Vorrei iniziare oggi queste conferenze per i membri spiegandovi come l’Antroposofia, semplicemente portando le sue intuizioni all’uomo, elevi l’intera coscienza umana dalla pesantezza terrena. Oggi, infatti, quasi nessun uomo che vive nella civiltà generale è in grado di pensare diversamente dal fatto che, con la sua vita terrena tra la nascita e la morte, egli appartenga anche alla Terra. Tutto il resto, l’appartenenza a un mondo spirituale, è per lo più solo una fede, un presentimento e simili. Una comprensione dell’appartenenza dell’uomo a qualcosa di diverso da ciò che è sulla Terra è in realtà quasi impossibile per l’uomo di oggi, che deve attingere la sua educazione, tutta la sua formazione, dalla civiltà odierna.
Eppure proprio questa convinzione di avere a che fare solo con le condizioni terrene quando si parla dell’uomo è il grande errore della nostra civiltà, di tutta la nostra vita spirituale contemporanea, direi addirittura di tutto il mondo occidentale e mediano. Solo l’Oriente ha conservato una coscienza, anche se decadente, dell’appartenenza dell’uomo alle potenze e alle forze sovrasensibili che circondano la Terra. L’uomo nell’antichità sentiva la sua esistenza umana dipendere dalle stelle, così come si sentiva dipendere dalle piante e dagli animali che crescono e vagano sulla Terra. Nell’antichità si sapeva che la Luna non era solo un corpo fisico che fluttuava nello spazio terrestre. Oggi non ci si preoccupa di molto di più: al massimo si studia se vi siano o meno dei rilievi o dell’acqua e si formulano ipotesi al riguardo. Ma non ci si preoccupa di nient’altro riguardo alla Luna, che è il corpo celeste più vicino a noi, figuriamoci degli altri corpi celesti, che vengono studiati solo in base ai loro rapporti fisici. In tempi antichi era completamente diverso. Allora l’uomo sapeva di dipendere dai corpi celesti, così come oggi si sa dipendente dalla Terra.
Voglio partire da qualcosa che ha un certo significato scientifico, che forse a molti non piace, ma che sarà qualcosa di semplice. Ho spesso sottolineato nelle conferenze antroposofiche che l’uomo, anche se studiato dal punto di vista puramente scientifico, nella sua vita terrena fornisce la prova che nella sua formazione entra qualcosa di extraterrestre. La scienza naturale crede che il primo germe sia il corpo più complesso che possa esistere sulla Terra. Si riflette sulla complessa struttura che può avere il germe. Si dice che ultimamente l’atomo sia diventato un essere meraviglioso, e ora anche la molecola! E poi qualcosa come una cellula, che è qualcosa di terribilmente complesso! Ma non è così nel caso del germe; in realtà il germe non si presenta affatto come un corpo complesso, ma come un caos. Tutta la struttura chimico-fisica si disgrega e, prima che possa nascere un essere vivente, il germe deve disgregarsi in polvere caotica. Proprio questo è il senso della fecondazione, che spinge il germe verso il caos, in modo che nell’organismo materno esista una materia completamente frammentata. Questo è il senso dei processi che avvengono nel corpo materno: che lì regni il caos totale.
Se avete un cristallo, il cosmo non può agire sul cristallo con i suoi bordi fissi; se avete una pianta, anche questa ha una forma fissa, quindi il cosmo non può agire su di essa; lo stesso vale per gli animali. Questo è il senso della fecondazione: che l’embrione diventi caos. Solo allora l’intero cosmo agisce dal suo ambiente su questo germe, e allora l’uomo viene realmente formato dal cosmo, in modo che in lui possa entrare il reale spirituale-animico che proviene dalla vita terrena passata.
Questo è qualcosa che, rispetto alle concezioni odierne, è un’assurdità; ma questa assurdità è la verità. Questo è l’aspetto terribile del nostro tempo: che bisogna dire assurdità rispetto alle opinioni comuni quando si dice la verità. Ora si può dire: questo risulta dalla visione occulta, ciò che tu sostieni; ma si può anche verificare? Si può verificare; possono farlo più persone di quanto si creda comunemente. Ma c’è anche una prova esteriore di questo fatto. Nel nostro istituto di ricerca biologica di Stoccarda abbiamo ottenuto una strana prova esteriore. Sono state condotte ricerche sulla funzione della milza.
Forse sapete che la milza è sempre stata considerata un organo molto problematico. Si racconta di un esame di laurea in cui il professore chiede al candidato: «Mi può dire qualcosa sulla milza?». Il candidato riflette e balbetta in modo pietoso: «L’ho dimenticato». Allora il professore dice: «Peccato! Nessuno lo ha mai saputo, lei era l’unico e se l’è dimenticato».
Ora ho indicato un certo metodo, tratto dalla Scienza dello Spirito, secondo il quale la dottoressa Kolisko ha studiato la funzione della milza. È ancora contestato, ma si affermerà, perché è davvero esatto. Ma ora è emerso qualcos’altro. Alcune cose bisogna farle non perché lo si vorrebbe fare con il cuore, ma perché altri utilizzano questi metodi. Così abbiamo deciso di asportare la milza ai conigli. Non si tratta di vivisezione, ma di una semplice operazione, e abbiamo fatto tutto il possibile affinché gli animali non soffrissero. Ma uno di questi conigli è morto perché ha preso freddo: dopo l’operazione non è stato portato in una stanza riscaldata.
Cosa ci si poteva aspettare? Avevamo asportato la milza, quindi nel punto in cui si trovava la milza era entrato qualcosa che era nell’organismo del coniglio ed era ora esposto al cosmo. Finché la milza era al suo posto, il cosmo non poteva fare nulla; se si asporta la milza, rimane solo la milza eterica. In questo modo la milza eterica si dispone in modo conforme all’influenza del cosmo. Cosa c’era da aspettarsi? Che nel punto in cui si trovava la milza si formasse qualcosa in forma cosmica, che si creasse un’imitazione del cosmico: come tale si forma una forma sferica. E così è stato. Quando abbiamo sezionato il coniglio, abbiamo trovato un corpo organico molto piccolo, di forma sferica, che si era formato successivamente per l’azione del cosmo, proprio secondo la concezione che l’uovo si presenti come un corpo caotico, dopo che era stata eliminata la condizione per cui agiva solo la Terra. Così il karma ha fatto sì che arrivassimo a una prova esteriore di ciò che deve essere affermato in un campo del tutto separato.
È proprio così che oggi l’uomo, sviluppando le proprie sensazioni dalla civiltà temporale, non può fare altro che limitarsi a ciò che appartiene alla civiltà terrestre e non rivolgere lo sguardo alle vastità del mondo.
Per poter proseguire con le mie spiegazioni, devo ora ricordarvi, come ho già fatto nel mio libro Scienza occulta, che la Luna attuale si è separata dalla Terra dopo essere stata in passato un corpo unico con essa. Questo è qualcosa che si può vedere, ma che è anche già riconosciuto dalla scienza naturale odierna. Soprattutto negli ultimi anni si è manifestato un movimento letterario che tiene conto di questo rapporto tra la Luna e la Terra, anche se in modo errato. Dobbiamo diventare coscienti che la Luna, così come appare oggi nel cielo, un tempo formava un’unità con la Terra, che è stata espulsa dalla Terra, se così posso dire, e che da un certo tempo orbita attorno alla Terra.
Devo ora segnalare un secondo fatto. Esso riguarda lo sviluppo animico-spirituale dell’uomo nell’esistenza terrena. Già una considerazione puramente esteriore di ciò che è stato realizzato dagli uomini sulla Terra mostra che un tempo esisteva qualcosa come una sorta di saggezza primordiale. Certamente non era data nelle forme intellettuali che oggi sono richieste; non era data in modo così astratto nel pensiero e così legato ai sensi come oggi si richiede. Era data in una forma più figurativa e poetica.
Della vera saggezza primordiale, che esisteva sulla Terra in un’epoca in cui non si scriveva ancora, non è rimasto nulla. Ciò che è rimasto sono le leggende, i miti, la meravigliosa letteratura dei Veda, la letteratura del Vedanta, gli scritti orientali. Chi si immerge in essi – e non come Deussen, che vede solo l’esteriorità ed è considerato un famoso traduttore – chi riesce davvero ad approfondire ciò che vi è contenuto, prova un profondo rispetto per l’infinita saggezza che vi è racchiusa, che si manifesta solo in forma poetica e figurativa. E ha la sensazione che dietro a ciò che non è stato detto e scritto abbia vissuto qualcosa di forse più grande e significativo: una saggezza primordiale.
Come viveva questa saggezza primordiale? Studiare come studiamo oggi, sedendoci, memorizzando libri e cose simili e gradualmente arrampicandoci verso la conoscenza, non era certo così che avveniva nella sfera della saggezza primordiale. Chiunque fosse giunto a una certa comprensione in quell’epoca sapeva cos’è l’ispirazione, sapeva leggere nel mondo – non nei libri – quando si metteva nello stato d’animo necessario. Sapeva che allora qualcosa sarebbe venuto su di lui, che sarebbe stato illuminato interiormente. Questo illuminarsi interiormente era considerato reale quanto oggi consideriamo reale la lettura nei libri.
L’uomo raggiungeva un rapporto con il mondo spirituale grazie al fatto che nei misteri antichi il sacerdote iniziatore lo portava a sperimentare l’illuminazione interiore. L’insegnamento nei misteri consisteva proprio nel portare l’uomo a imparare a sperimentare questa illuminazione interiore. Egli non era dell’opinione che qualcosa proveniente da un mondo fantastico lo illuminasse. Sarebbe stato più o meno come se oggi ascoltassimo qualcuno da dietro un paravento e non credessimo che fosse un essere umano a parlare, ma piuttosto che qualcosa di indefinito dietro il paravento ci sussurrasse qualcosa. Proprio come oggi non crederemmo, sentendo qualcosa parlare in modo indefinito, ma supporremmo piuttosto che dietro la nostra percezione vi fosse un essere, così chi raggiungeva l’illuminazione sapeva che sulla Terra esistono esseri che non si incarnano fisicamente, ma che, attraverso l’illuminazione, sono i grandi maestri dell’umanità.
L’uomo era cosciente: egli è in carne e sangue, cammina tra esseri umani che non sono in carne e sangue, ma che hanno un corpo eterico, che sono esseri eterici, che sono lì per dare l’illuminazione che era il contenuto della saggezza primordiale. Così si sapeva: la Terra non è popolata solo da esseri umani in carne e sangue, ma anche da altri esseri che hanno un corpo eterico.
Ora, quando si considera una cosa del genere, bisogna naturalmente liberarsi dal pregiudizio secondo cui l’umanità, così com’è ora, avrebbe vissuto sulla Terra fin dai tempi in cui esistono documenti scritti; prima di questo si pone l’indeterminato e poi, dopo aver attraversato questo indeterminato, si arriva alle scimmie antropomorfe o agli uomini-scimmia. In realtà è una visione molto buffa. Ciò che lo storico può dire vale per un paio di secoli: allora gli uomini erano simili a quelli di oggi, naturalmente non così intelligenti, ma comunque simili a quelli di oggi. Gli uomini sono diventati intelligenti come noi solo negli ultimi secoli; ma, a prescindere dalla nostra maggiore intelligenza, erano come noi oggi. Gli egizi erano superstiziosi, avevano mummie; ma per il resto li immaginiamo più o meno come gli uomini di oggi, a prescindere dall’intelligenza. Prima c’è un periodo di cui non sappiamo nulla. Ma dopo che questo periodo è durato a lungo, sono comparse le scimmie umane.
Vedete, questa è una visione dalla quale bisogna liberarsi. L’uomo ha popolato la Terra prima degli animali, solo in una forma diversa; è l’essere più antico. Potete leggerlo nella mia Scienza occulta. E così anche gli esseri umani che vivevano insieme agli antichi maestri originari, che non avevano ancora assunto corpi umani, che vivevano in corpi spirituali, sperimentarono che, con la separazione della Luna, che avevano vissuto in prima persona – noi stessi lo abbiamo vissuto – queste entità che vivevano tra loro come insegnanti primordiali si sono ritirate nel cosmo e da allora non abitano più la Terra, ma la Luna.
Quindi, in realtà, non solo la sostanza fisica della Luna, ma anche le entità che finora la abitavano spiritualmente devono essere considerate separate dalla Terra. Sì, è persino scientificamente provato che si può parlare di questi esseri che un tempo se ne sono andati – non sono soggetti alla nascita e alla morte come gli esseri umani – e vivono sulla Luna, mentre la Luna ha perso e trasformato da tempo la sua sostanza.
Avviene qualcosa di simile a quanto accade all’uomo. Pensate, infatti, che l’uomo in sette-otto anni sostituisce completamente la sua sostanza fisica. Se qualcuno crede che sia lo stesso corpo che sedeva lì alcuni anni fa, non è così. La sostanza fisica si è sostituita, l’animico-spirituale è rimasto. In questo senso la scienza naturale conosce già questo fatto, ma non vi presta attenzione.
Una volta, durante una conferenza, mi è stato chiesto: si dice che le api, come alveare, abbiano una certa relazione con il loro padrone, e che quando questi muore, se era molto affezionato alle sue api, l’alveare se ne accorga e spesso muoia anch’esso. Come è possibile? Le singole api non hanno certo la capacità di riconoscere gli esseri umani, e l’alveare non è altro che la somma delle singole api. Ma questo non è vero: l’alveare non è affatto la somma delle singole api.
Ho usato il seguente paragone: vent’anni fa c’erano due persone. Una è andata in America, l’altra è rimasta; la prima torna dall’America dopo quindici anni e riconosce il suo amico. Non importa affatto delle singole parti: della sostanza originaria non è rimasto nulla. Così non importa delle singole api, ma dell’intelligenza dell’alveare, che non è poi molto diversa da quella dell’uomo. Noi, come esseri umani, siamo anche qualcosa di diverso dalle nostre cellule, dai nostri singoli organi.
E così come di quegli amici che dieci anni fa hanno assistito alle mie conferenze non è rimasto nulla fisicamente, ma solo l’animico-spirituale, così anche della Luna non è rimasta nulla della sostanza che un tempo è uscita dalla Terra, che si è ripetutamente scambiata nel cosmo. In compenso, però, ci sono le entità. Ma come queste entità siano rimaste comunque efficaci per l’umanità terrestre, questo risulta molto chiaro da una vera contemplazione iniziatica. Lo si vede quando entriamo più nel dettaglio di ciò che chiamiamo karma.
Vorrei iniziare oggi e continuare queste considerazioni nelle prossime conferenze.
Quando incontriamo una persona, di solito non prestiamo sufficiente attenzione al modo in cui abbiamo orientato tutta la nostra vita terrena verso quell’incontro. E quando conosciamo una persona, incontriamo una duplice realtà. Prestate attenzione a questo e scoprirete che ciò che sto per raccontarvi è presente in qualche modo, più o meno attenuato.
Si impara a conoscere un altro. Spesso accade che con quest’altro, indipendentemente dal fatto che sia bello o brutto, intelligente o stupido, che sia in qualche modo, si instauri un legame intimo. Questo legame nasce dal nostro interno. Non prestiamo alcuna attenzione al suo aspetto esteriore: sentiamo un legame con lui. Questo è un caso estremo. L’altro tipo è questo: impariamo a conoscere una persona, non sentiamo questo legame interiore, ma cogliamo l’occasione per formarci un’impressione intellettuale o morale di lei. Possiamo descriverla bene. Parlare della prima persona, quando poi entriamo in una società che la conosce, è per noi qualcosa di spiacevole; abbiamo la sensazione che sia sgradevole. C’è qualcosa di interiore nel rapporto con lei.
Dell’altra persona possiamo dare una bella descrizione: possiamo dire se è intelligente o stupida, sappiamo descriverla fin nei minimi dettagli, persino il suo naso; ma viviamo senza partecipazione interiore. Ci sono conoscenze che facciamo e, appena le abbiamo fatte, ci capita di sognare quella persona, che non ci abbandona più nei nostri sogni. Possiamo imparare a conoscere un altro molto bene, stare insieme ogni giorno, e non avere nemmeno il minimo sogno. Il nostro interno non è così fortemente afferrato da farci sognare di lui.
Il caso di qualcuno che viva come Garibaldi, che sente il legame interiore anche quando non c’è alcuna relazione personale diretta, è raro; ma anche questo caso si verifica. Perché, nel caso di Garibaldi, è molto interessante il modo in cui ha trovato la sua prima moglie. Nel mondo esteriore era così poco presente che non aveva alcun interesse per le donne. Durante un viaggio in mare lungo la costa brasiliana puntò il cannocchiale verso la terraferma e vide una ragazza: in quel momento capì che doveva diventare sua moglie. Si precipitò a terra con la sua nave, dove trovò un uomo che lo accolse cordialmente e gli chiese se volesse pranzare con lui. Garibaldi accettò. Era il padre della ragazza che aveva visto sulla terraferma. Prima ancora che fosse servito il pranzo, le disse – lui parlava solo italiano e lei solo portoghese – che doveva diventare sua per tutta la vita. Lei capì comunque, e nacque uno dei rapporti più belli che si possano immaginare.
In questo caso estremo si vede che c’era qualcosa di simile a un rapporto karmico. C’era qualcosa di eroico nel comportamento della donna, nel modo in cui si comportava. Lo accompagnò nelle sue lotte in Sud America e, quando giunse la notizia che era caduto in battaglia, andò a cercarlo sul campo di battaglia. In quella situazione diede alla luce suo figlio. Per riscaldarlo, dovette legarlo al collo.
Attraverso esperienze come queste, Garibaldi crebbe nella vita. La donna morì ed egli ne sposò un’altra. Si avvicinò a lei in modo molto borghese, ma questo matrimonio durò solo un giorno.
Sono cose che ci mettono di fronte al karma e che, se le consideriamo attentamente, ci mostrano che l’uomo può comportarsi in questo duplice modo nei confronti degli altri in relazione al karma. I rapporti karmici sono completamente diversi quando l’uomo sente l’interconnessione interiore, rispetto a quando può descrivere l’altro solo esteriormente.
Ora, proprio quando si osservano tali esperienze karmiche, come questa conoscenza di un altro essere umano, dove la bellezza o la bruttezza non hanno alcuna importanza, ma dove dall’interno scaturisce l’impulso dell’appartenenza, si viene richiamati all’influsso di quelle entità che ho descritto come maestri primordiali, che sono ancora oggi attive, ma dall’esterno, dal cosmo. Tali rapporti interessano soprattutto questi esseri lunari, e attraverso tali rapporti, e al di là di essi, essi partecipano intimamente allo sviluppo dell’umanità terrestre.
E come esistono esseri lunari, esistono anche esseri solari che hanno un nesso con il Sole. Lo stesso vale per quei rapporti in cui possiamo descrivere gli altri esseri umani in modo più esteriore. Le entità solari sono interessate a ciò che viene tessuto dall’anima umana all’anima umana.
Se consideriamo i rapporti puramente umani, veniamo condotti dalla Terra prima al Sole e alla Luna. E qui si può dire: vi sono rapporti umani in cui vediamo l’influenza lunare e altri in cui vediamo l’influenza solare. E così si viene condotti di gradino in gradino: dalla Terra al cosmo.
Oggi abbiamo potuto solo iniziare questa riflessione; domani e nelle prossime conferenze la continueremo.
L’uomo deve la sua attuale vita terrena – sappiamo infatti che egli attraversa ripetute vite terrene – in parte al mondo esteriore, e precisamente al mondo esteriore in senso lato; non solo a ciò che è immediatamente sulla Terra, nei vari regni della natura che lo circondano, ma anche a ciò che gli proviene dagli astri, dalle vastità del cosmo. Ma questa è solo una parte del mondo al quale l’uomo deve la sua attuale vita terrena; egli la deve soprattutto all’altra parte, dalla quale però, in questa vita terrena, porta con sé solo interiormente i risultati, gli effetti; egli la deve alle sue precedenti vite terrene. Come sapete dalla letteratura antroposofica, noi dividiamo l’uomo in quattro membri. L’uomo si separa dal suo corpo fisico e dal suo corpo eterico ogni volta che entra nel sonno; si separa dal suo corpo fisico e dal suo corpo eterico con il suo corpo astrale e con il suo Io. Solo il nostro corpo fisico e il nostro corpo eterico devono tutta la loro essenza al mondo esteriore che ci circonda, visibile o invisibile come mondo eterico. Al contrario, ciò che l’uomo porta in sé nel suo corpo astrale e nel suo Io lo deve in realtà alla preesistenza, lo deve a ciò che ha vissuto con il mondo nelle vite terrene precedenti.
Ora, anche nel mondo fisico esteriore vi sono due porte – cominciamo oggi con questa considerazione cosmica per poi concludere con una considerazione puramente umana – nel mondo fisico vi sono, dico, due porte attraverso le quali la vita umana, nella sua totalità, si estende al di là di questo mondo fisico. E queste due porte sono, per noi abitanti della Terra, da un lato la Luna e dall’altro il Sole.
Vedete, miei cari amici, è così che la scienza esteriore odierna conosce davvero solo una minima parte dei corpi celesti extraterrestri. Essa conosce solo ciò che è fisico, ciò che si può determinare attraverso il calcolo o osservando con strumenti. Pensate solo a che cosa saprebbe della Terra un abitante di Marte se acquisisse le sue conoscenze sulla Terra allo stesso modo in cui gli abitanti della Terra acquisiscono quelle su Marte o addirittura su altre stelle. Egli saprebbe solo questo della Terra: che è un corpo luminoso e incandescente che irradia nello spazio cosmico la luce solare che gli viene riflessa. Forse formulerebbe ogni sorta di ipotesi sull’esistenza o meno di esseri sulla Terra, proprio come fa l’uomo per Marte e così via. Ma l’abitante della Terra sa naturalmente dalla Terra stessa che egli abita la Terra insieme a esseri simili a lui, con esseri di altri regni. Chi può attingere le sue conoscenze dai destini spirituali interiori dell’umanità terrestre giunge, proprio dai fondamenti spirituali, a una conoscenza più profonda di ciò che significano effettivamente gli altri corpi celesti, ad esempio la Luna e il Sole, entro il mondo.
Lasciamo dunque che la nostra anima accolga ciò che c’è da dire, in questo significato fisico-animico-spirituale, sull’esistenza lunare. Devo ricordare molte cose che potete leggere nel mio libro Scienza occulta in breve e in vari cicli di conferenze che sono stati stampati. Da ciò sappiamo che l’esistenza lunare era un tempo collegata all’esistenza terrestre. Anche la scienza esteriore, almeno nei suoi rappresentanti più importanti, ammette oggi che l’intero corpo fisico della Luna si è separato un tempo dalla Terra e ha scelto, per così dire, il proprio posto nello spazio cosmico. Ma la Scienza dello Spirito ci mostra che non solo la Luna fisica si è separata dalla Terra, ma che con essa si sono separate anche altre entità che un tempo abitavano la Terra insieme all’uomo, entità che erano certamente di natura molto più spirituale dell’uomo nel suo corpo fisico, ma che tuttavia avevano un intenso rapporto con l’uomo, anche se non nel modo in cui si mediano i rapporti umani attuali.
Chi studia il passato della Terra, forse inizialmente solo esteriormente, nelle sue manifestazioni spirituali, quando torna indietro nel tempo, ottiene, nelle diverse civiltà, un grande rispetto per ciò che un tempo esisteva sulla Terra in termini di civiltà. Tuttavia, per quanto intelligenti, nel senso attuale del termine, noi esseri umani ci riteniamo, i nostri antenati – cioè noi stessi nelle vite terrene precedenti – non erano certamente così intelligenti. Ma questi antenati sapevano di più. La conoscenza non si acquisisce solo con l’intelligenza. L’intelligenza proviene dall’intelletto, e l’intelletto è solo una capacità dell’uomo, anche se attualmente è considerata dalla scienza la più importante di tutte le capacità. Ma, alla fine, se guardiamo oggi al mondo così come si è sviluppato dal punto di vista morale e sociale, in particolare nel benedetto XX secolo, non abbiamo motivo di essere particolarmente orgogliosi della nostra cultura razionale. Questa cultura razionale si è sviluppata solo nel corso del tempo. E come già detto, se guardiamo solo alla storia esteriore e percepiamo ciò che proviene, ad esempio, dall’antico Oriente, allora possiamo provare un grande rispetto. Potremmo citare anche alcuni prodotti dei cosiddetti popoli selvaggi; ma restiamo ai prodotti dell’Oriente indiano, dell’Oriente persiano, e guardiamo a quanto di meraviglioso vi sia dietro tutto questo, nell’antica poesia, nella poesia vedica, nell’antica filosofia, nella filosofia vedanta, nella filosofia yoga. Se non ci si limita a un’osservazione superficiale, ma si lascia che tutto questo agisca su di noi con tutta la profondità che racchiude, allora si prova un rispetto sempre maggiore per ciò che i tempi antichi hanno prodotto, non attraverso la normale intelligenza, ma certamente in un altro modo. Ma lo hanno prodotto.
Ora, la Scienza dello Spirito ci mostra che in realtà ciò che è stato conservato attraverso documenti esteriori non è altro che il residuo di una meravigliosa saggezza primordiale dell’umanità, che si è manifestata in modo molto più poetico e artistico rispetto al nostro sapere odierno, ma che era comunque una meravigliosa saggezza primordiale dell’umanità. Gli esseri umani hanno ricevuto questa saggezza primordiale proprio attraverso esseri che vanno ben oltre la propria evoluzione umana sulla Terra. Il pensiero, il pensiero comprensivo, avviene attraverso il nostro corpo fisico. Questi esseri non avevano un corpo fisico; da qui deriva il fatto che essi hanno trasmesso all’umanità la loro conoscenza primordiale in modo più poetico e artistico.
Ma queste entità non sono rimaste sulla Terra; la maggior parte di esse abita oggi effettivamente nei corpi celesti lunari. Ciò che la scienza odierna può esplorare è solo l’aspetto esteriore della Luna. La Luna è il vettore di entità spirituali superiori che un tempo avevano il compito di ispirare l’umanità terrestre con la saggezza primordiale e che poi si sono ritirate e hanno dovuto fondare, per così dire, questa colonia lunare nell’universo. Già ciò che devo dire di queste entità, che oggi sono in realtà gli abitanti della Luna, ci mostra che il nostro passato umano è legato a queste entità. Nelle vite terrene precedenti eravamo compagni terrestri di queste entità. E il nostro legame con esse si manifesta subito quando guardiamo oltre ciò che la conoscenza esteriore e la vita esteriore possono dare all’uomo.
Se infatti guardiamo a tutto ciò che è determinante in noi, ma che non dipende dal nostro intelletto, bensì è in qualche modo connesso al nostro essere umano più profondo, al di là dell’intelletto, allora scopriamo che anche oggi questi esseri lunari, pur non avendo più la loro dimora sulla Terra, sono ancora legati al nostro essere interiore. Prima di scendere sulla Terra e ricevere un corpo fisico dai nostri antenati, noi eravamo, o meglio siamo, in un mondo spirituale, nell’esistenza preterrena. In questa esistenza preterrena abbiamo ancora oggi molto a che fare con questi antichi compagni della nostra esistenza terrena. Noi scendiamo, per così dire, dai mondi spirituali nella nostra esistenza terrestre passando attraverso la sfera della Luna, attraversando l’esistenza lunare. E così come un tempo questi esseri lunari erano profondamente determinanti per noi esseri umani sulla Terra, così oggi sono ancora determinanti per gli uomini terrestri, imprimendo nell’Io umano e nel corpo astrale umano ciò che poi si trasferisce nel corpo fisico quando l’uomo diventa un uomo fisico terrestre.
Non è vero che si possa decidere di essere un talento o un genio. Non si può nemmeno decidere di essere una brava persona. Eppure esistono talenti, esistono geni, esistono persone che sono buone per nascita, per così dire. Questo è qualcosa che l’intelletto non può produrre, che ha un nesso con l’essenza profonda dell’uomo, di cui egli porta con sé una buona parte quando, attraverso la nascita, entra nell’esistenza terrena da un’esistenza preterrena. Imprimere questo nel suo Io e nel suo corpo astrale, che poi entra nel suo sangue, nei suoi nervi come talento, come dote, come volontà al bene o al male, imprimere tutto questo in lui è il compito degli esseri lunari quando l’uomo attraversa la sfera lunare nella sua esistenza preterrena. E non solo quando, nelle note atmosfere poetiche, gli innamorati passeggiano al chiaro di luna, la Luna esercita un influsso su ciò che è più profondo nell’uomo, su ciò che tesse e vive al di sotto della coscienza, ma in tutto questo è efficace l’esistenza lunare, che proprio dalle profondità dell’uomo sale e lo rende, al di sotto del suo intelletto, ciò che egli è realmente nella vita terrena.
E così, ancora oggi, questi esseri lunari sono in nesso con il nostro passato, in quanto sono loro che, dopo la nostra precedente vita terrena, ci plasmano, per così dire, nell’esistenza preterrena, affinché possiamo apparire come questo determinato essere umano nell’esistenza terrena. Se guardiamo indietro alla nostra vita, là dove essa esce dal regno terrestre per entrare in quello spirituale, in quel mondo spirituale dal quale siamo poi determinati secondo le nostre capacità interiori, secondo il nostro temperamento, persino secondo l’essenza più intima del nostro carattere, se guardiamo indietro, troviamo nella Luna la porta che conduce dal mondo fisico a quello spirituale. È la porta attraverso la quale il passato entra nella nostra vita umana ed è ciò che ci dona effettivamente l’individualità, ciò che ci rende questo determinato individuo.
L’altra porta è il Sole. Ma non è al Sole che dobbiamo la nostra vita individuale. Il Sole non solo splende allo stesso modo sui buoni e sui cattivi, ma splende anche allo stesso modo sui geni e sugli stolti. Il Sole non conosce inizialmente nulla, per la vita terrestre, che abbia un nesso diretto con l’individualità. C’è una sola cosa che dal Sole ha un nesso con l’individualità terrestre, e ciò è potuto avvenire solo perché, in un determinato momento dell’evoluzione terrestre, un essere solare superiore, il Cristo, non è rimasto nel Sole, ma è disceso dal Sole sulla Terra, è diventato un uomo terrestre in un corpo umano e ha così unito il proprio destino cosmico al destino terrestre dell’umanità.
Diventando un essere terrestre da un essere solare, il Cristo ha ottenuto l’accesso alle singole individualità umane. Gli altri esseri solari, che sono rimasti nel Sole, non hanno accesso alle singole individualità umane, ma solo all’umanità in generale. Al Cristo è rimasto qualcosa di questo, ma qualcosa che è infinitamente benefico per la nostra umanità terrena: ciò che gli è rimasto è che la sua opera non conosce alcuna differenziazione umana. Il Cristo non è il Cristo di questa o quella nazione, non è il Cristo di questo o quel ceto, non è di questa o quella classe; il Cristo è il Cristo per tutti gli uomini, senza distinzione di classe, razza, nazione e così via. Il Cristo non è nemmeno il Cristo delle individualità, in quanto, nella sua efficacia, aiuta interiormente allo stesso modo il genio e lo stolto. L’impulso del Cristo ha accesso all’individualità dell’uomo, ed è proprio lui che deve agire nel profondo dell’anima se vuole avere efficacia nell’uomo. Non sono le forze dell’intelletto, ma le forze più profonde dell’anima e del cuore che devono accogliere l’impulso del Cristo; ma, quando esso viene accolto, non agisce nel senso dell’individuo umano, bensì nel senso dell’umanità in generale. Questo agire universalmente umano è proprio del Cristo, perché egli è un essere solare.
Ma vedete, guardando indietro e sentendoci legati, in questo guardare indietro, all’esistenza lunare, sappiamo che portiamo in noi qualcosa che non dobbiamo al presente, che è in realtà un pezzo di passato non solo terrestre, ma addirittura cosmico. Noi esseri umani, nella nostra attuale esistenza terrena, colleghiamo questo pezzo di passato al presente. Di solito non si pensa a tutto ciò che questo pezzo di passato racchiude in sé. Come esseri umani non saremmo molto se non avessimo questo passato dentro di noi. Ciò che acquisiamo immediatamente quando scendiamo dall’esistenza preterrena in quella terrestre ha in realtà qualcosa di automatico, l’automatismo del nostro corpo fisico e del nostro corpo eterico. Ciò che, in un certo modo, ci rende questo o quell’essere umano è intimamente connesso con il nostro passato e quindi con l’esistenza lunare.
Ma così come siamo legati al passato attraverso la nostra esistenza lunare, siamo legati al nostro futuro attraverso l’esistenza solare. Per la Luna, per così dire, in particolare anche in relazione agli esseri che si sono ritirati su di essa, noi eravamo maturi in tempi precedenti; per il Sole, che oggi impulsa solo l’umano in generale, diventeremo maturi solo in tempi molto più lontani, quando sarà avvenuta ancora molta evoluzione. Il Sole oggi può raggiungere solo il nostro esteriore; solo in tempi futuri potrà raggiungere la nostra individualità, il nostro interno. Quando la Terra non esisterà più come Terra, quando sarà passata a una metamorfosi completamente diversa, solo allora saremo maturi per l’esistenza solare. L’uomo è così orgoglioso del suo intelletto; ma l’intelletto, così com’è nell’umanità attuale, è un vero e proprio prodotto della Terra, perché è legato al cervello, e il cervello è ciò che di più fisico vi sia nell’uomo, anche se non lo si crede.
Il Sole ci strappa continuamente da questo legame con il terreno, perché in realtà il Sole non agisce sul nostro cervello. Se il Sole agisse sul nostro cervello, dal nostro cervello uscirebbero pensieri molto più intelligenti. Il Sole agisce in realtà sul nostro cuore, se consideriamo il fisico. E ciò che irradia dal cuore, miei cari amici, è l’azione solare. Attraverso il cervello gli uomini sono in realtà egoistici; attraverso il cuore diventano liberi dall’egoismo, vengono elevati all’umanità universale. Così, attraverso il Sole siamo in realtà più di quanto possiamo essere attraverso noi stessi nella nostra attuale esistenza terrena. Vorrei solo dire: il Cristo, quando riusciamo davvero ad avvicinarci a lui, poiché è un essere solare, ci dà più di quanto possiamo essere oggi come esseri umani.
Il Sole sta davvero nel cielo come un essere del futuro, mentre la Luna sta nel cielo come un essere del passato. È l’altra porta che conduce al mondo spirituale, è la porta che conduce al futuro. Infatti, così come siamo stati spinti, per così dire, nell’esistenza terrestre dagli esseri lunari e dalle forze lunari, così, alla morte, saremo spinti fuori dalle forze solari. Le forze solari sono in nesso con ciò che ancora non abbiamo superato in noi, ciò che gli dèi ci hanno dato, per così dire, affinché non ci atrofizziamo nella vita terrena, ma ci eleviamo al di sopra di noi stessi. E così la Luna e il Sole sono davvero le due porte che conducono dall’universo alla vita terrestre e da questa alla vita spirituale. La Luna è abitata da entità con cui un tempo eravamo collegati nel modo che ho descritto; il Sole è abitato da entità con cui, ad eccezione del Cristo, saremo collegati solo nel futuro della nostra esistenza cosmica. Il Cristo ci condurrà dai suoi ex compagni nel Sole; ma questo è certamente il mondo futuro per l’uomo.
E anche ciò che dal Sole agisce come mondo futuro dal mondo spirituale è altrettanto efficace sul nostro corpo fisico e sul nostro corpo eterico quanto ciò che dalla Luna agisce dal mondo spirituale. Consideriamo, ad esempio, il nostro temperamento. Nel nostro temperamento sono già presenti forze che agiscono sul corpo fisico, ma in particolare sul corpo eterico: esse regolano in noi l’interazione tra Sole e Luna. Chi ha un forte impulso melanconico nel proprio temperamento è fortemente influenzato dall’elemento lunare; chi ha una forte tendenza sanguinica nel proprio temperamento è fortemente influenzato dall’elemento solare. Chi ha in sé un equilibrio tra l’elemento solare e quello lunare, che si compensano, si neutralizzano, diventa flemmatico. Laddove il fisico si insinua in noi ed emerge animicamente, come nel temperamento, lì agiscono, in tutto l’essere che portiamo in noi come esseri umani, il solare e il lunare. Ma l’uomo vede inizialmente questo solare e lunare solo dove gli si presenta nella sua forma fisica esteriore, dove, per così dire, la Luna si annuncia attraverso il disco esteriore che gli appare, così come il Sole. Ma ci sono effetti che vanno ben oltre questo aspetto fisico; dobbiamo assolutamente parlare di una spiritualità della Luna e del Sole. E questo è davvero facile da capire.
Per chiarirvi questo, basta che guardiate un corpo umano. Questo corpo umano oggi non ha più in sé le stesse sostanze che aveva circa dieci anni fa. Esso respinge continuamente le sostanze fisiche esteriori e le sostituisce con altre nuove. Ciò che rimane è la forma spirituale, la figura dell’uomo: sono le forze interiori. Se dieci anni fa eravate seduti qui, la carne e il sangue che allora avevate in voi come sostanza materiale oggi non potete riportarli sulla stessa sedia: il fisico è in un flusso continuo dall’interno verso l’esterno, si respinge continuamente. Non sempre ci si pensa, ma almeno oggi lo si sa in relazione alla Terra. Che questo avvenga anche nell’universo, là fuori, non lo si sa nemmeno, perché gli uomini pensano: la stessa Luna che oggi splende è la stessa Luna che splendeva sull’antico Cesare o su Alcibiade o su Buddha. Spiritualmente sì, ma non nella materia fisica! E per quanto riguarda il Sole, i fisici, gli astrofisici calcolano quando sarà disperso nello spazio cosmico. Che si disperderà lo sanno bene, ma calcolano in milioni di anni.
Lo stesso risultato si otterrebbe se si facesse un calcolo simile riguardo all’uomo. Questi calcoli sono sicuramente corretti, non c’è nulla da obiettare, ma non sono veri. Sono del tutto corretti, ma stanno così: se oggi esaminate un cuore umano, poi lo esaminate di nuovo dopo cinque giorni e poi ancora dopo altri cinque giorni, potete dedurre dai piccoli cambiamenti com’era questo cuore trecento anni fa e come sarà tra trecento anni. Si ottiene qualcosa facendo questi calcoli; solo che, appunto, trecento anni fa non c’era e tra trecento anni non ci sarà più. Così oggi, con la “scienza” geologica, si può calcolare com’era la Terra venti milioni di anni fa. Così la gente calcola com’era; così oggi calcola come sarà tra venti milioni di anni. Il calcolo è del tutto corretto: la Terra era così secondo un calcolo del tutto corretto, e sarà così anche tra venti milioni di anni. Ma non era così venti milioni di anni fa, e non sarà così tra venti milioni di anni! I calcoli sono sicuramente corretti, ma non sono veri! Sì, nemmeno per i periodi di tempo più brevi nello spazio cosmico, là fuori, è diverso che per l’uomo. Anche se le sostanze minerali durano molto più a lungo delle forme delle sostanze nei corpi viventi, anche per le sostanze minerali il puramente fisico, il sostanzialmente fisico, è transitorio. E la Luna che oggi sta nel cielo non è più la stessa, nella sua composizione fisica, di quando splendeva su Cesare o su Alcibiade o sull’imperatore Augusto; perché la Luna ha cambiato la sua materia così come un corpo umano fisico cambia la sua materia. Ciò che rimane là fuori è proprio lo spirituale, così come nell’uomo ciò che rimane dalla nascita alla morte è lo spirituale, non la materia fisica.
Quindi, in realtà, si guarda il mondo in modo corretto solo quando lo si guarda in questo modo, dicendo dell’uomo: ciò che rimane tra la nascita e la morte è la sua anima. Ciò che rimane là fuori nei corpi del mondo sono le entità; lì c’è una molteplicità. Nell’uomo è un’unità, un’anima; là fuori è una molteplicità. E quando parliamo di Luna e Sole, dovremmo essere coscienti che, se vogliamo parlare della verità, dobbiamo parlare di ciò che esiste come essenze della Luna e come essenze del Sole: come essenze della Luna quelle che sono legate al nostro passato; come entità del Sole quelle che saranno collegate al nostro futuro. Ma qui esse agiscono nella nostra esistenza presente.
E ciò che esse provocano direttamente nell’uomo è ciò che chiamiamo karma: il tutto nella costruzione e nell’evoluzione del suo destino. Il destino dell’uomo è determinato dall’intreccio tra passato e futuro. E in questo intreccio del destino agiscono insieme le forze lunari e le forze solari, gli esseri lunari e gli esseri solari. Solo quando si riesce a collocare l’uomo in questo modo nell’insieme dell’universo si ottiene una base reale per una considerazione del karma umano, del destino umano.
Con tutta la buona volontà, non possiamo mai cambiare il passato. Pertanto, le forze lunari, agendo e intervenendo nel nostro essere umano, hanno qualcosa di inevitabile. Tutto ciò che proviene dalla Luna ha questo carattere di inevitabilità. Tutto ciò che proviene dal Sole e che indica il futuro ha qualcosa in cui la nostra volontà, anzi la nostra libertà, può intervenire. Così si potrebbe anche dire: se l’uomo vede davvero qualcosa di divino nel cosmo, non solo parlando in modo generico, entusiasta e confuso del divino nel mondo, ma se parla in modo specifico del divino che si manifesta nei singoli elementi dell’universo, nei corpi celesti, allora, per l’uomo, vorrei dire, nasce un linguaggio speciale, guardando ai corpi celesti con questa conoscenza del cuore e dell’uomo reale.
Che cosa succederebbe se un essere umano fosse davanti a noi con le sue mani, le sue braccia, la sua testa, il suo petto, le sue gambe e i suoi piedi, e noi, riferendoci ad esempio alle sue dita, rispondessimo alla domanda «Che cos’è?» con: «È umano!», indicando i suoi piedi: «È umano!», indicando il suo naso: «È umano!»? Se non facciamo alcuna distinzione, ma attribuiamo tutto solo con l’espressione generica «umano», cominciamo a nuotare nell’indeterminato. Allo stesso modo, vaghiamo nell’indeterminato quando fissiamo lo sguardo nell’universo, guardiamo il Sole, la Luna e le stelle e parliamo solo del divino in generale. Dobbiamo invece giungere a una visione determinata del divino.
Giungiamo a una visione determinata del divino quando, per esempio, conosciamo il profondo nesso della Luna con la nostra esistenza passata, anzi con il passato dell’intera Terra. Allora possiamo guardare verso la Luna e dire: tu, figlio del mondo della necessità, io sento – guardando in me stesso tutto ciò su cui non ho alcun potere – di essere intimamente legato a te, divino figlio del mondo. La nostra conoscenza della Luna diventa sentimento, perché tutto ciò che diventa percepibile per noi come necessità interiore ci diventa affine alla Luna.
E se sentiamo in modo corretto l’essere solare, non solo calcolandolo o osservandolo con strumenti, ma sentendolo come affine a tutto ciò che vive in noi come libertà, come ciò che attraverso noi stessi può realizzarsi nel futuro, allora sentiamo che esso è affine a tutto ciò che vive in noi come libertà, come ciò che attraverso noi stessi può realizzarsi nel futuro. E come ogni nuovo mattino, con la sua esistenza solare, ci chiama ad agire come esseri umani, così la notte ci accoglie con i nostri sogni, che ci mostrano ciò che siamo stati, ciò che vive e si muove in noi, ciò che è legato a noi come passato. La notte dominata dalla Luna ci mostra il nostro passato; ogni nuovo mattino con i suoi raggi solari ci indica ciò che può venire dalla nostra libertà. Così, in tutta la nostra esistenza nel mondo, il nostro essere umano è in nesso con l’esistenza solare e noi, rivolgendoci al Sole, possiamo sentire: o tu, figlio del mondo della libertà, ti sento affine a tutto ciò che in me dà alla mia essenza la libertà e la capacità di decidere per il futuro!
Con tali sentimenti ci ricollegheremmo alla saggezza istintiva dell’umanità primordiale. Infatti, ciò che dalle civiltà antichissime irradia in modo meravigliosamente poetico lo si comprende solo se ancora oggi si sente dentro di sé qualcosa di simile: il guardare alla Luna come alla necessità del passato, il guardare al Sole come alla libertà del futuro. E così, nel tessuto del nostro destino, necessità e libertà agiscono l’una sull’altra. Se parliamo in termini terrestri e umani, parliamo di necessità e libertà; se parliamo in termini celesti e cosmici, parliamo di esistenza lunare e solare.
E ora cerchiamo l’elemento lunare e l’elemento solare nel tessuto del nostro destino. Nella vita incontriamo un essere umano. Di solito ci accontentiamo di incontrare questa persona, perché non osserviamo molto della vita, ma la accettiamo in gran parte senza pensarci. Ma se si guarda più a fondo nella vita di un singolo essere umano, si scopre che quando due persone si incontrano nella vita i loro cammini sono stati davvero guidati in modo misterioso. Due persone che si incontrano, diciamo, una a venticinque anni e l’altra a vent’anni, possono guardare indietro a ciò che hanno vissuto finora e diventa loro davvero molto chiaro come, nel caso del ventenne, tutti i singoli fatti della sua vita, provenienti da un angolo del mondo completamente diverso, lo abbiano spinto proprio lì dove ha incontrato l’altra persona; che a sua volta può guardare indietro ai suoi venticinque anni, provenendo da un angolo completamente diverso, e incontra lui. E quanto dipende, nella formazione del nostro destino, dal fatto che persone che hanno il loro punto di partenza in due angoli diversi del mondo si incontrino poi come per una necessità davvero ferrea, che punta ovunque verso questo punto in cui si incontrano. Non si riesce nemmeno a cogliere, con l’occhio dell’anima, il miracolo che può svelarsi in tali considerazioni! La vita umana diventa povera se non la si considera in questo modo, e diventa infinitamente ricca se la si considera così.
Bisogna allora rendersi conto di come ci si debba dire, di fronte a una persona che si incontra apparentemente per caso, quando si osserva il modo in cui ci si comporta con lei: la si è cercata, cercata da quando si è entrati in questa esistenza terrestre; si potrebbe anche dire: prima, ma non voglio entrare ora in questo discorso. Basta solo considerare come non ci si sarebbe imbattuti in questa persona se, nella propria vita terrena passata, si fosse fatto solo un piccolo passo a sinistra o a destra e non si fosse andati dove si è andati. Come ho detto, queste considerazioni non vengono fatte; ma è una presunzione infinita da parte dell’uomo credere che ciò che non osserva non esista. Esiste e basta! Se si inizia a osservare, si svela da sé.
E ora si nota una differenza molto significativa tra tutto ciò che è avvenuto prima che due persone si incontrassero e il momento in cui si incontrano. Infatti, prima di incontrarsi, prima di trovarsi nella vita terrena, esse hanno agito l’una sull’altra senza sapere nulla l’una dell’altra. Ora, dopo essersi incontrate, agiscono l’una sull’altra sapendo l’una dell’altra. Ma qui inizia qualcosa di estremamente significativo. Naturalmente nella vita incontriamo molte persone alle quali non ci siamo avvicinati, per così dire. Non voglio dire che nella vita incontriamo molte persone di cui pensiamo che sarebbe stato meglio non incontrarle; non voglio dire questo. Ma incontriamo molte persone per le quali non possiamo affermare ciò che ho appena spiegato, cioè che ci siamo avvicinati a loro intenzionalmente.
Se si considera tutto ciò che ho detto alla luce della Scienza dello Spirito, si vede che tutto ciò che si svolge tra due persone prima che si conoscano nella vita terrena è determinato dall’elemento lunare, mentre tutto ciò che si svolge tra loro dopo che si sono conosciute è determinato dall’elemento solare. Pertanto, ciò che si svolge tra due persone prima che si conoscano può essere visto solo alla luce della necessità ferrea; ciò che si svolge dopo che si sono conosciute, alla luce della libertà, alla luce del comportamento reciproco libero. È infatti così che, quando conosciamo una persona, la nostra anima, nel subconscio, guarda indietro e avanti: indietro verso la Luna spirituale, avanti verso il Sole spirituale. E questo ha un nesso con il modo in cui il nostro karma, il nostro destino, viene effettivamente tessuto.
Oggi sono ancora pochissime le persone sensibili a queste cose. Ma proprio per questo, nella nostra epoca c’è tanta fermentazione, perché le capacità sensibili cominciano a svilupparsi per queste cose. Esse sono già presenti in numerose persone, solo che queste persone non lo sanno; le attribuiscono a ogni sorta di altre cose. In realtà, queste capacità sensibili vogliono emergere negli esseri umani, vogliono emergere in modo tale che gli esseri umani, quando si conoscono, osservino quanto devono alla necessità ferrea, al lunare, e quanto spetterà loro alla luce del Sole splendente, alla luce della libertà. Percepire il destino in questo modo è il destino stesso dell’umanità dal presente al futuro! Perché, quando si incontra un uomo nel mondo, si può distinguere chiaramente tra due tipi di comportamento nei suoi confronti: si giudica una persona in modo tale che tutto ciò che emerge in noi in relazione a lei proviene dalla volontà; si giudica un’altra persona in modo tale che tutto ciò che emerge nel nostro giudizio proviene più o meno dall’intelletto o dal senso estetico.
Pensate solo a quanto siano sottili le differenze nella conoscenza che gli esseri umani hanno di queste cose, già nella giovinezza, già nell’infanzia: forse amiamo una persona, o forse la odiamo. Se non si arriva a tale intensità, proviamo simpatia o antipatia per lei; ma non è qualcosa di profondo, la superiamo e lasciamo che ci superi. È innegabile che, per esempio, la maggior parte dei nostri insegnanti a scuola sia percepita in questo modo: noi li superiamo, loro superano noi. Fa parte della fortuna di una persona sperimentare qualcosa di diverso. Ma esiste un altro rapporto, già nell’infanzia: è quello che ci afferra interiormente, che ci fa dire: quell’uomo fa qualcosa che dobbiamo fare anche noi! In questo caso non giudichiamo l’uomo in modo tale da poterlo semplicemente lasciar passare. È il rapporto che egli ha con noi a farci scegliere quell’uomo come eroe, a farci seguire le sue orme sulla strada che porta all’Olimpo. In breve, ci sono persone che agiscono solo sull’intelletto, sulla simpatia e antipatia intellettuale, al massimo sull’estetica della simpatia e dell’antipatia; altre persone influenzano la nostra volontà.
Oppure, se consideriamo maggiormente l’altro lato della vita: non sapete forse tutti, miei cari amici, che nella vita incontriamo persone che, in determinate circostanze, possono persino avvicinarsi molto a noi attraverso rapporti esteriori, ma che è impossibile sognare? Non le sogniamo! E altre persone le incontriamo una sola volta: non riusciamo a togliercele dalla mente, le sogniamo per sempre. E se in questa vita terrena non ci è concesso di entrare in una relazione più intima con loro, dobbiamo semplicemente conservarla per altre vite terrene. Ma quella relazione con l’uomo è davvero più profonda quando, appena lo conosciamo, sogniamo subito di lui, piuttosto che quando conosciamo una persona di cui non riusciamo affatto a sognare.
Esiste anche un sogno ad occhi aperti. Questo sogno ad occhi aperti si svolge tuttavia, per la maggior parte delle persone, ancora oggi in modo piuttosto indefinito. Ma voi sapete bene che esistono anche persone iniziate che vivono la vita in modo diverso! Quando incontrano una persona che agisce sulla loro volontà, questa agisce anche sul loro linguaggio interiore. Non parla solo quando è di fronte a loro, ma parla attraverso di loro. Se si è iniziati ai segreti dell’esistenza del mondo, il rapporto dell’uomo si presenta come duplice: si incontrano persone che si ascoltano; poi le si lascia, e non è più necessario ascoltarle quando ci si allontana abbastanza da loro. Ma si incontrano anche altre persone che si ascoltano; poi ci si può allontanare da loro e allora parlano dal proprio interno: sono lì, parlano!
Ebbene, per l’iniziato è proprio come vi ho appena descritto: egli porta effettivamente dentro di sé, con tutte le sfumature della voce, le persone che agiscono su di lui in questo modo. Per gli altri, per le persone non iniziate, è più emotivo, più sensoriale, ma è comunque presente, molto forte nell’inconscio. Si può dire: qualcuno incontra una persona e poi incontra altre persone che la conoscono, e a seconda del modo in cui egli ha questo o quel modo di esprimersi, dice: «È un tipo fantastico!». Forse alcuni altri dicono anche: «Sì, è un tipo fantastico». Ciò significa che l’ha osservato e ha espresso un giudizio su di lui con l’intelletto.
Ma non ci comportiamo così con ogni persona, definendola un tipo fantastico o un idiota o cose simili; ci sono invece persone che determinano direttamente la nostra volontà, che, come vi ho spesso spiegato, conduce una sorta di esistenza dormiente in noi durante il resto della nostra veglia, verso la successione o la resistenza. Esse non parlano nelle persone non iniziate, ma vivono nella volontà. Che differenza c’è, in realtà? Ebbene, vedete, quando ci si avvicina a persone che non vivono nella nostra volontà, che non ci fanno sentire spinti a seguirle o a opporci alla loro volontà, ma che giudichiamo semplicemente, allora siamo poco legati a loro dal punto di vista karmico, abbiamo avuto poco a che fare con loro nelle vite terrene precedenti. Le persone che entrano nella nostra volontà, che ci seguono, che imprimono la loro figura nella nostra mente, che restano con noi, che sogniamo anche da svegli, sono quelle con cui abbiamo avuto molto a che fare nelle vite terrene passate. Sono le persone con cui siamo collegati, per così dire, cosmicamente attraverso la porta della Luna, mentre nella vita attuale siamo sempre collegati, per tutto ciò che non vive in noi con la necessità dell’esistenza lunare, attraverso l’esistenza solare.
E così si tesse il nostro destino. E così possiamo dire: l’uomo è un essere polare. Da un lato ha la sua esistenza isolata nella testa, che ha una grande autonomia. Questa esistenza nella testa si distingue in realtà continuamente dall’esistenza generale dell’uomo nel mondo, già dal punto di vista fisico: il cervello pesa in media millecinquecento grammi. Con un peso simile dovrebbe schiacciare tutte le vene che si trovano al di sotto. Pensate a millecinquecento grammi di peso sulle delicate vene! Ma non è così. Perché no? Perché è immerso nel liquido cerebrale. E se avete studiato fisica, sapete che ogni corpo immerso nell’acqua perde tanto del suo peso quanto il peso dell’acqua spostata: è il cosiddetto principio di Archimede. In realtà restano circa venti grammi; il resto non c’è, perché il cervello galleggia nel liquido cerebrale. Quindi, in verità, il nostro cervello nel corpo umano è tirato verso il basso solo da circa venti grammi, non dai suoi millecinquecento grammi. Il cervello è isolato, ha una sua esistenza, ha una sua esistenza anche rispetto a molte altre cose.
Il cervello è davvero così: quando andiamo in giro per il mondo, è come un uomo seduto nella sua auto. L’uomo non si muove nell’auto: è l’auto che si muove e lui sta fermo. È proprio così. Il cervello, in quanto sede del nostro intelletto, ha un’esistenza isolata. Ecco perché l’intelletto è in realtà così indipendente dalla nostra individualità. Non abbiamo tutti un intelletto proprio. Se avessimo tutti un intelletto proprio, potremmo comunicare molto male! Possiamo comunicare solo perché tutti abbiamo lo stesso intelletto, anche se in misura maggiore o minore – si tratta quindi di differenze di grado –, ma l’intelletto ha qualcosa di generale. Per questo gli esseri umani comunicano attraverso l’intelletto, che è indipendente dalle nostre qualità. E ciò che nel destino umano si manifesta come immediatamente presente, quindi anche l’incontro tra due persone, agisce sull’intelletto e sugli impulsi emotivi che si collegano all’intelletto. Parliamo del «bell’uomo» di cui non ci interessa nulla se non che agisce sul nostro intelletto.
Tutto ciò che non è karmico in noi agisce sul nostro intelletto; tutto ciò che è karmico in noi, ciò che ci lega come esseri umani nel senso di ciò che abbiamo vissuto con le individualità umane che incontriamo nei corpi, agisce attraverso la nostra volontà, agisce attraverso le profondità dell’essere umano che sono nella volontà. Ed è proprio così: prima di incontrare faccia a faccia un essere umano con cui siamo legati karmicamente nella vita, agisce la volontà. La volontà non è sempre illuminata dall’intelletto. Pensate solo a quanta oscurità agisca nella volontà! La più oscura è ciò che porta il karma, che unisce due persone, così che poi, dal modo in cui viene colta la loro volontà, esse si rendono conto che lì agisce il karma. Nel momento in cui si conoscono faccia a faccia, inizia ad agire l’intelletto. E ciò che viene poi tessuto dall’intelletto può essere di nuovo la base per un karma successivo. Ma si può già dire: in sostanza il karma – in sostanza, non completamente – ha avuto effetto su due persone che sono legate karmicamente quando si sono incontrate. Solo ciò che poi fanno come continuazione dell’inconscio continua ad agire nel senso del karma. Ma poi nel destino si intreccia molto, moltissimo, che agisce solo sull’intelletto e sulle sue simpatie e antipatie. E qui il passato e il futuro, l’esistenza lunare e l’esistenza solare, si intrecciano: il filo del karma che arriva dal passato si intreccia con il filo che arriva dal futuro.
Possiamo guardare con estrema precisione nell’esistenza del mondo. Infatti, quando guardiamo fuori e vediamo sorgere il Sole al mattino, quando guardiamo la Luna di notte, in questa reciproca interazione che abbiamo intuito abbiamo innanzitutto un’immagine di come, nella nostra natura umana, la necessità e la libertà interagiscano nel destino. E quando abbiamo un’idea reale di questa interazione tra necessità e libertà nel destino umano, e guardiamo indietro con questa conoscenza, allora il Sole e la Luna iniziano a svelarci la loro spiritualità. E allora non parliamo più come il fisico ingenuo che, guardando la Luna, dice: «Riflette la luce del Sole», ma allora, rendendoci conto di questo riflesso della luce lunare, che è la stessa cosa della luce solare, parliamo del tessuto e della pioggia del destino cosmico.
E allora impariamo a conoscere il destino cosmico attraverso il nostro destino umano! Solo allora intrecciamo veramente la nostra esistenza umana con l’esistenza cosmica. E così l’uomo deve crescere nuovamente in un sentirsi nel cosmo. Come il dito dell’uomo è ciò che è solo finché è nel corpo umano – se lo si taglia, non è più un dito, ha un’esistenza di dito solo finché è nel corpo umano – allo stesso modo l’uomo ha un’esistenza solo in quanto è un pezzo del cosmo. Solo che l’uomo è presuntuoso; e il dito sarebbe probabilmente più modesto se avesse la stessa coscienza dell’uomo. Ma forse non sarebbe più modesto se potesse sempre staccarsi e passeggiare sull’uomo: solo che dovrebbe rimanere nella sfera dell’uomo per rimanere un dito! E l’uomo, così com’è un uomo terrestre, deve rimanere nella sfera della Terra per essere uomo. Egli è qualcosa di completamente diverso, è nella sua essenza eterna quando è al di fuori della sfera terrestre, nell’esistenza preterrena, nell’esistenza post-terrena. Ma anche queste le conosciamo solo quando impariamo a conoscere noi stessi come membri dell’universo.
Non possiamo farlo semplicemente fantasticando sul nostro nesso con l’universo, ma possiamo farlo solo se, come è successo oggi, impariamo gradualmente a immedesimarci nelle singole forme concrete dell’universo. Allora sentiamo come il nostro destino sia davvero un’immagine del mondo stellare, del solare e del lunare. Allora impariamo a guardare fuori nell’universo e impariamo a leggere la nostra vita umana dalla vita del grande universo. E impariamo anche a guardare dentro la nostra anima e impariamo a comprendere il mondo dalla nostra anima. Perché nessuno comprende la Luna se non comprende la necessità nel destino umano; nessuno comprende il Sole se non comprende la libertà nell’essere umano. Così le cose sono legate tra loro dalla necessità e dalla libertà.
Che ciò che in questo modo può entrare nei nostri cuori, nelle nostre menti come una visione veramente esoterica, possa vivere in futuro in modo ancora più efficace nel mondo: è ciò che abbiamo cercato di dare con il Convegno di Natale al Goetheanum. E spero che ciò che si è svolto in questo Convegno di Natale entri sempre più nella coscienza dei nostri amici, dei nostri cari membri. E in questo senso vorrei richiamare in particolare l’attenzione sul fatto che ora ogni membro può ricevere il bollettino informativo intitolato «Was in der Anthroposophischen Gesellschaft avvenire» (Cosa avviene nella Società Antroposofica), che viene pubblicato ogni settimana dal nostro Convegno di Natale. Attraverso questo bollettino e attraverso molte altre cose che si stanno sviluppando nella Società Antroposofica, in futuro questa Società Antroposofica potrà davvero partecipare a quella vita vivente che può scaturire dall’antroposofia.
L’isolamento delle nostre sezioni dovrà cessare. In questo modo la Società Antroposofica diventerà un tutto: chi fa parte di un ramo antroposofico in Nuova Zelanda saprà che cosa avviene in un ramo antroposofico a Berna o a Vienna; chi fa parte di un ramo antroposofico a Berna saprà che cosa avviene in Nuova Zelanda o a New York o a Vienna. Ci sarà una possibilità per questo. E tra le molte cose che realizzeremo, o almeno tra le molteplici cose che vogliamo realizzare in seguito a questo Convegno di Natale, ci sarà proprio questa: che in questo bollettino informativo vi sarà effettivamente un organo di mediazione per tutto ciò che avviene nel mondo antroposofico. Basterà dare un’occhiata a questo bollettino per capire che cosa si deve fare per farlo prosperare.
Mentre sto parlando, proprio ora a Dornach viene pubblicato il terzo numero di questo bollettino, nel quale ho spiegato come ogni singolo membro può contribuire affinché questo bollettino sia davvero un riflesso fedele dell’opera antroposofica nel movimento antroposofico. Solo perché credo che la vita nella Società Antroposofica debba diventare più vivace di quanto non sia stata finora, solo perché credo che a tal fine sia necessario coltivare davvero più antroposofia nella Società Antroposofica di quanto non sia stato fatto finora – non intendo dire più materia, ma più intensità, entusiasmo e amore –, per questo motivo ho deciso, pur avendo pieno diritto, secondo le consuetudini del mondo, di andare in pensione – è infatti l’età in cui si fa –, ho deciso di ricominciare. Dopo aver già ceduto nel 1912 la direzione personale della Società Antroposofica, ho deciso di ricominciare e di immaginare di essere di nuovo giovane e di poter agire.
E vorrei che fosse compreso in questo senso, miei cari amici, che vorrei nascesse un certo interesse per una vita più vivace nella Società Antroposofica. Questo è ciò che desidero – potete leggerlo nel «Goetheanum» e nel bollettino informativo, coloro che non erano a Dornach –: che da ciò che è accaduto al Convegno di Natale, come parola spirituale, possa davvero giungere qualcosa a ogni singolo membro. E così si otterrà che torni una vera vita esoterica. Perché è per questo che a Natale è stata fondata la Libera Università della Scienza dello Spirito: affinché torni una vita esoterica nella nostra Società Antroposofica. Questo potrà avvenire.
Ho voluto dire le parole che vi ho rivolto oggi, miei cari amici, proprio in questo modo, affinché esprimessero allo stesso tempo: che una tale vita esoterica possa tornare a regnare tra noi, nel modo in cui vi sarà detto sempre più chiaramente e come potrà poi essere realizzata attraverso ciò che in futuro potrà emanare da Dornach, luogo della Società generale fondata a Natale. Possa la cara comunità di questo ramo bernese contribuire molto a ciò che vorremmo realizzare da Dornach per il movimento antroposofico, secondo le forze che abbiamo.
Ieri ho iniziato a indicare alcuni punti di vista sulla comprensione del destino umano e ho spiegato come il presentimento del dominio del destino possa sorgere nell’uomo quando nella sua vita intervengono esperienze significative. E ho detto: supponiamo di incontrare un altro essere umano in una certa età; supponiamo di incontrarlo in modo tale che il destino futuro dei due esseri umani che si incontrano si svolga insieme, ma che anche tutta la vita che hanno vissuto fino a quel momento cambi in modo radicale. Se si verifica un evento del genere, sarebbe assurdo pensare che tutto ciò che l’uomo ha vissuto prima sulla Terra non abbia alcuna relazione con questo evento. Ma non è così. Infatti, osservando con occhio imparziale il passato, è chiaro che quasi ogni passo che abbiamo compiuto nella vita era un passo in direzione di quell’esperienza. Possiamo guardare indietro fino all’infanzia e vedremo sempre che le azioni che abbiamo compiuto in un momento lontano da quell’esperienza, tutto il percorso di vita che abbiamo intrapreso, hanno la stessa direzione di quell’evento, come se avessimo intrapreso consapevolmente e deliberatamente questo percorso. È proprio una tale considerazione che è adatta a richiamare l’attenzione dell’uomo, sempre di nuovo, su ciò che nell’Antroposofia dobbiamo chiamare nessi karmici.
Ho poi sottolineato anche come gli incontri con le persone si presentino in modi diversi e vi ho citato due casi estremi: incontriamo una persona, si instaura un rapporto di vita con lei, indipendentemente dal modo in cui essa si presenta esteriormente alla nostra percezione sensoriale, al nostro senso estetico. Non ci interessiamo delle sue caratteristiche particolari. È qualcosa che sale dal nostro interno e ci spinge verso di lui. Incontriamo altre persone, dicevo, verso le quali non proviamo un tale impulso interiore. Prestiamo maggiore attenzione alle caratteristiche che ci mostrano dall’esterno, che infondono nei nostri sensi, nella nostra capacità di immaginazione, nel nostro senso estetico. Questo arriva fino ai sogni. Incontriamo persone del primo tipo e ce ne occupiamo subito quando di notte, oltre al corpo fisico e al corpo eterico, siamo nell’Io e nel corpo astrale: sorgono sogni su di loro. Questi sono proprio un segno che interiormente abbiamo smosso qualcosa in noi durante l’incontro. Incontriamo altre persone, ma non possiamo sognarle perché non ci scuotono, perché nulla sale in noi. Forse viviamo molto vicini a loro, ma non le sogniamo perché non scuotono nulla in noi che possa occupare il nostro corpo astrale e l’organizzazione dell’Io.
Ciò che abbiamo davanti lo abbiamo poi messo in relazione con le forze con cui l’uomo è in nesso al di fuori dell’essere terrestre, di cui la concezione del mondo odierna tiene poco conto: con le forze che agiscono sulla Terra dall’ambiente, dall’extraterrestre. E abbiamo sottolineato che l’uomo deve mettere in nesso le forze che agiscono dalle entità lunari spirituali con tutto ciò che per lui è passato. Sì, miei cari amici, è passato per noi quando ci avviciniamo a un essere umano e subito qualcosa sale in noi che ci spinge verso di lui.
Ma come queste cose siano collegate tra loro diventa chiaro solo quando, al posto della contemplazione esteriore e intuitiva, subentra la scienza iniziatica, quella scienza iniziatica che può davvero svelare i nessi interiori. L’iniziato, davanti al quale il mondo spirituale è aperto, ha queste due esperienze di cui ho parlato in un senso molto più intenso di quanto possa averle la coscienza ordinaria. Nel primo caso, quando la coscienza ordinaria ha questo risvegliarsi interiore, l’iniziato, quando incontra l’altro essere umano, sperimenta che effettivamente si presenta un’immagine o anche una serie di immagini, immagini molto significative, che sono emerse dal suo intimo. È come se queste immagini emergessero dal suo intimo, come quando si ha davanti un testo scritto e se ne può leggere il significato. Così diventa chiara l’esperienza che si ha di queste immagini: l’immagine che emerge dentro di sé, che viene dal proprio intimo, la si vive come un’unione interiore con l’immagine, come se il pittore dipingesse un quadro e non fosse davanti al quadro, davanti alla tela, ma fosse nella tela stessa, seguendo ogni colore e vivendo interiormente ogni colore.
Così si vive e si sa che l’immagine che emerge ha qualcosa a che fare con la persona che si è incontrata nella vita. E attraverso un’esperienza simile a quella che si prova quando si incontra una persona dopo anni – cosa che si sperimenta continuamente – si riconosce nella persona che sta fisicamente davanti a noi la ripetizione di ciò che sorge interiormente in noi. Confrontando l’immagine che sorge interiormente con ciò che sta esteriormente davanti a noi, sappiamo che ciò che sorge interiormente è l’immagine di ciò che abbiamo vissuto insieme a quella persona in una vita terrena precedente. E torniamo davvero indietro nel tempo, ai tempi in cui abbiamo vissuto esperienze comuni con quella persona. Attraverso ciò che si è vissuto per prepararsi alla scienza iniziatica, questo non viene sperimentato solo come un sentimento oscuro, come avviene nella coscienza ordinaria, ma come un’immagine vivente delle esperienze condivise con la persona che ora si incontra in una vita terrena precedente o in una serie di vite terrene precedenti.
Si può dire che la scienza iniziatica rende assolutamente possibile vedere emergere dal proprio intimo, in modo così intenso, ciò che si è vissuto con una persona con cui si è legati karmicamente, al punto che sembra che la persona che sta davanti a noi emerga dal proprio Io, si presenti davanti a noi nella sua forma precedente e incontri se stessa nella sua forma attuale. L’effetto è davvero intenso. Ma proprio perché si vive la cosa in una tale realtà, si impara a metterla in relazione con le forze che le danno origine e si viene ricondotti al modo in cui si è giunti a questa immagine.
L’uomo, scendendo alla vita terrena dalla sua esistenza spirituale-animica che trascorre tra la morte e una nuova nascita, attraversa diverse regioni. L’ultima regione che attraversa è, per così dire, la regione lunare; prima attraversa altre regioni stellari e spirituali. Lungo il suo cammino attraverso la regione lunare, incontra realmente quelle entità che, come ho spiegato ieri, un tempo erano i maestri originari dell’umanità. Le incontra nell’universo prima di discendere all’esistenza terrestre, ed esse sono coloro che scrivono in quella sottile sostanza che i saggi orientali chiamano akasha, in contrapposizione alle sostanze terrestri, tutto ciò che viene vissuto nella vita umana tra gli esseri umani. È così: tutto ciò che si vive nella vita, tutto ciò che viene sperimentato dagli esseri umani, viene osservato da quegli esseri che un tempo hanno abitato la Terra con gli esseri umani, non come esseri incarnati, ma come esseri spirituali. Tutto ciò viene osservato e non viene registrato in una scrittura astratta come la nostra, ma in forma vivente nella sostanza dell’akasha.
Questi esseri lunari, che un tempo erano i grandi maestri durante il tempo della saggezza primordiale, questi esseri spirituali, sono i registri delle esperienze dell’umanità. E quando poi l’uomo, nel suo cammino tra la morte e una nuova nascita, si avvicina nuovamente alla Terra per unirsi al germe che gli è stato dato dai genitori, attraversa il territorio dove gli esseri lunari hanno registrato ciò che è stato vissuto sulla Terra nelle precedenti incarnazioni. Mentre questi esseri lunari, quando vivevano sulla Terra, portavano all’uomo la saggezza – una saggezza che si riferiva in particolare al passato dell’universo – nella loro attuale esistenza cosmica essi conservano il passato. Quando l’uomo discende all’esistenza terrestre, tutto ciò che essi hanno conservato si imprime in una certa misura nel suo corpo astrale.
Sì, miei cari amici, si parla così facilmente: l’uomo è costituito da un’organizzazione dell’Io, da un corpo astrale, da un corpo eterico e così via. L’organizzazione dell’Io è proprio quella che è più incline alla Terra, è ciò che impariamo e sperimentiamo nell’esistenza terrena; ma è diverso per gli organi più profondi dell’entità umana. Già nel corpo astrale è diverso: esso è pieno di registrazioni, pieno di immagini. Ciò che solitamente viene chiamato “inconscio” diventa qualcosa di straordinariamente ricco quando riemerge nella conoscenza. E l’iniziazione offre proprio la possibilità di immergersi in questo corpo astrale e di portare alla visione tutto ciò che gli esseri lunari hanno impresso in esso, ciò che è del tipo delle esperienze comuni con altri esseri umani. Così, attraverso la scienza iniziatica, si arriva davvero al segreto di come tutto il passato riposi nell’uomo e di come il “destino” diventi tale grazie al fatto che all’esistenza lunare sono legati esseri che trattengono il passato, cosicché esso riposa nel nostro intimo quando entriamo sulla Terra.
Un altro caso: quando l’iniziato si avvicina a persone la cui coscienza ordinaria è tale da avere soltanto un’impressione estetica, conforme alle loro rappresentazioni, di cui non possono nemmeno sognare, allora in questo incontro dall’interno dell’iniziato non emerge inizialmente nulla di figurativo. Ma quando l’iniziato si trova di fronte a una tale personalità, il suo sguardo, come nell’altro caso verso la Luna, è ora diretto verso il Sole. E proprio come la Luna è in contatto con gli esseri che ho potuto caratterizzare nel modo indicato, così il Sole non è solo la palla di gas di cui parlano oggi i fisici. I fisici sarebbero estremamente stupiti se potessero organizzare una spedizione e raggiungere il luogo che ritengono pieno di gas incandescenti e che, secondo loro, costituisce il Sole. Essi scoprirebbero infatti che dove hanno supposto che ci fossero gas incandescenti non c’è assolutamente nulla, molto meno dello spazio: meno del nulla, un vuoto nello spazio cosmico.
Che cos’è lo spazio? Gli uomini non sanno che cosa sia lo spazio, men che meno coloro che vi riflettono molto, i filosofi. Vedete, se qui c’è una sedia e io le passo accanto senza prestarle attenzione, mi urto contro di essa. È solida, non mi lascia passare. Se non c’è nessuna sedia, attraverso lo spazio senza ostacoli. Ma c’è anche un terzo caso: in questo terzo caso, se io andassi, non sarei fermato, non sarei urtato, ma sarei risucchiato, scomparirei. Lì manca lo spazio, lì c’è il contrario dello spazio. E questo contrario dello spazio è proprio nel Sole. Il Sole è spazio negativo, è spazio vuoto. E proprio perché c’è spazio negativo, spazio vuoto, esso è la sede abituale delle entità più vicine all’uomo, che stanno sopra di lui: Angeloi, Archangeloi, Archai.
Lo sguardo dell’iniziato, nel caso che ho descritto, è diretto verso quelle entità che sono nel Sole, verso le entità spirituali solari. In altre parole: un incontro di questo tipo con un essere umano, che non è un passato karmico che si ripresenta, è per l’iniziato il mezzo per entrare in nesso con queste entità. E si manifesta che esistono determinati esseri con i quali l’uomo ha un legame più stretto, con altri più lontano. E dal modo in cui questi esseri gli si avvicinano, gli diventa chiaro, non nei dettagli ma nel complesso, quale karma si sta tessendo: non un karma antico, ma uno che nasce per la prima volta. L’uomo si rende conto che queste entità, che sono in relazione con il Sole, hanno a che fare con il futuro, così come le entità che sono in relazione con la Luna hanno a che fare con il passato.
Vedete, è davvero un approfondimento dell’intera vita interiore umana quando l’uomo comprende ciò che la scienza iniziatica porta alla luce dalle profondità dell’essere spirituale, anche se non è ancora un iniziato. Perché le cose possono già apparire chiare. Proprio come si può comprendere un quadro senza essere pittori – ho usato spesso questo paragone – si possono comprendere queste verità senza essere iniziati. Ma se si lascia che queste verità agiscano su di sé, si approfondisce enormemente tutto il rapporto che l’uomo ha con l’universo.
Pensate a quanto sia astratto, arido, sobrio oggi lo sguardo dell’uomo dalla Terra verso la struttura del mondo. Quando l’uomo guarda la Terra, ha ancora un certo interesse per essa. Guarda con un certo interesse gli animali della foresta. Se è un uomo nobile, gli piacciono la gazzella snella, il capriolo agile. Se è meno nobile, gli interessano comunque come selvaggina, perché può mangiarli. Il cavolo nel campo lo interessa. Tutto questo ha una relazione con ciò che l’uomo percepisce inizialmente in se stesso. Ma così come l’uomo ha relazioni con questo mondo terrestre che scuote il suo mondo emotivo, egli può anche sviluppare relazioni con il cosmo extraterrestre. E tutto ciò che viene dal passato secondo il destino, se fa impressione su di noi, chiama il nostro cuore, la nostra anima a guardare verso le entità lunari e a dire: qui sulla Terra camminano gli esseri umani; sulla Luna vivono esseri che un tempo erano con noi sulla Terra. Essi hanno cercato un altro luogo, un altro posto dove vivere, ma noi esseri umani siamo rimasti legati a loro; essi registrano il nostro passato. Ciò che fanno vive in noi quando il passato influisce sulla nostra esistenza terrena.
Guardiamo questi esseri con una fervida riverenza, e la Luna esteriore, splendente d’argento, è solo un segno di quelle entità che sono così intimamente legate al nostro passato. Impariamo così, in un certo senso, ad avere un rapporto con queste forze cosmiche ed extraterrestri, di cui le stelle sono simboli, attraverso ciò che viviamo come esseri umani, così come abbiamo un rapporto, attraverso la nostra esistenza corporea, con tutto ciò che vive sulla Terra.
Allo stesso modo, quando noi esseri umani guardiamo al futuro con apprensione, con trepidante attesa, quando viviamo questo futuro con le nostre speranze e le nostre aspirazioni, allora non restiamo soli con la nostra anima, ma ci uniamo intuitivamente a ciò che ci risplende dal Sole. Angeloi, Archangeloi, Archai diventano per noi esseri solari, esseri di cui sappiamo che ci accompagnano dal nostro presente al futuro. Quando poi guardiamo in alto nel cosmo e vediamo come il chiaro di luna dipende dalla luce del Sole, come questi corpi celesti sono in relazione tra loro, allora vediamo là fuori nel cosmo un’immagine di ciò che vive in noi stessi. Perché così come il Sole e la Luna, là fuori nel mondo stellare, sono in relazione tra loro, così in noi ciò che è lunare, il nostro passato, è in relazione con il nostro elemento solare, il nostro futuro. E il destino è proprio ciò che nell’uomo, attraverso il presente, passa dal passato al futuro.
Noi vediamo così, in un certo senso avvolti nel cosmo, nel corso delle stelle, attraverso i rapporti reciproci delle stelle, ciò che vive nel nostro intimo riprodotto nel grande, nell’ampio.
Sì, miei cari amici, ma questo amplia profondamente la visione dei rapporti tra i mondi. Perché quando l’uomo attraversa la porta della morte, inizialmente si stacca solo dal suo corpo fisico. Vive nella sua organizzazione dell’Io, nel suo corpo astrale, nel suo corpo eterico. Ma dopo alcuni giorni il corpo eterico si stacca dal corpo astrale e dall’Io. Ciò che l’uomo sperimenta è qualcosa che in un certo senso cresce fuori da lui: all’inizio è piccolo, poi diventa sempre più grande; è il suo corpo eterico. Cresce nell’immensità, cresce fino al mondo stellare, così appare a lui. Ma in questa crescita diventa così sottile che dopo pochi giorni scompare già dall’uomo. Ma c’è ancora qualcos’altro. Nel momento in cui consegniamo il nostro corpo eterico al cosmo, nel momento in cui esso si diluisce, si espande, è come se dopo la morte afferrassimo i misteri delle stelle, come se vivessimo nei misteri delle stelle.
In primo luogo, quando ora saliamo, quando attraversiamo la regione lunare, gli esseri lunari leggono dal nostro corpo astrale ciò che abbiamo appena vissuto nella vita terrena. Quando lasciamo l’esistenza terrena, questi esseri lunari ci accolgono; il nostro corpo astrale, in cui ora ci troviamo, è per loro come un libro nel quale leggono. E lo annotano fedelmente per scriverlo nel nuovo corpo astrale quando scendiamo di nuovo sulla Terra.
Dalla regione lunare passiamo poi attraverso altre regioni, attraverso la regione di Mercurio e Venere, fino alla regione solare. In questa regione solare tutto ciò che abbiamo vissuto, agito e fatto come esseri umani nelle vite precedenti prende vita in noi. Entriamo nell’operare delle gerarchie superiori, nelle loro azioni, e ora siamo nel cosmo. Come durante l’esistenza terrena vagavamo sulla Terra, in un certo senso incatenati ai rapporti terrestri, così ora siamo nelle vaste distese del cosmo. Viviamo nell’ampiezza, mentre qui sulla Terra viviamo nello spazio ristretto. Quando trascorriamo la nostra esistenza tra la morte e una nuova nascita, ci sembra di essere stati imprigionati sulla Terra, perché ora tutto diventa ampio, viviamo i misteri del cosmo.
Non li viviamo come qualcosa di soggetto alle leggi fisiche della natura; queste leggi fisiche della natura ci appaiono come prodotti insignificanti dello spirito umano. Sperimentiamo ciò che avviene nelle stelle come le azioni delle entità divine-spirituali; ci integriamo nelle azioni delle entità divine-spirituali. Secondo le nostre possibilità, agiamo tra loro e con loro, e proprio dal cosmo prepariamo la nostra prossima esistenza terrena.
Questo è ciò che in realtà deve essere compreso in un senso più profondo: ciò che l’uomo porta in sé è stato elaborato da lui stesso mentre era nel cosmo, tra la morte e una nuova nascita. È davvero poco ciò che l’uomo percepisce esteriormente della sua organizzazione. Ciò che è contenuto in ogni organo è comprensibile solo se l’organo in questione viene compreso a partire dal cosmo. Prendiamo l’organo più nobile, il cuore umano. Il naturalista di oggi seziona l’embrione, vede come il cuore si contrae gradualmente e non si pone altre domande. Ma questa struttura plastica esteriore, il cuore umano, è il risultato, così come è individuale per ogni singolo essere umano, di ciò che egli ha elaborato insieme agli dèi tra la morte e una nuova nascita.
Prima l’uomo, attraversando la vita tra la morte e la nuova nascita, deve lavorare nella direzione che va dalla Terra al Leone, alla costellazione del Leone nello zodiaco. Questa direzione, questa corrente dalla Terra alla costellazione del Leone, è piena di forze. L’uomo deve lavorare in questa direzione per poter far germogliare il cuore: lì dentro agiscono forze cosmiche. Poi, dopo aver attraversato questa regione nelle vastità dell’universo, l’uomo deve arrivare in regioni più vicine alla Terra, nella regione solare. Qui si sviluppano nuovamente forze che perfezionano ulteriormente il cuore. E poi l’uomo entra in quella zona dove è già toccato da ciò che si può chiamare calore terrestre; là fuori nello spazio cosmico non c’è calore terrestre, c’è qualcosa di completamente diverso. Qui il cuore umano viene preparato in una terza fase.
Le forze che preparano il cuore sono, nella direzione del Leone, forze inizialmente puramente morali-religiose; nel nostro cuore sono inizialmente nascoste forze puramente morali-religiose. A chi comprende questo appare davvero scellerato il modo in cui la scienza naturale odierna considera le stelle, senza vedere la morale, come masse fisiche indifferenti e neutre. Quando l’uomo attraversa la regione solare, queste forze morali-religiose vengono afferrate dalle forze eteriche. E solo quando l’uomo si avvicina alla Terra, al calore, alla regione del fuoco, vengono aggiunti, per così dire, gli ultimi passi alla preparazione. Qui iniziano ad agire le forze che poi formano il germe fisico per l’uomo che discende come essere spirituale-animico.
Ed è così che ogni singolo organo viene elaborato dalle vastità dell’universo. Noi portiamo dentro di noi un cielo stellato. Non siamo legati solo alla materia che abbiamo appena introdotto nello stomaco e che sta per essere assimilata dal nostro organismo, insieme al mondo vegetale che ci nutre, ma siamo legati alle forze dell’intero cosmo. Queste cose diventano chiare all’uomo solo quando ha il senso di osservare veramente la vita. Si arriverà anche a considerare il macroscopico accanto al microscopico, che oggi è oggetto di un vero e proprio culto. Oggi l’uomo vuole conoscere i segreti dell’organizzazione animale e umana isolandosi il più possibile dall’universo. Concentra lo sguardo in un tubo, lo chiama microscopio, e isola una cosa minuscola, la mette in una provetta e si sforza di allontanarsi il più possibile dal mondo, di abbandonare il più possibile la vita. Strappa un pezzetto, lo osserva attraverso qualcosa che lo separa dal resto del mondo.
Non c’è nulla da dire contro questo tipo di ricerca, naturalmente, perché porta alla luce cose molto belle. Ma non è possibile conoscere veramente l’uomo in questo modo. Quando si guarda dal terreno verso l’extraterrestre del cosmo, si ha solo una parte del mondo. Perché, in fin dei conti, è solo una parte che si protende nel visibile. Le stelle non sono ciò che appaiono all’occhio: quello è solo il simbolo; ma sono comunque visibili. Tuttavia, tutto il mondo che attraversiamo tra la morte e una nuova nascita è invisibile, è sovrasensibile. E ci sono regioni che si trovano al di fuori del sensibile. Ma l’uomo, con il suo essere, appartiene a questi ambiti dell’esistenza sovrasensibile tanto quanto a quelli sensibili, e ciò che l’uomo è lo si impara a conoscere veramente solo quando si considera come egli ha attraversato le vastità del cosmo.
Quando ha varcato la porta della morte ed è entrato nelle distese del cosmo per poi tornare sulla Terra, tutto questo continua a vivere in noi nei nessi cosmici. Vive in noi ciò che ha attraversato le distese del cosmo, ciò che una volta ha già vissuto sulla Terra, è asceso al cosmo ed è poi ridisceso nella stretta esistenza terrena. E noi impariamo gradualmente a guardare a ciò che eravamo nella nostra precedente esistenza terrena. Il nostro sguardo si stacca dal fisico e si eleva allo spirituale. Perché, quando guardiamo indietro alle nostre vite terrene precedenti grazie alla forza della scienza iniziatica, ci abbandona il desiderio di rappresentare tutto solo sensorialmente.
Anche sotto questo aspetto si è sperimentato qualcosa. C’è stato un tempo in cui alcuni teosofi sapevano che l’uomo vive vite terrene ripetute. Lo sapevano dalla saggezza orientale, ma volevano rappresentarsi il tutto in modo sensibile. Si sbagliavano, ma avevano bisogno di una rappresentazione sensibile. Così si diceva allora che l’uomo, in quanto organismo fisico, quando attraversa la porta della morte si disintegra, si dissolve, ma che un atomo rimane; questo atomo passa in modi meravigliosi alla prossima vita terrena, e i teosofi lo chiamavano “atomo permanente”. Era solo un espediente per potersi rappresentare la cosa in modo materialistico. Ogni inclinazione a rappresentarsi le cose in modo materialistico svanisce quando si sperimenta realmente ciò che l’anima può vivere, quando si vede che questo cuore umano è formato dalle lontananze cosmiche.
Il fegato, invece, si forma solo molto vicino alla regione terrestre; ha ancora poco in comune con ciò che è la vastità del cosmo. Attraverso la scienza iniziatica si impara gradualmente a conoscere l’uomo in modo tale da dire: il cuore non potrebbe affatto essere nell’uomo se non fosse preparato, se non fosse formato interiormente dall’intera vastità del cosmo. Al contrario, un organo come il fegato o i polmoni si forma solo in prossimità dell’esistenza terrena. Per quanto riguarda i polmoni e il fegato, l’uomo è cosmicamente simile alla vicinanza della Terra, mentre per quanto riguarda il cuore è un vasto essere cosmico. Nell’uomo si apre tutto il mondo. Quando si disegnasse l’anatomia spirituale del fegato, dei polmoni e di alcuni altri organi, verrebbe voglia di disegnare anche la Terra e ciò che le sta vicino; così è in realtà per quanto riguarda le forze. Passando al cuore, verrebbe voglia di disegnare l’intero universo.
L’uomo è l’intero universo, contratto, arrotolato. L’uomo è un mistero immenso, è un vero microcosmo. Ma questo macrocosmo, in cui l’uomo si trasforma dopo la morte, strappa completamente la conoscenza dalla sensibilità, dalla materialità. E ora si imparano a conoscere i nessi di legge che esistono tra lo spirituale e il fisico, tra l’animico e l’animico.
Troviamo, ad esempio, persone nel mondo che hanno una comprensione innata delle cose che le circondano, delle persone che le circondano. Osservate la vita solo sotto questo aspetto, miei cari amici. Ci sono persone che incontrano molte altre persone, ma non imparano mai a conoscerle veramente. Ciò che raccontano di loro è estremamente poco interessante, non contiene tratti caratteristici. Queste persone non sono capaci di concentrarsi, non riescono ad abbandonarsi all’essenza dell’altro, non hanno comprensione per gli altri. Ci sono invece persone che hanno questa comprensione. Quando hanno conosciuto una persona e ne parlano, tutto ciò che dicono ha il carattere di una descrizione accurata; si capisce subito com’è l’altro, anche se non lo abbiamo mai visto: esso si presenta davanti a noi. Non è necessario un racconto dettagliato; chi è in grado di concentrarsi sull’essenza di una persona può usare brevi frasi caratteristiche per dipingere un quadro completo.
Non deve essere necessariamente una persona, può essere qualsiasi cosa in natura. Alcuni raccontano come appare una montagna, come appare un albero: ci si dispera, non si riesce a immaginare nulla, tutto rimane vuoto, si ha la sensazione che il cervello si prosciughi. Al contrario, ci sono altri che hanno subito una comprensione completa di qualcosa; si potrebbe dipingere ciò di cui parlano. Tali doti, o la loro mancanza – comprensione dell’ambiente o ottusità nei confronti di ciò che ci circonda – non sono nate dal nulla, ma sono il risultato della nostra precedente esistenza terrena.
Se ora, con la scienza iniziatica, si osserva una persona che ha una comprensione piuttosto ampia del suo ambiente umano ed extraumano e poi si torna indietro, con la scienza iniziatica, alla vita terrena precedente, allora si scoprono le caratteristiche che la persona aveva nella vita terrena precedente e come esse si siano trasformate nella comprensione dell’ambiente nella vita terrena successiva. Si giunge così alla conclusione che un essere umano che ha comprensione per l’ambiente era, nella sua precedente vita terrena, di natura tale da poter provare molta gioia. Questo è molto interessante. Gli esseri umani che non hanno potuto provare gioia nella loro precedente vita terrena non possono arrivare a una comprensione degli esseri umani o dell’ambiente. In ogni persona che ha questa comprensione si scopre che era una persona capace di provare gioia nell’ambiente circostante.
Ma anche questo è stato acquisito in una vita terrena precedente. E come si arriva ad avere questa gioia, questo dono, questa predisposizione alla gioia nell’ambiente circostante? Ci si arriva quando si è sviluppato l’amore in vite terrene precedenti. L’amore in una vita terrena si trasforma in gioia; la gioia, nella terza vita terrena, si trasforma in comprensione dell’ambiente circostante.
Così si vedono le vite terrene susseguirsi una dopo l’altra e si acquista anche la comprensione di ciò che dal presente si proietta nel futuro. Le persone che sono capaci di odiare molto portano, come risultato del loro odio, nella vita terrena successiva la predisposizione a essere dolorosamente toccate da tutto. È così quando si studia una persona che deve attraversare la vita come un vero e proprio “contrariopolo”, perché è dolorosamente toccata da tutto, soffre sempre. Si può provare compassione, ed è giusto, ma questo riconduce sempre a una vita terrena precedente in cui non è riuscita a superare l’odio.
Vi prego di non fraintendermi. Quando si parla di odio, l’uomo dice facilmente: io non odio, io amo tutti. Basta che esamini se stesso per scoprire quanto odio nascosto giaccia nel fondo dell’anima umana. Questi nessi diventano chiari solo quando si ascoltano gli uomini parlare gli uni degli altri. Pensate a una statistica di questo genere: si dice davvero molto più male di una persona di quanto si dica di lei in termini elogiativi e di apprezzamento. E se si accogliesse davvero questa statistica, si scoprirebbe che tra gli esseri umani c’è cento volte più odio che amore. È così, solo che di solito non se ne rendono conto, perché credono di avere sempre il diritto di odiare e trovano enormemente scusabile il proprio odio.
Questo odio si sviluppa nella capacità di soffrire, nella capacità di provare dolore nella vita terrena successiva, e nell’incomprensione, nell’ostinazione, nella terza vita terrena, che non vuole avvicinarsi a nulla, che non può approfondire nulla. E così avete la possibilità di osservare tre vite terrene consecutive secondo la legge: l’amore si trasforma in gioia, la gioia nella terza vita terrena in comprensione per l’ambiente circostante. L’odio si trasforma in predisposizione alla sofferenza; questa predisposizione alla sofferenza, che deriva dall’odio, si trasforma nella terza vita terrena in ottusità, in incomprensione nei confronti dell’ambiente circostante. Questi sono nessi animici che conducono da una vita terrena all’altra.
Proviamo ora ad avvicinarci alla vita in un’altra forma. Ci sono persone che non si interessano di nulla, non vogliono interessarsi di nulla se non di se stesse. Ma nella vita umana ha grande importanza se una persona si interessa o non si interessa di qualcosa. Anche in questo campo la statistica fornisce dati molto curiosi. Ho conosciuto persone che al mattino parlavano con una signora e al pomeriggio non sapevano che cappello o che spilla indossasse, né di che colore fosse il suo vestito. Ci sono persone che non vedono queste cose. A volte si pensa che sia qualcosa di perdonabile, ma non lo è: è disinteresse, un disinteresse che a volte arriva al punto che l’uomo non sa davvero se chi ha incontrato indossasse una gonna nera o chiara.
Ciò che l’uomo vede nella sua vita non si collega intimamente con ciò che sta là fuori. Dico queste cose in modo un po’ radicale; non voglio certo affermare che si cada nelle mani di Arimane o Lucifero se non si sa se la signora aveva i capelli biondi o neri. Voglio solo sottolineare che gli esseri umani sviluppano un certo grado di interesse per l’ambiente che li circonda, oppure disinteresse; ma questo ha un grande significato per l’anima. Se ci si interessa all’ambiente, l’anima viene stimolata interiormente da questo ambiente, l’anima vive interiormente l’ambiente. Ma ciò che si vive qui con interesse, con partecipazione, lo si porta attraverso la porta della morte nell’immensità del cosmo.
Così come qui sulla Terra è necessario avere gli occhi per vedere i colori, così è necessario essere stati stimolati dall’interesse per avere la possibilità, tra la morte e una nuova nascita, di vedere spiritualmente ciò che viene vissuto. Se si attraversa la vita senza interesse, senza soffermarsi con lo sguardo su nulla, senza ascoltare nulla di ciò che avviene, allora tra la morte e una nuova nascita non si ha alcun nesso con il cosmo: si è in un certo senso ciechi dal punto di vista animico, non si può lavorare con le forze del cosmo. In questo modo, però, si prepara male il proprio organismo e i propri organi: si arriva nella direzione del Leone e non si può compiere la prima preparazione per il cuore; si arriva nella regione solare e non si può sviluppare ulteriormente il cuore; si arriva nella regione del fuoco terrestre e non si può dare l’ultimo tocco; si arriva sulla Terra e si viene al mondo con una predisposizione alla malattia cardiaca.
Così un fattore animico, l’indifferenza, si riflette nella vita terrena. In realtà, l’essenza della malattia diventa completamente comprensibile solo quando si riescono a vedere i nessi, quando si vede come l’uomo che attualmente soffre fisicamente di questo o quello, soffra perché in una vita terrena precedente ha sviluppato qualcosa di animico che si è trasformato in qualcosa di fisico in questa vita terrena. Le sofferenze fisiche in una vita terrena sono esperienze di varia natura di una vita terrena precedente. Le persone che, come si dice, godono di ottima salute, che non possono ammalarsi, che hanno sempre la migliore salute, di solito rimandano, con questa esistenza terrena, a esistenze terrene precedenti in cui hanno avuto il più profondo interesse per tutto ciò che li circondava, hanno osservato tutto, hanno conosciuto tutto.
Naturalmente, le cose che si riferiscono alla vita spirituale non devono mai essere forzate. Può anche iniziare una corrente karmica: posso iniziare questa vita con incomprensione; allora il futuro rimanderà a questa incomprensione. Non si può semplicemente dedurre il passato a partire dal presente. Pertanto si può solo dire che, di norma, o quando interviene una predisposizione karmica, certe malattie sono in nesso con un certo tipo di anima.
In generale vale: ciò che è animico in una vita terrena si trasforma in fisico in un’altra vita terrena; ciò che è fisico in una vita terrena si trasforma in animico in un’altra vita terrena. In questo rapporto è vero che chi vuole vedere i nessi karmici deve talvolta rivolgere lo sguardo alle piccole cose. È estremamente importante non rivolgere lo sguardo solo alle cose che altrimenti consideriamo particolarmente importanti nella vita. Se si vuole arrivare alla conoscenza di come un evento terreno riconduca a una vita terrena precedente, bisogna talvolta guardare alle piccole cose.
Ho cercato, per esempio, di trovare nessi karmici – di cui parlerò nei prossimi giorni – per diverse personalità della vita storica e spirituale, in modo serio, naturalmente, non come spesso si fa. Ho trovato una personalità che ha sviluppato una vita interiore così radicale da arrivare persino a creare parole nuove. Questa personalità ha scritto molti libri nei quali ha creato le più strane espressioni. Per esempio, inveiva molto, criticava molto le condizioni, le persone, le loro comunità. Criticava anche il modo in cui alcuni studiosi si comportavano per invidia nei confronti di altri. Raccoglie fatti di questo genere, con i quali vuole caratterizzare l’atteggiamento subdolo di certi studiosi nei confronti dei loro simili, e intitola il capitolo in questione: “Schlichologisches nel mondo scientifico”.
È caratteristico che una persona crei l’espressione “Schlichologisches”; si avverte qualcosa in questo “Schli-”. E proprio la nitida percezione animica di tali formazioni verbali conduce alla conoscenza di come questa personalità fosse, in una vita terrena precedente, un essere umano che aveva molto a che fare con ogni sorta di imprese belliche, in cui si doveva agire in modo subdolo. Karmicamente ciò si è trasformato nella capacità di creare immagini di furtività, di lotte, di guerre in ogni sorta di imprese, nel fatto che, in tali formazioni verbali, egli potesse descrivere con la mente ciò che prima faceva con i piedi e con le mani.
Potrei citare molti altri esempi di questa personalità, che in un certo senso si è trasformata dal fisico all’animico-spirituale. Continueremo queste considerazioni domani.
È già stato detto qui, nei circoli dei nostri amici antroposofici bernesi, come il Convegno di Natale al Goetheanum fosse destinato a portare una nuova corrente nel movimento antroposofico. Non si potrà mai sottolineare abbastanza la coscienza di questa nuova tendenza. Infatti, prima di questo Convegno di Natale, almeno nella pratica, anche se forse non ovunque, si pensava che la Società Antroposofica fosse una sorta di società amministrativa per ciò che l’Antroposofia ha come contenuto e come impulso vitale. Questo è quanto è emerso sostanzialmente da quando la Società Antroposofica si è separata dalla Società Teosofica. E lo sviluppo di questa Società Antroposofica non è andato come avrebbe potuto andare, dato che io stesso non ricoprivo alcuna carica nel consiglio direttivo o simili, ma mi trovavo in una posizione completamente libera all’interno della Società; tuttavia si è prestata poca attenzione a tutto ciò che avrebbe potuto svilupparsi in queste condizioni. E così è successo che, a partire dal 1919 circa – dopo che durante gli anni della guerra la guida della Società Antroposofica era stata difficile – sono sorti all’interno della Società Antroposofica vari tentativi e sforzi, scaturiti da quelle ambizioni all’interno della cerchia dei membri che, in fondo, hanno avuto un effetto dannoso sulla vera causa antroposofica; dannoso nel senso che proprio questo ha fatto emergere in modo particolare, direi, l’ostilità del mondo esterno. È del tutto naturale, miei cari amici, che quando tali aspirazioni sorgono all’interno di una società che poggia su un terreno occulto, alla fine – dall’esoterismo – si debba lasciare che queste cose si manifestino. Pensate infatti che, se tutto ciò che si voleva formare fosse stato impedito fin dall’inizio, oggi la maggior parte dei partecipanti direbbe: sì, se solo questo o quello fosse successo, avrebbe portato a qualcosa di positivo! Ora si può già dire che la posizione del movimento antroposofico nel mondo è diventata sempre più difficile.
Non voglio entrare nei dettagli, ma piuttosto concentrarmi sugli aspetti positivi; voglio solo dire che è diventato necessario contrapporre qualcosa di positivo a tutto il negativo che è gradualmente emerso nella Società. Una fondazione positiva di questo tipo – l’ho già detto più volte prima del Convegno di Natale al Goetheanum – consisteva nel chiarire come il movimento antroposofico, che è in realtà una corrente spirituale guidata da potenze spirituali e forze spirituali provenienti dal mondo soprasensibile, che hanno la loro manifestazione solo qui nel mondo fisico, non dovesse essere confuso con la Società Antroposofica, che è solo una società amministrativa, per quanto possibile, per la cura dell’impulso antroposofico. Ora, dopo il Convegno di Natale al Goetheanum, la situazione è completamente cambiata. E solo dal punto di vista di questo cambiamento aveva senso che io stesso assumessi la presidenza, insieme a una Presidenza con la quale si può e si deve lavorare intensamente per il movimento antroposofico come un organismo unitario. Il presupposto è che ora il movimento antroposofico diventi uno con la Società Antroposofica. Ciò che non era vero prima del Convegno di Natale è cambiato radicalmente dopo il Convegno di Natale: ora la Società Antroposofica deve coincidere con il movimento antroposofico così come si presenta nel mondo. Ciò ha reso necessario che l’impulso esoterico che fluisce attraverso il movimento antroposofico si manifesti realmente in tutta la costituzione della Società Antroposofica.
Pertanto, dopo il Convegno di Natale a Dornach, è necessario riconoscere che l’istituzione della Presidenza di Dornach è di per sé un fatto esoterico; che si tratta di un vero e proprio movimento esoterico che attraversa la Società e che l’istituzione della Presidenza è da considerarsi un atto esoterico. È in questa premessa che è stata costituita la Presidenza. Va inoltre sottolineato che d’ora in poi la Società Antroposofica non può più essere solo una società amministrativa per l’Antroposofia, ma che d’ora in poi l’Antroposofia stessa deve essere realizzata in tutto ciò che avviene nella Società Antroposofica: l’agire stesso deve essere antroposofico. Questo è ciò che, a quanto pare, è piuttosto difficile da far entrare nella coscienza; ma questa profonda trasformazione dovrebbe gradualmente radicarsi nella coscienza dei nostri cari amici.
E innanzitutto si è cercato, nel Notiziario allegato al «Goetheanum», di portare nella Società ciò che può darle una sostanza unitaria, ciò che può portare, per così dire, un unico filo conduttore che possa servire al fluire dello spirituale attraverso il movimento; che renda possibile un pensiero unitario, in particolare attraverso la formulazione settimanale di principi guida che dovrebbero essere, per così dire, il germe fondamentale di ciò che accade nei singoli rami. È davvero strano quanto sia ancora misconosciuto ciò che esiste nel movimento antroposofico. Qualche tempo fa ho ricevuto una lettera da un giovane membro della Società Antroposofica. Questa lettera si è diffusa riguardo all’integrazione – per qui, per la Svizzera, non ha alcun significato, ma lo menziono come esempio – riguardo all’integrazione della Comunità per il rinnovamento cristiano nella Società Antroposofica. A un certo punto ho sottolineato dal Goetheanum di Dornach come questa Comunità per il rinnovamento cristiano debba essere intesa nel rapporto con la Società Antroposofica. Allora sottolineai che non potevo essere considerato in alcun modo come il fondatore della Comunità Cristiana all’interno della Società Antroposofica, ma che questa Comunità Cristiana era stata costituita accanto alla Società Antroposofica attraverso di me – all’epoca utilizzai l’espressione «come privato». A questa espressione «come privato» si ricollega ora questa lettera, dopo aver affermato che un rinnovamento religioso non può avvenire per opera di un uomo, ma solo e unicamente attraverso un impulso spirituale: dalle sfere superiori deve rifluire nuovamente negli impulsi terrestri; solo dalle potenze divine-spirituali stesse si può sperare un rinnovamento religioso. Questo è del tutto vero.
Ma forse si dimentica una cosa, ed è necessario che questa cosa sia compresa appieno nella Società Antroposofica. Ciò che deve essere compreso è questo: che il movimento antroposofico in quanto tale – e in esso risiedono anche le fonti del movimento di rinnovamento cristiano – non deve la sua origine a un impulso meramente umano, ma che esso è proprio ciò che è stato posto nel mondo sotto l’influsso e dall’impulso di potenze spirituali-divine. Se si vede nell’Antroposofia stessa qualcosa di spiritualmente posto, che scorre esotericamente attraverso la civiltà, solo allora si potrà avere la giusta visione anche quando dalle fonti dell’Antroposofia nasce qualcosa di diverso, e non potrà sorgere un’obiezione come quella contenuta nella lettera. Deve esserci la coscienza che la Società Antroposofica è guidata esotericamente dal Goetheanum.
A ciò è collegato il fatto che un impulso completamente nuovo attraversa tutto ciò che ora viene inteso come movimento antroposofico. Per questo motivo, miei cari amici, noterete anche voi quanto sia diverso il modo di parlare rispetto a prima. In futuro non conterà altro che il fatto che, in tutte le misure del movimento antroposofico, che è identico alla Società Antroposofica, vi sia la responsabilità nei confronti delle potenze spirituali stesse. Ma questo deve essere compreso correttamente. E così deve essere inteso in particolare che già il titolo «Società Antroposofica Universale» non può essere utilizzato per qualsiasi manifestazione senza prima aver consultato la Presidenza di Dornach; che nulla di ciò che viene inaugurato a Dornach può essere riutilizzato in alcun modo senza porre se stessi in un rapporto adeguato con la Presidenza di Dornach. Devo menzionarlo perché avvengono sempre cose del genere: ad esempio, vengono tenute conferenze sotto il titolo della Società Antroposofica Universale senza che venga chiesta l’autorizzazione a Dornach; vengono utilizzate cose che hanno un carattere esoterico, come formule e simili, senza giustificarlo con un accordo con la Presidenza, cosa assolutamente necessaria, perché abbiamo a che fare con realtà, non con misure amministrative o formalità. Per tutte queste e simili cose è quindi necessario cercare un accordo o rivolgere una richiesta al segretario della Presidenza di Dornach. In assenza di tale accordo, l’evento in questione non sarà considerato come proveniente dal movimento antroposofico; ciò dovrà essere reso noto in qualche modo.
È ora necessario che tutto ciò che è burocratico, formale e amministrativo venga eliminato dalla Società Antroposofica. Il rapporto che esiste all’interno della Società Antroposofica è puramente umano: tutto è orientato all’umano. Forse posso anche menzionare qui che ciò è già evidente dal fatto che d’ora in poi tutti i dodicimila certificati di adesione che vengono rilasciati saranno firmati personalmente da me. Mi è stato anche consigliato di farmi fare un timbro e di apporlo; non lo faccio. È solo una piccola misura, ma è diverso se ho posato lo sguardo sul nome di un membro e in questo modo è instaurato un rapporto, anche se astratto, ma comunque personale. Anche se è solo un aspetto esteriore, deve comunque indicare che in futuro si cercherà di rendere i rapporti personali, umani. Per questo motivo, ad esempio, quando recentemente a Praga è stato chiesto se la Società Boema potesse diventare membro della Società Antroposofica, è stato deciso che non era possibile: solo i singoli individui possono diventare membri della Società Antroposofica; questi possono poi riunirsi in gruppi di qualsiasi tipo, ma, come singoli individui, diventano membri e portano il certificato come singoli individui. Le persone giuridiche, cioè le personalità non umane, non lo avranno. Allo stesso modo, gli statuti non sono constatazioni, ma un semplice racconto di ciò che la Presidenza di Dornach, intesa in senso esoterico, vuole fare per il movimento antroposofico di propria iniziativa. Tutte queste cose devono essere prese con la massima serietà in futuro; solo così sarà possibile creare nella Società Antroposofica ciò senza la cui creazione mi sarebbe stato impossibile assumere la direzione della Società Antroposofica stessa.
Ora, attraverso il Convegno di Natale, deve entrare una nuova corrente in tutto il nostro operare e creare. E perciò, in futuro, si parlerà interamente dallo spirituale, si parlerà in modo tale che cose come quelle che sono accadute attraverso ciò che è avvenuto proprio nell’ultimo tempo non possano più accadere. Vedete, gran parte delle ostilità è sorta, per esempio, a causa di alcune provocazioni nella Società. Certo, a ciò si aggiungono tutte le possibili cose sleali, ma in futuro non sarà più possibile affrontare le ostilità come in passato. Perché i cicli di conferenze sono tali da essere accessibili a tutti: possono essere acquistati dalla Philosophisch-Anthroposophische Verlag. Non li pubblicizzeremo nelle librerie; la loro pubblicazione non deve essere intesa come un’immissione in commercio, ma saranno accessibili a tutti. Già questo basta a smentire l’affermazione secondo cui la Società Antroposofica sarebbe una società segreta con scritti segreti. Ma in futuro molte cose passeranno attraverso il movimento antroposofico nei confronti delle quali non si potrà avere alcun rapporto con un mondo esterno ostile. Molto di ciò che in futuro confluirà negli insegnamenti della Società Antroposofica sarà tale da suscitare l’ostilità naturale di chi sta là fuori, ma sarà un’ostilità di cui non ci si preoccuperà, perché è naturale.
È in questo spirito che vorrei dirvi alcune cose; vorrei parlare in particolare di come la comprensione dell’evoluzione storica dell’umanità assuma una luce completamente diversa quando si prende sul serio la considerazione delle relazioni karmiche nel mondo. Vedete, alla primissima riunione che si tenne a Berlino per fondare l’allora Sezione tedesca della Società Teosofica avevo scelto un titolo preciso per una conferenza che volevo tenere allora: «Esercizi pratici sul karma». Allora volevo introdurre ciò che ora sta per accadere: voglio prendere sul serio la considerazione del karma. All’epoca, nella Sezione tedesca della Società Teosofica, c’erano alcuni membri anziani della Società Teosofica che cominciarono letteralmente a tremare all’idea che avessi intenzione di iniziare in modo così esoterico. E in effetti non c’era l’atmosfera giusta; si poteva constatare quanto le anime fossero poco preparate per una cosa del genere. Nella forma in cui era stato concepito allora, il tema «Esercizi pratici sul karma» non poteva affatto essere valorizzato. I rapporti dell’epoca rendevano necessario che si parlasse in modo molto più exoterico di quanto fosse stato previsto. Ma dopo più di due decenni di lavoro preparatorio bisogna iniziare con il vero esoterismo. Così il Convegno di Natale ha potuto avere luogo a Dornach, dove l’esoterismo è entrato nella Società, e così ora si può riprendere da dove allora era stato previsto di portare questo impulso esoterico nella Società.
L’evoluzione storica dell’umanità, che cos’è in realtà, se guardiamo a ciò che si svela all’uomo come ripetute vite terrene? Pensate, miei cari amici: quando una qualsiasi personalità appare in qualche modo guida, leader nell’evoluzione dell’umanità, dobbiamo dire che questa personalità porta in sé un’individualità animica che spesso era già presente nella vita terrena e che porta in questa vita terrena gli impulsi delle vite terrene precedenti. In realtà la comprendiamo solo se la comprendiamo dalla sua vita terrena precedente. Da ciò vediamo anche come ciò che ha agito nelle epoche precedenti della storia del mondo venga trasmesso dalle epoche precedenti della storia del mondo attraverso gli esseri umani stessi. Ciò che vive nella civiltà odierna è cresciuto dagli esseri umani del presente più ampio; questi esseri umani del presente più ampio sono però le stesse anime che erano presenti nelle epoche precedenti e che hanno accolto ciò che hanno portato i periodi di civiltà precedenti. Sono stati questi esseri umani stessi nel presente, e lo stesso vale per le altre epoche. Quindi si può comprendere questo fluire degli impulsi della civiltà solo se si è in grado di entrare in contatto con ciò che viene trasmesso dalle anime da un’epoca all’altra. Allora si ottiene una storia concreta rispetto a quella astratta. Altrimenti si parla solo di idee che agiscono nella storia mondiale o di volontà morale, o addirittura di impulsi morali che trasportano le cose da un periodo all’altro. I portatori di ciò che proviene da altri periodi di civiltà sono le anime umane stesse, perché si incarnano sempre di nuovo. Solo allora si capisce come si è diventati, come si è portato con sé ciò che sta alla base del destino del corpo, del destino nel bene e nel male, se si guarda innanzitutto al modo in cui ciò che è diventato storia è stato trasportato da un’epoca all’altra dagli esseri umani stessi, che hanno vissuto ripetute vite terrene. Solo allora si svelano i segreti, i grandi enigmi del divenire storico.
Oggi vorrei mostrare, con tre esempi, come il karma agisca attraverso personalità concrete: un esempio che conduce più al grande palcoscenico della storia e altri due esempi che riguardano più le reincarnazioni di singoli individui. Vedete, nella nostra civiltà moderna c’è molto di ciò che in realtà oggi non corrisponde del tutto al cristianesimo, all’evoluzione cristiana: la scienza naturale più recente, con tutto ciò che da essa viene trasmesso già nella scuola elementare, cosicché anche le persone che non sanno nulla di scienze naturali hanno un modo di pensare improntato alla scienza naturale. Questi impulsi non sono in realtà cristiani. Da dove provengono? Ebbene, sapete tutti che circa mezzo millennio dopo la fondazione del cristianesimo si diffuse l’arabismo, ispirato da Maometto. Inizialmente si perseguì questo arabismo in quanto Maometto fondò una dottrina che, in un certo senso, si opponeva al cristianesimo. In che misura si opponeva al cristianesimo? Vedete, fa parte del cristianesimo che nel nocciolo del cristianesimo vivano le tre forme del divino: il Padre, il Figlio e lo Spirito. Questo ci riporta agli antichi misteri, che hanno condotto l’uomo attraverso quattro stadi preliminari, poi attraverso i tre gradini superiori. Quando l’uomo ha raggiunto il quinto gradino, appare come rappresentante dello Spirito; nel sesto come rappresentante del Cristo; nel settimo, il più alto, come rappresentante del Padre. Volevo solo menzionarlo.
Questa Trinità rende possibile che nell’evoluzione del cristianesimo vi sia l’impulso della libertà. Si guarda in alto verso Dio Padre. Che cosa si vede? Quando si guarda in alto verso Dio Padre, Dio Padre è quella spiritualità che vive in tutte le forze dell’universo, che dalla Luna emanano per l’esistenza terrena. Ora, entro l’esistenza terrena, dalla Luna emanano tutte quelle forze che hanno a che fare con gli impulsi della germinazione fisica, cioè con l’umanizzazione fisica dell’uomo. Naturalmente bisogna sempre essere chiari sul fatto che questa umanizzazione fisica ha il suo lato spirituale. Noi scendiamo dall’esistenza preterrena, che è spirituale-animica, nell’esistenza terrestre, ci uniamo al corpo fisico; ma tutto ciò che accade, tutto ciò che dalla nascita pone l’uomo nella vita terrena, è creazione del Dio Padre, è creazione per la Terra attraverso le forze lunari. In questo modo l’uomo, essendo sottoposto alle forze lunari durante la sua vita terrena, è già predeterminato, quando entra nell’evoluzione terrestre, a essere sottoposto a impulsi ben determinati. Per questo motivo, ad esempio, una religione lunare, una religione puramente paterna – come quella ebraica dell’antichità – mirava esclusivamente a riconoscere nell’uomo solo ciò che era insito in lui grazie alle forze del Dio Padre, alle forze lunari.
Quando però fu fondato il cristianesimo, nell’ambiente del Cristo erano ancora presenti antiche verità misteriche che rimandavano, ad esempio, a istituzioni ben precise esistenti nei tempi più antichi dello sviluppo culturale postatlantico, istituzioni che oggi appaiono del tutto grottesche all’uomo, ma che erano fondate nella natura umana. Vedete, quando l’uomo, nel primo periodo di civiltà post-atlantidea, che abbiamo chiamato indiano, raggiungeva i trent’anni, subiva una trasformazione radicale, una metamorfosi nella vita terrena: una trasformazione così radicale che, espressa in termini moderni, poteva verificarsi quanto segue. L’uomo che aveva superato i trent’anni incontrava un altro uomo che conosceva molto bene, forse era suo amico, e che non aveva ancora superato i trent’anni. Questi gli rivolgeva la parola, voleva salutarlo. Quello che ha superato i trent’anni non capisce affatto che cosa voglia: ha dimenticato tutto ciò che ha sperimentato sulla Terra fino al trentesimo anno di vita! E ciò che continua ad agire in lui come impulso nella vita gli è stato conferito dai misteri. Così era nei tempi più antichi dell’evoluzione dopo la catastrofe atlantica. Per conoscere ciò che aveva vissuto prima, doveva prima informarsi, doveva prima impararlo dalla piccola comunità che era lì. A trent’anni l’anima era così trasformata che l’uomo era una persona completamente nuova. Iniziava una nuova esistenza, proprio come aveva iniziato da bambino con la nascita. Allora gli era chiaro che fino al trentesimo anno di vita agivano le forze giovanili; poi i misteri, che racchiudevano in sé impulsi reali, dovevano provvedere affinché l’uomo continuasse ad avere un’esistenza umana nella sua anima. I misteri lo facevano perché erano possessori del segreto del Figlio.
Il Cristo viveva ormai in un’epoca in cui i misteri del Figlio, come posso solo accennare qui, erano completamente dispersi, conosciuti solo in piccole cerchie. Il Cristo poté però manifestarsi attraverso la sua esperienza all’età di trent’anni, in quanto era l’ultimo ad aver ricevuto direttamente dall’universo l’impulso del Figlio, così come doveva essere ricevuto per poter dipendere, dopo i trent’anni, dalle forze solari così come prima dipendeva dalle forze lunari. Il Cristo ha reso comprensibile all’uomo che l’essenza filiale in lui è quell’essenza solare che un tempo era attesa nei misteri, ma come qualcosa che non era sulla Terra. In questo modo l’umanità è stata indirizzata: così come negli antichi misteri si guardava nei segreti della forza solare, così ora si guardava al Cristo, per dire che il segreto del Sole è entrato nell’uomo. Questo è stato poi completamente sradicato nei primi secoli cristiani. La saggezza delle stelle, la saggezza cosmica, è stata sradicata e si è gradualmente formata una concezione materialistica del mistero del Golgota, che conosce il Cristo solo come qualcosa che è vissuto in Gesù, ma che per il resto non vuole sapere nulla dell’intero nesso.
Ora, coloro che lo sapevano nei primi secoli cristiani potevano dire: accanto al Dio Padre esiste il Dio Figlio, o Cristo. Il Dio Padre è il governatore di ciò che è fatalisticamente predisposto nell’uomo, perché è nato con lui e agisce in lui come forza naturale. Così è costituita anche la religione ebraica. Il cristianesimo pone accanto ad essa la forza del Figlio, che durante il corso della vita umana entra nell’anima come un creatore, la rende libera e le permette di rinascere a se stessa, affinché possa diventare nella vita terrena qualcosa che non è più predeterminato dalla nascita attraverso le forze lunari. Questo era l’impulso principale del cristianesimo nei primi secoli.
Contro questo impulso si ribellò il maomettanesimo con la sua frase, che ha un effetto di vasta portata: non c’è altro Dio che Dio, che Maometto ha annunciato. È un ritorno al precristiano, solo nel rinnovamento, come doveva avvenire, perché avvenne mezzo millennio dopo la fondazione del cristianesimo. In questo modo il Dio della natura, il Dio Padre, è stato reso unico: non un Dio della libertà, un Dio che conduce gli uomini alla libertà. Ciò favorisce, entro l’arabismo, dove si diffonde il maomettanesimo, una rinascita delle culture antiche. Un rinnovamento di civiltà antichissime, con l’esclusione del cristianesimo, ha infatti luogo in modo grandioso in diversi centri di civiltà dell’Oriente. Contemporaneamente alle correnti bellicose dell’arabismo, dall’Oriente all’Occidente, in Africa, si diffuse, direi avvolgendo il cristianesimo, un movimento di rinnovamento di antiche civiltà nell’arabismo.
Un luogo brillante per questo arabismo era in Asia, nella corte di Harun al Raschid, nell’epoca in cui in Europa regnava Carlo Magno. Ma mentre Carlo Magno riusciva a malapena a scrivere e leggere, a sviluppare i primi rudimenti della civiltà, alla corte di Harun al Raschid fioriva una civiltà grandiosa. Harun non era forse un sovrano perfetto, ma era uno spirito enciclopedico, uno spirito penetrante e geniale, nel senso migliore del termine uno spirito universale. Egli riunì a corte tutti i saggi che erano portatori di ciò che allora si poteva sapere: poeti, filosofi, medici, teologi, architetti; tutti vivevano, guidati dal suo grande spirito, alla corte di Harun al Raschid.
Ora, a questa corte di Harun al Raschid viveva uno spirito molto eminente, significativo; uno spirito che – non allora, nell’incarnazione alla corte di Harun al Raschid, ma in una precedente incarnazione – era stato un vero iniziato. Vi chiederete: un iniziato, passando attraverso le incarnazioni, non rimane un iniziato? Si può essere stati profondamente iniziati in un’epoca precedente e, in un’epoca nuova, si deve usare quel corpo, si deve subire quell’educazione che può derivare da quell’epoca; poi si devono tenere nel subconscio le forze che provengono dall’incarnazione precedente. In un essere umano deve svilupparsi ciò che è conforme alla civiltà corrispondente. Così vivono persone che esteriormente sembrano proprio il risultato della loro civiltà; ma dal modo in cui vivono si vedono in loro impulsi più profondi: in passato erano iniziati, non perdono questo, agiscono anche nel loro subconscio in base a ciò, ma non possono fare altro che adattarsi a ciò che la vita della civiltà concede.
Così era la personalità che, secondo la tradizione, avrebbe creato grandi istituzioni per tutte le scienze alla corte di Harun al Raschid: all’epoca uno dei più grandi saggi del suo tempo, con un talento organizzativo così straordinario che gran parte di ciò che è stato realizzato alla corte di Harun al Raschid è stato ispirato da questo spirito. L’arabismo si diffuse poi nel corso dei secoli. Sappiamo delle guerre che l’Europa ha combattuto per respingere l’arabismo. Ma non era finita lì: le anime che hanno operato nell’arabismo attraversano la porta della morte, continuano a svilupparsi attraverso il mondo spirituale e, in un certo senso, continuano la loro opera. Così è per le due individualità di Harun al Raschid e del suo saggio consigliere che viveva alla sua corte.
Seguiamo innanzitutto Harun al Raschid. Egli attraversa la porta della morte, continua a evolversi attraverso il mondo spirituale. La forma esteriore dell’arabismo viene respinta; il cristianesimo instaura, nell’Europa centrale e occidentale, il suo carattere exoterico, che ha gradualmente assunto. Ma, per quanto sia impossibile che l’antica forma del maomettanesimo, dell’arabismo, continui ad agire in Europa, tanto è possibile che le anime di coloro che un tempo vissero alla corte di Harun al Raschid in quella splendida civiltà e ne ricevettero l’impulso continuino ad agire. Vediamo così che Harun al Raschid stesso si reincarna nella personalità spesso citata di Bacone, quel grande spirito inglese che ha influenzato tutto il pensiero scientifico moderno e quindi gran parte di ciò che oggi vive nell’uomo. Harun al Raschid non poteva diffondere da Londra, dall’Inghilterra, una civiltà e una cultura plasmate nel senso stretto dell’arabismo; quest’anima doveva servire la forma che era possibile nell’Occidente. Ma l’intero tratto fondamentale, il tratto distintivo di ciò che Bacone riversò sul modo di pensare europeo è il vecchio arabismo in una nuova forma. E così, proprio in ciò che oggi è il modo di pensare scientifico, vive l’arabismo, perché Bacone era la reincarnazione di Harun al Raschid.
Il saggio che viveva alla sua corte attraversò anch’egli la porta della morte, ma seguì una strada diversa. Non poteva immergersi in una corrente spirituale materialistica come quella in cui Bacone poté immergersi; doveva rimanere in una corrente spirituale più elevata. E così avvenne che, nell’epoca in cui operava anche Bacone, un altro spirito – ma ora nell’Europa centrale – agisse in modo tale che, in un certo senso, l’anima incontrasse ciò che proveniva dall’anima di Harun al Raschid rinato. Vediamo, in un certo senso, la corrente di Bacone riversarsi dall’Inghilterra verso l’Europa centrale, da ovest a est. Dal fatto che l’anima, direi, dalla Spagna e dalla Francia abbia riportato questa visione dell’arabismo, si può già capire che essa ha ricevuto un contenuto diverso da quell’anima che, passando attraverso la porta della morte, ha rivolto lo sguardo, durante il suo passaggio attraverso il mondo spirituale, a ciò che era nell’Europa orientale e centrale, e che è rinata nell’Europa centrale come Amos Comenius. Egli ha rinnovato ciò che aveva estrinsecato alla corte di Harun al Raschid dalla saggezza orientale, diventando poi, nel XVII secolo, quella personalità che ha sostenuto con grande energia il pensiero: uno spirituale, uno spirituale strutturato attraversa l’evoluzione dell’umanità.
Si dice spesso, in modo banale, che Comenius credesse nel «Regno Millenario». Questo è un modo banale di parlare. In realtà ciò significa che Comenius credeva nelle epoche dell’evoluzione dell’umanità, che accettava uno sviluppo storico mondiale spirituale, strutturato dal mondo spirituale. Egli vuole mostrare che uno spirituale attraversa e intreccia tutta la natura: scrive una «Pansophia», una sapienza universale. In realtà c’è un profondo tratto spirituale in ciò che Amos Comenius ha fatto. Egli è un rinnovatore del sistema educativo. È noto che egli aspirava alla concretezza, ma a una concretezza diversa dal materialismo, a una concretezza spirituale in tutto e per tutto. Non posso approfondire i dettagli, posso solo indicare come l’arabismo in forma occidentale e l’arabismo in forma orientale siano scaturiti da ciò che è nato nell’Europa centrale dalla confluenza di questi due impulsi spirituali.
Comprendiamo molto di ciò che vive nella civiltà dell’Europa centrale solo se vediamo come gli spiriti che vivevano alla corte di Harun al Raschid trasferiscano dall’Asia, nella forma in cui poteva essere rinnovato, ciò che scaturisce dall’arabismo. Così vediamo come agisce l’individualità dell’uomo nel divenire storico. E poi, guardando a questi esempi significativi, possiamo imparare come agisca il karma attraverso le incarnazioni. Allora questo può essere applicato, come ho discusso in diverse occasioni, a ciò che è la nostra incarnazione. Ma prima dobbiamo avere esempi concreti.
Consideriamo ora un esempio di questo tipo – e qui, in questo Paese, c’è sicuramente un grande interesse al riguardo –: consideriamo il poeta svizzero Conrad Ferdinand Meyer. Se guardiamo, oltre che alle sue poesie, anche alla personalità di Conrad Ferdinand Meyer, egli è già in grado di risvegliare un grande interesse. È una personalità singolare, questo Conrad Ferdinand Meyer. In realtà è sempre stato così: quando componeva le sue poesie dal ritmo meraviglioso, se lo si osservava, si vedeva come la sua anima in ogni momento tendesse a uscire dal corpo. C’è qualcosa di puramente animico che vive nelle meravigliose forme delle poesie, anche delle poesie in prosa di Conrad Ferdinand Meyer. Nel corso della sua vita ha dovuto soffrire ripetutamente per il fatto che, quando questa separazione tra l’animico-spirituale e il fisico-corporeo diventava troppo forte, la sua vita terrena veniva offuscata. Ma questa è solo una debole interazione tra l’animico-spirituale e il corpo fisico: lo si nota quando ci si occupa delle poesie o della personalità di Conrad Ferdinand Meyer. Questa individualità, che nell’incarnazione di Conrad Ferdinand Meyer vive solo debolmente nel corpo fisico, deve aver attraversato – così si dice inizialmente – qualcosa di molto particolare nelle vite terrene precedenti.
Ora, le ricerche relative alle vite terrene precedenti non sono sempre facili. Si devono affrontare le più disparate delusioni, i più disparati rifiuti in relazione a ciò che si vuole compenetrare spiritualmente. Ciò che dico sulla reincarnazione non è quindi affatto destinato a soddisfare il desiderio di sensazioni forti, ma a far luce sempre più profondamente sul divenire storico. Se si segue la vita di Conrad Ferdinand Meyer, proprio partendo da questo libero collegamento tra l’animico-spirituale e il fisico-corporeo, allora si viene ricondotti a un’incarnazione molto antica, un’incarnazione nel VI secolo dopo Cristo. Si viene condotti a un’individualità con la quale, inizialmente, non si riesce a venire a patti con l’intuizione spirituale con cui si seguono tali cose. In realtà si viene allontanati spiritualmente da questa individualità che viveva in Italia e che, in Italia, si inseriva nella forma di cristianesimo allora in espansione. Non si riesce ad avvicinarsi ad essa e si viene quindi ricondotti all’incarnazione di Conrad Ferdinand Meyer, cosicché in realtà, in questa indagine su un’incarnazione precedente, quando si crede di essere giunti a questa incarnazione del VI secolo, si deve tornare indietro al Conrad Ferdinand Meyer e non si capisce bene il nesso tra queste due incarnazioni, finché non si arriva alla soluzione dell’enigma.
Si nota che in Conrad Ferdinand Meyer vive un pensiero che confonde, un pensiero che è diventato anche artistico; un pensiero che è passato nel suo racconto «Der Heilige» (Il santo), in cui viene trattato Thomas Becket, il cancelliere-vescovo di Canterbury nel XII secolo alla corte di Enrico d’Inghilterra. Ma ora, se si segue ciò che viveva in Conrad Ferdinand Meyer, in termini di connessioni tra pensieri e sentimenti, mentre scriveva questo racconto, allora si entra davvero nel modo in cui agiva lo spirito di Conrad Ferdinand Meyer. Si viene condotti, per così dire, da un oscuramento della coscienza all’illuminazione e poi di nuovo indietro. Alla fine ci si dice: c’è qualcosa di molto particolare in questo pensiero nel racconto di Conrad Ferdinand Meyer; non è facilmente spiegabile, deve avere radici profonde. Poi si arriva alla conclusione che esso deriva da un impulso di una vita terrena precedente, in cui l’individualità di Conrad Ferdinand Meyer era in Italia, viveva in una piccola corte e aveva svolto un ruolo importante nell’ambito dello sviluppo cristiano: lì questa individualità aveva vissuto qualcosa di speciale.
Si arriva gradualmente alla conclusione che questa individualità era stata inviata dall’Italia in Inghilterra con una missione cristiana. Questa missione fondò allora l’arcivescovado di Canterbury. L’individualità che più tardi divenne Conrad Ferdinand Meyer era, da un lato, profondamente toccata da quell’arte ormai scomparsa che era presente in Italia nel IV e V secolo e che poi trovò la sua ulteriore espressione nei mosaici italiani; in essa agiva l’individualità di Conrad Ferdinand Meyer. Poi, spinta dal cristianesimo dell’epoca, partì con la missione in Inghilterra. Dopo aver contribuito a fondare l’arcivescovado di Canterbury, fu assassinata da un capo anglosassone in circostanze misteriose.
Questo fatto continuò a vivere come impulso nell’anima. E quando quest’anima nacque come Conrad Ferdinand Meyer, nel suo subconscio viveva il destino di un tempo: l’essere stato assassinato in Inghilterra; e ciò ha qualcosa a che fare con l’arcivescovado di Canterbury. Proprio come a volte un ricordo riaffiora quando si sente una parola, così questo impulso – «una volta ho avuto a che fare con Canterbury» – continua a influenzare l’anima di Conrad Ferdinand Meyer, che non descrive il suo destino, che rimane nel subconscio, ma il destino simile di Thomas Becket, cancelliere di Enrico d’Inghilterra, che era allo stesso tempo arcivescovo di Canterbury. Questo strano dolore animico di Conrad Ferdinand Meyer fa sì che il proprio destino si trasferisca in quello di un altro, che egli conosce dalla storia.
Nel periodo della Guerra dei Trent’anni, in cui nell’Europa centrale regnavano rapporti così caotici, questa individualità rinasce, questa volta sotto forma di donna. E come personalità femminile, il caos dell’epoca della Guerra dei Trent’anni influisce in modo particolarmente profondo su questa individualità. Questa donna sposò un personaggio piuttosto rozzo, un veterano di guerra fuggito dai rapporti tedeschi nella regione grigia della Svizzera. Così questa coppia – la donna ricettiva alle imponenti impressioni del presente, per quanto caotiche, l’uomo più filisteo – trascorse il tempo nella regione grigia. Da lì furono accolti gli eventi mondiali dell’epoca che cercano di riemergere in «Jürg Jenatsch». Così, i pensieri e i sentimenti rivivono in Conrad Ferdinand Meyer attraverso ciò che egli ha vissuto in questo modo. La difficoltà sta nel fatto che Conrad Ferdinand Meyer accoglieva queste impressioni nell’anima, ma doveva trasformarle, perché viveva nel mondo in modo tale che il suo mondo spirituale-animico riceveva continuamente impulsi che facevano sì che, nell’incarnazione di Conrad Ferdinand Meyer, fosse collegato solo in modo labile con il mondo fisico-corporeo.
Ora voi vedete in questo qualcosa che dimostra come, nel pensare, nel sentire, nel percepire e nella creazione artistica di una personalità, gli impulsi antichi agiscano in modo molto singolare. La verità al riguardo non si ottiene certamente attraverso la speculazione, attraverso la riflessione in qualsiasi modo intellettuale, ma solo nella visione spirituale. Di particolare interesse, in relazione alle loro ripetute vite terrene, sono poi le personalità che, in una qualsiasi vita terrena, attirano lo sguardo. Vedete, c’è una personalità che è particolarmente cara e preziosa per le persone qui e che permette di vedere chiaramente il modo in cui le anime attraversano le vite terrene. Se si imparano davvero a conoscere queste cose, esse appaiono diverse da come ci si aspetterebbe.
Abbiamo qui un’anima che ho incontrato per la prima volta in una sorta di funzione sacerdotale all’interno di antichi misteri: in una sorta di missione sacerdotale; non proprio un sacerdote di primo piano, ma un sacerdote che, grazie alla sua posizione all’interno dei misteri, era in grado di formare le anime in modo elevato. Una personalità nobile e piena di bontà nella sua incarnazione di allora, così come era cresciuta attraverso i misteri. Questa personalità ebbe il destino, nel primo secolo prima della fondazione del cristianesimo, quindi circa cento anni prima della nascita di Cristo, di servire un mercante di schiavi, secondo i costumi dell’epoca, e di essere capo, sotto una personalità piuttosto crudele, di una schiera di schiavi che dovevano lavorare duramente e che non potevano essere trattati diversamente da come venivano trattati secondo i costumi dell’epoca. Non bisogna ora fraintendere o interpretare male questa personalità. Bisogna comprendere i nessi nelle civiltà antiche in modo diverso da come li comprendiamo noi oggi. Bisogna assolutamente capire che una personalità così nobile come quella di cui sto parlando poteva reincarnarsi, circa cento anni prima della fondazione del cristianesimo, come una sorta di schiavista di un grande esercito di schiavi.
Non poteva agire molto di propria iniziativa: questo era il suo difficile destino. Ma allo stesso tempo aveva instaurato un rapporto particolare con le anime degli schiavi che dovevano lavorare duramente. Questa personalità obbediva proprio a quella personalità crudele di cui ho parlato – oggi diremmo: il suo superiore. Ma in cose del genere, in nessi del genere, si formano antipatie e simpatie. E quando poi questa personalità, che a volte con il cuore pesante e sanguinante aveva fatto ciò che le era stato ordinato di fare, attraversò la porta della morte, incontrò lì le anime che avevano provato un certo odio anche per questa personalità. Questo si estrinseca poi nella vita tra la morte e la nuova nascita e crea così nessi animico-spirituali che agiscono poi come impulsi preparatori per la prossima vita terrena.
Ora, naturalmente, tra tutti gli uomini che hanno a che fare tra loro si formano nessi karmici. È anche destino che questa individualità di cui sto parlando, che era una sorta di caposquadra di schiavi e karmicamente legata al suo superiore, ai cui ordini doveva obbedire, si rendesse in un certo senso colpevole – direi innocente-colpevole – di tutto ciò che la crudeltà del superiore aveva causato. Essa partecipò, anche se non per impulso originario, ma spinta dai costumi e dall’intero contesto, e così si creò un legame karmico tra i due. Ciò si preparò nella vita tra la morte e la nuova nascita, tanto che questa personalità, che era caposquadra degli schiavi, rinacque nel IX secolo dopo Cristo come donna. Divenne la moglie di quel crudele superiore e, in questa comunità, visse molte cose che costituivano un pareggio karmico per ciò che ho definito una sorta di innocenza-colpevolezza per le crudeltà commesse.
Ma ciò che viene vissuto approfondisce ulteriormente l’anima: alcune cose che erano presenti nella vecchia incarnazione sacerdotale riaffiorarono, ma con una profonda tragicità. I rapporti nel IX secolo fecero sì che questa coppia entrasse in nesso con molte persone che erano le anime reincarnate di coloro che avevano vissuto con loro come anime schiave e che ora erano rinate. Le anime umane, infatti, di solito rinascono insieme nella stessa epoca. E così sulla Terra si creò nuovamente un rapporto di vita. Le anime che un tempo erano state tenute insieme dal capo degli schiavi ora vivevano insieme in una comunità più o meno grande. Il servitore della comunità, si potrebbe dire – ma servitore in un senso un po’ più elevato – era quell’uomo crudele. E poiché aveva a che fare con tutti gli abitanti, viveva solo cose brutte in questa comunità, di cui non era il capo, ma per la quale doveva sbrigare molte cose. La donna viveva sempre tutto questo con lui. Vediamo così come un certo numero di persone cresca insieme a queste due personalità.
Ma il karma che ora aveva legato le due personalità, l’ex superiore e il capo degli schiavi, questo legame karmico si esaurì. Quell’antica individualità sacerdotale non era più legata a questa personalità, ma rimaneva legata alle altre, perché era accaduto molto con queste anime, per le quali questa individualità era stata almeno lo strumento nell’incarnazione circa cento anni prima di Cristo. Come donna, portò solo benedizioni con le sue azioni, provvedendo alla comunità, certamente con molta bontà, ma con una bontà che era comunque compatibile con il fatto che la donna soffriva a sua volta di infinita tragicità.
Tutto ciò che era nato come elemento comune, che aveva creato legami karmici, tutto questo continuò e, nel corso dell’ulteriore attraversamento della vita tra la morte e la nuova nascita, ora dopo il IX secolo fino ai tempi recenti, si formarono nuovamente impulsi che tenevano insieme queste persone. E ora divennero, non in una comunità esteriore, ma rinati in modo tale che coloro che un tempo erano anime schiave e poi unite in una comunità di villaggio rinacquero almeno nello stesso periodo, così che era possibile riprendere i rapporti con l’individualità sacerdotale nata contemporaneamente nell’antico luogo dei misteri, con l’individualità del capo degli schiavi nell’epoca di cento anni prima di Cristo, con l’individualità della donna nel IX secolo dopo Cristo. Questa individualità rinacque infatti come Pestalozzi. Coloro che rinascevano più o meno nello stesso periodo per compiere il karma, queste anime che avevano un rapporto con lui come quello che ho appena descritto, dovevano diventare gli allievi, i discepoli a cui Pestalozzi, in adempimento del suo karma, concedeva ora benefici così immensi.
Ebbene, miei cari amici, è proprio così: se si osserva la vita e, al di là della vita così come ci appare, si vede l’opera delle anime di incarnazione in incarnazione, certamente ciò sconcerta, sorprende, perché è sempre diverso da come l’intelletto vorrebbe che fosse. Tuttavia, se la si osserva in questo nesso, la vita acquista qualcosa di un immenso approfondimento del suo contenuto. E penso che l’uomo abbia già guadagnato qualcosa dal considerare tali nessi. Se essi vengono messi in evidenza – talvolta in modo piuttosto difficile – dai retroscena spirituali, e se si indica, come oggi ho potuto fare solo in modo abbozzato, ciò che poi è presente nell’esistenza manifesta, allora si mostra effettivamente come il karma agisca attraverso le vite umane. Già solo ascoltando una tale considerazione, la vita acquista un fondo serio, e si può comprendere una tale considerazione se si guarda con mente davvero libera a ciò che si presenta nell’esteriorità.
L’Antroposofia non esiste per sviluppare mere teorie sulla ripetizione delle vite terrene e fornire schemi di ogni genere, ma per mostrare i fondamenti spirituali concreti della vita. Gli esseri umani guarderanno il mondo in modo completamente diverso quando porteremo alla luce queste cose. Se sarà necessario, dovremo indicare come ciò possa influire anche sulle azioni degli esseri umani. Se saprete questo, vedrete che tali considerazioni pratiche sul karma sono ciò di cui la nostra civiltà ha bisogno come impulso, come approfondimento. Oggi volevo solo raccomandarvi questi esempi pratici di karma. Osservate più da vicino le personalità famose e troverete che molte delle cose che ho detto sono vere.
(da una trascrizione incompleta)
Quando noi esseri umani osserviamo il mondo che ci circonda, troviamo innanzitutto tutto ciò che è sulla Terra: gli esseri dei diversi regni della Terra, il regno minerale, il regno vegetale, il regno animale; troviamo il regno umano, al quale noi stessi apparteniamo, e troviamo tutto ciò che appartiene a questi regni, ciò che è formato da essi: montagne, fiumi, nuvole. Se poi rivolgiamo lo sguardo più lontano, nell’universo, troviamo l’universo disseminato di stelle, stelle fisse, pianeti, e dalla visione antroposofica risulta chiaro che queste diverse stelle, proprio come la nostra Terra, hanno i loro abitanti. Ma l’uomo, rivolgendo lo sguardo prima al suo ambiente terrestre e poi alle vaste distese dell’universo, trova in questo ambiente spaziale esseri che hanno a che fare solo con una parte di sé. Sappiamo infatti dalle considerazioni antroposofiche che noi esseri umani siamo strutturati in un corpo fisico, un corpo eterico, un corpo astrale e un Io; sappiamo che durante il sonno ci separiamo dal corpo fisico e dal corpo eterico con l’Io e il corpo astrale. Ma tutto ciò che vediamo con i nostri occhi, che possiamo percepire con i nostri sensi nel mondo, è in relazione solo con il nostro corpo fisico e con il nostro corpo eterico; inizialmente non ha alcuna relazione con il nostro corpo astrale e con il nostro Io.
Solo due stelle fanno eccezione: il Sole e la Luna. Il Sole e la Luna sono infatti abitati da entità spirituali-animate, proprio come la Terra con l’uomo stesso. Ma anche le altre stelle del vasto universo sono abitate da entità spirituali-animate, solo che l’uomo ha inizialmente solo un rapporto molto indiretto con il mondo spirituale-animico delle stelle lontane durante la sua vita tra la nascita e la morte. Solo le due stelle citate, il Sole e la Luna, fanno eccezione. Esse sono per noi uomini, in un certo senso, le due porte attraverso le quali siamo in nesso con il mondo spirituale già durante la vita terrena fisica. E esse stesse, il Sole e la Luna, sono in relazione con noi, e precisamente in modo tale che il Sole è in relazione con il nostro Io, la Luna con il nostro corpo astrale. Ci avvicineremo alla comprensione di ciò che ho appena detto se guardiamo un po’ a ciò che troviamo esposto nei libri e nei vari cicli di conferenze.
Da essi sapete che la Luna, che oggi è compagna della Terra ma libera di muoversi nello spazio cosmico, un tempo era in connessione con la Terra, formava con la Terra un unico corpo, e a un certo momento si è staccata dalla Terra, è uscita nell’universo e ora forma nell’universo una sorta di insediamento della Terra. Ma questo non vale solo per ciò che, come manifestazione fisica della Luna, guarda dall’alto verso di noi, bensì anche per gli esseri che la abitano. Sapete anche che la Terra un tempo era abitata non solo dagli uomini, ma da una sorta di esseri superiori che furono i primi grandi maestri dell’umanità. Questi esseri non erano, come gli uomini ora, in un corpo fisico, ma solo in un corpo eterico sottile. Ma fino all’epoca atlantidea esisteva ancora una comunicazione tra gli uomini e queste entità.
Questa comunicazione consisteva nel fatto che gli uomini di quei tempi primordiali della Terra erano tenuti a mantenere in un certo modo il silenzio nella loro mente, a non percepire nulla del loro ambiente fisico, ma a rimanere con l’anima tranquilla, in completa calma mentale. E allora era come se queste essenze parlassero dall’interno a questi esseri umani dei tempi primordiali – noi stessi, poiché eravamo tutti sulla Terra nelle nostre vite terrene precedenti – e gli esseri umani sentivano e percepivano questo come ispirazione. Queste entità evolute non comunicavano agli uomini ciò che avevano da dire nel modo in cui noi comunichiamo tra noi, ma nel modo che vi ho descritto. Gli uomini facevano di tutto questo le opere di una meravigliosa saggezza primordiale.
L’uomo contemporaneo è fondamentalmente così terribilmente presuntuoso, si crede infinitamente intelligente. Lo è anche in confronto all’uomo primitivo, ma l’intelligenza da sola non porta alla saggezza, non porta alla conoscenza. L’intelligenza proviene dall’intelletto, e l’intelletto non è l’unico strumento che porta alla conoscenza. Erano forze più profonde dell’anima che nei tempi primitivi conducevano gli uomini alla conoscenza, che essi non esprimevano in formule razionali, nemmeno nella nostra grammatica filistea – perché tutta la grammatica è filistea – ma in opere semi-poetiche. Queste saggezze primordiali, che insegnavano all’umanità attraverso l’ispirazione di questi esseri superiori, esprimevano in opere che erano per metà poesia, in rappresentazioni di una bellezza sconfinata e figurativa, ciò che è rimasto nei documenti esteriori fino ai nostri giorni. Prendiamo la letteratura veda degli indiani, la filosofia yoga, la filosofia vedanta, i documenti persiani, i documenti egizi: ammiriamo tutto questo, e siamo stolti se non lo ammiriamo. Più ci si immerge in queste cose, più ci si abbandona ad esse, più ci si dice: sì, oggi siamo intelligenti e questi antichi non lo erano; ma ciò che hanno rappresentato come conoscenza, in una forma poetica meravigliosamente bella, è profondo, conduce in profondità nei misteri del mondo. E i documenti esteriori che già tanto ammiriamo, che ci sconvolgono se abbiamo il cuore al posto giusto, sono solo gli ultimi resti di ciò che un tempo era presente nell’umanità attraverso la tradizione orale, che solo la Scienza dello Spirito può sondare nella sua meravigliosa e antichissima saggezza primordiale.
Ma gli esseri umani sono, per così dire, cresciuti fuori da questa saggezza primordiale. Sarebbero rimasti immaturi e non avrebbero raggiunto la libertà della conoscenza con le proprie forze se fossero rimasti alla saggezza primordiale. E così quei grandi maestri primordiali non avevano più alcun compito sulla Terra: lasciarono la Terra. Proprio come la parte fisica della Luna è uscita nelle vastità dell’universo, così con la Luna sono usciti i grandi maestri primordiali. Oggi formano una sorta di colonia mondiale sulla Luna, e chi osserva la Luna con la scienza dell’iniziazione la trova popolata da quei saggi esseri che un tempo erano compagni dell’umanità.
È possibile comprendere la saggezza di questi esseri se, attraverso un perfezionamento superiore di ciò che ho descritto in «L’iniziazione», si riesce a comunicare con questi esseri lunari. Ma allora si apprende qualcosa di molto speciale: si apprende da loro che oggi, nonostante non siano sulla Terra, hanno un compito importante per la Terra. È difficile esprimere con parole terrestri, che non sono state create per questo, quale compito così importante per l’umanità abbiano questi esseri lunari. Essi tengono, in un certo senso, un registro di tutto il passato dell’umanità, di ogni singolo essere umano. Non libri come quelli che abbiamo nelle nostre biblioteche, ma qualcosa che possiamo chiamare libri; e in questi libri è registrato, per ogni singolo essere umano, ciò che ha vissuto nelle sue successive vite terrene. Conoscere la Luna significa conoscere il passato dell’umanità.
Quando scendiamo sulla Terra dall’esistenza prenatale, in cui ci troviamo tra la morte e la nuova nascita, dalle lontananze cosmiche, attraversiamo la sfera lunare e veniamo toccati interiormente da ciò che è registrato nel grande libro contabile dei saggi lunari sul nostro passato. Questo nostro passato viene impresso nel nostro corpo astrale prima che scendiamo sulla Terra. Nel nostro corpo astrale, che portiamo con noi nell’esistenza terrestre, troviamo le impronte di questi esseri lunari. In condizioni normali, questo non arriva alla nostra testa. La testa non è affatto un organo così importante per la maggior parte delle cose durante la vita terrena: lo è per i concetti e le idee materiali esteriori. Ciò che viene impresso dagli esseri lunari nell’entità umana, nell’ultimo gradino della sua discesa dall’universo sulla Terra, è addirittura – che l’uomo ci creda o no – impresso in quella parte del nostro essere umano che chiamiamo il lato spirituale del nostro essere umano metabolico-membrano. Riposa quindi nel subconscio, ma è lì; passa nella crescita, passa nella salute e, in particolare, passa in ciò che vorrei chiamare la guaribilità di un essere umano quando si ammala sulla Terra. È naturalmente importante conoscere la natura della malattia, ma è molto più importante conoscere il modo di guarire. Ora, la conoscenza sovrasensibile è già un aiuto essenziale per conoscere l’essenza della malattia; ma questa è la conoscenza di ciò che è inscritto in questo modo nella crescita, nelle forze nutritive, nelle forze respiratorie, dalla cronaca dell’akasha degli esseri lunari. Questo è ciò che fa sì che l’uomo opponga una resistenza maggiore o minore alla guarigione da una qualsiasi malattia. Un uomo guarisce più facilmente, un altro più difficilmente: ciò dipende interamente da come queste impronte sono state impresse dal suo karma, dalla sua precedente vita terrena.
Se guardiamo ciò che la Luna, là fuori, è per noi uomini terrestri con i suoi abitanti, arriviamo a dire: essa è intimamente connessa con tutto ciò che è il nostro passato, che risale alle vite terrene precedenti. Comprendere correttamente l’esistenza lunare, così come esiste là fuori nelle vastità dell’universo, significa sentire e percepire sulla Terra il passato degli esseri umani. Ora, il destino umano si compone di ciò che portiamo con noi dalla vita terrena precedente, cioè dal nostro passato, e di ciò che possiamo sperimentare durante la nostra vita nel presente. E da ciò che può essere sperimentato nel presente, insieme al nostro passato, il destino continua a formarsi nel futuro, nelle vite terrene successive. Da un punto di vista cosmico, la Luna con le sue entità ci appare quindi come ciò che plasma il nostro passato nel nostro destino.
Da ciò si vede quanto poco la conoscenza attuale sappia di ciò che sono realmente i corpi cosmici là fuori. La conoscenza fisica della Luna, a cui siamo abituati oggi, non è in realtà alcuna conoscenza. Chi oggi descrive fisicamente la Luna pensa che ciò che trova raffigurato sulle mappe lunari, come montagne, sia sempre esistito: è ingenuo crederlo. Gli esseri lunari sono sempre esistiti, l’essenza spirituale-animica della Luna era presente, ma non la materia fisica. Potrete rendervi conto di ciò osservando l’uomo stesso. Nel corso della sua vita terrena, l’uomo sostituisce continuamente le sue sostanze fisiche. Dopo sette-otto anni non abbiamo più in noi nulla della materia che portavamo dentro di noi: tutto è sostituito. Ciò che è rimasto in noi è lo spirituale-animico, e così è anche per i corpi celesti. Potete guardare oggi la Luna: la sua materia, anche se più duratura di quella umana, nel corso dei tempi è diventata completamente diversa; rimane solo lo spirituale-animico.
Quando si considerano queste cose, si ottiene una visione dell’universo completamente diversa da quella che si ha oggi con la conoscenza materiale. Questa conoscenza materiale è estremamente intelligente, saggia e comprensibile; sa soprattutto calcolare, e calcola in modo infallibile. I calcoli sono sempre corretti, ma non sono veri. Vedete: qualcuno oggi calcola la struttura del cuore; lo osserva oggi e lo osserva di nuovo un mese dopo: è cambiato, non molto. Un altro mese dopo, ancora non molto; e poi guarda quanto è cambiato il cuore in un anno. Basta moltiplicare e ha il risultato per dieci anni; può calcolare com’era il cuore trecento anni fa, come sarà tra trecento anni, e il calcolo sarà sicuramente corretto. Solo che il cuore non c’era trecento anni fa e non ci sarà tra trecento anni. Lo stesso vale per altre cose. I calcoli sono sempre corretti, ma non corrispondono alla realtà. Così è anche per quanto riguarda la sostanza esteriore dei corpi celesti: essi cambiano la loro sostanza, ma lo spirituale-animico rimane. E, per la Luna, questo spirituale-animico è ciò che viene intessuto nel nostro destino dai grandi registratori della nostra vita passata, ciò che è in nesso con una parte di questo nostro tessuto del destino come esseri umani.
Così la Luna è in effetti una delle porte che indicano all’uomo il mondo spirituale, dal quale il suo destino viene tessuto da entità che un tempo erano i nostri saggi compagni sulla Terra, in quell’epoca in cui gli uomini, spinti dall’istinto, non conoscevano ancora il proprio destino. Ora il tessuto del destino è completamente nell’inconscio; ne sentiremo parlare ancora in seguito.
Esiste un altro varco che conduce al mondo spirituale: è il Sole. Quando si impara a conoscere il Sole attraverso la scienza dell’iniziazione, non si incontrano entità legate alla nostra Terra come quelle lunari; nel Sole non si incontrano entità che un tempo hanno abitato la Terra. Si incontrano quelle entità che nella mia «Scienza occulta» sono designate come Angeloi e le entità superiori nelle gerarchie. Quando dico «nel Sole», dovete naturalmente immaginarvele nell’intera sfera del Sole, nell’intero flusso di luce che emana dal Sole. Il Sole è la dimora degli Angeloi, degli angeli, di quelle entità di cui una è sempre in nesso con un individuo umano. E noi esseri umani siamo già in nesso con questi individui superiori in relazione al nostro Io, e siamo in nesso con questi individui superiori attraverso l’esistenza solare. Gli Angeloi sono in un certo senso i modelli cosmici dell’uomo, perché l’uomo raggiungerà un giorno il grado gerarchico degli Angeloi. Sul Sole vivono quelle entità alle quali noi stessi ci avviciniamo per quanto riguarda la loro natura. Da ciò potrete già dedurre che, così come l’esistenza lunare è collegata al nostro passato, l’esistenza solare è collegata al nostro futuro. La Luna e il Sole rappresentano un mondo del nostro passato e del nostro futuro; e se da un lato vediamo che gli esseri lunari sono i contabili del nostro passato, che in un certo senso le nostre vite terrene passate sono registrate sulle pagine dei loro libri, dall’altro lato la scienza dell’iniziazione ci fa capire che dobbiamo guardare agli Angeloi, agli angeli, se ci preoccupiamo del nostro futuro.
Noi facciamo continuamente qualcosa, forse non tutti, ma la maggior parte delle persone deve fare qualcosa. Proprio come ciò che abbiamo fatto in passato influisce sulla nostra vita presente, così le cose che facciamo nel presente devono influire sul futuro. Ma esse possono influire sul futuro solo se, in un certo senso, gli Angeloi rivolgono lo sguardo delle loro anime verso ciò che l’uomo fa nel presente e lo fanno agire nel futuro. È una sensazione molto bella poter contare con questa operosità degli Angeloi nel mondo. Noi compiamo molte cose che dovranno dare frutti nel futuro. L’umanità attuale è diventata terribilmente sconsiderata riguardo a tali cose. Dovrebbe prendere in considerazione tali cose e, quando l’uomo fa qualcosa, dovrebbe pensare al suo Angelo, più o meno così: «Mio spirito protettore, ricevi ciò che è la mia azione come una radice e produci frutti da essa». Quanto più figurativamente, quanto più vividamente un essere umano rivolge un tale discorso al suo Angelo per azioni che dovranno portare frutto in futuro, tanto più questi frutti potranno essere presenti in futuro.
Così, come gli esseri lunari conservano il nostro destino passato, così gli esseri solari tessono continuamente un nuovo destino nel futuro. In verità, non è solo la luce solare fisica esteriore che viene inviata dal Sole alla Terra, non è solo il chiaro di Luna esteriore; ma se guardiamo con occhi spirituali al Sole e alla Luna, sappiamo che la Luna è in nesso con il nostro corpo astrale. Attraverso questa relazione con il nostro corpo astrale, la Luna è il punto di partenza di tutto ciò che, dal nostro passato, viene intessuto nel nostro destino. Il Sole è in nesso con il nostro Io e, attraverso le entità che sono per noi un modello per il nostro futuro cosmico, il Sole è in relazione con ciò che è il nostro destino futuro. Così, nel Sole e nella Luna, che sono in relazione reciproca nell’effetto della luce, si intrecciano, nell’immagine dell’interazione tra Sole e Luna, i riflessi celesti del nostro destino.
La scienza dell’iniziazione fornisce una spiegazione reale di questo fatto. Quando chi è veramente giunto al punto necessario – l’ho descritto nel mio libro «L’iniziazione» – osserva la Luna piena, non vede solo ciò che vede la coscienza umana, ma vede soprattutto, nella luce comunicata, il suo destino passato, il contenuto della sua vita terrena passata. E quando ha affinato il corrispondente sguardo spirituale e guarda verso un punto dove si trova la Luna nuova, che non si vede con l’occhio fisico, allora gli appare ciò che ora gli viene incontro dalla Luna nuova oscura: il grande ammonitore del suo destino, che gli grida come deve comportarsi nei confronti delle cose del suo passato nella vita terrena precedente, per compensarle nell’evoluzione karmica.
L’uomo può avere un rapporto simile con il Sole. Anche in questo caso può intuire, almeno in generale, se non nello specifico, ciò che gli riserva il destino futuro. Se ora prescindiamo dal cosmico e guardiamo all’uomo stesso, troviamo che il destino umano è davvero intessuto in modo meraviglioso da due elementi. Quando due persone, diciamo una di venticinque anni e l’altra di trent’anni, si incontrano, può accadere – non sempre – che, guardando indietro alla propria vita terrena, l’una o l’altra si renda conto chiaramente che hanno percorso le loro vie come se si fossero cercate a vicenda. È solo una mancanza di attenzione se non notiamo queste cose. Già il bambino ha preso la direzione del cammino che doveva condurlo dove avrebbe incontrato l’altra persona, e anche l’altra persona ha preso questo cammino; e tutto ciò che è accaduto fino al punto d’incontro comune si è svolto nell’inconscio.
Ma che cosa ha agito nell’inconscio? Se uno è A e l’altro è B, allora A è disceso attraverso la sfera lunare prima di penetrare nella vita terrena. Gli esseri lunari hanno inscritto nei libri, e anche nel corpo astrale, ciò che egli aveva in comune con B nella vita terrena precedente, e queste annotazioni nella cronaca lunare dell’akasha hanno influenzato il percorso, così come quello di B. Dal momento in cui i due esseri umani si incontrano, l’inconscio cessa di avere un significato esclusivo, perché allora gli esseri umani si vedono l’un l’altro. Si fanno un’impressione reciproca, diventano simpatici o antipatici l’uno all’altro. Non agisce più una conservazione del passato: ora agisce il presente. Entrano in gioco gli Angeloi e guidano gli uomini. L’esistenza solare entra in forza, così che realmente, all’interno dell’uomo, il Sole e la Luna tessono insieme il destino dell’uomo. Questo è, in fondo, abbastanza facile da percepire se si osserva con attenzione la vita umana.
Prendiamo due persone che si incontrano da qualche parte. L’impressione che si fanno l’una dell’altra può essere molto diversa. Ci sono casi in cui due persone si incontrano ed è davvero così che una persona accoglie l’altra completamente nella sua volontà, nel suo animo. Questo accogliere nell’animo è in gran parte indipendente dall’impressione personale. Le persone che ragionano solo con la testa non hanno molta comprensione per ciò che esiste interiormente, perché è davvero una delle cose più meravigliose vedere come un essere umano si ponga di fronte a un altro. Una volta A accoglie B nella sua volontà in modo tale da dire: vorrei fare io stesso ciò che fa B; ciò che piace a lui piace anche a me. Ma ora B è brutto e non si può capire che B piaccia ad A. Vedete, l’attrazione di B verso A non è formata dall’intelletto, né dalle impressioni sensoriali, ma dalle forze profonde dell’anima: dalla volontà e da ciò che dalla volontà passa al sentimento. L’altro può essere anche brutto, ma la bruttezza l’ha acquisita solo nella vita terrena attuale. Ciò che unisce i due ha la sua origine in ciò che hanno vissuto insieme nella vita terrena precedente. All’apparenza esteriore si ha l’impressione che le due persone non stiano affatto bene insieme; ma ciò che hanno nel loro subconscio unisce le loro volontà. Questo si manifesta spesso già nell’infanzia. Quanto si desidera, da bambini, essere come «lui», volere come «lui», sentire come «lui»! Allora esiste una relazione karmica.
Questo è un modo in cui le persone si incontrano nella vita; e se si prestasse molta attenzione a questo aspetto, come accadrà in un futuro non troppo lontano, quando si guarderà di nuovo più all’interno dell’essere umano, allora, in questi casi, nel modo in cui pulsa una volontà, si potrebbe conoscere che si sono già vissute vite terrene con altre persone, e le forze animiche inconsce rivelerebbero qualcosa di ciò che si è vissuto con una persona nella vita terrena precedente. L’altro caso è quello in cui si incontra una persona qualsiasi con la quale non si instaura un rapporto di questo tipo tra le volontà, ma proprio uno in cui è determinante l’impressione estetica o intellettuale. Quante volte capita che A conosca B e poi non parli di lui con il tono di entusiasmo o di disgusto con cui si parla di una persona con cui si è stati legati karmicamente in passato! Si loda forse una persona con cui non si ha alcun legame karmico, la si trova simpatica, un tipo in gamba; ma essa non entra nella volontà, bensì solo nell’intelletto, nel senso estetico.
Questo è il secondo modo in cui si incontrano gli uomini. Se ciò che due persone esercitano l’una sull’altra come effetto arriva fino alla volontà, al sentimento, al carattere, allora esiste una connessione karmica, allora le due persone sono state unite da esperienze comuni nella vita terrena passata. Se da un essere umano proviene un impulso che arriva solo fino all’intelletto, al senso estetico, così che l’essere umano ci piace o non ci piace, allora non si tratta di qualcosa che è stato fatto dalla Luna, ma di qualcosa che il Sole rende presente e che troverà una continuazione solo nel futuro. Quindi, attraverso un’osservazione sensata dell’uomo, si può arrivare a percepire dove esistono relazioni karmiche.
Ora, vedete, ciò che vi ho raccontato è proprio qualcosa che si può acquisire come conoscenza del mondo attraverso l’Antroposofia; e proprio come non è necessario essere artisti per trovare bella un’immagine, così non è necessario essere iniziati per comprendere le cose. Si possono comprendere le cose perché le idee sono in armonia tra loro. Ci sono persone che dicono: che cosa ci importa del mondo spirituale, lo si può comprendere solo quando ci si trova dentro. Lo dicono perché oggi sono abituati a chiamare prova solo ciò che può essere dimostrato in modo sensibile e tangibile. Queste persone sono come gli stolti che dicono: tutto ciò che è nel mondo deve essere sostenuto, altrimenti cade a terra. Potrebbe arrivare qualcuno e dire: la Terra, la Luna, il Sole sono là fuori nello spazio cosmico, ma devono pur avere un sostegno per non cadere. Egli non sa che i corpi cosmici non hanno bisogno di sostegno perché si sostengono a vicenda. L’Antroposofia si basa su questa comprensione. In essa le idee non possono essere sostenute da prove concrete esteriori, ma si sostengono reciprocamente.
Leggete prima un solo libro antroposofico, poi può succedere che, essendo abituati a vedere tutto dimostrato in modo concreto, lo mettiate da parte perché non vi trovate nulla di dimostrato. Ma continuando a leggere, scoprirete che le idee si sostengono e si sostengono a vicenda come i corpi celesti. Si possono già comprendere le cose anche senza essere iniziati; ma attraverso la scienza dell’iniziazione le cose diventano ancora più dense, vengono vissute in modo diverso. Per questo chi è arrivato abbastanza lontano può parlare anche in un’altra forma di questo intreccio di passato, presente e futuro che è il destino umano.
Chi ha attraversato l’iniziazione fino a un certo gradino, per lui le esperienze diventano molto più concrete. Davanti a voi c’è una persona che vi parla, vi racconta qualcosa, voi la ascoltate. L’iniziato, così come sente l’esteriore, può anche sentire l’interiore, il linguaggio spirituale, che non è meno chiaro del linguaggio umano. Con tutta la chiarezza con cui gli esseri umani vi parlano, per l’iniziato parla l’essere con cui era legato karmicamente nel passato e che incontra nella vita presente. Egli sente un linguaggio interiore. Voi direte allora che l’iniziato ha dentro di sé un intero gruppo di persone, alcune delle quali gli parlano più chiaramente, altre meno. È proprio così. Ma allo stesso tempo ciò è la prova evidente del modo in cui è stata trascorsa la vita terrena precedente.
Ho detto che i grandi registratori, gli esseri lunari, registrano il destino; ma nel momento in cui l’iniziato incontra un altro essere umano con cui era karmicamente legato nella vita terrena precedente, viene illuminato, come dalla luce della Luna piena, dalle registrazioni dell’altro essere umano con cui è karmicamente legato. Ciò che pensiamo e facciamo attualmente non ci parla, ma dopo un certo tempo, dopo un tempo non così lungo, ciò che abbiamo fatto, ciò che è registrato sulla Luna, diventa parlante e vivo. Le immagini akashiche sono immagini di vita: quando si incontra il contenuto di una vita terrena passata, si impara a conoscere se stessi e si impara a conoscere un’altra persona. Ciò che è comune alla vita terrena passata rivive; quindi non c’è da stupirsi che questo risveglio si senta anche nell’altra persona, che parla dal suo interno. Si è intimamente uniti a coloro con cui si è stati nella vita terrena precedente.
Questo sarà il cammino dell’umanità nel futuro: gli esseri umani dovranno prima acquisire una sensibilità sottile affinché la loro volontà si realizzi nell’incontro con un altro essere umano, in modo da poterlo sentire. In un periodo che si colloca tra settemila e novemila anni nel futuro, tutti gli esseri umani sulla Terra sentiranno parlare dentro di sé gli altri esseri umani con cui sono legati karmicamente.
Se si incontra una persona con cui non si ha alcun legame karmico, che si incontra per la prima volta, dopo aver ricevuto l’iniziazione anche questo si presenta in modo diverso. L’iniziato può naturalmente incontrare nella sua vita anche persone con cui non ha legami karmici; tuttavia il suo rapporto sarà diverso da quello che esiste nella coscienza ordinaria. Egli sente, con una certa delicatezza, nuovi fatti nell’uomo cosmico. Attraverso una persona che si incontra per la prima volta nel cosmo si vede più profondamente nel mondo. È anche una fortuna incontrare una persona per la prima volta, e il fatto che attraverso una persona che si incontra per la prima volta si conosca meglio il mondo deve svilupparsi a sua volta come un sentimento sottile.
L’iniziato, quando incontra un essere umano con cui non ha alcun legame karmico, che incontra per la prima volta nel cosmo, ha subito un compito nei confronti di quest’uomo: ha immediatamente il compito di connettersi con lo spirito protettore della sfera degli Angeloi, che è particolarmente protettivo nei confronti di quest’uomo. Non deve solo conoscere l’uomo, ma deve conoscere lo spirito protettore dell’uomo. L’Angelo di quest’uomo parla anche con grande chiarezza dal proprio intimo; e quando l’iniziato incontra diverse persone con cui non ha alcun legame karmico, allora sente parlare forte e chiaro dal proprio intimo. Egli percepisce le parole dell’Angelo di queste persone nel proprio intimo. Questo conferisce all’iniziato un certo carattere nei suoi rapporti con gli uomini. Egli assume qualcosa che l’Angelo vuole dire all’uomo che conosce: si trasforma nel suo Angelo.
In questo modo ciò che può essere detto agli uomini diventa, per un motivo diverso, più intimo di quanto non sia per la coscienza ordinaria. Da qui deriva anche il fatto che, per l’iniziato, ogni persona che incontra per la prima volta nel cosmo è fondamentalmente diversa: egli è in parte l’Angelo di quella persona. Su questo si basa la capacità di trasformazione di coloro che, con la forza dell’iniziazione, si presentano agli altri.
Ora, gli esseri umani hanno davvero una capacità di percezione molto limitata per queste cose. Ma non sono passati secoli così tanti da quando l’umanità aveva ancora una sensibilità molto maggiore per queste cose. Poteva capitare che un uomo saggio si trovasse di fronte a una serie di altre persone e ognuna lo descrivesse in modo diverso. Se si procede in modo filisteo, si troverà che una personalità interessante è stata descritta da venti persone, ognuna in modo diverso, e quindi nessuno l’ha vista esattamente. Ma forse tutte e venti le persone l’hanno vista. Egli si è trasformato per ognuna di loro, ponendosi in relazione con l’Angelo di ognuna di queste persone. Vedete, in questo rapporto c’è davvero un abisso tra ciò che è consuetudine e usanza tra le persone al giorno d’oggi e ciò che era consuetudine e usanza in un passato recente.
Oggi si impara molto, ma si impara in modo completamente diverso da come si imparava in passato. L’istruzione superiore, in un tempo relativamente non così lontano, dava indicazioni su come coloro che dovevano guidare e dirigere altre persone come sacerdoti o insegnanti potessero acquisire la capacità di connettersi con l’Angelo di un essere umano. Gli uomini hanno persino dimenticato il ricordo di ciò. La dottrina degli angeli era una scienza per coloro che volevano diventare guide dell’umanità, affinché potessero acquisire la capacità di trasformazione.
Ancora un’altra cosa: vi colpirà straordinariamente – e ne ho parlato nel mio libro «Il cristianesimo come fatto mistico» – come siano le biografie che ci sono pervenute dagli antichi iniziati: sono tutte simili tra loro! Provate a studiare le biografie degli iniziati: sono tutte simili tra loro, perché i grandi iniziati hanno vissuto biografie simili per quanto riguarda la loro vita animica. Ma queste non sono biografie scritte da esseri umani, perché gli esseri umani non le scriverebbero uguali tra loro. Se tutti coloro che, diciamo, hanno conosciuto Zarathustra avessero scritto una caratteristica di Zarathustra, ognuno l’avrebbe scritta in modo diverso, perché Zarathustra si trasformava di fronte a ogni persona. Ciò che il mondo avrebbe dovuto sapere sugli iniziati era una biografia ispirativa da spiriti superiori.
Si può quindi dire che chi, con la forza dell’iniziazione, si trova di fronte a un essere umano con cui è legato karmicamente percepisce il passato di quest’ultimo come proprio, lo impara a conoscere attraverso il mondo spirituale-animico delle entità lunari.
Chi, con la forza dell’iniziazione, si trova di fronte a un essere umano che incontra per la prima volta nel cosmo, riceve il compito di unirsi al suo Angelo. In questo modo impara a conoscere molto del mondo esteriore. Gli Angeli parlano interiormente, e noi siamo un mondo là fuori. In realtà non è possibile conoscere più profondamente gli altri esseri umani con le forze spirituali senza conoscere un esercito di Angeli. È assolutamente impossibile raggiungere una vera conoscenza dell’uomo senza conoscere gli angeli. Proprio come ho dovuto dire che già la normale sensibilità, quando entra in contatto con persone che non sono legate karmicamente, impara a conoscere l’ambiente, così l’iniziato impara a conoscere il mondo esterno vero e proprio, il mondo degli angeli. In questo modo ottiene dei mediatori per le gerarchie superiori.
Si può anche diventare consapevoli in altri modi di come si è karmicamente legati a un essere umano. Si incontra una persona nella vita, se ne incontra un’altra. Basta prestare attenzione: si può incontrare una persona, avere molti rapporti con lei, lavorare con lei e così via, ma non si riesce a sognarla. Non si riesce a sognarla perché non è collegata al nostro corpo astrale, ma solo al nostro Io. Si incontrano altre persone, le si vede solo di sfuggita, eppure ci seguono nei sogni, anche nei sogni ad occhi aperti. È una rappresentazione formata dall’interno, che non ha nulla a che vedere con l’esteriorità dell’uomo, perché si è legati karmicamente a quella persona. Si incontra una persona con cui si era karmicamente legati e si è subito costretti a farsi un’immagine di questa persona. Se la persona in questione è un pittore, potrebbe accadere che dipinga un quadro di lui che una persona filistea trova del tutto dissimile, mentre l’iniziato vi ritrova una precedente incarnazione della persona che ha dipinto. Si impara davvero a conoscere, anche se inconsciamente, l’altra persona con cui si è legati karmicamente.
Attraverso le persone con cui non si ha alcun legame karmico, che si incontrano per la prima volta nella vita, si impara a conoscere l’umanità in generale. Le persone si comportano anche di conseguenza. Se vi capita di incontrare delle persone durante un tè delle cinque o in altre occasioni simili, provate ad ascoltare la loro vita: quando una persona incontra un’altra persona con cui è legata karmicamente, non parla molto delle altre persone, ma dice qualcosa di significativo su quella persona; indica qualcosa di significativo, soprattutto se è ancora inconsapevole di tali cose. Osservate la vita: durante un tè delle cinque entrate in conversazione con qualcuno con cui non avete alcun legame karmico. Vi interessa solo esteriormente; vi parla come se fosse il rappresentante dell’intera società del tè delle cinque. È una compagnia divertente: si sente parlare molto di affari mondiali, di grandi politici; voi ascoltate solo questa persona e giudicate l’intera società in base a lei, forse in modo sbagliato.
Si impara a conoscere l’altra faccia del mondo attraverso persone con cui non si ha alcun legame karmico. Un viaggiatore che una volta passò per la stazione di Königsberg a mezzanotte e si fermò a bere un caffè fu accolto in modo terribilmente scortese dal cameriere che aveva chiamato, che aveva i capelli rossi ed era assonnato. Il viaggiatore in questione scrisse nel suo diario: «Gli abitanti di Königsberg hanno i capelli rossi, sono assonnati e scortesi». In base a quel cameriere di mezzanotte, con cui non aveva alcun legame karmico, il viaggiatore giudicò gli abitanti di Königsberg.
Vedete, attraverso tali osservazioni si acquisiscono valori di vita: ci si avvicina alle persone, si impara a essere in contatto con loro in modo diverso. Ma non si impara solo a conoscere la vita umana – e questo dovrebbe essere proprio l’essenziale dell’Antroposofia, che essa intervenga realmente nella vita – si impara anche a sentire, a percepire e a conoscere la vita cosmica. Il Sole e la Luna perdono tutto il loro carattere astratto e diventano qualcosa di essenziale, che si guarda nel cosmo e che è il grande corrispondente, nel mondo dell’universo, al piccolo destino umano qui sulla Terra.
Così l’influenza del Sole si unisce a quella della Luna nella nostra vita. Tutto ciò che ci splende dalla Luna è in nesso con il nostro passato cosmico, e il Sole è in nesso con il nostro futuro cosmico. Il nostro Convegno di Natale, che ha rifondato la Società Antroposofica, ha voluto sottolineare in modo particolare questo aspetto vitale dell’Antroposofia, questo aspetto che fornisce valori di vita. È stato detto, e va ribadito, che l’esoterismo nel vero senso della parola deve tornare a vivere tra noi. Per questo motivo il Convegno di Natale non doveva essere una semplice festa in cui si sono incontrati alcuni antroposofi, ma doveva continuare nella sua efficacia e nei suoi impulsi.
È prevista la nuova istituzione di un Notiziario, che è già pronto e di cui sono già usciti i primi tre numeri: un Notiziario che tratti innanzitutto degli avvenimenti nell’intera Società Antroposofica, di ciò che avviene nella Società Antroposofica. In questo modo deve diventare qualcosa come un organismo spirituale vivente. Durante i miei viaggi mi è sempre capitato, per esempio, che le persone a L’Aia dicessero: sì, noi non sappiamo che cosa succede alle persone a Vienna, eppure apparteniamo a una Società Antroposofica! Quanti potrei chiedere qui che mi potrebbero dire che cosa succede, per esempio, nella sezione antroposofica a Lipsia o ad Amburgo? Ma questo dovrà essere il caso in futuro. Si deve arrivare al punto che chi è membro della sezione della Nuova Zelanda abbia davvero una rappresentazione di ciò che avviene a Vienna. I membri faranno bene a comunicare alla redazione del Notiziario ciò che vivono all’interno e all’esterno della Società Antroposofica. Questo verrà poi elaborato e si potrà sempre leggere ciò che avviene nella Società Antroposofica.
Ho intenzione di pubblicare in futuro, in ogni numero, piccoli aforismi che riassumano brevemente contenuti importanti della vita, in modo che tali aforismi possano essere utilizzati nelle sezioni o in altre occasioni. Attraverso tutto questo, nella Società Antroposofica dovrà entrare la vita vera, la vita pulsante. Questo era l’intento del nostro Convegno di Natale. Ogni singolo membro dovrebbe esserne cosciente. E solo perché deve essere così, e in realtà deve essere così se l’Antroposofia stessa vuole avere un passato e un futuro nel modo giusto, dopo essermi ritirato per anni ho deciso di assumere l’amministrazione e la presidenza, con una Presidenza che so che lavorerà in modo fruttuoso dal Goetheanum. Alla mia età non avrei davvero avuto intenzione di fare di nuovo ciò che si fa da giovani, ricominciare da capo, se non fosse stata una necessità assoluta.
Allo stesso tempo vorrei fare appello a ogni membro della Società Antroposofica affinché contribuisca a che questo Convegno di Natale ponga nel cuore dei nostri membri la pietra angolare della vita antroposofica e non cessi di svilupparsi sempre più come un vero e proprio germe vitale, affinché nella Società Antroposofica si instauri una vita sempre più vivace. Allora la Società Antroposofica avrà un effetto anche sul mondo.
Ieri ho accennato ad alcuni aspetti che hanno a che fare con il karma che attraversa la vita terrena dell’uomo, con la formazione del destino umano. Oggi vorrei risvegliare una rappresentazione di come si compie effettivamente la formazione del destino. Dobbiamo essere consapevoli che quando l’uomo attraversa la porta della morte, entra in un mondo spirituale, un mondo spirituale che non è affatto più povero di eventi o di entità rispetto al nostro mondo fisico, ma infinitamente più ricco. E per quanto sia comprensibile che si possa descrivere sempre solo l’uno o l’altro aspetto del vasto contesto di questo mondo spirituale, d’altra parte dalle diverse descrizioni che vengono fornite risulterà evidente quanto sia infinitamente ricca e variegata la vita che l’uomo trascorre tra la morte e una nuova nascita.
Qui, nella sfera terrestre, dove trascorriamo la vita tra la nascita e la morte, siamo circondati da ciò che consideriamo i diversi regni della natura: il regno minerale, il regno vegetale, il regno animale e il regno umano fisico. Questi regni, eccetto il regno umano, li consideriamo – e giustamente – come esseri che racchiudono in sé entità che, secondo l’ordine gerarchico, sono inferiori all’uomo, cosicché l’uomo durante la sua esistenza terrena può sentirsi in un certo senso come l’essere più elevato entro questi regni dell’essere. Nel regno in cui l’uomo penetra attraversando la porta della morte si verifica esattamente il contrario. L’uomo si percepisce lì come l’essere che, essendo il più basso nella gerarchia, si unisce a entità che sono superiori a lui, all’uomo.
Sapete bene che nella letteratura antroposofica ho accolto come denominazione per queste entità i nomi delle gerarchie che stanno al di sopra dell’uomo e ho operato una distinzione, secondo una terminologia che ormai risale a tempi più antichi, innanzitutto la gerarchia che sta immediatamente sopra l’uomo, che si collega all’uomo verso l’alto così come verso il basso, nel regno terrestre, l’animalità si collega all’uomo. Questa è la gerarchia alla quale appartengono gli Angeloi, gli Arcangeloi, gli Archai. Poi, dopo questa gerarchia, salendo più in alto, viene la gerarchia che racchiude gli Exusiai, i Dynamis, i Kyriotetes. Poi la gerarchia più alta, la superiore: i Troni, i Cherubini, i Serafini. Abbiamo nove ordini gerarchici, tre volte tre ordini gerarchici al di sopra dell’uomo. Possiamo parallelizzare tre ordini alla volta, procedendo dal basso verso l’alto, con ciò che abbiamo quando procediamo verso il basso, come animali in tre gradini, piante in tre gradini verso il basso, minerali in tre gradini verso il basso. Ma con questo abbiamo solo dato il mondo completo di colui al quale appartiene l’uomo.
Si potrebbe anche descrivere l’esistenza umana dicendo che con la nascita fisica, il concepimento fisico, l’uomo entra da un’esistenza puramente spirituale nel regno degli ordini naturali degli animali, delle piante, dei minerali; e l’uomo, attraversando la porta della morte, entra nel regno delle entità che stanno al di sopra di lui. Una volta l’uomo vive in un corpo fisico che lo collega con i regni della natura; l’altra volta, tra la morte e una nuova nascita, l’uomo vive – se posso usare questa espressione – in un corpo spirituale che lo collega però anche con le entità delle gerarchie superiori.
Qui, nel regno terrestre, ci rivolgiamo innanzitutto a ciò che ci circonda; lo sentiamo in un certo senso allo stesso livello di noi e guardiamo dal regno terrestre verso il regno celeste, verso il regno spirituale, come viene chiamato nelle più diverse concezioni. L’uomo terrestre guarda verso l’alto con i suoi presentimenti, con la sua religiosità, con ciò che è per lui la massima aspirazione nella sua esistenza terrena. E quando vuole farsi una rappresentazione di ciò che è lassù nel regno spirituale, egli crea delle forme che sono prese in prestito dal mondo terrestre, egli rappresenta in modo terrestre ciò che è lassù.
Quando l’uomo vive nella vita tra la morte e una nuova nascita, è il contrario. L’uomo punta verso il basso quando vuole indicare ciò su cui è rivolto il suo sguardo. Forse direte, miei cari amici: sì, ma allora l’uomo punta proprio verso ciò che ha meno valore. Non è così. Al contrario, visto dall’alto, ciò che è qui nel regno terrestre è completamente diverso da come è qui nel regno terrestre. E proprio nella considerazione del karma possiamo comprendere bene quanto ciò che avviene sulla Terra sia diverso, visto dall’alto, da come appare qui nel regno terreno stesso all’uomo.
Quando penetriamo per la prima volta nel mondo spirituale attraverso la porta della morte, arriviamo innanzitutto nel regno della gerarchia più bassa, quella degli Angeloi, degli Arcangeloi, degli Archai. Ci sentiamo in un certo senso collegati a ciò che sta sopra di noi come gerarchia successiva e notiamo che, proprio come nel regno terrestre ciò che ci circonda ha un significato per i sensi, così ciò che è nel regno spirituale ha un significato per l’intimo dell’anima. Parliamo di minerali, di piante, di animali nella misura in cui li vediamo con gli occhi, li possiamo toccare con le mani, nella misura in cui sono percepibili dai nostri sensi; e tra la morte e una nuova nascita parliamo di Angeloi, Arcangeloi, Archai nella misura in cui queste entità hanno un nesso con ciò che è l’essenza più intima dell’anima.
E gradualmente, proseguendo nella lunga vita che trascorriamo tra la morte e una nuova nascita, impariamo a inserirci in ciò che sono le entità della gerarchia immediatamente superiore, che hanno a che fare con noi e tra loro. Queste ci collegano in un certo senso al mondo spirituale esterno. All’inizio della vita tra la morte e la nuova nascita siamo anche molto occupati con noi stessi, perché la terza gerarchia, quella più bassa, ha a che fare con il nostro interno. Ma dopo un po’ di tempo il nostro sguardo si allarga, impariamo a conoscere il mondo spirituale al di fuori di noi, il mondo spirituale oggettivo. Qui le nostre guide sono le entità degli Exusiai, dei Dynamis, dei Kyriotetes. Esse ci mettono in contatto con ciò che è il mondo spirituale esteriore.
E vorrei dire che, così come qui sulla Terra parliamo di ciò che ci circonda – montagne, fiumi, boschi, prati e così via – così lì parliamo di ciò a cui ci avvicinano gli esseri della seconda gerarchia. Quello è il nostro ambiente. Ma questo ambiente non è concreto nello stesso senso della Terra, bensì è essenziale, tutto vive, e vive in modo spirituale. Tra la morte e una nuova nascita non solo impariamo a conoscere entità, cose, ma impariamo a conoscere le entità e le azioni che compiono tra loro, ci sentiamo avvolti e dediti a queste azioni.
Ma poi arriva un momento in cui sentiamo come le entità della terza gerarchia, Angeloi, Arcangeloi e Archai, e le entità della seconda gerarchia, Exusiai, Dynamis, Kyriotetes, lavorano insieme a noi su ciò che diventeremo nella prossima vita terrena. E lì, in questa vita tra la morte e una nuova nascita, si apre davanti a noi una prospettiva sconvolgente e potente. Guardiamo l’attività della terza gerarchia, Angeloi, Arcangeloi, Archai, osserviamo come si comportano tra loro. Riceviamo immagini di ciò che esiste tra gli esseri di questa terza gerarchia; ma queste immagini ci appaiono tutte in modo tale da avere un riferimento a noi.
E quando osserviamo ciò che appare come immagini delle azioni della terza gerarchia, ci rendiamo conto che è la controimmagine di ciò che abbiamo avuto come atteggiamento, come disposizione interiore nell’ultima vita terrena. Non diciamo ora con astratte concezioni di coscienza: tu sei stato un essere umano che ha agito ingiustamente nei confronti di questa o quella persona, che ha pensato ingiustamente; no, ma vediamo in ciò che fanno gli Angeloi, gli Arcangeloi, gli Archai, come appaiono davanti ai nostri occhi in immagini potenti, ciò che diventa ciò che abbiamo portato in noi come stato d’animo, come contenuto animico, come modo di pensare nell’ultima vita terrena; vediamo come diventa immagine in ciò che fanno le entità della terza gerarchia.
Ciò che abbiamo sviluppato nella sfera spirituale in termini di sentimenti verso gli altri esseri umani, verso altre cose terrestri, si espande nel vasto mondo. E diventiamo consapevoli di ciò che pensiamo, sentiamo, percepiamo. Qui sulla Terra, nella Maya, sembra come se fosse racchiuso nella nostra pelle; nella vita tra la morte e una nuova nascita è diverso. Nella vita tra la morte e una nuova nascita appare così che ora sappiamo: ciò che sviluppiamo dentro di noi in termini di pensieri, sentimenti, atteggiamenti appartiene al mondo intero, agisce nel mondo intero.
Seguendo l’Oriente, molte persone parlano della Maya, dell’illusione del mondo esteriore che ci circonda; ma rimane un pensiero astratto. Se si fanno considerazioni come quelle che hanno attraversato le nostre anime, allora ci si rende conto di quanto siano serie le parole: questo mondo che ci circonda è Maya, è la grande illusione, e quanto è illusoria la visione di ciò che avviene nella nostra anima. Crediamo di poter essere soli. La verità ci appare solo quando viviamo la vita tra la morte e una nuova nascita. Allora vediamo che ciò che apparentemente è in noi costituisce il contenuto di un mondo spirituale vasto e potente.
Poi continuiamo a vivere e ci rendiamo conto di come gli esseri della seconda gerarchia, Exusiai, Dynamis, Kyriotetes, siano in nesso con ciò che abbiamo acquisito qui sulla Terra attraverso la diligenza, l’operosità, l’interesse che abbiamo avuto per le cose e gli avvenimenti della Terra. Infatti, la nostra diligenza, il nostro interesse nell’ultima vita terrena formano inizialmente, in immagini potenti, queste entità – Exusiai, Dynamis, Kyriotetes – che plasmano le immagini dei nostri talenti, delle nostre capacità nella nostra prossima vita terrena. Guardiamo quali talenti, quali capacità avremo nella prossima vita terrena, nelle immagini che dispiegano le entità della seconda gerarchia.
E poi la vita continua. Quando ci si avvicina alla metà tra la morte e una nuova nascita, accade qualcosa di speciale. Proprio come quando siamo qui sulla Terra, specialmente in quei momenti in cui guardiamo verso l’universo e le stelle scintillanti ci illuminano, sentiamo sopra di noi la maestosità del regno celeste; sentiamo qualcosa di molto più grandioso guardando verso il basso, quando siamo nel regno degli spiriti. Perché lì vediamo come, in modo misterioso, le entità della prima gerarchia – Serafini, Cherubini, Troni – compiono azioni in relazione reciproca. Immagini potenti di eventi spirituali ci appaiono ora quando guardiamo il cielo che si trova in basso, poiché quello è allora il nostro cielo.
Come ora nella vita terrena fisica guardiamo in alto per osservare la scrittura delle stelle, così quando guardiamo in basso vediamo le azioni dei Serafini, dei Cherubini e dei Troni. E ciò che avviene tra loro, ciò che si svela in immagini sublimi e grandiosi, lo sentiamo in questa esistenza spirituale come qualcosa che ha a che fare con ciò che siamo e che saremo. Perché ora sentiamo che ciò che accade tra i Serafini, i Cherubini e i Troni ci mostra quali conseguenze avranno le nostre azioni della vita terrena precedente nella prossima vita terrena.
Vediamo come ci siamo comportati con una persona in un modo e con un’altra in un altro modo nella vita terrena, come abbiamo sviluppato compassione o crudeltà, compiuto azioni buone o cattive. L’atteggiamento interiore ha a che fare con la terza gerarchia, le azioni invece con la prima gerarchia, i Serafini, i Cherubini, i Troni. Allora si presenta davanti alla nostra anima, come in una memoria che ora agisce cosmicamente in noi, ciò che abbiamo fatto nell’ultima vita terrena tra la nascita e la morte.
Poi guardiamo in basso, vedendo le azioni della spiritualità. Serafini, Cherubini, Troni: cosa fanno? Ci mostrano in immagini ciò che dovremo sperimentare con gli esseri umani con cui abbiamo convissuto nella vita terrena precedente, come conseguenza della nuova convivenza, per compensare ciò che è avvenuto tra noi nella vita terrena precedente. E comprendiamo dal modo in cui i Serafini, i Cherubini e i Troni interagiscono tra loro che il grande problema viene risolto. Quando ho a che fare con un essere umano in una vita terrena, preparo io stesso tutto il compenso; e solo affinché il compenso avvenga, affinché diventi realtà, i Serafini, i Cherubini e i Troni operano. E lo armonizzano in modo che anche l’altro, con il quale avrò di nuovo a che fare, sia condotto a me nello stesso modo in cui io sono stato condotto a lui.
Ciò che viene vissuto in modo sublime nelle immagini delle azioni delle gerarchie superiori è proprio ciò che viene poi registrato dagli esseri lunari e inserito dagli esseri lunari durante la loro discesa nel nostro corpo astrale. Insieme a noi, che siamo tra la morte e una nuova nascita, questi esseri lunari osservano ciò che accade affinché la compensazione con la precedente vita terrena abbia luogo in una prossima vita terrena.
Da ciò, miei cari amici, potete intuire quanto sia grande e potente, rispetto al mondo sensibile, ciò che si svela. Ma vedete anche quanto ciò che ci appare nel mondo sensibile sia in realtà molto, molto più velato di quanto si manifesti.
Poi l’uomo va incontro alla vita ulteriore, dopo aver attraversato la regione dei Serafini, dei Cherubini, dei Troni, e va incontro ad altre regioni. In lui cresce sempre più la nostalgia di una nuova incarnazione, nella quale possa trovare la compensazione per ciò che ha vissuto nella vita terrena precedente.
L’antroposofia, miei cari amici, non è giusta se è solo una somma di idee e concetti, se si parla solo in modo astratto dell’esistenza del karma, del fatto che da una vita terrena all’altra si trasmette questo o quello; ma l’antroposofia diventa giusta solo quando non parla solo alla nostra testa, ma risveglia nel nostro cuore una sensazione, risveglia in noi la percezione delle impressioni che possiamo ricevere nel mondo soprasensibile attraverso le entità di questo mondo soprasensibile.
Mi sembra infatti che nessun uomo dotato di un senso aperto e ricettivo possa ricevere comunicazioni sul mondo soprasensibile, come l’ho descritto ora, senza che tutta la scala delle sensazioni sia eccitata in questa anima. E in realtà dovremmo dire: sì, qui sulla Terra proviamo molte cose, dal dolore più profondo al piacere più elevato, alla felicità più gioiosa, l’intera scala delle sensazioni umane; ma ciò che possiamo sperimentare del mondo spirituale dovrebbe in realtà avere su di noi un effetto più intenso del dolore più profondo, del piacere più elevato.
E solo allora ci poniamo nel modo giusto nei confronti del mondo spirituale, quando diciamo: ciò che proviamo nei confronti dei fatti e delle entità del mondo spirituale rimane effettivamente oscuro rispetto al grande dolore o alla grande gioia che proviamo sulla Terra. Non rimane oscuro per l’iniziato, ma rimane oscuro per colui che riceve solo la notizia della scienza dell’iniziazione. Ma allora bisognerebbe anche dire: ho comunque un presentimento di quanto profondamente e intensamente dovrebbe agire sull’anima ciò che viene comunicato dal mondo spirituale, se solo fosse abbastanza forte e potente.
L’uomo dovrebbe in realtà attribuire solo alla sua debolezza terrestre il fatto di non poter attraversare tutti gli intervalli del sentimento, dal più alto entusiasmo al dolore più profondo, quando sente parlare di come sono il mondo spirituale e le sue entità. Se l’uomo attribuisce alla sua debolezza il fatto di non poter provare ciò nel modo giusto, allora l’anima ha già raggiunto qualcosa del giusto modo di porsi nei confronti del mondo spirituale. Perché, vedete, che valore ha in fin dei conti tutta la conoscenza spirituale se non può entrare in contatto con i fatti concreti, se non può indicare ciò che realmente accade entro il mondo spirituale?
Qui sulla Terra non pretendiamo che gli uomini parlino di un prato come ne parlano i panteisti o i monisti o i filosofi astratti della divinità, ma pretendiamo che descrivano il prato nei suoi dettagli. Lo stesso vale per il mondo spirituale. Anche lì bisogna avere il senso di indicare i dettagli concreti. Questo è ancora insolito per l’uomo di oggi. Quando si parla in generale di spiritualità, dell’esistenza di un mondo spirituale e così via, molti che non sono materialisti rigidi lo accettano. Ma quando si descrive questo mondo spirituale nei dettagli, le persone spesso si arrabbiano perché non vogliono accettare che si possa parlare concretamente e nei dettagli delle entità e degli eventi del mondo spirituale. Ma se la civiltà umana non vuole cadere nel caos, è necessario parlare sempre di più, e in modo sempre più concreto, del mondo spirituale, parlare in modo più reale del mondo spirituale.
Perché anche gli eventi terreni rimangono oscuri se non si conosce ciò che li vela.
E in questo senso, miei cari amici, c’è davvero qualcosa nel destino della Società Antroposofica che a volte ci tocca in modo tragico! Ma se la necessaria comprensione di queste cose si diffonde, almeno entro la cerchia della Società Antroposofica, allora si può sperare che dalla tragedia si sviluppi ciò che deve essere, cioè che dalla Società Antroposofica provenga davvero un fecondare la civiltà esteriore dell’umanità, che sta chiaramente andando verso il caos del materialismo. Ma allora si dovrà comprendere qualcosa che all’inizio non era stato compreso, ma che ora può essere compreso più facilmente, poiché sono trascorsi due, più di due decenni di lavoro antroposofico dalla fondazione del movimento antroposofico.
Sapete bene che il movimento antroposofico nacque nel seno del movimento teosofico. E quando a Berlino fondammo quella sezione teosofica dalla quale poi si sviluppò la Società Antroposofica, la nostra prima riunione fu tale che io, in quel momento, volevo dare una sorta di tono a ciò che doveva realmente accadere. E ora che abbiamo tentato, attraverso il Convegno di Natale a Dornach, al Goetheanum, di riorganizzare la Società Antroposofica, posso richiamare l’attenzione su un fatto che forse è stato poco considerato.
Qui non ha potuto essere osservato, perché, per quanto ne so, non era presente nessuno dei nostri amici boemi. Allora tenni una prima conferenza del tipo di quelle che in seguito sarebbero diventate le conferenze settimanali; aveva un titolo strano, un titolo che all’epoca poteva essere considerato molto azzardato: «Esercizi pratici sul karma». In realtà avevo intenzione di parlare in modo del tutto imparziale dell’azione del karma.
All’assemblea erano presenti innanzitutto i luminari del precedente movimento teosofico, che all’epoca percepivano la mia esistenza come quella di un intruso e che erano convinti fin dall’inizio che io non avessi alcun diritto di parlare di qualcosa di interiore, di spirituale. E così è successo che a quel tempo questi luminari del movimento teosofico passato hanno ripetutamente sottolineato: la scienza deve esserci, la scienza del presente deve essere presa in considerazione; la cosa è ora sulla buona strada, ma sono stati fatti solo i primi passi. Se si prosegue da questi primi passi, si arriva solo a ciò che dovrebbe essere. È bello, ma non ne è venuto fuori nulla di speciale. E così ciò che allora era stato previsto è diventato una cosa piuttosto teorica. Erano stati annunciati gli «Esercizi pratici sul karma», ma nessuno all’epoca avrebbe capito qualcosa, men che meno i luminari della Società Teosofica.
E così rimase un compito che doveva essere coltivato, per così dire, sotto la superficie della corrente antroposofica, che doveva essere prima concordato con il mondo spirituale. Ma oggi – e come spesso è accaduto durante l’evoluzione del movimento antroposofico – devo ricordare il titolo che avrebbe dovuto avere la primissima conferenza antroposofica: «Esercizi pratici sul karma». Ricordo anche lo sgomento dei luminari dell’epoca di fronte a un titolo così audace.
Ebbene, vedete, da allora sono trascorsi più di due decenni, il tempo passa, molte cose sono state preparate; ma questa preparazione deve anche avere un effetto. E quindi oggi deve essere possibile che si verifichi un tale effetto, che in un certo senso possano apparire gli «Esercizi pratici sul karma» con cui allora si voleva iniziare, agendo in modo un po’ audace. E vedete, questo era proprio l’obiettivo del nostro Convegno di Natale: portare l’esoterismo veramente potente nell’intero movimento antroposofico. E questo deve essere fatto con serietà. Perché con il mero formalismo il nostro movimento antroposofico non avrà un effetto riorganizzatore sulla nostra civiltà. Per questo motivo, in futuro non si dovrà esitare a parlare apertamente dei rapporti del mondo spirituale.
Oggi vorrei iniziare con alcune considerazioni su ciò che sta alla base, in senso spirituale, degli avvenimenti terrestri e dell’umanità terrestre. Vedete, nell’intero sviluppo terrestre abbiamo ciò che si è compiuto come mistero del Golgota. Ho spesso fatto notare come attraverso il mistero del Golgota lo sviluppo terrestre abbia effettivamente acquisito il suo significato, come tutto ciò che ha preceduto il mistero del Golgota, a una considerazione più profonda, appaia proprio come una preparazione al mistero del Golgota.
E anche se dal mistero del Golgota, a causa della debolezza degli uomini e, dal punto di vista spirituale, a causa delle forze arimaniche e luciferiche, gli ostacoli sono inizialmente più evidenti del progresso dell’umanità, dal mistero del Golgota, partendo dal mondo fisico e spirituale, è stato fatto tutto il possibile per far progredire l’uomo nell’evoluzione del mondo. Ciò che il cristianesimo ha portato all’umanità si rivelerà solo in futuro, quando l’umanità si dimostrerà degna di accoglierlo nel suo approfondimento spirituale. Ma l’impulso – anche per tutto ciò che l’antroposofia può realizzare – risiede nel mistero del Golgota.
Ora sappiamo come questo mistero del Golgota abbia manifestato inizialmente il suo effetto dall’Europa meridionale fino all’Europa centrale. Ma non è questo che vorrei considerare oggi. Vorrei che gettaste uno sguardo sul modo in cui il cristianesimo si è diffuso attraverso il Nord Africa nel mondo europeo. Ora, sapete che più di mezzo millennio dopo la fondazione del cristianesimo attraverso il mistero del Golgota, un’altra corrente religiosa si diffuse dall’Asia: quella musulmana. Questo modo di pensare maomettano, che si ricollega al nome di Maometto, si rivela nei confronti del cristianesimo come qualcosa che vive più nelle astrazioni che il cristianesimo. Il cristianesimo contiene, vorrei dire, molto più della descrizione immediata del mondo spirituale che il maomettanesimo. Ma il maomettanesimo ha avuto la sorte di assumere in sé molto della scienza antica, della civiltà antica.
E così vediamo come, in un certo senso, dopo il cristianesimo, dall’Asia si diffonda più tardi il maomettanesimo. È interessante seguire questa peculiare diffusione. Vediamo come la corrente del cristianesimo si spinga un po’ più a nord, per poi arrivare nell’Europa centrale, e come l’islamismo, in un certo senso, avvolga questa corrente cristiana attraverso il Nord Africa, la Spagna fino alla Francia, circondando così il cristianesimo.
Ora è facile capire che la civiltà europea sarebbe stata completamente diversa se avesse agito solo il cristianesimo. Dal punto di vista politico esteriore, la civiltà europea ha certamente respinto l’Islam, o forse sarebbe meglio dire l’arabismo. Ma chi osserva la vita spirituale dell’Europa può sapere, ad esempio, che non avremmo la nostra attuale concezione del mondo – da un lato lo spirito materialistico, dall’altro la scienza con la sua acutezza di pensiero, con una logica sviluppata in modo arabesco, con tutto ciò che è proprio di questa scienza – se, nonostante l’arabismo fosse stato respinto, esso non avesse continuato ad agire.
E da quella Spagna, sì, anche dalla Francia, dalla Sicilia che si affaccia sull’Italia meridionale, dall’Africa, sono giunte influenze potenti che hanno influenzato le forme di pensiero dell’Europa, che hanno plasmato tutto in modo diverso da come sarebbe stato se avesse agito solo il cristianesimo. Nella nostra scienza c’è più arabismo che cristianesimo!
Più tardi si è aperta un’altra via: quella delle crociate, dove gli europei hanno conosciuto direttamente la civiltà orientale, che era già in decadenza. Essa ha portato loro molti dei segreti della civiltà orientale, cosicché proprio nella civiltà occidentale, al di sopra dello strato del cristianesimo, si trova ciò che è passato dall’orientalismo attraverso l’arabismo.
Ma vedete, tutto questo non è comprensibile se lo si guarda solo dall’esterno. Tutto questo deve essere guardato dall’interno. Guardato dall’interno, sembra che attraverso le guerre e le battaglie vinte l’arabismo sia stato respinto, che gli arabi, i portatori del maomettanesimo, i mori e così via siano stati respinti. Ma le anime di queste persone si sono reincarnate, sono tornate e hanno continuato ad agire. E non si ottiene nulla descrivendo in modo astratto come l’arabismo sia giunto dalla Spagna all’Europa; si ottiene una comprensione solo quando si conoscono i fatti concreti interiori.
Prendiamo un fatto del genere. Nel periodo in cui nella storia europea si parla di Carlo Magno, in Asia, a Bagdad, viveva Harun al Raschid, dall’VIII al IX secolo, in uno splendore meraviglioso, in una magnifica cultura orientale, proprio come Carlo Magno. Alla corte di Harun al Raschid c’era tutto ciò che all’epoca era presente nella cultura mediorientale e asiatica in generale, sebbene immerso nel maomettanesimo, ma c’era tutto ciò che era presente nella cultura: matematica, filosofia, architettura, commercio, industria, geografia, medicina, astronomia; tutto era praticato dagli spiriti più illuminati dell’Asia alla corte di Harun al Raschid.
Oggi le persone hanno poca idea di quanto fosse grande e grandioso ciò che veniva fatto alla corte di Harun al Raschid. Innanzitutto c’è Harun al Raschid stesso: non un sovrano incapace, che attirava i più grandi saggi dell’Asia occidentale solo per mettersi in mostra, ma una personalità, certamente devota al maomettanesimo dal punto di vista religioso, ma aperta e libera verso tutto ciò che la civiltà orientale portava e possedeva. Mentre Carlo Magno imparava a malapena a leggere e scrivere, alla corte di Bagdad regnava uno splendore molto più grande, che non era affatto paragonabile a quello di Carlo Magno, grazie alle imprese di Harun al Raschid.
Era anche il periodo in cui gran parte del mondo mediorientale era già stato conquistato dall’Islam, gran parte dell’Africa, e ovunque veniva portato ciò che aveva avuto un effetto così brillante alla corte di Harun al Raschid. Ma tra coloro che erano portatori di geografia, scienze naturalistiche, medicina alla corte di Harun al Raschid, si trovava qualcuno che in una precedente incarnazione era stato membro di un’antica scuola dei misteri.
Infatti, anche se in passato erano stati iniziati, gli uomini non sempre rinascono in modo tale che si possa immediatamente riconoscere che in una vita precedente erano stati iniziati. In ogni epoca, anche se si è stati iniziati ai misteri in passato, si può assumere solo quella spiritualità, si può raggiungere solo quello stato dell’anima che il corpo ci permette, che può essere proprio di una determinata epoca. Se si guarda all’anima vera e propria, essa non coincide con le rappresentazioni dialettico-logiche che si hanno dell’anima nell’uomo. L’animico è in realtà molto più profondo di quanto si pensi comunemente.
Vi faccio un esempio. Pensate ad esempio a una personalità come Ernst Haeckel. Di lui colpisce innanzitutto che la sua concezione del mondo è di stampo materialistico, che egli ha sostenuto una sorta di meccanicismo non solo della natura, ma anche della vita animica, che egli attacca con forza il cattolicesimo, che talvolta è affascinante, talvolta fanatico, ma talvolta anche di cattivo gusto. Chi considera i nessi delle diverse vite terrene dell’uomo non guarderà affatto a queste caratteristiche, ma guarderà alle caratteristiche più profonde dell’anima.
Nessun uomo che si lasci abbagliare da ciò che colpisce inizialmente in Haeckel può, se vuole sviluppare metodi pratici del karma, arrivare alla precedente incarnazione di Haeckel. Perché chi vuole arrivare alla precedente incarnazione di Haeckel deve guardare al modo in cui Haeckel sosteneva ciò che aveva come concezioni. Si spiega con il tempo in cui Haeckel ha vissuto che egli avesse proprio questa formazione materialistica. Ma questo è irrilevante; ciò che conta è la struttura interiore dell’anima. E se si riesce a cogliere questa struttura interiore dell’anima e si possiede la visione occulta, allora lo sguardo torna indietro – ad esempio proprio nel caso di Haeckel – a papa Gregorio VII, l’ex monaco Ildebrando, che era proprio uno dei rappresentanti più forti e intensi del cattolicesimo.
Chi confronta poi queste due figure e sa che si tratta proprio di loro, scoprirà le somiglianze e anche la capacità di vedere cosa è insignificante e cosa è significativo in relazione alle grandi questioni dell’umanità. Le idee teoriche non sono affatto l’essenziale. Le idee teoriche sono essenziali solo nel nostro tempo teorico, materialistico, astratto. Dietro le quinte della storia mondiale, ciò che è essenziale è ciò che l’anima è nella sua natura. Chi lo capisce potrà già scoprire la somiglianza tra Gregorio VII e la sua reincarnazione come Haeckel.
È necessario acquisire tali concezioni solo quando ci si addentra nella natura concreta del karma e quando si vuole dare un significato al fatto che, ad esempio, alla corte di Harun al Raschid vivevano persone che, esteriormente, a causa del corpo fisico e dell’educazione che avevano ricevuto, erano diverse nel senso dell’VIII-IX secolo, ma che erano le reincarnazioni di antichi iniziati ai misteri.
Se si rivolge lo sguardo spirituale a questa corte di Harun al Raschid, si nota in modo particolare una personalità che era un consigliere profondo e influente di Harun al Raschid e che per l’epoca era uno spirito universale, uno spirito che aveva alle spalle la particolarità di aver partecipato in una precedente incarnazione a tutte le iniziazioni nella stessa regione in cui regnava Harun al Raschid, ma quando lì vivevano ancora popoli completamente diversi, e che in una successiva incarnazione, sotto altre sembianze, aveva cercato con tutta la sua nostalgia interiore di ottenere l’iniziazione, senza però riuscirci perché il destino non glielo aveva permesso.
Una personalità di questo tipo viveva alla corte di Harun al Raschid e doveva quindi nascondere nel profondo del suo essere ciò che era rimasto in lei dalla precedente incarnazione iniziatica. L’impossibilità di raggiungere l’obiettivo risiedeva in un’incarnazione successiva, poi venne quella alla corte di Harun al Raschid. E alla corte di Harun al Raschid questa personalità – poiché a quel tempo non erano più possibili iniziazioni nel senso antico – divenne semplicemente una personalità che agiva con un potente impulso, con una fantasia potente, una fantasia esatta e logica, che aveva un effetto incredibilmente stimolante su tutto ciò che veniva coltivato a quella corte, e fu l’organizzatore di quella corte.
Lì vivevano tutti i tipi di studiosi, artisti, un intero esercito di poeti era alla corte di Harun al Raschid; lì vivevano rappresentanti di tutte le scienze. Inoltre, Bagdad era allora il centro di tutte le attività scientifiche e artistiche che si svolgevano nel vasto impero califfale. E tutto ciò che c’era da organizzare proveniva in realtà da questa personalità, una personalità di grande iniziativa. Ora, tali individualità hanno un grande significato nel proseguimento dell’evoluzione dell’umanità.
Esaminiamo ora la personalità di Harun al Raschid stesso. Chi, con uno sguardo occulto, riesce a cogliere questa personalità nella sua essenza animica e poi la cerca di nuovo, e cerca se si è reincarnata, scopre che questa personalità di Harun al Raschid era davvero una personalità che era rimasta in contatto con ciò che aveva fondato sulla Terra, ha continuato a trasmetterlo passando attraverso la porta della morte, ha continuato in modo spirituale con l’evoluzione terrena dell’umanità, che ha influenzato molto dal mondo spirituale, ma ha anche accolto molto.
E poi è apparsa di nuovo nel modo in cui poteva apparire secondo l’epoca: questa personalità è apparsa come Lord Bacone di Verulam, che era il fondatore della nuova scienza. Bacone di Verulam ha dato un grande impulso al nuovo pensiero europeo dall’Inghilterra. Potete dire: sì, è molto diverso dalla personalità di Harun al Raschid! Ma è la stessa individualità! Perché ciò che appare esteriormente come differenza appartiene all’esteriorità.
E così vediamo, in un certo senso, l’anima di Harun al Raschid dall’Asia continuare a svilupparsi dopo la morte, per agire dall’Occidente sulla civiltà europea più recente, fondando persino gran parte del materialismo più recente, nel modo in cui poteva avvenire.
L’altra personalità, che non era solo il braccio destro, ma l’anima della corte di Harun al Raschid, che aveva quel curioso destino in relazione spirituale, questa anima intraprese un’altra via. A quest’anima, una volta varcata la porta della morte, importava poco di estrinsecare ancora uno splendore esteriore. Quest’anima aveva piuttosto l’impulso interiore di estrinsecare se stessa interiormente.
Per questo non poteva intraprendere una via che l’avrebbe condotta nell’incarnazione successiva in Occidente. Si pensi solo a Harun al Raschid: immenso splendore, solidità interiore della civiltà alla corte di Harun al Raschid, ma allo stesso tempo l’impulso di esternare tutto ciò che era dato dal maomettanesimo. Questo doveva estrinsecarsi in una successiva incarnazione. La vasta e profonda scientificità doveva venire alla luce. E venne alla luce. Ciò che era esteriorità alla corte di Harun al Raschid si impose alla luce del giorno in Bacone stesso.
L’altra personalità era sì l’anima alla corte di Harun al Raschid, ma una personalità molto interiore. Era molto vicina a ciò che era stato coltivato negli antichi misteri. Ora, questo non poteva essere estrinsecato, almeno non fino al nostro tempo, in cui il Kali-Yuga è terminato e inizia il tempo di Michele, in cui è nuovamente possibile parlare dello spirituale in modo del tutto disinibito. Ma era possibile riversare nella civiltà, in modo completo ed energico, ciò che era stato accolto, in modo che potesse avere un effetto intenso.
Questo è ciò che accadde con l’altra personalità. Dopo aver attraversato la porta della morte, essa si sviluppò nel mondo spirituale in modo tale che, quando riapparve sulla Terra, non poté, direi, approdare in Occidente, dove aveva avuto origine il materialismo, ma dovette approdare nell’Europa centrale, dove poté estrinsecare ciò che proveniva dagli antichi misteri, ma che doveva essere adattato alle mutate condizioni del tempo. Da questa personalità nacque quella di Amos Comenius.
E così si potrebbe dire che queste due anime, che hanno vissuto alla corte di Harun al Raschid, nel periodo successivo hanno attraversato la storia del mondo in modo tale da seguire due strade diverse. Una, direi, circondando il sud dell’Europa, per essere dall’Occidente l’organizzatore della storia più recente, della filosofia, delle scienze, come Bacone di Verulam; l’altra, direi, la via terrestre, quella che hanno preso anche le crociate, ha preso la via verso l’Europa centrale. Anche lui è diventato un grande organizzatore, ma si vede dalla sua organizzazione come agisse in modo diverso.
Ed è davvero uno spettacolo grandioso, uno spettacolo imponente, che, anche se in epoche diverse – non bisogna fraintendermi, ma ciò era legato al karma della storia mondiale – Amos Comenius e Lord Bacone di Verulam siano vissuti e abbiano preso strade diverse. Ma poi è successo che negli ultimi tempi, se posso usare un’espressione banale, si sono incontrati di nuovo nell’Europa centrale. E molto di ciò che la civiltà deve trovare doveva compiersi in questo modo nella civiltà, affinché ciò che in relazione esoterica sta nell’opera di Amos Comenius si unisse alla forza che è entrata nella tecnica, si unisse a tutto ciò che è contenuto in ciò che è stato fondato da Bacone.
Ma è uno degli esempi più meravigliosi della storia mondiale questo emergere di due anime che hanno operato nell’VIII-IX secolo alla corte di Harun al Raschid. Harun al Raschid stesso, che in un certo senso attraversa l’Africa e l’Europa meridionale per arrivare in Inghilterra, da dove opera poi nell’Europa centrale; Amos Comenius, che arriva nell’Europa centrale per incontrare l’altro in ciò che ha formato.
Così, miei cari amici, la considerazione storica diventa realtà. Perché ciò che passa da un’epoca della storia mondiale all’altra non passa in concetti astratti, non vola in concetti astratti, ma sono le anime umane stesse che trasferiscono ciò che è accaduto. Solo quando seguiamo il modo in cui le anime si evolvono da un’epoca all’altra possiamo comprendere come nel tempo successivo si sviluppi ciò che è nato in un tempo precedente. Dobbiamo prendere sul serio ovunque ciò che chiamiamo Maya e la realtà interiore. Anche la storia è Maya se la si considera solo dall’esterno; la si comprende solo quando si passa dalla Maya alla verità.
Che ora, miei cari amici, si comprenda nel modo giusto il fatto che, inaugurato dal Convegno di Natale, si passi alla realizzazione di ciò che all’inizio era stato annunciato, forse con una certa ingenuità, come «esercizi pratici sul karma». Dopo decenni di preparazione, però, all’interno della Società Antroposofica sarà possibile una vera contemplazione spirituale anche sul pensiero del karma, sugli esercizi pratici del karma, senza che da ciò derivino fraintendimenti e deviazioni nella vita.
Prima di prendere la libertà di salutare il professor Haurten, che ha parlato a nome vostro con parole così gentili, permettetemi di esporre le considerazioni di questa sera.
Dalle considerazioni precedenti qui, alla Società Antroposofica di Praga, è diventato evidente come un’azione dello spirito – o forse sarebbe meglio dire di entità spirituali – regni sull’evoluzione dell’umanità e come le anime umane stesse, piene di spirito, traggano da un’epoca all’altra ciò che hanno acquisito in un’epoca, ma anche ciò che hanno accumulato come colpa nelle loro anime in un’epoca. Ma tutto questo ci permette di gettare uno sguardo profondo nel cosmo fisico-animico-spirituale, e solo così, quando gettiamo uno sguardo del genere, comprendiamo il nostro essere umano. Senza cadere in qualsiasi presunzione, dobbiamo infatti ammettere che siamo collegati alla fonte spirituale del cosmo con la nostra stessa natura umana e che comprendiamo la nostra natura umana solo se compenetriamo spiritualmente il cosmo.
Ora, dal Convegno di Natale, non solo l’Antroposofia deve essere amministrata entro la Società Antroposofica, ma l’amministrazione stessa deve essere Antroposofia. E questo deve trovare espressione anche nella trasformazione dell’attività antroposofica. Non ho quindi esitato, in queste conferenze, a lasciare che la mia riflessione si allontanasse dall’esoterico per avvicinarsi all’esoterico, e vorrei aggiungere oggi qualcosa a quanto ho detto. Vorrei aggiungere qualcosa che può chiarire come l’anima umana viene trasportata da un’epoca all’altra. Ciò che accade nel grande insieme accade anche per il singolo, e se comprendiamo il karma delle personalità che ci sono note, possiamo gettare luce anche sul nostro karma.
Continuiamo quindi oggi la nostra riflessione sul karma in modo un po’ più concreto.
Nel corso di queste riflessioni ho già citato il nome di un uomo che dimostra in modo singolare come in una natura volitiva possa manifestarsi qualcosa di visionario. Ho citato il nome dell’eroe italiano della libertà Garibaldi e ho anche indicato alcuni tratti caratteristici della sua personalità. Tutto ciò che si manifesta in questo Garibaldi è movimento della volontà. Quale immensa volontà ci vuole per attraversare spesso e volentieri, da giovane, in un periodo pericoloso, nel secondo e all’inizio del terzo decennio del secolo XIX, l’Adriatico sotto la propria responsabilità, essere catturato ripetutamente e liberarsi sempre grazie alla propria forza e al proprio coraggio. Quale immensa forza di volontà si cela nel fatto che, quando ha visto che in Europa non c’era più spazio per lui, è partito per il Sudamerica, dove è diventato uno dei personaggi più audaci nella lotta per la libertà. Ho anche sottolineato con attenzione come, per quanto riguarda il suo matrimonio, egli abbia sviluppato la propria vita al di là dei normali rapporti terrestri; e quando poi tornò in Europa, era proprio lui colui al quale l’Italia contemporanea doveva tutto.
Quando un giorno mi fu posta la domanda: come potrebbero essere i nessi karmici di questa personalità?, sorsero due domande. Perché l’esperienza dei nessi karmici non è qualcosa di molto semplice, ma qualcosa di complicato. Ho già detto che a volte bisogna partire da apparenti banalità della vita per passare da queste banalità, che però sono concrete e vivide, a ciò che trasferisce i fatti di una vita terrena nei fatti di un’altra vita terrena.
E così era in particolare il caso di Garibaldi, che era repubblicano per convinzione, repubblicano fino in fondo, ma che in Italia realizzò con tutta la forza della sua volontà il regno sotto Vittorio Emanuele. E in realtà, se si considera solo la biografia esteriore di Garibaldi, si nota una profonda contraddizione tra il suo sentimento più intimo e ciò che ha fatto. D’altra parte si vede come si sentisse legato a uomini come Mazzini e Cavour, con i quali non era affatto d’accordo, che avevano orientamenti di pensiero completamente diversi. Si nota quindi quanto sia strano che Garibaldi, nato nel 1807, sia nato proprio nelle immediate vicinanze dei luoghi di nascita di queste altre tre personalità: il futuro re Vittorio Emanuele, Cavour, l’uomo di Stato, e Mazzini, il filosofo. Sono nati, per così dire, nelle immediate vicinanze l’uno dell’altro. Ciò induce a cercare il nesso tra il karma di tali personalità.
L’altra domanda a cui questo porta è questa, una domanda davvero profonda. Quando facciamo considerazioni di Scienza dello Spirito, dobbiamo sempre richiamare l’attenzione sul fatto che nei tempi antichi esistevano iniziati, possessori e portatori della visione del mondo nel senso più ampio del termine. Ora può sorgere la domanda: poiché anche questi saggi dei tempi antichi devono reincarnarsi, dove sono allora nei tempi moderni? E qualcuno potrebbe chiedere: dove sono le grandi personalità dei tempi antichi che hanno operato come iniziati, dove sono attive nei tempi successivi?
Vedete, questi grandi iniziati sono tornati, ma dovete considerare, miei cari amici, che quando l’uomo appare in qualsiasi epoca, è costretto a usare il corpo che gli viene dato da quell’epoca. I corpi dei tempi antichi erano più docili, più plastici, più flessibili per lo spirito; ed entro la vita terrena si ha bisogno del corpo per tradurre realmente nella manifestazione terrena e nell’azione terrena ciò che si è accolto in sé prima di scendere nella vita terrena. E così, proprio di fronte a una questione così enigmatica, dobbiamo considerare – e con questo non si vuole affatto esercitare alcuna critica – come tutta l’educazione dell’epoca moderna sia già da secoli tale che l’organismo umano diventa tale che nella nostra vita non può affatto manifestarsi ciò che è vissuto nell’iniziato. Molto deve rimanere completamente nel sottosuolo dell’esistenza. E per questo alcuni iniziati dei tempi antichi appaiono come personalità che, con i concetti odierni, non sembrano affatto essere stati iniziati, perché devono usare il corpo della loro epoca.
Proprio un caso del genere abbiamo davanti a noi in Garibaldi. Se torniamo indietro nel tempo nella vita europea, troviamo misteri e iniziati del tipo più profondo nell’antichissima Irlanda. Ma i misteri irlandesi si sono realmente conservati fino all’epoca cristiana. Ancora oggi in Irlanda c’è molta vita spirituale – non astratta, concettuale, ma reale – spiritualmente efficace. Per quanto caotica appaia oggi l’Irlanda esteriore, in Irlanda c’è molta vita spirituale reale; ma questo è solo l’ultimo residuo di ciò che un tempo era. In Ibernia, in Irlanda, c’erano misteri profondamente radicati che hanno continuato ad agire fino in Europa nei primi secoli, con l’accoglienza del cristianesimo. E lì si trova un iniziato che ha intrapreso il cammino dall’Irlanda fino alla regione dell’odierna Alsazia nell’VIII-IX secolo dopo la fondazione del cristianesimo. Questo iniziato fece molto allora per operare sotto tempesta a favore del vero cristianesimo, per il quale Bonifacio in realtà fece ben poco.
E a questo iniziato giunsero tre discepoli provenienti da tre parti del mondo, tre discepoli che si affidarono a lui. Questi tre discepoli arrivarono lontano, chi più chi meno. Ma proprio nei misteri irlandesi era regola severa che gli allievi che si erano affidati a un iniziato non venissero da lui abbandonati nella loro futura vita terrena, ma che egli compisse qualcosa nella vita terrena che tenesse uniti questi allievi a lui, che creasse un legame tra questi allievi e lui.
L’iniziato a cui mi riferisco è riapparso nel XIX secolo sotto le sembianze di Giuseppe Garibaldi, con quella volontà visionaria che in tempi più antichi si era manifestata in modo completamente diverso, che poteva estrinsecarsi in un corpo del XIX secolo, che aveva ricevuto un’educazione completamente diversa da quella dei tempi antichi, un’educazione molto scarsa. E gli altri tre che ho menzionato erano gli allievi che erano venuti come allievi da tre diverse regioni della terra. Ma ciò che ha agito come forza da un’incarnazione all’altra ha agito più profondamente dei principi esteriori. Di fronte a ciò che incatena l’uomo all’uomo attraverso le incarnazioni, è una cosa da poco dire: io sono repubblicano, tu sei monarchico. In queste cose bisogna essere chiari su quanto sia lontana la maya terrestre, la grande illusione, l’apparenza dell’esistenza, dalla realtà spirituale che agisce spiritualmente dietro le apparenze dell’esistenza. E così Garibaldi, per esempio, non poté abbandonare Vittorio Emanuele, nonostante fosse di idee completamente diverse dalle sue. Le idee, quando si riferiscono all’esteriorità e non agli uomini, appartengono all’epoca, non all’individualità che passa di vita terrena in vita terrena.
Vorrei scegliere un altro esempio che mi è particolarmente caro. Avevo un insegnante di geometria che mi era estremamente caro. Forse saprete dalla mia biografia che la geometria è una delle cose a cui devo di più nella mia vita. Così questo insegnante di geometria mi era particolarmente caro. Il fatto che fosse un eccellente costruttore mi portava ad amarlo molto, perché io amavo la costruzione e perché esponeva ciò che diceva con una vera indipendenza e anche con tutta l’unilateralità del pensiero geometrico. Era così unilaterale nella sua formazione geometrica che, ad esempio, non era un matematico, ma solo un geometra. In questo era geniale, ma non aveva conoscenze, nessuna conoscenza reale della matematica. E viveva proprio in un’epoca in cui tutta la geometria descrittiva, che era la sua materia, veniva trasformata. Lui rimase fedele al vecchio. Questo era un tratto caratteristico di lui.
Ma ancora più caratteristico per il ricercatore occulto era un altro aspetto. Aveva quello che si chiama un piede storpio. Ora, la particolarità è che, naturalmente non la sostanza fisica, ma la forza che l’uomo porta nei suoi piedi in un’incarnazione, il modo in cui si presenta, come si pone attraverso il movimento dei piedi nel bene o nel male, si metamorfizza. Tutto ciò che ha a che fare con i piedi può estrinsecarsi in una prossima vita terrena nell’organizzazione della testa, mentre ciò che ora abbiamo nella testa può estrinsecarsi proprio nell’organizzazione delle gambe nella prossima vita terrena. Queste cose si trasformano in modo peculiare. Chi è esperto in queste cose può vedere, dal modo in cui una persona si presenta, come pone le dita dei piedi, come pone i talloni, com’era il suo modo di pensare in una precedente incarnazione. E chi segue la peculiarità dei pensieri di una persona, se pensa in modo veloce, fugace o misurato, ponderato, è spesso portato a vedere realmente come camminava in una precedente incarnazione.
Una persona che pensa in modo superficiale, nella sua precedente incarnazione aveva un’andatura con passi piccoli e veloci, che sembrava quasi che si dimenasse sul pavimento. Un uomo che pensa con calma aveva un’andatura sicura. E proprio queste piccolezze apparentemente insignificanti della vita conducono più in profondità, se si cercano i nessi spirituali più profondi e non quelli esteriori e astratti.
E così, mentre continuavo a riprendere alla mente l’immagine del mio amato maestro, fui condotto alla sua precedente incarnazione. E alla sua immagine se ne aggiunse un’altra, anch’essa di un uomo con un piede storpio: Lord Byron. Ora questi due uomini stavano davanti a me. E il karma del mio maestro mi aveva portato, come anche la peculiarità che vi ho esposto, a capire come nel X o XI secolo queste due anime avessero vissuto in una precedente incarnazione nell’estremo oriente dell’Europa, dove un giorno, sotto l’influsso di una significativa leggenda, una profezia, quella leggenda che dice che il Palladio, che con un certo incantesimo manteneva il potere romano, era stato portato dall’antica Troia a Roma e lì nascosto.
E quando l’imperatore Costantino volle trasferire la Roma romana a Costantinopoli, fece portare con straordinario fasto il Palladio da Roma a Costantinopoli e lo fece nascondere sotto una colonna, sotto una colonna che egli fece costruire in modo tale da esprimere la sua immensa arroganza. Fece collocare in cima una vecchia statua di Apollo, che però fece modificare in modo tale da rappresentare lui stesso. Si fece portare dei pezzi di legno della croce su cui era stato crocifisso Cristo e con essi intrecciò una sorta di corona attorno al capo della statua. Celebrò vere e proprie orgie di presunzione.
Ma poi si formò la leggenda profetica che un giorno il Palladio di Costantinopoli sarebbe stato portato più a nord e che un giorno in un regno slavo si sarebbe incarnato il potere che era legato al Palladio. Questi due uomini di cui parlavo hanno sentito questa profezia e si sono prefissati l’obiettivo di migrare a Costantinopoli e portare il Palladio in Russia. Non ci sono riusciti. Ma l’impulso rimase, in particolare in uno di loro, Byron. Questo si trasformò nell’impulso di lottare per la libertà della Grecia, che nel XIX secolo portò Byron quasi nello stesso luogo dove aveva cercato il Palladio fisico in una vita terrena precedente.
Vedete, è necessario trovare i fili che riconducono ai tempi antichi.
Così, in un’altra occasione, fui condotto a una personalità che visse all’incirca nel IX secolo nel nord-est dell’odierna Francia e che nei primi anni della sua vita possedeva vaste proprietà terriere, era una personalità ricca per l’epoca, allo stesso tempo bellicosa, e che aveva intrapreso molte piccole campagne militari avventurose, nulla di particolarmente grandioso. Una volta raggiunta una certa età, questa personalità raccolse attorno a sé delle persone che intrapresero con lui una spedizione avventurosa che però ebbe esito infelice, causando una grande, enorme delusione per questa personalità che, senza aver ottenuto nulla, dovette tornare a casa. Ma come accadeva in quel tempo in alcune zone, mentre il personaggio era assente dalla sua fattoria e dalla sua terra, un altro si era impadronito della sua casa, della sua fattoria e della sua terra. La personalità semplicemente non trovò più la sua proprietà – è strano, ma è successo – e dovette in futuro servire come una sorta di ilota, come servo della gleba nella propria fattoria.
Di notte si tenevano solitamente delle riunioni con i vicini e in modo piuttosto selvaggio venivano elaborate idee di forza che non potevano portare ad altro che alla loro elaborazione. Si potrebbe dire che con queste idee di forza, di ribellione contro i signori, si giocava un gioco dialettico reale, quasi come nell’antica Roma. Questa personalità può diventare interessante, cacciata dalla proprietà e dall’abitudine al comando, ma che, senza piegarsi, divenne un agitatore in tutta la regione, in particolare contro chi si era impadronito della proprietà.
E nel secolo XIX riapparve questa personalità e divenne interiormente, intellettualmente, animicamente ciò che poteva diventare da questa precedente incarnazione: divenne Karl Marx, il capo dei socialisti.
E ora pensate, miei cari amici, quanto diventa chiara la storia del mondo se la si può considerare in questo modo, se si possono davvero seguire le anime da un’epoca all’altra, come viene trasferito ciò che grava sulle anime da un’epoca all’altra. La vita storica, il divenire e l’essenza dell’umanità acquisiscono così nessi concreti.
E recentemente a Dornach ho potuto richiamare l’attenzione su un altro nesso, un nesso che mi ha indotto ripetutamente durante la guerra, in particolare alla fine della guerra, a sottolineare il fatto che gli uomini non devono lasciarsi abbagliare troppo da una certa personalità dei tempi recenti. Già nel mio corso di Helsingfors del 1913 avevo richiamato l’attenzione sulla capacità comunque piuttosto limitata di cui si trattava. Tutto ciò avvenne perché mi era chiaro il nesso tra un successore di Maometto, Muawija del settimo secolo, e Woodrow Wilson. Tutto il fatalismo che allora viveva in questa personalità di Muawija si manifestò, in questo altrimenti del tutto inspiegabile, che voleva essere solo un fatalismo della volontà, nel fatalismo di Woodrow Wilson. Si vorrebbe dire che chi cerca una conferma, un’origine dei famosi quattordici punti, la troverà già nel Corano.
Questi sono i nessi, miei cari amici. In queste cose non deve esserci la minima simpatia o antipatia, non deve esserci alcuna critica: deve esserci la più pura obiettività. Questa obiettività porta però proprio a condurre da un punto della storia, dove appare un’anima, a un altro punto. Si può già dire che, quando l’umanità sarà un po’ uscita da ciò che oggi è ancora presente nell’epoca materialistica, allora si ascolteranno e si guarderanno queste cose. Ci si sentirà allora completamente diversi all’interno della civiltà moderna, perché la si vedrà nei suoi nessi, non solo secondo cose che sono morte, ma secondo cose che sono vive. Questo è ciò che conta. L’intero divenire storico diventerà vivo. E l’uomo, se vuole uscire dal punto morto dello sviluppo in cui si trova ora nella sua civiltà, ha bisogno dello spirito vivo e non dello spirito astratto e morto delle mere idee.
La considerazione storica forse si avvicinerà solo con grande riluttanza allo spirituale, nel modo in cui l’ho esposto nella mia conferenza pubblica qui alcuni giorni fa; ma deve farlo comunque. La considerazione storica esteriore, che può basarsi solo sui documenti, è in realtà piena di incomprensibilità. Si presenta qualcosa di cui non si capisce affatto da dove provenga. Perché? Perché non se ne conoscono le origini. Le origini sono andate perdute. Proprio quando si indagano tali cose, molte realtà prendono vita nel divenire storico. Ma questo esprime anche molte cose che sono state fatte dagli uomini per rendere la storia, in relazione a elementi importanti, qualcosa di errato, di falso.
Miei cari amici, vi sembrerà sicuramente paradossale se il ricercatore spirituale deve constatare, in un passato relativamente recente, che una meravigliosa opera d’arte poetica è andata perduta, completamente perduta a causa dell’ostilità di una certa corrente spirituale. Nei primi secoli dell’evoluzione cristiana, nelle regioni meridionali della civiltà europea, esisteva un’opera d’arte che rappresentava l’essenza più intima della civiltà in progresso, subito dopo che il cristianesimo era intervenuto nell’evoluzione dell’uomo europeo. Quest’opera d’arte, nella sua forma di dramma epico, di poema drammatico, mostrava come l’uomo, dopo che il cristianesimo aveva agito come fenomeno giovane, non potesse avvicinarsi alla vera, reale entità del Cristo, ma dovesse passare attraverso una preparazione misteriosa ben determinata per giungere alla vera entità del Cristo.
Per comprendere di che cosa si tratti, bisogna chiarire quanto segue. Il Cristo ha spiegato molto chiaramente ai suoi discepoli più intimi come, nell’entità che era Gesù, nato in Oriente, fosse entrato in lui, nel trentesimo anno, il Cristo come entità solare, come entità cosmica. Gesù di Nazareth era nato in una religione lunare. Che cos’era infatti la religione di Jahvè, di Jehova? Che cos’era Jahvè stesso? Quando si guardava Jahvè, si guardava verso l’io umano, che dipende direttamente dalla forma umana fisica, dalla figura umana che nasce con noi. Ma ciò che nasce con noi, ciò che viene formato in noi, ciò che viene educato in noi mentre veniamo plasmati in un io nel corpo materno, dipende dalle forze lunari. Jahvè è in realtà una divinità lunare. Guardando verso Jahvè si diceva: Jahvè è il capo delle entità lunari, da cui provengono le forze che mettono l’uomo nell’esistenza fisica terrena.
Se però nell’uomo agissero solo forze lunari, egli non potrebbe mai superare ciò che è insito in lui nella vita terrena. L’uomo oggi non può farlo; lo poteva fare in tempi più antichi. Se torniamo indietro ai tempi preistorici terrestri, troviamo qualcosa di molto strano, che all’uomo odierno appare bizzarro. Troviamo che gli esseri umani – la maggior parte di una certa classe di esseri umani – nel trentesimo anno di vita subivano una trasformazione completa dell’anima umana. Per quanto strano e paradossale possa sembrare all’uomo di oggi, era così in un tempo di cui i Veda ci danno solo qualche eco.
Allora, nell’antica India, se una persona incontrava qualcuno che aveva visto tre anni prima, poteva in certi casi sapere di averlo già visto, ma non lo riconosceva. Avevano dimenticato tutto ciò che era stato fino al trentesimo anno, avevano dimenticato tutto, persino l’identità della loro personalità. Esisteva persino un’istituzione – oggi la chiameremmo ufficio, dato che oggi chiamiamo ufficio e autorità qualsiasi cosa – che prevedeva che una persona del genere dovesse recarsi a tale ufficio e farsi dire dove era nata e chi era. Queste personalità ricevevano poi nei misteri i mezzi per ricordare nuovamente la loro vita fino al trentesimo anno. Erano coloro che in seguito furono chiamati i «due volte nati», che dovevano la loro prima esistenza alle forze lunari e la loro seconda esistenza terrestre alle forze solari.
Ciò che nei tempi antichi si manifestava in modo così radicale nel corso della vita terrena come una tale metamorfosi, ciò che veniva chiamato il doppio nascere, veniva attribuito al Sole; a ragione, perché le forze solari sono in nesso con tutto ciò che l’uomo può fare di sé in libertà. Gradualmente, però, nell’evoluzione dell’umanità, era giunto il momento in cui ciò non apparteneva più all’evoluzione umana, in cui l’uomo non assorbiva più nella coscienza fisica guardando verso le lontananze cosmiche.
Giuliano l’Apostata voleva richiamare l’attenzione sul fatto che ciò esisteva ancora, ma dovette pagarlo con la morte. Il Cristo, invece, conferendo alle sue parole la forza di trasmettere all’uomo ciò che la natura non gli dava, voleva farlo attraverso la morale, attraverso l’approfondimento religioso-morale. Fu il Cristo a insegnare agli uomini: se sentite ciò che io sento, se, invece di guardare il Sole, guardate ciò che è risvegliato in me, che per ultimo, a trent’anni, ha ricevuto la parola solare, allora ritroverete la via verso l’elemento solare.
I maestri dei misteri del primo tempo cristiano sapevano molto bene che ora si sarebbe sviluppato l’intelletto, l’intellettualità, che porta all’uomo la libertà, ma gli toglie l’antica chiaroveggenza che lo conduce alla spiritualità del cosmo.
Per questo motivo questi saggi dei misteri cristiani antichi fondarono una sorta di insegnamento che fu poi trasmesso in quel dramma epico, in quell’epopea drammatica di cui ho parlato. In essa veniva rappresentato un discepolo dei misteri cristiani che, attraverso il sacrificio dell’intelletto che doveva compiere in una certa età giovanile, veniva introdotto nel vero cristianesimo, affinché gli fosse data la visione che il Cristo è un essere solare che ha vissuto in Gesù di Nazareth a partire dal trentesimo anno della sua vita. In quel dramma veniva rappresentato in modo afferrante come un aspirante alla vera essenza del cristianesimo, nei suoi anni giovanili, portasse il sacrificio dell’intelletto, cioè facesse voto alle alte potenze del mondo di non attenersi all’intellettualità, ma di approfondire il proprio intimo, per imparare a conoscere il cristianesimo non solo come qualcosa di storico-tradizionale, ma come qualcosa di cosmico, per guardare al Cristo come a colui che porta in sé l’entità solare come spiritualità.
Fu una scena drammatica di grande portata e di grande contenuto quella che rappresentò questa trasformazione di un essere umano attraverso il sacrificio dell’intelletto. Da un uomo che accoglieva il cristianesimo solo secondo la lettera dei Vangeli, così come era stato tramandato, egli divenne uno che imparò a guardare al cosmico, che vide il nesso vivente del Cristo con il cosmo. Il divenire chiaroveggente per il cristianesimo come realtà cosmica: questo rappresentò per il suo eroe quell’antico dramma epico.
La Chiesa cattolica provvide affinché ogni traccia di questo dramma fosse cancellata. Non è rimasto nulla; la Chiesa cattolica ebbe abbastanza potere per farlo. È solo per caso, per esempio, che si sia conservata una copia delle opere di un personaggio della corte di Carlo il Calvo, di cui altrimenti non si saprebbe nulla: Scotus Erigena.
Chi osserva cose di questo genere non troverà così paradossale che la ricerca spirituale ci costringa a richiamare questo dramma epico, questa epopea drammatica che rappresenta la trasformazione di un uomo che, con il voto di sacrificare il proprio intelletto, ottiene l’apertura dei cieli. Nella tradizione, tuttavia, si sono conservati solo alcuni frammenti di quell’antico poema epico, più volte modificati, non più compresi nei loro grandi nessi e soprattutto non più colti nella loro antica plasticità. Ciò che costituiva il contenuto di quest’opera d’arte divenne più volte oggetto della pittura. Anche questi dipinti furono distrutti; solo le tradizioni rimasero. Da queste tradizioni qualcosa fu ancora portato avanti in una cerchia alla quale apparteneva il maestro di Dante, Brunetto Latini. Dante apprese da questo maestro qualcosa, non più in modo esatto, ma in forma tradizionale, e nella «Divina Commedia» vive ancora qualcosa di quell’epopea drammatica. Ma l’opera è esistita realmente, così come esiste la «Divina Commedia» stessa.
Vedete, la storia non coincide con la realtà, e molto dovrà essere recuperato, attraverso una ricerca puramente spirituale, di tutto ciò che è stato sterminato dal nemico. Da una certa parte, infatti, esiste tutto l’interesse a sradicare con radici e peduncoli tutto ciò che richiama l’attenzione sul fatto che il Cristo proviene dal cosmo. La nascita del Cristo è stata spostata dal trentesimo anno alla nascita fisica. Non si sarebbe potuto realizzare tutto ciò che poi è divenuto insegnamento cristiano se non fosse stato sterminato quel dramma di cui ho parlato oggi. La ricerca spirituale dovrà dunque svolgere un ruolo importante se l’umanità vuole continuare a vivere nella propria civiltà.
Conoscete già il terribile danno causato da quelle malattie che si manifestano come nel caso di una persona che conoscevo abbastanza bene, la quale aveva una posizione piuttosto rispettabile. Un giorno lasciò la sua casa, la sua famiglia, salì su un treno, prese un biglietto per una stazione lontana e improvvisamente dimenticò tutto ciò che aveva vissuto nella sua vita fino a quel momento. Il suo intelletto era integro, ma la memoria era completamente offuscata; una volta arrivato in quella stazione, prese un altro biglietto, attraversò così la Germania, l’Austria, l’Ungheria, la Galizia e alla fine, quando la memoria gli tornò, si ritrovò in un rifugio per senzatetto a Berlino.
È veramente la rovina dell’intero Io dimenticare ciò che si è vissuto. Allo stesso modo sarebbe la rovina dell’Io della civiltà, dell’Io dell’umanità europea, se essa dimenticasse completamente ciò che ha vissuto storicamente, ciò che le è stato strappato. Solo la Scienza dello Spirito può riportarla indietro.
Ma anche alle persone relativamente ben disposte, anche a voi, miei cari amici, ciò che la Scienza dello Spirito ha da dire appare ancora oggi molto strano. Non si può leggere senza una certa ironia ciò che uno spirito altrimenti così pieno di speranza come Maurice Maeterlinck dice di me come fondatore dell’Antroposofia sotto il titolo «Il grande enigma». Maurice Maeterlinck sembra non poter negare che nelle prime introduzioni dei miei libri vi sia sempre qualcosa di molto ragionevole; questo lo colpisce. Ma poi egli entra in qualcosa che lo confonde enormemente, che non riesce a superare.
Si potrebbe variare una frase di Lichtenberg: quando i libri e un uomo si scontrano e il suono è vuoto, non dipende necessariamente dal libro. E tuttavia è proprio così. Maurice Maeterlinck è certamente un fiore all’occhiello della nostra civiltà attuale; e pensate che quasi letteralmente si trova questa affermazione: nelle introduzioni dei suoi libri, nei primi capitoli, Rudolf Steiner mostra sempre uno spirito ponderato, logico, ampio; poi, nei capitoli successivi, è come se impazzisse. Ora, miei cari amici, che conseguenza ne deriverebbe? Significherebbe: primo capitolo, spirito ponderato, logico, ampio; ultimo capitolo, folle. Il libro è finito, ne arriva uno nuovo. Di nuovo all’inizio: spirito ponderato, logico, ampio; alla fine: folle.
Ho scritto un gran numero di libri; dovrei quindi attraversare questa procedura con una certa virtuosità: primo capitolo, logico, ampio; alla fine, folle. Potrei seguire questa procedura con una vera perizia: all’inizio spirito ponderato, logico, ampio; poi confuso, ottuso. Così, secondo Maurice Maeterlinck, nei miei libri si farebbe giocoleria, e in un modo così arbitrario che nemmeno nei manicomi si è ancora scoperto.
Ora vedete come si cada in una confusione ancora maggiore quando ci si avvicina ai libri di coloro che vi considerano ottuso. Dall’ironia con cui si devono accogliere alcune di queste cose si può vedere quanto sia ancora difficile per gli uomini del tempo presente orientarsi nella vera indagine spirituale. Ma essa deve arrivare. E affinché non sia colpa nostra, miei cari amici, di non aver usato la forza necessaria per portare avanti l’approfondimento spirituale, vi è stato il Convegno di Natale, che deve costituire una pietra miliare per l’ulteriore sviluppo della Società Antroposofica nel modo che ho già esposto.
Esso deve innanzitutto inaugurare un’epoca del movimento antroposofico in cui si dovrà parlare senza timore dei fatti concreti della vita spirituale, come abbiamo fatto oggi e nelle conferenze precedenti. È necessaria una spinta più forte di quella che è stata data in passato, se lo spirito di cui l’umanità ha bisogno deve entrare realmente in azione.
Per questo, miei cari amici, è stato per me una profonda soddisfazione poter introdurre un poco alle profondità della vita spirituale in queste undici conferenze che ho potuto tenere pubblicamente o in cerchie più o meno ristrette. Da questa profonda soddisfazione vi esprimo il mio più sentito ringraziamento per le parole calorose e sincere che il professor Hauffen ha pronunciato oggi all’inizio di questa ora. Vi ringrazio di cuore per l’accoglienza, vi ringrazio di cuore per tutto ciò che le vostre anime mi hanno offerto durante la mia presenza qui.
Potete essere certi che porterò nel cuore le belle parole pronunciate dal professor Hauffen; da esse sgorgheranno i pensieri che vi invierò sempre e che, una volta raggiunta la loro meta, rimarranno con voi mentre lavorerete qui. Come antroposofi, anche se siamo lontani geograficamente, siamo comunque uniti nello spirito; dobbiamo ricordarlo e sapere che siamo insieme.
Per molti anni ho avuto il privilegio di parlare qui a Praga delle molteplici forme della vita spirituale, e questo mi ha dato grande soddisfazione. Questa volta in modo particolare, perché sono state poste alle vostre anime e ai vostri cuori esigenze relativamente nuove, perché avete dovuto accogliere con ancora maggiore imparzialità ciò che questa volta ho dovuto dirvi, direi per incarico spirituale. Quando dico “per incarico spirituale”, intendo dire che rimaniamo uniti nello spirito.
La Presidenza che si è costituita a Dornach è piccola; ne fanno parte solo persone che mi sono intimamente legate, per poter realizzare, partendo da questa iniziativa, ciò che deve essere realizzato. Ciò che deve essere realizzato, tuttavia, sarà realizzato se tutti gli amici cari collaboreranno con tutto il cuore, soprattutto nel pensiero, nel sentimento e nella volontà spirituali antroposofici.
Accogliete questo, insieme al mio ringraziamento, come un cordiale saluto d’addio, che però non vuole essere una separazione, ma l’inizio di un’unione spirituale. Questa unione deve rimanere fondamentalmente ciò che emerge da ciascuna delle nostre parole. Tutte le parole che vengono dette tra noi devono servire a unirci sempre più strettamente.
In questo senso, cari amici, con cuore commosso vi prometto che sarò con voi, che i miei pensieri saranno tra voi, che cercheranno tra voi uno dei luoghi in cui possa agire in modo giusto la volontà antroposofica, la corrente spirituale antroposofica. Separiamoci fisicamente in questo spirito, ma restiamo spiritualmente uniti con tutto il cuore.
Permettetemi di iniziare con una riflessione antroposofica, per poi tornare alla fine con poche parole su ciò che si intendeva con il Convegno di Natale. Conoscete, dalle varie esposizioni antroposofiche, il significato dei corpi celesti che circondano la Terra per la vita e l’esistenza dell’uomo. Oggi vorrei parlarvi di un capitolo particolare di questo argomento. Se, durante la nostra esistenza terrena, lasciamo vagare lo sguardo su tutto ciò che ci circonda sulla Terra e anche su ciò che ci circonda nell’universo, vediamo in realtà con i sensi fisici, anche quando questi sensi fisici si elevano verso le stelle, solo ciò che è in nesso con quella parte della nostra entità umana che abbandoniamo con la morte. Sappiamo infatti, dalle diverse rappresentazioni antroposofiche, che il corpo fisico umano trae le sue forze, e anche la sua composizione sostanziale, da ciò che ci circonda sulla Terra. Sappiamo inoltre che, oltre al corpo fisico, portiamo in noi un corpo eterico e che, allo stesso modo in cui il corpo fisico trae le sue forze e i suoi elementi sostanziali dalla Terra, così questo corpo eterico trae i suoi elementi e le sue forze dalle distese dell’universo extra-terrestre, dal mondo eterico. Ed è proprio questo mondo eterico che circonda la Terra nelle distese dello spazio, è questo mondo eterico in cui sono incastonate le stelle, da cui la luce dell’universo scende sulla Terra. Quindi dobbiamo la nostra esistenza fisica ed eterica a ciò che possiamo vedere o che ci appare nell’ambiente terrestre o nell’ambiente mondiale della Terra.
Ma entro ciò che ci avvolge come ambiente etereo della Terra nell’universo, vediamo innanzitutto due corpi celesti che possiamo definire come porte d’accesso al mondo spirituale: la Luna e il Sole. A questi due corpi celesti, la Luna e il Sole, è stata attribuita da sempre, da tutti coloro che sono in grado di guardare più profondamente nella struttura del mondo nel suo insieme, la più grande importanza immaginabile per la vita e l’esistenza umana.
Se consideriamo l’uomo in senso antroposofico, possiamo sapere che oltre al corpo fisico e al corpo eterico in lui sono presenti l’entità astrale e l’entità dell’Io. Tuttavia, se guardiamo a questa entità astrale e all’entità dell’Io, non troviamo nulla, in tutte le distese che possiamo osservare con i sensi esteriori – anche se, come già detto, lasciamo vagare lo sguardo nel mondo stellare – che sia simile, a prima vista, all’entità astrale e all’entità dell’Io dell’uomo. Troviamo solo ciò che è simile all’entità fisica e all’entità eterica. Nulla, nell’universo visibile e manifesto ai nostri sensi e all’intelletto, fornisce elementi costitutivi e forze per il corpo astrale e per l’entità dell’Io. Ma proprio nella Luna e nel Sole abbiamo comunque qualcosa che si presenta come porte verso quel mondo da cui provengono il nostro corpo astrale e la nostra entità dell’Io.
Avete seguito come, nella mia «Scienza occulta» e in altri scritti, sia stato indicato un momento in cui la Luna fisica si è separata dalla Terra. È stato indicato come la Luna fisica un tempo formasse con la Terra un unico corpo nell’universo, e come poi questa Luna fisica si sia separata dalla Terra. Ma questa separazione fisica, o anche separazione eterica, non è tutto ciò che deve occuparci in relazione all’esistenza lunare e alla vita umana; nella separazione della Luna abbiamo a che fare anche con un fatto spirituale significativo. E su questo fatto spirituale vogliamo ora rivolgere la nostra attenzione.
Ho già spesso sottolineato come, nei tempi antichissimi, l’uomo possedesse una cosiddetta saggezza primordiale. Oggi siamo orgogliosi della nostra comprensione intellettuale, della nostra cosiddetta conoscenza razionale e osservativa. Certamente, ciò che oggi conosciamo in questo modo un’umanità più antica non lo sapeva; per questo la Terra ha dovuto prima attraversare una certa evoluzione e con essa l’uomo. Solo attraverso questa evoluzione egli ha potuto utilizzare il suo corpo fisico, affinato fino a diventare sistema nervoso, in modo tale da poter acquisire la conoscenza intellettuale. L’antichissima conoscenza dell’umanità era istintiva e si manifestava in modo diverso dalla conoscenza odierna. In forme poetiche potenti e imponenti si espresse ciò che l’umanità sapeva, nei tempi antichissimi, sui misteri del mondo. E in ciò che è stato conservato tradizionalmente, che oggi possiamo ritrovare nei documenti, è presente in realtà solo un’eco della grandezza e della potenza della saggezza primordiale che l’umanità possedeva un tempo sulla Terra.
Oggi però possiamo rimanere profondamente stupiti quando lasciamo che qualcosa come i Veda orientali o la filosofia Vedanta agiscano su di noi. Ammiriamo i meravigliosi versi della Bhagavad Gita, vediamo in tutto questo qualcosa di grande. Ma dobbiamo essere coscienti che questi sono solo gli ultimi residui di qualcosa di molto più grande, di qualcosa di molto più potente, che un tempo era presente per l’umanità. E questo grande e potente, che un tempo era presente, l’umanità lo doveva al fatto che allora viveva in cooperazione con esseri che nella loro esistenza erano superiori all’umanità odierna e naturalmente anche all’umanità di allora: esseri che non avevano un corpo fisico come l’uomo odierno, esseri che vagavano sulla Terra solo nel corpo eterico, ma che tuttavia conducevano una vita comune con gli altri uomini.
Poiché questi esseri non avevano un corpo fisico, non potevano naturalmente parlare con gli uomini nel modo in cui siamo abituati oggi, cioè da un uomo all’altro. Ma in certi stati di coscienza gli uomini dei tempi antichi – e in fin dei conti lo eravamo tutti noi nelle nostre precedenti vite terrene – noi, posso dire, sentivamo nei tempi primordiali dell’evoluzione terrestre, in particolari stati di coscienza, come sensazioni interiori, pensieri che emergevano, dei quali si sapeva che non provenivano dall’uomo stesso che li nutriva, così come non proviene da noi ciò che sentiamo oggi da un altro attraverso la comunicazione verbale. In modo spirituale, si potrebbe dire che gli uomini sovrumani eterici che vagavano sulla Terra ispiravano agli uomini la conoscenza molto più elevata e potente che queste entità possedevano.
Nei tempi primordiali terrestri, nelle nostre vite terrene precedenti, avevamo quindi a che fare con entità di natura non fisica. Queste entità oggi non esistono più. Da molto tempo non sono più presenti nella vita terrestre. Si sono ritirate dal contatto con gli uomini e l’umanità ha conservato in vari documenti solo scarsi resti di ciò che un tempo aveva appreso, dai misteri dell’universo, attraverso questi esseri primordiali. E in realtà si può dire che non comprende quasi più nemmeno questi scarsi resti.
Dove si sono ritirati questi esseri dei tempi primordiali? Vedete, proprio come la Luna fisica si è separata dalla Terra, così questi esseri, in comunione con questo corpo fisico della Luna, si sono ritirati nel vasto universo. Ho già parlato di qualcosa di simile. Oggi vogliamo conoscere qualcosa di più su queste entità, in modo che, quando rivolgiamo lo sguardo al corpo cosmico della Luna, possiamo dire: «È abitato da entità che un tempo erano compagni dell’umanità sulla Terra e che si sono ritirate in questa colonia lunare». All’apparenza queste entità non hanno alcun nesso con l’uomo esteriore che vive sulla Terra nel suo corpo fisico, ma in realtà ce l’hanno. Ed è proprio a questo nesso che vogliamo ora accennare. Che queste entità siano in qualche modo collegate al passato umano lo possiamo già dedurre dal fatto che, in tempi passati, erano proprio i compagni dell’umanità sulla Terra. E sono rimaste legate al passato dell’uomo.
Se osserviamo l’uomo mentre completa la sua vita sulla Terra entro il corpo fisico, scopriamo che in questa vita si intreccia ciò che chiamiamo destino. Questo destino, che siamo abituati a chiamare con il nome orientale di karma, appare come qualcosa di molto misterioso nella vita umana. Ma non sempre si considera questo mistero nei suoi significativi nessi. Pensate: a una certa età si incontrano due persone che non si sono mai viste prima. Dal momento in cui si incontrano, entra nella loro vita qualcosa che ha a che fare con la loro comunanza. Si riconoscono, per così dire, e sanno che ora avranno molto a che fare l’uno con l’altro. Ma quando queste persone poi guardano indietro alla vita che hanno compiuto sulla Terra fin dalla loro infanzia, allora, se guardano la cosa senza pregiudizi, tutto ciò che hanno fatto fino al momento in cui si sono incontrati appare straordinariamente significativo, nel senso che si rende evidente come abbiano in realtà organizzato ogni passo della loro vita fin dall’infanzia come se avessero voluto, fin dall’inizio, percorrere la strada che li avrebbe condotti nel luogo in cui si sono incontrati.
Si guarda indietro dal momento in cui si è incontrata una persona con cui poi si coltiva un’affinità; e la vita terrena precedente appare davvero spesso in modo tale che si può dire: ecco il mio punto di partenza, in un’infanzia lontana, ma ho fatto ogni passo in modo tale che il mio cammino doveva portarmi, alla fine, dove ho incontrato l’altro. Tutto ciò che ho fatto in modo così sensato è avvenuto in modo del tutto inconscio; ciò che è avvenuto coscientemente entra in gioco solo dopo l’incontro. Ma l’inconscio si unisce in modo meraviglioso con il conscio, ed è una grande differenza, nel tessuto del destino, tra ciò che abbiamo inconsciamente disposto come nostro percorso terreno per incontrare l’altro e ciò che poi compiamo quando lo abbiamo incontrato.
Egli è davanti a noi, lo vediamo, comprendiamo ciò che dice, orientiamo le nostre azioni in base a come si esprime, a come ci appare nella vita esteriore; conduciamo con lui una vita comune accessibile ai nostri sensi e al nostro intelletto. Ma vedremo come, in questa vita comune ora accessibile ai nostri sensi e al nostro intelletto, si mescoli inconsciamente anche il modo in cui siamo arrivati al momento in cui ci siamo incontrati. Possiamo chiederci: che cosa agisce e vive in tutte queste direzioni, in tutte queste forze con cui ci muoviamo verso l’altro?
Può anche trattarsi di qualsiasi evento verso cui ci stiamo muovendo. Tutto ciò che è legato al destino può essere preso in considerazione. Scopriremo che c’è una grande differenza nell’esperienza tra un tipo di esperienza e l’altro. Infatti, nella vita possiamo affrontare una persona in due modi diversi. Nel primo caso abbiamo subito la sensazione – o la abbiamo dopo aver fatto conoscenza con una persona o con l’evento – la sensazione che la accogliamo nella nostra volontà. Impariamo a conoscere la persona; ciò che è, ciò che fa insieme a noi, è tale che lo sentiamo volontariamente dentro di noi: vogliamo prima di tutto pensare come lui pensa, sentire come lui sente, volere come lui vuole. Sì, sentiamo che questa persona comincia a esercitare una forza dentro di noi; la sentiamo dentro di noi. Smuove e scuote qualcosa nel nostro intimo che viene da lei, ma che vive nella nostra volontà, che attraversa il nostro animo partendo dalla volontà. Impariamo persino a conoscere meglio noi stessi in questo modo, sentendo il nostro volere e il sentimento più profondamente connesso con la volontà: l’uomo non è in realtà solo lì per agire su di noi dall’esterno quando lo guardiamo, ma smuove e scuote qualcosa in noi che è dentro di noi. Questo è il modo in cui noi esseri umani affrontiamo il destino nella vita.
L’altro modo è quello in cui siamo meno scossi dentro di noi quando conosciamo le persone, in cui guardiamo le persone più dall’esterno, in cui le giudichiamo in base all’impressione che ci danno, in base all’impressione esteriore che ci danno. Pensate a quale grande differenza ci sia tra questi due modi di conoscere le altre persone. Pensateci: fate conoscenza con una persona, poi vi trovate in un altro posto e siete chiamati a parlare di questa vostra conoscenza, ovvero dell’altra persona che avete conosciuto. Questo modo di parlare è molto diverso da quello che usiamo nelle nostre conoscenze nella vita. Una volta parliamo in modo che tutti capiscano che siamo presenti con le nostre parole, che diamo qualcosa di noi stessi parlando dell’altra persona – e diciamo cose che l’altra persona non capirebbe affatto.
Parliamo bene dell’altra persona, ma essa è brutta, e ci sono persone intorno a noi che non riescono a capire perché parliamo così, perché a loro quella persona sembra brutta. Non riescono a capire come possiamo parlare in modo così elogiativo di una persona che loro considerano brutta. Ma a noi non importa nulla di ciò che gli altri trovano brutto in lui in base a un’impressione esteriore ed estetica; non parliamo di ciò che riflette l’impressione che egli fa dall’esterno. Parliamo di ciò che ha suscitato e scosso in noi, di ciò che è nostro; e ciò che diciamo di questa persona non deve necessariamente corrispondere all’impressione che ne hanno gli altri.
Con altre persone è diverso. Abbiamo un buon occhio per capire se sono belle o brutte. Parliamo in modo tale che si capisce come siano determinanti l’impressione intellettuale, l’impressione sensoriale, l’impressione estetica. Parliamo in modo tale che forse diciamo: «È un tipo in gamba!». Sapete, nella vita ci sono conoscenze per le quali non ci viene affatto in mente di parlare di una persona in questo modo esteriore. Parliamo invece in modo tale che gli altri possano capire subito la cosa, anche se conoscono la persona o se la conoscono appena.
Questi due modi di descrivere l’incontro con le persone, di considerarlo in generale, esistono semplicemente. Solo che il primo modo è quello che rimanda al fatto che, nell’incontro con l’uomo, viene smosso e scosso in noi il nostro precedente modo di vivere insieme nella precedente esistenza terrena. Il fatto che qualcosa rimandi a precedenti incarnazioni in cui abbiamo vissuto insieme a questa persona è ciò che emerge, in questo modo, a livello sensibile nel primo modo di giudicare una persona. Nel secondo tipo, invece, giudichiamo esteriormente, giudichiamo in un modo che anche gli altri possono capire, perché non siamo stati insieme a questo essere umano nelle vite terrene precedenti; forse ci incontriamo per la prima volta in questa vita terrena.
Ma se poi, con intuizione spirituale, esaminiamo ciò che sta alla base di questo destino che nel primo caso si manifesta in modo così caratteristico, scopriamo che all’uomo, prima che discenda all’esistenza fisica terrena, viene intessuto – mentre, prima di discendere, dopo aver attraversato altre sfere, passando attraverso la sfera lunare, viene impiantato nel suo corpo astrale ciò che è il suo karma comune con altre persone – ciò che gli viene innestato per la sua attuale esistenza terrena da quei compagni umani che un tempo vivevano sulla Terra con gli uomini, come vi ho descritto in precedenza, e che si sono ritirati nell’esistenza lunare. Queste sono le entità attraverso la cui sfera passiamo prima di scendere nell’esistenza terrena. Sono le entità che, da quando hanno lasciato la Terra e la comunità umana, si occupano di registrare il destino che gli esseri umani vivono insieme.
Ed è così che possiamo guardare indietro a ciò che è in noi, a ciò che ribolle quando incontriamo un altro essere umano nel primo modo, e possiamo ritrovare ciò che è in noi anche in quei grandi libri del destino che questi esseri lunari riempiono con la loro conoscenza della vita terrena umana. Sono libri che vengono tenuti nello spirituale; sono libri che contengono tutto ciò che abbiamo vissuto insieme ad altre persone. Attraversando la sfera lunare, leggiamo insieme in questi libri ciò che poi portiamo con noi, e con ciò che abbiamo letto in questi libri tracciamo il nostro cammino, che orientiamo – forse per venticinque o trent’anni – fino a quando troviamo, nell’esistenza terrena, colui che era scritto nei libri lunari prima che scendessimo sulla Terra: che abbiamo vissuto con lui questo o quello nelle vite terrene passate.
Così meravigliosi sono i nessi misteriosi che regolano l’universo. E così dobbiamo guardare con un sentimento più profondo, con un sentimento approfondito dall’Antroposofia, all’esistenza lunare e non solo considerare ciò che una scienza fisica ci descrive della Luna, ma considerare ciò che una scienza dello spirito ci può dire sullo spirituale-animico, sullo spirituale della Luna. Se solo si riflettesse una volta su come ovunque si trovino le parabole per ciò che rende comprensibile questa sfera del mondo! Per quanto riguarda la parabola terrestre, oggi esiste una conoscenza che non viene presa in considerazione per la vita, ma che comunque esiste come conoscenza.
È stato già sottolineato più volte anche nelle nostre file: l’uomo cambia semplicemente la sua materia fisica ogni sette-otto anni. Sapete bene che l’uomo espelle all’esterno la materia fisica attraverso la pelle, si taglia le unghie, i capelli. Tutto questo ci indica, ed è anche vero, che l’uomo spinge sempre in avanti la materia dal centro del suo essere e ne spinge sempre di nuova. Ciò che oggi tagliate dalle vostre unghie era, sette o otto anni fa, una sostanza all’interno del vostro organismo, che voi spingete in avanti e che poi scompare. La materia fisica viene rinnovata.
Sì, è così: coloro che erano già seduti qui dieci anni fa non devono immaginare che gli stessi muscoli e gli stessi elementi sostanziali che allora erano seduti su queste sedie siano seduti qui oggi. Di tutto ciò non c’è più nulla; ma il loro spirituale-animico è presente, è tornato. Lo stesso vale quando guardiamo oltre i corpi del mondo. L’osservatore fisico vuole guardare solo alla sostanza fisica e parla come se la Luna lassù fosse la stessa che una volta si è separata dalla Terra nella sua sostanza fisica. È un’assurdità, proprio come credere che questi muscoli, questi elementi fisici che dieci anni fa erano seduti su queste sedie, siano seduti qui oggi. Tuttavia, nei corpi celesti ci vuole più tempo perché le sostanze si scambino, ma lo fanno. La Luna fisica di cui parla la scienza fisica non è qualcosa di cui si possa parlare nel modo in cui di solito si parla.
Ciò che è rimasto sono le entità spirituali-animiche che erano coinquilini degli uomini sulla Terra. Ciò che costituisce l’esistenza lunare su cui vivono si è trasformato nella sostanza fisica. Le entità di natura spirituale-animica che in realtà costituiscono l’esistenza lunare – così come la vostra esistenza spirituale-animica costituisce il nesso tra il vostro essere di dieci anni fa e quello di oggi – queste entità spirituali-animiche sono quelle che, in un certo senso, registrano il nostro passato.
Ciò che può essere rappresentato in questo modo può essere approfondito ulteriormente se lo si cerca di rappresentare con la scienza dell’iniziazione. Finora ho illustrato questo concetto indicando come ciò che comincia a muoversi in noi durante le prime conoscenze sia ciò che gli esseri lunari ci hanno fatto leggere nei loro libri prima che scendessimo sulla Terra. L’iniziato percepisce in modo completamente diverso ciò che gli si presenta nella vita in questo modo. Anche lui incontra nella vita un altro essere umano: mentre per la coscienza ordinaria c’è solo la sensazione interiore di accogliere l’altro essere umano nella propria volontà, di non giudicarlo in base alle impressioni esteriori, per l’iniziato entra in gioco il fatto che diventa effettivamente visibile per lui ciò che erano le vite terrene precedenti delle personalità che gli si presentano.
Non appare solo l’uomo fisico con il suo contenuto spirituale-animico, ma dietro di lui, come un’ombra, appaiono le vite terrene precedenti, forse anche diverse vite terrene precedenti. Si impara a conoscere un essere umano in modo tale che, dalla visione spirituale-animica, ci si trova di fronte a tutta una serie di esseri umani. Contemporaneamente alla conoscenza di una persona, si impara a conoscere tutta una serie di persone che sono concrete quanto l’essere umano che abbiamo davanti a noi nel mondo fisico.
Nelle civiltà in cui si aveva ancora un’idea di queste cose, esse venivano persino dipinte. Pensate alle vecchie immagini in cui si vede una figura umana, dietro di essa una seconda figura leggermente rialzata e dietro di essa una terza figura leggermente rialzata. Questo è ciò che si voleva fissare pittoricamente dell’impressione che l’iniziato ha di una conoscenza che gli si avvicina in modo tale che l’essere umano in questione non gli offre solo la visione che gli offre nella vita terrena attuale, ma anche ciò che gli offre dalle vite terrene passate. Così ciò che per la coscienza ordinaria è solo una sorta di sentimento e sensazione appare con chiara vividezza alla coscienza iniziata. E nel senso della Scienza dello Spirito si può dire che le cose stanno effettivamente così: ciò che è legato karmicamente a un essere umano e si presenta all’iniziato come visione si manifesta come sentimento oscuro quando non c’è l’iniziazione, ma solo la coscienza ordinaria.
Possiamo quindi chiamare lunare ciò che agisce e tesse il nostro destino dal nostro passato e che si trova in noi. Guardiamo indietro alla nostra vita terrena: il lunare agisce in noi. Agisce in modo tale che, quando incontriamo degli esseri umani, in realtà incontriamo sempre un multiplo, se questi esseri umani sono legati a noi karmicamente. Per l’iniziato, una conoscenza di questo tipo è, in un certo senso, una conoscenza con più persone in lui, almeno con più vite umane in lui. Perché questa conoscenza delle vite precedenti è almeno altrettanto viva quanto quella della vita attuale dell’altra persona.
Consideriamo ora quell’altro tipo di conoscenza, in cui giudichiamo l’uomo più dall’impressione esteriore, più da ciò che il nostro intelletto dice di lui, da ciò che i nostri sensi dicono di lui, da ciò che tutti comprendono immediatamente, dall’impressione estetica e così via. Se si considera la questione dal punto di vista della Scienza dello Spirito, nulla riconduce al passato: non vi sono esseri che mediano il cammino fino a questa conoscenza nella vita terrena entro la sfera lunare; non vi è nulla che sia stato inscritto nel corpo astrale dell’uomo entro la sfera lunare. Ma qui agiscono altre forze. Agiscono le forze che, in quanto forze spirituali-animiche, sono ora in nesso con l’esistenza solare. Le forze spirituali-animiche dell’esistenza solare agiscono su questo secondo tipo di conoscenza e tessono il destino da un altro lato.
Sì, per una considerazione spirituale è proprio come se noi, vorrei dire, nella misteriosa notte sperimentassimo prima ciò che ci conduce verso gli esseri umani con cui abbiamo compiuto molte cose nelle vite terrene passate. Poi incontriamo questi esseri umani: ora ci orientiamo maggiormente a ciò che essi suscitano in noi; ora è come se, al posto della notte misteriosa, apparisse la luce del giorno, apparisse il Sole. È così anche spiritualmente: ora, per coloro che appartengono da tempo al karmico, non appare solo il passato, ma anche il presente e il futuro. Il destino continua a tessere la sua trama. L’elemento spirituale-solare si avvicina all’uomo.
Ma anche per coloro che non hanno vissuto nulla insieme nelle vite terrene precedenti, anche per loro questo spirituale-solare appare per tessere i destini nel presente e nel futuro. E ancora: chi osserva una cosa del genere con la comprensione dell’iniziazione, impara a conoscere un essere umano con cui non è stato insieme nelle vite terrene precedenti, ma con cui si incontra per la prima volta, non in modo tale da scorgere dietro di lui le vite terrene oscure. Ma incontrando così l’uomo, egli vede dietro di lui esseri delle gerarchie superiori, esseri di un tipo che l’uomo non ha ancora raggiunto: Angeloi, Arcangeloi, essi appaiono ora dietro l’uomo.
All’interno della visione iniziatica c’è una grande differenza tra incontrare un uomo con cui si è già stati insieme e incontrarlo per la prima volta. Se si è stati molto insieme con lui, dietro di lui appaiono le sue vite terrene precedenti. Se non si è stati insieme con lui, allora appaiono nel suo sfondo esseri delle gerarchie superiori, cioè esseri che, con i raggi del Sole, con lo splendore dei raggi del Sole, scendono su di noi sulla Terra. E proprio come gli esseri lunari intrecciano il karma passato nel nostro corpo astrale, così questa schiera di esseri solari intreccia nella nostra organizzazione dell’Io, nell’organizzazione inconscia dell’Io dell’essere umano, ciò che si svolge dopo che abbiamo incontrato un altro essere umano qui sulla Terra: ciò che costituisce la base per il karma futuro.
Il passato si trasforma continuamente in futuro. Ciò che ora è presente è stato il futuro dell’istante precedente. Quindi, in realtà, la nostra evoluzione va dal passato al futuro. Ciò che vediamo progredire nell’uomo dal passato al futuro lo vediamo, nella sua controimmagine nel cosmo là fuori, osservando la Luna che attraversa il cielo e poi il Sole che la segue o la precede. Come il Sole e la Luna nel loro corso intorno al mondo, così si comportano il passato e il futuro nel corso della vita umana nel destino misteriosamente intessuto.
Proprio come si dice con la scienza dell’iniziazione quando si incontra una persona, con un sentimento profondo e commosso: ciò che vedi dietro di lui, ciò che gli esseri lunari hanno impresso nel suo corpo astrale, appartiene a te tanto quanto a lui; attraverso questo sei cresciuto insieme a lui, così si dice quando si incontra per la prima volta una persona nel mondo con la scienza dell’iniziazione: ci sono gli Angeloi, gli Arcangeloi dietro di lui. Ognuno indica con il dito il futuro. Si presentano molte possibilità, possibilità di una vita futura conforme al destino.
Vedete, quando si rivolge lo sguardo in questo modo verso le lontananze cosmiche, allora la Luna e il Sole appaiono proprio come le due porte che conducono al mondo spirituale. E ci si dice: ciò che è nell’ambiente fisico terrestre vive istantaneamente nel mio corpo fisico; ciò che è nelle vaste sfere eteriche, dove si trovano le stelle, vive nel mio corpo eterico. Ma quando guardo verso la Luna, verso il Sole, allora guardo verso ciò che non è nel mio corpo fisico, né verso ciò che vive nel mio corpo eterico, ma verso ciò che vive nel mio corpo astrale e che pervade il mio Io. Qui, attraverso l’esistenza lunare, siamo condotti dal mondo fisico ed eterico al mondo spirituale. E ancora, quando si guarda verso il Sole, ci si dice: lì, attraverso ciò che appartiene al mondo spirituale-animico del Sole, vengo condotto attraverso una porta che mi introduce in un mondo che è simile al mio essere-Io; non solo in un mondo equivalente al mio corpo fisico e astrale, ma equivalente anche alla mia entità dell’Io, attraverso la quale appaio nel mondo come essere cosciente, con ciò che ci appare come una necessità intessuta nel nostro destino, che seguiamo perché abbiamo questa o quella predisposizione fisica, questo o quel temperamento, questo o quel carattere. Tutto questo è solo espressione del nostro karma.
In tutto ciò che seguiamo come necessità del nostro corpo, in tutto ciò che il poeta esprime con le parole: «Devi essere così, non puoi sfuggire a te stesso», in tutto questo vive il passato umano dell’esistenza lunare. E in tutto ciò che vive in noi come libertà, così che interveniamo – lo vogliamo con tutta la nostra temperanza – agisce l’esistenza solare.
Così, davanti a una contemplazione spirituale, l’esistenza naturale e l’esistenza morale si intrecciano in un tutt’uno. Di fronte a una tale contemplazione spirituale non abbiamo, da un lato, la natura con la sua rigida necessità e, dall’altro, l’animico-spirituale, che non può entrare in relazione con essa, ma giace come un ordine morale sottratto. No, non abbiamo questa contrapposizione: abbiamo la possibilità di trovare, nelle manifestazioni della natura, allo stesso tempo ciò che vive moralmente in noi. Tuttavia, dobbiamo allora andare oltre i fenomeni naturali ordinari verso ciò che si presenta a noi nell’esistenza spirituale solare e lunare.
Vedete, davanti a una tale considerazione emerge proprio questa possibilità di elevarsi dall’esistenza naturale dell’uomo all’esistenza spirituale-animica. Noi guardiamo nella natura in modo tale che, guardando fuori – anche se non siamo in grado di comprenderlo con la coscienza ordinaria – guardiamo verso ciò che, nel nostro ambiente terrestre o anche nell’ambiente mondiale, ci porta la malattia. È ovunque nel nostro ambiente. Il nostro organismo, di per sé, è sano, perché è nato dal suo Io sano, dal suo corpo astrale sano e in realtà anche dal suo eterico sano.
Qui sulla Terra può farci ammalare solo qualcosa che dall’esterno si avvicina all’uomo e che l’uomo non è in grado di trasformare completamente secondo la sua natura interiore. Lo si può osservare nei fenomeni più semplici. Immaginate di trovarvi in una stanza calda o fredda, in qualche modo, e di accogliere il calore o il freddo. Esso non deve attraversarvi come se foste un pezzo di legno o di pietra. Quando vi trovate in una stanza calda o fredda, non vi ponete come un pezzo di legno o di pietra e diventate caldi o freddi come il legno o la pietra, ma elaborate il calore che è al di fuori di voi. L’esteriore vi stimola soltanto; il calore che portate in voi lo generate voi stessi nella vostra organizzazione. Se non siete in grado di farlo, vi ponete nel vostro ambiente come un pezzo di legno o di pietra, e il vostro ambiente vi tratta come un pezzo di legno o di pietra: qualcosa di esteriore penetra in voi senza che voi possiate trasformarlo, e subito vi raffreddate.
L’uomo non può accogliere in sé l’ambiente terrestre senza trasformarlo, nemmeno con gli alimenti. Credere questo è solo fantasia scientifica. L’uomo trasforma il cibo così come tutto ciò che è nel suo ambiente. Se non è in grado di farlo, allora la malattia si avvicina a lui: questa è la causa fisica della malattia. Ma la malattia ha anche qualcosa di fatale: si inserisce nella sua vita come qualcosa di fatale.
Sì, vedete, se in questa vita terrena siamo inizialmente così come siamo ora, in un qualsiasi anno del XIX o XX secolo fino al 6 febbraio 1924, se ci troviamo in questa vita umana e la consideriamo solo così, allora possiamo già dire: se vogliamo ammalarci entro questa vita attraverso l’ambiente, l’ambiente deve agire su di noi in modo robusto. Almeno il caldo o il freddo o anche qualche tipo di aria nociva o simili devono agire su di noi. Deve essere qualcosa di robusto che viene dall’esterno, che agisce su di noi e diventa malattia. Se si guarda semplicemente una belladonna, non ci si avvelena. Se si ha qualsiasi tipo di aria nociva a una distanza sufficiente da sé, non ci si avvelena, non ci si ammala. Insomma, se si ha solo un’impressione per l’animico, non ci si ammala. Deve esserci un’influenza più forte.
Ma ora supponiamo quanto segue. Al giorno d’oggi ci sono tante persone che vivono in modo completamente materialistico, che vogliono avere solo impressioni materialistiche dall’ambiente circostante. In questa vita disprezzano il materialismo, anche in relazione a certe funzioni del loro corpo: mangiano la parte spirituale delle piante, quella animica degli animali, la mangiano insieme a loro; perché se fossero materialisti anche in relazione al cibo, dovrebbero mangiare solo pietre, ciò che è inorganico, ciò che è morto. Ma nel loro animico essi accolgono solo idee, concetti di cose inanimate. Ciò che si lega spiritualmente-animicamente con l’anima dell’uomo diventa allora forza di malattia per le prossime vite terrene. Qui agiscono le impressioni, qui si trasformano in modo da poter diventare forze che agiscono fisicamente.
Il destino della malattia lo portiamo dalla vita terrena precedente nella nostra vita terrena attuale perché diventiamo ricettivi alle malattie in quanto abbiamo avuto nella vita terrena precedente determinate impressioni che non sono adeguate all’uomo. Queste impressioni agiscono ora come agenti patogeni fisicamente robusti in questa vita terrena. Tutto ciò che in una vita terrena era solo idea, sensazione, essere animico interiore, nel passaggio attraverso il tempo che viviamo tra la morte e una nuova nascita si trasforma in qualcosa che agisce fisicamente nella vita umana, e noi portiamo in noi molte cose che agiscono fisicamente e che erano solo animiche nelle vite terrene precedenti.
In questo modo dobbiamo trovare anche nella malattia qualcosa di fatale, senza cadere nella superstizione che le malattie possano essere curate solo con mezzi spirituali. A tal fine occorrono mezzi fisici, simili a quelli fisici. Ma se affrontiamo con piena comprensione il fatto che l’agire fisico del presente risale all’agire animico-spirituale delle vite terrene precedenti, possiamo dire a noi stessi: ciò che altrimenti trascineremmo dalla malattia nella prossima vita terrena, lo curiamo per una vita terrena successiva distogliendo i pensieri da ciò che era imperfetto nell’uomo e indirizzandoli verso ciò che è perfetto nell’uomo.
Se, per esempio, abbiamo la certezza che una qualsiasi malattia è in nesso con una vita animica materialistica in un’esistenza terrena precedente, possiamo essere sicuri che potremo eliminare questa malattia solo trattandola con concezioni e idee spirituali. Tutto ciò che agisce nell’Antroposofia agisce proprio in modo tale da non essere mera teoria, ma da essere direttamente connesso con la vita, generando sensazioni e sentimenti per la vita.
E come appare in realtà questo cielo stellato, l’ambiente terrestre che vediamo, se siamo in grado di guardarlo alla luce che irradia l’Antroposofia, quando è coltivata nel modo giusto? Quanto ci diventano familiari il Sole e la Luna, se li guardiamo in questo modo come immagini cosmiche esteriori del nostro passato e del nostro futuro! Quanto profondamente e intensamente portiamo allora in noi la coscienza della nostra affinità con il cosmo e con il mondo: guardiamo dentro di noi il passato e il futuro che tessono il nostro destino; guardiamo fuori, guardiamo il Sole e la Luna, guardiamo come il destino del mondo ci viene incontro nel Sole e nella Luna, manifestandosi esteriormente. Sentiamo nel nostro passato qualcosa che si pone accanto al presente e al futuro, come la Luna si pone accanto al Sole nell’universo. Il nostro rispetto, la nostra dedizione, la nostra capacità di sacrificio per l’universo aumentano quando riusciamo ad ampliare la nostra esistenza all’esistenza del mondo, per vedere in dettaglio l’affinità di ciò che vive in noi con ciò che tesse nell’universo.
Vedete, il fatto che l’uomo cresca insieme al mondo è anche uno dei compiti che l’Antroposofia si pone nella sua opera. E spero che noi, che siamo qui riuniti così numerosi proprio in questi rami, proprio attraverso tali considerazioni, con questo compito dell’Antroposofia di approfondire non solo i pensieri, ma anche i sentimenti, il cuore dell’uomo, cresciamo sempre più insieme. E affinché ciò possa avvenire sempre meglio e sempre più intensamente, è servito proprio il Convegno di Natale.
Questo Convegno di Natale ha sottolineato che, se la Società Antroposofica vuole sviluppare correttamente la sua efficacia in futuro, deve abbandonare le vie che ha intrapreso negli ultimi dieci anni; deve passare dall’esteriorità sociale all’interiorità spirituale. Dovrà assumere nel suo insieme un carattere esoterico. Ciò che in futuro esisterà a Dornach come Scuola Superiore di Scienze dello Spirito dovrà avere un carattere esoterico, e l’intera istituzione della Società dovrà avere un carattere esoterico. In questo modo la Società potrà mantenere la vita spirituale di cui ha bisogno. Non deve esternarsi, e l’esternazione l’ha minacciata negli ultimi dieci anni.
Cosa abbiamo vissuto in questi dieci anni e anche prima? Prendete ad esempio il fatto che un’opposizione molto efficace, che proprio ora si sta sviluppando in modo molto efficace, deriva dal fatto che questa opposizione può indicare cicli di conferenze e trascrizioni di conferenze che non sono disponibili al pubblico. Non è vero che si vorrebbe che esistessero tali cicli di conferenze, tali trascrizioni di conferenze? Quanto si è dovuto finora piegare a tali desideri, pur sapendo che proprio questo fornisce all’opposizione ciò di cui ha più bisogno. Viviamo in un’epoca in cui cose del genere sono impossibili. Per questo motivo, al Convegno di Natale è stato necessario rivendicare la piena pubblicità per la Società. Ciò non contraddice affatto il fatto che, d’altra parte, essa diventi tanto più esoterica. Ma deve entrare una coscienza più intensa in tutta la direzione della Società; la Società deve essere guidata in modo antroposofico, per così dire.
Per questo motivo, nel Convegno di Natale si è proceduto in modo completamente diverso da come si procede normalmente nella redazione di statuti. Nella redazione di statuti si dice: ci si riconosce in questi o quei principi. Anche noi nella Società Teosofica avevamo principi simili. Primo principio: formazione di una fratellanza universale dell’umanità; secondo principio: dimostrare l’unità delle religioni e così via. Ho spesso sottolineato che proprio qui deve intervenire ciò che la Società Antroposofica può effettivamente fondare come realtà. Poi, nel Convegno di Natale, è stato fatto: in realtà questa realtà è stata effettivamente affermata. Non si è parlato di principi, ma si è sottolineato che a Dornach c’è qualcosa che vive, qualcosa di vivo. E chi vede qualcosa di legittimo in ciò che vive a Dornach, si unisce alla Società.
Non si fa riferimento a principi astratti, ma a qualcosa di vivo, a qualcosa che c’è. E non si esige la vita della società sotto forma di astrazioni in questi cosiddetti statuti, che in realtà non sono statuti, ma un racconto di ciò che esiste a Dornach e di ciò che si vuole fare da lì. Questi principi sono un racconto, non statuti. Ho fatto notare che la Società deve avere una Presidenza che agisca, che veda nell’agire, nella propria iniziativa, ciò che la costituisce, ciò che la forma. Si è cercato così di sostituire in tutto, già nello “Statuto”, le astrazioni con il puramente umano, l’immediatamente umano. E solo così può vivere una Società che deve essere un organismo per qualcosa di spirituale che fluisce nel mondo.
Vedete, vorrei dire: questa Presidenza, che è stata costituita a Dornach a Natale, si basa su una sorta di giudizio ipotetico. Se la Società vuole accogliere ciò che essa fa, allora essa sarà la Presidenza; se non vuole accoglierlo, allora non sarà nulla. Ma potrà essere considerato solo come, direi, il centro di un’attività vivente.
Con questo posso solo accennare – poiché ho detto che vorrei dire solo poche parole, tutto il resto sarà chiarito nei “Comunicati” – che in effetti con il Convegno di Natale si è cercato di introdurre uno spirito nuovo nella Società. Ma è auspicabile che si comprenda la natura di questo nuovo spirito: che è uno spirito di vivacità contrapposto allo spirito delle astrazioni; che è uno spirito che non vuole parlare alla testa, ma al cuore. Ecco perché questo Convegno di Natale è in realtà tutto o niente per la causa antroposofica. Non sarà nulla se non avrà un seguito, se sarà stata solo una festa in cui ci si è divertiti un po’; dopo ci si dimenticherà tutto e si continuerà a vivere nella vecchia routine. Allora non avrà alcun contenuto, non rifletterà nulla su di sé. Solo il suo contenuto, dalla vita nei diversi ambiti della Società, è una realtà; solo attraverso ciò che avviene attraverso di essa, ciò che avviene continuamente nella vita della Società Antroposofica attraverso di essa. Il Convegno di Natale diventa reale solo attraverso ciò che ne deriva.
Guardare al Convegno di Natale richiede già una certa responsabilità nell’anima per renderlo reale, mentre altrimenti si ritira dall’esistenza terrena e va nella stessa direzione che ho descritto oggi dell’essere lunare. Naturalmente, in un certo senso era presente nel mondo. Se sarà efficace per la vita come Convegno di Natale dipende dal fatto che venga continuata.
Vedete, lo abbiamo espresso abbastanza chiaramente. Nel cuore di ogni partecipante è stata posta la pietra spirituale fondamentale della Società Antroposofica. Abbiamo chiuso formalmente, ma in realtà questo Convegno di Natale non dovrebbe mai chiudersi, bensì continuare sempre nella vita della Società Antroposofica. Per questo vi chiedo di prendere sul serio ciò che vi viene comunicato attraverso il Notiziario, di considerare con tutta serietà ciò che vi giungerà poco a poco, non solo nella descrizione, ma come realtà.
Non è vero che tutto può essere fatto in fretta: all’inizio ci si chiede continuamente come si faccia a fare questo o quello. Naturalmente non tutto può avvenire in un giorno. Come una delle prossime iniziative, vedrete che nel Notiziario “Was in der Anthroposophischen Gesellschaft geschieht” (Cosa avviene nella Società Antroposofica) troverete ogni settimana delle linee guida – se mi esprimo in modo astratto – sotto forma di tesi. Ogni settimana, in brevi frasi, troverete qualcosa sulle verità antroposofiche relative all’uomo – alla vita umana, alla religione, all’arte e così via – che avviene nella Società Antroposofica. E così si avrà l’opportunità di dire nei diversi rami antroposofici: da Dornach ci viene inviato questo o quel pensiero come linea guida; parliamo nei rami, oltre che di altre cose, soprattutto ogni settimana di ciò che ci viene inviato da Dornach come pensiero espresso nei Notiziari.
In questo modo si creerà un’unità nei diversi campi della vita antroposofica nella Società. E così, a poco a poco, sorgeranno molte cose che attraverseranno effettivamente la Società Antroposofica come un sangue; non solo per parlare di unità, ma per apportarle qualcosa che possa attraversarla con un sangue spirituale unitario. Questo è ciò che si voleva sottolineare al Convegno di Natale. Allora lo si poteva sentire; lo si vedrà anche in seguito.
Ma questo è particolarmente necessario qui in Germania. In Germania, infatti, ci si trova in una situazione completamente diversa all’interno della vita antroposofica rispetto ad altri paesi. Altrove l’opposizione non è così forte come qui. Si può vedere che, dove essa si manifesta altrove, è spesso importata da qui, anche se una certa forma di opposizione è presente ovunque, in particolare intorno a Dornach. Ma un tipo molto particolare di opposizione è quella che si incontra in Germania, direi: un’opposizione molto forte, che lavora in modo sistematico, pienamente cosciente, organizzato.
È stata una risoluzione difficile quella di capovolgere tutto nella Società Antroposofica. Perché è così che è successo nei fatti. Quando la Società Antroposofica fu fondata nel 1912/1913 – sì, pensate solo che io non ricoprivo alcuna carica nella Società Antroposofica, né ero membro. Non ero membro della Società Antroposofica sin dalla sua fondazione, l’ho sottolineato più volte, ma non si è prestato ascolto al significato delle mie parole, perché volevo che la Società Antroposofica mi avesse solo come insegnante, come colui che conduce alle fonti della vita antroposofica e così via. E prima bisognava fare un tentativo per vedere cosa si poteva ottenere in questo modo.
Ora vedete, è successo che, in un’età in cui di solito si va in pensione, io devo ricominciare, perché in effetti considero ciò che è successo con il Convegno di Natale a Dornach come un inizio, come un vero inizio di vita. E vorrei che si sentisse che siamo davanti a un inizio. E se si sente veramente che ci troviamo di fronte a un inizio, allora, proprio perché questo inizio porta in sé molte cose, da questo inizio può nascere qualcosa.
Come ho già detto, è solo per necessità che sono diventato membro, e persino presidente, di questa Società Antroposofica, e vorrei che si comprendesse veramente tutta la serietà di ciò che è connesso con il Convegno di Natale. Se lo si comprenderà, allora forse proprio attraverso questo tentativo sarà possibile che, collaborando da tutti i luoghi con ciò che deve partire da Dornach, una vera vita antroposofica scorra attraverso la Società Antroposofica.
Con questo spirito – e sarà proprio questo lo spirito che prevarrà nella Società Antroposofica – desidero rispondere nel modo più cordiale al saluto che mi è stato rivolto oggi dal dottor Kolisko dopo il Convegno di Natale; ora che sono di nuovo tra voi per la prima volta, desidero rispondere con un saluto altrettanto cordiale, in modo che il saluto risponda al saluto, il cuore al cuore: vogliamo collaborare con lo spirito che era nell’intento del Convegno di Natale, affinché l’impulso efficace di questo Convegno di Natale non cessi mai tra gli antroposofi che si sforzano di acquisire una conoscenza corretta delle condizioni della vita antroposofica; affinché attraverso questo sforzo antroposofico il Convegno di Dornach acquisisca sempre più il suo vero contenuto; che questo convegno di Dornach, grazie a ciò che gli antroposofi di tutto il mondo ne fanno, non cessi mai realmente; che lo spirito che lì si è cercato di invocare, che questo spirito sia sempre presente attraverso la buona volontà, la dedizione, la comprensione profonda dell’appartenenza all’Antroposofia e alla vita antroposofica.
Lavoriamo quindi insieme, ma consideriamo anche il convegno di Dornach come qualcosa di giustificato, di serio; non guardiamo ad esso come a qualcosa che ci può lasciare indifferenti, ma guardiamo ad esso come a qualcosa che penetra profondamente nel nostro cuore, nella nostra anima, nella nostra coscienza. Allora potremo partecipare in modo giusto al Convegno di Natale, non solo come una settimana di festa vissuta, ma come qualcosa che agisce sul mondo, che vince il destino umano. E tutto ciò che agisce sul mondo e vince il destino umano può essere il giusto impulso per il lavoro antroposofico, l’operato antroposofico, la vita antroposofica.
Una volta, in modo straordinariamente incisivo, è stata espressa nella vita spirituale tedesca la verità delle vite terrene ripetute. E all'interno del movimento antroposofico è stato fatto riferimento a questa radicale professione di fede nelle vite terrene ripetute da parte di Lessing. Da Lessing, giunto alla massima maturità della sua evoluzione, abbiamo ricevuto il significativo trattato sull’educazione del genere umano e, alla fine di questo trattato, abbiamo questa confessione di fede nelle vite terrene ripetute. Con frasi dal suono monumentale viene sottolineato come il divenire storico dell’umanità sia comprensibile solo attraverso il fatto che la singola individualità umana attraversa ripetute vite terrene e trasmette così in un’epoca successiva ciò che può essere vissuto e fatto in un’epoca dell’evoluzione umana.
Basta considerare due fatti in questo senso. Si pensi che si può ricorrere a tutti i possibili effetti delle idee, agli effetti materiali e così via, per spiegare nel divenire storico il successivo a partire dal precedente. Si sguazza, per così dire, nelle astrazioni. Il fatto reale è questo: le stesse individualità umane che, diciamo, alla fine del XIX e all’inizio del XX secolo, hanno vissuto in epoche precedenti, hanno accolto in queste epoche precedenti ciò che avveniva nel loro ambiente, ciò che si poteva sperimentare con gli esseri umani del loro ambiente, che poi hanno portato attraverso la porta della morte nel mondo spirituale, in cui si vive tra la morte e una nuova nascita, l’hanno riportato in una nuova vita terrena e sono così essi stessi portatori di ciò che avviene da un’epoca all’altra nell’evoluzione dell’umanità.
Le individualità umane portano sempre con sé il passato nel futuro. Questo è un fatto che già riempie il cuore di una certa devozione religiosa, se viene preso con assoluta serietà. L’altro fatto è che tutti noi qui presenti dobbiamo solo rivolgere lo sguardo a noi stessi e dire: noi stessi siamo stati molte volte nella vita terrena e ciò che siamo oggi è il risultato delle nostre vite terrene precedenti. Così, se si guarda all’intera storia e poi si rivolge lo sguardo alla propria esperienza, il fatto delle vite terrene ripetute può davvero instillare nell’anima un profondo rapporto religioso e conoscitivo.
Lessing deve aver sentito qualcosa del genere quando disse: «È forse folle questa verità delle vite terrene ripetute, solo perché gli uomini vi sono giunti in quei tempi primitivi in cui le loro anime non erano ancora formate, non erano ancora state istruite?». Lessing conclude poi con la frase monumentale che esprime ciò che gli è venuto in mente dalla coscienza di due fatti come quelli che ho menzionato: «Non è forse tutta mia l’eternità?».
Il filo dell’evoluzione spirituale che allora, in connessione con l’opera di Lessing «L’educazione del genere umano», avrebbe potuto essere introdotto nell’evoluzione spirituale tedesca, non è stato continuato; è stato spezzato. E il XIX secolo avrebbe probabilmente considerato il proseguimento di questo filo come qualcosa di non del tutto sensato.
Miei cari amici, quando più di due decenni fa a Berlino iniziammo a intraprendere il lavoro antroposofico all’interno della Società Teosofica, quando si tenne la prima riunione per fondare quella che allora si chiamava la Sezione Tedesca della Società Teosofica, nel programma avevo annunciato come una delle prime conferenze che sarebbero state tenute: «Sugli esercizi pratici del karma». Allora si trattava di introdurre subito l’idea del karma nel movimento antroposofico con una tale impulsività interiore che potesse diventare uno dei grandi leitmotiv da cui si sarebbe sviluppato il movimento antroposofico.
Ma quando ne parlai ad alcune persone, celebrità dell’epoca che provenivano dalla vecchia Società Teosofica, su cosa intendessi realmente con quel titolo, fui attaccato da tutti. Mi fu detto che una cosa del genere non poteva assolutamente essere. E in effetti – non che io voglia dire che quelle persone avessero ragione – ma in generale non era ancora giunto il momento di parlare in modo così incisivo di verità esoteriche a un pubblico più ampio. E se si comincia a parlare, non in astrazioni generali, ma in modo concreto dell’evoluzione nel karma e del suo significato per la vita storica dell’umanità, non si può farlo senza addentrarsi profondamente nell’esoterismo, senza entrare realmente in rappresentazioni esoteriche concrete.
Perciò, in un certo senso, tutto ciò che è stato sviluppato nell’Antroposofia all’interno della Società Antroposofica è stata una preparazione che era diventata necessaria, perché allora all’interno di questa società non c’era la maturità necessaria. Ma deve arrivare il momento in cui si può iniziare a parlare concretamente in modo esoterico delle verità karmiche e del loro nesso con l’evoluzione storica dell’umanità. Se oggi si aspettasse ancora, sarebbe una mancanza all’interno del movimento antroposofico.
Per questo motivo, era anche nelle intenzioni del Convegno di Natale al Goetheanum non trattenere più ciò che può essere realmente indagato nell’indagine spirituale anche su queste questioni più intime del divenire storico dell’umanità. E in futuro, nel movimento antroposofico, si darà ascolto a ciò che gli spiriti vogliono, non a ciò che gli uomini, per una certa cautela timorosa, ritengono non ancora opportuno o opportuno. Proprio in questo senso il Convegno di Natale al Goetheanum non significa solo qualcosa che è, per così dire, qualitativamente significativo per la Società Antroposofica, ma anche qualcosa che deve essere un inizio per l’intensificazione dell’attività antroposofica. Da questo punto di vista, che deve diventare un punto di vista del movimento antroposofico, vorrei esporvi la visione antroposofica odierna.
Miei cari amici, guardiamo a ciò che avviene in grande nella storia. Vediamo come singole personalità danno il tono in questo o quel campo. Dobbiamo renderci conto di come una personalità che sta lì storicamente, che nel passato più immediato e non molto lontano ha inaugurato ciò sotto il cui influsso viviamo oggi, possa essere compresa solo – e di come anche la storia possa essere compresa correttamente solo a partire da queste rappresentazioni – quando la ricerca antroposofica si mette a guardare nelle vite terrene precedenti di tali personalità storiche.
Da ciò ne consegue anche qualcos’altro. Ne consegue che, osservando le personalità di cui ci parla la storia, diventiamo consapevoli dei processi del destino umano attraverso le diverse vite terrene e possiamo illuminare la nostra vita personale con la luce che ci viene dal karma. E questo è estremamente importante. Perché le considerazioni sul karma non devono essere fatte per sensazionalismo, ma solo per illuminare più profondamente i nessi umani e le esperienze delle singole anime umane.
Vediamo, ad esempio, come soprattutto negli ultimi due terzi del XIX secolo sia emerso un particolare stato d’animo generale, caratterizzato da una coloritura materialistica, come questo stato d’animo sia in un certo modo continuato anche nel XX secolo e come sia stato proprio questo stato d’animo a contribuire a tutto ciò che oggi è caotico e confusione nella civiltà e nella cultura dell’umanità. E poiché vediamo come ciò che è avvenuto dopo il primo terzo del XIX secolo, specialmente entro la vita spirituale tedesca, differisca radicalmente da ciò che prima era la tonica, il carattere fondamentale di questa vita spirituale, ci chiediamo quale sia l’origine. In questi ultimi due terzi del XIX secolo vediamo emergere personalità la cui individualità non può non interessarci, la cui individualità siamo spinti a ricercare nelle loro precedenti esistenze terrene.
Lo sguardo di chi può intraprendere tali ricerche si posa innanzitutto, e il carattere generale della nostra epoca ci induce a non ricondurre le vite precedenti delle personalità che vi compaiono alla loro vita cristiana, bensì a vite precedenti non cristiane. Poiché ciò coincide approssimativamente con quanto possiamo registrare come indicazione temporale sugli intervalli tra le vite terrene successive, è ovvio risalire al movimento spirituale molto ampio che si è verificato mezzo millennio dopo la fondazione del cristianesimo, risalire al maomettanesimo, all’arabismo.
Il cristianesimo si è diffuso inizialmente dall’Asia, un po’, vorrei dire, conquistando la civiltà nordafricana, attraverso la Spagna verso l’Europa occidentale; ha continuato a diffondersi nell’Europa orientale, nell’Europa centrale; ma questa diffusione è stata in un certo senso affiancata dall’arabismo, che da un lato ha fatto la sua avanzata attraverso l’Asia Minore, quando il maomettanesimo era in lui come impulso, dall’altro lato attraverso l’Africa verso l’Italia, verso la Spagna. E dalla storia esteriore potete vedere lo scontro della civiltà europea con l’arabismo nelle diverse guerre che hanno avuto luogo tra l’europeismo e l’arabismo. Anche qui si tratta di chiedersi: quali sono i fatti reali, concreti, che cosa c’è in realtà alla base dello sviluppo dell’anima umana?
Ora consideriamo davvero questi fatti concreti. Vediamo, ad esempio, che nello stesso periodo in cui, si direbbe, in condizioni di civiltà piuttosto primitive nell’Europa occidentale, Carlo Magno era al centro degli avvenimenti, dall’altra parte dell’Asia si sviluppava in modo splendido la corte di Harun al Raschid. E alla corte di Harun al Raschid sono riuniti i più grandi spiriti dell’epoca, quei grandi spiriti che hanno accolto profondamente nella loro anima tutto ciò che poteva scaturire dalla saggezza orientale, ma che hanno anche unito alla saggezza orientale ciò che era giunto dal mondo greco.
Harun al Raschid sviluppò alla sua corte una vita spirituale che comprendeva l’architettura, l’astronomia nel senso dell’epoca, la geografia nel modo vivace dell’epoca, la matematica, la poesia, la chimica, la medicina, e per tutte queste discipline aveva riunito a corte i più illustri rappresentanti della sua epoca. Egli era un energico protettore di questi rappresentanti, una personalità che ha fornito un terreno sicuro per quello che definirei un centro culturale davvero ammirevole, che è esistito nell’VIII e IX secolo dopo Cristo.
E vediamo, ad esempio, se consideriamo questa corte di Harun al Raschid, come in questa corte di Harun al Raschid vivesse una personalità singolare, una personalità della quale forse non si aveva la sensazione, nella vita terrena che aveva trascorso alla corte di Harun al Raschid, che fosse un iniziato. Ma gli iniziati sapevano, grazie a questa personalità, che questa personalità che viveva alla corte di Harun al Raschid apparteneva in una vita terrena precedente agli uomini meglio iniziati. Così, in una vita terrena successiva, senza apparire all’esterno come un iniziato, alla corte di Harun al Raschid viveva un ex iniziato, cioè un iniziato in una vita terrena precedente. Gli altri erano almeno a conoscenza della vita iniziatica dell’antichità. La personalità in questione era un grande, diremmo oggi con un termine spregiativo, “organizzatore” di tutta la vita scientifica e artistica alla corte di Harun al Raschid.
Ora sappiamo che esteriormente, sotto l’impulso del maomettanesimo, l’arabismo si diffuse in Africa, nell’Europa meridionale, in Spagna e poi in Europa. Conosciamo ciò che si è svolto nelle guerre esteriori, nei conflitti culturali esteriori. Ma il tutto si interrompe. Si parla solitamente della battaglia di Carlo Martello a Tours e Poitiers come se con essa l’arabismo fosse stato espulso dall’Europa. Ma nell’arabismo c’era un’enorme forza d’urto spirituale. E la cosa strana è che, quando l’arabismo fu respinto dall’Europa come potere politico e bellico, le anime di coloro che avevano dato l’impronta all’arabismo, dopo aver varcato la porta della morte, si occuparono intensamente nel mondo spirituale di come poter continuare a plasmare l’Europa.
Ciò che attraversa il mondo spirituale, miei cari amici, non è una questione di plasmare le cose in modo esteriore. L’esteriorità può assomigliare poco a ciò che appare quando un’individualità si manifesta in due vite terrene successive. Ciò che conta è piuttosto l’interiorità. Questo è difficile da comprendere nel nostro tempo. Infatti, nel nostro tempo, in cui si può già rimproverare a un uomo di non aver scritto in modo condannatorio su Haeckel e poi non continua a scrivere di Haeckel come prima, ma in un modo che le menti ristrette considerano l’opposto di prima, dove si mostra già in questo modo incomprensione, si capirà poco come le individualità umane possano essere esteriormente diverse in vite terrene successive e come tuttavia interiormente agisca la stessa impulsività.
Perciò queste grandi anime dell’arabismo si sviluppano ulteriormente tra la morte e una nuova nascita, in modo tale da rimanere legate all’impulso che era andato dall’Oriente all’Occidente, da rimanere legate nel mondo spirituale alle loro azioni. Nel mondo esteriore si sviluppa ulteriormente, come si dice, la civiltà. Appaiono forme completamente diverse da quelle che aveva l’arabismo. Ma le anime che erano state grandi nell’arabismo riapparvero e, senza averne trasferito le forme esteriori, portarono l’arabismo nei suoi impulsi interiori in un’epoca molto più tarda. Apparvero come portatori di cultura di un’epoca successiva, nella lingua, nelle abitudini di pensiero, nelle abitudini sensoriali, negli impulsi volitivi di tale epoca successiva. Ma nelle loro anime continuava ad agire l’arabismo.
E così vediamo che proprio quella corrente spirituale che è emersa come dominante negli ultimi due terzi del XIX secolo era profondamente influenzata da quegli spiriti che erano scaturiti dall’arabismo.
Guardiamo quindi all’anima di Harun al Raschid, che attraversa la porta della morte nella vita di Harun al Raschid. Essa continua a svilupparsi tra la morte e una nuova nascita. Riappare in forme di civiltà completamente diverse in tempi più recenti. Perché questa individualità di Harun al Raschid è la stessa individualità che poi compare entro la vita spirituale occidentale inglese come Lord Bacone di Verulam. E dobbiamo considerare questa mentalità globale di Lord Bacone di Verulam come la resurrezione di ciò che Harun al Raschid ha realizzato alla sua corte in modo orientale nell’VIII e IX secolo. E sappiamo che Bacone di Verulam ha influenzato in modo molto profondo e intenso la vita spirituale europea fino ai giorni nostri. In realtà, da Lord Bacone si pensa come lui pensava in relazione alla ricerca scientifica e alla mentalità scientifica. Questo non è certamente vero nei dettagli ovunque, ma è vero nel grande corso del tempo.
Se si guarda allo splendore, a ciò che in un certo senso agisce esteriormente in Harun al Raschid, e si guarda, dopo aver appreso attraverso la ricerca interiore, come in Lord Bacone di Verulam sia riapparso Harun al Raschid, si guarda allo sviluppo della vita esteriore di Lord Bacone di Verulam, allora si trova, non nelle forme esteriori, ma nel senso interiore di queste due vite, la concordanza, la somiglianza.
Ho parlato di una personalità che ha vissuto alla corte di Harun al Raschid, che in una vita terrena precedente, precedente a quella alla corte di Harun al Raschid, era un iniziato. Devo qui aggiungere, tra parentesi, che può benissimo darsi, miei cari amici, che un iniziato dei tempi antichi non appaia esteriormente come un iniziato in una vita successiva. Non dovete chiedervi, miei cari amici, se vi ho ripetuto più volte che c’erano antichi iniziati in numero piuttosto elevato, maestri dei misteri, sacerdoti dei misteri: dove sono finiti? Perché non vivono tra noi nel presente?
Vedete, miei cari amici, un’individualità che in una vita terrena precedente aveva un’anima spirituale così illuminata, in una vita terrena successiva può esprimersi solo attraverso il corpo che questa vita terrena può darle in un tempo successivo e attraverso l’educazione che le può essere impartita. Ora, l’educazione dell’umanità è già da tempo tale che, nel modo in cui un uomo può esprimere oggi o che ha espresso già da tempo, non può penetrare ciò che un tempo viveva in quelle anime che erano iniziate. Esse devono assumere forme di vita completamente diverse, e solo chi può osservare intimamente la vita dell’uomo può capire come persone che nella loro vita terrena non sembrano affatto iniziate abbiano tuttavia attraversato tali vite iniziatiche.
Uno degli esempi più brillanti in questo rapporto è quello dell’eroe della libertà Garibaldi. Quella di Garibaldi è una vita singolare, la cui forza basta seguire per vedere l’elevazione di questa personalità al di sopra dei rapporti della vita terrena immediata. Garibaldi è diventato, da ex iniziato in una vita terrena precedente, un visionario politico, perché è così che bisogna definirlo. Era un iniziato che in una vita terrena precedente aveva accolto impulsi volitivi che poi, nella vita di Garibaldi, ha portato a compimento come era possibile a un uomo nato nel 1807.
Ma guardiamo alle peculiarità della sua vita terrena. Per me il punto di partenza è stato innanzitutto il fatto di aver visto come Garibaldi ha percorso il suo destino insieme ad altre tre persone nel XIX secolo, in relazione alle quali la sua convivenza, il modo particolare in cui interagiva con loro, non è in realtà del tutto comprensibile. Garibaldi era, nel profondo del suo cuore, un repubblicano sincero, ma rifiutava tutto ciò che avrebbe potuto fondare l’unità dell’Italia sotto la bandiera repubblicana. Nonostante fosse sinceramente repubblicano, insistette per l’instaurazione della monarchia, per di più sotto Vittorio Emanuele. E ora, se si affronta con la ricerca occulta l’enigma: come ha potuto Garibaldi fare Vittorio Emanuele re d’Italia – perché lui lo ha fatto re d’Italia –, se poi si guarda alle altre due personalità, se si guarda a Cavour e a Mazzini, è curioso: Garibaldi è nato nel 1807, gli altri pochi anni dopo. Garibaldi è nato a Nizza, Mazzini, come è noto, a Genova, Cavour a Torino, Vittorio Emanuele non lontano da lì. Erano tutti nati, per così dire, in un piccolo raggio della terra.
Quando si fanno ricerche karmiche, è necessario avere qualcosa, direi qualcosa di concreto, da cui partire. Non si può fare molto con quanto uno sia intelligente o scientificamente istruito. Non si può nemmeno partire dal fatto che uno abbia scritto trenta romanzi nella sua vita per guardare alle sue vite terrene precedenti. Per la ricerca sulla vita terrena precedente è molto più importante se una persona zoppica o se sbatte le palpebre. Proprio le apparenti piccolezze della vita conducono l’occultista sui sentieri necessari per illuminare le vite terrene precedenti a partire da una vita terrena.
Per la ricerca occulta in questo campo era quindi determinante comprendere come Garibaldi si era inserito nel XIX secolo insieme agli altri tre. C’era anche un altro elemento determinante in questo senso, miei cari amici. Da un punto di vista esteriore, Garibaldi appare come un uomo concreto, uno che sta sempre con i piedi per terra, che segue solo la pratica della vita e così via. Ma in mezzo ci sono fasi più intime della vita di Garibaldi che mostrano già come egli superi in realtà di molto il livello dell’esperienza terrena.
Si potrebbe già sottolineare come da giovane abbia ripetutamente solcato l’Adriatico in condizioni marittime pericolose, sia stato catturato più volte, ma si sia sempre liberato nel modo più avventuroso. Si può inoltre sottolineare che non capita a tutti di vivere ciò che ha vissuto Garibaldi, ovvero vedere per la prima volta il proprio nome stampato su un giornale con la notizia della propria condanna a morte. Ha letto per la prima volta il proprio nome leggendo la sua condanna a morte. Questa condanna era stata pronunciata per la sua partecipazione a una cospirazione. Ma questa condanna a morte non fu eseguita, perché non avevano ancora impiccato nessuno che non avessero catturato, e Garibaldi non fu catturato. Fuggì in America e lì condusse una vita avventurosa, ma sempre caratterizzata da intensità interiore e forza.
Quanto poco Garibaldi fosse legato alle condizioni terrene comuni lo dimostra, ad esempio, il modo in cui contrasse il suo primo matrimonio, che fu straordinariamente felice per decenni. Ma come conobbe la donna che sposò? La storia è molto curiosa. Era su una nave, ancora piuttosto lontano dalla terraferma, puntò il cannocchiale verso la costa e vide una donna – e si innamorò subito di lei attraverso il cannocchiale. Beh, non capita tutti i giorni che le persone si innamorino attraverso un cannocchiale, bisogna davvero elevarsi al di sopra delle normali condizioni terrene.
Ma cosa succede? Si dirige subito verso terra, incontra un uomo a cui Garibaldi piace così tanto che lo porta con sé. Va a pranzo da quell’uomo: è il padre della donna che aveva visto attraverso il cannocchiale! Si presenta un piccolo ostacolo: lui parla solo italiano, lei solo portoghese. Lui non conosce la sua lingua, ma le fa capire che devono unirsi per la vita, e lei lo capisce, anche se non sa l’italiano, ma solo il portoghese. Sarà uno dei matrimoni più felici, ma anche più interessanti. Lei lo ha seguito in tutto ciò che ha vissuto in America, e basta ricordare come si diffuse la notizia che Garibaldi era caduto sui campi di battaglia locali durante le lotte per la libertà.
La signora Garibaldi cercò tutti i campi di battaglia, come raccontano alcune donne leggendarie. Raccolse ogni cadavere per guardarlo in faccia, finché durante il suo viaggio scoprì che Garibaldi era ancora vivo. Ma durante questa impresa aveva dato alla luce il suo primo figlio, che sarebbe morto di freddo se lei non lo avesse legato con una corda al collo e riscaldato al proprio seno mentre continuava il suo viaggio. Non si tratta di rapporti borghesi ordinari, e questa convivenza non era nemmeno borghese nel senso comune del termine.
Ma quando la moglie di Garibaldi morì, dopo qualche tempo Garibaldi si risposò, questa volta secondo i normali rapporti borghesi, come si fa nella vita. Ma ecco che questo matrimonio, che non era stato combinato attraverso il cannocchiale, durò solo un giorno. Si possono raccontare questi e altri episodi simili della vita di Garibaldi, che dimostrano che nella sua vita c’era qualcosa di molto strano.
Ora mi apparve chiaro che questa personalità, in una vita terrena precedente, già nel tempo dopo Cristo, era stata un iniziato irlandese, giunto dall’Irlanda in Alsazia con una missione, dove aveva insegnato in un luogo di misteri e aveva avuto come allievi quelle individualità che poi nacquero insieme a lui nello stesso tempo e nello stesso territorio. Ora, nei vari misteri dell’iniziazione c’era una legge secondo la quale certi discepoli dovevano essere così legati al maestro che questi non poteva abbandonarli se si fossero incontrati in una vita successiva in determinati rapporti. C’era soprattutto l’individualità di Vittorio Emanuele che Garibaldi doveva sentire legata a sé, perché questa individualità era stata sua allieva in una vita precedente di iniziazione. Qui non valgono più le teorie. In una vita successiva non si tratta più di assumere in qualche modo qualcosa di esteriore, ma di seguire, anche se inconsciamente, quella legge interiore che riunisce gli uomini secondo gli impulsi che avvengono nella vita interiore dell’evoluzione storica.
Proprio in tutta questa vita si può vedere come in un iniziato precedente, poiché la corporeità umana che esiste in un secolo, poiché l’educazione che esiste non gli permette di apparire come iniziato, emerga ciò che egli ha accolto in una vita terrena precedente e come una tale personalità esteriormente non si presenti apparentemente come iniziata.
Così è stato anche per quella personalità che ha vissuto alla corte di Harun al Raschid e che, dopo aver attraversato la porta della morte, ha dovuto seguire una strada diversa da quella di Harun al Raschid stesso. Questa personalità era profondamente affine e profondamente legata a tutto ciò che aveva accolto come segreti iniziatici dalla saggezza orientale. Non poteva seguire la via tracciata da Harun al Raschid, più orientato allo splendore, ma doveva intraprendere un altro cammino. Quest’altro cammino la condusse alla reincarnazione in un’epoca successiva, in modo tale che le due individualità si ritrovarono, per così dire, nelle correnti della civiltà che erano sotto l’influsso di Harun al Raschid e del suo consigliere di corte, e che erano stati ispirati da loro in Europa. E l’anima di questo consigliere apparve nuovamente come Amos Comenius, che non poté estrinsecare in modo esteriore il principio iniziatico, ma che attraverso il modo energico con cui si inserì nella vita pedagogica ed educativa dell’epoca, che è anche l’epoca di Bacone di Verulam, dimostrò che in lui viveva qualcosa di profondo e significativo.
E così vediamo come, con un’esigenza più interiore, Amos Comenius si incarni nuovamente dopo aver vissuto alla corte di Harun al Raschid; come Harun al Raschid stesso si incarni nuovamente; guardiamo alle personalità, guardiamo in queste personalità il confluire di civiltà, di culture. Se si guarda a questa vita spirituale europea, come si è sviluppata in particolare nel XVI e XVII secolo, allora si troverà ovunque nelle forme più recenti l’arabismo. In tutto ciò che Bacone ha influenzato, l’arabismo è presente in modo più splendido. In tutto ciò che Amos Comenius ha influenzato, si nota ancora la profonda interiorità orientale.
Quello che vi dico non è una costruzione. Queste cose infatti non si trovano realmente speculando, ma solo se ci si connette interiormente con le entità spirituali corrispondenti e si cerca con ricerca ispirativa il passaggio da una vita terrena all’altra. E così, miei cari amici, molto dell’arabismo è passato nella nuova era attraverso l’incarnazione delle anime in ripetute vite terrene. Si tratta solo di non fraintendere mai il senso di tale ricerca.
Vi ho detto che non si tratta di perseguire ciò che nella vita materialistica si considera importante. Non ne viene fuori granché. Vi darò un esempio. Avevo un insegnante – ne ho parlato anche nel mio libro sulla mia vita – che era un eccellente insegnante di geometria. A una certa età cominciò a interessarmi profondamente. Aveva qualcosa di particolare, una genialità unilaterale, aveva altre peculiarità, e attraverso il contenuto della sua anima in relazione alla geometria si poteva trovare la via della sua precedente incarnazione.
Ma questo geometra così eccellente nella costruzione aveva una peculiarità esteriore: aveva un piede storpio. Ora, quando si fanno tali ricerche che conducono da una vita terrena all’altra, si nota molto spesso che tutto ciò che in una vita terrena è connesso con l’evoluzione delle gambe, in un’altra vita terrena è connesso con l’evoluzione della testa. Si verifica una strana metamorfosi delle forze interiori, che una volta costituiscono il sistema degli arti e un’altra volta il sistema della testa.
Ho posto l’accento su questa malattia alle gambe, sul piede storpio del professore di geometria. E guardate cosa è successo nella ricerca occulta: proprio lo sguardo rivolto a questo difetto mi ha messo in contatto con un’altra personalità che aveva anch’essa un piede storpio, ovvero Lord Byron. E ora sapevo: questo ha qualcosa a che fare con le vite terrene ripetute. E c’era qualcosa nella mente di entrambi in una vita terrena precedente che li aveva portati ad agire insieme, anche se nella loro ultima incarnazione non erano contemporanei, ma quasi contemporanei, per quanto riguarda la loro attività terrena.
Faccio espressamente notare che, poiché nelle epoche passate è stata prevalentemente la vita maschile ad agire storicamente, non mi soffermo sulle incarnazioni femminili. La vita femminile sta appena iniziando ad agire. In futuro sarà particolarmente interessante prestare attenzione proprio alle incarnazioni femminili. Ma per molti personaggi storici è così che per alcune cose si tralasciano le incarnazioni femminili intermedie, che però ci sono. Non dovete concludere da ciò che non ci siano state incarnazioni femminili intermedie; ma io prendo in considerazione quei punti di vista che riportano innanzitutto alle precedenti vite terrene maschili.
Queste due personalità, che si contrapponevano l’una all’altra, mi hanno riportato indietro nel tempo, in un’epoca che non sono riuscito a determinare con precisione, ma che risale al X o XI secolo dopo Cristo, nell’Europa orientale, nelle regioni che oggi corrispondono alla Russia. Erano compagni. E già allora circolava la leggenda di alcune personalità che avevano contribuito alla diffusione del Palladio nel mondo.
Forse conoscete questo palladio, un gioiello al quale è legata gran parte della civiltà dell’umanità: che questo palladio era prima a Troia, poi a Roma, che Costantino il Grande lo portò con grande fasto a Costantinopoli, dove lo fece collocare su una colonna per la propria glorificazione, sulla cui sommità fece persino collocare una figura di Apollo. Alla colonna fece apporre una corona stellata, nella quale erano inseriti dei legni che egli aveva fatto portare dalla croce di Cristo. Insomma, tutto per la propria glorificazione.
La leggenda narra che questo palladio sarebbe stato trasportato un giorno verso nord e che allora la civiltà che era stata portata a Costantinopoli si sarebbe trasferita a nord. I due udirono questo. Furono afferrati dall’entusiasmo di conquistare il palladio a Costantinopoli. Non ci riuscirono. Ma fecero di tutto per portare questo gioiello culturale al nord. Ora si vede, specialmente in colui che poi si reincarnò in Occidente, come egli avesse in sé, come conseguenza karmica dell’allora ricerca del palladio, ciò che Byron aveva nel XIX secolo nel suo entusiasmo per la libertà.
Si può seguire questa particolare configurazione mentale in tutto ciò che il mio insegnante di geometria ha rivelato in modo intimo: un senso di libertà nel campo della scienza, per chi ha potuto sperimentarlo. Così, da cose apparentemente secondarie, come il piede storpio, si parte per poi tornare, attraverso caratteristiche che si possono seguire in questo modo, alle vite terrene precedenti delle personalità in questione. In generale, bisogna avere un senso per la configurazione interiore della vita se si vuole parlare di karma storico.
Vorrei citare un altro esempio. Nella zona che oggi chiameremmo nord-est della Francia, nell’VIII e IX secolo visse un personaggio che all’epoca era una sorta di ricco proprietario terriero. Ma era un avventuriero e intraprendeva campagne militari nelle zone vicine. Per quanto oggi possa sembrare incredibile, all’epoca era una cosa normale: lasciò la casa e la fattoria e intraprese con più o meno successo delle spedizioni militari nelle zone vicine.
Un giorno tornò e trovò la sua tenuta saccheggiata da un altro, che si era impadronito di tutto e aveva conquistato così tanto potere e armi da poter tenere lontano l’ex proprietario. E poiché questi non poteva allontanarsi, divenne servo del nuovo proprietario, ovvero quello che in seguito sarebbe stato chiamato servo della gleba. Si era così instaurato uno strano rapporto tra queste persone. L’ex proprietario dovette cambiare completamente vita. Nella tenuta in cui prima viveva ora viveva un altro, mentre lui si trovava nella stessa situazione in cui prima si trovava l’altro.
Nei boschi vicini, insieme a persone che la pensavano come lui, organizzava ogni sorta di riunioni notturne, come le chiameremmo oggi, con un profondo rancore nei confronti del ladro della sua proprietà e dei rapporti che permettevano una cosa del genere. È interessante dare uno sguardo a ciò che veniva detto allora, spinto da un profondo rancore umano.
Ora sono riuscito a seguire il percorso di queste due persone che nel IX secolo hanno varcato la porta della morte e sono riapparse nel XIX secolo. Il primo, che era proprietario terriero e poi è stato derubato dei suoi beni, è Karl Marx, il fondatore del socialismo nel XIX secolo. Per quanto diverse siano le circostanze esteriori, speculando e così via non si arriva a nulla. Ma se si seguono certi retroscena, allora si incontra in quel proprietario terriero subdolo del IX secolo l’anima di Karl Marx nel XIX secolo. Colui che lo ha cacciato, che gli ha fatto tanto male, è il suo amico Friedrich Engels.
Non si tratta di sensazionalismo, si tratta di comprendere la vita e la storia dai nessi della vita terrena. Cose del genere devono essere prese con profonda serietà, non con ambizioni sensazionalistiche. In questo esempio abbiamo un esempio di europeismo spirituale, ma in questo europeismo si è integrato anche ciò che è venuto fuori dall’arabismo. C’è molto arabismo in forme completamente diverse nei tempi moderni.
Ebbene, uno dei predecessori di Harun al Raschid, uno dei primi successori del profeta Maometto, Mnawija, vive nel VII secolo dopo Cristo. Una personalità singolare, assetata di conquiste in Occidente, ma poco orientata, che aveva accolto in sé una nostalgia interiore per l’Occidente, senza poterla estrinsecare, ma che sentì il richiamo dell’Occidente quando attraversò la porta della morte. In lui c’era tutto: l’attrazione per l’Occidente, l’espressione dell’arabismo, fino a quando, dopo la vita tra la morte e una nuova nascita, l’attrazione per l’Occidente trovò compimento.
Anche questa individualità di uno dei primi seguaci del Profeta apparve di nuovo determinante nei rapporti del XX secolo. Nel periodo in cui non si parlava ancora sotto l’influsso del convegno [natalizio] del Goetheanum, ho accennato a diverse cose che trovano la loro giustificazione in ciò che si può dire sulle ripetute vite terrene di una certa personalità. Pochi hanno compreso ciò che ho detto allora. Infatti, la forza convincente con cui ciò è stato espresso risiedeva proprio nell’osservazione dei rapporti karmici attraverso le vite terrene.
Muawija è riapparso nel nostro tempo e, come Woodrow Wilson, ha portato all’estremo l’arabismo astratto nella vita civile esteriore. E vediamo come in Woodrow Wilson sia apparsa un’individualità che, nella misura più forte, specialmente nei famosi Quattordici Punti, estrinseca l’arabismo nel nostro tempo. Ciò che è venuto nella nostra epoca attraverso Woodrow Wilson in termini di sventura, si studierà al meglio se si confrontano questi punti, fino alle espressioni verbali, con certe formulazioni del Corano. Allora troverete molte cose comprensibili, allora vedrete a quali cose curiose arriverete, dopo aver compreso il nesso che esiste tra queste cose.
Oggi, miei cari amici, è assolutamente vero che una visione storica che soddisfi l’uomo è possibile solo se prendiamo sul serio i fenomeni concreti delle ripetute vite terrene, se consideriamo il karma e i nessi interiori nelle singole vite terrene degli uomini. Dopo che la Società Antroposofica è stata preparata per due decenni a ciò che ora deve avvenire sotto l’influsso del Convegno di Natale, oggi si può realizzare sempre più ciò che era stato annunciato nel 1902, all’epoca della fondazione della Sezione tedesca della Società Teosofica: «Esercizi pratici sul karma».
Questi esercizi pratici sul karma devono costituire una parte della nostra vita antroposofica, ma non in modo sensazionale, bensì in modo tale da diventare il fondamento di impulsi realmente più grandi e più forti che devono vivere entro la Società Antroposofica. Considerate anche il fatto che ora si debba parlare in questo modo come una conseguenza del fatto che l’esoterico deve fluire attraverso il movimento antroposofico incarnato nella Società Antroposofica. Ma siamo anche consapevoli della profonda serietà con cui tali cose devono essere considerate.
Se le consideriamo con questa serietà, allora continuiamo a tessere ciò che è stato iniziato a tessere quando Lessing, alla fine della sua «Educazione del genere umano», ha fatto riferimento alle ripetute vite terrene. Perché l’uomo deve imparare ancora una volta da una contemplazione più profonda e intima dell’uomo, del destino dell’uomo, che è assolutamente vero: attraverso la Scienza dello Spirito si guarda dentro ciò che è la vera essenza dell’uomo e ciò che, in ogni momento, quando egli conosce se stesso, può dire: «Non è forse mia l’eternità?!»
Ma bisogna conoscere la struttura di questa eternità nei fatti concreti, nelle considerazioni sul karma, nelle strutture del destino della vita umana storica.
L’ultima volta che ho avuto l’occasione di parlare ad almeno alcuni di voi fu quando il nostro Goetheanum a Dornach esisteva ancora. Allora mi diede grande soddisfazione poter parlare davanti a un gruppo di amici francesi. Questa soddisfazione si ripete ora che, su invito dei nostri amici francesi, posso parlare anche qui di argomenti relativi alla nostra Antroposofia. Ringrazio questi amici per il loro gentile invito, in particolare Mlle Sauerwein, ed esprimo anche la mia soddisfazione per il fatto che il dottor Sauerwein, che allora tradusse in modo così bello e disponibile le conferenze a Dornach, si sia dichiarato disposto ad assumersi questo compito anche a Parigi. Gli sono particolarmente grato per questo.
Nel movimento antroposofico sono cambiate alcune cose, poiché in un tempo relativamente breve, dopo la disgrazia dell’incendio, abbiamo potuto tenere, con grande partecipazione degli amici antroposofici, il Convegno di Natale che, credo, ha dato un nuovo impulso al movimento antroposofico, in particolare per quanto riguarda il contenuto stesso dell’attività antroposofica. La novità nel movimento antroposofico consiste anche nel fatto che ora ho dovuto assumere io stesso la presidenza, che fino ad allora era stata esercitata da altri, mentre io mi consideravo soltanto un insegnante. È stata una risoluzione molto importante, anche nei confronti del mondo spirituale, quella che ho dovuto prendere allora, perché era un rischio, un vero azzardo. Assumendo la guida esteriore, sarebbe potuto benissimo accadere che le rivelazioni da parte delle entità spirituali, dalle quali dipendiamo completamente quando si tratta della diffusione dell’Antroposofia, diminuissero, poiché mi ero assunto la responsabilità dell’amministrazione esteriore della Società.
Oggi posso già constatare un fatto straordinariamente significativo: non è avvenuto nulla di tutto questo. Al contrario, dal Convegno di Natale l’impulso spirituale che deve scendere dai mondi spirituali affinché il movimento antroposofico possa prendere il giusto corso è cresciuto notevolmente, così che il nostro movimento, a partire dal Convegno di Natale, è potuto diventare sempre più esoterico e continuerà a esserlo. A ciò è legato il fatto che, dal punto di vista spirituale, forze contrarie molto potenti, forze demoniache, si scagliano contro il movimento antroposofico. Vi è tuttavia motivo di sperare che le forze dell’alleanza che abbiamo potuto stringere con le buone forze spirituali attraverso il Convegno di Natale saranno in grado, in futuro, di sconfiggere tutte quelle forze contrarie nel campo spirituale che si servono degli esseri umani sulla Terra per ottenere i loro effetti.
In queste tre conferenze, miei cari amici, vorrei parlare di come, da un lato, l’Antroposofia possa vivere come conoscenza del mondo spirituale nel mondo e nell’uomo e, precisamente, come una tale conoscenza del mondo e dell’uomo renda possibile, dall’altro lato, trarre da essa reali impulsi interiori dell’anima per la vita morale e religiosa. Il fatto che sia possibile ottenere conoscenze che al tempo stesso danno impulsi religiosi e morali consente all’Antroposofia di offrire all’umanità qualcosa di diverso dalla civiltà degli ultimi secoli. Questa civiltà era infatti particolarmente malata del fatto che esistevano conoscenze di grande portata – scientifiche, economiche, filosofiche – ma tutte queste conoscenze occupavano soltanto la testa dell’uomo. Gli impulsi morali e religiosi, invece, devono venire dal cuore, devono sgorgare dal sentimento. Essi erano presenti come ideali religiosi e morali, ma la scienza più recente non poteva dire se in questi ideali fosse contenuta una forza così potente da poter creare, attraverso il sentire morale e religioso, mondi che significassero un futuro una volta che il mondo fisico attuale sarà scomparso. Su questo la scienza moderna non ha potuto dire nulla. Da qui sono scaturiti i grandi dubbi dell’epoca passata e di quella presente.
Oggi vorrei considerare l’essenza dell’uomo da tre punti di vista. Seguiamo questa essenza dell’uomo, e noi stessi ci troviamo in essa con il nostro destino tra la nascita e la morte. Ciò che seguiamo è delimitato da un lato dalla nascita, o meglio dal concepimento, e dall’altro dalla morte. La nascita e la morte non sono la vita; esse danno inizio alla vita, esse la concludono. La domanda è dunque questa: possiamo guardare alla nascita e alla morte con la stessa considerazione con cui guardiamo alla vita, alla nostra vita e a quella degli altri tra la nascita e la morte, oppure la considerazione deve mutare quando giungiamo ai confini, alla nascita e alla morte? Di conseguenza, l’aspetto della morte, che limita in modo così evidente la vita umana, è la prima cosa che oggi vogliamo considerare spiritualmente.
La morte sottrae all’uomo, nella vita terrena, ciò che è fisico e che sta davanti a noi. Come sottrae questo fisico? La Terra, con i suoi elementi, sia attraverso la sepoltura sia attraverso l’elemento del fuoco nella cremazione, sottrae l’uomo fisico. Che cosa può fare con ciò che noi osserviamo dell’uomo con i nostri sensi fisici? Può soltanto distruggere. Se guardiamo alle forze che ci circondano, vediamo che, quando ricevono il cadavere umano, esse non costruiscono nulla nel corpo umano, ma lo distruggono. Possiamo quindi dire che ciò che è intorno a noi come forza naturale non è destinato a costruire, perché quando il corpo umano viene abbandonato alle forze naturali si decompone. Deve quindi esserci qualcos’altro che lo costruisce, qualcosa di diverso dal terrestre, poiché attraverso il terrestre esso si dissolve.
Tutta questa questione appare però diversa se si considera la morte dell’uomo con le forze conoscitive che vengono tratte dall’anima attraverso esercizi spirituali. Le normali forze conoscitive vedono il cadavere e nient’altro. Ma se, attraverso esercizi dell’anima, si raggiunge un primo grado di conoscenza, che ho descritto nei miei libri come immaginazione, allora la morte si trasforma completamente. L’uomo si strappa dalla Terra nella morte. Quando sviluppiamo il grado di conoscenza dell’immaginazione, vediamo con visione immediata, in immagini viventi, che l’uomo nella morte non muore, ma risorge dal suo cadavere. La morte fisica si trasforma così in nascita spirituale per il grado di conoscenza dell’immaginazione.
Prima della morte l’uomo sta lì come uomo terrestre; egli può dire: io sono qui in questo luogo, là fuori c’è il mondo. Nel momento in cui sopraggiunge la morte, l’uomo non è più soltanto dove si trova il suo cadavere. Egli inizia la sua esistenza nelle vaste distese dello spazio cosmico, diventa uno con il mondo che prima aveva soltanto guardato. Il mondo al di fuori del suo corpo diventa ora la sua esperienza; ciò che prima era mondo interiore diventa mondo esteriore, e ciò che prima era mondo esteriore diventa mondo interiore. Dall’esistenza personale si passa a un’esistenza mondiale. La Terra, come mostra la conoscenza immaginativa, ci dà la possibilità di attraversare la morte. Davanti a questa conoscenza, la Terra si manifesta come portatrice della morte nell’universo. In nessun altro luogo, tra quelli che l’uomo penetra nella vita fisica o spirituale, troviamo la morte se non sulla Terra.
Nel momento in cui l’uomo attraversa la morte e diventa uno con il mondo, si presenta il secondo aspetto: non più quello della morte, ma quello in cui le distese dello spazio ci appaiono come ovunque colme di pensieri universali. L’intero cosmo diventa ora, per la visione e per l’uomo stesso che è passato attraverso la morte, pieno di pensieri universali che vivono e si intrecciano nelle distese dello spazio. L’aspetto spaziale diventa manifesto, così che, attraversando la morte, entriamo in un mondo di pensieri universali. Tutto agisce e si intreccia nei pensieri universali. Questo è il secondo aspetto della morte.
Quando nella vita terrena ci troviamo di fronte a un altro essere umano, abbiamo davanti a noi innanzitutto la sua personalità; egli deve parlare se vogliamo conoscere i suoi pensieri. Diciamo allora che il pensiero è in lui e ci giunge attraverso il suo linguaggio. Nella vita terrena non incontriamo mai pensieri in sé; essi esistono soltanto negli esseri umani e provengono da loro. Quando invece usciamo dalla sfera terrestre attraverso la morte ed entriamo nella sfera spaziale dei pensieri, inizialmente non incontriamo esseri viventi. Nelle vaste distese dello spazio non incontriamo né esseri umani né divinità, ma ovunque incontriamo pensieri universali. È come se, qui nel mondo fisico, non vedessimo prima l’uomo ma, incontrandolo, percepissimo soltanto i suoi pensieri senza vedere l’uomo stesso: vedremmo una nube di pensieri, e poi un’altra nube. Così, dopo la morte, non incontriamo esseri, ma il pensiero universale, l’intelligenza universale.
In questa sfera dell’intelligenza cosmica l’uomo vive alcuni giorni dopo la sua morte. Nei pensieri universali che si intrecciano appare, come un particolare, direi come una nube speciale che si osserva, la propria ultima vita terrena. Essa è inscritta nell’intelligenza universale. Si guarda la propria vita tutta in una volta, in un grande quadro che abbraccia pochi giorni. Con ogni giorno che passa – sono soltanto pochi – ciò che è stato inscritto nell’intelligenza mondiale diventa sempre più debole, si espande nello spazio cosmico, svanisce. Mentre alla fine della vita terrena vi è l’aspetto della morte, alla fine di questa esperienza, dopo pochi giorni, vi è la scomparsa nella lontananza cosmica. Abbiamo così, dopo il primo aspetto che possiamo chiamare l’aspetto della morte, il secondo aspetto, che possiamo chiamare l’aspetto della scomparsa della vita terrena. Dopo la morte, infatti, per ogni essere umano giunge un momento in cui si manifesta un’immensa preoccupazione, una paura, un’angoscia di perdersi con tutta la propria vita terrena nella lontananza cosmica.
Se si vuole ora orientarsi ulteriormente nelle esperienze dell’uomo dopo la morte, la conoscenza dell’immaginazione non è sufficiente: deve intervenire il secondo grado di conoscenza, l’ispirazione. Il grado di conoscenza dell’immaginazione ha davanti a sé immagini che, in un certo senso, sono come immagini di sogno; solo che, nelle immagini del sogno, non possiamo mai essere sicuri che vi sia dietro una realtà, mentre nelle immagini dell’immaginazione è sempre così che esse esprimono una realtà attraverso la loro stessa qualità. Con l’immaginazione si vive in un mondo di immagini che però è realtà. Questo mondo di immagini deve essere superato se si vuole arrivare a vedere ciò che l’uomo sperimenta dopo quei pochi giorni in cui, dopo la morte, ha guardato la propria vita.
Questa ispirazione, che ora deve essere conquistata dopo l’immaginazione o durante l’immaginazione, non ha immagini davanti a sé: è una conoscenza priva di immagini, ma dell’udito spirituale. La conoscenza ispirativa accoglie l’intelligenza del mondo, il pensiero universale, in modo tale che lo si sente come spirituale. Da tutte le parti parla, risuona la parola del mondo con tutta la sua chiarezza; si sa che c’è qualcosa dietro: dapprima si ha l’annuncio. Poi, quando ci si può abbandonare a questa ispirazione, si comincia a percepire nell’intuizione, dietro i pensieri del mondo, le entità del mondo. L’immaginazione percepisce immagini del spirituale, l’ispirazione sente il spirituale parlare spiritualmente, l’intuizione percepisce le entità stesse. Ho detto che il mondo è pieno di pensieri universali: questi non indicano ancora alcuna entità, ma noi arriviamo a sentire, dietro i pensieri, delle parole e a vedere, con l’intuizione, le entità del mondo.
Il primo aspetto è quello della morte, l’aspetto terrestre; il secondo aspetto, che ci conduce nelle vaste distese dello spazio, verso le quali altrimenti guardiamo senza comprenderle come uomini terrestri, è l’aspetto della scomparsa dell’uomo. Il terzo aspetto ci fornisce poi ciò che limita le distese dello spazio anche alla vista visibile: il terzo aspetto è quello delle stelle. Ma le stelle non appaiono allora come alla vista fisica. Alla vista fisica le stelle sono punti luminosi ai confini dello spazio verso i quali guardiamo; se siamo giunti alla conoscenza intuitiva, le stelle diventano rivelatrici degli esseri del mondo, degli esseri spirituali. E, invece delle stelle fisiche, con l’intuizione vediamo insediamenti, insediamenti spirituali nell’universo spirituale, che si trovano nei singoli luoghi in cui supponiamo che si trovino le stelle fisiche. Il terzo aspetto è dunque l’aspetto delle stelle: esso ci introduce, dopo che abbiamo conosciuto la morte e dopo che abbiamo conosciuto l’intelligenza del mondo attraverso gli spazi, nelle sfere degli esseri del mondo, degli esseri spirituali del mondo; come aspetto umano entra nelle sfere degli esseri del mondo e quindi anche nella sfera delle stelle. E come tra la nascita e la morte l’uomo è stato accolto dalla Terra, così, dopo che l’uomo ha superato l’abisso dell’intelligenza mondiale pochi giorni dopo la sua morte, il mondo stellare accoglie l’uomo: l’uomo era sulla Terra un uomo terrestre tra esseri terrestri; dopo la morte diventa un essere celeste tra esseri celesti.
La prima sfera in cui entra l’uomo è la sfera lunare; più tardi penetra nelle altre sfere del mondo. Per aiutarvi a comprendere meglio ciò che intendo, mi permetto di disegnare schematicamente alla lavagna ciò che sto spiegando. Al momento della morte l’uomo appartiene ancora alla sfera terrestre; in quel momento tutto ciò che può comprendere la conoscenza terrestre non ha più alcun significato per l’uomo. Sulla Terra abbiamo diverse sostanze, metalli e altre materie: al momento della morte tutte queste differenziazioni cessano. Tutte le sostanze solide esteriori sono terrestri e l’uomo, al momento della morte, vive nella terra, nell’acqua, nell’aria e nel calore. I pochi giorni dopo la morte sono caratterizzati da questa sfera blu, la sfera dell’intelligenza mondiale: l’uomo guarda la propria vita, l’uomo si trova tra il regno terrestre e il regno celeste. Pochi giorni dopo la morte penetra nel regno celeste, dapprima nella sfera lunare.
In questa sfera lunare incontriamo per la prima volta, come esseri umani, esseri reali del mondo, ma ancora molto simili agli esseri umani, perché con gli esseri che incontriamo qui pochi giorni dopo la nostra morte, nella sfera lunare, eravamo già stati insieme sulla Terra. Nei miei libri potrete leggere come la Luna, in quanto corpo fisico, si sia separata un tempo dalla Terra: era collegata ad essa e divenne un corpo celeste autonomo. Ma non solo la Luna fisica si separò dalla Terra. Un tempo, sulla Terra, tra gli uomini, c’erano grandi maestri dell’umanità, i grandi maestri originari dell’umanità, che portarono la prima saggezza agli uomini sulla Terra. Questi maestri originari non erano in un corpo fisico umano: erano presenti sulla Terra solo in un corpo eterico. Quando l’uomo veniva istruito da loro, lo percepiva interiormente. Dopo aver soggiornato sulla Terra per un certo tempo, questi grandi maestri primordiali si separarono dalla Terra con la Luna e formarono un insediamento sulla Luna, un insediamento di esseri lunari. Questi maestri primordiali degli uomini sulla Terra, che da tempo si sono separati dalla Terra, li incontriamo come primi esseri del mondo pochi giorni dopo la morte.
Questo tempo che l’uomo trascorre dopo la morte insieme agli esseri lunari dà all’uomo una vita che sta in un rapporto misterioso con la vita terrena. Se con la conoscenza sovrasensibile si entra nella vita di un essere umano dopo la morte, si potrebbe credere che questa vita sia più fugace, meno densa di quella terrena, e che l’uomo conduca, in un certo senso, un’esistenza più eterea rispetto alla vita terrena. Ma non è così. Se con la conoscenza soprasensibile si partecipa alla vita che l’uomo vive dopo la morte, si scopre che per un lungo tempo egli vive una vita che gli appare molto più reale della vita terrena, rispetto alla quale la vita terrena è in molti casi un sogno. Essa dura circa un terzo della vita. Ciò che viene vissuto nei pochi giorni successivi alla morte, che ho descritto, varia da persona a persona. Che cosa si sperimenta allora? Guardando indietro alla vita terrena, l’uomo si abbandona a un’illusione: vede solo i giorni, non presta attenzione a ciò che ha vissuto spiritualmente durante il sonno. Nella vita terrena avviene infatti che, a meno che non si sia particolarmente dormiglioni, si trascorra un terzo della vita dormendo. Dopo la morte si guarda indietro a questo periodo e lo si rivive coscientemente con le forze lunari unite; lo si rivive perché quei grandi insegnanti primordiali dell’umanità riversano in noi la loro esistenza, vivono con noi, e così si rivivono, in una realtà molto più forte della vita terrena, le esperienze sulla Terra non compiute coscientemente.
Vorrei illustrare con un esempio ciò che ho detto. Forse alcuni dei miei cari amici conoscono il primo o un altro dei miei «drammi misteriosi» e sanno che vi ho disegnato, tra altre figure, quella di un certo Strader. Questo Strader è disegnato artisticamente sulla base di un personaggio realmente esistito, ora defunto ma allora vivente. Non è che sia stata dipinta la sua vita terrena, ma alla base della figura di Strader nei miei «Misteri» vi era la vita terrena di un uomo che per me era estremamente interessante: proveniva da rapporti relativamente semplici, era diventato prima sacerdote, poi aveva abbandonato la tonaca ed era divenuto esteriormente un erudito del mondo, in un certo senso razionalistico. Mi interessavano tutte le lotte interiori di quest’uomo; ho cercato di comprenderle spiritualmente. Ho scritto i quattro «Misteri» osservando la sua vita terrena. Dopo la sua morte, grazie all’interesse che avevo per lui, ho potuto seguirlo dopo la morte attraverso il tempo che ha vissuto nella sfera lunare; egli vi si trova ancora oggi. Da quel momento in cui mi è apparsa questa personalità, questa individualità, nella vita dopo la morte in tutta la sua intensa realtà, in cui questa vita ora agisce, è scomparso completamente ciò che, in un caso simile, avrebbe potuto interessare nella vita terrena. Dopo la morte si vive completamente con questa individualità; e questo si è espresso in me in modo tale che ho dovuto lasciar morire anche questa individualità nel quarto dramma dei misteri, perché quest’uomo non mi stava più di fronte come uomo terrestre. Questo serve solo a confermare l’affermazione che la vita dopo la morte è vissuta interiormente dagli uomini in modo più intenso, sostanziale, reale della vita terrena, la quale è come un sogno.
Dobbiamo essere consapevoli che, dopo la morte, l’uomo si espande nel grande mondo, nel cosmo: il cosmo diventa ora lui stesso. Egli sente il cosmo come il proprio corpo, ma sente anche moralmente dentro di sé ciò che durante la vita terrena era al di fuori di lui; e ciò che era dentro di lui ora lo sente al di fuori di sé. Prendiamo un esempio molto banale. Supponiamo che durante la vita terrena vi siate lasciati trasportare da un’emozione e abbiate dato uno schiaffo a qualcuno, causandogli in primo luogo un dolore fisico e in secondo luogo un dolore morale. Dopo la morte, nella sfera lunare, sotto l’influsso di quelle individualità lunari, non sperimentate più ciò che avete sperimentato durante la vita terrena, quando per rabbia interiore avete dato uno schiaffo a qualcuno, magari con un piacere interiore, senza sentire il dolore dell’altro; sperimentate invece ciò che ha sperimentato l’altro. Il dolore fisico, la sofferenza che l’altro ha dovuto provare, voi la provate nella sfera lunare. Provate ciò che voi stessi avete fatto o anche solo pensato durante la vita terrena non come lo avete sentito voi, ma come lo ha provato l’altro.
Così, in un terzo della sua vita dopo la morte, l’uomo vive tutto ciò che ha pensato e fatto durante la vita terrena nel modo in cui gli viene mostrato dagli esseri lunari di cui ho parlato, in una realtà intensa, e vive questa vita al contrario. Quando, per esempio, ho rivissuto la vita di Strader – lo chiamo così nei drammi misterici, anche se il suo vero nome era diverso – e l’ho rivissuta con lui (egli è morto nel 1912), avvenne che egli visse prima ciò che aveva vissuto per ultimo sulla Terra, poi ciò che era venuto prima, e così via a ritroso. Quando ora mi appare davanti all’anima, egli vive approssimativamente, nell’altra sfera, nella sfera lunare, ciò che ha vissuto nel 1875: da allora ha rivissuto il tempo tra il 1912 e il 1875 e continuerà a riviverlo fino alla data della sua nascita. In un terzo del tempo dopo la morte, dunque, l’uomo rivive la sua vita all’indietro nelle sfere degli esseri lunari che un tempo erano esseri terrestri.
Questa vita è il primo germe di ciò che si realizza come karma nelle successive vite terrene. In essa, che viene vissuta in un terzo del tempo della vita terrena, ci si conosce interiormente in modo reale attraverso il proprio sentire e percepire; si diventa consapevoli di come le proprie azioni hanno agito sugli altri. E lì, miei cari amici, nasce un desiderio potente, presente nell’interiorità dell’Uomo-Spirito: che ciò che ora si vive nella sfera spirituale, nella sfera lunare, perché lo si è causato sulla Terra in altri esseri umani, venga riversato nuovamente su di sé, affinché vi sia equilibrio. La risoluzione di realizzare il proprio destino secondo le azioni e i pensieri terreni, questo desiderio è alla fine di questo periodo lunare. Se questo desiderio, che risale alla nascita, è impavido, allora l’uomo è maturo per essere accolto dalla sfera successiva, dalla sfera di Mercurio: egli entra così nella sfera di Mercurio.
Nella sfera di Mercurio – che vedremo nella prossima lezione – l’uomo, attraverso le entità nel cui regno ora entra, entità che non sono mai state esseri terrestri ma sempre esseri soprasensibili, impara come può continuare a plasmare il proprio destino. Dovremo quindi seguirlo attraverso la sfera di Mercurio, la sfera di Venere e la sfera del Sole, per conoscere ciò che l’uomo attraversa tra la morte e una nuova nascita, in modo corrispondente, nella sua esistenza spirituale, a ciò che ha attraversato tra gli esseri terrestri tra la nascita e la morte. L’uomo vive infatti la sua vita totale nell’esistenza terrena tra la nascita e la morte e nell’esistenza celeste tra la morte e una nuova nascita. Da ciò si compone tutta la sua vita: come? Ne parleremo nelle prossime conferenze.
Ringrazio sentitamente il dottor Unger per le sue parole. Credetemi se vi dico che mi fa molto piacere poter parlare nuovamente davanti agli amici di Stoccarda. L’ultima volta che ho avuto occasione di parlare qui, in occasione del nostro convegno sulla scuola Waldorf, ho esaminato davanti a voi alcuni aspetti relativi ai nessi di natura karmica nell’umanità e nella sua evoluzione. Oggi vorrei proseguire proprio su quel discorso, partendo da cose che vi sono più o meno note, per poi passare a cose meno conosciute.
Sappiamo infatti che, quando l’uomo attraversa la porta della morte, deve dapprima affrontare il fatto della dispersione del suo corpo eterico nel cosmo, dopo aver abbandonato il corpo fisico nel momento stesso della morte. Ora, oggi non vogliamo considerare questa prima tappa dopo la morte, l’abbandono o, meglio, la dispersione del corpo eterico nel cosmo, ma ciò che segue. Questo può essere compreso al meglio se gettiamo prima uno sguardo alla vita terrena dell’uomo, così come essa si svolge tra la nascita e la morte. Questa vita terrena attraversa infatti due stati nettamente distinti: la veglia e il sonno.
Dalle varie considerazioni antroposofiche sapete che lo stato di veglia si produce dal fatto che i quattro elementi essenziali dell’uomo odierno – il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e l’Io – sono inseriti l’uno nell’altro, si stimolano e si sostengono reciprocamente nelle loro attività; il sonno, invece, si produce quando il corpo fisico e il corpo eterico rimangono nel letto, conducendo una vita vegetativa provvisoria e temporanea, mentre il corpo astrale e l’organizzazione dell’Io vivono autonomamente nel mondo spirituale, separati dal corpo fisico e dal corpo eterico.
Ora, voi sapete per esperienza che, quando l’uomo riporta il ricordo alla sua vita terrena, in realtà falsifica in un certo senso questo ricordo. Infatti, quando guardiamo indietro con la coscienza ordinaria alla nostra vita terrena, il ricordo ci appare come una corrente che continua ad agire: un evento emerge dall’altro e noi non prestiamo quasi mai attenzione al fatto che non abbiamo affatto a che fare con una corrente continua di ricordi, ma che il corso dei ricordi è continuamente interrotto dalle notti. In realtà dovremmo vedere il ricordo così: giorno, notte; giorno, notte; sempre, per così dire, una fase luminosa seguita da una fase buia, che a sua volta è seguita da una fase luminosa, e così via.
Inconsciamente, per la maggior parte – ad eccezione dei sogni che affiorano dal sonno notturno – rimane quella parte della vita terrena che trascorriamo dormendo. Di solito essa costituisce circa un terzo della vita terrena, a meno che l’uomo non sia un dormiglione. Si può facilmente calcolare quanto tempo si dorme, tenendo conto anche del sonno dei bambini: si ottiene appunto circa un terzo della vita sulla Terra.
Innanzitutto possiamo chiederci: che cosa fanno l’organizzazione dell’Io e il corpo astrale durante questo tempo di sonno? Essi si trovano nel mondo spirituale. Ma nel mondo spirituale non percepiscono nulla, rimangono, come già detto, inconsci, ad eccezione dei sogni. Se l’uomo, così come è sulla Terra con la sua coscienza ordinaria, percepisse sempre durante il sonno, verrebbe sviato in un senso o nell’altro: o nel senso che la sua coscienza apparirebbe come colpita da impotenza durante il giorno, cosicché egli andrebbe in giro in una sorta di paralisi della coscienza, se fosse un essere umano con una predisposizione più arimanica; oppure nel senso che andrebbe in giro con una coscienza confusa, in cui pensieri e sensazioni si accavallano, se fosse un essere umano con una predisposizione più luciferica.
L’uomo è generalmente protetto da ciò che viene chiamato il «Guardiano della Soglia» dall’essere percepito, durante la notte, dal mondo spirituale che lo circonda. Ma quando l’uomo ha attraversato la porta della morte e ha trascorso i primi giorni in cui ha abbandonato il corpo eterico, entra, tra la morte e una nuova nascita, in un’esistenza che scorre all’indietro: si inizia dal giorno della morte, si procede al giorno precedente e così via, e si rivive ancora una volta la vita, ma ora nella direzione dalla morte alla nascita. Tuttavia non si vivono i giorni, bensì le notti. Per questo il tempo in cui trascorriamo la vita in questo modo retrogrado occupa circa un terzo della nostra vita terrena. Per un essere umano che ha vissuto sessant’anni e poi muore, questo viaggio all’indietro dura circa vent’anni. Questa vita viene dunque vissuta tre volte più velocemente della vita terrena.
Viviamo questa vita tra la morte e una nuova nascita in modo tale da guardare alle notti in cui, anche se inconsciamente, si sono generate immagini che sono, in un certo senso, immagini negative della vita. Se l’uomo non fosse protetto dal «Guardiano della Soglia», ogni notte – ma in un modo che non potrebbe sopportare, con conseguenze come quelle appena descritte – vivrebbe così: se avesse fatto del male a qualcuno, dovrebbe immedesimarsi nell’altra persona, in ciò che essa prova e vive a causa del male subito. Durante il sonno, l’uomo si trova realmente dentro l’essere a cui ha fatto l’una o l’altra cosa. Solo che, per il motivo indicato, non lo viviamo durante il sonno. Dopo la morte, invece, lo viviamo nel tempo indicato, e lo viviamo in modo molto, molto intenso.
Riviviamo la vita terrena e ovunque facciamo esperienza di compensazione per ciò che abbiamo fatto o omesso di fare. Come viviamo queste esperienze di compensazione? Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare riferimento a un’esperienza cosmica. Ricorderete che vi ho spesso spiegato come, nel corso dell’evoluzione terrestre, la Luna, che in origine era un elemento dell’evoluzione della Terra, si sia separata dalla Terra. Ho illustrato solo di recente come la Luna si sia staccata dalla Terra e abbia assunto un’esistenza fisica autonoma. Ho anche già menzionato che, qualche tempo dopo questa separazione fisica, sono seguiti sulla Luna i vecchi insegnanti primordiali dell’umanità, i quali, finché erano sulla Terra, non erano incarnati in un corpo fisico, ma soltanto in un corpo eterico.
Essi agiscono dunque in modo immaginativo e ispiratore sugli esseri umani. Tutti i meravigliosi insegnamenti che sono avvolti in un manto più poetico e che sono contenuti nelle leggende dei popoli provengono da una saggezza primordiale grandiosa e maestosa presente sulla Terra, impartita dai maestri primordiali dell’umanità. Questi maestri primordiali, in virtù della loro natura, hanno potuto ritirarsi sulla Luna, dove vivono da allora.
Quando l’uomo attraversa la porta della morte, attraversa realmente il cosmo, e lo fa in modo tale che la sua esistenza si espande sempre di più. Inizialmente cresce nella sfera lunare. Crescendo nella sfera lunare dopo la morte, l’uomo si ricongiunge con ciò che ora sono questi grandi insegnanti primordiali. Essi conservano in un certo senso uno stato ingenuo, istintivo e innocente del genere umano. Prima che gli uomini cadessero nella possibilità di compiere il male, questi insegnanti primordiali erano presenti sulla Terra.
Sono dunque loro ad accogliere ciò che viene scritto nella cronaca dell’akasha durante le notti che viviamo nell’esistenza terrena; lo compenetrano con la loro stessa essenza e poi, nel primo terzo del ritorno attraverso la vita dopo la morte, ce lo fanno vivere in modo molto più intenso degli eventi della vita terrena. Chi può osservare ciò che un defunto vive in questi primi decenni dopo la morte sa che le esperienze terrene, pur essendo robuste e capaci di colpirci e spingerci, sono sovrastate da ciò che viene vissuto attraverso il potere di questi insegnanti dall’effetto magico, che hanno fondato il loro insediamento sulla Luna. Noi viviamo realmente tutto questo.
Supponiamo, ad esempio, che abbiate dato uno schiaffo a una persona: quando rivivete quel momento, non provate il benessere, la rabbia o il risentimento che hanno provocato lo schiaffo, ma vi insinuate nell’altro, provate come gli ha fatto male, come ha sconvolto il suo animo, sentite esattamente ciò che ha vissuto lui. Vivere gli eventi con un morto ha qualcosa di sconvolgente, non si può dire diversamente, ma anche qualcosa di straordinariamente toccante.
Vorrei fare qui un esempio. La maggior parte di voi ricorderà che, tra i personaggi dei miei misteri, ho delineato quello di Strader. Questo personaggio, come la maggior parte dei personaggi dei misteri, è tratto dalla realtà. È esistita una personalità che ha vissuto quasi esattamente come Strader è stato descritto nei miei misteri. Potete immaginare che io abbia avuto un grande interesse per questa personalità nella sua esistenza fisica terrena. Essa è morta nel 1912. Da allora è iniziato il mio interesse per la sua esperienza dopo la morte.
Tutto ciò che questa personalità, che alla fine era diventata uno scrittore teologico-razionalistico, aveva vissuto sulla Terra appariva ora in misura molto più forte, poiché egli stesso sperimentava l’effetto dei suoi libri, del suo razionalismo teologico e così via. Dopo aver vissuto per qualche tempo ciò che egli viveva dopo la morte, non mi fu più possibile continuare a dare forma a Strader nei misteri: nel dramma egli muore, perché non era più possibile suscitare interesse per la vita terrena, che era stata cancellata dall’interesse per ciò che egli viveva dopo la morte.
Si verificò anche un piccolo evento secondario. Alcuni amici erano molto interessati al lascito di quel modello di Strader e si impegnarono a fondo per mostrarmelo. Io non riuscivo a interessarmi alla cosa: dovevo passare oltre, dovevo ignorare tutto, per il semplice motivo che l’interesse per il defunto è molto più forte e cancella tutto il resto. Voglio solo sottolineare come l’uomo, in questo ritorno della vita, viva in modo molto più forte e molto più intenso di quanto viva sulla Terra. La vita terrena è quasi come un sogno rispetto a questa esperienza.
Si tratta però soprattutto dell’esperienza negativa, dell’esperienza delle conseguenze nell’altro di ciò che abbiamo fatto o omesso di fare. Non deve quindi essere rappresentata come una vita semplicemente orribile; tuttavia l’uomo deve rendersi conto di quali delle sue azioni, dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti fossero giusti e quali ingiusti. Qui si forma il primo germe del karma.
Quando l’uomo vede come stanno le cose tra la morte e una nuova nascita, giudica in modo diverso da come giudichiamo noi sulla Terra. Forse ho già raccontato come, molti anni fa, conobbi una signora che ascoltava una conversazione sulla ripetizione delle vite terrene, svoltasi in sua presenza. Ella disse che, dopo averne sperimentata una, non avrebbe voluto altre vite terrene, e si scagliò con veemenza contro la possibilità di tornare sempre di nuovo. Allora dovetti dirle: sì, può darsi che qui sulla Terra lei abbia questo giudizio; ma non è questo che conta, bensì il giudizio tra la morte e una nuova nascita. Ella inizialmente lo comprese, per il tempo in cui fu lì; ma poi scrisse un biglietto di viaggio dicendo che non avrebbe rinunciato alle vite terrene ripetute.
L’uomo, quando vive questa intensa esperienza dopo la morte, prende una risoluzione che si può esprimere più o meno così: attraverso questo e quello sei diventato imperfetto, un essere umano inferiore; devi compensare questo. Con ciò è dato il proposito per il karma. E i propositi nel mondo spirituale, nella vita tra la morte e una nuova nascita, sono realtà. Così come è una realtà che ci si brucia mettendo un dito nella fiamma, così nel mondo spirituale prendere un proposito significa porre una realtà che si realizza. E questo proposito viene preso con certezza.
Tutto questo l’uomo lo vive nella sfera lunare. Attraverso le sfere successive, quella di Mercurio e quella di Venere, giunge poi gradualmente al punto in cui deve entrare nella sfera solare. Le sfere di Mercurio e di Venere costituiscono per lui il passaggio verso la sfera solare. Ma non è possibile entrarvi portando con sé tutto il bagaglio, tutto il peso del male accumulato nell’anima durante la sfera lunare. Nel cosmo è stabilito che, quando si lascia la sfera lunare, il male rimanga indietro. Esso attende il nostro ritorno, poiché attraverseremo nuovamente la sfera lunare.
Ma insieme al male lasciamo indietro anche una parte di noi stessi, poiché l’uomo è una cosa sola con le sue azioni. Se ho compiuto qualcosa di male sulla Terra, questo mi rende inferiore; attraversando la Luna nel modo descritto, perdo una parte di me stesso, lascio indietro una parte del mio essere. Un essere umano che fosse un malvagio incallito, come in realtà non esistono, che non avesse mai fatto nulla di buono, verrebbe lasciato completamente indietro nella sfera lunare. Ma questo non accade: gli esseri umani procedono oltre.
Si entra poi nella sfera di Mercurio come esseri umani più o meno completi o incompleti. Anche nella sfera di Mercurio, tra la morte e una nuova nascita, si vive qualcosa di particolare, che però prepara già all’esistenza solare. Qui sulla Terra, nella vita fisica, l’uomo si ammala in un modo o nell’altro. Nella sfera solare bisogna giungere con anima e spirito completamente sani. Per questo, nella sfera di Mercurio, l’uomo viene liberato da tutto ciò che l’anima porta in sé come conseguenza delle malattie.
La vera medicina può essere appresa solo osservando come i morti vengono liberati dalle malattie nella sfera di Mercurio. Da ciò si può dedurre ciò che si deve fare sulla Terra per liberare gli esseri umani dalle malattie. Per questo, nei tempi in cui esistevano i misteri e la chiaroveggenza istintiva, la medicina era considerata qualcosa che veniva rivelato dalla sfera di Mercurio attraverso i misteri.
Che cos’è un dio per gli uomini di oggi? Un essere che non si può mai vedere sulla Terra. Non era così per gli uomini dei tempi primitivi, dotati di chiaroveggenza istintiva. Mercurio aveva i suoi misteri: c’erano i misteri di Mercurio, come potete leggere nella mia Scienza occulta. Il primo sommo sacerdote dei misteri di Mercurio era Mercurio stesso. Ciò era stato reso possibile dalla nascita di un uomo il cui spirito era stato liberato, attraverso un processo sovrumano, per cercare un’altra forma di incarnazione. Il corpo era presente: il dio Mercurio usò questo corpo per incarnarsi sulla Terra, cioè per mostrarsi nei misteri.
Già negli antichi misteri erano gli dèi gli insegnanti. Così è per tutti gli dèi della Grecia: essi erano presenti sulla Terra. Questo dio Mercurio insegnò agli uomini la medicina; Ippocrate ne ha conservato una tradizione successiva.
Poi l’uomo entra nella sfera di Venere. Nella sfera di Venere egli diventa pienamente consapevole della propria incompletezza; ma proprio questa incompletezza viene preparata nella sfera di Venere per l’esistenza solare, nella quale si trascorre il periodo più lungo. Ci si trova due volte in questa sfera, ma è sufficiente parlarne una sola volta. Il periodo più lungo viene trascorso nell’esistenza solare.
In questa esistenza solare l’uomo è innanzitutto insieme alle anime con cui ha una qualche comunanza karmica e che ora si trovano nel mondo spirituale, perché sono morte come lui; ma è anche insieme alle entità delle gerarchie superiori: Angeloi, Archangeloi, Archai, Exusiai, Dynamis, Kyriotetes e così via. Che cosa accade lì? L’uomo, prendendo coscienza della propria incompletezza, lavora insieme alle entità delle gerarchie superiori al modello e all’archetipo della sua successiva esistenza terrena. Nella prima metà dell’esistenza solare egli elabora soprattutto l’archetipo della corporeità fisica; nella seconda metà, soprattutto l’archetipo della sua esistenza morale terrena.
Questo lavoro durante l’esistenza solare non è affatto così monotono come potrebbe sembrare da una semplice descrizione; esso è infinitamente più ricco, più grandioso e più potente di tutto ciò che l’uomo può sperimentare sulla Terra. Qui sulla Terra l’uomo non sperimenta ciò che è immediatamente racchiuso nella sua pelle, ma ciò che lo circonda. Durante l’esistenza solare avviene esattamente il contrario: l’uomo sperimenta tutto ciò che è nel cosmo. Come qui diciamo: questo è il mio stomaco, così là diciamo: quella è la mia Venere; come qui diciamo: questo è il mio cuore, così là diciamo: questo è il mio Sole. Gli esseri dell’universo diventano i nostri organi. Noi stessi diventiamo come l’universo, e l’uomo che sta qui sulla Terra – ma compreso spiritualmente –, riempito soltanto della sostanza terrestre, diventa allora il nostro mondo.
Questo mondo interiore dell’uomo è in realtà più vasto, più grandioso dell’universo extraumano percepibile qui sulla Terra. Tutto ciò che l’uomo nasconde in sé è inconscio per lui sulla Terra, ma è molto più grande di ciò che egli vede esteriormente. Ciò che egli nasconde qui sulla Terra gli viene rivelato durante l’esistenza solare, ed è a partire da questo suo mondo che egli elabora la configurazione del suo essere fisico e morale per la prossima esistenza terrena.
Anche qui si lavora al karma. Dopo aver imparato, nei primi decenni dopo la morte, come dobbiamo operare, qui si lavora alla realizzazione di questo karma. Potrei dire che l’ultimo tocco viene dato solo quando ritroviamo il nostro male durante il secondo passaggio attraverso la sfera lunare e portiamo allora anche la forza a ciò che è stato proposito e archetipo, affinché possa precipitare sulla Terra come nuova vita terrena nel karma.
Ora, per comprendere ancora più precisamente come venga elaborato il karma, dobbiamo considerare quanto segue. Che cosa sono, in realtà, le stelle? Gli scienziati fisici parlano delle stelle come se fossero sfere di gas ardente o qualcosa di simile; ma non è affatto così. Immaginate di essere su Venere: allora la Terra vi apparirebbe più o meno come ora vi appare Venere, e descrivereste la Terra come ora descrivete Venere, trascurando il fatto che qui sulla Terra, che è il teatro dell’umanità, vi sono tante anime umane. Proprio così, dove brilla ogni altra stella, vi sono anime. Vi sono anime sulla Luna: le anime dei grandi maestri primordiali, e queste sono già un po’ mescolate con le anime degli Angeloi. Su Mercurio vi sono le anime degli Arcangeloi; con queste si vive insieme quando si attraversa la sfera degli Arcangeloi: il dio Mercurio è un essere arcangelico. Poi, su Venere, vi sono gli Archai. Durante il Sole: Exusiai, Dynamis, Kyriotetes; è soprattutto con loro che si forma il proprio karma. Bisogna considerare ciò che brilla nelle stelle solo come il segno esteriore delle colonie di spiriti che sono nel cosmo. Nella direzione in cui vediamo una stella, dobbiamo sapere che lì vi è una colonia di spiriti.
Dopo che l’uomo ha attraversato l’esistenza solare, entra nella sfera di Marte, nella sfera di Giove, nella sfera di Saturno. Egli ha già iniziato, nella sfera solare, a lavorare sul proprio karma; ma ha anche bisogno – per poter poi ritrovare il suo male quando ritorna attraverso la sfera lunare – ha bisogno, per preparare il karma in modo che possa realizzarsi sulla Terra, degli spiriti che vivono in queste sfere planetarie: degli spiriti che vivono su Marte, su Giove, su Saturno. E soprattutto quando si tratta di elaborare destini umani molto caratteristici, è proprio nella sfera di Marte, di Giove o di Saturno che avviene l’ultima elaborazione di questi nessi karmici. Tuttavia, si può lavorare sul karma anche quando l’uomo ritorna nella sfera di Venere, o anche nella sfera di Mercurio. Tra la morte e la nuova nascita, l’uomo lavora sul proprio karma con le entità del sistema planetario, ed è estremamente interessante seguire come ciò avvenga.
Oggi è giunto il momento – come ho già detto in questa sede – di parlare in modo più aperto, più libero, senza velare alcune realtà spirituali. Il Convegno di Natale al Goetheanum aveva lo scopo di dare inizio a quel movimento esoterico che, nel presente, deve attraversare tutta la Società Antroposofica. Per questo, quando ho avuto modo di parlare tra voi l’ultima volta, ho già iniziato con la spiegazione dei nessi karmici. Non si deve credere che si intervenga in modo grossolano nella vita umana quando ci si sforza di parlare dei nessi karmici proprio in relazione a fenomeni umani interessanti. Solo così il mondo diventa trasparente, luminoso e, in verità, non più povero, ma più ricco, più grandioso.
Vorrei dunque richiamare oggi la vostra attenzione su un’individualità umana che, con una mente incredibilmente aperta, si incarnò nel II secolo dopo Cristo nell’Italia odierna, cioè nell’antica Roma, e che allora subì tutto ciò che veniva inflitto a coloro che, come cristiani, volevano sacrificarsi come martiri e che volevano affermarsi gradualmente nell’Impero Romano, subendo anche le crudeli ingiustizie, la corruzione e il degrado di cui l’Impero Romano era già così ricco a quel tempo. Una grande quantità di bene e di male si era riversata sui sentimenti di questa individualità. E se si guarda, con i mezzi dell’indagine spirituale attraverso i quali si può giungere a una tale conoscenza, allora si trova questa individualità davvero – direi – trascinata nelle tempeste della vita, entro ciò che allora, nella seconda metà del II secolo dopo Cristo, nell’Impero Romano, si viveva con la diffusione del cristianesimo. Proprio in questa individualità vi è qualcosa di straordinariamente afferrante, se si rivolge lo sguardo spirituale su di essa nel modo in cui l’ho esposto l’ultima volta per altre individualità umane nelle loro ripetute vite terrene.
In questa individualità, che concluse la sua vita in età avanzata, si riscontra il fatto che, dopo aver visto tanto – direi – di bene supremo e di disposizione al sacrificio nel cristianesimo nascente, e infinitamente tanto male e cattiveria nel mondo romano di allora, giunse a qualcosa come un giudizio e una domanda: dov’è la via di mezzo? Esistono nel mondo solo il bene assoluto e il male assoluto? Si può seguire chiaramente, con la coscienza immaginativa e ispirativa, come questa individualità sia poi rinata nell’XI secolo dopo Cristo come donna. Attraverso le esperienze vissute nella personalità femminile, da un lato si compensò l’aspetto tagliente e spigoloso che questa personalità aveva assunto, in età avanzata, durante la sua vita romana: esso si addolcì e si trasformò in una contemplazione interiore e meditativa del bene e del male.
Poi questa personalità tornò nel XVIII secolo e nacque come il poeta tedesco Friedrich Schiller. Ora provate a penetrare nella vita di Schiller così come si sviluppa: dapprima verso una visione mediocre della vita; poi nel modo in cui egli ebbe bisogno di Goethe per liberarsi di tutto ciò che aveva portato con sé dalla convinzione che esista solo il bene e solo il male. Leggete i suoi drammi e li comprenderete, se guarderete indietro alla sua precedente vita terrena in questo modo. Ma a quali circostanze dobbiamo attribuire tutto questo?
Dobbiamo attribuirlo al fatto che Schiller – nel quale era ancora vivo ciò che aveva vissuto nella vita romana, ma dopo aver attraversato l’incarnazione femminile nel Medioevo – aveva poi particolarmente sviluppato il suo karma nella sfera di Saturno, nel periodo tra la morte e una nuova nascita. Per imparare a conoscere la sfera di Saturno nella sua particolarità e nella sua essenza, è necessaria la scienza dell’iniziazione di un’età più avanzata. Perché, vedete, potreste porvi la domanda: come si fa a conoscere ciò che vive sulle stelle e così via? Ebbene, ve l’ho descritto: quando l’uomo sale alla coscienza immaginativa, vede tutta la sua vita in un grande quadro, ma la vede anche divisa in epoche. Se si ottiene l’ispirazione e si ritorna alla coscienza vuota, in modo da poter cancellare questo quadro, allora da ogni epoca risplende qualcosa.
Invece di vedere la propria vita tra la nascita e il settimo anno di età, in quel punto del quadro della vita si vedono gli eventi della Luna: si può guardare negli eventi della Luna. Nella seconda epoca della vita risplende, in tutto ciò che si svolge tra il cambio dei denti e la maturità sessuale, l’esistenza di Mercurio. Questa vita della scuola, vista a ritroso in quel quadro, conduce proprio all’esistenza di Mercurio. Pensate a quanto fosse ingegnoso il modo in cui, nel tempo della saggezza istintiva sulla Terra, erano state assegnate le funzioni ai singoli pianeti! La statistica insegna che l’uomo non è più sano negli anni tra la nascita e il cambio dei denti, né dopo la maturità sessuale, ma durante l’età scolastica, perché è allora che Mercurio agisce maggiormente sull’uomo, anche nell’esistenza terrena.
Nell’epoca successiva, tra la maturità sessuale e i ventuno, ventidue anni circa, si vedono i processi e le entità di Venere. È di nuovo ingegnoso che, alla sfera sessuale, quando comincia ad agire, sia stata assegnata la sfera di Venere. Tra il ventunesimo e il quarantaduesimo anno vi è l’esistenza solare; tra il quarantaduesimo e il quarantanovesimo, l’esistenza di Marte; tra il quarantanovesimo e il cinquantaseiesimo, l’esistenza di Giove; e tra il cinquantaseiesimo e il sessantatreesimo, l’esistenza di Saturno. E in realtà tutti i nessi che si svolgono e in cui è coinvolto Saturno, per la vita tra la morte e una nuova nascita, anche un iniziato può vederli solo dopo aver superato il sessantatreesimo anno di vita. Prima di allora si può sperimentare questa esistenza nei modi più diversi, ma solo dopo aver superato il sessantatreesimo anno si possono vedere le cose dalla propria esperienza, nel loro nesso. Ora comprenderete perché solo ora parlo di qualcosa che ha a che fare con l’esistenza di Saturno.
Schiller ha elaborato il suo karma in modo particolare nella sfera di Saturno. Guardare questa esistenza su Saturno nel modo che ho appena accennato produce un’impressione, direi, estremamente sconcertante, perché è così diversa da ciò che si può sperimentare sulla Terra. Su Saturno, nella coscienza degli esseri che vi abitano, esiste solo il passato, non il presente; ma il passato è presente in modo grandioso. Vedete, se dovessi paragonarlo a qualcosa che potrebbe accadere sulla Terra – naturalmente non accade, ma potrebbe accadere ipoteticamente – dovrei dire: immaginate di non avere alcun presentimento di come siete; sapete solo di esistere. Agite, fate, ma non vedete nulla: lo vedete solo quando è passato. Immaginate di camminare: non vedete i vostri passi, non vedete i movimenti; ma subito dopo questi movimenti si trasformano in un pupazzo di neve, e voi seguite tutto il movimento quando vi voltate indietro e guardate ciò che avete fatto.
Così è la vita di questi spiriti particolari su Saturno. Essi non percepiscono mai ciò che fanno come risoluzione immediata del presente, ma lo vedono solo quando è passato. È difficile da immaginare per la coscienza ordinaria, ma è così. In una tale esistenza vi sono anche le individualità che formano il karma con un’individualità come quella di Schiller. Tali individualità accolgono allora uno sguardo meraviglioso nel passato. Così l’anima di Schiller, prima di nascere nel 1759, era in realtà nel mondo spirituale, con una grandiosa retrospettiva su tutto il passato che era in nesso con il proprio karma. Entrando sulla Terra, ciò si trasforma in reazione: lo sguardo sul passato si trasforma nella comprensione, nella comprensione entusiasta degli ideali futuri. E così gli ideali futuri di Schiller sono nati dal suo lavoro karmico nell’esistenza di Saturno.
Prendiamo un’altra vita: una vita che un tempo ebbe un’esistenza terrena in Grecia, dove si incontrò molto l’arte plastica greca, ma anche la filosofia platonica, e dove, con enorme entusiasmo, in un’esistenza giovanile, si accolse quell’arte plastica che può essere vista al tempo stesso spiritualmente, dove ciò che è visto spiritualmente può essere tradotto nell’artistico con una grande interiorità. Dopo essere passata anche attraverso altre incarnazioni, abbiamo potuto seguire questa individualità nella sfera di Giove durante la formazione del karma.
Gli esseri di Giove sono di natura diversa dagli esseri di Saturno. Gli esseri di Giove non sono, ad esempio, come gli uomini terrestri. Se l’uomo terrestre vuole diventare saggio, deve attraversare un’evoluzione interiore, lottare, combattere interiormente, superare ostacoli: in breve, attraverso tempi pieni di evoluzione l’uomo sulla Terra si eleva verso una modesta saggezza. Per gli esseri di Giove è diverso: essi non nascono affatto come gli esseri terrestri, ma si formano dal cosmo. Come si osserva una nuvola che si forma, così gli esseri di Giove si formano in modo eterico-astrale dal cosmo.
Poi non muoiono, ma si compenetrano: per questo, per così dire, hanno spazio. Ma sono, in un certo senso, saggezza realizzata. Nascono con la saggezza e non possono che essere saggi. Proprio come noi abbiamo la circolazione del sangue, essi hanno la saggezza: è la loro natura, così sono questi esseri di Giove. Tra loro può formarsi il karma. Questa individualità, che ebbe una delle vite terrene più importanti nell’antica Grecia, passò attraverso la sfera di Giove, fu toccata da tutto ciò che è saggezza di Giove; lì si formò il suo karma, ed essa rinacque nel XVIII secolo come Goethe. Da qui deriva questa meravigliosa unione tra il mondo greco e la saggezza in Goethe.
Non credo che, studiando la storia in questo modo – comprendendo ciò che accade sulla Terra a partire dai misteri, dai segreti del cosmo – la storia della Terra perda valore. Potranno anche venire professori aridi e dire: “Sì, è molto più vivo prendere l’uomo Goethe così come si presenta, piuttosto che elevarlo in una sfera superiore!” In tempi migliori dell’evoluzione dell’umanità, quando esisteva ancora una chiaroveggenza istintiva, gli uomini parlavano apertamente del modo in cui, attraverso le azioni umane, l’esistenza umana qui sulla Terra manifesta l’esistenza celeste.
Dobbiamo tornare indietro, dobbiamo uscire da questo astratto, in cui crediamo di essere dei lombrichi che stanno sulla Terra, guardano in alto e vedono solo ciò che astronomi e astrofisici dicono delle stelle. E questa lotta dovrà essere compresa fino in fondo: quella che, nella nostra civiltà e cultura così duramente provate, avviene tra gli uomini che lottano, con lo spirito, per comprendere il cosmo nella sua legge spirituale, e quegli uomini che non vogliono sapere nulla di ciò e che si limitano alla Terra non solo nelle scienze naturali, ma anche in ciò che, nelle università, viene chiamato Scienze dello Spirito. Là si studiano documenti, dunque ancora una volta ciò che è soltanto fisico-sensibile.
Nel corso dell’evoluzione terrestre giungerà una decisione: o il nostro declino spirituale continuerà sempre più, e una malattia di cui parlo da anni, anche in conferenze pubbliche, si diffonderà sempre più – non se ne parla ancora molto nei libri di medicina, ma tanto più nella vita – la «dementia professoralis»; oppure l’uomo dovrà abituarsi ad accogliere, nel suo entusiasmo, le conoscenze del sovrasensibile. In questo modo entrerà anche nel nesso tra il cosmo e la vita umana.
Vorrei presentarvi un terzo esempio, un po’ più complicato. Si tratta di un’individualità che, in una vita terrena precedente, era incarnata in India, quando l’India era già in declino, e in quella vita terrena accolse tutto ciò che poteva accogliere con una vista fisica estremamente scarsa. Bisogna entrare nei dettagli, e sono proprio i dettagli – l’ho sottolineato l’ultima volta – che ci permettono di entrare nei nessi. Questa individualità attraversò poi anche altre vite terrene, che però furono meno determinanti di ciò che era insito in lei: proprio perché, in India, a causa della vista scarsa, vedeva i fiori e il sangue di loto più come desiderio nella nebbia che in una chiara nitidezza, conobbe la vita come la si conosce quando la si guarda dall’alto, senza entrare nelle cose.
Questa individualità formò poi il suo karma in modo complesso. Nella sfera di Marte si formò tutto ciò che rese questa personalità una sorta di gallo da combattimento nel campo spirituale. Poi essa lavorò molto sul suo karma nella sfera di Mercurio, accogliendo l’ironia e la satira. E pensate, sullo sfondo, a un mondo non europeo: l’individualità tende a rinascere in Europa, ma attraversa la sfera di Marte – lotta – e la sfera di Mercurio – pensiero e sensibilità critici e taglienti. Dopo aver sviluppato caratteristiche particolari nella sfera di Venere – si tratta di un karma particolarmente complicato – e dopo aver superato il fisico, pur rimanendo straordinariamente spiritualizzata, questa personalità diventa Heinrich Heine nel XIX secolo.
Ora provate a immedesimarvi nella comprensione che si ottiene di ogni strofa di Heinrich Heine, fino al linguaggio, alla forma, alle parole, sapendo che in realtà tutto ciò è stato generato nelle sfere di Mercurio, Venere e Marte, e che proviene dal cosmo. Nel cosmo si forma e si plasma il karma; qui sulla Terra esso si manifesta. E se si guarda indietro a quel quadro mnemonico, si osservano: la sfera lunare, la sfera di Mercurio; dalla maturità sessuale fino al ventunesimo, ventiduesimo anno, la sfera di Venere; dal ventunesimo al quarantaduesimo anno, la sfera del Sole; poi la sfera di Marte, la sfera di Giove, la sfera di Saturno. Non posso entrare nei dettagli degli anni successivi, perché lì si vede già qualcosa, ma ora non posso approfondire. Si vede però che queste sfere hanno a che fare con il karma.
La coscienza ordinaria non sa che nell’uomo vi sono la sfera di Mercurio, la sfera lunare e così via; ma è il karma che opera attraverso ciò che è nell’uomo: l’uomo viene spinto verso il modo in cui il karma si manifesta. Se dunque Heinrich Heine ha sviluppato il suo karma attraverso esseri di Venere, Mercurio e Marte, sono gli stessi esseri di Venere, Mercurio e Marte che agiscono attraverso la sua corporeità terrestre per aiutarlo a compiere questo karma. Così l’uomo, proprio attraverso il suo karma, è presente nel cosmo con tutta la sua essenza e vive qui sulla Terra il cosmo; naturalmente l’uno in un modo, l’altro in un altro.
Queste cose devono essere osservate con un senso libero e complessivo. Se vi dico che Goethe ha trasformato, nella sfera di Giove, ciò che aveva predisposizione a fare nell’antica Grecia in saggezza istintiva, e che questa emerge da tutto ciò che egli ha creato attraverso gli esseri che là operano, ciò avviene in modo diverso per un altro. Quando la civiltà messicana era in declino, viveva là un’individualità: vi erano ancora echi e anche il culto dei misteri. In tutto il periodo magico e decadente dei misteri del Messico viveva molto fortemente un’individualità che sapeva molto bene come operasse la vivacità di Quetzalcoatl, Tetzkatlipoka, Taotl. Le normali storie della cultura contengono di solito poco più che i nomi; ma di tutti questi dèi – Quetzalcoatl, Tetzkatlipoka, Taotl – vi erano rappresentazioni vivide, relazioni dell’uomo con esseri sovrasensibili.
L’individualità che intendo – che aveva compreso tutto questo – rinacque poi relativamente in fretta, senza una vita intermedia sulla Terra, e visse nel XIX secolo come il magico-occultista Eliphas Levi, dopo aver attraversato la sfera di Giove nella vita tra la morte e una nuova nascita. Egli accolse nel vecchio Messico tutto ciò che era magico, misterioso, superato; nella sfera di Giove ciò si trasformò in modo tale che ne risultò questa peculiarità: una saggezza primitiva – una saggezza di tipo inferiore – come si trova nei libri di Eliphas Levi. Ciò che in Goethe, nella sfera di Giove, ha prodotto quel mite fuoco olimpico, quella saggezza superiore grazie alla precedente vita terrena, in Eliphas Levi produce un modo di parlare un po’ ciarlatanesco in ogni sorta di incantesimi.
Determinanti per ciò che le stelle fanno del nostro karma sono già le vite terrene. Ma le stelle – cioè gli esseri che sono là dove le stelle indicano l’esistenza di questi esseri – trasformano in karma ciò che qui sulla Terra si predispone al karma. In questo modo si cerca di approfondire sempre più l’Antroposofia. E bisogna accettare che alcune cose suonino paradossali, strane; ma il paradossale e lo strano sono proprio la verità reale, perché la vita umana è più profonda e complessa di quanto si pensi comunemente.
Per comprenderla non si deve rimanere sulla Terra con i propri pensieri: bisogna vagare fuori dalla Terra, nelle vastità del cosmo. E come sulla Terra si dimentica troppo facilmente lo spirito e si vede solo la materia, così avviene il contrario non appena si arriva al cielo stellato con un po’ di conoscenza immaginativa: lì si dimentica la materia e si vedono gradualmente gli spiriti, come facevano infine i poveri pastori nei tempi antichi e primitivi, come si faceva fino al Medioevo, quando non si disegnavano solo segni esteriori sulla sfera celeste, ma figure, perché in realtà si vedevano queste figure con la conoscenza immaginativa.
L’Antroposofia approfondisce anche il sentimento, come ho detto più volte. Pensateci: quando si guarda, con tale conoscenza come l’ho descritta, al destino di un essere umano, che cosa si vede! Si comincia a guardare con sacro timore al destino di ogni essere umano. Perché che cosa agisce nel destino di ogni essere umano? La saggezza delle stelle, la saggezza delle stelle in tutto il suo compimento! Nulla permette di vedere in modo così afferrante, così profondo nell’anima, l’opera degli dèi nell’universo come quando la si osserva nel destino dell’uomo, in questa giustizia universale che si propaga attraverso l’eterno: che in realtà è l’esistenza, l’agire e il pensare degli dèi che tessono dietro l’essere umano. Questo volevo dirvi oggi sul karma.
Ieri ho cercato di mostrare come l’uomo, passando attraverso la porta della morte, ascenda alle prime esperienze del mondo soprasensibile, che vive nei decenni successivi alla morte. Ho mostrato come l’uomo rimanga per un certo numero di anni in quella che si può chiamare la regione lunare; come, in questa regione lunare, entri in nesso con esseri che un tempo erano legati alla Terra, che non vivevano in un corpo fisico sulla Terra ma in un corpo eterico e che, come tali, erano gli insegnanti dell’umanità originaria, ispirando gli uomini con quella profonda saggezza che un tempo era sulla Terra e che gradualmente si è estinta. Con l’allontanarsi della Luna fisica dalla Terra, anche queste entità se ne sono andate: esse continuano la loro esistenza sulla Luna e l’uomo si ricongiunge con loro quando ha varcato la porta della morte e deve contemplare tutto ciò che è stato descritto ieri in una realtà molto più forte di quella che l’uomo vive effettivamente durante la sua esistenza terrena.
Ho già accennato al fatto che, dopo aver soggiornato abbastanza a lungo nella regione lunare, l’uomo trova il passaggio alla regione di Mercurio, dove incontra esseri che lo conducono in una regione del mondo in cui vivono esseri completamente diversi da quelli terrestri, una regione alla quale egli, come essere umano, appartiene ora attraverso il tempo che intercorre tra la morte e una nuova nascita, così come con la sua esistenza terrena apparteneva alla Terra e alla sua realtà. Permettetemi ora, miei cari amici, di continuare il piccolo schizzo che ho abbozzato ieri. Possiamo partire dal presupposto che, quando l’uomo attraversa la morte – che in realtà richiede un tempo molto breve –, egli viva la sua esistenza negli elementi: nella terra, nell’acqua, nel fuoco e nell’aria.
Ciò che sulla Terra sono sostanze differenziate, i metalli e tutte le altre sostanze, nel momento della morte non esiste più. Tutte le sostanze solide sono terra, tutte le sostanze liquide sono acqua, tutte le sostanze gassose sono aria e tutto ciò che manifesta calore è calore. In questa quadruplice differenziazione della materia l’uomo vive nel momento della morte. Egli passa poi in quella regione che ieri ho caratterizzato come la regione dell’intelligenza universale: pensieri universali attraversano e animano la regione in cui egli entra e nella quale rimane per alcuni giorni. Poi giunge nella regione lunare che ho descritto e da lì nella regione di Mercurio. Vorrei ripetere ancora una volta questo schema: la regione degli elementi, la regione dell’intelligenza mondiale; e ora l’uomo giunge nella regione delle stelle, prima nella regione lunare e poi nella regione di Mercurio.
Cerchiamo ora di capire come la vita dell’uomo nella regione lunare possa influire in modo determinante sul suo karma successivo. Ne ho già accennato ieri. La questione è questa: quando l’uomo muore, ha compiuto questo o quello nella sua vita terrena, questo o quello di buono, di cattivo; e con tutto questo si presenta davanti a quelle entità che, attraverso l’esperienza descritta ieri, possono essere chiamate esseri lunari. Questi esseri lunari esercitano un giudizio severo, un giudizio universale: quanto valore ha un’azione come azione buona per l’intero universo, quanto valore ha un’azione cattiva, un’azione ingiusta per l’intero universo. E allora accade che l’uomo debba lasciare nella regione lunare tutto ciò con cui ha danneggiato l’universo: deve lasciare nella regione lunare i risultati delle sue azioni malvagie e con ciò lascia una parte di sé stesso. Dobbiamo renderci conto che l’uomo è più di quanto si pensi: egli è un’unità di sé stesso e di ciò che fa, di ciò che compie. Con ogni azione, buona o cattiva, l’intero essere umano entra in connessione con il mondo. Se dobbiamo lasciare dietro di noi il male che abbiamo commesso, dobbiamo lasciare una parte di noi stessi. In effetti, usciamo dalla regione lunare solo con il bene che abbiamo fatto all’universo. In questo modo, quando superiamo la regione lunare, siamo in un certo senso esseri umani mutilati, tanto più mutilati quanto più abbiamo unito pensieri malvagi al nostro essere: dobbiamo lasciarci alle spalle tutto il male che abbiamo fatto al mondo.
Se ora vogliamo studiare l’ulteriore percorso dell’uomo attraverso la vita tra la morte e una nuova nascita, dobbiamo considerare quanto segue. L’uomo, così come si trova qui sulla Terra, è costituito da membri chiaramente distinti tra loro. La regione della testa è relativamente la più sviluppata: è già predisposta nel germe umano prima della nascita dell’uomo, così che è relativamente perfetta, mentre l’altra corporeità dell’uomo nella vita embrionale è piuttosto imperfetta; e, in un certo senso, questo rimane così per tutta la vita. La parte più elaborata dell’uomo è la regione della testa; le altre regioni dell’uomo sono meno elaborate. Ora, però, accade che ciò che rimane della testa dell’uomo dopo la morte come spirituale si perda più rapidamente nella regione spirituale: scompare quasi completamente con il passaggio attraverso la regione lunare. Naturalmente dovete capirmi bene: la materia fisica cade con il cadavere; ma nella testa non abbiamo solo materia fisica, abbiamo forze che formano e animano questo corpo fisico dell’uomo, forze soprasensibili. Esse attraversano la porta della morte e, con la conoscenza immaginativa, si vedono anche dopo la morte come forma spirituale dell’uomo; solo che, in questa forma spirituale, si vede la testa dell’uomo scomparire continuamente, scomparire sempre di più. Ciò che rimane effettivamente, ciò che può essere mutilato, è la regione restante dell’uomo al di fuori della testa. Con questa regione residua – che può entrare più o meno completamente nella sfera di Mercurio se l’uomo è stato buono nella sua essenza, ma che entra molto mutilata nella regione di Mercurio se l’uomo è stato un uomo cattivo – con queste forze che circondano la nostra anima, con queste forze entriamo nella vita ulteriore tra la morte e una nuova nascita. Da esse dobbiamo formare tutta la vita tra la morte e una nuova nascita.
Qui hanno un compito significativo quelle entità spirituali che si trovano nella sfera di Mercurio, entità che non sono mai state esseri umani, che non hanno mai assunto una figura umana e nel cui ambiente ora entriamo. Perché con tutto ciò che si presenta, per così dire, come un essere umano senza testa, è ora connesso – dopo che i difetti morali sono stati eliminati nella regione lunare – ciò che l’uomo ha vissuto durante la sua vita terrena come salute o malattia. Questo è importante, perché è sorprendente e sconcertante che l’uomo si liberi già nella regione lunare delle sue imperfezioni morali, mentre ciò che lo ha colpito nella malattia non viene eliminato nella regione lunare, bensì solo nella regione mercuriale, attraverso quegli esseri che non sono mai stati esseri umani e che vengono incontro agli esseri umani negli effetti spirituali. Proprio l’osservazione di questo fatto è qualcosa di straordinariamente significativo: le malattie vengono eliminate dall’uomo nella regione di Mercurio nei loro risultati spirituali. Qui, osservando questo, sperimentiamo per la prima volta come nel mondo stellare, che è il vero mondo degli dei, il fisico e il morale interagiscano.
Il morale-imperfetto non può entrare nel mondo spirituale: rimane, per così dire, nella regione lunare, che ha una tale parte nell’uomo perché ha tra i suoi abitanti esseri che sono già stati tra gli uomini. Su Mercurio vivono invece esseri che non sono mai stati abitanti della Terra. Queste entità tolgono ora le malattie agli uomini. Queste malattie si vedono come se fluissero nella lontananza cosmica, nel cosmo spirituale, e i risultati spirituali delle malattie umane vengono come assorbiti dal cosmo spirituale: fluiscono fuori, vengono addirittura accolti con un certo piacere. Ma l’uomo che vive questa esperienza nella vita tra la morte e una nuova nascita riceve ora, per la prima volta, un’impressione che è in realtà puramente spirituale e tuttavia gli appare tanto reale quanto la Terra gli appare realmente. Così come qui sulla Terra sperimentiamo il vento, il lampo, lo scorrere dell’acqua, così, dopo aver attraversato la porta della morte ed essere entrati nella regione di Mercurio, sperimentiamo il dissolversi degli effetti spirituali delle malattie; vediamo come questi effetti spirituali delle malattie vengano accolti dagli esseri spirituali, e l’impressione è questa: ora siete riconciliati, o dei! Lo accenno solo ora – domani potremo approfondire questi argomenti – ma si sperimenta come gli dei si riconcilino per il male che è stato fatto sulla Terra attraverso il fatto che gli effetti delle malattie si riversano nell’immenso universo.
Questo è un fatto molto importante nel campo della nostra vita tra la morte e la nuova nascita. Tali fatti erano conosciuti un tempo, quando erano presenti proprio quelle entità che, come grandi maestri originari dell’umanità, poi divenuti abitanti della Luna, insegnavano agli uomini. Allora si sapeva anche che si può conoscere la verità sulla natura delle malattie solo quando la verità viene dagli esseri di Mercurio; per questo tutta la guarigione, tutta la conoscenza medica, era un segreto di certi misteri, i misteri di Mercurio. In tali misteri non era davvero così che vi fosse un uomo, come nelle università odierne, ma che effettivamente entità superiori provenienti dalle regioni stellari agissero attraverso il culto che era usuale in questi misteri. Gli dei stessi erano i maestri degli uomini, e la medicina era quella scienza della saggezza che nei tempi antichi era stata trasmessa agli uomini direttamente dagli esseri mercuriali nei misteri; perciò anche questa medicina antica era considerata dagli uomini come un dono del divino.
In fondo, tutto ciò che è fecondo in medicina oggi proviene dai tempi antichi: è un retaggio di ciò che si è appreso dagli dei di Mercurio, oppure deve essere ritrovato attraverso quei metodi che guidano l’uomo a entrare in contatto con gli dei, a imparare dagli dei. L’antica saggezza si è esaurita, è scomparsa; occorre trovare una nuova saggezza che si basi nuovamente sul rapporto con gli dei, deve essere ritrovata. Questo è il compito dell’Antroposofia nei campi più diversi.
Dalla regione di Mercurio l’uomo entra poi nella regione dell’esistenza venusiana. Ciò che l’uomo può portare con sé dalla propria regione fino alla regione di Venere viene trasformato dalle entità che abitano Venere – entità ancora molto più lontane dagli esseri terrestri rispetto agli esseri di Mercurio – in modo tale che possa progredire nella regione spirituale. Ciò è possibile solo perché, penetrando nella regione di Venere, l’uomo entra in un nuovo elemento. Quando viviamo qui sulla Terra, è molto importante avere idee, concetti, rappresentazioni: che cosa sarebbe l’uomo sulla Terra se non avesse rappresentazioni e idee? I pensieri lo sostengono, sono preziosi, e noi siamo esseri umani perché abbiamo pensieri che servono a qualcosa, siamo intelligenti grazie a essi. Soprattutto oggi è molto importante che l’uomo sia intelligente: oggi quasi tutti gli uomini sono intelligenti; non è sempre stato così, oggi è così. E tutta la vita terrena dipende proprio dal fatto che gli uomini abbiano pensieri. Dai pensieri umani è scaturita la grande tecnica; tutto ciò che l’uomo realizza di buono o di cattivo sulla Terra nasce infine con l’aiuto dei pensieri.
I pensieri continuano però ad agire nella regione lunare, poiché gli esseri della regione lunare giudicano in base al modo in cui le azioni buone e cattive sono scaturite dai pensieri. Ma anche gli esseri nella regione di Mercurio giudicano le malattie che devono togliere agli uomini ancora in base ai pensieri. In un certo senso, qui si trova il limite fino al quale i pensieri – e in generale tutto ciò che ricorda ancora l’intelligenza umana – hanno un significato. Perché, quando si esce dalla regione di Mercurio e si entra nella regione di Venere, lì regna ciò che nella vita terrena conosciamo come amore, nel suo riflesso. L’amore sostituisce, per così dire, la saggezza: entriamo nella regione dell’amore. Solo così l’uomo può essere condotto all’esistenza solare, perché l’amore lo conduce dalla sfera della saggezza all’esistenza solare.
Vedete, miei cari amici, una domanda vi significherà qualcosa nell’anima: come fa chi può sperimentare una cosa del genere nella contemplazione a vivere tali cose? Avrete certamente letto ciò che ho scritto sugli esercizi dell’anima nel libro tradotto in francese con il titolo «L’Initiation», e saprete che attraverso tali esercizi l’uomo giunge gradualmente a tale visione. Quando si raggiunge la coscienza immaginativa, si vive innanzitutto tutta la propria vita in modo spirituale fino alla nascita in un grande quadro. Ciò che si vive in modo naturale dopo la morte lo si vive, attraverso l’iniziazione, in ogni momento della vita. Ma questa esperienza, quando poi diventa ispirazione, mostra in un certo senso qualcosa che traspare attraverso questo quadro, attraverso questa vita umana; e questo è ciò che è significativo.
In realtà, solo quando si raggiunge una certa età si può parlare dell’intero nesso dei misteri che stanno alla base di tutto questo, ed è sempre stato così. Si può essere iniziati a qualsiasi età, ma solo a una certa età si ottiene una visione completa dei misteri cosmici attraverso la propria esperienza diretta. Ciò avviene per il seguente motivo. Se si guarda indietro a questo quadro mnemonico, esso si divide in periodi di sette anni, in modo tale che si ha una prima fase dalla nascita fino al settimo anno circa, una seconda fase dal settimo al quattordicesimo anno, una terza dal quattordicesimo al ventunesimo, e poi una fase uniforme dal ventunesimo al quarantaduesimo anno; seguono un periodo dalla quarantaduesima alla quarantanovesima, un periodo dalla quarantanovesima alla cinquantaseiesima, e dalla cinquantaseiesima alla sessantatreesima. Si vivono questi periodi di vita uno dopo l’altro. Nella prima fase della vita, quando si guarda indietro, tutto è lì fino al cambio dei denti. Come attraverso una nebbia, in ciascuna di queste fasi appaiono i segreti del mondo: i segreti del cosmo appaiono come attraverso una nebbia. Nella prima fase della vita, dalla nascita fino al settimo anno, si intravedono i misteri della Luna. Quando la vita si presenta così nella prima fase, come se il Sole traspaia attraverso una nebbia, così appaiono i misteri del mondo attraverso il proprio corpo eterico che si osserva dall’alto. Ciò che vi ho raccontato oggi sul lasciarsi alle spalle i propri difetti, le proprie cose cattive, e ciò che vi ho raccontato sugli abitanti della Luna, è scritto nel libro della vita, in questo libro della vita della prima fase.
Se si guarda indietro alla propria infanzia con immaginazione, ispirazione e intuizione, ci si dice: questa vita ha uno, due, tre, fino a sette capitoli. Nel primo capitolo, che comprende la nostra prima infanzia, ci sono i misteri lunari. Nel secondo capitolo della vita, che comprende il periodo tra il cambio dei denti e la maturità sessuale, ci sono i misteri di Mercurio. In questa epoca, che i bambini trascorrono proprio a scuola, se si guarda indietro, si manifestano i misteri di Mercurio. È noto ai medici che questa è l’età delle malattie infantili; ed è tuttavia l’epoca più sana della vita umana, la mortalità è relativamente più bassa se si considera l’umanità nel suo complesso. In questo periodo della vita si manifestano i segreti di Mercurio, cosicché se qualcuno – non è molto probabile, ma potrebbe succedere – fosse iniziato già a diciotto anni, dalla sua iniziazione potrebbe comprendere i segreti della Luna e i segreti di Mercurio. Se poi si guarda indietro dagli anni successivi della vita alle fasi successive, dalla quattordicesima alla ventunesima, si rivela in retrospettiva tutto ciò che appartiene ai misteri della regione di Venere nell’universo. Nel periodo in cui nell’uomo si manifesta l’amore fisico, dal quattordicesimo al ventunesimo anno di vita, nel libro della vita sono spiritualmente iscritti anche i misteri dell’esistenza di Venere nell’universo.
Se poi continuiamo a vivere dal ventunesimo al quarantaduesimo anno, abbiamo bisogno di un periodo tre volte più lungo per vivere questa esperienza, perché allora, quando guardiamo indietro dalla vita successiva, ci si svelano tutte le essenze dei segreti del Sole. Bisogna aver superato i quarantadue anni per poter guardare indietro; ma allora si vedono, in quel periodo della vita, guardando indietro, i segreti del Sole. Se poi si è diventati molto vecchi e si può guardare indietro al periodo della vita dal quarantaduesimo al quarantanovesimo anno, allora si svelano i segreti di Marte. Per penetrare nei segreti di Marte bisogna quindi superare il quarantanovesimo anno: si può essere iniziati, ma per penetrare nei segreti di Marte con la propria visione bisogna poter guardare indietro a una vita trascorsa nel periodo che va dai quarantadue ai quarantanove anni. Se si hanno più di quarantanove anni, si può guardare indietro ai segreti di Giove. E – posso parlare di questa cosa – se si è oltre il sessantatreesimo anno, è permesso, per decreto degli dei, parlare anche dei segreti di Saturno.
Vedete, miei cari amici, entro questa vita, tra la morte e una nuova nascita, superiamo sempre più i rapporti che ci circondano qui sulla Terra ed entriamo in altri rapporti. Ciò che l’uomo sperimenta dopo aver attraversato la regione di Venere è il mondo dei fatti della regione solare. E dopo avervi descritto come si giunge a queste cose attraverso l’iniziazione, posso continuare la mia considerazione su ciò che l’uomo attraversa tra la morte e una nuova nascita.
La crescita nel mondo spirituale è però anche un avvicinamento sempre maggiore a entità che stanno al di sopra dell’uomo. Nella regione lunare siamo ancora completamente circondati, per lo più, da esseri che hanno vissuto con gli uomini sulla Terra; ma nella regione lunare vediamo già gli esseri che ci guidano sulla Terra da una vita terrena all’altra. Vi sono gli esseri che ho descritto nei miei libri, secondo un’antica usanza cristiana, con il nome di gerarchia degli Angeloi. Guardando indietro, in quell’esperienza iniziata di cui ho parlato, alla prima infanzia, si vede allo stesso tempo ciò che è avvenuto nell’uomo attraverso il mondo degli angeli. Pensate, miei cari amici, a quanto siano belle certe visioni che vivono nell’animo ingenuo dell’uomo e che in realtà si confermano attraverso la saggezza superiore iniziata. Parliamo di come la prima infanzia dell’uomo sia intessuta dall’efficacia degli Angeloi; e se guardiamo indietro per studiare la regione lunare, vediamo davvero la nostra infanzia e con essa il tessuto del mondo degli Angeli.
Lì dove le forze più potenti agiscono sull’uomo, quando entra nell’età scolare, vediamo l’essenza degli Arcangeli; e questi Arcangeli diventano importanti per noi quando consideriamo l’esistenza mercuriale. Entro l’esistenza di Mercurio siamo nel mondo degli Arcangeli. Quando poi l’uomo ha raggiunto la maturità sessuale e attraversa l’epoca che va all’incirca dal quattordicesimo al ventunesimo anno di vita, guardando indietro attraverso il corso della vita umana, attraverso il quadro della vita, si intravedono i misteri di Venere. Allo stesso tempo si impara a conoscere quali essenze siano preferibilmente legate all’esistenza venusiana: le essenze della gerarchia degli Archai, delle forze primordiali. Qui si impara una verità importante, qualcosa che, quando lo si conosce veramente, colpisce enormemente. Si guardano le essenze legate all’esistenza venusiana, che risplendono nella vita umana dopo la maturità sessuale, e queste entità sono quelle che, come forze primordiali, sono legate alla nascita stessa del mondo. Queste entità, che come forze primordiali sono legate alla nascita stessa del cosmo, sono attive nel loro riflesso nella nascita dell’uomo fisico nel susseguirsi delle generazioni: così si manifesta il grande nesso tra il cosmo e la vita umana.
Si può allora anche gettare uno sguardo nei segreti della vita solare. Che cos’è, in fin dei conti, questo essere solare per i nostri fisici odierni? Una palla di gas incandescente, dove bruciano gas che diffondono calore e luce. Per la visione spirituale è una rappresentazione infantile, davvero infantile; perché la verità è che i fisici, se potessero organizzare una spedizione nel Sole, sarebbero molto sorpresi di trovare tutto diverso da come se lo sono immaginato. Non vi è traccia di gas cosmici; non si verrebbe consumati dalle fiamme se si potesse organizzare una spedizione nel Sole. Ma entrando nella regione solare si verrebbe fatti a pezzi, consumati dallo strappo. Perché cos’è in realtà il Sole?
Ebbene, miei cari amici, quando camminate in questa stanza, ci sono sedie, ci sono persone: potete urtarle. Voglio disegnare schematicamente alcune di queste cose. Sono lì, ci si urta contro. Ci sono le cose; in mezzo c’è lo spazio vuoto, e voi ci passate attraverso. Questa è la differenza nel territorio in cui ci troviamo: alcune parti dello spazio sono occupate da sedie o da voi, altre parti dello spazio sono vuote. Se tolgo le sedie e voi entrate, c’è solo lo spazio vuoto. Lo spazio vuoto è ancora più diffuso nell’universo. Qui, sulla Terra, non si conosce ciò che si deve conoscere nell’universo: lì lo spazio può svuotarsi da solo, così che da qualche parte non c’è più spazio.
Se avete quella che in Germania si chiama «acqua di Selters», dentro ci sono delle piccole perle, più sottili dell’acqua, che potete vedere; non vedete l’acqua, ma le perle. Allo stesso modo, quando guardate fuori nella stanza, non vedete nulla; ma dove c’è il Sole, c’è meno spazio. Immaginate che qui ci sia lo spazio vuoto dell’universo, ma che in questo spazio vuoto non ci fosse nulla, nemmeno lo spazio, così che, se vi recaste lì, verreste risucchiati e scomparireste. Non c’è nulla: c’è spazio per tutto ciò che è spirituale. Non c’è nulla di fisico, nemmeno lo spazio. Questa è in realtà l’esistenza solare, di cui i fisici sarebbero molto sorpresi.
Solo ai margini di questo spazio vuoto comincia qualcosa che è come lo presuppongono i fisici: ci sono dei gas incandescenti, nella corona solare; ma entro questo spazio vuoto non c’è nulla di fisico, nemmeno lo spazio. C’è solo spiritualità. Lì dentro ci sono i tre tipi di entità: Exusiai, Dynamis e Kyriotetes, che sono nell’esistenza solare. Entriamo nella regione degli Exusiai, Dynamis, Kyriotetes quando abbiamo attraversato l’esistenza venusiana nel tempo che intercorre tra la morte e una nuova nascita. Guardando indietro – ma bisogna aver superato i quarantadue anni – si vede in un certo senso il riflesso dell’elemento solare. Tra Exusiai, Dynamis e Kyriotetes si vive la maggior parte del tempo che si trascorre tra la morte e una nuova nascita.
Ora, miei cari amici, quando l’uomo penetra veramente, tra la morte e una nuova nascita, in questa regione solare, tutto diventa diverso da come siamo abituati a vedere nel mondo fisico-terrestre. Nel mondo fisico-terrestre abbiamo buone intenzioni; accanto a noi c’è forse qualcuno che ha intenzioni molto cattive. Cerchiamo di compiere azioni buone, ci riusciamo più o meno; accanto a noi c’è qualcuno al quale riesce tutto, per così dire. Vediamo allora la vita scorrere; dopo anni o decenni guardiamo indietro a ciò che è successo e si giunge troppo facilmente a giudicare il corso fisico-terrestre: non è detto che le buone intenzioni, e neppure le buone azioni, nella vita terrena abbiano anche buone conseguenze per l’uomo. Sulla Terra, per esempio, il buono sembra essere punito e il cattivo ricompensato, in quanto il buono può diventare infelice e il cattivo può diventare felice. Non vediamo alcun nesso tra ciò che vive moralmente e ciò che si realizza fisicamente. Al contrario, tutto ciò che è fisico ha le sue conseguenze necessarie: la forza magnetica deve attrarre il ferro, e ha questa conseguenza necessaria. Sulla Terra si realizza inizialmente solo ciò che è in nesso fisico con la vita che viviamo tra la nascita e la morte.
Un tale nesso fisico non esiste nell’esistenza solare. In questa esistenza solare esiste solo un nesso morale. Ogni cosa morale ha lì il potere di realizzarsi e di realizzarsi in modo corrispondente: il bene produce manifestazioni dell’esistenza che sono felici, il male produce manifestazioni dell’esistenza che non sono felici per l’uomo. Il nesso morale, che qui sulla Terra è solo ideale e può essere rappresentato solo in modo ideale, in modo esteriormente insufficiente, punendo il male attraverso la giurisprudenza, lì diventa realtà.
Nella regione solare tutto ciò che l’uomo ha portato in sé anche solo nel più piccolo pensiero come buoni intenti comincia a diventare realtà, sulla quale poi guardano Exusiai, Dynamis, Kyriotetes. A seconda di come si è in grado di pensare, sentire e vivere il bene che si ha in sé, così si viene guardati dagli esseri della regione solare. Per questo non posso descrivervi la regione solare in modo teorico, ma solo in modo vivente. Non è facile dare una definizione di come agisca questo o quel bene nella regione solare; bisogna parlare in modo che l’ascoltatore possa capire chiaramente: se, come essere umano nella regione terrestre, hai avuto un pensiero buono, nella regione solare, nella vita tra la morte e la nuova nascita, avrai a che fare con Exusiai, Dynamis e Kyriotetes; potrai condurre una vita spirituale socievole con queste entità. Se però hai pensato male – e questo lo hai lasciato, per così dire, con il tuo essere nella regione lunare – allora sei un solitario, abbandonato da Exusiai, Dynamis e Kyriotetes. Così il bene diventa realtà nel mondo solare attraverso la nostra convivenza con queste entità. Non comprendiamo il linguaggio di queste entità se non abbiamo pensato bene; non possiamo presentarci davanti a loro se non abbiamo compiuto il bene. Tutto è realtà, come efficacia reale del nostro bene nella regione solare.
Questo è ciò che volevo dire oggi, in via preliminare, su queste cose; domani continueremo questa riflessione.
Ieri, a causa del mio arrivo in ritardo, non ho potuto dirvi quelle parole che avrei voluto dire e che sarebbero state appropriate a ciò che è avvenuto nella Società Antroposofica dal Convegno di Natale al Goetheanum. Poiché il Notiziario ha reso noto ai nostri amici il significato di quel Convegno di Natale, vorrei solo accennare brevemente all’essenziale e poi proseguire con alcune considerazioni che hanno un nesso più intimo con ciò che questo Convegno di Natale ha significato per la Società Antroposofica.
Questo Convegno di Natale doveva rappresentare un rinnovamento, si potrebbe dire una rifondazione della Società Antroposofica. Fino a quel Convegno di Natale ho sempre potuto distinguere tra il movimento antroposofico e la Società Antroposofica. Quest’ultima doveva rappresentare, per così dire, la proiezione terrestre di qualcosa che esiste nei mondi spirituali, in una certa corrente della vita spirituale. Ciò che viene insegnato qui sulla Terra, ciò che viene comunicato come saggezza antroposofica, dovrebbe essere il riflesso di ciò che nei mondi spirituali fluisce secondo la fase evolutiva dell’umanità nei tempi attuali. Allora la Società Antroposofica era, in un certo senso, l’amministratrice di ciò che fluiva come insegnamento antroposofico attraverso il movimento antroposofico.
Nel corso del tempo ciò non si è rivelato essere ciò che può avere un nesso con una cura autentica e vera dell’Antroposofia. Per questo si è reso necessario che io stesso, che fino ad allora ero stato insegnante antroposofico senza alcun legame ufficiale con la Società Antroposofica, insieme alla Presidenza di Dornach assumessi la guida della Società Antroposofica in quanto tale. In questo modo, però, il movimento antroposofico e la Società Antroposofica sono diventati una cosa sola. E da quel Convegno di Natale a Dornach vale proprio il contrario: non si deve più distinguere tra movimento antroposofico e Società Antroposofica, ma entrambi devono essere una cosa sola. Coloro che mi affiancano nella Presidenza del Goetheanum devono dunque essere considerati come una sorta di Presidenza esoterica, in modo che ciò che avviene attraverso questa Presidenza possa essere caratterizzato come: fare Antroposofia, mentre prima si poteva solo amministrare ciò che veniva insegnato nell’Antroposofia.
Questo significa però anche che tutta la Società Antroposofica deve essere gradualmente posta su una base diversa: una base che renda possibile che l’esoterico fluisca direttamente attraverso la Società Antroposofica. E, nell’apportare la disposizione d’animo corrispondente da parte di chi vuole essere antroposofo, dovrà sussistere ciò che in futuro costituirà l’essenza stessa della Società Antroposofica. Si dovrà quindi distinguere tra la Società Antroposofica Generale, che in futuro sarà una società completamente pubblica, cosicché anche i cicli di conferenze, come è stato annunciato a Natale, saranno accessibili a tutti – con le clausole corrispondenti che rappresentano una sorta di limite ideologico-spirituale – e la scuola fondata da allora all’interno di questa Società Antroposofica Generale, che comprenderà gradualmente tre classi. Finora è stato possibile fondare solo la prima classe. Chi desidera diventare membro di questa scuola deve assumersi altri doveri rispetto a quelli dei membri generici della Società Antroposofica. Può diventare membro della Società Antroposofica chiunque sia interessato all’Antroposofia e accetti l’insegnamento; in tal modo non assume in realtà altri obblighi se non quelli che ogni persona onesta segue spontaneamente per motivi morali.
In questo modo viene eliminato radicalmente molto di ciò che, negli ultimi anni, ha causato danni all’interno della Società Antroposofica e ha creato momenti difficili a molti membri, perché sono sorte fondazioni di ogni genere: nate dalla cosiddetta buona volontà, ma incapaci di diventare ciò che si diceva di esse, e che in realtà hanno deviato il movimento antroposofico verso correnti secondarie. In futuro il movimento antroposofico sarà, in senso umano, ciò che fluisce attraverso la Società Antroposofica.
Quanto più questo sarà compreso, tanto più il movimento antroposofico prospererà. E posso dire che, grazie all’impulso che regnava allora a Natale tra coloro che erano riuniti al Goetheanum, da quel Natale è diventato possibile portare un tono completamente diverso nel movimento antroposofico. Con mia profonda soddisfazione posso osservare che, nei diversi luoghi in cui ho potuto recarmi finora, questo tono è stato accolto ovunque con cordiale disponibilità.
Si può già dire che ciò che è stato assunto a Natale era, in un certo senso, un azzardo. Infatti esisteva una certa eventualità: che forse, mettendo direttamente in contatto la direzione della Società Antroposofica con i rappresentanti del patrimonio spirituale, quelle forze spirituali che guidano il movimento antroposofico nel mondo spirituale avrebbero potuto ritirare il loro sostegno. Si può dire che non è stato così: è vero il contrario. Con una grazia ancora maggiore, con una benevolenza ancora più grande, queste forze spirituali vengono incontro a ciò che fluisce attraverso il movimento antroposofico. In un certo senso esiste anche una promessa nei confronti del mondo spirituale. Questa promessa sarà mantenuta in modo incondizionato e si vedrà che in futuro le cose avverranno come sono state promesse al mondo spirituale. Pertanto, non solo il movimento antroposofico, ma anche la Società Antroposofica ha una responsabilità nei confronti della Presidenza.
D’altra parte, a coloro che desiderano diventare membri della Scuola deve essere richiesto di presentarsi nella vita come veri rappresentanti del movimento antroposofico e di agire in armonia con la Presidenza esoterica del Goetheanum a Dornach. Ciò significa che chi desidera diventare membro della Scuola deve anche sforzarsi di rappresentare l’Antroposofia nel mondo attraverso la propria personalità. Questo implica naturalmente che la direzione della Scuola, se ritiene che qualcuno non rappresenti il movimento antroposofico, si riservi il diritto di dichiarare che l’interessato non può più essere membro della Scuola. Non dite che questa sia una limitazione della libertà umana. Si tratta piuttosto di un libero rapporto contrattuale tra i membri della Scuola e la direzione della Scuola; perché anche la direzione della Scuola deve essere libera di dire ciò che vuole dire a chi deve dirlo. Pertanto deve poter indicare chiaramente a chi ritiene di non poter parlare.
Nell’intera concezione del tratto esoterico che d’ora in poi attraverserà il movimento antroposofico risiederanno il prosperare e l’evoluzione feconda della causa antroposofica. Si farà attenzione affinché nulla di burocratico, nulla di esteriore e amministrativo tocchi la Società Antroposofica, ma che tutto si basi esclusivamente su ciò che è umano e che si coltiva all’interno della Società. Certamente anche la Presidenza del Goetheanum dovrà amministrare ogni sorta di cose, ma questo non sarà l’essenziale. L’essenziale sarà che la Presidenza del Goetheanum faccia questo o quello di propria iniziativa. E ciò che fa, ciò che ha già iniziato nella sua molteplicità, sarà proprio il contenuto della Società Antroposofica.
Volevo solo anticipare queste poche parole, per aggiungere subito qualcosa che ora può essere detto e che è di natura tale da poter diventare contenuto del movimento antroposofico. Vorrei dire qualcosa che ha un nesso con il karma della stessa Società Antroposofica.
Se oggi consideriamo come la Società Antroposofica, quale incarnazione del movimento antroposofico nel mondo, si colloca al suo interno, vediamo che un certo numero di persone si riunisce in questa Società Antroposofica. Chi ha occhio per queste cose vede che nel mondo vi sono ancora altre persone – si trovano ovunque – che, secondo il loro karma, hanno anch’esse i presupposti per avvicinarsi alla Società Antroposofica. In un primo tempo incontrano ostacoli, non trovano subito la via giusta per raggiungerla, ma la troveranno: in questa incarnazione o nella prossima. Dobbiamo però tenere presente che coloro che, attraverso il loro karma, si avvicinano al movimento antroposofico sono predestinati a questo movimento.
Tutto ciò che accade qui, entro il mondo fisico-sensibile, ha il suo presupposto nei mondi spirituali. Nel mondo fisico non accade nulla che non sia stato preparato in precedenza in modo spirituale nel mondo spirituale. E questo è proprio il significato importante: ciò che nel XX secolo si compie qui sulla Terra come confluenza di un numero di personalità nella Società Antroposofica si è preparato nella prima metà del XIX secolo, attraverso il fatto che le anime di questi esseri umani oggi incarnati, che confluiscono in gran numero, erano unite nel mondo spirituale quando non erano ancora discese nel mondo fisico-sensibile.
Allora, nei mondi spirituali, un certo numero di anime, agendo insieme, coltivava una sorta di culto: un culto che era la preparazione per quelle nostalgie sorte nelle anime che ora affluiscono nella Società Antroposofica. E chi ha il dono di riconoscere le anime nei loro corpi, le riconosce per come avevano agito insieme, nella prima metà del XIX secolo, quando nel mondo sovrasensibile furono poste potenti immaginazioni cosmiche che rappresentano ciò che potrei chiamare: il nuovo cristianesimo. Lì le anime erano unite – come ora qui, in corpi sulla Terra – per riunire, a partire da ciò che vorrei chiamare la sostanzialità cosmica e le forze cosmiche, ciò che in immagini potenti aveva un significato cosmico e che era il presagio di ciò che qui deve compiersi sulla Terra come insegnamento, come attività antroposofica.
Vorrei dire: la stragrande maggioranza degli antroposofi che sono qui riuniti, se comprendesse questo fatto, potrebbe dirsi l’un l’altro: sì, ci conosciamo; siamo stati insieme nei mondi spirituali e abbiamo avuto insieme potenti immaginazioni cosmiche in un culto sovrasensibile!
Ma tutto ciò che nella prima metà del XIX secolo era confluito come anime per preparare ciò che sulla Terra sarebbe diventato il movimento antroposofico, preparava in fondo ciò che ho sempre chiamato la corrente di Michele, che è apparsa nell’ultimo terzo del XIX secolo e che costituisce l’impulso spirituale più significativo nella corrente evolutiva più recente dell’umanità. La corrente di Michele: preparare la via a Michele per la sua opera terrestre e celeste; questo era il compito delle anime che erano lì riunite.
Queste anime erano state nuovamente indotte a riunirsi da ciò che era avvenuto loro nel corso di lunghi periodi, secoli, molti millenni. E all’interno di queste anime si trovano principalmente due gruppi.
Un gruppo è formato da quelle anime che, nei primi secoli cristiani, vissero il cristianesimo che proprio allora era diffuso nell’Europa meridionale e in parte anche in quella centrale. Questo cristianesimo aveva ancora, per i suoi fedeli, un Cristo considerato il grande messaggero divino, disceso dal Sole sulla Terra per continuare a operare tra gli uomini. Come «grande dio del Sole» veniva considerato, con maggiore o minore comprensione, dai primi cristiani dei primi secoli, questo Cristo.
Ma in quei primi secoli cristiani non era più presente ciò che un tempo era stata nell’umanità la chiaroveggenza istintiva. Non si vedeva più nel Sole il grande regno spirituale, al cui centro un tempo viveva il Cristo. Al posto delle antiche intuizioni chiaroveggenti istintive sulla discesa di Cristo sulla Terra, proprio nei primi secoli cristiani prese piede ciò che era mera tradizione: la tradizione che Cristo fosse disceso dal Sole sulla Terra e si fosse unito a Gesù di Nazareth nel corpo fisico. La massa di questi cristiani non aveva altro che la rappresentazione che, un tempo, in Palestina fosse vissuta un’entità, il Cristo Gesù; e sulla sua natura ed essenza – se fosse Dio, o Dio e uomo al tempo stesso, o qualcosa di simile – si cominciò a discutere nei concili. La massa degli uomini aveva sempre più solo ciò che veniva dettato da Roma.
Ma tra la massa di questi cristiani vivevano alcuni individui che venivano considerati sempre più come eretici. Essi avevano ancora il ricordo vivo e tradizionale che il Cristo era un essere solare e che un tempo un essere del tutto estraneo alla Terra, appunto un essere solare, era disceso sulla Terra in questo mondo fisico-sensibile. Nel corso dei secoli fino al VII, VIII secolo dopo Cristo, queste anime furono messe sempre più in condizione di dire: ciò che ora viene chiamato cristianesimo, in realtà, non comprende più il Cristo. Queste anime eretiche, si potrebbe dire, si stancarono del cristianesimo. E vi furono anime che, nei primi secoli cristiani fino al VII e VIII secolo, attraversarono la porta della morte stanche del cristianesimo. Per queste anime, indipendentemente dal fatto che avessero avuto o meno un’incarnazione intermedia, fu determinante l’incarnazione che ebbero nei primi secoli cristiani.
Queste anime si prepararono, a partire dall’VIII, IX secolo, nel mondo spirituale, per quella grande e potente opera che ho appena accennato dicendo: nella prima metà del XIX secolo ebbe luogo una sorta di culto sovrasensibile. A questo culto presero parte queste anime. Esse formano un gruppo di anime entrate nella Società Antroposofica.
Le altre anime sono quelle che ebbero la loro ultima incarnazione determinante negli ultimi secoli precristiani – non nei primi secoli cristiani – e che ancora nei misteri dell’antico paganesimo precristiano potevano guardare con sguardo chiaroveggente nel mondo spirituale. Erano anime che nei misteri antichi avevano appreso come il Cristo sarebbe disceso sulla Terra. Queste anime non attraversarono i primi tempi dell’evoluzione cristiana sulla Terra, ma durante quel periodo erano nel sovrasensibile e giunsero solo più tardi, dopo il VII secolo dopo Cristo, a un’incarnazione determinante. Sono quelle anime che, dal punto di vista sovrasensibile, assistettero in un certo senso all’entrata di Cristo nella cultura terrena. Erano coloro che desideravano ardentemente il cristianesimo; ma erano anche coloro che volevano agire con forte attività per portare nel mondo un cristianesimo cosmico e spirituale autentico.
Questo secondo gruppo si unì alle altre anime in quel culto sovrasensibile che ebbe luogo nella prima metà del XIX secolo. Così si svolse la grande celebrazione cosmico-spirituale che durò molti decenni e costituì un evento spirituale in quel mondo che confina direttamente con il mondo fisico. Erano presenti le anime che poi discese sulla Terra e che, nel mondo sovrasensibile, avevano collaborato per la loro prossima incarnazione terrena, sia come anime stanche del cristianesimo, sia come anime nostalgiche del cristianesimo. Verso la fine del XIX secolo giunsero quindi all’incarnazione e, discendendo sulla Terra, erano preparate per entrare nella Società Antroposofica.
Tutto questo, però, era stato preparato nel corso dei secoli. Qui sulla Terra si era gradualmente sviluppato un cristianesimo che prendeva i Vangeli come se parlassero solo di un essere – Gesù di Nazareth – che, da qualche astratta altezza, doveva annunciare il Cristo. Non si aveva più alcun presentimento di come il mondo stellare, in quanto espressione dello spirituale, fosse in nesso con il mondo spirituale; e quindi non si poteva nemmeno comprendere che cosa significasse che il Cristo, come eroe solare divino, fosse disceso in Gesù per condividere il destino degli uomini. Per coloro che oggi guardano alla storia nel modo consueto, proprio i fatti più importanti non esistono. Soprattutto non esiste una vera comprensione di queste anime “eretiche”; e queste anime stesse non si conoscono: quelle anime eretiche che sono discese sulla Terra nel XX secolo, stanche del cristianesimo o nostalgiche del cristianesimo.
Verso il VII, VIII secolo scomparve gradualmente ciò che era rimasto, tra gli eretici stanchi del cristianesimo, delle tradizioni sul Cristo. Rimase solo in piccoli circoli, dove venne coltivato fino alla metà del Medioevo, fino al XII secolo. Vi erano piccoli circoli di, direi, insegnanti dotati da Dio, che avevano conservato qualcosa delle notizie dei tempi antichi sul cristianesimo spirituale, sul cristianesimo cosmologico. Tra questi vi furono anche alcuni che, accogliendo questi messaggi dei tempi antichi, sentirono accendersi in sé qualcosa come un’ispirazione, cosicché poterono sperimentare ancora in se stessi, anche se in modo più forte o più debole, un riflesso di ciò che si poteva vedere nei primi secoli del cristianesimo: ancora sotto una potente ispirazione della discesa del Dio-Sole nel mistero del Golgota.
Vi erano dunque due correnti. Da un lato quella che proveniva direttamente dai movimenti eretici dei primi secoli del cristianesimo. Queste anime erano ancora animate da ciò che viveva nell’antico platonismo greco; erano così stimolate che, quando attraverso le comunicazioni dei tempi antichi avvenne la svolta animica interiore, poterono comunque scorgere – come sotto un’ispirazione debole ma pur sempre presente – la discesa e l’opera di Cristo sulla Terra. Era la corrente platonica.
L’altra corrente era destinata a qualcosa di diverso. Ad essa appartenevano in particolare quelle anime che avevano vissuto la loro ultima incarnazione determinante nell’epoca precristiana e che allora avevano considerato il cristianesimo come qualcosa di futuro. Era la corrente che doveva preparare l’intelletto per quell’epoca che ho sempre indicato come quella che ha avuto inizio nella prima metà del XV secolo. Doveva sorgere l’epoca dell’anima cosciente, l’epoca in cui doveva formarsi l’intelletto umano. Ciò venne preparato, in contrasto con i platonici – ma in armonioso contrasto con loro – dagli aristotelici. E coloro che continuarono la dottrina aristotelica fino al XII secolo erano ancora coloro che avevano vissuto la loro vera incarnazione determinante nell’antica epoca pagana, in particolare nel mondo greco.
Poi, nel pieno del Medioevo, nel XII e XIII secolo, venne la grande, direi meravigliosa, contrapposizione tra i platonici e gli aristotelici. E tra questi platonici e questi aristotelici vi erano anche i capi di coloro che, come i due gruppi di anime che ho descritto, richiedevano il movimento antroposofico.
Verso il XII secolo si formò, per una necessità interiore, una certa scuola nella quale riviveva in particolare l’eco dell’antica visione platonica: la grande, magnifica scuola di Chartres. Essa ebbe grandi rappresentanti che possedevano ancora notizie dei misteri del primo cristianesimo; ebbe quei rappresentanti nei cui cuori e nelle cui anime, grazie a tali notizie, risplendeva ciò che permetteva loro di vedere i nessi spirituali entro i quali il cristianesimo era inserito. Nella scuola di Chartres, in Francia, dove si trova la magnifica cattedrale di Chartres, realizzata in tanti grandi dettagli, si unì e si concentrò ciò che poco prima era ancora molto diffuso, anche se solo in piccoli circoli.
Se vogliamo citare uno di coloro ai quali si è potuta ricollegare la scuola di Chartres, che fiorì in particolare alla fine dell’XI e nel XII secolo, dobbiamo citare Pietro da Compostela, il quale, con intuizioni ispirative nella propria anima e nel proprio cuore, rinnovò l’antico cristianesimo spirituale. Accanto a lui vediamo tutta una serie di figure meravigliose che insegnavano a Chartres. In questo XII secolo, nella scuola di Chartres, risuonavano toni del tutto particolari sul cristianesimo. Abbiamo, per esempio, Bernardo di Chartres, Bernardo Silvestris, Giovanni di Salisbury; ma vi era anche il grande Alanus ab Insulis. Maestri formidabili! Come se Platone, interpretando il cristianesimo, avesse operato personalmente tra questi spiriti: così si parlava nella scuola di Chartres. Si insegnava il contenuto spirituale del cristianesimo. Gli scritti che provengono da queste personalità possono sembrare astratti all’uomo di oggi; ma ciò dipende solo dall’astrattezza delle anime degli uomini di oggi. Gli scritti di queste grandi individualità descrivono il mondo spirituale con l’impulso di Cristo.
E ora, miei cari amici, vorrei porre davanti alla vostra anima qualcosa che veniva insegnato in modo particolare da Bernardus Sylvestris e da Alanus ab Insulis agli allievi iniziati. Per quanto possa sembrare paradossale all’uomo di oggi, all’epoca tali fenomeni erano normali per gli allievi di Chartres. Si insegnava che il cristianesimo avrebbe trovato un rinnovamento: il suo contenuto spirituale sarebbe stato nuovamente compreso quando il Kali-Yuga, l’epoca oscura, fosse giunto al termine e fosse iniziata una nuova epoca. Ma questo, per noi oggi, è ormai avvenuto con l’anno 1899; ecco perché oggi si verifica il capovolgimento che doveva avvenire per l’umanità con la fine del Kali-Yuga.
L’immenso impulso che si è verificato due decenni prima, grazie all’intervento di Michele, era già stato profetizzato nella scuola di Chartres nel XII secolo, in particolare da Bernardus Sylvestris e da Alanus ab Insulis. Ma questi uomini non insegnavano in modo aristotelico, non insegnavano con l’intelletto: insegnavano interamente con immagini potenti che dispiegavano davanti ai loro ascoltatori, immagini in cui veniva rappresentato in modo vivido il contenuto spirituale del cristianesimo. Vi erano anche alcuni insegnamenti profetici, e vorrei riportarne qui un breve estratto.
Alanus ab Insulis disse a una ristretta cerchia dei suoi discepoli iniziati: “Oggi guardiamo il mondo in modo tale da avere ancora la conoscenza della posizione centrale della Terra, e giudichiamo tutto dalla Terra. Se con questa visione terrestre, che ci rende capaci delle nostre immagini, delle nostre immaginazioni, si fecondassero solo i secoli seguenti, l’umanità non potrebbe progredire. Dobbiamo stringere un’alleanza con gli aristotelici, che introducono nell’umanità l’intelletto: esso dovrà poi essere spiritualizzato e, nel XX secolo, dovrà risplendere in modo nuovo e spirituale tra gli uomini.
Se ora consideriamo la Terra come il centro del cosmo, se descriviamo i pianeti come se ruotassero attorno alla Terra, se descriviamo l’intero cielo stellato, così come si presenta inizialmente anche all’occhio fisico, come se ruotasse attorno alla Terra, allora qualcuno verrà e dirà: mettiamo il Sole spazialmente al centro del sistema del mondo! Ma allora, quando verrà colui che pone il Sole spazialmente al centro dell’universo, la concezione del mondo si svuoterà. Gli uomini calcoleranno solo le orbite dei pianeti, indicheranno solo le posizioni dei corpi celesti. Parleranno dei corpi celesti soltanto come di gas o di corpi fisici che bruciano e brillano ardendo; conosceranno il cielo stellato solo in modo puramente matematico-meccanico.
Ma ciò che si diffonderà come concezione del mondo desolata ha una cosa – una cosa misera, ma ha una cosa. Noi guardiamo il mondo dalla Terra; colui che verrà guarderà il mondo dal Sole. Sarà come uno che indica solo la direzione: la direzione verso un cammino grandioso e significativo, costellato dagli eventi più meravigliosi e dagli esseri più meravigliosi. Ma egli indica solo la direzione astratta – con ciò si alludeva alla concezione copernicana del mondo, nella sua desolazione, nella sua astrazione, ma come direzione – perché tutto ciò che noi rappresentiamo con la nostra immaginazione deve prima scomparire; deve sparire, e in un certo senso l’immagine del mondo deve diventare completamente astratta, quasi come un indicatore di distanza su una strada con monumenti meravigliosi.
Perché nel mondo spirituale vi sarà qualcuno che prenderà questo indicatore di distanza, che non avrà altro per il rinnovamento del mondo se non la direzione, affinché poi, insieme all’intellettualismo, possa fondare la nuova spiritualità: qualcuno che non avrà bisogno d’altro se non di questo indicatore di distanza. Ma questo sarà – come disse Alanus ab Insulis – San Michele! Per lui il campo deve essere libero; egli deve seminare la strada con nuovi semi. Per questo non deve esserci altro che una linea, una linea matematica.”
Qualcosa di magico attraversava la scuola di Chartres quando Alanus ab Insulis insegnava questo a pochi discepoli. Era come se il mondo eterico intorno fosse stato afferrato dalle onde di questo potente insegnamento di Michele. Così si diffuse, in tutta l’Europa occidentale fino al sud dell’Italia, ciò che dava a questo mondo la sua atmosfera spirituale. E vi erano coloro che riuscivano a coglierlo: sentivano sorgere nell’anima qualcosa come una potente ispirazione e potevano ancora guardare nel mondo spirituale.
Ma è proprio dell’evoluzione del mondo che coloro che sono iniziati ai grandi misteri dell’esistenza – come, fino a un certo punto, Alanus ab Insulis e Bernardus Sylvestris – sappiano che, in misura limitata, si può sempre fare solo questo o quello. Un uomo come Alanus ab Insulis diceva: “Noi platonici dobbiamo passare attraverso la porta della morte; possiamo vivere solo nel mondo spirituale. Dobbiamo guardare giù dal mondo spirituale e lasciare il mondo fisico agli altri, a coloro che formano l’intelletto in modo aristotelico. Questo deve ora essere coltivato.”
Alanus ab Insulis, in età avanzata, prese i voti nell’Ordine cistercense e divenne cistercense. E nell’Ordine cistercense vi era molto di questi insegnamenti. Ma proprio quelli tra i cistercensi che avevano intuizioni più profonde si dicevano: d’ora in poi possiamo agire solo dal mondo spirituale; dobbiamo lasciare il campo agli aristotelici.
Questi aristotelici divennero principalmente domenicani. E così, nel XIII secolo, passò a loro la guida del mondo spirituale europeo. Tuttavia, rimase ancora – direi – qualcosa che interveniva in modo significativo nella vita spirituale europea: ciò che questi spiriti avevano lasciato, Pietro da Compostela, Alanus ab Insulis, Bernardo di Chartres, Giovanni di Salisbury, e quel poeta che compose un importante poema sulle sette arti liberali nella scuola di Chartres.
Ciò che avveniva nella scuola di Chartres era così efficace che giunse, per esempio, fino all’Università di Orléans, dove, nella seconda metà del XII secolo, molte cose erano permeate in modo didattico da ciò che, con immagini grandiose e parole d’argento, scaturiva dalla bocca di Bernardus Sylvestris e Alanus ab Insulis e giungeva agli allievi di Chartres.
Ma vorrei dire che l’atmosfera spirituale era talmente compenetrata da questo che una volta un uomo, un italiano di ritorno dalla sua ambasciata in Spagna, seppe lungo la via della cacciata dal dominio dei Valeri; e a ciò si aggiunse un leggero colpo di sole. Nei pressi di Firenze si trovò allora in una situazione tale che il suo corpo eterico cessò, per così dire, di funzionare nel modo abituale, e captò ciò che, in un certo senso, soffiava etericamente dalla scuola di Chartres: ciò che ne era rimasto. E attraverso ciò che soffiava etericamente verso di lui ebbe una sorta di intuizione, un’intuizione come quella che era presente in molti nei primi secoli cristiani.
In primo luogo vide davanti a sé il mondo terrestre così come è intorno all’uomo, ma non dominato – come si disse più tardi – da leggi naturali, bensì dominato dalla grande aiutante del divino Demiurgo: la Natura, che nei primi secoli cristiani era la seguace di Proserpina. Allora non esistevano leggi naturali astratte; gli iniziati vedevano, in sostanza, ciò che agiva nella natura come un potere divino onnicomprensivo. Nei misteri greci, Proserpina, che divide il suo tempo tra il mondo superiore e quello inferiore, veniva rappresentata come il potere che domina la natura; la sua seguace, nei primi secoli cristiani, era la dea Natura.
Dopo che quella personalità, attraverso l’influenza del Sole e di ciò che era stato coltivato nella scuola di Chartres, ebbe così guardato nella vita e nel tessuto della dea Natura e poi lasciato agire questa intuizione su di sé, vide l’opera degli elementi – terra, acqua, aria, fuoco – come si vedeva nei misteri antichi: il potente tessuto degli elementi. Poi vide i segreti dell’anima umana; vide quei sette poteri che erano conosciuti come i grandi maestri celesti del genere umano. Questo era noto nei primi secoli cristiani. Allora non si parlava di insegnamenti astratti come oggi, dove si insegna qualcosa attraverso concetti e idee. In quei primi secoli cristiani si diceva che si riceveva insegnamento dal mondo spirituale attraverso le dee Dialettica, Retorica, Grammatica, Aritmetica, Geometria, Astrologia o Astronomia e Musica.
Queste sette non venivano rappresentate in modo astratto, come in epoca successiva: si contemplavano, si vedevano davanti a sé – non posso dire in carne e ossa, ma in forma spirituale. Ci si lasciava istruire da queste figure celesti. In seguito esse non apparvero più agli uomini come dee viventi, come Dialettica, Retorica e così via, in una visione solitaria, ma in forme astratte, in insegnamenti astratti e teorici.
Quella personalità di cui sto parlando lasciò che tutto questo agisse su di lei. Fu poi introdotta nel mondo planetario, che allo stesso tempo svela i segreti dell’anima umana. E nel mondo stellare, dopo aver attraversato il grande oceano cosmico, fu guidata da Ovidio, che aveva attraversato la porta della morte ed era divenuto la guida delle anime nel mondo spirituale. Questa personalità, Brunetto Latini, divenne il maestro di Dante. E ciò che Dante imparò da Brunetto Latini lo mise poi per iscritto poeticamente nella Divina Commedia.
Così il grande poema della Divina Commedia è un ultimo riflesso di ciò che continuava a vivere, in modo platonico, in singoli luoghi, e che nella scuola di Chartres, nel XII secolo, veniva ancora insegnato da coloro che erano stati ispirati dalle antiche comunicazioni, cosicché i misteri del cristianesimo si svelavano loro come in un libro aperto. I segreti del cristianesimo si aprivano loro come in speciali ispirazioni, che potevano poi comunicare ai loro allievi attraverso le parole.
Ciò che Alanus ab Insulis introdusse nell’Ordine cistercense passò poi ai domenicani, che coltivavano in particolare l’intelletto in collegamento con Aristotele. Ma vi fu un periodo intermedio: nel XII secolo fiorì la scuola di Chartres, e nel XIII secolo iniziò nell’Ordine domenicano la potente opera a favore della scolastica nel senso dell’aristotelismo.
Coloro che, come grandi maestri della scuola di Chartres, passarono attraverso la porta della morte nel mondo spirituale, vi rimasero ancora per un certo tempo insieme ai domenicani che scendevano attraverso la nascita e che, dopo la loro discesa, fondarono qui l’aristotelismo. Dobbiamo quindi guardare a un periodo intermedio in cui, come in un grande concilio celeste, gli ultimi grandi maestri di Chartres, dopo aver attraversato la porta della morte, erano insieme a coloro che, come domenicani, avrebbero dovuto coltivare l’aristotelismo, prima che questi ultimi scendessero. Fu allora che, nel mondo spirituale, venne stipulato il grande “patto celeste”.
Coloro che erano saliti nel mondo spirituale sotto la guida di Alanus ab Insulis dissero agli aristotelici che stavano scendendo: “Il nostro tempo non è ora sulla Terra; dobbiamo prima operare qui, dal mondo spirituale. Non possiamo scendere sulla Terra in alcuna incarnazione nel prossimo tempo. Il vostro compito, ora, è coltivare l’intelletto nell’epoca nascente dell’anima cosciente.”
Poi scesero i grandi scolastici e misero in pratica ciò che avevano concordato con gli ultimi grandi platonici della scuola di Chartres. Accaddero cose significative. Uno di coloro che erano scesi prima ricevette, per esempio, un messaggio da un altro che era rimasto più a lungo di lui nel mondo spirituale con Alanus ab Insulis, cioè con l’individualità spirituale che prima era Alanus ab Insulis. Colui che in seguito cadde in disgrazia portò questo messaggio, cioè collaborò con il più anziano, e così iniziò sulla Terra la preparazione per l’epoca intellettualistica, che ebbe inizio proprio nell’Ordine domenicano. Proprio colui che era rimasto un po’ più a lungo con Alanus ab Insulis nel mondo spirituale indossò dapprima l’abito dell’Ordine cistercense e solo più tardi lo sostituì con quello domenicano.
Così, coloro che un tempo erano stati sotto l’influsso di ciò che era emerso da Aristotele operarono ora sulla Terra, mentre quelli che erano “in alto” vegliavano, per così dire, ma in nesso con gli aristotelici che operavano sulla Terra: i platonici che erano stati nella scuola di Chartres. Il mondo spirituale procedeva di pari passo con il mondo fisico. Era come se gli aristotelici e i platonici si fossero dati la mano reciproca durante il XIII, XIV e XV secolo. E poi molti di coloro che erano scesi per introdurre l’aristotelismo in Europa erano già tornati lassù con gli altri.
Ma l’evoluzione proseguì in modo tale che, sia coloro che erano stati i capi della scuola di Chartres, sia coloro che occupavano posizioni di comando nell’Ordine domenicano, si misero alla testa di coloro che, nella prima metà del XIX secolo, prepararono, in quel potente culto sovrasensibile che si sviluppò nelle immagini accennate, la successiva corrente antroposofica. In un primo momento dovettero scendere dal piedistallo coloro che avevano agito più o meno come aristotelici, poiché, sotto l’influsso dell’intellettualismo, non era ancora giunto il tempo di approfondire nuovamente la spiritualità. Ma esisteva un accordo incrollabile che continua ad avere effetto. E secondo questo accordo, dal movimento antroposofico deve emergere qualcosa che deve trovare il suo compimento prima della fine di questo secolo.
Sulla Società Antroposofica aleggia infatti un destino: il destino che molti di coloro che oggi fanno parte della Società Antroposofica debbano ridiscendere sulla Terra entro la fine del XX secolo, ma allora uniti a coloro che erano stati essi stessi guide nella scuola di Chartres o allievi di Chartres. Così che, prima della fine del XX secolo, se la civiltà non vuole cadere nella decadenza totale, i platonici di Chartres e i successivi aristotelici devono collaborare sulla Terra.
La Società Antroposofica dovrà accogliere questo fatto, in futuro, con piena coscienza: comprendere qualcosa del proprio karma. Infatti, nel grembo dello sviluppo spirituale dell’umanità riposa molto che oggi, in particolare, non può venire alla superficie dell’esistenza. Oggi molte cose appaiono piuttosto esteriori; ma se si riesce a conoscere ciò che appare esteriormente nei suoi sintomi, nel suo significato interiore, allora si svela molto di ciò che vive spiritualmente nei secoli.
Vorrei forse accennare ad alcune cose. E perché non dovrei accennarlo ora che la Società Antroposofica sta attraversando una fase esoterica? Vorrei accennare ad alcune cose che vi mostreranno come, osservando ciò che ci circonda, si possano intravedere molti nessi.
Se io stesso, preparando il movimento antroposofico, ho attraversato un particolare destino, ciò si è manifestato in un nesso molto singolare con l’Ordine cistercense, che è appunto in nesso con Alanus ab Insulis. Per coloro che amano creare leggende, faccio notare che, per quanto riguarda la mia individualità, non ho nulla a che fare con Alanus ab Insulis. Vorrei solo evitare che si creino leggende su ciò che espongo in modo esoterico. Si tratta di rappresentare queste cose dall’esoterismo.
In modo molto singolare, il mio destino, attraverso eventi esteriori, mi ha portato a guardare a ciò che tali nessi spirituali, che ho ora esposto, potevano insegnare. Forse alcuni di voi conoscono i saggi Mein Lebensgang (Il corso della mia vita) pubblicati nel Goetheanum. Lì ho dovuto raccontare come, in gioventù, non ho frequentato il liceo, ma una scuola media, e come solo più tardi abbia acquisito la formazione liceale. Devo considerare questo fatto come uno strano scherzo del mio karma. Infatti, nella città dove ho trascorso la mia giovinezza, il liceo era a pochi passi dalla scuola media, e per un pelo non sono finito al liceo invece che alla scuola media. Se allora fossi entrato al liceo in quella città, sarei diventato un sacerdote dell’Ordine cistercense: questo è fuori dubbio, perché era un liceo in cui insegnavano solo cistercensi.
Avevo una profonda inclinazione per tutti questi padri, che erano anche, in gran parte, persone straordinariamente colte. Leggevo molto di ciò che scrivevano; mi toccava profondamente; amavo questi padri. E in realtà è solo grazie al fatto che non sono entrato al liceo che non sono entrato nell’Ordine cistercense. Il karma mi ha portato altrove, ma l’Ordine cistercense non mi ha lasciato andare. Lo descrivo anche nel mio libro. Ero di natura socievole e, nel racconto della mia vita, narro anche che più tardi, nella casa di Marie Eugenie delle Grazie, frequentavo quasi tutti i teologi che vi soggiornavano: erano quasi tutti sacerdoti dell’Ordine cistercense. Fu così che si formò, per così dire, la prospettiva di tornare indietro; era anche molto naturale per me: si formò la visione, la prospettiva di tornare alla vita spirituale attraverso la corrente dell’Ordine cistercense, fino alla scuola di Chartres. Alanus ab Insulis era infatti un cistercense.
Ed è curioso: quando più tardi scrissi il primo dei miei drammi misterici, La porta dell’iniziazione, per esigenze estetiche non potei fare altro che vestire le donne con un abito che consisteva in una tunica lunga e in ciò che viene chiamato stola. Se immaginate un abito del genere con una tunica bianco-giallastra, la stola nera e la fascia nera, allora avete l’abito dell’Ordine cistercense. Allora pensavo solo alle esigenze estetiche, ma questo abito era molto simile all’abito dell’Ordine cistercense. Questo vi dà un’indicazione di come si presentino i nessi a chi è in grado di seguire i sintomi del mondo esteriore alla ricerca del loro significato spirituale interiore.
A Natale si è iniziato a svelare sempre più questi nessi interiori. Essi devono venire alla luce, perché l’umanità attende la conoscenza dell’interiorità, dopo che per molti secoli ha sperimentato solo l’esteriorità e oggi la civiltà si trova in una situazione terribile. Tra le molte cose che verranno, occorre sottolineare come, da un lato, abbia operato la scuola di Chartres, come gli iniziati di questa scuola abbiano attraversato la porta della morte e abbiano incontrato nel mondo spirituale quelle anime che in seguito hanno indossato l’abito domenicano per diffondere l’aristotelismo con la sua intellettualità, preparando in modo potente l’epoca dell’anima cosciente.
E così noi, vorrei dire, continuiamo a operare nella Società Antroposofica l’aristotelismo, solo che oggi spiritualizzato e in attesa della sua ulteriore spiritualizzazione. Allora, alla fine del XX secolo, verranno coloro dei quali oggi ve ne sono già alcuni, ma uniti a coloro che erano i maestri della scuola di Chartres. Questo è l’obiettivo del movimento antroposofico: unire entrambi. L’aristotelismo, nelle anime che nell’antico paganesimo erano in attesa del cristianesimo e che hanno vissuto nella nostalgia del cristianesimo, finché, come domenicani, hanno potuto annunciare il cristianesimo attraverso l’intellettualità, sarà unito a coloro che hanno vissuto il cristianesimo ancora in modo fisico e i cui capi più significativi erano riuniti nella scuola di Chartres.
Questi ultimi non erano ancora in una incarnazione; e tuttavia, quando mi sono avvicinato all’Ordine cistercense, ho sempre visto incorporazioni di alcuni di coloro che avevano frequentato la scuola di Chartres. Infatti, nell’Ordine cistercense si incontravano alcune personalità che non erano la reincarnazione di uno studente di Chartres, ma che avevano momenti nella loro vita in cui erano pervase, per ore o per giorni, da un’individualità proveniente dalla scuola di Chartres. Si trattava dunque di incorporazioni, non di incarnazioni. E sono state scritte cose meravigliose, che inducono a chiedersi: chi è l’autore? L’autore non è il padre che, all’epoca, era nell’Ordine cistercense con la veste giallo pallido, la stola nera e la fascia nera; l’autore, in questo caso, è quella personalità che per ore, giorni o settimane aveva preso posto nell’anima di un tale fratello dell’Ordine cistercense.
Molto di questo ha poi avuto un seguito in saggi o scritti poco conosciuti nella letteratura. Io stesso ebbi una conversazione curiosa, di cui ho parlato anche in Mein Lebensgang (Il corso della mia vita), con un membro dell’Ordine cistercense che era un uomo straordinariamente colto. Uscimmo da una riunione e parlammo del problema del Cristo. Esposi le mie idee al riguardo, che erano sostanzialmente le stesse che espongo sempre. Mentre parlavo, egli si innervosì e disse: “Forse potremmo arrivare a qualcosa del genere, ma non ci permetteremo di pensare una cosa del genere”. Espresse opinioni simili anche su altri problemi della cristologia.
Poi rimanemmo – il momento è ancora vivo nella mia mente – a Vienna, dove lo Schottenring e il Burgring si incontrano, con la Hofburg da un lato e l’Hotel de France e la Votivkirche dall’altro, e lì quell’uomo mi disse: “Vorrei che venisse con me. Le darò un libro dalla mia biblioteca; contiene qualcosa di strano che si ricollega a ciò che lei ha appena detto”. Io andai con lui. Mi diede un libro sui drusi. Dall’insieme della nostra conversazione e dalla lettura di quel libro appresi che quell’uomo di grande erudizione, quando io, partendo dalla cristologia, giunsi a parlare delle vite terrene ripetute, era rimasto come stordito; e, quando tornò in sé, ricordava solo di avere un libro sui drusi in cui si parlava di reincarnazione. Lo sapeva da quell’unico libro.
Era così colto – era già consigliere di corte all’Università di Vienna – che si diceva di lui: “Il consigliere di corte N. N. conosce tutto il mondo e anche tre villaggi”. E tuttavia, nella sua coscienza ordinaria, non sapeva altro se non che in un’opera sui drusi si dice qualcosa sulle vite terrene ripetute. Questa è la differenza tra ciò che gli uomini hanno nella loro coscienza e ciò che scorre, come mondo spirituale, attraverso le anime umane.
E poi accadde qualcosa di strano quando una volta tenni una conferenza a Vienna. Era presente la stessa persona e, dopo la conferenza, fece un’osservazione che non poteva essere interpretata diversamente dal fatto che, in quel momento, egli avesse una piena comprensione di un essere umano del presente e del rapporto di quest’uomo del presente con la sua precedente incarnazione. E ciò che disse sul nesso tra due vite terrene era giusto, non era sbagliato. Ma lui non capiva nulla: lo diceva e basta.
Con questo voglio solo accennare a come i movimenti spirituali si proiettino nel presente. Ma ciò che oggi appare solo come attraverso piccole finestre, in futuro dovrà diventare un’unità, attraverso quel legame tra i capi della scuola di Chartres e i capi della scolastica, quando, alla fine del XX secolo, avrà inizio il rinnovamento spirituale che porterà anche l’intellettuale allo spirituale. Gli uomini del XX secolo non devono perdere questa occasione! Ma poiché oggi tutto dipende dal libero arbitrio, ciò che avverrà – in particolare se le parti alleate tra loro riusciranno a giungere alla rispiritualizzazione della civiltà nel XX secolo – dipenderà anche dal fatto che la Società Antroposofica comprenda di coltivare l’Antroposofia nel giusto senso, con dedizione.
Questo è ciò che volevo dire oggi: come la corrente antroposofica sia in nesso con il profondo mistero dell’epoca che ha avuto inizio con l’apparizione del Cristo nel mistero del Golgota e che si è sviluppata come ho appena descritto. Continueremo con questo argomento nella seconda conferenza.
Abbiamo parlato della vita tra la morte e una nuova nascita e abbiamo visto come l’uomo venga accolto dopo la morte da un mondo extraterrestre, da quel mondo extraterrestre che ci appare sulla Terra soltanto attraverso i suoi segni, poiché le stelle sono segni di un altro mondo. Quando indichiamo questi segni, tale indicazione può essere allo stesso tempo quella dei mondi spirituali che noi stessi contempliamo quando ci troviamo nell’esistenza tra la morte e una nuova nascita. Abbiamo visto come l’uomo entri in una sfera lunare, in una sfera di Mercurio, in una sfera di Venere, e ieri siamo arrivati alla contemplazione della sfera solare. Allo stesso tempo ho spiegato come, attraverso la conoscenza iniziatica, si possa acquisire una conoscenza dei mondi corrispondenti.
Se si è acquisita la possibilità di guardare nel mondo spirituale attraverso i metodi che trovate descritti nei miei libri, si ottiene innanzitutto una retrospettiva dell’intera vita terrena. All’improvviso, come se fosse dispiegata in un grande quadro, essa si presenta davanti a noi e la si può osservare in periodi che, guardando indietro, durano sempre circa sette anni. Vediamo la nostra prima infanzia fino al cambio dei denti; quando la attraversiamo con lo sguardo, ci risplende il mistero della sfera lunare. Se poi guardiamo attraverso ciò che sta tra il cambio dei denti, il settimo anno, e la maturità sessuale, ci irradia il mistero della sfera di Mercurio. Dal quattordicesimo o quindicesimo anno fino all’inizio dei vent’anni, quando l’uomo ha raggiunto la maturità sessuale, arriva quell’epoca dalla quale, guardando indietro, ci appare il mistero della sfera di Venere.
Quando poi si è già un po’ invecchiati e si guarda indietro al periodo compreso tra il ventunesimo e il quarantaduesimo anno circa, a quel periodo in cui si è nella maturità della vita umana e non è ancora iniziato il declino, allora, guardando indietro a questo periodo, ci si imbatte nei misteri della sfera solare. Questi misteri consistono nel fatto che in questa sfera, come ho già accennato ieri, non esistono effetti naturali. Tutto ciò che percepiamo qui come cause ed effetti nella natura terrestre non esiste nella sfera solare. Nel tempo in cui penetriamo, quando abbiamo completato la sfera lunare, quella di Mercurio e quella di Venere ed entriamo nella sfera solare, non abbiamo intorno a noi effetti naturali, ma solo effetti morali e spirituali. Tutto ciò che è buono ha i suoi corrispondenti risultati buoni; tutto ciò che è cattivo è caduto da tempo nella sfera lunare. La sfera solare è pura bontà, bontà radiosa e luminosa: in essa non c’è posto per il male.
Dobbiamo vivere questa esistenza solare, spesso per secoli come esseri umani, perché il tempo è, per così dire, più esteso nella vita tra la morte e una nuova nascita che qui sulla Terra. Quando viviamo questa sfera solare, non solo entriamo nella compagnia delle anime che hanno attraversato la porta della morte dalla vita terrena, che hanno penetrato il mondo spirituale insieme a noi e con le quali eravamo legati dal karma, ma entriamo anche nella sfera solare, nel campo degli Exusiai, dei Dynamis, dei Kyriotetes. Si tratta di entità che vivono interamente di effetti spirituali, entità di natura puramente spirituale; e ciò che percepiamo come ambiente morale nella sfera solare appartiene a queste entità così come il regno minerale, vegetale e animale appartiene all’entità della Terra.
Se si vuole comprendere la vita dell’anima umana nella sfera solare, bisogna essere consapevoli che qui sulla Terra noi siamo esseri umani, in un certo senso racchiusi spazialmente nella nostra pelle. Tutto ciò che è entro la nostra pelle lo chiamiamo noi stessi; tutto ciò che è al di fuori della nostra pelle lo chiamiamo mondo, e guardiamo dal nostro interno verso il mondo. Esattamente il contrario avviene nella vita nella sfera solare. Lì siamo in tutto ciò che qui chiamiamo mondo: lì la Luna è in noi, non fuori di noi; Mercurio è in noi; la sfera solare stessa, con tutto il suo territorio, è dentro di noi, non fuori di noi.
Così come qui, nella vita terrena, distinguiamo tra il nostro corpo e la nostra testa e sappiamo che la testa si separa dal resto del corpo come organo di conoscenza quando deve lavorare, così nella sfera solare sappiamo di avere un organismo mondiale che ci appartiene come esseri lunari, mercuriali, venusiani e solari. Ma abbiamo anche qualcosa di speciale in noi, così come qui nella vita terrena abbiamo la testa. Ciò che abbiamo di speciale in noi è Marte, Giove e Saturno: essi sono, in un certo senso, la nostra testa nell’esistenza solare. Possiamo dire che, nell’esistenza solare, la Luna, Mercurio e Venere diventano i nostri membri; il Sole stesso diventa il nostro intero sistema ritmico. Il nostro cuore e i nostri polmoni, nella vita nel Sole, sono la sfera solare stessa con tutte le sue essenze.
Al contrario, ciò che qui è l’organo della comprensione e della ragione, la testa, nella sfera solare è ciò che troviamo come Marte, Giove e Saturno. Così come qui possiamo parlare con la nostra testa, nella sua parte più bassa, con la bocca, così, portando Marte nel nostro corpo del mondo, viviamo attraverso la parola del mondo, che risuona attraverso tutte le distese dello spazio. E così come qui portiamo i pensieri nella nostra testa, questi piccoli pensieri terrestri, così portiamo in noi la saggezza del mondo attraverso Giove; e come qui abbiamo ricordi ed esperienze mnemoniche, così nell’esistenza solare portiamo in noi l’esistenza di Saturno, che ci dà la memoria del mondo.
Come qui viviamo nella nostra pelle e guardiamo fuori, così viviamo nella nostra esistenza solare, come ho descritto, e guardiamo al mondo esterno, all’uomo. L’uomo è nel nostro mondo interiore: non l’uomo di cui parla l’anatomia terrestre, ma qualcosa che è in sé così grande e potente, così maestoso come l’universo con tutte le sue stelle.
Se guardiamo a questo dal punto di vista terrestre, miei cari amici, è proprio così: in realtà abbiamo – ed è un bene per l’uomo terrestre, affinché non cada nella megalomania – un’opinione troppo bassa di ciò che è racchiuso nell’uomo. In fondo, se prendiamo tutti gli uomini sulla Terra, essi sono i portatori di tutte le gerarchie, che dispiegano la loro essenza nell’uomo. Ciò che è nell’uomo, che è molto più grande di tutto il mondo stellare, di tutti i percorsi e le apparizioni delle stelle, è il nostro mondo esterno nell’esistenza solare.
Con le entità che ho chiamato Exusiai, Dynamis e Kyriotetes, con le entità che vivono nella Luna, con gli esseri della gerarchia degli Angeloi, con gli esseri che vivono su Venere, con gli esseri della gerarchia degli Archai, e con tutte le altre anime umane con cui siamo legati karmicamente, elaboriamo la nostra prossima esistenza terrena partendo dalla contemplazione del corpo umano. Questo lavoro nell’esistenza solare per la formazione del prossimo uomo terrestre, della prossima vita umana sulla Terra, è molto più grandioso di tutto ciò che l’uomo può produrre sulla Terra in termini di civiltà. Ciò che la civiltà terrestre produce alla fine è opera dell’uomo; ma l’uomo stesso non è solo opera dell’uomo. Egli può collaborare, nell’esistenza solare, alla formazione della futura vita terrena.
Ne risulterebbe qualcosa di miserabile se l’uomo, in nesso con altre anime umane, lavorasse da solo a questo mirabile edificio che egli rappresenta nella vita terrena. Egli deve collaborare con tutte le gerarchie superiori. Ciò che nasce dalla madre dell’uomo non è nato sulla Terra: solo il teatro, per così dire, è nato sulla Terra. In ciò che è dato dall’ereditarietà fisica si incarna una meravigliosa struttura mondiale, formata nei mondi soprasensibili nell’esistenza solare.
Se si comprendono queste cose con la giusta capacità di comprensione, non si può fare a meno di guardare il Sole e dire: «Bello è il suo splendore fisico, bello è ciò che scende sulla Terra sotto forma di calore solare». Ma se ci compenetriamo con la conoscenza di ciò che il Sole è in realtà, sentiamo che lassù, dove la sfera solare attraversa il mondo, c’è il teatro in cui le future generazioni di esseri umani vengono dapprima plasmate nei loro modelli spirituali. Lì operano le gerarchie superiori, in nesso con le anime umane che nella vita terrena precedente erano sulla Terra, per formare gli uomini del futuro. Questa sfera solare è in realtà l’embrione spirituale di ciò che noi intuiremo come vita terrena futura; ed è, in fondo, la prima metà dell’esistenza solare che trascorriamo in modo tale da plasmare, insieme agli dei, dall’esistenza solare, il nostro futuro essere umano sulla Terra.
Quando abbiamo vissuto metà del tempo dell’esistenza tra la morte e una nuova nascita e siamo arrivati a ciò che nei miei «Misteri» ho chiamato «l’altezza di mezzanotte», inizia un altro lavoro. Abbiamo sentito che l’esistenza solare è pura bontà. Se solo ciò che vi ho descritto fosse stato elaborato dalla saggezza superiore dei mondi, sulla Terra non sarebbero venuti esseri umani, ma esseri angelici, divini, benevoli. Ma questi esseri divini e benevoli non avrebbero libertà: non ci sarebbe nulla di libero in loro, perché sarebbe conforme alla loro natura, all’esistenza solare da cui hanno avuto origine, fare solo il bene. Non avrebbero scelta tra il bene e il male.
Nella seconda metà dell’esistenza solare una parte di ciò che è diventato realtà umana viene trasformata dal lavoro dell’esistenza solare in modo tale da dissolversi, per così dire, in un’immagine. Inizialmente l’uomo viene formato in modo tale che nel suo organismo dovrebbe diventare un essere puramente buono; ma poi, nella seconda metà dell’esistenza solare, una parte di ciò che viene formato nell’uomo non si forma in una realtà, ma solo in un’immagine, cosicché intraprendiamo il nostro ulteriore cammino nell’esistenza solare in parte come realtà spirituale, in parte come immagine. Da ciò che è realtà spirituale viene creata la base per il nostro corpo nella futura esistenza terrena; in ciò che è solo immagine viene creata la base per il nostro capo, per la nostra testa. Poiché è solo immagine, essa può riempirsi di materia molto più densa, di materiale osseo. Ma allo stesso tempo, in questa parte che è immagine, che non è realtà spirituale ma è immagine, si inserisce ciò che noi qui sulla Terra viviamo ancora nell’eco di questa immagine. Ciò che il nostro stomaco, il nostro fegato e così via vogliono, lo viviamo come necessità naturale; ciò che è in noi come impulso morale lo viviamo qui sulla Terra spiritualmente. Quello che viviamo spiritualmente, quello che risuona dalla nostra coscienza come impulso morale, si forma, secondo la predisposizione, in ciò che qui diventa immagine, nella predisposizione solare dell’uomo.
Ora, miei cari amici, la Terra, nella sua evoluzione, e l’evoluzione dell’umanità sulla Terra, hanno una storia. La civiltà, la cultura si sviluppano nel corso della storia. Anche la vita solare, che attraversiamo in un lungo periodo tra la morte e una nuova nascita, ha una storia. Il risultato più importante nella storia della Terra è il mistero del Golgota, e nella storia della Terra distinguiamo gli eventi, i fatti prima del mistero del Golgota e dopo il mistero del Golgota. In modo simile, anche nella vita solare che l’uomo attraversa tra la morte e una nuova nascita bisogna distinguere tra ciò che è avvenuto prima dell’evento del Golgota sulla Terra e ciò che è avvenuto dopo.
Ma la cosa sta così: se consideriamo la vita terrena fino all’evento del Golgota, troviamo che sulla Terra non è presente l’entità del Cristo; il Cristo è atteso sulla Terra, ma non è ancora arrivato, è ancora nella sua esistenza solare. Gli iniziati nei misteri avevano i mezzi e le vie per partecipare alla vita solare dai loro luoghi misterici. Quando gli iniziati potevano elevarsi a una conoscenza al di fuori del loro corpo, allora giungevano al Cristo attraverso l’iniziazione al di fuori dell’esistenza terrena, perché il Cristo si trovava nel Sole. Dopo ciò che è accaduto sulla Terra attraverso il mistero del Golgota, il Cristo non è più nel Sole: si è unito all’esistenza terrena. Prima il Cristo era presente nella vita solare, poi non c’è più; esattamente al contrario della vita terrena, dove il Cristo prima non c’è e poi c’è.
Ma così come l’impulso del Cristo interviene radicalmente nella vita terrena, così interviene anche nella vita solare. Come qui sulla Terra ci costa uno sforzo approfondire in noi stessi la vita animica in modo tale da poter sperimentare il Cristo, così accade che, se desideriamo che la nostra vita interiore sia pervasa dal Cristo, che noi stessi siamo cristianizzati, durante la vita solare diventa difficile avere una visione d’insieme dell’uomo nella sua essenza, come ho detto prima. In particolare nei tempi antichi dell’evoluzione dell’umanità, quando sulla Terra regnava una chiaroveggenza istintiva, era difficile vedere l’uomo dopo la morte nella vita solare. Il fatto che l’uomo sulla Terra vedesse in sé qualcosa di spirituale gli rendeva difficile, proprio nella vita solare, vedere il mistero dell’uomo come mondo esterno. Prima del mistero del Golgota era il Cristo a dare all’uomo, nell’esistenza solare, la forza di vedere realmente l’essere umano nella sua totalità.
Dal mistero del Golgota in poi, noi esseri umani sulla Terra dobbiamo attraversare quell’approfondimento interiore che può derivare dalla contemplazione del mistero del Golgota, dal vivere nel mistero del Golgota, dalla partecipazione alla vita di Cristo. In questo modo, durante la nostra esistenza terrena, possiamo raccogliere in noi, in libera coscienza, quelle forze che possiamo portare con noi attraverso la morte e che ci danno la forza di vedere l’essere umano nell’esistenza solare. E se il Cristo, prima del mistero del Golgota, ha dato all’uomo, nella vita tra la morte e la nuova nascita, la forza di vedere l’uomo nell’esistenza solare, dopo il mistero del Golgota egli, durante la vita terrena, prepara l’uomo affinché possa vedere, nell’esistenza solare, l’intero essere umano nella sua pienezza. Così, solo guardando dall’esistenza terrena all’esistenza solare, possiamo imparare a conoscere appieno l’essenza del cristianesimo.
Nell’esistenza solare, come abbiamo visto, conosciamo una prima metà in cui l’uomo viene inizialmente formato nella realtà, dove è tutto bontà; poi viene generato l’immaginario che irrompe nella vita umana successiva, che libera l’uomo, e in cui è contenuto il germe dell’esperienza morale. Se ora ci avviciniamo con la scienza iniziatica a ciò che nasce nell’uomo come predisposizioni morali e come forze salutari, allora non vediamo nulla di giusto con la nostra immaginazione, ispirazione e intuizione se non ci lasciamo penetrare, se non lasciamo che la nostra immaginazione, ispirazione e intuizione siano penetrate da ciò che può diventare attraverso quella sfera in cui l’uomo ora, a poco a poco, scivola fuori dall’esistenza solare: la sfera dell’esistenza di Marte, dell’esistenza di Giove, dell’esistenza di Saturno.
Se vogliamo valutare questa seconda metà della vita umana tra la morte e una nuova nascita nel suo nesso, dobbiamo guardare indietro alla nostra vita e vedere certe epoche che durano sette anni. Ma per poterle vedere nel loro nesso dobbiamo, come ho già accennato, aver superato il sessantatreesimo anno. Se guardiamo indietro al periodo compreso tra il quarantaduesimo e il quarantanovesimo anno di vita, ciò che ci irradia da questo tratto di vita sono i segreti di Marte. Dal quarantanovesimo al cinquantaseiesimo anno di vita ci irradiano i segreti di Giove; e dal cinquantaseiesimo al sessantatreesimo anno di vita ci irradiano i segreti di Saturno. Semplicemente attraverso questa retrospettiva, con ciò che ci risplende incontro, possiamo comprendere ciò che avviene in Marte, ciò che avviene in Giove, ciò che avviene in Saturno per la preparazione dell’uomo a una nuova esistenza terrena.
Perché qui, dove l’uomo entra dopo aver attraversato l’esistenza solare, prima nell’esistenza di Marte, poi in quella di Giove e più tardi in quella di Saturno, qui agiscono per l’uomo in modo manifesto le entità delle gerarchie superiori: i Troni, i Cherubini, i Serafini. E precisamente in modo tale che, con la sfera di Marte, compaiono i Troni; con la sfera di Giove, i Cherubini; con la sfera di Saturno, i Serafini.
Se attraversiamo questa seconda metà della vita tra la morte e una nuova nascita, allora è di nuovo, in un certo senso, il contrario di come è nella vita terrena. Qui, nella vita terrena, stiamo sulla Terra e guardiamo fuori nell’immensità del mondo stellare: vediamo la meraviglia del mondo stellare e lasciamo che la sua grandezza agisca su di noi. Quando invece, dall’esistenza solare, procediamo preparandoci alla futura vita terrena attraverso le sfere di Marte, Giove e Saturno, ovunque guardiamo ci troviamo in una vita spirituale. Ma guardiamo giù verso la Terra. La Terra non ci appare nella forma fisica che abbiamo qui intorno; ci appare invece – vorrei dire nella direzione della Terra – una vita spirituale imponente, tessuta dagli eventi di Marte, Giove e Saturno, tessuta dalle azioni dei Serafini, dei Cherubini e dei Troni.
Ora non è più come prima, quando sentivamo tutto il mondo dentro di noi: sentivamo in noi gli Exusiai, i Kyriotetes, i Dynamis. Adesso, guardando in basso, vediamo le azioni dei Serafini, dei Cherubini e dei Troni innanzitutto fuori di noi; vediamo sotto di noi il cielo soprasensibile, perché il mondo puramente spirituale è per noi al di sopra. Vediamo il cielo soprasensibile, guardiamo giù nelle sfere di Marte, Giove e Saturno, e vediamo vivere, lottare e lavorare a modo loro Troni, Cherubini e Serafini. Ma quale spettacolo si offre a noi quando vediamo questo lavoro? Si offre lo spettacolo di vedere, in modo soprasensibile, tra i Serafini, i Cherubini e i Troni, ciò che sarà il compimento del nostro karma nella prossima vita terrena, ciò che sperimenteremo come esseri umani attraverso altri esseri umani, perché in un certo senso abbiamo intessuto un karma con loro. Lo viviamo prima attraverso le azioni divine tra i Serafini, i Cherubini e i Troni: essi decidono tra loro ciò che vivremo nella prossima esistenza terrena come compimento del nostro karma.
Gli dei sono davvero i creatori dell’uomo, ma creano anche il nostro karma. Il fatto che gli dei vivano l’adempimento karmico prima nell’immagine del cielo ci dà un’impressione che rimane impressa mentre continuiamo la nostra esistenza. Accogliamo su di noi il nostro karma, così come si realizzerà, perché lo vediamo prima nelle azioni divine dei Serafini, dei Cherubini e dei Troni. In questa visione sperimentiamo ciò che ci accadrà nella prossima vita terrena realizzato dagli dei.
Da ciò si vede che, attraverso la scienza dell’iniziazione, si può acquisire la conoscenza del karma, se si segue la vita umana nella seconda metà del passaggio dalla morte alla nuova nascita e si è in grado di decifrare ciò che avviene, attraverso i Troni, i Cherubini e i Serafini, nelle sfere di Marte, Giove e Saturno. Chi ha imparato a guardare indietro alla propria vita, nello spirito, dal quarantaduesimo al quarantanovesimo anno di età, ha anche la possibilità di penetrare nei segreti di Marte, negli avvenimenti marziani, e di vedere in un certo senso ciò che lì avviene: principalmente tra i Troni, ma in generale tra Troni, Serafini e Cherubini, quando l’uomo attraversa questa sfera.
Solo nella vita terrena non è possibile giudicare il karma di un uomo e i suoi effetti: bisogna ricorrere al mondo soprasensibile. Se si vogliono fare studi sul karma, bisogna guardare proprio a quella parte del mondo che l’uomo attraversa tra la morte e una nuova nascita nelle sfere di Marte, Giove e Saturno. Per certi uomini è proprio ciò che si svolge nella sfera di Marte a determinare la loro prossima vita terrena. Tra la morte e la nuova nascita essi guardano alla sfera di Marte e vedono ciò che vi si svolge. Lì prevale ciò che vorrei chiamare la «parola del mondo»: tutto è parola. Gli esseri di Marte sono esseri di parola, se posso usare questa espressione.
Immaginate: l’uomo è fatto di carne e sangue, parla e con ciò mette in movimento l’aria; quando le onde d’aria colpiscono il nostro orecchio, noi sentiamo, i suoni si incarnano nelle onde d’aria. Così gli esseri marziani sono formati da tali onde: tutto il loro essere consiste in parole. Ascoltando con lo spirito, si sperimentano queste entità. Se si guarda indietro nella propria vita dopo il periodo compreso tra i quarantadue e i quarantanove anni, quando questa sfera è quella che influisce maggiormente sull’uomo tra la morte e la nuova nascita, quando viene elaborato principalmente il suo karma, allora ciò che vivrà sulla Terra è strettamente connesso con l’esistenza di Marte. Egli guarda dall’aldilà attraverso la sfera di Marte nel tempo determinante; si forma una vita terrena che è strettamente connessa con l’esistenza di Marte.
Prendiamo un esempio: prendiamo un uomo che ha vissuto nel tempo in cui gli arabi, sotto l’impulso di Maometto, dall’Asia e dal Nord Africa si riversarono in Europa in modo bellicoso e minacciarono i regni spagnoli, instaurando il dominio moresco e arabo. Prendiamo un uomo che, in quel periodo, prima dell’espansione del dominio arabo in Africa, secondo le usanze dell’epoca, ha studiato la scienza della conoscenza. Una persona del genere esisteva: egli accolse nel Nord Africa – non proprio come, ma in modo simile a quanto sapete storicamente di Sant’Agostino – la scienza nordafricana. Non mi riferisco a Sant’Agostino, ma a un altro personaggio che in seguito accolse la scienza nordafricana in modo leggermente diverso, con influenze arabo-moresche. Questa personalità giunse poi in Spagna, nell’odierna Spagna, dove subì una sorta di trasformazione nelle sue convinzioni, si orientò maggiormente verso una visione cristiana e confuse le concezioni arabe accolte in precedenza con quelle cristiane.
In questa personalità entrò poi qualcosa che era già una sorta di scienza cabalistica: non ancora quella che si chiama comunemente cabalistica, ma già alcuni approcci al modo di pensare cabalistico entrarono in essa. Così questa personalità accolse in sé molti dubbi, dubbi interiori e insicurezza interiore, e morì anche in questa insicurezza. Era una personalità maschile che, relativamente poco tempo dopo, nel Medioevo, prima della metà del Medioevo, rinacque come donna; e tutto ciò che la vita aveva accumulato in questa personalità in termini di dubbi si radicò più profondamente nella sua natura. Questa personalità riapparve più tardi, e riapparve in modo tale che, in parte già prima, in parte nella vita tra la morte e una nuova nascita, passò dalla vita femminile a una vita maschile in modo tale da plasmare il suo destino per la prossima vita terrena attraverso la sfera di Marte. Fu così collegata alla prossima vita con tutto ciò che vive e tesse sulla Terra come un giudizio intellettuale acuto, un giudizio intellettuale che aveva spesso un carattere concettuale-bellicoso. Da quella personalità che ho caratterizzato in due incarnazioni nacque poi Voltaire.
Vedete come, nella vita tra la morte e una nuova nascita, attraverso il nesso dell’uomo con ciò che vive dietro le stelle, si forma la vita terrena. Noi impariamo a conoscere la vita terrena nel suo corso storico solo se possiamo guardare al nesso di una vita umana con altre vite terrene dello stesso uomo. Da dove provengono le cose che, come cause ed effetti, sono presenti nelle epoche precedenti dell’evoluzione storica e che si trasferiscono nella nuova epoca? Sono gli esseri umani stessi a trasferirle. Tutti voi che siete qui seduti avete trasferito ciò che vivete nell’attuale periodo di civiltà dalle vostre esperienze nelle epoche precedenti. Sono gli uomini stessi a formare la storia; ma comprendiamo questo formarsi della storia solo se siamo in grado di guardare, non solo di chiacchierare in modo astratto, ma di guardare concretamente a ciò che accade agli uomini tra la morte e la nuova nascita.
Di particolare importanza, per la comprensione della vita terrena umana, è considerare quell’evoluzione karmica che si svolge quando l’uomo porta con sé, dalla sua precedente vita terrena, la condizione particolare di creare gli impulsi principali del suo karma nell’esistenza di Saturno. Gli uomini che creano gli impulsi principali del loro karma nell’esistenza di Marte diventano come Voltaire. Sono fortemente legati con tutti i loro pensieri alla vita terrena, la criticano, la combattono e così via; e trovano anche che sia giusto riassumerla in sentenze, nel caso di Voltaire in modo geniale.
Diverso è il caso in cui il karma è formato principalmente dagli impulsi di Saturno. Questi impulsi di Saturno hanno in realtà un effetto molto particolare sull’uomo. Già la visione dei segreti di Saturno, che si intravede quando si guarda indietro alla propria vita terrestre tra i cinquantasei e i sessantatré anni, ha in molti aspetti qualcosa di fortemente opprimente, sconvolgente: è in un certo senso estranea alla vita terrestre. Chi, attraverso la scienza dell’iniziazione, nel corso degli anni tra il cinquantaseiesimo e il sessantatreesimo anno di vita, sperimenta gradualmente come i misteri di Saturno si svelino a lui, lo sperimenta in modo drammaticamente crescente, sconvolgente, e in modo che diventa sempre più difficile da vivere, perché attacca la vita. Ma si vorrebbe dire: tutto il meraviglioso significato dell’uomo può essere scoperto nel suo nesso, se si guarda come si forma il karma in questa sfera.
Anche qui un esempio; devo però anticipare una cosa. Tra voi, miei cari amici, potrebbe sorgere una domanda del tutto legittima, basata sull’affermazione che anch’io faccio spesso nei libri e nelle conferenze, secondo cui nei tempi antichi esistevano grandi iniziati che vivevano tra gli uomini. Potreste chiedere: dove sono ora, in questo tempo successivo? E probabilmente, se guardate intorno a voi nel presente, non potrete affermare che molte delle persone che agiscono nel presente abbiano il carattere degli iniziati, e questo è così ormai da molto tempo. Quindi bisogna porre la domanda: dove sono gli iniziati nelle loro incarnazioni successive?
Chi, in una precedente incarnazione, era anche esteriormente un iniziato con piena coscienza, non deve necessariamente diventarlo di nuovo in una successiva incarnazione. L’iniziazione può rimanere nel subconscio. L’uomo deve semplicemente usare il corpo che gli viene dato da qualsiasi epoca. I corpi odierni non sono molto adatti alla scienza spirituale: sono un ostacolo continuo, perché provengono da un’epoca materialistica, e a maggior ragione lo è la nostra educazione fin dall’infanzia. Se si cresce in essa e si era precedentemente un iniziato in tempi antichi, non si può estrinsecarsi all’esterno ciò che è rimasto dell’iniziazione per questa incarnazione. Si impara a scrivere, ma nella scrittura attuale non è possibile esprimere ciò che un tempo era scienza degli iniziati; e così in altri rapporti della vita. Così gli iniziati delle epoche precedenti si manifestano in modo diverso nella vita, ma non come iniziati. Molte vite nel presente e nel passato immediato rimandano a un’iniziazione precedente.
Vorrei farvi un esempio, un esempio di una personalità realmente iniziata nelle vite terrene precedenti. Si trattava di una personalità iniziata ai misteri ibernici, i misteri dell’Irlanda, nel primo secolo cristiano, quando i grandi misteri antichi dell’Irlanda erano già in declino, ma conservavano ancora il grande sapere. Viveva allora una personalità che era iniziata a un grado superiore. Ora, i misteri irlandesi erano di una profondità molto particolare: non di una profondità intellettuale, ma di una profondità umana in generale. Una delle impressioni cultuali che si riceveva era questa: dopo essere stati preparati a lungo sull’illusorietà della verità sulla Terra, sulla possibilità del dubbio, si doveva sperimentare in immagini ciò che solo attraverso l’immagine può fare una grande impressione.
L’allievo veniva portato davanti a due statue. Una appariva completamente elastica, ma vuota all’interno; per il resto era di dimensioni maestose e produceva un’impressione imponente con tutto il suo effetto. L’allievo doveva toccarla. Questo toccare lo sconvolse interiormente in modo terribile: la statua dava l’impressione di essere viva; si affondava il dito, si ritraeva, e subito la forma si ricomponeva. Si aveva l’impressione di una vita che era lì e che si ricomponeva non appena veniva anche solo leggermente distrutta. Questo doveva rappresentare tutto ciò che nell’uomo è solare.
L’altra statua era più plastica. Anche in questo caso la si tastava; l’impressione che ne derivava rimaneva. Solo quando, il giorno dopo, si veniva condotti nuovamente lì, durante la notte tutto era stato ripristinato. Tali riti cultuali provocavano una trasformazione della vita interiore. Una personalità che all’epoca viveva anch’essa come personalità maschile aveva ricevuto una profonda impressione in questi misteri irlandesi. Capirete, miei cari amici, che quando oggi si citano esempi di incarnazione si incontrano facilmente incarnazioni maschili, perché nelle epoche precedenti erano quasi esclusivamente gli uomini a svolgere un ruolo. Le incarnazioni femminili si collocano nel mezzo. Oggi, in cui la donna comincia a svolgere un ruolo importante nell’evoluzione storica, si prepara il tempo in cui si parlerà in modo intenso delle incarnazioni femminili.
Troviamo dunque una personalità sulla quale le cerimonie cultuali d’iniziazione dei misteri ibernici hanno fatto un’enorme impressione, l’hanno toccata profondamente interiormente; e si può dire che, attraverso ciò che ha vissuto, è stata così colmata da tali impressioni interiori da dimenticare completamente la Terra con tutta l’anima. Dopo aver vissuto anche un’esistenza femminile, nella quale solo nello stato d’animo generale si manifestava qualcosa degli impulsi iniziatici precedenti, nel XIX secolo tornò sulla Terra come personalità importante del XIX secolo, ma una personalità che subì le conseguenze del proprio karma nella sfera di Saturno, in quella sfera dove si vive tra esseri che, in fondo, non hanno alcun presente.
Questo è ciò che è incredibilmente sconvolgente quando si guarda con chiaroveggenza la sfera di Saturno, nel senso che ho spiegato: nella sfera di Saturno vivono esseri che in realtà non hanno un presente, ma guardano solo al loro passato. Ciò che fanno avviene inconsciamente, e un’azione che compiono giunge alla coscienza solo quando è avvenuta, quando è inscritta nel karma mondiale. La conoscenza di questi esseri, che trascinano il loro passato come una coda di cometa spirituale, ha un effetto sconvolgente. A queste entità, che non prendono parte al presente, questa personalità, che una volta era stata iniziata, che era cresciuta al di là dell’esistenza terrestre, portava la sua anima: formava il suo karma.
È davvero come se, in modo grandioso e maestoso, tutto ciò che è stato vissuto come esistenza iniziata illuminasse da lontano l’intero passato delle vite terrene dell’essere umano. Ciò che è stato vissuto attraverso l’iniziazione ibernica vive come una fecondazione di questo passato. Quando questa personalità apparve sulla Terra, c’erano ormai impulsi futuri dovuti al contrasto in cui l’anima doveva ora svilupparsi sulla Terra. Quando quest’anima, immediatamente dopo essere scesa sulla Terra dalla sfera di Saturno, distolse lo sguardo dal passato in modo tale che esso fosse illuminato dalla luce dell’iniziato, formò il contrasto: saldamente piantata sulla Terra, ma guardando al futuro, estrinseca idee, impulsi e sensazioni importanti e di ampio respiro. Da questo iniziato ibernico nacque Victor Hugo.
In realtà vediamo un essere umano solo quando lo guardiamo nel nesso della sua evoluzione, anche tra la morte e una nuova nascita. Lo vediamo con le sue qualità morali, religiose, etiche, quando lo guardiamo in questo modo. Una personalità non diventa più povera se la esaminiamo alla luce dello spirito, ma più ricca.
Come si può comprendere, attraverso esempi così precisi, tratti con estrema accuratezza dalla Scienza dello Spirito e dall’evoluzione dell’umanità, la vita dell’uomo, l’interazione del mondo con gli uomini? Come si può comprendere, ad esempio, attraverso un terzo esempio, alcune cose che altrimenti potrebbero essere misteriose per chi guarda con mente aperta? Come si può comprendere, attraverso un nesso karmico in questi casi, qualcosa che appare molto strano, che altrimenti sarebbe incomprensibile?
Qui vediamo anche una sorta di misteri, ma misteri completamente decaduti: i misteri che un tempo hanno avuto un ruolo importante in America, ma che sono caduti in decadenza, tanto che le rappresentazioni che si sono formate del culto e lo svolgimento stesso del culto sono diventati, direi, del tutto infantili rispetto alla grandezza che esisteva in passato. Nel superstizioso, magico, misterioso di questi misteri, prima della scoperta dell’America – quindi non molto tempo fa –, si manifesta ancora qualcosa della forza, della forza suggestiva di questi antichi misteri.
In essi viveva ancora una personalità di cui voglio parlare, che entro questi misteri non ricevette solo rappresentazioni, ma anche impressioni di forze essenziali, designate come Taotel, Quitzalkaotel, Tetzquatlipoka: entità che tuttavia esercitano un’influenza forte, ma direi impura, sull’uomo. È spesso caratteristico dei misteri decaduti esercitare un’influenza impura in relazione all’etica. Vediamo questa personalità rinascere più tardi come uomo, fortemente compenetrata nel subconscio da ciò che può emanare, come forza suggestiva, da tali misteri. La vediamo rinascere come Eliphas Levi e, in lui, rivivere semplicemente, con concetti astratti, razionalistici, puramente esteriori, ciò che in realtà è un essere misterico decaduto. Subito viene gettata luce su un fenomeno altrimenti enigmatico: qualcosa che ha del grandioso nei suoi scritti, ma anche qualcosa che rende l’anima umana del tutto incoerente, persino, in un certo senso, stupida e ottusa.
Ovunque guardiamo, la vita ci si chiarisce attraverso i nessi che l’Antroposofia deve indicare non in modo astratto, ma concreto. Ma potete immaginare, miei cari amici, di ricevere descrizioni autentiche di ciò che sta al di là della vita terrena senza provare un movimento interiore dell’animo, un riscaldamento interiore e un illuminarsi dell’anima? La vita umana tra la nascita e la morte non appare forse diversa, non si sente forse diversa, quando si lascia che queste descrizioni della vita soprasensibile agiscano realmente, con tutta la loro forza interiore, sull’anima? Allora si guarda e si sa: siamo scesi da un mondo che può essere descritto; portiamo nel mondo fisico ciò che ha vissuto tra gli dei.
Comprenderlo solo teoricamente non è l’essenziale. Sentirsi così come uomo – essere discesi da una sfera che può essere descritta in questo modo – significa che noi, come uomini nel nostro corpo fisico-sensibile sulla Terra, ci sentiamo responsabili di diventare degni di ciò che è disceso con noi. Se la conoscenza diventa degna, negli impulsi volitivi interiori, della vita animica prima della discesa attraverso la nascita, allora ciò che viene insegnato nell’Antroposofia diventa immediatamente morale. Questo rafforzamento degli impulsi morali è un aspetto essenziale dell’Antroposofia. Credo che ciò sia emerso anche dal modo in cui sono state descritte queste tre conferenze.
Consideriamo ora l’altro aspetto, quello della morte, che conclude la vita fisica terrena. Essa pone il nulla al posto di dove l’uomo ha vissuto. Ma se descriviamo ciò che abbiamo potuto descrivere del mondo soprasensibile, allora dietro il nulla sorge il mondo spirituale degli dei, e l’uomo acquisisce la coscienza di avere la forza di iniziare il lavoro per un nuovo corpo fisico là dove il nulla del suo corpo fisico si è posato. Questo dà il forte impulso religioso, e questo dà l’impulso religioso reale.
Così, miei cari amici, dall’Antroposofia nasce un’immagine della vita del mondo, della vita dell’uomo; e così dall’Antroposofia prendono forza gli ideali morali e religiosi. Di questo contenuto dell’Antroposofia ho voluto parlarvi in queste tre brevi conferenze che ho potuto tenere davanti a voi.
Vorrei concludere queste conferenze richiamando l’attenzione su ciò che deve esistere anche tra di noi come Antroposofia vivente, come Antroposofia essenziale, affinché, quando ci separiamo fisicamente, rimaniamo uniti nello spirito. I nostri pensieri si ritroveranno e in realtà non ci separeremo. Poiché acquisiamo comprensione attraverso l’Antroposofia, attraverso la contemplazione del sovrasensibile, sappiamo che le personalità che l’Antroposofia ha riunito possono sempre stare insieme nello spirito e nell’anima. Concludiamo quindi questa serie di conferenze dicendoci: noi, io e voi, siamo stati insieme per un po’ nello spazio; restiamo fortemente uniti nello spirito! Con questo concludo le mie riflessioni.
Ieri mi sono permesso di chiarire alcune cose sul karma della Società Antroposofica per gli amici che erano qui. Oggi vorrei discutere qualcosa che ha a che fare con questo, e lo dirò in modo tale che anche ciò che dirò oggi possa essere compreso di per sé.
Tutto ciò che deve essere realizzato nell’attuale momento dell’evoluzione dell’umanità, per preparare gli eventi spirituali del prossimo e del lontano futuro, è legato a ciò che ho spesso chiamato, tra i nostri amici antroposofi, l’evento di Michele; e proprio oggi vorrei discutere alcuni aspetti di questo evento di Michele che hanno un nesso con il movimento antroposofico.
Quando parliamo di un fenomeno come l’evento di Michele, dobbiamo assolutamente partire dalla rappresentazione che il mondo è costruito, in un certo senso, “per tappe”. Se guardiamo all’evoluzione cosmica solo con le forze che sono accessibili all’uomo oggi attraverso la sua vita terrestre tra la nascita e la morte, vediamo come l’umanità si è sviluppata sulla Terra, come popoli antichi si siano formati da popoli ancora più antichi; come poi, gradualmente, attraverso l’Oriente, attraverso le popolazioni indiana, persiana, araba ed egizio-caldaica, si sia formata quella greco-romana; come poi dalla greco-romana sia divenuto il Medioevo e come infine sia sorta la nostra epoca più recente, con tutti i suoi tumulti, ma anche con tutto ciò che ha portato di grande dal punto di vista tecnico. Ma sia “al di sotto”, vorrei dire, che “al di sopra” di questa superficie che vediamo nel corso dei popoli, vediamo evoluzioni, sviluppi che non sono vissuti dagli uomini, ma da entità spirituali: entità spirituali che stanno in un certo nesso con l’evoluzione dell’umanità.
Il regno degli Angeloi, degli angeli in senso cristiano, ha a che fare direttamente con l’evoluzione dei singoli esseri umani. Questo regno degli Angeloi comprende quelle entità che guidano il singolo uomo, nella misura in cui egli ha bisogno di una tale scorta, di una tale guida, da una vita terrena all’altra; esse sono le protettrici dell’uomo in tutto ciò in cui egli ha bisogno di tale protezione. Esse sono quindi, anche se sovrasensibili agli occhi terrestri, direttamente collegate all’evoluzione dell’umanità.
Ma proprio nel regno spirituale adiacente sviluppano la loro attività quelle entità che chiamiamo gerarchia degli Arcangeloi, gli Arcangeli. Questi Arcangeloi hanno a che fare con molte cose che giocano un ruolo nell’evoluzione dell’umanità: non con il singolo uomo, ma con i nessi tra gli uomini. È il caso, ad esempio, di quanto ho già menzionato più volte nelle conferenze antroposofiche, ovvero che gli sviluppi dei popoli sono governati da esseri arcangelici. Ma è anche vero che certe epoche dell’evoluzione terrestre sono preferibilmente influenzate, determinate da esseri arcangelici ben precisi.
Nei tre secoli che hanno preceduto l’ultimo terzo del XIX secolo, cioè nel XIX, XVIII, XVII e in parte del XVI secolo, possiamo essenzialmente rappresentarci il mondo civilizzato sotto il dominio di quell’Arcangelo che i cristiani che possono parlare di queste cose chiamano Gabriele. Quindi, durante questo periodo, era l’epoca di Gabriele.
Questa epoca di Gabriele ha un grande significato per tutta la recente evoluzione dell’umanità. Perché, in fondo, dal mistero del Golgota in poi, gli uomini hanno vissuto sulla Terra in questo modo: l’alto essere solare Cristo è disceso dal Sole sulla Terra attraverso il mistero del Golgota, ha assunto un corpo nel corpo di Gesù, si è legato al destino della Terra. Ma poiché l’entità del Cristo rimase così legata alla Terra, l’impulso del Cristo non poté ancora agire sull’afferrare il fisico e l’eterico interiori dell’umanità. Ciò è stato possibile solo sotto l’impulso di Gabriele, che ha avuto inizio circa tre secoli prima dell’ultimo terzo del XIX secolo. Così, solo da questo momento esiste un’umanità che interiormente – anche se finora non l’ha ancora fatto – può essere compenetrata dall’impulso del Cristo già attraverso le forze ereditarie.
Gabriele governa infatti entro l’umanità tutto ciò che sono forze ereditarie fisiche. Egli è in particolare lo spirito sovrasensibile legato alla successione delle generazioni; è, direi, il grande spirito protettore delle madri, nella misura in cui queste madri mettono al mondo bambini umani. Gabriele ha a che fare con le nascite, ha a che fare con lo sviluppo embrionale dell’uomo. Le forze di Gabriele risiedono in tutto ciò che sta alla base della riproduzione fisica come elemento spirituale; cosicché, in realtà, solo a partire da quest’ultimo regno di Gabriele la riproduzione fisica dell’umanità sulla Terra è entrata in nesso con l’impulso del Cristo.
Poi, dalla fine degli anni Settanta del secolo scorso, inizia il regno di Michele. È un regno completamente diverso da quello di Gabriele. Mentre nei tre secoli precedenti il regno degli Arcangeli doveva essere ricercato negli impulsi spirituali del fisico, in tutto ciò che da allora si è diffuso come regno di Michele opera proprio quell’Arcangelo che ha a che fare preferibilmente con le qualità spirituali, con le qualità razionali dell’umanità: quindi con tutto ciò che riguarda l’evoluzione spirituale, razionale dell’umanità, la civiltà spirituale. Ed è di straordinaria importanza per la comprensione del contesto terrestre dell’umanità che il regno di Gabriele, che, direi, afferra nello spirituale ciò che è più fisico, sia sempre sostituito dal regno di Michele, che ha a che fare proprio con tutto ciò che nella civiltà è il cosiddetto spirituale.
Se dunque vogliamo cercare la divinità arcangelica protettrice della riproduzione fisica, allora guardiamo all’Arcangelo Gabriele; se vogliamo guardare allo spirito che nell’epoca della civiltà ha a che fare con l’evoluzione delle scienze, con lo sviluppo delle arti e così via, allora guardiamo all’essere arcangelico che, secondo l’uso cristiano, è chiamato Michele. Per quelle civiltà che sono determinanti nelle epoche, seguono sempre sette regni arcangelici uno dopo l’altro; così che il regno di Michele è stato preceduto da altri sei regni arcangelici. E se risaliamo ancora più indietro dai regni di Gabriele, giungiamo a un’epoca in cui Michele ha nuovamente esercitato il suo influsso sulla Terra. Così ogni regno degli Arcangeli è sempre la ripetizione di regni precedenti simili, e l’evoluzione degli Arcangeli stessi avviene contemporaneamente attraverso questo progresso. Dopo un certo tempo, dopo circa due millenni, lo stesso Arcangelo viene sempre al potere entro la civiltà determinante.
Ma questi regni, che durano circa trecento anni e poco più, differiscono essenzialmente l’uno dall’altro; non sempre in modo così marcato come differisce il regno di Michele da quello di Gabriele, ma differiscono comunque essenzialmente l’uno dall’altro. E qui possiamo dire: ogni volta che regna Gabriele, si prepara per il periodo successivo quell’epoca che separa i popoli gli uni dagli altri, che li differenzia, l’epoca in cui i popoli diventano più nazionalistici.
Potete chiedere: come mai nell’epoca attuale, in cui è entrata l’epoca di Michele, si manifesta sulla Terra un elemento nazionalistico così forte? Sì, spiritualmente si è preparato molto tempo prima; poi continua ad agire, si dissolve, e per molto tempo permangono le conseguenze, che spesso sono peggiori dell’epoca immediata. Perché solo gradualmente l’impulsività di Michele si insinua in ciò che è stato in gran parte lasciato dal dominio di Gabriele.
Ma ogni volta che inizia l’epoca di Michele, nell’umanità sulla Terra nasce la nostalgia di superare tutte le differenze etniche e di diffondere, tra i diversi popoli che in quel momento popolano la Terra, ciò che è emerso come la civiltà più elevata, come il contenuto spirituale più elevato in una determinata epoca. Il regno di Michele indica sempre il prevalere di un principio cosmopolitico, indica sempre la diffusione di un altissimo livello spirituale sulla Terra tra quei popoli – indipendentemente dalla lingua che parlano – che sono accessibili a questo livello spirituale. Perciò, dei sette Arcangeli che inviano i loro impulsi nell’evoluzione dell’umanità, Michele è sempre colui che dà all’umanità l’impulso del cosmopolitismo e, al tempo stesso, l’impulso di diffondere tra gli uomini ciò che di più prezioso esiste in un’epoca.
Se ora torniamo indietro nell’evoluzione dell’umanità e ci chiediamo: qual è l’epoca di Michele che precede la nostra? Arriviamo a quell’epoca che ha trovato la sua conclusione con quelle azioni cosmopolitiche che sono avvenute in Asia con le campagne di Alessandro, sulla base della vita spirituale greca, allora la più preziosa. Vediamo come, dalle fondamenta dell’antico sviluppo della civiltà, si formi l’impulso di trasmettere ai popoli orientali, di trasmettere all’Egitto, di diffondere in modo cosmopolitico tra tutti i popoli ricettivi, ciò che era stato raggiunto in Grecia, nella piccola Grecia, in termini di cultura spirituale. Accade qualcosa di enormemente significativo: dall’epoca di Michele si sviluppa la diffusione cosmopolitica di ciò che l’umanità aveva conquistato attraverso il mondo greco. E quando la città di Alessandria fiorisce nel nord dell’Africa, questo fiorire è, in un certo senso, il coronamento di quell’epoca di Michele.
Quella era l’epoca di Michele che precedeva. Poi vengono al potere gli altri sei Arcangeli e, nell’ultimo terzo del XIX secolo, alla fine degli anni Settanta, inizia nuovamente una nuova epoca di Michele. Ma mai prima d’ora, in tutta l’evoluzione terrestre, vi è stata una differenza così grande tra due epoche di Michele consecutive come quella tra l’epoca di Alessandro e quella in cui viviamo ora, dalla fine degli anni Settanta del secolo scorso. Tra queste due epoche di Michele si colloca infatti l’evento che dà il vero senso all’evoluzione terrestre: il mistero del Golgota.
Ora dobbiamo considerare ciò che Michele deve effettivamente fare nell’insieme del cosmo spirituale. Egli deve amministrare ciò che è spirituale, ma che culmina nella comprensione intellettuale dell’uomo. Michele non è lo spirito che coltiva l’intellettualità; ma tutto ciò che egli dà come spiritualità vuole illuminare l’umanità sotto forma di idee, sotto forma di pensieri, ma sotto forma di idee e pensieri che afferrano lo spirituale. Michele vuole che l’uomo sia un essere libero, che nei suoi concetti e nelle sue idee comprenda anche ciò che gli viene rivelato dai mondi spirituali.
Guardiamo un po’ a quell’epoca di Michele, com’era al tempo di Alessandro. Ho detto spesso che, nella nostra epoca, gli uomini sono molto, molto intelligenti, cioè hanno concetti, idee, rappresentazioni, sono intellettualistici, hanno un’intellettualità acquisita da sé. Ma anche al tempo di Alessandro gli uomini erano intelligenti. Solo che, se allora si fosse chiesto: “Da dove prendete i vostri concetti, le vostre idee?”, non avrebbero risposto: “Li abbiamo conquistati da noi stessi”. Ricevevano le rivelazioni spirituali e, con queste, anche le idee; cosicché non consideravano le idee come qualcosa che si fosse elaborato da sé, ma come qualcosa che veniva rivelato all’uomo insieme alla spiritualità.
E questa intellettualità celeste, in contrasto con quella terrestre odierna, era amministrata da Michele al tempo di Alessandro. Egli era il più eminente tra gli Arcangeli, nella misura in cui questi popolano il Sole. Era lo spirito che, dal Sole, non solo inviava i raggi solari fisico-eterici, ma inviava sulla Terra, nei raggi solari fisico-eterici, l’intellettualità ispiratrice. Allora gli uomini sapevano infatti che ciò che sviluppavano sulla Terra, come forza intellettuale, era un dono del cielo, un dono del Sole: inviato dal Sole. E lo spirito che invia direttamente l’intellettualità sulla Terra, in modo spirituale, è Michele. Questo era presente anche negli antichi misteri solari come un meraviglioso insegnamento iniziatico: che Michele dimora sul Sole, che lì amministra l’intelligenza cosmica e che questa intelligenza cosmica, ispirando gli uomini, è un dono di Michele.
Ma poi venne l’epoca in cui doveva essere preparato sempre più il dono dell’uomo di sviluppare l’intelletto dalla propria forza dell’anima: non solo di ricevere l’intelligenza del cosmo, ma di diventare intelligenti con le proprie forze. Ciò fu preparato dall’aristotelismo, da quella peculiare concezione filosofica del mondo che apparve al crepuscolo del mondo greco e che diede poi l’impulso alle spedizioni di Alessandro in Asia e in Africa. Nell’aristotelismo vi era, potrei dire, il distacco, la separazione dell’intelligenza terrestre dall’intelligenza cosmica. In ciò che poi fu chiamato la logica di Aristotele si trova la separazione di quel germe di pensiero che poi divenne l’intelligenza umana in tutti i secoli successivi.
E ora dovete considerare che, per così dire, come ultimo atto derivante dagli impulsi di Michele, vi è questa fondazione dell’intelligenza terrestre-umana e l’influsso della civiltà greca sui popoli allora predisposti al cosmopolitismo attraverso le spedizioni di Alessandro. Si tratta di un atto unitario.
Poi, all’epoca di Michele, subentrò quella di Oriphiel. L’Arcangelo Oriphiel divenne sovrano. Si verificò il mistero del Golgota. Quelle anime umane che, sotto il dominio di Michele, avevano coscientemente collaborato, nell’epoca di Alessandro, alle azioni di cui ho appena parlato, all’inizio dell’epoca cristiana erano radunate entro il Sole attorno all’Arcangelo Michele, che aveva ora ceduto il suo dominio sulla Terra a Oriphiel, ma che, nel regno del Sole, partecipava con coloro che dovevano servirlo come anime umane alla dipartita del Cristo dal Sole.
E questo è anche uno degli eventi che dobbiamo tenere presente: che nelle anime umane legate al movimento antroposofico è presente questa visione: noi siamo uniti a Michele sul Sole; il Cristo, che fino ad allora aveva inviato i suoi impulsi alla Terra dal Sole, se ne va dal Sole per unirsi all’evoluzione terrestre! Sì, pensate solo a questo evento significativo, sovrasensibile e cosmico, a questa visione particolare che ebbero quelle anime umane che allora erano schierate attorno a Michele come servitori degli Angeloi, dopo che egli aveva terminato il suo regno sulla Terra, e che in un certo senso partecipavano, entro la regione solare, al modo in cui il Cristo lasciava il Sole per unire il suo destino a quello dell’umanità terrestre. “Se ne va!”: questa era la grande esperienza.
Le anime umane non ricevono infatti le loro direttive solo sulla Terra, ma anche nella vita tra la morte e la nuova nascita. Così era soprattutto per coloro che avevano vissuto l’epoca di Alessandro. Un impulso grande e potente emanava dal momento cosmico-mondiale in cui queste anime videro il Cristo allontanarsi dal Sole. E per loro era chiaro che ora l’intelligenza cosmica stava gradualmente passando dal cosmo alla Terra. E Michele, e coloro che erano con lui, videro, in un certo senso, come gradualmente tutto ciò che prima fluiva dal cosmo sotto forma di intelligenza scendeva sulla Terra.
E Michele e i suoi – sia che fossero nel mondo spirituale o incarnati per una breve vita terrena – videro come, nel regno terrestre stesso, nell’VIII secolo dopo Cristo, arrivarono le radiazioni della vita intelligente, e sapevano: là sotto l’intelligenza continuerà a svilupparsi. E sulla Terra si poteva notare come apparivano i primi pensatori. Gli altri, che prima apparivano come grandi esseri, erano portatori di pensieri ispirativi. I pensatori autonomi apparvero solo a partire dall’VIII secolo dopo Cristo. Ed entro il coro degli Arcangeli, nella regione solare, risuonò dall’entità di Michele la parola potente: “Ciò che era la forza del mio regno, ciò che da qui è stato amministrato attraverso di me, non è più qui; deve continuare a fluire, a ondulare e a vibrare laggiù sulla Terra!”.
Questo era, a partire dall’VIII secolo, lo spettacolo della Terra vista dal Sole. Questo era anche il grande mistero: che le forze, che sono principalmente le forze di Michele, siano discese dal cielo sulla Terra. Questo era anche il grande mistero che, nelle scuole del tipo di quella di cui ho parlato ieri, per esempio nell’alta scuola di Chartres, era stato comunicato ad alcuni iniziati. Si potrebbe dire che prima, se si voleva sapere che cos’è l’intelligenza, bisognava guardare, attraverso i misteri, verso il Sole. Allora l’intelligenza sulla Terra non era ancora così visibile, ma gradualmente si diffuse la consapevolezza che esseri umani dotati di pensiero proprio, di intelligenza propria, si stavano sviluppando sulla Terra.
Uno di coloro che, all’interno della civiltà europea, ebbero, direi, le prime scintille del pensiero proprio germogliare nella loro anima fu proprio Scotus Erigena, di cui ho parlato spesso. Ma prima di lui ve ne erano già stati altri che avevano un pensiero proprio, non più solo un pensiero ispirativo, rivelato dall’alto. E questo pensiero proprio si diffuse sempre più.
Ma nell’evoluzione terrestre esisteva la possibilità di mettere questo pensiero proprio al servizio di qualcosa di speciale. Pensate: questo pensiero proprio era la somma degli impulsi scesi dal cielo sulla Terra dalla regione di Michele. Michele era stato inizialmente chiamato a lasciare che questa intelligenza terrestre continuasse a svilupparsi sulla Terra. Egli non era ancora presente; sarebbe tornato solo nel 1879. Inizialmente, questo pensiero terrestre si sviluppò in modo tale che Michele non poté ancora assumerne il dominio. Egli non poteva ancora attribuire agli esseri umani il pensiero proprio, perché il suo dominio, il suo tempo, non era ancora giunto.
Questo, che regnava come un profondo mistero nell’evoluzione dell’umanità sulla Terra, era noto solo in pochi misteri orientali. E così, in questi pochi misteri orientali, singoli discepoli, dotati di una predisposizione spirituale fondamentale e di una formazione adeguata, potevano essere iniziati a questo grande mistero. E per una combinazione di circostanze difficilmente comprensibile all’intelletto terreno comune, questo mistero, ben noto ad alcuni misteri orientali, toccò proprio quella corte imperiale di cui ho parlato al Goetheanum e in altri luoghi.
Proprio nell’VIII e all’inizio del IX secolo, questa corte regnante governava in Asia sotto il dominio di Harun al Raschid. Harun al Raschid era emerso dalla civiltà dell’arabismo, dalla civiltà di ispirazione maomettana. Ai suoi iniziati, o almeno a quelli che avevano raggiunto un certo grado di conoscenza, era stato rivelato proprio quel mistero di cui ho appena parlato. Proprio perché era toccata da questo mistero, la corte di Bagdad sotto il dominio di Harun al Raschid era in grado di comprendere il mistero di cui ho appena parlato.
Proprio perché a una parte dei consiglieri, che conoscevano fino a un certo grado, era penetrato il segreto di cui ho appena parlato, la corte di Bagdad, sotto il dominio di Harun al Raschid, era così splendente. Tutto ciò che vi era di saggezza, di arte, di profonda religiosità in Oriente si concentrava, sebbene con una coloritura musulmana, alla corte di Harun al Raschid. Mentre in Europa, alla corte di Carlo Magno, contemporaneo di Harun al Raschid, ci si occupava di mettere insieme i primi elementi di una grammatica e tutto era ancora semibarbaro, a Bagdad si trovava la residenza, il brillante vivaio della vita spirituale orientale e mediorientale.
Harun al Raschid riunì attorno a sé coloro che conoscevano le grandi tradizioni dei misteri dell’Oriente. E aveva al suo fianco un consigliere che, in passato, era stato un iniziato, e sulla cui impulsività spirituale agivano ancora le incarnazioni precedenti, e che divenne l’organizzatore di tutto ciò che veniva coltivato alla corte di Harun al Raschid: geometria, chimica e fisica, musica, architettura e altre arti, in particolare la brillante arte poetica. Nella brillante assemblea dei saggi di quella corte era presente una sensazione più o meno cosciente: l’intelligenza della Terra, che era discesa dal cielo sulla Terra, doveva essere messa al servizio dello spirito musulmano.
Ora pensate che dall’epoca di Maometto, dall’epoca dei primi califfi, l’arabismo si era diffuso dall’Asia all’Africa settentrionale fino all’Europa. Lì si diffuse attraverso le guerre. Ma insieme a coloro che diffusero l’arabismo in modo bellicoso fino alla Spagna – la Francia ne fu toccata, spiritualmente tutto l’Occidente europeo – arrivarono anche personalità importanti. E voi tutti conoscete bene quelle campagne militari dei re franchi contro i Mori, contro l’arabismo. Ma questo è l’aspetto esteriore, ciò che si svolge nella storia; molto più significativo è il modo in cui, all’interno dell’evoluzione dell’umanità, si svolgono sempre le correnti spirituali.
Poi sia Harun al Raschid che il suo importante consigliere attraversarono la porta della morte. Ma dopo essere passati attraverso la morte ed essere stati nell’esistenza tra la morte e una nuova nascita, perseguirono in modo singolare il loro obiettivo di portare il modo di pensare arabo nel mondo europeo, con l’aiuto del principio intelligente che si stava diffondendo in Europa.
Per questo, dopo che Harun al Raschid ebbe attraversato la porta della morte, vediamo come, dall’Asia, da Bagdad, attraverso l’Africa, attraverso la Spagna, attraverso l’Europa occidentale fino all’Inghilterra, l’anima di Harun al Raschid, mentre attraversava mondi spirituali, mondi stellari, fissasse lo sguardo, da Bagdad attraverso l’Asia Anteriore, attraverso la Grecia, attraverso Roma, fino alla Spagna, alla Francia, fino all’Inghilterra. Fu una vita tra la morte e la nuova nascita che continuò a rivolgere la sua attenzione al sud e all’ovest dell’Europa. E poi Harun al Raschid riapparve in una nuova incarnazione e divenne Lord Bacone, Bacone di Verulam. Bacone stesso è Harun al Raschid, che nel frattempo ha operato tra la morte e la nuova nascita nel modo che ho appena esposto.
Ma l’altro, che era il suo saggio consigliere, scelse l’altra via: da Bagdad attraverso il Mar Nero, attraverso la Russia, fino all’Europa centrale. Le due individualità seguirono dunque due direzioni diverse: Harun al Raschid fino al suo prossimo obiettivo terreno come Lord Bacone, come Bacone di Verulam; il saggio consigliere, durante il suo passaggio nella vita tra la morte e la nuova nascita, non distolse lo sguardo da ciò che poteva essere sempre più influenzato e impressionato dall’Oriente, e riapparve come il grande pedagogo e autore della Pansophia, come Amos Comenius.
E dall’interazione di queste individualità, un tempo attive alla corte di Bagdad, è nato in Europa ciò che si è sviluppato – più o meno lontano dal cristianesimo – come un arabismo antiquato, ma sotto l’influsso, direi, dell’intelligenza caduta dal Michele del Sole. Ciò che avvenne esteriormente, fisicamente, nelle guerre, fu respinto dai re franchi e dagli altri europei. Vediamo come le incursioni arabe, che inizialmente si manifestarono con una forza così grande, e la diffusione della civiltà musulmana si siano frantumate in Occidente, come non siano riuscite ad andare oltre; vediamo scomparire il maomettanesimo dall’Europa occidentale.
Ma, spogliandosi di ciò che aveva nelle forme esteriori e nella civiltà esteriore, il nuovo arabismo divenne proprio la scienza naturale moderna, divenne ciò che Amos Comenius fondò per il mondo in senso pedagogico. E così, nel XVII secolo, l’intelligenza terrestre, in un certo senso occupata dall’arabismo, si diffuse.
Con questo abbiamo indicato qualcosa che sta alla base di ciò in cui oggi dobbiamo seminare il seme antroposofico. Bisogna davvero considerarlo nella sua interiorità spirituale.
Ma mentre questo si manifestava dall’Asia come continuazione spirituale della splendida corte di Bagdad, in Europa si sviluppava e si diffondeva il cristianesimo. Accadde però che in Europa, direi, tra le più grandi difficoltà, si diffuse l’aristotelismo. Mentre, attraverso le grandi imprese di Alessandro, l’aristotelismo veniva trasmesso all’Asia come scienza naturale, attraverso tutto ciò che si era sviluppato in modo potente dal mondo greco e poi venne occupato dall’arabismo, l’aristotelismo si diffuse, direi, inizialmente “in forma diluita” all’interno della civiltà cristiana emergente in Europa.
E lì si unì al platonismo, che si basava interamente sugli antichi misteri greci; si unì come ho accennato nella prima conferenza. Vediamo innanzitutto come l’aristotelismo si diffuse molto lentamente in Europa, mentre il platonismo dava origine a scuole ovunque. Una delle più significative era proprio quella di Chartres nel XII secolo, nella quale operavano quei grandi spiriti che ho indicato ieri: Bernardus Silvestris, Bernardo di Chartres, Giovanni di Salisbury, ma in particolare Alanus ab Insulis. In questa scuola di Chartres si parlava ancora in modo diverso da ciò che si diffuse come eco dell’arabismo. Nella scuola di Chartres vi era il vero cristianesimo, ma il vero cristianesimo nello splendore degli antichi misteri, così come era ancora possibile possedere questa saggezza misterica.
Poi accadde qualcosa di significativo: i grandi maestri di Chartres, lontani dall’arabismo ma profondamente immersi nei misteri cristiani con il loro platonismo, attraversarono la porta della morte. E fu allora, all’inizio del XIII secolo, che ebbe luogo una sorta di grande concilio celeste. Quando i migliori maestri, in testa ad Alanus ab Insulis, morirono, cioè passarono nel mondo spirituale, si riunirono per un’importante azione cosmica con coloro che erano ancora nel mondo spirituale e che presto sarebbero scesi sulla Terra per rappresentare in modo nuovo l’aristotelismo.
E tra coloro che dovevano scendere vi erano proprio quelli che, con l’anima più intima, con una forte e intensa forza animica, avevano partecipato all’opera degli impulsi di Michele al tempo di Alessandro. E possiamo immaginare – perché corrisponde alla verità – che, a questa svolta tra il XII e il XIII secolo, si riunirono anime che erano appena salite nel mondo spirituale dai luoghi di iniziazione cristiana, come la scuola di Chartres, e anime che erano pronte a discendere e che, nelle regioni spirituali, non avevano conservato il platonismo, ma l’aristotelismo: l’azione interiore dell’intelligenza che risaliva ancora all’antico tempo di Michele.
Vi erano anche quelli che dicevano: “Noi eravamo con Michele quando abbiamo visto l’intelligenza scendere dal cielo sulla Terra; eravamo uniti a lui anche in quel grande atto cosmopolitico che fu compiuto sotto l’antica amministrazione dell’intelligenza attraverso Michele, quando l’intelligenza era amministrata in modo cosmico”. E fu proprio allora che i maestri di Chartres affidarono agli aristotelici l’amministrazione degli affari spirituali della Terra. A coloro che ora dovevano scendere e che erano particolarmente adatti ad assumere l’amministrazione della vita intelligente, dell’intelligenza propria sulla Terra, i platonici – che in realtà potevano solo stare sotto un influsso nel quale l’intelligenza è amministrata “dal cielo” – affidarono l’amministrazione della vita spirituale sulla Terra.
Questi spiriti entrarono in particolare nell’Ordine domenicano, nelle cui anime vi era un’eco dell’impulso di Michele proveniente dal precedente periodo di Michele. E nacque la scolastica, che proveniva proprio dall’Ordine domenicano: quella scolastica che poi lottò amaramente, ma anche magnificamente, con la domanda: che ne è del pensiero intelligente? Questa era la grande domanda che nel XIII secolo era profondamente radicata nelle anime dei fondatori della scolastica, la domanda scottante: che ne sarà del regno di Michele?
Vi erano persone che in seguito furono chiamate nominalisti, e che dicevano: i concetti e le idee sono solo nomi, non sono nulla di reale. Erano influenzati da Arimane, perché i nominalisti volevano in realtà bandire tutto il regno di Michele dalla Terra. Affermando che le idee erano solo nomi, che non erano nulla di reale, volevano impedire che il regno di Michele avesse effetto sulla Terra. E gli spiriti arimanici dicevano allora a coloro che avevano orecchie per ascoltare: Michele ha perduto l’intelligenza cosmica; essa è qui sulla Terra; non vogliamo che Michele torni a dominare sull’intelligenza.
Ma proprio in questo consisteva il significativo concilio celeste, nel quale platonici e aristotelici elaborarono insieme un piano su come gli impulsi di Michele dovessero essere ulteriormente elaborati. Ai nominalisti si opposero i realisti domenicani, che dicevano: le idee, i pensieri sono realtà che vivono nelle cose, non semplici nomi.
Se si ha comprensione per questo, talvolta si viene ricordati di cose del genere in un modo davvero curioso e ammirevole. Negli ultimi anni trascorsi a Vienna conobbi, tra gli altri, un sacerdote, Vincenz Knauer, autore di un trattato filosofico che ho spesso consigliato di leggere agli antroposofi: Hauptprobleme der Philosophie (Problemi principali della filosofia). Egli era ancora, nel XIX secolo, coinvolto nella disputa tra nominalisti e realisti: cercava di spiegare agli uomini quanto fosse assurdo parlare di nominalismo, e aveva scelto un ottimo esempio – che si trova anche nei suoi libri. Ricordo con profonda soddisfazione come, una volta, mentre camminavo con lui a Vienna nella Inner Währinger Straße, parlavamo di nominalismo e realismo, ed egli, con tutto il suo entusiasmo meditativo, che aveva qualcosa di molto singolare – direi: qualcosa di sinceramente filosofico, mentre gli altri filosofi erano diventati più o meno disonesti – diceva: “Io faccio sempre capire ai miei allievi che ciò che vive nelle cose come idea ha una realtà, e per dimostrarlo rivolgo il loro sguardo a un agnello e a un lupo.
I nominalisti direbbero, in riferimento a questi due, agnello e lupo: muscoli, ossa, materia: questo è l’agnello; muscoli, ossa, materia: questo è il lupo. Ciò che si realizza come forma, come idea dell’agnello nella carne dell’agnello è solo un nome; ‘agnello’ è un nome, non è reale come idea. Lo stesso vale per il lupo: anche lui, come idea, non è reale, ma solo un nome. Ma è facile confutare i nominalisti, perché basta chiarire loro questo: date a un lupo, al quale sottraete ogni altro nutrimento, solo carne di agnello da mangiare per un certo tempo; se l’idea ‘agnello’ non ha realtà, è un nulla, solo un nome, e se la materia nell’agnello fosse il tutto, allora il lupo dovrebbe diventare gradualmente un agnello. Ma non lo diventerà. Al contrario, continuerà a essere un lupo. In ciò che abbiamo davanti come agnello, l’idea di agnello ha attirato la materia e le ha dato forma; e lo stesso vale per il lupo: l’idea di lupo ha attirato la materia che è nel lupo e le ha dato forma”.
Ma questa era, in fondo, la disputa tra nominalisti e realisti: si trattava della realtà di ciò che può essere compreso dall’intelligenza.
Così i domenicani dovettero preparare, al momento giusto, il terreno per il prossimo dominio di Michele. E mentre i platonici, per esempio i maestri di Chartres, secondo le decisioni del concilio celeste tenutosi all’inizio del XIII secolo, rimasero nel mondo spirituale senza incarnazioni decisive, gli aristotelici dovevano lavorare per gli affari terreni dell’intelligente. E dalla scolastica – che solo in epoca moderna è stata deturpata, caricaturizzata e arimanizzata da Roma – proveniva ora ogni moderna aspirazione intelligente, nella misura in cui non era stata occupata dall’arabismo.
Così, in questo periodo, vediamo correre nell’Europa centrale e occidentale due correnti: da un lato la corrente a cui sono legati Bacone e Amos Comenius, dall’altro la corrente scolastica, cioè l’inserirsi nello sviluppo spirituale della civiltà di ciò che era ed è l’aristotelismo cristiano e che doveva preparare la nuova epoca di Michele. Se, durante il regno degli Arcangeli precedenti, gli scolastici vollero guardare in alto verso le regioni spirituali, dissero: lassù c’è Michele, il cui regno deve essere atteso. Bisogna preparare ciò che egli, dopo che gli è stato tolto in cielo secondo il disegno dell’evoluzione cosmica, dovrà riprendere al momento giusto sulla Terra.
Si sviluppò così una corrente che fu poi sviata su una falsa via secondaria solo dall’ultramontanismo cattolico, ma che rimase tale e continuò ciò che era stato fondato nel XIII secolo. Si formò una corrente che operava direttamente nell’amministrazione dell’intelligenza terrestre sulla base dell’aristotelismo. In essa viveva anche ciò di cui ho parlato ieri, cioè che uno che era rimasto un po’ più a lungo con Alanus ab Insulis nel mondo spirituale era disceso come giovane domenicano e aveva portato un messaggio di Alanus ab Insulis a un domenicano più anziano che era già disceso sulla Terra prima di lui.
Nella vita spirituale europea viveva allora quell’intensa volontà di cogliere fortemente i pensieri. E al di sopra della vita terrestre emerse, da tutto ciò, anche ciò che, all’inizio del XIX secolo, portò a un grande evento globale nel mondo spirituale, dove ciò che più tardi sarebbe diventato l’Antroposofia sulla Terra si svolgeva in potenti immaginazioni. Nella prima metà del XIX secolo, già un po’ alla fine del XVIII, tutti coloro che erano platonici sotto la guida dei maestri di Chartres, che ora si trovavano tra la morte e una nuova nascita, e anche coloro che avevano fondato l’aristotelismo in Europa e che, nel frattempo, avevano già varcato da tempo la porta della morte, si riunirono in regioni celesti per celebrare un culto sovrasensibile, nel quale, in potenti immaginazioni reali, ciò che nel nuovo cristianesimo del XX secolo doveva essere rifondato in modo spirituale veniva preparato, dopo che l’epoca di Michele era iniziata nell’ultimo terzo del XIX secolo.
Molto di questo trapelò. In alto, nel mondo spirituale, si svolgeva in potenti immaginazioni cosmiche la preparazione per quella creazione intelligente, ma assolutamente spirituale, che sarebbe poi apparsa come Antroposofia. Ciò che trapelò fece una certa impressione su Goethe. Vorrei dire che in lui si manifestò in immagini in miniatura. Goethe non conosceva le grandi immagini potenti che si svolgevano lassù; elaborò queste immagini in miniatura nella sua Fiaba del serpente verde e del bel giglio. Un fenomeno meraviglioso.
Abbiamo tutte le correnti che ho descritto, che continuano in modo tale da condurre a quelle potenti immaginazioni che si svolgono lassù nel mondo spirituale sotto la guida di Alanus ab Insulis e degli altri. Abbiamo il potente fatto che le cose traspaiono e ispirano Goethe, a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, a scrivere la sua fiaba spirituale, Il serpente verde e il bel giglio. Fu, per così dire, una prima manifestazione di ciò che inizialmente si svolgeva nel mondo spirituale in potenti immaginazioni, all’inizio del XIX secolo e persino già alla fine del XVIII secolo.
Non troverete quindi sorprendente che, in riferimento a questo culto sovrasensibile che ebbe luogo nella prima metà del XIX secolo, il mio primo dramma misterioso, La porta dell’iniziazione, che in un certo senso voleva riprodurre in forma drammatica ciò che si svolgeva all’inizio del XIX secolo, esteriore nella struttura divenne simile a ciò che Goethe aveva rappresentato nella sua fiaba Il serpente verde e il bel giglio. Infatti l’Antroposofia doveva scendere nella regione terrestre dal modo in cui era stata vissuta immaginativamente, nei primi tempi, nelle regioni sovraterrestri.
Perché allora, nelle regioni sovraterrestri, stava accadendo qualcosa. Un gran numero di anime, che erano state toccate dal cristianesimo in epoche diverse, si unì con anime che erano state meno toccate dal cristianesimo, che avevano vissuto nel tempo in cui il mistero del Golgota si compì sulla Terra e anche prima. Questi due gruppi di anime si unirono per preparare l’Antroposofia nelle regioni sovrasensibili. Vi erano le individualità descritte che erano intorno ad Alanus ab Insulis e quelle che, all’interno della corrente domenicana, avevano fondato l’aristotelismo in Europa, unite anche al grande maestro Dante, a Brunetto Latini.
E in questa grande schiera di anime vi era gran parte di coloro che oggi, dopo essere ridiscesi sulla Terra, si riuniscono nella Società Antroposofica. Coloro che oggi sentono l’impulso di unirsi alla Società Antroposofica erano riuniti, all’inizio del XIX secolo, in regioni sovrasensibili per praticare quel potente culto dell’immaginazione di cui ho parlato.
Questo è anche qualcosa che è legato al karma del movimento antroposofico. È qualcosa a cui si giunge quando non si considera questo movimento antroposofico solo razionalisticamente nella sua forma esteriore terrena, ma quando si considerano i fili che conducono alle regioni spirituali. Allora si vede come questo movimento antroposofico discenda, per così dire. Sì: alla fine del XVIII e all’inizio del XIX secolo, direi, è il movimento antroposofico “celeste”; lì traspare ciò che Goethe riproduce in immagini in miniatura nella fiaba Il serpente verde e il bel giglio. Ma poi doveva discendere, quando, nell’ultimo terzo del XIX secolo, Michele, discendendo dal Sole sulla Terra, voleva afferrare l’intelligenza terrena degli uomini.
Dal mistero del Golgota, Cristo era unito all’umanità terrestre. L’umanità terrestre non poteva inizialmente coglierlo esteriormente. Il regno di Michele ha amministrato l’ultima fase dell’intelligenza cosmica nel tempo di Alessandro. Con l’VIII secolo dopo Cristo, l’intelligenza cosmica era completamente caduta nell’esistenza terrena. Coloro che erano legati a Michele, secondo gli accordi con i platonici, intrapresero dunque di preparare questa intelligenza terrena, nel realismo scolastico, in modo tale che Michele potesse nuovamente unirsi ad essa quando, alla fine degli anni Settanta del XIX secolo, avrebbe assunto il suo dominio nella civiltà in corso.
Si tratta ora che la Società Antroposofica afferri questo suo compito interiore: non contendere a Michele il pensiero umano. Non si può essere fatalisti. Si può solo dire: gli uomini devono collaborare con gli dei, con Michele stesso. Michele ispira gli uomini affinché sulla Terra appaia una spiritualità all’altezza dell’intelligenza propria dell’uomo, affinché si possa pensare ed essere, allo stesso tempo, uomini spirituali; perché questo è il significato del regno di Michele. Per questo bisogna lottare entro il movimento antroposofico.
Allora coloro che oggi operano per il movimento antroposofico riappariranno alla fine del XX secolo e saranno uniti sulla Terra con coloro che furono i maestri di Chartres. Perché questo è l’accordo di quel concilio celeste all’inizio del XIII secolo: che essi appariranno insieme, gli aristotelici e i platonici, e che si lavori affinché il movimento antroposofico diventi sempre più fiorente nel XX secolo, affinché, alla fine di questo secolo, nell’unione dei platonici e degli aristotelici, l’Antroposofia possa raggiungere una certa culminazione nella civiltà terrena.
Se si potrà lavorare come è stato predestinato da Michele, allora l’Europa e la civiltà moderna usciranno dal declino. Ma in nessun altro modo. Questo salvataggio della civiltà dal declino è legato alla comprensione di Michele.
Con questo, miei cari amici, vi ho avvicinato alla comprensione del mistero di Michele, che proprio nel presente domina sull’umanità pensante e aspirante alla saggezza spirituale. Che con ciò – attraverso l’Antroposofia – debba essere introdotto nell’evoluzione spirituale della Terra qualcosa che a molti appare paradossale, lo potete comprendere, perché forze demoniache arimaniche di ogni genere rendono gli uomini schiavi di se stessi. Così che le forze arimaniche, in alcuni corpi umani, già esultavano che Michele non potesse più conservare la sua intelligenza cosmica, caduta sulla Terra, e non potesse più mantenerla.
E questo giubilo era particolarmente forte nella metà del XIX secolo, quando Arimane credeva già che Michele non avrebbe ritrovato la sua intelligenza cosmica, che aveva trovato la via dal cielo alla Terra. Si tratta di qualcosa di grande, di enorme. Non c’è quindi da meravigliarsi se coloro che sono coinvolti in queste lotte debbano sperimentare cose strane.
In realtà non si è mai parlato di un movimento spirituale in modo così strano come di quello antroposofico. Proprio dal modo curioso in cui si parla del movimento antroposofico si vede come esso, con il suo carattere spirituale e il suo nesso con il mistero del Golgota, non possa essere compreso dagli spiriti più illuminati del presente.
Perché, se qualcuno vi dicesse di aver visto una persona che è allo stesso tempo bianca e nera, non lo considerereste ragionevole. Ma oggi la gente può scrivere cose simili sul movimento antroposofico. Così, per esempio, Maurice Maeterlinck, nel suo libro Il grande enigma, parlando di me, nella misura in cui mi considera il portatore del movimento antroposofico, sviluppa una logica che è esattamente la stessa di chi dice di aver visto un uomo che è allo stesso tempo bianco e nero, europeo e moro. Si può essere una cosa, ma non entrambe contemporaneamente.
Maeterlinck, invece, dice: “Ciò che leggiamo nei Veda, dice Rudolf Steiner, uno dei più eruditi e anche dei più confusi tra gli occultisti contemporanei...”. Se qualcuno dicesse di aver visto un uomo che è allo stesso tempo europeo e moro, lo si dichiarerebbe pazzo; ma Maeterlinck può mettere insieme “uno dei più eruditi e dei più confusi”.
E continua dicendo: “Rudolf Steiner, che quando non si perde in visioni forse probabili ma mai verificabili della preistoria, in discorsi astrali sulla vita su altre stelle, è uno spirito molto chiaro e acuto, ha illuminato straordinariamente bene il senso di questo giudizio” – si intende l’ossificazione – “e di questa equiparazione dell’anima a Dio”. (p. 80). Ciò significa che, quando non parla proprio di Antroposofia, sarebbe uno spirito chiaro e acuto. Questo può ancora dirlo Maeterlinck.
Può dire anche di più, cose molto strane, perché ritiene possibile affermare quanto segue: “Rudolf Steiner ha applicato i suoi metodi intuitivi, che sono una sorta di psicometria trascendentale, per ricostruire la storia degli Atlantidei e manifestarci ciò che accade sul Sole, sulla Luna e su altri mondi. Egli ci descrive le successive trasformazioni delle entità che diventano esseri umani, e lo fa con tanta sicurezza che, dopo aver seguito con interesse l’introduzione, che mostra uno spirito molto ponderato, logico e ampio, ci si chiede se sia improvvisamente impazzito o se si abbia a che fare con un ciarlatano o un vero visionario”. (p. 167).
Ora pensate a che cosa significa: Maeterlinck afferma che, quando scrivo libri, le introduzioni sono sempre tali che egli deve dire di avere a che fare con uno “spirito molto ponderato, logico e ampio”. Ma se continua a leggere i miei libri, non sa se io sia improvvisamente impazzito o se sia un impostore o un vero visionario. Ma io non ho scritto solo singoli libri: scrivo sempre prima l’introduzione di ogni libro.
Ora ho scritto un libro: Maeterlinck legge l’introduzione e lì mi presenta come uno “spirito molto ponderato, logico e ampio”; poi continua a leggere e mi trova tale che dice: non so se Rudolf Steiner sia improvvisamente impazzito o sia un ciarlatano o un visionario. Poi continua. Scrivo un secondo libro: quando Maeterlinck legge l’introduzione, sono di nuovo uno “spirito molto ponderato, logico e ampio”; poi legge il resto del contenuto e mi ritrova tale che non sa se sono pazzo, un ciarlatano o un visionario. E così via.
Ma pensateci bene: la gente arriva a dire che, quando legge i miei libri dall’inizio, io sembrerei molto intelligente, ponderato e logico; poi però improvvisamente impazzirei. Che persone strane dovrebbero essere quelle che, quando iniziano a scrivere, sono logiche e poi, continuando a scrivere, improvvisamente impazziscono; poi, nel libro successivo, cambiano di nuovo: all’inizio sono di nuovo logiche, poi più avanti pazze. E così via, ritmicamente. I “ritmi” esistono nel mondo.
Ma da questo esempio potete vedere come gli spiriti più illuminati del presente accolgono ciò che deve essere fondato nel mondo come epoca di Michele, ciò che deve essere fatto affinché l’intelligenza cosmica, che nell’VIII secolo era giustamente scomparsa dall’ordine del mondo, possa essere ritrovata entro l’umanità terrestre.
Tutta la tradizione di Michele deve essere rivista. Michele con i piedi sul drago: si vede giustamente questa immagine che raffigura Michele lottatore, mentre rappresenta lo spirito cosmico contro le forze arimaniche che ha sotto i piedi. Più di qualsiasi altra lotta, questa lotta è radicata nel cuore dell’uomo. È lì che è ancorata, dall’ultimo terzo del XIX secolo. Ciò che gli uomini faranno con questa questione di Michele nel corso del XX secolo sarà decisivo.
E nel corso di questo XX secolo, quando sarà trascorso il primo secolo dopo la fine del Kali-Yuga, l’umanità si troverà o sulla tomba di tutte le civiltà o all’inizio di quell’epoca in cui, nelle anime degli uomini che nel loro cuore uniscono intelligenza e spiritualità, si combatterà la lotta di Michele a favore dell’impulso di Michele.
La saggezza antroposofica interviene nella vita umana nel modo più profondo indicando i misteri cosmici più completi, i misteri del mondo intero, che in realtà sono riuniti in modo microcosmico nell’essenza dell’uomo. Ma in tutto ciò che in questo modo ci può diventare chiaro dal cosmo, che può diventare luminoso, vive qualcosa che non solo illumina il quotidiano, ma anche ogni ora della vita umana: trattando questa vita umana in relazione al suo destino, al suo karma, illumina ciò che è immediatamente vicino al cuore dell’uomo, ciò che, come ho detto, è presente a ogni ora. Così, partendo dai punti di vista più diversi, vorrei parlare con voi in questi giorni, in particolare, della fondazione antroposofica di quelle idee, di quelle immagini spirituali che possono avvicinarci al karma dell’uomo.
Sappiamo bene che nella vita umana, così come si svolge tra la nascita e la morte, intervengono, per così dire, due momenti che si differenziano essenzialmente da tutti gli altri momenti della vita terrena dell’uomo. È il momento – naturalmente non è un momento in senso letterale, ma voi lo capirete – in cui l’uomo, come entità spirituale-animica, discende nella vita terrena, assume un corpo fisico come strumento del suo operare nel mondo terreno; non solo si riveste di questo corpo fisico, ma si trasforma, per così dire, in questo corpo fisico per poter operare sulla Terra: l’inizio della vita terrestre, la nascita e il concepimento. L’altro momento è quello in cui l’uomo esce dalla vita terrena, ritornando nel mondo spirituale attraverso la porta della morte.
Se ci atteniamo innanzitutto a quest’ultimo momento, vediamo come, nei primi giorni dopo la morte, la forma umana fisica rimanga in una certa misura. Ma ci chiediamo: come si comporta ciò che rimane come forma fisica umana rispetto alla natura, all’esistenza che ci circonda nella vita terrena, nei diversi regni della natura? Questi regni della natura, l’intera natura esteriore, sono in grado di comportarsi in modo tale con i resti dell’entità umana da poter mantenere questi resti nella loro formazione? No, la natura non è in grado di farlo. La natura è in grado solo di distruggere ciò che è stato costruito come struttura fisica umana dal momento in cui l’uomo è entrato nella vita terrena fisica; e con la morte inizia la dissoluzione della forma che l’uomo considera la sua forma terrena.
Chi lascia che questa verità così evidente agisca abbastanza profondamente sulla propria anima, capisce quanto sia semplice trovare, nella forma fisica dell’uomo, la prova contraria di tutto ciò che è materiale. Se infatti il materialismo fosse corretto, si dovrebbe poter dire che la natura costruisce la forma umana. Ma non si può dire questo, perché la natura può solo distruggere la forma umana, non costruirla. E da questo pensiero può scaturire un’impressione potente. Essa scaturisce anche, solo che molto spesso non viene tradotta nella giusta forma di pensiero. Vive nell’inconscio dell’anima umana, vive in tutto ciò che proviamo di fronte all’enigma della morte; ma lì vive un’esistenza energica. E l’Antroposofia non vuole altro che portare tali enigmi, che si aprono alla mente umana libera da pregiudizi sulla vita, fino a quel grado di soluzione che è necessario per una corretta conduzione della vita. Così deve innanzitutto indicare, semplicemente allo spirito umano libero da pregiudizi, che cosa sia il momento della morte.
Dall’altro lato può indicare il momento della nascita. Ma su questo momento della nascita si può in realtà ottenere solo una rappresentazione corrispondente alla rappresentazione della morte, se ci si lascia andare un po’ a un’auto-osservazione libera da pregiudizi. Questa auto-osservazione deve rivolgersi al pensiero umano. Il pensiero umano si diffonde su tutto ciò che accade nel mondo fisico-sensibile terrestre. Noi riflettiamo su ciò che avviene nel mondo. Non potremmo essere esseri umani se non facessimo questi pensieri, perché è attraverso la formazione di questi pensieri che ci distinguiamo da tutte le altre entità che ci circondano nel regno terrestre.
Ma quando cogliamo i nostri pensieri in un’auto-osservazione imparziale, essi ci appaiono davvero molto lontani da tutto ciò che altrimenti ci circonda come reale. Basta immaginare in modo corretto quanto diventiamo interiormente astratti e freddi quando ci abbandoniamo al pensiero, rispetto a come siamo quando ci abbandoniamo alla vita con la nostra anima. Non dovrebbe esserci alcun dubbio, nella mente imparziale, che i pensieri in quanto tali abbiano inizialmente qualcosa di freddo, astratto, sobrio, arido. Ma dovrebbe far parte della prima esperienza meditativa dell’antroposofo guardare alla nostra vita pensante nel modo giusto. Allora, in questa vita pensante, gli apparirà qualcosa che può sembrargli molto simile alla vista che abbiamo di un cadavere.
Che cosa è caratteristico della vista di un cadavere? Eccolo lì davanti a noi, questo cadavere. Noi diciamo: in questa struttura ha vissuto un’anima umana, uno spirito umano; questa anima umana, questo spirito sono scomparsi. Come un guscio dell’anima e dello spirito giace lì ciò che è un cadavere umano; ma allo stesso tempo ci fornisce la prova che tutto ciò che è mondo extraumano non avrebbe mai potuto produrre questa struttura, che questa struttura poteva provenire solo dalla natura umana più intima, animata dallo spirito, che è un residuo di qualcosa che non è più. La forma stessa ci mostra che il cadavere non è verità: è solo un residuo di verità, ha senso solo se l’anima e lo spirito vivono in esso. Ora, nella forma che gli è rimasta, ha perso molto, ma così com’è mostra proprio che l’anima e lo spirito hanno abitato in esso.
Possiamo allora rivolgere il nostro sguardo animico alla vita del pensiero. Anche questa ci apparirà, sebbene da un punto di vista leggermente diverso, come se fosse qualcosa di cadaverico. Il pensiero umano, se lo guardiamo in noi stessi con imparzialità, non può esistere di per sé, proprio come la forma umana nel cadavere. Non ha alcun senso, così come un cadavere non ha senso. Infatti la natura esterna è sempre qualcosa che può essere compreso dal pensiero, ma non può mai produrre il pensiero. Altrimenti non potrebbe esistere alcuna logica che, indipendentemente da tutte le leggi naturali, veda ciò che è giusto e ciò che è sbagliato dal punto di vista del pensiero. Se concepiamo il pensiero qui nel mondo terrestre e lo comprendiamo correttamente, esso deve apparirci come un cadavere, come un cadavere animico, così come appare un cadavere fisico ciò che resta dell’uomo quando questi ha varcato la porta della morte.
Comprendiamo la forma dell’uomo solo se la consideriamo come un residuo di ciò che un essere umano vivente ha lasciato alla morte. Immaginate che ci fosse un solo essere umano sulla Terra e che fosse morto, e che un marziano scendesse e guardasse questo cadavere: non lo capirebbe affatto. Potrebbe studiare tutte le forme minerali, vegetali e animali e non capirebbe comunque come questa forma che giace lì morta abbia potuto realizzarsi. Perché contraddice se stessa e contraddice l’intero mondo extraumano terrestre. Rivela in se stessa di essere stata abbandonata da qualcosa, perché non potrebbe essere così com’è se fosse sempre stata abbandonata a se stessa.
Lo stesso vale per i nostri pensieri. Essi non potrebbero essere come sono se esistessero solo attraverso la natura esterna. Sono un cadavere dell’anima, paragonabile al cadavere fisico. Quando c’è un cadavere, qualcosa deve essere morto. Che cosa è morto? È morta quella forma di pensiero che avevamo prima di scendere nel mondo terrestre. Lì viveva ciò che è morto nel pensiero astratto. Il pensiero dell’anima che non aveva ancora un corpo si comporta, nei confronti del pensiero come lo abbiamo ora, così come l’uomo animato e spiritualizzato si comporta nei confronti del cadavere. E noi uomini nel corpo fisico siamo la tomba in cui è stata sepolta la vita animica dell’esistenza preterrena. Il pensiero era vivo nell’anima; l’anima è morta per il mondo spirituale. Noi non portiamo in noi il pensiero vivente: portiamo in noi il cadavere del pensiero.
Questo è ciò che accade quando passiamo dall’altra parte della vita terrestre, quella opposta alla morte, quando ci avviciniamo alla nascita. Ci diciamo: in un certo senso, lo spirituale nell’uomo muore con la nascita; il fisico nell’uomo muore con la morte. Allora parliamo di questi fatti in modo più corretto di quanto si faccia abitualmente al giorno d’oggi.
Se cerchiamo innanzitutto la porta d’ingresso all’Antroposofia attraverso un orientamento dell’anima verso la morte e comprendiamo così come il pensiero sia un cadavere rispetto al pensiero preterreno, allora la nostra visione dell’uomo si amplia oltre la vita terrena e solo così ci prepariamo ad accogliere l’insegnamento antroposofico, la saggezza antroposofica. Solo perché non si guarda nel modo giusto a ciò che è ancora presente nella vita terrena, anche se sotto forma di cadavere – ma a questo serve la vita terrena –, è così difficile trovare la via naturale verso l’Antroposofia. Oggi si sopravvaluta il pensiero, ma in realtà non lo si conosce: lo si conosce solo nella sua natura di cadavere dell’anima.
Ora, se si orientano i pensieri come ho cercato di fare davanti a voi, allora si viene fortemente indirizzati verso i due aspetti della vita eterna dell’anima umana. In fondo, dalle speranze umane, abbiamo solo una parola nelle lingue moderne per indicare la mezza eternità che ora inizia e non finisce: abbiamo solo la parola «immortalità», perché gli uomini della nostra epoca sono interessati soprattutto a ciò che accade dopo la morte. È in nesso con tutti i loro interessi vitali sapere che cosa accade dopo la morte. Ma ci sono stati tempi nell’evoluzione dell’umanità in cui gli uomini erano interessati ad altro. Oggi l’uomo che pensa in modo più egoistico dice: «Mi interessa ciò che segue la morte, perché voglio sapere se continuo a vivere dopo la morte; non mi interessa ciò che c’era prima della nascita o prima del concepimento». Poiché l’uomo è qui, non riflette sulla vita preterrena proprio come riflette sulla vita post mortem.
Ma all’eternità dell’anima umana appartengono questi due aspetti: l’immortalità e il non essere nato.
I linguaggi misterici più antichi e originari degli uomini, che ancora, secondo l’epoca, vedevano il mondo soprasensibile, avevano anche una parola corrispondente per il non essere ancora nato. Dobbiamo prima conquistarcela di nuovo, orientando i nostri pensieri in tale direzione. Ma così saremo condotti anche a una legge completamente diversa da quella naturale che esiste nell’uomo: al destino umano.
In un primo momento, questo destino umano si presenta alla nostra anima solo nel senso che ci colpisce, per così dire, casualmente, che si estrinseca come per caso. Noi compiamo questo o quello spinti da questo o quell’impulso e dobbiamo dire, nella vita ordinaria: in innumerevoli casi accade che al bene siano riservate esperienze di vita difficili, dolorose, tragiche, mentre a chi non ha affatto buone intenzioni non capitano esperienze di vita brutte, ma proprio buone. Il nesso tra ciò che proviene animicamente da noi e ciò che ci colpisce per destino, questo nesso non lo vediamo con la coscienza ordinaria nella vita ordinaria, come è noto. Vediamo come il bene possa essere colpito dai peggiori colpi del destino; il male non ha bisogno di essere colpito da altro che da un destino spesso relativamente buono. Negli eventi naturali vediamo la necessità con cui gli effetti seguono le cause; non possiamo vederla nel rapporto spirituale in cui è intessuta la nostra vita morale.
Eppure, se guardiamo di nuovo alla vita con imparzialità, vediamo anche il destino svolgersi in modo tale da doverci dire: il destino scorre così perché noi stessi lo abbiamo cercato. Basta essere completamente imparziali con se stessi. Guardiamo la nostra vita precedente in qualsiasi momento della vita che abbiamo raggiunto in questa incarnazione. Diciamo che una persona è arrivata a cinquant’anni e guarda con sguardo imparziale a questi cinquant’anni fino all’infanzia: allora si vede come, in realtà, si è andati verso tutto ciò che ci è capitato per un impulso interiore. È spiacevole osservarlo; ma, se si seguono le cose a ritroso, si vede come si debba dire, riguardo a ciò che è determinante nella vita: ci si è mossi come verso un punto nello spazio, così nel tempo verso questi eventi della vita. Il destino scorre già da noi stessi.
Per questo è del tutto comprensibile che persone che sono diventate un po’ paterne, come l’amico di Goethe, Knebel, dicano: se si considera questa vita umana, sembra tutto pianificato. Certo, questo piano non è sempre tale che, guardando indietro, ci si dica: se dovessi rifare tutto, lo rifarei così. Tuttavia, se si guardano i dettagli di ciò che si è fatto, si vede sempre che a ciò che è avvenuto prima si è aggiunto ciò che è avvenuto dopo, spinti da impulsi interiori, ed è così che questo o quell’evento è entrato nella nostra vita. In questo modo si arriva a comprendere che attraverso la nostra vita animica morale si esprime una legge completamente diversa da quella della vita naturale.
Attraverso tutto questo si può creare l’atmosfera in cui ci si deve trovare di fronte al ricercatore spirituale, che ora, dalla visione del mondo spirituale, sa descrivere la formazione del destino così come il naturalista descrive le leggi naturali dai processi naturali. Ed è proprio questa comprensione della legalità spirituale nell’universo che è il compito dell’Antroposofia nel presente.
A questo proposito vorrei dire innanzitutto alcune parole introduttive. Ricorderete che nella mia «Scienza occulta» ho citato, e anche illustrato in altri nessi, come ciò che ci appare là fuori nel cielo come la Luna un tempo fosse collegato alla Terra; come il corpo fisico della Luna si sia staccato dalla Terra, si sia separato dalla Terra in un determinato momento. In un tempo futuro, la Luna si riunirà nuovamente alla Terra. Ma non solo la Luna fisica si è separata dalla Terra, bensì anche alcuni abitanti che erano sulla Terra quando la Luna fisica era ancora collegata alla Terra si sono separati dalla Terra.
Se accogliamo ciò che vive come beni spirituali all’interno dello sviluppo umano, solo attraverso una tale considerazione giungiamo sempre più alla conclusione che l’umanità attuale è incredibilmente intelligente – quasi tutti gli uomini oggi sono incredibilmente intelligenti –, ma non saggia. I beni della saggezza – anche se non in forma intellettuale, ma piuttosto in forma poetico-figurativa – erano presenti all’inizio dell’evoluzione dell’umanità, disseminati tra l’umanità della nostra Terra da grandi maestri, da maestri originari che erano tra gli uomini.
Questi Maestri originari dell’umanità non abitavano in un corpo fisico umano, ma si incarnavano solo in un corpo eterico, e il rapporto con loro era diverso da quello che esiste tra gli uomini fisici. Questi Maestri vagavano sulla Terra in un corpo eterico. L’uomo di cui diventavano guide sentiva la loro vicinanza nella propria anima. Sentiva entrare nella propria anima qualcosa che era come un’ispirazione, come un illuminarsi interiore di verità, anche di intuizioni. Insegnavano in modo spirituale. Ma all’epoca dello sviluppo terrestre si faceva distinzione tra gli uomini che si potevano vedere e quelli che non si potevano vedere. Non si pretendeva di voler vedere le persone che non si potevano vedere, perché si aveva il dono di ricevere i loro insegnamenti anche senza vederli.
Si sentivano questi insegnamenti provenire dall’interno dell’anima e ci si diceva: quando arrivano questi insegnamenti, allora un grande maestro primordiale dell’umanità si è avvicinato a me. E non si aveva nemmeno una visione esteriore di questi maestri primordiali; li si incontrava nella visione spirituale. Non si stringeva loro fisicamente la mano, ma ci si incontrava comunque e si sentiva qualcosa di simile a una stretta di mano spirituale.
Questi maestri primordiali hanno dato all’umanità i grandi insegnamenti originari, che sono conservati solo in eco in creazioni come i Veda e la filosofia Vedanta. Anche questi grandi insegnamenti dell’Oriente non sono che echi. Un tempo esisteva una saggezza primordiale diffusa sull’umanità della Terra, che poi andò perduta affinché gli uomini potessero risalire allo spirito con la propria volontà libera. La libertà dell’essere umano non sarebbe stata possibile se i Maestri primordiali fossero rimasti.
Essi rimasero quindi per un periodo relativamente breve dopo che la Luna si era separata dalla Terra; poi seguirono la Luna e stabilirono la loro dimora in questa colonia mondiale della Luna. Da quando si sono separati dalla Terra e gli uomini sono stati lasciati a se stessi, sono diventati gli abitanti più importanti di questa colonia lunare.
Ma anche se da allora non incontriamo più questi grandi maestri originari qui sulla Terra, li incontriamo comunque come esseri umani che passano da una vita terrena all’altra nella nostra vita dopo la morte, e precisamente molto presto dopo aver varcato la porta della morte. È stato anche descritto che, quando l’uomo attraversa la porta della morte, dopo aver lasciato il corpo fisico, sperimenta come il corpo eterico si espanda sempre di più, diventando sempre più grande, ma anche più sottile, fino a scomparire nell’universo.
Poi, dopo aver abbandonato il corpo eterico, non sentiamo più la nostra esistenza sulla Terra; nei pochi giorni successivi alla morte sentiamo invece la nostra esistenza nell’immediato circondamento della Terra. Pochi giorni dopo la morte non ci sentiamo più vivi nel corpo terreno, bensì sentiamo come se questo corpo terreno si fosse espanso fino al punto in cui la Luna orbita attorno alla Terra. Ci sentiamo su una Terra ingrandita e non sentiamo affatto la Luna come un corpo, ma sentiamo l’intera sfera come un tutt’uno: l’orbita lunare solo come il confine della sfera; la Terra semplicemente ingrandita fino alla sfera lunare e diventata spirituale.
Siamo nella sfera lunare e in questa sfera lunare rimaniamo per un lungo periodo dopo la morte. Ma lì ci riuniamo innanzitutto con quelle entità spirituali che, all’inizio dell’esistenza terrena dell’uomo, erano i grandi maestri originari. Le prime entità che incontriamo nel cosmo dopo la morte sono questi primi maestri originari dell’umanità: è nel loro regno che torniamo. E ora facciamo un’esperienza strana.
Si potrebbe facilmente immaginare che l’esistenza dopo la morte, che dura per un certo tempo – di cui parlerò più avanti –, abbia qualcosa di ombroso rispetto alla vita terrena. La vita terrena ci sembra così solida: possiamo afferrare le cose ovunque, sono dense; l’uomo è denso, compatto. Noi definiamo qualcosa come reale solo quando possiamo afferrarlo bene. Questa vita terrena robusta ci appare, quando abbiamo varcato la soglia della morte, in realtà come un sogno.
Infatti, entrando nel regno lunare nel modo descritto, entriamo in un’esistenza che ora ci appare molto più reale, molto più intrisa di realtà; e questo perché questi insegnanti primordiali dell’umanità, che continuano la loro esistenza nella regione lunare, ci compenetrano con il loro stesso essere e ci fanno apparire tutto molto più reale di come noi, in quanto uomini terrestri, sperimentiamo le cose del mondo. E che cosa sperimentiamo?
In realtà noi viviamo la vita terrena solo in modo frammentario. Quando guardiamo indietro con la coscienza ordinaria, essa ci appare come una corrente uniforme. Ma come abbiamo vissuto? Abbiamo vissuto come ombre: un giorno seguito da una notte. La coscienza ordinaria non se lo ricorda. Poi viene di nuovo un giorno, poi di nuovo una notte, e così via, e noi poniamo i giorni solo nel ricordo. In un vero ricordo dovremmo sempre interrompere i giorni con ciò che abbiamo vissuto nella notte, sempre interrompere i giorni con le notti. La coscienza ordinaria non lo fa, con una certa ragione, perché è attenuata dal sonno.
Quando siamo sotto questi esseri lunari, che un tempo erano i maestri originari dell’umanità, viviamo proprio ciò che abbiamo vissuto nelle notti qui sulla Terra. Da ciò risulta anche quanto dura questa forma di esistenza nella regione lunare. Se uno non è un dormiglione, dorme circa un terzo della sua vita terrena. Ma esattamente lo stesso tempo dura la vita nella regione lunare: circa un terzo della vita terrena. Se una persona ha vissuto vent’anni, dura circa sette anni; se ne ha vissuti sessanta, dura vent’anni, e così via. Si vive quindi tra questi esseri, che ci compenetrano con la loro esistenza.
Ma per capire che cosa si è lì, bisogna penetrare immediatamente in ciò che si diventa quando si lascia il corpo fisico. Di questo sa parlare l’iniziato, e sa parlarne il morto, perché il morto lascia il corpo fisico attraverso la regione dello spazio. Nel momento in cui si lascia il corpo fisico, si entra direttamente in ciò che è al di fuori del corpo fisico. Se sto qui e lascio il mio corpo, la prima cosa in cui mi trovo è il tavolo e poi tutto ciò che mi circonda. Sono sempre dentro ciò che riempie il mondo, e sempre più dentro, solo che non sono dentro la mia pelle. Ciò che prima era il mio mondo fisico interiore diventa il mio mondo esterno, e tutto ciò che prima era il mondo esterno diventa il mio mondo interiore.
Così anche la morale diventa il mio mondo esterno. Immaginiamo che io, da persona malvagia, abbia dato uno schiaffo a qualcuno e che ora, dopo la morte, sia tornato indietro al quarantesimo anno della mia vita: in quel momento gli ho fatto del male. Per lui è stato un terribile trauma morale. Forse nella mia vita ci ho riso sopra. Ora non provo ciò che ho provato allora, ma ciò che lui ha provato in termini di dolore fisico e sofferenza morale. Sono completamente in lui. In realtà lo ero già durante ogni notte, solo che questo rimane nell’inconscio: non lo si sperimenta, rimane un’immagine.
Ora siamo compenetrati dalla sostanza dei grandi insegnanti primordiali che vivono nella Luna. Lo viviamo in modo più intenso che qui sulla Terra. Ciò che qui sulla Terra è come un sogno diventa una realtà molto più forte: noi la viviamo. Questa realtà intensa è vissuta anche da chi, grazie alla coscienza chiaroveggente, continua a vivere con un defunto dopo la morte, vivendo con lui in modo soprasensibile, elevandosi all’ispirazione. Si sperimenta allora come gli esseri umani, dopo la morte, vivano una realtà più intensa che prima della morte.
Sperimentare ciò che un essere umano vive dopo la morte ha un effetto molto più forte, quando lo si vive realmente, di quanto possano avere qualsiasi influsso terrestre. Ne darò un esempio. Alcuni di voi conosceranno sicuramente i miei «Misteri» e in essi la figura di Strader. La figura di Strader è tratta dalla vita. È esistita una personalità simile, che mi ha interessato moltissimo. Ho seguito la vita esteriore di questa personalità che, nella figura di Strader, è naturalmente modificata in chiave poetica. Ora sapete che ho scritto quattro drammi misteriosi. Nel quarto muore Strader. Questo quarto dramma misterioso, scritto nel 1913, l’ho vissuto in modo tale che non ho potuto fare altro che far morire Strader. Perché?
Finché il modello di Strader viveva nel mondo fisico, il mio sguardo era rivolto a lui. Ma nel frattempo questo modello era morto. La cosa mi interessava così tanto che ho continuato a seguirla. Le impressioni della vita dopo la morte erano così forti che hanno completamente cancellato il mio interesse per come era stato durante la sua vita terrena. Non è che non continuassi a partecipare, ma questa partecipazione non era sufficiente rispetto alle impressioni violente di ciò che viveva dopo la sua morte fisica sulla Terra, se si seguiva la cosa. Ho dovuto lasciar morire Strader perché il suo modello continuava a vivere davanti ai miei occhi dopo la morte, ed era molto più forte della vita precedente.
Vedete, questo si è anche estrinsecato nella pratica. Si sono trovati degli amici che hanno indovinato chi era il modello di Strader e si sono impegnati con una certa nobile dedizione a ricercare l’eredità di questo modello di Strader. Me lo hanno portato con immensa gioia. Ho dovuto diventare un po’ cattivo, per così dire, perché non mi interessava affatto: nel momento in cui, di fronte a questi resti terrestri, emergevano le impressioni della vita dopo la morte, queste cancellavano tutto ciò che gli amici mi portavano ancora dalla vita terrena.
Ed è proprio questo che succede: queste impressioni, causate dal fatto che la sostanza degli esseri lunari entra nell’uomo, sovrastano tutto ciò che si può sperimentare nella vita terrena e rendono più reale l’esistenza. Si sperimenta quindi in una realtà più forte l’atto compensatorio e giusto: ciò che significa per l’altro il fatto che gli sia stato inflitto questo o quello, lo si sperimenta più intensamente di ciò che si è fatto a se stessi.
Da questa esperienza dopo la morte, che viviamo nella sfera dei grandi maestri originari dell’umanità, si forma il primo germe del karma. Qui concepiamo l’intenzione: ciò che abbiamo fatto deve essere compensato da noi stessi. Qui si manifesta per la prima volta che le intenzioni hanno effetti nella vita. Qui, nel mondo terrestre, il bene non deve realizzarsi nel bene, il male non deve realizzarsi nel male. Nel momento in cui penetriamo nel mondo extraterrestre, qualcosa che concepiamo come risoluzione deve realizzarsi entro un mondo molto più reale di quello terrestre: qualcosa che vive in noi come impulso – devi compensare ciò che appare come il contrario di ciò che hai fatto –; in quel momento ciò che percepiamo in noi come intenzione deve diventare una causa reale per la compensazione nella vita successiva.
Vorrei descrivervi come si forma gradualmente il karma che l’uomo, quando riappare dopo aver attraversato il tempo tra la morte e la nuova nascita, plasma in una nuova vita. Il primo periodo che attraversiamo dopo la morte è proprio quello in cui, vivendo insieme agli esseri lunari, concepiamo in noi l’intenzione di realizzare il nostro karma. Vorrei quindi descrivervi concretamente le tappe attraverso le quali l’uomo compensa il proprio karma tra la morte e la nuova nascita.
Ieri abbiamo visto come l’uomo trascorre la vita tra la morte e la nuova nascita, preparando le forze del suo karma in quella che potremmo chiamare la sfera lunare, e abbiamo visto come in questa sfera lunare l’uomo incontra quelle entità che un tempo erano suoi compagni sulla Terra: i grandi insegnanti originari dell’umanità. Questo è il tipo di esseri che l’uomo incontra immediatamente, si potrebbe dire, dopo la morte.
Insieme a questi esseri ci sono poi quelli che trovate nella mia «Scienza occulta» sotto il nome di Angeloi. Sono quelle entità che non sono mai state abitanti diretti della Terra, che quindi non hanno mai avuto un corpo terrestre, nemmeno un corpo eterico come quello dell’uomo. Gli altri abitanti della Luna di cui ho parlato avevano sì un corpo eterico simile a quello umano, ma non un corpo fisico umano.
Questi Angeloi sono le entità che ci accompagnano da una vita terrena all’altra. Nell’attuale periodo di sviluppo cosmico della nostra umanità, essi sono le guide da una vita terrena all’altra, e già dalla sfera lunare ci guidano. Ora abbiamo visto come l’uomo arrivi a predisporre in questa sfera lunare il proprio karma e ad accogliere gli impulsi interiori che lo conducono poi a estrinsecare il karma.
Ma tutto ciò che l’uomo ha portato con sé attraverso la porta della morte, le azioni ingiuste, quelle azioni che non possono esistere nei mondi spirituali, tutto questo l’uomo deve lasciarlo nella sfera lunare, cosicché, se così posso esprimermi, il karma negativo viene lasciato nella sfera lunare. Infatti, nel momento in cui l’uomo penetra nella vita tra la morte e una nuova nascita, sarebbe del tutto impossibile che egli rimanesse gravato da ciò che è l’effetto, la conseguenza delle sue azioni malvagie.
Quando l’uomo è uscito da questa sfera lunare, ha nuovamente ampliato la sua vita interiore oltre un altro territorio del cosmo ed entra in quella sfera che si può chiamare la sfera di Mercurio. Lì non vive inizialmente insieme alle entità che hanno abitato con lui la Terra, ma vive insieme alle entità della gerarchia degli Arcangeli; e qui impara a conoscerle. Naturalmente, in tutti questi regni egli vive anche insieme alle anime umane che hanno attraversato la porta della morte. Nella sfera lunare, questo è il terzo tipo di esseri con cui l’uomo convive: anime umane disincarnate che, come lui, hanno attraversato la porta della morte.
Vedremo tra poco perché gli effetti, gli effetti spirituali del lato malvagio del karma devono rimanere nella sfera lunare. Per ora accontentiamoci di questo fatto.
Entrando nella sfera di Mercurio, l’uomo viene ulteriormente purificato e raffinato. Infatti, quando l’uomo ha deposto nella sfera lunare ciò che è moralmente inutile per il cosmo, ha ancora in sé le controimmagini spirituali delle sue incapacità fisiche, delle sue debolezze fisiche. Ha in sé quelle predisposizioni alle malattie e i risultati delle malattie che ha vissuto qui sulla Terra.
Ora vi sorprenderà, ma la cosa è questa: nella vita tra la morte e una nuova nascita noi ci liberiamo prima delle debolezze morali, mentre le debolezze fisiche vengono eliminate solo più tardi, cioè nella sfera di Mercurio. Lì l’uomo viene purificato nell’anima da tutto ciò che ha vissuto nell’anima durante il tempo terreno: i più svariati processi di malattia. L’uomo viene quindi reso completamente sano dal punto di vista animico nella sfera di Mercurio.
Dovete infatti considerare che l’uomo è un essere assolutamente unitario. Dal punto di vista occulto si parla in modo del tutto errato dell’uomo quando si dice che è una composizione di spirito, anima e corpo. Egli non è composto da questi tre elementi, ma, se lo si osserva, da un lato appare come corpo, dall’altro come spirito e nel mezzo come anima; in realtà però tutto questo è un’unità. Quando l’uomo è malato, anche l’anima sperimenta la malattia; anche lo spirito la vive. E quando poi l’uomo, con la morte, ha abbandonato il corpo fisico, nell’anima restano inizialmente anche gli effetti di quelle esperienze che ha vissuto attraverso i processi della malattia. Ma questi vengono completamente abbandonati nella sfera di Mercurio sotto l’influenza di quelle entità che chiamiamo Arcangeli.
Così, attraverso la sfera lunare e quella di Mercurio, l’uomo diventa gradualmente un essere che non ha più in sé alcuna debolezza morale o fisica. In questo stato – nel frattempo sono trascorsi molti decenni – entra nella sfera di Venere. E in questa sfera di Venere ciò che l’uomo ha attraversato nella sfera lunare e in quella di Mercurio viene elaborato in modo tale che, dopo aver attraversato la sfera di Venere, egli può passare alla sfera solare. E noi viviamo infatti gran parte della nostra vita tra la morte e una nuova nascita in questa sfera solare.
Proprio dalle informazioni che vi sto dando, potrete vedere quanto sia fondato tutto ciò che costituiva quei misteri antichi, emersi da una saggezza chiaroveggente istintiva, ma grandiosa e potente, nei tempi antichi. In quei tempi antichi, ad esempio, non si studiava mai la medicina come oggi, rimanendo semplicemente nel mondo fisico e studiando l’uomo fisico nei sintomi della sua malattia, provando ciò che poteva aiutarlo, sezionando il cadavere, studiando i cambiamenti nel cadavere rispetto all’organismo normale e così via. Ai tempi dell’antica saggezza misterica, questo sarebbe stato considerato qualcosa di estremamente infantile, perché allora si sapeva esattamente come guarire l’uomo. Questo si può imparare solo se le entità della sfera di Mercurio ci danno la spiegazione, perché essa viene data nel nesso di tutti i processi cosmici: in questo modo l’uomo viene guarito a fondo.
Se si guarda quindi a ciò che ho descritto, da un altro punto di vista, nella mia «Scienza occulta», come gli oracoli dei misteri di Mercurio, si può vedere come funzionavano in realtà questi misteri, che erano essenzialmente al servizio dell’antica medicina.
Vedete, ieri abbiamo dovuto parlare dei grandi maestri primordiali. Un tempo essi erano compagni degli uomini sulla Terra. Erano ovunque ci fossero esseri umani, perché popolavano la Terra insieme agli uomini come una sorta di secondo genere umano eterico. Ma in quei tempi antichi, altre entità scesero tra gli uomini per la coscienza degli uomini, che era certamente ottusa e onirica: entità che ora non abitano affatto la Terra. Naturalmente, ciò che si deve dire su tali cose è non solo un paradosso, ma un completo nonsenso per l’uomo che è così devoto alla scienza materialistica odierna. Ma questa «assurdità» è proprio la verità.
Questi antichi saggi dei misteri sapevano che solo le entità soprasensibili di Mercurio possono fornire informazioni sui processi di guarigione. Per questo motivo i misteri di Mercurio furono organizzati in modo tale che, attraverso un culto appropriato, gli abitanti di Mercurio potessero effettivamente scendere sull’altare del luogo di culto di Mercurio e che i sacerdoti dei misteri di Mercurio potessero comunicare con le entità spirituali che scendevano attraverso le azioni del culto.
E ciò che in quei tempi antichi era medicina veniva accolto nei misteri di Mercurio proprio in questo senso. Le singole entità che scendevano sugli altari – che non dovevano essere sempre le stesse, ma erano percepite come tali – erano chiamate proprio il dio Mercurio. Si accoglieva l’antica medicina misterica dicendo: «Questo è ciò che il dio Mercurio ha comunicato ai suoi sacerdoti-medici». In questo modo si guariva.
Anche oggi la Scienza dello Spirito si basa sul fatto che, attraverso la preparazione adeguata degli iniziati, le entità del nostro cosmo discendono sulla Terra. Coloro che sono iniziati alla saggezza misterica odierna sanno bene che anche in questo caso l’essenziale si basa sul fatto di entrare in dialogo con le entità del cosmo. Ma nella coscienza umana generale di oggi è presente il contrario di ciò che era assolutamente presente nei tempi antichi. Oggi si dice: è un medico chi ha conseguito la laurea in medicina all’università. Ai tempi antichi non si diceva così: ai tempi antichi era medico chi parlava con il dio Mercurio.
Nei tempi successivi tutto era già in dissoluzione; esistevano solo le tradizioni di ciò che un tempo era emerso nei misteri dai dialoghi tra i medici-sacerdoti e il dio Mercurio.
Ora, nella sfera di Venere si tratta del fatto che ciò che rimane dell’uomo dopo che ha abbandonato il male e i suoi stati malsani venga trasferito nella sfera solare. Vedete, se vogliamo capire questo, dobbiamo indicare una peculiarità dell’intera umanità. Qui sulla Terra l’uomo ci appare sempre come un tutto. Deve diventare un criminale così grave da essere decapitato; solo allora, dopo la decapitazione, non appare più come un tutto nel corpo fisico. Ma per reati e crimini minori, anche se puniti severamente, appare sempre come un tutto.
Ora, questo non è il caso della controimmagine spirituale e animica che l’uomo porta con sé attraverso la sfera lunare e quella di Mercurio. L’uomo, quando arriva con l’anima e lo spirito nel mondo soprasensibile, dopo aver varcato la porta della morte e aver deposto le debolezze del male e le debolezze delle malattie, in un certo senso non è più un essere umano completo. L’uomo è identico al suo male: il male costituisce una parte del suo essere. Se uno fosse solo un malvagio senza alcuna traccia di bontà umana, dovrebbe lasciare tutto il suo essere umano nella sfera lunare e non potrebbe andare oltre; perché, nella misura in cui siamo malvagi, lasciamo il nostro essere nella Luna. Noi siamo uno, identici con ciò che è malvagio in noi davanti al mondo spirituale, così che, in un certo senso, arriviamo nella sfera di Venere come esseri umani mutilati.
Ora, nella sfera di Venere regna effettivamente, nel senso più spirituale, l’amore più puro. Venere è l’elemento dell’amore più puro e lì, attraverso l’amore cosmico, dalla sfera di Venere viene trasferito nell’esistenza solare ciò che è rimasto in questo modo dell’uomo.
Nella sfera solare l’uomo deve lavorare concretamente alla realizzazione del proprio karma. I nostri fisici attuali rimarrebbero meravigliati al massimo grado se potessero davvero arrivare una volta al Sole. Perché tutto ciò che qui sulla Terra si potrebbe esplorare sul Sole non è vero. Il Sole dovrebbe essere una sorta di palla di gas incandescente. Non è così, ma la cosa sta in questi termini – vorrei partire da un paragone un po’ banale –: se avete dell’acqua di Selters in una bottiglia, per vedere l’acqua dovete guardare molto attentamente e guardare dove finisce; altrimenti non la vedete affatto. Che cosa vedete in realtà? Non vedete l’acqua, ma le bollicine di acido carbonico, che sono più sottili dell’acqua. Vedete ciò che è più sottile e non vedete ciò che è più denso.
Ebbene, com’è con il Sole? Quando guardate il Sole, non lo vedete perché è una palla di gas incandescente condensata nello spazio vuoto; lo vedete perché lì lo spazio è, per così dire, particolarmente rarefatto. E ora dovete abituarvi a una rappresentazione che non è proprio comune.
Da quanto ho esposto ieri sul regno di Michele nel nesso spirituale e cosmico, avete potuto constatare che Michele occupa una posizione particolare tra quelle entità spirituali che noi, secondo una denominazione già esistente in tempi antichi all’interno delle comunità cristiane, annoveriamo tra gli Arcangeli. E proprio per ciò che è importante per noi in questi giorni, deve apparirci significativo che, nei secoli precedenti la fondazione del cristianesimo, Michele inviava ancora alla Terra i suoi impulsi, i suoi impulsi cosmopolitici – se così posso esprimermi – dalla regione del Sole, dall’elemento solare; che poi questi impulsi cosmopolitici andarono perduti e che l’intelligenza cosmica, in un certo senso, affondò, e nell’VIII secolo dopo Cristo giunse nella regione terrestre. Così troviamo, entro l’evoluzione terrestre, esseri umani che hanno un pensiero proprio; e questo pensiero proprio venne poi coltivato, conquistato con cura, in vista di un ulteriore regno di Michele, nel quale i saggi della scuola di Chartres collaborano armoniosamente con coloro che discendono direttamente dall’antico regno di Michele e sono predestinati a continuare a sviluppare il principio dell’intelligenza cosmica di un tempo, ora divenuta terrestre, fino a quando, nel XIX secolo, si presentò la possibilità che, inizialmente all’interno del mondo spirituale, attraverso quel culto dell’immaginazione che vi ho descritto, venisse preparato ciò che un tempo doveva essere voluto con il movimento antroposofico.
Dall’ultimo terzo del XIX secolo, e in particolare nel nostro tempo, siamo all’inizio del nuovo regno di Michele; attraverso questo regno di Michele viene preparato ciò che deve ancora avvenire in questo secolo: che un numero maggiore di persone – proprio quelle che giungono a una vera comprensione dell’Antroposofia – prima della fine del secolo attraversino in modo accelerato il tempo tra la morte e una nuova nascita, e si riuniscano nuovamente sulla Terra sotto la guida, per così dire, dei due tipi di entità spirituali: i maestri di Chartres e coloro che sono rimasti direttamente uniti al regno di Michele, per poi, sotto la guida di questi due tipi di entità spirituali, dare l’ultimo – se così posso esprimermi – sacro impulso per l’ulteriore evoluzione della vita spirituale sulla Terra.
L’Antroposofia potrà acquisire un significato reale per coloro che vorranno parteciparvi solo quando, con un certo fervore interiore, diventeranno coscienti di poter essere inseriti in un nesso che può essere caratterizzato come ho fatto ieri. Ciò darà entusiasmo interiore, ma darà anche forza; e farà comprendere che bisogna lavorare per diventare sempre più continuatori di ciò che un tempo viveva nei misteri antichi. Ma una tale coscienza deve essere approfondita in tutti i sensi, e può esserlo. Perché, nel senso di quanto ho esposto ieri, guardiamo indietro al tempo in cui Michele era unito, nel regno spirituale del Sole, con un numero di entità sovrasensibili, e da lì inviò sulla Terra quei segni che, da un lato, poterono ispirare le gesta di Alessandro e, dall’altro, la filosofia aristotelica; che poterono provocare, per così dire, l’ultima fase dell’intelligenza ispirativa, spirituale, sulla Terra; e poi, insieme alle anime umane che avevano eseguito tali compiti sulla Terra, per così dire su suo incarico, Michele, con le sue schiere spirituali e con le schiere di quelle anime umane che erano attorno alle anime guida, osservò dal Sole il mistero del Golgota.
Ci si può già compenetrare di qualcosa che agisce nell’anima, se si immagina il momento in cui Michele, con un numero di Angeli, Arcangeli e anime umane, vede il Cristo allontanarsi dal Sole per entrare nel corpo fisico di un uomo e, attraverso ciò che può sperimentare nel corpo umano sulla Terra, unirsi all’evoluzione dell’umanità terrestre. Ma questo era, allo stesso tempo, il segno per Michele che l’intelligenza celeste, da lui custodita fino a quel momento, doveva ora scendere sulla Terra come una pioggia sacra, per poi dissolversi gradualmente nel terrestre. E nell’VIII secolo dopo Cristo, coloro che erano vicini a Michele videro che ciò che Michele aveva conservato fino ad allora era ora sulla Terra.
Ora si tratta del fatto che, in piena armonia con il regno di Michele, avvenne tutto ciò che fu realizzato dai maestri di Chartres, ma anche tutto ciò che venne al mondo attraverso gli eletti dell’Ordine domenicano: in modo che, in breve, venisse portata avanti l’evoluzione dell’umanità che, dall’inizio del XV secolo, poté inaugurare l’evoluzione dell’anima cosciente nell’umanità, quell’evoluzione nella quale ci troviamo ora. Infatti, nel primo terzo dell’epoca precedente – cioè nel primo terzo dell’epoca dell’anima razionale o affettiva – abbiamo assistito alla diffusione dell’intelligenza sovrasensibile in Asia, Africa e parte dell’Europa attraverso l’alexandrismo.
Ora però entra in gioco un tempo particolare, un tempo che Michele, il più eccellente spirito arcangelico del Sole, ci mostra dall’interno di questo Sole in modo tale che egli sa che la sua amministrazione dell’intelligenza cosmica è partita dal Sole; e che egli sa anche che gli affari che possono portare avanti l’ulteriore evoluzione di questa intelligenza sulla Terra sono stati ordinati. Questo tempo entra in gioco all’incirca nel XVI e XVII secolo dopo Cristo. Michele è, per così dire, libero dai suoi precedenti obblighi nel cosmo; gli sviluppi terrestri sono amministrati, nel modo che ho descritto ieri, da Gabriele.
Michele si trova ora in una posizione particolare. Se un Arcangelo non è il principe regnante degli affari terrestri, egli lascia comunque fluire i suoi impulsi in ciò che fanno gli altri. Infatti, gli impulsi fluiscono continuamente da tutti i sette regni arcangelici successivi; solo uno, di volta in volta, è il più eccellente. Se dunque, per esempio, Gabriele era lo spirito guida nelle epoche precedenti dell’evoluzione dell’umanità, da lui fluiva preferibilmente nella evoluzione terrestre ciò che egli doveva governare; ma anche gli altri Arcangeli collaboravano. Ora però, mentre Gabriele esercitava il suo dominio, Michele si trovava nella situazione particolare di non poter collaborare alle cose terrestri dal Sole. Questa è una situazione del tutto singolare per un Arcangelo guida: vedere che la propria attività, esercitata per lunghi periodi di tempo, è per così dire cessata.
E così Michele disse ai suoi: “È necessario che noi, per il tempo in cui non possiamo inviare impulsi alla Terra – per il tempo che termina all’incirca con l’anno 1879 – cerchiamo un compito speciale, un compito entro la regione solare”. Per quelle anime che, per il loro karma, sono condotte nel movimento antroposofico, doveva esserci la possibilità di guardare nella regione solare verso ciò che Michele e i suoi fecero nel tempo che sulla Terra fu il tempo del regno di Gabriele. Era qualcosa che, per così dire, era stato escluso da tutte le altre azioni regolari tra gli dèi e gli uomini. Le anime legate a Michele – le anime umane guida dell’epoca di Alessandro, quelle della grande epoca domenicana e quelle che si erano raccolte attorno a loro come meno guida, e un gran numero di esseri umani aspiranti e in evoluzione in unione con spiriti guida – si sentivano come strappate dal nesso tradizionale con il mondo spirituale.
Allora le anime umane predestinate a diventare antroposofi sperimentarono nel sovrasensibile qualcosa che mai prima di allora era stato sperimentato dalle anime umane, tra la morte e la nuova nascita. In precedenza si sperimentava che, nel tempo tra la morte e la nuova nascita, le anime umane, in unione con entità spirituali guida, elaboravano il karma per la futura esistenza terrena. Ma ora questo karma non veniva elaborato come era stato elaborato in passato: esso veniva elaborato sotto il dominio di Michele, liberato dalle questioni terrene, e proprio per questo in un modo che prima non era stato possibile.
Accadde allora qualcosa che oggi riposa nel profondo del cuore della maggior parte degli antroposofi anche se, per lo più, in modo inconscio, dormiente, onirico. E l’antroposofo fa bene a toccarsi il cuore e dire a se stesso: “Dentro di me c’è un segreto, forse oggi inconscio, che è un riflesso delle azioni di Michele nel XVI, XVII e XVIII secolo nelle regioni sovrasensibili, dove ho lavorato prima della mia attuale discesa nella regione terrestre, sotto Michele, che poteva compiere un’opera speciale perché era stato liberato, per così dire, dai suoi compiti, che stavano volgendo al termine”.
E Michele radunò le sue schiere: radunò coloro che, come esseri sovrasensibili, appartenevano a lui dalla regione degli Angeloi e degli Arcangeli; ma radunò anche le anime umane che erano entrate in qualche legame con lui. E così si formò una sorta di scuola sovrasensibile che si espandeva enormemente. Come, all’inizio del XIII secolo, coloro che potevano collaborare come platonici e aristotelici diedero vita a una sorta di concilio celeste, così ora, sotto la guida di Michele, dal XV al XVIII secolo ebbe luogo una formazione sovrasensibile, di cui Michele stesso, come grande maestro, fu scelto dall’ordine del mondo. A ciò che vi ho raccontato della prima metà del XIX secolo, di quel culto sovrasensibile che fluiva in potenti immaginazioni, precedette dunque una formazione sovrasensibile per numerose anime umane: una formazione i cui risultati queste anime umane ora portano inconsciamente dentro di sé. E il risultato di questa formazione emerge anzitutto dal fatto che queste anime umane sentono il bisogno dell’Antroposofia: questo bisogno dell’Antroposofia è, appunto, il risultato di quella formazione.
E si può dire: un tempo, alla fine del XV secolo, Michele radunò le sue schiere di dèi e di uomini nella regione solare e disse loro, in un discorso che si protrasse per lunghi periodi di tempo, più o meno così: da quando il genere umano popola la Terra in figura umana, sulla Terra esistono dei misteri: misteri solari, misteri di Mercurio, misteri di Venere, misteri di Marte, misteri di Giove, misteri di Saturno. In questi misteri gli dèi hanno inviato i loro segreti; lì sono stati iniziati gli uomini adatti. Così sulla Terra si poteva sapere ciò che avveniva su Saturno, Giove, Marte e così via, e come ciò che avveniva lassù influiva sull’evoluzione dell’umanità quaggiù. Ci sono sempre stati iniziati che comunicavano con gli dèi nei misteri; in modo istintivo e chiaroveggente essi accoglievano ciò che giungeva loro attraverso gli impulsi.
“Questo – diceva Michele ai suoi – è scomparso dalla Terra. Tranne poche tradizioni, non c’è più. Gli impulsi non possono più fluire nella Terra. Solo nella regione più bassa, nella regione della riproduzione, Gabriele ha ancora il potere di far entrare gli influssi lunari nell’evoluzione dell’umanità. Le antiche tradizioni sono più o meno scomparse dalla Terra e con esse la possibilità di coltivare gli impulsi che entrano nel subconscio e quindi nelle diverse corporeità degli esseri umani. Ma ora guardiamo indietro a tutto ciò che un tempo era stato portato agli uomini nei misteri come un dono del cielo: osserviamo questo meraviglioso quadro, guardiamo nel corso del tempo; troviamo i luoghi dei misteri, vediamo come la saggezza celeste è fluita in essi, come gli uomini sono stati iniziati da essa, come proprio dal nostro luogo sacro del Sole l’intelligenza cosmica è discesa sugli uomini, così che i grandi maestri dell’umanità hanno avuto idee, pensieri, concetti che erano spirituali, ma ispirati dal nostro luogo sacro del Sole. Questo è scomparso dalla Terra. Lo vediamo guardando alle epoche antiche della Terra; lo vediamo scomparire gradualmente dall’evoluzione terrestre al tempo di Alessandro e nel suo seguito; e in basso vediamo, tra gli uomini, diffondersi gradualmente l’intelligenza che è diventata terrestre”.
“Ma noi abbiamo ancora questa visione che ci è rimasta: guardiamo ai misteri nei quali un tempo venivano iniziati gli iniziati dei misteri. Portiamoli alla nostra coscienza; portiamoli alla coscienza di quelle entità spirituali che non appaiono mai intorno a me in un corpo terreno, ma vivono solo in forma eterica. Portiamoli però anche alle anime che sono state spesso sulla Terra in corpi terreni, ma che ora sono proprio qui e appartengono alla comunità di Michele: portiamo alla coscienza di queste anime umane la grande dottrina iniziatica che un tempo è scesa sulla Terra, nell’antico modo, attraverso i misteri”.
E lì fu “assimilata” – se posso usare un’espressione terrestre che, in un tale nesso, suona quasi banale – lì fu assimilata l’antica saggezza iniziatica. Esisteva una grande, vasta scuola celeste. In essa Michele insegnava ciò che ora non poteva più amministrare da solo. Era qualcosa di enorme: qualcosa che turbava profondamente i dèmones arimanici sulla Terra, proprio nel XV, XVI, XVII e fino al XVIII secolo; qualcosa che li portava in uno stato di terribile agitazione, tanto che si svolse qualcosa di strano. Si verificò ciò che portò a un contrasto polare tra le azioni celesti di quel tempo e le azioni terrestri di quel tempo: in alto, nel mondo spirituale, una scuola superiore che riassumeva in modo nuovo, nel sovrasensibile, l’antica saggezza iniziatica, e che elevava le anime umane, tra la morte e una nuova nascita, alla coscienza intelligente, all’anima cosciente, ciò che in tempi antichi era proprietà della saggezza umana nell’anima razionale o affettiva, nell’anima senziente e così via.
Nel modo in cui si può parlare nella parola interiore, che in molti aspetti è dura, Michele pose ai suoi i nessi tra i mondi, i nessi cosmici, i nessi antroposofici. Queste anime ricevettero un insegnamento che svelava i segreti del mondo. Giù sulla Terra, invece, agivano gli spiriti arimanici. Ed è necessario, a questo punto, indicare in modo del tutto palese un segreto della verità che, considerato esternamente, appare certamente fuori luogo rispetto alla civiltà attuale, ma che è tuttavia un mistero divino che gli antroposofi devono conoscere, per poter comprendere la civiltà nel modo giusto e condurla, come ho accennato, verso la fine del XX secolo.
Mentre Michele addestrava le sue schiere lassù, veniva fondata una sorta di scuola arimanica sotterranea, situata immediatamente sotto la superficie della Terra. Si può quindi dire che nel sovrasensibile vi è la scuola di Michele; immediatamente nella regione in cui ci troviamo – perché anche nel sottosuolo lo spirituale è attivo ed efficace – è stata fondata la scuola arimanica opposta. E se, proprio in quel tempo, Michele non inviava impulsi dall’alto per ispirare celestemente l’intelligenza, se l’intelligenza sulla Terra era inizialmente lasciata a se stessa, tanto più le schiere arimaniche si sforzavano di inviare dal basso impulsi nell’evoluzione intelligente dell’umanità.
È un’immagine potente quella che ci si può porre davanti agli occhi: la superficie della Terra; in alto Michele che istruisce le sue schiere, svelando loro con parole grandi e potenti ciò che era l’antica saggezza degli iniziati; di fronte, la scuola arimanica nei sotterranei della Terra. Sulla Terra si sviluppa l’intelligenza caduta dal cielo; Michele tiene, per così dire, la sua scuola in solitudine celeste di fronte al terreno – nessuna corrente scorre dall’alto verso il basso – mentre le forze arimaniche inviano con tanto più forza i loro impulsi verso l’alto.
Vi furono, tuttavia, anime incarnate sulla Terra che, nei secoli indicati, percepirono il carattere inquietante di questa situazione. Chi conosce la storia spirituale, in particolare quella europea, di questo periodo, trova ovunque il fatto curioso che qua e là vivono persone molto semplici che avvertono il carattere inquietante di ciò: l’abbandono dell’umanità dal dominio di Michele e gli impulsi che salgono dal basso come vapori spirituali demoniaci, che vogliono conquistare l’intelligenza.
È curioso quanto, se tutto ciò che ne deriva deve essere buono, le rivelazioni della vita di saggezza siano strettamente legate all’uomo. Questo è il segreto della verità che qui deve essere toccato. Perché chi ha il compito di annunciare la saggezza di Michele sente, in un certo senso, di essere al posto giusto quando lotta per trovare l’espressione, la formulazione verbale, di ciò che è la saggezza di Michele; e si sente addirittura al posto giusto quando, partendo dalle sue mani, scrive questa saggezza di Michele, perché lì ciò che è collegato spiritualmente all’uomo fluisce, per così dire, nella forma dello scritto, in ciò che egli fa.
Ma, per quanto debba essere sopportato e per quanto appartenga al nostro tempo, è associato a una sensazione inquietante vedere ciò che è la saggezza di Michele, ciò che si vorrebbe ancora scrivere e comunicare agli uomini come lettura, riprodotto in modo meccanico nei libri stampati. Questo sentimento inquietante nei confronti del libro stampato è presente in chiunque sia immerso nella vita spirituale con ciò che ha da annunciare.
A seguito della conferenza di ieri, qualcuno mi ha chiesto se, come già indicato da Swedenborg, la lettera non sia l’ultima emanazione della vita spirituale. Lo è! Lo è, fintanto che scorre in modo continuo dal mondo spirituale attraverso un essere umano. Diventa potere spirituale arimanico quando viene fissata dal meccanico, fissata in un certo senso dall’altro lato del mondo, quando appare agli occhi degli uomini come lettera stampata. Perché è proprio questa la peculiarità della scuola arimanica, che è stata fondata come contro-scuola della scuola di Michele e che, nel XV, XVI, XVII e XVIII secolo, ha operato in Europa introducendo l’arte della stampa con tutto il suo seguito tipografico. Dall’arte della stampa possono germogliare le forze dèmoniche che sono proprio adatte a combattere il dominio di Michele.
Se si è antroposofi, bisogna vedere ciò che è reale nella vita nel suo vero significato. Nell’arte della stampa bisogna certo riconoscere un potere spirituale, ma proprio quel potere spirituale che Arimane ha contrapposto a Michele. Da qui il continuo monito di Michele a coloro che allora istruiva nella sua scuola, il monito costante: quando tornerete sulla Terra per realizzare ciò che è stato preparato qui, radunate gli uomini intorno a voi, annunciate loro di bocca in bocca ciò che è più importante, e non considerate decisivo il fatto che si possa agire “letterariamente” nel mondo solo attraverso il libro stampato.
Perciò il modo più intimo di agire da persona a persona è quello che va preferibilmente nella direzione dell’opera di Michele. E se, invece di agire solo attraverso i libri, ci uniamo e accogliamo gli impulsi più importanti in modo umano e personale, e – perché deve essere così, perché altrimenti Arimane otterrebbe di nuovo un potere enorme se non ci appropriassimo anche della sua arte – usiamo l’altro soltanto come una sorta di “aiuto mnemonico”, allora inauguriamo ciò che deve fluire in modo imponente come corrente di Michele attraverso la Società Antroposofica. Non sarebbe corretto, infatti, partire da quanto ho appena esposto per dire: aboliamo i libri antroposofici. Così consegneremmo proprio l’arte della stampa ai nemici più accaniti della saggezza di Michele, e renderemmo impossibile il proseguimento del nostro lavoro antroposofico, che deve prosperare proprio fino alla fine del secolo. Noi dobbiamo invece nobilitare l’arte della stampa con un atteggiamento sacro verso ciò che vive nella saggezza di Michele, e darle il giusto rapporto con ciò che agisce direttamente sull’uomo.
Perché Arimane vuole conquistare Michele attraverso l’arte della stampa? Egli vuole – lo vedete germogliare ovunque oggi – conquistare l’intelligenza; e questa conquista dell’intelligenza vuole intervenire soprattutto dove i rapporti sono favorevoli. In che cosa consiste dunque l’azione principale degli spiriti arimanici nella loro lotta contro la prossima epoca di Michele? L’azione efficace consiste nel fatto che questi spiriti arimanici, in tempi in cui la coscienza degli uomini è abbassata, in un certo senso “possedono” gli uomini e intervengono nella coscienza umana. Così molti uomini che nel 1914 avevano una coscienza offuscata furono coinvolti nello scoppio della terribile guerra mondiale; e nelle loro coscienze offuscate le schiere di Arimane scatenarono la guerra mondiale attraverso gli uomini. Non sarà mai possibile svelare le cause di questa guerra in modo documentario ed esteriore dagli archivi; bisogna invece guardare nella storia e vedere: c’era una personalità influente, poi un’altra, poi un’altra ancora, che avevano smorzato la loro coscienza; e quella fu l’occasione in cui Arimane pose gli uomini sotto la sua influenza.
E se si vuole sapere quanto facilmente possa accadere che, nella nostra epoca, gli uomini possano essere posseduti da Arimane, basta pensare a ciò che accadde quando gli europei arrivarono in America con le opere stampate che avevano portato con sé, all’epoca in cui nell’est del Nord America c’erano ancora gli indiani. Quando gli indiani videro questi strani segni scritti dagli europei, li considerarono piccoli dèmones. Avevano una visione corretta: erano estremamente spaventati da tutti questi piccoli dèmones, a, b e così via, come apparivano nelle lettere stampate. Perché in questi caratteri, riprodotti nei modi più diversi, c’è qualcosa di affascinante per l’uomo di oggi; e solo il buon spirito di Michele, che sa vedere l’umano nella proclamazione della saggezza, può condurre oltre questo fascino.
Ma in questo modo possono accadere cose brutte. Vorrei dirvi quanto segue. Ci sono certi misteri della visione del mondo che possono essere compresi solo quando si raggiunge un’età piuttosto avanzata. Le singole età della vita consentono all’uomo, se è in possesso della scienza dell’iniziazione, di guardare ai singoli misteri dell’esistenza: tra il ventunesimo e il quarantaduesimo anno di vita si può guardare alle condizioni del Sole; tra il quarantaduesimo e il quarantanove ai segreti di Marte; tra il quarantanove e il cinquantasei ai segreti di Giove. Ma se si vogliono vedere i segreti del mondo nel loro nesso, bisogna aver superato il sessantatreesimo anno di vita. Perciò non avrei potuto dire certe cose che ora dico apertamente prima di trovarmi in questa situazione. Infatti, se si vuole comprendere ciò che si riferisce ai misteri di Michele, che agisce dalla regione spirituale del Sole, allora bisogna guardare dalla Terra verso l’alto, verso i segreti del mondo attraverso la saggezza di Saturno; allora si deve poter percepire quel crepuscolo del mondo spirituale, e viverlo, che proviene da Oriphiel, che domina Saturno, che era l’Arcangelo guida al tempo del mistero del Golgota e che sarà di nuovo l’Arcangelo guida dopo che il tempo di Michele sarà trascorso.
Ma allora si svelano, per il tempo presente, verità sconvolgenti, verità davvero sconvolgenti. Attraverso questa scuola arimanica, contraria alla scuola di Michele, con la diffusione dell’arte della stampa è comparsa sulla Terra la “scrittura” in senso lato. Chi erano gli scrittori prima che si stampasse? Erano coloro che potevano diffondere i loro scritti solo in cerchie ristrette, e per di più in cerchie preparate a questo. Quante mani toccava un libro prima che si diffondesse l’arte della stampa? E come stanno realmente le cose lo si può comprendere anche considerando che un surrogato dell’arte della stampa, giunto a un alto grado di perfezione, esisteva già nell’antica civiltà cinese: esisteva già una sorta di stampa, fondata in un’epoca in cui in alto regnava Michele e in basso un contro-regno arimanico, ma non portò a nulla di particolare, perché Arimane non era ancora potente allora e non poteva ancora tentare seriamente di strappare a Michele il dominio sull’intelligenza. Questo tentativo fu rinnovato al tempo di Alessandro, ma anche allora non ebbe successo.
Ora però l’arimanismo ha assunto una grande importanza nell’arte tipografica dei tempi moderni. La scrittura è diventata, per così dire, popolare; ed è diventato possibile qualcosa che è al tempo stesso meraviglioso, splendente e abbagliante, ma che dall’altra parte deve essere accolto con piena armonia delle forze animiche e apprezzato nel suo giusto significato. Ci sono stati primi tentativi che possono essere descritti come provenienti dalla regione di Michele: Arimane è apparso come scrittore. Nei circoli micheli questo costituisce oggi un evento significativo: Arimane come scrittore. Non solo gli esseri umani sono stati posseduti da lui, come ho accennato per lo scoppio della guerra, ma Arimane, manifestandosi attraverso anime umane sulla Terra, è apparso egli stesso come scrittore.
Che sia uno scrittore brillante non deve sorprendere, perché Arimane è uno spirito grande, vasto, potente; è lo spirito che non è adatto allo sviluppo dell’umanità sulla Terra nel senso degli dèi buoni, ma alla sua lotta. Nel suo campo è una forza non solo utile, ma benefica; poiché quelle entità che sono benefiche a un livello del divenire del mondo possono essere estremamente dannose a un altro. Perciò, quando si vogliono caratterizzare le opere di Arimane, non è necessario presupporre che esse debbano essere soltanto condannate: si possono persino ammirare, se si è coscienti di ciò che esse rappresentano; ma bisogna conoscerne il carattere arimanico. E Michele oggi ci insegna a riconoscerlo, se vogliamo ascoltarlo.
La formazione di Michele ha infatti avuto un effetto duraturo e ancora oggi è possibile accedervi. Essa insegna come Arimane, in quanto scrittore, abbia compiuto i primi tentativi, tentativi di carattere profondamente sconvolgente e tragico, che naturalmente si sono manifestati attraverso un essere umano: “L’Anticristo” di Nietzsche, “Ecce homo”, l’autobiografia di Nietzsche, e ciò che sono gli appunti nella “Volontà di potenza”: capitoli tra i più brillanti della letteratura moderna, con un contenuto spesso così diabolico. Arimane li ha scritti esercitando il suo dominio su ciò che può essere sottomesso sulla Terra attraverso l’arte della stampa. Arimane ha già iniziato ad agire come scrittore e continuerà il suo lavoro.
E in futuro sarà necessario essere vigili sulla Terra, per non accettare come uguale tutto ciò che si incontra nella letteratura. Le opere umane verranno alla luce; ma i singoli individui dovranno sapere che uno si sta preparando a diventare uno degli scrittori più brillanti del prossimo futuro: Arimane. Le mani degli uomini scriveranno le opere, ma Arimane sarà lo scrittore. Come un tempo gli antichi evangelisti erano ispirati e trascrissero le opere delle entità sovrasensibili che li ispiravano, così le opere di Arimane saranno scritte dagli uomini.
Nella futura storia evolutiva dell’umanità vi saranno due realtà. Da un lato lo sforzo di riprodurre, per quanto possibile nella regione terrestre, ciò che un tempo Michele ha insegnato alle anime predestinate nelle scuole sovrasensibili: essere devoti a queste conoscenze nella Società Antroposofica e istruire coloro che seguiranno nelle incarnazioni successive fino alla fine del XX secolo. Allora alcuni di coloro che oggi apprendono queste cose per la prima volta torneranno presto sulla Terra. Dall’altro lato apparirà sulla Terra moltissimo, in quantità enorme, che sarà stato scritto da Arimane.
Il compito degli antroposofi sarà quello di coltivare fedelmente la saggezza di Michele, di stare con cuore benevolo accanto alla saggezza di Michele, e di vedere la prima compenetrazione dell’intelligenza terrestre con la spada spirituale di Michele nel fatto che questa spada spirituale venga maneggiata dai cuori nei quali è entrata la saggezza di Michele. Così l’immagine di Michele apparirà come un’immagine che ispira i singoli antroposofi in una nuova forma: Michele in piedi nei cuori degli uomini, sotto i suoi piedi ciò che sarà la scrittura arimanica.
Non sarà necessaria quella pittura esteriore che spesso fissò l’immagine nell’epoca domenicana: in alto i domenicani scolastici con i loro libri, in basso la saggezza pagana, rappresentata da Averroè, Avicenna e così via, calpestata ai loro piedi – immagini che si vedono ovunque si volesse illustrare la lotta della scolastica cristiana contro il paganesimo. Ma nello spirito si dovrà avere questa immagine: sottomissione a Michele che entra nel mondo e afferra l’intelligenza sulla Terra, e vigilanza – così da potersi elevare al di sopra di essa – di fronte all’opera brillante e abbagliante che, attraverso tutto il XX secolo, agirà come opera di Arimane scrittore.
Egli scriverà le sue opere nei luoghi più strani, ma esse ci saranno, e formerà i suoi discepoli. Già nella nostra epoca appaiono molte cose che inizialmente formano le anime inconsce affinché possano reincarnarsi rapidamente e diventare strumenti per Arimane come scrittore. Egli scriverà in tutti i campi: scriverà di filosofia, scriverà di poesia, scriverà nel campo della drammaturgia e dell’epica; scriverà nel campo della medicina, della giurisprudenza, della sociologia. Arimane scriverà in tutti i campi.
Questa sarà la situazione che l’umanità dovrà affrontare alla fine del secolo. E coloro che oggi sono ancora più giovani vedranno già qualcosa di come Arimane si manifesti come scrittore. In tutti i campi saranno necessarie vigilanza e sacro entusiasmo per la saggezza di Michele.
Miei cari amici, se riusciamo a compenetrare noi stessi con qualcosa del genere, se riusciamo a sentirci così immersi nella vita spirituale come indicato da queste allusioni, allora potremo inserirci nella civiltà attuale come veri antroposofi. Allora forse sentiremo sempre più che dal Convegno di Natale al Goetheanum si sta diffondendo un nuovo impulso; che alla Società Antroposofica viene ora presentato proprio ciò in cui essa può vedere se stessa come in uno “specchio del mondo”; e che anche il singolo, con il suo karma che lo conduce nella Società Antroposofica, può vedersi rispecchiato.
Questo è ciò che ho voluto innanzitutto raccomandarvi con queste conferenze. Perché è ai cuori che bisogna rivolgersi in primo luogo. I cuori devono diventare gli aiutanti di Michele nella conquista dell’intelligenza caduta dal cielo sulla Terra. Come l’antico serpente dovette essere schiacciato da Michele, così l’intelligenza divenuta serpente deve essere conquistata da Michele, spiritualizzata. E ovunque essa si presenti come avversaria – non spiritualizzata, ma arimanizzata nel mondo spirituale – deve essere riconosciuta nel modo giusto grazie alla vigilanza dello spirito antroposofico, educato all’atteggiamento di Michele.
È la prima volta, dopo il Convegno di Natale al Goetheanum, che ho nuovamente l'occasione di parlare tra voi. E prima di entrare nel vivo delle discussioni è necessario esprimere ciò che ha un nesso con quell'impulso che è entrato nel movimento antroposofico attraverso l'ultimo Convegno di Natale al Goetheanum. Abbiamo avuto la gioia di poter accogliere al Convegno di Natale una serie di membri della Società Inglese di Dornach, in particolare il nostro caro e fidato amico Mr. Collison, presidente qui in Inghilterra. E vorrei rinnovare in questo momento il saluto che gli ho rivolto allora a Dornach in qualità di rappresentante della Società Inglese.
Ciò che è entrato nella Società Antroposofica come impulso attraverso il Convegno di Natale deve rappresentare davvero qualcosa di profondo, tanto che alcune cose che prima del Convegno di Natale erano state dette in modo caratterizzante ora devono essere discusse in senso opposto. Infatti, anche interiormente, in senso occulto, è stato un periodo difficile per questa Società, in particolare perché nel dopoguerra sono state tentate cose molto diverse da varie parti all'interno della Società Antroposofica, ed è diventato necessario introdurre una sorta di rinnovamento nella Società.
Questo rinnovamento era per me personalmente – e posso dirlo qui – legato a qualcosa di molto, molto significativo.
Qualche tempo prima di Natale mi si presentò una questione, dopo che da tempo esisteva l'intenzione di rifondare la Società in un certo senso a Natale, o almeno in una forma nuova. Sentivo la necessità di decidere di fare ciò che avevo fatto all'epoca in cui la Società Antroposofica si era separata dalla Società Teosofica, per buoni motivi. Allora partivo dal presupposto che, se mi fossi ritirato da tutte le attività amministrative, da tutta la direzione della Società, per rimanere solo nell'insegnamento, certe cose sarebbero state meno difficili da realizzare che se l'insegnante avesse ricoperto contemporaneamente anche una carica amministrativa.
Ma queste cose, che allora erano state date per scontate negli anni 1912, 1913, quando la Società Antroposofica si separò da quella Teosofica, non si sono verificate. Le premesse non si sono realizzate all'interno della Società Antroposofica. E così è diventato necessario per me considerare seriamente se dovessi assumere o meno la presidenza della Società Antroposofica. E ho visto la necessità di assumere questa presidenza.
Vorrei però sottolineare con forza, anche nella cerchia dei nostri cari amici inglesi, qualcosa che è assolutamente necessario sottolineare in relazione a quella risoluzione di assumere la presidenza della Società Antroposofica. Era un rischio assoluto per l'intero movimento portare avanti questo progetto, perché ci si poneva di fronte a un'eventualità ben precisa.
Il movimento antroposofico si basa infatti sul fatto che dal mondo spirituale discendono rivelazioni reali sul contenuto delle conoscenze spirituali. Se si vuole compiere l'opera del movimento antroposofico, non si può fare solo opera umana. Bisogna essere aperti a ciò che scende dai mondi spirituali. Le leggi dei mondi spirituali sono ben precise, intoccabili. Devono essere rigorosamente rispettate.
Ed è difficile conciliare ciò che oggi richiede un incarico esteriore, anche quello di presidente della Società Antroposofica, con i doveri occulti nei confronti delle rivelazioni del mondo spirituale, così che già allora ci si doveva porre la domanda se le forze spirituali che hanno finora benedetto la Società Antroposofica con ciò che può scendere da loro continueranno a benedire il movimento antroposofico, direi, in questo modo.
Potete certamente apprezzare tutto il significato di una tale eventualità. Bisognava considerare la possibilità che le forze spirituali avessero detto: «Non è possibile, non si può accettare un incarico esteriore».
Ora oggi si può davvero dire, direi alla presenza di tutte le forze spirituali che sono in nesso con il movimento antroposofico, che quei legami che esistono tra i mondi spirituali e le rivelazioni che devono fluire attraverso il movimento antroposofico sono più intimi, più incisivi, più ricchi di quanto non fossero in precedenza, che quindi, delle due eventualità che potevano verificarsi, quella più favorevole al proseguimento del movimento antroposofico si è realmente verificata. Si può dire che, sin dalla fondazione della Società Antroposofica al Goetheanum, quelle forze spirituali da cui riceviamo le nostre rivelazioni ci guardano con benevolenza, e con benevolenza ancora maggiore rispetto al passato. In questo senso, già da tempo la Società Antroposofica ha potuto liberarsi da un pesante fardello.
Prima di questo Convegno di Natale al Goetheanum ho dovuto sottolineare più volte che occorre distinguere tra il movimento antroposofico, che vive come corrente spirituale nel suo riflesso sulla terra, e la Società Antroposofica, che è appunto una società amministrata in modo esteriore, con l'elezione o la nomina dei suoi funzionari.
Da Natale bisogna dire il contrario. Non è più possibile distinguere il movimento antroposofico dalla Società Antroposofica. Sono entrambi una cosa sola, poiché io stesso sono diventato presidente della Società, e il movimento antroposofico è diventato una cosa sola con la Società Antroposofica.
Ciò ha reso necessario che a Natale a Dornach non fosse istituita una Presidenza che fosse, in senso exoterico esteriore, una Presidenza in senso esteriore ed esoterico, ma una Presidenza che deve essere considerata come una Presidenza esoterica, responsabile solo nei confronti delle forze spirituali per ciò che fa, che non è stata eletta, ma costituita. Tutte le cose che di solito accadono nelle assemblee costitutive sono avvenute in modo diverso a Natale. E questa Presidenza è ciò che vorrei chiamare una Presidenza di iniziativa, una Presidenza che vede i propri compiti in ciò che fa. Per questo motivo, durante il Convegno di Natale non sono stati elaborati statuti come quelli che si trovano di solito, ma è stato semplicemente detto quale deve essere il rapporto tra le persone, tra la Presidenza e gli altri membri, tra i singoli membri tra loro e così via. Ciò che la Presidenza intende fare è contenuto in quello che non è uno statuto, che ha solo assunto la forma di uno statuto, ma che in realtà è un racconto di ciò che si vuole fare. Tutto era diverso da come è di solito nelle società.
E questo è l'essenziale, che ora nell'intera Società Antroposofica è entrato un tratto esoterico. L'intero movimento, così come ora scorre attraverso la Società, deve avere un carattere esoterico.
Questo va preso molto sul serio. Per la Presidenza del Goetheanum saranno determinanti solo gli impulsi di azione puramente umani provenienti dal mondo spirituale. Non il paragrafo 1, il paragrafo 2 e così via, ma ciò che è vera vita spirituale deve essere promosso senza riserve, senza alcun altro intento.
Vedete, posso citare un esempio apparentemente insignificante. Sono stati e continuano a essere rinnovati i certificati di appartenenza per tutti i membri. Dato che ora abbiamo dodicimila membri in tutto il mondo, è stato necessario rilasciare dodicimila certificati di appartenenza. Tutti questi certificati devono ora essere firmati da me personalmente. Naturalmente qualcuno ha pensato che si potesse anche fare un timbro e apporlo sui certificati. Ma nel movimento antroposofico d'ora in poi tutto deve avere un carattere immediatamente individuale, umano. Per questo devo attenermi a questa regola anche in una cosa così piccola.
Ogni certificato di adesione deve passare davanti ai miei occhi, io devo leggere il nome e firmare con la mia mano, in questo modo si crea innanzitutto un rapporto piccolo, ma umano e reale con ogni singolo membro. Naturalmente sarebbe più semplice far apporre un timbro da qualcuno sui dodicimila certificati di adesione, ma non deve essere così.
Questo deve essere, direi, un segno simbolico che in futuro conterà solo ciò che regna nella società come umano.
Se si mostra comprensione nei confronti della Presidenza del Goetheanum, allora si vedrà – naturalmente tutto procederà lentamente, dovete avere pazienza, miei cari amici, ma anche se procederà lentamente – che poco a poco tutti i propositi natalizi saranno realizzati. Bisogna solo andare incontro con comprensione anche alla Presidenza del Goetheanum, che non può fare il quinto passo prima del secondo, né il secondo prima del primo, e anche se finora è arrivata solo a mezzo passo, andrà bene, verrà il tempo in cui arriverà anche al quinto passo. Perché se le cose devono essere condotte in modo umano, non ci si può fermare all'astratto, ma bisogna entrare ovunque nel concreto.
E così il movimento antroposofico acquisirà davvero un nuovo slancio. Sarà esoterico nello spirito, non cercherà più l'esoterico nelle apparenze esteriori. Esoteriche saranno certe verità che possono essere annunciate solo in esso, perché solo chi partecipa vivamente a tutto ciò che è nella società potrà elaborare sinceramente tali verità dentro di sé. Ma non si apporranno più sigilli sui cicli di conferenze nei confronti del mondo esterno, come è stato fatto finora. I cicli di conferenze non saranno venduti in libreria, ma chi vorrà averli potrà averli. Solo che, come già accennato, tracceremo un confine spirituale: diremo che non possiamo accettare alcuna obiezione, alcuna critica se non da parte di chi si trova sullo stesso terreno su cui si trovano i cicli di conferenze.
Che la gente in futuro dica ciò che vuole, nell'occulto si lavora nel positivo, non nel negativo.
Queste cose devono essere comprese poco a poco. Quando saranno comprese, entrerà una corrente completamente nuova nel movimento antroposofico. Allora si capirà come la Presidenza del Goetheanum si senta responsabile solo nei confronti dell'essenza del mondo spirituale, ma ci si sentirà anche legati a questa Presidenza all'interno dell'intera Società.
E allora forse, grazie a questa nuova tendenza, si potrà raggiungere ciò che deve essere raggiunto con il movimento antroposofico, se esso vuole diventare ciò che io presenterò nel corso di queste conferenze, partendo dall'interno della vita spirituale.
Con questa breve introduzione desidero dare inizio alle conferenze che terrò qui davanti a voi e, dopo che sarà stata tradotta, inizierò con le discussioni vere e proprie. (5)
Nel corso dei secoli l'umanità è arrivata a guardare sempre meno al mondo spirituale. A ragione diciamo che gli ultimi secoli hanno inaugurato un'epoca materialistica, che questa epoca materialistica non ha afferrato solo il pensiero umano, ma anche il volere umano, l'agire umano, che tutta la vita è entrata gradualmente nel segno del materialismo. E noi, all'interno della Società Antroposofica, diventiamo coscienti che essa vuole essere il risvegliatore di forze che conducano gli uomini fuori dall'attaccamento alla materia, a ciò che nega lo spirituale.
Ma se il movimento antroposofico vuole diventare l'impulso necessario all'interno dell'evoluzione complessiva dell'umanità, allora tutto ciò che è già stato trasmesso da anni dal movimento antroposofico in termini di insegnamenti e di beni di saggezza deve essere accolto con piena serietà.
Bisogna fare sul serio. Allora bisogna chiedersi seriamente: come vive l'uomo contemporaneo entro il mondo?
Egli vive attraverso la nascita, assumendo i tratti ereditari dei genitori e degli antenati, lasciandosi educare secondo le concezioni che sono ormai usuali nel presente, diventando cosciente in un certo periodo della sua vita, risvegliandosi in un certo senso alla vita esteriore. Poi guarda anche a ciò che esiste nel suo ambiente in termini di opinioni, pensieri, azioni, impulsi e così via. Cerca di comprendere se stesso come membro della sua nazione, cerca di comprendere se stesso come membro dell'umanità attuale e così via.
Nel movimento antroposofico accogliamo la verità luminosa e ardente: così come siamo seduti qui, così siamo in questa vita, nella ripetizione di vite terrene precedenti. Noi portiamo in questa vita terrena i risultati delle vite terrene precedenti. E dovremmo sentirci in modo tale da non guardare solo a ciò che siamo all'interno della nostra nazione attuale, all'interno dell'umanità attuale, ma dovremmo sentirci come se stessimo avvicinandoci a tentoni a questa vita dopo aver attraversato una serie di vite terrene e aver lavorato in altre vite, tra la morte e una nuova nascita, sul nostro sé, sul nostro io, sulla nostra individualità, per diventare ciò che siamo oggi.
Ma quanto è ancora lontana la coscienza quotidiana dell'uomo dal prendere sul serio questo: sì, ho attraversato vite terrene precedenti, conto con queste vite terrene precedenti. Non si potrà farlo se non si pone tutta la visione della vita nel punto di vista del karma, della formazione del destino che va da una vita terrena all'altra. Ma prima di tutto bisogna collocare la vita storica dell'umanità in una tale prospettiva. Dobbiamo allora dire: là o là è apparsa una personalità determinante che ha operato cose importanti per l'umanità. La comprendiamo davvero se la vediamo solo nascere in un determinato momento, attraversare la vita terrena, osservandola solo in base ai contenuti che ha avuto in questa vita terrena? Se vogliamo prendere sul serio gli insegnamenti che fluiscono dal movimento antroposofico, non dobbiamo piuttosto dire: guardiamo una personalità che nella sua vita terrena attuale rappresenta la ripetizione di vite terrene precedenti, e non possiamo comprenderla se non la consideriamo così come si presenta con i risultati delle vite terrene precedenti.
Ma se prendiamo sul serio una tale concezione, un tale punto di vista, dobbiamo adottare una visione della storia completamente diversa da quella comunemente accettata oggi. Oggi si raccontano i fatti delle diverse epoche dell'evoluzione storica dell'umanità. Si arriva a uno statista, a un pittore, a qualsiasi altra personalità importante. Si racconta ciò che ha fatto sulla terra dalla sua nascita. Ma non si prende sul serio il fatto che questa personalità è qui e che le sue vite terrene precedenti risplendono nel suo presente. Solo allora si potrà comprendere la storia, quando si saprà che ciò che accade in un'epoca successiva è portato dagli esseri umani stessi dalle epoche precedenti a quelle successive. Gli esseri umani che vivono oggi, o che hanno vissuto secoli fa, hanno già vissuto in precedenza e portano con sé nei tempi più recenti ciò che hanno pensato e vissuto nei tempi antichi. È necessario considerare questo nesso.
Come si può comprendere, ad esempio, quanto segue, che sconvolge il nostro tempo? Da un lato, da quasi due millenni abbiamo ciò che è stato fondato dal mistero del Golgota; abbiamo l'impulso del Cristo che agisce e opera nella civiltà più recente nelle regioni europee, occidentali. Ma all'interno di questa stessa vita, attraverso la quale l'impulso cristiano scorre riscaldando i cuori e illuminando gli spiriti, abbiamo anche un altro elemento. Abbiamo tutto ciò che già i nostri bambini imparano nella scuola elementare dalla scienza moderna, ciò che assorbiamo ogni mattina come educazione moderna quando leggiamo il giornale mentre beviamo il caffè. Prendete ad esempio la visione odierna dell'uomo: tutto ciò che la scienza introduce nella vita pubblica, ciò che l'arte realizza in molti modi, ciò che altri rami della vita realizzano, prendete tutto questo: non si può dire che sia compenetrato dall'impulso del Cristo. Esiste accanto all'impulso del Cristo. Sì, molte persone sono addirittura molto determinate a non lasciare che l'impulso del Cristo fluisca nell'anatomia, nella fisiologia, nella biologia, nella storia, ma a tenere tutto separato.
Da dove viene questo? Finché diciamo solo: c'è questa personalità, lavora come scienziato, ha ricevuto questa educazione, è cresciuto, ha fatto questa o quella ricerca scientifica; finché diciamo solo: ecco uno statista, ha ricevuto questa o quella educazione, ha rappresentato questa o quella mentalità liberale o conservatrice nelle sue misure politiche; finché diciamo questo, non comprendiamo come attraverso la stessa civiltà del presente possa fluire, da un lato, l'impulso cristiano e, dall'altro, qualcosa che non ha nulla a che vedere con il cristianesimo. Da dove viene questo? Comprenderemo una cosa del genere quando guarderemo alle ripetute vite terrene delle personalità determinanti. Allora comprenderemo come dalle civiltà precedenti gli esseri umani trasferiscano nelle epoche terrene successive ciò che hanno accolto nelle loro vite terrene precedenti in termini di pensieri e impulsi volitivi.
Vediamo apparire personalità in ciò che è diventato determinante nella nostra epoca. Prendiamo, ad esempio, una personalità che è diventata straordinariamente determinante per la vita esteriore, in particolare per tutto ciò che è influenzato dalla scienza, nell'epoca recente: Bacone, Bacone. Questa personalità appare, impariamo a conoscere la sua vita. Consideriamo questa personalità all'interno della civiltà cristiana. Nulla in ciò che è la scrittura esteriore di Bacone ricorda gli impulsi cristiani. Egli avrebbe potuto benissimo nascere da una civiltà non cristiana. Ciò che dice sul cristianesimo appare molto esteriore rispetto a ciò che è il vero impulso del suo cuore. Notiamo questa peculiarità del suo carattere come scienziato, filosofo e uomo di Stato.
Oppure prendiamo una personalità come Darwin. Che cosa ha a che fare il cristianesimo di Darwin – era un buon cristiano – con ciò che Darwin pensava dell'origine degli animali e dell'uomo? Niente. C'è un tratto completamente diverso, un impulso completamente diverso da quello cristiano. Non riusciamo a capirci se non ci chiediamo: com'era la vita terrena precedente, diciamo, di Bacone o di Darwin? Che cosa hanno portato con sé nella loro vita terrena attuale dalla loro vita terrena precedente?
Se la Società Antroposofica vuole conservare il suo vero significato, d'ora in poi questa domanda sulle vite terrene ripetute non deve essere sollevata solo in modo astratto. Sapere che viviamo ripetutamente sulla terra, che questo o quello si estrinseca da una vita terrena all'altra, sono considerazioni certamente molto belle, ma relativamente innocue, perché diventano solo una confessione generale, una fede. La questione inizia a diventare seria solo quando guardiamo all'uomo concreto e comprendiamo la sua vita concreta in qualsiasi epoca successiva a partire dalla sua vita concreta nelle epoche precedenti.
Cominciamo ora con tali considerazioni. Consideriamo innanzitutto qualcosa di storico, per prendere sul serio le considerazioni sul karma, per comprendere il progresso nell'evoluzione dell'umanità in relazione alla civiltà e a tutto ciò che l'umanità fa, in modo tale da poter percepire come gli esseri umani trasmettano da un'epoca all'altra ciò che hanno acquisito in epoche precedenti.
In un'epoca vediamo apparire, per esempio, Bacone; poi vediamo apparire Darwin: vediamo qualcosa di affine in loro. Se si è superficiali, si studia come Bacone e Darwin sono giunti alle loro opinioni. Se si vuole andare più a fondo, si scopre che essi introducono nella civiltà cristiana qualcosa che, a prima vista, non è affatto comprensibile dalla civiltà cristiana. La domanda sorge spontanea quando guardiamo indietro:
Bacone non deve aver avuto una vita terrena precedente? Darwin non deve aver avuto una vita terrena precedente? Da queste vite terrene precedenti hanno trasferito ciò che ci appare evidente nelle loro vite terrene successive. Solo allora li comprendiamo storicamente, quando li comprendiamo individualmente. Perché la storia si dissolve, se si prende sul serio il karma, nelle azioni umane, nei flussi della vita umana da un passato lontano al presente, al futuro.
Di queste cose, d'ora in poi, vorrei dire che non si dovrebbe più parlare in modo riservato; se ne dovrebbe parlare così come stanno i fatti nella vita spirituale, in modo che il mondo esteriore della storia e della natura si presenti davanti a noi in modo tale che, in questo mondo esteriore della storia e della natura, si manifesti ciò che scorre dietro di esso come fatto spirituale.
In ogni caso, l'uomo accoglierà più facilmente il sollevare e il trattare tali questioni, come ho appena accennato, di quanto non si possa supporre nei confronti dei mondi spirituali e fisici in cui viviamo. Perché, vedete, così come si pensa alle cose della vita ordinaria, così come si prendono decisioni sulle cose della vita ordinaria, non si possono prendere decisioni su tali cose. E per farvi conoscere tutti i retroscena che entrano in gioco in tali questioni, oggi, alla fine della prima riflessione su tali argomenti, prima di passare alla risposta alle domande: Chi era Bacone nella vita precedente? Chi era Darwin nella vita precedente? – vorrei fare una sorta di osservazione personale, che è tuttavia del tutto oggettiva.
Nel corso dei numeri del «Goetheanum» sto descrivendo il corso della mia vita. Ma in uno scritto destinato anche al mondo esterno non è possibile rappresentare tutto ciò che viene preso in considerazione, e qua e là è naturalmente necessario un complemento per coloro che vogliono seriamente trovare la loro strada nel mondo spirituale all'interno del nostro movimento. E così oggi, prima di passare nella prossima conferenza alla risposta a tali domande come quelle sollevate qui, vorrei fare proprio questa osservazione personale e individuale.
Vedete, se si è vissuto come me dagli anni Sessanta del secolo scorso fino ad oggi, si è vissuto proprio in quel periodo che ho spesso caratterizzato come il tempo in cui il regno di Michele è entrato nella civiltà umana, contrapposto al regno di Gabriele durato tre secoli e mezzo. Il dominio di Michele, cioè l'influsso dell'impulso solare di Michele nell'intera civiltà nel corso dell'evoluzione dell'umanità, iniziò alla fine degli anni Settanta del secolo scorso. Se si viveva nel periodo immediatamente successivo all'inizio dell'influsso di Michele e si frequentavano compagni di gioventù tali che allora, cioè negli anni Ottanta e Novanta, quando il regno di Michele cominciava ad affermarsi dietro le quinte degli avvenimenti esteriori, si doveva formare la propria anima emotiva o razionale – sapete che si forma tra i ventotto e i trentacinque anni – se si viveva così, se si viveva veramente in questa anima emotiva o razionale, allora si viveva al di fuori del mondo fisico. L'uomo, quando vive se stesso, vive coscientemente nell'anima emotiva o razionale al di fuori del mondo fisico.
Noi dividiamo l'uomo in corpo fisico, corpo eterico e corpo senziente. Con il corpo fisico egli sta chiaramente nel mondo fisico. Con il corpo eterico egli vive ancora nel mondo esteriore; con il corpo senziente vive anch'egli fortemente nel mondo esteriore. Nell'anima senziente vive ancora in esso. Ma l'uomo può vivere completamente al di fuori del mondo esteriore se vive nell'anima intellettuale o emotiva – prima del risveglio dell'anima cosciente, che si risveglia all'età di trentacinque anni – se quindi vive completamente cosciente nell'anima intellettuale o emotiva. Si può entrare completamente nell'animico. Per questo allora, negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, c'era la possibilità, per chi aveva la predisposizione, di vivere con la propria anima razionale o affettiva più o meno al di fuori del mondo fisico.
Che cosa significa questo? Significa che, vivendo con l'anima razionale o emotiva al di fuori del mondo fisico, si poteva vivere nella regione, nella sfera in cui proprio Michele entrava nella vita terrestre.
Vedete, negli anni Ottanta e Novanta accaddero molte cose che gli uomini ammiravano, con cui erano stati educati, con cui educavano se stessi. Ebbene, proprio gli scrittori più recenti di quell'epoca descrivono tutto questo con parole altisonanti. Prendete tutto ciò che hanno pubblicato le riviste, ciò che ha prodotto l'arte, ciò che è accaduto negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso: tutto questo scorre così: 1879, 1880, 1890, tavola I a destra, e così via. Ma proprio in quegli anni c'era ancora un altro evento in atto. C'era un velo sottile e dietro questo velo sottile c'era un mondo fortemente confinante con il nostro mondo fisico. Questa era la particolarità della fine del XIX secolo. Era la particolarità del tempo prima della fine del Kali-Yuga – il Kali-Yuga terminò proprio con il XIX secolo –: come attraverso un velo sottile come una ragnatela, che solo la coscienza ordinaria non può compenetrare, c'era un mondo adiacente. Là si svolgeva ciò che doveva emergere sempre più nel mondo fisico e che doveva manifestarsi nel mondo fisico con i suoi effetti.
C'era davvero qualcosa di misterioso in quell'epoca della fine del XIX secolo. Dietro un velo si svolgevano fenomeni violenti, che si raggruppavano tutti attorno all'essere spirituale che chiamiamo Michele. C'erano potenti seguaci di Michele, anime umane che allora non erano nel corpo fisico, ma si trovavano tra la morte e una nuova nascita; ma anche potenti forze demoniache che, sotto l'influsso arimanico, si ribellavano contro ciò che doveva venire nel mondo attraverso Michele.
Se mi è consentito fare un'osservazione personale, è questa: io stesso sono cresciuto in modo tale da non aver mai avuto difficoltà a comprendere il mondo spirituale. Ciò che il mondo spirituale mi offriva entrava nella mia anima, si trasformava in idee, poteva prendere forma nei pensieri. Ciò che era così facile per gli altri era difficile per me. Riuscivo a cogliere rapidamente i nessi scientifici, ma i singoli fatti non volevano rimanere nella mia memoria, non entravano. Potevo comprendere con facilità la teoria dell'ondulazione, le concezioni dei matematici, dei fisici, dei chimici; un minerale invece non dovevo vederlo una o due volte per riconoscerlo quando mi si presentava di nuovo, ma dovevo farlo trenta, quaranta volte. I fatti del mondo fisico esteriore mi offrivano resistenza nel mantenerli, nel comprenderli. Non riuscivo facilmente a entrare in questo mondo fisico-sensibile.
Per questo dovevo rimanere in questo mondo dietro il velo, con tutta l'anima razionale o affettiva, in questa regione di Michele; dovevo subire ciò che lì si svolgeva. Proprio allora sorsero le grandi esigenze di prendere sul serio la vita spirituale, di porre domande di tale grandezza. La vita esteriore non offriva alcuna occasione per farlo. La vita esteriore continuava a scrivere la vecchia biografia filistea di Darwin e Bacone. Ma lì, dietro le quinte, dietro questo velo sottile, nella regione di Michele, venivano sollevate le grandi domande della vita. E lì si imparava soprattutto una cosa: che grande differenza c'è tra sollevare questa domanda nel proprio cuore e parlarne a parole.
L'uomo di oggi pensa che si possa parlare con le parole di ciò che si conosce. Tutto ciò che l'uomo di oggi sperimenta viene tradotto in parole ed espresso a voce il più rapidamente possibile. Le domande che erano attuali nella regione di Michele proprio negli anni Ottanta e Novanta hanno continuato ad agire quando si sono depositate in una persona, hanno continuato ad agire nel XX secolo. E ogni volta che, dopo aver vissuto per decenni sotto l'influsso di queste domande, si voleva esprimere qualcosa, era come se i nemici di Michele venissero a legarti la lingua, perché di certe cose non si doveva parlare.
E, vedete, anche nel seno del movimento antroposofico molte cose dovevano ancora essere portate avanti, cose che in un certo senso sono rimaste un mistero di Michele. Tra queste vi erano soprattutto quelle verità che si riferivano a tali nessi storici. Da qualche tempo è possibile parlare senza riserve di queste cose. Da mesi ormai esistono delle possibilità – proprio anche per me è diventato possibile – di parlare senza riserve di queste cose. Per questo avviene, è avvenuto e deve avvenire anche qui che si possa parlare senza riserve dei nessi nella vita terrena. Questo è legato alla rivelazione dei misteri di Michele, che si sono svolti nel modo che vi ho descritto.
Questa è una delle cose concrete di cui ho parlato in precedenza in modo astratto. Nella prima parte ho detto, riferendomi a un'eventualità, che il mondo spirituale avrebbe potuto fallire. Non ha fallito. Anzi, grazie a tutto ciò che è diventato possibile soprattutto dal Convegno di Natale della Società Antroposofica, grazie al modo in cui mi è concesso di lavorare nell'occulto da quel momento – non si tratta di cose nuove, nell'occulto non si possono comunicare subito oggi cose scoperte ieri; sono cose antiche, cose che sono state vissute nel modo in cui ve le ho descritto –, si è aggiunto il fatto che i dèmoni, che prima non permettevano di dire le cose, ora devono tacere.
Questo indica un tale cambiamento, e vi racconto questa cosa affinché possiate comprenderla con la necessaria serietà quando in futuro si parlerà di vite terrene concrete e ripetute di personalità significative e insignificanti. Non bisogna prendere queste cose alla leggera, bisogna accettarle solo con il necessario rispetto.
Ebbene, ho voluto fare queste allusioni; esse saranno completate nel corso delle prossime conferenze e ne emergeranno ulteriori dettagli. Ma prima di parlare delle precedenti incarnazioni di Darwin e di altri, vorrei richiamare l'attenzione sull'atmosfera spirituale, sulla luce spirituale che è necessaria per vedere tali cose. La prossima volta che ci riuniremo qui in assemblea generale continueremo a parlare di queste cose. (1)
Seguì la traduzione in inglese e la risposta alle domande relative alle sezioni.
Ho ancora da dire che abbiamo ora integrato nel movimento antroposofico un movimento esoterico in senso stretto, che è suddiviso in diverse sezioni. Prima di tutto c'è la sezione generale, che conterrà l'esoterismo per tutte le anime umane. Poi abbiamo la sezione pedagogica – le cose diventeranno ancora note – e abbiamo la sezione medica. Abbiamo due sezioni artistiche, una per le arti figurative e l'altra per le arti musicali e verbali. Abbiamo una sezione di scienze naturali. Abbiamo una sezione di astronomia e matematica. Di queste cose vi darò informazioni più avanti, quando se ne presenterà l'occasione.
La sezione generale è ora rappresentata davanti al mondo dalla sua Prima Classe, e le lezioni di classe si tengono già da tempo a Dornach, ma sono state tenute anche in vari altri luoghi, per esempio a Praga, Breslavia, Parigi. Ora queste lezioni di classe dovrebbero essere inserite nelle cose che trattiamo qui tra noi, e per martedì prossimo è prevista una lezione di classe qui. A tal fine è necessario che gli amici che sono in grado di diventare membri di questa classe, o comunque del movimento esoterico, siano accolti.
Durante la prima lezione di classe parlerò delle condizioni rigorose. In primo luogo, però, solo gli amici che appartengono al movimento antroposofico da almeno due anni potranno richiedere l'ammissione alla Prima Classe. Si potranno fare eccezioni solo in rari casi. Inoltre, la direzione della scuola al Goetheanum si riserva il diritto di concedere o rifiutare l'adesione.
Va detto fin dall'inizio che in futuro chiunque abbia interesse e nostalgia per i mondi spirituali potrà avvicinarsi alla Società Antroposofica. Non si è obbligati a nulla se non a ciò a cui è tenuto ogni essere umano onesto.
D'altra parte, la scuola, che deve aprire la via al mondo spirituale, deve avanzare le sue richieste molto serie. Chi vuole diventare membro della scuola deve anche essere un vero rappresentante della causa antroposofica davanti al mondo.
Non chiamatela limitazione della libertà umana! La libertà deve essere reciproca. Chi diventa membro della scuola è innanzitutto un uomo libero, ma anche la direzione della scuola deve essere libera. Deve essere libera di decidere a chi vuole trasmettere i beni spirituali della scuola. Si tratta, per così dire, di un contratto spirituale che viene stipulato tra la direzione della scuola e i suoi singoli membri. Pertanto, la scuola deve anche riservarsi il diritto, qualora dovesse emergere che qualcuno che è diventato membro della scuola non agisce in armonia con gli impulsi che la scuola vuole trasmettere, non agisce nella vita in modo tale da presentarsi come rappresentante della scuola, di decidere che tale persona non può più essere membro della scuola, o non può più esserlo per un certo periodo di tempo.
Che queste cose vengano prese sul serio lo potete dedurre dal fatto che, prima che fosse possibile tenere una lezione qui in mezzo a voi – cosa che avverrà per la prima volta martedì prossimo e poi continuerà –, nel corso dell'attività della scuola si è già reso necessario espellere più di sedici, diciassette membri dalla scuola. Le cose che si riferiscono alla vita occulta devono essere prese nella loro piena realtà.
Se qualcuno ritiene quindi di poter davvero rappresentare la causa antroposofica davanti al mondo e desidera iscriversi alla scuola, è pregato di farsi avanti. Il requisito esteriore è innanzitutto quello di essere socio da almeno due anni. Gli amici che sono soci da più di due anni possono iscriversi, a condizione che non abbiano ancora ricevuto il certificato blu. In futuro si avrà il certificato rosso come membri della Società Antroposofica e il certificato blu come membri della Scuola.
Quindi, gli amici che desiderano diventare membri della scuola e che, come ho già detto, non hanno ancora ricevuto un certificato, anche se hanno già scritto e la loro richiesta non è ancora stata evasa, cioè se non hanno ancora ricevuto il certificato blu, sono pregati di presentarsi stasera o almeno nei prossimi giorni, preferibilmente il più presto possibile, qui dalla dottoressa Wachsmuth. In questo modo avremo un elenco di coloro che si sono iscritti e poi coloro che potranno essere ammessi alla scuola riceveranno il loro certificato blu durante la prima lezione, che, come ho detto, è prevista per martedì prossimo.
Le concezioni che abbiamo acquisito ieri sui fondamenti del karma possono essere approfondite in modo significativo. Abbiamo visto come dietro a ciò che chiamiamo destino umano esistano mondi rispetto ai quali ciò che solitamente percepiamo come destino umano è come la conoscenza delle lettere che sono proprie di una lingua rispetto a ciò che emerge, per esempio, in un’opera come il Faust di Goethe dalla diversa combinazione di queste lettere. Possiamo davvero vedere la vita e il tessuto dei mondi superiori e delle loro essenze dietro il destino umano. Ma questa visione può essere approfondita, come già detto.
Lo abbiamo già accennato: quando l’uomo attraversa quella che abbiamo chiamato la sfera lunare, vive in comunione con i maestri originari dell’umanità che ora si trovano in questa sfera. Egli vive tutta la vita tra la morte e la nuova nascita insieme alle anime umane che hanno attraversato la porta della morte e trovano la loro ulteriore vita spirituale nell’esistenza tra la morte e la nuova nascita; in particolare con quelle anime umane con cui è in qualche modo connesso karmicamente. Ma l’uomo vive già nella sfera lunare con le entità che chiamiamo Angeloi, Arcangeloi, Archai, e continua a vivere, attraversando le sfere successive, insieme a entità sempre più elevate.
Non è del tutto corretto distinguere in modo così netto, assegnando a ogni sfera stellare una gerarchia precisa. Nella realtà non è così. Ma nel complesso possiamo dire che Archai, Arcangeloi, Angeloi vengono insieme a noi prima che entriamo nella sfera solare; che poi viviamo, in tutto ciò che dobbiamo creare tra la morte e la nuova nascita, con le entità della gerarchia Exusiai, Dynamis, Kyriotetes; ma ora gradualmente, in modo indefinito, nella sfera dei Troni, dei Cherubini, dei Serafini, andando incontro a Marte e Giove. Non è esattamente vero che una gerarchia corrisponda a una struttura planetaria, a una sfera planetaria. Ma vale un altro principio, che sarà importante per noi quando entreremo nei dettagli dei nessi karmici.
Dobbiamo solo acquisire una rappresentazione ben precisa, che forse all’inizio può sembrare un po’ strana, se si proviene dalle abitudini di pensiero e di sentimento che si hanno sulla Terra. Quando noi esseri umani siamo sulla Terra e ci immedesimiamo nella nostra esistenza, pensiamo che il terreno sia immediatamente intorno a noi: sulla superficie terrestre, sotto la superficie terrestre, un po’ sopra di essa, nel raggio circostante; e probabilmente, spinti da una certa sensazione, rivolgiamo lo sguardo oltre noi stessi quando vogliamo guardare al cosiddetto soprannaturale. Allora vediamo nella nostra mente il soprannaturale come qualcosa che sta sopra di noi.
Ora, è strano, ma è proprio vero: quando noi stessi ci troviamo in quelle sfere che dalla Terra guardiamo come soprannaturali, allora per noi avviene proprio il contrario. Allora guardiamo dall’alto, da quei mondi soprannaturali, verso il terreno, e in un certo senso guardiamo verso il terreno durante tutta la nostra esistenza tra la morte e una nuova nascita. Voi chiederete: non viviamo già abbastanza il terreno qui sulla Terra per guardare dall’alto, come da un cielo sotterraneo, il terreno nella vita tra la morte e una nuova nascita? Ma se si vuole comprendere questo, bisogna considerare qualcosa di completamente diverso.
Ciò che vediamo qui sulla Terra, quando viviamo entro la pelle del nostro corpo fisico tra la nascita e la morte, ciò che vediamo intorno a noi e nelle lontananze cosmiche, è certamente grandioso, maestoso: eleva il senso, il cuore e l’animo; ci pone in situazioni tragicamente dolorose; è una vita ricca. E qui sulla Terra l’uomo si dice facilmente: di fronte alla maestà e alla grandezza di tutto ciò, in particolare del cielo stellato, che può vedere in questo modo come suo mondo esterno, ciò che vive entro la nostra pelle, ciò che siamo come uomini fisici tra la nascita e la morte qui sulla Terra, è solo una cosa insignificante.
Ma non è così per la visione che abbiamo tra la morte e una nuova nascita. Tutto ciò che per noi qui sulla Terra è mondo esterno è il nostro mondo interiore. Ci ingrandiamo gradualmente nelle sfere del mondo. Ciò che sentiamo come noi stessi diventa sempre più grande. E se esprimessimo in modo terrestre ciò che viviamo, dovremmo dire quanto segue.
Qui sulla Terra diciamo «il mio cuore» e intendiamo qualcosa che è entro la nostra pelle. Quando ci troviamo nella vita tra la morte e la nuova nascita, non diciamo «il mio cuore», ma diciamo «il mio Sole». Perché il Sole, dopo che siamo cresciuti nell’universo, si trova, in un certo stadio tra la morte e una nuova nascita, così come il nostro cuore è dentro di noi sulla Terra; e allo stesso modo gli altri mondi stellari nella loro natura spirituale, come li ho descritti. Al contrario, mondo esterno diventa per noi tutto ciò che si trova entro la pelle umana.
Non dovete immaginare che abbia l’aspetto che si presenta quando un anatomista seziona un cadavere. Non è così, ma appare più maestoso e più grande dell’intero edificio del mondo che possiamo vedere dalla Terra come mondo esteriore. In ciò che si presenta ai sensi fisici solo come cuore, polmoni, fegato e così via, in tutto questo si manifesta, dal punto di vista che assumiamo tra la morte e una nuova nascita, un mondo grandioso, imponente, più grande del mondo che vediamo qui dal punto di vista terrestre.
E si presenta un altro aspetto singolare. Voi direte: sì, ma ogni persona ha questo mondo, e quindi tanti mondi vengono trasportati dalla morte quanti sono gli esseri umani che muoiono. Quindi, dopo la morte, dovremmo vedere tanti mondi infiniti quanti sono gli esseri umani che vediamo dopo la morte. Ma il segreto sta nel fatto che, in primo luogo, tutti gli esseri umani con cui siamo in qualche modo legati karmicamente sono visti come un’unità, come un mondo unitario. E a questi esseri umani con i quali si è legati karmicamente si aggiungono gli altri, che anche in misura maggiore o minore, sebbene non così strettamente, si uniscono in un’unità e, a loro volta collegati con noi, si uniscono con noi in un’unità.
Perché tutto diventa diverso quando si passa dal mondo fisico-sensibile al mondo spirituale. Certamente alcune cose sono paradossali per chi non è abituato a percepire tali rappresentazioni. Ma qua e là è necessario sottolineare le peculiarità del mondo spirituale, così come si manifestano nella saggezza iniziatica. Vedete, qui nel mondo fisico-sensibile si può contare: uno, due, tre; si può persino – anche se non proprio ora – contare il denaro nel mondo fisico-sensibile; ma contare non ha alcun senso nel mondo spirituale. Lì il numero non significa nulla di particolare: lì tutto è più o meno unità, e quella distinzione che bisogna fare tra le cose quando le si conta, dove l’una deve stare accanto all’altra, non esiste nel mondo spirituale. Molte cose devono essere descritte in modo completamente diverso per il mondo spirituale rispetto al mondo fisico-sensibile.
E così, ciò che qui nel fisico è effettivamente l’interiorità umana, dal punto di vista del mondo spirituale è completamente diverso da come appare qui. Grande e imponente è la struttura dell’uomo, più grande e imponente della struttura del cielo visibile dalla Terra. E ciò che noi elaboriamo in comunione con le gerarchie superiori per la prossima vita terrena, che segue la vita tra la morte e una nuova nascita, deve necessariamente inserirsi nella struttura dell’uomo; deve essere qualcosa di animico-spirituale che compenetra la struttura dell’uomo e la anima in modo penetrante.
Come si sviluppa infatti questa vita umana sulla Terra? Quando nasciamo nella vita terrena dalla nostra esistenza preterrena, riceviamo dai nostri genitori apparentemente solo il corpo fisico. E la cosa potrebbe apparire così – ma in realtà non è così – come se noi scendessimo con un animico-spirituale dal mondo soprasensibile, dall’esistenza preterrena, e ci collegassimo esternamente solo con ciò che i genitori ci mettono nel mondo fisico, ciò che si forma nel grembo materno.
Ma non è così. In realtà è così: ciò che abbiamo nel nostro corpo fisico, in sostanza fisica, cambia continuamente. Continua a scomparire e viene sostituito da qualcosa di nuovo. Basta pensare alle unghie e ai capelli. Le unghie si tagliano, ma ricrescono sempre. Ma questo è solo l’aspetto esteriore; in realtà l’uomo si desquama continuamente verso l’esterno e sostituisce dall’interno, dal centro interiore, ciò che si desquama verso l’esterno. Spinge continuamente la materia verso l’esterno, la respinge. E dopo sette-otto anni tutto ciò che avevamo in noi come sostanza fisica sette anni prima è stato respinto e sostituito con qualcosa di nuovo.
Vedete, è proprio così: sette anni fa ho avuto il piacere di parlare qui a Breslavia davanti ad alcuni di voi. Anche gli amici erano seduti sulle sedie davanti a me. Ma di quella materia fisica che allora era sulle sedie oggi non c’è più nulla: tutto è sparito, tutto è stato sostituito da altra materia fisica, e ciò che è rimasto è l’individualità spirituale-animica. Essa era già presente prima della nascita, nell’esistenza preterrena. Era presente nelle vite terrene precedenti, è fedele, per così dire. Ma la sostanza del corpo fisico che allora sedeva sulle sedie è da tempo dispersa ai quattro venti e in altre regioni del mondo.
Ora, questo scambio, che avviene ogni sette-otto anni, ha inizio dalla nascita. Dai nostri genitori riceviamo infatti la sostanza e la sua configurazione solo fino al cambio dei denti. Ciò che poi formiamo sostanzialmente lo facciamo dalla nostra individualità. Questo cambio dei denti è qualcosa di molto importante. Dai genitori abbiamo ricevuto un modello fino al cambio dei denti; questo modello è simile ai genitori, in esso si trovano le caratteristiche ereditarie.
La nostra individualità spirituale-animica forma lentamente, secondo questo modello, il secondo corpo, che esiste dal cambio dei denti fino alla maturità sessuale e poi viene respinto; quindi inizia il terzo corpo. Ma ciò che in realtà ereditiamo, in modo che le caratteristiche ereditarie rimangano, deriva dal fatto che le riproduciamo nel nostro secondo corpo secondo il modello. Ciò che abbiamo poi riprodotto secondo il modello lo ordiniamo in conformità con ciò che abbiamo acquisito nell’esistenza preterrena come arte inconscia di plasmare l’organismo umano dai suoi misteri.
Il primo corpo, fino al cambio dei denti, non ci serve ad altro che a renderci simili ai nostri genitori secondo il nostro karma. I veri misteri, i misteri profondi e globali secondo i quali è strutturato l’organismo umano come meravigliosa riproduzione della costruzione celeste esteriore, dobbiamo impararli nella loro essenza più intima nella vita tra la morte e la nuova nascita. E lì dobbiamo imparare a riviverli dopo aver attraversato metà dell’esistenza solare. Dobbiamo imparare a vivere nella seconda metà, che ci induce a sviluppare gli impulsi del nostro karma. Qui guardiamo di nuovo in un evento meraviglioso che scorre tra noi e gli esseri delle gerarchie superiori nella vita tra la morte e una nuova nascita.
Come qui sulla Terra trattiamo i minerali, le piante, gli animali, gli altri esseri umani, così tra la morte e la nuova nascita non trattiamo i minerali, ma altre anime umane nel modo descritto; e ora, invece che con i minerali, le piante, gli animali, trattiamo con Archai, Arcangeloi, Angeloi, e insieme a loro formiamo il nostro karma. E durante tutto questo tempo guardiamo con nostalgia al mondo terrestre inferiore, dove il nostro karma deve estrinsecarsi, come a qualcosa verso cui tendono tutte le nostre forze animiche, le nostre nostalgie, così come noi, tra la nascita e la morte qui sulla Terra, guardiamo con nostalgia verso l’alto, al mondo celeste, all’interno delle nostre forze animiche.
E ora è così che, ascendendo nella sfera lunare, nella sfera di Mercurio, nella sfera di Venere, cresciamo nelle essenze della gerarchia degli Archai, degli Arcangeli, degli Angeloi. In essi abbiamo i giudici del nostro bene e del nostro male e, nel senso che ho spiegato nelle conferenze precedenti, anche della nostra mutilazione. Perché siamo mutilati animico-spiritualmente dal male. Lì abbiamo i giudici, lì ci troviamo innanzitutto nel giudizio cosmico.
Quando arriviamo all’esistenza solare, arriviamo agli Exusiai, Dynamis, Kyriotetes. Ci troviamo nella fila delle entità che non sono solo giudici, ma anche operai del nostro karma. Queste entità, Exusiai, Dynamis, Kyriotetes, sono ora prevalentemente abitanti del Sole, ma naturalmente anche abitanti dell’intero universo. Per loro natura appartengono ai mondi spirituali.
Ma occorrono dei mediatori tra i mondi spirituali e i mondi fisico-sensibili, e i mediatori sono i Troni, i Cherubini e i Serafini. Essi hanno quindi il loro rango superiore nel cosmo spirituale perché sono i più potenti, non solo spiritualmente nell’esperienza spirituale, ma perché realizzano poi nel fisico ciò che sperimentano nello spirituale.
Quando siamo tra la morte e la nuova nascita e guardiamo con nostalgia verso la Terra, come ho descritto, allora, essendo coscienti di guardare verso il basso, verso il terreno, vediamo in realtà ciò che i Serafini, i Cherubini e i Troni vivono insieme in modo misterioso. Guardiamo quindi verso il basso e vediamo esperienze di azioni reciproche tra Serafini, Cherubini, Troni: azioni che ci sconvolgono profondamente. A poco a poco impariamo a comprendere queste azioni, queste azioni che si svolgono tra Serafini e Serafini, Cherubini e Cherubini, Troni e Troni, e di nuovo tra Troni e Serafini, Troni e Cherubini, e così via.
Essi fanno qualcosa, qualcosa di giustamente compensatorio, di cui abbiamo la sensazione che ci riguardi, quando cominciamo a comprenderlo. Che cos’è? È l’immagine che emerge nel divenire del mondo da ciò che siamo stati nella vita terrena precedente, nel bene e nel male. Il bene deve avere conseguenze buone, il male deve avere conseguenze cattive. I Serafini, i Cherubini, i Troni determinano tra loro le conseguenze di ciò che abbiamo seminato sulla Terra. Ciò che abbiamo commesso come azioni malvagie ha conseguenze malvagie nel cosmico. Vediamo i Serafini, i Cherubini, i Troni in un’azione che è la conseguenza delle nostre azioni malvagie. E impariamo gradualmente a conoscere che, nell’evoluzione del mondo, ciò che accade sotto i Serafini, i Cherubini, i Troni è l’estrinsecarsi celeste del nostro karma, prima che noi possiamo estrinsecarlo sulla Terra.
Lo sconvolgimento si rafforza dal fatto che ora diciamo con tutta la forza che possiamo avere nella vita spirituale che trascorriamo tra la morte e la nuova nascita: ciò che i Cherubini, i Serafini, i Troni vivono nella loro esistenza divina trova il suo giusto equilibrio quando lo sperimentiamo noi stessi nella nostra prossima vita terrena.
Il nostro karma viene così pre-vissuto in modo soprannaturale dai Serafini, dai Cherubini e dai Troni. Sì, gli dèi nella loro spiritualità sono i creatori di tutto ciò che è terrestre. Per questo devono prima vivere tutto loro stessi. Lo vivono nella sfera spirituale; poi viene realizzato quaggiù nella sfera fisico-sensibile. Anche ciò che noi sperimentiamo come nostro karma, i Serafini, i Cherubini, i Troni lo sperimentano prima nella loro esistenza divina, e così viene creata la somma delle forze che forma il nostro karma.
Così sperimentiamo l’esistenza delle sfere planetarie; così sperimentiamo ciò che accade su Mercurio, come giudizio iniziale degli Archai, degli Arcangeli, degli Angeloi. Ma qui si mescolano nuovamente Serafini, Cherubini, Troni, per mostrarci in anticipo il nostro karma. E così sperimentiamo in noi stessi ciò che abbiamo reso al mondo attraverso le nostre azioni precedenti; così sperimentiamo nell’esempio divino ciò che deve accadere attraverso la nostra vita.
Si tratta di un’esperienza complessa, ma che sta alla base della vita terrena come della vita ultraterrena. E poi, quando abbiamo dei presentimenti di quanto sia ricca questa vita tra la morte e la nuova nascita, e quando ne mettiamo insieme il contenuto con il contenuto della vita terrestre, solo allora otteniamo una rappresentazione valida e reale di ciò che realmente accade attraverso l’uomo, nell’uomo, dell’uomo nel mondo. Solo allora la nostra autoconoscenza umana viene approfondita, animata e spiritualizzata nel modo giusto. E solo quando si considera ciò che accade nel corso della vita terrena dell’uomo in modo tale da vederlo sullo sfondo di ciò che avviene nel mondo spirituale, allora si considera questa vita nella sua verità.
Ora, qui sulla Terra vediamo apparire degli esseri umani. Con la nascita diventano bambini, crescono, affrontano questo o quel destino con gioia, affinando le proprie capacità, lavorando, portando con sé questa o quella attitudine. Dalle attitudini, dalle azioni degli uomini, dai pensieri, dai sentimenti degli uomini, si compone anche la vita storica degli uomini nel corso del tempo. Ma tutti gli uomini che entrano in una vita terrena che scorre tra la nascita e la morte, tutti questi uomini hanno attraversato vite terrene precedenti, in cui hanno vissuto il terreno in modo leggermente diverso, hanno plasmato il terreno in modo diverso. In tutte le vite terrene successive si manifestano gli effetti delle vite terrene precedenti. Ma possiamo comprendere tutto questo nesso solo se guardiamo anche alle epoche di vita tra la morte e la nuova nascita.
Allora giungiamo anche a una corretta comprensione della vita storica. Perché allora tutto diventa chiaro per noi, e possiamo dire: ciò che accade in un’epoca terrena attraverso gli esseri umani si ricollega a un’epoca terrena precedente. Ma come passa ciò che accade nelle epoche terrene precedenti a quelle successive? Gli storici lo hanno descritto a lungo semplicemente annotando i fatti che si susseguono nella storia: non era possibile capire come il successivo seguisse il precedente. Poi sono arrivati alcuni che hanno detto: nella storia agiscono le idee, e le idee si realizzano. Chi pensa in modo realistico non riesce a immaginare che le idee possano realizzarsi. Allora sono arrivati gli altri, i materialisti della storia, che hanno detto: le idee sono solo chiacchiere; si realizzano solo i nessi economici, e da essi deriva tutto. È arrivata la concezione meccanicistica e materialistica della storia.
Tutto questo è in realtà un agitarsi in superficie. In realtà, ciò che è accaduto nelle epoche storiche precedenti viene trasmesso dalle persone stesse a quelle successive. Le persone che sono sedute qui hanno tutte vissuto in epoche storiche precedenti. Ciò che voi stessi fate è la conseguenza di ciò che avete fatto nelle vite precedenti. È così per tutto ciò che è grande e piccolo che accade nel corso della storia. Attraverso le anime umane stesse, il passato viene trasferito nel futuro. Solo così si approfondisce la concezione umana della vita, perché si può considerare l’uomo come portatore anche del divenire storico. Si può considerarlo così, ma solo quando nella vita umana si arriva a ciò che accade tra la morte e una nuova nascita nelle sfere stellari, attraverso le entità delle gerarchie superiori insieme agli uomini.
Illustriamo questo con un esempio. In un’epoca relativamente antica, proprio nel periodo che precede la fondazione del cristianesimo, un iniziato si incarnò in Oriente, nella vita indiana. Poiché questa individualità, nella sua incarnazione terrestre nella vita indiana, aveva una vista cattiva – bisogna entrare nei dettagli quando si discute di nessi karmici –, aveva guardato tutto in modo più o meno superficiale. Si trovava all’interno della mistica concezione indiana della vita; poi passò attraverso altre incarnazioni che avevano meno importanza.
Poi attraversò una vita tra la morte e la nuova nascita, in cui tutto ciò che questa individualità aveva depositato nell’anima durante l’esperienza superficiale indiana si formò ora nella sfera di Mercurio, in parte nella sfera di Venere, in parte nella sfera di Marte. Qui agì insieme con esseri delle gerarchie superiori per formarlo in un certo modo. Ora, nella maggior parte degli esseri umani il karma si forma in modo caratteristico preferibilmente a partire da una sfera stellare. Ma da questa interazione è emersa un’individualità in cui le sfere di Mercurio, Venere e Marte hanno lavorato in modo quasi uniforme alla formazione delle capacità interiori, alla trasformazione karmica delle capacità che erano emerse da un’esperienza indiana. Questa individualità si manifestò nel XIX secolo come personalità e divenne Heinrich Heine.
Ora, guardiamo un esempio del genere, che è stato portato alla superficie dalle profondità della vita spirituale grazie a una ricerca spirituale particolarmente accurata. Il filisteo rigido e superficiale direbbe: qui va perso tutto l’aroma della personalità; io voglio che essa abbia le sue caratteristiche elementari. Che lo dica pure il rigido filisteo: anche lui ha i suoi diritti umani e, secondo il suo karma, ha anche il diritto di essere un rigido filisteo. Ma egli arriva solo fino a un certo grado di verità.
Se si guarda più in profondità nei fatti, vengono alla luce i retroscena e i fondamenti della verità, della realtà. E allora bisogna dire: la vita, anche la vita del singolo essere umano, non diventa più povera nel suo significato, ma infinitamente più ricca se la si considera su tali basi; se si vede davvero risplendere da questa problematica, frammentaria vita di Heine del secolo XIX ciò che una volta era un’incarnazione indiana e che poi, attraverso tutti gli influssi, come conseguenze di un’esistenza precedente in Mercurio, Venere e Marte, si è trasformato: nell’esistenza di Marte, dove si forma un certo senso aggressivo per la successiva esistenza terrena, dove quindi ciò che era stato acquisito in una precedente vita terrena si sviluppa come una particolare capacità, in un certo senso aggressivo; nell’esistenza di Mercurio, dove l’anima può acquisire – poiché questa capacità viene formata karmicamente in modo particolare nell’esistenza di Mercurio – un fluttuare tra sensazioni e concetti; e nell’esistenza venusiana, dove invece poteva entrare nelle facoltà immaginative umane un certo aspetto spirituale-erotico.
Guardando così una vita umana, guardiamo allo stesso tempo nell’esistenza del mondo, e ciò che vediamo nell’uomo non è veramente più povero di ciò che abbiamo nella cosiddetta osservazione elementare immediata, che è solo un’osservazione filistea. È vero che si vede come la storia precedente venga trasferita in quella successiva e come i mondi stellari con le loro entità fungano da mediatori. Solo così la storia diventa realtà; altrimenti rimane lettera, trentadue lettere. Ma poi cominciamo a leggere nella storia quando vediamo come dietro i singoli destini umani si celino interi mondi divini, solo più grandiosi, più vasti del divenire storico dell’umanità, in cui troviamo sempre intrecciati i singoli destini umani.
Prendiamo un altro esempio. C’è un’individualità che aveva acquisito una formazione approfondita per l’epoca in cui l’Islam si stava diffondendo attraverso il Nord Africa fino alla Spagna. In Nord Africa esistevano ancora scuole simili a quella in cui era stato formato sant’Agostino, ma era già un periodo successivo e la scuola era in decadenza. Questa individualità apprese molto di ciò che era peculiare a queste scuole, che contenevano ancora molto degli antichi misteri, ma in declino. Poi questa individualità fu trasferita in Spagna; entrò in nesso non con la scuola cabbalistica ebraica successiva, ma con quella precedente; accolse nuovamente molto dalla cabbalistica antica, non da quella tardiva, e divenne uno spirito che aveva nell’anima qualcosa di manicheo-cabbalistico in una grande familiarità interiore.
Questa individualità trovò ora il suo ulteriore sviluppo in una vita tra la morte e una nuova nascita, e lì in particolare in comunione con le entità che hanno a che fare con l’esistenza di Marte. Nell’esistenza di Marte acquisì un certo senso aggressivo, ma anche, al di là di questo senso aggressivo, la leggerezza del linguaggio, qualcosa di seducente nel modo di esprimersi, la facilità nel trattare linguisticamente tutti i possibili problemi che aveva in sé dalla sua precedente vita terrena. Così si incarnò nel secolo XVIII, divenne Voltaire.
Vedete, sapere che l’esistenza di Voltaire risale a esperienze che erano simili a quelle di Agostino nella sua giovinezza, che erano simili alle successive esperienze cabbalistiche, con tutto l’ironico che era presente nella cabbala originaria; sapere che tutto questo c’è, poter così comprendere il nesso, poter guardare attraverso la connessione delle due vite terrene in ciò che sta in mezzo, tra la morte e la nuova nascita: questo è ciò che rende il mondo completo, questo è ciò che conduce alla realtà.
Quando guardiamo alle vite terrene, vediamo inizialmente cose completamente sconnesse nelle vite terrene che si susseguono. Non si vede come l’una si proietti nell’altra. Ma, d’altronde, si tratta solo di frammenti. Ciò che sta in mezzo non si vede; ma la realtà comprende tutto questo insieme. Ed è proprio così che in realtà ci si avvicina alla realtà solo quando si considera non solo la natura, ma anche l’essere umano secondo i suoi fondamenti spirituali.
A questo proposito, è inevitabile che d’ora in poi entri una nuova corrente nel nostro movimento. Quando fu fondata la Sezione tedesca della Società Teosofica a Berlino, nel 1902, annunciai come mia prima conferenza, che allora volevo tenere, «Esercizi pratici sul karma». Ebbene, la conferenza era stata annunciata, ma non poté essere tenuta per il semplice motivo che c’erano i rapporti dati. C’erano i vari membri anziani del movimento teosofico, che avevano le loro rappresentazioni su ciò che si poteva dire e ciò che non si poteva dire; e su questo si era formato tutto l’ambiente, tutta l’atmosfera. Coloro che erano i dirigenti sarebbero stati messi alla gogna se all’epoca si fosse cominciato a parlare di esercizi pratici sul karma. Il movimento teosofico semplicemente non era maturo per questo. Molto doveva essere preparato prima. E in effetti la preparazione è durata due decenni, forse anche di più.
Ma al Convegno di Natale è stato dato l’impulso a svelare senza riserve non solo ciò che può essere studiato nei campi naturali dello spirituale, ma anche ciò che può essere studiato nei campi umani dello spirituale. In futuro, quindi, all’interno della Società Antroposofica si parlerà senza riserve di ciò che era già nelle intenzioni fin dall’inizio, ma per cui la Società Antroposofica ha dovuto maturare gradualmente. Questo è anche qualcosa che è entrato nella Società Antroposofica come una corrente esoterica attraverso il Convegno di Natale. Il Convegno di Natale non è stato davvero un gioco, ma l’assunzione di nuove responsabilità proprio dal campo spirituale per il movimento antroposofico.
Vedete, se si può guardare a ciò che sta tra la morte e la nuova nascita, proprio questo può farci capire quanto sia vario e multiforme il mondo. Perché se si guarda da un lato, si dice: nella sfera di Marte vengono stimolati il senso aggressivo, l’abilità oratoria, la loquacità per la vita terrena successiva: questo è solo un aspetto; ma nella vita marziana vengono stimolati anche altri aspetti, entro i suoi limiti. Lo stesso vale, per esempio, per Giove.
Si sperimenta la sfera di Giove e le sue entità quando, con la visione iniziatica, si guarda indietro a ciò che si è vissuto tra il quarantanove e il cinquantasei e si cancella l’auto-osservazione. Si può rimanere piuttosto sconvolti dalla visione di ciò che accade in Giove. Perché questi esseri di Giove sono completamente diversi dagli esseri umani.
Prendiamo solo una caratteristica degli esseri umani, che è più o meno frequente: prendiamo la saggezza. Gli esseri umani dicono: noi siamo saggi. Ma quanto è difficile per l’essere umano conquistare questa saggezza! Anche se si tratta solo di un po’ di saggezza, è qualcosa di difficile da conquistare. Bisogna lottare interiormente molto per acquisire solo un po’ di saggezza in un campo. Gli esseri di Giove non hanno bisogno di tutto questo. Essi nascono con la saggezza – non posso dire «nascono», perché il modo in cui gli esseri umani nascono sulla Terra come embrioni non è lo stesso modo in cui nascono gli esseri di Giove.
Dovete immaginare che nell’ambiente di Giove ci sia qualcosa di simile alle formazioni nuvolose che circondano la Terra. Se ora vi rappresentate che dalle nubi si formano i corpi umani e poi volano giù sulla Terra, questo sarebbe il modo in cui su Giove, da una sorta di nubi, si formano i nuovi esseri, ma in modo tale che questi esseri, che volano fuori dalle nubi, avrebbero proprio la saggezza come loro caratteristica fondamentale. Come noi abbiamo la circolazione del sangue, loro hanno la saggezza. Ma non è un merito, non è qualcosa che hanno conquistato: semplicemente ce l’hanno.
Per questo pensano in modo completamente diverso dagli esseri umani. Questo può sembrare sconvolgente, ma bisogna abituarsi gradualmente a questa visione. E tutto questo compenetra e pervade Giove, come noi sulla Terra siamo compenetrati dall’aria: dalla saggezza. La saggezza è sostanziale: fluisce su Giove nel vento e nelle intemperie, si riversa su Giove, sale verso l’alto sotto forma di nebbia. Ma si tratta sempre di entità che ascendono in una nebbia di saggezza. In essa vivono prevalentemente i Cherubini, che in questo nesso formano insieme agli esseri umani il karma umano.
Ma in essa vivono anche altri impulsi. Vale assolutamente quanto segue: ciò che un essere umano ha vissuto in una vita terrena precedente viene modellato karmicamente dalle forze della saggezza, della saggezza naturale. Egli scende poi sulla Terra e porta con sé l’impronta di ciò che risulta dal fatto che in precedenza ha modellato le esperienze terrene in saggezza naturale, che poi si esprime nei modi più diversi. Ecco un esempio anche di questo.
C’è un’individualità che ci riporta all’antica Grecia, in una sorta di atmosfera platonica, ma allo stesso tempo anche scultorea. Questa individualità ha vissuto una delle sue incarnazioni più importanti in questo periodo plastico della Grecia come scultore. Ciò che ha vissuto lì lo ha portato nelle successive incarnazioni intermedie, che erano meno importanti. Si tratta di un’individualità che ha elaborato il proprio karma per la sua ultima incarnazione terrena soprattutto nella sfera della saggezza di Giove.
Un’altra individualità ci riporta ai tempi precedenti alla colonizzazione dell’America da parte dell’Europa, nell’America centrale, in Messico. Lì visse nei misteri decadenti dell’antica popolazione indigena messicana. Quando i nessi tra gli uomini di quel luogo, gli allievi dei misteri, con le entità spirituali erano ancora vivi, imparò a conoscere ciò che viveva lì come divinità messicane. Oggi persone colte parlano di nuovo di questi dèi, Quetzalcoatl, Tetzkatlipoka e Taotl, attribuendo loro un karma particolare, ma non particolarmente felice per gli esseri umani; tuttavia, da queste descrizioni non si ricava molto più che i nomi.
Ma l’individualità di cui vi parlo viveva lì, anche se nei misteri in decadenza. Per loro, un dio come Taotl, Quetzalcoatl, era qualcosa di vivo: erano davvero esseri magici e viventi. E lì, nei misteri decadenti di Quetzalcoatl, essi vivevano anche in un mondo già allora completamente superstizioso e magico, in un’entità come Tetzkatlipoka – Tetzkatlipoka era una sorta di dio serpente con cui ci si sentiva collegati a livello astrale – e questo divenne per loro intensamente vivo.
Questa individualità non passò poi attraverso altre incarnazioni, dopo aver vissuto la sua vita tra la morte e una nuova nascita, come quell’altra che aveva ancora attraversato incarnazioni intermedie, era vissuta come uomo in Grecia e poi era passata attraverso incarnazioni femminili. Questa individualità visse come uomo entro i misteri messicani, attraversò la sfera di Giove della saggezza nella vita tra la morte e la nuova nascita e visse poi proprio nel secolo XVIII e XIX.
L’individualità che aveva vissuto in Grecia attraversò anche la sfera di Giove, come si può attraversare se si era scultore e, allo stesso tempo, si era vissuto alla maniera greca, con quella concezione plastica che allora era davvero viva. Essa plasmò questa plasticità che in Grecia poteva essere vissuta nella configurazione dell’uomo, per poi giungere alla comprensione creativa dell’intero mondo nella sfera della saggezza di Giove, dove tutta questa saggezza è sostanzialmente presente, ed entrò in un corpo umano con la sua grecità plasmata da Giove, rinascendo come Goethe.
L’altra individualità passò anch’essa attraverso la sfera di Giove, plasmò ciò che si poteva sperimentare nei misteri messicani anche nella sfera di Giove. Ma non poteva nascere nella sfera di Giove la stessa cosa da una vita terrena vissuta in Grecia, come ho descritto, e da una vita terrena vissuta in Messico, come ho descritto. Entrambe sono passate attraverso la sfera della saggezza di Giove, ma entrambe sono diventate ciò che dovevano diventare secondo le forze formative della vita precedente.
L’individualità che è passata attraverso i misteri messicani è passata attraverso la sfera di Giove ed è rinata come Eliphas Levi. Qui avete trasformato in saggezza, in modo misterioso, atti magico-rituali, culti magici. Si tratta proprio di karma di Giove inferiore, ma comunque straordinariamente spirituale, pieno di saggezza. Si vede come interagiscono ciò che l’uomo ha sperimentato nella vita terrena e ciò che diventa tra la morte e una nuova nascita.
La vita successiva è determinata dalla vita precedente, ma ciò che un essere umano ha vissuto nella vita terrena può essere trasformato in vari modi nella sfera karmica. Se si considera la struttura della vita umana in senso karmico, si approfondisce veramente la vita umana. Allora essa si arricchisce, allora appare nella sua intera realtà, allora si conosce veramente l’uomo e la vita umana.
Ieri abbiamo iniziato a parlare del nesso tra la vita umana qui sulla Terra, tra la nascita e la morte, e l’altra vita umana nel mondo soprasensibile, tra la morte e una nuova nascita, in relazione al karma. Abbiamo visto che sul karma dell’uomo agisce ciò che è stato vissuto, fatto, pensato, sentito dall’uomo nella vita terrena precedente e in una serie di vite terrene successive, e ciò che poi viene plasmato, modellato come base dell’esperienza in una vita terrena futura attraverso la collaborazione dell’uomo con altre anime umane a lui legate karmicamente, e poi con le entità spirituali delle gerarchie superiori.
In questo modo, abbiamo visto, la vita storica dell’umanità diventa trasparente. Vediamo, in un certo senso, ogni singolo essere umano – che compia cose eccezionali, che plasmi il mondo, che agisca in piccoli circoli – sullo sfondo di un evento spirituale globale. Abbiamo visto in particolare come la contemplazione del destino umano, quando cominciamo a comprenderlo, ci appaia come l’espressione esteriore, terrestre, di un evento potente e universale che sta dietro di esso, anche nel mondo spirituale.
Abbiamo così mostrato come sia l’uomo stesso a portare con sé ciò che accade in un’epoca terrestre precedente e a farlo agire in un’epoca terrestre successiva. Attraverso l’uomo si realizzano quindi i nessi del divenire storico, e credo che una tale osservazione storica possa suscitare nell’uomo un’impressione edificante. Sì, il modo in cui percepiamo il nostro karma, il modo in cui possiamo immedesimarci in esso, viene percepito correttamente se, prima di addentrarci nell’esperienza del karma individuale nelle prossime conferenze, osserviamo proprio quelle personalità la cui vita, più o meno conosciuta, mostra come l’effetto della vita terrena individuale si formi nelle vite terrene successive.
Abbiamo visto con esempi come l’intera costituzione spirituale e le entità spirituali che appartengono a una sfera planetaria agiscano su ciò che l’uomo, attraversando la porta della morte e continuando a vivere nel mondo spirituale, porta con sé in questo mondo spirituale. Abbiamo fatto alcune osservazioni su come agisca in modo peculiare la sfera di Giove. Ancora più sconvolgente nella sua peculiarità è la sfera di Saturno, ancora più sconvolgente è il modo in cui agisce Saturno.
Sapete bene – l’ho già detto – che anche con la comprensione dell’iniziazione, per poter vedere autonomamente tutti i nessi, bisogna guardare indietro, da un’età superiore ai sessantatré anni, all’epoca della vita compresa tra i cinquantasei e i sessantatré anni, per poter giudicare ciò che dalla sfera di Saturno può agire sull’uomo nel nesso complessivo della vita spirituale e del tessuto dell’universo. Infatti tutto ciò che agisce in nesso con la sfera di Saturno è tale che, in realtà, entro la sfera di Saturno esiste in tutte le entità una coscienza forte e compenetrante del passato, mentre sul presente regna una maggiore o minore inconsapevolezza.
Ciò produce un’impressione sconvolgente. Gli esseri di Saturno agiscono effettivamente nelle loro azioni presenti, compreso l’effetto dei Serafini, come se provenissero da un inconscio: non sanno immediatamente, per così dire, cosa stia accadendo loro e attraverso di loro nel momento presente; ma sanno subito, in modo penetrante e preciso, cosa hanno fatto, pensato, cosa è successo loro quando è successo.
Vorrei usare un’immagine per caratterizzare questo modo di esistere nella sfera di Saturno. Immaginate di camminare sulla Terra come esseri umani senza sapere mai, nel momento presente, cosa state facendo, cosa state pensando, cosa sta avvenendo con voi o attraverso di voi, ma camminate – prendiamo un evento semplice – da qualche parte. Dove state camminando non vi vedete, ma lasciate delle tracce: supponiamo che dalla vostra posizione precedente si formi un pupazzo di neve. Fate un altro passo: ancora un pupazzo di neve; un altro passo: ancora un pupazzo di neve, e così via.
In questo modo venite accolti in modo plastico e potete guardare indietro esattamente a ciò che eravate. Nel momento stesso in cui qualcosa accade attraverso di voi, lo vedete come è, come rimane, come si inserisce nell’eterno. E guardate indietro, in una prospettiva registrata come in una cronaca eterna nell’universo, tutto ciò che è accaduto attraverso di voi. Perché questa è l’autocoscienza degli esseri di Saturno.
Ma tutto ciò che viene visto in questo modo dagli esseri di Saturno come divenire passato si ricollega a sua volta al divenire passato di tutti i singoli esseri dell’intero sistema planetario, cosicché la coscienza degli esseri di Saturno consiste, per così dire, nel fatto che essi guardano indietro in ogni istante all’intera memoria – se così posso esprimermi – dell’intero sistema planetario vivente, in tutte le sue essenze, nella capacità di ricordare. In questa capacità di ricordare cosmico-universale degli esseri di Saturno è registrato tutto.
Se già la scoperta del tessuto e dell’essenza nella sfera di Saturno sconvolge straordinariamente l’osservatore iniziato, ciò è ancora più vero quando egli vede come quegli esseri portino con sé in una nuova vita terrena gli effetti delle loro vite terrene precedenti, dopo che hanno dovuto elaborare il loro karma entro la sfera di Saturno attraverso le loro particolari esperienze. E l’osservazione dell’universo acquista davvero un contenuto maestoso e imponente quando si conosce questo aspetto di una personalità storica mondiale.
Se si osserva la vita di tali personalità qui sulla Terra, essa conduce – se la si considera spiritualmente, non solo letteralmente, ma leggendo tra le righe – alla vita e all’essenza della sfera di Saturno. La visione dello spirituale si amplia enormemente quando si vede agire la sfera di Saturno. La si vede agire sulla Terra in ciò che accade sulla Terra; si vede qui un riflesso di ciò che avviene nella sfera di Saturno. Vorrei spiegarlo con un esempio.
Si può osservare un’individualità umana che nel primo, secondo secolo cristiano, quando il mondo greco influiva ancora fortemente sul corso dell’evoluzione cristiana, ha vissuto la sua vita nell’Europa meridionale; che all’epoca aveva un’anima forte, sensibile, un po’ intellettuale, ricettiva al cristianesimo di stampo greco, e che è stata trasferita nell’Impero Romano, dove ha vissuto tutto ciò che si poteva vivere nei primi secoli della diffusione del cristianesimo nell’Impero Romano: le persecuzioni dei cristiani con la loro ingiustizia, le violenze del cesarismo romano, tutto ciò che era insito nel modo in cui il cesarismo romano si comportava nei confronti delle persone più raffinate.
In un’anima che ha vissuto tutto questo nel senso più profondo, con indignazione, e che in realtà è morta con un sentimento di rassegnazione, dicendosi: può davvero progredire un mondo in cui sono possibili cose del genere? Da un certo dubbio sul fatto che nel mondo esistesse ancora un equilibrio tra il bene e il male, quest’anima giunse dalla contemplazione dell’impero romano; e davanti al suo sguardo spirituale, davanti al suo sguardo animico, da un lato c’era il male dei Cesari e dall’altro l’essenza dei singoli martiri cristiani riversata nel martirio.
In netto e brusco contrasto, quest’anima vedeva da una parte il bene e dall’altra il male. Con questa impressione attraversò la porta della morte e passò poi attraverso vite terrene di minore importanza. Infatti ciò che in quella vita terrena, nell’esistenza greco-romana, si era scaricato su quest’anima aveva tracciato profondi solchi nella sua vita animica. Fu questo che poi, con l’avvicinarsi del secolo diciottesimo, si elaborò ulteriormente entro la sfera di Saturno, formando il karma ulteriore di questa individualità.
La sfera di Saturno lavora seriamente e intensamente alla formazione del karma. E proprio quando si tratta di afferrare la profondità più completa dell’anima umana e di sviluppare forze radicali dalle profondità più complete dell’anima umana, essa dà queste forze potenti, perché tutto ciò che avviene all’interno della sfera di Saturno è fortemente spirituale, intensamente spirituale, ma così spirituale da intervenire anche molto più profondamente quando l’uomo discende verso una configurazione terrestre: interviene profondamente nell’organizzazione fisica.
Si crea un’organizzazione fisica entusiasta di compensare ciò che l’anima ha vissuto in una vita terrena precedente. C’è un forte sguardo retrospettivo. Quando il karma viene elaborato all’interno della sfera di Saturno, si guarda ai ricordi, al passato, a come si forma l’essere nella sfera di Saturno; si guarda indietro. Poi, quando l’uomo discende nella sfera terrestre, si manifesta in un certo senso l’immagine negativa di ciò che ha vissuto: l’intenso guardare indietro si trasforma in un energico slancio verso ideali che vanno avanti, verso il futuro, così che proprio gli uomini che scendono dalla sfera di Saturno portando con sé l’elaborazione del loro karma sono uomini entusiasti del futuro, cioè vogliono agire in ideali che tendono al futuro, perché nella sfera di Saturno, in una vita puramente spirituale, hanno guardato preferibilmente al passato.
Questa individualità di cui parlo qui apparve nella seconda metà del secolo diciottesimo come Friedrich Schiller. E prendete ora tutta la vita di Schiller: prendetela così come si è manifestata, con il tratto incredibilmente efficace, artisticamente forse molto debole, dei drammi giovanili di Schiller, con tutto questo fuoco; ma aggiungete a ciò l’enorme serietà, si direbbe l’immensa malinconia che grava sull’anima di Schiller, e vedete in particolare il destino afferrante della sua giovinezza emergere proprio dal suo umore malinconico e animico.
Vedete il suo lavorare per arrivare a una sorta di concezione entusiasta del mondo greco quando conobbe Goethe; vedete tutto questo in primo piano e, dietro, vedete l’uomo che ha acquisito le basi per questa visione nel primo e secondo secolo cristiano, vivendo da un lato il cristianesimo greco e dall’altro l’indignazione per il cesarismo romano, e come poi tutto si approfondisca in un nuovo karma nella sfera di Saturno, così seria. Schiller è davvero un uomo di Saturno secondo il suo karma.
Queste cose non vengono vissute in modo corretto dall’anima se essa vuole solo ascoltare teoricamente. Esse vengono comprese correttamente dall’anima solo se vengono colte con tutto il sentimento, se prima si concentra il sentimento in tutto questo essere spirituale e nella vita nel mondo stellare – qui nella sfera di Saturno – e se poi, dopo aver approfondito il sentimento fino alla comprensione di un operare del destino terrestre, si guarda a un tale operare del destino terrestre.
Vorrei portare un altro esempio, che ha agito in modo completamente diverso. Si può osservare un’individualità che in una vita terrena poco precedente apparteneva addirittura, in una certa misura, agli iniziati. Ma prima di parlare di questo karma umano, devo porre una domanda che in realtà ognuno dovrebbe porsi quando riflette su cose come quelle di cui stiamo discutendo, e che molti di voi avranno sicuramente già posto.
È la domanda che sorge quando si ascolta ciò che viene detto nelle considerazioni antroposofiche: che nell’evoluzione terrena dell’umanità ci sono stati iniziati ai grandi misteri dell’esistenza, iniziati alla saggezza terrestre. Noi guardiamo con immenso rispetto, con profonda stima, a questi antichi iniziati dell’evoluzione dell’umanità. Quando si parla di reincarnazioni, di vite terrene ripetute, allora può sorgere la domanda: che ne è della reincarnazione di questi iniziati?
E la domanda può proseguire ed essere posta così: ma non vivono forse nel presente degli iniziati reincarnati? Gli iniziati dovrebbero forse ritirarsi completamente dal mondo in cui viviamo ora, tra la nascita e la morte, proprio per il presente? Non è affatto così.
Ma non dobbiamo dimenticare che l’uomo, quando discende come individualità dall’esistenza spirituale-animica preterrena in una vita terrena, è legato a ciò che qualsiasi epoca può dargli già nel suo corpo fisico, e poi all’educazione e ad altre cose simili. Queste cose devono essere accettate da chi si reincarna entro il terreno. Possiamo benissimo guardare a qualsiasi individualità iniziata, per esempio in tempi remoti, il cui karma è quello di tornare in qualche modo più tardi, nel secolo diciottesimo o XIX. Ma nel secolo diciottesimo non esistono più, all’interno della civiltà terrena, corpi come quelli che esistevano in quei tempi antichi, corpi così plastici e malleabili all’individualità umana spirituale.
È solo un pregiudizio di una scienza degenerata che il corpo umano sia rimasto sempre lo stesso da tempo immemorabile. In effetti, nell’epoca del materialismo è diventato duro, inflessibile, poco plastico, non è facile da maneggiare. Le condizioni ereditarie, che sono a loro volta in nesso con la mentalità, con l’intero stato d’animo interiore degli uomini, sono tali – l’individuo non può farci nulla, la colpa è tutta della civiltà – che con una parte di ciò che si porta nell’anima dal tempo dell’iniziazione non è possibile immergersi nell’organismo fisico, e quindi non lo si può portare alla propria coscienza immediata, perché si può portare alla coscienza temporale esteriore immediata solo ciò con cui ci si può immergere completamente nel corpo fisico.
Sì, devo dire qualcosa di molto paradossale, ma dovete accettare questo paradosso, perché è comunque una verità. Vedete, gli iniziati nei tempi antichi erano preservati da qualcosa che oggi è considerato un grande beneficio per il genere umano, ma che allora, se fosse accaduto a loro, sarebbe stato considerato non certo un beneficio, bensì un grande ostacolo all’iniziazione.
Oggi non si permetterebbe mai che un uomo, come un iniziato dei tempi antichi, fosse preservato dall’imparare a leggere e scrivere nel modo in cui si impara oggi. Si perde molto con il modo in cui si impara a leggere e scrivere oggi: questo essere costretti a inserirsi in forme di lettere con cui non si ha alcun rapporto umano.
Come gli europei, quando questi «uomini migliori» mostrarono le forme delle loro lettere ai selvaggi, agli indiani d’America, quando questi uomini migliori arrivarono dagli indiani selvaggi, questi ultimi provarono una leggera paura e timore e pensarono che le lettere fossero piccoli folletti e dèmoni. Quindi qualcosa in cui ci sono piccoli folletti, qualcosa di completamente innaturale, qualcosa di così estraneo come tutte queste forme di lettere della nostra scrittura, è ciò a cui l’uomo viene condotto nel sesto, settimo anno di vita.
Che cosa ha a che fare con la vita umana una A o una B nella forma in cui dobbiamo impararla da bambini? Niente, assolutamente niente! Nell’antico Egitto esisteva almeno una scrittura pittografica, in cui l’immagine dipinta aveva una somiglianza con la realtà, e si faceva anche prendere coscienza che ciò che si dipingeva aveva un riferimento alla realtà. Oggi si impara l’ABC come qualcosa di completamente estraneo alla vita. Nella Scuola Waldorf vogliamo correggere i più grandi errori del passato; per questo abbiamo introdotto nella nostra scuola questo modo diverso di imparare a leggere e scrivere.
Ma tutto ciò che viene espulso dall’uomo, tutto ciò che viene ucciso quando si impara a leggere e scrivere in questo modo, non può essere valutato se si ha solo la nostalgia di giudicare tutto in modo materialistico, di vivere nel mondo solo con la coscienza comune.
Vedete, io non mi sono scandalizzato, ma molti altri sì: nella mia «vita» ho sufficientemente indicato che a quindici anni non sapevo ancora scrivere correttamente. Devo molto a questo. Sono stato preservato da molte cose da cui non si è preservati se a quindici anni si sa già scrivere correttamente. Proprio molte cose che derivano dall’educazione materialistica del tempo ci tagliano fuori dalla vita spirituale. È una questione molto più seria di quanto si pensi. Lo accenno qui affinché voi capiate che l’iniziato di un tempo può solo avvalersi dell’educazione che gli viene offerta. Che altro può fare se non inserirsi nel corpo e nell’anima della sua epoca? Deve lasciarsi alle spalle molto di ciò che è insito nella sua anima.
Ma nelle manifestazioni della vita che possono emergere in una determinata epoca, anche in un uomo che esteriormente appare come un comune cittadino della Terra e non come un iniziato, il nesso karmico con la precedente iniziazione è perfettamente comprensibile. Nel karma non agisce realmente ciò che inizialmente si crede essere più efficace nella vita umana.
Se, per esempio, abbiamo davanti a noi un uomo con una determinata costituzione mentale, se giudichiamo il karma solo razionalmente, siamo molto facilmente inclini a ricondurlo a una costituzione mentale simile nella vita terrena precedente. Ma non è così. Le cose che diventano karmicamente libere e agiscono da una vita terrena all’altra si trovano in regioni dell’anima molto più profonde della configurazione intellettuale. Basta che vi faccia un esempio per capire che ciò che influenza il karma proviene da regioni dell’anima diverse da quelle puramente intellettuali.
Una personalità interessante del secolo XIX era Ernst Haeckel. Ciò che più colpiva Ernst Haeckel era la sua concezione del mondo materialistica, la sua lotta contro l’ultramontanismo, il papato romano, la Chiesa cattolica romana. Ha sviluppato un tale entusiasmo in questa lotta che, nelle espressioni che ha usato, a volte è davvero delizioso, ma a volte anche di cattivo gusto. Ma se si risale al suo karma, si scopre che la sua incarnazione terrena più importante è stata quella di papa Gregorio, il grande e potente papa che voleva fondare il dominio temporale del papato contro l’impero esteriore; il papa Gregorio che emerse come Ildebrando dalla riforma cluniacense che, a suo modo, dal X all’XI secolo condusse questa lotta contro l’impero, finché uno dei suoi divenne papa e inizialmente si ribellò a sua volta contro il dominio temporale, contro l’impero dell’epoca.
L’entusiasmo nell’imporre una concezione del mondo, l’entusiasmo nel realizzare impulsi che provengono da una concezione del mondo, era ciò che dall’incarnazione di Ildebrando agiva nell’incarnazione di Haeckel. Questo è solo un esempio del fatto che non si deve assolutamente credere che dall’esteriore valutazione di una qualsiasi configurazione dell’anima si possa indovinare una vita terrena precedente che sia determinante. In questo campo bisogna essere cauti e andare alle cose che in realtà a volte sono solo piccolezze che si possono notare nell’uomo, ma che nella visione spirituale devono essere colte e che poi gradualmente fanno apparire dietro l’uomo ciò che era nella sua vita terrena precedente.
Ora, vedete, il karma di Saturno ha un effetto particolarmente profondo. Vorrei rivolgere lo sguardo a un’individualità che in una precedente incarnazione era davvero un iniziato. In questo caso parlo in modo davvero obiettivo, e mi è costato un certo sforzo elaborare la verità che ora sto per esporre, perché in realtà l’individualità nella sua nuova incarnazione non mi era affatto simpatica, e non lo è ancora oggi. Si tratta infatti di constatare fatti oggettivi e, nonostante la difficoltà, è possibile vedere il karma delle personalità che non ci sono vicine personalmente in qualche modo per simpatia con una maggiore probabilità di correttezza.
Vorrei ora rivolgere il vostro sguardo su un’individualità che in una vita terrena precedente era davvero un iniziato, e precisamente un iniziato a un tipo di mistero che fu qualcosa di grande, di potente nella storia evolutiva dell’umanità: un iniziato ai misteri irlandesi, ai misteri di Ibernia, ai quali ho accennato nel mio dramma misterico.
In questi misteri bisognava passare attraverso molte prove prima di essere iniziati a quella figura di saggezza che si doveva ricevere proprio in questi misteri irlandesi. Chi voleva essere iniziato doveva prima sperimentare tutto ciò che può accumularsi nell’anima umana in termini di dubbi sulle grandi verità; lo studente veniva letteralmente educato a dubitare di tutto nel modo più forte possibile, a dubitare proprio delle verità più elevate.
E solo quando nell’anima aveva sperimentato tutto il dolore, la tragedia interiore, l’oppressione, direi la frantumazione interiore, tutto ciò che si può sperimentare nel dubbio sulle verità più alte, allora si veniva condotti, prima in modo figurativo e immaginativo e poi nella realtà spirituale, alla vera comprensione della verità. Così che chiunque fosse iniziato ai misteri ibernici non solo aveva imparato a credere nella verità, ma anche a non credere nella verità. Solo così la sua incrollabile adesione alla verità poteva dimostrarsi vitale.
Un altro sentimento veniva suscitato in coloro che dovevano cercare la saggezza dell’iniziazione ibernia. Essi venivano portati a sentire che in realtà tutta l’esistenza poteva essere come l’esistenza terrena: un’illusione, non un’esistenza reale. L’uomo era portato non solo a dubitare della verità, ma a sentire il nulla nell’esistenza umana, il non essere nell’esistenza umana.
E poi, una volta che il suo animo era stato messo nel giusto stato d’animo, era portato a credere che l’eterno, il divino, che è al di là dell’esistenza, potesse essere sempre nuovo, che le forme esteriori potessero essere continuamente trasformate dallo spirituale, dal lato spirituale, di fronte a tutto ciò che attraversa la vita con forze distruttive e ricostruttive.
Dopo che il suo animo era stato messo nell’umore giusto per arrivare completamente all’immaginazione in questa materia, fu condotto davanti a due statue possenti e imponenti. E fu indotto a premere una statua: la statua si ricomponeva continuamente, poiché era stata creata in modo tale da essere completamente elastica; ciò che lui premeva si ricomponeva sempre. La statua manteneva sempre la sua forma, ma gli sembrava viva. E poiché era immerso in un’atmosfera solenne, in cui era stato avvolto fin dal primo momento in cui aveva provato questa impressione diretta attraverso il tatto, gli fu indicata la peculiarità del vivente.
L’altra statua era costruita in modo tale che, se si voleva premere su di essa, ciò che veniva premuto rimaneva all’interno, deformandola. Solo quando il giorno successivo si veniva condotti nuovamente davanti ad essa, era stata riparata. La costituzione interna del fisico e dell’eterico, cioè qualcosa della verità dell’intuizione, attirava gli allievi.
Questo era il primo gradino. Poi venivano condotti davanti ad altre immagini, sempre più addentrandosi nella comprensione attiva della costituzione interiore. Questi allievi di Ibernia comprendevano infatti nella loro costituzione animica ciò che si chiama realtà spirituale. Una volta raggiunto un certo grado di iniziazione, non davano più molta importanza alla realtà fisica esteriore, ma gli iniziati di Ibernia sapevano vivere nella realtà spirituale.
In un luogo sacro dell’Ibernia, infatti, mentre nel mondo fisico in Asia si svolgeva nella nostra realtà fisica il mistero del Golgota, il sommo sacerdozio dell’Ibernia intensificava i riti cultuali in modo tale che, nello stesso momento in cui in Palestina si svolgeva nella realtà fisica esteriore il mistero del Golgota, nel luogo sacro dell’Irlanda si celebrava contemporaneamente il mistero del Golgota come rito cultuale. Ciò significa che in Ibernia, attraverso la Terra, un fatto fisico veniva vissuto come spirituale in un altro luogo della Terra. Questo vi dà un’idea della profondità a cui conducevano questi misteri ibernici.
Ora, esiste un’individualità che in un tempo molto antico era stata iniziata fino a un certo grado a questi misteri ibernici e che poi in seguito ha attraversato un’incarnazione femminile; ma quell’incarnazione dell’Ibernia ha agito profondamente, molto profondamente sull’anima. Poi, in una vita tra la morte e la nuova nascita, questa individualità ha attraversato ciò che si sperimenta quando si passa attraverso un’elaborazione saturnale del karma.
Lì tutto il significato delle conquiste dell’anima che potevano essere ottenute in un’iniziazione ibernica – non nella più alta, ma in un’iniziazione comunque fino a un certo grado – fu rivisto in una prospettiva che andava oltre gli eventi universali. L’intero significato di ciò che si poteva imparare in Ibernia veniva visto nella sua posizione rispetto all’intera opera passata dell’umanità. Come questa Ibernia si era gradualmente sviluppata dalle nostalgie umane di secoli, di millenni, fu elaborato in una grandiosa retrospettiva cosmica.
Ma proprio questa individualità, con l’avvicinarsi dei tempi moderni, era destinata ad avere un corpo umano di questo tipo e un’educazione umana in cui la cosa più importante era nascosta, ma che tuttavia si estrinseca in conformità proprio con la civiltà del XIX secolo. E ancora, ciò che l’anima si era portata con sé nella retrospettiva, scendendo in un corpo fisico davvero poco adatto, si trasformò, in un’educazione del tutto inadeguata a ciò che era stato vissuto nell’iniziazione irlandese e lavorato da Saturno, in ideali che influirono sul futuro.
Ma poiché doveva immergersi in un corpo che non era come i corpi molto particolari degli antichi iniziati irlandesi, bensì come il corpo di un francese del XIX secolo, molte cose rimasero in secondo piano, trasformandosi tuttavia in immagini vivaci ma fantastiche, che hanno però qualcosa di penetrante, di grandioso. Questa individualità divenne poi la personalità di Victor Hugo.
Ancora una volta vedete che, anche quando due vite terrene successive sono così dissimili come quella dell’iniziato irlandese e quella di Victor Hugo, il karma continua ad agire. Non bisogna infatti cercare gli effetti del karma nelle somiglianze esteriori, ma bisogna guardare a ciò che viene trasferito dal karma nei fondamenti dell’essere umano da una vita terrena all’altra.
Per poter guardare al karma del singolo uomo, anzi al karma di sé stessi, è necessario anche oggi il giusto stato d’animo, il giusto atteggiamento interiore. In realtà, ogni considerazione karmica viene profanata se la si accoglie con lo stato d’animo che deriva dalla formazione del tempo presente, dalla civiltà, dalla scuola del tempo e così via. Le concezioni sul karma dovrebbero essere accolte nell’anima sulla base di uno stato d’animo sacro, di uno stato d’animo profondamente devoto.
Ogni volta che ci si avvicina a una verità karmica, si dovrebbe provare nell’anima qualcosa di simile al sollevare una parte del velo di Iside. Perché, in fondo, è proprio il karma che svela, nel modo più vicino all’uomo, ciò che era Iside, la quale aveva come motto esteriore: «Io sono ciò che era, ciò che è, ciò che sarà». Ma questo ci appare in un modo che deve necessariamente toccare l’anima umana quando si considera il karma umano.
E in realtà solo quando si guarda al karma, come abbiamo fatto ora, nel modo in cui si realizza nel divenire della storia mondiale, e si è così acquisito il necessario stato d’animo sacro per le considerazioni sul karma, solo allora si può guardare nel modo giusto, con il giusto stato d’animo, a ciò che forse è il proprio destino e a come questo destino si è configurato e formato come proprio karma dalle vite terrene precedenti, in interazione con ciò che l’uomo ha vissuto tra la morte e una nuova nascita nelle sfere stellari spirituali.
Quando si legge il karma con il giusto atteggiamento, si guarda con tutto il proprio essere umano ai mondi soprasensibili. Le considerazioni karmiche ci rendono infatti familiari con una legge che è completamente opposta alla legge della natura esterna. Nella natura esterna agisce il nesso naturale, ma bisogna superare completamente questo nesso naturale e poter guardare verso un nesso spirituale se si vuole cogliere con gli occhi dell’anima la legge dell’azione del karma.
Il modo migliore per prepararsi a questo è naturalmente quello di osservare il karma luminoso della storia mondiale, per ricevere da esso la luce per ciò che deve essere significativo per noi nell’esperienza del nostro karma, per l’osservazione del nostro karma. E proprio mostrando loro gli effetti del karma nella storia mondiale attraverso personalità caratteristiche, ho voluto preparare il loro animo anche per altre considerazioni sul karma nei giorni successivi.
Ho sollevato la seguente domanda: come possiamo spiegare, per alcune personalità storiche e anche non storiche, che tuttavia suscitano il nostro interesse per la loro efficacia, la loro vita terrena successiva attraverso le loro vite terrene precedenti? E ora, per gettare le basi per ulteriori considerazioni, vorrei innanzitutto sottolineare alcuni nessi che esistevano nelle vite terrene successive di diverse personalità. Oggi vi presenterò innanzitutto il risultato di alcune ricerche spirituali, per poi costruire, proprio sulla base di quanto vi racconterò oggi, una sorta di conoscenza che ci permetta di comprendere le vite terrene successive di alcuni personaggi.
Prendiamo ad esempio alcune personalità caratteristiche, come quelle di cui ho parlato l'ultima volta. Tali personalità ci fanno notare innanzitutto come, nella nostra civiltà attuale, si manifestino diversi impulsi spirituali. Come ho già detto nella precedente riflessione, per quasi due millenni il cristianesimo ha attraversato l'Occidente e gran parte del suo seguito coloniale, un cristianesimo che più di quanto si creda è confluito in tutte le civiltà. Ed è vero che molte cose in cui non si vede subito che vivono impulsi cristiani tuttavia, se le si studia attentamente, si scopre che sono completamente permeate da impulsi assolutamente cristiani. Ma non si può negare – l'ho già accennato – che nella nostra civiltà si affacci qualcosa che non rivela un nesso immediato e diretto con il cristianesimo.
Certe concezioni, certe pratiche di vita si inseriscono nella nostra civiltà senza rivelare un nesso diretto con il cristianesimo. E chi, spinto da cause interiori profonde, vuole comprendere il corso del divenire della nostra vita spirituale e vuole avvalersi della ricerca spirituale per giungere a questa comprensione, si trova di fronte a un fenomeno che viene troppo poco considerato quando si parla del divenire della civiltà, e si vede spinto a guardare a quel fenomeno storico che è andato di pari passo con l'apparizione e l'opera di Carlo Magno in Occidente. Si sente spinto a guardare a quella corte in Oriente, presieduta con uno splendore che si può definire davvero orientale da Harun al Raschid, contemporaneo di Carlo Magno. Tutto ciò che Carlo Magno ha realizzato in Occidente appare debole e pallido rispetto allo splendore e alla maestà che emanavano contemporaneamente dalla corte di Harun al Raschid.
Basti pensare a quanta vita spirituale confluì in quella corte dell'Asia Anteriore. Dobbiamo ricordare come, nei tempi antichi, grazie alle campagne di Alessandro, la civiltà greca fu portata in Asia in una forma di cui oggi abbiamo solo un vago presentimento. Tutto ciò che era vivo nel profondo della civiltà greca fu portato in Asia in modo geniale da Alessandro Magno. E in molti luoghi colti dell'Oriente, grazie alle istituzioni che Alessandro Magno aveva portato in Asia, era diffusa una concezione della vita e del mondo che conservava fedelmente molto dell'antico e rifiutava molto di ciò che poi inondò l'Occidente.
Soprattutto, attraverso Alessandro Magno era giunta in Asia una mistica razionale, sana e scientifica, cosicché coloro che si professavano più vicini alla visione filosofica giunta in Asia vedevano diffondersi in tutto il mondo l'intelligenza cosmica. Tutto nel mondo è compenetrato dall'intelligenza cosmica. In Asia non si diceva: «Io sono un essere umano, sono un essere intelligente», ma si diceva: «Io penso qualcosa, sono un essere intelligente»; ma si diceva anche: tutto ciò che viene pensato è pensato dagli dèi, è pensato soprattutto dall'unico Dio, che già nell'aristotelismo aveva un ruolo importante. Ciò che è l'intelligenza umana individuale è una goccia dell'intelligenza universale e si manifesta nell'essere dell'individuo, cosicché l'individuo si sentiva, direi, con la testa e con il cuore come immerso nell'intelligenza universale. Questo era lo stato d'animo.
Questo stato d'animo regnava anche alla corte di Harun al Raschid. Nell'VIII e IX secolo dopo Cristo regnava ancora. E poi erano arrivati quei dotti greci che avevano dovuto darsi alla fuga perché la filosofia greca era stata sradicata in Europa. Molto era rimasto della saggezza orientale. Tutto ciò che era possibile all'epoca in termini di astronomia mistica, di architettura imponente e intrisa di immaginazione interiore e di altre arti, compresa la poesia, tutto ciò che era possibile in altre scienze e nelle manifestazioni pratiche della vita, tutto questo confluì alla corte di Harun al Raschid, perché questo uomo amante dello splendore, ma anche, in un certo senso, straordinariamente dotato per tutto ciò che riguardava l'organizzazione, riunì a corte le persone che all'epoca sapevano di più, che conservavano ancora molto dell'antica saggezza misterica, che non erano più direttamente iniziati, ma che conservavano molto dell'antica saggezza misterica e vivevano ancora in questa saggezza misterica.
In particolare c'era una personalità, un consigliere molto saggio di Harun al Raschid, che vorremmo esaminare più da vicino. Il suo nome non ha importanza, non è particolarmente noto ai posteri. Ma era una personalità molto saggia. Per comprenderla bisogna guardare a qualcosa che proprio gli esperti di Scienza dello Spirito potrebbero ammirare.
Vedete, miei cari amici, tutti voi potete porre una certa domanda. Potete dire: la Scienza dello Spirito, l'antroposofia, ci dice che un tempo esistevano degli iniziati. Qui e là c'erano degli iniziati. Questi iniziati possedevano un vasto sapere, una saggezza immensa. Ma poiché gli esseri umani ritornano nella vita terrena in ripetute esistenze, come mai oggi non si nota, per esempio, che ci sono antichi iniziati che sono ritornati? È una domanda legittima che potete porre.
Ma chi conosce le condizioni della vita terrena sa anche che un'individualità umana che, dall'esistenza preterrena, entra in una certa epoca secondo il proprio karma, deve proprio accogliere in sé le caratteristiche ereditarie che si possono avere in quell'epoca, deve accogliere tutto ciò che è contenuto nelle possibilità educative esistenti. E così può benissimo darsi che un'individualità fosse un iniziato in tempi antichi, ma che ciò che sapeva come iniziato rimanga nell'inconscio per una determinata epoca e che la coscienza superiore, la coscienza diurna, pur mostrando qualcosa di significativo nella vita, non sia immediatamente una rivelazione di ciò che questa personalità possedeva nell'anima, in una vita terrena precedente, come iniziato.
Era proprio una personalità del genere che io intendo come il saggio consigliere di Harun al Raschid. Era un iniziato ai misteri antichi, ai misteri molto antichi. Era rinato e viveva nuovamente, come iniziato rinato, alla corte di Harun al Raschid, come un iniziato il cui precedente possesso iniziatico si manifestava come geniale dono organizzativo, come grande talento amministrativo per gli altri “scienziati” che vivevano alla corte di Harun al Raschid; ma non dava l'impressione immediata di essere un iniziato. Grazie alla sua stessa essenza, e non solo grazie all'iniziazione, conservò l'antica scienza degli iniziati, ma non dava l'impressione di essere un iniziato.
Ma Harun al Raschid aveva grande stima di quest'uomo saggio. Gli affidò l'organizzazione di tutto ciò che brillava come scienza e arte alla corte di Harun al Raschid. Era felice di avere quest'uomo e si sentiva, per così dire, direttamente amico di quest'uomo.
Consideriamo ora queste due personalità, Harun al Raschid e il suo saggio consigliere, e teniamo presente che nell'VIII e IX secolo dopo Cristo, in Europa, nella civiltà cristiana alla corte di Carlo Magno, era appena iniziato il processo che vorrei dire: le persone socialmente più elevate stavano appena facendo i loro primi tentativi di scrittura; sì, che Carlo Magno stesso fece i primi tentativi di scrittura e Eginhart, alla corte di Carlo Magno, fece i primi tentativi di portare la lingua nella grammatica. Mentre in Europa tutto era primitivo, in Asia il sovrano che Carlo Magno venerava straordinariamente, Harun al Raschid, incarnava una cultura spirituale potente e abbagliante, ma una cultura spirituale che non sapeva nulla di Cristo, che non voleva sapere nulla del cristianesimo, in cui vivevano i migliori elementi del maomettanesimo, i migliori elementi dell'arabismo, in cui vivevano anche le antiche forme dell'aristotelismo, quelle forme che non si erano affatto diffuse in Europa, perché in Europa si era diffusa maggiormente la logica, la dialettica dell'aristotelismo. Essa fu elaborata dai padri della Chiesa cristiana e più tardi dagli scolastici.
In Asia, grazie a tutto ciò che aveva fatto Alessandro Magno, si erano approfondite le conoscenze mistico-scientifiche di Aristotele. E tutto questo si era sviluppato sotto l'influsso dell'intelligenza straordinariamente forte, ma considerata rivelata, ispirativa, dell'arabismo. Alla corte di Harun al Raschid si conosceva il cristianesimo, ma lo si considerava primitivo rispetto all'immenso splendore spirituale che essi stessi erano in grado di coltivare.
Partiamo ora da queste due personalità, Harun al Raschid e il suo saggio consigliere, e seguiamo il corso della storia.
Queste due individualità, Harun al Raschid e il suo saggio consigliere, dopo aver agito nel modo che ho descritto, attraversarono la porta della morte portando con sé il forte impulso di fare in modo che il modo di sentire, la concezione del mondo, il tipo di spirito che era stato coltivato in quella corte continuasse a penetrare nel mondo.
Cerchiamo ora di rappresentare nella nostra anima, con la massima calma e serietà possibile, ciò che accadde. Vediamo quindi, partendo dall'Asia, due individualità: il saggio consigliere e Harun al Raschid, il suo sovrano. Camminano insieme per un po'. Hanno accolto nella loro anima l'alessandrismo, l'aristotelismo. Ma hanno anche accolto in sé tutto ciò che era avvenuto in seguito nella trasformazione dell'aristotelismo, dell'alessandrismo.
Si comprende davvero il mondo solo in minima parte se non si riesce a cogliere ciò che accade nel mondo spirituale, mentre quaggiù, nella vita terrena, avvengono i normali eventi del mondo fisico. All'epoca di Carlo Magno, Harun al Raschid, seguì ciò che conoscete dalla storia. Ma mentre avveniva tutto ciò che racconta la storia dell'Asia, dell'Europa, del IX e X secolo e oltre, nel Medioevo, sopra questa vita fisica si svolgeva, nel mondo spirituale, un altro potente evento. E non bisogna dimenticare che, quando la vita fisica scorre qui sotto nella tavola 2 (viene disegnata) e la vita spirituale scorre qui sopra, allora le anime che non vivono sulla terra, ma che si trovano nella vita tra la morte e una nuova nascita, esercitano continuamente influssi sulla vita terrena. Quindi possiamo dire che è importante anche ciò che vivono e compiono le anime che, in un'epoca del genere, in cui non vivono sulla Terra, si trovano nel mondo spirituale, tra la morte e una nuova nascita. La vita umana può diventare chiara e luminosa, specialmente nel suo corso storico, solo se si guarda a ciò che avviene, per così dire, dietro le quinte della storia del mondo esteriore, nel mondo spirituale.
Sì, le impressioni che le anime portano attraverso la porta della morte sono spesso estremamente diverse dalle impressioni che queste anime hanno avuto qui, nella vita terrena. E per chi non è imparziale nell'osservare la vita spirituale, a volte non è facile riconoscere un uomo terrestre che ha varcato la porta della morte e si presenta poi allo sguardo spirituale. Ma esistono proprio i mezzi spirituali attraverso i quali è possibile seguire non solo quella vita spirituale che segue immediatamente la vita terrena. Ne ho già parlato nelle altre conferenze tenute questa mattina. Continuerò poi, in queste conferenze, a parlare dell'ulteriore corso della vita tra la morte e una nuova nascita; vedremo quali sono i mezzi per continuare a seguire i cosiddetti morti.
E proprio con questi mezzi si possono seguire vite come quella di Harun al Raschid e del suo saggio consigliere. Proprio nel caso di queste due personalità, per comprendere gli eventi successivi nella civiltà europea, è estremamente importante osservare soprattutto l'intimo legame, nel modo di pensare e di agire, che esisteva tra Harun al Raschid e il suo saggio consigliere. Con le individualità che li avevano preceduti per secoli nella vita terrena, Alessandro e Aristotele, Harun al Raschid e il suo saggio consigliere avevano, attraverso la porta della morte, un'affinità straordinariamente forte, una nostalgia straordinariamente forte di un nuovo incontro, di un incontro reale con Alessandro e Aristotele. E questo incontro avvenne, ed è davvero di enorme importanza che sia avvenuto.
Harun al Raschid e il suo saggio consigliere compirono quindi per un certo tempo il loro viaggio nel mondo soprasensibile, guardando principalmente dall'alto, dal soprasensibile, ciò che avveniva nella civiltà che si estendeva più a ovest, ciò che avveniva in Grecia e in alcune regioni a nord dell'odierno Mar Nero. Vorrei dire che essi guardavano dall'alto questa civiltà e, tra gli eventi su cui cadeva il loro sguardo, c'era anche quello di cui ho parlato spesso, in altri contesti, nelle conferenze antroposofiche: quell'evento che si estrinseca nell'anno 869 come ottavo concilio ecumenico generale a Costantinopoli.
Questo ottavo concilio ecumenico di Costantinopoli ha una grande importanza per la civiltà dell'Occidente, perché lì fu deciso che la tricotomia, la visione secondo cui l'uomo è composto da corpo, anima e spirito, era eretica; che solo un vero cristiano poteva dire che l'uomo è composto da due essenze, corpo e anima, e che l'anima avesse alcune caratteristiche spirituali. Per questo motivo si percepiva così poco un'inclinazione della civiltà cristiana occidentale alla spiritualità, perché la conoscenza dello spirito era stata dichiarata eretica dall'ottavo concilio ecumenico dell'869.
Fu un evento significativo, incisivo. Si può dire che allora lo spirito fu abolito e l'uomo doveva essere composto solo da corpo e anima. Non si presta abbastanza attenzione a un evento così incisivo e significativo. Ma ciò che è sconvolgente per l'osservatore della vita spirituale, e in particolare per chi la vive, è che proprio mentre qui sulla terra, nell'869, avveniva questa abolizione dello spirito, lassù, nel mondo spirituale, avveniva l'incontro di Harun al Raschid e del suo consigliere con Alessandro Magno e Aristotele, cioè con le loro anime nel mondo spirituale.
Ora dovete considerare quanto segue e abituarvi al fatto che, d'ora in poi, in campo antroposofico si parlerà degli eventi soprasensibili con la stessa naturalezza con cui si parla degli eventi del mondo fisico. Dovete considerare che la vita di Alessandro Magno, la vita di Aristotele, in quell'incarnazione di Alessandro e Aristotele, era tale da significare una certa conclusione, che l'impulso dato alle antiche civiltà, che poi si era estrinsecato da un lato in Grecia, era stato dall'altro lato concettualizzato da Aristotele in idee che per lungo tempo dominarono l'Occidente e la civiltà umana in generale.
Dovete considerare che Alessandro Magno, contemporaneo, allievo e amico di Aristotele, con immensa forza diffuse in gran parte del mondo allora conosciuto l'impulso dato da Aristotele, che poi ha continuato ad agire fino al tempo di Harun al Raschid in Asia, che per lungo tempo ha avuto un centro splendente ad Alessandria, ma che allo stesso tempo ha influenzato in modo determinante tutta la civiltà orientale attraverso numerosi canali nascosti.
Ma con ciò si giunse a una sorta di conclusione. Gli impulsi più disparati dell'antica spiritualità confluirono nell'alessandrinismo e nell'aristotelismo. Il cristianesimo fece il suo ingresso. Il mistero del Golgota ebbe luogo. Ebbe luogo in un'epoca in cui le individualità, le anime di Alessandro e Aristotele, non erano sulla terra, ma nel mondo spirituale, dove erano in intima unione con ciò che si chiama il regno di Michele, il cui dominio sulla terra era allora giunto al termine, poiché lo Spirito del tempo sovrano era Oriphiel. E altri secoli erano trascorsi dal mistero del Golgota.
Ciò che Alessandro e Aristotele avevano fondato sulla terra, per cui si erano impegnati con tutto il loro essere, l'uno con il pensiero, l'altro con ampie e intense forze dominanti, tutto questo aveva agito giù sulla terra. I due videro tutto questo nel mondo spirituale attraverso i secoli che seguirono, in cui ebbe luogo il mistero del Golgota, e videro tutto ciò che poi accadde per la diffusione dell'insegnamento del mistero del Golgota. Attraverso tutti quei secoli videro la loro opera diffondersi, diffondersi anche attraverso geni come Harun al Raschid e il suo saggio consigliere.
Ma, per ciò che erano queste due individualità – Alessandro e Aristotele –, era assolutamente necessaria una richiesta di qualcosa di nuovo, la richiesta di iniziare in un modo completamente nuovo, non di continuare ciò che era sulla terra, ma di iniziare in un modo nuovo. Da ciò deriva naturalmente anche una sorta di continuazione. Non viene eliminato il vecchio dal mondo, ma un nuovo potente impulso, quello di introdurre il cristianesimo in modo particolare nella civiltà terrena, è ciò con cui Alessandro e Aristotele ebbero successo.
Poiché essi portarono il loro karma nella vita terrena prima che avvenisse l'incontro con Harun al Raschid, vissero in realtà come personalità ignorate, sconosciute, morte prematuramente in un angolo d'Europa importante per l'antroposofia, ma proprio così, vorrei dire, solo per un breve periodo, come guardando da una finestra la civiltà occidentale, raccogliendo impressioni, impulsi, ma senza dare impulsi significativi. Dovevano conservarli per dopo.
Poi erano tornati indietro. Ma erano nel mondo spirituale quando, nell'869, ebbe luogo questo evento, l'ottavo concilio ecumenico generale sulla terra. Proprio in quel momento avvenne l'incontro tra Aristotele e Alessandro da una parte, Harun al Raschid e il suo saggio consigliere dall'altra. Fu una disputa di grande importanza nei mondi soprasensibili, perché bisogna immaginarsi che le dispute nel mondo soprasensibile non sono solo discussioni a parole. Quando vediamo gli uomini sulla terra seduti insieme a discutere, quando le parole volano da una parte all'altra senza ferirsi molto, ciò non è nemmeno un'immagine sfocata di ciò che accade quando nei mondi soprasensibili vengono prese le grandi decisioni anche nella vita spirituale.
E così era allora, quando Aristotele e Alessandro, da una parte, si imponevano dicendo: ciò che è stato fondato in precedenza deve essere introdotto nel regno di Michele nel senso più stretto della parola. Perché si sapeva che il regno di Michele sul mondo sarebbe ricominciato nel XIX secolo.
Comprendiamo bene questo punto, miei cari amici! L'evoluzione dell'umanità procede in modo tale che ogni tre o tre secoli e mezzo uno degli Arcangeli è il reggente principale della civiltà terrena. Al tempo in cui Alessandro Magno aveva trapiantato la civiltà di Aristotele in Asia e in Africa, in quel tempo, in cui con un forte senso internazionale avveniva questa diffusione della civiltà, c'era un regno di Michele, cioè la vita spirituale era dominata dal potere di Michele. All'epoca di Alessandro, sulla Terra regnava Michele. Poi il regno di Michele viene sostituito dal regno di Oriphiel. Segue poi il regno di Anael, il regno di Zachariel, tutti della durata di tre-quattro secoli, il regno di Raffaele, poi quello di Samael, fino ad arrivare all'epoca del XIV secolo. Dal XV al XVIII secolo dopo Cristo arriva il regno di Gabriele e nel XIX secolo, nell'ultimo terzo, ricompare il regno di Michele. Sette Arcangeli si alternano. Dopo che al regno di Michele, al tempo di Alessandro, sono seguiti altri sei Arcangeli, alla fine del XIX secolo è tornato il regno di Michele. È il regno sovrano del nostro tempo. Se comprendiamo bene la vita spirituale, siamo direttamente sotto l'impulso del regno di Michele.
Così, in questo secolo in cui ebbe luogo l'incontro con Harun al Raschid, Alessandro e Aristotele guardavano all'antico regno di Michele, sotto il quale avevano operato; guardavano al mistero del Golgota, che li aveva uniti alla comunità di Michele, ma non dalla Terra, bensì dalla sfera solare, poiché lì il regno di Michele era giunto al termine. Michele e i suoi, tra cui anche Alessandro e Aristotele, non vissero il mistero del Golgota dal punto di vista terrestre. Non videro Cristo arrivare sulla terra: lo videro separarsi dal sole. Ma tutto ciò che vissero si trasformò in loro in questo impulso: bisogna lavorare in ogni circostanza affinché il nuovo regno di Michele, al quale Alessandro e Aristotele hanno voluto rimanere fedeli con tutte le fibre dell'anima, porti un cristianesimo non solo profondamente fondato, ma anche intenso. Doveva iniziare nel 1879 e durare tre o quattro secoli. Noi viviamo ora nell'epoca di questo regno di Michele e gli antroposofi dovrebbero comprendere, prima di tutto, che cosa significa vivere nell'epoca di questo regno di Michele.
Harun al Raschid non voleva sentirne parlare, e nemmeno il suo saggio consigliere, anche se in realtà nemmeno lui. Volevano soprattutto che gli impulsi che avevano messo radici profonde nel maomettanesimo diventassero dominanti nel mondo. Si contrapponevano intensamente, tra gli altri, coloro che partecipavano a questa lotta spirituale nel IX secolo dopo Cristo. Da una parte si contrapponevano fortemente Harun al Raschid e il suo consigliere, dall'altra Aristotele e Alessandro, cioè le individualità che vivevano in entrambi.
Ciò che allora si svolgeva come lotta spirituale ebbe ripercussioni sulla civiltà europea e continua ad averle ancora oggi. Perché ciò che accade lassù, nella tavola 2, ha un effetto sul terreno terrestre. E proprio dalla resistenza che Harun al Raschid e il suo saggio consigliere opposero allora ad Aristotele e Alessandro si rafforzò, in un certo modo, l'impulso, cosicché proprio da quell'incontro scaturì l'azione di due correnti: una che scorre nell'arabismo e una che trasferisce l'aristotelismo e l'alessandrinismo nel cristianesimo attraverso gli impulsi del regno di Michele.
Entrambi, sia Harun al Raschid che il suo saggio consigliere, dopo aver vissuto questo incontro, continuarono il loro cammino verso ovest, osservando costantemente ciò che accadeva nella vita terrena. L'uno, partendo dall'essere sovrasensibile, partecipò intensamente a tutto ciò che si svolgeva nel nord dell'Africa, nel sud dell'Europa, in Spagna, in Francia. Più o meno nello stesso periodo, l'altro attraversò tutto ciò che si svolgeva nella vita spirituale orientale, sul Mar Nero, oltre i confini dell'Europa fino all'Olanda e anche all'Inghilterra. E nello stesso momento questi due giunsero nella civiltà europea, rinascendo.
In una tale rinascita non era necessaria alcuna somiglianza esteriore. Di solito si sbaglia completamente quando si crede che chi ha una certa spiritualità rinasca con la stessa spiritualità. Bisogna andare più a fondo, guardare più profondamente negli impulsi fondamentali dell'anima umana, se si vuole parlare in modo corretto di rinascite e di vite terrene ripetute. Ad esempio, abbiamo un papa, il famoso Gregorio VII, che nacque dal monaco mitteleuropeo Ildebrando, questo papa forte, che operò nell'ambito del cattolicesimo più intenso e che rese particolarmente grande il papato nel Medioevo. Egli riapparve, nella reincarnazione, nel XIX secolo come Ernst Haeckel, il lottatore contro il papato. Haeckel è l'abate Ildebrando rinato, Gregorio VII. Voglio solo dimostrare che non è la somiglianza esteriore della costituzione spirituale, ma gli impulsi animici interiori che l'uomo porta con sé da una vita terrena all'altra.
Così anche i due, Harun al Raschid e il suo saggio consigliere, furono spinti, quando le lotte arabe si estendevano dall'Africa alla Spagna, a partecipare in modo protettivo a queste campagne arabe. Il maomettanesimo si basava allora come fenomeno esteriore, ma la sua essenza interiore fu portata avanti da questi due spiriti, attraverso la vita spirituale, nel loro passaggio tra la morte e una nuova nascita dal passato al futuro.
Harun al Raschid rinacque e nella sua nuova vita divenne Bacone. Egli appare come Bacone di Verulam. Il suo saggio consigliere rinasce, appare quasi contemporaneamente come Amos Comenius, il pedagogo.
Guardate ciò che emerge da un lato: Bacone, che era solo esteriormente cristiano, che introduce decisamente l'astratto dell'arabismo nella “scienza” europea; e guardate ciò che Amos Comenius ha introdotto nella pedagogia in termini di concretezza materiale esteriore dell'insegnamento e dell'intero trattamento della materia didattica. È un elemento che non ha nulla a che vedere direttamente con il cristianesimo. Anche se Amos Comenius opera tra i Fratelli Moravi e così via, ciò che egli ha direttamente provocato è illuminato dal fatto che, in una vita precedente, egli stava dalla parte dell'intera evoluzione dell'umanità, come la fiorente cultura spirituale alla corte di Harun al Raschid.
Dall'altro lato, prendete ogni riga di Bacone, Lord Bacone, prendete tutto ciò che agisce nella cosiddetta vividezza di Amos Comenius: vi troverete un enigma, non riuscirete a capirvi. Prendiamo solo questo Lord Bacone. In lui regna un vero furore nella lotta contro l'aristotelismo. In tutto c'è un vero furore, che si vede arrivare fino in fondo all'anima. Il ricercatore spirituale, che vede e illumina spiritualmente le cose, guarda a Bacone, ad Amos Comenius, ma segue la vita anche nel mondo soprasensibile, dove l'uomo vive tra la morte e una nuova nascita. Si hanno davanti gli scritti di Bacone, si hanno davanti gli scritti di Amos Comenius: si trova nel tono, si trova in tutto una ribellione contro l'aristotelismo. Come si spiega questo?
Bisogna ora considerare che, quando Bacone discese nella sua vita terrena, quando Amos Comenius discese nella sua vita terrena, era già trascorso il tempo in cui anche Alessandro e Aristotele erano stati incarnati nella civiltà medievale, dove avevano già realizzato ciò che doveva essere fatto per l'aristotelismo, dove esisteva già un aristotelismo diverso da quello che Bacone e Harun al Raschid, che sono le stesse personalità, avevano coltivato.
E ora immaginate l'intera situazione. Prendete quell'incontro, se così posso esprimermi, che ebbe luogo nell'869; considerate come sotto questo influsso si formarono in Harun al Raschid impulsi dell'anima che ora incontrano ciò che si è già in parte realizzato sulla Terra, perché Alessandro e Aristotele erano già stati lì e perché ciò che volevano realizzare non è stato realizzato in seguito a ciò che erano come uomini terrestri nel tempo precristiano. Se ci pensate, potete comprendere perfettamente quegli impulsi dell'anima che si formarono in quell'incontro. E dal fatto che ora Bacone e Amos Comenius potevano vedere ciò che era diventato l'aristotelismo e l'alessandrismo, potete comprendere che nei loro scritti prevale quel certo tono, in particolare in Bacone, ma anche in Amos Comenius.
Vedete, miei cari amici, la vera contemplazione della storia conduce dalla terra al cielo. Bisogna considerare anche gli eventi che possono manifestarsi solo nel sovrasensibile. Se volete comprendere Bacone, se volete comprendere Amos Comenius, dovete risalire a ciò che essi erano prima sulla terra; dovete quindi risalire all'aristotelismo diffuso dalla scolastica fino a quell'incontro che ebbe luogo intorno all'anno 869, al tempo del concilio ecumenico, fino al momento in cui Harun al Raschid e il suo saggio consigliere coltivavano l'aristotelismo e l'alessandrismo che proprio allora potevano essere coltivati. In questo influire del mondo soprasensibile nel mondo sensibile-fisico diventa comprensibile ciò che avviene nella vita terrena. Questo è ciò che vorrei citare per farvi notare come, in effetti, solo il seguire le ripetute vite terrene possa rendere comprensibile ciò che si manifesta in tali personalità sulla terra.
Il tempo è troppo avanzato per approfondire ulteriormente questo argomento oggi, e mi limiterò a suggerire in poche parole ciò che dovrebbe completare e concludere queste considerazioni.
Se osserviamo il progresso della civiltà umana nel modo in cui è avvenuto finora, scopriamo che, nell'evoluzione cristiana, proprio attraverso individualità come quelle di Harun al Raschid e di colui che poi divenne Amos Comenius, si è inserito qualcosa che non vuole integrarsi nel cristianesimo, qualcosa che tende fortemente all'arabismo. Così, nel nostro presente, abbiamo da un lato, direi, il progresso lineare del cristianesimo e, dall'altro, in modo sporgente, ma soprattutto nella scienza astratta, l'arabismo.
Ciò che vorrei raccomandarvi in modo particolare è questo: se seguiamo queste due correnti, quando facciamo delle considerazioni spirituali ci sentiamo spinti a rivolgere lo sguardo verso tutto ciò che è accaduto anche nel sovrasensibile, come, ad esempio, l'incontro tra Aristotele, Alessandro, Harun al Raschid e il suo saggio consigliere. In questo modo sono accadute molte cose che sono poi diventate impulsi, da un lato per la diffusione del vero cristianesimo, dall'altro per la formazione di ostacoli e resistenze a questo vero cristianesimo. Ma poiché nel mondo spirituale l'evoluzione di Michele ha preso il corso che vi ho accennato, si apre una forte prospettiva per il futuro, secondo cui proprio sotto il segno degli impulsi di Michele il cristianesimo assumerà la sua vera forma. Infatti, sotto il segno degli impulsi di Michele, anche nel soprasensibile sono state combattute le battaglie con altre correnti.
Ora vorrei solo dire questo: nella Società Antroposofica sono riunite personalità di vario genere. Anche queste personalità hanno il loro karma, che risale a tempi precedenti e che si manifesta nei modi più diversi, se torniamo innanzitutto alla vita compiuta nel preterreno e poi alle vite terrene precedenti. Sono pochi coloro che si avvicinano sinceramente al movimento antroposofico e non sono coinvolti, nel loro karma, in processi come quelli che vi ho appena descritto. In un modo o nell'altro, coloro che sentono sinceramente l'impulso di entrare nella Società Antroposofica sono legati a ciò che è accaduto, come gli incontri di Alessandro e Aristotele con Harun al Raschid e il suo saggio consigliere o simili. Qualcosa del genere è stato determinato dal karma, che poi si manifesta nella vita terrena attuale in modo tale da suscitare l'impulso di ottenere lo spirituale proprio come viene coltivato nel movimento antroposofico.
A questo è collegato però un altro aspetto. È collegato il fatto che, grazie alla particolare configurazione che assume il regno di Michele, quelle personalità che ora, attraverso il loro karma e il loro legame con il regno di Michele, entrano nel movimento antroposofico, infrangendo alcune leggi della reincarnazione, con la svolta del XX e XXI secolo – quindi in un numero di anni inferiore a un secolo – riappariranno poi sulla terra per portare a compimento, alla piena espressione, ciò che ora possono fare nel servizio antroposofico del regno di Michele. Nell'interesse che si può avere per tali cose, così come sono state presentate oggi, se questo interesse è abbastanza intenso, si esprime l'impulso interiore di essere veramente antroposofi. Proprio comprendendo queste cose, si accoglie in sé l'impulso di riapparire sulla terra in meno di un secolo per compiere pienamente ciò che l'antroposofia vuole.
Riflettete, miei cari amici, meditate sulle poche parole orientative che ho aggiunto alla riflessione odierna. Forse proprio in queste poche parole troverete molto di ciò che può inserirvi nel modo giusto nel movimento antroposofico, che può darvi l'orientamento giusto affinché possiate sentire profondamente legata al vostro karma la vostra appartenenza a questo movimento.
Poiché ci è stata concessa ancora un'ora, vorrei aggiungere alcune cose a quanto già detto, discutere alcuni punti che oggi saranno più facili da comprendere, poiché sono stati in parte già accennati questa mattina e in parte nelle ultime riunioni dei membri. Si tratterà di dire alcune cose questa sera su argomenti che hanno un nesso con il karma della Società Antroposofica. Approfondirò questi temi nei prossimi giorni a Londra.
Dalle conferenze che ho tenuto qui emerge chiaramente che per il nostro tempo dobbiamo avere la convinzione che la guida spirituale dell'umanità, dell'umanità civilizzata, è sotto l'impulso dell'entità che chiamiamo, con il nome cristiano, Michele. Questo particolare dominio, se così vogliamo chiamarlo, della vita spirituale è iniziato negli anni Settanta del secolo scorso. Come ho già detto, esso è stato preceduto dal dominio di Gabriele. Ora vorrei fare alcune osservazioni sulle cose che hanno un nesso con questo dominio di Michele, così com'è oggi.
Michele, quando entro la vita terrestre dirige i suoi impulsi attraverso l'evoluzione dell'umanità, è sempre lo spirito che introduce nella vita spirituale le forze solari, le forze spirituali del Sole. A ciò è connesso il fatto che l'uomo, come avete potuto sentire stamane nelle conferenze generali, durante la sua veglia diurna riceve nel suo corpo fisico e nel suo corpo eterico queste forze solari.
Ora, il regno di Michele, che è appena iniziato e durerà tre o quattro secoli, significa che le forze solari cosmiche passeranno definitivamente nel corpo fisico e nel corpo eterico dell'uomo. Dobbiamo quindi chiederci innanzitutto: quali forze, quali impulsi rappresentano queste forze solari cosmiche?
Michele è principalmente Spirito solare. Per questo è anche lo spirito che nella nostra epoca ha il compito specifico di approfondire essenzialmente il cristianesimo nella sua verità. Si può dire addirittura che Cristo provenga dal Sole. L'essere solare di Cristo – l'ho già spiegato spesso – ha vissuto sulla terra attraverso il corpo di Gesù e da allora vive in modo sovrasensibile insieme al mondo umano. L'umanità deve però maturare gradualmente per poter accogliere nell'anima tutto il mistero che è connesso con il Cristo. Una parte essenziale di questo approfondimento dovrà avvenire nella nostra epoca di Michele.
Ora, le forze solari, quando agiscono sulla Terra, consistono sempre nel fatto che sono collegate a un'onda di impulsi che si riversa nella civiltà terrena e che possiamo caratterizzare come onda intellettuale. Perché tutto ciò che l'uomo possiede di intelletto, tutto ciò che il mondo possiede di intelletto, per quanto riguarda il nostro mondo, proviene dal Sole. Il Sole è la fonte di tutto ciò che è intellettuale.
Se si enuncia questa verità, forse si può persino percepire una certa resistenza emotiva negli uomini del tempo presente, poiché è del tutto giusto non avere un'opinione troppo alta dell'intelletto nella sua forma attuale. E proprio chi conosce la vita spirituale non può certo avere una grande opinione dell'intellettualità odierna. È un'intellettualità astratta e logica; è qualcosa che riempie l'uomo di concetti e idee oscuri, lontani dalla realtà vivente, freddi, aridi e sobri rispetto a ciò che pulsa come vita calda e luminosa attraverso il mondo e attraverso l'uomo.
Ma è così solo oggi con l'intelligenza, perché ciò che oggi abbiamo come intelligenza è solo all'inizio nella coscienza generale dell'umanità, così come noi siamo solo all'inizio dell'epoca di Michele. Questa intelligenza diventerà una volta qualcosa di completamente diverso. E se si vuole avere una rappresentazione di ciò che questa intelligenza potrà ancora diventare nel corso dell’evoluzione dell’umanità, allora bisogna pensare a come già Tommaso d’Aquino, nella filosofia cristiana medievale, designava con il nome di intelligenze quegli esseri che abitano le stelle.
Non è vero che, contrariamente alla concezione materialistica odierna, dovremmo dire che le stelle sono insediamenti di entità spirituali? Questo sembra strano all'uomo odierno, perché non pensa affatto che, quando guarda le stelle, guarda esseri che hanno qualcosa a che fare con la sua vita e che abitano le stelle proprio come noi esseri umani abitiamo la Terra.
Tommaso d'Aquino, nel XIII secolo medievale, definisce gli esseri che abitano le stelle con il nome di intelligenze, anche se parla ancora di una stella come di un essere unitario, così come si parlerebbe dell'umanità sulla Terra come di un essere unitario se la si osservasse da una stella straniera. Quindi, anche se non dice sempre che esseri singoli o molti esseri, come noi sappiamo, abitano le stelle, così che dobbiamo rivolgerci alle stelle come insediamenti nel cosmo, anche se parla di un essere stellare unitario, egli parla comunque delle intelligenze delle stelle.
E con ciò questo dottore della Chiesa cristiana del Medioevo, del XIII secolo, si colloca ancora entro quella tradizione che già allora era in declino, in decadenza, ma che indicava ancora chiaramente che tutto ciò che noi riassumiamo con il nome di intelligenza era un tempo qualcosa di diverso da ciò che è oggi.
Se torniamo indietro ai tempi antichissimi dell'evoluzione dell'umanità – ne ho già parlato qui nelle conferenze – vediamo che l'uomo non produce i pensieri da sé, non pensa alle cose con la propria forza. Infatti questa capacità interiore dell'anima di pensare, questa attività interiore di formare pensieri, è in realtà completamente sviluppata solo dal XV secolo, dall'ingresso dell'anima cosciente nell'evoluzione dell'umanità.
E se torniamo indietro ai tempi precristiani, ai tempi antichi, troviamo ovunque che gli uomini non hanno ancora la coscienza di pensare da sé; non sentono affatto di avere pensieri, ma percepiscono che i pensieri si manifestano loro attraverso le cose. L'intelligenza è cosmica, diffusa ovunque. L'intelligenza è nelle cose. E così come si percepiscono i colori, così si percepisce anche il contenuto intelligente, il contenuto pensante delle cose. Il mondo è pieno di intelligenza. Ovunque c'è un essere intelligente.
L'uomo ha acquisito questa intelligenza, in un certo senso, nel corso degli ultimi tempi. Si potrebbe dire: l'intelligenza è qualcosa che si è diffusa nel vasto universo, di cui l'uomo ha ricevuto una goccia ovunque nei tempi recenti. Questo è dunque l’uomo.
Nel corso delle nostre considerazioni passeremo gradualmente a ciò che il karma può significare nella vita individuale dell’uomo, anche se continuerò a rivolgere lo sguardo a certi nessi karmici che sono emersi attraverso personalità divenute visibili nella storia. Infatti anche le cose più singolari che ci interessano nel nostro karma, che devono toccarci da vicino, vengono illuminate nel modo in cui ne abbiamo bisogno quando guardiamo alle manifestazioni storiche del karma nella loro totalità.
Va innanzitutto sottolineato che non è affatto necessario avere intuizioni chiaroveggenti per avvicinarsi alla sensazione, al sentimento dell’esistenza del karma. Certamente, per comprendere tutti i nessi delle leggi karmiche, tali intuizioni sono necessarie, e molto di ciò che ho insegnato qui nei giorni scorsi può essere naturalmente acquisito solo attraverso tali intuizioni. Ma la via verso tali intuizioni è spianata, vorrei dire, dalla sensazione, dalla chiara sensazione del karma, che può intervenire in ogni singola vita umana, se questa vita umana non passa superficialmente accanto alle cose e non rivolge lo sguardo solo agli eventi esteriori ricchi di sensazioni, ma se questa vita umana può trarre qualcosa dalla direzione che le permette di abbracciare con lo sguardo le esperienze più intime dell’esistenza, di penetrarle emotivamente e in tal modo di procurarsi una sorta di presentimento di come nella vita esistano certi nessi fatali che già per loro stessa natura dimostrano di non poter essere fondati nella vita terrena unica tra la nascita e la morte.
Guardiamo, ad esempio, al modo in cui noi esseri umani possiamo incontrarci nella vita. Dal nostro incontro con le persone nella vita dipende infatti la parte di gran lunga più grande del nostro destino nella vita. Incontriamo una persona, incontriamo un’altra persona. Ciò che viviamo insieme a essa interviene nella nostra esistenza. E proprio in questa esperienza comune con gli uomini, in queste o quelle condizioni di vita, all’osservatore attento apparirà chiaramente che il karma non contraddice affatto ciò che portiamo in noi come nostro libero sentimento, come il sentimento di ciò che nelle nostre azioni è soggetto a libere risoluzioni.
Come bambini, veniamo inizialmente inseriti nell’esistenza in un’epoca della vita in cui non si può ancora parlare di libertà, per quanto riguarda l’impulso terrestre. E quanto dipende dal modo in cui veniamo inseriti nell’esistenza da bambini! Quali capacità vengono tirate fuori dal nostro interno, quali strade ci vengono assegnate: questo ha un significato infinitamente grande e fatale per tutta la nostra vita terrena. Certo, più tardi potremo intervenire nella nostra vita più o meno come esseri umani autonomi, ma potremo farlo solo nel luogo che l’infanzia ci ha assegnato. E così vedremo, se osserviamo attentamente, che cosa influisce in modo chiaro e decisivo sul nostro libero agire.
Prendiamo, ad esempio, il caso seguente: nella vita incontriamo delle persone. Si nota una chiara differenza tra un tipo di incontri che abbiamo con le persone e un altro tipo. Può darsi che incontriamo una persona per la prima volta in questa vita terrena e abbiamo subito la sensazione che un ponte colleghi la nostra anima all’anima di questa persona. E può anche darsi che proviamo sentimenti intensi per questa persona, ma che forse non ci interessi altrettanto il suo aspetto: se è bella o brutta, se sembra amichevole o scortese. Ciò che ci attira verso questa persona nasce dal nostro intimo, sviluppiamo sentimenti di simpatia.
Sì, in alcuni casi può capitare che sviluppiamo sentimenti antipatici, che in realtà dipendono solo dal fatto che siamo entrati in contatto con questa persona e ci siamo resi coscientemente conto della sua presenza; ma ciò che proviamo per lei non dipende dall’impressione che ci fa con le sue azioni o con le prime parole che ci rivolge. Tali esperienze si inseriscono nell’esistenza terrena come grandi punti interrogativi, come i problemi esistenziali che la realtà ci pone. E poi è probabile che, dopo aver fatto una conoscenza del genere, non sentiamo affatto il bisogno di riflettere: com’è questa persona, che cosa fa? Tutto ciò che ci attira verso di lei si concentra in una sorta di somma di sentimenti, di esperienze interiori e di riempimenti del nostro stato d’animo, tale che non sentiamo affatto il bisogno di giustificarlo con le sue azioni.
Ma ci sono incontri di altro tipo con persone che non suscitano in noi questa sensazione. Queste persone iniziano a interessarci senza che sentiamo realmente che c’è quel tratto di simpatia o antipatia che ci tocca nel profondo dell’anima. Le persone ci interessano. Ci sentiamo spinti a indagare se sono buone, cattive, benevole, ostili, se hanno capacità o meno.
E nel tempo che segue tale conoscenza si manifesta – diciamo, quando incontriamo qualcuno che conosce anche una persona che abbiamo incontrato e con cui ora parliamo della stessa persona – che ci sentiamo stimolati a parlare di quella persona. Ci piace informarci su di lei: chi è, che cosa fa nella vita e così via; ci interessa ciò che è esteriormente. Nel caso delle persone del primo tipo può anche capitare che ci sia estremamente sgradevole incontrare un’altra persona che la conosce e che inizi subito a chiacchierare di lei. Non vogliamo parlare di questa persona.
Quando nella vita si verifica una cosa del genere – e i metodi delle Scienze dello Spirito cercano di svelare tali misteri –, se nell’incontro con una persona proviamo un sentimento inspiegabile che ci rende affezionati o che ci fa odiare, allora si scopre che siamo in qualche modo collegati karmicamente con questa persona attraverso il passato e che ciò che avevamo in comune con lei ci ha in realtà guidato per tutta la vita terrena fino al momento in cui l’abbiamo incontrata in un determinato punto della nostra esistenza. E ciò che abbiamo avuto in comune con lei in tempi passati forma i nostri sentimenti, forma le nostre sensazioni nei suoi confronti. E queste sensazioni, questi sentimenti sono determinanti, non il fatto che sia bella o brutta, o che sia una persona benevola o malvagia.
Proprio quando si prova chiaramente e distintamente qualcosa del genere, allora, se è possibile che la ricerca spirituale faccia luce su una questione del genere, questa sensazione troverà giustificazione in ciò che la ricerca spirituale ha da dire sul karma formato in passato. E troveremo conferma di ciò che sto dicendo in molte altre cose.
Quando dormiamo, quando siamo fuori dal nostro corpo fisico e dal nostro corpo eterico, quando siamo presenti nel mondo solo spiritualmente, nell’Io e nel corpo astrale, mentre il nostro corpo fisico e il nostro corpo eterico sono rimasti nel letto, separati dalla nostra entità spirituale-animica vera e propria, allora sorgono i sogni per la coscienza ordinaria. Ma non è forse vero – chiedetevelo con un’intensa auto-osservazione – che, in certi incontri, che sono proprio di natura tale da far sorgere dentro di noi sensazioni e sentimenti, abbiamo subito tutti i possibili sogni su quella persona?
Possiamo sognare così facilmente l’una o l’altra persona. Ciò dimostra che questa persona è in nesso con il nostro spirituale-animico, che ha attraversato con noi molte vite terrene, o diverse vite terrene, o una vita terrena; che questo spirituale-animico, nel quale ora siamo soli, l’Io e il corpo astrale, ha qualcosa a che fare con questa persona.
Incontriamo altre persone, qualcosa di professionale o simile ci porta a stare con loro. Ci interessano nel modo che ho descritto. Sì, può anche capitare che abbiamo molto a che fare con loro; la vita ci mette inizialmente accanto a loro, ma non possiamo sognarli. I sogni non arrivano. Siamo allora collegati con loro solo in questa vita terrena, e il collegamento viene stabilito inizialmente da ciò che lega l’animico-spirituale dell’uomo al fisico e all’eterico.
E poiché il corpo fisico e il corpo eterico sono preferibilmente coinvolti in questo nostro interesse, che si lega alle azioni esteriori e all’aspetto esteriore, e poiché questi corpi fisico ed eterico rimangono nel letto e il nostro essere spirituale-animico è lontano, non possiamo sognare tali persone. La Scienza dello Spirito ci mostra che il karma agisce, ma agisce in modo tale che solo ora si intreccia, che solo dall’esperienza spirituale dopo la morte potremo guardare indietro a questa vita terrena e dire: lì si sono creati dei nessi karmici. Si entra in un karma che sta nascendo.
Abbiamo visto come questo karma viene tessuto, come per lungo tempo lavori alla tessitura di questo karma ciò che viviamo insieme alle entità spirituali superiori tra la morte e una nuova nascita. Ma se riflettete su ciò che è stato detto in riferimento alla legge del karma, dovreste dire: gli esseri umani sono riuniti dalla vita terrena; ciò che li riunisce nella vita terrena li lega anche karmicamente. Essi attraversano poi insieme la vita tra la morte e una nuova nascita; proprio lì, insieme alle entità superiori, plasmano il loro karma per la prossima vita terrena.
Che cosa ne consegue per la vita terrena dell’uomo nel suo complesso? Nel complesso ne consegue che gli uomini che sono insieme per una vita terrena, poiché è proprio lì che si tesse il karma, tenderanno nuovamente l’uno verso l’altro per la prossima vita terrena. Lì creeranno nuovamente nessi karmici, attraverseranno nuovamente la vita tra la morte e una nuova nascita – ma questo li unisce ancora più fortemente – per cercare nuovamente una vita terrena comune.
E qui emerge la cosa curiosa che nel corso dell’evoluzione terrena gli uomini vivono in realtà in gruppi tra loro. È proprio così.
Se rappresentiamo schematicamente questa cosa, è proprio così: il tempo scorre; un certo gruppo di persone che vive insieme in un qualsiasi momento e che è legato karmicamente riappare sulla Terra dopo aver attraversato la vita tra la morte e una nuova nascita. Un altro gruppo di persone, che a sua volta si lega karmicamente, riappare insieme sulla Terra; lo stesso vale per un terzo gruppo. E poiché i tempi tra la morte e una nuova nascita sono molto più lunghi, ne consegue che la maggior parte degli uomini terrestri si incontrano solo tra la morte e una nuova nascita, e che gli uomini particolarmente legati tra loro karmicamente attraversano l’evoluzione dell’umanità in gruppi e si incontrano sempre di nuovo sulla Terra. Questa è anche la regola. Di norma, non incontriamo sulla Terra persone che sono state incarnate in un’epoca precedente alla nostra.
Vedete, si apprende questo quando si entra veramente, con la contemplazione spirituale del mondo, negli eventi dei nessi umani. Se si riflette sulla vita in modo imparziale, si giunge già a trovare conferma di queste cose che vengono dette da un’osservazione spirituale.
Come sapete, nella mia giovinezza mi sono occupato a lungo di Goethe. Spesso mi sono chiesto, poiché l’occupazione spirituale con Goethe mi toccava profondamente il cuore: sì, che cosa sarebbe successo se fossi stato un contemporaneo di Goethe? Da un punto di vista esteriore, una cosa del genere dovrebbe sembrare incantevole! Se si ama Goethe, se si apprezza immensamente ciò che ha creato, se si dedica una parte della propria vita a spiegarlo, a interpretarlo, non dovrebbe venire in mente che sarebbe stato meraviglioso vivere a Weimar quando Goethe era ancora in vita, vederlo, magari poterlo ascoltare parlare?
Ma questa è solo una considerazione superficiale, che si corregge subito se si approfondisce la questione. Almeno io mi sono detto: l’idea di aver vissuto contemporaneamente a Goethe sarebbe in realtà del tutto intollerabile. Perché Goethe mi è diventato particolarmente caro proprio perché tutto ciò che ha lasciato è rimasto, ha continuato ad agire nel tempo, e si può riscoprire nelle profondità spirituali della genesi del mondo. Ed è così: non sarebbe stato affatto sopportabile vivere contemporaneamente a Goethe!
Solo se si considera il rapporto concreto che si ha con lui come posteriore, e se poi si passa ai nessi più sottili dell’animico proprio in un caso del genere, in cui ci si avvicina a una personalità con cui non si vive contemporaneamente, con cui quindi un karma di vita non può riunire direttamente, ma dove esistono rapporti karmici più complessi, allora la considerazione spirituale mostra che, se si fosse vissuto contemporaneamente con una tale personalità, essa avrebbe agito sull’anima come un veleno. So che è una frase forte, ma è così. Non si sarebbe potuto mantenere la propria integrità interiore se si fosse stati contemporanei di questa personalità.
Anche nel complesso e in generale, proprio attraverso una tale osservazione si affina lo sguardo sulla vita umana, sulla verità interiore e sui nessi interiori della vita umana. Non si parla più in modo vago. Non si è affatto tentati di ricorrere al luogo comune: «Ah, se solo fossi vissuto allora!». Il karma, se spiegato correttamente, ci fissa, per così dire, nelle nostre condizioni di vita, ci colloca nel luogo in cui viviamo la nostra esistenza terrena. Ma proprio questo rivela il carattere autenticamente fatale del karma. Esso emerge quando cominciamo a riflettere sul perché siamo entrati nella vita terrena proprio in un determinato momento. È stato proprio il fatto di aver preparato il nostro karma con altre anime con cui abbiamo un nesso karmico a portarci in quel momento, a prepararci per il momento in cui entriamo in questa esistenza fisica terrena.
Ora, ciò che ho esposto è la regola, ma nello spirito tutto è individuale. Le regole hanno il loro significato, ma non in modo tale da poterle considerare principi. Chi è un sostenitore dei principi, chi accetta le regole in modo tale che non possano avere alcuna eccezione, non potrà mai entrare nel mondo spirituale. Perché nel mondo spirituale tutto è diverso dal mondo fisico. Anche le cose più semplici sono diverse nel mondo spirituale rispetto al mondo fisico.
Vorrei darvi un esempio. Che cosa potrebbe essere più chiaro, per un essere umano che vive nel mondo fisico, del principio matematico generale: il tutto è più grande di ciascuna delle sue parti? Oppure: «La linea retta è il percorso più breve tra due punti». Beh, bisognerebbe essere davvero pazzi per negare che il tutto non sia più grande di ciascuna delle sue parti. Queste cose si chiamano assiomi perché sono vere di per sé e, come si dice, non hanno bisogno di alcuna dimostrazione. Questa è la formula. Lo stesso vale per la frase: la linea retta è la via più breve tra due punti.
Ma entrambe le frasi non valgono più nel mondo spirituale. Nel mondo spirituale vale addirittura la frase: il tutto è sempre più piccolo di ciascuna delle sue parti. E già nell’essere umano troviamo ciò confermato e dimostrato. Se infatti considerate la parte spirituale del vostro uomo fisico nel mondo spirituale, essa è grande all’incirca quanto voi stessi nel mondo fisico, forse un po’ più grande, ma all’incirca grande quanto voi stessi. Se però considerate i vostri polmoni o il vostro fegato nel mondo spirituale, essi sono enormi, eppure sono parti di un essere piccolo. Dobbiamo imparare a ripensare.
Nel mondo spirituale la linea retta non è affatto la via più breve, ma la più lunga, perché nel mondo spirituale, quando ci spostiamo da un punto all’altro, le cose vanno in modo completamente diverso. Nel mondo fisico le cose sono pedanti: questa strada è lunga, quella è più lunga, quella è la più breve, la linea retta. Nel mondo spirituale non è così, ma arrivare «direttamente» è così difficile che ogni percorso tortuoso è più breve di quello rettilineo. E non ha senso dire: «La linea retta è il percorso più breve tra due punti», perché in realtà è il più lungo.
Bisogna assolutamente rendersi conto che nel mondo spirituale tutto è diverso dal mondo fisico. Ecco perché gli uomini hanno tanta difficoltà a entrare nel mondo spirituale con gli esercizi che fanno fedelmente, perché con il loro giudizio sono attaccati a pregiudizi come quello che il tutto è più grande delle sue parti, o che la linea retta è la via più breve tra due punti. Così è con gli assiomi.
Ma anche tutte le altre verità del mondo fisico devono essere abbandonate non appena si vuole penetrare nel mondo spirituale. Ed è proprio così, perché nel mondo spirituale non possono esistere principi, ma tutto è individuale. Bisogna conoscere ogni cosa singolarmente. Questa terribile sintesi logica, questa imposizione di regole generali non esiste affatto nel mondo spirituale.
E così anche questa verità, sebbene sia una verità e valga in linea di massima, cioè che gli uomini compiono l’evoluzione della vita terrena in gruppi, è infrangibile. E proprio quando è infrangibile, se ne comprende appieno il significato. Ne diamo un esempio.
Mi perdonerete se gli esempi sono tratti dalla mia vita personale. Come si potrebbero conoscere meglio esempi che si riferiscono a cose del genere se non fossero proprio esempi tratti dalla propria vita? È lì che si rivela l’individualità.
Nella descrizione della mia vita ho accennato a un insegnante di geometria che ho avuto. Questo insegnante di geometria mi era molto vicino non solo quando ero suo allievo, ma anche dopo. Ed era interessante per me seguire il suo karma, i contesti della sua vita. Avevo infatti una straordinaria debolezza, come si dice, per la geometria. Già all’età di nove anni, un libro di geometria che mi era capitato tra le mani grazie al mio insegnante, che non mi riteneva ancora pronto per imparare una cosa del genere, fu per me una vera fortuna. Imparare che i tre angoli di un triangolo formano 180 gradi mi sembrava straordinariamente gratificante a nove anni.
Ma poi mi capitò questo insegnante di geometria, che era davvero un personaggio strano. Avevo circa dodici anni quando mi fu assegnato e lo ebbi per sette anni. Era davvero un personaggio interessante, perché era tutto geometria, ma in un modo molto particolare: geometria descrittiva, costruttiva. Quando passai alle classi superiori, alla cosiddetta geometria analitica, dovevamo imparare tutto quello che sapevamo sulla geometria analitica dagli altri, perché lui non ne capiva nulla. Era un eccellente costruttore, costruiva tutto e faceva un’ottima impressione. E io facevo progressi davvero significativi proprio in geometria, perché lo amavo moltissimo. Era sempre un momento piacevole quando questo insegnante entrava in classe e sviluppava la sua geometria a modo suo.
Più tardi capii – perché lui continuava a suscitare il mio interesse – che in realtà non potevo fare altro che riflettere sul contesto della sua vita. Ora, quando si vuole indagare il karma, è proprio vero che non si può indagarlo guardando alle condizioni di vita che saltano subito all’occhio. Se mi fossi limitato a considerare il fatto che era un eccellente insegnante di geometria, tutto ciò che sapeva trasmettere, non sarei mai arrivato ai nessi del suo karma.
Ma il fatto che questo insegnante avesse un piede storpio mi ha profondamente colpito in relazione alla sua vita nel suo complesso. Una gamba era più corta dell’altra. Vedete, sono cose che di solito vengono considerate estranee alla vita. Ciò che interessa profondamente sono cose che, se ci si lascia coinvolgere, conducono ai nessi karmici.
Non deve essere sempre qualcosa di così evidente; si può sperimentare di essere introdotti nei nessi karmici dal fatto che qualcuno ha un’abitudine che si vede ripetutamente in lui e che si forma in un’immagine. Una piccola abitudine può formarsi in un’immagine e introdurre karmicamente nelle vite precedenti della persona in questione.
Così, con un altro insegnante che avevo e che mi piaceva moltissimo, fui profondamente introdotto in certi nessi karmici – di cui ora non voglio parlare – dal fatto che ogni volta che questo insegnante si presentava davanti a noi, la prima cosa che faceva era tirare fuori il fazzoletto e pulirsi il naso. Non ha mai iniziato una lezione in modo diverso. Proprio questo gesto, che si ripeteva continuamente, si è impresso nella mia mente, e riportava, per così dire, karmicamente alle vite terrene precedenti di quest’uomo.
E così era con l’altro, che aveva il piede storpio. Ed ecco che solo ora, da questo piede storpio, mi si accese una luce su tutta la capacità spirituale di quest’uomo. Gli esseri umani credono infatti di formare linee in figure geometriche, che provengono dalla testa. Ma questo non proviene affatto dalla testa, non è affatto vero che l’uomo sperimenta la geometria con la testa. Non arrivereste a un angolo se non camminaste. Il fatto che sperimentate l’angolo nelle vostre gambe fa sì che sappiate qualcosa dell’angolo.
La testa si limita a guardare come il braccio o le gambe formano angoli e così via. Nella geometria sperimentiamo effettivamente la nostra volontà che si muove attraverso i nostri membri. I nostri membri ci insegnano la geometria. Solo perché siamo diventati così astratti, non lo sappiamo, crediamo di inventare la geometria con la testa. La testa osserva come camminiamo, balliamo e così via nella geometria, e poi forma le forme che ha nella geometria. Osserva.
E tutto questo nesso, questo modo particolare di enfatizzare la geometria, mi è diventato chiaro quando ho guardato dentro proprio quest’uomo che doveva camminare con un piede storpio e che, proprio perché sentiva particolarmente questo piede storpio, era diventato un geometra così eccellente. Questi sono i nessi più intimi della vita.
Ma come ho fatto ad andare avanti? Questo insegnante mi è apparso accanto a un’altra persona con una gamba simile, ovvero il poeta inglese Lord Byron. Questi due uomini, che esteriormente erano simili per personalità, mi apparvero uno accanto all’altro, e ora mi apparve che molte cose che erano accadute nella vita di Byron erano in nesso con tutto ciò che si era insinuato nelle sue condizioni di vita morale ed etica da un karma precedente, ma che si era anche manifestato nel suo piede storpio.
E poi, una volta che si ha il karma in una tale situazione, esso continua a svilupparsi. E ora potevo capire come questi due esseri umani avessero vissuto insieme in un certo periodo della loro mezza età in Europa orientale, come abbiano vissuto insieme lo stesso destino. Sono arrivato al contenuto della loro vita di allora.
La vita precedente di Byron non era simile alla vita di Byron del XIX secolo; la vita precedente del mio insegnante non è simile alla sua vita nel XIX secolo, ma entrambi hanno un destino molto intimo e parallelo. Quando erano abitanti dell’Europa orientale, vennero a conoscenza di quella significativa leggenda secondo cui un tempo il gioiello del Palladio, che era stato sepolto a Troia – in quanto dotato del potere magico per il potere di Troia – e venerato, era stato poi portato attraverso l’Africa a Roma, dove era rimasto a lungo, e che poi, quando l’imperatore Costantino fondò Costantinopoli, con grandi sacrifici e con una spesa enorme fece portare a Costantinopoli il Palladio, al quale doveva essere legato il potere prima di Troia e poi di Roma, e lo fece concentrare a Costantinopoli per porre il potere di Costantinopoli al posto del potere di Roma.
Si racconta, e in gran parte è vero, che la presunzione dell’imperatore Costantino fece portare il Palladio da Roma a Costantinopoli, che fece erigere una colonna imponente e pesante nel luogo in cui fece concentrare il Palladio, e che poi prese una specie di statua di Apollo e la fece collocare in cima alla colonna. Ora, fu molto difficile portare la colonna a Costantinopoli nel luogo in cui fu collocata, perché fu necessario costruire una ferrovia in ferro. La colonna, che un tempo era stata portata dall’Egitto a Roma, era così pesante che ogni strada su cui veniva trasportata si abbassava e diventava pericolosa.
Poi la colonna fu eretta e il Palladio fu ben custodito nella base. Sopra, sulla cima della colonna, fece erigere la statua di Apollo, ma fece diffondere la notizia che la statua rappresentava lui, l’imperatore Costantino. Fece poi portare dall’Oriente il legno della croce di Cristo, che nascose nella statua di bronzo, e i chiodi della croce di Cristo, che fece modellare a forma di raggi; con questi fece circondare il capo di Apollo. Così, secondo la sua visione, Costantino stava lassù e risplendeva di raggi che erano stati presi dai chiodi della croce di Cristo stesso.
Ma a questo Palladio si aggiunse una leggenda in epoca successiva, che influenzò persino il testamento di Pietro il Grande: che questo Palladio sarebbe stato portato dagli uomini dell’Est nella capitale dell’Est, e che un giorno il potere slavo dell’Est si sarebbe fondato sul potere magico di questo Palladio, se fosse stato portato più a est o a nord di Costantinopoli, e che in tal modo il potere sarebbe passato agli slavi, così come un tempo a questo Palladio era legato il potere di Troia, il potere di Roma, il potere di Costantinopoli. In cose del genere si nascondono anche profonde verità, anche se appaiono leggendarie.
Ma alla fine, chi è in grado di comprendere la storia del Palladio comprende anche gran parte del corso della storia europea. E questi due uomini di cui ho parlato, Byron e colui che era suo compagno nel primo Medioevo, sentirono parlare di questa leggenda e decisero di andare a prendere il Palladio e portarlo al nord, in Russia. Non ci riuscirono; fallirono, come era ovvio che fallissero. Ma qualcosa rimase loro. Nei nessi karmici, agli esseri umani rimane qualcosa nel modo più strano.
Byron cercò in seguito il Palladio in un altro modo: si unì al movimento di liberazione della Grecia, voleva recuperare un Palladio spirituale. E questo era l’impulso che gli era rimasto da quel periodo di cui ho parlato.
E il mio maestro mostrava a chiunque potesse osservarlo da vicino che, ovunque si trovasse, anche se era una persona relativamente insignificante, aveva un irrefrenabile senso di libertà che aveva un profondo nesso interiore con il suo difetto fisico, proprio come il suo compagno.
Ma allora, che cosa era successo realmente? Vedete, questi due uomini si erano separati, non si erano più ritrovati: uno è il famoso poeta Byron, l’altro è l’insignificante insegnante di geometria vissuto poco dopo. Qui è stata infranta la regola di cui ho parlato.
Ma la vita mi confermò questa rottura in modo strano. Vedete, quel professore di geometria che amavo così tanto, che aspettavo ogni volta che entrava in classe, quel professore di geometria non mi diede mai, mentre era mio insegnante, l’opportunità di scambiare con lui nemmeno una parola in privato. Si comportava come se fosse un personaggio storico di cui avevo solo letto nei libri. Non si adattava al suo tempo, sembrava fuori posto.
E così continuò: quando più tardi andai in città per una conferenza antroposofica, cercai il suo nome nell’elenco telefonico. Avevo il presentimento che dovesse essere lì e volevo semplicemente parlare in privato con il mio vecchio insegnante, perché gli volevo bene, almeno una volta dopo tanti anni – erano passati ormai trent’anni. Nel frattempo era diventato vecchio e viveva nella città universitaria più grande dell’Austria, Graz.
Arrivai a Graz per la conferenza antroposofica, presi l’elenco telefonico e decisi con fermezza di cercarlo, ma non ci riuscii: continuavano ad arrivare visite, ero trattenuto e non potevo parlargli in privato. Rimase per me una personalità che, nonostante l’immenso affetto che provavo per lui, rimase come un’ombra nella mia vita. Quando tornai a Graz, volevo fargli visita di nuovo, ma era già morto.
Rimase quindi il fatto che mi trovavo di fronte a una personalità che, nonostante mi fosse così vicina, mi sembrava così diversa, come se avessi letto di lei in qualche libro, come di una personalità appartenente a un’epoca completamente diversa. Era così: ero suo contemporaneo, ma non ero affatto legato a lui karmicamente. In nessuna delle sue precedenti incarnazioni era stato mio contemporaneo. Nella sua ultima vita era quindi chiaramente al di fuori dei gruppi karmici in cui avrebbe dovuto trovarsi.
Ma anche l’altro mi mostrò che non era diverso da questi gruppi, perché si era allontanato dalla sequenza di incarnazioni in cui si trovava, poiché proprio con questa individualità, alla quale era stato inizialmente legato, non era collegato in questa vita terrena, cosicché Byron e lui non si incontrarono.
Vi racconto queste cose affinché possiate vedere come funziona realmente il karma e come, quando si entra più profondamente nella vita, proprio attraverso esperienze che però devono prima diventare enigmi – e la vita diventa ovunque un enigma – si può già davvero guardare al misterioso, meraviglioso intreccio del karma.
Ma così come si possono avere contemporanei che appaiono come immagini perché sono stati estrapolati dalla loro sequenza karmica, allo stesso modo ci si rende perfettamente conto di quanto la maggior parte delle persone sia inserita nel proprio tempo con una certa forte necessità interiore. Questo si nota spesso proprio nei personaggi storici.
Vorrei citare anche un esempio. È ormai abbastanza noto l’eroe della libertà italiano Garibaldi: una vita singolare. Garibaldi mi era antipatico come personalità tanto quanto quella che ho menzionato ieri e che ho seguito karmicamente. In realtà, è diventato più simpatico solo nel corso della ricerca karmica su di lui, perché prima di indagare i nessi karmici che lo riguardavano mi sembrava che ci fosse in lui qualcosa di innaturale, di fraseologico, cosa che in realtà non era affatto.
Ma in ogni caso questa personalità appare come una di quelle che, nonostante abbiano influito sulla vita in modo così pratico, così radicalmente politico-pratico, quando le si osserva si distinguono in modo così strano dalla vita, come se vivessero in un mondo puramente immaginario, come un pezzo sospeso sopra la Terra. Per quanto Garibaldi fosse pratico, era altrettanto idealista. Lo dimostra già la sua vita esteriore. Basta osservare alcuni tratti caratteristici della vita di Garibaldi per rendersene conto subito. Poiché il tempo stringe, ne citerò solo alcuni.
Non è comune che un uomo, in un’epoca come quella, nella prima metà del XIX secolo, quando l’Adriatico era così insicuro – Garibaldi è nato nel 1807 –, attraversasse ripetutamente l’Adriatico da giovane, cadesse ripetutamente nelle mani dei pirati, vivesse le più grandi avventure, si liberasse di nuovo; ma questo può anche capitare, capita anche ad altri.
Ma non capita a tutti di trovarsi in condizioni di vita che lo isolano dal mondo, di non poter leggere i giornali; e quando ha avuto modo, per così dire, di leggere un giornale per la prima volta, ha letto sul giornale la sua condanna a morte! Era successo così: era tornato da qualche avventura in mare e, senza saperlo, era stato accusato di aver partecipato a certe cospirazioni politiche. Era stato condannato a morte in contumacia e lo aveva letto sul giornale. Sembrava che il destino fosse sopra la sua vita.
Ma altri aspetti della sua vita sono ancora più curiosi. Ad esempio, mentre era in mare, vicino alla costa, per partecipare alle lotte dei movimenti liberali in terra straniera, guardò con il cannocchiale verso la costa. Ciò che vide fu una giovane donna molto bella e, guarda caso, Garibaldi si innamorò di lei attraverso il cannocchiale! Non è certo il modo più comune di innamorarsi! Le persone che vivono pienamente la loro vita non si innamorano attraverso un cannocchiale.
Ma lui si innamorò davvero perdutamente e salpò con tutte le sue forze nella direzione in cui si era innamorato. Quando arrivò, però, l’amata era sparita, ma c’era un uomo che gli piacque tanto che lo invitò a pranzo, e guarda un po’, era il padre della donna di cui si era innamorato attraverso il cannocchiale! E così poté partecipare alla cena, alla quale era presente anche la donna. Lui sapeva solo l’italiano, lei solo il portoghese, ma attraverso il linguaggio del cuore si capivano: si fidanzarono.
Fu una vita comune che richiese eroismo da parte della donna. Lei lo accompagnò nelle sue campagne militari con vero eroismo. Non capita spesso che, in assenza del marito, lontano per molte miglia, nasca il primo figlio, che la donna debba cercare il marito sul campo di battaglia attraverso terribili avventure, legando il bambino al collo con una corda per tenerlo al caldo sul proprio petto. E così ora lei si affretta, superando ogni ostacolo, per trovare il marito che aveva sentito essere stato ucciso; ma poi lo trova ancora vivo. Fu comunque un matrimonio grandioso. Morì, come sanno bene coloro che conoscono la biografia di Garibaldi, prima che lui morisse.
Ed ecco che, dopo dieci anni, come spesso accade nella vita, lui si fidanzò e si sposò in modo del tutto normale, borghese, come si fa di solito tra i filistei, con un’altra donna. Questo matrimonio, che era stato celebrato in modo regolare, durò solo un giorno, poi si separarono. Lui era già, vedete, legato alla vita terrena in modo diverso dagli altri uomini. Mi interessava seguire una vita simile.
Seguendo questa vita, fui condotto nella regione dei misteri irlandesi. Anche questo Garibaldi è un’anima in cui si nasconde un’individualità che era passata attraverso i misteri dell’Ibernia e che, pur essendo in una certa misura una sorta di iniziato irlandese, si era trasferita in Oriente, collaborando con altri nella regione del Reno.
Ma ciò che mi interessava particolarmente della vita di Garibaldi era il suo aspetto karmico, il fatto che in lui ci fosse una personalità la cui vita è difficile da spiegare. Perché Garibaldi è, in un certo senso, la verità stessa. Ora, nel profondo del suo cuore, nella sua disposizione animica, era un repubblicano. Eppure fu proprio lui che, nonostante la sua disposizione repubblicana, promosse Vittorio Emanuele a re d’Italia. Promosse la monarchia nella persona di Vittorio Emanuele. A prima vista sembra incredibile. Come può questo repubblicano arrivare a fare di Vittorio Emanuele il re d’Italia? Leggetelo nella storia. Senza Garibaldi non ci sarebbe mai stato il Regno d’Italia.
Si può andare oltre e scoprire che Garibaldi è legato ad altre personalità che in realtà sono lontane dalla sua indole: Cavour, Mazzini. Nature completamente diverse: Mazzini, l’idealista che non interviene nella pratica; Garibaldi, ovunque lo statista pratico-militare, eppure anche come sospeso al di sopra del terrestre; Cavour, il politico astuto e intelligente. Come si conciliano questi uomini? Questa era la domanda.
Proprio qui è emerso qualcosa che vorrei sottolineare come una peculiarità del karma. È emerso che questi altri tre uomini erano seguaci dell’individualità di Garibaldi: mentre lui era un iniziato irlandese, essi erano suoi discepoli. Ora, proprio nei misteri irlandesi è caratteristico che tra l’allievo e il maestro si crei un legame vitale. Questi non possono separarsi, almeno non attraverso determinate incarnazioni. Si crea un legame karmico, non ci si può separare.
Ora entra in gioco la particolarità: intorno al 1807 questi quattro rinascono, uno a Genova, due a Torino, il terzo a Nizza, quindi nello stesso luogo e anche all’incirca nello stesso periodo. Nascono insieme nello stesso periodo, nella stessa zona d’Italia. E qui si vede che coloro che appartengono gli uni agli altri vengono ricongiunti, anche contro la loro volontà.
Così un repubblicano così rigido come Garibaldi si è legato a Vittorio Emanuele, che era di indole completamente diversa, e l’appartenenza umana significa più della cosiddetta convinzione. Cito questo esempio per farvi vedere che cosa significano le appartenenze umane che hanno un fondamento karmico. Uno può ritenere vero questo, l’altro quello: l’appartenenza karmica è più forte. Sono le affinità umane ad agire nella vita, non tanto l’astratto che abbiamo nell’intelletto.
Ma come gli uomini sono collegati nella vita e come possono attraversarla come ombre quando vengono messi in evidenza dal loro karma, questo si manifesta solo quando seguiamo il karma proprio in casi caratteristici.
Questo è ciò che volevo dirvi oggi. Domani continueremo questa riflessione.
Vogliamo oggi richiamare l’attenzione su alcuni fenomeni della vita animica che possono avvicinarci a una tale auto-osservazione, in cui il karma personale, il destino personale, si manifesta in una sorta di lampo della vita. Quando ci avviciniamo alla nostra vita animica con un’autoconoscenza più o meno superficiale, abbiamo innanzitutto l’impressione che in questa vita animica siano chiaramente evidenti, in modo tale da renderci completamente vigili, solo le impressioni sensoriali e i pensieri che formuliamo su queste impressioni sensoriali. Nelle impressioni sensoriali e nei pensieri che ci facciamo su di esse si esaurisce in realtà ciò in cui siamo completamente svegli con la coscienza ordinaria.
Oltre a questa vita del pensiero e alle impressioni sensoriali, abbiamo poi anche la nostra vita di sentimenti. Ma pensate a quanto sia indefinita e fluttuante questa vita di sentimenti, a quanto poco chiara e completamente sveglia sia in realtà la nostra vita di sentimenti. E chi è in grado di confrontare con imparzialità le cose della vita dovrà dire a sé stesso: quando ci si avvicina ai propri sentimenti, tutto è indefinito rispetto ai pensieri. La vita di sentimenti è certamente più vicina a noi, più vicina personalmente che la vita dei pensieri, ma è indefinita sia nel modo in cui si svolge, sia, direi, nelle pretese che le vengono poste. Nei nostri pensieri non ci permettiamo facilmente di discostarci a nostro piacimento dai pensieri di altre persone, quando si tratta di riflettere su qualcosa che deve essere vero. In questo caso avremo in noi la sensazione indefinita che i nostri pensieri, le nostre impressioni sensoriali debbano coincidere con quelli degli altri. Con i nostri sentimenti non ci sembra così: ci concediamo addirittura il diritto di provare sentimenti in modo più intimo e personale, e se confrontiamo i nostri sentimenti con i nostri sogni, possiamo dire: i sogni provengono dalla vita notturna, mentre i sentimenti provengono dalle profondità dell’anima nella vita quotidiana; ma in realtà i nostri sentimenti sono indefiniti proprio come le immagini dei sogni. E chi confronta con essi i sogni che entrano veramente nella coscienza sentirà come questi sogni emergano in noi proprio come qualcosa di indefinito, proprio come i sentimenti. Così possiamo dire: solo nelle nostre impressioni sensoriali, nei nostri pensieri siamo veramente svegli, mentre nei nostri sentimenti siamo sognatori anche quando siamo svegli. I sentimenti ci rendono sognatori anche nella normale vita quotidiana da svegli.
E la nostra volontà! Sì, che cosa abbiamo nella coscienza di qualcosa di cui diciamo: ora voglio questo! Quando voglio toccare qualcosa, ho prima la rappresentazione: voglio toccare questo; poi questa rappresentazione scende completamente nell’indeterminato e, nella coscienza ordinaria, non so nulla di come ciò che è contenuto nel «voglio» entri nei miei nervi, nei miei muscoli, nelle mie ossa. Se immagino: voglio afferrare l’orologio, che cosa so nella coscienza ordinaria di come questo arrivi al mio braccio e il mio braccio poi lo afferri? Solo attraverso un’impressione sensoriale, attraverso una rappresentazione, vedo di nuovo ciò che accade; ciò che sta tra queste due impressioni, nella coscienza ordinaria lo trascuro proprio come trascuro nella notte ciò che vivo nel mondo spirituale: non mi viene alla coscienza né l’uno né l’altro. Così possiamo dire: nella vita di veglia abbiamo in realtà tre stati di coscienza completamente diversi tra loro. Nel pensare siamo svegli, veramente svegli; nel sentire sogniamo; e nel volere dormiamo. Dormiamo sempre sull’essenza stessa del volere, perché essa riposa molto profondamente nel sottoconscio.
Ora, c’è però qualcosa che anche quando siamo svegli emerge continuamente dalle profondità della nostra anima: è il ricordo. Abbiamo pensieri sul presente; questo presente fa una certa impressione su di noi. Ma in questo presente risuona continuamente il passato della vita terrena sotto forma di pensieri e ricordi, di pensieri ricordati. Questi pensieri ricordati, come sapete, sono molto più pallidi, molto più indefiniti delle impressioni del presente; ma essi affiorano, si mescolano a ciò che costituisce la nostra vita quotidiana. E quando lasciamo che il ricordo agisca su tutto ciò che abbiamo vissuto nella vita, allora vediamo proprio in questo agire del ricordo che la nostra vita animica, così come è contenuta in noi, riemerge. Sentiamo che in questa vita terrena siamo in realtà ciò che possiamo ricordare. Provate solo a immaginare che cosa ne sarebbe di un essere umano se non potesse ricordare alcun periodo della sua vita, se il ricordo di un periodo venisse a mancare.
Si possono conoscere persone del genere. Vorrei citare un solo esempio. Un uomo che occupava una posizione relativamente prestigiosa, finché conduceva una vita normale, aveva il ricordo di tutto ciò che era stato, il ricordo di ciò che aveva fatto durante la sua educazione da bambino, il ricordo di tutto ciò che aveva vissuto durante gli studi e poi nella sua professione. Ma ecco che un giorno il ricordo si spegne in lui: non sa più chi era. La cosa strana – vi racconto una storia vera – è che in lui non si spegne l’intelletto, non si spegne la rappresentazione del presente, ma si spegne il ricordo. Non sa più nulla di ciò che era da ragazzo, da giovane, da uomo; può solo rappresentarsi ciò che fa impressione su di lui nel presente. E poiché non sa che cosa era da ragazzo, da giovane, da uomo, non può nemmeno collegare la vita presente al suo passato: questo non è possibile per lui in quel momento, in cui il ricordo svanisce. Proprio quando si considera un caso del genere, è facile capire perché in un qualsiasi momento si faccia qualcosa: non perché il presente ci spinga a farlo, ma perché abbiamo vissuto questo o quello nel passato terrestre. Che cosa credete che fareste o non fareste se non lo faceste per via dei ricordi! L’uomo dipende da questi ricordi molto più di quanto si creda.
Ma quest’uomo un giorno ebbe la sfortuna di perdere la memoria e ora si basava solo su ciò che gli suggerivano i suoi impulsi per il presente, non su ciò che gli suggerivano i ricordi. Si vestì, lasciò la sua famiglia, perché era legato alla sua famiglia solo dai ricordi, che erano svaniti. In lui nacquero impulsi che non avevano nulla a che fare con i ricordi della sua famiglia. Aveva il suo intelletto presente; quindi cercò un momento – perché sarebbe stato irragionevole fare tutto questo se gli altri fossero stati presenti – un momento in cui loro non erano presenti. In questo era molto intelligente e comprensivo, solo che non aveva ricordi. Si vestì, andò alla stazione, prese un biglietto per una stazione molto lontana: quello che si può immaginare era perfettamente chiaro per lui. Salì e partì. Ma il ricordo di ciò che aveva vissuto svaniva sempre, svaniva persino il ricordo di aver preso il biglietto del treno. C’era solo il presente: il ricordo era stato cancellato in modo morboso. Ma d’altra parte era così dedito al presente che anche alla stazione finale sapeva: ora sono arrivato; poteva confrontarlo con l’orario. Ciò che era già diventato abitudine, ciò che non era più ricordo, la capacità di leggere, era rimasto; solo il ricordo era stato cancellato. Scese; per il treno successivo prese un altro biglietto per una stazione più avanti. E così viaggiò per il mondo senza essere realmente sé stesso. E un giorno gli tornò la memoria cancellata; solo che non sapeva nulla di ciò che aveva fatto dal momento in cui aveva comprato il primo biglietto del treno. Un giorno il ricordo tornò: si ritrovò in un rifugio per senzatetto a Berlino. Lì ritrovò sé stesso. Era cancellato solo tutto ciò che era successo sul treno e nei luoghi in cui era stato; quello non apparteneva al presente. Ora pensate a come una persona possa cadere nella confusione, a come una persona possa diventare insicura di sé stessa! Da questo potete dedurre quanto sia strettamente legato ciò che chiamiamo il nostro Io al tesoro dei nostri ricordi: semplicemente non ci riconosciamo più se non abbiamo il tesoro dei nostri ricordi.
Ora, come sono i ricordi in noi? Sono animici. Questi ricordi sono animici in noi; ma nell’uomo nel suo insieme non sono solo animici, bensì sono presenti anche in un altro modo. In realtà sono solo animici nell’uomo che ha raggiunto il ventunesimo, ventiduesimo anno di età e poi continua a vivere. Prima, i ricordi non agiscono solo animicamente. Dobbiamo essere assolutamente coscienti di ciò che ho detto in questi giorni: che in realtà nei primi sette anni della nostra esistenza terrena abbiamo ereditato dai nostri genitori la nostra corporeità fisica sostanziale. Con il cambio dei denti non vengono espulsi solo i primi denti, quelli da latte, ma questo è solo l’ultimo atto di espulsione: viene espulso l’intero primo corpo. Il secondo corpo, quello che abbiamo fino alla maturità sessuale, lo costruiamo già dal nostro mondo spirituale-animico, così come lo abbiamo portato con noi quando siamo scesi dal mondo spirituale all’esistenza fisica-terrestre. Ma dalla nascita fino al cambio dei denti abbiamo accolto una grande quantità di impressioni dall’ambiente circostante; ci siamo dedicati a tutto ciò che è confluito in noi attraverso l’apprendimento del linguaggio.
Pensate a quanto è grandioso ciò che entra in noi con il linguaggio! Chi osserva questo con imparzialità darà sicuramente ragione a Jean Paul, il quale diceva di essere perfettamente cosciente di aver imparato più nei primi tre anni di vita che nei tre anni di scuola. Ciò che questo significa in realtà è molto chiaro. Perché anche se ora gli anni accademici sono aumentati a cinque, sei – probabilmente non perché si impari troppo, ma perché si impari troppo poco – si impara comunque solo una piccola parte rispetto a ciò che si è accolto in sé durante i primi tre anni di vita e negli anni che seguono i primi tre fino al cambio dei denti. Da un certo momento in poi rimane in una sorta di ricordo indefinito.
Ma pensate solo a quanto sono sbiaditi e indefiniti questi ricordi dei primi sette anni della nostra vita rispetto a ciò che viene dopo! Provate a fare un confronto: a volte sono come blocchi irregolari di ricordi che affiorano, ma non sono molto collegati tra loro. Perché? Sì, ciò che accogliete nei primi sette anni ha a che fare con qualcosa di completamente diverso da ciò che accogliete in seguito. Ciò che accogliete nei primi sette anni di vita lavora intensamente alla formazione plastica del vostro cervello: entra nel vostro organismo. E c’è una grande differenza tra il cervello relativamente poco sviluppato che possediamo quando entriamo nell’esistenza terrena e quello ben elaborato che abbiamo quando attraversiamo il cambio dei denti. E dal cervello questo passa a tutto il resto del corpo. È davvero grandioso come questo artista interiore, che portiamo giù dall’esistenza preterrena al nostro corpo fisico, lavori nei primi sette anni di vita.
Vedete, quando iniziamo a imparare a leggere – non solo a sillabare, in relazione a ciò che entra in un bambino – è un fenomeno meraviglioso come entri in un bambino, fin dai primi giorni infantili, quando tutto è così indefinito: l’espressione del viso, lo sguardo, i gesti facciali, il movimento delle braccia e così via. Se vediamo come entra in gioco ciò che il bambino accoglie in termini di impressioni, come si spiritualizza magnificamente ciò che il bambino è, allora questo spiritualizzarsi del bambino nei primi sette anni di vita è una delle cose più grandi che si possano osservare. Se osserviamo questo divenire della fisionomia infantile o dei gesti infantili dalla nascita fino al cambio dei denti in modo tale da poterlo decifrare, come decifriamo qualcosa in un libro dalle lettere, se sappiamo collegare le forme successive dei gesti, del viso, come colleghiamo le lettere di una parola per poter leggere la parola, allora guardiamo il cervello al lavoro, che a sua volta è stimolato nel suo lavoro dalle impressioni che si formano solo in ricordi sparsi, perché è necessario lavorare in modo plastico sul cervello e quindi sulla fisionomia.
E se ora la vita continua dal cambio dei denti fino alla maturità sessuale, allora ciò che lavora nell’uomo si nasconde più o meno. Si continua a lavorare, come già detto, fino all’inizio del ventunesimo anno, alla formazione, allo sviluppo, alla plasticità dell’organismo; ma dal settimo anno in poi si lavora meno sul fisico dell’uomo rispetto a prima, e dalla maturità sessuale fino all’inizio del ventunesimo anno si lavora ancora meno. In compenso, però, può subentrare qualcos’altro. Se si ha una predisposizione mentale per questo tipo di osservazioni sull’uomo e si lascia maturare questa predisposizione davanti al meraviglioso fenomeno dello svelarsi della fisionomia del bambino mese dopo mese, anno dopo anno, specialmente se si ha occhio per ciò che si svela nei gesti del bambino, per come dal dimenarsi emerga il movimento meravigliosamente spiritualizzato degli arti, allora si può approfondire questa visione e si ottiene interiormente, per così dire, un organismo sensoriale animico più sottile. Si ha allora la possibilità, in un bambino che si sviluppa tra il settimo e il quattordicesimo anno, tra il cambio dei denti e la maturità sessuale, che non sviluppa più in modo così brusco la sua fisionomia e i suoi gesti, ma mostra questa evoluzione in una forma ancora più velata, di vedere, attraverso un sentimento interiore che agisce con la stessa sicurezza di un occhio animico, come esso continui a formare il proprio corpo in modo più segreto; e, in questo sviluppo del corpo tra il settimo e il quattordicesimo anno, se ci si appropria di uno sguardo intimo, si sviluppa il senso di guardare dentro la vita prima dell’esistenza terrena, che si è trascorsa tra la morte e una nuova nascita, prima di scendere a questa esistenza terrena.
Vedete, dobbiamo tornare a queste cose, dobbiamo arrivare a poter dire al bambino nei suoi primi sette anni di vita: “Tu, essere umano, intorno a te non c’è solo la natura che si svela nelle manifestazioni sensoriali. In tutto ciò che si manifesta alle percezioni sensoriali, nei colori, nelle forme, in tutto ciò vive lo spirito”. Ma è meraviglioso vedere lo spirito parlare in tutto e poi percepirlo riflesso, come in uno specchio, nel modo in cui la fisionomia di un bambino si forma sempre più spiritualmente. Se si vive questo con la giusta concentrazione interiore e lo si fa rivivere nell’anima con una certa devozione verso la vita, allora da questa devozione verso la vita, nel bambino tra il settimo e il quattordicesimo anno, si manifesterà come agisca nell’uomo, quando è qui sulla Terra, la sua esistenza preterrena tra la morte e una nuova nascita. E si sentirà animicamente questa evoluzione fisica esteriore dell’uomo; si sentirà che in essa non regna più ciò che è nell’ambiente terrestre, ma che ora nella formazione dell’uomo regna il secondo organismo fisico, che noi stessi formiamo solo secondo il modello del primo. Questo può essere qualcosa di molto grande nella vita, e l’umanità dovrà imparare questo: a guardare l’uomo stesso. Allora la vita sperimenterà quell’approfondimento senza il quale l’ulteriore progresso della civiltà semplicemente non è più possibile. Perché, vedete, la nostra civiltà è diventata del tutto astratta, totalmente astratta! Nella nostra coscienza ordinaria possiamo solo pensare, e pensare solo ciò che ci viene inculcato; non arriviamo più a quelle sottigliezze di osservazione che ho appena descritto. Ecco perché oggi gli uomini si ignorano a vicenda: l’uomo impara molte cose sugli animali, sulle piante, sui minerali, ma non impara nulla sulle sottigliezze dell’evoluzione umana. Tutta questa vita animica deve diventare più intima, più sottile interiormente, più delicata: allora potremo vedere di nuovo qualcosa di questa vita e allora, allora potremo guardare, dall’evoluzione umana stessa, alla vita preterrena.
E allora verrà ciò che segue la maturità sessuale: arrivano gli anni tra la maturità sessuale e il ventunesimo, ventiduesimo anno. Sì, che cosa ci manifesta l’uomo in questo periodo? Egli ci manifesta, per la coscienza ordinaria, una trasformazione completa della sua vita rispetto al passato, ma in realtà in modo grossolano. Parliamo di anni ribelli, anni difficili, e con questo intendiamo dire che siamo coscienti che sta avvenendo un cambiamento nella vita; l’uomo mette maggiormente in evidenza il suo interno. Ma se acquisiamo una sensibilità più fine per i primi due periodi della vita, ciò che l’uomo mette in evidenza dopo la maturità sessuale apparirà come un secondo uomo, davvero come un secondo uomo: allora sarà già visibile attraverso l’uomo fisico che sta davanti a noi, e ciò che si manifesta nelle maleducazioni, ma anche in molte cose belle, apparirà come un secondo uomo, un uomo simile a una nuvola nell’uomo. Abbiamo bisogno di guardare questo secondo uomo, simile a una nuvola, nell’uomo: oggi ovunque ci si pone la domanda su questo secondo uomo, ma la nostra civiltà non dà alcuna risposta.
È avvenuto molto nell’evoluzione spirituale-fisica della Terra con il passaggio dal XIX al XX secolo. Gli antichi orientali lo avevano già intuito quando parlavano del Kali-Yuga, l’epoca oscura che si conclude con la fine del XIX secolo e l’inizio di un’epoca luminosa. Questo è anche iniziato, solo che non lo si sa, perché gli uomini con la loro mente sono ancora fermi nel XIX secolo e le rappresentazioni nei loro cuori e nelle loro anime continuano a scorrere così pigre. Ma intorno a noi c’è già una chiarezza luminosa, e noi dobbiamo solo ascoltare ciò che vuole manifestarsi dal mondo spirituale: possiamo percepirlo. E poiché la mente giovanile è particolarmente ricettiva, con il volgere del secolo anche nelle menti giovanili sorge una nostalgia indefinita di conoscere più da vicino l’uomo, di guardarlo più intimamente. Chi è nato in quest’epoca, cioè a cavallo tra il XIX e il XX secolo, sente istintivamente che bisogna sapere molto di più dell’uomo di quanto possano dirci gli uomini: si vive e si cresce così, e si sente istintivamente “bisogna sapere molto di più dell’uomo, ma nessuno ti dice ciò che desideri sapere”. Si cerca l’uomo, si fa di tutto per cercare l’uomo; da bambini o da giovani ci si sentiva a disagio con gli anziani, perché si voleva sapere qualcosa da loro e loro non sapevano nulla dell’uomo. Perché la civiltà moderna non sa esprimere nulla, non sa dire nulla dello spirito umano; solo che non lo si confronta con le epoche precedenti: loro sapevano dire ai giovani con grande sincerità molte cose sull’uomo. Quando le rappresentazioni reali erano ancora vive, gli anziani avevano ancora molto da dire; ora non si sapeva più che cosa dire. E così si voleva correre e correre da qualche parte per imparare qualcosa sull’uomo: si diventava un Wandervogel, un boy scout; si scappava via dalle persone che non avevano nulla da dire, si voleva cercare da qualche parte qualcosa che potesse dirci qualcosa sull’uomo.
Il movimento giovanile del ventesimo secolo ha qui le sue origini; ma, in fin dei conti, che cosa vuole questo movimento giovanile? Vuole comprendere questo essere umano nebuloso che emerge dopo la maturità sessuale, che vive nell’uomo. La gioventù vuole essere educata in modo tale da poter cogliere quest’uomo; ma chi è quest’uomo? Che cosa rappresenta in realtà? Che cosa emerge, in un certo senso, da questo corpo umano che abbiamo visto formarsi nella sua fisionomia, nei suoi gesti, e in cui si può anche sentire come, nella seconda età della vita, dal cambio dei denti alla maturità sessuale, si sviluppi ciò che aveva un’esistenza preterrena? Che cosa emerge ora come qualcosa di completamente estraneo, che cosa spunta dall’uomo quando, dopo la maturità sessuale, diventa cosciente della sua libertà, va verso altri uomini, cerca unioni spinto da un impulso interiore che si è fondato in lui e, in modo inspiegabile per lui e per gli altri, mostra quel tratto ben determinato all’interno dell’uomo? Che cos’è quest’uomo, questo secondo uomo che appare? È colui che ha vissuto nella vita terrena precedente e che ora si proietta come un’ombra nella vita terrena attuale. L’umanità imparerà gradualmente a tenere conto del karma in ciò che irrompe in modo peculiare nella vita umana intorno al periodo della maturità sessuale: nel momento della vita in cui l’uomo diventa capace di generare un essere umano simile a lui, in lui si manifestano anche quegli impulsi che ha rappresentato nelle vite terrene precedenti. Ma molte cose devono emergere nella mente umana affinché possa verificarsi un’esperienza chiara di ciò che vi ho appena descritto.
Prendete l’enorme differenza che esiste nella coscienza comune tra l’amore per sé stessi e l’amore per gli altri. Tutti comprendono abbastanza bene l’amore per sé stessi, perché tutti si vogliono bene: non c’è alcun dubbio al riguardo. Anche coloro che pensano di non amarsi amano sé stessi; sono pochissime le persone, e in questi casi bisogna prima esaminare attentamente il loro karma, che dicono di non amarsi. Con l’amore per gli altri è un po’ più difficile: può essere certamente molto autentico, ma molto spesso è offuscato dalla presenza dell’amor proprio. Si ama l’altro perché fa questo o quello, perché è con noi, per molte ragioni che hanno un nesso intimo con l’egoismo. Ma nella vita si può imparare l’amore non egoistico: esiste anche questo. Si può imparare a eliminare gradualmente l’amor proprio dall’amore; allora si impara a conoscere il fondersi nell’altro, la vera dedizione all’altro. Ebbene, vedete, da questa dedizione all’altro, da questo amore non egoistico, si può ricavare nuovamente quel sentimento che si deve provare per sé stessi se si vuole intuire le vite terrene precedenti. Supponiamo che lei sia un essere umano nato nel 1881; lei vive fino ad ora; in passato era un essere umano, in una vita terrena, diciamo nato nel 737 e morto nel 799. Ora l’essere umano, la personalità B, vive nel XIX, XX secolo; allora viveva la personalità che è lei stesso, nel VIII secolo: entrambi sono collegati dalla vita tra la morte e una nuova nascita. Ma se vuole avere un presentimento di ciò che accadeva proprio allora, nel VIII secolo, deve solo amarsi come ama un altro. Perché colui che andava in giro nell’VIII secolo è in lei, ma è per lei, in egual misura, un altro: è diventato estraneo, come lo è ora per lei un altro, un secondo essere umano. Deve poter rapportarsi alla sua incarnazione precedente come ora si rapporta a un altro essere umano, altrimenti non potrà avere alcun presentimento dell’incarnazione precedente. Non può nemmeno arrivare a una concezione oggettiva di ciò che appare in un essere umano come un secondo essere umano, simile a una nuvola, quando raggiunge la maturità sessuale. Ma quando l’amore disinteressato diventa forza conoscitiva, quando l’amor proprio diventa davvero così oggettivo che ci si può osservare sé stessi come gli altri, allora offre la via per guardare indietro, almeno inizialmente in modo intuitivo, alle vite terrene precedenti.
Ciò deve a sua volta collegarsi con un’osservazione dell’uomo come l’ho caratterizzata, attraverso la quale si comprende la peculiarità dell’uomo. È dunque già chiaramente visibile oggi l’impulso dell’umanità, fin dalla fine del Kali-Yuga, a comprendere il karma, le vite terrene ripetute; solo che non lo si dice perché non lo si sente con questa chiarezza. Ma pensate: se per esempio un membro del movimento giovanile odierno, completamente sincero, si svegliasse una mattina con la coscienza così intensa di tutto ciò che ha vissuto durante la notte e se durante questo quarto d’ora si chiedesse a questo membro del movimento giovanile: “Qual è in realtà il contenuto di ciò che desideri?”, allora questo membro risponderebbe: “Voglio finalmente comprendere l’uomo nella sua totalità, che ha attraversato ripetute vite terrene. Voglio sapere che cosa vive interiormente in me stesso dai precedenti stadi dell’esistenza. Voi non sapete nulla di tutto questo; voi non mi dite nulla al riguardo”. Oggi nelle menti umane c’è il bisogno di vedere attraverso, di conoscere il karma; per questo oggi è anche il momento in cui è necessario stimolare una visione della storia come quella che vi ho presentato con singoli esempi, che a sua volta, se seguita con serietà e intensità, porta a guardare la propria vita alla luce delle ripetute vite terrene e del karma. Per questo motivo, in queste conferenze unisco tali considerazioni storiche con la graduale introduzione all’osservazione del karma di ogni singolo essere umano: questo è il tema di queste conferenze. Fino all’ultima conferenza, vorremmo arrivare a un punto delle nostre considerazioni tale da avere una chiara rappresentazione di come si possa intuire il proprio karma; ma non si può fare diversamente se prima non si osservano le cose nella grande struttura della storia mondiale.
Permettetemi quindi di concludere questa riflessione, che voleva innanzitutto illuminare l’interno dell’uomo, illuminare l’interno di un movimento temporale pieno di speranza, presentandovi nuovamente un quadro storico mondiale. Le considerazioni storiche dovranno in futuro ricollegarsi all’uomo nella sua totalità; dovranno rendere evidente come l’uomo stesso porti da un’epoca terrestre all’altra ciò che vive come impulso nella storia, nel divenire storico. Consideriamo il periodo in cui visse in Europa Carlo Magno, che regnò dal 768 all’814, e richiamate per un attimo alla mente tutto ciò che sapete sull’efficacia storica di Carlo Magno: contemporaneamente a Carlo Magno viveva in Oriente una personalità molto importante, Harun al Raschid. Completamente cresciuto nell’educazione dell’epoca raccolta dal maomettanesimo, era animato dal desiderio di coltivare in modo particolare questa cultura orientale in un centro, in un centro culturale; e in questa corte si fece moltissimo, perché era, per così dire, un confluire di tutto ciò che di fisico, astronomico, alchemico, chimico, geografico, come pure aspirazioni artistiche, letterarie, storiche, pedagogiche: tutto confluiva alla corte di Harun al Raschid. Molto più ammirevole, se si è in grado di vederlo, è ciò che si può percepire in questa corte orientale rispetto a tutto ciò che veniva fatto alla corte di Carlo Magno, soprattutto dal punto di vista spirituale; e molte cose nelle campagne militari di Carlo Magno non sono esattamente qualcosa che possa incantare così tanto il cuore del presente.
Contemporaneamente a Harun al Raschid viveva alla corte di quest’uomo un’altra personalità, che all’epoca era un grande saggio, ma che in una precedente incarnazione, molto tempo prima, era stato un iniziato: vi ho già detto che ciò che è stato un’iniziazione in una precedente incarnazione può ripresentarsi in una vita successiva. Era davvero una grandiosa accademia quella che era stata fondata in Oriente, e quest’altra personalità era una sorta di organizzatore: la conoscenza, l’arte, la poesia, l’architettura, la scultura nella forma di allora, le scienze, venivano organizzate da quest’uomo alla corte di Harun al Raschid. Entrambe le anime, Harun al Raschid e il suo saggio, attraversarono la porta della morte e continuarono a evolversi. Sappiamo che quello era il periodo in cui l’arabismo si stava diffondendo in Europa: questa diffusione dell’arabismo giunse al termine, ma sia Harun al Raschid che il suo saggio rimasero fedeli alle loro opere. Mentre Harun al Raschid seguiva in un certo senso il corso dell’arabismo dall’Oriente attraverso il Nord Africa fino alla Spagna e poi più a ovest, in Europa, sviluppandosi così nella vita tra la morte e una nuova nascita con lo sguardo rivolto a questo sviluppo dell’arabismo, l’altro, il suo saggio consigliere, si sviluppò in modo tale che dall’Oriente, attraverso il Mar Nero settentrionale, fino all’Europa centrale, osservò le cose. È davvero molto singolare che si possa seguire la vita dell’uomo tra la morte e una nuova nascita anche osservando ciò che egli guarda in modo particolare quando guarda in basso: certo, egli vede lì, come vi ho spiegato, gli effetti dei Serafini, dei Cherubini, dei Troni, ma ciò è collegato a ciò che ancora avviene sulla Terra. Come qui si guarda verso il cielo, così si guarda verso la Terra quando ci si trova nella vita tra la morte e una nuova nascita.
E quando la vita fisica era già da tempo finita esteriormente, i due continuavano ancora la loro opera: essa assunse contenuti esteriormente completamente diversi. Harun al Raschid divenne il fondatore della nuova concezione del mondo, Lord Bacone. A chi è in grado di guardare le cose con imparzialità, in tutto ciò che Bacone impose al mondo appare davvero la riedizione di ciò che un tempo era stato fatto in Oriente. In Oriente si era estranei al cristianesimo; Bacone era cristiano esteriormente, ma interiormente, in ciò che voleva, era anticristiano. L’altro, che era il suo saggio consigliere, seguì la via a nord del Mar Nero verso l’Europa centrale: fu colui che, in modo completamente diverso e molto più interiore rispetto a Bacone, portò l’arabismo, ma anche l’arabismo trasformato in modo completo nell’era moderna, Amos Comenius. Vedete, è così che agisce qualcosa del genere nell’aurora della vita spirituale dell’era moderna. Solo così si può comprendere questo divenire storico, dove da un lato il cristianesimo viene dimenticato, dove l’educazione scientifica viene alienata, mentre dall’altro lato viene interiorizzata ancora di più; e Amos Comenius agisce nella sua incarnazione, nell’incarnazione che viene dall’Oriente e che assume proprio la vita profonda dell’Europa centrale, insieme a ciò che viene dall’Occidente. In Europa centrale confluisce ciò che viene da entrambi i lati, ma c’è molto di orientale in esso.
Non se si guarda alla storia semplicemente aprendo un libro e imparando meccanicamente ciò che è Bacone e poi ciò che è Amos Comenius: non è così che si impara a vedere il divenire interiore del genere umano, ma guardando come le diverse epoche vengano sviluppate dagli uomini stessi, come gli impulsi del passato vengano portati in quelli successivi. Provate solo a capire che cosa succede: il cristianesimo si è diffuso, ha in un certo senso afferrato le regioni dell’Europa centrale e settentrionale; ma lì si inserisce qualcosa, attraverso uomini come Bacone, il redivivo Harun al Raschid, come Amos Comenius, il redivivo saggio consigliere, che non è direttamente cristianesimo, ma che si mescola con tutto ciò che agisce come correnti spirituali nel divenire del mondo. Solo così si capisce che cosa sta realmente accadendo, in quale contesto mondiale si trova l’uomo.
Se torniamo indietro oltre Harun al Raschid, a un diretto successore di Maometto, dobbiamo renderci conto di ciò che proprio il maomettanesimo ha introdotto nella vita spirituale orientale. Se seguiamo il cristianesimo originario, vediamo che esso è profondamente legato alla Trinità. Se consideriamo il mondo spirituale in tutta la vita naturale, quel mondo spirituale che ci pone nel mondo proprio come uomini fisici, quel mondo spirituale che è lo spirito delle leggi naturali, l’Essere Padre, allora possiamo chiederci: che cosa saremmo se solo l’Essere Padre agisse in noi? Attraverseremmo tutta la vita, dalla nascita alla morte, con la stessa necessità che opera nel mondo che ci circonda. Ma a una certa età diventiamo esseri umani liberi, senza perdere la nostra umanità, ma risvegliandoci a una forma superiore dell’essere umano: ciò che opera in noi quando diventiamo esseri umani liberi, quando ci liberiamo completamente dalla natura, è l’Essere Solare, il Cristo, la seconda forma della Trinità. Ma ciò che ci dà l’impulso a riconoscere che non viviamo solo nel corpo, ma che, una volta attraversata l’evoluzione del corpo, ci risvegliamo, risorgiamo come spirito, vive in noi come impulso del cosiddetto Spirito Santo. Possiamo conoscere l’intero essere umano solo nell’interazione di questa Trinità, se la si considera concretamente; contro questa concretezza il maomettanesimo oppone l’astratto: non esiste altro essere divino se non il Dio Padre, l’unico Dio. Tutto è il Padre; non si riconosce alcuna triplice forma della divinità: questa protesta immediata contro la Trinità è Maometto stesso, sono stati i suoi seguaci.
In un’epoca in cui l’unica capacità umana superiore che può svilupparsi è l’astratto, il puro pensiero, l’arido, il sobrio, in un’epoca simile si identificava sempre più, perché si conosceva solo l’unico Dio astratto, questo con il pensiero: l’uomo divinizzava la sua vita pensante, la divinizzò avendo dimenticato che il pensiero ha un accento altruistico, ancora questo pensiero umano, questo intelletto umano. Questo era originariamente magnificamente presente nei seguaci di Maometto: questo astratto nel ragionare sul mondo. Uno di questi seguaci era Muawija. Vorrei che poteste leggere la storia: trovereste in lui una peculiare configurazione mentale, per così dire l’inizio di un tipo di uomo che si può definire come un vero astratto, un uomo che vuole plasmare tutto nel mondo a partire da certe semplici frasi. Muawija, uno dei successori di Maometto, è tornato nella nostra epoca: è diventato Woodrow Wilson. L’astrattezza del maomettanesimo rivisse in lui, nacque l’opinione che con quattordici frasi fredde, astratte e prive di contenuto si potesse plasmare un mondo. In verità, nessuna illusione storico-mondiale fu più grande di questa e, in verità, quasi tutta l’umanità cadde in un’illusione storico-mondiale così grande come questa. E non si volle capire, quando già prima della guerra, nelle mie conferenze di Helsingfors, sottolineavo l’inadeguatezza di Woodrow Wilson – perché allora era all’apice della sua fama –, non si volle capire quando ripetevo continuamente, ovunque potessi parlare, che la sventura che si stava profilando all’orizzonte era in nesso con l’idolatria che il mondo praticava nei confronti di Woodrow Wilson.
Ora, dopo il nostro impulso natalizio, è giunto il momento in cui si potrà parlare liberamente di queste cose, in cui anche di cose che sono impulsi immediatamente efficaci si dovrà fare una considerazione storica. Perché l’esoterismo deve permeare tutto il nostro movimento antroposofico, affinché si sveli ciò che è nascosto sotto il velo del divenire fisico esteriore. L’umanità tornerà a essere all’altezza dei fenomeni del mondo, all’altezza di ciò che deve fare, solo quando entrerà nella contemplazione del karma e il singolo uomo vedrà sé stesso e la storia del mondo alla luce del karma.
Innanzitutto provo una piacevole soddisfazione nel ringraziare di cuore per le gentili parole che il presidente della Società Antroposofica Inglese, il signor Collison, ha appena pronunciato. Potete sempre essere certi che è per me una profonda soddisfazione poter essere nuovamente tra voi e poter sviluppare qui qualcosa del nostro lavoro antroposofico.
In questo momento si può avere una doppia impressione riguardo al lavoro antroposofico: da un lato quella causata dal fatto che siamo appena tornati da Torquay, dove abbiamo potuto vivere per qualche tempo in rappresentazioni del mondo spirituale che erano caratterizzate, come ho detto l’altro giorno, dal fatto che i due eventi estivi, nati dall’impulso del nostro amico Dunlop e della nostra amica Mrs. Merry, hanno un effetto, direi, occulto, che dall’intero ambiente degli eventi, dall’essere circondati dalla natura elementare, o almeno dalla vicinanza a tale natura, si ha anche una certa spinta interiore a rimanere, con ciò che è stato discusso, entro quegli impulsi che sono strettamente legati al luogo.
La seconda impressione è che per la prima volta mi è concesso di parlare qui tra voi, miei cari amici, dopo il significativo Convegno di Natale al Goetheanum. Questo Convegno di Natale ha un significato importante, perché è stato discusso, meditato e sentito profondamente qui, nella cerchia dei nostri amici inglesi, come era nelle vostre intenzioni.
È vero, miei cari amici, che l’impulso completo di questo Convegno di Natale, per quanto si è potuto constatare, dato che ho potuto parlare in diversi luoghi dopo il Convegno, è stato compreso, che sta cominciando a prendere vita, ma che suscita ancora molto stupore nei cuori dei nostri cari amici antroposofici.
Questo impulso natalizio era diventato necessario perché l’evoluzione della Società Antroposofica, da quando è diventata autonoma e si è separata dal suo precedente legame esteriore con la Società Teosofica, non ha assunto quella forma che io pensavo, in particolare nel 1913, avrebbe assunto.
E poi dalla Società Antroposofica si sono sviluppate molte cose che non erano nella forza vitale organica di ciò che il movimento antroposofico rappresenta spiritualmente. Ho già esposto tutto questo durante il Convegno di Natale, vorrei solo ricordarlo qui.
È stato in un certo senso un azzardo giungere, nelle settimane precedenti il Convegno di Natale, alla risoluzione di assumere personalmente la presidenza della Società Antroposofica, così come è stata fondata dal Goetheanum. Finora, infatti, avevo voluto rimanere solo nell’ombra come insegnante all’interno del movimento antroposofico, senza assumere alcuna carica ufficiale. È difficile, con tutto ciò che nel mondo spirituale è imposto come obbligo all’insegnante, con tutte le responsabilità nei confronti del mondo spirituale, proprio nel tempo odierno, assumere l’amministrazione esteriore della Società, che ha come compito l’amministrazione del patrimonio spirituale, del patrimonio di saggezza dell’antroposofia. Ma doveva essere fatto.
Era però un rischio, in quanto naturalmente si correva il pericolo che potesse andare perduto qualcosa di quelle correnti spirituali che oggi dal mondo spirituale vogliono entrare nel mondo umano e che il movimento antroposofico ha il compito di ricevere.
Ora però si può dire che la cosa si è presentata in modo tale che non solo non c’è stato alcun rallentamento delle rivelazioni dal mondo spirituale dopo il Convegno di Natale, ma al contrario il mondo spirituale guarda con benevolenza ancora maggiore a ciò che avviene attraverso il movimento antroposofico nella Società Antroposofica, e che i doni provenienti dal mondo spirituale sono diventati molto più ricchi, tanto che anche sotto questo aspetto esoterico possiamo guardare al Convegno di Natale con piena soddisfazione.
Ciò che è stato detto con queste parole, il significato esoterico del movimento antroposofico, questo, miei cari amici, deve diventare sempre più vero, sempre più reale. Il movimento antroposofico deve diventare sempre più esoterico. Questo sarà compreso correttamente solo quando si comprenderà il pieno compito esoterico della Presidenza del Goetheanum, quando si comprenderà ciò che ho inteso dire al Convegno di Natale, quando ho detto che essa deve essere una presidenza di iniziativa, che deve afferrare i compiti che il mondo spirituale assegna al movimento antroposofico, deve accoglierli, deve condurli nel mondo, non deve essere solo un consiglio di amministrazione.
Si è visto che i cuori accolgono con grande ricettività l’esoterico che fluisce anche attraverso tutte le conferenze tenute al Goetheanum dal Convegno di Natale. E c’è da sperare che ciò avvenga anche in futuro, anche se forse le cose stanno così che, a causa dello spirito conservatore in Inghilterra, si avverte ancora una leggera tendenza a voler continuare il vecchio rapporto così com’era, senza l’intervento di ciò che dal Goetheanum deve provenire interamente dalla volontà del movimento antroposofico stesso.
Ma forse anche in questo conservatorismo si insinuerà gradualmente qualcosa di progressivo. E possiamo sperare che ciò che oggi forse esiste ma non viene ancora notato, passi senza essere notato e venga abbandonato senza che ci si renda conto della sua esistenza. So quanto si è attaccati a ciò che una volta è diventato consuetudine. Ma bisogna assolutamente essere in grado di provare il sentimento, miei cari amici, che il movimento antroposofico è qualcosa di nuovo rispetto a tutto ciò che esiste nel mondo e che è estremamente difficile, se non impossibile in molti campi, continuare a riprodurre il vecchio. D’altra parte è naturalmente difficile per l’uomo trovare una nuova forma per un nuovo contenuto.
Partendo da questo punto vorrei anche richiamare l’attenzione sul fatto che, in fondo, il movimento antroposofico, così come vuole configurarsi ora, in particolare nelle sue correnti spirituali, è una sorta di ritorno a ciò che era originariamente nelle intenzioni. In queste intenzioni non c’era solo ciò che si svolgeva allora a Berlino, quando fu fondata la sezione tedesca della Società Teosofica, dove durante la fondazione di questa sezione tedesca della Società Teosofica io parlai in un ciclo di conferenze intitolato «Antroposofia», cosicché, per così dire, accanto alla fondazione della sezione teosofica tedesca c’era il movimento antroposofico; ma ciò che si svolgeva entro la Società Teosofica da parte nostra non era mai altro che antroposofia.
Non solo questo era presente, ma vi era anche il fatto che già allora avevo fortemente intenzione di introdurre la corrente esoterica nel movimento antroposofico. Per questo la prima conferenza che tenni allora, nell’ambito di ciò che doveva essere detto nella Sezione tedesca della Società Teosofica, aveva il titolo: «Esercizi pratici di karma».
Ma le personalità che allora erano presenti alla fondazione ebbero un terribile spavento quando sentirono questo titolo, e potrei ancora oggi descrivere con piena vividezza le onde astrali del tremito e del brivido che manifestarono in particolare i vecchi signori che allora, usciti dal movimento teosofico, sentivano che volevo parlare di karma pratico. Mi furono rivolte parole come queste: volete forse seppellire in un giorno tutto il nostro lavoro decennale, perché la gente credeva davvero di aver lavorato per decenni. E si tenevano continuamente, per così dire, riunioni private, consigli, in cui mi si faceva capire che non poteva andare così.
Non solo sentivo l’impressione astrale e dell’Io dei brividi e dei tremori, ma sentivo anche l’impressione della pelle d’oca astrale che provavano i vecchi signori.
Era quindi impossibile continuare con il programma, perché sarebbe stato inutile. Così il movimento teosofico in Germania entrò in una fase più teorica, come del resto è sempre stato nella Theosophical Society, e l’esoterismo vero e proprio dovette aspettare.
Forse fu un bene. Nel frattempo erano trascorsi ben tre volte sette anni, durante i quali molte cose che non volevano entrare nella coscienza potevano radicarsi nell’inconscio e nel subconscio. E così è stato. Ora, proprio all’inizio dell’assimilazione dell’impulso natalizio goetheano, ciò che allora non poteva andare può iniziare ad assimilarsi in quel modo esoterico, cercando gli impulsi occulti di sviluppo del mondo, del cosmo e dell’umanità nel campo karmico. Si chiede, e le risposte vengono date, se oggi possono già essere date dal mondo spirituale, del karma dell’umanità, del karma individuale e così via. In questo modo potranno diventare visibili gli impulsi che vogliono entrare con tutta la loro forza dal mondo soprasensibile nel mondo dell’umanità nel presente.
Con una corrispondente discussione in questa direzione vogliamo quindi iniziare anche oggi, dopo che questa introduzione sarà stata tradotta.
Come il karma sia radicato nel singolo essere umano e nell’evoluzione dell’umanità anche oggi, e come si possano discutere singoli fatti karmici, potrà apparire chiaro alla nostra anima se precediamo questa discussione con un’introduzione sullo sviluppo della coscienza umana, da stati in cui gli esseri umani avevano ancora una percezione immediata ed elementare del karma nella vita ordinaria, ad altri stati di coscienza a cui sono giunti in seguito e in cui hanno perso la comprensione immediata del karma.
Perché oggi è così che l’uomo, nella coscienza che ora ha come coscienza diurna vigile, non sa nulla del suo karma. Il mondo in cui vive dal momento in cui si sveglia fino a quando si addormenta gli impedisce di conoscere direttamente qualcosa del suo karma elementare. Ma l’umanità non ha sempre vissuto in questo stato di coscienza che oggi è considerato normale; in epoche precedenti, anche nell’evoluzione postatlantidea della Terra, anche nella vita quotidiana, vi erano altri stati di coscienza.
Oggi viviamo con la coscienza normale in tre stati di coscienza che ho spesso caratterizzato: in primo luogo la coscienza vigile, in secondo luogo la coscienza di sogno, dove singoli frammenti delle esperienze quotidiane riaffiorano in modo remissivo davanti alla coscienza, ma anche influiscono impulsi del mondo spirituale, e infine, come terzo, la coscienza di sonno totale, in cui per l’anima umana tutto intorno è ovunque ottusità, crepuscolo, tenebra e la coscienza sprofonda, per così dire, nell’incoscienza.
Coscienza vigile
Coscienza di sogno
Coscienza di sonno
Non è sempre stato così nell’umanità. Ci sono stati periodi nell’evoluzione umana in cui la coscienza quotidiana funzionava in modo completamente diverso. Se torniamo molto indietro nel tempo, immediatamente dopo la catastrofe atlantica, quando le superfici terrestri emersero dove prima c’era il mare e il mare apparve dove prima c’era la terra, se prendiamo questo periodo immediatamente successivo all’antica catastrofe atlantica, in cui vaste culture antiche dovettero attraversare un periodo di glaciazione, in cui antiche civiltà si distrussero, se guardiamo indietro a un tempo che risale a circa ottomila-diecimila anni fa, allora troviamo effettivamente un’umanità che aveva anch’essa tre stati di coscienza, ma di natura molto diversa.
Questa coscienza quotidiana sobria dal risveglio all’addormentarsi, come l’ha l’uomo di oggi, dove vede ogni altro essere umano con contorni netti, dove vede anche gli altri esseri della natura e i processi della natura con contorni netti, questo stato di coscienza diurna vigile non esisteva in quei tempi antichi. Si vedeva l’uomo senza contorni netti, che si prolungava in tutte le direzioni verso lo spirituale, verso l’aurico, e nell’aurico si vedeva la sua anima. Anche gli animali si vedevano con una potente aura. Nell’aura si vedevano i loro processi interni, la digestione, la respirazione. Si vedevano le piante come se con i fiori si elevassero in una sorta di nuvola che avvolgeva continuamente la terra. Tutto era immerso in una luce astrale che per questa coscienza si spegneva lentamente.
Si può già dire che questo stato di coscienza diurna, per quell’antica umanità che seguì la catastrofe atlantica, era una visione astrale del mondo fisico che si spegneva lentamente.
Dico morente, cioè nella sua forza illuminante gradualmente indebolita, perché proprio prima della catastrofe atlantica questa visione in una luce astrale era molto più forte e intensa di oggi. Ma l’entrare in questo stato di coscienza, il risvegliarsi in questo stato di coscienza – perché lo si può paragonare a un risveglio, come è anche il risveglio odierno –, questo risvegliarsi in questo stato di coscienza della visione astrale che si spegneva era diverso dal risveglio dell’uomo di oggi dallo stato di sonno, dove i sogni caotici si presentano prima all’anima, prima che l’uomo entri nel giorno.
Quando queste persone dell’antichità si svegliavano, era come se nella loro coscienza non si insinuasse solo un mondo onirico, ma un mondo reale in cui erano immersi, dal quale sapevano anche che sarebbero usciti e nel quale avevano rapporti con esseri spirituali, con esseri spirituali di gerarchie superiori, con esseri spirituali di tipo elementare. Era davvero un risveglio simile a quello che prova oggi l’uomo quando, da un luogo in cui ha vissuto molte esperienze, arriva in un altro luogo dove, circondato da nuove esperienze, ricorda tutto ciò che ha vissuto.
Così si entrava nel giorno in quei tempi antichi: si avevano le nuove esperienze quotidiane, ma si aveva il ricordo descritto; si era stati in un altro luogo, dove si era stati solo con altri esseri, dove non si era stati direttamente con gli uomini fisici che altrimenti ci circondano, con gli animali e le piante; dove si era circondati dalle anime umane disincarnate che vivono tra la morte e una nuova nascita; dove si era insieme ad altri esseri che non vivono mai sulla terra in qualsiasi incarnazione.
Dopo aver lasciato una certa specie di abitanti dell’universo, ci si sentiva poi inseriti in un altro mondo, nel mondo dell’esperienza fisica tra la nascita e la morte. Ma si sentiva anche chiaramente il ricordo del mondo spirituale, di quel mondo che l’uomo attraversa tra la morte e una nuova nascita. Si può dire che nella visione astralmente confusa entrò la visione del mondo spirituale.
Così che, in realtà, questo stato di coscienza in cui l’uomo si trova oggi tra esseri puramente fisici allora non esisteva affatto. Già allora gli uomini non avevano solo in una sorta di sogno, ma in una concezione molto reale della realtà la sensazione che, quando uscivano nella coscienza diurna, vedevano alberi, animali, montagne, rocce e nuvole, ma era lo stesso mondo in cui vivevano anche quegli esseri spirituali e quelle anime umane che non erano incarnati sulla Terra, che vivevano nel mondo spirituale, con cui si vive tra la morte e una nuova nascita.
E allora questi uomini ebbero la rappresentazione reale che, in ogni albero, in ogni roccia notevole, nelle profondità delle montagne e nelle altezze delle nuvole, mentre l’uomo si svegliava, questi esseri si muovevano, scivolavano dentro, si immergevano nelle singole entità, nelle creature della natura fisica esterna.
Si andava nel bosco, si vedeva un albero particolare. Allora si sapeva: lì dentro è entrato un essere notturno con cui si era stati insieme; e si vedeva chiaramente, come ancora oggi può vedere l’iniziato: gli esseri spirituali entrano nei luoghi fisici come nelle loro case. Non c’è da stupirsi quindi che tutte queste cose siano poi passate nel mito e che gli uomini parlassero dell’esistenza di spiriti degli alberi, spiriti delle sorgenti, spiriti delle nuvole, spiriti delle montagne. Vedevano infatti ciò con cui erano insieme di notte scivolare nelle montagne, nelle onde, nelle nuvole, nelle piante, negli alberi.
Quella era l’alba animica che allora vedeva questo scivolare del mondo spirituale nel mondo fisico-sensibile. Di spiriti eccellenti, elevati, si diceva con dignità: essi hanno in questi luoghi fisici la loro dimora durante il giorno. Di esseri elementari inferiori, che vivono tra gli uomini, spesso anche tra gli animali, nella loro epoca evolutiva, si diceva: essi si nascondono lì dentro. Si esprimeva la cosa in modo scherzoso. Ma ciò che da un lato si esprimeva in modo sublime e dall’altro in modo scherzoso e beffardo corrispondeva esattamente al sentimento che si provava nei confronti di questo crepuscolo animico.
Ora però immaginate, miei cari amici, che un uomo si trovasse in un tale mondo spirituale nell’ultima fase del sonno e al mattino si risvegliasse: solo al risveglio gli sarebbe stato chiaro che era lì dentro. Perché? Perché solo al risveglio, quando gli spiriti scomparvero, vide questo mondo spirituale soprasensibile con cui aveva vissuto tra la morte e una nuova nascita? Perché, mentre era in questo stato, mentre cioè l’uomo era nell’ultima fase del sonno, in questo stato di contemplazione del mondo spirituale, l’uomo viveva ancora in un terzo stato di coscienza.
Lì viveva in uno stato di coscienza che evocava davanti all’anima un mondo completamente diverso. E lì, mentre si trovava nel mondo spirituale durante il sonno della sua esistenza terrena, l’uomo guardava indietro all’evoluzione del suo karma.
Questo terzo stato di coscienza degli uomini, che seguì immediatamente la catastrofe atlantica, era la visione del karma. In quel tempo era semplicemente una realtà per loro.
Tavola 4
Coscienza vigile: visione astrale che si affievolisce
Coscienza onirica: visione del mondo spirituale
Coscienza di sonno: visione del karma
E come oggi nella vita quotidiana si alternano i tre stati di coscienza – coscienza di veglia, coscienza di sogno, coscienza di sonno –, così allora, per l’uomo, si alternavano gli stati della visione astrale che si spegneva, della visione del mondo spirituale, della visione dell’evoluzione del karma.
Sì, è così, miei cari amici, che in quei tempi antichi la visione del karma era semplicemente una realtà della coscienza per gli esseri umani e che quindi si può dire con ragione: un tempo esisteva nell’umanità un tipo di coscienza attraverso la quale si guardava semplicemente alla realtà del karma.
Poi l’evoluzione continuò nel modo seguente: prima cessò questo sonno, che però non era un sonno, perché mentre si dormiva si guardava indietro al karma; quindi prima cessò questa visione del karma. Si oscurò. E della realtà del karma rimasero solo le conoscenze degli iniziati, degli iniziati ai misteri. Ciò che prima era visto dagli uomini come esperienza del karma divenne allora erudizione. Ciò che era un’antica esperienza, miei cari amici, divenne quindi, in tempi successivi, erudizione.
Infatti si attenuò, si smorzò entro la coscienza antica, e all’umanità rimase solo – e così era all’incirca nel periodo che ci viene descritto come antico caldeo, babilonese o egizio – lo sguardo rivolto al mondo spirituale. Così, in quel periodo, cioè nei millenni che precedettero l’evoluzione cristiana, si viveva in una coscienza umana in cui la visione del mondo soprasensibile era ancora del tutto naturale, ma in cui si insegnava solo il karma.
È quindi comprensibile che proprio in questo periodo che precedette l’evoluzione cristiana, poiché esisteva ancora una coscienza intensa del mondo spirituale, del mondo in cui l’uomo si trova tra la morte e una nuova nascita, e poiché la coscienza del karma era svanita e offuscata, l’umanità in generale abbia perso completamente la coscienza del karma, che essa non esistesse più, per così dire, quando iniziò l’evoluzione cristiana, e che poi il nesso dell’uomo con il mondo spirituale fosse sottolineato in modo particolarmente forte quando l’uomo era disincarnato.
Lo sentiamo in modo particolarmente forte in ciò che ci viene incontro come l’antica concezione egizia: una coscienza incredibilmente forte del mondo spirituale, una coscienza purificata e raffinata del mondo in cui l’uomo entra attraverso la porta della morte quando diventa Osiride, ma nessuna coscienza delle ripetute vite terrene.
Poi è giunto gradualmente il tempo che oggi ha il suo apice nell’evoluzione dell’umanità, che in realtà è proprio dell’umanità odierna. La visione astrale è scesa alla nostra coscienza prosaica e sobria, che abbiamo nella vita normale tra il risveglio e l’addormentarsi, dove vediamo solo il pezzo insignificante dell’uomo, per esempio racchiuso entro la pelle, nella carne, nelle ossa e nei vasi, che, così come può essere visto dalla coscienza diurna odierna, è il pezzo più insignificante dell’uomo.
È del tutto comprensibile che in molti sorga la tendenza a rivestire questo insignificante pezzo d’uomo con ogni sorta di cosiddetti bei vestiti esteriori, affinché sia pur qualcosa, mentre nel profondo del subconscio si ha la sensazione che in realtà sia insignificante e che appartenga al rivestimento luminoso e riscaldante dell’aurico, dell’astrale, dell’essere-io.
E quando si è sentito per la prima volta questo passaggio dal vedere l’uomo con la sua aura al vedere l’uomo insignificante che è presente, si è cercato di imitare nell’abbigliamento l’aspetto di ciò che è aurico nell’uomo; così che le mode antiche – se posso usare questa parola – sono in un certo senso immagini dell’aurico. Posso assicurarvi che le mode più recenti non lo sono affatto.
La coscienza del mondo soprasensibile ha assunto la forma che l’uomo sogna nei sogni caotici. E la coscienza del karma gli sfugge completamente. Egli avrebbe la coscienza del karma se la parte della coscienza che è senza sogni tra l’addormentarsi e il risveglio entrasse improvvisamente nella coscienza. Allora ci sarebbe la coscienza del karma.
Così, nel corso dell’evoluzione dell’umanità, dal tempo che ho caratterizzato, nel corso di circa diecimila anni, si è verificata la trasformazione per cui l’uomo «addormenta» lo spirituale nel mondo fisico, sogna il mondo spirituale vero e proprio e dorme il karma.
Questo è qualcosa che è diventato necessario per l’emergere della coscienza di libertà, come ho spesso spiegato. Ma l’umanità deve uscire dal suo stato attuale.
Si può dire che ciò che era certamente, in modo molto onirico, uno stato di coscienza naturale nei tempi antichi – la conoscenza del mondo soprasensibile e del karma – si è gradualmente offuscato, attenuato, e ciò che doveva avvicinare gli uomini al mondo soprasensibile è poi diventato dottrina dei misteri, mentre è andato completamente perduto entro la più recente epoca materialistica. Ma entro questa epoca materialistica deve riaprirsi la possibilità di gettare un ponte sia verso la coscienza del mondo soprasensibile sia verso la coscienza del karma.
Ciò significa però, in altre parole, che se si pensa a come, con l’alba animica nei tempi antichissimi, quelle entità spirituali, in compagnia delle quali ci si trovava dall’addormentarsi al risvegliarsi, scivolavano dentro gli alberi, le nuvole, le montagne e le rocce, e l’uomo poi durante il giorno poteva dire, quando si recava presso un tale albero, una tale roccia, una tale sorgente: lì dentro è «incantata» un’entità spirituale con la quale però io sono insieme nella mia coscienza di sonno, così l’uomo, accogliendo la nuova scienza dell’iniziazione, deve giungere, con la coscienza presente durante la veglia diurna, a riconoscere spiritualmente, in una sorta di contemplazione, ciò che si rivela da ogni roccia, da ogni albero, da ogni nuvola, da ogni stella, dal Sole e dalla Luna.
Oggi dobbiamo intraprendere questa strada, prepararci affinché, proprio come per gli antichi al risveglio l’entità spirituale con cui l’uomo era insieme durante la notte scivolava nell’albero, nella roccia, così per l’umanità più recente dall’albero e dalla sorgente scivoli fuori ciò che è nascosto nell’albero e nella sorgente come entità spirituale. E questo può essere. Può essere perché l’uomo abbandona semplicemente il punto di vista del pregiudizio abituale in cui si è abituato, in cui già oggi i bambini vengono introdotti fin dall’educazione materna, perché l’uomo abbandona questo pregiudizio secondo cui, con il sano intelletto umano, non si può guardare nel mondo spirituale.
Quando l’iniziato viene e racconta le cose che sono nel mondo spirituale e gli avvenimenti che hanno luogo nel mondo spirituale, e quando l’uomo anche oggi non può ancora guardare dentro con la coscienza ordinaria, se egli si serve del suo buon senso imparziale, allora questo buon senso può essere illuminato dalla comunicazione del mondo spirituale. E questo è in ogni caso il primo passo giusto da compiere oggi per chiunque.
Naturalmente ci sono molti argomenti contrari. Vedete, dopo una delle conferenze che ho tenuto lo scorso anno sulla visione del mondo spirituale, è apparsa su un giornale non del tutto sconosciuto una recensione benevola – per quanto si possa definire «benevola» e «rispettosa» una recensione che tenga conto della veemente opposizione contro l’antroposofia nel mondo contemporaneo. Ora, in quella conferenza avevo anche fatto notare che non è necessario essere chiaroveggenti per conoscere veramente il mondo spirituale, ma che con il sano intelletto umano si possono comprendere perfettamente le cose comunicate dal chiaroveggente. L’avevo sottolineato con forza.
E l’uomo che aveva discusso la questione in modo assolutamente benevolo scrisse la seguente frase. Disse: «Rudolf Steiner vuole applicare il sano intelletto umano alla conoscenza del mondo soprasensibile. Finché questo sano intelletto umano rimane sano, disse l’uomo, non si conosce un mondo soprasensibile; e non appena viene a conoscenza di un mondo soprasensibile, allora sicuramente non è più sano!»
Non ho forse mai sentito esprimere con tanta sincera sincerità interiore ciò che in realtà dovrebbe affermare chiunque oggi, partendo dal «sano intelletto umano», rifiuta la conoscenza del mondo soprasensibile e parla dei limiti della conoscenza nel senso comune, se è sincero, se è sincero interiormente; perché o si rinuncia alla visione odierna, oppure si afferma questo: altro non è sincerità interiore.
L’iniziato di oggi sa perfettamente dire come, da ogni pietra, con la conoscenza nella coscienza, venga redento un essere spirituale, come altri esseri spirituali vengano redenti dalle piante. Essi vi vengono incontro se non vi fermate alla visione sensoriale esteriore. E ogni volta che si entra nella natura, quando per esempio, uscendo dalle loro dimore di pietra, si vedono gli esseri elementari simili a folletti che si trovano ovunque la natura comincia a diventare un po’ elementare, allora, quando ci si fa conoscere e si fa amicizia con questi esseri elementari, si vedono presto anche dietro questi esseri elementari, cioè dietro gli esseri elementari del mondo minerale, esseri superiori che alla fine conducono fino alla prima gerarchia, fino ai Serafini, ai Cherubini e ai Troni.
E se si eseguono con costanza gli esercizi che ho indicato nel libro «L’iniziazione», tradotto in inglese con il titolo «Initiation», se si fanno questi esercizi con grande energia interiore, spirito di sacrificio e dedizione, allora è proprio così che, quando si acquisisce il coraggio interiore necessario, si arriva prima di tutto a qualcosa del genere: che in particolari impulsi minerali là fuori, nelle montagne, in un pezzo di pietra, sono nascosti interi mondi di esseri elementari. Essi escono fuori, strisciano fuori da tutte le parti, diventano grandi e testimoniano che in realtà sono solo arrotolati, ammassati nelle parti del mondo elementare.
Si tratta di esseri che inizialmente si trovano all’interno del regno minerale, in particolare dove la terra entra nello stato di «germogliamento», che si manifesta nel fatto che si sente così fresca, che ha l’aroma della terra, che anche le piante hanno l’aroma della terra. Quando si entra in questo mondo degli esseri elementari, questi esseri elementari possono già incutere paura e angoscia. E questi esseri elementari che escono da lì sono di un’intelligenza incredibile. Bisogna avere l’umiltà, quando i nani si staccano dai fatti naturali e dagli oggetti naturali, di dire: «Ecco dove ti trovi, stupido essere umano, quanto è intelligente questo mondo elementare!».
E poiché in realtà molte persone non vogliono dirlo, perché non vogliono nemmeno ammettere che un bambino appena nato è molto più intelligente di chi ha studiato molto – se lo si guarda interiormente –, questi esseri elementari si sottraggono inizialmente allo sguardo dell’uomo. Ma se si entra in contatto con loro, allora si amplia, per così dire, l’orizzonte, e ciò che questi nani scherzosi, che ci stuzzicano con la loro intelligenza e saggezza, aprono davanti a noi come primo piano ci porta in uno sfondo che arriva fino alla prima gerarchia, fino ai Serafini, ai Cherubini e ai Troni.
E se si affina la coscienza con ciò che l’umanità ha appreso proprio attraverso le scienze naturali nell’ultimo secolo, allora si può entrare in questo mondo degli esseri elementari e da lì, con l’aiuto degli esercizi indicati, in un mondo superiore. E se in questo modo, attraverso la natura, attraverso l’amorevole concentrazione nella natura, si acquisisce una coscienza che non è contaminata da ciò che oggi è riconosciuto come conoscenza autorevole, allora si risale gradualmente nella conoscenza iniziatica verso quella conoscenza che l’umanità ha perduto.
Chi oggi giunge finalmente a vedere negli alberi lo spirito dell’albero, che per gli antichi scendeva al mattino nell’alba animica e alla sera risaliva nel crepuscolo animico, allora può anche avvicinarsi all’uomo in modo corrispondente e, partendo dall’uomo del presente, vedere le sue configurazioni nelle vite terrene precedenti con l’evoluzione del karma. Perché per l’uomo questo guardare sfocia nel karma.
Tavola 4
Per il mondo minerale, dove inizialmente emergono i nani con la loro saggezza, la contemplazione sfocia nei Serafini, nei Cherubini e nei Troni.
Per le piante, la contemplazione sfocia negli Exusiai, Dynamis, Kyriotetes.
Per gli animali, questa contemplazione sfocia, quando si vedono emergere da essi le loro entità spirituali, negli Archai, Arcangeloi, Angeloi.
Per l’uomo, questo sfocia nel karma.
Dietro i Serafini, i Cherubini e i Troni che appaiono nel mondo, e dietro tutti gli altri esseri delle gerarchie superiori, dietro tutti gli esseri elementari che ci sconvolgono con la loro intelligenza dai minerali, che forse ci sconvolgono o forse non ci sconvolgono con la loro dolce invadenza dagli esseri vegetali, dietro ciò che emerge dal deserto, a volte con veemenza, con ardore di fuoco, ma anche con brividi dagli animali, dietro tutto ciò che è apparso in primo piano, appare poi la manifestazione straordinariamente grandiosa del karma. Perché in realtà è solo dietro tutti i misteri del mondo che si cela il mistero del karma per l’uomo.
E quando avremo preparato la nostra sensibilità in modo adeguato, potremo passare, nelle prossime conferenze che potrò tenere qui davanti a voi nello stesso luogo, alla discussione di singoli fatti karmici.
Se si lascia vagare lo sguardo sull’evoluzione storica dell’umanità, si susseguono eventi su eventi nel corso dei tempi; e in tempi recenti ci si è abituati a considerare semplicemente i fenomeni storici che si verificano, cercando negli eventi successivi gli effetti di quelli precedenti, parlando addirittura di cause ed effetti nella storia, così come si parla di causa ed effetto nel mondo fisico esteriore.
Se si considera la vita storica in questo modo, si deve però ammettere che quasi tutto rimane inspiegabile. Non riuscirete, ad esempio, a dedurre semplicemente la guerra mondiale dagli eventi che hanno avuto luogo dall’inizio del XIX secolo fino al 1914. Non riuscirete a dedurre la Rivoluzione francese, scoppiata alla fine del XVIII secolo, solo da ciò che l’ha preceduta. Si fanno molte ricostruzioni storiche, ma non portano molto lontano e alla fine si sente che sono ricostruzioni artificiali.
Ciò che avviene nella vita storica degli uomini diventa comprensibile solo quando si osservano le personalità storiche che hanno un ruolo significativo nel verificarsi degli eventi storici in relazione alle loro ripetute vite terrene. E solo dopo essersi occupati per un po’ di tempo di osservare il karma di tali personalità storiche nel corso delle loro ripetute vite terrene, si acquisirà una sensibilità per comprendere come sta il proprio karma.
Per questo oggi vogliamo considerare un po’ il karma storico, i personaggi della storia che hanno fatto questo o quello che conosciamo, e poi dedurre ciò che conosciamo da ciò che era, in un certo senso, scritto nel loro karma dalla ripetizione delle loro vite terrene. In questo modo arriveremo alla conclusione che le cose che accadono in un’epoca storica sono trasferite dagli uomini dalle epoche precedenti.
E se consideriamo con tutta serietà ciò che spesso viene visto solo teoricamente in relazione al karma e alle vite terrene ripetute, in modo molto preciso e concreto, diremo: tutti noi che siamo qui seduti siamo stati spesso sulla Terra e portiamo nella vita terrena attuale i risultati delle vite terrene precedenti.
Solo quando prendiamo questo completamente sul serio possiamo dire di conoscere questa visione del karma. Ma si può imparare attraverso la visione del karma solo se ciò che si accoglie come idee sul karma viene sviluppato come una grande domanda per la vita storica.
Allora non si dice più: ciò che è accaduto nel 1914 è la conseguenza di ciò che è accaduto nel 1910, ciò che è accaduto nel 1910 è la conseguenza di ciò che è accaduto nel 1900 e così via. Ma si cerca piuttosto di comprendere come le personalità che compaiono nella vita umana trasferiscano dalle epoche precedenti a quelle successive ciò che è rilevante. E solo in questo modo si può arrivare a una visione autentica e vera della storia, quando si vedono i retroscena dei destini umani rispetto ai primi piani degli eventi che si presentano esteriormente nella storia.
La storia offre infatti molti enigmi. Alcuni di essi, però, si chiariscono se si cerca una spiegazione come quella che ho appena dato.
Vedete, miei cari amici, spesso nella storia compaiono personalità che si direbbero meteore. Ci si stupisce che appaiano in un determinato momento. Se si esamina la loro educazione, non si riesce a spiegare perché si comportino in quel modo. Se si esamina la loro epoca, non si riesce a spiegare perché si comportino in quel modo. Solo i nessi karmici portano chiarezza.
Vorrei citare alcune di queste personalità, riguardo alle quali ci si pone volentieri due domande, quando si tratta di personalità vicine alla nostra vita attuale, cioè quando hanno vissuto in periodi non molto lontani nel tempo. Allora ci si chiede volentieri: come era la loro vita terrena precedente? Cosa hanno portato con sé da questa vita terrena precedente per diventare ciò che sono diventati?
E se si ha a che fare con personalità del passato, che hanno agito in epoche remote dello sviluppo storico, allora si vorrebbe sapere quando sono ricomparse, in che forma sono ricomparse. Se proprio una vita storica precedente ha reso famose le personalità in questione, ci si chiede: in che forma sono ricomparse? Si vorrebbero allora avere altri dati sulla base della loro vita terrena storica; forse è di nuovo una vita famosa dal punto di vista storico o in altro modo, ma si vorrebbe conoscere i nessi.
Ora, tali nessi sono davvero estremamente difficili da ricercare, e per questo vorrei innanzitutto darvi un’idea di come, quando si vogliono ricercare i nessi karmici, si debba guardare all’uomo nella sua totalità, non solo a ciò che spesso ci appare particolarmente eloquente o caratteristico.
Vorrei citare un esempio che a prima vista potrà sembrare personale. Una volta avevo un insegnante di geometria che amavo molto. Non era difficile per lui essere amato da me, perché da ragazzo amavo moltissimo la geometria. Ma l’insegnante aveva davvero molte, molte peculiarità. Aveva un talento specifico per la geometria che affascinava, anche se dava facilmente un’impressione arida e sobria a chi non era in grado di cogliere le impressioni profonde degli altri. Ma nonostante fosse arido e sobrio, l’effetto che esercitava su di me non era lirico, ma straordinariamente artistico.
Avevo sempre sentito il bisogno intenso di scoprire il segreto di questa personalità di insegnante. E allora cercai di applicare quei mezzi di ricerca occulta che in tali cose possono portare al risultato.
Ne avevo già parlato a Torquay e vorrei solo ripetere qui che, quando si avanza nello sviluppo delle forze occulte dell’anima, come ho descritto anche qui nella conferenza dello scorso anno, e si arriva alla coscienza vuota, quando poi la coscienza vuota si riempie di ciò che risuona dal mondo spirituale, e quando poi si aggiungono cose come quelle che ho descritto questa mattina, si può già arrivare ad avere impressioni, intuizioni che sono precise come una verità matematica e che, da certi fenomeni nella vita attuale di un essere umano, rimandano alla vita precedente.
Ora, grazie alle eccellenti intenzioni geometriche, direi, al modo in cui l’insegnante trattava la geometria, ho potuto sviluppare un grande interesse per questo insegnante. E questo interesse è rimasto, e la sua personalità è rimasta davanti a me, anche quando è morta in età avanzata.
Purtroppo, dopo aver lasciato la scuola in cui insegnava questo insegnante, il destino non mi ha più fatto incontrare questa personalità. Ma nello spirito, come realtà, questa personalità è rimasta davanti a me fino alla sua morte e, dopo la sua morte, in modo particolarmente chiaro, con tutti i dettagli delle sue azioni e delle sue attività.
Ora mi si è presentata l’opportunità di ottenere dall’attuale vita di questa personalità l’intuizione della sua vita terrena precedente, o determinante, dal fatto che questa personalità aveva un piede storpio, un piede più corto, quindi camminava con un piede più corto.
Se si considera che nel passaggio da una vita terrena all’altra ciò che nella vita precedente era l’organizzazione della testa diventa l’organizzazione dei piedi, e ciò che prima era l’organizzazione dei piedi diventa organizzazione del capo – lo sapete dalle mie conferenze precedenti –, allora si capisce che un tale aspetto fisico esteriore può avere un certo significato nella vita dell’uomo, nella misura in cui questa vita comprende ripetute esistenze terrene.
Da questo piede storpio ho potuto risalire alla personalità di questo insegnante. E nonostante fosse, oserei dire, una personalità poco nota, ma una personalità che nella cerchia in cui operava era in grado di fare un’impressione profonda almeno su di me e anche su altri, e che aveva effettivamente un’influenza straordinaria sulla vita di molte persone, ho potuto seguire come la contemplazione di questa personalità riconducesse alla stessa regione dello sviluppo storico in cui si deve cercare anche Lord Byron.
Ora, anche Lord Byron aveva un piede storpio. E queste peculiarità, apparentemente esteriori – ma ciò che in una vita è esteriore e fisico, in un’altra vita è animico-spirituale –, queste caratteristiche portarono alla conoscenza che le due personalità, che ora non vivevano nella stessa vita terrena – il mio insegnante di geometria con il piede storpio visse più tardi di Byron con il piede storpio –, in una vita terrena precedente erano unite tra loro.
Quindi questi due, uno come poeta geniale, l’altro come geometra geniale, uno diventato famoso, l’altro che ha lasciato solo un’impressione intima su singole persone, ma determinante per il destino di alcune persone, erano uno accanto all’altro nella precedente vita terrena medievale. Entrambi avevano sentito la leggenda del Palladio, che un tempo era il gioiello di Troia, il gioiello sacro che poi era giunto con Enea, era considerato il gioiello di Roma, da cui dipendeva la fortuna di Roma, e che poi era stato portato dall’imperatore Costantino a Costantinopoli. La fortuna, a sua volta, che era storicamente legata a Costantinopoli, dipendeva da questo Palladio. E la leggenda continua, guardando profeticamente al futuro: chi acquisisce questo Palladio avrà il dominio del mondo in futuro.
Non è qui il caso di soffermarsi sul merito e sul contenuto di questa leggenda. Voglio solo dire che questi due uomini, che a quel tempo erano incarnati nell’odierna Russia, avevano intrapreso insieme l’entusiasmante viaggio alla ricerca del Palladio, a Costantinopoli, dove non riuscirono a conquistarlo, ma conservarono nel cuore il loro entusiasmo.
E ora si poteva davvero vedere come Byron, in modo diverso, volesse conquistare il Palladio come partecipante alla conquista della libertà greca. E se si esamina la vita di Lord Byron, si scopre quanto fosse importante per questa geniale personalità poetica il fatto di aver vissuto un tale entusiasmo in una vita terrena precedente.
E ancora, se ripenso al mio insegnante di geometria, nonostante tutte le sue modeste qualità mi sembrava che le caratteristiche affascinanti e simpatiche che era riuscito a sviluppare fossero dovute a quell’impresa di allora, anche se in quella impresa aveva avuto solo un ruolo secondario. Se avesse partecipato in modo completamente paritario con Lord Byron, sarebbe diventato suo contemporaneo anche nella vita successiva.
Cito questo esempio per farvi vedere che bisogna guardare all’uomo nella sua totalità, per esempio anche ai difetti fisici, se si vogliono indagare i nessi karmici. Se si scopre che una personalità ha una firma spirituale eccezionale in una determinata vita terrena, diciamo che era un grande pittore, non si può concludere in modo astratto che anche nella vita terrena precedente era un grande pittore. Ciò che appare sulla superficie dell’anima sono solo le onde tessute dal karma. Il karma scorre molto più in profondità e ha a che fare con il corpo, l’anima e lo spirito dell’uomo. E bisogna avere uno sguardo d’insieme sulla vita terrena.
A volte, nelle peculiarità della vita umana, il modo in cui una persona muove le dita ci porta a nessi karmici molto più delle sue attività decisive nella vita. Ho già fatto l’esperienza che, in una personalità, sono giunto a intimi nessi karmici attraverso qualcosa di secondario. Mi ha colpito profondamente il fatto che questa persona, che spesso doveva tenere lezioni, prima di iniziare tirasse sempre fuori il fazzoletto e si pulisse il naso. Non iniziava mai le sue lezioni in altro modo: era una peculiarità profondamente radicata. Nell’impressione significativa che ne ho ricavato, si poteva trovare un intento di tornare a cose importanti, a cose significative della vita terrena precedente. Bisogna trovare dei segni, dei segni nell’uomo che spesso indicano qualcosa di significativo: allora si ritrova la via per tornare alle vite terrene precedenti.
Ora, dopo avervi in un certo senso messo davanti agli occhi questo, vorrei richiamare la vostra attenzione su quanto sia interessante dal punto di vista storico la questione del karma. Prendete solo singoli casi concreti.
Prendete ad esempio il caso: nel XVIII secolo compare in modo molto singolare Swedenborg. L’anno scorso a Penmaenmawr ho parlato della peculiarità spirituale di Swedenborg da un punto di vista completamente diverso, ma allora non ho toccato il tema del suo karma.
Swedenborg è una personalità singolare. Vive più di quarant’anni e fino ad allora è uno studioso straordinariamente grande e importante, tanto importante da scrivere molti scritti puramente scientifici che gli scienziati riconoscono come validi; tanto importante che ancora oggi l’Accademia Svedese delle Scienze si occupa di pubblicare i numerosi volumi che non sono ancora stati pubblicati, che sono rimasti in eredità: scritti puramente scientifici. Arrhenius, ad esempio, si occupa della pubblicazione di queste opere scientifiche molto precise, e bisogna dire che deve esserci qualcosa di estremamente poco spirituale se Arrhenius se ne interessa! Quindi nessuno potrebbe dire di Swedenborg, fino ai suoi quarant’anni, che avesse avuto a che fare con qualcosa di spirituale nella sua conoscenza.
Poi improvvisamente comincia – come dicono gli scienziati – a impazzire, comincia improvvisamente a dare grandi descrizioni complete del mondo spirituale, così come lui lo ha visto. Come qualcosa di completamente nuovo, simile a una cometa, appare nella vita di Swedenborg. Ci si chiede: sì, come deve essere stata la sua vita terrena precedente perché potesse emergere qualcosa del genere?
C’è poi una personalità come Voltaire – ne citerò alcune che possono farci riflettere – Voltaire, che appare come una personalità del tutto, direi, incommensurabile. All’inizio non si capisce come quest’uomo, in parte beffardo, in parte pietista, imbrattato con tutti gli unguenti della vita, possa superare la sua epoca e acquisire un’influenza così enorme sulla sua epoca.
E quanto appare ironico il destino! Questo Voltaire esercita un’influenza così grande sul re di Prussia, si svolgono eventi così significativi nel destino della vita spirituale europea attraverso questo legame tra Voltaire e il re di Prussia! Ci si chiede: che cosa c’è in realtà più in profondità nei retroscena dell’evoluzione storica?
E ancora un altro caso può essere sollevato, proprio nel tempo attuale, in cui molte cose emergono in modo molto aggressivo dal fondo dell’esistenza: consideriamo una personalità come quella di Ignazio di Loyola, morto nel XVI secolo, fondatore della Compagnia di Gesù, dell’Ordine dei Gesuiti. Se si considera il curioso destino dell’Ordine dei Gesuiti, ci si deve porre la domanda: in che modo Ignazio di Loyola ha vissuto e, se è già tornato, continua a vivere nell’evoluzione storica dopo aver attraversato la porta della morte per la vita terrena?
Ecco alcune domande che, se possono trovare una risposta, sono sicuramente adatte a far luce sul contesto storico di molti eventi accaduti.
Ciò ha portato, ad esempio, a uno sguardo intuitivo retrospettivo verso un’anima che, nel periodo immediatamente successivo ad Agostino, era stata formata nelle scuole nordafricane, proprio come lo stesso Agostino. Questa personalità, di cui parlo come appartenente al V secolo dell’era cristiana, poté conoscere in Africa, proprio nelle scuole frequentate da sant’Agostino, tutto ciò che derivava dalla scienza manichea, dalla saggezza profondamente orientale, ma in seguito modificata.
Questa personalità giunse poi, nel corso del suo ulteriore peregrinare, in Spagna, dove accolse in sé quella che potremmo chiamare la dottrina cabalistica primitiva, una dottrina cabalistica attraverso la quale si possono intravedere grandi nessi nell’ordine del mondo, cosicché questa personalità poté acquisire in Africa e in Spagna una visione straordinariamente ampia, ma allo stesso tempo di una conoscenza che era in parte già in decadenza, in parte solo in fioritura, che quindi in un certo senso approfondiva l’anima e allo stesso tempo la lasciava confusa.
Questa personalità, dopo essere passata attraverso la porta della morte, entrò, nel corso del suo ulteriore peregrinare, nell’effetto del suo karma, in un determinato punto tra la morte e una nuova nascita, in contatto con un genio particolare, con un’entità spirituale particolare appartenente al mondo di Marte.
Vedete, è così che l’uomo, nel tempo che intercorre tra la morte e una nuova nascita, sviluppa spiritualmente il suo karma successivo, che incorporerà nelle successive vite terrene, insieme ad altre anime umane con cui è in relazione karmica. Ma non solo altre anime umane partecipano allo sviluppo di questo karma, bensì anche entità delle diverse gerarchie spirituali, che ricevono compiti proprio attraverso ciò che l’anima in questione porta con sé dalle vite terrene precedenti.
E così quest’anima di cui sto parlando, attraverso ciò che aveva accolto, fatto, pensato e provato nelle vite terrene precedenti, in particolare nella vita terrena determinante che ho appena descritto a grandi linee, era stata avvicinata, durante lo sviluppo karmico della vita successiva, a un’entità spirituale appartenente ai mondi marziani. Qui aveva acquisito, da un lato, un forte senso di aggressività, ma dall’altro anche un’enorme eloquenza, perché dal cosmo tutto ciò che entra in una lingua viene preparato dalle entità marziane e posto nel karma dell’uomo.
Ciò che si manifesta nel karma dell’uomo sotto forma di eloquenza, arte linguistica, deriva sempre dal fatto che la personalità in questione, a seconda delle sue esperienze karmiche, è entrata in contatto con esseri marziani.
Questa personalità di cui ho parlato, questa individualità che era giunta in prossimità di una particolare entità marziana – che mi interessò al massimo grado quando la conobbi in nesso con quest’anima umana –, riapparve poi nel XVIII secolo come Voltaire. Così Voltaire portava in sé tutto ciò che vi ho descritto riguardo agli uomini nordafricani e spagnoli di una vita terrena precedente; lo portava in sé rielaborato in modo tale che la formazione del karma era avvenuta con l’aiuto di questo essere marziano, di questo particolare genio di Marte.
Se prendete la grande eloquenza di Voltaire, se prendete la sua instabilità in molte cose, se prendete non tanto il contenuto di ciò che ha scritto, quanto piuttosto l’intero atteggiamento e l’habitus del suo operare, allora capirete poco a poco che Voltaire è diventato così sotto gli influssi che vi ho appena descritto come suoi influssi karmici.
E se ora si vede come Voltaire continua a vivere dalla sua precedente vita terrena con il suo senso aggressivo, con la sua eloquenza, con la sua tendenza a deridere tante cose, con la sua insincerità in parte velata, ma anche con un grande entusiasmo per la verità più profonda; se da un lato si considera questo rapporto con la sua precedente vita terrena e dall’altro lo si mette in nesso con questa entità marziana, allora Voltaire, ma ancora di più, da un punto di vista occulto, comincia a interessarci questa esistenza marziana.
Indagare questa esistenza marziana è diventato per me, in un certo momento, un compito preciso. E attraverso questa esistenza marziana è stato a sua volta illuminato ciò che sono gli eventi terrestri.
Nella storia ci colpisce la strana figura di Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù: Ignazio di Loyola, che inizialmente è un soldato, viene abbattuto da una grave malattia e durante questa grave malattia viene spinto a fare ogni sorta di esercizi spirituali, attraverso i quali si riempie di forza spirituale interiore e può porsi il compito di salvare il vecchio cristianesimo cattolico dalle aspirazioni evangeliche che si stanno diffondendo.
Questo Ignazio di Loyola, che riesce a fondare in se stesso, con l’aiuto delle forze che gli derivano proprio dalla gamba ferita – e questo è l’aspetto interessante –, l’Ordine dei Gesuiti, trasferisce in modo molto forte gli esercizi occulti di volontà nella vita religiosa pratica e, in fondo, in modo grandioso – indipendentemente da come ci si possa posizionare al riguardo, non è nemmeno discutibile –, ma in modo grandioso, in modo puramente materiale, attraverso l’allenamento della volontà, vuole rappresentare la causa di Gesù sulla terra e fonda questo Ordine dei Gesuiti.
Chi si avvicina alla vita di Ignazio di Loyola giunge già a una certa ammirazione per questa vita singolare. E ora, se si segue la questione con uno sguardo intuitivo-occulto, si coglie qualcosa di significativo.
Attraverso Ignazio di Loyola è nato questo Ordine dei Gesuiti, che radica il cristianesimo nella vita terrestre e materiale, ma lo radica con una forte forza spirituale. Questo Ordine dei Gesuiti ha una regola che respinge completamente l’uomo moderno, ma che in molti aspetti rappresenta la sua più grande efficacia.
Oltre ai voti monastici ordinari, oltre agli esercizi spirituali, oltre a tutto ciò che i futuri gesuiti devono passare per diventare sacerdoti, l’Ordine dei Gesuiti ha anche la regola di sottomettersi incondizionatamente al comando del Papa romano. Qualunque cosa richieda il Papa, all’interno dell’Ordine dei Gesuiti non ci si chiede cosa se ne pensi: viene eseguita perché si è convinti che attraverso il Papa si manifestino cose superiori e che, in obbedienza incondizionata a Roma, si debbano eseguire gli ordini di questo potere superiore.
Questo è, anche se è una cosa discutibile, un non egoismo che è presente nel gesuitismo, ma che a sua volta significa un enorme rafforzamento della forza; perché tutto ciò che un uomo fa con un enorme sforzo e intensità in un servizio, non per emozione, dà una forza enorme. Questa forza si muove, per così dire, nella nube bassa del materiale, ma è una forza spirituale. È qualcosa di molto particolare.
E ora, se si osservano questi strani, sorprendenti aspetti grandiosi, si giunge alla conclusione che questo stesso genio di Marte, di cui vi ho parlato, che sta alla base della vita di Voltaire, è quello stesso genio che, a partire dal momento in cui Ignazio di Loyola ha varcato la porta della morte, ha accompagnato la vita di Ignazio di Loyola attraverso influssi sovrasensibili. L’anima di Ignazio di Loyola era costantemente sotto l’influsso di questo genio di Marte.
Subito dopo che Ignazio di Loyola ebbe varcato la porta della morte, era completamente diverso dagli altri uomini. Gli altri uomini, non abbandonando il loro corpo eterico subito dopo la morte, ma solo pochi giorni dopo, hanno una breve retrospettiva della vita terrena prima di intraprendere il viaggio attraverso il mondo animico. Ignazio di Loyola ebbe una lunga retrospettiva.
Proprio attraverso questo particolare tipo di esercizi spirituali, che hanno trovato eco nell’anima di Ignazio di Loyola, si è creato un legame particolarmente intenso con il genio di Marte, perché esisteva una sorta di attività, di affinità elettiva tra questo genio di Marte e ciò che stava avvenendo nell’anima di questo guerriero malato, questo guerriero che era stato costretto a letto a causa di una ferita al piede ed era passato dall’essere un guerriero a un uomo che non poteva usare la gamba.
Tutto questo ebbe un’influenza enorme, e se si guarda all’uomo nella sua totalità lo si capisce. Questo portò Ignazio di Loyola in nesso con questo genio di Marte, che però io conobbi in un altro modo. E ciò che si formò attraverso questo nesso fece sì che, per Ignazio di Loyola, non cessasse mai quella significativa retrospettiva che altrimenti gli uomini hanno solo per alcuni giorni dopo la morte: essa continuò per sempre.
In questa retrospettiva sulla sua vita terrena Ignazio di Loyola rimase e poté così assumere un nesso retrospettivo per tutti coloro che lo seguirono nell’Ordine dei Gesuiti. Rimase legato al suo Ordine nella retrospettiva sulla propria vita.
In questa retrospettiva dello stesso Ignazio di Loyola si formarono le forze che tenevano insieme l’Ordine, quelle forze che erano così anomale da determinare anche il destino anomalo dell’Ordine dei Gesuiti: sottomettersi all’obbedienza incondizionata del Papa, nonostante la soppressione dell’Ordine da parte del Papa, nonostante le numerose persecuzioni. Ma anche ciò che i gesuiti stessi compirono nel mondo: tutto questo fu determinato da questo nesso peculiare che ho appena descritto.
Ora, questo esempio mostra anche qualcos’altro, qualcosa che getta una luce brillante su certi nessi storici. Vedete, dopo aver vissuto, Ignazio di Loyola è rimasto sempre vicino alla terra, perché si è vicini alla terra quando si ha questa visione retrospettiva.
Se questa retrospettiva si allarga, non può estendersi su molti secoli, perché in realtà, se si estende su lunghi periodi di tempo, è qualcosa di completamente anormale. Ma nel contesto mondiale accadono sempre cose anormali.
E così, relativamente poco tempo dopo la sua vita terrena, Ignazio di Loyola riapparve nell’anima di Emanuel Swedenborg. Questo è qualcosa di straordinariamente sorprendente, ma allo stesso tempo anche di straordinariamente illuminante.
Prendiamo la luce storica scintillante che si diffonde: l’Ordine dei Gesuiti continuava ad esistere, ma chi lo aveva tenuto insieme fino a un certo momento era diventato una persona completamente diversa, che appariva come l’individualità di Emanuel Swedenborg, cosicché attraverso la spiritualizzazione di Emanuel Swedenborg l’Ordine dei Gesuiti è guidato da impulsi completamente diversi da quelli del suo fondatore.
Nel divenire storico si vedono i fondatori di una cosa, quelle personalità che erano profondamente legate a una cosa, quando si segue il corso karmico, separarsi da questi movimenti e questi movimenti passare a forze completamente diverse. Così si impara che non ha alcun senso storico parlare dell’Ordine dei Gesuiti odierno ricondendolo a Ignazio di Loyola. La storia esteriore lo fa. La conoscenza interiore non può farlo, perché si vede come le individualità si separano dai loro movimenti.
Così alcuni fenomeni storici, in base al loro corso esteriore, vengono ricondotti a questo o quel fondatore; ma se si conosce la vita terrena successiva del fondatore, si sa che egli si è separato da tempo dal fenomeno che ha fondato storicamente. Allora tutta la storia, così come viene presentata, perde semplicemente il suo senso, se si vogliono davvero cogliere i fatti occulti che stanno dietro di essa nell’evoluzione karmica. Questo è un aspetto.
L’altra cosa è questa: l’anima di Ignazio di Loyola, in un organismo che aveva ottenuto la sua salute mentale, la sua immensa salute mentale, attraverso la malattia alle gambe di Ignazio di Loyola nella vita precedente.
E così, inizialmente, quest’anima, che era sempre rimasta vicina alla terra, non poté immergersi nel corpo terreno che le era stato dato ora in Emanuel Swedenborg. Il corpo rimase tale che Emanuel Swedenborg, fino ai quarant’anni, aveva solo un corpo straordinariamente sano con un cervello sano, un corpo eterico straordinariamente sano con un’organizzazione sana, un corpo astrale sano; ma, sviluppando in queste organizzazioni la più alta erudizione del suo tempo, solo con i quarant’anni, dopo lo sviluppo dell’Io, quando entrò nell’evoluzione della Personalità Spirituale, cadde sotto un influsso che era stato solo leggermente represso nei primi quarant’anni della vita di Swedenborg.
Entrò sotto l’influsso di quello stesso genio di Marte di cui ho già parlato, e questo genio di Marte, con tutto ciò che ora sa spiritualmente dell’universo, parla. Perché era lui che ora parlava attraverso Emanuel Swedenborg.
E così il brillante, grandioso, geniale descrittore del mondo spirituale – anche se in immagini discutibili – appare in Emanuel Swedenborg, trasformando in questo modo il grande volere spirituale di Ignazio di Loyola.
È sempre così: se si seguono i nessi karmici concreti, di solito ne viene fuori qualcosa di sorprendente. Ciò che molto spesso si fantastica sulle vite terrene ripetute è proprio fantasia. Le cose, se studiate con precisione, rivelano per lo più aspetti straordinariamente sorprendenti, perché ciò che in realtà si muove come evoluzione karmica da una vita terrena all’altra è in fondo molto, molto nascosto sotto tutto ciò che l’uomo estrinseca tra la nascita e la morte.
Ho voluto mostrarvi questo esempio in una personalità che potete conoscere bene, affinché possiate vedere quanto possa essere nascosto ciò che continua a fluire karmicamente da una vita terrena all’altra. Se si studia questo nascosto, allora si ottengono le vere spiegazioni.
Se osservate la vita di Emanuel Swedenborg, troverete ovunque spiegazioni su cose spiegabili, se conoscete i nessi di cui vi ho parlato.
All’inizio di questo secolo sono stato più volte a Londra. Durante uno di questi soggiorni ho ricevuto un certo orientamento, inizialmente di natura letteraria esteriore, su una personalità straordinariamente significativa. E poiché all’epoca, durante i viaggi, c’erano intervalli di tempo più lunghi di adesso, mi sono fatto dare dalla biblioteca teosofica i libri scritti da questa personalità: Laurence Oliphant.
Laurence Oliphant è davvero una personalità straordinariamente interessante, una personalità che si presenta subito come molto significativa quando si studiano i suoi libri. I libri che trattano delle analogie tra le diverse religioni, delle religioni spirituali e così via testimoniano tutti dell’intensa conoscenza che Laurence Oliphant aveva del nesso tra l’uomo, nei suoi diversi processi fisici e animici, e i misteri dell’universo. E leggendo gli scritti di Oliphant si ha effettivamente l’impressione che qui l’uomo, nella sua vita terrena, sia descritto a partire da profondi istinti cosmici.
E ancora, i processi della vita terrena dell’uomo, che sono in nesso con la nascita, la vita embrionale, la discendenza e così via, sono descritti in modo tale che, alla luce in cui appaiono in Laurence Oliphant, mostrano come l’uomo, in quanto microcosmo, sia meravigliosamente radicato nel macrocosmo.
Lo studio di Oliphant mi portò ben presto ad avere davanti a me la figura del defunto Laurence Oliphant, ma non tanto in modo tale da farmi pensare che si trattasse dell’individualità che vive dopo la morte, quanto piuttosto: dal diventare vivo, dal diventare spirituale di ciò che è contenuto in questi, vorrei dire, cosmico-fisiologici, cosmico-anatomici, emergeva una figura non subito chiara, che poi era presente nelle occasioni più disparate.
Si potevano fare ricerche occulte in questo o quel campo: questa figura, che non potevo collegare in altro modo che al nesso che mi era venuto in mente dalla lettura di Laurence Oliphant, era spesso presente; era semplicemente lì, stava lì. All’inizio spesso non riuscivo a spiegarmi che cosa volesse questa figura, che cosa significassero le sue manifestazioni. Ma dal modo stesso in cui questa figura si manifestava, di cui sapevo con certezza che era l’individualità di Laurence Oliphant, era evidente che questa figura aveva avuto una lunga vita nel tempo tra la morte e una nuova nascita, cioè la nascita di Laurence Oliphant, probabilmente interrotta solo una volta da una vita terrena, che però non era molto significativa per l’altro mondo. Quindi c’era molto in questa personalità di Laurence Oliphant. In breve, questa apparizione della figura di Laurence Oliphant indicava sempre una questione karmica significativa.
Ora, nelle ricerche karmiche era apparsa un’entità spirituale che partecipa all’elaborazione del karma umano, come quella di cui vi ho parlato occasionalmente in riferimento a Voltaire e a Ignazio di Loyola, proprio come un genio di Marte. Si possono conoscere geni di questo tipo nei modi più diversi. Tali geni sono presenti soprattutto quando si tratta di compiere ricerche che mirano proprio a indagare spiritualmente ciò che è dato fisicamente all’uomo nel mondo terrestre.
Ora, questo mi è sempre stato vicino. Già la mia «Filosofia della libertà», tradotta qui in «Philosophy of Spiritual Activity», conduce a considerazioni cosmiche sulla vita volitiva dell’uomo. Queste cose mi sono sempre state molto vicine. E le domande che ora si pongono nell’ambito dei compiti del movimento antroposofico, anche se non si esauriscono in questo, anche se possono esserne solo una parte, conducono a indagini karmiche. E ancora, le ricerche karmiche conducono a geni come questo genio di Marte di cui ho parlato.
Ma tali geni si incontrano anche quando si intraprendono ricerche come quelle che ho accennato e che appariranno prossimamente nel libro che sto elaborando insieme al dottor Wegman nel campo medico, la cui prima parte è ora in stampa. Se si cerca in questo modo la conoscenza iniziatica della natura, si giunge in modo simile ai geni di Mercurio, che si presentano in particolare perché, nel karma degli esseri umani, i geni di Mercurio svolgono un ruolo particolare.
Quando l’uomo attraversa la vita tra la morte e una nuova nascita, sotto l’influsso degli esseri lunari viene prima purificato nelle sue qualità morali. Attraverso i geni di Mercurio, le sue malattie vengono trasformate in qualità spirituali. Così ciò che l’uomo subisce nella vita sotto forma di malattie viene trasformato dai geni di Mercurio, nella sfera di Mercurio, in energie spirituali, in qualità. Questo è un nesso estremamente significativo.
Questo nesso porta poi ad approfondire le questioni karmiche, proprio dal lato che è in qualche modo connesso con il patologico.
Ora, le ricerche che ho appena descritto a Torquay mi hanno portato a conoscere in modo più approfondito uno spirito come quello di Brunetto Latini, il maestro di Dante.
Penetrando in questi mondi spirituali nel modo descritto, è possibile incontrare anche delle individualità nella forma in cui hanno vissuto in un determinato periodo. E così, nel XIII secolo dell’era cristiana, ci si può trovare di fronte Brunetto Latini, il grande maestro di Dante, che aveva ancora una conoscenza della natura in cui essa non era vista in astrazioni come oggi nelle leggi naturali, ma sotto l’influenza vivente di esseri spirituali viventi.
E Brunetto Latini, quando tornò dal suo incarico di ambasciatore in Spagna, trovò sulla via del ritorno alla sua città natale, Firenze, notizie di ogni genere, opprimenti ed eccitanti, ma contrasse anche un leggero colpo di sole. E proprio in questo stato, sotto l’influsso anche delle agitazioni patologiche che stava attraversando, ebbe intuizioni sulla creazione della natura, sulla creazione cosmica, intuizioni sul nesso dell’uomo con il mondo planetario, che sono grandiose e che, direi, sono poi affondate nell’opera imponente della «Commedia» di Dante.
Ma se si segue questo Brunetto Latini, si vede che, in un momento decisivo, quando la conoscenza sta per schiacciarlo, quando gli sembra di poter deviare dalla vera conoscenza verso l’errore, in quel momento Ovidio diventa la sua guida: Ovidio, il vecchio scrittore romano che ha scritto le «Metamorfosi», dove, in modo sobrio, romano, latino, ha accolto grandi intuizioni dell’antica Grecia.
Ora, questo Ovidio, l’individualità di Ovidio, appare in nesso con Brunetto Latini. Se si è afferrato interiormente questo nesso, allora Brunetto Latini appare davvero, nel tempo che precede Dante, insieme all’individualità di Ovidio. Anche Ovidio è lì. E proprio in nesso con le ricerche scientifico-mediche, questo Ovidio si svelò come Laurence Oliphant.
Dopo questa lunga vita, tra l’antico tempo di Ovidio, con il superamento del cristianesimo, solo una volta sulla terra, in un’incarnazione insignificante per il mondo esterno, in un’incarnazione femminile, Ovidio appare di nuovo, trasferito nel tempo moderno in relazione al suo contenuto animico, come Laurence Oliphant.
E non solo Brunetto Latini, ma anche altre personalità del corso spirituale medievale affermano ripetutamente che Ovidio era la loro guida. A prima vista sembra una tradizione che continua a vivere, non è vero?
In realtà, miei cari amici, il vero Ovidio era la guida nel mondo spirituale per molti iniziati, come poi è riapparso come Laurence Oliphant nella magnifica visione cosmico-anatomica e cosmico-fisiologica. Uno degli esempi più brillanti e illuminanti, un esempio di enorme portata, si svela proprio in questo nesso tra Laurence Oliphant e Ovidio.
Continuerò a parlare di queste cose nella prossima lezione.
Ci avviciniamo sempre più alla comprensione di quegli elementi vitali delle singole personalità che possono suscitare un presentimento del valore del karma nell’esistenza personale. Oggi il mio compito sarà quello di raggiungere gradualmente questo obiettivo nel corso di queste conferenze, da un lato indicando come la scienza dell’iniziazione stessa possa esaminare il karma, partendo innanzitutto dall’esperienza del karma, e come l’uomo possa poi, senza la scienza dell’iniziazione ma con un certo senso intimo di osservazione della vita, ottenere un presentimento del funzionamento del karma. Ricordiamo ciò che ho detto sul ricordo e su quelle masse di pensieri che affiorano dalle profondità dell’essere animico, chiamate dalla nostra anima o anche senza essere chiamate, ascendendo liberamente, e che ci danno un’immagine, sì, oscura, più o meno astratta, ma pur sempre un’immagine della nostra esistenza terrena passata, che abbiamo vissuto dalla nostra ultima nascita. In questi giorni abbiamo potuto rivolgere la nostra attenzione a ciò che l’uomo perde quando perde questo ricordo. Egli può ancora agire in modo del tutto intelligente, del tutto comprensibile, ma non agisce in base al nesso della sua intera vita; agisce come se, nel momento in cui inizia ad agire, fosse privo del ricordo della vita precedente, come se fosse venuto al mondo come un essere umano completo, intelligente e ragionevole, ma la sua vita precedente su questa terra non fosse mai esistita per lui. Da ciò vediamo come, per l’esperienza nella coscienza ordinaria attuale, l’io sia ancorato, fondato nel ricordo. Attraverso questo percorso del ricordo, l’io riesce a orientarsi nel corso della vita terrena.
Ma come abbiamo questo ricordo? Confrontiamo questo ricordo con la realtà pienamente vissuta da cui esso scaturisce. Noi viviamo nella vita, la attraversiamo con gioie e dolori, ci ritroviamo intrecciati con tutto il nostro essere nelle nostre esperienze. Ma confrontiamo anche solo una volta questo modo così intenso di essere intrecciati con il proprio essere con il ricordo sfumato che conserviamo nell’anima. Basta prendere un evento significativo della vita, la morte di un amico che ci era particolarmente caro, o la morte del padre o della madre, in un momento in cui, a causa dello stato della nostra anima, viviamo qualcosa di particolarmente profondo. Confrontiamo tutta l’intensità dell’esperienza nel momento in cui viene vissuta con ciò che proviamo dieci anni dopo attraverso i ricordi sfocati che ci tornano alla mente. Eppure abbiamo bisogno di questi ricordi sfocati per sentire la continuità, la solidità interiore, la realtà del nostro io nella vita terrena. Ma non vedete come l’io, che non può esistere nella vita terrena senza il ricordo per la coscienza ordinaria, si sperimenti effettivamente come ombra, come questo io sia ancorato in ciò che in fondo ogni notte sprofonda nell’inconscio? In fondo non sperimentiamo molto intensamente il nostro io nella coscienza terrena ordinaria. Diventa sempre più pensante e concettuale questo vero io della vita non presente, di cui sappiamo tuttavia che è in nesso con l’io odierno. Questa esperienza presente è intensa, ma non è quella che è già passata nella forma del ricordo.
Guardando indietro all’evoluzione dell’umanità dal mistero del Golgota, abbiamo l’impressione che il cristianesimo, l’impulso del Cristo, abbia potuto attecchire solo contro certe resistenze e in nesso con altre correnti spirituali all’interno della civiltà europea e americana. E lo sviluppo, la graduale evoluzione del cristianesimo offre davvero i fatti più curiosi.
Oggi vorrei illustrare questa evoluzione del cristianesimo, accennandola con pochi tratti, in nesso con ciò che deve vivere all’interno della Società Antroposofica; ciò che non solo deve vivere, ma può vivere all’interno della Società Antroposofica, perché coloro che si sentono attratti dall’antroposofia per un impulso interiore sincero oggi hanno questo impulso dal profondo del loro essere.
Se prendiamo sul serio il fatto delle ripetute vite terrene, allora dobbiamo dire: tutto ciò che costituisce un tale impulso interiore – l’impulso di uscire dalle concezioni, dalle abitudini di pensiero della popolazione in cui siamo stati inseriti dalla vita, dall’educazione, dai rapporti sociali, e di avvicinarci a una corrente di pensiero che ci coinvolge più o meno profondamente nell’anima – un impulso così sentito deve avere origine nel karma, nel karma delle vite terrene precedenti.
Ora può succedere, proprio quando si considera la questione del karma in relazione a quelle personalità che si riuniscono nel movimento antroposofico, che queste personalità, in realtà senza eccezioni, prima della loro attuale vita terrena abbiano avuto un’altra vita terrena determinante nel tempo dopo il mistero del Golgota, cosicché esse erano già state inserite, per così dire, nel tempo dell’evoluzione dell’umanità terrena dopo il mistero del Golgota, che sono quindi presenti una seconda volta dopo il mistero del Golgota.
Sorge quindi la grande domanda: in che modo la vita terrena precedente ha influito su queste personalità che ora, spinte dal loro karma, sentono l’impulso a entrare nel movimento antroposofico? In che modo la vita terrena precedente ha agito su di loro in relazione al mistero del Golgota?
Ebbene, già esteriormente, exotericamente, risulta che anche persone profondamente radicate nell’evoluzione cristiana positiva, come sant’Agostino, hanno fatto affermazioni come questa: il cristianesimo non esiste solo da Cristo, ma c’erano cristiani anche prima di Cristo, solo che non venivano ancora chiamati così. Così dice sant’Agostino.
Chi penetra più profondamente nei misteri spirituali dell’umanità, chi può studiare i misteri spirituali dell’umanità con la scienza dell’iniziazione, deve però confermare, nel senso più profondo, una visione come quella che emerge in Agostino. È così. Solo allora nasce il profondo bisogno di imparare a conoscere come ciò che, attraverso il mistero del Golgota, è diventato l’impulso storico del Cristo sulla terra, abbia vissuto in precedenza.
Ora posso oggi, vorrei dire, introdurre questa forma precedente del cristianesimo partendo dalle impressioni che abbiamo ricevuto nei pressi del luogo del nostro corso estivo a Torquay, nel luogo dove ebbe origine la corrente spirituale di re Artù, a Tintagel. Abbiamo potuto osservare le impressioni che ancora oggi si possono ricavare in quel luogo dove un tempo sorgeva il castello della Tavola rotonda di Artù, le impressioni che ancora oggi si possono ricavare dalla magnifica natura che circonda questo castello.
È evidente che in quel luogo, dove ormai restano solo le rovine dell’antico castello di Artù, si può vedere, quasi con gli occhi della mente, come nei secoli, da quando da lì si è sprigionata la corrente di Artù, pietra dopo pietra si sia sgretolata, tanto che ora non resta quasi più nulla della conoscenza degli antichi castelli che furono abitati da re Artù e dai suoi compagni.
Ma se si guarda con l’occhio della mente da quel luogo dove sorgeva il castello, si guarda il mare che si presenta così colorato e increspato, se si guarda là fuori – qui una montagna da un lato, qui il mare dall’altro –, allora si ha l’impressione che l’uomo lì sia in grado di accogliere in sé, in un senso particolarmente profondo, l’essenza elementare della natura e del cosmo.
E se poi si guarda indietro con lo sguardo occulto, si riporta alla mente quel momento, risalente a pochi millenni fa, in cui iniziò la corrente di Artù, allora si vede: gli uomini che vivevano lì, nel castello di Artù – come accade in tutti questi luoghi occulti –, avevano scelto quel luogo perché avevano bisogno degli impulsi che ricevevano, per il compito che si erano prefissati, per tutto ciò che dovevano fare nel mondo, per ciò che si svolgeva davanti a loro nella natura.
Da varie considerazioni in nesso con la formazione del destino dell’uomo, con la formazione del karma, avete già potuto constatare che in realtà questa vita umana risulta incompleta se non si include la vita del sonno nell’auto-osservazione. Ma la vita del sonno rimane effettivamente al di fuori della coscienza. Quando l’uomo riflette su se stesso nella coscienza che gli è propria nella vita odierna, egli guarda indietro e vede in realtà soltanto i giorni; poiché le notti trascorrono inconsciamente, egli le tralascia. Così, per l’uomo che dorme normalmente, dato che oggi non siamo dormiglioni, un terzo della vita rimane escluso. Ma proprio questo terzo è di enorme importanza per la contemplazione del sovrasensibile, della parte dell’uomo nel mondo spirituale. Cerchiamo di rappresentare schematicamente, con pochi tratti, ciò che si intende realmente (viene disegnato). Quando qualcuno raggiunge una certa età, guarda indietro al primo giorno che ricorda, poi frammenta ciò che sta in mezzo: il penultimo giorno, il terzultimo giorno e così via, fino a dove arriva la sua memoria. In mezzo rimangono le notti, che l’uomo non prende in considerazione. Non ricorda in modo tale da dire: ci sono sempre dei periodi intermedi. In realtà dovrebbe farlo. Nella vita odierna l’uomo non giunge a una retrospettiva così precisa; presta troppo poca attenzione alla vita per arrivarvi. Ma se vi giungesse, proprio attraverso ciò che non vede nella retrospettiva, ciò che gli manca nella sua vita, avrebbe una guida, un’indicazione sul karma. E proprio l’osservazione del sonno fornisce indicazioni significative sul karma individuale. Basta soltanto prestare davvero attenzione, anche una sola volta, a quanto siano diversi i due momenti della vita umana: quello del risveglio e quello dell’addormentarsi.
Questa differenza può essere percepita emotivamente con la coscienza ordinaria, ma solo la scienza dell’iniziazione può gettare luce su ciò che appare emotivamente diverso. Il momento del risveglio e quello dell’addormentarsi risultano particolarmente diversi nelle persone un po’ malate o cagionevoli. Queste hanno notato più facilmente dei sani che il momento dell’addormentarsi ha spesso qualcosa di un leggero sentimento di piacere. Il momento del risveglio, quando l’uomo si sente tornare in se stesso, ha invece qualcosa di un leggero sentimento di disagio. Il risveglio è accompagnato dalla gioia solo quando l’uomo rivolge immediatamente la sua attenzione al mondo esteriore e quando il mondo esterno, nella sua coscienza, sovrasta ciò che sale in lui. Il momento del risveglio ha qualcosa di crepuscolare per molte persone, così come il momento dell’addormentarsi. Ma nel momento dell’addormentarsi l’uomo ha la sensazione di trascinarsi dietro gli eventi della giornata vissuta, che diventano sempre più nebulosi e che egli, per così dire, abbandona; diventano sempre più leggeri. Il momento del risveglio ha invece qualcosa di una sensazione di pesantezza, di un sentimento di sollevarsi come da certe profondità dalle quali si risale, portando con sé qualcosa che si introduce nella giornata e che poi si consuma durante il giorno; per questo il risentire interiore al risveglio può avere qualcosa di sgradevole. Si ha una sensazione spiacevole, che può arrivare fino a una sensazione di testa ottusa. Certo, l’uomo di solito non distingue queste esperienze più sottili che può fare su di sé; ma proprio queste esperienze più sottili indicano in modo molto chiaro molte cose della vita umana nel suo complesso.
Che cosa avviene effettivamente nell’uomo? Da un certo punto di vista descriviamo in modo del tutto corretto ciò che avviene: nel letto rimangono il corpo fisico e il corpo eterico; l’Io e il corpo astrale escono nel mondo spirituale quando ci addormentiamo; al risveglio, al mattino, l’Io e il corpo astrale rientrano nel corpo fisico e nel corpo eterico. Ma come avviene tutto questo? Proprio per procedere ulteriormente nella considerazione del karma, oggi vogliamo rappresentare chiaramente alla nostra anima come avvenga realmente questo processo, che inizialmente descriviamo, con una certa ragione, in modo un po’ astratto.
Confrontiamo ciò che ci offre l’esperienza diretta del nostro rapporto con la vita tra la nascita e la morte con ciò che l’uomo deve sentire interiormente riguardo al nesso tra il suo comportamento animico-morale, il suo pensare e il suo agire, e il risultato di questo comportamento animico-morale. È proprio da tali considerazioni che siamo partiti in queste serate e sarà anche in tali considerazioni che confluirà la nostra discussione alla fine. Se da un lato guardiamo al modo in cui le nostre azioni animico-morali scaturiscono dalle nostre intenzioni, dall’intero stato d’animo della nostra anima, vediamo che, se guardiamo a noi stessi con imparzialità, dobbiamo definire una parte delle nostre azioni come moralmente buone, quelle che possono inserirsi nel processo del mondo; le altre azioni come moralmente cattive, moralmente imperfette, quelle che non possono inserirsi animicamente nel processo mondiale.
Ma tutto ciò che accade attraverso l’uomo non può avere solo un significato momentaneo – come ognuno di noi sa bene – così come tutto nella natura non ha solo un significato momentaneo; tutto ha i suoi effetti, le sue conseguenze, tutto diventa causa di qualcos’altro o è effetto di qualcos’altro. La vita umana non si inserirebbe affatto nel corso degli eventi mondiali se ciò che essa porta in sé non fosse causa ed effetto. Ma mentre possiamo essere completamente soddisfatti quando osserviamo nella natura come qualcosa accade a partire dalla sua causa, non possiamo affatto essere soddisfatti del nesso tra il nostro vissuto animico-morale e il corso del mondo. Vediamo come negli eventi fisici non si manifesti alcun nesso immediato tra ciò che dovrebbe diventare il nostro stato animico-morale e ciò che accade realmente nel corso della vita fisica.
E allo stesso modo vediamo, quando lasciamo agire su di noi gli eventi nel più ampio contesto umano, che chi, se si considera la sua anima, appare moralmente e animicamente buono, è colpito da sventure e cose brutte nel mondo, mentre chi è animicamente debole, cattivo, malvagio, può essere colpito da eventi esteriori che non sono in alcun modo una punizione o qualcosa di simile per ciò che vive nella sua costituzione animica. In breve, se osserviamo la natura, non troviamo alcun nesso tra ciò che l’uomo vive, vive come destino, e ciò che è l’essenza, la natura del suo volere; e sarebbe un’illusione del tutto irresponsabile, si potrebbe dire, se l’uomo volesse illudersi, per la sua vita terrena, che il corso della sua vita destinata sia in qualche modo il risultato del suo volere morale. Il malvagio può essere felice, il buono può essere infelice. Queste due frasi riassumono tuttavia ciò che nella vita terrena rende inizialmente incomprensibile questa vita terrena per l’umanità superiore.
E da ciò vedremo come l’uomo, così come è posto nel mondo, non sia in grado di far sì che le conseguenze delle sue azioni si verifichino: il morale rimane, nella vita terrena individuale, uno stato d’animo interiore, un sentimento interiore; non può manifestarsi direttamente nella realtà fisica esteriore. Tuttavia, è vero che lo stato d’animo può manifestarsi come effetto reale dell’umore morale. Possiamo essere interiormente soddisfatti del nostro buon comportamento, anche se ci capita una disgrazia che è in netto contrasto con ciò che abbiamo effettivamente causato; ma ciò che viene prodotto in questo modo rimane comunque interiore, animico. L’uomo deve ammettere che, entro la vita fisica, non è in grado di realizzare esteriormente nel mondo fisico ciò che porta interiormente in sé sul piano animico-morale.
Se consideriamo il karma, come abbiamo fatto negli ultimi giorni, e come le vite terrene precedenti influenzano quelle successive, allora giungiamo a una tale corrispondenza interiore: il nesso tra il dopo e il prima nel campo animico-morale. In poche parole, l’uomo ha qui, nella vita terrena fisica, un’organizzazione che riflette le conseguenze animiche del suo comportamento morale nel suo animo, non lasciandole emergere in una vita terrena. In questa vita terrena l’uomo è impotente a realizzare ciò che porta moralmente nella sua anima. L’uomo è impotente; la sua corporeità fisica esteriore, la sua sostanzialità eterica lo rendono impotente. Nell’esistenza tra la morte e la nuova nascita l’uomo diventa potente quanto è impotente qui nella vita fisica.
Ma se qui, nella vita fisica, il corpo fisico e il corpo eterico lo impediscono, se lo rendono impotente, allora deve esserci qualcosa nell’esistenza tra la morte e la nuova nascita che lo rende potente di realizzarlo fisicamente lì e nelle vite terrene successive. Qui siamo con il nostro corpo fisico e con il nostro corpo eterico entro i regni della natura. Ciò che nella vita terrena fisica dobbiamo prendere dal regno della natura per il nostro corpo fisico e per il nostro corpo eterico ci rende impotenti. Con ciò con cui attraversiamo la porta della morte, con il nostro essere animico-spirituale, dopo la morte diventiamo potenti, perché tra la morte e una nuova nascita, così come sulla Terra siamo collegati con i regni della natura, siamo collegati con le entità delle gerarchie superiori.
Le entità delle gerarchie superiori si dividono infatti in tre regni: quello inferiore, Archai, Arcangeloi, Angeloi; quello medio, Exusiai, Dynamis, Kyriotetes; quello superiore, Troni, Cherubini, Serafini. Nel corso di queste conferenze abbiamo illustrato come l’uomo viva con l’essenza vera delle stelle e quindi con queste gerarchie superiori tra la morte e una nuova nascita. Affinché però l’animico-morale possa manifestarsi nella nostra vita terrena, deve avvenire quanto segue.
Dobbiamo innanzitutto conservare nell’anima, nella verità, ciò che è l’effetto del nostro stato d’animo morale-animico, del nostro stato d’animo emotivo, del nostro stato d’animo volitivo, e dobbiamo aspettare fino a quando, nella vita tra la morte e la nuova nascita, riceviamo l’aiuto delle entità delle gerarchie superiori. Allora ciò che portiamo nell’anima viene prima trasportato attraverso il mondo spirituale, riemerge in una nuova vita terrena e appare nella forma in cui deve apparire.
Cosa saremmo se potessimo realizzare direttamente nella vita terrena ciò che portiamo in noi animico-morale? Non saremmo gli esseri umani della vita terrena. Pensate di portare in voi qualcosa di morale-animico che potete giustamente ritenere dovrebbe creare una situazione mondiale felice, e che ciò accadrebbe se voi poteste realizzarlo. Cosa sareste allora? Sareste un mago, non un essere umano della vita terrena. Perché se qualcosa di spirituale-animico viene realizzato direttamente, si tratta essenzialmente di un effetto magico.
L’uomo, nella sua vita terrena individuale, tra la nascita e la morte nel nostro attuale ciclo mondiale, non è un mago, ma è un mago insieme agli esseri delle gerarchie superiori, in quanto agisce tra la morte e una nuova nascita e continua questi effetti quando, da questa vita tra la morte e una nuova nascita, discende nuovamente nella vita terrena. È lo sviluppo karmico dell’uomo attraverso questi due modi di esistere così diversi, quello terrestre e quello tra la morte e una nuova nascita, che costituisce in effetti il campo in cui l’uomo agisce magicamente.
Se consideriamo l’uomo fisico così come si presenta nella vita esteriore, egli si divide per noi – come ho già indicato alla fine del mio libro Von Seelenrätseln (Enigmi dell’anima) – nell’uomo nervoso-sensoriale, nell’uomo ritmico e nell’uomo metabolico-membranoso. Il ricambio e i membri sono in nesso tra loro; quando usiamo i nostri membri, il ricambio si attiva, deve avvenire: forze nell’uomo devono essere consumate. Il ricambio deve avvenire; anche nell’esperienza interiore deve avvenire il ricambio. Entrambi però sono affini.
Se ora guardiamo innanzitutto al sistema del ricambio dell’uomo, come si estrinseca nel corpo fisico, siamo tentati di considerarlo come il sistema più basso dell’essere umano sulla Terra. Ci sono infatti persone che si definiscono idealiste proprio perché hanno preso l’abitudine di guardare con un certo disprezzo al sistema del ricambio e dei membri. È il sistema più basso, quello che l’uomo idealista e perbene preferirebbe non avere. Ma senza di esso non si può esistere nella vita terrena; è ciò che rappresenta l’uomo nella sua imperfezione nella vita terrena.
Ciò che abbiamo qui è proprio questo: per la configurazione fisico-umana il sistema del ricambio-membro è il più basso e quindi ha poco a che fare con l’essenza umana nella vita terrena, ma è già nella vita terrena collegato con le entità della gerarchia più alta, con i Troni, i Cherubini, i Serafini. Quando camminiamo nel mondo o lavoriamo con le nostre mani, in questa misteriosa attività che si svolge, è presente l’attività dei Troni, dei Cherubini, dei Serafini. Essi rimangono però gli aiutanti quando l’uomo continua la sua vita dopo la morte e continua a vivere tra la morte e una nuova nascita. Lì rimangono aiutanti.
È quindi del tutto errato credere che l’animico-morale provenga dalla testa. In realtà, da un punto di vista superiore, la testa non è affatto un organo così importantissimo dell’uomo. La testa è in realtà più o meno uno specchio del mondo esteriore, e se avessimo solo la testa non sapremmo nulla se non del mondo esteriore. Nella testa si rispecchia semplicemente il mondo esteriore. Le esperienze della testa sono solo i riflessi del mondo esteriore.
Ciò che vive in noi sotto forma di impulsi morali, di impulsi animici, non proviene dalla testa, ma dalla stessa regione in cui si trova il sistema metabolico-membro; non però dalla parte fisica del sistema metabolico-membro, bensì dalla parte animico-spirituale del sistema metabolico-membro, in cui vivono Troni, Cherubini, Serafini.
E così, per ottenere una visione adeguata dell’uomo in questo campo, dobbiamo rappresentarci quanto segue (si disegna): questo terzo membro dell’entità umana, il sistema metabolico-articolare, è inizialmente apparentemente imperfetto, sì, si direbbe indegno dell’uomo in relazione alla sua organizzazione fisica ed eterica. Ma al suo interno c’è qualcos’altro, o meglio, questo sistema è contenuto in qualcos’altro: al suo interno vivono i Troni – sto disegnando solo schematicamente, ovviamente –, al suo interno tessono i Cherubini, al suo interno ardono i Serafini.
Quando l’uomo attraversa la porta della morte, tutto ciò che sta alla base del sistema fisico del ricambio e dei membri si stacca da lui, ed egli rimane con la sua entità Io nel regno in cui già si trovava durante la vita: nel regno dei Troni, dei Cherubini, dei Serafini; poi continua a vivere nel grembo dei Cherubini e dei Serafini. Egli si separa allora da loro, ma essi continuano a formare – come ho già indicato in questi giorni – ciò che era predisposto nell’animico-morale.
L’uomo, come ho già detto, guarda qui sulla Terra verso l’alto, verso il cielo, per intuire ciò che è per lui il superiore, il sovrasensibile spirituale. L’uomo fa questo finché è sulla Terra. Quando l’uomo si trova nella vita tra la morte e la nuova nascita, guarda in basso e vede ciò che diventa il suo comportamento animico-morale attraverso le azioni dei Cherubini, dei Serafini, dei Troni. Quando poi ridiscende sulla Terra, vede che le conseguenze si realizzano; i Cherubini, i Serafini, i Troni collaborano alla realizzazione dello spirituale. Così, dopo aver prestato attenzione a questo fatto, vediamo che l’uomo dalla vita terrena attuale trasmette in modo magico alla vita terrena successiva gli effetti delle sue azioni.
Dopo aver osservato il sistema del ricambio e dei membri, per poter considerare questo, guardiamo ora al sistema polarmente opposto, al sistema dei nervi e dei sensi, che è presente in tutto l’uomo, ma che è localizzato principalmente nella testa; guardiamo alla testa dell’uomo. Attraverso il capo l’uomo sperimenta in realtà solo un riflesso del mondo esterno attuale. I suoi pensieri, le sue rappresentazioni, nelle quali egli, come vi ho detto, è solo e unicamente sveglio, sono in realtà solo riflessi di ciò che è fuori, attraverso la testa.
Ma se si sale alla scienza dell’iniziazione, prima alla conoscenza immaginativa, poi, come sapete, attraverso la conoscenza immaginativa si giunge alla sua trasformazione in conoscenza ispirativa e poi, attraverso la conoscenza intuitiva, si ritorna alle vite terrene precedenti. Allora si guarda alle vite terrene precedenti, ma le si guarda nella loro forma spirituale. Nel mondo spirituale anche la conoscenza è qualcosa di assolutamente reale.
E chi, con una vera conoscenza iniziatica, attraversa questa esperienza di guardare nelle vite terrene precedenti, non ha la sensazione di trovarsi lì, nel 15 giugno 1924, ma si rende presente nel corso delle vite terrene precedenti; non solo guarda dentro, ma guarda indietro a se stesso in tutto il suo essere. Non è uno sguardo astratto e conoscitivo: è una trasformazione, un’unione, un’identificazione con ciò che si era. L’interiorità diventa molto viva, molto mossa ed eccitata quando si ritorna alle vite terrene precedenti. Ma proprio tornando indietro si acquista la possibilità di cambiare il punto di vista della propria concezione del mondo.
Qual è il punto di vista della concezione del mondo esteriore che si ha di solito? Il punto di vista della concezione del mondo esteriore che si ha di solito è la testa. Questa testa, che ha come base l’organizzazione fisica del capo, questa testa che avete avuto nelle vite terrene precedenti, già nella vita terrena precedente, non potete farla diventare il punto di vista della vostra concezione del mondo quando siete tornati alle vite terrene precedenti; non potete farlo, perché non c’è più da tempo, è scomparsa. Solo lo spirituale che viveva nella testa può essere il punto di partenza della concezione del mondo.
L’iniziazione consiste quindi nel fatto che l’uomo, tornando alle sue vite terrene precedenti, si spiritualizza. E in realtà tutta la chiaroveggenza, nel senso migliore del termine, significa un ritorno alle vite terrene precedenti. Essere iniziati significa non rimanere fermi nella vita terrena attuale, ma guardare le cose del mondo con l’uomo che si era nella vita terrena precedente. Mentre nel corso normale del mondo si è un essere così imperfetto nella vita terrena che si vede solo il mondo fisico esteriore, ciò che si era nelle vite terrene precedenti è già diventato chiaroveggente. E di norma, quando si ritorna alla vita terrena immediatamente precedente, si scopre che chi si era lì è in realtà già diventato un essere umano molto più perfetto.
Sì, ma da dove viene il fatto che ciò che si potrebbe essere dopo la vita terrena precedente non è? Da dove viene? Vedete, se l’uomo avesse solo una testa e passasse da una vita terrena all’altra, nella vita terrena successiva sarebbe perfettamente uguale a quella precedente, come ho indicato. Ma non si ha solo la testa, si hanno anche gli altri sistemi. E poiché nel sistema del ricambio e dei membri si ha il principio magico dell’uomo, che a sua volta agisce nel karma, il karma porta la testa dell’uomo da una vita terrena all’altra. Il karma è quindi direttamente efficace nella formazione della vostra testa.
E quando si comincia a sviluppare in questo campo una visione dell’uomo libera da pregiudizi, allora si imparerà a leggere poco a poco nella fisionomia della testa dell’uomo molto del suo karma. E ancora: guardare questa testa dell’uomo, così come viene vista oggi con la coscienza comune, è proprio come prendere il Faust di Goethe e cominciare: «H-a-b-e n-u-n a-c-h», perché si può solo sillabare, non leggere; non si può dire «Habe nun, ach». Ma quando si è imparato a leggere, allora si può dire: «Habe nun, ach», perché si può leggere. Si compenetrano questi strani segni che stanno lì e si comprende questa lettura.
Ve l’ho già detto: ciò è dovuto al fatto che, mentre altrimenti si percepirebbero sempre solo circa trenta forme diverse di lettere in tutti i libri, in un libro si ha il Faust di Goethe, in un altro la Logica di Hegel, in un terzo la Bibbia e così via. Il fatto che si possa avere questo deriva semplicemente dal fatto che si è imparato a leggere. Allo stesso modo si può imparare a leggere in ciò che ci circonda nella vita. E il passaggio dalla sillabazione della forma della testa umana alla lettura del suo interno conduce poi ai segreti del karma della persona in questione.
Così possiamo dire che ciò che è visibile nella forma della testa diventa visibile, realmente visibile all’esterno: ogni uomo ha la propria testa, nessuno ha esattamente la stessa forma della testa di un altro. Sebbene gli uomini spesso si assomiglino, nel loro karma sono dissimili. Nella formazione della testa si manifesta il karma del passato dell’uomo per la visione fisico-sensibile; nel sistema del ricambio e dei membri si manifesta il karma futuro: esso è lì nascosto spiritualmente, invisibile. Così, quando parliamo spiritualmente dell’uomo, possiamo dire: l’uomo consiste, da un lato, nel rendere visibile il suo karma passato e, dall’altro, nel portare invisibile in sé il suo karma futuro.
Così possiamo elevarci a una contemplazione interiore-spirituale dell’uomo. Se consideriamo l’uomo nel suo sistema metabolismo-membri, solo il fisico e l’eterico sono inferiori; nel sistema metabolismo-membri vivono le entità della gerarchia più alta. Se passiamo alla testa, essa è certamente, in senso fisico-sensibile, la parte più perfetta dell’uomo, perché porta in sé, in modo esteriore e visibile, ciò che agisce spiritualmente dalle vite terrene precedenti – infatti è anche quella che solitamente si apprezza di più –, ma non lo è in senso spirituale. Infatti, mentre nel sistema del ricambio-membri vivono i Troni, i Cherubini, i Serafini, nel sistema della testa vivono gli Archai, gli Arcangeli, gli Angeli.
Sono loro che stanno essenzialmente dietro tutto ciò che sperimentiamo con la nostra testa nel mondo fisico-sensibile. Essi vivono in noi, nel nostro sistema della testa; agiscono dietro la nostra coscienza, incontrano gli effetti del mondo puramente fisico-sensibile e li rispecchiano, e noi diventiamo coscienti solo delle immagini riflesse. Ciò di cui diventiamo coscienti nel sistema della testa è solo l’apparenza delle azioni degli Archai, Arcangeloi, Angeloi in noi (viene disegnato). Se devo continuare lo schema, devo dire: nel sistema della testa dell’uomo, all’altro polo, agiscono Archai, Arcangeloi, Angeloi.
Per le entità spirituali, che potrebbero essere denominate anche con altri termini, utilizzo sempre i termini della vecchia concezione cristiana del mondo, che aveva ancora la sua spiritualità, il suo spirituale.
Tra il sistema nervoso-sensoriale, che è prevalentemente ancorato nella testa, e il sistema del ricambio, l’uomo porta il sistema ritmico. In questo sistema ritmico vi è ciò che avviene tra i polmoni e il cuore. In tutto questo vive la gerarchia degli Exusiai, Dynamis, Kyriotetes.
Quindi, anche alla fine di queste considerazioni sul karma, si apre nuovamente la comprensione che l’uomo è in un certo senso aperto in avanti verso i tre regni della natura che sono qui sulla Terra, ed è aperto all’indietro verso i regni spirituali sovrapposti delle gerarchie. E come qui sulla Terra il suo corpo fisico lo accoglie e gli impedisce di realizzare in modo magico la sua vita animico-etica, così dopo la morte il mondo delle gerarchie lo accoglie e gli permette di estrinsecarsi in modo magico, per le prossime vite terrene, ciò che non ha realizzato magicamente in una vita terrena.
Quando l’uomo passa da una vita terrena all’altra, se si evolve in modo regolare, svilupperebbe in ogni caso, con il sistema della testa della vita terrena precedente, la chiaroveggenza; gli Archai, gli Arcangeloi, gli Angeloi lo porterebbero nella chiaroveggenza. Perciò l’uomo, se comprende veramente lo spirituale, ciò che si può chiamare chiaroveggenza – senza che con ciò si intenda qualcosa di superstizioso o di ciarlatanesco –, deve, nonostante sia avanzato nel mondo esteriore fino alla sua vita terrena attuale, in un certo senso collocarsi nella sua vita terrena precedente con una disposizione cosmica.
Se dunque qualcuno vive, diciamo, nel ventesimo secolo, egli si serve di quel corpo – e per la conoscenza deve poi servirsi della testa – che il ventesimo secolo può dargli. Egli non può quindi essere chiaroveggente. Supponiamo però che venga trasferito in una vita terrena precedente, per esempio nel decimo o nell’undicesimo secolo, e che attraverso gli esercizi dell’anima, ora, in questo tempo del ventesimo secolo, si riporti a ciò che era allora: allora non sarebbe più chi era allora, ma avrebbe spiritualmente determinato, con la propria forza, di essere ora, per il ventesimo secolo, chi era allora; e lì è proprio la personalità chiaroveggente.
Questo può portare alla chiaroveggenza per la conoscenza dell’iniziazione entro la vita nel mondo fisico. Ma se si guarda nella vita umana, allora si manifesta realmente, davanti alla conoscenza chiaroveggente, che negli impulsi più profondi della natura umana, nei fondamenti più profondi dell’anima, ciò che era in una vita terrena precedente rivive in un’altra forma. A questo proposito si possono fare molte esperienze, e se si vuole davvero avvicinarsi seriamente a cose come l’azione del karma, è necessario rendere la vita terrena più intima dal punto di vista animico-spirituale di quanto non si faccia di solito.
Vorrei illustrare ciò che ho detto con un esempio. Voi sapete, dal modo in cui ho citato tali esempi, che essi sono stati effettivamente tratti da una ricerca spirituale responsabile. Vorrei citare un esempio.
Un’individualità umana viveva ancora poco prima della fondazione del cristianesimo nell’Oriente europeo-asiatico con il compito, che all’epoca poco soddisfaceva l’anima umana – era il tempo in cui ancora regnava la schiavitù –, di sorvegliare un certo numero di schiavi che appartenevano a un signore, a un proprietario. La scienza occulta ci introduce in una situazione in cui un’anima umana di quel tempo, incarnata nel corpo di un sorvegliante di schiavi, doveva eseguire tutto ciò che il duro padrone di questi schiavi le ordinava. Gli schiavi avevano a che fare innanzitutto con il sorvegliante. Tra gli schiavi e questo sorvegliante si svilupparono rapporti morali.
Ma in realtà c’è un forte dissidio nell’anima di questo sorvegliante. È contrario a eseguire le misure spesso dure e crudeli che gli vengono imposte dal suo padrone. Lo fa comunque perché è abituato a questo rapporto, perché all’epoca era naturale comportarsi così. Pensateci: oggi le persone sono sempre come vorrebbero essere? Non riflettono sul fatto di essere come dovrebbero essere. In questo modo mentono a se stesse sulla disarmonia tra ciò che sono e ciò che vorrebbero essere.
Questa anima non era quindi ciò che avrebbe dovuto essere, ma in fondo provava profonda compassione, profondo amore per tutti gli schiavi infelici sui quali doveva compiere le sue crudeltà. Ma per, direi, abitudini sociali, faceva molte cose brutte agli schiavi. In questo modo diventava corresponsabile, mentre il responsabile principale era naturalmente colui che era il padrone e proprietario degli schiavi.
Entrambe le individualità tornarono nel Medioevo, questa volta come coppia sposata. L’ex proprietario degli schiavi tornò in un’incarnazione maschile, il sorvegliante degli schiavi in una femminile. Quest’uomo nel Medioevo, che era la reincarnazione dell’ex proprietario degli schiavi, aveva una posizione non proprio piacevole in una sorta di comunità rurale. Era in un certo senso una specie di poliziotto. Tutto ciò che accadeva in quella comunità veniva scaricato sulla sua gobba. Si trovava in una situazione davvero molto brutta.
E se si approfondisce il perché, si arriva alla seguente conclusione: questi abitanti del villaggio erano in gran parte gli schiavi che lui aveva posseduto in passato e che aveva fatto trattare in quel modo dal suo sorvegliante. Karmicamente, ora si era verificata questa situazione: colui che era il proprietario era diventato un funzionario di grado superiore, ma era diventato il boia del villaggio, su cui veniva scaricato tutto, e quindi anche su sua moglie. Ma allo stesso tempo, poiché questa moglie soffriva tutto ciò che gli schiavi, trasformati in membri della comunità del villaggio, scaricavano sul marito, il karma si compiva anche tra questa moglie, che in passato era il sorvegliante degli schiavi, e il proprietario degli schiavi. Il legame tra i due si sciolse.
I legami tra questi due erano sciolti, ma non ancora tra questo sorvegliante degli schiavi, che ora era apparso in incarnazione femminile, e la comunità del villaggio. Questi si riunirono nuovamente nel XIX secolo. L’ex sorvegliante degli schiavi, che in un certo senso aveva sistemato il suo rapporto con il suo ex padrone, apparve come il grande pedagogo Pestalozzi, e quelli che erano stati suoi schiavi apparvero come coloro ai quali egli ora, in qualità di pedagogo, faceva del bene.
Sì, è proprio così. Queste cose non devono essere viste solo con il freddo intelletto, ma con il cuore, con il sentimento e con l’amore, ma in modo tale che il sentimento, il cuore e l’amore diventino chiari e luminosi come altrimenti è solo l’intelletto, e possa svilupparsi una conoscenza reale. L’intelletto può sviluppare solo le immagini della natura esterna, e se si crede di arrivare a qualcosa di diverso dall’immagine della natura, ci si sbaglia. Questo qualcosa di diverso lo si può avere solo quando il cuore, il sentimento e l’amore diventano forze conoscitive.
Solo riportandosi indietro nell’evoluzione karmica nel modo indicato si giunge gradualmente a comprendere come agisce il karma. Ma allora tutta l’anima deve partecipare. Per questo ciò che emerge da tali discussioni sul karma deve afferrare l’intero essere umano.
Vedete, queste cose devono avvenire affinché l’anima si integri profondamente nel movimento antroposofico. Recentemente sono stato davvero profondamente afferrato. Ho dovuto recitare a Dornach ciò che vi ho raccontato ora su Pestalozzi, e poi ho avuto l’occasione di visitare un’autorità di Basilea insieme a un altro membro della Presidenza di Dornach. Nella sala d’attesa c’era un quadro, il quadro famoso, che anche l’altra persona che era con me aveva già visto molte volte: Pestalozzi con i bambini. Ma questo amico della Presidenza esoterica di Dornach rimase profondamente colpito da questo quadro e disse: se si guarda l’immagine, che è tratta dall’essenza di Pestalozzi, la situazione non avrebbe potuto svolgersi diversamente da come è rappresentata dall’antroposofia.
Vedete, sono proprio queste le cose che dovrebbero esserci più spesso, che potrebbero davvero portare nell’esperienza immediata ciò che proviene dalle intuizioni antroposofiche. Per questo motivo le discussioni sul karma, che ho potuto tenere tra voi con mia grande soddisfazione, non possono pretendere di essere comprese solo in modo intellettualistico; ma tutto ciò che è stato discusso in questi otto giorni non fa appello solo al vostro intelletto, bensì anche al vostro cuore, al vostro intero animo. E solo quando riassumerete ciò che ho detto sulla reincarnazione delle personalità storiche, sulla considerazione del karma individuale, sull’influenza del sonno e della veglia nello sviluppo del karma, e lo lascerete agire nel vostro cuore e nella vostra anima, allora da queste considerazioni potrà scaturire una comprensione completa degli effetti del karma nelle singole personalità umane.
Questo inserire nell’intero essere umano ciò che oggi si tende a considerare solo intellettualistico è l’unica cosa che può aiutare la nostra civiltà in declino. Cosa dice oggi l’orientale dell’uomo occidentale? L’orientale oggi non ha una spiritualità che possiamo semplicemente fare nostra, ma una spiritualità che nei tempi antichi guardava davvero in profondità nel mondo spirituale. Ne ha solo tracce, ma nella sua anima ha ancora il sentimento di ciò che un tempo era presente in Oriente: una convivenza con lo spirito che vive in tutte le cose. Questo lo possiede chi non è immerso nel materialismo.
Uno di questi orientali, che aveva un sentimento proprio per l’essenziale della spiritualità che vive nella saggezza orientale, guardando la civiltà occidentale disse: «Che cosa c’è di peculiare in essa? È peculiare il fatto che abbia solo una facciata e non fondamenta. La facciata sorge direttamente sul terreno, mancano le fondamenta». E continua dicendo: «Sì, l’uomo occidentale, in tutto ciò che appartiene alla sua civiltà, in quasi tutto, parte dall’Io, dall’Io racchiuso in una sola vita terrena, da ciò che agisce in modo tale che, così come lo percepiamo, non è realtà. Questo è realtà solo quando esce da sé stesso e conduce alle vite terrene successive».
L’orientale vede il permanere in vite terrene successive come le fondamenta e il rimanere nell’Io, racchiuso tra la nascita e la morte, come la facciata. Non abbiamo visto oggi che l’uomo, quando guarda nel mondo spirituale, guarda di nuovo al passato? Quando guarda di nuovo all’evoluzione karmica in senso magico, deve basarsi sul punto di vista delle vite terrene che si susseguono. Lì l’Io si amplia, lì l’Io non è più egoistico. L’orientale dice che l’europeo può trovare l’Io solo entro la nascita e la morte; questo è ciò che egli chiama l’egoismo degli europei.
Per questo dice: l’europeo, e in generale la civiltà occidentale, ha una facciata e non ha fondamenta, e se continua così, se la civiltà occidentale rimane solo all’Io che vive tra la nascita e la morte, allora un giorno potrebbe verificarsi la situazione che, poiché la facciata non ha fondamenta, le singole pietre della facciata cadono. In realtà, in molte anime degli orientali, poiché vivono molto nell’immaginazione, è sorta questa immagine delle pietre che cadono dalla facciata che non ha fondamenta.
Proprio la comprensione di cose come quelle che abbiamo considerato in questi giorni qui ridà fondamenta, conduce oltre la mera facciata. Guardare al karma che conduce da una vita terrena all’altra porta l’uomo fuori dalla sua attività limitata, ristretta, che si protende solo in una vita terrena. Oggi, che devo tenere l’ultima conferenza tra voi, vorrei porre davanti alla vostra anima questa visione del compito storico-culturale dell’antroposofia. Se essa, continuando ad agire nelle vostre anime, vi aprirà molte cose, allora queste anime contribuiranno a gettare le fondamenta per una facciata autentica, intrinsecamente autentica e solida della civiltà occidentale.
L’orientale ha sempre bisogno di aggiungere qualcosa quando dice qualcosa come quello che vi ho detto. In realtà non ho nulla da aggiungere: le cose sono già state dette molte volte dagli orientali. Quando l’orientale dice una frase del genere, intende dire: l’Occidente si è allontanato troppo dallo spirito, non riesce più a trovare le fondamenta; l’Oriente deve aggiungere ciò che ha ancora dai tempi antichi affinché la civiltà terrena non vada completamente in rovina.
Saranno proprio gli sforzi come quelli dell’antroposofia a determinare se questo terribile destino, che oggi tutti gli orientali illuminati profetizzano per la civiltà occidentale, potrà essere scongiurato. Occorre la buona volontà di penetrare nel mondo spirituale per riportare questo spirituale nei cuori e nelle menti degli uomini. Una comunità umana che si riunisce per compiere un tale lavoro spirituale, come avete fatto voi ora, ha quindi compreso la questione nel senso giusto solo se da essa nasce il compito di lavorare con tutta la forza della volontà a disposizione dell’anima affinché l’umanità possa nuovamente sperimentare lo spirituale.
E in queste conferenze mi è importato proprio questo orientamento verso l’esperienza spirituale con il sentimento, quindi verso il morale-comprensivo. Per questo ho voluto riempire proprio così le ore in cui abbiamo potuto stare ancora una volta insieme. Ma l’antroposofia dovrebbe prendere sul serio lo spirituale in ogni momento, in ogni istante, non solo in ogni ora. Dovrebbe quindi anche rendere vera la frase: quando siamo insieme nello spazio, siamo fisicamente insieme, ma poiché vediamo attraverso lo spirituale, sappiamo che siamo insieme anche quando ci separiamo fisicamente.
Per questo oggi, sapendo che alcuni devono già tornare indietro, già dopo questa conferenza, vi saluto dicendo: vogliamo essere veri antroposofi rimanendo uniti nelle anime attraverso lo spirito che ci rende vivi dalla nostra concezione del mondo, anche quando siamo separati nello spazio. Salutiamo noi che ora ripartiamo i nostri amici del ramo di Breslavia dicendo loro: anche noi vogliamo ripensare a ciò che abbiamo potuto elaborare insieme a loro per la nostra anima e per le anime degli altri uomini. Vogliamo sentirci uniti a loro anche quando avremo lasciato questi luoghi e portiamo con noi la nostalgia che anche gli amici di Breslavia pensino a coloro che hanno potuto soggiornare tra loro in questo periodo con profonda soddisfazione.
In memoria di Frater Stefano Ravaglia
anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.
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