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G.A. 331

Consigli di fabbrica e socializzazione. Serate di discussione con i comitati operai delle grandi aziende di Stoccarda


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1°Osservazioni preliminari del curatore

Osservazioni preliminari del curatore

1. Sulla storia del movimento dei comitati operai

Il rifiuto della flotta d’alto mare tedesca di lanciarsi in un ultimo attacco contro la flotta inglese (fine ottobre 1918), il cui scopo era controverso, e la rivolta dei marinai a Kiel (inizio novembre) segnarono l’inizio di un periodo caratterizzato da disordini rivoluzionari. La guerra era perduta per la Germania, la politica del Reich aveva fallito completamente, l’economia era al suo punto più basso. La fame e la miseria spingevano i lavoratori in masse per le strade. Il loro malcontento e la loro disperazione si scaricavano in scioperi di massa e sollevamenti di massa. La fine del capitalismo sembrava assicurata. Gli obiettivi socialisti erano in grande ascesa. La domanda che dopo l’abdicazione del Kaiser il 9 novembre 1918 occupava tutti gli animi era quella riguardante la futura costituzione politica del Reich, in altre parole: sulla riallocazione della potenza politica e quindi anche economica. Al gioco di forze che iniziava partecipavano anche i consigli degli operai e dei soldati sorti spontaneamente un po’ ovunque, che nel «Consiglio dei commissari del popolo» da essi legittimato vedevano lo strumento con il quale, secondo Matthias Erzberger, «il programma socialista poteva essere realizzato». Sulla base di precedenti storici come la Comune di Parigi del 1871 e i comitati di sciopero e i soviet della rivoluzione russa del 1905, i «consigli», che per loro natura erano apartitica, si consideravano da un lato rappresentanti degli interessi degli strati svantaggiati, dall’altro come organi di lotta, il cui compito era scuotere l’ordine esistente con azioni mirate, e infine anche come organi dello stato di un popolo che si governava immediatamente se stesso. I «consigli», con orientamento prevalentemente anticapitalista, aspiravano a un ordine economico libertario-socialista e si erano assegnato il compito di sostituire la democrazia borghese formale con una costituzione dello stato libertario-socialista. Con la rivendicazione di una «repubblica dei consigli», la classe operaia era chiaramente in opposizione al tradizionale sistema della rappresentanza parlamentare, che le aveva concesso finora solo diritti formali, cioè aveva ridotto la sua influenza nelle decisioni statali alla semplice votazione nelle elezioni generali. A differenza del parlamentare classico, i consigli erano sottoposti a un controllo costante e al dovere di rendicontazione, e potevano essere revocati in qualsiasi momento per voto di maggioranza della base (operai, contadini, soldati).

Una decisione preliminare importante sui futuri rapporti di forza nel Reich tedesco fu presa al Congresso dei consigli di Berlino (16-20 dicembre 1918). Lì, contro le aspettative, i «socialdemocratici» si erano imposti, contro i rappresentanti dell’idea di una futura repubblica dei consigli, con la loro rivendicazione di eleggere un’assemblea nazionale, che a sua volta doveva elaborare la struttura concreta di una nuova repubblica parlamentare. La conseguenza fu una pronta frammentazione del movimento dei consigli, che da un lato portò all’adattamento ai decreti di Berlino, dall’altro a una scissione e, al contempo, a una radicalizzazione (fondazione del Partito comunista rivoluzionario dei lavoratori, successivamente KPD).

Dopo che le elezioni all’Assemblea nazionale, avvenute il 19 gennaio 1919, ebbero tracciato la strada verso una repubblica democratica parlamentare borghese, l’attenzione dei rappresentanti dell’idea del consiglio si spostò nel campo della costituzione economica, e in particolare sull’implementazione dell’ancoraggio legale dei comitati operai di cui si parlava da qualche tempo.

Già nel novembre 1918 il «Consiglio dei commissari del popolo» aveva ordinato che, «a tutela degli interessi politici ed economici dei lavoratori e degli impiegati», fossero eletti comitati operai che dovevano svolgere i compiti dei precedenti comitati dei lavoratori e degli impiegati. L’istituzione di una rappresentanza permanente della classe operaia all’interno delle aziende trovò per la prima volta in Germania la sua espressione nella legge sulla protezione dei lavoratori del giugno 1891. Questa fu modificata, anche se in circostanze particolari, nella cosiddetta legge sul servizio ausiliario del dicembre 1916, che prescriveva l’istituzione di comitati dei lavoratori e degli impiegati in tutti gli stabilimenti commerciali che svolgevano servizi ausiliari per la patria, cioè per l’armamento, con almeno 50 lavoratori o impiegati.

Sotto la pressione di scioperi a livello nazionale e di disordini sempre più frequenti nelle aziende, il governo annunciò nella primavera del 1919 un disegno di legge sui comitati operai, che all’inizio di maggio fu sottoposto ai vari enti per il parere. Mentre i rappresentanti del governo, dei datori di lavoro, dei sindacati e del movimento dei consigli discutevano per settimane e mesi in innumerevoli negoziati su ogni formulazione della futura legge sui comitati operai, numerose aziende iniziarono già a eleggere comitati operai «selvaggi», cioè non ancora legalizzati, e a elaborare linee guida delle loro competenze. Tuttavia, il divario tra i risultati emersi dalle stanze dei negoziati e le rivendicazioni della classe operaia si ampliava sempre più.

In occasione della seconda lettura della legge sui comitati operai, il 13 gennaio 1920, il malcontento accumulato della classe operaia scoppiò in una manifestazione di massa davanti al Reichstag di Berlino, che terminò in un bagno di sangue tra i manifestanti con l’uso dei mezzi ormai «collaudati» della politica di Noske, della «pacificazione militare della Germania». La legge sui comitati operai, che non corrispondeva affatto alle intenzioni di coloro che da mesi si erano battuti in prima linea della classe operaia per la democratizzazione delle aziende, entrò in vigore il 4 febbraio 1920.

2. Rudolf Steiner e il movimento dei comitati operai di Stoccarda

I disordini provenienti dal nord della Germania avevano raggiunto il sud del Reich nel più breve tempo. Il 9 novembre 1918, il giorno stesso in cui Philipp Scheidemann proclamava la Repubblica a Berlino, il re del Württemberg fu deposto a Stoccarda sotto la pressione delle masse e fu insediato un governo provvisorio («governo rivoluzionario») sotto la guida del socialdemocratico Wilhelm Bios.

La situazione dei lavoratori industriali nel Württemberg era altrettanto precaria, con la fine della guerra e la conseguente cessazione degli ordini di armamento, come negli altri grandi centri industriali tedeschi; non sorprende quindi che l’idea del consiglio trovasse qui grande simpatia tra la classe operaia, e che ben presto si formassero consigli di operai, contadini e soldati in molti luoghi. Per dare più peso alle rivendicazioni della classe operaia, l’assemblea del «Consiglio degli operai della Grande Stoccarda» del 26 novembre elesse una «Commissione esecutiva del Consiglio degli operai della Grande Stoccarda», i cui compiti includevano, tra l’altro, agire come organo di controllo «accanto al governo, ma non contro di esso» e sviluppare proposte per una nuova costituzione del Württemberg. Il culmine dell’assemblea fu l’approvazione dello «Statuto per i comitati operai della Repubblica del Württemberg», sulla cui base, nei giorni e nei mesi successivi, fu spinta avanti l’elezione dei comitati operai e fu avviata l’elezione dei comitati operai veri e propri.

Ma anche il governo non era inattivo. Il ministero del lavoro aveva convocato una commissione nel dicembre 1918 per esaminare se e quali settori dell’industria württemberghese, o quali singole aziende, potessero essere socializzati. A differenza della Commissione per la socializzazione di Berlino, che era principalmente un affare di teorici, la Commissione per la socializzazione di Stoccarda perseguiva una strategia più orientata alla pratica, includendo nei suoi lavori sia il Consiglio degli operai sia imprenditori come Robert Bosch ed Emil Molt, direttore della fabbrica di sigarette Waldorf Astoria e strettamente legato alle idee di tripartizione di Rudolf Steiner.

Ma una vera pace sociale era ancora lontana. L’irritazione e l’insoddisfazione tra la classe operaia crescevano di giorno in giorno, e mentre il Consiglio degli operai discuteva nella sua riunione del 10 gennaio di assistenza ai disoccupati e dei diritti di controllo dei consigli di operai e contadini, le truppe governative e i manifestanti infuriati erano impegnati in aspri combattimenti di strada. La situazione si stava intensificando. Nelle settimane successive si verificarono scioperi selvaggi in molte aziende e manifestazioni di massa sempre più violente in numerose città. Tuttavia, i negoziati su questioni di socializzazione continuavano, e l’elezione dei consigli di operai e comitati operai era spinta avanti intensamente.

Quando Rudolf Steiner arrivò a Stoccarda il 20 aprile, la direzione della sua attività per le settimane successive era ben delineata; non era però ancora prevedibile che sarebbe stato coinvolto così intensamente nelle controversie sulla questione dei comitati operai come accadde poi. Che fosse venuto a Stoccarda per mettere in moto qualcosa riguardo ai problemi sociali che urgevano per una soluzione derivava soprattutto dall’iniziativa dell’industriale stuttgartese Emil Molt, il quale, dato lo stato economico disastroso dopo il cambio di potere, si era sforzato di fondare una Banca di custodia dell’industria del Württemberg e si era battuto all’interno della Commissione per la socializzazione per riforme complete, nel senso delle idee di Rudolf Steiner. Così, il 25 gennaio 1919, insieme a Hans Kühn e Roman Boos, aveva cercato Rudolf Steiner nel suo atelier di Dornach per discutere de «I principi della politica di ricostruzione obiettiva», un concetto che era emerso nel contesto del loro lavoro nel «Consiglio dei lavoratori spirituali» di Stoccarda. Dopo aver ascoltato per un po’, Rudolf Steiner disse: «Non possiamo più collegarci al vecchio, dobbiamo portare qualcosa di completamente nuovo da noi stessi, che stia da sé. Vi darò un documento». (Cfr. Emil Molt, «Bosquejo di mi autobiografía», Stuttgart 1972.) Pochi giorni dopo consegnò loro il suo «Appello al popolo tedesco e al mondo della cultura», che, firmato da numerose personalità della scienza, della cultura e dell’economia, fu distribuito nelle settimane successive come volantino e in numerosi giornali.

Un altro risultato del colloquio di Dornach, che fu continuato il 27 gennaio, fu la decisione di pubblicare le memorie del generale capo di stato maggiore tedesco Generaloberst von Moltke. Rudolf Steiner aveva ricevuto i diari del generale morto nel 1916, che fornivano uno sguardo a quelle ore cruciali che precedevano la mobilitazione tedesca, dalla vedova di Moltke, Eliza von Moltke, e aveva chiesto il suo permesso per la pubblicazione, poiché riteneva che la conoscenza di quegli eventi da parte del più ampio pubblico possibile fosse essenziale per un giudizio corretto della questione della responsabilità della guerra.

Una terza decisione riguardava il progetto di fondare una scuola libera per i bambini dei lavoratori della fabbrica di sigarette Waldorf Astoria, in cui si vedeva un primo passo, nel senso della tripartizione dell’organismo sociale, di estrarre il sistema educativo dal potere onnipotente dello stato e, a più lungo termine, di aprire la strada a un sistema scolastico libero e autogovernato.

Per dare all’«Appello» di Rudolf Steiner la dovuta efficacia pubblica, a Stoccarda si era formato un comitato che, poco dopo il suo arrivo, lo informò degli eventi e delle attività precedenti, e discusse inoltre con lui le questioni relative all’organizzazione del lavoro futuro riguardante la diffusione pubblica dell’idea di tripartizione. Il culmine del suo soggiorno a Stoccarda fu l’assemblea pubblica dei firmatari dell’«Appello», il 22 aprile. «La sala del giardino pubblico», secondo Emil Leinhas, «era piena fino all’ultimo posto in piedi. Fino al leggio della tribuna le persone si spingevano» (cfr. Emil Leinhas, «Dal lavoro con Rudolf Steiner», Basilea 1950). Dopo un discorso di Rudolf Steiner accolto con grande entusiasmo, e una vivace discussione che seguì, fu unanimemente deciso di fondare una «Lega per la tripartizione dell’organismo sociale», al fine di agire in modo più efficace nel pubblico in generale per l’idea della tripartizione. Questa assemblea fu allo stesso tempo l’inizio di un vero diluvio di conferenze e di lavoro di illuminazione, soprattutto tra la classe operaia di Stoccarda.

Il primo invito di uno dei comitati degli operai e degli impiegati portò Rudolf Steiner in una riunione aziendale della fabbrica di sigarette Waldorf Astoria (23 aprile), nel corso della quale fu approvata una risoluzione rivolta al governo del Württemberg, che all’unanimità richiese la nomina di Rudolf Steiner al governo «allo scopo dell’immediato inizio della tripartizione» (cfr. Carl Unger, «Sulla storia della tripartizione», in n. 1 del giornale settimanale «Tripartizione dell’organismo sociale», 8 luglio 1919). Secondo il rapporto di Unger, questa risoluzione (vedi Appendice III) fu «presentata inoltre in 20 grandi assemblee di operai e in diversi eventi nella Casa Gustav-Siegle strapiena, e nel complesso accettata da 10.000 a 12.000 persone».

Nei giorni seguenti, Rudolf Steiner parlò, di nuovo su invito dei rispettivi comitati degli operai e degli impiegati, di fronte al personale riunito della ditta Robert Bosch (24 aprile), degli impianti Daimler a Stoccarda-Untertürkheim (25 aprile), della cartiera Delmonte (26 aprile) e il giorno seguente di fronte ai lavoratori dei grandi stabilimenti di Esslingen.

Con una lettera del 28 aprile 1919 (vedi Appendice II), la Commissione per la socializzazione del Württemberg si rivolse a Rudolf Steiner chiedendogli di partecipare alla riunione della sottocommissione IV, che si occupava di questioni sulla partecipazione agli utili dei lavoratori, il 30 aprile nella sala delle riunioni del ministero dell’interno. Non è noto nulla di più preciso sul corso di questa riunione, ma il risultato deve essere stato piuttosto deludente, poiché Emil Molt, che vi aveva partecipato, annotò posteriormente: «Una volta riuscimmo a portare lo stesso Dr. Steiner in una riunione, anche se solo nel circolo più ristretto. Ma niente ne venne fuori». (Cfr. Manoscritto p. 279 della «Bosquejo di mi autobiografía» che apparve nel 1972; questo passaggio è stato omesso dalla stampa.)

Il 29 aprile, da un gruppo di lavoratori il cui nome non poteva più essere determinato (vedi Appendice I), fu indirizzata un’istanza all’«Assemblea plenaria del Consiglio degli operai della Grande Stoccarda» chiedendo che Rudolf Steiner fosse invitato a parlare a una prossima riunione su questioni di socializzazione. La richiesta fu accolta, poiché alla successiva assemblea plenaria, il 7 maggio, Rudolf Steiner poté tenere il suo discorso, al quale seguì una lunga discussione (vedi Appendice I).

L’assemblea convocata il giorno successivo (8 maggio) dei «Comitati operai dei grandi stabilimenti di Stoccarda», in cui Rudolf Steiner tenne il discorso introduttivo sulla fondazione dei comitati operai dal punto di vista dell’idea di tripartizione e che fu ricevuto con grande entusiasmo, fu l’inizio di sette serate di discussione che seguirono e di un’assemblea di comitati operai per la «Formazione della struttura preparatoria dei comitati operai del Württemberg», che costituisce il contenuto del presente volume.

In contrasto con le concezioni del legislatore, Rudolf Steiner in queste assemblee sostenne l’inclusione dei «lavoratori spirituali» e quindi anche dei dirigenti aziendali e degli imprenditori nelle elezioni dei comitati operai. Un altro punto centrale della sua attività era la fondazione di una struttura di comitati operai come organo economico indipendente, cioè che i comitati operai eletti nei singoli stabilimenti si riunissero e formassero da loro stessi un consiglio economico centrale che avrebbe guidato i destini della vita economica. Soprattutto quest’ultimo fu ricevuto con grande interesse dalla classe operaia, ma presto sollevò anche gli oppositori. Dai partiti di sinistra e dai sindacati, ma anche dagli enti datori di lavoro, si iniziò a criticare sempre più forte le attività della «Lega per la tripartizione», che nella sua propaganda non era particolarmente riservata e conduceva un «linguaggio abbastanza radicale» (cfr. Hans Kühn, «Epoca di tripartizione», Dornach 1978), e infine a diffamarlo. Era evidentemente il caso che perceivano le idee di Rudolf Steiner e l’eco positiva che avevano trovato tra la classe operaia come una minaccia ai loro stessi interessi e strategie, perché sempre più spesso si parlava di seduzione ideologica per opera di Rudolf Steiner o della «Lega per la tripartizione» e si faceva appello alla disciplina di partito. Il clima che ne risultava non permetteva più una continuazione dell’attività di Rudolf Steiner all’interno dei comitati degli operai. Si mostrò anche allora che il numero di coloro che lavoravano attivamente nel movimento di tripartizione era troppo piccolo per conseguire un effetto più ampio di fronte al potere dei partiti e dei sindacati.

In seguito, l’elezione dei comitati operai divenne sempre più un affare dei partiti e dei sindacati, e acquisì una caratterizzazione molto unilaterale. Né gli impulsi che vivevano originariamente nel movimento dei consigli, né i suggerimenti per una socializzazione completa, come furono portati alla classe operaia da Rudolf Steiner e dai suoi collaboratori, riuscirono ad affermarsi. La legge sui comitati operai approvata nel gennaio 1920 era infine il risultato di compromessi che tendenzialmente confermavano il vecchio, anche se per breve tempo furono in grado di contribuire a una normalizzazione della situazione all’interno della classe operaia. L’occasione di avviare una socializzazione completa, e così anche di liberarsi della zavorra delle mentalità liberali-capitaliste, rimase per il momento inutilizzata. I versamenti dovevano poco dopo portare la Germania nella crisi successiva, le cui dimensioni dovevano superare di gran lunga quelle da cui si soffriva allora.

I discorsi e gli interventi di discussione riprodotti in questo volume da un lato forniscono uno sguardo su quel capitolo della storia tedesca del dopoguerra che era caratterizzato tanto dal collasso completo delle circostanze fino ad allora ritenute incrollabili, quanto dalla speranza di cambiamenti penetranti. Al contempo, però, permettono anche di partecipare a un approccio di soluzione che, per quanto riguarda i fondamenti, non ha perso nulla della sua attualità fino a oggi. Perché abbiamo ancora a che fare con un concetto anacronistico di proprietà, abbiamo ancora a che fare con una comprensione ormai superata della relazione tra lavoro e reddito, e ancora oggi lo stato unitario è considerato il non plus ultra, anche se le circostanze, oggi più che mai, richiedono un disaccoppiamento dei tre ambiti della vita economica, della vita del diritto e della vita dello spirito.

Poiché i brani in questo volume sono testi non controllati o rielaborati dall’oratore stesso e gli appunti dello stenografo, data la sua straordinaria occupazione (i singoli eventi duravano molte ore!) sono talvolta tanto tumultuosi nel contenuto e nella forma quanto il corso stesso delle assemblee, cioè non potevano essere considerati come bozza pronta per la stampa, era necessaria qui una revisione editoriale che andasse oltre la misura usuale. Per ulteriori dettagli a questo proposito, vedere Riguardante questa edizione a p. 303 di questo volume.

Walter Kugler

2°Assemblea dei comitati operai delle grandi aziende di Stoccarda

Stoccarda, 8 Maggio 1919

Assemblea dei comitati operai delle grandi aziende di Stoccarda

Stoccarda, 8 maggio 1919

Parole introduttive di Rudolf Steiner

Miei cari e stimatissimi signori presenti! Sotto l’impressione di ciò che il signor presidente vi ha detto, mi immagino che il nostro incontro di questa sera potrebbe svolgersi soprattutto in questo modo: che gli stimati presenti pongano domande concrete. In questo modo raggiungeremo al meglio il nostro scopo, che vi è stato appena presentato. Forse è meglio, allora, che io faccia solo alcune brevi osservazioni preliminari, per darvi una piccola base per la discussione che seguirà, la quale, come credo, dovrebbe essere la cosa principale di questa sera.

Come il signor presidente ha presupposto, avrete preso conoscenza di quello che dal mio lungo contatto con il movimento operaio devo proporre come una vera strada pratica verso la socializzazione, proposte che solo alla luce dei fatti parlanti del presente hanno trovato il loro completamento. Solo brevemente vorrei, per così dire ripetendo, caratterizzare alcuni punti.

Si tratta del fatto che in futuro deve essere perseguito radicalmente — e può essere perseguito molto più velocemente di quanto molti credono — ciò che ho chiamato nel mio «Appello» e nel mio libro la tripartizione dell’organismo sociale. Questa tripartizione porterebbe al fatto che in futuro ci sarebbe un organismo spirituale indipendente, che si autogovernerebbe e avrebbe il compito di coltivare la base naturale dell’uomo, cioè le sue capacità individuali, come altrimenti si deve coltivare la base naturale nel campo della vita economica. La seconda sarebbe l’organizzazione che dovrebbe prendere il posto dello stato attuale, la vera organizzazione del diritto. In essa innanzitutto dovrebbe essere regolato tutto ciò che riguarda l’attuale situazione di possesso e proprietà, situazione su cui tutto dipende nella vera socializzazione, dovrebbe essere trasportato in uno stato desiderabile successivo. Da una parte, si avrebbe dunque innanzitutto — naturalmente innumerevoli cose verranno prese in considerazione nel corso del tempo — ciò che dovrebbe prendere il posto dello stato. Si dovrebbe quindi trasferire l’attuale situazione di potere, possesso e proprietà in quelle situazioni che si basano sul diritto, in cui tutti gli uomini sono uguali. E dall’altro lato, in questo segmento medio dell’organismo sociale che sostituisce lo stato, tutto dovrebbe essere regolato ciò che copre l’intero campo del diritto del lavoro.

Vedo il diritto del lavoro sempre in pericolo quando dovrebbe essere regolato dentro il ciclo della vita economica stessa. I danni che prima di tutto sorgono nel corpo economico odierno sono solitamente valutati male. Mi sono preso molto disturbo per formarmi un’immagine appropriata non da ciò che è stato scritto sulle cose — perché da lì c’è veramente poco da ricavare — ma proprio dalla vita stessa. Vorrei presentare queste cose oggi solo brevemente, in modo che possiamo arrivare a domande concrete.

L’ho argomentato dettagliatamente nel mio libro: finché persiste la convinzione che quello che deve essere il tempo di lavoro, la misura e il tipo di lavoro, dovrebbe essere regolato dentro il corpo economico stesso, il lavoratore non può ottenere il suo diritto. Il lavoratore deve già avere pienamente regolato il suo diritto di lavoro quando si confronta in qualsiasi modo con il direttore del lavoro. Solo allora è in grado di sostituire un vero contratto al posto dei falsi contratti odierni, il contratto di salario, o come lo si voglia chiamare, che non è un contratto libero, perché il lavoratore non ha alle spalle il diritto di lavoro, che lo mette solo in grado di fare un vero contratto libero. In questo ordine economico, il lavoratore non può ottenere il suo diritto, ma solo attraverso la separazione di tutte le relazioni di diritto dalla vita economica e il loro trasporto in ciò che dovrebbe prendere il posto dello stato.

Come terzo verrebbe preso in considerazione l’organismo economico indipendente. In esso non si avrebbe più a che fare con alcuna dipendenza del diritto del lavoro da alcuna congiuntura, formazione dei prezzi e così via, per così dire strutturata, ma tutte le conseguenze economiche, in particolare tutte le formazioni economiche dei prezzi non si verificheranno come causa, ma come effetto di quello che nel diritto del lavoro, o meglio nel diritto del lavoro stesso, è già stabilito. Il diritto del lavoro sarà per la vita economica come le condizioni naturali stesse. Solo per questo si crea una base sana per la socializzazione del ciclo economico.

Vedete, questa opinione non è certamente un’opinione ideologica, utopistica, ma una che mi è derivata dalla mia posizione — ed è quasi così vecchia o esattamente così vecchia come la mia vita — nel movimento proletario. Naturalmente, dopo ci si guarda intorno nel mondo come tutto ciò che è un movimento sociale si è veramente sviluppato. Il movimento sociale non è di oggi. È qualcosa, anche nella forma in cui vive oggi, piuttosto vecchio. Dapprima si crede che per penetrare veramente le cose riguardanti il movimento sociale odierno bisogna solo tornare indietro al Manifesto comunista. Ma colui che voglia davvero affrontare le cose oggi, quando stiamo di fronte a una piega così gigantesca, quando non stiamo di fronte a un piccolo regolamento dei conti, ma a un grande regolamento dei conti, non solo intendere ma affrontare, deve veramente risalire la vita economica e le rappresentazioni che gli uomini si sono formate su di essa nei tempi più antichi.

Perché vedete, non è indifferente che, per esempio, nel 1826 un uomo come Thünen in un’epoca in cui la maggior parte della gente in Europa non pensava ancora a niente come una questione sociale, in un certo senso l’avesse già anticipato, ciò che come conseguenza della nostra catastrofe mondiale è allora accaduto. Thünen era un uomo che stesso aveva esercitato l’economia, ma non secondo le usanze ordinarie, ma con piena consapevolezza e con una relazione alla vita economica che si basava sulla realtà. Questo Thünen ha già detto nel 1826: Se gli uomini non si decidono a fare quello che è necessario dal punto di vista sociale, allora l’Europa si dirige verso una devastazione terribile e la barbarie. — Lo si sapeva dunque, ma erano solo pochi quelli che parlavano così. Questo fu detto nel 1826.

Ora, nel corso del 19° secolo, ancora e ancora persone oneste e sincere si sono affaticate con quello che si chiama la questione sociale, e qui vorrei sottolineare ancora una volta che gli insegnamenti con cui i nostri predecessori hanno affrontato la questione sociale erano per la maggior parte insegnamenti di grande sincerità e grande dedizione. Si trattava di uomini come il grande Owen nel primo quarto del 19° secolo, che dallo spirito della comunità umana cercava di dire agli uomini come una comunità umana sana potrebbe organizzarsi. Oppure uomini come Fourier e Saint-Simon. Questi erano tasselli dal grande mosaico del 19° secolo. Che cosa hanno proposto? Hanno proposto la creazione di comunità umane che sarebbero state organizzate in modo tale che dai risultati del lavoro in tale comunità, dalla divisione giusta del lavoro, una giusta distribuzione delle merci risulterebbe di per se stesso.

Aggiungete ora a questo anche colui che è venuto nel corso del 19° secolo con un’analisi del sistema capitalista, cioè Karl Marx. Marx ha detto più volte con grande giustezza: La società capitalista non può sussistere. Così alla fine deve trasformarsi. Anche l’idea che proveniva da Marx è stata compresa in molti posti come un’affermazione che il capitalismo deve necessariamente, come un processo naturale, tramontare. Ma ritengo che non si capisca veramente l’insegnamento di Marx finché non si vede che ciò che Marx ha espresso è una realtà: Il capitalismo non può sussistere a causa della sua costruzione interna. Tuttavia, ciò che Marx ha sottolineato così forte, e che oggi purtroppo è stato ampiamente dimenticato nei circoli socialisti, è il fatto che questo tramonto non avviene necessariamente come conseguenza di una maturità del sistema capitalista, ma che dipende dagli uomini, dalla coscienza umana, se il tramonto del capitalismo porti a una nuova forma sana di comunità umana, oppure se esso non consegua la barbarie.

E qui arriviamo ai vostri problemi odierni. Quello che oggi viene così violentemente discusso nei vostri circoli è in fondo la questione: Come deve essere organizzato il nostro futuro, quando il capitalismo non è più? Cosa deve prendere il suo posto? Quando guardiamo indietro al 19° secolo, vediamo molte proposte per il futuro. Abbiamo visto che gli utopisti socialisti facevano proposte, come ad esempio Owen, Fourier, Saint-Simon. Abbiamo visto che anche Marx ha analizzato tutto ciò in modo molto profondo. Ma il punto cruciale della questione, come io penso, è rimasto poco compreso. Cioè, il fatto che non si tratta affatto di un’organizzazione della comunità umana che sia dovuta a una visione di un individuo illuminato o di un gruppo di individui illuminati, ma che si tratta di un’organizzazione che scaturisce dalla vera natura della vita umana stessa, dalla natura dei tre ambiti della vita umana: dalla vita economica, dalla vita del diritto e dalla vita dello spirito.

Questa è la nuova visione fondamentale che sorge da questa tripartizione. Si deve liberarsi dall’idea di considerare il lavoro come merce, e si deve liberarsi dall’idea che un contratto di lavoro, così come è concluso oggi, possa essere un vero contratto libero.

Ma permettetemi di portare un esempio completamente pratico derivato da questo pensiero fondamentale. Vedete, i comitati operai nella forma in cui me li immagino farebbero quanto segue. Si renderebbero conto, per quanto riguarda i singoli stabilimenti, di quali lavori vengono svolti e di quali misure devono essere prese. I lavoratori dello stabilimento, attraverso i loro comitati operai, che deriverebbero dalle loro stesse fila, presterebbero attenzione a come il lavoro si configura, quante ore di lavoro vengono svolte quotidianamente, per quanto tempo la forza lavoro può essere impegnata senza che la natura umana subisca danno. Potrebbero rendersi conto chiaramente se, nel lavoro da svolgere, dovrebbe essere utilizzata una macchina o il lavoro manuale. Quindi i singoli comitati operai si riunirebbero in aree regionali, e il pensiero si consoliderebbe su come procedere economicamente per produrre ciò di cui l’umanità ha bisogno per soddisfare i suoi bisogni di vita.

Ma c’è anche una questione assolutamente importante, cioè che da questi comitati operai regionali un’attività si diffonde, che non è attiva solo nelle singole aree regionali, ma è attiva anche per l’intero Reich — in questo si vede il fondamento di quella che può essere chiamata una vera socializzazione. Perché socializzare significa, nel senso che intendo, che le condizioni economiche siano ordinate in modo tale che le merci, di cui gli uomini hanno bisogno per soddisfare i loro bisogni di vita, siano prodotte nel modo giusto da quelle persone che hanno veramente bisogno di queste merci. E per questo è necessario che questi processi non si svolgano in un cerchio ristretto — cioè nei singoli stabilimenti — ma che si estendano su aree più vaste.

Senza dubbio devo sottolineare ancora una volta che — non è stato determinante per me, ma tuttavia qualcosa che riflette una luce — che colui che si cimenta obiettivamente in ciò che da alcune parti è emerso come la rivendicazione del socialismo — ieri se ne è parlato più dettagliatamente — ha potuto solo dire a sé stesso: Il socialismo deve venire una volta. Il socialismo è una necessità. Deve venire, verrà. Allora dovette dirsi anche che ciò che propongono gli uomini che intendono seriamente il socialismo ha un significato. E, capite bene, se si è seguito tutta la sciocchezza degli economisti nazionali che credevano di dover confutare Marx, si può dire: Le asserzioni più importanti di Karl Marx non sono confutabili, sono assolutamente impossibili da confutare. Ma se ci si volge dall’altro lato, naturalmente non ai mercenari e ai servitori dei capitalisti, ma a coloro che avevano comprensione sociale, si trovano sempre ancora persone che dalle realtà della vita pratica facevano obiezioni al socialismo, che potevano rendere pensierosi. Non è disinteressante che nello stesso anno in cui il Manifesto comunista è stato diffuso al mondo, è stato pubblicato un libro di Bruno Hildebrand, un uomo che è onesto e che ha portato cose importanti per confutare il socialismo. E proprio quando si è onestamente in piedi sulla base del socialismo, vengono in mente certi strani pensieri quando si leggono tali cose.

Non voglio attribuire importanza a quello che questo o quel altro dei circoli borghesi ha detto, è per lo più sciocchezza, ma quando ci si trova di fronte a un’esposizione come quella di Bruno Hildebrand, si arriva davvero a dirsi: Da un lato non si può sollevare alcuna obiezione al socialismo, deve venire. Tuttavia le obiezioni che persone come Hildebrand avanzano sono straordinariamente difficili da confutare. Perché Hildebrand non fa le sue obiezioni da avversione al socialismo, ma si è trovato di fronte al socialismo come lo conosceva nel 1848 — e oggi varrebbe lo stesso per Hildebrand, almeno fino al 1914 — e ha semplicemente espresso le sue riserve. Si è immaginato che, se il socialismo fosse introdotto nel vecchio stile, non sarebbero i borghesi a finire sotto le ruote, ma coloro che vogliono il socialismo non otterrebbero infine nulla. In un certo senso, persone come Hildebrand prevedevano già quello che potrebbe accadere, soprattutto quando proprio persone come quelle provenienti dai circoli del partito socialista salgono in alto, da cui non potrebbe emergere quello che la grande massa del proletariato vuole veramente.

Vedete, naturalmente su questo ci sono le gradazioni più diverse di opinioni. E se si procede completamente onestamente, ci si deve dire: Sì, questo è proprio un difetto del nostro attuale pensiero umano, che non siamo in grado di trovare qualcosa che non sia semplicemente inventato, perché i programmi socialisti, nonostante tutto quello che si dice, sono spesso semplicemente inventati. Abbiamo bisogno oggi di qualcosa che non sia inventato.

Ora, quello che vi ho appena detto getta una sorta di luce su quello che è emerso per me dalla vita pratica. Quando mi rappresento lo sviluppo del pensiero socialista nel 19° secolo e tengo conto anche di Hildebrand e dei pensieri revisionisti del 19° secolo, arrivo al seguente: Se si vuole implementare il socialismo in modo che si continui a operare economicamente sotto l’ipnosi dello stato unitario, cioè si estenda semplicemente lo stato unitario ulteriormente secondo la sfumatura economica, allora proprio per le masse più ampie entreranno in gioco tutti i danni che Hildebrand aveva previsto. Cioè, abbiamo bisogno di un socialismo che si realizzi in modo tale che queste cose non accadano.

Non deve quindi contenere, nell’organismo sociale, nell’organismo economico, nulla di ciò che porta a tali riserve. E allora mi sono detto: Qui vale proprio questa tripartizione, perché da un lato estrinseco la vita dello spirito e dall’altro la vita del diritto, mediante il quale viene creato un organismo economico che non può più suscitare dubbi, perché una vasta socializzazione può essere realizzata nell’organismo tripartito. Lo vedrete in tutte le domande specifiche, in particolare quando affronteremo le domande più concrete.

Prendiamo come una domanda che oggi sta diventando attuale, di cui spero affronteremo in dettaglio in seguito, la questione dei comitati operai. Vedete, i miei suggerimenti sono elaborati dalla realtà e quindi non sono un programma finito, ma qualcosa che deve essere intrapreso e che, gradualmente, non lentamente ma forse anche velocemente gradualmente, come le circostanze lo renderanno necessario, deve emergere. Attraverso quello che ho cercato di presentare come un impulso tripartito per una vera socializzazione, emerge la possibilità di andare veramente avanti.

La questione dei comitati operai — spero che sia discussa in dettaglio dopo — è oggi effettivamente presente, e da ogni punto della realtà si può oggi praticamente procedere per realizzare quello che è esposto nel mio libro. Colui che pensa nel vecchio stile socialista immagina questi comitati operai, innanzitutto — mi è stato detto questo — soprattutto come introdotti più o meno per legge, cioè immagina i comitati operai come un’istituzione dello stato. Ora sono ancora più convinto che, se vengono introdotti così, saranno con certezza la quinta ruota del carro. È possibile solo che i comitati operai vengano creati dalla vita economica stessa.

Ho espresso questo di recente così: Lasciate che i comitati operai si formino, e non interferite nella loro formazione attraverso leggi su di essi! Devono prima esistere, devono prima formarsi nei singoli stabilimenti, ma specialmente per il periodo di transizione devono assolutamente crearsi una posizione tale da essere completamente indipendenti dai precedenti capi e direttori. Devono naturalmente avere una posizione indipendente.

Allora il passo successivo sarà che già nella costituzione degli stabilimenti oggi si presti attenzione principalmente al fatto che formano un corpo proprio su determinati territori economici. Perché colui che oggi ancora intende la socializzazione nel senso che si vogliano socializzare solo i singoli stabilimenti, vedrebbe ben presto in quale posizione curiosa staremmo dopo cinque anni attraverso la socializzazione dei soli singoli stabilimenti. Se socializzassimo solo i singoli stabilimenti, cadremmo nell’individualismo più selvaggio dei singoli stabilimenti, e i più scontenti dovrebbero essere i lavoratori. Entrerebbe in gioco una tale disuguaglianza tra i lavoratori riguardo al reddito che sarebbe intollerabile. Si può socializzare solo quando si socializza l’intero corpo economico, da una certa dimensione in poi, come tale.

Quindi, in primo luogo, si tratta del fatto che soprattutto i comitati operai si costituiscono su un determinato territorio per determinati stabilimenti dello stesso tipo. Dai comitati operai parte un atto molto importante di socializzazione complessiva, cosicché non solo viene creato un legame tra i comitati operai di stabilimenti dello stesso tipo, ma su tutti gli stabilimenti. Allora una vera socializzazione della vita economica può gradualmente emergere. Solo allora le cose sono una benedizione. Se quindi si inizia a sviluppare la comprensione di questa istituzione straordinariamente importante dei comitati operai, si vedrà che si arriva su un ramo verde con quello che significa la tripartizione.

Qualcosa sarà raggiunto solo se non permetterete che nelle funzioni dei comitati operai interferisca quello che prende il posto dello stato, in un modo diverso da quello relativo al fatto che lo stato deve assicurare che i comitati operai possano funzionare, proprio come naturalmente deve assicurare che io possa camminare senza essere attaccato. Ma diversamente da come altrimenti lo stato si relaziona ai diritti personali degli uomini, non dovrebbe relazionarsi nemmeno con limitazioni delle funzioni dei comitati operai. Le funzioni devono emergere dall’autocostituzione della struttura dei comitati operai nel corpo economico. Solo questo porta su un ramo verde. Con questo esempio volevo mostrarvi come la tripartizione è effettivamente intesa. È intesa praticamente, cioè tutto quello che domani e dopodomani dovremo fare può portare a qualcosa solo se viene gestito dal punto di vista della tripartizione. Allora le cose coopereranno nel modo corretto.

Vedete, la mia proposta parte dal fatto che il socialismo, una volta che esiste, non può più essere tolto dall’ordine del giorno. Chi conosce le condizioni sia nella vita economica che nella vita politica, cioè nella vita del diritto, e nella vita dello spirito, non può più immaginarsi, perché è un’immaginazione non reale, che si possa introdurre il socialismo oggi e domani sia fatto. No, il socialismo, una volta che esiste, dovrà essere continuamente lavorato. Il socialismo dovrà essere sempre nuovamente gestito. È qualcosa di completamente vivo. Dobbiamo proprio avere organizzazioni che continuamente lavorino nel senso del socialismo. Le persone non riescono con i loro pensieri a stare al passo con quello che è effettivamente realtà in questo campo.

Molto tempo fa da una scuola di economia politica è emersa una frase strana. Oggi la si considera superata, ma continua a ronzare nella testa della gente. Erano i fisiocrati che dicevano che non era necessario prescrivere leggi alla vita economica, perché o si sviluppa da sé in modo tale che queste leggi siano giuste, allora non le serve, oppure le si prescrivono leggi diverse che non corrispondono allo sviluppo. Allora si danneggerebbe la vita economica. Sembra, se si dice così, assolutamente corretto ed è invece completamente falso, e cioè per il motivo che la vita economica non è qualcosa che rimane stazionario, cioè rimane come era una volta. È un organismo, e come un organismo naturale invecchia e cambia continuamente e si deve riconoscere il suo cambiamento come condizione di vita, così deve essere anche con la vita economica. Cioè, devono esserci leggi, ma devono emergere dalla vita economica stessa. Quindi gli impulsi devono continuamente esserci, che contrastino i danni della vita economica, i danni che deve infliggere a sé stessa.

Chi crede di poter introdurre il socialismo una volta e poi ecco che c’è, è come una persona che dice: ieri ho mangiato, allora ero completamente sazio. Ora non ho più bisogno di mangiare. Dovete mangiare continuamente, perché l’organismo continua a subire certi cambiamenti e perché è qualcosa di vivo. E così è anche con quelle che sono misure socialiste. Dovete continuare a socializzare, perché l’organismo sociale è qualcosa di vivo. Ed è questo che porta alla necessità che fin dall’inizio creiamo dalla vita stessa qualcosa come, per esempio, i comitati operai e molte altre cose.

Vedete, il più grande errore che è stato fatto finora è che la gente ha creduto che la vita sociale fosse qualcosa come un’imitazione di un organismo di cartapesta. Si sono quindi immaginati che fosse un meccanismo; non vive. Ma vive: solo, la gente ha dato all’organismo sociale leggi che dovrebbero valere per qualcosa di morto. L’organismo però ha continuato, e ora la gente si meraviglia quando arrivano le rivoluzioni. Ciò che deve essere continuamente migliorato si accumula quando non viene migliorato, e scoppia in rivoluzioni. Le rivoluzioni sono state causate da coloro che erano abbastanza miopi da non riconoscere la vitalità della vita sociale. Non intendo coloro che sono costretti a fare l’una o l’altra cosa, ma coloro che sono i leader e non capiscono come condurre. Perciò è così importante oggi che, se nel breve o nel lungo termine suonerà veramente di nuovo l’appello di mettersi al lavoro su quello che deve accadere, allora non ci si presenti di nuovo con la testa vuota, ma con proposte costruttive. Non è sufficiente dire: bisogna ottenere il potere. Questo è certamente vero, ma allora cosa possiamo fare con questo potere, se lo abbiamo? Questo volevo dire in anticipo.

Ora spero che la discussione, attraverso le vostre domande, possa diventare molto vivace.

Discussione

Un oratore della discussione (Beierat) sostiene tra l’altro: Nella socializzazione, anche gli imprenditori devono essere consultati, poiché la classe operaia non può risolvere da sola tutte le domande. Per avere una leva affinché gli attuali proprietari aiutino a creare i comitati operai, è necessario che si crei una base legale che sia uguale per l’intero Reich.

Rudolf Steiner: Vorrei dire subito qualcosa a riguardo, perché forse avanziamo meglio affrontando le singole domande.

Vedete, sostanzialmente quello che l’onorevole oratore precedente ha appena detto non contraddice quello che ho presentato, solo che ho cercato di affrontare la cosa non teoricamente, ma in modo così pratico che si arrivi realmente a uno scopo. Se si vuole raggiungere qualcosa di pratico, non ci si deve danneggiare la cosa troppo per il fatto che non si vuol fare un inizio concreto da qualche parte. Sempre in qualcosa di pratico deve essere fatto un inizio da qualche parte, e in fondo, prima di venire qui, c’è stata una riunione laggiù in una piccola stanza, dove erano riuniti solo comitati operai che già esistono. Così, quantomeno, è stato fatto un inizio. Si tratterebbe solo — naturalmente su questo inizio si può pensare come si vuole, se ne potrebbe fare uno diverso — che da tale inizio emerga qualcosa di pratico. A proposito, voglio ricordare che ieri ho parlato anche del fatto che per l’attuazione pratica della tripartizione è naturalmente necessario, in primo luogo, che emerga una sorta di governo di liquidazione. Non penso affatto che oggi si possa decidere di introdurre la tripartizione da qui a domani!

Poiché viviamo nelle abitudini di pensiero della gente, che finora poteva immaginarsi un governo solo nello stato unitario, dobbiamo, in ogni caso, non perché amiamo un qualche governo, ma perché la gente finora ha vissuto insieme nello stato, avere un governo per le varie cose, del quale devo dire, in contrasto con quello che l’oratore precedente ha spiegato: Se sia l’uno o l’altro governo non mi è indifferente. Cioè, mi sta molto a cuore che si tratti di un governo che faccia proposte nel senso di una vera socializzazione. Quindi non sento come corretta l’affermazione: «Mi è indifferente se sia l’uno o l’altro governo.» Perché proprio quando c’è un governo, quale dovrà capire che in futuro dovrà stare solo su base legale e liquidare da un lato la vita dello spirito, dall’altro la vita economica, allora nella forma di tale governo di liquidazione ci sarà la giusta istanza per creare quel periodo di transizione, con misure ragionevoli. Questi formano allora le fondamenta su cui possono essere costruiti i comitati operai, che potrebbero effettivamente, invece di tante altre cose che oggi vengono fatte dai vari governi, usare il loro potere per indurre in qualche modo gli imprenditori testardi — mi perdoni l’espressione — a prendere in considerazione idee di socializzazione ragionevoli. Questo sarebbe il compito di un governo ragionevole nel periodo di transizione.

Queste fondamenta, che oggi devono ancora essere create dal governo di liquidazione, potrebbero già esistere. Ma in questo il governo di liquidazione dovrebbe essere completamente permeato dalla consapevolezza che attraverso leggi governative non deve mai essere disturbato l’emergere di una vita economica sana, affinché questa vita economica possa veramente costruirsi da sé. Perciò è necessario che il governo di liquidazione provveda affinché possano emergere i comitati operai. Ma non deve immischiarsi nella loro intera costituzione. Questo deve avvenire dalla struttura stessa dei comitati operai.

Il governo non ha altro compito che assicurare che i comitati operai possano costituirsi oltre i loro territori economici, cioè per necessità economiche. Questa sarà la migliore fondamenta, se il governo provvede affinché i comitati operai possano lavorare adeguatamente. I comitati operai possono costituirsi in virtù del fatto che il governo crea una base e non vuole dominarli.

Oggi la gente non conosce la vera distinzione tra dominare e governare, e ci si può sorprendere del fatto che attraverso gli eventi di novembre la gente abbia imparato così poco su questa distinzione. C’è — questa distinzione non viene da me, ma da Karl Marx — una differenza considerevole tra governare e dominare. E se un governo impara a governare e non crede più di essere un governo solo se può dominare, allora sarà possibile anche quello che le più ampie masse si immaginano della socializzazione. Perché in futuro non un governo deve dominare, ma l’intera ampia massa del popolo. Il governo deve governare e imparare come si governa, quando l’intera ampia massa del popolo veramente domina. La gente non si è ancora disabituata dal collegare con la parola dominio una singola personalità o un singolo corpo. Questo è qualcosa che deve uscire completamente dalle abitudini di pensiero della gente. Nell’affrontare un corpo pensato nel senso della socializzazione — e deve essere pensato così come i comitati operai — allora prima di tutto deve entrare nella testa la distinzione tra governare e dominare. Dall’ampia massa deve formarsi tutto ciò che appartiene alle competenze dei comitati operai, e il governare consisterà solo nel fatto che viene creata una base reale, non una base legale, affinché la struttura dei comitati operai possa formarsi liberamente, puramente da necessità economiche, da conoscenza e intuizione.

Vedete, quello che è peculiare dei miei suggerimenti sulla tripartizione è che non stabilisco programmi, ma che cerco di dare suggerimenti dalla realtà in modo che possa emergere qualcosa di ragionevole. Vi dico apertamente: Attraverso questo i miei impulsi di tripartizione si differenziano da tutti gli altri. Ieri è stato detto qui che non contenevano nulla di nuovo. Contengono fondamentalmente qualcosa di nuovo. Le persone che prima hanno parlato di socializzazione e di rinnovamenti in generale, erano intelligenti e sapevano fino ai dettagli cosa doveva essere fatto. Non mi immagino di essere più intelligente degli altri, ma credo fermamente che possano essere create tali circostanze in cui coloro che sanno qualcosa delle cose possano ottenere il loro diritto. Non voglio mostrare la via a ciò che i comitati operai dovrebbero fare, ma la via per come possono formarsi. Allora loro stessi riconosceranno cosa devono fare. Voglio mettere le persone nel modo giusto al loro posto. Non mi immagino di sapere qualcosa di nuovo, ma voglio che il nuovo emerga.

[Vari partecipanti alla discussione prendono la parola.]

Rudolf Steiner: Riguardo ai due onorevoli oratori precedenti, è per me una certa soddisfazione constatare che io stesso ho poco da dire, perché in modo gratificante la discussione tra questi due oratori è proceduta in modo tale che l’uno ha completamente completato l’altro e è già stato esposto quello che veramente doveva essere detto. Vorrei solo aggiungere quanto segue.

Se si sostiene che c’è una differenza tra dirigere tutti i pensieri sulla via «come conquistiamo il potere?» e l’altro tipo di pensiero «cosa facciamo quando abbiamo conquistato il potere?», allora devo dire che questo mi ricorda sempre quello che già negli anni ’80 ha giocato un ruolo così forte. In quegli anni ho avuto l’opportunità di discutere molte domande che all’epoca erano già state affrontate su base socialista, ad esempio con Adler a Vienna, scomparso da poco, e anche con Pernerstorfer, che è morto anch’egli l’anno scorso. E naturalmente questi pensatori socialisti di allora stavano ancora più vicino ai grandi impulsi socialisti provenienti da Marx ed Engels. Non era ancora il tempo del cosiddetto revisionismo, che ritengo abbia rovinato molto nello sviluppo del socialismo. Non voglio essere frainteso, ma da parte mia ho sempre trovato che questo dolce passaggio dal vero socialismo a un pensiero borghese alquanto poco chiaro, che era chiamato revisionismo, ha fatto terribili danni, per il semplice motivo che molte persone sono così terribilmente contente quando possono dire: vogliamo la cosa pratica più immediata, vogliamo ottenere qualcosa per domani. — Queste persone non considerano che quello che viene ottenuto per domani potrebbe eventualmente scavare via tutto il terreno per dopodomani. Allora ho spesso dovuto obiettare ad Adler e Pernerstorfer: riconosco tutto ciò che portate come critica all’attuale ordine sociale, ma si deve pur avere qualcosa che allora si farebbe, se accade quella cosa che, dopotutto, questi stessi leader socialisti prevedevano. — Questi leader socialisti hanno sempre predetto: l’attuale ordine sociale si dissolve da solo, si auto-distrugge. — Questa era un’opinione assolutamente corretta. E per questo questi leader socialisti hanno sempre rinunciato, quando avrebbe dovuto accadere qualcosa per portare avanti in modo violento il rovesciamento dell’ordine attuale da parte di un altro. Erano nel senso più eminente socialisti evolutivi e dicevano: l’abbattimento sarà già curato, poi toccherà al proletariato. — Ero sempre dell’opinione che si dovesse però sapere, soprattutto se si presumeva questo, cosa si farebbe allora.

Non siamo forse oggi in una situazione diversa? Abbiamo gli eventi di novembre alle spalle, e potete starne certi che coloro che erano allora leader già si immaginavano qualcosa come gli eventi di novembre, ma allora non c’era quello che avrebbe dovuto fare positivamente. Questo mostra, non è vero, che ha una certa importanza non solo rincorrere sempre la domanda come un pulcino ipnotizzato: Come conquistiamo il potere? —, ma porsi la domanda: Cosa facciamo con il potere? — Devo porre continuamente la domanda: Come agiamo?

L’onorevole oratore precedente ha detto che il collasso economico arriva. Io non condivido veramente questa opinione. Sono dell’opinione che sia già qui da tempo, e che quello che ora viene fatto dalle sfere dirigenti sia solo un continuo velare e oscurare del collasso economico da lungo tempo esistente. Il collasso economico è lì dal momento in cui è stato ufficialmente dichiarato che è meglio per il Reich tedesco non produrre più per i bisogni della gente, ma per quello che viene polverizzato in aria. Con questo il collasso economico si è effettivamente verificato. E per me è sempre stato inspiegabile come la gente abbia capito così poco che, con una misura come la legge sull’assistenza, che corrispondeva così bene ai bisogni soggettivi dei vecchi signori, dovesse essere inferto un colpo terribile alla vita economica, un colpo che effettivamente non potrà essere guarito da nulla. Si è pensato sempre di nuovo ad altre cose, ma non si è avuta sensibilità per le conseguenze economiche di tale misura.

Quindi credo che il collasso economico sia qui, e stiamo di fronte a eventi che si ritardano solo finché riesce ancora di nascondere, di offuscare certe cose. Allora dovremo sapere come deve essere organizzata la ricostruzione. Non ho quindi nulla in contrario a quello che ha detto l’onorevole oratore, il signor Schreiber, ma vi dico: accadrà da sé che il potere si trasferisca dai circoli finora dirigenti a quelli che questo oratore aveva in mente. Ma tanto più questi circoli devono sentire la responsabilità, affinché, quando arrivano al potere, siano in grado di fare la cosa giusta. Quindi è questo che vorrei enfatizzare ancora e ancora, e che è di grande importanza particolare per me.

È stato detto, non come rimprovero, ma in accordo con me, che io prima voglio avere l’istituzione dei comitati operai e poi si vedrebbe che funzioni avrebbero. Allora non dovremmo però illuderci oltre, perché quello che la ricostruzione richiederà non sarà molto semplice, non potrà avvenire senza conoscenze realmente sostanziali del corpo economico. — L’onorevole oratore ha appena portato varie cose in modo apprezzabile. Non dobbiamo cadere nel dilettantismo, ma dobbiamo essere dotati sostanzialmente quando, ad esempio, constatiamo che la funzione della struttura dei comitati operai non si conclude nel socializzare i singoli stabilimenti. Proprio quello che l’oratore ha detto sul diritto di codecisione, sul profitto, che deve però assumere una forma completamente diversa, e quello che ha detto sul diritto di codecisione riguardo al prezzo, questo ci mostra che, non appena queste cose concrete arrivano a noi, abbiamo molto, molto da fare sul campo sostanziale. Perché proprio con queste cose, ed è la particolarità dell’interesse capitalistico, del capitalismo privato, non si è occupato, ma ha semplicemente lasciato l’umanità a una concorrenza selvaggia di interessi, redditi e così via.

In questo senso non si deve continuare, altrimenti dopo poco tempo ritorneremo alle vecchie condizioni. Che coloro che amministreranno i mezzi di produzione si chiamino capitalisti o diversamente, questo non importa. C’è già la possibilità che dalle file — non voglio dire: necessariamente del proletariato, ma di coloro che guidano il proletariato — persone arrivino al vertice che poi non sono inferiori alle usanze dei vecchi capitalisti; bene, questo è quello che può essere evitato solo se siamo ben equipaggiati.

Non mi rimprovererete se porterò qualcosa che sembra teoricamente; ma è qualcosa di pratico. Quando si tratta del diritto di codecisione nella formazione dei prezzi, entrano in gioco due cose in particolare. Il prezzo, che si regola in un sistema economico casuale, che non è socializzato, da due lati, perché è una sorta di legge di natura che il prezzo non si orienti secondo una forza, ma secondo due forze. Prendete ad esempio che in un contesto economico viene prodotta una certa quantità di burro. Supponiamo che venga prodotto più burro di quanto sia necessario per i bisogni umani. Allora può accadere — e questo può certamente accadere — che dal resto del burro che la gente non ha bisogno, diciamo ad esempio, si faccia grasso per ingrassare i carri. Questo fa sì che il burro diventi terribilmente più economico di quanto lo sia, ad esempio, quando viene prodotto meno burro di quanto l’insieme della gente ha bisogno. Tali cose sono intrinseche alla formazione dei prezzi nel senso più eminente. Questa è una direzione da cui è determinata la formazione dei prezzi. L’altra direzione, cioè che la formazione dei prezzi si orienta ai costi di produzione, è nella vita economica completamente separata dalla direzione appena citata; lì conta quello che costa la produzione. Si forma un sistema di prezzo completamente diverso, e questo sistema di prezzo si incrocia con il sistema economico casuale, cioè con l’altro. E attraverso questo otteniamo una mutua competizione non solo dei prezzi, ma anche dei sistemi di prezzo, ed è in questo che siamo oggi.

Ora immaginatevi: se la regolamentazione del reddito del lavoratore avviene solo secondo un sistema di prezzo, allora può accadere che il lavoratore riceva salari sempre più alti, ma mai una migliore condizione di vita, perché i prezzi degli alloggi e di tutte le altre cose salgono allo stesso modo. Potete chiudere un buco, un altro si apre da solo. Potete creare ordine in qualche modo solo se siete adeguatamente equipaggiati.

In futuro deve essere considerata una questione, cioè come da molti lati le cause confluiscono insieme. Questo sarà necessario se la socializzazione non deve vivere come una semplice rivendicazione del cuore, ma come impulso realmente sostanziale. E se i comitati operai devono avere diritto di codecisione riguardo alla formazione dei prezzi, allora devono essere equipaggiati in queste cose. Allora si tratterà di lavorare, e non di dire: Ah, i discorsi, i discorsi pensati idealisticamente, non producono nulla. — No, questi non sono discorsi pensati idealisticamente, ma istruzioni pratiche riguardanti ciò che deve accadere. Le persone non possono semplicemente assumere un compito senza prima intendersi su come si fa qualcosa. Le cose, anche nella vita economica, devono veramente essere imparate. E oggi non c’è ancora molta conoscenza. Dobbiamo sforzarci molto, dobbiamo avere la buona volontà di arrivare a istituzioni, e poi in vari circoli cercare di imparare di nuovo. Ritengo che sia terribilmente necessario che i comitati operai istituiscano il più presto possibile cooperative, in cui si lavora insieme con buona volontà, affinché arriviamo a una vera ricostruzione economica e sostanziale.

Dovremo fare molto lavoro spirituale, se vogliamo andare avanti. Vi prego di considerare questo. Perciò è stato molto gratificante che gli oratori precedenti abbiano attirato l’attenzione su questa questione. Si tratterà di metterci veramente su questo fondamento, che non una sola persona voglia essere intelligente e sapere qualcosa, cioè che venga sottolineato il fatto che dobbiamo portare la gente a poter comunicarsi reciprocamente quello che i singoli hanno raccolto come esperienze di vita durante il lavoro. Allora, proprio attraverso questa cooperazione di persone che stanno alla giusta posizione, la socializzazione si realizzerà.

[Seguono altri contributi alla discussione, e viene presentata un’istanza affinché il Dott. Steiner tenga ulteriori conferenze per l’ulteriore discussione delle importanti questioni. Il Dott. Steiner dichiara la sua disponibilità.]

Parole conclusive di Rudolf Steiner: Sì, cari e stimatissimi presenti, è stato accettato che questa discussione continui. Così avremo l’occasione di parlare di molte domande, che nel corso della discussione sono ancora emerse, forse in modo più favorevole di oggi, dove il tempo è già avanzato troppo perché potessi ancora dire cose considerevoli, o potessi pretendere da voi. Voglio quindi affrontare brevemente solo alcuni punti che sono emersi nel corso della parte finale della discussione.

Prima ci fu la domanda su come mi immagino l’ulteriore sviluppo se esistono comitati operai ma non significano nulla, se cioè i comitati operai, fino al rovesciamento politico, dovessero essere una sorta di decorazione. — Bene, credo che su tali questioni il pessimismo eccessivo danneggi la cosa. Credo che nella vita pratica, in una situazione così seria come quella in cui ci troviamo, sia estremamente importante che l’uno aiuti l’altro. Questo non esclude affatto che i comitati operai, quando portano alla superficie del movimento sociale quello che hanno di esperienze, quello che hanno di conoscenza dagli stabilimenti — e in questo ci sarà una ricchezza di intuizione sociale — possano essenzialmente contribuire a portare il tempo che può portarci i necessari rovesciamenti. Non ci si dovrebbe accontentare di dire: dobbiamo aspettare fino al rovesciamento — ma si tratta del fatto che riconosciamo realmente che, se i comitati operai stanno al loro posto, in essi abbiamo un mezzo molto importante per andare avanti. Non dovreste pensare in piccolo a quello che i comitati operai possono essere. Non saranno una decorazione se si dimostreranno all’altezza. Sorgeranno molte cose come compito dei comitati operai, cose in cui gli imprenditori più malevoli non potranno nemmeno ingerirsi. Non saranno in grado di eliminare la cosa. Quindi credo che dovremmo iniziare in modo pratico a un certo punto — e questo è un punto importante. Non dovremmo trattenerci troppo cautamente o addirittura temere che i comitati operai potessero essere solo decorazione, ma dovremmo procedere all’azione. Questo è anche quello che contiene l’«Appello» e l’impulso della tripartizione. Non ci dovrebbe essere solo discorso, ma le parole dovrebbero essere i semi di atti, e questo è l’essenza dell’intera serie di conferenze che ho tenuto, e questo sarà l’essenza, se avrò veramente l’onore di poter parlare di queste cose più dettagliatamente con voi. E ancora: si è parlato molto di lavoratori spirituali nella parte finale della discussione. Bene, posso attribuirmi già una certa esperienza in questo campo. Si basa su ciò che ho vissuto in molti anni. I lavoratori spirituali sono stati portati, per le circostanze che descrivo proprio nei miei discorsi, in una situazione davvero terribile. È quasi impossibile, anche dopo queste terribili esperienze della catastrofe della guerra mondiale, parlare di questioni politiche con la grande massa di coloro che si chiamano lavoratori spirituali. Non vi sto facendo complimenti quando dico — l’ho già detto nella conferenza — che, rispetto alla formazione politica, all’educazione politica, il proletariato dei lavoratori manuali è enormemente avanti rispetto ai lavoratori spirituali; sì, che l’educazione politica dei lavoratori spirituali è quasi assente. Questo deve essere assolutamente considerato. In questo contesto si deve vedere ancora un’altra cosa.

Sono dell’opinione che fondamentalmente non avrà un effetto favorevole se, accanto ai veri consigli operai, si forma anche un consiglio di lavoratori spirituali separato. Forse questo, se dovessero venire le conferenze che mi sono state richieste, dovrà essere una cosa importante nella discussione. Credo che dalla separazione dei lavoratori spirituali come speciali «lavoratori spirituali» dagli altri lavoratori non possa venire nulla. I lavoratori che lavorano in un certo ambito di un’azienda appartengono, anche se sono lavoratori spirituali, ai lavoratori di questo ramo aziendale. Deve esserci un senso di appartenenza tra tutti i lavoratori nei singoli rami aziendali. Non andiamo avanti se i lavoratori spirituali dei vari rami aziendali si isolano e si comportano in modo strano, perché la categoria, la designazione «lavoratori spirituali» non ha alcun diritto di esistere. Si dovrebbe destare la comprensione che i lavoratori spirituali dei singoli rami aziendali si uniscono agli altri lavoratori. Solo allora verrà qualcosa di ragionevole.

Non sono d’accordo con quello che è stato detto con le parole, che i lavoratori spirituali si mettono su terreno comune con la popolazione che lavora, se insieme riconoscono il programma della tripartizione. Questo è un programma sociopolitico generale, e lì non sono ancora su terreno reale! Si possono riconoscere insieme molti programmi, ma si sta su terreno reale solo quando questo terreno è un terreno di vita, quando non si forma di nuovo da quello che appartiene insieme, per così dire, uno strato aristocratico. Vedo in questa separazione dei lavoratori spirituali una formazione di strato aristocratico, questo dovrebbe essere compreso. E se fosse attuato quello che intendo veramente, allora il lavoratore spirituale innanzi tutto guadagnerebbe enormemente nella formazione politica, come comunque darei grande valore nei prossimi tempi al fatto che l’uno impara dall’altro.

Perciò non vorrei nemmeno essere così pessimista come l’onorevole oratore, che ha detto: Sì, prima di tutto conta che una certa formazione specialistica, una preparazione specialistica nei comitati operai è la base assolutamente indispensabile. — È davvero il caso oggi che chi conosce le circostanze sa che dalla formazione specialistica usuale, che oggi è un prodotto completamente borghese, non si guadagna molto. Mi aspetto di più dalla cooperazione pratica, da quello che emerge quando ciascuno apporta quello che può apportare dalle sue esperienze di vita. Allora ci educheremo a vicenda, allora emergerà qualcosa di completamente nuovo. Potrei immaginarmi che proprio quando i comitati operai cooperano nel modo giusto e anche senza il pregiudizio filisteo di dover prima stare su un banco di scuola, e quando si ha la volontà seria di imparare l’uno dall’altro, e si è in grado di imparare dagli errori di entrambi, si raggiunge il meglio. Prima di tutto avremo bisogno, in questo modo, di socializzare anche da uomo a uomo. Socializzare significa lavorare insieme, aiutarsi a vicenda, sviluppare la fratellanza, e questo dobbiamo fare soprattutto sul campo spirituale. Ho spesso detto ai miei ascoltatori negli ultimi anni che il mondo crede che colui che deve imparare possa imparare solo da colui che ha tanti e tanti diplomi. Chi vuol veramente imparare — potrebbe già aver imparato molto — impara a volte terribilmente tanto da un bambino di due o tre anni o nemmeno così vecchio. Questo è l’imparare dalla vita, e questo dovremo coltivare in particolare. Dobbiamo appunto andare oltre la piccolezza del vecchio sistema di formazione specialistica, allora i comitati operai potranno realizzare qualcosa di enormemente significativo per la ricostruzione. La cosa non dovrebbe essere vista pessimisticamente, ma con fiducia. Dalla fiducia sorgerà la competenza. Allora i comitati operai non saranno una decorazione, se loro stessi non vogliono essere una decorazione.

Sono però completamente d’accordo con il fatto che i comitati operai saranno un ariete da due lati. Non credo che il tempo che stiamo affrontando, se vogliamo lavorare seriamente, sarà uno in cui possiamo lasciarci trasportare dalle onde della vita, potendo anche metterci occasionalmente su un letto di riposo morbido. Dovremo lavorare molto e non possiamo esitare di essere arieti in varie direzioni. Non sarà facile creare qualcosa di nuovo dal collasso. Dobbiamo solo ricordare che il vecchio ordine economico ci ha portato particolarmente in Germania dritto all’insensato. Non siamo solo nel collasso, ma anche nell’insensato. Pensate solo a cosa significa se tutto quello che si è accumulato per le devastazioni della guerra dovrà vedere solo gli interessi pagati nei prossimi anni! È molto più di quello che Dernburg ha calcolato. Saranno almeno 30 miliardi di marchi all’anno; da dove dovrebbero venire? 30 miliardi di marchi, che naturalmente non esisteranno! Se pensiamo di continuare qualcosa del passato, allora non andiamo verso condizioni impossibili, ma direttamente verso l’insensato. Sarà difficile, molto difficile, ma penso che colui che capisce un po’ lo spirito del tempo, deve dirsi: Dobbiamo semplicemente lavorare, dobbiamo lavorare seriamente. Solo così possiamo uscire da questa situazione.

Ora vorrei solo sottolineare che non voglio entrare nella controreplica del signor Remmele, e cioè per la ragione che non è ancora del tutto chiaro per me in cosa consiste la cosa principale delle sue obiezioni. Quello che è stato detto mi fa ancora sembrare la cosa piuttosto strana, perché vedete, si può finalmente chiamare eresia tutto. Mi è subito venuto il sospetto quando è stato detto che fosse un’eresia come l’insegnamento di Dühring, che insegnò la stessa cosa decenni fa. Conosco Dühring e sospetto che l’oratore lo conosca poco, perché posso dirvi con certezza: leggete il suo libro, allora vedrete che non voleva la stessa cosa, ma qualcosa di completamente diverso da quello che ritengo necessario. Ritengo che quello che Dühring ha insegnato sia uno sfogo di un uomo che infuria piuttosto sulla società umana, che non conosce molto della realtà. A volte è ingegnoso, ma non è qualcosa che può essere applicato nella realtà. Così, alla leggera, sono tali obiezioni. Credo che forse non sia favorevole affrontare con molte parole queste cose, perché si mostrerà col tempo nel modo in cui le parole, che inizialmente possono essere pronunciate dalla realtà, si trasformano nuovamente in atti e possono entrare nella realtà. Sono tranquillo quando la realtà giudica quello che dico. Credo che saprà accogliere quello che ho da dire.

Su quello che è stato detto contro le firme dell’Appello, il signor Molt vi ha parlato, e credo che attraverso la vostra approvazione al signor Molt abbiate veramente mostrato la vostra profonda comprensione di qualcosa che è assolutamente necessario. Potete starne certi che da una mentalità come quella mostrata da coloro che hanno sottoscritto questo «Appello», non molti imprenditori agiranno. Ma coloro che agiscono così sono pienamente consapevoli che da un lato questo «Appello», questi impulsi non sono stati affatto formulati per il bene dei fabbricanti, ma, se i fabbricanti dovevano avere qualcosa a che fare con loro, dovevano confessarli per i motivi umani più liberi. I fabbricanti al massimo possono confessare l’«Appello», ma l’«Appello» non deve tenere conto di loro e non lo farà.

Da un lato. Dall’altro deve essere visto che sarà necessario lavorare soprattutto con quelle persone che dalla volontà più seria si confessano alla causa della socializzazione, del progresso sociale nel senso obiettivo, perché altrimenti avete solo la scelta — poiché dopotutto i portatori di una certa conoscenza di fatti sono ancora necessari — di farlo in modo che occupino i vertici e lascino tutto il resto come prima — abbiamo esempi di questo — oppure vi esponete al rischio che da quel lato tutto sia sabotato.

Si tratta dunque del fatto che non solo sappiamo valutare correttamente la giusta mentalità emotivamente, ma dobbiamo anche essere in grado di comprendere quello che è necessario, di comprendere che non stiamo lottando per il sabotaggio di coloro che oggi, dalla vecchia visione, non vogliono sviluppare il nuovo. Dobbiamo comprendere che siamo costretti a lavorare insieme con coloro che non per interesse egoistico, ma per la causa stessa si sono uniti all’«Appello». Questo è successo ai firmatari, altrimenti non sarebbero lì. Perché non ho ancora riscontrato che qualcuno, per soddisfare i suoi interessi egoistici, si sia messo appositamente dietro di me. Questa è un’esperienza che ho fatto per tutta la vita. Non farete esperienze troppo cattive. Vi prego di scusarmi per questa osservazione personale, ma potremo ancora discutere molte domande sostanziali, proprio come richiede la serietà del tempo, in modo dettagliato. In questa breve parola conclusiva ho potuto solo accennare a qualcosa, ma spero che le discussioni potranno continuare.

3°Prima serata di discussione con i comitati operai

Stoccarda, 22 Maggio 1919

Prima serata di discussione

Stoccarda, 22 maggio 1919

Parole introduttive di Rudolf Steiner

Miei cari signori! Avete appena sentito in quale modo questa serata dovrà svolgersi. Noi avanzeremo al meglio nel complesso movimento che deve servire alla ricostruzione sociale se percorriamo questa strada della formulazione di domande e della discussione libera, cercando di comprenderci reciprocamente su ciò che deve accadere. Poiché dovrò lasciarmi istruire da voi mediante i vostri successivi contributi alla discussione su ciò che questa sera dovrà essere trattato, mi permetto solo di richiamare l’attenzione su alcuni punti, perché forse è opportuno che vengano messi in anticipo alle nostre dispute. Soprattutto vorrei sottolineare ancora una volta in particolare che questa «Associazione per la tripartizione dell’organismo sociale» si differenzia in un certo senso da altri movimenti di carattere partitico, senza che questi movimenti di carattere partitico debbano essere in alcun modo disturbati o pregiudicati da questa «Associazione per la tripartizione dell’organismo sociale». Se l’«Associazione per la tripartizione dell’organismo sociale» crede di dover agire oggi, ciò avviene da una ragione ben precisa.

Voi tutti sapete bene come da lungo tempo giri per il mondo, in modo piuttosto sentimentale, il grido di socializzazione. Voi sapete anche che questo grido di socializzazione ha assunto oggi una forma particolarmente pressante. Sapete che non possiamo uscire dal caos e dalla confusione se non teniamo conto di ciò che è contenuto nella richiesta di socializzazione, se non perseguiamo seriamente attraverso l’azione quello che può veramente essere chiamato socializzazione.

D’altro lato vediamo che già dall’inizio della rivoluzione tedesca si manifesta in molti modi come il grido di socializzazione sia presente, ma come allo stesso tempo manchino le rappresentazioni su ciò che effettivamente si debba fare, su come ciò debba effettivamente essere realizzato nella pratica, ciò che viene richiesto come socializzazione. Proprio ora riceviamo ogni giorno nuove prove di quanto poco gli uomini siano consapevoli di ciò che debba accadere per ottenere la socializzazione. E così vediamo che il grido di socializzazione suona sempre più chiaro e sempre più legittimo, ma che dal lato del governo non si fa niente di essenziale per una vera socializzazione, anzi nemmeno niente di insignificante. Sì, possiamo addirittura dire — forse vi esprimerete più dettagliatamente o vorrete istruirvi più precisamente su questa questione nel corso della disputa — che da ciò che accade si può leggere chiaramente che non esiste alcuna rappresentazione di una vera socializzazione.

Avrete forse letto quel progetto di legge che dovrebbe introdurre — come si dice nel linguaggio burocratico — l’istituzione dei cosiddetti consigli di fabbrica. Naturalmente, nei posti dove oggi si vogliono introdurre tali cose, si pensa innanzitutto a fare leggi su ciò che dovranno fare i consigli di fabbrica, quali saranno i loro diritti e così via. Ma se considerate tutto l’insieme di ciò che è stato messo in circolazione come progetto, dovrete dire a voi stessi: sì, questo non porta neppure minimamente il sigillo di una vera socializzazione. Lo si chiama persino «socializzazione delle fabbriche», come se si potessero veramente socializzare singole fabbriche! Ciò che questo progetto contiene per la costituzione dei consigli di fabbrica non è altro che, vorrei dire, l’influsso di un certo principio democratico del parlamentarismo a noi ben noto nelle singole fabbriche. Oggi la cosa è già chiamata frequentemente «democratizzazione delle fabbriche». Il principio parlamentare deve proiettare certi rami, come bracci di mare, che vengono condotti dentro le fabbriche, dove si vuole continuare a parlamentarizzare. Sì, così poco come il precedente parlamentarismo, praticato nell’isolamento in vari «edifici», ha potuto contribuire in qualche modo alla socializzazione, altrettanto poco questi bracci di mare parlamentari potranno portare alle fabbriche qualcosa di ciò che è la socializzazione. Lo vedete meglio dal fatto che in questo progetto si parla dappertutto nel vecchio modo di «datore di lavoro» e «lavoratore». Anche se non viene detto apertamente, il vecchio capitalismo continua a celarsi dietro tutto ciò. Tutto è pensato nella vecchia forma capitalistica. In sostanza tutto deve rimanere come prima, e i lavoratori devono essere tranquillizzati dal fatto che ora si possono eleggere i consigli di fabbrica, i quali devono dedicarsi a vari dibattiti teorici con gli imprenditori. Ma per quanto riguarda la vera configurazione sociale, alla fine tutto deve rimanere come prima. Colui che ne ha il senso può leggere chiaramente ciò da un tale progetto. Non è stato fatto nemmeno il minimo tentativo per abbattere veramente il capitalismo. E così vediamo che già la prima richiesta della socializzazione, l’abbattimento del capitalismo, non viene affrontata da ciò che oggi è così frequentemente chiamato socializzazione.

Che cosa si può ancora pensare di fronte a un governo così fatto? Oggi davvero non si può più venire a un pensiero diverso se non a questo: che l’unica salvezza consiste nel fatto che la grande massa dei lavoratori si istruisca veramente su ciò che ha prodotto i danni dell’ordine sociale finora, e che si istruisca su ciò che può portare un vero miglioramento. È innanzitutto dell’illuminazione che si tratta. In questo contesto è importante che ora non si dia più ascolto a coloro che ripetono sempre: sì, ma l’illuminazione dura a lungo. — Non ha bisogno di durare a lungo, se siamo disposti a fare un po’ di sforzo per vedere le cose senza maschere e illusioni, se ci sforziamo di vedere le cose come sono e come devono accadere. Non abbiamo più il tempo di aspettare una socializzazione per anni. Qualcosa deve accadere immediatamente. Ma qualcosa può accadere solo se una massa coesa di uomini porta ciò che deve accadere. Ancora e ancora le persone chiedono: sì, ma dove si trova l’istruzione pratica per ciò che per esempio sta nel mio libro «I punti nodali della questione sociale nelle necessità vitali del presente e del futuro»? — La cosa più immediata e pratica è che ci siano quante più persone possibile che rivendichino ciò che sta nel mio libro, affinché diventi completamente impossibile continuare a governare contro queste rivendicazioni. In questo consiste il futuro potere: che esso si imporrà da sé per ciò che conta. Altrimenti un potere non saprà mai come utilizzare questo potere, cosa fare. Si tratta veramente di sapere cosa si debba fare. Per questo deve aver luogo un’illuminazione appropriata nei più ampi circoli, e ci si deve poter fare una rappresentazione di come una cosa come l’abbattimento del capitale privato e l’abolizione del sistema salariale possa realizzarsi.

Soprattutto ci si deve poter fare una rappresentazione approfondita del seguente. Vedete, la vera questione economica, dove si manifesta dunque? La si deve poter vedere al luogo giusto. Non ci si deve far oscurare i fatti da teorie grigie. Si deve vedere la questione economica dove è, e partire da lì. Dove è? Dove è come fatto? Ebbene, è lì dove devo tirar fuori il mio portafoglio dalla tasca e avere dentro il denaro, affinché possa procurarmi qualcosa nel negozio per soddisfare i miei bisogni vitali. E deve accadere attraverso il processo economico che ci sia nel mio portafoglio tanto da potermi procurare le cose vitalmente necessarie. Questo è il fatto fondamentale di tutta la vita economica. Tutto il resto è oggi sostanzialmente solo lì per offuscare questo fatto.

Perché l’organismo sociale tripartito richiede uno scioglimento della vita economica dalla vita giuridica e dalla vita spirituale? Lo richiede dalla ragione che la vita economica possa veramente essere socializzata in se stessa, affinché la si abbia finalmente nella sua vera forma, nella vera forma che si sviluppa come processo fra la merce nel negozio e il contenuto del portafoglio. Solo quando estraiamo da tutto il resto del processo sociale ciò che deve svolgersi fra il portafoglio e il negozio, ci mettiamo in condizione di pensare correttamente in modo socialista. Ma che cosa significa questo? Significa molte cose. Se però non si parte dal fatto giusto, allora non si può giungere a visioni giuste nemmeno per quanto riguarda tutte le altre cose.

Mi farò istruire dalla vostra disputa su ciò che deve dirsi dei dettagli. Ma prima vorrei indicare linee guida necessarie, partendo dal fatto economico fondamentale appena descritto. Vedete, se in un negozio si trova qualcosa di cui ho bisogno per soddisfare i miei bisogni vitali, e vengo con il mio portafoglio e do il denaro da questo portafoglio per la merce, allora ci si deve rendere conto che c’è contenuto in ciò un processo che nasconde già in qualche modo il vero stato di fatto. Ricevo merce, do denaro. Il denaro è una merce? Il denaro può mai essere una merce? Davvero non avete bisogno di fare studi profondissimi, ma gli studi profondissimi provano proprio quello che ora dirò.

Avete solo bisogno di avere un vero senso di vita per ciò che è un pezzo di carta, e direte a voi stessi: un pezzo di carta non può mai essere una merce allo stesso modo in cui, per esempio, un pane che comprate nel negozio è una merce. Intendo dire, questo è qualcosa che persino l’intelletto più semplice può capire, e la scienza non può affermare nient’altro. Ciò che tirate fuori dal vostro portafoglio come carta-denaro non può essere una merce, ma solo un ordine di pagamento per il ricevimento di una merce, nient’altro. Deve però provenire dalla merce. Una volta una merce deve essere stata prodotta, dunque qualcosa deve essere stato prestato. In questo senso anche le prestazioni sono merci. Questo pezzo di carta deve essere stato creato per mezzo di un tale processo che produce merce, prestazione, e così il pezzo di carta forma solo il ponte tra la merce che comprate nel negozio e quella merce che una volta deve essere stata prodotta affinché si potesse avere questo ordine di pagamento su questa merce. Questo è, detto semplicemente, il processo economico. Ogni altro elemento nel processo economico è malsano. Nel processo economico non può essere scambiato nient’altro, se deve essere sano, se non merce contro merce.

Ora chiediamo: oggi nel processo economico è scambiata solo merce contro merce? No, e non appena ci si riflette propriamente sopra, si viene a ciò che conta. Oggi nel processo economico non è scambiata solo merce contro merce, ma oggi nel processo economico è ancora scambiata merce, sebbene forse rappresentata dal denaro, quindi merce o denaro contro lavoro. La forza-lavoro è oggi pagata nel processo economico come una merce. Ma così la forza-lavoro è stata collocata dentro il processo economico.

Vedete, c’è una considerazione molto semplice che vi può mostrare che la forza-lavoro non appartiene affatto al processo economico, perché per sua natura non può mai essere paragonata a nessuna merce. Si devono solo raddrizzare oggi le rappresentazioni molto confuse che gli uomini si sono fatte su tali cose. Si deve capire come gli uomini hanno imparato a pensare in modo sbagliato su queste cose.

Vedete, la prestazione lavorativa è legata a una certa fatica dell’organismo umano. Ora, persino l’uomo, anche se non ne ha necessità, per esempio di fare legna, può aver bisogno comunque di lavorare. Allora, per esempio, fa sport. E la quantità di lavoro che uno dedica allo sport potrebbe benissimo, in certi casi, consumare il corpo — se durante lo sport si sforza particolarmente — proprio come il lavoro di chi fa legna consuma il corpo. Il lavoro non ha nulla a che fare con il processo economico; il lavoro ha a che fare con il processo economico solo grazie al fatto che è applicato a qualcosa di economicamente prezioso. Lo sport è economicamente senza valore, è solo per l’egoismo dell’uomo. Fare legna è prezioso. Grazie al fatto che il lavoro è economicamente prezioso, diventa parte del processo economico. Ma l’essenziale nel lavoro è che io devo essere un uomo libero per quanto riguarda l’uso del mio lavoro, che non posso essere costretto da una costrizione economica a mettere il mio lavoro al servizio del capitalismo in un modo qualsiasi. Quando si tratta dell’uso della forza-lavoro, entrano in gioco libertà, mancanza di libertà e costrizione. Che il lavoro debba essere un oggetto di diritto e non un oggetto della vita economica: è questo quello che ci si deve chiarire in modo molto semplice.

Nella vita economica ha importanza solo ciò che è prodotto, creato dal lavoro; questo deve essere pagato. Ma non deve esserci un imprenditore che paghi la forza-lavoro a un lavoratore. Come si relazionano tra loro il dirigente del lavoro e il lavoratore deve essere stabilito su un terreno completamente diverso, sul terreno del diritto. Per quanto riguarda la vita economica, se esiste un vero diritto, il lavoratore e il dirigente del lavoro possono essere solo soci che dividono il risultato della prestazione in modo equo fra loro.

In futuro non deve più esserci il pagamento della forza-lavoro, cioè: il rapporto salariale deve cessare, il rapporto salariale non deve più esistere.

Deve essere stabilito uno stato, e questo è allora uno stato sociale, in cui il dirigente del lavoro e il lavoratore producono le merci in comune e ciò che producono come soci liberi l’uno con l’altro, lo dividono fra loro in modo equo secondo il contratto commerciale, non secondo il contratto di lavoro. Solo quando si realizza tale trasformazione dei rapporti di produzione si può parlare di socializzazione. Ma allora si smette anche di usare nel programma di socializzazione tutti i vecchi concetti che si basano ancora sul capitalismo. Si deve ripensare completamente. Si devono veramente rovesciare le vecchie rappresentazioni, non semplicemente perché sono rappresentazioni, ma perché sono incastrate nella vita.

Ora però deve essere osservato ancora qualcosa. Se la forza-lavoro deve essere messa in una relazione coercitiva all’interno del processo economico, allora deve esserci qualcosa. Che cosa è dunque? Vedete, devo di nuovo tornare al fatto primordiale del processo economico, al portafoglio e al negozio. Se il foglio che ho nel portafoglio non è veramente nient’altro che l’ordine di pagamento per una merce, allora fondamentalmente non può regnare alcuna costrizione al lavoro, perché allora questo aspetto deve sempre tornare a qualcosa che è stato posto nel mondo come prestazione. E si tratta solo che questa prestazione circoli in modo appropriato, circoli in modo che il consumo regoli sempre la produzione. Ma così non sta la cosa oggi. Ciò che porto nel portafoglio è diventato, per mezzo del processo economico dei tempi più recenti, qualcosa di completamente diverso da un ordine di pagamento per la merce. È diventato esso stesso merce, è diventato qualcosa che ha un valore indipendente nell’ordine sociale. Ma è diventato così solo perché un tipo di merce — che potrebbe praticamente essere completamente esclusa dal processo, se solo lo Stato commerciale leader, l’Inghilterra, lo volesse fare anche lui, allora potrebbe essere completamente esclusa dal processo economico, in un processo economico interno sempre potrebbe essere esclusa, allora si dovrebbe solo considerare qualcosa di diverso verso l’estero — perché questo aspetto che porto nel portafoglio ha un significato diverso dall’essere un semplice ordine di pagamento per merci. Ciò avviene adesso perché attraverso i rapporti statali è stata creata una merce che in realtà non è una merce, cioè l’oro o l’argento. Entrambi in realtà non sono merci, ma sono rappresentati dal foglio. Così il processo monetario è staccato dal processo economico, è estraniato dal processo economico, così il denaro stesso è reso una merce, e così il denaro, che in verità non deve mai essere una merce, nel processo economico può diventare completamente indipendente. Ma questa è la base del capitalismo.

[Se si può commerciare indipendentemente con il denaro, cosa nasce? Poiché il denaro non può mai essere creato diversamente che dal fatto che vengono prodotte merci, ma la merce nella vita economica divisa per specializzazione può essere prodotta solo attraverso il lavoro, così nasce il potere sulla forza-lavoro attraverso il capitale. Il capitale non è nient’altro che potere sulla forza-lavoro umana.] Si ottiene la possibilità di procurarsi la forza-lavoro umana staccando il denaro come merce indipendente dal processo economico, mentre il denaro dovrebbe in realtà essere solo un foglio senza valore nel senso di un ordine di pagamento per ciò che si scambia come merce attraverso il denaro. Attraverso questo distacco del denaro, la forza-lavoro è diventata schiava del potere «capitale». Così oggi domina qualcosa nel processo economico che lo falsifica continuamente, per esempio per quanto riguarda la formazione dei prezzi. Perché mentre dovrei pagare solo la merce, devo pagare anche la forza-lavoro. Ma poiché il potere del capitale domina sulla forza-lavoro, la forza-lavoro è pagata il più a buon mercato possibile, perché naturalmente un potere che domina ha la tendenza di comprare il più a buon mercato possibile. Se la forza-lavoro è contenuta nel processo economico stesso, è resa a buon mercato dal capitalismo.

Ciò che conta ora è che la forza-lavoro deve uscire dal processo economico. Nel processo economico deve esserci solo merce. Ma perché il processo economico è falsificato in questo modo, in esso può esserci anche altro. Vedete, i socialisti per molti decenni hanno ripetutamente fatto risuonare il grido della socializzazione dei mezzi di produzione. Ma oggi è necessario che si sappia come questa socializzazione dei mezzi di produzione debba essere effettuata. Non basta che il grido di socializzazione sia fatto risuonare solo in forma astratta, ma si deve sapere come questo può essere realizzato. Oggi siamo arrivati al punto in cui possiamo già realizzare tali cose, se solo vogliamo, se abbiamo davvero il coraggio di farlo.

Vedete, prima di informarci molto precisamente sulla posizione particolare dei mezzi di produzione nella vita economica odierna — essi sono essenzialmente il capitale — è bene che guardiamo prima ancora a qualcosa d’altro.

Oggi non solo possono essere comprate merci, cioè quello che è prodotto nella vita organica sociale divisa nel lavoro dalla forza-lavoro umana, ma oggi può essere comprato ancora qualcosa di completamente diverso, che nessun uomo produce, ma che esiste dalla natura, ed è la terra e il suolo. Ma questo comprare di terra e suolo, e il prendere ipoteche su terra e suolo è proprio un processo di falsificazione dell’ordine economico. È qualcosa di completamente diverso da quello che le persone in realtà si immaginano. Non si può infatti in verità comprare la terra e il suolo, perché la terra e il suolo hanno valore solo quando vi si lavora. Quello che si compra, cioè quello che si acquisisce attraverso il cosiddetto acquisto, è il diritto esclusivo di usare la terra e il suolo. Su questo conta solo, su questo diritto esclusivo di usare la terra e il suolo. Non comprate dunque una merce quando comprate terra e suolo, ma un diritto. E questi sono i mali cancerosi dell’ordine sociale odierno, che all’interno del processo economico non si possono comprare solo merci, ma anche lavoro e diritti. Comprando il lavoro, si acquisisce la possibilità di trascinare questo lavoro nel processo economico, cioè di violentarlo. E comprando il diritto di uso della terra e del suolo, si acquisisce il potere.

Ci si deve rendere conto che non si esce affatto da questa calamità se non si affronta la cosa in modo radicale. Esattamente lo stesso valore che ha la terra e il suolo nel processo economico, o meglio detto lo stesso significato, hanno i mezzi di produzione già finiti — non i mezzi di produzione che devono ancora essere creati, ma i mezzi di produzione già finiti, che allora servono per continuare a produrre con essi. Questi mezzi di produzione già finiti, in realtà non si possono nemmeno comprare. Se li si compra, allora in verità si acquisisce il diritto di usarli in modo esclusivo. Dunque, si compra di nuovo un diritto. E ora vedete meglio di tutto in questi mezzi di produzione che, quando sono finiti, semplicemente non devono essere vendibili, che i mezzi di produzione devono cessare di avere un valore nel mercato economico quando sono finiti. Allora sorge la questione, che contiene davvero una richiesta veramente sociale: come facciamo sì che i mezzi di produzione non abbiano più valore economico quando sono finiti? Lo facciamo solo così — e l’ho già detto prima — facendo sì che tutto ciò che non appartiene al processo economico si trasformi in ambiti indipendenti dell’organismo sociale.

Che cosa è necessario per la produzione? Il capitale è veramente necessario? No! È semplicemente un’assurdità che il capitale sia necessario. Perché i mezzi di produzione possano essere serviti, è necessario che ci sia il lavoro spirituale. Naturalmente ogni lavoratore capisce che deve esserci direzione spirituale, lavoro spirituale. E capisce anche che dovrebbe presto smettere di lavorare se non ci fosse direzione spirituale, lavoro spirituale. Ma oggi non si tratta di direzione spirituale, bensì di proprietà privata dei mezzi di produzione e di redditività, di capacità di investimento di nuovo del capitale contenuto nei mezzi di produzione. Per questo è necessario che si estraggano i mezzi di produzione dal processo economico, affinché attraverso l’ordine sociale stesso possano sempre arrivare a colui che possiede le capacità corrispondenti e di cui i lavoratori hanno fiducia. Per questo la tripartizione dell’organismo sociale vuole l’organismo spirituale indipendente. È semplicemente un’assurdità se si dice che così vengono create nuove relazioni di proprietà… In questo ambito spirituale, che è strettamente collegato agli altri rami della vita, allora si provvede affinché i mezzi di produzione facciano il loro percorso nel mondo diversamente che attraverso l’acquisto. E nello stato di diritto, come io lo chiamo — che davvero non ha più nulla a che fare con il vecchio stato — si provvede affinché la forza-lavoro possa ottenere il suo diritto. Nella vita economica stessa allora rimangono solo la produzione di merci, la distribuzione di merci e il consumo di merci.

Allora, quando avremo un tale processo economico davanti a noi, potremo raccogliere la forza per richiedere che ci sia un governo di liquidazione. Questo allora dirà a se stesso: bene, devo esistere per un certo tempo, perché il vecchio deve continuare. Ma devo mantenere al massimo solo qualcosa come un ministero della polizia, un ministero degli affari interni, inoltre un ministero della giustizia, che stabilirà i rapporti giuridici attraverso la rappresentanza democratica corrispondente.

È di nuovo una calunnia se si dice che allora domineranno solo i giuristi sul terreno giuridico. No, dominerà il popolo, ci sarà una vera democrazia, che si diffonderà. A destra e a sinistra il governo deve essere un governo di liquidazione, che da un lato trasferisce la vita spirituale nella sua propria amministrazione e dall’altro lato trasferisce la vita economica nella sua propria amministrazione. Il governo di liquidazione dovrà prendere l’iniziativa così che crea il terreno libero per la vita economica, così che nella vita economica dalle forze che regolano i valori rispettivi delle merci, cioè i prezzi necessari per il mantenimento della vita sano, possa entrare una vera socializzazione.

Vedete, so naturalmente che quando espongo una cosa così, sempre da vari punti di vista le persone dicono: sì, si esprime in modo così vago. — Vorrei sapere come ci si possa esprimere in modo determinato su un ambito infinito. Si può solo richiamare l’attenzione su ciò che in realtà sta a fondamento delle cose. Ma ho sempre la speranza che proprio coloro che dalla loro miseria vitale si sono acquisiti un certo sentimento interiore per la verità di questa cosa, vedano che alla base di ciò che qui viene esposto c’è davvero una comprensione profonda di tutto il processo di produzione e consumo. E solo da una tale comprensione si può procedere all’azione. Dunque, questo solo è veramente pratico, mentre non sono pratici coloro che formulano sempre le leggi o organizzano gli assetti affinché si tappi un buco e se ne apra un altro.

Si può ben organizzare un’impresa economica in modo bello se la si lascia capitalistica, cioè se si lascia tutta l’economia capitalistica. Allora forse sarà possibile, nei singoli settori economici, che per il lavoratore si realizzi quello che si chiama così benevolmente il pieno profitto del lavoro, ma che non venga più generato alcun plusvalore. Allora Walther Rathenau verrà e dirà: il plusvalore non esiste per nient’altro che per la riserva, dunque per il miglioramento continuo dei mezzi di produzione e l’ampliamento dell’impresa. Tutto ciò che viene generato come plusvalore ritorna di nuovo nell’impresa. — Allora vorrei sapere di cosa vivono coloro che non lavorano, ma ricevono qualche percentuale o simile, se tutto ritorna di nuovo nell’impresa. Bene, si può naturalmente lasciar parlare tali persone. Ma c’è ancora qualcosa di molto più importante.

Supponiamo che tutto il plusvalore fosse semplicemente diviso tra coloro che lavorano. Credete che allora, se restasse il vecchio ordine capitalistico e se il plusvalore fosse diviso tra i lavoratori in un’impresa, non sia necessario lavorare senza plusvalore? Si può, se non si socializza l’economia, comunque estrarre un plusvalore. Allora non è solo sottratto al salario dei lavoratori, ma allora il consumatore deve pagarlo. Non si tratta che non venga generato alcun plusvalore, ma che il produttore non lo paghi… il consumatore deve pagarlo. Ma chi è? Di nuovo il lavoratore. Se vi aggiungete al vostro salario anche il plusvalore, allora dovete di nuovo pagare come consumatore quello che avete raggiunto. Un buco lo tappate, l’altro lo aprite di nuovo.

Non si può mai uscire da questo circolo innaturale della vita economica se non si elimina la quinta ruota del carro, che serve solo affinché le persone che non hanno lavorato si cavino qualcosa. Questa quinta ruota porta il nome di capitale. E non si esce da questo circolo se non si stabilisce una relazione immediata tra i mezzi di produzione e il lavoratore spirituale da un lato e il lavoratore corporale dall’altro. Se non lo si vuole, se non si butta via questa quinta ruota del carro, che serve solo a coloro che non lavorano, non si arriva a nessuna socializzazione.

Come troverete, la cosa principale di ciò che è descritto nel mio libro è che lì si mira veramente a cancellare dalla vita economica ciò che è il capitale, e ciò che è una relazione coercitiva del lavoro. Non si può fare diversamente se non creando un terreno giuridico, su cui, indipendente dalla vita economica, il lavoro è regolato, e creando un terreno spirituale, su cui le capacità umane individuali sono regolate indipendentemente dalla vita economica. Allora fluiranno nella vita economica nel modo giusto.

Chi capisce questo, non sarà molto impressionato quando allora vengono persone e dicono: sì, vuoi distruggere l’unità della vita sociale spezzandola in tre parti. —

No, voglio proprio stabilire questa unità, e coloro che parlano della frammentazione di questa unità, come lo stupido articolista di ieri della Süddeutsche Zeitung, credono che voglia squartare un cavallo. Non voglio squartare il cavallo, ma credono che io lo squarti se non lo metto su un solo piede. A questa gente importa che il cavallo sia un’unità solo se sta su una gamba. Ma il cavallo deve stare su quattro gambe. Non voglio squartare l’organismo sociale, ma metterlo sulle sue tre gambe sane. In questo modo voglio farne davvero qualcosa di intero. Questo è quello che conta.

Ora vi ho di nuovo detto qualcosa su come le cose devono essere comprese, ma da un’altra prospettiva rispetto a quella che ho già presentato in altre conferenze. Volevo solo inaugurare questa serata, e spero che ora dalla vostra parte si dica molto che possa farci avanzare questa sera. Dobbiamo fare progressi soprattutto riguardo al vero abbattimento del capitalismo e al vero abbattimento del lavoro forzato.

Discussione

Il signor Biel pone due domande: 1. Per l’attuazione di una tale nuova forma di vita economica, la democrazia è una necessità, oppure è giusto, nel caso in cui non si può portare a termine un tale stato attraverso la democrazia, ricorrere alla violenza? La violenza in questo caso può anche essere un diritto? — 2. Questa tripartizione o socializzazione è possibile senza tenere conto dei rapporti internazionali, cioè senza che tutti i popoli culturalmente sviluppati che ne sono interessati entrino contemporaneamente in campo con le stesse idee e rivendicazioni?

Rudolf Steiner: Per quanto riguarda la domanda se la democrazia sia una necessità per l’attuazione di una vera socializzazione, vorrei dire quanto segue: in un certo senso si può davvero dire che finora una maggioranza di persone non ha potuto entusiasmarsi per le nuove idee, ma, come ha già detto il mio onorevole collega, solo piccoli gruppi. Però ci si deve rendere conto proprio di questo, che oggi non stiamo di fronte a piccoli, bensì a grandi rendiconti della storia mondiale. Molte cose devono cambiare, e cambieranno solo se proprio sulle cose più importanti non ci mettiamo ad aspirare a qualcosa di diverso da quello che c’era prima. Chi oggi non solo guarda indietro alle abitudini dei tempi precedenti, ma può vedere ciò che gli uomini vogliono, dovrà fare i conti con vari fattori reali.

Vedete, il mio onorevole collega ha detto per esempio che una piccola casta ha spinto gli uomini nella guerra mondiale. Ebbene, nei prossimi giorni uscirà dalla mia penna un piccolo opuscolo sullo scoppio della prima guerra mondiale, in cui si mostrerà come fosse piccolo il numero di coloro che, per esempio, dal lato tedesco hanno condotto la cosa. Questo piccolo gruppo ha agito in modo del tutto consono alle condizioni dei tempi primordiali grigi. Allora sono stati semplicemente i vecchi rapporti che sono stati trasportati nel presente. Affinché a Berlino si potesse governare secondo la mentalità, anche se non con i mezzi tecnici, non avrebbero avuto bisogno, per esempio, dell’arte della stampa, attraverso la quale l’educazione e la capacità di giudizio sono state portate alle masse più ampie. Ma non è allora che proprio attraverso questa catastrofe della guerra mondiale ciò che ha sempre solo continuato a procedere in modo irresponsabile è sprofondato nell’abisso?

Oggi stiamo su un terreno diverso, e oggi gli uomini non sono tali da lasciarsi dettare da piccoli gruppi quello che devono fare, e da voler solo scambiare un piccolo gruppo con un altro. Oggi ognuno vuole partecipare. Oggi è il momento in cui si deve imparare la differenza tra dominare e governare. Sembra davvero che questa differenza non sia stata ancora compresa abbastanza a fondo. Oggi il popolo deve dominare, un governo può solo governare. Questo è ciò che conta. E con ciò è anche stabilito che in un senso sano oggi la democrazia è necessaria. Per questo non ho speranza che si possa raggiungere qualcosa con le più belle idee se la si vuole realizzare attraverso piccoli gruppi e se non si è portati dalla consapevolezza e dalla comprensione della vera maggioranza della popolazione. Il compito più importante oggi è guadagnare la grande maggioranza della popolazione a ciò che si è riconosciuto come possibilità di cambiamento. Così oggi stiamo di fronte alla necessità di avere in modo democratico la maggioranza della popolazione per ciò che alla fine sarà veramente raggiunto come vera socializzazione.

Potrebbero naturalmente esserci periodi di transizione in cui un piccolo gruppo realizzerebbe qualcosa che non è riconosciuto dalla maggioranza. Ma questo sarebbe comunque di breve durata. Proprio su questo punto ci si deve rendere conto che addirittura oggi è già il momento in cui, per mezzo della democratizzazione, gli uomini devono essere considerati come uguali; e per questo dobbiamo creare il terreno su cui tutti gli uomini possano essere uguali nel loro giudizio, quello che dobbiamo staccare da ciò su cui gli uomini non possono essere uguali nel loro giudizio. Pensate solo una volta, se un bambino a scuola è particolarmente dotato per imparare a calcolare, e voi lo volete fare diventare musicista, allora togliete, perché educate il bambino male, alla vita sociale una forza molto particolare. Lo sviluppo sano dell’individualità deve proprio essere coltivato nell’organismo sociale. Lì non potete democratizzare, potete solo lasciar dominare l’intuizione della vera conoscenza dell’uomo. Sul terreno dell’educazione, dell’istruzione, deve entrare qualcosa di completamente nuovo.

E nella vita economica volete decidere democraticamente? Forse come si deve fabbricare gli stivali o le valvole? Lì si devono formare corporazioni da una conoscenza oggettiva riguardante la produzione e il consumo; lì devono essere gli interessi oggettivi a essere decisivi. A destra e a sinistra gli interessi puramente oggettivi devono essere separati, allora rimane in mezzo il terreno della democrazia, su cui non c’è altro da considerare che ciò che ogni uomo maturo ha il diritto di richiedere a ogni uomo maturo come suo uguale, e da cui il diritto irraggia poi nella vita spirituale e nella vita economica. Proprio perché oggi il grido di democrazia è così legittimo, dobbiamo riconoscere come la democrazia può essere realizzata. Non era necessario nella società capitalistica. Lì la gente si è anche chiamata democratica, ma non era ancora necessario procedere così a fondo con il concetto di democrazia come oggi. Oggi siamo arrivati al punto in cui dobbiamo chiederci: poiché la democrazia deve venire, come possiamo realizzarla praticamente? — La risposta deve essere: solo mettendola sul suo proprio terreno, e ciò che non può essere amministrato democraticamente, ciò che non tutti gli uomini possono giudicare, viene separato oggettivamente a destra e a sinistra.

È così facile da capire perché questo organismo sociale tripartito è necessario, che in realtà ci si dovrebbe sempre meravigliare di quanto la gente è contraria. Se domandano: chi è sincero e onesto, per esempio, nella democrazia, è proprio l’organismo sociale tripartito, perché vuole cercare come si possa realizzare la democrazia e non vuole mescolare e confondere tutto, così che non possa esserci democrazia nello stato unitario. Coloro che al contrario fanno il grido: «Per il trono e l’altare!» non hanno naturalmente realizzato la democrazia — Ma, miei cari signori, nemmeno coloro che sostituiscono il trono con l’ufficio e l’altare con la cassa realizzeranno democrazia. Realizzeranno democrazia solo coloro che intendono seriamente la società umana e non vogliono portare il democratico dove la conoscenza oggettiva deve essere l’unica cosa decisiva. Per questo gli uomini dovranno finalmente convincersi, il che è quello che per altro hanno sempre detto i socialisti ragionevoli, che in futuro ci devono essere amministrazioni oggettive e non amministrazioni fittizie attraverso elezioni e simili. Certamente, si deve votare, ma oltre la tecnica del voto si dovranno imparare ancora altre cose di quelle che si conoscono oggi. Voglio solo richiamare l’attenzione: la democrazia deve venire, ma dobbiamo avere un tale organismo sociale che la democrazia sia profondamente possibile.

Per quanto riguarda le relazioni internazionali, voglio solo dire che, mentre infuriava questa guerra mondiale, proprio a causa dell’internazionalità è stata da me formulata questa tripartizione, perché ho visto solo nella tripartizione un rimedio per uscire in qualche modo dalle terribili devastazioni e distruzioni di questa guerra mondiale. Perché se si è stati un osservatore attento per decenni, allora si è riconosciuto molto chiaramente che a causa del confusionismo di tutto il possibile questa catastrofe moderna, la più grande della storia mondiale, che per altro non è ancora per nulla superata, doveva venire.

Illustriamo la storia per mezzo di un’unica apparizione, la questione della ferrovia di Bagdad. Sapete probabilmente che questa questione della ferrovia di Bagdad ha giocato un grande ruolo nei processi che poi sfociarono in questa guerra mondiale. Chi studia i negoziati in connessione con la questione della ferrovia di Bagdad sa come sono intrecciati gli interessi economici dell’imperialismo capitalista o degli imperialismi capitalistici e i pregiudizi nazionali, sciovinisti, statali e giuridici. Così credeva un qualche consorzio finanziario tedesco di avere già la cosa in mano, perché aveva attratto a sé certe persone in Inghilterra, anche consorzi finanziari, cioè persone impregnate di interessi economici capitalistici, quando apparve l’elemento statale e confuse tutto in modo che gli inglesi si ritirarono di nuovo. Allora i francesi si ritirarono per gli stessi motivi. Allora era di nuovo contro gli interessi statali tedeschi, e così procedette attraverso tutti i negoziati. Chi conosce la vera vita sa come nella vita moderna si sono sempre annodati insieme i tre ambiti della vita: la vita spirituale, a cui appartiene anche la vita nazionale, la vita economica e la vita dello stato o del diritto.

Vedete, quando venni a Vienna una volta durante questa guerra mondiale — le persone hanno giudicato questa guerra mondiale e il proprio destino in essa da vari punti di vista — allora alcuni mi hanno detto: questa intera guerra è una guerra di maiali. — Non nel senso di una condanna, ma per caratterizzarla vollero esprimere che una delle cause più importanti era che l’Ungheria si era rifiutata di far importare i maiali serbi. Dunque una questione puramente economica che si era legata con questioni nazionali, cioè spirituali. Così si formarono vari calderoni di streghe, in cui veniva preparato ciò che poi divenne guerra mondiale: vari rapporti giuridici, rapporti pre-giuridici, rapporti di classe-diritto e simili. Per questo proprio chi guarda all’internazionale doveva indicare che l’unica salvezza nel futuro consiste nel separare i tre ambiti della vita, così che si formi un organismo sociale tripartito. Allora i singoli ambiti si sosterranno reciprocamente, allora l’uno punterà verso l’altro.

Gli uomini a volte hanno un’ostinazione di cui ci si potrebbe meravigliare. Vedete, una volta ho parlato con un uomo che è un giurista, che è addirittura direttore ministeriale, e gli ho fatto notare che allora, quando l’organismo sociale è tripartito, i conflitti non possono più sorgere alle frontiere, perché l’uno non si ingerisce nell’altro, ho detto che non sorgono così rapidamente conflitti statali da conflitti economici, se tutto non è confuso insieme. Allora le buone relazioni economiche, per esempio, aiuteranno nei conflitti statali e simili. — Sì, ha detto, ma se si realizza questo, allora si va contro qualcosa che c’è sempre stato nella storia, cioè che le guerre più importanti nella storia sono proprio guerre per le materie prime. Se volete introdurre questo, eliminate allora i conflitti sulle materie prime dal mondo, ed è però la nostra esperienza che questi conflitti sulle materie prime c’erano sempre. — Dovetti rispondere: sì, se mi aveste fornito una conferma che ho ragione, allora mi sembrerebbe convincente. Che me lo diciate come una confutazione, non riesco a comprenderlo. — Così sono le persone oggi. Quando si pensa correttamente e naturalmente, non riescono a capire e accettarlo, perché le rappresentazioni degli uomini sono già storte.

Allora, per quanto riguarda le relazioni internazionali come tali, la tripartizione è stata appunto concepita per prima. È la base per una vera socializzazione anche della vita internazionale. Ma ha ancora una proprietà speciale. Non fa niente se un organismo sociale si tripartisce e gli altri ancora non lo vogliono. Perché se gli altri ancora non lo vogliono, allora coloro che hanno introdotto l’organismo tripartito possono godere delle benedizioni dell’organismo tripartito. Verso l’esterno, se ciò dovesse essere loro impedito, possono agire come unità. Se ci sono tre parlamenti, allora possono raccogliersi nei negoziati con l’estero, perché gli altri ancora non lo permettono diversamente. Ma saranno sempre più avanti degli altri, perché realizzano la tripartizione nel loro territorio. Questo è proprio quello che è importante: che non si creda di voler rivoluzionare tutto il mondo, ma che si possa iniziare in un territorio determinato. Allora questo — e ne sono completamente convinto — avrà un effetto molto contagioso, quando nel territorio si manifestano condizioni veramente salutari. Avrà un effetto veramente contagioso. Proprio questo allora contribuirà all’internazionalizzazione. Si deve solo pensare in modo pratico. L’unica cosa che potrebbe accadere adesso sarebbe che l’Intesa ci impedisca di introdurre queste benedizioni, così che non possiamo dare un esempio. Ma dobbiamo proprio mostrare coraggio e attività pratica in ciò che siamo in grado di creare di nuovo. Forse proprio attraverso una cosa così potremo combattere contro le potenze fortemente capitalistiche e imperialiste.

L’oratore della discussione Mittwich domanda: 1. Come sarà possibile in futuro nel modo economico socialista la tassazione dell’uomo? — 2. Come socializzeremo?

Rudolf Steiner: Con il riferimento alla democratizzazione e al suo significato nel periodo di transizione credo che i due onorevoli colleghi non abbiano portato nulla di veramente diverso dalle mie esposizioni. Potrebbero naturalmente sorgere fraintendimenti in certi circoli, ma veramente qualcosa di diverso da ciò che ho detto non è stato portato.

Vedete, dovete intendere come fondamento proprio di tutto l’impulso della tripartizione, che dappertutto mira alla realtà, che non teorizza affatto. È veramente nel caso di ciò che c’è nel mio libro sulla questione sociale — se mi posso esprimere un po’ paradossalmente — non sempre tanto importante ciò che immediatamente c’è dentro, bensì ciò che accade quando si procede a realizzare quello che c’è dentro. Allora le persone noteranno che escono fuori tutta una serie di cose di cui prima non avevano alcuna rappresentazione, proprio le cose che oggi sono richieste inconsciamente dalla gente che veramente lavora e produce. E in un caso speciale questo è il caso della democrazia. Naturalmente, per il periodo di transizione sarà una questione molto significativa: se noi effettivamente otteniamo una maggioranza sufficiente, e la considero la sola cosa sana, perché con piccoli gruppi non si riesce a mantenere niente a lungo, se otteniamo una maggioranza sufficiente per qualcosa di veramente pratico da eseguire, allora naturalmente dalle relazioni fattuali effettive sorge la domanda, può venire solo da là: in quale modo si congedano allora più o meno chiaramente — sapete cosa posso significare — come si congedano coloro dai quali si desidera che non siano più lì come governanti? Naturalmente è una questione di transizione molto significativa, e credo che se c’è una vera e propria maggioranza relativa — voglio persino dire una maggioranza sufficiente, importa solo che sia un numero di persone che dà il tono e che può portare la cosa, che è mosso da convinzione, da intuizione e non da inseguimento, non da autorità — allora si troverà anche la forma in cui la novità può essere raggiunta.

Ma vedete, la domanda che il signor Mittwich ha qui trattato, mi sembra comunque che non sia stata affrontata in modo completamente pratico, soprattutto se immagino che le cose si dovrebbero svolgere nello spazio e non nella nostra testa, non nei nostri pensieri. Il signor Mittwich ha detto a ragione: sulle questioni fatidiche della Germania, sulle grandi e serie questioni del presente possono parlare solo coloro che sono lavoratori produttivi, coloro che in qualche modo sono veramente attivi in modo produttivo. — Sono completamente d’accordo. Ma vedete, la società umana starebbe male se la maggioranza degli uomini non fosse produttiva, se fosse inattiva. La maggioranza è già attiva in modo produttivo. E se si avesse solo tutti gli attivamente produttivi, se formassero veramente una maggioranza, allora staremmo bene. Allora coloro che sono produttivamente inattivi sarebbero in una minoranza forte: i parassiti della società.

Ora la cosa con l’organismo tripartito è tale che certamente solo coloro che sono attivamente produttivi, cioè coloro che veramente producono qualcosa e significano qualcosa per la società, si approprieranno di ciò che sta nei suoi impulsi. Se se ne appropriano, possiamo fidarci di queste persone, e la minoranza che non se ne appropria non conta. Accettando qualcosa di veramente ragionevole, otteniamo nella pratica una maggioranza su cui si può contare.

Quindi intendo, la cosa stessa farà in modo che, se accettata, la maggioranza di coloro che sono attivamente produttivi si affermi. Come si potrebbe portare avanti qualcosa senza potersi appoggiare sulla maggioranza di coloro che sono attivamente produttivi, non lo vedo ancora nella pratica. Con il fatto che si formula la richiesta che alle sorti della Germania partecipino solo coloro che sono attivamente produttivi, con ciò non è ancora fatto. Praticamente la cosa diventa allora quando si riflette su come i soli attivamente produttivi possano formare una maggioranza. I parassiti saranno già estinti se possiamo stare fermi all’organismo sociale tripartito. Perché quello farà sorgere una vera socializzazione, e coloro che sono parassiti della società improduttivi — potete essere completamente certi di questo — non troveranno gusto in questa socializzazione. Ricadranno nell’inattività — beh, già ce ne sono dentro — ma anche nell’inattività riguardo alla loro voce e così via.

Non è vero che economicamente il capitalismo può esercitare costrizione, l’ho esposto abbastanza. Ma questa costrizione scompare appunto quando la rendiamo innocua in modo che provvediamo all’abbattimento del capitalismo. Per questo in realtà non riesco sempre a capire come venga continuamente confuso ciò che si addice al presente e ciò che si addice al tempo che deve venire, che però deve stare veramente sulla porta, perché non abbiamo molto tempo. Per il presente si può parlare che i capitalisti possono strozzare il fiato, ma è proprio questo che vogliamo impedire che facciano. Così non possiamo immaginarci stati che vogliamo appunto abolire. Per questo non è giusto che si controbatta che i capitalisti avranno il potere. Non ce l’avranno, se avanziamo come l’organismo sociale tripartito indica. Così viene loro tolto. E infine, chi osserva oggi più da vicino, per lui la domanda si pone così: sì, è il capitale oggi veramente, nella sostanza come potenza economica, su vasti territori ancora così straordinariamente potente?

Vedete, voglio chiarirvi qualcosa per mezzo di un confronto. Ero una volta in una famiglia che aveva un cane abbastanza grande. E improvvisamente, dopo che la donna della famiglia aveva lungamente considerato questo cane con attenzione, ebbe un pensiero strano. Disse: se questo cane ora improvvisamente divenisse consapevole della sua forza e l’applicasse, potrebbe strapazzarci tutti. Ma è così addomesticato, e noi siamo salvati solo dal fatto che si è abituato all’addomesticamento. — Vedete, della forza del vecchio capitalismo oggi già molto è stato minato. Si pensa solo non a quanto è già minato, quanto oggi è mantenuto solo in apparenza in modo che le vecchie relazioni vengono continuate. Sì, vedete, se dopo la rivoluzione tedesca — non è vero, i confronti zoppicano sempre, il confronto deve essere solo un’espressione dei rapporti di forza — coloro che vennero in primo piano avessero prodotto in se stessi che fossero divenuti consapevoli della forza che sta nel cane, se non si fossero lasciati ipnotizzare a procedere nei vecchi sentieri, allora oggi saremmo già più avanti.

Bene, le domande speciali per persone pratiche non sono sempre così facili da rispondere. Vi dirò da quale ragione. Le domande speciali devono essere risposte diversamente a seconda delle circostanze, ora così e ora così. Le cose possono essere gestite in molti modi diversi, e non sempre è necessario che vengano fatte sempre allo stesso modo. L’uomo del programma, il teorico, è di solito così intelligente da escogitare un programma socialista fino al minimo dettaglio. Tali persone ce ne sono sempre state. Ma non si tratta di questo, bensì di mostrare come il terreno deve essere configurato, così che gli uomini stessi possano socializzare, così che si riuniscano nella socializzazione.

Devo sempre di nuovo sottolineare: non mi sento più intelligente di altri riguardo ai dettagli, ma cerco di dare stimoli, così che da ogni uomo possa venir fuori ciò che può contribuire alla socializzazione. Per questo desidero che gli uomini si mettano in piedi su tre terreni. Gli uomini non sono suddivisi in ceti, ma tutti staranno in ogni ambito. E gli uomini sono quelli che formeranno l’unità. Per questo desidero così tanto di entrare nella comunità di idee delle forze, affinché la socializzazione possa veramente essere effettuata dagli uomini. Allora troveremo anche nelle nuove circostanze un sistema equo di tassazione. Non dobbiamo dimenticare: non possiamo trovare un principio equo di tassazione dalla statistica patrimoniale odierna, poiché stiamo lavorando per metterla su un terreno completamente diverso. Non è vero, tutte queste cose come imposta sul reddito, imposta sui consumi e così via, saranno messe su un terreno completamente diverso in futuro. Leggete nella mia scrittura sulla questione sociale. Allora vedrete che in futuro molte cose saranno completamente diverse. Per esempio, il padre di famiglia sta in modo completamente diverso nell’organismo sociale rispetto al celibe, e cioè perché, se lo stato di diritto si sviluppa veramente come io presumo, ogni bambino ha il diritto all’educazione. Allora la situazione non è quella che il padre di famiglia deve distribuire il suo magro salario a una grande famiglia, mentre il celibe può consumare tutto per sé. Le circostanze saranno completamente diverse.

[Interruzione: e gli altri articoli di necessità?] Il diritto agli articoli di necessità è naturalmente ovvio. Questo è assicurato dal fatto che il processo economico è reale. Chiunque produca qualcosa avrà semplicemente attraverso il processo economico la possibilità, che è molto più sicura di un diritto astratto, di procurarsi gli articoli di necessità. Ciò che deve essere prodotto dall’emancipazione della vita economica è che si abbia tanto da bastare. Il bisogno è soddisfatto meglio dal fatto che si ha il diritto agli articoli di necessità e così abbastanza nel portafoglio. Questo è ciò che riguarda il diritto agli articoli di necessità. Non è in realtà un’espressione utile, perché nella realtà non ha importanza quando si pensa veramente a una realizzazione dell’organismo sociale tripartito. Allora infatti si stabilisce ciò che uguaglia i singoli uomini da una certa età della vita con un altro uomo.

Non è vero, il reddito come tale, non ha bisogno in certi casi proprio in una comunità veramente socializzata di essere decisivo per quello che si può consumare. Perché è del tutto possibile che l’uomo, da ciò che in qualche modo una, diciamo, opera di qualità, deve realizzare, che apparentemente proprio nella comunità socialista riceve di più di un altro; non ha però di più per il suo consumo di un altro, deve di nuovo spenderlo in modo appropriato. Non si tratta di focalizzare particolarmente il concetto di reddito e consumo nel futuro, bensì di ciò che — perché un uomo sarà posto economicamente in modo equo rispetto all’altro uomo — che in futuro sarà possibile, affatto, di escludere lo stato anche come riscossore di tasse dal processo economico.

Vedete, un concetto deve scomparire completamente in futuro, il concetto della personalità giuridica, anche della personalità economica-giuridica. Sarà veramente, quello che deve essere pagato come tasse, a essere pagato da singoli uomini, perché nello stato, nello stato democratico, sul terreno dove il diritto deve vivere, il singolo uomo sta di fronte al singolo uomo. Gli uomini possono essere uguali solo quando un uomo sta davanti all’altro come singolo. Sul terreno della vita economica e sul terreno della vita spirituale devono esserci corporazioni. Sul terreno dello stato non può esserci che il diritto, ed è lo stesso per tutti gli uomini, ogni uomo adulto può comprenderlo. L’equivalente di questo è però che ogni persona privata, che ogni singolo, è solo il portatore di tassa. Questo può essere disposto proporzionalmente così che non accada mai ingiustizia, ma questa proporzionalità non sarà necessaria quando c’è veramente un equilibrio tra gli uomini. La questione fiscale sarà allora qualcosa di completamente diverso. Per questo le cose di cui si tratta e che oggi possono essere chieste riguardano più lo stadio di transizione. Lì spesso si devono fare cose che non restano. Si tratta naturalmente di creare gradualmente i modi verso la tassazione del singolo uomo, non verso la tassazione di complessi […] Naturalmente deve anche essere istituita un’imposta sui consumi, con cui non intendo le imposte indirette, che sono ingiuste. Così un’imposta sui consumi deve essere istituita, cioè colui che spende molto denaro deve naturalmente essere obbligato più di colui che non spende molto, perché se uno si mette il denaro nel sacco di paglia, questo non ha significato per la vita sociale. Significato lo acquista solo quando viene speso. Queste sono naturalmente domande così specifiche che oggi, perché sono domande pratiche molto singolari, fondamentalmente possono essere risposte solo in modo insufficiente, perché nemmeno le istituzioni nello stadio di transizione possono essere buone. Se troviamo un modo di pensare che renda possibile distribuire equamente ciò che spetta allo stato, troveremo anche un modo per cui chi oggi ha ancora un grande reddito sia tassato più di chi ne ha di meno. E ciò che il signor Mittwich ha detto riguardo al futuro può essere realizzato solo quando ci sarà tutto ciò che la tripartizione può creare.

Una questione molto reale è come sia da concepire l’attuazione della socializzazione. Alcuni dicono che possa essere perseguita solo mediante un aumento della produzione. Sì, ma qui devono essere considerate davvero ancora molte altre cose. Al riguardo non c’è ancora grande chiarezza nell’umanità attuale. Vedete, ho detto una volta in una conferenza — credo a operai Daimler — che il caratteristico nello sviluppo umano più recente sia che attraverso le macchine il numero di coloro che lavorano su tutta la terra non corrisponde al numero di persone che nell’enciclopedia sono date come popolazione della terra. Là sono dati circa 1500 milioni di persone, ma in verità, se contiamo la popolazione che lavora, sono 2000 milioni, dunque 500 milioni di più. Questo è un fatto strano. Naturalmente non affermo che fantasmi vadano in giro, che del resto non lavorerebbero nemmeno se fossero in giro, ma è così perché abbiamo macchine e possiamo paragonare ciò che economicamente è prodotto con l’applicazione delle macchine, per esempio in confronto all’oriente, dove non ci sono ancora così tante macchine, dove l’uomo usa più il suo lavoro. Così si è in grado di calcolare che ciò che è stato realizzato di più dall’epoca del dominio della macchina su tutta la terra corrisponde a 500 milioni di uomini. Pensate quanta fatica, quanta forza di produzione potrebbe essere risparmiata se veramente fosse utilizzata in modo ragionevole. Ma mi è stato stranamente replicato: sì, hai detto del tutto correttamente che attraverso la macchina ci sono 500 milioni di uomini immaginari, così 500 milioni di uomini di più che in realtà, così il lavoro sarebbe prestato da 2000 milioni di uomini, ma in cambio i bisogni degli uomini sono cresciuti durante l’epoca della macchina e ciò si equilibra di nuovo rispetto a prima. — Questa è un’obiezione che si riceve molto spesso: che semplicemente, quando la forza di produzione è aumentata, anche i bisogni aumentano. Si tappa un buco, un altro si apre. Ma in realtà è diverso. Così devono essere utilizzate tutte le risorse che possono portare alla razionalizzazione, alla giusta formazione del processo di produzione. Chi pensa solo che il processo di produzione debba essere aumentato, non arriva al giusto — e questo è: un giusto equilibrio tra consumo e produzione, non l’aumento il più possibile della produzione. Questo non porta nemmeno a quello che deve essere perseguito, dunque a una tale formazione di prezzo che veramente crei condizioni di vita degne dell’uomo per tutti gli uomini.

Ciò che è necessario è soprattutto che proprio nella produzione non vengano fatti tali errori come, diciamo, sono stati fatti in Germania. Uno di essi — molti ne sono stati fatti — è che negli anni molto a lungo prima dello scoppio della guerra mondiale è stato necessario, per l’industria tedesca, il doppio di carbone di quello che sarebbe stato sufficiente. Lì semplicemente tante forze sono state consumate inutilmente, che avrebbero potuto servire a qualcosa di completamente diverso. È proprio di questo che si tratta: che nel processo economico abbiamo uomini che siano all’altezza della situazione presente. Ma non li abbiamo. Gli uomini possono sì pensare su larga scala molto avanti tecnicamente, però veramente personalità economiche dirigenti non ne abbiamo, queste ci mancano. Il processo economico non è affatto organizzato nel modo in cui deve essere, perché le persone non hanno nessuna idea di quanto importi il non sprecare inutilmente forze produttive nell’aria.

Ho già usato spesso un esempio grottesco in queste conferenze. Oggi non di rado accade che un giovane scapolo, dopo aver completato l’università, debba scrivere la sua tesi di dottorato. Descrivo ora un esempio concreto. Un giovane ricevette dal suo professore il compito di scrivere la sua tesi di dottorato sulle virgole in Omero — che del resto non ce ne sono. Questo è naturalmente un lavoro che non contribuisce neppure minimamente al processo sociale. Le persone che sono ipnotizzate dal pensiero scientifico si offendono se si dice una cosa così. Ma questa cosa deve essere messa nella luce economica. Economicamente conta il fatto che questo giovane ha bisogno di un anno e mezzo per il lavoro. In questo tempo deve mangiare, bere, vestirsi. Il fatto che lo possa fare rende necessario che tanta gente lavori per il suo mangiare e bere; lui però spreca la sua forza produttiva, non realizza niente per la società. Diventa attraverso ciò che la gente chiama «scienza libera e indipendente» un parassita della vita sociale. È solo un esempio. Ma tali cose, in cui si può essere molto diligenti, ma alla fine improduttivi, tali cose ce ne sono molte nel nostro processo di produzione, nella nostra intera vita sociale. Allora sorge la domanda: come facciamo a tirarla fuori? Non la tiriamo fuori se non mettiamo la vita spirituale sul suo proprio fondamento e terreno. È sul suo fondamento e terreno oggi? Dove la si tocca, si sente il terreno malsano. Da dove vengono le numerose persone che sono lasciate libere sulla popolazione che lavora e che devono dirigere o governare coloro che lavorano?

Ho già più volte usato nelle mie conferenze l’esempio di un certo Consigliere di governo Kolb. Questo Consigliere di governo Kolb non fece come molti altri, che si fanno mettere in pensione dopo un certo tempo, ma andò in America e lavorò lì tra gli operai, prima in una fabbrica di biciclette, poi in una birreria. Poi ha scritto un libro: «Come operaio in America». In questo libro leggete la seguente bella frase: prima, quando vedevo sulla strada una persona che non lavorava, pensavo: perché il mascalzone non lavora? Oggi vedo la cosa in modo completamente diverso. Oggi so che le cose spiacevoli della vita nella stanza dello studio sembrano ancora così piacevoli. — Ebbene, vedete, questo uomo è arrivato fino al consigliere di governo. Ha certo studiato dentro nei nostri laboratori spirituali odierni, ma non ha avuto idea della vita, nessuna idea del lavoro. Da persone così oggi viene diretta la vita! Non ci si immagina quanto le nostre circostanze vitali dipendano da tali cose! Ma non devono essere malsane queste circostanze? Sì, vi prego solo di considerare che l’uomo è veramente dipendente dai suoi pensieri. Ciò che è dentro la testa non è indifferente, è contagioso, soprattutto quando entra negli uomini durante gli anni di sviluppo, infetta tutta la persona. E ora voglio dirvi qualcosa: gli istituti didattici odierni provvedono affinché vengano formati uomini che poi capiscano qualcosa della vita, sul cui fondamento avviene il lavoro? No, sono circostanze completamente diverse. E nei pensieri di coloro che vengono messi fuori dai nostri istituti didattici odierni, quali pensieri vivono? In essi vivono i pensieri che le persone per esempio assorbono attraverso la lingua greca. Ma una lingua è il chiaro specchio della vita esterna. Grammatica, formazione di parole, persino il tono e tutto il resto è tolto dalla vita. La lingua greca, quando mi ci addentro, mi rende tale che io mi trovi nella vita greca. A quel tempo era così che solo colui che praticava la politica o l’arte o la scienza, o forse anche amministrava l’agricoltura, poteva essere un uomo libero. Tutti gli altri erano non liberi. Su questo è tutto indirizzato, assorbendo il greco. Gli uomini che vengono fuori dai nostri istituti didattici oggi, escono con pensieri che sono applicabili solo a una tale società in cui solo pochi uomini sono liberi, la maggior parte però non liberi. La gente non nota ciò che inconsciamente accade, ciò che scorre dentro di loro. Per questo la vita spirituale deve essere liberata, così che non abbiamo capitalisti e i loro servi come guide spirituali, ma così che la guida spirituale corrisponda alla vita economica. Non è forse assurdo — si tratta ora della «grande resa dei conti» — non è forse assurdo che le nostre guide spirituali non facciano come i greci? I greci impararono nei loro istituti didattici per la loro vita. Si può oggi criticare questo come si vuole, ma era la vita allora. Oggi non deve essere la vita! Ma non impariamo quello che per la nostra vita è necessario, ma lasciamo che la nostra gioventù impari quello che era per l’antica Grecia.

Sì, vedete, gli uomini oggi ancora non pensano a questi fondamenti per una socializzazione sana. Ma questo è necessario, soprattutto quando si parla di una giusta formazione della produzione, che oggi è abbastanza complicata. Così oggi si deve imparare a capire, per esempio, quanto grande possa essere un’impresa di produzione. Perché, vedete, per un’impresa di produzione troppo piccola si applica del tutto ciò che il signor Mittwich ha detto. Naturalmente non può sussistere, perché appartiene a un vecchio ordine economico. Ma non dobbiamo lasciar diventare le imprese di produzione, da soli motivi economici, troppo grandi, e cioè per questo: imprese troppo piccole — devo pronunciare questo come legge economica oggi — imprese troppo piccole porteranno in futuro al fatto che coloro che vi lavorano muoiano di fame. Imprese troppo grandi provocheranno la morte per fame di coloro che devono comprare ciò che viene prodotto in questi impianti. L’impresa di produzione deve avere una dimensione del tutto determinata, e questa dimensione potrà essere stabilita solo quando in futuro gli uomini che capiscono qualcosa creeranno un giusto equilibrio tra consumo e produzione. Gli interessi del consumo sono sempre tali che vogliono espandersi. Cooperative di consumo, questo sempre lo vedete, hanno un interesse a diventare grandi. Cooperative di produzione vogliono sempre diventare più piccole. Il giusto equilibrio è creato da ciò che la produzione e il consumo insieme effettuano. Allora emergeranno tali imprese che avranno una dimensione appropriata, così che veramente l’uomo spiritualmente attivo possa agire per il bene di coloro che lavorano fisicamente con lui, e da ciò emergerà un benessere naturale, che potrà assicurare ai vasti ceti un’esistenza degna dell’uomo.

Così vedete, la domanda non è così semplice. È necessario che si capisca che è malsano quando qualcuno dice che, se tutta la produzione è realizzata dalla macchina — come quell’uomo mi ha detto allora — che allora anche i bisogni aumentano. È una domanda se è un sano stato quando i bisogni possono aumentare, oppure se non è necessario considerare la possibilità di togliere il lavoro all’uomo, così che possa trovare un po’ di riposo. Questo può anche contribuire alla giusta regolazione dei prezzi. Gli uomini spesso non vedono la cosa più semplice. Voglio darvi un esempio: Una volta venni in una lite amichevole con qualcuno sul fatto di scribacchiare cartoline illustrate. Ho detto: non scrivo volentieri cartoline illustrate, perché di solito sono solo il frutto di un capriccio e veramente qualcosa di inutile. E credo di poter risparmiare a tutti i postini, che devono salire e scendere per le scale, questo salire e scendere per le scale. Voglio risparmiare loro questo lavoro. L’altro ha detto: non è giusto, perché innanzitutto ho una gioia quando posso fare una gioia a un altro con la cartolina. — Bene, questo si poteva ancora ascoltare. Poi ha detto però: allora in secondo luogo i precedenti postini presto non basteranno più, e se ne devono assumere altri. Così allora di nuovo qualcuno ottiene il pane grazie al fatto che scrivo molte cartoline illustrate. — Allora ho detto: ma pensate a cosa state dicendo. Credete davvero che potete aumentare la quantità di pane nemmeno di un grammo dal fatto che le persone sono assunte per portare in giro cartoline illustrate? La quantità di beni di consumo che è necessaria per lo stesso numero di persone non viene aumentata dal fatto che le cartoline vengono portate in giro! Si deve pur distinguere tra la forza di produzione che deve essere trasformata in lavoro, e le forze del tutto improduttive. E questa frase orrenda, che è spesso usata, che si deve creare lavoro così che le persone possano essere assunte, non ha alcun senso, se si crea qualcosa di completamente improduttivo.

Quindi si tratta che proprio mediante una socializzazione ragionevole la produzione non sia semplicemente aumentata ciecamente, ma che sia stabilito un giusto equilibrio tra consumo e produzione. Vedete, è quindi molto necessario che oggi sviluppiamo la buona volontà di istruirci su queste cose. Perché se continuiamo a pensare in questi concetti orribili con cui si pensa in uscita dall’ordine capitalistico, allora non avanziamo. Ci si deve sempre di nuovo domandare: è ancora qualcosa pensato capitalisticamente, oppure è un pensiero-seme realistico per il futuro? Per questo si deve già dire: oggi si deve esaminare due volte un pensiero per essere sicuri che sia un pensiero per la ricostruzione e non un pensiero che è stato imparato da ciò che è maturo per l’abbattimento. Questo è quello che volevo dire in risposta alle domande.

Si pone la seguente domanda: date le circostanze attuali, difficilmente otteniamo una maggioranza per la tripartizione, perché nemmeno i proletari sono uniti tra loro. Che cosa si fa per portare a termine questa unione?

Rudolf Steiner: Sì, questa è una delle domande che sempre mirano a questo, che si capisce bene cosa è giusto, ma ci si immagina che non si possa raggiungerlo per vari motivi. Questa domanda proprio non dovrebbe essere posta così, con ciò non si va veramente avanti. La domanda deve diventare una questione di volontà. Non posso esprimermi su questo. Si deve semplicemente fare qualcosa. Si deve portare da uomo a uomo quello che si è riconosciuto come giusto. Non ci si deve domandare: raggiungiamo una maggioranza o no? — bensì si deve fare tutto per ottenere questa maggioranza. Allora compiamo il nostro dovere verso noi stessi e verso l’intera umanità. Una questione di volontà deve essere posta, e non solo una questione teorica come: come otteniamo la maggioranza? — Io dico: dobbiamo averla! E per questo dobbiamo lavorare per ottenerla. Una questione di volontà deve essere. Altrimenti non funziona.

SECONDO

4°Seconda serata di discussione con i comitati operai

Stoccarda, 28 Maggio 1919

Seconda serata di discussione

Stoccarda, 28 maggio 1919

Parole introduttive di Rudolf Steiner

Miei cari amici! Nella nostra ultima riunione abbiamo ampiamente discusso della tripartizione dell’organismo sociale, e credo che voi conosciate fondamentalmente in cosa consista questo organismo tripartito e che in questo organismo tripartito risiede l’unica possibilità di giungere a una vera socializzazione. Vedete, attualmente la questione principale è che da nessuna parte — in particolare da nessuna parte che oggi sia ancora così decisiva — si sa veramente cosa sia la natura della socializzazione. Lo si vede meglio dalle leggi che sono state promulgate e che dovrebbero scaturire dallo spirito della socializzazione. Parlo in particolare della legge sui consigli aziendali.

Forse sapete che soprattutto a Berlino è stata coniata la parola: La socializzazione marcia! — Io non credo che oggi si possa affermare che la socializzazione marcia. Non fa nemmeno trottare! Si potrebbe addirittura pensare che la socializzazione si nasconda. Ebbene, il futuro dirà se negli impulsi dell’organismo tripartito non giace qualcosa di utopistico, qualcosa di ideologico, ma che in essi giacciono davvero i germi di ciò che può diventare azione.

L’essenza di questo organismo tripartito consiste nel fatto che la vita economica, la vita giuridica e la vita spirituale devono essere davvero nettamente separate. Ma poiché siamo in un periodo di transizione, deve trovarsi in qualche modo un inizio. Questo può oggi — lo vedrete bene dalle circostanze — trovarsi inizialmente nella vita economica, e precisamente per la seguente ragione: il proletario è immerso nella vita economica; il proletario conosce, da ciò che ha sperimentato nel suo corpo e nella sua anima, la necessità della socializzazione. Si può davvero dire che a parte il proletario, quasi nessun altro può formarsi un concetto veramente valido di cosa sia la socializzazione. Certamente, alcuni fra gli intellettuali possono farlo. Con loro si può pure contare. Ma oggi non si tratta che alcuni capiscano che questo o quello sia giusto; oggi si tratta che il maggior numero possibile di persone riconosca cosa si debba fare e crei un nuovo ordine sociale che sia veramente sociale nel senso autentico. Perciò oggi nell’introduzione voglio dire qualcosa su ciò che è significativo per il nostro progresso in questa questione. Il resto potrà emergere dalla discussione, sulla base delle domande che spero saranno molto numerose da parte vostra. Quindi nell’introduzione voglio dare solo brevissimi suggerimenti. Ciò che deve accadere è che soprattutto otteniamo persone con le quali la socializzazione è possibile. Ma queste persone devono essere veri rappresentanti delle larghe masse del proletariato. Devono avere, in un certo senso, un mandato da queste larghe masse del proletariato. Ora, l’impulso dell’organismo sociale tripartito è così pratico che si può incominciare da qualsiasi punto. Si può cominciare a lavorare da un qualsiasi punto. Ora la questione dei consigli aziendali risulta oggi come un punto di partenza molto importante. E su questa questione — di cui avete già sentito parlare dal mio stimato oratore precedente — vogliamo oggi discutere esaustivamente.

Nel trattare la questione dei consigli aziendali si tratta di costituire questi consigli aziendali inizialmente — potrei dire — in modo che emergano soltanto dalla vita economica. Dobbiamo affrontare l’organismo tripartito in modo tale che inizialmente in uno dei tre articoli facciamo qualcosa di veramente pratico. Deve accadere, naturalmente, che in parallelo anche negli altri due articoli accada qualcosa di pratico. Possiamo fare qualcosa di pratico solo se inizialmente abbiamo in qualche modo messo in piedi quelle persone che sono idonee ad agire praticamente. Per questo ci servono i consigli aziendali, che devono emergere dai singoli impianti.

Ora è così che questi consigli aziendali possono emergere dai singoli impianti nei modi più svariati. Necessario è solo che i consigli aziendali, che emergono dai singoli impianti, abbiano la fiducia assoluta della classe operaia e, fino a un certo grado, nella misura del possibile, anche la fiducia dei lavoratori intellettuali dell’impianto in questione. Perciò si tratterà di questo: che i veri operai di un impianto e dai posti dirigenti coloro che veramente possono seguire, inizialmente dalle condizioni del singolo impianto, costituiscono questo consiglio aziendale. Le condizioni possono essere molto diverse nei vari impianti. Così può capitare che in un impianto si effettui l’elezione o la nomina — o come vogliamo chiamarla — di un consiglio aziendale in una certa maniera, e in un altro impianto in un’altra maniera. La cosa principale rimane che coloro che vengono designati abbiano la fiducia della classe operaia fisica e intellettuale dei rispettivi impianti.

Allora inizialmente abbiamo il capitale fondamentale di cui abbiamo bisogno per il lavoro pratico. Questi consigli aziendali allora esisteranno e formeranno un insieme di consigli aziendali. Allora questo insieme deve essere consapevole che deve essere quell’organo da cui inizialmente deve emergere la guarigione della nostra vita economica. Oggi non si tratta di prendere mezzi provvisori o parziali, ma di lavorare veramente da capo. Questo può accadere solo se abbiamo le persone che sono disposte a lavorare da capo. Non lasciatevi sedurre da coloro che dicono che nella classe operaia non ci sono persone sufficientemente preparate. Questo si rivelerà come il più grande errore, forse anche come la più grande sciocchezza. Perché inizialmente non si tratta di avere persone con una speciale preparazione professionale, ma di avere dalla pratica immediata della vita economica persone che hanno la fiducia di coloro che operano economicamente. Allora il resto seguirà da sé, se veramente sarà presente la serietà e veramente sarà presente la buona volontà di creare da capo qualcosa di nuovo.

Abbiamo dunque, quando dalle singole aziende abbiamo costituito i consigli aziendali, l’insieme dei consigli aziendali. Allora come prossimo passo abbiamo bisogno di un’assemblea plenaria, per così dire un’assemblea plenaria di questo insieme di consigli aziendali. E questo insieme di consigli aziendali deve, a dispetto di ciò che da certi ambienti viene fabbricato come legge sui consigli aziendali, darsi da sé una costituzione sulla base delle esperienze della vita economica. Deve considerarsi come un’assemblea originaria. In questo insieme di consigli aziendali deve essere discusso circa le competenze, circa i compiti, circa la posizione globale dello stesso insieme di consigli aziendali. Questo può accadere solo perché in questa assemblea plenaria inizialmente si parla di ciò che in realtà debba farsi per la guarigione della nostra vita economica. Non si tratta dunque di teorizzare molto su quello che i consigli aziendali devono fare. Questo deve emergere dall’assemblea plenaria dello stesso insieme di consigli aziendali.

Notiamo innanzitutto: non si può socializzare una singola azienda. È completamente assurdo; si può solo individualizzare economicamente in una singola azienda. Socializzare si può solo un’area economica chiusa. Perciò non abbiamo bisogno di alcuna disposizione generale sulla funzione dei consigli aziendali in singoli impianti, come si esprime anche ora di nuovo nelle leggi, ma abbiamo bisogno di una costituzione inter-aziendale dell’insieme dei consigli aziendali. Un insieme di consigli aziendali su un’area economica chiusa deve essere un tutt’uno. Se allora questa assemblea plenaria, questa assemblea originaria, si è data una costituzione, allora questo può retroagire sugli impianti.

Nel passo successivo, da questa assemblea plenaria dell’insieme dei consigli aziendali deve essere eletto un organo che potremmo chiamare: Directorato dell’insieme dei consigli aziendali o Consiglio centrale dell’insieme dei consigli aziendali. Dovrebbe essere eletto secondo una modalità elettorale che a sua volta scaturisca interamente dall’insieme dei consigli aziendali stessi. Quando questo Consiglio centrale dell’insieme dei consigli aziendali è presente, allora è stato compiuto un passo essenziale. Perché ciò che in futuro ci serve all’interno del corpo economico è qualcosa come una rappresentanza economica o, se vogliamo usare la vecchia parola, qualcosa come un ministero economico. Queste cose non possono emergere in nessun altro modo inizialmente nel periodo di transizione, se non che cerchiamo la rappresentanza per la via di quell’assemblea originaria, quell’assemblea plenaria dell’insieme dei consigli aziendali. E dobbiamo, per avere una base per i tempi futuri in vista di un ordine sociale socialista, creare dalla condizione dell’insieme dei consigli aziendali un centro che sia sempre capace di formare ciò che potrebbe essere chiamato un ministero economico. Dunque dobbiamo in questa direzione preparare ciò che può essere un’amministrazione veramente appropriata della vita economica che emerga dalla società sociale. Se non lavoriamo in questo modo, allora il momento che certamente verrà quando si dovrà iniziare la socializzazione ci troverà impreparati, e non deve trovarci impreparati! È questa oggi una questione fondamentale. Il momento non deve trovarci impreparati. Colui che ha il potere — e vedete, si tratta, certo nel senso più ragionevole, di una questione di potere — deve sapere cosa fare. È proprio questo che è caratteristico e distintivo di

ciò che è accaduto il 9 novembre, che le persone che è arrivate al potere non sapevano cosa fare. Deve essere provveduto affinché ci siano le persone che sanno cosa fare.

Varie volte ho già sottolineato nei miei discorsi che oggi non basta solo con i consigli aziendali. Ci sarà bisogno di altri organismi consigliati. Ma oggi non dobbiamo occuparci di questo, perché si tratta che iniziamo a lavorare praticamente in un punto. L’impulso all’organismo tripartito non è lì per teorizzare continuamente su di esso, ma per passare, passare immediatamente a un lavoro veramente pratico. Il momento in cui avremo bisogno di questo lavoro pratico non deve essere così lontano. Infatti, se oggi certi ambienti si immaginano che con una qualche conclusione di pace — qualche conclusione di pace deve pur giungere — ci sia una fine, questo è un completo assurdo. Con una conclusione di pace oggi non c’è una fine, ma inizia un periodo attraverso il quale passeremo e nel quale la socializzazione deve realizzarsi nel mondo civile semplicemente da una necessità interna, ma compiuta dagli uomini.

Dobbiamo considerare due cose, e questi due punti li voglio oggi ancora sottoporvi come introduzione. Vedete, oggi in molti assembramenti — e ho partecipato a molti assembramenti e discussioni — si parla di capitalismo, e lo si fa come si parlava prima della catastrofe della guerra mondiale. Naturalmente, tutti i mali del capitalismo oggi valgono ancora esattamente come prima della guerra, ma il fatto del capitalismo è diventato completamente diverso a causa di questa catastrofe della guerra mondiale. Si pensi soltanto alle circostanze in Germania stessa. Il capitalismo ha subito una trasformazione attraverso l’economia di guerra. L’economia di guerra ha in una certa misura elevato il capitalismo al suo massimo grado. E poteva farlo perché ci si è completamente allontanati dalle reali necessità degli uomini, operando soltanto per la guerra. Ma perché il capitalismo è stato spinto in questa crisi, perché è stato creato solo ciò che era improduttivo, il capitalismo nel suo insieme è entrato in un rapporto completamente diverso con la classe operaia di quanto fosse prima. Oggi il capitalismo non si presenta come prima della catastrofe della guerra mondiale. E quello che effettivamente esiste è che si dovrebbe essere consapevoli che questo capitalismo non si presenta più così. Perché questo capitalismo ha, anche se oggi non emerge ancora così fortemente, semplicemente rovinato la vita economica su una gran parte del mondo civile; ha minato la vita economica. Ha già fatto così tanto verso la sua stessa distruzione che questa distruzione deve venire, non in “qualche tempo”, come si parlava nei circoli socialisti di una volta, non in “un lontano futuro”, ma nel prossimo futuro il capitalismo mostrerà al mondo civile che era in grado di continuare sotto il vecchio regime e di porsi nel rapporto ben noto alla classe operaia salariata. Ma questo rapporto non può più essere ristabilito. Perciò oggi la domanda è così urgente: Che cosa fa il proletariato nel momento in cui per l’autodistruzione del capitalismo gli cade il compito di rimodellare il mondo? Il capitalismo poteva continuare a operare economicamente sotto le vecchie circostanze. Ora non può più. Non può affatto. Entrerebbe un caos totale, una confusione totale se il capitalismo continuasse a operare economicamente così.

Supponiamo che una pace arrivi, anche se coloro che ora vogliono respingerla la respingono. Qualcosa deve pur accadere. Ma qualunque cosa accada, potrebbe consistere solo in questo — vi chiedo di tenere questo ben fermo — che con l’aiuto del capitalismo dell’Intesa non ancora completamente spezzato sarebbero calpestati i territori dell’Europa centrale e orientale, sì che avremmo un asservimento fino al Reno, in particolare per gli uomini che lavorano. Questo potrebbe accadere solo se il capitalismo dell’Intesa non fosse spezzato. Perché cosa potrebbe allora accadere? Chiunque sia un uomo pratico può rendersene conto. Accadrebbe quanto segue: supponiamo che la pace arrivi, questa pace che è in realtà una pace del capitalismo ormai esaurito dell’Europa centrale e orientale con il capitalismo dell’Intesa, perché il proletariato finora non è stato da nessuna parte, nonostante il governo socialista, invitato in qualsiasi modo a partecipare ai destini del mondo. Supponiamo dunque che questa pace arrivi: allora avrebbe senso solo se il proletariato tedesco fosse disposto a ricostruire il capitalismo accettando salari terribilmente bassi. Se accettasse questi salari terribilmente bassi, con i quali gradualmente morirebbe di fame, allora attraverso questi salari bassi il capitalismo tedesco potrebbe di nuovo levarsi in piedi, e potrebbe essere pagato a spese della classe operaia, per così dire, ciò che il capitalismo dell’Intesa richiede. Questo è il primo caso.

L’altro caso è che — come probabilmente non crederete — avvenga che il proletariato americano e inglese, per esempio, si decida a lavorare il più possibile economicamente, con i salari più bassi possibili, affinché mezzi di produzione possano essere forniti alla Germania che la Germania inizialmente può pagare solo se di nuovo il proletariato lavora quasi gratuitamente. Per il proletario tedesco ne consegue in entrambi i casi che entra in una situazione terribile. Solo una vera socializzazione che pone la vita sociale su una base completamente diversa può portare la liberazione da questa situazione. Se voi eliminiate il capitalismo dalla struttura sociale nel modo in cui spesso è stato descritto, allora ciò che come pace o compromesso o intesa si presenta non può essere nulla che si conclude tra i capitalisti dell’Europa centrale e orientale e i capitalisti occidentali, ma può essere solo qualcosa che emerge da una società che diventa sempre più socialista. E solo questo può portare relazioni sane nei rapporti internazionali. Perché allora accadrà che proprio attraverso la conclusione di pace il capitalismo dell’Europa centrale e orientale che oggi non sta più sulle proprie gambe deve effettivamente scomparire dalla scena. E questo avrà per conseguenza che anche negli stati dell’Intesa il capitalismo può essere combattuto in una maniera veramente genuina. Perché se da qualche parte non c’è capitale e tuttavia regna la vita produttiva, regna la forza produttiva, allora ci si deve comportare in una maniera completamente diversa verso un’economia così produttiva di quanto se si ha la speranza che il capitalismo si rinvigorisca di nuovo e vi paghi l’indennizzo di guerra o simili. Vedete, dico questo ultimo solo per la ragione che non crediate che qualcosa venga rimandato in un lontano futuro. Si tratta del più prossimo futuro, si tratta del fatto che il momento che inizia con la necessaria intesa tra i popoli o con la conclusione di pace sarà o l’inizio di una situazione terribile del proletariato dell’Europa centrale e orientale o l’inizio di una vera socializzazione che deve emergere dal vostro coraggio, dalla vostra forza, dalla vostra consapevolezza della necessità. È questo che volevo anticipare.

Credo che oggi dobbiamo discutere dell’insieme dei consigli aziendali, ma in modo che questo conduca a un’azione veramente concreta, affinché non si parli solamente, ma vediamo come l’impulso della tripartizione dell’organismo sociale consista nel fatto che esso contiene pensieri che possono essere realizzati, che possono diventare azione.

Discussione

Il relatore Biet si oppone alla legge proposta dal governo sui consigli aziendali e a un articolo nel giornale del giorno sulla coalizione governativa.

Il relatore Lange chiede: Nel caso in cui i consigli aziendali siano eletti o nominati, si è pensato al fatto che gli impiegati e i direttori, i direttori tecnici o commerciali, debbano essere inclusi nella votazione? È certo importante che le leggi o i regolamenti che vengono fatti siano fatti veramente da persone che controllano l’intero contesto.

Rudolf Steiner: La domanda è straordinariamente importante. Si tratta proprio di fare qualcosa che possa funzionare. Non è vero, lavorare nella forma economica attuale senza i dirigenti spirituali naturalmente non si può. L’economia verrebbe spinta in un vicolo cieco. La produzione si fermerebbe in relativamente poco tempo se non si riuscisse a ottenere la direzione tecnica. Sapete che in Russia, a causa delle diverse circostanze — su cui sarebbe interessante anche discutere una volta — non è stato possibile guadagnare adeguatamente i dirigenti tecnici alla vera idea della socializzazione, cosicché ci si trovava di fronte al fatto che da una parte c’era forse un proletariato manuale sufficientemente numeroso che avrebbe potuto accogliere l’idea della socializzazione, e dall’altra parte non era possibile guadagnare la massa dei cosiddetti lavoratori spirituali all’idea della socializzazione. La conseguenza di ciò è stata quella che per la Russia è più da deprecare: il sabotaggio di questa classe di lavoratori spirituali. Questo sabotaggio della classe di lavoratori spirituali deve assolutamente essere evitato, cioè: È necessario che tutti i meccanismi siano messi in movimento per superare ciò che esiste come ostacolo all’interno della classe di lavoratori spirituali. Non inganniamoci su quali siano gli ostacoli gravi che esistono.

Vedete, ho già parlato anche di questo qui. Non è vero, oggi ci troviamo di fronte al fatto che il proletariato, attraverso una lunga educazione, in un certo grado è educato politicamente. Il proletariato è, anche se forse non vale per ogni singolo, educato politicamente. L’educazione politica non consiste nel sapere fino nei dettagli l’uno o l’altro, ma nel possedere una certa costituzione fondamentale dell’anima che è politica. Questo ce l’ha il proletariato, ma non ce l’hanno coloro che appartengono agli ambienti della cosiddetta classe di lavoratori spirituali. Questa classe di lavoratori spirituali si è abituata a coltivare in sé quella che si potrebbe chiamare mentalità autoritaria. Se questa autorità sia un’autorità statale o un’autorità di fabbrica, non è decisivo. È importante sapere che in questi ambienti regna una profonda mentalità autoritaria. Certo, il singolo individuo potrebbe essere interiormente ribelle, ma per la maggior parte lo fa con il pugno in tasca. Ma la classe dei lavoratori spirituali non può mancare per la vera socializzazione. Perciò dico: è necessario guadagnare gli impiegati e anche i dirigenti aziendali, e soprattutto guadagnare tra di loro coloro che hanno senso e cuore per la vera socializzazione.

Non dobbiamo permettere che, quando il momento arriverà, una sorta di ministero economico sia fondato in modo tale che questo ministero sia costretto a mettersi cinque o sei o dodici poltrone come punta superiore, e l’intero apparato continui a funzionare nella vecchia mentalità. Ma non dobbiamo permettere nemmeno un’altra cosa. Il signor Biel ha molto bene indicato di cosa si tratterebbe se diventasse realtà qualcosa come ciò che sta nella legge infelice sui consigli aziendali che ora dovrebbe essere promulgata. Vi ho detto che è un fatto essenziale che proprio ora siamo in un momento in cui il capitalismo si è effettivamente rovinato e non può di nuovo ricostruirsi da sé. Se una ricostruzione deve accadere, deve avvenire dai lavoratori. I capitalisti non possono continuare. Questo è ciò che dimostra che bisogna cogliere il momento. Leggi come quella che dovrebbe diventare realtà sono adatte a far sì che, con l’aiuto della classe operaia fuorviata, il capitalismo, che non può aiutarsi da sé, sia di nuovo ravvivato e giunga al vecchio dominio. La classe operaia dovrebbe formare tali consigli aziendali che, per tutta la loro configurazione, aiutino di nuovo il capitalismo. A questo possiamo opporci solo se dalla vera umanità che lavora viene creato dal basso un insieme di consigli aziendali, che si dia da sé una costituzione, cioè non si curi di quello che fondamentalmente vuole essere una continuazione del vecchio capitalismo, perché non può immaginare il mondo organizzato diversamente da quello capitalistico.

Dobbiamo renderci perfettamente conto del fatto che il nostro primo compito è di costituire i consigli aziendali in generale, e che, nella misura in cui è possibile, in questo insieme di consigli aziendali abbiamo bisogno anche dei lavoratori spirituali. Coloro che non hanno senso e non hanno cuore per la socializzazione, quelli non possiamo usarli. Non si tratterebbe nemmeno di avere il più possibile direttori o capi in esso, ma soprattutto coloro che devono veramente lavorare spiritualmente. Allora è possibile, da un tale insieme di consigli aziendali, realizzare qualcosa come la socializzazione. Ma se vi dichiarate in favore di una legge come quella che ora è progettata, allora non avete altro che i vecchi comitati di fabbrica ribattezzati. È solo un ribattesimo, e naturalmente — perché non si possono avere tutti e due insieme — i vecchi comitati dei lavoratori devono essere aboliti. I vecchi comitati dei lavoratori non potevano eliminare il capitalismo; i nuovi consigli aziendali da costituire secondo la legge non potranno farlo nemmeno.

Dunque, dobbiamo portare avanti il più possibile un insieme di consigli aziendali, e questo deve essere capace di gestire da sé gli impianti. Non dobbiamo pensare solo all’agitazione, ma dobbiamo pensare al lavoro pratico da cui gli impianti possono essere ricreati. Non è sufficiente sostenere l’opinione che la produzione debba essere socializzata, ma si tratta di sapere il più precisamente possibile come debba essere socializzata. Questo accadrà perché effettivamente portiamo la classe dei lavoratori spirituali nell’insieme dei consigli aziendali. Su questo deve essere diretto il nostro sforzo. Perciò la mentalità apolitica della classe dei lavoratori spirituali deve essere eliminata. E non dobbiamo neanche perdere di vista quello che oggi si attende. Oggi, sotto circostanze che forse voi conoscete sufficientemente bene, dalla non-classe-operaia si aspetta che non solo accada una qualche socializzazione, ma che il proletariato possa essere superato. Non dimenticate, ci sono detti come quello di un grande industriale tedesco, che ha detto: Noi grandi industriali possiamo aspettare, e aspetteremo finché gli operai non verranno ai cancelli delle nostre fabbriche e non chiederanno lavoro! — Questa mentalità non è rara. Si aspetta se gli operai non si lasciano vincere. E questo è quello che deve essere impedito dalla realtà. Su questo si tratta. Di questo bisogna anche pensare quando ci si occupa della questione di come guadagnare i lavoratori spirituali alla nostra causa. All’inizio di ciò che come azione deve vivere tra noi deve stare, primo, che vengano costituiti consigli aziendali, e secondo, che, nella misura in cui oggi è possibile, anche i lavoratori spirituali devono essere coinvolti.

Un relatore chiede: Cosa devono effettivamente fare i consigli aziendali? E cosa deve essere fatto nel prossimo immediato futuro?

Rudolf Steiner: Vorrei sottolineare assolutamente che quello che ho detto non è per il prossimo futuro, ma per il prossimo, immediato futuro. Ho già sottolineato: non può essere il momento oggi che pensiamo molto su come avere consigli aziendali ben istruiti, ma si tratta soprattutto di portare i consigli aziendali in piedi e di arrivare a un’assemblea plenaria di consigli aziendali. Cosa è soprattutto necessario: che abbiamo persone dalla vita economica stessa, che allora faranno il resto. Non può essere oggi una questione di avere ricevuto istruzioni numerose su come i consigli aziendali debbano funzionare. Voglio sottolineare di nuovo: non può essere il momento oggi che pensiamo molto su come avere consigli aziendali ben istruiti, ma si tratta soprattutto di portare i consigli aziendali in piedi. Ci sono numerosi impianti in cui la classe operaia sa esattamente: questo è il vero consiglio aziendale per noi — dove non è necessario discutere a lungo, ma dove il semplice fatto della fiducia sa: questo è il vero. E voglio sottolineare l’importanza straordinaria che questa fiducia già esistente trovi proprio durante l’elezione dei consigli aziendali la sua espressione, cosicché nel consiglio aziendale vengano persone che hanno la fiducia dei loro colleghi. Questo somiglierebbe a una nomina.

Naturalmente bisogna condurre l’elezione in modo pratico-tecnico, ma dovrebbe essere impedito che attraverso l’elezione si arrivi a composizioni casuali di qualsiasi genere. Solo tali personalità dovrebbero essere elette nel consiglio aziendale che hanno la fiducia dei loro colleghi. Questo è necessario perché abbiamo soprattutto bisogno di persone che si sentano responsabili di quello che devono fare. Questa è una cosa.

L’altra cosa è che non credo che sia giusto chiedere: Come deve essere distribuito il numero dei consigli aziendali tra impiegati e operai? Non penso affatto che sia possibile stabilire oggi qualche regolamento. Sono perciò completamente d’accordo con quello che ha detto il relatore precedente, che cioè non — il che condurrebbe a qualcosa di mostruoso — da una parte gli impiegati eleggono il loro consiglio aziendale e dall’altra parte gli operai eleggono il loro consiglio aziendale. Allora avremmo fin dal principio un insieme di consigli aziendali incapace di lavorare. Piuttosto deve essere eletto come un organo unitario di impiegati e operai insieme. E quanti allora emergono da una parte dal circolo degli impiegati e dall’altra parte dalla classe operaia, lasceremo fare all’elezione. È naturale che colui che per esempio dalla classe dei lavoratori spirituali entra nel consiglio aziendale deve essere una persona che ha la fiducia non solo degli impiegati, ma che deve anche avere la fiducia della classe operaia. La classe operaia deve accettarlo come lavoratore spirituale allo stesso modo. Così dunque, se per esempio in un certo impianto, diciamo, cinque operai manuali e un lavoratore spirituale vengono eletti, così deve anche essere possibile che altrove tre lavoratori spirituali e tre operai manuali vengano eletti. Deve essere interamente affidato alla fiducia. Come un gruppo unitario, lavoratori spirituali e fisici devono eleggere dalla loro fiducia coloro che devono essere consigli aziendali. Già in questa elezione originaria deve cadere ogni distinzione sociale tra lavoratori spirituali e fisici.

Non riesco a immaginarmi che la richiesta che eleggiamo insieme lavoratori fisici e spirituali debba portare a qualcosa di diverso dal fatto che il lavoratore spirituale che viene eletto abbia la fiducia anche di tutta la classe operaia, indipendentemente dal fatto che sia una classe operaia fisica o spirituale. Se formassimo l’elezione in modo che fossimo costretti a eleggere un tale numero di consigli aziendali dalle file dei lavoratori spirituali e un tale numero dalla classe operaia fisica, allora non sarebbe più un’elezione libera, basata sulla fiducia. Pensiamo: negli impianti tra i lavoratori spirituali non abbiamo tanti che meritano fiducia; allora verrebbero in questa assemblea originaria persone di cui non abbiamo bisogno! L’elezione stessa non deve svolgersi solo in modo che lavoratori spirituali e fisici vengano considerati senza distinzione, ma in modo che abbiano insieme il potere di eleggere e insieme eleggano colui che vogliono, e tanti da una parte o dall’altra quanti ne vogliono. I lavoratori spirituali devono essere consapevoli che possono entrare nel consiglio aziendale solo attraverso il fatto che hanno la fiducia di tutta la classe operaia. Questo è ciò che considero una questione molto essenziale. Sono giunto a questa opinione sulla base di esperienze molto ricche. Oggi dobbiamo veramente portare le cose al punto che i consigli aziendali vengono costituiti. In otto giorni, se riesce, saranno così avanti da fornire una base sana per la socializzazione dalla fiducia di tutta la classe operaia, se non completamente, almeno nel modo in cui l’ho descritto.

Assemblea plenaria: Con una sola voce contraria, l’assemblea approva una risoluzione che contiene l’esigenza che i consigli aziendali vengano fondati il più presto possibile ovunque, prima che la legge, che è solo una cosa mezza, entri in vigore.

Rudolf Steiner: Devo ammettere che con la domanda, che appare molto frequentemente: quali mezzi di potere sono a disposizione o vuoi fornire? — non riesco veramente a collegare un senso pratico. Vedete, si tratta che questo insieme di consigli aziendali, come ho già detto, veramente giunga a formare in una sorta di Consiglio centrale o simile quello che può essere veramente una sorta di ministero economico che stia nel seno dell’economia emancipata. Ora chiedo: se questo può essere un vero ministero economico, è solo per il fatto che ha proprio le masse dietro di sé. Vorrei sapere chi può resistere a un tale Consiglio centrale, rispettivamente ministero economico, se ha le masse dietro di sé, se veramente è emerso dalla fiducia della massa. In questo modo gli date il potere. Il potere oggi non può consistere in nulla di diverso dal fatto che tutti vogliano la stessa cosa e la facciano eseguire mediante singoli, quindi che veramente dietro un tale ministero ci sia qualcosa che renda impossibile che sia demolito e simili, e allo stesso tempo renda possibile stare su fondamenta solide, basate sulla fiducia delle più ampie masse. Non arriviamo al potere in nessun altro modo. Ma questo potere è poi di per sé presente quando l’organo è presente. La domanda su quali mezzi di potere voglia dare a un tale organo, la posso solo considerare come straordinariamente astratta. Non so a cosa si pensi con una tale domanda. Si pensa forse che si dovrebbero schierare reggimenti o si dovrebbero fare proposte affinché un tale o tal’altro numero di persone vengano arruolate, in modo che, quando questo organo si riunisca, possa funzionare contro la volontà degli altri? Non so cosa c’è dietro una tale domanda. Perché se quello che entra nell’insieme dei consigli aziendali emerge dalla fiducia della grande massa, cosa succede allora? Allora il Consiglio centrale, rispettivamente il ministero economico, sarà in grado di portare avanti una vera socializzazione, e con essa le ampie masse saranno d’accordo, perché è proprio carne della loro carne.

Dunque io penso che, davvero mettendo qualcosa di effettivo su un terreno sano, il potere scaturisce da sé. Non è scaturito il 9 novembre per la ragione che quello che voleva emergere non è emerso dalla fiducia delle masse e non si sapeva nemmeno cosa fare là in alto. Lì non vale nemmeno tutto l’altro potere. Non ci sono altri mezzi di potere se non quelli che stanno nella cosa stessa. Perciò ho sempre considerato come una domanda filosofica più strana e completamente astratta quando oggi si dice: non ci dici nulla sulla via per arrivare al potere. — Questa è appunto la via verso il potere: trovare una rappresentanza dalla fiducia, e dalla rappresentanza poi plasmare quello che trova ascolto presso coloro che hanno dato fiducia a questa rappresentanza. Questo sarebbe un cammino pratico. L’auto-nomina e simili possono solo portare a far sì che la gloria presto finisca.

Nel modo in cui oggi parliamo, affrontiamo anche la questione del potere, e sarebbe davvero un grande errore se si rimettesse di nuovo la cosa su binari secondari sollevando di nuovo la domanda su quali mezzi di potere debbano essere dati a coloro che già hanno il potere dal fatto che entrano nella loro posizione sulla base della fiducia e non su alcuna altra base. Vi chiedo di considerare questo, perché vedo come attraverso le settimane la confusione si crei sempre di nuovo dal fatto che da una parte si dice: sì, è tutto bene. Tali obiettivi, questi possono forse essere raggiunti, ma abbiamo prima bisogno del potere. — Dobbiamo ottenere il potere per il fatto che con questi obiettivi andiamo nel luogo in questione dove, se procediamo alla loro realizzazione, effettivamente guadagniamo la comprensione delle più ampie masse. Questo è il cammino verso il vero potere, verso la vera socializzazione. Un altro condurrà a delusioni, alla ripetizione di quello che è accaduto il 9 novembre e nel periodo successivo.

Il relatore Funk chiede: Come ci dovremmo comportare se i consigli aziendali vengono ignorati o non riconosciuti dagli imprenditori?

Rudolf Steiner: Certo, si può sollevare la domanda su come ci si dovrebbe comportare quando i consigli aziendali sono lì e non vengono riconosciuti dagli imprenditori. Ma vedete, per il modo in cui la questione si è presentata a voi questa sera, in realtà è già stato fatto il possibile contro una tale eventualità. Non concepiamo affatto questo insieme di consigli aziendali in modo che dipenda dal fatto che l’imprenditore ora lo riconosce o meno. Perciò non dovrebbe essere creato questo orribile ibrido di insieme di consigli aziendali che dovrebbe consistere nel fatto che i consigli aziendali nei singoli impianti gettano di nuovo polvere negli occhi alla gente, per calmare gli operai dicendo: Abbiamo i consigli aziendali. Vogliamo un insieme di consigli aziendali che si estenda su tutto il territorio economico e da cui gradualmente emerga un potere centrale. Questo potere centrale si baserà su una maggioranza o, come ho ripetuto sempre, sulla massa larga.

Ora vi chiedo: Se questo insieme di consigli aziendali porta a far sì che da esso venga costituito il futuro governo economico, quale significato può ancora avere l’opposizione dei vari imprenditori? Questi vari imprenditori saranno semplicemente sollevati dalle loro fondamenta da questo insieme di consigli aziendali! L’insieme dei consigli aziendali deve fare qualcosa. Quando raggiungerà il suo obiettivo, non starà più di fronte all’imprenditoria di oggi. Questo mi è venuto molto spesso incontro negli ultimi tempi nelle più svariate discussioni, che da una parte si vuole socializzare e dall’altra si dice: Se ora abbiamo socializzato, cosa diranno i capitalisti? Sì, se ci impegniamo con questa domanda, allora non arriviamo mai a una vera socializzazione. Ma se prendiamo la socializzazione davvero sul serio, allora non dipende dalla posizione dei capitalisti. Questo significa appunto “socializzare”, che in futuro non dipende da loro, dai capitalisti. Saranno eliminati dal mondo dal fatto che non continueremo ad ascoltare il chiacchiericcio di singoli consigli aziendali che vengono riconosciuti dall’autorità capitalista. Non vogliamo continuare a lavorare con quelli. Perciò questa legge deve essere combattuta. Dobbiamo veramente fare sul serio con quello che è la socializzazione. Se facciamo sul serio, allora questa domanda scompare completamente da sola. Se la domanda: Cosa diranno i capitalisti? — continuasse a sussistere, allora non avremmo davvero socializzato. Ma vogliamo appunto costituire la socializzazione! Perciò non dobbiamo lasciarci scoraggiare da tali domande, ma dobbiamo ottenere chiarezza, dobbiamo in noi generare una volontà che possa agire decisivamente, perché si basa su impulsi sani. Allora vogliamo solo chiedere: Come facciamo per spingere questa volontà, senza considerazione per questo o quello, in avanti? — e non: Cosa potrebbe venire? Cosa vogliamo fare? — è questo che conta.

5°Terza serata di discussione con i comitati operai

Stoccarda, 5 Giugno 1919

Terza serata di discussione

Stoccarda, 5 giugno 1919

Parole introduttive di Rudolf Steiner

Miei cari amici! Affinché dopo possiamo discutere fruttificamente sulla configurazione dei consigli aziendali, voglio solo anticipare alcune parole necessarie per questo. Credo che sia innanzitutto necessario che proprio alla configurazione dei consigli aziendali si riconosca fin da principio che il compito della socializzazione del presente sia colto nella giusta maniera. Cioè che, nel momento in cui si procede alla configurazione di questi consigli aziendali, si compie un lavoro di vera socializzazione o, meglio detto, si fa un vero inizio con la socializzazione. Sapete che l’impulso alla tripartizione dell’organismo sociale vuole realizzare quello che può condurre a una tale socializzazione vera e complessa. Ora bisogna dire: Proprio in questa configurazione dei consigli aziendali si mostra subito come oggi sia ancora così poco presente la comprensione della vera movimento sociale. Non è vero, certe persone che principalmente rappresentano gli interessi dei datori di lavoro dovrebbero una volta rifletterci su come sia accaduto che oggi in modo così sonoro il grido di socializzazione sia levato proprio dalla classe operaia. Quando allora emerge qualcosa di particolare come la questione dei consigli aziendali, si nota subito da questa parte, intendo da coloro che rappresentano gli interessi dei datori di lavoro, come sia davvero poca la comprensione per una tale istituzione. Si può dire: Dalla resistenza che viene da questa parte si può proprio notare come sarà difficile far valere una vera socializzazione e non una falsa. I volantini che avete di fronte sono stati redatti proprio su suggerimento del movimento per la tripartizione dell’organismo sociale per l’istituzione di consigli aziendali.

Ebbene, cosa si sente dall’altra parte, dai rappresentanti degli interessi dei datori di lavoro di fronte a ciò che in questi volantini si esprime? Vedete, prima di tutto si dice: Sì, se è così come viene esposto in questo volantino, allora gli operai ricorrono all’auto-aiuto! Le persone che parlano così non considerano affatto che in realtà la classe operaia ha sempre ricorso all’auto-aiuto solo quando questo auto-aiuto era urgentemente necessario!

Ho esposto in vari insegnamenti come la non-classe-operaia, come i circoli dirigenti nei tempi moderni abbiano mancato ogni occasione di affrontare il movimento sociale in modo comprensivo. E ho anche descritto come anche le piccole briciole che furono date alla classe operaia sotto forma di assicurazioni, previdenza per la vecchiaia o regolamentazione dell’orario di lavoro o proibizione del lavoro minorile e simili, come anche tutto questo fu possibile solo perché la classe operaia ricorse all’auto-aiuto. Oggi però le cose stanno un po’ diversamente. Quello che ho appena elencato è in relazione al grande compito della socializzazione che sta di fronte oggi piuttosto poco di conto. La classe operaia in passato è ricorsa all’auto-aiuto riguardo a questioni secondarie. Ora però ci sono compiti più grandi come rivendicazioni; cioè, ora bisogna procedere all’auto-aiuto insieme a un grande compito. Ma in questo bisogna sempre tenere in vista che dalla comprensione dell’imprenditore la parola d’ordine «gli operai ricorrono all’auto-aiuto» agisce sempre come un panno rosso. Perché vedete, gli imprenditori ora di nuovo desiderano che nei loro impianti entrino di nuovo fiducia e desiderio di lavorare, nonostante avrebbero potuto capire come proprio i rappresentanti degli interessi dei datori di lavoro siano poco idonei a stabilire questa fiducia e questo desiderio di lavorare. È proprio per il modo in cui questi circoli dirigenti hanno proceduto che la fiducia e il desiderio di lavorare sono scomparsi dagli impianti. E ora vogliono, se quello che è necessario per la produzione e per la vita sociale deve essere preso in mano da quelli che hanno sentito nel loro corpo il lavoro dell’imprenditoria, ora vogliono dire: non spetta a voi, spetta a noi.

Lo saprete dal volantino e forse anche dagli ultimi assembramenti, se eravate lì, che prima di tutto si tratta che ci siano innanzitutto consigli aziendali, consigli aziendali che veramente siano emersi dalla totalità di tutti coloro che vi partecipano lavorando e organizzando nella vita economica, e che si tratta che le persone che sono state scelte possano veramente prendere la parola, possano esprimersi su quello che ora deve accadere. Allora non si devono semplicemente continuare le vecchie forme economiche, ma deve essere creato qualcosa di nuovo dalle fondamenta. E si va avanti solo se oggi nei singoli impianti vengono eletti consigli aziendali e poi, emergendo da un più grande territorio economico coerente, diciamo la Württemberg, si riunisce un’assemblea originaria di consigli aziendali e questa poi dalle esperienze, dalle conoscenze dei consigli aziendali si dà da sé una costituzione, quindi fissa quello che i consigli aziendali devono fare, quali siano i loro diritti e doveri. In questo modo deve oggi nascere dalla vita economica stessa, dal vivere economico indipendente, quello che è necessario per questa vita economica. Deve quindi nascere qualcosa prima attraverso i consigli aziendali. Non si può creare dalle vecchie istituzioni quello che in realtà dovrebbe essere raggiunto dal vero nuovo insieme di consigli aziendali.

Vedete, questo dovrebbe essere oggi lo sforzo dei circoli più ampi dell’umanità che lavora: dalla fiducia che colui che dovrebbe essere eletto ha nell’impianto, da questa fiducia dovrebbe essere sorretto. E poi dovrebbe unirsi con i consigli aziendali di un più grande territorio economico coerente, diciamo del Württemberg in questo caso, per fissare insieme a loro i compiti dei consigli aziendali, stabilirli. Questo dovrebbe essere oggi, dalla cosa stessa, l’opinione dei circoli più ampi dell’umanità che lavora.

A questo si oppone quello che viene richiesto da un’altra parte — con mia sorpresa anche da circoli molto ampi della classe operaia stessa. È il fatto che, prima di tutto, di nuovo in modo completamente antico, come è sempre accaduto, dal vecchio Stato dovrebbe essere data una legge che fin dall’inizio determini quali dovrebbero essere i doveri e i diritti dei consigli aziendali. Se si procede così, allora non solo, credo, non si fa un passo avanti, ma si compiono anche, considerate le condizioni del tempo, passi indietro essenziali. Quello che può venire da questa parte l’abbiamo visto chiaramente. Cosa contengono dunque le richieste che vengono da questa parte? Lì si dice per esempio: lo Stato, l’imprenditore e gli operai devono venire a loro diritto. Che lo Stato, che oggi è ancora fondamentalmente concepito in modo che sia il protettore del capitalismo, venga a suo diritto, questo può essere certamente inteso sinceramente. Che alla fine anche l’imprenditore debba venire a suo diritto, non voglio nemmeno metterlo in dubbio. Ma quello che la gente intende quando dice che l’operaio può venire al suo diritto se si fabbricano tali leggi, questo, credo, ha veramente bisogno di un’osservazione più attenta, perché queste persone di solito confondono l’interesse dell’operaio con il modo in cui, nel loro interesse, hanno bisogno dell’operaio nel modo migliore.

Così questi si costruiscono parole strane, parole che fondamentalmente sono sempre adatte a gettare polvere negli occhi della gente, una polvere che ha allora di solito una determinazione molto strana. Questa polvere, se cadesse di nuovo su coloro che la spargono, dovrebbe un po’ trasformarsi in granelli d’oro. Allora dicono queste persone: I consigli aziendali devono però servire l’intero, l’intero dello Stato. Inoltre non sono lì per procurare vantaggi al singolo operaio, ma devono servire al prosperare dell’intero impianto. — Ora vi chiedo, cosa significa effettivamente quando si dice una cosa così: “i consigli aziendali devono servire al prosperare dell’intero impianto”. Questo non significa nulla di diverso dal fatto che in modo astratto viene offuscato quello che effettivamente è in questione.

Come sia possibile che, se si distrugge sistematicamente l’economia attraverso una guerra di quattro anni e mezzo e poi ulteriormente attraverso una cattiva amministrazione, si possa in seguito ricostruirla completamente, come se nulla fosse accaduto — io non lo so. Si può solo rimediare se si fa qualcosa. Si può fare qualcosa partendo dalle forze vive della popolazione che sta dentro al processo economico. Non si va oltre il fatto di stampare una banconota dopo l’altra, perché queste banconote hanno valore solo se vengono riscattate dal lavoro!

Vedete, la gente oggi ama anche dire così: Prima che da esperti non sia delimitato quali poteri possono avere i consigli aziendali senza distruzione del nostro corpo economico gravemente malato, e prima che attraverso le leggi create dal governo non sia fissato il diritto dei medesimi, i consigli aziendali selvaggiamente eletti — sottolineo: selvaggiamente eletti — possono solo causare danni. — Sì, questi consigli aziendali selvaggiamente eletti devono essere quelli che vengono costituiti solo attraverso la fiducia della popolazione laboriosa. A questi dovrebbero contrapporsi quelli che vengono messi nelle fabbriche dicendo loro: Potete fare questo, non potete fare quello, dovete omettere questo. — Sì, questo naturalmente non conduce a nulla di diverso dal mantenimento delle vecchie condizioni. Non porta avanti, ma alcuni passi indietro, perché era già un danno quando la vita economica prosperava, che si pensasse ai comitati dei lavoratori in questa maniera. Ora, dove la vita economica giace a terra, è un danno ancora maggiore se la classe dei consigli aziendali non emerge dalla stessa popolazione laboriosa e quando qualcosa di questo tipo emerge, si dice che sia umanità selvaggiamente eletta. Ebbene, dopo che si è visto cosa dovrebbe essere piantato dall’altra parte, uno dovrebbe almeno ricorrere alle piante selvatiche. Questo sarà allora la cosa più sana, più sana di quello che dovrebbe essere piantato nei giardini ornamentali di coloro che amano rimanere bloccati nelle vecchie condizioni.

Un altro bel detto che è anche emerso in questi giorni contro i nostri sforzi di eleggere consigli aziendali voglio ancora citare. Vi sono infatti varie paure da questa forza di consigli aziendali selvaggiamente eletti. Tra l’altro si dice: Lo sfruttamento unilaterale degli impianti da parte degli operai contraddice l’idea della socializzazione. — Ma non so neanche cosa dovrebbe significare. Mi torturo il cervello per pensare qualcosa con questa frase. Lo sfruttamento unilaterale degli impianti da parte degli operai, che cosa dovrebbe significare? Vedete, se gli operai hanno la loro giusta dose di corresponsabilità nell’impianto, allora sapranno che se non coltivano e curano gli impianti da sé, in poco tempo gli impianti saranno in uno stato in cui non potranno più sfruttarli. Che si dovrebbe presumere proprio dai rappresentanti intelligenti dell’imprenditoria che gli operai siano così stupidi da iniziare a estrarre tutto dall’impianto, in modo da mettersi poi loro stessi per strada, questo non ci si dovrebbe davvero immaginare. Perché gli operai hanno imparato abbastanza cosa significhi essere messi per strada da altri. Che lo facciano da sé, non lo credo, perché questa pratica l’hanno conosciuta sufficientemente dagli altri.

E poi l’affermazione che si contrasterebbe l’idea della socializzazione. Sì, socializzazione dovrebbe essere: Invito alla collaborazione all’ordine sociale nella vita spirituale, giuridica ed economica di tutti coloro che come lavoratori vi partecipano, che come lavoratori veramente stanno nel lavoro. Questo dovrebbe essere raggiunto per il fatto che dalla popolazione laboriosa emerge l’insieme dei consigli aziendali — come dicono i signori — “selvaggiamente” eletto. Ebbene, questo dovrebbe allora contrastare la socializzazione. Così mi torturo anche con la seconda metà di quella frase nella mia mente e semplicemente non riesco a scoprire cosa voglia dire, perché per il fatto che i consigli aziendali vengono eletti da coloro che gestiscono gli impianti e provvedono al prosperare dell’intera economia nazionale, dovrebbe contrastare la socializzazione. Forse potrebbe voler dire che per il fatto che coloro che lavorano negli impianti partecipano al rendimento, mentre coloro che finora sempre partecipavano al profitto in vari modi escono male. Cioè, usciranno male coloro che dalle fondamenta del capitalismo ricavano la loro vita. Dovrei dunque interpretare la frase nel senso che la scelta unilaterale di tali consigli aziendali come vogliamo contraddice l’eliminazione dei veri capitalisti. Allora dovrei pensare che nella testa di una tale persona possa nascere il pensiero che cioè l’eliminazione del capitalismo privato contraddica la socializzazione. Posso anche immaginare che nelle teste di certe persone la socializzazione sia intesa in modo tale che non sia una vera socializzazione se contraddice gli interessi dei capitalisti privati. Allora però dobbiamo confessarci che dobbiamo farci noi stessi concetti sulla socializzazione, che davvero non possiamo lasciarci imporre dalla gente i concetti di vera socializzazione o di ciò che la contraddice. Se si grida anche così tanto per le leggi, non si arriverà comunque a un vero concetto dei consigli aziendali. Perciò dobbiamo deciderci di creare come concetto vero dei consigli aziendali questi consigli aziendali, e non lasciarci distogliere dal fatto che opponiamo ai giardini ornamentali del sistema dell’ordine economico attuale i consigli aziendali selvaggiamente cresciuti. Dobbiamo trovare il coraggio per questo e dirci: Dall’istituzione di quei consigli aziendali che ora fissiamo per elezione originaria — il resto può essere discusso in seguito nella discussione — dovrebbe emergere un insieme di consigli aziendali che sarà adatto a creare veramente una base per la socializzazione. Allora può accadere che la socializzazione veramente marcerà, mentre fino a ora parlano di marcia della socializzazione solo quelle persone dalle quali si sa con precisione che intendono per vera socializzazione un fantasma capitalistico in nuova forma, che dovrebbe inzupparsi di ogni genere di parassiti.

Se penetriamo questo, allora potremo accendere in noi il coraggio di inviare finalmente questa foresta selvatica di consigli aziendali nel mondo, affinché tutto non sia di nuovo rovinato dai fiori ornamentali di coloro che non capiscono nulla della socializzazione.

Discussione

La signora Bühl: Ha distribuito il volantino del movimento sulla creazione dei consigli aziendali a Calw e ha scoperto che lì la classe operaia mostra poco interesse per la creazione di consigli aziendali. Perciò prega il Dr. Rudolf Steiner di tenere un discorso lì per scuotere un po’ le persone.

Il signor Armbruster non è soddisfatto dell’andamento degli eventi e trova come il “Socialdemocratico” le dichiarazioni del Dr. Steiner “morbide come susine”. Inoltre ritiene che la socializzazione non sia nulla di nuovo. Spera aiuto da un nuovo governo.

Rudolf Steiner: Sì, che nel “Socialdemocratico” sia scritto che le mie dichiarazioni siano “morbide come susine”, da ciò non mi sono fatto nulla a quel tempo. Mi sono detto: Ci sono state già così tante dichiarazioni su ogni sorta di programmi socialisti e sociali, che hanno saputo di prugne acerbe, che mi sembra davvero non del tutto ingiustificato portare finalmente le susine a maturazione; allora come è noto sono morbide.

Una cosa però che il signor relatore ha detto mi sta molto a cuore, perché credo che forse non dovrebbe parlare così tanto alla nostra ragione quanto alla nostra volontà. Sarà forse giusto se si dice: Se a quel tempo, quando la rivoluzione è emersa nel 1918, nel modo in cui oggi si sta tentando, si fosse parlato della tripartizione e della socializzazione e si fosse anche cercato di realizzarle, allora oggi saremmo più avanti. — Vedete, che a quel tempo non sia emerso io stesso, aveva le sue ragioni, perché ho pensato che gli altri, che erano sempre stati nel partito, che erano sempre dentro, potessero farlo meglio, e ho anche aspettato se potessero farlo meglio. Ora lo stimato relatore ha detto lui stesso che in realtà non abbiamo ancora raggiunto nulla di particolare. Allora forse dalle realtà risulterà giustificato che, dopo che coloro sui quali ci si era affidati non hanno raggiunto nulla, ci si impegni allora nella cosa. Importante è — se il relatore veramente intende “che oggi saremmo più avanti se a quel tempo fosse stato affrontato” — che ci si dica: Bene, allora almeno oggi vogliamo affrontarlo, affinché, se di nuovo passeranno così tanti mesi o altri mesi passino, ci accorgiamo che non abbiamo fatto nulla, allora che sia almeno fatto un inizio adesso. È proprio una cosa importante che sempre più persone si trovino insieme per un’azione veramente libera. Il potere consisterà appunto nel fatto che le persone diventino sempre più consapevoli di questo loro potere. Se continuano solo a dire che questo potere dovrebbe venire da qui o da lì, allora questo potere non sarà mai ottenuto. Questo potere sarà ottenuto quando le persone diventeranno consapevoli che da loro stessa comprensione devono fare qualcosa. Se ci saranno abbastanza persone che capiranno come dalla popolazione laboriosa si giunga veramente alla socializzazione, allora non mi preoccupo affatto del potere.

In una lunga discussione, in cui vengono anche affrontate questioni sindacali, i relatori sottolineano unanimemente che, nella misura in cui non sia ancora accaduto, i consigli aziendali vengono eletti il più rapidamente possibile nonostante la resistenza degli imprenditori e della direzione delle aziende di Stato.

Un relatore fa notare il lavoro del professore Abbe di Jena, il quale, tuttavia sotto il presupposto favorevole di un monopolio, ha compiuto buoni preparativi per la socializzazione. Inoltre fa notare le idee di Friedrich Naumann e Walther Rathenau.

Il relatore Grosshans, Heilbronn: purtroppo non ho potuto ascoltare la conferenza del Dr. Steiner, ma una volta l’ho sentito parlare a Heilbronn. La ragione per dirvi alcune parole mi è data dalla mia prigionia di 39 mesi in Russia, per esporvi le esperienze sui diversi problemi che la rivoluzione in Russia ha portato con sé. Quando iniziò la seconda rivoluzione dei bolscevichi in Russia, il caso era che questi bolscevichi commisero il più grande errore cacciando via tutta la direzione tecnica e tutti i funzionari. Volevano prendere essi stessi i loro destini nelle proprie mani. Ritengo che questo sia giusto, ma, poiché le circostanze in Russia sono tali che il 60% della popolazione è analfabeta, come possono essere in grado di gestire essi stessi gli impianti? L’esperienza mostra quindi che era fondamentalmente sbagliato cacciare via tutti i funzionari, i dirigenti tecnici ecc. e voler prendere essi stessi i loro destini nelle proprie mani. A mio parere, sono proprio questi i pensieri che il Dr. Steiner vi ha probabilmente esposto questa sera e secondo i quali si dovrebbe lavorare verso l’indipendenza di tutto il popolo creativo, in modo da ottenere così il potere tanto atteso del popolo lavoratore, del popolo creativo.

Quello che voglio ancora esporre sono i grandi errori che dal 9 novembre sono stati commessi tra noi. Rifiuto il fatto che la guerra con la Russia continui ancora oggi, anche per ordine dell’Intesa. Ma non dimenticate: Se avessimo cercato una connessione con la Russia, oggi l’Intesa non potrebbe affrontarci come fa. In Russia, in Siberia, ho visto io stesso come sulla superficie terrestre si trovano quantità colossali di carbone, che nemmeno devono essere estratte, perché giacciono sulla superficie. Sulla costa del Mar di Barents ci sono colossali miniere di rame, inoltre si trovano lì mercurio e tutte le materie prime di cui avremmo così bisogno oggi in Germania. Inoltre ho visto come nella valle del Volga a Samara c’erano enormi quantità di grano del 1912, 1913 e 1914 che ancora oggi giacciono, cioè ancora nel luglio 1917, che non erano nemmeno state trecciate. Erano ammucchiate in mucchi grandi quanto una casa a tre piani. Se il nostro governo dopo la rivoluzione — non voglio tornare al vecchio sistema che è stato spazzato via, perché non abbiamo parole per dedicarci più a lui — avessimo cercato una connessione con la Russia, avessimo lavorato per un’intesa con la Russia, allora avremmo tempi diversi oggi e non saremmo dipesi dalla grazia e misericordia dei nostri nemici a cui ci opponiamo impotenti.

E voglio ancora esporre il seguente: Se considero quello che è accaduto in Germania dal 9 novembre, giungo alla conclusione che è il momento più opportuno che ci uniamo. Noi, tutto il popolo che lavora, gli operai manuali, gli operai intellettuali, gli impiegati, dobbiamo fidarci reciprocamente, dobbiamo poter contare l’uno sull’altro e non farci continuamente attirare nei vincoli dei partiti e dei sindacati. Sono convinto che un gran numero dei nostri leader è già stato superato dai tempi nuovi. Ce lo provano proprio questi propositi di socializzazione. Se leggiamo i singoli articoli, con i nostri consigli aziendali siamo in fondo nulla di più che un pezzo da esposizione. Siamo pure consigli aziendali, ma non abbiamo alcun diritto, siamo solo lì così che sediamo anche nell’azienda.

In realtà, se si osserva questo programma del nostro governo, è ben oltre 50 anni fa, e credo che questo programma non possa più essere vincolante per noi oggi. Perciò vi prego, voi che siete qui oggi, portate questi ideali che il Dr. Steiner vi ha esposto nel mondo ampio del popolo che lavora. Vedete di giungere a un’intesa e di introdurre il più rapidamente possibile i consigli aziendali, perché il tempo incalza. È il momento più opportuno che la nostra vita economica sia finalmente di nuovo sollevata a beneficio di tutto il popolo creativo.

Rudolf Steiner: Era principalmente nostro compito oggi affrontare l’importanza e la necessità dell’insieme dei consigli aziendali, affinché con questo insieme abbiamo finalmente la base positiva effettiva da cui si possa continuare a lavorare. Posso naturalmente comprendere quando qui è stato detto che sarebbe stato desiderabile che oggi fossimo arrivati molto più avanti. Certamente l’abbiamo tutti desiderato, ma finora abbiamo avuto bisogno di questo lavoro almeno per arrivare al punto, che oggi abbiamo raggiunto, in cui possiamo ormai guardare più chiaramente a questo insieme di consigli aziendali che ora veramente emerge. Credo che sia un grande progresso che registriamo dal fatto che molti dei nostri stimati presenti ci hanno potuto dire quanto la cosa sia progredita, e che ci siamo occupati della cosa anche in vista delle elezioni, o ce ne occuperemo ancora di più nel prossimo tempo. Credo che da questo possiamo vedere come sia necessario innanzitutto preparare il terreno a questi consigli aziendali, e allo stesso tempo vedere che, se si ha solo la buona volontà, si può veramente andare avanti.

Vi sarà lavoro duro con ciò che ho chiamato una sorta di assemblea legislativa che emerge dall’insieme dei consigli aziendali, e mi sembra di particolare importanza che non ci cediamo all’illusione di poter anticipare qualcosa a questa assemblea originaria dell’insieme dei consigli aziendali. Proprio quello che il signore di Heilbronn ha menzionato in connessione con l’essenza della distribuzione dei beni e simili, sarà una parte essenziale del lavoro proprio degli assembramenti che i consigli aziendali dovranno tenere. Lì si dovrà veramente parlare su tutte queste cose dalle condizioni fondamentali della nostra vita economica, affinché le basi appropriate possano essere create. Riconosco che sono stati fatti molti buoni inizi come quello del professore Abbe. Molti altri sono stati fatti, in particolare molti tentativi sono stati fatti in Inghilterra. È stato giustamente menzionato che in realtà Abbe poteva arrivare così lontano solo perché il suo impianto era di un tipo tutto particolare. D’altro lato, proprio dove la cosa è stata ulteriormente perseguita, si è sempre visto di nuovo che queste cose non potevano portare a una certa fine. E allora si deve sollevare la domanda: Perché è così? Ebbene, la ragione è che da persone benevole, come era Abbe, queste cose sono sempre state affrontate in modo piuttosto individualistico e non veramente socialmente. È questo quello che vi prego di non sottovalutare e ignorare, che vogliamo veramente affrontare la cosa socialmente, che vogliamo veramente estrarre dalla socialità dell’economia complessiva quello che viene affrontato nei singoli impianti su un territorio economico chiuso. Per qui la Württemberg verrebbe in considerazione. Solo allora, quando si sarà lavorato in questa direzione, il che con buona volontà probabilmente può procedere relativamente rapidamente, allora si vedrà come in realtà non si possa socializzare il singolo impianto, ma che la socializzazione del singolo impianto può emergere solo dalla socializzazione di un territorio economico chiuso. Guadagneremo infatti la possibilità di realizzare veramente quello che è sempre stato richiesto dal socialismo, vale a dire che si produce non per profittare, ma per consumare.

Vedete, nella struttura attuale della società, in realtà non si può produrre in nessun altro modo che pensando al profitto. Il principio di produrre per consumare deve prima essere creato! E dipenderà di nuovo da questo principio se si potranno trovare percorsi appropriati per una distribuzione dei beni. Molto dipenderà dal fatto che su un’ampia area si trovi quella che vorrei chiamare una cellula economica originaria.

Questa cellula economica originaria — vorrei almeno parlarne brevemente con poche parole — in che cosa consiste? Se non si parte dalla produzione, ma dal consumo, dalla soddisfazione dei bisogni, allora si tratta che dobbiamo prima arrivare a un risultato praticabile di quello che nel senso della soddisfazione dei bisogni conduce a una formazione dei prezzi appropriata. Questo accade ora in modo anarchico-caotico attraverso l’offerta e la domanda, e c’è molto in ciò che è l’impossibilità di arrivare a qualcosa oggi. Con la formula di offerta e domanda non si arriverà all’obiettivo di produrre per consumare. Non è vero, per arrivare a questo obiettivo, è necessario che quello che io produco, in confronto ad altri beni, debba valere tanto da poter scambiare, del tutto indipendentemente da come si configura lo scambio, tutti quei beni che soddisfano i miei bisogni fino al punto in cui ho prodotto un prodotto uguale a quello di adesso. In questo caso allora tutto quello che si deve contribuire per coloro che al momento non possono produrre direttamente se stessi deve essere incluso nel calcolo, quindi per i bambini che devono essere educati, per gli inabili al lavoro e così via. Ciò da cui bisogna partire è quindi chiarirsi su questa cellula economica originaria. Solo così sarà possibile raggiungere su base economica una formazione dei prezzi giusta, in modo che in futuro non si ripeta la situazione in cui se si guadagna di più da un lato, si deve spendere di più dall’altro, perché le cose naturalmente diventano più care sotto l’influenza del maggior guadagno.

Anche oggi ci si lamenta ripetutamente del fatto che tra il prezzo delle merci e i salari esista una relazione innaturale. La socializzazione avrà il grande compito di risolvere questo problema, di eliminare completamente questa differenza tra prezzo delle merci e salari, perché il salario come tale deve essere eliminato, perché deve essere possibile che in futuro fondamentalmente non ci sia più un lavoratore salariato, ma il collega libero, il collaboratore libero del lavoratore spirituale, del leader spirituale, perché la relazione tra dipendente e datore di lavoro nella forma attuale deve diventare completamente impossibile. Solo allora, quando è possibile eliminare tutto quello che oggi esiste e che sporca la formazione dei prezzi, solo allora è possibile raggiungere una vera socializzazione.

Oggi non si compra solo merci, ma oggi si compra in primo luogo merci, in secondo luogo diritti e in terzo luogo lavoro. Si comprano diritti quando si acquisisce terra e suolo. Dal fatto che oggi il suolo può essere scambiato con beni di produzione, nasce una situazione impossibile, che risale al fatto che sul mercato generale terra e suolo sono soggetti agli stessi meccanismi di formazione dei prezzi di altre merci. Inoltre oggi i mezzi di produzione costano qualcosa, dopo che sono stati completati. Sapete che nel mio libro è disposto che i mezzi di produzione, quando sono finiti, non sono più vendibili, ma devono essere forniti alla società in un altro modo. In futuro un mezzo di produzione deve consumare forza lavoro solo fino a quando non è finito.

Se oggi chiedete agli economisti: cos’è il capitale? — allora ricevete risposte molto diverse. I migliori economisti sono infine ancora quelli che dicono: il capitale è mezzo di produzione prodotto, cioè mezzo di produzione finito che si può possedere e che è allora vendibile. Sì, proprio se si guarda il capitale come corrispondente al mezzo di produzione prodotto, allora il capitale si rivela come la quinta ruota del carro. Sapete che nel mio libro ho elencato come base per tutta la futura distribuzione dei beni che effettivamente il mezzo di produzione deve consumare lavoro solo fino a quando non è finito. Una locomotiva, quando è finita, deve essere portata nel traffico sociale solo attraverso altre misure che non l’acquisto. Abbiamo quindi innanzitutto bisogno di chiarezza sul fatto che, riguardo ai mezzi di produzione e riguardo a terra e suolo, devono essere prese misure completamente diverse da quelle finora. Solo così — e non esiste altro mezzo — solo lasciando che i mezzi di produzione consumino forza umana finché non siano finiti, arriviamo a dare veramente il suo diritto al lavoro. Perché cos’è il denaro? Il denaro non è nulla. Colui che ne possiede così tanto non avrebbe nulla, se non fosse in grado, attraverso i rapporti di potere esistenti, di indurre tantissime persone a fornire lavoro per il suo denaro. Non potranno più farlo quando plasmeremo i prezzi dei mezzi di produzione in modo che questi prezzi si fermino completamente quando i mezzi di produzione sono finiti. Un ulteriore problema è quello della distribuzione dei beni.

Il signore che ha affrontato il problema della distribuzione dei beni deve considerare che tutta la nostra distribuzione dei beni negli ultimi tre o quattro secoli è diventata tale che è completamente nel senso del capitalismo e perciò deve essere anch’essa socializzata. Questo può accadere solo quando abbiamo un’assemblea originaria di persone che sono veramente disposte a sviluppare il coraggio contro ogni resistenza, anche di sviluppare nuove e allo stesso tempo necessarie forme di formazione dei prezzi. Sarà un lavoro duro, e potrà essere compiuto tanto più rapidamente quanto più non faremo il terzo passo prima del primo, ma non ci decidiamo piuttosto a fare veramente il primo passo. Oggi tutto dipende da questo — e non è poco — che formiamo veramente per primi questo insieme di consigli aziendali. Questo insieme di consigli aziendali non deve formulare programmi e simili, ma come fatto deve innanzitutto mettere fatti nel mondo.

Volevo solo accennare a quanto sia difficile il problema della distribuzione dei beni. Lo supereremo solo quando avremo le basi, e le basi sono le persone che hanno la fiducia dei loro simili, per riunirsi come non mai nel mondo, per non intraprendere piccoli tentativi atomistici che si chiamano anche socializzazione, ma per socializzare veramente dal tutto.

Poco fa sono stati menzionati vari nomi, tra l’altro anche il nome Rathenau. Il nome Rathenau mi ricorda qualcosa che per il presente non è così insignificante. Ieri è uscito l’ultimo numero della “Zukunft” con un saggio di Walther Rathenau “La Fine”. In questo saggio “La Fine” si ha il giusto esempio di come il capitalista con il suo giudizio riguardo agli attuali eventi del tempo sia veramente alla fine. Walther Rathenau è più vero, più sincero e in un certo senso più onesto degli altri, ma non va nemmeno oltre il punto a cui arrivano coloro che non formano le loro opinioni dal pensiero sociale, ma dal pensiero capitalistico. Potrei dire: Ciò che Walther Rathenau dice in questo saggio “La Fine”, è solo troppo ben fondato. Dice: Ebbene, abbiamo per molto tempo sentito da tutti i lati solo bugie. La nostra prima richiesta dovrebbe consistere nel fatto che finalmente alle persone non venga detto ciò che non è vero, ma ciò che è vero. E pone giustamente la domanda: Cosa accade se il presente trattato di pace non viene firmato? Ebbene, allora uno sarà fatto, poi un altro. Ma cosa se viene comunque firmato? Rathenau risponde: Rantzau allora non può fare altro che dichiarare disciolta l’Assemblea nazionale; può dichiarare che non ha più senso che ci sia un presidente in Germania, che ci sia un cancelliere del Reich e così via. Quindi non può fare altro che mettere tutti i diritti di sovranità del precedente Impero tedesco nelle mani dell’Intesa e chiedergli di prendersi cura dei 60 milioni di persone in Germania. — Sì, questa è la verità da questo punto di vista. È la verità che coloro che finora hanno guidato i destini, ora in relazione all’Europa centrale sono alla fine e devono ammettere: L’abbiamo portato al punto che in realtà non possiamo fare altro che offrire all’Intesa: Assumete il nostro intero governo e prendetevi cura di noi! — Ha ragione anche a fare un po’ di ironia su coloro che dicono: “Piuttosto morire che firmare il trattato!” — indicando che non ci si potrebbe aspettare che 60 milioni di tedeschi muoiano tutti in una volta.

Cosa si può dire a questo? Solo una cosa: quello che si è svolto tra l’Europa centrale e l’Occidente è un gioco tra capitalismo e capitalismo. E finché sarà un gioco tra capitalismo e capitalismo, non porterà a nulla se non alla sua fine. Un nuovo inizio può essere fatto solo quando si lavora dal basso in su, cioè quando dalla popolazione laboriosa si lavora a una vera costruzione sociale seria. E poiché, da ragioni politiche interne e soprattutto da ragioni esterne politiche internazionali, si ha bisogno di un inizio, perciò è emerso questo impulso dell’organismo sociale tripartito, che solo è capace di dare il diritto a una produzione di merci conforme alla realtà. Allo stesso tempo si tratta di trovare nuovi percorsi per la distribuzione dei beni, in modo da impedire che attraverso la distribuzione dei beni emerga quello che finora è stato produttore di capitale e che ha causato anche i nostri conflitti internazionali. Perciò oggi è la cosa più importante riconoscere che la socializzazione deve cominciare con il fatto che abbiamo uno stock fondamentale di persone che pensano socialmente. Questi renderanno possibile trovare il percorso verso una tale distribuzione dei beni come ho appena accennato, e di arrivare a un nuovo modo di affrontare i problemi legati a terra, suolo e mezzi di produzione. Non è sufficiente sollevare solo rivendicazioni. Socializzazione dei mezzi di produzione, bene. Ma si tratta soprattutto di trovare i modi e i mezzi per realizzare queste rivendicazioni. Non esiste nessun altro percorso se non quello di mettersi al lavoro. Oggi sarebbe davvero interessante intrattenersi su come distribuire i beni. Ma la prima cosa necessaria è che possiamo finalmente parlare con le persone che sono realmente disposte a un’altra distribuzione dei beni. Non abbiamo bisogno di parole che siano programmi, ma di parole che mettano le persone in piedi. I programmi non ci gioveranno mai. Abbiamo bisogno oggi delle persone che veramente diventeranno consapevoli del loro potere e che trasformeranno in realtà quello a cui le parole dovrebbero essere pensieri germinali.

Questo è quello che vi prego di non prendere nel senso che di nuovo direte: Sì, sarebbe bene se fossimo andati più avanti e sapessimo già adesso cosa dovrebbe essere fatto. Persone come Naumann sanno sempre cosa dovrebbe essere fatto; ma non farei gran conto se sapessi cosa dovrebbe essere fatto nel senso di Naumann. Allora saprei infatti che sono bellissimi pensieri di cui si può godere, ma non si socializza. L’impulso dell’organismo sociale tripartito si distingue dagli altri impulsi nel fatto che non piazza un nuovo programma nel mondo, ma vuole solo mostrare come le persone nel mondo devono stare insieme, come devono trovarsi, affinché emergano realtà e non utopie o programmi. In questo senso è per me una soddisfazione che così molti dei nostri amici oggi abbiano già annunciato quanto le cose siano già progredite. Vorrei chiedere di non stancarsi, di continuare i passi che sono stati fatti e di farli ancora più velocemente e più velocemente. Perché quando avremo il consiglio, con il suo aiuto tutto il resto potrà essere realizzato. Questo dovrebbero già avere capito coloro che oggi affrontano nel modo reale quello che è stato detto.

Dovrebbero avere capito che si tratta del fatto che per la socializzazione dobbiamo prima avere le persone che veramente vogliono socializzare. Questo è il primo programma di socializzazione effettivo. E la realizzazione del primo passo verso la socializzazione sarà compiuta quando nei negozi del territorio economico locale i consigli aziendali saranno stati eletti. E allora si potrà dire: Ora vogliamo fare il passo successivo. Perché prima devono esserci, affinché possiamo fare i prossimi passi. Per la socializzazione abbiamo bisogno delle persone che vogliono la socializzazione. E l’insieme dei consigli aziendali sarà probabilmente considerato in futuro come il primo passo verso la vera socializzazione.

Secondo il comunicato del presidente, dalle notizie che si sono appena ricevute risulta che quattro consigli aziendali sono stati eletti e che l’elezione di sei altri consigli aziendali è stata iniziata.

6°Quarta serata di discussione con i comitati operai

Stoccarda, 14 Giugno 1919

Quarta serata di discussione

Stoccarda, 14 giugno 1919

SERATA DI DISCUSSIONE

Stoccarda, 14 giugno 1919

Signor Lohrmann, presidente: Apro la riunione di oggi. Purtroppo è molto scarsamente frequentata, il che è certamente dovuto al fatto che i partiti hanno iniziato a combattere la nostra causa. Ciò riposa su un malinteso. Mi sono anche confrontato con vari esponenti dei partiti. Essi vedono nella causa della tripartizione una frammentazione della classe operaia, del proletariato, nella lotta che condurrà alla liberazione del proletariato stesso. Per questo motivo il partito combatte la tripartizione dell’organismo sociale. Possiamo ancora oggi chiarire quale posizione dovremo assumere in futuro specificamente nei confronti dei partiti. Credo che il tema possa emergere nella discussione che seguirà.

Parole introduttive di Rudolf Steiner Cari presenti! Voglio essere molto breve nell’introduzione, perché ritengo che il merito della questione vada affrontato attraverso il discorso e la controreplica. Il signor presidente vi ha appena fatto notare che, contro ciò che viene voluto qui da parte della «Lega per la tripartizione», si sta creando una forte controcorrente. E avete certo sentito da quali ragioni emerge questa controcorrente. Forse potrei dire che la questione potrebbe essere espressa ancora in modo diverso, cioè diversamente da come è stato detto circa le ragioni da cui proviene questa controcorrente. Se questa controcorrente si basasse davvero sul sospetto che nelle questioni di partito potrebbe essere infisso un cuneo, allora procederebbe da premesse completamente false. Non riesco a vedere come si possa mantenere l’affermazione che da parte nostra dovrebbe esistere in qualche modo l’intenzione di infliggere un colpo alle questioni di partito. Vedete, la cosa sta così: i partiti hanno il loro programma, e hanno anche l’intenzione, nel prossimo periodo, di fare questo o quello. Non verranno affatto ostacolati nel fare questo o quello! Si tratta solamente del fatto che ai membri di un qualsiasi partito — possono restare nel loro contesto di partito e fare ciò che il contesto di partito chiede loro — viene offerta la possibilità di accogliere qualcosa di positivo che possa trasformarsi in azione. Che con questo sia connessa l’intenzione che le personalità della «Lega per la tripartizione dell’organismo sociale» volessero essi stessi assumere i posti che i membri di partito vogliono occupare — di questo non può assolutamente parlarsi. Vedete, la cosa è venuta così: si è visto che con il programma di partito, attualmente proprio riguardo alla questione più importante, la questione della socializzazione, non si può raggiungere nulla. Avete sperimentato la cosiddetta Rivoluzione del 9 novembre, avete sperimentato che uomini di partito sono giunti alla testa del governo. Ma avete anche sperimentato che questi uomini di partito non sapevano che farsi con ciò che effettivamente si presentava loro davanti, con ciò di cui avevano in gran misura il potere. Potreste vivere una grande delusione, anzi devo dire che ho la convinzione che la vivrete realmente, se non affrontaste in qualche modo le aspirazioni verso l’organismo sociale tripartito. Potreste vivere la delusione che al secondo sommovimento altri uomini di partito giungano alla testa del governo, i quali, non per cattiveria, ma semplicemente perché i programmi di partito sono impotenti, dopo un certo tempo non producano nulla di positivo. Potreste sperimentare che ancora una volta segua una delusione. Preservarvi da queste delusioni, da queste nuove delusioni, mostrando ciò che il tempo presente esige e ciò che realmente deve essere attuato — proprio questo è ciò che si è preposto la «Lega per la tripartizione dell’organismo sociale».

I partiti hanno sempre la particolarità che gradualmente si allontanano effettivamente da quelli che erano originariamente i loro impulsi. I partiti hanno complessivamente un destino strano. Poiché non ho colto l’impulso all’organismo sociale tripartito dal nulla, ma l’ho afferrato sulla base di un’esperienza veramente intensa del movimento sociale nel corso di decenni, ho sperimentato anche molte cose. Ho sperimentato, ad esempio, l’ascesa del cosiddetto partito liberale in Austria. Questo partito si chiamava liberale, ma stava però sul terreno del monarchismo, come era naturalmente il caso negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. Era dunque un partito liberale. Ma quando questo partito liberale voleva affermarsi all’interno dell’ordinamento statale austriaco esistente, allora questo partito liberale si diede una strana designazione: «La vostra maestà, la più fedele opposizione». Questo era un aggettivo ufficiale per l’opposizione nello stato austriaco monarchico.

Ho addotto questo esempio per mostrare che ai partiti in determinate situazioni talvolta viene tolta la loro autentica forza propulsiva. Ma esistono esempi che parlano in modo ancora più evidente. Così in Nord America ci sono due partiti principali, quello democratico e quello repubblicano. Questi due partiti avevano giustamente le loro designazioni da molto tempo: Gli uni si chiamavano repubblicani perché erano repubblicani, gli altri si chiamavano democratici perché erano democratici. Oggi la situazione è tale che il partito repubblicano non è assolutamente più repubblicano e il partito democratico è tutto tranne che democratico. I due partiti si distinguono solamente per il fatto che vengono alimentati da consorzi diversi e da fondi elettorali diversi. I partiti nascono, hanno una certa durata di vita, che è relativamente breve, poi muoiono. Ma rimangono in un certo senso, quando già sono cadavere, ancora vivi come cadavere; non amano morire volentieri. Ma questo non danneggia nulla. Anche se hanno perso il loro significato originario, rimangono comunque bacini di raccolta per gli uomini, ed è comunque ancora bene che ci siano, affinché gli uomini non si disperdano. Per questo, se non si è un politico teorizzante, come spesso lo sono gli uomini di partito, e se non si vuol essere un politico ideologico o utopistico, ma ci si vuol mettere su un terreno pratico e si è consapevoli che nella vita politica si può raggiungere qualcosa solo con gruppi umani chiusi, per questo non si ha alcun interesse nel frammentare i partiti. Faremmo la cosa più stupida che potremmo fare se fossimo intenti a frammentare i partiti, o addirittura se volessimo fondare un nuovo partito. Non potremmo fare nulla di più stupido. Dunque, per questo non può trattarsi affatto.

Ci si chiede quindi: Beh, da dove viene allora questo contrastare? Vedete, proviene, direi, dalla disposizione conservatrice degli uomini. Lo sperimento continuamente nei miei numerosi discorsi: accade quello che segue. Oratori nelle discussioni si alzano, e quando parlano, si fa un’esperienza strana. Infatti, hanno udito solamente ciò che da decenni sono abituati a pensare. Molto di questo è certamente giusto, perché le cose vecchie non sono sbagliate. Ma deve comunque aggiungersi oggi qualcosa di nuovo alle cose vecchie! La cosa strana che si può spesso constatare negli oratori delle discussioni consiste soprattutto nel fatto che non hanno neanche udito col loro orecchio fisico il nuovo. Hanno semplicemente udito ancora una volta solamente ciò che da decenni sono abituati a sentire. Sì, questo riposa su una certa inerzia interiore dell’intelletto umano contemporaneo. Bisogna conoscere questa inerzia interiore dell’intelletto umano contemporaneo, e bisogna combatterla.

Mi è difficile comprendere, però, quando da certi ambienti si dice: Beh, in realtà siamo d’accordo tanto con ciò che Steiner porta come contrasto al capitalismo, quanto con la tripartizione dell’organismo sociale, deve venire. Ma tuttavia la combattiamo! Dobbiamo opporci combattendo! — Chiunque possegga un certo buonsenso deve trovare questo strano. Eppure questo punto di vista esiste!

Non è vero, adesso siamo di fronte all’istituzione dei consigli aziendali. Sì, questi consigli aziendali sono una questione enormemente importante, e precisamente per il seguente motivo. Oggi i consigli aziendali possono essere istituiti in modo che non siano nient’altro che una decorazione per una prosecuzione misteriosa del vecchio sistema capitalista. Si possono così utilizzare, ma saranno certamente nient’altro che questo se verranno istituiti secondo il senso del disegno di legge che vi è sufficientemente noto. Certamente non diventeranno nient’altro che una tale decorazione neanche se verranno istituiti sulla base di un altro disegno di legge. L’unica salvezza consiste nel fatto che si istituiscono i consigli aziendali, come ho detto più volte qui, basandosi sulla vita economica vivente — che vengono cioè eletti dalla vita economica stessa e si riuniscono all’interno di un territorio economico chiuso in sé. Questo sarebbe qui — perché bisogna mantenere i vecchi confini territoriali — il Württemberg. Questa deve essere un’assemblea costituente che crea da sé ciò che gli altri vogliono creare come legge. I diritti, le competenze, tutto ciò che i consigli aziendali devono fare deve sorgere dai consigli aziendali stessi. E non si deve perdere il coraggio di creare i consigli aziendali dalla vita economica stessa. Ma vedete, non appena si inizia da un capo, non appena si è veramente seri nel prendere un arto del tripartito organismo sociale così come deve essere preso nel circolo economico, allora bisogna mettersi sul terreno dell’organismo sociale tripartito. Allora i due altri arti devono almeno collaborare in qualche modo ed essere istituiti parallelamente, altrimenti non si procede. Oggi è già facile fornire la prova, semplicemente sulla base dei fatti, che si ha bisogno di ciò che vuole l’organismo sociale tripartito. Poiché, qualunque cosa si ciarli riguardo a quell’esperimento di socializzazione fatto a Est, ciò che importa non viene mai enfatizzato.

Avete potuto sentire da parte ministeriale nella dieta nazionale qui locale, se avete seguito attentamente i rapporti, che Lenin è arrivato ancora una volta al punto di cercare aiuto presso il capitalismo, perché dubita che in questo momento possa essere attuata una socializzazione come lui l’ha voluta. Cose di questo genere vengono oggi registrate da governi socialisti con una certa soddisfazione. Che la mantengano pure. Ma vedete, ciò che importa è che ci si debba porre la domanda: per quale ragione questo esperimento orientale ha fallito? Esso fallisce perché — esiste veramente la possibilità di comprenderlo, bisogna soltanto avere il coraggio di combattere i propri pregiudizi — fallisce perché soprattutto all’interno di questo esperimento russo, orientale, socialista non è stata data alcuna considerazione all’istituzione di una socializzazione autonoma della vita spirituale. Questo arto è mancato, ed è al mancare di questo arto che la cosa è dovuta. E se si comprenderà questo, allora si saprà come bisogna fare diversamente. Bisogna davvero imparare dai fatti e non dai fantasmi dei programmi di partito che ronzano nella testa da decenni. Questo è ciò che importa, e vi posso dire: o i consigli aziendali vengono istituiti in modo che siano la prima istituzione di ciò che è pensato in gran stile nel senso di una configurazione sociale della comunità umana, affinché dalla istituzione dei consigli aziendali possa venire fuori qualcosa che equivalga a una vera socializzazione, oppure non viene fatto così, e allora non si raggiunge una vera socializzazione. Se si aspetta fino a che il proseguimento del vecchio sistema di governo istituisca i consigli aziendali per legge, se si procede continuamente dall’idea che colui che vuol agire praticamente frazionerebbe il partito, allora non si farà strada.

Una domanda deve necessariamente essere posta ancora e ancora. Vedete, quando abbiamo iniziato qui nel senso dell’organismo sociale tripartito a parlare delle cose, allora acquisimmo, e i nostri amici dai partiti, relativamente velocemente la fiducia della classe operaia, la fiducia di una gran parte della classe operaia. Inizialmente si osservava questo con calma apparente, perché si pensava, beh, finché là alcuni ragazzi si divertono con giochini, è sufficiente dire: Non preoccupatevi di queste utopie. — Poi però si vide che non si trattava affatto di utopie, ma dell’inizio di mettere effettivamente in scena qualcosa di pratico. Allora la storia con le utopie e le ideologie non funzionava più. Poi, quando cercammo di agire per i consigli aziendali, l’accusa di utopia non poteva più essere mantenuta affatto. E ora si viene fuori con ciò che si dice, che la frammentazione viene portata nel partito. Sì, ma dovettero venir fuori loro, quelli che lo dicono; dovettero prima dirlo alle persone, che la frammentazione viene portata dentro. Noi non l’abbiamo portata dentro. Ma quelli che lo dicono, la portano dentro loro stessi. Da dove viene la frammentazione? A questa domanda c’è solamente la seguente risposta: Voi non avete bisogno di parlarne in una forma come fate voi, allora neppure la frammentazione ci sarà. Beh, ma la cosa è comunque troppo seria, la questione dei consigli aziendali, per non portarla davvero alla discussione oggi. E così spero che da questi punti di vista uno o l’altro di voi in questa, purtroppo scarsamente frequentata, assemblea oggi parli ancora molto circa le varie cose che sono necessarie.

Devo davvero meravigliarmi molto della opposizione che emerge qui, quando esamino attentamente varie cose. I partiti, ad esempio, hanno tutti bisogno di una certa ascesa oltre se stessi, cioè un innalzamento verso qualcosa di positivo. Ieri ho ricevuto il «Consiglio dei lavoratori», l’organo dei consigli degli operai della Germania, la cui redazione è tenuta da Ernst Däumig. In questo trovate un articolo dal titolo «Consiglio dei lavoratori dello spirito e spirito popolare» del Dr. Heuser, del KPD. Lì si sviluppano varie cose. In questo articolo trovate tra l’altro quanto segue, che ritengo così importante da dovervi leggere. Così, l’articolo è del Dr. Heuser, membro del KPD: «Tuttavia è una condizione di vita dello stato socialista che l’elemento spirituale nella vita popolare sia considerato in conformità alla sua importanza. Esiste il grande pericolo che attraverso la considerazione unilaterale della parte popolare materialmente attiva, le condizioni di vita spirituale della comunità popolare socialista vengano soffocate e lo stato futuro si trasformi in una costruzione materiale, in cui le forze spirituali non hanno spazio e dunque nessuna libertà. La classe operaia consapevole del suo scopo esige a ragione: Tutto il potere politico ai consigli degli operai — tutto il potere economico ai consigli aziendali. Noi esigiamo: Tutto il potere spirituale ai consigli dei lavoratori dello spirito!» — Per favore, un membro del KPD! Tutto il potere spirituale ai consigli dei lavoratori dello spirito! «Noi esigiamo accanto al corpo dei consigli degli operai (corpo politico) e a quello dei consigli aziendali (corpo economico) un corpo dei consigli spirituali (corpo spirituale), nel quale l’elemento spirituale del popolo possa procurarsi ascolto in ogni momento e che ottenga sufficiente influenza, per bilanciare gli enormi diritti politici ed economici della stragrande maggioranza della classe operaia manuale, sul reclutamento degli uffici più importanti della collettività con personalità spirituali e capaci, poiché altrimenti non c’è garanzia che questi uffici non siano riempiti come finora, da prospettive di potere politico o materiale-economico prive di spirito. Il dominio militarista degli Hohenzollern è crollato perché non ha compreso le esigenze sociali del nostro tempo, così come la democrazia capitalista fittizia, nonostante le sue «vittorie», crollerà. Uno stato socialista che favorirà unilateralmente gli interessi della classe operaia manuale e trascurerà gli interessi dell’elemento popolare spirituale è ugualmente insostenibile: Creerà una nuova opposizione di classe, nuova oppressione e nuove lotte.» Ora vi chiedo — non c’è qui nulla menzionato sulla lettura del mio libro — ma vi chiedo: Cos’è questo se non la tripartizione? E ora una conclusione particolarmente importante:

«L’elemento spirituale dei popoli è tuttavia anche solamente in grado di forgiare durevole la comprensione internazionale del futuro e fondare una lega di popoli non ipocrita. Assumiamo che nel nuovo stato socialista i consigli dei lavoratori politici o i consigli aziendali economici abbiano la parola decisiva — dove porterebbe questo? La politica estera allora o sarebbe decisa da prospettive di potere (politico) — le guerre di gabinetto dei secoli precedenti ci sono già un terribile esempio — oppure la politica sarebbe decisa da interessi economici; allora la guerra mondiale appena sperimentata è un orribile esempio per noi. Ma se la politica è guidata da prospettive di umanità spirituale, allora soltanto per questo è garantito che alle tentazioni della sete di potere e possesso umano venga continuamente frapposto un argine. L’uomo coltivato ritorna solo allora alla giustizia verso se stesso e gli altri.»

Questo, vedete, è un articolo di un membro del partito comunista in «Consiglio dei lavoratori», pubblicato da Ernst Däumig. Dunque, coloro che non vedono le cose solamente attraverso la lente di partito, ma le vedono come sono, confermano ciò che è stato detto spesso qui, cioè che la tripartizione dell’organismo sociale è nell’aria. È già strano che non più persone lo scoprano. Qui però avete, senza che il nostro movimento sia menzionato, l’intera storia della tripartizione. Nel mio libro è naturalmente molto più completamente fondata e sviluppata in dettaglio. La trovate già adombrata nell’appello «Al popolo tedesco e al mondo della cultura».

Purtroppo è ancora così che oggi le persone non riescono ancora a elevarsi ai grandi punti di vista veramente necessari. Per questo non potranno neanche istituire le istituzioni più piccole in modo che corrispondano al grande rendiconto in cui ci troviamo. Perciò è necessario che oggi sappiamo veramente che, per la vita economica, solo allora può venire una salvezza se prima istituiamo un corpo economico autonomo — almeno dobbiamo iniziare con quello — su solide basi. Questo deve essere la consiliarità aziendale. Dalla consiliarità aziendale crescerà anche naturalmente l’altro che deve venire: la consiliarità dei trasporti e la consiliarità economica. Da questi tre sistemi consiliari emergerà che i consigli aziendali si occupano più della produzione, i consigli dei trasporti della circolazione delle merci e i consigli economici della cooperativa di consumo nel senso più ampio. In questo sistema consiliare della vita economica si potranno allora integrare tutte le altre cose, come ad esempio la cultura forestale, la cultura agricola, l’estrazione delle materie prime e soprattutto ciò che riguarda la vita economica internazionale. Bisogna solamente capire che questa vita economica non presenta le difficoltà di cui si parla sempre per erigere un fantoccio, ma è solamente richiesto che, quando si socializza economicamente, il saldo commerciale passivo, cioè l’eccesso delle importazioni rispetto alle esportazioni, sia registrato dal lato dei consumi. Allora emergerà naturalmente ciò che è giusto.

In questo sistema dell’organismo sociale tripartito vi è tutto dentro, e quando le persone dicono che non lo capiscono, questo riposa soltanto sul fatto che non si vogliono prendere la fatica di davvero trarre le conseguenze corrispondenti, bensì credono che si debba prima stabilire un programma. Sì, la realtà non è un programma, la realtà richiede più di quanto si possa dire in un programma. Chi parla della realtà deve già presupporre che le persone pensino un po’ avanti, perché la realtà è davvero molto complicata. E vi prego che, quando si tratta della importante questione dei consigli aziendali nel senso pratico, non vi rappresentiate davvero la cosa così semplicemente come molti lo fanno oggi. Il futuro ordine economico e sociale dovrà partire dal principio che da decenni è totalmente giustamente proclamato: si deve produrre non per profittare, ma per consumare. — La domanda è solamente: come si fa? Questa domanda non può essere risolta teoricamente, bensì viene risolta dal fatto che eleggete i consigli aziendali e che questi consigli aziendali si riuniscono poi in una consiliarità aziendale. Se si procede così, allora la questione della produzione per il consumo viene risolta dagli uomini stessi. Non esiste teoria su questo, ma sarà la soluzione ciò che gli uomini viventi, che provengono dalla vita economica, ognuno dalle sue esigenze, hanno da dire e ciò che contribuiscono alla soluzione.

Le cose devono essere affrontate in modo che non si chiami pratico quando si dice che questo o quello deve accadere, bensì quando si mettono in piedi gli uomini che attraverso una vivente collaborazione devono scoprire essi stessi il giusto. Guardato superficialmente, si può dire che è facile chiarirsi su ciò che è connesso con il consumo, perché ovunque nelle statistiche sta scritto quanto pepe, quanto carbone, quanti coltelli e forchette e simili si ha bisogno. E se si hanno le statistiche esatte, allora semplicemente bisognerà produrre quanto indicano queste statistiche. Certo, anche se la statistica non fosse troppo vecchia, comunque non varrebbe a niente per il presente momento. E anche se è nuova, vale solamente per quell’anno, e nell’anno successivo è già superata. Ciò che ha da dirsi sul consumo deve essere continuamente colto e affrontato in modo vivente e nuovo. Per questo allora servono i consigli economici. Devono stare continuamente in movimento. Perché la cosa non è così semplice. Non ci si può basare sulla letteratura, bensì abbiamo bisogno di un sistema consiliare vivente steso su tutto il sistema economico. Ma per questo bisogna avere il coraggio. Abbiamo bisogno, al posto di ciò che il capitale ha fatto in modo egoistico, degli uomini viventi, affinché la ricreazione della vita economica avvenga in modo sociale. Altrimenti non avanziamo. Questo è ciò che oggi proprio nella questione della consiliarità aziendale deve essere pensato seriamente. Praticamente questo non significa nulla di diverso che i consigli aziendali vengono eletti, che si riuniscono poi in un’assemblea generale dei consigli aziendali. Allora questa consiliarità aziendale dovrà necessariamente integrarsi attraverso la consiliarità dei trasporti e la consiliarità economica. In questo modo si procederà avanti.

Come il fatto che ora si indica un cammino pratico possa portare alla frammentazione dei partiti, a una confusione dei capi, che l’uno e l’altro lo comprenda come me. Io non lo posso comprendere. Non deve essere leso un capello ai partiti, davvero no, se vogliono formare una falange compatta. Possono farlo. Questo sarà molto meglio che se le persone si disperdessero. Certamente non abbiamo alcun interesse che le persone si disperdano. Ma bensì abbiamo interesse — soprattutto se si vede che mediante semplici programmi non si può fare nulla di positivo — che il positivo venga portato nella classe operaia. Non si è mai trattato per noi di fondare un nuovo partito, ma l’intenzione che stava alla base della fondazione della «Lega per la tripartizione» era di aiutare il proletariato a raggiungere una vera posizione sociale. E questo può essere realizzato solamente se il dominio di classe cessa. Ma allora non si tratta di con quanti piccoli o grandi numeri di membri ci si attacca a un programma di partito, bensì di chiedersi: Cosa deve accadere? E poiché sempre più si comprende che il proletariato non raggiungerà mai il suo scopo con i vecchi programmi di partito, per questo esiste l’impulso per la tripartizione.

Questo era quanto volevo premettere come introduzione. Ora spero che discuteremo vivacemente della questione dei consigli aziendali e di altre questioni a essa connesse. Se la scelta dei consigli aziendali deve essere il primo atto della vera socializzazione, allora non può che essere bene se continuamente si esamina la socializzazione da un punto di vista diverso, più elevato.

Discussione Signor Lohrmann, presidente: È per noi molto importante nel tempo presente e nelle attuali circostanze che, come il Dr. Steiner ha letto, un leader comunista scriva così, che la tripartizione deve essere attuata. Quando ci incontriamo con i nostri compagni, siamo liquidati con brevi slogan. Questo è proprio il freno nel nostro lavoro per l’elezione dei consigli aziendali! Abbiamo nei nostri stabilimenti molti compagni convinti come leader, ma sono influenzati dai partiti contro la nostra causa, tanto che non si interessano nemmeno. Rifiutano la cosa senza esaminarla a fondo. Il nostro compito principale sarà rimuovere questa resistenza. I partiti temono che attraverso la tripartizione emerga una spaccatura nella classe operaia che indebolisca il proletariato nella lotta contro il capitalismo.

Ho però parlato anche con molti compagni che tengono per giusta la nostra causa. Ma queste persone non vogliono apparire in pubblico, affinché non si compromettano di fronte ai leader e compagni del partito. Questo è il grande male nella nostra movimento. Chiunque abbia compreso la cosa dovrebbe dichiararsi apertamente e liberamente per essa. Nello stabilimento Bosch abbiamo effettuato l’elezione dei consigli aziendali, ma solamente come provvedimento provvisorio. Questo è ancora un danno, perché se abbiamo ora un consiglio aziendale provvisorio, allora le persone non sono state designate dalla classe operaia, e così neanche tutta la classe operaia è interessata alla cosa. Il nostro compito principale è cioè di interessare tutto il proletariato alla cosa, al fine di mostrare seriamente al governo attuale, che sostiene il capitalismo, quello che vogliamo.

Signor Huth: Se guardo la sala vuota, devo dirmi che coloro che come membri delle commissioni di lavoro hanno la responsabilità dovrebbero anche avere il coraggio di rappresentare quello che hanno riconosciuto come giusto. E coloro che riconoscono la tripartizione come giusta, come sempre provavano i forti applausi, dovrebbero rappresentarla. Si dice che la tripartizione significa frammentazione della classe operaia. Guardiamo una volta la classe operaia. È talmente lacerata in vari partiti che si combattono violentemente l’un l’altro che è quasi impossibile frammentarla ulteriormente. Abbiamo bisogno dell’unità del proletariato, ma non solamente sotto un qualche slogan, come ad esempio «Tutto il potere ai consigli», come proclamano i comunisti, di cui però nessuno sa cosa voglia veramente dire. È solamente uno slogan, e abbiamo bisogno di un’azione. Se usiamo slogan come anche «La dittatura del proletariato», allora è necessario che possiamo farci un’idea di cosa significhi sotto questo slogan.

Che cos’è veramente la «dittatura del proletariato»? Deve venire da sopra verso il basso o da basso verso l’alto? Se aspettiamo che il governo crei una legge sui consigli aziendali che corrisponda a ciò di cui abbiamo bisogno, probabilmente non lo vedremo realizzato, e se aspettassimo che un qualche partito proletario ci dia le linee guida come le abbiamo necessariamente bisogno, per giungere all’unità del proletariato, allora, secondo la mia convinzione, non giungeremo mai all’unità, così come non giungeremo mai a quella che è vera socializzazione. Tutto si aggrappa alle parole di Karl Marx: «La liberazione della classe operaia può essere solo opera della classe operaia stessa», e se allora davvero si mette mano, allora si dice: Tenetevi lontani, voi non capite, finché non vi diciamo cosa dovete fare. Con questo viene fuori la frammentazione, per il fatto che ogni partito vuol qualcosa di diverso. Abbiamo bisogno di un’azione rivoluzionaria, alla quale ogni operaio, indipendentemente da quale partito proletario appartenga, possa collaborare. E una tale azione è la creazione dei consigli aziendali su una vera base rivoluzionaria, come ce l’ha mostrata il Dr. Steiner. Ciò che il Dr. Steiner ha letto come le parole di un comunista, non sono davvero tutt’altro che la stessa cosa che dice il Dr. Steiner, cioè la tripartizione. Leggiamo una volta il libretto nel quale si trova il discorso del compagno Däumig che ha tenuto al congresso del partito dell’USP, e applichiamolo una volta alla pratica. Egli non dice «tripartizione», ma quello che dice significa comunque la tripartizione. Se ad esempio espone che deve essere rigorosamente distinto tra il compito politico e quello economico da risolvere, e che per i due rami deve esistere un sistema consilare separato. Certo, lui l’ha indicato solamente superficialmente, perché non era completamente consapevole. Sarà necessario che i membri delle commissioni degli operai che erano d’accordo con quello che ha detto il Dr. Steiner non si lascino intimorire dall’apparire dei partiti che ora si vedono esclusi dal vero lavoro rivoluzionario, e che non si lascino intimidire dalle grida che vengono messe in giro nel mondo, bensì procedano conseguentemente ad attuare nella pratica quello che hanno riconosciuto come giusto, cioè eseguire l’elezione dei consigli aziendali in tutti gli stabilimenti e far riunire questi consigli aziendali in una consiliarità aziendale che si darà da sé le leggi di cui abbiamo bisogno.

Nel nostro stabilimento abbiamo eletto il consiglio aziendale, e ora vorrei chiedere che tutti i consigli aziendali che sono già stati eletti si annuncino sia presso la «Lega per la tripartizione» che presso la Commissione d’azione del proletariato riunito. Questa Commissione d’azione ha emesso un volantino per l’elezione dei consigli aziendali, perché questa Commissione d’azione vuole che l’elezione dei consigli aziendali avvenga sul fondamento come è stato caratterizzato. Dunque è necessario che i consigli aziendali si annuncino, affinché possiamo pervenire al lavoro pratico effettivo. In precedenza è stato chiesto se la Commissione d’azione ancora esiste. Sì, esiste ancora, sebbene il partito abbia chiesto ai suoi membri di ritirarsi dalla Commissione d’azione. Questa è una pretesa del partito. I membri della Commissione d’azione sono stati eletti contro i partiti e contro i leader dei partiti dagli stabilimenti. Solo se possiamo andare al di là dei partiti possiamo giungere al risanamento della vita di partito. I partiti ci hanno divisi, non possono riunirci di nuovo. Si sono combattuti a vicenda così violentemente che loro stessi dicono che rifiutano di sedersi allo stesso tavolo. Ma se io oggi come membro dell’USP parlo con un membro del KPD, siamo completamente d’accordo. Questa unità può incarnarsi solo in un’organizzazione che è sostenuta dalla fiducia di tutti i lavoratori. Dobbiamo avere il coraggio di dire anche ai leader quello che è necessario e giusto. Se rifiutano la tripartizione senza neanche essersi occupati del pensiero, allora è, sì, non trovo una parola adatta, quasi un’ignominia verso l’operaio che si è impadronito del pensiero della tripartizione, di pretendere semplicemente che si tolga, e di metterlo davanti a un tribunale inquisitorio, perché ritiene giusto e vero qualcosa sulla base della sua convinzione. Se i leader degli operai si presentano con coraggio, saremo anche in grado di convincere gli operai che sono organizzati nei partiti che la tripartizione deve arrivare. Loro stessi, i membri e i leader di questi partiti, ci forniscono inconsapevolmente le armi per colpire loro stessi. Leggete l’articolo nello «Spartakista» sulla tripartizione. Si vede che si è completamente d’accordo con la tripartizione, ma tuttavia la si combatte. Perché? Se presentiamo ai nostri leader l’articolo del «Süddeutsche Zeitung», sono convinto che anche gli operai organizzati in questi partiti ne saranno convinti che la tripartizione dell’organismo sociale deve arrivare e che è un’azione rivoluzionaria quando lavoriamo e lottiamo per essa. È solo il pensiero conservatore di tutti questi leader che vogliono essere rivoluzionari che impedisce loro di comprendere veramente la tripartizione.

Così vorrei chiedere che negli stabilimenti, dove esiste una disposizione, dove è stato fatto un piccolo inizio all’elezione dei consigli aziendali, i membri delle commissioni non si lascino confondere, bensì procedano conseguentemente e sempre di nuovo in ogni assemblea dello stabilimento prendano posizione sulla elezione dei consigli aziendali. Dobbiamo assolutamente effettuare l’unità del proletariato, e nulla è più importante. Per il cammino dei partiti non giungeremo mai all’unità. La classe operaia sarà sempre più frammentata, e la socializzazione dell’intera vita economica, anche della vita spirituale, anche della vita politica, non potrebbe mai essere realizzata. In questo senso vorrei esortare i presenti a non porre più la domanda: Che potere abbiamo dunque? — È una domanda completamente secondaria. Dobbiamo solo uscire allo scoperto e affrontare l’essenza della cosa, e dobbiamo avere il coraggio di difendere l’organismo sociale tripartito di fronte ai partiti. Solo se con coraggio e autorespetto diciamo la nostra opinione a coloro che sono troppo pigri per unirsi a una nuova opinione, avanzeremo.

Signor Sander: Ho ascoltato tutti i discorsi del Dr. Steiner e non ho mai visto la cosa attraverso la lente del partito, bensì l’ho considerata una cosa ideale. Ora vengono i partiti e dicono che la strada della tripartizione sia un nuovo partito. Non la ritengo però ancora praticabile, perché non abbiamo ancora l’umanità per questo. Abbiamo solo gente di partito che litigano e che non sono nemmeno entrati in una vita spirituale. Poiché l’operaio non possiede affatto ancora alcuna vita spirituale, non può vivere con la cosa. Solo l’interesse materiale gioca un ruolo nel proletariato. Il proletario non si differenzia in questo dal capitalista. Non ha mai abbastanza. Solo attraverso la tripartizione può andare meglio, solo attraverso essa può venire il risanamento dell’intera vita, perché l’intera vita sociale soffre dell’intreccio dei tre campi.

Ma i proletari sono stati spesso delusi e sono perciò sospettosi. Hanno sempre paura: Attendere, quest’uomo e quell’altro — c’è qualcos’altro dietro. Pensano che anche il Dr. Steiner potrebbe essere al traino del capitalismo. Non riescono a spiegarsi la cosa diversamente, pensano semplicemente: Quest’uomo è pagato! — Questo è naturalmente completamente escluso. Ho anche fatto l’osservazione nelle assemblee e nei discorsi in cui molti applaudivano con entusiasmo, che altri dicevano: Perché applaudono così? — Dalla grande delusione le persone arrivano a tale sfiducia.

Nell’ultimo discorso della sala Siegle un agitatore dell’USP ha detto che le persone che si schierano dietro la tripartizione dovrebbero semplicemente uscire dal partito. — Questa è una pretesa del partito che deve essere messa al pubblico disonore. La questione della tripartizione non ha nulla a che fare con il partito. I partiti stessi frammentano le masse. Anche la Commissione d’azione dei proletari uniti era di nuovo un partito, ed è stato un grande errore. Se non fosse stato un partito, sarebbe stata raggiunta un’unità molto meglio.

La questione dei consigli aziendali è molto seria. Se il sistema consiliare, accettato dall’Assemblea nazionale, verrà sviluppato, è ancora una domanda. Ma se adesso instauriamo i consigli aziendali, urtiamo contro difficoltà con il governo che ora abbiamo e che assume la posizione: avete votato e dovete accettare le leggi che vi presentiamo. — E per il momento dobbiamo aderirvi. I consigli aziendali possono essere instaurati solo quando la cosa è ordinata dai partiti o dai sindacati. Dico anche: i consigli aziendali avrebbero dovuto esistere da tempo, e dobbiamo dire un grazie al Dr. Steiner per averci detto una volta come è fatto un consiglio aziendale. Nessun altro si è alzato e ha detto cosa si intende per consiglio aziendale e quali sono i suoi doveri e i suoi compiti. Si poteva imparare questo solamente dal Dr. Steiner. Credo che gli altri lo tengono nascosto, o non lo sanno. Anche se la cosa non è ancora praticamente realizzabile, è comunque un colossale progresso del nostro tempo che finalmente abbiamo ricevuto linee guida, che finalmente nel nostro cuore più profondo c’è un movimento attraverso il Dr. Steiner. Egli ha infatti acquisito una profonda influenza nei nostri sentimenti e pensieri umani più interiori. Questo, chiunque sia stato ai discorsi, anche se pubblicamente non l’ammette, nel segreto del suo cuore dovrà dirsi: quest’uomo ha comunque ragione. — Si dice solo per paura o per ragioni di partito.

Signor Sommer da Monaco-Pasing: Sono venuto qui per informarmi su come in futuro le condizioni in Baviera potrebbero essere configurate. La Baviera ha davvero un interesse particolare che esca dalla rivoluzione anche con un guadagno. Il governo che attualmente esiste in Baviera non ha ancora portato una soluzione di cui abbisognano il popolo bavarese e gli altri stati tedeschi. Per comprendere quello che voglio dire, faccio l’osservazione che sono un funzionario superiore. Nel mio lavoro ho anche il compito di, tra l’altro, procurare materiali per i progetti molto grandi che ora si discutono ovunque, anche fuori della Baviera, e che in Baviera saranno realizzati e che riguardano grandi connessioni idriche tra il Reno e il Danubio. La Baviera è, relativamente, in Germania straordinariamente favorita. Secondo ricerche più recenti, se si eseguisse tutto nel modo tecnicamente migliore possibile — cosa che naturalmente non accadrà mai, è solo il limite massimo, teorico, che tuttavia potrebbe essere raggiunto con mezzi tecnici — si potrebbero ottenere circa sei milioni di cavalli vapore dalla potenza idraulica. Progetto Walchensee, Progetto Isar medio e così via. [Richiamo: Al tema!] Ho interesse nel sentire e farmi insegnare qui nei discorsi presso il Dr. Steiner quando vengono preparate cose così grandi, come bisogna farle in futuro. È più opportuno mantenere le strade che il governo rilevante in Baviera ha finora intrapreso, oppure è più giusto e meglio per il benessere del popolo intraprendere le strade che il Dr. Steiner ha proposto. Sulla base di ciò che ho imparato qui, sono giunto alla convinzione che può stare solo nell’interesse del benessere del popolo lavorare sulla base dei suggerimenti del Dr. Steiner. Le idee del Dr. Steiner devono essere diffuse in tutti gli ambienti. Credo che, sfortunatamente, relativamente molto pochi dei funzionari medi e superiori, che sono finiti nel traino del governo attuale e che in molti casi sono consultati come consiglieri nella formulazione dei progetti di legge, siano informati sulla questione. Una ragione per cui la cosa procede più lentamente di quanto si vorrebbe, quando si conosce la serietà della cosa, risiede nel fatto che gli uomini sono presi dalla paura. Parlo oggi qui a Stoccarda. È dubbio che nella mia patria potrei dire pubblicamente quello che dico qui, senza rischiare questo o quell’altro. Ma al tempo presente bisogna superare la paura umana e guardare solo a ciò che è meglio per la collettività.

Signor Pfetzer: Non dobbiamo credere di poter indurre il capitalismo attraverso la volontà a stare dalla parte della classe operaia. Questo può accadere solo con la forza, con la lotta. Possiamo eleggere i consigli aziendali, ma quale funzione e compito hanno i consigli aziendali di fronte al governo attuale, che ha completamente il controllo? Il governo collabora strettamente con la società capitalista! La frammentazione dei partiti effettivamente esiste, ma sono convinto che la classe operaia nella sua necessità è unita. Ma abbiamo tutti l’egoismo in testa, ed è presente anche nei leader di partito. Sono convinto che nei partiti non si pensa ad altro che: Come posso ottenere un posto ministeriale o un seggio parlamentare? — Dovremmo eleggere uomini di fiducia che poi possono essere rimossi se siamo certi che causano danno alla collettività. Allora sono convinto che non faremo signori dei partiti.

Troppa segretezza viene messa nella tripartizione, nella questione del Dr. Steiner, e si aggiunge questo e quello che lui non ha detto affatto. Dovremmo semplicemente una volta cercare di cogliere il nuovo! Uno degli oratori ha detto che, se si vuol comprare un posto, bisogna avere denaro. Ma il Dr. Steiner dice che il denaro deve entrare nel circolo economico, e il terreno è mezzo di produzione; è su questo che si tratta. Nel nuovo ordine chiunque abbia voglia e amore per la cosa deve arrivare alla sua faccenda. Il signore dalla Baviera ha detto giustamente che non possiamo sfruttare economicamente e tecnicamente la cosa quanto sarebbe possibile. Perché no? Solo per il fastidioso denaro e perché il denaro oggi ha la posizione che ha? Mettere il proprio corpo a disposizione, come ha detto il signore precedente, non è affatto così importante. Il pratico non consiste nel fatto che ci si faccia ammazzare. Allora non ci sei più e non puoi più lavorare. Si deve capire: devo esserci, devo essere il portatore delle giuste idee, devo veramente lavorare e non pensare che devo farmi fucilare. Che i partiti si litigano, come la cara chiesa, su come sia la cosa fino al centesimo millimetro esatto, — e non arrivano al giusto, si vede bene. Schiller ha detto: non appartengo a nessuna chiesa — per religiosità. — Così si può dire oggi: non appartengo a nessun partito. Ma molti oscillano avanti e indietro tra i partiti.

Oggi si tratta di creare i consigli aziendali, e allora si chiede: Cosa dirà il governo? — Non importa quello che dice il governo, è completamente indifferente. L’importante è che creiamo i consigli aziendali. Le persone faranno poi le leggi. Dobbiamo prima avere gli uomini che possono rappresentare l’economia. Ora se ne sono andati. Non c’è nessuno che sia realmente il portatore dell’adempimento pratico. Allora si dice sempre: È teorico, non si può capire. — Di recente ho parlato con aiutanti di commercio. Ho detto: Adesso vogliamo far passare le nostre rivendicazioni di stipendi e salari […] Ieri le persone ne hanno parlato, non ero presente, ma hanno compreso facilmente: Abbiamo bisogno dei consigli aziendali, abbiamo bisogno di persone che possono davvero determinare cosa ne sarà della vita economica. Proprio questo è importante, che queste persone che stanno nella vita economica facciano il necessario. Allora le persone non faranno più la domanda: Cosa dirà il governo? Cosa ci succederà? — Non succede nulla, bensì dobbiamo solo capire come è semplice la cosa e non inserire nulla che non sia presente.

L’oggetto delle consultazioni di oggi è in primo luogo la questione dei consigli aziendali, in secondo luogo come possiamo posizionarci di fronte agli attacchi che sono sollevati contro gli obiettivi della «Lega per la tripartizione». Allora è probabilmente dovere, anche in questo circolo, richiamare l’attenzione su qualcosa che ho portato pubblicamente la scorsa martedì nella sala Siegle riguardo la resistenza che da parte dell’industria in forte misura si fa valere contro l’elezione dei consigli aziendali. Considerate ora che questi industriali si sono più o meno decisi a rifiutare naturalmente prima di tutto i consigli aziendali. Ma in secondo luogo vengono rifiutati anche quegli industriali che ad esempio operano nella «Lega per la tripartizione», o quelli che vogliono collaborare da sé con le altre forze produttive per la formazione dei consigli aziendali. Su tali membri della «Lega per la tripartizione» gli industriali tengono un tribunale dell’eresia. Vediamo dunque da un lato i partiti che dichiarano che quelli che vogliono propagandare la tripartizione dell’organismo sociale, adesso devono essere posti di fronte alla domanda se possono rimanere all’interno del partito oppure no. Dall’altro lato vediamo gli industriali che fanno esattamente la stessa cosa. Vedete misure di violenza da destra e da sinistra contro la libertà, contro qualcosa che può afferrare gli animi, i cuori, i capi, l’intera persona come strada dal caos. Contro di questo si fa valere la legge che con la forza vuol soffocare l’emergere di un’idea. [Seguono alcuni commenti critici sull’atteggiamento dei partiti e dei circoli economici principali. Le argomentazioni concludono con le parole:] Vorrei raccontare ancora qualcosa che si è verificato la scorsa settimana. Avevamo una riunione in cui un comunista ha detto: ho seguito con grande interesse l’apparizione del Dr. Steiner. Ma allora dovetti dirmi che tali teorie in realtà non significano molto. Ora però vedo sempre più chiaramente che questa «Lega per la tripartizione» non è rimasta affatto alla teoria, bensì affronta praticamente una questione che in verità è una questione fondamentale del presente, cioè la questione dei consigli aziendali. Da quando ho capito questo, sono completamente d’accordo. Devo ammettere che qui c’è davvero una decisione di procedere al lavoro pratico. Beh, quella era una confessione come abbiamo bisogno.

Un altro partecipante alla discussione prende la parola: Come operaio naturalmente ho il massimo interesse che la questione dei consigli aziendali sia messa in pratica. La proposta di legge del Reich per l’istituzione dei consigli aziendali non rappresenta nient’altro che immagini d’ombra. […] L’avversione dei partiti alla tripartizione consiste primo luogo nel fatto che sentono che la classe operaia verrà distolta dalla lotta di classe. Ma stiamo comunque su questo terreno della lotta di classe e sapremo anche rappresentare i nostri interessi lì. Per il momento dobbiamo portarlo a risultati pratici, e questo è l’elezione dei consigli aziendali. La questione dei consigli aziendali è anche la questione della lotta di classe. È persino la questione più pratica, e dobbiamo fare tutto il possibile per creare i consigli aziendali il più rapidamente possibile. Se la proposta di legge passa, rimane il vecchio capitalismo. Da tutta l’opposizione e dai posizionamenti da destra e da sinistra dobbiamo trarre le nostre lezioni. Come possiamo fare? Ce n’è solo una risposta: Eleggiamo i nostri consigli aziendali nonostante tutti gli attacchi. Propagandiamo il pensiero dei consigli aziendali perché è l’unica vera via d’uscita dal caos, dal quale non possiamo uscire senza il lavoro pratico.

Onorevoli concittadini! Se mi permetto di esporre alcune considerazioni, vorrei prima dirvi che per me, prima di venire qui, il problema in discussione era terra nuova. Ma come proletario, che pensa e sente insieme alle masse, era chiaro per me che questo problema, se deve veramente essere affrontato, non può essere trattato come programma di partito, bensì, come ha detto il Dr. Steiner, deve essere affrontato dalla vita stessa. [Dopo alcuni commenti critici sul precedente modo di procedere dei partiti il signor Navrocki conclude le sue considerazioni con le parole:] Diversi oratori hanno detto: dobbiamo passare all’azione. — Ma questa azione può essere soltanto andare oltre il programma del governo e provare che è possibile attuare il nostro programma. Ma la cosa più necessaria e importante è che tutti coloro che si dedicano completamente a questo programma con tutta l’anima, perché sono convinti che solo attraverso l’attuazione di questo programma può essere creato qualcosa di significativo, si impegnino completamente per esso. Questo possono essere solo persone che pensano e sentono in modo proletario. Solo colui che ha contatti con le masse e forse è passato attraverso la scuola della miseria proletaria avrà a cuore che il proletariato sia condotto fuori dalla miseria. Questi dovranno comprendere che si può lavorare solo nella direzione che tutti gli uomini siano elevati a grandi pensieri dell’umanità. In questa altezza i pensieri sono nati, e noi siamo solo coloro che devono uscire per realizzare questo programma.

Signor Jansen: Voglio essere il primo a fornire informazioni sullo stato delle elezioni per l’introduzione dei consigli aziendali. Se un gruppo operaio nel nostro stabilimento non avesse assunto un atteggiamento separato, potremmo dirvi che oggi si è tenuta l’elezione dei consigli aziendali. La scorsa settimana abbiamo negoziato con la nostra direzione sull’introduzione dei consigli aziendali. Le abbiamo sottoposto vari punti di vista e abbiamo detto: L’eliminazione dei vostri diritti privati è lo scopo dell’introduzione dei consigli aziendali. Vogliamo eliminare il capitalismo privato, e per questo vogliamo eleggere i consigli aziendali. —

Il direttore ha fatto prima una faccia strana, ma è un uomo mite e ragionevole e si è rassegnato al fatto. Ha detto: Beh, che noi eseguiamo l’elezione dei consigli aziendali un po’ prima di quanto avvenga legalmente, questo può essere indifferente. Indite l’elezione in nome di Dio. — Questo come notizia. Il gruppo di noi, che non ha ancora potuto decidersi a prendere posizione, dovrà giustificarsi lunedì, in modo che mercoledì comunque l’elezione avverrà in un modo o nell’altro.

Da colloqui con colleghi e con altri si può comprendere che le persone hanno la sensazione che l’introduzione dei consigli aziendali sia una strada che conduce al buio. C’è una stragrande maggioranza di persone che non sono abituate a pensare e ad agire indipendentemente. Non desiderano e non vogliono affatto che loro facciano o non facciano qualcosa in qualche forma. Sin da principio vogliono farsi sottoporre fino ai più piccoli dettagli le conseguenze delle loro azioni. Ma poiché si chiede ai consigli aziendali che, dopo essere stati eletti, abbiano l’obbligo e la responsabilità di portare la vita dello stabilimento e la vita economica nelle strade che devono essere decisive per il benessere proletario e il benessere di tutti i concittadini, si ritirano. Dicono che è troppo chiedere. Davvero, si può capirlo. Per anni e anni è stato organizzato, è stato condotto per il naso. Non dobbiamo tralasciare questo. Per decenni la maggior parte dei nostri colleghi operai non è stata in grado di raccogliere un pensiero indipendente o di arrivare a un’azione indipendente. Hanno bisogno ovunque di sostegno e guida. La resistenza e l’avversione da parte di una parte della classe operaia risale a questo. Una certa mancanza di interesse regna, unita a una grande pigrizia. Si può dire col Dr. Steiner: pigrizia mentale. Dobbiamo combattere contro questo. La questione dei salari ancora troppo sta in primo piano tra i colleghi operai. Se si parla di consigli aziendali, subito si dice: riceveremo allora più salario? — Se potessimo dire due marchi al giorno di più, avremmo tanti amici. Ma poiché diciamo: colleghi, guardate avanti! Se oggi attraverso la lotta ottenete che riceviate un marchio di più, domani dovete spendere un marchio e mezzo di più. È una vite eterna. L’uno spinge l’altro. La vostra situazione di vita diventa sempre peggiore. Improvvisamente siete al punto di non poter più esistere.

Signor Lorenz: Tutti gli uomini di fiducia, rispettivamente i membri delle commissioni dovrebbero considerare come primo dovere di trasformare il loro volere in azione il più rapidamente possibile, soprattutto per il fatto di operare negli stabilimenti dove ancora nulla è noto della questione, per l’idea. — Da noi è stato istituito un consiglio aziendale da un mese. Naturalmente, finché i consigli aziendali sono istituiti solo in singole aziende, è inutile. Dobbiamo raccogliere i consigli aziendali qui il più rapidamente possibile, affinché possa tenersi un’assemblea generale.

Dai partiti, soprattutto dai leader, viene continuamente sollevata l’accusa: il Dr. Steiner non è marxista. Non sta sul terreno del marxismo. Quindi non possiamo occuparci di lui. — Questo commento mi sembra come fosse fatto da persone che stanno dal punto di vista di venerare le ossa di un santo. Deve essere detto una volta che molti compagni di partito sono adoratori di ossa o adoratori di feticci, perché vogliono attenersi solo alle cose vecchie. Marx dice nel suo Manifesto: proletari di tutti i paesi, unitevi! — Se Marx potesse parlare oggi, avrebbe indicato con parole ardenti, non i partiti in modo frammentario come punto focale, ma di usarli come bacini di raccolta, affinché qualcosa sia realizzato attraverso di essi. Avrebbe detto: se non riuscite nemmeno a unirvi in Germania, per non parlare dell’intero mondo, allora non siete migliori di quanto il capitalismo vi sputi addosso. — Non dovremmo cacciarci nell’adorazione delle ossa, bensì nell’effetto vivente del pensiero, nei pensieri che ci sono mostrati dal Dr. Steiner.

Marx avrebbe detto: Se dopo di me viene uno che porta qualcosa di nuovo e non si chiama Marx, ma Steiner, allora tenete conto dello spirito vivente e non alle vecchie ossa.

È stato detto molto contro la tripartizione, ma soprattutto che l’idea non potrebbe essere messa in realtà. Da quando la questione dei consigli aziendali si è messa in movimento e non si possono portare obiezioni concrete, si è ricorsi a mezzi di lotta più comodi, diffondendo bugie nei partiti. Una di queste bugie era che coloro che si impegnano per l’idea della tripartizione ricevessero denaro. Chi ha detto questo ha detto: per ragioni di pulizia il partito dovrebbe buttare fuori persone così. — Cosa dovrebbe fare per ragioni di pulizia il partito con coloro che devono ricorrere a mezzi di diffamazione?

Quando il signor Gönnewein ha dato una risposta al redattore in questione e ha detto che nessuno cerca l’altro dietro la stufa se non vi ha seduto lui stesso, allora lo stesso redattore è ricorso a una parola che era giusta in questo caso, ha gridato «Disonestà!». Ma la parola rimbalza su di lui, poiché è venuto a noi con tale accusa. Così si intensificano le resistenze che sperimentiamo. Prima sono obiezioni concrete, poi disonestà. Cosa seguirà, lo vedremo. Dobbiamo assolutamente discutere la questione della tripartizione con coloro che finora hanno evitato una discussione. Nonostante il fatto che il leader dell’USP ha detto che non bisogna parlare di tripartizione in ogni riunione, penso comunque che possiamo mettere la cosa in movimento nelle riunioni di partito. Questo è il modo giusto di giustificarci, non di fronte a piccoli conventicoli, ma davanti alla collettività.

[Viene letta la seguente risoluzione e accettata all’unanimità:]

Risoluzione

La riunione svoltasi il 14 giugno di molte commissioni di operai e impiegati di Stoccarda grande vede nonostante tutti gli attacchi da parte delle associazioni di imprenditori, sindacati e leader di partito nella tripartizione dell’organismo sociale la giusta strada pratica per il risanamento della nostra intera vita popolare.

La riunione riconosce nei consigli aziendali legalmente previsti solamente un’immagine d’ombra della stessa, che non saranno mai in grado di acquisire influenza sulla socializzazione, e perciò non ha interesse nell’elezione e nell’istituzione di tali consigli aziendali d’ombra.

Rudolf Steiner: Nella discussione di oggi è stata espressa solo approvazione. Perciò potrò essere molto breve nella mia parola conclusiva e farò solo poche osservazioni.

Vedete, è bene, quando si affrontano fatti come quelli discussi ampiamente oggi che agiscono da freno su quello che si vuol fare nel senso della progressiva socializzazione della comunità umana, quando di fronte a questi fatti si guarda veramente all’intera disposizione, direi, a tutto lo stato d’animo da cui viene fuori qualcosa di simile. In un momento così serio come l’attuale, non ci si dovrebbe fare illusioni o farsi ingannare. Avrete letto pochi giorni fa un articolo strano. Credo fosse nel «Socialdemocratico». In esso si è parlato di un «spintonamento e tiratura dietro le quinte». Alla base di questo c’è il fatto che è stata fondata una cosiddetta «Giornale delle Opere Daimler». In questo «Giornale delle Opere Daimler» dovrebbe stare che da parte della direzione dello stabilimento non esiste alcuna inclinazione, nessuna fiducia nel condurre negoziazioni orali con la classe operaia. Perciò si tenta di istituire un giornale di stabilimento. Se si legge quello che scrivono l’uno e l’altro, forse una comprensione sarebbe più possibile. Beh, ho letto questo nel «Socialdemocratico». Mi ricorda il fatto che avviene talvolta che persone che vivono insieme in una famiglia non riescono a intendersi bene, e allora si scrivono lettere l’una all’altra, anche se vivono nello stesso appartamento. Ma a parte questo, si sottolinea che dietro le quinte è stato fatto molto lavoro, probabilmente tra me — è chiaramente indicato — e tra il signor Muff, che dovrebbe essere un Maggiore per suo mestiere, e tra il signor Direttore Dr. Riebensam.

Ma vedete, di questo Giornale delle Opere Daimler ho sentito parlare per la prima volta attraverso l’articolo del «Socialdemocratico». Del signor Muff, con il quale avrei dovuto conferire, non ne sapevo nulla fino ad allora. Non lo conosco nemmeno. Il signor Dr. Riebensam è stato a varie riunioni pubbliche, e ho talvolta parlato con lui in modo completamente pubblico dopo queste riunioni. Ma al di là di questo non ho mai avuto un incontro con lui. Ci siamo semplicemente incontrati in alcune riunioni, che certamente non erano il luogo per coltivare particolari cospirazioni contro la classe operaia di Stoccarda o contro i lavoratori della Daimler in particolare. C’erano dappertutto operai dei Daimlerwerke, perché erano per lo più riunioni della stessa classe operaia Daimler. Vedete, queste cose sorgono da stranissimi fondamenti di disposizione, e bisogna essere molto attenti per vedere la cosa nel modo giusto.

Allora vorrei anche sottolineare come è strano il modo di pensare da certi ambienti. Ero una volta a un’assemblea dove si parlava di socializzazione, e precisamente in modo che infine nulla di positivo potesse venirne. Sulla cosa stessa non posso entrare ora in dettagli. Beh, c’era anche un leader sindacale che ha detto: non possiamo essere d’accordo con questa cosa della tripartizione. — Ho pensato che l’uomo mi avrebbe ora esposto quali ragioni aveva contro la tripartizione. Ma mi sbagliavo. Non ne sapeva nulla. Piuttosto ha detto: bah, sa, lei ha emanato un volantino, su di esso c’è il signor questo e il signor quello, e se lei è in tale compagnia, non vogliamo avere nulla a che fare con lei. — Vedete, qui c’è la condanna, che forse ha assunto grandi dimensioni ora. Questa proviene da fondamenti di disposizione davvero strani. Credo che sarebbe davvero buono, proprio per raccogliere gli impulsi per intraprendere le cose inizialmente importanti, se a queste cose, che in realtà vengono da fondamenti abbastanza torbidi — potrei anche dire: vengono in superficie — si guardasse completamente senza illusioni. Perché stiamo in un tempo così serio e abbiamo bisogno di prendere le cose che facciamo in modo così serio che dobbiamo già deciderci per la visione che solo colui che procede con mezzi puri e da una disposizione pura avanzerà.

Miei cari presenti, con mezzi non puri e da una disposizione non pura, purtroppo negli ultimi decenni si è lavorato molto, assai, in tutto il mondo, e il mondo attraverso questo modo, di lavorare da disposizioni non pure e mezzi non puri, ha infine portato al grande macello. Se vogliamo veramente uscire da ciò in cui siamo finiti, allora abbiamo bisogno di forza morale e coraggio. Questo è ciò che voglio esprimere molto apertamente, particolarmente perché mi piacerebbe molto se si potesse mostrare a quelle persone che hanno lavorato così spesso con mezzi non puri e che hanno nascosto questo attraverso la loro posizione sociale, che coloro che finora sono stati oppressi e in cui è risvegliata la consapevolezza della loro umanità, lavorano solamente con mezzi puri e vogliono mostrare loro come avrebbero dovuto farlo. Mi piacerebbe molto se si potesse dire proprio del proletariato tedesco che è anche un esempio per il mondo nel riguardo alla scelta dei mezzi. Credo che nei tempi a venire molte cose dipenderanno molto da queste cose.

Se si considerano le circostanze internazionali — non si ha bisogno di guardare molto al di là dei confini — allora si mostra immediatamente che nel mondo si sta attendendo che finalmente una volta in questa Germania si parli in un diverso tono di come è stato parlato fino al 1914 e dopo il 1914. Ma non solo coloro in Germania che ancora possono pensare, ma anche quelli nel mondo, cioè fuori dalla Germania, non credono a ciò che viene di positivo dalla Germania, finché i continuatori della vecchia natura sono in alto. Su queste cose dipende molto. E perciò il coraggio non deve mancare, affinché, nonostante il governo attuale e nonostante tutta la leadership di partito, si alzino coloro i cui nomi finora non sono stati menzionati. Affinché loro si alzino, si distinguano dalla larga massa dell’umanità e dicano: noi siamo qui! — Create quindi la consiliarità aziendale in modo ragionevole, poiché credo che la consiliarità aziendale possa essere il primo terreno affinché nuovi uomini vengano alla superficie, che giudichino da fondamenti completamente diversi da quelli che attualmente mostrano lo strano spettacolo del governo del mondo.

È una questione nazionale e internazionale di cui si tratta. Considerate una tale questione come quella dei consigli aziendali dal punto di vista più elevato possibile. Cercate, con essa, di creare per la prima volta qualcosa che possa sussistere di fronte a un punto di vista elevato; allora avrete — anche se sembra essere solo un inizio, ma sarà un inizio di qualcosa di grande — allora avrete creato qualcosa di grande. Non ci si deve perdere di coraggio e dire: non abbiamo gli uomini, i proletari non sono ancora così avanti nella loro educazione, dobbiamo aspettare. — Non possiamo più aspettare, dobbiamo agire, e dobbiamo proprio avere il coraggio di instaurare la consiliarità aziendale, affinché sia qui. Allora dalle sue file verranno avanti gli uomini che finora non hanno potuto apparire. È proprio importante che portiamo gli uomini nei posti corrispondenti dove appartengono. Perché coloro che finora sono apparsi hanno chiaramente mostrato che hanno giocato la loro carta. Abbiamo bisogno di un nuovo spirito, un nuovo sistema di azione umana. Dobbiamo essere molto chiari su questo. Dobbiamo inscriverlo molto profondamente nella nostra anima. Prendiamo coraggiosamente la cosa in mano, allora avanzeremo. Per questo vorrei sempre dire di nuovo: rendiamolo una questione, instauriamo i consigli aziendali! Non dubito che allora in questa consiliarità aziendale si troveranno coloro che hanno qualcosa di ragionevole da dire sul corso dello sviluppo dell’umanità. Perché, se si dovesse dubitarne, allora bisognerebbe disperare dell’umanità stessa, e questo non voglio.

7°Quinta serata di discussione con i comitati operai

Stoccarda, 24 Giugno 1919

Quinta serata di discussione

Stoccarda, 24 giugno 1919

Apertura della seduta

Nel nome della «Lega per la Tripartizione» dichiaro aperta la presente serata di discussione e vi porgo il benvenuto di cuore. Presumo che questa sera ci porterà un passo avanti. In vari impianti sono già stati eletti consigli di fabbrica, e questa sera avrà luogo l’occasione affinché questi consigli di fabbrica possano esprimere tutto ciò che hanno da dire, e inoltre possano porre domande perché il Dottor Steiner le tratti dettagliatamente, affinché eventuali dubbi possano essere fugati. Gli eventi odierni ci costringono, più che mai, a occuparci dettagliatamente di ciò che ci porta il tempo futuro. Presumo pertanto che tutti i presenti faranno ampio uso della discussione. Cedo la parola per l’apertura al Signor Dottor Steiner.

Parole introduttive

Rudolf Steiner: Miei cari presenti! Desidero, come si è fatto anche altrove in queste assemblee, innanzitutto inserire solo una breve introduzione e spero che tutto ciò che di importante deve essere discusso oggi emerga dalla discussione.

Ci siamo ripetutamente riuniti qui per discutere la questione dell’elezione dei consigli di fabbrica, e abbiamo tentato di renderci consapevoli in queste assemblee da quale punto di vista debba essere trattata la questione dei consigli di fabbrica, come debba essere trattata dal punto di vista dell’organismo sociale tripartito.

Questo organismo sociale tripartito deve articolare tutta la vita collettiva in tre parti, cioè nella vita economica, nella vita giuridica o statale, e nella vita spirituale. Dunque, ciò che finora era stato fuso caoticamente in uno stato unitario deve essere diviso nei suoi tre arti naturali. Ci si può domandare: perché dunque questo deve accadere? — Deve accadere perché lo stesso sviluppo storico precedente spinge verso questa tripartizione. Così lo sviluppo storico dell’umanità ci mostra che proprio nel corso degli ultimi tre o quattro secoli, ma in particolare nel diciannovesimo e all’inizio del ventesimo secolo, tutto ciò che riguarda le relazioni umane si è ammassato nello stato unitario, e proprio perché le condizioni economiche si sono mescolate con quelle statali e spirituali, siamo caduti nelle catastrofi. Finché non si vorrà riconoscere che è possibile andare avanti quanto al risanamento delle condizioni e quindi anche allo sviluppo dell’umanità solo articolando questo stato unitario nelle tre parti, non si potrà andare avanti affatto con nulla, né con la socializzazione né con la democrazia.

Perciò abbiamo affrontato qui la questione dei consigli di fabbrica dal punto di vista della vita economica indipendente. Vede, può comprendere più facilmente la necessità dell’articolazione dello stato unitario finora fallace nelle tre arti se riconosce come tutto nella vita economica si distingue dalla vita statale e spirituale vera e propria. Nella vita economica tutto è da un lato assoggettato alle condizioni naturali. Queste sono talora così, talora così, e sono soggette a cambiamenti. Inoltre nella vita economica ha un ruolo il numero della popolazione. Poi nella vita economica tutto dipende dal fatto che gli uomini si articolino in certi rami professionali, in certi ceti professionali. Inoltre nella vita economica è contenuto un fattore individuale, personale, cioè la somma dei bisogni umani. Non è vero, è facile riconoscere che la somma dei bisogni umani trasformerebbe gli uomini in una sorta di macchina della vita collettiva se in qualche modo si volessero regolamentare i bisogni del singolo.

Perciò nella visione socialista troverete, e già Marx l’esprime chiaramente, che nel vero comunismo collettivo non deve avvenire una normatività, una regolamentazione dei bisogni del singolo. Uno ha questi bisogni, un altro quelli, e non si tratta di prescrivere agli uomini da qualche centro centrale quali bisogni dovrebbero avere, bensì di ricavare i bisogni dalla vita stessa e attraverso la produzione provvedere affinché i bisogni possano essere davvero soddisfatti.

Quando si considera così l’intera vita economica, si comprenderà già che nella vita economica tutto deve basarsi sul principio contrattuale. Tutto ciò che costituisce la vita economica si basa, o deve basarsi all’interno di una comunità sociale, su prestazione e controprestazione. Questo fatto sta oggi anche alla base delle rivendicazioni del proletariato, poiché si è riconosciuto che questo fatto oggi non è affatto ancora tenuto in considerazione, cioè che alla prestazione deve corrispondere una controprestazione. Oggi vige ancora il principio che si estrae dalla manodopera umana ciò di cui si ha bisogno o si crede di avere bisogno, senza che si debba fornire una controprestazione. Perciò emerge oggi nelle rivendicazioni delle masse proletarie il fatto che in futuro non dovrà più essere possibile soddisfare i propri bisogni dalle prestazioni della popolazione che lavora senza che questa riceva una controprestazione. Si deve essere consapevoli del fatto che nella vita economica conta sempre ciò che è concreto, cioè le condizioni naturali, il tipo di professioni, il lavoro, la prestazione. Si può produrre soltanto creando nessi tra i vari tipi di prestazione. Non tutto può sempre essere sfruttato allo stesso modo da ciò che oggi viene prestato. Devono essere previste anche prestazioni che saranno erogate solo in futuro. Sì, si dovrebbe dire ancora molte cose se si volesse caratterizzare in questa maniera completamente la vita economica.

Poiché dunque tutto nella vita economica deve basarsi su prestazione e controprestazione, e poiché questi due dipendono da cose diverse, nella vita economica tutto deve basarsi sul principio contrattuale. In futuro dovremo avere associazioni, cooperative nella vita economica che fondino le loro reciproche prestazioni e controprestazioni sul principio contrattuale, sui contratti che stipulano tra loro. Questo principio contrattuale deve dominare l’intera vita, e in particolare la vita all’interno delle cooperative di consumo, delle cooperative di produzione e delle cooperative professionali. Un contratto è sempre in qualche modo limitato nel tempo. Quando non vengono più erogate prestazioni, allora non ha più senso, allora perde il suo valore. Su questo si basa l’intera vita economica.

Su qualcosa di fondamentalmente diverso si basa la vita giuridica. Si basa sul fatto che in maniera democratica vengono prese tutte quelle misure attraverso le quali ogni uomo, quanto ai diritti umani, è uguale a ogni altro. Ai diritti umani appartiene anche il diritto al lavoro. Per questo può impegnarsi ogni uomo divenuto maggiorenne. Ogni uomo che è divenuto maggiorenne può partecipare — sia direttamente attraverso un referendum per esempio, sia indirettamente attraverso elezioni o attraverso una rappresentanza popolare — alla determinazione di quei diritti che devono regnare tra uomini uguali. Perciò nel territorio giuridico, statale o politico non vige il contratto, ma la legge. In futuro le leggi regolamenteranno anche i rapporti di lavoro. Così il tempo, la misura e il tipo di lavoro saranno fissati per legge, mentre ciò che poi deve essere prestato durante il tempo di lavoro stabilito dalla legge sarà regolato attraverso contratti all’interno del corpo economico.

Di tutt’altra natura è la vita spirituale. La vita spirituale si basa sul fatto che in essa l’umanità può sviluppare le sue capacità per la vita statale ed economica. Ma questo è possibile solo se nella vita spirituale si creano i fondamenti affinché le capacità umane che si sviluppano — che non vengono date all’uomo semplicemente con la nascita, ma devono dapprima svegliarsi — vengono sviluppate, svegliate in maniera appropriata. Sarebbe un grande errore credere che le capacità spirituali e anche quelle fisiche — quest’ultime sono sostanzialmente equivalenti a quelle spirituali — potessero essere riconosciute e coltivate nello stesso modo di come si fa con le questioni statali ed economiche. Ciò che riguarda per esempio l’educazione e l’insegnamento non può basarsi su contratti né su leggi o ordinanze, ma deve basarsi su consigli che vengono dati per lo sviluppo delle capacità.

Sì, questi tre ambiti della vita, la vita spirituale, la vita giuridica e la vita economica, sono molto diversi, perciò la loro mescolanza non è solo un’impossibilità totale, ma significa grande danno per lo sviluppo umano. La nostra presente confusione, i mali sociali sono sorti proprio da questa mescolanza. Quando ci cimentiamo dunque in un problema come la fondazione di consigli di fabbrica, dobbiamo innanzitutto comprendere da quale dei tre ambiti della vita devono essere prese le misure corrispondenti.

Vede, trova a ragione nel marxismo la concezione che in una comunità sociale ogni uomo debba essere provvisto secondo le sue capacità e secondo i suoi bisogni. Ma qui si pone allora la domanda: quale è il cammino per provvedere davvero ogni uomo secondo le sue capacità e i suoi bisogni all’interno della società umana? — Il cammino per far giungere ogni uomo al suo diritto quanto alle sue capacità è attraverso una vita spirituale completamente libera, indipendente dalla vita economica e statale, con il sistema educativo e scolastico. E la possibilità di far giungere ogni uomo al suo diritto quanto ai suoi bisogni è data solo in una vita economica indipendente. Tra questi due si trova allora ciò che è stato dimenticato nel marxismo, la vita giuridica, che riguarda ciò che non emerge nella vita economica né in quella spirituale, ma che dipende semplicemente dal fatto che si è divenuti maggiorenni e si sviluppa una relazione con ogni cittadino maggiorenne all’interno di un’area autosufficiente. Ciò che faccio nella vita economica è assoggettato alle regolarità della produzione, circolazione e consumo di merci. Come lavoro nella vita economica, questo è assoggettato al diritto. Questa distinzione, da adesso, deve essere fatta in maniera fondamentale. Solo così si supera ciò che oggi si chiama capitalismo e ciò che costituisce il sistema salariale odierno. Poiché il capitale e il sistema salariale sono componenti della vita economica, in realtà viene minato tutto ciò che potrebbe condurre a un risanamento della vita economica. Ma non si dovrebbe credere che le cose stiano davvero così semplicemente come molti ancora se le immaginano oggi. Comunque, quando cominceremo a intraprendere con i consigli di fabbrica, e poi con i consigli economici, un lavoro veramente positivo, allora si mostrerà che questo lavoro sarà grande, ampio. Tra i compiti più difficili della cosiddetta socializzazione c’è trovare il modo in cui all’interno dell’ordine sociale prestazione e controprestazione possono essere regolate nella maniera giusta. E il primo inizio di questa regolazione, cioè della vera socializzazione, dovranno farlo i consigli di fabbrica. Questo significa che ai consigli di fabbrica è stato tracciato un grande, un compito fondamentale, poiché dovranno fare sul serio per la prima volta con ciò di cui gli altri solo fraseggiano: la socializzazione. Ciò che la maggior parte della gente oggi si immagina come socializzazione non è in gran parte non solo socializzazione, ma tutt’al più una sorta di fiscalizzazione. In alcuni casi mancano completamente chiari pensieri e rappresentazioni.

Molte persone oggi se la rappresentano, come detto, molto troppo semplicemente, il che ha a che fare anche col fatto che la scienza economica e in generale la scienza della convivenza umana — scusi l’espressione — è ancora nelle fasce, anzi non è ancora nemmeno nata. Certo, si dice a pieno diritto: in futuro non si dovrà produrre per profittare, ma si dovrà produrre per consumare. — Questo è completamente giusto, poiché con ciò si vuol dire che conta il fatto che ognuno riceva ciò che corrisponde ai suoi bisogni. Ma con questo non sarebbe stato ancora creato un comunismo sano. Questo è presente solo quando alla prestazione sta di fronte una controprestazione, quando cioè l’uomo è disponibile a fornire una controprestazione equa ed equivalente per quello che gli altri per lui lavorano, producono e gli consegnano. E proprio questo problema è molto difficile da trattare, come può vedere dal fatto che la scienza odierna non ha nemmeno una rappresentazione concreta di qualche tipo, né proposte concrete su questo, o non può farle. Trova oggi tutt’al più la proposta di mettere al posto dello stato precedente lo stato economico, una sorta di grande cooperativa economica.

Ma vede, così non si tiene conto del fatto che è impossibile amministrare centralisticamente un corpo economico se supera una certa dimensione e abbraccia rami economici troppo diversi. Ma le persone lo comprenderebbero solo se avessero davvero istituito il cosiddetto stato economico. Allora vedrebbero già che la cosa non funziona. La cosa deve essere regolata in tutt’altra maniera, cioè in modo tale che, anche se si mantiene il principio che si deve produrre per consumare, alla prestazione deve pur sempre stare di fronte una controprestazione appropriata.

Si può dire: dunque non ci occupiamo del valore comparativo di una merce rispetto a un’altra merce. Ciò che alcuni economisti politici oggi dicono suona così: ci occupiamo solo dei bisogni e produciamo poi centralisticamente ciò che è necessario per la soddisfazione dei bisogni, e lo distribuiamo. — Sì, ma vede, allora si scopre che si è costretti a introdurre il lavoro forzato. Ma questa è una misura terribile, specialmente se non è necessaria. E non è necessaria! Il lavoro forzato viene ritenuto necessario solo perché ci si abbandona alla superstizione che non c’è altro mezzo che il lavoro forzato per realizzare il principio di prestazione e controprestazione. Inoltre non si pensa a quali mezzi raffinati si troverebbero in futuro, se per esempio il lavoro forzato fosse introdotto legalmente, per sottrarsi al lavoro. Perciò non si tratta affatto solo che il lavoro forzato non è necessario, ma si tratta anche che non potrebbe nemmeno essere attuato.

Ma, come detto, la cosa principale rimane che non è necessario se si attuasse completamente il principio che a ogni prestazione deve stare di fronte una controprestazione appropriata. Ora si può concretizzare questo nel modo seguente.

Non è vero, gli uomini, se vogliono vivere nella società umana, devono lavorare, cioè produrre qualcosa. Con questo producono qualcosa che ha significato per gli altri. Ciò che uno produce deve avere un certo valore. Deve potere scambiare ciò che produce con ciò che ha bisogno dai prodotti degli altri per la soddisfazione dei suoi bisogni, cioè per un certo tempo. Così a lungo deve potere soddisfare i suoi bisogni attraverso ciò che scambia finché ha di nuovo prodotto un prodotto dello stesso tipo. Prendiamo un esempio semplice: se fabbrichi un paio di stivali, allora questo paio di stivali deve valere tanto che io possa scambiare questo paio di stivali con ciò che mi serve finché non ho realizzato un nuovo paio di stivali. Un vero criterio di valore si ha solo quando si include tutto ciò che deve essere pagato per le persone che non possono lavorare, per i bambini che devono essere educati, per gli inabili al lavoro, gli invalidi e così via. È possibile trovare il giusto prezzo della merce. Ma per questo è necessario il seguente: nel momento in cui troppi lavoratori lavorano a un articolo, cioè quando un articolo viene prodotto in quantità troppo grandi, in quel momento diventa di nuovo troppo economico. Allora non ricevo tanto da potere soddisfare i miei bisogni finché non ho di nuovo prodotto un prodotto uguale. Nel momento in cui troppo pochi lavoratori lavorano, cioè quando un articolo non viene prodotto in quantità sufficiente, diventa troppo costoso. Solo coloro che dispongono di un reddito superiore alla norma potrebbero comprarlo. È dunque necessario, affinché sia possibile una giusta formazione dei prezzi, che si provveda affinché sempre il numero giusto di lavoratori — sia lavoratori spirituali sia anche fisici — lavori a un articolo. Cioè si darebbe il caso che, per esempio, ora che viviamo in un periodo di transizione, un certo articolo venga prodotto in troppi impianti, dunque in eccesso; allora si dovrebbe chiudere singoli impianti e concludere contratti con i lavoratori di questi impianti affinché continuino a lavorare in un altro ramo. È possibile solo in questo modo che nascano prezzi giusti. In nessun altro modo è possibile. Se di un articolo se ne produce troppo poco, allora per la produzione di questo articolo si dovrebbero istituire nuovi impianti. Cioè, si deve provvedere continuamente nella vita economica affinché la produzione avvenga tenendo conto di certe proporzioni. Allora il rapporto salariale, allora il rapporto capitale potrebbe cessare, deve sussistere solo il rapporto contrattuale tra lavoratori spirituali e fisici sulla giusta determinazione della quota che spetta a quelli che realizzano insieme la merce. A questo ideale si vive in realtà contro, a questo ideale si spera, a questo ideale si deve dirigersi, e tutto ciò che non si dirige a questo ideale, queste sono rappresentazioni non chiare.

Ciò che in fondo viene voluto dalla tripartizione dell’organismo sociale è che agli uomini non venga prospettato un bluff, ma che venga detto loro quali sono le condizioni di vita dell’organismo sociale, cioè come si può davvero vivere. Ed è possibile che l’attuale malato organismo sociale diventi sano. Ma allora si devono veramente fissare gli occhi sulle concrete condizioni di vita. È questo che conta. Ma affinché questo accada, affinché si produca in modo che nascano i giusti prezzi, allora questo forma il vero fondamento della socializzazione. I vecchi rapporti salariali, cioè il fatto che ci si possa conquistare un salario più alto, il che solitamente ha la conseguenza che i generi alimentari, le abitazioni e così via diventino più costosi, devono essere superati. La funzione, il significato che il denaro ha oggi, deve essere cambiato. Il denaro sarà in futuro una sorta di contabilità ambulante, per così dire, un registrare di ciò che si è prodotto e ciò che per questo si può scambiare.

Tutto questo non è qualcosa che può essere perseguito solo tra decenni, ma può essere perseguito immediatamente se solo sufficienti persone lo comprendono. Tutto il resto è in fondo improvvisazione. Perciò la prima cosa di cui si tratta è che si sappia che per i consigli di fabbrica conta il fatto che non possono basarsi su una legge, ma devono emergere direttamente dalla vita economica. E così in un’assemblea primaria dei consigli di fabbrica le esperienze della vita economica devono stare al centro. Allora le funzioni e i compiti dei consigli di fabbrica emergeranno già da sé. È questo ciò che si deve comprendere, cioè che questa struttura di consiglio di fabbrica deve emergere dalla vita economica e non dalla vecchia vita statale, e che questa struttura di consiglio di fabbrica deve essere la prima cosa che davvero mostra cos’è la socializzazione. Si può socializzare solo se si hanno organismi nella vita economica che socializzano. E i consigli di fabbrica devono essere questo primo organismo che davvero socializza dalla vita economica.

Non si può socializzare attraverso ordinanze e leggi, ma si può socializzare solo attraverso persone che agiscono dalla vita economica. L’impulso della tripartizione dell’organismo vuole mettere la verità al posto di pure rivendicazioni fantastiche. E questo è ciò che conta oggi. E ritengo che oggi gli uomini possano imparare ciò che conta. Gli uomini finora si sono rappresentati varie cose con cui si potrebbe migliorare la malata vita dell’organismo sociale. E come sono andate le cose?

Vede, l’ho già menzionato spesso e ora voglio astenermi da ciò che si erano rappresentato i precedenti praticoni della vita dal gennaio 1914 fino ad agosto. Ma voglio parlare di ciò che se l’erano rappresentato i praticoni quando il disastro era presente, quello che ci ha condotti nella presente catastrofe: Bethmann Hollweg disse che sarebbe stato un furioso ma breve temporale. — Così parlava della guerra imminente, e altri hanno detto cose simili, per esempio: in sei o sette settimane gli eserciti tedeschi sarebbero dovuti essere a Parigi e così via. Questo dicevano sempre i praticoni allora, e così è andato sempre negli ultimi anni. E ora di nuovo, nella catastrofe di ottobre-novembre, quanta roba è stata detta non qui! Tutto ciò che è stato detto ha infine condotto anche al giorno di ieri, che ci ha prospettato miseria e sofferenza. Sarebbe ora il momento che non si ascoltasse più ciò che le persone predicono talora così, talora così, ma che finalmente si ascoltasse ciò che viene pensato dalla realtà. Oggi certo si parla molto, da parte circa degli scienziati dell’economia e dello stato, ma non si parla mai del fatto che il principio che alla prestazione deve corrispondere una controprestazione riposa su severi principi della realtà. Questo principio si riduce al fatto che ognuno riceve per la sua prestazione ciò con cui può soddisfare i suoi bisogni finché non ha erogato una nuova prestazione.

Vogliamo dunque mettere in piedi consigli di fabbrica ai quali diremo quale sia il compito concreto della socializzazione della vita economica. Norme legali non aiutano qui, nemmeno ideali socialisti generali, ma aiuta unicamente e soltanto ciò che onestamente e sinceramente viene ricavato dalla realtà. E questo deve essere introdotto nella struttura del consiglio di fabbrica. L’istituzione della struttura del consiglio di fabbrica deve davvero essere il primo passo per fare sul serio con la socializzazione della vita economica. Cominciamo pure da un luogo, allora sorgerà già dell’altro. Allora si troveranno anche persone che tenteranno di creare pari diritti per tutti gli uomini e le istituzioni necessarie in cui vengono promosse le capacità degli uomini. Oggi vige ancora l’oppressione, vige la frase. Infatti ho già più volte segnalato la frase «libera strada al capace». Ma dietro queste parole si nascondono il più delle volte interessi molto egoistici. Solo attraverso una vita spirituale veramente libera potranno in futuro le capacità umane giungere allo sviluppo. E solo in una vita giuridica in cui ogni uomo è uguale a ogni altro potranno anche le condizioni politiche svilupparsi di nuovo. E nella vita economica devono regnare prezzi giusti. Allora non tutto sarà orientato verso una lotta di concorrenza tra capitale e salario o una lotta di concorrenza dei singoli impianti tra loro. Per questo però è necessario che al posto della lotta di concorrenza, che raggiunge il suo culmine nell’interazione di domanda e offerta, si mettano ragionevoli deliberazioni e contratti che devono emergere da organi come quelli che hanno il loro inizio con la struttura di consiglio di fabbrica ora da fondare.

Che cosa vogliamo dunque con la struttura del consiglio di fabbrica? Vogliamo con la struttura del consiglio di fabbrica fare un inizio a una vera, onestamente intesa socializzazione della vita economica. E può colmare di profonda soddisfazione il fatto che si sia comunque trovata comprensione per l’idea dei consigli di fabbrica, nonostante vari ostacoli che si sono manifestati assai abbondantemente in certi ambienti della classe operaia locale, tanto che ci sono stati già annunziati circa dodici consigli di fabbrica e si dovrebbe negoziare circa l’elezione di altri. Ma se veramente deve risultare qualcosa di fruttuoso, allora in tutti gli impianti nel territorio del Württemberg devono essere eletti consigli di fabbrica. Allora la struttura del consiglio di fabbrica dei vari rami deve riunirsi, poiché solo attraverso negoziati, attraverso lo scambio delle esperienze e le misure che ne risultano può diventare quello che è l’inizio di una vera socializzazione. Questa socializzazione potete avere domani, ma non potete parlarne soltanto e far fare leggi da teorici: gli uomini devono essere messi in piedi con cui la vera socializzazione può essere realizzata. Poiché la socializzazione non è qualcosa che si raggiungerà attraverso leggi; la socializzazione verrà quando all’interno dell’industria württemberg-bergica ci sono mille persone. Con questo abbiamo tentato di attaccare dove la realtà è, e la realtà per la socializzazione è nella carne e nel sangue degli uomini e non nelle leggi che stanno sulla carta e che poi dovrebbero trasferirsi in realtà in qualche modo magico.

Ciò che vogliamo trasferire dalla realtà degli uomini di carne e sangue lo si chiama utopia. Allora dovrebbe venire la domanda: Chi sono dunque gli autentici utopisti? Noi non vogliamo utopia! O è forse utopia quando mille uomini vengono eletti che realizzano qualcosa nel campo economico? Sono mille uomini di carne e sangue un’utopia? Sì, proprio quando si è visto che non si tratta di utopia, ma di un numero di veri uomini che vogliono realizzare la socializzazione, allora si è cominciato a dire che aspiriamo a un’utopia. Noi non vogliamo utopia, vogliamo la più pura, vera e onesta realtà! Su quella contiamo. È qualcosa che basta solo comprendere. Perciò vi prego, non ostante ciò che proprio quei detti utopisti dicono, che sempre hanno sbagliato con le loro utopie, cioè quei detti utopisti che si battono contro la realtà rappresentata dalla «Lega per la Tripartizione», di diventare indipendenti, di fare assegnamento una volta sul vostro giudizio proprio. Poiché penso che ogni uomo ragionevole può distinguere utopia da realtà. E quando qualcuno rimprovera che si farebbe solo qualcosa di profetico, allora penso che chi ha ascoltato ciò che ho detto oggi non parlerà più di mera o addirittura scorretta profezia.

Non profetizzo nulla, dico solo: se da tutti i rami vengono eletti mille uomini, allora non è profezia, poiché ciò che faranno lo faranno senza profezia, perché saranno una realtà vivente. Profetizzato è stato in verità a sufficienza negli ultimi anni. Che cosa non si è profetizzato prima del 9 novembre di nuove vittorie: «Vinceremo perché dobbiamo vincere!» — Questo se lo dovrebbero scrivere dietro le orecchie quelli che lanciano la parola «profezia» come una sorta di calunnia a quelli che parlano dalla realtà. Profetizzare qualcosa, quello l’hanno già fatto a sufficienza gli altri, cioè i circoli finora dirigenti. Ora si deve parlare al mondo in un altro tono, da un tono che è già disposto nei cuori e nelle anime degli uomini. E questi uomini eleggete nei vostri consigli di fabbrica. Allora potrete presentare al mondo il giusto per una vera socializzazione.

Discussione

Il Presidente, Signor Gönnewein, ringrazia il Signor Dottor Steiner per i suoi importanti interventi e invita a discutere.

Signor Lange: Parla innanzitutto del pericolo che il capitalismo angloamericano si affermi in Germania, per cui tutti diverremmo schiavi. Dobbiamo aiutarci da soli. Questo autoaiuto consiste nel dire: Prendiamo noi stessi l’economia in mano. I capitalisti tedeschi non vogliono solo sfruttarci. Dobbiamo in una certa misura andare d’accordo con i capitalisti tedeschi. Ci sono anche tra loro uomini che vogliono lavorare onestamente alla ricostruzione. I lavoratori e gli impiegati però devono dire: Prendiamo in mano i nostri impianti, non abbiamo più interesse nello sciopero, ma nel lavoro, e cioè in un lavoro che sia davvero costruttivo. E per questo abbiamo bisogno dei consigli di fabbrica. Abbiamo bisogno di materie prime e di terra. La costruzione è però possibile solo se gli uomini che lavorano si riuniscono. Come lavoratori dobbiamo stare totalmente e completamente in piedi sulla base: Solo il lavoro può salvarci. L’oratore continua a parlare delle situazioni monetarie.

Signor Roser: Abbiamo negli ultimi tempi avuto varie serate di discussione e abbiamo parlato dei consigli di fabbrica e dei consigli economici. Molti di voi conosceranno questo, e vi sarà divenuto chiaro molte cose di ciò che si persegue con la tripartizione dell’organismo sociale. Eppure si deve sempre di nuovo fare l’osservazione che il pensiero è ancora compreso troppo poco. Ma questo è naturalmente comprensibile, poiché la tripartizione rappresenta un’idea completamente nuova, e come con tutto ciò che è nuovo, si incontrano anche questo pensiero con un certo pessimismo. Ma comunque possiamo constatare che l’accoglienza sembra soddisfacente almeno negli ambienti che hanno interesse per questo. Deve senza dubbio essere sottolineato che proprio questo buttare insieme i tre organismi, vita economica, politica, cultura spirituale, nel vecchio stato ha cagionato al popolo tedesco così tanti orribili mali. Se leggiamo il libro del Signor Dottor Steiner, possiamo chiaramente vederne che, se non siamo capaci di separare questi tre organismi fondamentalmente, cioè che ognuno sia coltivato secondo la sua natura, allora incapperemo senza dubbio nella cucina del diavolo. Dovremmo perciò con tutta l’energia aspirare a questa tripartizione. Noi come lavoratori abbiamo naturalmente il massimo interesse nella vita economica, poiché è il fattore, è quell’istituzione in cui siamo rappresentati. Perciò dobbiamo anche dedicare il massimo interesse al campo economico. Naturalmente dobbiamo anche nel parlamento giuridico o politico e in quello spirituale avere per così dire un’influenza e ottenerla, ma come lavoratori manuali e intellettuali dobbiamo innanzitutto occuparci con il corpo economico, col parlamento economico.

È stata ripetutamente posta la domanda: quale campo, quale lavoro ci spetta? Questo lavoro è stato già spesso menzionato e discusso. È la formazione dei consigli di fabbrica. La socializzazione, che è stata spesso discussa dal Signor Dottor Steiner e anche da altri oratori, questa socializzazione è sempre più richiesta da ogni lato. Perché? Perché rappresenta la sola via d’uscita dal caos che può ricondurre la nostra vita economica su binari sani. Socializzazione significa socializzazione di tutti i mezzi di produzione, il trasferimento nella mano di quelle classi che possono disporne e decidere. Perciò sarebbe della massima importanza che accordassimo alla questione dei consigli di fabbrica ancora più interesse di quanto abbiamo fatto finora. Ma è comprensibile dalle condizioni politiche, dal temporale politico che ci ha incombato negli ultimi tempi fino alla conclusione di ieri. Tutto questo non ci ha permesso la giusta comprensione di questa questione. Ritengo che in futuro debba andare diversamente. Dobbiamo semplicemente occuparci di questa questione, e addirittura intensamente occuparcene, proprio dalle situazioni come si sono presentate ieri attraverso la firma del trattato di pace. È naturale: se non siamo capaci di prendere noi stessi la socializzazione in mano, allora non arriviamo mai al fine, ma ci incamminiamo verso l’asservimento generale e l’impoverimento del nostro popolo. Perciò dobbiamo innanzitutto energicamente prendere in mano la questione dei consigli di fabbrica, e cioè senza riguardo a tutto ciò che ci si oppone. Se aspettiamo i consigli di fabbrica dalla legge, allora non li otteniamo, ma solo paragrafi viventi che in realtà non hanno da fare nient’altro che attuare ciò che gli sfruttatori precedenti fino a ora hanno fatto con noi. Ma devono essere nient’altro che lo strumento della classe che lavora, di tutto il popolo.

Dobbiamo creare i consigli di fabbrica come una tale istituzione che non debbano ballare al ritmo della volontà del capitalismo. Proprio la catastrofe della guerra ci ha dato abbastanza motivo per riflettere. Noi, che siamo attivi nel comitato del lavoro della «Lega per la Tripartizione», abbiamo chiaramente riconosciuto che, qualunque sia l’altro suggerimento che viene fatto, non c’è miglior idea che la tripartizione. La tripartizione e con essa l’indipendenza dei singoli organismi sarà il fondamento su cui l’intero popolo può ricostruire. Vogliamo aspirare a qualcos’altro che all’asservimento del proletariato. Non vogliamo neppure prestabilirci affinché lo stato continui a usare l’intera economia per scopi politici, per infine sacrificarla al militarismo. Dobbiamo rendere indipendente la vita economica, affinché qualcosa di utile emerga per l’intera vita popolare. Perciò rivolgo a voi l’appello: agite affinché il pensiero della tripartizione sia portato alle masse, nonostante tutti gli attacchi da destra e da sinistra. Il pensiero della tripartizione è attaccato solo da quegli elementi che non lo vogliono considerare e non lo vogliono lasciar venire alla luce per il loro proprio vantaggio. Perciò lo combattono. Sono dell’opinione che possiamo migliorare la nostra vita popolare solo se realizziamo l’idea fondamentale della tripartizione, l’indipendenza della vita economica, della vita giuridica e della vita spirituale. Allora vediamo se non possiamo contare su un migliore benessere del nostro popolo.

Il Signor Dottor Steiner ha lasciato alcuni punti sui consigli di fabbrica ancora molto poco chiari. Primo, sarete tutti d’accordo con me che la fondazione di consigli di fabbrica non è così facile come alcuni se l’immaginano. Attraverso la legge è già stato spinto un catenaccio. Se vogliamo il sistema dei consigli di fabbrica secondo le esposizioni del Dottor Steiner, allora dovremo combattere duramente in futuro, poiché dobbiamo essere chiari: qualunque cosa faccia la classe operaia, il capitalismo sempre l’ostacolerà. Il nostro nemico più grande è ancora oggi il capitalismo. Non appena venite con suggerimenti pratici, farete già l’esperienza che vi viene tutto ostacolato. Perciò pongo la domanda: come arriviamo più facilmente al di là di questi soprusi? — Alcuni diranno infine che l’unico cammino è lo sciopero. Ma ora non si tratta di sciopero. Dobbiamo trovare strade più pratiche per attuare le nostre idee. Se la classe operaia davvero si riunisce, consulta e vuole collaborare, troveremo altre strade, anche oltre la legge. Vogliamo non solo una voce consultiva, vogliamo avere una voce determinante nei consigli di fabbrica. Non solo il capitalismo, ma una grande parte della borghesia si oppone a questo. Ci vorranno decenni per fare passare i consigli di fabbrica come qui intesi. L’operaio non può farla da solo, e gli altri non consegneranno i loro impianti per socializzare. La domanda è allora: quanto lontano andranno le lotte per raggiungerlo? Ma soprattutto gli operai devono stare più uniti.

Signor Hahl: Come rappresentante della «Federazione Generale degli Impiegati Bancari Tedeschi» vorrei dire alcune parole. Posso farlo dall’esperienza che ho avuto la possibilità di fare nella mia vita poliedrica.

Ero direttore di un’impresa in Egitto e come tale ho avuto la migliore esperienza dal fatto che ho condotto i colleghi a partecipare, cioè non solo ordinai, ma istruivo i collaboratori sugli affari aziendali e chiedevo la loro opinione. Attraverso ciò è stato stimolato l’interesse aziendale. La legge odierna sui consigli di fabbrica blocca la vera partecipazione degli impiegati. Soprattutto questa legge non elimina la sensazione dei lavoratori dipendenti che essi si trovano comunque ancora in un certo rapporto di schiavitù di fronte al capitalismo determinante. Attraverso la tripartizione i lavoratori dipendenti sono introdotti nei segreti dell’impianto, sono informati su tutti i rami di esso, così che non solo hanno il diritto, ma anche la capacità di mettere in gioco la loro voce nella direzione. Voglio dirlo anche al signor oratore precedente: se avete le capacità, non vi farete facilmente fregare dal direttore capitalista. — Nella realizzazione dei consigli di fabbrica nel senso della tripartizione non si lavora gli uni contro gli altri, ma gli uni con gli altri sulla base della piena uguaglianza. Contro ciò infieriscono gli imprenditori e si aggrappano al vecchio dominio, senza accorgersi che corrono il pericolo di perdere tutto. Poiché ciò che oggi si rivolge nei circoli dei lavoratori dipendenti contro l’amministrazione materiale e spirituale attraverso il capitale, non riposerà finché la forza lavoro degli uomini, che oggi è degradata dalle circostanze a merce, non perda il carattere di schiavitù, e questo può accadere solo attraverso la tripartizione e attraverso i consigli di fabbrica da essa richiesti. Per quanto la regione possa socializzare, non può uscire dalle agitazioni finché non applica la leva e non tenta la soluzione del problema attraverso la tripartizione. Finché guarda solo alle azioni di altre persone e non studia anche i motivi, non può farsi un’idea di ciò che significa il movimento del proletariato. Oggi il governo ritiene che il movimento del proletariato siano mere fantasie momentanee che potrebbero essere liquidate da manifesti alle colonne con l’esortazione «Lavora! Lavora! Lavora!». Le sofferenze che oggi emergono sono però conseguenze tutt’affatto logiche della mescolanza della vita economica, della vita spirituale e della vita giuridica. Avete potuto vedere durante la guerra come il prete sul pulpito doveva dire persino ciò che lo stato gli prescriveva come buon patriottismo. È questa la mescolanza, perciò il male. Questa è la causa del male, lì deve essere applicata la leva, affinché i singoli campi siano resi indipendenti, affinché le scuole e la chiesa non debbano più fare ciò che prescrive lo stato.

L’altro ieri il nuovo ministro presidente pronunciò parole sulla vita e la morte del nostro popolo. Con pieno diritto queste parole possono essere applicate qui. Qui si svolge una lotta contro l’asservimento della classe operaia. E se questo rapporto di schiavitù non è abolito — e sarà abolito solo attraverso la tripartizione e i consigli di fabbrica da essa richiesti — allora potrebbe accadere che siamo davvero condannati a morte come popolo. Allora potrebbe accadere che le passioni evocate tolgano tutto al capitale, che diventiamo il campo di battaglia tra bolscevismo ed Intesa. Perciò ritengo una pressante dovere di ognuno dichiararsi per la tripartizione e per i consigli di fabbrica. Perciò vi chiedo ancora una volta di eleggere consigli di fabbrica nel senso della tripartizione dell’organismo sociale.

Signor Münzing: Vorrei innanzitutto parlare di qualcosa che si trova nel libro «I punti essenziali della questione sociale». Vi si legge a pagina 78: «Ciò che viene creato come aumento di capitale attraverso i mezzi di produzione — detratto il giusto interesse — deve la sua nascita all’effetto dell’intero organismo sociale». — «Detratto il giusto interesse» — lì vorrei biascicare di dire mi dica cosa devo intendere. Secondo la mia opinione l’intera questione che gira intorno al capitalismo e al socialismo si riduce infine alle parole: «Il denaro porta interesse, il capitale porta interesse».

Se entriamo più profondamente nel pensiero, possiamo sempre di nuovo trovare che il denaro in realtà si distingue nel modo in cui porta interesse senza che il denaro lavori. Questo deve direttamente ripugnarci come lavoratori se sentiamo: Il denaro lavora. Chi lavora? Mica il denaro! Il denaro viene usato affinché altri lavorino per estrarre l’interesse. Oggi ci sono concezioni che dicono: La questione sociale può essere risolta attraverso l’abolizione del profitto commerciale e simili, e ci sono ancora molte altre ricette per la soluzione della questione sociale. Credo che la soluzione della questione sociale potrebbe essere compiuta solo dal fatto che i partiti prescrivessero: Interesse proibito! Questo tocca anche il prestito di guerra e il denaro nei conti di risparmio. Vorrei pregare di pensare a questo pensiero, anche se non appartiene al tema di questa sera. Se oggi venisse un governo che dicesse che il denaro non porta più interesse, allora l’intera situazione cambierebbe immediatamente. Tutti i rincari di merci hanno infine la loro ragione nel fatto che il capitale nel conto di risparmio porta interesse, che il denaro deve lavorare. Mi manca su tutti i programmi proprio questa semplice rivendicazione dell’abolizione dell’interesse. E vorrei chiedere al Signor Dottor Steiner in proposito informazioni. Sono un novizio, ma questa domanda mi è sempre tornata. In questa domanda rientra anche l’affitto. Questo dovrebbe allora essere pagato in modo tale che certi usuali di una casa fossero pagati, poiché una casa perde di valore attraverso l’uso. E per i consigli di fabbrica: Se i consigli di fabbrica devono avere un valore veramente pratico, allora dovrebbero in tutti i casi avere la possibilità non solo di influire sulle determinazioni salariali, ma anche sulle determinazioni dei prezzi.

Desidero solo affrontare le due domande direttamente poste. Il signor Müller è in un certo senso preoccupato che i consigli di fabbrica non potessero affermarsi e che soprattutto, quando si presentassero agli imprenditori con quello che assumessero come loro competenze, potessero semplicemente essere respinti. Vede, in tali cose dobbiamo comunque mettere in conto anche le vere situazioni, e lì dobbiamo assolutamente considerare che qualcosa come questi consigli di fabbrica pensati qui non si è mai presentato di fronte all’imprenditoria. Consideri solo come nel corso dello sviluppo capitalistico dei tempi più recenti sorse sempre più il rapporto protezionista tra lo stato e l’imprenditoria capitalista. Da un lato l’imprenditoria capitalista sosteneva lo stato, dall’altro lato di nuovo lo stato l’imprenditoria. Questo si esprime particolarmente nelle varie cause di guerra, particolarmente a occidente. Ma un organismo che è veramente emerso dalla vita economica stessa, da tutti i rami della vita economica, e che è sostenuto dalla fiducia dell’intera classe operaia, un tale organismo non si è mai presentato all’imprenditoria capitalista. E questa realtà vi prego di non trascurare. Vi prego di raffrontarla con ciò che anche storicamente è presente, cioè come allora quando si svolgevano tali manifestazioni chiuse, comunque attraverso queste manifestazioni qualcosa poteva essere realizzato. Su questo conta, ben certo, come il signor Müller ha detto, che questa chiusura, questa unanimità sia davvero presente. E l’elezione dei consigli di fabbrica può sostanzialmente avvenire solo quando questa unanimità è presente. Deve emanare da questa unanimità.

Saranno i consigli di fabbrica presenti, allora saranno una rivelazione dell’unione della classe operaia contemporanea, e allora vediamo che cosa emerge quando nella forma dei consigli di fabbrica la classe operaia unita si presenta di fronte all’imprenditoria. Non sono solo i consigli di fabbrica del singolo impianto a confrontarsi col singolo imprenditore, ma l’intera struttura dei consigli di fabbrica, che è composta da membri da tutti i rami e gli impianti, si confronta con gli imprenditori di un intero territorio economico. I singoli consigli di fabbrica vanno come incaricati dell’intera struttura dei consigli di fabbrica nei loro impianti e ora si presentano non all’imprenditore singolarmente, ma come rappresentanti della struttura dei consigli di fabbrica del corrispondente territorio economico.

Questo significa una potenza di cui bisogna solo diventare consapevoli. Potete tranquillamente aspettare una tale prova di forza, avrà conseguenze importanti. Questo è uno.

L’altro è che non può trattarsi che, come ha detto anche il signor Müller, la struttura dei consigli di fabbrica abbia solo una voce consultiva. No, non dovrebbe avere neanche solo una voce deliberante, ma dovrebbe essere il vero amministratore dell’impianto. Dovrebbe semplicemente amministrare gli impianti stessi per incarico dell’intera classe operaia. Per questo sorgono naturalmente certe difficoltà che ancora non si immagina in campi completamente diversi. Per esempio, l’iniziativa dentro un impianto non deve essere paralizzata dal fatto che molti vogliano comandare e simili. Ma tutto questo potrà essere superato. Questo è uno. Ma allora si deve osservare ancora qualcos’altro. Vi chiedo: su che cosa si basa fondamentalmente il capitale di un’impresa economica? Lasciate che i capitalisti abbiano ancora così tanto denaro, questo denaro ha valore solo se lavorano le persone, altrimenti no! Così, la classe operaia non si confronta con quelle persone che sono ancora imprenditori, ma con quelle che hanno solo denaro. E in questo contesto dobbiamo stare chiari su una cosa: se viviamo nella realtà, non viviamo al di fuori di ogni tempo, ma viviamo in un tempo determinato. E ho il sentimento che molte persone della classe operaia ancora oggi parlino come se le cose stessero come stavano sette, otto anni fa, prima che noi navigassimo in questa catastrofe di guerra. Non credo che molte persone abbiano riflettuto su ciò che significa economicamente che quando la guerra era finita si fabbricasse in certi impianti di tutto e poi lo si rompesse di nuovo. Tali cose sono state fatte perché non ci si sapeva più aiutare a mantener su naturalmente la produzione. Le cose sono cambiate, ma oggi si ha ancora l’abitudine di parlare dal capitalismo dalle vecchie situazioni. Vede, in molti aspetti la cosa sta così che le vecchie verità oggi non sono più verità. È naturalmente una verità profonda quella del plusvalore, solo che oggi per la maggior parte non è più presente, ma è già stato gettato al vento, e ciò che oggi è così temuto come capitalismo sta davvero su un fondamento terribilmente vuoto. Non sa più come aiutarsi. Lo vedete dal fatto che pensa già in gran parte: oh Dio, se potessimo solo travasarci al capitalismo dell’Intesa, così potremmo rannicchiarci lì; non ce la facciamo più da soli. — Viene il tempo in cui non più alla vecchia maniera la struttura dei consigli di fabbrica si confronta col capitalismo, ma in cui si confronta col tracollo imprenditoriale e deve assumere quello che è crollato. E verrà un tempo quando direte: fu bene che avessimo questi consigli di fabbrica, poiché qualcuno comunque deve amministrare gli impianti; gli altri non possono più farla, poiché l’imprenditoria per la maggior parte è crollata, non può più. Allora deve esistere questa struttura dei consigli di fabbrica. Non sarete ovunque presenti, ma questo sorgerà. Troverete in gran parte campi di battaglia abbandonati. Accadrà persino spesso che gli imprenditori siano felici quando verranno i consigli di fabbrica per incarico di un territorio economico chiuso. Ora ancora si fingono, perché credono di potersi far coprire dal protettore stato e dalle leggi. Vorrebbero farsi coprire dal protettore stato ciò che essi stessi non possono più. In questo caso sorgerebbero situazioni strane. Allora i consigli di fabbrica non sarebbero solo pezzi di decorazione, ma allora sarebbero anche trovati i canali attraverso cui il capitale decaduto potrebbe essere di nuovo risanato, attraverso cui di nuovo varie cose scorressero lì dove le cose erano defluite. Su questo le persone hanno visioni strane. A Tubinga un professore disse: in futuro diventeremo un popolo povero. Allora le persone non potranno più pagare le scuole, allora lo stato dovrà intervenire, allora dovrà pagare le scuole. — Il professore aveva paura che le persone non potessero più pagare le scuole. Aveva solo dimenticato di chiedersi: da dove prende lo stato il denaro? Certo solo dalle tasche dei singoli uomini! In questo senso le leggi significano molto spesso solo che le cose che hanno valore vadano dove si vuol che vadano. E le leggi possono in certi casi essere solo il percorso indiretto per rimettere in piedi di nuovo il capitale ormai frantumato. Questo non sarà una struttura dei consigli di fabbrica che emerge dalla vita economica, dalla popolazione che lavora. Questa saprà stare in piedi sulle sue proprie gambe. Allora lasciate tranquillamente che venga la prova di forza. Non ci si deve dire che i consigli di fabbrica staranno zitti di fronte all’imprenditore. Potrebbe anche il caso contrario accadere per le situazioni temporali.

Non viviamo al di fuori del tempo, ma viviamo in un tempo determinato, e in questo tempo si tratta che sappiamo che il capitalismo sta crollando. Dobbiamo far i conti con questo. Dobbiamo anche stare chiari che da un’altra parte la vita economica deve essere ricostruita. E al socialismo viene incontro il crollo in cui il capitalismo stesso è precipitato. Poiché la catastrofe della guerra mondiale era al contempo il crollo del capitalismo e continuerà sempre più a influenzare il crollo. Vi prego di considerare questo. Quando si hanno cose da considerare che riguardano il futuro, allora si deve far i conti con tali fattori.

Quando si cita un’affermazione come quella dell’interesse, allora vi prego di considerare che in ogni proposizione del mio libro è perseguito di dire onestamente ciò che davvero è, e che nel mio libro viene severamente rifiutato tutto ciò che dovrebbe essere interesse da interesse. Così una vera crescita del capitale come è oggi il caso, dove un capitale può raddoppiarsi in quindici anni, è impossibile se subentra quella realtà come la descrivo nel mio libro. Ma parlo comunque di un rapporto di interesse legittimo. Su questo vi prego di considerare come parlo nel mio libro del capitale. Poiché vede, è facile ingannare la gente dicendo loro: se si abolisce tutto l’interesse, allora esce il giusto. — Si tratta di tutte queste cose solo se si può. E ho solo descritto cose che davvero possono essere attuate.

Consideri come sta la cosa. Il denaro, quando si realizzano le cose che stanno nel mio libro, assume un certo carattere. L’ho talvolta ai miei amici espresso in modo alquanto banale dicendo: il denaro nell’ordine economico di cui si tratta nel mio libro diventa per la prima volta davvero puzzolente. Cosa significa? Significa il seguente: se acquisisco realtà — il denaro in sé non è realtà, ma solo perché i rapporti di potere sono appropriati, il denaro è realtà —, se acquisisco dunque realtà, allora queste sono sottoposte alla legge di essere consumate. Capitalismo in senso reale non l’abbiamo affatto solo all’interno del mondo umano, ma anche nel mondo animale. Quando il criceto criceta, quando si fa le sue provviste invernali, allora è il suo capitale per la prossima volta, solo ha la proprietà che lo si può usare solo nella prossima volta, altrimenti andrebbe perduto. E abbiamo portato nella nostra economia capitalistica a che il denaro, almeno per certi brevi periodi, abbia perso il carattere di tutte le altre realtà. Cosa facciamo quando calcoliamo gli interessi? Moltiplichiamo il denaro per percentuali e tempo e dividiamo per cento. Così tiriamo fuori l’interesse. Con questo contiamo con cose non reali, con formazioni apparenti! Abbiamo contato con ciò che abbiamo presentato come rappresentanti della realtà. Ciò che era stato prodotto da capitale potrebbe già da tempo essere divenuto inutilizzabile, potrebbe addirittura non essere più presente affatto, e nonostante questo secondo i nostri rapporti di potere si può calcolare: capitale per percentuali e tempo diviso per cento. In futuro si tratta che ci si sia consapevoli che, quando si fonda un’impresa, un impianto — e questo deve sempre nuovamente accadere, altrimenti l’intero processo evolutivo dell’umanità giungerebbe a un arresto —, sempre il lavoro passato trova utilizzo nel lavoro futuro.

Vede, quando costruite un nuovo impianto, dovete assumere nuovi lavoratori, indipendentemente da chi lo faccia — la società o un singolo. Prima era il singolo, in futuro sorgerà dalla struttura della società. Dunque dovete assumere lavoratori. Questi devono, se si costruisce un impianto che ancora non può immettere nulla nella società, comunque nutrirsi, devono vestirsi. Allora deve essere, affinché questo impianto possa sorgere, già in precedenza si è lavorato. Così deve essere creata la possibilità che il lavoro precedente sia usato per prestazioni successive. Ma questo non è possibile diversamente che se il mio lavoro precedente fluisce in una prestazione successiva, io abbia un certo beneficio di questo. Poiché in verità lavoro per esempio, diciamo, oggi tutto molto decentemente, e il cammino è indifferente, ma da ciò che lavoro oggi, tra dieci anni si costruisce un nuovo impianto. Questo aggiunge. Se lavoro oggi, devo anche ricevere qualcosa per il mio lavoro. È solo che il lavoro viene risparmiato per il prossimo. Ed è questo che chiamo interesse legittimo, e l’ho così chiamato perché voglio essere onesto nel mio libro, perché non voglio un successo economico dicendo nero il bianco. Nella vita economica il lavoro passato deve essere usato per prestazioni future. Come il lavoro nel presente ha una controprestazione, così devono avere anche nel futuro, se sono risparmiati, una controprestazione. La vita economica rende necessario che il lavoro passato sia utilizzato nel futuro. Aggiungete che il capitale si consuma gradualmente. Mentre ora il capitale si è raddoppiato in quindici anni, in futuro dopo quindici anni smetterà più o meno di esistere. Il processo inverso avviene! Come le altre cose diventano puzzolenti, così anche il denaro. Così il capitale non porta interesse, ma deve essere creata la possibilità che ciò che era stato lavorato in precedenza sia contenuto in una prestazione futura. Allora dovete anche ricevere il compenso. Avrei potuto chiamarlo salario nel mio libro, ma volevo essere completamente onesto e volevo esprimere: l’economia consiste nel fatto che il lavoro passato sia immesso nelle prestazioni future, e lì chiamo il compenso giusto per questo interesse. Perciò ho anche esplicitamente detto: non c’è interesse da interesse. Non può esserci, inoltre nemmeno un arbitrario lasciare che il capitale lavori. Il denaro diventa puzzolente. Va come altre cose, come carne e simili, perduto. Non è più lì, non continua a lavorare. Se prendete le cose come stanno nel mio libro, dovete dappertutto considerare che parto da ciò che è possibile e che dovrebbe diventare realtà, e non da rivendicazioni che sorgono così che ci si dice: noi aboliamo questo e quello. Sì, miei cari presenti, potrebbe infine succedere che a qualcuno venisse l’idea pazza di dire: noi aboliamo il pavimento. — Allora non potremmo più camminare! Non si possono abolire cose che nella vera economia o in altri campi sono semplicemente necessarie. Si devono prendere le cose come sono, allora soltanto si è onesti. Non prometto alla gente la luna, ma voglio parlare delle vere condizioni di vita dell’organismo sociale. E così volevo qui parlare di ciò che davvero può essere attuato, e questo sarà già quello che porta anche ciò che inconsciamente sta alla base delle rivendicazioni delle larghe masse che lavorano. Ed è migliore se si tenta di soddisfare queste rivendicazioni dalla conoscenza della realtà piuttosto che se si cullano le persone con pure promesse.

Signor Haupt da Esslingen: Ha già creato da tempo volontariamente consigli di fabbrica nel suo impianto. Espone tra l’altro: Cosa si rappresenta il datore di lavoro sotto il consiglio di fabbrica? Vede l’istituzione dei consigli di fabbrica come un spettro terrificante! Il dovere dell’operaio è che anche lui dia fiducia e dica: Non vogliamo demolire tutto, questo non è il nostro fine. Vogliamo lavorare, ma senza frusta, liberi dal nostro cuore. — Se ci si presenta così al datore di lavoro, è anche remissivo. So con certezza che una grande quantità di ditte di Esslingen vorrebbero fare la cosa così. Non possono, però, perché hanno concluso un compromesso con i sindacati. I capi sindacali hanno tirato fuori un contratto collettivo, per così dire come ultimo asso, per così riunire le masse che non vogliono sapere di loro. È un errore di calcolo che si vendicherà amaramente. Diventerà la tomba dei sindacati. Solo i consigli di fabbrica possono salvarci da questa porcheria. I sindacati hanno il massimo interesse a non farlo. I sindacati dei datori di lavoro si nascondono dietro di loro e sono felici che le cose con i consigli di fabbrica non vadano così veloce come avevano pensato. Ci sono tre strade per introdurre i consigli di fabbrica: O il rispettivo datore di lavoro la fa volontariamente — io l’ho fatto — , è probabilmente la cosa più ragionevole. Mi dissi: È comunque tutto rotto, su questo siamo chiari. Dunque vediamo che troviamo qualcosa di nuovo, per uscire comunque dall’indigenza. — Il secondo è: Non parlare così tanto! Agisci e non parlare! Il parlare non ha senso. Lì si parla e si parla, quanto sforzo si è dato la Lega, e si dice: Gente, agite. Non si nota nulla, la gente dorme. — La terza misura è il potere. Dico però esplicitamente: Potere senza terrore, senza sciopero, è importante. — Con potere intendo la capacità e la consapevolezza di avere le masse dietro di me. Allora spingono le cose già attraverso. Se la cosa fosse organizzata come me l’immagino, così dapprima la Lega o una corporazione dei rappresentanti operai si riunirebbero, e ci si ascolterebbe i pareri e i dissensi. Allora la corporazione se ne approfitta e bussa allora dal datore di lavoro. Non si può essere respinti di più. Se però i datori di lavoro respingono, hanno aperto una ferita infetta; rimane un vulcano. Ebbene, quella sarebbe l’ultima mano che potevano tendersi l’uno all’altro. Diversamente non c’è altra possibilità che terrore senza scrupoli. Possiamo riunirci se vogliamo. Su questo conta.

I compiti della struttura dei consigli di fabbrica non sono così facili. Quando si hanno sé stessi i consigli di fabbrica, si sa che curiose cose possono emergere lì. Ci sono persone che sono lì di tutto cuore, ma ce ne sono anche altre che vengono con intenzioni politiche e simili. Abbiamo già sperimentato molte cose. Alla fine voglio dirvi ancora: Procedete oggi all’elezione e non aspettate ancora domani. Stabilite il contatto con la «Lega per la Tripartizione dell’organismo sociale». Sono convinto che il gruppo a Stoccarda allora prenderà la cosa in mano. Tenta ancora di raggiungere un accordo con i datori di lavoro. E allora vi presentate davanti agli imprenditori e dite: Dichiariamo che i consigli di fabbrica sono stati eletti. — Confidiamo l’uno nell’altro! Guai a chi sciopera! Non dovete scioperare! Deve andare senza terrore, senza potere, senza apprensione d’anima e simili.

Signor Schlegel: Sono fondamentalmente dell’opinione che i consigli di fabbrica e quell’organismo che riunisce i consigli di fabbrica, così come il Signor Dottor Steiner li ha designati questa sera nella conferenza, siano l’unica possibilità pratica per realizzare la socializzazione della vita economica, che dovrebbe per così dire creare la base materiale per l’ascesa dell’umanità. E questa sera sarà probabilmente l’unica possibilità di fare un passo verso la socializzazione per salvare il nostro popolo e il nostro regno, il nostro paese dal crollo economico.

D’altra parte sono dell’opinione che non si debbano lanciare i consigli di fabbrica in maniera selvaggia perché la «Lega» vuol farla. Il presupposto sarebbe comunque che gli imprenditori non si oppongono a questi consigli di fabbrica. Se per esempio i consigli di fabbrica vengono introdotti solo in una parte degli impianti, come ci si immagina allora la riunione, cioè l’organismo dei consigli di fabbrica? La regolazione della produzione è comunque la cosa principale. Come se l’immagina il Signor Dottor Steiner, che questi organismi ricevano i poteri se non l’intera potenza politica e statale si riunisce nelle mani dei consigli di fabbrica? Non è impossibile introdurre i consigli di fabbrica per un’area così piccola come il Württemberg? Poiché l’industria württemberg non basta ancora per fabbricare tutte le merci. Il Württemberg ha bisogno dello scambio. Prego il Signor Dottor Steiner di esprimersi su questi dubbi.

Il Signor Dottor Steiner ha detto che sia un’impossibilità determinare i consigli di fabbrica nella vita attraverso disposizioni legali. Sono dell’opinione che sia necessario che secondo il principio centralistico si renda obbligatoria l’elezione dei consigli di fabbrica. L’essenziale sarebbe solo quale forma avrà la legge. Potrebbe anche avere la forma necessaria. Se l’intera classe operaia, mentale e manuale, è unita e ha potenza politica, allora sarà facile conquistare il potere politico nello stato e allora prendere le misure necessarie per la socializzazione. Rivolgo il mio appello soprattutto ai rappresentanti dei partiti socialisti che è loro dovere e responsabilità, prima di ogni cosa, facilitare che si raggiunga l’unanimità.

Ricordo che potremmo vincere grandi masse di impiegati e della popolazione rurale all’idea del socialismo se solo fossimo uniti. Abbiamo proprio bisogno del proletariato spirituale e della contadinanza se vogliamo realizzare la socializzazione. È comprensibile che grandi masse operaie vadano all’USPD e ai comunisti, poiché là dove si grida contro qualcosa, ci si rivolge lì se non si può ottenere la soddisfazione dei propri desideri. Il Signor Dottor Steiner ha già segnalato che in una gran parte della classe operaia vivono ancora le idee e che le condizioni oggi stanno come prima dello scoppio della guerra e che se si prende in mano la socializzazione si raggiungerebbe molto rapidamente un miglioramento materiale per la massa della popolazione che lavora. Questo è un errore! Anche se affrontiamo la socializzazione con i consigli di fabbrica e attraverso la tripartizione dell’organismo sociale, allora si raggiungerà in questo momento solo il fatto che salviamo dapprima la nostra vita economica dalla rovina. Ci vorrà ancora anni di lavoro e soprattutto lo smantellamento del capitalismo dell’Intesa, prima che i frutti della socializzazione si mostrino. I capi dei partiti devono anche in questo aspetto indicare ai loro seguaci le vere condizioni.

Vorrei ancora segnalare che una tripartizione dell’organismo sociale esiste in realtà già [voce di disturbo: oh sì] e che si tratta di riformarla e condurla in altri binari [risate]. I tre campi sono solo mescolati [risate], sono solo da strappare. Dico questo perché in molti ambienti esiste l’opinione che debba essere creato qualcosa di nuovo. Si tratta solo di una riformazione, e cioè secondo i principi che la «Lega per la Tripartizione» rappresenta.

Ugualmente necessaria alla creazione dei consigli di fabbrica sarebbe che si lavorasse spiritualmente sulla classe operaia e gli impiegati più di quanto non sia avvenuto finora. Proprio gli obiettivi etici del socialismo sono stati oggi messi sullo sfondo di fronte agli obiettivi materiali. Ci sarebbe da agitare per questo. Il Signor Dottor Steiner ritiene che i consigli di fabbrica porteranno l’unanimità del proletariato. Io ritengo che l’unanimità del proletariato porterà la socializzazione e i consigli di fabbrica.

Vorrei correggere qualcosa che gli oratori hanno detto. Un signore ha parlato di potere senza terrore. Se oggi le masse operaie sono ancora così scettiche di fronte a questi consigli di fabbrica, questo viene dal fatto che la classe operaia sa bene che da nessuna parte nella storia universale sta scritto che il capitalismo una volta ha rinunciato volontariamente ai suoi privilegi e ha messo il sistema intero nelle mani delle grandi masse. Ritengo che la cosa più importante non sia eleggere velocemente i consigli di fabbrica, ma di spargere l’idea tra le masse, poiché i consigli di fabbrica sono velocemente eletti quando le idee sono diffuse prima tra le masse. È stato detto che l’elezione dei consigli di fabbrica sia un lavoro preparatorio. Non posso contraddire, ma vorrei pure sottolineare che non abbiamo interesse nel continuare lo stato futuro in forma capitalista. Dobbiamo costruire qualcosa di nuovo. Se i consigli di fabbrica nel Württemberg industriale diventassero essi stessi fattori di potere, sarebbe forse impossibile mantenersi a lungo su tutto l’impero, poiché i capitalisti sono uniti e si riconcilieranno di nuovo con i capitalisti dell’Intesa. Se le masse operaie internazionali fossero così unite come i capitalisti internazionali, allora ci sarebbe stato risparmiato questo terribile macerie. Dobbiamo tentare di prendere in mano l’intera economia.

Il Signor Dottor Steiner ha detto che molti non hanno ancora compreso la socializzazione. Gli operai non comprendono cosa si intende con essa. Lì c’è ancora molto da chiarire. E gli operai mentali non erano consapevoli finora che dipendono dal datore di lavoro proprio come il proletario manuale. È stato detto che debba essere gettato un ponte tra lavoratore manuale e lavoratore mentale. Non ho ancora visto molto di simile ponte. Se i capi non sono disposti a erigere questo ponte, allora lavoratori manuali e lavoratori mentali devono fare il necessario loro stessi. Se si dice che allora eventualmente daremmo il campo di battaglia tra bolscevismo e capitalismo dell’Intesa, devo dire che le condizioni in Russia e in Germania sono completamente diverse. In Russia gli operai mentali hanno fatto sabotaggi. Prego gli operai manuali, in questa grave ora di prevenire questo male. Gli operai mentali devono stare dalla nostra parte affinché arriviamo finalmente al fine. Se oggi un consiglio di fabbrica è stato eletto e il corpo economico intero è nelle nostre mani, un direttore non avrà più diritti di un consiglio di fabbrica. I consigli di fabbrica devono essere la cellula originale della vita economica. Allora i consigli di fabbrica devono andare avanti e dire: signor direttore, può continuare ad amministrare il posto sotto il nostro controllo e la nostra direzione. Non siamo lì per buttare giù la gente, vogliamo solo pari diritti per tutti.

Avrei voluto rinunciare alla parola, ma poiché appartengo anche ai consigli di fabbrica, vorrei dire qualche parola. Vorrei tornare su come sia necessario che cerchiamo di creare una nuova forma economica. Questa nuova forma economica a mio parere può essere trovata solo attraverso la tripartizione come propone il Signor Dottor Steiner. Sapete tutti che le condizioni imposteci sono molto gravi. Dovremo iniziare con un pagamento, e già questo pagamento implica una riforma della vita economica. Allora non può più essere che produciamo alle vecchie condizioni, che stiano come operai col cosiddetto salario minimo per l’esistenza e accanto un capitalista che guadagna milioni. Allora dobbiamo sempre pagare dalle nostre ossa i debiti che questa vecchia società e i capitalisti ancora esistenti hanno contratto. Proprio per questi motivi ogni uomo dovrebbe avere chiaro che il vecchio metodo è cosa impossibile. Credo comunque che nell’umanità ci sia ancora così tanta ragione che le condizioni dell’Intesa saranno rifiutate come impossibilità. Credo accadrà molto presto. Accediamo all’elezione di consigli di fabbrica e non lasciamo che ciò che i nostri fratelli dell’est hanno conquistato scenda di nuovo, così che più tardi non debbano farci rimproveri come: vi sono stati mostrati i cammini, ma voi non li voleste percorrere. — Vi è stata mostrata la scuola elementare, ora vediamo se siamo capaci di superare l’esame finale.

È chiaro a tutti noi che i consigli di fabbrica sono una necessità. È pure chiaro per noi che in tutta la nostra vita spirituale, in tutto ciò che pensiamo e sentiamo, si devono imboccare nuove strade. Perciò saluto il fatto che il Signor Dottor Steiner sa lanciare i pensieri nelle masse in modo così incisivo e trova anche i suoi sostenitori qui. Negli interventi del Signor Dottor Steiner però mi è rimasta aperta una grande domanda: come sarà spezzata la resistenza dei datori di lavoro di fronte a questo movimento? I datori di lavoro si metteranno sulla posizione di concedere solo ciò che devono concedere legalmente. Le leggi che oggi vengono fatte però non vengono fatte da praticoni ma da boss dei partiti. Devono sorgere uomini che ci creano leggi con cui si può far qualcosa. E dobbiamo agire in fretta, altrimenti saremo schiacciati dal capitalismo dell’Intesa. Finché la classe operaia dell’Intesa non ha capito quello che il bisogno ci ha insegnato, passerà ancora molto tempo.

Credo che c’è solo una linea direttrice, cioè che gli operai mentali si inseriscano al più presto, dove si è inserita la classe operaia organizzata. Era la maledizione della rivoluzione che proprio le masse colte non fossero politicamente all’altezza. Qui sorge il compito della «Lega», cioè prima di tutto di agire illuminando. Se oggi osserviamo i circoli borghesi e vediamo che persone che devono la libertà di parola alla classe operaia si prestano a colpire questa classe operaia, allora questi sono fattori che ci devono far riflettere. Non ritengo giusto se il governo si mantiene solo attraverso l’armamento. Qui deve prima di tutto diffondersi l’illuminazione.

La maggior parte degli oratori hanno a ragione espresso molto chiaramente che ora le parole siano sufficienti, si vogliano vedere i fatti. È solo da sottolineare. Se oggi non possiamo procedere all’azione non è perché il popolo non è maturo, ma perché non è unito. Maturo credo che il popolo sia in realtà. Almeno dovrebbe assumersi che lo sia stato reso maturo in questi quattro anni. Ma si tenta da tutte le parti di dividere il popolo, perché non si vuol che da un’altra parte venga qualcosa che non viene dai cosiddetti capi dei partiti stessi. Se oggi in vari impianti e soprattutto in grandi impianti non abbiamo ancora consigli di fabbrica, allora non è perché il popolo non è maturo, ma perché si tenta da tutte le parti di impedire la cosa. Siamo ben disposti. Ma poiché il Signor Dottor Steiner era quello che venne con questa idea della tripartizione, e non quelli che si credono chiamati a farlo, perciò non è la cosa giusta. Ricordo che quando i primi discorsi del Signor Dottor Steiner furono tenuti di fronte alla classe operaia, la classe operaia gli plaudì e dichiarò che era venuto qualcosa attraverso cui la classe operaia poteva essere liberata dalla miseria. Dopo aver esaminato la cosa, si giunse alla convinzione dei capi dei partiti, vale a dire: se si aderisce troppo a questa cosa, allora potevano andare le cose per vari signori. — Così si spinse la cosa nella sporcizia, così che molti si arrampicarono dai boss dei partiti per fare propaganda per loro. Non il lavoro dei boss dei partiti è pericoloso, ma i loro seguaci lo sono, perché si lasciano imporre un dogma. Questo è un rapporto non sano. Finché questo non viene compreso, non usciremo dalla confusione.

Con ragione è stato osservato che si tenta solo di tenere discorsi agitatori. Potete andare ovunque. Ogni giorno c’è occasione di sentire di tutto. Oggi sarebbe stato appropriato ed una particolare soddisfazione se questi signori fossero venuti alla serata di discussione e ci avessero detto chiaramente che hanno qualcosa di meglio dell’idea del Signor Dottor Steiner. Tentiamo a ogni occasione di invitare questi signori per finalmente ottenere qualcosa di meglio. Ma questo non è ancora accaduto.

È già stato segnalato che il capitalismo non rinuncerà ai suoi privilegi, naturalmente no. Questo è per noi un nemico inattaccabile, ne siamo consapevoli. Sappiamo esattamente che può essere abbattuto solo attraverso una lotta intensiva. Ma, di un tale capitalismo non possiamo più parlare. Dopo tale miseria non si può più parlare di capitalismo in questo senso. Oggi conta che noi, se non vogliamo cadere nella miseria, dobbiamo passare al compito di riunire tutta l’umanità per tirare fuori qualcosa dal campo di macerie. Allora non deve esserci la possibilità di dire che non ci si possa solidarizzare con gli operai mentali. Un oratore ha detto che il ponte tra operai manuali e mentali non è ancora stato costruito. Certo, ci sono operai manuali che hanno la buona volontà di costruire il ponte. Vorrei però ricordare che sono proprio coloro che non hanno ancora visto il ponte a impedire di fare quello che è necessario. Se uno parla per esempio con un ingegnere o un impiegato di grado più alto, gli gridano dietro: guarda, questo traditore operaio! Ha a che fare con il capitalismo!

Come si deve costruire il ponte per giungere a un accordo? Su questo dovrebbe senza dubbio riflettersi ancora di più. Se si dice che dobbiamo prendere il combattimento contro il capitalismo e istituire la dittatura del proletariato e allora introdurre la tripartizione, siamo consapevoli che la cosa, se non abbiamo il potere, deve fallire contro lo spirito dell’imprenditore. Sono però giunto all’opinione che non rimane così, ma che il tempo futuro ci darà già qualcosa. Dovremmo veramente essere abbandonati da tutti gli spiriti buoni se non vedessimo da quello che è oggi che deve venire qualcosa di nuovo. Allora però è necessario che non cadiamo nell’errore come il 9 novembre, quando siamo stati defraudati di tutta la storia, di non affrontare la cosa con sufficiente consapevolezza. Dobbiamo oggi occuparci del pensiero di voler mettere in piedi qualcosa di concreto, così che, quando abbiamo il potere, sappiamo cosa farne. Se i comunisti mi dicono: vogliamo tutto nel modo in cui ce l’immaginiamo — allora grido loro: ho sentito il messaggio, ma mi manca la fede. — Allora si deve domandare: se il popolo non dovrebbe essere maturo per il socialismo, come dovrebbe il comunismo avere posto? Purtroppo non siamo ancora arrivati così lontano, perciò occupiamoci di ciò che ci dà occasione di andare verso la luce. E allora devo dire: la tripartizione è una tappa per ascendere da essa al socialismo. Perciò è ingiusto che ci si rimproveri continuamente perché ci dichiariamo solidali con i capitalisti che sono scesi al proletariato per fare con i proletari qualcosa insieme affinché l’umanità possa sopravvivere. Non tutto deve essere visto oggi come era nel 1913. Sarebbe ora che qualcuno venisse e ci spiegasse come arriviamo a uscire dalla miseria in modo migliore! Finché questo non accade, è una scortesia se questa idea viene tirata nella sporcizia nei giornali e altrove. Oggi sarebbe data l’occasione che questi signori si mettessero in piedi e mostrassero una strada migliore. Vi grido: non vi lasciate confondere da questi signori! Se vi siete uniti al pensiero della tripartizione, non lasciatevi dire: non è la strada giusta — ma scegliete voi stessi! Non lasciatevi contare tra quelli che si lasciano imporre un dogma, ma andate la strada diritta come operaio consapevole della lotta e della classe nei partiti! Ma quanto alla ricezione di un’idea potete farvi stimolare anche qui nella «Lega per la Tripartizione». Il proletario e anche il combattente consapevolmente della classe non ha niente da perdere. Perciò dovete sempre, quando da parte del partito vi si avvicina qualcuno, dire che è un’ingiustizia restringervi quando andate dove la vostra coscienza vi spinge, dove potete imparare qualcosa.

Il 2 luglio ci sarà una continuazione della discussione qui. Vorrei pregare: Portate anche persone che non hanno ancora fede nella tripartizione. Chi questa sera ha drizzato gli orecchi avrà già notato di cosa si tratta. Non abbiamo più bisogno di fare corsi di studio, non abbiamo più bisogno di indagare cosa vuole la «Lega», ma vogliamo sforzarci di portare l’idea della tripartizione anche in altri ambienti, e dire ai capi che si dovrebbero sedere sul loro fondoschiena e leggere il libro del Signor Dottor Steiner. Allora arriveranno a un’opinione diversa. Gridategli nelle orecchie così capiscono finalmente, poiché sono duri di comprendonio.

Rudolf Steiner: Solo ancora poco avrò a dirvi, ma questo poco sarà necessario.

Innanzitutto è stato detto che in linea di principio l’unica possibilità pratica per risolvere la questione della socializzazione sta già in quello che dalla tripartizione è voluto riguardo ai consigli di fabbrica o simile. Ma è stato criticato che la «Lega per la Tripartizione» voglia far eleggere i consigli di fabbrica in maniera selvaggia. Sì, non capisco completamente cosa si intenda con ciò che appunto questa sia un’elezione selvaggia. Si può eventualmente anche ritenere, se si esamina senza pregiudizi il disegno della legge per i consigli di fabbrica, che è passato da poco per la stampa, che quello sia una cosa selvaggia. Dunque conta che si tenti di vedere la cosa veramente senza pregiudizi. Allora si mostrerà che effettivamente, se da quello che è la vita economica emerge quello che noi pensiamo come consigli di fabbrica, un bel pezzo di quello che in futuro deve essere conquistato come vera potenza è presente. Se sempre si dice: non arriviamo comunque oltre, se non abbiamo questo e quello, e che non ci giova il potere economico se non abbiamo il potere politico e simile, allora ci si deve opporre dicendo che si tratta di fatto di iniziare da qualche parte, e di non lasciarsi scoraggiare sempre dal dire che questo non giova e quello non giova.

Vede, posso ben comprendere se qualcuno dice: anche se una piccola area come il Württemberg elegge i consigli di fabbrica, comunque non tutti lo faranno; tutta la Germania dovrebbe eleggere. Sì, naturalmente sarebbe il migliore se subito il mondo intero elegga i consigli di fabbrica. Ma penso che, poiché non possiamo farlo subito in tutto il mondo, iniziamo dove possiamo farlo. Dobbiamo fare i conti con le situazioni che esistono, e lì ci sta innanzitutto come territorio economico chiuso il Württemberg. Iniziate solo da qualche parte, allora sorgerà già un seguito se la cosa andrà. Penso che non ci si dovrebbe lasciar scoraggiare da tutti gli scrupoli. Se i consigli di fabbrica non possono essere messi in scena subito in tutta la Germania, allora si deve pensare per il Württemberg a ciò che è fruttuoso.

Quella di cui si tratta, è che si capisca questa tripartizione, che si veda che deve essere presa in mano su ognuno dei tre campi indipendenti dell’organismo sociale. Devo già dire che l’onorevole oratore che ha parlato dei consigli di fabbrica selvaggi — perché provengono chiaramente dalla vita economica — la tripartizione non l’ha ancora compresa propriamente, altrimenti non avrebbe potuto dire che questa tripartizione in realtà esiste già e i tre arti sono solo mescolati insieme. Naturalmente questi tre arti dell’organismo sociale sono presenti, ma che fossero prima mescolati insieme, ecco appunto quello che non valeva. Perciò vogliamo strapparli. Non conta che sono presenti, ma come sono strutturati o come devono essere strutturati. E la «Lega per la Tripartizione dell’organismo sociale» senza dubbio non si sarebbe formata se non contasse che proprio questi tre arti siano messi uno accanto all’altro in modo giusto nella loro indipendenza. Che i tre arti si mettano nella maniera giusta l’uno accanto all’altro nella vita, questo è quello che conta.

È stato ancora detto qualcosa, particolarmente da parte di uno che con uno sguardo leggermente sorridente ha nuovamente sfiorato gli «idealisti». Ma quello che il signore ha detto era del tutto portato da un certo idealismo astratto. Ha detto per esempio: devono sorgere praticoni. — Sì, si devono portare le cose come sono agli uomini, allora si è praticone, non quando si grida idealisticamente: devono sorgere praticoni. Non vogliamo aspettare, ma vogliamo prendere tali misure che i praticoni possono farsi valere. È questo quello che possiamo fare. Il grido «devono sorgere praticoni» è un grido astratto idealista. Non si deve nemmeno dire: sorgerà una lotta. — Con questo non sorgono praticoni, ma sorgono attraverso la liberazione della vita spirituale e degli altri campi. Poiché se sempre si dice che abbiamo bisogno di sviluppo, e viene introdotto un pessimismo nella cosa intera, allora vorrei farvi notare — anche se ho già segnalato nei punti appropriati nel mio libro — che certe cose non possono essere fatte da un giorno all’altro. Ma insomma, i consigli di fabbrica possono essere messi in piedi in un certo senso da un giorno all’altro, e allora continuerà. Non si tratta che si accenni sempre solo allo sviluppo, ma di prendere in mano quello che al momento davvero può essere fatto. Vorrei veramente sempre a quelli che parlano dello sviluppo controreplica che mi sembri come un uomo che sieda in una stanza in cui l’aria è diventata cattiva e che prima di svenire potrebbe aprire la finestra così l’aria diventa migliore, ma allora dovrebbe fare il prossimo passo. Non dovrebbe aspettare che lo sviluppo porti che l’aria diventa migliore. — È questo quello che finalmente dovremmo comprendere, che dove vengono in considerazione azioni umane, gli uomini devono veramente prendere in mano. Non possiamo aspettare finché gli operai dell’Intesa ci possono venire in aiuto. Facciamo quello che gli operai qui devono fare, allora è data la possibilità che avanziamo e ci accostiamo alle cose più prossime. Questo ci porterà più beneficio che se ci dedichiamo a ideali astratti.

Ora vorrei ritornare in particolare su una cosa. Viene sempre detto che la socializzazione può emanare solo dall’unanimità del proletariato. Si può dire allo stesso modo, e sarà il veramente pratico, che il proletariato tenti una volta di dedicarsi a un grande compito! Come sorge l’unanimità? Sorge dal fatto che non ci si pone i compiti giusti, che si parla accanto alle cose, che non si parla molto di quello che conta, non di dove il problema causa sofferenza, ma si fanno programmi di partito che si possono variare a piacere. Allora uno può dire questa cosa e l’altro un’altra cosa. Ma in cose veramente fattuali i proletari sono unanimi. Devono solo ricordare che conta alle questioni di fatto. Perciò si tenti una volta di fondare un organismo che emerga dalla fiducia della classe operaia, in cui si negoziano questioni di fatto e ciò che è necessario fattualmente. Vedrete che vi sarete unanimi lì, poiché si parlerà di qualcosa che è davvero, e non di qualcosa che è un mero programma di partito e simile. I programmi di partito per lo più servono a parlare accanto alle cose. Tentate con questa struttura di consiglio di fabbrica di fare un inizio e di parlare delle cose fattualmente stesse, e l’unanimità forse sorgerà proprio per questo da sé.

Avete ascoltato le ultime parole, e vorrei dirvi: prendete a cuore quello che è emerso! Portatelo ai vostri colleghi affinché agisca in maniera fruttuosa al bene dell’organismo sociale tripartito. — Con ciò la seduta è conclusa.

8°Sesta serata di discussione con i comitati operai

Stoccarda, 2 Luglio 1919

Sesta serata di discussione

Stoccarda, 2 luglio 1919

SESTA SERATA DI DISCUSSIONE

Stoccarda, 2 luglio 1919 Il presidente, signor Roser, apre l’assemblea

Parole introduttive

Rudolf Steiner: Miei stimati presenti! Desidero anche oggi esprimermi brevemente e confido che farete ampio uso della discussione, così che oggi forse potremo trattare anche taluni dettagli particulari. Poiché gli avvenimenti spingono sempre più verso una riconfigurazione dell’ordine sociale, non sarebbe opportuno che gli sforzi intesi a realizzare tale riconfigurazione — sforzi come quelli relativi alla fondazione dei consigli di fabbrica — si addormentassero di nuovo. Miei stimati presenti, vi sono infatti persone che sarebbero ben contente se questo movimento dei consigli di fabbrica si addormentasse di nuovo. Per questo dobbiamo impegnarci tanto più a non lasciarlo addormentare. Vorrei, dopo aver parlato nell’assemblea precedente della tripartizione dell’organismo sociale e della sua connessione con la questione dei consigli di fabbrica, rivolgervi oggi alcune parole su qualcosa che, proprio in considerazione della tripartizione, può portare a una comprensione della vita dei consigli di fabbrica.

Sapete che innanzitutto vogliamo costituire i consigli di fabbrica semplicemente a partire dai singoli stabilimenti. Vogliamo che dai singoli stabilimenti vengano eletti i consigli di fabbrica, che dunque semplicemente esistano, e che formino un’assemblea di consigli di fabbrica su un territorio economico dapprima autonomo — diciamo il Württemberg. In un’assemblea primaria di questa vita dei consigli di fabbrica tutto dovrebbe venir stabilito riguardo ai compiti, alle competenze e così via dei consigli di fabbrica. Per la prima volta, in tal modo, scaturirebbero misure economiche indipendenti dalle altre due istituzioni — dalla vita dello spirito e dalla vita dello Stato o del diritto — dalle personalità che operano economicamente. Queste misure sarebbero dunque decise innanzitutto dall’assemblea primaria della vita dei consigli di fabbrica. Solo allora esisterebbero i compiti. Solo allora i singoli consigli di fabbrica eletti nei singoli stabilimenti ritornerebbero nei loro stabilimenti e assumerebbero lì i loro compiti. Contemporaneamente, anche le rivendicazioni che possono essere formulate solo per la socializzazione generale verrebbero messe sul tavolo. Se allora vi fosse una vera unanimità — giacché in questa unanimità risiede il potere — ogni governo, quale che sia, dovrebbe piegarsi. Anzi, credo che molti già sentano chiaramente che significherebbe se dai singoli stabilimenti fossero eletti questi consigli di fabbrica e formassero un’assemblea primaria su un territorio economico coeso, e se da questa assemblea primaria scaturissero di nuovo deliberazioni portate dalla fiducia di tutta la classe operaia di questo territorio economico. Questo rappresenterebbe un vero potere, poiché nessun governo, nessun corpo legislativo potrebbe opporsi a lungo a un potere fondato su un giudizio proprio, su unanimità e sulla fiducia. In questo modo si può pensare il cammino in modo del tutto concreto. Ma così faremmo contemporaneamente il primo passo verso una vera socializzazione, una socializzazione che può scaturire solo dalle determinazioni e dalle misure delle persone stesse che operano economicamente. Forse solo allora, quando existano le deliberazioni di un simile consiglio di fabbrica, si saprà veramente cosa significhi socializzazione.

Ora però bisogna anche essere consapevoli che nella scelta dei consigli di fabbrica occorre procedere con grande saggezza, poiché questi consigli dovranno prendere in molti aspetti misure economiche completamente nuove e dovranno lanciare impulsi completamente nuovi. L’ho già affermato spesso, quando ho parlato di queste cose in connessione con la tripartizione, che nel presente abbiamo soprattutto bisogno di un ripensamento, di un vero ripensamento. E mi immagino che allora, quando per la prima volta all’interno di un territorio economico coeso, portato dalla fiducia dell’intera classe operaia, l’assemblea primaria unanimemente prenda una tale misura economica, proprio allora potrebbe emergere un ripensamento, un imparare di nuovo. Ma occorre sapere quanto profondamente, rispetto alla vita economica, effettivamente oggi bisogni ripensare. Vorrei dunque mostrarvi, affinché possiate orientarvi circa i compiti difficili dei consigli di fabbrica, un esempio del vecchio pensiero.

Vedete, questo vecchio pensiero non è semplicemente una somma di pensieri, ma è l’espressione dell’ordine economico che finora ha esistito e che ha trovato la sua fine attraverso la catastrofe della guerra mondiale. Ma ciò che le persone pensavano continua a proiettarsi nel nuovo tempo, ed è proprio questo che in fondo deve venir radicalmente eliminato dalle teste. A tal proposito vorrei portare un esempio caratteristico. È infatti appena apparso un articolo di un professore di economia politica molto celebre del vecchio regime, cioè di un uomo che nel suo pensiero possiede molto di ciò che il vecchio regime, il cosiddetto regime del capitale privato che deve essere superato, ha prodotto. Vorrei presentarvi come esempio ciò che il professor dottor Lujo Brentano sostiene. Questi pensieri di Brentano riguardano l’imprenditore del vecchio regime, e si sforza seriamente, per quanto possibile, di formarsi un concetto di che cosa sia veramente l’imprenditore privato. Che egli non consideri affatto questo imprenditore privato come un mobile superfluo dell’ordine economico futuro, lo vedete dalle conclusioni di Brentano. Egli dice:

«Molti credono oggi che l’imprenditoria privata vada verso la sua fine. Nel controllo di tante imprese di vastissimi proporzioni da parte delle banche vedono l’inizio dell’assorbimento di tutta l’imprenditoria in un’impresa globale e attraverso questa il trasferimento di tutte le imprese nell’esercizio dello Stato. Siamo solo all’inizio di uno sviluppo che apre all’impresa privata continenti finora appena toccati, e l’esperienza finora ha mostrato che le diverse nazioni in questa gara per l’apertura emergono come vincitrici, tanto meno quanto lasciano allo Stato, quanto più lasciano all’iniziativa privata. Quanto più l’economia dei singoli popoli diventa economia mondiale, tanto maggiore lo spazio dell’impresa privata, tanto maggiore il suo futuro. Ma essa non risolverà il suo compito solo tanto più felicemente, ma anche tanto più senza contraddizioni e quindi tanto più vantaggiosamente per se stessa, quanto più apertamente attua uno dei principi fondamentali dell’ordine economico attuale, la libertà personale, anche nella configurazione del rapporto di lavoro, e quanto più cerca di guadagnare il denaro che guadagna, non attraverso l’aumento di valore mediante l’indebolimento dei bisogni cui devono servire i suoi prodotti, ma mediante la soddisfazione più completa possibile di essi con l’uso il più economico possibile dei mezzi di produzione. Fin quando questo è il punto di vista che la guida, il suo fine non è ancora in vista.»

Vedete dunque, un autentico rappresentante del vecchio ordine economico sostiene qui che l’imprenditoria privata non è solo non alla fine, ma che anzi proprio ora inizia a fiorire davvero, giacché senza questa imprenditoria privata l’ordine economico che dovrebbe svilupparsi in futuro non sarebbe possibile affatto. Abbiamo dunque di fronte l’opinione che ancora oggi domina molti ambienti, cioè che l’abolizione dell’imprenditoria privata non sia in questione, poiché essa ha un futuro. Perciò, se si vuole affrontare seriamente e non meramente agitatorio la questione della sostituzione della vecchia imprenditoria attraverso i consigli di fabbrica, bisogna già fare i conti con i pensieri che circolano nelle teste. Si deve insomma essere armati, sapere che cosa le persone pensano e che cosa vi opporranno quando verranno a confronti fra i rappresentanti del passato e i rappresentanti del futuro, cioè coloro che vogliono impegnarsi per i consigli di fabbrica.

Ora vedete, questo insegnante di economia vuole chiarirsi il concetto dell’imprenditore e presentarlo agli uomini. Si pone la domanda: che cos’è un imprenditore? Sì, egli indica allora tre proprietà del vero imprenditore. Primo, «che egli riunisca il diritto di disposizione sui fattori di produzione necessari per la realizzazione di un prodotto nella sua mano». Ora però bisogna prima capire che cosa questo signore intenda per «fattori di produzione». Ciò che egli intende emerge in modo cristallino da una sua frase. Questa frase non la conia nemmeno lui stesso, ma la prende da Emil Kirdorff, uno degli uomini più di successo della pratica finora. Egli dice: «Noi direttori delle società per azioni, siamo anche impiegati dell’impresa e abbiamo verso di essa doveri e responsabilità.» E il buon Brentano scopre allora che tra i «fattori di produzione» appartengono anche signori direttori come il signor consigliere privato Emil Kirdorff, così che l’imprenditore deve avere il diritto di disposizione sui «fattori di produzione», cioè anche sui direttori. L’intera classe operaia fino ai direttori, tutto ciò sono «fattori di produzione». Primo dunque, un imprenditore è colui che ha il diritto di disposizione sui «fattori di produzione»; a questi appartengono anche i direttori. E un uomo come Kirdorff lo vede benissimo, che egli in realtà non è un uomo, bensì un «fattore di produzione» nella vita economica. Bisogna già comprendere che concetti siano questi che stanno nelle teste. Per questo ho sempre sottolineato di nuovo che è necessario ripensare e imparare di nuovo. Questa dunque era la prima proprietà di un vero imprenditore.

La seconda è «che egli assegni a questi fattori di produzione la funzione di servire uno scopo di produzione determinato, e di conseguenza disponga su di essi in tal senso». Qui bisogna aggiungere che sono intesi tutti gli uomini impegnati nella produzione; a questi dunque egli deve assegnare una funzione. Questa è la seconda proprietà. La terza è «che egli faccia ciò a suo rischio e pericolo». Ora abbiamo dunque insieme tutte e tre le proprietà di un vero imprenditore nel senso del vecchio regime, cioè dell’imprenditore che nel senso del vecchio regime deve continuare a esistere per il mantenimento dell’ordine economico futuro e là deve avere una significanza ancora più grande di prima.

Vedete, se non si è proprio afflitti da paraocchi da professore, da imprenditore o altrimenti, allora ci si deve proprio dire che le personalità con queste tre proprietà non tolleranno i fatti che ora in Europa devono venir creati, poiché insomma: siamo giunti finora con la nostra coscienza al punto che il futuro non può dipendere da un piccolo numero di imprenditori che danno la funzione ai «fattori di produzione» della stragrande maggioranza di uomini, cioè della massa. Ma questo è proprio ciò che si esige. Ora però seguiamo ancora un poco il corso di pensieri di questo rappresentante del vecchio regime. Esso è infatti straordinariamente interessante. Probabilmente crederete che ora sto facendo una battuta, ma quanto segue sta veramente in questo articolo; non sto facendo una battuta. Brentano infatti, dopo aver inizialmente presentato la grande massa dei lavoratori come «fattori di produzione», singolarmente conta tra gli imprenditori anche gli operai, i proletari! Egli dice: «Se l’operaio dunque non è il produttore del prodotto pronto al consumo, allora non è però per questo meno produttore di un bene autonomo che egli porta al mercato a suo rischio e pericolo. Anche lui è imprenditore, imprenditore di prestazioni di lavoro.»

Vedete dunque, miei stimati presenti, abbiamo ora di fronte il concetto dell’imprenditore così come è stato rappresentato da un insigne luminare dell’economia politica contemporanea. Questo concetto dell’imprenditore è così confuso, anzi è proprio così, che voi tutti, come siete seduti qui, siete tutti imprenditori, cioè imprenditori della vostra forza di lavoro, che portate al mercato a vostro rischio e pericolo. Sì, e ora viene ancora qualcosa. Brentano sostiene che il male di cui sempre si parla, non esiste affatto, poiché tutti sono imprenditori. Perciò ha dovuto scoprire a cosa in realtà risalga il fatto che la grande massa non è soddisfatta di essere imprenditore a suo rischio e pericolo attraverso la sua forza di lavoro. Egli dice: «Un tempo vi fu un’epoca nella quale l’operaio non era così, un’epoca in cui si esauriva nell’impianto in cui era impiegato. Non era ancora un’unità economica autonoma, bensì niente altro che un ingranaggio nel sistema economico del suo signore. Era il tempo della non-libertà personale dell’operaio. L’interesse al progresso della propria economia ha allora indotto il signore a destare negli operai da lui impiegati l’interesse per la loro prestazione. Questo ha portato alla graduale emancipazione dell’operaio, infine alla sua completa liberazione.» Bene, solo che il danno consiste nel seguente. Vi è ancora una bella frase che suona così: «L’imprenditore capitalistico però non si è ancora adattato in tutti i luoghi a questa trasformazione da signore a un semplice compratore di lavoro.» Dunque il danno consiste solo nel fatto che l’imprenditore capitalistico non si è ancora adattato a questo ruolo, cioè a non essere più signore nel vecchio senso, bensì un compratore di forza di lavoro. Con questo Brentano dice effettivamente il seguente: se l’operaio vende la sua forza di lavoro all’imprenditore a suo rischio e pericolo, allora tutto è in ordine. Deve solo aggiungersi ancora che l’imprenditore cominci finalmente a comprendere che cosa significhi: compratore di lavoro. — Solo perché non lo comprende ancora, ci sono ancora mali presenti. Dunque è solo ancora necessario infine martellare nell’imprenditore: tu devi solo imparare a comprare lavoro nel mercato del lavoro, che l’operaio come imprenditore della sua forza di lavoro ti vende.

Sì, è certamente una strana testimonianza quella che questo signore rilascia agli imprenditori. Il proletariato oggi è giunto a tal punto da dire che soprattutto importa che la forza di lavoro non sia più una merce. Ma quel signore rilascia agli imprenditori la testimonianza che non si sono nemmeno elevati alla consapevolezza di essere compratori di lavoro. Dunque questo insigne economista concepisce l’imprenditoria contemporanea come molto arretrata.

Ma che cosa significa dunque tutto ciò? Vedete, dovete semplicemente considerare tutta la gravità di questo fatto. Lujo Brentano è uno dei più celebri economisti politici contemporanei, è uno di coloro che forse ha versato i più numerosi concetti nelle teste di coloro che come intellettuali parlano della vita economica, e possiamo oggi coglierlo nell’atto mentre come professore universitario e come personalità stimata dell’economia politica in realtà non propina niente altro che l’assurdità più completa. Sì, così oggi bisogna già considerare le cose chiaramente. Noi oggi spesso ci affidiamo a una credenza nell’autorità che è molto, molto peggiore di quanto non fosse mai la credenza nell’autorità dei cattolici verso i capi della chiesa. La gente non vuole semplicemente ammettere questo. Perciò dobbiamo già chiarirci le cose, e da tali cose dobbiamo imparare quale grande compito avrà questo sistema dei consigli di fabbrica. Innanzitutto dovrà mostrare che cos’è veramente la vita economica, poiché ciò che è scaturito dai circoli dell’intelligenza come risultato della riflessione sulla vita economica era in effetti solo assurdità. Ma che cosa è dunque questa assurdità? Consideramola solo una volta nella sua realtà. Perché esiste dunque questa assurdità? Le persone non l’hanno nemmeno pensata. Se l’avessero pensata, allora scriverebbero ancora più grande assurdità. Non l’hanno nemmeno pensata, ma hanno semplicemente studiato le relazioni così come sono ora, e queste relazioni sono appunto confuse, sono un caos. Iniziare una volta a riconfigurare tutto questo dalle sue fondamenta deve essere il primo atto di una vera socializzazione. Abbiamo bisogno, per così dire, di questo sentimento della serietà di ciò che il sistema dei consigli di fabbrica deve essere. E da questa serietà vorrei sempre di nuovo e ripetutamente parlare, poiché nemmeno in certi ambienti del proletariato è ancora presente molta di questa serietà e della consapevolezza della grandezza del compito.

Vedete, quando oggi si parla della tripartizione dell’organismo sociale, di che cosa si parla? Si parla di ciò che deve accadere affinché possano essere soddisfatte le rivendicazioni decennali del proletariato. Che cosa vi viene opposto? Sì, è apparso di nuovo un articolo nella «Tribuna». Porta il titolo «Il dottor Steiner e il proletariato». Vi è detto per esempio che si tratta solo di idee in questa tripartizione e che le idee attualmente ronzano a sufficienza nell’aria. Questo è ciò che io chiamerei: un’affermazione azzardata. Allora questo signore dovrebbe semplicemente indicare le idee che ora ronzano così massicciamente nell’aria. Dovrebbe mostrare solo un’idea fertile! Proprio dalla mancanza di idee soffre il presente. Così è, e qui è affermato leggermente che le idee ronzano solo così nell’aria. E poi si dice: «Ciò che aiuta l’operaio — parlo qui solo di coloro che lavorano fisicamente — al miglioramento della sua vita non è sofisticheria, bensì un’attuazione efficace del socialismo.» — Ma, che cosa è dunque l’attuazione del socialismo? Vedete, se sempre solo si dice socialismo, socialismo, allora si ha una frase, una parola! Ma occorre indicare il cammino! Se qualcuno dice: ciò che aiuta l’operaio al miglioramento della sua vita è il socialismo —, allora a me par come se qualcuno dicesse: voglio andare a Tubinga — e io gli dico: bene, puoi andare in treno, partono treni a tali e tali orari. — Gli indico esattamente come arriva a Tubinga, così come il cammino verso l’organismo sociale tripartito indica esattamente come si arriva alla socializzazione. Egli dice: è sofisticheria che tu mi indichi i minuti dei treni; io ti dico, se voglio arrivare a Tubinga, allora arrivo solo attraverso lo spostarmi verso Tubinga. — Più o meno così si può dire: non voglio un cammino determinato, concreto, caratterizzato nei particolari, ma voglio il socialismo. — Voglio arrivare a Tubinga attraverso lo spostarmi verso Tubinga.

Ora, nell’articolo si legge inoltre: «Ogni singolo, che si occupi della vita pubblica, molto spesso in una sola frase dovrà affrontare insieme questioni politiche ed economiche.» Sì, questo accade però perché tutto è stato confuso assieme. Ma deve venir separato. Poi si legge ulteriormente: «Dunque niente tripartizione dell’organismo sociale, bensì attuazione del socialismo!» Dunque di nuovo: voglio arrivare a Tubinga attraverso lo spostarmi verso Tubinga.

Sì, bisogna già considerare chiaramente ciò che si oppone a tale vera caratterizzazione della via, come noi cerchiamo di fare rispetto alla questione ormai spesso discussa dei consigli di fabbrica partendo dalle idee dell’organismo sociale tripartito. Viene opposto a tale vera caratterizzazione della via il fatto che si ama sempre solo fare promesse vuote alla gente. Ma con promesse vuote, per quanto belle, non si otterrà nulla, bensì solo facendo misure determinate come quella che vi ho raccontato all’inizio. Eleggiamo consigli di fabbrica, che allora esistono come uomini, non come idee che ronzano nell’aria! Questi uomini allora dalle loro esperienze economiche potranno deliberare che cosa è necessario per la guarigione della nostra vita economica. Oggi è appunto necessario che usciamo dal puro parlare e ci procuriamo visioni della vita economica e da queste visioni avanziamo nello sviluppo ulteriore. Che non possiamo contare sugli eminenti, sulle autorità, questo vi ho mostrato oggi. Uno dei più celebri ve l’ho presentato sulla base dei suoi ultimi lavori. L’ho presentato in modo tale che poteste vedere quale valore ha quando i ripetitori sempre di nuovo dicono: sì, l’ha detto il celebre signor Tizio, non si può controbattere. Certamente, se sempre si sottolinea che questo o quello ha detto qualcosa partendo dagli avvenimenti contemporanei, non si sa tuttavia come stanno le cose, anche se questo o quello è celebre. Ma se le si afferra nei punti dove i concetti cadono in confusione, dove i concetti si disgregano, allora vi balza chiaramente incontro che nel presente bisogna ripensare e imparare di nuovo. E così vorrei sempre di nuovo dire: se anche non attraverso qualcos’altro, allora dalla necessità questo ripensamento e questo imparare di nuovo dovranno ben venire. Anche coloro che ancora oggi si oppongono, dovranno imparare di nuovo, poiché nei prossimi anni e decenni nella povera Europa centrale accadranno ancora molte cose, e molte cose dovranno accadere, se per esempio un terzo della popolazione dell’Europa centrale non potrà più essere nutrita, se le vecchie relazioni continueranno nella forma che ancora devono ricevere attraverso questa terribile pace di Versailles, la cosiddetta pace. Un terzo della popolazione dell’Europa centrale dovrebbe estinguersi o essere massacrato se si mantenessero le vecchie relazioni.

Il motivo attuale della riconfigurazione è naturalmente che non si può proprio continuare con le vecchie relazioni. Ma ciò che imminentemente incomberebbe, cioè la morte o lo sterminio di un terzo della popolazione dell’Europa centrale, questo dovrebbe oggi convincere la gente che non deve semplicemente rimanere al vecchio punto di vista pigro e dire: siamo pratici, tali idee sono solo idee, non vi ci si può immischiare! — No, la gente è solo troppo pigra per immischiarsi in qualcosa di veramente pratico. Questo pratico deve oggi essere un tutto inclusivo, non deve limitarsi solo a questo o quel settore, bensì deve comprendere l’intero territorio economico. E se non si vuole abbandonare questa pigrizia mentale nel considerare le circostanze, non si avanza. Ora, con queste parole volevo indicarvi come dobbiamo avanzare, e ora possiamo entrare nella discussione.

Discussione

Dagli sviluppi del signor dottor Steiner sull’articolo di Brentano si può vedere con tutta chiarezza dove va la rotta. Ora tocca a noi mostrare che il proletariato non rimane al punto di vista come se lo immagina il luminare dell’economia politica, bensì che prende il suo destino nelle proprie mani. È nostro primo dovere promuovere la socializzazione in tal modo da mettere in piedi i consigli di fabbrica nel senso della tripartizione, altrimenti andiamo incontro a un caos tanto grande che non potremmo nemmeno immaginarlo. Dobbiamo rendere il territorio economico autonomo con forza propria. Con questo non si dice che questo deve accadere per la via della violenza; non è necessario. Proprio i suggerimenti del dottor Steiner, proprio l’idea dell’autonomizzazione della vita economica nel senso della tripartizione deve per noi essere la via su cui prima di tutto siamo capaci di lavorare praticamente. Non può esservi dubbio al riguardo: se i consigli di fabbrica vengono eletti correttamente dalla fiducia delle masse, così che nel Württemberg forse mille si riuniscono, credete che il governo abbia allora i mezzi o il coraggio di disperderli? — A questo difficilmente potrei credere, poiché la classe operaia che ha eletto questi consigli di fabbrica per fare lavoro pratico fornirà certamente il sostegno necessario affinché la vita dei consigli di fabbrica possa funzionare. Dobbiamo assolutamente mantenere elevato il pensiero della costituzione dei consigli di fabbrica, poiché questa è l’unica via che può condurci fuori dal caos, così che attraverso la costituzione dei consigli di fabbrica e della vita dei consigli di fabbrica un vero corpo legislativo si riunisca per attuare la socializzazione nel senso della tripartizione. Solo così possiamo essere salvati dalla rovina. Il pensiero della tripartizione è così grande, così potente, che veramente ogni singolo dovrebbe afferrarlo, già da sé stesso, da puro interesse personale, poiché come proletario deve dirsi: il mio futuro è in gioco, ho il dovere e l’obbligo di impiegare tutto per far prevalere questo pensiero. — In questo senso vi chiedo di intervenire nella discussione. Parlate.

Il signor dottor Steiner ha oggi portato davanti a noi un articolo di un luminare della scienza dell’economia nazionale. Io casualmente ho anche qui una cosa in cui un luminare della pratica si esprime sulla socializzazione. È questo il consigliere commerciale segretario Deutsch, presidente del Consiglio di amministrazione della Società generale di elettricità. Che sia considerato opportuno che questo enunciato di questo grande pratico sulla socializzazione sia sottoposto al pubblico più ampio, lo prova il fatto che l’onorevole Camera di commercio di Berlino ha pubblicato questo memorandum, e precisamente con la seguente introduzione. La Camera di commercio scrive:

«In connessione con ricerche sugli effetti presumibili delle socializzazioni sulla base della legge del 23 marzo 1919, con le quali siamo occupati, ci sono pervenute dal nostro membro signor consigliere commerciale segretario Deutsch, presidente del Consiglio di amministrazione della Società generale di elettricità, compilazioni numeriche con spiegazioni circa il rapporto della quota del lavoro e del capitale nel guadagno di un numero più grande di imprese industriali, che sottoponiamo al pubblico come contributo per la valutazione di queste questioni.»

La Camera di commercio mette ancora a disposizione ulteriori copie del memorandum a coloro che vogliono prestare aiuto attraverso la diffusione di esso. E che cosa dice questo luminare della pratica sulla socializzazione? Leggerò per voi alcuni brani; parlano da sé:

«Da dove viene che la parola socializzazione si è radicata con una tenacia non estirpabile in milioni di cervelli e che soprattutto la classe operaia vede in essa il rimedio universale che porrebbe fine in un colpo solo a tutte le loro lagnanze e all’insoddisfazione per la loro situazione economica? Questa insoddisfazione e l’ostilità degli operai verso l’ordine della produzione capitalistica ricevono sempre nuovo impulso dal pensiero provocatorio che un piccolo numero di capitalisti si appropria la parte di gran lunga maggiore del guadagno dal lavoro industriale per sé, mentre la classe operaia deve accontentarsi di una piccola quota di esso. Questo pensiero è tanto falso quanto provocatorio, e fin tanto che non si riesce a convincere gli operai al contrario, una cooperazione utile e pacifica di entrambi i fattori della produzione economica di beni rimane impossibile a lungo.»

[E. Leinhas poi parla ancora oltre sugli enunciati di Deutsch. Poiché egli stesso ha annunciato che a breve saranno pubblicati ulteriori dettagli al riguardo, i suoi ulteriori enunciati non sono stati più stenografati.]

Abbiamo spesso discusso tra i nostri colleghi in fabbrica la questione della tripartizione. Ho potuto constatare che su questa questione l’intera classe operaia, con l’eccezione di coloro che fanno solo propaganda per scopi di partito, guarda simpaticamente la cosa. Mi sono messo in contatto, stamattina, dietro invito della «Federazione», presso la nostra azienda riguardo ai consigli di fabbrica come presidente della commissione operaia con la commissione degli impiegati. Il presidente della commissione degli impiegati mi dichiarò che anch’egli guarda simpaticamente la cosa, ma poi disse comunque: il buono dovrebbe però venire dal governo. Il signor dottor Steiner ha tenuto una conferenza per noi a Weil im Dorf alcuni giorni fa, che ha fatto un’impressione potente, profonda, indimenticabile. La gente è accorsa da tutte le parti. — Chiedo alle commissioni degli operai e degli impiegati presenti di riunirsi e di discutere ovunque abbiano influenza la questione della tripartizione. Potete richiedere relatori dalla Federazione per la tripartizione, così che la cosa possa venir propagandata. I relatori troveranno orecchi disposti e cuori disposti presso gli operai. Anche i circoli imprenditoriali si interessano già. Un capo nel nostro impianto mi disse che anch’egli segue la cosa, poiché si sa che se continua così come adesso, andiamo verso il fallimento. Deve venire qualcosa di nuovo. Purtroppo presso gli impiegati manca ancora l’interesse per le questioni urgenti. Se però non ci raccogliamo e lavoriamo assieme, non andremo avanti.

Signor Conradt: Spesso viene fatto un’accusa alla Federazione per la tripartizione, che voglia, simile agli sindacalisti, far scoppiare i partiti. Questo non può certo venire in mente alla Federazione. Ho sentito l’accusa dozzine di volte. Proprio se ci si attiene all’idea della tripartizione, si può ben comprendere che cosa sia fecondo nei partiti e che nei partiti vive qualcosa che solo in tal modo agisce in modo promotore nella nostra vita popolare, che gli impulsi viventi nei partiti non vengono attuati unilateralmente. Vi sono certamente nei partiti correnti che appartengono a una cultura ascendente, e correnti che appartengono a una cultura discendente. Il buono deve solo venir portato alla vita nel modo giusto.

[I successivi enunciati del signor Conradt non sono stati più stenografati alla lettera dal stenografo. In un breve riassunto si legge come segue: «Il signor Conradt parla poi ulteriormente del fatto che nella tripartizione dell’organismo sociale le cose stanno così, che misure sociali possono venir prese solo sul territorio economico, che la democrazia appartiene solo alla vita dello Stato o del diritto, ma che sulla base spirituale-culturale si può parlare di anarchismo, se si svuota la parola del suo significato negativo.»

Viene inoltre riferito che presso l’azienda Faber si è formato un nuovo consiglio di fabbrica ed è stato presentato il seguente mozione dalla commissione operaia della ditta Julius Faber:]

«L’assemblea odierna delle commissioni degli impiegati e degli operai prega i consigli di fabbrica finora eletti di riunirsi nel più breve tempo possibile in una vita di consigli di fabbrica, e incarica questa vita provisoria di consigli di fabbrica di fare tutti i preparativi che le sembrino necessari, per propagandare il pensiero dei consigli di fabbrica dovunque e dare ai consigli di fabbrica l’influenza loro dovuta. — Sottoscritto Glatz, presidente del consiglio di fabbrica e responsabile della commissione operaia presso Julius Faber.»

Signor Glatz: La mozione che viene presentata dalla nostra commissione operaia e che vi è stata appena sottoposta parla da sé. Siamo stati ora in un certo numero di sedute senza che veramente un risultato pratico sia stato raggiunto. Come stanno le cose, abbiamo tutti i motivi di lavorare il più rapidamente e intensamente possibile, per giungere a quello che noi tutti cerchiamo come qualcosa di pratico per la classe operaia e per tutta l’umanità. Non dobbiamo permettere che l’interesse diminuisca, anziché aumentare. Prima di tutto naturalmente sarà necessario che negli impianti dove non ci sono ancora consigli di fabbrica, se ne stimolino. Inoltre l’agitazione deve venir portata anche in campagna.

Il padrone del nostro impianto in persona ci ha già richiamato l’attenzione sulle conferenze del signor dottor Steiner. Il signore ha visioni molto libere e gioca un ruolo nei circoli imprenditoriali. Dopo che noi ci siamo occupati della questione della tripartizione e da noi stessi abbiamo cercato l’elezione di consigli di fabbrica, allora egli ha assunto il punto di vista contrario e detto: gli imprenditori hanno deciso di attendere con i consigli di fabbrica finché la cosa viene regolata legalmente. Non potrebbe riconoscere noi come consiglio di fabbrica. — Abbiamo comunque proceduto all’elezione. La deliberazione è stata presa unanimemente; gli impiegati si sono uniti. L’elezione è stata effettuata con grande entusiasmo nello stabilimento stesso. È il fatto gratificante da registrare che quasi tutti gli impiegati e gli operai hanno fatto uso del loro diritto di voto, nonostante l’opposizione della ditta. Se la ditta non riconosce i consigli di fabbrica, essi tuttavia sono stati eletti. E poiché i consigli di fabbrica per la gran parte appartengono anche alla commissione operaia, devono comunque essere ascoltati. Vorrei dunque chiedervi di sostenere la mozione, così che la cosa assuma forma concreta.

Signor Roser: Vorrei comunicare che finora sono stati eletti dodici consigli di fabbrica. Vorrei inoltre esprimere il desiderio che ancora nel corso di questa o all’inizio della prossima settimana venga costituita la vita dei consigli di fabbrica. Naturalmente non possiamo aver bisogno di consigli di fabbrica solo a Stoccarda, ma la cosa deve venir diffusa in tutto il Württemberg. Vorrei perciò particolarmente appellarmi ai presenti affinché dedichino ancora più interesse al pensiero dei consigli di fabbrica di quanto finora. Inoltre posso comunicare che nuovi consigli di fabbrica sono in corso di formazione. La prossima settimana daremo comunicazione ai singoli consigli di fabbrica quando devono riunirsi. Allora potranno prendere tra di loro le deliberazioni necessarie.

Signor Jansen: Vorrei presentarvi un documento che merita di venir dato al pubblico. La ditta non voglio nominarla; non ha niente a che fare con la cosa. Voglio solo caratterizzare il corso intero del pensiero:

«Gli infrascritti funzionari non hanno dichiarato né per scritto né oralmente ufficialmente che come consigli di fabbrica sono stati eletti dal personale. Come già detto, il nostro punto di vista nella cosa è il seguente: Primo, l’elezione da parte dei dipendenti è stata contestata, e è stata accolta dalla direzione attraverso comunicazione appropriata questa contestazione. Di conseguenza la validità dell’elezione è dubbia. Secondo, secondo uno scritto del dottor Steiner come consigli di fabbrica vengono in considerazione solo tali persone che si trovano in una posizione completamente indipendente, né dal capo né altrimenti dall’azienda dipendenti. Poiché questo non è il caso presso di noi e noi funzionari ci troviamo in una posizione dichiaratamente dipendente, anche questa nostra elezione è dubbia. Terzo: Secondo comunicazione di un signore, la socializzazione è già avvenuta presso … in tal modo che tutti i guadagni dopo il pagamento dell’interesse garantito del cinque per cento vengono integralmente trasferiti al comune della città e in tal modo messi a disposizione della comunità. Da questo punto di vista il consiglio di amministrazione ha rifiutato un consiglio di fabbrica. Si lavora a che venga tenuta una riunione comune di tutte le commissioni al fine di discutere la questione dei consigli di fabbrica. Quarto, noi ci poniamo sul terreno dei consigli di fabbrica eventualmente da eleggere secondo la legge. Come ci è noto, secondo il dottor Steiner è previsto di attuare la socializzazione delle aziende in tal modo che il datore di lavoro, la direzione e i consigli di amministrazione e tutti gli azionisti devono venir eliminati e che al loro posto il cosiddetto consiglio di fabbrica oppure l’intero personale subentrino. Poiché questo equivale a un capovolgimento dell’ordine esistente oppure delle leggi esistenti, dichiariamo con questo che non vogliamo unirci a tali sforzi e perciò non possiamo accettare l’elezione come consigli di fabbrica.»

Questo è certamente un documento che ha veramente un significato di importanza mondiale! Là vengono fuori persone che attraverso la rivoluzione finalmente dopo mezzo anno sono venute fuori dalle relazioni di dipendenza, e dichiarano: perché non vogliamo aggredire il capitalismo, non possiamo partecipare, poiché noi stiamo al servizio del capitalismo. Hanno interesse che il sacro capitalismo continui ancora a esistere e che loro come impiegati vogliano essere quelli che aiutano a sostenere questo idolo, così che il vitello d’oro non cada. La logica in questo documento è un segno che ancora un lavoro immenso deve venir compiuto per martellare fuori la stupidità. Per questo sarà necessario il pugno di ferro del proletariato per compiere questo lavoro. Cercherò però di mettermi in contatto con queste istanze e cercare di scoprire fino a che punto il documento corrisponde ai fatti e fino a che punto questi signori si oppongono a ogni ricostruzione economica.

A questo documento, che è molto interessante, vorrei fare l’osservazione che è sorprendente che, come sembra, esistano impiegati che possono sviluppare il seguente pensiero: la legge sui consigli di fabbrica non è ancora una legge, bensì solo un progetto. Non esiste dunque ancora alcuna legge sui consigli di fabbrica. Ma questi signori si pongono sul punto di vista, secondo i quattro periodi, che non solo è un capovolgimento — su questo si potrebbe discutere, ma non abbiamo bisogno — dell’ordine esistente e delle leggi, se si trova cattiva un’altra legge esistente, bensì questi signori si pongono sul punto di vista che è già un capovolgimento illegittimo se si trasgredisce una legge che non esiste ancora, che ancora non conoscono, o una legge che potrebbe scaturire. Dunque, questi signori si assumono il compito di assicurare in anticipo obbedienza a tutte le leggi che potrebbero venir emanate contro di loro.

Signor Nagel, Dresda: Chi ha seguito gli sviluppi del signor dottor Steiner sul saggio di Brentano, a questi non più incomprensibile che il governo possa avvicinarsi a noi con un progetto di legge così fatto come quello sui consigli di fabbrica. Per noi non può trattarsi di ottenere tali consigli di fabbrica, bensì dobbiamo ottenere il potere economico in mano. Da noi a Dresda purtroppo il movimento è ancora molto piccolo, ma è noto che Dresda è indietro di cinquanta anni. Spero però, dopo aver studiato le circostanze qui, di poter dare a casa nel mio rapporto tanto impulso affinché anche lì possa venir compiuto lavoro fertile. Per me era molto gratificante che a Stoccarda così tanti operai si confessino alla tripartizione dell’organismo sociale.

Per quanto gradito tutto quello che abbiamo sentito, tuttavia mi manca una cosa: mi viene spesso chiesto su questo e quello riguardo alla tripartizione e ai consigli di fabbrica. Dico sempre: venite alle serate di discussione, là potete porre domande, che il signor dottor Steiner stesso risponderà. Ma qui quasi nessuna domanda viene posta. La gente che non lo fa volentieri oralmente, può farlo per scritto. — Mi è stata posta anche la domanda: i consigli di fabbrica non renderanno superflue le commissioni operaie? — Chiedo al signor dottor Steiner di rispondere a questa domanda.

Rudolf Steiner: Le commissioni operaie hanno i loro compiti preferibilmente nei singoli impianti. Ciò su cui si tratta nella costituzione dei consigli di fabbrica è di intraprendere una vera socializzazione. Se i consigli di fabbrica vengono ora eletti e allora si riuniranno in una vita dei consigli di fabbrica, allora da questa assemblea primaria della vita dei consigli di fabbrica potrà scaturire quello che si può chiamare i primi passi verso una vera socializzazione. Allora presumibilmente anche le commissioni operaie, se devono ancora esistere, potranno ottenere un compito per i singoli impianti, oppure, il che è molto più probabile, non si avranno più bisogno delle commissioni operaie così come tali, bensì al loro posto subentrerà il consiglio di fabbrica, che però potrebbe avere bisogno, proprio per il suo ulteriore lavoro, di cooptare personalità delle attuali commissioni operaie, poiché per l’adempimento dei compiti che oggi le commissioni operaie svolgono, se ha solo sette od otto membri, non avrà a disposizione abbastanza persone.

Queste questioni specifiche potranno venir completamente risolte solo quando avremo il consiglio di fabbrica al completo. Le commissioni operaie erano appunto inizialmente concepite diversamente dai consigli di fabbrica. I consigli di fabbrica sono concepiti come veri capi degli impianti. Un vero consiglio di fabbrica avrebbe o l’attuale imprenditore, se si dichiara disposto, come consiglio di fabbrica sotto di sé, così come persone dal circolo degli impiegati, dei lavoratori intellettuali, inoltre dei lavoratori fisici, oppure l’imprenditore dovrebbe ritirarsi. Bisogna assolutamente chiarirsi che il consiglio di fabbrica così concepito sarà il vero capo di un impianto, così che tutto l’imprenditorialità nel senso odierno scomparirà accanto a questo consiglio di fabbrica. La commissione operaia è però del tutto ancora così concepita che l’imprenditorialità nella forma vecchia è ancora presente. Vi chiedo di considerare esattamente questa differenza, cioè la differenza fra qualcosa che ancora sussiste dall’ordine vecchio come la commissione operaia, e quello che deve formare il primo inizio di una vera riconfigurazione. Dovete considerare questa differenza, altrimenti non potrete pensare i compiti dei consigli di fabbrica veramente in modo abbastanza comprensivo.

Poi inoltre bisogna considerare che la questione della continuazione o della trasformazione delle commissioni operaie potrà venir risposta solo quando avremo l’assemblea primaria della vita dei consigli di fabbrica.

Poi è stata sollevata la questione come devono configurarsi le cose riguardo al consiglio di fabbrica in un’azienda di Stato. A ciò devo dire — è stato già menzionato qui — che per l’elezione dei consigli di fabbrica non dovrebbe fare differenza se si tratti di un’azienda privata oppure di un’azienda di Stato. Anche in un’azienda di Stato si dovrebbe cercare di superare tutti i pregiudizi e di eleggere i consigli di fabbrica, così che anche questi consigli di fabbrica avranno il loro posto nella vita dei consigli di fabbrica, quando viene elaborato quello che io vorrei chiamare lo statuto della vita dei consigli di fabbrica. Allora si rivelerà che l’usuale assorbimento di tali aziende da parte dello Stato naturalmente non continuerà. Queste aziende dovranno venir trasferite all’organismo economico autonomo. Ma questa rivendicazione dovrà prima essere formulata.

Vedete, le cose che stanno alla base dell’impulso della tripartizione, sono davvero concepite come rivendicazioni pratiche, ma devono prima venir formulate. Dal fatto che un singolo uomo le scrive nel suo libro oppure le formula e anche che una «Federazione» vi si impegna, inizialmente non è ancora stato fatto nulla. Su terreno economico queste rivendicazioni devono venir formulate dalle persone stesse che operano economicamente, e la fiducia dell’intera classe operaia deve starvi dietro.

È stata inoltre chiesta come possa compiersi la socializzazione delle ferrovie di Stato nonché del servizio postale e telegrafico dal punto di vista della tripartizione. Naturalmente le persone avranno ancora grandi pregiudizi, e si può certamente ammettere che la trasformazione sarebbe già molto grande, se anche queste aziende economiche dovessero venir trasferite dallo Stato attuale all’amministrazione del corpo economico autonomo. Ma questo deve accadere, poiché il servizio postale e telegrafico così come la ferrovia appartengono del tutto alla vita economica e potranno nella vita economica svilupparsi correttamente solo se questa vita economica è indipendente dalla vita dello Stato o del diritto.

Che oggi ci sia difficile immaginare queste cose, proviene da questo. Ci siamo abituati a pensare le cose come sono sempre state. Si dice: «Questi sono fatti.» Ma, miei stimati presenti, i fatti sono certamente cose che sono state create, create da esseri umani, e possono benissimo venir ricreate di nuovo, possono venir cambiate. Questo è ciò che dobbiamo considerare. Si tratta appunto assolutamente di questo: che tutto ciò che appartiene alla vita economica venga davvero posto sul suo proprio terreno economico libero. Il motivo per il quale oggi queste cose si lasciano difficilmente pensare, risiede nel fatto che oggi il denaro, che comunque presso un gran numero di stati europei non è più un vero denaro, sta su un terreno completamente falso. Naturalmente il passaggio sarà difficile, perché attraverso il denaro l’umanità è dipendente dal grande stato commerciale Inghilterra e perché non possiamo semplicemente d’un giorno all’altro distaccare gli inglesi e gli americani dalla moneta aurea. Nel commercio estero con questi stati dobbiamo naturalmente avere la moneta aurea finché sotto la coazione dei rapporti anche la moneta aurea cesserà. Ma per l’organismo sociale tripartito si deve cercare che lo Stato non conferisca più il valore al denaro, bensì che il denaro acquisti il suo valore all’interno dell’organismo economico. Ma allora il denaro non è più una merce come lo è oggi. Se questo è anche nascosto, in verità oggi il denaro è una merce, precisamente dal fatto che gli viene conferito il suo valore dallo Stato. Ma nell’organismo sociale tripartito il denaro come mezzo di circolazione esisterà solo nel senso che è per così dire una contabilità volante. Voi sapete da ciò che vi ho detto otto giorni fa: nel futuro ordine economico tutto si baserà su prestazione e controprestazione reale. Per la prestazione si riceve per così dire il buono, che però non significa nient’altro se non: sulla lista attiva generale per me è disponibile ciò che corrisponde alle mie prestazioni, e posso cambiarlo per quello che corrisponde ai miei bisogni. Se cedo il buono, significa lo stesso che se oggi in una piccola azienda devo registrare da un lato quello che sta sul lato sinistro, per il pareggio sul lato destro. Dunque, il traffico di denaro sarà la contabilità volante per l’organismo economico. Tali cose in effetti già esistono oggi nei loro inizi, in qua e là. Sapete che già esiste una specie di accreditamento, dunque averi che possono venir trasferiti, senza che su certi settori si abbia traffico di denaro. In generale, la maggior parte di quello che l’organismo sociale tripartito richiede, esiste già in germe qua e là.

Coloro che oggi parlano dell’impossibilità pratica dell’organismo sociale tripartito, dovrebbero vedere come qua e là — ma certamente in piccolo, così che talvolta non sia utile, bensì dannoso — come qua e là esista quello che riunito e stilizzato in grande darà l’organismo sociale tripartito. Le ferrovie di Stato oggi sono, quasi direi, concepite come un mobile di Stato, e si immagina la trasformazione come qualcosa di terribile. Ma basta pensare che quello su cui in futuro dipende, cioè l’amministrazione della vita economica attraverso consigli di fabbrica, attraverso consigli dei trasporti e consigli economici — questi vengono ancora inoltre — che questi cambiamenti sono del tutto collegati con una vera socializzazione e che tutti i timori sono superflui. Si tratta dunque di questo: che per esempio le ferrovie vengano amministrate in modo ragionevole e non così che lo Stato burocratico stia dietro.

Se uno immagina correttamente le cose nei dettagli, allora vedrà che ovunque si possono percorrere strade praticamente attuabili. Se però le persone continuamente vengono e dicono che non comprendono quello che sta nel mio libro, allora devo dire che oggi lo comprendo, poiché mi dovrei molto meravigliare se per esempio il professor Brentano, di cui vi ho raccontato, e i suoi discepoli, che sono molto numerosi, comprendessero i «Punti nodali della questione sociale». Poiché non credo che possano comprendere il libro. Ma appunto dalle persone il cui pensiero non è stato corrotto da questo insegnamento, credo che, se solo superano un poco le loro abitudini di pensiero, possano comprendere quello che sta nei «Punti nodali».

Signor Roser: I singoli punti che questa sera sono venuti alla discussione, erano principalmente riferiti al territorio economico. È comprensibile che in questa serata di discussione questo territorio economico abbia la massima importanza. Ma nonostante tutto non dobbiamo dimenticare che questa vita economica è solo una parte di quel grande problema, di quella grande idea della tripartizione dell’organismo sociale. Non dobbiamo perdere di vista che la vita economica da sola non è vitale e non è funzionante, se non si guarda in modo appropriato anche alla vita del diritto e alla vita dello spirito. La ragione di ciò è che le nostre circostanze, come le abbiamo attualmente, sono così caotiche perché i tre settori sono stati confusi assieme. Questo deve per noi sempre essere la stella polare, che soprattutto cerchiamo di raggiungere il punto in cui questi tre settori vengono finalmente separati. Questi devono poi lavorare di nuovo in armonia assieme, ma non nel modo come accade o è accaduto adesso, che per esempio lo Stato di diritto si appropria della vita economica per sé e la violenta oppure che la vita economica sfrutta la vita dello spirito. Solo per il fatto che anche la vita dello spirito giunge al massimo fiore, solo così può nascere una vita economica sana, può nascere complessivamente una vita popolare sana. Solo attraverso la tripartizione l’intera vita popolare viene collocata nella giusta luce.

Signor Lange: Parla del fatto che il medico oggi viene degradato ad artigiano, perché non può disporre liberamente di farmaci e simili, bensì deve attenersi alle istruzioni dei fondi assicurativi. Anche qui si tratta di una limitazione totale attraverso leggi di Stato e potere di Stato. Inoltre oggi viene compiuto l’errore che si vuole sempre premere il nuovo nel vecchio. Su questa via però non si avanza.

Che l’assemblea oggi non sia ben affollata non dipende da una certa mancanza di interesse, bensì dal fatto che contemporaneamente un’assemblea grande ha luogo nella sala Dinkelacker. Per la formazione dei consigli di fabbrica deve venir compiuto molto lavoro di dettaglio. Questo è un cammino lungo. Nelle singole assemblee negli stabilimenti si vede quanto sia difficile convincere i singoli. Non dovrebbe dipendere così tanto dai singoli, bensì più dalla comprensione delle masse. Allora i singoli stabilimenti vengono semplicemente trascinati via. Abbiamo diversi oratori e relatori che stanno costantemente a disposizione per parlare in assemblee. Secondo le mie esperienze nei singoli stabilimenti si deve dire: obiezioni obiettive contro la tripartizione dell’organismo sociale si sentono quasi mai. Gli operai sono quasi universalmente d’accordo, solo gli impiegati sono solitamente un po’ più lenti, come risulta certamente anche dalla lettera interessante che è stata letta prima. La gente spesso non ha il sentimento giusto per la cosa.

Sarebbe desiderabile se i consigli di fabbrica finora eletti potessero riunirsi più spesso, anche quelli da fuori. Qui, in queste serate di discussione, sarebbe una simile occasione per incontrarsi, ma purtroppo non tutti i consigli di fabbrica sono qui, a parte il fatto che quelli da Esslingen e Heilbronn non possono venire qui ogni volta. Dovrebbero venir rappresentati i diversi rami; su questo bisognerebbe mettersi d’accordo, e voglio ora leggere immediatamente quali rami, quali settori di lavoro esistono: fabbrica di cuoio, diversi stabilimenti meccanici, tranvie, fabbrica di sigarette, fabbrica di scatole di cartone, fabbrica di scarpe, fabbrica di strumenti di misurazione, ufficio di riparazione, dunque un’azienda di Stato, fabbrica di linotype, fabbrica di strumenti ottici. Noto ancora che il consiglio di fabbrica nell’azienda di Stato è l’unico che è stato fondato con il permesso del superiore. Vedete, abbiamo qui un’intera serie di rami molto diversi. In formazione è ancora il consiglio di fabbrica in una fabbrica di scarpe a Kornwestheim, inoltre in quattro o cinque stabilimenti meccanici; questi sono predominanti. Mancano però ancora rami come per esempio dall’industria tessile, cartaria e della stampa, il che è molto spiacevole. Anche l’industria alimentare non è ancora rappresentata.

I consigli di fabbrica attuali in realtà non bastano ancora per un vero lavoro. Vorrei perciò proporre che i consigli di fabbrica compaiano il più frequentemente possibile o persino regolarmente in queste assemblee e che le commissioni degli operai e degli impiegati che comunque vengono qui, vengano tutte trasformate in consigli di fabbrica. Se tutti andate al voto e non solo ascoltate quello che si dice, sarete presto tutti consigli di fabbrica, così che presto riempiremo questa sala con consigli di fabbrica, sebbene naturalmente non intendo che le commissioni operaie debbano scomparire; certamente sebbene avranno spesso sede nel consiglio di fabbrica. Se queste serate di domande o discussioni devono venir configurate così che i dettagli vengono alla discussione, per esempio come si può trasformare questo o quell’impianto economico, allora è già una certa preliminare preparazione al lavoro successivo della vita dei consigli di fabbrica. E così queste serate sarebbero interessanti.

Nel discorso conclusivo di oggi non c’è molto più da dire. Vorrei innanzitutto rispondere a una domanda che è stata posta. Questa domanda suona così: la grande massa del proletariato, poiché pensa ancora materialisticamente, si aspetta un miglioramento della sua condizione materiale attraverso l’attività dell’assemblea dei consigli di fabbrica. Quali misure dovrebbero venir prese affinché nel periodo di transizione un giusto equilibrio fra bisogno e compenso diventi effettivo rapidamente? — Vedete, ci sono cose che non si lasciano così facilmente estrarre dal regno della fantasia. Se non fosse che i consigli di fabbrica sono assolutamente necessari e finalmente debbono iniziare un vero lavoro sociale, allora non si farebbe nemmeno la proposta della loro costituzione. Perciò una tale concezione sul miglioramento della situazione, prima che i consigli di fabbrica lavorino, non può veramente essere considerata molto significativa. Vi sono davvero molti uomini oggi che si presentano con strane domande quando si tratta di mettere in rilievo i veri punti di vista pratici che devono condurre l’umanità a stati più salutari di quelli che abbiamo oggi. Ho ripetutamente sperimentato nelle ultime settimane che le persone domandano: sì, ora si deve socializzare. Che cosa accadrà dopo la socializzazione con un piccolo negoziante che ha un negozio per strada? Oppure un’altra domanda: come viene socializzato il bidello universitario, se la tripartizione deve venir introdotta?

Ora, se si ascoltano queste domande, in realtà tutte si riducono a una sola, cioè: sì, come portiamo davvero a compimento la grande trasformazione così che non rimane tutto come prima? Così chiede una sorta di persone. L’altra sorta di persone vuol bene una grande trasformazione, ma non vuol farla così, non vuol intervenire, vuol misure più leggere. E questo atteggiamento giace un po’ alla base della nostra domanda. Si può rispondere solo: con questa altra forma più leggera anche già nel periodo di transizione, non si può raggiungere nulla. Perciò si tratta di questo: che colui che vuole un miglioramento deve veramente intraprendere di afferrare quelle cose che possono portare il miglioramento. Non si può domandare: come portiamo a compimento il miglioramento prima della fondazione dei consigli di fabbrica? — Bensì ci si deve dire: affinché il miglioramento si realizzi, vogliamo avere i consigli di fabbrica il più rapidamente possibile. Anzi temo che nemmeno un miracolo potrebbe aiutare qui. Dunque non confidate in miracoli, bensì percorrete la via pratica; quanto più rapidamente, tanto meglio.

Vedete, è apparsa ora questa «Tribuna», nella quale è contenuto anche l’articolo su di me e il proletariato, di cui ho già parlato. Nello stesso quaderno vi è ancora un articolo di un professore universitario che punto per punto confuta tutta la tripartizione dell’organismo sociale. Non si può nemmeno dire che quello che questa volta propone non sia appropriato, ma è appropriato per una ragione completamente strana. Vedete, l’uomo semplicemente non capisce nulla della tripartizione dell’organismo sociale. Non è affatto in grado di comprendere veramente nessuno dei pensieri che stanno nel mio libro sui Punti nodali della questione sociale. Poiché non lo capisce, ma è pur sempre professore universitario, allora deve comprendere tutto. Poiché appunto non capisce, se fa lui stesso una tripartizione. Questo è assurdità terribile. Se mettete insieme tutto quello che egli descrive come tripartizione, risulta un’assurdità terribile, un’assurdità ineccepibile, ridicola, orrenda. E questo è quello che egli confuta. È terribilmente facile a confutare quello che si è fatto così. Ma consiste in questo l’articolo. Non contiene nulla di quello di cui veramente si tratta. Così l’uomo non riesce a immaginarsi perché questo corpo economico autonomo debba esistere. Vi ho detto di recente: il corpo economico autonomo deve esistere nell’organismo sociale tripartito, perché sul terreno della vita economica tutto deve scaturire dalla perizia specialistica, dallo stare nella vita economica, dalle esperienze della vita economica, e perché non si può sul terreno del diritto generale, dove ogni uomo adulto ha da decidere su quello in cui è uguale a ogni uomo, decidere sulla vita economica. Solo quando si decide con perizia specialistica, può diventare benedetto per la vita economica. Il professor Heck non riesce a immaginarselo. Non riesce a pensare nient’altro che quello che ha già visto, quello che ha già sperimentato e in cui le sue abitudini di pensiero affondano le radici. Devo sempre di nuovo a tali cose pensare a qualcosa che di recente ho sentito. Mi disse qualcuno — credo che fosse anche un professore —: conosco gli sforzi dell’organismo sociale tripartito. — Gli chiesi: vi sta entrato dentro qualcosa? — Fino a ora non è stato così, disse. Vedete, questo «fino a ora non è stato così», era tutto quello che gli veniva come pensiero. Quello che fino a ora non è stato, non sembra essere discutibile, su questo non poteva esprimersi ulteriormente.

Si sperimentano appunto completamente tali cose. Si incontrano obiezioni che propriamente non sono obiezioni. È stata sollevata — non è ancora molto tempo — persino l’obiezione: sì, l’idea della tripartizione dell’organismo sociale per così dire sta su un fondamento etico, e porsi su un fondamento etico, questo è un grande errore. — Sì, anche questa obiezione c’è stata. Ci sono del tutto le obiezioni più strane. Una delle più comuni è: sì, sarebbe pur bello con questa tripartizione, ma per questo ci vogliono altri uomini. Con gli uomini attuali non si può introdurre la tripartizione. — Ora, chi dice una cosa simile, non capisce affatto che gran parte di quello che si esprime negli uomini attuali è precisamente una conseguenza delle nostre circostanze sociali e che sarà diverso nel momento in cui le circostanze sociali guariscono.

Ora, la gente considera le cose mai da un vero punto di vista obiettivo. Voglio darvi un esempio drastico, che forse ho già portato qui una volta. Non è vero, vi era una burocrazia terribile proprio all’interno della funzione pubblica in Germania fino a questa guerra mondiale. Ora attraverso l’economia di guerra è stata riconosciuta la necessità di non lasciar gestire solo i funzionari, bensì progressivamente di chiamare nei servizi commercianti e industriali, così che potessero là rilasciare la loro saggezza pratica in vista di un’intensificazione dell’economia di guerra. Allora si verificò il fatto singolare, che è molto interessante. Cioè, i commercianti e gli industriali divennero molto più burocratici di quanto la burocrazia precedente fosse mai stata! Dunque, si sono meravigliosamente adattati alla burocrazia. Chi ha osservato ciò, sa anche quale significato avrebbe, se non continui a circondare gli uomini circostanze non sane, cioè burocratiche, bensì circostanze di cui parla l’impulso dell’organismo sociale tripartito. Allora gli uomini, proprio così come gli industriali e i commercianti si sono trasformati in veri burocrati all’interno della burocrazia esistente, si adatteranno alle circostanze sane, e non si potrà più dire che innanzitutto ci vogliano uomini migliori affinché si possa fondare un ordine sociale migliore. Bisogna chiarirsi che appunto attraverso un miglioramento delle circostanze sociali gli uomini riceveranno la possibilità di diventare uomini migliori. Se però si esige che gli uomini innanzitutto debbono essere uomini migliori, allora non abbiamo affatto bisogno di migliorare le circostanze sociali. Se gli uomini non fossero diventati quello che sono attualmente attraverso le circostanze sociali, allora le circostanze sociali devono essere buone, devono essere in ordine. Vedete da ciò ancora la necessità del ripensamento e dell’imparare di nuovo. Questo è appunto quello che principalmente è fondamentalmente necessario. E se la gente potesse solo un poco mettersi nella realtà e pensare da essa, allora saremmo già un passo avanti.

Vedete, un giovane molto ben intenzionato — gli si vorrebbe volentieri aiutare — scrive: sì, non riesce a dirsi altrimenti se non che forse la tripartizione dell’organismo sociale sarebbe una soluzione, se solo gli uomini fossero diversi da come sono ora. — E ora vi chiedo: non credete che questo uomo inconsciamente nella sua anima il concetto che gli altri non sono gli uomini migliori, ma lui, che riconosce questo, lui è pur sempre, almeno di disposizione, questo uomo migliore? — Se andate dal prossimo che dice la stessa cosa, allora di nuovo questi si sente l’uomo migliore, e un terzo probabilmente allo stesso modo. Allora ogni singolo dovrebbe dirsi: se tutti pensassero come lui — e veramente innanzitutto si deve tener conto di come gli altri uomini sono — se quindi ognuno pensasse così come lui, allora gli uomini migliori sarebbero già lì! — Vedete, non si tratta di pensare astratto-logicamente, bensì così che con il pensiero si stia nella realtà, così che non si dica qualcosa che come pensiero continuamente fa i capricci. Ma questo è appunto quello che nella attualità agisce così terribilmente e ci colpisce, che gli uomini continuamente inciampano nei loro propri pensieri, che sono propriamente non-pensieri. Perciò deve essere sempre di nuovo sottolineato che non solo un cambiamento della nostra vita economica è necessario, bensì anche un cambiamento della struttura spirituale della nostra vita sociale. Siamo stati spinti in una crisi soprattutto della vita dello spirito da quello che finora è stato.

Se oggi, per così dire, spengo uno sguardo sull’orizzonte mondiale, che cosa colpisce di più? Sì, negli ultimi quattro o cinque anni deve colpire di più il fatto che su tutte le relazioni mondiali da nessuna parte nella realtà è stato detto il vero, bensì tutte le relazioni mondiali sono state distorte, rappresentate in luce falsa, dai rapporti sui combattimenti fino agli obiettivi dei popoli. Dai motivi della guerra fino alla pace, tutto è stato rappresentato in modo distorto. Dappertutto dominano frasi che non corrispondono ai fatti nel mondo. Ma questo vive in tutto quello che si è sviluppato dalle precedenti circostanze culturali e dalle circostanze sociali. Vive fino nei singoli atti e istituzioni della vita umana. Perciò dobbiamo dire che tutti coloro che concepiscono la questione sociale in modo unilaterale, non sono onesti con l’umanità. Onestamente si intende solo l’umanità quando ci si dice: la vita economica ha condotto l’umanità nella crisi, dunque deve venir posta su un terreno diverso. La vita del diritto ha mostrato che nei singoli territori di diritto regnano privilegi di classe e svantaggi di classe, dunque deve venir posta sul fondamento dei diritti umani universali. È apparso chiaramente che si chiama diritto quello che può venir sostenuto solo attraverso la violenza, e questo fino ai nostri giorni. Ed è apparso che nella vita dello spirito i pensieri degli uomini sono distorti. Nei tre campi della vita elementare, cioè quello della vita economica, della vita del diritto e della vita dello spirito, vediamo l’umanità in una crisi, e coloro che intendono onestamente il progresso, devono essere consapevoli che su questi tre campi deve venir avanzato ciascuno completamente autonomamente, perché le crisi risultano appunto dalla commistione di questi tre campi. Perciò posso solo dire: se voi su alcun campo speciale, come ora in connessione con i consigli di fabbrica, prendete misure decisive nel senso di una riformazione sociale complessiva, cioè nel senso della tripartizione dell’organismo sociale, allora agite nella direzione del progresso dell’umanità verso un vero ordine sociale. Considerate questa connessione fra una misura singola e le misure sulla base di una visione complessiva, allora oggi fate il vostro dovere e la vostra responsabilità verso l’umanità e verso voi stessi. Misure singole oggi non hanno importanza, bensì solo quello che è pensato nel grande contesto sociale. Il piccolissimo deve venir pensato assieme al grandissimo. Siate consapevoli: se riuscite a far sorgere veramente la vita dei consigli di fabbrica, allora avete compiuto qualcosa che ha una significanza storica per tutta l’umanità futura, perché questo sta in connessione con i più grandi problemi che oggi vengono posti all’umanità. Perciò non domandate passi banali, bensì ponetevi su un fondamento che veramente forma la base per andare avanti all’azione, poiché sull’azione dipende il tutto. E se aggiungiamo a quello che dalla tripartizione dell’organismo sociale comprendiamo, atto dopo atto, allora potremo realizzare quello che ci dà speranza, di uscire dalla terribile situazione in cui l’antica vita dello spirito, l’antico cosiddetto ordine del diritto e l’antica vita economica ci hanno condotto.

9°Settima serata di discussione con i comitati operai

Stoccarda, 17 Luglio 1919

Settima serata di discussione

Stoccarda, 17 luglio 1919

SETTIMA SERATA DI DISCUSSIONE

Stoccarda, 17 luglio 1919

Il presidente, Signor Roser, apre l’assemblea. Successivamente comunica che si intende introdurre serate di studio, nelle quali verranno fornite spiegazioni sull’idea della tripartizione dell’organismo sociale, e nelle quali in particolare il libro «I punti cardinali della questione sociale» sarà discusso approfonditamente. La prima serata di studio dovrà avere luogo nella settimana successiva. Poi riferisce che l’industria calzaturiera ha compiuto progressi riguardo alla questione dei consigli aziendali. Si è già giunti al punto che i consigli aziendali dell’industria conciaria si siano raggruppati in un comitato d’azione, il quale intende agire attivamente nel settore calzaturiero in prossimo tempo.

Parole introduttive

Rudolf Steiner: Miei cari presenti! Come nelle serate precedenti, così anche oggi darò solamente una breve introduzione, affinché possiamo poi discutere ampiamente nella discussione su una o l’altra questione particolare. Però, date le circostanze dell’interesse sempre più calante per la questione dei consigli aziendali, forse sarà opportuno, all’inizio di questa sera, fare alcune osservazioni più generali.

Veda, da parte del «Movimento per la tripartizione dell’organismo sociale» si è cercato di compiere il primo veramente pratico passo nella direzione che, fondamentalmente, è stata indicata dal movimento sociale da più di mezzo secolo. Questo movimento è come un grido di protesta del proletariato contro la sua oppressione. Ma questo grido è fondamentalmente niente altro che una specie di critica della storia mondiale all’ordine economico capitalistico. A causa della catastrofe della guerra mondiale si sono formate ora condizioni che rendono necessario che la critica, a cui i partiti del movimento socialista si sono abituati, sia sostituita da qualcosa di diverso. Quando si è cominciato nuovamente, da questo movimento, a cercare vie verso un rinnovamento sociale, si poteva allora avere la speranza che, soprattutto fra le larghe masse della classe operaia, primo, dalle loro esperienze nel seno della società capitalistica, secondo, dai fondamenti che sorgono dal fatto che la classe operaia, attraverso le sue esperienze, è veramente più istruita politicamente del ceto borghese, si formerebbe una comprensione per quello che dovrebbe sostituire la precedente semplice critica sociale dell’ordine della società. Dopo il cosiddetto crollo del Reich germanico non si poteva fondamentalmente sperare in qualcosa veramente decisivo se non da questo lato, poiché coloro che erano completamente legati al vecchio ordine dello stato e dell’economia, malgrado le esperienze della catastrofe della guerra mondiale e le sue conseguenze, non avevano nulla da offrire che potesse veramente condurre a una ricostruzione.

Si hanno pensieri assai oscuri oggi quando, da un lato, si vede che per una ricostruzione è necessaria l’intelligenza, e dall’altro lato si osserva lo stato spirituale e politico di questa intelligenza nell’Europa centrale contemporanea, in particolare l’intelligenza di coloro che appartengono alle personalità dirigenti. Da tutto ciò che è stato detto qui finora, coloro fra voi che erano più spesso presenti avranno visto che, se vogliamo veramente progredire, un nuovo ordine della società deve essere trovato anche partendo da un nuovo spirito. Ciò vale in particolar modo per il momento presente, che mostra chiaramente che l’Europa centrale è in uno stato di crollo. Che da certi ambienti non si possa sperare nulla, sarà chiarito dal seguente esempio.

Veda, quando si parla di un nuovo spirito dal quale il futuro deve essere plasmato, allora si deve innanzitutto chiedersi: dove sono i germi di questo nuovo spirito? Ora, lo spirito politico che oggi soprattutto domina le classi dirigenti, quello voglio illustrarvi con un esempio, ma che potrebbe essere moltiplicato per mille. In un discorso berlinese si trovano le seguenti parole. La prego, ascolti attentamente, poiché oggi si deve prendere familiarità con lo spirito degli uomini. Ascolti dunque attentamente:

«Che prima della rivoluzione nel complesso potevamo fidarci dell’onestà e della serietà affidabile del nostro governo, che nello stato burocratico prussiano eccellente potevamo risparmiaci l’intervento, in questo risiede non ultimo il fondamento della superiorità spirituale che la Germania ha dimostrato nel complesso, soprattutto anche nel suo sviluppo scientifico e tecnico durante il diciannovesimo secolo. Non si possono servire due signori contemporaneamente. La politicizzazione generale è necessariamente un nemico della raccoglienza rigorosa e dell’immersione in un lavoro creativo. Possa lo spirito tedesco sviluppare la forza di farsi strada attraverso l’orribile melma politica nuovamente a quello stato glorioso di fiducia che la Prussia ci ha regalato tramite gli Hohenzollern!»

[Interruzione: è questo il discorso di Oldenburg-Januschau?]

Sì, lei crede che sia quello di Oldenburg-Januschau! Sarebbe rassicurante se almeno fosse lui. Ma veda, queste parole le ha pronunciate il professore di rilievo di lingua e letteratura tedesca all’Università di Berlino. Questo è il decisivo! Queste parole, che dunque il rappresentante della lingua e letteratura tedesca, il primo rappresentante di questa disciplina alla prima università tedesca ha pronunciato, sono veramente decisive per lo spirito che regna fra coloro che oggi devono entusiasmare la nostra gioventù per ciò che l’umanità si aspetta dal futuro. Ci si deve meravigliare che pensieri oscuri sorgono quando si pensa a questo futuro? Fondamentalmente si cita questo come caratteristico perché, in fondo, anche coloro che oggi detengono la parola nel giornalismo, soprattutto nel giornalismo dei partiti, anche loro, anche se si sono appropriati di singoli punti del programma, hanno imparato molto da queste persone per quanto riguarda il loro intero pensiero.

Soprattutto hanno imparato a essere miopi, non voglio dire stupidi.

Di fronte a ciò deve essere sempre ribadito: finché gli uomini non si risvegliano a uno spirito veramente nuovo, a uno spirito comprensivo, fondamentalmente non può migliorare. Perciò è così infinitamente deplorevole che, dove pure l’idea di fondare un consiglio aziendale era sgorgata da uno spirito veramente nuovo, questa idea del consiglio aziendale, che è veramente un’idea pratica, trovi così poco risonanza fra le masse. Naturalmente un’idea può avanzare lentamente, il che non sarebbe nemmeno il peggio, ma al peggio dei peggi bisogna contare come la cosa sia accaduta.

Abbiamo qui iniziato il lavoro nel senso della tripartizione dell’organismo sociale. Innanzitutto, come ho già detto una volta, quelle persone su cui si sa sempre che sono ascoltate, hanno detto: bene, questa è una piccola follia, la lasciamo stare. Poi però questa follia si è rivelata come qualcosa che ha trovato decine di migliaia di sostenitori a Stoccarda e nei suoi dintorni. Allora è diventato molto sgradevole per queste persone. Poi l’idea pratica dei consigli aziendali si è manifestata in una forma veramente pratica. Allora è diventato ancora più sgradevole per queste persone, e allora si è presentato questo fatto strano che deve sempre essere messo in rilievo: che ora dai partiti contro la tripartizione dell’organismo sociale in generale e contro la questione dei consigli aziendali in particolare viene portato in campo qualcosa di strano. Sentiamo da un lato: sì, la tripartizione è già bella. — Poco tempo fa, quando i nostri amici Gönnewein e Roser hanno tenuto un discorso in un’assemblea popolare laggiù nella sala Dinkelacker, allora, per esempio, fra i vari oratori di discussione, gran parte dei quali ci erano ostili, uno si è fatto avanti che ha detto: sì, la tripartizione dell’organismo sociale va bene; deve necessariamente realizzarsi, ma noi la combattiamo! — Allora, va bene e deve necessariamente realizzarsi, ma viene tuttavia combattuta. — Vogliamo, ha detto, innanzitutto qualcos’altro completamente diverso, e allora, quando avremo realizzato questo qualcosa di diverso, la tripartizione si realizzerà da sola.

Ebbene, non vi è alcuna possibilità che la tripartizione si realizzi mai da sola; deve invece essere faticosamente conquistata. È, devo dire, la più grande frode, quando si ripete sempre di nuovo la vecchia frase: abbiamo solo bisogno di fare questo o quello, una certa classe ha solo bisogno di ottenere il potere, e allora un ordine sociale correttamente strutturato si realizzerà da sé. — No, l’ordine sociale correttamente strutturato deve prima essere riconosciuto e poi conquistato. E caratteristico è appunto che si dica sempre di nuovo: la tripartizione dell’organismo sociale va bene; così deve essere ogni ordine della società, come la tripartizione dice, ma noi la combattiamo. — Quando però si chiede a queste persone che cosa allora vogliono, si sente nient’altro che slogan e frasi vuote.

L’unica cosa che ho trovato all’interno del Partito comunista riguardo alla loro lotta contro la tripartizione è che si sono messi d’accordo — per quanto mi è venuto incontro — che la tripartizione va bene, ma deve essere combattuta. In questo sono d’accordo. E da un altro lato si è rivelato — non crediate che mi importi qualcosa della cosa, ma quando si tratta di combattere per qualcosa, allora bisogna guardare a queste cose — che alla comparsa del primo numero della nostra rivista settimanale «La tripartizione dell’organismo sociale» non si è affrontato nemmeno un singolo pensiero contenuto in questo giornale, ma si è solo sbraitato villanamente. Questo risulta dalla stupidità, dall’incapacità di produrre anche un proprio pensiero veramente originale. Perciò non si può fare altro che sbraitare. Anche da una terza e quarta parte è stato portato in campo qualcosa che tende nella stessa direzione. Le cose sono state trattate in modo tale che ben presto è diventato evidente che tutti questi critici non avanzano affatto obiezioni sostanziali e ragionate. Da un lato si rivela l’incapacità, l’impotenza; dall’altro la stupidità, dicendo sempre di nuovo che la tripartizione in sé è buona, ma deve essere combattuta.

Ora, se a queste cose non si presta attenzione, se non si vede il danno canceroso come conseguenza dell’attivismo partitico, allora da questa lotta in cui ci troviamo non può scaturire nulla di salutare.

Miei cari presenti! Non è veramente il tempo in cui ci si possa perdere in tali risse fra partiti, perché oggi siamo vicini al punto in cui gli uomini che hanno la disposizione di spirito come il professor Gustav Roethe dell’Università di Berlino, di cui vi ho letto un passo, otterranno di nuovo la supremazia anche in ambienti capitalisti. Non bisogna essere un amico di queste idee, che sono solo mezza idee o addirittura un quarto di idee e inoltre piuttosto impraticabili, e non bisogna essere un amico di Wissell e Moellendorff, ma tuttavia si deve dire che da un certo lato si aveva il potere di scacciarli entrambi. Se fossero stati scacciati da un altro lato, non sarebbe stato un danno particolare, ma che si avesse il potere di scacciarli proprio da quel lato, ciò dimostra la gravità attuale della situazione nell’Europa centrale. Dimostra che certi ambienti si sentono di nuovo sicuri, ambienti che si sentivano assai insicuri ancora relativamente poco tempo fa.

Un paio di settimane fa, proprio nel momento in cui venni dalla Svizzera, da Dornach, a Stoccarda e iniziammo la nostra attività, la situazione era ancora così: gli imprenditori, sì gli stessi ambienti dirigenti, in un certo senso si sentivano insicuri. Regnava in questi ambienti un’atmosfera molto strana. E si poteva avere veramente l’impressione che, se venisse un movimento energico che abbia contenuto e significato, si potesse ottenere qualcosa. A quell’epoca, coloro per i quali l’economia pianificata e i decreti-legge di Moellendorff erano un orrore, non avevano tanto coraggio quanto per farsi avanti così audacemente come fanno oggi. Poiché però si poteva prevedere come la cosa si sarebbe sviluppata, è stato qui e anche in altre assemblee in cui ho tenuto discorsi, un pensiero sempre e sempre di nuovo portato avanti, per molti probabilmente fino alla noia: Si agisca riguardo all’idea dei consigli aziendali, prima che sia troppo tardi.

In relazione al licenziamento di Moellendorff e Wissell, bisogna considerare che la legge sui consigli aziendali ora è di nuovo presentata all’Assemblea nazionale. Potete mettere insieme tutti questi sintomi e non troverete incredibile che chi guarda un po’ dentro queste cose oggi vi dica: Tutto questo è lavoro sistematico dall’altro lato, lavoro sistematico da parte degli ex imprenditori, che si erano già sentiti sull’orlo dell’abisso e che ora gradualmente paralizzano il movimento sociale nell’Europa centrale. Da questo lato non si evita nessun mezzo, non si esita nemmeno ad andare d’accordo con l’Intesa se si tratta di paralizzare il movimento sociale nell’Europa centrale. Se le idee di quelle persone che oggi sono all’opera si realizzassero, e non è un’esagerazione, allora ogni sforzo sociale, come lo sentite, per molti anni diventa un’impossibilità. Perché allora non si tratta di quanto sia forte il capitalismo nell’Europa centrale, ma di quanto sia forte il capitalismo dell’Intesa.

Così stanno le cose da un lato. Dall’altro lato abbiamo il più tumultuoso bisticcio fra partiti, il cui spazzamento via sarebbe l’unica possibilità per giungere a uno sforzo sachlich. Che cosa rivela dunque questo bisticcio fra partiti? Rivela innanzitutto la necessità della tripartizione dell’organismo sociale.

In questa tripartizione deve da un lato la vita spirituale avere un’amministrazione indipendente, dall’altro lato la vita dello stato e del diritto deve avere un’amministrazione propria, e dal terzo lato la vita economica. All’interno della vita economica come pura istituzione economica vogliamo che nascano i consigli aziendali. Questo sistema di consigli aziendali inaugurerebbe l’inizio di una vera socializzazione separando l’amministrazione economica dalla vita spirituale e politica. Come potrebbe la vita economica essere mantenuta meglio ancora nelle mani del capitalismo? Proprio mantenendo la vita economica continuamente intrecciata con la vita politica! E che cosa esce dal delirio del bisticcio fra partiti? È l’orribile confusione e fusione di considerazioni economiche con considerazioni politiche. Questi partiti moderni sono così dannosi proprio perché si basano completamente su quella fusione della vita politica con la vita economica che si è consumata. Perciò sempre di nuovo si sente da persone che non capiscono assolutamente nulla della struttura dell’ordine sociale, che si deve prima avere il potere politico e poi quello economico. Poi lo capovolgono di nuovo e così via.

Da tutte queste cose parla il più spregevole dilettantismo. Che proprio tali visioni compaiano all’interno dei partiti mostra quanto la tripartizione dell’organismo sociale sia necessaria. E nei nostri giorni, io direi, veramente come quando si avvicina la dodicesima ora, si dovrebbe consultarsi dentro di sé e chiedersi: Vuol essere uno scemo della reazione che sta emergendo non essendo più cieco di quanto non lo siano i cattolici apparentemente credenti che seguono ciecamente le parole d’ordine dei partiti? Non vuole basarsi sul proprio giudizio? Se ci si fosse basati sul sano proprio giudizio, il sistema dei consigli aziendali sarebbe già stato realizzato. Pensi solo a che cosa significherebbe se il sistema dei consigli aziendali fosse già realtà ora e se le rivendicazioni economiche del proletariato fossero colte dai consigli aziendali e risuonassero in tutto ciò che accade ora all’interno del capitalismo e dell’imprenditorialità riaffermati, in quello che viene promosso da parte dell’industria bellica, che è molto più dannosa di quanto si pensi, e in quello che è collegato al trattato di pace. Le persone hanno sempre enfatizzato che la cosa principale è conquistare il potere politico.

Oh, miei cari presenti, nulla mi sembra più ridicolo di una tale frase. Naturalmente si possono pronunciare tali frasi, ossia che si debba prima avere il potere politico. Ma se il primo passo deve essere fatto per giungere al potere, come avrebbe potuto accadere attraverso l’elezione dei consigli aziendali, allora questo primo passo non viene fatto. Non viene fatto perché si ama parlare in grandi parole e frasi. Ma non si ama affrontare veramente in modo sachlich quello che è veramente necessario.

Il disegno di legge sui consigli aziendali finora presentato si è rivelato come qualcosa di impraticabile, come qualcosa di inaccettabile. Ora un nuovo disegno è presentato all’Assemblea nazionale, dopo che si è gettato negli inferi il timido tentativo di Moellendorff e Wissell, che conteneva anche approcci a un’economia pianificata, e insieme a esso le due personalità. Tutto questo mostra quale folle attività viene svolta da un certo lato, ma che alla fine non può condurre a nulla. Si pensi a come sarebbe, se da due settimane il nostro sistema di consigli aziendali nel Württemberg sedesse e ogni giorno inviasse al mondo proposte concrete per una vera socializzazione! Se così fosse, potremmo dire: da questo proletariato emerge il nuovo spirito che è necessario per una ricostruzione. Se ora sedessero qui mille consigli aziendali e non solo i pochi omini, allora potremmo dire: noi ridiamo di quello che il grande industriale ha espresso con le seguenti parole dopo l’inizio della rivoluzione di novembre e lo scoppio dello sciopero: non abbiamo bisogno di fare altro che aspettare! Poiché il momento verrà in cui i lavoratori appariranno piagnucolosi e imploranti davanti alle nostre porte di fabbrica e saranno contenti se potranno lavorare per un quarto di quello che ora chiedono. — Bene, ma oggi non si è ancora in grado di guardare alle cose con la serietà necessaria.

Ma non basta esprimere questa serietà solo a parole; si tratta invece di che questa serietà si traduca anche in azioni. Quando si guarda al fatto che gli industriali dell’Europa centrale riceveranno sostegno nel loro potere da parte dell’Intesa, allora bisogna giungere alla conclusione che questo sistema di consigli aziendali deve essere creato prima che sia troppo tardi. Con tutto ciò non voglio dire che ora non si possa più fare nulla. Naturalmente il lavoro deve continuare nella direzione iniziata, ma sarebbe un gioco da ciechi se si volesse chiudere gli occhi sulla situazione mondiale generale. Stiamo dentro questa situazione, e in realtà non avremmo dovuto entrarvi senza avere già i consigli aziendali.

Veda, afferrare il momento giusto, il momento giusto, utilizzarlo, è di importanza particolare nei tempi di tali trasformazioni in cui viviamo. Si tratta del fatto che non si può aspettare quattro o sei settimane per quello che deve accadere subito. Oggi molte persone sanno che con la Grande rivoluzione francese alla fine del XVIII secolo e con le rivoluzioni seguenti nel XIX secolo si era raggiunto veramente solo una specie di emancipazione dell’uomo come cittadino dello stato. Ma il fatto che singoli individui siano divenuti in certo grado più liberi è privo di significato per le larghe masse del proletariato. Perché? Perché coloro che si erano risollevati contro il vecchio ordine feudale, anche se avevano conquistato il potere dello stato, avevano dimenticato di togliere la costrizione economica anche al lavoratore, anche se ora era personalmente libero. Oggi è venuto il momento in cui si deve riconoscere che non basta conquistare semplicemente il potere dello stato. Come conseguenza delle rivoluzioni, altri uomini giunsero al potere, ma non si creò veramente qualcosa di nuovo. La vecchia struttura dello stato fu mantenuta. E così si continuò a lavorare fino alla catastrofe della guerra mondiale. Si spinge tutto nel quadro dello stato unitario antico. Oggi è venuto il momento in cui si dovrebbe riconoscere che il proletariato non deve semplicemente imitare la borghesia, che voleva solo conquistare il potere dello stato. Il proletariato deve sviluppare qualcosa di nuovo e non deve restare aggrappato al vecchio stato unitario. Il proletariato deve portare a sviluppo l’organismo sociale tripartito. O si comprenderà questa tripartizione, o si entrerà di nuovo in un edificio così impossibile come era lo stato del XIX e dell’inizio del XX secolo. Non è sufficiente dire sempre di nuovo che si vuole rovesciare le vecchie istituzioni e mettere al posto del capitalismo nuove forme sociali! Si deve anche sapere in cosa devono consistere queste nuove forme! Perciò si è tentato anche con il mio libro «I punti cardinali della questione sociale» di presentare davanti agli uomini qualcosa che dà veramente una strutturazione organica all’agognata società sociale. Lì si mostra come questa società sociale possa diventare possibile, come possa svilupparsi. Che cosa serve se si dice sempre: le cose devono venire da sé! Bene, potrei immaginare che tali fanatici di quello-che-viene-da-sé crederebbero ancora che l’ordine sociale sia venuto da sé, se in realtà dovesse essere faticosamente conquistato. Veda, se il gallo sul letame prima dell’alba, ossia quando è ancora buio, canta e poi il sole sorge, allora il gallo può immaginarsi che il sole sia sorto per il suo canto. Non è vero che il sole sorge semplicemente perché si continua a cantare sempre di nuovo il socialismo e la dittatura del proletariato. Questo non sorge così. Viene soltanto quando in un numero sufficientemente grande di uomini vive il pensiero: dobbiamo lavorare per portare avanti questo nuovo ordine sociale. Dobbiamo eleggere dalla nostra massa coloro ai quali abbiamo fiducia, affinché sulla base dell’esperienza economica esistente sia creato qualcosa di proficuo per la vita economica, che allora possa mettere in ombra tutte le proposte di leggi burocratiche e simili verso cui si aspira dall’altro lato.

Le chiedo: ci si ritrae da tale lavoro, o perché si omette di creare un sistema di consigli aziendali così fatto, che per il fatto di essere portato dalla fiducia dei lavoratori sarebbe davvero un fattore di potenza? Nel momento, potete esserne certi, in cui un tale sistema di consigli aziendali genera nuovi pensieri fecondi, in quel momento il sistema dei consigli aziendali è il più grande potere su certi settori. Allora non è il canto del gallo sul letame che crede che per il suo canto il sole sorga. È un appello all’azione, ma a un’azione di cui si sa in quale direzione deve procedere.

Veda, solo da un tale sentimento potrebbe, credo, sbocciare il nuovo spirito. Ma finché questo nuovo spirito non vive negli animi, finché allora non verrà nulla di salutare. E la situazione economica attuale è tale che soprattutto deve essere considerato come far tornare in piedi in qualche modo la nostra vita economica nell’Europa centrale. Così dovranno essere aperte nuove fonti di materie prime di vario tipo, in particolare verso est. Ci sarà bisogno di molte cose che l’imprenditorialità dell’Europa centrale finora non ha intrapreso. Certo, non si potranno più aprire fonti di materie prime in Siberia, perché il corso del mondo oggi non lo permette; gli americani e i giapponesi non lo permettono più. Dove possiamo essere effettivi è in tutta l’Europa orientale. Ma allora si tratterà di trovare il tono giusto per stare insieme all’anima del popolo russo. Questo era proprio il peggio dei circoli industriali che finora hanno guidato, che non hanno mai trovato il tono per stabilire una connessione appropriata con altre anime di popoli. Anche per questo un nuovo spirito deve entrare nella nostra vita economica. Altrimenti l’oriente ci chiuderà la porta, cioè soprattutto se arriviamo con lo spirito che i nostri circoli dirigenti hanno finora sviluppato. Soprattutto siamo dipendenti dallo sviluppare con l’oriente una fraternità, una fraternità economica, altrimenti non usciremo mai dalla situazione in cui siamo entrati.

Un nuovo spirito nelle più varie direzioni è necessario! Questo nuovo spirito germini nei cuori e negli animi, perché ne abbiamo bisogno. In quello che vi ho letto all’inizio, lì non potete trovare il nuovo spirito, perché si dice, «che prima della rivoluzione nel complesso potevamo fidarci dell’onestà e della serietà affidabile del nostro governo, che nello stato burocratico prussiano eccellente potevamo risparmiaci l’intervento, in questo non risiede in ultimo il fondamento della superiorità spirituale che la Germania ha dimostrato nel complesso, soprattutto anche nel suo sviluppo scientifico e tecnico durante il diciannovesimo secolo. … Possa lo spirito tedesco sviluppare la forza di farsi strada attraverso l’orribile melma politica nuovamente a quello stato glorioso di fiducia che la Prussia ci ha regalato tramite gli Hohenzollern.»

Così non si deve parlare oggi, lo vedrete. Ma, miei cari presenti, io tradurrò ora queste parole in un’altra lingua e vi chiedo allora se oggi si può parlare così: Che prima della rivoluzione nel complesso potevamo fidarci dell’onestà e della serietà affidabile dei nostri capi-partito, che nello eccellente burocratismo dei capi-partito potevamo risparmiaci l’intervento, in questo non risiede in ultimo il fondamento della superiorità spirituale che la Germania ha dimostrato nel complesso, però non nel suo sviluppo socialdemocratico e socialista, durante il diciannovesimo secolo. Non si possono servire due signori, i capi-partito e la tripartizione. La politicizzazione generale è necessariamente un nemico della raccoglienza rigorosa e dell’immersione nella dedizione, nell’obbedienza, nel capopartitismo. Possa lo spirito sociale sviluppare la forza di farsi strada attraverso l’orribile melma politica nuovamente a quello stato glorioso di partito della fiducia, come i socialdemocratici ci hanno regalato i capi-partito.

Veda, ci ha le stesse forme di pensiero, solo applicate a qualcosa di diverso. Sia che si sia il professor Roethe e si parli così degli Hohenzollern, o sia che si sia qualche uomo di partito ben intenzionato e si parli così dei capi-partito, entrambi si basano sui medesimi sentimenti dell’anima. Non rende l’uomo più libero se semplicemente venera altri idoli! Liberi si diventa basandosi sul proprio giudizio, sulla propria ragione e sul proprio sentimento. A questi sentimenti propri abbiamo appellato. Spero che si riveli il fatto che non abbiamo fatto invano appello, perché se avessimo fatto invano appello, allora la situazione dello sviluppo del proletariato sarebbe triste.

DISCUSSIONE

Signor Huch: L’oratore è completamente d’accordo con le esposizioni del Dottor Steiner e esprime il suo rammaricho che l’idea della tripartizione dell’organismo sociale non sia accolta come sarebbe necessario. Vede la colpa in gran parte nei sindacati. Come membro di una commissione operaia nota anche lui che oggi l’imprenditorialità si presenta in modo affatto diverso da sei-otto settimane fa.

Si presenta come capo sindacale e difende il lavoro dei sindacati contro l’oratore precedente. Dipende, sostiene, dagli stessi lavoratori se il sindacato non proceda correttamente. — La scarsa partecipazione all’assemblea di oggi ha probabilmente anche a che fare con il fatto che i lavoratori diffidano di tutto ciò che viene da filosofi, teosofi e consiglieri commerciali. — Riguardo ai consigli aziendali, il Signor Fischer critica il fatto che anche i consigli aziendali in Germania si frammentino. Se ora in diverse città avvengono indipendentemente l’una dall’altra e a partire da diversi settori competizioni riguardanti i consigli aziendali, allora questo è un grande errore. L’oratore si confessa sostenitore dei consigli aziendali. Nel momento in cui i partiti e i sindacati si sono consumati, naturalmente devono essere spazzati via; la questione è solo cosa mettiamo al loro posto. Si deve rendersi conto che non si possono semplicemente mettere da parte le organizzazioni che finora godevano della fiducia delle masse. — L’oratore non può immaginare come possa regnare unità in un consiglio aziendale, dove tuttavia siederanno persone dalle visioni economiche e politiche più varie. Se deve essere realizzata una socializzazione pratica, allora bisogna incominciare togliendo dalle mani degli sfruttatori i mezzi di produzione e il terreno e trasferirli al possesso della società, perché il potere dei capitalisti si basa sul possesso di questi mezzi. — L’oratore prega il Dottor Steiner di indicargli la via come i consigli aziendali possono risolvere questo compito. Inoltre, il Dottor Steiner è pregato di fornire chiarimenti su come, a suo parere, i consigli aziendali possono essere messi in grado di determinare il bisogno. Fintantoché il lavoratore deve chiedersi: ho abbastanza per vivere? —, non si occuperà di alti problemi spirituali. Le masse affamate bramano pane, non ideali spirituali. Solo quando di nuovo ci sarà nutrimento, ci sarà anche vigore spirituale. Le grandi masse non chiederanno con supplica lavoro, ma manderanno la società al diavolo. Lo scontro del proletariato con i capitalisti non avverrà nella forma di bei discorsi, ma nella forma che deve essere applicata la violenza.

Il pensiero del Dottor Steiner, che dobbiamo orientarci verso l’oriente, corrisponde a quello che anch’io ho esposto in un’assemblea. Anch’io ho detto che dall’oriente viene il nuovo; lì è nata una nuova forma di società, forse non ancora come dovrebbe essere, ma da là viene il nuovo, e dobbiamo orientarci in quella direzione. Che cosa sperimentiamo? Il nostro governo non ha saputo fare altro che guardare ansiosamente verso occidente e fare attenzione che non accada nulla se non quello che piace all’Intesa. Questo è tutto il male con cui abbiamo a che fare oggi. Al posto del capitalismo tedesco è subentrato il capitalismo dell’Intesa, e avremo battaglie molto gravi da affrontare se vogliamo eliminare questo capitalismo dell’Intesa dal mondo. Mostrare questo cammino non è ancora riuscito a nessuno. Se ci riesce al Dottor Steiner, la classe operaia lo seguirà.

Rudolf Steiner: Voglio innanzitutto premettere alcune osservazioni prima di tornare alle parole dell’oratore precedente.

Innanzitutto è stato detto che la classe operaia sia molto prevenuta contro la tripartizione, poiché essa provenga da filosofi, consiglieri commerciali e simili. La cosa non è vera, al contrario la verità è che la classe operaia all’inizio della nostra attività non era molto prevenuta. Piuttosto si è rivelato che abbiamo trovato decine e decine di migliaia di sostenitori per quello che non diffondiamo come un’idea utopistica, ma come qualcosa che sono immediatamente idee-germi di azione, come allora le ho chiamate. I lavoratori allora non se ne preoccupavano affatto se questi pensieri venissero da filosofi o consiglieri commerciali, ma si affidavano al loro sano buon senso e ascoltavano. E coloro che erano prevenuti fischiavano da un lato completamente diverso. E questi hanno portato a che questa prevenzione sia sorta gradualmente. Quindi, la cosa è completamente diversa.

Sebbene l’oratore precedente abbia caratterizzato correttamente il movimento degli impiegati commerciali, che presenta davvero tratti migliori e che meriterebbe di essere studiato più attentamente dal resto della classe operaia, le sue parole tuttavia rivelano che a lui quello che la tripartizione è in generale e cosa vuole in particolare con la fondazione di un consiglio aziendale è completamente sconosciuto. Perché è proprio questo quello che deve essere combattuto più aspramente dalla tripartizione dell’organismo sociale, ossia che questa frammentazione avvenga. Non è mai stato nostro sforzo semplicemente creare consigli aziendali per certi settori o individualizzare all’interno del sistema dei consigli aziendali. Quante volte è stato detto: se si creano consigli aziendali per i singoli settori, allora questo è il contrario di quello che deve essere mirato nell’ambito di una vera socializzazione. Abbiamo sempre mirato a un sistema di consigli aziendali che si estenda uniformemente su un’area economica più grande e autosufficiente. E solo da un tale sistema di consigli aziendali dovrebbe allora scaturire tutto ciò che è necessario per l’individualizzazione. Che la cosa abbia assunto la forma che in singoli settori viene mostrato più zelo che in altri, questo non ha nulla a che fare con il sistema dei consigli aziendali come avrebbe dovuto emergere dall’idea della tripartizione.

Sì, e poi l’oratore precedente ha portato ancora l’argomento che si dovrebbe incominciare a trasferire i mezzi di produzione e il terreno al possesso della società. Provi solo a pensare fino alla fine conseguentemente quello che effettivamente significa questa frase nebulosa! Consideri che cosa una simile rivendicazione significa praticamente! — Voglio collegarmi a qualcosa. In una certa città, credo fosse a Göppingen, ho parlato una volta di queste cose e dopo di me ha parlato un uomo che in un certo senso ha parlato abbastanza bene. Era presumibilmente comunista. Ha detto di essere calzolaio. Inizialmente ha parlato molto bene, ma poi è accaduto qualcosa di strano; ha detto: sì, so già che io, poiché non ho imparato nulla, non posso diventare ufficiale dello stato civile; per questo serve intelligenza. — Bene, scusi, per questo non serve molta intelligenza, ma molta intelligenza e molta perspicacia è necessaria per quello che questo uomo voleva sapere sulla conquista del potere politico e simili. Queste cose devono essere considerate.

Ora, si tratta concretamente della questione come possa realizzarsi la rivendicazione fondamentalmente giusta del trasferimento dei mezzi di produzione e del terreno all’uso generale. Naturalmente devono esistere allora anche gli uomini che possano amministrare sachlich i mezzi di produzione e il terreno. La cosa è così: quella che finora era la forma di produzione capitalistica ha una configurazione ben determinata; per questo era necessaria una ben determinata modalità di gestione. Questa deve essere trasformata in un’altra modalità di gestione, e questa deve prima essere creata. Non si può oggi, finché non avete approcci concreti riguardanti l’amministrazione dei mezzi di produzione e del terreno, semplicemente rivendicare il trasferimento dei mezzi di produzione e così via all’uso generale! Questo è proprio quello che i consigli aziendali dovrebbero mettere praticamente in mano. Non si può rivoluzionare qualcosa con frasi, con teorie, solo con uomini, e questi uomini avrebbero dovuto essere i consigli aziendali, e precisamente il sistema unitario, non quello frammentato. Questo è di cosa si tratta. Non si va avanti se si continua a dire che le proposte dei filosofi e dei consiglieri commerciali vengono dalle nuvole, e allora le si oppone una cosiddetta pratica che proviene da regioni ancora più nebbiose, perché allora si rivela che non si può affatto dire come tali cose possono veramente realizzarsi. Ma è proprio su questo «come» che si tratta. Questo «come» è elaborato nel mio libro «I punti cardinali della questione sociale»; bisogna solo comprenderlo, è di questo che si tratta.

Sì, e allora è stato ripetutamente detto che prima dobbiamo cambiare l’ordine economico. Lo spirito verrà allora da sé. — Non verrà così. Abbiamo già bisogno di questo nuovo spirito per cambiare la forma economica. E si parla appunto in modo impraticale, nebbioso, quando si continua a dire: cambiamo la forma economica, il nuovo spirito verrà allora da sé. No, avete bisogno del nuovo spirito per cambiare con esso la forma economica. Perciò vi dico: per amor mio scacciate l’intera società secondo le parole dell’onorevole oratore precedente, ma allora rendetevi anche conto di quello che dovete fare quando avete scacciato la vecchia società. Sapete che cosa volete fare allora? Non potete fare la stessa cosa, altrimenti non avreste bisogno di scacciarla. Se centralizzate l’intera economia e mettete capi su capi, credete che così migliori qualcosa? Vorrei vederlo se la cosa migliora per le masse lavoratrici, se al posto dei capitalisti e degli imprenditori mettete al posto più alto i capi-sindacali di rango più elevato. Questo è ciò che dovreste considerare. È appunto questo che è derivato dalle considerazioni pratiche, per quanto simpatico sia stato il tono generale dell’oratore precedente. Ma non si è ancora compreso di che cosa veramente si tratta, perché tutto quello che accade nell’industria ottica, nell’industria automobilistica e simili, è il contrario di quello che qui viene predicato. E perciò non basta solo mostrare i cammini, ma una vera comprensione deve afferrarsi nella larga classe operaia e allora essere sviluppata nella pratica concreta. Perciò credo di dover dire da parte mia, se si dice: Steiner ci mostra i cammini —, che non servirà a nulla che io mostri questi cammini, finché sempre di nuovo grandi masse vengono tenute lontane dalla comprensione dal fatto che sempre di nuovo vengono persone che non hanno ancora compreso questo cammino e allora parlano del contrario, come è appena accaduto, e poi dicono: se ci vengono mostrati i cammini, li seguiremo; lasciatevi educare volentieri. — Se però viene mostrato qualcosa, allora si oppone che non è niente. No, finché questo è il caso, non andiamo avanti. Andiamo avanti solo se ci appropriamo di un istinto per la cosa giusta.

E questo è quello che ci manca dal «Movimento per la tripartizione dell’organismo sociale». Inizialmente abbiamo trovato un certo istinto di massa sano, poi però abbiamo dovuto esperire che l’obbedienza ai vecchi capi è ancora grande. Non dubiterò della formazione di un istinto sano, ma sorgerà solo quando non appariranno più davanti alle masse quegli oratori che, senza penetrare sufficientemente nella cosa, semplicemente parlano e tengono le masse dal fare ulteriori passi, anzi le riconducono sempre di nuovo all’obbedienza vecchia e a idee dubbie, per il fatto che ripetono sempre: create pure consigli aziendali; tuttavia si frantumeranno di nuovo.

Se veramente si fosse realizzato quello che abbiamo mirato, allora non avremmo una frammentazione, ma una forma unitaria della gestione degli affari economici all’interno del sistema dei consigli aziendali per il futuro, almeno per il Württemberg. Questo avrebbe avuto effetto stimolante per gli altri e avrebbe potuto essere effettivo oltre questa area economica.

Signor Fischer: Costata che la sua critica dei consigli aziendali non era diretta contro il Dottor Steiner, ma contro le esposizioni fatte all’inizio dal presidente… Ho detto: Sono convinto che le idee che il Dottor Steiner ha elaborato e propagato alle masse fossero diverse. Ma è stata propagandata un’idea diversa da quella che si è rivelata nella pratica. — Il Dottor Steiner ha detto che la socializzazione dei mezzi di produzione è una frase e che dopo non ci sarebbe nessuno che sapesse come amministrare i mezzi di produzione. — Non sarebbe deprimente che i lavoratori e gli impiegati che finora hanno svolto il lavoro non sapessero che cosa fare con i mezzi di produzione! Intendo dire che bisogna eliminare gli azionisti e dire: Le azioni non hanno più valore. La cosa passa al possesso e all’amministrazione di tutti. — Il Dottor Steiner colloca idee spirituali al di sopra di tutto. Ma la classe operaia oggi vuole solo pane, perché è fisicamente indebolita e non è in grado di accogliere idee spirituali. Prego il Dottor Steiner di affrontare questo e mostrare come queste idee possono essere rese accessibili alle masse con uno stomaco affamato.

Questo è un serpente che si morde la coda. Consideri, da un lato si dice: possiamo trasferire i mezzi di produzione all’uso generale. — Bene, un’organizzazione veramente concreta che rappresenterebbe questa generalità, sarebbero appunto i consigli aziendali. Un’organizzazione del genere però non esiste ancora; deve prima essere creata! Certo, le grandi masse sono indebolite dalla fame. Ma dobbiamo allora aspettare che la manna cada dal cielo, affinché ci sia pane e poi si possa socializzare? Questo è un serpente che si morde la coda. Naturalmente dobbiamo contemporaneamente mirare a entrambi, e non otterremo nulla se non lavoriamo tutti insieme, perché la manna non cadrà semplicemente dal cielo. Bisogna lavorare! Tutti dovremo lavorare, ma veramente vorremo solo lavorare se vediamo che cosa scaturisce da questo lavoro. Lavoreremo anche con muscoli indeboliti, con stomaco affamato, se sappiamo: domani il nostro lavoro condurrà a un risultato. — Ma se ci si dice sempre che deve essere socializzato, allora non potremo lavorare nemmeno con stomaco affamato, perché sappiamo che domani nemmeno saremo sazi se non lavoriamo con idee pratiche.

Si tratta dunque oggi che ci dedichiamo a questo e inoltre diciamo: bene, la vecchia società è stata scacciata in gran numero il 9 novembre… L’oratore precedente, che ha detto cose generalmente molto buone, ha allora descritto molto bene quello che allora è accaduto. Ora non voglio indagare quanto di quello che è accaduto debba essere ricondotto all’incapacità. Infatti, riconduco più alle incapacità di coloro che oggi governano che al loro malvolere. A causa di questa incapacità, sempre di nuovo torna quello che dovrebbe essere superato. Questo deve essere evitato. Se ora con o senza violenza questa società, di cui oggi si parla, sia scacciata, questa è un’altra questione. Ma coloro che si mettono al suo posto, quelli devono sapere quello che vogliono. Questo è il pensiero pratico. E questo è lo sforzo del «Movimento per la tripartizione dell’organismo sociale», che il 9 novembre non si ripeta e che dopo un paio di mesi non debba essere di nuovo detto: ora vedete, ora abbiamo in tutta la vita economica un regime diverso, ma funziona come il precedente. — Questo deve essere prevenuto. Ma può essere prevenuto solo creando un sistema di consigli aziendali e mostrando che sotto il nuovo regime si lavora diversamente. Naturalmente, se fra la popolazione lavoratrice, fra gli impiegati, non si trovassero persone che veramente possono lavorare, allora dovremmo veramente disperare. Ma non è solo questo. Essenziale è che appaiano allora nuove forme di socializzazione. Le persone sono tutte abituate a lavorare sotto il vecchio regime in qualche modo. Perciò ora, quando il potere è stato conquistato, deve essere veramente riconosciuto da coloro che l’hanno conquistato, come si deve trattare questo potere. Dunque, si tratta di affrontare la cosa una volta veramente praticamente. Ed è triste che proprio per un tale approccio pratico oggi non ci sia comprensione e sempre di nuovo vengono fuori vecchie frasi. Non mi fraintenda, non dico che il trasferimento dei mezzi di produzione e del terreno alla comunità è una frase come tale. Non l’ho detto. Ma una frase, che cos’è una frase? Qualcosa è una frase per uno perché dietro le parole non riesce a vedere nulla di particolare, mentre per un altro è una verità profonda e dorata, perché ci vede qualcosa di concreto. Se per esempio Bethmann-Hohlkopf, voglio dire, Bethmann-Hollweg, dice: strada libera al capace! —, allora è una frase, perché forse intende che per esempio suo cugino o un altro sia il più capace. Se però qualcuno che ha vere intuizioni sociali e un vero sentimento umano dice: strada libera al capace! —, allora non è una frase, allora è reale. Se qualcuno semplicemente usa sempre di nuovo la vecchia frase di partito sulla socializzazione dei mezzi di produzione, allora può essere una pura frase. Se lo dice colui che lo caratterizza come nel mio libro, allora non è una frase, allora è l’espressione di una realtà. Perciò non dovete credere che, quando chiamo qualcosa una frase, questo è inteso in senso assoluto. Intendo che una frase è allora quando dietro il detto non sta la necessaria realtà. È questo che ancora volevo dire.

Signor Roser: L’oratore precedente è in un errore se crede che io abbia salutato i consigli aziendali nell’industria calzaturiera perché si sono costituiti separatamente. Ho solo voluto constatare che l’industria conciaria ha colto la tripartizione dell’organismo sociale. Devo constatare che i consigli aziendali dell’industria calzaturiera si sono formati fermamente sulla base della tripartizione; solo per questo ho salutato la cosa. Un inizio deve pur essere fatto da qualche parte.

Voglio dire al Signor Fischer che il Signor segretario sindacale ha detto: senza legge niente consigli aziendali; prima la legge deve essere creata. La colpa principale che non abbiamo ancora consigli aziendali risiede nei partiti. È una vergogna che, quando si è in assemblee e si parla dalla propria convinzione, subito venga detto: anche questo è uno di quelli del Dottor Steiner. — Perché allora non si può almeno una volta esprimere la propria convinzione? — E allora sempre ci vengono presentati i «consiglieri commerciali»! Perché parlate sempre al plurale? Conosco solo un consigliere commerciale da noi, e non sarebbe un errore se ne avessimo una dozzina. Quello che un consigliere commerciale ha già creato! Prima di tutto la scuola libera. È vergognoso sentire come la cosa viene giudicata. È bello comunque che i consiglieri commerciali lo facciano così. Io non riesco ad aprire una scuola. Questa è la stupida diffidenza nella classe operaia e nei partiti. [Voce dalla platea: da dove ha il denaro?]

Uno apre il suo portafoglio, l’altro non l’apre; questa è la differenza. Se un uomo pensa socialmente e ha un sentimento per i suoi lavoratori, questa è la cosa principale!

Signor Huth: Le esposizioni del Signor Fischer mi mettono in movimento. Voglio innanzitutto ben volentieri confermargli, perché lo conosco, che non appartiene a quei capi sindacali che si muovono nello spirito di Legien, ma a quelli che operano nel senso di una vera classe operaia rivoluzionaria. Se però critica il fatto che si siano formati e raggruppati consigli aziendali nell’industria calzaturiera, e se con ciò vuole stabilire che ci sarebbe una frammentazione perché anche altri settori professionali hanno consigli aziendali, allora devo insegnargli il contrario. Noi abbiamo aspettato a lungo, quando scegliemmo i nostri consigli aziendali nell’industria calzaturiera, fino a che anche l’industria metallurgica avrebbe proceduto a scegliere i suoi consigli aziendali, per formare insieme con loro un sistema di consigli aziendali nel senso della tripartizione. Ma poiché il tempo è passato, e cioè per colpa dei partiti operai, e negli altri mestieri la cosa non ha ancora raggiunto lo stadio in cui nell’industria calzaturiera, abbiamo dovuto dirci: Non ha senso se non ci troviamo insieme e non realizziamo lavoro pratico da noi. Dobbiamo formare un sistema di consigli aziendali, per quanto ancora piccolo, e allora diffondere il pensiero del sistema dei consigli aziendali nei circoli di quei lavoratori che non hanno ancora intrapreso nulla in questa direzione.

Non possiamo aspettare fino a che qualche governo ci porti la socializzazione. La liberazione del proletariato deve venire dal proletariato stesso, e se è su una strada che un filosofo ha mostrato, se la strada è buona. Si è indicato che sempre di nuovo la vecchia parola d’ordine: dobbiamo conquistare prima il potere politico — ronza nelle teste. Questo viene sempre di nuovo martellato nei proletari. Questa parola è infatti una frase, una frase di mendacità dei partiti che si chiamano oggi proletari, ma non sanno che cosa fare nell’ora data. Poiché non lo sanno, rimandano il proletariato sempre al gran fragor, fino a che non riceviamo rinforzi da occidente, che ci daranno il potere politico in mano. — Avemmo il potere, ma che cosa ne abbiamo fatto? L’abbiamo lasciato scivolare via dalle mani, perché non sapevamo che cosa farne. Dobbiamo passare a non conquistare il potere politico, ma il potere economico tramite i consigli aziendali. Allora il potere non potrà più scivolarci dalle mani. I consigli aziendali, che devono essere solo strumenti economici, saranno allora integrati da consigli politici, da un’organizzazione del diritto. Ma se a queste due organizzazioni non associamo anche l’organizzazione spirituale, allora non giungeremo a condizioni sane, come mostra la Russia. I capi dell’USP si sono già elevati a un sistema biarticolato. Ma neppure la parte culturale deve essere dimenticata!

Se leggo Däumig o Müller, devo dirmi: trasferito nella pratica, questo condurrà alla tripartizione, perché hanno solo dimenticato la parte culturale. — Sono membro dell’USP, ma non esito a testimoniare ai partiti che non sanno che cosa fare. Come proletari dobbiamo dire: se non sapete guidarci, allora dovete cedere il vostro posto. — Ogni movimento ha i capi che merita; anche noi. Il proletariato nella sua totalità non ha ancora raccolto il coraggio di dire ai capi chi sono. Se è già piuttosto tardi, dobbiamo comunque riprendere la questione dei consigli aziendali con rinnovata energia.

Signor Molt: Questa sera è stata ripetutamente la questione di chi parla a voi e che, posso dire così, appartiene ancora al vecchio sistema dei consigli. Il Signor Fischer, cui ho già avuto il piacere di incontrare non per la prima volta, mi ha posto la domanda concreta, da dove viene il denaro che ho. Questo denaro viene esattamente dallo stesso capitalismo da cui anche il Signor Fischer riceve il suo denaro, dunque anche dal circuito economico capitalistico. E la questione è solo se si trattiene il denaro acquisito su base capitalistica o se lo si restituisce alla generalità.

Dalle loro azioni dovrete riconoscerli! — In precedenza si diceva: dai loro frutti. — Se si fonda una scuola, affinché il vero socialismo sia attuato, se si usa quello che si è risparmiato con duro lavoro — veramente attraverso il lavoro, non attraverso il capitalismo —, se si usa questo affinché la generazione che cresce conosca anche altre cose di quelle che abbiamo conosciuto, allora io chiamerei questo il frutto pratico di una buona idea. Se è nata solo perché durante la guerra ho potuto riempirmi un po’ meglio lo stomaco e da questo ho avuto una buona idea, allora è comunque bene che ci sia. L’idea sembra essere veramente presente. E se non ci sono buone idee dappertutto, allora almeno ci si può rallegrare che ancora ci sono persone che hanno idee, e la cosa principale è che siano attuate.

Veda, la questione dei consigli aziendali, che il Signor Fischer ha così profondamente frainteso, è veramente entrata in uno stadio molto più serio di quanto non sia stato espresso questa sera. Si tratta davvero di essere o non essere! O creiamo i consigli aziendali, allora abbiamo il socialismo, o periamo nel capitalismo dell’Intesa, non solo l’operaio manuale, ma anche l’operaio intellettuale. E questo fatto, insieme con una vera idea del socialismo, può anche già riscaldare interiormente il nostro tempo, affinché si realizzi veramente i consigli aziendali e io stesso come consigliere commerciale mi metta al servizio di questa causa, appunto perché l’intendo veramente onestamente. E che l’intendo onestamente, lo prova il fatto meraviglioso che stesse assemblee del proletariato desiderino questo strano consigliere commerciale per tenervi discorsi sui consigli aziendali, non a svantaggio di questa assemblea. Perciò mi situo consapevolmente sul terreno dei consigli aziendali come sul terreno della tripartizione dell’organismo sociale. Questi consigli aziendali sono appunto diversi da quelli nel settore automobilistico e nel settore ottico, perché questi non sono niente altro che mezzi politici per rafforzare i partiti; non esistono per socializzare veramente su larga scala e in misura grande la vita economica. Perciò ci opponiamo dal «Movimento per la tripartizione» con grande fermezza al fatto che si mischino i consigli aziendali che provengono dai partiti con quelli che vogliamo noi.

Avrete probabilmente già letto oggi in una gazzetta che questo disegno di legge sui consigli aziendali è di nuovo arrivato al governo. Siamo consapevoli che i consigli aziendali non possono essere normati, perché ogni fabbrica è diversa. La vita economica non può essere regolamentata né dal potere politico né da leggi; può solo autoregolarsi. Se la legge c’è una volta, allora è difficile opporvisi; per questo si deve già essere un rivoluzionario. Ma se non si oppone seriamente nemmeno ai progetti, quanto meno sarà possibile quando la legge c’è una volta? Ancora poche settimane ci separano da questa legge. Questo tempo deve essere utilizzato. Se non viene utilizzato, allora è semplicemente troppo tardi per i consigli aziendali e per la socializzazione. Perciò si desidera così ansiosamente che infine la classe operaia si svegli. Non è giusto se si crede che i lavoratori siano prevenuti contro «filosofi e consiglieri commerciali». La cosa sta diversamente. Chi ha letto il giornale e ha letto quello che il «Socialdemocrat» ha detto su questa scuola Waldorf — lui dice: «La scuola è bella, ma viene da fabbricanti, quindi non è niente» —, deve dirsi: questi sono gli uomini che ostacolano il vero socialismo e il vero progresso. I capi di partito di ogni tonalità sono colpevoli che i nostri sforzi onesti e i consigli aziendali finora non siano diventati nulla. Ma il proletariato presto vedrà da solo come viene spinto nella miseria e nel bisogno, se non si sveglia a tempo.

Questo appello avrebbe dovuto essere diretto a voi ancora questa sera. Non c’è tempo da perdere! Abbiamo ancora solo tre o quattro settimane. Se vengono perse, è definitivamente finita. Affinché vediate quanto sia serio, vi voglio leggere un paio di righe da una lettera che mi è arrivata proprio oggi. Questa lettera proviene da un diplomatico tedesco che occupa una posizione di rilievo all’estero, e dovete sentire come da quella parte vengono caratterizzate le condizioni tedesche:

«Le condizioni in patria peggiorano sempre di più, e temo che la catastrofe che si voleva evitare accettando la pace è stata solo rimandata, per colpirci allora molto più violentemente. Quello che in Germania si chiama ora governo è una semplice caricatura di un governo, vacillante fra dottrine di partito e paura della rivoluzione da sinistra a destra. Intanto la morale del popolo va completamente in frantumi. La velocità con cui il nostro prestigio all’estero crolla è indescrivibile; salvar molto è impossibile.»

Questa è una lettera arrivata oggi di un diplomatico tedesco di primo rango, che conosce le circostanze e sa come stanno le cose, come ci si vede oggi all’estero. Le cose però possono veramente cambiare solo se si è consapevoli nei circoli operai che ora stiamo andando verso la vera miseria, e se in quest’ultima ora ci si sveglia, per giungere a una condizione tale che la nostra vita economica, che si trova sull’orlo dell’abisso, possa di nuovo essere sollevata. E questo può accadere solo se noi stessi interveniamo, se noi stessi vogliamo che attraverso l’introduzione del sistema dei consigli aziendali infine si compia un rialzo. Questo appello volevo rivolgere ancora una volta a voi, affinché non si debba tra tre o quattro settimane dire: Adesso è troppo tardi. — C’è ancora tempo, ma è l’undicesima ora. Dipende da voi, non da noi.

Quando otto o dieci settimane fa il Dottor Steiner ha cominciato con i suoi discorsi, c’era veramente un grande entusiasmo per l’idea della tripartizione dell’organismo sociale. Nel momento però in cui il Dottor Steiner e con lui il «Movimento per la tripartizione sociale» passano alla pratica, ossia dal pensiero alla realtà, nel momento in cui lavoro, prestazione sono richiesti da coloro che finora solo potevano gridare bene e applaudire, là il grande entusiasmo cominciò a venir meno. Il comportamento freddo della classe operaia è stato anche colpa che l’entusiasmo per le idee del Dottor Steiner non sia andato tanto lontano da combattere contro i capi. Noi tutti, che abbiamo preso parte all’agitazione, sappiamo di questa apatia. Anche il Dottor Steiner sperimentò l’apatia delle masse. L’idea dei consigli aziendali ha suscitato nel capitalismo di un quarto d’ora fa non sicuro, le ultime forze che risiedevano in esso. Ha tentato di soffocare questi consigli aziendali, di negare la loro correttezza e la loro praticabilità. E la cosiddetta classe colta della nostra società odierna e la stampa ancora più vile di ogni tonalità, sono riusciti a trascinare giù la vera idea della tripartizione dell’organismo sociale e dei consigli aziendali, come sta scritto nei giornali.

Da quando era morto di fame Karl Marx, mezzo secolo è passato, oggi si litiga su come sia possibile realizzare la socializzazione. Ed è passato più di mezzo anno da quando il Golia dei lavoratori tedeschi, la rivoluzione di novembre, è sceso, e ancora non si sa come fare la socializzazione. Dovrebbe essere grato se un uomo si fosse preso il disturbo di cercare una strada praticamente percorribile, una strada su cui sia ora possibile introdurre il socialismo in tempo relativamente breve. Accade l’opposto! Lo si può dire: Da un lato l’invidia, dall’altro la stupidità è responsabile. L’ho già illustrato un paio di settimane fa con un esempio: Si parla di uccidere il leone, il capitalismo, ma ci si spaventa per il topolino, il rappresentante delle fabbriche, il direttore, e per i funzionari sindacali e di partito e simili.

Il Signor Fischer ha parlato di consiglieri commerciali, professori, dottori che rappresentano l’idea della tripartizione. Non abbiamo anche nei partiti professori e dottori? Diciamo anche che i loro insegnamenti non valgono nulla? E se non fossero nel partito — dalla stupidità delle masse i partiti sarebbero da tempo andati in rovina. Ancora un capitoletto singolare: il Signor Molt, che saluto come collaboratore e che abbiamo pregato, domani nella nostra assemblea di parlare in modo illuminante sui consigli aziendali, questo signore ha denaro. Abbiamo nel partito un’infinità di persone che hanno anche denaro, che l’avevano prima o che attraverso l’attività nel partito l’hanno fatto diventare denaro. Questi uomini, che si chiamano camerati di partito, capi di partito, tengono tranquillamente i loro soldi per sé. Non lo mettono a disposizione del partito! Si comprano ville e si sistemano là su bello. Perciò non fate troppo rumore e non affrettatevi tanto con l’accusa: quell’uomo ha denaro. — Si deve vedere che cosa le persone fra noi fanno con i loro soldi.

È stato detto: Prima la fame deve essere eliminata, affinché gli uomini siano comunque accessibili alle cose spirituali. — Un comunista ha detto poco tempo fa: La fame è il più grande rivoluzionario. Quando la fame infuria, allora non c’è più freno, allora si fa strada quello che è stato represso così a lungo. — Che cosa sono gli scioperi se non rivolte della fame? E poiché la fame è un buon stimolo, perciò non sarebbe bene eliminare già oggi la fame. Facciamo in modo che eliminiamo la fame di massa eliminando lo sfruttamento di massa. Il socialismo è la strada per questo! La fame è uno stimolo per realizzare finalmente la socializzazione.

Signor Kühn: Come direttore generale del «Movimento per la tripartizione dell’organismo sociale» voglio dire varie cose a quello che è stato chiesto. — Abbiamo l’intenzione di riunire i consigli aziendali nella settimana prossima per una prima assemblea. Inoltre inizieremo nella settimana prossima con le serate di studio. Il Signor Roser ha già parlato di questo. Permettetemi forse di dire un paio di parole sulla discussione che questa sera si è svolta con il Signor Fischer. Sfortunatamente il Signor Fischer se n’è già andato. Volevo dirgli prima dell’assemblea che so definitivamente che lui non è mai, né qui né altrove, stato presente ai discorsi del Dottor Steiner. L’unica volta che l’ho incontrato, era a un’assemblea per la discussione della questione dei consigli aziendali, che era stata convocata da impiegati e dove da alcuni oratori ha sentito qualcosa sulla tripartizione. Il Dottor Steiner non era presente. — Così giudicano le persone che non hanno idea della cosa; significano ogni sorta di cose e vogliono semplicemente liquidare la cosa. Per inciso però il Signor Fischer mi ha detto questa sera che il suo sindacato o la sua associazione nelle prossime settimane vorrà tenere assemblee per discutere sui consigli aziendali e provare a installarli in via sperimentale nelle fabbriche. Veda, allora le persone vengono, quando hanno sentito qua e là qualcosa, e se ne fanno una propria cosa. Questo è quello che vogliamo evitare e che dobbiamo combattere. Non possiamo fare causa comune con coloro che non vogliono saperne della tripartizione dell’organismo sociale e non vi lavorano verso. I consigli aziendali che non sono creati sulla base dell’idea della tripartizione dell’organismo sociale non potranno mai realizzare il socialismo. I consigli aziendali che volevamo introdurre sarebbero stati il primo passo verso la socializzazione nel senso della tripartizione. Tutto il resto dobbiamo rifiutare.

È un peccato che il Signor Fischer se ne sia andato e non possa più affrontare con noi la tripartizione stessa.

Sempre di nuovo vengono obiezioni contro la tripartizione da persone che non ne sanno nulla, ma anche da persone che hanno già sentito molti discorsi sulla tripartizione. Un esempio voglio raccontarvi. C’è un capo comunista che possiede abbastanza talento di oratore e affascina grandi masse. Parla in quasi ogni assemblea. Quest’uomo ha sentito molto della tripartizione, ma non ha capito nulla. Per esempio dice: sì, la tripartizione conduce a un sistema a tre classi, perché se si creano tre articolazioni, allora c’è una classe in ogni articolazione, e così otteniamo condizioni ancora peggiori di oggi; oggi abbiamo solo due classi. — Se si volesse trarre conclusioni dalle organizzazioni alle classi, allora si dovrebbe dirgli: oggi abbiamo uno stato unitario, quindi un’articolazione. Allora oggi dovremmo avere solo una classe! Questo l’uomo non capisce e arriva a un pregiudizio del genere. Vogliamo appunto, per eliminare il dominio di classe, mettere l’organismo sociale sui suoi piedi sani. Non si tratta di una tripartizione delle classi. Lo stesso uomo sostiene anche quello che il Signor Fischer ha sostenuto, ossia che la tripartizione protegge gli imprenditori. Chi ha letto il libro del Signor Steiner sa che il tipo di imprenditore di oggi scomparirà del tutto. Ma l’obiezione più bella di questo capo comunista era che ha detto: separare l’economia dalla politica, non si può. Lo si vede costantemente al Reichstag o all’Assemblea nazionale come le persone rappresentano i loro interessi economici; pensa solo agli industriali dell’industria pesante! Non possono fare altrimenti se non rappresentare i loro interessi economici. — Così gli uomini restano attaccati al vecchio, a questo idolo dello stato unitario, perché non vedono che è appunto quello che vogliamo combattere, quello che vogliamo abolire. È appunto stata la politica economica a farci precipitare in questa catastrofe terribile. Le persone vedono molto bene questo anche in una conversazione tranquilla, ma la forza di prendere misure che rendano impossibile una tale politica economica, sì, questo non è possibile per le persone. Qui sono soprattutto i capi di partito che ci hanno rovinato il sistema dei consigli aziendali. Queste persone dobbiamo scuoterci di dosso. Il proletariato non può vedere il socialismo realizzato prima di allora.

Negli impiegati, che abbiamo anche invitato, si incontra costantemente un pregiudizio incredibile. Voglio anche fornire un esempio di questo: una persona che molto stimo, che è operaio e ha il controllo in una fabbrica, mi ha detto: non so ancora se il capitalismo è così sbagliato. In ogni caso insisto sul fatto che oggi è meglio di come sarà. Resto con la mia visione e preferisco andare sotto con essa, piuttosto che introdurre qualcosa di nuovo. So che sono solo in questa opinione e forse in breve tempo sarò sulla strada, ma piuttosto questo. Resto allora onesto e coerente. — Mi è stato detto che è un uomo che ha un cuore per il proletariato; uno così parla così in modo conservatore. Quando gli ho detto che era conservatore, è diventato furioso. Ha pensato che fosse solo onestà. Gli ho detto: è esattamente come quando si viaggia in treno. A una stazione il capotreno entra e dice che il treno deraglierà alla stazione successiva, e allora uno dice: io resto dentro comunque; preferisco precipitare piuttosto che scendere. — Ho detto: io scenderei il più in fretta possibile e vedrei se non si potesse mettere il treno su un altro binario dove non deragli. — Così dobbiamo raccoglierci nell’ultimo momento e fare tutto quello che possiamo per mettere insieme i consigli aziendali. Quello in cui vediamo il cammino pratico, questo dobbiamo diffondere e sostenere e non essere ansiosi di essere attaccati troppo fortemente dai capi di partito. In realtà, il sostegno di bocca in bocca dovrebbe educare di nuovo le persone e aprire loro gli occhi sul filisteismo dei loro capi di partito.

Rudolf Steiner: È stata ancora posta la domanda: Come può quello che vive di sano nel sindacalismo essere messo in relazione con la tripartizione dell’organismo sociale? — Bene, naturalmente andrebbe assai lontano se discutessimo ancora a ora avanzata sull’essenza del sindacalismo. Ma questo tanto voglio dire, che nel sindacalismo, come naturalmente anche in altri sforzi contemporanei, vive molto di veramente sano. Il sano vive soprattutto nel sindacalismo, dal momento che in molti sindacalisti prevale l’idea che, senza badare all’eterna insistenza su legittimità statale, direttamente nel confronto con l’imprenditorialità si debba giungere a conquiste economiche per le larghe masse della popolazione lavoratrice. Che dalla vita economica stessa attraverso una specie di strutturazione federale possa emergere qualcosa di futuro, questo vive come un sano pensiero all’interno del sindacalismo. Il sindacalismo è emerso in particolare negli ultimi tempi all’interno del movimento operaio francese, ed è in qualche modo caratteristico che sia emerso più fortemente proprio là. I francesi hanno un sentimento di stato molto sviluppato. Ma nel momento in cui proprio persone ben disposte verso lo stato in Francia volevano fondare un certo movimento operaio, sono giunti al punto che questo in realtà poteva essere utile solo se ci si muoveva esclusivamente su base economica. La strutturazione federale della vita economica, come la prevede il sindacalismo, presenta perfino certe somiglianze con quello che dall’idea della tripartizione si mira con le associazioni.

Veda, nell’organismo sociale tripartito abbiamo una vita spirituale indipendente, poi una vita di stato e di diritto indipendente, e infine una vita economica indipendente. Questa vita economica indipendente, di cui ho parlato spesso, dovrà costruirsi su basi corporative e cooperativiste, ossia che da un lato dalle diverse categorie professionali e dall’altro lato da certi nessi tra produzione e consumazione si formino associazioni. Una delle obiezioni che, per esempio, il professor Heck ha fatto nella «Tribüne» si basa sul fatto che dice: sì, come sarà possibile allora in futuro, se la vita economica deve essere strutturata così come il Dottor Steiner la vuole, come sarà possibile, per esempio, che gli artigiani, i piccoli commercianti siano esperti riguardanti gli affari della grande industria? — Bene, questo mostra che nemmeno il professor Heck ha compreso come la cosa sia intesa. Naturalmente non si può essere competenti in tutti i settori, e non c’è bisogno nemmeno di esserlo, perché se una vera strutturazione federale si realizza e le singole associazioni lavorano intensamente insieme, allora scaturirà qualcosa di fecondo per la vita economica. Non è possibile che tutto quello che deve svilupparsi su base puramente democratica, come per esempio il diritto del lavoro, sia rappresentato o amministrato nello stesso modo del puramente economico. Questa visione ci si presenta, almeno in maniera iniziale, anche nel sindacalismo. Nel movimento operaio anglo-americano avviene così che lì il principio del parlamentarismo inglese-americano vigora ancora molto fortemente. Poiché questo si basa su un certo sistema bilancia, ossia potere contro potere, anche le organizzazioni operaie anglo-americane sono strutturate secondo lo stesso principio, ossia il potere del lavoratore contro il potere dell’imprenditore viene contrapposto, così come nel parlamento la festa liberale e quella conservatrice si fronteggiano.

Un’altra forma ci si presenta all’interno delle organizzazioni operaie in Germania. Lì vigora un certo centralismo, io direi addirittura un certo sistema militare, che si basa su ordine e obbedienza. Non so se siete completamente d’accordo con questo, ma posso assicurarvi che più volte ho partecipato a riunioni sindacali e che ogni volta sono stato spiacevolmente colpito dal fatto che sempre, quando sono sorte diverse opinioni, il direttore della riunione si è alzato e ha detto: Ragazzi, così non ha senso! — Dunque, questo centralismo-militare è il secondo; e il terzo è quello che è inteso con la strutturazione federale, con la strutturazione in organismi indipendenti, in cui non ci sarà maggioranza o centralismo, ma discussione di merito. Questo appare come un buon impulso nel sindacalismo, tuttavia è necessario un altro passo ancora, come è mirato con l’idea della tripartizione dell’organismo sociale, ossia che veramente si conti con i fattori progressisti che devono ancora entrare nel pensiero dell’umanità contemporanea. E credo che forse proprio dal sindacalismo possa svilupparsi una comprensione per questo. Ma non si deve intendere questo come se io volessimo cantare qui solo un inno al sindacalismo.

Certamente credo che da questo lato la tripartizione possa essere meglio compresa che da una delle altre direzioni.

Bene, a quello che gli ultimi oratori hanno espresso, non ho molto da aggiungere. Vorrei solo osservare una cosa, ossia che a me e ai tripartizionisti negli ultimi tempi è stato molto chiaramente conscio quello che ha detto un oratore sull’apatia delle grandi masse. Sì, al posto dell’apatia, lì avrebbe bisogno di fuoco, perché se vogliamo veramente progredire nei tempi odierni, allora non abbiamo bisogno solo di comprensione — questo naturalmente in primo luogo —, ma anche di fuoco. Veda, se sempre di nuovo si dice che lo spirito in realtà non è necessario, che verrà da sé nella trasformazione economica, allora le chiedo: sì, la possibilità di andare avanti c’era fino a un certo punto. Il 9 novembre c’era, l’Assemblea nazionale è stata eletta. Ma, c’è nell’Assemblea nazionale qualcosa di un nuovo spirito? C’era un gruppo completamente nuovo di votanti, che prima non aveva il diritto di voto: l’intero mondo femminile. Strano però è che chiaramente questo mondo femminile non ha ricevuto lo spirito, perché l’Assemblea nazionale non mostra assolutamente nulla di quello che veramente abbiamo bisogno per il futuro. Per questo però sarà necessario entusiasmo, sarà necessario fuoco.

In questo contesto le chiedo se non sia piuttosto miope non voler notare che una certa socializzazione già — e questo prima della socializzazione ufficiale — è cominciata? Si vuole avere una socializzazione solo sulla carta? Allora si sarebbe contenti? Si immagini, quel consigliere commerciale che si è dedicato alla tripartizione, avesse fatto come gli altri consiglieri commerciali. Allora sarebbe accaduto che nel momento in cui si sarebbe dovuta socializzare, non ci sarebbe stato nessun consigliere commerciale! Sarebbe successo che a un certo punto questo consigliere commerciale, come altri consiglieri commerciali, sarebbe stato espropriato, e allora non ci sarebbe stato più denaro per una vera socializzazione o scuole migliori e simili. E ora le chiedo: è un grande peccato se qualcuno, prima che l’umanità sia matura per togliere il denaro all’altro, regala il suo denaro alla socializzazione? È un peccato se qualcuno non sempre trombazza: i mezzi di produzione devono essere trasferiti alla comunità! —, ma lo fa di propria iniziativa? Temo che coloro che sempre trombazzano in modo sentenziale che i mezzi di produzione devono essere messi al servizio della comunità, non li utilizzeranno altrettanto saggiamente di coloro che già lo fanno da soli per propria percezione. Questa è socializzazione prima della socializzazione ufficiale. Questa è stata elaborata dallo spirito che appunto auspichiamo come lo spirito sociale del futuro. E accusare il fatto che qualcuno ha lo spirito sociale prima, ossia prima che stia in una qualche costituzione, questo significa assolutamente non essere capace di penetrare nello spirito che unicamente e soltanto può salvare l’umanità, ma mostra solo la nostalgia della parola scritta. La legge che date, la potete pure portare a casa. — Abbiamo bisogno dello spirito dal quale si socializza. Perciò non si dovrebbe cadere nell’errore di dire: la scuola Waldorf è bella sì, ma è fatta da un consigliere commerciale; non vogliamo saperne nulla! — Sarebbe più intelligente dire: prendetelo come esempio, e diventate come lui nella socializzazione del futuro; allora andrà bene. Quello che viene continuamente portato avanti da questo angolo contro titoli e altro, dimostra solo che pur sempre si sta più attaccati alle parole e alle frasi che all’azione. E finché non ci decidiamo a scuoterci ad agire e a dichiararci anche per l’azione, indipendentemente da dove venga, non avanziamo; questa deve essere la nostra convinzione. E se questa diventa la nostra convinzione, allora non guarderemo a niente altro se non se qualcuno è una persona di perspicacia, animata da sentimenti sociali, e non faremo altre domande. Finché facciamo altre domande, non avanziamo. Se questo non diventa una conoscenza, allora è vano tutto il parlare. Perché l’inizio deve essere fatto da quelle persone che capiscono qualcosa di quello che deve accadere, indipendentemente da quale ruolo queste persone giochino nel vecchio ordine. Tutti noi che viviamo oggi, naturalmente abbiamo quello da cui viviamo dal capitalismo, sia il capitalista sia l’ultimo lavoratore. E non possiamo cambiare nulla se non guardiamo a quello che vive nello spirito e che deve accadere dallo spirito. Dobbiamo finalmente vincere la frase; dobbiamo passare a quello che veramente può diventare azione.

Signor Roser: Egli ringrazia come presidente il Dottor Steiner per la sua esposizione e di nuovo attira l’attenzione sulla prossima manifestazione. Egli prega gli astanti ancora una volta di occuparsi del libro «I punti cardinali della questione sociale», affinché siano in grado di parlare del libro e della tripartizione dell’organismo sociale nei circoli in cui si muovono.

10°Assemblea dei consigli di fabbrica per la Rappresentanza provvisoria del Württemberg

Stoccarda, 23 Luglio 1919

Assemblea dei consigli di fabbrica

Stoccarda, 23 luglio 1919

Parole introduttive di Rudolf Steiner

Signore e signori molto stimati! Proprio oggi, in cui abbiamo davanti l’ordine del giorno appena menzionato, sarà di una certa importanza che ci chiarifichiamo ancora una volta pienamente su quello che nel senso della tripartizione dell’organismo sociale si intende veramente con la struttura dei consigli di fabbrica.

Anzitutto ribadiamo che, nel modo in cui ora vogliamo procedere a istituire i consigli di fabbrica, intendiamo prima di tutto promuovere con essi il vero inizio di una reale socializzazione. Quando oggi si sente parlare di socializzazione, si ha sempre l’impressione che la gente non sappia veramente cosa voglia conseguire con essa. La maggior parte intende con socializzazione semplicemente una statalizzazione dei servizi produttivi esistenti, dei vari rami di produzione e così via. Sapete che la tripartizione dell’organismo sociale si occupa di dividere nettamente in tre settori i vari ambiti della vita sociale umana, affinché in futuro si avrà l’intera gestione della vita spirituale, soprattutto dell’insegnamento e dell’istruzione, come uno dei tre settori dell’organismo sociale tripartito.

Lì sarà gestito soltanto da quegli organi che operano all’interno della vita spirituale, dunque la vita spirituale medesima. Le personalità che parteciperanno alla vita spirituale organizzeranno i collegi che dovranno amministrare la vita spirituale. Come secondo settore ci sarà lo Stato vero e proprio, il corpo politico, che dovrà costruirsi su base completamente democratica, in modo che tutto ciò che deve essere regolato democraticamente appartenga interamente alla sfera di questo secondo settore dell’organismo sociale. Il terzo settore sarebbe la vita economica. In questa vita economica si deve semplicemente operare. Perciò ho spesso dovuto spiegare che all’interno di questa amministrazione economica non dovrebbero affatto essere decise questioni giuridiche vere e proprie. Queste questioni giuridiche vere e proprie dovrebbero essere decise all’interno della vita statale democratica. Per esempio, dovrebbe essere deciso all’interno della vita statale democratica, soprattutto il diritto del lavoro; dovrebbe essere stabilito la durata della giornata lavorativa e gli altri diritti che un lavoratore ha nei confronti di un altro lavoratore. Tutto quello che si riferisce a tali diritti dovrebbe essere regolato su base democratica in una sorta di Parlamento, o come la vogliate chiamare, che origini dal suffragio universale.

Separato da ciò è allora la vita economica, che deve avere la sua amministrazione interamente da sé stessa, dove dunque si deve semplicemente operare economicamente. E stando sul terreno di questa vita economica, ora cerchiamo, per così dire come in una sorta di fenomeno di transizione, di istituire i consigli di fabbrica.

Come lo facciamo? Abbiamo già iniziato, e oggi alcuni dei consiglieri di fabbrica sono già qui presenti. Procediamo in modo che da ogni singola fabbrica venga eletto un certo numero di consiglieri di fabbrica. Chi può essere eletto consigliere di fabbrica? Consigliere di fabbrica può essere eletto ogni lavoratore manuale, ogni lavoratore intellettuale e anche, poiché siamo in un periodo transitorio, se vuole aggregarsi, l’imprenditore precedente o gli imprenditori di una fabbrica. Deve però essere stabilito chiaramente qui che nessuno ha il privilegio, quindi anche un imprenditore eletto consigliere di fabbrica si integra perfettamente con gli altri consiglieri di fabbrica. Questa struttura di consigli di fabbrica è dunque un corpo in cui ognuno è assolutamente uguale e deve valere in base a quanto conosce nel campo economico in cui opera. Così questi consigli di fabbrica emergono dai singoli rami di produzione. Tuttavia abbiamo qualcosa di veramente fruttuoso per il rinnovamento della vita economica solo quando avremo molti più consigli di fabbrica di quanti ne abbiamo ora. Oggi ne abbiamo per il momento solo un piccolo numero, e questi dovranno lavorare dopo l’odierna assemblea in modo tale che gradualmente una vera struttura di consigli di fabbrica prenda forma. Dunque, come detto: per il momento abbiamo un piccolo numero di consigli di fabbrica. Questi consigli di fabbrica sono stati creati dalle singole fabbriche. Quello di cui veramente abbiamo bisogno è che da tutte le fabbriche di un’area economica chiusa in sé stessa, cioè anzitutto di un’area economica provvisoriamente chiusa, diciamo il Württemberg, si formino consigli di fabbrica.

Servono infatti, per il tipo di struttura di consigli di fabbrica come dobbiamo pensarla, consigli di fabbrica da tutte le fabbriche, da tutti i rami. Questi consigli di fabbrica formano allora insieme la struttura dei consigli di fabbrica sopra un’area economica chiusa in sé stessa. E con ciò si dovrebbe iniziare la socializzazione: che su un’area economica chiusa si costituisca un tale corpo che si assegni il compito di porsi su base stabile nel senso di una ricostruzione della vita economica, ossia: questo corpo dovrebbe sentirsi come il corpo economico direttore di questa determinata area. Dovrebbe sentirsi così da far sì che da esso partisca la vera direzione di tutti i servizi produttivi che esistono in questa area economica di ogni genere. La struttura dei consigli di fabbrica dovrebbe considerare come suo ideale che in futuro non siano più i singoli imprenditori responsabili per i singoli servizi economici, ma che tutto ciò che si fa nei servizi avvenga, per così dire, per incarico di questo corpo, di questa assemblea originaria dei consigli di fabbrica.

Con ciò, fissiamolo rigorosamente, per la prima volta si è creato ciò verso cui le esigenze dei partiti sociali hanno sempre, più o meno consapevolmente, mirato. Le esigenze dei partiti vengono perlopiù formulate negativamente, per esempio quando si parla dell’abolizione del capitale e così via. Sì, ma con l’abolizione non si fa molto. Con l’abolizione si fa solamente che gradualmente disintegriamo la nostra vita economica! Come invece dovrebbe funzionare l’organismo sociale tripartito, questo è proprio il contrario: esso dovrebbe costruire. Ma per la costruzione si ha bisogno di un corpo costruttivo.

Ora, se in futuro i consigli di fabbrica saranno eletti o delegati in questo o quel modo, questa sarà di nuovo una questione che dovrà essere decisa all’interno della struttura dei consigli di fabbrica stessa. Oggi abbiamo anzitutto il compito di fondare la struttura dei consigli di fabbrica nel modo per ora unico possibile, cioè mediante elezioni nelle singole fabbriche. Si tratta che prima si debba compiere un passo, per poterne poi fare altri. Quando i consigli di fabbrica saranno stati eletti — le piccole fabbriche potranno aggregarsi allo scopo dell’elezione — allora il loro primo compito sarà di creare quello che potrebbe essere chiamato: una panoramica completa di tutta l’economia che esiste nell’area economica chiusa in questione. Questo significherebbe allora che da ciò emergeranno i primi compiti per i consigli di fabbrica. Questi consigli di fabbrica — in una fabbrica magari cinque, in un’altra tre e così via — formano per così dire gli atomi della struttura dei consigli di fabbrica. Questa dovrebbe già essere preparata dal primo compito.

Supponiamo dunque che la fabbrica A abbia eletto i suoi cinque consiglieri di fabbrica. Questi cinque consiglieri di fabbrica avrebbero allora anzitutto il compito di compilare per la loro fabbrica una sorta di inventario di tutto il servizio economico. Questo inventario dovrebbe poi essere portato all’assemblea originaria dei consigli di fabbrica. Si dovrebbe quindi sapere quanto capitale è investito nella rispettiva fabbrica, come ha operato finora e così via. Si dovrebbe inoltre sapere quali connessioni commerciali esistono riguardo al collocamento dei prodotti, l’approvvigionamento delle materie prime e soprattutto verso l’esterno. Contemporaneamente si dovrebbe garantire che nelle singole fabbriche emerga una collaborazione il più possibile buona. Gradualmente si comprenderebbe allora quali imprenditori sostengono la cosa e quali no, poiché nelle fabbriche in cui l’imprenditore rifiuta la collaborazione, i consigli di fabbrica sarebbero impediti di informarsi sulla fabbrica, oppure questi consigli di fabbrica potranno partecipare all’assemblea originaria solo nella misura in cui sia possibile. Sulla base di quello che i singoli consigli di fabbrica potranno presentare dalle loro rispettive fabbriche, all’assemblea originaria si dovrebbe compilare prima una panoramica sulla vita economica della determinata area economica. Questo lo si deve avere prima. Allora si può passare ai veri compiti.

Qui si deve considerare anzitutto che la struttura dell’organismo sociale tripartito si distingue chiaramente da tutto ciò che si pensa all’interno, per esempio, dei partiti riguardo alla conduzione della vita economica, politica e spirituale. Il compito in questione deve quindi essere considerato come uno nel senso più eminente economico, ossia, sulla base di quello che si è ottenuto come materiale provvisorio, anzitutto si deve determinare quello che porta a una vera fissazione di prezzi normali dei vari beni prodotti. Questo è il primo compito nel corso della futura socializzazione, che scopriamo quanto, in conformità alla situazione economica, per esempio un paio di stivali, una giacca e così via debbano costare. Non è vero? Il fondamento per la regolazione dei prezzi l’ho già spiegato più volte nei miei discorsi. Dunque in futuro si tratta di questo, che ognuno per quello che lui stesso produce ottenga tanto che possa soddisfare i suoi bisogni fino al momento in cui abbia prodotto di nuovo una prestazione equivalente. In altre parole: qualcuno produce un paio di stivali — il seguente vale anche per prestazioni non chiaramente delimitate — e questi stivali dovrebbero avere un valore comparabile con altri beni, affinché quello che ricevo per gli stivali possa servire a soddisfare i miei bisogni fino a quando non sia finito un nuovo paio di stivali. Questo è quello che fissa i singoli prezzi.

Naturalmente deve essere incluso anche tutto quello che è necessario per l’educazione dei bambini, per gli invalidi, le vedove e i non abili al lavoro. Da tutto ciò risulta il prezzo giusto. Fissarlo, questo è il primo atto. Ma è un lavoro molto grande. Il lavoro dei consigli di fabbrica, se non vuol perdere tempo in chiacchiere vuote, dovrà iniziare con questa fissazione dei livelli di prezzo di quello che viene prodotto, altrimenti non si giungerà mai a una vera socializzazione. È un’autoillusione credere che si possa giungere a una vera socializzazione attraverso la fissazione dei salari da altri fondamenti. È semplicemente assurdità, poiché potete aumentare i salari secondo i principi con i quali finora venivano pagati quanto volete. Potete persino raddoppiare quello che ricevete come aumento di salario, e questo sarà compensato dal fatto che gli alloggi e i generi alimentari diventano di nuovo più cari, se non avete un criterio naturale, un criterio che emerga dall’economia stessa per la formazione dei prezzi.

Una volta trovato questo criterio per la formazione dei prezzi — la struttura dei consigli di fabbrica avrà qualche settimana di lavoro per questo — allora si dovrebbe passare a trovare i prezzi giusti. Così sarà creata una base per quello che in futuro continuerà a svilupparsi, e si saprà con cosa si deve contare. Allora al posto del cosiddetto contratto di lavoro di finora potrà subentrare un contratto di distribuzione tra il lavoratore spirituale e il lavoratore manuale. Ai lavoratori spirituali apparterranno naturalmente, se si aggregano, anche gli imprenditori precedenti con le loro esperienze. Sostanzialmente il contratto sarà concluso in modo che come fondamento vi sia il lavoro congiunto del lavoratore manuale e spirituale; nient’altro viene in considerazione. Lavorano insieme a un determinato prodotto, e questo prodotto ha un certo prezzo. Tenendo conto dei dati e delle possibilità date, questo prezzo deve ora essere distribuito contrattualmente tra i direttori spirituali e i lavoratori.

Non si pagherà più dunque in qualche modo la forza di lavoro, ma quando si producono merci o si dirige la produzione di merci, si riceve secondo il contratto di distribuzione la corrispondente quota. Ciò si può realizzare solo quando tutto quello che è diritto del lavoro sia stabilito.

Ora naturalmente con la struttura dei consigli di fabbrica non si può creare altro che istituzioni economiche nel senso della tripartizione. In futuro, però, accanto all’organizzazione economica, che avrà principalmente a che fare con una giusta fissazione dei prezzi, starà il Parlamento dei diritti, in cui ogni uomo trova la possibilità di stabilire il suo rapporto con gli altri uomini. Naturalmente quello che accade nel Parlamento dei diritti non è senza effetto sulla vita economica. Coloro che ora nella vita economica devono dirigere una fabbrica, dovranno dirigerla nel senso che osservano quello che nel Parlamento dei diritti emerge da principi democratici riguardo al valore del lavoro e al tempo di lavoro.

Quello che è lavoro spirituale, ossia come l’amministrazione dei mezzi di produzione in sostanza in futuro sarà assegnata al settore spirituale dell’organismo sociale, lo potete leggere nel dettaglio nel mio libro “I nodi cruciali della questione sociale”. Certamente emerge oggi ancora che coloro che finora hanno detenuto la quota spirituale del lavoro sono rimasti indietro, ossia non vorranno entrare in queste cose; perciò oggi non possiamo realizzare nulla su questo campo. Ma abbiamo il compito che la struttura dei consigli di fabbrica si assegni presupponendo che più tardi non solo ci sarà un Parlamento dei diritti, ma anche un’amministrazione libera della vita spirituale. Da questa vita spirituale emergeranno anche i direttori spirituali dei servizi, che parleranno anche della nomina dei consigli di fabbrica, così che nella struttura dei consigli di fabbrica si tenga conto anche del giudizio dei direttori spirituali. Questo oggi non viene in considerazione, ma dobbiamo pensare già ora che più tardi verrà in considerazione.

Si tratta quindi che anche questo secondo compito sia risolto, che cioè in un’assemblea originaria, in cui si riuniscono tutti i consigli di fabbrica, si trovi una regolazione sui rapporti di prezzo. Il primo compito devono risolverlo i consigli di fabbrica all’interno della rispettiva fabbrica, ossia informarsi e compilare una sorta di inventario dell’operato del servizio. Emergeranno allora ancora molte cose che dovranno essere regolate, come questioni giuridiche, questioni di disposizioni operative e simili. E molto presto risulterà che i consigli di fabbrica e la struttura di consigli di fabbrica che si formerà rappresenteranno la forza sociale da cui allora emerge la socializzazione. Ma i consigli di fabbrica da soli non saranno in grado di effettuare una socializzazione comprensiva. Soprattutto si dovranno avere anche consigli dei trasporti e consigli economici, che allora riceveranno ugualmente il loro compito. Già nell’assemblea costituente della struttura dei consigli di fabbrica risulterà quali passi si devono compiere per organizzare un’amministrazione appropriata, un’opportuna circolazione delle merci, l’approvvigionamento di materie prime e così via.

Si formeranno quindi vari tipi di consigli, soprattutto però i tre consigli menzionati. I dettagli potranno allora essere deliberati dall’assemblea della struttura dei consigli di fabbrica. Ora, quando la struttura dei consigli di fabbrica avrà assolto i suoi primi compiti, potrà iniziare a elaborare quello che attualmente, ingiustificatamente, lo Stato, che si è sviluppato dal vecchio Stato e che oggi si chiama “Repubblica socialista”, vuole elaborare: la legge sui consigli di fabbrica. Una tale legge sui consigli di fabbrica, come finora esiste in bozza di Stato, l’organismo sociale tripartito non la vorrebbe affatto, perché le istituzioni economiche non hanno nulla a che fare con le istituzioni giuridiche. Le istituzioni giuridiche appartengono alla continuazione dello Stato precedente. La vita economica deve stare su sé stessa. Nel foglio “Abendblatt” di oggi viene mostrato come apparentemente in direzione opposta la presente — diciamo così — “Repubblica socialista” lavori. Si propone che l’obiettivo sia un’interpenetrazione sempre più intima della vita statale e economica. Questo è il contrario di quello che con la tripartizione dell’organismo sociale si mira a conseguire. Questa mutua interpenetrazione della vita statale ed economica dovrebbe proprio essere abolita! La vita economica per sé e la vita statale per sé, ognuna deve amministrare sé stessa, questo è l’obiettivo.

E nella vita statale si deve amministrare solo quello che su base democratica può essere amministrato, su cui ogni uomo maggiorenne può decidere. Ma ogni uomo maggiorenne non può semplicemente decidere quale sia il modo migliore di trasportare questo o quel prodotto da un luogo all’altro; per questo è necessaria l’expertise. E l’expertise l’hanno solo gli uomini dei rispettivi rami economici stessi. Perciò l’intera vita economica deve basarsi su expertise e allo stesso tempo deve avere una struttura federale.

Il Professor Heck, il quale ha detto molte cose sciocche, ha principalmente paura che se una tale forma di amministrazione sorga, nel Parlamento economico — ma non ce ne sarà uno, ci sarà solo un Consiglio economico centrale — l’artigiano piccolo non comprenderà il grande industriale, il bracciante non comprenderà lo scienziato naturale. Sì, ma una tale situazione non si crea affatto perché le associazioni che sorgono nella vita economica si collegano a catena e da associazione ad associazione si negozia in modo appropriato. Una tale obiezione proprio testimonia che la vita economica non può essere amministrata in modo democratico, ma solo federativamente, associativamente. Solo qualcosa può nascere attraverso negoziazioni appropriate.

Così siedono, diciamo, rappresentanti dell’industria calzaturiera, rappresentanti dell’industria metallurgica o tessile, e tutti loro comprendono specificamente qualcosa della loro cosa. E l’assemblea serve affinché ognuno esprima il suo giudizio appropriato sulla fissazione di rapporti di prezzo giusti. È tutt’altra cosa ascoltare i vari giudizi e ciascuno far valere le sue esigenze, che semplicemente votare in modo democratico. Questo comporterebbe solo che certi rami economici si aggreghino e marginalizzino gli altri. Allora la minoranza non potrebbe mai ottenere il suo diritto. Con una costituzione che emerge dal nesso sostanziale della vita economica stessa, tale marginalizzazione è esclusa. Così dunque quello che ora ingiustificatamente attraverso la legge sui consigli di fabbrica presentata dallo Stato dovrebbe realizzarsi, sarà realizzato solo attraverso le negoziazioni della struttura dei consigli di fabbrica. Questo vi prego di trattenere come la cosa più importante: l’organismo sociale tripartito rifiuta ogni legge statale in questo contesto.

Vedete, come allora questo organismo sociale tripartito si realizzi nei dettagli, questo ora non è così essenziale. Su questo campo dobbiamo distinguere chiaramente tra sofistica, ossia fraseologia, e realtà. Non è vero che come ho sempre detto, lo Stato precedente non dovrebbe continuarsi, ma solo il suo settore medio dovrebbe continuarsi, così che il Governo che assume il vecchio Stato si costituisca come un Governo di liquidazione ed è competente solo per la sicurezza pubblica, l’igiene, la vita giuridica e simili, allora la vita economica, la vita spirituale rimangono separate. Ma se dovesse risultare che lo Stato precedente si è talmente mischiato nell’economia che i rappresentanti precedenti non si possono immaginare di abbandonare la vita economica, allora potrebbe accadere anche altrimenti, ossia che lo Stato precedente si dica: Bene, io continuo i miei affari come amministrazione economica, ma lascio fuori tutto quello che è democratico; accanto a me si dovrà fondare lo Stato dei diritti e spirituale. — Allora naturalmente sarebbe necessario che tutta la cosiddetta democrazia apparente sia gettata fuori da questa amministrazione economica, il che significherebbe anche che, per esempio, in Germania l’Assemblea nazionale non potrebbe più funzionare come finora, poiché il democratico non ha nulla a che fare con la vita economica.

Dunque, le cose possono essere fatte così o così. In ogni caso in futuro i tre settori devono esistere uno accanto all’altro. Allora di nuovo da un’assemblea costituente della struttura dei consigli di fabbrica del Württemberg deve emergere tutto quello che è necessario riguardo alle regolazioni dei compiti e funzioni dei consigli di fabbrica. I consigli di fabbrica portano allora nelle loro singole fabbriche quello che è stato deliberato in questa assemblea originaria. Questi uomini che ora tornano nelle fabbriche agiscono all’interno delle loro fabbriche per incarico di tutta la struttura dei consigli di fabbrica. Non agiscono per incarico di qualche singolo imprenditore, ma si sentono come inviati di tutta la struttura dei consigli di fabbrica di un’area economica chiusa in sé stessa. Secondo questi punti di vista amministrano il servizio.

Ora, può risultare nel periodo transitorio che per molti servizi sia meglio se la direzione precedente, ora però come un settore del consiglio di fabbrica, rimane per il momento, e precisamente per la ragione che non venga praticato sabotaggio o siano commessi gli errori che furono commessi in Russia. Se la direzione precedente non fosse incline a entrare in alcun modo nel fatto che il vero direttore del servizio è la struttura dei consigli di fabbrica, allora naturalmente la direzione in questione, ossia quella precedente, dovrebbe dimettersi. Allora il consiglio di fabbrica dovrebbe assumere l’intera direzione del servizio. La assume in realtà, ma senza l’inclusione della direzione precedente avrà grandi difficoltà, poiché deve agire molto rapidamente in modo appropriato.

Potrebbe però risultare anche, e questo sarebbe un ulteriore passo verso la socializzazione, che non sia più ogni singolo servizio ad avere una direzione individuale, ma che la direzione lavori per incarico del corpo economico dell’intera area economica. Ma si deve soprattutto prestare attenzione qui — e questo dovrebbe essere considerato già nella elaborazione della costituzione — che non sia minata l’iniziativa. La struttura dei consigli di fabbrica non dovrebbe però essere strutturata come ancora ci si immagina oggi, poiché in certi propositi, se li si realizzasse, ne uscirebbe qualcosa di spaventoso. Pensate che ci sono persino proposte come questa: In futuro deve esserci in ogni servizio un controllo tecnico, un controllo economico e un controllo politico. — Sono previsti complessivamente probabilmente anche cinque o sei di questi controlli. Qui si parte probabilmente dal presupposto che veramente ognuno sia disonesto, un cattivo tipo e perciò debba essere controllato. Se questo sistema di controllo cinque o sei volte viene attuato, in futuro non produrrete affatto più nulla, poiché questo sistema di controllo è nel senso più eminente costruito sulla sfiducia. Se però volete costruire sulla sfiducia nella futura vita economica, non andrete avanti. Andate avanti solo se costruite sulla fiducia, e su ciò potrete costruire quando con l’egoismo del singolo coincide l’operazione razionale, ossia che ognuno in futuro sa che il suo lavoro gli riesce meglio quando c’è il miglior direttore. E attraverso questo sistema il miglior direttore potrà essere delegato.

L’ordinaria elezione si trasformerà gradualmente in una sorta di delegazione. Si avrà interesse a che colui che ha la maggiore expertise abbia anche la direzione. Attraverso questo sistema risulterà chi è il miglior direttore, e lo sapranno anche coloro che da soli non possono dirigere. Questo sistema apre altre possibilità di quanto un mero democratico eleggere o un sistema di consigli come se l’immaginano gli uomini oggi. Poiché entrambi conducerebbero solo al servilismo, all’arrivismo, e in tutti e due il lavoratore non starebbe meglio di oggi.

Quello di cui si tratta è, su base appropriata, non su base statale precedente, di organizzare la vita economica. Quando i consigli di fabbrica torneranno nelle loro fabbriche con i mandati, con i corrispondenti compiti, allora si può iniziare negli stabilimenti singoli a lavorare su base sociale. Questo sarebbe dunque il primo che praticamente vogliamo intraprendere. Il seguente deve essere praticamente realizzato: l’elezione di consigli di fabbrica attraverso singoli rami. Poi l’informazione sullo stato economico di tutti i rami. Successivamente i consigli di fabbrica da tutta l’area economica devono essere convocati. Inoltre l’elaborazione di una costituzione sulla base dei dati sostanziali. Questa costituzione della struttura dei consigli di fabbrica sarebbe l’inizio di una vera socializzazione. Prima che questo non accada, non c’è socializzazione, poiché lo Stato non può socializzare mediante leggi. Si può socializzare solo dalla vita economica stessa. Oggi si crede di poter socializzare questo o quel ramo economico, come per esempio quello farmaceutico. Questo è naturalmente semplicemente assurdo, è niente altro che capitalismo di Stato. È accaduta una volta una cosa carina. Un uomo molto intelligente tenne a Berlino poco dopo la fondazione della Repubblica socialista una conferenza sulla socializzazione. Anzitutto richiamò l’attenzione su come sarebbe impossibile giungere da circostanze immediatamente date a una socializzazione, cioè a una socializzazione come era l’ideale del partito socialista. Perciò, disse, non possiamo giungere oggi, nemmeno domani o il giorno dopo a un vero socialismo, ma dobbiamo creare una transizione. E la transizione che vuole creare la caratterizzò così: Dobbiamo, disse, tra il nostro attuale ordine economico capitalistico e il futuro ordine economico creare un socio-capitalismo. — Ebbene, questo non è altro che una prova che non si sa come iniziare la socializzazione. Ma non si può iniziare prima che non si sia creato per prima cosa una certa struttura sociale, una società. Come volete socializzare se non esiste già una tale società, una società sociale? Con l’inaugurazione di una tale società sociale si dovrebbe proprio iniziare, coordinando i consigli di fabbrica a una tale società. Non potete socializzare fabbriche, rami di produzione, ma solo il tutto. Dovete dunque porre il tutto su quello che può essere tratto come uomini dalla società, e con questi uomini dovete allora socializzare.

Dunque coloro che sono stati eletti come consigli di fabbrica potranno dirsi che hanno un grande, un significativo compito, e sono loro che devono fornire le basi per quella che è futura socializzazione. E credo che siate già oggi così avanzati che capirete che su una tale forma, come è stata presentata qui, è data una giusta base per la socializzazione; su un’altra forma non può essere creata. È proprio così che la gente ha sulla socializzazione le più varie e insieme anche le più strane opinioni. Quando ieri ho letto a qualcuno una certa concezione del socialismo, gli è venuto un pensiero particolare. Si trattava di un articolo del Dott. Georg Wilhelm Schiele, che era intitolato: “Dal vero, purificato” — allora veniva ancora un’attributo, che ora non voglio leggere — “socialismo prussiano”. Nell’articolo si diceva allora:

"Cos’è sociale? Lo Stato è sociale: è il sociale. Cos’è comunismo? La comunità è il comunismo! E ancora di più, la famiglia. Essa è quel comunismo che la società umana ha sempre bisogno. Quello che è più, è dal male. Abbiamo avuto uno Stato che aveva molto vero socialismo in sé, lo Stato prussiano; e secondo il suo modello costruirono anche gli altri Stati tedeschi e l’Impero. Questo Stato era il più sociale che ci sia stato per molto tempo e che così presto non ci sarà di nuovo.

Cosa c’era di sociale in questo Stato? Vedete. Il più prussiano di lui era anche il più sociale, ossia il servizio militare, la coscrizione generale."

Ora pensate quale sia l’ideale di questo Dott. G.W. Schiele!

“Molti padri, vedendo crescere loro figlio, già adesso si chiedono preoccupati: Come darò a mio figlio corpo e spirito quando sarà maturo l’ultima educazione alla virilità, la disciplina militare, che facesse di ogni rozza leva una giovane lancia d’acciaio e un ragazzo ben formato? Dove sarà insegnata adesso la vera arte del comandare e dell’obbedire che dava a ogni giovane tedesco lo spirito dell’ordine e della sottomissione a un tutto e insieme l’educava come capo e superiore, ricevitore e datore di ordini secondo il compito. Come sostituiamo questa educazione popolare che proteggeva il popolo tedesco dal diventare rimbambito e sempliciotto?”

Allora il signore dice ancora:

“Per il momento non esiste più nessuno Stato con onesti pagatori di tasse e onesti impiegati pubblici. Presto vedremo che non c’è più né Stato né tasse. Ma se non c’è più Stato, allora non c’è neanche più socialismo.”

In questo tono continua. Allora dice:

“Verrà l’ora in cui tutti sospireranno, piangendo e gridando dopo lo Stato sociale che abbiamo avuto, dopo lo Stato prussiano, e allora cercheremo di costruire una nuova comunità secondo quel modello che ci hanno dato i padri.”

Quando ieri ho letto questo al nostro amico Signor Molt, ha detto che gli stavo leggendo da un giornale umoristico. Ma non è un giornale umoristico. È il numero più recente dei “Fogli di ferro”, apparso nell’editoria dei Fogli di ferro a Berlino. È una cosa completamente seria; l’intero numero è curato da D. Traub.

Così stanno le concezioni sulla socializzazione presso un gran numero di persone. Ma quando avremo quello che non è sola teoria, ma che come struttura di consigli di fabbrica si estenderà su una grande area economica chiusa come il Württemberg, e quando avremo, diciamo, 800 persone, non solo un paio come oggi, e quando quelli si aggregheranno, allora sarà una rivelazione di tutta la classe operaia del Württemberg e così di una grande parte della popolazione. Allora non è teoria, sarà una forza. Ma quello che conta è che prima di tutto questa forza sia realmente creata, e perciò la «Lega per la tripartizione dell’organismo sociale» vorrebbe vedere molto volentieri che adesso si proceda con l’elezione di consigli di fabbrica, dopo che ora c’è già un piccolo fondamento per la futura struttura dei consigli di fabbrica. Se questo piccolo fondamento si assegnasse il compito di provvedere affinché dappertutto siano eletti consigli di fabbrica, affinché noi — e questo è così tremendamente importante — non lasciamo che la cosa si rovini, allora avanzeremo.

Vedete, importa molto che una tale cosa adesso sia fatta con la necessaria rapidità, altrimenti si rovinerà. È anche nella vita pubblica proprio come certe pietanze che si rovinano se non vengono consumate al momento giusto. Così nemmeno gli affari pubblici dovrebbero essere abbandonati prima all’indifferenza, all’apatia. Devono essere eseguiti con una certa rapidità. D’altronde gli americani e gli inglesi non aspettano affatto il nostro procedimento lento. Se non arriviamo fino a un certo momento, che non può essere lontano, a poter dire di questa vita economica, spirituale e politica: Vogliamo così disporre le cose e creiamo dalla vita economica i direttori dei servizi — allora gli anglo-americani metteranno denaro negli stabilimenti e si uniranno con i capitalisti ancora presenti, e operano allora secondo il principio del capitalismo anglo-americano negli stabilimenti dell’Europa centrale. Allora avrete perso. Allora potete sgobbare per un nuovo capitalismo che sarà molto più terribile di quello precedente. Allora non potete più socializzare nulla, allora dovete aspettare finché siate così forti che attraverso qualcosa di simile sanguinoso, come sono stati gli ultimi cinque o sei anni, guadagnate la possibilità di pensare a tali cose. La ricapitalizzazione dall’Occidente è assolutamente in corso. A Berlino la gente ha dato il motto: La socializzazione è in corso! — Non lo è. Non sarà in corso finché la struttura dei consigli di fabbrica non sia creata. Ma la ricapitalizzazione è assolutamente in corso, ossia la penetrazione di tutti gli stabilimenti dell’Europa centrale con capitale americano e inglese. Perciò quello che adesso rischiamo non ammette una lunga apatia, ma è importante che agiamo rapidamente. E se riusciamo a mantenere sveglio l’interesse che qui è già sorto verso la tripartizione dell’organismo sociale e che è stato minato, e se riusciamo a far sì che su tutto il Württemberg una tale struttura di consigli di fabbrica come base per la socializzazione possa emergere, allora avremo dato un esempio ai compagni nel resto della Germania. Con quello che la struttura dei consigli di fabbrica fa qui, sarà creato un modello, e gli altri, quando lo vedranno, lo seguiranno.

Cercate di mettere i consigli di fabbrica in piedi nel corso di due settimane, poi convocate un’assemblea originaria che in poche settimane elabori una costituzione, che deve essere pronta prima dell’approvazione della legge, allora non passerà molto tempo prima che gli altri seguano. Ma sarebbe realmente qualcosa di grande per qui se si procedesse in avanti con questo modello. Era questo che oggi ancora volevo richiamare alla vostra memoria.

La fondazione della struttura provvisoria dei consigli di fabbrica del Württemberg è stata deliberata all’unanimità. A primo presidente del Comitato di azione fu eletto il signor Huth, a secondo presidente il signor Roser e a segretario il signor Dorfner. La Commissione di lavoro della “Lega per la tripartizione dell’organismo sociale” appartiene al Comitato di azione interamente. La sede è quella della “Lega per la tripartizione dell’organismo sociale”, Stoccarda, via Champigny 17, direttore: il signor Kühn.


In memoria di Frater Stefano Ravaglia

anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.

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