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O.O. 197

Contraddizioni nell'evoluzione dell'umanità - Occidente e Oriente - Materialismo e misticismo - Conoscenza e fede

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1°Coscienza umana ed esseri luciferici e arimanici

Stoccarda, 5 Marzo 1920

Ho spesso sottolineato quanto sia necessario, per porre l’uomo di fronte ai grandi compiti contemporanei — compiti che oggi spettano effettivamente a ogni uomo — acquisire una consapevolezza del corso dello sviluppo dell’umanità sulla terra. Questo corso dello sviluppo dell’umanità può essere compreso solamente quando ci si rappresenti dinanzi all’anima le forze profonde di quegli esseri che intervengono nell’intero corso dello sviluppo terrestre e anche nella vita umana come tale.

Ho mostrato da vari punti di vista come noi uomini viviamo immersi in uno sviluppo che prosegue in una certa qual maniera normalmente, e come possiamo avere una visione d’insieme proprio attraverso l’investigazione della scienza dello spirito su periodi di tempo lungamente duratori. Ma vi ho anche richiamato l’attenzione sul fatto che in questo sviluppo umano che procede in una certa qual maniera normalmente, intervengono da un lato certi esseri che perseguono scopi diversi rispetto agli esseri che desiderano condurre l’uomo attraverso il suo normale sviluppo nelle varie incarnazioni sulla terra — esseri che abbiamo dovuto concepire come luciferici — e che dall’altro lato intervengono esseri che designiamo come arimanici. Di queste cose abbiamo ripetutamente parlato. Tuttavia, la serietà, così necessaria oggi all’uomo, non può veramente penetrare nel nostro sentimento se non consideriamo l’intervento immediato di questi esseri luciferici e arimanici nella vita umana.

Se vi ricordate come, nettamente separato da ciò che è accaduto prima, nel XV secolo inizia un nuovo periodo dello sviluppo dell’umanità, allora sarete indotti a domandarvi riguardo alle più varie differenze nella vita umana nel nostro attuale periodo, che appunto è iniziato nel XV secolo, rispetto al precedente. Possiamo dire che tra le varie peculiarità del periodo contemporaneo appartiene il fatto che soprattutto il pensiero, l’intellettualismo, si è sviluppato dalla metà del XV secolo in poi. L’umanità dovette una volta, nella grande evoluzione terrena, giungere al pensiero astratto, all’intellettualismo, come a un momento cruciale. Questo è veramente così. Ciò che prima esisteva come un parlare immaginifico — ve l’ho mostrato — non sarebbe stato possibile senza l’intervento di esseri superiori che non erano umani. L’uomo ha ricevuto le sue rappresentazioni dalle gerarchie celesti. Nel corso della quarta epoca postatlantea, nel corso di questa epoca (epoch postatlantica), gli uomini hanno ricevuto sempre più vivacemente le loro rappresentazioni dalle gerarchie celesti — ciò che si descrive come «immaginazione», nel senso della scienza dello spirito.

Questo dovette però venire meno. L’uomo dovette venire staccato, isolato da questa immediatezza con le gerarchie celesti. Questo accadde principalmente per condurre l’uomo alla libertà. Se l’uomo avesse continuato a ricevere le sue rappresentazioni dalle gerarchie celesti, non avrebbe mai potuto divenire libero. Egli non avrebbe potuto sviluppare una propria volontà, non avrebbe potuto sviluppare un’autodeterminazione. Così l’uomo dovette venire isolato da questa immediatezza con le gerarchie celesti. E questo isolamento si esprime nel fatto che l’intellettualismo, il pensiero astratto, il pensiero che non è direttamente intrecciato con la realtà soprasensibile, è divenuto sempre più l’elemento della vita umana.

Arimane è l’essere che, per così dire, orienta verso il basso questo isolamento, che desiderar condurre questo isolamento ancora più lontano, ancora più profondamente nella materia. Tutto ciò che, per mezzo di Arimane, tira l’uomo verso il basso, verso la materia, negli influssi ahrimani, è una conseguenza del fatto che Arimane persegue lo scopo di incatenare completamente l’uomo alla materia. Questo è lo sforzo arimanico. D’altra parte, Lucifero ha lo scopo di elevare questo isolamento, di portarlo verso l’alto, di renderlo indipendente dalla realtà spirituale in un modo che è tutto diverso — per così dire, di costruire un mondo proprio di rappresentazioni puramente umane, di pura immaginazione umana, per mezzo del quale l’uomo diviene sempre più alienato dalla vera realtà spirituale. Così abbiamo una specie di equilibrio tra i due — tra le spinte arimaniche e le spinte luciferine.

In Norvegia, per esempio, vedete una resistenza particolarmente conscia contro ciò che viene da lì. Vedete in Norvegia il fatto notevole che l’opposizione al movimento antropofico si è manifestata particolarmente conscia e determinata. Questo non è casuale. È collegato al fatto che la popolazione norvegese ha conservato in misura speciale, nella sua vita sentimentale e nella sua immaginazione popolare, qualcosa di quel collegamento con le gerarchie che un’epoca precedente aveva ancora. E chi sta sopra questa popolazione norvegese, chi dirige le menti in quella regione, capisce molto bene che quest’uomo (il messaggero della scienza dello spirito) minaccia di devastare le loro vecchie strutture mentali — che, per quanto decadenti e peraltro corruttibili, rappresentano tuttavia un’autorità per il popolo norvegese. E così la resistenza è conscia.

Ora, l’essenza della presente grande crisi di civiltà consiste nel fatto che questo equilibrio tra le spinte arimaniche e quelle luciferine deve trasformarsi in un qualche modo diverso. I tempi anteriori consentivano ancora questo equilibrio — forse non sempre in eguale misura, ma comunque in una forma in cui il corso dell’evoluzione poteva proseguire. Ma non è più così. L’epoca prossima esige che questo equilibrio sia superato in una maniera completamente nuova. E questo superamento non può avvenire se non mediante quella specie di atteggiamento animico che caratterizza la scienza dello spirito, cioè quella che riconosce entrambi i lati contemporaneamente.

2°Oriente e Occidente — La nuova comprensione del Cristo

Stoccarda, 7 Marzo 1920

Vorrei ora chiarire ancora ulteriormente quello che ho indicato l’ultima volta sulla differenza tra gli uomini dell’Europa occidentale e quelli dell’Europa centrale, poiché in queste differenze risiede una grande importanza per il futuro dell’umanità. Ho detto che gli orientali hanno sviluppato il principio intelligente più nel loro elemento spirituale-animico, mentre gli europei occidentali e soprattutto i popoli germanici lo hanno sviluppato nel corporeo. Questa affermazione è scopo di una più profonda investigazione.

Se esaminate la storia dello sviluppo umano e specificamente lo sviluppo dell’intelletto nei tempi postatlantici, troverete che all’inizio di questa epoca postatlantea, nel periodo iranico, il principio intelligente, che è certo già presente, non viene ancora praticamente utilizzato dagli uomini nella forma che adesso abbiamo. Gli uomini all’inizio dell’epoca postatlantea, durante il periodo iranico e poi durante il periodo egiziano, vivevano ancora molto dalla saggezza; la loro conoscenza veniva loro dalle gerarchie celesti. Essi non avevano ancora lo sviluppare del concetto, del concetto astratto, nel senso moderno. Solo gradualmente, nel corso dell’epoca postatlantea, la cosa si è sviluppata. E qui osserviamo una particolarità molto significativa.

Nei popoli orientali — parlo qui dei popoli indiani e di quelli affini — l’intelletto, il principio intelligente che si era sviluppato, è rimasto in una certa qual maniera rivolto verso la realtà spirituale. Anche quando l’intelletto orientale opera, opera in modo che gli uomini, attraverso questa attività intellettuale, rimangono connessi con gli elementi spirituali. L’intelletto orientale non si stacca mai completamente dall’esperienza spirituale-animica. È per questo che nei tempi antichi era possibile in Oriente mantenere ancora una certa forma di saggezza, anche quando il principio intelligente aveva cominciato a svilupparsi.

In Occidente, invece, e particolarmente tra i popoli germanici, l’intelletto si è sviluppato in una maniera completamente diversa. Si è sviluppato legato al corpo, legato alla percezione esterna, al fatto corporeo. Ed è stato questo sviluppo dell’intelletto legato al corporeo che ha reso possibile la moderna scienza naturale, che ha creato la civiltà materiale moderna.

Ora comprenderete che quando il Cristianesimo giunse in Oriente, i popoli orientali, grazie a questa loro disposizione particolare — quella di mantener l’intelletto legato allo spirituale-animico — avevano una certa possibilità di accogliere il Cristianesimo in una forma che i popoli occidentali non potevano accogliere. Quando il Cristianesimo arrivò in Oriente, poteva venir accolto nel profondo della vita animica, in quella forma spirituale che corrisponde alla natura particolare di quei popoli. Ma quando il Cristianesimo giunse in Occidente, giunse in una civiltà che aveva sviluppato l’intelletto legato al corporeo. E questo intelletto legato al corporeo non poteva accogliere il Mistero del Golgota, il mistero del Cristo, nella forma che era stata manifestata.

Ed è qui che sorge una grande domanda: come possiamo in Occidente, gli uomini di oggi con il nostro intelletto legato al corporeo, comprendere veramente il mistero del Cristo, il Mistero del Golgota? Questa è una delle questioni fondamentali dei nostri tempi. Non è possibile con la forma di intelletto che si è sviluppata nella civiltà occidentale comprendere in maniera veramente viva il mistero cristiano se non mediante una trasformazione di questo intelletto stesso.

E qui entra in gioco quello che io designo come goetheanesimo — una forma di scienza che riunisce il rigore del pensiero occidentale con la vivacità e la spiritualità della ricerca naturale. Goethe ha aperto una via per la quale il nostro intelletto occidentale, il nostro intelletto legato al corporeo, potrebbe trasformarsi in modo da afferrare ancora la realtà spirituale. Ed è appunto questa via goetheanista che può condurre gli uomini occidentali a una vera comprensione del mistero cristiano.

Nel frattempo, nelle correnti che si sono sviluppate nel mondo occidentale — penso alla teosofia della Società Teosofica — si è potuto osservare che esse si rivolgono a una saggezza orientale, a una saggezza preristorica, escludendo il Cristianesimo o corrompendo la comprensione del Cristianesimo. Ma una vera saggezza per i tempi moderni non può rinunciare al Cristianesimo, non può ignorare il Mistero del Golgota. Essa deve integrare nel proprio insegnamento questo centrale mistero della storia terrestre.

E infine — e questo è un’osservazione importante — non si può in nessun modo sviluppare un vero pensiero sociale senza l’iniziazione, senza la scienza dello spirito. Coloro che tentano di creare ordini sociali seguendo solamente il principio della ragione fredda e del calcolo economico, non riusciranno mai a creare forme sociali che non ricadano in una disintegrazione sempre peggiore. Il vero pensiero sociale può nascere solo da coloro che hanno accesso, attraverso l’iniziazione e la scienza dello spirito, alle realtà spirituali che stanno dietro l’evoluzione dell’umanità.

3°Il mutamento della coscienza nella vita sociale

Stoccarda, 9 Marzo 1920

Vorrei completare oggi con alcune osservazioni le considerazioni che abbiamo svolto in questi giorni. Osservazioni che possono essere adatte a immettere una realtà in certi concetti, attraverso i quali nel presente si dovrebbe agire; osservazioni che, vorrei dire, possono essere adatte a trovare concetti meno astratti di quasi tutti i concetti dai quali l’umanità oggigiorno si lascia dominare. Abbiamo assolutamente bisogno di tali concetti, poiché solo concetti siffatti penetrano nel mondo sentimentale dell’uomo e attraverso questo nella vita reale; solo concetti siffatti possono accendere anche la volontà e l’azione umana.

Osserviamo oggi il mondo e dovremmo considerare come il tratto più caratteristico della vita sociale nel mondo civilizzato il fatto che al posto di minori aggregazioni umane del passato si sono poste aggregazioni umane più ampie. Non abbiamo certo bisogno di retrocedere molto nella storia dello sviluppo umano per trovare che gli aggregati sociali erano diffusi solo su un territorio assai limitato. Troviamo che le comunità cittadine formavano un’unità relativamente coesa, e sostanzialmente solo nei tempi più recenti sorgono le grandi comunità imperialistiche, dalle quali derivò ciò che già vi è stato caratterizzato parecchie volte: l’impero dei popoli di lingua inglese. Non dovrebbe certo sussistere nessuna illusione, specialmente in Europa centrale, sulle conseguenze di questi eventi. Ma concetti reali e saturi di verità su queste cose si possono ottenere solo se si adottano punti di vista della scienza dello spirito. Questi punti di vista della scienza dello spirito ci riconducono a stati più antichi dello sviluppo umano e ci mostrano come anche allora si manifestavano certi aggregati fra gli uomini che, come ho già sottolineato varie volte, non si dovrebbero chiamare «stati», perché ciò provoca enormi confusioni, ma che dovrebbero essere designati con qualche altro termine più neutro: diciamo che sorsero «regni». E tali regni erano governati da singoli individui, da singole comunità di uomini. Da questi si sviluppò poi qualcosa che nel corso ulteriore condusse a formazioni statali, che oggi vengono considerate con tanta naturalezza che non si vuole toccarle — almeno in certi ambiti non si vuole toccarle — e, quel che è ancora peggio, sulle quali non si vuole nemmeno riflettere, proprio perché considerate come qualcosa di ovvio.

Però alla base di tutto questo giace qualcosa che unisce gli uomini — li unisce interiormente nella loro vita emotiva — con il divino-spirituale, come in diverse epoche dello sviluppo terrestre l’ha denominato.

Se si retrocede in epoche semi-preistoriche, in epoche che sporgono ancora nel passato storico, si trova che in questi tempi preistorici il concetto di sovrano di un regno, diciamo così — poiché tutte le nostre parole in realtà non sono adatte a questi concetti più antichi — era formato molto diversamente da come noi oggi siamo inclini a comprenderlo. Il concetto di governante di un regno terrestre, di maggiore o minore portata, veniva ravvicinato molto a ciò che l’uomo riconobbe come il suo concetto di Dio. Con questo si tocca effettivamente qualcosa che al presente uomo deve apparire straordinariamente paradossale. Ma ciò è solo perché questo presente uomo è assai poco inclinato a penetrare veramente in ciò che una volta fu nello sviluppo dell’umanità e che non coincide con i concetti divenuti abituali da tre, quattro secoli nell’Occidente o nei suoi satellite come l’America.

È vero, in quei tempi più antichi, semi-preistorici, il sovrano di un regno veniva in molti imperi introdotto nel suo incarico in un altro modo da come accadde in tempi più tardi. Abbiamo solo da retrocedere all’antico Egitto, ma nei tempi più antichi, semi-preistorici dell’antico Egitto, oppure nella antica Caldea, e ovunque troviamo che era considerato come una sorta di ovvietà che i predecessori dell’odierna casta sacerdotale preparassero i sovrani al loro incarico. Si avevano concetti assai concreti su questo modo di preparare un sovrano mediante il sacerdozio e le sue istituzioni. Si aveva la concezione che attraverso questa preparazione colui che era chiamato alla sovranità diventasse veramente qualcosa che si è conservato ancora come ultima allusione nella denominazione cinese di «figlio del cielo». Si aveva la consapevolezza che si doveva fare una sorta di «figlio del cielo» da colui che era o veniva chiamato a governare un qualche territorio. Ma in queste cose non si aveva la concezione che oggi si avanza come l’unica quando si parla di educazione umana o di preparazione dell’uomo a qualcosa. Benché anche oggi ci si dia molta fatica nel sottolineare che l’uomo non dovrebbe essere educato solo per questo o quel particolare incarico nel mondo, che non si dovrebbe innestare intellettualismo nella sua essenza, nella sua anima, ma sviluppare l’intero uomo, tuttavia quasi tutti i nostri odierni concetti di sviluppo, di educazione e simili conservano qualcosa di straordinariamente astratto. Si ha la concezione che nel senso del progresso solo qualcosa nella natura umana stessa dovrebbe essere modificato o trasformato nell’educazione, nella preparazione a un incarico. Non si ha la concezione che in uno sviluppo siffatto qualcosa di completamente diverso dovrebbe diventare dell’uomo da quel che era prima. Soprattutto non si ha la concezione che qualcosa di oggettivo dovrebbe fluire nell’uomo, qualcosa che prima non era in lui. La concezione non esiste — la potrei caratterizzare press’a poco così: parlo con un uomo che è sorto dal presente corso naturale e sociale della vita. Mi dice questo o quello, io gli dico questo o quello. Egli mi parla come portatore di un nome che scaturisce dai comuni nessi stato-civili, dai quali l’uomo oggigiorno appunto germoglia. Anch’io gli parlo nello stesso modo. — Questo è praticamente l’unico modo in cui noi, come uomini, oggigiorno ci rapportiamo reciprocamente e come guardiamo ogni uomo fra noi. Per i tempi di cui parlo qui, questo era fondamentalmente qualcosa di assolutamente estraneo. Soprattutto era estraneo per gli uomini che erano chiamati a funzioni importanti, alla guida all’interno dell’umanità stessa. Lì la connessione esteriore di natura, l’origine, il padre, la madre, il nonno, la nonna e simili, non era qualcosa di cui continuare a tenere conto quando le persone interessate erano preparate nel modo giusto per il loro incarico. Ma lì non era nemmeno decisivo ciò che oggi cerchiamo e troviamo in un uomo contemporaneo anche elevato alle più alte sfere, ma lì si aveva coscienza: se si parla con un uomo educato correttamente in questo senso, allora non parla attraverso questo uomo l’ordinario Io, che nasce qui o là, che è contrassegnato attraverso questo o quel nesso civile, ma parla qualcosa che, attraverso la preparazione, attraverso l’educazione all’interno della cultura misterica è stato indotto a discendere dalle alte sfere spirituali e a prendere dimora nell’uomo in questione. Naturalmente, con tali cose si esprime qualcosa per l’uomo odierno enormemente paradossale. Ma è necessario oggi non fare più confusione su tali cose, ma abbandonarsi a concetti conformi alla verità.

Si aveva appunto la concezione che l’educazione dovesse essere così — non ogni educazione, ma l’educazione di coloro che erano chiamati a funzioni importanti — che da questi uomini in avanti esseri delle gerarchie superiori parlassero, i quali si creassero in loro soltanto uno strumento. Si deve preparare questo strumento attraverso l’educazione, allora esso può diventare adatto a ciò che esseri delle gerarchie superiori parlino attraverso questo strumento. E ciò che così veniva praticato confluiva nella coscienza generale e si faceva valere particolarmente quando attraverso la coscienza popolare generale si giudicava chi fosse il dominante, il sovrano. Solo certi residui come la denominazione del sovrano cinese come «figlio del cielo» si sono conservati da questi tempi, in cui però una consapevolezza umana era presente, come è riscontrabile attraverso la ricerca della scienza dello spirito nei tempi più antichi egiziani e caldei. Per la coscienza popolare generale il sovrano era il Dio. E non si aveva fondamentalmente alcun altro concetto divino. Il sovrano veniva preparato in modo tale che la forma umana esteriore in lui non era nulla, che essa dava solo l’occasione a ciò che fra gli uomini si muovesse un Dio. Era assolutamente naturale per gli abitanti più antichi del successivo regno egiziano riconoscere con la loro coscienza che erano governati da Dei che camminavano sulla terra in forma umana. In questo senso la più antica consapevolezza sociale dell’umanità era da un lato assolutamente realistica. Non si riconosceva un aldilà particolare, un mondo spirituale particolare. Il mondo spirituale era lì, dove era anche il mondo in cui camminavano gli uomini terreni; ma in questo mondo, in cui camminavano gli uomini terreni, non camminavano in forma carnale solo ordinari uomini, ma anche gli Dei. Il mondo divino era proprio nel mezzo, ma assolutamente visibile secondo le condizioni che attraverso la cultura misterica si aveva l’abitudine di creare. Quando questo sovrano ordinava qualcosa, voleva qualcosa, allora lo voleva un Dio. E nella consapevolezza dell’umanità più antica di questa epoca semi-preistorica sarebbe stato assurdo discutere se ciò dovesse accadere o no, ciò che attraverso il sovrano veniva voluto; poiché era appunto un «Dio» colui che voleva.

Così l’antichissima consapevolezza umana connetteva a ciò che accadeva su suolo terrestre l’ordine gerarchico spirituale. Questo era proprio nel mezzo fra gli uomini. Non era qualcosa verso cui si ascende attraverso qualche mezzo spirituale interiore. No, esso era nei misteri come educazione gestita per quei corpi che si trovava opportuno preparare, affinché in essi gli esseri delle gerarchie superiori prendessero dimora e potessero camminare e governare fra gli uomini.

Per quanto paradossale ciò appaia all’uomo contemporaneo, questo uomo contemporaneo deve finalmente giungere a uscire dai suoi concetti limitati, che hanno solo tre, quattro secoli d’età così come li concepisce oggi, e ad ampliare questi concetti. Poiché non si può più svilupparsi pensando al futuro se non si amplia ciò che oggi è divenuto limitatezza pressoché in tutti gli ambiti della vita, ampliando cioè l’orizzonte temporale che l’umanità percepisce, percependo periodi di sviluppo più ampi di quelli che l’uomo oggi è abituato a percepire storicamente.

Ciò che una volta era nei tempi più antichi, nello sviluppo storico, in quello preistorico, viene naturalmente nel corso ulteriore sostituito da altro, ma si conserva su certi ambiti. Si conserva spesso in modo che si esteriorizzi, che si trasmetta in forma esteriore e perda il suo significato interiore. Ciò che è proprio dell’imperialismo più antico: la consapevolezza che il sovrano è il Dio, continua ancora nel presente qua o là, solo che non ha più il significato, perché uno sviluppo dell’umanità e non un ristagno umano si verifica.

Non è molto tempo fa che apparve in un certo luogo una lettera pastorale di un vescovo cattolico. Essa non esponeva niente di meno che il fatto che il sacerdote cattolico nei suoi atti di culto fosse più potente di Gesù Cristo. Poiché, nel momento in cui il sacerdote compie sull’altare l’atto sacro, costringe Gesù Cristo, il Dio del cristianesimo, a entrare nel mondo terrestre, quando il sacerdote compie la transustanziazione. Il Dio può volere o no, deve attraverso la transustanziazione seguire il cammino che il sacerdote gli prescrive. Su questo potere eccessivo del terrestre «sacerdote-Dio» sul «sotto-Dio» che discende dalle alte sfere cosmiche e cammina nel corpo di Gesù sulla terra, una lettera pastorale ha sottolineato proprio in tempi recentissimi. Cose siffatte provengono appunto da tempi più antichi e sono divenute prive di significato nei nostri tempi. Certi rappresentanti di certi insegnamenti sanno perfettamente il perché tuttavia rimettono in circolazione tali cose nell’umanità. Sono divenute altrettanto prive di significato come quando sovrani di tempi recenti hanno scritto negli album di amici: La volontà del re è la legge suprema. — Abbiamo sperimentato anche queste cose. L’umanità addormentata è rimasta silenziosa di fronte a tutte queste cose, come rimane silenziosa ora di fronte alle cose che si verificano a danno dell’umanità, alle quali ci si abitua, che si rifiuta di vedere — come in generale oggigiorno si rifiuta di vedere pressoché qualcosa dei processi più importanti all’interno dello sviluppo umano.

Questa è una prima fase nello sviluppo degli imperî terrestri: il sovrano è il Dio. In una certa vivacità questa concezione continua ancora nel regno romano. Sebbene si possa rappresentare Nerone come il folle o la belva sanguinaria, per ampi settori del popolo romano la terribile tirannia di Nerone non significava nulla di diverso dal fatto che stupivano come un Dio potesse camminare sulla terra in tale forma. Non c’era alcun dubbio, per numerosissimi abitanti dell’impero romano di fronte alla figura di Nerone, che fosse un Dio.

Una seconda fase nello sviluppo degli imperî è il passaggio dalla divinità del sovrano alla grazia divina del sovrano. Il sovrano era il Dio nel primo tempo dello sviluppo umano della terra civilizzata. Il sovrano significa il Dio; non è penetrato dall’essenza della divinità, ma è ispirato, benedetto da Dio. Ciò che egli fa prospera grazie al fatto che la forza divina, che ora non è più in lui, ma in un regno che accanto al regno terrestre sussiste, fluisce in lui, lo ispira, lo compenetra, dirige le sue azioni.

Se vogliamo trovare un concetto per ciò che il sovrano della seconda fase degli imperî terrestri è, dobbiamo dire: il sovrano è un simbolo. Nella prima fase il sovrano era un essere divino che camminava sulla terra. Nella seconda fase è colui che significa l’essenza; è il segno, l’immagine attraverso la quale l’essenza si esprime. Il sovrano è l’immagine di Dio.

Ciò che così si manifesta nelle relazioni sociali esterne, si esprime allora anche negli ordinamenti, nelle istituzioni. Mentre nei tempi più antichi gli imperî hanno la struttura che una molteplicità di uomini sia diretta da un essere divino che esteriormente a loro assomiglia, ma interiormente è molto diverso da loro, che è il loro Dio, vediamo nella seconda fase degli imperî come il capo o i capi significhino il Dio o gli Dei, di cui siano i simboli.

Come nella prima fase degli imperî umani le discussioni se ciò che il sovrano, il Dio fa sia giustificato o meno sono un’assurdità, così nella seconda fase inizia la possibilità di riflettere se qualcosa di fatto da lui sia giusto o ingiusto. Nella prima fase degli imperî è sempre giusto ciò che il sovrano fa, ciò che il sovrano pensa, ciò che il sovrano parla, poiché egli è il Dio. Solo nella seconda fase accanto a ciò che quale regno terrestre il Dio contiene in sé, il benedetto da Dio contiene in sé, si sospetta ancora qualcosa di spirituale che accanto a questo regno terrestre sussiste e da cui nel regno terrestre fluisce la forza che dirige e orienta il regno terrestre. E gli ordinamenti e le entità umane di questo regno terrestre rappresentano ciò che dalle gerarchie superiori fluisce nel regno.

È interessante seguire come per esempio nel cosiddetto Pseudo-Dionigi, in Dionigi l’Areopagita, che è molto più autentico di quanto la scienza autentica possa sognare, sorga la teoria corretta di questo modo di dominazione degli imperî umani attraverso gli imperî divini, in modo che ciò che fra gli uomini domina e si organizza sia simbolo, segno di ciò che è presente nel regno divino. Vediamo come Dionigi l’Areopagita parla del fatto che ci sono gerarchie celesti dietro a ciò che qui sulla terra cammina come gerarchia umana. Dionigi l’Areopagita sottolinea esplicitamente: Ciò che qui nella gerarchia sacerdotale è ordinato dai diaconi, dagli arcidiaconi fino ai vescovi, deve avere una forma così nella struttura sociale che si esprima: Come il diacono sta all’arcidiacono, così nell’ordine degli angeli sta all’arcangelo e così via. La gerarchia terrestre è un’immagine fedele della gerarchia celeste. Vediamo lì il riferimento alla seconda fase dell’impero. Lì poteva svilupparsi ciò che fino a tempi neanche tanto lontani dominava la consapevolezza umana. Pensate solo una volta che fino all’anno 1806 in Europa centrale c’era qualcosa che esprimeva nel nome questa «congiunzione», vorrei dire, del celeste e del terrestre: Il Sacro Romano Impero della Nazione Germanica. Nel momento in cui questo nome è sorto «il Sacro Romano Impero», cioè ciò che contiene in sé la forza del cielo, «della Nazione Germanica», cioè ciò che scaturiva dal terrestre, nel momento in cui questo nome è sorto, si manifesta come un intero regno si sia formato così da dover essere pensato come impronta di un ordinamento celeste.

Da tali idee è sorto anche qualcosa come lo «Stato divino» di sant’Agostino, è sorto il libro di Dante «Sulla Monarchia». Se gli uomini oggi non fossero così limitati nel pensiero come sono, si guarderebbero attorno presso qualcosa come questa descrizione della Monarchia di Dante, e vedrebbero allora che Dante, che naturalmente si deve tenere come grande spirito, ha ancora nei secoli XIII e XIV concetti radicalmente diversi da quelli che l’uomo odierno ha. E se si prendessero sul serio tali cose nello sviluppo storico, si cesserebbe con quei concetti limitati che non risalgono nemmeno fino a Dante, ma che sono solo un paio di secoli antichi, con i quali l’uomo odierno si pone illusioni in testa e, retrocedendo solo fino alla Grecia, vuole comprendere lo sviluppo. Mentre ad esempio per i tempi più antichi dell’Egitto può comprendere la struttura intera solo se sa: Per gli antichi uomini gli Dei camminavano sulla terra; per i tempi che seguirono, gli Dei non camminavano più, ma ciò che si formava sulla terra doveva essere un simbolo, un’immagine dell’ordine mondiale divino.

E ciò che allora poteva sorgere, la possibilità per esempio di riflettere su qualcosa come il diritto, di riflettere che attraverso l’intelligenza umana si potrebbe scoprire qualcosa come un giudizio sul giusto e l’ingiusto, fu resa possibile solo nella seconda fase dello sviluppo degli imperî. Nella fase più antica era assurdità riflettere su cosa potesse essere giusto o ingiusto. Si doveva guardare a ciò che il sovrano diceva, poiché in lui viveva il Dio, cioè, egli era il Dio. Ora, nella seconda fase, si trattava di ciò che attraverso il giudizio umano si poteva stabilire: Nel regno spirituale confinante c’è qualcosa che non si raggiunge attraverso il proprio corpo fisico umano, ma attraverso l’uomo anima-spirituale. Non si credeva ora più, come si era creduto nei tempi più antichi, che il divino potesse unirsi con l’intero uomo fisico, che l’uomo stesso potesse diventare un Dio; si credeva al massimo — se si esprime misticamente ciò che viveva nelle istituzioni pubbliche — che l’elemento emotivo dell’uomo potesse unirsi con Dio.

Fondamentalmente nessuno oggi comprende il linguaggio degli scritti che ancora nei secoli XIII, XIV furono scritti e pubblicati, chi non sa come in quegli uomini in un modo completamente diverso da come oggi potrebbe essere il caso, vivesse la consapevolezza: In certi uomini che sono chiamati e educati a un incarico vive veramente qualcosa di ispirazione divina. — È peculiarità del fatto che cose che spesso risalgono a qualcosa di assai serio, più tardi, quando lo sviluppo dell’umanità è andato oltre e ha assunto altre forme, diventano un’espressione di scherno. Se oggi per esempio uno dice: A chi Dio dà un incarico, gli dà anche il buonsenso —, lo dice fondamentalmente solo con un certo sentimento umoristico. Ma ciò che oggi è impregnato di un sentimento umoristico, era nei tempi della seconda fase dello sviluppo degli imperî assolutamente qualcosa di vero, qualcosa di giusto, era qualcosa che riempiva la consapevolezza degli uomini. E ciò che valeva per l’uomo valeva anche per ciò che all’interno di certi limiti veniva fatto. Gli atti di culto venivano strutturati in modo che ciò che attraverso loro accadeva rappresentasse immagini di ciò che negli altri regni spirituali accadeva. Gli atti di culto, che venivano compiuti, erano accadimento spirituale che sporgeva in accadimento fisico-terrestre. Ci si rappresentava assolutamente che il regno spirituale fosse accanto al terrestre, ma ci si rappresentava che penetrasse nel regno terrestre, che nel regno terrestre si trovasse il simbolo, il segno del regno spirituale.

Solo gradualmente si cessò di avere come valido questo nella coscienza. E vediamo giungere un’epoca in cui scompare questa consapevolezza della connessione del terrestre con lo spirituale. Ai tempi di Vycliffo, di Husso, gli uomini cominciano a contendere su qualcosa, su cui contendere sarebbe stato una follia prima: sul significato della transustanziazione, cioè sulla connessione di questo atto di culto con qualcosa che si svolge nei mondi spirituali. In epoche in cui si comincia a contendere su tali cose, cessano gli antichi contenuti di consapevolezza; non si sa più come concepire le cose che per secoli o millenni si sapeva concepire. Sempre certi aspetti rimangono, che in una certa epoca sono normali, efficaci in epoche successive. Lì diventano il dislocato, il diventano l’anacronistico, il luciferino. E così sono rimasti i grandi, vasti simboli che indicano in un’epoca certa, sulla connessione degli atti di culto terrestri o cose simili con l’accadimento divino-spirituale del mondo. Questi simboli si sono trapiantati in epoche successive, furono lucifericalmente conservati da certe società segrete. Soprattutto conservavano tali simboli antichi società segrete occidentali. Essi sono lì tradizionalmente, questi simboli, ma hanno perso il loro contenuto. E così vediamo da un lato in certe società segrete, i cui rami sono per esempio le comunità massoniche, le comunità gesuitiche, le comunità confessionali, in certo senso conservati i simboli, ma è qualcosa che aveva significato solo per un’epoca precedente. Vediamo però anche nelle parole, fondamentalmente, solo lucifericalmente conservato ciò che per epoche più antiche aveva un significato. Anche nelle parole che si impiegano nella vita pubblica si perde il vecchio contenuto sostanziale, si perde anche la consapevolezza che queste parole sono segni di qualcosa di spirituale. Poiché lo spirituale scompare gradualmente, la parola diventa un simbolo vuoto, un segno vuoto.

Nella terza epoca, nella terza fase della formazione degli imperî, cessò ormai anche la consapevolezza della grazia divina di un uomo, della penetrazione dell’accadimento terrestre, della parola terrestre con il divino. Il regno spirituale viene completamente relegato in un aldilà. Subentra l’opposto di ciò che nella prima fase della formazione degli imperî era presente: Il Dio viveva sulla terra nella prima fase, girava in forma umana; il Dio è pensabile solo nel mondo non sensibile, soprasensibile nella terza fase. E tutto ciò che gli uomini una volta avevano per esprimere le loro relazioni con il divino-spirituale, perde il significato. Si continua a pronunciare la parola «Dio». Quando anticamente si pronunciava la parola «Dio», si cercava qualcosa che esteriormente avesse forma umana, che camminasse fra gli uomini fisici. Non come se gli uomini più antichi fossero stati materialisti. Materialisti poterono sorgere solo dopo che il mondo spirituale era stato respinto nella soprasensibilità. Nel periodo più antico dello sviluppo umano il mondo spirituale era nel mezzo fra gli uomini. Per un abitante dell’antico Egitto non avrebbe dovuto esserci bisogno di dire: Il regno del divino è nel mezzo fra noi —, poiché per loro era un’ovvietà. Per l’epoca in cui Gesù Cristo apparve fra gli uomini, si dovette dire agli uomini: Il regno dei Dei non viene con segni esteriori, è nel mezzo fra noi.

E ora viviamo in un’epoca in cui è divenuto assurdo cercare negli uomini qualcosa di diverso dallo sviluppo rettilineo, costruito su causa e effetto del loro essere infantile. Viviamo in un’epoca in cui è follia se l’uomo si ritiene per qualcosa di diverso dallo sviluppo rettilineo di ciò che anche comprende l’infanzia. Ciò che era un’ovvietà davanti, diciamo, ottomila anni fa, ciò che allora viveva come consapevolezza generale, ora affermare è un sintomo che l’uomo che lo afferma è pazzo. E solo reinterpretando secondo lo schema del presente pensiero ciò che nei tempi più antichi era reale, in questa «fable convenue» che noi chiamiamo «storia», solo così ci si crea un velo su questa metamorfosi radicale che si può trovare se veramente si considera lo sviluppo umano conformemente alla verità. Ciò che oggi in molti casi pronunciamo, ciò che mostriamo nella vita esteriore, è sorto dal fatto che una volta si riferiva a qualcosa che era considerato come realtà. Oggi pronunciamo ancora parole, come per esempio «per grazia di Dio» — negli ultimi anni gli uomini hanno cercato più o meno di disabituarsi da ciò, ma vi sono riusciti male —, ma non sappiamo, o non osserviamo, che una volta per la consapevolezza dell’umanità questa rappresentava una piena realtà, un’ovvietà.

Con ciò vi indico i fatti che danno al nostro pubblico la caratteristica del fraseologico, del convenzionale. Poiché ciò che affermiamo attraverso il nostro linguaggio, i nostri costumi, perfino attraverso il nostro giudizio nella vita pubblica, tutto ciò rimanda indietro a tempi in cui si formavano e si usavano queste parole in un significato completamente diverso, anche se solo in lingua successiva furono create — esse erano forgiate sul modello del linguaggio originale. Oggi sono strizzate fuori, le parole che usiamo per la vita pubblica. A certe parole e segni la si vede, a certi non la si è vista a lungo. Che ciò che una volta, attraverso atti magici, era trasformato in una parte magica importante del Dio che camminavano sulla terra, era un segno appeso al corpo umano, sia divenuto la nullità dell’ordine moderno, è una storia che si segue poco dall’umanità. Non solo ciò che si esprime nella parola può diventare frase, come le nostre parole più importanti riguardanti la vita pubblica sono frasi, ma anche ciò che è appeso agli uomini negli oggetti può avere un carattere simile rispetto al suo rapporto con la realtà, come la parola che oggi è vuota e che una volta aveva un contenuto sacro, sostanziale.

Prima però che non si riconosca che il nostro sviluppo è stato innanzitutto uno in cui una consapevolezza più antica ha perduto la sua sostanza, è divenuta fraseologica e convenzionale, non può verificarsi una vera ricostruzione della nostra vita sociale pubblica oggi distrutta. Dobbiamo guardare alle nuove fonti che di nuovo apportino contenuto nella nostra vita pubblica. Per la nostra consapevolezza gli Dei non camminano in forma umana. Perciò dobbiamo acquisire la capacità di riconoscere ciò che non ha forma umana, ma che ha la forma che si può percepire solo quando ci si eleva a visione spirituale. Poiché per la nostra consapevolezza gli Dei non discendono più sui troni fisici, dobbiamo acquisire le capacità spirituali per salire percependo a quei troni, su cui gli Dei, che per noi possono vivere solo nello spirituale, sono presenti. Dobbiamo diventare capaci di saturare le nostre astrazioni fraseologiche con un contenuto spirituale vissuto. Dobbiamo diventare capaci di guardare queste verità in faccia, che per chi le cogliere correttamente sono sconvolgenti. Dobbiamo diventare capaci di vedere le cose come sono. Talora non lo facciamo nemmeno nel corso di decenni. Crediamo di vivere all’interno della civiltà europea quando siamo europei centrali. Dovremmo chiederci: Cosa rese mai il nostro interno mondo emotivo così lacerato negli ultimi cinquanta anni o anche più?

Ora, vorrei solo sottolineare uno: Se guardate verso Occidente, vedete innanzitutto — dal resto non vogliamo parlare — un popolo in decadenza, il popolo francese. Ma qualcosa all’interno di questo popolo francese ha un significato. Quando il membro del popolo francese diceva: Io sono un francese — se l’è detto attraverso i secoli —, così esprimeva qualcosa che era in accordo con i fatti esteriori e una confessione lecita, veritiera rispetto alla vita esterna. Coloro fra noi che hanno ancora parlato con uomini che la loro gioventù nella prima metà del diciannovesimo secolo l’hanno vissuta come Tedeschi, costoro potrebbero confermarmelo: Herman Grimm per esempio ha ripetutamente caratterizzato cosa significava per gli uomini che nella sua gioventù erano ancora giovani all’interno della Germania, che allora colui che avrebbe voluto stare nella vita esterna: Io sono un Tedesco, mi professo tale — non come frase, ma come realtà — era un criminale di stato. Si era Bavaro, Württemberghese, Prussiano, ma si era criminale se si diceva: Io sono un Tedesco. — Aveva un contenuto nell’Occidente dire: Io sono francese —, poiché lo si poteva essere nella vita esterna. Aveva un contenuto, per il quale si finiva in prigione o altrimenti si era resi impossibili, se ci si fosse lasciato dire che si era Tedesco, che quindi si apparteneva a una nazione unita. L’umanità odierna ha dimenticato questo; ma queste cose sono realtà. E si tratta di guardare queste cose in faccia. Ma non si svilupperà l’entusiasmo necessario per tali cose se non si feconda la propria vita interna con i grandi, correttamente visti fenomeni della storia mondiale, non quella «fable convenue» che sta nei nostri libri odierni, che si insegna nelle nostre scuole, ma quella vera storia mondiale che può essere acquisita attraverso una considerazione spirituale.

Per un normale evangelico odierno è del tutto impensabile che una volta potesse avere un significato per gli uomini dire, «il Dio camminava sulla terra e il sovrano era il Dio» e «non c’è un qualche regno sensibile dove ancora ci sono Dei, poiché i processi mediante i quali si diventa Dio sono nel regno dove il soprasensibile ha la sua dimora, all’interno del mistero». Il mistero era ancora nei primi tempi della semi-preistorica storia egiziana veramente soprasensibile, e solo quando i misteri furono trasformati in chiese, la chiesa divenne simbolo del soprasensibile.

Un’umanità come quella odierna, che non vuole guardare alle origini del suo sviluppo storico, vive la sua vita come un uomo che è divenuto quarantacinquenne e ha dimenticato ciò che ha vissuto nella sua infanzia, come un uomo che è divenuto quarantacinquenne e al massimo si ricorda fino al venticinquesimo anno. Immaginate una volta quale conseguenza avrebbe per la vita interna emotiva di un uomo il fatto che quarantacinquenne non sapesse nulla di tutto ciò che ha preceduto il venticinquesimo anno. Questo però è la costituzione spirituale dell’umanità presente e da questa costituzione spirituale emergono oggi coloro che vogliono essere guide dell’umanità. Da questa costituzione spirituale si tenta oggi di inserire in una struttura sociale come forza ordinatrice ciò che soprattutto è necessario, che è che l’uomo conosca l’umanità come un organismo vivente, in cui esiste una memoria che non deve essere calpestata, che guarda indietro a cose che ancora agiscono nel presente, ma attraverso il modo in cui agiscono, precisamente sollecitano che in esse si versi qualcosa di nuovo.

Se si attaccano una volta un paio di tali toni, allora si vede che per il presente è necessario qualcosa, rispetto al quale tutto il blaterare di frasi che oggi scintilla da molti lati è una nullità. E si desidererebbe che una volta un numero sufficientemente grande di uomini riconoscesse la serietà del tempo presente e trovasse la forza, da questa serietà, di giungere veramente a qualcosa di nuovo. È proprio questo che è deprimente, che gli uomini del presente hanno grandi compiti e preferirebbero addormentarsi su questi grandi compiti. Questo era fondamentalmente da decenni il compito che precisamente attraverso il movimento antroposofico dovrebbe essere proposto: scuotere l’umanità addormentata, sottolineare che oggi all’umanità deve essere dato qualcosa che veramente la costituzione emotiva rispetto a quella che attualmente esiste la trasformi, come al mattino quando ci si sveglia la costituzione emotiva onirica si trasforma in quella della vita del giorno pienamente consapevole.

È proprio questo con cui ho voluto concludere oggi le due considerazioni storiche della scienza dello spirito che ho svolto durante la mia presente visita davanti a voi. Se da ciò che è il movimento antroposofico potesse emanare quello che le nostre stimolazioni sociali veramente dovrebbero accendere, riscaldare, rafforzare! Che l’umanità ha bisogno di impulsi sociali nel presente, questo emerge così pienamente all’osservazione dei fenomeni che veramente non dovrebbe essere frainteso. Che a questi impulsi sociali si può rispondere solo se nuovo spirito viene versato nello sviluppo umano, dovrebbero precisamente riconoscerlo coloro che da una qualche parte si professano al movimento antroposofico. Per questo però sul terreno di questo movimento antroposofico è necessaria veridicità e vigilanza, vera vigilanza. L’umanità culturale più recente si è abituata al sonno nella vita pubblica. E oggi questo sonno è così forte che talora, se non si stesse proprio nel vivente spirituale e si vedessero gli affari spirituali dietro questo fisico, ci si potrebbe mettere in grande dubbio dal corso esteriore a cui gli uomini si abbandonano nel perseguimento dei loro affari. Questo corso esteriore a cui gli uomini si abbandonano nel perseguimento dei loro eventi, esso lo esprime proprio, che gli uomini temono di partecipare in qualche modo all’afferramento del veritiero nei fenomeni. Si è così felici quando non si ha bisogno di guardare ai processi che accadono! Si vede oggi come gli uomini si lasciano dire: Questo e quello accade qui e là! — Stanno lì sulle loro gambe, senza lasciar trapelare alcunché dal fatto che hanno sentito parlare di cose che hanno un significato profondo per l’andamento degli eventi. Gli uomini oggi sentono parlare delle cose più significative, che devono condurre alla distruzione, al declino, e non riescono nemmeno a esserne indignati. Ora di nuovo cose vanno attraverso il mondo, intenzioni vanno attraverso terre tedesche, su cui gli uomini dovrebbero essere inorriditi — e non lo sono! Chi però non può essere indignato da queste cose, questi non ha nemmeno la forza di sviluppare il senso della verità.

È proprio questo su cui oggi bisogna puntare l’attenzione, che un sano sconcerto verso l’insano deve essere la fonte di una ispirazione per le nuove necessarie verità. Oggi è persino meno necessario che gli uomini ricevano verità trasmesse, che sia necessario portare forza di fuoco in questi sistemi nervosi letargici. Poiché forza di fuoco è oggi necessaria all’uomo, non misticismo sonnacchioso. Non nostalgia di riposo mistico, ma servizio allo spirituale, è questo di cui si tratta oggi. La connessione con il divino deve essere oggi cercata nell’attività, non nella sonnolenza mistica e nella comodità.

Queste sono le cose su cui una volta bisogna puntare l’attenzione. Poiché oggi si deve cercare come poter introdurre nel nostro insegnamento la possibilità di connettere di nuovo il divino all’esteriore-operante. E possiamo farlo solo se senza pregiudizio guardiamo come negli imperî del primo tipo gli uomini trovavano gli Dei che camminano sulla terra. Dobbiamo trovare la possibilità, come anime umane, di poter camminare spiritualmente in mondi spirituali, affinché di nuovo troviamo gli Dei!

4°Le tre correnti di iniziazione del presente

Stoccarda, 13 Giugno 1920

Ciò che oggigiorno preoccupa colui che vuole lavorare nella direzione della scienza dello spirito qui intesa, orientata antroposoficamente, è un fatto che come tale è stato già qui discusso parecchie volte. Il fatto che intendo è che fondamentalmente una larga parte dell’umanità presente passa accanto senza prestare attenzione a tutto ciò che si manifesta in modo evidente come forze di declino, forze che, se giungono a manifestarsi nel loro modo appropriato, devono necessariamente condurre la nostra presente civiltà all’abisso.

Non dobbiamo forse confessarci che nel presente molto emerge da profondi fondali umani e si svolge come questo o quel fatto, che, con altre parole, nel presente accade realmente parecchio, e che d’altra parte una larga parte dei nostri contemporanei non riesce a decidersi ad essere degnamente attento a ciò che veramente accade?

Si può dire che nel presente dalle grandi prospettive sorgono poche correnti spirituali che lavorano con vera attenzione alle forze che plasmano il mondo. Una direzione spirituale è quella che ho caratterizzato ripetutamente negli ultimi anni, che ha le sue radici soprattutto nella popolazione di lingua inglese della terra, che lavora molto nel segreto, ma che però lavora in modo straordinariamente efficace. La seconda è quella comunanza di movimento che si raccoglie da tutto ciò che oggi vuole fare i conti con i sì assolutamente comprensibili, benché anche legittimi istinti del popolo. È un movimento che nei suoi estremi è rappresentato da uomini che non capiscono nulla di tutta l’evoluzione umana, che non sanno di ciò che il mondo può portare avanti, che però attraverso certe circostanze, su cui ancora indicherò, sono in grado di procurarsi una posizione autoritaria malgrado la loro limitatezza, malgrado perfino le loro inclinazioni criminali piuttosto estese, sebbene siano anche persone intelligenti e così, attraverso il fatto che impressionano molte persone, riescono a portarsi alla superficie delle attuali condizioni pubbliche.

La terza operante corrente spirituale è quella che scaturisce da singoli rappresentanti particolarmente attivi dei vari insegnamenti — insegnamenti di ogni tipo — e che a sua volta sa assolutamente bene ciò che in realtà vuole. Essi hanno nel loro seno tutto ciò che comunemente si chiama gesuitismo. E sebbene molti uomini parlino su gesuitismo e simili, una larga porzione dei nostri contemporanei è poco inclinata a seguire con piena attenzione ciò che veramente accade.

Se si vuole formarsi un giudizio sul corso degli eventi del presente, allora vengono in considerazione varie cose. Però una cosa sopra tutte viene in considerazione, cosa che si connette con un fatto che ho già menzionato nel mio primo discorso pubblico qui, col fatto che riguardante la costituzione interna emotiva, soprattutto riguardante la struttura del concetto, gli uomini del presente continuano infinitamente da ciò che era solo appropriato alla struttura del concetto, alla forma del concetto durante il Medioevo. Essa era allora grande, era allora significativa, ma oggi è stata sorpassata. Coloro che hanno acquisito con maggiore intensità il sentimento e il concepimento intero nella loro forma medievale, sono oggi gli ampi settori delle persone più o meno socialiste sulla terra. All’interno di questi settori si sono formate forme di concezione che soprattutto trovano espressione in una fede in autorità praticamente illimitata, in un chinarsi di fronte a tutto ciò che si procura semplicemente autorità attraverso la mano robusta all’interno di questi settori. È proprio così che è divenuto possibile che persone come Lenin e Trotskij nell’Oriente dell’Europa — e il movimento continua verso l’Asia con velocità vertiginosa —, con l’aiuto di poche migliaia di persone, esercitino una tirannia su milioni di uomini, una tirannia che mai durante i peggiori tempi della tirannia orientale è stata così grande come è oggi.

Tutte queste cose vengono in considerazione quando oggi ci si vuole formare un giudizio su ciò che accade. Poiché a ciò che può essere caratterizzato solo con un paio di tratti, in realtà si contrappone solo, contando ancora sulle grandi forze storiche e plasmanti il mondo, ciò che un autentico, sincero, vero movimento di scienza dello spirito dovrebbe essere. E se si paragona l’interesse che ha trovato un tale movimento di scienza dello spirito, con l’interesse che hanno trovato gli altri movimenti caratterizzati nel corso di un tempo relativamente breve, in particolare con l’influenza che questi movimenti hanno acquisito, allora si deve dire che l’interesse per questo movimento di scienza dello spirito è oggi ancora praticamente uguale a zero.

Certo, non vogliamo negare che ci sono numerosi uomini che tengono con questo movimento di scienza dello spirito, che almeno dicono a se stessi che tengono con questo movimento di scienza dello spirito. Ma la differenza sarebbe terribilmente grande se ci si ponesse davanti l’intensità con cui le tre altre correnti spirituali caratterizzate si schierano per quello che vogliono portare alla superficie, e quale intensità d’interesse viene accordata al movimento di scienza dello spirito. Poiché questo movimento di scienza dello spirito è fondamentalmente concepito in modo straordinariamente superficiale, superficiale nel sentimento e nel sentimentale, mentre gli altri movimenti sono precisamente concepiti dal sentimento e dal sentimentale con intensità illimitata.

Chi si rende davvero conto, in modo tale che lo metta nel mezzo di tutto il suo sentimento e pensiero, che si tratta di un intervento serio nelle forze che plasmano il mondo da parte della scienza dello spirituale, di portare al riconoscimento fra gli uomini ciò che dalla nostra prospettiva viene denominato la scienza dell’iniziazione? La scienza dell’iniziazione, essa racchiude oggi l’interesse più serio dell’umanità. L’interesse che le viene accordato da molti che pretendono di professarsi onestamente ad essa, è tuttavia un interesse piuttosto esteriore, un interesse adattato a tutte le possibili considerazioni secondarie.

La scienza dell’iniziazione l’hanno, benché in un modo affatto non vantaggioso per l’umanità, coloro che ho spesso denominato gli effettivi creatori all’interno del movimento mondiale anglo-americano. La scienza dell’iniziazione hanno tutti coloro che dipendono dal gesuitismo. E un’iniziazione di tipo particolare ha anche il leninismo. Poiché il fatto che il leninismo comprenda di esprimersi in un modo così intelligente attraverso le forme dell’intelligenza della testa, ha un fondamento del tutto determinato. Nel leninismo lavorano alla superficie dello sviluppo umano l’intelligenza dell’animale umano, l’intelligenza dell’animalità umana. Tutto ciò che scaturisce dagli istinti umani, dall’egoismo umano, prende interpretazioni e forme in ciò che nel leninismo e nel trotskismo si manifesta in modo esternamente così intelligente. L’animale vuole una volta come animale più intelligente portarsi alla superficie e vuole tutte le forze arimaniche, che hanno lo scopo di escludere lo specificamente umano, e tutto ciò che di intelligenza è distribuito nella serie animale — l’ho sottolineato spesso — trasformarlo in forze che plasmano l’umanità.

Poiché riflettete solo — l’ho sottolineato spesso qui — a come gli uomini divennero vanitosi quando avevano inventato qualcosa come la carta da stracci di lino o la carta di legno o qualcosa di simile, la carta in generale. Sì, quanto tempo prima degli uomini le vespe o animali simili, che si costruiscono i loro nidi dagli stessi materiali da cui è fatta la carta, fecero questa scoperta! Lì l’intelligenza umana è dentro l’animalità. E se mettete insieme tutto ciò che nell’animalità è distribuito come tale intelligenza, e se pensate che le forze arimaniche la raccolgono per pomparlo in testa agli uomini che vanno solo secondo istinti egoistici, allora capirete che una verità può esserci quando si dice: Lenin, Trotskij e persone simili sono gli strumenti di questi poteri arimanici. Questa è un’iniziazione arimanica che appartiene semplicemente a un’altra sfera mondiale della nostra. Ma è un’iniziazione che nel suo seno ha il potere di portare via dalla terra la civiltà umana, di portare via dalla terra tutto ciò che si è formato come civiltà umana.

Si ha a che fare con tre direzioni di iniziazione: due che giacciono sul piano dello sviluppo umano e una che giace al di sotto del piano dello sviluppo umano, ma straordinariamente piena di volontà, praticamente illimitatamente piena di volontà. E ciò che può portare ordine, ciò che un obiettivo degno dell’uomo può portare in tutta questa direzione, è solo ciò che giace all’interno della vera scienza dello spirito. Ma un vero obiettivo, una vera serietà da parte di questa scienza dello spirito può emanare solo se veramente la si fa una questione penetrante della vita e se si è attenti a quanta chiacchiera, quanta superbia e quale egoismo spirituale in molti casi si esprime in ciò che, per lo più in tutta sincerità, viene annesso a questo movimento di scienza dello spirito. È inutile nascondere queste cose. Al contrario, devono essere sempre di nuovo discusse. Poiché come si potrebbe altrimenti sperare di portare nelle anime quelle forze che devono necessariamente essere nelle anime se la civiltà non deve andare verso il suo declino?

Vorrei descrivere qualcosa in modo assai concreto per alcuni minuti. Così ho letto poco tempo fa in un giornale la seguente frase: «La religione, che rappresenta un riflesso fantastico nelle teste degli uomini sulle loro relazioni reciproche e con la natura, è destinata al naturale declino attraverso l’aumento e la vittoria della concezione scientifica, chiara, naturalistica della realtà, che si svilupperà parallela con la costruzione pianificata della nuova società».

Ora, secondo ciò che oggi si può sperimentare riguardo alle anime addormentate del presente, ci si può domandare: Quanti uomini leggono davvero questo in un articolo di giornale e sobbalzano come colpiti da una vipera, perché è il sintomo più terribile che può essere espresso in tali frasi? Poiché non si pensa a ciò che emerge sulla terra quando viene realizzato ciò che giace nelle parole; «La religione, che rappresenta un riflesso fantastico nelle teste degli uomini sulle loro relazioni reciproche e con la natura, è destinata al declino naturale attraverso l’aumento e la vittoria della concezione scientifica, chiara, naturalistica della realtà, che si svilupperà parallela con la costruzione pianificata della nuova società».

Ciò che qui è inteso come religione non è alcun particolare insegnamento, non è alcun insegnamento religioso legittimamente criticabile, non è solo la religione in senso stretto, è tutta la moralità. E ciò che seguirebbe, se si avverasse ciò che in queste frasi giace, è che la società umana su tutta la terra dovrebbe trasformarsi in una mandria animale che può solo pensare in modo sofisticato. Se non si trova la possibilità che si sveglino forze contrarie a ciò che nel presente cresce nell’Oriente dell’Europa e si diffonde con velocità vertiginosa verso l’Asia, allora è così, che tutta la civiltà è destinata al declino. Allora si realizzerebbero tali ideali.

Non credo che sia giustificato di fronte a tali impulsi storici mondiali se qua o là si fanno avanti persone che desiderano che il misticismo chiacchierino praticato in gran parte nei circoli più ristretti, che, contro la mia intenzione, nel lungo tempo in cui la scienza dello spirito orientata antroposoficamente esiste ormai, qua o là è stato considerato come un ideale, in qualche modo continui senza considerazione di ciò che i grandi interessi dell’umanità terrestre ci esigono. Dobbiamo avere la volontà di guardare senza pregiudizio in questi grandi interessi dell’umanità. Dobbiamo disporci non solo teoricamente razionalmente, ma istintivamente a prendere davvero sul serio certi insegnamenti fondamentali, che sono celati da tutti gli insegnamenti europei e americani e che si vuole velatamente celare ulteriormente.

Noi sappiamo quali lotte fomentano il fuoco contro la scienza dello spirito orientata antroposoficamente, come fischia da tutti i lati. Sarebbe un peccato se ci si abbandonasse sempre di nuovo all’illusione dannosa e ormai degna di punizione che potessimo mai sperare di raggiungere qualcosa in questo o quell’angolo dove si oppongono a noi, per mezzo del fatto di convertire l’uno o l’altro che d’ufficio è tenuto a rappresentare un antico qualcosa. Non possiamo e non dobbiamo essere compromissori e opportunisti. Questo dovremmo porci di fronte, per così dire, ogni mattina come la nostra particolare proposizione meditativa. Ci sono state persone ben intenzionate che hanno detto che dovremmo far capire alle persone in questa o quella direzione come tentiamo di portare il mistero di Cristo nel mondo. Quanto più lo facciamo, tanto più fischia da certi angoli. Poiché nulla si oppone più, per esempio, a certi insegnamenti cattolici o evangelici nel presente, che il fatto che una vera concezione del mistero di Cristo acquisti luogo fra l’umanità. Poiché lì non esiste un interesse perché il vero mistero su Cristo acquisti luogo, ma che si continui ad afferrare l’antico. Se avessimo una qualche concettualizzazione complicata di Cristo, allora si tratterebbe di noi come una setta inoffensiva, come persone testarde, e non si combatterebbe con quell’intensità con cui si combatte contro di noi. Ma perché all’interno delle due direzioni, indipendentemente dalla terza, esistono sufficienti persone che sanno che dalla verità dovrebbe una volta essere parlato del mistero di Cristo, della struttura sociale dalla triarticolazione, allora porgono orecchio, e allora dicono: A noi sarebbe tolto il terreno, se volessimo venir incontro alla verità, perciò vi è giurato distruzione! — Non siamo combattuti per un errore, siamo combattuti perché su certi lati si nota che vogliamo la verità. È inutile oggi parlare di certe cose che accadono in altro modo. Poiché il movimento spirituale che qui è inteso ha il più grandissimo interesse per assoluta chiarezza, particolarmente per chiarezza del pensiero.

Poiché riflettete a parecchio di ciò che ho esposto! Su cosa si riduce dunque nel comprendere ciò che soprattutto è necessario all’umanità oggi? Si riduce a questo, che le nostre forze pensanti — tutto ciò che portiamo in noi come forze di concezione, a parte dalle forze sensorie —, che le effettive forze pensanti sono un’eredità della nostra esistenza prima della nostra nascita rispettivamente prima della nostra concezione. Ciò che possiamo come uomini pensare, ce lo portiamo attraverso la nostra nascita dal nostro essere prenatale nel mondo fisico. Tutto ciò che sviluppiamo come pensieri mentre siamo nel corpo fisico, sono le forze che dominano il nostro intero essere umano fra l’ultima morte e la nascita, attraverso le quali siamo entrati in questa vita terrestre. Ora pensiamo, e ciò che come forze di pensiero, non come pensieri utilizziamo, è l’ombra di ciò che era effettivo prima della nostra nascita rispettivamente concezione.

Riflettete una volta a ciò che oggi chiamiamo forze naturali, a ciò che opera nel fulmine e tuono, nell’onda mossa, nella formazione nuvola, nell’alba e tramonto, in vento e tempesta, nello spuntare delle piante dalla terra, nel ricevere-essere, nascita e crescita degli animali, riflettete a tutto ciò che percepite come forze naturali attorno a voi, e non pensate ora la forma reale di ciò, ma la mera immagine. Così vi prego, immaginate che tutto ciò che avete come forze naturali attorno a voi, getti da qualche parte la sua immagine, la sua ombra, e che queste ombre fossero accolte in un recipiente e agissero come immagini. Una relazione simile esiste fra l’attuale realtà naturale e la realtà che la sostiene, come quella che avete fra il vostro essere prenatale e le vostre forze di pensiero in questa vita terrestre. Immaginate una volta che là ci sia tutto ciò che io voglio schematicamente accennare, ciò che accade con la vostra anima fra la morte e una nuova nascita, e allora si forma un’ombra di ciò; da tutto ciò che è, si forma un’ombra, e quest’ombra diventa il contenuto della vostra testa, il contenuto dei vostri pensieri, è la vostra forza di pensiero. Ciò che pensate adesso sono le forze operanti prima della vostra nascita. Questo è, se mi permetto l’espressione paradossale, natura nel mondo spirituale. Non va più avanti nello sviluppo umano se gli uomini non acquisiscono una consapevolezza di questo: Nel mio pensiero entra il mio essere prenatale. Io sono, nel momento in cui attraverso la nascita sono entrato in questa vita terrestre, nel momento in cui penso, il continuatore del mio essere prenatale.

Se si prende questo, a chi allora si oppone di più? Di più si oppone a coloro che insegnamenti dicono più o meno così: Un uomo nasce. Se a due persone, a un individuo maschile e a uno femminile piace unirsi sessualmente, allora nel mondo spirituale Dio crea un’anima affinché sia unita con ciò che da due persone che si uniscono sessualmente è generato qui. Così un individuo umano prende il suo inizio! — Questo certamente contraddice molto ciò che appena è stato detto! Ma di questo vivono gli insegnamenti del mondo civilizzato odierno. Essi insegnano tutti: Se due uomini si uniscono qui sessualmente, allora lo spirito fa loro il favore, di sopra crea un’anima fresca; questa viene allora mandata giù affinché possa unirsi con il corpo fisico sorto, e allora è nato qualcosa di nuovo. — Ma a chi parlano tutti questi insegnamenti? Parlano a uomini terribilmente egoisti che soprattutto non riescono a sopportare il pensiero dell’annientamento dopo la morte. Quel pensiero però lo riescono a sopportare, poiché da secoli, quasi da millenni, vi sono stati abituati: che sia piacevole a Dio creare anime per i figli degli uomini che qui sono generati. Ma che con la morte tutto finisca, questo pensiero dal loro egoismo non riescono a sopportare.

Naturalmente, voi tutti sapete — non ho bisogno di diffondermi su questo — come sia la vita degli uomini dopo la morte, ma dirigiamo la nostra attenzione a un punto di vista completamente diverso. I predicatori da ogni pulpito devono supporre che parlino a uomini che non riescono a sopportare il pensiero dell’annientamento dopo la morte. Devono versare giù loro da questo pulpito quell’acqua di qualunque insegnamento siano le persone che giù siedono, che li renda «chiaro», cioè poco chiaro come sia dopo la morte. Devono scegliere precisamente quelle parole attraverso cui l’egoismo degli uomini si sente più stimolato; devono pronunciare precisamente quelle frasi attraverso cui questo egoismo spirituale degli uomini in particolare è secondato.

Cosa accadrebbe dunque — questo lo sviluppo per voi con un esempio particolare —, se oggi per esempio qualcuno in modo del tutto imparziale e serio portasse alcuni contenuti dell’insegnamento cattolico al vaglio critico, diciamo quel dogma che dice che deve piacere a Dio, se due umani si uniscono sessualmente, mandar loro giù un’anima, appena creata. Se questo contenuto dell’insegnamento fosse portato al vaglio critico, cosa accadrebbe? — Allora colui che procede senza pregiudizio, per investigare la cosa intera, troverebbe che una tale cosa non ha la minima relazione col contenuto del vero Cristianesimo, ma che nel Medioevo la dottrina di Aristotele penetrò nella teologia cristiana, e che Aristotele sostiene questa dottrina da un pitonismo frainteso, che per ogni corpo umano appena generato viene creata anche un’anima appena creata e si unisce con esso. Ciò che figura come presupposto evidente negli insegnamenti cristiani, questo non ha nulla a che fare col Cristianesimo, questo è una concezione aristotelica.

E più oltre, prendiamo qualcos’altro: Troviamo come parte di certi insegnamenti la dottrina dell’eternità della pena dell’inferno. Di nuovo una pura concezione aristotelica! Aristotele infatti ha assunto: Se l’anima viene creata, qui vive fino alla morte e poi viene nel mondo spirituale, allora in questo mondo spirituale come se lo immagina, non ha nulla di diverso da fare che in tutta l’eternità guardare indietro a ciò che ha fatto in un’unica vita terrestre. Così Aristotele si immagina che un’anima appena creata viene creata per ogni figlio generato, che questa anima vive sulla terra fino alla morte e poi in tutta l’eternità si occupa a guardare indietro a ciò che è accaduto in una vita terrestre. Se uno ha ucciso un altro, così deve sempre guardare a questo. Questo è l’origine della dottrina della pena dell’inferno. È una dottrina puramente aristotelica.

Immaginate ora che al posto di ciò che è spacciato come contenuto del Cristianesimo, aristotelismo vero aristotelismo sorga, allora coloro che questo aristotelismo mascherato come cristianesimo vogliono rappresentare, hanno una paura tremenda che ci si arrivi dietro, che così la gente venga a sapere: I nostri predicatori, i nostri sacerdoti non ci predicano affatto dal pulpito un Cristianesimo, ma un aristotelismo che si è insinuato nel Cristianesimo!

Parimente nel Cristianesimo c’è infinita Gnosi. Parimente nel sacrificio della messa cattolica c’è infinita cosa dei misteri egiziani. In molti atti di culto del Cattolicesimo — e in molti perfino nell’insegnamento evangelico — c’è qualcosa il cui origine si deve ricercare in qualche religione orientale. Ciò che la gente si propone è solo che non si scopra come stanno le cose, che non si scopra da dove vengono. Così cosa si deve fare? Si deve calunniare! Si deve dire che coloro che oggi si presentano con la verità, rubano e plagiamo dall’Orientalismo, dalla Gnosi e così via. Si deve fare «Traubismo». Si deve apparire in modo tale con dotte calunnie, come il pastore e professore Traub e tutti coloro che ora sono divenuti i suoi scimmiottatori. Perché lo fanno? Perché la verità viene alla luce e perché hanno tutto l’interesse che la verità non venga alla luce. Sempre di nuovo e ancora appariranno persone e diranno: Ciò che voi fate qui, viene preso in prestito da questo o da quello — e così provocheranno qualcosa che infuria la gente contro la Gnosi e tutto ciò che essi portano nella loro stessa carne spirituale, ma che non vogliono far venire alla luce nella sua vera forma. Gnosi — così si deve dire — è qualcosa di terribile, qualcosa di orribile! — Allora la gente non si curerà della Gnosi perché la temono, e allora i sacerdoti possono predicare su ciò che è veramente da Gnosi. Poiché i sacerdoti sono quelli che predicano ciò che proviene dalla Gnosi, non quelli che predicano ciò che cresce sul terreno della scienza dello spirito orientata antroposoficamente. E ciò che più viene temuto, è che la preesistenza dell’anima, che la vita dell’anima prima della nascita rispettivamente prima della concezione, che quest’ancoraggio dell’anima nel mondo spirituale da tutti i tempi, sopra il quale solo un insegnamento scientifico dell’umanità può disquisire, esista. Poiché si impara a riconoscere la verità, allora fra gli uomini che pensano ragionevolmente non ci sarebbe più spazio per la bestemmia, che gli Dei siano obbligati per ogni singolo corpo umano, di mandar giù dal mondo spirituale un’anima appena sfornata, che si unisca con essa. Ma tutte queste cose ritornano sulla forte affermazione del pensiero di potere. Dietro a tutto ciò c’è il pensiero di potere. E semplicemente seguendo certi insegnamenti, si può fornire al pensiero di potere una forza enormemente grande.

Cosa accade per esempio ora a Dornach? Dappertutto, quasi in tutta la Svizzera, appaiono articoli sull’Antroposofia che non contengono praticamente una sola proposizione vera. Tutta la campagna iniziò col fatto che apparve un articolo che conteneva ventitré bugie. Su queste ventitré bugie si raccordano ora da settimane solo articoli che praticamente confluiscono nella stampa cattolica intera della Svizzera e che non contengono nemmeno una proposizione vera. Perché accade questo? Accade perché il nutrito seguito di questa gente viene portato in una certa costituzione spirituale quando gli si dice l’untruth, nella costituzione spirituale in cui non si può più distinguere tra verità e non-verità.

Riflettete una volta a cosa tutto viene speso all’interno della nostra scienza dello spirito orientata antroposoficamente, per evocare sufficientemente chiare concezioni, in quale misura ciò che appare nella forma onirica nella consapevolezza umana, possa essere o meno una traccia della verità. Senza ulteriore mezzo l’uomo non può distinguere fra l’inventato e il vero, quando il processo onirico lo offre. — In quella stessa costituzione viene una comunanza a cui si mentisce, quando si sa che questa comunanza crede la menzogna. Poiché portando la costituzione emotiva nello stato provocato dalla menzogna, così la si è come uno strumento docile del pensiero di potere. Coloro che possono meglio esercitare il potere sull’umanità sono coloro che inculcano alle persone le illusioni senza fargliela riconoscere. Così vengono scritti sistematicamente questi articoli menzogneri con l’intenzione di raggiungere come stato d’animo ciò che si può raggiungere attraverso la menzogna. Questo è ciò a cui il probabilismo, che già da lungo tempo è insegnato dai Gesuiti, deve necessariamente giungere. È solo il ramo finale.

È difficile, contro tali gente di cui gran parte sono anime addormentate del presente, farle suonare. — Siamo stati costretti a organizzare un discorso nel giorno prima della mia partenza, poiché naturalmente si deve combattere, anche se non si vuole, contro ciò che si afferma come bugia a Dornach. E il Signor Dottor Boos, che appartiene ai nostri più coraggiosi giovani combattenti, allora dopo che nella discussione — il discorso era pubblico — aveva invitato ognuno che voleva parlare a ciò che era stato detto, e dopo che a tutto questo era stato taciuto, ha detto davanti a tutto il pubblico, ha dichiarato davanti a tutto il pubblico, che il primo scrittore delle ventitré bugie, il parroco Arnet di Reinach, fosse indegno di esercitare il suo ufficio sacerdotale e che sia un avvelenatore spirituale. Non si può farsi altrimenti. E allora la gente, malgrado ciò gli sia stato detto, ha soltanto un insegnante che, vorrei quasi dire, trema nelle ginocchia e allora dice: Aspettate, non tutti gli articoli sono ancora apparsi; alla fine potrebbe ancora venire —, sì, non potevo dire nulla di diverso che: L’inizio consisteva ventitré bugie, e potrebbe il fine venire solo alla fine del mondo, la verità delle ventitré bugie certamente, se questo fine ancora così a lungo si fa attendere, non potrà venir fuori. Poiché in ciò che finora è comparso — e una quantità rispettabile di articoli è già apparsa — non è fatto il più lieve tentativo di impegnarsi con le ventitré bugie.

Ma altre prove sono state fatte di una logica curiosa. Fu soprattutto messa in gioco la brochure dal discorrente di Tubinga — questo gioca un grande ruolo —, ma la gente che in questi articoli mette in gioco la brochure del Professor Traub, non la capisce bene. Scrivono: Lo Steiner prende in prestito da tutto le vecchie scritture, dagli Upanishad, dai misteri egiziani di Iside e dalla «Akasha-Chronik» — ora, forse il compositore l’ha scritto così, ma forse l’ha fatto anche il signore ecclesiastico. Così allora ho detto che certamente non mi importa di correggere errori di stampa, ma che sarebbe un lettore assai strano della brochure di Traub colui che immediatamente dopo ha dimenticato che in fondo nemmeno Traub ha sostenuto la sciocchezza che l’Akasha-Chronik sia qualcosa che si ha nelle biblioteche, e che non si può rimpoverare a qualcuno di prendere in prestito dalla scienza dello spirito orientata antroposoficamente quel vecchio pezzo che è l’Akasha-Chronik.

Abbiamo poi tra i liberali anche avuti alcuni amici sotto gli attacchi. Così il Dottor Boos ha potuto in un giornale liberale, allorché immediatamente spara colpi pesanti, dire: Qui c’è una non-verità sapiente. Poiché colui che ha scritto questo, deve pure sapere che non ha in biblioteca un’Akasha-Chronik. Non può averla in biblioteca, così deve saperlo; così deve aver scritto una non-verità intenzionale. Cosa fa però l’interessato? Dice: Il Dottor Boos si scherma la cosa, poiché è naturale che non lui, ma il compositore abbia causato l’errore di stampa «Akaska-Chronik». E se qualcuno usa tale sofistica, che gli rimprovera un tale errore di stampa, allora lo mostra, di quale spirito è figlio. Ora, voi vedete, con quale costituzione spirituale si ha a che fare. Ma non sottovalutate questa costituzione spirituale! Siate coscienti che sarà una dura lotta, che sempre più e più se ne andrà via in questa direzione. Si vuole prevenire che la gente apprenda ciò che ho espresso per primo nel corso medico. Ho detto lì: Appunto quando ci si sottopone a uno sforzo serio, da questo presente vivere acquisire la conoscenza delle leggi spirituali del mondo, quando si tenta di acquisire conoscenza i segreti più profondi della natura umana, di appropriarsi queste cose da sé dal presente vivere e allora le si ritrova negli scritti antichi, anche se da una vita spirituale atavistica istintiva, allora si acquisisce una grande umiltà davanti alla grandezza di una forma di spirito atavistica istintiva, che l’umanità una volta ebbe, che andò persa e che oggi deve essere ritrovata. — Così parla colui che consapevole che ciò che oggi dal sapere dal vivere deve essere ricercato, era presente come saggezza istintiva nell’umanità. Naturalmente parecchio di ciò che era saputo dalla vecchia saggezza istintiva è passato negli insegnamenti, che l’hanno solo corrotto. Questi insegnamenti però vogliono far paura all’umanità di questa saggezza originaria, e quando ne parlano, ne parlano nel senso: Gli spaventosi uomini che oggi praticano Antroposofia, prendono tutto in prestito da questa saggezza originaria. — Se si andasse a fondo della questione, si vedrebbe come molto si distingue ciò che oggi come scienza dello spirito orientata antroposoficamente viene portato agli uomini, da ciò che mai è stato preso in prestito da qualcosa, siano gli Upanishad o qualunque cosa. — Dall’Akasha-Chronik, questo «vecchio pezzo», si deve pur prendere in prestito! E che questo non sia visto, che ora appaia qualcosa che appartiene al presente, questo vogliono effettuare coloro che oggi fischiamo da tutti gli angoli con l’opposizione.

Perciò siate coscienti di questo, se sempre di nuovo siete tentati, qua o là, di esaltare risonanze lodando: L’alleanza fra gesuitismo e socialdemocrazia, che si stringe sempre più, è un alleanza del tutto naturale, non ha nulla di innaturale. Poiché i socialdemocratici sono solo, rivoltando la cosa, dal lato opposto dotati degli stessi forme di concetto con cui sono dotati i Gesuiti. Ma ciò che tanto si distingue da tutti i sentimenti, è l’«eternità dell’uomo», che è divenuta una dottrina dell’egoismo. Nella sua vera forma appare nel momento in cui la preesistenza del vivere precedente la nascita rispettivamente prima della concezione dell’anima umana la rende di nuovo un agente morale efficace. Questa concezione sarà combattuta fino al coltello. E si potrà solo andare avanti nel mondo perché primo la verità ha una forza interna; ma questa forza interna può solo operare se, secondo, si aggiunge che gli uomini, anche se presenti in numero ridotto, hanno il coraggio di portare questa verità nella loro anima, seriamente e sinceramente e onestamente e senza compromessi nella loro anima. È inutile che ci oscuriamo la distinzione enorme che esiste fra l’aristotelismo cattolico e evangelico della creazione dell’anima per un corpo umano generato, e fra il vero Cristianesimo. Non dobbiamo oscurarci questa distinzione. Poiché se oscuriamo questa distinzione, non notiamo affatto dove giacciono le fonti del pensiero di potere, della consapevolezza di potere in realtà.

Devo sempre di nuovo puntare su quella lettera pastorale di un vescovo cattolico, che effettivamente esiste e che dice: I credenti hanno l’obbligo di considerare il sacerdote come un essere superiore di Dio e di Cristo, poiché ogni volta che il sacerdote compie la consacrazione sull’altare, Cristo è costretto ad essere presente sull’altare, con il suo corpo e il suo sangue presenti nel pane e nel vino. Poiché il sacerdote costringe che Dio sia presente sull’altare, così il sacerdote ha il maggior potere nell’universo di Dio. — Questo è il contenuto di una lettera pastorale che veramente esiste e che inoltre è passata in molte altre lettere pastorali. E se mi chiedete: È questo coerente nel senso di quell’insegnamento che nel 869 in quel concilio a Costantinopoli lo spirito abolisce? — allora vi dico: Sì. — Poiché colui che dice che Dio sia più potente del sacerdote, lo dice, se lo dice come cattolico, perché oggigiorno la gente non vuole far valere l’altro. Ma altrettanto le persone del presente nelle loro anime dormono abbastanza per non domandare: Cosa dice veramente lo scrittore della lettera, quando una personalità che scrisse a Moleschott, fu abbastanza coraggiosa da dire che il criminale, il bugiardo, l’assassino è moralmente solo, se può vivere la totalità delle sue inclinazioni, e è immorale, se non esprime queste inclinazioni che in lui sono apposte, poiché così si limiterebbe la sua personalità, e le inclinazioni assassine siano altrettanto lecite come le altre inclinazioni? Le anime presenti semplicemente non sono abbastanza coraggiose per dirsi: Se i nostri scienziati della natura come fondamento per un insegnamento mondiale continuano a insegnare ciò che ora insegnano, allora come conseguenza necessaria semplicemente deve dirsi: Il criminale, l’assassino vale ugualmente come l’altro che si sforza, per così dire, di essere morale; gli uomini sono semplicemente troppo codardi per confessarlo. Nel tempo in cui era il fiore del materialismo, nel tempo in cui un Vogt, un Moleschott, un Büchner hanno scritto, che erano spiriti coraggiosi, in quel tempo si hanno fatto confessioni di questo tipo. Ma il presente è troppo codardo per fare questa confessione. Parimente il presente nelle anime addormentate non è abbastanza coraggioso per confessare: Sì, dopo ciò che come spirito è in quegli insegnamenti, il sacerdote è più potente del Dio.

Si tratta di questo, che quella visione del mondo, che come scienza dello spirito orientata antroposoficamente esiste, è veramente in ogni direzione incaricata di creare chiarezza di pensiero. Poiché ciò che ha da dire non è da afferrare con pensieri poco chiari, non è da afferrare con chiacchiera mistica, anzi, è da afferrare solo con pensieri cristallini, con quei pensieri come ho tentato di riconoscere nella «Filosofia della libertà» al medesimo tempo come punto di partenza della vera libertà umana.

Su tali cose possiamo ulteriormente parlare se dovessi essere nella posizione di tenere lezione di fronte a voi ancora una volta, il che spero accada molto presto.

5°Il declino della civiltà e il materialismo

Stoccarda, 24 Giugno 1920

1920

Poiché oggi si presenta ancora un’occasione per parlare a voi come agli amici del movimento antroposofico, prima della mia partenza, vorrei assecondare un desiderio che in certa misura mi sta a cuore: di discussione alcune cose che ora è necessario discutere. Forse gran parte di ciò che intendo dire proprio oggi sarà una sorta di ripetizione di cose che più volte sono state menzionate da i più svariati punti di vista, che già oggi svolgono un ruolo nelle considerazioni presentate nelle conferenze pubbliche. Ma per ragioni determinare è comunque necessario che oggi ci intrattengiamo ancora una volta su alcune cose.

Come ho sottolineato molte volte, deve essere compreso da un numero sufficientemente grande di persone, se il declino in cui siamo caduti come mondo civilizzato attuale non deve condurre alla completa rovina, che la civiltà attuale deve essere permeata di certi impulsi che possono provenire solo dalla comprensione scientifico-spirituale del mondo nel senso più ampio.

Il materialismo, che si è affermato negli ultimi tre o quattro secoli nel mondo europeo, che ha raggiunto il suo apice nel XIX secolo e si è rovesciato nel XX, questo materialismo ha una caratteristica che appare particolarmente paradossale quando non si sa affrontare correttamente le ragioni che vi stanno alla base. Questo materialismo, infatti, ha la caratteristica che gli è completamente impossibile conoscere il mondo materiale nella sua realtà. Ve ne ho forse già dato un esempio qui. Ovunque si trova, dal modo di pensare materialistico dei tempi moderni, la visione ampiamente diffusa che ha catturato il pubblico, che il nostro cuore nel nostro organismo sia una sorta di pompa che pompa il sangue attraverso l’organismo. In le più diverse varianti si trova oggi elaborata questa visione del pompa del cuore umano. Ora, la questione non sta così, piuttosto ciò che è realtà deve essere compreso così che si dica: L’intero nostro sistema circolatorio ritmico è qualcosa di vivente, e non qualcosa che possa essere paragonato a qualsiasi canale attraverso il quale scorre l’acqua, spinta nel suo ciclo da un pompa. Il nostro sistema circolatorio ritmico, il nostro sistema sanguigno è qualcosa di vivente. La sua vitalità è mantenuta da vari fattori, dei quali i più grossolani sono: la respirazione, la fame, la sete e simili, cioè cose che sono completamente di natura spirituale-animica. Sono cause molto primarie che pongono il nostro sistema sanguigno vivente in movimento ritmico, e ciò che è movimento del cuore proviene dal fatto che questo spirituale si inserisce in questo ritmo sanguigno. Il ritmo sanguigno è il primario, il vivente, e il cuore è trascinato da questo ritmo sanguigno. I fatti sono dunque completamente opposti a ciò che oggi viene proclamato dalle cattedre accademiche dalla fisiologia convenzionale e quindi viene martellato nelle persone dalla scuola e dalla prima infanzia.

Dobbiamo quindi dire: il materialismo non è nemmeno riuscito a conoscere nella realtà ciò che sono i processi materiali nell’organismo umano che si riferiscono al cuore. Ha proprio frainteso il materiale in modo completo. Ma questo è solo un esempio tra molti. Proprio il materiale è rimasto completamente inesplicato sotto l’influenza del materialismo. Il cuore non è una pompa, ma è piuttosto qualcosa che si può considerare come un organo sensoriale, che va inserito nell’organismo umano, affinché l’uomo nel suo inconscio percepisce attraverso il cuore una sorta di percezione inconscia della sua circolazione, così come si percepisce attraverso l’occhio i colori del mondo esterno. Il cuore è sostanzialmente un organo sensoriale inserito nella circolazione sanguigna. Di tutto ciò oggi viene insegnato l’esatto opposto.

Ora, questo è apparentemente un esempio piuttosto marginale. Posso immaginare che oggi molti filistei siano inclini a dire: che male potrebbe causare il fatto che le persone abbiano un’idea completamente sbagliata della natura del cuore umano! È bene concedere che ha una significativa importanza generale il fatto che tutti i medici abbiano un’idea sbagliata sulla natura del cuore umano. Perché che i medici abbiano un’idea giusta o sbagliata del cuore da cui dipendono molte cose nella vita umana. — Ma le cose stanno così anche con altre cose. E attraverso il fatto che tutte le cose nella vita sono interconnesse, l’umanità è oggi completamente riempita di pensieri perversi, di pensieri completamente invertiti. E si potrebbe credere, se solo si volesse, che la sospensione in pensieri perversi rovini completamente il nostro intero pensiero. Questo lo fa veramente. Il nostro pensiero è gravemente rovinato dal fatto che su i più diversi campi ci abitiamo, perché ci viene martellato dalla nostra infanzia, a pensare il contrario del reale. Non ci abitiamo mai a un pensiero sicuro, consapevole dello scopo. Perché come può emergere un pensiero consapevole dello scopo, ad esempio nella vita sociale, quando proprio nelle cose dove soprattutto deve essere cercata la verità, si è sulla strada opposta? Ma vede, certe cose rimangono completamente nascoste all’uomo oggi, che sono importanti da sapere. Quando negli attuali istituti, nei laboratori fisiologici, biologici o cliniche o altri istituti, si studia l’organismo umano, si studia, diciamo, il cervello analizzandolo pezzo per pezzo così come appare inizialmente, e si studia il fegato nello stesso modo. Ma nel fare ciò, non si osserva mai qualcosa che è completamente specifico per la comprensione dell’uomo. Tutta la nostra attuale organizzazione cerebrale e tutto ciò che è dominato da essa è qualcosa di essenzialmente diverso dal resto dell’organismo umano. Ciò che vi sta alla base, voglio mostrarvi nel seguente modo:

È qualcosa che si può disegnare nel modo seguente. Voglio gradualmente condurvi a ciò che veramente voglio dire. Si può dire: L’uomo ha due organi percettivi, le cui direzioni percettive sono circa così (vedi schema, a). E in una certa relazione con queste direzioni percettive stanno due altre direzioni percettive, che, se le voglio disegnare schematicamente, sono da disegnare così (b):

/

Queste sono quattro direzioni percettive che l’uomo ha, le cui linee si estendono come ho qui registrato in questo modo. Intenzionalmente non ho detto dove nell’organismo umano si trovano queste direzioni percettive. Se qui disegno niente altro che due direzioni (a), che in certo senso si estendono e con le quali si percepisce, e due altre (b), attraverso le quali si percepisce lateralmente, è completamente indifferente se questi sono le direzioni dei sentimenti o delle sensazioni che vanno attraverso le mie due gambe, e se quelle sono le direzioni dei sentimenti che vanno attraverso le mie braccia. Lì si ha qualcosa di coerente. In certo senso percepisco il mio stesso peso standomi in piedi con i miei due piedi sul suolo. Lì percepisco davvero qualcosa. E percepisco qualcosa ogni volta, anche quando non tocco nulla, quando stendo la mano, il braccio. Posso disegnarlo così (a). Ma posso anche significare qualcosa di completamente diverso con lo stesso disegno. Immaginate di avere l’orizzontale, allora posso significare con questi due direzioni i due assi oculari miei, allora disegno i due assi oculari così. E con questa direzione (b) posso significare la direzione dell’orecchio, e posso avere lo stesso schema per le percezioni degli occhi e delle orecchie. Una volta ho l’intero organismo, solo ruotato ad angolo retto, nella testa, l’altra volta dentro al resto dell’organismo. Da un certo punto di vista più elevato è la stessa cosa. Le nostre due gambe sono solo direzioni percettive incarnate nella carne che abbiamo anche in un modo più spirituale, estendendosi dal cervello attraverso gli occhi

e percependo colori, mentre altrimenti percepiamo il peso e tutto ciò che vi è connesso. Vediamo il nostro peso e calpestiamo i colori, potremmo dire, se volessimo mescolare completamente le due cose organicamente. Ascolto la gesso, tocco il do o il do diesis. È solo una differenza graduale. Ciò che è nella testa è ruotato ad angolo retto, più spirituale, l’altro è nel piano verticale ed è materiale. Ma alla fine tutti e due si riducono allo stesso. Solo che di una cosa ne so, di ciò che i miei occhi toccano in colori, ciò che i miei orecchi toccano in toni, di ciò ne so che è nella mia coscienza ordinaria. Di ciò che le mie gambe vedono circa le proporzioni della gravità, e di ciò che le mie braccia sentono circa tutte le altre proporzioni che vengono in considerazione, tutto è nell’inconscio. E ciò che è nell’inconscio, queste sono le proporzioni del cosmico. Con questo intero inconscio so il cosmico, so il rapporto della terra con gli altri corpi celesti, so ciò che è universalmente connesso con la gravità. Con le braccia ascolto la musica delle sfere, ovviamente non con le orecchie. Così che possiamo dire: Consistiamo nel nostro cosiddetto organismo inferiore, che ha una coscienza cosmica inconscia, e nella nostra testa, che ha una coscienza terrena, ma precisamente una coscienza « conscia ». Su questa distinzione è costruita l’intera organizzazione umana. Come siamo formati esternamente dipende completamente da questi contrasti. E sapete: Ciò che oggi portiamo come testa è il corpo trasformato dall’incarnazione precedente, dalla vita terrena precedente, mentre il nostro attuale resto dell’organismo diventerà testa nella prossima vita terrena. Attraversiamo questa metamorfosi da una vita terrena all’altra. La testa è quindi l’organismo restante trasformato. È in certo senso più perfetto, più completo. E perché lo è, le gambe sono diventate così fini che si estendono come tenaci visivi dagli occhi, per toccare i colori in modo altamente mobile. Le braccia della vita precedente sono diventate così eteriche che ora si estendono verso le orecchie e toccano i toni.

Prendete queste conoscenze concrete dell’uomo. Non serve a nulla se le persone sanno che ci sono vite terrene ripetute e così via. Questi sono infine dogmi, e allora è lo stesso avere dogmi della chiesa cattolica o evangelica, o avere il dogma della ripetizione delle vite terrene. Il vero pensiero comincia solo quando si entra negli eventi concreti, solo quando si può comprendere: Tu guardi la testa umana, la vedi come trasformazione del tuo corpo dalla vita terrena precedente, che certamente devi concepire come senza testa, perché la testa precedente è la trasformazione di un corpo in una vita terrena ancora più remota. Ma in ciò che ora vedi come testa, vedi l’organismo trasformato della vita terrena precedente. E ciò che ora vedi come il resto dell’organismo, vedi in esso ciò che nella vita prossima diventerà la testa, dove le braccia si saranno trasformate in modo da divenire orecchi, e le gambe si saranno trasformate in modo da divenire occhi. Solo allora, quando si guarda così nel materiale e lo si comprende nella sua trasformazione spirituale, quando si ha lo spirito tale che possa brillare nel materiale, solo allora esiste ciò di cui l’umanità ha oggi bisogno. E solo quando si è organizzato lo spirito umano così che non proclami tali assurdità come sono state proclamate, specialmente nella seconda metà del XIX secolo, come possibili concezioni sociali, solo allora si è davvero maturi per acquisire tali concezioni sociali che possono essere portate nel mondo come realtà. È necessario oggi che questo sia completamente penetrato. È una questione seria che oggi le persone si dicano: Ciò che è venerato come scienza che si è sviluppata, ciò che viene proclamato ovunque, deve essere sostituito da qualcosa di altro. Non c’è altro modo.

È un’assurdità, come ho detto anche in una conferenza pubblica di recente, parlare dell’istituzione di università popolari e credere di poter trapiantare nelle università popolari ciò che viene condotto oggi nelle nostre comuni università. Ciò che viene condotto nelle nostre università ci ha portato in queste catastrofi, perché l’hanno avuto come loro fondamentale disposizione materialistica le poche personalità dirigenti; ora deve essere portato nelle masse intere, il che significa che milioni devono cavalcare dentro alle catastrofi in cui sono stati cavalcati da una guida spirituale falsa di pochi. Ciò che non serve a pochi deve ora essere disperso per molti. Non è così conveniente la diffusione dell’istruzione popolare che si possa semplicemente portare fuori ciò che vive nelle università, perché in questo modo si porta fuori ciò che è completamente inadatto all’uomo. Questo suona oggi radicale, ma appartiene a ciò che è assolutamente necessario che sia completamente penetrato, se solo nel minimo modo si pensa che il declino non deve continuare, ma che una costruzione deve avvenire.

È questo di cui si vorrebbe poter parlare in parole che veramente catturino i cuori. Il maggior numero possibile di cuori deve essere catturato da queste verità concrete. Per questo è stato per me un tale bisogno indicare nelle conferenze pubbliche come abbiamo già raggiunto nella nostra scuola Waldorf che in singoli rami l’antroposofia sia portata positivamente nell’insegnamento della storia. Potrei ugualmente menzionare l’insegnamento antropologico nella quinta classe, dove anche l’antroposofia ha agito, agito, non insegnando l’antroposofia ai bambini — questo non ci verrebbe in mente —, ma vivificando l’insegnamento attraverso ciò che viene dall’antroposofia, lasciando fluire l’antroposofia nel contenuto dell’insegnamento. Questo agisce risvegliando sulle anime dei bambini; diventano molto diversi attraverso questi influssi. Sarebbe comodità se si volesse semplicemente insegnare l’antroposofia nelle scuole. Veramente non dipende da questo, ma dal fatto che si capisce vivificare attraverso l’antroposofia ciò che si insegna. Ma per questo l’antroposofia deve diventare completamente viva in se stessi, e questa è una cosa che è così infinitamente difficile: che l’antroposofia diventi viva negli uomini. Perché sarebbe già possibile in una certa misura che i più diversi rami non solo della scienza, ma dico proprio così: i più diversi rami della vita fossero permeati da ciò che può venire attraverso la vita nell’antroposofia.

Questa è una considerazione così generale. Voglio collegare una considerazione speciale, da cui potrete vedere come le cose che entrano in considerazione qui sono interconnesse.

Sapete che nella visione del mondo marxista oggi diffusa e nella concezione della vita, che trova la sua espressione radicale nel leninismo e trotskismo che distruggono il mondo, in questa concezione della vita marxista svolge un grande ruolo la visione che si chiama « concezione materialistica della storia », e in particolare il dogma dell’effetto fondamentale dei rapporti di produzione. È un dogma al quale milioni di persone dal proletariato oggi si dedicano, il dogma che ciò che è costume, diritto, scienza, religione e così via sia qualcosa che sorge come fumo, come un’ideologia — potete leggere i dettagli nei «Punti cardiali» — dai rapporti di produzione, mentre i rapporti di produzione sarebbero l’unica cosa reale, ciò che si deve porre a fondamento nella considerazione storica.

Ritenni di grande importanza allora — e in realtà questo è connesso con la mia intera opinione, che potessi fare qualcosa nella Scuola popolare operaia di Berlino da cui si sarebbe potuto partire — parlare in modo illuminante nei circoli proletari su questa visione della sola efficacia dei rapporti di produzione nel divenire umano, e ho quindi tentato di proclamare non la concezione materialistica della storia, ma la verità. Questo fu allora anche il motivo per cui fui cacciato, perché questo ha resistito ai leader in quel momento proprio come l’idea della triarticolazione resiste ora, perché in realtà all’interno del movimento socialista di allora e ancora oggi c’è un sentimento di autorità e una credenza nell’autorità molto più ceca che nella Chiesa cattolica.

Ma vedete, ciò di cui si tratta precisamente è penetrare, penetrare correttamente, come le cose sono anche socialmente interconnesse nel mondo. Chi guadagna una giusta comprensione in ciò che ho indicato nel mio libro « Da enigmi dell’anima » come la triarticolazione naturalmente data dell’organismo umano, chi comprende questa articolazione dell’uomo in organismo nervoso-sensoriale, organismo ritmico e organismo metabolico, costui pensa in modo tale che può quindi applicare questo pensiero anche alla vita sociale. Se si fa una cosa del genere, i folli di oggi vengono e dicono: Tu fai analogie; poiché il corpo umano è articolato in tre parti, articoli anche l’organismo sociale in tre parti. — Questo è un’assurdità! Questo i « Punti cardiali » certamente non lo fanno, lì non si lavora con analogie. Si dice solo che se uno estrae il suo pensiero dai stivali spagnoli in cui è stato sepolto dalla moderna erudizione e specialmente dalla moderna vita pubblica, estrae questo pensiero in modo tale che si basa su ciò che è corrispondente alla realtà nell’organismo umano, così ottiene questo pensiero abbastanza libero da poter pensare ordinatamente anche nel sociale, mentre il pensiero che pone il cervello umano accanto al fegato e esamina tutto come uguali sostanze non potrà mai giungere a una giusta comprensione.

Se si formassero analogie così esternamente, allora si direbbe: Abbiamo la triarticolazione dell’organismo sociale e la triarticolazione dell’organismo umano. La testa è l’organo spirituale, quindi deve essere paragonata alla vita spirituale dell’organismo tripartito; il sistema ritmico, che porta armonia tra le diverse funzioni come attività cardiaca, come attività respiratoria — quindi parte destra dell’organismo sociale; il metabolismo, il più grossolano, il più materiale, ciò su cui il mistico guarda con una certa disprezzo, anche se spiega che deve mangiare e bere, lo si paragona alla vita economica. Ma non è così! Ho più volte attirato attenzione su questo in altre occasioni, che le cose in realtà stanno diversamente da come si crede da sole analogie, che ad esempio non si può dire che l’estate si lasci paragonare con lo stato di veglia della terra e l’inverno con lo stato di sonno. La verità è un’altra. In estate la terra dorme, in inverno è sveglia. L’ho esposto nei suoi dettagli.

Ma così è anche quando si va alla realtà e non alle analogie, quando si confronta l’organismo sociale con l’organismo umano. Allora si deve confrontare proprio la vita economica nell’organismo sociale con l’attività umana della testa; ciò che è vita del diritto, lo si deve certamente confrontare — perché è il mezzo, così anche le persone non hanno sbagliato nell’analogia — con l’attività ritmica. Ma la vita spirituale, questo lo si deve confrontare con il metabolismo. Quindi la vita economica è da confrontare con gli organi spirituali, la vita spirituale nell’organismo sociale con gli organi metabolici. Non c’è aiuto. La vita economica è la testa dell’organismo sociale, e la vita spirituale è stomaco, fegato e milza per l’organismo sociale, non per il singolo individuo umano. Questo è naturalmente di nuovo molto scomodo quando si è in stivali spagnoli, doversi distinguere tra la vita sociale e la vita del singolo, dell’individuo umano.

Qui si tratta di nuovo di guardare alla realtà preparati dalla scienza dello spirito e non di fare analogie e simbolismo intricato. Allora si arriva davvero a molte cose importanti. Ad esempio, si arriva al punto che si può dire: Sì, allora la vita economica, se è davvero la testa nell’organismo sociale, deve consumare come il cervello umano dal resto dell’organismo. Allora non si può dire che la moralità, la conoscenza, la vita religiosa sia un’ideologia che emerge dalla vita economica. No, tutt’al contrario! La vita economica è qualcosa che dipende dalla vita spirituale, dal metabolismo dell’organismo sociale, come il cervello umano dipende dalla respirazione, dallo stomaco e dal fegato e milza. Allora ci si rende conto che la vita economica è ciò che emerge dalla vita spirituale e religiosa. Se l’uomo non avesse uno stomaco, non potrebbe avere un cervello. Certamente non potrebbe nemmeno avere uno stomaco se non avesse un cervello, ma alla fine il cervello è nutrito dallo stomaco, e così la vita economica è mantenuta dalla vita spirituale e non viceversa. Perciò questa è una follia, una superstizione terribile, che oggi minaccia di diffondersi su tutto il mondo civilizzato come teoria socialista, perché nei secoli passati nessuno era stato attento a cercare la verità, ma piuttosto ognuno proclamava solo da emozioni ciò che gli sembrava appropriato secondo la sua classe e la sua posizione come verità. Ora per la prima volta si vede che follia sia considerare i rapporti di produzione come il fondamento per ciò che accade storicamente. Perché ora ci si rende conto, guardando davvero i fatti, non diffondendo analogie. Ora si guarda nel modo giusto e si vede che quando il metabolismo è minato nell’organismo umano, la testa soffre, così ogni volta che l’etico, il religioso, la vita conoscitiva è minata, nell’organismo sociale non opera un metabolismo sano e la vita economica deve allora andare in rovina. La vita economica non dipende da nulla, ma primariamente tutto dipende da concezioni, da idee, dalla vita spirituale delle persone.

E così come la nostra testa muore continuamente — l’ho esposto in altre conferenze —, così come noi mantengiamo il nostro organismo cerebrale solo perché sta continuamente morendo, contro ciò che il resto dell’organismo si oppone, così è con la vita economica. La vita economica è ciò che continuamente porta al declino il corso storico dell’umanità, che non fa procedere il resto da se, ma produce solo la morte di tutto. E questa morte deve essere continuamente di nuovo compensata da ciò che viene prodotto nell’organismo spirituale. Così proprio l’opposto è vero. Chi sosteneva nel senso materialistico che la vita economica sia il fondamento di ciò che progredisce, non dice il vero. La verità è che la vita economica è il fondamento di ciò che continuamente declina nuovamente in tappe e il cui declino deve essere compensato dallo spirito. Procedere nel modo in cui ora si procede in Russia significa aiutare il mondo a perire. Non c’è nessun’altra possibilità se si continua a lavorare in questo modo, se non aiutare il mondo a perire, per il semplice motivo che in ciò che si fa vi è la legge del declino.

Vedete di quali cose socialmente eminentemente importanti si tratta qui. È sempre stato quello che ho cercato più volte in i più svariati toni di far brillare attraverso le varie conferenze da quando da due decenni l’antroposofia viene praticata tra noi, e di chiarire che per noi veramente non si tratta di coltivare una concezione del mondo e una visione della vita interiormente seducente dall’anima, una sorta di snobismo spirituale, ma che si tratta di ciò di cui l’epoca ha bisogno come suo impulso più importante.

Ho voluto dirvi questo oggi ancora una volta in una forma di nuovo piuttosto diversa, interconnessa con varie cose che ci possono illuminare sulla natura dell’uomo, perché ora è importante che coloro che si dichiarano amici del nostro movimento antroposofico comprendano l’interconnessione di questo movimento antroposofico con ciò che altrimenti accade tra noi.

È vero che ora molto spesso tutto viene discusso in una forma piuttosto distorta, ciò che proviene da me o da altri amici, è difficile a una grande assemblea, anche antroposofica, dire le cose così completamente liberamente, ma deve essere fatto, perché non si ha nessun’altra occasione di parlare nel cerchio più ristretto, e perché sulle cose deve essere parlato, deve essere richiamata attenzione su alcune cose. Dobbiamo essere consapevoli, specialmente qui a Stoccarda, che ciò a cui siamo rimasti legati da due decenni come movimento antroposofico è entrato in un nuovo stadio, e che facendo così, se facciamo sul serio con questo movimento, abbiamo assunto l’obbligo di progredire con questo cambiamento, di adattarci a questo cambiamento. Dovete semplicemente comprendere correttamente che nel tentativo intrapreso praticamente dai nostri amici Molly Kühn, Unger, Leinhas e alcuni altri qui di trarre le conseguenze della visione antroposofica della vita, qualcosa è successo che riguarda tutti noi, che ci riguarda in modo tale che dobbiamo esserne interessati nel nostro intero comportamento. È così che fino ad allora propriamente — affacciamolo solo con chiarezza — il movimento antroposofico era una corrente mondiale spirituale. Una corrente mondiale spirituale è qualcosa di spirituale. Qualcosa di spirituale procede il suo cammino. Possono formarsi cricche, possono formarsi anche le più ignobili assemblee che hanno interessi personali e chissà cos’altro, persino un non-consiglio così come Max Seiling può una movimento spirituale andare oltre. Naturalmente si deve trattarlo correttamente in questo o quell’aspetto, ma fin tanto che si tratta di un mero movimento spirituale, si può andare oltre. Ma ora abbiamo comunque formato tre cose da questo movimento spirituale.

La prima era quella che si è unita al mio appello dell’anno scorso. È passata nel dubbioso movimento della triarticolazione, nella Lega per la triarticolazione dell’organismo sociale, che in realtà non ha finora raggiunto ciò che era stato desiderato nemmeno approssimativamente. Perché ciò che era inteso con l’appello è stato in certo senso rifiutato, e sarebbe bene se una completa consapevolezza di questo rifiuto fosse presente, che il minimo di ciò che era inteso con questo appello è stato realizzato.

Sono di conseguenza obbligato a molte cose. Quando ad esempio a Dornach è sorta l’idea che si dovesse fare un ulteriore appello che chiarisse nella vita internazionale ciò che Dornach significa per il mondo, ho dovuto spiegare ai nostri amici: Sì, fuori nella vita ordinaria, che ora sta andando verso il suo crollo, si è abituati a fare appello dopo appello, programma dopo programma. Non si può fare questo dal movimento antroposofico. Si tratta di capire che in certo modo è della massima malsanità se viene fatto qualcosa che non riesce. Si tratta del fatto che si devono davvero considerare con la massima precisione le possibilità di successo, che non si fa solo ciò che capita, ma che si fa solo ciò che può riuscire. Perciò ho detto allora una parola che è importante e che chiedo di considerare: Non mi verrà in mente di fare di nuovo un appello in maniera simile, perché una seconda volta non deve succedere la stessa cosa con un appello che è successa con il primo. — Ho potuto lasciar fare l’appello del Consiglio della cultura, che non è stato fatto da me stesso, ma si deve essere consapevoli che le cose cominciano a diventare di una serietà enorme, di quanto l’uomo oggi è inclinato a concepirle, quando qualcosa come il movimento antroposofico è sullo sfondo.

Ora abbiamo in certo senso formato tre cose dal movimento antroposofico, ognuna delle quali rappresenta qualcosa di completamente diverso:

La triarticolazione da quell’appello — dobbiamo lavorarvi, perché è in parte rifiutata; il secondo elemento è la scuola Waldorf; il terzo è l’impresa finanziaria, commerciale, industriale « Il Giorno che Viene ».

Allora in tempi precedenti, quando avevamo solo il movimento antroposofico — parlo oggi solo di Stoccarda — venivo a Stoccarda, probabilmente stavo lì tre o quattro giorni, ma sapete con quante persone potevo sempre parlare individualmente. Tutto ciò erano cose che, come ora il successo dimostra, erano di una certa importanza. Non era insignificante che ciò che nel frattempo era accaduto — mi capirete se mi volete capire — potesse essere messo in ordine di nuovo in tali conversazioni con singole personalità. Poi la cosa poteva procedere fino alla prossima volta. Ora, così come le cose stanno attualmente, in realtà dopo che questi elementi esterni si sono formati, si hanno riunioni dal mattino alla sera, sì fino alla notte, e non si può assolutamente parlare di continuare quelle vecchie abitudini che c’erano quando eravamo ancora un movimento antroposofico. Molto molti non sentono nient’altro che un disagio, che non è più come prima. Ma è necessario considerare il cambio generale e veramente dirsi: Qualcosa è cambiato dalla primavera dell’anno scorso, e ciò deve essere preso in considerazione.

Ora non può rimanere così come è adesso, ma affinché non rimanga così, vi deve essere collaborazione. Non può rimanere così per il semplice motivo che tutto ciò che accade, sia per la scuola Waldorf, sia per la Lega della triarticolazione, sia per il « Giorno che Viene », sì, nasce sulla base del lavoro spirituale. Senza il lavoro spirituale che è stato svolto e deve continuare a essere svolto, tutto questo non ha senso. Questo lavoro spirituale deve dare configurazione al tutto, deve dare al tutto forza e contenuto. Se arriviamo a ciò a cui arriveremmo se la cosa continuasse così, la conseguenza sarebbe che le attuali istituzioni divorerebbero il movimento spirituale originale; allora siamo privando la cosa dei suoi fondamenti originali. Ciò che emerge dal movimento antroposofico non deve divorare questo movimento antroposofico stesso.

Vedete, devo discutere cose molto serie oggi, e almeno alcuni mi capiranno. Ma la cosa non può essere diversa se non lasciamo una realtà, che cioè il lavoro antroposofico è stato fatto davvero per molti anni, decenni. Questo lavoro deve essere una realtà.

Ora vi chiedo di aggiungere a ciò un qualcosa: Nel mondo c’è molta lotta, ma dove è davvero la maggior parte della lotta? Si svolge solo in una certa forma, non lo si nota, ma è soprattutto nella vita spirituale. E ad esempio in ciò che si chiama movimento antroposofico, non c’è fine della lotta. Quando dal vecchio modo di fare — dovevate annettervi, sapete perché — il nostro movimento si formava, cioè molti dei ragazzi con i vecchi costume teosofici si univano al nostro movimento, avevo la sensazione che un signore che allora era un difensore particolarmente violento proprio della nostra direzione, ben presto avrebbe litigato con tutte le possibili altre persone; perché la lotta è qualcosa che si forma proprio terribilmente lì. Sì, ho persino sempre sottolineato: Il signore che è un così puro teosofo non litigherà solo con altre persone, ma la sua metà sinistra e la sua metà destra entreranno in una lotta terribile. Si vivrà il fatto che il lato sinistro di questa personalità litighi con il destro nel modo più terribile.

L’altro polo deve svilupparsi, il polo che deve superare le lotte continuamente presenti che emergono dalla natura di ogni movimento spirituale — perché ogni movimento spirituale lavora verso l’individualità. L’altro polo deve essere presente, il polo della comprensione umana, il polo che consiste nel fatto che si può penetrare negli uomini, che si può approfondire gli impulsi vitali di un’altra persona e così via. Deve essere possibile che ciò che ora conduciamo come lavoro di triarticolazione, ciò che conduciamo come « Giorno che Viene », ciò che conduciamo come scuola Waldorf, sia portato da una buona fondazione morale del nostro movimento antroposofico qui a Stoccarda, da quella fondazione morale che è stata elaborata da decenni, o almeno avrebbe dovuto essere elaborata. Deve essere portato da ciò, perché solo così andiamo avanti e possiamo di nuovo riguadagnare un equilibrio tra la vita in riunioni e il necessario lavoro spirituale, che comunque deve formare il fondamento. Ma naturalmente non arriviamo lì se continuamente cose come quella che si verificano qui, che vi viene detto: Qui è accaduto di nuovo qualcosa di terribile, c’è una persona che critica continuamente, che è dannosa per tutti gli altri. — Questo potrebbe essere, potrebbe essere giusto. Ma fino ad ora, nonostante tali cose mi si siano presentate innumerevoli volte durante la mia attuale permanenza, non mi è riuscito di proseguire una tale questione così lontano che, quando sono arrivato al secondo, mi avrebbe detto la stessa cosa del primo. E al quinto, sesto è già diventato l’opposto di ciò che il primo mi aveva detto. Sì, racconto solo fatti. Non voglio criticare, non voglio biasimare o lodare, veramente nemmeno il primo, ma è così. Ma ciò che è necessario che si sviluppi proprio su base antroposofica — l’ho esposto spesso — è un sentimento assoluto della verità infallibile. È molto difficile continuare a lavorare in tutte queste cose se non vi è la base della verità, della verità immediatamente reale. Se questa base della verità reale è presente, allora deve essere così che se qualcosa si avvicina a uno e lo si segue ancora al quinto o sesto, si presenti ancora nello stesso modo. Ma esperimento che mi sia comunicato qualcosa di « terribile » e ogni persona che interrogo dice qualcosa di diverso. Naturalmente non posso applicare nella vita esterna le cose che so da altre fonti; l’ho detto spesso. Non si tratta di questo, se conosco la cosa o no, se sia giusta o no, ma si tratta se il primo dice lo stesso del sesto, settimo; non si tratta della mia conoscenza. Di solito non mi lascio ingannare da illusioni e nemmeno chiedo a nessuno per questo, ma per ragioni completamente diverse. Di solito non sono molto interessato a ciò che mi viene detto, ma si tratta ora che io possa guardare a ciò che il primo e ciò che il settimo dice, e lì spesso risulta che l’uno dice qualcosa, e al settimo è l’esatto opposto. Ora credo che ne segua con una certa evidenza qualcosa: che uno di loro non è vero. Questo mi sembra che segua da ciò.

Sì, nella vita fisica ordinaria esterna, che proprio per questo va verso il declino, non si è mai voluto notare la funzione, il significato di un’incisività della falsità. Anche se non è intenzionale, la falsità agisce comunque distruttivamente. Su base antroposofica orientata dalla scienza dello spirito, dovrebbe essere chiaro sotto ogni circostanza: Ciò che nella vita fisica è una bomba distruttiva, nella vita spirituale è la falsità. È una forza distruttiva, uno strumento distruttivo, e cioè uno strumento realmente distruttivo. Sarebbe davvero di nuovo possibile, nonostante i molti fondamenti, arrivare a un grande lavoro fruttuoso anche in campo spirituale, se si prestasse attenzione a queste cose, ma un’attenzione obiettiva, non un’attenzione personale.

Sapete, non è mio modo tener prediche filippiche; non è mio modo predicare morale. Ma devo portare alla luce fatti che mi si sono particolarmente presentati in questo momento, perché siamo in una situazione seria. Siamo di fronte a imprese che non devono fallire, che devono riuscire, per cui non si può parlare nemmeno minimamente del fatto che falliscano, di cui oggi dobbiamo dire: riusciranno.

Ma che non divorino il movimento antroposofico originale dipende dal fatto che ognuno veramente collabora affinché ciò che moralmente avrebbe dovuto emergere dal lavoro decennale sia veramente lì. Ognuno deve collaborare a questo. È semplicemente necessario che ognuno collabori a questo.

Mi fa male al cuore che quasi non posso soddisfare nessuno dei desideri che ora si presentano così numerosi. Ma devo sempre rimandare gli amici perché semplicemente il tempo non si può raddoppiare e non solo dal mattino alla sera, ma vi sono riunioni fino alla notte. Naturalmente non si può parlare contemporaneamente con singole persone. Ma se — le cose sono interconnesse — mediante una considerazione nel cerchio più ampio della nostra collaborazione queste cose non vengono rimosse, che giocano così in tutta la vita qui e che sono caratterizzate da ciò che ho appena caratterizzato, se queste cose non vengono rimosse dal ripensamento di ogni singolo precisamente in questo luogo, allora non è assolutamente possibile trovare il tempo per il vero lavoro spirituale fondamentale. Ciò a cui l’antroposofia ha condotto avrà successo. Ma se in certe cose non si verificano cambiamenti, allora divorerà il movimento spirituale originale e allora per volontà dei cosiddetti portatori di questo movimento spirituale si avrebbe un nuovo materialismo, in quanto il movimento spirituale che vi sta alla base è stato portato al declino. Lo spirito vuole essere curato se non deve venire al declino. E il materialismo non consiste attraverso se stesso, per così dire, non si può fondare il materialismo, così poco quanto si può fare un cadavere. Un cadavere sorge quando l’organismo è abbandonato dall’anima. Così anche tutto ciò che è creato qui dalle fondamenta spirituali, da ciò che è animato, può diventare puramente materiale, se non c’è la tendenza a curare davvero lo spirituale. Ma per questo è necessario che soprattutto la base morale, la base etica, che ha potuto essere elaborata, sia considerata attentamente. Soprattutto si deve considerare attentamente che non ci si conceda illusioni, che non ci si accontenti di valutazioni che ci sono comode, ma che si guardi spietatamente alla vita.

È veramente molto cattivo se, ad esempio, si dice: La triarticolazione è una cosa bella, bisogna starvi attaccati, e perché ci si sente così bene, si dice: Ora fondo qualcosa, questo è del tutto nel senso della triarticolazione; allora sono una brava persona. Posso sentirmi una persona così brava quando fondo qualcosa che è un nocciolo della triarticolazione. — Leccarsi moralmente le dita di pura lussuria interiore, si può, quando si fa una cosa del genere, ma allora non hai bisogno di avere senso della realtà. Perché l’idea della triarticolazione è proprio per questo un’idea così corrispondente alla realtà, perché si deve cercare di realizzarla con tutte le forze nella realtà. Ma è proprio per lo spirito non corrispondente alla realtà in molte cose così resistente, che soprattutto deve entrare in un numero sufficientemente grande di teste. Bisogna avere il necessario senso della realtà e senso pratico.

Otto giorni fa ho dovuto parlare qui delle conseguenze della triarticolazione per la gestione della terra. Ho detto che la triarticolazione naturalmente lavora affinché lo scambio sociale, le relazioni sociali per la terra siano tali che non si possa comprare e vendere terra come una merce. Questo è qualcosa che è completamente dalla realtà, e il rapporto opposto è un’irrealtà. Ho dovuto spiegare questo nel giorno in cui sono anche arrivato in ritardo qui, perché abbiamo guidato tutto il giorno in campagna per comprare proprietà. Non si può, se si ha senso della realtà, così stare su il terreno della triarticolazione che si dica: Comunque devo essere una brava persona; formo un nucleo della triarticolazione. — No, si deve abbandonarsi senza illusioni al fatto che è impossibile oggi lavorare per la triarticolazione in certa misura diversamente, proprio a fare il più importante, se non si lavora per estrarlo dal presente immediato.

Non si tratta di leccarsi moralmente le dita per dire che sei sostenitore di un’idea. In questo modo diventa infruttuosa e astratta. Ma si tratta di penetrare la realtà, di riconoscere il necessario. Questa è la differenza tra utopisti, dogmatici e practici, che il practico va nella realtà per quanto lontano si può andare nell’idea, ma non vive in qualcosa di mondano estraneo solo dalla lussuria interiore, ma afferra la realtà. Ci si dà alle illusioni solo dalla lussuria interiore. Questo deve essere compreso. E molte altre cose devono essere comprese ancora, che sono in questa direzione. E non ho potuto astenermi, sebbene molto fosse disponibile anche per questa ora, per non usare questa ora prima della mia partenza, proprio per sottolineare molte cose che mi sono state mostrate nel modo più variegato così di passaggio, ma che si infrangono nel lavoro fruttuoso. Questo soffre soprattutto per il fatto che è sempre necessario condurre interminabili dibattiti su cose che potevano essere risolte in mezza ora, perché cose si mescolano sempre che propriamente non dovrebbe essere lì. Se oggi si è abituati al pensiero sano — e ci si deve abituare a questo se si vuole realizzare la scienza dello spirito che è presentata qui — e ci si ritrova nel mezzo di ciò che oggi accade nella vita commerciale nella cosiddetta pratica, allora potrebbe essere caratterizzato meglio come il fatto che si consuma il più possibile il tempo, si spreca il tempo. Perché ci sono oggi practici che si gloriano di aver tutto il giorno da fare. Se non sprecassero il tempo, il loro forse lavoro di dieci ore potrebbe essere fatto ampiamente in un’ora. Il tempo viene consumato proprio nella cosiddetta vita pratica attuale. E creando il fatto che il tempo viene consumato, si crea una dispersione dei pensieri. Si ha in realtà il sentimento, quando si entra oggi in questo funzionamento della cosiddetta vita pratica, che continuamente ci si crede in una fabbrica di tagliatelle, dove i pensieri che dovrebbero essere concentrati, come la pasta di strudel o la pasta per tagliatelle sono allungati, dove tutto è allungato largo. È spaventoso incontrare questi pensieri allungati che oggi sono coltivati come pratica della vita.

Se con questi pensieri si vuole penetrare il mondo, si vuol penetrare le cose di cui ho parlato oggi, per dare un’introduzione, allora non si arriverebbe mai a niente. Perché questo intero pensiero di pasta di strudel è emerso dall’uccisione del tempo, perché ciò che dovrebbe essere concentrato e potrebbe agire come pensiero solo allora, allungato non è nulla. Perché ciò che esercita le sue funzioni in una certa densità, naturalmente non vale nulla quando diventa sottile e consunto. E così molti di ciò che appare nella nuova economia non servono affatto al progresso del mondo. Sarebbe proprio compito nostro arrivare di nuovo a un pensiero sintetico anche riguardo alla vita pratica, e non consumare il tempo. Ma oggi il tempo deve ancora essere consumato se il movimento antroposofico, che proprio sta dietro le nostre imprese, non è ciò che dovrebbe essere: Un movimento completamente vero, in cui ciò che è bugiardo si esclude da sé, perché non lo si può usare in esso, perché si rivelerà subito.

Questo è quello che ho voluto dirvi oggi, senza significare nessuno — vi prego di non raccontare di nuovo, ho voluto colpire questo o quello —. Ho voluto caratterizzare stati di fatto generali, ho dovuto caratterizzarli, perché oggi siamo di fronte a situazioni mondiali serie, e fondamentalmente accade davvero in ciò che qui tra noi a Stoccarda accade, la serietà che è nell’intera civiltà. E da ciò che mi aggira tra noi potremmo imparare molto su ciò che si aggira nel mondo intero.

Non era inteso male. Non doveva nemmeno essere una filippica filistea, nessun discorso da pulpito, ma una discussione di ciò che mi è davvero entrato indirettamente nelle ultimi quattordici giorni più volte e ancora di nuovo davanti agli occhi e di fronte all’anima.

6°Materialismo e mistica come atto conoscitivo

Stoccarda, 25 Luglio 1920

Attraverso le considerazioni che anche da questa parte qui negli ultimi tempi sono state fatte, è passato un tono fondamentale. Più volte è stato partito dalla necessità di considerare la serietà del tempo, quando si devono pensare i compiti, le intenzioni che sono collegate al nostro movimento antroposofico. A questo tono fondamentale era allora appropriato in una certa misura ciò che è stato comunicato in queste considerazioni e ciò che dovrebbe essere un sostegno, per sviluppare sempre più questo tono fondamentale come sentimento animico in un numero più grande dei nostri membri. In questa maniera vogliamo anche continuare, e allora vorrei sottolineare oggi soprattutto qualcosa che può collocarci interiormente nel movimento scientifico-spirituale orientato antroposoficamente.

Come si concepisce ordinariamente dalle intere correnti evolutive della cultura occidentale — che come sapete, attraverso il libro di Oswald Spengler è provato scientificamente il tramonto —, come si concepisce la conoscenza all’interno di questa cultura occidentale, indipendentemente dal fatto che la si ammetta più o meno o no? Proprio coloro che s’immaginavano di stare così correttamente in piedi nella vita pratica, oggi concepiscono la conoscenza come teoria e non come atto reale dell’anima umana. E proprio su questo dipende oggi che ci discipliniamo a concepire la conoscenza come atto dell’anima umana, a concepirla così che mentre riconosciamo, non abbiamo davanti solo una teoria, una visione, ma abbiamo qualcosa che è atto intriso di volontà nell’intera interconnessione dello sviluppo terreno e dell’umanità.

Vorrei innanzitutto chiarire in maniera più metodologica su un fatto del mondo spirituale cosa deve essere compreso sotto conoscenza come atto. Ho già sottolineato spesso due correnti opposte nella vita dell’anima umana. Una corrente è la corrente mistico-astratta, l’altra è la corrente materialista-astratta. La corrente materialista-astratta è quella che si è affermata nel corso degli ultimi tre o quattro secoli dallo sviluppo della scienza naturale e in fondo ha colpito tutti i circoli che oggi vengono in considerazione per il progresso dello sviluppo umano. Veramente non vengono in considerazione per il vero progresso dello sviluppo umano i confessioni religiosi tradizionali così come sono rappresentati ufficialmente oggi. Per la promozione dell’ulteriore declino della cultura occidentale, questi confessioni religiosi tradizionali, così come sono rappresentati ufficialmente, veramente verrebbero in considerazione. Così, ad esempio, se si tratterebbe del fatto che l’idea spengleriana del tramonto dell’Occidente si dovrebbe effettivamente realizzare, allora potrebbe collaborare i confessioni religiosi tradizionali, così come sono rappresentati ufficialmente dai gesuiti, dagli evangelici positivi e così via; non verrebbero invece in considerazione per ciò che progredisce. È, come ho spesso osservato, persino fra coloro che non lo sanno, la corrente materialista è chiaramente notevole oggi. È il caratteristico, e dobbiamo sempre ricordarcene, che persino la visione del mondo teosofista, quando è sorta sotto questo nome « visione del mondo teosofista », era stata colpita dal materialismo in certi circoli. Perché cosa erano in fondo le descrizioni del corpo eterico e del corpo astrale dell’uomo da parte di questi circoli, che ripetutamente sottolineavano il corpo eterico e astrale come mero diradamento della materia e che non si immaginavano nient’altro che una nebbiosità, cosa erano se non un materialismo mascherato spiritualmente? Il materialismo mascherato spiritualmente per eccellenza è naturalmente lo spiritismo, che sì parla dello spirito, ma non vuole nient’altro che provare lo spirito in forma materiale, rappresentare. Tutto ciò che attraverso la letteratura popolare, soprattutto attraverso i nostri libri e giornali popolari, che in tutti i possibili articoli istruiscono le persone su ciò che è « giusto », tutto ciò che così arriva alla gente, completamente indipendentemente dal fatto che da parte cattolica o evangelica, è permeato dal materialismo. Questo materialismo è qualcosa che da un lato è connesso con la cultura progressiva. Si deve pertanto prenderlo in considerazione impegnandosi positivamente con esso. Ciò che è storicamente tradizionale come i confessioni religiosi deve naturalmente, se diventa attaccante del nuovo, combattere questo nuovo nel modo più intensivo, ma non è qualcosa di cui il concetto contemporaneo deve occuparsi seriamente, perché è qualcosa che si muove in direzione discendente. D’altra parte il materialismo è qualcosa che — naturalmente nella colorazione materialista, nell’interpretazione materialista — comunque produce proprio ciò che si deve sapere nel presente. Si deve sapere, se si vuol collaborare ai progressi della vita spirituale, cosa l’anatomia materialista, la fisiologia materialista, la biologia materialista, cosa la sociologia produce nel presente, si deve stare dentro a ciò che si può sapere in questo modo, e si deve guadagnare proprio da questo sapere la forza di trasformare il sapere materialistico, il modo materialistico di pensare e rappresentare in un sapere spirituale. È dunque prezioso entro il presente attuale occuparsi di ciò che contiene il materialismo come contenuto. Non si può oggi dire nel senso come alcuni se lo immaginano, trasformiamo la filosofia cattolica del medioevo. Solo come l’ho mostrato a Dornach con la scolastica, la si può trasformare, ma allora essa si trasforma da sé. Ma si può trasformare il materialismo in vita animica spirituale interna. Perciò è completamente ingiustificato quando dagli antroposofi è disprezzato ciò che il materialismo produce. Con questo si deve contare. Non si può sviluppare l’antroposofia dal blu vuoto, ma la si deve sviluppare nell’essere dentro vivente nella vita presente, e questa vita è innanzitutto la vita materialista.

Ora si deve nel momento in cui si vuole sentire il materialismo nel senso del vero progresso umano, sviluppare una sensazione fondamentale in sé, proprio quella sensazione fondamentale che vastissimi circoli nel nostro presente, in particolare i circoli contemporanei dei dotti, non sviluppano affatto. È la sensazione che tutto ciò che innanzitutto ci circonda nel mondo della percezione, che i nostri occhi vedono, che i nostri orecchi sentono e così via, non è una realtà e che la realtà non deve essere cercata in esso, che è quindi radicalmente falso quando si cerca in questo mondo percettivo esteriore atomi e molecole come realtà, anche nel senso che dovrebbero essere monete di pensiero. Su questo sono appunto particolarmente orgogliosi alcuni rappresentanti della scienza, che dicono di non assumere una realtà negli atomi e nelle molecole, ma solo forme di pensiero, per così dire punti di pensiero nello spazio. Ma non dipende da questo se si assumono punti materiali o punti di pensiero negli atomi, piuttosto se si parte da un’affferra viva di esseri spirituali, oppure si abhorrisce questa afferramento vivo e si parte da ciò che si ottiene solo nel mondo materiale. E questo vale, anche come forze puntuali, dagli atomi. Non appena si parte da visioni atomistiche, si rimane già in un materialismo che porta alla rovina. Con il mondo percettivo si riesce solo se lo si concepisce come fenomeno, come mondo di apparizione. Ciò che si ci presenta attraverso i sensi è qualcosa in cui la materia non è affatto. Dunque la sensazione dobbiamo sviluppare in noi — e possiamo svilupparla attraverso i risultati che sono depositati nella nostra letteratura antroposofica — che quando guardiamo attraverso i nostri occhi e vediamo l’intero cielo stellato, vediamo la configurazione di nuvole, vediamo il contenuto dei tre regni, del minerale, del vegetale e dell’animale, ma anche del quarto regno, il regno umano, che in tutto ciò che così percepiamo che ci si presenta, non dobbiamo cercare niente di materia. Non c’è materia dietro! Questi sono assolutamente tali fenomeni, tali apparizioni, come ad esempio l’arcobaleno stesso, anche se altrimenti si presentano più densamente di questo arcobaleno. Così come nessuno dovrebbe guardare l’arcobaleno come una realtà esterna — un ponte reale per dire che è teso nei sette colori — ma come un fenomeno, come un’apparizione, così ogni uno dovrebbe concepire ciò che esternamente gli si presenta attraverso i sensi, come un fenomeno, come un’apparizione, anche se si presenta ancora così densamente. Anche nel cristallo di quarzo, anche se lo possiamo afferrare — con l’arcobaleno naturalmente ci passeremmo attraverso — anche se il senso tattile ne è affetto, così dobbiamo comunque parlare di un fenomeno al cristallo di quarzo; non dobbiamo fantasia in esso una realtà materiale qualsiasi, indipendentemente da come se l’immagina la visione della natura che oggi erra. Quindi ciò che troviamo come « apparizioni » materiali, non sono affatto apparizioni materiali, non è materia in realtà. Sono solo apparizioni; sono ciò che sorge e muore da un’altra realtà che non afferriamo se non riusciamo a pensarla spiritualmente. Questa è la sensazione che dobbiamo sviluppare: non cercare la materia nel mondo esteriore!

Quindi proprio coloro che disprezzano maggiormente l’esteriore materialità, che dicono: Ah, ciò che si percepisce esternamente è solo materia, su cui si deve elevarsi! — sbagliano proprio il vero scopo dello sviluppo antroposofico. Proprio ciò che percepiamo esternamente non è materiale, non possiamo cercare affatto la materia in esso. Non troviamo nel mondo che ci fa impressioni attraverso i sensi affatto materia. Questo emerge da voi se leggete nello spirito giusto ciò che è depositato nella nostra letteratura orientata antroposoficamente.

E allora dovete coltivare ulteriormente questa sensazione. Allora si arriva a punti che sono piuttosto sgradevoli per l’uomo contemporaneo, perché sfiorano duramente ciò che si chiama il vissuti dalla Sentinella della Soglia. Sono spiacevoli esperienze; ma senza che vi si avvicini, non si progredirà nello sviluppo interno. Si deve assumere lo spiacere, per uscire dal teorico e entrare nel reale. La conoscenza deve contare in certo senso con i fatti. Chi ha la visione che entro il mondo che chiamiamo materia sia da trovarsi materia — molti crederanno già, perché si dice « materia », dunque è materia; con tale saggezza di parole si agisce oggi —, chi dunque dice che entro il mondo percettivo deve trovarsi materia, non commette solo un errore teorico. E chi crede di aver finito tutto dicendo: È falso cercare materia entro il mondo percettivo — costui non sta ancora nemmeno entro la scienza dello spirito orientata antroposoficamente; perché la mera correzione di una visione teorica non è ancora scienza dello spirito. La scienza dello spirito deve concepire la conoscenza come atto, la scienza dello spirito deve essere conoscenza intrisa di volontà, deve cioè entrare in realtà, già quando dà le sue definizioni, le sue spiegazioni. E allora la cosa diventa sgradevole.

È facile quando si dice: Tu hai la visione sbagliata che entro il mondo percettivo esteriore sia da trovarsi materia; dunque correggi la tua visione! — Sì, è discorso teorico. Assumere teorie, combatterle, metterle in ordine, è semplicemente discorso teorico, è qualcosa con cui la scienza dello spirito in realtà non deve essere soddisfatta; piuttosto si tratta del fatto che si proceda nella sensazione verso il fatto che colui che rimane appeso alla visione materialista rispetto al materiale, nel suo intero organismo è malsano. Si deve passare dalla mera designazione logica come scorretta a una designazione che penetra il reale, così entri nella costituzione dell’uomo. Si deve essere persuasi che non è solo logicamente scorretto dire che nel mondo percettivo si ci presenta materia, ma che colui che vede materia nella percezione, è davvero sulla strada verso l’idiozia costituzionale, che è cioè una malattia essere materialista nel senso indicato. Allora si vuole con la propria rappresentazione afferrare la realtà. Fin quando si rimane nel teorico, non l’afferrate. E allora ognuno presume: Ora, bisogna solo istruirsi bene, allora ci si può rinnovare. — Ma la scienza dello spirito presuppone ovunque lo sviluppo vivente, presuppone che ci si guarisca se si è materialista nel senso indicato, perché l’errare è una malattia, perché è la strada verso l’idiozia.

Allora le cose vengono avvicinate duramente a ciò che si riceve come conoscenza nell’incontro con la Sentinella della Soglia.

Perché quando in questo incontro con la Sentinella della Soglia si entra nei mondi che sono diversi dal mondo fisico, che aggiungono qualcosa di nuovo a questo mondo fisico, allora cessa tutto il teorizzare, cessa tutto ciò che offusca nell’intelletto, allora comincia la realtà, allora ogni parola è intrisa di realtà. Allora non si può più dire: Tu asserisci qualcosa di corretto o di scorretto — piuttosto si deve dire: Tu asserisci qualcosa da spirito malato o da spirito sano. — Allora si arriva alle realtà. Allora non si può nemmeno dire: Devi correggere la tua visione — piuttosto si deve dire: Se sei sulla strada verso la malattia, verso l’idiozia, devi nuovamente evolvere verso il senno sano e forte. — Vedete, non basta oggi che si rettifichino le cosiddette concezioni del mondo che offuscano, si corregga, piuttosto si tratta veramente, se si vuol diventare scienziato dello spirito, che ci si sottoponga a un processo reale in se stessi e ci non ci si accontenti di qualcosa di intellettuale o ragionevole o teorico. Viviamo oggi in un tempo così serio che il patologico della considerazione mondana ragionevole deve diventarci vivacemente davanti all’anima.

Abbiamo tentato di tratteggiare il lato, abbiamo tentato dal punto di vista della realtà di caratterizzare il lato di ciò che accade oggi nella vita culturale: il lato materialistico. L’altro lato, la polarità di esso, è il misticismo. A questo misticismo molte persone oggi si rifugiano, che sono insoddisfatte del materialismo. Trovano che il materialismo è qualcosa che è scorretto, quindi ci si deve dedicare a una visione del mondo diversa, si deve cercare su una strada diversa da quelle che il materialismo percorre. Allora le persone tentano di svilupparsi sulla strada dell’interno, di penetrare l’afferramento dello spirituale. È spesso qui descritto il misticismo come una corrente spirituale che nella sua unilateralità è naturalmente altrettanto giustificata, se si penetra questa unilateralità, come il materialismo è giustificato se lo si penetra nella sua unilateralità. È stato descritto il misticismo come una sorta di reazione contro ciò che nei secoli scorsi è salito come materialismo nella civiltà americana e europea. Ma deve ciò che è stato ripetutamente sottolineato, sottolineato anche nello scritto: « Attraverso lo spirito alla conoscenza della realtà dei misteri umani », che è apparso durante la guerra ed è anche stato mandato al fronte —, deve essere questa corrente mistica più precisamente considerata, di nuovo non entrando solo in questo teorizzare che di solito si ha in mente. Quando si parla di misticismo, le persone intendono che si ritraggono dalla vita esterna, si approfondiscono nel loro interno e così giungono a quella scintilla di cui parlava Meister Eckhart; allora si rivela, pensano, il vero spirituale, che non può essere contenuto nell’esteriore materiale. Ma i mistici spesso sono veri materialisti. Dunque sulla strada opposta sono proprio i mistici per lo più duri, forti materialisti. Cominciano a inveire non appena si parla del mondo materiale, si sentono troppo colti per occuparsi di esso — è stato detto spesso —, si sentono elevati sopra il materiale. Ma si tratta del fatto che non ci si occupi solo teoricamente delle cose, piuttosto che si proceda alla realtà; si tratta del fatto che di nuovo si penetri il reale dietro a questo sforzo mistico. Si tratta di comprendere quale sia il fattivo in noi quando diventiamo mistici, cosa fa qualcosa in noi quando diventiamo mistici. Potete vedere questo di nuovo dalla nostra letteratura orientata antroposoficamente. E là dobbiamo dire: Lì è proprio il terreno su cui troviamo la materia! Troviamo il materiale che agisce in noi quando diventiamo mistici. — Perfino l’alto mistico, quali apparizioni porta in sé alla validità? Ciò che ribolle e cuoce nel suo metabolismo, anche se è ancora così raffinato. Entro la pelle umana scopriamo la vera materia, non nel mondo esterno che ci fa impressioni. Scopriamo la materia quando facciamo salire in noi ciò che si infiamma nel metabolismo. Se ad esempio teniamo informazioni presso Meister Eckhart, come ha descritto così internamente Dio: allora sottolinea come ha consapevolmente portato alla coscienza cosa ribollisce e cuoce nel suo metabolismo, cosa gli apparve come agente verso il centro del cuore e lì si trasforma in ciò che è percepibile come scintilla del sé divino nell’uomo; questo è il fiammella che è acceso dal metabolismo nel cuore.

Allora arriviamo alla vera essenza del materiale quando pratichiamo il misticismo, e dobbiamo, così come si deve elevare il vero risultato del goetheanismo alla concezione del mondo superiore, così anche stare chiari che i risultati del misticismo sono ciò che si deve cercare nell’interpretazione dell’azione materiale. Non scopriamo i processi materiali nel laboratorio chimico. No, quando il chimico lavora nel suo laboratorio, allora ciò che si svolge nella provetta è solo un’apparizione esterna, come l’arcobaleno è un’apparizione esterna. Anche questo è un fenomeno, non c’è nulla di vera materialità. Ciò che è veramente materialità, lo impariamo a conoscere quando vediamo quello che ribollisce e cuoce nei nostri processi interni, dentro la pelle, infiammarsi così come la candela di stearina si infiamma nella fiamma. Lì è ciò a cui deve essere indicato come la materialità, e afferriamo il misticismo solo correttamente se arriviamo a: Tutto ciò che il misticismo come tale produce come esperienze interne nella sua unilateralità, è azione materiale, in essa può essere cercata la vera materialità. Non dobbiamo cercare materia analizzando i processi chimici, dobbiamo cercare materia in ogni figura che entro la pelle umana esercita la sua complicata chimica e la sua fisiologia complicata. Attraverso il misticismo impariamo a risolvere l’enigma materiale. Attraverso il misticismo però impariamo solo a risolvere l’enigma materiale. Non dobbiamo reinterpretare la materialità interna dell’organizzazione umana così nello stile come se dicessimo, se vediamo una fiamma bruciare: non potrà quindi essere il risultato di ciò che è nella candela, ma nella candela sta un piccolo spiritello che evoca la fiamma. — Questo è naturalmente un’assurdità. Così pure è un’assurdità se cerchiamo una realtà spirituale in ciò che il mistico sperimenta.

Si deve qui già arrivarsi a una ben determinata rappresentazione, a una rappresentazione che è una verità della soglia. Con ciò che nel misticismo è raggiunto, non si va molto lontano; perché stiamo lì in apparizioni stordenti, consegnati ai nostri desideri egotistici, che solo non si lasciano descrivere come processi materialistici dei veri processi interni. Non penetriamo attraverso la pienezza stordita delle apparizioni che ci circondano nel mondo percettivo fino alla conoscenza che lì effettivamente ovunque non c’è affatto materia entro. Ma consideriamo ciò che veramente vediamo quando ad esempio guardiamo un pianeta lontano o una stella fissa nello spazio universale. Che cosa vediamo veramente? Sì, ciò che vediamo intorno a noi sulla terra come coperta verde di piante, come formazioni di nuvole, come terreno grigio-marrone e così via, non lo vediamo quando guardiamo nello spazio del mondo e vediamo le stelle; per questo le stelle, persino la luna, sono troppo lontane. Ma ciò che è lì fuori, ciò che vive su questi corpi cosmici stranieri, ha ovunque un interno, ha processi stoffali trasformati. Questo, ciò che in questi esseri supremi corrispondenti vive come processi stoffali, lo vediamo quando rivolgiamo il telescopio su una stella. Allo stesso modo, se l’altra stella, diciamo la luna, rivolgerebbe il telescopio su di noi, vedrebbe allora le nostre piante, animali e così via? No, per questo la nostra terra è troppo lontana dalla luna. Ma se rivolgerebbe il suo telescopio verso la terra, allora ti guarderebbe nello stomaco, nel cuore e così via. Questo è il contenuto di ciò che brilla nello spazio mondiale. Poiché l’uomo fra i diversi regni sulla terra appartiene al regno più elevato, perciò si vede da fuori ciò che accade entro le pelli umane. E ciò che può essere visto dalle stelle lontane, quando internamente consapevolmente si infiamma, è vissuto dalle persone come misticismo.

Vedete quindi, anche il sinceramente dedicato alla visione del mondo antroposofica deve penetrare questa seconda altrettanto sgradevole verità della soglia: che è proprio il misticismo che ci insegna a conoscere la materia terrena. Non impariamo la più semplice forza terrena se solo guardiamo il mondo esterno. Prendete un libro di fisica. Sapete che si parla della gravitazione, della gravità terrena; ma è sempre aggiunto che naturalmente non si conosca l’essenza della gravità. Si è persino abbastanza compiaciuti quando si espone che non si conosce l’essenza della gravità.

Come si impara a conoscere l’essenza di quella forza che fa cadere il gesso quando lo si lascia cadere dalla mano? La forza che si chiama gravità, la si impara a conoscere nel modo seguente. In un determinato momento della propria vita, forse dal trentesimo anno di vita, forse anche prima, dipende dalla guida amorevole del destino, se non ci si osserva in senso scientifico-spirituale, non nel modo ordinario — attraverso i metodi della scienza dello spirito ci s’introduce nei metodi di vera auto-osservazione —, così si imparerà a conoscere qualcosa. Si arriva così circa al trentaduesimo anno di vita. Se non ci si osserva come fanno i mistici astratti, ma se si impara vera auto-osservazione, a questa vera auto-osservazione si arriva ad esempio al fatto che se si vive diciamo dal trentacinquesimo al quarantesimo anno, si nota di essere organicamente diventato un altro. Molti lo notano perché i loro capelli sono diventati grigi; oggi capita anche che gli uomini in questo periodo diventino calvi. Così si è diventati diversi. Ma se non si è guadagnato la capacità di osservarsi, allora non si sperimenta questo diventare diverso, allora non si sperimenta internamente nell’essere come avviene questo cambiamento. Si può sperimentarlo se ci si applica ciò che è detto nel mio libro « Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori? ». Si può sperimentare circa dal trentaduesimo anno di vita come ciò si sperimenta internamente. E allora si impara a conoscere dal modo in cui si deve sempre portare il corpo diversamente, come il corpo diventa più pesante. Allora si esperimenta internamente la gravità, ciò che si chiama gravitazione. Ma si deve sperimentare internamente.

Tutto lo sciocchezzaio che si esprime nel misticismo, non è importante quanto una tale fatto concreto, come si può imparare a sperimentare internamente da sé in questo tempo il diventare più pesante. Non potete imparare a sperimentare la gravità se avete davanti una persona che lascia cadere una pietra. Non osservate la gravità dal cadere della pietra, perché la pietra non contiene la vera materialità. Questo dovete osservare in voi stessi, guardando non lo spazio ma il tempo, cioè quello che sperimentate l’uno dopo l’altro. Si deve passare dal vivere nello spazio al vivere nel tempo. Si deve prima essere capaci di auto-osservazione. Si deve trovare entro le esperienze interne ciò che non è affatto trovabile nel mondo percettivo esterno. E questi sono il secondo elemento della realtà.

Colui che sperimenta il mondo percettivo esterno, cosa ha? Ha solo verità, ma non scienza. Colui che sperimenta internamente, sperimenta in maniera mistico-astratta, ha solo scienza, ma nessuna verità; perché s’inganna su il fenomeno fondamentale dell’interno, perché il vivere interno è la fiamma di processi materiali. Colui che nel mondo esterno cerca solo materialità, interpreta il mondo nel senso arimmanico; l’altro, che cerca solo la verità in maniera astratto-mistica nel suo interno, l’interpreta in maniera luciferica. Ciò che deve essere cercato come vera scienza dello spirito orientata antroposoficamente, è l’equilibrio di ambedue, è l’intessere di verità e scienza. Dobbiamo cercare la verità secondo il polo e la scienza secondo l’altro e renderci consapevoli come le realtà viventi si polarizzano mentre intessiamo verità con scienza e scienza con verità. Allora la conoscenza diventa un’azione, allora accade qualcosa. Allora non solo è logicamente definito o corretto qualcosa, ma accade qualcosa, quando l’uomo si sforza di sperimentare internamente la scienza e di cogliere esternamente la verità, e si sforza di penetrare reciprocamente ambedue.

Questo è ciò che il presente deve comprendere. Il presente deve comprendere che l’uomo deve stare in equilibrio tra i due estremi, il luciferino e l’arimmanico. L’uomo sempre tende verso un lato. Perciò quel gruppo trinitario a Dornach è così che il luciferino è in alto, l’arimmanico in basso,

e il Cristo in mezzo, mantenendo l’equilibrio. Si possono rappresentare queste cose in idee, si possono portare fino al distillato delle idee, allora diviene verità e scienza. Si possono però rappresentare queste cose anche artisticamente, allora si deve tralasciare ogni mera idea, allora si deve cercare nella linea, nella forma, nella figura, allora diviene ad esempio il gruppo della trinità a Dornach. Ma il tutto è permeato dallo spirito.

Unilaterale è il misticismo e unilaterale è pure il materialismo. E si deve sapere che si devono intessere ambedue entro il fare vivente e che in questo fare vivente si deve cercare la vera interiorità dell’uomo. Il nostro tempo invece vuol unilateralmente farsi amico il materialismo ed è così veramente sulla strada verso l’idiozia. Ho mostrato che non si deve fermarsi al teorizzare, ma che si deve sapere nel reale, nel vero: Non appena incontri la Sentinella della Soglia, ti si mostra cos’è il materialismo — una strada verso l’idiotismo! Si deve guarirsi, non solo confutare, per arrivare a qualcosa d’altro. L’altro estremo è il misticismo astratto. Da esso si deve ricevere la sensazione: È in realtà la strada verso l’infantilismo, verso — se vogliamo dirlo in tedesco, non c’è un’altra parola tedesca per questo — Testa di bambino, verso la concezione del mondo nel senso come è appropriato solo al bambino molto piccolo — Infantilismo! Così il bambino non ancora toccato dal mondo, puramente vivente nella materialità fisica, nei processi organici fisici ci presenta il tipo del mistico, ma come mistico si avranno più tardi le stesse esperienze del bambino. Queste esperienze naturalmente si presentano diversamente, ma il bambino sente anche questo concentrarsi dell’attività organica nel cuore, e quando sente questo concentrarsi, allora scalcia, allora vediamo come lo scalciare periferico, il muoversi verso l’esterno rappresenta l’opposto del concentrarsi nel cuore. Se l’uomo rimane testardo tutta la vita, se è troppo pigro per penetrare sé stesso con ciò che solo il materialismo può dare, allora rifiuta la materia esterna; essa per lui è niente, è per lui il basso, verso il quale deve ancora tendere. Allora però anche lui scalcia, e scalpitando, produce il suo misticismo. Questa è la verità della soglia, la sgradevole verità della soglia.

Ma tutto il mistico-astratto, che come la gente oggi lo pratica, tocca come voluttà, così che si lecchino i diti quando cose sono impresse che in realtà sono solo uno scalciare nei pensieri, questo è infantilismo. E ci si deve essere consapevoli: Come il materialismo porta all’idiozia, così l’astratto misticismo conduce alla malattia dell’infantilismo, della testardaggine infantile. Ma la vera vita consiste nel trovare l’equilibrio, l’equilibrio tra il materialismo e il misticismo.

Qui la cosa è di nuovo un poco difficile, perché allora diviene davvero sgradevole. Ma quando cerchi l’equilibrio alla bilancia, non devi nemmeno disprezzare ciò che sta da un lato, perché se c’è troppo, turba di nuovo l’equilibrio, ma devi tentare di porre davvero su ambedue i piatti della bilancia ciò che mantiene l’equilibrio. Così è necessario che non disprezzo ciò che conduce nella materia e non dico solamente che conduce all’idiozia. Al contrario, colui che vuol penetrare la cosa, deve ardire avanzare nella realtà, deve dirsi: Devo certamente andare sulla strada che, se percorsa unilateralmente, conduce all’idiozia, ma sono blindato contro ciò. Sono anche blindato contro il fatto che rimanga sull’altra strada; mi conservo il necessario dall’infanzia, ma non rimango al tempo dell’infanzia. — Così si deve trovare l’equilibrio tra il materialismo e il misticismo: questo è il vero senso della vita. Il senso della vita è l’equilibrio tra l’idiozia e la testardaggine infantile. E se non vi piace penetrare questa cosa, allora siete incapaci di penetrare nella realtà. Gli uomini diventano solo idioti se non considerano che l’uomo normale giorno per giorno, ora per ora deve superare l’idiozia che lo minaccia sempre, e che rimane solo uomo se rimane testardo, cioè rimane geniale. Perché se nella giusta equilibrio conservi la testardaggine, allora sei genio. Sei tanto genio quanto hai conservato la testardaggine nei tuoi trentini; ma deve stare nel giusto equilibrio. Così che si deve dire: In ognuno giace il pericolo — sì, come devo dirlo ora —, di diventare un genio o di rimanere testardo. Si può davvero dire ambedue. Non appena avanzi a verità della soglia, valgono già le parole ordinarie; allora le cose si intessono, che altrimenti sono separate. Tutte le parole ricevono un significato diverso e si può dire che sarebbe del tutto umoristico rappresentare l’immagine anche pittoricamente o plasticamente: Qui è la soglia del mondo spirituale, qui sta l’uno, e là dall’altro lato sta l’altro; l’uno tesse nello spirituale e l’altro nel materiale, e si gridano addosso. L’uno dal mondo spirituale grida: Testardaggine infantile! — e l’altro dal materiale grida dentro: Genialità! —

Proprio come l’albero da un lato appare diversamente che dall’altro, così le cose appaiono diversamente secondo che le si osservi dal punto di vista spirituale o da quello materiale. Dal punto di vista spirituale si deve parlare di genialità, perché ci si è conservati il modo del bambino, della rappresentazione giocosa, di testardaggine, perché si guarda a ciò che è proprio testardaggine, se si sta dal lato spirituale. Perché allora si guarda la testardaggine diversamente. Allora si sa che l’uomo è sceso dal mondo spirituale, che si è calato in un corpo fisico, allora si vede come il bambino ancora goffo, come però in ciò che è ancora non sviluppato, vi abita già la spiritualità più elevata.

Ha infastidito alcuni uomini, come ad esempio il tipo Dessoir, come ho rappresentato nel mio libretti « La guida spirituale dell’uomo e dell’umanità », che la saggezza che lavora alla formazione del cervello nel bambino è molto più intelligente della saggezza che l’uomo in seguito nella sua vita porta all’espressione. Tali tipi come Dessoir non possono comprendere ciò; perché per loro il raggio della saggezza è quello che portano all’espressione quando scrivono i loro libri. Ma le cose stanno così che quando dal lato spirituale si dice: Testardaggine infantile —, allora si vede come è sceso come raggio della divinità lo spirito umano, completamente sviluppato internamente. Questi si è inserito in un corpo umano ancora non sviluppato; questi lo ha afferrato, lo ha lavorato, così che già dopo pochi mesi il cervello è diverso da quello che era, che l’intero corpo diviene diverso nel settimo, nel quattordicesimo anno e così via. Si parla dunque di testardaggine infantile non così che sia una parola offensiva, ma si parla così che si designa la testardaggine come ciò che si presenta come la discesa dello spirito nel mondo fisico, come il primo afferramento del corpo, il non-essere-ancora-adulto, l’essere-ancora-nella-costituzione-umana, dove l’uomo attraverso lo sviluppo del resto del corpo che si sviluppa più rapidamente, mentre la testa contiene più spirito, nella testa non è ancora depurata dallo spirito. Così appare quando dal lato soprasensibile si parla di testardaggine. Perché nel capo infantile c’è molto spirito e — questa è una verità sgradevole — con l’aumento dell’età lo spirito diminuisce sempre più, diveniamo sempre più pietrificati nel nostro capo. Il bambino ha ancora molto spirito. Questo evapora gradualmente. Posso usare la parola « evaporare » così che lo spirito evapora dal capo al resto dell’organismo giù. Si vede da ciò che è l’espressione di un massimo quando parlo di testardaggine da oltre la soglia, e che è l’espressione di uno stare fermo quando parlo di testardaggine dal punto di vista terreno. Senonché il linguaggio della terra e quello del cielo sono ora appunto una volta diversi l’uno dall’altro, e questa è la tragedia del nostro tempo, che non si vuol affatto comprendere il linguaggio del cielo. Da quando è diventato consueto esigere che si parli dai pulpiti così terrenamente come possibile, le persone hanno perduto la possibilità di intendere il linguaggio dell’al di là. E allora è vicino che quando una volta si ha qualcosa da portare avanti in un contesto che naturalmente si esprime dal contesto e si dice, dopo aver preparato ad esempio la parola dall’al di là della soglia: Le essenze del mondo spirituale evaporano verso il basso —, che allora il seguente possa accadere oggi. Voglio menzionare in immagine qualcosa che accadde veramente. Allora può accadere che uno scriva: Lo Steiner ha detto che le cose non evaporano verso l’alto, ma verso il basso, — Allora se l’appropria così un professore d’anatomia e la legge al suo auditorio, che ha preparato così da invitarlo ad appare con trombe per bambini e crepitaculi, se deve essere portata vera antroposofia da un oratore! Allora viene portata l’antroposofia. Dopo parla il professore e legge così qualcosa che se l’è appropriata, e allora gli studenti cominciano con le loro trombe e con i loro crepitaculi per bambini che hanno portato, per applicare gli argomenti scientifici che si usano oggi in tali circoli. Questo è un evento che si è davvero svolto a Göttingen in questi giorni. Leggete il supplemento che è stato appena stampato nel nuovo numero del nostro giornale della triarticolazione. Lì lo troverete.

Viviamo assolutamente in un tempo serio, e perciò vorrei continuare quello che oggi ho toccato nei toni, caratterizzandovi come il materialismo da un lato e il misticismo dall’altro lato in verità appaiano, venerdì, mostrandovi quali siano i nostri compiti. Perché oggi i nostri compiti non sono di sederci in circoli settari, ma di intervenire vivamente nei processi della vita e di introdurre ciò che sono impulsi antroposofici nella vita culturale intera del presente. Oggi non possiamo, se comprendiamo il nostro compito del tempo, rimaner unilateralmente materialisti o mistici, dobbiamo intraprendere il cammino verso la realtà, come ho tentato di caratterizzare in quel piccolo scritto che è stato stampato per quanti fuori nel campo dovevano imparare qualcosa dello spirito antroposofico grazie agli sforzi del Signore Molt. Questo sempre ci dobbiamo tener di fronte agli occhi, che oggi stiamo nella serietà e che ci sentiamo all’altezza solo se lasciamo agire su di noi ciò che non può nemmeno più essere designato nelle vecchie forme linguistiche, ma che ci mette nella necessità di trovare noi stessi nuove forme linguistiche, se si deve giungere alla verità attuale.

La conoscenza non deve fermarsi al ciarlatano, la conoscenza deve diventare atto. Allora come umanità non navigheremo nel tramonto dell’Occidente, ma troveremo di nuovo un sorgere. Ma fin quando il materialismo si serve dei simboli della testardaggine — delle trombe e dei crepitaculi — per confutare l’antroposofia, quindi fin quando il materialismo si serve della testardaggine e il misticismo del materialismo, volendo acconciare i processi materiali come spirituali il più possibile, allora si navigherà nel tramonto dell’Occidente con tutta la forza. Non si tratta qui di una questione ciarlatana, ma di una vera questione di atto.

7°Le vie false del materialismo e l'antroposofia

Stoccarda, 30 Luglio 1920

È necessario che oggi io riponga il discorso su alcune cose che già nella considerazione precedente ho detto qui, perché è particolarmente importante e necessario sottolineare il nesso di quanto è stato detto con quello che oggi intendo aggiungere. Ho esposto recentemente che la via, che deve condurre alla scienza dello spirito, esige il riconoscimento di due fatti. Il primo fatto è questo: che chiarendosi a partire dalle più diverse cose che dalla scienza dello spirito possono essere accolte, risulta quanto è impossibile pensare che materia e sostanza si trovino nel mondo esteriore che circonda l’uomo. Vediamo nel mondo esteriore attraverso i nostri occhi, udiamo nel mondo esteriore attraverso i nostri orecchi e costruiamo una certa conoscenza della natura quando colleghiamo mediante l’intelletto quello che vediamo, udiamo e percepiamo attraverso gli altri sensi, e poi crediamo di sapere qualcosa sulla natura esterna. Finché si pensa così e si crede che in questa natura esterna — mediante qualche scienza — si possa trovare la materia e le sue leggi, si rimane nell’errore. E l’errore del materialismo non consistette nel fatto che parlasse affatto di materia, bensì nel fatto che si credesse di poter trovare la materia e le sue leggi, la sua struttura interna, la sua essenza nel mondo esteriore. Perciò, colui che dice: io non voglio sapere nulla del mondo esteriore, poiché esso è il mondo materiale; voglio cercare internamente in modo mistico un mondo spirituale — costui diventa altrettanto materialista di colui che semplicemente interpreta il mondo esteriore in senso materialistico, poiché anch’egli crede che nel mondo esteriore debba trovarsi il materiale. E soprattutto in questo consiste l’errore dei tempi moderni: che nel mondo esteriore si cerchi l’essenza del materiale. La correzione sostanziale consisterà nel fatto che nel mondo esteriore non si cerchi più l’essenza del materiale, che ci sia chiarezza: per quanto estenderemo il dominio della nostra osservazione sensibile, non potremo trovare da nessuna parte qualcosa di ciò che è la materia e la sua struttura interna, la sua regolarità. Dobbiamo essere chiari: nel mondo esteriore ci si presenta solo quello che in Oriente si chiama Maya, quello che noi chiamiamo mondo dei fenomeni, mondo fenomenico, e che, dovunque guardiamo, non possiamo trovare alcunché di materiale in questo mondo esteriore.

D’altra parte deve essere chiaro come secondo fatto che: noi troviamo questo materiale, che il materialismo erroneamente cerca nel mondo esteriore, nel nostro intimo, e lo troviamo proprio quando nel senso unilaterale e astratto diventiamo mistici. Poiché quello che sorge nella nostra coscienza come contenuto di una certa mistica, quello che crediamo di vivere là, non è nient’altro che — direi così — la fiamma, che internamente si accende attraverso i nostri processi organici materiali. E colui che pensa veramente rettamente è colui che interpreta la mistica di Taulero, di Meister Eckhart così che questi spiriti con una particolare capacità di esperienza interiore sapevano interpretare il materiale nel loro intimo, così come accendendo si trasforma in fiamma della coscienza, e che attraverso la mistica trovavano il materiale. Prima che si sappia che mediante l’osservazione esterna si trova soltanto il fenomenico, la Maya, e mediante l’osservazione interna solo il materiale e la sua fiamma, non si giunge a una vera chiarezza sull’essenza del mondo e sulla posizione dell’uomo nel mondo. Non dobbiamo cercare il materiale nel mondo esteriore attraverso la scienza naturale, dobbiamo cercarlo internamente attraverso la mistica; là sono le sue leggi. Chi vuole cercare l’essenza della gravità non la cerchi attraverso la macchina di Atwood, ma cerchi — diciamo nel suo trentaduesimo anno di vita, potrebbe anche essere un altro momento — di giungere a una consapevolezza interiore della gravità, in modo che dal vivere interiore sappia che cosa significhi vivere veramente la pesantezza. Attraverso il vivere interiore concreto deve imparare a sperimentare come dal trentesimo al quarantesimo anno si diventa internamente sempre più pesanti e più pesanti, come si vive internamente una proprietà del materiale, che si esprime solo in ciò che è la coscienza mistica. E ho tentato di interpretare quello che qui viene in considerazione dicendo: se si sta così dentro il caos di un pianeta, come vi stanno gli scienziati odierni, non si può conseguire un concetto chiaro di queste cose. — Vediamo quello che c’è come piante e animali, come coltre di nuvole; vediamo quello che le stelle gettano giù come loro splendore su di noi, vediamo fiumi, monti, valli e così via. Ma tutto questo non conta affatto se, per esempio, fossero osservate dalla Marte quello che sulla nostra Terra c’è. Un abitante di Marte, che osservasse la nostra Terra attraverso uno strumento di qualsiasi tipo — si potrebbe pensare, come in realtà è anche così, sebbene in diversa maniera, che l’abitante di Marte sia organizzato in modo che possa osservare la Terra — costui non percepirebbe nulla di quello che vediamo nelle formazioni di nuvole, nei fiumi e nei monti, nei fenomeni dei regni minerale, vegetale, animale; quello che percepirebbe sul nostro pianeta si svolgerebbe all’interno della pelle delle persone che vivono sulla Terra. Tutto il resto scomparirebbe di fronte allo sguardo dell’abitante di Marte. Solo quello che avviene all’interno della vita organica degli uomini percepirebbe, poiché quello sentirebbe come il mondo materiale della Terra. E quando si porta alla coscienza questo mistico interiore, non è quello che molti mistici credono, ma è la fiamma che bolle nel nostro intimo. Questo è il luogo dove si conosce la materia terrestre. Questo tipo di autoconoscenza ci conduce nell’essenza della materia e della forza, e in questa i pensieri dell’uomo occidentale negli ultimi secoli hanno preso proprio la via opposta.

Da questo si può misurare quanto bisogna ripensare se il declino deve trasformarsi nuovamente in un’ascesa. Si crede oggi che si diventa materialista, idealista o spiritualista attraverso il contenuto di una concezione del mondo. Non è così. Non si è ancora affatto spiritualisti se si dice che ci si dedica alla considerazione dell’interiore e non dell’esteriore. Poiché potrebbe accadere che ci si dedichi al proprio intimo e allora percepisca ancora di più la materia, cioè come fiamma interna diventa. Si è sulla giusta via solo quando nella disposizione interiore si afferra quello che intendo. Troviamo, se osserviamo il mondo della percezione esterna, solo fenomeni, solo apparizioni e non qualcosa in cui questi fenomeni, queste apparizioni mettono radice; poiché dove mettono radice, quello sta dentro la nostra stessa pelle. Ciò che vediamo fuori deve essere valutato esattamente come ciò che vediamo nell’arcobaleno. Come colui che vede male, che crede che l’arcobaleno sia qualcosa di diverso da un fenomeno, sia qualcosa che si stende come una materialità, così è nell’errore anche colui che crede — poiché le percezioni che lo circondano accanto ai sensi toccano anche il senso del sentimento, mentre si può passare attraverso l’arcobaleno — che le apparizioni che ci circondano non siano apparizioni, ma materialità. Differiscono dall’arcobaleno solo perché toccano anche altri sensi; ma materialità non vi si trova nemmeno quanto nell’arcobaleno. Esteriormente tutto è apparizione. Ciò in cui le apparizioni hanno radice sta dunque all’interno della pelle umana. Dentro questa pelle umana accadono i processi che portano gli avvenimenti della Terra da un’epoca all’altra epoca.

Quanto paradossale e improbabile ciò appaia all’uomo contemporaneo, è tuttavia vero che quello che oggi ci circonda esternamente in fenomeni, quello che in questi fenomeni si mostra come regolarità, non è la conseguenza esterna di quello che circa tre millenni prima del Mistero del Golgotha materialmente accadde, bensì la conseguenza di quello che tre millenni prima del Mistero del Golgotha nei corpi degli Egizi, dei Caldei e così via accadde. Questo è passato da dentro a fuori. E quello che allora era il mondo esteriore è svanito, è sprofondato. Nei corpi degli uomini sta il germe per un futuro che già dopo millenni può essere calcolato. Questo è qualcosa che forse già dai fenomeni naturali esterni oggi può essere conosciuto mediante una conclusione audace, ma tuttavia pur sempre una conclusione. Gli uomini parlano delle proprietà del radio. A colui che conosce il mondo spirituale, questo parlare talvolta appare come quando i bambini parlassero di ciò che alla conoscenza spirituale dell’adulto è stata da tempo chiara da altri fatti. La fisica sa oggi che il radio che era presente sulla superficie terrestre prima dell’anno 140 dopo la nascita di Cristo è oggi svanito, non c’è più radio. Il radio che oggi è presente si è formato solo a partire dall’anno 140 dopo la nascita di Cristo. Queste sono cose che oggi insegna già la fisica, cose che oggi si presentano all’uomo, per costringerlo per così dire finalmente a smettere di quanto, come un errore appunto, ha dovuto inseguire per secoli per la liberazione umana.

Tutto questo però ci costringe a considerare in modo completamente diverso quello che l’antroposofia orientata scienza dello spirito porta agli uomini, piuttosto che come le cose si considerano ordinariamente. Ci costringe a passare da mere teorie a realtà, dappertutto a passare dalla conoscenza astratta dell’intelletto alla conoscenza d’azione, a quello che è un agire, un vero agire nel contesto del mondo. Poiché l’ho già detto — ma è necessario che questo sia sottolineato con particolare acutezza — le persone credono oggi che uno sia materialista, un altro sia spiritualista. Colui che è spiritualista dice: è materialista, bisogna confutarlo; non è vero che l’anima sia un prodotto della materia. Perciò è falso quello che l’materialista afferma, e basta se l’ho confutato. Il materialista è in un errore logico, e bisogna confutarlo. — No, non si tratta di questo. Non è una questione di logica, non è una questione di teorizzazione, e si ritiene solo che la scienza dello spirito sia teorizzazione. L’antroposofia orientata scienza dello spirito si trova dappertutto sulla base delle realtà, anche se talvolta le cerca dove veramente devono essere cercate: in ciò dove lo spirito vige e esiste. Chi osserva il mondo esteriore e dappertutto cerca la materia secondo il metodo dei teorizzatori molecolari e atomistici moderni, indifferentemente se la considera come punti di forza o come piccoli blocchetti, non è solo in un errore logico che bisogna confutare. Con tali cose, che sono solo concetti teorici, la vera scienza dello spirito non ha a che fare. Ha a che fare con realtà. Chi nel mondo esteriore cerca qualcosa di diverso dai fenomeni, è sulla via non solo a un errore logico, ma a una malattia organica di tutto il suo essere. E non si deve dire, il perseguimento di questa via è un errore logico, bensì si deve dire: colui che così cerca è sulla via a una malattia organica, sulla via alla deficienza mentale. È questo: che in molti ambiti della scienza dello spirito orientata dall’antroposofia dobbiamo trasformare le cose che sono intese teoricamente in quelle che sono intese realmente. La spiegazione nel campo spirituale non ha a che fare con il mero assentire o confutare, bensì ha a che fare con quello che è salute e malattia, con quello che sono realtà nella vita. E così dobbiamo dire: chi così cerca, che nei fenomeni non cerca solo i fenomeni, ma la materia, è sulla via alla deficienza mentale, alla malattia organica. Questo è qualcosa che si svolge dentro la realtà. Similmente, colui che cerca lo spirituale astrattamente nel suo intimo non è solo da confutare; bensì colui che cerca lo spirituale sulla via della sola mistica unilaterale interiore e non si accorge che, quando scruta il tessuto di questa mistica, proprio allora arriva alla materialità, costui è sulla via — l’ho caratterizzato come lo si può caratterizzare quando lo si designa da oltre la soglia — a una malattia del suo organismo: l’infantilità, l’imbecillità. Se qui c’è la soglia tra il mondo sensibile e il mondo soprasensibile e il Guardiano della soglia vi sta, allora da questo lato del Guardiano c’è quello che noi qui chiamiamo genialità; ma quello può ben essere chiamato da oltre la soglia imbecillità. Poiché se si esprime qui nel mondo sensibile in modo scorretto, è allora imbecillità per tutta la vita, mentre genialità è il fatto che un certo fondo di fanciullaggine è conservato per tutta la vita. Raggiungiamo la genialità solo per il fatto che nel tardo età possiamo portare il genere dell’anima che altrimenti è presente nell’infanzia, e questo visto nella sua vera forma da oltre la soglia. Se però si porta unilateralmente il genere fanciullesco dell’anima nella tarda età, allora quello che, correttamente posto nel mondo umano, diventa genialità, diventa imbecillità. Questo è nuovamente qualcosa che ci mostra come dobbiamo sostituire i meri concetti logici, non appena veniamo nel campo della scienza dello spirito, con concetti reali, con quello che l’uomo non solo porta ad altre opinioni, ma che lo trasforma internamente nella sua struttura organica.

Questo è il significato della scienza dello spirito orientata dall’antroposofia, che è così poco apprezzato, perché gli uomini portano la disposizione ordinaria nei campi della scienza dello spirito. Vorrebbero assentire o confutare come ordinariamente accade nel mondo esteriore, vorrebbero portare le consuetudini del mondo esteriore nei campi della scienza dello spirito, mentre l’antroposofia orientata scienza dello spirito può essere insegnata correttamente solo quando si parla con le parole del mondo di là della soglia. Là le parole hanno significato completamente diverso, là quello che qui è pesantezza, che tira verso il basso, è un’attrazione verso l’alto. Nel mondo spirituale bisogna parlare di ciò che qui ci tira verso il basso in modo che sia esattamente il contrario. Perciò non bisogna meravigliarsi se colui che prende sul serio la scienza dello spirito è inizialmente completamente frainteso da coloro che pure nei campi della scienza dello spirito vogliono portare le consuetudini che si sono formate nel’epoca del materialismo. Questo è quello che sempre porta al fraintendimento di cose come quelle che ieri ho osato presentare. Colui che esponesse il suo punto di vista in opposizione a Oswald Spengler lo confuterebbe semplicemente. Lo scienziato dello spirito è nella necessità di non confutarlo nel modo ordinario. Deve assumere punti di vista e non testardaggine; deve dire: Quello che è affermato da Oswald Spengler, è affermato da un altro punto di vista, da un punto di vista che è sterile per il prossimo futuro. Allora si è equi alle apparizioni se non le si confuta semplicemente, ma se si mostra la loro genialità e se si parla con partecipazione interna di ciò che si vorrebbe aver superato. Nella maniera in cui si trattano le cose sta molto più il carattere scientifico-spirituale che nella banale presentazione di qualche universalità mistica, di cui coloro che la presentano credono che siano verità particolarmente benedette da Dio. Queste cose devono essere considerate, poiché andiamo incontro a un’epoca in cui dobbiamo andare oltre il mero contenuto della vita intellettuale. E questo è qualcosa che voglio sottolineare ancora e ancora, sempre di nuovo: che dobbiamo andare oltre il mero contenuto della vita intellettuale.

È oggi, prendendo il mero contenuto, relativamente facile per ogni uomo sciocco confutare Oswald Spengler. Non è difficile, ma su questo non si tratta, bensì su ciò, dire quello che in Oswald Spengler vive concretamente, realmente e con che cosa può essere concretamente, realmente superato. E in futuro sempre più e più si tratterà del fatto che, quando vogliamo caratterizzare una personalità, guardiamo più a quello che presenta, che al fatto se presenta proprio quello che ci piace o dispiace nel contenuto. Non si deve guardare al fatto che nel contenuto qualcosa ci piace o dispiace, bensì se ha qualità spirituali. È molto più importante per l’effetto totale dell’evoluzione mondiale che ci sia un materialista geniale, che rappresenta il materialismo in modo geniale — questo richiede spirito, e talvolta richiede molto poco spirito per rappresentare la mistica piatta. Il mistico piatto può sotto certe circostanze contribuire molto più alla materializzazione del mondo che il materialista geniale. Si tratta delle qualità dello spirituale. Su questo nei tempi futuri avrà molta più importanza che sul contenuto. Questo è quello che deve essere imparato; poiché non vogliamo aspirare allo spirito come a un sistema logico, bensì nella sua realtà, e allora le domando: Non può immaginare che lo spirito vive nel materialista spirituale più che nello spiritualista piatto? Queste cose devono essere comprese e penetrate dalla scienza dello spirito orientata dall’antroposofia; poiché si tratta della realtà dello spirito, non dell’affermazione astratta dell’uno o dell’altro. Proprio questo non si riconosce: quanto davvero si tratta di realtà e non di teorie!

Perciò dobbiamo oggi osservare proprio da questo punto di vista della conoscenza scientifico-spirituale molti fenomeni della vita ordinaria, altrimenti non arriveremo a chiarezza con essa. Consideri un momento che nel mondo ordinario, in cui oggi ci immergiamo, nella vita pubblica troviamo questo o quel partito. Vogliamo innanzitutto considerare i partiti ordinari. Lei sa, la cosa più desolante, la più nuda, la più piatta è quello che si esprime in questi partiti; ma più o meno oggi è quasi forzatamente in essa colui che non vuole ritirarsi completamente dalla vita esterna, o che non è costretto dalla sua assenza di patria a non scegliere da nessuna parte, perché non gli è riuscito di guadagnare il diritto di scelta; così ognuno che ha il diritto di scelta sta oggi sotto la costrizione di dare la sua voce in una certa direzione, cioè di agire secondo lo stile di questi partiti. I partiti esistono così. Questi risalgono a tempi migliori della vita partitica, al noto sistema inglese di dondolo dei Conservatori da una parte e dei Liberali dall’altra. E possiamo dire: In queste due sfumature si esprimono per così dire tutti i partiti che oggi esistono. Talvolta il liberale da sinistra si colora col conservatorismo da destra e il conservatorismo col liberalismo da sinistra, come nella socialdemocrazia, o il conservatorismo si colora al radicalismo, come abbiamo visto oggi. Ma in complesso si può dire, questo sistema di dondolo esemplare Conservatore e Liberale è quello su cui i nostri partiti si basano. Sì, questo è l’immagine che si ha così esteriormente. Si vive dentro queste formazioni partitiche — come ognuno deve ammettere — il peggio. Ma è semplicemente lì, e la domanda è: Sì, perché è lì? Che cosa è mai effettivamente? Che cosa sono effettivamente i partiti?

Tutto quello che appare nel mondo fisico è un’immagine del mondo soprasensibile. Di che cosa sono allora i partiti un’immagine? Che cosa c’è nel mondo soprasensibile perché qui nel mondo sensibile ci siano i partiti? Colui che comprende questo correttamente è solo colui che ha compreso i presupposti per questo, che comprende che si arriva a qualcosa di completamente diverso, cioè alle realtà, quando si oltrepassa la soglia del mondo spirituale. Qui nel mondo fisico si è idealista o scettico o realista o spiritualista o come tutti i -isti si chiamino. Si è qualcosa che si può raccogliere in un programma, in un sistema politico, sociologico, in breve, si è un -ista. Lì ci si orienta secondo un’astrazione. Poiché tutto quello che sta a fondamento dei partiti, sono tali programmi partinici o sistemi o cose simili, sono astrazioni di qualche sorta. Non appena si oltrepassa la soglia verso il mondo spirituale, non si ha a che fare con la sola logica e astrazioni, bensì con realtà. Ordinariamente questo non è preso molto sul serio. Ma non può giurare su bandiere dei partiti non appena ha superato il Guardiano della soglia, bensì lì può stare solo con esseri, lì tutto diventa essenziale. Lì può stare solo con qualche essere delle gerarchie superiori e dire: Questo è colui che seguo, con il quale mi unisco. L’altro può rappresentare la sua cosa nel suo modo, io sono unito con questo, ne abbraccio la parte. Lì la parola «abbraccio la parte di questo o di quello» acquista un significato molto reale, non solo astratto. Per noi uomini è naturale dirci: Non appena guardiamo di là della soglia, troviamo i tre tipi di esseri: l’Essere-Cristo, Ahrimane e Lucifero. Si può naturalmente, preparandosi con cura per l’afferrare il mondo spirituale, dire: Scelgo la parte di Cristo o quella di Ahrimane o quella di Lucifero. Si può però mascherare la cosa, si può essere male preparati e scegliere Ahrimane e chiamarlo Cristo. Ma si segue un’essenza — tutto diventa essenziale di là della soglia! Si ha sempre a che fare con realtà, non con qualche cosa programmatica o sistemica!

Questo è una parola grave che esprimo così, caratterizzando il rapporto umano al mondo soprasensibile. E c’è un punto dove, perché è troppo scandaloso, non è oggi ancora possibile pronunciare l’ultima parola; ma pochissimi uomini sulla Terra sanno oggi che tutto il seguire bandiere partitiche, astrazioni partitiche è fondamentalmente affatto nessuna realtà, ma un’illusione, e che, quando si comincia a seguire qualcosa di reale, si deve realmente seguire qualcosa che si trova di là della soglia nel mondo soprasensibile. Ma un partito può ben caratterizzarsi così, che conosce benissimo questo segreto e lo segue anche. E che nel ciclo di Karlsruhe dell’anno 1911 questo sia stato espresso pubblicamente, mi ha attirato l’odio di questo partito. Sono i Gesuiti. Sanno benissimo: seguire un programma partinico — mi scusi che mi serva di un’espressione usuale in Germania — è sciocchezza. Si segue un’essenza del mondo soprasensibile! Perciò vede gli esercizi gesuitici cominciano con ciò che il gesuita deve prima immaginarsi colui al quale allora segue come la Compagnia di Gesù, per il quale forma una corporazione militare. E se dico, l’ultima parola non può essere pronunciata, così vorrei trattenere con ciò che è quel che è battezzato come il «Gesù». Ma ci riguarda il fatto di caratterizzare che il gesuismo forma un partito in quanto segue un’essenza spirituale, e così conosce benissimo questo segreto: che seguire qualche fazione che si esaurisce in un programma dentro il mondo terrestre è sciocchezza. E l’efficacia dell’ordine gesuita si basa sul fatto che educa i suoi aderenti alla sequela di un’essenza spirituale. Lì non si dice: Qualcosa è giusto o sbagliato —, bensì lì si dice: Appartiene alla missione di quell’essenza spirituale che seguo; questo difendo. Ciò che non appartiene alla missione dell’essenza spirituale che seguo, lo combatto, anche se può essere difeso dal lato logico, poiché logicamente le cose di Ahrimane e Lucifero possono essere difese altrettanto bene quanto quelle di Cristo. Difese logiche ci sono in modo del tutto equivalente appunto tre.

Perciò viviamo adesso lo spettacolo strano che il gesuismo, mentre conduce la lotta contro l’antroposofia, sa naturalmente che l’antroposofia segue una direzione spirituale in cui le cose possono essere difese. Sa benissimo che le cose non sono sconfitte dal fatto che le confuta logicamente, poiché sa troppo bene che una confutazione logica è un mero gioco con la logica; sa che semplicemente sta di fronte a un avversario nella lotta spirituale, e per lui ogni mezzo è buono. Perciò è così insensato voler condurre la lotta solo cercando di confutare di nuovo le confutazioni dei Gesuiti. Ciò che gli obiettano, i Gesuiti lo sanno benissimo; ma che lo sappiano e lo ritengano giusto, questo per loro non è motivo di non combatterlo, perché seguono un’essenza diversa, di cui l’antroposofia deve seguire per il bene dell’umanità. Lì, non appena si tratta di affari spirituali, si tratta di realtà; lì si tratta che uno penetri veramente le vie spirituali, lì si tratta già che per penetrare queste vie spirituali — ciò che però è del tutto possibile al sano senso umano — uno usi l’intero uomo, non quel piccoletto d’uomo che oggi viene formato nelle nostre ordinarie scuole.

Che cosa sono allora i partiti qui nella vita fisica? Sono le caricature di quello che nel mondo soprasensibile ha la sua buona legittimazione; sono le immagini ombreggiate distorte di cose che nel mondo spirituale hanno la loro buona legittimazione. Questo è la cosa difficile, che quello che appare nel mondo sensibile, può essere l’immagine di qualcosa che nel mondo spirituale ha un significato del tutto buono. Nel mondo sensibile è dannoso, disprezzabile, poiché i mondi hanno tutti le loro proprie leggi — e noi oggi ci dirigiamo nella necessità di lavorare di nuovo verso il mondo spirituale. Ma la prima tappa comincia con il fatto che qui nella vita fisica appaiono le caricature della vita spirituale, che gli uomini qui innalzano dapprima bandiere partitiche e seguono idoli partitici, mentre dovrebbero seguire essenze spirituali. Lì è verità se accade nel mondo soprasensibile; menzogna e illusione se accade qui nel mondo fisico. Vede, non è una frase se se ne parla così, che si tratta di trasformare l’essere puramente teorico in realtà, non appena si voglia parlare delle verità di là dalla soglia.

Con sole confutazioni del materialismo non è fatto niente, poiché la cosa sta così riguardante l’uomo: L’uomo consiste veramente per tutta la sua costituzione da spirituale-animico. Questo spirituale-animico vive già prima della nostra concezione, prima della nostra nascita. Si è formato dalla nostra precedente incarnazione terrestre, è passato attraverso il mondo spirituale; ma quando prende carne crea qui un’immagine fisica, composta di sistema nervoso, sistema osseo, sistema sanguigno. E così abbiamo qui due cose: l’uomo spirituale-animico, e l’immagine di questo, l’uomo fisico-corporeo. Se ora concepiamo pensieri ordinari e astratti, che cosa pensa in noi? Lì non pensa l’uomo spirituale-animico. Proprio quando concepiamo pensieri astratti, quando lavoriamo di più con la logica terrestre, allora nel nostro cervello fisico pensa. E l’importante è che si sappia, l’affermazione dei materialisti che il cervello pensi è del tutto giusta nel caso in cui nel pensiero astratto si pensi, perché il cervello fisico è un’immagine del cervello spirituale, e questa immagine crea un’immagine, e il pensiero astratto è solo immagine. In modo che si può dire, per questo caso del pensiero astratto, il cervello pensa.

Questa è solo una verità speciale di quello che ho detto in un luogo anteriore. Il materialismo è solo arrivato al fatto che nel pensiero, che nel nostro periodo culturale, soprattutto a partire dalla metà del quindicesimo secolo, è divenuto usuale in Occidente, il cervello pensa. E quello che Moleschott, Büchner e il grasso Vogt hanno affermato come materialismo, non è semplicemente confutato dicendo, questo è falso, bensì è giusto per l’umanità che sempre più, soprattutto a partire dalla metà del quindicesimo secolo, si volge verso il puro materialismo. È semplicemente l’uomo occidentale sulla via di divenire un’essenza che pensa solo ancora con il cervello fisico. I profeti di questo pensiero cerebrale fisico, Moleschott, Büchner, hanno solo annunziato quello che diventerà l’uomo occidentale. In modo che i materialisti hanno ragione con quello che affermano per l’uomo occidentale; è solo falso se lo affermano per l’uomo in generale. Quello che dicono, è vero solo per gli uomini a partire dalla metà del quindicesimo secolo, ma per questi è vero. E gli uomini si sono ormai abituati a pensare solo con il cervello; questo è il modo di pensare oggi ordinario. Tutto quello che nella nostra ordinaria letteratura, nella nostra intera scienza moderna sta, è pensiero materiale, è tale pensiero. Lì i materialisti hanno già ragione, e si potrebbe dire che Büchner, Vogt avrebbero agito scortesemente verso i loro colleghi materialisti se avessero detto loro che pensano con lo spirito. Non è vero; pensano solo con il cervello. Qui non si tratta di confutare, ma di riconoscere che davvero la via verso la materialità non è solo una falsa concezione del mondo, ma qualcosa che agisce realmente. Perciò però dicono anche questi uomini quando sorge qualcosa come l’antroposofia orientata scienza dello spirito: Questi pensieri non si possono comprendere, non si possono afferrare. — Sì, vogliono pensare con il cervello; ma questi pensieri della scienza dello spirito sono pensati con lo spirituale-animico, che si è prima strappato dal cervello. Perciò gli uomini devono sforzarsi che attraverso i pensieri che così sono sorti, essi stessi si strappino nuovamente lo spirituale-animico dal cervello, ripensando questi pensieri. Gli uomini devono sforzarsi di ripensare i pensieri che ancora oggi è possibile, di usare la possibilità ancora esistente di strappare lo spirituale-animico dal materiale del cervello. Poiché è sulla via di concatenarsi al materiale del cervello. Gli uomini devono strapparsene. Così non abbiamo a che fare con una concezione falsa e vera, bensì con un processo. Quando i pensieri della scienza dello spirito orientata dall’antroposofia sono consegnati al mondo, si conta sul fatto che gli uomini, che sono ancora capaci, usino le vecchie possibilità di strappo in sé, le usino davvero e cerchino di comprendere i pensieri liberi dai corpi, affinché le loro anime diventino libere dai corpi. Così è una questione di volontà comprendere l’antroposofia; è qualcosa che deve strappare lo spirituale-animico dal fisico-corporeo. Perciò non stiamo solo di fronte al compito di confutare una falsa concezione del mondo, ma di fronte al fatto che una grande parte dell’umanità vuole versarsi nell’essere solo materia e da essa pensare, volere e sentire, e che vogliamo consegnare al mondo come realtà la scienza dello spirito orientata dall’antroposofia, affinché spirito e anima siano strappati dalla materia. Gli uomini devono essere preservati dalla possibilità di perdere lo spirituale-animico, poiché questo spirituale-animico sta di fronte al pericolo di versarsi completamente nell’arimanico. Gli uomini stanno di fronte al pericolo di perdere lo spirituale-animico e di perdersi con il materiale come uomini, come ho già caratterizzato prima, che il materiale scompare.

Così non si tratta della sostituzione di una vecchia conoscenza con una nuova, bensì di guadagnare conoscenza d’azione, attraverso la quale l’anima è preservata dal versarsi nella pura materialità, dal versarsi dello spirituale-animico — attraverso cui l’Io sarebbe abolito — nell’arimanico. Così non si tratta di confutare il materialismo, bensì di preservare l’umanità dal fatto che il materialismo diventi giusto; poiché è sulla via di divenire giustizia, non falsità. Se si parla di falso materialismo, oggi non si parla affatto di quello che importa, ma si deve parlare del fatto che il materialismo diventa giusto e sempre più giusto e oggi nella cultura con ogni giorno diventa sempre più e più giusto. Possiamo già con l’inizio del terzo millennio sperimentare che l’umanità si sarà sviluppata in modo che il materialismo sia la concezione giusta. Non si tratta di confutare il materialismo; poiché è sulla via di divenire giusto, bensì di renderlo ingiusto, perché è sulla via di divenire un fatto, perché non è solo una teoria falsa.

Queste cose vogliono tacere quelle persone che vogliono rendere le cose il più possibile comode agli uomini, dicendo: Vedete solo la falsità del materialismo! Volgetevi a una mistica astratta, allora avete tutto! — Si può dedicarsi a una tale mistica astratta; ma così promuoviamo il materialismo reale e non il materialismo come sola teoria. Non abbiamo a vincere questo materialismo perché è falso, attraverso la parola, che rimane teoria, bensì perché è giusto e perché dobbiamo lottare proprio perché stia come giusto. Lì le cose ricevono un volto diverso, ma lì si sta nella realtà del mondo spirituale non con teorie, bensì con una conoscenza che nel contesto cosmico è un’azione. È moltoincrescioso agli uomini d’oggi ascoltare queste cose, eppure è in questa luce che tutto dovrebbe essere considerato, anche nel singolo che accade. Veramente, i vecchi metodi di lotta sono esauriti; tutto quello che in precedenza poteva essere ordinario, è esaurito. Le cose devono essere viste nella luce spirituale.

Che cosa è il conservatorismo? Che cosa è il liberalismo? Qui sulla Terra sono caricature del mondo spirituale. Il conservatore è un seguace di Ahrimane, il liberale è un seguace di Lucifero. E colui che passi accanto al Guardiano della soglia, vede come tutto il conservatorismo corre dietro Ahrimane, tutto il liberalismo dietro Lucifero. All’uomo molto intelligente d’oggi ciò appare come un paradosso; ma dal fatto che appare come paradosso, si origina che la scienza dello spirito orientata dall’antroposofia è così difficile da comprendere. Non si comprende mai la scienza dello spirito se la si pensa solo, bensì la si comprende solo se si può soffrire con ogni sua rappresentazione e gioire, se si hanno elevazioni e abbattimenti, se si potrebbe disperare a una parola, o a una parola credere di essere salvi, se si vede il necessario destino in ciò che si considera ordinariamente come teoria ombreggiata, come anche negli atti esteriori, se la realtà diviene quello che dalle proclamazioni della scienza dello spirito orientata dall’antroposofia sembra essere solo parola. Allora però, se l’impulso interiore di questa scienza dello spirito orientata dall’antroposofia è compreso e sentito, allora solo nella giusta luce si vede perché oggi è necessario trasformare in realtà quello che per un certo tempo potè essere coltivato solo come teoria, perché gli uomini innanzitutto dovevano saperne, e di fare sul serio con quello che come realtà sta nelle parole della scienza dello spirito orientata dall’antroposofia e come dalle necessità del tempo segue, trasformare in realtà quello che dalle sostanze-essenzia dei contenuti delle parole segue.

Ancora si vede poco quello che con una tal scuola Waldorf veramente si intende, troppo poco nella luce della realtà, troppo poco nel senso che appena ora volevo caratterizzare. Veramente non, per toccare i vostri cuori e veramente non, anche per ancora un poco conquistare, bensì per dire quello che oggi deve essere detto, perché l’umanità deve saperlo, pronuncio qui le cose che ho pronunciato oggi. E ci piacerebbe solo che fosse resa possibile la possibilità di pronunciare veramente una volta queste cose di fronte a un numero sufficientemente grande di persone, cosicché questi uomini abbiano l’impulso interiore di prendere le parole come realtà e non solo ascoltarle e credere che siano intese teorie.

Questo è quello che ho voluto esporre di fronte a voi attraverso queste due considerazioni. E già dovrà arrivare il momento che gli avvenimenti esterni seguano quello che nella proclamata scienza dello spirito non sta nel contenuto esteriore, bensì negli impulsi interiori. Coloro che combattono così come per esempio i Gesuiti, sanno appunto molto bene ciò che molti aderenti all’antroposofia non sanno ancora: che nella scienza dello spirito orientata dall’antroposofia sta una realtà, e solo da quando lo hanno notato — è certamente già molto tempo fa, approssimativamente dal 1906, 1907 — da quando lo sanno, la combattono sempre più e più fortemente questa scienza dello spirito. E il modo in cui la combattono, la loro particolare raffinatezza, molti dei nostri antroposofisti ancora non sospettano, perché non si vuole davvero assicurarsi internamente della serietà della situazione. Si può sempre solo con parole un poco di quello evocare che si vorrebbe portare veramente ai cuori degli uomini; ma un poco di quello volevo anche portare in queste due considerazioni a voi. Riflettiamo su quello che è stato detto, portiamolo dalla riflessione al sentimento, alla penetrazione di tutto il nostro essere umano, allora non sarà astratta mistica e scienza naturale, allora sarà essenza interna dell’uomo, allora sarà la forza, che di nuovo scioglie lo spirituale-animico dal materiale, allora sarà il vincitore non del falso, bensì del purtroppo giusto materialismo.

8°Sapere e credere — La saggezza primordiale e il suo declino

Stoccarda, 21 Settembre 1920

Voi sapete probabilmente che da molti lati nel presente, quando si parla di scienza dello spirito, si dice che quello a cui per mezzo di tale scienza dello spirito si è indicato, non può mai essere oggetto di un sapere, di una conoscenza, ma può essere solo oggetto di una fede, di una sorta di interiore assunzione per vera. Da tale disposizione scaturisce allora la distinzione che si fa comunemente tra sapere e fede, e una gran parte delle obiezioni che si fanno anche contro la nostra scienza dello spirito orientata dall’antroposofia consiste continuamente nel dire che si voglia qui trasformare quello che in sostanza si può solo credere, che è fondamentalmente una sorta di conoscenza soggettiva o forse nemmeno di una conoscenza, ma di un’assunzione soggettiva per vera, si voglia qui elevare e innalzare fino all’altezza di una sicura, esatta conoscenza, di una vera scienza.

Ora è solo in tempi recenti che è giunto al punto che si distingue affatto tra la scienza, che si possa occupare solo di quello che nel mondo sensibile è offerto, che al massimo può essere afferrato e investigato attraverso l’esperimento, la scienza che da tali profondità sola e unicamente fornisce un’esatta conoscenza, e la fede, che si elevi al di sopra del sensibile e di cui non si possa mai assumere che i suoi oggetti potessero essere trasformati in esatta conoscenza. Scienza dunque da una parte — ma solo per il mondo sensibile; il mondo soprasensibile d’altra parte, per chiunque accettabile, per quanto la trovi accettabile, ma non accessibile a esatta conoscenza, bensì solo a una fede soggettiva.

Dovrebbe propriamente ogni uomo che prenda sul serio la vita, sentire quello che da ampi circoli si dice su un presunto contrasto tra sapere e fede, come un enigma necessariamente da risolvere. Ma è fondamentalmente solo possibile dal punto di vista della scienza d’iniziazione fornire una vera spiegazione, che cosa sia davvero quando nella nostra epoca — e già da secoli — si lavora perché l’umanità sia condotta a questa distinzione tra la scienza del finito, transitorio, sensibile e la fede in un infinito, intramontabile, soprasensibile. Poiché voi sapete, tutto quello che dal punto di vista della scienza dello spirito orientata dall’antroposofia è presentato, respira pienamente lo spirito scientifico, pretende di stare come sapere, come conoscenza del soprasensibile, completamente di diritto accanto alla scienza del sensibile. Solo la scienza dell’iniziazione deve andare molto indietro nel tempo dello sviluppo umano, se vuole rendere comprensibile perché nella nostra epoca un tale contrasto di scienza e fede sia stato impartito all’umanità.

Se andiamo indietro nel tempo, troviamo nei tempi antichissimi dello sviluppo umano — l’abbiamo discusso spesso — una sorta di sapere originario, da considerarsi come eredità degli dèi, un sapere che non conosceva il provare, il dimostrare, un sapere che poggiava del tutto sul fatto che nell’intimo dell’uomo saliva una forza, che non era solo un vuoto, astratto pensiero o qualcosa di simile, ma che era ripiena di sostanza divina luminosa, di sostanza divina vitale, che si sentiva come in comunione con i mondi divini. Si aveva un sapere di questo nesso dell’uomo con i mondi divini, che si sentiva e che si percepiva come esternamente si percepiscono colori e suoni, in modo che non aveva bisogno di essere provato, perché lo si aveva in immediata presenza percettibile. Non si conosceva il provare, neanche il dimostrare logico, bensì semplicemente l’essere ripieno dell’uomo di quello che gli dèi stillano nel suo intimo. Ma quello era pienamente «sapere» nei tempi antichissimi dell’umanità e questo sapere era unito a una conoscenza dell’origine divina dell’uomo. Poiché ci si sapeva sulla Terra in collegamento con gli dèi, poiché dai mistici, dagli iniziati si riceveva quella forza che permetteva di levare lo sguardo a questo collegamento con gli dèi, così ci si sapeva consci dell’origine divina dell’uomo, ci si sapeva consci che l’umanità è discesa sulla Terra da un mondo in cui era presente in forma spirituale-animica. Questa origine divino-spirituale dell’umanità era un’ovvietà per quel sapere originario, che era presente dovunque sulla Terra nei tempi antichi dello sviluppo umano.

Ma questo sapere originario voleva continuare a svilupparsi. Se questo sapere originario fosse rimasto, gli uomini sarebbero sì rimasti in certa misura esseri continuamente riempiti da dio, ma non avrebbero potuto pervenire alla libertà, alla libera decisione della volontà. Avrebbero dovuto, se solo le loro braccia si muovevano, per così dire dirsi: Un dio in me muove le mie braccia —, o se camminavano, avrebbero dovuto dirsi: Un dio in me muove i miei piedi. —

Così propriamente gli uomini originari sentivano. Essi sentivano per così dire dentro la loro pelle un’essenza divino-spirituale che era con loro, e perciò è rimasto anche quel designazione, da cui abbiamo già parlato da diversi punti di vista, che il corpo umano sia un tempio del Dio, perché l’uomo nei tempi originali era veramente come la dimora terrestre del Dio, che stesso scendeva sulla Terra per prendere dimora tra gli uomini. Ma l’uomo doveva divenire indipendente. Perciò accadde che il sapere divino originario sempre più e più si affievolisse, che questo’eredità dei dèi sempre più e più regredisse. Per pervenire alla libertà, l’uomo doveva dalla propria forza sviluppare un sapere, una conoscenza, un pensare, un sentire, un volere. Fu in certa misura abbandonato dagli dèi, ma — così mi posso esprimere — per il suo bene fu abbandonato dagli dèi. Affinché sviluppasse una scienza umana, la scienza divina si ritirò da lui. E così avvenne in tempi successivi che tutto il cammino, che una volta diffusa scienza divina doveva prendere — verso la scienza umano-terrestre, dovesse essere sorvegliato dai Misteri, che gli iniziati, gli iniziati dei Misteri fossero incaricati di regolare per così dire come l’umanità dovesse essere educata, affinché nel modo giusto uscisse dal vecchio sapere divino e potesse entrare nel sapere umano-terrestre.

Ma accadde che, dopo che il sapere divino originario era già in gran parte infievolendosi e i Misteri avevano già assunto il compito di guidare l’umanità così che insegnandola nel grande, il passaggio dalla saggezza originaria al sapere umano che doveva condurre alla libertà, potesse avvenire nel modo giusto, che un certo numero di uomini su vasti territori della Terra si trovasse insieme, per cercare una certa via, per attraversare questi intenti della retta guida dell’umanità, che venivano dai Misteri. Si formarono per così dire società umane, che si posero come compito proprio di attraversare questo retto sviluppo. Dobbiamo già ricorrere alla scienza dello spirito se vogliamo osservare l’attività di una società umana diffusa dei tempi post-primitivi. Poiché la storia stessa non risale fino a quei tempi; documenti esterni da quei tempi non ce ne sono. Ma tale società era quella che si appropriava in una certa misura il sapere misterioso, da quel sapere mistico anche i metodi, per stare ancora in una epoca in contatto con la fonte divina originaria del sapere, in un’epoca in cui i Misteri onestamente operosi erano già da molto occupati a traghettare il vecchio sapere divino nel sapere umano-terrestre. E così ci fu una volta sulla Terra un’epoca in cui gli rappresentanti incaricati del sapere misterioso erano completamente occupati a traghettare il vecchio sapere divino in scienza umano-terrestre; ma in quello che così come una concezione sana, per quel’epoca sana e un sentimento sulla razza umana si diffondeva, in questo entrava — e precisamente in un’epoca in cui era già troppo tardi e il sapere divino originario non doveva più sussurrare nelle orecchie dell’umanità — quello che una società ben organizzata allora in una certa misura tardivamente voleva portare nuovamente all’umanità come saggezza originaria. Gli uomini vivevano così un’epoca in cui erano già cresciuti al di là della condizione del sapere divino, che da coloro che vi avevano interesse dovesse essere ancora ulteriormente fornito il sapere divino originario a ampi circoli dell’umanità.

Quale interesse avevano mai questi membri dei tempi post-primitivi? Avevano l’interesse che volevano distruggere per così dire nella radice la nascita del sapere. Non volevano lasciar nascere il sapere umano esteriore nell’umanità, non volevano lasciar pervenire gli uomini alla libertà. Sì, ci sono negli tempi post-primitivi sforzi che volevano impedire che l’umanità assumesse la disposizione evolutiva verso la libertà e che perciò volevano distruggere nella radice il sapere fisico-terrestre. E così questi, per così dire «nemici» dello sviluppo umano dei tempi post-primitivi, fecero una distinzione tra sapere umano e sapere divino, un sapere divino che allora non era già più legittimo. E l’umanità, siccome era cresciuta al di là del sapere divino, innondarla con questo, significava portarla così in uno stato di coscienza che era sognante, entusiasta. Larghe masse dell’umanità vivevano in tale entusiasmo nei tempi post-primitivi, in cui il senso era soffocato per la nascita della scienza umana. E quando molto nella scienza umana, come spesso abbiamo potuto caratterizzare, nasceva in tempi successivi in modo molto difettoso, quando fino nella formazione del linguaggio s’era introdotto il difettoso, allora questo era colpa di questo ascendimento lusighiero a un sapere divino.

Se seguiamo sotto quale influenza stavano coloro che così si sforzavano di offuscare gli uomini e di recidere nella radice la nascita della scienza e anche di un linguaggio che proviene dalle profondità dell’umanità, allora dobbiamo dire: Questi spiriti, queste personalità umane erano permeate completamente da forze luciferiche. Forze luciferiche vivevano in loro, tali forze luciferiche che non volevano lasciar arrivare l’uomo con tutto il suo sentire, volere e pensare fino alla Terra. L’uomo doveva divenire sempre più e più materiale, ma queste personalità lo volevano mantenere spiritualmente, spiritualmente, per sottrarlo ai compiti terresti. Questi spiriti erano gli spiritualisti nemici dello sviluppo umano dei tempi post-primitivi. Poiché allora l’uomo doveva trovare i cammini per scendere con il suo spirituale-animico sempre più profondamente e più profondamente nel corporeo. Ma questo doveva essere prevenuto da questi spiriti. Se parliamo più o meno nell’immagine del presente — perché è difficile caratterizzare in rappresentazioni esattamente coerenti quello stato dell’umanità nei tempi post-primitivi — così potremmo dire: questi spiriti si presentano con un forte sfumatura di una certa mancanza inconscia di sincerità. Poiché era naturalmente attraverso i Misteri dato l’impulso di scendere nel mondo materiale, di penetrarsi con essa. Questo non potevano naturalmente negare questi uomini posseduti da lucifero dei tempi post-primitivi. Perciò questi uomini non si chiamavano — nell’immagine del presente parlando; dovrebbe allora essere tradotto nella concezione dei tempi primitivi — «spiritualisti», bensì si chiamavano proprio «rappresentanti del materiale». Poiché dicevano agli uomini: Voi raggiungete il materiale, se ci seguite, se sfruttate la potenza che noi vi diamo con il successivo sapere divino, se vi rafforzate così spiritualmente-animicamente. Così potete come conquistatori sui vostri diritti sulla Terra, farvi vivere; potete conquistare la Terra al volo così che divenite partecipi della potenza divina! — E questi capi posseduti da lucifero di certi circoli dell’umanità si davano il titolo onorifico di «combattenti per il materiale».

Così allora attraverso queste personalità si era introdotta nella evoluzione umana una sorta di scissione tra quello che doveva essere uno sviluppo ordinato dell’umanità e quello che era fornito all’umanità così che di fronte a essa si metteva l’ideale della materialità, che era diretto a una conquista del materiale — ma non attraverso una graduale immersione, bensì facendo presente che si doveva per così dire appropriarsi della potenza divina attraverso un sapere soprasensibile fuor di stagione, con il quale si dovrebbe allora conquistare il mondo sensibile-materiale.

L’immagine contraria di quello che era presente nei tempi originari la viviamo oggi. Vediamo che, provenendo da certi credi, ha luogo una lotta contro il corso ordinato che la scienza ora dovrebbe prendere. Alla radice è divenuta in certa misura danneggiata. Così la scienza e il linguaggio portano attraverso lo sviluppo terrestre certi difetti. Ma la scienza è venuta comunque, poiché si sono trovati sufficienti uomini che stavano sotto l’influenza dei Misteri onesti e della scienza d’iniziazione onesta, che si opposero a questi spiriti che volevano estinguere il sapere alla radice. E così la scienza si è sviluppata. Così ha preso quel cammino che ho caratterizzato spesso nel singolare, è giunta a quello stato che aveva a metà del quindicesimo secolo, quando è cominciato il quinto periodo post-atlantideo, e è venuta fino ai nostri tempi, dove però per questa scienza — secondo la scienza d’iniziazione del presente — c’è un nuovo punto di svolta. Oggi questa scienza è matura, per così dire, per essere posta nella libertà dell’uomo. Oggi questa scienza, che ben essenzialmente ancora si comporta così che considera solo il sensibile-fisico come esatto, come sicuro, quello che viene acquisito attraverso l’osservazione o attraverso l’esperimento, la scienza è matura, come ho spesso esposto, di svilupparsi dentro l’afferrare l’Immaginazione, del mondo ispirato, del mondo intuitivo, di trovarsi nel vivere, nell’afferrare dello spirituale. È chiamata a crescere, per crescendo ad assumere la forma di una visione spirituale. Per questo è oggi matura.

Affinché però questa scienza possa svilupparsi regolarmente, deve essere sviluppata nell’umanità quella disposizione che vuole che le stesse coscienziali tendenze di ricerca e di investigazione che per il mondo sensibile esteriore sono presenti in botanica, fisica, chimica e così via per il trionfo della scienza esterna, siano applicate anche all’interno dell’uomo, che quello che è disposizione nella scienza esterna, sia convertito in un così vivente afferrare del mondo soprasensibile, come è indicato in «Come si consegue conoscenza dei mondi superiori?», nella «Scienza occulta in traccia» o in altri libri corrispondenti. E dobbiamo essere chiari: Quello che propriamente deve stare a fondamento della nostra anima come aspirazione e che solo nella scienza dello spirito orientata dall’antroposofia può vivere, è differenziato da qualcosa che al suo polo opposto assomiglia, dal gesuismo, in quanto proprio il gesuismo è quello che la scienza, il vero sapere vorrebbe mantenere sul solo campo sperimentale o d’osservazione. Provi — ma provi esattamente — la letteratura scientifica che proviene dai Gesuiti: È nella disposizione, nel modo di rappresentazione il più materialistico possibile; è intenta a mantenere il sapere completamente nel mondo sensibile e rigorosamente separare il sapere, che debba occuparsi solo dell’osservazione sensibile o dei fatti osservabili attraverso l’esperimento, da quello che debba essere oggetto di fede o di rivelazione. Nunzio ponte debba essere costruito nel senso di questo pensiero tra quello che è scienza esterna e quello che è fede. Ma proprio questo vuole cercare la scienza dello spirito orientata dall’antroposofia: il cammino fuori da una scienza fisico-sensibile in una scienza dello spirito, ma in una scienza dello spirito che sia mantenuta con rigore quanto la scienza esterna sensibile.

Così dobbiamo immaginarci: Questa scienza fisico-sensibile è la radice e deve germogliare da questi stessi impulsi che operano in botanica, fisica, chimica e così via — solo che si va su un altro territorio — la conoscenza soprasensibile, il sapere soprasensibile. In certi circoli si prevedeva che questo sarebbe venuto. Perciò, là dove si aveva interesse che questo non venisse, nella sviluppo umano fu introdotto quello che appare come un altro contrasto: il contrasto che ho indicato, dell’antico sapere che viene regolarmente al sapere umano e l’offuscamento dell’umanità con la scienza divina. Fu introdotto nell’umanità il contrasto tra sapere e fede. Si fece l’opposto: la scienza del sensibile la volevano tenere ferma, l’enfatizzavano nettamente, ed è semplicemente vero, se si guarda proprio la letteratura gesuitica sulla scienza materialistica in termini di leggibilità, di ciò che appare al lettore convincente, che rappresenta qualcosa di straordinariamente talentato, che effettivamente questa letteratura scritta dai Gesuiti sulla natura materialistica è scritta in modo più talentato di molti altri scritti che oggi sono scritti da altri su questo mondo. È buono quello che per esempio un uomo come il Padre Erich Wasmann scrive sulle formiche, e se lo leggi, ne avrai più beneficio che dalle descrizioni di formiche pedanticamente filistee dei ricercatori. Così si potrebbero addurre esempio dopo esempio. Gli scritti gesuiti sarebbero buoni se descrivessero solo cose materialiste; poiché è il consapevole sforzo dei Gesuiti di mantenere gli uomini attraverso la descrizione del materialista, il sapere in complesso solo alla natura materiale-fisica. E questo soprattutto dovrebbe essere prefigurato all’umanità: che non si può investigare il soprasensibile con il sapere. Come quegli antichi uomini posseduti da Lucifero mostrarono agli uomini che ottengono potenza sul mondo se usano il vecchio sapere divino — mentre però già altri tempi dello sviluppo erano là — così ora vengono i ritardatari di quegli uomini dai tempi post-primitivi e mostrano agli uomini che non è possibile estendere il sapere nel mondo soprasensibile, che si deve fermare il sapere di fronte al mondo soprasensibile. Come quegli uomini dei tempi anteriori volevano offuscare l’umanità con il sapere soprasensibile, così vogliono ora gli attuali esseri umani corrispondenti driving l’umanità veramente nel mondo fisico, affinché resti impantanata lì e afferra il mondo soprasensibile solo con l’impulso ottuso della fede. Come allora volevano dare agli uomini troppo sapere riguardo al soprasensibile, così ora vogliono dagli uomini troppo poco sapere. Allora volevano dare in modo non autorizzato il sapere soprasensibile, questi ora lo vogliono lasciare agli uomini solo il sapere sensibile e lasciar loro sul soprasensibile qualcosa su cui ogni uomo può avere la sua posizione arbitraria.

Che cosa accadrebbe se il circolo di gente a cui qui si allude ottenesse una qualche vittoria, quel circolo di gente che consapevolmente distingue scienza e fede, mentre naturalmente una gran quantità di gente condotta per i capelli trova la tirata della «separazione di fede e sapere» e la ripete, ma soltanto la ripete? Che cosa si ha? Nel senso opposto si vuole eseguire quello che anche queste antiche personalità dei tempi post-primitivi, solo nel loro senso, hanno eseguito. Come allora non si voleva lasciar salire completamente l’umanità al compito terrestre completo, così ora la si vuole mantenere rinchiusa nel compito terrestre, non la si vuole lasciar sviluppare ulteriormente dalla Terra in fuori. E coloro che oggi proprio promuovono il materialismo, si chiamano oggi «spiritualisti» o i preti di questa o quella fede, i rappresentanti del soprasensibile. Come in quei tempi antichi coloro che davano una vita dello spirito non autorizzata, si — dal punto di vista caratterizzato — chiamavano materialisti, così oggi si chiamano numerosi uomini, che propriamente vogliono mantenere l’umanità al materiale, rappresentanti dello spirituale. È oggi la più forte fonte del materialismo non quello che è provenuto da Büchner, Moleschott o dal grasso Vogt, bensì questa più forte fonte è Roma e tutto quello che ha a che fare con questo centro del materialismo. E si raggiunge quello che si vuole raggiungere non dicendo: Voglio promuovere il materialismo —, bensì mantenendo gli uomini nel materialismo per il fatto che in loro si permette solo un impulso ottuso per il soprasensibile come fede, ma al di là non si lascia arrivare nessun impulso nel genere umano che possa afferrare il soprasensibile. Che da Roma per esempio il soprasensibile si volesse conquistare per l’uomo, questa è la non-verità storico-mondiale dei tempi moderni, e deve essere pienamente e chiaramente penetrata! E se nel tempo moderno il protestantesimo, l’evangelico dal Romano si è formato, dobbiamo essere chiari: È sorto molto dentro il protestantesimo dal romano, soltanto lo sforzo, attraverso l’ottundimento del sapere soprasensibile nell’impulso della fede di non portare l’umanità al soprasensibile, questo è rimasto appunto molto forte anche nell’evangelico, a parte il fatto che oggi i segni dei tempi molto indicano che l’evangelico da Roma, che farà ancora nuovi e sempre nuovi sforzi secondo la direzione che ho caratterizzato, sarà superato.

Lei vede, se si vuole raggiungere qualcosa nel mondo, allora si tratta, se quello che si raggiunge è il contrario di quello che propriamente sta nel senso dello sviluppo ordinato dell’umanità, che si assuma per così dire un nome opposto. L’umanità deve imparare a andare oltre la fede nei nomi, e è sulla via di farlo. L’umanità deve giungere a fonti più profonde che alla vita nelle parole. La cosa ha cominciato propriamente già alla base. Immagini, oggi si annuncia da lei con il suo biglietto da visita, su cui sta «Ernst Müller». Probabilmente non sospetterà che entri un uomo coperto di farina e così via, che sia un mugnaio. Altrettanto poco sospetterà quando si annuncia qualcuno come «Richard Schmied» che entri un uomo che ancora poco prima ha ferrato i cavalli. Ma se si è vissuto in campagna, allora ci ricorda ancora che la gente diceva: Arriva il mugnaio —, lì era inteso il vero mugnaio, o dicevano: Arriva il fabbro —, e intendevano il vero fabbro. Là il nome significava ancora qualcosa di diverso dalla designazione esterna. I nostri nomi propri hanno percorso una via che non rende più possibile che concludiamo dal nome l’essenza che porta questo nome. Non possiamo prendere il linguaggio riguardante i nomi propri, per estrarne qualcosa che caratterizzi l’essenza che porta i nomi. Sappiamo oggi non, se ascoltiamo il nome Schmied per un uomo, se è un fabbro, o per un altro, se è un mugnaio se ascoltiamo il nome Müller. Ma lo stesso cammino che fino ad oggi hanno percorso le nostre parole riguardante i nostri nomi propri, lo percorrerà il linguaggio intero, e l’uomo dovrà imparare dalla propria Esistenza di giudicare da altre condizioni che dalle parole. Così come lei, se un signor Müller con il biglietto da visita si annuncia, non può farsi un’immagine sull’essenza di questo uomo, così deve abituarsi a non trarre dalle caratteristiche delle parole quello che si deve pensare sul mondo.

Ma questo si prepara da molto tempo, solo non è sempre stato applicato nel senso giusto dello sviluppo umano. Perciò è allora accaduto che amplissimi società oggi dicono: Ci professiamo di Cristo! — Ma la parola non deve designare l’essenza che credono di adorare. Non si tratta che si chiami qualcosa Cristo, che ci si faccia rappresentazioni di questo Cristo, bensì si tratta verso quale essenza reale si dirige il mondo affettivo umano. E se allora per esempio da questo essere-Cristo ci si fa un’immagine molto terrestre, se si viene persino durante il tempo scolastico iniziato in modo militarista come bisogna preparare l’anima affinché ci si possa fare una rappresentazione di Cristo, come ci si immagina come il Re Gesù e i suoi seguaci e noi stessi come la schiera del Re Gesù, allora può darsi che, dato il quadro di Cristo così materiale che ci si è costruito, si attribuisca il nome di Cristo a un’essenza completamente diversa. Allora si dirige in verità la propria anima verso un’essenza completamente diversa e si dà ingiustamente a questo il nome di Cristo. E questo accade oggi molto spesso, accade così che talvolta è percepito in modo del tutto singolare.

Avevo una volta tanti anni fa a Marburgo una conversazione con un chierico evangelico molto viaggiato. Parlammo di come la concezione propriamente cristiana nella teologia moderna sempre più e più sia andata persa, come propriamente questa teologia più recente da una parte ha già materializzato il Cristo nell’immagine al Gesù attraverso certe cerimonie di iniziazione e come d’altra parte certi teologi in Cristo vedono solo l’ «umile uomo di Nazaret». Allora mi disse questo chierico evangelico molto viaggiato e per questo avendo visto il mondo alquanto: Sì, i nostri teologi più giovani non hanno propriamente più un Cristo, non potessero più chiamarsi cristiani o confessori del Cristo; dovrebbero propriamente, se il nome non fosse già assegnato, chiamarsi Gesuiti, poiché hanno solo ancora un Gesù! — Questo non è il mio giudizio, ma uno che è venuto dalla mente di un teologo evangelico molto viaggiato. E affinché non abbia un pregiudizio e non disprezzi i teologi qui troppo, voglio anche aggiungere ancora: quest’uomo era uno Svevo e ha persino avuto una donna sveva, addirittura una Stoccardese, per moglie! Ma questo solo affinché non abbia pregiudizio.

Abbiamo tentato di spiegare quello che oggi ha portato alla separazione di scienza e fede. Questa separazione tra sapere e fede è proprio quella che non lascia sorgere, su cui ho già ieri richiamato l’attenzione, la conoscenza della vita soprasensibile previta o prima della concezione, che solo lascia sorgere la fede nella vita post-mortem, che si può anche insegnare agli uomini se solo si conta su una disposizione dell’anima egoista. La vita precedente la nascita, che abbiamo attraversato tra l’ultima morte e l’attuale nascita, si può insegnare all’uomo solo attraverso la conoscenza, non attraverso una speculazione su istinti dell’anima egoista. Poiché gli uomini sono così conformati, se vivono qui, che a loro è completamente indifferente quello che hanno attraversato prima di entrare in questo Dasein; ma da ragioni egoiste interessa loro quello che accadrà loro dopo la morte. Perciò si può bene predicare su quello che aspetta l’uomo dopo la morte, poiché appella agli istinti egoisti dell’anima umana. Si può male predicare, ma si deve presupporre l’aspirazione alla conoscenza umana, l’aspirazione al Dasein degno di umanità, se si vuole parlare dell’esistenza previta dell’uomo. E questo porta così, naturalmente, che ci appaia innanzitutto l’educazione e allora la vita terrestre così che la vita terrestre deve essere compresa come il compimento di un compito che ci è stato assegnato, dopo che siamo venuti dal mondo spirituale nel Dasein fisico.

Quello che si deve così assolutamente diffondere nel mondo esteriore, quello che deve anche agire conformando socialmente, ha, come lei da varie fondamenta può intuire, molti nemici. E ora voglio oggi alla fine — poiché devo farlo — raccontarle qualcosa dalle fonti torbide da cui viene quello che oggi vuole apparire annichilente contro la nostra scienza dello spirito. Sono già forti pezzi, quelli che vengono e si rafforzeranno sempre più se non in misura ancora più forte di quanto sia stato finora il caso, le anime si sveglino. Lei sa e i nostri amici qui hanno combattuto contro questo, che attraverso tutta la Germania e più ancora, una volta è sorta la calunnia abominevole di quel tradimento di ufficiali tedeschi all’Intesa attraverso gli sforzi della gente della triarticolazione e così via. Ho ricevuto ora da poco tempo di quella calunnia abominevole da vari documenti scritti che oggi sono diffusi in ampi circoli: lettere falsificate, di cui si dice che provengono dalle nostre file, che con tutta la raffinatezza diffondono le peggiori calunnie, interviste falsificate, il cui carattere mi basta per caratterizzarvelo il fatto che io vi comunichi che tale intervista falsificata così si chiude: «In realtà D.H. non appartiene al Circolo di Steiner. Si è solo intruffolato come spia per scoprire le cose, e il risultato lo ha comunicato a un piccolo circolo di patrioti, affinché sia detto che lo Steiner commette alto tradimento e sta con l’Intesa!» Questo è solo un piccolo saggio dai torbidi sforzi che una diffusione ancora maggiore hanno di quel che creda.

Un molto simpatico esempio in questo rapporto è qualcosa, che anche quella personalità della vicinanza di qui che ho designato una volta in una conferenza pubblica con la parola «Maiale» — poiché tutto quello che da questa personalità è diretto contro di me non può essere designato con altra parola — che ora da lì attraverso l’arte nera è diffuso sotto il titolo: «La triarticolazione rubata.» Lì è affermato niente di meno che una volta una signora abbia creato una triarticolazione — certamente la signora non è sufficientemente cauta, perché non ha letto come era stata diffusa la mia triarticolazione già presto in certi circoli; assegna un momento nel tempo che è un po’ più tardi del momento in cui avevo parlato della triarticolazione qui rappresentata con molte persone —, ma anche questa signora abbia creato una triarticolazione; il manoscritto lo avesse inviato a una società filantropica, fosse allora migrato ad Amburgo, lì lo avesse il tizio per quattro settimane invece di quattordici giorni, così probabilmente fosse letto da me e così la triarticolazione fosse stata presa da me da questo manoscritto. Certamente la signora non può ben dire che qualcosa tra la triarticolazione qui rappresentata e ciò che aveva scritto in quel manoscritto allora concorderebbe. Perciò dice: «La triarticolazione è sì rubata da questo manoscritto — ma è pasticcione!» Sicuro: Ha rubato il mio orologio, ma questo è completamente diverso! Ora ha scritto un saggio sulla sua triarticolazione. Consiste, come afferma, nella sezione aurea «Stato, Ricchezza culturale, Chiesa», dove ancora tutto attraverso la sezione aurea sia richiesto. Così abbiamo lo stato unitario e in esso due parti, così esattamente «la stessa cosa» che anche la triarticolazione vuole; perciò è pasticcione! — Affinché possa farsi un’immagine, le raccomando molto questo scritto; il titolo si chiama: «3:5, 5:8 = 21:34 — Il segreto, di poter liquidare i debiti in tempo prevedibile», di Elisabeth Mathilde Metzdorff-Teschner, apparso nel 1920 in autopubblicazione. — Potrebbe fare qualcosa di buono se ora dicessero: Abbiamo lavorato per la triarticolazione, ma in fondo abbiamo lavorato solo per incarico della signora Elisabeth Metzdorff-Teschner. — Poiché questo glielo presume anche, scrivendo lettere a tutti i generi di gente.

Questi sono i fondamenti per quello che scrive un signor Rohm e quello che ora va in Svizzera e da tutte le cure pastorali cattoliche è servito alle persone lì. Naturalmente nessuno ha un’idea di quello che sta alla fonte, bensì viene raccontato alle persone negli articoli qualcosa di completamente diverso, che le persone potrebbe ben credere, poiché non si indica questa pazzia come fonte. Così si lavora oggi, ma non già incoscientemente, bensì del tutto consapevolmente. Contro questo si lavora consciamente, quello che da onesto sforzo vuole servire al vero progresso dell’umanità! E coloro che in Svizzera per esempio in tale stile lavorano tutto davanti, sono per il momento le cure pastorali cattoliche, che stampano tutto quello che viene da quei centri, che sono comandati dal signor Knapp e altri, e che viene scaricato nei secchi di spazzatura del signor Rohm e così via. A questo proposito mi ricordo sempre quante persone è stato fino a poco tempo fa e lo è ancora, che nella schiera degli antroposofisti sono fedeli abbonati della «Lanterna» del signor Rohm e che mi venivano sempre con le concezioni del signor Rohm, con questo o quella!

Dovevo però mostrarvi questi piccoli esempi — potrei veramente moltiplicare gli esempi — già una volta affinché vediate con quali mezzi si lavora.

L’antroposofia deve attraverso la forza che sta nella scienza dello spirito orientata dall’antroposofia, ottenere anche la forza di avere ancora qualcosa dalle parole, oltre il nome: il sentimento per la verità. Colui che ha il sentimento per la verità arriverà sulla via che sta in qualcosa di completamente diverso di quel che oggi trovano comodo molti uomini, che però è cercato attraverso tali cose come sono anche oggi dovute essere caratterizzate di nuovo. Poiché è oggi più comodo dire qualcos’altro che indicare le forti forze nemiche che sono la direzione per la differenziazione tra scienza e fede e che sono intente a bloccare la via all’interno della scienza sensibile nella scienza soprasensibile.

9°Oriente, Centro, Occidente e la triarticolazione sociale

Stoccarda, 8 Novembre 1920

Vogliamo iniziare oggi la nostra considerazione partendo da fatti della natura umana per poi trovare il passaggio a certi orientamenti della storia del mondo.

Abbiamo già considerato, dai punti di vista più diversi, quel mutamento ritmico negli stati umani che si compie nell’arco di ventiquattro ore, il mutamento tra il sonno e la veglia. Voglio oggi attirare l’attenzione su i fatti che stanno alla base di questo mutamento tra sonno e veglia da un punto di vista che finora abbiamo considerato assai meno.

Sappiamo che l’uomo è un essere tripartito. Consideriamo come una parte di questo essere tripartito l’organizzazione cefalica dell’uomo. Questa organizzazione cefalica è tale che innanzitutto viene contrapposto al mondo esterno l’organismo sensoriale. Situato più internamente è poi il vero organismo cerebrale. Sappiamo che ogni simile considerazione è soltanto approssimativa. Infatti non dobbiamo semplicemente dividere l’uomo in sezioni di natura spaziale; dobbiamo essere chiari sul fatto che nella testa, nel capo, è principalmente concentrato l’organismo nervoso-sensoriale, ma questo si estende spazialmente in tutto l’uomo. Tutto quello che abbiamo da dire in questa relazione vale per l’intero uomo. Lo caratterizziamo secondo la parte principale in cui queste cose sono concentrate, secondo la testa, secondo il capo. Dunque verso l’esterno l’organismo sensoriale, verso l’interno l’organismo cerebrale.

Ora sorge la domanda: che cosa accade effettivamente all’organismo sensoriale e all’organismo cerebrale quando l’uomo passa dallo stato della veglia, a voi ben noto almeno esteriormente, allo stato del sonno? Sapete che l’organismo sensoriale cessa di esercitare la sua attività. L’organismo cerebrale può ancora essere seguito da quello che penetra nell’uomo in certa misura dallo stato di sonno: dalla vita onirica. Se osservate questa vita onirica, potrete dire a voi stessi: questa vita onirica vi offre all’apparenza innanzitutto una sorta di ambiente simile in certa relazione al mondo sensoriale esterno. Essa contiene immagini di questo mondo sensibile esterno. L’uomo nella coscienza vigile sa molto bene che nella vita onirica ha immagini che hanno una sorta di prototipo nel mondo sensibile esterno. E quando l’uomo osserva più attentamente la sua vita onirica, quando la considera senza pregiudizi, allora percepisce che le immagini oniriche sono connesse l’una all’altra, si riferiscono reciprocamente, stanno in una relazione reciproca che è determinata come la relazione reciproca, la relazione reciproca dei pensieri più senza immagini della vita di veglia. Solo si può dire: mentre l’uomo nel pensiero senza immagini della vita di veglia ha pienamente nelle mani le connessioni tra i pensieri, esercita mediante la volontà un’influenza sulla connessione di un pensiero con l’altro, ciò non accade nel gioco delle immagini oniriche. Le immagini oniriche si ordinano da sole. L’uomo è abbandonato a questo auto-ordinarsi. Ma se poi si osserva il modo in cui queste immagini oniriche si ordinano da sole, si scopre: è come se, diradati in certa misura, procedessero senza volontà i fatti del pensiero ordinario. Si possono seguire ancora molto esattamente i residui sia della vita sensoriale che della vita del pensiero nella vita onirica. Si potrà — e la scienza dello spirito può elevare ciò fino alla piena certezza — da tutto quello che risulta da questa considerazione della vita onirica, riconoscere che il cervello umano, che in certa misura è il portatore della vita rappresentativa, deve aver subito una trasformazione rispetto allo stato di veglia. Infatti nello stato di veglia la situazione è tale che proprio per mezzo della nostra volontà abbiamo nelle mani la connessione dei pensieri. Nella vita onirica non l’abbiamo. E inoltre: i sensi hanno interrotto la loro attività, vi sono soltanto gli echi figurativi della vita sensoriale nella vita onirica. Dunque anche una vita sensoriale attenuata è presente. Quali trasformazioni — chiediamo oggi — ha subito il cervello umano?

Dovrete concordare, con un’osservazione spregiudicata, con quello che qui la scienza dello spirito deve affermare: il cervello durante il sogno è divenuto simile a un organo sensoriale. Un organo sensoriale cattura immagini dal mondo esterno. Le elabora anche già, almeno fino a un certo grado. Ma nel modo in cui il semplice organo sensoriale si contrappone al mondo esterno, non vi è volontà. Se vi rappresentate proprio questo contrapporsi al mondo esterno dell’organo sensoriale e poi lo confrontate con il sognare, troverete che il cervello come portatore del sognare — pure ponete pure questo all’inizio come ipotesi, che il cervello sia il portatore del sognare — è divenuto simile a un organo sensoriale. È divenuto più un organo sensoriale di quanto non sia durante la veglia, oppure nella veglia non è assolutamente così, allora ha completamente spogliato la caratteristica dell’organo sensoriale.

E ora non vi troverete molto lontani dall’intendere come sia con il sonno completo senza sogni. Il sogno sta fra la vita di veglia e il sonno nel mezzo. Se il cervello già nel sogno si avvicina all’organo sensoriale, allora questo avvicinamento nel sonno sarà ancora maggiore. Solo che l’uomo nella sua situazione attuale non è in grado di servirsi di questo organo sensoriale nella vita normale. Ma vi fu un tempo nello sviluppo dell’umanità in cui l’uomo era in alto grado in grado di servirsi del cervello come di un organo sensoriale. Ogni volta però, tra il cadere addormentato e il svegliarsi, il cervello diviene in certa misura organo sensoriale. Sappiamo dove si trova l’uomo vero, quello spirituale-animico, dal cadere addormentato al svegliarsi. Egli è nel mondo esterno. Non vogliamo ora soffermarci a descrivere come sia questo mondo esterno, ma vogliamo soltanto essere consapevoli del fatto che naturalmente l’uomo come essere spirituale-animico è in un mondo esterno spirituale-animico. L’ambiente che dal svegliarsi al cadere addormentato possiamo osservare soltanto come un mondo fisico, in cui non percepiamo gli ingredienti spirituali-animici, diviene per lo stato tra il cadere addormentato e il svegliarsi tale che l’uomo come essere spirituale-animico è dentro questo ambiente come a uno spirituale-animico. Egli lo esperisce inconsciamente per la sua attuale condizione animica in questo ambiente spirituale-animico.

Questo ambiente spirituale-animico, in cui l’uomo è, era appunto il mondo vero di quel tempo da cui proviene la saggezza primitiva dell’umanità. Se guardiamo indietro a quel tempo, al quale abbiamo già spesso guardato indietro, di cui rimane un’eco nei Veda, nella filosofia vedanta, insomma nelle concezioni sapienziali, nelle rivelazioni sapienziali dell’antico Oriente, allora abbiamo quello che questa umanità primitiva dell’antico Oriente ha effettivamente esperito proprio nello stato tra il cadere addormentato e il svegliarsi nel mondo esterno. E per questa umanità era ancora così che il cervello durante il sonno era in alto grado una sorta di organo sensoriale. Certamente un tale organo sensoriale che non permetteva che nello stesso tempo in cui si percepiva, si pensasse anche. L’uomo antico-orientale poteva percepire in il mondo spirituale-animico quello che esperiva tra il cadere addormentato e il svegliarsi. Si rispecchiava per così dire nel suo cervello divenuto organo sensoriale. Ma non poteva pensarlo nello stesso stato. Doveva per così dire attendere il tempo della veglia per pensare quello che là aveva percepito. E vi è persino un segno esteriore del fatto che le cose erano come le ho ora descritte. Tentate soltanto di guardare indietro negli stessi ulteriori resti della cultura antico-orientale. Allora troverete che questa cultura sapienziale antico-orientale è formata in modo tale che essa rappresenta per così dire lo spazio sensoriale del mondo, che però è stato osservato spiritualmente. Quello che oggi è presente soltanto in una caricatura, l’astrologia, era una saggezza vivente per questi tempi antichi. Quello che le stelle rivelavano, quello che il cielo notturno rivelava all’uomo, quello che è celato all’osservazione dalla veglia al sonno, quello forma in alto grado il fondamento di quello che questa saggezza antico-orientale svelava. Ed era quello che l’uomo esperiva dal cadere addormentato al svegliarsi. Egli era nel mondo esterno e esperiva spiritualmente-animicamente il suo nesso con il mondo delle stelle. E quando si svegliava, il suo cervello si ritirava di nuovo dallo stato

dell’organo sensoriale allo stato che era già qualcosa di simile al nostro stato cerebrale, solo che questo cervello era ancora costruito in modo tale che durante la veglia l’uomo poteva ricordare quello che durante il sonno aveva esperito. E brillava come una Immaginazione istintiva quello a cui egli allora si ricordava. Mentre questo uomo antico-orientale passava attraverso il giorno, poteva distogliere l’attenzione interna da quello che nel mondo sensoriale lo circondava e poteva badare a quello che come un’illuminazione interna stava davanti alla sua anima in immagini potenti come ricordo di quello che aveva esperito di notte. E queste erano le Immaginazioni orientali primitive che poi, in forma attenuata, appaiono nei Veda ancora gloriosi e nella saggezza vedanta e nella poesia vedanta.

Come si presentavano al tempo stesso all’uomo? Da una descrizione dell’uomo come quella che avviene nell’anatomia o nella fisiologia odierna, dove la sensibilità esterna dell’uomo esteriore sta a fondamento di queste descrizioni, non vi era ancora traccia in questi tempi antichi. L’uomo, in tutto quello che là esperiva nel mondo esterno tra il cadere addormentato e il svegliarsi, esperiva se stesso come un essere spirituale-animico. Esperiva il cosmo come un essere spirituale-animico e se stesso come un essere spirituale-animico nel cosmo spirituale-animico. E come esperiva se stesso allora? Si esperiva come il suo proprio prototipo. Vi prego di prestare attenzione a quello che è contenuto proprio in queste parole. Quando all’uomo sorgeva l’illuminazione di quello che aveva esperito nel sonno, allora si esperiva come il suo proprio prototipo e poteva dirsi: il mio prototipo ha questo e quell’aspetto. In questo prototipo sono ora contenuti di nuovo certi prototipi speciali per la mia testa, per l’interno della mia testa, per il polmone, il fegato e così via. L’uomo non si esperiva nel modo in cui lo fa l’anatomia e la fisiologia odierna, negli organi sensibili esteriori. Ma si esperiva come prototipo, come quello che crea questi organi sensibili esteriori. L’uomo esperiva per così dire se stesso come un essere divinamente-celeste, come il prototipo divinamente-celeste dell’uomo terrestre. L’uomo terrestre non lo interessava quindi particolarmente,

ma lo interessava il suo prototipo celeste-spirituale. Attraverso questo intero complesso di esperienze egli arrivava però a qualcos’altro ancora. Arrivava a riconoscere che appunto questo prototipo celeste-spirituale era nello stesso tempo quello che egli era prima di essere ricevuto come uomo fisico o generato fisicamente. E l’uomo esperiva attraverso questa particolare strutturazione durante l’antico stato orientale primitivo se stesso come uomo celeste-divino, ma nello stesso tempo si esperiva come uomo prima della sua incarnazione terrestre. E questo è il punto fondamentale importante delle culture antico-orientali: che l’uomo si esperiva come l’essere che era prima della sua esistenza fisica-terrestre. La sua coscienza di tutto questo era certamente istintiva, ma era tale che aveva come risultato la ferma conoscenza dell’esistenza pre-natale, della discesa da un mondo spirituale nel mondo fisico-sensibile. Questo è il carattere dimenticato delle antiche religioni orientali, che queste religioni parlavano assolutamente dell’esistenza pre-natale, dicevano che la vita sulla terra è una continuazione di una vita celeste.

Ho già accennato da un altro punto di vista a quanto sia perduto per i nostri tempi la coscienza che si era allora sviluppata, in quanto abbiamo sì una parola che nega che la vita termina con la morte, «immortalità», ma nessuna parola che nega che il principio è l’inizio della vita umana in generale. Non abbiamo una parola simile a immortalità per il pre-natale. Dovremmo avere anche la parola «ingeneratezza». Se avessimo la parola ingeneratezza e se questa parola ingeneratezza fosse viva in noi come la parola immortalità, allora potremmo metterci dentro la condizione animica dell’uomo antico-orientale.

Se vi rappresentate interiormente questa intera condizione animica dell’uomo antico-orientale, allora potrete dirvi: la vita terrestre si svolgeva in certa misura per lui così, che vi prestava poca attenzione perché in essa vedeva soltanto l’immagine della vita celeste-spirituale. Neppure se stesso come uomo fisico il vecchio Orientale prendeva particolarmente sul serio, poiché questo

uomo che qui sulla terra camminava era del tutto semplicemente un’immagine dell’uomo celeste che stava principalmente di fronte alla sua anima. L’eterno nell’uomo, era per questo uomo orientale dall’osservazione diretta un’ovvietà, perché, come detto, gli sorgeva come illuminazione; nella vita diurna, nella veglia, era il ricordo della vita notturna. Per poter mettere davanti allo sguardo spirituale tale condizione animica, occorre dunque guardare indietro nell’antico Oriente. Quello che là era presente come una grande cultura spirituale nell’antico Oriente appartiene a tempi molto, molto antichi. Poiché quello che i libri contengono, persino i gloriosi Veda, la filosofia vedanta, è soltanto un’eco. Se si volesse osservare in forma pura, originaria quello che è il contenuto della saggezza primitiva antico-orientale, allora si dovrebbe andare molto indietro, ben oltre l’epoca dei Veda, della filosofia vedanta. Solo la scienza dello spirito può farlo. Questa cultura antico-orientale, che ha per così dire illuminato con la percezione del mondo spirituale tutta la vita terrestre, che benché fosse soltanto istintiva, era tuttavia elevata, questa cultura spirituale antico-orientale è poi caduta in decadenza. Chi studia l’essere orientale odierno, che è già fortemente decadente, trova ancora sempre come l’impulso fondamentale in questo essere orientale questo indirizzamento verso l’uomo celeste. Persino nelle civetterie di Rabindranath Tagore troviamo ancora gli echi di questo carattere orientale. Rabindranath Tagore è certamente permeato da quello che è naturalmente già una cultura successiva decadente; ma, come detto, si trova il tratto fondamentale persino nei suoi scritti per parte loro straordinariamente interessanti, significativi, ma nel loro carattere fondamentale completamente civettini, per esempio negli articoli che sono raccolti nel suo scritto sul nazionalismo. Così che, se si guarda verso l’Oriente, si guarda in un tempo antico, in una elevata cultura spirituale istintiva con forte accento dell’esistenza pre-terrena. E si vede poi un graduale declino di questa cultura spirituale originariamente elevata. Nel declino si mostra allora solo l’incapacità di entrare in quello che ormai è già il compito dell’uomo moderno: nell’esistenza fisico-sensibile

che l’uomo vive tra la nascita e la morte. L’uomo antico-orientale dell’epoca primitiva aveva il prototipo dell’uomo; e poteva nella vita fisico-sensibile vedere l’immagine di questo prototipo. La vitalità, l’illuminazione del prototipo celeste-divino si oscurò gradualmente, e così rimase all’Orientale soltanto un’immagine fantasma. Oggi è già completamente sbiadita. Rimase un’immagine fantasma di quello che una volta stava di fronte alla sua anima in chiara vitalità, come l’immagine archetipa spirituale-animica di se stesso all’interno dell’intero mondo cosmico spirituale-animico. Rimase però anche una certa impotenza nell’essere orientale. E questo è qualcosa che l’uomo odierno che vuole vivere con i suoi tempi deve assolutamente prendere su di sé. Rimase l’impotenza di considerare l’uomo che là è immagine, di considerare l’uomo nello stato tra la nascita e la morte. Per questo l’Orientale non aveva un senso, neanche là dove non aveva il sostituto bensì qualcosa di completamente diverso, l’uomo celeste-fisico di fronte a sé. Ma non ha neppure oggi un senso per questo, per veramente entrare nell’uomo come egli è tra la nascita e la morte. Questo rimase riservato a un’altra sfera culturale, considerare l’uomo nella sua essenza qui nell’esistenza fisico-sensibile tra la nascita e la morte. Questo rimase riservato alla cultura che io vorrei chiamare la cultura di mezzo. Questa cultura di mezzo ha innanzitutto l’espressione storicamente visibile nel successivo antico Ellenismo. L’originario antico Ellenismo era infatti ancora sotto l’eco della saggezza orientale. Il successivo Ellenismo accoglie già quello che ora caratterizzerò come la cultura di mezzo.

Questa cultura di mezzo viene soprattutto da sud, afferra la successiva Grecia, afferra particolarmente il mondo romano. Mentre tutto quello che finora ho caratterizzato per l’Oriente era una visione, quello che viene da sud, afferra la successiva Grecia, riceve la sua particolare elaborazione nel mondo romano, quello che diviene la cultura di mezzo — da altri punti di vista l’abbiamo spesso già considerato — una cultura giuridica, dialettica, intellettuale, una cultura del pensare, non

una cultura della visione, bensì una cultura del pensare. Questa cultura del pensare è particolarmente idonea a considerare l’uomo nella sua vita tra la nascita e la morte. Dopo aver compiuto i suoi stadi preliminari nel successivo Ellenismo, dopo essere apparsa tutta rudemente, brutalmente nel mondo romano, dopo essersi mantenuta attraverso la lingua del mondo romano, la lingua latina, che per il Medioevo era ancora la lingua della scienza, questa cultura dialettica, questa cultura intellettuale ha raggiunto un culmine nella grandezza culturale dell’Europa di mezzo, che si sperimentò sul volgere dal XVIII al XIX secolo in Schiller, Goethe, Herder, e sì anche nei filosofi Fichte, Schelling e Hegel. Voi dovete soltanto osservare quello che in questi spiriti è propriamente caratteristico e vedrete subito che è vero quello che dico. Prendete Fichte, Schelling, anche lo stesso Goethe. In che cosa dunque questi spiriti sono grandi, in che cosa sono significativi?

Questi spiriti sono grandi e significativi nel riconoscimento dell’uomo tra la nascita e la morte. Per questo uomo esigono una conoscenza totale. Prendete, per citare un solo esempio, la filosofia hegeliana. Nella filosofia hegeliana trovate fortemente sottolineato che l’uomo è un essere spirituale. Ma lo spirito è considerato soltanto in quanto l’uomo vive tra la nascita e la morte. Non trovate nulla in Hegel di un uomo pre-natale, celeste-divino. Non trovate da Hegel neppure un uomo dopo la morte. Trovate in Hegel una considerazione storica di tutto quello che è accaduto tra gli uomini qui sulla terra, in quanto essi sono uomini che vivono tra la nascita e la morte. Ma non trovate nessun influsso di alcun potere di quei mondi che l’uomo vive tra la morte e una nuova nascita. Tutto questo è come cancellato in questa grande cultura, la cui missione, il cui compito era appunto di sottolineare fortemente che l’uomo qui nella sua vita tra la nascita e la morte è un essere spirituale-animico accanto a un essere corporeo-fisico. Ma al tempo stesso il limite di questa cultura era dato dal fatto che non si poteva guardare in su in quella vita che è spirituale. E lo spirituale-animico, quello che oltrepassa la nascita e la morte, l’Eterno, in quanto si manifesta tra la nascita e la morte, fu particolarmente da Hegel e anche da tutti gli altri, particolarmente dagli spiriti tedeschi, potentemente sottolineato, ma mancava ogni possibilità di guardare in avanti nella vita dell’Eterno, come si manifesta prima della nascita, come si manifesta dopo la morte. Quello che è stato detto dell’uomo come un essere senza corpo in questo periodo, era un antico retaggio dell’Oriente, non era sgorgato dalla conoscenza propria. Era tradizione. Era al massimo teso in questo sapere dell’Europa di mezzo la capacità conoscitiva, che si orientava verso lo spirituale-animico anche nell’uomo, ma al tempo stesso si orientava verso il corporeo-fisico. Ma questa tensione non andava al di là della vita che si svolge tra la nascita e la morte.

In Occidente si preparava in vario modo un’altra vita, una vita che, se successivamente si svilupperà ulteriormente, porterà il spirituale in un’altra maniera, quello spirituale che è libero dal corpo. Come ha portato il vecchio Orientale — rimettiamoci questo ancora una volta chiaramente — lo spirituale nella vita fisica? Lo ha portato dentro perché si ricordava durante il giorno di quello che esperiva di notte tra il cadere addormentato e il svegliarsi fuori dal suo corpo. In seguito sarà diverso, oggi sono soltanto i precursori qui, lo stadio preliminare. L’uomo infatti esperisce tra il svegliarsi e il cadere addormentato in sé non soltanto quello di cui è consapevole, poiché poco di quello che l’uomo esperisce sale nella coscienza normale odierna. Laggiù nella natura umana si experisce veramente infinitamente più di quanto l’uomo possa avere nella coscienza. Questo è già intuito, proprio in Occidente. Perciò uomini come William James parlano dell’ «inconscio» o «non-cosciente», perché lo intuiscono; potevano soltanto ancora non elevarlo alla conoscenza. È tutto un balbettio, quello che viene detto di queste cose, ma le cose sono inturite. E così come penetrò nell’antico Orientale quello che nello stato libero dal corpo è stato experito come lo spirituale-animico del cosmo, così risalirà una volta dai fondali in Occidente quello che là oggi viene experito inconsciamente. Lì verranno anche Immaginazioni. Chi studia le psicologie dell’Occidente vede oggi già nella psicologia dell’associazione, che come si presenta oggi è una sciocchezza, già una preparazione per questo.

Quello dunque che per l’uomo di mezzo si mostrò soltanto come rivelazione di quello che tra la nascita e la morte viene experito, si mostrerà nel suo aspetto eterno attraverso le particolari capacità dell’Occidente.

Particolarmente è laggiù in noi quello che dopo la morte vivrà nel mondo spirituale. Ricordatevi di quello che vi ho spesso detto di questi argomenti da vari punti di vista. Ho detto: la testa umana è risultato della vita terrestre precedente. Quello che il resto dell’uomo è, sarà la testa nella prossima vita terrestre. Così si compirà la metamorfosi. Quello dunque che laggiù è nell’uomo fuori dalla testa, questo è soltanto per l’odierna maniera di comprensione carne e sangue, muscoli, pelle, ossa, ma contiene nel germe spiritualmente quello che è la testa della prossima incarnazione, quello che indica al di là della morte. E questo che indica al di là della morte si rivelerà una volta all’umanità del futuro, che oggi è presente nei primitivi inizi in Occidente, nella coscienza. Lo spirituale-animico interno sarà dunque in futuro percepito in maniera immaginativa, come lo spirituale-animico esterno è stato percepito in maniera immaginativa-istintiva nella preistoria. Solo quello che dal di dentro si rivelerà, si rivelerà alla piena coscienza, mentre quello che si è rivelato all’antico Orientale, si rivelava soltanto in una coscienza ottusa, istintiva.

E come si annuncia dunque oggi? Quali sono i precursori? I precursori sono innanzitutto quelli che una forte inclinazione è presente in questi territori occidentali verso il materialismo. Perché una volta lo spirituale dalla materia umana-fisica deve rivelarsi, questo mondo oggi è fortemente inclinato verso il materialismo. Non ancora vede lo spirituale, ma quello da cui le emerge lo spirituale, questo lo vede oggi. Quindi il materialismo, che è appunto principalmente un prodotto occidentale, ma ha inondato il mondo di mezzo da Occidente e si diffonde verso Oriente.

La cultura di mezzo non è materialistica; si potrebbe chiamarla materiale-spirituale, perché nella considerazione dell’uomo tra la nascita e la morte l’equilibrio si mantiene sempre tra lo guardare al materiale e lo guardare allo spirituale. È tutto così presso i filosofi tedeschi, presso Goethe e Schiller, dappertutto così, che loro per così dire al corpo e allo spirito lasciano uguale diritto. In Occidente lo spirito è appunto questione di futuro, lo sguardo al presente è innanzitutto rivolto al corpo. Ma nello sviluppo dell’umanità tutto è in flusso: da questa conoscenza del corpo, da questo materialismo, sorgerà una volta uno spiritualismo, che proviene soltanto da un’altra parte affatto, e che soprattutto sarà consapevole rispetto allo spiritualismo dell’antico Oriente.

Vedete da ciò come la peculiare distribuzione — ho già parlato di ciò da altri punti di vista — di questa configurazione tripartita dell’umanità attraverso il mondo: l’uomo d’Oriente una volta si considerava come il suo prototipo celeste-spirituale. L’uomo di mezzo si considera come l’uomo terrestre, che però è spirito e anima accanto a corpo e materia. L’uomo occidentale ancora oggi si considera come il semplice uomo fisico; ma in quello che è chiamato a sviluppare si annuncia appunto quello che sorgerà da questa fisica umana e che in futuro costituirà il contenuto spirituale della coscienza.

L’uomo di mezzo è appunto stretto tra Oriente e Occidente. L’Oriente che una volta aveva una elevata cultura spirituale è in decadenza. L’Occidente, in cui si annuncia una successiva elevata cultura spirituale, è ancora oggi totalmente afferrato dalla materia. Una cultura, in cui per così dire le due cose si equilibrano, si è formata nel mezzo: Da un lato un pensare dialetticamente acuto, come regna per esempio nelle Lettere «Sulla educazione estetica dell’uomo» di Schiller e che può andare appunto ancora così lontano da non cadere nella pura trivialità della scienza moderna, bensì rimane ancora presso il personale umano; dall’altro lato una visione figurata sulla vita sociale dell’uomo come nel «Märchen» di Goethe del serpente verde e della bella Giglio, che già viene a immagini, ma non spinge queste immagini fino ad osservazioni spirituali.

A questo uomo di mezzo è quindi anche assegnata la missione di espandere quello che innanzitutto attraverso le sue particolari capacità ha ottenuto per l’uomo tra la nascita e la morte, mediante conoscenza immediata per l’uomo come essere spirituale-animico accanto all’essere fisico-corporeo, ma di espanderlo così che dalla conoscenza misteriosa si risalga direttamente di nuovo. Allora l’uomo attraverso lo sviluppo delle stesse capacità con cui ha salvato lo spirituale-animico per l’esistenza fisico-corporea, attraverso il pensiero chiaro che però si sviluppa in Immaginazione, Ispirazione, Intuizione, di nuovo sale nella mondo spirituale che si vive tra la morte e una nuova nascita. Qui, all’interno di questo mondo fisico, si sperimenta un completo illuminarsi di quelle capacità che qui si devono sviluppare, soltanto, se si considera il problema della libertà. Io mi sono quindi nella mia «Filosofia della libertà» limitato a considerare questo problema della libertà. Qui dovette già, ma ora per soli problemi terrestri, essere applicata la stessa capacità che, se allora la si sviluppa ulteriormente, eleva lo sguardo al di là di quello che è al di là della nascita e della morte.

Vedete, in un certo senso il mondo è anche tripartito nel suo sviluppo: nell’antico Oriente la saggezza istintiva, nel mezzo una certa vita dialettico-intellettuale, in Occidente oggi ancora il materialismo che nel suo seno porta uno spiritualismo futuro. Da quella saggezza istintiva nell’antico Oriente dipendeva tutto. Una vita politica nel nostro senso non vi era. Coloro che erano i guida dei Misteri davano anche la direzione alla vita politica ed economica. Poiché grande era l’antico Orientale per la vita spirituale che si sviluppava in lui istintivamente. Da questa vita spirituale dipendeva la vita politica ed economica. Poi venne la vita dell’Europa di mezzo, naturalmente dal sud; già in Egitto aveva i suoi primi inizi. Lì si sviluppò una vita che portò a un pensiero dialettico dello stato-elemento politico. Proprio all’interno di questa cultura di mezzo fu elaborata la vita dello stato-politica. La vita spirituale là si aveva soltanto come eredità.

E soprattutto in Occidente, come nel Puritanesimo, si ha lo spirituale come qualcosa di completamente astratto, che si può condurre in modo settario, che si fa brillare nella vita fisica ordinaria del quotidiano.

Qui nell’Europa di mezzo è stato il terreno su cui le idee di stato si sono particolarmente elaborate, come per esempio presso Wilhelm di Humboldt, e su cui prendono forme così meravigliose come comunità sociale come nelle «Lettere estetiche» di Schiller, dove si presentano di fronte agli uomini in immagini così grandiose come presso Goethe, perché è fondamentalmente un’idea di stato quella che si rappresenta nel «Märchen» di Goethe del serpente verde e della bella Giglio.

Poi abbiamo in Occidente elaborato ancora soltanto quello che una volta deve necessariamente sfociare nella triarticolazione dell’organismo sociale, l’abbiamo elaborato soltanto nel terreno materiale-economico. L’idea di stato in Occidente è soltanto un’eredità della cultura di mezzo. Vi è un grosso libro di Woodrow Wilson, una volta così famoso, sullo stato. Lì dentro non sta nulla di occidentale, ma è completamente soltanto un’imitazione di quello che come teorie di stato fino alle idee speciali è stato sviluppato nel mezzo. È stato tradotto anche in tedesco, perché anche in Germania vi fu un tempo in cui si considerava Woodrow Wilson come un grande uomo.

Così si può dire, quello che ci sta di fronte oggi come la triarticolazione dell’organismo sociale, storicamente si è sviluppato attraverso la formazione dell’umanità in tre stadi: In maniera esemplare-istintiva come vita spirituale nell’antico Oriente; in un certo senso semi-istintiva — perché così come presso Humboldt, Schiller, Herder o anche presso i successivi l’idea di stato è sorta, è semi-istintiva e semi-intellettuale — si è sviluppata l’idea di stato, la vita politica, la vita giuridica nella cultura di mezzo; la vita economica è propriamente innanzitutto una faccenda dell’Occidente, così fortemente una faccenda dell’Occidente che persino i filosofi dell’Occidente sono propriamente degli economisti fuori luogo. Spencer avrebbe fatto assai meglio se avesse fondato fabbriche invece di filosofie. Poiché la particolare configurazione dell’Occidente si adatta propriamente alla struttura della fabbrica. Lì dentro è tutto ciò a cui si estende il pensiero spenceriano.

Si può anche esprimere la cosa diversamente: l’uomo antico-orientale è salito al divino dell’uomo. Per lui l’uomo in certa misura era il figlio del dio, l’efflusso del divino. Il divino per così dire per l’uomo orientale scendeva in basso e aveva una continuazione verso il basso, che era soltanto imitata: l’uomo terrestre era una continuazione del prototipo divino. Questo era per l’antico Oriente, in alto l’uomo divino-spirituale, in basso l’uomo fisico come sua immagine sensibile-terrestre, soltanto qualcosa che per così dire ancora pende in basso e nel mondo terrestre proietta dall’uomo celeste. E quando più tardi fu dimenticato l’uomo celeste, o rimase soltanto un presentimento nella cultura decadente, allora non si aveva senso per quello che da quel uomo divino pendeva in giù nell’uomo terrestre.

L’uomo di mezzo è organizzato così che quello che come l’uomo celeste pendeva in giù da altezze spirituali, per lui si è condensato come una specie di semicerchio chiuso, e che ad esso si attacca poi sotto l’uomo terrestre, così che ne esce un essere divino-spirituale e sensibile-fisico contemplabile, come bellamente è rappresentato nella filosofia hegeliana, come magnificamente aleggiava di fronte a Goethe.

Nella cultura occidentale lo sguardo è diretto al mondo animale, all’essere animale. Darwin lo considera nella sua evoluzione in modo magnifico. E questo ha verso l’alto una specie di cupola sulla quale non si arriva bene, che si considera soltanto come il prodotto evolutivo più elevato: l’uomo. Propriamente in Occidente si considera soltanto l’animale, così come in Oriente si è considerato soltanto il celeste, soltanto il dio che prosegue nell’uomo. In Occidente si considera soltanto l’animale, che ha verso l’alto una cupola, un essere che è ancora una continuazione della serie animale, qualcosa che è come una super-bestia, che prosegue al di là dell’animale. Questo è oggi certamente ancora lo stato dell’Occidente. Questo è anche lo stato che si esprime nella filosofia occidentale e che ulteriormente si svilupperà, perché appunto così come l’Orientale ha ricevuto lo spirituale dall’alto, così una volta l’Occidentale elaborerà lo spirituale dal basso e lo elaborerà con piena consapevolezza. Il mezzo forma il passaggio.

Colui che osserva le realtà non parla volentieri di un’epoca di transizione. Poiché ogni epoca è naturalmente un’epoca di transizione, perché sempre qualcosa segue e sempre qualcosa ha preceduto. Ma così come nella pianta vi è un punto in cui per esempio è il calice e in alto i fiori e in basso le foglie, così vi sono anche nella storia dell’umanità già sezioni ben nette. E possiamo già parlare del tempo in cui il grande assassinio è avvenuto, dal 1914 in poi, già come di un’epoca di transizione, di un tempo particolarmente caratteristico nel divenire storico dell’umanità, in cui si è pure in una certa misura interiormente e tragicamente dispiegato il destino dell’uomo di mezzo, al quale sorge la grande domanda: come si esce dalla vita fisica-terrestre, che sta tra la nascita e la morte, nella vita tra la morte e una nuova nascita? La filosofia di Hegel subito dopo si capovolse in materialismo. E la prima metà del XIX secolo era impotente di fronte alla domanda: come viene quello che è stato trovato per il divino-terrestre esteso all’extra-terrestre? Ma questa è la grande domanda che sta di fronte a noi appunto per la cultura di mezzo. Lo Goetheanesimo deve trovare il suo ulteriore sviluppo. Deve svilupparsi verso lo spirituale-animico. Deve divenire dal semplice fisico-umano cosmico. Questo tentativo viene fatto appunto dalla scienza dello spirito ad orientamento antroposofico, che è una continuazione dello Goetheanesimo nello spirituale. Lo Goetheanesimo deve estendersi nella saggezza misteriosa. Deve essere sviluppato nella saggezza misteriosa.

Questo è il significativo che ci viene incontro nella firma della contemporaneità, che uno deve intendere se vuole consapevolmente porsi nella vita contemporanea, nei compiti del tempo presente.

Nonostante le sue forti prove il centro-europeo, se non viene meno, deve compiere gli approfondimenti di quello che gli viene incontro per l’esistenza fisico-sensibile dell’uomo, quello che ha preservato lo spirito nell’esistenza fisico-sensibile. Questo deve costituire il fondamento per l’elaborazione di una saggezza misteriosa che sia dialetticamente altrettanto acuta come dialetticamente era quello che per il fisico-sensibile era stato conquistato. Quindi deve entrare proprio in questo Europa di mezzo una comprensione profonda per l’equilibrio delle tre sfere — dello spirituale, dello statale, dell’economico. Gli altri verranno già dietro. Ma per qui è la massima negligenza immaginabile, se gli uomini passano dormendo accanto a quello che come una grande necessità sta: comprendere e realizzare l’impulso della triarticolazione dell’organismo sociale.

Stretto tra Oriente e Occidente è questo centro europeo. Oggi giace a terra. Deve appunto da oscurità, da tenebra trovare una via verso la luce.

Quello che ancora prima della metà del secolo accadrà, di questo parleremo la prossima volta, dove vi esporrò l’apparizione di Cristo nella prima metà del XX secolo. Di quello che ho accennato nel mio primo dramma mistico, la riapparizione di Cristo, vi parlerò. Oggi voglio soltanto attirare l’attenzione sul fatto che questa riapparizione di Cristo, che però è intimamente connessa con il comprendimento della triarticolazione dell’intera natura del mondo, si sviluppa perché il mezzo deve guardare da una parte alla cultura istintivo-spirituale invecchiata dell’Oriente, e deve guardare, comprendendo a fondo, quello che si prepara, verso la cultura occidentale ancora oggi materialistica, ma che nel materialismo porta il germe di una spiritualità futura. Qui deve porsi la cultura di mezzo, deve trovare la forza e la potenza, di porsi qui dentro e di divenire direzione-dantrice.

Questo è quello che fa così male, che causa così grandi dolori al cuore, che appena oggi le parole con l’anima si ascoltano, che puntano alle necessità qui toccate, che

gli uomini soltanto vogliono dormire, vogliono lasciarsi andare, ritirandosi davanti ai grandi compiti della contemporaneità. Ma dobbiamo guardare e dobbiamo comprendere quello che ad Oriente, quello che ad Occidente agisce. Dobbiamo essere consapevoli, come ad Occidente una cultura iniziale è presente. Vediamo come in questo Occidente questa cultura iniziale si annuncia appunto là più fortemente, dove per così dire l’economico germoglia dal tecnico. Nulla è più caratteristico in questa relazione di quel ideale che una volta è stato di fronte a un Americano e che certamente in Occidente sarà una volta realizzato, un ideale puramente arimanico, ma un ideale di alta idealità, che consiste nel fatto che si usano le stesse vibrazioni dell’organismo umano, perché le si studiano finemente e le si trasferiscono alla macchina, così che l’uomo sta alla macchina e le sue più piccole vibrazioni si potenziano nella macchina, così che quello che l’uomo produce in vibrazioni nervose passa nella macchina. Pensate al motore di Keely, che al primo impatto non è ancora così riuscito che funzionasse, perché ancora era troppo elaborato dal puro istinto; ma è qualcosa che si muove decisamente verso la realizzazione. È in certa misura quello che ancora dal materiale meccanicistico grossolano indica verso quello che deve nascere: l’unione del meccanico-materiale con lo spirituale.

Invece vediamo come ad Oriente l’antico spirituale sempre più e più cade in decadenza, in dissoluzione, nello stato del marcire. Viviamo ad Oriente un’effettivamente cosa tale che si può dire: è divenuto senile l’uomo una volta celeste-spirituale all’osservazione; senile, decrepito è divenuto. Non capisce ancora quello che è sulla terra, quello che pure veste l’uomo. Mentre ad Occidente si capisce soltanto questo terrestre, ad Oriente non si capisce nulla di questo. Quindi il celeste è già completamente senile, completamente decrepito divenuto. Quindi è sempre un grande errore se da una parte non si è attenti a come dal meccanicismo, dal materialismo meccanicistico dell’Occidente innanzitutto lo spirituale deve essere guadagnato, come dalla scienza naturale, che è anche ancora completamente materialistica-occidentale, lo spirito deve essere intuito.

E è un errore ugualmente grande se ci si guarda dall’Oriente e si vuol magari oggi ancora, come lo faceva una volta o lo fa anche oggi la società teosofica Adyar con le sue anticagliezze, portare spirituale da Oriente verso Occidente. Se si guarda verso Oriente, allora si ha in tutto quello che si trova là, a che fare non con qualcosa di vivente nel presente, bensì con qualcosa che è divenuto vecchio, che si deve studiare come qualcosa di storicamente invecchiato, che per il presente non ha più nessun significato.

Così come abbiamo, per così dire, come un ancora molto grezzo, brutale precursore di una cultura futura in Occidente Keely con il suo motore, abbiamo come il più estremo efflusso della senilità spirituale dell’Oriente Tolstoj. In Tolstoj vediamo come per così dire concentrato si presenta quello che una volta era grande e che ora è in completa decadenza, che è un fenomeno interessante, ma per noi non ha la minima importanza contemporanea. Così come molte cose sono state estinte con gli eventi dal 1914, così è estinto quello che era un ultimo brillio della senilità orientale in Tolstoj. Prima della guerra si poteva ancora parlare di Tolstoj come di qualcosa di contemporaneo. Con la guerra è finito. Questo non ha importanza contemporanea. È qualcosa di completamente antiquato, oggi parlare di Tolstoj come di qualcosa che ha un significato contemporaneo. E ci si deve guardare da ogni sorta di sguardo trasversale verso Oriente, verso l’Oriente antico e anche verso quello che in una certa sorta di senilità ancora per l’ultima volta si è concentrato in un uomo come Tolstoj. Dobbiamo stare completamente sul terreno di quella missione che è la missione del presente. E questo possiamo soltanto, se dai nostri fondamenti stessi comprendiamo l’impulso della triarticolazione dell’organismo sociale. Per così dire come simbolo mondiale-storico, o anche come sintomo, ha il Oriente in putrefazione ancora per ultimo in un modo si potrebbe dire interiormente sforziato, ma pur sempre impotente come suo ultimo efflusso ancora Tolstoj presentato, come l’Occidente come primo precursore ha il Keely con il suo motore presentato. Mentre Tolstoj esprime il divenire completamente luciferino della vecchia cultura orientale,

sta la cultura occidentale ancora completamente sotto il segno dell’arimanico. Questo è quello che nel presente deve essere afferrato. E senza afferrare, come da un lato ci dobbiamo guardare da quello che dall’Oriente ancora sporge dal passato, anche in un essere umano vivente ancora come passato sporge, e dall’altro lato ci dobbiamo guardare da quello che ad Occidente appena all’alba è, senza che lo si penetri, non si è uomo del presente. Naturalmente può essere un uomo del presente Inglese, Francese, Americano, può essere Russo, perché l’umanità deve oggi passare oltre le sfere geografiche. Ma dobbiamo prendere questi vecchi limitamenti, perché hanno un significato per il corso storico dell’umanità. Dietro di noi sta quello in cui la storia dell’umanità si tripartisce: Oriente, mezzo, Occidente. Di fronte a noi sta — e la scienza dello spirito orientata antroposoficamente lo deve sottolineare così acutamente come possibile — l’essere-umano puro, portando nello stesso tempo in noi Oriente, mezzo e Occidente. L’uomo che oggi come un uomo vivente, anche come Asiatico, nasce, può portare tutti tre in sé. L’uomo di mezzo non ha bisogno di limitarsi a portare soltanto il mezzo in sé, ma deve esperire nel mezzo storico qualcosa in decadenza, l’Occidente storico qualcosa in ascesa in sé. Ugualmente può l’uomo americano, se attraverso la considerazione della saggezza misteriosa — e vi è più obbligato — vuole elevare il suo pensare puramente economico a un pensare che sia politico, che sia spirituale, portare Oriente, mezzo e Occidente in sé.

Questo è quello che oggi si deve dire, quando si vogliono designare i compiti che l’uomo come suoi compiti animici più intimi deve riconoscere dai grandi bisogni del tempo.

10°Dal luciferico all'arimanico — La tecnica e il prossimo evento del Cristo

Stoccarda, 14 Novembre 1920

Nelle considerazioni che qui abbiamo svolte, è stata caratterizzata da i più svariati lati con quali forze di efficacia dello sviluppo umano uno deve fare conoscenza, se vuole giustamente comprendere quello che oggi accade, quello che soprattutto ha condotto il presente tempo catastrofale e quello che è necessario, se uno si vuol giustamente porvi dentro con un agire efficace nel senso di un vero progresso dell’umanità. Purtroppo si dirige l’attenzione assai troppo poco a come le forze agenti nello sviluppo dell’umanità nel più recente tempo rispetto a tempi relativamente non così tanto lontani si sono trasformate.

Posso forse anche oggi ancora partire dalla grande catastrofe degli ultimi anni, appunto per indirizzare l’attenzione su quell’evento al quale ho accennato con alcune parole alla conclusione delle considerazioni tenute qui poco tempo fa, su quell’evento cristico particolare che, come spesso è già stato ricordato, appartiene alla prima metà del XX secolo.

Se osserviamo senza pregiudizi gli eventi catastrofali con tutte le loro conseguenze che penetrano il nostro tempo attuale e continueranno a lungo, allora dobbiamo notare come sia diverso, per così dire, il tessuto del fato della civile umanità in questo più recente tempo rispetto a tempi più antichi. Desideriamo tuttavia nello stesso momento anche far notare come in una grande numero proprio di persone influenti una coscienza di quello che là è sorto non ha ancora penetrato, così che la maniera di agire anche di personalità influenti oggi è propriamente ancora così come corrisponde a tempi precedenti, come però non corrisponde affatto al presente.

Abbiamo — e lo ricordo oggi innanzitutto soltanto in maniera introduttiva, per così dire ad esempio — un, insomma, si chiama «guerra» dietro di noi, che era più grande di qualsiasi guerra dei tempi storici dell’umanità. Abbiamo visto che in quello che gli uomini hanno avuto come pensieri al punto di partenza di questa guerra, anche in quello che la maggior parte degli uomini ancora oggi ha come pensieri, propriamente vive come uno spettro del tempo passato. Si è visto che da questo fantasma di idea che dal tempo passato ancora penetra il presente sono nati giudizi su quello che doveva accadere. Si è agito sotto tali giudizi, sono state prese quelle e altre misure e non si aveva alcun presentimento che propriamente nel fondo accadeva qualcosa di completamente diverso da quello che negli uomini vive come rappresentazione di questo evento.

In questa guerra stavano l’uno di fronte all’altro certamente come in guerre precedenti anche uomini, uomini combattenti. Quello che però non era presente in guerre precedenti e che in questa guerra era presente, erano energie, forze che venivano da qualcosa di completamente diverso da quelle caratteristiche umane da cui provenivano le forze in guerre precedenti. Abbiamo nei tempi più recenti visto una grande, enorme tecnica levarsi e questo levarsi di una grande, enorme tecnica ha trasformato completamente la situazione nel tessuto del fato degli uomini. E i fatti negli ultimi anni si sono svolti come corrisponde a questa trasformazione. Ma le rappresentazioni degli uomini non si sono trasformate nello stesso modo.

Lasciamo che menzioniamo fatti molto importanti di questo territorio: nel tempo che ha preceduto la catastrofe di guerra era la tecnica umana, come si è formata nei tempi più recenti, giunta a un punto significativo. Il lavoro umano, o forse meglio dire, l’attività lavorativa umana ha assunto, senza che l’umanità propriamente potesse riflettere su di ciò, forme completamente diverse da quelle che erano presenti prima. Si possono farsi rappresentazioni di queste altre forme se si considera qualcosa che si deve designare come fondamento della tecnica moderna, per esempio l’estrazione del carbone nei vari stati del mondo civile. Nella misura in cui masse di carbone vengono portate alla luce, è presente quello che allora attraverso l’elaborazione tecnica si trasforma in forze di lavoro che poi lavorano più o meno autonomamente, dirette soltanto dall’uomo, così che per così dire il lavoro umano nei tempi più recenti si è molto fortemente ritirato nella posizione di direzione e lascia lavorare la macchina.

Se si domina questa situazione, allora si arriva per esempio al fatto che nel tempo che ha preceduto lo scoppio della guerra, all’interno della Germania, di tali energie che erano dirette dagli uomini, che però propriamente provenivano dall’estrazione del carbone, che dunque erano un risultato non di quello che l’uomo produce interiormente in sé, bensì di processi completamente esteriori, completamente esteriori misure, che in tali energie in Germania, in effetti erano prodotti 79 milioni di anni di potenza cavallare. Si calcola infatti quello che di energie si applica secondo il lavoro che un cavallo compie in un anno. Così che quindi in Germania 79 milioni di anni di potenza cavallare di energia tecnica, che proveniva dal carbone, erano disponibili nel tempo che immediatamente ha preceduto lo scoppio della guerra.

Che cosa significa questo effettivamente? Se lo si confronta in senso assai superficiale con il numero di abitanti della Germania, significa che ogni singolo uomo in Germania in media aveva un cavallo accanto a sé, cioè che dalla popolazione della Germania nel territorio della tecnica si lavorava tanto quanto se ogni uomo avesse avuto un cavallo per il lavoro accanto a sé tutto l’anno. Così ne risultano allora, così come circa 79 milioni di uomini erano presenti, 79 milioni di anni di potenza cavallare. Quindi in quello che le macchine producono, macchine dei più svariati tipi, era dato quello che risulterebbe se a fianco di ogni uomo fosse stato messo un cavallo e lavorasse tutto l’anno. Questa possibilità di compiere tale lavoro era presente quando scoppiò la guerra. E nel momento in cui si mise una grande parte di questo lavoro al servizio della guerra, era la cosa comunque così che per così dire si portava avanti alla fronte quello che era il risultato, il risultato puramente tecnico di 79 milioni di anni di potenza cavallare.

Aggiungete a questo alcuni altri numeri. Voglio per esempio aggiungere innanzitutto il numero così che vi facciate un’immagine più chiara, che nell’anno 1870, quando secondo l’opinione dei, e giustamente secondo l’opinione dei, vi fu un grande evento, allora non 79 milioni di anni di potenza cavallare erano stati prodotti, bensì soltanto 6 interi e 7/10 milioni, cioè qualcosa che era a malapena considerevole di fronte a quello che gli uomini producevano. 6½ milioni nel 1870, 79 milioni di anni di potenza cavallare nel 1912. Questo significa naturalmente una trasformazione dell’intera situazione umana.

E ora aggiungete ancora alcuni altri numeri: nello stesso tempo che ha preceduto la catastrofe di guerra, avevano a disposizione Francia, Russia, Belgio insieme 35 milioni di anni di potenza cavallare. La Gran Bretagna però 98 milioni di anni di potenza cavallare. Ma questi 98 milioni di anni di potenza cavallare non potevano per la situazione particolare della Gran Bretagna essere concentrati alla fronte con sufficiente rapidità, ma soltanto nel corso di alcuni anni. Così stavano dunque allo scoppio della guerra non soltanto gli uomini l’uno di fronte all’altro, bensì spinti alle fronti erano 79 milioni di anni di potenza cavallare della Germania, qualcosa di più di 90 milioni delle Potenze centrali; una gran parte di questo era naturalmente messa al servizio dell’industria bellica, quindi per così dire indirettamente spinta alla fronte; di fronte a questo stavano, gradualmente sviluppabili, nella Gran Bretagna 98 milioni di anni di potenza cavallare, dal Belgio, Russia e Francia insieme 35 milioni di anni di potenza cavallare. Ora potete farvi un’immagine del fatto che è corretto se qualcuno dice: propriamente era attraverso quello che gli uomini erano, innanzitutto soltanto un risultato provvisorio dato. Dallo stato maggiore dipendeva propriamente soltanto la partenza; questo poteva essere pensato in una certa maniera spirituale. Ma dopo che alcuni anni i fronti erano sviluppati, stavano, indipendenti dall’uomo, forze di anni di potenza cavallare prodotte tecnicamente l’una di fronte all’altra. E dal reciproco grandezza di quello che così era stato tolto al di fuori dall’agire umano, dipendeva il fato di questo sviluppo dell’umanità. E se ora aggiungete a quello che ho detto il seguente, allora vedrete come attraverso forze indipendenti dall’uomo, soprattutto attraverso quello che la tecnica portava alla luce nei tempi più recenti, le cose si sono svolte come effettivamente si sono svolte.

Attraverso quello che gli uomini potevano compiere — potevano soltanto dirigere, al massimo impedire cose — ma attraverso quello che si dirigeva o non si impediva, allora obiettivamente forze staccate dall’uomo venivano messe in campo, di cui l’una poteva per così dire superare l’altra secondo leggi obiettive, indipendenti dall’uomo. Aggiungete a questo quello che si verificò, che l’America intervenne nell’intero sviluppo. L’America stava così che nello stesso tempo in cui gli altri potevano mettere in campo i detti anni di potenza cavallare, poteva mettere in moto 179 milioni di anni di potenza cavallare. Ecco il reciproco rapporto di quello che di forze poteva essere messo in moto dalla tecnica, di forze che sono completamente staccate da quello che scorre dall’uomo, naturalmente indirettamente connesse con quello che gli uomini hanno pensato e così via. Ma quello che gli uomini hanno pensato è stato indirizzato in questa direzione, così che infine la cosa stava così che forza obiettiva stava di fronte a forza obiettiva, il che infine dovette necessariamente decidere. L’uomo aveva governato il suo fato completamente così nei tempi più recenti che egli, quando così qualcosa si verificava, come prima avveniva in modo completamente diverso, completamente naturalmente aveva consegnato questo fato alle forze che lavorano nei suoi stessi prodotti e dalle quali dipende dalla produttività della terra, da fattori puri che non sono all’interno della sua pelle.

Qui indichiamo su qualcosa che è caratteristico per i tempi più recenti. E quello che ho addotto è appunto il caso più eclatante. Si può per così dire rendere la cosa visibile attraverso questi casi eclatanti. Ma quello che là nel gigantesco — non si può neppure dire nel grande, bensì nel gigantesco — si è compiuto, accade quotidianamente nel piccolo del nostro intero fato, che noi siamo consegnati a quello che la tecnica compie. Poiché in Germania era nell’anno 1912 già così venuto a termine, che l’uomo dalla sua produttività spirituale ha prodotto qualcosa che lavorava tanto quanto se gli stesse accanto un cavallo che lavorasse. Questo è il caratteristico della civiltà più recente, e questo caratteristico si deve afferrare acutamente. Poiché, che cosa vive in quello che là l’uomo produce all’interno della civiltà più recente come forze obiettivamente agenti, che quotidianamente per lui lavorano e che determinano il suo fato, che cosa vive dentro? Dentro vive, nel momento in cui afferriamo il rapporto di questa forza al fato umano stesso, quella forza che siamo abituati a chiamare nelle nostre considerazioni la forza arimanica. Dentro vivono le forze arimaniche. Da queste forze arimaniche, se considerate la cosa così, dovrete dire: con rapidità gigantesca la loro potenza è aumentata. Dovete soltanto confrontare i due numeri: nel 1870 lavoravano in Germania 6½ milioni di anni di potenza cavallare, che non danno così tanto accanto a un uomo; nell’anno 1912 lavoravano in Germania 79 milioni di anni di potenza cavallara. Lì avete l’intera somma di quello che influisce la nostra vita economica, ma influisce anche l’intero nostro resto della vita. Lì avete quello che procede in un mondo che bensì l’uomo stesso ha costruito, che però sta indipendente da quello che l’uomo propriamente ha in sé. Queste forze stanno infatti nel più crasso contrasto a tutto quello che per esempio ha agito allora quando gli uomini l’uno di fronte all’altro hanno stretto come ad esempio ancora, diciamo, negli assalti dei Tartari in Europa e così via. Non ci si rende spesso conto di fronte a quale nuovo mondo l’uomo oggi sta e con quale rapidità relativamente questo nuovo mondo si è levato. La scienza dello spirito orientata antroposoficamente ha però il compito di afferrare l’intera portata di un tale fatto. Poiché quello che vi ho descritto è appunto il lato esteriore. Arriviamo già all’interno quando afferriamo quello che prima come forze luciferin e che adesso come forze arimaniche si manifestano, tra i quali l’uomo sta nel mezzo. Ma innanzitutto dobbiamo formarci una rappresentazione concreta di quello che noi chiamiamo l’arimanico e il luciferino.

Ricordate quello che si svolgeva nella vita animica umana in quei tempi antichi in cui principalmente il luciferino si manifestava nelle grandi lotte dell’umanità. Allora gli uomini guardavano le manifestazioni del mondo e sapete che gli uomini osservavano queste manifestazioni del mondo così che in loro vedevano una certa somma di, diciamo, esseri elementari, esseri di natura demoniaca. La scienza materialistica dice che sarebbe stata l’epoca del vitalismo, gli uomini avrebbero portato dentro alle manifestazioni della natura ogni sorta di ninfe, gnomi e così via. Ma sappiamo che effettivamente nelle manifestazioni della natura vivono entità spirituali. Così come adesso l’uomo vede soltanto le manifestazioni della natura sobrie, secche, così gli uomini di quei tempi antichi vedevano nelle manifestazioni della natura le entità spirituali, l’essenza spirituale. Oggi si chiama superstizione. Questo corrisponde al gusto del presente. Ma sappiamo che gli uomini sotto questo nome puntavano a quello che spiritualmente avevano osservato nelle manifestazioni della natura, dunque a qualcosa di reale nella loro percezione. In tutto quello che la natura offriva all’uomo, questi uomini vedevano tali esseri elementari. Si può dunque dire: nella loro coscienza, sia pure ancora così istintiva, oscura, da sogno, brillava dentro qualcosa da questi esseri elementari.

Poi vennero i tempi in cui la coscienza fu offuscata per questa percezione del spirituale nelle manifestazioni della natura, in quello che come natura senza l’intervento dell’uomo si produce. E nacque la nostra concezione moderna intellettualistica di quello che oggi si chiama scientificità, dove si vuol avere a che fare soltanto con quello che dalla natura si può estrarre di forze che si possono sensibilizzare per mezzo di idee astratte, insomma quello che può essere contenuto dell’intelletto umano.

Ma vorrei dire, senza che l’uomo lo sospetti, in effetti in un tempo relativamente breve — prendete il tempo dal 1870, quando in Germania agiva 6½ milioni di anni di potenza cavallare, fino al 1912, quando agivano 79 milioni di anni di potenza cavallare —

si sviluppa un nuovo mondo, un mondo che non era, che adesso è inoltre nell’ambiente dell’uomo, da cui il fato umano anche in grandi eventi come gli ultimi anni li hanno portato, così dipende come prima il fato umano dipendeva dalle manifestazioni della natura. E in queste forze che là sono presenti e agiscono senza l’uomo, come le forze della natura agiscono senza l’uomo, là sono allora esattamente i demoni, le potenze elementari, soltanto agiscono sull’uomo in modo diverso da come quelli che gli uomini precedentemente osservavano nelle manifestazioni della natura. Gli uomini osservavano le manifestazioni della natura e constatavano: là dentro agiscono entità elementari. — Questo agiva sulla coscienza, questo faceva la cosa con le manifestazioni della natura per l’anima, questo forma un nesso di coscienza con le manifestazioni della natura. Oggi l’uomo è «illuminato», e così come lo considera come superstizione osservare potenze spirituali nelle manifestazioni della natura, così non arriva neppure all’idea di sospettare che in quello che ha lui stesso prodotto, nell’intera portata dei tecnicismi, dentro agiscono entità demoniche. E non può così facilmente arrivarci, poiché agiscono adesso sulla volontà di cui vi ho spesso detto che dorme. Agiscono nell’inconscio, afferrano l’uomo nell’inconscio. E la conseguenza è che mentre l’uomo antico ancora nella considerazione delle manifestazioni della natura almeno nella sua coscienza qualcosa prendeva dei poteri demoniaci, oggi nei tecnicismi i poteri demoniaci agitano; agiscono nella volontà umana avanti e l’uomo non ancora si convince, di riconoscere questo. Poiché primo, è nel suo inconscio, secondo, gli appare come superstizione dire che nei macchinari che lui produce agiscono entità demoniache. Agiscono comunque. E mentre le entità che l’uomo vedeva negli antichi tempi nelle manifestazioni della natura erano di natura luciferina, sono le entità che agiscono nelle macchine, nei tecnicismi di natura arimanica. L’uomo dunque si circonda di un mondo arimanico che completamente si indipendentizza.

Vedete quale sia il senso dello sviluppo dell’umanità. Dall’arimanico mondo luciferino, che però ancora entra nella sua coscienza e là determina il suo fato, naviga l’uomo, e proprio nel presente con una certa rapidità, dentro un mondo arimanico. Una grande pericolo è presente che questo mondo arimanico, poiché agisce sulla sua volontà che non può portare nella sua coscienza direttamente attraverso la scienza intellettualistica, afferri la volontà dell’uomo e egli diventi completamente senza direzione dentro i poteri demoniaci dei tecnicismi.

Quello che ad Oriente d’Europa accade, dove si vuol per così dire militarizzare l’economia dalla maniera di pensare del presente a una grande macchina, dove anche ancora gli uomini vengono formati come altrimenti le macchine, dove il lavoro umano viene completamente staccato dall’uomo — quello che si vuol là, è l’evocazione di demoni della volontà, in cui territorio si naviga là dentro.

La strada dal luciferino all’arimanico, questo è anche qualcosa di cui si deve dire che così procede il corso dello sviluppo dell’umanità. E siamo nel fondo nel mezzo in questo uscire dal luciferino e navigare nell’arimanico. Il luciferino è in molti modi naturalmente presente. L’arimanico afferra gli uomini. Il luciferino vive più nei sentimenti. L’arimanico agisce più attraverso l’intelletto umano e si realizza e si incarna nei tecnicismi. Lì dentro si pone ora, per dare all’uomo una direzione, l’evento cristico che dobbiamo attendere per la prima metà del XX secolo. Questo evento cristico consisterà nel fatto che attraverso esperienze obiettive sempre più e più uomini sapranno: il Cristo eterico cammina sulla terra, quel Cristo, che eterico rappresenta la potenza che una volta nel Cristo fisico Gesù camminò sulla terra. E nel farsi conoscenza di questa potenza di Cristo, nel permeasi di questa potenza di Cristo risiede la possibilità di in modo giusto lasciar agire il necessario levarsi dei poteri arimanici su di sé. La sventura del nostro tempo consiste nel fatto che gli uomini navigano nell’arimanico senza essere portati dalla forza di Cristo.

È dunque già qualcosa di molto positivo, qualcosa di molto concreto a cui si punta quando si parla di questo evento incisivo nello sviluppo dell’umanità nel XX secolo, che ho già accennato nel mio primo mistero come la riapparizione di Cristo. E si può, per così dire, seguire quello che si svolgerà nelle anime umane, perché queste anime umane vivono incontro a questo evento di Cristo.

Ho potuto dal più recente sottolineare nel pubblico Vortrag che la scientificità priva di visione del mondo dell’Occidente con la conoscenza si ferma davanti all’uomo. Si comprende principalmente l’inanimato. Lo si sistematizza e così via. Lo si teorizza e così pure il vivente. Il darwinismo però non arriva più lontano che all’evoluzione degli animali. Mette allora al vertice l’uomo. Di fronte all’uomo propriamente si ferma. Non si arriva con la conoscenza fino all’uomo.

Ma anche la comprensione dei concetti sociali si ferma là. Ho mostrato come i praticanti propriamente siano divenuti routinieri, come rimangono al tecnico-arimanico. Questo lo hanno nei loro libri, su di esso vengono scritti attivi e passivi. Ma di fronte agli uomini con cui lavorano rimangono fermi. Questi uomini fanno appunto valere la loro dignità umana, ma nessun ponte è gettato da colui che è il capo del lavoro, al lavorante. Anche la vita pratica propriamente si ferma di fronte all’uomo. La conoscenza si ferma di fronte all’uomo — la vita pratica si ferma di fronte all’uomo.

Questo è da una parte ancora oggi più o meno teoria, o diciamo non teoria: impotenza della teoria, della conoscenza; dall’altro lato qualcosa che nella vita sociale molto viene alla galla. Poiché quello che non è stato scritto nei libri, è quello che oggi si manifesta in scioperi e movimenti rivoluzionari. Non ci si era contati su di questo. Non è transitato nella contabilità. Nella vita appare e si sviluppa altrettanto bene dall’attività nell’industria, dal lavoro nel commercio e così via come si sviluppano articoli qualsiasi prodotti.

Ma soltanto questo che oggi ferve negli uomini non si era incluso nei registri di cassa e così via. La vita però lo ha incluso e nella vita si manifesta. Si può dire: su quello che vi ho presentato, anche nel pubblico Vortrag di poco tempo fa presentato, pensano assai pochi uomini. In questa relazione ha propriamente il XIX secolo portato qualcosa di molto nebbioso su l’uomo. Nel XVIII secolo a certi spiriti radicali alcune luci si sono accese su quello che là gradualmente si preparava. Il XIX secolo ha portato gli eventi e ha creato grande confusione. Pierre Bayle ha nel XVIII secolo pronunciato una parola singolare. Era uno dei materialisti del XVIII secolo che però erano già i veri precursori del materialismo del XIX secolo. Questo Pierre Bayle ha pronunciato la parola: negli stati regneranno onore e disonore, ambizione ed egoismo e così via, ma non può esservi uno stato in cui una condizione animica cristiana è efficace; può esservi uno stato in cui le vecchie virtù pagane e vizi regnano, ma non può esservi uno stato cristiano. —

Così dice Pierre Bayle, il materialista radicale, e aveva più ragione di qualunque spirito idealista del XIX secolo, poiché questi spiriti idealisti si immaginavano che gli stati fossero cristiani. In realtà non lo erano. Studiate il cristianesimo del Medioevo, quel cristianesimo che innanzitutto Pierre Bayle intende. Questo poggiava sul fatto che si negasse propriamente la terra, che si vedesse la virtù nell’elevarsi a una vita che non era terrestre. Nel XVIII secolo si sviluppò una vita che principalmente voleva coltivare il terrestre. Uno stato cristiano non può esservi, disse Pierre Bayle, e propriamente disse la verità. E nel XIX secolo e all’inizio del XX secolo si disse la menzogna, nel fatto che ci si voleva far credere a se stessi e agli altri che quello che gradualmente era sorto come stati moderni potesse essere cristianizzato. Non lo possono semplicemente. Ma qualcos’altro ne risultò: si era permeati, se si stava sul pulpito, o se si ascoltava quello che da di lì suonava, di essere molto cristiani. O di nuovo se si andava nel proprio ufficio, o si indossavano i propri ordini, o ci si serviva dei propri titoli che lo stato aveva dato, ci si formava l’immagine di essere cristiani. Non lo eravate in realtà, poiché il fatto che voi steste dentro era dato dal fatto che non eravate cristiani. Ci si abituò così a una vita piena di menzogna, ci si disabituò a guardare le più importanti cose della vita in maniera veritiera. E questo ha prodotto quella atmosfera nebbiosa, che non permetteva sorgere una visione spregiudicata su quello che gradualmente sorgeva: l’ahrimanizzazione del mondo.

Vi è stato molto parlato dei campi di battaglia della menzogna degli ultimi anni. Ma questi campi di battaglia della menzogna sono appunto quello a cui gli uomini nei tempi più recenti si sono abituati riguardo alle cose più importanti. Ci si è abituati a mentire sulle cose più importanti! Perché dunque sulle cose su cui è stata mentito durante la catastrofe di guerra, dovrebbe appunto dirsi la verità, se gli uomini già erano abituati nel XIX secolo a non portare più nella sfera della loro vita animica la verità sugli affari più importanti della loro vita.

È scomodo guardare in faccia a queste cose, ma appunto questo è il male, che a queste cose non si guarda direttamente in faccia. Così il moderno uomo è impigliato nella pena che è sorta dall’infedeltà interiore. E da questa atmosfera sorgerà uno stato d’animo ben determinato. Quello che in molti aspetti finora è propriamente soltanto teoria, soltanto conoscenza: il non raggiungimento dell’uomo fino all’uomo, il fermarsi di fronte all’uomo e anche quello che nella vita sociale viene sviluppato come questo non raggiungimento fino all’uomo, questo si depositerà nell’anima umana. Quello che come i tecnicismi esteriori agisce sulla volontà, questo reagirà per così dire da giù dall’inconscio nella coscienza. Non ci si potrà produrre certamente una coscienza di questo, poiché è appunto nell’inconscio, ma uno stato d’animo produrrà. E sempre più e più nel corso dei prossimi decenni, sì nel corso dei prossimi anni sorgerà

questo stato d’animo su un gran numero di uomini. Insegneranno i bambini nelle scuole, noteranno: questi bambini producono sensazioni che i vecchi affatto non avevano. È già in tempi diversi relativamente così qualcosa stato, ma in grado aumentato sarà il caso nel prossimo tempo. E solo da profonda conoscenza spirituale-scientifica del presente si potrà tassare quello che effettivamente dai fondali delle anime degli uomini che si sviluppano si sviluppa. Una grande brama si svilupperà, una cosa come una carenza desiderosa. Poiché quello che innanzitutto è impotenza della teoria, del riconoscimento, la comprensione delle doti umane nelle calcolazioni degli affari, questo condenserà nel sentire, nel sentimento. E sorgeranno uomini — e li si vedrà nelle generazioni che si sviluppano — che sentiranno: sì, qui sto, ho una forma, diversa dagli altri esseri che mi circondano; non assomiglio agli animali, come un bue, un asino, un donnola, un’aquila, assomiglio diversamente, ma non so che cosa effettivamente è quello che qui assomiglia diversamente; non so che cos’è un uomo, non so che cos’è che io stesso sia. — Malinconia e ipocondria si porranno sulle anime della generazione che si sviluppa. Lo si potrà notare nelle scuole nell’educazione, nell’insegnamento come uno stato d’animo del tempo. Sarà uno stato d’animo del tempo che per così dire va nel grande. Gli uomini sono oggi così terribilmente superficiali, che difficilmente si può parlare loro di tali cose. Ma per farmi da voi comprendere per comparazione voglio attirare l’attenzione sul fatto che nel XVIII secolo coloro che capivano qualcosa dell’anima del tempo parlavano della «febbre di Werther». Goethe ha appunto scritto il suo «Werther» da questa generale vibrazione animica di un gran numero di uomini. Allora apparve un romanzo «Siegwart». Questi era scritto dalla «febbre di Siegwart» della seconda metà del XVIII secolo. Questi erano stati d’animo del tempo che certamente si manifestavano soltanto presso un cerchio limitato di uomini. Ma nel più ampio cerchio sorgerà tale stato d’animo generale nelle anime, che si potrà esprimere così: sì, che cosa sono io come uomo? Che cosa è l’essenza che io qui sono, che cammina su due piedi? Ho una scienza che ho portato nel magnifico; ho una vita sociale — ma entrambi propriamente si fermano di fronte a quello che io stesso sono. — Questo stato d’animo, che sarà il grande punto interrogativo del tempo di fronte alla propria essenza umana, preparerà gli occhi dell’anima per la percezione di quello che è difficile descrivere, che però sorge come il nuovo evento di Cristo. Poiché si vedrà dalla forza che scaturisce da questa brama, l’apparizione di Cristo. La necessità esterna si trasformerà in pena animica interna, e da questa pena animica sorgerà visione, visione di Cristo che invisibile camminerà tra gli uomini e ai quali si dovranno tenere, affinché non navighino in modo impossibile dal luciferino nell’arimanico.

A che cosa serve a noi tutta la scienza se non ci porta a comprendere così del tutto concretamente la vita immediata umana! Dobbiamo essere consapevoli: l’uomo che oggi sta, ha già una lunga serie di vite terrestre dietro di sé. Viviamo in vite terresti ripetute. Coloro che hanno visto le potenze elementari nelle manifestazioni della natura, questi eravamo già noi stessi nelle nostre vite terresti precedenti. Portiamo i risultati di queste vite terresti precedenti in questa vita dentro. Là abbiamo saputo: intorno a noi spiriti del fato che determinano il destino. Questi li portiamo dentro. Oggi osserviamo con il nostro puro intelletto, con la nostra testa soltanto nella natura, anche nei tecnicismi che noi stessi produciamo. Non vediamo nulla d’altro che quello che è contenuto dell’intelletto umano. E quello che in noi ferve da molte vite terresti che abbiamo attraversato, quello che però ora non vogliamo vedere, questo è infine quello che ho designato come grande brama, come carenza desiderosa. Eravamo una volta uomini che guardi dentro la natura e lo spirituale abbiamo visto, per cui potevamo sentire in noi quello che propriamente è un uomo. Adesso abbiamo una scienza, un sentire sociale che di fronte all’uomo si ferma. Portiamo la disposizione dalla nostra visione anteriore del nostro ambiente, di sentirci come uomo. Oggi guardiamo nella natura vuota di uomo, restiamo di fronte all’uomo. Questo produrrà la grande pena animica dei prossimi decenni. Questa pena animica è una potenza positiva e da questa potenza positiva partorita sorgerà la capacità di vedere Cristo.

Il vecchio modo di rapporto verso il Cristo, la più recente teologia l’ha annichilito. Poiché quale è divenuto il Cristo sotto l’influsso della teologia moderna? L’«uomo semplice di Nazaret»! Può accadere oggi affatto un rapporto dell’uomo all’evento di Cristo se non subisce una rinascita la nostra vita spirituale?

La Chiesa cattolica ha ben saputo perché non voleva mai lasciar circolate i Vangeli tra la massa. Per i credenti della Chiesa cattolica il leggere i Vangeli è oggi teoricamente ancora vietato. E gli Albigesi, i Valdesi che non volevano obbedire a questo divieto, erano stati dichiarati eretici, perché naturalmente ben si sapeva quello che nasce se si consegna i Vangeli alla massa. Lì si hanno innanzitutto quattro Vangeli. In una forma così quadruplice il divino può parlare agli uomini. Ma non dal puro intelletto si può avvicinare un evento all’uomo in modo quadruplice come è descritto nei Vangeli. Allora si sviluppano le contraddizioni. Nel momento in cui si nega ai Vangeli la realtà, nel momento in cui li si osserva come prodotti dell’intelletto umano, si deve trovarli contraddittori, poiché sono pieni di contraddizioni. Quello che là è sorto, è una distruzione di ogni osservazione del Mistero del Golgota.

E di nuovo si vive nella menzogna che si deve rimaner cristiani e pur sempre si blocca la fonte e si nega, perché la teologia moderna non contiene più in sé alcun cristianesimo. Per venire al cristianesimo di nuovo, si deve venire a una nuova visione spirituale. Deve essere di nuovo il tesoro che nella nostra anima abbiamo raccolto, che abbiamo portato attraverso molte vite terresti.

Così come stiamo nella vita presente, questa vita è nello stesso tempo il punto di partenza per le vite terresti che seguono. Ma come nella nostra anima come eredità delle vite terresti precedenti vive quello che astrattamente trasportiamo in matematica e concretamente in diversi stati interiori dell’anima, così vive come disposizione quello che prendiamo dal mondo esterno nella vita presente, nelle vite terresti che seguono. L’uomo antico ha preso dal mondo esterno la sua osservazione della natura permeata da esseri elementari. Come siamo stati prima sulla terra, abbiamo osservato la natura e abbiamo ricevuto le impressioni degli esseri elementari; questo lo portiamo in noi. Oggi la nostra vita è sostanzialmente determinata da quello che nasce dal «cavallo» che mi sta accanto come ho precedentemente descritto, dai tecnicismi. Questo scorre in noi. Questo lo ordiniamo in noi a un fondo per le vite terresti seguenti, se non facciamo nulla d’altro. Dentro là vivono i nuovi demoni, i demoni arimanici. Noi ci preparimmo ben bene per le vite terresti seguenti se noi ci consegniamo ai poteri arimanici! Quello che le macchine sono in noi, questo lo prepariamo come la nostra vita scientifica per le prossime vite terresti. Quello che il tuonare dei cannoni ai fronti era, quello che là viveva nelle macchine, questo noi incolliamo in noi. Così vogliamo propriamente inconsciamente risorgere nella prossima vita terrestre. Ma l’uomo non è soltanto intelletto, ha anche altro nella sua essenza: ha sensazioni, ha sentimenti. Questi devono adattarsi a quello che entra dai tecnicismi, dalle macchine.

Lì entra un altro sentimento ancora, diverso da quello che ho precedentemente descritto. Ho parlato precedentemente del sentimento di carenza desiderosa. Quello che là l’anima riunisce nell’inconscio da tecnicismi, dai poteri arimanici, questo reagisce su, entra nella coscienza come pensieri, idee, ma entra come qualcosa che è simile alla paura. E verso la carenza desiderosa si vedrà salire presso i bambini che si avranno nelle scuole nei prossimi anni e decenni una indeterminata, ma perciò non meno vivida paura della vita, che si manifesterà in nervosismo, che si manifesterà in un’essenza nervosa, agitata — intendo concretamente. Nella disposizione è già oggi presente quello che descrivo. Lì vi è soltanto una cosa, che le anime si riempiono di quello che qui dà la forza, che la terra stessa non può produrre, la forza che alla terra è venuta da fuori attraverso l’essenza di Cristo, che ora di nuovo apparirà. Questa è una forza che dalla terra stessa non può venire. Dalla terra viene la forza dei tecnicismi, i 79 milioni di cavalli che stanno accanto a noi. In noi dobbiamo sviluppare quello che viene dalla forza di Cristo, affinché non siamo riempiti soltanto dalla forza dei tecnicismi nella prossima vita terrestre. Non vi è alcun’altra guarigione per il nervosismo che deve manifestarsi nella generazione che cresce, che la preparazione per l’evento di Cristo della prima metà del XX secolo.

Non si deve descrivere il nostro tempo secondo l’aspetto esteriore, bensì secondo quello che si manifesta come le sensazioni più importanti negli uomini. Sarebbe grandiosamente importante nel nostro tempo che gli uomini acquisissero un occhio interiore per quello che vive negli uomini. Per la maggior parte viene descritto solo quello che esteriormente è. In tali territori, come per esempio adesso l’Oriente europeo, viaggiano uomini come Paquet e simili, che non sono in grado di dire quello che gli uomini là esperiscono, che già esperiscono molto del futuro, mentre descrivono soltanto pure esteriorità e così via.

Se la scienza dello spirito deve divenire qualcosa di vivente, allora deve poterci condurre nella comprensione appunto del sensazionale, appunto di quello sensibile al sentimento. Poiché non attraverso il fatto che si descrivono in pochi astrattismi come l’evento di Cristo sarà, si apprende veramente la vita, bensì descrivendo le anime umane che da un lato desiderose, dall’altro lato tremanti, verso questo evento di Cristo vivono.

Come può il moderno uomo comprendere così qualcosa come la sigillatura dell’esito della catastrofe di guerra attraverso forze arimaniche, completamente indipendentemente da quello che nel momento gli uomini potevano fare? Determinatamente soltanto attraverso quello che gli uomini hanno pensato e che è divenuto obiettivo. Come possono gli uomini del presente giudicarlo correttamente, giudicarne correttamente l’efficacia, se non vanno dentro a quello scientificamente-spirituale? Considerate che cosa significa un tale fatto come questo, che ai 79 milioni di anni di potenza cavallara della Germania, ai 98 milioni di anni di potenza cavallare della Gran Bretagna, ai 35 milioni di anni di potenza cavallare del Belgio, Francia e Russia si aggiungono i 179 milioni di anni di potenza cavallare dell’America! Così nel fatto che parliamo di qualcosa che del tutto astrae l’uomo, noi parliamo propriamente delle cause determinanti del fato umano contemporaneo. L’uomo si è completamente consegnato a quello che non è più uomo. E adesso considerate tutto in una nuova luce, quando si dice che l’uomo si ferma di fronte all’uomo con la sua conoscenza. L’uomo rimane nella cosa non-umana, anche nel sociale nel non-umano, per il fatto che non trova il ponte verso l’uomo. Così l’uomo compie il suo fato. Fa dipendere il suo fato anche da quello che non è più umano; produce anche quello come determinante del fato, a cui come uomo non ha più parte.

Non si deve più parlare del coraggio, dello spirito, della genialità dello stato maggiore e così via, quando si parla di qualcosa di determinante del fato, bensì dei rapporti degli anni di potenza cavallare nei diversi paesi. Si deve poter astrarre dall’uomo quando si parla del fato umano. Sarà necessaria una potenza forte, affinché gli uomini di nuovo si levino e gridino di fronte a questo fato determinato dal non-umano: Il fato dell’umanità deve di nuovo essere determinato dall’uomo! — Ma questo può accadere soltanto, se gli uomini si riempiono della forza di Cristo che avanza, che li restituirà di nuovo alle loro forze umane. Sicuro di se stesso come uomo può di nuovo divenire soltanto colui che su tutto quello che è stato fondato come tecnica cammina, che però non si lascia dominare da questi tecnicismi, bensì può vedere anche quello che può penetrare attraverso lui come la forza di Cristo, che può vincere su tutti questi tecnicismi.

Queste sono dottrine che oggi dobbiamo accogliere. Queste sono le parole che puntano come dobbiamo prepararci per l’evento di Cristo. Con tutte le trivialità che oggi dominano la letteratura pubblica, con tutto il chiacchierio che oggi è all’ordine del giorno, l’umanità non procede avanti, bensì all’indietro. Soltanto e unicamente con quello che dai fondali spirituali viene estratto, l’umanità procede avanti. E finché non sentiremo di nuovo la gravità di una cosa così, finché non procediamo avanti. E questo è necessario che siamo consapevoli: l’umanità ha oggi una volta a termine portato che ha intorno un mondo, un mondo completamente nuovo che sviluppa forze da cui dipende il suo fato. E non sono affatto soltanto gli eventi bellicosi. Poiché se andiamo per la strada e vediamo le fabbriche da cui il nostro fato è determinato, questo è proprio la stessa cosa per il quotidiano, non soltanto per i destini del 1914. Quello che là è nelle fabbriche che là fumano, questi sono i poteri arimanici — in loro l’uomo non ha più alcuna importanza.

E se allora dalla fabbrica procediamo un poco oltre, troviamo la chiesa. Quello che nella chiesa si tramanda è divenuto un astrattismo. Non ha già da lunga presa alcun rapporto con questa vita là fuori. Si occupa di qualcosa con cui l’uomo non può far nulla se sta di fronte alla pratica della vita. Questo è altrettanto luciferino come quello nelle fabbriche è arimanico.

Questo è di nuovo qualcosa che con il fato dell’umanità presente è legato, orribilmente legato: che è andato perduto là dove si parla dello spirituale, la possibilità di puntare con questo spirituale dentro la vita. Ho di recente nel pubblico Vortrag raccontato dei predicatori americani nella Svizzera e altri paesi neutrali che approssimativamente dicono: la lega dei popoli deve nascere, poiché essa porterà salvezza e benedizione per gli uomini; ma dalla maniera di pensare dei politici non potrà svilupparsi la lega dei popoli. Così si devono conquistare i cuori degli uomini, affinché si consacrino alla lega dei popoli. —

Chi ha un senso spregiudicato saprà che sono molto belle le orazioni che i signori pronunciano; chi però da ciò è soddisfatto e si contenta di lodare la bellezza di questi discorsi, questi non comprendere neppure il tempo. Poiché queste parole potrebbero essere ancora così melate, questa dolcezza non penetra nei cuori degli uomini. I cuori degli uomini sono oggi pieni della preoccupazioni che si fanno della vita economica, e nessun ponte è di là a quello che dalle vecchie confessioni scaturisce. Con quello non si può fare nessuna lega dei popoli più che con le parole che vengono da Woodrow Wilson, da Clemenceau e altri. Quello di cui si tratta oggi, è il portare insieme il due, il permeare la vita con lo spirito e portare la vita allo spirito. Così come l’essere cristico extramondano nel corpo umano Gesù ha assunto carne, si è connesso con la terra fisica, così il Cristo che appare nella prima metà del XX secolo non parlerà nella lingua delle astratte confessioni religiose, oh no, bensì parlerà nella lingua della vita pratica. E coloro che soltanto sempre cercano l’elevazione dell’anima in altezze mistiche staccate dal mondo, questi non lo comprenderanno. Ma parlerà dello spirito, anche quando parla della vita pratica. Sarà lo spirito che si connette ugualmente con la vita pratica come l’essere extramondano, soprasensibile Cristo si è connesso col corpo fisico umano Gesù. Abbiamo bisogno di una tale nuova comprensione di questo evento di Cristo, altrimenti non potremo degnamente accoglierlo quando viene sugli uomini.

Si può già oggi porre la domanda: Come si comporteranno effettivamente verso l’evento di Cristo della prima metà del XX secolo coloro che ufficialmente predicano il cristianesimo? —

Per questo vi è una immagine fornita dal retto intendimento del Vangelo. Il Vangelo parla dei «scribi e farisei». Non si giudica correttamente se nel presente si mette dalla parte dei confessori di Cristo l’Adolf Harnack; si giudica correttamente soltanto se lo si mette, seguendo il Vangelo, dalla parte degli scribi e farisei. E gente simile deve mettersi da questo lato. Poiché è necessario ottenere un giudizio corretto. Alla verità dobbiamo venire! Il

materialista Pierre Bayle ha detto: uno stato non può essere cristiano; onore e vergogna regnano in uno stato, ambizione ed egoismo regnano in uno stato, ma uno stato cristiano non è possibile. — Ma una comunità sociale cristiana sarà possibile se soltanto non la si vuol avere assolutamente statale, se si fonderà una vita spirituale libera. Questa sarà permeata da Cristo. Allora questa vita spirituale libera potrà anche irradiare l’impulso di Cristo in quello che mai può essere cristiano, nella vera vita dello stato. Allora potrà affermarsi anche una vita economica delle associazioni, che naturalmente così come tale non può essere cristiana; ma gli uomini che stanno dentro, questi saranno cristiani. Saranno permeati dall’impulso di Cristo, soltanto si devono portare gli uomini nella vita spirituale libera. Così la intera vita sociale potrà essere cristiana.

Ma alla verità si deve innanzitutto venire, non nella menzogna si potrà stare bene. Queste sono già cose che oggi si devono accogliere, che si devono profondamente scrivere nel cuore. Poiché se non lo si farà, allora si starà dalla parte di coloro che seguono gli scolari di Spengler nella credenza che nella barbarie dobbiamo penetrare. Con una leggera confessione che Spengler ha torto però non si procede avanti. Da ciò ci si inganna soltanto. Nella verità si starà soltanto se ci si dice: la potenza deve essere prodotta per procedere avanti. Ma questa può essere prodotta soltanto dallo spirito vivente, dallo spirito che è cercato attraverso scienza dello spirito orientata antroposoficamente. Essa contiene quello che gli impulsi dei nostri tempi devono permeare, affinché possiamo venire a una vita spirituale che di nuovo è cristiana, a una vita dello stato che di nuovo è umana, che non si ferma di fronte all’uomo, e a una vita economica che di nuovo è guidata dagli uomini, non dai milioni di anni di potenza cavallare che stanno accanto a loro e che appunto esprimono quello che dai tecnicismi, dall’esterno-umano e non-umano il fato umano determina.

Quello che abbiamo esperito negli ultimi anni non si può leggere dalle condizioni animiche umane, deve essere letto dagli anni di potenza cavallara dei tecnicismi, dalla terribile scrittura che Ahrimane inizia a scrivere nello sviluppo dell’umanità. Quello da cui il fato dell’umanità dovrebbe essere condotto fuori, deve essere tratto da una nuova comprensione di Cristo.

11°La cristianizzazione della scienza e il goetheanismo del XX secolo

Stoccarda, 22 Novembre 1920

Vogliamo ricordarci oggi di qualcosa che da lungo tempo conosciamo, per legare ad esso importanti considerazioni che in un certo senso potranno proseguire quanto è stato sviluppato qui alcuni giorni fa. Sappiamo che l’uomo è un essere quadripartito, e lo caratterizziamo parlando del suo corpo fisico, del suo corpo eterico, del suo corpo astrale o corpo senziente, e del suo Io. Sappiamo però anche che comprendiamo l’uomo pienamente solo se a questi arti, che sostanzialmente costituiscono quello che oggi è sviluppato nell’uomo, ne aggiungiamo altri, che vi sono ben noti: l’Io spirituale, lo Spirito vitale e l’Uomo spirituale. Sappiamo però anche che questi ultimi tre arti della natura umana non sono tali che possiamo parlare di essi come di qualcosa di già perfetto nel presente. Possiamo parlare di essi solo come di qualcosa che l’uomo porta in sé in certo qual modo come sua possibilità di sviluppo e che svolgerà nel futuro.

Si può dire: così come abbiamo in noi un corpo fisico e così via fino all’Io, così avremo un giorno un Io spirituale, uno Spirito vitale, un Uomo spirituale. Sappiamo dalle esposizioni che da lungo tempo si trovano nella nostra letteratura, come quello che consideriamo così come la strutturazione dell’uomo sia connesso con il cosmo intero e il suo sviluppo. Colleghiamo in un certo modo quello che in noi è corpo fisico con un’antichissima incarnazione della nostra Terra, che chiamiamo il vecchio Saturno. Colleghiamo il corpo eterico al vecchio Sole, il corpo astrale alla vecchia Luna, e quello che designiamo come nostro Io essenzialmente alla nostra attuale Terra.

Che cosa significa veramente: colleghiamo l’Io che portiamo in noi alla nostra attuale Terra? Significa: in quello che conosciamo come elementi della Terra, come forze della Terra e così via - o anche non conosciamo - in quello risiede quello che in noi stimola l’Io. Il nostro Io è intimamente connesso con le forze della Terra.

Se considerate l’intera evoluzione, questo intero sviluppo dell’uomo, troverete che il nostro attuale essere umano per la massima parte rimanda al passato, il nostro corpo fisico a un’antichissima preistoria, al tempo del vecchio Saturno, il nostro corpo eterico al tempo del vecchio Sole e così via, che il nostro Io non è ancora pienamente sviluppato, ma che nella sua vera essenza rimanda all’attuale terrestre. Con questo è già indicato che quello che designiamo come Io spirituale, Spirito vitale e Uomo spirituale in realtà non ha il suo fondamento nel terrestre stesso, che, poiché portiamo in noi come uomo la possibilità di sviluppo verso l’Uomo spirituale, verso lo Spirito vitale, verso l’Io spirituale, portiamo con noi qualcosa che dobbiamo sviluppare al di là del terrestre, che dobbiamo sviluppare così che il terrestre non ci dà alcuna guida. Stiamo in certo qual modo come uomo sulla Terra e dobbiamo sviluppare inizialmente pienamente il nostro Io, lo abbiamo già sviluppato fino a un certo grado. Poiché lo abbiamo sviluppato fino a un certo grado, le forze, l’essenza stessa della Terra ce ne hanno dato la guida. Quello che ancora svolgeremo nel resto dello sviluppo terrestre, un certo approfondimento, un certo rafforzamento dell’Io, lo dovremo alla Terra e alle sue forze. Ma dobbiamo anche dirci: se dovessimo il nostro essere umano solo alla Terra e alle sue forze, allora non potremmo mai sviluppare un Uomo spirituale, uno Spirito vitale e un Io spirituale. Poiché questo la Terra non può dare. Può solo stimolarci allo sviluppo dell’Io. Dobbiamo perciò considerare la Terra nei riguardi dell’uomo come qualcosa che non può renderci uomini perfetti da sola. Stiamo sulla Terra e dobbiamo andare oltre la Terra. Questo è anche indicato nella nostra letteratura, poiché vi è sottolineato come la Terra debba essere sostituita per il nostro sviluppo da un successivo tempo di Giove, Venere e Vulcano. Durante questi periodi di tempo dovremo sviluppare esternamente e pienamente l’Io spirituale, lo Spirito vitale, l’Uomo spirituale.

Ma una volta siamo con la nostra attuale esistenza sulla Terra. Dobbiamo svilupparci sulla Terra. Non possiamo prendere dalla Terra tutto quello che dobbiamo sviluppare in noi affinché arriviamo nel futuro all’Io spirituale, allo Spirito vitale, all’Uomo spirituale. Se dovessimo prendere dalla Terra tutto quello che possiamo sviluppare, allora dovremmo rinunciare allo sviluppo dell’Io spirituale, dello Spirito vitale, dell’Uomo spirituale.

Questo è teoricamente di nuovo facile a dirsi, ma tali pensieri nella loro pura forma teorica non ci toccano. Ci toccano veramente come uomini solo quando ci lasciamo afferrare per intero, quando in certo qual modo sentiamo gravare su di noi tutto il peso dell’enigma, che consiste nel fatto che dobbiamo dirci: Noi uomini stiamo sulla Terra, guardiamo intorno a noi. Da quello che la Terra può darci con le sue bellezze, ma anche con le sue brutalità, con i suoi dolori e sofferenze, da tutto quello che può tessere per noi come destino, da tutto questo non possiamo trarre quello che ci rende uomini perfetti. Dobbiamo portare in noi un desiderio che va al di là di quello che la Terra può darci. Questo deve essere sentito, questo deve illuminare e riscaldare tutto quello che possiamo portare come ideali in noi. Dobbiamo seriamente e profondamente domandare: Che cosa facciamo come uomini, dato che abbiamo solo la Terra intorno a noi e dobbiamo svilupparci verso qualcosa a cui la Terra stessa non può stimolarci? Dobbiamo sentire e vivere il peso intero di questa domanda. Dobbiamo dire come la Terra per noi è insufficiente, come siamo costretti come uomini a crescere al di là del terrestre.

L’Antroposofia può essere veramente solo quello che deve essere per l’uomo se egli è in grado di porsi tali domande sentitamente come domande di destino interiore, se può sentire il peso di tali domande. E se si sente questo peso, allora si può essere riportati nel modo giusto a quello che ha attraversato le nostre due ultime considerazioni.

Si può essere riportati al Mistero del Golgota e si può essere riportati a quello che è come una spiritualizzazione del Mistero del Golgota nel nostro secolo, nella prima metà del XX secolo in certo qual modo si deve ripetere. Poiché dovevamo sempre sottolineare, quando affrontavamo il Mistero del Golgota, che l’essenza di Cristo non è terrestre, che è stata in certo qual modo nel momento giusto attirta da qualcosa di extra-terrestre in un corpo terrestre, che con l’essenza di Cristo si è unito con la Terra qualcosa che è extra-terrestre, sopra-terrestre. E con questo extra-terrestre, sopra-terrestre, con il quale possiamo unire il nostro stesso essere, abbiamo, se viviamo Cristo correttamente, un elemento di forza, un elemento di rafforzamento interiore, di riscaldamento e illuminazione interiore che ci porta al di là del terrestre, perché esso stesso non è tratto dal terrestre, perché Cristo è venuto sulla Terra da qualcosa di extra-terrestre.

Se guardiamo bramosamente verso qualcosa di extra-terrestre, perché dobbiamo dirci: Per diventare uomini perfetti, per sviluppare tutto quello che dobbiamo come Io spirituale, come Spirito vitale, come Uomo spirituale nel futuro, se guardiamo dunque bramosamente al di sopra della Terra e ci diciamo: sulla Terra stessa non c’è nulla di tutto quello che potrebbe stimolarci verso questo sopra-terrestre nella nostra propria essenza, allora dobbiamo distogliere lo sguardo dal terrestre per guardare a quello che dal sopra-terrestre è entrato nel terrestre. Allora dobbiamo guardare a Cristo e dirci: Cristo ci ha portato sulla Terra quelle forze non-terrestri attraverso le quali possiamo essere stimolati a sviluppare quello che la Terra stessa non potrà mai stimolarci a sviluppare. E dobbiamo afferrare con il nostro uomo intero quello che inizialmente ci incontra più in concetti, in idee. Dobbiamo imparare a conoscere Cristo come il Salvatore della nostra umanità. Dobbiamo imparare a conoscerlo come quell’essenza che rende possibile che noi non, così si potrebbe dire, rimaniamo uniti al terrestre, che non rimaniamo in certo qual modo sulla Terra per tutta l’eternità sepolti e che quello che potrebbe svilupparsi in noi al di là della Terra rimanga non sviluppato. Se possiamo così considerare Cristo come il Salvatore della nostra umanità, se dalla natura della Terra possiamo sentire che abbiamo bisogno dentro di questo terrestre di qualcosa che ci porti al di là del terrestre, se lo sentiamo come la guida verso la nostra completa umanità, allora sentiamo la forza di Cristo in noi. E dobbiamo veramente riconoscere che non possiamo mai seriamente parlare del nostro sviluppo verso l’Io spirituale, verso lo Spirito vitale, verso l’Uomo spirituale, senza che diventiamo consapevoli: Parlare di queste cose ha senso solo se invochiamo Cristo, perché Cristo è quello che può sviluppare in noi più di quello che la Terra può darci.

Questa è fondamentalmente anche la grande domanda del presente. Una grande parte proprio dell’umanità civilizzata del presente vorrebbe configurare il terrestre in un certo modo; vorrebbe che tutto quello che l’uomo può diventare fosse raggiungibile attraverso qualche configurazione sociale della vita terrestre stessa. Ma questo non potrà mai essere. Non potremo mai sviluppare uno Stato, una vita economica o anche una vita spirituale sulla Terra che sia solo terrestre e che ci possa rendere uomini perfetti. Viviamo appunto ancora nel presente in un momento in cui gli uomini possono credere una tale cosa, in cui la provano, in cui non vedono che in noi riposa qualcosa che può essere sviluppato solo attraverso qualcosa di sopra-terrestre.

Inizialmente apparve nel tempo, che già caratterizzato vari aspetti interiormente vi ho presentato, Cristo Gesù in un corpo fisico. Ora stiamo nell’era in cui egli deve apparire di nuovo in certo qual modo in forma soprasensibile, nella forma di cui ho parlato anche l’ultima volta. Naturalmente oggi non possiamo neanche esaurire completamente il Mistero rinnovato del Golgota, ma vogliamo da un certo punto di vista puntare di nuovo su questo Mistero del Golgota.

Negli ultimi secoli, dal principio del quinto periodo postatlantico della Terra, è diventato particolarmente forte tra gli uomini del mondo civile più recente l’elemento scientifico e tutto quello che è connesso con questo elemento scientifico, che ho chiamato recentemente in una

conferenza pubblica lo «spirito scientifico dell’Occidente». Questo

spirito scientifico dell’Occidente è stato dapprima sollevato completamente senza relazione all’essenza di Cristo. Chi guarda questo scienza più recente in modo imparziale e onesto, non potrà trovare in essa una vera relazione all’essenza di Cristo. La migliore prova di ciò è la seguente: il Cristianesimo si è dapprima, come vi ho esposto, inserito nello sviluppo terrestre in un tempo in cui esistevano ancora resti dell’antica chiaroveggenza, ed è stato compreso dagli uomini con i resti di questa antica chiaroveggenza. Si è poi conservato come tradizione. È stato sempre più e più diluito in concetti, ma si è conservato come tradizione. È diventato perfino infine solo una saggezza di parole, ma appunto, si è conservato come tradizione. Ma poi si è aggiunto negli ultimi tre o quattro secoli lo spirito della scienza. Questo spirito della scienza si è poi avvicinato per esempio ai Vangeli. I Vangeli erano venerati da numerosi uomini e sono ancora oggi venerati da numerosi uomini come quello che trasmette loro i segreti del Golgota. Ma quello che è lo spirito scientifico del tempo più recente, quello si è accostato particolarmente nel XIX secolo a questi Vangeli e ha scoperto contraddizione dopo contraddizione nei Vangeli, non ha potuto comprenderli, li ha interpretati a suo modo. E ora fondamentalmente attraverso questa penetrazione scientifica dei Vangeli il cristiano di questi Vangeli si è dissolto proprio per la teologia più moderna. Non c’è più. All’interno di questa teologia moderna si può solo parlare dei Vangeli come se contengono qualcosa di Cristo se non si è del tutto onesti, se non si è del tutto sinceri, oppure se si costruiscono concetti che si contraddicono reciprocamente. Si può già dire: lo spirito scientifico moderno ha distrutto quello che era lo spirito del Cristianesimo, che ancora esisteva dai resti dell’antica chiaroveggenza, che si è anche propagato nella tradizione attraverso i resti dell’antica chiaroveggenza. Poiché questo spirito scientifico moderno inizialmente non era penetrato dallo spirito di Cristo. Penetrato dallo spirito di Cristo può essere di nuovo soltanto la scienza, che viene rivitalizzata attraverso la visione, attraverso quello che l’antroposofia moderna persegue.

Questa antroposofia moderna persegue infatti di avere tanta spirito scientifico quanto qualsiasi altra scienza. Ma persegue di non avere questa scienza come qualcosa di morto, ma di viverla interiormente, così come si vive la forza vitale dell’uomo stesso. E a questa scienza rivitalizzata riuscirà di nuovo di penetrare verso Cristo.

Che forma assumerà allora questa scienza rivitalizzata? Preparazioni per questo esistono già, ma purtroppo queste preparazioni oggi sono ancora molto poco considerate. Vorrei tuttavia puntare al fatto che già negli anni novanta, propriamente già verso la fine degli anni ottanta del secolo precedente, ho puntato a una certa connessione tra lo sviluppo di Schiller e lo sviluppo di Goethe. Ho puntato a come Schiller nelle sue Lettere sull’educazione estetica dell’uomo tentasse a suo modo di risolvere l’enigma dello sviluppo umano. Schiller partiva da concetti completamente astratti. Partiva in primo luogo dal concetto della necessità razionale, della necessità logica. Si diceva: questa necessità logica è qualcosa che ci costringe. Dobbiamo pensare logicamente. Non c’è libertà quando dobbiamo logicamente analizzarci qualcosa, poiché allora siamo soggetti alla legge della logica. Non c’è libertà. E dall’altro lato stava davanti all’anima di Schiller il concetto della necessità naturale nell’uomo, il concetto di tutto quello che è istintivo nell’uomo, che scaturisce dall’istinto sensuale di desiderio. Neppure in questo l’uomo è libero, poiché qui la necessità gli si avvicina. In un certo modo il più alto spirituale, a cui inizialmente penetra l’intelletto astratto, la necessità logica, è qualcosa che asservisce l’uomo. Dall’altro lato la necessità naturale, l’essere dominati dagli istinti è anche qualcosa che asservisce l’uomo. Ma l’uomo può trovare un mezzo tra il pensiero logico e il sentimento istintivo. Questo stato intermedio Schiller lo vede particolarmente realizzato nella creazione artistica e nel godimento estetico. Quando osserviamo il bello o creiamo il bello, non pensiamo logicamente, ma pensiamo comunque nello spirituale. Uniamo rappresentazioni, ma non consegnandoci a una connessione logica, ma consegnandoci all’apparenza estetica. E dall’altro lato l’arte tende a rendere tutto sensibilmente intuitivo quello che porta alla manifestazione, così come le cose della necessità, degli istinti sono sensibilmente intuitive. E così si arriva, pensa Schiller, da un lato nell’arte e nel godimento estetico ad avere quello che deprime alquanto il logico, così che non ci asservisce più, che in certo qual modo entra in quello che noi personalmente conquistiamo, dominiamo, e dall’altro lato ad elevare l’istintivo nella sfera spirituale, in altre parole, che l’istintivo allo stesso tempo è sentito come spirituale, il logico come personale è vissuto. Questo stato, che Schiller vuole generalizzare per l’uomo, perché dice: solo in questo stato l’uomo non è asservito né da sopra né da sotto, ma è libero —, questo stato Schiller lo vuole anche fare diventare la forza che penetra la società, la vita sociale, quando gli uomini si incontrano: che il bene piace loro allo stesso tempo e che possono consegnarsi ai loro istinti perché hanno così purificato e spiritualizzato questi istinti che non li trascinano più giù. Allora saranno anche nella vita sociale insieme così che sorga una società sociale libera. Di fronte a Schiller stavano dunque tre stati umani, ma in forma astratta: lo stato della ordinaria necessità, lo stato della necessità razionale, lo stato libero dell’esperienza estetica.

Schiller agli inizi degli anni novanta del XVIII secolo ha formato questa visione della vita, l’ha scritta nelle sue Lettere sull’educazione estetica dell’uomo e l’ha consegnata a Goethe. Goethe, che nella sua essenza umana era completamente diverso da Schiller, sentì: Sì, questo Schiller persegue così la soluzione di un certo enigma, l’enigma dell’essenza umana, dello sviluppo umano, della libertà umana. — Ma per Goethe la cosa non era così semplice che ci si potesse comporre l’intera essenza dello sviluppo umano da tre astrazioni. E allora brillò nella natura di Goethe più complicata e perciò più profonda quello che è la «Fiaba» del serpente verde e della bella giglio, dove Goethe rappresentava tutto quello che riposa nell’anima umana in circa venti figure e nelle relazioni di queste figure rappresentava simbolicamente lo sviluppo umano. Quello che Schiller voleva comporre da tre astrazioni, Goethe voleva rappresentare attraverso simboli da venti immaginazioni. I due si comprendevano in un certo senso in questa relazione. Poiché, che cosa avevano veramente fatto? Schiller procedette scientificamente, scrivendo le Lettere sull’educazione estetica dell’uomo. Procedette propriamente interamente nello spirito di quella scientificità che poi è diventata lo spirito scientifico del XIX secolo. Ma non andò così lontano come questo spirito scientifico del XIX secolo. Rimase in certo qual modo al personale. La scienza del XIX secolo è completamente staccata dal personale, e considera come suo orgoglio di essere staccata dal personale. Quanto più impersonalmente si può strutturare il sapere, tanto più crede di aver realizzato l’ideale di questo sapere. Nel XIX secolo si diceva e si dice ancora oggi: Si sa di questo o di quello così e così. Lo si sa così che vale allo stesso modo per ogni uomo, che è completamente staccato dal personale. È così staccato dal personale che propriamente l’uomo moderno è soddisfatto della scienza solo quando essa è stata rinchiusa in quei sepolcri che dobbiamo riconoscere come le tombe gigantesche della vita spirituale moderna, cioè nelle biblioteche, questi luoghi di sepoltura dello spirito moderno, dove il sapere morto è ammassato, dove ci si va quando si ha bisogno di un osso per incorporarlo a una dissertazione o a un libro. Questi luoghi di sepoltura, essi sono propriamente l’ideale dello spirito scientifico moderno. Lì l’uomo cammina dentro in questo sapere ammassato, completamente obiettivo, e non è con il suo personale neppure minimamente dentro, veramente per niente dentro.

Schiller non è andato così lontano nelle sue Lettere sull’educazione estetica dell’uomo, ma è rimasto dentro al personale. Voleva per ogni concetto che sviluppava, entusiasmo personale, partecipazione personale. Questo è importante. E le Lettere sull’educazione estetica dell’uomo sono sì completamente astratte, ma l’astratto ancora respira spirito personale. Si sente ancora quello che si sa come connesso con la sua personalità. Cioè l’astrazione, il concetto ha ancora qualcosa di personale. Schiller non licenzia ancora il concetto nell’obiettivo-impersonale, l’inumano. Ma comunque, avanza fino all’astrazione. Per Goethe questa astrazione è impossibile. Rimane all’immagine, ma è molto cauto. Poiché non vive ancora nell’epoca in cui si può fondare una scienza dello spirito; ha una certa riluttanza ad accostarsi strettamente alle immagini che presenta nella «Fiaba» del serpente verde e della bella giglio, in qualche modo. Accennò che intendeva propriamente qualcosa come uno stato futuro della vita sociale. Lo trovate ben espresso nel finale della «Fiaba» del serpente verde e della bella giglio, ma non vuole sfondare fino a una caratteristica nitida. Non disse che la vita sociale deve essere tripartita, così come deve essere tripartito quello che rappresenta attraverso il re d’oro, il re della saggezza, il re d’argento, il re dell’apparenza esterna, della vita di apparenza, della vita politica, il re di bronzo, della vita nel materiale, nell’economico. Rappresenta anche lo Stato unitario nel re misto, che crolla in sé stesso; ma non sfonda fino a questa caratteristica. Non era il tempo in cui si potevano trasformare in raffigurazioni rozze queste figure di fiaba fini. Veramente, si ha a che fare con figure di fiaba fini di Goethe, ma il tempo non era ancora venuto per portare fuori nella vita quello che lì esisteva mezzo nella fantasia, mezzo già nell’immaginazione.

Quando l’idea sorse anni fa di rappresentare a Monaco, allora risultò l’intenzione di portare sulla scena quello che era contenuto come forze di essenza che plasmano il mondo nella «Fiaba» di Goethe del serpente verde e della bella giglio. Non andò. Bisognò prenderla molto più realisticamente. E da ciò sorse il mistero «La Porta dell’Iniziazione». È evidente: ai tempi di Goethe semplicemente non era ancora l’era in cui si poteva transitare quello che in immagini di fiaba fini ancora doveva stare, nelle figure reali che sono nella «Porta dell’Iniziazione». Ma come la «Porta dell’Iniziazione» fu scritta, il tempo era già presente in cui si poteva presto uscire nella vita con queste cose. E così non si doveva solo interpretare il re d’oro, il re d’argento, il re di bronzo e il re misto, ma si doveva mostrare come la vita sociale moderna, che sotto lo Stato unitario vuole abbracciare tutto, deve infrangersi, come deve essere articolata in un articolo pulito della vita spirituale — re d’oro —, in un articolo pulito dello Stato — re d’argento —, in un articolo pulito della vita economica — re di bronzo. I «Punti cardine della questione sociale» sono già Goetheanesimo, correttamente inteso, ma appunto Goetheanesimo nel XX secolo.

Allora di questo si tratta, che Goethe e Schiller nella loro epoca potevano arrivare fino a un certo punto, Schiller nel campo delle astrazioni concettuali con le sue Lettere sull’educazione estetica dell’uomo, Goethe nel campo delle immagini, dove talvolta diventava molto pieno di disgusto nei confronti del suo ambiente, perché volevano interpretare queste immagini e perché sentiva: non è ancora venuto il tempo per trasportare ciò rozzamente nella vita. — Ma questo ci mostra comunque che al tempo di Schiller-Goethe proprio il momento era in cui non si doveva ancora lasciar andare lo spirito scientifico moderno nell’inumano-obiettivo, ma in cui lo si voleva ancora mantenere al personale. Ma bisogna ritornare di nuovo a questo e non si può altrimenti ritornare che attraverso la scienza dello spirito, in quanto attraverso la scienza dello spirito si afferra come realtà quello a cui Schiller con i suoi concetti personalmente-astratti nelle Lettere sull’educazione estetica dell’uomo accenna, a cui Goethe, perseguendo la soluzione dello stesso enigma, nella sua «Fiaba» del serpente verde e della bella giglio accenna.

Lo spirito scientifico deve diventare di nuovo personale. Per questo la Terra non ci dà più stimolazioni. Per questo abbiamo bisogno della compenetrazione cristiana della scienza stessa. E quando compenetriamo cristianamente la scienza, allora poniamo i primi germi per lo sviluppo dell’Io spirituale.

Siamo chiari: questa Terra, che ci ha stimolato allo sviluppo dell’Io, che nel suo tramonto ci stimolerà ancora a un ulteriore rafforzamento dell’Io, questa Terra è qualcosa che per forme di sviluppo successive su Giove e così via dobbiamo abbandonare. Questa Terra è dunque qualcosa con cui non possiamo connettere la nostra completa umanità. Dobbiamo in certo qual modo riprendere il nostro uomo dalla Terra. Se sviluppassimo solo la scienza terrestre, verso la quale Goethe e Schiller non volevano — Schiller no, in quanto manteneva i concetti astratti personalmente, Goethe no, in quanto rimaneva alle semi-immaginazioni —, se ci lasciassimo stimolare solo dagli ingredienti terresti, allora non potremmo mai sviluppare l’Io spirituale. Potremmo solo sviluppare una scienza morta. Ingrandiremmo sempre più e più quel campo di cadaveri che esiste nelle biblioteche, che esiste nei nostri libri, che è separato dall’uomo. E cammineremmo tra questi cadaveri di pensieri, noi stessi in certo qual modo incantati in essi e realizzeremmo così l’ideale di Arimane. Poiché tra le altre cose che Arimane vuole portarci, c’è questo: fare molte biblioteche, ammassare molto sapere morto intorno a noi. Arimane vuole che, così come gli antichi egiziani camminavano tra i loro sepolcri, così come ancora i primi cristiani giravano e avevano cadaveri intorno a loro, noi con il nostro essere umano sempre più e più ricadiamo nell’essere puro istintivo, nell’essere istintivo egoistico e che quello che possiamo produrre in pensieri sia ammassato nelle nostre biblioteche. Ci si potrebbe immaginare che arrivi un tempo in cui un giovane uomo o persino una giovane donna di circa venti a ventitre anni inizialmente non saprebbe come progredire nel mondo del re d’argento — esternamente lo si chiama: acquisire il dottorato. Da dentro l’uomo sale su poco; poiché se si dovesse scrivere in una dissertazione di dottorato quello che sale su dall’uomo — parlo così di un tempo che potrebbe venire se Arimane vince! — allora questa dissertazione di dottorato sarebbe rifiutata, poiché sarebbe qualcosa di personale, qualcosa di soggettivo. Così ci si siede nelle biblioteche, si prende un libro dopo l’altro, preferibilmente solo secondo i cataloghi in cui è registrato tutto quello che si attacca a questa o a quella parola chiave — quando viene di nuovo una parola chiave, si prende di nuovo un nuovo libro — e si costruisce uno scritto che poi vi rende dottore. Siete propriamente solo con la vostra personalità fisica esterna così dentro. Avete un leggio davanti a voi, su di esso stanno molti libri. Siete dentro con la vostra personalità in quanto, se sedete lì per un paio d’ore, avete fame e allora sentite questa fame come vostro destino personale. Forse siete dentro anche così che avete relazioni umane, vi ricordate, che dovete di nuovo adempiere dopo il paio d’ore. Ma allora richiudete i libri e non siete più personalmente connessi con essi. Quello che ora avete costruito dai diversi libri, diventa di nuovo un piccolo libro o un libro spesso e sta di nuovo tra i libri e aspetta finché non lo usa di nuovo un altro. Non so se uno stato tale oggi già esiste da qualche parte, ma potrebbe, se Arimane raggiungesse il suo ideale, facilmente accadere così, e sarebbero condizioni terribili. La personalità umana deperirebbe sotto queste condizioni terribili obiettive, al di fuori dell’umano, impersonali.

Di contro quello che è sapere deve diventare un affare personale. Le biblioteche devono possibilmente restringersi e gli uomini devono portare in sé in altre parole quello che sta nelle biblioteche nelle loro proprie anime. L’Io spirituale può sorgere solo da questa personalizzazione del sapere. Questo non verrà, senza che gli uomini si familiarizzino con quello che non è più terrestre. Poiché la Terra è oltre il suo punto di mezzo dello sviluppo. Questo è appunto morire. Nel nostro sapere nelle biblioteche muore. Nei nostri libri, questi sarcofaghi del nostro sapere, esso pure muore. Dobbiamo di nuovo riprendere nella nostra personalità quello che sapere è. Dobbiamo portarlo in noi. Per questo soprattutto il rinnovo del Mistero del Golgota ci aiuterà. Così aiuterà il sapiente, così aiuterà coloro che sono i discepoli del re d’oro.

Un’eguale rivitalizzazione deve entrare in un altro campo, nel campo del diritto. L’uomo oggi non è affatto personalmente connesso con il suo sistema legale, così come non è connesso personalmente con il suo sistema di sapere. Ho portato poco tempo fa una prova piccola e chiara di questo in una conferenza pubblica. Ho detto: Per decenni il Reich tedesco aveva il suffragio universale, segreto e uguale, il miglior suffragio che ci si potesse augurare. Ma la vita era dunque connessa con questo suffragio? Votava allora nel senso di questo suffragio? Era dunque quello che viveva consapevolmente nella configurazione del Reich tedesco il risultato di quello che era dato attraverso questo suffragio? No, non era per niente il caso. Questo suffragio stava solo nella costituzione. Non viveva nelle anime degli uomini. Lo stato deve entrare, dove gli uomini non avranno bisogno di depositare in costituzioni obiettive quello che accade tra gli uomini, ma dove nel reciproco vivente scambio tra uomini uguali il diritto si rivela anche come qualcosa di vivente. Che cosa occorrono costituzioni scritte, quando gli uomini sentiranno nella maniera giusta la loro relazione da uomo a uomo, quando la relazione da uomo a uomo diventa un affare personale, così come è diventato impersonale negli ultimi tre decenni del XIX secolo e rimasto sotto la forte materializzazione nel XX secolo. Il diritto può diventare qualcosa di vivente solo in questo modo: che lo spirito di Cristo penetri gli uomini. E così come nella vita legale gli uomini devono diventare discepoli del re d’argento, così devono nella vita economica diventare discepoli del re di bronzo. Questo però non significa nient’altro che: quello che come ideale astratto presenta la fraternità, deve diventare realtà. Come la fraternità diventa realtà? In questo che si associano, in questo che veramente, uno con l’altro, si uniscono, in questo che non si combattono negli opposti di interessi, ma uniscono gli opposti di interessi. Le associazioni sono l’incarnazione vivente della fraternità. Come nella vita legale deve vivere lo Spirito vitale, così attraverso la compenetrazione cristiana della vita economica vive l’Uomo spirituale nell’inizio primo nelle associazioni. Ma tutto questo la Terra non lo dà. Tutto questo l’uomo può diventare solo se si compenetra con il Cristo che si avvicina, che gli appare etericamente.

Vedete, quello che si può chiamare il rinnovo spirituale del Mistero del Golgota è già connesso con quello che riconosciamo anche dall’ontologia antroposofica, quello che riconosciamo in questo che ci diciamo: portiamo in noi le possibilità di sviluppo di Io spirituale, Spirito vitale e Uomo spirituale. Siamo però così diventati astratti che oggi all’uomo appare propriamente come qualcosa di terribilmente sobrio, prosaico, quando gli si dice: qualcosa di alto-spirituale come l’Uomo spirituale deve innanzitutto annunciarsi nelle associazioni della vita economica, della vita economica «bassa», della vita economica materiale. La vita economica non è pur sempre qualcosa su cui, senza che si «disonori», uno studioso dello spirito possa puntare. Poiché uno studioso dello spirito deve unire gli uomini in conventicole, dove non si parla di nulla di quello che è connesso con qualcosa di mangiabile o bevibile, dove si vive solo nello «spirito», in realtà però in astrazioni.

Certo, quello che poi ne viene fuori, è che se la gente ha per abbastanza tempo ben goduto interiormente in conventicole come sette, allora alla fine comunque escono di nuovo e hanno comunque di nuovo bisogno di pane e — voglio, per non offendere troppo, dire — acqua. Ma allora in regola portano molto poco dei principi che hanno sviluppato per i loro piaceri spirituali dell’anima nelle conventicole, in questo mondo esteriore.

La vera vita spirituale vive solo là dove è abbastanza forte per superare la vita materiale, non per lasciarla giacere accanto a sé come qualcosa che l’asservisce e la costringe. Questo è quello che una volta deve essere visto.

Credo che quando si fa una considerazione come quella che abbiamo ora fatto, allora si vede che la vita nel presente ha bisogno di serietà, ma questa serietà propriamente può venire solo se ci si approfondisce, come questo approfondimento attraverso la scienza dello spirito può avvenire. Poiché vedete, è solo possibile un avvicinamento dello spirituale alla personalità umana attraverso la scienza dello spirito. Schiller e Goethe erano in certo qual modo gli ultimi che ancora da un Antico, da un perdurare dal passato sono rimasti al personale, Schiller in quanto non lasciò che le astrazioni diventassero il freddo di ghiaccio dei moderni, e Goethe in quanto ha mantenuto le immaginazioni al personale e non le ha lasciate completamente sfondare fino alla vita esterna.

Oggi non si può fermarsi lì. Di fronte alla nostra realtà rozza oggi non si può fare nulla direttamente con «Lettere Estetiche» — al massimo ai caffè estetici — né con «Fiabe» immediatamente, se non forse nel salotto una conversazione molto bella su di esse, anche in quelle caricature di salotti che si sono aggiunte alle antiche cattedre come aule di lezione per la storia letteraria moderna. Ma quello che oggi abbiamo bisogno è che con quello che Goethe e Schiller hanno mantenuto al personale, sfundiamo nella vita. Per questo abbiamo bisogno di concetti forti e dall’altro lato di forti immaginazioni, per questo abbiamo bisogno dell’alba di una vera comprensione spirituale del mondo esteriore. Ma per questo abbiamo bisogno della compenetrazione con lo spirito di Cristo. Per questo abbiamo bisogno di tutta la fede nello spirito di Cristo nel suo vero significato, la fede che l’essenza di Cristo è qualcosa che dobbiamo unire con quello che in noi come uomo ci porta al di là della Terra, che ci rende uomini perfetti, in quanto ci aiuta a sviluppare Io spirituale, Spirito vitale e Uomo spirituale.

Tutte le cose sono intimamente connesse, che ci si presentano sul fondamento della scienza dello spirito. E se si comprende questa connessione interiore, allora si può anche nel modo giusto vedere come la scienza dello spirito appartiene al presente e come la scienza dello spirito nel presente è chiamata a veramente penetrare in tutti i singoli campi anche della vita pratica.

Ma allora la scienza dello spirito è costretta a sviluppare il massimo seriousness nei riguardi della vita. Poiché sembrerebbe a un vero ricercatore dello spirito come una frivolezza interiore se non sviluppasse il massimo seriousness, se si fermasse a ciò di girarsi concetti astratti bellezza, che fanno bene all’anima, che però non sono adatti a sfondare nella vita.

Questo è quello che propriamente pesa sulla scienza dello spirito da più di un anno, pesa su noi qui che lavoriamo a Stoccarda, poiché questo lavoro a Stoccarda ci ha una volta imposto la responsabilità di portare la scienza dello spirito nella vita immediata pratica in tutti i campi, per portare nella vita quello che in Goethe appare ancora nelle immagini di fiaba del re d’oro, del re d’argento, del re di bronzo e del re misto, che crolla in sé, come triarticolazione dell’organismo sociale. Ricordate la fiaba, come il re misto crolla in sé e come poi vene la gente e lecca il l’oro fuori. — Chi guarda attentamente il mondo intorno a sé oggi, può vedere il fenomeno. Dal novembre 1918 questo re misto per l’Europa centrale è crollato e i vari ministri che da allora sono apparsi, i vari capi popolo, non leccherebbero tutti l’oro fuori, finché non l’avranno completamente leccato fuori? Allora lo schema intero del re misto si ritorcerà in un terrore degli uomini. Allora però dovrebbe già seriamente agirsi, ora non con immagini di fiaba, con un re d’oro, d’argento e di bronzo, ma con una comprensione di bronzo per i tre arti dell’organismo sociale: l’articolo spirituale, l’articolo legale-politico e l’articolo economico.

Naturalmente, quando si parla di queste cose, allora vengono a uno due pensieri innanzitutto nell’anima. Un pensiero voglio menzionare oggi, perché appare, più a lungo dobbiamo così lavorare a Stoccarda, sempre più chiaramente, che per gli amici che da anni precedenti sono abituati a venire da me per questo o quell’altro e consultarsi, ora semplicemente provvisoriamente non è stata trovata alcuna ora. Poiché tutto quello che prima avrebbe potuto essere discusso personalmente, ha dovuto ormai da lungo tempo sempre di nuovo essere rimandato a tempi posteriori, e tutto quello che qui può essere fatto, nonostante presenze sempre più lunghe, deve essere dedicato al grande compito. E devo anche dire, proprio questa volta era completamente impossibile considerare in qualche modo desideri personali. Questo non può essere più doloroso per nessun altro che per me stesso, perché so che non può rimanere così a lungo, poiché altrimenti il terreno sarebbe tolto al movimento antroposofico. Allora costruiremmo propriamente su un terreno instabile.

Ma dall’altro lato deve anche essere visto che gli uomini sono sempre stati attaccati all’antico. Ma questo è molto nuovo, quello che voglio chiamare il mettere seriamente al lavoro il re d’oro, il re d’argento e il re di bronzo. Questo è qualcosa di molto, molto serio. E la scienza dello spirito non può intendersi nel leccare il oro dal re misto, mentre esso si siede e crolla. Questo allora viene criticato da certi lati. So che punzo un nido di vespe, ma dovrò in molti aspetti ormai punzare un nido di vespe, se caratterizzo onestamente completamente, per esempio un tale uomo come Hermann Keyserling, che semplicemente dice la menzogna, che mente.

Ci sono uomini che dicono che oggi dentro il movimento antroposofico si esercita così tanta critica. Devo sempre di nuovo e ancora una volta ripetere quello che già più volte ho detto: In tali lati si vede quello che dobbiamo fare, quando dobbiamo difenderci — e se lo critica. Si lo critica spesso proprio da coloro che siedono qui e ascoltano insieme le cose che vengono dette qui. E non si trova una parola di rigetto — altrimenti si sarebbe polemici — contro quello che ci sporca con lo sporco da fuori. Ci si trova non-amorevole, chiamare un uomo un bugiardo, quando questa verità viene dal lato antroposofico. Ma si permette a chiunque voglia mentire sulla movimento antroposofico, ogni possibile bugia che ci viene scagliata addosso. Il nostro giornale della triarticolazione viene spesso trovato troppo polemico: Ci si rivolga a coloro contro cui questa polemica deve di necessità essere diretta; ci si abbia il coraggio di rivolgere le proprie parole lì, non a noi, che siamo costretti dall’autodifesa. Ma questa è una vecchia cattiva abitudine e mostra come si voglia l’Antroposofia voluttuosa e non l’Antroposofia seria, che calcola con i grandi problemi del tempo.

È già necessario che talvolta una parola completamente seria sia pronunciata su tali cose. Poiché tali cose, come le ho pronunciate per esempio nella conferenza pubblica nei riguardi di conte Hermann Keyserling, queste si riferiscono non solo a quello che da quel lato è detto su l’Antroposofia, ma si riferiscono all’intera mancanza di verità interiore di questa vita spirituale. Leggete cose come «Quello che ci occorre. Quello che voglio», leggete questo capitolo del più recente «non-libro» «Filosofia come Arte». Lì non c’è nulla su l’Antroposofia dentro, ma tutta quella schematica concettuale senza sostanza è lì dentro, che è vuota e dalla quale le teste vuote dicono che le dà straordinariamente molto. Ma questo è il male del tempo, che si voglia rigettare quello che ha sostanza, che trae dal spirito, dallo spirito vivente, e che si vogliano le parole vuote, i semplici gusci di parole.

Se si continuerà così a voler essere, allora si rovinerà così l’umanità. Poiché con queste cavità, che da quel lato vengono — se si chiamano anche «Diari di un Filosofo» — si svuota la tutta cultura dell’umanità. Che cosa sono, queste cavità? Sono le parole che si coniamo, quando si lecca il re misto. Se ora uno lecka un po’ più brutalmente, come molti dei capi socialisti di oggi, oppure più elegantemente, in stivali verniciati, come conte Hermann Keyserling, questo non fa più alcuna differenza particolare.

Queste cose non hanno bisogno di essere prese come se fossero pronunciate con alcun affetto, quando sono pronunciate bruscamente. Sono pronunciate bruscamente, perché purtroppo è semplicemente così, che alcuni vogliano contarsi nella Antroposofia, che però interiormente non sono veramente con essa, perché non possono sviluppare la serieness necessaria, perché non vogliono sviluppare la serieness necessaria, perché non vogliono essere completamente con essa. Non si è non-amorevole, quando si pronuncia la verità, dove è necessario, veramente. Ma vorrei domandare, se, quando ci si conta tra di noi, è molto amorevole, quando ci si lascia cospargere di indecenza e poi si chiama non-amore quando ci difendiamo per necessità? Si può trovare spiacevole che ci dobbiamo difendere con parole affilate, ma dovrebbe invece proprio per queste parole affilate sostenerci e non dovrebbe allora portare fuori dalle sensazioni o simili questo ciarlatanismo letterario della non-amore della polemica ingiustificata in qualche modo.

Questo è difficile dentro il movimento che qui deve svolgersi come l’antroposofica, che quelle personalità che entrano per la causa con il loro intero essere sono trovate in così piccolo numero oggi. Se uno ha bisogno di fare qualcosa come ciò che dovrebbe essere fatto attraverso il movimento antroposofico, allora hanno bisogno oggi molte personalità just. Bene, abbiamo trovato personalità devote su i vari campi, innanzitutto sul campo pedagogico nei nostri insegnanti della Scuola Waldorf. Abbiamo trovato anche in molti altri campi personalità devote — ma tutto troppo poco. E il numero di coloro che propriamente non vogliono mettere serio, che propriamente non vogliono entrare con la loro intera personalità, come sarebbe necessario per la nostra causa, il numero di questi è straordinariamente grande anche nelle nostre file. E perciò avanziamo così difficilmente. Lo abbiamo durante i tempi sempre di nuovo dover vivere, come fondamentalmente un grande numero di coloro che, affinché possono ascoltare le cose che sono proclamate da noi, si fanno iscrivere, nel corso effettivamente ad un certo grado si vergognano di confessarsi apertamente a noi. Lo abbiamo sempre di nuovo dover sentire che sia meglio non presentarsi in pubblico con il nome Antroposofia, bensì di tralasciare il nome e di «lasciar fluire qualcosa», come la piacevole manera di dire della gente che non vogliono mettere seriamente sul campo dell’Antroposofia. Lì vuol di nuovo uno o specialmente una da qui e di lì lasciar fluire qualcosa di Antroposofia, perché si vergogna o egli si vergogna, di parlare apertamente di Antroposofia. Lì allora si lasciar «fluire qualcosa»! Per questo non ci si ha bisogno di essere così gagliardi, così ci si può fare meno dispiacere — si lasciar «fluire qualcosa». Ma oggi non è il tempo per lasciar fluire, bensì per la confessione onesta e per la pronuncia di quelle parole, che designano le cose nella loro verità. Poiché coloro che sono contro di noi, quelli non lasciano nulla fluire dentro di noi, quelli parlano in parole rozze. E si dovrebbe propriamente sentire attraverso tutte le nostre file come qualcosa di rivoltante, se un Hermann Keyserling si permette di dire che questa scienza dello spirito qui è una materializzazione della vita spirituale, una scienza naturale dello spirito. Non si può dire altrimenti, che l’uomo che si è sforzato, presso un intero numero di persone, poiché lo sappiamo, di estorcere i cicli per conoscerne il contenuto, se oggi scrive questo, scrive coscientemente la menzogna — e questo si chiama mentire. E chi ha qualcosa contro che si dica questo, quello ama la menzogna. E chi dice che noi polemizziamo troppo, quando designiamo la verità giustamente, quello non ha senso per la verità e ama la menzogna. E amare la menzogna non dovrebbe essere il nostro compito all’interno del movimento antroposofico, bensì dobbiamo amare la verità. Deve essere sentito il peso intero di queste parole: amare la verità e non amare la menzogna per la convenzione, per il piacevole vivere sociale. Poiché essere indulgenti con la menzogna è già tanto, come amare la menzogna. Ma il mondo nella prossima volta non avanzerà attraverso l’indifferenza frivola di fronte alla mancanza di verità, bensì soltanto attraverso la libera e fresca confessione della verità. L’Antroposofia deve occuparsi con questioni spirituali serie e alte e di questo non abbiamo mai fatto mancare. E chi dice che sarebbe un materialismo dello spirito, se parliamo di Saturno, Sole e Luna, se ha ogni giorno occasione di guardarsi quello che sta nella mia «Scienza occulta in linee generali» di Saturno, Sole e Luna, quello mente. Poiché lì non sta nulla della materializzazione dello spirito. Non si sente il peso intero della situazione, se ora vogliamo che ci rivolgiamo ai nostri avversari in espressioni di salotto non veritiere, che ci cospargono di sporcizia.

Queste cose appartengono proprio all’amore giusto. Poiché all’amore giusto appartiene sì l’entusiasmo per la verità. E il mondo avanzerà soltanto attraverso questo entusiasmo per la verità.

Era veramente da fondamenti spirituali che il mio compito, pronunciare anche questo oggi, prima che io di nuovo per un po’ tempo debbia congedarmi da voi. E così quanto mi dispiace che ora con singoli non posso parlare per niente, perché semplicemente il tempo non basta — ieri gli amici del nostro movimento della triarticolazione e del Giorno Che Viene erano di nuovo riuniti a una seduta fino alle tre del mattino, e così ora va quasi da giorno a giorno —, così mi dispiace che molte cose ora devono rimanere in sospeso, che da molti sono amate, così dall’altro lato deve dirsi: Forse si può comunque sperare che attraverso gli sforzi che vengono fatti nel grande, il movimento antroposofico si possa ancora procurare quel diritto nel mondo, che deve procurarsi, perché contiene la forza e la volontà per avanzare attraverso la verità. Se si deve lavorare nella verità, allora non si può oggi altrimenti, come far stare la mancanza di verità, quando essa si rende evidente in una maniera così terribilmente importuna, anche nella luce giusta.

Su l’obbligo nei riguardi della verità doveva questa volta essere fatto notare, poiché sarebbe molto necessario, miei cari amici, che noi tutti, tutti ci compenetriamo con questo spirito della brama di verità. Poiché se è comunque ancora possibile dall’uomo: Soltanto attraverso questo spirito della brama di verità la barbarie, che altrimenti deve irrompere sull’umanità, può essere evitata, si può avanzare in una nuova, spiritualizzata civiltà.


In memoria di Frater Stefano Ravaglia

anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.

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