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O.O. 13

La Scienza Occulta nelle sue linee generali

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1°Prefazione di Rudolf Steiner alla quarta edizione

Chi si accinge a descrivere i risultati ottenuti da un’indagine spirituale scientifica di questo genere, come quelli esposti in questo libro, deve anzitutto tenere a mente che, all’epoca attuale, questa specie di ricerche è ritenuta impossibile dalla maggior parte delle persone. Qui infatti verranno dette cose che un modo di pensare, oggigiorno considerato rigorosamente esatto, afferma «dovere probabilmente restare sempre insolute per la mente umana». Chi conosce e sa apprezzare le ragioni che spingono tante persone serie a tale affermazione, sente sempre nuovamente il desiderio di cercare di dimostrare quali siano i malintesi su cui si basa la convinzione che alla conoscenza umana sia vietato l’accesso ai mondi sovrasensibili.

Due considerazioni si affacciano. Primo: nessun’anima umana, dopo profonda riflessione, potrà continuare a lungo a negare che le questioni più gravi sul significato e l’importanza della vita dovrebbero rimanere insolute se non fosse possibile accedere ai mondi sovrasensibili. Si potrà illudersi teoricamente al riguardo; nell'intimo dell'anima, però, non ci si accontenta di tale illusione. Chi non vuole dare ascolto all’intima voce dell’anima respingerà qualsiasi comunicazione sui mondi sovrasensibili; tuttavia, vi sono degli uomini – e il loro numero non è esiguo – che non riescono a ignorare queste insistenti richieste interiori e che continuano a bussare alle porte che, secondo gli altri, impediscono l’accesso all’incomprensibile.

Secondo: le considerazioni di un pensiero rigorosamente esatto non vanno affatto disprezzate; chi le apprezza, ne riconosce tutta l’importanza quando sono serie. Lo scrittore di questo libro non vorrebbe essere accusato di aver sottovalutato l’enorme lavoro mentale impiegato per determinare i limiti dell’intelletto umano. Non è possibile svalutare tale lavoro intellettuale con semplici frasi retoriche sulla «saggezza accademica» e simili; in molti casi esso deriva da una vera comprensione della conoscenza e da un acuto discernimento. Si deve anzi ammettere che sono state addotte ragioni per dimostrare che la conoscenza attualmente considerata scientifica non può penetrare nei mondi sovrasensibili e che, sotto un determinato aspetto, queste ragioni sono irrefutabili.

Tale affermazione è ammessa senza difficoltà dallo scrittore di questo libro; potrà perciò sembrare strano che egli si accinga comunque a fare delle comunicazioni sui mondi sovrasensibili. Sembrerebbe doversi escludere che si possano ammettere, sotto un determinato aspetto, le ragioni addotte per dimostrare l'impossibilità di penetrare nei mondi sovrasensibili e, nel contempo, si continui a parlare di questi mondi; tuttavia, tale atteggiamento è possibile, nonostante ci si renda conto dell'apparente contraddizione. Non tutti sono in grado di penetrare nelle esperienze che si attraversano quando ci si avvicina alle regioni sovrasensibili con l’intelletto umano. Quelle esperienze ci rivelano che, sebbene le prove intellettuali possano essere irrefutabili, ciò non significa che siano necessariamente decisive per giudicare della realtà. Invece di cercare spiegazioni teoriche, proveremo a fare un paragone. Benché i paragoni non abbiano valore di prova in sé, spesso aiutano a chiarire quello che si desidera esprimere.

La conoscenza umana, così come si manifesta nella vita di tutti i giorni e nella scienza comune, è realmente costituita in modo tale che non può penetrare nei mondi sovrasensibili. Questo può essere dimostrato senza tema di smentita, ma tale dimostrazione, per un determinato livello della vita animica, può avere lo stesso valore del voler dimostrare che l’occhio normale dell’uomo non può penetrare con la sua capacità visiva fino alle più minute cellule di un essere vivente o fino alla natura degli astri lontani. L’affermazione che la capacità visiva normale non penetra fin dentro alle cellule è altrettanto giusta e dimostrabile quanto quella secondo cui la conoscenza ordinaria non può penetrare nei mondi sovrasensibili. Tuttavia, il fatto che la capacità visiva normale non arrivi a penetrare nelle cellule non esclude affatto che esse possano essere indagate. Perché dunque partire dalla dimostrazione che la capacità conoscitiva normale deve arrestarsi davanti ai mondi sovrasensibili per dedurne che sia impossibile investigarli?

È facile immaginare il sentimento che questo paragone potrà destare in molte persone e partecipare al dubbio che potrà sorgere in alcune di esse riguardo al fatto che l’autore di un siffatto paragone non si renda affatto conto della serietà del lavoro intellettuale sopra descritto. Nondimeno, chi scrive queste righe non è soltanto convinto della serietà di tale lavoro intellettuale, ma ritiene anzi che esso sia da annoverarsi fra le più nobili attività dell’umanità. Dimostrare che la capacità visiva dell’uomo non può arrivare senza aiuto a penetrare nelle cellule sarebbe certamente un'impresa vana; ma riflettere con rigore sulla natura del pensiero stesso è un lavoro necessario per la mente. È naturale che chi si dedica a questo lavoro non si accorga che la realtà può confutarlo. La prefazione di quest’opera non si presta all’esame di tutte le «confutazioni» mosse alle prime edizioni da persone che non hanno compreso la finalità del libro o che hanno indirizzato i loro attacchi infondati contro la persona dell’autore. È però necessario affermare con forza che il libro non potrà essere accusato di disprezzare il lavoro scientifico serio se non da chi si rifiuti di comprendere l’intenzione di ciò che vi è scritto.

La facoltà conoscitiva dell’uomo può essere rafforzata, così come può essere rafforzata la capacità visiva degli occhi. I mezzi che servono a rafforzare la conoscenza sono di natura spirituale: processi interiori, puramente animici, costituiti da ciò che viene descritto in questo libro come meditazione, concentrazione (contemplazione). La vita animica normale è vincolata agli strumenti del corpo; la vita animica rafforzata se ne libera. Alcuni pensatori dell'epoca attuale troveranno assurda una tale affermazione, perché sembra poggiare sull'illusione. Per loro sarà facile dimostrare che «ogni vita animica» è legata al sistema nervoso.

Ma chi sa apprezzare il punto di vista dal quale questo libro è stato scritto, comprende completamente queste dimostrazioni; comprende coloro i quali giudicano superficiale l’opinione che possa esistere una vita mimica indipendente dal corpo e sono completamente convinti che tali esperienze dell’anima presentino un rapporto con il sistema nervoso che il «dilettantismo spirituale-scientifico» però non sa scoprire.

Su questo argomento vi sono determinate abitudini mentali – assolutamente comprensibili – che si oppongono nettamente a quanto viene descritto in questo libro, e non vi è speranza, per ora, di arrivare a un’intesa con molte persone. A questo proposito, sarebbe auspicabile che la cultura attuale non condannasse più come fantastico e illusorio ogni metodo di ricerca che si discosta dal proprio. D'altra parte, si può già constatare il fatto che molte persone sono capaci di comprendere il metodo d'indagine sovrasensibile esposto in questo libro e si rendono conto che il significato della vita non può essere spiegato con parole generiche sull'anima, sul Sé, ecc., ma che esso non può essere rilevato che dallo studio sincero dei risultati della ricerca sovrasensibile.

Con un senso di sincera soddisfazione e non per vanità, l’autore di questo libro ha sentito la necessità di pubblicare questa quarta edizione dopo un tempo relativamente breve. Non può vantarsene, perché è ben consapevole delle imperfezioni di questa nuova edizione e di quanto sia ancora lontana dal rappresentare una concezione cosmica sovrasensibile nelle sue linee generali. In questa occasione l’intero libro è stato nuovamente rivisto e in esso sono state introdotte numerose aggiunte e spiegazioni nei punti più importanti. Spesso, però, l’autore ha avvertito la limitatezza dei mezzi di espressione a sua disposizione rispetto alle rivelazioni della ricerca sovrasensibile; gli è stato appena possibile indicare una via attraverso cui è possibile arrivare alle rappresentazioni degli eventi esposti in questo libro riguardanti l’evoluzione di Saturno, del Sole e della Luna. In questa edizione è stato brevemente trattato un importante punto di vista su questo argomento. Le esperienze in questo campo differiscono così profondamente da quelle nel campo dei sensi che la descrizione di esse costringe a una continua ricerca di termini e di espressioni, purtroppo soltanto relativamente adeguati.

Presentazione alla impossibilità di esprimere talune cose con aride parole. Difatti, il modo di descrivere l’evoluzione di Saturno è diverso da quello con cui viene descritta quella del Sole e della Luna, ecc.

Nella seconda parte del libro, dedicata alla «conoscenza dei mondi superiori», sono state introdotte molte aggiunte e ampliamenti ritenuti necessari dall'autore, che ha tentato di descrivere in modo evidente il genere di processi animici interiori grazie ai quali la conoscenza si libera dai limiti imposti dal mondo sensibile per poter accedere al mondo sovrasensibile. L’autore ha cercato anche di dimostrare che, sebbene questa esperienza venga acquisita per virtù di mezzi e vie interiori assolutamente specifici, non ha però un significato puramente soggettivo per il singolo uomo che l’acquista. Questa descrizione tenta di dimostrare che la singolarità e la peculiarità personale vengono eliminate nell’anima e che essa arriva a esperienze che sono dello stesso genere per ogni uomo, a patto che l’evoluzione si svolga in modo giusto attraverso le sue esperienze soggettive. Soltanto quando la «conoscenza dei mondi sovrasensibili» viene concepita con queste caratteristiche, siamo in grado di distinguerla da tutte le esperienze semplicemente soggettive del mistico, ecc. – Di tale misticismo si può dire con certezza che è una vicenda puramente soggettiva che riguarda il mistico stesso. La disciplina spirituale scientifica dell’anima, come qui viene intesa, aspira invece a esperienze obiettive che, appunto, hanno un valore evidente generale, sebbene la loro verità venga riconosciuta del tutto interiormente. A questo proposito, è molto difficile trovare un accordo con il modo di pensare della nostra epoca.

Per concludere, l’autore desidera far notare anche ai lettori più benevoli che sarebbe bene accogliere le comunicazioni fatte in questo libro per quel tanto che danno di contenuto proprio. Oggigiorno, è diffusa la tendenza a dare ai diversi movimenti spirituali nomi tratti dall’antichità e, per molte persone, tali nomi ne accrescono il valore. Ma ci si potrebbe chiedere: «Quale vantaggio possono trarre le comunicazioni di questo libro se vengono chiamate "rosicruciane" o con altro nome?». Quello che veramente importa è lo scopo a cui tendono: gettare, cioè, uno sguardo nei mondi super-sensibili, perché da questo punto di vista gli enigmi del destino umano e dell’esistenza umana possano essere osservati al di là dei limiti della nascita e della morte. Non si tratta di un tentativo di conformare il metodo a questa o a quella antica denominazione, ma di un tentativo verso la verità.

D'altra parte, la concezione dell'universo descritta in questo libro è stata oggetto di particolari designazioni anche con intenzione ostile. A prescindere dal fatto che le critiche mosse all’autore sono assurde e obiettivamente false, l’indegnità di tali critiche emerge dal fatto che screditano una ricerca completamente indipendente della verità, in quanto non esprimono un giudizio autonomo, ma cercano d’imporre ad altri come proprio giudizio una critica da essi inventata o arbitrariamente tratta e sviluppata da questa o da quella fonte. Per quanto queste parole siano necessarie di fronte ai numerosi attacchi diretti contro l’autore di questo libro, tuttavia, in questo luogo, non sembra conveniente aggiungere altro in proposito.

Scritto nel giugno 1913.

Rudolf Steiner.

2°Carattere della scienza occulta

Al giorno d’oggi, le parole «Scienza occulta» producono su uomini diversi impressioni assolutamente opposte. Su alcuni agisce con un fascino quasi magico, quasi come l’annuncio di ciò verso cui sono attratti dalle più intime forze dell’anima; per altri ha invece un effetto repulsivo, che provoca sprezzo, scherno o sorriso di compassione. Per alcuni la scienza occulta rappresenta l’obiettivo più alto dell’aspirazione umana, quasi il coronamento di ogni altro sapere e di ogni altra conoscenza; per altri, invece, che con grande serietà e con nobile amore per la verità coltivano ciò che per loro è la vera scienza, rappresenta un ozioso vaneggiamento, una fantasticheria, una forma di superstizione. Per alcuni è come una luce senza la quale la vita non avrebbe valore; per altri è un vero pericolo spirituale che può condurre alla perdizione anime deboli e menti immature. Fra questi due opposti punti di vista, si trovano tutti i possibili gradi intermedi.

Chi ha sviluppato un certo distacco critico nei confronti della scienza occulta e dei suoi seguaci e oppositori, può provare un senso di straniamento nel vedere uomini che, in molti aspetti, possiedono indubbiamente un senso di libertà, diventare intolleranti appena si tratta di quest’indirizzo spirituale. Un giudice imparziale non può fare a meno di riconoscere che ciò che attrae molti seguaci della scienza occulta (o occultismo) non è altro che una fatale ricerca dell’ignoto, del misterioso, dell’oscuro, e deve convenire che le obiezioni sollevate dagli oppositori seri di tale indirizzo contro ogni forma di vaneggiamento e di fantasticheria hanno grande peso. Chi si occupa di scienza occulta non deve mai perdere di vista il fatto che l’attrazione del «misterioso» trascina molti uomini dietro fatuità senza valore, anzi pericolose.

Pur tenendo sempre d’occhio ogni fatuità dei suoi seguaci e ogni opposizione giustificata, l’occultista ha però dei motivi per non entrare direttamente nel conflitto come difensore dei suoi sforzi e delle sue aspirazioni. Questi motivi si rivelano a chiunque si addentri nella scienza occulta. Esporli qui sarebbe quindi superfluo. Un accenno provvisorio ad essi, prima di varcare la soglia stessa di tale scienza, non potrebbe persuadere chi, trattenuto da invincibile repugnanza, non vuole penetrare attraverso detta soglia. Invece, a chi entra in questo mondo, tali motivi scaturiranno subito davanti all’anima in tutta chiarezza dalla cosa stessa. Da ciò si può dedurre che essi indichino all’occultista una certa linea di condotta come l’unica giusta per lui. Egli eviterà, per quanto gli sarà possibile, ogni genere di difesa esteriore o di discussione esteriore, e lascerà che le cose parlino da sé. Esporrà semplicemente la «scienza occulta» e, da ciò che essa ha da dire sui vari argomenti, mostrerà come le sue cognizioni si connettano con altri campi della vita e del sapere, come certe opposizioni siano possibili e come la realtà testimoni a favore delle cognizioni in parola. Egli sa che le «difese» porterebbero a metodi artificiosi di persuasione, non solo per la difettosa maniera corrente di pensare, ma anche per una certa intima necessità; nè può desiderare altro che lasciar agire la scienza occulta di per sè sola.

Nella scienza occulta non si tratta di esporre opinioni o vedute che richiedano dimostrazione, ma solo di comunicare esperienze che hanno luogo in un mondo diverso da quello che si vede con gli occhi fisici e si tocca con le mani fisiche, e di indicare in seguito i mezzi con i quali l’uomo può esperimentare la verità di tali comunicazioni. Chi infatti si addentra nella vera scienza occulta presto si accorgerà che essa modifica molte delle rappresentazioni e delle idee che altrimenti ci formiamo – e a ragione – nella vita. Arriverà necessariamente a concepire in modo del tutto nuovo anche ciò che prima chiamavamo una prova; imparerà a vedere che tale parola in certi campi perde il suo significato usuale e che per conoscere e giudicare vi sono altri motivi che non «prove» di quel genere.

Tutta la scienza occulta deriva da due pensieri che possono attecchire in ogni uomo. Per l’occultista questi due pensieri esprimono fatti che possono essere vissuti direttamente se ci si serve dei mezzi giusti; per molti, invece, questi pensieri rappresentano asserzioni altamente discutibili e molto contrastabili, o qualcosa di cui si può addirittura dimostrare l’impossibilità.

Questi due pensieri sono: che esiste un mondo invisibile, un mondo che si nasconde a tutta prima ai sensi e al pensiero legato con essi; che l’uomo, sviluppando certe facoltà latenti in lui, può penetrare in questo mondo nascosto.

Alcuni dicono che non esiste un simile mondo nascosto. Esiste solo il mondo che l’uomo percepisce coi suoi sensi. I relativi enigmi si possono risolvere per mezzo del mondo dei sensi stesso. Anche se l’uomo è attualmente molto lontano dal poter rispondere a tutte le domande che l’esistenza gli rivolge, un giorno arriverà in cui l’esperienza dei sensi, e la scienza che su di essa si basa, potranno dare le risposte.

Altri, invece, sostengono che non si possa affermare con certezza l’inesistenza di un mondo nascosto dietro il mondo visibile, ma che le forze conoscitive dell’uomo non possono penetrare in tale mondo. Esse hanno dei limiti che non possono superare. Il bisogno della «fede» può trovare rifugio in un simile mondo, ma una vera scienza, che si fonda su fatti accertati, non può occuparsene.

Altri vedono una sorta di temerarietà nell’uomo che, con il suo lavoro conoscitivo, vuole penetrare in un campo in cui bisogna rinunciare al «sapere» per decidere con la «fede». I seguaci di questa opinione credono che l’uomo abbia torto a voler penetrare in un mondo che può appartenere solo alla vita religiosa, nella sua debolezza.

Altri, infine, sostengono che è possibile una conoscenza comune a tutti gli uomini dei fatti del mondo dei sensi, ma che riguardo alle cose ultrasensibili si possono avere solo opinioni personali e non si deve parlare di una certezza che abbia valore universale.

Infine, sostengono molte altre cose.

L’occultista sa perfettamente che lo studio del mondo visibile pone all’uomo dei problemi che non potranno mai essere risolti sulla base dei fatti del mondo visibile stesso. Non potranno essere risolti per tale via, neppure quando la scienza di questi fatti avrà raggiunto l’estremo progresso possibile. I fatti visibili, infatti, indicano chiaramente, con la loro stessa essenza, l'esistenza di un mondo nascosto. Chi non lo vede chiude gli occhi di fronte a problemi che sorgono ovunque. Non vuole vedere certi problemi e certe questioni e crede perciò che a tutte le domande si possa rispondere con i fatti che cadono sotto i sensi. In realtà, i problemi che egli vuole porsi possono essere tutti risolti con i fatti che egli ritiene saranno prima o poi scoperti: su questo conviene ogni vero occultista. Ma perché dovrebbe aspettarsi una risposta su certe cose anche chi non pone nessuna domanda? L’occultista non dice altro se non che per lui simili domande sono naturali e che devono essere riconosciute come espressione pienamente giustificata dell’anima umana. Non si può limitare la scienza a certi ambiti, proibendo all’uomo di affrontare spregiudicatamente determinati problemi.

A chi sostiene che vi sono limiti alla conoscenza umana, che non possono essere superati e che lo arrestano davanti a un mondo invisibile, l’occultista risponde: «Non v’è dubbio alcuno che il genere di conoscenza di cui si tratta non permetta di penetrare in un mondo invisibile. Chi ritiene possibile solo quel genere di conoscenza non può giungere a un'altra conclusione: che all’uomo è impedito di penetrare in un eventuale mondo superiore». Ma l’occultista aggiunge: «È possibile sviluppare un altro genere di conoscenza che ci introduce nel mondo invisibile». Se si asserisce che questo altro genere di conoscenza è impossibile, si finisce per considerare ogni discorso circa un mondo invisibile come un’assoluta assurdità. Di fronte a un giudizio spregiudicato, l’asserzione di un simile limite non può però trovare altra giustificazione se non quella che chi sostiene l’assertione non conosce l’altro genere di conoscenza. Ma come si può mai giudicare qualcosa che si ammette di non conoscere? La scienza occulta deve professare il principio secondo cui si può parlare solo di ciò che si conosce e non si può asserire nulla su ciò che non si conosce. Può consentire che uno abbia il diritto di parlare di quanto ha sperimentato, ma non che uno abbia il diritto di dichiarare impossibile ciò che non conosce o che non vuole conoscere. L’occultista non può negare a nessuno il diritto di non interessarsi dell’invisibile; non può però esserci un buon argomento per cui uno si dichiari competente a giudicare non solo di ciò che può sapere, ma anche di tutto ciò che un «uomo» non può sapere.

A coloro che ritengono l'ingresso nel campo dell'invisibile una temerarietà, l'occultista mostra semplicemente che ciò è possibile e che sarebbe un peccato lasciare incolte le facoltà concesse all'uomo senza svilupparle e utilizzarle.

Chi poi crede che le vedute circa il mondo invisibile debbano far parte esclusivamente delle opinioni e dei sentimenti personali, rinnega ciò che vi è di comune in tutti gli esseri umani. Se anche può essere giusto che ognuno trovi in sé stesso il modo di penetrare in queste cose, è un fatto che tutti quegli uomini che vanno abbastanza avanti, pervengono a risultati non diversi, ma uguali circa queste cose. La differenza emerge solo quando gli uomini cercano di avvicinarsi alle verità più elevate, non seguendo la via ben battuta della scienza occulta, ma imboccando altre strade arbitrarie. La vera scienza occulta ammetterà certamente che la giustezza della via da essa seguita non può essere riconosciuta che da coloro che l’hanno percorsa o che almeno hanno incominciato a percorrerla. Ma tutti questi riconoscono la sua giustezza e l'hanno sempre riconosciuta.

La via alla scienza occulta sarà trovata, al momento opportuno, da ogni essere umano che riconosce (o anche solo suppone o sospetta) l’esistenza di qualcosa di nascosto e che, grazie alla coscienza delle capacità conoscitive, è portato a sentire che il nascosto gli si può svelare. All’uomo che, attraverso queste esperienze interiori, arriva alla scienza occulta, essa non spalanca soltanto la prospettiva di trovare risposta ai suoi bisogni di conoscenza, ma anche quella, affatto diversa, di poter superare tutto ciò che ostacola e indebolisce la vita. In un senso più elevato, si ha un indebolimento della vita, anzi una morte dell’anima, quando l’uomo è costretto a voltare le spalle all’invisibile o a rinnegarlo. E, in certe circostanze, quando l’uomo perde la speranza che l’invisibile gli venga rivelato, si ha una vera disperazione. Questa morte e questa disperazione, nelle loro molteplici forme, si insinuano nell’anima anche come avversari della scienza occulta. Entrano in gioco quando si affievolisce la forza interiore dell’uomo. Allora ogni forza vitale deve essere fornita dall'esterno, se l'uomo deve averne alcuna. Percepisce le cose, le entità e i processi che si presentano ai suoi sensi e li analizza con il suo intelletto. Gli apparecchiano gioia e dolore; lo spingono ad agire. Per un po’ di tempo potrà andare avanti così, ma poi arriverà un punto in cui interiormente morirà. Poiché tutto ciò che può essere aspirato dal mondo a vantaggio dell’uomo si esaurisce. Questa non è un’asserzione che deriva dall’esperienza personale di un singolo, ma è qualcosa che risulta dalla considerazione spregiudicata di tutta la vita umana. Ciò che preserva da un simile esaurimento è ciò che si cela nel profondo delle cose. Se si spegne nell’uomo la forza di discendere in queste profondità per estrarne sempre nuova forza di vita, anche la parte esteriore delle cose si dimostra incapace di riuscire vivificante.

Questo non riguarda solamente il singolo uomo, il suo bene e il suo male personali. Nella scienza occulta, l’uomo acquista la certezza che, considerati da un punto di vista puramente alto, il bene e il male dei singoli sono intimamente collegati con il bene e il male del mondo intero. C'è un sentiero che porta l'uomo a comprendere che arreca un danno al mondo intero e a tutti gli esseri che lo abitano quando non sviluppa in modo giusto le proprie forze. Se l’uomo rovina la sua vita perdendo la connessione con l’invisibile, non solo distrugge dentro di sé qualcosa la cui scomparsa può spingerlo col tempo alla disperazione, ma crea, con la sua debolezza, un ostacolo allo sviluppo dell’intero mondo in cui vive.

L’uomo può ingannarsi; può credere che non esista un mondo invisibile e che tutto ciò che esiste sia contenuto in quello che si rivela ai sensi e all’intelletto. Tuttavia, tale illusione può ingannare solo la superficie della coscienza, non il suo fondamento. Il sentimento e il desiderio non si adattano a questa credenza ingannevole e, in un modo o nell'altro, si rivolgeranno sempre all'invisibile. Quando ciò gli viene impedito, trascineranno l’uomo nel dubbio, nell’incertezza e nella disperazione. La scienza occulta, rivelando le cose nascoste, è in grado di superare ogni sfiducia, incertezza e disperazione, tutto ciò che, in breve, indebolisce la vita e la rende incapace di svolgere la sua funzione necessaria nell’Universo.

Questo è il ricco frutto della scienza occulta: essa infonde forza e consistenza alla vita e soddisfa il desiderio di conoscenza. La fonte da cui l’occultista attinge forza per il lavoro e fiducia per la vita è inesauribile. Chiunque abbia una volta trovato tale sorgente, ogni volta che vi farà ritorno, ne uscirà rinvigorito.

Ci sono uomini che non vogliono sapere di scienza occulta, perché in ciò che abbiamo detto vedono già qualcosa di malsano. Per quanto riguarda la parte superficiale ed esteriore della vita, hanno ragione. Non vogliono che si metta in discussione ciò che la vita presenta nella cosiddetta realtà. Vedono debolezza nell’uomo che volta le spalle alla realtà e cerca la sua salute in un mondo nascosto, che per loro equivale a un mondo della fantasia e del sogno. Se l’occultista non vuole cadere in uno stato di morboso vaneggiamento e di prostrazione, deve riconoscere che tali obiezioni sono parzialmente giustificate, in quanto si basano su un giudizio sano che, se porta a una mezza verità, non a una verità intera, è solo perché invece di penetrare nel fondo delle cose rimane alla loro superficie. Se la scienza occulta fosse in grado di indebolire la forza di vivere e di allontanare l’uomo dalla realtà, queste obiezioni sarebbero certamente sufficienti a mettere in discussione tale indirizzo spirituale. Ma anche di fronte a simili atteggiamenti, la scienza occulta non seguirebbe la strada giusta se volesse difendersi con i metodi ordinari. Anche in questo caso, può parlare solo attraverso ciò che offre a chi la coltiva: vera forza e vera intensità di vita. Essa non dà debolezza, ma vigore alla vita, perché fornisce all’uomo non solo le forze del mondo palesi, ma anche quelle del mondo nascosto, di cui il primo è l’effetto. Rappresenta quindi un arricchimento della vita, non un impoverimento. Il vero occultista non diventa estraneo al mondo, ma un amico della realtà: non deve godere l’invisibile come in un sogno, lontano dal mondo; il suo godimento consiste nel portare nel mondo forze sempre nuove, attingendole a quelle fonti invisibili da cui il mondo stesso deriva e da cui deve essere di continuo fecondato.

Alcuni incontrano molte difficoltà quando iniziano a studiare la scienza occulta. Uno di questi è rappresentato da chi muove i primi passi e resta spaventato dall’essere subito introdotto nei particolari del mondo ultrasensibile, particolari che deve imparare a conoscere con pazienza e abnegazione. Gli vengono infatti fornite comunicazioni riguardo alla costituzione occulta dell’uomo, ai processi che si svolgono nelle regioni a cui si apre l’ingresso con la morte, all’evoluzione dell’uomo, della Terra e dell’intero sistema solare. Se si aspettava di poter penetrare d’un salto nel mondo ultrasensibile, allora dice: «Tutto quello che qui mi viene imbandito è nutrimento per il mio intelletto, ma lascia fredda la mia anima. Vorrei approfondire la mia anima, vorrei trovare me stesso. Io cerco ciò che innalza l’anima ai regni divini, ciò che la conduce alla sua vera patria; non cerco comunicazioni circa la costituzione dell’uomo e i processi del mondo». L’uomo che parla così non sospetta che proprio tali sentimenti gli sbarrano l’accesso a ciò che cerca. Perché solo quando, con mente libera e aperta, con pazienza e abnegazione, assimilerà ciò che chiama «soltanto» nutrimento per l’intelletto, troverà per la sua anima ciò di cui è assetato. Il sentiero che conduce all’unione dell’anima col divino è quello che porta alla conoscenza delle opere del divino. L’inalzamento del cuore è la conseguenza dell’intrinsechezza con le creazioni dello Spirito.

Per questo la scienza occulta deve cominciare con le comunicazioni che permettono di penetrare nei campi del mondo spirituale. Questo libro inizierà con ciò che si può scoprire, attraverso la ricerca spirituale, sui mondi occulti. Si esporrà ciò che è mortale e ciò che è immortale nell’uomo in relazione con il mondo di cui fa parte. Seguirà quindi un’esposizione dei mezzi con cui l’uomo può sviluppare le forze conoscitive latenti in lui e accedere a quel mondo. Di tali mezzi si dirà quel tanto che è possibile dire in un libro come questo. Si potrebbe facilmente essere indotti a credere che l’esposizione di tali mezzi dovesse avere la precedenza, sembrando che la cosa più importante sia di far conoscere all’uomo ciò che può raggiungere autonomamente per ottenere la desiderata visione del mondo superiore. Molti possono infatti dire: «A che giova che altri mi comunichino ciò che sanno circa i mondi superiori? Voglio veder da me stesso». Tuttavia, per trarre reale profitto dall'esperienza dei misteri del mondo occulto, è necessario prendere preventiva conoscenza di certi fatti di tale mondo. Il motivo sarà chiaro dall’esposizione che segue. Sarebbe però un errore pensare che le verità della scienza occulta, comunicate dagli occultisti prima di spiegare i mezzi per penetrare nel mondo spirituale, possano essere riconosciute e comprese solo grazie a quella capacità superiore di visione che si sviluppa quando le forze latenti nell’uomo vengono espresse. Non è così. Per scoprire e approfondire i misteri del mondo ultrasensibile è necessaria una visione superiore; senza la chiaroveggenza (equivalente a tale visione) nessuno può trovare i fatti del mondo invisibile. Tuttavia, una volta che questi siano stati trovati e comunicati sotto forma narrativa, chiunque può comprenderli e raggiungere un alto grado di convinzione circa i medesimi, usando solo dell’ordinaria intelligenza in tutta la sua estensione e della facoltà giudicativa senza preconcetti. Se qualcuno sostiene che tali misteri sono per lui incomprensibili, ciò non può mai dipendere dal fatto che non è ancora chiaroveggente, ma solo dal fatto che non è ancora riuscito a mettere in attività quelle forze conoscitive che, anche senza la chiaroveggenza, possono essere proprie di chiunque. Un metodo moderno di presentare tali cose consiste nell’esporle dopo che sono state scoperte per mezzo della chiaroveggenza, in una forma pienamente accessibile alla facoltà giudicativa. Se non si è preconcetti, nessun ostacolo si oppone alla formazione di una convinzione, anche senza chiaroveggenza. Alcuni obiettaranno che tale metodo recente di esporre, quale è adottato in questo libro, non corrisponde alle loro abituali forme di giudizio. Tuttavia, tale eccezione svanirà rapidamente per chi si impegna a seguire queste forme abituali fino alle loro ultime conseguenze.

Quando l’uomo, grazie a un’ampliata applicazione dei modi ordinari di giungere alle rappresentazioni delle cose, avrà assimilato un certo numero di verità superiori e le avrà trovate intelligibili, allora sarà giunto per lui il momento opportuno di applicare alla sua personalità i mezzi di ricerca della scienza occulta, che gli faranno trovare l’accesso al mondo invisibile.

Secondo lo spirito e il vero senso, nessun vero scienziato potrà trovare contraddizione fra la sua scienza basata sui fatti del mondo visibile e il modo d’indagare della scienza occulta. Ogni scienziato utilizza determinati strumenti e metodi; costruisce gli strumenti elaborando ciò che gli fornisce la «Natura». Anche la scienza occulta si serve di uno strumento, e questo è l’uomo stesso. Anche tale strumento deve essere prima elaborato per l’indagine superiore. Le capacità e le forze date all’uomo dalla «Natura» senza la sua intromissione devono essere prima trasformate in capacità e in forze superiori. In questo modo, l’uomo può diventare lo strumento adatto all’indagine del mondo invisibile.

3°Costituzione dell’uomo

Nel considerare l’uomo dal punto di vista della scienza occulta, si applicano subito le caratteristiche generali di questa scienza. Essa poggia sul riconoscimento di qualcosa di nascosto dietro a ciò che si rivela ai sensi esterni e all’intelletto applicato alle percezioni dei sensi. A questi sensi e a questo intelletto è accessibile solo una parte di ciò che la scienza occulta scopre riguardo all'essere umano nella sua interezza. Tale parte è il corpo fisico, e per comprenderlo la scienza occulta pone anzitutto l’attenzione su un fenomeno che si presenta come un grande enigma in ogni osservazione della vita: la morte, e, di conseguenza, sulla cosiddetta natura inanimata, sul regno minerale. In questo modo si accenna a fatti la cui spiegazione è fra i fini della scienza occulta e ai quali sarà dedicata una parte importante di questo libro. Qui per ora si forniranno solo alcune idee per un primo orientamento.

Secondo la scienza occulta, il corpo fisico è nel mondo manifesto ciò in cui l’uomo è simile al mondo minerale; d’altra parte, per essa non è corpo fisico tutto ciò che differenzia l’uomo dal minerale. Da questo punto di vista, il fatto di massima importanza è che la morte separa dall’ente umano ciò che, nella vita, è della stessa natura del mondo minerale. La scienza occulta considera il cadavere come una parte dell’uomo che ha un modo d’esistere simile a quello del regno minerale. La scienza occulta mette in evidenza il fatto che nell’elemento costitutivo dell’uomo, che essa considera come corpo fisico e che la morte riduce a cadavere, sono attive le stesse sostanze e le stesse forze del regno minerale, ma insiste altrettanto sul fatto che con la morte questo corpo fisico entra in decomposizione. Perciò, afferma: «Nel corpo fisico dell’uomo sono attive le stesse sostanze e forze che nel minerale, ma la loro attività è posta, durante la vita, al servizio di qualcosa di più elevato. Tali sostanze e forze non sono lasciate a se stesse se non in occasione della morte, quando entrano in gioco, come devono, in conformità della loro natura, cioè come dissolvitrici del corpo fisico».

È necessario distinguere nettamente nell’uomo l’elemento visibile da quello invisibile, che durante la vita deve condurre una guerra ininterrotta contro le sostanze e le forze del mondo minerale. È qui che entra in gioco la scienza occulta. Deve determinare cosa conduce tale lotta. Questo è ciò che rimane celato all’osservazione dei sensi e accessibile solo a quella chiaroveggente. Come l’uomo arrivi a vedere il «nascosto» così apertamente, come gli occhi ordinari vedono le apparenze sensibili, sarà detto in un altro capitolo di questo libro: qui descriveremo solamente (per le ragioni esposte nel precedente capitolo) ciò che risulta dall’osservazione chiaroveggente. L’indicazione della strada per arrivare alla visione superiore può infatti essere utile all’uomo solo quando egli si sia familiarizzato con i risultati dell’indagine chiaroveggente attraverso una semplice narrazione. In questo campo si può comprendere anche ciò che non è ancora osservabile: anzi, la strada giusta per la percezione e la visione parte proprio dalla comprensione.

Se quel non so che nel corpo fisico lotta senza tregua contro la decomposizione, è osservabile solo per via della visione superiore; nei suoi effetti, però, è chiaramente evidente anche alla forza giudicativa, limitata alle cose manifeste. Tali effetti si esprimono nella forma o figura con cui, durante la vita, le sostanze e le forze minerali del corpo fisico sono riunite insieme. Questa forma scompare a poco a poco e il corpo fisico diventa parte del mondo minerale con la morte. Ma ciò che durante la vita impedisce alle sostanze e alle forze fisiche di seguire le proprie vie che conducono alla dissoluzione del corpo fisico, il chiaroveggente può osservarlo nell’ente umano come un elemento costitutivo a sé. Questo elemento o arto indipendente viene chiamato «corpo eterico» o «corpo vitale». Per evitare malintesi, è necessario fare due osservazioni circa questo secondo arto dell’essere umano. La parola «etere» viene qui usata in un altro senso rispetto a quello della fisica moderna. Per esempio, il mezzo in cui si propaga la luce è chiamato «etere». Nella scienza occulta, invece, la parola deve essere ristretta al senso sopra indicato e applicata a ciò che, accessibile alla visione superiore, si rivela all’osservazione dei sensi solo nei suoi effetti, cioè in quanto dà una determinata forma o Inoltre, la parola «corpo» non deve essere fraintesa. Per indicare le cose più elevate dell’esistenza bisogna comunque fare uso delle parole del linguaggio comune; e queste, quando si tratta di osservazioni dei sensi, esprimono solo la parte sensibile, fisica. Il «corpo eterico» non è naturalmente niente di corporeo, per quanto tenue ci si possa immaginare un corpo.

Appena l’occultista menziona il «corpo eterico» o il «corpo vitale», si trova in contraddizione con parecchie idee odierne. L’evoluzione dello spirito umano ha fatto sì che al giorno d'oggi parlare di un simile elemento costitutivo dell’essere umano sia considerato antiscientifico. La concezione materialistica considera il corpo vivente come una semplice riunione di sostanze e forze fisiche, presenti anche nei cosiddetti corpi inanimati, come i minerali; solo nel corpo vivente la combinazione sarebbe più complessa che nel corpo inanimato. Eppure, fino a non molto tempo addietro, la scienza ordinaria aveva idee diverse. Basta leggere gli scritti di certi scienziati seri della prima metà del XIX secolo per rendersi conto che anche i «rigidi naturalisti» erano consapevoli che nel corpo vivente vi è qualcosa che non si trova nel minerale inanimato. Essi, infatti, parlano di una certa «forza vitale», che non era invero concepita come ciò che noi abbiamo chiamato «corpo vitale», ma nel fondo della loro concezione vi era il presentimento della sua esistenza. Essi la immaginavano come qualcosa che si unisce alle sostanze e alle forze fisiche nel corpo vivente, in modo analogo a come la forza magnetica si unisce al ferro nel magnete. Successivamente, tale «forza vitale» fu bandita dal campo della scienza e si volle spiegare tutto con cause puramente fisiche e chimiche. Attualmente, a questo proposito, si osserva una certa reazione da parte dei naturalisti più riflessivi: molti ammettono che l’ipotesi di una «forza vitale» non è del tutto assurda; tuttavia, anche lo «scienziato» che è disposto a tale concessione, non vuole allearsi con l’occultista riguardo al «corpo vitale».

In generale, non è utile discutere tali idee dal punto di vista della scienza occulta; piuttosto, l’occultista dovrebbe ammettere che la concezione materialistica è un fenomeno necessariamente connesso con il grande progresso scientifico del nostro tempo, basato su un perfezionamento straordinario dei mezzi per l’osservazione sensoriale. È proprio dell’uomo, infatti, che nella sua evoluzione porti a un certo grado di perfezione determinate facoltà a spese di altre. L’osservazione esatta dei sensi, che si è sviluppata in modo così rilevante grazie alla scienza naturale, avrebbe dovuto far passare in secondo piano l’educazione di quelle facoltà umane che permettono di accedere ai «mondi invisibili». Ma ora siamo in un’epoca in cui sono proprio queste le facoltà che bisogna coltivare. Il riconoscimento dell’invisibile non si ottiene combattendo le idee che derivano come logiche conseguenze dalla negazione dell’invisibile, bensì mettendo l’invisibile in giusta luce. Allora, quelli per cui «il momento è giunto», lo riconosceranno.

Abbiamo dovuto dire queste poche parole perché non si supponga che i punti di vista della scienza naturale siano ignoti alla scienza occulta, quando essa parla di un «corpo eterico», che in molti circoli non può che considerarsi come qualcosa di completamente fantastico.

Questo corpo eterico è dunque un secondo arto o elemento costitutivo dell’essere umano e possiede, per il chiaroveggente, un grado di realtà più alto rispetto al corpo fisico. Una descrizione del modo in cui il chiaroveggente lo percepisce sarà possibile solo in un successivo capitolo di questo libro, quando sarà chiaro il senso in cui tali descrizioni devono essere intese. Per ora, è sufficiente dire che il corpo eterico interpreta tutto il corpo fisico e deve essere considerato come una sorta di architetto dello stesso. Tutti gli organi mantengono la loro forma e la loro figura grazie alle correnti e ai movimenti del corpo eterico. Il fondamento di un cuore fisico è un «cuore eterico», quello di un cervello fisico è un «cervello eterico», e così via. Il corpo eterico è suddiviso e organizzato come il corpo fisico, ma è più complicato; in esso tutto è un fluire vitale e un continuo mescolarsi delle varie parti, mentre nel corpo fisico le varie parti sono separate.

L’uomo condivide con la vegetalità il corpo eterico, così come con la mineralità il corpo fisico. Tutto ciò che vive ha un corpo eterico.

La scienza occulta considera il corpo eterico come il terzo arto o elemento costitutivo dell’uomo e, per dare un’idea di questo terzo arto, richiama l’attenzione sul fenomeno del sonno, esattamente come aveva fatto in precedenza con il corpo eterico riguardo al fenomeno della morte. Tutto il lavoro umano, per quanto riguarda la sfera del visibile, si basa sull’attività di veglia. Questa attività è però possibile solo quando l’uomo, per mezzo del sonno, ricostituisce periodicamente le sue forze esaurite. Nel sonno scompaiono l’azione e il pensiero; la coscienza del dolore e quella del piacere si perdono. Come da una misteriosa sorgente di energie, al risveglio le forze coscienti risorgono dall’incoscienza del sonno. È la stessa coscienza che, quando ci si addormenta, cala nelle oscure profondità e, al risvegliarsi, sale di nuovo a galla. Ciò che ridesta continuamente la vita al di fuori dello stato d’incoscienza è, dal punto di vista dell’occultismo, il terzo elemento costitutivo dell’uomo, ed è chiamato «corpo astrale». Come il corpo fisico non può ottenere la sua forma per mezzo delle sostanze e delle forze minerali che si trovano in lui, ma solo per mezzo dell’interpenetrazione con il corpo eterico, così le forze del corpo eterico non possono di per sé illuminarsi della luce della coscienza. Se lasciato a se stesso, un corpo eterico dovrebbe trovarsi permanentemente in stato di sonno, ossia potrebbe alimentare nel corpo fisico solo un’esistenza di pianta. Un corpo eterico desto è illuminato da un corpo astrale. Per l’osservazione dei sensi, l’effetto di questo corpo astrale scompare quando l’uomo s’immerge nel sonno; per l’osservazione chiaroveggente, invece, il corpo astrale rimane sempre esistente, ma solo come entità separata, al di fuori del corpo eterico. L’osservazione dei sensi, si noti, non riguarda invero il corpo astrale stesso, ma soltanto gli effetti di questo sul mondo manifesto. Questi, però, durante il sonno non sono direttamente visibili. Nello stesso senso in cui l’uomo ha in comune con i minerali il corpo fisico e con le piante il corpo eterico, così egli ha il corpo astrale in comune con gli animali. Le piante sono permanentemente in uno stato di sonno. Chi non esprime un giudizio esatto su queste cose può facilmente cadere nell’errore di attribuire una sorta di coscienza anche alle piante, come l’hanno gli animali e gli uomini in stato di veglia. Questo può accadere solo se si forma una rappresentazione inesatta della coscienza. Si dice allora che quando si esercita un eccitamento esterno sulla pianta, essa compie certi movimenti proprio come l’animale; si parta della sensibilità di certe piante che, ad esempio, chiudono le foglie sotto l’influenza di determinati agenti esterni. Ma ciò che caratterizza la coscienza in un essere non è l’apparire di una reazione di fronte a un’azione, bensì il fatto che l’essere verifica nel suo interno un’esperienza che si aggiunge alla semplice reazione come qualcosa di nuovo. Altrimenti, si potrebbe parlare di coscienza anche quando un pezzo di ferro si dilata a causa del calore. La coscienza si ha, invece, solo quando l’essere prova interiormente dolore, per esempio, per l’azione del calore.

Il quarto arto o elemento, che la scienza occulta assegna all’uomo, non ha più niente in comune con il mondo visibile che lo circonda, ma è ciò che lo distingue dagli altri esseri con cui vive ed è ciò per cui egli è la corona della creazione a cui appartiene. Per formare una rappresentazione di questo ulteriore elemento dell’uomo, la scienza occulta mostra che anche nell’ambito delle esperienze di veglia vi sono differenze essenziali. Queste differenze sono evidenti quando l’uomo considera che, da un lato, durante la veglia si trova continuamente in mezzo a esperienze che devono necessariamente verificarsi e, dall’altro, a esperienze in cui ciò non si verifica. Questo risulta evidente in modo particolare quando si paragonano le esperienze dell’uomo con quelle degli animali. Gli animali, infatti, risentono con grande regolarità le influenze del mondo esterno: sotto l’influenza del caldo e del freddo acquistano coscienza del dolore e del piacere, e sotto certi processi ricorrenti del loro corpo, come l’ingestione di cibo e l’espulsione di urine, sentono fame e sete. La vita dell’uomo non si esaurisce in queste esperienze: egli può sviluppare bisogni e desideri che vanno oltre queste percezioni. Per l’animale, invece, si può sempre rintracciare dentro al corpo o al di fuori di esso, se si sa guardare abbastanza addentro, la causa determinante di un’azione o di una sensazione. Questo non è affatto il caso dell’uomo, che può manifestare desideri e bisogni la cui origine non risiede né fuori né dentro il suo corpo. Tutto ciò che rientra in questo campo va attribuito a una sorgente speciale, che per la scienza occulta è l’«Io» dell’uomo. L’«Io» si considera quindi come il quarto arto o elemento costitutivo dell’uomo.

Se il corpo astrale fosse lasciato a se stesso, si svilupperebbero in lui i sentimenti di piacere e di dolore e le sensazioni di fame e di sete, ma non si svilupperebbe la sensazione che in tutto ciò vi è qualcosa che permane. Non è ciò che permane in sé, ma ciò che esperimenta la sensazione di qualcosa che permane che noi chiamiamo «Io».

In questo campo è necessario avere concetti ben netti per evitare equivoci. Quando si scopre qualcosa di durevole, di permanente in mezzo al mutare delle esperienze interiori, comincia a svilupparsi il «sentimento dell’Io». Il fatto di avere fame non può dare origine al sentimento dell’Io. La fame si presenta quando le cause ricorrenti che la provocano si fanno sentire nell’essere, il quale si getta sul cibo proprio perché vi sono quelle cause ricorrenti. Il sentimento dell’Io sorge quando non solo queste cause ricorrenti spingono alla nutrizione, ma quando si è precedentemente provato il piacere di saziare la fame e questo piacere è rimasto impresso nella coscienza, in modo che al cibo non ci si sia portati non solo dall’esperienza attuale della fame, ma anche dal piacere passato. – Come il corpo fisico si disgrega quando il corpo eterico non lo tiene assieme, come il corpo eterico cade nell’incoscienza quando il corpo astrale non lo illumina, così il corpo astrale deve lasciar cadere il passato continuamente nell’oblio, se l’«Io» non lo salva e non lo richiama in vita nel presente. L’oblio per il corpo astrale equivale alla morte per il corpo fisico e al sonno per il corpo eterico. Si può anche dire che il corpo eterico vive, il corpo astrale ha coscienza e l’Io ricorda.

È più facile commettere l’errore di attribuire la coscienza alle piante piuttosto che parlare di memoria a proposito degli animali. È facile pensare alla memoria quando si osserva un cane che, dopo una lunga assenza, riconosce il padrone. In realtà, però, il riconoscimento non si basa affatto sulla memoria, ma su qualcosa di completamente diverso. Il cane prova una certa attrazione per il suo padrone, una sensazione che proviene dalla natura di quest’ultimo. Tale natura procura al cane piacere quando il padrone è presente e provoca un rinnovamento del piacere ogni volta che si verifica la presenza del padrone. Tuttavia, il ricordo si ha solo quando un essere, oltre a percepire le proprie esperienze presenti, conserva quelle del passato. Si potrebbe ammettere questa distinzione e cadere comunque nell’errore di credere che il cane abbia memoria. Si potrebbe infatti dire: «Il cane resta triste quando il padrone lo ha lasciato, quindi gli rimane il ricordo di lui». Ma anche questo è un giudizio sbagliato, perché la presenza del padrone è fondamentale per il cane, che quindi soffre la sua assenza come soffre la fame. Chi non fa queste distinzioni non riuscirà mai a comprendere a pieno i veri rapporti della vita.

Memoria e oblio rappresentano per l’«Io» qualcosa di analogo a quel che veglia e sonno rappresentano per il corpo astrale. Come il sonno fa scomparire nel nulla le preoccupazioni e i tormenti del giorno, così l’oblio cancella le brutte esperienze della vita e una parte del passato. E, come il sonno è necessario per il recupero delle forze vitali esaurite, così è necessario che l’uomo cancelli dalla memoria certe parti del passato per poter affrontare nuove esperienze liberamente e senza preconcetti. Precisamente dal dimenticare cresce in lui il vigore necessario per percepire cose nuove. Si consideri, ad esempio, l’apprendimento della scrittura: tutti i particolari attraverso cui deve passare il bambino per imparare a scrivere si dimenticano; ciò che rimane è la capacità di scrivere. Come potrebbe l’uomo compiere tale azione, se ogni volta che deve eseguirla risorgessero nell’anima sua i ricordi di tutte le esperienze che ha dovuto attraversare per imparare a scrivere?

Occorre distinguere diversi gradi della memoria. La forma più semplice di memoria si ha quando l’uomo percepisce un oggetto e, dopo averlo allontanato, ne conserva una rappresentazione. L’uomo si è formato quella rappresentazione mentre percepiva l’oggetto. Si è quindi svolto un processo tra il suo corpo astrale e il suo Io. Il corpo astrale ha reso cosciente l’impressione esterna dovuta all’oggetto, ma la conoscenza dell’oggetto sarebbe durata solo finché esso era presente, se l’Io non avesse assorbito in sé tale conoscenza. A questo punto, la scienza occulta segna la separazione tra il corporeo e l’animico. Si parla di corpo astrale finché si ha in vista il sorgere della conoscenza di un oggetto presente, ma si chiama anima ciò che dà durata alla conoscenza; si vede però subito da quanto si è detto quanto il corpo astrale sia strettamente legato a quella parte dell’anima che dà durata alla conoscenza. L’uno e l’altra formano un solo elemento costitutivo dell’ente uomo, e perciò spesso si indica questa riunione sotto il nome di corpo astrale. Quando si vuole una descrizione esatta, il corpo astrale dell’uomo è chiamato corpo animico, e l’anima, in quanto è unita a quel corpo, è chiamata anima senziente.

L’Io sale a un gradino più alto quando dirige la sua attività su ciò che ha assorbito e fatto proprio della conoscenza degli oggetti. È grazie a questa attività che l’Io si svincola sempre più dagli oggetti della percezione per lavorare nel suo campo. La parte dell’anima a cui spetta questo compito si può chiamare anima razionale o anima affettiva. È proprio tanto dell’anima senziente quanto dell’anima razionale lavorare su ciò che ricevono attraverso le impressioni degli oggetti percepiti dai sensi e di cui conservano memoria. In questo modo, l’anima è completamente assorbita da qualcosa di esterno a essa; ha infatti ricevuto dall’esterno anche ciò che, grazie alla memoria, ha potuto assimilare; ma la sua attività può salire a gradi più alti. Non si tratta soltanto di anima senziente e anima razionale. La scienza occulta può dare facilmente un’idea dello stadio ulteriore richiamando l’attenzione su un fatto semplice che deve però essere apprezzato nel suo profondo significato. In tutto il campo del linguaggio, esiste un nome che, per la sua essenza, si distingue da tutti gli altri: il nome «Io». Ogni altro nome può essere dato alla cosa o all’essere cui si riferisce da ogni uomo. «Io», come indicazione di un essere, ha senso solo se l’essere stesso lo adopera per indicare se stesso. La parola «Io» non può mai penetrare dall'esterno nell’orecchio di un essere umano come suo appellativo; solo l’essere stesso può applicarla a sé. «Io sono un Io solo per me; per ogni altro Io sono un tu, e ogni altro è per me un tu». Questo fatto è l’espressione esterna di una verità di profondo significato. L’essenza propria dell’Io è indipendente da tutto ciò che è esterno, per questa ragione non può essere chiamato col suo nome da niente che gli sia esterno. Le confessioni religiose, che hanno conservato consapevolmente la loro connessione con la scienza occulta, chiamano la parola «Io» il «nome impronunciabile di Dio», poiché quando si usa questa espressione si allude proprio al fatto ora accennato. Niente di esterno ha accesso a quella parte dell’anima umana di cui ora parliamo. È il «santuario nascosto» dell’anima, in cui può riuscire a penetrare solo un Essere che ne condivida la natura. «Il Dio che abita nell’uomo parla quando l’anima stessa si riconosce come Io». Come l’anima senziente e l’anima razionale vivono nel mondo esterno, così un terzo elemento dell’anima si immerge nel divino quando essa arriva alla percezione della propria essenza.

Ciò potrebbe facilmente far sorgere il malinteso che la scienza occulta consideri l’Io come una cosa sola con Dio. Essa, però, non afferma affatto che l’Io sia Dio, ma soltanto che è della stessa natura e della stessa essenza del divino. Ritiene forse qualcuno che la goccia d’acqua presa dal mare sia il mare quando afferma che la goccia è della stessa essenza o sostanza del mare? Se si vuole fare un paragone, si può dire che l’Io è alla Divinità quel che la goccia è al mare. L’uomo può trovare in sé un che di divino, perché la sua particolare essenza proviene dal divino. L’uomo raggiunge, per mezzo di questo terzo elemento della sua anima, una conoscenza interiore di sé, così come per mezzo del corpo astrale raggiunge una conoscenza del mondo esterno. Per questo la scienza occulta chiama questo terzo arto dell’anima "anima cosciente". La scienza occulta considera la parte animica dell’uomo costituita da tre parti: l’anima senziente, l’anima razionale e l’anima cosciente, esattamente come la parte corporea è costituita da tre elementi o arti: il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale.

È nell’anima cosciente che comincia a manifestarsi la vera natura dell’«Io». Mentre attraverso la sensazione e l’intelligenza l’anima si perde in altre cose, come anima cosciente essa afferra la sua propria essenza. Quindi, questo «Io» non può essere percepito dall’anima cosciente in altro modo che per mezzo di una certa attività interiore. Le rappresentazioni degli oggetti esterni si formano così come gli oggetti vanno e vengono, e queste rappresentazioni continuano a lavorare nell’intelletto per propria forza. Ma quando l’«Io» deve percepire se stesso, non basta che esso si offra semplicemente; deve, attraverso un’attività interiore, trarre prima su dal suo profondo la propria essenza, per poterne acquistare coscienza. Con la percezione dell’«Io» – con l’auto-conoscenza – ha inizio un’attività interiore dell’«Io». Attraverso questa attività, la percezione dell’Io nell’anima cosciente ha per l’uomo un significato completamente diverso dall’osservazione di tutto ciò che gli arriva attraverso i tre elementi corporei e gli altri due elementi animali. La forza che svela l’Io nell’anima cosciente è la stessa che si manifesta ovunque altrove nel mondo. Solo nel corpo e negli elementi inferiori dell’anima non appare direttamente, ma si rivela gradualmente nei suoi effetti. La sua manifestazione più bassa si ha nel corpo fisico, poi, per gradi, si sale fino al contenuto dell’anima razionale. Si potrebbe dire che a ogni gradino che si sale, cade uno dei veli che avvolgono l’arcano. Con ciò che riempie l’anima cosciente, quest’arcano vi entra senza veli nel sacrario dell’anima. Eppure, qui appare come una goccia soltanto, al di fuori del mare dell’essere primordiale che tutto pervade, e qui, proprio nell’uomo, deve essere imparato ad afferrare quest’essere primordiale. Deve riconoscerlo in sé stesso, poi potrà trovarlo anche nelle sue manifestazioni.

Ciò che qui penetra, come una goccia, nell’anima cosciente è ciò che la scienza occulta chiama Spirito. L’anima cosciente si collega così con lo Spirito, la parte nascosta di tutto ciò che è manifesto. Se l’uomo vuole afferrare lo Spirito in tutto il mondo manifesto, deve farlo alla stessa maniera in cui afferra l’Io nell’anima cosciente. Deve estendere al mondo manifesto l’attività che lo ha condotto alla percezione dell’Io. Ma, facendo così, egli sviluppa i lati più alti della sua natura. Aggiunge qualcosa di nuovo ai suoi elementi corporei e psichici. In primo luogo, egli diviene padrone di ciò che giace nascosto negli elementi inferiori della sua anima, e ciò avviene grazie al lavoro svolto dall’Io nell’anima. Questo lavoro emerge chiaramente dal confronto fra un individuo ancora dedito ai desideri inferiori e ai cosiddetti piaceri sensuali e un elevato idealista. Il secondo deriva dal primo se quest’ultimo abbandona certe tendenze inferiori e ne sviluppa di superiori. L’uomo agisce per mezzo dell’Io sulla sua anima, nobilitandola e spiritualizzandola. L’Io diventa signore della vita dell’anima. Ciò può spingersi fino al punto che nell’anima non entrino desideri o piaceri senza che l’Io, in qualità di autorità competente, ne permetta l’ingresso. Per tale via, l’intera anima diventa una manifestazione dell’Io, mentre inizialmente ciò accadeva solo per l’anima cosciente. In fondo, tutta la civilizzazione e tutto lo sforzo spirituale dell’umanità consiste in un lavoro che ha per obiettivo questa supremazia dell’Io. Oggi, ogni uomo è impegnato in questo lavoro, che lo voglia o no, che ne sia o no cosciente.

Grazie a tale lavoro, l’uomo sale a gradini sempre più alti della scala della natura umana. L’uomo sviluppa, per tal mezzo, nuovi elementi costitutivi del suo essere. Questi elementi sono nascosti sotto a ciò che è manifesto. L’uomo non solo può diventare padrone della sua anima lavorando in essa con l’Io, in modo che essa tragga il nascosto dal manifesto, ma può anche estendere tale lavoro. Può intaccare il corpo astrale. In questo modo l’Io si impadronisce di tale corpo astrale, unendosi alla sua essenza nascosta. Questo corpo astrale, una volta dominato e trasformato dall’Io, può essere chiamato in scienza occulta la Personalità (Sé) Spirituale. (È quello che, con parola presa in prestito dalla sapienza orientale, si chiama anche «Manas»). Nel Sé spirituale si ha un elemento costitutivo dell’uomo più elevato, un elemento che in lui è, per così dire, presente solo in germe, ma che emerge sempre più man mano che l’uomo lavora su sé stesso.

Come l’uomo diventa padrone del suo corpo astrale, con la presa di coscienza delle forze nascoste che lo regolano, così, nel corso ulteriore della sua evoluzione, diventa padrone del corpo eterico. Il lavoro sul corpo eterico è però più arduo di quello sul corpo astrale, perché ciò che si nasconde nel corpo eterico è avvolto da due veli, mentre ciò che si nasconde nel corpo astrale è avvolto da un velo solo. La scienza occulta può dare un’idea della differenza nel lavoro sui due corpi, richiamando l’attenzione su certi cambiamenti che possono intervenire nell’uomo nel corso della sua evoluzione. Si consideri, anzitutto, come si sviluppino certe proprietà dell’anima umana quando l’Io lavora su di essa: come piaceri e desideri, gioie e dolori possano cambiare. Basta che l’uomo ripensi alla propria infanzia. Da cosa derivavano allora le sue gioie e i suoi dolori? Cosa ha imparato che non sapeva da fanciullo? La risposta non sarà che una prova della supremazia che l’Io ha acquistato sul corpo astrale, che è infatti il veicolo di piaceri e dispiaceri, di gioie e dolori. In confronto, si consideri quanto poco si modifichino invece con l’andar degli anni altre proprietà dell’uomo, quali il suo temperamento, le peculiarità più profonde del suo carattere, ecc. Uno che da bambino era irascibile, spesso conserverà certi aspetti di questa caratteristica anche durante il suo ulteriore sviluppo e per il resto della vita. La cosa salta così agli occhi che vi sono dei pensatori i quali escludono del tutto la possibilità di cambiare il carattere fondamentale di un uomo. Si ritiene che il carattere permanga inalterato durante tutta la vita e che esso riveli ora uno ora un altro dei suoi lati. Un simile giudizio, però, si basa su un difetto d’osservazione. Chi ha il senso per vedere certe cose vede chiaramente che anche il carattere e il temperamento dell’uomo subiscono una modificazione sotto la sola influenza dell’Io, per quanto si tratti di una modificazione assai lenta rispetto a quelle delle proprietà sopra accennate. Il rapporto in cui queste variazioni si verificano può essere paragonato al rapporto fra le velocità con cui, in un orologio, marciano la lancetta dei minuti e quella delle ore. Le forze che producono le modificazioni del carattere o del temperamento appartengono alle forze nascoste del corpo eterico. Si tratta delle stesse forze che dominano il regno della vita, ossia le forze della crescita, della nutrizione e della riproduzione. Queste cose verranno illustrate più approfonditamente in un altro capitolo del presente libro. – Dunque, non è soltanto quando l’uomo si abbandona al piacere e al dispiacere, alla gioia e al dolore, che l’Io lavora sul corpo astrale, ma anche quando si modificano le caratteristiche di queste qualità dell’anima; e lo stesso lavoro si estende al corpo eterico quando l’Io rivolge la sua attività a una modificazione delle qualità del carattere o del temperamento. Anche a quest’ultima modificazione ogni uomo lavora, che ne sia consapevole o no. Gli impulsi più forti che nella vita ordinaria spingono a tale modificazione sono quelli religiosi. Quando l’Io continuamente si incita da solo, gli incitamenti religiosi, che sono infiniti, creano in lui una forza che agisce fin dentro al corpo eterico e lo trasforma, alla stessa maniera in cui i minori impulsi della vita producono la trasformazione del corpo astrale. Questi minori impulsi, che provengono dallo studio, dalla meditazione, dalla nobilitazione dei sentimenti, ecc., seguono le molteplici vicende dell’esistenza; il sentimento religioso, invece, imprime un che di unitario a tutti i pensieri, a tutti i sentimenti, a tutti gli atti volitivi, diffondendo, per così dire, una luce comune e unitaria sull’intera vita dell’anima.

Colui che nutre un sentimento religioso costante, invece, riesce a cogliere qualcosa che perdura attraverso i vari cambiamenti e a riferire tale sentimento fondamentale sia a quello che pensa e sente oggi, sia alle esperienze che l’anima sua avrà domani. La fede religiosa ha così presa su tutta la vita dell’anima e i suoi influssi si rafforzano sempre più con il tempo, in quanto la loro azione si ripete continuamente. Ed essi arrivano così ad avere un influsso sul corpo eterico. In modo analogo agiscono sull’uomo gli influssi dell’arte vera. Quando l’uomo, in presenza di un’opera d’arte, attraverso la forma esterna, il colore o il suono, penetra nella rappresentazione e nel sentimento dei substrati spirituali di essa, gli impulsi che l’Io ne riceve arrivano in verità ad agire anche sul corpo eterico. Se si approfondisce questo pensiero, si potrà comprendere l’enorme importanza dell’arte per tutta l’evoluzione umana. In questo contesto, si è solo accennato a uno dei molteplici influssi che spingono l’Io ad agire sul corpo eterico. Nella vita umana vi sono molti influssi simili che non appaiono altrettanto chiaramente allo sguardo dell’osservatore. Tuttavia, già da questi si evince che nell’uomo è nascosto un altro arto o elemento costitutivo della sua natura, che l’Io elabora sempre più. La scienza occulta riconosce in questo elemento il secondo elemento dello spirito e lo chiama Spirito vitale. (È lo stesso che, con parola presa in prestito dalla sapienza orientale, si chiama «Buddhi»). L’espressione «spirito vitale» è appropriata, perché in ciò che essa denota agiscono le stesse forze che nel «corpo vitale»; solo quando tali forze si manifestano come corpo vitale non è in esse attivo l’Io umano, mentre quando si estrinsecano come spirito vitale sono impregnate dall’attività dell’Io.

Lo sviluppo intellettuale, la purificazione e la nobilitazione dei sentimenti e delle volizioni dell’uomo ci permettono di comprendere la trasformazione del suo corpo astrale in Sé spirituale; le sue esperienze religiose e le varie altre prove e vicissitudini della sua vita si imprimono nel suo corpo eterico, trasformandolo in spirito vitale. Nell’andamento ordinario della vita ciò avviene più o meno in modo incosciente: l’iniziazione dell’uomo si ha quando, per mezzo della scienza occulta, gli vengono forniti i mezzi per elaborare in piena coscienza il proprio Sé spirituale e lo spirito vitale. Di tali mezzi parleremo in un capitolo successivo. Per il momento, si tratta solo di mostrare che nell’uomo, oltre all’anima e al corpo, è attivo anche lo spirito. In seguito si mostrerà anche che questo spirito appartiene a ciò che è eterno nell’uomo, a differenza del suo corpo perituro.

Con il lavoro sul corpo astrale e sul corpo eterico, però, l’attività dell’Io non si esaurisce. Essa si estende anche al corpo fisico. Un segno dell’influenza dell’Io sul corpo fisico si può osservare quando certe esperienze provocano, per esempio, i fenomeni dell’arrossire o dell’impallidire. In questo caso, infatti, l’Io è la causa di un processo nel corpo fisico. Quando l’attività dell’Io provoca dei cambiamenti nell’uomo riguardo alla sua influenza sul corpo fisico, l’Io è veramente unito alle forze nascoste di questo corpo, cioè alle stesse forze che producono i suoi processi fisici. In scienza occulta si dice allora che, durante tale attività, l’Io lavora sul corpo fisico. L’espressione non deve essere fraintesa. Non si deve pensare a un lavoro di tipo materiale. Ciò che nel corpo fisico appare come materiale è solo la sua parte manifesta. Dietro questa parte manifesta si trovano le sue forze nascoste, di natura spirituale. Qui non stiamo quindi parlando di un lavoro sulla parte materiale apparente del corpo fisico, ma di un lavoro spirituale sulle forze invisibili che ne causano la formazione e la disgregazione. Nella vita ordinaria, l’uomo non può fare altro che avere una coscienza assai poco chiara del lavoro dell’Io sul corpo fisico. La chiarezza diventa però completa quando l’uomo, sotto l’influenza della scienza occulta, prende tale lavoro coscientemente nelle proprie mani. In tal modo, risulta evidente che nell’uomo vi è ancora un terzo elemento spirituale. È quello che la scienza occulta chiama l’Uomo Spirito, in opposizione all’uomo fisico (nella sapienza orientale l’Uomo Spirito si chiama «Attua»).

Anche riguardo all’Uomo Spirito si rischia di essere facilmente tratti in errore. Nel corpo fisico vediamo l’elemento più basso dell’uomo e quindi è difficile per noi immaginare che il lavoro su questo corpo fisico debba essere compiuto dall’elemento più alto dell’uomo. Ma, proprio perché il corpo fisico nasconde sotto tre veli lo spirito che in lui è attivo, appartiene al genere più alto di lavoro umano: unire l’Io con ciò che è il suo spirito nascosto.

Per la scienza occulta, dunque, l’uomo è un ente composto di diversi elementi. Tra questi, di carattere corporeo troviamo il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale. Sono animici: l’anima senziente, l’anima razionale e l’anima cosciente. Nell’anima diffonde la sua luce l’Io. Infine, sono spirituali: il Sé spirituale, lo Spirito vitale e l’Uomo Spirito. Come è stato detto, l’anima senziente e il corpo astrale sono strettamente uniti e in un certo senso formano una cosa sola, come in modo analogo l’anima cosciente e il Sé spirituale. Infatti, nell’anima cosciente risplende lo spirito che illumina gli altri elementi costitutivi della natura umana. Per questo motivo, la scienza occulta raggruppa gli elementi costitutivi dell’uomo in modo diverso. Il corpo astrale e l’anima senziente, l’anima cosciente e il Sè spirituale, e l’anima razionale che partecipa della natura dell’Io e in un certo senso è già «l’Io», non ancora cosciente della sua essenza spirituale, sono riuniti in un solo elemento. Si arriva così a sette parti dell’uomo:

1) corpo fisico;

2) corpo eterico o corpo vitale;

3) corpo astrale;

4) Io;

5) personalità (Sé) spirituale;

6) spirito vitale;

7) uomo-Spirito.

Anche l’uomo abituato alle rappresentazioni materialistiche non troverà in questa semplice organizzazione un preconcetto di «oscura magia», come spesso si dice, qualora si attenga strettamente al senso delle spiegazioni precedenti e non metta a priori l’idea del «magico» nella cosa. La scienza occulta parla di questi «sette» elementi dell’uomo allo stesso modo (ma con una forma superiore di osservazione del mondo) in cui si parla dei sette colori che formano la luce bianca o delle sette note che formano la scala musicale (considerando l’ottava come la ripetizione del suono fondamentale). Come la luce apparirebbe in sette colori e il suono in sette note, così la natura umana unitaria apparirebbe nei sette elementi menzionati. In ambito di scienza occulta, al numero sette non è legato niente di più «superstizioso» rispetto a quanto lo sia in ottica o in acustica. In un’occasione in cui queste cose venivano esposte verbalmente, fu osservato che non era giusto parlare del numero sette a proposito dei colori, in quanto al di là del «rosso» e del «violetto» ve ne sono altri che l’occhio non percepisce. Questo paragone con i colori è calzante anche in questo caso, perché, al di là del corpo fisico da una parte e dell’uomo-spirito dall’altra, continua anche l’uomo; ma queste continuazioni sono «spiritualmente invisibili» per i mezzi di osservazione spirituale che fornisce inizialmente la scienza occulta, esattamente come per l’occhio fisico sono invisibili i colori al di là del rosso e del violetto. Bisognava fare questa osservazione perché spesso si sente dire che la scienza occulta non tiene conto esatto del pensiero scientifico, ma è dilettantesca. Chi si sofferma a riflettere sul significato preciso di ciò che la scienza occulta afferma, scoprirà che essa non è mai in contraddizione con la scienza naturale seria, né quando cita fatti naturali a scopo illustrativo, né quando le sue affermazioni entrano direttamente nel campo della scienza naturale.

4°Sonno e morte

Per comprendere la natura della «coscienza di veglia» è necessario studiare il sonno durante il quale l’uomo vive; allo stesso modo, per risolvere l’enigma della vita è necessario studiare la morte. In un uomo che non percepisca in alcun modo il significato della scienza occulta, può nascere una certa diffidenza verso di essa, anzitutto per la sua concezione del sonno e della morte. La scienza occulta può comprendere i motivi di tale diffidenza. Infatti, non è inconcepibile che qualcuno dica che l’uomo esiste per la vita attiva e produttiva, che dal dedicarsi ad essa dipende la sua utilità, che lo sprofondarsi nella meditazione di stati quali il sonno e la morte può sorgere solo dall’inclinazione a oziosi trasognamenti e non può condurre ad altro che a vuote fantasticherie. Il respingere simili fantasticherie può quindi facilmente considerarsi come indice di mente sana, e l’abbandonarsi a quegli oziosi trasognamenti come una morbosità, propria di persone cui manca la forza e la gioia di vivere e che sono incapaci di vera attività produttiva. Non si potrebbe però scartare senz'altro questo giudizio come ingiusto. Esso, infatti, ha in sé una certa parte di verità, un quarto di verità, che deve essere completato dagli altri tre quarti che le appartengono. Chi riconosce chiaramente questo primo quarto di verità e non sospetta neppure l’esistenza degli altri tre, diverrebbe a ragione diffidente se venisse messo in discussione. Bisogna ammettere incondizionatamente che lo studio di ciò che si nasconde sotto il sonno e sotto la morte è cosa morbosa, se conduce a un indebolimento e a un allontanamento dalla vera vita. Bisogna altresì ammettere che ciò che in passato è stato chiamato scienza occulta e che anche oggi porta questo nome, ha spesso un'impronta malsana e ostile alla vita. Tuttavia, nulla di malsano proviene dalla vera scienza occulta. Anzi, la verità è piuttosto questa: come l’uomo non può essere sempre desto, così nelle esigenze reali della vita, in tutta la sua estensione, egli non può fare a meno di ciò che gli fornisce la scienza occulta. La vita continua nel sonno e le forze che lavorano o creano durante la veglia trovano vigore e ristoro in ciò che il sonno offre loro. Lo stesso vale per ciò che l’uomo può osservare nel mondo manifesto. I confini del mondo sono più vasti del campo di questa osservazione e ciò che l’uomo riconosce nel visibile deve essere completato e fecondato mediante l’apprendimento di ciò che egli può sapere circa i mondi invisibili. Un uomo che non rinnovi continuamente col sonno il vigore delle forze esaurite giunge alla distruzione della propria vita; parimenti una considerazione del mondo che non sia fecondata dal riconoscimento dell’invisibile conduce alla desolazione. Similmente è della «morte»: gli esseri viventi soggiacciono alla morte affinché possa sorgere nuova vita. È la scienza occulta che diffonde chiara luce sulle belle parole di Goethe: «La natura ha inventato la morte per avere molta vita». Come la vita non potrebbe esistere senza la morte, così una conoscenza del mondo visibile non potrebbe essere reale senza lo sguardo che si rivolge all’invisibile. Ogni conoscenza del visibile deve continuamente rituffarsi nell’invisibile per potersi sviluppare. È quindi evidente che soltanto la scienza occulta rende possibile la vita della scienza manifesta; non la indebolisce mai, se si presenta nella sua vera figura, anzi la rinforza e continuamente la rinnova e la risana, quando, lasciata a se stessa, è divenuta fiacca e malata.

Quando l’uomo cade nel sonno, la connessione tra i suoi elementi costitutivi, come descritto in precedenza in questo libro, cambia. Nel dormiente, sul giaciglio, si trovano il corpo fisico e il corpo eterico, ma non il corpo astrale né l'Io. Questo perché, nel sonno, il corpo eterico rimane connesso con il corpo fisico e le attività vitali continuano, altrimenti il corpo fisico andrebbe inevitabilmente in sfacelo. Nel sonno si spengono le rappresentazioni, il dolore e il piacere, la gioia e la pena; scompaiono la facoltà di estrinsecare una volontà cosciente e facoltà simili. Ma tutto ciò è possibile grazie al corpo astrale. Naturalmente, chi giudica senza preconcetti non può neppure prendere in considerazione l’idea che nel sonno il corpo astrale, con ogni piacere e ogni dolore, con tutto il mondo del pensiero e della volontà, sia annientato. Esiste tuttora, ma in uno stato diverso. Perché l’Io umano e il corpo astrale siano consapevoli di piacere e dolore e di quanto è stato sopra accennato, è necessario che siano congiunti tra loro e con il corpo eterico. Nella veglia lo è, nel sonno no; si è ritirato da essi. Ha assunto una forma di esistenza diversa da quella che possiede quando è congiunto al corpo fisico e al corpo eterico, ed è compito della scienza occulta considerare quest’altra forma di esistenza del corpo astrale. Durante il sonno, il corpo astrale sparisce per l’osservazione del mondo esterno ed è compito della scienza occulta seguirne l’attività fino a quando, al risveglio, riprende possesso del corpo fisico e del corpo eterico. Come in tutti quei casi in cui si tratta della conoscenza di cose e processi occulti del mondo, così pure per la scoperta dei fatti reali dello stato di sonno, nel loro vero aspetto, è necessaria l’osservazione chiaroveggente; ma ciò che si può scoprire per tal via, una volta reso noto, risulta comprensibile a una mente veramente senza preconcetti. Perché i processi del mondo occulto si manifestano con i loro effetti in quello manifesto. Quando si riconosce che i risultati dell’indagine chiaroveggente rendono comprensibili i processi visibili, in questa conferma che fornisce la vita si ha tutta la dimostrazione di cui si ha bisogno per simili cose. Chi non volesse usare i mezzi che indicheremo in seguito per giungere all’osservazione chiaroveggente, può fare l’esperimento seguente. Può cominciare con l’ammettere come validi i dati del chiaroveggente e applicarli alle cose manifeste nel campo della sua esperienza. Egli troverà che la vita diventa allora chiara e comprensibile; e tanto più si convincerà di ciò, quanto più esattamente e in modo approfondito osserverà la vita ordinaria.

Anche se nel sonno il corpo astrale non ha rappresentazioni, se non prova piacere e dolore, esso non rimane inattivo; anzi, proprio in tale stato è obbligato a un’attività intensa. È infatti ciò che ridona vigore e freschezza alle forze dell’uomo esauste dalla veglia. Finché il corpo astrale è congiunto a quello fisico e a quello eterico, entra in rapporto con il mondo esterno attraverso questi due. Attraverso le percezioni e le rappresentazioni che ricevono dal mondo circostante, il corpo astrale prova gioia e dolore.

La forma e la struttura del corpo fisico possono essere mantenute solo per mezzo di un corpo eterico che, a sua volta, riceve le opportune forze dal corpo astrale. Il corpo eterico è il costruttore, l’architetto del corpo fisico, ma può costruire in modo adeguato solo se riceve l’impulso circa il modo in cui deve costruire dal corpo astrale. In questo consiste il modello secondo cui il corpo eterico dà forma al corpo fisico. Durante la veglia, però, il corpo astrale non contiene questi modelli, o almeno li contiene solo fino a un certo punto. Durante la veglia, infatti, l’anima pone al loro posto le proprie immagini. Quando l’uomo rivolge i sensi al mondo che lo circonda, nella sua mente si formano, attraverso la percezione, delle immagini che ritraggono il mondo circostante. Tali immagini, però, disturbano i modelli che stimolano il corpo eterico alla conservazione del corpo fisico. Soltanto quando l’uomo, attraverso la propria attività, è in grado di fornire al suo corpo astrale immagini in grado di stimolare adeguatamente il corpo eterico, quel disturbo non si verifica. Tuttavia, nell’esistenza umana tale disturbo ha una parte importante e, di conseguenza, durante la veglia i modelli non agiscono con tutta la loro forza sul corpo eterico. Questo fatto si rivela nella stanchezza. Nel sonno, nessuna impressione esterna disturba la forza del corpo astrale, che può quindi eliminare la stanchezza. Il lavoro del corpo astrale durante il sonno consiste proprio nello spazzare via la stanchezza e può compiere tale lavoro solo abbandonando il corpo fisico e il corpo eterico. Durante la veglia, il corpo astrale lavora all’interno del corpo fisico; durante il sonno, lavora su di esso dall’esterno.

Come il corpo fisico ha bisogno del mondo esterno, che è della sua stessa natura, per procurarsi il cibo, così anche il corpo astrale ha bisogno di qualcosa di simile. Si consideri un corpo fisico umano allontanato dal mondo circostante. Dovrebbe andare in rovina. Ciò dimostra che senza l’intero ambiente fisico quel corpo non potrebbe esistere. In effetti, la Terra deve proprio essere così, se su di essa devono esistere dei corpi fisici umani. In realtà, questo intero corpo umano è solo una parte della Terra, anzi, in un senso più lato, dell’universo fisico. Da questo punto di vista, si può paragonare, ad esempio, al dito di una mano rispetto all’intero corpo umano. Se si separasse il dito dalla mano, non sarebbe più un dito: marcisce. Lo stesso accadrebbe al corpo umano se venisse separato da quel corpo di cui è membro e dalle condizioni di vita che la Terra gli offre. Se venisse sollevato di un numero sufficiente di chilometri al di sopra della superficie terrestre, esso morirebbe, come accade al dito quando viene amputato dalla mano. Se l’uomo è meno consapevole del rapporto tra il suo corpo fisico e la Terra rispetto a quello tra un dito e un corpo, ciò è dovuto semplicemente al fatto che il dito non può muoversi liberamente nel corpo come può fare l’uomo sulla Terra, e che quindi nel primo caso la dipendenza è più evidente.

Orbene, come il corpo fisico fa parte del mondo fisico, così il corpo astrale appartiene al suo mondo. La vita di veglia, però, lo strappa via da questo suo mondo. Per dare un'idea di ciò che avviene, si può fare una similitudine. Immaginiamo di avere un vaso d’acqua. Una goccia non è niente di separato all’interno dell’intera massa d’acqua. Ma se prendiamo una piccola spugna e la usiamo per aspirare una goccia dall'intera massa d'acqua, Qualcosa di simile avviene del corpo astrale umano al risveglio. Durante il sonno, esso vive in un mondo che gli è proprio e ne costituisce una parte. Al risveglio, il corpo fisico e il corpo eterico lo assorbono e si impregnano di esso. Essi contengono gli organi attraverso i quali il corpo astrale percepisce il mondo esterno. Tuttavia, per poter fare questa percezione, il corpo astrale deve distaccarsi dal suo mondo, eppure i modelli di cui ha bisogno per il corpo eterico può averli soltanto da quel suo mondo. – Come gli alimenti dal mondo fisico raggiungono il corpo fisico, così, durante il sonno, le immagini del mondo astrale raggiungono il corpo astrale. In quel momento, il corpo astrale vive nell’universo al di fuori del corpo fisico e del corpo eterico, nello stesso universo che ha generato l’uomo completo. In questo universo si trova la fonte delle immagini attraverso le quali l’uomo ottiene la sua forma. L’uomo è armonicamente incorporato in quell’universo. Durante la veglia, egli si allontana da quest’ampia armonia per fare esperienza del mondo esterno; nel sonno, il suo corpo astrale ritorna nell’armonia universale. Al risveglio, il corpo astrale porta con sé una tale forza che per un certo tempo può di nuovo fare a meno di soggiornare nell’armonia. Durante il sonno il corpo astrale ritorna alla sua patria e al risveglio porta con sé nella vita forze rinnovate. La ricchezza che il corpo astrale porta con sé al risveglio si palesa all’esterno sotto forma di ristoro che un sonno sano produce.

Procedendo nella scienza occulta, si vedrà che la patria del corpo astrale è più vasta di quella del corpo fisico nel senso più ristretto dell’ambiente fisico. Mentre infatti l’uomo, in quanto essere fisico, è un membro della Terra, il suo corpo astrale appartiene a dei mondi nei quali, accanto alla Terra, trovano posto anche altri corpi celesti. Durante il sonno, come già detto, egli entra in un mondo di cui fanno parte altre stelle oltre la Terra. In riconoscimento del fatto che durante il sonno l’uomo vive in un mondo stellare (in un mondo «astrale»), la scienza occulta chiama appunto «corpo astrale» quella parte dell’uomo che ha la propria patria in tale mondo astrale e che, in ogni passaggio allo stato di sonno, attinge nuove forze da detto mondo.

Dovrebbe essere superfluo accennare a un malinteso che potrebbe facilmente sorgere riguardo a questi fatti, ma ai giorni nostri, in cui esistono certi modi materialistici di vedere le cose, non è del tutto inutile. Nei circoli in cui dominano questi modi di vedere, lo studio di argomenti come la fatica sarà naturalmente considerato scientifico solo se basato su elementi fisici. Se gli scienziati non sono ancora d’accordo sulla causa fisica della stanchezza, una cosa è certa: c'è la necessità di ammettere certi determinati processi fisici alla base di tale fenomeno. Tuttavia, sarebbe opportuno riconoscere che la scienza occulta non è in contraddizione con questo asserto. Essa ammette tutto ciò che si dice in tal senso, così come si ammette che per la costruzione fisica di una casa è necessario porre un mattone sull’altro e che, una volta completata, la sua forma e la sua struttura si spiegano con leggi puramente meccaniche. Ma, affinché sorga la casa, è necessario il pensiero dell’architetto. Questo pensiero non si raggiunge se si indagano semplicemente le leggi fisiche. – Come dietro le leggi fisiche che rendono spiegabile la casa stanno i pensieri del suo creatore, così, dietro ciò che la scienza fisica prospetta in modo perfettamente giusto, stanno le affermazioni della scienza occulta. Questa similitudine viene spesso utilizzata quando si tratta di giustificare l’esistenza di una base spirituale del mondo, e può sembrare superficiale. Ma in questi argomenti, ciò che conta non è conoscere certi dati concetti, ma dar loro l’importanza giusta nella valutazione dei fatti. Un ostacolo può essere rappresentato dal potere eccessivo che rappresentazioni contrarie esercitano sul nostro giudizio, impedendoci così di apprezzare i fatti correttamente.

Il sogno è uno stato intermedio fra sonno e veglia. Ciò che l’esperienza onirica presenta all’osservazione assennata è un mondo di immagini molteplici, variopinte e intersecantisi, che tuttavia nasconde in sé un ordine, una legge. Questo mondo, in un primo momento, sembra un flusso e riflusso in successione disordinata. Durante il sonno l’uomo è libero dalle leggi della coscienza vigile, che lo legano alla percezione sensoriale e alle norme del suo raziocinio. Eppure il sogno segue leggi misteriose che attraggono e affascinano la mente umana, ed è per questo che quel vago giuoco della fantasia, base di ogni emozione artistica, viene paragonato al «sognare». Basta ricordare qualche sogno caratteristico per trovare conferma a questa asserzione. Un uomo, per esempio, sogna di difendersi da un cane che gli si avventa contro. Si sveglia e si ritrova a respingere inconsciamente le coltri che, coprendo il suo corpo in modo scomodo, gli diventano oppressive. In che modo la vita onirica trasforma un processo percettibile ai sensi? – Ciò che i sensi percepirebbero in stato di veglia rimane completamente nell’incoscienza, però il sogno ne trattiene un elemento essenziale: il fatto che l’uomo desidera respingere da sé qualcosa, e intorno a questo fatto intreccia un procedimento immaginativo. Tali immagini sono come l’eco della vita di veglia. Il loro modo di costituirsi è in parte arbitrario. Tutti sanno che la medesima causa esteriore potrebbe evocare nel sogno anche altre immagini. In questo caso, però, esse esprimono simbolicamente la sensazione che l’uomo deve respingere qualcosa da sé. Il sogno crea immagini e, in un certo senso, è simbolista. I processi interiori possono trasformarsi in simboli onirici. Un uomo sogna di sentire accanto a sé il crepitio di un fuoco e di vederne in sogno la fiamma. Si sveglia e si accorge di essere coperto troppo e di avere caldo. La sensazione di caldo eccessivo si esprime simbolicamente in quell’immagine. Attraverso il sogno, possono fare esperienze drammatiche. Qualcuno, per esempio, sogna di trovarsi sull’orlo di un precipizio e di vedere un bambino avvicinarsi di corsa. Il sogno gli fa sperimentare tutte le angosce legate alla preoccupazione che il bambino possa essere disattento e cadere giù nel vuoto! Egli lo vede cadere e sente il tonfo sordo del corpo a terra. Si sveglia e si accorge che un oggetto si è staccato dalla parete e, cadendo, ha prodotto un rumore sordo. La vita onirica trasforma questo semplice avvenimento in un'avventura che si svolge in immagini affannose. Per ora non è necessario chiedersi come, in questo caso, il fatto della caduta dell’oggetto pesante si esplichi in una serie di processi successivi che sembrano svolgersi in un determinato spazio di tempo: è sufficiente solo tenere a mente che il sogno trasforma in immagini le percezioni dello stato di veglia.

Si vede dunque che, non appena i sensi cessano la loro attività, nell’uomo si manifesta la facoltà creatrice. Questa è la stessa forza creativa che esiste anche nel sonno senza sogni e che rinfresca le energie umane esauste. Perché il sonno senza sogni si verifichi, è necessario che il corpo astrale si ritiri dal corpo eterico e da quello fisico. Durante lo stato di sogno, il corpo astrale è separato dal corpo fisico in modo da non avere più rapporti con gli organi dei sensi, ma conserva un certo rapporto con il corpo eterico. Il percepire in forma d’immagini i processi del corpo astrale deriva da questa sua unione col corpo eterico. Nel momento in cui anche questa unione viene a mancare, le immagini sprofondano nell’oscurità dell’incoscienza e si giunge al sonno senza sogni. Le immagini del sogno sono spesso arbitrarie e sconclusionate perché, a causa della separazione dal corpo fisico, il corpo astrale non può riferire correttamente quelle immagini agli oggetti e agli avvenimenti dell’ambiente esterno. A questo proposito, è particolarmente significativa l'osservazione di un sogno in cui l'Io si sia in certo qual modo scisso, come quando uno sogna di essere uno scolaro e di non poter rispondere a una domanda rivoltagli dal maestro, alla quale, però, il maestro stesso risponde subito dopo. Chi sogna non può fare uso dei suoi organi fisici di percezione, pertanto non è corretto riferire i due processi a se stesso come a un solo e medesimo individuo. Per riconoscere se stesso come un Io permanente, l’uomo deve essere dotato di organi di percezione esterni. Solo quando l’uomo acquisisce la capacità di essere cosciente del proprio Io in un altro modo, che non per mezzo di tali organi di percezione, l’Io permanente gli diventa percettibile anche al di fuori del suo corpo fisico. La coscienza chiaroveggente deve fornire questa facoltà e i mezzi per conseguirla saranno esaminati più approfonditamente in seguito, in questo libro.

La morte stessa ha come unica causa un mutamento nel rapporto degli arti dell’entità umana. Quanto l’osservazione chiaroveggente ci palesa in proposito può essere confermato dai suoi effetti nel mondo manifesto; anche in questo caso, dunque, chi voglia giudicare spassionatamente troverà confermati nella vita esteriore gli insegnamenti della scienza occulta. Però, riguardo a questi fatti, l’espressione dell’invisibile nel visibile è meno evidente e si incontrano grandi difficoltà nel valutare l’importanza di ciò che i procedimenti della vita esteriore ci dicono a conferma delle comunicazioni che ci pervengono dalla scienza occulta in questo campo. In questo caso, dunque, più che in molti altri esaminati nel presente libro, si rischia di considerare tutto questo come pura e semplice fantasticheria, quando ci si rifiuta di riconoscere che tutto ciò che è visibile contiene un chiaro indizio dell’invisibile.

Mentre nel sonno il corpo astrale si distacca soltanto dal corpo fisico e dal corpo eterico, che restano comunque uniti, nella morte il distacco avviene anche fra il corpo fisico e il corpo eterico. Il corpo fisico resta abbandonato a se stesso e perciò si disgrega e diventa un cadavere. Il corpo eterico, con la morte, si trova in una condizione che non aveva mai sperimentato nel periodo intercorrente tra la nascita e la morte, eccezion fatta per alcune condizioni straordinarie di cui si parlerà in seguito. Esso è, cioè, ora unito al corpo astrale e privo del corpo fisico, in quanto corpo eterico e corpo astrale non si separano immediatamente dopo la morte. Questi due arti dell’entità umana sono tenuti insieme da una forza di cui è facile comprendere la necessità, poiché senza di essa il corpo eterico non potrebbe affatto sciogliersi dal corpo fisico; rimarrebbe collegato a questo, come avviene nel sonno, durante il quale il corpo astrale non è in grado di staccare l’uno dall’altro. Tale forza entra in azione con la morte e libera il corpo eterico dal corpo fisico, permettendo a quest'ultimo di restare unito al corpo astrale. L’osservazione chiaroveggente dimostra che l’unione tra corpo eterico e corpo astrale dopo la morte è diversa nei vari individui. La durata di tale unione si misura in giorni. Di questa durata parleremo brevemente, a titolo informativo.

Successivamente, il corpo astrale si stacca dal corpo eterico e prosegue la sua strada senza di esso. Durante l’unione dei due corpi, l’uomo è in grado di rendersi conto delle esperienze del corpo astrale. Finché esiste un corpo fisico, il corpo astrale, non appena si distacca nel sonno, deve iniziare il suo lavoro dall’esterno per rinvigorire gli organi che si sono affaticati per l’uso. Quando il corpo fisico si è distaccato, tale lavoro cessa. Tuttavia, la forza impiegata in quel modo durante il sonno persiste dopo la morte e può essere impiegata per altri scopi. Essa, infatti, serve per rendere percettibili le esperienze proprie del corpo astrale. Durante il periodo in cui l’uomo è unito al suo corpo fisico, il mondo esteriore si manifesta alla coscienza tramite immagini; dopo il distacco di tale corpo, ciò che il corpo astrale sperimenta, non essendo collegato al mondo esterno tramite alcun organo di senso, diventa percepibile. Inizialmente non ha esperienze nuove, perché la sua unione col corpo eterico gli impedisce di sperimentare qualcosa di nuovo.

Esso possiede però il ricordo della vita passata. La presenza del corpo eterico fa sì che la vita trascorsa appaia come un quadro vivido e complessivo. Questa è la prima esperienza dell’uomo dopo la morte: egli vede la sua vita, dalla nascita alla morte, distendersi davanti a lui sotto forma di immagini. Durante questa vita, i ricordi sussistono solo durante lo stato di veglia, quando l’uomo è unito al suo corpo solo per quanto il corpo stesso lo consente; per l’anima, invece, nulla va perduto di quanto ha prodotto su di lei un’impressione durante la vita. Se il corpo fisico fosse uno strumento perfetto, dovrebbe essere possibile rievocare nell’anima tutto il passato in ogni momento della vita; con la morte, questo impedimento cessa. Finché il corpo eterico sussiste, il ricordo rimane in certo qual modo completo; sparisce poi a poco a poco, man mano che il corpo eterico perde la forma che aveva durante la sua dimora nel corpo fisico, e che somiglia a quest’ultimo. Tale è pure la ragione per cui il corpo astrale si separa dall’eterico dopo un certo periodo, limitato dal tempo in cui perdura nel corpo eterico la forma simile al corpo fisico.

Durante il periodo di vita fra nascita e morte, la separazione del corpo eterico avviene solo in casi eccezionali e per un breve periodo. Se per esempio una forte pressione viene esercitata su un arto dell’uomo, una parte del corpo eterico può staccarsi dal corpo fisico. Noi diciamo allora che quell’arto si è addormentato, e la sensazione particolare che ne riceviamo dipende dallo staccarsi del corpo eterico. (Naturalmente, un’interpretazione materialista negherebbe anche in questo caso l’invisibile che si manifesta nel visibile e direbbe che tutto ciò nasce da un disturbo fisico derivante dalla pressione). L’osservazione chiaroveggente scorge in tal caso che una parte del corpo eterico fuoriesce dall’arto fisico. Se un uomo viene colpito da un forte spavento o da qualcosa di simile, tale separazione del corpo eterico dal fisico può verificarsi per un breve periodo su gran parte del corpo. Questo è ciò che accade, per esempio, quando un uomo si trova improvvisamente faccia a faccia con la morte, come quando sta per annegare o rischia di cadere durante una gita in montagna. Le testimonianze di chi ha vissuto tali esperienze si avvicinano molto alla verità e possono essere confermate dall’osservazione chiaroveggente. Affermano che, in quei momenti, la loro vita intera si è svolta dinanzi alla loro anima come in un immenso quadro mnemonico.

Fra i molti esempi che si potrebbero addurre, ne sceglieremo uno solo, perché si riferisce a una persona a cui, per la sua abitudine mentale, tutto quanto viene detto a questo proposito deve apparire come vuota fantasticheria.

È particolarmente utile, specie per chi voglia fare qualche passo avanti nella scienza occulta, rendersi conto dei concetti di chi ritiene che questa scienza sia una semplice fantasticheria. Tali concetti non si possono ascrivere così facilmente a parzialità dell’osservatore. Gli occultisti dovranno imparare molto da coloro che considerano la loro scienza come una follia, e non dovranno prendersela se non verranno ricambiati con uguale considerazione. L'occultismo non ha certamente bisogno di questa conferma delle proprie conclusioni e questi accenni non devono ritenersi come prove, bensì come illustrazioni.

Maurizio Benedict, illustre antropologo criminalista ed eminente studioso di molte altre scienze naturali, narra nei «Ricordi della sua vita» un’esperienza che ha vissuto: una volta, mentre si trovava in bagno sul punto di annegare, vide tutta la sua vita passata presentarglisi dinanzi come in un unico quadro. Se altre persone descrivono in modo diverso tali immagini, vedute in circostanze simili, e le descrivono in modo tale che sembrano non avere nulla a che fare con gli avvenimenti della loro vita passata, ciò non contraddice a quanto abbiamo affermato, poiché le immagini, che si presentano in quella condizione affatto anormale della separazione dal corpo fisico, sono talvolta, a prima vista, poco chiare nel loro rapporto con la vita. Osservandole in modo giusto, il rapporto si ritrova sempre.

Né costituisce obiezione il fatto che qualcuno, per esempio, pur essendosi trovato in procinto di annegare, non abbia fatto l'esperienza ora descritta. Bisogna tenere a mente che ciò accade soltanto quando il corpo eterico si stacca effettivamente dal corpo fisico, restando però unito al corpo astrale. Se per lo spavento avviene un distacco parziale anche fra il corpo eterico e quello astrale, l’esperienza non si verifica più, perché sopraggiunge la completa incoscienza, come nel sonno senza sogni.

Immediatamente dopo la morte, gli avvenimenti del passato appaiono riassunti come in un quadro mnemonico. Dopo essersi separato dal corpo eterico, il corpo astrale prosegue il suo viaggio da solo. Non è difficile comprendere che nel corpo astrale rimangono tutti i ricordi acquisiti durante il soggiorno nel corpo fisico a seguito dell'attività del corpo astrale stesso. L’Io ha elaborato fino a un certo grado il Sé, o Personalità Spirituale, lo Spirito Vitale e l’Uomo Spirito. Questi ultimi, infatti, non devono la loro esistenza ai vari organi dei diversi corpi, bensì all’Io. Questo Io è l’essere che non ha bisogno di organi esterni per percepire e rimanere in possesso di ciò che ha unificato in sé. Si potrebbe obiettare: «Come mai, durante il sonno, non si ha percezione alcuna di questo Sé, dello Spirito Vitale, dell’Uomo Spirito evoluto?» – Perché, fra la nascita e la morte, l’Io è incatenato al corpo fisico. Se anche durante il sonno l’Io si trova insieme al corpo astrale, al di fuori del corpo fisico, rimane comunque strettamente collegato a quest’ultimo, perché l’attività del suo corpo astrale è rivolta al corpo fisico. Per questo motivo, l’Io, con la sua percezione, si trova relegato nel mondo sensibile e non può accogliere le rivelazioni spirituali nella loro forma diretta. Soltanto con la morte queste rivelazioni sono accessibili all’Io, perché in quel momento l’Io si libera dalla sua unione con il corpo fisico e con il corpo eterico. Un altro mondo può affiorare alla coscienza nell’istante in cui l’Io viene separato dal mondo fisico, che ne limita l’attività durante la vita.

Tuttavia, anche in tale momento permangono dei legami con il mondo esteriore dei sensi. Perdurano infatti alcuni desideri che mantengono in attività tale rapporto. Ci sono desideri che l’uomo stesso crea in sé, con l’acquisizione della coscienza del suo Io come quarto principio (arto) del suo essere. Quei desideri, quegli appetiti che derivano dall’essenza dei tre corpi inferiori, possono agire soltanto nel mondo esterno e la loro azione cessa quando quei corpi sono deposti. La fame è causata dal corpo esterno e scompare quando questo non è più unito all’Io. Se l’Io avesse solo i desideri inerenti alla sua essenza spirituale, potrebbe trovare pieno soddisfacimento nel mondo spirituale in cui viene trasferito dopo la morte. Ma la vita terrestre gli ha dato altri desideri. Ha acceso in lui la tendenza a provare piaceri che si possono soddisfare solo con l’ausilio di organi fisici, sebbene tali piaceri non provengano dalla natura stessa di quegli organi. Non sono soltanto i tre corpi a domandare il loro appagamento dal mondo fisico; anche l’Io trova in quel mondo piaceri che non possono essere soddisfatti nel mondo spirituale.

L’Io ha due tipi di desideri durante la vita. Quelli che provengono dai corpi e devono essere soddisfatti nell’ambito di essi, ma che cesseranno al momento della loro disgregazione, e quelli che derivano dalla natura spirituale dell’Io. Finché l’Io dimora nei corpi, anche questi desideri vengono soddisfatti mediante gli organi corporei. Poiché nelle manifestazioni degli organi corporei agisce la spiritualità nascosta e i sensi accolgono qualcosa di spirituale con tutto ciò che percepiscono, questo elemento spirituale, pur sotto altra forma, sussiste dopo la morte e tutta la spiritualità che l’Io ha vagheggiato nel mondo dei sensi gli rimane anche quando i sensi non esistono più.

Se non si aggiungesse una terza specie di desideri alle due già menzionate, la morte sarebbe solo un passaggio da desideri che si possono appagare a mezzo dei sensi a desideri che trovano il loro soddisfacimento nelle rivelazioni del mondo spirituale. Questa terza specie di desideri è costituita da quelli che l’Io ha creati in sé durante la sua vita nel mondo fisico, perché in esso trova piacere, anche quando non gli rivela nulla di spirituale. I piaceri più umili possono essere manifestazioni dello spirito. Il piacere che prova un uomo affamato cibandosi è manifestazione dello spirito, poiché con il nutrimento si crea quella condizione di cose, senza la quale, in un certo senso, la natura non potrebbe svilupparsi. Ma l’Io può spingersi oltre il semplice piacere, che in questo caso rappresenta la soddisfazione di una necessità. Esso può desiderare un cibo saporito, a prescindere dal beneficio che può apportare allo spirito il fatto di nutrirsi. Lo stesso vale per altre cose del mondo fisico. Vengono così a crearsi desideri che non si sarebbero mai palesati nel mondo dei sensi se in esso non si fosse incorporato l’Io umano. Tali desideri non provengono dalla natura spirituale dell’Io. L’Io deve avere desideri dei sensi finché vive nel corpo, anche a causa della sua natura spirituale, perché lo spirito si manifesta nelle cose materiali ed è proprio dello spirito che l’Io gode quando si abbandona a quell’elemento del mondo sensibile irradiato dalla sua luce.

Questa gioia continuerà a essere provata anche quando i sensi non saranno più il tramite dell’irradiazione spirituale. Nel mondo dello spirito, però, non esiste appagamento per quei desideri che non erano già animati di spiritualità nel mondo sensibile. Con la morte, cessa la possibilità di soddisfare desideri di tale natura. Il piacere che si prova a mangiare cibi saporiti può sussistere, in quanto esistono organi fisici atti a gustarli: palato, lingua, ecc., che l’uomo non possiede più, una volta abbandonato il corpo fisico; se l’Io richiede ancora questi piaceri, essi dovranno rimanere insoddisfatti. Se un godimento fisico si conforma allo spirito, dura solo fino a quando sono funzionanti gli organi fisici, ma se l’Io lo ha creato senza porlo a servizio dello spirito, esso rimane in lui dopo la morte come desiderio, che invano cerca soddisfazione. Per farci un’idea di ciò che si prova in quelle condizioni, immaginiamo un uomo che soffre di sete ardente in una regione in cui non è possibile trovare neanche una stilla d’acqua. Così succede all’Io dopo la morte, in quanto nutre in sé desideri non ancora spenti per i piaceri del mondo esteriore e non possiede più gli organi atti a soddisfarli. Naturalmente, quell’ardentissima sete, presa a paragone per lo stato dell’Io dopo la morte, deve essere immaginata intensificata e rappresentata come un’arsura estesa a tutti i diversi desideri ancora esistenti e per i quali non c’è alcuna possibilità di appagamento.

L’Io si trova allora a doversi liberare da quel suo legame di attrazione con il mondo esteriore. L’Io deve operare una purificazione e una liberazione interiore. Devono essere espulsi da lui tutti i desideri che si è creati durante la vita nel corpo e che non hanno diritto di cittadinanza nel mondo spirituale. Come un oggetto gettato nel fuoco ne è investito ed arso, così il mondo dei desideri ora descritto viene spezzato e distrutto dopo la morte. Ci si trova allora di fronte a quel mondo che la scienza occulta designa col nome di «mondo del fuoco spirituale distruttore». Questo fuoco divora i desideri dei sensi che non sono un’espressione dello spirito. Le rivelazioni della scienza occulta a questo riguardo possono sembrare terribili e sconfortanti. Può apparire spaventoso che una speranza, la cui realizzazione richiede organi sensoriali, si trasformi in disperazione dopo la morte; o che un desiderio che si può appagare solo nel mondo fisico diventi una torturante privazione.

Questa opinione può essere accettata solo se ci si rende ben conto che tutti i desideri e le aspirazioni non rappresentano, nel vero senso della parola, forze benefiche alla vita, bensì forze distruttive. Grazie a queste forze, l’Io si lega al mondo dei sensi molto più di quanto non sia necessario per raggiungere il giusto scopo di trarre da esso tutto ciò che può essergli utile. Il mondo dei sensi è la manifestazione del mondo spirituale che si nasconde dietro di esso. L’Io non potrebbe mai godere della spiritualità nella sua forma caratteristica, se non volesse utilizzare i sensi corporei per godere di quanto di spirituale vi è nel sensibile. Tuttavia, l’Io si allontana sempre più dalla vera realtà spirituale del mondo, anche se nel mondo sensibile tende a desideri che non hanno a che fare con lo spirito. Mentre il piacere sensorio, come espressione dello spirito, significa elevazione ed evoluzione dell’Io, quel piacere invece che non è espressione dello spirito significa decadenza ed immiserimento. Se si appaga un desiderio di questo tipo nel mondo sensibile, il suo effetto nocivo sull’Io permane; soltanto, prima della morte, non è percettibile. Nella vita, perciò, la soddisfazione di tali desideri può dar luogo a nuovi desideri simili e l’uomo non si accorge affatto di avvilupparsi da sé stesso nel fuoco divoratore. Dopo la morte, diventa visibile semplicemente ciò che già durante la vita lo circondava e, nel manifestarsi, si palesa con le sue conseguenze efficaci e benefiche. Chi ama veramente un’altra persona non è attratto soltanto da quella parte di essa che è percettibile ai sensi fisici, e che con la morte è sottratta alla percezione.

È proprio quella parte della persona cara, per la percezione della quale i sensi fisici erano soltanto un mezzo, che diviene percettibile. L’unico ostacolo a questa visibilità sarebbe la presenza di desideri che possono essere soddisfatti solo tramite gli organi fisici. Finché tali desideri non siano estinti, non sarà possibile avere una percezione consapevole della persona cara dopo la morte. Osservando le cose da questo punto di vista, le esperienze descritte dalla scienza occulta dopo la morte, assumono un carattere confortevole e soddisfacente, perdendo il carattere di spavento e desolazione.

Le esperienze immediate dopo la morte differiscono da quelle della vita presente anche sotto un altro aspetto. Durante il periodo della purificazione, l’uomo ripercorre la propria vita fino dai tempi dell’infanzia. Rivive tutto il percorso delle esperienze che ha attraversato dalla nascita in poi; a partire dagli eventi che hanno preceduto immediatamente la morte, sperimenta all’indietro nuovamente tutta la sua vita, fino alla propria infanzia. Così, gli si presentano agli occhi spiritualmente le cose che, durante la vita, non emanavano dalla natura spirituale dell’Io. Ora, però, lo sperimenta in senso inverso. Un uomo, per esempio, che sia morto a sessant’anni e che al suo quarantesimo anno di età, in un impeto di collera, abbia causato a qualcuno un qualsiasi dolore, fisico o morale, rivivrà questa stessa esperienza quando, nel suo viaggio all’indietro dopo la morte, avrà raggiunto il momento del suo quarantesimo anno. Non risentirà però il piacere che lo sfogo della sua collera gli aveva procurato, ma il dolore che egli ha inflitto all’altro. Da quanto abbiamo detto risulta pertanto che, durante tale processo dopo la morte, l’Io percepisce come dolore solo ciò che gli deriva da un suo desiderio, che trae origine soltanto dal mondo fisico esteriore. In effetti, l’Io non arreca danno soltanto agli altri appagando tali desideri, ma danneggia se stesso, anche se non se ne rende conto finché dura la vita. Dopo la morte, però, questo mondo nocivo del desiderio diventa completamente visibile all’Io, il quale si sente attirato da ogni essere o oggetto che abbia acceso il suo desiderio, affinché nel «fuoco distruttore» esso si consumi come è nato. Quando l’uomo ripercorre la propria vita e arriva al momento della nascita, allora tutti i desideri sono passati attraverso il fuoco purificatore e nulla gli impedisce più di dedicarsi completamente al mondo spirituale. Passa a un nuovo gradino di esistenza. Come nella morte, egli ha abbandonato prima il corpo fisico e poi il corpo eterico, così ora si disgrega quella parte del corpo astrale che può vivere solo nella coscienza del mondo fisico esteriore.

Secondo la scienza occulta, dunque, esistono tre tipi di cadaveri: il fisico, l’eterico e l’astrale. Il momento in cui quest’ultimo viene abbandonato dall’uomo segna la fine del periodo della «purificazione», che corrisponde a circa un terzo del tempo trascorso dall’uomo sulla Terra fra nascita e morte. Soltanto in seguito, quando esamineremo il corso della vita umana sulla base della scienza occulta, potremo comprendere chiaramente la ragione di questo fatto.

Durante il processo di purificazione, gli esseri umani abbandonano i propri cadaveri astrali, che passano a un’esistenza più alta, esattamente come i cadaveri fisici sono visibili nel nostro mondo.

Dopo la purificazione, per l’Io inizia uno stato di coscienza del tutto nuovo. Mentre prima della morte le immagini esteriori dovevano affluire verso di lui affinché la luce della coscienza potesse illuminarle, ora è invece dall’interiorità che scaturisce un mondo che giunge alla coscienza. L’Io vive in questo mondo anche nel periodo fra nascita e morte, ma le sue percezioni sono filtrate attraverso i sensi. Soltanto quando l’Io, libero dalle percezioni sensorie, percepisce sè stesso nella sua interiorità più sacra, gli si palesa nella sua vera forma ciò che gli appariva prima soltanto attraverso il velo dei sensi. Così come la percezione dell’Io si svolge nell’interiorità prima della morte, così il mondo spirituale gli si manifesta nella sua pienezza dopo la morte e la purificazione nell’interiorità. Tale rivelazione avviene di fatto subito dopo l’abbandono del corpo eterico, ma i desideri rivolti al mondo esteriore formano come una nube oscura che ne ottenebra la vista. È come se a un mondo beato di esperienze spirituali si mischiassero ombre demoniache, sorte da quei desideri stessi, che vanno consumandosi nel «fuoco purificatore». In effetti, quei desideri non sono semplici ombre, ma realtà tangibili; questo risulta evidente quando l’Io, liberatosi dagli organi fisici, può percepire la natura spirituale. Questi esseri appaiono come contraffazioni e caricature di ciò di cui l’uomo, in passato, ha preso coscienza tramite i sensi. L’osservazione chiaroveggente scorge l’ambiente del fuoco purificatore popolato da esseri la cui vista può risultare orrida e tremenda all’occhio spirituale; esseri il cui piacere sembra consistere solo nella distruzione e le cui passioni sono così malevoli che quelle del mondo fisico sono un nulla al confronto. I desideri di questo tipo che l’uomo porta con sé in quel mondo sono considerati da quegli esseri come un nutrimento, grazie al quale la loro potenza acquista sempre nuova forza e vigore.

Se osserveremo con animo scevro da pregiudizi una parte del mondo animale, ci renderemo conto che questa descrizione di un mondo invisibile ai sensi non è affatto inverosimile. Che cosa rappresenta, dal punto di vista spirituale, un lupo feroce? Che cosa si manifesta in ciò che i sensi percepiscono osservando? Nient’altro che un’anima che vive nelle passioni e le cui azioni sono determinate dalle passioni stesse. La forma esteriore del lupo può essere considerata l’incarnazione di tali desideri. E se l’uomo non avesse organi per percepire tale forma, dovrebbe nondimeno ammettere l’esistenza di un tale essere, quando le passioni di esso si manifestassero invisibilmente soltanto nei loro effetti e una forza invisibile si aggirasse intorno e producesse tutto ciò che produce il lupo visibile. Gli esseri del fuoco purificatore sono visibili all’occhio chiaroveggente, ma non a quello fisico; la loro azione risulta evidente e consiste nella distruzione dell’Io, se questo dà loro nutrimento. Questa azione diventa chiaramente visibile quando un piacere consentito giunge fino all’eccesso e alla dissolutezza. Infatti, ciò che è percettibile ai sensi dovrebbe attrarre l’Io soltanto, in quanto il piacere tragga origine dalla sua natura stessa. L’animale cerca solo quelle cose esteriori che i suoi tre corpi desiderano. L’uomo ha piaceri più alti, perché ai suoi tre arti corporei se ne è aggiunto un quarto: l’Io. Ma se l’Io cerca soddisfazioni non dirette alla conservazione e allo sviluppo della sua natura, ma alla sua distruzione, tale tendenza non può provenire né dall’azione dei suoi tre corpi, né dalla sua natura, ma soltanto da quella di entità la cui forma reale rimane celata ai sensi, ma che possono avvicinarsi nascostamente alla natura superiore dell’Io eccitando in essa desideri non dipendenti dai sensi, ma appagabili solo da organi sensori. Esistono, infatti, degli esseri che si nutrono di passioni e desideri di natura peggiore di quelli degli animali, perché non si esplicano nel campo dei sensi, ma si attaccano all’elemento spirituale, abbassandolo al loro livello. Le forme di tali esseri appaiono perciò orribili allo sguardo spirituale, più spaventose delle forme degli animali più feroci, nei quali s’incarnano soltanto passioni radicate nei sensi; e le forze distruttrici di questi esseri superano di gran lunga qualsiasi violenza del mondo animale percettibile nell’ambiente terrestre. Perciò l’occultismo è costretto a dirigere lo sguardo degli uomini verso un mondo di entità inferiori, sotto molti aspetti, al mondo visibile degli animali distruttori.

Quando l’uomo, dopo la morte, attraversa il mondo appena descritto, si trova di fronte a un mondo colmo di spiritualità che suscita in lui desideri appagabili solo tramite ciò che è spirituale. Tuttavia, l’uomo riesce a distinguere qui quello che appartiene al suo Io da ciò che costituisce il mondo spirituale esteriore, ovvero l’ambiente dell’Io. Tuttavia, le percezioni di questo ambiente affluiscono verso l’uomo, come le percezioni del suo Io affluivano a lui durante il suo soggiorno nel corpo. Così, mentre ciò che circonda l’uomo fra nascita e morte gli parla attraverso i sensi, il linguaggio del suo nuovo ambiente gli arriva direttamente nell’«intimo santuario» dell’Io, una volta che quest’ultimo si è liberato di tutti i suoi corpi. L’intero ambiente circostante è ora pieno di entità della stessa natura del suo Io, perché solo un Io può entrare in rapporto con un altro Io. Come durante la vita l’uomo è circondato da minerali, piante e animali, che compongono il mondo dei sensi, così dopo la morte egli è circondato da un mondo costituito da entità di natura spirituale. L’uomo, però, porta con sé in questo mondo qualcosa che non fa parte di quell’ambiente: cioè, le esperienze dell’Io. Inizialmente, subito dopo la morte, quando il corpo eterico era ancora unito all’Io, il complesso di queste esperienze si manifestò sotto forma di un quadro mnemonico d’insieme. Successivamente, il corpo eterico fu deposto, ma di quel quadro mnemonico qualcosa rimase in possesso dell’Io, come sua proprietà permanente.

È come se da tutti gli avvenimenti e le esperienze vissute dall’uomo fra nascita e morte si potesse ricavare un estratto, una sorta di essenza, e questo è ciò che rimane all’Io. È il frutto della vita, il prodotto spirituale di essa. Questo prodotto è di natura spirituale. Esso contiene tutto ciò che di spirituale si manifesta per mezzo dei sensi; non avrebbe però potuto costituirsi senza la vita del mondo dei sensi. Dopo la morte, l’Io percepisce che questo frutto spirituale del mondo dei sensi è il suo mondo interiore, il suo mondo proprio, e che esso penetra nel mondo costituito da entità che si manifestano come solo il suo Io può manifestare sé stesso nella propria interiorità più intima. Come il seme di una pianta, che è l’essenza della pianta stessa, si sviluppa soltanto quando viene sepolto nel terreno, così quello che l’Io porta con sé dal mondo dei sensi si sviluppa ora come un seme, sotto l’azione dell’ambiente spirituale che ormai lo ha accolto.

La scienza occulta può certamente fornire solo delle immagini quando deve descrivere ciò che accade in questo «mondo dello Spirito»; tuttavia, queste immagini possono apparire come realtà assoluta allo sguardo chiaroveggente quando esso persegue gli avvenimenti invisibili corrispondenti a quelli visibili per l’occhio fisico. Ciò che vi è da descrivere può essere reso evidente da paragoni col mondo sensibile, perché, quantunque di natura affatto spirituale, assomiglia, sotto certi riguardi, al mondo fisico. Come, per esempio, in questo mondo un colore appare quando un oggetto colpisce l’occhio, così un colore si presenta all’Io nel «mondo dello Spirito» quando un’entità esercita un’azione su di esso; però questo colore viene prodotto nello stesso modo durante la vita fra nascita e morte, soltanto la percezione dell’Io può essere interiormente determinata. Non è come se la luce penetrasse dall’esterno nell’uomo, ma come se un altro essere agisse direttamente sull’Io e lo incitasse a rappresentarsi questa azione sotto forma di immagine colorata. Così tutti gli esseri dell’ambiente spirituale dell’Io trovano la loro espressione in un mondo che irradia colori. Poiché tali colori del mondo spirituale hanno origini diverse, è naturale che abbiano anche un carattere diverso dai colori fisici. Lo stesso si può dire per le altre impressioni che l’uomo riceve nel mondo sensibile. Le impressioni più simili a quelle del mondo fisico provengono dai suoni del mondo spirituale. Man mano che l’uomo si familiarizza con questo mondo, esso gli si manifesta come una vita di per sé stessa animata, paragonabile ai suoni della realtà sensoria e alla loro armonia. Però, egli non percepisce il suono come qualcosa che colpisce un organo dall’esterno, bensì come una forza che attraversa il suo Io e fluisce nel mondo. Egli sente il suono come sente nel mondo fisico la propria parola, il proprio canto, con la differenza che ora, nel mondo spirituale, sa che i suoni emanati da lui sono la manifestazione di altre entità che si riversano nel mondo per mezzo di essi. Una manifestazione di grado ancor più elevato avviene nel «mondo dello Spirito», quando il suono diventa «Parola spirituale». Allora, attraverso l’Io, non soltanto fluisce la vita pulsante di un altro essere spirituale, ma quest’essere stesso fa partecipare l’Io alla propria interiorità. E quando la Parola spirituale irradia nell’Io, due esseri vivono effettivamente l’uno nell’altro, senza la barriera di separazione che deve esistere sempre in ogni unione del mondo fisico. Questa è la natura dell’unione dell’Io con altri esseri spirituali dopo la morte.

Nel mondo spirituale vi sono tre regioni che si possono paragonare alle tre parti del mondo fisico dei sensi. La prima regione è, in un certo senso, la «terra ferma» del mondo spirituale; la seconda è la regione del mare e dei fiumi, mentre la terza è la regione atmosferica. – Quello che sulla Terra assume forma fisica e può essere percepito tramite organi fisici, nella sua essenza spirituale, viene percepito nella prima regione del «mondo dello Spirito». In questa regione, per esempio, si potrà vedere la forza che plasma la forma di un cristallo. Tuttavia, tutto il contrario di ciò che appare alla visione sensoria. Lo spazio, che nel mondo dei sensi è riempito da un masso di pietra, si presenta allo sguardo spirituale come uno spazio vuoto, ma intorno ad esso si vede la forza che elabora la forma della pietra. Il colore che una pietra ha nel mondo fisico si manifesta nel mondo spirituale nel suo colore complementare; una pietra rossa, per esempio, ci appare verde, una pietra verde ci appare rossa, e così via. Anche le altre proprietà appaiono nei loro contrari. Come le pietre, le masse di terra e simili compongono la «terra ferma», la «regione continentale» del mondo fisico, così le formazioni descritte costituiscono la «terra ferma» del mondo spirituale. – Tutto ciò che il mondo dei sensi contiene in sé come vita costituisce la «regione del mare» del mondo spirituale. All’occhio fisico la vita si manifesta nelle sue diverse forme: le piante, gli animali e gli uomini. Per l’occhio spirituale la vita è un’essenza fluente, simile ai mari e ai fiumi, che si diffonde nella regione spirituale. Un paragone più esatto è quello con la circolazione del sangue nel corpo, poiché, mentre i mari e i fiumi del mondo fisico ci appaiono distribuiti irregolarmente, una certa regolarità caratterizza la distribuzione della vita fluente del mondo spirituale, come accade per la circolazione del sangue. Questa «vita fluente» è percepita, appunto, come suono spirituale.

La terza regione del mondo spirituale è quella della sua «atmosfera». Ciò che nel mondo fisico si presenta come sensazione esiste anche nella regione spirituale, pervadendola interamente, come l’aria sulla terra. Dobbiamo raffigurarci un mare agitato di sensazioni. In questa regione scorrono violentemente dolore e tristezza, gioia ed estasi, come il vento e la tempesta nell’atmosfera del mondo fisico. Basta pensare a una battaglia che si combatte sulla terra. Vi si trovano di fronte non soltanto semplici forme umane che l’occhio fisico può vedere, ma anche sentimenti e passioni che si scontrano tra loro; il campo di battaglia è pieno di sofferenze, come lo è di forme umane. Tutto ciò che in esso vive sotto forma di passioni, di dolore, di gioia per una vittoria non esiste soltanto nei suoi effetti percettibili dai sensi, ma può rivelarsi ai sensi spirituali come processo dell’atmosfera del mondo spirituale. Questo evento è nell’ambiente spirituale come una tempesta nel mondo fisico. La percezione di tale avvenimento può essere paragonata alla percezione uditiva della parola nel mondo fisico. Perciò si dice: come l’aria avvolge e pervade gli esseri terrestri, così la «fluttuante parola spirituale» avvolge e pervade gli esseri e i processi del mondo spirituale.

In questo mondo spirituale è anche possibile fare altre osservazioni. Vi si trova anche qualcosa che si può paragonare al calore e alla luce del mondo fisico. È il mondo stesso del pensiero a pervadere l'intero mondo spirituale, così come il calore pervade gli esseri e le cose sulla terra; tuttavia, i pensieri devono essere concepiti come entità viventi e indipendenti. Ciò che l’uomo considera e chiama pensiero nel mondo manifesto non è che l’ombra di ciò che vive nel mondo dello Spirito come entità-pensiero. Immaginate il pensiero come esiste negli uomini, costituito al di fuori di essi come entità attiva e dotata di vita interiore propria, e avrete un'idea di ciò che riempie la quarta regione del mondo dello spirito. Ciò che l’uomo percepisce come «pensiero» nel suo mondo fisico, fra nascita e morte, non è che la manifestazione del mondo del pensiero, così come esso può manifestarsi per mezzo degli strumenti del corpo. Tutti quei pensieri che l’uomo nutre dentro di sé e che arricchiscono il mondo fisico hanno origine da questa regione; non è necessario che provengano esclusivamente dalle menti di grandi inventori o di uomini di genio: ogni uomo può avere «idee» nate dalla sua interiorità e con le quali, anzi, trasforma il mondo esterno. I sentimenti e le passioni suscitate dal mondo esteriore sono percettibili nella terza regione dello spirito; ma tutto ciò che può vivere nell’anima umana e renderla capace di creare, trasformare e fecondare il proprio ambiente si manifesta nella sua forma originaria ed essenziale nella quarta regione dello spirito. Ciò che si trova nella quinta regione si può paragonare alla luce fisica. Nella sua forma archetipica, è «Saggezza» in manifestazione. A questa regione appartengono esseri che irradiano saggezza nel loro ambiente, come il sole irradia luce nel mondo fisico. Quello che viene illuminato da questa saggezza si manifesta nel suo vero senso e importanza per il mondo spirituale, come un oggetto fisico manifesta il suo colore alla luce. Esistono poi regioni ancora più elevate nel mondo dello Spirito che verranno descritte nel corso di quest’opera.

Dopo la morte, l’Io si trova immerso in quel mondo, assieme al frutto di ciò che ha lasciato della vita dei sensi. Questo frutto è ancora unito alla parte del corpo astrale che non è stata abbandonata al termine del periodo di purificazione, mentre si distacca solo quella parte che, dopo la morte, ha desideri e aspirazioni rivolti alla vita fisica. L’immersione dell’Io nel mondo spirituale, insieme a ciò che ha acquisito durante la vita nel mondo fisico, può essere paragonata all’immersione di un seme nel terreno che dovrà farlo maturare. Come il seme trae sostanza e forza da quanto lo circonda per potersi sviluppare in una pianta nuova, allo stesso modo l’Io, una volta impiantato nel mondo spirituale, cresce e si sviluppa. – La forza che consente a un organo di funzionare risiede in ciò che esso percepisce. L’occhio percepisce la luce, ma se la luce non esistesse, non esisterebbe neanche l’occhio. Gli esseri che trascorrono la vita nell’oscurità non sviluppano gli organi visivi. Così l’intero corpo umano è costituito dalle forze nascoste in ciò che gli organi percepiscono. Il corpo fisico è formato dalle forze del mondo fisico, il corpo eterico dalle forze del mondo vitale e il corpo astrale dalle forze del mondo astrale.

Quando l’Io viene trasferito nel mondo dello Spirito, entra in contatto proprio con quelle forze che rimangono nascoste alla percezione fisica. Nella prima regione del mondo dello Spirito diventano visibili le entità spirituali che circondano sempre l’uomo e che hanno contribuito a costruire il suo corpo fisico. Nel mondo fisico l’uomo percepisce solo le manifestazioni di quelle forze spirituali che hanno costituito il suo corpo fisico. Dopo la morte, l’uomo si trova appunto in mezzo a queste forze plasmatrici, le quali, prima nascoste, gli si rivelano ora nella loro vera forma. Così, nella seconda regione egli è circondato dalle forze che hanno contribuito alla formazione del suo corpo eterico, nella terza regione affluiscono verso di lui le forze che hanno contribuito alla formazione del suo corpo astrale. Anche le regioni più elevate del mondo spirituale fanno affluire verso di lui ciò che ha contribuito alla sua formazione durante la vita fra nascita e morte.

Queste entità lavorano ora unitamente a ciò che l’uomo ha portato con sé come frutto della vita precedente e che ora diventa un germe. Attraverso questa cooperazione, l’uomo viene prima di tutto nuovamente costituito come essere spirituale. Durante il sonno, il corpo fisico e il corpo eterico sono ancora presenti; il corpo astrale e l’Io si trovano al di fuori di quei due corpi, ma ancora con essi collegati. Ciò che possono ricevere come influsso del mondo spirituale durante tale stato, può servire soltanto a ripristinare le forze esaurite durante la veglia. Ma quando vengono deposti il corpo fisico e il corpo eterico, e dopo la purificazione anche quella parte del corpo astrale che è rivolta verso i desideri del mondo fisico, allora tutto ciò che dal mondo spirituale fluisce verso l’Io esercita un’azione non soltanto di miglioramento, ma anche di riorganizzazione. Dopo un determinato tempo, di cui parleremo più avanti in questo libro, si forma intorno all’Io un nuovo corpo astrale, pronto ad abitare un corpo eterico e un corpo fisico simile a quello che caratterizza l’uomo nel periodo che intercorre fra nascita e morte. L’uomo può passare attraverso una nuova nascita e riapparire in una nuova esistenza terrestre, in cui è incorporato però il frutto dell’esistenza antecedente.

Finché è in corso la formazione del corpo astrale, l’uomo assiste come testimone a questa sua ricostituzione, perché le forze del mondo spirituale non gli si manifestano a mezzo di organi esteriori, bensì interiormente, come il proprio Io nell’autocoscienza.

Fintantoché i suoi sensi non siano ancora rivolti verso un mondo esteriore di percezione, egli può percepire queste manifestazioni. Dal momento in cui il corpo astrale si è costituito nuovamente, il senso si volge verso l’esteriore. Il corpo astrale ha ora di nuovo bisogno di un corpo eterico esterno e di un corpo fisico; così esso si distoglie dalle manifestazioni dell’interiorità. Si presenta, perciò, uno stato intermedio, durante il quale l’uomo cade nell’incoscienza. La coscienza può risorgere nel mondo fisico soltanto dopo che gli organi necessari per la percezione fisica si sono formati. Durante il tempo in cui la coscienza, rischiarata dalla percezione interiore, finisce di agire, il nuovo corpo eterico comincia a collegarsi al corpo astrale e l’uomo può nuovamente entrare in un corpo fisico. Un tale processo di collegamento può essere vissuto coscientemente solo da un Io che, dalle forze creatrici nascoste nel corpo eterico e nel corpo fisico, abbia costituito lo Spirito Vitale e l’Uomo, Spirito. Finché l’uomo non sia giunto a tanto, altre entità, più progredite di lui nella loro evoluzione, devono compiere questa unione. Il corpo astrale viene guidato da tali entità verso una coppia di genitori che potrà fornirgli il corpo eterico e il corpo fisico adatti. Prima che si compia il collegamento del corpo eterico, si verifica qualcosa di straordinariamente importante per l’uomo che è sul punto di entrare nuovamente nell’esistenza fisica. Durante il suo viaggio a ritroso dopo la morte, l’uomo ha creato delle forze disturbatrici che gli si sono palesate. Facciamo l’esempio dell’uomo che, nel quarantesimo anno della sua vita precedente, abbia cagionato in un impulso di collera dolore a qualcuno. Dopo la morte, questo dolore altrui si para dinanzi come una forza contrastante allo sviluppo del suo Io. Lo stesso accade per tutti i casi simili della sua vita precedente. Al suo rientrare nella vita fisica, questi impedimenti si presentano nuovamente dinanzi all’Io. Come al sopraggiungere della morte si presenta all’Io umano una sorta di immagine mnemonica, così ora si presenta a esso un’immagine della vita futura. L’uomo vede nuovamente un’immagine che gli mostra tutti gli ostacoli che dovrà superare, se vorrà progredire nella sua evoluzione. E ciò che egli vede in tal modo diventa il punto di partenza di forze che l’uomo deve adottare nella nuova vita. L’immagine del dolore inflitto ad altri diventa una forza che spinge l’Io, quando ritorna nella vita, a rimediare a questo dolore. La vita precedente esercita dunque un'azione determinante sulla nuova vita. Le cause delle azioni della nuova vita affondano in un certo senso in quella precedente. Questa correlazione legittima fra la passata esistenza e quella nuova costituisce la «Legge del Destino», che noi indichiamo generalmente con il nome di «Karma», termine tratto dalla sapienza orientale.

La costituzione di un nuovo insieme di corpi non è però l’unica attività che incombe all’uomo fra la morte e una nuova nascita. Mentre questa costituzione si compie, l’uomo vive al di fuori del mondo fisico, che intanto procede con la propria evoluzione. In periodi relativamente brevi, la Terra cambia aspetto. Come apparivano alcune migliaia di anni fa le regioni che oggi costituiscono la Germania? Quando un uomo inizia una nuova esistenza sulla Terra, questa, in linea di massima, non presenta mai lo stesso aspetto che aveva durante la sua vita precedente. Mentre l’uomo è assente, tutto ciò che può trasformarsi cambia. A queste trasformazioni dell’aspetto della Terra contribuiscono anche forze nascoste che agiscono da quel mondo in cui l’uomo si trova dopo la morte. L’uomo stesso deve collaborare a queste trasformazioni della Terra e può farlo soltanto sotto la direzione di entità superiori finché, con la costituzione dello Spirito vitale e dell’Uomo Spirito, non abbia acquisito la conoscenza chiara del rapporto fra lo spirituale e la sua espressione nel fisico. Egli collabora però alle trasformazioni delle condizioni terrestri. Si può dunque affermare che, nel lasso di tempo che intercorre tra la morte e la rinascita, l’uomo trasforma la Terra, in modo che le sue condizioni si conformino a quanto egli stesso ha sviluppato interiormente. Se osserviamo in un determinato momento uno speciale punto della Terra e torniamo poi a osservarlo dopo molto tempo, lo troveremo completamente cambiato; le forze che hanno prodotto quei cambiamenti si trovano nell’ambiente dei morti. In tal modo, anche fra morte e rinascita gli uomini sono in connessione con la Terra. L’osservazione chiaroveggente vede in tutta l’esistenza fisica la manifestazione di una spiritualità latente. Per l’osservazione fisica, sono la luce del sole, i cambiamenti climatici, ecc., a produrre le modificazioni della Terra. Per l’osservazione chiaroveggente, invece, è la forza degli uomini che agisce nel raggio di luce che dal sole cade sulla pianta. Il chiaroveggente vede le anime umane aleggiare sulle piante, trasformare il suolo e compiere altre azioni simili. Dopo la morte, l’uomo non si occupa soltanto di sé stesso e della preparazione alla nuova vita. Ha il compito di lavorare spiritualmente per il mondo esteriore, così come durante il periodo fra nascita e morte aveva il compito di lavorare fisicamente.

La vita degli uomini nel mondo spirituale influisce sulle condizioni del mondo fisico, ma a sua volta anche l’attività della vita esercita la sua azione sul mondo spirituale. Un esempio potrà illustrare quanto accade a questo riguardo. Un legame di affetto esiste fra madre e figlio. Questo affetto emana dalla reciproca attrazione, che ha origine nelle forze del mondo sensibile. Con il passare del tempo, però, l’affetto si trasforma e il legame fisico evolve in uno spirituale, che non riguarda solo il mondo fisico, ma anche quello dello Spirito. Ciò si verifica ugualmente in circostanze simili. Quello che nel mondo fisico è stato intessuto da entità spirituali permane nel mondo spirituale. Amici che durante la vita furono legati in modo profondo, si ritrovano nel mondo spirituale e, dopo l’abbandono del corpo, la loro unione è ancora più intima che nella vita fisica. Difatti, come spiriti, essi si manifestano l’uno all’altro interiormente, nel modo già descritto, e proprio a queste entità spirituali un legame siffatto intessuto fra due uomini li riconduce insieme anche in una nuova vita. Nel vero senso della parola, possiamo dunque dire che gli uomini si ritrovano dopo la morte.

Tutto ciò che si è verificato per l’uomo fra nascita e morte, e poi fra la morte e una nuova nascita, si ripete. L’uomo torna sempre di nuovo sulla Terra quando il frutto che ha acquisito durante un’esistenza fisica è giunto a maturazione nel mondo spirituale. Non si tratta però di una ripetizione senza principio e senza fine. L’uomo è pervenuto da altre forme di esistenza a quella che ora descriviamo, e ne attraverserà altre in futuro. Avremo un’idea di questi stati transitori quando, in seguito, descriveremo l’evoluzione dell’universo in rapporto a quella dell’uomo dal punto di vista della scienza occulta.

I processi che avvengono fra la morte e una nuova nascita sono naturalmente ancora più occulti per l’osservazione dei sensi esteriori rispetto alla spiritualità, che costituisce la base dell’esistenza manifesta fra nascita e morte. L’osservazione dei sensi può cogliere l’azione di quella parte del mondo solo là dove essa si manifesta nell’esistenza fisica. A questo proposito, ci si potrebbe chiedere se l’uomo, che entra nell’esistenza attraverso la nascita, porti con sé qualche processo descritto dalla scienza occulta che si svolge fra la morte che precede l’ultima nascita e la nascita stessa. Quando si trova il guscio di una conchiglia, in cui non restano tracce dell’animale che l’ha prodotta, si dovrà ammettere che tale guscio è stato formato dall’attività dell’animale e che non si potrà credere che esso si sia plasmato in quella sua forma unicamente per mezzo di forze fisiche. Allo stesso modo, chi studia l’uomo durante la sua vita e trova in esso qualcosa che non può derivare da «questa vita», potrà ragionevolmente ammettere che ciò derivi da quanto la scienza occulta descrive, se così facendo può gettare luce su fenomeni che altrimenti rimarrebbero inesplicabili. In tal modo, anche in questo caso, l’osservazione propria dell’intelletto fisico potrebbe arrivare a comprendere le cause invisibili attraverso gli effetti visibili. E chi osserva imparzialmente questa vita rileverà con ogni nuova osservazione come ciò sia vero. Bisogna solo trovare il giusto punto di vista per esaminare quegli effetti nella vita. Dove possiamo trovare, per esempio, le conseguenze di quanto la scienza occulta descrive come processi del periodo di purificazione? – Come si manifestano gli effetti di ciò che, secondo la scienza occulta, l’uomo sperimenta nelle regioni della pura spiritualità, una volta trascorso il tempo della purificazione? In questo campo, osservando la vita con serietà e coscienza, si affacciano degli enigmi da ogni parte. Consideriamo un uomo che nasce nel bisogno o nella miseria e che sembra destinato, per le circostanze della sua nascita, a un’esistenza miserevole, nonostante le sue capacità meschine. Un altro, fin dal primo istante della sua vita, è sostenuto e curato da cuori e mani amorevoli; in lui si sviluppano brillanti facoltà: è destinato a un’esistenza ricca di successo e soddisfazioni. Questi problemi possono essere esaminati da due diversi punti di vista. Il primo si atterrà a ciò che i sensi percepiscono e a ciò che l’intelletto, basato su di essi, è in grado di comprendere. Questo punto di vista non ammetterà che ci sia un problema da risolvere nel fatto che un uomo nasce fortunato e un altro sventurato. Anche se la parola "caso" non verrà pronunciata, non ci si fermerà certo a supporre l'esistenza di una legge di causa ed effetto che operi in questo modo. Per quanto riguarda le disposizioni e le capacità, esse verranno considerate come ereditate dai genitori, dai nonni o dagli antenati e non ne verranno cercate le cause nei processi spirituali, sperimentati dall’uomo stesso prima della sua nascita, e attraverso i quali egli ha formato le proprie disposizioni e capacità, a prescindere dalla linea di eredità degli antenati. Ma un altro punto di vista non resterà soddisfatto da una tale interpretazione e dirà: «Anche nel mondo manifesto, per tutto ciò che accade in ogni occasione e in ogni ambiente, è d’uopo presupporre delle cause determinanti». Se anche spesso tali cause non sono state ricercate, esse esistono. Un fiore alpino non può nascere nella bassa pianura. Vi è nella sua natura qualcosa che lo connette alle regioni alpine. Allo stesso modo, in ogni uomo deve esistere qualcosa che lo fa nascere in un determinato ambiente. Le sole cause fisiche non sono sufficienti a spiegare questo fatto, perché una simile spiegazione, per chi ragiona con una certa profondità, equivarrebbe ad attribuire il colpo che un uomo dà a un altro non all’espressione del sentimento di quest’uomo, ma al semplice meccanismo fisico della sua mano.

Allo stesso modo, non può soddisfare la spiegazione che attribuisce la capacità e le tendenze di un uomo al solo fattore ereditario. È vero che si può dire: «Guardate come certe capacità si trasmettono per eredità in certe famiglie». Per due secoli e mezzo, il talento musicale fu ereditario nella famiglia di Bach. La famiglia Bernoulli conta ben otto matematici che, da bambini, erano stati destinati ad altre professioni, ma il talento ereditario li ha condotti tutti alla vocazione di famiglia. Si può osservare inoltre che, risalendo la linea ereditaria di una personalità cospicua, si può notare che, in un modo o nell’altro, le facoltà di cui essa è dotata erano presenti anche nei suoi antenati e rappresentano come la somma di capacità ereditate.

Chiunque si attenga al secondo punto di vista indicato non trascurerà di notare questi fatti che, però, per lui non avranno lo stesso significato che hanno per chi appoggia le sue interpretazioni sull'evidenza dei sensi. Il primo farà notare che le capacità ereditarie non possono combinarsi da sé in una personalità completa, così come i vari pezzi di un orologio non possono riunirsi e formare un orologio. Se si obietta che la cooperazione dei genitori può produrre senza dubbio la combinazione delle capacità – e corrisponde così all’azione dell’orologiaio – si potrà replicare: «Considerate spregiudicatamente ciò che di nuovo si riscontra in ogni personalità infantile; ciò non può provenire dai genitori, per la semplice ragione che non esiste in essi».

La mancanza di chiarezza del pensiero può generare molta confusione a questo riguardo, e il peggio accade quando i sostenitori del primo punto di vista accusano i partigiani del secondo di opporsi a ciò che, in fin dei conti, si basa su fatti accertati. Ma è possibile che questi ultimi non abbiano la minima intenzione di negare la verità e il valore di tali fatti. Per esempio, essi notano che un’attitudine mentale determinata o una predisposizione sono ereditarie in una famiglia e che certi doni accumulati e combinati in uno dei discendenti producono una personalità spiccata. Sono disposti ad ammettere quanto si afferma, e cioè che i nomi più celebri non si trovano solitamente all'inizio di una stirpe, ma alla fine di essa. Non bisogna però rimproverarli se si trovano costretti a formarsi un’opinione diversa da quella delle persone che si basano soltanto sull’evidenza materiale. A queste ultime si potrebbe obiettare che un uomo manifesta certamente le caratteristiche dei propri antenati, perché l’elemento spirituale-animico, che penetra nell’esistenza fisica con la nascita, trae la sua sostanza corporea da ciò che viene trasmesso per via di eredità. Questo significa soltanto che un essere porta le caratteristiche dell’ambiente in cui è disceso.

Senza dubbio il seguente paragone potrà sembrare strano, anzi superficiale, ma una persona spregiudicata non potrà negarne il valore.

Il fatto che un essere umano si palesi dotato delle qualità dei suoi antenati non serve a dimostrare l’origine delle sue qualità personali quanto il fatto di vederlo bagnato, se è caduto in acqua. Inoltre, si potrebbe dire che se i nomi più celebri stanno alla fine di una stirpe, ciò dimostra che il possessore di quel nome celebre aveva bisogno di quella particolare linea di antenati per poter costituire il corpo necessario all’espressione della sua personalità completa. Tuttavia, ciò non costituisce una prova della trasmissione ereditaria delle sue qualità personali; anzi, tale affermazione è contraria alla logica. Se le doti personali fossero ereditarie, dovrebbero trovarsi all'inizio della stirpe e, partendo da quel punto, essere trasmesse ai discendenti. Poiché invece si trovano alla fine, ciò dimostra appunto che non sono ereditate.

Non si può negare, peraltro, che coloro che affermano l’esistenza di una causalità spirituale nella vita abbiano anch’essi contribuito non poco a portare confusione nel pensiero. Essi discutono per lo più in modo generico e indeterminato, il che è un errore. L’idea che la personalità umana sia una combinazione di caratteristiche ereditate può essere paragonata alla pretesa che dei pezzi di metallo possano riunirsi da sé per costituire un orologio. Bisogna anche ammettere che, nei riguardi di molte affermazioni sul mondo spirituale, è come se qualcuno dicesse: «Poiché le parti dell’orologio non possono riunirsi da sé per far avanzare le sfere, vi deve essere un’intelligenza che determina quel movimento». Rispetto a un’asserzione simile, il ragionamento di chi dice: «Non m’interesso affatto a tali esseri "mistici" che spingono innanzi le sfere; ma cerco di conoscere il congegno meccanico che effettua quel movimento» poggia indubbiamente su basi più sicure. Non si tratta soltanto di sapere che dietro a un meccanismo, come per esempio un orologio, vi è un’intelligenza (l’orologiaio); l’importante è conoscere le idee che hanno preceduto la costruzione dell’orologio nella mente dell’orologiaio. Queste idee si possono ritrovare nel meccanismo.

Ogni semplice sognare e fantasticare nei riguardi del mondo sovrasensibile conduce soltanto a una grande confusione, perché non soddisfa gli oppositori. Questi hanno il diritto di dire che tali allusioni generiche agli esseri sovrasensibili non contribuiscono per nulla alla comprensione dei fatti.

Gli stessi oppositori possono affermare lo stesso riguardo alle constatazioni esatte della scienza occulta. In questo caso, però, si può far notare che gli effetti delle cause spirituali occulte si manifestano nella vita manifesta. Si può affermare: «Ammettiamo per un momento l’esattezza di quanto la scienza occulta ha stabilito per mezzo delle sue ricerche, e cioè che l’uomo, dopo la morte, abbia attraversato un periodo di purificazione e che, durante questo tempo, abbia sperimentato animicamente che una determinata azione da lui compiuta nella vita precedente costituisce un ostacolo al processo della sua evoluzione. Durante tale esperienza, in lui si è formato l’impulso di porre rimedio alle conseguenze di quel fatto. Egli porta con sé quest’impulso in una nuova vita e la presenza di esso produce nella sua natura una tendenza che lo spinge verso le condizioni che gli permetteranno di porre rimedio a tale situazione. Considerando il complesso di questi impulsi, si può comprendere il motivo per cui un essere umano nasce nell’ambiente corrispondente al suo destino.

Consideriamo ora un altro postulato nello stesso modo. Supponiamo che sia corretta l’asserzione della scienza occulta secondo cui i frutti di una vita passata sono incorporati nel germe spirituale dell’uomo e che la psiche, nel periodo intercorrente tra la morte e la nuova nascita, è il campo in cui questi frutti maturano e si trasformano in talenti e capacità, per poi ricomparire in una nuova vita e contribuire a formare la personalità, che si manifesterà come l’effetto di ciò che è stato acquisito nella vita precedente. – Per chiunque accetti questa premessa e con essa contempli imparzialmente la vita, è evidente che con questo mezzo tutti i fatti materiali possono essere apprezzati nella loro completa verità e importanza, e che, al contempo, tutto ciò che rimarrebbe sempre incomprensibile, se si basasse soltanto sui fatti materiali, diventa intelligibile per chi volge la sua attenzione verso il mondo spirituale. E, cosa ancor più importante, svanirà quell’illogico ragionamento a cui abbiamo accennato in precedenza, secondo cui i doni in questione sarebbero stati ereditati perché il nome più illustre di una discendenza si trova alla fine di essa. La vita diventa comprensibile in base ai fatti sovrasensibili accertati dalla scienza occulta.

Ora, però, un’obiezione di grande valore potrebbe essere mossa dal ricercatore coscienzioso della verità che desideri raggiungere la persuasione dei fatti senza aver fatto un’esperienza diretta del mondo sovrasensibile. Egli può obiettare che è inammissibile accettare l’esistenza di fatti di qualsiasi specie, semplicemente perché servono a spiegare ciò che altrimenti sarebbe inesplicabile. Tale obiezione non ha significato per chi conosce i fatti in questione tramite l’esperienza sovrasensibile e nei capitoli successivi di quest’opera verrà indicata la via da seguire per acquisire, tramite esperienza personale, la conoscenza non solo dei fatti descritti sopra, ma anche della legge di causalità spirituale che li determina. Coloro che non intendono percorrere tale via, però, possono considerare l’obiezione suddetta come molto importante. Tutto ciò che si potrà dire contro di essa avrà valore anche per chi si sarà prefisso di seguire la via indicata, perché, se quelle spiegazioni saranno accolte nel loro vero senso, ciò costituirà appunto il primo e migliore passo su quella via. È vero che non si deve accettare l’esistenza di una cosa a noi completamente ignota solo perché ci è dato spiegare qualcosa che resterebbe altrimenti inesplicabile. Ma nei riguardi dei fatti spirituali sopra citati, il caso è diverso. Se le spiegazioni vengono accettate, non soltanto si ottiene la conseguenza intellettuale che la vita diventa intelligibile, ma, accettando tali premesse, si sperimenta nei propri pensieri qualcosa di assolutamente nuovo. Consideriamo il seguente caso: a un uomo accade qualcosa che gli cagiona una sensazione assai penosa. Egli può affrontare questa situazione in due modi diversi: può sottomettersi a quanto gli accade, considerandolo come una cosa penosissima, e abbandonarsi alla sensazione dolorosa, lasciandosi assorbire dal proprio dolore, oppure può agire in un altro modo. Può dire a sé stesso: «Sono proprio io che in una vita precedente ho sviluppato la forza che mi ha condotto a quest’evento; sono proprio io che mi sono attirato questa esperienza dolorosa». Egli può allora risvegliare in sé tutti i sentimenti che questo pensiero suscita. Tale pensiero deve essere vissuto con serietà e forza, se se ne vogliono trarre le giuste conseguenze nella vita della sensazione e del sentimento. Chi riesce a fare questo, sperimenterà qualcosa che potrà essere compreso meglio se paragonato a un esempio. Supponiamo che due uomini abbiano ciascuna nella propria mano una bacchetta di ceralacca. Uno di essi comincia a riflettere sull’intima natura della bacchetta; i suoi pensieri saranno forse molto saggi, ma se questa «intima natura» non si manifesta in nessun modo, gli si potrà sempre obiettare che si tratta di fantasticherie. L’altro uomo invece strofina la ceralacca con un panno di lana e dimostra che la bacchetta attira delle particelle. Vi è una differenza assai importante tra i pensieri che hanno attraversato la mente del primo uomo e hanno suggerito le sue osservazioni e quelli del secondo. Le riflessioni del primo non hanno nessun risultato effettivo, mentre quelle del secondo hanno evocato una forza nascosta e quindi qualcosa di concreto.

Lo stesso accade nel pensiero di un uomo che si raffigura che un determinato evento sia il risultato di una forza da lui stesso generata in una vita precedente. Questa semplice rappresentazione risveglia in lui una forza che lo rende capace di affrontare il fatto in modo molto diverso da quanto accadrebbe senza il suo aiuto; gli sembra così chiara la necessità di un avvenimento che altrimenti attribuisce al caso. Una percezione subitanea illuminerà la sua mente: «Il mio pensiero era giusto, poiché ha avuto il potere di svelarmi una realtà». Se si ripetono tali processi interiori, essi costituiranno una sorgente di forze, la cui efficacia ne dimostrerà la realtà, palesandosi gradualmente con sempre maggior intensità. Questi processi agiscono in modo salutare sul corpo, sull’anima e sullo spirito, e influiscono beneficamente su ogni aspetto della vita. L’uomo si rende conto che, in tal modo, egli si colloca in un giusto rapporto con il complesso della vita, mentre, prendendo in considerazione una singola vita fra nascita e morte, egli cade in errore. L’uomo diventa più forte interiormente grazie a tale conoscenza. Una siffatta dimostrazione puramente interiore della causalità spirituale può indubbiamente essere ottenuta da ognuno soltanto dentro di sé, ma è accessibile a tutti. Chi non l’ha ottenuta non può naturalmente giudicarne la capacità dimostrativa, ma chi l’ha ottenuta non può più avere alcun dubbio al riguardo; non c'è da sorprendersi che sia così. È naturale che una cosa, tanto strettamente legata all’intima essenza e alla personalità dell’uomo, non possa essere dimostrata adeguatamente in altro modo che con l’esperienza interiore. D’altra parte, non se ne deve dedurre che tale dimostrazione, corrispondendo a un’esperienza di natura intima e personale, debba essere condotta a termine da ognuno per conto proprio e non possa formare oggetto di studio per la Scienza dello Spirito. Certamente ognuno deve fare l’esperienza in prima persona, così come ognuno deve giungere da solo alla soluzione di un problema matematico. Tuttavia, la via attraverso la quale tale esperienza può essere raggiunta è aperta a tutti gli uomini, esattamente come il metodo per la dimostrazione di un teorema matematico è a disposizione di tutti.

Non si può negare – astraendo naturalmente dall’osservazione chiaroveggente – che la dimostrazione della forza generatrice, che si sprigiona dal giusto pensare, sia l’unica che possa opporsi al ragionamento logico spregiudicato. Tutte le altre considerazioni sono indubbiamente molto importanti, ma offrono sempre qualche punto di appiglio a cui un oppositore può aggrapparsi. Chi abbia acquisito un approccio realmente imparziale alle cose, troverà nella possibilità e nel fatto pratico dell’educazione dell’uomo una prova logica che dimostra come un essere spirituale lottare per l’esistenza nell’involucro del corpo. Paragonerà gli animali all’uomo e dirà a sé stesso: «Nei primi, le qualità e le capacità si presentano fin dalla nascita in un modo ben determinato, il quale dimostra chiaramente come esse siano state preordinate per eredità e si sviluppino nel mondo esteriore». Noi vediamo come un pulcino compie fin dalla nascita le funzioni assegnate nella vita. Nell’uomo, però, l’educazione introduce qualcosa che non ha alcuna relazione con l’ereditarietà. Egli può assimilare gli effetti di tali influenze esteriori. L’educatore sa che a queste influenze devono fare da contraltare delle forze che provengono dall’intima natura dell’uomo; se così non fosse, qualsiasi istruzione ed educazione risulterebbe vana. L’educatore spregiudicato scorge nettamente la linea di demarcazione tra le tendenze ereditarie e le forze intime dell’uomo che risplendono attraverso di esse e che provengono dalle vite precedenti. Certamente, per cose di questo genere non possiamo portare delle prove da mettere sulla bilancia, come quelle che si possono addurre per alcuni fatti fisici. Tali cose rappresentano appunto il campo intimo della vita, e chi è capace di apprezzare tali prove impalpabili le troverà convincenti, anzi più convincenti della realtà palpabile.

Che gli animali possano essere educati e che possano, in tal modo, acquistare delle qualità e delle capacità, non costituisce un’obiezione per chi è in grado di coglierne l’essenza, perché, a prescindere dal fatto che nel mondo ci si trova di fronte a stati di transizione di ogni genere, i risultati dell’educazione non si amalgamano nell’animale con l’essere individuale nello stesso modo in cui ciò avviene nell’uomo. È stato dato molta importanza al fatto che le capacità acquisite dagli animali domestici grazie alla convivenza con l’uomo diventano ereditarie, agendo d’ora in poi nelle specie e non nell’individuo. Darwin parla dei cani che cercano e portano spontaneamente gli oggetti, senza essere stati a ciò istruiti e senza averlo visto fare dagli altri. Chi potrebbe affermare altrettanto dell’educazione umana?

Ci sono pensatori che, grazie alle loro osservazioni, hanno superato l’idea che l’uomo sia costituito solo dall’esteriore, da forze puramente ereditarie. Essi si elevano fino all’idea dell’esistenza di un essere spirituale, di un’individualità che precede la vita corporea e la determina; tuttavia, molti di loro non concepiscono la possibilità che vi siano molte vite terrene, e che i frutti di tali vite, negli intervalli fra le varie esistenze, costituiscano delle forze formative. Citiamo, ad esempio, Emanuele Ermanno Fichte, figlio del grande Fichte, il quale, nella sua Antropologia (p. 528), espone le osservazioni che lo conducono alle seguenti conclusioni: «I genitori non sono generatori nel senso assoluto della parola. Essi forniscono la sostanza organica e non solo quella, ma anche l’elemento intermedio sensuale-affettivo che si palesa nel temperamento, nella speciale disposizione del carattere, in determinate tendenze degli istinti, ecc., di cui la sorgente generale è la «fantasia», in quel senso largo da noi indicato. In tutti questi elementi della personalità emerge chiaramente l’intrecciarsi e il combinarsi speciale dell’anima dei genitori; perciò l’asserzione che tale combinazione risulta dalla procreazione, anche se ci si decidesse a considerare quest’ultima come un vero processo animico, è perfettamente giusta.

Un’osservazione più profonda e accurata rivela il fatto che queste stesse peculiarità affettive non sono che uno strumento e un involucro che serve a contenere le vere capacità ideali e spirituali dell’uomo e che può aiutare o ostacolare lo sviluppo di tali capacità, ma non è in alcun modo in grado di generarle. Inoltre, nel medesimo scritto (p. 532) si legge: «Ogni uomo preesiste per quanto riguarda la forma fondamentale del suo spirito, perché nel suo aspetto spirituale nessun individuo è uguale all’altro, così come nessuna specie animale è uguale a un’altra specie».

Questo modo di pensare arriva soltanto ad ammettere l’esistenza di un essere spirituale nella corporeità fisica dell’uomo. Tuttavia, poiché le forze costruttrici di un tale essere non si fanno derivare da cause attinenti a vite antecedenti, occorrerebbe che per ogni nuova personalità un essere spirituale siffatto scaturisse dalla Causa Prima Divina. Tuttavia, con questa ipotesi non è possibile spiegare il rapporto innegabile tra le potenzialità che si sprigionano dall’intimo dell’uomo e ciò che, durante il corso della vita, penetra forzatamente in esso dall’ambiente terrestre esteriore. L’essere interiore umano, proveniente volta a volta da una Causa Prima Divina, si sentirebbe estraneo a ciò che gli si affaccia nella vita terrena. Ciò non si verifica in un solo caso – come difatti non avviene – e cioè quando questa interiorità umana sia già stata unita al mondo esteriore e non vi viva per la prima volta.

L’educatore spassionato può fare la seguente osservazione: «Porto al discepolo, come frutto delle vicende delle vite terrestri, qualcosa di certamente estraneo alle sue qualità semplicemente ereditarie, ma che gli dà nondimeno l’impressione di aver già preso parte al lavoro che ha dato origine a quei risultati. Solo l’ipotesi delle ripetute vite terrene, insieme ai fatti descritti dalla scienza occulta che si svolgono nelle regioni spirituali fra due vite terrestri, può dare una spiegazione soddisfacente della vita dell’umanità attuale considerata sotto tutti i suoi aspetti. A ragion veduta dico «dell’umanità attuale», perché dall’investigazione occulta risulta che indubbiamente il ciclo delle vite umane ebbe un principio e che allora esistevano condizioni diverse dalle attuali per l’essere spirituale umano, che penetrava nell’involucro corporeo. Nei capitoli seguenti ripercorreremo la storia dell’umanità fino a queste sue origini. Quando i risultati della scienza occulta avranno dimostrato in che modo l’essere umano abbia conseguito la sua forma attuale in relazione all’evoluzione della Terra, sarà possibile spiegare con maggiore precisione come il germe spirituale dell’essere umano penetri dai mondi sovrasensibili nell’involucro corporeo e come si determini la legge spirituale di causalità, ossia il «destino umano».

5°L’evoluzione del mondo e dell’uomo

Dalle considerazioni precedenti risulta che l’essere umano è costituito di quattro principi o arti: il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e il veicolo dell’Io. L’Io elabora gli altri tre principi e li trasforma. Tramite tale trasformazione si costituiscono, a un primo gradino di evoluzione, l’anima senziente, l’anima razionale e l’anima cosciente; e, a un gradino superiore dell’esistenza umana, il Sé o Personalità Spirituale, lo Spirito Vitale e l’Uomo-Spirito. Questi aspetti della natura umana sono in relazione con l’intero universo in modi molteplici e svariatissimi e la loro evoluzione è strettamente connessa a quella dell’universo stesso. Studiando dunque tale evoluzione, si riesce a penetrare nei misteri più profondi di questa entità umana. È evidente che la vita umana è legata in modi diversi con l’ambiente circostante. Anche la scienza esteriore, basata su dati di fatto, è stata costretta ad ammettere che la Terra, dimora dell’uomo nel senso più vasto del termine, ha attraversato un’evoluzione; accenna a condizioni dell’esistenza terrestre, durante le quali l’uomo non esisteva nell’attuale sua forma sul nostro pianeta, e dimostra come l’uomo si sia evoluto da condizioni primitive di civiltà fino allo stato attuale. Anche questa scienza dunque giunge alla conclusione che esiste un rapporto fra l’evoluzione dell’uomo e quella del suo corpo celeste, la Terra.

La Scienza dello Spirito rintraccia tale rapporto tramite quella conoscenza che attinge i propri dati dall’osservazione esercitata con la percezione acuita dagli organi spirituali; segue il divenire dell’uomo nel passato e ha la consapevolezza che l’intimo essere spirituale dell’uomo ha attraversato una serie di esistenze terrestri. La ricerca occulta giunge dunque a un’epoca remotissima del lontano passato, in cui per la prima volta questo essere umano interiore si è presentato in una vita esteriore nel senso odierno del termine. Fu durante questa prima incarnazione terrestre che l’Io iniziò a svolgere la sua attività nei tre corpi: l’astrale, l’eterico o vitale e il fisico, e portò poi con sé i frutti di questo lavoro nella vita successiva.

Se risaliamo a quell’epoca nel modo indicato, ci accorgiamo che l’Io si presenta in un mondo in cui i tre corpi (fisico, eterico e astrale) sono già sviluppati e hanno già raggiunto un determinato rapporto tra loro. L’Io si unisce per la prima volta con l’entità costituita da questi tre corpi e, da quel momento in poi, partecipa alla loro ulteriore evoluzione. Fino a quel momento, questi tre corpi avevano raggiunto il loro sviluppo attuale senza l’intervento dell’Io umano.

La Scienza dello Spirito deve quindi approfondire le proprie ricerche per rispondere alle seguenti domande: come hanno fatto questi tre corpi a raggiungere un certo grado di evoluzione che ha permesso loro di accogliere un Io? E come è nato l’Io e come ha acquisito la capacità di agire all’interno dei corpi stessi? La risposta a tali domande è possibile soltanto se si segue l’evoluzione del pianeta Terra dal punto di vista della Scienza dello Spirito. Con tale indagine si arriva a un principio del pianeta terrestre, mentre il metodo di esame che si fonda esclusivamente sui dati forniti dai sensi fisici non può giungere a conclusioni circa questo inizio della Terra. Una certa teoria, che si basa su questi risultati, afferma che tutta la sostanza della Terra si sia formata da una nebulosa primordiale. Questa opera non può tenere in gran conto tali teorie, perché alla Scienza dello Spirito non importa tanto considerare i procedimenti fisici dell’evoluzione terrestre, quanto le cause spirituali che stanno alla base di tutto ciò che è materiale. Se ci troviamo di fronte a un uomo che alza una mano, possiamo considerare questo suo gesto in due modi diversi: possiamo esaminare il meccanismo del braccio e del resto dell’organismo e descrivere il procedimento che si svolge nel campo puramente fisico. Ma potremo anche rivolgere il nostro sguardo spirituale verso ciò che si svolge nell’anima di quell’uomo, e che costituisce la causa animica di quel movimento. Allo stesso modo, l’indagatore educato alla percezione spirituale scorge dei procedimenti spirituali dietro a tutti gli eventi del mondo fisico sensibile. Per lui tutte le trasformazioni delle sostanze del pianeta terrestre non sono altro che manifestazioni di forze spirituali che risiedono dietro a tutto ciò che è materiale. Se l’osservazione spirituale sulla vita della Terra si spinge sempre più indietro nel tempo, si arriva a un punto dell’evoluzione in cui, per la prima volta, tutto ciò che è materiale inizia la sua esistenza: in altre parole, l’elemento materiale si sviluppa dallo spirituale, perché prima esisteva soltanto quest’ultimo. Attraverso l’osservazione spirituale, si giunge a percepire l’elemento spirituale e si osserva come, in un certo senso, esso si sia in parte condensato in materia. Si ha dinanzi a sé un procedimento che si svolge, sopra un gradino più alto, come se si osservasse un recipiente con dell’acqua, in cui si andassero formando gradualmente dei pezzi di ghiaccio per effetto di un congelamento artificiale. Così come l’acqua si trasforma in ghiaccio, per mezzo dell’osservazione spirituale si può seguire il processo di condensazione delle cose, dei processi e delle entità materiali a partire da uno stato completamente spirituale. Così il pianeta terrestre fisico si è sviluppato da un’essenza spirituale cosmica e tutto ciò che è materialmente connesso con questo pianeta è una condensazione di ciò che era collegato con esso soltanto spiritualmente in precedenza. Non bisogna però credere che, a un dato momento, tutto lo spirituale si sia trasformato in materiale; questo rappresenta sempre soltanto una trasformazione parziale della spiritualità originaria, che quindi, anche durante il periodo dell’evoluzione materiale, resta pur sempre il vero principio dirigente.

È evidente che l’atteggiamento mentale che si attiene esclusivamente alle manifestazioni fisico-sensibili e a ciò che l’intelletto può dedurle non riesce a concepire un elemento spirituale di tale natura. Supponiamo che esista un essere dotato di sensi in grado di percepire soltanto il ghiaccio, ma non lo stato più sottile dell’acqua da cui il ghiaccio deriva per congelamento; per un essere così, l’acqua non esisterebbe e potrebbe percepirne soltanto quelle parti che si fossero trasformate in ghiaccio. Analogamente, l’essenza spirituale che sta dietro ai processi terrestri rimane nascosta all’uomo che vuole dare valore soltanto a ciò che è percettibile ai sensi fisici.

Per un tale metodo di investigazione, la spiritualità che oggi domina, pur non vista, dietro a tutto ciò che è materiale, non è rilevabile.

Soltanto negli ultimi capitoli di quest’opera si potrà parlare delle vie attraverso cui l’uomo acquista la capacità di percepire spiritualmente le condizioni primitive del pianeta Terra. Qui accenneremo soltanto brevemente che i fatti, perfino del remotissimo passato, non sono perduti per l’indagine spirituale. Quando un essere arriva a una esistenza corporea, la conseguenza della morte di questo corpo è che la parte materiale perisce. Le forze spirituali dalle quali la corporeità trae origine, però, non scompaiono nello stesso modo; lasciano la loro traccia, la loro impronta esatta, nelle fondamenta spirituali del mondo. Chi attraverso il mondo visibile si rende capace di elevarsi alla percezione di quello invisibile, giunge finalmente a vedere dinanzi a sé qualcosa che si potrebbe paragonare a un vasto panorama spirituale, in cui sono impressi tutti i passati eventi del mondo. La scienza occulta dà a queste incancellabili tracce di tutto ciò che è spirituale il nome di Cronaca dell’Akasha. È opportuno ripetere qui che l’indagine nelle regioni sovrasensibili dell’esistenza si può compiere soltanto con l’aiuto della percezione spirituale e, nel campo che stiamo esaminando, soltanto per mezzo della lettura della suddetta Cronaca dell’Akasha. Ciò che è stato detto precedentemente in questo libro vale anche in questo caso. I fatti sovrasensibili possono essere investigati soltanto mediante la percezione sovrasensibile, ma quando sono stati investigati e vengono comunicati dalla scienza occulta, possono essere compresi per mezzo del pensiero normale, a condizione che sia veramente spregiudicato.

Nelle pagine seguenti esporremo le condizioni dell’evoluzione della Terra dal punto di vista della scienza occulta e seguiremo le trasformazioni del nostro pianeta fino alle condizioni di vita attuali.

Se qualcuno osserva con mente realmente spregiudicata ciò che si palesa attualmente alla percezione sensibile e poi accoglie in sé quanto la scienza occulta afferma a tale proposito, cioè che le cose siano divenute tali, quali oggi appunto mi si presentano, se accetto per giuste le comunicazioni dell’indagine sovrasensibile, dovrà ammettere che quanto afferma è perfettamente logico. A questo proposito, parlando di «logica», naturalmente non intendo dire che in qualche esposizione dell’indagine scientifica occulta non si siano potuti infiltrare alcuni errori di logica. Anche qui si deve parlare di logica soltanto nel senso in cui se ne fa uso nella vita di tutti i giorni del mondo fisico. Come un’esposizione logica ha valore in quanto risponde a una logica esigenza, sebbene talvolta un certo espositore di un determinato campo di fatti possa cadere in errori di logica, così succede pure per la scienza occulta. Può perfino accadere che un investigatore, in grado di percepire le regioni sovrasensibili, commetta errori nell’esposizione logica e che possa essere corretto da un'altra persona, incapace di percepire il sovrasensibile, ma dotata di un pensiero sano. In ogni caso, non si può sollevare alcuna seria obiezione contro la logica applicata alla scienza occulta. Né si può sollevare alcuna obiezione basata su semplici ragioni logiche contro i fatti stessi. Come nel campo del mondo fisico non è possibile logicamente dimostrare l’esistenza o meno di una balena, ma soltanto tramite la dimostrazione oculare, così anche i fatti sovrasensibili possono essere conosciuti soltanto tramite la percezione spirituale. Occorre ripetere con insistenza a chi si accinge allo studio delle regioni sovrasensibili che è assolutamente necessario, prima di tentare di avvicinarsi ai mondi spirituali con la percezione diretta, che ne acquisti un’idea generale per mezzo della suddetta logica, tanto più quando si riconosce che il mondo manifesto ai sensi riesce ovunque facile a comprendersi qualora si premetta la giustezza delle comunicazioni della scienza occulta. Ogni esperienza nel mondo sovrasensibile non potrà che essere fatta a tastoni e risulterà incerta, perfino pericolosa, se si trascura la via di preparazione descritta. Per questo motivo, in questo libro verranno prima comunicati i fatti sovrasensibili dell’evoluzione terrestre e soltanto in seguito si parlerà della via che conduce alla conoscenza superiore.

Bisogna anche tenere a mente che un uomo che si familiarizza con il pensiero puro e con quanto la scienza occulta ha da dirgli non si trova affatto nelle stesse condizioni di colui che ascolta il racconto di un evento fisico che egli stesso non può vedere. Poiché il pensiero è già di per sé un’attività sovrasensibile, se rivolto al sensibile non può condurre di per sé a processi sovrasensibili. Ma quando questo pensiero viene diretto verso i processi esposti dalla scienza occulta, allora per virtù propria esso s’inalza e penetra nel mondo sovrasensibile. Anzi, una delle migliori vie per conseguire la percezione diretta delle regioni sovrasensibili è innalzarsi con il pensiero al mondo superiore, meditando su quanto viene comunicato dalla scienza occulta. Una siffatta penetrazione è accompagnata dalla massima chiarezza; perciò una determinata scuola di indagine occulta considera il pensiero come il primo e il miglior passo per qualsiasi insegnamento scientifico occulto.

È facile comprendere che è impossibile dare in quest’opera tutti i particolari dell’evoluzione terrestre, quali risultano dall’indagine spirituale, nell’intento di dimostrare in qual modo il sovrasensibile si manifesti nel manifesto. Non si intendeva dire questo quando si è detto che l’occulto può essere rintracciato dappertutto, nelle sue manifestazioni esteriori. Il concetto è piuttosto questo: che l’uomo può gradualmente comprendere tutto ciò che gli si presenta se esamina i procedimenti esteriori alla luce degli insegnamenti occulti. In alcuni casi caratteristici ci riferiremo alla constatazione dell’occulto a mezzo del manifesto, per dimostrare che questo può sempre essere fatto nel corso della vita pratica, se si vuole.

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Se si indaga la scienza spirituale suddetta, si può risalire al corso dell’evoluzione terrestre e arrivare a una condizione spirituale del nostro pianeta; ma se si risale ancora più indietro nel passato, ci si accorge che quella spiritualità era già passata, in una sorta di incarnazione fisica, attraverso una fase precedente. Si arriva dunque a un passato stato planetario fisico che si è poi spiritualizzato, ma che, materializzandosi più tardi, si è trasformato nella nostra Terra; questa rappresenta dunque la reincarnazione di un antico pianeta. La Scienza dello Spirito, però, può risalire ancora più indietro nel tempo e vedere l’intero processo ripetersi due volte. La nostra Terra ha quindi attraversato tre stati planetari precedenti, separati sempre da stati intermedi di spiritualizzazione. La sostanza fisica diventa sempre più raffinata man mano che si risale indietro nel tempo.

L’uomo si presenta nella forma in cui attualmente evolve soltanto durante la quarta delle incarnazioni planetarie descritte, e precisamente sulla Terra. La caratteristica essenziale di questa forma è che l’uomo è costituito di quattro arti: il corpo fisico, l’eterico, l’astrale e l’Io. Questa forma non avrebbe potuto costituirsi, se non fosse stata preparata dai precedenti eventi dell’evoluzione, preparazione che si è svolta grazie alla presenza, durante le prime incarnazioni planetarie, di esseri che già possedevano tre degli attuali arti umani: il corpo fisico, l’eterico e l’astrale. Questi esseri, che si potrebbero chiamare, in un certo senso, i progenitori dell’uomo, non possedevano ancora l’Io, ma svilupparono gli altri tre arti e il loro reciproco rapporto in modo che divennero maturi per accogliere più tardi l’Io. I progenitori dell’uomo, dunque, durante le prime incarnazioni planetarie, condussero i loro tre arti a uno stato di maturità. Successivamente, si verificò un periodo di spiritualizzazione che portò alla formazione di una nuova condizione planetaria, quella della nostra Terra. Questa conteneva in sé, quali germi, i progenitori dell’uomo che si erano maturati in tal modo. Poiché l’intero pianeta aveva attraversato un periodo di spiritualizzazione ed era ricomparso in una nuova forma, offrì ai germi che conteneva, costituiti di corpo fisico, corpo vitale e corpo astrale, l’occasione di evolvere nuovamente fino all’altezza che avevano raggiunto in precedenza, ma anche la possibilità, dopo averla raggiunta, di trascendere sè stessi e di accogliere l’«Io». L’evoluzione terrestre consta dunque di due parti: in un primo periodo, la Terra stessa ci appare come la reincarnazione di uno stato planetario anteriore. Questa ripetizione segna però un progresso rispetto alla precedente incarnazione, dovuto alla spiritualizzazione avvenuta fra le due incarnazioni. La Terra contiene in sé i germi dei progenitori dell’uomo dei pianeti precedenti, germi che si evolvono dapprima fino al livello al quale si trovavano precedentemente. Il loro arrivo a questo punto segna il termine del primo periodo, ma la Terra, grazie al proprio grado superiore di evoluzione, può condurre i germi a un perfezionamento maggiore, rendendoli capaci di accogliere «l’Io». Il secondo periodo dell’evoluzione terrestre è quello dello sviluppo dell’Io nel corpo fisico, nel corpo vitale e nel corpo astrale.

Come l’uomo, per mezzo dell’evoluzione della Terra, ha potuto in questo modo salire a un gradino più alto, così egli era pure salito di un gradino in ognuna delle precedenti incarnazioni planetarie; perché l’uomo in parte già esisteva quando la prima di queste incarnazioni si è verificata. Per fare luce dunque sull’entità attuale dell’uomo, è utile rintracciarne l’evoluzione fino al remotissimo passato della prima delle suddette incarnazioni planetarie. L’indagine occulta dà a questa prima incarnazione planetaria il nome di «Saturno», alla seconda di «Sole», alla terza di «Luna» e alla quarta appunto il nome di «Terra». È importante notare che queste designazioni della scienza occulta non devono essere associate ai nomi dei corpi celesti del nostro sistema solare attuale. Nella scienza occulta, Saturno, il Sole e la Luna sono appunto i nomi di forme di evoluzione passate che la nostra Terra ha attraversato. Il rapporto tra questi mondi primordiali e il presente sistema solare verrà esposto nel corso di quest’opera.

Si potranno descrivere sommariamente i rapporti fra le quattro incarnazioni planetarie sopraccennate, visto che gli eventi, gli esseri e i loro destini sono altrettanto svariati su Saturno, Sole e Luna quanto sulla Terra stessa. Ciò nonostante, sarà possibile far rilevare soltanto alcune caratteristiche di quelle diverse condizioni, atte a illustrare come le condizioni della Terra si siano andate formando dalle precedenti. Bisogna anche tenere a mente che tali condizioni divergono sempre più da quelle attuali, man mano che si risale indietro nel tempo. Tuttavia, è possibile descriverle solo facendo uso delle rappresentazioni che si addicono alle condizioni attuali della Terra. Quando, per esempio, si parla di luce, di calore o di qualcosa di simile riguardo a questi stati primordiali, bisogna ricordarsi che ciò non significa quello che oggi si indica come luce o calore. Tuttavia, tale denominazione è corretta, perché, in quei primi stadi dell’evoluzione, all’osservatore chiaroveggente si manifesta qualcosa che è poi divenuto ciò che attualmente è luce, calore, ecc. Chi segue le descrizioni della scienza occulta potrà rilevare dal rapporto in cui queste cose sono poste quali rappresentazioni occorrono per ottenere immagini e paragoni caratteristici dei fatti che si sono svolti nel remotissimo passato.

Questo sarà indubbiamente molto difficile per quanto riguarda gli stati planetari che precedettero l’incarnazione lunare. Durante quest’ultima, le condizioni che dominavano avevano qualche somiglianza con quelle terrestri e chi voglia descriverle può trovare in tale somiglianza col presente dei punti di appoggio per esprimere con chiarezza i risultati dell’osservazione chiaroveggente. Ma è diverso quando si tratta di descrivere l’evoluzione saturnia e quella solare. Ciò che si manifesta allora all’osservazione chiaroveggente è completamente diverso dalle condizioni e dagli esseri che fanno parte della sfera della vita umana attuale, il che rende particolarmente difficile far rientrare quei fatti primordiali persino nel campo della coscienza chiaroveggente stessa. L’entità umana attuale non può essere compresa se non si risale nella scala dell’evoluzione fino all’epoca planetaria di Saturno. Occorre quindi descrivere quelle condizioni primordiali, ma certamente potranno essere comprese giustamente soltanto da chi tenga presente l’esistenza di tali difficoltà e consideri perciò gran parte di quanto viene detto piuttosto come un accenno, una indicazione ai fatti in questione, anziché come una descrizione adeguata.

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Dei quattro arti che costituiscono attualmente l’entità umana, il corpo fisico è il più antico e ha raggiunto la massima perfezione della sua natura. La ricerca occulta dimostra che esso esisteva già durante l’evoluzione di Saturno. Nel corso di questo studio sarà esposto come, indubbiamente, la forma di questo corpo fisico su Saturno fosse affatto diversa da quella dell’attuale corpo fisico umano. Questo tipo di corpo, per sua natura, può sussistere soltanto in relazione con il corpo vitale, con quello astrale e con l’Io, come spiegato nella prima parte di questo libro. Su Saturno, invece, un tale nesso ancora non esisteva; il corpo fisico, infatti, percorreva il primo gradino di evoluzione senza che gli fossero stati incorporati un corpo vitale, un corpo astrale o un Io umani, e maturò durante l’evoluzione saturnia per poter accogliere un corpo vitale. Perché ciò si verificasse, Saturno ha dovuto prima spiritualizzarsi e poi rincarnarsi come Sole. Durante l’incarnazione solare, si è nuovamente sviluppato il corpo fisico, quale era diventato su Saturno, e solo allora ha potuto essere compenetrato da un corpo eterico. Per mezzo dell’incorporazione di un corpo eterico, la natura del corpo fisico si trasformò, elevandosi a un secondo grado di perfezionamento. Un fatto analogo si verificò durante l’evoluzione lunare. Il progenitore dell’uomo, evolvendosi dal Sole alla Luna, incorporò in sé il corpo astrale e il corpo umano subì una terza trasformazione, raggiungendo un terzo grado di perfezionamento. Anche il corpo vitale subì una trasformazione e salì al secondo grado del suo perfezionamento. Sulla Terra, infine, nell’antenato dell’uomo costituito dal corpo fisico, dal corpo vitale e da quello astrale, venne incorporato l’Io. In tal modo il corpo fisico raggiunse il suo quarto grado di perfezionamento, il corpo vitale il terzo e il corpo astrale il secondo; l’Io si trova invece al primo scalino della sua esistenza.

Esaminando la natura umana senza preconcetti, non sarà difficile rappresentarsi in modo giusto questi gradi diversi di perfezione dei singoli arti; a questo riguardo, è sufficiente paragonare il corpo fisico a quello astrale. Il corpo astrale, nella sua qualità di arto animico, si trova a un gradino più alto di evoluzione del corpo fisico e, quando nell’avvenire si sarà perfezionato, avrà per l’entità complessiva dell’uomo un’importanza molto maggiore rispetto al corpo fisico attuale. Tuttavia, il corpo fisico ha raggiunto un determinato punto di perfezione.

Riflettete sulla profonda saggezza manifestata nella costituzione del cuore, sulla meravigliosa costruzione del cervello, ecc., perfino di ogni osso nei suoi singoli particolari, come la parte superiore del femore. All’estremità di quest’osso si trova un mirabile reticolato o armatura, regolarmente congegnata, il cui funzionamento si basa sul minimo impiego di sostanze materiali per ottenere la migliore azione possibile sulla superficie dell’articolazione, come l’opportuna distribuzione dell’attrito per conseguire un giusto genere di movimento.

Si possono così trovare provvedimenti ricchi di saggezza in ogni parte del corpo fisico. Chi osserva l’armonia con cui le diverse parti collaborano con il tutto, trova giusto che si parli dell’arto umano come di un entità perfetta. Non varrà l’obiezione che alcune parti appaiono senza scopo o che si possono verificare disturbi nella struttura o nelle funzioni di esse. Si potrebbe persino affermare che tali disturbi, sotto un certo aspetto, non sono che le ombre necessarie della luce piena di saggezza che è stata riversata sull’intero organismo fisico. Ora, si confronti il corpo astrale, veicolo del piacere e del dolore, dei desideri e delle passioni, con quanto detto finora. In questo corpo, quanta incertezza regna in merito al piacere e al dolore; quali desideri e passioni, spesso insensati, vi si svolgono, in contrasto con la meta superiore dell’uomo. Il corpo astrale è appena ora sulla via di raggiungere l’armonia e l’interiore indipendenza che già caratterizzano il corpo fisico. Allo stesso modo, si potrebbe dimostrare che, in linea di massima, il corpo vitale è più perfezionato del corpo astrale e meno del corpo fisico. Dallo studio relativo, inoltre, risulterebbe che il nocciolo essenziale dell’entità umana, l’«Io», si trova attualmente soltanto all’inizio della sua evoluzione. Questo Io, infatti, fino a che punto ha già raggiunto il suo compito di trasformare gli altri arti dell’entità umana in modo che essi diventino una manifestazione della sua natura? Ciò che risulta in questo modo anche all’osservazione esteriore si palesa in modo ancora più intenso per lo studioso della Scienza dello Spirito. Si potrebbe osservare che il corpo fisico è soggetto alle malattie, ma la Scienza dello Spirito è ormai in grado di dimostrare che gran parte di esse dipende dal fatto che le perversità e gli errori del corpo astrale vengono trasmessi al corpo vitale e turbano indirettamente, per mezzo di questo, l’armonia del corpo fisico. L’intima connessione, alla quale possiamo qui soltanto accennare, è la vera causa di molti processi morbosi che sfuggono all’osservazione scientifica, la quale si limita ai soli fatti fisici sensibili. Questo legame si esplica soprattutto nel fatto che un guasto del corpo astrale non produce dei fenomeni morbosi nel corpo fisico durante la vita in cui quel guasto si è verificato, ma li produce in una vita susseguente. Perciò le leggi che stiamo ora esaminando hanno un significato soltanto per chi ammette il ripetersi delle vite umane. Tuttavia, anche senza voler approfondire questa conoscenza, è evidente che l’uomo si abbandona troppo spesso a piaceri e desideri che distruggono l’armonia del corpo fisico. La sede dei piaceri, dei desideri e delle passioni non è il corpo fisico, bensì il corpo astrale, che per molti aspetti è ancora imperfetto e può compromettere la perfezione del corpo fisico.

Con queste spiegazioni non si intende dare per dimostrate le affermazioni della Scienza dello Spirito riguardo all’evoluzione dei quattro arti dell’entità umana. Le prove si attingono dall’indagine spirituale, che dimostra come il corpo fisico abbia subito ben quattro trasformazioni che lo hanno condotto a un maggior grado di perfezione, mentre gli altri arti umani ne hanno avute di meno, come già descritto; ma si è voluto soltanto indicare che queste comunicazioni della ricerca spirituale riguardano fatti che si palesano nei loro effetti anche all’osservazione esteriore nei diversi gradi di perfezione del corpo fisico, del corpo vitale, ecc.

Se si vuole farsi un’idea delle condizioni prevalenti durante l’evoluzione di Saturno, bisogna tenere presente che, essenzialmente, a quel tempo le cose e gli esseri che oggi appartengono alla Terra e costituiscono i regni animale, vegetale e minerale ancora non esistevano. Gli esseri di questi tre regni si sono formati solo più tardi, durante i successivi periodi di evoluzione. Degli esseri terrestri oggi fisicamente percettibili esisteva allora soltanto l’uomo, e di lui soltanto il corpo fisico, così come lo conosciamo.

Alla Terra, attualmente, appartengono non soltanto gli esseri dei regni minerale, animale e vegetale, ma anche altri esseri che non si manifestano in una corporeità fisica, ma che erano presenti anche durante l’evoluzione di Saturno e la cui attività sul campo di azione saturniano ha determinato l’evoluzione che più tardi si è verificata nell’uomo.

Se si dirigono gli organi dell’osservazione spirituale non verso il principio e la fine, ma verso la metà del periodo di evoluzione di questa incarnazione saturniana, ci si palesa una condizione che consiste, per la massima parte, soltanto di «calore»; non vi si trova nulla di gassoso, nulla di liquido e tanto meno parti solide; tutti questi stati si costituiscono soltanto più tardi nelle seguenti reincarnazioni. Supponiamo che un essere umano, dotato degli attuali organi sensoriali, si avvicini a questo stato di Saturno come osservatore; nessuna delle impressioni sensoriali di cui è capace gli si manifesterà all’infuori di quella del calore. Supponiamo che un tale essere potesse avvicinarsi a Saturno: appena arrivato nella parte dello spazio occupata da quel pianeta, percepirebbe che ivi esiste una condizione di calore diversa da quella dell’ambiente circostante. Non vi troverebbe una distribuzione di calore simile, ma percepirebbe l'alternarsi di parti calde e fredde e l'irraggiamento di linee di calore che, invece di seguire un tracciato diretto, cambiano forma a causa delle variazioni di temperatura. Avrebbe di fronte a sé una sorta di entità cosmica, in sé organizzata, in condizioni mutevoli e costituita esclusivamente di calore.

All’uomo odierno risulta difficile immaginare un corpo composto esclusivamente di calore, poiché è abituato a non considerare il calore come una cosa a sé stante, ma solo come una qualità percettibile dei corpi gassosi, liquidi o solidi. Per chi ha adottato le idee della fisica dei nostri tempi, parlare di calore nel senso sopradetto è assurdo. Costui potrebbe obiettare: «Esistono corpi solidi, liquidi e gassosi; il calore indica soltanto una delle tre condizioni assunte da questi corpi. Quando le minime particelle di un gas si mettono in movimento, questo viene percepito come calore. Se non esiste gas, non può esserci tale movimento e, di conseguenza, nessun calore».

Il ricercatore occulto, invece, lo vede in modo diverso. Per lui il calore è una sostanza ancora più sottile del gas. E quest’ultimo è per lui soltanto calore condensato, esattamente come il liquido è gas condensato e un solido è liquido condensato. Perciò l’investigatore occulto parla di corpi di calore, così come parla di corpi costituiti di gas o di vapore. –

Per seguire l’indagatore spirituale in questo campo, è necessario ammettere l’esistenza della percezione occulta. Nel mondo sensibile, il calore si manifesta come uno stato dei corpi solidi, liquidi e gassosi, che non è altro che l'aspetto esteriore del calore, o, anche, l'effetto di esso. La fisica si occupa soltanto di questo effetto del calore, non della sua natura intima. Cerchiamo, per una volta, di non tener conto di nessun effetto di calore che ci pervenga dai corpi esterni e di non rappresentarci che l’esperienza interiore che si ha quando si dicono le parole: «Io sento caldo», «Io sento freddo». Questa esperienza interiore è l’unica in grado di fornire un’idea approssimativa di ciò che Saturno era durante il periodo della sua evoluzione sopradescritto. Si sarebbe potuto percorrere l’intero spazio da esso occupato, ma non si sarebbe trovato nessun gas in grado di esercitare una pressione, nessun corpo solido o liquido dal quale ricevere una qualsiasi impressione luminosa; in ogni punto dello spazio, però, si sarebbe avvertito interiormente, senza ricevere nessuna impressione esteriore: qui c'è questo o quel grado di calore.

In un corpo cosmico così fatto non esistono condizioni adatte agli esseri animali, vegetali e minerali dell’epoca presente. Non occorre far notare che quanto è stato appunto detto non potrebbe effettivamente mai verificarsi: un uomo odierno non potrebbe mettersi di fronte all’antico Saturno per osservarlo. L’esempio è stato citato soltanto a scopo di illustrazione. Le entità che avevano il loro campo d'azione su Saturno si trovavano su un gradino di evoluzione affatto diverso da quello degli esseri terrestri fisicamente percettibili. Anzitutto, vi erano esseri che non avevano un corpo fisico come l’uomo possiede oggigiorno. Bisogna perciò ben guardarsi dal pensare alla corporeità fisica dell’uomo attuale quando si parla qui di «corpo fisico». Occorre piuttosto distinguere con cura il corpo fisico dal corpo minerale.

Per corpo fisico s’intende quello dominato dalle leggi fisiche osservabili oggigiorno nel regno minerale. Il corpo fisico umano attuale non soltanto è retto da tali leggi fisiche, ma è anche compenetrato da sostanza minerale, qualità che non si riscontra ancora nel corpo fisico minerale su Saturno. Su di esso esiste soltanto una corporeità fisica, dominata da leggi fisiche che si manifestano soltanto per mezzo dell’attività del calore; perciò si tratta di un corpo fine, sottile ed eterico, di calore, e l’intero Saturno è costituito da siffatti corpi di calore. Questi corpi di calore sono il primo germe dell’attuale corpo fisico minerale umano, che si è formato perché le sostanze gassose, liquide e solide, costituitesi in seguito, si sono incorporate nel primitivo corpo di calore. Fra gli esseri che, oltre all’uomo, abitavano Saturno, ve ne erano alcuni che non avevano affatto bisogno di un corpo fisico. L’arto inferiore di queste entità era un corpo eterico, ossia vitale. D’altro canto, possedevano un arto più alto di quelli della natura umana. Il principio, o arto più alto dell’uomo è l’Uomo Spirito, che possiede inoltre un arto superiore a quello. Fra il corpo eterico e l’Uomo Spirito, essi possiedono tutti gli arti o i principi descritti in questo libro e presenti anche nell’uomo: il corpo astrale, l’Io, la Personalità Spirituale e lo Spirito Vitale. Anche Saturno, come la nostra Terra, era circondato da un’atmosfera di natura spirituale. Essa consisteva effettivamente di esseri che abbiamo indicato e di altri. C'era uno scambio continuo di reciproca azione tra i corpi di calore di Saturno e gli esseri caratterizzati appunto in questo modo, i quali immergevano i principi del loro essere nei primi. I corpi di calore non avevano vita propria, ma in essi si esprimeva la vita degli esseri che li circondavano. Potrebbero essere paragonati a specchi, ma in essi non si riflettevano le immagini dei suddetti esseri vitali, bensì le loro condizioni di vita. Non si sarebbe potuto scoprire nulla di vivente su Saturno, eppure esso esercitava un effetto vivificatore sull’ambiente celeste che lo circondava, perché riverberava in questo, come un’eco, la vita che gli era stata inviata. L’intero Saturno appariva come uno specchio della vita celeste. Le eccelse entità la cui vita veniva riflessa da Saturno sono chiamate dalla Scienza dello Spirito «Spiriti della Saggezza». Nella scienza spirituale cristiana, esse vengono chiamate Kyriotetes, o Dominazioni. La loro attività su Saturno non è cominciata nel periodo medio dell’evoluzione che abbiamo descritto; anzi, in un certo senso, essa era giunta allora già al suo termine. Prima che quegli spiriti potessero godere del riflesso della loro vita nei corpi di calore di Saturno, essi dovettero rendere questi ultimi capaci di tale riflesso. Perciò la loro attività entrò in azione poco dopo l’inizio dell’evoluzione di Saturno, quando la corporeità di Saturno era ancora costituita da sostanze caotiche che non avrebbero potuto riflettere nulla.

Osservando tali sostanze caotiche con l’osservazione spirituale, ci si ritrova proiettati all’inizio dell’evoluzione di Saturno. Ciò che ci si osserva non possiede ancora la caratteristica del calore che assumerà in seguito; se si vuole descriverlo, se ne potrà soltanto parlare come di una proprietà, paragonabile alla volontà umana. In tutto e per tutto non si tratta che di volontà; si tratta quindi di una condizione completamente spirituale. Se si vuole rintracciare la sorgente di tale «volontà», ci si accorge che viene emanata da entità eccelse che, con la loro evoluzione, hanno raggiunto sublimi altezze trascendentali, di guisa che, all’inizio dell’evoluzione di Saturno, hanno potuto emanare «volontà» dal loro proprio essere. Dopo che questa emanazione è durata un determinato tempo, l’attività degli Spiriti della Saggezza, di cui abbiamo parlato in precedenza, si unì alla volontà, che fino a quel momento era priva di attributi, e con questo mezzo la capacità di rispecchiare la vita negli spazi celesti. La Scienza dello Spirito dà il nome di «Spiriti della Volontà» a quelle entità che, all'inizio dell'evoluzione di Saturno, provavano beatitudine emanando volontà (nella scienza esoterica cristiana vengono chiamate «Troni»). Quando l’evoluzione di Saturno ebbe raggiunto un determinato gradino grazie alla cooperazione della volontà e della vita, intervenne l’influenza di altri esseri presenti nell’ambiente circostante: sono gli «Spiriti del Moto». (Nella scienza esoterica cristiana, questi esseri sono chiamati «Dynamis» o «Virtù»). Essi non hanno né corpo fisico né corpo vitale; il loro arto o principio più basso è il corpo astrale. Quando i corpi di Saturno ebbero acquisito la capacità di rispecchiare la vita, questa fu in grado di compenetrare le qualità che hanno sede nel corpo astrale degli «Spiriti del Moto». Sembra quindi che da Saturno escano manifestazioni di sentimenti, emozioni e altre forze animiche simili.

Saturno nello spazio celeste; l’intero Saturno appare come un’entità animata che manifesta simpatie e antipatie, ma queste non sono affatto le sue proprie, bensì l’attività animica degli «Spiriti del Moto», riflessa da Saturno. Tale stato è durato un determinato periodo di tempo e poi ha avuto inizio l’attività di altri esseri, ossia degli «Spiriti della Forma»; il loro arto inferiore è il corpo astrale, che però si trova a un punto di evoluzione diverso da quello degli «Spiriti del Moto». Mentre gli «Spiriti del Moto» fanno apparire Saturno, nel suo complesso, come un essere animato, riversando su di esso soltanto delle manifestazioni generali di sentimento, il corpo astrale degli «Spiriti della Forma» (detti «Exusiai» o «Potestà» dalla scienza esoterica cristiana) opera in modo che le manifestazioni di sentimento vengono lanciate nello spazio cosmico, come se provenissero da entità individuali. Si potrebbe dire che gli «Spiriti del Moto» fanno apparire Saturno, nel suo complesso, come un essere animato. Gli «Spiriti della Forma», invece, ripartiscono questa vita in tanti singoli esseri viventi, di guisa che Saturno appare ora come un insieme di tali esseri animici.

Per comprendere meglio, immaginiamo una mora di macchia o di gelso costituita dall’agglomeramento di tanti piccoli grani. All’osservazione chiaroveggente dell’epoca di evoluzione suddetta, Saturno appare come costituito da tanti singoli esseri che certamente non hanno né vita né anima propria, ma riflettono la vita e l’anima delle entità celesti che abitano in loro. A questo punto dell’evoluzione di Saturno intervengono entità che hanno conte arto inferiore il corpo astrale, ma che lo hanno portato a un alto grado di evoluzione tale da operare come l’Io umano attuale. Grazie a questi esseri, l’Io abbassa lo sguardo dall’ambiente circostante su Saturno e comunica la propria natura ai singoli esseri viventi di Saturno. Così, da Saturno nello spazio cosmico viene lanciato qualcosa che assomiglia all’attività della personalità umana nell’esistenza attuale. Le entità che agiscono in questo modo sono chiamate «Spiriti della Personalità» nella scienza esoterica cristiana, e «Archai»: «Principii Primordiali». Essi conferiscono alle corporeità saturnie l’apparenza della personalità. La personalità in sé stessa non esiste pertanto in Saturno, ma vi esiste soltanto, si potrebbe dire, l’immagine riflessa, il guscio di essa. La personalità reale di questi Spiriti si trova nell’ambiente che circonda Saturno. Questi «Spiriti della Personalità» fanno riverberare la loro essenza nel modo descritto dai corpi di Saturno, conferendo a questi ultimi una sostanza sottilissima che è stata precedentemente indicata con il nome di «calore». – Nell’intero Saturno non vi è vita interiore; ma gli «Spiriti della Personalità» riconoscono l’immagine della loro interiorità quando quest’immagine affluisce loro da Saturno sotto forma di calore.

Quando ciò si verifica, gli «Spiriti della Personalità» si trovano al grado di evoluzione a cui ora si trova l’uomo; essi stanno attraversando il loro periodo di umanità. Per poter giudicare questo avvenimento spregiudicatamente, dobbiamo rappresentarci che un’entità può essere «umana» anche senza essere costituita come l’uomo lo è attualmente. Gli «Spiriti della Personalità» sono «uomini» su Saturno, ma, a differenza dell’uomo, non hanno il corpo fisico, bensì l’astrale e l’Io; non possono perciò esprimere le esperienze del loro corpo astrale in un corpo fisico e vitale, come può fare l’uomo attuale. Essi non soltanto posseggono un «Io», ma ne sono anche consapevoli, grazie alle emanazioni di calore di Saturno che risvegliano questo «Io» riverberandolo; sono «uomini», sebbene in condizioni differenti da quelle terrestri.

Nel corso dell’ulteriore evoluzione di Saturno si verificano anche fatti di genere diverso da quelli descritti in precedenza. Mentre fino a quel momento tutto era stato il riflesso di vita e di sentimento esteriore, inizia ora una sorta di vita interiore.

Nel mondo saturniano comincia a manifestarsi qua e là una vita di luce, che a volte si accende e a volte si oscura; da varie parti scintillano luci tremolanti, guizzano le folgori. I corpi di calore di Saturno cominciano a scintillare, a risplendere e perfino a irradiare. Con il raggiungimento di questo grado di evoluzione, per alcuni esseri sorge la possibilità di diventare attivi. Si tratta delle entità che la Scienza dello Spirito chiama «Spiriti del Fuoco» e quella cristiana «Arcangeli». Queste entità hanno un corpo astrale, ma non sono in grado, a questo stadio della loro evoluzione, di stimolarlo in alcun modo; né potrebbero suscitare alcuna sensazione o emozione se non fosse loro concesso di agire su quei corpi-calore che hanno raggiunto su Saturno il grado di evoluzione descritto. È grazie a questa azione che possono riconoscere la propria esistenza, attraverso l'effetto che producono. Non possono dire a sé stesse: «Io sono qui», ma piuttosto: «Il mio ambiente mi fa esistere». Possono percepire i fenomeni luminosi di Saturno ora descritti, che costituiscono, in certo modo, il loro «Io». Questa condizione conferisce loro una forma speciale di coscienza, che gli studiosi chiamano «Coscienza per immagini». Possiamo raffigurarcela come la coscienza onirica dell’uomo, ma dobbiamo immaginarne l’attività come molto più grande di quella del sogno umano e ricordarci che non si tratta di immagini illusorie, ma di immagini che stanno realmente in relazione con i fenomeni luminosi di Saturno. Durante questo scambio di azioni fra gli «Spiriti del Fuoco» e i corpi calore di Saturno, nell’evoluzione vengono incorporati i germi degli organi umani dei sensi. Gli organi, attraverso i quali l’uomo percepisce attualmente il mondo fisico, iniziano a risplendere nel loro aspetto eterico iniziale. Ombre di uomini che non si rivelano se non come l’archetipo di luce degli organi dei sensi diventano, dentro Saturno, conoscibili per la percezione chiaroveggente. Questi organi sensoriali sono dunque il risultato dell’attività degli Spiriti del Fuoco, ma la loro formazione è dovuta anche ad altri Spiriti, sorti contemporaneamente a quelli del fuoco sul campo d'azione di Saturno, che sono progrediti talmente nella loro evoluzione da potersi servire di quei germi sensoriali per osservare gli eventi cosmici che si svolgono nella vita di Saturno. Si tratta degli «Spiriti dell’Amore» (detti nella scienza esoterica cristiana «Serafini»), e se essi non fossero presenti, gli Spiriti del Fuoco non potrebbero avere la coscienza descritta. Essi osservano gli eventi che si svolgono su Saturno con una coscienza che permette loro di trasferire questi eventi sugli Spiriti del Fuoco sotto forma di immagini; rinunciano a tutti i vantaggi che potrebbero derivare loro dalla contemplazione degli eventi di Saturno, a tutti i diletti e le gioie, perché gli Spiriti del Fuoco possano trarne beneficio.

Dopo questi avvenimenti, si apre un nuovo periodo dell’esistenza di Saturno, nel quale si aggiungono nuovi fenomeni luminosi. La descrizione di ciò che si presenta ora alla percezione chiaroveggente sembrerà assolutamente assurda a molta gente. All'interno di Saturno, si possono osservare sensazioni gustative che danzano e ondeggiano; nei vari punti dell'interno si possono percepire sapori dolci, amari e acri, e al di fuori, nello spazio celeste, tutto ciò viene percepito come suono, come una sorta di musica. Durante il corso di questi processi, altri esseri trovano alla loro volta la possibilità di esercitare un’azione su Saturno. Si tratta degli «Spiriti del Crepuscolo o della vita» (la scienza esoterica cristiana li chiama «Angeloi»); si stabilisce una reciproca azione fra loro e le forze gustative che fluttuano nell’interno di Saturno. Questo fa sì che il loro corpo eterico, o vitale, raggiunga un grado di attività che si potrebbe chiamare una specie di ricambio organico; essi portano vita nell’interno di Saturno e perciò su Saturno si verificano dei processi di nutrizione e di secrezione. Questa vita interiore rende possibile agli «Spiriti dell’Armonia» (detti «Cherubini» dalla scienza esoterica cristiana) di entrare in azione in questo corpo cosmico. Essi conferiscono ai «Figli della Vita» una sorta di coscienza crepuscolare, ancora più incerta e simile a quella onirica dell’uomo moderno, e simile piuttosto a quella che l’uomo ha nel sonno senza sogni; questa coscienza è di un ordine tanto basso che l’uomo non ne è cosciente, ma non per questo non esiste. Questa coscienza è diversa da quella di veglia per grado e natura. Anche le piante attualmente hanno questa «coscienza di sonno senza sogni». Sebbene non sia, in senso umano, il tramite delle percezioni di un mondo esteriore, essa regola i processi vitali e li armonizza con i processi del mondo esteriore. Al grado ora descritto dell’evoluzione saturnia, questo ordinamento non può essere percepito dai «Figli della Vita», bensì dagli «Spiriti delle Armonie», che sono quindi effettivamente i veri Regolatori. Tutta questa vita si svolge nelle ombre di uomini sopra descritte; all’occhio chiaroveggente appaiono perciò animate, ma in realtà è solo una parvenza di vita. È la vita dei «Figli della Vita», che utilizzano, in un certo senso, le ombre degli uomini per manifestare sé stessi nella vita.

Ora rivolgiamo la nostra attenzione a queste ombre di uomini dotate di una parvenza di vita. Durante il periodo saturniano, ora descritto, la loro forma è mutevole; assumono a volte un aspetto, a volte un altro. Nell’ulteriore corso dell’evoluzione, la loro forma diventa più decisa e a volte più duratura, perché queste figure sono ora interpenetrate dall’azione degli spiriti da noi già descritti all’inizio dell’evoluzione di Saturno, cioè degli «Spiriti della Volontà» (Troni). Ne consegue che l’ombra umana stessa è dotata di una forma di coscienza delle più semplici e ottuse, che dobbiamo raffigurarci come ancora più ottusa della coscienza del sonno senza sogni. Nelle condizioni attuali i minerali hanno tale genere di coscienza; essa armonizza l’essere interiore con il mondo fisico esteriore. Su Saturno, gli «Spiriti della Volontà» regolano quest’armonia e l’uomo rispecchia in tal modo la vita stessa del pianeta; a questo gradino dell’evoluzione, l’uomo è in piccolo ciò che la vita di Saturno è in grande. In questo modo viene gettato il fondamento di ciò che nell’uomo è ancora allo stato di germe, e cioè l’«Uomo Spirito» (Atma). Alla facoltà chiaroveggente, questa oscura volontà umana si manifesta nell’interno di Saturno, a mezzo di fenomeni paragonabili a degli «odori»; all’esterno, nello spazio celeste, la manifestazione appare come quella di una personalità che non è diretta per virtù di un «Io» interiore, ma che è regolata dal di fuori come una macchina. A regolare tutto ciò sono gli «Spiriti della Volontà».

Se si considera quanto esposto finora, apparirà evidente che, a partire dalla metà dell’evoluzione di Saturno descritta in precedenza, i gradini di tale evoluzione possono essere caratterizzati, paragonandone gli effetti alle percezioni sensoriali del tempo presente. Si potrebbe dire che l’evoluzione di Saturno si manifesta come calore; poi entrano in gioco la luce, il sapore e il suono, e infine si osserva un’attività che si manifesta all’interno di Saturno sotto forma di sensazioni olfattive e all’esterno come un Io umano mosso da un impulso meccanico.

Le rivelazioni su Saturno ci comunicano qualcosa riguardo alle condizioni che hanno preceduto l’apparizione del calore? Si tratta di qualcosa che non può essere paragonato a nessun fenomeno accessibile alla percezione sensoria esteriore e che può essere sperimentato dall’uomo attualmente soltanto nel proprio essere interiore. Tale percezione è accessibile soltanto alla visione chiaroveggente. Le manifestazioni che precedono la condizione «calore» di Saturno possono essere percepite soltanto da un chiaroveggente. Tre di queste condizioni possono essere indicate: il puro calore animico, che non è percettibile esteriormente, la pura luce spirituale, che esteriormente è tenebra, e infine l’essenza spirituale in sé completa, che non ha bisogno di nessun essere esteriore per diventare cosciente di sé. Il puro calore interiore accompagna la comparsa degli «Spiriti del Moto», la pura luce spirituale quella degli «Spiriti della Saggezza» e la pura essenza interiore la prima emanazione degli «Spiriti della Volontà».

Così, con il primo apparire del calore di Saturno, la nostra evoluzione esce per la prima volta dalla sfera della spiritualità pura per entrare nell’esistenza che si manifesta esteriormente. Naturalmente, è molto difficile per la coscienza odierna rendersi conto di tutto ciò, tanto più se si considera che, con lo stato di calore saturniano, è apparso per la prima volta quello che si chiama il «tempo». Vale a dire che le condizioni antecedenti non avevano nulla a che fare con il tempo; esse appartengono a quella regione che, nella Scienza dello Spirito, si può chiamare della «Durabilità».

Tutto ciò che viene detto in questo libro riguardo alle condizioni della «Regione della Durabilità» deve essere interpretato in modo che le espressioni relative al tempo si intendano come usate solo a titolo di paragone per chiarire meglio il pensiero. Il linguaggio umano può esprimere ciò che è anteriore al «tempo» solo con termini che implicano l’idea del tempo. Occorre anche rendersi conto che, sebbene la prima, la seconda e la terza condizione di Saturno non si siano svolte l’una dopo l’altra nell’attuale senso della parola, non possiamo fare altrimenti che descriverle successivamente. In effetti, nonostante la loro «durata» o contemporaneità, esse sono così dipendenti l’una dall’altra che questa dipendenza può essere paragonata a un succedersi nel tempo. Queste indicazioni sulle prime condizioni dell’evoluzione di Saturno gettano luce anche su ogni ulteriore quesito riguardante l’origine di tali condizioni. Da un punto di vista puramente intellettuale, è certamente possibile cercare l’origine di qualcosa risalendo anche all’«origine di quell’origine». Ma nel campo dei fatti ciò non è possibile. Un paragone ci può aiutare a comprendere meglio. Se si trovano dei solchi su una strada, potremo domandarci: «Da dove provengono?» – «Da una carrozza». Si potrà ancora domandare: «Da dove veniva la carrozza? Dove andava?». Una risposta basata sui fatti sarà ancora possibile. Ma si potrà anche chiedere: «Chi era a bordo della carrozza? Quali erano le sue intenzioni?». Tuttavia, alla fine, l’inchiesta basata sui fatti giungerà a un punto in cui l’indagine procederà in modo naturale. Chi volesse insistere con altre domande finirebbe per allontanarsi dal quesito originario e proseguirebbe l’inchiesta in modo meccanico.

Nei casi simili a quello da noi citato come esempio è facile scorgere il punto, in cui i fatti richiedono l’interruzione dell’indagine; ma ciò non è altrettanto facile, quando ci si trova di fronte alle grandi questioni cosmiche. Un esame realmente accurato, però, ci dimostrerà che ogni domanda sulle origini deve arrestarsi alle condizioni saturnie sopra descritte, perché abbiamo raggiunto un campo in cui esseri ed eventi trovano la loro giustificazione in sè stessi e non possono essere giustificati per mezzo di ciò da cui provengono.

Come risultato dell’evoluzione saturnia, il germe umano si è sviluppato fino a un certo grado e ha raggiunto lo stato di coscienza di cui abbiamo parlato in precedenza. Non bisogna pensare che la sua evoluzione abbia avuto inizio soltanto negli stadi finali di Saturno. Gli «Spiriti della Volontà» esercitano la loro azione attraverso tutti gli stadi dell’evoluzione di Saturno, ma l’effetto più spiccato della loro attività si palesa durante l’ultimo periodo, come dimostra un’osservazione chiaroveggente. L’attività dei diversi gruppi di entità non è limitata da alcun confine fisico. Quando si dice che gli Spiriti della Volontà hanno lavorato prima, e poi gli Spiriti della Saggezza, e così via, non si intende che lavorano soltanto in quel periodo. Essi lavorano durante tutta l’evoluzione di Saturno, ma la loro attività si manifesta più chiaramente durante i periodi indicati. Le diverse entità hanno la direzione, in un certo senso, di quei periodi.

Così l’intera evoluzione saturniana appare come un’elaborazione di ciò che viene emanato dagli «Spiriti della Volontà», attraverso gli «Spiriti della Saggezza», il «Moto», la «Forma», ecc. In tal modo, quelle entità spirituali attraversano pure un’evoluzione. Per esempio, gli «Spiriti della Volontà» si trovano a un gradino diverso, dopo aver ricevuto da Saturno il riverbero della propria vita, rispetto a quello su cui si trovavano prima. Dal frutto di questa attività, le loro facoltà si accrescono. Ne consegue che, una volta terminata l’attività, esse cadono in uno stato che somiglia al sonno umano. Ai periodi della loro attività su Saturno ne succedono altri, durante i quali essi vivono, in certo qual modo, in altri mondi e interrompono la loro opera su Saturno. Difatti, l’osservazione chiaroveggente rivela, nell’evoluzione di Saturno ora descritta, un’ascesa seguita da una discesa. L’ascesa dura fino alla formazione della condizione di calore; allora iniziano i fenomeni luminosi che segnano l’inizio del periodo discendente. Quando i fantasmi umani hanno assunto forma a mezzo degli «Spiriti della Volontà», le entità spirituali si sono gradualmente ritirate; l’evoluzione saturnia per sé stessa muore, quell’evoluzione sparisce, sopravviene una sorta di sosta di riposo. Il germe umano entra allora in uno stato di dissoluzione che non lo fa scomparire completamente, ma gli conferisce una sorta di vitalità simile a quella del seme di una pianta che riposa nel terreno in attesa di germogliare. Così il germe umano riposa nel Cosmo fino al suo nuovo risveglio e, quando questo avviene, le entità spirituali sopra descritte si sono fatte, in altre condizioni di esistenza, le facoltà che gli permetteranno di elaborare ulteriormente il germe umano. Gli Spiriti della Saggezza hanno sviluppato nel loro corpo eterico la capacità di godere, non solo del riflesso della propria vita come su Saturno, ma anche di emanare tale vita per donarla ad altri esseri. Gli «Spiriti del Moto» hanno ora raggiunto il grado di evoluzione che gli «Spiriti della Saggezza» avevano su Saturno; a quel tempo il loro arto, o principio più basso, era il corpo astrale, mentre ora possiedono un corpo eterico, o vitale. Anche le altre entità spirituali hanno raggiunto un grado più avanzato di evoluzione e sono perciò ora capaci di agire in modo diverso sull’ulteriore evoluzione del germe umano rispetto a quanto facevano su Saturno.

Tuttavia, il germe umano si era disciolto alla fine dell’evoluzione su Saturno. Per poter riprendere l’opera interrotta su Saturno, le entità spirituali progredite devono ripercorrere gli stadi che il germe umano ha attraversato; questo è quanto si palesa alle facoltà chiaroveggenti. Il germe umano esce dalla sua condizione di riposo e comincia a evolversi per virtù propria, a mezzo delle forze che gli sono state inoculate su Saturno; esce dalle tenebre come un essere di volontà, riacquista la parvenza di vita, di anima, ecc., e raggiunge quella manifestazione meccanica di personalità che possedeva alla fine dell’evoluzione saturniana.

* * *

Il secondo dei grandi periodi di evoluzione, detto il «Periodo Solare», fa salire l’entità umana a un grado di coscienza superiore a quello raggiunto su Saturno. Se paragonato, però, allo stato di coscienza dell’uomo all’epoca solare, quest’ultimo potrebbe essere chiamato uno stato d’«incoscienza»; esso è, infatti, simile a quello in cui l’uomo si trova oggigiorno durante il sonno profondo senza sogni, o a quel grado inferiore di coscienza in cui sta assopito il nostro mondo vegetale. Secondo la scienza occulta non esiste l’«incoscienza», ma solo gradi differenti di coscienza. Tutto è cosciente nel mondo.

Nel corso dell’evoluzione solare l’essere umano raggiunge un grado più alto di coscienza, perché gli viene incorporato il corpo eterico, o vitale. Tale incorporazione può avvenire solo dopo che si è verificata una ricapitolazione delle condizioni saturnie, come già descritto. Tale ricapitolazione ha un significato ben determinato. Quando il periodo di riposo di cui abbiamo parlato prima è giunto al termine, si desta dal «sonno cosmico» ciò che prima era Saturno e si ripresenta quale nuovo corpo cosmico, come il Sole. Ma le condizioni dell’evoluzione si sono intanto mutate: le entità spirituali, di cui abbiamo descritto l’attività su Saturno, sono progredite verso nuove condizioni. In seguito, il germe umano, una volta costituito il nuovo Sole, appare tale e quale era diventato su Saturno; deve però trasformare i diversi stadi di evoluzione attraversati su Saturno, in modo da adattarsi alle condizioni del Sole. Di conseguenza, l’epoca solare inizia con una ricapitolazione di quanto si svolse su Saturno, ma adattato alle mutate condizioni della vita solare. Orbene, quando l’essere umano è avanzato a tal punto che il grado di evoluzione da esso raggiunto su Saturno si è adattato alle condizioni del Sole, gli «Spiriti della Saggezza», già nominati, cominciano a far scorrere il corpo eterico o vitale nel corpo fisico. Il grado più avanzato che l’uomo raggiunge sul Sole può dunque essere caratterizzato dicendo che il corpo fisico, formatosi su Saturno in uno stadio iniziale, viene innalzato a un secondo gradino di perfezionamento, diventando il veicolo di un corpo eterico o vitale. Quest’ultimo raggiunge il primo grado del suo perfezionamento durante l’evoluzione solare. Perché il secondo grado di perfezione per il corpo fisico e il primo per il corpo vitale possano essere raggiunti, nell’ulteriore corso della vita solare è necessario che intervengano, in modo simile a quanto descritto per il periodo saturniano, altre entità spirituali.

Quando il corpo vitale comincia ad affluire per opera degli «Spiriti della Saggezza», il corpo solare, fino a quel momento oscuro, inizia a risplendere; contemporaneamente, nel germe umano compaiono i primi segni di attività interiore: ha inizio la vita. Ciò che per Saturno era solo un’apparenza di vita, diventa ora vita reale; l’influsso dura un determinato tempo, dopo il quale si verifica una rilevante modificazione nel germe umano: esso si scinde, cioè, in due parti. Mentre fino a questo momento il corpo fisico e quello vitale formavano un tutt'uno strettamente connesso, ora il corpo fisico comincia a staccarsi come una parte separata che tuttavia continua a essere pervasa dal corpo vitale. Avremo quindi ora dinanzi a noi un essere umano composto di due parti, o principi. Una delle parti è costituita da un corpo fisico elaborato da un corpo vitale, l’altra è semplicemente corpo vitale. Questa scissione avviene però nel corso di un periodo di riposo della vita solare, durante il quale la luminosità che aveva cominciato a rilucere si spegne; il distacco avviene, in un certo senso, durante una «notte cosmica». Tuttavia, questo periodo di riposo è molto più breve di quello che ha separato l’evoluzione saturnia da quella solare. Terminato il periodo di riposo, gli «Spiriti della Saggezza» continuano il loro lavoro sull’entità umana a due arti per qualche tempo, esattamente come avevano fatto per l’entità che aveva un arto solo. A questo punto, gli «Spiriti del Moto» iniziano la loro attività, facendo scorrere il loro corpo astrale nel corpo vitale dell’essere umano. Grazie a questo processo, l’uomo acquista la capacità di eseguire determinati movimenti interiori nel corpo fisico. Questi movimenti possono essere paragonati alla circolazione del succo in una pianta.

Il corpo di Saturno era costituito interamente da sostanza-calore che, durante l’epoca solare, si condensò in uno stato paragonabile a quello del gas o del vapore odierno: questa è la condizione che la scienza occulta suole chiamare «aria». I primi sintomi di questo stato iniziano a manifestarsi dopo che gli «Spiriti del Moto» hanno iniziato la loro attività. Alla coscienza chiaroveggente si rivela il seguente spettacolo: all’interno della sostanza-calore appaiono forme tenui dotate di movimenti regolari, animati dalle forze del corpo vitale; queste forme rappresentano il corpo fisico dell’essere umano in uno stadio di evoluzione corrispondente; sono completamente interpenetrate di calore e come rinchiuse in un involucro di calore. Dal punto di vista fisico, questo essere umano può essere definito una figura di calore, in cui sono incorporate forme gassose in movimento regolare. Se si vuole fare un esempio con una pianta dei nostri giorni, non si ha a che fare con un organismo vegetale solido, ma con una forma di aria o di gas (‑3), i cui movimenti si possono paragonare alla circolazione del succo nelle piante di oggi. L’evoluzione descritta progredisce oltre e, dopo un certo tempo, sopraggiunge un nuovo periodo di riposo; terminata questa sosta, gli «Spiriti del Moto» continuano la loro opera, finché vengono coadiuvati dall’azione degli «Spiriti della Forma». Per virtù di quest’ultima, le forme gassose, prima continuamente mutevoli, assumono ora forme durevoli. Questo accade anche perché gli «Spiriti della Forma» fanno scorrere le loro forze attraverso il corpo vitale dell’essere umano. Quando il gas si rivela alla coscienza chiaroveggente per mezzo dell’effetto di luce che emana, si potrebbe dunque parlare anche di forme luminose, che si palesano allo sguardo spirituale.

Gli «Spiriti del Moto» esercitavano un’azione sugli organismi gassosi, che erano in perpetuo movimento e non conservavano la loro forma neppure per un istante; ora, però, assumono temporaneamente delle forme distinte. Dopo un certo tempo, ritorna il periodo di riposo e, dopo di esso, gli Spiriti della Forma riprendono la loro attività; nell’evoluzione solare, però, si presentano allora condizioni affatto nuove.

L’evoluzione solare è arrivata a metà del suo corso ed è questo il momento in cui gli Spiriti della Personalità, che avevano raggiunto il loro grado di umanità su Saturno, ascendono a un livello di perfezione più elevato. Essi superano il grado umano e acquisiscono uno stato di coscienza che l’uomo attuale non possiede ancora nel corso normale della sua evoluzione sulla Terra. L’uomo l’acquisterà quando la Terra, che è il quarto stadio planetario dell’evoluzione, avrà raggiunto la sua meta ed entrerà nel successivo periodo planetario; allora non soltanto percepirà ciò che gli viene trasmesso dai sensi fisici attuali, ma sarà anche capace di vedere, come immagini, le condizioni animiche interiori degli esseri che lo circondano. Avrà una coscienza immaginativa (chiaroveggente), pur conservando completa l’autocoscienza, e percepirà ciò che è animico a mezzo di immagini, in guisa però che queste saranno l’espressione di realtà, così come lo sono ora i suoni e i colori fisici. Attualmente l’uomo può elevarsi a questo grado di chiaroveggenza soltanto mediante la disciplina scientifico-occulta di cui tratteremo nei prossimi capitoli di questo libro.

Orbene, a metà dell’evoluzione solare, gli Spiriti della Personalità acquistano questa chiaroveggenza come dote normale della loro evoluzione e, proprio per questo, diventano capaci, durante l’evoluzione solare, di esercitare sul corpo vitale formatosi di nuovo nell’essere umano un’azione uguale a quella che essi esercitarono su Saturno sul corpo fisico. Così come il calore su Saturno riverberava a guisa di specchio la loro personalità, ora le figure gassose rispecchiano luminosamente le immagini della loro coscienza chiaroveggente; esse vedono chiaroveggentemente ciò che si svolge sul Sole. Non si tratta però di una semplice osservazione, ma accade come se nelle immagini che emanano dal Sole si facesse valere qualcosa della forza che l’uomo terrestre chiama «amore». Se un chiaroveggente osserva più attentamente, troverà la ragione di questo fenomeno, cioè l’attività di entità elevatissime che si è mescolata alla luce irradiata dal Sole. Queste entità sono gli «Spiriti dell’Amore» (i Serafini del cristianesimo), di cui abbiamo già parlato. Da allora in poi, questi spiriti agiscono insieme agli Spiriti della Personalità sul corpo eterico o vitale umano, favorendone l'evoluzione. Esso acquista la capacità di trasformare e elaborare le figure gassose che contiene, dando inizio alla propagazione di esseri umani viventi. In un certo senso, degli elementi vengono emessi (come per trasudazione) dagli organismi gassosi e assumono delle forme che ricordano quelle delle loro forme madri.

Per poter descrivere il corso ulteriore dell’evoluzione solare, dobbiamo richiamare l’attenzione su un fatto cosmico di massima importanza: nel corso di un’epoca, una parte soltanto degli esseri raggiunge la meta della sua evoluzione, gli altri restano indietro. Durante l’evoluzione saturniana, infatti, tutti gli Spiriti della Personalità non hanno raggiunto effettivamente lo stadio umano a cui erano destinati, e lo stesso vale per tutti i corpi fisici umani sviluppati su Saturno, che non hanno raggiunto il grado di maturità adeguato per poter diventare, sul Sole, il veicolo di un corpo vitale indipendente. Di conseguenza, sul Sole vi sono degli esseri e delle forme che non si adattano al loro ambiente e che devono ora, durante l’evoluzione solare, colmare le lacune lasciate su Saturno. È possibile osservare chiaroveggentemente che, durante l’epoca solare, quando gli Spiriti della Saggezza cominciavano a diffondere il corpo vitale, il corpo del Sole si è, in un certo senso, oscurato. Vi fluttuano delle figure che apparterrebbero ancora a Saturno: figure di calore che non hanno la capacità di condensarsi nel modo giusto. Sono gli esseri umani, che, rimasti indietro sul gradino di Saturno, non possono diventare il veicolo di un corpo vitale normalmente costituito.

Orbene, questa sostanza-calore di Saturno, rimasta indietro, si scinde sul Sole in due parti; l’una di esse viene, per così dire, assorbita dai corpi umani e forma una specie di natura inferiore nell’entità umana. Così l’essere umano accoglie sul Sole qualcosa che corrisponde veramente al gradino saturniano nella sua corporeità. Allo stesso modo in cui il corpo saturniano dell’uomo ha permesso agli Spiriti della Personalità di elevarsi al gradino umano, la parte saturnia dell’uomo offre agli Spiriti del Fuoco la stessa opportunità sul Sole. Essi si innalzano al gradino umano facendo scorrere le loro forze attraverso questa parte saturnia dell’essere umano, come gli Spiriti della Personalità avevano fatto su Saturno. Anche questo si verifica a metà dell’evoluzione solare. La parte saturnia dell’essere umano ha ormai raggiunto un grado di maturità tale che, con il suo aiuto, gli Spiriti del Fuoco (Arcangeli) sono in grado di superare il loro stadio di umanità. L’altra parte della sostanza-calore di Saturno si organizza separatamente e acquista un’esistenza indipendente accanto e in mezzo agli esseri umani del Sole. Così si forma un secondo regno a lato del regno umano, un regno che sul Sole sviluppa soltanto un corpo-calore come corpo fisico completamente indipendente. Di conseguenza, gli Spiriti perfettamente sviluppati della Personalità non possono dirigere la loro attività verso nessun corpo vitale indipendente nel modo descritto. Ci sono però altri Spiriti della Personalità che non hanno raggiunto il loro grado di umanità durante l’epoca saturnia e che ora si trovano indietro. Esiste un legame di attrazione fra il secondo regno solare che si è reso indipendente e questi spiriti che devono comportarsi sul Sole verso il regno ritardatario nello stesso modo in cui i loro compagni più evoluti si comportarono su Saturno verso gli esseri umani. Anche su Saturno questi ultimi avevano formato soltanto il corpo fisico, ma sul Sole stesso gli Spiriti della Personalità rimasti indietro non trovano la possibilità di compiere tale lavoro e perciò si separano dal corpo solare, formando al di fuori di esso un corpo cosmico indipendente. Questo corpo si stacca dal Sole e gli Spiriti della Personalità ritardatari esercitano un’azione sugli esseri del secondo regno solare descritti in precedenza. In questo modo, dall’unico corpo originario di Saturno si sono costituiti due corpi cosmici. Il Sole ha vicino a sé un secondo corpo cosmico che rappresenta una sorta di rinascita di Saturno, un nuovo Saturno, ed è da questo che il secondo regno solare riceve la caratteristica della personalità.

In questo regno si ha a che fare con esseri che non hanno una personalità propria sul Sole e che quindi riverberano agli Spiriti della Personalità, i quali si trovano sul nuovo Saturno, la personalità di quegli spiriti stessi. La coscienza chiaroveggente può osservare sul Sole delle forze di calore che prendono parte al corso regolare dell’evoluzione solare e nelle quali si manifesta l’azione degli spiriti sopra descritti del nuovo Saturno.

A metà dell’evoluzione solare nell’essere umano si possono notare i seguenti fatti. Egli è costituito da un corpo fisico e un corpo vitale nei quali gli Spiriti della Personalità, unitamente agli Spiriti dell’Amore, esplicano la loro attività; una parte della sostanza saturniana ritardataria è ormai mescolata al corpo fisico e in questa spiegano la loro attività gli Spiriti del Fuoco. Dobbiamo riconoscere in tutto ciò che questi spiriti fanno su quella parte di sostanza saturniana ancora arretrata, la preparazione degli attuali organi sensori dell’uomo terrestre. È stato dimostrato che su Saturno questi Spiriti del Fuoco si occupavano già dell’elaborazione dei germi sensori nella sostanza-calore. L’opera compiuta dagli Spiriti della Personalità unitamente agli Spiriti dell’Amore (Serafini) ha dato origine agli attuali organi glandulari umani, ma il lavoro degli Spiriti della Personalità non si esaurisce qui; essi, che abitano il nuovo Saturno, estendono la loro attività non solo sul secondo regno solare già citato, ma stabiliscono anche una specie di rapporto fra questo regno e i sensi umani. Le sostanze-calore di questo regno scorrono attraverso i germi dei sensi umani. In questo modo, l’essere umano arriva sul Sole e acquisisce una percezione dei regni inferiori esistenti al di fuori di esso; una percezione naturalmente molto oscura, corrispondente strettamente alla coscienza saturnina di cui abbiamo già parlato, che consiste essenzialmente in svariate impressioni di calore.

Tutto ciò che è stato descritto riguardo alla prima metà dell’evoluzione solare continua per un determinato tempo, poi sopravviene un nuovo periodo di riposo e le varie attività proseguono nel medesimo modo fino a un momento dell’evoluzione in cui il corpo eterico umano ha raggiunto il grado di maturità necessario perché possa iniziare una collaborazione fra gli «Spiriti della Vita» (Angeloi) e gli «Spiriti dell’Armonia» (Cherubini). Allora, alla coscienza chiaroveggente si palesano alcune manifestazioni che si possono paragonare a percezioni gustative e che si esprimono esteriormente come suoni. Un fenomeno simile è già stato notato durante l’evoluzione di Saturno, ma sul Sole tutti questi processi nell’entità umana sono più intimi e dotati di una maggiore autonomia. I «Figli della Vita» acquistano allora la oscura coscienza di immagini che gli Spiriti del Fuoco avevano già conseguito su Saturno; a ciò contribuiscono gli «Spiriti dell’Armonia» (Cherubini). Questi ultimi osservano chiaroveggentemente ciò che si sta svolgendo nell’evoluzione solare, ma rinunciano a qualsiasi risultato di tale contemplazione e al godimento che deriva dal sorgere di quelle immagini di saggezza, permettendo a queste invece di scorrere come splendide visioni magiche nella coscienza di sogno dei «Figli della Vita», i quali elaborano alla loro volta tali immagini della loro visione nel corpo eterico dell’uomo, affinché questo raggiunga gradini sempre più alti di evoluzione. – Subentra un nuovo periodo di riposo; il Tutto poi risorge nuovamente dal «sonno cosmico» e, trascorso un determinato lasso di tempo, l’entità umana è progredita al punto da poter disporre di forze proprie. Si tratta delle stesse forze che i «Troni» fecero scorrere nell’entità umana durante l’ultimo periodo dell’evoluzione saturniana. L’essere umano evolve una vita interiore che, nella sua manifestazione alla coscienza chiaroveggente, può essere paragonata a un'intima percezione olfattiva. Ma verso l’esteriore, verso lo spazio celeste, l’entità umana si manifesta come una personalità che non è diretta da un «Io» interiore, ma piuttosto come una pianta che agisce come una personalità. Come già detto, alla fine dell’evoluzione saturniana la personalità si manifesta come una macchina. E, come allora si è sviluppato il primo germe di ciò che sta germogliando nell’uomo attuale, cioè «l’Uomo Spirito» (Atma), così, a questo punto dell’evoluzione, è stato formato il primo germe per lo «Spirito Vitale» (Buddhi).

A questo punto, l’essere umano diventa capace di percepire i primi accenni di simpatia e antipatia verso l’ambiente circostante. Non si tratta ancora di sensazioni vere e profonde, ma solo di un loro principio. L’attività vitale interiore, la cui manifestazione potrebbe essere caratterizzata come una percezione dell’odore, si rivela esteriormente sotto forma di linguaggio primitivo. Se l’essere umano percepisce interiormente un odore, un sapore o un luccichio, tale percezione si manifesta all’esterno come suono, e lo stesso succede quando la percezione interiore gli risulta antipatica. Il vero scopo dell’evoluzione solare per l’essere umano viene raggiunto tramite i processi che abbiamo descritto; questo essere è arrivato a uno stadio di coscienza più elevato rispetto a quello che aveva su Saturno, ovvero alla coscienza di sonno.

Dopo qualche tempo, si raggiunge anche quel punto dell’evoluzione in cui le entità superiori connesse all’evoluzione solare devono passare in altre sfere per elaborare ciò che hanno acquisito per virtù del loro lavoro sull’entità umana. Inizia un lungo periodo di riposo, simile a quello trascorso fra l’evoluzione saturniana e quella solare. Tutto ciò che si è perfezionato sul Sole entra in uno stato paragonabile a quello di una pianta che riposa nel seme. Ma, proprio come queste forze di crescita riaffiorano alla luce del giorno in una nuova pianta, così tutto ciò che era vita sul Sole emerge nuovamente, dopo un periodo di riposo, dal grembo dell’universo e inizia una nuova esistenza planetaria. Il significato di una tale sosta di riposo o «sonno cosmico» risulterà evidente se rivolgeremo il nostro sguardo spirituale verso una delle Gerarchie già menzionate, per esempio verso gli Spiriti della Saggezza. Su Saturno non erano abbastanza evoluti da poter emanare un corpo eterico; furono appunto preparati a questo dalle esperienze vissute su Saturno. Durante il periodo di riposo, essi elaborano ciò che in loro era stato soltanto preparato e lo trasformano in vere capacità, in modo che sul Sole si trovano abbastanza evoluti da versare la loro vita nell’essere umano e dotarlo di un corpo vitale proprio.

Dopo un intervallo di riposo, ciò che prima era esistito come Sole risorge nuovamente dal «sonno cosmico», diventa cioè nuovamente percettibile alle facoltà chiaroveggenti dalle quali prima poteva essere osservato, mentre durante il periodo di riposo non era più visibile. Ci sono ora due fatti da notare riguardo al nuovo essere planetario che appare, che la scienza occulta chiama «Luna» (questa non deve essere confusa con la parte di essa che è la luna attuale). Prima che si verificasse ciò che si era distaccato durante il periodo solare formando il «nuovo Saturno», era contenuto nel nuovo corpo planetario. Questo Saturno si è nuovamente unito al Sole durante il periodo di riposo e tutto ciò che esisteva nel Saturno originario riappare dapprima come un solo organismo cosmico. In un secondo periodo, i corpi vitali degli esseri umani che si erano formati sul Sole sono stati assorbiti da ciò che costituisce l’involucro spirituale del pianeta durante la sosta di riposo. Perciò, in questo momento, essi non appaiono uniti ai rispettivi corpi fisici umani, che si presentano invece separatamente. I corpi fisici umani contengono veramente tutto ciò che era stato elaborato su Saturno e sul Sole, ma sono privi del corpo eterico o vitale e non possono accoglierlo immediatamente, perché esso ha appunto attraversato un’evoluzione durante il periodo di riposo con cui essi non sono ancora in armonia. –

Orbene, all'inizio dell'evoluzione lunare, per raggiungere questo adattamento, si verifica innanzitutto un'altra ricapitolazione degli eventi saturni. La parte fisica dell’essere umano percorre nuovamente gli stadi dell’evoluzione saturniana, ma in condizioni molto diverse. Su Saturno agivano in lui soltanto le forze di un corpo-calore; ora agiscono anche quelle del corpo gassoso che è stato elaborato. Queste ultime forze, però, non si manifestano proprio all'inizio dell'evoluzione lunare; anzi, sembra allora che gli esseri umani siano costituiti soltanto di sostanza-calore, in cui le forze gassose giacciono assopite. Successivamente, iniziano a manifestarsi i primi inizi di queste ultime e, finalmente, nell’ultimo periodo della ricapitolazione saturnia, l’entità umana presenta lo stesso aspetto che aveva nelle sue condizioni di vita sul Sole. Nondimeno, anche a quel punto, tutta la vita non è che parvenza di vita.

Si verifica allora un periodo di riposo simile alle brevi soste verificatesi durante l’evoluzione solare; dopo il quale ricomincia ad affluire il corpo vitale, che trova il corpo fisico ormai maturo per riceverlo. Come per le recapitolazioni di Saturno, questo influsso ha luogo durante tre periodi diversi. Durante il secondo periodo l’entità umana si è adattata sufficientemente alle nuove condizioni lunari, perché gli Spiriti del Moto possano mettere in azione la facoltà che hanno acquistato, ovvero la capacità di riversare nell’uomo il corpo astrale, estratto dalla propria essenza. Essi si sono preparati a questo lavoro durante l’evoluzione solare e il periodo di riposo fra Sole e Luna ha permesso loro di trasformare ciò che avevano elaborato in tale facoltà. Questo influsso dura per un certo tempo, poi viene interrotto da uno degli intervalli di riposo più brevi, per riprendere nuovamente dopo, finché entrano in attività gli Spiriti della Forma. L’entità umana, a causa del corpo astrale riversato in essa dagli Spiriti del Moto, acquista le prime qualità animiche. I processi, che si svolgono in quell’essere per il fatto che possiede un corpo vitale e che, durante l’evoluzione solare, erano ancora di genere vegetativo, cominciano a essere seguiti da esso con sensazioni che gli provocano un senso di piacere e di dispiacere. Per ora si tratta solo di flussi e riflussi interiori di piacere e dispiacere che si alternano, finché non intervengono gli Spiriti della Forma, e allora questi sentimenti mutevoli si trasformano, dando origine alla natura umana ciò che si potrebbe considerare il primo indizio del desiderio e della passione. L’entità tende a ripetere ciò che le ha recato piacere e cerca di evitare ciò che le ha provocato antipatia. Tuttavia, poiché gli Spiriti della Forma non cedono la propria essenza all’essere umano, ma fanno soltanto scorrere le loro forze attraverso di esso, il desiderio è superficiale e dipendente: viene diretto dagli Spiriti della Forma e si presenta con carattere istintivo.

Il corpo fisico dell’essere umano su Saturno era un corpo di calore; sul Sole si verifica una condensazione che dà origine a un gas o a «aria».

Durante l’evoluzione lunare, l’elemento astrale fluisce verso la parte fisica, che a un dato momento raggiunge uno stato paragonabile a quello di un liquido dei nostri giorni. La scienza occulta vuole dare a questo stato il nome di «acqua», ma con questa parola non intende indicare l’acqua quale l’abbiamo oggi, bensì qualsiasi forma liquida esistente. Il corpo fisico umano assume gradualmente una forma composta di tre specie di sostanze materiali: la più densa è un «corpo d'acqua», attraverso il quale scorrono correnti d'aria e nel quale si manifesta l'azione del calore.

Non tutti gli organismi raggiungono la completa e giusta maturità durante il periodo solare. Perciò sulla Luna esistono esseri che si trovano ancora allo stadio saturnino e altri che hanno raggiunto soltanto lo stadio solare. Così, accanto al regno umano normalmente evoluto, sorgono altri due regni: uno di questi consta di esseri che si sono formati nello stadio saturnino e hanno perciò soltanto un corpo fisico che, anche sulla Luna, non è in grado di diventare il veicolo di un corpo vitale indipendente; è questo il regno più basso della Luna. Il secondo consta di esseri rimasti indietro al periodo solare, che non sono perciò maturi abbastanza da potersi incorporare un corpo astrale indipendente sulla Luna. Questi formano un regno intermedio fra quello dei ritardatari saturnii e il regno umano normalmente evoluto. Un altro fenomeno si verifica: le sostanze dotate di sola forza-calore e quelle dotate di sola forza-aria interpenetrano anche gli esseri umani, di guisa che questi contengono sulla Luna anche una natura saturnia e una natura solare. In tal modo, nella natura umana si è verificata una sorta di scissione che, dopo l’intervento degli Spiriti della Forma, provoca un evento molto importante nell’evoluzione lunare. Comincia, cioè, a verificarsi una scissione nel mondo cosmico lunare: una parte delle sue sostanze e dei suoi esseri si separa dall’altra e l’unico corpo cosmico si divide in due. Uno di questi diventa la dimora di alcune entità più elevate che erano in precedenza più intimamente connesse con il corpo cosmico indiviso, mentre l’altro viene occupato dagli esseri umani, dai due regni inferiori già menzionati e da alcune entità superiori che non si stabilirono sul primo corpo cosmico.

Il primo corpo cosmico con le entità più elevate appare come un Sole rinato, ma raffinato; l’altro è ormai una nuova formazione, l’antica Luna, ossia la terza incarnazione planetaria della Terra dopo le incarnazioni planetarie di Saturno e del Sole. Dalle sostanze sorte sulla Luna, il Sole rinato prende con sé soltanto il «calore» e l’«aria», mentre sul residuo che rimane come Luna esiste inoltre una sostanza allo stato liquido. Per virtù di questa separazione, le entità esiliali sul nuovo Sole non sono ostacolate nella loro evoluzione dagli esseri lunari molto più densi e possono proseguire indisturbate il loro percorso evolutivo. In questo modo, acquistano però tanta maggior forza da poter esercitare un'azione sugli esseri lunari dall'esterno, ossia dal loro Sole, i quali, a loro volta, acquisiscono nuove possibilità di evoluzione. Con essi sono rimasti tuttora uniti gli Spiriti della Forma, che consolidano la natura dei desideri e degli appetiti, e questo fatto manifesta gradatamente anche una maggiore condensazione del corpo fisico dell’essere umano; ciò che di questo era prima soltanto liquido assume una forma viscida e densa, e gli organismi di aria e di calore si condensano corrispondentemente. Processi simili si verificano pure nei due regni inferiori.

A seguito della separazione del corpo-Luna dal corpo-Sole, il primo si ritrova in un rapporto con il secondo corrispondente a quello in cui il corpo saturnio si trovava con l’intera evoluzione cosmica circostante. Il corpo saturniano era stato formato dagli «Spiriti della Volontà» (i Troni), la cui sostanza riverberava nello spazio cosmico tutto ciò che veniva sperimentato nell’ambiente circostante dalle entità spirituali sopra descritte; tale radiazione aveva gradualmente dato origine alla vita indipendente mediante i seguenti processi. Ogni evoluzione è dovuta al fatto che l’essere autonomo si separa anzitutto dalla vita che lo circonda, che l’ambiente s’imprime come per riverbero sull’essere differenziato e che questo poi prosegue la propria evoluzione in modo indipendente. Così, difatti, il corpo-Luna si staccò dal corpo-Sole, del quale dapprima rispecchiò la vita. Se non fosse accaduto altro, si sarebbe verificato il seguente processo cosmico: vi sarebbe stato un corpo-Sole, in cui delle entità spirituali, adatte a quel corpo, avrebbero attraversato le loro esperienze negli elementi calore e aria. Di fronte a questo corpo-Sole, vi sarebbe un corpo-Luna, in cui altri esseri di natura uguale a quella degli esseri solari avrebbero attraversato le loro esperienze negli elementi calore, aria e acqua. Il progresso dall’evoluzione solare a quella lunare sarebbe consistito nel fatto che gli esseri solari avrebbero visto la propria vita riflessa nei processi lunari, come da uno specchio, e avrebbero potuto goderne, mentre ciò non era ancora possibile per loro durante l’incarnazione solare. Ma l’evoluzione non si arrestò a questo stadio; si verificò un evento di profonda importanza per tutta l’evoluzione a venire. Alcune entità adatte al corpo lunare si impossessarono dell’elemento volontà (eredità dei Troni) a loro disposizione e, con questo mezzo, svilupparono una vita propria che si sviluppò indipendentemente dalla vita solare. A fianco delle esperienze lunari, che sono interamente influenzate dal Sole, sorgono delle esperienze lunari indipendenti, ossia degli stati di opposizione e di ribellione contro gli esseri solari. I vari regni che erano sorti sul Sole e sulla Luna, primo fra tutti quello degli antenati dell’uomo, vennero attirati in queste condizioni. Così il corpo-Luna racchiude in sé spiritualmente e materialmente due correnti di vita: l’una in intima unione con la vita solare e l’altra che se ne è «staccata» e prosegue indipendentemente la propria via. Questa scissione in due vite diverse si manifesta in tutti gli eventi successivi dell’incarnazione lunare.

Ciò che si presenta alla coscienza chiaroveggente in questo periodo dell’evoluzione può essere espresso con le seguenti immagini. L’intera massa fondamentale della Luna è costituita da una sostanza semivivente che si muove a volte lentamente, a volte rapidamente. Non si tratta però ancora di una massa minerale come le rocce e il terreno sul quale l’uomo si aggira attualmente; si potrebbe piuttosto chiamare un regno vegetale-minerale. Tuttavia, è necessario immaginare che la base principale del corpo lunare è costituita da questa sostanza vegetale-minerale, esattamente come la Terra è costituita oggi da rocce, terra arabile e altre sostanze. Come oggidì abbiamo delle masse torreggianti di rocce, così pure delle masse più consistenti formavano parte della massa lunare, e si potrebbero paragonare a delle strutture dure, legnose, o a forme fatte di corno; e come ora le piante spuntano fuori dal suolo minerale, così la superficie della Luna era coperta e interpenetrata dal secondo regno consistente in una specie di piante-animali. La loro sostanza era più molle della massa lunare generale e più mobile. Questo regno si estendeva sull'altro come un mare viscido.

All'epoca, l'uomo stesso poteva essere chiamato "animale-uomo". La sua natura conteneva le parti costituenti degli altri due regni, ma il suo essere era completamente interpenetrato da un corpo vitale e da un corpo astrale, sui quali le forze emanate dalle entità più elevate del Sole che si era separato esercitavano la loro azione; la sua figura venne da essi nobilitata. Mentre gli Spiriti della Forma gli conferivano una forma, grazie alla quale poteva adattarsi alla vita lunare, gli Spiriti solari lo elevavano al di sopra di essa. Aveva il potere di elevare la propria natura, grazie alle facoltà fornitegli da questi Spiriti – anzi, aveva anche il potere di innalzare ciò che apparteneva ai regni inferiori a un livello più elevato.

Osservati spiritualmente, i processi che stiamo esaminando possono essere descritti nel modo seguente. L’antenato dell’uomo venne nobilitato dalle entità cadute dal regno solare. Questo miglioramento si estese in particolare a tutto ciò che poteva essere sperimentato nell’elemento «acqua», su cui le entità solari, che dominavano negli elementi calore e aria, avevano minore influenza. Di conseguenza, l’organismo dell’antenato umano fu influenzato da due generi diversi di entità: una parte dell’organismo fu completamente compenetrata dall’azione delle entità solari, mentre nell’altra agirono le entità lunari cadute, perciò quest’ultima parte era più indipendente dell’altra. Nella prima parte del corpo poterono svilupparsi soltanto stati di coscienza in cui vivevano le entità solari; nell’ultima parte, invece, si sviluppò una sorta di coscienza cosmica simile a quella dello stato saturnino, ma su un piano più elevato. L’antenato dell’uomo appariva perciò a sé stesso come «l’immagine dell’universo», mentre la sua «parte solare» si sentiva soltanto «l’immagine del Sole». Tra queste due entità diverse, dunque, si verificò una sorta di conflitto nella natura umana. Una soluzione a questo conflitto venne raggiunta grazie all’influenza delle entità solari, per opera delle quali la sostanza organica che dava la possibilità di sviluppare una coscienza cosmica indipendente divenne fragile e corruttibile. Questa parte dell’organismo doveva essere periodicamente eliminata. Durante tale eliminazione e per un certo periodo successivo, l’antenato dell’uomo era un essere esclusivamente dipendente dall’influenza solare; la sua coscienza diventava meno indipendente e egli viveva completamente in balia della vita solare. Dopo, però, la parte lunare indipendente risorgeva nuovamente e questo processo si ripeteva periodicamente; l’antenato dell’uomo viveva perciò sulla luna in condizioni alterne di coscienza più chiara e più oscura, e questo alternarsi era accompagnato da un cambiamento materiale del suo essere. Periodicamente, l’antenato dell’uomo deponeva il suo corpo lunare per poi riprenderlo in seguito.

Dal punto di vista fisico, si riscontrano grandi diversità nei regni sopra citati della Luna: i minerali-piante, le piante-animali e gli animali-uomini si differenziano in vari gruppi. Questa diversità può essere spiegata considerando che, negli organismi che sono rimasti indietro in ognuno dei diversi stadi dell’evoluzione, sono state incorporate forme di qualità molto diverse. Si trovano organismi che ancora palesano le qualità elementari del principio dell’evoluzione saturnia, altri del periodo medio di quel corpo cosmico e altri ancora dell’ultimo. Lo stesso si può dire di tutti gli stadi dell’evoluzione solare.

Come alcuni organismi collegati al pianeta cosmico in via di evoluzione sono rimasti indietro, così è successo ad altre entità che hanno un rapporto con quell’evoluzione. Durante il progresso evolutivo che ha condotto al periodo lunare, molte di queste entità si sono andate formando. Ci sono gli Spiriti della Personalità che non hanno raggiunto il loro stadio umano sul Sole, ma ve ne sono anche che hanno riconquistato sulla Luna il tempo perduto e sono diventati umani. Un certo numero di Spiriti del Fuoco, che avrebbero dovuto raggiungere l’umanità sul Sole, si sono fermati a un livello inferiore. Come durante l’evoluzione solare alcuni Spiriti della Personalità si allontanarono dal Sole, permettendo a Saturno di rivivere come corpo cosmico separato, così anche durante il corso dell’evoluzione lunare le entità ora descritte si distaccano e formano corpi cosmici separati. Finora abbiamo parlato soltanto della separazione del Sole e della Luna, ma altri organismi cosmici si sono distaccati dal corpo lunare che è ricomparso dopo il lungo intervallo di riposo susseguente allo stato planetario solare.

Ora ci troviamo di fronte a un sistema di corpi celesti, il più progredito dei quali è il nuovo Sole. E quel medesimo legame di attrazione, che abbiamo descritto per l’evoluzione solare, come esistente fra il regno saturnio ritardatario e gli Spiriti della Personalità sul nuovo Saturno, si costituisce fra ognuno di questi corpi cosmici e le corrispondenti entità lunari. Non possiamo occuparci qui singolarmente di tutti i corpi celesti che si stanno formando; è sufficiente aver indicato la ragione per cui si è andato gradualmente distaccando dall’organismo cosmico indiviso, che si è manifestato come Saturno all’inizio dell’evoluzione dell’umanità, un insieme di corpi cosmici.

Dopo l’intervento degli Spiriti della Forma sulla Luna, l’evoluzione procede per un certo tempo nel modo che abbiamo descritto, finché si verifica una nuova pausa, durante la quale le parti più grossolane dei tre regni lunari si trovano in una sorta di torpore, mentre le più raffinate, e soprattutto il corpo astrale dell’essere umano, si liberano dalle prime e raggiungono uno stato in cui le forze superiori delle entità solari eccelse possono esercitare su di esse un’azione forte. Dopo il periodo di riposo, queste parti dell’entità umana composta di sostanze più grossolane si ricongiungono di nuovo a quelle più raffinate. Durante il riposo, queste entità hanno accolto le potenti forze e, in condizioni di completa libertà, sono diventate capaci di maturare queste sostanze più dense, in modo da poter accogliere l’influenza che, dopo un determinato tempo, verrà esercitata su di esse dagli Spiriti della Personalità e dagli Spiriti del Fuoco evoluti normalmente.

Nel frattempo, questi Spiriti della Personalità hanno raggiunto un livello in cui possiedono la «coscienza dell’ispirazione». Ora sono in grado non solo di osservare, sotto forma di immagini, lo stato interiore degli altri esseri, come accadeva con la coscienza chiaroveggente immaginativa, ma anche di percepire l’interiorità stessa di quegli esseri, che si manifesta a loro sotto forma di linguaggio di suoni spirituali. Gli Spiriti del Fuoco hanno raggiunto il livello di coscienza degli Spiriti della Personalità sul Sole e possono perciò intervenire nella vita progredita dell’essere umano. Gli Spiriti della Personalità operano sul corpo astrale, mentre gli Spiriti del Fuoco agiscono sul corpo eterico dell’entità umana.

Il corpo astrale acquista in tal modo la caratteristica della personalità; sperimenta non soltanto il piacere e il dolore, ma può riferirli a sé stesso. Non ha però raggiunto ancora la completa coscienza dell’Io, che gli dice: «Io sono qui», ma si sente sostenuto e protetto da altri esseri che lo circondano. Guardando a essi, si può dire: «Ciò che mi circonda mi tiene in vita».

Gli Spiriti del Fuoco operano ora sul corpo eterico e, per la loro influenza, il movimento delle forze in quel corpo diventa sempre più attività vitale interiore; ciò che ne risulta trova la sua espressione fisica nella circolazione dei fluidi e nei fenomeni di crescita. Le sostanze gassose si sono condensate in sostanze liquide; si può ora parlare di qualcosa di simile a un processo di nutrizione, nel senso che ciò che l’essere riceve dall’esterno viene interiormente trasformato ed elaborato. Se ci si raffigura qualcosa di intermedio fra l’attuale nutrizione e la respirazione, se ne ottiene un’idea. L’essere umano attingeva le sostanze alimentari dal regno animale-vegetale. Bisogna immaginare questi animali-piante come fluttuanti o nuotanti nell’elemento che li circonda, o anche leggermente aderenti ad esso, come gli animali inferiori attuali vivono nell’acqua e gli animali terrestri nell’aria. Questo elemento, però, non è né acqua né aria nel loro significato attuale, ma qualcosa di intermedio; è come un denso vapore, in cui le sostanze più varie si trovano come disciolte e scorrono qua e là in varie direzioni. Gli animali-piante appaiono come forme regolari condensate di questo elemento e, fisicamente, sono spesso poco diverse dal loro ambiente. Il processo respiratorio si svolgeva oltre a quello della nutrizione, ma non si svolgeva come qui sulla Terra; si trattava piuttosto di un’inspirazione e di un’espirazione di calore. Con questa respirazione chiaroveggente si osserva come con questi processi si aprissero e si richiudessero degli organi attraversati da una corrente di calore e in cui scorrono dentro e fuori anche le sostanze simili all’acqua e all’aria. Poiché l’essere umano, a questo punto della sua evoluzione, possiede già un corpo astrale, questa respirazione e questa nutrizione sono accompagnate da sensazioni, di guisa che egli prova una sorta di piacere quando assorbe dall’esterno le sostanze utili alla costituzione del suo essere e prova dispiacere quando delle sostanze nocive penetrano in lui o gli si avvicinano.

Come è stato descritto, il processo respiratorio durante l’evoluzione lunare era molto simile a un processo di nutrizione, così come il processo immaginativo era molto simile alla procreazione. Le cose e gli esseri dell’ambiente lunare non esercitavano un'azione diretta sui sensi; piuttosto, le rappresentazioni succedevano per il fatto che la presenza di tali esseri e di tali cose destava nella coscienza crepuscolare delle immagini le quali erano molto più intimamente connesse con la vera natura dell’ambiente, che non le percezioni dei sensi attuali, i quali, a mezzo dei colori, dei suoni e dei profumi, non ci palesano, in certo qual modo, che l’aspetto esteriore degli esseri. Per farsi un'idea più chiara dello stato di coscienza degli uomini sulla Luna, bisogna immaginarli immersi nell’ambiente nebuloso descritto. In questo ambiente si verificano processi di vario genere: si verificano delle combinazioni e delle dissociazioni di sostanze, alcune parti di esse si condensano, altre diventano più tenui. Tutto ciò si svolge in modo che gli esseri umani non vedono né sentono direttamente quei processi, ma questi destano nella loro coscienza delle immagini che si possono paragonare a quelle dell’attuale coscienza onirica. È come quando un oggetto cade a terra e, nel sonno, l’uomo non comprende il vero processo che si è svolto, ma crede di aver udito un colpo di arma da fuoco. Le immagini della coscienza lunare non sono però arbitrarie come quelle oniriche; sono simboli, piuttosto che copie, ma corrispondono agli eventi esteriori: difatti, a un determinato processo esteriore corrisponde una determinata immagine. L’uomo lunare può quindi regolare la sua condotta in base a queste immagini, proprio come l’uomo attuale lo fa in base alle sue percezioni. Bisogna però osservare che la condotta basata sulle percezioni è sottoposta alla volontà, mentre l’azione determinata dall’influenza delle suddette immagini è il risultato di uno stimolo oscuro e istintivo. Questa coscienza d’immagini permette di percepire non soltanto i processi fisici esteriori, ma anche gli esseri che dominano dietro agli eventi fisici e le loro attività, manifestandosi attraverso le immagini.

L’uomo è capace di rappresentarsi senza riferirli a qualcosa di fisico e vede, in certo qual modo, come forme eterico-animiche, i «Figli della Vita». – Sebbene queste rappresentazioni della coscienza lunare non fossero copie, ma soltanto simboli delle cose esteriori, esercitavano nondimeno un’azione molto più importante sull’interiorità dell’essere umano di quella esercitata dalle rappresentazioni attuali ottenute tramite la percezione; erano capaci di mettere in movimento, in attività, tutta l’interiorità umana; in relazione a esse si formavano i processi interiori; erano vere forze formatrici. L’essere umano divenne ciò che queste forze formatrici ne fecero; in certo qual modo, divenne l’immagine dei processi della sua coscienza.

Quanto più il corso dell’evoluzione si svolge in questo modo, tanto più ne risulta un profondo e decisivo cambiamento dell’essere umano. Gradualmente, la forza che emana dalle immagini della coscienza non riesce più a esercitare la sua azione sull’intera corporeità umana, che si divide in due parti, due nature. Si costituiscono degli arti sottoposti all’azione formatrice della coscienza d’immagini e che divengono, in sommo grado, una copia della vita immaginativa, nel modo già descritto; altri organi però sfuggono a tale influenza, perché, in certo qual modo, sono troppo densi e troppo determinati da altre leggi per poter essere modellati in ordine alle immagini della coscienza; si sottraggono perciò all’influenza dell’essere umano, ma subiscono quella dei sublimi esseri solari. Tale gradino dell’evoluzione è però preceduto da un periodo di riposo, durante il quale gli Spiriti solari raccolgono la forza necessaria per poter poi esercitare un’azione sugli esseri della Luna in condizioni del tutto nuove. Dopo questa sosta, l’essere umano è nettamente scisso in due nature. Una di esse sfugge all’azione indipendente della coscienza di immagini, assume una forma più determinata e si trova sotto l’influenza di forze che emanano veramente dai corpi lunari, ma che nascono in questi soltanto per mezzo dell’influenza degli esseri solari. Questa parte dell’essere umano tende sempre più a partecipare alla vita alimentata dall’influenza solare, mentre l’altra si erge come una specie di testa sopra la prima, mobile e flessibile, modellandosi secondo la vita della oscura coscienza umana. Entrambe sono però intimamente collegate e si scambiano i loro succhi; i loro arti si intersecano.

Un’armonia importante si raggiunge quando, durante il tempo in cui tutto ciò si è svolto, si stabilisce un rapporto fra Sole e Luna conforme all’indirizzo di tale evoluzione. Come già spiegato, gli esseri progrediti attraverso i diversi gradi dell’evoluzione hanno distaccato i loro corpi celesti dalla massa cosmica generale e emanano, in certo qual modo, le forze in base alle quali le sostanze si organizzano. Sole e Luna si sono perciò separati l’uno dall’altro, e ciò era necessario per preparare delle dimore adatte ai diversi esseri; ma la destinazione data alle sostanze e alle loro forze dallo Spirito va anche più oltre. Gli esseri stessi determinano taluni movimenti dei corpi cosmici, fanno sì che alcuni astri girino intorno ad altri, in modo che questi corpi celesti non si trovino sempre nella medesima posizione gli uni rispetto agli altri. Quando la posizione e il rapporto di un corpo cosmico con l’altro cambiano, cambia anche l’azione che gli esseri corrispondenti esercitano gli uni sugli altri. Così avvenne per il Sole e la Luna: a mezzo del movimento di quest’ultima attorno a quello, gli esseri umani si trovano alternativamente, a volte maggiormente sotto l’influenza del Sole, a volte possono ritrarsene trovandosi allora più poggiati sulle proprie forze. Il movimento è una conseguenza della «caduta» descritta sopra di determinati esseri lunari e dall’assestamento del conflitto che ne è risultato; non è che l’espressione fisica del nuovo rapporto delle forze spirituali creatosi in seguito a quella caduta. Il fatto che alcuni corpi girino attorno ad altri produce negli abitanti dei corpi stessi quei diversi stati di coscienza di cui abbiamo parlato in precedenza. Si può dire che la Luna, alternativamente, rivolge la propria vita verso il Sole e la distoglie dal medesimo; vi è un periodo solare e un periodo planetario, e in quest’ultimo gli esseri lunari si evolvono nella parte della Luna che non è volta verso il Sole. Certamente, sulla Luna avvengono anche altri movimenti oltre a quello dei corpi celesti.

Quando la coscienza chiaroveggente si volge indietro, verso il passato, può vedere che gli esseri lunari stessi emigrano periodicamente da una parte all’altra del loro pianeta, alla ricerca di luoghi adatti a ricevere l’influenza solare. In altre epoche, emigrano nei punti dove tale influenza è scarsa e dove, per così dire, possono riflettere su se stessi.

Per completare l’immagine dei processi che stiamo descrivendo, è opportuno tenere in considerazione il fatto che, durante questo periodo, i «Figli della Vita» raggiungono il loro grado di umanità. Anche sulla Luna l’uomo non può ancora utilizzare i sensi, di cui il germe si era già costituito su Saturno, per percepire direttamente gli oggetti esteriori. Durante il periodo lunare, questi sensi diventano strumenti per i «Figli della Vita», che se ne servono per percepire attraverso di essi. I sensi che appartengono al corpo umano fisico entrano perciò in una reciproca relazione con i «Figli della Vita», che non soltanto li utilizzano per sé, ma li perfezionano.

La varietà dei rapporti degli esseri umani con il Sole determina un cambiamento nelle loro condizioni di vita, per modo che, quando l’essere umano soggiace all’influenza solare, si trova rivolto più verso la vita solare e ai suoi fenomeni, anziché verso sè stesso; egli sente, durante quei periodi, la grandezza e lo splendore dell’universo che si esprimono nell’esistenza solare; egli, per così dire, li assorbe. Gli esseri sublimi, che dimorano sul Sole, esercitano allora un'azione sulla Luna, che a sua volta agisce sull'essere umano. Tuttavia, quest’azione non si estende sull’intero essere umano, ma si esplica soprattutto su quelle parti di esso che si sono sottratte all’influenza della propria coscienza immaginativa. In quel periodo, il corpo fisico e soprattutto il corpo vitale acquistano maggiore grandezza e forma; diminuiscono, all’opposto, i fenomeni della coscienza. Quando l’essere umano non è rivolto verso il Sole, si occupa della propria natura, nella quale ha inizio un’attività interiore soprattutto nel corpo astrale, mentre la forma esterna, al contrario, rimane insignificante e incompleta. Durante l’evoluzione, dunque, esistono due stati di coscienza chiaramente distinti che si alternano: uno più oscuro durante il periodo solare e l’altro, più chiaro, nell’epoca in cui la vita tende a concentrarsi su se stessi. Il primo stato è più oscuro, ma anche meno egoista; in esso la vita dell’uomo è più dedicata al mondo esteriore, all’universo rispecchiato nel Sole. L’alternarsi degli stati di coscienza può essere paragonato, in certo qual modo, tanto all’alternarsi del sonno e della veglia nell’umanità presente, quanto all’alternarsi dei due periodi della vita umana, cioè quello fra nascita e morte e quello più spirituale dell’esistenza fra la morte e la nuova nascita. Il risveglio lunare dopo la fine del periodo solare era qualcosa di intermedio fra il risveglio dell’uomo ogni mattina e la sua nascita nel mondo fisico. Così pure l’oscuramento della coscienza che si verificava gradatamente con l’avvicinarsi del periodo solare può essere chiamato uno stato intermedio fra il dormire e il morire, perché sull’antica Luna l’uomo non aveva coscienza della nascita e della morte come ha attualmente; egli si abbandonava al piacere di vivere in quella specie di vita solare. Durante quel periodo, l’uomo era sottratto alla vita individuale e viveva maggiormente nella spiritualità. È difficile dare un’idea approssimativa di ciò che l’uomo sperimentava in quei periodi. L’uomo aveva l’impressione che tutte le forze dell’universo scorressero e pulsassero in lui; si sentiva ebbro dell’armonia universale alla cui vita partecipava; il suo corpo astrale e anche una parte di quello vitale erano, in quel periodo, come liberati dal corpo fisico. Questa figura costituita dal corpo astrale e da quello vitale somigliava a un delicato e meraviglioso strumento musicale, le cui corde erano mosse dai misteri dell’universo. Gli arti di questa parte degli esseri umani, sui quali la coscienza aveva minore influenza, perché in quelle armonie agivano gli esseri del Sole, venivano modellati in modo da armonizzarsi con l’universo. La forma di quella parte dell’uomo è dunque stata scolpita dalle armonie spirituali dell’universo.

La differenza fra lo stato di coscienza più chiaro degli esseri umani durante il periodo solare e questo stato più oscuro non era così accentuata come la differenza che vi è fra la veglia e il sonno degli uomini attuali. La coscienza immaginativa non era però altrettanto chiara di quella di veglia, ma l’altro stato di coscienza non era a sua volta altrettanto oscuro del sonno senza sogni del tempo presente. L’essere umano percepiva in modo attenuato l’azione delle armonie cosmiche nel corpo fisico e nella parte del corpo eterico, rimasta collegata a quello fisico. Durante quel periodo, le rappresentazioni immaginative prendevano il posto delle armonie e si animavano principalmente gli arti del corpo fisico e del corpo eterico, che erano in dipendenza immediata dalla coscienza. Al contrario, le altre parti dell’essere umano, su cui ormai non agivano le forze costruttrici del Sole, subivano un processo di indurimento e disseccamento. Quando poi ritornava il periodo solare, gli antichi corpi deperivano e si staccavano dall’essere umano; quest’ultimo risorgeva come dalla tomba della sua antica corporeità, interiormente rinnovato, sebbene con una forma esigua. Si era dunque verificato un rinnovamento del processo vitale. Attraverso l’azione degli esseri solari e delle loro armonie, il corpo rinato si ricostituiva nella sua perfezione e il processo descritto si ripeteva. Questo rinnovamento veniva percepito dall’uomo come se indossasse un nuovo abito. Il nucleo del suo essere non aveva attraversato una vera e propria nascita o una morte, ma era solo passato da uno stato di coscienza basato sul suono spirituale, in cui era maggiormente rivolto al mondo esteriore, a uno stato di coscienza in cui era maggiormente rivolto verso la propria interiorità. Aveva cambiato pelle; e poiché l’antico corpo era divenuto inutilizzabile, se ne era spogliato e l’aveva rinnovato. Ciò ci permette di comprendere più chiaramente il processo di quel genere di procreazione di cui si è parlato in precedenza e di cui è stato detto che era molto affine alla vita immaginativa. L’essere umano, nei riguardi di alcune parti del corpo fisico e del corpo eterico, ha veramente generato un essere suo simile; ma in questo caso l’essere generatore non ha dato esistenza a nessun rampollo completamente diverso da lui, bensì l’essenza del padre è passata nel figlio. Non si tratta di un essere nuovo, ma dello stesso essere sotto una nuova forma.

Così l’uomo lunare sperimenta degli stati alterni di coscienza; quando il periodo solare si avvicina, le sue rappresentazioni immaginative divengono sempre più ottuse, egli si abbandona a una sorta di estasi e nella quiete della sua interiorità risuonano le armonie cosmiche. Verso la fine di quel periodo, le immagini si ravvivano nel corpo astrale e l’uomo cominciava a sentire maggiormente se stesso; sperimentava allora un risveglio dalla beatitudine e dalla tranquillità in cui era immerso durante il periodo solare. Si verifica allora un’altra importante esperienza. Quando la coscienza immaginativa dell’essere umano si rischiara, questi vede sé stesso come avvolto in una nuvola, che gli è discesa dall’universo; la sente come qualcosa che gli appartiene e che completa la sua natura, come una sorgente della sua esistenza, come il suo «Io». Questa entità è uno dei «Figli della Vita». Ed è anche da questo «Figlio della Vita» che irradia la forza che rende l’uomo. Rispetto a essa, l’uomo sente: «Anche quando mi ero abbandonato allo splendore dell’universo durante il periodo solare, io ho vissuto in questa entità che allora era per me invisibile, mentre ora mi è divenuta visibile». Ed è anche da questo «Figlio della Vita» che irradia la forza, che rende l’uomo capace di esercitare un’azione sulla propria corporeità durante il periodo in cui manca il Sole; quando poi ritorna il periodo solare, l’uomo si sente immedesimato nel «Figlio della Vita», intimamente unito a lui, sebbene non lo veda.

Il rapporto tra l’uomo e i Figli della Vita non era tale che ogni singolo essere umano avesse il proprio Figlio della Vita, ma un intero gruppo di uomini sentiva un Figlio della Vita come se ne facesse parte. Gli uomini sulla Luna vivevano divisi in tanti gruppi e ognuno di essi sentiva in un determinato Figlio della Vita il proprio «Io di gruppo». La differenza tra i gruppi era caratterizzata dal fatto che il corpo eterico di ognuno di essi aveva una forma propria, ma siccome i corpi fisici si plasmano a seconda dei corpi eterici, in essi venivano impresse le caratteristiche di questi ultimi e i singoli gruppi umani apparivano come tante differenti specie umane. Quando i Figli della Vita abbassavano lo sguardo sui rispettivi gruppi umani, vedevano sé stessi, in un certo senso, moltiplicati nei singoli esseri umani, nei quali sentivano la propria individualità. Negli uomini, essi vedevano, per così dire, il proprio riflesso. Questa era appunto la missione dei sensi umani a quel tempo. Come già detto, non percepivano ancora gli oggetti, ma riflettevano l’essenza dei Figli della Vita. Ciò che i «Figli della Vita» percepivano per mezzo di quel riflesso, dava loro la coscienza del proprio «Io»; ciò che veniva suscitato nel corpo astrale umano, per mezzo di quel riflesso, costituiva appunto le immagini dell’oscura e crepuscolare coscienza lunare. L’effetto di questa reciproca azione tra gli uomini e i «Figli della Vita» determinò l’inizio del sistema nervoso nel corpo fisico umano. I nervi si costituivano, appunto, come un prolungamento dei sensi verso l’interno del corpo umano.

Dalla descrizione precedente si evince chiaramente quale sia stata l’azione di tre gerarchie di spiriti sugli uomini lunari: gli Spiriti della Personalità, gli Spiriti del Fuoco e i Figli della Vita. Se si osserva il periodo più importante dell’evoluzione lunare, ossia l’epoca a metà di tale evoluzione, si può affermare che gli Spiriti della Personalità hanno impiantato nel corpo astrale umano l’indipendenza e il carattere personale, e che è per questo motivo che nell’epoca in cui il Sole non risplende, per così dire, per l’uomo, quest’ultimo può volgere la propria attenzione su sè stesso ed è capace di lavorare al proprio sviluppo. Gli Spiriti del Fuoco agiscono sul corpo eterico, in quanto questo ha impresso in sé la formazione indipendente dell’essere umano; è per mezzo loro che ogni volta che il corpo viene rinnovato, l’essere umano torna a sentirsi parte di esso. Per mezzo degli Spiriti del Fuoco, il corpo eterico acquista una sorta di memoria. I «Figli della Vita» agiscono sul corpo fisico in modo tale che questo possa diventare l’espressione del corpo astrale che si è fatto indipendente; permettono al corpo fisico di diventare una copia della fisionomia del corpo astrale. Durante il periodo solare, quando il corpo fisico e il corpo eterico si sviluppano indipendentemente dal corpo astrale autonomo, agiscono su quei due corpi le entità spirituali più elevate: gli Spiriti della Forma e quelli del Moto. Il loro intervento si esplica dal Sole nel modo già descritto.

Sotto l’influenza di tali avvenimenti, l’essere umano matura fino a poter costituire gradualmente in sé il germe della Personalità spirituale, esattamente come avvenne durante la seconda metà dell’evoluzione saturniana, quando costituì il germe dell’Uomo-Spirito e il germe dello Spirito vitale sul Sole. In seguito a ciò, tutte le condizioni sulla Luna subiscono una modifica. Per virtù delle successive trasformazioni e rinnovamenti, gli esseri umani si sono sempre più raffinati e nobilitati, ma hanno anche acquistato forza; perciò la coscienza immaginativa si è andata affermando sempre più nei periodi solari, esercitando la sua influenza anche sulla formazione del corpo fisico e del corpo eterico, che in precedenza avveniva completamente per mezzo dell’azione degli esseri solari. Ciò che succedeva sulla Luna per mezzo degli esseri umani e degli spiriti con essi uniti assomigliò sempre più all’azione svolta in precedenza dal Sole e dalle sue entità superiori. Di conseguenza, tali entità poterono ritirarsi sempre più indietro e dedicare le loro forze alla propria evoluzione; in tal modo, la Luna divenne, dopo qualche tempo, matura per poter essere nuovamente riunita al Sole. Considerati spiritualmente, questi eventi si svolsero nel modo seguente: gli «esseri lunari caduti» furono gradualmente dominati dagli «esseri solari», che li sottomisero alle proprie leggi e al proprio lavoro. Questo cambiamento si verificò, però, soltanto dopo che, nel corso di lunghe epoche, i periodi lunari si erano progressivamente accorciati, mentre i periodi solari si erano allungati. Si verificò allora di nuovo un’evoluzione, durante la quale il Sole e la Luna costituirono un solo corpo cosmico e il corpo fisico umano divenne completamente eterico. Quando si dice che il corpo fisico è divenuto completamente eterico, non bisogna però immaginarsi che per tali stati non si possa più parlare di corpo fisico; ciò che si era costituito come corpo fisico durante il periodo saturino, quello solare e quello lunare esiste tuttavia. Bisogna riconoscere il fisico, anche quando non si manifesta esteriormente come tale, perché può sussistere anche assumendo la forma eterica e perfino quella astrale. È necessario distinguere con cura l’aspetto esteriore dalla legge interiore. Il fisico può eterizzarsi e astralizzarsi pur rimanendo costituito secondo leggi fisiche, e questo è ciò che accade quando il corpo fisico dell’uomo, dopo aver raggiunto sulla Luna un determinato grado di perfezione, acquista una forma eterica. Quando però l’osservazione chiaroveggente che può vederlo rivolge la sua attenzione su tale corpo di forma eterica, questo non gli si palesa come compenetrato da leggi eteriche, ma da quelle fisiche; l’elemento fisico è stato in tal caso accolto da quello eterico per riposarvi e per esserne curato come se fosse nel grembo materno. In seguito, l’elemento fisico ricompare anche in forma fisica, ma su un gradino più alto di evoluzione. Se gli esseri umani della Luna avessero conservato il loro corpo fisico nella sua forma fisica grossolana, la Luna non avrebbe potuto riunirsi al Sole. Assumendo la forma eterica, il corpo fisico diventa più affine al corpo eterico e può quindi interpenetrare più intimamente le parti del corpo eterico e del corpo astrale che si sono allontanate da esso durante le epoche solari dell’evoluzione lunare. Durante la separazione del Sole e della Luna, l’uomo sembrava un essere duplice, ma ora si unifica di nuovo in un essere solo. La parte fisica diventa più animica, ma a sua volta quella animica si unisce più strettamente a quella fisica; su questo essere umano unificato, che è penetrato nella sfera d’azione diretta degli spiriti solari, questi possono esercitare un’azione affatto diversa da quella che esercitavano prima sulla Luna dall’esterno. L’uomo si trova ora in un ambiente più animico-spirituale e gli «Spiriti della Saggezza» possono quindi esercitare su di lui un’azione molto importante. Essi gli trasmettono la saggezza e gli inoculano la saggezza, per modo che, in un certo senso, l’anima umana diventa indipendente. All’influenza di queste entità si aggiunge allora anche l’azione degli Spiriti del Moto, i quali agiscono in special modo sul corpo astrale, di guisa che, sotto l’influenza delle suddette entità, questo riesce a costituire in sé un’attività animica e un corpo vitale colmo di saggezza. Il corpo eterico, permeato di saggezza, è il principio di quello che abbiamo chiamato l’anima razionale dell’uomo attuale, mentre il corpo astrale, stimolato dagli «Spiriti del Moto», è il primo germe dell’anima senziente. Tale processo avviene nell’essere umano quando ha raggiunto un livello più elevato di indipendenza, e i germi dell’anima razionale e dell’anima senziente si manifestano come espressione della «Personalità Spirituale». Non bisogna però cadere nell’errore di raffigurarsi la. La Personalità Spirituale di questo periodo dell’evoluzione non è qualcosa di separato dall’anima razionale e dall’anima sensibile. Queste ultime sono l’espressione della Personalità Spirituale, che a sua volta rappresenta la loro unità e armonia superiori.

È importante il fatto che, in quest’epoca, gli Spiriti della Saggezza intervengano nel modo sopra descritto; la loro azione non resta limitata all’essere umano, ma si estende agli altri regni formatisi sulla Luna. Quando il Sole si è riunito con la Luna, questi regni inferiori sono stati attirati nella sua sfera e tutto ciò che in essi era fisico è diventato eterizzato.

Sul Sole coesistono quindi sia i minerali-piante, sia le piante-animali, oltre all’essere umano; questi altri esseri, però, rimangono costituiti secondo le proprie leggi e, per questo motivo, si sentono come stranieri in quell’ambiente per il quale possiedono una natura poco adatta; ma, essendosi eterizzati, l’azione degli «Spiriti della Saggezza» può estendersi anche su di loro. Tutto ciò che proviene dalla Luna e si trova sul Sole viene ora permeato dalle forze degli «Spiriti della Saggezza». Ciò che l’insieme Sole-Luna è diventato nel corso di questo periodo di evoluzione è chiamato dalla scienza occulta «Cosmo della Saggezza». Quando, dopo un intervallo di riposo, il nostro sistema terrestre subentra a questo Cosmo della Saggezza, tutti gli esseri che sbocciati dai loro germi lunari rivivono sulla Terra, si manifestano ricchi di saggezza. Per questo motivo, quando l’uomo terrestre osserva le cose che lo circondano, scorge tanta saggezza nella loro natura. Si può ammirare la saggezza che si palesa in ogni foglia, in ogni osso animale o umano, nella mirabile struttura del cervello e del cuore. Se l’uomo ha bisogno di saggezza per comprendere le cose e se egli ne attinge saggezza, ciò dimostra che esse la contengono. Per quanto l’uomo possa arrabattarsi per mezzo di rappresentazioni piene di saggezza per comprendere le cose, non potrebbe trarne nessuna saggezza, se questa non fosse già stata riposta in esse. Chi, mediante la saggezza, cerca di comprendere ciò che ritiene non contenga saggezza, potrebbe pensare che sia possibile estrarre acqua da un recipiente in cui non è stata versata in precedenza. La Terra, come sarà dimostrato più avanti in questo libro, è la «vecchia Luna» risuscitata e ci si presenta come un corpo cosmico pieno di saggezza, perché nell’epoca ora descritta è stata penetrata dalle forze degli Spiriti della Saggezza.

In questa descrizione delle condizioni lunari, si è potuto tener conto soltanto di alcune forme transitorie dell’evoluzione. Era necessario fissare alcuni eventi nella concatenazione dei fatti per poterli descrivere. Questo modo di esporre procede certamente a mezzo di fatti staccati e gli si potrà rimproverare di non aver inquadrato il corso dell’evoluzione entro un sistema ben determinato di concetti. Di fronte a tale addebito, si potrà far notare che proprio per partito preso si è evitato di dare alla descrizione una forma così precisa, in quanto non è importante esporre qui dei concetti speculativi e delle costruzioni ideologiche, ma è necessario dare un’idea del panorama che si presenta alla coscienza chiaroveggente quando volge lo sguardo al passato verso quei fatti lontani.

Nei riguardi dell’evoluzione lunare, questo panorama non si presenta con contorni netti e precisi, come i fatti si presentano alla percezione terrestre. Durante l’epoca lunare, si tratta piuttosto di impressioni mutevoli e alternantisi, di immagini fluttuanti e mobili, e delle loro trasformazioni. Oltre a ciò, bisogna tenere conto che si tratta di un’evoluzione che abbraccia lunghissimi periodi di tempo e che, da essa, non possiamo cogliere e fissare nella nostra descrizione se non alcune immagini momentanee.

Al momento in cui il corpo astrale inoculato nell’essere umano è arrivato a un punto di evoluzione tale da permettere ai «Figli della vita» di raggiungere il loro gradino di umanità, ci si trova al momento culminante dell’epoca lunare; allora anche l’essere umano ha ottenuto tutto ciò che quell’epoca può offrire, sia a lui stesso che alla sua interiorità, sulla via del «progresso». La seconda fase dell’evoluzione lunare, che segue, potrebbe essere definita una marea discendente; si può osservare, pertanto, che in rapporto all’ambiente dell’uomo e anche per lui stesso, in quest’epoca si verifica appunto qualcosa di molto importante: la saggezza viene inoculata nel corpo del Sole-Luna. È stato dimostrato che, durante il corso di questa marea discendente, sono stati costituiti i germi dell’anima senziente e dell’anima razionale. Tuttavia, essi si svilupperanno soltanto durante il periodo terrestre insieme all’anima cosciente, a cui seguirà la nascita dell’«Io», della libera autocoscienza. Durante il gradino dell’evoluzione lunare, l’anima senziente e l’anima razionale non si manifestano ancora come se fossero gli strumenti dell’essere umano, ma piuttosto come strumenti utilizzati dai «Figli della Vita» che sono in rapporto con l’essere umano. Se si volesse descrivere il sentimento che l’uomo prova a questo riguardo sulla Luna, si potrebbe dire che egli sente così: «In me e attraverso di me vive il «Figlio della Vita»; per mezzo mio egli vede l’ambiente lunare e riflette in me sugli esseri e le cose dell’ambiente circostante». L’essere umano lunare si sente sotto l’ombra del «Figlio della Vita», sente di essere uno strumento di questo essere più elevato. Durante la separazione del Sole dalla Luna, l’uomo sperimentava una maggiore indipendenza; tuttavia, avvertiva anche come se il suo «Io», che sfuggiva alla coscienza immaginativa durante il periodo solare, diventasse allora per lui visibile. Aveva questo sentimento: «Il mio Io s’inalza con me durante il periodo solare in regioni più elevate presso esseri sublimi, e quando il Sole scompare, discende con me in mondi più bassi». –

L’evoluzione lunare propriamente detta fu preceduta da una rapida ripetizione, in certo qual modo, dell’evoluzione saturnia e di quella solare. Dopo il ricongiungimento del Sole con la Luna, nel periodo discendente, si possono distinguere due fasi diverse, in cui si verificano, fino a un certo grado, delle condensazioni fisiche, di guisa che le condizioni spirituali e animiche dell’organismo Sole-Luna si alternano con condizioni fisiche più dense. Durante tali epoche fisiche, gli esseri umani, così come gli esseri dei regni inferiori, si manifestano con forme rigide e non indipendenti, quali prototipi di ciò che diventeranno in seguito, con maggiore autonomia, nel periodo terrestre; si può quindi parlare di due epoche di preparazione dell’evoluzione lunare e di due altre epoche durante il suo periodo di decrescenza. La scienza occulta dà il nome di «Cicli» a queste epoche (la letteratura teosofica corrente le chiama «Ronde»; per evitare però di rappresentare tali cose in modo troppo schematico, è meglio attenersi alla descrizione più figurata che ne è stata data). Nel periodo che segue le due epoche di preparazione e che precede quelle della decrescenza, cioè nel periodo della scissione lunare, si possono distinguere tre cicli. L’epoca centrale è quella in cui i «Figli della Vita» raggiungono la loro condizione umana. Quest’epoca è stata preceduta da un’altra in cui tutte le circostanze convergevano verso questo scopo principale ed è stata seguita da un ciclo di adattamento e di elaborazione delle nuove creazioni. Così il periodo centrale dell’evoluzione lunare si scinde a sua volta in tre epoche, che con le due di preparazione e le due epoche decrescenti formano sette cicli lunari. Si può dunque affermare che l’intera evoluzione lunare consta di sette cicli, ognuno dei quali è separato da una sosta di riposo cosmico, di cui abbiamo già parlato nella descrizione precedente. Non bisogna però immaginare delle transizioni subitanee ed accentuate fra i periodi di attività e gli intervalli di riposo.

Tuttavia, regna un’attività intensa e indipendente; di conseguenza, l’epoca di attività di una categoria di esseri si estende per lo più nel periodo di riposo dell’altra. Se si tiene conto di questo fatto, si può parlare di un’ascesa e di una discesa ritmica delle forze dei vari cicli; anzi, tali divisioni si riscontrano anche nel corso dei sette cicli lunari di cui abbiamo trattato. Si può dunque chiamare l’assieme dell’evoluzione lunare un grande ciclo, un corso planetario, e le sette suddivisioni di esso dei «piccoli cicli», e le diverse parti in cui questi ultimi sono divisi dei «cicli ancora più piccoli». Questa divisione in sette volte sette suddivisioni si osserva anche nell’evoluzione solare e in quella saturnia. Durante l’evoluzione solare, le demarcazioni tra le varie suddivisioni sono poco accentuate, ancora più sfumate durante l’evoluzione saturnia, ma diventano sempre più marcate a mano a mano che l’evoluzione procede verso l’epoca terrestre.

Alla fine dell’evoluzione lunare, che ho appunto descritto nelle sue grandi linee, tutte le forze e le entità che vi hanno preso parte entrano in una forma di esistenza più spirituale, che sta sopra un gradino affatto differente dall’esistenza del periodo lunare e anche da quella del successivo periodo, cioè dell’evoluzione terrestre. Un essere che avesse la capacità di conoscenza tale da poter percepire tutti i particolari dell’evoluzione lunare e di quella terrestre, potrebbe nondimeno non essere ancora in grado di vedere ciò che succede nel periodo che separa le due evoluzioni. Un essere siffatto, alla fine del periodo lunare, vedrebbe, in un certo senso, le forze e gli esseri sparire nel Nulla e, dopo un periodo di tempo intermedio, riemergere dall’oscurità, dal grembo dell’universo. Soltanto un essere dotato di capacità molto più elevate potrebbe seguire i fatti spirituali che si verificano nel periodo intermedio.

Alla fine del periodo intermedio, le entità che avevano preso parte ai processi evolutivi su Saturno, il Sole e la Luna, si ripresentano con nuove facoltà. Le entità superiori all’uomo, grazie alle loro azioni passate, hanno acquisito la capacità di farlo evolvere in modo che egli possa sviluppare, durante il periodo terrestre, un genere di coscienza più elevata rispetto a quella immaginativa di cui disponeva durante il periodo lunare; occorre però che prima l’uomo sia preparato a ricevere ciò che gli verrà dato. Durante l'evoluzione di Saturno, Sole e Luna, l'uomo ha incorporato nel suo essere i tre arti: corpo fisico, corpo vitale e corpo astrale. Ma questi arti del suo essere hanno ricevuto soltanto le capacità e le forze di cui avevano bisogno per vivere con una coscienza immaginativa, mentre gli organi e la forma che gli permetterebbero di percepire un mondo di oggetti sensibili esteriori, propri del gradino terrestre dell’evoluzione, gli mancano ancora. Come una nuova pianta sviluppa soltanto quello che è contenuto nel seme della pianta antica, così, all'inizio del nuovo stadio di evoluzione, i tre arti della natura umana si presentano con organi e forme adatti soltanto a esplicare la coscienza immaginativa. Per passare a un livello di coscienza superiore devono prima essere preparati, e ciò avviene attraverso tre stadi preliminari. Durante il primo, il corpo fisico progredisce al punto da potersi trasformare in modo da divenire la sede adatta per una coscienza oggettiva. Questo è uno dei gradini preliminari dell’evoluzione della Terra stessa, che può essere considerata come una ricapitolazione, a un grado più elevato, del periodo saturniano, perché le entità superiori operano durante questo periodo soltanto sul corpo fisico, proprio come avvenne durante il periodo saturniano. Quando il corpo fisico è sufficientemente progredito, tutte le entità dovranno nuovamente attraversare una forma di esistenza più elevata, prima che il corpo vitale possa a sua volta progredire. Il corpo fisico dovrà, in un certo senso, essere fuso nuovamente per poter accogliere il corpo vitale progredito nella sua forma superiore. Dopo questa sosta cosmica, dedicata a una forma di esistenza più elevata, avviene una sorta di ripetizione dell’evoluzione solare, su un gradino superiore, per la formazione del corpo vitale. Dopo un nuovo periodo intermedio, un processo simile si svolge per il corpo astrale, tramite una ricapitolazione dell’evoluzione lunare.

Esaminiamo ora attentamente i fatti dell’evoluzione che si svolgono dopo la terza delle ripetizioni ora descritte.

Tutte le entità e le forze si sono nuovamente spiritualizzate e, durante questo processo, sono ascese nei mondi superiori. Il mondo più basso in cui è ancora possibile rintracciare queste entità durante l'intervallo spirituale è il mondo in cui l'uomo attuale dimora fra la morte e una nuova nascita, ovvero le regioni del Mondo degli Spiriti. Esse discendono poi gradualmente nei mondi inferiori e, prima che abbia inizio l’evoluzione fisica della Terra, sono già scese abbastanza in basso da poter essere percepite nel mondo astrale o psichico.

Tutto ciò che esiste dell’uomo durante quest’epoca ha ancora una forma astrale. Per comprendere le condizioni dell’umanità di quel tempo, bisogna tenere bene a mente che l’uomo possiede un corpo fisico, un corpo vitale e un corpo astrale, ma che tanto il corpo fisico quanto il corpo vitale non esistono in forma fisica o eterica, ma in forma astrale. Ciò che caratterizza il corpo fisico non è la sua forma fisica, ma il fatto che, sebbene abbia una forma astrale, è sottoposto alle leggi fisiche; è un essere di natura animica, soggetto all’imperio di leggi fisiche. Lo stesso si può dire riguardo al corpo vitale.

All’occhio spirituale, la Terra appare in questo momento dell’evoluzione come un globo cosmico interamente costituito di anima e di spirito, in cui anche le forze fisiche e vitali si manifestano ancora in forma animica. Questo corpo cosmico contiene il germe di tutto ciò che più tardi si evolverà in forme di vita sulla Terra fisica. Il globo è lucente, ma la sua luce non è tale che possa essere percepita dagli occhi fisici, se ve ne fossero, e risplende soltanto di luce animica per l’occhio del veggente.

In questo globo si verifica una sorta di condensazione che, dopo qualche tempo, porta alla comparsa di una forma ignea, simile a quella di Saturno nella sua fase massima di densità, in mezzo al globo animico. Questa forma ignea è interpenetrata dall’azione delle diverse entità che partecipano all’evoluzione. La reciproca azione che si svolge fra queste entità e il globo terrestre si manifesta sotto forma di un flusso e di un riflusso di forze che s’immergono nel corpo celeste e se ne sprigionano. Il globo terrestre non si presenta perciò come una sostanza omogenea, ma piuttosto come un organismo interpenetrato di anima e spirito. Gli esseri che in seguito diventeranno uomini con la forma attuale si trovano ancora in condizioni che gli permettono di partecipare ben poco a questa immersione nel corpo di fuoco: essi dimorano nelle regioni meno dense, giacciono ancora nel grembo delle entità spirituali superiori. A questo stadio della loro evoluzione, un solo punto della loro forma animica entra in contatto con la Terra ignea, il che comporta la densificazione di una parte della loro forma astrale e l'accensione in loro del fuoco della vita terrestre. Essi appartengono perciò ancora con la maggior parte del loro essere ai mondi animico-spirituali, e solo per effetto del contatto col fuoco terrestre vengono compenetrati del calore vitale. Se si vuole dare un'immagine materiale e al contempo sovrasensibile di questi uomini all'inizio del periodo fisico-terrestre, bisognerebbe immaginare una forma animica ovoidale contenuta nell'ambiente terrestre, con la superficie della parte inferiore racchiusa in un piccolo calice, come fosse una ghianda. La sostanza che costituisce il calice è però unicamente fuoco. Essere avvolti nel calore non porta solo alla vita, ma provoca anche una trasformazione nel corpo astrale, dove si incorpora il primo germe di ciò che più tardi diventerà l’anima senziente. Si può dunque affermare che, a questo punto della sua esistenza, l’uomo consta di anima senziente, corpo astrale, corpo vitale e corpo fisico tessuto di fuoco. Il corpo astrale è percorso in tutti i sensi dalle entità spirituali che prendono parte alla costituzione dell’uomo, il quale si sente collegato al corpo cosmico terrestre mediante la sua anima senziente. Durante questo periodo predomina in lui la coscienza immaginativa, in cui si manifestano le entità spirituali nel grembo delle quali egli giace, e in cui riluce in lui il senso del proprio corpo. Egli contempla, in certo qual modo, dal mondo spirituale una sua proprietà terrestre, di cui sente di poter dire: «Questa è tua». La Terra si condensa sempre di più e, al contempo, la differenziazione delle varie parti dell’uomo si accentua sempre di più. In un determinato momento dell’evoluzione, la Terra si è condensata in modo tale che solo una parte di essa è rimasta ignea, un’altra parte ha assunto una forma materiale che si potrebbe chiamare «gas» o «aria». Si verifica quindi una trasformazione anche nell’uomo. Ormai non è più soltanto in contatto con il calore terrestre, ma la sostanza gassosa s’incorpora nel suo corpo di fuoco. Come il calore gli aveva acceso la vita, ora l’aria che lo avvolge esercita su di lui un’azione sonora (spirituale): il suo corpo vitale risuona. Contemporaneamente, una parte del corpo astrale si distacca ed è il primo germe di ciò che diverrà poi l’anima razionale.

Per potersi raffigurare ciò che si svolge durante questo periodo nell’anima umana, bisogna tenere a mente che le entità superiori all’uomo fluttuano attraverso il corpo di fuoco e di aria della Terra. Nel calore del fuoco, in primo luogo, si trovano gli Spiriti della Personalità, importanti per l’uomo, che viene destato alla vita dal calore terrestre; la sua anima senziente gli dice: «Questi sono gli Spiriti della Personalità». Così pure si manifestano nei corpi gassosi quelle entità che abbiamo chiamato «Arcangeli» (termine esoterico cristiano); la loro azione è quella che l’uomo percepisce come suono quando l’aria lo avvolge, e l’anima razionale gli dice allora: «Questi sono gli Arcangeli». Ciò che l’uomo percepisce dunque su questo gradino dell’evoluzione, mediante il suo collegamento con la Terra, non è ancora un insieme di oggetti fisici; egli vive sensazioni di calore che salgono verso di lui e vibrazioni sonore, ma sente in quel torrente di calore e in quell’ondeggiare dei suoni gli «Spiriti della Personalità» e gli «Arcangeli». Egli non può percepire tali entità direttamente, ma soltanto attraverso il velo del calore e del suono. Mentre tali percezioni terrestri penetrano nell'anima, continuano a discendere e risalire le immagini delle entità superiori nel cui grembo l’uomo si sente adagiato.

L’evoluzione terrestre continua a progredire e tale progresso si manifesta in una nuova condensazione: la sostanza liquida si aggiunge ai corpi terrestri, che pertanto constano ora di tre elementi costitutivi: fuoco, aria e acqua. Prima che ciò accada, si verifica un processo importante. Dal corpo cosmico Fuoco-Aria-Terra si distacca un corpo cosmico indipendente che, nell’ulteriore corso della sua evoluzione, diverrà il sole attuale. In precedenza, Terra e Sole formavano un solo corpo. Dopo il distacco del Sole, la Terra contiene ancora al suo interno tutto ciò che è contenuto e presente sulla Luna attuale. La separazione del Sole si verifica perché le entità superiori non potevano più servirsi della materia che si era condensata per la loro evoluzione né per il lavoro che dovevano compiere per la Terra.

Le entità superiori separano dalla massa terrestre soltanto quelle sostanze che possono utilizzare e si stabiliscono sul Sole, dove esercitano la loro azione sulla Terra. All’uomo, invece, occorre un campo d’azione in cui la materia sia ancora più condensata per poter continuare la sua evoluzione.

Con l’incorporazione della sostanza liquida nei corpi terrestri, si è verificata una trasformazione anche nell’uomo; il fuoco non scorre solo in lui, ma anche l’aria lo circonda, e la sostanza liquida stessa fa parte del suo corpo fisico. Contemporaneamente, si trasforma anche la parte eterica dell’uomo, che ora percepisce come un tenue corpo luminoso. Mentre in precedenza sentiva affluire verso di sé dalla Terra delle correnti di calore e si sentiva interpenetrare dalle vibrazioni sonore dell’aria, ora il suo corpo di fuoco e di aria viene impregnato dall’elemento liquido, e il flusso e riflusso delle acque gli appare come l’accendersi e lo spegnersi di una luce. Anche la sua anima subisce un cambiamento: ai germi dell’anima senziente e dell’anima razionale si è unito il germe dell’anima cosciente. Nell’elemento acqua operano gli «Angeli», che sono i veri suscitatori della luce e in questa sembrano manifestarsi agli uomini. Determinate entità superiori, che prima erano nel corpo terrestre stesso, esercitano la loro azione su quest’ultimo dal sole e, per mezzo di ciò, modificano tutte le attività sulla Terra. Se l’uomo fosse sempre rivolto verso la Terra, da cui è stato tratto il suo corpo fisico, non potrebbe più sentire in sé l’influenza delle entità solari. Ora si verifica un cambiamento negli stati di coscienza dell’uomo: le entità solari sottraggono l’anima dell’uomo, in determinati momenti, all’influenza del suo corpo fisico, per cui l’uomo si trova, o completamente animico, in grembo alle entità solari, o, in altri momenti, in una condizione in cui è legato al suo corpo e riceve le influenze della Terra. Quando l’uomo si trova nel corpo fisico, verso di lui affluiscono correnti di calore, risuonano attorno a lui le masse gassose e le acque scorrono dentro e fuori dal suo organismo; quando si trova fuori dal corpo, l’anima è pervasa dalle immagini delle entità superiori nel cui grembo giace. La Terra attraversa, a questo punto della sua evoluzione, due periodi. Durante il primo, la Terra può avvolgere le anime umane con le sue sostanze e rivestirne i corpi; nel secondo, le anime le sfuggono, mentre i corpi le rimangono. La Terra si trova in uno stato di sonno con gli esseri umani ed è perciò corretto affermare che in quel remotissimo passato la Terra attraversava periodi diurni e notturni. – Dal punto di vista fisico dello spazio, questo significa che, per l’azione delle entità solari e terrestri, si determinò un movimento della Terra rispetto al Sole, da cui deriva il caratteristico alternarsi della notte e del giorno. Il periodo diurno si verifica quando la superficie terrestre, su cui l’uomo svolge la sua evoluzione, è rivolta verso il Sole; il periodo notturno è il periodo in cui l’uomo vive di vita puramente animica e la superficie terrestre, sulla quale si trova, non è più rivolta verso il Sole. Non bisogna però credere che in quel lontano passato il movimento della Terra in rapporto al Sole fosse già simile all’attuale; le condizioni erano ancora affatto diverse, ma è utile osservare che i movimenti dei corpi celesti sono determinati dai reciproci rapporti delle diverse entità spirituali che li abitano. La percezione e i movimenti dei corpi celesti ebbero origine da cause animico-spirituali e si verificarono in modo che fosse possibile l’esplicazione degli stati spirituali nel campo fisico. Se si osservasse la Terra durante il suo periodo notturno, si noterebbe che il suo corpo è simile a un cadavere, poiché è costituito principalmente dai corpi in decomposizione degli uomini, le cui anime si trovano in un'altra forma di esistenza. Le forme organizzate d'acqua e gassose dei corpi umani si decompongono e si disciolgono nella massa terrestre. Soltanto quella parte del corpo umano che si era costituita fin dall’inizio dell’evoluzione terrestre, grazie alla cooperazione tra fuoco e anima umana, e che in seguito si era sempre più condensata, permane come un germe dall’aspetto insignificante. Il periodo diurno e quello notturno, come vengono qui descritti, non devono essere troppo simili a quelli che si svolgono sulla Terra attuale. Quando poi la Terra, all’inizio del nuovo periodo diurno, viene a trovarsi sotto il diretto influsso dell’azione solare, le anime umane penetrano nel regno della vita fisica, entrano in contatto con quegli embrioni e li fanno germogliare, in modo che essi assumano una forma esteriore che appare come una copia dell’essere animico umano. Quello che si verifica fra l’anima umana e il germe corporeo è come una delicata fecondazione. Le anime in tal modo incarnate cominciano nuovamente ad attirare le materie acquose e aeree e ad assimilarle nel proprio corpo. L’aria viene assorbita e respinta dal corpo organizzato; è questo l’inizio di ciò che più tardi sarà il processo respiratorio. Anche l’acqua viene assorbita e respinta, e ha così inizio una forma primitiva del processo nutritivo. Tali processi non sono però ancora percepiti come processi esteriori. Una percezione esteriore si verifica nell’anima soltanto durante quel tipo di fecondazione a cui abbiamo accennato. L’anima percepisce oscuramente il suo risveglio all’esistenza fisica mentre viene in contatto con il germe che la Terra le offre. L’anima, in un certo senso, si dice: «Questa è la mia forma». Questo sentimento, che potremmo definire come una coscienza dell’Io di natura oscura, permane nell’anima durante tutto il tempo della sua unione col corpo fisico. Il processo dell’assorbimento dell’aria è però ancora percepito dall’anima come qualcosa di animico-spirituale, sotto forma d’immagine. Le appare sotto forma immaginativa di vibrazioni sonore che danno forma al germe che si sta organizzando. L’anima si sente ovunque circondata dal suono e sente di modellare il suo corpo in conformità a quelle forze sonore. A quel punto dell'evoluzione, si organizzano delle forme umane che la coscienza attuale non potrebbe percepire in alcun mondo esteriore: sono forme vegetali e floreali di sostanza sottilissima, interiormente mobili, quindi appaiono come fiori svolazzanti. L’uomo sperimenta il senso di beatitudine della sua formazione in tali forme durante il suo periodo terrestre; l’assorbimento delle parti liquide è percepito dall’anima come un aumento di forza, come un rinvigorimento interiore. All’esterno, il processo si manifesta come crescita della forma umana fisica. Quando l’azione diretta del sole viene a mancare, l’anima umana non ha più la forza di dominare tali processi e questi vengono gradualmente abbandonati; ne rimangono soltanto quelle parti che devono far maturare il germe di cui abbiamo parlato. L’uomo abbandona allora il suo corpo e ritorna all’esistenza spirituale, non tutte le parti della massa terrestre sono impiegate alla costituzione dei corpi umani e non bisogna quindi immaginarsi che durante il periodo notturno la Terra consti solo di cadaveri in dissoluzione e di germi che aspettano il risveglio, poiché tutti questi fanno parte di altre formazioni costituitesi dalle sostanze della Terra e di cui parleremo in seguito.

Ma il processo di condensazione delle sostanze terrestri continua e all’elemento acqueo si aggiunge l’elemento solido, o «terrestre» (nel senso occulto della parola). Durante il suo periodo terrestre, anche l’uomo comincia a incorporare l’elemento terrestre. Non appena inizia tale processo, le forze che l’anima ha portato con sé dal periodo in cui era libera dal corpo perdono gran parte del loro potere; finora l’anima aveva elaborato il proprio corpo dagli elementi fuoco, aria e acqua e lo aveva plasmato in base ai suoni che risuonavano intorno a lei e alle immagini di luce che l’attorniavano; ora, a causa della forma solida, l’anima non può più farlo e altre potenze intervengono per organizzarlo. La parte dell’uomo che rimane indietro quando l’anima si allontana dal corpo non è più costituita da un semplice germe che il ritorno dell’anima ridesta alla vita, ma da una forma che contiene la forza di vivificare se stessa. Quando l’anima si separa dalla forma, non lascia sulla Terra soltanto un’immagine di sé, ma infonde in questa anche una parte della sua forza vivificante. Tuttavia, quando l’anima ricompare sulla Terra, non può più risvegliare da sola quell’immagine alla vita, ma è necessaria una sorta di vivificazione nell’immagine stessa. Le entità spirituali che agiscono esteriormente dal sole sulla Terra mantengono ora la forza vivificatrice nei corpi umani, anche quando l’uomo stesso non si trova sulla Terra. Durante la reincarnazione, l’anima non percepisce soltanto le onde sonore e le immagini luminose per mezzo delle quali sente le entità immediatamente superiori, ma, acquistando l’elemento terrestre, soggiace all’influenza di quelle entità ancora più elevate che si sono stabilite sul sole. In precedenza, l’uomo sentiva di appartenere alle entità animico-spirituali con cui era unito durante il periodo in cui era libero dal corpo; il suo «Io» dimorava ancora nel loro grembo. Ora, durante l’incarnazione fisica, il «Io» gli si presenta, così come gli si presentano tutti gli oggetti nell’ambiente fisico. Sulla Terra, ormai, esistevano delle copie indipendenti dell’essere umano animico-spirituale. Paragonate ai corpi umani attuali, queste sembravano costituite da materia più tenue, poiché le particelle terrestri che vi si trovavano frammischiate erano di sottilissima sostanza; succedeva più o meno come accade all’uomo oggigiorno, quando accoglie a mezzo dell’olfatto le sostanze sottilissime emanate da un oggetto. I corpi umani erano come ombre e, poiché erano distribuiti su tutta la Terra, soggiacevano alle sue influenze, influenze però di diverso genere a seconda delle varie parti della superficie terrestre. Mentre in precedenza le copie corporee corrispondevano agli uomini animici da cui venivano vivificate e erano quindi uguali su tutta la Terra, ora invece si presentarono delle differenze nelle forme umane; si preparò così ciò che più tardi doveva essere la differenza delle razze. Quando l’uomo corporeo divenne indipendente, si rallentò, fino a un certo punto, la stretta connessione che esisteva in precedenza fra gli uomini terrestri e il mondo animico-spirituale; d'ora in poi, quando l’anima lasciava il corpo, questo continuava a vivere, come se fosse una specie di prolungamento della vita. Se l’evoluzione avesse continuato a svolgersi in questo modo, la Terra, sotto l’influenza dei suoi elementi solidi, avrebbe dovuto indurirsi. All’occhio del veggente, rivolto verso quel remotissimo passato, risulta evidente che i corpi umani, abbandonati dalle loro anime, si indurivano sempre di più e, con il passare del tempo, le anime umane non avrebbero più trovato materiale utilizzabile con cui congiungersi al momento del loro ritorno sulla Terra; tutte le sostanze utilizzabili per l’uomo sarebbero state impiegate per riempire la Terra dei residui induriti delle passate incarnazioni.

A questo punto, però, si verificò un evento che mutò tutto il corso dell’evoluzione: tutto ciò che poteva contribuire alla solidificazione duratura nella sostanza solida terrestre venne eliminato. La nostra luna attuale abbandonò allora la Terra. Tutto ciò che, direttamente, aveva contribuito alla solidificazione delle forme esercitò, ormai, un’azione più debole e indiretta dalla luna. Le entità superiori, da cui dipendeva la plasmatura delle forme, avevano deciso di esercitare la loro azione dall’esterno della Terra; da questo fatto derivò una diversità nelle forme umane corporee, che può essere considerata come il principio della separazione dei sessi in maschile e femminile. Le forme umane più tenui, che abitavano la Terra grazie alla cooperazione delle due forze, cioè del germe e della forza vivificante, produssero la nuova forma umana, il loro discendente. Questi discendenti cominciarono a trasformarsi: in un gruppo agì maggiormente la forza del germe animico-spirituale, nell’altro la forza del germe vivificatore. Questo perché, con il distacco della luna dalla Terra, la forza dell’elemento terrestre si affievolì: la reciproca azione delle due forze divenne più debole, poiché avveniva in un unico corpo. Di conseguenza, il discendente era più delicato e tenue; comparve sulla Terra con un involucro poco denso e gradualmente si aggregò delle particelle più solide. In questo modo, all’anima umana che ritornava sulla Terra venne nuovamente data la possibilità di riunirsi al corpo; essa non lo vivificò più dall’esterno, poiché la vivificazione avveniva sulla Terra stessa, ma si unì al corpo e ne determinò la crescita, alla quale venne però assegnato un limite. A causa della separazione della luna, il corpo umano divenne flessibile per un certo tempo, ma, man mano che cresceva sulla Terra, le forze solidificanti ripresero il sopravvento; alla fine, l’anima non poté che partecipare debolmente all’organizzazione del corpo, che si decompose, mentre l’anima ascendeva a una forma di esistenza animico-spirituale.

Si può osservare come le forze che l’uomo ha acquisito gradualmente durante le evoluzioni di Saturno, del Sole e della Luna prendano parte, sempre più in modo significativo, al progresso umano durante il periodo appunto descritto della formazione della Terra. Anzitutto, il corpo astrale, che contiene ancora disciolti il corpo vitale e il corpo fisico, viene acceso dal fuoco terrestre. Dall’essenza del corpo astrale si organizza una parte astrale più sottile, l’anima senziente, e una parte più densa, eterica, che entra in contatto con gli elementi terrestri; si palesa allora il corpo vitale, o eterico, che si era formato in precedenza. Mentre nell’uomo astrale si costituiscono l’anima razionale e quella cosciente, le parti più grossolane, suscettibili all’influenza del suono e della luce, si aggregano al corpo eterico.

Come abbiamo già detto, la parte dell’elemento solido terrestre si incorpora nell’uomo. Poiché il corpo eterico si è condensato fino a diventare fuoco, può ora, tramite le forze del corpo fisico di cui il germe è già stato deposto in lui, unirsi a quelle sostanze della Terra fisica che si sono raffinate fino allo stato igneo. Tuttavia, il corpo eterico non potrebbe introdurre le sostanze aeree nel corpo che si è andato vieppiù solidificando da solo; perciò, come sopra è stato detto, intervengono quelle entità più elevate che dimorano sul sole e insufflano l’aria nel corpo solidificato. Ora, mentre l’uomo, per virtù del suo passato, possiede la forza di compenetrarsi del fuoco terrestre, le entità più elevate gli insufflano l’aria nel corpo. Prima della sua costituzione completa, il corpo vitale dell’uomo, in qualità di ricevitore del suono, poteva dirigere le correnti d’aria. Esso interpenetrava il proprio corpo fisico di vita; ora il suo corpo fisico riceve una vita esteriore che, di conseguenza, diventa indipendente dalla sfera animica umana. Quando l’uomo abbandona la Terra, non lascia soltanto il germe della sua forma, ma anche una immagine di sé viva. Gli «Spiriti della Forma» rimangono uniti a quell’immagine; essi trasferiscono la vita che hanno emanato nei discendenti dell’uomo quando l’anima ha abbandonato il corpo. Così si costituisce ciò che si può chiamare ereditarietà. Quando l’anima umana riappare sulla Terra, sente di abitare un corpo in cui la vita è stata trasmessa dai suoi antenati e ne prova una particolare attrazione. In questo modo si crea una sorta di memoria degli antenati con i quali l’anima si sente unita; questa memoria si perpetua sotto forma di coscienza comune a tutti i discendenti. L’«Io» scorre attraverso le generazioni.

A questo punto della sua evoluzione, l’uomo si sentiva un essere indipendente durante il suo soggiorno sulla Terra. Sentiva che il fuoco interiore del suo corpo vitale era collegato al fuoco esteriore della Terra. Egli poteva avvertire il proprio «Io» nel calore che scorreva in lui: in queste correnti di calore, tessute di vita, si trova l’inizio della circolazione sanguigna. In ciò che scorreva in lui come aria, l’uomo non sentiva però interamente il proprio essere; in quell’aria, infatti, operavano le forze delle entità superiori di cui abbiamo parlato. Rimaneva all’uomo, però, quella parte delle forze at-tive che egli aveva precedentemente formato con le forze eteriche. L’uomo dominava una parte di queste correnti d’aria e perciò non soltanto le entità superiori, ma anche lui stesso operava per quella parte alla propria costituzione. Attraverso l’aria, l’uomo entrava in contatto con il mondo esterno della Terra e, mentre l’aria lo penetrava dall’esterno, una parte di essa veniva a formare interiormente un organismo che rimase impresso nell’uomo e divenne la base del sistema nervoso. Così, tramite il calore e l’aria, l’uomo si trovava in rapporto con il mondo esteriore della Terra. Al contrario, non percepiva affatto la penetrazione nel suo organismo degli elementi solidi della Terra; questi si incorporavano in lui al momento della sua reincarnazione sulla Terra, ma egli non poteva percepire tale processo direttamente; ne era oscuramente cosciente, per mezzo delle immagini delle entità superiori che vi prendevano parte. In passato, l’uomo aveva già percepito la penetrazione degli elementi liquidi terrestri sotto forma di immagini, espressioni di entità superiori. A causa della condensazione della forma umana terrestre, queste immagini hanno subito un cambiamento nella coscienza dell’uomo. L’elemento liquido si è mescolato a quello solido, perciò anche questa penetrazione viene percepita come opera di entità superiori che agiscono dall’esterno. L’uomo non può più avere nella sua anima la forza di dirigere tale penetrazione, poiché quest’ultima deve ormai servire al suo corpo, costituito dall’esterno; se egli tentasse di dirigere da sé quel processo, ne guasterebbe la forma. Per questo motivo, tutto ciò che introduce dall’esterno gli sembra provenire dalla forza di quelle entità superiori che operano nella costituzione del suo corpo. L’uomo si sente un Io dotato di anima razionale, parte del corpo astrale, con cui sperimenta interiormente, come immagini, ciò che si svolge all’esterno e tramite il quale impregna il suo delicato sistema nervoso. Egli sente di essere un discendente degli antenati, per virtù della vita che scorre attraverso le generazioni; ciò che respira e sente gli appare come azione delle suddette entità superiori, cioè degli «Spiriti della Forma». Egli dipende da questi anche per tutto ciò che dall’esterno gli viene fornito come nutrimento. La sua origine come individuo gli è però oscura; sa soltanto che ha subito l’influenza degli Spiriti della Forma, i quali si manifestano nelle forze terrestri. L’uomo viene diretto e guidato nei suoi rapporti col mondo esteriore; ciò si manifesta nel fatto che egli ha coscienza delle attività animico-spirituali che si esplicano dietro a quel suo mondo fisico. Non percepisce le entità spirituali nella loro vera forma, ma sperimenta nella propria anima i suoni, i colori, ecc., e sa che in questo mondo di rappresentazioni vivono le attività delle entità spirituali. Ciò che quelle entità gli comunicano risuona in lui e nelle immagini luminose egli vede la loro manifestazione. L’uomo terrestre, però, sente se stesso più intimamente nelle rappresentazioni che accoglie dall’elemento del fuoco o del calore; distingue già il suo calore interiore da quello che scorre nell’ambiente terrestre. In quest’ultimo si manifestano gli Spiriti della Personalità. L’uomo, però, ha solo un’oscura coscienza di ciò che sta dietro alle correnti del calore esterno; sente, infatti, in queste correnti l’influenza degli Spiriti della Forma. Quando l’attività del fuoco produce potenti fenomeni nell’ambiente dell’uomo, l’anima percepisce: «Ora le entità spirituali sfolgorano nell’ambiente della Terra, e una scintilla di quel fuoco si è staccata e ha permeato di calore la mia interiorità».

Nell’azione della luce, l’uomo non distingue ancora altrettanto bene l’esteriore dall’interiore. Quando delle immagini luminose sorgono nell’ambiente, non destano nell’anima dell’uomo terrestre sempre il medesimo sentimento. In alcuni periodi, l’uomo percepiva queste immagini luminose come esteriori, quando cioè, dallo stato incorporeo, discendeva nell’incarnazione, il periodo della sua crescita sulla Terra. Quando poi si avvicinava il momento della formazione del germe per il nuovo uomo terrestre, queste immagini impallidivano e ne rimanevano all’uomo soltanto delle rappresentazioni interiori nella memoria. Quelle immagini luminose illustravano l’azione degli Spiriti del Fuoco (Arcangeli); apparivano all’uomo come ministri delle Entità del Fuoco che avevano immerso una scintilla nella sua interiorità. Quando le loro manifestazioni esteriori si spensero, l’uomo le sperimentò nella sua interiorità sotto forma di ricordi. L’uomo si sentì collegato con le loro forze e lo era in effetti, poiché, grazie a ciò che aveva ricevuto da esse, poteva agire sull’ambiente circostante, che, sotto tale influenza, cominciò a diventare luminoso. A quei tempi le forze della natura e le forze dell’uomo non erano ancora così nettamente separate come più tardi; i fenomeni terrestri dipendevano ancora principalmente dalle forze dell’uomo. Colui che avesse potuto osservare dall’esterno della Terra i processi naturali che in essa si svolgevano, avrebbe scorto in essi non soltanto qualcosa di indipendente dall’uomo, ma anche l’azione dell’uomo stesso. Le percezioni sonore si manifestano all’uomo terrestre in modo diverso; esse furono percepite come qualcosa di esterno fin dal principio della vita terrestre. Le immagini aeree furono percepite come esteriori fino alla metà dell’esistenza terrestre, mentre i suoni esteriori poterono essere uditi anche dopo quel tempo. Soltanto verso la fine della vita l’uomo terrestre divenne insensibile a quei suoni, ma ne conservò il ricordo sotto forma di immagini. Essi contenevano la manifestazione dei Figli della Vita (gli Angeli). Quando l’uomo, verso la fine della sua vita, era intimamente unito a queste forze, poteva imitarne l’azione e produrre potenti effetti sull’elemento acqua della Terra; con la sua influenza, provocava un flusso e un riflusso nelle acque. L’uomo aveva percezioni gustative solo durante il primo quarto della sua vita terrestre; allora apparivano all’anima come un ricordo delle esperienze vissute durante il periodo del suo stato incorporeo, e contribuivano a consolidare il corpo dell’uomo tramite l’assimilazione delle sostanze esteriori. Durante il secondo quarto della sua esistenza terrestre, il corpo umano continuò a crescere, ma la sua forma era già completamente definita. Durante quel periodo, l’uomo poteva percepire gli altri esseri che vivevano accanto a lui soltanto tramite l’azione del loro calore, della loro luce e del loro suono, poiché non era ancora in grado di formarsi una rappresentazione dell’elemento solido. Durante il primo quarto della sua vita, riceveva le impressioni gustative di cui abbiamo parlato soltanto dall’elemento liquido. Il corpo esteriore dell’uomo rispecchiava il suo stato animico interiore. Le parti che avrebbero assunto più tardi la forma della testa erano più perfezionate, gli altri organi erano soltanto delle appendici poco chiare e nebulose. Gli uomini non presentavano però tutti il medesimo aspetto; a seconda delle condizioni terrestri in cui si svolgeva la loro vita, presentavano delle appendici più o meno sviluppate. Questa differenza era determinata dalla diversità dell’ambiente terrestre in cui gli uomini risiedevano; dove gli uomini erano maggiormente vincolati al mondo terrestre, le appendici assumevano maggiore importanza. Gli uomini che, all’inizio dell’evoluzione fisica terrestre, si trovavano più maturi per virtù della loro evoluzione precedente, di guisa da sperimentare, fin dal principio, quando la Terra non si era ancora condensata in aria, il contatto con l’elemento fuoco, poterono ora sviluppare maggiormente i germi rudimentali della testa. E furono questi gli uomini costituiti più armonicamente. Altri uomini erano pronti a venire a contatto con l’elemento fuoco solo quando la Terra aveva già organizzato in sé l’elemento aria. Questi uomini risultarono maggiormente dipendenti dalle condizioni esteriori rispetto agli altri. I primi sentivano chiaramente nel calore gli Spiriti della Forma e durante la loro vita terrestre conservavano il ricordo di averne fatto parte e di essere stati con essi in uno stato incorporeo. Gli uomini della seconda categoria ricordavano debolmente il loro stato incorporeo e percepivano la loro affinità col mondo spirituale principalmente attraverso le influenze luminose degli Spiriti del Fuoco (Arcangeli). Gli uomini di una terza categoria erano ancor più legati all'esistenza terrestre e poterono venire in contatto con l’elemento fuoco solo quando la Terra si separò dal Sole, accogliendo l’elemento acqueo. All’inizio della loro vita terrestre, non avevano che un debole senso della loro affinità col mondo spirituale, che svilupparono solo dopo che l’azione degli Arcangeli e, in particolare, degli Angeli, ebbe stimolato la vita delle loro rappresentazioni interiori. Inizialmente, sentivano invece degli impulsi prepotenti verso le azioni che possono essere compiute nell’ambito delle condizioni terrestri. Le appendici erano particolarmente sviluppate.

Le anime che ritornavano dallo stato incorporeo non potevano più rincarnarsi. La forma di quei discendenti si era indurita troppo e l’influsso lunare l’aveva resa troppo dissimile dalla forma umana, perché delle anime umane vi si potessero incarnare; alcune di queste, perciò, non trovarono più in quelle condizioni la possibilità di ritornare sulla Terra. Solo le anime più mature e più forti si sentivano in grado di trasformare il corpo terrestre durante la crescita, in guisa da svilupparlo in forma umana. Alcuni soltanto dei discendenti di quei corpi umani poterono quindi diventare veicoli per gli uomini terrestri. Gli altri corpi, invece, a causa della solidificazione della loro forma, poterono accogliere soltanto delle anime di grado inferiore a quelle umane. Una parte delle anime umane fu quindi costretta a rinunciare a prendere parte all’evoluzione terrestre di quell’epoca e dovette avviarsi verso un altro genere di vita. Fin dal momento della separazione del sole dalla Terra, alcune anime non avevano trovato posto adatto su quest’ultima; esse vennero in certo qual modo trasferite su un pianeta che si stava distaccando sotto la direzione di entità cosmiche dalla sostanza cosmica universale, della quale la Terra formava parte al principio della sua evoluzione fisica e da cui anche il sole si era distaccato. Questo è il pianeta, alla manifestazione fisica del quale la scienza esteriore dà il nome di «Giove».

(Noi parliamo spesso dei corpi celesti, dei pianeti e dei loro nomi con lo stesso significato con cui ne parlava l’antica scienza, che era in armonia con la Scienza dello Spirito. Come la Terra fisica è semplicemente l’espressione fisica di un grande organismo spirituale-animico, così lo sono tutti gli altri corpi celesti. Come il veggente, quando dice «Terra», non intende indicare il semplice pianeta fisico, e quando dice «Sole», la sola stella fissa fisica, così, quando parla di «Giove» e di «Marte», egli intende riferirsi a vasti rapporti spirituali. La forma dei corpi celesti e i compiti ad essi assegnati sono naturalmente cambiati da quei tempi in poi; anzi, sotto un certo aspetto, è cambiata anche la loro posizione nello spazio celeste. Soltanto chi è in grado di seguire con lo sguardo del veggente l’evoluzione di quei corpi celesti, risalendo fino a un remotissimo passato, potrebbe rintracciare il rapporto dei pianeti attuali con i loro predecessori. Le anime di cui abbiamo parlato continuarono dapprima a evolversi, ma più tardi, quando la Terra si fu vieppiù solidificata, divenne necessario preparare un altro ambiente per loro, le quali avevano la capacità di dimorare per un certo tempo in un corpo indurito, ma ormai non potevano più risiedervi, perché la solidificazione ne era troppo accentuata. Fu «Marte» a offrire a queste anime un ambiente adatto alla loro evoluzione ulteriore. Già quando l’anima, ancora unita al Sole, ne organizzava in sé gli elementi aerei, alcune anime non risultarono adatte all’evoluzione terrestre; non potevano sopportare la figura corporea terrestre e dovettero perciò essere sottratte fin da quel tempo all’influsso diretto delle forze solari; fu perciò necessario che queste agissero su di esse dal di fuori. Queste anime trovarono allora su Saturno l’ambiente adatto alla loro evoluzione. Nel corso dell’evoluzione terrestre, perciò, il numero delle forme umane andò diminuendo; ve ne furono in cui non si erano incarnate anime umane. Queste forme potevano accogliere soltanto dei corpi astrali, esattamente come i corpi fisici e i corpi vitali degli uomini erano stati accolti sull’antica Luna. Mentre la Terra si spopolava a causa dell'allontanamento degli esseri umani, questi esseri speciali vi si insediavano. Alla fine, tutte le anime umane avrebbero dovuto abbandonare la Terra, se non fosse stato per il distacco della luna, che diede la possibilità alle forme umane, ancora capaci di ospitare delle anime umane, di sottrarre, durante la vita terrestre, il germe umano alle forze lunari emananti direttamente dalla Terra e di lasciarlo maturare, fino al momento in cui sarebbe stato possibile esporlo a quelle forze. Finché il germe umano si organizzava nell’interiorità dell’uomo, egli rimase sotto l’influsso di quegli esseri che, sotto la guida del loro capo più possente, avevano staccato la luna dalla Terra per farle superare un momento critico della sua evoluzione.

Quando la Terra aveva sviluppato in sé l’elemento aereo, alcuni esseri astrali, come è stato descritto, erano rimasti indietro dall’antica Luna e si trovavano sulla via dell’evoluzione a un livello inferiore rispetto alle più basse anime umane. Questi esseri divennero le anime delle forme che gli uomini avevano dovuto abbandonare prima del distacco della Luna; essi sono i progenitori del regno animale. Nel corso del tempo, essi svilupparono principalmente quegli organi che nell’uomo esistevano soltanto come appendici; il loro corpo astrale doveva esercitare sul corpo vitale e sul corpo fisico la medesima azione che il corpo astrale umano esercitava durante il periodo lunare. Gli animali così costituiti avevano anime che non potevano abitare in un singolo animale, ma si estendevano anche ai discendenti della forma progenitrice. Gli animali discendono essenzialmente da una medesima forma e hanno un’anima collettiva; soltanto quando il discendente, per qualche speciale influenza, si allontana dalla forma primitiva, viene a incarnarsi una nuova anima animale. Riguardo agli animali, si può dunque dire che, secondo la Scienza dello Spirito, possiedono una specie di anima di gruppo o di specie.

Qualcosa di simile si verificò al momento della separazione del sole dalla Terra. Dall’elemento acqueo uscirono delle forme che avevano raggiunto soltanto il grado di evoluzione dell’uomo prima dell’antica Luna. Queste forme potevano accogliere l’azione astrale soltanto quando tale azione veniva esercitata su di loro dall’esterno; ciò poté verificarsi soltanto dopo l’allontanamento del sole dalla Terra. Ogni volta che la Terra attraversava il periodo solare, l’elemento astrale del sole stimolava quelle forme, che formavano il loro corpo vitale traendo dall’elemento eterico della Terra; quando il sole non era più rivolto verso la Terra, il corpo vitale tornava a fondersi con la vita generale del pianeta. Grazie alla cooperazione dell’elemento astrale del sole e dell’elemento eterico della Terra, dall’elemento acqueo emersero le forme fisiche, che furono i predecessori dell’attuale regno vegetale.

L’uomo sulla Terra è diventato un essere animico individualizzato; il suo corpo astrale, che gli era stato infuso sulla Luna dagli Spiriti del Moto, si è organizzato sulla Terra costituendo l’anima senziente, l’anima razionale e l’anima cosciente. Quando la sua anima cosciente fu progredita al punto da potersi formare un corpo adatto alla vita terrestre, gli Spiriti della Forma donarono all’uomo una scintilla del loro fuoco: l’«Io» si accese in lui. Ogni volta che l’uomo abbandonava il corpo fisico, si trovava nel mondo spirituale, in cui incontrava le entità che, durante le evoluzioni planetarie di Saturno, Sole e Luna, gli avevano dato il suo corpo fisico, il suo corpo vitale e il suo corpo astrale, contribuendo alla sua evoluzione fino al grado terrestre. Dal momento in cui la scintilla dell’«Io» venne accesa nella vita terrestre, si verificò un cambiamento anche nella vita incorporea. Prima di raggiungere questo punto della sua evoluzione, l’uomo non aveva alcuna indipendenza nel mondo spirituale; non si sentiva un essere separato in quel mondo, ma gli sembrava di essere un arto dell’organismo sublime costituito dalle entità superiori. L’esperienza dell’«Io» sulla Terra estende la sua azione anche nel mondo spirituale; l’uomo si sente ormai, fino a un determinato grado, una unità anche in quel mondo, ma sente anche di essere a esso indissolubilmente legato. Durante il periodo incorporeo, gli Spiriti della Forma gli si manifestano in un aspetto ancora più sublime rispetto a quanto gli si siano manifestati sulla Terra tramite la scintilla del suo «Io».

Con il distacco della luna dalla Terra, nel mondo spirituale si aprirono possibilità di esperienze per le anime disincarnate connesse a tale evento. Soltanto grazie al trasferimento di una parte delle forze formative della Terra sulla Luna fu possibile continuare a formare sulla Terra delle forme umane capaci di accogliere l’individualità delle anime. In questo modo, l’individualità umana finì per trovarsi nella sfera d’azione degli esseri lunari. Durante lo stato incorporeo, l’eco dell’individualità terrestre poteva farsi sentire soltanto perché, anche in quello stato, l’anima rimaneva nella sfera degli Spiriti possenti che avevano effettuato la separazione della luna. Il processo avveniva in modo tale che, immediatamente dopo l’abbandono del corpo terrestre, l’anima non poteva vedere le sublimi entità solari se non in una luce riflessa dalle entità lunari. Soltanto dopo essersi sufficientemente preparata, l’anima riusciva a vedere le sublimi Entità solari direttamente.

Anche il regno minerale sulla Terra è nato da ciò che è stato eliminato dall’evoluzione generale dell’umanità; le sue forme, costituite dagli elementi rimasti allo stato solido quando la Luna si divise dalla Terra, attiravano soltanto l’essenza animica che era rimasta al gradino dell’evoluzione saturnia, e perciò capace soltanto di formare delle forme fisiche.

Tutti gli eventi di cui parleremo in seguito si svolsero attraverso lunghissimi periodi di tempo, ma non è ora il momento di precisarne la durata.

I processi descritti espongono l’evoluzione terrestre dal suo aspetto esteriore; considerata invece sotto il suo aspetto spirituale, l’evoluzione ci appare nel modo seguente: le entità spirituali, le quali avevano tratto la luna dalla Terra e unito a essa la propria esistenza, diventando così esseri della luna terrestre, per mezzo delle forze che da quest’ultimo corpo cosmico emanavano sulla Terra, operarono una determinata formazione dell’organismo umano. La loro influenza agì sull’«Io» che l’uomo si era costruito, e in particolare sull’interazione tra l’«Io» e i corpi astrale, eterico e fisico. Per virtù della loro influenza, nell’uomo è sorta la possibilità di riflettere coscientemente l’ordinamento saggio del mondo e di riprodurlo come rispecchiato nella conoscenza. Ricordiamo che durante l’antica epoca lunare l’uomo, a causa della separazione del sole avvenuta allora, aveva sviluppato una certa indipendenza nell’organismo e un livello più elevato di coscienza rispetto a prima, sotto la diretta influenza degli esseri solari. Questa coscienza libera e indipendente è ricomparsa nuovamente durante l’epoca dell’evoluzione terrestre di cui ora parliamo, come retaggio dell’antica evoluzione lunare; essa avrebbe potuto essere nuovamente armonizzata con l’universo e diventarne, in certo qual modo, lo specchio, per mezzo dell’influenza degli esseri della luna terrestre sopra descritti. Ciò sarebbe successo se nessun’altra influenza si fosse affermata; l’uomo sarebbe diventato un essere con una coscienza le cui immagini rispecchiavano il mondo, ma per necessità naturale e non per propria iniziativa; tuttavia, ciò non si è verificato. All’epoca del distacco della luna, nell’evoluzione dell’uomo, intervennero delle speciali entità spirituali che avevano conservato gran parte della loro natura lunare e che non poterono partecipare all’esodo del sole dalla Terra; erano pure escluse dalle influenze di quegli esseri che esercitavano dalla luna terrestre un’azione sulla Terra. Questi esseri, con la loro antica natura lunare, erano in un certo senso relegati sulla Terra, ma la loro evoluzione era irregolare.

Nella loro natura lunare contenevano quell’elemento di rivolta che, durante l’antica evoluzione lunare, li aveva portati a ribellarsi agli Spiriti solari; ribellione che si era rivelata utile per gli uomini, in quanto li aveva condotti a uno stato di coscienza indipendente e libero. Le conseguenze della peculiare evoluzione di questi esseri durante l’epoca terrestre portarono a un loro opposizionismo nei confronti delle entità che, dalla luna, cercavano di ridurre la coscienza umana a un riflesso automatico del mondo. Ciò che aveva aiutato gli uomini sull’antica Luna a elevarsi a uno stato superiore si trovò in opposizione con l’ordinamento che l’evoluzione terrestre aveva reso possibile. Le potenze oppositrici avevano portato con sé dalla natura lunare la forza di agire sul corpo astrale dell’uomo, rendendolo indipendente, e esercitarono tale forza dando al corpo astrale, ormai anche per l’epoca terrestre, una certa indipendenza dallo stato di coscienza automatico (non libero), sviluppato per mezzo degli esseri della luna terrestre. È difficile esprimere a parole l’azione delle suddescritte entità spirituali sugli uomini in quei tempi primordiali; non dobbiamo immaginarcela né come le influenze attuali della natura né come l’azione che un uomo può esercitare sull’altro, quando il primo suscita nel secondo delle forze interiori della coscienza dalle quali quest’ultimo impara a comprendere qualcosa o viene stimolato alla virtù o al vizio. L’azione di cui parliamo in quei tempi primordiali non era una forza naturale, ma un’influenza spirituale che esercitava un’azione altrettanto spirituale e che veniva trasmessa spiritualmente dagli esseri spirituali superiori all’uomo, in conformità con il suo stato di coscienza a quell’epoca. Se si considera tale azione come una forza della natura, non se ne coglie affatto la vera essenza; se invece si afferma che le entità con l’antica natura lunare si avvicinarono all’uomo per tentarlo e «sedurlo» ai propri scopi, si utilizza un’espressione simbolica corretta, a condizione di ricordarsi che è un simbolo e di rendersi conto che un fatto spirituale si nasconde dietro di esso.

L’azione esercitata dagli esseri spirituali rimasti indietro al grado lunare sull’uomo ebbe per quest’ultimo un doppio risultato. La coscienza umana venne in tal modo spogliata della sua caratteristica di semplice riflesso dell’universo, perché nel corpo astrale umano venne stimolata la possibilità di regolare e dominare le proprie conoscenze. D’altra parte, però, il corpo astrale diventò il punto di partenza di questa padronanza e l’«Io», ad esso superiore, si trovò invece a esserne continuamente assoggettato. Da quel momento in poi, l’uomo rimase esposto alla continua influenza di un elemento inferiore della sua natura. Egli poté scendere a un livello molto inferiore a quello in cui era stato posto durante il corso dell’universo dalle entità della luna terrestre. Da quel momento in poi, l’uomo rimase soggetto alla continua influenza degli esseri lunari irregolarmente evoluti, appunto descritti, i quali possono essere chiamati «Spiriti luciferici», rispetto a quegli altri spiriti che, dalla luna terrestre, fecero della coscienza lo specchio dell’universo, ma che non concessero all’uomo nessuna libertà di volontà. Gli spiriti luciferici diedero all’uomo la possibilità di agire con piena libertà nella sua coscienza, ma lo esposero anche al rischio dell’errore e del male.

Per virtù di questi fatti, l’uomo entrò in rapporto con gli esseri solari in modo diverso rispetto a quanto stabilito dagli spiriti della luna terrestre, i quali intendevano sviluppare lo specchio della coscienza umana in modo che l’intera vita dell’anima fosse dominata dall’influenza degli esseri solari. Ma gli eventi si opposero alle loro intenzioni e nell’essere umano si creò un’opposizione fra l’influenza dello Spirito solare e l’influenza degli spiriti lunari irregolarmente evoluti. Da questo contrasto è sorta nell’uomo anche l’incapacità di riconoscere la vera natura delle influenze solari, che rimasero per lui nascoste dietro le impressioni terrene del mondo esteriore. La parte astrale dell’uomo, riempita di queste impressioni, venne attratta nella sfera dell’«Io». Questo «Io», che altrimenti avrebbe percepito soltanto la scintilla del fuoco conferitagli dagli Spiriti della Forma e si sarebbe sottomesso agli ordini di questi spiriti riguardo a tutto ciò che riguardava il fuoco esteriore, d’ora in avanti avrebbe agito sui fenomeni esteriori del calore per mezzo dell’elemento inoculato in lui. Venne così stabilita una corrente di attrazione fra il corpo di terra e il fuoco terrestre e l’uomo fu spinto più addentro nella materialità terrestre di quanto era stato destinato. Mentre prima il suo corpo fisico era costituito principalmente da fuoco, aria e acqua, e soltanto da una specie di forma tenue di sostanza terrestre, come un’ombra, ora invece il corpo di terra divenne più denso. Mentre prima l’uomo, in quanto essere sottilmente organizzato, si muoveva rasentando il suolo terrestre, librandosi come a nuoto sopra di esso, ora dovette discendere dall’ambiente che circondava la Terra e poggiarsi su quelle parti di essa che si erano ormai più o meno consolidate.

Tali effetti fisici delle influenze spirituali descritte si spiegano con il fatto che si trattava di influenze appunto del genere sopra detto, cioè non di influenze della natura, né di quelle che agiscono per via animica da uomo a uomo e che non penetrano con la loro azione nella corporeità altrettanto quanto le forze spirituali di cui ora parliamo.

L’uomo, in balia delle sue rappresentazioni e soggetto all’errore, si esponeva perciò alle influenze del mondo esteriore, tendendo a soddisfare i suoi istinti e le sue passioni senza permettere che venissero regolate dalle influenze superiori spirituali; da questo fatto è nata la possibilità delle malattie. Per effetto speciale dell’influsso luciferico, l’uomo non poté più sentire la sua singola vita terrestre come la continuazione dell’esistenza incorporea. Accolse le influenze terrestri, che potevano essere sperimentate per mezzo dell’elemento astrale inoculato, e che si unirono alle forze distruttive per il corpo fisico, percependo in questo modo il decadimento della propria esistenza fisica. La «morte» si è presentata nel mondo a causa della natura umana stessa. Si tratta qui di un importante mistero della natura umana, ovvero del rapporto tra il corpo astrale umano e le malattie, nonché la morte.

Si verificarono allora delle condizioni importanti per il corpo vitale umano. Esso si trovò fra il corpo fisico e il corpo astrale, in guisa da rimaner esente, in certo qual modo, dalle facoltà assimilate dall’uomo per mezzo delle influenze luciferiche; una parte di esso rimase talmente al di fuori del corpo fisico da non poter essere dominata che dalle entità superiori e si sottrasse al dominio dell’Io. Tali entità superiori erano quelle che, al momento del distacco del Sole, avevano abbandonato la Terra sotto la guida dell’Essere più elevato della loro gerarchia, per procurarsi una nuova dimora. Se questa parte del corpo vitale umano fosse rimasta unita al corpo astrale, l’uomo avrebbe avuto a disposizione le forze sovrasensibili di cui prima disponeva; avrebbe esteso l’influsso luciferico su tali forze, si sarebbe gradualmente staccato dalle entità solari e il suo Io sarebbe diventato completamente un Io terrestre. Questo Io terrestre avrebbe potuto penetrare in un altro corpo fisico, discendente del primo, anche durante il decadimento del corpo fisico, senza attraversare uno stadio di unione con le entità spirituali superiori passando per uno stato incorporeo. L’uomo sarebbe giunto così alla coscienza del suo Io, ma solo come «Io terrestre». Questa possibilità venne evitata per mezzo del processo attraversato dal corpo vitale per opera degli esseri della Luna terrestre. Il vero Io individuale rimase in tal modo talmente poco attaccato al semplice Io terrestre che l’uomo, durante la vita terrestre, percepiva solo in parte il proprio ego, ma al contempo sentiva il suo Io terrestre come una continuazione attraverso le generazioni dell’Io terrestre dei suoi progenitori. L’anima sentiva nella vita terrestre una sorta di «Io di gruppo», che risaliva fino ai più lontani antenati, e l’uomo si sentiva come un arto di questo gruppo. Solo durante lo stato incorporeo l’Io individuale poteva sentirsi come un essere separato; ma a questo stato d’isolamento nocque il fatto che l’Io rimaneva attaccato al ricordo della coscienza terrestre (Io terrestre), ricordo che offuscava la visione del mondo spirituale, la quale cominciò, durante il periodo fra morte e nascita, ad essere ricoperta come da un velo, allo stesso modo come può succedere per lo sguardo fisico sulla Terra.

La manifestazione fisica di tutti i cambiamenti che si verificavano nel mondo spirituale, mentre l’evoluzione umana attraversava le diverse condizioni descritte, si ebbe nella graduale regolarizzazione dei reciproci rapporti fra sole, luna e Terra (e altri corpi celesti). Una delle conseguenze di questi nuovi rapporti è l’alternarsi del giorno e della notte. I movimenti dei corpi celesti sono regolati dalle entità che vi dimorano. Il movimento della Terra, per cui giorno e notte si alternano, fu prodotto dal reciproco rapporto degli spiriti superiori con gli uomini. Allo stesso modo avvenne per il movimento della luna; infatti, dopo il distacco dalla Terra, la sua rotazione attorno a essa diede agli Spiriti della Forma la possibilità di agire sul corpo fisico umano in modo conveniente, con il ritmo giusto. Durante il giorno, l’Io e il corpo astrale dell’uomo lavoravano nel corpo fisico e nel corpo vitale; di notte, invece, l’azione si arrestava e l’Io e il corpo astrale uscivano dal corpo fisico e da quello vitale. Essi penetravano allora completamente nella sfera dei Figli della Vita (Angeli), degli Spiriti del Fuoco (Arcangeli), degli Spiriti della Personalità e degli Spiriti della Forma. A quel tempo, oltre agli Spiriti della Forma, anche gli Spiriti del Moto, gli Spiriti della Saggezza e i Troni abbracciavano il corpo fisico e il corpo vitale nella loro sfera d’azione; così le influenze deleterie esercitate sull’uomo durante il giorno a causa degli errori del corpo astrale venivano in certo qual modo corrette.

Ora che gli uomini cominciavano di nuovo ad aumentare di numero sulla Terra, non c'era più ragione alcuna che le anime umane non potessero incarnarsi nei loro discendenti. L’influenza delle forze della luna terrestre operava in modo da rendere i corpi umani perfettamente adatti ad accogliere le anime umane; tutte quelle che in precedenza si erano stabilite su Marte, Giove, ecc. vennero nuovamente dirette verso la Terra, cosicché ve ne fu una per ogni nuovo nato nel corso delle generazioni. Ciò durò a lungo, in modo che il ritorno delle anime alla Terra corrispose all’aumento del numero degli uomini. Le anime, che abbandonavano il corpo a causa della morte terrestre, conservavano, durante lo stato incorporeo, l’eco della loro individualità terrestre, come in un ricordo. Il ricordo operava in modo che, quando un corpo adatto rinasceva sulla Terra, le anime vi si rincarnavano. Nella progenie umana si riscontrarono dunque, in seguito, uomini le cui anime si erano trovate sulla Terra ai tempi primordiali e vi ritornavano ora per la prima volta, e anime che si erano rincarnate già parecchie volte sulla Terra. Col proseguire dell’evoluzione, il numero delle anime giovani che si incarnavano per la prima volta sulla Terra andò diminuendo, mentre aumentava quello delle anime che si incarnavano spesso; l’umanità rimase però costituita per lungo tempo da queste due categorie di uomini. Sulla Terra, l’uomo si sentì sempre più legato ai suoi progenitori tramite l’Io di gruppo, che aveva in comune con loro. L’esperienza dell’Io individuale divenne invece molto più forte durante lo stato incorporeo fra una morte e una nuova nascita. Le anime che dagli spazi celesti penetravano nei corpi umani si trovavano in una condizione diversa rispetto a quelle che avevano già attraversato una o più incarnazioni: le prime avevano con sé, nel momento in cui si incarnavano, solo il risultato delle esperienze fatte nel mondo spirituale superiore e al di fuori della sfera terrestre; le seconde avevano creato delle nuove condizioni proprie grazie alle vite precedenti. La sorte delle prime era determinata esclusivamente da fattori esterni alle nuove condizioni terrestri, mentre quella delle seconde, delle anime rincarnate, era anche determinata da ciò che avevano fatto nelle vite precedenti vissute nelle condizioni terrestri. Con la reincarnazione comparve anche il karma individuale umano. Poiché il corpo vitale umano era stato sottratto al corpo astrale nel modo descritto, la funzione della generazione non rientrava nell’ambito della coscienza umana, ma rimaneva sotto il dominio del mondo spirituale. Quando un’anima doveva discendere sulla Terra, negli uomini sorgeva l’impulso di procreare e l’intero processo rimaneva, fino a un certo grado, avvolto in un’oscurità misteriosa per la coscienza umana.

Tuttavia, le conseguenze della parziale separazione del corpo vitale dal fisico si fecero sentire anche durante la vita terrestre: le facoltà del primo potevano essere molto intensificate tramite l'influenza spirituale. Nella vita dell’anima, questa intensificazione si manifestava nel perfezionamento della memoria. Il pensiero logico indipendente era agli esordi in quel periodo della vita umana, mentre la memoria era quasi senza limiti. Esteriormente era evidente che l’uomo aveva la conoscenza diretta delle forze attive di tutto ciò che viveva e poteva disporre delle forze vitali e generative del regno animale e, in particolare, di quello vegetale. L’uomo poteva, per esempio, estrarre dalla pianta la forza che la spinge a crescere e utilizzarla come utilizza oggi le forze della natura inanimata, per esempio la forza latente nel carbone, per mettere in movimento le macchine (per maggiori chiarimenti su questo argomento si rimanda al mio libro La cronaca dell’Akasha, dove parlo degli antenati umani, e anche al mio breve scritto I nostri progenitori atlantidei). Anche la via animica interiore degli uomini subì grandi mutamenti per effetto dell’influsso luciferico.

Ci sono molti sentimenti ed emozioni nati da quell’influenza. Fino al momento in cui è intervenuto l’influsso luciferico, l’anima uniformava il suo lavoro, tutto ciò che doveva fare e formare, alle direttive delle entità spirituali superiori. Il piano delle cose da fare era tracciato in anticipo e la coscienza umana, in base al suo sviluppo, poteva anche prevedere come gli eventi successivi si sarebbero svolti in conformità a quel piano prestabilito. Questa coscienza profetica andò perduta quando le manifestazioni delle entità superiori vennero occultate dal velo delle percezioni terrestri e le vere forze delle entità solari si nascosero in queste. Il futuro divenne incerto e nell’anima si introdusse il senso della paura, una conseguenza diretta dell’errore. Tuttavia, l’influsso luciferico ha anche permesso all’uomo di diventare indipendente da alcune determinate forze da cui dipendeva ciecamente in precedenza, e di prendere decisioni dettate dalla propria volontà. La libertà è il risultato di questo influsso, la paura e altri sentimenti simili non sono che i fenomeni che accompagnano l’evoluzione dell’uomo verso la libertà. Spiritualmente considerata, la paura è comparsa perché, sotto l’influenza delle potenze luciferiche, nella sfera delle forze terrestri operavano anche delle altre potenze, che si erano sviluppate irregolarmente nel corso dell’evoluzione e molto prima delle potenze luciferiche. L’uomo accolse nella sua natura l’influenza di queste potenze irregolari, che diedero alla paura la caratteristica che avrebbe altrimenti assunto se si fosse manifestata in modo diverso. Si possono chiamare arimaniche queste entità; sono le stesse che da Goethe sono state chiamate mefistofeliche.

Inizialmente, l’influsso luciferico agiva solo sugli uomini più progrediti, ma in breve tempo si estese anche agli altri. I discendenti dei primi si mischiarono ai discendenti dei meno progrediti, nei quali l’influsso luciferico poté penetrare. Tuttavia, il corpo vitale delle anime che ritornavano dai pianeti non poteva essere altrettanto ben protetto quanto quello dei discendenti di coloro che erano rimasti sulla Terra. La protezione di questi ultimi emanava da un’entità sublime, che guidava il cosmo quando il sole si distaccò dalla Terra; questa Entità è il reggente del regno solare. Gli spiriti, che grazie alla loro evoluzione cosmica avevano raggiunto il grado necessario di maturità, seguirono quell’entità quando essa si stabilì sul sole; esistevano però anche degli esseri che, al momento della separazione del sole, non avevano raggiunto tale altezza di evoluzione e che dovettero cercare un’altra dimora. Ad essi principalmente si deve il fatto che Giove e altri pianeti si staccarono dalla sostanza cosmica generale che, originariamente, era nell’organismo fisico terrestre. Giove divenne la dimora degli esseri non ancora abbastanza evoluti per elevarsi all’altezza del sole e l’entità più evoluta fra loro divenne la guida di Giove. Come la guida dell’evoluzione solare divenne l’«Io superiore», che agiva sul corpo vitale dei discendenti di coloro che erano rimasti sulla Terra, così la guida di Giove divenne l’«Io superiore», che pervase come una coscienza collettiva gli uomini, discendenti di coloro che erano apparsi per la prima volta sulla Terra durante il periodo dell’elemento aria e si erano trasferiti su Giove. Secondo i concetti della Scienza dello Spirito, possiamo chiamarli «uomini di Giove». Erano loro i discendenti di quegli uomini che, in antichi tempi, avevano già accolto anime umane non ancora abbastanza mature per sopportare il contatto con il fuoco, all’inizio dell’evoluzione della Terra. Erano anime intermedie, in bilico tra il regno delle anime umane e il regno delle anime animali. Esistevano altresì esseri che, sotto la guida del loro compagno più evoluto, avevano distaccato Marte dalla sostanza cosmica universale per farne la loro dimora. Sotto il loro influsso si costituì una terza categoria di uomini da loro derivata: gli «uomini di Marte» (queste cognizioni gettano luce sulle origini della costituzione del nostro sistema solare, poiché tutti i corpi di questo sistema sono nati dalla diversità del grado di maturità degli esseri che li abitavano; naturalmente, non possiamo addentrarci qui in tutti i particolari della formazione cosmica). Gli uomini che sentivano nel loro corpo vitale l’influenza del sublime Essere solare si possono chiamare «Uomini solari». L’Essere che viveva in essi come «Io superiore» – ben inteso nelle generazioni, non nel singolo individuo – è il medesimo che più tardi, quando gli uomini giunsero ad averne una cognizione cosciente, fu chiamato con diversi nomi e che agli uomini attuali si presenta come il Cristo. Un altro gruppo era costituito dagli «uomini di Saturno». Fra di essi agiva come «Io superiore» un Essere che, con i suoi compagni, aveva dovuto allontanarsi dalla sostanza cosmica prima della separazione del sole. Questi uomini erano costituiti in modo tale che una parte del corpo vitale e anche una parte del corpo fisico era rimasta immune dall’influsso luciferico.

Il corpo vitale degli uomini che si trovavano a un livello inferiore di evoluzione non era sufficientemente protetto per potersi difendere dall’influenza delle entità luciferiche. Questi uomini potevano estendere l’azione della scintilla di fuoco contenuta nel loro «Io» in modo da provocare nel loro ambiente delle potenti e dannose manifestazioni ignee; ne conseguì una tremenda catastrofe terrestre. La tempesta di fuoco distrusse gran parte del territorio allora abitato e, con esso, perirono gli uomini che avevano commesso errori; soltanto un piccolo gruppo di uomini, che ne era ancora immune, poté trovare rifugio in un luogo che era stato preservato fino a quel momento dalle influenze nocive umane. La dimora specialmente adatta per la nuova umanità fu quella regione della Terra oggi ricoperta dall’Oceano Atlantico; in essa si stabilì la parte dell’umanità che era rimasta, fino a un certo segno, immune dall’errore; le altre regioni furono abitate soltanto da piccoli nuclei di uomini. La Scienza dello Spirito chiama «Atlantide» la parte della Terra che allora era situata fra gli attuali continenti: Europa, Africa e America. Nella letteratura teosofica, il periodo dell’evoluzione umana ora descritto è chiamato il periodo lemurico terrestre, seguito dal periodo atlantideo. Il periodo in cui le forze lunari non avevano ancora esplicato la loro azione principale è chiamato periodo iperboreo, e questo è stato preceduto da un altro periodo che corrisponde ai primissimi tempi dell’evoluzione fisica terrestre. Nella tradizione biblica, il periodo antecedente all’azione dell’influsso luciferico è descritto come l’epoca del Paradiso, mentre la discesa dell’uomo sulla Terra e la sua penetrazione nel mondo dei sensi è chiamata la cacciata dal Paradiso.

Il periodo atlantideo fu il tempo in cui l’umanità si divise effettivamente in uomini di Saturno, uomini del Sole, uomini di Giove e uomini di Marte, una divisione che in precedenza era solo allo stato embrionale.

L’alternarsi del sonno e della veglia ebbe conseguenze importanti per l’essere umano, che si palesarono in particolare nell’umanità atlantidea. Durante la notte il corpo astrale e l’Io penetravano nella sfera delle entità superiori all’uomo, fino agli Spiriti della Personalità. Per mezzo della parte del corpo vitale non unita al corpo fisico, l’uomo percepiva i Figli della Vita (Angeli) e gli Spiriti del Fuoco (Arcangeli), perché durante il sonno poteva rimanere collegato a tale parte del corpo vitale. La sua percezione degli Spiriti della Personalità non era però chiara, a causa dell’influsso luciferico. Ma, mentre l’uomo si trovava in tale condizione, gli diventavano visibili, oltre agli Angeli e agli Arcangeli, anche quegli esseri che, arrestatisi allo stato solare e lunare, non avevano potuto penetrare nell’esistenza terrestre e rimanevano perciò nel mondo animico-spirituale. L’uomo, per mezzo dell’influenza luciferica, li attrasse nella parte della sua anima separata dal corpo fisico; entrò in contatto con degli esseri che spiegarono su di lui un’azione corruttrice. Questi esseri intensificarono nella sua anima la tendenza all’errore, spingendolo specialmente a fare cattivo uso delle forze della crescita e della riproduzione che, a causa della separazione tra corpo fisico e corpo vitale, egli poteva ormai dominare.

Durante il periodo atlantideo, alcuni uomini ebbero la possibilità di non immergersi completamente nel mondo dei sensi; l’influsso luciferico, invece di rappresentare un ostacolo all’evoluzione dell’umanità, contribuì al suo progresso. Per virtù dell’influenza luciferica, gli uomini svilupparono la conoscenza delle cose terrene assai prima di quanto altrimenti sarebbe stato possibile. Perciò, cercarono di allontanare l’errore dalle loro rappresentazioni e di approfondire i fenomeni dell’universo per rintracciare le intenzioni originarie delle entità spirituali. Si tennero lontani dalle passioni e dai desideri del corpo astrale, che tendono soltanto al mondo dei sensi, e in tal modo si liberarono sempre più dagli errori di quel corpo. Questa disciplina provocò in essi uno stato di coscienza per mezzo del quale percepivano soltanto con quella parte del corpo vitale separata dal corpo fisico nel modo testé descritto. Durante questo stato, le percezioni del corpo fisico erano annientate e quest’ultimo era come morto. Essi erano completamente collegati, per mezzo del corpo vitale, al regno degli Spiriti della Forma e da questi potevano sapere, come fossero condotti e diretti da quella sublime Entità che li guidava quando avvenne la separazione del sole e della Terra, cioè dal «Cristo». Questi uomini erano degli «Iniziati», ma, siccome l’individualità umana si trovava nel modo già descritto nel campo d’azione degli esseri lunari, gli Iniziati non potevano entrare in contatto diretto con l’Entità del Cristo, ma ne potevano soltanto contemplare il riflesso attraverso gli esseri lunari. Essi non vedevano direttamente l’Entità-Cristo, ma ne vedevano solo il riflesso. Questi uomini divennero le guide del resto dell’umanità a cui poterono comunicare i segreti da loro visti e attirarono dei discepoli, ai quali insegnarono la via che conduce all’iniziazione. Alla conoscenza del «Cristo» potevano però giungere soltanto coloro che appartenevano all’umanità solare di cui sopra. Essi coltivavano la loro scienza occulta e le discipline che vi conducono in una località speciale, alla quale, secondo la Scienza dello Spirito, si può dare il nome di Oracolo di Cristo o del Sole (il termine «oracolo» indica un luogo dove vengono svelate le intenzioni delle entità spirituali).

Altri oracoli sono sorti per opera degli esseri umani di Saturno, Marte e Giove. Gli iniziati di queste umanità spingevano il loro sguardo soltanto fino a quelle entità che potevano rivelarsi nel loro corpo vitale sotto forma del loro «Io superiore»; vi furono così dei seguaci della saggezza di Saturno, Giove e Marte. Oltre a questi metodi di iniziazione, ve ne furono altri per quegli uomini che avevano accolto un’influenza luciferica eccessiva e non erano in grado di staccare dal corpo fisico una parte del corpo vitale grande quanto quella staccata dagli uomini solari. In questi uomini, il corpo astrale tratteneva nel corpo fisico una parte maggiore del corpo vitale rispetto agli uomini solari. Essi non potevano elevarsi, grazie alle condizioni di cui abbiamo parlato, fino alla rivelazione del Cristo. A causa del loro corpo astrale, troppo sottomesso all’influsso luciferico, essi dovevano seguire una disciplina più severa per riuscire, sebbene in uno stato di libertà molto limitata, a ricevere la rivelazione di altre entità elevate, non del Cristo stesso. Esistevano delle entità che avevano abbandonato il sole al momento del distacco della Terra, ma che non si trovavano a un livello di evoluzione tale da poter seguire a lungo l’evoluzione solare; si stabilirono su Venere, staccandola dal sole dopo che questo si era scisso dalla Terra. La loro guida fu l’entità che, ormai divenuta «l’Io superiore», guidava quegli iniziati e i loro seguaci. Lo stesso si verificò per lo spirito che guidava Mercurio nei confronti di un altro gruppo di uomini, e così si costituirono gli oracoli di Venere e di Mercurio. Una determinata categoria di uomini che avevano assorbito maggiormente l’influsso luciferico non poté fare altro che diventare un’entità, la quale, insieme ai suoi simili, era stata la prima a essere espulsa dall’evoluzione solare. Questo essere non occupa nessun pianeta speciale, ma vive tuttora nell’ambiente che circonda la Terra, con la quale si è unito dopo il suo ritorno dal sole. Gli uomini a cui questa entità si svelava come il loro «Io superiore» possono essere chiamati i seguaci dell’oracolo di Vulcano. Il loro sguardo era più rivolto ai fenomeni terrestri rispetto a quello degli altri iniziati; essi gettarono le basi di ciò che in seguito sarebbe diventato scienza e arte per gli uomini. Gli iniziati di Mercurio, al contrario, fondarono la scienza delle cose sovrasensibili, e così fecero gli iniziati di Venere, in misura maggiore. Gli iniziati di Vulcano, Mercurio e Venere si differenziavano da quelli di Saturno, Giove e Marte per il fatto che questi ultimi ricevevano i loro Misteri in forma più completa, come una rivelazione dall’alto, mentre i primi ricevevano la loro sapienza sotto forma di concetti e idee propri. In mezzo a questi due gruppi vi erano gli iniziati del Cristo. Accoglievano i loro Misteri per rivelazione diretta e ricevevano anche la capacità di rendere queste loro cognizioni occulte accessibili all’intelletto umano. Gli iniziati di Saturno, Giove e Marte dovevano esprimersi soprattutto per mezzo di simboli; gli iniziati di Venere, Mercurio e Vulcano potevano comunicare la loro sapienza per mezzo di concetti.

Tutto ciò che è pervenuto all’umanità atlantidea per il tramite degli iniziati, è stato trasmesso anche al resto dell’umanità per il tramite del principio luciferico. Tale principio avrebbe potuto condurre l’umanità alla rovina, ma per virtù dell’intervento delle sublimi entità cosmiche, ciò che poteva rivelarsi un pericolo si è trasformato in un bene. Una di queste capacità fu l’acquisizione del linguaggio. Questa capacità fu acquisita dall’uomo in seguito alla condensazione della sua materialità fisica e alla separazione di una parte del suo corpo vitale dal corpo fisico. Durante il periodo che seguì la separazione della luna, l’uomo si sentì anzitutto collegato ai suoi progenitori fisici tramite l’Io di gruppo, ma questa coscienza comune che legava i discendenti ai progenitori si perse gradualmente nel corso delle generazioni. Gli ultimi discendenti serbarono la memoria interiore soltanto dei loro progenitori più vicini e non potevano più estenderla fino agli antenati più antichi. Solo quando si trovavano in uno stato simile al sonno, uno stato in cui l’uomo entrava in contatto con il mondo spirituale, il ricordo di un antenato o dell’altro emergeva improvvisamente; gli uomini sentivano allora di essere quell’antenato, che credevano essere rinato in loro. Fu questo un’idea errata della reincarnazione che si manifestò specialmente durante l’ultimo periodo atlantideo. La conoscenza vera della reincarnazione poteva essere esperimentata soltanto nelle scuole degli Iniziati, dove si poteva osservare le anime umane incorporee passare da una incarnazione all’altra. Solo gli Iniziati potevano comunicare la verità a questo riguardo ai loro discepoli.

La forma fisica umana, nel lontanissimo passato di cui parliamo, era ancora al massimo grado l’espressione delle qualità animiche. L’uomo era costituito da una materia assai più duttile e più tenue di quella che ha assunto in seguito; ciò che è attualmente solidificato nell’organismo era allora molle, pieghevole e plasmabile. L’uomo spiritualmente evoluto aveva una struttura corporea pieghevole, mobile ed espressiva, mentre un uomo poco evoluto spiritualmente aveva una forma corporea rozza, rigida e meno plasmabile. Il progresso animico contraeva le membra e la figura si impiccioliva; il ritardato sviluppo animico e lo sprofondamento nella materialità, invece, si manifestavano nelle forme di grandezza gigantesca. Mentre l’uomo si trovava nel periodo della crescita, il suo corpo si formava in modo che, per le idee di oggi, sembrerebbe incredibile e fantastico, in conformità di ciò che si svolgeva nella sua anima; la perversione delle passioni, degli impulsi e degli istinti produceva un aumento gigantesco della parte materiale dell’uomo. La forma fisica dell’uomo attuale è il risultato della contrazione, condensazione e solidificazione degli uomini atlantidei.

Prima dell’epoca atlantidea, l’uomo rispecchiava fedelmente la propria entità animica nel suo corpo; i processi che si svolgevano proprio durante l’evoluzione atlantidea contenevano le cause che condussero alla struttura degli uomini post-atlantidei, dotati di una forma fisica solida e relativamente indipendente dalle proprietà animiche (le forme del regno animale si densificarono sulla Terra assai prima dell’uomo). Le leggi che attualmente regolano la costituzione delle forme nei regni della natura non possono quindi essere applicate a quel remotissimo passato.

Verso la metà dell’epoca atlantidea, il male si sviluppò gradualmente nell’umanità; i segreti degli iniziati dovettero essere nascosti con molta cura affinché gli uomini, che non avevano purificato il loro corpo astrale dall’errore tramite una preparazione adeguata, non ne avessero conoscenza. Se essi avessero potuto penetrare con lo sguardo fino a quelle conoscenze occulte, a quelle leggi, secondo le quali le entità superiori dirigono le forze della natura, se ne sarebbero serviti per soddisfare i loro desideri e le loro passioni malsane. Il pericolo era tanto maggiore, in quanto gli uomini, come abbiamo detto, erano entrati in contatto con degli esseri spirituali inferiori che non potevano partecipare alla regolare evoluzione della Terra e perciò la ostacolavano. Questi spiriti influirono sugli uomini in modo da ispirare loro desideri contrari al bene dell’umanità. Tuttavia, gli uomini avevano ancora la capacità di disporre delle forze di crescita e di riproduzione della natura animale e della natura umana. Le tentazioni di quegli esseri spirituali inferiori riuscirono a sedurre non solo gli uomini comuni, ma anche gli iniziati, i quali utilizzarono così le forze sovrasensibili di cui abbiamo parlato per scopi contrari all’evoluzione dell’umanità; si associarono a tale fine anche altri uomini che non erano iniziati e che si servivano dei segreti delle forze sovrasensibili della natura per scopi molto bassi, causando una grande corruzione nell’umanità. Il male si estese sempre più. Le forze della crescita e della riproduzione, quando sono strappate alla Terra-madre e utilizzate in modo isolato, entrano in contatto con altre forze specifiche che agiscono nell’aria e nell’acqua; pertanto, a causa delle azioni umane, si scatenarono delle forze naturali straordinariamente potenti e dannose che portarono gradualmente alla distruzione della regione atlantidea attraverso catastrofi causate dall’aria e dall’acqua. La parte dell’umanità atlantidea che riuscì a salvarsi dovette emigrare. Per virtù di queste tempeste, la Terra ha assunto un nuovo aspetto: dall'Europa, dall'Asia e dall'Africa sono nate, assumendo gradualmente la loro forma attuale, e dall'altra è nata l'America. Verso questi paesi si diressero grandi correnti di emigrazione; le più importanti per noi furono quelle che dall’Atlantide si diressero verso l’Oriente. L’Europa, l’Asia e l’Africa furono gradualmente popolate dai discendenti degli Atlantidei; vari popoli vi stabilirono la loro dimora. Essi si trovavano in diversi stadi di evoluzione e corruzione. Tra loro emigrarono anche gli iniziati, i custodi dei segreti degli oracoli, che fondarono in diversi paesi dei santuari in cui veniva coltivato il culto di Giove, di Venere, ecc., talvolta in senso buono, talvolta in senso cattivo. Un influsso particolarmente sfavorevole venne esercitato dalla divulgazione illecita del segreto di Vulcano, poiché i seguaci di quel culto rivolgevano la loro attenzione in particolar modo alle vicende terrestri. La divulgazione di questo segreto assoggettò l’umanità a degli esseri spirituali che, a causa della loro passata evoluzione, si opponevano a tutto ciò che proveniva dal mondo spirituale sviluppatosi dalla separazione della Terra dal Sole. Conformemente a questa loro tendenza, essi agirono appunto su quell’elemento che si era sviluppato nell’uomo per virtù delle percezioni che egli aveva del mondo sensibile, dietro il quale si nasconde il mondo spirituale. Tali esseri acquisirono grande influenza su molti abitanti della Terra, influenza che si fece sentire in particolare quando gli uomini andarono sempre più perdendo il senso delle realtà spirituali. All'epoca, la grandezza, la forma e la plasticità del corpo fisico dell’uomo erano ancora in gran parte determinate dalle qualità della sua anima, pertanto, a causa di tale divulgazione, si verificarono anche delle trasformazioni a questo riguardo nella specie umana. Là dove la corruzione umana si esplicava in particolar modo con l’asservimento delle forze sovrasensibili alla soddisfazione di bassi desideri, istinti e passioni, nacquero dei corpi umani bizzarri e grotteschi per forma e grandezza. Questi corpi non poterono sopravvivere al periodo atlantideo e perirono. L’umanità post-atlantidea è fisicamente derivata da quegli antenati atlantidei le cui forme corporee erano sufficientemente resistenti da non lasciarsi plasmare dalle forze animiche pervertite e contro natura. Durante un determinato periodo dell’evoluzione atlantidea, la figura umana fu sottoposta alle leggi che regolavano le condizioni interiori ed esteriori della Terra e ne determinavano la solidificazione. Le forme umane delle razze che si erano solidificate prima di questo periodo poterono riprodursi a lungo; ma le anime che si incorporavano in esse, si trovarono gradualmente talmente ristrette da dover perire. Nondimeno, parecchie di queste razze sopravvissero a lungo fino al periodo post-atlantideo e quelle che erano rimaste più flessibili continuarono ancora per molto tempo sotto altre forme. Le forme umane rimaste malleabili dopo l’epoca di cui parliamo furono occupate da anime che avevano subìto in particolare l’influsso nocivo della rivelazione dei misteri di Vulcano di cui sopra; erano destinate a una rapida dissoluzione.

Dopo la metà dell’evoluzione atlantidea, nel campo dell’evoluzione umana, iniziarono a influire alcuni esseri che tendevano a spingere l’uomo verso la vita del mondo fisico sensibile in modo non spirituale. Questa loro influenza fu così forte che l’uomo, invece di vedere il mondo per come è realmente, scorgeva delle immagini illusorie e dei fantasmi, ed era esposto non soltanto all’influsso luciferico, ma anche a quello di questi altri esseri, i quali possono essere chiamati Arimane, perché così fu chiamato più tardi dalla civiltà persiana (Mefistofele è la stessa entità). A causa di questo influsso, l’uomo, anche dopo la morte, rimase soggetto a forze che lo portavano a percepire se stesso come un essere completamente dedito alle condizioni terrestri materiali. La chiara visione dei processi del mondo spirituale venne gradualmente tolta all’uomo, che dovette sentirsi sottoposto alle forze di Arimane e, in un certo senso, allontanato da ogni comunicazione col mondo spirituale.

All'epoca, grande importanza aveva un santuario che, in mezzo al generale dissolvimento, aveva custodito l’antico culto in tutta la sua purezza.

Del sublime Spirito solare erano state rivelate le guide di Saturno, di Giove, ecc. Gli iniziati dell’Oracolo solare conoscevano il segreto per produrre in alcuni uomini speciali dei corpi vitali simili a quelli già posseduti dai migliori iniziati di Giove, Mercurio, ecc.; valendosi dei mezzi di cui potevano disporre, e che non è il caso di spiegare, essi conservavano l’impronta dei migliori corpi vitali degli antichi iniziati, per dotarne più tardi gli uomini più adatti. Per gli iniziati di Venere, Mercurio e Vulcano, il processo poteva essere applicato anche al corpo astrale.

In una determinata epoca, la guida degli iniziati del Cristo si unì a dei compagni ai quali poteva comunicare solo una piccola parte dei segreti del mondo, perché avevano la naturale predisposizione a separare il corpo fisico dal vitale in minima parte ed erano quindi, in quel momento, i più adatti a promuovere il progresso dell’umanità. Le esperienze di sonno erano rare per loro; dinanzi a essi il mondo spirituale si era chiuso, perciò mancavano anche della comprensione per tutto ciò che era stato rivelato negli antichi tempi, quando l’uomo possedeva soltanto un corpo vitale e non aveva ancora un corpo fisico. Gli uomini che si trovavano nell’immediata dipendenza del sacerdote dell’oracolo del Cristo erano i più progrediti nell’unione con il corpo fisico di quella parte del corpo vitale che se ne era precedentemente staccata. Questa unione si verificò successivamente nell’umanità come conseguenza delle trasformazioni avvenute in generale sulla Terra e, in particolare, sul continente atlantideo. Il corpo vitale dell’uomo andò sempre più a coincidere con il corpo fisico e, per questo motivo, le facoltà della memoria, che in precedenza erano quasi illimitate, si trasformarono nell’uomo in facoltà di pensiero; la parte del corpo vitale vincolata al corpo fisico trasformò il cervello fisico in uno strumento per il pensiero; è da allora in poi che l’uomo ha percepito effettivamente il suo «Io» nel corpo fisico. Fu allora che si sviluppò l’autocoscienza dell’uomo. Questo fatto si verificò inizialmente solo in una piccola parte dell’umanità, in particolare tra i seguaci della guida dell’Oracolo del Sole. Il resto dell’umanità, sparsa in Europa, Asia e Africa, conservò con proporzioni diverse i residui dell’antico stato di coscienza e aveva perciò un’esperienza diretta del mondo sovrasensibile.

I compagni dell’iniziato del Cristo erano uomini di grande intelletto, ma avevano meno esperienza del mondo soprasensibile rispetto a tutti gli altri uomini di quel periodo. L’iniziato che li guidava emigrò con loro dall’Occidente verso l’Oriente, in una zona dell’interno dell’Asia. Egli voleva sottrarli per quanto più possibile al contatto con gli uomini meno progrediti nell’evoluzione intellettuale. Educò i suoi compagni conformemente ai Misteri che conosceva e influì in tal senso principalmente sui loro discendenti; così si costituì un gruppo di uomini che avevano accolto nel loro cuore gli impulsi emanati dai Misteri dell’iniziazione del Cristo. L’iniziato scelse sette uomini più evoluti da questo gruppo per infonder loro un corpo vitale e un corpo astrale che corrispondeva all’impronta di quelli che avevano appartenuto ai sette atlantidei iniziali più elevati. Egli educò così un successore per ognuno degli iniziati del Cristo, di Saturno, di Giove, ecc. Questi sette Iniziati divennero i maestri e le guide di coloro che, all’epoca post-atlantidea, si stabilirono nel sud dell’Asia, precisamente nell’antica India. Poiché quei grandi Maestri erano dotati del corpo vitale dei loro antenati spirituali e della sapienza e della conoscenza da essi elaborata, ciò non era sufficiente per le rivelazioni che provenivano dal corpo vitale. Quando queste rivelazioni si manifestavano in loro, essi dovevano imporre silenzio alla propria sapienza e alla propria conoscenza; attraverso di loro e della loro bocca parlavano allora le entità sublimi che avevano parlato anche ai loro antenati spirituali. Al di fuori dei momenti in cui queste entità parlavano attraverso di loro, essi erano uomini semplici, dotati soltanto delle capacità di sentimento e di intelligenza che si erano sviluppate autonomamente.

All’epoca, nell’India abitava una razza di uomini che aveva conservato un vivido ricordo dello stato animico degli Atlantidei, stato che permetteva di fare esperienze nel mondo spirituale. Una buona parte di quegli uomini sentiva ancora nel cuore e nell’intelletto una potente attrazione verso quelle esperienze del mondo sovrasensibile. Una saggia disposizione della sorte aveva fatto emigrare verso il sud dell’Asia la maggior parte degli uomini che costituivano il gruppo più progredito della popolazione atlantidea; oltre a questo gruppo principale, in epoche diverse vi emigrarono altri gruppi. L’iniziato del Cristo, di cui abbiamo parlato, assegnò a queste popolazioni i suoi sette grandi Discepoli come maestri; essi impartirono a questi popoli la loro saggezza e la loro legge. Fra questi antichi Indiani ve ne erano molti che avevano bisogno di ben poca preparazione perché si risvegliassero in loro le capacità appena attutite che permettevano di giungere alla percezione dei mondi sovrasensibili. L’aspirazione verso quei mondi era effettivamente il sentimento che dominava nelle loro anime. Essi sentivano che il mondo sovrasensibile era la patria originaria degli uomini e che da esso erano stati trasferiti nel mondo delle percezioni esteriori sensorie e dell’intelletto ad esso collegato. Gli antichi Indiani ritenevano che il mondo sovrasensibile fosse il vero mondo, mentre quello dei sensi era un inganno della percezione umana, un’illusione (Māyā); mettevano quindi in atto tutti i mezzi per arrivare a vedere il vero mondo. Il mondo illusorio dei sensi non suscitava alcun interesse in loro, o ne suscitava soltanto in quanto rappresentava il velo che copre il mondo sovrasensibile. Il potere dei sette grandi Maestri era immenso e ciò che rivelavano penetrava profondamente nelle anime degli indiani. Il possesso dei corpi vitali e dei corpi astrali, trasmessi a quei Maestri, conferiva loro grandi forze, tanto da poter agire sui loro discepoli anche per via magica. Non insegnavano, ma agivano come una forza magica da una personalità all’altra. Così, si sviluppò una cultura completamente permeata di saggezza sovrasensibile. Ciò che è contenuto nei libri della sapienza indiana (i Veda) non ci presenta l’originario aspetto dell’antica saggezza, coltivata nei tempi antichi dai grandi Maestri, ma ce ne offre soltanto un debole riflesso. Solo lo sguardo del veggente, rivolto verso gli arcani del passato, può scorgere la sapienza originaria mai scritta, che si cela dietro a quella scritta. Una caratteristica speciale di questa saggezza originaria è l'armonioso accordo dei diversi oracoli del periodo atlantideo. Ognuno dei grandi Maestri poteva svelare la saggezza di uno di quegli oracoli; i vari aspetti della saggezza si fondevano in un’armonia completa, perché dietro di essi vi era la saggezza fondamentale dell’iniziazione del Cristo. Cristo non rivelava i medesimi misteri del suo predecessore, l’Iniziato del Cristo. Quest’ultimo era rimasto nel retroscena dell’evoluzione e non aveva trovato, dapprima, nessun uomo post-atlantideo al quale poter trasmettere il suo alto ministero. La differenza fra l’Iniziato del Cristo e il suo successore, che insegnava ai sette grandi Maestri indiani, stava nel fatto che quest’ultimo era capace di esprimere completamente la sua visione del mistero del Cristo con delle rappresentazioni umane, mentre l’Iniziato indiano del Cristo ne poteva rappresentare soltanto un riflesso, a mezzo di simboli e di segni, perché la sua comprensione umana non gli permetteva di concepire tale mistero. Tuttavia, dall’unione dei sette Maestri, emerse una conoscenza del mondo sovrasensibile, rappresentata come in un grandissimo panorama di saggezza; di questa, i diversi antichi oracoli atlanlei potevano rivelare soltanto delle singole parti. Vennero rivelate le grandi guide che dirigono il mondo cosmico e venne anche indicato, sebbene in modo vago, il grande Spirito solare, lo spirito nascosto che domina sulle grandi entità rivelate dai sette Maestri.

Quando qui si parla degli «antichi Indiani», non ci si riferisce al popolo generalmente noto con questo nome. Non esistono documenti esterni dell’antichissima epoca di cui si parla. Il popolo che siamo soliti chiamare «Indiano» corrisponde a un determinato stadio dell'evoluzione storica che si è svolto molto tempo dopo l’epoca ora in questione. Occorre riconoscere un primo periodo terrestre post-atlantideo, in cui dominava appunto la «cultura indiana», ora caratterizzata; si svolse poi un secondo periodo post-atlantideo, in cui dominò la cultura che più oltre in questo libro viene chiamata la «cultura antica persiana»; più tardi ancora si sviluppò la cultura egizio-caldaica di cui ancora dovremo parlare. Durante lo sviluppo di queste due culture, anche l’antico «indianesimo» sviluppava una seconda e una terza epoca. A questa terza epoca si riferisce ciò che ordinariamente viene descritto dell’antica India. Quello che è stato detto finora, dunque, non si riferisce all’«antica India» di cui si parla comunemente.

Un altro tratto caratteristico della cultura atlantidea fu la divisione degli uomini in caste. Gli abitanti dell’India discendono dagli atlantidei che appartenevano alle diverse categorie di uomini, di Saturno, di Giove, ecc. Per mezzo degli insegnamenti occulti, gli uomini compresero che l’anima non si reincarna in una determinata casta per caso, ma perché essa stessa determina il proprio destino. Tale interpretazione degli insegnamenti sovrasensibili fu accolta più facilmente in quanto in molti uomini rimaneva desto il ricordo degli antenati di cui abbiamo fatto cenno, un ricordo che però poteva condurre anche a una concezione erronea della reincarnazione. Mentre durante l’antico periodo atlantideo la giusta concezione della reincarnazione si poteva conseguire soltanto tramite gli iniziati, ora, nell’antica India, si poteva conseguire soltanto tramite il diretto contatto con i grandi Maestri. Le idee errate sulla reincarnazione si diffusero ampiamente fra i popoli, che dopo lo sprofondamento dell’Atlantide si dispersero in Europa, Asia e Africa. Poiché gli iniziati che si erano allontanati dalla retta via durante l’evoluzione atlantidea avevano trasmesso quel mistero ad anime immature, gli uomini iniziarono a confondere le idee vere con quelle errate. A molti di loro, come eredità del periodo atlantideo, era rimasta una sorta di chiaroveggenza crepuscolare. Gli atlantidei, durante il sonno, penetravano nell’ambiente del mondo spirituale; i loro discendenti avevano delle esperienze del mondo spirituale in uno stato intermedio fra sonno e veglia, durante il quale risorgevano in loro le immagini del tempo antico, in cui i loro antenati avevano vissuto. Si credettero le reincarnazioni di quegli uomini e si diffuse così in tutto l’ambiente terrestre l’idea della reincarnazione, in perfetta antitesi con la giusta dottrina degli iniziati.

In seguito alle continue emigrazioni, che si erano verificate da ponente verso levante all'inizio della catastrofe atlantidea, nelle regioni dell’Asia Minore si costituì una collettività umana, di cui i discendenti sono noti nella storia con il nome di popolo persiano, con le sue ramificazioni. Questo fatto risale a tempi assai più remoti rispetto alla storia di questo popolo. Si trattava in un primo momento degli antenati di quegli uomini che in seguito furono chiamati persiani e presso i quali si costituì il secondo grande periodo di cultura dell’evoluzione post-atlantidea, che seguiva il periodo della cultura indiana. I popoli di questo secondo periodo avevano un compito diverso da quello del popolo indiano; le loro aspirazioni non erano rivolte soltanto verso il mondo sovrasensibile. Erano adatti anche al mondo fisico-sensibile, impararono ad amare la terra, a apprezzare ciò che l’uomo ne può trarre e ciò che può acquistare a mezzo delle forze di quella; le loro imprese guerresche e i mezzi che adoperavano per trarre dalla terra i suoi tesori sono frutti della loro peculiare natura. Per loro non esisteva il pericolo che l’aspirazione verso il sovrasensibile li distogliesse completamente dall’«illusione» della materialità fisica; esisteva piuttosto il rischio che la tendenza verso quest’ultima facesse loro perdere del tutto il rapporto animico col mondo sovrasensibile. Anche i santuari degli oracoli, che dall’antica Atlantide erano stati trasferiti in quella regione, riflettevano il carattere generale del popolo. Delle forze che l’uomo poteva acquistare tramite esperienze nel mondo sovrasensibile e che potevano ancora essere dominate nelle forme inferiori, vennero coltivate nei santuari in modo da sottomettere i fenomeni della natura agli interessi personali dell’uomo. Quell’antico popolo possedeva ancora un grande potere per dominare alcune forze della natura che, in seguito, si sottrassero alla volontà umana. I custodi degli oracoli avevano potere su forze interiori legate al fuoco e ad altri elementi; essi erano dei maghi. La conoscenza e le forze sovrasensibili, rimaste loro in eredità dai tempi antichi, erano certamente ben poca cosa in confronto a ciò che possedeva l’uomo dell’antichità remota; eppure questa eredità si manifestava nondimeno in svariate forme, sia nelle arti più nobili, il cui unico scopo era il bene dell’umanità, sia nelle cerimonie più riprovevoli. L’azione luciferica agiva in modo speciale su questi uomini, li aveva messi in rapporto con tutto ciò che li distoglieva dalle direttive di quelle entità elevate che avrebbero guidato da sole l’ulteriore evoluzione dell’umanità verso il progresso, se l’intervento luciferico non si fosse verificato. Anche quegli individui che erano ancora dotati di un residuo della facoltà chiaroveggente, descritta come uno stato intermedio fra veglia e sonno, erano fortemente attratti dagli esseri inferiori del mondo spirituale. Occorreva che a questo popolo venisse dato un impulso spirituale capace di controbilanciare tali disposizioni, e l’impulso gli pervenne dalla medesima sorgente che aveva alimentato l’antica vita spirituale indiana. Il custode dei misteri dell’oracolo solare inviò a quel popolo una guida.

A questa guida dell’antica cultura spirituale persiana, inviata a quel popolo dal custode dell’oracolo solare, si può dare il nome già noto nella storia, Zaratustra o Zoroastro. Bisogna però tenere a mente che la personalità a cui alludiamo appartiene a un periodo di tempo assai più antico di quello a cui appartiene la personalità indicata dalla storia con tale nome. Ma non si tratta qui di ricerca storica, bensì di Scienza dello Spirito, e quando pensiamo a colui che più tardi portò il nome di Zaratustra, dovremo ricordarci di considerarlo, in accordo con la Scienza dello Spirito, come un seguace di quel primo grande Zaratustra del quale ha assunto il nome e diffuso la dottrina. Il compito di Zaratustra fu quello di indirizzare il suo popolo verso una comprensione del mondo sensibile che non lo facesse apparire vuoto di spiritualità, come gli appariva quando lo osservava sotto l’influenza esclusiva della natura luciferica. All’uomo è dovuta la sua autonomia e il senso della libertà, ma deve agire in lui all’unisono con la natura spirituale contrapposta a quella fisica. Il popolo antico persiano, a causa della sua propensione verso il mondo fisico-sensibile, correva il rischio di essere completamente assorbito dalle entità luciferiche; era quindi necessario mantenere vivo in esso il senso della natura spirituale. Zaratustra aveva ricevuto un’iniziazione dal custode dell’oracolo solare che gli permetteva di ricevere le rivelazioni delle alte entità solari. Durante uno speciale stato di coscienza, a cui era pervenuto con l’iniziazione, gli era dato di scorgere la Guida stessa degli esseri solari, la quale, come già detto, aveva preso sotto la sua protezione il corpo vitale dell’uomo. Egli sapeva che quell’Entità solare dirige l’evoluzione umana, ma che potrebbe discendere soltanto a un determinato momento dallo spazio sulla Terra. Per questo era necessario che potesse agire nel corpo astrale di un uomo, così come aveva agito nel corpo vitale umano dopo l’intervento luciferico. Doveva perciò comparire un uomo che avesse trasformato il corpo astrale in modo da condurlo alla condizione che avrebbe raggiunto a un determinato momento dell’evoluzione (verso la metà dell’evoluzione atlantidea), se l’intervento luciferico non si fosse verificato.

Se l’intervento luciferico non si fosse verificato, l’uomo sarebbe arrivato molto più presto a quel gradino dell’evoluzione, ma non avrebbe mai acquisito né l’indipendenza né la libertà. Ormai, però, nonostante queste nuove facoltà, l’uomo doveva riuscire a elevarsi a quelle altezze spirituali. Zaratustra, grazie alle sue doti chiaroveggenti, aveva compreso che nel corso dell’evoluzione una personalità umana sarebbe emersa, dotata di un corpo astrale in grado di assolvere a quell’alta missione; sapeva altresì che prima di quel tempo quell’alta Entità solare non avrebbe potuto essere trovata sulla Terra, ma che il veggente poteva vederla nella sfera della parte spirituale del Sole.

Zaratustra scorgeva quell’Entità quando, con il suo sguardo chiaroveggente, volgeva verso il Sole, ed egli l’annunziò al suo popolo, dicendo che quell’Entità, che si poteva trovare dapprima soltanto nel mondo spirituale, più tardi sarebbe discesa sulla Terra. Fu questo l’annuncio del grande Spirito solare, o Spirito di luce (Aura solare, Ahyura mazdao, Ormuzd). Lo Spirito di luce si rivelò a Zaratustra e ai suoi discepoli come quello Spirito che, per il momento, rivolgeva il suo sguardo verso l’uomo dal mondo spirituale, ma che in futuro avrebbe potuto essere accolto all’interno dell’umanità. L’essere annunciato da Zaratustra come Spirito di luce è il Cristo prima della sua venuta sulla Terra. D’altra parte, Zaratustra rappresenta Arimane (Angra Mainju) come una potenza che esercita un’influenza dannosa sulla vita animica dell’uomo, se questi si abbandona completamente a essa. Questa potenza è la stessa che abbiamo già descritto e che aveva acquisito un forte potere sul mondo dopo il tradimento della rivelazione dei misteri di Vulcano. Oltre ad annunciare il Dio di luce, Zaratustra comunicò anche insegnamenti riguardo a quegli esseri spirituali che appaiono allo sguardo purificato del veggente come compagni dello Spirito di luce; a questi si contrappongono i tentatori, visibili agli uomini dotati di chiaroveggenza impura, residuo dell’epoca atlantidea. Bisognava far comprendere chiaramente al popolo antichissimo persiano che nell’anima umana, in quanto è rivolta all’azione e alla lotta nel mondo fisico-sensibile, si svolge un conflitto fra la forza dello Spirito di luce e quella del suo oppositore e come l’uomo debba comportarsi per non essere trascinato nell’abisso da quest’ultimo, ma per usare l’influenza di esso verso il bene, per mezzo della forza del primo.

Fra quei popoli, che in seguito alla loro emigrazione si trovarono riuniti nell’Asia Minore e nell’Africa settentrionale, si sviluppò una terza epoca di cultura post-atlantidea, fra i Caldei, i Babilonesi e gli Assiri, da una parte, e gli Egiziani dall’altra. Questi popoli avevano un diverso senso del mondo fisico-sensibile rispetto a quello dei persiani; avevano accolto in misura maggiore la tendenza spirituale che è alla base della forza del pensiero e della riflessione logica, sviluppatesi dopo gli ultimi tempi del periodo atlantideo. Il compito dell’umanità post-atlantidea fu infatti lo sviluppo delle capacità animiche raggiungibili tramite le forze del pensiero e del sentimento che non sono stimolate direttamente dal mondo spirituale, ma si costituiscono per il fatto che l’uomo vive nel mondo dei sensi, si familiarizza con esso e lo elabora. La conquista di tale mondo fisico-sensibile, per opera delle capacità umane, rappresenta la missione dell’umanità post-atlantidea e procede di gradino in gradino. Nell’antica India l’uomo, a causa del suo atteggiamento interiore, era già rivolto verso il mondo, ma lo considerava un’illusione e il suo spirito aspirava al mondo sovrasensibile. Una tendenza opposta si manifesta nel popolo persiano, che sente l’impulso di conquistare il mondo fisico-sensibile, ma tenta di farlo utilizzando quelle forze animiche rimastegli come retaggio di un tempo in cui l’uomo poteva mettersi in rapporto diretto con il mondo sovrasensibile. I popoli della terza epoca di cultura hanno perso quasi completamente queste facoltà sovrasensibili. Ora l’anima deve investigare l’ambiente fisico stesso per cercarvi le manifestazioni della spiritualità e progredire ulteriormente mediante le rivelazioni e le scoperte dei mezzi di cultura di quel mondo. Dal mondo fisico-sensibile, gli uomini hanno investigato le leggi spirituali che vi si nascondono, e da questa indagine è nata la scienza umana; mentre la tecnica umana, il lavoro artistico con i suoi metodi e i suoi strumenti, sono il risultato del riconoscimento e dell’elaborazione delle forze del mondo fisico. Per gli uomini del popolo caldeo-babilonese, il mondo sensibile non era più un’illusione; nei suoi regni, nei suoi monti e nei suoi mari, nell’aria e nell’acqua, era una manifestazione delle attività spirituali delle potenze nascoste, delle quali l’uomo doveva conoscere le leggi. Per l’egiziano, la Terra era un campo d’azione che gli veniva donato e che doveva elaborare per mezzo delle proprie forze intellettuali, affinché assumesse l’impronta della potenza umana. Nell’Egitto faraone furono trasferiti per lo più i santuari degli oracoli dell’Atlantide, che a loro volta derivavano dall’oracolo di Mercurio; ve ne erano però anche altri, come quelli di Venere. Un nuovo germe di cultura venne versato nel popolo egiziano per mezzo degli insegnamenti coltivati nei santuari di questi oracoli. Questo germe proveniva da un grande Maestro che aveva seguito la disciplina della scuola persiana dei Misteri dello Zaratustra (costui era la reincarnazione della personalità di un discepolo del grande Zaratustra stesso): lo si può chiamare «Ermete». Grazie all’accoglienza dei Misteri dello Zaratustra, egli poteva indicare la via giusta per guidare il popolo egiziano. Questo popolo, durante la vita terrestre fra nascita e morte, pur avendo lo sguardo rivolto verso il mondo fisico-sensibile in modo che gli permetteva soltanto una visione indiretta e molto limitata del mondo spirituale che vi sta dietro, nondimeno riconosceva nel mondo fisico le leggi spirituali. Il mondo spirituale non poteva dunque essere rappresentato a quel popolo come un mondo con il quale avrebbe potuto familiarizzare durante la sua dimora sulla Terra. Tuttavia, gli si poteva dimostrare che l’uomo, durante lo stato incorporeo che segue la morte, vive nel mondo degli spiriti, le cui tracce si manifestano nella vita terrena, nel mondo fisico-sensibile. Ermete insegnava che l’uomo, per quanto impiega le sue forze sulla Terra per favorire le direttive delle Potenze spirituali, si rende altrettanto capace di unirsi a queste dopo la morte. Coloro che hanno lavorato più strenuamente a tale scopo, specialmente, si uniranno con Osiride, la sublime entità solare. Nella parte caldea-babilonese di questa corrente di civiltà, la tendenza della mente umana verso il mondo fisico-sensibile fu più accentuata che presso gli egiziani; le leggi del mondo fisico furono indagate e gli archetipi spirituali osservati nelle loro manifestazioni fisiche. Il popolo, però, rimase legato alle cose sensibili sotto molti aspetti; diede importanza alla stella invece che allo spirito stellare e così pure alle copie terrestri di molte altre entità spirituali. Le guide dei popoli acquisirono invece delle profonde conoscenze delle leggi del mondo sovrasensibile e della loro cooperazione con il mondo fisico, di guisa che si accentuò specialmente fra quei popoli il contrasto fra la conoscenza degli iniziati e la credenza errata della nazione in generale.

Condizioni affatto diverse si riscontravano nei paesi dell’Europa meridionale e dell’Asia occidentale, dove fioriva la quarta epoca della cultura post-atlantidea. In accordo con la scienza occulta, possiamo chiamare quel periodo l’epoca della cultura greco-latina. In quei paesi si erano riuniti i discendenti degli uomini emigrati dalle contrade più diverse dell’antico mondo; vi erano santuari di oracoli che continuavano le tradizioni degli oracoli dell’Atlantide; vi erano uomini che avevano ereditato e possedevano come dono naturale qualcosa dell’antica chiaroveggenza e altri, ai quali era relativamente facile acquistarla, mediante una giusta disciplina. In molti santuari non soltanto erano conservate le tradizioni degli antichi iniziati, ma c'erano anche dei degni successori di quei Maestri che attiravano discepoli capaci di elevarsi a alti gradi di visione spirituale. Quei popoli sentivano l’impulso di creare nel mondo sensibile una regione in cui lo spirito potesse manifestarsi nella sostanza fisica con forma perfetta. L’arte greca è, insieme a molte altre cose, una conseguenza di tale aspirazione. Basta osservare un tempio greco con gli occhi dello spirito per accorgersi che in quell'opera d'arte mirabile, la sostanza fisica è stata elaborata dall'uomo in modo che ogni suo minimo particolare appaia come l'espressione della spiritualità. Il tempio greco è la «dimora dello Spirito» ed esprime, nelle sue forme, ciò che è visibile soltanto all’occhio del veggente. Un tempio di Zeus (o Giove) è concepito in modo da apparire all’occhio fisico come un involucro degno di avvolgere il mistero profondo che si rivela all’occhio spirituale del custode dell’iniziazione di Giove. E lo stesso si può dire di tutta l’arte greca. La saggezza degli iniziati scorre per vie occulte nei poeti, negli artisti e nei pensatori sotto forma di concetti e idee; i segreti degli iniziati si ritrovano nei sistemi ideologici della concezione cosmica dei filosofi greci. L’influsso della vita spirituale e i segreti degli antichi santuari asiatici e africani scorrono attraverso questi popoli e le loro guide. I grandi maestri indiani, i compagni di Zaratustra e i seguaci di Ermete reclutarono dei discepoli che, a loro volta, fondarono dei santuari d’iniziazione in cui riviveva l’antica saggezza sotto nuova forma. Sono questi i Misteri dell’antichità, in cui i discepoli venivano preparati a raggiungere quello stato di coscienza che permetteva loro di spingere lo sguardo fin dentro ai mondi spirituali (per maggiori dettagli sui Maestri dell’antichità si rimanda al mio libro Il cristianesimo come fatto mistico, e se ne parlerà più ampiamente negli ultimi capitoli di quest’opera). Da questi santuari dell’iniziazione i Misteri irradiavano verso tutti coloro che in Asia Minore, in Grecia e in Italia coltivavano i Misteri spirituali (il mondo greco possedeva, con i suoi Misteri Orfici ed Eleusini, importanti santuari d’iniziazione. Nella scuola di Pitagora dominavano ancora i grandi insegnamenti e i metodi della saggezza della remota antichità; Pitagora stesso era stato iniziato in varie scuole di Misteri durante i suoi lunghi viaggi.

La vita che gli uomini dell’epoca post-atlantidea conducevano fra nascita e morte esercitava la sua influenza anche sullo stato incorporeo che segue la morte; quanto più l’uomo si interessava alle cose del mondo fisico-sensibile, tanto più Arimane, insediandosi nell’anima sua durante la vita, aveva la possibilità di conservare il suo impero oltre la morte. Questo pericolo era ancora minimo presso i popoli dell’antica India, in quanto durante la vita terrestre essi percepivano il mondo fisico-sensibile come un’illusione. In questo modo, si sottraevano all’influenza di Arimane dopo la morte. Il pericolo diventava minaccioso per gli antichissimi popoli persiani, i quali durante la vita terrestre avevano rivolto al mondo fisico-sensibile un interesse maggiore e sarebbero caduti in gran parte preda di Arimane, se la parola ispirata di Zaratustra, tramite l’insegnamento del Dio della luce, non avesse rivelato loro che dietro al mondo fisico-sensibile vi è quello degli Spiriti della luce. Maggiore era la capacità degli uomini di quella civiltà di accogliere nell’anima questo nuovo mondo di rappresentazioni, migliore era la loro capacità di sfuggire durante la vita terrestre all’attrazione di Arimane e di eluderlo dopo la morte, quando dovevano prepararsi per una nuova esistenza terrena. Durante la vita terrena, la potenza di Arimane agisce nell’uomo in modo tale da fargli considerare la vita fisico-sensibile come l’unica esistente e da chiudergli in tal modo il passaggio alla visione del mondo spirituale. Nel mondo spirituale, questa stessa potenza spinge l’uomo all’isolamento e alla concentrazione della sua attenzione su se stesso. Gli uomini che, dopo la morte, si trovano sotto il potere di Arimane, rinascono come egoisti.

Attualmente, la scienza occulta può descrivere quale sia la vera vita che si svolge fra la morte e una nuova nascita, quando l’influsso arimanico è stato superato almeno in parte. Questo è ciò che è stato descritto nei primi capitoli di questo libro e anche in altre opere dell’autore, e questo è il modo in cui deve essere descritta, se si vuole far comprendere ciò che l’uomo può sperimentare in questa condizione di esistenza, quando si è elevato alla pura visione spirituale della realtà. Ogni individuo riesce a sperimentare in misura diversa, a seconda della sua vittoria sull’influsso arimanico. L’uomo si avvicina sempre più a ciò che può diventare nel mondo spirituale; ora è necessario studiare il corso dell’evoluzione dell’umanità per comprendere bene quali altre influenze possono ostacolare il suo progresso.

In Egitto, Ermete insegnò agli uomini a prepararsi durante la vita terrena alla comunione con lo Spirito di Luce. Tuttavia, gli interessi degli uomini fra nascita e morte si erano costituiti in quel modo che lo sguardo spirituale poteva a mala pena penetrare al di là del velo fisico sensibile; perciò, anche dopo la morte, lo sguardo spirituale rimase oscurato e la percezione del mondo della luce divenne incerta. Il punto massimo di oscuramento del mondo spirituale dopo la morte si verificò per le anime che, uscendo da un corpo appartenente alla civiltà greco-latina, passarono a uno stato incorporeo. Durante la vita terrena, si erano completamente dedicate al perfezionamento dell’esistenza fisico-sensibile, e perciò si erano condannate a vivere come ombre dopo la morte.

I Greci, quindi, sentivano la vita che segue la morte come un’esistenza di ombre, e la parola pronunciata dall’eroe a cui è cara la vita dei sensi: «Meglio mendicante sulla Terra, che sovrano nel regno delle ombre», non è una semplice espressione retorica, ma l’affermazione di un sentimento vero. Questa tendenza si accentuava ancora di più presso quei popoli asiatici che, invece di venerare gli archetipi spirituali, ne adoravano soltanto le immagini sensibili. All'epoca della cultura greco-latina, buona parte dell’umanità si trovava in questa condizione. È evidente che la missione degli uomini del periodo post-atlantideo, che consisteva nel valorizzare il mondo fisico sensibile, dovesse avere come conseguenza l’allontanamento dal mondo spirituale. Così, la grandezza in un campo è necessariamente accompagnata dalla decadenza nell’altro. Nei Misteri si coltivava la comunione dell’uomo col mondo spirituale. Gli iniziati, che durante stati animici speciali potevano ricevere rivelazioni da quel mondo, erano per lo più successori degli antichi custodi degli oracoli atlantidei, e a loro si rivelava ciò che si era oscurato sotto l’influsso di Lucifero e di Arimane. Lucifero aveva nascosto agli uomini quella parte del mondo spirituale che era penetrata nel corpo astrale umano senza la cooperazione di esso, fino alla metà del periodo atlantideo. Se il corpo vitale non si fosse in parte staccato dal corpo fisico, l’uomo avrebbe potuto percepire interiormente questa regione del mondo spirituale come una rivelazione animica; a causa dell’influsso luciferico, invece, poteva percepirla soltanto in condizioni particolari, sotto forma di mondo spirituale astrale. Le entità corrispondenti si manifestavano sotto forma di esseri che possedevano soltanto gli arti della natura umana superiore, e questi arti erano i simboli astrali delle relative forze spirituali. Si manifestavano in questo modo delle forme superumane. Dopo l’intervento di Arimane, a questa specie di iniziazione se ne aggiunse un’altra. Arimane ha nascosto tutta quella parte del mondo spirituale che si sarebbe palesata attraverso le percezioni fisico-sensibili, se verso la metà dell’epoca atlantidea il suo intervento non si fosse verificato. Tutto ciò si rivelava agli iniziati dei Misteri grazie al fatto che tutte le facoltà che l’uomo aveva acquisito dall’epoca precedente venivano da essi sviluppate a un grado molto più intenso di quello necessario per la percezione sensibile. Perciò, vedevano la potenza spirituale che si cela nelle forze della natura e potevano parlare delle entità spirituali che agiscono dietro di essa. Le potenze creatrici delle forze che operano al di sotto dell’uomo nella natura si rivelavano loro. Ciò che aveva formato il corpo fisico, il corpo vitale e quello astrale dell’uomo, nonché i regni minerale, vegetale e animale, e che da Saturno, dal Sole e dall’antica Luna aveva continuato a operare, costituiva il contenuto di un determinato genere di Misteri; su questi Arimane dominava. Ciò che ha condotto all’anima senziente, all’anima razionale e all’anima cosciente, e che agli uomini è stato nascosto da Lucifero, veniva rivelato in un secondo genere di Misteri. I Misteri potevano fare una sola profezia: che, nel corso dei tempi, un uomo sarebbe nato sulla Terra dotato di un corpo astrale che, malgrado Lucifero, avrebbe potuto divenire cosciente, per mezzo del corpo eterico e senza condizioni animiche speciali, del mondo di luce dello Spirito solare. Il corpo fisico di tale Essere umano sarebbe stato di tale natura da permettergli di percepire tutto ciò che proviene dal mondo spirituale e che Arimane nasconde all’uomo fino al momento della sua morte fisica. La morte fisica non avrebbe potuto modificare il contenuto vitale di quell’essere umano, né avrebbe potuto esercitare alcun potere su di lui. In un essere umano di tal fatta, l’Io si manifesta in modo che la pienezza della sua vita spirituale si esplica completamente anche nella vita fisica. Un essere siffatto è il veicolo dello Spirito di luce, fino al quale l’iniziato si eleva per due vie: o viene condotto, sotto speciali condizioni animiche, allo Spirito del superumano, o s’immerge nell’essenza delle forze della natura. Nel corso dei tempi, l’apparizione di un tale Essere sulla Terra era annunciata dagli iniziati come l’avvento del Cristo.

Come profeta speciale del Cristo è sorto un uomo in un popolo, al quale erano state trasmesse per via ereditaria le facoltà degli antichi popoli asiatici e che, per via di educazione, aveva accolto gli insegnamenti della cultura egiziana. Questo è il popolo israelita e il profeta Mosè. L’influenza dell’iniziazione agiva nella sua anima in un modo che gli permetteva di percepire l’entità che ha assunto il compito di elaborare la coscienza umana dalla luna, nel corso della regolare evoluzione della Terra. Mosè riconosceva nel lampo e nel tuono non soltanto l’espressione di un fatto fisico, ma anche la manifestazione di quello Spirito; nella sua anima avevano però operato anche i Misteri di un altro genere, e nella visione astrale egli poteva scorgere il super-umano che diventa umano a mezzo dell’«Io». Così, Colui che sarebbe venuto al contempo da due direzioni si rivelava a Mosè come la più alta espressione dell’«Io».

Con il Cristo, il sublime Spirito solare, in forma di uomo, è apparso come il grande Ideale della vita umana sulla Terra. Con la sua comparsa, tutta la sapienza dei Misteri ha dovuto assumere una forma nuova sotto certi aspetti; fino a quel momento, essa tendeva esclusivamente a condurre l’uomo a uno stato animico in cui poteva percepire il regno dello Spirito solare come al di fuori dell’evoluzione della Terra. Ma i Misteri assunsero il compito di rendere l’uomo capace di riconoscere l’entità primordiale nel Cristo diventato uomo e, partendo da questo centro di ogni saggezza, di comprendere il mondo naturale e quello spirituale (ciò che ancora si può dire su questo argomento sarà trattato nell’ultimo capitolo di questo libro, quando si parlerà della conoscenza sovrasensibile).

Nel momento in cui il corpo astrale di Cristo Gesù conteneva tutto ciò che dall’influsso luciferico poteva essere celato, ebbe inizio la sua missione di Maestro dell’Umanità. Da quel momento, nell’evoluzione umana terrestre venne inoculata la capacità di accogliere quella sapienza che permette di raggiungere lo scopo fisico della Terra. Quando l’evento della crocifissione si verificò, un’altra capacità venne inoculata nell’uomo, grazie alla quale l’influsso di Arimane poteva essere orientato al bene. Attraversando la soglia della morte, l’uomo può ora portare con sé tutto ciò che avrà tratto dalla vita e che nel mondo spirituale lo libera dall’isolamento. L’evento di Palestina rappresenta il punto centrale dell’evoluzione fisica dell’umanità e di tutti gli altri mondi a cui l’uomo appartiene; e, quando l’evento del Golgota si è compiuto, quando la morte sulla croce si è verificata, il Cristo è apparso nel mondo in cui le anime dimorano dopo la morte e ha limitato la potenza di Arimane. Da quel momento in poi, la regione che il popolo greco chiamava «il regno delle ombre» fu attraversata da un lampo spirituale che dimostrò agli esseri che la popolavano che la luce sarebbe tornata a risplendere; ciò che era stato acquistato per il mondo fisico tramite il «Mistero del Golgota» illuminò con la sua luce anche il mondo spirituale. L’evoluzione dell’umanità post-atlantidea, fino al momento dell’evento del Golgota, è un progresso nel mondo fisico sensibile, ma è anche una decadenza nel mondo spirituale. Tutto ciò che fluiva nel mondo dei sensi scaturiva da una spiritualità antichissima. Dopo l’avvento del Cristo, coloro che sono capaci di innalzarsi sino al Mistero del Cristo possono portare con sé nel mondo spirituale il risultato delle proprie conquiste nel mondo sensibile, risultato che dal mondo spirituale torna poi a fluire nuovamente nel mondo dei sensi fisici, poiché gli uomini, rincarnandosi, riportano sulla Terra il frutto dell’impulso-Cristo raccolto nel periodo di tempo trascorso nel mondo spirituale fra la morte e la nuova nascita.

Ciò che è penetrato nell’evoluzione umana per mezzo dell’avvento del Cristo agisce in quella come un seme; tale seme non può che maturare gradualmente. Finora, soltanto una minima parte della profonda e nuova saggezza ha potuto penetrare nell’esistenza fisica. Questa esistenza non è che all’inizio della sua evoluzione cristiana; nei periodi successivi alla comparsa del cristianesimo, esso poté rivelare della propria intima essenza solo quel tanto che gli uomini e i popoli erano capaci di accogliere e di comprendere. La prima forma in cui quest'essenza ha potuto esprimersi è un ideale morale complessivo della vita. Tale ideale era in opposizione con le forme di vita sviluppatesi nell’umanità post-atlantidea. Abbiamo già descritto le condizioni di esistenza che hanno operato nell’evoluzione dell’umanità dopo la ripopolazione della Terra nell’epoca lemurica. Abbiamo visto che le anime degli uomini discendono da entità diverse, venute da altri mondi per incarnarsi nei corpi dei discendenti degli antichi lemuriani. Le diverse razze umane sono il risultato di questo fatto: nelle anime reincarnate si svilupparono interessi molto diversi nella vita, a seconda del loro karma. Finché perduravano le conseguenze di questo stato di fatto, non poteva esistere un ideale umano universale. L’umanità è partita dall’unità, ma l’evoluzione terrestre, finora, ha condotto alla separatività. Il Cristo rappresenta un ideale che si oppone a qualsiasi forma di separatività, poiché nell’uomo che porta il suo nome vive il sublime Essere solare, nel quale ogni Io umano trova la propria origine. Il popolo israelita sentiva ancora se stesso come popolo e ogni individuo di esso si sentiva un arto di esso. Quando si comprese che nel Cristo Gesù vive l’uomo ideale, che si trova al di sopra di tutte le cause della separatività, il cristianesimo divenne l’ideale della fratellanza universale. Al di sopra di tutti gli interessi individuali e di tutte le diversità di parentela, si affermò il sentimento della comune origine dell’intimo Io di ogni uomo (al di sopra degli antenati terrestri comparve il Padre comune a tutti gli uomini: «Io e il Padre siamo Uno»).

Durante il IV, il V e il VI secolo dopo Cristo, in Europa si preparò il quinto periodo di cultura, quello in cui viviamo ancora oggi, che avrebbe gradualmente sostituito la quarta civiltà, quella greco-latina, e costituito il quinto periodo di cultura post-atlantidea. I popoli che diedero origine a questa cultura, dopo le più varie peregrinazioni e i destini più diversi, erano i discendenti di quegli Atlantidei che, più degli altri, si erano tenuti lontani da tutto ciò che era andato svolgendosi durante i precedenti periodi di cultura. Non erano penetrati nelle contrade in cui le diverse civiltà intermedie avevano preso radice, ma avevano continuato a coltivare la cultura atlantidea a modo loro. Parecchi di loro avevano ereditato un alto grado dell’antica chiaroveggenza crepuscolare, uno stato che abbiamo descritto come intermedio fra veglia e sonno; conoscevano il mondo spirituale per esperienza personale e potevano comunicare ai loro simili ciò che accadeva in quel mondo. Così si formò un mondo di leggende riguardanti esseri e procedimenti spirituali. Il tesoro epico e leggendario dei popoli deriva da tali esperienze spirituali, perché la chiaroveggenza crepuscolare di molti uomini è durata sino a epoche non molto lontane dal presente. Altri uomini di quei popoli avevano completamente perduto la chiaroveggenza, ma le loro capacità di azione nel mondo fisico-sensibile si basavano su sensazioni e sentimenti corrispondenti a quelle esperienze. Anche qui c'erano gli oracoli atlantidei e i Misteri, che però coltivavano la speciale dimensione dell'iniziazione che conduce alla conoscenza della parte del mondo spirituale celata da Arimane e rivelavano le potenze spirituali che muovono le forze della natura. La mitologia dei popoli europei contiene il residuo di ciò che gli iniziati di quei Misteri potevano rivelare agli uomini. Le mitologie possedevano però anche l’altro aspetto dei Misteri, ma in una forma meno completa rispetto a quella dei Misteri del mezzogiorno e dell’oriente.

In Europa le entità sovrasensibili erano note, ma i popoli le raffiguravano in una lotta perpetua con i compagni di Lucifero. Il Dio di luce era stato profetizzato, ma non in modo tale da assicurargli la vittoria su Lucifero. Nondimeno, anche in questi Misteri risplendeva la figura del Cristo futuro; si annunciava che la sua venuta avrebbe annientato il regno di ogni altro Dio di luce (le leggende del crepuscolo degli Dei e simili traevano tutte origine da questa conoscenza dei Misteri dell’Europa). Tali influenze determinarono una scissione animica fra gli uomini della quinta epoca di cultura, scissione che perdura ancora oggi e che si riflette in tutti gli aspetti della vita. L’anima aveva ereditato dagli antichi tempi una propensione alla spiritualità, ma non abbastanza forte da poter conservare il legame tra il mondo spirituale e quello sensibile; lo conservò soltanto come educazione della sfera affettiva e del sentimento, non più però come visione immediata del mondo sovrasensibile. L’uomo, invece, rivolse sempre più il suo sguardo verso il mondo dei sensi e verso la sua conquista, e tutte le forze dell’intelletto umano costituitesi durante l’ultimo periodo atlantideo, e che hanno per strumento il cervello, furono adoperate per l’osservazione e la dominazione del mondo fisico. Due mondi, per così dire, si svilupparono nell’interiorità umana: l’uno è volto all’esistenza fisico-sensibile, l’altro è ricettivo alle manifestazioni della spiritualità, che può accogliere col sentimento, ma non può penetrare sino alla visione di esse. Quando la dottrina del Cristo penetrò in Europa, la tendenza a questa scissione era già presente. Il messaggio di Cristo fu accolto nel cuore degli uomini, i quali ne assimilarono le emozioni e i sentimenti, ma non riuscirono a gettare un ponte che unisse quell’insegnamento alle scoperte dell’intelletto nel mondo fisico-sensibile. Il contrasto odierno fra scienza esteriore e conoscenza spirituale è una conseguenza di tale fatto; il misticismo cristiano (Eckhart, Tauler, ecc.) è risultato dalla penetrazione del cristianesimo nella sfera del sentimento. La scienza, che si rivolge esclusivamente al mondo dei sensi, è l’effetto della seconda tendenza dell’anima umana. Tutte le conquiste raggiunte nel campo della cultura esteriore materiale sono da attribuirsi appunto alla divergenza delle due tendenze. Le capacità umane, che hanno per strumento il cervello, avendo rivolto la propria attenzione esclusivamente alla vita fisica, hanno potuto raggiungere quell’alto grado di perfezione che ha reso possibile la scienza e la tecnica moderne. Tale cultura materiale poteva prendere origine soltanto dai popoli europei, perché questi discendevano dagli antichi atlantidei, i quali trasformarono la loro tendenza verso il mondo fisico-sensibile in facoltà intellettuali, quando questa ebbe raggiunto un determinato grado di maturità. Fino a quel momento la conservarono latente, vivendo dei residui dell’antica chiaroveggenza atlantidea e delle comunicazioni degli iniziati. Mentre esteriormente la cultura intellettuale sembrava dedicata soltanto a queste influenze, in realtà si stava sviluppando in essa il desiderio di conquistare materialmente il mondo sensibile.

Ai nostri giorni, però, si profila l’alba del sesto periodo della cultura postatlantica, perché ciò che deve affacciarsi a un determinato periodo dell’evoluzione umana comincia a maturare lentamente fin dall’epoca precedente. Fin da ora, si può iniziare la ricerca dei fili che collegano nell’anima umana le due tendenze, cioè la cultura materiale e la vita nel mondo spirituale. Per raggiungere tale scopo, è necessario comprendere le esperienze della visione spirituale e riconoscere le manifestazioni dello spirito nel mondo sensibile. La sesta epoca di cultura porterà a uno sviluppo completo dell’armonia fra queste due direzioni.

Le osservazioni contenute in questo libro ci permettono ora di passare dall'analisi del passato a quella del futuro. Sarà però opportuno esporre prima alcune osservazioni sulla conoscenza del mondo superiore e sull’iniziazione. Nei limiti consentiti da questo libro, in seguito daremo un breve cenno dell’evoluzione futura. – Finora abbiamo esaminato l’influsso esercitato dall’Entità-Cristo sull’evoluzione dell’umanità dal suo aspetto esteriore; ora ne esamineremo l’aspetto interiore nel nostro studio sull’iniziazione.

6°La conoscenza dei mondi superiori - Dell'Iniziazione

Attualmente, l’uomo sperimenta nella vita ordinaria, fra nascita e morte, tre stati dell’anima: la veglia, il sonno e uno stato intermedio, il sogno. Di quest’ultimo parleremo brevemente in seguito. Per ora, osserveremo la vita nei due stati principali che si alternano: quello della veglia e quello del sonno. – L’uomo arriva ad acquisire cognizioni nei mondi superiori quando, oltre agli stati di sonno e veglia, raggiunge un terzo stato dell’anima. Durante la veglia l’anima si abbandona alle impressioni dei sensi e alle rappresentazioni che ne derivano. Durante il sonno, le impressioni dei sensi sono inattive, ma l’anima perde anche la coscienza; le esperienze del giorno si perdono nel mare dell’incoscienza.

Immaginiamo ora che, nonostante l’eliminazione delle impressioni dei sensi, durante il sonno profondo l’anima possa conseguire una forma di coscienza e che, di conseguenza, anche il ricordo delle esperienze diurne dovrebbe scomparire. L’anima si troverebbe allora forse di fronte al Nulla? Non potrebbe avere alcuna esperienza? Una risposta a questa domanda si trova soltanto quando si può prospettare una condizione analoga o somigliante a quella descritta, ossia quando l’anima riesce a sperimentare qualcosa anche quando nessuna impressione dei sensi e nessun ricordo come tale esistano in essa. In tal caso, nei confronti del mondo esteriore, l’anima si troverebbe come nel sonno; nondimeno non dormirebbe, ma si troverebbe, come durante la veglia, di fronte a un mondo reale. Uno stato di coscienza siffatto può essere raggiunto se l’uomo provoca nella sua anima le esperienze indicate dalla Scienza dello Spirito. Tutto ciò che gli viene comunicato da questa a proposito dei mondi che trascendono il campo dei sensi può essere investigato tramite tale stato di coscienza. Nelle considerazioni precedenti sono state comunicate alcune notizie riguardo ai mondi superiori; in quelle che seguiranno verrà spiegato – per quanto questo libro ce lo consente – come procurarsi lo stato di coscienza necessario per quelle investigazioni.

Questo stato di coscienza somiglia a quello del sonno sotto un solo aspetto, e cioè per il fatto che, per mezzo di esso, tacciono tutte le impressioni sensorie esteriori; tuttavia tutti i pensieri stimolati da quelle impressioni sensorie vengono eliminati. A differenza del sonno, però, in questo stato di coscienza l’anima acquista la capacità di sperimentare qualcosa coscientemente. Per mezzo di esso viene dunque destata nell’anima quella capacità di sperimentare che, durante l’esistenza normale, viene stimolata soltanto dall’azione dei sensi. Al risveglio dell’anima a tale stato superiore di coscienza si può dare il nome di Iniziazione.

I metodi dell’iniziazione conducono l’uomo dallo stato di coscienza diurno a un’attività animica che gli consente di servirsi di strumenti spirituali di osservazione. Questi strumenti esistono già come germi nell’anima, ma occorre svilupparli. Può accadere, infatti, che un uomo scopra, a un determinato momento della sua esistenza e senza alcuna preparazione specifica, che nella sua anima si sono effettivamente sviluppati tali strumenti. In questo caso si è verificata una sorta di autorisveglio involontario. Un tale uomo sentirà trasformato l’intero suo essere; la sua vita animica diventerà ricca di esperienze e scoprirà che nessuna esperienza del mondo sensibile può eguagliare la beatitudine, la soddisfazione e il calore interiore che prova quando si schiudono alla sua vista le realtà invisibili a occhio fisico e inafferrabili dalla mano. Forza e sicurezza di vita proverranno alla sua volontà dal mondo spirituale. Esistono casi simili di auto-iniziazione, ma ciò non deve indurci a credere che sia bene non fare nulla per procurarsi l’iniziazione per mezzo di una disciplina regolare. Qui non è necessario parlare di auto-iniziazione, poiché può manifestarsi anche senza sottomettersi a nessuna regola speciale; dobbiamo però spiegare come si possano sviluppare gli organi di percezione, di cui i gemma giacciono latenti nell’anima, per mezzo di una disciplina. Le persone che non sono particolarmente motivate a lavorare sulla propria evoluzione potrebbero dire: «La vita umana è nelle mani delle potenze spirituali, non bisogna interferire con il loro operato; è meglio aspettare che siano le potenze stesse a ritenere giusto di aprire all’anima un nuovo mondo». Tali persone considerano presuntuoso e indiscreto il desiderio di ingerirsi nella saggia direzione di quelle potenze spirituali. Le persone che la pensano così potrebbero cambiare idea solo se un’idea speciale facesse su di loro un’impressione sufficientemente profonda. Se, per esempio, dicono: «Questa saggia direzione mi ha dato determinate facoltà; non me le ha concesse perché le lasciassi inoperose, ma perché me ne servissi. La saggezza di tale direzione consiste proprio nel fatto che ha posto in me i germi per uno stato di coscienza più elevato. La comprensione di questa direzione mi impone il dovere di fare tutto ciò che potrà servire a far sviluppare tali germi». Quando un pensiero siffatto esercita un’impressione abbastanza forte sull’anima, i suddescritti dubbi sul merito di una disciplina per conseguire uno stato superiore di coscienza scompaiono.

Certo, potrebbe anche sollevarsi un’altra obiezione contro una tale disciplina. Si potrebbe obiettare: «L’evoluzione delle facoltà animiche più intime dell’uomo penetra nel santuario più arcano; comprende una determinata trasformazione dell’intero essere umano. I mezzi per tale trasformazione non possono essere normalmente escogitati dall’uomo; il modo per arrivare a un mondo superiore può essere noto soltanto a chi ne conosce la via per esperienza personale. Se ci si rivolge a una persona siffatta, le si concede un’influenza sul santuario più intimo dell’anima». Chi pensa in questo modo non si sentirebbe rassicurato neppure se i mezzi per raggiungere uno stato di coscienza superiore fossero esposti in un libro. Perché non fa differenza se ci venga comunicato qualcosa oralmente o se una persona che possiede la conoscenza di questi mezzi li esponga in un libro. Ci sono persone che possiedono la conoscenza delle norme necessarie per l’evoluzione degli organi della percezione spirituale e che ritengono non sia opportuno mettere per iscritto quelle istruzioni; non approvano inoltre la diffusione di determinate verità relative al mondo spirituale. Questo punto di vista, però, da un certo punto di vista, è antiquato per l'epoca attuale di evoluzione dell'umanità. È vero che le norme in questione non possono essere comunicate che fino a un certo grado, ma ciò che viene comunicato è sufficiente affinché la persona che lo applica alla propria anima possa, nel corso della sua evoluzione, scoprire il proprio cammino futuro; questo si svolge però poi in un modo che può essere compreso solo per mezzo di quanto è stato sperimentato in precedenza.

Da questi fatti possono sorgere delle obiezioni contro la via della conoscenza spirituale. Questi dubbi svaniscono quando si considera la natura del processo evolutivo indicato dalla disciplina più adatta alla nostra epoca. In questo paragrafo parleremo di questa disciplina e forniremo anche qualche breve cenno di altri metodi d’istruzione.

La disciplina di cui si parla ora fornisce a chi tende alla propria evoluzione superiore i mezzi per intraprendere la trasformazione della propria anima. Un’influenza pericolosa sulla natura del discepolo potrebbe esserci soltanto se il maestro utilizzasse mezzi che sfuggono alla coscienza dello scolaro per ottenere questa trasformazione. Ma nessuna guida giusta dell’evoluzione spirituale si serve di tali mezzi al giorno d'oggi; essa non fa dello studente uno strumento cieco, ma gli indica le norme da seguire e lo studente le mette in pratica. Quando necessario, viene anche spiegata la ragione per cui viene consigliata una determinata norma. Per accettare e applicare tali norme non è necessario che la persona desiderosa di evolvere spiritualmente si abbandoni a una fede cieca; anzi, in questo campo ciò è assolutamente da escludersi. Chi contempla la natura dell’anima umana, per mezzo della semplice auto-osservazione e senza l’aiuto di alcuna disciplina occulta, può chiedersi, quando gli vengono indicate le norme consigliate dalla disciplina spirituale: quale azione queste norme possono esercitare nella vita dell’anima? A questa domanda si potrà rispondere in modo soddisfacente, a prescindere da qualsiasi disciplina, a condizione di voler fare un uso spregiudicato del sano intelletto umano. Possiamo formare delle idee esatte sul modo di agire di queste norme prima di adottarle, ma indubbiamente non se ne possono sperimentare gli effetti se non dopo averle messe in pratica. Anche allora, però, l’esperienza andrà di pari passo con la comprensione, perché a ogni tappa si applichi il criterio del buon senso. La vera Scienza dello Spirito, al momento, indicherà soltanto delle norme da seguire che possano essere valutate con il sano criterio. Coloro che intendono dedicarsi esclusivamente a una disciplina di questo tipo, senza lasciarsi trascinare da pregiudizi e rimanendo fedeli alla propria fede, riusciranno presto a fugare ogni dubbio. Le obiezioni sollevate contro una disciplina regolare per arrivare a una condizione superiore della coscienza non la turberanno.

Anche la persona dotata di maturità interiore, che potrà essere condotta in tempo più o meno breve all’auto-risveglio degli organi spirituali di percezione, potrà beneficiare della disciplina, che sarà per lei in special modo adatta; perché, salvo pochi casi, una persona in quelle condizioni si trova per lo più, prima dell’auto-iniziazione, a seguire vie secondarie e traverse e inutili. La disciplina le risparmia queste vie traverse e la guida nella direzione giusta. Quando un’iniziazione spontanea si verifica in un’anima, ciò è dovuto al fatto che, nel corso delle vite precedenti, essa si è acquistata la maturità necessaria. Spesso, però, un’anima che ha raggiunto tale maturità ne ha una coscienza distorta e respinge qualsiasi disciplina. Questo sentimento può generare una certa superbia che ostacola la fiducia nella vera disciplina spirituale. Un determinato gradino dell’evoluzione dell’anima può rimanere nascosto fino a una certa età e rivelarsi soltanto allora. Ma la disciplina può essere proprio il mezzo giusto per favorire tale rivelazione. Se un uomo in tale condizione respinge tale disciplina, la sua capacità potrebbe rimanere nascosta durante il corso della sua vita e rivelarsi soltanto nel corso di una delle sue prossime incarnazioni.

L’ascesa verso uno stato di coscienza sovrasensibile può avere, come punto di partenza, soltanto la coscienza normale di veglia; l’anima vive appunto in questa coscienza prima della sua ascesa. Attraverso la disciplina, l’anima ottiene i mezzi per trascendere tale coscienza. La disciplina di cui ora tratteremo consiglia anzitutto dei mezzi tratti dalla coscienza normale diurna; i più efficaci sono quelli che consistono in pratiche serene e silenziose dell’anima. È importante che l’anima si dedichi a delle rappresentazioni ben determinate che, per loro natura, devono essere in grado di risvegliare determinate facoltà nascoste dell’interiorità umana. Tali rappresentazioni si differenziano da quelle della vita di veglia, il cui scopo è rispecchiare una cosa esteriore; tanto più sono vere quanto più fedelmente la rispecchiano. In conformità alla loro natura, devono essere vere in questo senso. Le rappresentazioni alle quali l’anima deve dedicarsi a scopo di disciplina spirituale, invece, non hanno tale missione: non riproducono una cosa esteriore, ma hanno in loro stesse la forza di esercitare un’azione di risveglio sull’anima. Le rappresentazioni migliori a questo scopo sono quelle allegoriche o simboliche, ma è possibile servirsi anche di altre rappresentazioni. L'importante non è il loro contenuto, ma che l'anima applichi tutte le sue forze per non ammettere nella coscienza altro se non la suddetta rappresentazione. Mentre le forze dell’anima, nella sua vita abituale, sono distribuite su un vasto campo e le rappresentazioni si susseguono rapidamente, la disciplina occulta è diretta a concentrare l’intera vita dell’anima su una sola rappresentazione, che deve essere collocata dalla volontà al centro della coscienza. Perciò le rappresentazioni allegoriche sono migliori di quelle che ritraggono oggetti o processi esteriori, perché queste ultime hanno un punto d’appoggio nel mondo esteriore e per questo l’anima non è costretta, con quelle, a basarsi soltanto su sé stessa come con le allegoriche, che vengono create dalla propria energia animica. L’attenzione principale va posta sull’intensità della forza che l’anima deve impiegare. L’essenziale non è ciò che viene rappresentato, ma la durata e l’intensità dello sforzo che viene dedicato a una rappresentazione. La forza necessaria per la concentrazione su una determinata rappresentazione proviene dalle profondità sconosciute dell’anima. Nella Scienza dello Spirito si trovano molte rappresentazioni la cui forza è stata dimostrata.

Si può comprendere tale concentrazione in una rappresentazione se si evoca per un momento il concetto di ciò che è un ricordo. Se, per esempio, si volge l’occhio verso un albero e poi si voltano le spalle a quello, in modo da non poterlo più vedere, si sarà nondimeno capaci di conservare la sua rappresentazione nell’anima. Questa rappresentazione dell’albero, che si conserva anche quando non è più davanti ai nostri occhi, è un ricordo dell’albero. Ora immaginiamo di conservare questo ricordo nell’anima, di lasciare che l’anima, in certo qual modo, si adagi su quel ricordo, sforzandoci di escludere da essa qualsiasi altra rappresentazione. In tal modo, l’anima è concentrata nella rappresentazione-ricordo dell’albero. Si tratta, dunque, di concentrare l’anima in una rappresentazione, che però è la riproduzione di cose percepite dai sensi. Se ci si accinge a questo esercizio con una rappresentazione imposta volontariamente alla coscienza, però, si potrà conseguire a poco a poco l’effetto desiderato.

Citerò ora un solo esempio di concentrazione interiore in una rappresentazione simbolica. Anzitutto, occorre edificare tale rappresentazione nell’anima e ciò può farsi nel seguente modo. Immaginiamo una pianta con le radici nel terreno che fa uscire una foglia dopo l’altra fino a quando non si trasforma in un fiore. Immaginiamo ora un uomo accanto a quella pianta e, con un pensiero che abbia una forma vivente, suscitano nell’anima nostra l’idea che l’uomo ha capacità e facoltà invero più perfette di quelle della pianta; dobbiamo riflettere su come egli possa recarsi qua o là a seconda dei suoi sentimenti e della sua volontà, mentre la pianta è vincolata al suolo. Ora, si dica pure: «Sì, certamente, l’uomo è più perfetto della pianta; ma scopro in lui delle disposizioni che mancano alla pianta, e per tale immunità essa mi appare, sotto un determinato punto di vista, più perfetta dell’uomo. L’uomo è pieno di desideri e di passioni che lo guidano nelle sue azioni. Posso affermare con certezza che i suoi desideri e le sue passioni lo spingono a compiere azioni aberranti. La pianta invece segue le leggi della crescita, aprendo i suoi fiori ai raggi puri del sole senza passione».

Posso dire a me stesso: l’uomo gode di una certa perfezione rispetto alla pianta, ma per acquistarsi questa perfezione ha dovuto permettere che, oltre alle forze pure che vedo nella pianta, penetrassero nel suo essere istinti, desideri e passioni. Ora, mi rappresento il verde succo che scorre attraverso la pianta ed esprime le leggi pure e prive di passione della crescita; poi, mi rappresento il sangue rosso che scorre attraverso le arterie dell’uomo e in esso vedo l’espressione degli istinti, dei desideri e delle passioni. Queste idee devono diventare parte della mia anima. Mi rappresento, inoltre, come l’uomo sia capace di evoluzione e come possa purificare i propri istinti e le proprie passioni per mezzo delle facoltà superiori della sua anima. Penso che, in tal modo, gli elementi inferiori di questi istinti e di queste passioni rimangano annientati e che le qualità purificate rinascano su un gradino superiore. Il sangue potrà quindi rappresentare l’espressione degli istinti e delle passioni purificate. Con lo sguardo spirituale, considero la rosa e dico a me stesso: «Nel succo rosso della rosa vedo il colore del succo verde della pianta trasformato in rosso; e la rosa rossa segue, come la foglia verde, le leggi pure, scevre di passioni, della crescita. Il rosso della rosa può dunque diventare per me il simbolo di un sangue, in cui si esprimono gli istinti e le passioni purificate che, eliminati i loro elementi inferiori, nella loro purezza uguagliano le forze attive nella rosa rossa». Devo elaborare tali pensieri, non soltanto nella mia mente, ma farli vivere nei miei sentimenti. Posso provare un sentimento di beatitudine quando immagino la purezza e l'assenza di passione della pianta che cresce; posso sviluppare l'idea che determinate perfezioni superiori debbano essere acquisite attraverso gli istinti e le passioni. Questa idea può trasformare la beatitudine provata in un sentimento più serio, mentre se mi dedico all’idea del sangue rosso, che come il succo rosso della rosa può diventare il veicolo delle pure esperienze interiori, posso provare un senso speciale di liberazione. È importante non restare impassibili di fronte ai pensieri che servono alla costruzione di una rappresentazione simbolica. Dopo essersi dedicati a tali pensieri e sentimenti, occorre trasformarli in una rappresentazione simbolica. Si rappresenta una croce nera. Questa deve rappresentare gli elementi distrutti, inferiori, gli istinti e le passioni. Lì dove le braccia della croce s’incrociano, bisogna immaginare sette rose rosse raggianti, disposte a forma di circolo. Queste rose simboleggiano il sangue che esprime le passioni e gli istinti purificati.

Questa è la rappresentazione simbolica che deve essere evocata nell’anima, nel modo già descritto per la rappresentazione di un ricordo. Tali rappresentazioni hanno un effetto risvegliatore se ci si immerge interiormente in esse. Mentre ci si concentra, bisogna cercare di escludere ogni altra immagine. Soltanto il simbolo caratterizzato deve dimorare spiritualmente nell’anima con la massima vivacità possibile. Non è irrilevante il fatto che questo simbolo non è citato qui semplicemente come una rappresentazione risvegliatrice, ma che esso è stato costruito sulla base di determinate considerazioni sulla pianta e sull’uomo. Infatti, l’influenza di un tale simbolo dipende dal fatto di essere stato costruito nel modo descritto, prima di poter essere utilizzato per la concentrazione interiore. Se si evoca quel simbolo nella nostra anima senza aver eseguito tale lavoro di costruzione, esso rimarrà freddo e molto meno efficace, come se gli mancasse la forza vivificatrice che gli proviene dalla preparazione. Durante la concentrazione, però, non bisogna richiamare nell’anima i pensieri che hanno portato alla creazione del simbolo; nell’anima deve aleggiare unicamente l’immagine vivente del simbolo e, all’unisono con essa, il sentimento scaturito dai pensieri preparatori. Così il simbolo diventa un segno accompagnato da un’esperienza emotiva; l’effetto viene appunto esercitato dal dedicarsi dell’anima a questa esperienza. Più a lungo l’immagine può rimanere senza essere disturbata da altre rappresentazioni e più efficace risulterà l’intero processo. Tuttavia, affinché il sentimento non si affievolisca, è bene che, oltre al tempo effettivamente dedicato alla concentrazione, si rievocano spesso i pensieri e i sentimenti che hanno contribuito a costruire tale immagine. Più si è pazienti durante questa ricapitolazione, più l’immagine risulterà efficace per l’anima (nel mio libro «Come si conseguono le conoscenze dei mondi superiori?» sono stati citati altri mezzi per la concentrazione interiore. Sono particolarmente efficaci le meditazioni indicate in quell’opera sul divenire e sull’appassire delle piante, sulle forze del divenire latenti nel seme della pianta, sulle forme dei cristalli, ecc.; in questo testo è stato scelto un solo esempio per esporre la natura della meditazione.

Un simbolo come quello descritto non rappresenta nessuna cosa o essere esteriore, nessun prodotto della natura; per questa ragione esso possiede la forza di destare determinate facoltà interiori. Indubbiamente si potrebbe sollevare la seguente obiezione: «Certo, questo "simbolo", nel suo insieme, non esiste nella natura, ma nondimeno tutti i suoi particolari sono tratti dalla natura: il colore nero, le rose, ecc., tutto ciò viene percepito dai sensi». Chi sollevasse questa obiezione dovrebbe riflettere sul fatto che non sono le riproduzioni delle percezioni dei sensi a condurre al risveglio delle facoltà superiori dell’anima, ma che questo effetto viene prodotto unicamente dal modo in cui queste particolarità sono state connesse. Questa connessione non riproduce qualcosa che esiste nel mondo sensibile.

Questo simbolo è stato citato come esempio per illustrare il processo di una concentrazione efficace per l’anima. Nell’educazione spirituale occulta vengono forniti innumerevoli esempi di questo genere, costruiti nei modi più diversi. Possono essere date anche delle determinate frasi, formule o parole, in cui lo scolaro deve concentrarsi; tutti questi mezzi per la concentrazione interiore mirano comunque a separare l’anima dalla percezione dei sensi e a stimolarla a un’attività in cui l’impressione sui sensi fisici non abbia importanza, così da sviluppare le facoltà animiche interiori latenti. Possono essere effettuate anche delle concentrazioni su semplici sentimenti, ecc., che sono particolarmente efficaci. Un esempio è il sentimento della gioia. Nel corso normale della vita, l’anima può provare gioia in seguito a uno stimolo esterno. Quando un’anima dotata di sentimenti sani si accorge che un uomo compie un’azione per bontà di cuore, può provarne soddisfazione e gioia, ma può anche riflettere su un’azione di quel genere e dirsi: «Chi compie un’azione per bontà di cuore non persegue il proprio interesse, ma l’interesse del suo simile. Una tale azione può essere detta moralmente buona». L’anima che la contempla può mettere completamente da parte la rappresentazione di quel singolo caso esteriore che le ha procurato gioia o soddisfazione e può formarsi un’idea generale della bontà di cuore. Riflettendo su questa, può pensare che la bontà di cuore deriva dal fatto che un’anima assimila, per così dire, l’interesse dell’altro e lo fa proprio. L’anima può ora provare della gioia per questa idea morale della bontà di cuore, che non è connessa a nessun processo del mondo sensibile, ma all’idea in sé. Se si cerca di far vivere a lungo questa gioia nell’anima, si ottiene la concentrazione su un sentimento. Allora non è l’idea che esercita un’influenza sul risveglio delle facoltà animiche interiori, ma il risveglio è frutto della permanenza nell’anima di un sentimento destato in essa indipendentemente da qualsiasi impressione esteriore. Poiché la Scienza dello Spirito è in grado di penetrare nella natura delle cose più in profondità rispetto alla rappresentazione abituale, il maestro della disciplina spirituale potrà indicare allo scolaro dei sentimenti e delle impressioni che esercitano un'influenza ancora più intensa sullo sviluppo delle facoltà animiche quando vengono applicati alla concentrazione interiore. Se necessario, queste esperienze potranno essere utili in seguito per i gradi superiori dell’istruzione spirituale, ma è importante ricordare che la concentrazione energica su sentimenti come quello descritto sopra, per esempio, può già condurre molto lontano sulla via del progresso. Poiché le nature degli uomini sono diverse, così anche i mezzi di allenamento dovranno essere diversi a seconda dei vari individui. Per quanto riguarda la durata della concentrazione, è importante renderci conto che, quanto più viene prolungata, tanto più ne aumenta l’efficacia, ma ogni esagerazione in quel campo risulta dannosa. Tuttavia, si sviluppa un particolare senso interiore che, grazie agli esercizi stessi, insegna allo studente la giusta misura a cui deve attenersi. Chi compie la sua educazione spirituale sotto la direzione di una guida, riceverà dei consigli precisi sui singoli particolari, ma questi non possono essere dati che da un occultista esperto.

In generale, è necessario proseguire tali esercizi di concentrazione interiore per lungo tempo prima di poter constatare qualche risultato. Nell’educazione spirituale è necessario avere pazienza e perseveranza. Chi non sviluppa queste qualità e non prosegue con calma i suoi esercizi, in modo che pazienza e perseveranza formino la disposizione fondamentale della sua anima, non potrà progredire molto.

Dalla precedente analisi emerge chiaramente che la concentrazione interiore (o meditazione) è un mezzo per arrivare alla conoscenza dei mondi superiori, ma questo effetto non si ottiene facendo uso di una qualsiasi rappresentazione, bensì il contenuto della rappresentazione deve essere stato costruito secondo il metodo indicato.

La via qui descritta conduce anzitutto a ciò che si può chiamare conoscenza immaginativa. È il primo gradino della conoscenza superiore. La conoscenza basata sulle percezioni sensoriali ed elaborata tramite l’intelligenza, collegata ai sensi, può essere chiamata, secondo la Scienza dello Spirito, la conoscenza «obiettiva». Al di là di essa si stendono i gradini della conoscenza superiore, di cui il primo è appunto quello immaginativo. Il termine «immaginativa» potrebbe indurre a pensare che si tratti soltanto di una rappresentazione «immaginaria», non corrispondente alla realtà. Nella Scienza dello Spirito, però, la conoscenza «immaginativa» indica un modo di conoscere, prodotto da uno stato di coscienza sovrasensibile dell’anima, nel quale si percepiscono fatti ed entità spirituali che i sensi non possono cogliere. Questo stato viene destato nell’anima per mezzo della concentrazione sui simboli, o sulle «immaginazioni», e il mondo che corrisponde a questo stato superiore di coscienza, e la conoscenza che vi si riferisce, può essere chiamata «immaginativa». In questo senso, dunque, la parola «immaginativa» si applica a esseri e a fatti «veri», in un senso più elevato, quanto lo sono i fatti e gli esseri percepiti per il tramite dei sensi.

Contro l’impiego delle rappresentazioni simboliche sopra descritte potrebbe essere facilmente sollevata l’obiezione che la loro formazione derivi da un’attività simile a quella del sogno e da una fantasia arbitraria; i risultati che si ottengono sarebbero perciò molto discutibili. Questa obiezione, però, non si applica alle immagini simboliche alla base dell’educazione spirituale. Tali simboli vengono scelti in modo che si possa fare completa astrazione dal loro rapporto con una realtà esteriore materiale. Il loro valore risiede unicamente nella forza con cui agiscono sull’anima, quando questa distoglie completamente la sua attenzione dal mondo esteriore, soffoca tutte le impressioni dei sensi ed esclude tutti i pensieri che possono provenire da stimoli esterni. Il processo della meditazione può essere spiegato meglio quando lo si paragona al sonno: da un lato somiglia allo stato di sonno, dall’altro è completamente il contrario. La meditazione è un sonno che rappresenta un livello di veglia superiore rispetto alla coscienza diurna. Ciò dipende dal fatto che, per concentrarsi sulla relativa rappresentazione, l’anima è costretta ad attingere dalle proprie profondità forze molto più energiche di quelle impiegate nella vita ordinaria o nella conoscenza abituale; perciò la sua attività interiore ne risulta accresciuta. L’anima si libera dal suo involucro corporeo, come accade nel sonno, ma senza cadere nell’incoscienza; piuttosto, sperimenta un mondo che non aveva mai conosciuto prima. Nonostante si possa paragonare a quello del sonno, in quanto l’anima si è liberata dal corpo, tale stato è tale che rispetto alla coscienza di veglia abituale può essere caratterizzato come uno stato intensificato di veglia, per mezzo del quale l’anima conosce se stessa e la propria vera essenza interiore. Nella vita ordinaria, invece, a causa della debolezza del suo spiegamento di forze, l’anima non arriva alla coscienza di sé per mezzo del corpo e, quindi, non sperimenta se stessa, ma si vede soltanto nell’immagine tracciata – come una specie di riflesso – dal corpo o, piuttosto, dai processi di esso.

Quei simboli, costruiti nel modo descritto, non si riferiscono naturalmente a niente di reale nel mondo spirituale, ma servono per staccare l’anima dalla percezione sensoria esteriore e dallo strumento del cervello fisico, al quale l’intelligenza è anzitutto collegata. Questo distacco non può avvenire prima che l’uomo non si sia fatto questo ragionamento: «Ora mi rappresento qualcosa per mezzo di forze per le quali i miei sensi e il mio cervello non mi servono da strumento». Su questa via, l’uomo sperimenta inizialmente una sorta di liberazione dagli organi fisici e può allora dire a sé stesso: «La mia coscienza non si spegne quando mi astraggo dalle percezioni sensorie e dal pensiero logico abituale; posso elevarmi al di sopra di essa e mi sento allora come un’entità separata accanto a ciò che ero prima». Questa è la prima esperienza assolutamente spirituale, l’osservazione di un ego animico-spirituale che è sorto come un nuovo sé da quell’altro sé, che era vincolato ai sensi fisici e all’intelligenza fisica. Se l’uomo si liberasse dal mondo dei sensi e dell’intelletto senza la concentrazione, cadrebbe nel «Nulla» dell’incoscienza. Questa entità animico-spirituale risiede nell’uomo anche prima della concentrazione, ma allora non possiede ancora nessuno strumento per l’osservazione del mondo spirituale; è come un corpo fisico senza occhi per vedere e orecchi per udire. La forza impiegata nella concentrazione ha creato per primo gli organi animico-spirituali nell’entità animico-spirituale, che fino a quel momento non era organizzata. Ciò che l’uomo si è creato in questo modo è appunto quanto per primo egli percepisce; la prima esperienza, sotto un certo aspetto, è dunque un’esperienza di auto-percezione. L’educazione spirituale, per sua natura, fa sì che l’anima, attraverso l’esercizio dell’autoeducazione, sia pienamente cosciente di questo punto della sua evoluzione, in cui nei mondi delle immagini (immaginazioni), che sorgono per virtù degli esercizi descritti, essa anzitutto percepisce sé stessa. Queste immagini sorgono effettivamente come un nuovo mondo, ma l’anima deve riconoscere che, inizialmente, esse sono soltanto un riflesso del proprio essere rinvigorito dagli esercizi occulti. Inoltre, deve essere arrivata a un’educazione della volontà tale da poter spegnere e allontanare dalla coscienza quelle immagini in qualunque momento. L’anima deve poter conservare la propria libertà di azione in mezzo a tali immagini. A questo punto della sua evoluzione, l’indipendenza è indizio di una giusta evoluzione spirituale, perché se l’anima non fosse libera, nel campo delle esperienze spirituali, si troverebbe in condizione analoga a quella di un’anima che, nel mondo fisico, dovesse rimanere attaccata a ogni oggetto che vede, in modo da non poterne distogliere più lo sguardo. A questo stadio della disciplina occulta, non è necessario estinguere un solo gruppo di esperienze interiori immaginative: esse rappresentano il nucleo essenziale dell’anima e lo studente di occultismo riconosce in queste immagini l’essenza fondamentale della propria natura, che si conserva attraverso tutte le varie vite terrene. A questo punto, la conoscenza delle reincarnazioni terrestri che si succedono diventa un’esperienza reale. Nei riguardi però di tutte le altre percezioni immaginative deve regnare la libertà di movimento già descritta. Soltanto quando si è in grado di estinguere le esperienze, è possibile avvicinarsi realmente al mondo spirituale esteriore; le percezioni estinte ritornano sotto altra forma e vengono allora sperimentate come realtà esteriori spirituali; l’anima si sente crescere spiritualmente, passando da uno stato di indeterminatezza a qualcosa di determinato. A partire da questa auto-osservazione, si deve procedere oltre la percezione di un mondo esteriore animico-spirituale, percezione che si consegue quando si regolano le esperienze interiori nel modo che verrà ora descritto.

Inizialmente, l’anima dell’allievo dell’occultismo è debole di fronte a ciò che deve percepire nel mondo animico-spirituale; egli dovrà applicare una grande energia per conservare nella concentrazione interiore i simboli o le altre rappresentazioni costruiti con gli elementi forniti dal mondo sensibile. D’altronde, se si vuole pervenire a una vera osservazione in un mondo superiore, non ci si deve attenere soltanto a queste rappresentazioni, ma, dopo aver fatto ciò, si deve anche poter raggiungere una condizione nella quale nessuno stimolo dal mondo esteriore sensibile possa agire sull’anima, ma in cui vengano persino eliminate dalla coscienza quelle rappresentazioni immaginative che, in precedenza, erano caratterizzate. Solo allora nella coscienza possono presentarsi le cose formate per mezzo della concentrazione. È necessaria una forza animica sufficiente affinché quanto formato possa essere realmente percepito spiritualmente e non sfugga all’attenzione, cosa che generalmente succede quando l’energia interiore è debole. L’organismo animico-spirituale che dapprima si forma e che si scopre attraverso l’auto-percezione è tenue ed evanescente, e le distrazioni del mondo esteriore fisico sono grandi, per quanto ci si possa sforzare di evitarle. Non si tratta soltanto delle distrazioni che si avvertono, ma piuttosto di quelle che nella vita ordinaria sfuggono alla nostra attenzione. La natura umana ha permesso appunto uno stato di transizione a questo riguardo, e ciò che l’anima non può fare inizialmente nella condizione di veglia a causa delle distrazioni del mondo fisico, le riesce invece possibile fare durante il sonno. Chi si dedica alla concentrazione interiore, se vi presta attenzione, si accorgerà di un fatto nuovo durante il sonno: talvolta «non dorme completamente», ma vi sono degli intervalli in cui la sua anima esplica nondimeno una certa attività. In queste condizioni, i processi naturali tengono lontane le influenze del mondo esteriore che l’anima non riesce a scartare autonomamente durante la veglia. Quando però gli esercizi di concentrazione iniziano a sortire il loro effetto, l’anima ci libera dall’incoscienza durante il sonno e ci permette di percepire il mondo spirituale-animico. Ciò può accadere in due modi: l’uomo può avere la seguente percezione durante il sonno: «Io sono ora in un altro mondo», oppure svegliarsi e ricordare: «Sono stato in un altro mondo». Per il primo caso è necessaria un'energia interiore più intensa rispetto al secondo, che difatti si verifica più spesso tra chi è all'inizio della disciplina occulta. A poco a poco, questo sentimento può arrivare al punto che, al risveglio, l’allievo si dica: «Durante tutto il tempo in cui ho dormito, ero in un altro mondo, dal quale sono uscito con il risveglio». E il suo ricordo delle entità e dei fatti di quest’altro mondo diventa sempre più preciso. In entrambi i casi, si è verificata in questo modo nel discepolo ciò che la Scienza dello Spirito chiama continuità della coscienza (la continuazione della coscienza durante il sonno). Non è necessario che l’uomo conservi sempre la coscienza durante il sonno; per la continuità di essa avrà già conseguito molto se, durante il sonno, avrà dei determinati intervalli in cui, invece di dormire come gli altri, sarà cosciente di un mondo spirituale-animico, o anche se si ricorderà, una volta destato, di tali brevi stati di coscienza. Tuttavia, è importante ricordare che quanto descritto non è da considerarsi come una visione conclusiva del mondo spirituale, ma piuttosto come uno stato di transizione che è bene attraversare con l’aiuto della disciplina, senza aspettarsi di ottenere una visione conclusiva. In questa condizione, l’anima non è sicura di sé e non può fidarsi di ciò che percepisce, ma attraverso tali esperienze acquisisce sempre maggiore forza per poter poi, durante la veglia, allontanare le influenze disturbatrici del mondo esteriore e di quello interiore, e pervenire così all’osservazione spirituale animica. A tale scopo, è necessario che nessuna impressione permanga attraverso i sensi, che l’intelligenza legata al cervello fisico taccia e che le rappresentazioni della concentrazione, che hanno servito da preparazione per arrivare alla visione spirituale, siano allontanate dalla coscienza. Tutti gli insegnamenti che la Scienza dello Spirito trasmette sotto varie forme non devono derivare da altra fonte se non da quella dell’osservazione spirituale animica compiuta durante il completo stato di veglia.

Durante l’educazione spirituale, sono importanti due esperienze dell’anima. La prima è quella in cui l’uomo può dire a sé stesso: «Ora, quando mi astraggo da tutte le impressioni che mi possono pervenire dal mondo esteriore, vedo nella mia interiorità un essere, in cui non è spenta ogni attività; vedo, anzi, un essere cosciente di sé, in un mondo di cui io non so nulla, finché mi lascio stimolare soltanto dalle ordinarie impressioni materiali dell’intelligenza». In quel momento l’anima ha la sensazione di aver generato in sé un nuovo essere, il proprio nucleo essenziale. Questo nuovo essere possiede facoltà affatto diverse da quelle che aveva in precedenza.

La seconda esperienza consiste nel fatto che il discepolo considera il proprio essere passato come una seconda entità che gli sta accanto. Ciò in cui si sentiva racchiuso fino a quel momento diventa qualcosa che gli sta di fronte; egli si sente temporaneamente al di fuori di quanto di solito aveva considerato come il proprio essere, e che aveva chiamato il proprio «Io». Ormai è come se vivesse in due «Io», uno dei quali è quello che ha conosciuto fino a quel momento, l’altro è un essere nato allora e superiore al primo; ed egli sente che il primo Io acquista una certa indipendenza rispetto al secondo, più o meno come il corpo dell’uomo gode di una certa autonomia rispetto al primo. Questa esperienza è di grande importanza, perché dimostra all’uomo ciò che significa vivere nel mondo al quale si sforza di arrivare per mezzo della disciplina.

Il secondo Io – il nuovo nato – può ora giungere alla conoscenza del mondo spirituale e in lui può svilupparsi ciò che nel mondo spirituale svolge una funzione corrispondente a quella degli organi sensori nel mondo fisico. Se l’evoluzione dell’uomo è progredita fino al grado necessario, egli non percepirà soltanto se stesso come un nuovo Io, nato allora, ma percepirà attorno a sé dei fatti spirituali e delle entità spirituali, così come percepisce il mondo fisico per mezzo dei sensi fisici.

Questa è una terza esperienza importante. Per progredire correttamente su questo gradino dell’educazione spirituale, il discepolo deve tenere conto che, con il rafforzamento delle forze animiche, l’amore di sé e l’egoismo raggiungono un grado di intensità mai raggiunto nella vita interiore normale. Sarebbe un errore credere che si tratti, a questo punto, soltanto di un semplice egoismo; esso, a questo gradino dell’evoluzione, si intensifica al punto da trasformarsi nell’anima in una vera forza della natura e, per poterne trionfare, occorre una forte disciplina della volontà che deve progredire di pari passo con l’altra disciplina spirituale. L’uomo sente allora una forte tendenza a godere del mondo che egli stesso si è creato, ma deve poter annientare ciò che è stato la mèta dei suoi sforzi nel modo descritto. Nel mondo immaginativo a cui è arrivato, l’uomo deve spegnere se stesso, ma i più forti impulsi dell’egoismo si oppongono a questa estinzione.

Potrebbe nascere facilmente il dubbio che gli esercizi della disciplina spirituale siano qualcosa di esteriore e indipendente dall’evoluzione morale dell’anima. A questo riguardo, è necessario sottolineare che la forza morale necessaria per superare l'egoismo non può essere acquisita se l'atteggiamento morale dell'anima non si è elevato a un livello corrispondente. Non è possibile alcun progresso nella disciplina spirituale senza un progresso morale. Senza forza morale non è possibile trionfare dell’egoismo sopra descritto. Chi sostiene che la vera disciplina morale non è al contempo un’educazione morale, non dice il vero. Soltanto chi non ha fatto questa esperienza potrà sollevare l’obiezione: «Come possiamo essere sicuri, quando crediamo di avere delle percezioni spirituali, di trovarci di fronte a delle realtà e non a semplici illusioni (visioni, allucinazioni e simili)?» Chi è arrivato a questo livello, grazie a una disciplina costante, può distinguere la differenza tra una sua rappresentazione e la realtà altrettanto bene quanto un uomo dotato di sano criterio può distinguere la differenza tra la rappresentazione di un ferro rovente e la vera presenza di un tale ferro che egli tocca con mano. È solo l’esperienza sana che può determinare la differenza, ma niente d'altro; anche nel mondo spirituale, la vita è una pietra di paragone. Come si sa che nel mondo dei sensi la rappresentazione di un ferro, per quanto caldo si possa immaginare, non brucia le dita, così l’occultista sa, se il fatto che sperimenta sta soltanto nella sua fantasia o se dei fatti o delle entità reali esercitano effettivamente un’impressione sugli organi della sua percezione spirituale risvegliatisi per mezzo della concentrazione. Nel seguito di questo libro verranno descritte le norme da osservare durante l’educazione spirituale per non cadere vittima delle illusioni a questo riguardo.

È molto importante che il discepolo abbia sviluppato un atteggiamento ben determinato dell’anima quando si desta in lui la coscienza del nuovo Io. Infatti, l’uomo, per mezzo del suo Io, è padrone dei suoi sentimenti, emozioni, rappresentazioni, istinti, desideri e passioni. Le percezioni e le rappresentazioni dell’anima non devono essere abbandonate a se stesse, ma regolate dalle leggi del pensiero. È l’Io che dispone di queste leggi del pensiero e che, per mezzo di esse, porta l’ordine nella vita delle rappresentazioni e delle idee. Lo stesso vale per i desideri, gli istinti, le tendenze e le passioni. Le massime etiche fondamentali diventano le guide di queste forze dell’anima e, per mezzo del criterio morale, l’Io diventa la guida dell’anima in questo campo. Quando l’uomo estrae dal suo Io abituale un Io superiore, il primo diventa, sotto certi aspetti, indipendente; viene tolta a esso tanta forza viva quanta ne viene applicata all’Io superiore. Supponiamo però che l’uomo non abbia ancora sviluppato in sé la capacità e la fermezza sufficienti per regolare le leggi del pensiero e la forza del criterio e che voglia, nondimeno, far nascere il suo Io superiore. In tal caso, non potrà lasciare al suo Io normale, se non quelle capacità di pensiero che aveva sviluppato in precedenza. Se la quantità di pensiero disciplinato è troppo esigua, l’Io normale, ormai divenuto indipendente, finirà per essere sopraffatto da pensieri e giudizi confusi e fantastici. D’altra parte, l’Io superiore, appena nato, non può che essere debole, perciò l’Io inferiore finirà per dominare e l’uomo perderà l’equilibrio del suo discernimento e del suo sano criterio. Se invece avesse sviluppato la capacità e la fermezza di pensiero logico necessarie, potrebbe abbandonare tranquillamente l’Io normale alla sua indipendenza. Lo stesso vale per l’etica. Se l’uomo non ha acquisito sicurezza nel discernimento morale e non riesce a dominare sufficientemente le tendenze, gli istinti e le passioni, renderà indipendente il suo Io abituale quando è ancora in grado di essere sopraffatto da quelle forze dell’anima. L’uomo potrebbe allora diventare peggiore di quanto non fosse in precedenza. Se egli avesse aspettato a farlo nascere fino a quando l’Io ordinario non fosse stato sufficientemente elaborato, e avesse sviluppato sicurezza di criterio etico, fermezza di carattere e profondità di coscienza morale, avrebbe potuto lasciare tutte queste qualità nel primo Io, prima di generare il secondo. Se non osserva questa norma, si espone al rischio di perdere l’equilibrio morale. Questo non deve accadere quando la disciplina è corretta. A questo riguardo, occorre tenere in considerazione due difficoltà. Da un lato, bisogna considerare con la massima serietà il pericolo in questione; dall’altro, però, ciò non deve assolutamente diventare uno spauracchio che ci allontana dalla disciplina.

Chi ha la forte volontà di fare tutto ciò che contribuisce a dare sicurezza interiore al primo Io nell’esercizio della sua attività, non deve spaventarsi di veder nascere un secondo Io per effetto della disciplina spirituale. Non deve però dimenticare che l’autosuggestione ha un grande potere quando si tratta di decidere se l’uomo ha raggiunto la necessaria «maturità». Nella disciplina spirituale qui descritta, l’uomo sviluppa un’educazione del pensiero tale che non si trova esposto ai pericoli che altrimenti potrebbero manifestarsi. Questa educazione del pensiero permette all’anima di attraversare tutte le esperienze interiori necessarie senza subire alcuna scossa nociva; senza di essa, invece, le esperienze possono provocare molta incertezza nell’anima. Il metodo qui indicato fa sì che le esperienze si manifestino in modo da produrre completamente il loro effetto senza provocare alcuna scossa nociva. Attraverso l’educazione del pensiero, l’uomo diventa piuttosto un osservatore di ciò che sperimenta interiormente, mentre senza quell’educazione si troverebbe completamente immerso nell’esperienza e ne subirebbe tutte le conseguenze negative.

Ogni giusta disciplina indica alcune qualità che devono essere acquisite tramite l’esercizio del discepolo che cerca la via dei mondi spirituali superiori; prima di tutto, la padronanza dell’anima sulla direzione dei propri pensieri, sulla volontà e sui sentimenti.

Il modo in cui questa padronanza deve essere acquisita tramite l'esercizio mira a due scopi: da un lato, l'anima deve acquisire con quel mezzo tale fermezza, sicurezza ed equilibrio da essere capace di conservare queste qualità anche dopo la nascita del secondo Io; dall'altro, il secondo Io deve ricevere forza e fermezza interiori per il proprio pellegrinaggio.

In tutti i campi, il pensiero umano deve essere conforme ai fatti e obiettivo. Nel mondo fisico-sensibile, la vita è incaricata di insegnare all’Io umano l’obiettività. Se l’anima lasciasse vagare i propri pensieri senza scopo, verrebbe presto corretta dalla vita, a meno che non voglia mettersi in conflitto con essa. L’anima deve conformare i propri pensieri alla realtà dell’esistenza. Ma quando l’uomo distoglie l’attenzione dal mondo fisico-sensibile, gli viene a mancare il necessario correttivo e, se il suo pensiero non è in grado di correggersi da sé, si abbandonerà alla confusione. Perciò, il pensiero dello studioso di occultismo deve esercitarsi in modo da prefiggersi la propria direzione e il proprio scopo. Le qualità che il pensiero deve tendere ad acquistare sono la saldezza interiore e la capacità di concentrarsi esclusivamente su un oggetto. Difatti, per gli esercizi di «meditazione» non è necessario cercare soggetti lontani o complicati, ma facili e familiari. Chi riesce a fissare il suo pensiero per vari mesi, almeno per cinque minuti al giorno, sopra un oggetto qualsiasi (per esempio, una spilla, una matita, ecc.), escludendo durante quel tempo ogni altra idea che non si riferisca a quell’oggetto, avrà già fatto molto per raggiungere il suo scopo (si può pensare a un nuovo oggetto tutti i giorni o a quello stesso oggetto per vari giorni). Anche chi sente di essere un «pensatore» non deve disprezzare questo modo di rendersi «maturo» per l’educazione occulta, perché se l’uomo fissa il pensiero per qualche tempo sopra un oggetto familiare, può essere sicuro di pensare obiettivamente. Chi si chiede: "Come è costituita una matita?" Come viene preparato il materiale che costituisce la matita? Come sono connesse le sue diverse parti? Quando è stata inventata la matita? E così via. Chi pensa in questo modo armonizza le proprie idee con la realtà molto più di chi riflette sulla discendenza dell’uomo o sulla vita. Gli esercizi semplici del pensiero ci preparano molto meglio a orientarci nelle evoluzioni di Saturno, del Sole e della Luna rispetto alle idee complicate e erudite, perché non si tratta di pensare questa o quella cosa, ma di pensare in modo obiettivo grazie alla forza interiore. Se l’uomo si è educato all’accuratezza del pensiero con lo studio di un processo fisico-sensibile facile da osservare, il suo pensiero si abituerà a essere obiettivo, anche quando non sarà più dominato dal mondo fisico-sensibile e dalle sue leggi; egli perderà l’abitudine di lasciarsi andare.

L’anima deve diventare padrona, non soltanto nel mondo del pensiero, ma anche in quello della volontà. Anche nel mondo fisico-sensibile è la vita a presentarsi come dominatrice, facendo sentire agli uomini l'esigenza di fare una cosa o l'altra, così che la volontà si sente stimolata a soddisfare tali richieste. Per la disciplina superiore, l’uomo deve abituarsi a obbedire con severità ai propri ordini; in questo modo, desidererà sempre meno cose inutili. La scontentezza e l’instabilità nella vita della volontà provengono dal desiderio di cose di cui non ci formiamo un chiaro concetto. Quando l’Io superiore nasce nell’anima, tale scontento può turbare l’intera vita affettiva. Un buon esercizio è quello di imporsi per vari mesi, a una determinata ora del giorno, l’esecuzione di qualche speciale atto e di dire: «Oggi, a quest’ora, dovrai compiere quest’azione». In questo modo, si arriva gradualmente a imporsi l’ora e il modo d’attuare l’azione, in modo che l’esecuzione risulti assolutamente possibile. Ciò permette di elevarsi al di sopra della cattiva abitudine di dire: «Desidero questo o quello», senza riflettere affatto sulla possibilità di realizzare quel desiderio.

Un grande uomo fa dire a una veggente: «Amo colui che aspira all’impossibile» (Goethe, Faust, II). E lo stesso Goethe scrive: «Vivere nell’idea significa considerare l’impossibile come se fosse possibile» (Goethe, Massime in prosa). Tali detti non devono essere considerati come obiezioni a quanto esposto finora, perché alla richiesta di Goethe e della sua veggente (Manto) può dare soddisfazione soltanto l’uomo che, educandosi a desiderare ciò che è possibile, si sia reso capace di trasformare l’«impossibile», mediante una forte volontà, in modo da renderlo possibile.

Per quanto riguarda il sentimento, l’anima del discepolo deve acquistare una determinata calma, cosa che si ottiene padroneggiando l’espressione del piacere e del dispiacere, della gioia e del dolore. Contro l’acquisizione di questa facoltà possono essere sollevate molte obiezioni. Si potrebbe temere di diventare insensibili e indifferenti al mondo che ci circonda, «non rallegrandosi della gioia e non addolorandosi del dolore». Ma questo non deve accadere. Una cosa piacevole deve rallegrare l’anima e una cosa triste deve risultarle penosa. L’anima deve però arrivare a dominare l’espressione della gioia, del dolore, del piacere e del dispiacere. Se il discepolo tende a questo, si accorgerà ben presto che, invece di diventare indifferente, diventerà più sensibile di quanto non fosse prima, per tutta la gioia e il dolore che lo circonda. Per riuscire ad acquistare queste qualità, occorre però che egli si sorvegli a lungo e impari a partecipare pienamente alla gioia e al dolore senza abbandonarvisi al punto da dare involontaria espressione ai propri sentimenti. Non bisogna reprimere il legittimo dolore, ma il pianto involontario, non l’orrore di un’azione malvagia, ma il cieco sfogo della collera; è giusto premunirsi da un pericolo, ma bisogna evitare l’inutile «timore», ecc. Soltanto con tale esercizio il discepolo dell’occultismo ottiene l’intima calma necessaria per evitare che, dopo la nascita dell’Io superiore, l’anima, come una specie di doppio di quest’Io, conduca una vita malsana a lato di esso. In questo campo non bisogna farsi illusioni su sé stessi. Alcuni possono già credere di essere provvisti di un determinato equilibrio nella vita e ritengono perciò superflui quegli esercizi; sono invece quelle persone che ne hanno maggiormente bisogno. Rimangono completamente calme di fronte agli eventi della vita ordinaria, ma quando ascendono nel mondo superiore, la mancanza di equilibrio, che era stata in loro soltanto repressa, ritorna a manifestarsi con maggior forza. È essenziale convincersi che la disciplina occulta non riguarda ciò che già riteniamo di possedere, ma piuttosto l'esercizio regolare delle qualità di cui abbiamo bisogno. Queste parole possono sembrare contraddittorie, ma sono giuste. La vita può averci insegnato molte cose, ma per l'educazione spirituale sono necessarie le qualità che abbiamo sviluppato autonomamente. Se la vita vi ha reso irascibili, dovete liberarvi di questa irascibilità; se invece la vita vi ha insegnato l'indifferenza, dovete impegnarvi nell'autoeducazione per fare in modo che l'espressione dell'anima corrisponda all'impressione ricevuta. L’uomo che non sa ridere di niente domina il proprio riso altrettanto poco rispetto a chi si abbandona continuamente al riso senza dominarsi.

Per educare il pensiero e il sentimento esiste un altro mezzo: l’acquisizione della capacità che si chiama positività. In una bella leggenda si racconta che il Cristo Gesù, passeggiando con alcune persone, trovò sulla strada il cadavere di un cane. Mentre gli altri distolsero lo sguardo da quella brutta vista, il Cristo invece parlò con ammirazione dei bei denti dell’animale. Possiamo esercitarci per sviluppare nell’anima un atteggiamento simile a quello indicato dalla leggenda nei confronti del mondo. L’errore, il male e la bruttezza non devono mai impedire all’anima di riconoscere il vero, il buono e il bello ovunque si trovino. Questa positività non va confusa con la mancanza di critica, con la volontà di chiudere gli occhi di fronte al male, al falso e al mediocre. Chi ammira i «bei denti» di un cadavere vede anche il corpo in decomposizione, ma questo non gli impedisce di vedere i bei denti. Non è possibile ritenere che il male sia bene o che l’errore sia verità, ma il male non deve impedirci di vedere il bene né di scoprire la verità attraverso l’errore.

Il pensiero, unito alla volontà, acquista una certa maturità, a condizione che l’uomo non permetta alle esperienze del passato di impedirgli di accogliere spregiudicatamente quelle nuove. Il discepolo dell’occultismo non deve dare valore al pensiero «Questo non l’ho mai sentito, questo non lo credo», ma deve dedicarsi per un determinato tempo a imparare qualcosa di nuovo da ogni cosa e da ogni essere. Ogni soffio d’aria, ogni foglia d’albero, ogni balbettio infantile può insegnarci qualcosa, se osservati da una prospettiva nuova. Certamente è facile esagerare in questo senso, ma a una determinata età non bisogna trascurare le esperienze fatte. Ciò che si sperimenta attualmente deve essere giudicato alla stregua delle esperienze accumulate nel passato; queste devono pesare su un piatto della bilancia, mentre sull’altro il discepolo deve porre la sua tendenza a raccogliere sempre nuove esperienze, convinto soprattutto della possibilità che le nuove possano essere in completa contraddizione con le antiche.

Abbiamo così elencato le cinque qualità dell’anima che il discepolo dell’occultismo deve acquisire tramite una disciplina regolare: la padronanza del pensiero, il dominio degli impulsi volitivi, l’imperturbabilità di fronte al piacere e al dispiacere, la positività nel giudizio del mondo, la spregiudicatezza nella concezione della vita. Dopo essersi dedicato per qualche tempo all’esercizio di queste qualità, il discepolo dovrà anche armonizzarle nella propria anima; perciò dovrà esercitarle simultaneamente per gruppi di due o tre alla volta, per conseguire l’armonia desiderata.

Gli esercizi descritti sono indicati come metodi della disciplina occulta, perché, se eseguiti con coscienza, producono non soltanto i risultati immediati sopra descritti, ma indirettamente creano anche delle forze utili al discepolo nel suo cammino verso i mondi spirituali. Chi pratica a sufficienza questi esercizi, si accorgerà di molte mancanze e errori nella sua vita interiore, ma troverà anche da sé i mezzi adatti per rafforzare il suo intelletto, il suo carattere e i suoi sentimenti; avrà certamente bisogno di molti altri esercizi, a seconda delle sue capacità, del suo temperamento e del suo carattere. Questi però si presenteranno da sé, se i primi vengono praticati in modo adeguato. Anzi, il discepolo potrà osservare che gli esercizi citati, se praticati con costanza, producono indirettamente, e nel tempo, dei risultati che inizialmente non erano prevedibili. Per esempio, una persona che fatica a fidarsi di sé stessa potrebbe notare, dopo qualche tempo, che la fiducia in sé aumenta grazie agli esercizi; lo stesso vale per altre qualità dell'anima. Nel mio libro Come si consegue la conoscenza dei mondi spirituali si trovano dettagli più precisi riguardo a esercizi speciali. È importante che il discepolo si adoperi sempre a intensificare le qualità suddette. Deve dominare i pensieri e i sentimenti a tal punto da riuscire a ottenere dei momenti di completa calma interiore, in cui l’uomo allontana dalla propria mente e dal proprio cuore tutto ciò che la vita esteriore quotidiana gli reca di piacevole e di spiacevole, di soddisfazioni e di preoccupazioni, di compiti e di necessità. Durante questo periodo, deve penetrare nell’anima soltanto ciò che essa vuole ammettere nella sua concentrazione. A questo proposito, potrebbe sorgere un’obiezione. Si potrebbe pensare che ritirarsi dalla vita ogni giorno per qualche tempo con il cuore e la mente renda l’uomo estraneo alla vita e ai suoi doveri. Ma non è assolutamente così. Chi si abbandona, nel modo descritto, a dei periodi di calma e serenità interiore, sentirà crescere in sé forze così potenti da permettergli di adempiere anche ai doveri della vita esteriore molto meglio di quanto facesse in precedenza. È di grande importanza che l’uomo si liberi completamente dai pensieri delle sue vicende personali durante tali periodi e si elevi a ciò che riguarda non soltanto sé stesso, ma l’umanità in generale. Se è capace di riempire la sua anima degli insegnamenti riguardanti i mondi spirituali superiori e di interessarsene come si interesserebbe a una cosa che lo riguarda personalmente, la sua anima potrà raccogliere utilissimi frutti. Chi si impegna in questo modo a dare ordine alla propria vita interiore, potrà anche raggiungere la capacità di osservare se stesso con la stessa serenità con cui osserva le vicende di un estraneo. Contemplare le proprie esperienze, le proprie gioie e i propri dolori come se riguardassero un’altra persona è una buona preparazione all’educazione occulta. Per raggiungere gradualmente la necessaria calma, è utile rievocare mentalmente ogni giorno, dopo aver terminato il proprio lavoro, le immagini delle esperienze della giornata; in mezzo a queste l’uomo deve vedere anche sé stesso e contemplarsi dall’esterno nella propria vita quotidiana. Per acquisire dimestichezza con tale auto-osservazione, è utile inizialmente concentrarsi solo su singole fasi della propria giornata. Gradatamente, l’uomo acquista maggiore abilità in tale retrospezione, di guisa che, dopo averla esercitata per qualche tempo, riuscirà a compierla completamente e con rapidità. Sempre più, l'ideale del discepolo dell'occultismo sarà quello di avere un atteggiamento di fronte agli eventi della vita che gli permetta di accoglierli con sicurezza e calma interiore, senza giudicarli in base alla disposizione della propria anima, ma in base al loro significato e valore intimi. Lo studioso che si prefigge questo ideale crea in tal modo una base sicura per l’anima, che gli permetterà di dedicarsi alla concentrazione già descritta sopra e di elaborare pensieri simbolici e altri sentimenti.

Le condizioni descritte sono necessarie, perché l’esperienza sovrasensibile si basa sulla vita abituale dell’anima prima della sua penetrazione nel mondo sovrasensibile. Ogni esperienza extrasensoriale dipende in duplice modo dal punto di partenza dell’anima prima di quella penetrazione. Chi trascura di formarsi fin dall’inizio una sana forza di criterio, che serva da base alla sua educazione occulta, svilupperà facoltà di percezione sovrasensibili inesatte e difettose e i suoi organi spirituali di percezione si svilupperanno in modo non corretto. Come un occhio difettoso e malato non può vedere bene nel mondo sensibile, così un occhio spirituale, che non sia formato sulla base di una sana capacità di giudizio, non può percepire correttamente. Se l’atteggiamento dell’anima del discepolo è immorale al punto di partenza, egli si eleva nei mondi superiori con una visione spirituale ottusa e annebbiata e si trova di fronte a quei mondi come un uomo, che in stato di stordimento volesse osservare il mondo sensibile. Questo non gli permetterebbe comunque di raggiungere alcuna osservazione rilevante, mentre l’osservatore spirituale, anche quando è confuso, è più desto di qualsiasi uomo nella coscienza normale e, perciò, dalle sue osservazioni trarrà risultati errati riguardo al mondo spirituale.

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Il valore interiore del gradino immaginativo della conoscenza viene assicurato quando, in appoggio alle concentrazioni (meditazioni) descritte sopra, il discepolo coltiva l’abitudine di ciò che si può chiamare il «pensiero libero dai sensi». Quando l’uomo forma un’idea basata su quanto osservato nel mondo fisico-sensibile, tale idea non è libera dall’influenza dei sensi. Tuttavia, non è detto che l’uomo possa formarsi solo idee di quel genere, né che il pensiero umano diventi vuoto e insignificante quando non è alimentato dalle osservazioni dei sensi. Per il discepolo dell’occultismo, la via più sicura per conseguire tale pensiero libero dai sensi potrebbe essere quella di assimilare gli insegnamenti della Scienza dello Spirito riguardo ai fatti del mondo superiore e di farne il contenuto del proprio pensiero. Questi fatti non possono essere osservati tramite i sensi fisici, ma il discepolo può comunque comprenderli, se esercita pazienza e perseveranza. Non possiamo investigare il mondo spirituale senza un’adeguata preparazione, ma anche senza la disciplina superiore possiamo arrivare a comprendere tutto ciò che ci viene riferito dagli occultisti. Se qualcuno ritenesse di non poter accettare con convinzione le informazioni fornite dagli investigatori, perché non è in grado di verificarle direttamente, cadrebbe in errore, perché è assolutamente possibile, con la semplice riflessione, raggiungere un’assoluta convinzione della verità di quelle comunicazioni. Se qualcuno non riesce a raggiungere tale convinzione con la riflessione, ciò non è dovuto all'impossibilità di «credere» a qualcosa che non si vede, ma semplicemente al fatto che la sua riflessione è ancora imparziale, ampia e profonda. Per chiarire questo punto, bisogna riflettere sul fatto che il pensiero umano, quando viene stimolato interiormente con energia, arriva ad abbracciare un campo molto più vasto di quello che di solito gli viene assegnato, poiché il pensiero contiene un’essenza interiore che è in rapporto con il mondo sovrasensibile. Solitamente l’anima non è cosciente di questo rapporto, perché è abituata a educare il proprio pensiero soltanto per il mondo dei sensi e giudica perciò incomprensibili le comunicazioni tratte dal mondo sovrasensibile. Tuttavia, queste sono comprensibili non soltanto per il pensiero educato alla disciplina occulta, ma anche per ogni pensiero che sia cosciente di tutta la propria forza e desideroso di servirsene. Attraverso l'apprendimento continuo dell'investigazione occulta, si sviluppa la capacità di pensare al di là delle percezioni sensoriali; si impara a riconoscere che nell'intimità dell'anima, i pensieri si intrecciano e si associano, anche quando non sono determinati dalla forza dell'osservazione sensoria. L’essenziale è rendersi conto che il mondo del pensiero ha una vita interiore e che, mentre si pensa, ci si trova nel campo di una forza sovrasensibile vivente. L’uomo si dice: «In me esiste un organismo formato di pensiero; io sono però tutt’uno con esso». Abbandonandosi al pensiero libero dai sensi, si diventa coscienti di un’essenza che fluisce nella nostra vita interiore, esattamente come le proprietà delle cose sensibili che osserviamo con i sensi fluiscono in noi attraverso i nostri organi fisici. Chi osserva il mondo fisico dice: «Là fuori, nello spazio, c’è una rosa; essa non mi è estranea, perché mi si rivela attraverso il suo colore e il suo profumo». Ora, quando nell’uomo agisce il pensiero libero dai sensi, è sufficiente che sia spregiudicato per poter dire a sé stesso: «Qualcosa di essenziale si rivela a me, ricollega in me un pensiero all’altro e costituisce in tal modo un organismo formato di pensiero». Le due attività, però, destano sentimenti diversi; c'è una differenza fra ciò che si palesa all’osservatore del mondo sensibile esteriore, il quale vede la rosa, e ciò che essenzialmente si rivela all’uomo nel pensiero libero dai sensi. Il primo osservatore si sente di fronte alla rosa, si sente al di fuori di essa, mentre chi si abbandona al pensiero libero dai sensi ne sente l’essenza che gli si rivela come dentro di sé, ne diventa tutt’uno. L’uomo, che più o meno incoscientemente dà valore essenziale soltanto a ciò che gli sta di fronte come oggetto esteriore, non potrà certamente avere il senso che una cosa possa rivelarsi a lui come essenziale, anche per il fatto che egli si senta tutt’uno con essa. Per discernere la verità a questo riguardo, occorre fare la seguente esperienza interiore. Bisogna imparare a distinguere fra le associazioni di idee volontariamente create e quelle sperimentate in noi quando la nostra volontà è messa a tacere. Nell’ultimo caso, si può dire: «Rimango completamente tranquillo, non provo nessuna concatenazione di idee, mi abbandono a ciò che "pensa in me".

Allora si può ragionevolmente affermare: «Agisce in me un qualche elemento essenziale», così come si ha il diritto di dire: «Ricevo un’impressione dalla rosa quando vedo un determinato colore o percepisco un determinato profumo». Non c'è alcuna contraddizione nel trarre ispirazione dai pensieri altrui e dall'insegnamento di un investigatore spirituale. I pensieri esistono già quando ci abbandoniamo a essi, ma non si potrebbero pensare se non si creassero ogni volta a nuovo nell’anima. Si tratta appunto di questo: che l’investigatore occultista desti nel suo uditore o lettore dei pensieri che quest’ultimo deve attingere anzitutto in sè stesso, mentre colui che descrive delle realtà sensibili indica qualcosa che può essere osservato dall’uditore o dal lettore nel mondo sensibile.

La via che conduce al pensiero libero dai sensi, per mezzo delle comunicazioni della Scienza dello Spirito, è completamente sicura. Esiste anche un metodo ancora più sicuro e, in particolare, più preciso, anche se per molti uomini è più difficile. Questo metodo è descritto nei miei libri: «La teoria della conoscenza nella concezione goethiana del mondo» e «Filosofia della libertà». Questi libri espongono i risultati a cui il pensiero umano può arrivare quando, invece di abbandonarsi alle impressioni del mondo esteriore fisico-sensibile, si concentra esclusivamente su se stesso. Soltanto il pensiero puro, come entità vivente a sé stante, esplica allora la sua attività nell’uomo. I libri sopra citati non si basano sulle comunicazioni della Scienza dello Spirito, eppure dimostrano che il pensiero puro, se concentrato su se stesso, può arrivare a spiegazioni del mondo, della vita e dell’uomo. Questi due libri rappresentano un importante gradino intermedio fra la conoscenza del mondo sensibile e quella del mondo spirituale e mostrano ciò che il pensiero può conseguire quando si eleva al di sopra dell’osservazione sensibile, pur evitando ancora l’accesso all’indagine dei mondi superiori. Chi impregna completamente la propria anima con le idee esposte in quei libri si trova già nel mondo spirituale, sebbene gli si palesi come un mondo del pensiero. Chi si sente in grado di superare questo gradino intermedio segue una via più sicura e pura e può acquistarsi dei sentimenti riguardo al mondo superiore che gli arrecheranno bellissimi frutti per l’intero avvenire.

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Lo scopo della concentrazione (meditazione) sulle rappresentazioni e i sentimenti simbolici sopra descritti è precisamente la formazione degli organi della percezione superiore nel corpo astrale dell’uomo. Essi vengono creati anzitutto dalla sostanza di questo corpo astrale. Questi organi di percezione rivelano un nuovo mondo, nel quale l’uomo impara a conoscere sé stesso come un nuovo Io; essi si differenziano da quelli del mondo fisico sensibile, in quanto sono organi attivi. Mentre gli occhi e gli orecchi sono passivi e subiscono la luce e il suono, gli organi di percezione spirituale-animici sono continuamente attivi mentre percepiscono, e in certo qual modo abbracciano gli oggetti e i fatti che gli si palesano. Da ciò nasce il senso che la conoscenza spirituale animica è un’unione con i fatti che essa percepisce, è «un vivere in essi». I singoli organi spirituali animici che si formano dalla sostanza del corpo astrale possono essere paragonati a dei «fiori di loto» per la forma che assumono per la coscienza chiaroveggente. È importante notare che tale denominazione corrisponde altrettanto poco agli organi stessi quanto il termine «ali» quando è applicato ai polmoni. Degli speciali modi di concentrazione interiore esercitano un’azione sul corpo astrale, determinando la formazione di questo o di quel organo spirituale animico, di questo o di quel «fiore di loto». Ogni giusta meditazione che tende allo sviluppo della conoscenza immaginativa produce un effetto su uno di quegli organi (nel libro Come si consegue la conoscenza dei mondi superiori sono indicati alcuni metodi di meditazione e degli esercizi che agiscono su organi diversi). Una giusta disciplina regola i singoli esercizi per il discepolo occultista in modo che essi si susseguano, dando modo agli organi di potersi formare singolarmente o consecutivamente. Per riuscire in questo intento, il discepolo deve essere dotato di molta pazienza e perseveranza, in quanto non gli basterà la pazienza che si acquista nelle normali condizioni di vita. Occorre molto, anzi moltissimo tempo, prima che gli organi siano in grado di servire al discepolo per percepire nei mondi superiori; in quel momento si produce in lui ciò che si chiama Illuminazione, mentre la Preparazione o Purificazione è costituita dagli esercizi per la formazione degli organi (il termine «purificazione» viene impiegato, perché per mezzo dei relativi esercizi il discepolo purifica un determinato campo della sua vita interiore da tutto ciò che deriva dall’osservazione del mondo sensibile). Talvolta, prima dell’effettiva Illuminazione, l’uomo riceve ripetutamente degli sprazzi di luce dal mondo superiore; deve raccoglierli con riconoscenza, poiché lo rendono già testimone del mondo spirituale. Tuttavia, non deve lasciarsi scoraggiare se, durante il suo periodo di preparazione, questi sprazzi non gli vengono concessi, anche se può sembrare che siano molto lunghi. Chi si impazienta perché «ancora non vede nulla», non ha ancora acquisito il giusto atteggiamento verso il mondo superiore, atteggiamento che si ha soltanto quando gli esercizi e la disciplina sono considerati come fine a sé stessi. Questi esercizi sono un’elaborazione della sostanza spirituale animica, cioè del corpo astrale dell’uomo, che può «sentire» anche quando «non vede niente», mentre sta elaborando la sostanza spirituale animica. Quando però ha l’idea preconcetta di ciò che vuole «vedere», non sperimenta quel sentimento. In tal caso, egli non darà valore a ciò che invece è di straordinaria importanza. Bisognerebbe osservare con minuta cura tutto ciò che si sperimenta durante gli esercizi, perché quelle esperienze sono radicalmente diverse da quelle del mondo sensibile. Il discepolo noterà allora che il corpo astrale sul quale lavora non è una sostanza neutra, ma che in esso si manifesta un mondo affatto diverso, che non si conosce per mezzo della vita dei sensi. Entità superiori agiscono sul corpo astrale, esattamente come il mondo esteriore fisico-sensibile agisce sul corpo fisico. L’uomo si trova di fronte alla vita superiore nel proprio corpo astrale, a condizione che si apra a essa. Quando qualcuno ripete sempre a sé stesso: «Non vedo niente», di solito si è immaginato in anticipo l’aspetto di ciò che deve percepire, e siccome non vede quello che si è immaginato, dice: «Non vedo nulla».

Chi pratica la disciplina con un giusto atteggiamento, però, amerà sempre più quegli esercizi per ciò che gli arrecano; essi acquistano per lui tale importanza da diventare una funzione vitale irrinunciabile. Egli sa che, con tali esercizi, agisce in un mondo spirituale-animico e aspetta con pazienza e rassegnazione il risultato dei suoi sforzi. Questo atteggiamento può affacciarsi alla coscienza del discepolo sotto forma di parole come: «Voglio fare tutti gli esercizi che mi vengono assegnati e so che al momento giusto mi verrà dato ciò che mi è necessario; non lo chiedo con impazienza, ma mi preparo ad accoglierlo». D’altra parte, si può obiettare: «Lo studioso di occultismo deve dunque procedere a tastoni nel buio per lunghissimo tempo; come può sapere, infatti, di essere sulla via giusta se prima non ottiene un risultato?». Tuttavia, non è vero che dal solo risultato si possa conoscere la bontà della disciplina. Quando il discepolo ha un atteggiamento giusto di fronte alla disciplina, la soddisfazione che gli deriva dagli esercizi stessi gli dimostra, prima di qualsiasi risultato, che sta seguendo la strada giusta. L’esercizio giusto della disciplina spirituale arreca una soddisfazione che non è semplice gioia, ma conoscenza; la conoscenza che ci permette di dire: «Sto facendo qualcosa che mi fa certamente progredire nella direzione giusta». Lo studioso di occultismo può ottenere questa conoscenza in qualsiasi momento, a condizione di osservare con cura le proprie esperienze; altrimenti, passerà davanti a esse come un viandante assorto nei propri pensieri, che non vede gli alberi che fiancheggiano la strada, sebbene li vedrebbe certamente, se solo li guardasse con attenzione. Non è affatto desiderabile affrettare la comparsa di risultati diversi da quelli che devono accompagnare naturalmente il corso degli esercizi, perché potrebbero facilmente rivelarsi una minima parte di ciò che effettivamente dovrebbe presentarsi. Nella crescita spirituale, un successo parziale può spesso causare un ritardo prolungato nel conseguimento del risultato completo. L’incontro con le forme della vita spirituale che corrispondono al risultato parziale rende l’uomo insensibile agli influssi delle forze che conducono ai gradini superiori dell’evoluzione; il successo conseguito per il fatto di avere finalmente «guardato» nel mondo spirituale non è che apparente, perché questo modo di guardarci non conduce alla verità, ma soltanto a immagini illusorie.

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Gli organi spirituali e animici, detti anche "fiori di loto", si formano in modo che, agli occhi del chiaroveggente, appaiono situati nella vicinanza di determinati organi fisici nell’uomo che segue una disciplina occulta. Di questi organi animici citerò il cosiddetto fiore di loto a due petali, situato a circa un centimetro dal centro fra le due sopracciglia; il fiore di loto a sedici petali, nella vicinanza della laringe; il terzo, il fiore di loto a dodici petali, nelle vicinanze del cuore; il quarto nella regione epigastrica. Altri organi simili si palesano nella vicinanza di altre parti del corpo fisico (i nomi «fiore di loto a due o a sedici petali» vengono adoperati, perché i relativi organi si possono paragonare a dei fiori con quel numero di petali).

I fiori di loto si formano a partire dal corpo astrale e, dal momento in cui l’uomo ne sviluppa uno, sa di possederlo e di potersene servire per penetrare veramente in un mondo superiore. Le impressioni che riceve da tale mondo somigliano, sotto molti aspetti, a quelle del mondo fisico-sensibile. Chi ha una conoscenza immaginativa potrà parlare del nuovo mondo superiore indicando le impressioni che ne riceve, come percezioni di calore o di freddo, di suoni o di parole, di effetti di luce o di colore, perché le percepisce come tali. Il discepolo è però cosciente che queste percezioni esprimono qualcosa di diverso nel mondo immaginativo rispetto alla realtà fisica. Riconosce che dietro di esse non vi sono cause fisico-materiali, ma animico-spirituali. Quando riceve un’impressione di calore, per esempio, non la attribuisce a un pezzo di ferro rovente, ma la considera come emanazione di un processo animico da lui fino a quel momento sperimentato soltanto nella vita interiore. Sa che dietro alle percezioni immaginative vi sono cose e processi animici e spirituali, così come dietro le percezioni fisiche vi sono esseri e fatti fisico-materiali. In questa somiglianza fra il mondo immaginativo e quello fisico, tuttavia, occorre notare un'importante differenza. Nel mondo fisico, un fenomeno si presenta in modo diverso rispetto a quello immaginativo. Nel primo si osserva un continuo nascere e appassire delle cose, un alternarsi di nascita e di morte; nel mondo immaginativo, invece, di questo fenomeno si nota una continua trasformazione di una cosa nell’altra. Nel mondo fisico, per esempio, si osserva una pianta appassire; nel mondo immaginativo, a misura che la pianta appassisce, si manifesta una forma che non è visibile, ma in cui la pianta che appassisce gradualmente si trasforma. Quando la pianta è sparita, la nuova formazione è al suo posto e si è sviluppata completamente. Nel mondo immaginativo, la nascita e la morte sono rappresentazioni che perdono il loro significato, lasciando spazio al concetto di trasformazione di una cosa nell’altra. Per questo motivo, diventano accessibili alla conoscenza immaginativa quelle verità sull’entità umana che sono state comunicate in questo libro nel capitolo «Costituzione dell’Uomo». Per la percezione fisico-sensibile sono visibili soltanto i processi del corpo fisico, che si svolgono nella «sfera della nascita e della morte»; gli altri arti della natura umana, il corpo vitale, il corpo senziente e l’Io sono soggetti alla legge della trasformazione e diventano visibili alla coscienza immaginativa. L’uomo progredito fino a questa conoscenza vede liberarsi, in un certo senso, gli elementi del corpo fisico che, con la morte, continuano a vivere in un altro genere di esistenza.

L’evoluzione non si ferma però nel mondo immaginativo; l’uomo, se vi si volesse fermare, percepirebbe veramente le entità in via di trasformazione, ma non potrebbe interpretare i processi di trasformazione e non potrebbe orientarsi nel nuovo mondo in cui è penetrato. Il mondo immaginativo è una regione irrequieta, in cui non c'è quiete, ma solo movimento e trasformazione. L’uomo arriva a delle soste solo quando ha superato il gradino della conoscenza immaginativa ed è evoluto a quello chiamato dalla Scienza dello Spirito il «gradino della conoscenza per mezzo dell’Ispirazione». Colui che cerca la conoscenza del mondo sovrasensibile non è obbligato a evolversi in modo da acquisire prima completamente la conoscenza immaginativa per poter poi elevarsi all’«ispirazione». I suoi esercizi possono essere diretti in modo da sviluppare contemporaneamente la preparazione che conduce all’Immaginazione e quella che conduce all’Ispirazione. Dopo un determinato periodo, il discepolo penetrerà in un mondo superiore, in cui non soltanto percepirà, ma sarà anche in grado di orientarsi, perché lo saprà interpretare. Il progresso, indubbiamente, si svolge in modo tale che il discepolo comincia a percepire, dapprima, alcuni fenomeni del mondo immaginativo e, dopo qualche tempo, avverte che comincia anche a orientarvisi. Tuttavia, il mondo dell’Ispirazione è completamente diverso da quello della semplice Immaginazione. Attraverso la prima si percepisce la trasformazione di un processo nell’altro, mentre attraverso la seconda si imparano a conoscere le proprietà interiori degli esseri che si trasformano; attraverso la prima si conosce la manifestazione animica degli esseri, attraverso la seconda si penetra nella loro interiorità spirituale. Si riconosce anzitutto una molteplicità di esseri spirituali e di rapporti fra quegli esseri. Anche nel mondo fisico abbiamo a che fare con una molteplicità di esseri differenti; nel mondo dell’Ispirazione, però, questa molteplicità è di carattere diverso. In esso ogni essere si trova in rapporti ben determinati con gli altri esseri, ma questi rapporti non sono dovuti, come nel mondo fisico, all’esercizio di una reciproca influenza esteriore, bensì dipendono dall’intima natura degli esseri stessi. Quando si percepisce un’entità nel mondo dell’Ispirazione, non la si vede esercitare alcuna influenza esteriore sulle altre entità paragonabile a quella di un essere fisico sull’altro; esiste nondimeno un rapporto fra quelle entità per causa della loro costituzione interiore. Questo rapporto può essere paragonato a quello esistente nel mondo fisico tra i diversi suoni o lettere che compongono una parola. Per esempio, l’impressione che si riceve quando si pronuncia la parola «uomo» è dovuta alla concordanza dei suoni: u-o-m-o. Nessuna spinta o influenza esteriore viene esercitata, per esempio dall’o sulla m, ma i due suoni cooperano insieme per virtù della loro natura interiore. L’osservazione nel mondo dell’Ispirazione può perciò essere paragonata soltanto a una lettura; gli esseri di quel mondo fanno sull’osservatore l’impressione di segni di una scrittura che egli deve imparare a conoscere e i cui rapporti gli si devono rivelare come per scrittura sovrasensibile. Perciò la Scienza dello Spirito chiama la conoscenza per mezzo dell’Ispirazione anche «la lettura della scrittura occulta».

Come questa «scrittura occulta» possa essere letta e come il suo contenuto possa essere comunicato agli altri è già stato spiegato nei precedenti capitoli di questo libro. È stato prima descritto l’essere umano e come esso sia costituito da arti diversi; è stato poi dimostrato come l’essere cosmico, sul quale l’uomo si evolve, attraversi le varie condizioni: saturnia, solare, lunare e terrestre. Le percezioni che permettono di riconoscere, da un lato, gli arti dell’uomo e, dall’altro, le successive condizioni della Terra e le sue precedenti trasformazioni, si rivelano alla conoscenza immaginativa. Era però ormai necessario riconoscere quali rapporti intercorrono tra lo stato saturniano e il corpo umano, lo stato solare e il corpo eterico, e così via; occorreva dimostrare che il germe del corpo fisico umano si è già costituito durante lo stato saturniano e che si è poi ulteriormente evoluto fino alla sua forma attuale durante gli stati solare, lunare e terrestre. È stato necessario, per esempio, anche indicare quali trasformazioni si sono verificate nell’essere umano a causa della separazione del sole dalla Terra e della luna. Ha dovuto inoltre essere spiegato quali cause abbiano contribuito a produrre sull’umanità le trasformazioni verificatesi durante l’epoca atlantidea e nei periodi successivi, ossia nell’epoca indiana, in quella persiana antichissima, nell’epoca egiziana, ecc. La descrizione di questi rapporti non deriva dalla percezione immaginativa, ma dalla conoscenza ispirata, ossia dalla lettura della scrittura occulta. Per questa «lettura» le percezioni immaginative sono come tante lettere dell’alfabeto o suoni; essa è necessaria, non soltanto per spiegare fatti cosmici come quelli descritti, ma anche il corso stesso della vita umana non si potrebbe comprendere se lo si considerasse soltanto per mezzo della conoscenza immaginativa. In tal modo, difatti, si potrebbe percepire come, con la morte, gli arti spirituali si distacchino da ciò che rimane nel mondo fisico, ma non si potrebbe comprendere il rapporto dello stato dell’uomo dopo la morte con le condizioni che l’hanno preceduto e che la seguono, se non ci si sa orientare nel mondo percepito dall’Immaginazione. Senza la conoscenza acquisita per mezzo dell’Ispirazione, il mondo immaginativo rimarrebbe una scrittura che si potrebbe guardare, ma non decifrare.

Quando il discepolo progredisce dall’Immaginazione all’Ispirazione, si rende ben presto conto che sarebbe un errore rinunciare alla comprensione dei grandi fenomeni cosmici e limitarsi soltanto ai fatti che, in un certo senso, interessano l’uomo più da vicino. Chi non è iniziato a questi argomenti potrebbe dire: «Mi sembra veramente che sia importante soltanto conoscere la sorte dell’anima umana dopo la morte; a me basterebbe sapere questo; a che serve che la scienza occulta mi parli di fatti così lontani come dello stato di Saturno e del Sole, o del distacco del sole e della luna, ecc.?». Chi si è invece formato un’idea giusta su questi argomenti, si accorge che per conseguire la vera conoscenza di ciò che si desidera sapere, occorre assolutamente studiare tutti quegli eventi che sembrano inizialmente superflui. Una descrizione delle condizioni in cui l’uomo si trova dopo la morte non può essere comprensibile e risulta inutile se l’uomo non può ricollegarla a dei concetti tratti da eventi così remoti; anche per le più elementari indagini per via chiaroveggente, l’osservatore deve possedere tali conoscenze. Quando, per esempio, una pianta passa dalla fioritura alla fruttificazione, il chiaroveggente vede lo svolgersi di una trasformazione in un essere astrale che, durante la fioritura, ha ricoperto e avvolto la pianta dal di fuori a guisa di nube. Se la fecondazione non si fosse verificata, questo essere astrale avrebbe assunto una forma completamente diversa da quella che ha assunto in seguito alla fecondazione. Per comprendere l’intero processo osservato per via chiaroveggente, è necessario imparare a interpretare la propria natura alla luce di quel grande processo cosmico che, all’epoca del distacco del sole, coinvolgeva la Terra con tutti i suoi abitanti. Prima della fecondazione, la pianta si trova nel medesimo stato in cui si trovava l’intera Terra prima del distacco del sole. Dopo la fecondazione, la fioritura si presenta nella pianta in modo che ricorda la Terra quando il sole si era distaccato, ma era ancora influenzato dalle forze lunari. Chi ha assimilato le rappresentazioni che sorgono dalla comprensione del distacco del sole può giustamente intendere il significato della fecondazione della pianta e dire: «Prima della fecondazione la pianta è in una condizione solare, dopo di quella è in una condizione lunare». In effetti, il più piccolo processo del mondo può essere compreso solo se in esso si riconosce il riflesso dei grandi processi cosmici; in caso contrario, la vera natura del fenomeno rimane altrettanto incomprensibile quanto lo sarebbe la Madonna di Raffaello, se di essa rimanesse visibile soltanto una piccola parte del dipinto ricoperta da un fitto velo. Tutto ciò che si svolge nell’uomo è un riflesso dei grandi processi cosmici che sono collegati alla sua esistenza. Per poter comprendere le osservazioni fatte per mezzo della coscienza chiaroveggente sui fenomeni che si svolgono tra la nascita e la morte e, a sua volta, dalla morte fino a una nuova nascita, è necessario aver sviluppato la capacità di decifrare le osservazioni immaginative attraverso le rappresentazioni tratte dallo studio dei grandi processi cosmici. Questo studio offre la chiave per la comprensione della vita umana; perciò, secondo la Scienza dello Spirito, studiare Saturno, il Sole e la Luna equivale a studiare l’uomo.

Grazie all'ispirazione, si possono conoscere i reciproci rapporti delle entità dei mondi superiori; a un livello ancora più elevato, si può arrivare anche a conoscere l'essenza interiore di queste entità. Questo livello di conoscenza è noto alla Scienza dello Spirito come conoscenza intuitiva. Il termine «intuizione» è generalmente adoperato in modo errato per indicare una nozione incerta e poco chiara di una cosa o di un’idea; questa nozione può a volte essere conforme alla verità, ma di solito non è possibile darne una dimostrazione logica. Questa specie di «intuizione» non ha nulla a che vedere con quella di cui stiamo parlando. L’Intuizione indica qui una conoscenza completamente chiara e luminosa e chi la possiede è completamente consapevole della base solida su cui poggia. Conoscere un essere sensibile significa trovarsi al di fuori di esso e giudicarlo sulla base dell’impressione esteriore. Conoscere un essere spirituale per via dell’Intuizione significa essere diventati tutt’uno con esso, essersi uniti alla sua interiorità. Il discepolo della via occulta si eleva a grado a grado fino a tale conoscenza. L’Immaginazione lo porta a non considerare più le percezioni come qualità esteriori degli esseri, ma a riconoscere in esse le emanazioni della spiritualità animica; l’Ispirazione lo spinge a penetrare più in profondità nell’interiorità degli esseri. Grazie a essa, impara a comprendere ciò che gli esseri sono reciprocamente gli uni per gli altri; con l’Intuizione, penetra dentro le entità stesse. Dagli insegnamenti contenuti in questo libro si evince chiaramente il significato da attribuire all’Intuizione. Nei capitoli precedenti è stato descritto non soltanto l’evoluzione di Saturno, del Sole e della Luna, ma è stato anche spiegato che a questo processo hanno preso parte in vari modi degli esseri. Sono stati citati i Troni, o Spiriti della Volontà, gli Spiriti della Saggezza, quelli del Moto, ecc.; a proposito dell’evoluzione della Terra, si è parlato degli Spiriti di Lucifero e di Arimane. La costruzione del cosmo è stata fatta risalire fino alle entità che vi hanno preso parte; ciò che si può sapere intorno a esse viene conseguito per mezzo della conoscenza intuitiva, necessaria anche per conoscere il corso della vita dell’uomo. Ciò che si discioglie dalla corporeità dell’uomo dopo la morte passa in seguito per stati diversi. Le condizioni esistenti immediatamente dopo la morte possono essere in parte descritte per mezzo della conoscenza immaginativa, ma ciò che si svolge ulteriormente quando l’uomo passa da una morte a una nuova nascita sarebbe assolutamente incomprensibile per l’Immaginazione, se l’Ispirazione non le venisse in aiuto. Solo l’Ispirazione è in grado di indagare la vita dell’uomo dopo la purificazione nel «Mondo degli Spiriti». Tuttavia, c'è un punto in cui qualcosa si verifica che l'ispirazione non riesce a raggiungere; uno stadio che, in un certo senso, non riesce a comprendere. C'è un periodo dell'evoluzione umana, fra la morte e una nuova nascita, in cui l'entità umana è accessibile solo alla conoscenza intuitiva. Questa parte dell’entità umana esiste sempre nell’uomo, ma per comprenderla nella sua vera interiorità, bisogna cercarla anche nel periodo fra la nascita e la morte per mezzo dell’Intuizione. Chi volesse conoscere l’uomo soltanto per mezzo dell’Immaginazione e dell’Ispirazione, non riuscirebbe a cogliere quei processi della sua più intima essenza che si svolgono da incarnazione a incarnazione. Soltanto per mezzo della conoscenza intuitiva è perciò possibile un’indagine corretta sulla reincarnazione e sul karma; qualsiasi comunicazione vera che si riferisca a questi processi deve necessariamente derivare dalle ricerche della conoscenza intuitiva. Se l’uomo vuole conoscere la sua vera natura, deve fare ricorso all’Intuizione, per mezzo della quale percepisce ciò che in lui perdura da reincarnazione a reincarnazione; se gli riesce possibile sapere qualcosa delle sue precedenti incarnazioni, ciò non potrà verificarsi che per mezzo della conoscenza intuitiva.

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L’uomo può conseguire la conoscenza attraverso l’Ispirazione e l’Intuizione soltanto per mezzo di esercizi animico-spirituali. Questi esercizi sono analoghi a quelli già descritti per sviluppare l’Immaginazione, e cioè «la concentrazione interiore» (Meditazione). Mentre gli esercizi che conducono all’Immaginazione si riconnettono alle impressioni del mondo fisico-sensibile, negli esercizi che conducono all’ispirazione, questo nesso deve essere eliminato sempre più. Per rendersi chiaramente conto di ciò che si deve verificare in tal caso, sarà utile considerare nuovamente il simbolo della Rosacroce. Quando un uomo si concentra su questo simbolo, ha davanti a sé un’immagine le cui singole parti sono tratte dalle impressioni del mondo fisico: il colore nero della croce, le rose, ecc. Tuttavia, la distribuzione delle varie parti a forma di Rosacroce non proviene dal mondo sensibile. Se dunque il discepolo cerca di eliminare completamente dalla propria coscienza la croce nera e anche le rose rosse, e conserva nell’anima soltanto l’attività spirituale che ha presieduto alla distribuzione delle varie parti, egli disporrà allora di un mezzo per una meditazione che lo condurrà gradualmente all’ispirazione. Per esempio, è possibile chiedersi nella propria anima: «Che cosa ho fatto interiormente per combinare quel simbolo della croce e delle rose? Desidero conservare ciò che ho fatto, il processo che si è svolto nella mia anima, ma eliminando dalla coscienza l’immagine che ne è risultata. Voglio sentire in me l’attività della mia anima che ha generato quell’immagine, ma sopprimendo la rappresentazione dell’immagine stessa. Voglio vivere interiormente, nella mia attività che ha creato l’immagine. Voglio meditare, dunque, non su un’immagine, ma sulla mia attività creatrice d’immagini». Questa meditazione deve essere applicata a molti simboli; tale esercizio conduce infine alla conoscenza per mezzo dell’Ispirazione. Un altro esempio potrebbe essere quello di concentrarsi sulla rappresentazione del crescere e deperire di una pianta. Fate nascere nella vostra anima l’immagine di una pianta che cresce gradualmente, che spunta dal seme, che si sviluppa foglia per foglia fino alla fioritura e infine fino alla maturazione del frutto; immaginate poi la pianta che comincia ad appassire fino alla sua completa decomposizione. Attraverso la concentrazione su tale immagine si arriva gradualmente a percepire il senso di crescita e di deperimento, che nella pianta non è che un simbolo. Se l’esercizio viene praticato con perseveranza, da questo sentimento può gradualmente formarsi l’immagine della trasformazione alla base del crescere e del deperire nel mondo fisico. Se si vuole arrivare alla corrispondente ispirazione, l’esercizio va fatto in modo diverso. In questo caso, è necessario tenere a mente l'attività della propria anima, che dall'immagine della pianta ha sviluppato la capacità di percepire il divenire e il deperire. A questo punto, è necessario eliminare completamente la pianta dalla coscienza e concentrarsi esclusivamente sulla propria attività interiore. L’ascesa all’ispirazione è possibile soltanto tramite tali esercizi; inizialmente, per il discepolo, non sarà facile comprendere come eseguirli correttamente, e ciò dipende dal fatto che l’uomo è abituato a lasciarsi influenzare dalle impressioni esteriori e, quindi, quando deve sviluppare una vita animica che si sia liberata da tali influenze, tende a sentirsi vacillante e incerto. Nei riguardi degli esercizi che conducono all’Ispirazione – e questa precauzione è in tal caso ancora più necessaria che per gli esercizi che conducono all’Immaginazione – il discepolo deve rendersi chiaramente conto che, volendo accingersi a praticarli, deve coltivare tutto ciò che potrà aiutarlo a consolidare e ad affermare il suo giudizio, a portare ordine nel suo sentimento e a fortificare il suo carattere. Se il discepolo prende questa precauzione, raggiungerà due scopi: non rischierà di perdere l’equilibrio della sua personalità per mezzo degli esercizi e acquisterà la capacità di eseguirli correttamente. Questi esercizi sembreranno difficili al discepolo finché non avrà sviluppato un determinato atteggiamento dell’anima, dei sentimenti e delle sensazioni speciali. La comprensione e la capacità di eseguire questi esercizi verranno acquisite presto da chi coltiva con pazienza e perseveranza nell’anima quelle qualità interiori che favoriscono la manifestazione delle conoscenze sovrasensibili. Chi si abitua a esplorare spesso la propria interiorità, non tanto per rimuginare su se stesso, quanto per riordinare ed elaborare con calma le esperienze della vita, farà grandi progressi; si accorgerà che le rappresentazioni e i sentimenti si arricchiscono quando i vari eventi della vita sono ricollegati fra loro dalla memoria e comprenderà che è possibile acquisire molte conoscenze non soltanto attraverso nuove impressioni e nuove esperienze, ma anche mediante l’elaborazione delle antiche. È utile lasciare libero sfogo al contrasto tra le nostre esperienze e perfino tra le nostre opinioni, senza partecipare con le nostre simpatie, antipatie, interessi e sentimenti personali; in questo modo, prepareremo un ottimo terreno per le forze cognitive sovrasensibili e formeremo una ricca vita interiore.

La misura e l’equilibrio delle facoltà animiche sono però di primaria importanza. L’uomo tende facilmente a un'unilateralità quando coltiva una determinata attività dell’anima. Se, per esempio, si accorge dell'utilità della meditazione e della concentrazione nel mondo delle proprie rappresentazioni, può facilmente chiudersi alle impressioni del mondo esteriore; tale scelta, però, conduce all'aridità e all'impoverimento della vita interiore. Colui che, oltre alla capacità di ritirarsi nella propria interiorità, conserva anche una completa ricettività per tutte le impressioni del mondo esteriore, progredirà rapidamente. Non si tratta soltanto delle cosiddette esperienze importanti della vita, ma ogni uomo, in qualsiasi condizione si trovi – anche chiuso entro quattro misere pareti – può fare esperienze, a condizione che si conservi ricettivo ad accoglierle. Le esperienze si trovano ovunque; non è necessario cercarle. È importante, però, il modo in cui le esperienze vengono elaborate nell’anima dell’uomo. Per esempio, può succedere che egli scopra in una persona che stima molto qualche tratto del carattere che potrebbe essere considerato un difetto. Questa scoperta potrà stimolare il pensiero dell’uomo in due direzioni diverse. Può semplicemente arrivare a dire a sé stesso: «Ora che ho riconosciuto quel difetto, non posso più stimare quella persona quanto prima». Oppure potrà chiedersi: «Come è possibile che una persona così degna di rispetto sia gravata da tale difetto? Come posso pensare che non si tratta soltanto di un difetto, ma piuttosto di una conseguenza della vita di quella persona, forse determinata proprio dalle sue grandi qualità?». Un uomo che si pone queste domande potrebbe arrivare alla conclusione che il suo rispetto per quella persona non viene affatto menomato dalla scoperta del difetto. Ogni esperienza di questo genere ci permetterà di imparare qualcosa e di aumentare la nostra comprensione della vita. Naturalmente, sarebbe un errore lasciarsi indurre dall'aspetto positivo di questa concezione della vita a scusare tutti i difetti delle persone e delle cose per cui proviamo simpatia o a non rilevare le azioni biasimevoli per trarne un vantaggio per la nostra evoluzione interiore. Questo risultato non si ottiene quando l’impulso a biasimare gli errori e i difetti, ma anche a comprenderli, parte da noi stessi; si ottiene soltanto quando il nostro atteggiamento non è determinato dal fatto stesso, ma indipendentemente dal vantaggio che ne potremo ricavare. Non è con la condanna di un errore che ci si istruisce, ma solo con la sua comprensione; d’altra parte, questa comprensione non deve impedirci di disapprovarlo, altrimenti non potremo progredire molto oltre. Anche in questo caso non si tratta di un’unica direzione, ma di stabilire la misura e l’equilibrio delle forze dell’anima. Questo è particolarmente utile nei confronti di una qualità dell’anima di massima importanza per l’evoluzione dell’uomo: il sentimento che chiamiamo «Venerazione» (devozione). Chi coltiva in sé questo sentimento, o lo ha ricevuto come un dono dalla natura, possiede un ottimo terreno per lo sviluppo delle forze che conducono alla conoscenza sovrasensibile. Chi, fin dalla sua infanzia e giovinezza, ha potuto alzare gli occhi con devota ammirazione verso persone e ideali elevati, possiede nella profondità dell’anima una disposizione particolarmente propizia per le conoscenze sovrasensibili. Colui che, con la maturità di giudizio dell’età più tarda, sa alzare lo sguardo al cielo stellato e accogliere con calma e devozione la mirabile manifestazione delle Potenze sublimi, si rende maturo per la conoscenza dei mondi sovrasensibili. Lo stesso vale per chi ammira le forze che dominano la vita umana; è importante che l’uomo, una volta giunto alla maturità, sia in grado di provare un forte senso di venerazione per quegli uomini il cui valore intuisce o di cui ha certe conoscenze. La visione dei mondi spirituali si schiude soltanto agli occhi di chi è in grado di provare questa venerazione. Chi non sa venerare non può progredire molto nella conoscenza; l’essenza delle cose rimane nascosta a chi non trova niente da apprezzare nel mondo. D’altra parte, se per eccesso di venerazione o di devozione il discepolo arriva a uccidere completamente la sana coscienza di sé e la fiducia in sé stesso, egli pecca contro la legge della misura e dell’equilibrio. Il discepolo dell’occultismo lavora costantemente su se stesso per perfezionarsi e sviluppare la propria personalità; in tal caso, deve avere fiducia nella crescita delle proprie forze. Colui che possiede i giusti sentimenti a questo riguardo potrà dire: «In me risiedono forze nascoste che posso attingere dalla mia interiorità. Quando vedo qualcuno più in alto di me, non devo soltanto venerarlo perché è più bravo di me, ma devo anche avere fiducia nel fatto che posso evolvere in me stesso tutto ciò che mi potrà elevare e mettermi alla pari con l’essere che ammiro».

Più l’uomo sviluppa la capacità di concentrarsi su determinati processi della vita non soggetti al suo giudizio personale, più ha la possibilità di crearsi una base per l’evoluzione nei mondi spirituali. Citerò un esempio. Un uomo si trova nella vita in una situazione in cui deve decidere se compiere o no una determinata azione e, sebbene il suo giudizio lo spinga a compierla, egli sente nondimeno qualcosa d’inesplicabile che lo trattiene. L’uomo può dunque scegliere di ignorare questo oscuro sentimento e compiere semplicemente l’azione consigliatagli dal suo giudizio, oppure può anche decidere di assecondare l’impulso di quella forza misteriosa e astenersi dal compiere l’azione. Se in seguito osserva gli eventi, potrà forse verificare che, se avesse seguito il suo giudizio, ne sarebbe risultato un vero danno, mentre l’inadempimento di quell’azione si è risolto in un bene. Un’esperienza di questo genere può indirizzare il pensiero dell’uomo verso una direzione ben precisa. Egli può dire a sé stesso: «C'è qualcosa in me che mi guida meglio del mio attuale grado di giudizio. Devo tenere a mente che esiste una «forza in me», che il mio giudizio, nel suo sviluppo progressivo, non ha ancora raggiunto». L’osservazione di casi di questo genere è molto utile per l’anima; essa percepisce, attraverso un sano presentimento, che l’uomo contiene molto più di quanto il suo giudizio non sia in grado di abbracciare. Da tale osservazione deriva un’espansione della vita dell’anima, ma anche qui possono verificarsi delle esagerazioni che è necessario evitare. Chi volesse seguire i propri presentimenti, senza fare nessun affidamento sul proprio giudizio, cadrebbe in balia di ogni oscuro istinto e dimostrerebbe di aver abbandonato ogni criterio, avvicinandosi all’assoluta superstizione. Ogni forma di superstizione è dannosa per chi pratica l’occultismo. Per poter accedere correttamente al mondo spirituale, è necessario mantenere una distanza di sicurezza da ogni superstizione, fantasia o illusione. Non si può accedere correttamente al mondo spirituale se ci si rallegra di aver avuto un’esperienza che non può essere compresa dalla ragione umana». Non è certo la passione per l’«inesplicabile» a formare l’occultista; il discepolo deve completamente liberarsi dall’idea che possa essere chiamato «mistico» colui che nel mondo vede arbitrariamente ovunque l’insondabile e l’inesplicabile. Il giusto atteggiamento dell’occultista è riconoscere ovunque la presenza di forze ed entità nascoste, ma egli deve anche ammettere che l’inesplorato può essere esplorato, qualora si dispongano delle forze necessarie.

Per ogni gradino della sua evoluzione, il discepolo deve adottare un determinato atteggiamento dell’anima. Egli, cioè, per troppa sete di conoscenza, non deve irrigidirsi nella domanda: «Come si può rispondere a questo o a quel quesito?» ma invece deve chiedersi: «Come posso sviluppare in me stesso questa o quella capacità?». Quando questa capacità si sarà finalmente sviluppata per mezzo di un paziente lavoro interiore, la risposta a quei quesiti gli si affaccerà spontaneamente. Il discepolo dell’occultismo deve sempre coltivare con cura questo atteggiamento dell’anima che lo conduce a perfezionarsi e a maturare sempre di più, così da saper resistere all’impulso che lo spinge a insistere per ottenere risposte a determinate questioni; egli aspetterà finché quelle risposte gli si affacci spontaneamente. Chi, invece, si è abituato all’unilateralità, non potrà progredire correttamente. Il discepolo deve anche sentire che, a un certo punto, potrà risolvere gli enigmi più complessi con le proprie forze. Anche qui, dunque, la misura e l’equilibrio sono importanti per l’atteggiamento dell’anima.

Potremmo citare molte altre capacità dell’anima utili a coltivare e evolvere se il discepolo aspira a raggiungere l’Ispirazione per mezzo degli esercizi. Ma per tutte queste cose, occorre ripetere che la misura e l’equilibrio sono qualità essenziali dell’anima, in quanto preparano alla comprensione e alla capacità di praticare gli esercizi sopra descritti, che conducono all’Ispirazione.

Gli esercizi che conducono all’Intuizione richiedono che il discepolo elimini dalla sua coscienza non soltanto le immagini alle quali si è dedicato per arrivare all’Immaginazione, ma anche la vita nella propria attività animica in cui si è immerso per conseguire l’Ispirazione. Bisogna letteralmente che egli non conservi niente nella sua anima delle esperienze esteriori o interiori fino ad allora conosciute. Se dopo questa eliminazione delle esperienze esteriori e interiori non rimanesse niente nella sua coscienza, cioè se la coscienza stessa gli venisse a mancare ed egli cadesse nell’incoscienza, ciò gli dimostrerebbe che non è ancora maturo per gli esercizi adatti all’Intuizione; in tal caso dovrebbe continuare a fare gli esercizi per l’Immaginazione e l’Ispirazione. Arriva certamente più tardi il momento in cui, dopo aver eliminato le esperienze interiori ed esteriori, la coscienza non resta vuota, ma vi rimane qualcosa, come effetto di questa eliminazione, di cui si può servire come oggetto per la concentrazione, così come prima ci si serviva di quegli oggetti che devono la loro esistenza alle impressioni esteriori o interiori. Questo «qualcosa» ha una natura affatto speciale ed è realmente nuovo rispetto alle passate esperienze; quando lo si sperimenta, ci si rende conto che non era mai stato conosciuto prima. Si tratta di una percezione simile a quella del vero suono che colpisce l’orecchio; tuttavia, questa percezione può affiorare alla coscienza solo per mezzo dell’Intuizione, esattamente come il suono fisico non può affiorare alla coscienza se non per mezzo dell’orecchio. Con l’Intuizione, dunque, le impressioni dell’uomo vengono spogliate degli ultimi residui della sensibilità fisica e il mondo spirituale comincia a rivelarsi alla conoscenza in una forma che non ha più nulla in comune con le proprietà del mondo fisico-sensibile.

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La conoscenza immaginativa si acquista quando i fiori di loto si sviluppano dal corpo astrale. Gli esercizi diretti al conseguimento dell’ispirazione e dell’intuizione generano nel corpo eterico o vitale dell’uomo dei movimenti, delle formazioni e delle correnti specifici, che prima non c'erano. Questi sono gli organi attraverso i quali l’uomo può «leggere la scrittura occulta» e accogliere ciò che è al di là di essa, nella sfera delle proprie facoltà. Le trasformazioni nel corpo eterico di un uomo che ha raggiunto l’Ispirazione e l’Intuizione si palesano all’osservatore chiaroveggente nel modo seguente: nelle vicinanze del cuore fisico si forma nel corpo eterico un nuovo centro, che diventa un organo eterico. Da questo organo, verso le varie membra del corpo umano scorrono dei movimenti e delle correnti diversissime; le più importanti fluiscono verso i fiori di loto, ne interpenetrano i singoli petali e poi scorrono nuovamente al di fuori, riversandosi come raggi nello spazio esteriore. Quanto più l’uomo è evoluto, tanto maggiore è lo spazio attorno a lui in cui è possibile percepire queste correnti. Se la disciplina seguita è corretta e regolare, il centro non si forma nella vicinanza del cuore; deve prima attraversare un periodo di preparazione. Inizialmente si costituisce un centro provvisorio nella testa, che poi si sposta e discende fino alla laringe, per infine stabilirsi nel cuore fisico. Se l’evoluzione fosse irregolare, quell’organo potrebbe costituirsi fin da principio nella vicinanza del cuore; il discepolo, in tal caso, invece di arrivare a una chiaroveggenza calma e regolare, si troverebbe esposto al pericolo di cadere in aberrazioni e fantasie. Successivamente, il discepolo riesce a rendere indipendenti dal corpo fisico queste correnti e questi organi del corpo eterico e a potersene servire separatamente; i fiori di loto gli servono allora come strumenti per muovere il corpo eterico. Prima che ciò si verifichi, è necessario che attorno a tutto il corpo eterico si siano formate delle correnti e delle irradiazioni specifiche che avvolgono e delimitano il corpo come in una rete sottile, trasformandolo in un essere separato. Quando ciò si è verificato, i movimenti e le correnti nel corpo eterico possono mettersi liberamente in contatto con il mondo animico-spirituale esterno e unirsi a esso, in modo che gli eventi spirituali e quelli interiori del corpo eterico umano possano reciprocamente combinarsi e unirsi. Quando ciò si verifica, l’uomo percepisce coscientemente il mondo dell’Ispirazione. Questa conoscenza gli si affaccia in modo diverso rispetto a quella del mondo sensibile fisico. In quest’ultimo caso, le percezioni si ricevono per mezzo dei sensi e di esse ci si forma poi delle rappresentazioni e delle idee; ciò non succede con la conoscenza per via di ispirazione. In questo caso, si conosce per via diretta, per conoscenza immediata; non vi è riflessione dopo la percezione. Ciò che viene acquisito solo dopo, per mezzo della riflessione, nella conoscenza sensibile fisica, viene conseguito per via immediata nell’ispirazione, contemporaneamente alla percezione. Si correrebbe perciò il pericolo di perdersi completamente nell’ambiente spirituale circostante, fino a non potersi più distinguere da esso, se la rete descritta non si fosse formata attorno al corpo eterico.

Gli esercizi destinati all’Intuizione esercitano un’azione non soltanto sul corpo eterico, ma anche sulle forze sovrasensibili del corpo fisico. Non bisogna però credere che da essi risulti un’azione sul corpo fisico percettibile ai nostri sensi abituali; tali effetti sono riconoscibili soltanto per mezzo della chiaroveggenza, ma non per quella esteriore. Essi si affacciano come risultato della maturità della coscienza, quando questa può fare esperienze di intuizione, nonostante abbia eliminato tutte le esperienze esteriori ed interiori fatte fino a quel momento. Le esperienze dell’Intuizione sono delicate, intime e sottili; il corpo umano fisico, al suo attuale stadio di evoluzione, è grossolano in confronto e oppone perciò un forte ostacolo al risultato degli esercizi che mirano all’Intuizione. Tuttavia, se questi vengono continuati con energia e perseveranza e con la necessaria calma interiore, finiscono per avere la meglio sui potenti ostacoli del corpo fisico. Il discepolo se ne accorge dal fatto che, gradualmente, alcune manifestazioni del corpo fisico, che si verificavano in precedenza senza che lui ne fosse consapevole, diventano ora volontarie. Se ne accorge anche dal fatto che, per un breve periodo, sente la necessità di regolare la sua respirazione (o qualche altra funzione simile) in modo da stabilire un determinato accordo, o armonia, con ciò che si compie nell’anima attraverso gli esercizi o la concentrazione interiore. L’evoluzione ideale dovrebbe ormai essere tale che nessun esercizio venga eseguito tramite il corpo fisico stesso, ma che tutto ciò che deve verificarsi in quest’ultimo si presentasse soltanto come risultato degli esercizi per l’Intuizione. Poiché il corpo fisico rappresenta un forte ostacolo, la disciplina può offrire delle facilitazioni tramite esercizi che agiscano sul corpo fisico. In questo ambito, però, è necessario evitare tutti gli insegnamenti non direttamente impartiti dalle persone esperte nella vera disciplina spirituale. Fra questi esercizi, per esempio, viene indicata la pratica, per breve tempo, di un processo respiratorio speciale, che consiste nel regolare il respiro in modo che corrisponda a delle speciali leggi del mondo animico-spirituale. La respirazione è una funzione fisica che, quando viene esercitata in modo da essere l’espressione di una legge animico-spirituale, imprime direttamente nell’esistenza fisica un’essenza spirituale, trasformando la sostanzialità fisica nel suo corrispondente spirituale. Perciò la scienza occulta chiama questo processo «trasmutazione diretta dell’elemento fisico in spirituale, per mezzo di una forza spirituale», e per chi conosce queste cose rappresenta il lavoro con la «Pietra filosofale». È necessario liberare questa idea da pregiudizi, imposture e ciarlatanerie che si sono accumulate nel corso dei tempi; l’importanza del fenomeno non potrà che accrescersi per lo studioso, che, in quanto occultista, è immune da superstizioni. Quando si è acquisita la rappresentazione di un fatto importante, si ha il diritto di chiamarlo col suo vero nome, anche se, per malintesi o per cattiva intenzione, questo nome è stato associato a degli errori e a delle assurdità.

Ogni vera intuizione è un «lavoro» con la pietra filosofale, perché ogni intuizione ha un impatto diretto sulle forze che dal mondo sovrasensibile agiscono nel mondo fisico.

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Quando il discepolo ascende nei mondi più elevati della conoscenza, osserva che la connessione delle forze che costituiscono la sua personalità assume una forma diversa da quella del mondo fisico-sensibile. In quest’ultimo l’Io mantiene una stretta cooperazione delle forze animiche, soprattutto di quelle del pensiero, del sentimento e della volontà. Queste tre forze dell’anima, nelle condizioni normali della vita umana, sono sempre in continuo rapporto. Per esempio, si può vedere un determinato oggetto nel mondo esteriore che può piacere o dispiacere all’anima, la cui rappresentazione è connessa necessariamente a un senso di piacere o di dispiacere. Si può anche desiderare quell’oggetto o sentirsi spinti a modificarlo in questo o in quel modo; in altre parole, il desiderio e la volontà si associano alla rappresentazione dell’oggetto e al sentimento che esso suscita. Questa associazione si verifica perché l’Io raccoglie e unifica la rappresentazione, ossia il pensiero, il sentimento e la volontà, e coordina in tal modo le forze della personalità. Questo ordine sano verrebbe disturbato se, per impotenza dell’Io, i desideri, per esempio, seguissero una via diversa da quella del sentimento o della rappresentazione. Se l’uomo ritenesse giusta una cosa e invece ne desiderasse un’altra che lui stesso considera non giusta, o desiderasse ciò che non gli piace invece di ciò che gli piace, non avrebbe un atteggiamento sano. A un determinato momento del percorso di conoscenza superiore, l’uomo si rende conto che pensare, sentire e volere effettivamente si scindono e ognuno di essi assume una certa indipendenza; un dato pensiero, per esempio, non stimola per impulso proprio un determinato sentire e volere. Può capitare di percepire un oggetto correttamente con il pensiero, ma di dover attingere a un ulteriore impulso indipendente in noi stessi per arrivare a un sentimento o a una qualsiasi decisione della volontà in proposito. Pensare, sentire e volere non sono più tre forze che irradiano dall’Io, quale comune centro della personalità, ma diventano tre entità indipendenti, tre personalità in un certo senso. È necessario rinvigorire maggiormente il proprio Io, poiché deve non solo stabilire l’ordine tra le tre forze, ma dirigere e guidare tre entità. Questo è ciò che la Scienza dello Spirito chiama "scissione della personalità". Da questo fatto si evince chiaramente l'importanza di associare agli esercizi per la disciplina superiore quelli destinati a dare sicurezza e fermezza al nostro giudizio e alla vita del sentimento e della volontà. Se queste qualità non vengono coltivate nel mondo superiore, ben presto ci si rende conto di quanto l’Io sia debole e incapace di guidare correttamente il pensiero, il sentimento e la volontà. Una tale debolezza dell’Io farebbe sì che l’anima, trascinata da tre diverse personalità in direzioni diverse, perderebbe la sua unità interiore. Se, però, l’evoluzione del discepolo si svolge in modo giusto, questa moltiplicazione, per così dire, nella sua vita interiore è segno di vero progresso e, nonostante ciò, egli rimane il regolatore supremo delle entità indipendenti che ormai costituiscono la sua anima, come nuovo Io. Nel corso della sua ulteriore evoluzione, questa scissione prosegue e il pensiero, diventato indipendente, determina la comparsa di una quarta speciale entità animico-spirituale che può essere indicata come un diretto affluire nell’uomo di correnti simili a dei pensieri. L’intero mondo appare allora come un edificio di pensieri e si presenta all’uomo come il mondo vegetale o quello animale si presentano nel campo fisico-sensibile. Così, il pensare e il volere, divenuti indipendenti, destano due forze nell’anima che operano in essa come due entità indipendenti; e infine si aggiunge alle altre una settima forza o entità che somiglia all’Io stesso. A un determinato gradino dell’evoluzione, l’uomo è costituito di sette entità che egli deve guidare e dirigere.

A questa esperienza se ne aggiunge un’altra. Prima di addentrarsi nel mondo soprasensibile, l’uomo conosceva il pensiero, il sentimento e la volontà solo come esperienze interiori dell’anima; una volta entrato in questo mondo, però, percepisce delle cose che non hanno a che fare con l’ambito fisico-sensibile, ma esprimono l’aspetto animico-spirituale. Dietro alle proprietà del nuovo mondo che percepisce, egli vede delle entità animico-spirituali che gli si presentano ora quale mondo esteriore, così come nel campo fisico-sensibile i minerali, le piante e gli animali gli si presentano ai sensi. Il discepolo può ora notare una differenza importante fra il mondo animico-spirituale che gli si sta rivelando e l’altro, che era abituato a percepire per mezzo dei suoi sensi fisici. Una pianta del mondo sensibile rimane ciò che è, a prescindere da ciò che l’anima dell’uomo può pensare o sentire. Non succede così dapprima per le immagini del mondo animico-spirituale; esse si modificano a seconda dei pensieri e dei sentimenti dell’uomo, che in tal modo dà loro un’impronta del proprio essere. Supponiamo che una determinata immagine sorga nel mondo immaginativo di fronte a un uomo; finché egli rimane indifferente di fronte a essa, l’immagine si palesa con una determinata forma; dal momento però che essa suscita in lui sentimenti di piacere o di dispiacere, quella forma si modifica. Le immagini dunque esprimono qualcosa di indipendente al di fuori dell’uomo, ma riflettono anche qualcosa di ciò che è l’uomo stesso; sono completamente impregnate di essenza umana, che si stende sulle entità spirituali come un velo. In questo caso, anche se l’uomo si trova di fronte a un’entità reale, non la vede, ma scorge soltanto ciò che egli stesso ha creato. Di conseguenza, pur avendo dinanzi a sé la verità, può scorgere il falso. Questo si verifica non soltanto nei confronti di ciò che l’uomo ha osservato della propria entità, ma di tutto ciò che vi è in lui e che esercita un’azione su quel mondo. Per esempio, può avere delle tendenze nascoste che, per virtù dell’educazione o del carattere, non si manifestano nella vita, ma esercitano un’azione sul mondo spirituale-animico, il quale acquista in tal modo un colore peculiare che dipende dall’intera natura dell’uomo, a prescindere dal fatto che questi abbia o meno coscienza di essa.

Per poter progredire oltre questo gradino dell’evoluzione, l’uomo deve imparare a distinguere se stesso dal mondo spirituale esteriore ed eliminare tutte le influenze del proprio Sé dal mondo animico-spirituale che lo circonda; e potrà riuscirci soltanto dopo aver acquisito la conoscenza di ciò che egli stesso porta nel nuovo mondo. L’uomo deve dunque conoscere prima se stesso per poter poi percepire in tutta la sua purezza il mondo animico-spirituale che lo circonda. Per virtù di determinati fatti dell’evoluzione umana, tale auto-conoscenza deve verificarsi naturalmente quando l’uomo penetra nel mondo superiore. L’uomo sviluppa nel mondo abituale fisico-sensibile il suo Io, la sua autocoscienza, e questo Io agisce ormai come centro di attrazione per tutto ciò che gli appartiene. Tutte le sue tendenze, simpatie, antipatie, passioni, opinioni, ecc. si raggruppano, in certo qual modo, attorno all’Io, che è anche il punto di attrazione per ciò che si chiama il karma dell’uomo. Se l’Io fosse spogliato da tutti i suoi veli, si potrebbero scorgere in lui i destini che lo attendono nelle successive incarnazioni, a seconda della vita che ha vissuto nelle precedenti e delle qualità che ha assimilato. In tal modo, l’Io, con tutto ciò che gli è associato, deve rappresentare la prima immagine che l’anima dell’uomo percepisce quando si eleva nel mondo animico-spirituale.

Questo doppio dell’uomo, per virtù di una legge del mondo spirituale, deve costituire la prima impressione che l’uomo riceve in quel mondo. La legge che sta alla base di questo fenomeno è facile da comprendere se si riflette sul fatto che, nella vita fisico-sensibile, l’uomo percepisce se stesso soltanto in quanto sperimenta interiormente il proprio pensare, sentire e volere; questa percezione però è interiore: non si presenta esteriormente davanti all’uomo come gli si presentano i minerali, le piante e gli animali. Per mezzo della percezione interiore, l’uomo impara a conoscere se stesso solo in parte, poiché ha in sé qualcosa che non gli permette di approfondire troppo questa autocoscienza: è uno stimolo che, appena l’uomo riconosce una disposizione in sé per mezzo dell’auto-conoscenza e non vuole abbandonarsi a nessuna illusione sul proprio conto, lo spinge a trasformare questa disposizione.

Se non cede a questo stimolo e distoglie semplicemente la sua attenzione dal proprio sé, rimanendo tale e quale, si priva anche della possibilità di conoscerlo a fondo. Se invece penetra in sé stesso ed esamina senza illusioni una determinata qualità, può correggerla; altrimenti, non ne è capace in questo momento della sua vita. In questo caso, si insinuerà nella sua anima un sentimento di vergogna. Questo è infatti l’effetto dell’azione della natura sana dell’uomo: attraverso l’auto-conoscenza sperimenta molti generi di vergogna. Nella vita di tutti i giorni, questo sentimento ha un effetto ben determinato: l’uomo di mente sana provvederà affinché le qualità che hanno suscitato quel sentimento non si manifestino esteriormente, non si manifestino in azioni esteriori. La vergogna è dunque una forza che spinge l’uomo a nascondere qualcosa in sé stesso per impedire che si palesi all’esterno.

Se si riflette su tutto ciò, si arriverà a comprendere che la ricerca spirituale attribuisce un’azione ancora più profonda a un’altra esperienza interiore dell’anima, molto simile al sentimento della vergogna. L’uomo non è cosciente di questa sorta di vergogna nascosta nelle profondità dell’anima, che esiste nella vita fisico-sensibile. Questo sentimento nascosto agisce, però, in modo analogo a quello manifestato nella vita ordinaria, e impedisce che l’entità più intima dell’uomo si presenti a lui sotto forma d’immagine percettibile. Se questo sentimento non esistesse, l’uomo potrebbe vedersi per quello che è realmente; sperimenterebbe le proprie rappresentazioni, i propri sentimenti e le proprie volontà non soltanto interiormente, ma li scorgerebbe come vede le pietre, gli animali e le piante. Questo sentimento, perciò, ottenebra la vista dell’uomo su se stesso, e in tal modo gli nasconde contemporaneamente l’intero mondo spirituale-animico. Se la propria essenza interiore rimane nascosta all’uomo, egli non può né vedere ciò per mezzo di cui deve sviluppare gli organi per conoscere il mondo animico-spirituale né trasformare il suo essere in modo che esso acquisti gli organi spirituali di percezione. Se l’uomo, però, lavora per acquisire questi organi di percezione con una giusta disciplina, la prima impressione che gli si presenta è quella di sè stesso, quale egli è veramente; vede il proprio doppio. Questa conoscenza di sé non può prescindere dalla percezione del resto del mondo spirituale-animico. Nella vita ordinaria del mondo fisico-sensibile, il sentimento di vergogna descritto sopra agisce in modo tale che chiude costantemente all’uomo la porta del mondo spirituale-animico. Al primo passo che l’uomo tenta per penetrare in quel mondo, sorge subito il sentimento di vergogna, di cui però non è cosciente, e gli nasconde quella parte del mondo spirituale-animico che vuole manifestarsi. Gli esercizi descritti, però, aprono questo mondo. Questo sentimento nascosto, infatti, esercita un'azione molto benefica sull'umanità, poiché tutto ciò che l'uomo ha acquisito, senza l'aiuto della disciplina spirituale che gli conferisce forza di criterio, di sentimento e di volontà, non è sufficiente per renderlo capace di sopportare la vista del vero aspetto della propria entità, una vista che gli farebbe perdere ogni fiducia in sé stesso, ogni sentimento o coscienza di sé. Per evitare ciò, non basta praticare gli esercizi che conducono alla conoscenza superiore, ma è necessario coltivare anche lo sviluppo di un sano criterio e il perfezionamento della natura dei propri sentimenti e del proprio carattere. Grazie alla Scienza dello Spirito, e con una disciplina regolare, l’uomo impara i molti mezzi per l’auto-conoscenza e l’auto-osservazione, e quanto è necessario per dargli la forza di affrontare con fermezza l’incontro con il proprio doppio. Allora l’occultista vede l’immagine del proprio destino nel mondo immaginativo sotto forma diversa da quella con cui ha già avuto a che fare nel mondo fisico. Chiunque, nel mondo fisico, abbia compreso correttamente le leggi del Karma per mezzo del proprio intelletto, non sarà più molto turbato nel vedere il proprio destino tracciato nell’immagine del suo doppio. Chi ha compreso l’evoluzione del mondo e dell’umanità e sa come, in un determinato momento di essa, le forze di Lucifero siano penetrate nell’anima umana, non troverà difficoltà a sopportare la vista dell’immagine della propria entità che contiene quegli esseri luciferici con tutti i loro effetti. Tuttavia, da tutto ciò si evince quanto sia necessario che l’uomo non cerchi di penetrare nel mondo spirituale, se prima, tramite il suo giudizio evoluto normalmente nel mondo fisico-sensibile, non ha compreso alcune determinate verità del mondo spirituale. Tutto ciò che viene comunicato in questo libro e che precede la spiegazione sulla «Conoscenza dei mondi superiori» dovrebbe essere assimilato dal discepolo nel corso regolare della sua evoluzione, tramite la sua normale capacità di giudizio, prima che egli stesso desideri di penetrare nei mondi sovrasensibili.

Se non si tiene conto della necessità di rinvigorire la sicurezza e la fermezza del giudizio e della vita del sentimento e del carattere, il discepolo può penetrare nel mondo superiore prima di avere acquisito le capacità interiori necessarie. In tal caso, l’incontro con il suo doppio lo angustierebbe. Se l’incontro venisse completamente evitato, e l’uomo penetrasse nondimeno nel mondo sovrasensibile, non sarebbe mai in grado di riconoscerlo nella sua vera forma; non sarebbe in grado di distinguere fra l’aspetto con cui egli stesso vede le cose e ciò che esse realmente sono. Questa distinzione è possibile soltanto quando il discepolo percepisce la propria entità come un’immagine a sé, e in tal modo distacca da ciò che lo circonda tutto ciò che fluisce dalla propria interiorità. Nella vita dell’uomo nel mondo fisico-sensibile, il doppio, per virtù del sentimento di vergogna appunto caratterizzato, diventa invisibile non appena l’uomo si avvicina al mondo animico-spirituale; così però il doppio nasconde completamente anche tutto quel mondo. Esso sta dinanzi a quel mondo come un «Guardiano», per vietarne l’ingresso a coloro che non sono ancora pronti a penetrarvi, ed è perciò chiamato dalla Scienza dello Spirito il «Guardiano della soglia del mondo spirituale-animico». Anzi, lo si può chiamare il «piccolo guardiano», perché ce n’è un altro di cui parleremo in seguito. Oltre che all’entrata del mondo sovrasensibile, l’uomo incontra questo «Guardiano della soglia» anche quando passa attraverso la morte fisica; esso gli si rivela gradualmente durante il processo evolutivo che si verifica fra una morte e una nuova nascita. Allora, però, tale incontro non può angustiare l’uomo, perché egli conosce altri mondi che ignorava nella vita fra una nascita e l’altra.

Se l’uomo penetrasse nel mondo spirituale-animico senza incontrare il «Guardiano della Soglia», potrebbe cadere vittima di molte illusioni e non riuscirebbe a distinguere ciò che egli stesso porta in quel mondo da ciò che veramente appartiene ad esso. Tuttavia, una disciplina regolare deve guidare il discepolo nel campo della verità e non in quello dell’illusione; per virtù di essa, l’incontro dovrà necessariamente verificarsi una volta. Quell’incontro è difatti l’unico modo per evitare di incorrere in illusioni e fantasticherie durante lo studio dei mondi spirituali. Ogni discepolo dell’occultismo deve dedicare particolare attenzione alla propria educazione per non cadere in fantasticherie, per non diventare un uomo soggetto alle illusioni e agli errori per effetto di suggestione o di autosuggestione. Quando le giuste norme della disciplina spirituale sono osservate, le fonti di errore vengono annientate. Naturalmente, non è possibile esaminare tutti i particolari delle misure da osservare, ma è possibile accennare alle cause delle illusioni di cui si tratta; queste possono provenire da due fonti. In primo luogo, derivano dal fatto che il discepolo conferisce alla realtà il colore della propria entità animica. Nella vita ordinaria del mondo fisico-sensibile questa sorgente di illusioni non è particolarmente pericolosa; anche se l’osservatore volesse dare al mondo esteriore il colore dei propri desideri e interessi, questo si impone sempre con la propria forma. Ma appena si penetra nel mondo immaginativo, le immagini subiscono una trasformazione per effetto di quei desideri e di quegli interessi, e l’uomo si trova di fronte alla realtà, ciò che egli stesso si è creato o a cui per lo meno ha contribuito. Poiché, grazie all’incontro col Guardiano della Soglia, il discepolo impara a conoscere tutto ciò che è in lui, ciò che dunque può portare con sé nel mondo spirituale, questa sorgente di illusione viene eliminata. La preparazione che il discepolo segue prima di addentrarsi nel mondo animico-spirituale è mirata a insegnargli a eliminare la propria personalità anche nell’osservare il mondo fisico e a lasciarsi guidare dalle cose e dai processi per virtù della loro natura. Chiunque abbia praticato sufficientemente questa preparazione può considerare con calma l’incontro col Guardiano della Soglia; questo incontro potrà dimostrargli definitivamente se è realmente in grado di eliminare la propria personalità quando si trova di fronte al mondo animico-spirituale.

Oltre a questa sorgente di illusioni, ce n’è un’altra che si palesa quando si dà un’interpretazione errata alle impressioni che si ricevono. Nel mondo fisico-sensibile, un esempio tipico di tale illusione si ha quando, seduti in treno, si crede che gli alberi si muovano nella direzione opposta, mentre invece siamo noi a muoverci con il treno. Tali errori nel mondo fisico-sensibile non sono sempre così facili da constatare quanto l’esempio semplice appena descritto; nondimeno è evidente che in questo mondo l’uomo trova anche i mezzi per eliminare tali illusioni, a condizione che tenga conto con sano criterio di tutti gli elementi che possono servire alla spiegazione del relativo fatto. La situazione, però, cambia quando si entra nel mondo sovrasensibile. Nel mondo sensibile l’illusione umana non può modificare la realtà stessa dei fatti, pertanto è possibile rettificarla tramite un esame spregiudicato delle fonti. Nel mondo sovrasensibile, invece, questa osservazione non è certamente possibile. Se un uomo vuole osservare un processo sovrasensibile e si avvicina a esso con un criterio errato, introduce nel processo stesso un errore che lo intesse talmente al fatto da non essere facile distinguere l’uno dall’altro a prima vista. In tal caso, l’errore non è più dell’uomo né il fatto reale è al di fuori di esso, ma l’errore stesso è diventato parte costitutiva del fatto esteriore; la realtà non può perciò essere rettificata semplicemente per mezzo dell’osservazione spregiudicata del fatto. Questo esempio ci mostra una perenne sorgente d’illusioni e di fantasticherie per coloro che si avvicinano al mondo sovrasensibile senza la giusta preparazione. Il discepolo deve quindi acquisire la capacità di eliminare tutte le illusioni causate dalla colorazione conferita dalla propria entità ai fenomeni cosmici sovrasensibili, così da poter annullare anche la seconda fonte di illusioni sopra descritte. Il discepolo può escludere ciò che egli stesso ha portato con sé, appena avrà riconosciuto l’immagine del proprio doppio, e potrà eliminare la seconda fonte di illusioni quando avrà acquisito la capacità di riconoscere, dalla natura stessa di un fatto del mondo sovrasensibile, se si tratti di realtà o di illusione. Se le illusioni avessero esattamente lo stesso aspetto della realtà, non sarebbe possibile distinguerle; ma così non è. Le illusioni dei mondi sovrasensibili hanno delle caratteristiche proprie che le differenziano dalle realtà; il discepolo deve imparare a riconoscerle per distinguere le une dalle altre. Spontaneamente, chi non conosce la disciplina spirituale si chiede: «Come è possibile difendersi dall’errore, se le sorgenti delle illusioni sono così numerose? Esiste forse un solo occultista che possa affermare con sicurezza che le sue pretese cognizioni superiori non poggino sull’illusione, cioè sulla suggestione o l’autosuggestione?» Chi parla in questo modo non considera il fatto che ogni vera disciplina spirituale si basa sul fatto che le sorgenti delle illusioni vengano eliminate. Anzitutto, il vero discepolo dell’occultismo, grazie alla sua preparazione, acquisisce le cognizioni sufficienti su tutte le possibili cause di errori e illusioni, da cui può difendersi. A questo riguardo, egli ha maggiori possibilità di qualsiasi altro uomo di acquistare senno e giudizio per dirigere la propria vita. Tutto ciò che impara gli insegna a non fare affidamento su nessun presentimento o premonizione indeterminata, ecc.; la disciplina lo rende quanto mai prudente. Del resto, ogni vero insegnamento si basa sullo studio di grandi eventi cosmici, argomenti che richiedono dunque una grande tensione di discernimento e di giudizio, e tale esercizio rafforza e acuisce queste facoltà. A coloro che si rifiutano di studiare campi così vasti, limitandosi a «rivelazioni» più accessibili, può venire a mancare quel rafforzamento del criterio che rende capaci di discernere con sicurezza l’illusione dalla realtà. Tuttavia, ciò non è l'aspetto più importante; l'importanza maggiore risiede negli esercizi stessi, che si praticano durante il corso di una disciplina spirituale regolare. Questi devono essere diretti in modo che, durante la concentrazione interiore, la coscienza del discepolo possa osservare minutamente tutto ciò che si svolge nella sua anima. In primo luogo, il discepolo deve formarsi un simbolo per stimolare l'immaginazione; questo simbolo contiene ancora rappresentazioni delle percezioni esteriori. L’uomo non ne stabilisce da solo il contenuto; non se lo forma da sé, e può perciò ingannarsi e interpretarne erroneamente l’origine. Tuttavia, durante gli esercizi di ispirazione, il discepolo allontana questo contenuto dalla coscienza, concentrandosi esclusivamente sull'attività che ha generato il simbolo. Anche a questo punto, però, c'è la possibilità di errore: grazie all'educazione e allo studio, l'uomo ha sviluppato una speciale attività della sua anima di cui, però, non conosce completamente l'origine. Il discepolo allontana ormai anche questa sua attività animica dalla coscienza e, se dopo questa eliminazione gli rimane ancora qualcosa, non vi è però più nulla che possa sfuggire alla sua osservazione o di cui non possa giudicare completamente il contenuto. Il discepolo possiede dunque con la sua intuizione qualcosa che gli dimostra come sia costituita una realtà pura del mondo spirituale-animico. Se poi si serve delle caratteristiche riconosciute della realtà spirituale-animica come pietra di paragone per vagliare tutto ciò che sottopone alla sua osservazione, potrà distinguere la parvenza dalla realtà. Se applica questa legge, può essere altrettanto sicuro di proteggersi dall’illusione nel mondo sovrasensibile quanto lo è nel mondo fisico-sensibile di non scambiare un ferro rovente immaginario con un ferro vero che brucia realmente. Tali considerazioni, è bene precisarlo, si applicano solo a quelle cognizioni che abbiamo acquisito per esperienza diretta nei mondi sovrasensibili e non a quelle che ci vengono comunicate da altri e che comprendiamo con il nostro intelletto fisico e con un sano sentimento di verità. Il discepolo deve impegnarsi a tracciare un limite ben definito tra ciò che ha acquisito personalmente e ciò che ha ricevuto da altri, e deve essere pronto ad accogliere le comunicazioni sui mondi superiori e a valutarle con il suo criterio. Quando si tratta però di un’esperienza propria, di un’osservazione fatta da lui stesso, dovrà verificarne accuratamente le caratteristiche, che ha imparato a riconoscere con il mezzo infallibile dell’Intuizione.

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Superato l’incontro con il «Guardiano della Soglia», il discepolo si trova di fronte ad altre esperienze. Anzitutto, osserverà che esiste un’intima affinità fra questo «Guardiano della Soglia» e la forza dell’anima già descritta in relazione alla scissione della personalità, che si manifesta come settima entità indipendente. In effetti, sotto un certo aspetto, questa settima entità non è altro che il doppio stesso, il «Guardiano della Soglia». Il «Guardiano della Soglia» impone al discepolo un compito speciale: guidare e dirigere, per mezzo del nuovo Sé, il Sé abituale, ossia il Sé che gli appare nell’immagine; ne risulta perciò una lotta con il «doppio», che tenta continuamente di prendere il sopravvento. Tale sforzo di stabilire con esso un giusto rapporto e di non permettergli alcuna azione che non sia controllata dal nuovo Sé consolida e rinvigorisce anche le forze dell’uomo. Nel mondo superiore, l’auto-conoscenza non è la stessa che nel mondo fisico-sensibile. In quest’ultimo, l’auto-conoscenza si presenta soltanto come esperienza interiore, mentre nel mondo superiore il nuovo Sé si palesa subito come un fenomeno esteriore di tipo animico. L’uomo si trova di fronte al nuovo Sé come un altro essere, ma non può percepirlo completamente. Per quanto ci si possa elevare spiritualmente, vi saranno sempre nuovi gradini da ascendere e da questi si avrà una visione sempre più chiara del nostro «Sè superiore». Questo può rivelarsi soltanto in parte al discepolo sui vari gradini. L’uomo, però, quando comincia ad accorgersi del suo «Sè superiore», è esposto a una tremenda tentazione: quella di considerarlo, in certo qual modo, dal punto di vista acquisito nel mondo fisico-sensibile. Questa tentazione è salutare e deve presentarsi perché l’evoluzione possa svolgersi correttamente. Il discepolo deve considerare l’essere che gli si presenta come il proprio doppio, come il «Guardiano della Soglia», e paragonarlo al «Sé superiore», per poter constatare la differenza tra ciò che egli stesso è e ciò che deve diventare. Durante questo esame, però, il «Guardiano della Soglia» inizia ad assumere un altro aspetto: si presenta come immagine di tutti gli ostacoli che si oppongono all’evoluzione del «Sè superiore». Il discepolo si accorge allora del pesante fardello di cui è gravato il Sé abituale. Se, per virtù della sua preparazione, non è abbastanza forte da poter dire a sé stesso: «Non mi fermerò qui, ma mi evolverò incessantemente fino al Sé superiore», il discepolo indietreggerà spaventato dinanzi al futuro. In tal caso, egli è penetrato nel mondo spirituale, ma rinuncia a progredire oltre, diventando prigioniero della figura che gli si presenta nell’anima tramite il «Guardiano della Soglia». È importante notare che quest’esperienza non fa sentire al discepolo di essere un prigioniero, anzi, egli crede di sperimentare qualcosa di completamente diverso. La figura evocata dal «Guardiano della Soglia» può dare nell’anima di chi l’osserva l’impressione di avere dinanzi a sé, a questo gradino dell’evoluzione, l’intero insieme di tutti i mondi, di essere insomma arrivato all’apice della conoscenza e di non avere più bisogno di progredire. Invece di sentirsi prigioniero, il discepolo si sentirà in tal caso il ricco possessore di tutti i segreti cosmici. Non c’è da sorprendersi che egli possa avere un’esperienza così contraria alla verità, se si considera che, quando sperimenta in quel modo, il discepolo si trova già nel mondo animico-spirituale, il quale presenta una peculiarità: gli eventi si presentano al contrario di come sono. Questo fatto è già stato accennato in precedenza in questo libro nelle osservazioni sulla vita dopo la morte.

La figura che l’uomo vede a tale gradino dell’evoluzione gli palesa un aspetto del Guardiano della Soglia diverso da quello con cui la prima volta si era presentato, poiché allora il discepolo poteva vedere in lui tutte le qualità possedute dal Sé abituale dell’uomo, per effetto dell’influenza delle forze di Lucifero. Durante il corso dell’evoluzione umana, per virtù dell’influenza di Lucifero, un’altra forza è penetrata nelle anime degli uomini, la forza detta di Arimane (vedi pagg. 149-151). Questa forza impedisce all’uomo, durante la sua esistenza fisica, di vedere le entità spirituali del mondo esteriore nascoste dietro la superficie del mondo sensibile. Quello che l’anima dell’uomo è divenuta sotto l’influenza di tale forza si manifesta nella figura che il discepolo vede durante l’esperienza descritta. L’uomo che si avvicina a questa esperienza con una preparazione sufficiente saprà darle il suo vero significato e, in tal caso, gli si manifesta poco dopo un’altra figura, cioè quella che si può chiamare il «Grande Guardiano della Soglia», la quale lo ammonisce a non fermarsi, ma a lavorare energicamente per progredire ulteriormente. Questa figura risveglia chiaramente la coscienza dell’uomo che l’osserva, il quale comprende che il mondo da lui conquistato diventa una realtà e non si trasforma in illusione, a condizione che il lavoro venga proseguito correttamente. Se un uomo che ha seguito una disciplina errata dovesse avvicinarsi a questa esperienza senza la necessaria preparazione, alla vista del grande «Guardiano della Soglia» si sentirebbe invaso da un sentimento che si può definire come «di infinito terrore», di invincibile paura.

Come l’incontro con il piccolo «Guardiano della Soglia» offre al discepolo l’opportunità di verificare se è al riparo dalle illusioni che potrebbero sorgere dall’intromissione della sua personalità nel mondo sovrasensibile, così pure egli può mettersi alla prova con le esperienze che conducono finalmente al grande «Guardiano della Soglia», per verificare se è in grado di resistere alle illusioni che derivano dalla seconda fonte sopra descritta. Se riesce a resistere alla potente illusione che gli fa percepire il mondo immaginativo raggiunto come una ricca conquista, mentre in realtà è solo un prigioniero, allora sarà anche al riparo, nell’ulteriore corso della sua evoluzione, dal pericolo di confondere l’apparenza con la realtà.

Il «Guardiano della Soglia» assume, in misura variabile, una forma individuale per ogni individuo. L’incontro con esso corrisponde appunto all’esperienza, grazie alla quale il carattere personale dell’osservazione sovrasensibile viene superato e si ha la possibilità di penetrare in una regione, in cui le esperienze sono libere da qualsiasi colorazione personale e aperte a ogni entità umana.

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Dopo le esperienze descritte, il discepolo è in grado di distinguere nell’ambiente spirituale ciò che egli stesso è da quanto lo circonda; allora comprende quanto sia necessaria la conoscenza dei processi cosmici descritti in questo libro per poter comprendere l’uomo e la vita. Il corpo fisico, infatti, si comprende soltanto quando si riconosce come esso si sia andato edificando attraverso l’evoluzione di Saturno, del Sole, della Luna e della Terra; e si arriva a comprendere il corpo eterico, quando se ne segue la formazione attraverso l’evoluzione del Sole, della Luna e della Terra. Si comprende anche tutto ciò che è correlato all’evoluzione terrestre quando si riconosce che tutto si è evoluto per gradi. La disciplina occulta ci permette di riconoscere il rapporto tra tutto ciò che esiste nell’uomo e i fatti e le entità corrispondenti del mondo esterno; infatti, ogni singolo arto dell’uomo è in relazione con l’intero universo. In questo libro è stato soltanto possibile accennare a questo fatto; bisogna però riflettere sul fatto che, per esempio, durante l’evoluzione di Saturno esisteva soltanto un primo germe del corpo fisico dell’uomo. Successivamente, durante l’epoca solare, quella lunare e quella terrestre, si formarono il cuore, i polmoni, il cervello, e vi è quindi un rapporto fra cuore, polmone, ecc. e l’evoluzione solare, lunare e terrestre; lo stesso vale per le suddette evoluzioni e il corpo eterico, il corpo senziente e l’anima senziente, ecc. L’uomo è stato formato dall’intero mondo che lo circonda, e ogni sua parte corrisponde a un processo o a un essere del mondo esteriore. A un determinato gradino della sua evoluzione, il discepolo arriva a riconoscere questo rapporto con l’universo e tale stadio della conoscenza viene chiamato dalla Scienza dello Spirito "coscienza della corrispondenza del "piccolo mondo", il Microcosmo, cioè l’uomo stesso, con il "grande mondo", il Macrocosmo. Quando il discepolo si è elevato a tale conoscenza, gli si può presentare una nuova esperienza: egli comincia a sentirsi parte integrante dell’intero edificio cosmico, pur continuando a percepire la propria indipendenza come completa. Questo sentimento è come un sentirsi diffuso nell’intero mondo, diventarne uno con esso, senza però perdere la propria identità personale. La Scienza dello Spirito chiama questo livello dell’evoluzione «l’unione con il Macrocosmo». È importante non rappresentarsi questa unificazione come se con essa la coscienza separata cessasse di esistere e l’entità umana si diffondesse nel Tutto; un’idea del genere non potrebbe che derivare da un giudizio non disciplinato. Dopo questo gradino di evoluzione, il discepolo arriva a uno stadio che la scienza occulta chiama «Beatitudine divina». Non è possibile né necessario descrivere più esattamente questo stato, perché nessuna parola umana ha la forza sufficiente per esprimere ciò che l’uomo sperimenta in esso; si può davvero affermare che per farsi un’idea bisognerebbe ricorrere a un modo di pensare che potesse fare a meno dello strumento del cervello umano.

I singoli gradini della conoscenza superiore, secondo il processo di Iniziazione qui descritto, possono dunque essere indicati nel seguente ordine:

Lo studio della Scienza dello Spirito, per il quale ci si serve anzitutto della forza di giudizio acquisita nel mondo fisico-sensibile.

L’acquisizione della conoscenza immaginativa.

La lettura della scrittura occulta (corrispondente all’Ispirazione).

Il lavoro con la pietra filosofale (corrispondente all’Intuizione).

La conoscenza dei rapporti fra Microcosmo e Macrocosmo.

L’unione col Macrocosmo.

La Beatitudine divina.

Non è necessario che questi gradini si susseguano in modo ordinato; a seconda dell’individualità del discepolo, la disciplina può anche svolgersi in modo che, prima di aver completamente superato un gradino, egli abbia già iniziato a praticare gli esercizi per quello susseguente. Può succedere, per esempio, che il discepolo ottenga in modo sicuro soltanto alcune Immaginazioni e già pratichi gli esercizi che attirano nel campo della sua esperienza l’Ispirazione, l’Intuizione o la conoscenza del rapporto fra Microcosmo e Macrocosmo.

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Dopo aver fatto esperienza dell’Intuizione, il discepolo non soltanto conosce le immagini del mondo animico-spirituale e ne decifra i rapporti nella «scrittura occulta», ma arriva anche a conoscere gli esseri stessi per mezzo dei quali il mondo è stato costituito, al quale l’uomo appartiene. In tal modo, impara a conoscere se stesso nella sua vera natura di essere spirituale nel mondo animico-spirituale. Il discepolo si è elevato fino alla percezione del suo Io superiore, ma si rende conto di dover ancora lavorare per dominare il suo «doppio», il «Guardiano della Soglia»; ha però anche sperimentato l’incontro col «grande Guardiano della Soglia», che gli sta di fronte come continuo incitamento a un ulteriore progresso. Questo «grande Guardiano della Soglia» diventa il modello verso il quale il discepolo aspira: quando questo sentimento si affaccia in lui, ha raggiunto un importante gradino dell’evoluzione, in cui è in grado di riconoscere chi è realmente l’Essere che gli si presenta sotto l’aspetto del «grande Guardiano della Soglia». Questo Guardiano, nella visione del discepolo, si trasforma nella figura del Cristo, l’Essere il cui intervento nell’evoluzione terrestre è stato indicato nei precedenti capitoli di questo libro. Per virtù della sua Intuizione, il discepolo viene iniziato in quel sublime Mistero connesso al nome del Cristo. Il Cristo gli si rivela come il «grande esempio che l’uomo deve seguire sulla Terra». Quando il Cristo viene riconosciuto nel mondo spirituale per mezzo dell’Intuizione, è possibile comprendere anche ciò che si è svolto storicamente sulla Terra nel quarto periodo post-atlantideo dell’evoluzione terrestre, nel periodo greco-latino. Attraverso la propria esperienza, il discepolo arriva a comprendere come, in quel periodo, il grande Essere solare, l’Entità-Cristo, sia intervenuto nell’evoluzione della Terra e come continui, da allora, a esercitare la sua azione. Per mezzo dell’Intuizione, dunque, il discepolo riceve la rivelazione del significato e dell’importanza dell’evoluzione terrestre.

La via ora descritta per arrivare alla conoscenza dei mondi sovrasensibili può essere seguita da ogni uomo, a prescindere dalla sua condizione attuale. A proposito di tale via, occorre riflettere che la meta della conoscenza e della verità è sempre stata la medesima in ogni epoca dell’evoluzione terrestre, ma che i punti di partenza per gli uomini sono stati differenti, a seconda delle varie epoche. Attualmente, per penetrare nelle regioni sovrasensibili, l’uomo non può partire dal medesimo punto dal quale partivano, per esempio, gli antichi iniziandi egiziani; gli esercizi che venivano imposti al discepolo egiziano non sono più adatti agli uomini moderni. Da quell’epoca le anime umane hanno attraversato varie incarnazioni e questo passaggio ha acquisito un’importanza e un significato particolari. Le capacità e le qualità delle anime si modificano da una vita all'altra. Basta osservare anche superficialmente il corso della storia per accorgersi che dal 12° al 13° secolo dopo Cristo in poi tutte le condizioni della vita sono cambiate, che le opinioni, i sentimenti e anche la cupidigia degli uomini si sono trasformati. La via della conoscenza superiore qui descritta è dunque adatta alle anime che si reincarnano ai giorni nostri; essa pone il punto di partenza per l’evoluzione spirituale là dove l’uomo si trova nell’epoca presente, qualunque siano le circostanze della sua vita attuale. Nei riguardi delle vie che conducono alla conoscenza superiore, il progresso dell’evoluzione conduce l’umanità da un’epoca all’altra a forme sempre nuove; allo stesso modo, la vita esteriore modifica le proprie forme attraverso i tempi. In ogni epoca è necessario che regni un perfetto accordo tra la vita esteriore e l’iniziazione. Nel capitolo seguente verrà fatto riferimento alle trasformazioni che hanno interessato i metodi dell’iniziazione praticati dagli antichi Misteri per condurre il discepolo ai mondi superiori e adeguarli all’«Iniziazione» moderna, ovvero al conseguimento della conoscenza sovrasensibile nella sua forma attuale.

7°L’evoluzione presente e futura del mondo e dell’umanità

Non è possibile conoscere l’evoluzione presente e futura del mondo e dell’umanità, così come viene intesa dalla Scienza dello Spirito, se non si comprende prima tale evoluzione nel suo passato. Difatti, ciò che si rivela alla visione dell’investigatore occulto quando osserva i fatti nascosti nel passato, contiene al contempo tutto ciò che egli può sapere del presente e del futuro. In questo libro si parla delle evoluzioni di Saturno, del Sole, della Luna e della Terra. Non è possibile comprendere l’evoluzione terrestre dal punto di vista della Scienza dello Spirito se non si esaminano i fatti delle evoluzioni precedenti. Ciò che si presenta attualmente all’uomo nell’ambito del mondo terrestre contiene in certo qual modo i fatti verificatisi durante le evoluzioni di Luna, Sole e Saturno. Gli esseri e le cose che hanno preso parte all’evoluzione lunare si sono elaborati in modo più compiuto e da essi è derivato tutto ciò che oggi appartiene alla Terra. Tuttavia, non tutto ciò che proviene dalla Luna e si è sviluppato sulla Terra è percettibile dalla coscienza fisico-sensibile. Una parte di ciò che si è sviluppato dalla Luna sulla Terra si rivela soltanto a un determinato stadio della coscienza chiaroveggente che abbia raggiunto la conoscenza dei mondi sovrasensibili. Quando questa conoscenza è stata acquisita, si riconosce che il nostro mondo terrestre è unito a un mondo sovrasensibile che contiene quella parte dell’esistenza lunare non condensatasi fino al punto di poter essere percettibile dai sensi fisici; tale parte è presente anzitutto per come è attualmente, e non come era all’epoca dell’antichissima evoluzione lunare. La coscienza chiaroveggente può però ottenere un’immagine di quella condizione primitiva, perché, quando approfondisce le percezioni che attualmente gli sono accessibili, si accorge che queste si scindono in due immagini diverse. Una di queste presenta la forma che la Terra aveva durante la sua evoluzione lunare; l’altra immagine ci si palesa invece in modo tale che si riconosce che essa contiene una forma ancora in stato embrionale, destinata a diventare reale soltanto nell’avvenire, nel medesimo senso in cui la Terra oggidì è reale. L’osservazione ulteriore dimostra che in questa forma futura scorrono, in certo qual modo, continuamente i risultati di tutto ciò che si svolge sulla Terra, in modo tale che questa forma futura ci mostra ciò che la nostra Terra sarà nell’avvenire. Gli effetti dell’esistenza terrestre si uniranno agli eventi del mondo appena descritto e da questa unione risulterà il nuovo essere cosmico in cui la Terra si trasformerà, così come la Luna si è trasformata nella Terra. La Scienza dello Spirito chiama questa forma avvenire "stato di Giove". Questo stato, osservato chiaroveggentemente, ci mostra che alcuni processi dovranno svolgersi in futuro, perché nella parte sovrasensibile del mondo terrestre derivata dalla Luna esistono esseri e cose che assumeranno speciali forme quando si saranno verificati speciali eventi nel mondo fisico-sensibile. Nello stato di Giove vi sarà dunque qualcosa di già predeterminato dall’evoluzione lunare; esso conterrà però anche qualcosa di nuovo che, attraverso gli eventi terrestri, penetrerà per la prima volta nel complesso dell’evoluzione. La coscienza chiaroveggente può perciò sperimentare in parte ciò che si svolgerà durante lo stato di Giove.

Le entità e i fatti osservati in questo campo della coscienza non hanno carattere d’immagini sensibili, non appaiono neppure come formazioni aeree tenui, la cui azione ricordi le impressioni dei sensi; esse danno soltanto impressioni puramente spirituali di suono, di luce e di calore. Non si esprimono per mezzo di alcuna incarnazione materiale e possono essere percepite soltanto dalla coscienza chiaroveggente. Si può dire, però, che queste entità hanno un «corpo»; questo, però, nell’elemento animico, che è la manifestazione del loro essere attuale, si palesa come un assieme di ricordi condensati che esse portano nel proprio essere animico. Nel loro essere, è possibile distinguere ciò che esse sperimentano ora da ciò che hanno sperimentato in passato e che ricordano. Quest’ultima parte è contenuta da esse come un elemento corporeo e ne sono coscienti, in modo simile a come l’uomo è cosciente del proprio corpo. A un livello di evoluzione chiaroveggente più elevato di quello necessario per la conoscenza della Luna e di Giove, divengono percettibili esseri e cose sovrasensibili che sono le forme perfezionate di ciò che esisteva durante lo stato solare, ma che ormai ha raggiunto condizioni di esistenza così elevate da non poter essere percepito da una coscienza capace di osservare soltanto le forme lunari. Se il discepolo si concentra profondamente su tale immagine, questa si presenta scissa in due parti: una conduce alla conoscenza della condizione solare del passato, l’altra presenta una forma del futuro della Terra, precisamente quella in cui si sarà trasformata quando i risultati degli eventi che si svolgono su di essa e su Giove saranno penetrati nelle forme di quel mondo. Quanto in tal modo si osserva di quel mondo futuro costituisce ciò che, secondo la Scienza dello Spirito, viene chiamato stato di Venere. Ad una coscienza chiaroveggente ancora più elevata si rivela, allo stesso modo, un altro stadio dell’evoluzione futura, cioè, lo stato di Vulcano; questo si trova in ugual rapporto con lo stato di Saturno, come Venere si trova con l’evoluzione solare, e Giove con l’evoluzione lunare. Quando si osserva dunque l’evoluzione della Terra nel passato, nel presente e nel futuro, è possibile citare le evoluzioni di Saturno, Sole, Luna, Terra, Venere e Vulcano. Oltre a queste condizioni generali della Terra, si palesano alla visione chiaroveggente anche circostanze riguardanti un avvenire più prossimo; a ogni immagine del passato corrisponde un’immagine dell’avvenire. Ma quando si parla di tali cose, bisogna tenere a mente una considerazione che è assolutamente indispensabile: dobbiamo completamente spogliarci dell’idea che la semplice riflessione filosofica su di esse possa insegnarci qualcosa sull’argomento. Queste cose non possono e non devono essere studiate mai con tale forma di riflessione. Se, dopo aver accolto le comunicazioni della Scienza dello Spirito sulle condizioni dello stato lunare, qualcuno credesse di poter arrivare, paragonando le condizioni terrestri attuali con quelle antiche lunari, a scoprire, per via di riflessione, le future condizioni di Giove, incorrerebbe in un grave errore. Queste circostanze devono essere indagate solo per mezzo della coscienza chiaroveggente elevatasi all’osservazione diretta; quando i risultati di tali indagini vengono comunicati, allora possono essere compresi anche senza l’aiuto della chiaroveggenza.

Di fronte alle comunicazioni riguardanti il futuro, l’investigatore occulto si trova in una condizione diversa rispetto a quelle riguardanti il passato. Inizialmente, l'uomo non è in grado di considerare gli eventi futuri con l'equanimità con cui contempla il passato; ciò che accade nel futuro eccita il suo sentimento e la sua volontà, mentre il passato viene percepito in modo molto diverso. Chi osserva la vita sa quanto ciò sia vero per il corso dell’esistenza ordinaria; ma in che misura tale fatto possa intensificarsi e quali forme possa assumere nei riguardi degli eventi nascosti della vita, può riuscire palese soltanto all’uomo che ha già familiarità con alcuni fatti del mondo sovrasensibile; per questa ragione, appunto, alla conoscenza di tali cose vengono assegnati dei limiti ben determinati.

La grande evoluzione del mondo può essere studiata attraverso i periodi dell’epoca di Saturno e di Vulcano, così come si possono studiare dei periodi di evoluzione più brevi, come per esempio quelli della Terra. Dopo i violenti cataclismi che hanno segnato la fine dell’antica civiltà atlantidea, l’evoluzione umana sulla Terra ha attraversato diversi periodi, come indicato in questo libro: l’epoca indiana antica, l’epoca persiana originaria, l’epoca egizia-caldaica e l’epoca greco-latina. Il quinto periodo è quello in cui l’umanità vive oggi, cioè il tempo presente, e risale all’undicesimo, al dodicesimo e al tredicesimo secolo dopo Cristo, ma era già stato preparato nel quarto e nel quinto secolo. Il periodo greco-latino iniziò circa all’ottavo secolo prima di Cristo e, verso la fine del primo terzo, si verificò l’avvento del Cristo. Il passaggio dal periodo egizio-caldaico a quello greco-latino ha comportato una trasformazione dell’atteggiamento dell’anima umana e di tutte le capacità umane. Durante il primo non esisteva ancora quello che oggi chiamiamo pensiero logico, ovvero la comprensione intellettiva del mondo. La conoscenza che l’uomo assimila oggi a mezzo dell’intelletto, allora gli veniva trasmessa in modo adeguato al contesto storico, e cioè, direttamente, per mezzo di una conoscenza interiore, in certo qual modo chiaroveggente. L’uomo percepiva le cose e, al contempo, gli sorgeva nell’anima il concetto, l’immagine di cui aveva bisogno. Quando la forza cognitiva si esprime in questo modo, nell’anima non nascono soltanto le immagini fisico-sensibili del mondo, ma dalle profondità di essa emerge anche una certa conoscenza di fatti e entità non sensibili, che è un avanzo di quell’antica chiaroveggenza crepuscolare, comune un tempo a tutti gli uomini. Durante il periodo greco-latino, il numero degli uomini che ne erano sprovvisti aumentò sempre di più, al punto che si sviluppò la capacità di riflessione intelligente sulle cose al posto della suddetta capacità. Gli uomini vennero sempre più allontanati dalla percezione diretta del mondo spirituale-animico e costretti a formarsene un’immagine per mezzo del loro intelletto e del loro sentimento. Questo stato continuò sotto certi aspetti durante tutto il quarto periodo dell’epoca post-atlantidea, e solo gli uomini che avevano conservato l’antica costituzione animica potevano avere una coscienza diretta del mondo spirituale. Essi, però, erano dei ritardatari rispetto agli antichi tempi; il loro modo di arrivare alla conoscenza non era adatto ai nuovi tempi, perché, in conseguenza delle leggi dell’evoluzione, un’antica capacità animica perde la sua completa efficacia quando compare una nuova capacità. La vita umana si adatta allora a queste nuove facoltà e non può più utilizzare quelle antiche. In quei tempi esistevano però anche uomini che cominciavano a sviluppare coscientemente, oltre alle forze già raggiunte dell’intelletto e del sentimento, altre forze ancora più elevate, che permettevano loro di nuovo di penetrare nel mondo animico-spirituale. Per riuscire nel loro intento, dovettero seguire un metodo diverso da quello in uso presso i discepoli degli antichi iniziati, che non avevano avuto a disposizione le capacità animiche sviluppatesi poi nel quarto periodo. Il metodo d’insegnamento occulto descritto in questo libro, che è il sistema adatto all’epoca attuale, ebbe inizio nel quarto periodo. Esso non era ancora che agli inizi e raggiunse il suo completo sviluppo soltanto nel quinto periodo (a partire dal II secolo e III secolo). Gli uomini che cercavano di elevarsi in tal modo fino ai mondi sovrasensibili riuscivano, tramite l'Immaginazione, l'Ispirazione e l'Intuizione, ad acquistare qualche conoscenza delle regioni più elevate dell’esistenza. Coloro il cui progresso si arrestava allo sviluppo delle facoltà dell’intelletto e del sentimento, non potevano conoscere le cose note alla chiaroveggenza antica, se non tramite la tradizione, che veniva trasmessa verbalmente o per iscritto di generazione in generazione.

Gli uomini nati dopo l’avvento del Cristo, se non si erano elevati fino ai mondi sovrasensibili, non potevano conoscere la natura essenziale di quell’avvenimento per mezzo di tali tradizioni. Esistevano però degli iniziati ancora dotati di facoltà naturali per la percezione del mondo sovrasensibile, i quali, per mezzo dell’evoluzione di tali capacità, si innalzavano nel mondo superiore, anche se non tenevano in alcuna considerazione le nuove forze dell’intelletto e del sentimento. Per mezzo loro avvenne la transizione dal vecchio al nuovo metodo d’iniziazione. Persone di questo tipo si sono riscontrate anche nei periodi successivi. Il quarto periodo si caratterizza per l’esclusione dell’anima dalla diretta comunione col mondo animico-spirituale, che determinò nell’uomo una maggiore forza e un maggior vigore nelle capacità dell’intelletto e del sentimento. Le anime che s’incarnarono a quel tempo e svilupparono in alto grado le forze dell’intelletto e del sentimento, trasportarono il frutto di quella loro evoluzione nelle reincarnazioni del quinto periodo. In compenso alla loro esclusione dal mondo spirituale, si conservarono le possenti tradizioni della saggezza primordiale, specialmente quelle riguardanti l’avvento del Cristo, e per virtù della forza del loro contenuto le anime ricevevano la persuasione dell’esistenza dei mondi superiori. – Tuttavia, c’erano sempre anche uomini che sviluppavano forze superiori di conoscenza, oltre alle facoltà dell’intelletto e del sentimento; a loro spettava il compito di sperimentare, per mezzo della conoscenza sovrasensibile immediata, i fatti del mondo superiore, in particolare il mistero dell’avvento del Cristo; da loro scorreva nell’anima degli altri uomini quel tanto della conoscenza che poteva risultare utile e comprensibile. Per l’evoluzione terrestre era naturale che la prima affermazione del cristianesimo avvenisse in un’epoca in cui le forze della conoscenza sovrasensibile non erano ancora sviluppate nella maggior parte dell’umanità; ecco perché la tradizione aveva tanta potenza a quel tempo. Occorreva una forza di tale potenza per ispirare fiducia nel mondo soprasensibile agli uomini che non potevano accedervi direttamente. L’azione svolta in quel tempo dal cristianesimo è descritta in questo libro. Esistevano però, tranne durante un breve periodo del XIII secolo, uomini che, per mezzo dell’Immaginazione, dell’Ispirazione e dell’Intuizione, potevano elevarsi fino ai mondi superiori; uomini che sono i successori post-cristiani degli antichi iniziati, delle guide e dei seguaci dei Misteri. La loro missione era quella di arrivare a riconoscere, per virtù delle proprie capacità, ciò che in altri tempi gli uomini potevano conoscere per mezzo dell’antica chiaroveggenza e dell’antico metodo di ascensione ai mondi spirituali (l’antica Iniziazione); essi dovevano inoltre acquistare la conoscenza dell’essenza dell’avvento del Cristo.

Questi «nuovi iniziati» acquisirono una conoscenza che abbracciava tutto ciò che costituiva il contenuto dell’antica iniziazione, ma al centro di questa scienza risplendeva la conoscenza superiore dei Misteri dell’avvento del Cristo. Di tale sapere non poteva filtrare che una piccola parte nella vita generale, in quanto in quel periodo le anime umane del quarto periodo dovevano rafforzare le proprie capacità intellettuali e sensoriali; perciò, a quel tempo, la «conoscenza» poteva essere definita una «scienza molto segreta». Successivamente, si ebbe un nuovo periodo, il quinto, che si caratterizza per il progresso dell’evoluzione delle capacità intellettuali, sviluppatesi in alto grado e destinate a svilupparsi ulteriormente in futuro. Tutto ciò si preparò lentamente fin dal XII e XIII secolo e se ne accelerò sempre più il progresso dal XVI secolo fino all’epoca attuale. Sotto l’impulso di tali influenze, l’evoluzione del quinto periodo fu dedicata in special modo allo sviluppo delle forze dell’intelletto, mentre l’antica conoscenza, basata sulla fede e la sapienza tramandate per via tradizionale, andò gradualmente perdendo della sua forza sull’anima umana. D'altra parte, dal XII e XIII secolo in poi, nelle anime umane cominciò a fluire con sempre maggior forza una corrente di conoscenza dovuta, si può dire, alla nuova coscienza chiaroveggente. La «sapienza occulta» scorre, sebbene ancora inosservata, nelle rappresentazioni degli uomini di questo periodo. Come è naturale, fino ad oggi, le forze intellettuali si sono mantenute contrarie a tali conoscenze, ma ciò che deve accadere, accadrà, malgrado tutte le momentanee opposizioni. La «sapienza occulta», che esercita in tal modo la sua azione sull’umanità, continuerà a farlo sempre di più in futuro; si può chiamare simbolicamente la conoscenza del «Graal». Chi impara a penetrare la profonda essenza di questo simbolo, come viene raccontato nella storia e nella leggenda, si accorge che esso rappresenta in modo significativo la natura di ciò che abbiamo chiamato la conoscenza della nuova iniziazione, con il Mistero del Cristo al centro. Gli iniziati moderni possono quindi essere chiamati «Iniziati del Graal». La via verso i mondi sovrasensibili, di cui abbiamo descritto i primi gradini in questo libro, conduce alla «Sapienza del Graal». Tale conoscenza ha la peculiarità che i fatti a cui allude possono essere investigati solo dopo l’acquisizione dei mezzi necessari, indicati in questo libro. Quando però tali fatti saranno investigati, essi potranno essere compresi proprio per mezzo delle forze animiche sviluppatesi nel quinto periodo; e diventerà sempre più evidente che tali forze troveranno sempre maggiore soddisfazione in quelle conoscenze. Nei tempi in cui ora viviamo, quelle conoscenze devono essere accolte nella coscienza collettiva più ampiamente rispetto al passato, ed è da tale punto di vista che sono stati comunicati gli insegnamenti contenuti in questo libro. Man mano che l’umanità assimilerà le conoscenze del Graal, l’impulso dato dall’avvento del Cristo acquisterà maggior forza e significato; la parte esteriore dell’evoluzione cristiana si fonderà sempre più con quella «interiore». Tutto ciò che può essere conosciuto riguardo ai mondi superiori, in relazione al Mistero del Cristo, tramite l’Immaginazione, l’Ispirazione e l’Intuizione, penetrerà sempre più nella vita intellettiva, sentimentale e volitiva dell’uomo. La «sapienza occulta del Graal» si manifesterà e, come forza interiore, compenetrerà sempre più le manifestazioni della vita umana.

Durante il quinto periodo, le conoscenze riguardanti i mondi sovrasensibili fluiranno nella coscienza umana e, quando inizierà il sesto, l’umanità avrà riacquistato su un gradino più elevato ciò che possedeva ancora in un’epoca precedente sotto forma di chiaroveggenza crepuscolare. Questo nuovo acquisto avrà però una forma del tutto diversa dall’antico. Ciò che l’uomo conosceva dei mondi superiori nei tempi antichi non era permeato dalle forze del suo intelletto e del suo sentimento, ma era considerato ispirazione; nell’avvenire, invece, l’anima non soltanto avrà delle ispirazioni, ma le comprenderà e le percepirà come essenza della propria essenza. Allora, se l’anima acquisterà la conoscenza di un essere o di una cosa, l’intelligenza troverà la conferma di tale cognizione anche grazie alla propria natura; se invece si affermerà in lei un’altra conoscenza relativa a una legge morale o alla condotta umana, l’anima dovrà dire: «Il mio sentimento si giustifica dinanzi a sé stesso solo quando io operi in conformità dell’intimo senso di questa conoscenza». Tale atteggiamento dovrà svilupparsi in un numero relativamente grande di uomini del sesto periodo.

Nel quinto periodo si ripete, in un determinato modo, ciò che avvenne nel terzo periodo dell’evoluzione umana nell’epoca egizia-caldaica. L’anima percepiva ancora a quel tempo alcuni fatti del mondo sovrasensibile, ma tale percezione tendeva a sparire, perché le forze intellettive si stavano preparando per la loro evoluzione e dovevano, in un primo momento, escludere l’uomo dal mondo sovrasensibile. Nel corso del quinto periodo, i fatti sovrasensibili che, durante il terzo periodo, venivano percepiti dagli uomini con la chiaroveggenza crepuscolare, torneranno a manifestarsi, ma saranno ora compenetrati dalle forze intellettive e sentimentali personali dell’uomo. Saranno anche permeati da ciò che l’anima può acquisire mediante la conoscenza del Mistero del Cristo, e assumeranno perciò una forma completamente diversa. Mentre le impressioni dai mondi superiori venivano percepite nel passato come forze che scacciavano l’uomo dal mondo spirituale che lo circondava e di cui non faceva parte, grazie all’evoluzione dei nuovi tempi, queste impressioni verranno percepite come percezioni di un mondo nel quale l’uomo cresce e di cui fa sempre più parte. Nessuno deve supporre che la ripetizione della cultura egizio-caldaica possa svolgersi in modo che l’anima accolga di nuovo ciò che esisteva in quel periodo e che ci viene trasmesso dalla tradizione. L’impulso del Cristo, se compreso bene, agisce sull’anima umana che lo ha accolto, in modo tale che essa sente di essere un arto – e come tale si riconosce e si comporta – di un mondo spirituale, dal quale prima si trovava al di fuori.

Mentre in tal modo il terzo periodo rivive nel quinto, per compenetrare le anime umane con la parte assolutamente nuova apportata dal quarto, un processo simile si svolgerà rispettivamente fra il sesto e il secondo periodo e fra il settimo e il primo, il periodo cioè dell’India antica. La meravigliosa sapienza dell’antica cultura indiana, che solo i grandi Maestri di quel tempo potevano rivelare, ricomparirà nel settimo periodo sotto forma di verità vivente nelle anime umane.

Nel frattempo, i cambiamenti delle cose terrestri esteriori all’uomo si svolgeranno in modo da conservare un determinato rapporto con l’evoluzione dell’umanità stessa. Alla fine del settimo periodo, la Terra sarà colpita da un cataclisma paragonabile a quello che si verificò fra il periodo atlantideo e il post-atlantideo; le condizioni terrestri, così trasformate, proseguiranno nuovamente la loro evoluzione attraverso sette periodi. Le anime umane che si reincarneranno in quel periodo sperimenteranno una comunione più profonda con il mondo spirituale rispetto agli Atlantidei, che l'avevano sperimentata su un piano più basso. Saranno però capaci di adattarsi alle nuove condizioni della Terra soltanto gli uomini, in cui siano incarnate anime maturate dalle influenze dell’epoca greco-romana e dei tre periodi successivi, il quinto, il sesto e il settimo dell’evoluzione post-atlantidea. L’interiorità di quelle anime corrisponderà a ciò che la Terra sarà diventata in quel momento. Le altre anime, invece, dovranno restare indietro, mentre in precedenza avrebbero potuto scegliere se procurarsi o meno le condizioni necessarie per progredire insieme alle altre. Saranno mature per le nuove condizioni che si verificheranno dopo il prossimo grande cataclisma le anime che, durante il passaggio dal quinto al sesto periodo post-atlantideo, si saranno procurate la possibilità di interpenetrare le conoscenze sovrasensibili con le forze dell’intelletto e del sentimento. Il quinto e il sesto periodo avranno in certo qual modo un'influenza decisiva. Durante il settimo periodo, le anime che avranno raggiunto lo scopo del sesto continueranno effettivamente a svilupparsi armonicamente; le altre, però, nelle mutate condizioni dell’ambiente circostante, troveranno ben poca occasione di rimettere il tempo perduto; solo in un avvenire più lontano si affacceranno nuovamente condizioni che glielo permettano. L’evoluzione procede in tal modo di periodo in periodo. La conoscenza chiaroveggente osserva nel futuro cambiamenti a cui la Terra prende parte, ma anche altri che si svolgono con la partecipazione dei corpi celesti che la circondano. Verrà un tempo in cui l’evoluzione della Terra e dell’umanità sarà progredita a tal punto che le forze e le entità, che durante il periodo lemurico hanno dovuto staccarsi dalla Terra per rendere possibile l’ulteriore progresso degli esseri umani, potranno nuovamente ricongiungersi ad essa. La luna si riunirà nuovamente alla Terra. Questo accadrà perché un numero sufficiente di anime umane avrà acquisito una forza interiore tale da poter utilizzare le forze lunari per progredire ulteriormente, e ciò si verificherà in un tempo in cui, accanto all’evoluzione superiore raggiunta da un numero sufficiente di uomini, si svilupperà un’altra evoluzione che si dirigerà verso il male. Le anime rimaste indietro avranno accumulato nel loro karma tanto errore, tanta bruttezza e malvagità, che formeranno a tutta prima una speciale associazione di malvagi e perversi, in netto contrasto con la comunità degli uomini buoni. L’umanità buona, grazie alla sua evoluzione, imparerà a utilizzare le forze lunari e, con il loro aiuto, trasformerà anche la parte cattiva dell’umanità, in modo che questa possa seguire, come regno terrestre separato, l’ulteriore progresso dell’evoluzione. Per virtù di questo lavoro dell’umanità buona, la Terra, riunitasi con la Luna, diventerà capace, dopo un determinato periodo di evoluzione, di unirsi nuovamente anche con il Sole (e con altri pianeti). Dopo un periodo di transizione che ci fa pensare a un soggiorno in un mondo superiore, la Terra si trasformerà nello stato di Giove. Durante questo stato, il regno minerale non esisterà più; le sue forze saranno trasformate in forze vegetali. Il regno vegetale, che avrà però una forma completamente diversa rispetto all’attuale, si paleserà su Giove come il regno più basso. Al di sopra di esso si costituirà il regno animale, anch'esso trasformato; vi sarà inoltre un regno umano, composto dai discendenti della comunità umana cattiva che si era costituita un tempo sulla Terra, e al di sopra di esso, come regno umano di grado superiore, i discendenti della comunità umana buona della Terra. Gran parte del lavoro di quest’ultimo regno umano consisterà nel elevare le anime cadute nell’umanità cattiva, in modo che possano ancora accedere al vero regno umano. Durante lo stato di Venere, anche il regno vegetale scomparirà; il regno inferiore sarà quello animale, nuovamente trasformato, e al di sopra di esso vi saranno tre regni umani a diversi stadi di perfezionamento. Durante lo stato di Venere, la Terra rimarrà unita al Sole; invece, durante l’epoca di Giove, l’evoluzione si svolgerà in modo tale che, a un determinato momento, il Sole si distaccherà nuovamente da Giove ed eserciterà su di esso la sua azione dal di fuori. Successivamente, Giove e il Sole si ricongiungeranno e tale trasformazione passerà gradualmente allo stato di Venere. Durante quest’ultimo si distacca da Venere uno speciale corpo celeste che contiene tutti gli esseri che si sono opposti all’evoluzione; è, per così dire, una «luna incorreggibile» che si avvia ormai verso un’evoluzione di natura impossibile a descriversi, perché troppo diversa da tutto ciò che l’uomo può sperimentare sulla Terra. L’umanità evoluta, però, procede in uno stato di esistenza completamente spirituale all’evoluzione di Vulcano, della cui descrizione si esorbita dai limiti di quest’opera.

La «conoscenza del Graal» ci mostra dunque il più alto ideale dell’evoluzione umana che l’uomo possa concepire: la spiritualizzazione, cioè, che egli conquista per proprio conto e che si palesa infine come il risultato dell’accordo armonico che ha saputo stabilire durante il quinto e il sesto periodo dell’evoluzione attuale fra le forze acquisite dal sentimento e dall’intelletto e le conoscenze dei mondi sovrasensibili. Ciò che l’uomo ha elaborato interiormente in tal modo diventerà più tardi il mondo esteriore. Lo spirito umano si eleva fino alle possenti impressioni del suo mondo esteriore e dapprima intravede, poi riconosce delle entità spirituali dietro di esse; il cuore umano percepisce l’infinita sublimità di quella spiritualità. L’uomo può riconoscere altresì che le esperienze intellettuali, sentimentali e caratteriali della sua interiorità sono i germi di un mondo spirituale in via di formazione.

Chi pensa che la libertà umana non sia compatibile con la prescienza e con la predeterminazione dell’assetto futuro delle cose dovrebbe riflettere sul fatto che la libertà d’azione dell’uomo nel futuro è altrettanto poco dipendente dal predeterminato assetto delle cose, quanto lo sarebbe oggi, se egli si proponesse di dimorare fra un anno in una casa, di cui attualmente sta tracciando la pianta. L’uomo sarà libero nella misura in cui il suo essere interiore gli permetterà di esserlo, nella casa che egli si è costruito; su Giove o su Venere, egli sarà libero in base alla sua interiorità e alle condizioni che vi potranno essere all’epoca. La libertà non dipenderà da ciò che è stato predeterminato dalle condizioni precedenti, bensì da ciò che l’anima saprà fare di sé stessa.

* * *

La condizione terrestre racchiude in sé ciò che si è sviluppato durante i periodi precedenti di Saturno, del Sole e della Luna. L’uomo terrestre trova la «saggezza» nei processi che si svolgono attorno a lui; saggezza che esiste come risultato di ciò che è accaduto in precedenza. La Terra discende dall’antica Luna, che si è costituita, con tutto ciò che le apparteneva, come «Cosmo della Sapienza». La Terra segna l’inizio di un’evoluzione che introduce una nuova forza in questa saggezza e conduce l’uomo a sentirsi cittadino di un mondo spirituale. Ciò dipende dal fatto che il suo «Io» viene formato dagli Spiriti della Forma durante il periodo terrestre, esattamente come il suo corpo fisico venne elaborato su Saturno dagli Spiriti della Volontà, il suo corpo vitale sul Sole dagli Spiriti della Saggezza e il suo corpo astrale sulla Luna dagli Spiriti del Moto. Dalla collaborazione degli Spiriti della Volontà, della Saggezza e del Moto nasce ciò che si manifesta come Saggezza. Per opera di queste tre categorie di Spiriti, gli esseri e i processi della Terra possono armonizzarsi con gli altri esseri del loro mondo. L’uomo riceve il suo «Io» indipendente dagli Spiriti della Forma; questo Io si armonizzerà in futuro con gli esseri della Terra, di Giove, di Venere e di Vulcano tramite la forza che viene introdotta nella saggezza durante il periodo terrestre. Questa è la forza dell’amore. Questa forza dell’amore deve nascere nell’umanità terrestre e il «Cosmo della saggezza» deve svilupparsi nel «Cosmo dell’amore». Tutto ciò che l’Io può sviluppare in sé deve sgorgare dall’amore. Il sublime Essere solare, che è stato caratterizzato nella descrizione dell’evoluzione del Cristo, si presenta quale universale «archetipo dell’amore» con la sua rivelazione. Con esso, il germe dell’amore è stato immesso nell’interiorità più profonda dell’essenza umana e da lì dovrà scorrere lungo tutta l’evoluzione. Come la saggezza maturata in passato si manifesta nelle forze del mondo fisico esteriore, «forze della natura», così in futuro l’amore stesso si manifesterà in tutti i fenomeni come una nuova forza della natura. Questo è il segreto di ogni futura evoluzione: la conoscenza e tutto ciò che l’uomo compie con vera comprensione dell’evoluzione è una semente che deve maturarsi in amore. Più l’amore sarà forte, più la forza creativa che verrà fornita al futuro sarà grande. In ciò che sarà stato costituito dall’amore risiederanno le forze possenti che condurranno al risultato finale della spiritualizzazione sopra descritta; quanto più la conoscenza spirituale fluirà nell’evoluzione dell’umanità e della Terra, tanto più numerosi saranno i germi vitali a disposizione del futuro. La conoscenza spirituale, per virtù di ciò che essa è, si trasforma in amore. L’intero processo che è stato descritto, dal periodo greco-latino fino a quello attuale, dimostra come questa trasformazione si svolga e perché segni l’inizio dell’evoluzione futura. Ciò che si è andato preparando come saggezza su Saturno, il Sole e la Luna agisce nel corpo fisico, nel corpo eterico e nel corpo astrale dell’uomo e si manifesta come «Saggezza del Mondo»; nell’Io, però, s’interiorizza. A partire dallo stato terrestre, la saggezza del mondo esteriore diventa saggezza interiore nell’uomo e, quando si è interiorizzata, diventa il germe dell’amore. La saggezza è una condizione necessaria per l’amore, il quale, a sua volta, è il frutto della saggezza rinata nell’Io.

8°Il corpo eterico dell’uomo

Quando gli arti superiori dell’uomo vengono osservati con la percezione sovrasensibile, tale percezione non è mai del tutto simile a quella dei sensi esteriori. Quando un oggetto viene toccato e se ne riceve una sensazione di calore, è necessario distinguere ciò che proviene dall’oggetto e che fluisce in certo modo da esso, da ciò che la persona sperimenta nell’anima. L’esperienza animica interiore della sensazione del calore è alquanto diversa dal calore che fluisce dall’oggetto. Immaginiamo quest’esperienza animica da per sé sola, senza l’oggetto esteriore; rappresentiamo l’esperienza di una sensazione di calore nell’anima, che non sia provocata da nessun oggetto esteriore fisico. Se una tale sensazione non fosse causata da nulla, sarebbe pura immaginazione. Il discepolo della scienza occulta sperimenta percezioni interiori di questa natura non determinate da causa fisica; a un dato gradino di evoluzione, però, si manifestano in maniera tale che il discepolo può sapere (è stato dimostrato che lo può sapere per mezzo dell’esperienza stessa) che la sua percezione interiore non è cosa immaginaria, ma è prodotta da una entità animico-spirituale di un mondo esteriore sovrasensibile, alla stessa guisa che una sensazione ordinaria di calore viene prodotta nel mondo fisico da un oggetto esteriore fisico-sensibile. Lo stesso si può dire per la percezione del colore nel mondo sovrasensibile. In questo caso, è necessario distinguere fra il colore associato all’oggetto esteriore e la sensazione del colore nell’anima. Immaginate la sensazione interiore dell’anima quando percepisce un oggetto rosso del mondo esteriore fisico-sensibile; provate a conservare un vivace ricordo di quell’impressione, pur distogliendo lo sguardo dall’oggetto stesso. Ciò che ancora vi rimane come ricordo del colore, rappresentatelo come esperienza interiore, e potrete allora distinguere fra l’esperienza interiore del colore e il colore esteriore. Queste esperienze interiori differiscono completamente dalle impressioni esteriori dei sensi; esse portano piuttosto l’impronta di ciò che viene sentito come dolore o gioia, anziché quella delle percezioni normali dei sensi. Immaginiamo ora il sorgere nell’anima di un’esperienza interiore di questo genere, non provocata da nessun oggetto esteriore fisico-sensibile. Il chiaroveggente può avere un’esperienza siffatta e può anche sapere, nel caso specifico, che non si tratta di immaginazione, ma dell’espressione di un’entità animico-spirituale. Se questa entità animico-spirituale provoca un’impressione simile a quella prodotta da un oggetto rosso nel mondo fisico sensibile, significa che è rossa. Quando si tratta di un oggetto fisico-sensibile, si presenterà prima l’impressione esteriore e poi l’esperienza interiore del calore; nella vera chiaroveggenza dell’uomo della nostra epoca deve accadere proprio il contrario: si produce prima l’esperienza interiore incerta, come un semplice ricordo di colore, e poi, poco alla volta, l’impressione dell’immagine si fa più viva. Più si tiene presente che il processo deve svolgersi in tal modo, e meno si riesce a distinguere fra percezioni spirituali vere e percezioni fittizie (illusioni, allucinazioni e simili). La vivacità dell’immagine prodotta da una percezione animico-spirituale siffatta dipende dalla maggiore o minore evoluzione del chiaroveggente, che può rimanere completamente incerta, come un’oscura rappresentazione, o può esercitare un’azione intensa, come un oggetto esteriore. L’impressione generale che il veggente riceve del corpo eterico umano può essere descritta dicendo: «Se la forza di volontà è sviluppata al punto da permettere al chiaroveggente, quando un essere umano gli sta di fronte, di distogliere la sua attenzione da ciò che il suo occhio fisico vede, egli è capace di vedere chiaroveggentemente lo spazio occupato dal corpo fisico di quell’uomo». Naturalmente, per riuscire in questa impresa è necessaria una forte intensificazione della volontà, non soltanto per distogliere l’attenzione da qualcosa a cui si pensa, ma proprio da qualcosa che ci sta dinanzi, in modo che l’impressione fisica ne risulti del tutto spenta. Questa intensificazione è possibile e si consegue mediante gli esercizi che conducono alla conoscenza sovrasensibile. Il chiaroveggente può quindi ricevere l’impressione generale del corpo eterico; nella sua anima sorge la medesima sensazione interiore che si prova guardando il colore di un fiore di pesco, e questa impressione diventa così vivace che egli può dire: «Il corpo eterico ha il colore del fiore di pesco». Il chiaroveggente percepisce poi anche i singoli organi e le correnti del corpo eterico. La descrizione del corpo eterico può proseguire citando le esperienze dell’anima che corrispondono alle sensazioni di calore, alle impressioni di suoni, ecc., perché quel corpo non è soltanto un fenomeno luminoso. Allo stesso modo, si possono descrivere il corpo astrale e gli altri aspetti dell’entità umana. Chi tiene conto di queste considerazioni, comprenderà come vadano intese le descrizioni date nel senso della Scienza dello Spirito

9°Il mondo astrale

Finché si osserva soltanto il mondo fisico, la Terra, quale dimora dell’uomo, si presenta come un corpo cosmico separato; quando però la conoscenza sovrasensibile si spinge oltre i confini del mondo fisico, questa separazione viene meno; perciò si può dire che l’Immaginazione percepisce la Terra e, al contempo, lo stato lunare che si è evoluto fino all’epoca presente. Questo mondo include non solo la parte sovrasensibile della Terra, ma anche altri corpi cosmici che, fisicamente, sono separati dalla Terra. Chi ha raggiunto la conoscenza dei mondi sovrasensibili osserva dunque, non soltanto le regioni sovrasensibili della Terra, ma anche la parte sovrasensibile di altri corpi cosmici. Questo fatto dovrebbe essere tenuto presente da chi chiede: «Perché il chiaroveggente non ci rivela ciò che accade su Marte?», poiché tale domanda si riferisce evidentemente a condizioni fisico-sensibili. Questo spiega perché in questo libro è stato possibile descrivere anche determinati rapporti fra l’evoluzione della Terra e l’evoluzione contemporanea di Saturno, Giove, Marte, ecc. Quando il corpo astrale viene sottratto all’uomo durante il sonno, esso non appartiene soltanto alle condizioni terrestri, ma anche a mondi di cui fanno parte altre regioni (mondi stellari) dell’universo. Anzi, quei mondi esercitano un’influenza sul corpo astrale dell’uomo anche durante il sonno; questo fatto giustifica appunto la denominazione di «corpo astrale».

10°La vita dell’uomo dopo la morte

Nel corso di questo libro è stato parlato del tempo successivo alla morte dell’uomo, durante il quale il corpo astrale rimane unito al corpo eterico. In questo periodo permangono i ricordi dell’intera vita trascorsa, che con il tempo si affievoliscono. La durata di questo tempo varia da individuo a individuo e dipende dal grado di forza con cui il corpo astrale trattiene a sé il corpo eterico e dal potere che esercita su quest’ultimo. La conoscenza sovrasensibile può ricevere un’impressione di questa forza se si osserva un uomo che, per il grado di stanchezza che ha, dovrebbe dormire, ma che nondimeno si mantiene sveglio grazie alla forza interiore. Si può osservare allora che il tempo durante il quale gli uomini possono mantenere la veglia, ossia non lasciarsi vincere dal sonno, varia da individuo a individuo. Orbene, per quanto a lungo un uomo possa conservarsi desto, in caso di vera necessità, altrettanto a lungo permane in lui il ricordo della vita trascorsa, ossia la connessione con il corpo eterico.

* * *

Quando il corpo eterico, dopo la morte, si è distaccato, in esso rimane, per tutta la futura evoluzione dell’uomo, qualcosa che si potrebbe chiamare un estratto, un’essenza del medesimo. Questa essenza contiene i frutti della vita trascorsa ed è il veicolo di tutto ciò che, durante l’evoluzione spirituale dell’uomo fra la morte e una nuova nascita, si sviluppa come un germe per la vita successiva.

La durata del tempo che intercorre fra la morte e una nuova nascita dipende dal fatto che l’Io, in via di regola, ritorna nel mondo fisico-sensibile soltanto quando quest’ultimo si è trasformato in modo tale che egli possa trovarvi delle esperienze nuove. Mentre l’Io si trova nelle regioni spirituali, la sua dimora terrestre subisce cambiamenti che sono in corrispondenza con le grandi trasformazioni dell’universo, per esempio con il cambiamento della relativa posizione della Terra rispetto al sole, ecc. Si tratta di modificazioni in cui determinate ripetizioni del passato si presentano in condizioni nuove; un esempio è il fatto che il punto della volta celeste in cui il sole sorge all’inizio della primavera descrive, nel corso di circa 26.000 anni, un circolo perfetto. Il punto iniziale della primavera si sposta dunque, in quel lasso di tempo, da una regione del cielo all’altra. Durante la dodicesima parte di quel tempo, ossia in circa In circa 2.000 anni, le condizioni della Terra si sono sufficientemente modificate perché l’anima umana possa sperimentare qualcosa di nuovo. Poiché le esperienze dell’uomo sono diverse a seconda dell’incarnazione come donna o come uomo, nel corso di quel tempo si verificano generalmente due incarnazioni, una maschile e l’altra femminile. Tuttavia, questi eventi dipendono anche dalla natura delle forze che l’uomo trasporta con sé dall’esistenza terrestre alla morte. Tutte le indicazioni di questo genere che qui vengono date devono essere intese come essenzialmente esatte, sebbene nei singoli casi possano presentarsi in modi diversi.

11°Il corso della vita umana

La vita umana, così come si manifesta attraverso la successione dei vari stati fra nascita e morte, può essere compresa completamente soltanto quando si considerano, oltre al corpo fisico-sensibile, anche le trasformazioni che si compiono negli organi sovrasensibili della natura umana. La Scienza dello Spirito considera tali trasformazioni nel modo seguente: la nascita fisica si manifesta come il distacco dell’uomo dall’involucro fisico-materno. Le forze che il germe umano condivideva con il corpo materno prima della nascita, dopo la nascita esistono in lui soltanto come forze indipendenti. Tuttavia, la percezione chiaroveggente rivela che nel corso dell'esistenza si verificano eventi sovrasensibili che ricordano la nascita fisica. Fino alla seconda dentizione (intorno al 6° o 7° anno), il corpo eterico è circondato da un involucro eterico che, in seguito, si distacca, dando luogo alla «nascita» del corpo eterico. Resta però ancora avvolto in un involucro astrale che, a sua volta, si distacca verso il 12° o 16° anno (al momento della pubertà). Questo è il momento della nascita del «corpo astrale», e successivamente nasce il vero «Io» (le considerazioni utili che si possono dedurre da questi fatti sovrasensibili riguardo all’educazione del fanciullo sono esposte nel mio breve scritto L’educazione del fanciullo dal punto di vista della Scienza dello Spirito (‑5), nel quale si trovano pure maggiori schiarimenti su cose qui appena accennate). Dopo la nascita dell’Io, l’uomo vive in modo tale da adattarsi alle condizioni del mondo e della vita e da esplicare in seno ad esse la sua azione, in base alle capacità degli arti sviluppati dall’Io, ossia l’anima senziente, l’anima razionale e l’anima cosciente. Successivamente, il corpo eterico inizia un processo di regressione che ripete, in senso inverso, quello compiuto dal settimo anno in poi. Mentre prima il corpo astrale si era evoluto in modo da sviluppare anzitutto le disposizioni innate fin dalla nascita, e successivamente, dopo la venuta dell’Io, si arricchiva delle esperienze del mondo esteriore, da un determinato momento in poi, comincia a nutrirsi spiritualmente del proprio corpo eterico; esso cioè consuma il corpo eterico. Nel corso della vita, anche il corpo eterico comincia a nutrirsi del corpo fisico e da questo dipende il decadimento di quest’ultimo con l’invecchiamento. La vita dell’uomo si divide perciò in tre periodi: un primo, in cui il corpo fisico e il corpo eterico si sviluppano; un secondo, in cui si evolvono il corpo astrale e l’Io; e infine un terzo, in cui il corpo eterico e il corpo fisico si trasformano a ritroso. Il corpo astrale prende parte a tutti i processi che si svolgono fra nascita e morte, ma, poiché è realmente nato spiritualmente solo fra il 12° e il 16° anno e nell’ultimo periodo della vita è costretto a nutrirsi delle forze del corpo eterico e del corpo fisico, lo sviluppo che può compiere a mezzo delle proprie forze è molto più lento di quanto non sarebbe, se non si trovasse dentro un corpo eterico e un corpo fisico. Dopo la morte, quando corpo fisico e corpo eterico sono venuti meno, l’evoluzione, durante il periodo della purificazione, si svolge perciò in modo da rappresentare a un dipresso un terzo del tempo di esistenza fra nascita e morte.

Per mezzo dell’Immaginazione, dell’Ispirazione e dell’Intuizione, la conoscenza sovrasensibile si eleva gradualmente fino a quelle regioni del mondo spirituale in cui è possibile accedere alle entità che prendono parte all’evoluzione del mondo e dell’umanità. In tal modo, è possibile seguire l’evoluzione dell’uomo fra la morte e una nuova nascita e comprenderla. Esistono, tuttavia, regioni di esistenza ancora più elevate, delle quali non possiamo dare qui che un breve cenno. Quando la conoscenza sovrasensibile si è elevata fino all’intuizione, essa vive in un mondo di entità spirituali che stanno anch’esse evolvendosi. Ciò che riguarda l’umanità attuale si estende, in un certo senso, fino al mondo dell’Intuizione. Durante il suo percorso fra la morte e una nuova nascita, l’uomo riceve delle influenze anche da mondi ancora più elevati, ma non le riceve direttamente, bensì per il tramite di entità spirituali. Se si osservano queste entità, è possibile comprendere le cause di tutto ciò che accade all’uomo. Tuttavia, le speciali condizioni di questi esseri, ciò di cui essi stessi hanno bisogno per guidare l’evoluzione umana, possono essere osservate soltanto da una conoscenza che trascenda l’intuizione. Ciò dimostra l’esistenza di mondi, la cui natura ci è comprensibile, nei quali le condizioni spirituali più elevate della Terra sono fra le più basse. Le determinazioni della ragione sono ciò che vi ha di più elevato nel campo terrestre, mentre le attività del regno minerale sono ciò che vi ha di più basso. In quelle alte regioni spirituali, le determinazioni della ragione sono da classificarsi a un dipresso allo stesso livello delle attività minerali sulla Terra. Al di là del campo dell’intuizione, vi è quella regione nella quale, a partire dalle cause prime spirituali, si viene tessendo il piano cosmico.

12°Gli arti dell’essere umano

Quando si dice che l’Io elabora gli arti dell’essere umano, il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale, e li trasforma rispettivamente in Personalità spirituale, Spirito vitale e Uomo Spirito, ciò si riferisce al lavoro compiuto dall’Io sull’entità umana tramite quelle capacità superiori, l’evoluzione delle quali è stata avviata soltanto durante il corso delle condizioni terrestri. Questa trasformazione è stata però preceduta da un’altra, avvenuta su un gradino più basso, grazie alla quale sono state costituite l’anima senziente, l’anima razionale e l’anima cosciente. Mentre l’anima senziente si forma durante l’evoluzione umana, si verificano delle modificazioni nel corpo astrale; la formazione dell’anima razionale si esprime in cambiamenti nel corpo eterico, e quella dell’anima cosciente in modificazioni del corpo fisico. Maggiori particolari a riguardo sono riportati in questo libro nella descrizione dell’evoluzione terrestre. In un certo senso, si può affermare che l’anima senziente poggia su un corpo astrale trasformato, l’anima razionale su un corpo eterico trasformato e l’anima cosciente su un corpo fisico trasformato. Tuttavia, è possibile affermare che questi tre aspetti dell’anima sono parti del corpo astrale. L’esistenza dell’anima cosciente, per esempio, è possibile solo perché è un’entità astrale in un corpo fisico adatto a lei e vive una vita astrale in un corpo fisico che le serve da dimora.

13°Lo stato di sogno

Questo libro descrive lo stato di sogno sotto un certo aspetto; esso va considerato, da un lato, come un residuo di quella che era la coscienza d’immagini propria agli uomini durante il periodo lunare e che perdurò a lungo anche durante l’evoluzione terrestre. L’evoluzione si svolge in modo tale che le condizioni precedenti influenzano quelle successive, e perciò, durante il sogno, nell’uomo si manifesta quasi un residuo di ciò che un tempo costituiva il suo stato normale. Questo stato è però affatto diverso dall’antica coscienza d’immagini, perché l’Io, dopo il suo sviluppo, prende parte anche ai processi che si svolgono nel corpo astrale durante il sogno, di guisa che, grazie alla sua presenza, nel sogno si affaccia una coscienza d’immagini trasformata. Tuttavia, poiché l’Io non esercita la sua attività coscientemente sul corpo astrale durante il sogno, tutto ciò che appartiene alla sfera della vita onirica non deve essere considerato come un’esperienza che possa condurre realmente, in senso Scienza dello Spirito, alla conoscenza dei mondi sovrasensibili. Lo stesso vale per ciò che comunemente viene chiamato visione, presentimento o doppia vista (deuteroscopia). Questi stati sorgono quando l’Io viene eliminato e dei residui dell’antico stato di coscienza riaffiorano nell’uomo. La Scienza dello Spirito non può impiegarli direttamente e quello che con essi si osserva non può essere considerato come un risultato di detta scienza.

14°L’acquisizione delle conoscenze soprasensibili

La via descritta in questo libro per conseguire la conoscenza dei mondi sovrasensibili può essere chiamata anche la «via della conoscenza diretta», a fianco della quale ve n’è un’altra che si può chiamare la «via del sentimento». Sarebbe però un errore credere che la prima non abbia a che fare con lo sviluppo del sentimento; essa conduce piuttosto ad approfondire la vita del sentimento nel modo più possibile. La «via del sentimento», invece, si rivolge direttamente al sentimento e, partendo da questo punto di partenza, cerca di salire alla conoscenza. Questa via poggia sulla premessa che un sentimento, quando l’anima si abbandona completamente a esso per un determinato periodo, si trasforma in conoscenza, in visione di immagini. Se, per esempio, l’anima si riempie completamente, per settimane e mesi, o anche più a lungo, del sentimento di umiltà, il contenuto di esso si trasforma in visione. Con l’esercizio graduale di questi sentimenti, è dunque possibile trovare una via che conduca alle regioni sovrasensibili; per gli uomini nelle condizioni ordinarie della vita, però, non è facile percorrere una tale via, che richiede solitudine e allontanamento dal mondo, perché le impressioni della vita quotidiana disturbano, in particolare all’inizio dell’evoluzione, ciò che l’anima ha acquisito per mezzo della concentrazione su determinati sentimenti. La via della conoscenza, descritta in questo libro, può essere seguita in qualsiasi condizione della vita attuale.

15°Osservazioni su eventi e esseri speciali del mondo spirituale

Potrebbe essere chiesto se la concentrazione interiore e gli altri mezzi descritti per l’acquisizione della conoscenza sovrasensibile permettano soltanto di osservare in modo generale l’uomo fra la morte e una nuova nascita, nonché altri processi spirituali, o se diano anche la possibilità di osservare dei processi ed esseri spirituali specifici, per esempio un determinato uomo dopo la sua morte. A questa domanda si può rispondere che chi acquisisce la capacità di osservare il mondo spirituale con i mezzi descritti in questo libro, arriva anche a scorgere i particolari; si rende capace di mettersi in rapporto con gli uomini che vivono nel mondo spirituale fra la morte e una nuova nascita. Bisogna però tenere a mente che, secondo la Scienza dello Spirito, ciò non deve avvenire se non dopo che il discepolo abbia praticato la giusta disciplina per la conoscenza sovrasensibile, perché solo allora saprà distinguere il vero dal falso riguardo a eventi ed esseri speciali. Chi volesse osservare dei casi particolari senza la giusta preparazione, rischierebbe di commettere molti errori. L’insegnamento che conduce all'osservazione dei mondi superiori, descritta in questo libro, permette anche di esaminare la vita di un singolo uomo dopo la morte e di osservare e comprendere singolarmente tutti gli esseri animico-spirituali che, dai mondi occulti, esercitano la loro azione in quelli manifesti. Tuttavia, è possibile osservare i dettagli solo sulla base della conoscenza dei grandi eventi universali del mondo spirituale che riguardano il cosmo, l'umanità e ogni singolo individuo. Chi cerca particolari senza cercare la conoscenza generale, rischia di commettere errori.

16°Osservazioni speciali

Le considerazioni esposte in questo libro sulla memoria potrebbero essere facilmente fraintese. Chi osserva soltanto i processi esteriori non si accorgerà della differenza fra quanto accade nell’animale e perfino nella pianta, quando si produce in essi qualcosa di somigliante al ricordo, e quella facoltà nell’uomo che viene caratterizzata come vera memoria. Certo, quando un animale compie un’azione più volte di seguito, può farlo in modo da sembrare che la memoria e la conoscenza associata esistano realmente in esso. Si può ampliare il concetto di memoria o di pensiero fino al punto di dire, come affermano alcuni scienziati e i loro discepoli, che quando il pulcino esce dal guscio e vuole beccare il grano, compie con la testa e col corpo i movimenti adatti a raggiungere il suo scopo, movimenti che non può avere imparato mentre era nel guscio, ma deve averli appresi dalle migliaia e migliaia di esseri da cui discende (Hering, per esempio, ha un’opinione del genere). Questo fenomeno può essere definito come qualcosa di simile al ricordo. Tuttavia, per comprendere appieno l'essenza umana, è necessario tenere in considerazione il processo interiore unico e speciale che si manifesta successivamente come percezione reale di esperienze passate e non come semplice ripercussione delle condizioni passate sulle presenti. In questo libro, il termine «ricordo» viene usato per indicare questa percezione del passato e non la sua ricomparsa trasformata nel presente. Se si volesse usare la parola «ricordo» per i processi corrispondenti del regno vegetale e animale, bisognerebbe trovarne un’altra per l’uomo. La descrizione sopra esposta non attribuisce importanza alla parola, bensì al fatto che, per comprendere l’entità umana, è necessario riconoscere la differenza. Così pure, manifestazioni apparentemente molto alte dell’intelligenza negli animali non possono essere paragonate a ciò che qui è stato chiamato «ricordo».

Non è possibile tracciare un confine preciso tra i cambiamenti che avvengono nel corpo astrale per virtù dell’attività dell’Io e quelli che si verificano nel corpo eterico, in quanto si intrecciano l’uno con l’altro. Quando l’uomo impara qualcosa e acquista in tal modo una certa capacità di giudizio, significa che un cambiamento si è prodotto nel corpo astrale; quando però questo giudizio modifica l’atteggiamento della sua anima, di guisa che egli si abitua, dopo avere imparato qualcosa, ad avere un sentimento diverso riguardo a un dato soggetto rispetto a quello che aveva prima, significa che vi è un cambiamento nel corpo eterico. Tutto ciò che l’uomo acquisisce come propria proprietà e che gli rimane impresso nella memoria, è il risultato di una modificazione del corpo eterico; ciò che a poco a poco si trasforma in un saldo tesoro della memoria, è il frutto del lavoro congiunto del corpo astrale e del corpo eterico.

L’affermazione che le doti personali dell’uomo, se fossero soggette alla sola legge dell’ereditarietà, dovrebbero manifestarsi all’inizio di una stirpe e non alla fine di essa, potrebbe facilmente essere fraintesa; si potrebbe obiettare, infatti, che non possono manifestarsi all’inizio, perché è necessario che si sviluppino prima. Tuttavia, questa obiezione non è pertinente, perché per dimostrare che una data facoltà è stata ereditata da un’altra precedente, è necessario poter indicare nel discendente la presenza di qualcosa che già esisteva in precedenza. Se venisse dimostrato che all’inizio di una stirpe esisteva qualcosa che si ritrova più tardi nei discendenti, si potrebbe parlare di eredità; non se ne può parlare, invece, quando alla fine di una stirpe si presenta qualcosa che prima non esisteva. L’inversa di quell’affermazione mostrerebbe soltanto che il criterio dell’ereditarietà è inammissibile.

In alcuni capitoli di questo libro è stato descritto come il mondo umano e l’uomo stesso attraversino diversi stati, a cui abbiamo dato i nomi di Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano. È stato anche accennato al rapporto tra l’evoluzione umana e i corpi celesti vicini alla Terra, detti Saturno, Giove, Marte, ecc. Questi corpi celesti, naturalmente, sono anch’essi in corso di evoluzione e, al giorno d'oggi, si trovano a un grado di sviluppo tale per cui le loro parti fisiche si manifestano sotto forma di quei corpi celesti chiamati, in astronomia, Saturno, Giove, Marte, ecc. Se si osserva l’attuale Saturno dal punto di vista della Scienza dello Spirito, esso è in certo qual modo una reincarnazione di ciò che era l’antico Saturno; si è costituito perché, prima della separazione del Sole dalla Terra, vi erano delle entità che non potevano prendere parte a questo distacco e che avevano assimilato le proprietà adatte a Saturno in misura troppo grande per potersi trovare a loro agio là dove dovevano principalmente svilupparsi le facoltà solari. L’attuale Giove si è costituito perché, nel corso dell’evoluzione generale, vi erano delle entità dotate di qualità che non avrebbero potuto svilupparsi se non sul futuro Giove. Per loro è stata così creata una dimora adatta alla preparazione dell’evoluzione futura. Anche Marte è un corpo celeste in cui dimorano delle entità che hanno attraversato l’evoluzione lunare, per cui un ulteriore progresso non sarebbe stato possibile per loro sulla Terra. Marte è la reincarnazione dell’antica Luna su un piano più elevato. L’attuale Mercurio è la dimora di esseri la cui evoluzione è più progredita di quella terrestre, in quanto essi hanno sviluppato capacità terrestri in modo superiore a quello possibile sulla Terra. Lo stesso vale per l’attuale Venere, che è una profezia dello stato futuro di Venere. Di conseguenza, è corretto che le denominazioni degli stati che hanno preceduto la Terra e di quelli che la seguiranno siano scelte in conformità con i loro rappresentanti attuali nell’universo.


In memoria di Frater Stefano Ravaglia

anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.

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