, per esempio, abbiamo davanti a noi un uomo con una determinata costituzione mentale, se giudichiamo il karma solo razionalmente, siamo molto facilmente inclini a ricondurlo a una costituzione mentale simile nella vita terrena precedente. Ma non è così. Le cose che diventano karmicamente libere e agiscono da una vita terrena all’altra si trovano in regioni dell’anima molto più profonde della configurazione intellettuale. Basta che vi faccia un esempio per capire che ciò che influenza il karma proviene da regioni dell’anima diverse da quelle puramente intellettuali.

Una personalità interessante del secolo XIX era Ernst Haeckel. Ciò che più colpiva Ernst Haeckel era la sua concezione del mondo materialistica, la sua lotta contro l’ultramontanismo, il papato romano, la Chiesa cattolica romana. Ha sviluppato un tale entusiasmo in questa lotta che, nelle espressioni che ha usato, a volte è davvero delizioso, ma a volte anche di cattivo gusto. Ma se si risale al suo karma, si scopre che la sua incarnazione terrena più importante è stata quella di papa Gregorio, il grande e potente papa che voleva fondare il dominio temporale del papato contro l’impero esteriore; il papa Gregorio che emerse come Ildebrando dalla riforma cluniacense che, a suo modo, dal X all’XI secolo condusse questa lotta contro l’impero, finché uno dei suoi divenne papa e inizialmente si ribellò a sua volta contro il dominio temporale, contro l’impero dell’epoca.

L’entusiasmo nell’imporre una concezione del mondo, l’entusiasmo nel realizzare impulsi che provengono da una concezione del mondo, era ciò che dall’incarnazione di Ildebrando agiva nell’incarnazione di Haeckel. Questo è solo un esempio del fatto che non si deve assolutamente credere che dall’esteriore valutazione di una qualsiasi configurazione dell’anima si possa indovinare una vita terrena precedente che sia determinante. In questo campo bisogna essere cauti e andare alle cose che in realtà a volte sono solo piccolezze che si possono notare nell’uomo, ma che nella visione spirituale devono essere colte e che poi gradualmente fanno apparire dietro l’uomo ciò che era nella sua vita terrena precedente.

Ora, vedete, il karma di Saturno ha un effetto particolarmente profondo. Vorrei rivolgere lo sguardo a un’individualità che in una precedente incarnazione era davvero un iniziato. In questo caso parlo in modo davvero obiettivo, e mi è costato un certo sforzo elaborare la verità che ora sto per esporre, perché in realtà l’individualità nella sua nuova incarnazione non mi era affatto simpatica, e non lo è ancora oggi. Si tratta infatti di constatare fatti oggettivi e, nonostante la difficoltà, è possibile vedere il karma delle personalità che non ci sono vicine personalmente in qualche modo per simpatia con una maggiore probabilità di correttezza.

Vorrei ora rivolgere il vostro sguardo su un’individualità che in una vita terrena precedente era davvero un iniziato, e precisamente un iniziato a un tipo di mistero che fu qualcosa di grande, di potente nella storia evolutiva dell’umanità: un iniziato ai misteri irlandesi, ai misteri di Ibernia, ai quali ho accennato nel mio dramma misterico.

In questi misteri bisognava passare attraverso molte prove prima di essere iniziati a quella figura di saggezza che si doveva ricevere proprio in questi misteri irlandesi. Chi voleva essere iniziato doveva prima sperimentare tutto ciò che può accumularsi nell’anima umana in termini di dubbi sulle grandi verità; lo studente veniva letteralmente educato a dubitare di tutto nel modo più forte possibile, a dubitare proprio delle verità più elevate.

E solo quando nell’anima aveva sperimentato tutto il dolore, la tragedia interiore, l’oppressione, direi la frantumazione interiore, tutto ciò che si può sperimentare nel dubbio sulle verità più alte, allora si veniva condotti, prima in modo figurativo e immaginativo e poi nella realtà spirituale, alla vera comprensione della verità. Così che chiunque fosse iniziato ai misteri ibernici non solo aveva imparato a credere nella verità, ma anche a non credere nella verità. Solo così la sua incrollabile adesione alla verità poteva dimostrarsi vitale.

Un altro sentimento veniva suscitato in coloro che dovevano cercare la saggezza dell’iniziazione ibernia. Essi venivano portati a sentire che in realtà tutta l’esistenza poteva essere come l’esistenza terrena: un’illusione, non un’esistenza reale. L’uomo era portato non solo a dubitare della verità, ma a sentire il nulla nell’esistenza umana, il non essere nell’esistenza umana.

E poi, una volta che il suo animo era stato messo nel giusto stato d’animo, era portato a credere che l’eterno, il divino, che è al di là dell’esistenza, potesse essere sempre nuovo, che le forme esteriori potessero essere continuamente trasformate dallo spirituale, dal lato spirituale, di fronte a tutto ciò che attraversa la vita con forze distruttive e ricostruttive.

Dopo che il suo animo era stato messo nell’umore giusto per arrivare completamente all’immaginazione in questa materia, fu condotto davanti a due statue possenti e imponenti. E fu indotto a premere una statua: la statua si ricomponeva continuamente, poiché era stata creata in modo tale da essere completamente elastica; ciò che lui premeva si ricomponeva sempre. La statua manteneva sempre la sua forma, ma gli sembrava viva. E poiché era immerso in un’atmosfera solenne, in cui era stato avvolto fin dal primo momento in cui aveva provato questa impressione diretta attraverso il tatto, gli fu indicata la peculiarità del vivente.

L’altra statua era costruita in modo tale che, se si voleva premere su di essa, ciò che veniva premuto rimaneva all’interno, deformandola. Solo quando il giorno successivo si veniva condotti nuovamente davanti ad essa, era stata riparata. La costituzione interna del fisico e dell’eterico, cioè qualcosa della verità dell’intuizione, attirava gli allievi.

Questo era il primo gradino. Poi venivano condotti davanti ad altre immagini, sempre più addentrandosi nella comprensione attiva della costituzione interiore. Questi allievi di Ibernia comprendevano infatti nella loro costituzione animica ciò che si chiama realtà spirituale. Una volta raggiunto un certo grado di iniziazione, non davano più molta importanza alla realtà fisica esteriore, ma gli iniziati di Ibernia sapevano vivere nella realtà spirituale.

In un luogo sacro dell’Ibernia, infatti, mentre nel mondo fisico in Asia si svolgeva nella nostra realtà fisica il mistero del Golgota, il sommo sacerdozio dell’Ibernia intensificava i riti cultuali in modo tale che, nello stesso momento in cui in Palestina si svolgeva nella realtà fisica esteriore il mistero del Golgota, nel luogo sacro dell’Irlanda si celebrava contemporaneamente il mistero del Golgota come rito cultuale. Ciò significa che in Ibernia, attraverso la Terra, un fatto fisico veniva vissuto come spirituale in un altro luogo della Terra. Questo vi dà un’idea della profondità a cui conducevano questi misteri ibernici.

Ora, esiste un’individualità che in un tempo molto antico era stata iniziata fino a un certo grado a questi misteri ibernici e che poi in seguito ha attraversato un’incarnazione femminile; ma quell’incarnazione dell’Ibernia ha agito profondamente, molto profondamente sull’anima. Poi, in una vita tra la morte e la nuova nascita, questa individualità ha attraversato ciò che si sperimenta quando si passa attraverso un’elaborazione saturnale del karma.

Lì tutto il significato delle conquiste dell’anima che potevano essere ottenute in un’iniziazione ibernica – non nella più alta, ma in un’iniziazione comunque fino a un certo grado – fu rivisto in una prospettiva che andava oltre gli eventi universali. L’intero significato di ciò che si poteva imparare in Ibernia veniva visto nella sua posizione rispetto all’intera opera passata dell’umanità. Come questa Ibernia si era gradualmente sviluppata dalle nostalgie umane di secoli, di millenni, fu elaborato in una grandiosa retrospettiva cosmica.

Ma proprio questa individualità, con l’avvicinarsi dei tempi moderni, era destinata ad avere un corpo umano di questo tipo e un’educazione umana in cui la cosa più importante era nascosta, ma che tuttavia si estrinseca in conformità proprio con la civiltà del XIX secolo. E ancora, ciò che l’anima si era portata con sé nella retrospettiva, scendendo in un corpo fisico davvero poco adatto, si trasformò, in un’educazione del tutto inadeguata a ciò che era stato vissuto nell’iniziazione irlandese e lavorato da Saturno, in ideali che influirono sul futuro.

Ma poiché doveva immergersi in un corpo che non era come i corpi molto particolari degli antichi iniziati irlandesi, bensì come il corpo di un francese del XIX secolo, molte cose rimasero in secondo piano, trasformandosi tuttavia in immagini vivaci ma fantastiche, che hanno però qualcosa di penetrante, di grandioso. Questa individualità divenne poi la personalità di Victor Hugo.

Ancora una volta vedete che, anche quando due vite terrene successive sono così dissimili come quella dell’iniziato irlandese e quella di Victor Hugo, il karma continua ad agire. Non bisogna infatti cercare gli effetti del karma nelle somiglianze esteriori, ma bisogna guardare a ciò che viene trasferito dal karma nei fondamenti dell’essere umano da una vita terrena all’altra.

Per poter guardare al karma del singolo uomo, anzi al karma di sé stessi, è necessario anche oggi il giusto stato d’animo, il giusto atteggiamento interiore. In realtà, ogni considerazione karmica viene profanata se la si accoglie con lo stato d’animo che deriva dalla formazione del tempo presente, dalla civiltà, dalla scuola del tempo e così via. Le concezioni sul karma dovrebbero essere accolte nell’anima sulla base di uno stato d’animo sacro, di uno stato d’animo profondamente devoto.

Ogni volta che ci si avvicina a una verità karmica, si dovrebbe provare nell’anima qualcosa di simile al sollevare una parte del velo di Iside. Perché, in fondo, è proprio il karma che svela, nel modo più vicino all’uomo, ciò che era Iside, la quale aveva come motto esteriore: «Io sono ciò che era, ciò che è, ciò che sarà». Ma questo ci appare in un modo che deve necessariamente toccare l’anima umana quando si considera il karma umano.

E in realtà solo quando si guarda al karma, come abbiamo fatto ora, nel modo in cui si realizza nel divenire della storia mondiale, e si è così acquisito il necessario stato d’animo sacro per le considerazioni sul karma, solo allora si può guardare nel modo giusto, con il giusto stato d’animo, a ciò che forse è il proprio destino e a come questo destino si è configurato e formato come proprio karma dalle vite terrene precedenti, in interazione con ciò che l’uomo ha vissuto tra la morte e una nuova nascita nelle sfere stellari spirituali.

Quando si legge il karma con il giusto atteggiamento, si guarda con tutto il proprio essere umano ai mondi soprasensibili. Le considerazioni karmiche ci rendono infatti familiari con una legge che è completamente opposta alla legge della natura esterna. Nella natura esterna agisce il nesso naturale, ma bisogna superare completamente questo nesso naturale e poter guardare verso un nesso spirituale se si vuole cogliere con gli occhi dell’anima la legge dell’azione del karma.

Il modo migliore per prepararsi a questo è naturalmente quello di osservare il karma luminoso della storia mondiale, per ricevere da esso la luce per ciò che deve essere significativo per noi nell’esperienza del nostro karma, per l’osservazione del nostro karma. E proprio mostrando loro gli effetti del karma nella storia mondiale attraverso personalità caratteristiche, ho voluto preparare il loro animo anche per altre considerazioni sul karma nei giorni successivi.

12°Incontri che riconoscono l’anima: sogni, gruppi karmici e legami più forti delle idee.

Breslavia, Polonia, 11 Giugno 1924

Nel corso delle nostre considerazioni passeremo gradualmente a ciò che il karma può significare nella vita individuale dell’uomo, anche se continuerò a rivolgere lo sguardo a certi nessi karmici che sono emersi attraverso personalità divenute visibili nella storia. Infatti anche le cose più singolari che ci interessano nel nostro karma, che devono toccarci da vicino, vengono illuminate nel modo in cui ne abbiamo bisogno quando guardiamo alle manifestazioni storiche del karma nella loro totalità.

Va innanzitutto sottolineato che non è affatto necessario avere intuizioni chiaroveggenti per avvicinarsi alla sensazione, al sentimento dell’esistenza del karma. Certamente, per comprendere tutti i nessi delle leggi karmiche, tali intuizioni sono necessarie, e molto di ciò che ho insegnato qui nei giorni scorsi può essere naturalmente acquisito solo attraverso tali intuizioni. Ma la via verso tali intuizioni è spianata, vorrei dire, dalla sensazione, dalla chiara sensazione del karma, che può intervenire in ogni singola vita umana, se questa vita umana non passa superficialmente accanto alle cose e non rivolge lo sguardo solo agli eventi esteriori ricchi di sensazioni, ma se questa vita umana può trarre qualcosa dalla direzione che le permette di abbracciare con lo sguardo le esperienze più intime dell’esistenza, di penetrarle emotivamente e in tal modo di procurarsi una sorta di presentimento di come nella vita esistano certi nessi fatali che già per loro stessa natura dimostrano di non poter essere fondati nella vita terrena unica tra la nascita e la morte.

Guardiamo, ad esempio, al modo in cui noi esseri umani possiamo incontrarci nella vita. Dal nostro incontro con le persone nella vita dipende infatti la parte di gran lunga più grande del nostro destino nella vita. Incontriamo una persona, incontriamo un’altra persona. Ciò che viviamo insieme a essa interviene nella nostra esistenza. E proprio in questa esperienza comune con gli uomini, in queste o quelle condizioni di vita, all’osservatore attento apparirà chiaramente che il karma non contraddice affatto ciò che portiamo in noi come nostro libero sentimento, come il sentimento di ciò che nelle nostre azioni è soggetto a libere risoluzioni.

Come bambini, veniamo inizialmente inseriti nell’esistenza in un’epoca della vita in cui non si può ancora parlare di libertà, per quanto riguarda l’impulso terrestre. E quanto dipende dal modo in cui veniamo inseriti nell’esistenza da bambini! Quali capacità vengono tirate fuori dal nostro interno, quali strade ci vengono assegnate: questo ha un significato infinitamente grande e fatale per tutta la nostra vita terrena. Certo, più tardi potremo intervenire nella nostra vita più o meno come esseri umani autonomi, ma potremo farlo solo nel luogo che l’infanzia ci ha assegnato. E così vedremo, se osserviamo attentamente, che cosa influisce in modo chiaro e decisivo sul nostro libero agire.

Prendiamo, ad esempio, il caso seguente: nella vita incontriamo delle persone. Si nota una chiara differenza tra un tipo di incontri che abbiamo con le persone e un altro tipo. Può darsi che incontriamo una persona per la prima volta in questa vita terrena e abbiamo subito la sensazione che un ponte colleghi la nostra anima all’anima di questa persona. E può anche darsi che proviamo sentimenti intensi per questa persona, ma che forse non ci interessi altrettanto il suo aspetto: se è bella o brutta, se sembra amichevole o scortese. Ciò che ci attira verso questa persona nasce dal nostro intimo, sviluppiamo sentimenti di simpatia.

Sì, in alcuni casi può capitare che sviluppiamo sentimenti antipatici, che in realtà dipendono solo dal fatto che siamo entrati in contatto con questa persona e ci siamo resi coscientemente conto della sua presenza; ma ciò che proviamo per lei non dipende dall’impressione che ci fa con le sue azioni o con le prime parole che ci rivolge. Tali esperienze si inseriscono nell’esistenza terrena come grandi punti interrogativi, come i problemi esistenziali che la realtà ci pone. E poi è probabile che, dopo aver fatto una conoscenza del genere, non sentiamo affatto il bisogno di riflettere: com’è questa persona, che cosa fa? Tutto ciò che ci attira verso di lei si concentra in una sorta di somma di sentimenti, di esperienze interiori e di riempimenti del nostro stato d’animo, tale che non sentiamo affatto il bisogno di giustificarlo con le sue azioni.

Ma ci sono incontri di altro tipo con persone che non suscitano in noi questa sensazione. Queste persone iniziano a interessarci senza che sentiamo realmente che c’è quel tratto di simpatia o antipatia che ci tocca nel profondo dell’anima. Le persone ci interessano. Ci sentiamo spinti a indagare se sono buone, cattive, benevole, ostili, se hanno capacità o meno.

E nel tempo che segue tale conoscenza si manifesta – diciamo, quando incontriamo qualcuno che conosce anche una persona che abbiamo incontrato e con cui ora parliamo della stessa persona – che ci sentiamo stimolati a parlare di quella persona. Ci piace informarci su di lei: chi è, che cosa fa nella vita e così via; ci interessa ciò che è esteriormente. Nel caso delle persone del primo tipo può anche capitare che ci sia estremamente sgradevole incontrare un’altra persona che la conosce e che inizi subito a chiacchierare di lei. Non vogliamo parlare di questa persona.

Quando nella vita si verifica una cosa del genere – e i metodi delle Scienze dello Spirito cercano di svelare tali misteri –, se nell’incontro con una persona proviamo un sentimento inspiegabile che ci rende affezionati o che ci fa odiare, allora si scopre che siamo in qualche modo collegati karmicamente con questa persona attraverso il passato e che ciò che avevamo in comune con lei ci ha in realtà guidato per tutta la vita terrena fino al momento in cui l’abbiamo incontrata in un determinato punto della nostra esistenza. E ciò che abbiamo avuto in comune con lei in tempi passati forma i nostri sentimenti, forma le nostre sensazioni nei suoi confronti. E queste sensazioni, questi sentimenti sono determinanti, non il fatto che sia bella o brutta, o che sia una persona benevola o malvagia.

Proprio quando si prova chiaramente e distintamente qualcosa del genere, allora, se è possibile che la ricerca spirituale faccia luce su una questione del genere, questa sensazione troverà giustificazione in ciò che la ricerca spirituale ha da dire sul karma formato in passato. E troveremo conferma di ciò che sto dicendo in molte altre cose.

Quando dormiamo, quando siamo fuori dal nostro corpo fisico e dal nostro corpo eterico, quando siamo presenti nel mondo solo spiritualmente, nell’Io e nel corpo astrale, mentre il nostro corpo fisico e il nostro corpo eterico sono rimasti nel letto, separati dalla nostra entità spirituale-animica vera e propria, allora sorgono i sogni per la coscienza ordinaria. Ma non è forse vero – chiedetevelo con un’intensa auto-osservazione – che, in certi incontri, che sono proprio di natura tale da far sorgere dentro di noi sensazioni e sentimenti, abbiamo subito tutti i possibili sogni su quella persona?

Possiamo sognare così facilmente l’una o l’altra persona. Ciò dimostra che questa persona è in nesso con il nostro spirituale-animico, che ha attraversato con noi molte vite terrene, o diverse vite terrene, o una vita terrena; che questo spirituale-animico, nel quale ora siamo soli, l’Io e il corpo astrale, ha qualcosa a che fare con questa persona.

Incontriamo altre persone, qualcosa di professionale o simile ci porta a stare con loro. Ci interessano nel modo che ho descritto. Sì, può anche capitare che abbiamo molto a che fare con loro; la vita ci mette inizialmente accanto a loro, ma non possiamo sognarli. I sogni non arrivano. Siamo allora collegati con loro solo in questa vita terrena, e il collegamento viene stabilito inizialmente da ciò che lega l’animico-spirituale dell’uomo al fisico e all’eterico.

E poiché il corpo fisico e il corpo eterico sono preferibilmente coinvolti in questo nostro interesse, che si lega alle azioni esteriori e all’aspetto esteriore, e poiché questi corpi fisico ed eterico rimangono nel letto e il nostro essere spirituale-animico è lontano, non possiamo sognare tali persone. La Scienza dello Spirito ci mostra che il karma agisce, ma agisce in modo tale che solo ora si intreccia, che solo dall’esperienza spirituale dopo la morte potremo guardare indietro a questa vita terrena e dire: lì si sono creati dei nessi karmici. Si entra in un karma che sta nascendo.

Abbiamo visto come questo karma viene tessuto, come per lungo tempo lavori alla tessitura di questo karma ciò che viviamo insieme alle entità spirituali superiori tra la morte e una nuova nascita. Ma se riflettete su ciò che è stato detto in riferimento alla legge del karma, dovreste dire: gli esseri umani sono riuniti dalla vita terrena; ciò che li riunisce nella vita terrena li lega anche karmicamente. Essi attraversano poi insieme la vita tra la morte e una nuova nascita; proprio lì, insieme alle entità superiori, plasmano il loro karma per la prossima vita terrena.

Che cosa ne consegue per la vita terrena dell’uomo nel suo complesso? Nel complesso ne consegue che gli uomini che sono insieme per una vita terrena, poiché è proprio lì che si tesse il karma, tenderanno nuovamente l’uno verso l’altro per la prossima vita terrena. Lì creeranno nuovamente nessi karmici, attraverseranno nuovamente la vita tra la morte e una nuova nascita – ma questo li unisce ancora più fortemente – per cercare nuovamente una vita terrena comune.

E qui emerge la cosa curiosa che nel corso dell’evoluzione terrena gli uomini vivono in realtà in gruppi tra loro. È proprio così.

Se rappresentiamo schematicamente questa cosa, è proprio così: il tempo scorre; un certo gruppo di persone che vive insieme in un qualsiasi momento e che è legato karmicamente riappare sulla Terra dopo aver attraversato la vita tra la morte e una nuova nascita. Un altro gruppo di persone, che a sua volta si lega karmicamente, riappare insieme sulla Terra; lo stesso vale per un terzo gruppo. E poiché i tempi tra la morte e una nuova nascita sono molto più lunghi, ne consegue che la maggior parte degli uomini terrestri si incontrano solo tra la morte e una nuova nascita, e che gli uomini particolarmente legati tra loro karmicamente attraversano l’evoluzione dell’umanità in gruppi e si incontrano sempre di nuovo sulla Terra. Questa è anche la regola. Di norma, non incontriamo sulla Terra persone che sono state incarnate in un’epoca precedente alla nostra.

Vedete, si apprende questo quando si entra veramente, con la contemplazione spirituale del mondo, negli eventi dei nessi umani. Se si riflette sulla vita in modo imparziale, si giunge già a trovare conferma di queste cose che vengono dette da un’osservazione spirituale.

Come sapete, nella mia giovinezza mi sono occupato a lungo di Goethe. Spesso mi sono chiesto, poiché l’occupazione spirituale con Goethe mi toccava profondamente il cuore: sì, che cosa sarebbe successo se fossi stato un contemporaneo di Goethe? Da un punto di vista esteriore, una cosa del genere dovrebbe sembrare incantevole! Se si ama Goethe, se si apprezza immensamente ciò che ha creato, se si dedica una parte della propria vita a spiegarlo, a interpretarlo, non dovrebbe venire in mente che sarebbe stato meraviglioso vivere a Weimar quando Goethe era ancora in vita, vederlo, magari poterlo ascoltare parlare?

Ma questa è solo una considerazione superficiale, che si corregge subito se si approfondisce la questione. Almeno io mi sono detto: l’idea di aver vissuto contemporaneamente a Goethe sarebbe in realtà del tutto intollerabile. Perché Goethe mi è diventato particolarmente caro proprio perché tutto ciò che ha lasciato è rimasto, ha continuato ad agire nel tempo, e si può riscoprire nelle profondità spirituali della genesi del mondo. Ed è così: non sarebbe stato affatto sopportabile vivere contemporaneamente a Goethe!

Solo se si considera il rapporto concreto che si ha con lui come posteriore, e se poi si passa ai nessi più sottili dell’animico proprio in un caso del genere, in cui ci si avvicina a una personalità con cui non si vive contemporaneamente, con cui quindi un karma di vita non può riunire direttamente, ma dove esistono rapporti karmici più complessi, allora la considerazione spirituale mostra che, se si fosse vissuto contemporaneamente con una tale personalità, essa avrebbe agito sull’anima come un veleno. So che è una frase forte, ma è così. Non si sarebbe potuto mantenere la propria integrità interiore se si fosse stati contemporanei di questa personalità.

Anche nel complesso e in generale, proprio attraverso una tale osservazione si affina lo sguardo sulla vita umana, sulla verità interiore e sui nessi interiori della vita umana. Non si parla più in modo vago. Non si è affatto tentati di ricorrere al luogo comune: «Ah, se solo fossi vissuto allora!». Il karma, se spiegato correttamente, ci fissa, per così dire, nelle nostre condizioni di vita, ci colloca nel luogo in cui viviamo la nostra esistenza terrena. Ma proprio questo rivela il carattere autenticamente fatale del karma. Esso emerge quando cominciamo a riflettere sul perché siamo entrati nella vita terrena proprio in un determinato momento. È stato proprio il fatto di aver preparato il nostro karma con altre anime con cui abbiamo un nesso karmico a portarci in quel momento, a prepararci per il momento in cui entriamo in questa esistenza fisica terrena.

Ora, ciò che ho esposto è la regola, ma nello spirito tutto è individuale. Le regole hanno il loro significato, ma non in modo tale da poterle considerare principi. Chi è un sostenitore dei principi, chi accetta le regole in modo tale che non possano avere alcuna eccezione, non potrà mai entrare nel mondo spirituale. Perché nel mondo spirituale tutto è diverso dal mondo fisico. Anche le cose più semplici sono diverse nel mondo spirituale rispetto al mondo fisico.

Vorrei darvi un esempio. Che cosa potrebbe essere più chiaro, per un essere umano che vive nel mondo fisico, del principio matematico generale: il tutto è più grande di ciascuna delle sue parti? Oppure: «La linea retta è il percorso più breve tra due punti». Beh, bisognerebbe essere davvero pazzi per negare che il tutto non sia più grande di ciascuna delle sue parti. Queste cose si chiamano assiomi perché sono vere di per sé e, come si dice, non hanno bisogno di alcuna dimostrazione. Questa è la formula. Lo stesso vale per la frase: la linea retta è la via più breve tra due punti.

Ma entrambe le frasi non valgono più nel mondo spirituale. Nel mondo spirituale vale addirittura la frase: il tutto è sempre più piccolo di ciascuna delle sue parti. E già nell’essere umano troviamo ciò confermato e dimostrato. Se infatti considerate la parte spirituale del vostro uomo fisico nel mondo spirituale, essa è grande all’incirca quanto voi stessi nel mondo fisico, forse un po’ più grande, ma all’incirca grande quanto voi stessi. Se però considerate i vostri polmoni o il vostro fegato nel mondo spirituale, essi sono enormi, eppure sono parti di un essere piccolo. Dobbiamo imparare a ripensare.

Nel mondo spirituale la linea retta non è affatto la via più breve, ma la più lunga, perché nel mondo spirituale, quando ci spostiamo da un punto all’altro, le cose vanno in modo completamente diverso. Nel mondo fisico le cose sono pedanti: questa strada è lunga, quella è più lunga, quella è la più breve, la linea retta. Nel mondo spirituale non è così, ma arrivare «direttamente» è così difficile che ogni percorso tortuoso è più breve di quello rettilineo. E non ha senso dire: «La linea retta è il percorso più breve tra due punti», perché in realtà è il più lungo.

Bisogna assolutamente rendersi conto che nel mondo spirituale tutto è diverso dal mondo fisico. Ecco perché gli uomini hanno tanta difficoltà a entrare nel mondo spirituale con gli esercizi che fanno fedelmente, perché con il loro giudizio sono attaccati a pregiudizi come quello che il tutto è più grande delle sue parti, o che la linea retta è la via più breve tra due punti. Così è con gli assiomi.

Ma anche tutte le altre verità del mondo fisico devono essere abbandonate non appena si vuole penetrare nel mondo spirituale. Ed è proprio così, perché nel mondo spirituale non possono esistere principi, ma tutto è individuale. Bisogna conoscere ogni cosa singolarmente. Questa terribile sintesi logica, questa imposizione di regole generali non esiste affatto nel mondo spirituale.

E così anche questa verità, sebbene sia una verità e valga in linea di massima, cioè che gli uomini compiono l’evoluzione della vita terrena in gruppi, è infrangibile. E proprio quando è infrangibile, se ne comprende appieno il significato. Ne diamo un esempio.

Mi perdonerete se gli esempi sono tratti dalla mia vita personale. Come si potrebbero conoscere meglio esempi che si riferiscono a cose del genere se non fossero proprio esempi tratti dalla propria vita? È lì che si rivela l’individualità.

Nella descrizione della mia vita ho accennato a un insegnante di geometria che ho avuto. Questo insegnante di geometria mi era molto vicino non solo quando ero suo allievo, ma anche dopo. Ed era interessante per me seguire il suo karma, i contesti della sua vita. Avevo infatti una straordinaria debolezza, come si dice, per la geometria. Già all’età di nove anni, un libro di geometria che mi era capitato tra le mani grazie al mio insegnante, che non mi riteneva ancora pronto per imparare una cosa del genere, fu per me una vera fortuna. Imparare che i tre angoli di un triangolo formano 180 gradi mi sembrava straordinariamente gratificante a nove anni.

Ma poi mi capitò questo insegnante di geometria, che era davvero un personaggio strano. Avevo circa dodici anni quando mi fu assegnato e lo ebbi per sette anni. Era davvero un personaggio interessante, perché era tutto geometria, ma in un modo molto particolare: geometria descrittiva, costruttiva. Quando passai alle classi superiori, alla cosiddetta geometria analitica, dovevamo imparare tutto quello che sapevamo sulla geometria analitica dagli altri, perché lui non ne capiva nulla. Era un eccellente costruttore, costruiva tutto e faceva un’ottima impressione. E io facevo progressi davvero significativi proprio in geometria, perché lo amavo moltissimo. Era sempre un momento piacevole quando questo insegnante entrava in classe e sviluppava la sua geometria a modo suo.

Più tardi capii – perché lui continuava a suscitare il mio interesse – che in realtà non potevo fare altro che riflettere sul contesto della sua vita. Ora, quando si vuole indagare il karma, è proprio vero che non si può indagarlo guardando alle condizioni di vita che saltano subito all’occhio. Se mi fossi limitato a considerare il fatto che era un eccellente insegnante di geometria, tutto ciò che sapeva trasmettere, non sarei mai arrivato ai nessi del suo karma.

Ma il fatto che questo insegnante avesse un piede storpio mi ha profondamente colpito in relazione alla sua vita nel suo complesso. Una gamba era più corta dell’altra. Vedete, sono cose che di solito vengono considerate estranee alla vita. Ciò che interessa profondamente sono cose che, se ci si lascia coinvolgere, conducono ai nessi karmici.

Non deve essere sempre qualcosa di così evidente; si può sperimentare di essere introdotti nei nessi karmici dal fatto che qualcuno ha un’abitudine che si vede ripetutamente in lui e che si forma in un’immagine. Una piccola abitudine può formarsi in un’immagine e introdurre karmicamente nelle vite precedenti della persona in questione.

Così, con un altro insegnante che avevo e che mi piaceva moltissimo, fui profondamente introdotto in certi nessi karmici – di cui ora non voglio parlare – dal fatto che ogni volta che questo insegnante si presentava davanti a noi, la prima cosa che faceva era tirare fuori il fazzoletto e pulirsi il naso. Non ha mai iniziato una lezione in modo diverso. Proprio questo gesto, che si ripeteva continuamente, si è impresso nella mia mente, e riportava, per così dire, karmicamente alle vite terrene precedenti di quest’uomo.

E così era con l’altro, che aveva il piede storpio. Ed ecco che solo ora, da questo piede storpio, mi si accese una luce su tutta la capacità spirituale di quest’uomo. Gli esseri umani credono infatti di formare linee in figure geometriche, che provengono dalla testa. Ma questo non proviene affatto dalla testa, non è affatto vero che l’uomo sperimenta la geometria con la testa. Non arrivereste a un angolo se non camminaste. Il fatto che sperimentate l’angolo nelle vostre gambe fa sì che sappiate qualcosa dell’angolo.

La testa si limita a guardare come il braccio o le gambe formano angoli e così via. Nella geometria sperimentiamo effettivamente la nostra volontà che si muove attraverso i nostri membri. I nostri membri ci insegnano la geometria. Solo perché siamo diventati così astratti, non lo sappiamo, crediamo di inventare la geometria con la testa. La testa osserva come camminiamo, balliamo e così via nella geometria, e poi forma le forme che ha nella geometria. Osserva.

E tutto questo nesso, questo modo particolare di enfatizzare la geometria, mi è diventato chiaro quando ho guardato dentro proprio quest’uomo che doveva camminare con un piede storpio e che, proprio perché sentiva particolarmente questo piede storpio, era diventato un geometra così eccellente. Questi sono i nessi più intimi della vita.

Ma come ho fatto ad andare avanti? Questo insegnante mi è apparso accanto a un’altra persona con una gamba simile, ovvero il poeta inglese Lord Byron. Questi due uomini, che esteriormente erano simili per personalità, mi apparvero uno accanto all’altro, e ora mi apparve che molte cose che erano accadute nella vita di Byron erano in nesso con tutto ciò che si era insinuato nelle sue condizioni di vita morale ed etica da un karma precedente, ma che si era anche manifestato nel suo piede storpio.

E poi, una volta che si ha il karma in una tale situazione, esso continua a svilupparsi. E ora potevo capire come questi due esseri umani avessero vissuto insieme in un certo periodo della loro mezza età in Europa orientale, come abbiano vissuto insieme lo stesso destino. Sono arrivato al contenuto della loro vita di allora.

La vita precedente di Byron non era simile alla vita di Byron del XIX secolo; la vita precedente del mio insegnante non è simile alla sua vita nel XIX secolo, ma entrambi hanno un destino molto intimo e parallelo. Quando erano abitanti dell’Europa orientale, vennero a conoscenza di quella significativa leggenda secondo cui un tempo il gioiello del Palladio, che era stato sepolto a Troia – in quanto dotato del potere magico per il potere di Troia – e venerato, era stato poi portato attraverso l’Africa a Roma, dove era rimasto a lungo, e che poi, quando l’imperatore Costantino fondò Costantinopoli, con grandi sacrifici e con una spesa enorme fece portare a Costantinopoli il Palladio, al quale doveva essere legato il potere prima di Troia e poi di Roma, e lo fece concentrare a Costantinopoli per porre il potere di Costantinopoli al posto del potere di Roma.

Si racconta, e in gran parte è vero, che la presunzione dell’imperatore Costantino fece portare il Palladio da Roma a Costantinopoli, che fece erigere una colonna imponente e pesante nel luogo in cui fece concentrare il Palladio, e che poi prese una specie di statua di Apollo e la fece collocare in cima alla colonna. Ora, fu molto difficile portare la colonna a Costantinopoli nel luogo in cui fu collocata, perché fu necessario costruire una ferrovia in ferro. La colonna, che un tempo era stata portata dall’Egitto a Roma, era così pesante che ogni strada su cui veniva trasportata si abbassava e diventava pericolosa.

Poi la colonna fu eretta e il Palladio fu ben custodito nella base. Sopra, sulla cima della colonna, fece erigere la statua di Apollo, ma fece diffondere la notizia che la statua rappresentava lui, l’imperatore Costantino. Fece poi portare dall’Oriente il legno della croce di Cristo, che nascose nella statua di bronzo, e i chiodi della croce di Cristo, che fece modellare a forma di raggi; con questi fece circondare il capo di Apollo. Così, secondo la sua visione, Costantino stava lassù e risplendeva di raggi che erano stati presi dai chiodi della croce di Cristo stesso.

Ma a questo Palladio si aggiunse una leggenda in epoca successiva, che influenzò persino il testamento di Pietro il Grande: che questo Palladio sarebbe stato portato dagli uomini dell’Est nella capitale dell’Est, e che un giorno il potere slavo dell’Est si sarebbe fondato sul potere magico di questo Palladio, se fosse stato portato più a est o a nord di Costantinopoli, e che in tal modo il potere sarebbe passato agli slavi, così come un tempo a questo Palladio era legato il potere di Troia, il potere di Roma, il potere di Costantinopoli. In cose del genere si nascondono anche profonde verità, anche se appaiono leggendarie.

Ma alla fine, chi è in grado di comprendere la storia del Palladio comprende anche gran parte del corso della storia europea. E questi due uomini di cui ho parlato, Byron e colui che era suo compagno nel primo Medioevo, sentirono parlare di questa leggenda e decisero di andare a prendere il Palladio e portarlo al nord, in Russia. Non ci riuscirono; fallirono, come era ovvio che fallissero. Ma qualcosa rimase loro. Nei nessi karmici, agli esseri umani rimane qualcosa nel modo più strano.

Byron cercò in seguito il Palladio in un altro modo: si unì al movimento di liberazione della Grecia, voleva recuperare un Palladio spirituale. E questo era l’impulso che gli era rimasto da quel periodo di cui ho parlato.

E il mio maestro mostrava a chiunque potesse osservarlo da vicino che, ovunque si trovasse, anche se era una persona relativamente insignificante, aveva un irrefrenabile senso di libertà che aveva un profondo nesso interiore con il suo difetto fisico, proprio come il suo compagno.

Ma allora, che cosa era successo realmente? Vedete, questi due uomini si erano separati, non si erano più ritrovati: uno è il famoso poeta Byron, l’altro è l’insignificante insegnante di geometria vissuto poco dopo. Qui è stata infranta la regola di cui ho parlato.

Ma la vita mi confermò questa rottura in modo strano. Vedete, quel professore di geometria che amavo così tanto, che aspettavo ogni volta che entrava in classe, quel professore di geometria non mi diede mai, mentre era mio insegnante, l’opportunità di scambiare con lui nemmeno una parola in privato. Si comportava come se fosse un personaggio storico di cui avevo solo letto nei libri. Non si adattava al suo tempo, sembrava fuori posto.

E così continuò: quando più tardi andai in città per una conferenza antroposofica, cercai il suo nome nell’elenco telefonico. Avevo il presentimento che dovesse essere lì e volevo semplicemente parlare in privato con il mio vecchio insegnante, perché gli volevo bene, almeno una volta dopo tanti anni – erano passati ormai trent’anni. Nel frattempo era diventato vecchio e viveva nella città universitaria più grande dell’Austria, Graz.

Arrivai a Graz per la conferenza antroposofica, presi l’elenco telefonico e decisi con fermezza di cercarlo, ma non ci riuscii: continuavano ad arrivare visite, ero trattenuto e non potevo parlargli in privato. Rimase per me una personalità che, nonostante l’immenso affetto che provavo per lui, rimase come un’ombra nella mia vita. Quando tornai a Graz, volevo fargli visita di nuovo, ma era già morto.

Rimase quindi il fatto che mi trovavo di fronte a una personalità che, nonostante mi fosse così vicina, mi sembrava così diversa, come se avessi letto di lei in qualche libro, come di una personalità appartenente a un’epoca completamente diversa. Era così: ero suo contemporaneo, ma non ero affatto legato a lui karmicamente. In nessuna delle sue precedenti incarnazioni era stato mio contemporaneo. Nella sua ultima vita era quindi chiaramente al di fuori dei gruppi karmici in cui avrebbe dovuto trovarsi.

Ma anche l’altro mi mostrò che non era diverso da questi gruppi, perché si era allontanato dalla sequenza di incarnazioni in cui si trovava, poiché proprio con questa individualità, alla quale era stato inizialmente legato, non era collegato in questa vita terrena, cosicché Byron e lui non si incontrarono.

Vi racconto queste cose affinché possiate vedere come funziona realmente il karma e come, quando si entra più profondamente nella vita, proprio attraverso esperienze che però devono prima diventare enigmi – e la vita diventa ovunque un enigma – si può già davvero guardare al misterioso, meraviglioso intreccio del karma.

Ma così come si possono avere contemporanei che appaiono come immagini perché sono stati estrapolati dalla loro sequenza karmica, allo stesso modo ci si rende perfettamente conto di quanto la maggior parte delle persone sia inserita nel proprio tempo con una certa forte necessità interiore. Questo si nota spesso proprio nei personaggi storici.

Vorrei citare anche un esempio. È ormai abbastanza noto l’eroe della libertà italiano Garibaldi: una vita singolare. Garibaldi mi era antipatico come personalità tanto quanto quella che ho menzionato ieri e che ho seguito karmicamente. In realtà, è diventato più simpatico solo nel corso della ricerca karmica su di lui, perché prima di indagare i nessi karmici che lo riguardavano mi sembrava che ci fosse in lui qualcosa di innaturale, di fraseologico, cosa che in realtà non era affatto.

Ma in ogni caso questa personalità appare come una di quelle che, nonostante abbiano influito sulla vita in modo così pratico, così radicalmente politico-pratico, quando le si osserva si distinguono in modo così strano dalla vita, come se vivessero in un mondo puramente immaginario, come un pezzo sospeso sopra la Terra. Per quanto Garibaldi fosse pratico, era altrettanto idealista. Lo dimostra già la sua vita esteriore. Basta osservare alcuni tratti caratteristici della vita di Garibaldi per rendersene conto subito. Poiché il tempo stringe, ne citerò solo alcuni.

Non è comune che un uomo, in un’epoca come quella, nella prima metà del XIX secolo, quando l’Adriatico era così insicuro – Garibaldi è nato nel 1807 –, attraversasse ripetutamente l’Adriatico da giovane, cadesse ripetutamente nelle mani dei pirati, vivesse le più grandi avventure, si liberasse di nuovo; ma questo può anche capitare, capita anche ad altri.

Ma non capita a tutti di trovarsi in condizioni di vita che lo isolano dal mondo, di non poter leggere i giornali; e quando ha avuto modo, per così dire, di leggere un giornale per la prima volta, ha letto sul giornale la sua condanna a morte! Era successo così: era tornato da qualche avventura in mare e, senza saperlo, era stato accusato di aver partecipato a certe cospirazioni politiche. Era stato condannato a morte in contumacia e lo aveva letto sul giornale. Sembrava che il destino fosse sopra la sua vita.

Ma altri aspetti della sua vita sono ancora più curiosi. Ad esempio, mentre era in mare, vicino alla costa, per partecipare alle lotte dei movimenti liberali in terra straniera, guardò con il cannocchiale verso la costa. Ciò che vide fu una giovane donna molto bella e, guarda caso, Garibaldi si innamorò di lei attraverso il cannocchiale! Non è certo il modo più comune di innamorarsi! Le persone che vivono pienamente la loro vita non si innamorano attraverso un cannocchiale.

Ma lui si innamorò davvero perdutamente e salpò con tutte le sue forze nella direzione in cui si era innamorato. Quando arrivò, però, l’amata era sparita, ma c’era un uomo che gli piacque tanto che lo invitò a pranzo, e guarda un po’, era il padre della donna di cui si era innamorato attraverso il cannocchiale! E così poté partecipare alla cena, alla quale era presente anche la donna. Lui sapeva solo l’italiano, lei solo il portoghese, ma attraverso il linguaggio del cuore si capivano: si fidanzarono.

Fu una vita comune che richiese eroismo da parte della donna. Lei lo accompagnò nelle sue campagne militari con vero eroismo. Non capita spesso che, in assenza del marito, lontano per molte miglia, nasca il primo figlio, che la donna debba cercare il marito sul campo di battaglia attraverso terribili avventure, legando il bambino al collo con una corda per tenerlo al caldo sul proprio petto. E così ora lei si affretta, superando ogni ostacolo, per trovare il marito che aveva sentito essere stato ucciso; ma poi lo trova ancora vivo. Fu comunque un matrimonio grandioso. Morì, come sanno bene coloro che conoscono la biografia di Garibaldi, prima che lui morisse.

Ed ecco che, dopo dieci anni, come spesso accade nella vita, lui si fidanzò e si sposò in modo del tutto normale, borghese, come si fa di solito tra i filistei, con un’altra donna. Questo matrimonio, che era stato celebrato in modo regolare, durò solo un giorno, poi si separarono. Lui era già, vedete, legato alla vita terrena in modo diverso dagli altri uomini. Mi interessava seguire una vita simile.

Seguendo questa vita, fui condotto nella regione dei misteri irlandesi. Anche questo Garibaldi è un’anima in cui si nasconde un’individualità che era passata attraverso i misteri dell’Ibernia e che, pur essendo in una certa misura una sorta di iniziato irlandese, si era trasferita in Oriente, collaborando con altri nella regione del Reno.

Ma ciò che mi interessava particolarmente della vita di Garibaldi era il suo aspetto karmico, il fatto che in lui ci fosse una personalità la cui vita è difficile da spiegare. Perché Garibaldi è, in un certo senso, la verità stessa. Ora, nel profondo del suo cuore, nella sua disposizione animica, era un repubblicano. Eppure fu proprio lui che, nonostante la sua disposizione repubblicana, promosse Vittorio Emanuele a re d’Italia. Promosse la monarchia nella persona di Vittorio Emanuele. A prima vista sembra incredibile. Come può questo repubblicano arrivare a fare di Vittorio Emanuele il re d’Italia? Leggetelo nella storia. Senza Garibaldi non ci sarebbe mai stato il Regno d’Italia.

Si può andare oltre e scoprire che Garibaldi è legato ad altre personalità che in realtà sono lontane dalla sua indole: Cavour, Mazzini. Nature completamente diverse: Mazzini, l’idealista che non interviene nella pratica; Garibaldi, ovunque lo statista pratico-militare, eppure anche come sospeso al di sopra del terrestre; Cavour, il politico astuto e intelligente. Come si conciliano questi uomini? Questa era la domanda.

Proprio qui è emerso qualcosa che vorrei sottolineare come una peculiarità del karma. È emerso che questi altri tre uomini erano seguaci dell’individualità di Garibaldi: mentre lui era un iniziato irlandese, essi erano suoi discepoli. Ora, proprio nei misteri irlandesi è caratteristico che tra l’allievo e il maestro si crei un legame vitale. Questi non possono separarsi, almeno non attraverso determinate incarnazioni. Si crea un legame karmico, non ci si può separare.

Ora entra in gioco la particolarità: intorno al 1807 questi quattro rinascono, uno a Genova, due a Torino, il terzo a Nizza, quindi nello stesso luogo e anche all’incirca nello stesso periodo. Nascono insieme nello stesso periodo, nella stessa zona d’Italia. E qui si vede che coloro che appartengono gli uni agli altri vengono ricongiunti, anche contro la loro volontà.

Così un repubblicano così rigido come Garibaldi si è legato a Vittorio Emanuele, che era di indole completamente diversa, e l’appartenenza umana significa più della cosiddetta convinzione. Cito questo esempio per farvi vedere che cosa significano le appartenenze umane che hanno un fondamento karmico. Uno può ritenere vero questo, l’altro quello: l’appartenenza karmica è più forte. Sono le affinità umane ad agire nella vita, non tanto l’astratto che abbiamo nell’intelletto.

Ma come gli uomini sono collegati nella vita e come possono attraversarla come ombre quando vengono messi in evidenza dal loro karma, questo si manifesta solo quando seguiamo il karma proprio in casi caratteristici.

Questo è ciò che volevo dirvi oggi. Domani continueremo questa riflessione.

13°Quando il destino lampeggia nell’anima: memoria, età della vita e ritorni karmici nella storia.

Breslavia, Polonia, 12 Giugno 1924

Vogliamo oggi richiamare l’attenzione su alcuni fenomeni della vita animica che possono avvicinarci a una tale auto-osservazione, in cui il karma personale, il destino personale, si manifesta in una sorta di lampo della vita. Quando ci avviciniamo alla nostra vita animica con un’autoconoscenza più o meno superficiale, abbiamo innanzitutto l’impressione che in questa vita animica siano chiaramente evidenti, in modo tale da renderci completamente vigili, solo le impressioni sensoriali e i pensieri che formuliamo su queste impressioni sensoriali. Nelle impressioni sensoriali e nei pensieri che ci facciamo su di esse si esaurisce in realtà ciò in cui siamo completamente svegli con la coscienza ordinaria.

Oltre a questa vita del pensiero e alle impressioni sensoriali, abbiamo poi anche la nostra vita di sentimenti. Ma pensate a quanto sia indefinita e fluttuante questa vita di sentimenti, a quanto poco chiara e completamente sveglia sia in realtà la nostra vita di sentimenti. E chi è in grado di confrontare con imparzialità le cose della vita dovrà dire a sé stesso: quando ci si avvicina ai propri sentimenti, tutto è indefinito rispetto ai pensieri. La vita di sentimenti è certamente più vicina a noi, più vicina personalmente che la vita dei pensieri, ma è indefinita sia nel modo in cui si svolge, sia, direi, nelle pretese che le vengono poste. Nei nostri pensieri non ci permettiamo facilmente di discostarci a nostro piacimento dai pensieri di altre persone, quando si tratta di riflettere su qualcosa che deve essere vero. In questo caso avremo in noi la sensazione indefinita che i nostri pensieri, le nostre impressioni sensoriali debbano coincidere con quelli degli altri. Con i nostri sentimenti non ci sembra così: ci concediamo addirittura il diritto di provare sentimenti in modo più intimo e personale, e se confrontiamo i nostri sentimenti con i nostri sogni, possiamo dire: i sogni provengono dalla vita notturna, mentre i sentimenti provengono dalle profondità dell’anima nella vita quotidiana; ma in realtà i nostri sentimenti sono indefiniti proprio come le immagini dei sogni. E chi confronta con essi i sogni che entrano veramente nella coscienza sentirà come questi sogni emergano in noi proprio come qualcosa di indefinito, proprio come i sentimenti. Così possiamo dire: solo nelle nostre impressioni sensoriali, nei nostri pensieri siamo veramente svegli, mentre nei nostri sentimenti siamo sognatori anche quando siamo svegli. I sentimenti ci rendono sognatori anche nella normale vita quotidiana da svegli.

E la nostra volontà! Sì, che cosa abbiamo nella coscienza di qualcosa di cui diciamo: ora voglio questo! Quando voglio toccare qualcosa, ho prima la rappresentazione: voglio toccare questo; poi questa rappresentazione scende completamente nell’indeterminato e, nella coscienza ordinaria, non so nulla di come ciò che è contenuto nel «voglio» entri nei miei nervi, nei miei muscoli, nelle mie ossa. Se immagino: voglio afferrare l’orologio, che cosa so nella coscienza ordinaria di come questo arrivi al mio braccio e il mio braccio poi lo afferri? Solo attraverso un’impressione sensoriale, attraverso una rappresentazione, vedo di nuovo ciò che accade; ciò che sta tra queste due impressioni, nella coscienza ordinaria lo trascuro proprio come trascuro nella notte ciò che vivo nel mondo spirituale: non mi viene alla coscienza né l’uno né l’altro. Così possiamo dire: nella vita di veglia abbiamo in realtà tre stati di coscienza completamente diversi tra loro. Nel pensare siamo svegli, veramente svegli; nel sentire sogniamo; e nel volere dormiamo. Dormiamo sempre sull’essenza stessa del volere, perché essa riposa molto profondamente nel sottoconscio.

Ora, c’è però qualcosa che anche quando siamo svegli emerge continuamente dalle profondità della nostra anima: è il ricordo. Abbiamo pensieri sul presente; questo presente fa una certa impressione su di noi. Ma in questo presente risuona continuamente il passato della vita terrena sotto forma di pensieri e ricordi, di pensieri ricordati. Questi pensieri ricordati, come sapete, sono molto più pallidi, molto più indefiniti delle impressioni del presente; ma essi affiorano, si mescolano a ciò che costituisce la nostra vita quotidiana. E quando lasciamo che il ricordo agisca su tutto ciò che abbiamo vissuto nella vita, allora vediamo proprio in questo agire del ricordo che la nostra vita animica, così come è contenuta in noi, riemerge. Sentiamo che in questa vita terrena siamo in realtà ciò che possiamo ricordare. Provate solo a immaginare che cosa ne sarebbe di un essere umano se non potesse ricordare alcun periodo della sua vita, se il ricordo di un periodo venisse a mancare.

Si possono conoscere persone del genere. Vorrei citare un solo esempio. Un uomo che occupava una posizione relativamente prestigiosa, finché conduceva una vita normale, aveva il ricordo di tutto ciò che era stato, il ricordo di ciò che aveva fatto durante la sua educazione da bambino, il ricordo di tutto ciò che aveva vissuto durante gli studi e poi nella sua professione. Ma ecco che un giorno il ricordo si spegne in lui: non sa più chi era. La cosa strana – vi racconto una storia vera – è che in lui non si spegne l’intelletto, non si spegne la rappresentazione del presente, ma si spegne il ricordo. Non sa più nulla di ciò che era da ragazzo, da giovane, da uomo; può solo rappresentarsi ciò che fa impressione su di lui nel presente. E poiché non sa che cosa era da ragazzo, da giovane, da uomo, non può nemmeno collegare la vita presente al suo passato: questo non è possibile per lui in quel momento, in cui il ricordo svanisce. Proprio quando si considera un caso del genere, è facile capire perché in un qualsiasi momento si faccia qualcosa: non perché il presente ci spinga a farlo, ma perché abbiamo vissuto questo o quello nel passato terrestre. Che cosa credete che fareste o non fareste se non lo faceste per via dei ricordi! L’uomo dipende da questi ricordi molto più di quanto si creda.

Ma quest’uomo un giorno ebbe la sfortuna di perdere la memoria e ora si basava solo su ciò che gli suggerivano i suoi impulsi per il presente, non su ciò che gli suggerivano i ricordi. Si vestì, lasciò la sua famiglia, perché era legato alla sua famiglia solo dai ricordi, che erano svaniti. In lui nacquero impulsi che non avevano nulla a che fare con i ricordi della sua famiglia. Aveva il suo intelletto presente; quindi cercò un momento – perché sarebbe stato irragionevole fare tutto questo se gli altri fossero stati presenti – un momento in cui loro non erano presenti. In questo era molto intelligente e comprensivo, solo che non aveva ricordi. Si vestì, andò alla stazione, prese un biglietto per una stazione molto lontana: quello che si può immaginare era perfettamente chiaro per lui. Salì e partì. Ma il ricordo di ciò che aveva vissuto svaniva sempre, svaniva persino il ricordo di aver preso il biglietto del treno. C’era solo il presente: il ricordo era stato cancellato in modo morboso. Ma d’altra parte era così dedito al presente che anche alla stazione finale sapeva: ora sono arrivato; poteva confrontarlo con l’orario. Ciò che era già diventato abitudine, ciò che non era più ricordo, la capacità di leggere, era rimasto; solo il ricordo era stato cancellato. Scese; per il treno successivo prese un altro biglietto per una stazione più avanti. E così viaggiò per il mondo senza essere realmente sé stesso. E un giorno gli tornò la memoria cancellata; solo che non sapeva nulla di ciò che aveva fatto dal momento in cui aveva comprato il primo biglietto del treno. Un giorno il ricordo tornò: si ritrovò in un rifugio per senzatetto a Berlino. Lì ritrovò sé stesso. Era cancellato solo tutto ciò che era successo sul treno e nei luoghi in cui era stato; quello non apparteneva al presente. Ora pensate a come una persona possa cadere nella confusione, a come una persona possa diventare insicura di sé stessa! Da questo potete dedurre quanto sia strettamente legato ciò che chiamiamo il nostro Io al tesoro dei nostri ricordi: semplicemente non ci riconosciamo più se non abbiamo il tesoro dei nostri ricordi.

Ora, come sono i ricordi in noi? Sono animici. Questi ricordi sono animici in noi; ma nell’uomo nel suo insieme non sono solo animici, bensì sono presenti anche in un altro modo. In realtà sono solo animici nell’uomo che ha raggiunto il ventunesimo, ventiduesimo anno di età e poi continua a vivere. Prima, i ricordi non agiscono solo animicamente. Dobbiamo essere assolutamente coscienti di ciò che ho detto in questi giorni: che in realtà nei primi sette anni della nostra esistenza terrena abbiamo ereditato dai nostri genitori la nostra corporeità fisica sostanziale. Con il cambio dei denti non vengono espulsi solo i primi denti, quelli da latte, ma questo è solo l’ultimo atto di espulsione: viene espulso l’intero primo corpo. Il secondo corpo, quello che abbiamo fino alla maturità sessuale, lo costruiamo già dal nostro mondo spirituale-animico, così come lo abbiamo portato con noi quando siamo scesi dal mondo spirituale all’esistenza fisica-terrestre. Ma dalla nascita fino al cambio dei denti abbiamo accolto una grande quantità di impressioni dall’ambiente circostante; ci siamo dedicati a tutto ciò che è confluito in noi attraverso l’apprendimento del linguaggio.

Pensate a quanto è grandioso ciò che entra in noi con il linguaggio! Chi osserva questo con imparzialità darà sicuramente ragione a Jean Paul, il quale diceva di essere perfettamente cosciente di aver imparato più nei primi tre anni di vita che nei tre anni di scuola. Ciò che questo significa in realtà è molto chiaro. Perché anche se ora gli anni accademici sono aumentati a cinque, sei – probabilmente non perché si impari troppo, ma perché si impari troppo poco – si impara comunque solo una piccola parte rispetto a ciò che si è accolto in sé durante i primi tre anni di vita e negli anni che seguono i primi tre fino al cambio dei denti. Da un certo momento in poi rimane in una sorta di ricordo indefinito.

Ma pensate solo a quanto sono sbiaditi e indefiniti questi ricordi dei primi sette anni della nostra vita rispetto a ciò che viene dopo! Provate a fare un confronto: a volte sono come blocchi irregolari di ricordi che affiorano, ma non sono molto collegati tra loro. Perché? Sì, ciò che accogliete nei primi sette anni ha a che fare con qualcosa di completamente diverso da ciò che accogliete in seguito. Ciò che accogliete nei primi sette anni di vita lavora intensamente alla formazione plastica del vostro cervello: entra nel vostro organismo. E c’è una grande differenza tra il cervello relativamente poco sviluppato che possediamo quando entriamo nell’esistenza terrena e quello ben elaborato che abbiamo quando attraversiamo il cambio dei denti. E dal cervello questo passa a tutto il resto del corpo. È davvero grandioso come questo artista interiore, che portiamo giù dall’esistenza preterrena al nostro corpo fisico, lavori nei primi sette anni di vita.

Vedete, quando iniziamo a imparare a leggere – non solo a sillabare, in relazione a ciò che entra in un bambino – è un fenomeno meraviglioso come entri in un bambino, fin dai primi giorni infantili, quando tutto è così indefinito: l’espressione del viso, lo sguardo, i gesti facciali, il movimento delle braccia e così via. Se vediamo come entra in gioco ciò che il bambino accoglie in termini di impressioni, come si spiritualizza magnificamente ciò che il bambino è, allora questo spiritualizzarsi del bambino nei primi sette anni di vita è una delle cose più grandi che si possano osservare. Se osserviamo questo divenire della fisionomia infantile o dei gesti infantili dalla nascita fino al cambio dei denti in modo tale da poterlo decifrare, come decifriamo qualcosa in un libro dalle lettere, se sappiamo collegare le forme successive dei gesti, del viso, come colleghiamo le lettere di una parola per poter leggere la parola, allora guardiamo il cervello al lavoro, che a sua volta è stimolato nel suo lavoro dalle impressioni che si formano solo in ricordi sparsi, perché è necessario lavorare in modo plastico sul cervello e quindi sulla fisionomia.

E se ora la vita continua dal cambio dei denti fino alla maturità sessuale, allora ciò che lavora nell’uomo si nasconde più o meno. Si continua a lavorare, come già detto, fino all’inizio del ventunesimo anno, alla formazione, allo sviluppo, alla plasticità dell’organismo; ma dal settimo anno in poi si lavora meno sul fisico dell’uomo rispetto a prima, e dalla maturità sessuale fino all’inizio del ventunesimo anno si lavora ancora meno. In compenso, però, può subentrare qualcos’altro. Se si ha una predisposizione mentale per questo tipo di osservazioni sull’uomo e si lascia maturare questa predisposizione davanti al meraviglioso fenomeno dello svelarsi della fisionomia del bambino mese dopo mese, anno dopo anno, specialmente se si ha occhio per ciò che si svela nei gesti del bambino, per come dal dimenarsi emerga il movimento meravigliosamente spiritualizzato degli arti, allora si può approfondire questa visione e si ottiene interiormente, per così dire, un organismo sensoriale animico più sottile. Si ha allora la possibilità, in un bambino che si sviluppa tra il settimo e il quattordicesimo anno, tra il cambio dei denti e la maturità sessuale, che non sviluppa più in modo così brusco la sua fisionomia e i suoi gesti, ma mostra questa evoluzione in una forma ancora più velata, di vedere, attraverso un sentimento interiore che agisce con la stessa sicurezza di un occhio animico, come esso continui a formare il proprio corpo in modo più segreto; e, in questo sviluppo del corpo tra il settimo e il quattordicesimo anno, se ci si appropria di uno sguardo intimo, si sviluppa il senso di guardare dentro la vita prima dell’esistenza terrena, che si è trascorsa tra la morte e una nuova nascita, prima di scendere a questa esistenza terrena.

Vedete, dobbiamo tornare a queste cose, dobbiamo arrivare a poter dire al bambino nei suoi primi sette anni di vita: “Tu, essere umano, intorno a te non c’è solo la natura che si svela nelle manifestazioni sensoriali. In tutto ciò che si manifesta alle percezioni sensoriali, nei colori, nelle forme, in tutto ciò vive lo spirito”. Ma è meraviglioso vedere lo spirito parlare in tutto e poi percepirlo riflesso, come in uno specchio, nel modo in cui la fisionomia di un bambino si forma sempre più spiritualmente. Se si vive questo con la giusta concentrazione interiore e lo si fa rivivere nell’anima con una certa devozione verso la vita, allora da questa devozione verso la vita, nel bambino tra il settimo e il quattordicesimo anno, si manifesterà come agisca nell’uomo, quando è qui sulla Terra, la sua esistenza preterrena tra la morte e una nuova nascita. E si sentirà animicamente questa evoluzione fisica esteriore dell’uomo; si sentirà che in essa non regna più ciò che è nell’ambiente terrestre, ma che ora nella formazione dell’uomo regna il secondo organismo fisico, che noi stessi formiamo solo secondo il modello del primo. Questo può essere qualcosa di molto grande nella vita, e l’umanità dovrà imparare questo: a guardare l’uomo stesso. Allora la vita sperimenterà quell’approfondimento senza il quale l’ulteriore progresso della civiltà semplicemente non è più possibile. Perché, vedete, la nostra civiltà è diventata del tutto astratta, totalmente astratta! Nella nostra coscienza ordinaria possiamo solo pensare, e pensare solo ciò che ci viene inculcato; non arriviamo più a quelle sottigliezze di osservazione che ho appena descritto. Ecco perché oggi gli uomini si ignorano a vicenda: l’uomo impara molte cose sugli animali, sulle piante, sui minerali, ma non impara nulla sulle sottigliezze dell’evoluzione umana. Tutta questa vita animica deve diventare più intima, più sottile interiormente, più delicata: allora potremo vedere di nuovo qualcosa di questa vita e allora, allora potremo guardare, dall’evoluzione umana stessa, alla vita preterrena.

E allora verrà ciò che segue la maturità sessuale: arrivano gli anni tra la maturità sessuale e il ventunesimo, ventiduesimo anno. Sì, che cosa ci manifesta l’uomo in questo periodo? Egli ci manifesta, per la coscienza ordinaria, una trasformazione completa della sua vita rispetto al passato, ma in realtà in modo grossolano. Parliamo di anni ribelli, anni difficili, e con questo intendiamo dire che siamo coscienti che sta avvenendo un cambiamento nella vita; l’uomo mette maggiormente in evidenza il suo interno. Ma se acquisiamo una sensibilità più fine per i primi due periodi della vita, ciò che l’uomo mette in evidenza dopo la maturità sessuale apparirà come un secondo uomo, davvero come un secondo uomo: allora sarà già visibile attraverso l’uomo fisico che sta davanti a noi, e ciò che si manifesta nelle maleducazioni, ma anche in molte cose belle, apparirà come un secondo uomo, un uomo simile a una nuvola nell’uomo. Abbiamo bisogno di guardare questo secondo uomo, simile a una nuvola, nell’uomo: oggi ovunque ci si pone la domanda su questo secondo uomo, ma la nostra civiltà non dà alcuna risposta.

È avvenuto molto nell’evoluzione spirituale-fisica della Terra con il passaggio dal XIX al XX secolo. Gli antichi orientali lo avevano già intuito quando parlavano del Kali-Yuga, l’epoca oscura che si conclude con la fine del XIX secolo e l’inizio di un’epoca luminosa. Questo è anche iniziato, solo che non lo si sa, perché gli uomini con la loro mente sono ancora fermi nel XIX secolo e le rappresentazioni nei loro cuori e nelle loro anime continuano a scorrere così pigre. Ma intorno a noi c’è già una chiarezza luminosa, e noi dobbiamo solo ascoltare ciò che vuole manifestarsi dal mondo spirituale: possiamo percepirlo. E poiché la mente giovanile è particolarmente ricettiva, con il volgere del secolo anche nelle menti giovanili sorge una nostalgia indefinita di conoscere più da vicino l’uomo, di guardarlo più intimamente. Chi è nato in quest’epoca, cioè a cavallo tra il XIX e il XX secolo, sente istintivamente che bisogna sapere molto di più dell’uomo di quanto possano dirci gli uomini: si vive e si cresce così, e si sente istintivamente “bisogna sapere molto di più dell’uomo, ma nessuno ti dice ciò che desideri sapere”. Si cerca l’uomo, si fa di tutto per cercare l’uomo; da bambini o da giovani ci si sentiva a disagio con gli anziani, perché si voleva sapere qualcosa da loro e loro non sapevano nulla dell’uomo. Perché la civiltà moderna non sa esprimere nulla, non sa dire nulla dello spirito umano; solo che non lo si confronta con le epoche precedenti: loro sapevano dire ai giovani con grande sincerità molte cose sull’uomo. Quando le rappresentazioni reali erano ancora vive, gli anziani avevano ancora molto da dire; ora non si sapeva più che cosa dire. E così si voleva correre e correre da qualche parte per imparare qualcosa sull’uomo: si diventava un Wandervogel, un boy scout; si scappava via dalle persone che non avevano nulla da dire, si voleva cercare da qualche parte qualcosa che potesse dirci qualcosa sull’uomo.

Il movimento giovanile del ventesimo secolo ha qui le sue origini; ma, in fin dei conti, che cosa vuole questo movimento giovanile? Vuole comprendere questo essere umano nebuloso che emerge dopo la maturità sessuale, che vive nell’uomo. La gioventù vuole essere educata in modo tale da poter cogliere quest’uomo; ma chi è quest’uomo? Che cosa rappresenta in realtà? Che cosa emerge, in un certo senso, da questo corpo umano che abbiamo visto formarsi nella sua fisionomia, nei suoi gesti, e in cui si può anche sentire come, nella seconda età della vita, dal cambio dei denti alla maturità sessuale, si sviluppi ciò che aveva un’esistenza preterrena? Che cosa emerge ora come qualcosa di completamente estraneo, che cosa spunta dall’uomo quando, dopo la maturità sessuale, diventa cosciente della sua libertà, va verso altri uomini, cerca unioni spinto da un impulso interiore che si è fondato in lui e, in modo inspiegabile per lui e per gli altri, mostra quel tratto ben determinato all’interno dell’uomo? Che cos’è quest’uomo, questo secondo uomo che appare? È colui che ha vissuto nella vita terrena precedente e che ora si proietta come un’ombra nella vita terrena attuale. L’umanità imparerà gradualmente a tenere conto del karma in ciò che irrompe in modo peculiare nella vita umana intorno al periodo della maturità sessuale: nel momento della vita in cui l’uomo diventa capace di generare un essere umano simile a lui, in lui si manifestano anche quegli impulsi che ha rappresentato nelle vite terrene precedenti. Ma molte cose devono emergere nella mente umana affinché possa verificarsi un’esperienza chiara di ciò che vi ho appena descritto.

Prendete l’enorme differenza che esiste nella coscienza comune tra l’amore per sé stessi e l’amore per gli altri. Tutti comprendono abbastanza bene l’amore per sé stessi, perché tutti si vogliono bene: non c’è alcun dubbio al riguardo. Anche coloro che pensano di non amarsi amano sé stessi; sono pochissime le persone, e in questi casi bisogna prima esaminare attentamente il loro karma, che dicono di non amarsi. Con l’amore per gli altri è un po’ più difficile: può essere certamente molto autentico, ma molto spesso è offuscato dalla presenza dell’amor proprio. Si ama l’altro perché fa questo o quello, perché è con noi, per molte ragioni che hanno un nesso intimo con l’egoismo. Ma nella vita si può imparare l’amore non egoistico: esiste anche questo. Si può imparare a eliminare gradualmente l’amor proprio dall’amore; allora si impara a conoscere il fondersi nell’altro, la vera dedizione all’altro. Ebbene, vedete, da questa dedizione all’altro, da questo amore non egoistico, si può ricavare nuovamente quel sentimento che si deve provare per sé stessi se si vuole intuire le vite terrene precedenti. Supponiamo che lei sia un essere umano nato nel 1881; lei vive fino ad ora; in passato era un essere umano, in una vita terrena, diciamo nato nel 737 e morto nel 799. Ora l’essere umano, la personalità B, vive nel XIX, XX secolo; allora viveva la personalità che è lei stesso, nel VIII secolo: entrambi sono collegati dalla vita tra la morte e una nuova nascita. Ma se vuole avere un presentimento di ciò che accadeva proprio allora, nel VIII secolo, deve solo amarsi come ama un altro. Perché colui che andava in giro nell’VIII secolo è in lei, ma è per lei, in egual misura, un altro: è diventato estraneo, come lo è ora per lei un altro, un secondo essere umano. Deve poter rapportarsi alla sua incarnazione precedente come ora si rapporta a un altro essere umano, altrimenti non potrà avere alcun presentimento dell’incarnazione precedente. Non può nemmeno arrivare a una concezione oggettiva di ciò che appare in un essere umano come un secondo essere umano, simile a una nuvola, quando raggiunge la maturità sessuale. Ma quando l’amore disinteressato diventa forza conoscitiva, quando l’amor proprio diventa davvero così oggettivo che ci si può osservare sé stessi come gli altri, allora offre la via per guardare indietro, almeno inizialmente in modo intuitivo, alle vite terrene precedenti.

Ciò deve a sua volta collegarsi con un’osservazione dell’uomo come l’ho caratterizzata, attraverso la quale si comprende la peculiarità dell’uomo. È dunque già chiaramente visibile oggi l’impulso dell’umanità, fin dalla fine del Kali-Yuga, a comprendere il karma, le vite terrene ripetute; solo che non lo si dice perché non lo si sente con questa chiarezza. Ma pensate: se per esempio un membro del movimento giovanile odierno, completamente sincero, si svegliasse una mattina con la coscienza così intensa di tutto ciò che ha vissuto durante la notte e se durante questo quarto d’ora si chiedesse a questo membro del movimento giovanile: “Qual è in realtà il contenuto di ciò che desideri?”, allora questo membro risponderebbe: “Voglio finalmente comprendere l’uomo nella sua totalità, che ha attraversato ripetute vite terrene. Voglio sapere che cosa vive interiormente in me stesso dai precedenti stadi dell’esistenza. Voi non sapete nulla di tutto questo; voi non mi dite nulla al riguardo”. Oggi nelle menti umane c’è il bisogno di vedere attraverso, di conoscere il karma; per questo oggi è anche il momento in cui è necessario stimolare una visione della storia come quella che vi ho presentato con singoli esempi, che a sua volta, se seguita con serietà e intensità, porta a guardare la propria vita alla luce delle ripetute vite terrene e del karma. Per questo motivo, in queste conferenze unisco tali considerazioni storiche con la graduale introduzione all’osservazione del karma di ogni singolo essere umano: questo è il tema di queste conferenze. Fino all’ultima conferenza, vorremmo arrivare a un punto delle nostre considerazioni tale da avere una chiara rappresentazione di come si possa intuire il proprio karma; ma non si può fare diversamente se prima non si osservano le cose nella grande struttura della storia mondiale.

Permettetemi quindi di concludere questa riflessione, che voleva innanzitutto illuminare l’interno dell’uomo, illuminare l’interno di un movimento temporale pieno di speranza, presentandovi nuovamente un quadro storico mondiale. Le considerazioni storiche dovranno in futuro ricollegarsi all’uomo nella sua totalità; dovranno rendere evidente come l’uomo stesso porti da un’epoca terrestre all’altra ciò che vive come impulso nella storia, nel divenire storico. Consideriamo il periodo in cui visse in Europa Carlo Magno, che regnò dal 768 all’814, e richiamate per un attimo alla mente tutto ciò che sapete sull’efficacia storica di Carlo Magno: contemporaneamente a Carlo Magno viveva in Oriente una personalità molto importante, Harun al Raschid. Completamente cresciuto nell’educazione dell’epoca raccolta dal maomettanesimo, era animato dal desiderio di coltivare in modo particolare questa cultura orientale in un centro, in un centro culturale; e in questa corte si fece moltissimo, perché era, per così dire, un confluire di tutto ciò che di fisico, astronomico, alchemico, chimico, geografico, come pure aspirazioni artistiche, letterarie, storiche, pedagogiche: tutto confluiva alla corte di Harun al Raschid. Molto più ammirevole, se si è in grado di vederlo, è ciò che si può percepire in questa corte orientale rispetto a tutto ciò che veniva fatto alla corte di Carlo Magno, soprattutto dal punto di vista spirituale; e molte cose nelle campagne militari di Carlo Magno non sono esattamente qualcosa che possa incantare così tanto il cuore del presente.

Contemporaneamente a Harun al Raschid viveva alla corte di quest’uomo un’altra personalità, che all’epoca era un grande saggio, ma che in una precedente incarnazione, molto tempo prima, era stato un iniziato: vi ho già detto che ciò che è stato un’iniziazione in una precedente incarnazione può ripresentarsi in una vita successiva. Era davvero una grandiosa accademia quella che era stata fondata in Oriente, e quest’altra personalità era una sorta di organizzatore: la conoscenza, l’arte, la poesia, l’architettura, la scultura nella forma di allora, le scienze, venivano organizzate da quest’uomo alla corte di Harun al Raschid. Entrambe le anime, Harun al Raschid e il suo saggio, attraversarono la porta della morte e continuarono a evolversi. Sappiamo che quello era il periodo in cui l’arabismo si stava diffondendo in Europa: questa diffusione dell’arabismo giunse al termine, ma sia Harun al Raschid che il suo saggio rimasero fedeli alle loro opere. Mentre Harun al Raschid seguiva in un certo senso il corso dell’arabismo dall’Oriente attraverso il Nord Africa fino alla Spagna e poi più a ovest, in Europa, sviluppandosi così nella vita tra la morte e una nuova nascita con lo sguardo rivolto a questo sviluppo dell’arabismo, l’altro, il suo saggio consigliere, si sviluppò in modo tale che dall’Oriente, attraverso il Mar Nero settentrionale, fino all’Europa centrale, osservò le cose. È davvero molto singolare che si possa seguire la vita dell’uomo tra la morte e una nuova nascita anche osservando ciò che egli guarda in modo particolare quando guarda in basso: certo, egli vede lì, come vi ho spiegato, gli effetti dei Serafini, dei Cherubini, dei Troni, ma ciò è collegato a ciò che ancora avviene sulla Terra. Come qui si guarda verso il cielo, così si guarda verso la Terra quando ci si trova nella vita tra la morte e una nuova nascita.

E quando la vita fisica era già da tempo finita esteriormente, i due continuavano ancora la loro opera: essa assunse contenuti esteriormente completamente diversi. Harun al Raschid divenne il fondatore della nuova concezione del mondo, Lord Bacone. A chi è in grado di guardare le cose con imparzialità, in tutto ciò che Bacone impose al mondo appare davvero la riedizione di ciò che un tempo era stato fatto in Oriente. In Oriente si era estranei al cristianesimo; Bacone era cristiano esteriormente, ma interiormente, in ciò che voleva, era anticristiano. L’altro, che era il suo saggio consigliere, seguì la via a nord del Mar Nero verso l’Europa centrale: fu colui che, in modo completamente diverso e molto più interiore rispetto a Bacone, portò l’arabismo, ma anche l’arabismo trasformato in modo completo nell’era moderna, Amos Comenius. Vedete, è così che agisce qualcosa del genere nell’aurora della vita spirituale dell’era moderna. Solo così si può comprendere questo divenire storico, dove da un lato il cristianesimo viene dimenticato, dove l’educazione scientifica viene alienata, mentre dall’altro lato viene interiorizzata ancora di più; e Amos Comenius agisce nella sua incarnazione, nell’incarnazione che viene dall’Oriente e che assume proprio la vita profonda dell’Europa centrale, insieme a ciò che viene dall’Occidente. In Europa centrale confluisce ciò che viene da entrambi i lati, ma c’è molto di orientale in esso.

Non se si guarda alla storia semplicemente aprendo un libro e imparando meccanicamente ciò che è Bacone e poi ciò che è Amos Comenius: non è così che si impara a vedere il divenire interiore del genere umano, ma guardando come le diverse epoche vengano sviluppate dagli uomini stessi, come gli impulsi del passato vengano portati in quelli successivi. Provate solo a capire che cosa succede: il cristianesimo si è diffuso, ha in un certo senso afferrato le regioni dell’Europa centrale e settentrionale; ma lì si inserisce qualcosa, attraverso uomini come Bacone, il redivivo Harun al Raschid, come Amos Comenius, il redivivo saggio consigliere, che non è direttamente cristianesimo, ma che si mescola con tutto ciò che agisce come correnti spirituali nel divenire del mondo. Solo così si capisce che cosa sta realmente accadendo, in quale contesto mondiale si trova l’uomo.

Se torniamo indietro oltre Harun al Raschid, a un diretto successore di Maometto, dobbiamo renderci conto di ciò che proprio il maomettanesimo ha introdotto nella vita spirituale orientale. Se seguiamo il cristianesimo originario, vediamo che esso è profondamente legato alla Trinità. Se consideriamo il mondo spirituale in tutta la vita naturale, quel mondo spirituale che ci pone nel mondo proprio come uomini fisici, quel mondo spirituale che è lo spirito delle leggi naturali, l’Essere Padre, allora possiamo chiederci: che cosa saremmo se solo l’Essere Padre agisse in noi? Attraverseremmo tutta la vita, dalla nascita alla morte, con la stessa necessità che opera nel mondo che ci circonda. Ma a una certa età diventiamo esseri umani liberi, senza perdere la nostra umanità, ma risvegliandoci a una forma superiore dell’essere umano: ciò che opera in noi quando diventiamo esseri umani liberi, quando ci liberiamo completamente dalla natura, è l’Essere Solare, il Cristo, la seconda forma della Trinità. Ma ciò che ci dà l’impulso a riconoscere che non viviamo solo nel corpo, ma che, una volta attraversata l’evoluzione del corpo, ci risvegliamo, risorgiamo come spirito, vive in noi come impulso del cosiddetto Spirito Santo. Possiamo conoscere l’intero essere umano solo nell’interazione di questa Trinità, se la si considera concretamente; contro questa concretezza il maomettanesimo oppone l’astratto: non esiste altro essere divino se non il Dio Padre, l’unico Dio. Tutto è il Padre; non si riconosce alcuna triplice forma della divinità: questa protesta immediata contro la Trinità è Maometto stesso, sono stati i suoi seguaci.

In un’epoca in cui l’unica capacità umana superiore che può svilupparsi è l’astratto, il puro pensiero, l’arido, il sobrio, in un’epoca simile si identificava sempre più, perché si conosceva solo l’unico Dio astratto, questo con il pensiero: l’uomo divinizzava la sua vita pensante, la divinizzò avendo dimenticato che il pensiero ha un accento altruistico, ancora questo pensiero umano, questo intelletto umano. Questo era originariamente magnificamente presente nei seguaci di Maometto: questo astratto nel ragionare sul mondo. Uno di questi seguaci era Muawija. Vorrei che poteste leggere la storia: trovereste in lui una peculiare configurazione mentale, per così dire l’inizio di un tipo di uomo che si può definire come un vero astratto, un uomo che vuole plasmare tutto nel mondo a partire da certe semplici frasi. Muawija, uno dei successori di Maometto, è tornato nella nostra epoca: è diventato Woodrow Wilson. L’astrattezza del maomettanesimo rivisse in lui, nacque l’opinione che con quattordici frasi fredde, astratte e prive di contenuto si potesse plasmare un mondo. In verità, nessuna illusione storico-mondiale fu più grande di questa e, in verità, quasi tutta l’umanità cadde in un’illusione storico-mondiale così grande come questa. E non si volle capire, quando già prima della guerra, nelle mie conferenze di Helsingfors, sottolineavo l’inadeguatezza di Woodrow Wilson – perché allora era all’apice della sua fama –, non si volle capire quando ripetevo continuamente, ovunque potessi parlare, che la sventura che si stava profilando all’orizzonte era in nesso con l’idolatria che il mondo praticava nei confronti di Woodrow Wilson.

Ora, dopo il nostro impulso natalizio, è giunto il momento in cui si potrà parlare liberamente di queste cose, in cui anche di cose che sono impulsi immediatamente efficaci si dovrà fare una considerazione storica. Perché l’esoterismo deve permeare tutto il nostro movimento antroposofico, affinché si sveli ciò che è nascosto sotto il velo del divenire fisico esteriore. L’umanità tornerà a essere all’altezza dei fenomeni del mondo, all’altezza di ciò che deve fare, solo quando entrerà nella contemplazione del karma e il singolo uomo vedrà sé stesso e la storia del mondo alla luce del karma.

14°L’ombra che ricorda, il destino che ama

Breslavia, Polonia, 13 Giugno 1924

Ci avviciniamo sempre più alla comprensione di quegli elementi vitali delle singole personalità che possono suscitare un presentimento del valore del karma nell’esistenza personale. Oggi il mio compito sarà quello di raggiungere gradualmente questo obiettivo nel corso di queste conferenze, da un lato indicando come la scienza dell’iniziazione stessa possa esaminare il karma, partendo innanzitutto dall’esperienza del karma, e come l’uomo possa poi, senza la scienza dell’iniziazione ma con un certo senso intimo di osservazione della vita, ottenere un presentimento del funzionamento del karma. Ricordiamo ciò che ho detto sul ricordo e su quelle masse di pensieri che affiorano dalle profondità dell’essere animico, chiamate dalla nostra anima o anche senza essere chiamate, ascendendo liberamente, e che ci danno un’immagine, sì, oscura, più o meno astratta, ma pur sempre un’immagine della nostra esistenza terrena passata, che abbiamo vissuto dalla nostra ultima nascita. In questi giorni abbiamo potuto rivolgere la nostra attenzione a ciò che l’uomo perde quando perde questo ricordo. Egli può ancora agire in modo del tutto intelligente, del tutto comprensibile, ma non agisce in base al nesso della sua intera vita; agisce come se, nel momento in cui inizia ad agire, fosse privo del ricordo della vita precedente, come se fosse venuto al mondo come un essere umano completo, intelligente e ragionevole, ma la sua vita precedente su questa terra non fosse mai esistita per lui. Da ciò vediamo come, per l’esperienza nella coscienza ordinaria attuale, l’io sia ancorato, fondato nel ricordo. Attraverso questo percorso del ricordo, l’io riesce a orientarsi nel corso della vita terrena.

Ma come abbiamo questo ricordo? Confrontiamo questo ricordo con la realtà pienamente vissuta da cui esso scaturisce. Noi viviamo nella vita, la attraversiamo con gioie e dolori, ci ritroviamo intrecciati con tutto il nostro essere nelle nostre esperienze. Ma confrontiamo anche solo una volta questo modo così intenso di essere intrecciati con il proprio essere con il ricordo sfumato che conserviamo nell’anima. Basta prendere un evento significativo della vita, la morte di un amico che ci era particolarmente caro, o la morte del padre o della madre, in un momento in cui, a causa dello stato della nostra anima, viviamo qualcosa di particolarmente profondo. Confrontiamo tutta l’intensità dell’esperienza nel momento in cui viene vissuta con ciò che proviamo dieci anni dopo attraverso i ricordi sfocati che ci tornano alla mente. Eppure abbiamo bisogno di questi ricordi sfocati per sentire la continuità, la solidità interiore, la realtà del nostro io nella vita terrena. Ma non vedete come l’io, che non può esistere nella vita terrena senza il ricordo per la coscienza ordinaria, si sperimenti effettivamente come ombra, come questo io sia ancorato in ciò che in fondo ogni notte sprofonda nell’inconscio? In fondo non sperimentiamo molto intensamente il nostro io nella coscienza terrena ordinaria. Diventa sempre più pensante e concettuale questo vero io della vita non presente, di cui sappiamo tuttavia che è in nesso con l’io odierno. Questa esperienza presente è intensa, ma non è quella che è già passata nella forma del ricordo.

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Così possiamo dire (vedi disegno): se questa nostra anima percettiva, il nostro spirito, che è in relazione con tutto ciò che ci circonda, con tutto ciò che dal mondo esterno affluisce su di noi, allora dietro questo io percepiamo, in modo ombroso nel ricordo, ciò che ci rimane di tutto ciò. Proprio questo è il caratteristico di questo ricordo: che sempre più i sentimenti, e anche gli impulsi volitivi, vengono filtrati dal ricordo. Possiamo aver provato un sentimento intensissimo per ciò che ho descritto, per esempio alla morte di una persona per noi estremamente cara; l’immagine del ricordo che rimane, questo ricordo, viene smorzata, sempre più smorzata nel sentimento. E quanto poco continua a vivere in noi ciò che allora abbiamo intrapreso sotto l’impressione esteriore, spinti dal nostro impulso volitivo! Il sentimento e la volontà si affievoliscono; l’immagine quieta del ricordo, un’ombra dell’esperienza vissuta, di solito rimane. E sulla Terra non possiamo essere diversamente se non nel senso che ci rimane questa ombra di un’esperienza. Abbiamo un atteggiamento diverso nei confronti del ricordo, abbiamo un atteggiamento diverso nei confronti dell’esperienza presente.

Ma possiamo anche affrontare l’esperienza presente in modo diverso da come siamo abituati nella vita ordinaria. Possiamo porre nuove domande alle nostre esperienze. In questo modo, però, la vita assume una forma molto particolare quando la consideriamo retrospettivamente. Chiediamoci: che cosa siamo in realtà in questo momento, che cosa siamo con la nostra conoscenza, con la qualità dei nostri sentimenti, con l’energia della nostra volontà? E se torniamo alle nostre esperienze con queste domande, con queste nuove domande, allora ci rendiamo conto di quanto poco saremmo se avessimo raggiunto una certa età senza le esperienze precedenti. Se guardiamo indietro ad alcune esperienze della nostra giovinezza, riferendole al presente in questo modo, come ricordi, quanto erano gioiose! Se guardiamo più spesso indietro nella nostra vita, possiamo dire qualcosa di estremamente significativo per il presente. La leggerezza con cui conduciamo la nostra anima, forse anche la nostra corporeità fisica, più o meno abilmente adattata alla vita, attraverso l’esistenza, la dobbiamo in realtà al fatto che in gioventù non siamo stati depressi.

Ma non solo abbiamo potuto vivere senza sofferenze: abbiamo potuto vivere con gioia, perché siamo stati introdotti con gioia a molte cose. Sono proprio queste impressioni animiche di gioia che ci dotano, nella vita successiva, di una certa allegria, che però è radicata in regioni più profonde. Chiediamoci ora quanto di ciò che la vita ci porta come approfondimento, quanto di ciò che approfondisce la nostra anima, sia da attribuire ai nostri dolori, alle nostre sofferenze, e chiediamoci che cosa possa effettivamente accadere nell’anima quando contempliamo la nostra vita con queste domande. Non dobbiamo dare la risposta a questa domanda con l’intelletto, ma con il sentimento. E il sentimento risponde: devo essere grato per tutto ciò che è accaduto nella vita, perché in realtà sono diventato ciò che sono e con cui mi identifico, più o meno, solo grazie a questo. Non posso sapere se altrimenti sarei ancora meno; posso solo essere grato a questa vita perché mi ha reso ciò che sono attraverso i grandi e i piccoli dolori e le gioie della mia esistenza. Alla domanda caratterizzata bisogna rispondere con un sentimento di gratitudine verso la vita. Ed è molto per la vita quando questa gratitudine per l’esistenza terrena entra nell’anima umana.

Questa gratitudine si manifesta sempre in certi momenti di approfondimento dell’anima, quando si giudica la vita non sulla base delle emozioni, ma con l’anima pura. Si può rimpiangere qualcosa che la vita ci ha portato, ma in molti casi ciò che esprime tale rimpianto è un vero errore, perché se ciò che si rimpiange non fosse presente nella vita, non saremmo ciò che siamo. Alla fine, il sentimento che si può provare nei confronti della vita si riduce comunque a questa gratitudine verso la vita stessa. Questa gratitudine può esserci anche quando non si è del tutto d’accordo con la vita, quando si sarebbe voluto ricevere di più dalla vita. Si può anche essere grati quando qualcuno ci regala una piccola torta, mentre ci saremmo aspettati una torta grande; questo non deve assolutamente compromettere la gratitudine per ciò che è stato dato, anche se ci si aspettava di più. Così si può dire: qualunque cosa la vita ci abbia negato secondo la nostra opinione, che tra l’altro può anche essere sbagliata, la vita ci ha comunque portato qualcosa. Per ciò che ci ha portato dovremmo sviluppare un sentimento di gratitudine.

Ma se si sviluppa in tutta serietà il sentimento di gratitudine, allora – basta riflettere un poco per comprenderlo subito – la gratitudine deve essere rivolta a qualcos’altro. Chi ha mai sviluppato gratitudine per la vita, proprio attraverso questa gratitudine viene condotto al riconoscimento e alla trasformazione del ricordo in amorevole dedizione verso gli invisibili donatori della vita spirituale. È il modo più bello per essere condotti dalla propria personalità al sovrasensibile, quando questa guida passa attraverso la gratitudine verso la vita. Questa gratitudine è anche una via verso il sovrasensibile e sfocia infine nella venerazione e nell’amore per lo Spirito della Personalità che dona la vita all’uomo. La gratitudine genera l’amore. L’amore, quando nasce dalla gratitudine per la vita, apre il cuore alle forze spirituali che compenetrano la vita.

Poiché la vita è iniziata con la nostra nascita e non possiamo certo iniziare a ringraziare solo al momento della nascita, dato che siamo evidentemente già stati posti nella vita con determinate caratteristiche, è indubbio che la gratitudine verso la vita conduca anche da questa vita all’esistenza prenatale. Per comprendere pienamente ciò che sto dicendo è necessario verificarlo nella vita. Provate a verificare se, quando sviluppate la gratitudine che nasce da un’osservazione imparziale della vita, da questa gratitudine non nasca davvero l’amore intuitivo di natura spirituale, e scoprirete che è così. La domanda che qui si pone può trovare risposta solo nella vita reale, ma questa vita reale risponde proprio come ho ora descritto.

Se però affrontiamo le nostre esperienze in questo modo, sviluppando gratitudine e sviluppando amore per le forze spirituali che danno la vita, allora, guardando alle esperienze, avremo una sensazione completamente diversa rispetto a quando guardiamo i ricordi. Nei ricordi dobbiamo dire: ciò che abbiamo vissuto in modo vivo, intenso, reale diventa un’ombra pallida; i ricordi devono la loro esistenza alle nostre esperienze. Ma ora ci avviciniamo a qualcosa che è più potente del nostro io ordinario. Non sono infatti solo i nostri ricordi oscuri che abbiamo davanti agli occhi quando consideriamo le esperienze che ci hanno circondato; abbiamo davanti agli occhi qualcosa di potente: ciò che non è un’ombra del nostro io che scorre nel tempo, ma il creatore di questo io terreno che scorre nel tempo.

Là fuori vi sono ovunque gli eventi ai quali dobbiamo la nostra esistenza e, quando guardiamo questi eventi, dobbiamo considerarli come potenti creatori del nostro io terreno. Così ci troviamo con il nostro io attuale, presente, proprio nel mezzo: dietro di noi, quando guardiamo nella nostra anima, immagini sfumate delle esperienze vissute; davanti a noi il destino che tesse la sua trama, le esperienze successive del destino che hanno plasmato e modellato il nostro io. A questo potente sentire della formazione del destino appartiene proprio il passaggio dal pensare al sentire, perché la gratitudine e l’amore possono essere sperimentati solo nel sentire. In questo sentimento d’amore si manifesta innanzitutto il presentimento del destino che governa. Così si comincia a intuire il destino operante, a sentirlo potentemente, dopo aver attraversato la gratitudine e l’amore, negli eventi che ci hanno formato e che scorrono via.

Qualcuno può trovarsi, per esempio, a quarant’anni di vita. Prendiamo un caso estremo: è diventato un poeta famoso – ce ne sono stati anche di questi; potrei anche dire un famoso fisiologo o fisico, avrei un esempio più calzante, ma voglio portare un esempio inventato – e ripensa alla sua vita fino all’età di diciotto anni. Ripercorre gli eventi dai quarant’anni ai diciotto e si imbatte nel fatto che, a diciotto anni, è stato bocciato all’esame di maturità. All’epoca questo gli ha causato un grande dolore. Ma ha dovuto organizzare la sua vita in modo diverso, perché non aveva abbastanza denaro per ripetere l’anno o per andare in giro per il mondo come diplomato bocciato. Tutto era già predisposto: se avesse superato la maturità, sarebbe diventato un solido ispettore finanziario, avrebbe ottenuto risultati straordinari e non avrebbe avuto il tempo di sviluppare le capacità e le forze che giacevano nel profondo della sua anima.

Certo, si può dire: se queste capacità creative esistono, sono così forti da riuscire ad affermarsi in qualunque circostanza, anche attraverso un’attività finanziaria. Questo lo si dice sempre in astratto, ma non è vero. In realtà, molti poeti devono proprio il loro temperamento particolare, ciò che sono diventati, al fatto che sia loro accaduto qualcosa come ciò che ho raccontato. Egli sarà grato – se attribuisce un qualche valore al fatto di essere diventato un poeta famoso – a coloro che lo hanno bocciato e che non hanno impedito la sua carriera attribuendogli «ottimo» in ogni singola materia. Così possiamo sviluppare questa gratitudine per il modo in cui la vita è stata, se la prendiamo in modo reale e non sentimentale, e possiamo dire: siamo stati forgiati dal destino che ci è andato incontro e che talvolta ci è andato contro. Ma dobbiamo attraversare questi sentimenti per vedere il destino, in un certo senso, tessersi davanti a noi e vivere.

Vorrei intervenire qui per dire come le stesse esperienze vengano vissute da chi possiede la scienza dell’iniziazione, da chi può quindi guardare nel mondo spirituale. A costui è data la possibilità di vivere la cosa nel modo seguente. Egli rivolge lo sguardo, che è già affinato dal fatto di possedere una conoscenza immaginativa e ispirativa – che cosa significhi questo lo potete leggere nel mio libro «L’iniziazione» – su qualsiasi esperienza. Chi ha addensato e rafforzato la propria conoscenza può applicarla con particolare intensità a qualsiasi esperienza che stia vivendo nel presente. Chi possiede conoscenze iniziatiche non viene colpito dall’esperienza in modo più debole, ma più forte rispetto a chi non possiede tale conoscenza. Non si deve dedurre dalle circostanze, dal fatto che chi ha conoscenze iniziatiche sembra affrontare le esperienze con maggiore serenità rispetto a chi non le possiede, che egli ne sia meno toccato. Egli ne è toccato molto più profondamente dell’altro; ha solo acquisito, proprio di fronte alle dure prove della vita, la forza di guardarle con serenità verso l’esterno, mentre nel profondo le sente più significative di quanto le senta l’altro.

Per questo le esperienze, quando si presentano a chi è dotato di immaginazione e ispirazione, si stagliano intense e forti; e poiché egli si è esercitato in ciò – ha fatto esercizi in questa e nella vita precedente – può plasmare questi eventi in immagini ricche di contenuto, trasformarli egli stesso in immaginazioni. In cosa consiste questa trasformazione? Consiste proprio nel fatto che degli eventi, delle esperienze, non rimane solo ciò che si vede con gli occhi, ma rimane anche il significato spirituale più profondo, rimangono i nessi spirituali; rimane un’immagine che si porta con sé anche quando l’esperienza non c’è più, ma l’immagine rimane presente. L’esperienza è intensa e, attraverso l’immaginazione, entrano in gioco i nessi spirituali; l’anima viene toccata intensamente ed è quindi possibile guardare nel mondo spirituale e conservare l’esperienza. Trascorre una notte e, attraverso il sonno, l’esperienza, che è stata vissuta in modo più intenso grazie all’uscita del corpo astrale e dell’Io dal corpo fisico, viene trasportata nel mondo spirituale. Ciò che si è vissuto nel mondo fisico con il corpo fisico e il corpo eterico può essere vissuto poi, da solo con l’Io e il corpo astrale, nel mondo spirituale; ma al risveglio lo si riporta nuovamente nel corpo fisico.

Ora però non lo si riporta indietro come fa la coscienza ordinaria, che poi dipende dal ricordo, il quale gradualmente svanisce; lo si riporta indietro in modo tale che tutto il proprio essere ne venga compenetrato come da un fantòma, che lo si porti con sé in piena concretezza, in tutta la sua intensità, così che esso ci avvolga come la realtà effettiva di un altro essere umano che sta fisicamente davanti a noi. Poi trascorrono di nuovo due o tre giorni o notti. E ciò che accade dopo questi due o tre giorni e notti è il seguente: ciò che prima è stato portato con l’Io e il corpo astrale nel mondo spirituale, ciò che è stato poi riportato indietro in modo che nel corpo fisico abbia forza, vita e vibrazione, ora si manifesta e sta dietro alle esperienze come destino dominante. Le esperienze non sono più lì da sole, ma sono ora attraversate da ciò che le ha prodotte nelle vite terrene precedenti e da come continueranno ad agire nelle vite terrene successive.

Così come noi lasciamo dietro di noi il ricordo come un’immagine sfocata, chi possiede la scienza dell’iniziazione pone le esperienze davanti a sé, in modo che esse siano immediatamente presenti davanti a lui. Ma esse diventano trasparenti come il vetro e, dietro di esse, si trova, come un potente ricordo universale, il karma che sta diventando, il ricordo oggettivo. E ci si rende conto che l’uomo non ha soltanto dentro di sé i ricordi ombrosi della vita terrena, ma che attorno a lui, nell’etere universale, nella cronaca dell’akasha, è impresso il suo karma. Là dentro c’è il ricordo ombroso; là fuori c’è il ricordo cosmico del nostro destino attraverso le vite terrene, anche se esso rimane inconscio alla coscienza ordinaria.

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Camminiamo nel mondo in modo tale da poter tracciare schematicamente il nostro percorso attraverso il mondo (vedi disegno a pag. 229). Camminiamo sulla Terra, abbiamo in noi i ricordi ombrosi. Se immaginassimo un essere umano e questi ricordi ombrosi in lui, dovremmo immaginarli come una piccola nuvola nella zona della sua testa, là dove la testa passa gradualmente nel corpo, che diventa sempre più ombroso verso il corpo. Mentre l’uomo cammina così attraverso il mondo, è circondato come da una nebbia eterica, nella quale sono inscritte tutte le esperienze, ma anche tutto ciò che è inscritto in lui dalla vita terrena precedente. Abbiamo un ricordo interiore e abbiamo il ricordo del mondo esterno. Ogni essere umano è circondato da questa aura. Non solo la vita terrena attuale è impressa nella nostra memoria, ma anche intorno a noi sono incise le vite terrene dell’uomo. Non è sempre facile decifrare questi ricordi, ma essi sono lì. La decifrazione è difficile e i casi di cui vi ho parlato nei giorni scorsi non erano facili da portare alla conoscenza, ma tutto è lì. L’uomo non ha solo una memoria dentro di sé, l’uomo ha una memoria aurica intorno a sé.

Non è possibile richiamare questa memoria in un solo istante, quando ci si avvicina a ciò che si è vissuto nella vita terrena. Questa memoria richiede sempre giorni; devono collaborare il risveglio e l’addormentarsi, come ho descritto. Non si può mai dire che, data una qualsiasi esperienza, ci si debba ricordare immediatamente di come essa sia stata configurata nelle vite terrene precedenti. Bisogna contemplare questa esperienza in modo chiaro e immaginativo, e con l’ispirazione che la compenetra; poi bisogna attendere che essa si sveli. Non si deve mai speculare nelle ricerche sul mondo spirituale, non si deve mai inventare nulla, ma solo fare i preparativi affinché qualcosa dal mondo spirituale possa manifestarsi. Chi crede di poter costringere il mondo spirituale a rivelargli questo o quello si sbaglia di grosso e ne otterrà solo errori. Bisogna preparare ciò che si può sperare di ottenere, più o meno misericordiosamente, dal mondo spirituale.

Vedete, questa è la via della conoscenza che, con la scienza dell’iniziazione, può svelare il karma. Attraverso di essa si rivela che ogni uomo porta con sé il karma come una sorta di aura. Ma di ciò che l’uomo porta con sé in questo modo si può avere un presentimento anche attraverso la via della gratitudine nella vita, come l’ho descritta. Si può avere questo presentimento di essere racchiusi in un tale mantello karmico-aurico. Solo che ciò non avverrà nel corso di alcuni giorni, come nella conoscenza iniziatica, ma si manifesterà gradualmente, attraverso un’auto-osservazione più intima dell’uomo, spesso riferita a eventi molto lontani nel tempo, sui quali stiamo rivolgendo lo sguardo. Ma quando un certo evento del nostro passato terreno è maturo per essere giudicato da noi in modo tale da vedere in esso le forze preparatorie di vite terrene precedenti, allora abbiamo già un presentimento. Purtroppo oggi è piuttosto raro, nella vita animica dell’uomo, ciò che scava così profondamente nell’anima da arrivare a questa comprensione della propria esperienza, alla quale ci si avvicina solo in questo sentimento di gratitudine. Oggi la vita è presa troppo esteriormente dagli uomini; si corre attraverso la vita, non ci si ferma a sentire le singole esperienze. È proprio così: se si è cresciuti con una certa sensibilità per il significato cosmico della vita umana, allora ai nostri giorni può talvolta apparire molto strano quanto poco gli esseri umani siano in realtà ciò che rappresentano, quanto spesso siano semplicemente trascinati dalla vita senza essere individualmente forti in essa.

Vorrei citare alcuni casi concreti. Una volta mi colpì un insegnante di storia, un uomo molto intelligente, che dava ai suoi studenti l’impressione di esserlo davvero e che, si poteva dire, quando voleva, con un certo entusiasmo interiore che si trasmetteva nell’enfasi del suo modo di parlare, raccontava la storia ai suoi studenti in modo tale che, quando arrivava il momento giusto, si poteva sviluppare entusiasmo per questo insegnante di storia. C’era però qualcosa di strano in questo insegnante. Lo vedevo agire, vedevo come riusciva realmente a suscitare entusiasmo tra i suoi studenti; poi però la vita nel luogo in cui si trovava lo catturò. Divenne negligente, non riusciva più a trasmettere l’entusiasmo che prima metteva nelle sue lezioni. Leggeva da libri che credeva gli studenti non conoscessero e ai quali non avrebbero avuto accesso. Una volta uno degli studenti lo seguì e cercò il libro dal quale aveva letto; tutti gli studenti lo comprarono e impararono tutto a memoria, diventando così «studenti eccellenti». Alla fine egli divenne talmente superficiale che non era più realmente presente in ciò che diceva in classe davanti ai suoi studenti. Dopo un periodo relativamente breve questa trasformazione era completa, e ci si doveva stupire di quanto poco fosse presente, dopo che solo poco tempo prima aveva suscitato tanto entusiasmo. Passarono ancora un paio d’anni e lo stesso insegnante di storia, di cui avevo sentito parlare da molti miei studenti con il tipico entusiasmo giovanile — «È un uomo appassionato di storia, da lui si può imparare qualcosa!» — finì in modo molto strano, sprofondando nella banalità più totale. In pochi anni era così precipitato nella vita banale che dovette trasferirsi fuori dalla città in cui era insegnante, perché aveva ormai così poca reputazione da non poter più vivere in città.

Un simile capovolgimento di sorte appare come un grande enigma, ed è proprio di fronte a tali capovolgimenti di destino che, se si comprende la vita abbastanza profondamente, si comincia a porsi le domande karmiche. Perché numerose altre persone, per così dire, continuano semplicemente a tirare avanti, rimanendo ciò che sono, senza subire capovolgimenti così radicali. Se poi si vive nella vera conoscenza dello spirito, destini come quello che vi sto raccontando diventano grandi problemi. Da un lato, attraverso la conoscenza dello spirito, siamo condotti ai grandi problemi che ieri, alla fine di una serie di incarnazioni, ci ha mostrato Woodrow Wilson; ma dall’altro lato, nella vita che ci circonda immediatamente, siamo condotti a riflettere sulle grandi questioni del destino dell’uomo. Se si osserva una cosa del genere con mente aperta, si comprende subito che essa non può provenire soltanto dalla vita che si sta vivendo in quel momento. E nella vita terrena vi saranno molti altri casi che non avranno una simile svolta del destino; in questi casi bisogna intervenire con tutta la propria ricerca sull’uomo, con la nostalgia di comprendere tali questioni del destino. E poi, accanto a questi casi, se ne presentano altri. Vorrei citare ancora un altro esempio. Proprio questi esempi mi sono sempre sembrati, per dare il necessario colore alla mia visione del karma, come posti sulla mia strada dal mio stesso karma.

Ho conosciuto personalmente un’altra personalità, anch’essa un insegnante. Era in realtà ancora più venerato dell’altro di cui ho parlato; era venerato in modo straordinario dagli allievi. Gli allievi avevano questa rappresentazione: «Questo è il più grande saggio che esista attualmente al mondo». Tale era l’impressione che questa persona faceva ai suoi allievi – non a tutti, per esempio non a me, ma questo è un fatto privato, non è caratteristico – bensì a numerosi allievi. Ora accadde qualcosa di molto strano. Mentre si sarebbe potuto credere, dal modo in cui si era instaurato il rapporto di questo signore con i suoi allievi – egli vi metteva tutto il suo entusiasmo, ogni fibra del suo essere, tanto che l’insegnamento sembrava appagarlo – si scoprì improvvisamente che era estremamente felice di non dover più insegnare, perché era stato nominato direttore di una scuola molto meno prestigiosa di quella in cui aveva insegnato in precedenza. Era felice di poter svolgere le mansioni di direttore, che erano molto più banali dell’insegnamento vero e proprio. E la cosa più evidente, la più sorprendente, era che lo stesso uomo che sapeva parlare con entusiasmo di Omero ed Eschilo, che insegnava la geografia ai suoi allievi in modo meraviglioso, finì per dedicarsi alla banale politica di partito. Davvero incomprensibile!

Cito questo esempio solo a titolo illustrativo, perché potrei aggiungerne molti altri ai due che ho citato. Si tratterebbe di personalità del presente più ampio, nelle quali si ha effettivamente la sensazione che siano state poco afferrate dalla vita nel loro io. Si presentano come personalità che sono state poco afferrate dalla vita individualmente, ma che sono state colte dalla vita dall’esteriore. Se la vita le tocca quando sono ancora vicine all’esame di laurea, alla formazione universitaria, dove hanno ascoltato con entusiasmo, allora si immergono con entusiasmo; ma quando la vita le tocca con cose più banali, allora si ritrovano nella banalità e ne sono soddisfatte, nulla tocca profondamente la loro anima. Se fosse una questione di intelligenza, di intelletto, quanti sarebbero oggi antroposofi! Perché oggi milioni e milioni di persone sono abbastanza intelligenti per l’antroposofia. Ciò che impedisce alla nostra epoca di avvicinarsi proprio all’antroposofia è questo: prendere la vita superficialmente con la propria anima, non arrivare affatto con l’anima alla vita, lasciare che la vita scorra così nelle sue profondità, nelle sue superfici e nelle sue banalità. Si entra in una vita come nell’altra, si può essere per un po’ un piccolo riformatore scolastico, poi stare tutto il giorno seduti al caffè a giocare a biliardo, senza fare una pausa per tutto il santo giorno. Cose del genere accadono nella nostra vita.

Ecco che sorge la grande domanda: come è potuto accadere? Per numerose anime è evidente in che modo strano ciò sia avvenuto. Un gran numero di personalità come quelle che ho descritto nei due esempi riportati sopra ci riconducono ai primi secoli del cristianesimo, quando queste personalità avevano vissuto la loro precedente vita terrena determinante, a quei secoli cristiani nei quali il cristianesimo aveva assunto, nel sud e anche già in parte nel centro dell’Europa, la forma che in seguito ha mantenuto in molti casi per l’uomo; quando era andata perduta quella saggezza misterica di cui ho parlato nel mio libro «Il cristianesimo come fatto mistico», dalla quale era cresciuto il cristianesimo: l’esperienza cosmica del Cristo, la conoscenza che dal Sole, che è uno spirituale nel cosmo, è uscito il Cristo ed è venuto sulla Terra per essere per la Terra ciò che è diventato. Questa conoscenza, che dalla Terra si espande nella spiritualità cosmica, era presente negli uomini cristiani autorevoli del primo secolo e si spense nel quarto, quinto, sesto e settimo secolo dopo Cristo. Poi si è spenta così tanto che oggi siamo giunti a questo punto – ma già allora era iniziato – per cui la più grande accusa mossa alla concezione del Cristo da parte dell’antroposofia è quella di concepire il Cristo come un essere cosmico, come un essere solare. Lo si vede ovunque tra i suoi oppositori: il fatto che l’antroposofia concepisca il Cristo in termini cosmologici viene considerato il suo peccato più grave. Si dice: è un riscaldamento di ciò che un tempo era il cristianesimo gnostico. Ora, la gente non sa che cosa sia il cristianesimo gnostico. Infatti, a parte qualche raro caso dal quale si può ricavare ben poco, come la Pistis Sophia, la gnosi è divenuta nota ai posteri solo attraverso gli scritti dei suoi oppositori. La gnosi non è realmente conosciuta; la si conosce soltanto attraverso gli scritti dei suoi avversari. Riflettete su questa domanda: se dell’antroposofia non rimanesse nulla se non gli scritti dei miei avversari odierni, se tutto fosse distrutto tranne gli scritti dei miei avversari, come verrebbe descritta l’antroposofia ai posteri! Questo è ciò a cui mirano alcune persone e alcuni critici: trattare i libri antroposofici, che sono numerosi, come gli scritti gnostici. Allora rimarrebbero soltanto gli scritti degli avversari; sarebbero la prima cosa che si vedrebbe: solo libri degli avversari. Sarebbe molto interessante. Per quanto riguarda la gnosi, gli uomini non potevano ottenere nulla di diverso, per la ricerca esteriore, se non i libri degli avversari. L’affermazione «la vecchia gnosi viene riscaldata» è dunque una semplice assurdità, perché nessuno può farlo se non conosce la gnosi stessa dai suoi scritti, che però sono andati perduti. Da scritti che sono stati per lo più redatti dagli avversari non si può conoscere la gnosi; e tuttavia non è giunto altro alla posterità. Ma anche questo dimostra che è considerato il peccato più grave mettere in relazione il Cristo con lo Spirito del cosmo. In una vera comprensione dei Vangeli, ogni pagina, ogni frase dei Vangeli deve rimandare al cosmico nel Cristo; ma questo è stato gradualmente distrutto.

E nel periodo in cui ciò è stato distrutto maggiormente erano incarnate soprattutto quelle persone che, se tornassero oggi, non riuscirebbero a ricollegarsi alla vita, perché nella loro precedente incarnazione, anche se erano già intelligenti e sagge, non potevano assolutamente sapere, a causa della loro formazione, qualcosa sul nesso tra la Terra e la vita spirituale nel cosmo. Poiché hanno vissuto la loro vita in modo confuso, come se la Terra fosse completamente chiusa in se stessa e là fuori non vi fosse nulla da vedere se non le stelle fisiche, nella loro reincarnazione si rivolgono in modo altrettanto confuso alla vita reale che agisce su di loro. Così si guarda al destino degli uomini. Si comprende come la formazione temporale abbia esercitato su una grande quantità di persone questo influsso, che le ha rese superficiali e le fa apparire già con una predisposizione alla superficialità in questa vita, come vi ho descritto. Perché così si sperimentano questi esseri umani che, in una precedente incarnazione, hanno perduto il nesso con le forze spirituali del cosmo: nella successiva incarnazione, per la quale quella precedente era determinante, essi non riescono a trovare il nesso con la vita terrestre. Tutti i pensieri cosmici non devono però portare nella nostra vita soltanto considerazioni, ma volontà e azione. E qui dobbiamo riflettere: come andrà in futuro, se all’incapacità di cogliere lo spirito nel cosmo si aggiungerà anche l’incapacità di cogliere la vita terrestre, il passare attraverso le banalità nello stesso modo in cui si passa attraverso le profondità della vita? Qui la considerazione del karma diventa davvero seria; essa può vivere tra noi solo in modo molto serio.

Oggi ho voluto dare una visione del karma più dal punto di vista del sentimento.

15°La finestra del sonno: dove il karma entra nel giorno

Breslavia, Polonia, 14 Giugno 1924

Da varie considerazioni in nesso con la formazione del destino dell’uomo, con la formazione del karma, avete già potuto constatare che in realtà questa vita umana risulta incompleta se non si include la vita del sonno nell’auto-osservazione. Ma la vita del sonno rimane effettivamente al di fuori della coscienza. Quando l’uomo riflette su se stesso nella coscienza che gli è propria nella vita odierna, egli guarda indietro e vede in realtà soltanto i giorni; poiché le notti trascorrono inconsciamente, egli le tralascia. Così, per l’uomo che dorme normalmente, dato che oggi non siamo dormiglioni, un terzo della vita rimane escluso. Ma proprio questo terzo è di enorme importanza per la contemplazione del sovrasensibile, della parte dell’uomo nel mondo spirituale. Cerchiamo di rappresentare schematicamente, con pochi tratti, ciò che si intende realmente (viene disegnato). Quando qualcuno raggiunge una certa età, guarda indietro al primo giorno che ricorda, poi frammenta ciò che sta in mezzo: il penultimo giorno, il terzultimo giorno e così via, fino a dove arriva la sua memoria. In mezzo rimangono le notti, che l’uomo non prende in considerazione. Non ricorda in modo tale da dire: ci sono sempre dei periodi intermedi. In realtà dovrebbe farlo. Nella vita odierna l’uomo non giunge a una retrospettiva così precisa; presta troppo poca attenzione alla vita per arrivarvi. Ma se vi giungesse, proprio attraverso ciò che non vede nella retrospettiva, ciò che gli manca nella sua vita, avrebbe una guida, un’indicazione sul karma. E proprio l’osservazione del sonno fornisce indicazioni significative sul karma individuale. Basta soltanto prestare davvero attenzione, anche una sola volta, a quanto siano diversi i due momenti della vita umana: quello del risveglio e quello dell’addormentarsi.

Questa differenza può essere percepita emotivamente con la coscienza ordinaria, ma solo la scienza dell’iniziazione può gettare luce su ciò che appare emotivamente diverso. Il momento del risveglio e quello dell’addormentarsi risultano particolarmente diversi nelle persone un po’ malate o cagionevoli. Queste hanno notato più facilmente dei sani che il momento dell’addormentarsi ha spesso qualcosa di un leggero sentimento di piacere. Il momento del risveglio, quando l’uomo si sente tornare in se stesso, ha invece qualcosa di un leggero sentimento di disagio. Il risveglio è accompagnato dalla gioia solo quando l’uomo rivolge immediatamente la sua attenzione al mondo esteriore e quando il mondo esterno, nella sua coscienza, sovrasta ciò che sale in lui. Il momento del risveglio ha qualcosa di crepuscolare per molte persone, così come il momento dell’addormentarsi. Ma nel momento dell’addormentarsi l’uomo ha la sensazione di trascinarsi dietro gli eventi della giornata vissuta, che diventano sempre più nebulosi e che egli, per così dire, abbandona; diventano sempre più leggeri. Il momento del risveglio ha invece qualcosa di una sensazione di pesantezza, di un sentimento di sollevarsi come da certe profondità dalle quali si risale, portando con sé qualcosa che si introduce nella giornata e che poi si consuma durante il giorno; per questo il risentire interiore al risveglio può avere qualcosa di sgradevole. Si ha una sensazione spiacevole, che può arrivare fino a una sensazione di testa ottusa. Certo, l’uomo di solito non distingue queste esperienze più sottili che può fare su di sé; ma proprio queste esperienze più sottili indicano in modo molto chiaro molte cose della vita umana nel suo complesso.

Che cosa avviene effettivamente nell’uomo? Da un certo punto di vista descriviamo in modo del tutto corretto ciò che avviene: nel letto rimangono il corpo fisico e il corpo eterico; l’Io e il corpo astrale escono nel mondo spirituale quando ci addormentiamo; al risveglio, al mattino, l’Io e il corpo astrale rientrano nel corpo fisico e nel corpo eterico. Ma come avviene tutto questo? Proprio per procedere ulteriormente nella considerazione del karma, oggi vogliamo rappresentare chiaramente alla nostra anima come avvenga realmente questo processo, che inizialmente descriviamo, con una certa ragione, in modo un po’ astratto.

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Vedete, questa uscita dell’Io e del corpo astrale dal corpo fisico e dal corpo eterico può essere rappresentata schematicamente nel modo seguente (viene disegnato). Supponiamo che questo sia l’uomo. Se questo è il corpo fisico e il corpo eterico, la sera, quando ci addormentiamo, l’Io e il corpo astrale escono in modo tale da muoversi verso la testa. Disegniamo schematicamente come i due diventino sempre più grandi, ma descrivano una sorta di cerchio. Al mattino, al risveglio, l’Io e il corpo astrale rientrano realmente nel corpo fisico attraverso i membri, attraverso le dita delle mani e dei piedi. Si tratta dunque di un cerchio che viene descritto, e questo è da intendersi in senso più letterale di quanto si pensi.

Quando noi, come esseri umani normali, ci svegliamo al mattino, non abbiamo immediatamente davanti alla coscienza chiaroveggente l’immagine che tutto il corpo astrale e tutto l’Io siano ora all’interno del corpo fisico e del corpo eterico, ma essi si avvicinano lentamente dal mattino fino a mezzogiorno e al pomeriggio. Lentamente l’Io e il corpo astrale si spostano nel corpo fisico. Voi direte: sì, ma allora la cosa dovrebbe essere molto strana; dovremmo sentire poco a poco come il nostro Io e il nostro corpo astrale si spostano dalle punte delle dita delle mani e dei piedi verso la testa. Per una visione chiaroveggente straordinariamente precisa è proprio così, solo che l’uomo interiormente non lo percepisce in questo modo. Questo perché il modo di agire di questi membri superiori dell’essere è completamente diverso dal modo di agire di qualsiasi cosa fisica. Vedete, quando una locomotiva spinge un vagone, essa agisce sempre davanti a sé nel punto in cui si trova; e se un binario è lungo trenta metri e la locomotiva spinge, all’inizio spinge il primo metro, poi il secondo e così via, e al quindicesimo metro non vi è ancora alcun effetto della locomotiva, se la locomotiva non è ancora arrivata lì. Ma non è così per le realtà spirituali, perché le realtà spirituali agiscono anche in luoghi diversi da quelli in cui si trovano.

Così, in effetti, il giorno di veglia, il giorno trascorso nello stato di veglia, viene utilizzato per portare lentamente, dalle punte delle dita delle mani e dei piedi, il nostro Io e il nostro corpo astrale nel nostro corpo fisico e nel nostro corpo eterico; ma essi agiscono già fin dall’inizio, dal momento del risveglio, in modo tale che interiormente si ha la sensazione di essere completamente compenetrati da essi. Allo sguardo chiaroveggente appare però che anche qui vi sia un vero e proprio ciclo che attraversa il giorno; l’altro ciclo, complementare, si svolge poi durante la notte. Un tale ciclo ha luogo anche – non dipende molto dall’ora – quando fate un riposino pomeridiano: anche allora tutto descrive un cerchio. In questo caso dovreste immaginare correttamente che l’Io e il corpo astrale escano di nuovo e che tutto si organizzi secondo il bisogno di sonno. Il sonno, infatti, sa già di per sé quando il dormiente si risveglierà. Il sonno è un profeta, e tutto procede correttamente alla stessa velocità con cui si svolge. Voi non ne sapete nulla, ma il sonno lo sa; il corpo astrale lo sa in ogni circostanza. Lo sa anche quando, a causa di qualche disturbo, dormite meno di quanto vorreste; lo sa anche quando, prima di addormentarvi, dite che volete dormire solo mezz’ora e poi dormite tre ore invece che mezz’ora: il corpo astrale addormentato sa esattamente quanto tempo dormirete. È un profeta molto preciso, perché i rapporti spirituali interiori sono diversi dai rapporti esteriori che si sperimentano.

Da questo vi renderete conto che addormentarsi è una cosa diversa dal risvegliarsi. Infatti, quando ci si risveglia, si era nel mondo spirituale, mentre quando ci si addormenta si esce dal mondo fisico e si entra nel mondo spirituale. Si ha la conoscenza della corrente che si attraversa, per così dire, nel mondo spirituale tra l’addormentarsi e il risvegliarsi, ma la si vive anche. Solo che la coscienza ordinaria non è in grado di conoscere ciò che si vive lì; lo si vive nell’inconscio. Ma anche lì si vive, e si vive in modo simile a come si vive durante il giorno, solo in modo molto più marcato, molto più intenso. Ciò avviene perché accade quanto segue.

Se durante il giorno osservate questa vita animica di veglia, avrete innanzitutto quelle esperienze che sono le esperienze del pensiero, suscitate dalle diverse impressioni della vita. Esse sono presenti, ma vi si mescola sempre ciò che è presente sotto forma di ricordi della vita terrena già trascorsa. Provate solo a osservare che cosa si mescola in tutte le situazioni della vita tra i ricordi e ciò che affiora nel momento attuale. Si può avere una chiara immagine di come tutto questo si mescoli se si presta attenzione al fatto che la vita, nei diversi momenti, è un vero e proprio miscuglio di ricordi e di impressioni immediate. Ora, questi sono due elementi completamente diversi della vita interiore: i pensieri che salgono e i pensieri che, per così dire, entrano attraverso i sensi.

Due correnti così diverse della vita interiore sono presenti anche durante il sonno. Durante il sonno, infatti, continua ciò che è presente soprattutto nel momento dell’addormentarsi, e a ciò si contrappone, in un certo senso, un flusso continuo, cosicché al mattino, quando ci risvegliamo, esso ci sfugge completamente, perché ciò che sperimentiamo al risveglio fluisce verso la testa (vedi disegno a pag. 238). Queste due correnti si incontrano. Una corrente, la cui qualità si sperimenta in modo particolare nell’addormentarsi, è quella già menzionata, che si attraversa coscientemente, forte e potente, nei primi decenni dopo la morte, quando si rivive la vita, ma in modo tale da sperimentare tutto in senso opposto.

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Come vi ho detto in modo drastico: se date uno schiaffo a qualcuno, quando lo rivivete dopo la morte non provate ciò che avete provato durante la vita terrena cosciente, cioè la rabbia che avete provato nel dare lo schiaffo, forse anche la soddisfazione di aver potuto estrinsecare la rabbia, ma lo vivete attraverso ciò che l’altro ha provato quando ha ricevuto lo schiaffo, i suoi dolori fisici e anche i suoi dolori morali. Lo si sperimenterebbe in questo modo, non nella realtà, se la vita che sta per iniziare quando ci si addormenta, quando già cala il crepuscolo, continuasse in modo cosciente. Se ci si immergesse pienamente e con chiara coscienza, allora si vivrebbe ciò che è l’opposto della vita quotidiana, ma in immagine. Nei primi decenni dopo la morte lo si vive invece nella realtà.

Il modo in cui l’ho descritto corrisponde approssimativamente alla vita che si ha durante il giorno nello stato di veglia, quando ci si dedica solo con i propri pensieri alla vita esteriore. Ma esiste anche l’altra corrente, e quest’altra ha qualcosa di gigantesco. La si sperimenta al risveglio, come ho spiegato; solo che essa porta con sé qualcosa di pesante, che si trascina nella giornata e che viene superato solo gradualmente, finché poi se ne diventa liberi. Se questo viene compreso appieno con la visione iniziatica, allora in questa seconda corrente è contenuto tutto il karma umano. Tutto il passato karmico passa davanti all’uomo ad ogni sonno. Mentre l’uomo ha preferibilmente, in ciò che può sperimentare nell’addormentarsi, un piccolo assaggio del karma che si sta formando per il futuro, al risveglio, con la sensazione che ho descritto, egli ha una sensazione debole, ma molto debole, del karma che porta con sé. Il momento del risveglio è uno di quelli in cui si deve dire: esso significa un leggero accenno di tutto ciò che l’uomo porta in sé dalle sue vite terrene passate. Questo viene però assorbito da tutto ciò attraverso cui il corpo astrale e l’Io irradiano quando si diffondono nell’uomo dalle punte delle dita delle mani e dei piedi.

Ma è proprio così che un karma molto pesante, un karma che viene portato con forza, ha la particolarità di irradiare nella testa, per così dire, tutto ciò che è sostanza malsana depositata, mentre un karma buono irradia in realtà le sostanze buone depositate. Ed è qui che lo spirituale e il naturale si incontrano. Il bene nel karma dell’uomo irradia gli stati sani dell’organismo al mattino, libera la testa; dal karma buono non sale nella testa tanta materia malsana. Dal karma cattivo, dai residui di tutto ciò che abbiamo compiuto in senso negativo, tutti i possibili depositi malsani nell’organismo umano vengono portati in una sorta di evaporazione verso la testa. Si avverte allora la testa ronzante e ottusa a causa del karma negativo. Proprio dagli stati che si hanno al mattino si può percepire, fino al livello fisico, l’operare e il tessere del karma.

E il karma si forma proprio nell’interazione tra il sonno e la veglia. Così come il karma che si sta formando, che si compone di ciò che abbiamo compiuto ogni giorno fino alla fine della nostra vita, così tutto questo karma elaborato fino alla fine della nostra vita significa, per la notte, la stessa cosa che i pensieri che formuliamo in un dato momento significano per il giorno. Così quel qualcosa di gigantesco che ci viene incontro, che incontriamo quando ci addormentiamo, per così dire, dalla sera al mattino, significa i ricordi del mondo del nostro karma passato. Come abbiamo i ricordi personali quando siamo svegli, così, quando la coscienza si espande, abbiamo i nostri ricordi karmici dall’addormentarsi al risveglio. Ci vengono incontro i ricordi delle diverse vite terrene che abbiamo attraversato. Poco dopo essersi addormentato, a chi sa cogliere tali cose grazie alla saggezza dell’iniziazione, alle intuizioni dell’iniziazione, può presentarsi l’ultima, la penultima vita terrena, e così via, fino a quelle vite terrene che diventano indefinite, perché l’uomo stesso viveva allora nell’universo con una coscienza indefinita, onirica, vegetale.

Così il sonno è davvero la finestra attraverso la quale l’uomo guarda nel suo karma. Egli vive nel suo karma e continua a tessere, attraverso le sue azioni e i suoi pensieri che costituiscono il contenuto della sua vita di veglia, proprio durante il sonno la configurazione del suo karma. Questo è il primo tessuto del karma: quello che avviene durante il sonno. Abbiamo già considerato una seconda tessitura, che ha luogo nei primi decenni dopo la morte. Acquisteremo nuovamente una visione più seria della vita se consideriamo in questo modo il significato del sonno per la nostra anima, quando diciamo che ogni notte ci addormentiamo perché, dal momento dell’addormentarsi fino al risveglio, tessiamo il nostro karma, e perché è lì che il karma delle nostre vite terrene passate trova il punto di partenza per intervenire nella nostra vita quotidiana.

Dalla notte il karma interviene gradualmente nella vita quotidiana dell’uomo, e noi portiamo con noi nel giorno qualcosa di ben preciso dalla notte. Chi è in grado di riflettere correttamente su come vive un evento particolarmente significativo della sua vita in un giorno qualsiasi, e chi possiede un’auto-osservazione più intima e sottile, percepirà facilmente, quando vive, poniamo, questo evento significativo nel pomeriggio, come già dal mattino vi fosse in lui l’inquietudine di essere spinto verso tale evento. La maggior parte delle persone che sono in grado di provare qualcosa del genere avrà in realtà la sensazione di aver iniziato già dal mattino a correre verso un evento che ha un significato nella loro vita. Tutte le ore precedenti della giornata sono state in qualche modo influenzate da un evento del genere, anche se esso è del tutto inaspettato, se è un evento davvero fatale e inatteso. Nei giorni in cui viviamo eventi significativi nella nostra vita, ci svegliamo in modo diverso rispetto ai giorni che trascorrono nella consueta routine; solo che non lo notiamo.

Le persone semplici, che un tempo vivevano in rapporti contadini in campagna – oggi ciò è sempre più raro – conoscevano queste cose e perciò non volevano essere strappate dal sonno. Quando si viene strappati dal sonno e si entra nella vita quotidiana senza una transizione, si viene strappati anche da queste esperienze intime. Per questo il contadino dice che non si dovrebbe mai guardare subito fuori dalla finestra quando ci si sveglia, ma piuttosto distogliere lo sguardo dalla finestra, in modo da avere ancora l’oscurità e poter osservare ciò che emerge dal sonno. Il contadino non ama guardare subito fuori dalla finestra e non ama nemmeno essere svegliato da qualcosa di scioccante; ama svegliarsi seguendo il corso della natura, con la campana della chiesa che lo sveglia ogni giorno alla stessa ora, così che possa già prepararsi durante tutto il sonno. Allora gli viene incontro il fatto che la campana della chiesa suona lentamente nella vita, e al mattino egli ha i suoi presentimenti sul destino, sugli eventi del destino, non sugli eventi del libero arbitrio. Questo gli piace e lo difende, anche se l’uomo colto ama tanto essere svegliato dalla sveglia, che invece allontana completamente, con certezza di morte, da tutto ciò che è spirituale, molto più ancora, naturalmente, della finestra che si guarda appena svegli.

Ma il nostro sviluppo culturale moderno ha tenuto e continua a tenere le condizioni di vita proprio nel materialismo. Nella vita moderna vi sono molte cose che rendono impossibile all’uomo osservare realmente il mondo spirituale che tesse e vive nel mondo. Quanto più l’uomo osserva quell’indeterminato, si direbbe quasi mistico, che dal sonno può irradiarsi nella sua vita, tanto più diventa consapevole del proprio karma. E ora comprenderete perché ho potuto dire che di persone che si incontrano nella vita e che suscitano immediatamente simpatia o antipatia dal profondo, indipendentemente dalle singole impressioni esteriori che danno, si sogna facilmente.

Che cosa avviene in questi casi? Si tratta di persone con le quali si è già stati insieme in vite terrene precedenti. Supponiamo di aver vissuto questa esperienza nel pomeriggio del 14 giugno 1924: abbiamo incontrato una persona che ci è antipatica. Ora portiamo con noi nel sonno questa esperienza che ha suscitato in noi dei sentimenti. Ma lì dentro c’è il karma; lì dentro c’è quella persona, così com’era nella penultima e nell’ultima vita terrena; lì la si incontra nella forma della sua precedente vita terrena. Si incontra tutto ciò che si è vissuto con la persona che è apparsa e che durante il giorno ci ha soltanto richiamato qualcosa. La si incontra spiritualmente, in carne e ossa. Non c’è da stupirsi che all’inizio la si sogni; con la coscienza ordinaria non si può fare altro. Ma se si incontra una persona per la prima volta nella vita, il suo naso o i suoi occhi possono sembrare belli o brutti, per quanto si possa essere interessati a lei, se ci si addormentasse in quel momento non la si incontrerebbe da nessuna parte, perché non si è stati con lei nelle vite terrene precedenti. Non c’è dunque da stupirsi che non la si possa sognare. Vedete come tutto questo diventa trasparente quando lo si osserva spiritualmente nel modo appropriato.

Ebbene, ciò che si svolge tra il sonno e la veglia nella formazione del karma può procedere normalmente, in modo del tutto ordinario; allora l’uomo sperimenterà come il suo destino si configuri come compimento di ciò che si è legato nelle vite terrene precedenti, oppure sperimenterà quale valore karmico avranno in seguito le cose che pensa o fa in questa vita terrena. Di norma, ciò si estrinseca in ciò che l’uomo pensa o fa. Ma può verificarsi anche qualcos’altro.

Vedete, si può aver compiuto qualcosa in una vita terrena che costituisce un’azione o un pensiero grave. Supponiamo dunque che un uomo che vive oggi sulla Terra abbia compiuto qualcosa di grave in una vita terrena precedente. Ciò che si rivela come risultato karmico non vive nel corpo fisico ricevuto dai genitori, né nel corpo eterico ricevuto dai genitori, ma vive nel corpo astrale e nell’Io; vive in ciò che di notte è là fuori, al di fuori del corpo fisico ed eterico. Ma supponiamo che ciò che grava karmicamente sull’uomo sia così forte da non poter attendere fino all’età in cui il corpo astrale si indebolisce, perché nella vecchiaia anche i muscoli e le ossa sono già fragili. Supponiamo che la durata normale della vita di un essere umano sia di settant’anni, l’età dei patriarchi. In questi settant’anni che l’uomo può normalmente vivere sulla Terra, anche il corpo astrale e l’Io attraversano un’evoluzione. Nel bambino il corpo astrale è tale da poter agire fortemente, vigorosamente, sull’intero organismo fisico ed eterico; nel bambino può, per così dire, martellare sui muscoli e sulle ossa. Con l’età non è più in grado di farlo; il corpo astrale diventa relativamente debole. L’Io diventa più forte, ma si ritira nel corpo astrale più debole e quindi agisce in modo più attenuato; ciò dipende in particolare dal corpo astrale che, in età avanzata, non è più adatto a imprimersi sui muscoli e sulle ossa.

Ora pensate a qualcuno che viva, poniamo, nel ventesimo secolo e che abbia vissuto in precedenza nel quattordicesimo o nell’undicesimo secolo. Quando viveva nell’XI secolo, ha compiuto un’azione molto grave, un’azione che ha lasciato un’impressione estremamente forte sul corpo astrale; ora il risultato è racchiuso nel corpo astrale. Quando l’uomo ritorna nel ventesimo secolo, questo contenuto vuole estrinsecarsi, vuole dare l’impulso al corpo astrale per manifestarsi. Se ciò che proviene dall’esperienza dell’XI secolo è così grave da non potersi accontentare di un corpo astrale debole e invecchiato, che riesce a malapena a muovere le gambe per compiere grandi azioni, allora deve servirsi di un corpo astrale in età precoce. E se l’evento è stato così importante da eclissare tutti gli altri eventi della vita, allora deve concentrarsi con forza nell’età giovanile del corpo astrale. Che cosa significa questo? Significa semplicemente che l’uomo avrà una vita breve nell’incarnazione che inizia nel ventesimo secolo. Qui vedete come la durata della vita sia determinata dal modo in cui i risultati dei pensieri e delle azioni terrene precedenti sono radicati nel corpo astrale. Essi sono radicati nel corpo astrale.

Ora proseguiamo. Osservate un corpo astrale che viene gonfiato da azioni importanti compiute in una qualsiasi vita terrena precedente, in particolare da azioni malvagie; queste gonfiano il corpo astrale, che esercita allora un forte impulso sul corpo fisico e sul corpo eterico. Questo impulso non è salutare. Solo un determinato comportamento normale del corpo astrale nei confronti del corpo fisico e del corpo eterico è sano. Il forte impulso che può essere causato, per esempio, da un karma negativo martella gli organi, li logora, provoca malattie negli organi. Qui abbiamo il secondo caso. Un agire o un pensare corrispondente nell’XI secolo può gonfiare il corpo astrale, causando così la morte dell’uomo in giovane età; ma attraverso questo accumulo l’uomo si ammala anche, forse di una grave malattia, e muore a causa di questa malattia. Questo è detto in termini fisici. Perché, se osserviamo ciò che avviene nel corpo fisico dell’uomo, diciamo: l’uomo è malato, la malattia porta alla morte, l’uomo muore; si ammala a venticinque anni e muore a trent’anni a causa della malattia.

Ma è così anche dal punto di vista spirituale? È così anche nel senso della scienza dell’iniziazione? No. Qui bisogna dire esattamente il contrario. Proprio l’esperienza grave che l’uomo compie o pensa diventa la morte per la vita terrena successiva; l’azione compiuta nell’XI secolo diventa la morte nel ventesimo. E la morte precede la malattia. Ci si ammala per poter morire nel momento giusto. La conseguenza della morte futura, che deve avvenire karmicamente, è, come ora vedete, la malattia anticipata. Questo è espresso in senso spirituale. Quando si ascende dal mondo fisico a quello spirituale, tutto si rovescia, prende il corso inverso, e vediamo come in questo modo la malattia venga introdotta karmicamente nell’uomo. Questo è il lato karmico della malattia. Tale lato karmico della malattia può essere estremamente importante anche per la diagnosi; non è necessario parlarne immediatamente con il paziente, ma può comunque essere rilevante. Se considerate che ciò che è nel karma è determinato in modo quasi locale, allora dovrete giungere a questa conclusione.

Vedete, se in un’incarnazione immediatamente precedente, poniamo nell’XI secolo, vi è stato un evento significativo nell’agire o nel pensare di una persona, quando si entra nel sonno si incontra prima ciò che c’era nell’XI secolo piuttosto che ciò che si incontra da un’incarnazione ancora più lontana, per esempio dal II secolo precristiano. Si incontra così, a poco a poco, ciò che si è vissuto nella vita terrena precedente. Ma vedete (si fa riferimento al disegno), quando si entra qui, la prima cosa che si incontra è ciò che ha compiuto il percorso da qui a qui; ciò che c’era prima ha compiuto soltanto il tragitto da qui a qui. Il karma viene completamente incontro a noi; ma questo indica che ciò che è qui sopra proviene da ciò che è là sotto, ciò che è qui sotto proviene forse dal cuore, ma ciò che è completamente in basso nell’organismo, ciò che è stato vissuto nell’incarnazione precedente, proviene dalla testa. Così, se si comprende quanto indietro nel tempo si trovino gli eventi determinanti, dal karma si può dire, quando insorgono delle malattie: ciò che si manifesta come malattia alle gambe proviene da una vita terrena relativamente recente, ciò che si manifesta come malattia nella testa proviene da una vita terrena relativamente lontana. In questo modo è possibile giudicare il passaggio dallo spirituale al fisico anche in base al karma.

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Ma ciò che è essenziale è ciò che ne consegue per la terapia. Dove si devono cercare i rimedi per ciò che è malato nella testa e dove si devono cercare i rimedi per ciò che è malato nelle gambe? Per ciò che è malato nella testa, i rimedi devono essere cercati in ciò che era presente il più indietro possibile nell’evoluzione della natura, cioè in ciò che, nei processi naturali precedenti, per esempio nei funghi, che nella loro forma vegetale attuale, imperfetta, ripetono in un certo senso ciò che era la formazione vegetale precedente, oppure nelle alghe e nei licheni, o, nelle piante perfette, nelle radici, che sono ciò che rimane del periodo più antico. Ciò che è malato nella parte inferiore del corpo, nella parte più periferica, dovrà essere curato con ciò che è apparso più tardi nello sviluppo della natura: con i fiori, con le piante da fiore, o anche, dal regno minerale, con ciò che è apparso più tardi. Tutto ciò che è apparso tardi nell’uomo deve essere curato con ciò che è apparso tardi nella natura. Questo vale anche nei minimi dettagli. Naturalmente, anche nella testa vi sono organi che sono comparsi relativamente tardi. L’uomo viveva nell’evoluzione terrestre, quando la Terra era ancora in fase di sviluppo lunare e solare, senza gli occhi attuali, senza alcun organo di senso, anche se gli organi di senso erano già presenti nella loro prima predisposizione durante l’antica evoluzione di Saturno. Così come sono ora, in grado di riflettere il mondo esterno all’interno, essi si sono sviluppati relativamente tardi, contemporaneamente alla comparsa sulla Terra, per esempio, del silice nella sua forma attuale.

Il silicio, così com’è oggi, è naturalmente molto arretrato nella predisposizione evolutiva della natura, è un prodotto tardivo della natura; la geologia confonde tutto e non sa come stanno le cose. Per questo l’acido silicico, se usato correttamente come rimedio, agisce su tutto ciò che è sistema sensoriale e nervoso, in particolare sui sensi, attraverso l’intero organismo umano. I sensi, nella loro forma attuale, si sono formati solo alla fine, in un’epoca in cui anche le rocce contenenti acido silicico hanno assunto la loro forma attuale. Nella nostra prima incarnazione, che può ancora essere definita incarnazione, eravamo semplicemente in linea con il nostro karma, ancora più integrati nella natura con tutto il nostro corpo, insieme ad altre forme di vita vegetale e animale che oggi hanno dei successori. I funghi e le radici delle piante non hanno lo stesso aspetto che avevano allora, ma in un certo senso ciò che oggi è presente nei funghi, nelle alghe, nei licheni, nelle radici delle piante, è simile a ciò che abbiamo vissuto allora nella nostra prima incarnazione determinante. In tutto ciò che oggi è presente nei fiori e nelle piante da fiore e nei minerali di formazione equivalente… (lacuna nella trascrizione).

Ve lo riporto solo per farvi vedere come una corretta considerazione del karma conduca in modo del tutto appropriato allo sviluppo della natura. E dal rapporto della natura con l’uomo si può già conoscere, dal karma, come si debba guarire. Tutto nella vita deve infine essere ampliato in modo tale da confluire gradualmente nella Scienza dello Spirito. Perché tutto il resto è brancolare nella vita, è come vivere nelle tenebre spirituali, e questo ha portato l’umanità nella situazione attuale. Se l’umanità vuole uscirne, deve anche lavorare per entrare nella luce; ciò significa che il fisico deve espandersi verso lo spirituale. E non c’è nulla, direi, che conduca in modo così appropriato allo spirituale quanto proprio tutto ciò che ci si può rappresentare sul karma.

Se ci si rappresenta come, dalla morte, il karma si tesse, come si intreccia di nuovo attraverso il sonno quando ci addormentiamo, come il karma normale spinga l’uomo alle azioni, accolga le sue azioni nel karma, e l’uomo viva così il karma ordinario della vita; oppure se si considera come la vita debba essere compressa, che l’uomo debba morire prima e quindi il karma gonfi il corpo astrale, che deve essere fortemente sollecitato dalle azioni precedenti, contribuendo così alla malattia dell’uomo: ovunque si manifesta l’azione del karma.

Oppure supponiamo che l’uomo abbia un incidente e si ammali a causa di esso. Allora, in determinate circostanze, un incidente del genere, che può essere karmico ma non necessariamente, agisce nel corso karmico successivo attraverso le vite terrene successive. La malattia può anche essere l’inizio del karma. Si noterà allora che tali malattie, che sono l’inizio del karma, rendono sgradevole l’addormentarsi, lo rendono particolarmente difficile. Ma se le malattie sono l’inizio del karma, allora hanno in realtà qualcosa di consolatorio. E dobbiamo dire questo di alcune malattie: le malattie che sono karma compiuto, che sono spiacevoli al risveglio, sono ciò che rimanda a esperienze precedenti, passate; le malattie che sono karma in divenire e che sono spiacevoli quando ci si addormenta, che non ci lasciano addormentare, sono l’inizio di karma buono. Perché ciò che si soffre in una tale malattia viene compensato. Ora si prova dolore, ma in seguito si ottiene, per così dire, la compensazione del dolore, l’esperienza edificante e gioiosa. Anche in questo caso molte cose nella vita appaiono diverse se considerate dal punto di vista spirituale piuttosto che da quello fisico.

Per l’esperienza fisica, talvolta è piuttosto doloroso non riuscire ad addormentarsi; una corretta considerazione dello spirituale può allora consolarci. E se non si pone il momento fisico al di sopra della vita spirituale dell’uomo, si può dire in realtà: grazie a Dio che ho così spesso difficoltà ad addormentarmi, perché questo mi dimostra che nella futura vita terrena vivrò molte esperienze edificanti; dalla mia attuale vita terrena entrerà molto nella vita terrena successiva. L’insonnia può talvolta essere un buon consolatore; e se l’insonnia non fosse qualcosa di buono dal punto di vista spirituale karmico, allora l’insonnia danneggerebbe molto di più l’uomo. Infatti alcune persone raccontano intere leggende sulla loro insonnia, tanto che dal punto di vista medico esteriore si potrebbe giudicare: perché allora l’uomo è ancora vivo? Per una vita normale è necessario un sonno normale. Eppure le persone raccontano quanto tempo non dormono; ci si deve quindi stupire che siano ancora vive, perché in realtà dovrebbero essere morte, ma non lo sono. Ma qui agisce quella fresca spiritualità che, sostenuta dall’Io, opera nella vita come fattore equilibrante.

E se si osserva un po’ la vita, allora, a volte, anche il sonno veramente tranquillo è sopportabile dopo una dura lotta per la vita e un duro lavoro; ma restare sdraiati in completo riposo senza dormire e trascorrere la notte in uno stato di veglia tranquilla è qualcosa che, comunque, è più delizioso, proprio perché è posto nella volontà, perché lì l’uomo si immerge sempre più nell’eterno. Solo che deve essere posto nella volontà; non deve dipendere, almeno nella sua essenza, dal mero aspetto fisiologico. Tuttavia, per chi ha difficoltà ad addormentarsi e soffre di insonnia, esiste già una consolazione karmica, perché essa rimanda in realtà al karma futuro, rimanda al futuro in relazione a certe cose.

16°Fondamenta invisibili: il karma tra gerarchie e destino

Breslavia, Polonia, 15 Giugno 1924

Confrontiamo ciò che ci offre l’esperienza diretta del nostro rapporto con la vita tra la nascita e la morte con ciò che l’uomo deve sentire interiormente riguardo al nesso tra il suo comportamento animico-morale, il suo pensare e il suo agire, e il risultato di questo comportamento animico-morale. È proprio da tali considerazioni che siamo partiti in queste serate e sarà anche in tali considerazioni che confluirà la nostra discussione alla fine. Se da un lato guardiamo al modo in cui le nostre azioni animico-morali scaturiscono dalle nostre intenzioni, dall’intero stato d’animo della nostra anima, vediamo che, se guardiamo a noi stessi con imparzialità, dobbiamo definire una parte delle nostre azioni come moralmente buone, quelle che possono inserirsi nel processo del mondo; le altre azioni come moralmente cattive, moralmente imperfette, quelle che non possono inserirsi animicamente nel processo mondiale.

Ma tutto ciò che accade attraverso l’uomo non può avere solo un significato momentaneo – come ognuno di noi sa bene – così come tutto nella natura non ha solo un significato momentaneo; tutto ha i suoi effetti, le sue conseguenze, tutto diventa causa di qualcos’altro o è effetto di qualcos’altro. La vita umana non si inserirebbe affatto nel corso degli eventi mondiali se ciò che essa porta in sé non fosse causa ed effetto. Ma mentre possiamo essere completamente soddisfatti quando osserviamo nella natura come qualcosa accade a partire dalla sua causa, non possiamo affatto essere soddisfatti del nesso tra il nostro vissuto animico-morale e il corso del mondo. Vediamo come negli eventi fisici non si manifesti alcun nesso immediato tra ciò che dovrebbe diventare il nostro stato animico-morale e ciò che accade realmente nel corso della vita fisica.

E allo stesso modo vediamo, quando lasciamo agire su di noi gli eventi nel più ampio contesto umano, che chi, se si considera la sua anima, appare moralmente e animicamente buono, è colpito da sventure e cose brutte nel mondo, mentre chi è animicamente debole, cattivo, malvagio, può essere colpito da eventi esteriori che non sono in alcun modo una punizione o qualcosa di simile per ciò che vive nella sua costituzione animica. In breve, se osserviamo la natura, non troviamo alcun nesso tra ciò che l’uomo vive, vive come destino, e ciò che è l’essenza, la natura del suo volere; e sarebbe un’illusione del tutto irresponsabile, si potrebbe dire, se l’uomo volesse illudersi, per la sua vita terrena, che il corso della sua vita destinata sia in qualche modo il risultato del suo volere morale. Il malvagio può essere felice, il buono può essere infelice. Queste due frasi riassumono tuttavia ciò che nella vita terrena rende inizialmente incomprensibile questa vita terrena per l’umanità superiore.

E da ciò vedremo come l’uomo, così come è posto nel mondo, non sia in grado di far sì che le conseguenze delle sue azioni si verifichino: il morale rimane, nella vita terrena individuale, uno stato d’animo interiore, un sentimento interiore; non può manifestarsi direttamente nella realtà fisica esteriore. Tuttavia, è vero che lo stato d’animo può manifestarsi come effetto reale dell’umore morale. Possiamo essere interiormente soddisfatti del nostro buon comportamento, anche se ci capita una disgrazia che è in netto contrasto con ciò che abbiamo effettivamente causato; ma ciò che viene prodotto in questo modo rimane comunque interiore, animico. L’uomo deve ammettere che, entro la vita fisica, non è in grado di realizzare esteriormente nel mondo fisico ciò che porta interiormente in sé sul piano animico-morale.

Se consideriamo il karma, come abbiamo fatto negli ultimi giorni, e come le vite terrene precedenti influenzano quelle successive, allora giungiamo a una tale corrispondenza interiore: il nesso tra il dopo e il prima nel campo animico-morale. In poche parole, l’uomo ha qui, nella vita terrena fisica, un’organizzazione che riflette le conseguenze animiche del suo comportamento morale nel suo animo, non lasciandole emergere in una vita terrena. In questa vita terrena l’uomo è impotente a realizzare ciò che porta moralmente nella sua anima. L’uomo è impotente; la sua corporeità fisica esteriore, la sua sostanzialità eterica lo rendono impotente. Nell’esistenza tra la morte e la nuova nascita l’uomo diventa potente quanto è impotente qui nella vita fisica.

Ma se qui, nella vita fisica, il corpo fisico e il corpo eterico lo impediscono, se lo rendono impotente, allora deve esserci qualcosa nell’esistenza tra la morte e la nuova nascita che lo rende potente di realizzarlo fisicamente lì e nelle vite terrene successive. Qui siamo con il nostro corpo fisico e con il nostro corpo eterico entro i regni della natura. Ciò che nella vita terrena fisica dobbiamo prendere dal regno della natura per il nostro corpo fisico e per il nostro corpo eterico ci rende impotenti. Con ciò con cui attraversiamo la porta della morte, con il nostro essere animico-spirituale, dopo la morte diventiamo potenti, perché tra la morte e una nuova nascita, così come sulla Terra siamo collegati con i regni della natura, siamo collegati con le entità delle gerarchie superiori.

Le entità delle gerarchie superiori si dividono infatti in tre regni: quello inferiore, Archai, Arcangeloi, Angeloi; quello medio, Exusiai, Dynamis, Kyriotetes; quello superiore, Troni, Cherubini, Serafini. Nel corso di queste conferenze abbiamo illustrato come l’uomo viva con l’essenza vera delle stelle e quindi con queste gerarchie superiori tra la morte e una nuova nascita. Affinché però l’animico-morale possa manifestarsi nella nostra vita terrena, deve avvenire quanto segue.

Dobbiamo innanzitutto conservare nell’anima, nella verità, ciò che è l’effetto del nostro stato d’animo morale-animico, del nostro stato d’animo emotivo, del nostro stato d’animo volitivo, e dobbiamo aspettare fino a quando, nella vita tra la morte e la nuova nascita, riceviamo l’aiuto delle entità delle gerarchie superiori. Allora ciò che portiamo nell’anima viene prima trasportato attraverso il mondo spirituale, riemerge in una nuova vita terrena e appare nella forma in cui deve apparire.

Cosa saremmo se potessimo realizzare direttamente nella vita terrena ciò che portiamo in noi animico-morale? Non saremmo gli esseri umani della vita terrena. Pensate di portare in voi qualcosa di morale-animico che potete giustamente ritenere dovrebbe creare una situazione mondiale felice, e che ciò accadrebbe se voi poteste realizzarlo. Cosa sareste allora? Sareste un mago, non un essere umano della vita terrena. Perché se qualcosa di spirituale-animico viene realizzato direttamente, si tratta essenzialmente di un effetto magico.

L’uomo, nella sua vita terrena individuale, tra la nascita e la morte nel nostro attuale ciclo mondiale, non è un mago, ma è un mago insieme agli esseri delle gerarchie superiori, in quanto agisce tra la morte e una nuova nascita e continua questi effetti quando, da questa vita tra la morte e una nuova nascita, discende nuovamente nella vita terrena. È lo sviluppo karmico dell’uomo attraverso questi due modi di esistere così diversi, quello terrestre e quello tra la morte e una nuova nascita, che costituisce in effetti il campo in cui l’uomo agisce magicamente.

Se consideriamo l’uomo fisico così come si presenta nella vita esteriore, egli si divide per noi – come ho già indicato alla fine del mio libro Von Seelenrätseln (Enigmi dell’anima) – nell’uomo nervoso-sensoriale, nell’uomo ritmico e nell’uomo metabolico-membranoso. Il ricambio e i membri sono in nesso tra loro; quando usiamo i nostri membri, il ricambio si attiva, deve avvenire: forze nell’uomo devono essere consumate. Il ricambio deve avvenire; anche nell’esperienza interiore deve avvenire il ricambio. Entrambi però sono affini.

Se ora guardiamo innanzitutto al sistema del ricambio dell’uomo, come si estrinseca nel corpo fisico, siamo tentati di considerarlo come il sistema più basso dell’essere umano sulla Terra. Ci sono infatti persone che si definiscono idealiste proprio perché hanno preso l’abitudine di guardare con un certo disprezzo al sistema del ricambio e dei membri. È il sistema più basso, quello che l’uomo idealista e perbene preferirebbe non avere. Ma senza di esso non si può esistere nella vita terrena; è ciò che rappresenta l’uomo nella sua imperfezione nella vita terrena.

Ciò che abbiamo qui è proprio questo: per la configurazione fisico-umana il sistema del ricambio-membro è il più basso e quindi ha poco a che fare con l’essenza umana nella vita terrena, ma è già nella vita terrena collegato con le entità della gerarchia più alta, con i Troni, i Cherubini, i Serafini. Quando camminiamo nel mondo o lavoriamo con le nostre mani, in questa misteriosa attività che si svolge, è presente l’attività dei Troni, dei Cherubini, dei Serafini. Essi rimangono però gli aiutanti quando l’uomo continua la sua vita dopo la morte e continua a vivere tra la morte e una nuova nascita. Lì rimangono aiutanti.

È quindi del tutto errato credere che l’animico-morale provenga dalla testa. In realtà, da un punto di vista superiore, la testa non è affatto un organo così importantissimo dell’uomo. La testa è in realtà più o meno uno specchio del mondo esteriore, e se avessimo solo la testa non sapremmo nulla se non del mondo esteriore. Nella testa si rispecchia semplicemente il mondo esteriore. Le esperienze della testa sono solo i riflessi del mondo esteriore.

Ciò che vive in noi sotto forma di impulsi morali, di impulsi animici, non proviene dalla testa, ma dalla stessa regione in cui si trova il sistema metabolico-membro; non però dalla parte fisica del sistema metabolico-membro, bensì dalla parte animico-spirituale del sistema metabolico-membro, in cui vivono Troni, Cherubini, Serafini.

E così, per ottenere una visione adeguata dell’uomo in questo campo, dobbiamo rappresentarci quanto segue (si disegna): questo terzo membro dell’entità umana, il sistema metabolico-articolare, è inizialmente apparentemente imperfetto, sì, si direbbe indegno dell’uomo in relazione alla sua organizzazione fisica ed eterica. Ma al suo interno c’è qualcos’altro, o meglio, questo sistema è contenuto in qualcos’altro: al suo interno vivono i Troni – sto disegnando solo schematicamente, ovviamente –, al suo interno tessono i Cherubini, al suo interno ardono i Serafini.

Quando l’uomo attraversa la porta della morte, tutto ciò che sta alla base del sistema fisico del ricambio e dei membri si stacca da lui, ed egli rimane con la sua entità Io nel regno in cui già si trovava durante la vita: nel regno dei Troni, dei Cherubini, dei Serafini; poi continua a vivere nel grembo dei Cherubini e dei Serafini. Egli si separa allora da loro, ma essi continuano a formare – come ho già indicato in questi giorni – ciò che era predisposto nell’animico-morale.

L’uomo, come ho già detto, guarda qui sulla Terra verso l’alto, verso il cielo, per intuire ciò che è per lui il superiore, il sovrasensibile spirituale. L’uomo fa questo finché è sulla Terra. Quando l’uomo si trova nella vita tra la morte e la nuova nascita, guarda in basso e vede ciò che diventa il suo comportamento animico-morale attraverso le azioni dei Cherubini, dei Serafini, dei Troni. Quando poi ridiscende sulla Terra, vede che le conseguenze si realizzano; i Cherubini, i Serafini, i Troni collaborano alla realizzazione dello spirituale. Così, dopo aver prestato attenzione a questo fatto, vediamo che l’uomo dalla vita terrena attuale trasmette in modo magico alla vita terrena successiva gli effetti delle sue azioni.

Dopo aver osservato il sistema del ricambio e dei membri, per poter considerare questo, guardiamo ora al sistema polarmente opposto, al sistema dei nervi e dei sensi, che è presente in tutto l’uomo, ma che è localizzato principalmente nella testa; guardiamo alla testa dell’uomo. Attraverso il capo l’uomo sperimenta in realtà solo un riflesso del mondo esterno attuale. I suoi pensieri, le sue rappresentazioni, nelle quali egli, come vi ho detto, è solo e unicamente sveglio, sono in realtà solo riflessi di ciò che è fuori, attraverso la testa.

Ma se si sale alla scienza dell’iniziazione, prima alla conoscenza immaginativa, poi, come sapete, attraverso la conoscenza immaginativa si giunge alla sua trasformazione in conoscenza ispirativa e poi, attraverso la conoscenza intuitiva, si ritorna alle vite terrene precedenti. Allora si guarda alle vite terrene precedenti, ma le si guarda nella loro forma spirituale. Nel mondo spirituale anche la conoscenza è qualcosa di assolutamente reale.

E chi, con una vera conoscenza iniziatica, attraversa questa esperienza di guardare nelle vite terrene precedenti, non ha la sensazione di trovarsi lì, nel 15 giugno 1924, ma si rende presente nel corso delle vite terrene precedenti; non solo guarda dentro, ma guarda indietro a se stesso in tutto il suo essere. Non è uno sguardo astratto e conoscitivo: è una trasformazione, un’unione, un’identificazione con ciò che si era. L’interiorità diventa molto viva, molto mossa ed eccitata quando si ritorna alle vite terrene precedenti. Ma proprio tornando indietro si acquista la possibilità di cambiare il punto di vista della propria concezione del mondo.

Qual è il punto di vista della concezione del mondo esteriore che si ha di solito? Il punto di vista della concezione del mondo esteriore che si ha di solito è la testa. Questa testa, che ha come base l’organizzazione fisica del capo, questa testa che avete avuto nelle vite terrene precedenti, già nella vita terrena precedente, non potete farla diventare il punto di vista della vostra concezione del mondo quando siete tornati alle vite terrene precedenti; non potete farlo, perché non c’è più da tempo, è scomparsa. Solo lo spirituale che viveva nella testa può essere il punto di partenza della concezione del mondo.

L’iniziazione consiste quindi nel fatto che l’uomo, tornando alle sue vite terrene precedenti, si spiritualizza. E in realtà tutta la chiaroveggenza, nel senso migliore del termine, significa un ritorno alle vite terrene precedenti. Essere iniziati significa non rimanere fermi nella vita terrena attuale, ma guardare le cose del mondo con l’uomo che si era nella vita terrena precedente. Mentre nel corso normale del mondo si è un essere così imperfetto nella vita terrena che si vede solo il mondo fisico esteriore, ciò che si era nelle vite terrene precedenti è già diventato chiaroveggente. E di norma, quando si ritorna alla vita terrena immediatamente precedente, si scopre che chi si era lì è in realtà già diventato un essere umano molto più perfetto.

Sì, ma da dove viene il fatto che ciò che si potrebbe essere dopo la vita terrena precedente non è? Da dove viene? Vedete, se l’uomo avesse solo una testa e passasse da una vita terrena all’altra, nella vita terrena successiva sarebbe perfettamente uguale a quella precedente, come ho indicato. Ma non si ha solo la testa, si hanno anche gli altri sistemi. E poiché nel sistema del ricambio e dei membri si ha il principio magico dell’uomo, che a sua volta agisce nel karma, il karma porta la testa dell’uomo da una vita terrena all’altra. Il karma è quindi direttamente efficace nella formazione della vostra testa.

E quando si comincia a sviluppare in questo campo una visione dell’uomo libera da pregiudizi, allora si imparerà a leggere poco a poco nella fisionomia della testa dell’uomo molto del suo karma. E ancora: guardare questa testa dell’uomo, così come viene vista oggi con la coscienza comune, è proprio come prendere il Faust di Goethe e cominciare: «H-a-b-e n-u-n a-c-h», perché si può solo sillabare, non leggere; non si può dire «Habe nun, ach». Ma quando si è imparato a leggere, allora si può dire: «Habe nun, ach», perché si può leggere. Si compenetrano questi strani segni che stanno lì e si comprende questa lettura.

Ve l’ho già detto: ciò è dovuto al fatto che, mentre altrimenti si percepirebbero sempre solo circa trenta forme diverse di lettere in tutti i libri, in un libro si ha il Faust di Goethe, in un altro la Logica di Hegel, in un terzo la Bibbia e così via. Il fatto che si possa avere questo deriva semplicemente dal fatto che si è imparato a leggere. Allo stesso modo si può imparare a leggere in ciò che ci circonda nella vita. E il passaggio dalla sillabazione della forma della testa umana alla lettura del suo interno conduce poi ai segreti del karma della persona in questione.

Così possiamo dire che ciò che è visibile nella forma della testa diventa visibile, realmente visibile all’esterno: ogni uomo ha la propria testa, nessuno ha esattamente la stessa forma della testa di un altro. Sebbene gli uomini spesso si assomiglino, nel loro karma sono dissimili. Nella formazione della testa si manifesta il karma del passato dell’uomo per la visione fisico-sensibile; nel sistema del ricambio e dei membri si manifesta il karma futuro: esso è lì nascosto spiritualmente, invisibile. Così, quando parliamo spiritualmente dell’uomo, possiamo dire: l’uomo consiste, da un lato, nel rendere visibile il suo karma passato e, dall’altro, nel portare invisibile in sé il suo karma futuro.

Così possiamo elevarci a una contemplazione interiore-spirituale dell’uomo. Se consideriamo l’uomo nel suo sistema metabolismo-membri, solo il fisico e l’eterico sono inferiori; nel sistema metabolismo-membri vivono le entità della gerarchia più alta. Se passiamo alla testa, essa è certamente, in senso fisico-sensibile, la parte più perfetta dell’uomo, perché porta in sé, in modo esteriore e visibile, ciò che agisce spiritualmente dalle vite terrene precedenti – infatti è anche quella che solitamente si apprezza di più –, ma non lo è in senso spirituale. Infatti, mentre nel sistema del ricambio-membri vivono i Troni, i Cherubini, i Serafini, nel sistema della testa vivono gli Archai, gli Arcangeli, gli Angeli.

Sono loro che stanno essenzialmente dietro tutto ciò che sperimentiamo con la nostra testa nel mondo fisico-sensibile. Essi vivono in noi, nel nostro sistema della testa; agiscono dietro la nostra coscienza, incontrano gli effetti del mondo puramente fisico-sensibile e li rispecchiano, e noi diventiamo coscienti solo delle immagini riflesse. Ciò di cui diventiamo coscienti nel sistema della testa è solo l’apparenza delle azioni degli Archai, Arcangeloi, Angeloi in noi (viene disegnato). Se devo continuare lo schema, devo dire: nel sistema della testa dell’uomo, all’altro polo, agiscono Archai, Arcangeloi, Angeloi.

Per le entità spirituali, che potrebbero essere denominate anche con altri termini, utilizzo sempre i termini della vecchia concezione cristiana del mondo, che aveva ancora la sua spiritualità, il suo spirituale.

Tra il sistema nervoso-sensoriale, che è prevalentemente ancorato nella testa, e il sistema del ricambio, l’uomo porta il sistema ritmico. In questo sistema ritmico vi è ciò che avviene tra i polmoni e il cuore. In tutto questo vive la gerarchia degli Exusiai, Dynamis, Kyriotetes.

Quindi, anche alla fine di queste considerazioni sul karma, si apre nuovamente la comprensione che l’uomo è in un certo senso aperto in avanti verso i tre regni della natura che sono qui sulla Terra, ed è aperto all’indietro verso i regni spirituali sovrapposti delle gerarchie. E come qui sulla Terra il suo corpo fisico lo accoglie e gli impedisce di realizzare in modo magico la sua vita animico-etica, così dopo la morte il mondo delle gerarchie lo accoglie e gli permette di estrinsecarsi in modo magico, per le prossime vite terrene, ciò che non ha realizzato magicamente in una vita terrena.

Quando l’uomo passa da una vita terrena all’altra, se si evolve in modo regolare, svilupperebbe in ogni caso, con il sistema della testa della vita terrena precedente, la chiaroveggenza; gli Archai, gli Arcangeloi, gli Angeloi lo porterebbero nella chiaroveggenza. Perciò l’uomo, se comprende veramente lo spirituale, ciò che si può chiamare chiaroveggenza – senza che con ciò si intenda qualcosa di superstizioso o di ciarlatanesco –, deve, nonostante sia avanzato nel mondo esteriore fino alla sua vita terrena attuale, in un certo senso collocarsi nella sua vita terrena precedente con una disposizione cosmica.

Se dunque qualcuno vive, diciamo, nel ventesimo secolo, egli si serve di quel corpo – e per la conoscenza deve poi servirsi della testa – che il ventesimo secolo può dargli. Egli non può quindi essere chiaroveggente. Supponiamo però che venga trasferito in una vita terrena precedente, per esempio nel decimo o nell’undicesimo secolo, e che attraverso gli esercizi dell’anima, ora, in questo tempo del ventesimo secolo, si riporti a ciò che era allora: allora non sarebbe più chi era allora, ma avrebbe spiritualmente determinato, con la propria forza, di essere ora, per il ventesimo secolo, chi era allora; e lì è proprio la personalità chiaroveggente.

Questo può portare alla chiaroveggenza per la conoscenza dell’iniziazione entro la vita nel mondo fisico. Ma se si guarda nella vita umana, allora si manifesta realmente, davanti alla conoscenza chiaroveggente, che negli impulsi più profondi della natura umana, nei fondamenti più profondi dell’anima, ciò che era in una vita terrena precedente rivive in un’altra forma. A questo proposito si possono fare molte esperienze, e se si vuole davvero avvicinarsi seriamente a cose come l’azione del karma, è necessario rendere la vita terrena più intima dal punto di vista animico-spirituale di quanto non si faccia di solito.

Vorrei illustrare ciò che ho detto con un esempio. Voi sapete, dal modo in cui ho citato tali esempi, che essi sono stati effettivamente tratti da una ricerca spirituale responsabile. Vorrei citare un esempio.

Un’individualità umana viveva ancora poco prima della fondazione del cristianesimo nell’Oriente europeo-asiatico con il compito, che all’epoca poco soddisfaceva l’anima umana – era il tempo in cui ancora regnava la schiavitù –, di sorvegliare un certo numero di schiavi che appartenevano a un signore, a un proprietario. La scienza occulta ci introduce in una situazione in cui un’anima umana di quel tempo, incarnata nel corpo di un sorvegliante di schiavi, doveva eseguire tutto ciò che il duro padrone di questi schiavi le ordinava. Gli schiavi avevano a che fare innanzitutto con il sorvegliante. Tra gli schiavi e questo sorvegliante si svilupparono rapporti morali.

Ma in realtà c’è un forte dissidio nell’anima di questo sorvegliante. È contrario a eseguire le misure spesso dure e crudeli che gli vengono imposte dal suo padrone. Lo fa comunque perché è abituato a questo rapporto, perché all’epoca era naturale comportarsi così. Pensateci: oggi le persone sono sempre come vorrebbero essere? Non riflettono sul fatto di essere come dovrebbero essere. In questo modo mentono a se stesse sulla disarmonia tra ciò che sono e ciò che vorrebbero essere.

Questa anima non era quindi ciò che avrebbe dovuto essere, ma in fondo provava profonda compassione, profondo amore per tutti gli schiavi infelici sui quali doveva compiere le sue crudeltà. Ma per, direi, abitudini sociali, faceva molte cose brutte agli schiavi. In questo modo diventava corresponsabile, mentre il responsabile principale era naturalmente colui che era il padrone e proprietario degli schiavi.

Entrambe le individualità tornarono nel Medioevo, questa volta come coppia sposata. L’ex proprietario degli schiavi tornò in un’incarnazione maschile, il sorvegliante degli schiavi in una femminile. Quest’uomo nel Medioevo, che era la reincarnazione dell’ex proprietario degli schiavi, aveva una posizione non proprio piacevole in una sorta di comunità rurale. Era in un certo senso una specie di poliziotto. Tutto ciò che accadeva in quella comunità veniva scaricato sulla sua gobba. Si trovava in una situazione davvero molto brutta.

E se si approfondisce il perché, si arriva alla seguente conclusione: questi abitanti del villaggio erano in gran parte gli schiavi che lui aveva posseduto in passato e che aveva fatto trattare in quel modo dal suo sorvegliante. Karmicamente, ora si era verificata questa situazione: colui che era il proprietario era diventato un funzionario di grado superiore, ma era diventato il boia del villaggio, su cui veniva scaricato tutto, e quindi anche su sua moglie. Ma allo stesso tempo, poiché questa moglie soffriva tutto ciò che gli schiavi, trasformati in membri della comunità del villaggio, scaricavano sul marito, il karma si compiva anche tra questa moglie, che in passato era il sorvegliante degli schiavi, e il proprietario degli schiavi. Il legame tra i due si sciolse.

I legami tra questi due erano sciolti, ma non ancora tra questo sorvegliante degli schiavi, che ora era apparso in incarnazione femminile, e la comunità del villaggio. Questi si riunirono nuovamente nel XIX secolo. L’ex sorvegliante degli schiavi, che in un certo senso aveva sistemato il suo rapporto con il suo ex padrone, apparve come il grande pedagogo Pestalozzi, e quelli che erano stati suoi schiavi apparvero come coloro ai quali egli ora, in qualità di pedagogo, faceva del bene.

Sì, è proprio così. Queste cose non devono essere viste solo con il freddo intelletto, ma con il cuore, con il sentimento e con l’amore, ma in modo tale che il sentimento, il cuore e l’amore diventino chiari e luminosi come altrimenti è solo l’intelletto, e possa svilupparsi una conoscenza reale. L’intelletto può sviluppare solo le immagini della natura esterna, e se si crede di arrivare a qualcosa di diverso dall’immagine della natura, ci si sbaglia. Questo qualcosa di diverso lo si può avere solo quando il cuore, il sentimento e l’amore diventano forze conoscitive.

Solo riportandosi indietro nell’evoluzione karmica nel modo indicato si giunge gradualmente a comprendere come agisce il karma. Ma allora tutta l’anima deve partecipare. Per questo ciò che emerge da tali discussioni sul karma deve afferrare l’intero essere umano.

Vedete, queste cose devono avvenire affinché l’anima si integri profondamente nel movimento antroposofico. Recentemente sono stato davvero profondamente afferrato. Ho dovuto recitare a Dornach ciò che vi ho raccontato ora su Pestalozzi, e poi ho avuto l’occasione di visitare un’autorità di Basilea insieme a un altro membro della Presidenza di Dornach. Nella sala d’attesa c’era un quadro, il quadro famoso, che anche l’altra persona che era con me aveva già visto molte volte: Pestalozzi con i bambini. Ma questo amico della Presidenza esoterica di Dornach rimase profondamente colpito da questo quadro e disse: se si guarda l’immagine, che è tratta dall’essenza di Pestalozzi, la situazione non avrebbe potuto svolgersi diversamente da come è rappresentata dall’antroposofia.

Vedete, sono proprio queste le cose che dovrebbero esserci più spesso, che potrebbero davvero portare nell’esperienza immediata ciò che proviene dalle intuizioni antroposofiche. Per questo motivo le discussioni sul karma, che ho potuto tenere tra voi con mia grande soddisfazione, non possono pretendere di essere comprese solo in modo intellettualistico; ma tutto ciò che è stato discusso in questi otto giorni non fa appello solo al vostro intelletto, bensì anche al vostro cuore, al vostro intero animo. E solo quando riassumerete ciò che ho detto sulla reincarnazione delle personalità storiche, sulla considerazione del karma individuale, sull’influenza del sonno e della veglia nello sviluppo del karma, e lo lascerete agire nel vostro cuore e nella vostra anima, allora da queste considerazioni potrà scaturire una comprensione completa degli effetti del karma nelle singole personalità umane.

Questo inserire nell’intero essere umano ciò che oggi si tende a considerare solo intellettualistico è l’unica cosa che può aiutare la nostra civiltà in declino. Cosa dice oggi l’orientale dell’uomo occidentale? L’orientale oggi non ha una spiritualità che possiamo semplicemente fare nostra, ma una spiritualità che nei tempi antichi guardava davvero in profondità nel mondo spirituale. Ne ha solo tracce, ma nella sua anima ha ancora il sentimento di ciò che un tempo era presente in Oriente: una convivenza con lo spirito che vive in tutte le cose. Questo lo possiede chi non è immerso nel materialismo.

Uno di questi orientali, che aveva un sentimento proprio per l’essenziale della spiritualità che vive nella saggezza orientale, guardando la civiltà occidentale disse: «Che cosa c’è di peculiare in essa? È peculiare il fatto che abbia solo una facciata e non fondamenta. La facciata sorge direttamente sul terreno, mancano le fondamenta». E continua dicendo: «Sì, l’uomo occidentale, in tutto ciò che appartiene alla sua civiltà, in quasi tutto, parte dall’Io, dall’Io racchiuso in una sola vita terrena, da ciò che agisce in modo tale che, così come lo percepiamo, non è realtà. Questo è realtà solo quando esce da sé stesso e conduce alle vite terrene successive».

L’orientale vede il permanere in vite terrene successive come le fondamenta e il rimanere nell’Io, racchiuso tra la nascita e la morte, come la facciata. Non abbiamo visto oggi che l’uomo, quando guarda nel mondo spirituale, guarda di nuovo al passato? Quando guarda di nuovo all’evoluzione karmica in senso magico, deve basarsi sul punto di vista delle vite terrene che si susseguono. Lì l’Io si amplia, lì l’Io non è più egoistico. L’orientale dice che l’europeo può trovare l’Io solo entro la nascita e la morte; questo è ciò che egli chiama l’egoismo degli europei.

Per questo dice: l’europeo, e in generale la civiltà occidentale, ha una facciata e non ha fondamenta, e se continua così, se la civiltà occidentale rimane solo all’Io che vive tra la nascita e la morte, allora un giorno potrebbe verificarsi la situazione che, poiché la facciata non ha fondamenta, le singole pietre della facciata cadono. In realtà, in molte anime degli orientali, poiché vivono molto nell’immaginazione, è sorta questa immagine delle pietre che cadono dalla facciata che non ha fondamenta.

Proprio la comprensione di cose come quelle che abbiamo considerato in questi giorni qui ridà fondamenta, conduce oltre la mera facciata. Guardare al karma che conduce da una vita terrena all’altra porta l’uomo fuori dalla sua attività limitata, ristretta, che si protende solo in una vita terrena. Oggi, che devo tenere l’ultima conferenza tra voi, vorrei porre davanti alla vostra anima questa visione del compito storico-culturale dell’antroposofia. Se essa, continuando ad agire nelle vostre anime, vi aprirà molte cose, allora queste anime contribuiranno a gettare le fondamenta per una facciata autentica, intrinsecamente autentica e solida della civiltà occidentale.

L’orientale ha sempre bisogno di aggiungere qualcosa quando dice qualcosa come quello che vi ho detto. In realtà non ho nulla da aggiungere: le cose sono già state dette molte volte dagli orientali. Quando l’orientale dice una frase del genere, intende dire: l’Occidente si è allontanato troppo dallo spirito, non riesce più a trovare le fondamenta; l’Oriente deve aggiungere ciò che ha ancora dai tempi antichi affinché la civiltà terrena non vada completamente in rovina.

Saranno proprio gli sforzi come quelli dell’antroposofia a determinare se questo terribile destino, che oggi tutti gli orientali illuminati profetizzano per la civiltà occidentale, potrà essere scongiurato. Occorre la buona volontà di penetrare nel mondo spirituale per riportare questo spirituale nei cuori e nelle menti degli uomini. Una comunità umana che si riunisce per compiere un tale lavoro spirituale, come avete fatto voi ora, ha quindi compreso la questione nel senso giusto solo se da essa nasce il compito di lavorare con tutta la forza della volontà a disposizione dell’anima affinché l’umanità possa nuovamente sperimentare lo spirituale.

E in queste conferenze mi è importato proprio questo orientamento verso l’esperienza spirituale con il sentimento, quindi verso il morale-comprensivo. Per questo ho voluto riempire proprio così le ore in cui abbiamo potuto stare ancora una volta insieme. Ma l’antroposofia dovrebbe prendere sul serio lo spirituale in ogni momento, in ogni istante, non solo in ogni ora. Dovrebbe quindi anche rendere vera la frase: quando siamo insieme nello spazio, siamo fisicamente insieme, ma poiché vediamo attraverso lo spirituale, sappiamo che siamo insieme anche quando ci separiamo fisicamente.

Per questo oggi, sapendo che alcuni devono già tornare indietro, già dopo questa conferenza, vi saluto dicendo: vogliamo essere veri antroposofi rimanendo uniti nelle anime attraverso lo spirito che ci rende vivi dalla nostra concezione del mondo, anche quando siamo separati nello spazio. Salutiamo noi che ora ripartiamo i nostri amici del ramo di Breslavia dicendo loro: anche noi vogliamo ripensare a ciò che abbiamo potuto elaborare insieme a loro per la nostra anima e per le anime degli altri uomini. Vogliamo sentirci uniti a loro anche quando avremo lasciato questi luoghi e portiamo con noi la nostalgia che anche gli amici di Breslavia pensino a coloro che hanno potuto soggiornare tra loro in questo periodo con profonda soddisfazione.


In memoria di Frater Stefano Ravaglia

anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.

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