Tenterò oggi di fornirvi ulteriori prospettive su un tema che è stato già toccato di recente qui fra noi. Ho parlato di come per l’uomo contemporaneo si stacchino le concezioni morali da quelle intellettualistiche. Per mezzo del suo intellettualismo, l’uomo viene condotto al riconoscimento della severa necessità naturale. Secondo questa severa necessità naturale, osserviamo tutto sotto la legge della causa e dell’effetto. Anche quando l’uomo compie un’azione, domande che cosa l’ha causata, che cosa ha agito in lui o al di fuori di lui per fornire la causa di questa azione. Questo riconoscimento della necessità di tutto l’accadere ha assunto in epoca moderna un carattere più scientifico-naturalistico. In tempi anteriori aveva un carattere più teologico, e continua ad avere un carattere teologico per molte persone ancora oggi. Il carattere scientifico-naturalistico risulta quando si ritiene che ciò che facciamo dipenda dalla nostra costituzione corporea e dalle influenze sulla nostra costituzione corporea. Ci sono ancora oggi persone che pensano che l’uomo agisca con la stessa necessità di una pietra che cade verso la terra. Questo sarebbe il colorito scientifico-naturalistico dell’idea di necessità.
La visione più teologica potrebbe essere caratterizzata così: tutto è predeterminato da una qualche potenza divina, da una provvidenza divina, e l’uomo deve eseguire ciò che gli è predeterminato dalla potenza divina. In entrambi i casi varrebbe o la pura necessità scientifico-naturalistico o soltanto la preveggenza divina incondizionata. Non si potrebbe allora parlare di libertà dell’uomo. D’altro canto, c’è tutto il mondo morale. Di questo mondo morale, l’uomo ha il sentimento che non può parlarne senza pensare alla libertà delle sue risoluzioni volitive. Poiché se l’uomo non ha la possibilità di libere risoluzioni volitive, allora non si potrebbe affatto parlare di moralità delle azioni umane. Eppure l’uomo sente obbligazioni, impulsi morali, e deve riconoscere un mondo morale. Vi ho anche accennato a come l’impossibilità di costruire un ponte tra questi due — tra il mondo della necessità e il mondo del morale — ha condotto Kant a scrivere due critiche: la «Critica della ragion pura», che si occupa in certo modo di esaminare tutto ciò che appartiene all’ordine naturale del mondo, e la «Critica della ragion pratica», che si occupa di esaminare ciò che appartiene all’ordine morale del mondo. Allora sentì anche la necessità di scrivere la «Critica del giudizio», che avrebbe dovuto in certo modo essere una mediazione fra i due, ma è divenuta soltanto un prodotto di compromesso, e al massimo fa il salto verso una realtà nella contemplazione del mondo del bello, della creazione artistica. Ma questo significherebbe anche soltanto che l’uomo da un lato ha il mondo della necessità, in cui è intessuto, e dall’altro il mondo dell’agire morale libero, e non troverebbe niente di altro che li colleghi tranne il mondo dell’apparenza artistica, dove, diciamo, nella scultura o nella pittura, rappresentiamo appunto secondo l’apparenza ciò che è sì tratto dalla necessità naturale, ma a cui imprimiamo ciò che è libero dalla necessità naturale, a cui diamo in certo modo l’apparenza del libero nel necessario.
Non si potrà costruire un ponte fra il mondo della necessità e il mondo della libertà senza trovare la strada attraverso la scienza dello spirito. Ma la scienza dello spirito richiede per il suo completo sviluppo davvero il compimento di una massima, già invocata da molti secoli, la massima apollinea dei Greci: «Conosci te stesso». Ora, questo «Conosci te stesso» — e non significa rimuginare sulla propria soggettività, bensì conoscere l’intera essenza dell’uomo, come l’uomo si trova situato nel mondo — questo ricercare è quello che deve essere introdotto nel nostro intero movimento spirituale proprio attraverso la scienza dello spirito.
Vedete, da questo punto di vista possiamo davvero dire — e lo osserverò come introduzione — che il corso, lo sviluppo del nostro movimento spirituale orientato antroposoficamente ha preso negli ultimi tempi un impulso a mostrare al movimento spirituale dell’umanità in modo esplicito come si debba ricercare questo illuminare della odierna concezione del pensiero, che in certo modo ha completamente perduto l’uomo, con la conoscenza dell’uomo. Questo era qualcosa che doveva completamente illuminare il corso tenuto di recente per i medici, il quale appartiene fra quelle cose attraverso cui cerchiamo di permeare la vita spirituale con la conoscenza dell’uomo, poiché con esso si è fatto un primo tentativo, in senso positivo, di illuminare le necessità che oggi si presentano per determinate scienze particolari. E verso l’esterno ciò si è mostrato attraverso la serie di conferenze qui tenute dai nostri amici e da me, e in cui si doveva mostrare come deve conformarsi il rapporto di ogni scienza particolare a quello che può ricevere come impulso dalla scienza dello spirito. Sarebbe completamente auspicabile che vi fosse una consapevolezza abbastanza forte nel nostro movimento della scienza dello spirito della necessità di tali iniziative. Poiché se vogliamo prosperare, abbiamo assolutamente bisogno di chiarire al mondo esterno, di costringerlo in certo modo a comprendere, che in nessun modo qui si vuole promuovere il dilettantismo in nessun campo, ma che qui si deve aspirare a seria conoscenza. Questo è ciò che spesso viene impedito anche dal modo in cui le nostre cose arrivano al pubblico dai nostri stessi ambienti, così che da questo pubblico si può credere — oppure si può facilmente motivare in malafede — che qui si rappresenti ogni sorta di settarismo e di dilettantismo possibile. Sempre più e sempre di più questo mondo esterno deve semplicemente essere convinto di quanto seria sia la ricerca che sta a fondamento di tutto questo, di cui questo edificio qui è il rappresentante. E in realtà dovrebbero essere sostenute nel prosieguo iniziative come quelle che abbiamo potuto vedere svolgersi qui per alcune settimane, dalle forze dell’intero movimento antroposofico. Poiché in questo modo si fa inizio con una vera conoscenza dell’uomo, che deve essere il fondamento per tutta vera cultura spirituale. Dalla metà del XV secolo, sempre più — direi — si è filtrata, si è astratta la relazione più concreta che gli uomini in tempi antichi avevano con il mondo. L’uomo sapeva certamente attraverso conoscenze atavistiche molto più di se stesso nei tempi antichi di quanto sappia oggi. Poiché dalla metà del XV secolo si è esteso su tutto il mondo cosiddetto civilizzato l’intellettualismo. L’intellettualismo si basa soltanto su una piccola parte, una parte piccolissima nell’essenza dell’uomo. E poiché questo intellettualismo si basa soltanto su una piccolissima parte nell’essenza dell’uomo, fornisce anche della conoscenza del mondo soltanto una rete astratta.
Che cosa è divenuta in realtà la conoscenza del mondo nel corso dei secoli ultimi nel mondo popolare esteriore? La conoscenza del mondo, nella misura in cui si riferisce all’universo, è divenuta un calcolo matematico-meccanico, al quale negli ultimi tempi si sono aggiunti i risultati dell’analisi spettrale, qualcosa di puramente fisico, e inoltre nel fisico un calcolo meccanico-matematico. L’astronomo osserva il corso delle stelle e calcola; constata soltanto quelle forze che in realtà mostrano il mondo, l’universo, nella misura in cui la terra vi è presa, come una grande macchina, come un grande meccanismo. E possiamo dire che questo metodo di considerazione meccanico-matematico è divenuto l’unico che oggi viene considerato come effettivamente scientifico.
Ora, con che cosa calcola innanzitutto tutto quello la cui manifestazione, la cui espressione si trova in questa costruzione matematico-meccanica dell’universo? Calcola anche con qualcosa che è in certo modo fondato nell’essenza dell’uomo, ma soltanto in una piccolissima parte dell’uomo. Calcola innanzitutto con le tre astratte dimensioni dello spazio. Con queste calcola l’astronomo. Distingue semplicemente una dimensione dello spazio, una seconda e — se disegno prospetticamente — una terza perpendicolare a essa (Tavola 1, sinistra). E considera una stella che si muove, o la posizione di una stella, guardando a queste tre dimensioni dello spazio. L’uomo non potrebbe parlare di queste tre dimensioni dello spazio se non le vivesse nella sua essenza. L’uomo vive queste tre dimensioni dello spazio. Innanzitutto vive nel suo percorso di vita la dimensione verticale. Da bambino striscia e si raddrizza. Allora vive la dimensione verticale. Non ci sarebbe la possibilità di parlare della dimensione verticale se l’uomo non la vivesse. Se la gente crede che l’uomo possa trovare nell’universo qualcosa di diverso da quello che trova in se stesso, allora si dà a forti illusioni. La dimensione verticale l’uomo la trova nell’universo soltanto perché la vive in se stesso.
Anche questa dimensione (l’orizzontale) l’uomo la trova soltanto perché la vive in se stesso. Stendete le vostre mani, le vostre braccia, in relazione alla dimensione verticale, così vivete la seconda dimensione. E aggiungete a questo quello che vivete respirando, parlando, cioè tirando aria dentro o esalando, o mangiando, dove i cibi nel vostro corpo si muovono da davanti verso dietro, così vivete inoltre la terza dimensione. Soltanto perché l’uomo vive in se stesso queste tre dimensioni, le proietta anche nello spazio esteriore. Non c’è assolutamente niente che l’uomo possa trovare nel mondo esteriore senza che lo trovi prima in se stesso. Ma la particolarità è che l’uomo nel tempo astrattivo dalla metà del XV secolo ha fatto queste tre dimensioni in qualcosa di uniforme. Cioè, ha semplicemente eliminato le distinzioni concrete. Ha eliminato quello che rende queste tre dimensioni dello spazio qualcosa di diverso per lui.
Dovrebbe propriamente, se desse la sua esperienza umana, dire: la mia verticale, la mia operante, la mia circondante o la mia estendente. Dovrebbe fare una distinzione fra queste tre dimensioni dello spazio. Ma se l’uomo facesse una distinzione fra queste tre dimensioni dello spazio, allora non potrebbe nemmeno più afferrare l’immagine astronomica del mondo in modo così astratto come l’afferra. Poiché allora giungerebbe a un’immagine del mondo non così puramente intellettualistica. Dovrebbe però vivere concretamente come si rapporta in relazione a queste tre dimensioni al mondo. Oggi non lo vive. Non vive oggi l’alzarsi, l’essere nella verticalità. Quindi non sa nemmeno che in questa verticalità è fondato perché si muove con la terra in una certa direzione, che mantiene questa verticalità (Tavola 2, centro superiore. Terra con tratto verticale). E l’uomo non sa nemmeno che anche il suo movimento respiratorio, il suo movimento di digestione, di ingestione e altri movimenti, che procedono nella stessa direzione, li compie in una certa direzione, per la quale la terra a sua volta si muove in una certa linea (il disegno precedente è integrato dalla linea ondulante). Tutto questo mantenimento di certe direzioni è un inserirsi in movimenti dell’universo. Da questa comprensione concreta delle dimensioni, l’uomo oggi si astiene completamente. Perciò non può nemmeno ordinarsi nel processo cosmico; quindi non sa nemmeno come sta situato in questo processo cosmico, come è in certo modo un membro in questo processo cosmico. Sempre più e sempre di più dovrà venire che si facciano passi attraverso i quali l’uomo acquisti una certa conoscenza dell’uomo, una certa autoconoscenza della sua collocazione nell’universo.
Ora, le tre dimensioni dello spazio sono davvero già divenute così astratte per l’uomo che si educa con straordinaria difficoltà a sentire come compie certi movimenti della terra e dell’intero sistema planetario, avendo a che fare con qualcosa in queste tre dimensioni dello spazio. Ma il metodo di pensiero della scienza dello spirito può essere esteso alla conoscenza dell’uomo, se almeno dapprima si cerchi un sostituto per questa comprensione difficile da conquistare delle tre dimensioni dello spazio. E possiamo già salire più facilmente a questa conoscenza dello spazio dell’uomo, se invece di considerare le tre linee dello spazio che stanno perpendicolari fra loro, consideriamo tre piani dello spazio. Allora vi prego, considerate innanzitutto il seguente. Vedrete facilmente che la vostra simmetria ha a che fare con il vostro pensiero, se fate attenzione al fatto che fate un gesto naturale elementare, quando volete esprimere in gesto il pensiero giudicante. Voi vi mettete il dito direttamente sul naso, passate attraverso questo piano di simmetria verticale, che divide uno sinistro e uno destro (Tavola 2, destra). Questo piano, che passa nel mezzo attraverso il vostro naso, attraverso il vostro corpo, e che deve rappresentare il piano di simmetria, è quello di cui potete divenire consapevoli come qualcosa che ha a che fare con tutto il distinguere in voi, con tutto il pensiero distinguente, il giudicare distinguente. È possibile, partendo da questo gesto elementare, procurarsi davvero una consapevolezza del fatto che come uomo in tutti i vostri atti avete a che fare con questo piano.
Considerate soltanto la funzione della vostra visione. Vedete con due occhi. Vedete con due occhi in modo tale che quello che i due occhi fanno lo portate qui all’incrocio (Tavola 2, sinistra). Un punto che è qui, lo vedete da sinistra e da destra, ma lo vedete una sola volta, poiché le linee di visione, le linee di mira si incrociano, e si incrociano in modo tale da incrociarsi nel piano che ho disegnato qui. La nostra attività umana è in molti modi disposta così che la comprensione, l’afferrare ha a che fare con questo piano.
Possiamo allora guardare un altro piano, che passerebbe più o meno nel mezzo del nostro cuore, e che separerebbe l’uomo posteriormente dall’uomo anteriormente. L’uomo anteriore è strutturato fionomicamente. È l’espressione della sua essenza animica. Questa strutturazione fionomico-animica dell’uomo è separata da un piano, che sta perpendicolare al primo piano, dalla strutturazione posteriore (disegno precedente, secondo piano verticale). Come il nostro uomo destro e sinistro sono separati da un piano, così il nostro uomo anteriore e posteriore sono separati da un piano. Dovete semplicemente stendere le braccia, le mani, e dirigere la parte fionomica delle mani — in contrasto con quello che è meramente la parte organica — verso avanti, la parte organica verso dietro: così potete poi, attraverso i punti principali, le linee principali che ne risultano, tracciare un piano, e ottenete questo piano che intendo. Similmente potete tracciare un terzo piano, che separerebbe tutto quello che si struttura verso l’alto come testa e volto da quello che si struttura verso il basso in tronco e arti. Così otterreste un terzo piano, che stia di nuovo perpendicolare ai due altri, che sia orizzontale e che passerebbe circa attraverso le vostre braccia, quando le tenete così (stese lateralmente, i palmi rivolti verso il basso). Le vostre mani cadrebbero allora in questo piano.
Si può acquisire una sensazione di questi tre piani. Come si acquisisce una sensazione del primo piano, l’ho già detto. È da sentire come il piano del pensiero distinguente. Il secondo piano, che divide l’uomo in un anteriore e un posteriore, sarebbe proprio il piano che punta a quello per cui l’uomo è uomo. Poiché non potete tracciare questo piano nello stesso modo in un animale. Il piano di simmetria potete tracciarlo nell’animale, l’altro piano verticale no. Questo secondo piano verticale sarebbe collegato con tutto quello che è volontà umana. E il terzo, il piano orizzontale perpendicolare a esso, sarebbe collegato con tutto quello che è sentimento umano. Cercate soltanto di nuovo, dai gesti elementari, di procurarvi una visione di queste cose. Voi vedrete che si può, che siete in grado di fare una tale cosa. Alla fine, tutto quello in cui l’uomo esprime il suo sentimento, sia un sentimento di saluto, un sentimento di gratitudine o un altro sentimento di partecipazione, si avvicina in certo modo al piano orizzontale.
Similmente potete vedere che in certo modo dovete sempre collegare la volontà al piano verticale indicato. È possibile allenarvi a sentire questi tre piani. Se l’uomo acquisisce un sentimento per questi tre piani, allora sarà costretto a concepire l’universo nello stesso senso di questi tre piani, come, se comprendesse soltanto in modo astratto le tre dimensioni dello spazio, calcolerà in modo meccanico-matematico galileiano o copernicano i movimenti e le posizioni dell’universo. Ma allora gli subentreranno rapporti concreti in questo universo. Non calcolerà più soltanto secondo le tre dimensioni dello spazio, bensì diventerà attento al fatto che in lui stesso, imparando a sentire i tre piani, tra destra e sinistra c’è una differenza, tra alto e basso una differenza, tra davanti e dietro una differenza. Per il matematico è indifferente se qualcosa è un pochino più a destra o a sinistra, davanti o dietro. Se misuriamo soltanto, misuriamo dal basso verso l’alto, misuriamo da destra a sinistra, da davanti a dietro. Che tre metri si trovino in un’orientazione o in un’altra, sono tre metri. Al massimo distinguiamo, affinché possiamo passare al movimento, appunto le dimensioni che stanno perpendicolari fra loro. Ma lo facciamo anche soltanto perché al semplice misurare non possiamo fermarci, altrimenti il mondo si ristringe in una linea retta per noi. Impariamo però a caratterizzare concretamente il pensiero, il sentimento, la volontà in questi tre piani, e impariamo a collocare noi stessi come esseri animico-spirituali con il nostro pensiero, sentimento e volontà nello spazio: allora impariamo — similmente a come imparammo come parte dell’uomo ad applicare le tre dimensioni all’astronomia — anche questa strutturazione dell’uomo ad applicarla all’astronomia. E allora otteniamo la possibilità, se qui — potremmo anche prendere a fondamento uno schema diverso — se qui abbiamo Saturno, Giove, Marte, Sole, Mercurio, Venere, Luna, poi Terra (Tavola 1, centro), di considerare il Sole secondo la sua manifestazione esterna come qualcosa di separante, di dividenente. E dovremo pensarci un piano tracciato per mezzo del Sole (si disegna l’orizzontale) e allora non considereremo più soltanto dimensionalmente ciò che è al di sopra del piano e ciò che è al di sotto di esso, bensì considereremo questo piano come qualcosa di separante e distingueremo allora l’alto e il basso. Quindi non diremo più soltanto, Marte è a tanti milioni di miglia dal Sole, Venere a tanti milioni di miglia dal Sole, poiché applicheremo la conoscenza dell’uomo alla conoscenza del mondo e ci diremo: Esattamente come non è risolto semplicemente dal dire che la testa umana o il naso è tanto distante dal piano orizzontale, che ho designato come il piano del sentimento, il cuore è tanto distante, bensì dovrò mettere in relazione l’allontanamento con la formazione, con la costituzione; similmente non dirò soltanto: Marte e Mercurio — l’uno è tanto distante, l’altro è tanto distante dal Sole, bensì saprò che, se considero il Sole come qualcosa di separante, Marte al di sopra deve avere una natura diversa da Mercurio al di sotto. E allora potrò anche tracciare un altro piano perpendicolare a questo, attraverso il Sole (si disegna la verticale). Allora Giove o Marte si muoveranno in modo tale che una volta stanno a destra di questo piano (d), e si sposteranno oltre e in modo tale da stare a sinistra dal piano (s). Se procedo soltanto astrattamente secondo le dimensioni, allora una volta è a destra, una volta è a sinistra a un certo numero di miglia dal piano. Concretizzo nello spazio cosmico, come devo concretizzare in me stesso come uomo, allora non mi è indifferente se il pianeta una volta sta a destra e una volta a sinistra, bensì dirò, c’è una differenza se sta a destra o a sinistra, come tra un organo destro e un organo sinistro. Non è sufficiente che dica, il fegato nell’uomo è a un certo numero di centimetri dal piano di simmetria a destra, lo stomaco a un certo numero di centimetri a sinistra, bensì i due sono diversi nella loro conformazione perché l’uno è a destra, l’altro a sinistra. Qui è così, che Giove diventa qualcosa di diverso quando sta a destra, qualcosa di diverso quando sta a sinistra, proprio per l’apparenza esterna.
Similmente potrei tracciare un terzo piano, e dovrei di nuovo dirigere il mio giudizio secondo come sia. Ma allo stesso tempo, se allora estendessi la mia conoscenza dell’uomo all’universo, sarei costretto a considerare tutto quello che si riferisce al primo piano in modo simile a come considero il pensiero umano; quello che si riferisce al secondo piano, in modo simile a come considero il sentimento umano; il terzo piano da considerare come la volontà umana.
Volevo soltanto mostrarvi che per questa concezione più recente del mondo è rimasto un ultimo resto di astrazione estrema: tre linee indifferenti perpendicolari l’una all’altra, alle quali si collegano posizioni e movimenti delle stelle, e secondo queste posizioni e movimenti delle stelle si fanno calcoli dell’universo come di un meccanismo. Si collega soltanto questo unico, lo spazio completamente astratto con le sue relazioni di punti, all’universo nella concezione astronomica galileiana. Si può estendere questo a una conoscenza dell’uomo più forte. Si può dire: l’uomo è un essere — pensante, sentente, volente. Come essere spaziale esteriore il suo pensiero ha a che fare con un piano, la sua volontà con un piano perpendicolare a esso, il suo sentimento di nuovo con un piano perpendicolare a esso. Questo deve anche riferirsi al mondo esteriore. In realtà l’uomo dalla metà del XV secolo non sa proprio nient’altro che di essere esteso secondo le tre dimensioni astratte. Il resto sono annotazioni di conoscenza, il resto è materiale osservativo raccolto. Deve essere conquistata di nuovo una vera conoscenza dell’uomo: allora attraverso il detour della conoscenza dell’uomo sarà conquistata anche una conoscenza del mondo. E allora si imparerà a comprendere come possono essere collegati la necessità e la libertà, come possono entrambi avere posto nell’uomo, poiché l’uomo nasce dal mondo. Naturalmente, se si prende soltanto questo ultimo residuo dell’essere umano, le tre dimensioni perpendicolari l’una all’altra, e lo si afferra come quello che si vuole ancora comprendere, allora l’universo appare anche estremamente povero, infinitamente povero. E infinitamente povera è la nostra odierna concezione astronomica del mondo. Ma non diventerà più ricca, se non perveniamo innanzitutto a una vera conoscenza dell’uomo, se non impariamo innanzitutto a guardare veramente nell’uomo.
Questo è collegato a certe cose che ho esposto l’altro ieri qui in una conferenza pubblica, questo è collegato al fatto che la concezione del
Questo è collegato a certe cose che ho esposto l’altro ieri qui in una conferenza pubblica, questo è collegato al fatto che la concezione del mondo orientata antroposoficamente introduce proprio nella conoscenza dello spirito veramente reale il materiale. Non stanno forse le cose come il pensiero, il sentimento e la volontà come astrazioni terribilmente scarne davanti alla conoscenza umana odierna? La gente non si esamina soltanto non sufficientemente. La gente non si domanda proprio cosa abbia in ciò per cui usa parole. Ecco perché così tante cose sono divenute frasi. Qualcuno dovrebbe semplicemente, con scrupolo, domandarsi, quando pronuncia la parola pensiero, se davvero ha una rappresentazione chiara al riguardo, e neppure a parlare di sentimento e volontà. Considerate però come il procedere fraseologico nelle parole si trasforma in visione, quando si ritorna veramente all’immagine. Se si ha anche soltanto un’immagine per il pensiero, che ci si afferri il naso — non dovete farlo sempre, ma sapete che questo movimento si vuole sempre compiere nella situazione quando dobbiamo pensare; oppure accenniamo anche al nostro mento, quando dobbiamo fare attenzione — cioè, afferriamo proprio in questo piano, poiché vogliamo anche giudicare su quello che ascoltiamo. Dividiamo in certo modo il nostro organismo in una metà sinistra e una destra, poiché sempre facciamo con l’organo sensoriale sinistro qualcosa di diverso da quello che facciamo con il destro. Come fate con l’organo sensoriale sinistro qualcosa di diverso da quello che fate con il destro, potete notarlo dal fatto che in realtà sempre con l’organo sensoriale sinistro fate qualcosa, che è anche nel pensiero come un toccare l’oggetto. Con l’organo sensoriale destro toccate in certo modo il vostro toccare. Così diventa soltanto vostra proprietà. Voi non arrivereste mai alla rappresentazione dell’Io, se non poteste percepire di nuovo quello che vivete a sinistra con quello che vivete a destra. Semplicemente sovrapponendo le vostre mani, è un’immagine della rappresentazione dell’Io. Si deve dire che l’uomo, passando dalla mera vita in frasi all’evidenza, diviene interiormente più ricco, acquisisce così anche la possibilità di concepire l’universo più ricchezza.
Per il fatto che questa strada viene intrapresa, tornerà vita in questo universo, e in noi come uomini il sentimento della partecipazione alla vita dell’universo. Allora avrà di nuovo un senso collegare l’universo con l’uomo, costruire un ponte dall’universo all’uomo. Se questo ponte è costruito, allora può essere visto per primo se davvero per tutto quello che si trova nell’uomo, c’è un’impulsione naturale-necessaria nell’universo; se l’universo ci determina completamente oppure se in certo modo ci lascia liberi. Finché viviamo soltanto in astrazioni, finché non possiamo costruire alcun ponte fra il morale e il naturale. Dovremo prima poterci chiedere: quanto lontano si estende nel cosmo il naturale e dove sorge nel cosmo qualcosa che non possiamo portare sotto il punto di vista del naturale? Allora arriviamo a una relazione, che ha anche significato per l’uomo, fra il naturale e il libero, il morale. In questo modo imparerete di nuovo a collegare un senso con le parole: Marte è un pianeta lontano dal sole, Venere è un pianeta vicino al sole. — Per il fatto che semplicemente date le distanze in numeri astratti, avete praticamente non detto nulla, o almeno molto poco. Poiché tutto quello che in questo modo — e fondamentalmente tutto quello che riguarda l’astronomia odierna è dato in questo modo — tutto quello che è determinato soltanto in questo modo, è determinato proprio come se diceste, guardate una volta in quella linea che passa attraverso le due braccia e le mani dell’uomo, e poi parlate di un organo che è distante un decimetro e mezzo da questa linea. Sì, ma un organo che è distante da questa linea (Tavola 2, centro inferiore), può essere distante verso il basso, un altro organo può essere distante verso l’alto. Non è soltanto importante che questi organi siano tanto distanti, bensì fa differenza che un organo sia distante verso l’alto tanto, e l’altro organo verso il basso. Se non ci fosse differenza fra l’alto e il basso, allora non ci sarebbe differenza fra il vostro naso e lo stomaco o fra i vostri occhi e lo stomaco. L’occhio è occhio soltanto poiché si trova al di sopra di questa linea, lo stomaco è stomaco soltanto poiché si trova al di sotto di questa linea. L’essenza interiore è condizionata da questa posizione.
E così anche l’essenza interiore di Marte è condizionata dalla sua posizione al di fuori dell’orbita solare e l’essenza di Venere dalla sua posizione all’interno dell’orbita solare. E chi non comprende quale differenza interiore essenziale c’è fra un organo della testa umana e un organo del tronco umano, di cui l’uno è al di sopra e l’altro al di sotto di questo piano, per lui non sorge una conoscenza che Marte e Venere o Marte e Mercurio sono diversi nell’essenza. La possibilità di pensare l’universo come organizzato dipende dal fatto che impariamo prima a leggere quella geroglifia in cui ci è presentato il principio dell’organizzazione. Dobbiamo imparare a concepire l’uomo come una geroglifia dell’universo, poiché l’uomo ci dà l’opportunità di vedere da vicino come è l’essenza diversa dell’alto e del basso di qualcosa, del destro e del sinistro di qualcosa, del davanti e del dietro di qualcosa. E nell’uomo dobbiamo impararlo. Allora lo troveremo anche nell’universo.
Poiché la concezione scientifico-naturale odierna dà in realtà un’immagine del mondo con esclusione dell’uomo — l’uomo lo riconosce soltanto come il più elevato degli animali, cioè come un’astrazione — poiché l’uomo non è proprio dentro questa concezione, appare a questa concezione tutto quello che è universo soltanto in un’immagine matematica. In questa immagine matematica non potrà mai essere riconosciuto l’origine universale della libertà e del morale. Ma questa è la cosa più importante del presente, che possiamo imparare scientificamente a penetrare la connessione del morale con il naturale-necessario, così che questi due non si stacchino più. E oggi ho tentato, in termini alquanto sottili, di portare davanti all’anima vostra quello che vi può indicare, direi intimamente, un cammino per come acquisire la conoscenza dell’uomo e dalla conoscenza dell’uomo di nuovo la conoscenza del mondo.
Vedete, ai medici ho potuto mostrare in modo strettamente scientifico come questa strada debba essere cercata per la medicina, la fisiologia e la biologia. Qui dobbiamo vedere come essa debba essere cercata per una concezione generale umana del mondo, che abbiamo bisogno per la nostra vita sociale contemporanea. Continueremo domani da qui.
Vogliamo continuare la nostra considerazione di ieri. Mi è importato ieri soprattutto nel far attenzione su come nella presente epoca culturale dell’umanità si racchiuda in linee dello spazio astratte, che stanno perpendicolari fra loro e formano le tre dimensioni dello spazio, quello che in realtà nella vita si presenta come qualcosa di molto più complicato, molto più concreto. Ora certamente si ottiene una rappresentazione appropriata di questa cosa soltanto quando la si afferra in modo ancora più determinato. Dobbiamo porci la domanda: da dove viene che — se siamo veramente disposti, propriamente il nostro pensiero deve essere orientato secondo un piano verticale che passa per il nostro asse di simmetria, la nostra volontà similmente deve essere concepita sotto l’immagine di un piano verticale, che però sta di nuovo in certo modo perpendicolare al piano del pensiero, e poi i due piani perpendicolare il piano del sentimento — da dove viene che non sentiamo alto e basso, destra e sinistra, davanti e dietro come tre direzioni diverse fra loro, che non devono essere confuse l’una con l’altra, bensì che sentiamo semplicemente tre, direi, dimensioni dello spazio equivalenti? Diciamo bensì lunghezza, larghezza e altezza, ma alla fine, se ci pensiamo tre direzioni perpendicolari fra loro, possiamo ordinare queste tre direzioni in modo tale che una linea, che abbiamo dapprima orizzontale, la poniamo verticale; allora le altre due sono orizzontali. Brevemente, possiamo ordinare tale disposizione in tre modi diversi. Questo testimonia appunto che tutta la determinatezza, attraverso la quale queste direzioni sono costruite nel nostro uomo, viene astratta, nella misura in cui viene applicata da noi uomini oggi, persino per ordinare il nostro intero quadro del mondo, in cui sole e stelle sono dentro, nella nostra concezione.
La domanda è importante: Come facciamo propriamente a ottenere da direzioni dello spazio concrete direzioni dello spazio astratte? Un animale non potrebbe fare questo. Un animale non potrebbe facilmente ottenere da tre direzioni dello spazio concrete direzioni astratte. Un animale sentirebbe sempre il suo piano di simmetria come piano di simmetria concreto, e non collegherebbe questo piano di simmetria a nessuna direzione astratta, bensì al massimo, se potesse concepire astrattamente o potesse concepire nel senso di quello che noi uomini «concepiamo», sentirebbe la rotazione. È anche nell’animale così, che sente la rotazione, la sente come una deviazione del suo piano di simmetria da una direzione normale. Lì ci sono cose importanti e essenziali per la zoologia, che di nuovo verranno alla luce, quando si studierà questa cosa dai suoi impulsi di realtà. Il fatto che gli animali, come lo vedete in modo più evidente nel volo degli uccelli, trovino le direzioni, deriva dal fatto che non sentono le tre direzioni dello spazio in modo arbitrario, bensì che in certo modo si sentono appartenenti a una direzione dello spazio ben determinata e orientata, e che ogni deviazione da questa direzione dello spazio la sentono come un angolo, come una deviazione.
Ora, se si vuole intendere completamente la cosa per l’uomo, si deve già mettere a servizio quello che abbiamo udito prima sulla strutturazione dell’essenza umana. Abbiamo infatti sentito della strutturazione che l’uomo si divide in tre parti, nella organizzazione vera e propria della testa, che naturalmente non comprende soltanto la testa, bensì risiede principalmente nel capo, ma si estende però nei suoi propaggi su tutto l’uomo. Poi quello che vorrei chiamare l’uomo circolare, tutto quello che appartiene al polmone e al cuore e attraverso il quale è rappresentato il ritmico nell’uomo. E poi l’uomo degli arti con le continuazioni degli arti verso l’interno, che rappresenta l’uomo del metabolismo.
Ora si tratta del fatto che prendiamo questo uomo tripartito, direi, sul serio correttamente. Immaginiamocelo schematicamente: uomo della testa, uomo del ritmo, uomo degli arti (Tavola 3, centro). Di questi tre membri dell’uomo, soltanto l’uomo degli arti con la continuazione verso l’interno è strettamente incorporato nelle forze del nostro pianeta — consideriamo le forze, non le sostanze, bensì le forze. L’uomo degli arti è strettamente incorporato nelle forze del nostro pianeta, della nostra terra.
L’uomo della testa non lo è, poiché che cosa è questo uomo della testa? Questo uomo della testa — non dovete considerare il sostanziale, bensì le forze, le forze formative, le forze costruttive, che lo condizionano — questo uomo della testa è proprio la metamorfosi dell’uomo degli arti, che era nella incarnazione precedente, nella vita terrena precedente. Le forze che hanno costituito l’uomo degli arti nella incarnazione precedente, sono state in un mondo che abbiamo descritto più volte, fra l’ultima morte e l’ultima nascita, la nascita che ci ha portato in questa esistenza. Allora si sono metamorfosizzate, così che ora possono costituire la testa. È quindi un contrasto completamente polare fra l’uomo degli arti e l’uomo della testa. E l’uomo medio è il compenso di entrambi, quello che attraverso il ritmo fornisce il compenso di entrambi.
Questo contrasto fra l’uomo della testa e l’uomo degli arti dobbiamo ora considerarlo alquanto. Possiamo forse innanzitutto avvicinarci a quello che ci è necessario su questo campo, se osserviamo il seguente da un altro campo. Considerate la pianta, dapprima non una pianta arborea, bensì una pianta annuale, che dal seme spinge nella radice e nel corso dell’anno la porta fino alla formazione di frutto e seme (Tavola 3, destra). Una tale pianta cresce poiché il seme è piantato nella terra, perché dal seme, nel momento in cui è piantato nella terra, nascono la radice e il resto, le foglie crescono fino al fiore, nel fiore attraverso il frutto si sviluppa il nuovo seme. Un ciclo della pianta è compiuto. Possiamo disegnare schematicamente questo ciclo così: la pianta va dal seme, che si sviluppa attraverso la terra. Cresce sopra la superficie terrestre. È ricevuta dall’effetto della luce, dall’effetto del sole, dall’effetto della luce e del calore. Lì cresce ancora, compie il suo ciclo e arriva di nuovo alla formazione di seme. Ma adesso, quando torna in formazione di seme nell’autunno, non è sotto la terra, bensì è sopra la terra: è stata tutto l’estate dipendente dalle forze esterne alla terra, dalle forze che proprio promuovono la crescita dall’esterno terrestre. Quindi la pianta è cresciuta fino alla nuova formazione di seme, ora non sotto l’influsso della terra, bensì è in certo modo stata tirata fuori attraverso l’esterno terrestre dalla terra. È divenuta di nuovo quello che era prima, ed eppure qualcosa di diverso. Come è divenuta qualcosa di diverso? Sì, è divenuta qualcosa di diverso nella misura in cui questo seme conclude la crescita. Allora smette, e questo cerchio (Tavola 3, sinistra in alto), che si compirebbe ora non, se non togliamo il seme dalla sua regione e lo riportiamo, in certo modo lo portiamo a un livello più profondo, lo riportiamo di nuovo sotto la terra. Dobbiamo quindi, mentre seguiamo il seme fino nei territori, dove è nell’ambito dell’esterno terrestre, riportare il seme di nuovo sotto la terra. Allora cresce di nuovo verso il cielo, e dobbiamo riportarlo sempre di nuovo sotto la terra (Tavola 3, sinistra in basso). Questo significa che la crescita continua dipende dal fatto che in certo modo riportiamo il seme a un livello più profondo. Dobbiamo ridare alla terra quello che il cielo ha prodotto. Così non è fatto col semplice ciclo, bensì si tratta del fatto che in certo modo la formazione della pianta si sfugge da sé, e quando si è sfuggita a un certo grado, deve essere riportata al luogo originario. Allora è ricevuta dalle stesse forze e il ciclo ricomincia da capo. Così che posso disegnare la cosa anche così, che adesso, dopo che la pianta è giunta qui, non può andare oltre (Tavola 4, sinistra. Dal seme verso il basso e primo inizio). Perciò devo dire: se qui il livello della terra è (orizzontale), allora devo disegnare il ciclo della pianta così. Ma la pianta deve ora di nuovo nella terra. Se quindi disegno più cicli annuali della pianta, devo sempre procedere un po’ oltre. Questo è il cambio di livello. Devo sempre riportare il seme a un altro livello.
Questo vi ho presentato innanzitutto come un’immagine. Ma osserviamo ancora qualcosa di ulteriore in questa immagine. Dovete soltanto, per osservare quello che intendo, considerare l’origine della pianta di fagiolo dal seme di fagiolo negli occhi, e vedrete come si svolge nel dettaglio. Ancora più chiaramente vedrete la cosa, se considerate una pianta, che avvolge il suo stelo, negli occhi, se quindi seguire la pianta, come non è indotta a crescere del tutto in linea retta, bensì come certe forze possono agire liberamente, come per esempio con la vite, che così cresce verso il seme (Tavola 4, destra, ma soltanto la spirale con il seme vecchio e il nuovo). Così compie il suo ciclo.
Consideriamo questa immagine in connessione con l’uomo. Se al posto di considerare ora il ciclo annuale della pianta, consideriamo quello negli occhi umani il ciclo che va da una vita attraverso il mondo spirituale alla vita seguente, allora abbiamo qualcosa di similare, qualcosa di straordinariamente simile. Guardiamo, diciamo, a ognuno di voi il sistema degli arti nell’incarnazione precedente e guardiamo ora alla vostra testa in questa incarnazione. Essa nasce attraverso una metamorfosi, nella misura in cui è soltanto interrotta la trasformazione visibile attraverso tutto quello che accade fra morte e nuova nascita. Questa testa nasce così, come qui (Tavola 3, sinistra) nel corso della crescita nasce il nuovo seme dal vecchio. Ma tutta la restante vita della pianta sta in mezzo. Così che potete dirvi: Nel determinare la forma all’uomo sta qualcosa di analogo, come se la radice fosse stata in lui nell’incarnazione precedente, e da questa radice sia spuntato il capo di questa incarnazione. Questa testa rappresenta quindi qualcosa di analogo come il seme qui. Soltanto è che con l’uomo tutto, direi, è situato a un livello diverso. Si trova in una regione superiore. È anche più complicato.
Ora però afferrate, per terminare la rappresentazione, l’intera metamorfosi delle piante negli occhi. Se osservate la vite, vedrete dal fusto avvolto spiralmente o propriamente avvolto a forma di vite che le forze, che agiscono da fuori, non soltanto agiscono semplicemente verso l’alto, bensì che in realtà lasciano la pianta procedere spiralmente. La pianta ha una tendenza a spirale. Soltanto quando si forma di nuovo il nuovo seme, questo seme resiste alla tendenza spirale, allora tutto si contrae in un granellino. Allora il seme si sottrae all’influsso dell’universo. Con l’uomo è così, che innanzitutto l’uomo degli arti soggiace all’influsso della terra. Con l’uomo ritmico è un po’ diverso, di cui parleremo ancora. Ma la testa è qualcosa, che si sottrae all’influsso terrestre, che non ne partecipa. Esattamente come il seme qui non partecipa agli influssi esterni alla terra, così la testa non partecipa agli influssi terrestri. La testa si sottrae completamente agli influssi terrestri. Soltanto in questo modo è possibile che noi uomini astraiamo, che noi uomini pensiamo in pensieri astratti. Se la nostra testa non potesse sottrarsi agli influssi terrestri, non potrebbe pensare astrattamente. Può pensare astrattamente soltanto per il fatto che si sottrae all’influsso terrestre. Questo si esprime comunque già nella forma umana. Pensate soltanto che la vostra testa è veramente l’uomo degli arti trasformato. Ma questo uomo degli arti — qui sulla terra cammina, passeggia sulla terra. La testa non partecipa. La testa si comporta approssimativamente, nonostante sia anche soltanto un uomo, se anche un uomo di metamorfosi successiva, la testa si comporta come se vi sedeste comodamente in un’automobile o in un treno, non vi muoviate e tuttavia andaste avanti. Proprio in questa stessa situazione si mette la vostra testa rispetto all’organismo restante. L’organismo restante procede in avanti; la testa è come in una carrozza, riposa e non partecipa ai movimenti. Si sottrae quindi in modo evidente all’influsso terrestre. Questo è l’uomo, che si fa trasportare da un altro uomo.
È così che è organizzato il capo dell’uomo. Si sottrae all’influsso terrestre. E così possiamo dire: questo capo dell’uomo, rappresenta — almeno dapprima nell’immagine — qualcosa di simile al seme, che si sottrae all’influsso celeste della formazione della pianta. Ma ora con l’uomo non è così come è con la pianta. Con la pianta è così, che cresce dalla terra verso l’alto, che quindi cresce incontro all’influsso celeste. L’uomo cresce verso il basso. Ha quello, che dapprima si sottrae all’influsso terrestre, in alto, e tutto quello che cresce nell’influsso terrestre, è quello che cresce verso il basso. Quando l’uomo arriva al concepimento o alla nascita, arriva dapprima — anche l’embriologia esterna è una prova completa di questo — come una formazione di testa. Porta già la testa come un prodotto metamorfizzato dalla vita terrena precedente. In questa vita terrena a lui cresce dalle forze di questa vita terrena innanzitutto l’uomo degli arti, cresce sulla testa e non è ancora così sviluppato come la testa, è completamente esposto agli influssi terrestri. La testa si sottrae agli influssi terrestri. Così possiamo dire: Se osserviamo le piante, possiamo seguire dal costruzione spirale o avvolta a forma di vite della pianta, che le forze vengono dai corpi esterni alla terra, che danno alla pianta questo avvolgimento a forma di vite. Se guardiamo nell’uomo, possiamo vedere come cresce verso la terra. E possiamo chiederci: Che cosa ha dato all’uomo questa possibilità, opposta alla crescita della pianta, che cresce dal basso verso l’alto, di crescere dall’alto verso il basso e di conformarsi negli influssi terrestri? Che cosa ha dato all’uomo questa possibilità? Come è tutto questo collegato? Questa è una questione essenziale e importante per lo studio della morfologia umana, della morfologia, ma anche per lo studio dell’intera essenza umana. Vedete, se fossimo destinati a condurre la nostra vita animica senza la nostra testa, allora sarebbe qualcosa di diverso. Se conducessimo la nostra vita animica senza la nostra testa, non formeremmo astrazioni. Non formeremmo soprattutto lo spazio puramente tridimensionale come astrazione. Distingueremmo rigorosamente: davanti, dietro; sinistra, destra; alto, basso. Questi sarebbero per noi cose concretamente diverse le une dalle altre. Questo fa anche il nostro organismo. Nel momento in cui vi elevate attraverso il metodo della scienza dello spirito soltanto fino all’osservazione immaginativa del mondo, cessa la comoda tridimensionalità, non è più lì. Dovete distinguere, poiché fate appunto il fatto peculiare che scollegate l’organizzazione ordinaria della testa e tornate all’organizzazione eterica dell’uomo. Questa è in confronto all’ordinario organismo della testa fisica sostanzialmente diversa. Così che soltanto attraverso l’organizzazione della testa umana, che completa, dell’incarnazione precedente a questa incarnazione acquisita, vengono a realizzarsi le astrazioni. Tutto il pensiero astratto, tutto il pensiero in mere rappresentazioni è legato a questa organizzazione della testa, che però otteniamo soltanto per il fatto che abbandoniamo il mondo spirituale, entriamo nel mondo terreno e rendiamo indipendente da essa quello che era prima dipendente dall’organizzazione terrena.
Questo vi fa capire che come uomini siamo situati da un lato nelle forze dell’universo esattamente come la pianta. Soltanto perché rendiamo il nostro capo indipendente, non partecipiamo a queste forze. Il nostro organismo restante, sentirebbe immediatamente, se pensasse senza testa — che può fare — immediatamente nella intera organizzazione cosmica entro di sé.
Se si potesse realizzare una vettura molto comoda — nei tempi presenti non sarà così facile possibile — dove proprio non si potesse guardare fuori e non si sentisse il rumore e così via, potremmo magari cadere nell’illusione di stare in una camera tranquilla. Non si potrebbe notare nulla del movimento della vettura. Ma non appena guardi di nuovo dalla finestra, allora noti, nonostante tu stia seduto tranquillamente, che si va avanti. Non appena vi liberate da quello che la vostra testa così vi inganna, che si rende indipendente dall’organizzazione terrena, di nuovo vi accorgete che con l’organizzazione terrena i movimenti della terra i fate insieme. Questo significa, è possibile, se vi elevate dal modo ordinario di rappresentazione oggettuale, come ho chiamato nel mio libro «Come si acquista la conoscenza dei mondi superiori?», all’immaginazione, di sentire i movimenti della terra, perché proprio guardate fuori dalla finestra: guardate nel mondo spirituale. Esattamente come guardate dalla finestra di un treno e notate che lì fuori l’immagine continua a cambiare, così guardate, passando da questo mondo fisico sensibile al mondo spirituale, fuori dalla finestra, e al cambio del mondo spirituale, notate come vi fate passare, che non siete fermi con la terra, bensì vi muovete oltre con la terra. Non si può quindi venire a una vera concezione di un’immagine spaziale del mondo dell’astronomia, se si vuole costruirla appunto con il membro del nostro organismo, che si rende indipendente. Pensate soltanto, che cosa abbiamo fatto, come umanità civilizzata, dall’inizio di questo quinto periodo postatlantico. Abbiamo pensato il mondo con la nostra testa. Ma è proprio la testa, che si è completamente resa indipendente dal mondo, che ha filtrato le direzioni del mondo fino all’astrazione delle tre direzioni dello spazio. Abbiamo quindi ideato un’immagine del mondo, l’immagine del mondo copernicana, con il mezzo più inadatto, con la testa umana, la cui proprietà essenziale consiste appunto nel fatto che si emancipa dal partecipare ai movimenti cosmici. È circa come se volevate ottenere un’immagine dei movimenti del treno, che fate insieme, mentre siete nel treno, da un disegno che fate con le vostre dita, e dove non vi orientate secondo il movimento del treno, bensì secondo le vostre idee. Disegnate, vi rendete indipendenti.
Non potete considerarlo come un’immagine del movimento del treno, poiché è completamente indipendente da esso. Così indipendente è in realtà l’immagine che ideiamo del cosmico spaziale astronomico accadimento esteriore, quando usiamo il mezzo più inadatto.
Ora pensate a ciò a cui si è costretti da una concezione appropriata alla realtà nel presente. Si è costretti a dire: l’immagine astronomica spaziale del mondo è stata costruita con il mezzo più inadatto. Non sorprende che contrasti con tutto quello che risulta, non appena si usano mezzi appropriati. Naturalmente, per certi scopi questa prima immagine del mondo è dapprima adatta. Perché? Poiché ci siamo abituati e dovevamo abituarci dalla metà del XV secolo, dall’inizio del quinto periodo postatlantico, a pensare indipendentemente dall’universo. Domani sentiremo perché è così. Ma attraverso questo abbiamo perso la possibilità di sapere veramente qualcosa su quei movimenti, che facciamo insieme al movimento dell’universo della terra e che poi risultano nel momento in cui ci educhiamo a sentire concretamente le dimensioni dello spazio per il resto astratte, come l’ho brevemente schizzato per voi ieri. E continueremo sempre più a questo proposito. Non si possono fare diversamente che, direi, in modo costruttivo in cerchi.
Ora, a seguito dei cenni di ieri, il signor Dottore Stein si è preso la fatica di mettere in piedi qui un modello per il movimento, che all’incirca risulta, quando si segue l’uomo con la terra, cioè in altre parole, per il movimento della terra, preso puramente in assoluto. Invece che io qui (Tavola 4, destra) il movimento della forza della pianta segua in spirali, arrivo, quando seguo il movimento, che l’uomo con la terra fa, cioè il movimento della terra segua, anch’io a una tale spirale, che però procede in avanti. E questa spirale, mi dà un’immagine del vero movimento della terra. Ma mi dà allo stesso tempo un’immagine del movimento del sole. Poiché vedete, supponiamo che qui sia la terra, lì sia il sole (nelle posizioni di disegno del sole e della terra). Un osservatore vede qui il sole andare in questa direzione. La terra procede, ma esattamente sulla linea dietro il sole. Così l’osservatore vede il sole nell’altra direzione, se questa è ora la terra. Ora il sole va qui, la terra qui dietro di lei; ora il sole è qui, la terra qui. L’osservatore vede di nuovo il sole nell’altra direzione. Questo significa, mentre in questo modo la terra dietro il sole si trascina, un osservatore vede una volta il sole a destra, un’altra volta lo vede a sinistra.
Questo fu interpretato nel senso che il sole stia fermo e la terra si muova intorno al sole. In verità non è così che la terra si muove intorno al sole, bensì la terra corre dietro il sole. L’osservatore vede, quando il sole è arrivato a questo punto della vite, e la terra è arrivata lì, il sole a destra; qui vede il sole a sinistra, qui a destra, qui a sinistra. Se procedo soltanto astrattamente secondo le dimensioni, allora una volta a destra, una volta a sinistra è tanto lontano dal piano. Concretizzo nello spazio cosmico, come devo concretizzare in me stesso come uomo, allora non mi è indifferente se il pianeta una volta sta a destra e una volta a sinistra, bensì dirò, c’è una differenza se sta a destra o a sinistra, come fra un organo destro e un organo sinistro. Non è sufficiente che dica, il fegato nell’uomo è a un certo numero di centimetri dal piano di simmetria a destra, lo stomaco a un certo numero di centimetri a sinistra, bensì i due sono diversi nella loro conformazione perché l’uno è a destra, l’altro a sinistra. Qui è così, che Giove diventa qualcosa di diverso quando sta a destra, qualcosa di diverso quando sta a sinistra, proprio per l’apparenza esterna.
Vedete da questo, quale possibilità di inganno c’è, quando si giudica in base all’apparenza esterna, poiché in questo rapporto veramente c’è una relatività del movimento. Si può veramente dire: il proprio movimento non è percepito nemmeno da coloro che adesso calcolano e che prendono in considerazione il movimento apparente del sole, ma che non prendono in considerazione il rapporto della terra al sole.
Ora vorrei che tentaste di rappresentarvi un po’ quello che ho detto del correre nella vite. Poiché si deve in realtà prima rappresentarsi correttamente in un tal modello il correre dietro della terra dietro il sole, il rincorrere; e allora si potrà procedere a quello, a cui penso arriviamo, credo domani, cioè a un vero imparare a conoscere quello che propriamente c’è. Ho intenzionalmente dato soltanto suggerimenti oggi, e, direi, deliberatamente ho lasciato aperte molte domande. Ma queste domande troveranno già risposta domani o nei prossimi discorsi nella ri- sposta. Volevo semplicemente comunicare quello che colui sperimenta, che guarda fuori dalla finestra dal mondo fisico e percepisce il mondo spirituale fuori, percepisce il passaggio veloce del mondo spirituale fuori, così che può ottenere un giudizio, quale sia il vero movimento della terra e quale sia anche il vero movimento del sole. Vi mostrerò però che su come la terra al sole sta — che veramente dietro di lei corre — si deve prima ottenere una rappresentazione, quando si cercano le uniche cose, su cui si può veramente trovare il rapporto della terra al sole, cioè quando si trovano il rapporto di certi processi nell’organismo umano al rappresentante umano del sole, al cuore umano. Poiché, partendo dalla conoscenza dell’uomo, dobbiamo di nuovo acquisire una concezione sull’universo.
Continueremo a parlare di questo domani.
Desideravo attirare la vostra attenzione, in queste considerazioni, su talune cose che ancora una volta devono condurre a una considerazione più concreta dell’universo di quanto non lo sia la concezione copernicana del mondo. Non dobbiamo dimenticare che questa concezione copernicana del mondo sorse in un periodo in cui, a partire dalla metà del XV secolo, gli uomini tendevano sempre più verso la visione più astratta del mondo, verso l’astrazione massima; abbiamo bisogno — è importante sottolinearlo — di uscire dalla semplice astrazione e di applicare nuovamente all’universo certe rappresentazioni che hanno come contenuto anche qualcosa di più che il puramente astratto. Non si tratta di disegnare subito sulla lavagna un quadro dell’universo simile a quello copernicano, soltanto con qualche linea un po’ diversa. Mi ha colpito molto quello che è emerso dalle varie aspirazioni interrogative di ieri. Si trattava appunto di voler disegnare subito nuovamente linee che, a loro volta, rapppunto, ma il punto è afferrare il non-umano nella sua spiritualizzazione, per poter gettare un ponte dal spirituale nell’uomo al spirituale al di fuori dell’uomo. Dovete anche ricordare che qui, in questo momento, non si può affatto affermare come compito quello di esporre un’astronomia matematica. Ciò renderebbe necessario sviluppare questa astronomia matematica, per così dire, dai suoi elementi. Perché i concetti fondamentali che oggi si utilizzano sono appunto sorti dall’intera mentalità materialistica della metà del XV secolo in poi. E si tratta del fatto che, se dovessimo concludere il quadro dell’universo che abbiamo abbozzato, dovremmo allora lavorare interamente dai fondamenti. Vedete, proprio dal destino, per così dire, che il copernicanismo ha subito, si mostra che porterà sempre a certi, come direi, eccessi intellettuali quando si aspira troppo fortemente all’astratto. Perché il copernicanismo non è effettivamente quello che è diventato presso i copernicani. Si sono estratte, dai certi insegnamenti del copernicanismo, proprio quelle che erano adatte negli ultimi secoli, e così nacque il quadro dell’universo oggi scolastico.
Non voglio affatto contribuire a che, ancora una volta, senza partire dai fondamenti, nasca un tale quadro dell’universo scolastico, ma invece dell’ellisse nota, in uno dei cui fuochi il sole deve stare, e nella quale si muove la terra con un asse obliquo al piano orbitale, disegnassimo una linea a spirale. Mi importava di rappresentare le relazioni dell’uomo con il mondo. E in questa direzione vogliamo questa volta proseguire la cosa.
Ho tentato di esporre come, nel momento in cui si passa solo un poco a un’esperienza più intensa, le tre direzioni dello spazio per l’uomo stesso, che si sperimenta nella sua forma, non sono affatto equivalenti, ma sono piuttosto diverse le une dalle altre. Solo l’astrazione della testa si comporta in tal modo che astrae tre dimensioni dello spazio indifferenti, in quanto non distingue, riguardo al tridimensionale, l’alto dal basso, il destra da sinistra, l’avanti dal dietro, ma afferma semplicemente l’avanti e il dietro, l’alto e il basso, destra e sinistra come tre linee. Si cadrebbe nuovamente in un errore simile se si volesse semplicemente costruire astrattamente nello spazio. Ciò su cui importa può illuminarsi per noi in altre cose — almeno inizialmente, per così dire.
Guardiamo — veramente solo per chiarire — ai colori. Vorrei ancora una volta accennare all’esempio del colore. Immaginiamo di avere una superficie blu e una superficie, diciamo, gialla (tavola — i due quadrati, a sinistra blu, a destra giallo). La stessa visione del mondo che ha formato il quadro dell’universo copernicano dalle sue astrazioni, è quella che ha fatto sì che si dicesse: di fronte a me sta il blu, di fronte a me sta il giallo. Ciò deriva dal fatto che qualcosa fa un’impressione su di me. Questa impressione mi appare come giallo, come blu. Sì, si tratta di non iniziare affatto a teorizzare in questo modo: di fronte a me sta il giallo, di fronte a me sta il blu, e qualcosa fa un’impressione su di me. Vedete, questo è un procedimento che è comparabile con la parola immagine (la parola è scritta sulla lavagna). Se ora qualcuno viene e riflette: dietro a questa I ci deve essere qualcosa, dietro a questa I cerco vibrazioni che mi causano questa I. Poi di nuovo dietro alla i vibrazioni, dietro alla g vibrazioni, e così via. Questo non ha senso. Ha senso solo che uniamo i quattro caratteri insieme, all’interno del loro proprio piano, per così dire, e leggiamo “immagine”; che non speculiamo: cosa c’è dentro? — ma che leggiamo “immagine”. E così è importante che qui diciamo, questa superficie (blu) mi spinge, per così dire, a approfondire me stesso in essa, a penetrarvi. Questa superficie (gialla) mi spinge a allontanarmi da essa. Questi sentimenti, nei quali le impressioni si trasformano, cerchiamo di afferrarli con lo sguardo, allora giungiamo al concreto. E se cerchiamo quello che si sperimenta interiormente nel mondo esterno, allora giungiamo anche al sentimento che non siamo affatto dentro di noi, ma che con il nostro vero Io viviamo nel mondo, siamo riversati nel mondo. Gli atomisti dovrebbero, invece di cercare vibrazioni dietro il mondo esterno, cercare il loro Io dietro di esso e cercare come il loro Io è contenuto, come è versato in questo mondo esterno. Come noi dovremmo cercare nel colore se dovremmo approfondirci in esso o sentirci respinti da esso, così dovremmo sentire nella configurazione del nostro organismo come le tre direzioni, alto e basso, avanti e dietro, destra e sinistra, sono concretamente diverse le une dalle altre, e come, quando ci poniamo nel mondo, queste tre direzioni sono sperimentate interiormente come diverse. E quando ci sappiamo allora come uomini in piedi sulla terra, circondata da pianeti e stelle fisse, ci sentiamo anche come appartenenti a essa. Ma sentiamo anche che non dipende solo dal tracciare tre dimensioni reciprocamente perpendicolari, ma che importa concretizzare nell’universo, penetrare nel concreto delle direzioni.
Bene, una cosa si presenta immediatamente per chi contempla il mondo esterno la notte, una cosa che si è sempre presentata, per tutto il tempo che gli uomini hanno contemplato le stelle la notte. È quello che noi chiamiamo lo zodiaco. E così risulta altresì che, crediamo al sistema tolemaico o a quello copernicano — questo non ha importanza — risulta che, se seguiamo il corso apparente del sole, vediamo il sole che si muove attraverso lo zodiaco. Anche nel suo corso diurno lo vediamo, per così dire, percorrere lo zodiaco. Con questo zodiaco però, se ci poniamo vivamente nel mondo, ci è dato qualcosa di essenziale, qualcosa di significativo. Non possiamo considerare ogni altro piano, che è posto nello spazio celeste, come equivalente allo zodiaco; altrettanto poco quanto non possiamo porre il piano che ci divide in due e che condiziona la nostra simmetria in un modo qualsiasi. In modo che possiamo dire: ciò che sperimentiamo o vediamo come zodiaco, è tale che per mezzo di esso possiamosorta di piano. Supponiamo che questo piano giaccia nella tavola. Sia questo lo zodiaco (è disegnato il cerchio a sinistra in alto), in modo che il suo piano sia il piano della tavola. Con questo abbiamo davanti a noi un piano nello spazio celeste, proprio come ci siamo immaginati tre piani nell’uomo. Questo è indubbiamente un piano di cui possiamo dire che si presenta fisso per noi. Mentre vediamo il sole attraversare lo zodiaco, riferiamo i fenomeni del cielo a questo piano. Questo è contemporaneamente un analogo di natura esterna a quello che nell’uomo stesso dobbiamo sentire, provare come tale piano. E allora — proprio come, quando tracciamo, per esempio, il piano di simmetria nell’uomo, non possiamo pensare senza una relazione concreta e interiore, che da un lato il fegato è conformato diversamente dallo stomaco, e dall’altro lato sta lo stomaco —, così non potremo pensare che là giaccia soltanto linee spaziali, ma che ciò che è nello spazio si manifesta in determinate forze d’azione e che non è indifferente se è a sinistra o a destra, ma che importa molto. Allo stesso modo dovremo pensare che nell’organismo dell’universo importa se qualcosa è al di sopra dello zodiaco o al di sotto dello zodiaco. Inizieremo a pensare ciò che è presente lì nello spazio del mondo, disseminato di stelle, in modo che lo pensiamo conformato.
Come abbiamo qui questo piano, che è il piano della tavola, così possiamo pensarne un altro, che sia perpendicolare a esso. Immaginate un piano che va, per così dire, dalla costellazione che designiamo come quella del Leone fino alla costellazione dell’Acquario dall’altro lato. Allora possiamo immaginarci un terzo piano perpendicolare a esso, che va dal Toro allo Scorpione, e abbiamo tracciato tre piani reciprocamente perpendicolari nello spazio celeste. Questi tre piani reciprocamente perpendicolari sono analoghi ai tre piani che ci siamo immaginati nell’uomo. Se immaginate quel piano che abbiamo designato come il piano della volontà, quello cioè che separa il nostro avanti dal nostro dietro, avreste allora il piano dello zodiaco stesso. Se immaginate il piano che va dal Toro allo Scorpione, avreste allora il piano del pensiero, cioè, il nostro piano del pensiero sarebbe assegnato a questo piano. E il terzo piano sarebbe quello del sentimento. Avete quindi suddiviso lo spazio celeste per mezzo di tre piani, così come suddivideste l’uomo per mezzo di tre piani due giorni fa.
L’importante è, anzitutto, non semplicemente disimparare velocemente il sistema mondiale copernicano, ma dedicarsi a questo concreto, per così dire, pensare lo spazio celeste stesso organizzato in modo che si possono suddividere in esso tre tali piani reciprocamente perpendicolari, come si possono suddividere nell’uomo questi tre piani reciprocamente perpendicolari.
Bene, la prossima domanda che deve sorgere per noi è la seguente: l’uomo è veramente, integralmente, articolato insieme con tutto ciò che ci appare come quadro esterno dell’universo, compreso l’uomo? Ieri abbiamo attirato l’attenzione sul fatto che la terra con il sole e gli altri pianeti procede in una linea a spirale. Naturalmente è anche solo schematico, poiché la linea a spirale stessa è curvata. Ma questo non ha importanza. Ora importa che la terra corra dietro il sole in una tale linea a spirale. Su questo ho attirato l’attenzione ieri. Ora si tratta di questo: l’uomo è veramente preso in questa movimento in modo tale da doverlo assolutamente compiere? Se l’uomo è preso in questo movimento in modo tale da doverlo assolutamente compiere, allora, per la libertà, allora per l’esercizio della moralità in generale, non c’è posto per l’uomo. Non dimentichiamo che abbiamo appunto iniziato da questa domanda, come possiamo gettare un ponte dalla pura necessità naturale alla moralità, a cia pura necessità naturale alla moralità, a ciò che accade sotto l’impulso della libertà.
Sì, vedete, non potete cavarvela se prendete solo aiuto da ciò che la visione copernicana del mondo vi offre. Cosa vi offre infatti? Vi rappresentate la terra. Ci state sopra. Che la terra sfreccia per così dire o che il sole sfreccia, non fa differenza. Se le cose sono collegate all’uomo in una causalità naturale assoluta, allora non è possibile che l’uomo possa dispiegare in alcun modo la sua libertà. Dobbiamo quindi porre la domanda: l’intera essenza dell’uomo risiede dentro questa causalità naturale o esce fuori da essa? Ma non dobbiamo porre questa domanda come è stata posta dai materialisti del XIX secolo, che hanno attirato l’attenzione al fatto che già così tante persone sono morte sulla terra che non sarebbe affatto possibile che tutte le anime dei morti avessero posto. Hanno domandato sul luogo che le anime occupano. Si tratta di quanto senso abbia domandare il luogo dell’anima.
Bene, vedete, dobbiamo innanzitutto renderci conto che il significato totale del divenire nell’universo — e il movimento è anche un divenire — ci appare davanti agli occhi solo quando l’afferriamo in determinati casi. Vedete, distinguiamo, in qualche modo, quello che accade in queste quattro o otto regioni, quello che è al di sopra e al di sotto del piano dello zodiaco, a destra e a sinistra dal piano del sentimento, da questa parte e da quell’altra dal piano del pensiero, sentiamo che qualcosa del divenire del mondo è legato a questo. E estraendo una certa forma del divenire del mondo, si mostra in una tale ripetizione che la designiamo come il corso dell’anno. La designiamo come corso dell’anno, e ora dobbiamo domandarci in modo concreto: Come possiamo trovare una connessione dell’uomo con il corso esterno dell’anno del mondo? Anzitutto troviamo che, mentre l’uomo scende dal mondo spirituale nella dimensione fisica, passa attraverso il concepimento. Quindi rimane per circa nove mesi nello stato embrionale. Questi sono tre mesi in meno del corso dell’anno. Potremmo dire: è qualcosa di completamente irregolare. L’uomo nel suo sviluppo mostra già all’inizio del suo divenire fisico terreno che apparentemente non si importa del corso del divenire del mondo là fuori. Ma non è così. Se abbiamo sensibilità per osservare il bambino nei tre primi mesi della sua vita terrena, in verità quello che accade in questi tre primi mesi, nel giusto senso, è una continuazione della sua vita embrionale. Una tale continuazione è ciò che accade al cervello, e anche quel che accade proprio al bambino. Questi tre mesi che completano l’anno, possiamo in un certo senso contarli ancora come appartenenti alla vita embrionale, in modo che possiamo dire: in un certo senso il primo anno dello sviluppo umano è comunque collocato nel corso dell’anno.
Poi viene di nuovo un anno, approssimativamente un anno. Perché quando guardiamo l’uomo dopo questo primo anno, allora — naturalmente la cosa va presa nella media, nella media aritmetica, ma approssimativamente è così —, allora sarà approssimativamente così che ottiene i denti da latte. Osserviamo ancora un anno, dopo che un anno era già passato dalla concezione, osserviamo l’anno ulteriore e troviamo in questo anno ulteriore lo sviluppo dei primi denti in accordo con il corso dell’anno nella media. E ora ci domandiamo: continua così? No, non continua così. Perché in verità la prima dentizione sembra essere un corso dell’anno interno dell’uomo, ed è anche tale, proprio come il primo anno dell’uomo è un corso dell’anno interno dell’uomo. Nella formazione dei denti da latte lavora evidentemente nell’uomo l’universo. Poi subentri qualcos’altro. Allora lavora in lui in un periodo dopo la nascita che è sette volte più grande, quella forza che dal suo interno spinge i secondi denti. Accade qualcosa che ora non possiamo collegare al corso del mondo, ma che è collegato a qualcosa che si sfugge al corso del mondo, che agisce dall’interno dell’uomo.
Ora avete qualcosa di concreto. Ora avete, per così dire, l’organismo del mondo in relazione a una serie di fatti proiettato nell’uomo nella sua formazione dei denti da latte. E poi ancora guardate all’insorgenza dei denti permanenti, che escono dall’uomo. Ciò che emerge come denti permanenti rappresenta un ordine interno umano del mondo nel mondo esterno. Lì dovete vedere il primo annuncio della libertà nel fatto che l’uomo compie qualcosa che si mostra molto chiaramente nella sua dipendenza dall’universo: dal fatto che mantiene il corso temporale dell’universo anche nell’interno dell’uomo, ma che l’uomo poi rallenta questo in sé, che dà al medesimo processo una velocità diversa, una velocità sette volte più lenta. Perciò dura appunto sette volte più a lungo. Lì avete contrapposto l’interno dell’uomo e l’esterno dell’universo.
Abbiamo dato in modo molto evidente una certa dipendenza dell’uomo dall’universo esterno per il fatto che alterniamo tra il sonno e la veglia, e l’alternanza tra giorno e notte avviene in tempi diversi per diverse parti della terra. Che cosa significa per noi umani l’alternarsi tra veglia e sonno? Significa che, grosso modo, una volta camminiamo mentre il nostro Io e il nostro corpo astrale sono uniti al nostro corpo eterico e al nostro corpo fisico, l’altra volta mentre i due — Io e corpo astrale da un lato, corpo eterico e corpo fisico dall’altro — sono separati l’uno dall’altro.
Ma il fatto è che l’uomo nel ciclo culturale odierno, particolarmente se si chiama un uomo civilizzato, non dipende più pienamente dal ciclo naturale. Il ciclo di veglia e sonno nella sua misura di tempo assomiglia ancora al ciclo naturale. Ma oggi già esistono persone — ne ho conosciute — che fanno della notte il giorno, del giorno la notte, insomma, l’uomo può strapparsi dalla connessione con il corso del mondo. Ma la sua legalità, la successione degli stati in lui, mostra ancora l’immagine riflessa di questa legalità esterna. E così è con molti fenomeni nell’uomo. Quando vediamo come l’uomo alterna tra veglia e sonno, e la natura alterna tra giorno e notte, e l’uomo oggi è bensì legato all’alternanza di veglia e sonno, ma non al mantenimento di giorno e notte, dobbiamo dire: una volta i suoi stati interni erano legati al corso esterno del mondo e se ne è strappato. L’uomo civilizzato oggi è quasi del tutto strappato al corso naturale esterno e in realtà ritorna a esso solo quando lo capisce, cioè scopre attraverso l’intelletto, che gli conviene se dorme di notte piuttosto che di giorno. Ma non è così che la notte afferra l’uomo in modo tale che debba assolutamente addormentarsi. È fondamentalmente così per tutti gli uomini civilizzati che non sentono, la notte mi fa addormentare, il giorno mi sveglia. Tutt’al più quando la notte scende e qui si tiene ancora una conferenza, allora forse la notte agisce su qualcuno in modo tale che, unita alla conferenza, sente chiaramente questo come un ordine naturale di addormentarsi. Ma queste sono cose che non abbiamo bisogno di necessariamente includere nel nostro quadro del mondo.
Così quello di cui si tratta è che l’uomo si è strappato dal corso della natura, ma nel corso ritmico ancora mostra l’immagine di questo corso della natura. Vedete come gli avvicendamenti avvengono da uno all’altro. Possiamo dire, siamo con la nostra veglia e il nostro sonno in modo tale da mostrare ancora chiaramente l’immagine del corso della natura, ma ci siamo strappati da questo corso della natura. Quando otteniamo i secondi denti, è così che non mostriamo più nella successione temporale un’immagine di ciò che il corso della natura è, che si esprime ancora nell’ottenimento dei primi denti. Ma ciò che qui accade per noi, questo ottenimento dei secondi denti, è un nuovo corso della natura. Perché non l’abbiamo così in mano come il dormire e il vegliare. La nostra arbitrarietà non entra lì dentro. Qualcosa viene estratto dalla natura, che non sta affatto nel grande corso della natura, ma che l’uomo ha interamente per sé. Ma non risiede nella sua arbitrarietà. Un ordine naturale diverso si colloca nel primo.
Nel momento in cui vi espongo queste cose, vi dico fondamentalmente cose quotidiane. Ma si tratta di penetrare queste cose quotidiane nel modo giusto. Vedete, ora dovrete dire a voi stessi: c’è un certo evento naturale. In questo evento naturale è presa l’ottenimento dei primi denti dell’uomo. Voglio disegnare figurativamente questo evento naturale in questo flusso, per così dire, così (Tavola 5, in alto a destra il flusso sinistro). C’è un evento naturale generale, e in questo prosegue, in quanto è una parte di esso, il sorgere dei primi denti dell’uomo. E poi abbiamo un altro evento naturale, che però non è affatto contenuto nell’evento del mondo generale, che l’uomo ha per sé: l’ottenimento dei secondi denti. Se volessimo disegnarlo, dovremmo disegnarlo in modo tale che fosse un altro flusso (il flusso a destra, rosso). Ma così non potremmo ancora ricavarlo, perché sarebbe lo stesso. Così non possiamo disegnarlo, ma dobbiamo fare del tutto diversamente. Dobbiamo, se vogliamo indicare il rapporto tra il primo ottenimento dei denti e il secondo ottenimento dei denti, disegnare forse questo primo ottenimento dei denti così (al centro in basso; il nocciolo bianco) — e l’ottenimento dei secondi denti, dovremmo forse disegnarlo così (l’ampio anello intorno al nocciolo, rosso), in modo che questo bianco sia contenuto sette volte nel rosso (7 sezioni sono indicate). Cioè, se lo disegnate uno accanto all’altro, in parallelo, non ottenete un’immagine del rapporto del primo ottenimento dei denti al secondo, ma ottenete un’immagine solo se fate circolare la forza da cui dipende il primo ottenimento dei denti, da un’altra forza da cui dipende il secondo ottenimento dei denti.
Vedete, emerge semplicemente la necessità che il movimento si curvi per la differenza di velocità. Immaginate quindi che da qualche parte nello spazio celeste si trovi una stella, e intorno a questa stella ne orbita un’altra, in modo che attraverso la sua orbita un certo pezzo si trovi sette volte lì (in basso a destra sulla tavola, grande arco rosso), ottenete semplicemente dal dato di fatto dell’orbita qualcosa di qualitativo, una creazione.
Vediamo quindi il primo ottenimento dei denti e il secondo ottenimento dei denti, dobbiamo dirci: questo deve avere qualche relazione nello spazio celeste con forze, di cui una orbita attorno all’altra — metto questo esempio davanti a voi per la ragione affinché vediate cosa significa guardare concretamente i movimenti nello spazio celeste, cosa significa parlare di movimenti concreti nello spazio celeste — e come sia una frase vuota dire: Giove è a tante miglia di distanza dal sole e orbita il sole in una linea determinata; Saturno è così lontano e orbita il sole in questa linea (al centro in alto). Con questo non è detto niente. Questa è una frase vuota. Si sa qualcosa di queste cose solo quando si collega un contenuto con esso, che una cosa come l’orbita di Giove, una cosa come l’orbita di Saturno, e serve all’orbita dell’uno attraverso l’altro. In questo è semplicemente data la necessità di certi eventi determinati.
Nel momento in cui vi presento queste cose, forse direte che sono difficili da capire, o forse non lo direte affatto; allora probabilmente troverete che non si ha affatto bisogno di parlare di queste cose. Ma si deve parlare di queste cose, perché imparando nuovamente a parlare di queste cose, avanzerete di nuovo verso una visione determinata del mondo. E vi disabituerete da quello che è emerso così unilateralmente nel copernicanismo: la semplice rappresentazione dei movimenti del mondo secondo linee. Piuttosto, ora qualcosa dovrebbe entrare nell’umanità che le dice: È necessario che prima di tutto ci si chiarisca sulle esperienze più elementari, prima di volgere lo sguardo ai segreti più estremi dell’universo.
Cosa significano certi nessi che leggiamo semplicemente dalle stelle, lo impariamo solo quando afferriamo i processi corrispondenti nel nostro stesso organismo. Perché ciò che risiede all’interno della nostra pelle non è altro che un’immagine speculare dell’organismo esterno del mondo. Se avete quindi l’uomo schematicamente qui, e avete lì la sua circolazione sanguigna in qualche modo, schematicamente solo, allora seguite il corso di questa circolazione sanguigna (la stessa tavola, in basso a sinistra). Cercate di seguire il corso di questa circolazione sanguigna. È all’interno dell’uomo. Andate fuori nell’universo, cercate il sole, corrisponde — parleremo di questo la prossima volta — al cuore all’interno dell’uomo. E ciò che dal cuore attraversa il corpo, o piuttosto dal corpo al cuore, per quanto sia irregolare in realtà, è in verità approssimativamente simile ai movimenti che sono collegati al corso del sole. Invece di disegnare linee astratte, si dovrebbe guardare dentro l’uomo. Allora trovereste all’interno della sua pelle quello che è al di fuori nello spazio celeste; allora trovereste anche l’uomo collocato nell’ordine del mondo, trovereste ma anche — come si è detto prima — quanto dall’altro lato è di nuovo indipendente da questo ordine del mondo. Come diventa progressivamente indipendente ve l’ho mostrato. Parleremo ancora di questo la prossima volta. Ma vogliamo ora presentare davanti ai vostri occhi, che se qui schematicamente disegniamo una cosa così, è appunto uno schema.
Guarda una volta il corso principale dei vasi sanguigni nell’organismo umano. Visto dall’alto, ha già una certa somiglianza con una linea a cappio. Invece di disegnare sulla tavola, dovremmo seguire le geroglifie che sono disegnati in noi stessi. Ma allora dovremmo imparare a capire da questo qualitativo quello che là fuori nell’universo è. Possiamo farlo solo se siamo capaci di fare quanto segue: vivendo conoscere e conoscendo vivere, se prima di tutto presentiamo a noi quello che ho menzionato nei dibattiti pubblici — nel primo qui — che nella scienza dello spirito si tratta di conoscere che non è il cuore che agisce come una pompa che spinge il sangue attraverso il corpo, ma che il cuore è mosso dalla circolazione sanguigna, che è un vivente in sé. E la circolazione sanguigna è a sua volta condizionata dagli organi. Il cuore — potete seguirlo embriologicamente — non è fondamentalmente altro che il risultato della circolazione sanguigna. Se si comprende ciò che il cuore è nel corpo umano, allora si impara anche a comprendre che il sole non è ciò che Newton intende, lo strattonatore generale che lì spedisce i suoi cavi, la forza di attrazione cosiddetta, ai pianeti, a Mercurio, Venere, Terra, Marte e così via — lì tira i cavi che non si vedono, che sono forze di attrazione, o sputa loro la luce e simili (Tavola 6, in alto, cerchio e raggi rossi) —, ma, così come il movimento del cuore è il risultato del vivente della circolazione, così il sole non è nient’altro che il risultato dell’intero sistema planetario. Il sole è risultato, non punto di partenza (la stessa tavola, sotto). La cooperazione vivente del sistema solare produce nel mezzo un’incavatura che riflette. E questo è il sole. Perciò vi ho detto più volte che i fisici sarebbero estremamente sorpresi se potessero entrare nel sole e non trovassero affatto lì quello che ora pensano, ma solo uno spazio vuoto. Troverebbero uno spazio vuoto, ancora per di più uno spazio vuoto che aspira, che distrugge tutto in sé, così che è più di uno spazio vuoto. Uno spazio vuoto, questo non fa nulla se non ricevere quello che metti dentro. Ma il sole è uno spazio vuoto tale che se metti qualcosa nel suo spazio, l’assorbe immediatamente e lo fa scomparire. Lì non c’è nulla, lì c’è meno del nulla. E quello che ci brilla come luce è una riflessione di quello che viene innanzitutto irradiato dall’universo — proprio come il movimento del cuore non è nulla altro che quello che dalla vivacità della sete e della fame e così via, nella cooperazione degli organi, nella circolazione sanguigna nel cuore si accumula.
Se comprendiamo quello che accade all’interno dell’organismo, comprendiamo da questo anche quello che accade al di fuori nello spazio del mondo. Le dimensioni astratte dello spazio in cui disegniamo le nostre linee sono solo lì affinché possiamo comodamente seguire le cose. Se vogliamo seguirle secondo la verità, dobbiamo cercare di sperimentarci interiormente e poi, con quello che interiormente abbiamo compreso, volgerci verso l’esterno. Chi comprende il cuore umano comprende il sole. E così l’interno dell’uomo.
Si tratta dunque molto, molto di più del fatto che prendiamo sul serio questo “conosci te stesso” e dal “conosci te stesso” entriamo nell’afferramento dell’universo. Da un’autocoscienza dell’intero uomo dovremmo afferrare l’universo non umano.
Vedete, così non sarà così veloce con il costruire un quadro dell’universo! Naturalmente, per chiarirsi qualche proprietà di questo quadro dell’universo, si può disegnare questa linea a spirale; qualche proprietà è caratterizzata da questo, ma il fatto reale non lo è. Perché per caratterizzare qualche altra proprietà, dobbiamo far sì che la spirale stessa si svolga a spirale, cioè questa linea qui è curva. Anche allora non abbiamo ancora tutto; perché certi dati di fatto del tipo di come il crescere dei denti di un anno si comporta rispetto alla crescita dei denti di sette anni, dobbiamo caratterizzarli attraverso uno spostamento della linea in sé. Vedete, così non avanzate velocemente nel costruire lo spazio del mondo! Anche questa rinuncia deve venire, quella di voler costruire un quadro del mondo con qualche linea, e dovete imparare a prendere seriamente qualcosa come: il mondo esterno, come si presenta a noi, è l’illusione. Il mondo matematizzato è ancora più un’illusione.
Questo è quello che ho voluto dare innanzitutto come una preparazione, la considerazione preparatoria a quello che allora la prossima volta esporrò. Doveva diventare qualcosa di più difficile; ma se abbiamo superato queste difficoltà, avremo creato le precondizioni per poter collegare i tre importantissimi settori della vita: natura, moralità, religione, ora attraverso due corrispondenti ponti.
In realtà la costituzione dell’universo non può essere affatto considerata senza che ci si riferisca continuamente all’uomo, per così dire sempre si tenti di cercare quello che è nell’universo esterno, ciò che si trova anche in qualche modo nell’uomo. Vogliamo usare queste conferenze appunto per ottenere, da questo punto di vista, per lo meno in una direzione, una sorta di quadro del mondo plasticamente concluso, che possa allora condurci alla risposta della domanda: Come si comportano nell’uomo la moralità e la legalità naturale?
Se — ripeto qui solo cose che sono state discusse, descritte dai punti di vista più diversi — studiamo l’uomo, allora si articola per noi anzitutto in tutto ciò che designiamo come l’uomo superiore, poi ciò che designiamo come l’uomo inferiore, e poi tutto ciò che media tra i due, l’uomo ritmico, che effettua l’equilibrio tra questi due arti, l’uomo superiore e l’uomo inferiore.
Ora dobbiamo dirci che anzitutto una completa diversità regna rispetto alla legalità dell’uomo superiore e la legalità dell’uomo inferiore. Questa diversità può presentarsi davanti alla nostra anima dal fatto che consideriamo come l’uomo superiore, che è governato dalla plastica della testa, viene all’esistenza attraverso le leggi, per così dire, di un mondo completamente diverso dal nostro mondo sensibile. Ciò che abbiamo qui dal mondo sensibile, che portiamo come nostro uomo degli arti da questo mondo sensibile, lo dobbiamo sottoporre a una metamorfosi, naturalmente non rispetto alla sostanzialità esterna, ma rispetto alla configurazione della forma, una metamorfosi che appunto prima agisce tra la morte e una nuova nascita. Ciò che è qui il nostro uomo degli arti, è completamente trasformato nelle sue forze. Nella sua costituzione soprasensibile è trasformato tra la morte e una nuova nascita e appare poi dall’universo della nostra organizzazione della testa inserito nella nostra nuova vita terrena. A questo si aggrappano, per così dire, formati dal mondo dei sensi, il resto dell’uomo. Questo è qualcosa che oggi potrebbe essere chiaramente e distintamente provato dall’embriologia, se solo si pensassero ragionevolmente i fatti embriologici. Ma per questo, in tutto ciò che è collegato alla nostra organizzazione della testa, c’è una legalità che non appartiene affatto veramente a questo mondo, che appartiene a questo mondo solo nell’inizio, cioè per quanto era già presente nell’incarnazione precedente. Ma tutto ciò che ha trasformato il nostro uomo degli arti nel nostro uomo della testa, agisce in un mondo completamente diverso, nel mondo in cui ci troviamo tra la morte e una nuova nascita. Quindi un altro mondo penetra in questo mondo. Quando consideriamo la testa umana, il capo umano, in esso è incarnato un altro mondo. Ma a questo altro mondo corrisponde in un certo senso, dal fatto che la testa apre verso l’esterno i sensi più importanti, il mondo che là fuori nello spazio è sparso e che nel tempo scorre. Perché lo prendiamo attraverso le nostre percezioni; penetra in noi attraverso i nostri sensi; appartiene quindi, per così dire, comunque alla nostra organizzazione della testa. Al contrario, ci comportiamo verso il nostro uomo degli arti fondamentalmente dormendo. Ho spesso parlato di questo rapporto dormiente dell’uomo alla sua natura della volontà, cioè a tutto ciò che vive nell’uomo degli arti. Non sappiamo come muoviamo i nostri arti, come la volontà si lancia nei movimenti che percepiamo solo dopo, proprio come una cosa esterna, attraverso percezioni. Dormiamo nel nostro uomo degli arti, dormiamo in esso così come dormiamo nell’universo dal momento in cui ci addormentiamo fino al momento in cui ci svegliamo.
Bene, quindi siamo di fronte a un mondo completamente diverso. E se vogliamo mettere schematicamente davanti alla nostra anima questo altro mondo, questo intero dato di fatto, dobbiamo fondamentalmente dire: qui c’è in qualche modo un mondo (Tavola 7, al centro sotto; parte rossa, da cui la freccia rossa orizzontale a sinistra punta verso archi rossi), che verso l’esterno rivela quello che parla ai nostri sensi. Quello che parla ai nostri sensi, lo percepiamo attraverso i nostri occhi, attraverso i nostri orecchi e così via. Diventa il nostro mondo, per quanto siamo uomini della testa. Ma il mondo che dietro di esso, a esso apparteniamo anche come uomo degli arti (blu, a destra del rosso; freccia verso il basso e archi discendenti blu). Ma in esso dormiamo solo. In questo mondo dormiamo solo. Non importa se dormiamo nella nostra natura della volontà o se dormiamo nell’universo tra il momento in cui ci addormentiamo e il momento in cui ci svegliamo.
Questi due mondi sono in verità tali che uno è rivolto verso di noi; l’altro è distolto da noi; è dietro il mondo dei sensi, ma da esso. Si sentiva e ancora si sente in Oriente che una mediazione esiste tra questi due mondi. Noi in Occidente cerchiamo questa mediazione in un altro modo, come sapete. Ma in Oriente si tenta ancora oggi, sebbene sia ormai antiquato per l’umanità presente, di cercare consapevolmente, relativamente consapevolmente, questa mediazione. Quando mangiamo, è il trattino blu che fondamentalmente simbolizza il nostro mangiare. Perché mentre assumiamo il cibo, si svolge un processo che gioca completamente nella sfera del sonno. Voi naturalmente non sapete cosa accade quando ingerite qualcosa, un uovo o una testa di cavolo. Giace esattamente nell’inconscio, proprio come i processi del sonno giacciono inizialmente nell’inconscio. La testa di cavolo e l’uovo rivolgono la loro parte esterna alla percezione sensoriale. Ma questo è il mondo completamente diverso. Ma la mediazione è lì nella nostra respirazione.
La nostra respirazione rimane certamente anche fino a un certo grado inconscia, non così fortemente inconscia come il nostro mangiare. Ma nonostante la respirazione non diventi conscia come il vedere o l’udire diventano consci, è comunque più conscia del processo della digestione per esempio. Di regola anche in Oriente oggi non viene più cercato quello che era certamente il caso nei tempi antichi: portare il processo della digestione alla coscienza. I serpenti lo fanno, quando digeriscono. Portano l’intero processo della digestione alla loro coscienza, ma naturalmente non è una coscienza umana. Anche i ruminanti lo fanno, l’uomo no. In Oriente però in un certo modo viene portato alla coscienza il processo della respirazione. C’è un certo allenamento della respirazione, per cui la respirazione viene compiuta in modo tale che in un certo senso scorre come una percezione sensoriale. Vedete, la respirazione è collocata tra la percezione sensoriale conscia e l’interamente inconscio del metabolismo umano. In modo che l’uomo in verità appartiene a tre mondi: il mondo che gli sta consciamente davanti, il mondo che rimane del tutto inconscio, e il mondo che forma il mediatore, il mondo della respirazione.
Bene, è in verità anche una sorta di metabolismo, almeno sono processi materiali, ma in raffinamenti che si verificano nel processo respiratorio. La respirazione è decisamente uno stadio intermedio tra il vero metabolismo e il processo della percezione sensoriale, l’esperienza del tutto conscia del mondo esterno.
Se siamo tra l’addormentamento e il risveglio, allora in questa situazione che emerge intorno all’Io per la coscienza ordinaria di oggi si svolge solo quello che è provato nei sogni, si riflette nei sogni. Ma nel complesso si può comunque dire che l’uomo qui per così dire salta oltre nel mondo che qui in questo schema (il disegno precedente) ho rappresentato come il blu. L’uomo penetra in questo altro mondo, e proprio i sogni sono quelli che nella loro natura già tradiscono come qui l’uomo salta sopra. Pensate solo a come i sogni sono affini al processo respiratorio, al ritmo della respirazione, come sentono il ritmo della respirazione, in generale il ritmo spesso echi ancora quando sognate. L’uomo attraversa per così dire un confine che gli è altrimenti tracciato nel suo mondo consapevole, perché entra nel mondo in cui è nel sonno, per lo meno vi si inserisce quando sogna. Il mondo delle immaginazioni sta anche là oltre, solo che è allora una consapevolezza completamente conscia — una vera percezione conscia in quel mondo a cui l’uomo altrimenti solo assaggia quando sogna.
Ora si tratta del fatto che in una certa relazione si verifica un completo accordo, per prima cosa per mezzo di numeri. Ho già più volte attirato la vostra attenzione su questo accordo tra l’uomo e il mondo in cui l’uomo e anche l’umanità si sviluppano. Vi ho attirato l’attenzione su come l’uomo nel suo ritmo respiratorio — 18 respiri al minuto — abbia qualcosa che è in una strana concordanza con altro nell’universo. Abbiamo 18 respiri che, calcolati per il giorno, come vi ho già spesso menzionato, danno 25 920 respiri giornalieri. Ma questo è lo stesso numero che si ottiene calcolando quanti giorni ha una durata di vita normale di circa 72 anni. Anche questo è approssimativamente 25 920 giorni. In modo che in un giorno qualcosa espira il nostro corpo astrale e il nostro Io, e durante il risveglio inspira di nuovo, ma secondo lo stesso ritmo numerico.
E di nuovo, se prendiamo il numero di anni che il sole impiega, se apparentemente o realmente — per ora non ha importanza — avanza nel suo punto di alba primavera — ogni anno fa un piccolo passo in avanti — così impiega 25 920 anni per una volta condurre il suo punto di alba primavera tutt’intorno al cielo: un anno platonico.
È fondamentalmente questa vita umana fino ai più piccoli dettagli, fino al respiro e fino al suo limite terrestre tra nascita e morte, è modellata secondo le leggi dell’universo. E poiché guardo in un’area di concordanza tra il macrocosmo e il microcosmo uomo, vediamo veramente quello che qui chiaramente giace. Ma ci sono ancora altre, molto significative corrispondenze. Riflettete nello specifico quello che segue — voglio condurvi proprio attraverso il numero a quello su cui vorrei attirare la vostra attenzione. Prendete i 18 respiri al minuto, questo dà nell’ora
1080, in 24 ore 25 920 respiri. Cioè, abbiamo dovuto moltiplicare 18 per 60 volte 24, per ottenere 25 920 respiri nel giorno.
Prendiamo questo come il giro del punto di primavera intorno al cielo. Se dividiamo questo per 60 volte 24, naturalmente otterremmo 18 di nuovo. Otterremmo 18 anni. 18 anni, cosa sarebbe davvero questo? Consideriamo cosa significherebbero questi 18 anni. I 25 920 respiri corrispondono a un giorno umano di 24 ore, oppure diciamo, questo giorno umano di 24 ore è il giorno del microcosmo. 18 respiri corrispondono all’unità del ritmo.
Prendiamo ora — non abbiano paura di farlo — l’intero giro del punto di primavera intorno al cielo come un grande giorno celeste, non solo come l’anno platonico, ma come un grande giorno celeste. Prendiamolo come giorno celeste o giorno del mondo, come volete, come giorno del macrocosmo. Se dovessimo cercare i respiri nel macrocosmo, che corrispondessero ai respiri dell’uomo in un minuto, quanto a lungo dovrebbero durare? Dovrebbero durare questi respiri 18 anni. Un respiro di 18 anni, eseguito da quell’essere che corrisponde al macrocosmo.
Se prendete gli odierni dati dell’astronomia — quello che significano ne parleremo ancora — allora vogliamo considerare quello che gli astronomi oggi chiamano nutazione dell’asse terrestre. Sapete, l’asse terrestre è obliquo rispetto all’eclittica, e gli astronomi parlano di un’oscillazione dell’asse terrestre intorno a questa posizione e la chiamano nutazione. L’asse terrestre si gira intorno a questa posizione appunto in 18 anni, all’incirca — sono più precisamente 18 anni 7 mesi, comunque non abbiamo bisogno di considerare le frazioni, ma potrebbero anche essere calcolate nel modo giusto. Ma con questi 18 anni è connesso qualcosa di diverso. Non solo quello che gli astronomi chiamano questa nutazione, questo tremore dell’asse terrestre, questo giro dell’asse terrestre in un doppio cono intorno al punto centrale della terra, non solo questo avviene in 18 anni, ma contemporaneamente accade qualcos’altro. La luna cioè appare ogni anno in un altro luogo. Proprio come il sole, ascendente e discendente nell’eclittica, percorre una sorta di movimento oscillante dall’equatore via e di ritorno verso l’equatore, così fa la luna. Impiega 18 anni per arrivare di nuovo al luogo nel cielo dove è apparsa 18 anni fa. Vedete, questa nutazione è collegata al percorso celeste della luna, così che si può dire: questa nutazione indica fondamentalmente niente se non il percorso celeste della luna. Questa nutazione è solo la proiezione di questo movimento della luna. Possiamo quindi effettivamente osservare il respiro del macrocosmo. Abbiamo solo bisogno di osservare il corso dell’orbita lunare durante 18 anni, oppure osservare la nutazione della terra (Tavola 8, in alto a sinistra). La terra danza, e danza in modo che il suo asse descrive un cono, un doppio cono, in 18 anni. Questo ballare riflette il respiro del macrocosmo. È presente nell’anno platonico altrettante volte quanto 18 respiri umani in un giorno. Avete quindi fondamentalmente un respiro di un minuto in questo movimento di nutazione. In modo che possiamo dire: guardiamo al respiro del macrocosmo attraverso questo movimento di nutazione rispettivamente il movimento lunare. Abbiamo qui il corrispettivo per la respirazione. Ma cosa significa questo? Significa che proprio come noi, nel momento in cui passiamo nel sonno o rispettivamente solo dal completamente vigile nel sognare, come passiamo in un altro mondo, così ci sta davanti — rispetto alle legalità ordinarie di giorno, anno e così via, anche l’anno platonico — nell’introduzione di una regolarità lunare qualcosa che si comporta nel macrocosmo come il respirare, cioè il semiconscia al nostro pienamente conscia, si comporta. Non abbiamo a che fare solo con un mondo che si estende lì, ma con un secondo mondo che penetra lì dentro, e che permea la nostra. Proprio come abbiamo un secondo membro dell’essenza umana, ovvero l’uomo ritmico, nel processo respiratorio davanti a noi rispetto all’uomo della percezione, così abbiamo in quello che appare come movimento lunare, movimento lunare annuale, appunto un anno allora come un respiro annuale. L’abbiamo davanti a noi come un secondo mondo che penetra nel nostro.
Non si tratta quindi affatto che nella nostra circoscrizione abbiamo solo un mondo. Abbiamo nella nostra circoscrizione il mondo che possiamo seguire come il mondo dei sensi; poi però un mondo a cui risiede un’altra legalità, che si comporta verso il nostro come il nostro respiro verso la nostra coscienza e che ci si rivela se capiamo nel modo giusto il movimento della luna, oppure la sua espressione, la nutazione della terra.
Vedete, da questo dovete dedurre che è impossibile cercare le legalità che si rivelano nel mondo solo in un modo univoco. Il pensatore materialista odierno cerca un’unica legalità del mondo. Sbaglia, perché dovrebbe dire: tutto ciò che è mondo dei sensi è sì un mondo nel quale siamo incorporati, al quale apparteniamo, è il mondo che la nostra scienza della natura ci spiega secondo causa e effetto. Ma in esso penetra un altro mondo che ha altre legalità. (Tavola 7, a destra nel mezzo, tratteggio obliquo giallo, tratteggio orizzontale blu). Entrambi i mondi si compenetrano solo. A entrambi i mondi deve essere attribuita una propria legalità. Finché si è dell’opinione che un’unica forma di legalità basti per il nostro mondo, che tutto dipenda solo dal filo della causa e dell’effetto, finché ci si abbandona a orribili errori. Solo se si può misurare in qualcosa come la nutazione della terra e i movimenti lunari, che in verità un altro mondo penetra lì dentro, allora ci si orienta.
E vedete, qui stanno le cose in cui lo spirituale e il materiale, come lo chiamiamo, oppure diciamo il psichico e il materiale, si toccano. Colui che può effettivamente osservare quello che è contenuto nel proprio sé, giunge a quanto segue. Vedete, miei cari amici — su tali cose l’umanità deve gradualmente diventare consapevole — io credo che molti di voi hanno già oltrepassato il punto temporale di 18 anni e approssimativamente 7 mesi. Questo era un importante punto temporale. Parecchi di voi hanno probabilmente oltrepassato anche 37 anni 2 mesi. Questo era di nuovo un importante punto temporale. E poi viene di nuovo un punto temporale molto importante: 55 anni 9 mesi. Nel presente il singolo uomo non può, perché non è educato nel modo in cui dovrebbe essere, distinguere bene questi punti temporali. Se li distinguesse bene, allora percepirebbe che in verità in questi punti temporali accade il più importante con l’anima. Le notti che l’uomo vive in questi punti temporali sono le notti più importanti della vita umana. È lì che il macrocosmo completa i suoi 18 respiri, completa un minuto, ed è lì che l’uomo ha per così dire una finestra aperta verso un mondo completamente diverso. Bene, ho detto, l’uomo non può distinguerla oggi. Ma ognuno potrebbe cercare di guardare indietro a tali punti nella vita umana. Chi ha oltrepassato i 55 anni, può guardare indietro a tre interi tali importanti segmenti, molti a due, la maggior parte di voi probabilmente a uno. In tali tappe accadono le cose che da un mondo completamente diverso confluiscono in questo nostro mondo. Là si apre il nostro mondo a un altro mondo.
Vedete, se si vuole designare più precisamente come il nostro mondo si apre a un altro mondo, si deve dire: là il nostro mondo si apre al mondo astrale di nuovo. Correnti astrali fluiscono dentro e fuori. Certamente fluiscono annualmente dentro e fuori; ma lì abbiamo a che fare in qualche modo con 18 respiri al minuto secondo questi 18 anni. Insomma, siamo così, per così dire, attenti dall’orologio del mondo al respiro del macrocosmo, nel quale siamo incorporati. Questo corrispondere con un altro mondo, che si esprime appunto attraverso i movimenti della luna, è straordinariamente importante. Perché vedete, questo mondo, che lì penetra dentro, è proprio quello nel quale dormiamo quando il nostro Io e il nostro corpo astrale escono dal nostro corpo fisico e dal nostro corpo eterico. Non è così che si possa dire, il mondo che ci circonda è solo astrattamente permeato dal mondo astrale, ma esso respira il mondo astrale, e possiamo guardare nel suo processo respiratorio, l’astralità, attraverso il movimento lunare, rispettivamente attraverso la nutazione. Vedete, ora avete già qualcosa di straordinariamente significativo: avete da una parte il nostro mondo, come viene ordinariamente contemplato, inoltre la superstizione materialista che per esempio giunge a tal punto che si guarda in alto e si pensa che il sole lassù sia una palla di gas, come lo si trova effettivamente descritto nei libri. È nonsense. Non è una palla di gas, ma è meno che spazio lì (Tavola 7, in basso a destra, ancora senza raggi), è un corpo aspirante lì, meno che spazio, mentre giusto intorno c’è ancora quello che fino a un certo grado preme. In modo che non abbiamo a che fare con quello che viene dal sole, con qualcosa che per esempio si produce bruciando nel sole o così, ma tutto è riflesso (la riflessione è disegnata), quello che per primo è irradiato dall’universo. Là è più vuoto che vuoto, dove il sole è.
Ma più vuoto che vuoto è dappertutto nello spazio celeste, dove c’è etere. Perciò è così difficile per i fisici parlare di etere, perché pensano sempre che l’etere è anche materia, ma più sottile; più sottile della materia ordinaria. Il materialismo si lascia convincere di sottile, sia il materialismo naturalistico che il materialismo teosofico — del sottile, del sempre più sottile si lascia convincere. Materia densa, la materia eterea è più sottile, la materia astrale è ancora più sottile, e poi, bene allora ci sono queste materie mentali e quello che c’è là — sempre più sottile e più sottile. Del sottile si lascia convincere questo materialismo teosofico, proprio come il materialismo naturalistico, solo che uno elenca un po’ più di numeri nel divenire sottile dell’altro. Ma non si tratta, nel passaggio dalla materia ordinaria pesante e ponderale all’etere, di divenire sottile. Chi crede — voglio ancora una volta presentarvi quest’immagine — che si tratti solo dell’etere nel divenire sottile della materia, sta sullo stesso terreno di chi dice: Ho qui una cassetta piena di soldi, ne tolgo un po’ e ne tolgo un po’, il denaro diminuisce sempre di più. Alla fine diventa zero e si è finito. — Ma no, vero, può diventare ancora meno, se si fanno debiti. Allora diventa meno dello zero. Così la materia non diventa solo spazio vuoto, ma diventa negativa, diventa meno del nulla, diventa assorbitrice. E l’etere è assorbitore. La materia è pressante, l’etere è assorbitore. Il sole è completamente una palla che in realtà assorbe. E dovunque c’è etere, c’è forza di aspirazione.
Allora si passa al di là nel diverso del tridimensionale spazio, dal pressante all’assorbitore. Quello che in primo luogo ci circonda nel mondo, da cui siamo come uomo fisico e come uomo eterico, è un pressante e un assorbitore. Anche noi siamo fatti di un pressante e di un assorbitore. Soltanto, siamo per così dire mescolati da pressante e assorbitore, mentre il sole è solo assorbitore, solo etere. Ma questo ondeggiare di pressante e assorbitore, di materia ponderale e etere, è in organizzazione vivente. Respira continuamente, mentre il respiro si esprime attraverso i movimenti lunari, attraverso la nutazione; respira continuamente l’astralità. In modo che già per così dire intuiamo un secondo membro del mondo in generale, un membro del mondo pressante e assorbitore, fisico ed eterico, e poi un secondo membro del mondo: astralità. Questo non è né l’uno né l’altro, ma questo viene inspirato ed espirato, e la nutazione ci annuncia questo.
Bene, vedete, è antico che si osservasse un fatto astronomico. Molte migliaia di anni prima della nostra era era noto agli egiziani che dopo 72 anni le stelle fisse nel loro movimento apparente hanno superato il sole di un giorno. Inizialmente sembrava così, vero, che le stelle fisse ruotano apparentemente, il sole ruota apparentemente. Ma il sole gira sostanzialmente più lentamente delle stelle fisse, e dopo 72 anni le stelle fisse già hanno fatto un pezzo in più. Perciò il punto di primavera si sposta, perché le stelle fisse superano. Quando il punto di primavera si muove sempre di più, allora devono le stelle fisse essersi spostate rispetto alla posizione del sole. Bene, il fatto è che dopo 72 anni le stelle fisse sono effettivamente un giorno davanti al sole. Così si trova che dopo 72 anni le stelle raggiungono la fine del 30 dicembre un certo punto, il sole arriva solo alla fine del 31 dicembre nello stesso punto. È andato quindi più lentamente di un giorno. Dopo 25 920 anni rimane così indietro che il giro intero è completato, che torna di nuovo al punto che avevamo precedentemente notato. Dopo 72 anni quindi il sole è rimasto indietro di un giorno rispetto alle stelle fisse. Ma questo è appunto approssimativamente la durata di vita normale di una persona, questi sono i 72 anni, che sono 25 920 giorni.
E se prendiamo questi 72 anni 360 volte, allora abbiamo, proprio se consideriamo la vita umana come un giorno e assumiamo 360 giorni del mondo in cui il sole fa una volta un giro completo, allora abbiamo la vita umana come un giorno del macrocosmo — l’uomo per così dire espirato dal macrocosmo —, la vita umana come un giorno nel macrocosmico anno.
Su questo intero apparente giro del punto di primavera intorno al cielo gli egiziani migliaia di anni prima della nostra era hanno indicato, perché hanno visto qualcosa di molto importante nel particolare periodo di 72 anni, e con questo hanno indicato questo macrocosmico anno. In questo giro del punto di primavera si mostra a noi ancora una volta qualcosa che ha a che fare con la vita e la morte dell’uomo nell’universo esterno, quindi vita e morte del macrocosmo. La legge della vita e della morte dell’uomo è qualcosa che dovremmo seguire. Anche quello che è la nutazione ci indica un altro mondo, proprio come il nostro mondo della percezione ci indica il mondo della respirazione. Quello che si trova nell’astronomia presente come precessione, il progresso cioè delle giornate e delle nottate uguali, in quello trovissi ancora una volta qualcosa come il passaggio al sonno completo, il passaggio a un terzo mondo, che disegnerei di nuovo come un’altra, che penetra in questo (Tavola 7, disegno a destra, mezzo, 2. tratteggio orizzontale, rosso). Tre mondi che si compenetrano reciprocamente, anche reciprocamente si riferiscono, che però non si devono semplicemente riunire dal punto di vista della causalità — tre mondi, cioè un mondo tripartito, come un uomo tripartito. Un primo mondo, il mondo che ci circonda, che percepiamo; un secondo mondo che si annuncia attraverso i movimenti della luna; un terzo mondo che si annuncia attraverso i movimenti del punto di salita del sole, cioè in un certo senso, dobbiamo dire: attraverso il percorso del sole. Lì guardiamo a un terzo mondo, che rimane certamente così sconosciuto come il mondo della nostra volontà rimane sconosciuto alla coscienza ordinaria.
Si tratta quindi della ricerca di tali corrispondenze ovunque, tale relazione del microcosmo umano al macrocosmo. E se in Oriente ancora oggi, certamente nella decadenza, ma in precedenza nella fioritura dell’antica saggezza orientale, si cercava una consapevolezza respiratoria, era il bisogno di scivolare in questo altro mondo, che altrimenti si annuncia solo attraverso quello che, per così dire, la luna vuole nel nostro mondo. Ma si è anche saputo in un altro senso indicare questa legalità interiore in tempi in cui c’era ancora una saggezza primaria venuta agli uomini, in un modo diverso da come la cerchiamo. Nel Vecchio Testamento tra gli iniziati, quelli che sapevano queste cose, usavano sempre un’immagine, che in un certo senso — ho anche attirato l’attenzione su questo in precedenza — trovate anche nei vangeli, l’immagine della luce lunare in relazione alla luce solare. È così, vero, che consideriamo la luce lunare come in una certa relazione solo luce solare riflessa. (Tavola 8, in basso, rosso; il piccolo cerchio a sinistra blu). Ora parlo nel senso della fisica — avrò ancora l’occasione di parlare del fatto che queste espressioni sono molto poco esatte — parliamo nel senso della fisica, poiché anche questa stava alla base delle rappresentazioni che c’erano. Questa luce lunare —
quella valeva nel Vecchio Testamento come rappresentante della forza di Jahveh. La forza di Jahveh se la rappresentavano come una forza respinta, e gli iniziati, naturalmente non i rabbini ortodossi del Vecchio Testamento, ma gli iniziati dissero: il Messia, il Cristo verrà, sarà la luce solare diretta. Jahveh è solo la riflessione precedente. È lo stesso, ma non è la luce solare diretta. — È naturalmente che qui non la luce solare fisica deve essere pensata, ma lo spirituale entra in considerazione.
Cristo allora entrò nel corso dello sviluppo umano, e accadde quello che prima era solo nella riflessione, solo indirettamente nella forma di Jahveh. Pertanto, inizialmente c’era una necessità di pensare il Cristo, che viveva in Gesù, secondo un’altra legalità che non secondo la legalità che risiede nella conoscenza naturale ordinaria. Se però non si consente una tale legalità, se si crede che il mondo sia collegato solo secondo cause e effetti e sia un mondo collegato causalmente, allora non c’è luogo per quello che il Cristo è. Si deve innanzitutto preparare il luogo per il Cristo, affrontando i tre mondi che si articolano l’uno nell’altro. Allora c’è anche una possibilità di dire: Anche se nel mondo che i nostri sensi hanno di fronte, ovunque tutto è collegato secondo causa e effetto, come la scienza della natura l’afferra — un altro mondo lo penetra. A questo appartiene quello che è l’evento attaccato all’evento del Golgota. Se nel nostro tempo sarà sempre più necessario ottenere comprensione per queste cose, allora si tratta della ricerca di questa comprensione appunto attraverso il riconoscimento dei mondi che si articolano l’uno nell’altro, ma che sono assolutamente diversi l’uno dall’altro. Si tratta di cercare tre legalità, non solo una. E cercheremo queste tre legalità nell’uomo. Ma se si tiene in considerazione quello che ho appena detto, capirà che non si tratta di disegnare, come fa il sistema copernichiano, galileiano, qualche ellisse (Tavola 7, in basso a sinistra; rosso), che devono rappresentare le orbite di Saturno, Giove, Marte; di Terra, Venere, Mercurio e poi Sole. Non può trattarsi di questo; piuttosto si tratta di comprendere le leggi che inizialmente regnano dove il mondo si presenta, che si esprime attraverso il sensibilmente percepibile, che dobbiamo pensare questi attraversati da un’altra legalità, e che soprattutto la nostra attuale Luna nel suo movimento rappresenta qualcosa che non è affatto causalmente collegato con il resto del sistema stellare. Non appartiene a esso come gli altri pianeti. Indica un mondo che è stato spinto nel nostro. Indica il processo respiratorio del nostro sistema mondiale, come il sole indica l’essere permeato dell’etere.
Prima di fare astronomia, si dovrebbe innanzitutto informarsi qualitativamente su quello che si muove nello spazio e quello che nello spazio dipende uno dall’altro. Poiché si deve essere consapevoli del fatto che non si possono semplicemente mettere in relazione materia solare e qualsiasi altra materia, qualsiasi materia terrestre. La materia solare è in relazione alla materia terrestre un’assorbitrice, mentre la materia terrestre è una pressante. E i movimenti che si esprimono nella nutazione sono movimenti che provengono dall’astralità, non da qualcosa che può essere cercato tramite principi newtoniani. Ma questo newtonismo è proprio quello che ci ha buttato in modo terribile nel materialismo, perché ha colto all’astrazione estrema. Parla di una forza di gravitazione: Il sole attira la terra, o la terra attira la luna — una forza, una forza di attrazione dalla luna alla terra, o dalla terra al sole, così una corda invisibile qualche cosa del genere (Tavola 7, a destra in alto). Ma se esistesse solo questa forza di attrazione, allora non ci sarebbe ragione per cui, per esempio, la luna orbita attorno alla terra, o la terra orbita attorno al sole, ma esisterebbe solo la ragione che la luna cada sulla terra — sarebbe già caduta da molto tempo se esistesse solo la forza di gravitazione — o la terra cada nel sole.
Questo non funziona quindi, che si assuma solo la gravitazione, per spiegare i movimenti immaginati o reali dei corpi celesti. Cosa si fa allora? Si dice così: supponiamo che qui c’è un pianeta (la stessa tavola, al centro in alto), vorrebbe continuamente cadere nel sole, se solo la forza di attrazione ci fosse. Ma gli è stata impartita una forza, una forza tangenziale, un potente urto una volta, e lì agisce l’urto così fortemente, la forza di attrazione forse così fortemente; bene, allora non si muove in modo da cadere dentro, ma si muove allora nella linea risultante.
Vedete, questo newtonismo ha bisogno che ogni pianeta, in generale ogni corpo celeste in movimento, abbia ricevuto un urto primigenio. Quindi deve sempre esserci un dio extramundano che urta, che fornisce la forza tangenziale. Questo è presupposto ovunque. Ma questa supposizione è stata fatta in un momento in cui non si aveva più alcuna idea di come collegare lo spirituale con il materiale in alcun modo, quando ci si era fermati al più puro colpo iniziale. In questo già si esprime l’incapacità del materialismo di comprendere la materia. È a questo che ho così frequentemente attirato l’attenzione negli ultimi tempi. Non può quindi nemmeno comprendere i movimenti del materiale, ma deve spiegarli in modo completamente antropomorfistico, in quanto si immagina il dio completamente come un uomo e — avanti — la luna riceve un colpo, poi la terra, poi si attraggono, e poi dai risultati del colpo e dalla forza di attrazione emergono i movimenti.
In queste cose stiamo oggi. Da queste cose costruiamo il nostro sistema mondiale. Ma per comprendere quello che è, è necessario di più; per questo è necessario che in tal modo impariamo ovunque a comprendere le connessioni tra quello che vive nell’uomo e quello che vive nel macrocosmo. Perché l’uomo è un vero microcosmo nel macrocosmo. Di questo allora domani continueremo a parlare.
Dalle considerazioni che abbiamo svolto in questi giorni, deve essere divenuto chiaro che non si può affatto considerare la configurazione del tutto, dello spazio cosmico nei suoi movimenti, come avviene sotto l’influenza della concezione scientifica attuale. In un certo senso, non si considera solo tutto completamente separato dall’uomo, ma i singoli corpi, che secondo l’apparenza si presentano come corpi distinti, si concepiscono isolati, e poi si osservano i loro effetti reciproci nel loro isolamento. Ma ciò è esattamente come se si considerasse un braccio nel corpo umano per se stesso e si tentasse di studiare questo braccio isolatamente, e poi un altro arto, e così si volesse comprendere l’intero organismo dal concorso dei singoli arti. Il fatto è che l’organismo umano non può comprendersi dai suoi singoli parti, ma è necessario mettere alla base la considerazione del tutto e considerare da questo i singoli parti.
Lo stesso vale per il nostro sistema solare, ma anche per il nostro sistema solare nella sua relazione con l’intero mondo stellare visibile. Poiché il Sole, gli altri pianeti, la Luna, la Terra sono in effetti solo membra di un intero sistema. E perché mai il Sole dovrebbe considerarsi isolato come un corpo per se stesso? Non vi è alcun fondamento per rappresentarsi il Sole dove precisamente lo vede l’occhio, e nel limitarsi ai confini che l’occhio lo vede. Bisogna dire, riguardo a ciò che sta alla base ed è disatteso, il filosofo Schelling aveva ben ragione quando formulava la cosa così, che voleva domandare: Dove è il Sole altrimenti che dove agisce? Se il Sole agisce sulla Terra, allora ciò che il Sole agisce sulla Terra appartiene al dominio del Sole, e si commette un grande torto se si estrae una parte dal tutto e la si considera per se stessa. Ma questo era lo sforzo della visione del mondo moderna, appunto materialistica, che si affermava sempre più fortemente dalla metà del XV secolo. Ed è anche ciò contro cui Goethe, finché ha praticato la scienza della natura, ha sempre dovuto reagire, e contro il quale deve reagire ogni vero goetheanesimo. Già Goethe ha osservato che non si dovrebbe cogliere la natura extraumana senza connessione con l’uomo. Così, per intendere veramente ciò che accade nella natura extraumana, l’essenza umana deve stare alla base. Quanto poco valgano le cose che vi si presentano nell’astronomia esteriore, potete vederlo, ad esempio, dal seguente.
Si tenta, attraverso ogni possibile considerazione, di parlare di un moto ordinario della Terra attorno al Sole in una traiettoria ellittica. Si dice che questo moto della Terra attorno al Sole sia causato da quel moto d’urto tangenziale di cui vi ho parlato ieri, alla fine delle considerazioni, in connessione con la forza attrattiva del Sole. Ma non si può certo negare, quando si parla di forze attrattive — e non lo si nega, perché sarebbe assolutamente assurdo — che non solo il Sole attrae la Terra, ma anche la Terra attrae il Sole, così che una forza attrattiva o una forza gravitazionale non solo agirebbe dal Sole verso la Terra, ma anche dalla Terra verso il Sole (Tavola 9, in alto).
Da questo bisogna concludere che, poiché i due corpi celesti si attraggono reciprocamente, in realtà non si può parlare di un movimento della Terra in un’orbita ellittica attorno al Sole. Poiché se la Terra attrae il Sole e il Sole attrae la Terra, reciprocamente, allora naturalmente la Terra non può ruotare soltanto attorno al Sole, ma allora si tratta del fatto che entrambi ruotano attorno a un punto neutrale; che cioè non avviene che il centro del Sole sia il punto di rotazione, ma deve essere un punto neutrale tra i due centri, tra il centro terrestre e il centro solare, il punto di rotazione. Non vi sto raccontando qualcosa che contesto all’astronomia, ma qualcosa che potete trovare negli stessi libri di astronomia. Così si deve ammettere che da qualche parte il punto di rotazione stia tra loro. Solo che l’astronomia si consola del fatto che il Sole è così grande che questo punto di rotazione rimane ancora dentro di esso. In modo che la Terra e il Sole ruotano attorno a questo punto, la Terra non ruota direttamente attorno al Sole, ma anche il Sole ruota, attorno a un punto che starebbe dentro di esso. L’astronomia esteriore è arrivata a questo punto, che si parla di un punto che non è il centro del Sole, ma che sta sulla linea di connessione. Ma rimane ancora dentro il Sole stesso. Ebbene, qui viene in gioco qualcos’altro. Prima bisognava calcolare tutta questa grandezza del Sole. È un risultato di calcolo. Quindi l’assunzione che il punto sia ancora dentro il Sole dipende di nuovo dalla grandezza calcolata del Sole. E così si assemblano risultati di calcoli che, per il fatto che si calcola secondo l’apparenza, devono necessariamente avere una validità determinata e limitata, ma questo non deve essere determinante per la vera essenza che sta alla base.
Dunque si tratta di dare un’occhiata alla moderna astronomia, per così dire, come bisogna guardare ogni scienza oggi, per vedere a quali punti — e ce ne sono numerosi — questa scienza semplicemente si conduce oltre se stessa quando giunge a certi punti difficili.
Vedete, tali punti difficili non possono essere giudicati affatto dall’apparenza esterna dei fenomeni, ma si giunge a un risultato vero solo quando si è in grado di cogliere l’intero universo nella sua relazione all’uomo. Ma bisogna prima considerare le cose che abbiamo già esposto riguardo alle relazioni dell’uomo con l’universo, e poi bisogna aggiungere molte altre cose prima di poter giungere a una vera concezione del mondo. Ieri abbiamo concluso dicendo che dobbiamo innanzitutto rappresentarci la materia ordinaria pesabile, cioè quella che possiamo pesare. La luce non possiamo pesarla. La luce non appartiene alla materia pesabile; neppure il calore, che non appartiene alla materia pesabile. Bisogna considerare innanzitutto quello che possiamo pesare, e poi dobbiamo contrapporre al pesabile appunto l’etere. E ieri abbiamo detto che è errato rappresentarsi il Sole, come ha materia pesabile la Terra. In realtà è qualcosa di meno dello spazio, è un vuoto dello spazio, è qualcosa di succhiante in contrasto con la pressione della materia pesabile.
E così non abbiamo a che fare nel mondo esterno, per così dire, soltanto con un accumulo di questo etere succhiante, ma questo etere succhiante si diffonde ulteriormente. Dappertutto accanto alla forza pressante c’è forza succhiante. Noi stessi portiamo nel nostro corpo eterico forza succhiante.
Con questo però esauriamo tutto quello che possiamo concepire come spaziale. Forza pressante e forza succhiante, questo è quello che possiamo trovare nello spazio. Ma si tratta del fatto che non abbiamo solo il nostro corpo fisico, che consiste di materia pesabile, assume e respinge materia pesabile; che abbiamo il nostro corpo eterico, che consiste di etere succhiante; ma abbiamo anche il nostro corpo astrale, se possiamo usare la parola «corpo» qui. Che cosa significa che abbiamo il nostro corpo astrale? Che abbiamo il nostro corpo astrale significa che portiamo in noi qualcosa che non è più spaziale, ma che sta in una certa relazione con lo spaziale. Che avvenga una relazione dell’astrale con lo spaziale, potete vederlo semplicemente da quanto segue.
Mentre siamo svegli, il nostro corpo astrale riempie il corpo eterico e il corpo fisico, rispettivamente li permea. Ma il corpo eterico agisce in noi diversamente quando siamo svegli, che quando dormiamo. Si instaura una relazione diversa tra il corpo eterico e il corpo fisico, quando siamo svegli. Questa relazione diversa è procurata dal corpo astrale. È quindi qualcosa di attivo. Agisce sullo spaziale, anche se non è spaziale per se stesso. Ordina e articola le relazioni dello spaziale. Quello che accade in noi, l’ordinamento delle relazioni dello spaziale attraverso il corpo astrale, accade anche nell’universo. E accade nell’universo nel modo seguente.
Vedete, tentate adesso, per così dire, di contare solo con lo spaziale, considerando quelle regioni dello spazio nel nostro universo percepibile che ci vengono indicate nel mondo esterno da quello che chiamiamo lo zodiaco (Tavola 10, sinistra in alto). Non voglio entrare particolarmente in questi segni zodiacali adesso, ma considerate soltanto le direzioni celesti, verso le quali guardiamo quando ci rivolgiamo alla costellazione dell’Ariete nel cosiddetto zodiaco, poi al Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione, Sagittario, Capricorno, Aquario, Pesci. Abbiamo così in un certo senso solo da osservare come lo spazio che ci si presenta come nostro universo visibile viene articolato. E soltanto come segno di questa articolazione si punti sempre alla regione pertinente; solo come segno, in quale direzione vogliamo delimitare lo spazio, si punti alle costellazioni pertinenti nello zodiaco.
Ora si tratta del fatto che queste direzioni spaziali non sono realmente qualcosa che si possa caratterizzare dicendo: lì c’è spazio vuoto, e io traccio una linea nello spazio vuoto. — Qualcosa come quello che la matematica assume come spazio, non esiste da nessuna parte, ma ovunque ci sono linee di forza, direzioni di forza, e queste direzioni di forza non sono uguali, sono diverse tra loro, sono differenziate. E si possono distinguere i 12 settori del nostro universo visibile dicendo: se guardo nella direzione verso l’Ariete, l’effetto di forza è diverso, che se guardo nella direzione verso la Bilancia o nella direzione verso il Cancro. Questo è qualcosa che l’uomo non vuole ammettere, finché rimane nel mondo puramente sensibile. Ma nel momento in cui l’uomo ascende alla visione immaginativa dell’anima, non percepisce indifferentemente la direzione verso l’Ariete o il Cancro, ma la percepisce in modo altamente differenziato. Vedete, se voglio darvi un paragone, posso farlo nel modo seguente. Immaginatevi di ordinare attorno a voi in cerchio dodici persone, secondo il punto di vista di quanto vi sono simpatiche o antipatiche. Collocate in una direzione le persone più simpatiche, poi le meno simpatiche, e così via; ora vengono le antipatiche dall’altro lato. Immaginatevi di ordinare attorno a voi persone con le quali differenziate in gradi di simpatia e antipatia. Non deve essere personale, naturalmente, potrebbe benissimo essere secondo l’apparenza o qualcosa del genere — vero, potrebbe esserci una certa oggettività lì. Allora vi girerete attorno, e passerete attraverso 12 immagini e allo stesso tempo avrete una percezione molto graduata e differenziata. Questa percezione graduata e differenziata l’ha l’uomo quando ascende alla percezione immaginativa, non appena si muove attorno alla volta celeste. Semplicemente emergono questi gradi di percezione, persino questi gradi di visione. Questo è il caso nel momento in cui l’uomo esce dall’indifferenza della vita sensibile ordinaria. Non si ha a che fare con qualcosa di indifferente nello spazio, ma si ha a che fare con il fatto che lo spazio intorno a noi agisce su di noi in modo altamente differenziato.
Vedete, qui viene alla luce qualcosa che è connesso con l’intero sviluppo dell’uomo. Se l’uomo fosse rimasto all’antico tipo di coscienza, dove aveva una coscienza immaginativa atavistica, allora anche a questa coscienza immaginativa atavistica sarebbe presente una forte differenziazione. Sarebbe in un certo senso sgradevole da una regione celeste, piacevole da un’altra regione celeste e così via. Ma l’uomo è stato strappato da questo gioco nel quale una volta era stato posto. È proprio stato strappato perché è messo nel mondo sensibile attraverso la sua organizzazione attuale. Ma che l’uomo sia organizzato per lo spazio cosmico, è ancora oggi dimostrabile esteriormente dall’esperienza attraverso certi fenomeni. Poiché non è una sciocchezza che certe malattie guariscono meglio quando si pone l’ammalato con il suo letto nella direzione est-ovest. Non è una superstizione, è qualcosa di cui ognuno potrebbe ben convincersi empiricamente, se vuole. Questo però non è una raccomandazione affinché ognuno ora posizioni il suo letto in un certo modo! Ho sperimentato così tanto in questa direzione che è necessario che io aggiunga sempre tali cose. Poiché quello che può essere sperimentato in questa direzione, innumerevoli esempi potrebbero essere citati. Così, per esempio, è accaduto una volta — era ancora a Berlino — che quando una lezione di antroposofia era finita, io attribuii valore al fatto di non dovermi sedere, per indossare stivaletti di gomma quando pioveva, ma di poterlo fare anche stando in piedi, per il quale bisogna stare su una gamba per poco tempo. Dissi, l’uomo deve essere in grado di stare su una gamba. Alcuni antroposofi lo intesero in modo tale che, per la via attraverso Londra, tornò indietro, che nella Società Antroposofica viene assegnato ai soci come esercizio esoterico, di stare mezzanotte per un po’ su una gamba. Ebbene, vedete, certi discorsi che sono fatti su di noi hanno motivi così profondi. Figurano numerose tali comunicazioni, che poi appaiono di nuovo in questo o quell’articolo di giornale di persone benevole o malelevoli, per lo più malelevoli. Così non voglio assolutamente, come detto, sottolineare che ognuno debba posizionare il suo letto in un certo modo. Ma deve essere riconosciuto che tali fenomeni, che potrebbero moltiplicarsi arbitrariamente, mostrano decisamente che l’uomo anche oggi ha, negli strati più profondi del suo essere, relazioni con le differenziazioni spaziali che sono là fuori e nelle quali è inserito. Ma per mezzo di cosa ha l’uomo tali relazioni?
L’uomo ha tali relazioni attraverso il suo corpo astrale. Il corpo astrale crea queste relazioni. Questo può essere soltanto perché l’uomo, attraverso il suo corpo astrale, è inserito in un mondo astrale, cioè in un mondo che agisce nello spazio ma non è spaziale per se stesso. Comprendiamo correttamente quello che è tracciato qui come zodiaco, se lo comprendiamo come rappresentazione del mondo astrale esteriore.
Vediamo ora staccandoci dalle teorie astronomiche, guardiamo a quello che si presenta all’apparenza. Sappiamo bene che, apparentemente o realmente, il Sole attraversa lo zodiaco in vari modi: il corso giornaliero, il corso annuale e ancora il corso attraverso l’anno platonico, che vi ho mostrato ieri attraverso il movimento del punto di primavera. In modo che possiamo dire, quello che agisce su di noi da questa palla eterica succhiante del Sole, agisce in modo diverso, perché passa attraverso differenti differenziazioni spaziali. Talvolta viene da quella differenziazione spaziale che è indicata dall’Ariete, talvolta da un’altra differenziazione spaziale.
Prendiamo ora un abitante delle nostre regioni, così dobbiamo dire, in un certo momento ci è rivolta una metà di queste costellazioni; l’altra è coperta dalla Terra. Stiamo a questa differenziazione spaziale in modo che siamo rivolti direttamente verso una parte, mentre tra l’altra e noi c’è la Terra. Questo è comunque qualcosa che non ha nulla a che fare con alcun movimento apparente o reale, ma è un fatto che in un certo momento siamo direttamente rivolti verso una parte dello zodiaco, e che tra noi e l’altra parte la Terra si frappone. Ora ci rappresentiamo queste differenziazioni spaziali, quando la Terra si frappone. Che cosa deve significare questo? Deve significare che allora, quando, ad esempio, questa parte inferiore la Terra la copre (nella figura questa parte è tratteggiata), un’metà qui agisce direttamente; l’altra metà non agisce direttamente, ma attraverso la sua assenza. Abbiamo quindi una volta l’effetto diretto delle aree differenziate dello spazio, l’altra volta abbiamo l’effetto dell’assenza di queste differenziazioni, della non-esistenza di queste differenziazioni. Questo è qualcosa che è attivo in noi, che in noi per così dire effettua che abbiamo la possibilità di mettere in relazione quello che agisce direttamente su di noi con quello che è assente, rispetto a cui ci è risparmiato di essere nel suo influsso diretto.
Questo però ci dà occasione per un’altra cosa. Supponiamo che dal Cancro venga un certo effetto; gli si opporrebbe un effetto dello Scorpione; ma quello ci viene tolto, così che ho cioè l’effetto del Cancro in me, di fronte a esso l’effetto dello Scorpione tolto (frecce). Attraverso ciò l’effetto del Cancro è in un certo senso affidato a me. Non posso avere l’assente agire su di me nello stesso modo in cui agisce quello che è presente. Attraverso questo ottengo una certa influenza su quello che agisce su di me, poiché gli si oppone il contrario tolto. Perché sto sulla Terra, gli effetti del Celeste su di me diventano diversi, di quanto se vi fossi liberamente sospeso nello spazio.
Considerate semplicemente bene questo, allora vedrete che non potete semplicemente dire: lassù c’è Ariete, Toro, Gemelli, Cancro e così via, e laggiù è questo e questo; ma dovete concepire il tutto in un certo senso come un’organizzazione, nella quale siete inseriti. E quando, per il fatto che la Terra si muove, avanzate da una costellazione all’altra, siete spinti attraverso i diversi effetti diretti. Diciamo: qui l’effetto dello Scorpione vi era ancora tolto, non era in voi. Ora siete spinti contro di esso. Con ciò è così, come se qui sulla Terra mangiate. Prima avete avuto fame; i materiali nutritivi non erano in voi; dopo mangiate, i materiali nutritivi sono in voi. Qui l’effetto dello Scorpione non era ancora presente; qui è attivo in voi. Quindi entrate in relazioni con il mondo circostante, per il fatto che attraverso il movimento terrestre entrate in circostanze diverse con questo mondo circostante. Ma l’uomo percepisce qualcosa di questo influsso nella sua coscienza adesso, dove è nel mondo fisico? No, è proprio quello che abbiamo detto un momento fa. Il mondo fisico toglie questi influssi all’uomo. Ma entra immediatamente in essi quando esce con il suo corpo astrale e il suo Io dal suo corpo fisico e dal corpo eterico e sta fuori. Lì è esposto a tutti questi influssi molto chiaramente e fortemente. Lì agiscono questi influssi celesti extraterrestri su quello che è allora al di fuori del corpo fisico e del corpo eterico, così fortemente come i nutrienti agiscono sul corpo fisico. Proprio l’immersione nel corpo fisico toglie gli influssi esterni all’uomo. Possiamo perciò considerare il corpo astrale umano come quello che appartiene, per così dire, al Celeste, non al Terrestre, assegnandolo agli influssi extraterrestri allora, quando è al di fuori del corpo fisico con l’Io.
Così possiamo in questo modo giungere a come l’uomo, per il fatto che non agisce attraverso gli organi del suo corpo fisico, che attraverso questo non-agire è più o meno addormentato, è perciò esposto agli influssi celesti. Dovete solo ricordarvi che l’uomo in realtà si addormenta nel mondo. Siamo da piccoli bambini più o meno addormentati. Per questo siamo da bambini, perché siamo più o meno addormentati, molto più esposti agli influssi dell’Extraterrestre che più tardi. Ci lavoriamo sempre di più e di più nelle circostanze terrestri. Ma da bambini anche quello che sta dentro la nostra pelle è ancora plastico, viene ancora più plasmato che più tardi. Sempre meno viene plasmato quello che sta dentro la nostra pelle, anzi, da un certo punto in poi, che tuttavia cade solo in un’età più tarda della vita, molto poco. Ma da questo vedete che la plasmazione verso l’interno sta in una certa relazione con i movimenti e le configurazioni del mondo extraterrestre. Ma quello che rimane sempre addormentato nei confronti della nostra coscienza come, diciamo, la nostra attività cardiaca, la nostra attività digestiva; quello che accade dentro la nostra pelle, quello che è effettuato così come quando faccio consapevolmente passi, ma che va verso l’interno, rimane per tutta la nostra vita sotto l’influenza dell’Extraterrestre.
Considerate qualcosa di caratteristico: attraverso i movimenti, attraverso i movimenti interni dell’intestino, il bolo alimentare viene ulteriormente spinto. Qui avvengono movimenti. Questi movimenti sono dentro la pelle umana. Tali movimenti dentro la pelle umana dipendono dall’Extraterrestre. In fondo, l’uomo come tale dipende solo dal Terrestre, dal Terrestre realmente pesabile, nella misura in cui cammina sulla Terra, in cose che accadono con lui fuori dalla sua pelle. Nel momento in cui qualcosa passa in attività che giacciono dentro la nostra pelle, nel momento in cui nella nostra organizzazione cominciano attività che hanno a che fare con l’Extraterrestre. Se prendete un pezzo di zucchero e lo tenete in mano, sentite il suo peso terrestre; sentite la sua pressione, se è duro o morbido; lo guardate: è bianco; lo sollevate fino alla bocca. Tutto questo è ancora terrestre. Nel momento in cui lo sciogliete sulla lingua e lo portate nella sfera del vostro gusto, nel momento in cui sta sotto processi che non sono più meramente terrestri, ma che dipendono dall’Extraterrestre. Dobbiamo, per cercare gli effetti dell’Extraterrestre, andare dentro quello che sta dentro la pelle umana.
Questo vi conduce a intendere come, se portate esternamente tutto il vostro corpo umano intorno, siete nel dominio terrestre. Non appena entrate nella organizzazione fisica, non siete più nel dominio terrestre, ma là venite nel dominio di quello che dipende dall’Extraterrestre. Potete convincervene voi stessi meglio dal fatto che in voi deve esserci qualcosa che non deve soccombere al Terrestre, ricordandovi del fatto spesso menzionato, che il cervello umano nuota nel liquido cerebrospinale. Il cervello umano sarebbe così pesante, se non nuotasse nel liquido cerebrospinale, che premererebbe così fortemente sugli organi del fondo del cranio che i vasi sanguigni sarebbero schiacciati. Dovete solo prendere un manuale in mano in cui stanno tali cose, e vedrete come il cervello umano è pesante. Se prendete il «Bischoff» in mano, vedrete strangely che ha sempre preso il cervello femminile molto più leggero del cervello maschile, il che tuttavia è stato condotto ad absurdum in un modo molto piacevole per le donne, in quanto il cervello dello stesso Bischoff, che poi è stato esaminato, si è rivelato essere molto più leggero di tutti i cervelli femminili che erano stati esaminati da Bischoff. È solo un piccolo intermezzo, che commenta una volta i giudizi umani in tali cose.
Così questo cervello, che ha un peso davvero considerevole, comunque 1200, 1300 grammi pesa, non agisce affatto con il suo peso pieno, ma solo, per così dire, con il peso di pochi grammi, perché subisce una spinta verso l’alto. Voi sapete la legge di Archimede, secondo cui ogni oggetto diventa più leggero della quantità del peso della massa di acqua spostata. Così tutto il peso del cervello pesa solo con pochi grammi, perché nuota nel liquido cerebrospinale. L’uomo non potrebbe usare il suo cervello per il pensiero se avesse la piena tendenza a premere verso il basso. Subisce una spinta verso l’alto. Supera la gravità in se stesso attraverso l’organizzazione, attraverso il nuoto nel liquido cerebrospinale. Non pensiamo con la materia, ma pensiamo con quello che sfugge alla materia attraverso le forze di spinta verso l’alto che aspirano verso l’alto, con quello che cresce fuori dalla Terra (Tavola 10, destra). Questo deve essere seguito fino a tutta l’organizzazione umana. Proprio come ci solleviamo internamente dal peso cerebrale dalla gravità terrestre — esternamente non possiamo sollevarci, naturalmente sul pesare il nostro cervello ha il peso corrispondente, anche quando è in noi, ma in noi ci solleviamo attraverso l’organizzazione dalle forze terrestri —, così pure ci solleviamo anche dalle altre forze fisiche terrestri diverse.
Che cosa c’è dunque in noi che fa sì che possiamo sollevarci? È l’Io e il corpo astrale. Questi fanno sì che possiamo sollevarci da ciò. E nel momento in cui l’Io e il corpo astrale agiscono sul corpo eterico e sul corpo fisico in modo così regolatore che estraggono il corpo eterico, allora se ne va l’effetto succhiante. C’è solo la materia ponderabile. Non appartiene alla forma terrestre, poiché la sua forma non è mantenuta dalla Terra, è nell’essenziale distrutta dalla Terra. Le forze terrestri non portano in se stesse quello che plasma l’uomo. Questo sta appunto a mano, perché l’uomo si solleva internamente dalle forze terrestri. Con tutto quello che è in lui attraverso il corpo astrale e l’Io, sta in connessione con il mondo extraterrestre.
Ma allora sorge la domanda: come è questa connessione? — Se si vuole venire a sapere come è questa connessione, allora bisogna in un certo senso vedere come l’uomo è costituito. Troviamo, quando consideriamo l’uomo nella sua natura, innanzitutto la sua forma generale. Ma con questa forma generale non intendo soltanto quello che si usa, quando si disegna l’uomo, ma l’intera configurazione, l’intera plasmazione dell’uomo. Questo appartiene al fatto che ha gli occhi nel viso e il tallone al piede. Naturalmente, questo appartiene alla plasmazioneinterna conforme a legge dell’uomo. I pittori espressionisti affermeranno che si può dipingere l’uomo anche così, mettendogli l’alluce al posto del naso, un occhio qui, e l’altro nella mano. Sì, ci sono tali uomini! Questo dimostra solo che tali uomini non hanno nessuna relazione interna al mondo, che siamo già progrediti così tanto nella mentalità materialistica che possiamo rappresentarci tutto per se stesso, quello che appartiene insieme e non dovrebbe rappresentarsi per se stesso. Così, innanzitutto devo distinguere la forma generale.
Questa forma generale dell’uomo, non viene prodotta, come sapete naturalmente, come quando intagliamo qui le nostre figure di legno, ma viene configurata dall’interno verso l’esterno. Non si può nemmeno intagliare nuovamente quando qualcosa non si adatta. Così l’intera forma umana è plasmata proprio dalle forze che stanno sotto la pelle. Ma queste sono le forze che sono extraterrestri. Così che quando oggi guardiamo la forma umana, in essa dobbiamo vedere un risultato dell’Extraterrestre.
In secondo luogo possiamo nell’uomo distinguere, oltre alla forma, tutto quello che è movimento interno. Prendete il movimento del sangue, prendete il movimento degli altri fluidi: movimento interno. Questo movimento interno è anche qualcosa che è configurato dentro l’uomo. Sta, per così dire, ancora più profondamente nell’uomo della sua plasmazione della forma. La plasmazione della forma spinge più verso la periferia. Questo movimento interno accade più all’interno. Di nuovo qualcosa che deve stare in relazione con il mondo esterno, ma con il mondo esteriore extraterrestre.
In terzo luogo i veri organi nel loro agire: effetti di organi. Tali organi come polmone, fegato, milza e così via, essi effettuano qualcosa nell’uomo, che io pongo al terzo posto. Prego di non meravigliarvi, ma di cercare la ragione di ciò. Se, ad esempio, guardiamo a un organo importantissimo, al cuore, del quale ho parlato in vari modi proprio negli ultimi tempi, vediamo come il cuore è saldato insieme, per così dire. Se seguiamo l’embriologia, troviamo come il cuore viene saldato insieme, come in effetti non è qualcosa — questo può essere ben provato embriologicamente — che viene plasmato primariamente di per sé, ma che viene spinto insieme dalla intera circolazione sanguigna, per così dire. E così è con gli altri organi. Sono molto più gli effetti dei flussi, che essi causino i flussi. In essi i flussi vengono in un certo senso fermati, vengono trasformati e poi continuano in modo diverso.
Si può ben dire, se ad esempio qui c’è un flusso d’acqua, che scivola giù su una roccia, così getta qui (Tavola 9, destra) ogni sorta di formazioni; poi scorre oltre. Queste formazioni sono effettuate da tutte le forze di equilibrio e di movimento in questo luogo. Immaginatevi ora che tutto questo si solidificasse improvvisamente, una pelle rimane come parete, e poi il resto si strapperebbe di nuovo. Allora ci sarebbe qui un’entità organica. Passerei il flusso in modo diverso e poi passerebbe oltre di nuovo e potrebbe essere cambiato in modo diverso. Così potete rappresentarvi che, diciamo, i flussi del sangue si comportano, che passano attraverso un qualche vaso, cioè anche attraverso il cuore. Posso solo accennare a queste cose; sono ben fondate, ma devono essere solo accennate per adesso. Gli organi stessi dunque, come sono plasmati, sono da un lato dipendenti dai flussi di forza interna, ma sono appunto qualcosa all’interno dell’uomo, e entrano ora di nuovo in relazione con l’esteriore. Ma lì si instaura ora già, come vedete da un esempio, qualcosa che è più vicino al Terrestre, perché attraverso gli organi veniamo di nuovo dall’interno verso l’esterno.
Prendete ad esempio il polmone. È un organo interno; ma sta anche alla base della respirazione. Nel fatto che corrisponde all’ossigeno inspirato, all’anidride carbonica espirata, sta in relazione con qualcosa che ha un significato per l’uomo, che tuttavia sta di nuovo nel Terrestre. Per questo, quando veniamo agli effetti organici, arriviamo di nuovo all’ambiente terrestre. Nel momento in cui, attraverso gli effetti degli organi, trasgrediamo la pelle, entriamo nel Terrestre. Vedete, quello che si svolge completamente dentro la pelle, la plasmazione, la regolazione dei movimenti, è legato all’Extraterrestre. Dove arriviamo agli organi, arriviamo di nuovo al Terrestre. Nel Terrestre si connette il Cielo con la Terra. Il polmone per lui è ancora costruito dall’Extraterrestre; quello che il polmone fa con l’ossigeno, questo mette il polmone in relazione con il Terrestre. E ancora di più, quando l’uomo assume quello che è molto terrestre: le sostanze esterne, e le trasferisce nel suo organismo, allora viene in relazione diretta con il realmente Terrestre attraverso il vero metabolismo.
Possiamo dunque considerare l’uomo secondo quattro punti di vista. Possiamo considerarlo secondo la sua forma generale, nella misura in cui è formata da dentro, secondo i suoi movimenti interni, secondo i suoi effetti organici, secondo il metabolismo. E quando seguiamo la forma generale, che è completamente formata da dentro, essa sta — come svilupperemo ulteriormente domani — nel modo meno in relazione con il Terrestre. Otterremo, come vedremo, una conoscenza su questa relazione, soltanto quando riferiamo questa intera plasmazioneinterna allo zodiaco stesso. Questo lo caratterizzeremo ulteriormente domani. I movimenti interni, circolazione del sangue, linfa e così via, su di esso otteniamo spiegazioni quando li riferiamo al mondo planetario del nostro sistema solare. Non appena veniamo agli effetti organici, veniamo di nuovo nel Terrestre. Vi ho addotto l’esempio del polmone, che nel suo interno costituzione è plasmato dall’Extraterrestre, ma perché assume l’ossigeno, sta appunto in relazione all’aria, come altri organi dell’uomo stanno all’acqua, altri organi dell’uomo al calore e così via. Possiamo dire, quando consideriamo gli effetti organici, veniamo al mondo elementare Fuoco, Acqua, Aria. E solo quando consideriamo il vero metabolismo, veniamo in relazione con la Terra. Il mondo elementare è quello che come Acqua, come sfera d’aria circonda la Terra, e solo quando consideriamo il metabolismo, arriviamo più vicino alle relazioni dell’uomo con la vera Terra. Così possiamo trovare le relazioni dell’uomo con il mondo circostante.
Zodiaco: 1. Forma generale
Mondo planetario: 2. Movimento interno
Mondo elementare: 3. Effetti organici
Terra: 4. Metabolismo
Ora immaginate, quando ora studiamo come in realtà sta la forma umana, e otteniamo la possibilità di tornare dalla forma umana allo zodiaco, cioè al mondo delle stelle fisse, allora possiamo dalla prospettiva umana formare una rappresentazione di quello che è configurato là fuori e che non dovrebbe essere indagato matematicamente o meccanicamente, ma dal fatto che si impara a comprendere la forma generale dell’uomo. Non si dovrebbe indagare il movimento planetario solo con il telescopio, dove si trovano solo i loro luoghi come se si dirigesse un telescopio su un occhio e sull’altro occhio dell’uomo e si cercasse l’angolo e in questo modo si cercasse la posizione e così via. Quello che esiste veramente lì, è qualcosa che è formato dall’interno verso l’esterno, cioè che corrisponde ai processi nel mondo planetario. Così che se comprendiamo gli effetti dei fluidi nell’uomo, comprendiamo gli effetti planetari. E se comprendiamo gli effetti degli organi umani, comprendiamo quello che accade nel mondo elementare. Se potessimo comprendere quello che accade in ogni istante nell’uomo, nel fatto che le pure sostanze terrestri vengono portate nel suo metabolismo, allora potremmo separare spazialmente quello che sono gli effetti terrestri, da tutti gli altri effetti extraterrestri.
Di questo allora domani ulteriormente.
Abbiamo visto come bisogna cercare un’armonia tra quello che accade dentro e con l’uomo, e quello che accade nel tutto cosmico extraumano. Vogliamo mostrarci brevemente di nuovo in che cosa la nostra considerazione di ieri è culminata. Abbiamo detto che l’uomo deve essere considerato innanzitutto secondo quattro punti di vista. Primo secondo il punto di vista delle forze plasmatrici che agiscono in lui, dunque quello che lo forma nella sua vera forma umana. Poi abbiamo considerato come secondo tutto quello che corrisponde al movimento interno dei fluidi, quei movimenti di cui uno è la circolazione sanguigna, il movimento linfatico e così via; cioè le forze di movimento interno. Sapete che le forze plasmatrici sono qualcosa che nel uomo adulto è venuto a riposo, ha assunto una forma fissa. Le forze di movimento sono in uno scorrimento continuo, in un flusso continuo. Come terzo dobbiamo considerare le forze organiche, e come quarto il vero metabolismo.
Forze plasmatrici
Forze di movimento interno
Forze organiche
Metabolismo
Ora si tratta del fatto che consideriamo innanzitutto tutto quello che ha a che fare con le forze plasmatrici. Devono essere quelle forze che nell’uomo agiscono fino alla periferia più estrema, fino ai confini della sua circonferenza. In modo che possiamo dire: se plasmando da tutti i lati la silhouette dell’uomo, cattureremo gli estremi della efficacia di queste forze, che lo costruiscono attivamente dall’interno intero dell’uomo.
Ora è facile intendere che queste forze che plasmano l’uomo devono avere qualcosa a che fare con altre forze, che stanno del tutto anche sulla periferia dell’uomo, che devono essere cercate sulla periferia dell’uomo. E queste sono le forze che agiscono nei sensi. I sensi dell’uomo giacciono sulla sua periferia. Sono differenziati, per così dire, solo sulla sua periferia. Ma ovunque tentiate di afferrare quello che agisce nei sensi, dovete cercarlo sulla periferia umana. Così possiamo dire, queste forze plasmatrici devono avere qualcosa a che fare con gli effetti sensoriali, nella misura in cui i sensi percepiscono. Forse ci intenderemo meglio se ci ricordiamo della parola, sulla quale Goethe, come dice, provenendo da un antico mistico, richiama l’attenzione:
«Non fosse l’occhio di natura solare, Il sole non potrebbe mai vederlo!»
Naturalmente, quell’effetto di luce che sempre sta intorno a noi, non può essere propriamente inteso, quando si dice che l’occhio è di natura solare, luminosa; poiché questo effetto di luce viene percepito dall’occhio solo quando l’occhio è finito. Questo effetto di luce, che viene percepito dall’occhio solo quando l’occhio è finito, non può essere, come è adesso, propriamente inteso, quando si dice che per questo l’occhio è stato costruito. Dobbiamo pensare l’effetto di luce sostanzialmente diversamente, quando pensiamo alla costruzione dell’occhio. Certo, si ottiene una certa rappresentazione di quello che sta alla base, quando si segue l’uomo nel tempo tra la morte e una nuova nascita. Poiché in questo tempo quello che l’uomo sperimenta consiste — in parte, naturalmente solo in parte — nel fatto che percepisce come gradualmente le forze nelle loro formazioni dalle vite precedenti vengono trasformate per la nuova vita, come il corpo degli arti viene trasformato nella forma della testa. Queste sono esperienze che sono altrettanto ricche come le esperienze che abbiamo qui, quando ad esempio sperimentiamo il germogliare delle piante in primavera, il morire delle piante in autunno e così via.
Quello che si costruisce nell’uomo tra la morte e una nuova nascita è una ricca somma di accadimenti, non è qualcosa che si afferra semplice come il pensiero astratto di esso. È una ricca somma di fatti. E tutto quello che accade in quel tempo tra la morte e una nuova nascita, per trasformare le forze di forma del corpo degli arti in forze di forma della testa per la prossima incarnazione, e che l’uomo vi partecipa, è straordinariamente vario. Lì l’uomo sperimenta qualcosa di simile come la formazione dell’occhio. Ma in effetti non lo sperimenta come l’ha sperimentato nel lungo periodo evolutivo che ha percorso negli stadi evolutivi che hanno preceduto la nostra Terra, nel periodo della Luna, del Sole e così via. Lì le forze del cielo stellato agivano diversamente sull’uomo. Questo cielo stellato era allora anche diversamente plasmato. Agivano diversamente sull’uomo che non agiscono adesso; ed è realmente importante farsi una rappresentazione di queste cose.
Se consideriamo le nostre percezioni odierne, che cosa sono in effetti? Le nostre percezioni odierne sono propriamente immagini che ci circondano. Dietro queste immagini giace naturalmente il mondo vero. Ma il mondo che oggi giace dietro alle immagini, era il mondo che effettivamente ci ha costruito, prima che venissimo alla visione delle immagini. Possiamo oggi con i nostri occhi percepire le immagini del mondo che ci circonda. Dietro a queste immagini del mondo giace quello che ha costruito i nostri occhi. E in quanto ciò, si può dire: Se non fosse stato attraverso le forze che giacciono dietro l’immagine del Sole, l’occhio costruito, l’occhio non potrebbe avere una percezione di questa immagine solare.
Quindi in questa misura questo detto deve essere modificato, poiché la percezione di luce odierna dà immagini, e quello che ha costruito per primo gli organi fino alla periferia dell’uomo, non sono le immagini, ma sono le realtà.
Così in modo che, mentre ci guardiamo intorno nel mondo, vediamo quello che ci ha costruito, cioè le nostre forze plasmatrici. Ma questi sono stati dritti in noi; quello che ha agito fuori di noi fino al corso terrestre, ora agisce in noi. Questo vogliamo tenere fisso per le considerazioni future.
E ora vogliamo connettere il primo e il quarto qui (Schema p.86). Vogliamo gettare uno sguardo al metabolismo. Questo metabolismo, è diventato anche per l’uomo già in un certo senso irregolare; ma ci sono anche cause naturali, dalle quali l’uomo ancora aderisce a un corso regolare di questo metabolismo. Sapete che l’uomo è in una certa misura disturbato, se in relazione al metabolismo non ottiene il suo diritto ritmico. L’uomo può allontanarsi da esso; ma tenta sempre di nuovo di tornare a un certo ritmo nel metabolismo, e sapete anche che questo essenzialmente appartiene alla salute dell’uomo. Questo ritmo nel metabolismo, è un ritmo che effettivamente abbraccia il giorno e la notte. Entro 24 ore si svolge il ritmo nel metabolismo. Dovete solo pensare che, quando avete fatto colazione, dopo 24 ore avete di nuovo fame per la colazione e così via. Tutto quello che è legato al metabolismo, è anche legato al corso giornaliero. Ora confrontate, come sta fissa la vostra periferia corporea, e come la vostra vita metabolica è un movimento. Potete dire: Non accadono cambiamenti nella vostra periferia corporea, mentre il vostro metabolismo in 24 ore si ripete sempre. Accade molto dentro il vostro organismo, ma la vostra periferia rimane immutata. Cercate dunque per voi l’immagine esterna per questo movimento interno del metabolismo in relazione all’esterno fisso della forma: vedete, là troviamo il corrispondente nel cielo esteriore, i cui singoli costellazioni si spostano appena, come poco si spostano i particolari della superficie del vostro corpo. Trovate che la costellazione dell’Ariete, l’Ariete, sempre ha una certa distanza dalla costellazione del Toro, come i vostri due occhi hanno una certa distanza l’uno dall’altro e non si spostano. Ma apparentemente questo cielo stellato si sposta, apparentemente gira attorno alla Terra. Ebbene, su questa apparenza è chiara l’umanità oggi: è davvero un’apparenza. L’umanità attribuisce una rotazione alla Terra su se stessa.
Ora si sono cercate diverse prove per questa rotazione della Terra su se stessa. In realtà solo dalla cinquantina del secolo scorso si ha diritto di parlare veramente di questa rotazione, dal momento che il cosiddetto esperimento del pendolo di Foucault ha realmente dato la rotazione della Terra su se stessa. Ma su questo non voglio entrare oggi. Questa rotazione è ben fondata. È qualcosa che si ripete in 24 ore. Nei confronti del cielo stellato fisso e rimanente è quello che ritrae il ciclo giornaliero del metabolismo umano nei confronti della forma esterna fissa della periferia dell’uomo. Così che, quando vedete bene le circostanze, troverete la più rigida prova per il movimento della Terra nei processi del metabolismo umano.
Vedete, ci sono nei tempi moderni varie cosiddette teorie relativistiche, che dicono, non si possa propriamente parlare di un movimento assoluto; perché se guardo fuori dal finestrino di un treno, potrei inizialmente credere che gli oggetti si muovono al di fuori, mentre il treno si muove avanti con me — ma non si possa assolutamente strettamente provare che non sia propriamente il mondo esterno che si muova nella direzione opposta. Ebbene, tutto questo discorso vale fondamentalmente poco, poiché quando una persona corre, e poi un’altra sta in distanza, e gli si avvicina, potrebbe dire: Sì, certo, è in fondo relativo, se dico che mi avvicino alla persona, o che la persona si avvicina a me. — All’occhio questo appare uguale. Tali considerazioni giacciono fondamentalmente anche dietro le teorie einsteiniane di relatività.
Ma si può ben provare il movimento in un certo modo rigorosamente. Cioè, la persona che rimane a riposo, non si stanca; ma quella che corre, si stanca. Attraverso processi interni si può provare l’assoluta realtà del movimento cioè. Non ci sono altre prove per l’assolutezza del movimento che i processi interni. Di conseguenza, si deve anche poter indicare processi interni, quando si parla dell’assolutezza di un movimento. E con la Terra si può parlare dell’assolutezza del movimento, perché attraverso la scienza dello spirito si capisce, corrisponde al movimento interno del metabolismo nel rapporto all’esterno della forma fissa dell’uomo. Quindi non dovremmo propriamente parlare così di come la Terra gira intorno al suo asse e così la movimento apparente del Sole viene a trovarsi, ma dovremmo riferire questo movimento della Terra all’intero cielo stellato, dovremmo effettivamente non parlare tanto di giorni solari, quanto di giorni stellari, che non coincidono; il giorno solare è più lungo del giorno stellare. Una correzione deve sempre essere apportata nelle formule quando si conta in giorni solari. Così si può parlare come di qualcosa derivabile dalla natura dell’uomo stesso stesso, che la Terra si muove intorno al suo asse. Poiché con questo movimento in rapporto al cielo stellato fisso è legato il movimento interno del metabolismo umano. Così possiamo dire: il rapporto del metabolismo nell’uomo alle sua forza plasmatrice è il rapporto della Terra al cielo dei fissstelle, che di solito rappresentiamo attraverso lo zodiaco, il quale per noi è il rappresentante del cielo dei fissstelle.
Se guardassimo allo zodiaco, lo forma per noi il rappresentante cosmico esteriore della nostra forma esterna (vedi Schema p.86). Se guardiamo alla Terra, essa forma il rappresentante del nostro metabolismo all’interno. E il rapporto di movimento tra i due è tale che l’uno corrisponde all’altro.
Ora è un po’ più difficile cercare il rapporto corrispondente tra il secondo e il terzo (vedi Schema). Ma possiamo farci la cosa comprensibile. Quando considerate quello che sono i movimenti, i movimenti interni dell’organismo umano, vi direte: lì c’è qualcosa nell’uomo che non è affatto così fisso come la sua periferia plasmata esterna. Lì c’è qualcosa in movimento. Ma con questo movimento è connesso qualcos’altro. Con questo movimento, che il sangue, che anche il fluido nervoso, la linfa e così via compiono — non abbiamo bisogno di enumerare singolarmente questi movimenti, sono di sette specie nell’uomo — con quello che là come movimento si compie, stanno gli organi singoli in connessione. I movimenti hanno nei loro flussi vascolari incassati gli organi singoli, e dobbiamo vedere negli effetti che fanno gli organi singoli, risultati dei movimenti. Ho nelle ultime volte spesso attentato sul come in effetti sta il cuore umano. La concezione materialistica del mondo, vi dissi, assume che il cuore umano sia una specie di pompa, che pompa il sangue in tutto il corpo. Non è così, ma il sangue è qualcosa interiormente in se stesso mobile, ha la sua vitalità, e il battito cardiaco non è la causa del flusso sanguigno, ma al contrario l’effetto, la conseguenza del flusso sanguigno. E così è con gli altri organi. Quello che gli organi esercitano come loro funzione, è incassato nei movimenti viventi.
Se cercassimo nel cosmo là fuori un equivalente, troveremmo un tale equivalente, se guardiamo da una parte ai movimenti planetari, specialmente se studiamo i movimenti planetari includendo i movimenti della Luna. Sapete come sono connessi con il corso della Luna — ne ho parlato spesso — i fenomeni di flusso e riflusso. Molti altri sono ancora connessi con il corso della Luna. Se si studiasse più da vicino le cose che accadono nella sfera terrestre in generale, allora si troverebbe che non solo per il fatto che sorge il Sole, appare la luce, ma si troverebbe anche che altri, persino effetti più materiali nella sfera terrestre sono connessi con il corso planetario. E quando una volta su questo terreno c’è uno studio vero e reale, allora si vedranno i fenomeni atmosferici in armonia con i movimenti dei pianeti. Si studieranno esattamente come gli effetti dei pianeti sull’aria, sull’acqua, sulla Terra, come si deve studiare all’interno dell’uomo gli effetti delle forze di movimento, che sono nella circolazione sanguigna, negli altri cicli, sugli organi. Si costaterà una certa interazione tra gli elementi e tra i movimenti dei pianeti e un rapporto corrispondente tra gli effetti organici e le forze di movimento interne. In modo che si avrà in effetti una corrispondenza simile come tra Terra e Fixsterne, tra gli elementi della Terra, dell’Acqua, dell’Aria, del Calore e i Pianeti, dove naturalmente contiamo il Sole tra i Pianeti.
Vedete, arriviamo così a certi rapporti tra quello che accade all’interno dell’organismo umano e quello che esiste esternamente nel macrocosmo. Ma non dovete fare altro che studiare come stanno questi effetti organici. Queste forze organiche, come sono costruite nell’uomo? Queste forze organiche sono costruite nell’uomo così che possiamo piuttosto vedere chiaramente, quando seguiamo la vita umana, finché gli organi vengono costruiti, che la costruzione delle forze organiche sta con il cambio di anno, come il metabolismo sta con il corso giornaliero. Il metabolismo è legato al corso giornaliero. Osservate il bambino, da concepimento fino a quando, come si dice bene, vede la luce del mondo; ma poi gli organi vengono ulteriormente costruiti, specialmente nei primi mesi, così che abbiamo in effetti — come abbiamo già detto — a che fare con un corso annuale. Poi abbiamo di nuovo un corso annuale, fino a quando appaiono i denti. Insomma, abbiamo un corso annuale nella costruzione degli organi. Ma questo corso annuale sta in un’armonia simile con le forze di movimento nell’uomo, come le condizioni atmosferiche annuali, le condizioni atmosferiche di primavera, estate, autunno, inverno stanno ai movimenti dei pianeti. Abbiamo lì decisamente a che fare con qualcosa che nell’uomo corrisponde di nuovo a certi rapporti nel macrocosmo. Queste cose non si possono studiare altrimenti che confrontando i dettagli con l’un l’altro. Vi posso solo per adesso puntare su certi rapporti, altrimenti, se studieremmo ogni singolo rapporto, avremmo bisogno di molto tempo. Ma troverete questa armonia, quanto più accuratamente entrate su certi rapporti nell’uomo, che stanno nella costruzione degli organi, finché gli organi si costruiscono; quando sono finiti, l’uomo si estrae appunto dalle forze. Se a questo guardate e lo vedete in connessione con le forze di movimento, troverete ovunque un rapporto analogo a quello che accade nelle metamorfosi atmosferiche annuali, nei loro rapporti con le forze di movimento dei pianeti. Solo che lì è necessario, che non si parta dal presupposto che il cuore sia una pompa, ma bisogna vedere il cuore in un certo senso come una creatura del movimento sanguigno. Bisogna mettere il cuore dentro il movimento sanguigno vivente. Proprio come bisogna mettere il movimento solare nel movimento planetario. La semplice osservazione imparziale dei rapporti intrauomani ci mostra che dobbiamo bene parlare di una rotazione della Terra intorno al suo asse (Tavola 11, sinistra), attraverso la quale il movimento apparente del cielo stellato viene causato — questo corrisponde al movimento del metabolismo in rapporto alla forma esterna umana — ma che, se comprendiamo l’interno umano, che sta in connessione con il macrocosmo, non possiamo parlare di una rotazione della Terra intorno al Sole nel corso annuale, perché quello che si muove verso il cuore non possiamo affatto considerarlo diversamente dai altri flussi di movimento nell’uomo. Perciò deve essere riconosciuto che non abbiamo a che fare con un movimento della Terra intorno al Sole in un’ellissi (destra), ma che abbiamo a che fare con un movimento della Terra nel corso annuale, che corrisponde però a un movimento del Sole. Cioè, che Terra e Sole si muovono insieme, non che una ruota intorno all’altra nel corso annuale. Solo perché si è guardato all’apparenza esterna, si è giunti a questa rotazione della Terra intorno al Sole nel corso annuale. In realtà si ha a che fare con un movimento dei due corpi celesti, che nello spazio in un certo rapporto insieme scorre (Tavola 12, sinistra).
Questo è qualcosa che per il futuro essenzialmente deve essere corretto nella cosiddetta visione del mondo copernicana. Ma si deve anche in un altro modo comprendere la connessione dell’uomo con la natura macrocosmica.
Quello che abbiamo nel movimento giornaliero del metabolismo, come accade dunque in effetti? Accade che una sola parte di esso è accompagnata dall’apparizione della nostra coscienza. Un’altra parte accade così che la nostra coscienza è esclusa, che siamo con il nostro Io e il nostro corpo astrale fuori dal corpo fisico e dal corpo eterico. Su questo bisogna assolutamente guardare. Dobbiamo essere consapevoli che qui l’uomo non attraversa entrambi in modo equivalente, quello che dallo svegliarsi all’addormentarsi e quello che dall’addormentarsi al svegliarsi viene attraversato. Osservate una volta come i due punti dell’addormentarsi e del svegliarsi si comportano l’uno verso l’altro. Arriverete a una visione del tutto univoca, se confrontate imparzialmente il svegliarsi e l’addormentarsi l’uno con l’altro. Nel momento in cui vi addormentate, siete in effetti, per così dire, nel punto zero del vostro essere. Quando dormi, c’è in effetti lo stato opposto dello stare sveglio là; non uno stato di riposo meramente, lo stato opposto dello stare sveglio è là. E quando vi svegliate, siete in effetti di nuovo per quanto riguarda la vostra vita nello stesso rapporto con voi e al mondo esterno, come all’addormentarsi; i momenti dell’addormentarsi e del svegliarsi sono del tutto corrispondenti l’uno all’altro; si differenziano in realtà solo per le direzioni. Al svegliarsi va dal sonno verso il veglia, all’addormentarsi dal veglia verso il sonno. Ma al di fuori di questi due direzioni, i due sono completamente uguali. Se volete dunque rappresentare attraverso una linea il movimento del metabolismo, non la potete rappresentare attraverso una linea retta o una linea circolare, perché non avrete lì il svegliarsi e l’addormentarsi. Dovete cercavi una linea che veramente ritrae il movimento del metabolismo e lì non c’è nessun’altra linea — potete pensare come volete — quando considerate il metabolismo, non c’è nessun’altra linea se non questo lemniscata (Tavola 12, mezzo). Lì avete il momento dell’svegliarsi e dell’addormentarsi, il una volta in questa direzione, l’altra volta in questa direzione, il una volta nella direzione di una freccia, l’altra volta nella direzione dell’altra freccia, ma soltanto mutuamente opposte direzioni, ma per il resto per quanto riguarda i rapporti di vita uguali. E potete allora veramente distinguere il ciclo del giorno e il ciclo della notte l’uno dall’altro.
Che cosa ne segue? Se abbiamo compreso che il movimento del metabolismo giornaliero corrisponde al movimento della Terra, non dobbiamo assegnare a un singolo punto un tale movimento, che si muova in un cerchio. Non dobbiamo fare, ma dobbiamo rappresentarci che questo movimento è un altro, che in effetti la Terra si sposta in un certo senso, così che, se consideriamo il vero movimento di questo punto, otteniamo una linea tale (la lemniscata viene tracciata sul globo, Tavola 12, destra). Non una semplice rotazione, ma un movimento complicato della Terra accade, così che ogni punto della sua superficie descrive tale lemniscata, che corrisponde allora al lemniscata, che dobbiamo tracciare come linea rappresentante il metabolismo.
Vedete da questo che non possiamo pensare la Terra in moto così che semplicemente assumiamo un asse e poi la facciamo girare attorno, ma dobbiamo pensare la Terra in un movimento più complicato, così che ogni punto, sul quale state, descrive in effetti tale lemniscata, così che possa essere il sottosuolo per il movimento del vostro metabolismo. È assolutamente necessario che si cerchi il corrispondente nei movimenti del mondo esterno per quello che accade all’interno dell’uomo. Perché solo dalle variazioni dell’interno dell’uomo si può studiare quello che al di fuori accade come movimento; così come non si può più discutere, se l’uomo è soltanto in un movimento relativo o in un vero movimento, quando deve muovere le gambe e si stanca. In un vero movimento non si può dire, forse il movimento è solo relativo, e forse l’altro uomo, al quale mi avvicino sempre, si avvicina a me. Lì non si può più parlare di teoria della relatività, quando il movimento interno mostra che l’uomo è in movimento. Perciò non potete anche provare con nulla i movimenti che accadono all’interno della Terra, se non attraverso i cambiamenti interni che accadono nello stesso uomo. I movimenti interni del metabolismo, ad esempio, sono l’immagine fedele di quello che la Terra compie come movimento nello spazio. E di nuovo, quello che appare come forze organizzanti nel corso di un anno, è quello che ritrae il movimento annuale, che la Terra compie insieme al Sole. Avremo ancora occasione di parlare di tali cose, di potere anche specializzare.
Vedete da questo che possiamo ben parlare di una rotazione giornaliera della Terra intorno al suo asse, che però non possiamo parlare di quello che si chiama comunemente la rotazione annuale della Terra intorno al Sole. Perché la Terra corre dietro al Sole, e entrambi compiono gli stessi giri.
Che non si dovrebbe parlare di un giramento della Terra intorno al Sole, questo emerge anche da molti altri fattori. Questo emerge già dal fatto che si è dovuto — come l’ho accennato una volta — semplicemente sopprimere uno dei principi di Copernico. La cosa sta così, che, se tenete conto solo del fatto che l’asse di rotazione rimane sempre parallelo attraverso l’inerzia, in realtà la Terra, quando gira intorno al Sole, dovrebbe mostrare, come durante il giramento quell’asse terrestre punti sempre verso altri stelle. Non lo fa. Se la Terra si girasse veramente intorno al Sole, allora l’asse terrestre non dovrebbe sempre puntare verso la Stella Polare, ma il punto, verso il quale punta, dovrebbe girarsi intorno alla Stella Polare. Non lo fa, ma l’asse punta sempre verso la Stella Polare. Proprio quella linea, che dovreste vedere, e che corrisponderebbe al procedere della Terra in rapporto al Sole, non la vedete. In una specie di linea a vite la Terra si muove dietro al Sole, si bora, per così dire, nello spazio cosmico.
Ma ho anche già accennato, che lì giace un certo movimento, che inizialmente viene espresso dal fatto che il punto di primavera, il punto dell’alba del Sole in primavera, si sposta, che in 25920 anni una volta fa tutto il giro intorno allo zodiaco. Questo corrisponde anche a un certo movimento. Che cos’è allora un tale movimento? Possiamo trovare per esso anche qualcosa nell’uomo? Sì, vedete, da quello che vi ho detto, potete fare una conclusione su questo movimento, cari amici. Deve essere un movimento che si riferisce al rapporto del Sole al cielo dei fissstelle, perché il Sole fa questo movimento in rapporto al cielo dei fissielle. Attraversa con rapporto al suo punto dell’alba in 25920 anni lo zodiaco. È un movimento, al quale deve corrispondere nell’interno dell’uomo qualcosa, che come rapporto sta tra le forze di movimento interne e le forze plasmatrici; ma deve avere una lunga durata. Il Sole si muove in qualche modo in rapporto al resto del cielo dei fissielle. Le forze di movimento interne umane devono cambiarsi in qualche modo, così che stiano diversamente a quello che sta sulla periferia dell’uomo.
Ora ricordate, di cui vi ho parlato come di qualcosa di notevole dalla vecchia Grecità. Lì vi ho parlato del fatto che i Greci per il giallo e il verde avevano la stessa parola, che in realtà non vedevano il blu nella maniera che lo vediamo, che in realtà, come gli stessi scrittori romani ci riportano, con quattro colori, ai quali non appartiene il blu, contavano e dipingevano: giallo, rosso, nero, bianco. Verso i colori vivaci guardavano. I Greci non vedevano il cielo così blu come noi. Lo vedevano solo in una specie di oscurità. Questo è qualcosa che con certezza si può dire; in particolare geisteswissenschaftlich si può con certezza stabilire. Sì, cari amici, questo è un cambiamento che è accaduto all’uomo dalla vecchia epoca greca. Se pensate al fatto che dalla vecchia epoca greca la costituzione dell’occhio umano si è cambiata così tanto, potete bene pensare ai altri cambiamenti nell’organismo umano, che si svolgono esternamente sulla periferia, per lunghi periodi. Questi cambiamenti si svolgono sulla periferia, devono naturalmente essere connessi con le forze di movimento interne, perché naturalmente la digestione o gli organi non possono produrlo. Così da questo vediamo che i cambiamenti che accadono alla periferia umana corrispondono a questo corso del punto di primavera del Sole nello zodiaco, quindi un periodo di tempo di 25920 anni. Lì il genere umano cambia. Non dobbiamo pensare affatto che dietro 25920 anni il genere umano fosse come è ora. Già da questi rapporti fisici è una cosa completamente assurda parlare di numeri per lo sviluppo dell’umanità, come fa la geologia odierna, perché possiamo soltanto includere nel periodo di tempo di 25920 anni il genere umano, e per questo appartiene ancora il futuro. Perché quando il Sole nel punto di primavera sarà ritornato, allora tali cambiamenti saranno accaduti con il genere umano intero, che non sarà più in alcun modo simile all’attuale forma. Vi ho parlato da altre fonti di conoscenza del futuro del genere umano e della sua età. Qui vedete come anche la considerazione vera dei rapporti fisici ci costringe a tali conoscenze.
Da tutto questo però vedete che quelle cose, che designiamo come i movimenti dei corpi celesti, non stanno così semplicemente, come l’astronomia odierna vorrebbe farsi credere, ma che lì entriamo in circostanze straordinariamente complicate, circostanze che solo dalla connessione dell’uomo con il macrocosmo veramente possono essere studiate. Potevo già accennarvi ai dettagli di questi movimenti; li conosceremo nel corso del tempo sempre di nuovo da altri fondamenti. Ma uno vedete: che l’uomo non scompare completamente in questa dipendenza dal macrocosmo! Vedete, con quello che giace molto fortemente nell’inconscio, con il suo metabolismo, l’uomo è in una certa misura, ma soltanto in una certa misura, legato al giro giornaliero della Terra intorno al suo asse; ma può sollevarsi da esso. Da dove viene questo? Viene dal fatto che l’uomo, come è adesso, come è costruito secondo forze di periferia, forze di movimento interne, forze organiche e metabolismo, è finito nella sua dipendenza dalle forze esterne e ora per così dire con la sua organizzazione finita può strapparsi da questo rapporto. Proprio come abbiamo un’immagine nel nostro dormire e veglia del giorno e della notte, ma non dobbiamo attenerci al giorno e alla notte — abbiamo il ritmo interno del giorno e della notte, ci atteniamo però non sempre al ritmo esterno di giorno e notte — così pure l’uomo si strappa nel resto della sua vita dal ritmo del macrocosmo. Su questo riposa la possibilità della libertà umana. Non lo sviluppo umano attuale è connesso al macrocosmo, ma il suo sviluppo passato è connesso al macrocosmo, e quello che l’uomo ora sperimenta è in fondo un’immagine della sua adattamento passato al macrocosmo. Così viviamo in immagini del nostro passato. Ma entro immagini possiamo sviluppare la libertà ed è data la morale ordine del mondo separato dalla necessità naturale. Proprio quando si comprende più chiaramente come l’uomo è connesso al macrocosmo, allora si capisce come la libertà dell’uomo è possibile.
Potete anche mettere alla base il seguente. Vedete, nell’uomo è chiaro che il suo metabolismo sta ancora in una certa relazione al ritmo della vita quotidiana. Le forze plasmatrici sono diventate fisse. Prendete al posto dell’uomo l’animalità, così troverete nell’animalità una molto più grande dipendenza dal macrocosmo che nell’uomo. L’uomo da questa dipendenza è già cresciuto. Un’antica saggezza per questo ha parlato non di «cerchio umano», bensì di «cerchio animale». Le forze plasmatrici animali, che appaiono negli animali in molte forme, appaiono nell’uomo essenzialmente in una forma per l’intero genere umano. Ma sono le forze dell’animalità. E in quanto arriviamo oltre a esse all’uomo, dobbiamo andare oltre il cerchio animale. Al di là del cerchio animale giace quello di cui dipendiamo come uomo in una misura superiore che da tutto quello che sta dentro il cerchio animale, cioè dentro il cielo dei fissielle. È l’essenziale di quello che corrisponde al nostro Io.
Con il nostro corpo astrale — l’ha anche l’animale — stiamo dentro in una dipendenza dal macrocosmo. Lì tutto è plasmato ancora nel corpo astrale, come lo vogliono le stelle. Con il nostro Io stiamo al di là del mondo stellare, al di là del cerchio animale.
Lì abbiamo il pezzo, attraverso il quale ci siamo liberati. Dentro il cerchio animale non possiamo peccare, così poco come l’animale può peccare. Ma iniziamo a peccare, quando portiamo il nostro comportamento al di là del cerchio animale. E possiamo. Se compiamo quello che ci libera della formazione del mondo, allora ci mettiamo in una relazione a quello che sta al di là del cerchio animale, al di là del cielo delle stelle fisse. Questo è il contenuto essenziale del nostro Io umano.
Vedete, quando misuriamo il mondo, nella misura in cui ci sta come una cosa visibile e temporale, quando misuriamo tutto quello che nello spazio è esteso fino alle stelle fisse più estreme e quello che accade nei movimenti in tempo in questo cielo delle stelle fisse e mondo planetario, e tutto questo nella sua relazione all’uomo comprendiamo: nell’uomo si compie ancora qualcosa, che al di fuori di questo spazio e di questo tempo accade, che là sta, al di fuori di quello che ancora nel corpo astrale accade. Lì, al di fuori di questo non giace alcuna necessità naturale, lì giace soltanto quello che è connesso con la nostra natura morale, con le nostre azioni morali. Dentro il cielo dei fissielle non possiamo sviluppare il nostro mondo morale, ma nel momento in cui lo sviluppiamo, lo descriviamo dentro il macrocosmo al di là del cerchio animale. Tutto quello che agiamo, rimane come effetto nel mondo. Quello che in noi accade, dalla nostra forza plasmatrice fino dentro nel metabolismo, è il risultato del passato. Ma il passato non pregiudica nel tutto cosmico tutto il futuro, non quel futuro che procede dall’uomo nelle sue azioni morali.
Teniamo questo punto fisso. Vi posso in queste esposizioni, per così dire, solo condurre di gradino in gradino. Teniamo fisso quello che abbiamo discusso oggi; vogliamo allora illuminare ancora la cosa da altri lati.
Le ultime considerazioni qui svolte erano dedicate a un cammino che, percorso convenientemente, conduce a conquistare una visione riguardante il nostro universo e la sua organizzazione. Avete visto come questo cammino renda necessario ricercare continuamente l’accordo tra ciò che accade nell’uomo stesso e ciò che accade nel grande universo. Dovrò articolare le considerazioni seguenti domani e dopodomani in modo tale che anche i nostri amici venuti da fuori per l’Assemblea generale possano trarrequalcosa da queste cose. Perciò domani dovrò ripetere brevemente qualcosa di quanto è stato detto — l’essenziale — per poi collegare a esso altre considerazioni. Oggi però voglio inserire nel corso delle nostre meditazioni qualcosa che possa essere particolarmente idoneo a indicare con maggiore precisione il vero cammino per conoscere l’universo.
Se esaminate la mia Scienza occulta, vedrete che in questa esposizione schematica dello sviluppo dell’universo a noi noto — così come è presentata in questa Scienza occulta — dappertutto è mantenuto il riferimento all’uomo. Se partite dallo sviluppo di Saturno, per poi procedere fino al nostro sviluppo terrestre passando attraverso gli sviluppi del Sole e della Luna, sapete bene che questo sviluppo di Saturno si caratterizza, è caratterizzato proprio dal fatto che attraverso questo sviluppo saturniano è stato creato il primo fondamento per la sensorialità umana. E così prosegue. Dappertutto gli stati dell’universo sono seguiti in modo tale che, contemporaneamente, si segue anche lo sviluppo dell’uomo. L’uomo non è pensato come stante nell’universo nel modo in cui la scienza naturale esteriore contemporanea lo concepisce — cioè considerando l’universo da un lato e l’uomo dall’altro, come due esseri che non si appartengono molto — bensì entrambi sono pensati l’uno dentro l’altro, sono seguiti insieme nel loro sviluppo. Questo deve assolutamente essere tenuto in considerazione quando si parla di ciò che attualmente sono proprietà, forze, movimenti e così via dell’universo. Non si può considerare l’universo in senso copernicano-galileiano come puramente astratto nello spazio da un lato, e dall’altro collocare accanto l’uomo, bensì si devono lasciar fluire insieme entrambi durante la considerazione.
Ma ciò è possibile solo quando prima si è conquistata una giusta rappresentazione dell’uomo stesso. Vi ho già fatto notare come la contemporanea concezione scientifica naturale sia poco adatta a fornire chiarimenti proprio riguardante l’uomo stesso. Che cosa fa essa dunque proprio là dove, partendo dalle sue attuali premesse, è più grande — questa scienza naturale? Osservatela pure. Presenta in modo grandioso come l’uomo si sia sviluppato fisicamente, pian piano, a partire da altre forme. Segue nte il tempo embrionale queste forme vengono ripercorse ancora una volta, in una breve ricapitolazione. Cioè, considera l’uomo come il più elevato tra gli animali. Considera l’animalità, e poi assembla l’uomo da tutto ciò che ha trovato nell’animalità. Cioè, considera tutto l’extra-umano, per poi dire per così dire: Ecco, qui la conclusione, qui l’extra-umano finisce, qui giunge presso l’uomo. — L’uomo stesso non viene considerato come tale. Questo è ciò che alla contemporanea scienza naturale non conviene: considerare l’uomo come tale, e perciò essa non conquista nessuna visione della realtà umana.
Vedete, vorrei iniziare da qualcosa che ieri ho sviluppato in un luogo completamente diverso e in un contesto completamente diverso davanti a un altro pubblico, ma che può anche illuminare qui nel nostro attuale contesto. Sarebbe veramente molto necessario oggi che le persone che vogliono essere competenti in questo ambito ricorressero alla concezione scientifica naturale di Goethe, in particolare alla considerazione della sua teoria dei colori. In questa teoria dei colori è stato intrapreso un pletamente diverso di considerazione scientifica naturale, diverso da quello cui siamo oggi abituati. Già all’inizio si parla dei cosiddetti colori soggettivi, dei colori fisiologici, e vi viene esaminato con grande cura come l’occhio umano, come un vivente, abbia esperienze dalla circostante realtà, come queste esperienze non durino affatto semplicemente solo finché l’occhio è esposto al mondo esteriore, bensì come ci sia un persistere. Voi conoscete tutti il fenomeno più semplice in questo ambito: guardate una superficie delimitata, diciamo per esempio rossa (Tavola 13, rombo a sinistra, fiore di pesco), poi distogliete velocemente l’occhio e guardate una superficie bianca: vedete il rosso nella sua successione verde. Cioè, l’occhio rimane ancora in un certo senso sotto l’impressione di ciò che ha esperito. Ora, non vogliamo esaminare i motivi per cui appaia proprio una successione verde, bensì vogliamo solo attenerci al fatto più generale che l’occhio successivamente fa ancora risuonare l’esperienza.
Abbiamo dunque a che fare con un’esperienza sulla periferia del nostro corpo umano. L’occhio si trova sulla periferia del corpo umano. Troviamo, quando guardiamo all’esperienza dell’occhio, che per un certo tempo limitato l’occhio lascia ancora risuonare questa esperienza. Poi l’esperienza si è completamente estinta. Allora l’occhio, non influenzato da ciò che ha esperito, può rivolgersi ad altre esperienze. Consideriamo ora, in modo puramente empirico, un fenomeno che non è legato a un singolo organo localizzato del nostro organismo, bensì all’intero uomo, e noi non potremo negare, se ci abbandoniamo all’osservazione imparziale, come appunto già prima di questa osservazione questa esperienza sia imparentata con l’esperienza sull’occhio localizzato. Vi esponete a un fenomeno, a un’esperienza; vi esponete come intero uomo a questa esperienza. Nel momento in cui vi esponete come intero uomo a questa esperienza, l’assorbite, così come l’occhio assorbe l’esperienza del colore, di fronte al quale è esposto. E ora potete esperire come ancora dopo mesi, dopo anni, l’esperienza successiva, l’immagine successiva, nella forma dell’immagine di memoria esce da voi. È tutto il fenomeno qualcosa di diverso, ma non potrete non riconoscere l’apparentamento dell’immagine di memoria con un’immagine successiva dell’esperienza, che l’occhio ha per breve tempo, limitato.
Così le domande sono poste agli uomini in modo corretto, e l’uomo può conoscere qualcosa del mondo solo quando impara a fare domande in modo corretto. Domandiamoci una volta: come si collegano questi due fenomeni, l’immagine successiva dell’occhio e l’immagine di memoria di una determinata esperienza, che — vogliamo lasciarla completamente indeterminata da dove — sorge da voi? — Vedete, quando si pongono tali domande e si cerca una risposta appropriata, subito l’intera metodologia della contemporanea considerazione scientifica naturale viene meno. Viene meno per il motivo che questa considerazione ne ignora uno: essa non conosce il significato universale della metamorfosi. L’intero significato universale della metamorfosi, questo la contemporanea scienza naturale non lo conosce. Questa metamorfosi è qualcosa che nell’uomo non si conclude in un’unica vita, qualcosa che nell’uomo si conclude solo in vite terrene successive.
Sapete, innanzitutto distinguiamo — per poter conquistare una visione riguardante l’intero uomo — se facciamo astrazione dalla tripartizione e consideriamo solo due articolazioni, che uniamo la seconda e la terza insieme — distinguiamo innanzitutto l’organizzazione della testa umana e il resto dell’uomo. Dobbiamo, se vogliamo studiare l’organizzazione della testa umana, poter comprendere come questa organizzazione della testa si colleghi con l’intero sviluppo dell’uomo. È una metamorfosi posteriore, è la trasformazione dell’intero resto dell’uomo riguardante le sue forze. Quello che voi siete, nel momento in cui vi pensate senza testa — naturalmente con tutto ciò che dalla testa appartiene al resto dell’organismo e appariene veramente alla testa — quello che siete altrimenti, naturalmente l’intendete dapprima sostanzialmente. Ma questa sostanza non viene in considerazione, bensì il nesso di forze di questa sostanza si metamorfosizza nell’universo tra la morte e una nuova nascita e diviene nel prossimo vivere terrestre organizzazione della testa. Cioè, quello che ora portate in voi nel vostro uomo al di fuori della testa, è una metamorfosi anteriore dell’organizzazione della testa posteriore. Se però volete comprendere come questa metamorfosi si colleghi, allora dovete considerare quanto segue.
Prendete una volta un organo qualsiasi — fegato o rene — del vostro resto dell’uomo e confrontatelo con la vostra organizzazione della testa, allora troverete una differenza sostanziale, significativa. Troverete precisamente la differenza che tutta l’attività degli organi del vostro uomo al di fuori della testa è diretta verso l’interno. Se per esempio prendete l’organo renale, allora tutta l’attività è diretta verso l’interno della cavità corporea. Lì è diretta l’attività del sistema renale. E questa attività è perfino calcolata sull’escrezione. Se confrontate questo organo con un organo qualsiasi che sia appunto caratteristico per il capo, per la testa dell’uomo, potete prendere l’occhio. Questo è costruito esattamente in modo opposto, è completamente rivolto verso l’esterno. E ciò che ha come relazione biunivoca verso l’esterno, lo cede verso l’interno dell’uomo, verso la comprensione, verso l’intelletto. Avete in un organo della testa la controparte polare esatta di un organo del resto dell’uomo. Il resto dell’uomo ha i suoi organi completamente rivolti verso l’interno dell’organizzazione dell’organismo. La testa ha i suoi organi essenziali aperti verso l’esterno. Perciò posso tracciare schematicamente quanto segue (Tavola 13, in alto):
Supponiamo che una fosse una metamorfosi, l’altra fosse l’altra metamorfosi, che qui viene in considerazione, allora dovete immaginarvi: prima vita, seconda vita; nel mezzo c’è allora la vita tra la morte e una nuova nascita. Abbiamo un organo interno. Questo organo interno è aperto verso l’interno. Nel momento in cui la metamorfosi è attiva tra la morte e una nuova nascita, si rivolta completamente la posizione intera e tutto ciò che è legato a questo organo. L’organo viene aperto verso l’esterno. È quindi così, come se quello che qui svolge la sua attività verso l’interno, nella prossima incarnazione svolga la sua attività verso l’esterno. Dovete quindi immaginarvi che qualcosa sia accaduto tra le due incarnazioni, qualcosa che si può paragonare solo al fatto che voi vi immaginate di avere un guanto, che vi mettete in mano; e ora lo prendete e lo girate in modo tale che quello che aderisce alla mano viene fuori, e quello che prima era verso l’esterno, verso l’aria, viene dentro. Cioè, la metamorfosi non si è svolta solo in modo tale che quello che lì sono gli altri organi si sia per così dire solo trasformato, no, si è anche rovesciato. L’interno, quello volto verso l’interno è diventato esterno, quello volto verso l’esterno. Così che possiamo dire: Gli organi — parlerò ora del corpo e della testa come opposizione — gli organi del corpo si metamorfosizzano nel momento in cui si rovesciano. Quindi i nostri occhi sarebbero stati nella nostra incarnazione precedente qualcosa nel nostro ventre, se posso usare l’espressione così. Ciò si è rovesciato nelle sue forze ed è diventato occhi, e hanno acquisito la capacità di produrre immagini successive. Questa capacità di produrre immagini successive nel mondo esteriore, da dove deve venire? Da dove viene questa capacità di produrre immagini successive?
Ora, consideriamo una volta gli occhi, il compito dell’attività vitale dell’occhio, consideriamolo in modo completamente imparziale. Le immagini successive ci provano solo che l’occhio è qualcosa di vivente, le immagini successive ci provano solo che l’occhio mantiene un poco l’attività. Perché l’occhio mantiene un poco l’attività? Iniziamo da qualcosa di più semplice. Supponiamo che voi tocchiate la seta. Se tocco la seta, mi rimane nell’organo, nell’organo del tatto un’aftereffect della levigatezza della seta. Se vengo di nuovo a contatto con la seta, riconosco di nuovo la seta da quello che ha prodotto in me. Così è anche con l’occhio. L’immagine successiva ha a che fare col riconoscere. La vivacità interna che qui viene in considerazione, affinché sorga l’immagine successiva, ha a che fare col riconoscere. Ma là fuori, quando si tratta di riconoscimento, le cose rimangono. Rimangono là fuori. Se ora vedo qualcuno di voi e l’incontro di nuovo domani e lo riconosco di nuovo, là egli sta in carne e ossa.
Confrontiamo questo ora con quello da cui l’occhio come metamorfosi si è sviluppato riguardante l’attività. Guardiamo l’organo nel nostro organismo interno, da cui si è sviluppato l’occhio. Lì deve in un certo modo essere predisposto quello che appare come la capacità del produrre immagini successive, come la vivacità dell’occhio, solo che deve essere rivolto verso l’interno. Lì deve anche avere a che fare col riconoscimento. Ma riconoscere un’esperienza significa ricordarsi di essa. Cercate dunque la metamorfosi originale per l’attività dell’occhio in una vita anteriore, allora dovete domandarvi dell’attività dell’organo che agisce per il ricordo. Queste cose naturalmente non si possono esprimere così convenientemente e semplicemente come si ama fare oggi; ma esse si lasciano comunque indicare secondo il cammino. E se seguite il cammino, allora troverete: tutti i nostri organi dei sensi, che sono rivolti verso l’esterno, hanno le loro controparte negli organi interni. E questi organi interni sono contemporaneamente gli organi della memoria. Con l’occhio vedete quello che nel vivere esteriore torna; con quello che nel vostro corpo corrisponde alla precedente metamorfosi dell’occhio, voi vi ricordate delle immagini che vi trasmette l’occhio. Con l’orecchio udite i suoni; con quello che nel vostro corpo corrisponde all’orecchio, voi vi ricordate dei suoni. E così l’intero uomo, nel momento in cui apre verso l’interno i suoi organi, diviene organo di memoria. L’intero uomo è organo di memoria. E ci opponiamo alla vita esteriore, riceviamo questa vita esteriore. La scienza naturale materialistica dice che noi assorbiano per esempio immagini oculari; i loro effetti si trasferiscono al nervo ottico. Con ciò è finita. L’intero resto dell’organismo è la quinta ruota del carro per il processo di conoscenza. Ma questo non è vero. Quello che noi percepiamo passa nell’intero resto dell’organismo, e i nervi non hanno proprio niente a che fare direttamente con il ricordo, bensì gli altri organi, gli organi che aprono la loro attività verso l’interno. L’intero uomo è uno strumento di memoria, solo specializzato secondo i diversi organi. Il materialismo sperimenta la tragedia spaventosa — vi ho già fatto notare questo — che non può proprio riconoscere il materiale, perché rimane bloccato nelle astrazioni. E il materialismo diventa sempre più astratto, cioè filtrato, spirituale, e non può penetrare nell’essenza dei fenomeni materiali. Non comprende la spiritualità dei fenomeni materiali. Per esempio, non comprende che con la nostra memoria i nostri organi interni del corpo hanno molto più a che fare che il cervello, che prepara solo le rappresentazioni affinché vengano assorbite dagli altri organi corporei. Da questo punto di vista la nostra scienza — che cos’è dunque in realtà? — è il proseguimento dell’ascesi, il proseguimento dell’asceticismo unilaterale. In che consiste questo asceticismo unilaterale? In ciò, che non si vuole comprendere il mondo materiale nella sua spiritualità, bensì lo si vuole disprezzare, superare, non averne niente a che fare. La nostra scienza ha imparato dall’ascesi che non comprende più niente del mondo; che si immagina che gli occhi e gli altri organi dei sensi assorbano le percezioni, le trasferiscano al sistema nervoso e poi a qualcosa che si lascia indeterminato. No, allora questo passa nell’intero resto dell’organismo. Lì sorgono innanzitutto i ricordi dal ritorno-risuonare degli organi.
Questo si sapeva bene in tempi in cui una falsa ascesi non aveva pesato sulle concezioni umane. Perciò gli antichi, quando per esempio parlavano di «ipocondria», non parlavano come spesso l’uomo moderno o addirittura lo psicanalista, cioè che l’ipocondria sia soltanto qualcosa di psichico, che affonda le radici nell’anima. No, ipocondria significa cartilaginosità del ventre inferiore. Gli antichi sapevano bene che quello che è ipocondria ha il suo fondamento in un irrigidimento, in un indurimento del sistema addominale. E la lingua inglese, che ancora si trova in una fase che rappresenta di fronte alle altre lingue europee un livello meno avanzato, ha ancora in sé un ricordo di questo nesso tra il materiale e lo spirituale. Vi ricordo solo di uno. Si chiama in inglese qualcosa di psichico «spleen», ma non è soltanto psichico. La milza si chiama anche «spleen». E lo «spleen» ha molto a che fare con la milza. Questo non è infatti qualcosa che si debba spiegare solo dal sistema nervoso, bensì qualcosa che si debba spiegare dalla milza. E così si potrebbe trovare molte cose. Il genio della lingua ha conservato molte cose, e sebbene le parole siano state trasformate alquanto per l’uso psichico, indicano comunque ciò che come concezione originaria dell’umanità ha funzionato bene.
Vedete dunque il mondo, lo percepite come intero uomo, e nel momento in cui lo percepite come intero uomo, esso agisce sui vostri organi. Questi organi si adattano alle esperienze, al tipo di esperienza. Alla clinica, quando si pratica l’anatomia, fegato è fegato; fegato di un cinquantenne, fegato di un venticinquenne, fegato di un musicista è fegato; fegato di uno che della musica ne capisce quanto il bue della domenica, dopo aver mangiato fieno tutta la settimana, è anche fegato. Ma il significativo consiste in ciò, che c’è una differenza considerevole tra il fegato di un musicista e il fegato di un non-musicista, perché il fegato ha moltissimo a che fare con quello che ri-risuona nell’uomo dalle rappresentazioni musicali. Sì, non serve a nulla, nella conoscenza ascetica, considerare il fegato come un organo insignificante. Questo fegato, che sembra un organo così insignificante, è la sede di tutto quello che vive nella bella sequenza delle melodie, e il fegato ha moltissimo a che fare con l’ascolto di una sinfonia. Solo che naturalmente si deve essere chiari che questo fegato ha anche un organo eterico e che questo soprattutto ha a che fare con ciò. Ma il fegato fisico esteriore è appunto per così dire l’essudato del fegato eterico ed è conformato come è conformato questo fegato eterico. Sì, voi vi preparate così gli organi, e se voi foste completamente abbandonati a voi stessi, e nella misura in cui siete abbandonati a voi stessi, sarebbe esattamente il vostro apparato sensoriale nella prossima incarnazione un’immagine delle vostre esperienze di fronte al circostante. Lo è in un certo rapporto, solo non lo è esclusivamente, perché ci vengono in aiuto nella vita tra la morte e la nuova nascita esseri delle gerarchie superiori, i quali fanno sì che non sempre tutte quelle scortesie che commettiamo nei confronti dei nostri organi debbano anche essere portate da noi come destino. Ci viene dato aiuto tra morte e nuova nascita. Non siamo riguardante questa parte della nostra organizzazione affatto soli con noi stessi.
Ma vedete da ciò che un siffatto nesso esiste tra l’intero resto dell’uomo e i suoi organi e la sua organizzazione della testa. Il corpo diviene testa, e la testa la perdiamo riguardante la sua formazione di forze con la morte. Perciò è anche essenzialmente ossea nella sua forma e si conserva più a lungo del resto dell’organismo qui sulla terra. Questo è solo il segno esteriore del fatto che la perdiamo per la nostra incarnazione seguente, per tutto quello che dobbiamo attraversare tra la morte e una nuova nascita.
Queste cose erano certamente sentite dalla saggezza atavistica antica, e venivano sentite anche quando si cercava quel grande nesso dell’uomo con il macrocosmo, che si esprimeva nelle antiche descrizioni dei movimenti celesti. Il genio della lingua ha conservato anche in questo rapporto molte cose. Vedete, l’uomo — ve l’ho esposto l’ultima volta — compie interiormente il ciclo del giorno. Voi rivendicate il diritto di fare colazione ogni giorno, non solo la domenica. Voi rivendicate il diritto di mangiare a pranzo ogni giorno e di mangiare cena, non solo che voi facciate colazione la domenica, pranzo il mercoledì e cena il sabato; non fate così. Voi siete soggetti riguardante quello che è metabolismo con il mondo esteriore, al ciclo del giorno. L’uomo compie interiormente questo ciclo del giorno. Questo ciclo del giorno dell’interno corrisponde nell’uomo al ciclo del giorno della terra intorno al suo asse. Cose siffatte venivano sentite come viventi nella saggezza originaria. Là l’uomo sapeva che non era separato dalla terra, che partecipava a quello che fa la terra. E sapeva anche indicare quello che lì partecipava. Chi ha sensibilità per le antiche opere d’arte, sebbene nelle opere d’arte conservate abbiamo molto poca opportunità di osservare ancora queste cose, può lui stesso dalle antiche opere d’arte sentire ancora come c’era un vivente sentimento presso gli antichi del nesso del microcosmo, dell’uomo, con il macrocosmo, dalla posizione di certe figure, dall’inizio del movimento di certe figure e così via; in essi sono per lo più imitate i movimenti cosmici. Ma in qualcos’altro risiede ancora di più.
Vedete, presso tutti o presso la maggior parte dei popoli trovate la settimana opposta al giorno. Avete da un lato, se posso dire così, il ciclo del metabolismo, che si esprime nel fatto che dovete mangiare ogni giorno alle stesse ore. Ma l’uomo non è mai stato così da calcolare solo secondo questo ciclo del metabolismo. Ha aggiunto al ciclo del giorno il ciclo della settimana. Ha distinto in primo luogo sole, sorgere e tramontare, corrispondentemente al ciclo del giorno; ma ha aggiunto: domenica, lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato — un periodo di tempo sette volte più lungo. Poi è tornato di nuovo alla domenica. Per così dire dopo 7 cicli torniamo di nuovo (Tavola 14, a sinistra). Questo è sentito nell’opposizione tra giorno e settimana. Ma con questa opposizione tra giorno e settimana l’uomo voleva esprimere ancora molto di più. Voleva esprimere: il ciclo del giorno è collegato al sole, al circolo solare. Lo chiamiamo oggi apparente; per ora questo non ci riguarda.
Ora abbiamo un periodo di tempo sette volte più grande, che ritorna di nuovo al sole, ma che racchiude in sé tutti i pianeti, sole, luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere e Saturno. Il circolo della settimana racchiude in sé tutti i pianeti. Con ciò si doveva dire: abbiamo un ciclo che corrisponde al giorno, un altro ciclo che corrisponde a un periodo di tempo sette volte più grande, e che racchiude in sé i pianeti. Si doveva indicare: non solo la terra ruota intorno al suo asse, o il sole gira intorno, bensì l’intero sistema ha anche in sé un movimento. Questo movimento potrebbe ancora essere visto in molte altre cose. Prendete il ciclo annuale, così ricevete nell’anno, come sapete, 52 settimane. Questo è approssimativamente il settimo della quantità numerica, dei giorni nel ciclo annuale. Cioè, le settimane, dal punto iniziale annuale al punto finale annuale, richiedono di pensare che quello che avviene dalle settimane, avviene a una velocità diversa da quello che avviene dal ciclo giornaliero.
Da dove veniva dunque il sentimento, una volta di calcolare con un ciclo giornaliero, un’altra volta di calcolare con un ciclo settimanale? Da dove veniva questo sentimento? Veniva dal sentimento dell’opposizione tra lo sviluppo della testa umana e lo sviluppo dell’intero resto dell’uomo. Lo sviluppo della testa umana, lo vediamo rappresentato in qualcosa, su cui vi ho anche già fatto notare, lo vediamo rappresentato in quello che nella testa si forma approssimativamente in un ciclo annuale: nella formazione dei denti, della prima formazione dei denti, della formazione dei denti da latte.
Se considerate il cambio dei denti, esso interviene dopo un periodo di tempo sette volte più grande, intorno al 7° anno di vita. Si può dire: come il singolo ciclo annuale si comporta riguardante la formazione dei denti, rispetto al ciclo nello sviluppo umano che agisce fino al cambio dei denti, così il giorno si comporta rispetto alla settimana. Questo è stato sentito. E è stato sentito perché si sentiva esattamente l’altro: la formazione dei denti, nella misura in cui i denti da latte sorgono, è principalmente un risultato dell’ereditarietà. Voi avete solo da osservare l’embrione, come si sviluppa veramente dalla formazione della testa e poi aggiunge il resto, così capirete anche che il sentimento degli antichi era esatto, di riportare la formazione dei denti da latte più alla testa, la successiva formazione dei denti più all’intero organismo umano. Questo è un risultato che certamente oggi si presenta di nuovo, quando consideriamo la cosa in modo appropriato. I denti da latte sono legati alle forze della testa umana. Gli altri denti sono legati alle forze che dal resto dell’organismo si spingono nella testa.
Con ciò però avete indicato in un caso particolare un importante contrasto della testa e dell’intero resto dell’organismo umano. Questo contrasto è innanzitutto temporale. Quello che accade nella testa umana, accade sette volte più velocemente di quello che accade nel resto dell’organismo umano. Traduciamoci ciò in un linguaggio ragionevole — l’abbiamo appena espresso in un linguaggio reale —, ora traduciamoci ciò in un linguaggio ragionevole. Immaginate che mangiate oggi, che abbiate mangiato oggi i corrispondenti pasti, mangiato ordinatamente. Ma quello che voi avete mangiato — il vostro organismo richiede che lo ripetiate domani. Ma la vostra testa mantiene un ritmo diverso. La testa deve aspettare 7 giorni, finché quello che oggi è stato assorbito dal vostro resto dell’organismo sia pronto per essere elaborato dalla testa. Se domani è domenica e mangiate, allora la vostra testa deve aspettare fino alla domenica seguente per avere i frutti di questo mangiare. Lì, dopo un periodo di 7 giorni, avviene una ripetizione di quello che avete compiuto 7 giorni prima nel vostro organismo. Questo lo si sentiva e lo si esprimeva per così dire dicendo: per una settimana si ha bisogno, finché il fisico-corporeo diventi spirituale-psichico.
Vedete, la metamorfosi consiste anche in ciò, che quello che richiede un tempo sette volte più lungo, nella velocità semplice viene ripetuto, quando la prossima vita segue a questa vita. Abbiamo dunque a che fare con una metamorfosi spaziale in quanto il nostro intero resto dell’organismo, il nostro corpo, non solo si trasforma, bensì si rovescia; e abbiamo a che fare con una metamorfosi temporale, in quanto la nostra organizzazione della testa è rimasta indietro di 7.
È proprio il vero che questa organizzazione umana non è così semplice come la si vorrebbe nel senso della contemporanea comoda scienza.
Bisogna veramente permettersi di pensare questa organizzazione dell’umanità in modo più complicato. E se non si studia l’uomo, allora non si può neanche studiare quali movimenti dell’universo l’uomo condivide. Perciò i movimenti dell’universo descritti dall’inizio dei tempi moderni sono appunto astrazioni, descritti con l’esclusione della conoscenza umana.
Questa è la riforma che soprattutto all’astronomia incombe, che di nuovo l’uomo debba essere incluso, nel momento in cui si studiano i movimenti dell’universo. Naturalmente con ciò gli studi diventano alquanto più difficili di quanto altrimenti non siano.
Vedete, Goethe da una grandiosa intuizione ha sentito la metamorfosi della volta cranica umana dalla colonna vertebrale, dagli ossi vertebrali della colonna vertebrale, quando trovò una volta al cimitero ebraico di Venezia un bellissimo cranio di pecora spaccato. Era caduto in modo così bello nei suoi singoli pezzi che Goethe poté studiare su questo cranio di pecora la trasformazione degli ossi vertebrali della colonna vertebrale in ossi della volta cranica. Goethe ha poi seguito ciò in dettaglio. La scienza si è anche occupata di questa cosa in un certo modo. Trovate osservazioni interessanti che l’anatomico comparato Carl Gegenbaur ha fatto su ciò, e ipotesi che ha avanzato — cose molto belle; ma veramente Gegenbaur poteva fare difficoltà solo all’intuizione goethiana. Non trova che si possa indicare il corretto parallelismo degli ossi vertebrali della colonna vertebrale con le singole formazioni alla volta cranica.
Sì, vedete, perché ciò? Perché le persone non pensano al rovesciamento, perché non si deve pensare solo a una trasformazione, bensì a un rovesciamento; perciò solo approssimativamente una combinazione di ossa craniche può essere simile a una vertebra della colonna vertebrale. Perché in realtà le ossa craniche sono formate nella loro forma come il risultato di quelle forze che agiscono sull’uomo tra la morte e una nuova nascita e devono quindi essenzialmente sembrare diverse, di una semplice trasformazione di altri ossi.
Rovesciate sono. Questo rovesciamento è quello che viene in considerazione. E ora capirete soprattutto uno.
Supponiamo che questo fosse per così dire schematicamente l’uomo superiore, l’uomo della testa. Tutti gli effetti vanno dall’esterno verso l’interno. Questo sarebbe l’intero resto dell’uomo (Tavola 14, a destra). Tutti gli effetti vanno dall’interno verso l’esterno, ma rimangono nell’interno organico dell’uomo. Così che possiamo dire: l’uomo sta attraverso la sua testa in relazione con il circostante, attraverso il suo resto dell’organismo con quello che accade in lui stesso. Il mistico astratto dice: Guarda nel tuo interno, allora troverai l’essenza del mondo esteriore. — Ma questo è solo pensato in modo molto astratto, perché non è così. L’essenza del mondo esteriore non la troviamo quando consideriamo interiormente tutto quello che da fuori agisce su di noi, bensì solo quando andiamo più in profondità, quando prima consideriamo noi stessi come una dualità e dalle parti completamente diverse del nostro essere facciamo sorgere di nuovo il mondo. Questo è il motivo per cui dalla mistica astratta ne risulta così poco e perché è necessario pensare qui anche a un processo interno, non solo a una semplice trasformazione della considerazione esteriore.
Vedete, non vorrei togliere a nessuno di voi il pranzo che gli sta davanti di lasciarlo stare e dovrebbe essere saziato dal bello spettacolo. Non va, non è vero. La vita non si potrebbe mantenere. Dobbiamo provocare il processo che in primo luogo scorre in 24 ore, e quando consideriamo l’intero uomo, l’uomo della testa aggiunto, scorre dopo 7 giorni. Ma quello che viene assorbito spiritualmente deve essere assorbito altrettanto realmente, non può solo essere contemplato, deve essere elaborato interiormente, richiede anche un periodo sette volte più lungo. Perciò è necessario elaborare innanzitutto intellettualmente quello che viene assorbito. Ma affinché possa essere rinato, abbiamo dovuto lasciar passare 7 anni. Allora sorge di nuovo. Allora diviene soltanto quello che deve diventare. Questo era dunque il motivo, per cui, dopo che si è iniziato così intorno al 1901 con la Società Antroposofica, è stato aspettato pazientemente 7 anni, poi addirittura 14 anni su quello che ne risultava.
Ebbene, in questo punto voglio concludere oggi! Continueremo a parlare domani.
Vorrei innanzitutto ripresentare in una certa forma alcune osservazioni che sono comparse nel corso delle ultime considerazioni. Sapete che l’appartenenza dell’uomo all’intero universo era molto più vicina a direzioni di conoscenza più antiche che alla nostra contemporaneità. Se tornassimo ancora più indietro fino all’epoca culturale egizio-caldaica, troveremmo che in quella epoca culturale, quindi ancora solo nel secondo millennio prima della nostra era, l’uomo non si sentiva come un essere separato che qui gira attorno sulla terra, bensì come un essere che appartiene al mondo intero visibile. L’uomo sapeva che in un certo modo era certamente dipendente dalla terra. Questo è facile da percepire. Questo è qualcosa che anche l’epoca del materialismo non nega, perché l’epoca del materialismo concede anch’essa che l’uomo riguardante il suo metabolismo fisico dipende dai prodotti della terra che assorbe in sé. Ma l’uomo dei tempi antichi sapeva di sé — certamente con una conoscenza atavistica — riguardante il suo psichico dipendente da un lato dagli elementi fuoco, acqua, aria, e dall’altro lato dai movimenti planetari. Lo riportava così al suo psichico come riportava i prodotti della terra al suo metabolismo fisico. E riportava quello che nel cielo stellato è al di fuori del sistema planetario immediato, al suo spirito.
Così dunque l’uomo sapeva di sé in epoche in cui del materialismo non poteva essere parola, nel grembo dell’intero universo. Potete ora domandare: sì, come mai allora l’uomo riguardante i movimenti dei corpi celesti era in un errore così colossale, mentre oggi nell’epoca materialistica si è spinto così meravigliosamente avanti, appunto riguardante questi processi esterni dell’universo a sapere il giusto? — Ebbene, abbiamo già parlato per un po’ di tempo di queste cose e abbiamo indicato che l’uomo oggi certamente ai movimenti che gli prescrive la cosiddetta scienza per il mondo stellare, crede anche solo da certi pregiudizi. Di questo parleremo ancora un po’ domani. Ora però vogliamo soprattutto guardare a come ai contemporanei è completamente smarrita una coscienza di ciò, che quello che appartiene all’intero uomo, davvero non può essere trovato nel mondo terrestre, così poco come nel mondo stellare visibile. Non è possibile conquistare la giusta visione anche sul visibile mondo stellare, se non si aggiunge alla vita fisico-esteriore il soprasensibile nella considerazione, che l’uomo deve attraversare tra la morte e una nuova nascita. Su questo vi abbiamo già indicato anche ieri di nuovo, come la metamorfosi totale dell’uomo risieda in questo scambio tra vita terrestre e vita sovra-terrestre; come quelli organi che oggi consideriamo come quelli dell’uomo inferiore, gli organi di cui ieri dicemmo che si aprono verso l’interno, come questi si trasformano riguardante le loro forze — naturalmente non riguardante la loro sostanza — nella tempo tra la morte e una nuova nascita, e diventano il cosiddetto organo più nobile, l’organo della testa. La nostra testa fisica è veramente nulla di diverso riguardante la sua struttura di forze che la trasformazione del cosiddetto uomo inferiore dalla precedente vita terrestre.
Se veramente ce lo rappresentiamo, allora possiamo innanzitutto nello spirito guardare a come tra la morte e una nuova nascita l’uomo ha un certo contenuto della sua esperienza, come ha un contenuto qui tra la nascita e la morte. Ma questi contenuti della sua esperienza sono essenzialmente diversi. Se vogliamo rappresentarci schematicamente quale sia la differenza, possiamo dire: se qui (Tavola 15, in mezzo in alto) l’uomo è tra la nascita e la morte, allora l’uomo ha il circolo alle sue esperienze, il circolo spaziale e quello che scorre nel tempo; questo ha alle sue esperienze.
Sapete che nella più minima misura l’uomo qui su questa terra sperimenta la propria vita interna come reale esperienza. I processi interni dell’organismo non vengono esperiti. Sapete di quello che è intorno a voi. Di quello che è dentro la pelle, immediatamente nulla è noto all’uomo, perché la conoscenza che ci forniscono l’anatomia e la fisiologia, non può veramente essere contata come vera conoscenza, perché è così che veramente noi non guardiamo nella vera interiorità attraverso i corrispondenti esami. Solo un’illusione può credere che si guardi veramente nella interiorità. E solo la scienza dello spirito può pian piano veramente svelare questa interiorità.
Ma come è nel tempo tra la morte e una nuova nascita? Lì dobbiamo dirci, guardiamo in un certo modo dalla periferia verso il centro (Tavola 15, a destra in alto). Lì sappiamo così poco della periferia, come nella vita tra nascita e morte sappiamo del centro, della nostra interiorità. Per contro però guardiamo durante questo tempo i segreti, i misteri dell’uomo stesso. Quello che è nascosto nella nostra interiorità dentro la nostra pelle, questo lo vediamo come nostra esperienza tra la morte e una nuova nascita.
Potrete forse dire, allora questo mondo fosse comunque terribilmente piccolo, che vediamo là tra la morte e una nuova nascita. Ma la grandezza spaziale non conta qui. Conta la ricchezza o la povertà del contenuto, non la grandezza spaziale. Proprio questo deve venirci alla coscienza ancora e ancora, che conta la ricchezza o la povertà del contenuto. Se voi mettete insieme tutto quello che percepite nel regno minerale, nel regno vegetale, nel regno animale, nel regno delle foreste e montagne, nel regno degli astri qui da terra, allora non è nemmeno paragonabile in ricchezza con quello che l’uomo stesso contiene in sé nella sua interiorità di misteri.
Il vero processo è all’incirca così: perdiamo le forze di struttura della testa, quando passiamo attraverso la morte. Quelle hanno reso i loro servigi. Per contro vengono assorbite dal mondo spirituale proprio quelle forze di struttura che sono forze di struttura del resto dell’organismo. E vengono trasformate dalle esperienze interne, che ora sono esperienze periferiche, così che, dopo che il tempo per ciò è giunto a maturità, dal mondo spirituale viene determinata la testa dell’uomo nel corpo della madre.
Dovete essere completamente chiari che quello che come primo inizio del processo di divenire umano nel corpo della madre accade, è un risultato dell’intero cosmo. Nella fecondazione viene dato solo il motivo affinché una certa azione dal cosmo accada in un corpo umano. E quello che per primo sorge nella formazione umana, è proprio un’immagine dell’intero cosmo. Chi voglia studiare l’embrione dai suoi primi stadi, deve studiare questo embrione come un’immagine dell’intero cosmo. Queste sono le cose che oggi vengono quasi completamente trascurate.
A cosa si guarda dunque propriamente oggi, quando si parla di origine umana nel senso fisico? Si guarda la linea dell’ereditarietà. Si vede come nell’organismo dei genitori si formi l’organismo del bambino e non si sa che nell’organismo dei genitori sono attive le forze cosmiche, che sono al di fuori di noi nel nostro circostante, che si estendono lontano nell’universo, che l’intero macrocosmo versa le sue forze nell’essere umano, affinché un nuovo essere umano possa sorgere.
Questo è appunto l’errore della nostra considerazione dell’universo di oggi, che non guardiamo da nessuna parte al macrocosmo, che non diventiamo mai coscienti dove risiedono le forze che osserviamo. Vedete, devo ancora una volta tornare a questo: il fisico o il chimico contemporaneo dice, ci sono molecole; le molecole consistono di atomi (Tavola 16, a sinistra in alto). Gli atomi hanno forze, attraverso le quali agiscono l’uno sull’altro. Questa è una rappresentazione che proprio non corrisponde affatto alla realtà. In verità è così alla più piccola molecola che su questa molecola agisce l’intero cielo stellato. Supponiamo che qui fosse un pianeta, là fosse un pianeta e così via (cerchietti del disegno a destra), poi stelle fisse. Le stelle fisse mandano forze dentro. Queste forze che vengono mandate dentro, si incrociano nel modo più vario, formano punti di incrocio. Anche i pianeti mandano le loro forze dentro, che si incrociano, così che in questa molecola dappertutto non c’è nulla di diverso che il compendio delle forze del macrocosmo. È il desiderio della contemporanea scienza, finalmente spingere la microscopia tanto lontano, da poter osservare gli atomi in una molecola. Questo modo di considerare deve cessare. Invece di esaminare microscopicamente la struttura della molecola, la si osservi là fuori nel cielo stellato, nella costellazione del cielo stellato; il rame in una costellazione, lo stagno in un’altra costellazione. Si osservi la struttura delle molecole, che si rispecchia solo nella molecola, là fuori nel macrocosmo. Invece di guardare tutto nel più piccolo, dovrebbe rivolgersi lo sguardo al più grande, perché lì è da cercare quello che vive nel più piccolo.
E così il modo di pensare materialistico agisce anche in altri ambiti. Vedete, oggi sentirete dire da molti, che pure credono di poter dire qualcosa sul progresso della conoscenza: oh, il materialismo del 19° secolo è superato. — No, non è superato finché si pensa atomisticamente, finché non si cerca la configurazione, la formazione del più piccolo nel più grande. Così il materialismo, considerato nell’umanità, non è superato neanche se non si sa andare a fondo nel rapporto dell’uomo al più grande, all’intero universo.
Ebbene, incontriamo allora subito una nuova traccia del materialismo, potrei dire mostruosa, su cui ripetutamente vi ho fatto notare. E incontriamo questa traccia appunto spesso in certe direzioni della cosiddetta teosofia. C’è la materia fisica, poi l’etere, solo più sottile, ma per il resto così simile alla materia fisica, solo più sottile; l’astrale di nuovo più sottile; poi vengono ancora varie altre belle cose, sempre più sottile, più sottile e più sottile. Questo — che lo si chiami mondo astrale, Kama Manas o comunque lo si chiami —, questo è perciò non spirituale, rimane materialistico. Se si vuol veramente arrivare alla comprensione del mondo, allora già l’etere deve cessare il pesantemente materiale. Allora bisogna essere consapevoli che l’etere non è più tale materia come quella della quale parliamo come quella che riempie lo spazio. Se parliamo della materia che riempie lo spazio, ci rappresentiamo, se parlo schematicamente, lo spazio riempito di materia. Se però parliamo di etere, allora non ci dobbiamo rappresentare lo spazio riempito di materia, bensì ci dobbiamo rappresentare lo spazio vuotato di materia. Quando la materia ordinaria urta contro qualcosa, spinge questo, lo ricaccia. Quando l’etere si avvicina a questo, lo aspira e lo tira dentro di sé (Tavola 15, a sinistra in alto). È l’azione esattamente opposta della materia ordinaria. L’etere esercita azioni di aspirazione. Se l’etere non esercitasse azioni di aspirazione, allora vi guardereste dietro come davanti, perché già in quello che rende diverso l’uomo dietro e davanti, è un risultato da un lato dell’azione schiacciante della materia di gravità e dell’azione aspirante della materia-etere o dell’etere. Il vostro naso viene spinto fuori dal vostro organismo attraverso la materia di gravità, la vostra orbita oculare viene aspirata dentro attraverso la forza aspirante dell’etere. E così, dal momento che siete diversi dietro da davanti, davanti diversi da dietro, agisce in voi una sostanzialità che schiaccia e aspira. Vedete, cose siffatte non si considerano veramente, non si pensano oggi nell’epoca materialistica. Se si parla ancora dell’astrale, allora non si può pensare né alla materia fisicamente tridimensionale estesa tridimensionalmente, né all’etere aspirante, bensì si deve pensare a un terzo che forma la mediazione tra i due. E se si pensa pure al cosiddetto essere dell’Io, allora si deve pensare a un quarto, che di nuovo media da un lato l’azione di aspirazione-schiacciamento di etere e materia fisica e dall’altro lato la sostanzialità astrale. Queste sono le cose che devono essere tenute in considerazione (Tavola 15, in mezzo in basso).
Non potete dire: sì, se l’etere ha solo un’azione di aspirazione, da dove viene che l’etere sia percepibile? È proprio così che l’etere si comporta rispetto alla materia di gravità, come si comporta — l’immagine parla ora, per così dire, a un altro livello — quello che ho qui in una bottiglia di acqua gassata (Tavola 16, a sinistra). Là dentro ho acqua e dentro le perle. Non è vero, l’acqua non la vedo, ma vedo le perle, sebbene le perle siano più sottili. E così è che anche in certi casi l’etere, che appunto è una privazione della materia fisica, che è l’opposto della materia fisica, anche questo può essere percepito.
Ora vedrete da quanto viene presentato che veramente, quando parliamo della vita tra la morte e una nuova nascita, ci dobbiamo veramente rappresentare che questa vita si vive al di fuori dello spazio, dello spazio ordinario che percepiamo qui, e il nostro sforzo dovrebbe andare a conquistare una rappresentazione di questo al-di-fuori-dello-spazio. La conquisterete se prima vi provate a rappresentare lo spazio riempito. Potete rappresentarvelo. Non dovete che rappresentarvi un tavolo; questo riempie lo spazio. Poi passate dallo spazio riempito allo spazio vuoto. Ora potrete dire: Spazio vuoto — non può essere superato. — Ve l’ho detto, questo è altrettanto intelligente come se qualcuno dice: Ho il mio portafoglio pieno di denaro, tiro fuori continuamente, finché non ho più niente; il niente non può essere superato. — Può essere superato. Faccio debiti, allora ho meno di niente nel mio borsellino. E così anche lo spazio vuoto può essere superato. Se è riempito di etere, è meno di vuoto, è di entità negativa.
E quello che forma la mediazione, quello che anche in voi come corpo astrale forma la mediazione tra l’aspirante e lo schiacciante, quello è proprio l’astrale. Vedete, non ci sarebbe nessun rapporto tra il vostro davanti e dietro, che non sono uguali, bensì sono diversi, perché in voi sono effetti di aspirazione e schiacciamento, se in voi non fosse attiva l’astralità, che forma la mediazione. Voi direte: io non noto questa mediazione. — Sì, prego, seguite il processo di digestione, allora vedrete bene che questa mediazione c’è, che questa mediazione si esprime molto esattamente. Lì l’astrale è attivo dentro. E l’attività dell’astrale si basa appunto sull’opposizione dell’essere anteriore e dell’essere posteriore dell’uomo, così come ora la mediazione attraverso l’astrale tra l’uomo superiore e l’uomo inferiore si basa sull’essere-Io. Così si tratta di cogliere concretamente questo uomo come sta davanti a noi, veramente di prenderlo concretamente, e essere chiari al riguardo che, dal momento che l’uomo vive qui tra nascita e morte, imprime il suo astrale e il suo Io nell’aspirante e nello schiacciante, e che riconduce la sua essenza a quello che qui su questa terra solo forma la mediazione tra davanti e dietro e sopra e sotto.
Sì, questa mediazione tra davanti e dietro, sopra e sotto, cos’è dunque? Vedete, è quello che noi sperimentiamo in noi nel momento in cui sperimentiamo il nostro equilibrio. Non cadiamo con la testa né in avanti né all’indietro; possiamo anche raddrizzarci. Ci ordiniamo nella posizione di equilibrio. Non lo vediamo, lo sperimentiamo. In questo noi ci inseriamo dapprima, quello che nel vivere qui non consideriamo; in questo noi ci inseriamo dapprima nel momento in cui passiamo attraverso la porta della morte. Se avessimo solo occhi, sarebbe buio intorno a noi; se avessimo solo orecchi, sarebbe silenzioso intorno a noi. Ma abbiamo anche un senso dell’equilibrio e un senso del movimento. Allora diviene esperibile in noi. Partecipiamo a quello che nel mondo significano equilibrio e movimento. Ci troviamo dentro nei movimenti del mondo esteriore.
Vedete, qui nella vita tra nascita e morte, sperimentiamo propriamente solo l’effetto del movimento della terra intorno al suo asse nel metabolismo quotidiano. Dobbiamo fare colazione ogni giorno, ogni giorno pranzare, e quello che accade là, accade in 24 ore ed è contemporaneo alla rotazione della terra intorno al suo asse. Queste due cose vanno insieme. Una è una prova dell’altra. Così vanno insieme. Quando moriamo, allora questo movimento della terra diviene qualcosa di completamente reale, come qui le cose visibili. Allora viviamo con questo movimento della terra. Allora iniziamo dapprima facendo esperienza consapevolmente di questo movimento della terra.
E così sperimentiamo consapevolmente altri movimenti del cielo stellato. Li sperimentiamo, e in verità in questo disegno (Tavola 15, a destra in alto) è già contenuto sperimentare consapevolmente, perché voi non vi dilate nello spazio cosmico come una medusa, bensì voi fate l’esperienza consapevole della vita dello spazio cosmico, e come un essere che fa l’esperienza consapevole della vita dello spazio cosmico, voi sperimentate consapevolmente l’interno dell’uomo. Qui tra nascita e morte voi dite: Il mio cuore è nel mio petto, nel cuore scorrono insieme i movimenti di fluidi della circolazione sanguigna; in un certo stadio di maturità tra morte e nuova nascita voi dite così: Nel mio interno c’è il sole — e voi intendete il vero sole, dal quale i fisici s’immaginavano che fosse una palla di gas, ma che è qualcosa di completamente diverso. Voi sperimentate il vero sole. Voi sperimentate il sole tra morte e nuova nascita così come qui sperimentate il vostro cuore. E come il sole qui è visibile al vostro occhio, così tra la morte e una nuova nascita il cuore nel suo divenire sulla strada verso la ghiandola pineale in una meravigliosa trasformazione metamorfica è la causa di esperienze grandiose tra la morte e una nuova nascita. Sperimentate tutto il vostro sistema sanguigno in trasformazione, naturalmente sempre non la sostanza, bensì le forze in movimento. Qui avete il vostro sistema sanguigno in voi. Nel momento in cui voi vivete tra morte e nuova nascita, queste forze che giacevano nel sistema sanguigno diventano sempre diverse. E quando tornate di nuovo qui in una nuova vita terrestre, allora quelle sono diventate le forze del nuovo sistema nervoso. Guardatevi nel quadro delle attuali tavole di anatomia o di fisiologia l’immagine dei filamenti nervosi e della circolazione sanguigna; guardatevi la circolazione sanguigna: una incarnazione. Da essa diviene nella prossima incarnazione la vita nervosa. E se dico: sistema della testa, sistema del torace, sistema degli arti, allora non dovete neanche solo così schematicamente porli uno accanto all’altro, perché le cose vanno l’una dentro l’altra. Guardatevi la meravigliosa struttura dell’occhio umano: vasi sanguigni, coroide, retina. Le ultime due sono metamorfosi l’una dell’altra. Quello che oggi è retina, era nell’incarnazione precedente coroide, e quello che oggi è coroide del vostro occhio, sarà nell’incarnazione prossima retina — naturalmente non esattamente così immediatamente. Ma è comunque valido quello che ho detto. Vedete, una vera comprensione dell’uomo che sta davanti a noi non si può conquistare quando si considera l’uomo solo così come si presenta tra la nascita e la morte o al massimo attraverso le forze dell’ereditarietà fisica. Perché attraverso tutto ciò comprendiamo al massimo le cose fino, diciamo, al movimento di fluidi. Ma questo movimento di fluidi è appunto anche l’ultimo che lì comprendiamo. Le formazioni nervose di una vita presente sono il risultato di una vita precedente e non sono per nulla comprensibili dalla vita presente. Vi prego dunque di non opporre: Sì, gli animali hanno pure nervi, e non hanno vite precedenti. — Giudicare il mondo in questo modo significa giudicarlo in modo molto miope. Se il sistema nervoso nell’uomo nelle sue forze è la trasformazione del sistema sanguigno nella vita precedente, allora non deve valere lo stesso per il sistema nervoso presso gli animali? Altrimenti se avreste applicato una tale logica — cosa che oggi del resto accade frequentemente — allora significherebbe esattamente la stessa cosa come se entrate da un barbiere, trovate da lui un certo numero di rasoi e dite: Per piacere, vogliamo comprarci questo come servizio da tavola per il nostro tavolo del pranzo, perché i coltelli appartengono al mangiare! — I rasoi però no, appartengono a qualcos’altro! Un oggetto non porta in sé la sua immediata determinazione in questo modo, così poco come un organo. L’organo nell’uomo è qualcosa di completamente diverso che l’organo nell’animale. Dipende da come si usa l’organo. Non si dovrebbe confrontare il sistema nervoso con il sistema nervoso, cioè i nervi umani con i nervi animali, bensì si dovrebbe guardare che il nervo umano di fronte al nervo animale è diventato qualcosa di simile al rasoio di fronte al coltello da tavola, così che non si può giungere a nulla per la via ordinaria dell’indagine materialistica. Ma questa è la strada che oggi principalmente si intraprende.
E questa strada impedisce che veramente sia considerato ciò che rende l’uomo comprensibile come prodotto del mondo spirituale. Perché vedete, le nostre confessioni religiose, come si sono sviluppate pian piano, hanno anche — l’ho detto spesso — molto servito all’egoismo. Vanno appunto quasi completamente a dimostrare all’uomo il suo proseguire dopo la morte solo perché lo richiede nel suo egoismo. Ma è egualmente importante dimostrare all’uomo la continuazione della vita prenatale, affinché l’uomo comprenda: qui su questa terra devo essere un continuatore di quello che ero tra la morte e la mia nascita presente. Devo continuare qui una vita spirituale. Questo serve meno all’egoismo, ma è nello stesso tempo qualcosa che deve di nuovo fluire nella cultura, affinché questa nostra cultura liberi gli uomini dagli istinti antisociali. Pensate solo una volta a cosa significherà quando considererete un volto umano e potrete dire: Questo non è di questo mondo, ha lavorato su di esso il mondo spirituale tra la morte ultima e questo nascere; cosa significherà quando nel materiale vedrete già l’immagine del lavoro spirituale tra la morte e un nuovo nascere. Sarà veramente un’altra specie di educazione quella che allora sarà tra gli uomini, e questa altra specie di educazione produrrà un’altra disposizione morale. E questa disposizione non permetterà che guardiamo il cielo stellato e vediamo là solo una grande macchineria di stelle che si attraggono reciprocamente secondo Newton. Anche questo, se facciamo astrazione dal fatto che oggi l’astrazione è giunta al culmine più alto.
Vedete, l’astrazione è già molto forte nel nostro ordinario sistema solare e planetario. Ma oggi l’astrazione germoglia in modo strano. Così per esempio vedrete oggi, attraverso una grande parte della letteratura popolare, la glorificazione di una certa idea che Einstein ha avuto. Lì si dice che, attraverso questa idea, sia stata scossa la gravitazione. Immaginate dunque una volta (Tavola 15, a destra in basso), lontano da tutti i corpi mondiali, così che non agisca alcun campo di gravità, un cofano. In questo cofano si trovi un uomo; egli tenga nelle sue due mani una pietra e una piuma. È da qualche parte, dove non ci sono corpi mondiali, in un cofano, e tiene una pietra e una piuma nel cofano. Ora le lascia cadere; ed ecco, cominciano a cadere. Cadono sul fondo. Sì, dice Einstein, allora l’uomo forse dirà: la pietra e la piuma cadono sul fondo. Ma non dev’essere così, bensì lassù può essere attaccato un cavo, che pende là (disegno) — dove, non lo so! —, e invece che la pietra e la piuma cadano, viene tirato su l’intero cofano. La pietra e la piuma, perché non c’è alcun corpo mondiale nelle vicinanze, non cadono, bensì rimangono lì; ma il cofano viene sollevato in alto, e la pietra e la piuma rimangono al medesimo posto. Come il cofano arriva a loro con il suo fondo, le prende con sé.
Potete oggi trovare descritta questa discussione di un’astrazione estrema, come la moderna teoria della relatività di Albert Einstein. Pensate, come l’umanità si è allontanata dal pensare alla realtà! Si parla di relatività. Bene, si può. Ma immaginate una volta quello che dovrebbe essere, se l’intera rappresentazione fosse presa sul serio: un cofano là, lontano da tutti i corpi mondiali, nessun corpo mondiale nelle vicinanze che potrebbe attrarre la pietra e la piuma, un uomo dentro! L’aria è solo nelle vicinanze dei corpi mondiali, ma lui è là dentro abbastanza contento, con la sua pietra e la sua piuma; non devono respirare, naturalmente. E inoltre il cofano è sospeso, viene tirato su.
Questa è ancora un’esacerbazione di quell’impulso newtoniano che viene dato al corpo mondiale nella tangente, affinché con la forza centrifuga possa continuare di fronte alla forza centripeta. Ma cose siffatte oggi formano effettivamente l’oggetto di discussioni scientifiche, e le si tiene per grandi imprese; mentre non sono nulla di diverso che testimonianza di come si sia giunti all’astrazione più estrema, e di come il materialismo abbia proprio condotto al fatto che l’uomo non sa più nulla della materia, che l’uomo può vivere in costruzioni di pensiero lontane da tutta la realtà.
Solo che questi non vengono rispettati oggi, bensì attraverso tutti i giornali corre la voce che è stata fatta una grande scoperta: la teoria della gravitazione è stata sostituita dalla pura teoria dell’inerzia. La pietra e la piuma non vengono attratte, bensì rimangono — forse solo perché ci si può rappresentare che rimangono là, mentre il cofano viene tirato su. Si può veramente dire: oggi vive tanta insensatezza quanta genialità; ed è grottesco, quando se ne accorge, quanta insensatezza viva come genialità. Come ci si può stupire che anche in altri ambiti, in questo tempo, i pensieri vadano in tondo e obliqui, diritti e storti, e abbiano infine causato quello che gli uomini hanno esperito negli ultimi cinque o sei anni.
Questo è quello a cui sempre di nuovo si deve richiamare attenzione. Ho dovuto richiamarlo oggi e domani aggiungerò su questi presupposti alcuni elementi sul cosmo costruito anche per i nostri amici venuti all’Assemblea generale.
Alla base delle presenti considerazioni, nel senso più ampio, vi è il tema fondamentale di conoscere l’universo a partire dalle relazioni dell’uomo con questo universo. Non desidero in alcun modo suscitare l’opinione, presso coloro che hanno già ottenuto qualche prospettiva sull’universo stesso in queste serate, che attraverso il modo superficiale con cui nella nostra astronomia abituale si parla dei movimenti celesti, si giunga già alla verità della cosa. Desidero tuttavia che gli amici qui convenuti per l’assemblea generale non ascoltino soltanto qualcosa che si colloca a metà di una serie continuata, bensì desidero che essi abbiano un quadro concluso in queste conferenze tenute in occasione dell’assemblea generale. Perciò oggi desidero proseguire in certo senso le considerazioni di ieri, e solo indicare come si giunga dal concetto dell’uomo al concetto dell’universo, della sua essenza e del suo movimento. Naturalmente, questo è un tema così ampio che non posso esaurirlo per gli amici qui presenti. Quello che oggi devo dire, e che ho già detto nelle ultime conferenze, avrà allora un seguito il prossimo sabato. Desidero però oggi presentare almeno qualcosa, che in parte già emerge da quanto già considerato, per i nostri amici assenti.
Voi conoscete da molte considerazioni che abbiamo condotto, la relazione che esiste nella vita umana tra il ritmo giornaliero della veglia e del sonno. Sapete che abitualmente descriviamo questa relazione in modo astratto dicendo: nello stato di veglia sono in una certa connessione interiore il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e l’Io. Nello stato di sonno abbiamo da un lato il corpo fisico e il corpo eterico uniti tra loro, e da un certo punto di vista separati, almeno quanto alla connessione giornaliera, l’Io e il corpo astrale. Ma sapete anche che questo, inizialmente, è solo un’affermazione astratta, poiché ho sottolineato abbastanza spesso che, per tutto ciò che appartiene alla natura membra dell’uomo (che continuandosi in certo modo verso l’interno dell’organismo è anche il vero portatore del metabolismo, e che al contempo è collegato alla volontà), l’uomo fondamentalmente si trova in uno stato di sonno continuo. Dobbiamo essere del tutto consapevoli del fatto che tutto ciò che è collegato alla nostra volontà si trova in uno stato di sonno continuo, anche quando siamo svegli. Così possiamo dire: l’uomo delle membra, come portatore dell’uomo della volontà, si trova in uno stato di sonno continuo. Ciò che ora si trova tra la vera organizzazione della testa e questa organizzazione membra (che tuttavia continua verso l’interno), ciò che cioè vi sta in mezzo, ciò che appartiene all’uomo circolatorio, all’uomo ritmico, quello si trova in uno stato di sogno continuo. Questo è contemporaneamente ciò che è lo strumento esteriore del mondo dei sentimenti. Il mondo dei sentimenti affonda completamente nell’uomo ritmico. E mentre l’uomo metabolico, con la sua continuazione, le membra, è al contempo il portatore della volontà, l’uomo ritmico è il portatore della vita sentimentale; e questo si rapporta alla nostra coscienza proprio come lo stato di sogno si rapporta alla nostra coscienza di veglia. Siamo veramente svegli solo nella nostra vita rappresentativa, dal risveglio all’addormentamento. Avete dunque la realtà che l’uomo, nella sua vita tra la nascita e la morte, è alternativamente sveglio nello stato di veglia per la sua vita rappresentativa, che per la sua vita sentimentale, che ha l’uomo ritmico come portatore, si trova nello stato di sogno, che però si trova in uno stato di sonno continuo per quanto riguarda la natura membra e la natura metabolica. Dovete solo essere consapevoli del fatto che la natura umana, veramente compresa, presuppone che si colga la continuazione della natura membra verso l’interno. Tutto ciò che infine ha ancora a che fare con il basso ventre, tutto ciò che ha a che fare con il metabolismo, dunque per esempio con la secrezione lattea femminile, è una continuazione della natura membra diretta verso l’interno, sicché quando parliamo di natura della volontà, natura del metabolismo, naturalmente non comprendiamo solo schematicamente le membra esterne. Sono principalmente le membra esterne, ma ciò che è attività membra continua verso l’interno. Per quanto riguarda questo, che al contempo è direttamente collegato alla natura della volontà umana, l’uomo è continuamente addormentato. Questo complica la rappresentazione inizialmente astratta dell’uscita dell’Io e del corpo astrale. Ma rende necessario che ci formiamo anche un’informazione adeguata su un’altra questione.
Vedi, quando oggi il fisiologo di mentalità materialista parla della volontà, che si manifesta per esempio in un movimento di una membro umana, pensa che da qualche parte un segnale telegrafico sia inviato dall’organo centrale, dal cervello, passa attraverso il cosiddetto nervo motorio e poi muove, diciamo, la gamba destra. Ma questo come tale è veramente un’ipotesi del tutto infondata, ed è inoltre un’ipotesi scorretta. Poiché l’osservazione spirituale mostra il seguente. Se prendiamo schematicamente l’uomo (Tavola 17), è così: quando la gamba destra viene sollevata per la volontà, dall’entità Io dell’uomo, dalla vera entità Io, un’influenza diretta accade sulla gamba, e la gamba viene sollevata direttamente dall’entità Io. Solo che tutto ciò accade come l’attività del sonno. La coscienza non sa nulla di ciò. Che qui siano inseriti nervi, che poi vadano all’organo centrale, questo ci informa solo del fatto che abbiamo una gamba, questo ci informa solo continuamente della presenza di questa gamba. Questo nervo come tale non ha nulla a che fare con l’effetto dell’Io sulla gamba. C’è una corrispondenza diretta tra la gamba e la volontà, che nell’uomo è legata all’entità Io, nell’animale è legata al corpo astrale.
Tutto ciò che la fisiologia deve dire per esempio anche riguardo alla velocità di propagazione della cosiddetta volontà, dovrebbe essere ripensato nel senso che si tratta della velocità di propagazione, che si riferisce alla percezione del membro interessato. Naturalmente coloro che sono stati addestrati alla fisiologia odierna possono venire con una dozzina di obiezioni. Conosco molto bene queste obiezioni; ma bisogna solo cercare di cavarsela con un vero pensiero logico e si troverà che ciò che dico qui è in accordo con i fatti osservabili, non però ciò che oggi si trova nei libri di fisiologia.
A volte, devo dire, viene indicato con il dito su tali cose. Una volta, in un’assemblea di naturalisti italiani, credo negli anni ottanta del secolo scorso, si è svolta una discussione molto interessante sulle contraddizioni che emergono tra la dottrina ordinaria del nervo motorio e un movimento di un membro. Ma poiché all’interno della fisiologia odierna non esiste alcuna inclinazione ad affrontare lo spirituale dell’uomo, naturalmente, anche in una tale discussione, non poteva venire fuori più di quanto si notassero semplicemente contraddizioni con ciò che, come spiegazione ipotetica, si era trovato per il fatto. Sarebbe interessante in generale, se una volta i nostri amici dotti — e tali ce ne sono certamente tra noi — si impegnassero a controllare la letteratura fisiologica e biologica degli ultimi quarant’anni. Farete scoperte straordinariamente interessanti; dovete solo cercare le cose corrispondenti. Vedrete che lì ovunque giacciono i fatti, che si devono solo afferrare nel modo giusto, per arrivare a provare ciò che la scienza dello spirito porta. Apparterrebbe ai compiti più interessanti degli istituti di ricerca, che ora dovranno essere istituiti, se si facesse quanto segue: bisognerebbe innanzitutto esaminare accuratamente la letteratura internazionale — bisogna prendere quella internazionale, perché si trovano gli accenni più strani soprattutto nella letteratura inglese e in particolare in quella americana. Gli americani hanno constatato i fatti più interessanti, solo che non sanno assolutamente cosa farcene. Se vi impegnaste in queste cose, veramente gettaste lo sguardo su ciò che è lì, e poi constataste che si ha solo bisogno di un unico passo, perché si ha lo sguardo giusto, su dove la cosa vuole andare, la continuazione della disposizione sperimentale, potrete oggi veramente svolgere cose grandiose. Si dovrebbe solo arrivare al punto in cui si ha un istituto di ricerca e la disposizione sperimentale, cioè l’apparato necessario e il materiale necessario — ovunque le cose stanno così, devo dire, che attendono. Oggi non si nota affatto come tutto spinga, le serie sperimentali che sono state iniziate e che vengono sempre interrotte proprio nei punti decisivi, perché le persone non sanno la direzione, come tutto spinge verso tali istituti di ricerca, come li abbiamo in vista qui. E questi istituti di ricerca fornirebbero davvero fondamenti significativi anche per la pratica. Che tecnica ne uscirebbe prima, se si facessero veramente queste cose, prima come esperimenti, per poi svilupparle, gli uomini oggi non se ne sognano nulla. Manca solo la possibilità di lavorare praticamente. Bene, questo solo di sfuggita.
Vedete dunque, abbiamo a che fare con una parte dell’uomo che dorme anche quando siamo svegli. Ora vi attiro l’attenzione su un fatto, che ha avuto un grande ruolo in tutta l’antica, diciamo, conoscenza del mondo. Questa antica conoscenza del mondo ha fatto per esempio la seguente assegnazione. Ha detto: all’inizio per le membra inferiori è assegnato la Luna. Assegnato è in certo modo il punto di convergenza per le membra superiori nella regione della laringe, assegnato è questa parte a Marte (Luna e Marte vengono inseriti nel disegno 17). L’uomo odierno, che è veramente immerso nella visione del mondo contemporanea, naturalmente non può fare nulla con tali cose; e a quelle frivolezze, che mistici confusi e teosofi confusi oggi dicono su queste cose, veramente non si dovrebbe attribuire particolare valore. Poiché queste cose sono molto più profonde di ciò che in particolare oggi nel campo della teosofia materialista viene sempre detto: materia fisica grezza; etere qualcosa di più fine; astrale ancora più fine e così via — cose che valgono come teosofia, ma che in realtà non sono un insegnamento spirituale, bensì solo una bugia spirituale, perché non sono nulla se non la continuazione proprio del materialismo. Le cose che invece sono residui di un’antichissima saggezza umana, ci conducono veramente al fatto che quando iniziamo a comprenderle, esse suscitano in noi una grande venerazione, una profonda umiltà verso il sapere originario dell’umanità, poiché gli accenni si sono conservati non solo fino a fondo nel Medioevo, ma addirittura fino al XVIII secolo. Lo si trova ancora nella letteratura del XVIII, forse anche del XIX secolo, ma lì già copiato, non è più emerso da una coscienza originaria. E quando oggi mistici sciocchi lo reinseriscono ancora nella letteratura, allora è ancora più copiato. Ma fino al XVIII secolo si trova ancora una certa consapevolezza di queste cose, e di nuovo proprio la natura lunare collegata a questo luogo dell’organismo.
Vedi, ciò che ho appena detto, che l’uomo per quanto riguarda la sua natura volontà-metabolismo è un essere addormentato, continuamente addormentato, si esprime nel modo più intenso negli arti inferiori. Si potrebbe veramente dire: attraverso quella trasformazione metamorfica, che le braccia e le mani hanno acquisito nell’uomo, l’uomo si stacca dall’incoscienza, che è veramente la natura del sonno dell’uomo delle membra. Potrete anche percepire, se vi aguzzate un poco l’esperienza interiore per tali cose, che esiste un considerevole contrasto tra i movimenti delle gambe e i movimenti delle braccia. I movimenti delle braccia sono liberi, seguono in certo modo i sentimenti. I movimenti delle gambe non sono così liberi — intendo ora la legge con la quale muoviamo le gambe. Naturalmente, questo è qualcosa che non sempre viene notato e non sempre apprezzato nel modo giusto, poiché vedi, una parte maggiore del pubblico che frequenta l’euritmia è naturalmente addestrata a darsi passivamente alle rappresentazioni; quella allora sente nel nostro euritmo il movimento della gamba meno articolato rispetto al movimento più articolato delle braccia e delle mani. Ma ciò avviene solo perché, per comprendere i movimenti delle braccia, è già necessaria una cooperazione dell’anima da parte dello spettatore. Questo oggi nel tempo del cinema non lo si vuole assolutamente, la cooperazione. Se vi guardate un movimento di danza, dove danzano solo le gambe e le braccia al massimo fanno alcuni gesti arbitrari, non dovete molto pensare o sentire insieme. Bene, anche questo solo di sfuggita. Dunque il più inconsapevole intensamente è ciò che si riferisce al movimento degli arti inferiori. Lì l’uomo dorme in certo modo completamente. Come la volontà agisce nelle gambe, come la volontà già agisce nel basso ventre, quello è qualcosa che viene completamente addormentato. Lì in certo modo l’uomo è sempre volto lontano dalla sua natura conscia. Lì la sua stessa natura le rimanda solo ciò che è riflessione. Voi naturalmente seguite anche il movimento delle vostre gambe, ma proprio attraverso il vostro apparato nervoso, attraverso la percezione; come la volontà si spinge dentro, non la seguite, ma l’ottenete solo nella riflessione nella percezione. La natura inferiore vi volge in certo modo sempre un lato e solo sempre l’altro, a seconda di come l’illuminate dal vostro uomo superiore. Ma questo è precisamente come fa la Luna (Tavola 17, destra). La Luna, come sapete, orbita intorno alla Terra. È una signora cortese; rivolge sempre solo un lato verso la Terra. Mentre orbita intorno alla Terra, non si gira in modo che una volta mostri la sua parte anteriore, l’altra volta la sua parte posteriore, bensì mai rivolge alla Terra la sua parte posteriore. Ma al contempo non si ha mai nulla di proprio dalla Luna, bensì sempre la luce rimandataci, la luce riflessa. C’è dunque un parallelo interiore assoluto tra la natura lunare e l’intera essenza interiore umana. Voi guardate su verso la Luna, e comprendetela anche solo da questo lato formale esteriore, dovete sentirvi la parentela interiore con l’organizzazione inferiore dell’uomo. E quanto più vi immedesimate in queste cose, tanto più questo è il caso. È stata veramente la percezione ingenua, istintivamente ingenua degli Antichi, che colse questa relazione interiore della natura umana con il corpo mondiale, mentre il borghese materialista odierno dice: Ebbene, la Luna — luce argentata. Dalla somiglianza dell’argento nella luce si è preso lo stesso segno per entrambi. — Tutto ciò non è altro che un risultato dell’ignoranza di fronte a quel grande sapere, che non è stato acquisito dagli Antichi nel modo in cui noi dobbiamo di nuovo acquisirci il sapere spirituale, ma che è stato acquisito da loro in un altro modo.
E prendiamo ora l’altro fatto, prendiamo il fatto che le braccia, nella loro connessione con la parte superiore dell’uomo medio, in certo modo, devo dire, si svegliano dentro l’uomo stesso, che il movimento del braccio almeno diventa onirico, allora sentiamo che tutto ciò che riguarda le braccia ha una maggiore parentela con la consapevolezza umana, di quanto non abbia ciò che riguarda il movimento della gamba. L’uomo che sente elementarmente avrà quindi molto spesso la tendenza molto naturale di aiutarsi un poco le braccia, quando si tratta del linguaggio, che ha molto a che fare con l’uomo medio. Un sostegno del parlare con le braccia ci sarà naturale. Credo però che non ci siano molti oratori che al contempo sostengano il loro discorso con gesti delle gambe, o molti ascoltatori che avrebbero piacere di questi gesti delle gambe. Così dovete solo sentire in modo giusto un tale bisogno dell’uomo, allora sentirete la parentela che veramente esiste tra le braccia e le mani — che appartengono all’uomo delle membra —, questa parte superiore dell’uomo delle membra e l’uomo medio, l’uomo ritmico, che come controparte anica ha il lato sentimentale dell’uomo. Prevalentemente cerchiamo di sostenere il discorso, che molto facilmente diventa astratto, attraverso gesti delle braccia e gesti delle mani. Cerchiamo di portare il sentimentale nel discorso attraverso questo sostegno. Oggi vale in certi circoli — non voglio dire in quali — come segno di una natura consapevole, quando si sostiene il discorso il meno possibile con gesti. Si potrebbe anche, se si guarda la cosa da un altro punto di vista, dire: Ebbene, se qualcuno, per non sostenere il discorso con gesti, si abitua, mentre parla, a mettere sempre le mani in tasca, allora forse non è solo consapevole, ma forse anche un po’ snob. E questo è l’altro aspetto della cosa. Non voglio ora propendere per l’uno o l’altro, ma vedete al contempo come l’intera natura delle braccia, oltre al fatto che appartengono all’uomo metabolico-membra, indica anche all’uomo medio, all’uomo circolatorio. Questo al contempo è stato sentito, in quanto si è messo il linguaggio e il movimento del braccio insieme in una certa relazione con Marte. Marte non sta in una connessione così intima con la Terra, come la Luna, e ciò che sta alla base dell’organismo linguistico e dell’organismo del braccio, non sta con l’uomo terrestre in una connessione così intima come ciò che sta alla base dell’organismo della gamba e dell’organismo del basso ventre. Possiamo dire: in certo rapporto, ciò che corrisponde alle attività degli arti inferiori agisce molto fortemente sull’uomo inconscio; sull’uomo semicoscio agisce però enormemente fortemente ciò che corrisponde alle braccia e alle mani. Ed è già così: qualcuno che ha mani completamente inette, che per esempio non riesce affatto ad eseguire movimenti abili con le dita, non sarà nemmeno un pensatore molto perspicace. Avrà in certo modo la tendenza a cercare trame di pensiero più grossolane piuttosto che articolazioni di pensiero fini. Avrà, se ha mani goffamente massicce, molta più tendenza ad adattarsi al materialismo, che se ha movimenti manuali abili. Questo non ha nulla a che fare con la visione del mondo astratta, ma ha a che fare con la vera inclinazione verso una visione del mondo spirituale, che sempre avanza la pretesa di essere compresa in pensieri a trama fine.
Tutte queste cose sono veramente colte da una pedagogia comprensiva. Probabilmente avreste piacere, entrando nella nostra scuola Waldorf, proprio nella stanza dove verso le 10 di mattina si dà l’insegnamento del lavoro manuale dalla nostra amica, signora Molt, insieme ad altre signore, vedendo come lì immediatamente, uno accanto all’altro, i ragazzi che lavorano a maglia e i ragazzi che fanno l’uncinetto siedono, come laboriosamente e devotamente lavorano a maglia e fanno l’uncinetto, proprio come le ragazze. Tutto questo sono cose che assolutamente emergono dall’insieme di questo spirito della scuola Waldorf, poiché lì veramente non si tratta di scrivere in alcuni astratti propositi programmatici questo o quello, bensì che si prenda sul serio il fatto che tutto l’insegnamento deve partire dalla conoscenza dell’uomo; che si debba sapere come insegnante quale significato ha il fatto che io intendo muovere le dita in modo abile — se per circostanza riesco persino a posare propriamente il dito medio sul dito indice, come un bastone di Mercurio, o se affatto non riesco a farlo —, quale grande differenza fa ciò per il pensiero. I nostri movimenti delle dita sono in misura elevata insegnanti dell’elasticità del nostro pensiero. Ma queste cose possono anche essere ulteriormente perseguite in modo consapevole. Vi approprierete relativamente facilmente l’abilità di posare elasticamente il dito medio sul dito indice, così che realizziate un serpente intorno al bastone di Mercurio, ma lo farete meno facilmente con l’alluce medio rispetto al secondo alluce. Da ciò vedrete la differenza dell’intera organizzazione. È molto importante considerare ciò, poiché la costruzione del piede è intimamente collegata con tutta la nostra natura terrestre umana. Attraverso la nostra organizzazione della mano ci innalziamo al di sopra della natura terrestre. Ci innalziamo al non-terrestre.
Questo innalzarsi al non-terrestre nell’uomo, lo sentiva la vecchia saggezza, dicendo: L’uomo inferiore è assegnato alla Luna; l’uomo che si innalza al di sopra della natura terrestre è assegnato a Marte. — Così sentiva questa antichissima saggezza, dentro tutto l’universo, l’organizzazione, come sentiamo nell’uomo l’organizzazione. Ma il materialismo ha portato appunto a non comprendere più nulla dell’uomo. Questo è — devo sottolinearlo ancora — la tragedia del materialismo: che rivolge i suoi sguardi sulla materia, ma non comprende più nulla della materia, bensì perde proprio il collegamento con l’esistenza materiale. Perciò questo materialismo non può anche causare che danno a livello sociale. Poiché proprio i materialisti socialisti, i marxisti, di fronte alla realtà sono solo chiacchieroni. L’hanno imparato dai borghesi, che praticano il chiacchierio materialista da secoli, ma non l’hanno applicato all’istituzione sociale e sono rimasti in mezze misure. Una visione del mondo spirituale ci rivelerà di nuovo la natura dell’uomo, ma così che non ci rivela un qualcosa di astratto psichico-spirituale, bensì un qualcosa di concreto psichico-spirituale, che può lavorare in tutti i singoli arti dell’organizzazione umana.
Ora non si può certo procedere in queste cose, senza ricorrere sempre al lato altro della vita. Poiché questa evoluzione, che — l’ho già detto ieri — il nostro organismo mostra, è in certo modo equivoca, in quanto tutto ciò che appartiene all’uomo superiore è una metamorfosi dell’uomo inferiore dalla precedente vita terrestre. Lì è un momento tra la morte e una nuova nascita, dove avviene un completo rovesciamento, dove l’interno è volto verso l’esterno, dove da ciò che nella nostra organizzazione inferiore si rappresenta come il collegamento tra l’organizzazione del fegato e della milza, dove ciò si trasforma nella sua intera struttura di forza in ciò che in noi è l’organizzazione dell’udito, quando siamo rinati. L’intero uomo inferiore appare trasformato. Portiamo oggi nell’uomo inferiore un certo collegamento di milza e fegato. Questi in certo modo si insinuano uno nell’altro. Quello che oggi è milza, si insinua attraverso il fegato, giunge in certo rapporto dall’altro lato e appare di nuovo nell’organizzazione dell’udito. E così gli altri organi. Vedi, le persone oggi parlano del fatto che dovrebbero trovarsi prove per le vite terrestri ripetute. Sì, bisogna prima procurarsi il metodo attraverso il quale queste prove possono essere trovate. Chi in modo giusto sa osservare la testa umana, chi ha un senso per l’osservazione della testa umana, arriva già a comprendere questa trasformazione dell’uomo inferiore nella testa umana; ma non può comprenderlo, senza che includa lo stadio intermedio dell’esperienza tra la morte e una nuova nascita.
Vedete, a questo proposito si vivono cose molto strane. Forse sarà un po’ sorprendente per voi, se dico quanto segue. Un artista, che è divenuto consapevole della nostra visione, ha detto: Sì, è tutto molto bello ciò che dice l’antroposofia, ma non fornisce prove. Per esempio, de Rochas ha fornito prove, poiché ha mostrato come in certi stati di ipnosi e simili possano emergere reminiscenze di vite terrestri anteriori nell’uomo. — Devo dire, proprio da un artista mi è parso estremamente strano che dicesse una cosa simile, poiché vorrei dirgli: guarda un poco, è proprio come se volessi dirti: sì, mio caro amico, le tue immagini non mi dicono nulla, mostrami prima gli originali di queste immagini, allora crederò che queste immagini sono buone — o qualcosa di simile. Sarebbe assurdo, non è vero? Ma non appena esce dal suo proprio territorio, non ha senso per il fatto che dalle cose che vi si trovano, dalla vera forma della testa umana, si arrivi a ciò che è espresso in questa testa umana. L’immagine deve parlare attraverso se stessa, non attraverso il semplice confronto con l’originale. La testa umana parla per se stessa. Esprime la verità, è un uomo inferiore trasformato, e ci rimanda indietro alla precedente vita terrestre. Ma bisogna prima procurarsi la possibilità di comprendere ciò che vi è, nel modo giusto.
Così si viene indicati sul fatto che ciò che è fisicamente presente è immediatamente un’espressione per lo spirituale. Si può comprendere l’uomo fisico, che sta di fronte a noi, così che sia un’espressione dello spirituale, che viene sperimentato tra la morte e una nuova nascita. Il mondo fisico deve essere spiegato da se stesso, e porta il mondo spirituale in questa spiegazione. Ma bisogna prima avere il fatto che si dica: i fenomeni naturali sono solo una metà, se li abbiamo come meri fenomeni sensoriali. Bisogna prima avere questo, allora si può trovare la transizione al fatto che l’evento, che propriamente dà alla Terra il suo giusto significato, il evento del Golgota, da un lato è un evento puramente spirituale, ma al contempo interferisce nella vita fisica. Se non si è preparati a vedere le relazioni tra lo spirituale e il fisico nel modo giusto, non si sarà mai in grado di comprendere che il evento del Golgota è un evento spirituale e al contempo un evento del piano fisico. Poiché nell’869, al concilio ecumenico ottavo, lo spirito è stato abolito, al contempo è stata inaugurata l’impossibilità di comprendere il evento del Golgota. Questo è interessante: che le confessioni occidentali sono partite dal cristianesimo, ma hanno stranamente provveduto a che l’essenza del cristianesimo non possa essere compresa all’interno di queste confessioni. L’essenza di questo cristianesimo deve essere afferrata dallo spirito. E le confessioni occidentali si sono opposte allo spirito; e una delle ragioni principali per cui l’antroposofia è anche considerata con disapprovazione da parte cattolica è il fatto che qui di nuovo si ritorna dall’erroneo, cioè che l’uomo consiste di corpo e anima, al vero: l’uomo consiste di corpo, anima e spirito. Questo indica proprio l’interesse, che da quel lato c’è, di non far giungere gli uomini alla conoscenza dello spirito e di non farli arrivare a ciò che propriamente è il evento del Golgota. E così allora anche inizialmente questa intera conoscenza, che vedete che agisce così chiarificatrice per la comprensione dell’uomo, così questa intera conoscenza è andata perduta. Come si potrebbe dunque costruire una pedagogia per l’umanità odierna, poiché l’umanità odierna ha perso lo sguardo per l’essenza dell’uomo?
Essere pedagogo significa risolvere quel grande enigma che il bambino ci pone, che poco a poco produce ciò che è stato disposto tra la morte e una nuova nascita. Ma le confessioni hanno inizialmente contato solo con la vita post-mortem, con la vita dopo la morte, per assecondare l’egoismo umano, mentre non hanno contato con il fatto di considerare la vita umana qui sulla Terra come una continuazione della vita celeste. Fare un’esigenza all’uomo di dimostrarsi degno di ciò che, come esigenza, gli è stata avanzata prima che entrasse attraverso la nascita in questa vita terrestre, ciò richiede un certo altruismo della visione, mentre le confessioni finora hanno prevalentemente contato con l’egoismo della visione. Qui ciò che è proprio alle confessioni acquista, devo dire, in certo senso una colorazione morale. Qui la conoscenza puramente teorica confluisce nella moralità superiore della visione del mondo e nella moralità della visione del mondo. E questo dovrebbe essere inteso anche dagli amici dell’antroposofia: che in certo senso un’inclinazione morale verso la spiritualità è la precondizione per la conoscenza dell’essenza spirituale. Nel nostro tempo difficile di oggi è particolarmente necessario che si rivolga attenzione anche a questo lato della natura della visione del mondo. Se guardate a ciò che accade nel mondo esteriore, dovrete già dirvi: la frase, che è la sorella della menzogna, e che in questa nostra epoca in modo così terribile si gonfia fino alla menzogna, questo è ciò che dal materialismo si è anche manifestato per la vita morale dell’umanità. Diventerebbe sempre più forte e più forte, se l’umanità non fosse aiutata attraverso la conoscenza, che verso lo spirito va, e che deve essere unita con un innalzamento del senso morale interno dell’uomo. Dovremmo acquisire anche il sentimento di come la visione del mondo della scienza dello spirito sta alle compiti, a tutta la dignità dell’uomo e dovremmo prendere da questo sentimento il punto di partenza per la nostra conoscenza. Questo è all’umanità nel presente solo troppo necessario, e si vorrebbe trovare sempre di nuovo nuove giri e nuove forme di espressione, per caratterizzare appunto questo lato dei compiti della scienza dello spirito.
Comprendere il mondo, senza comprendere l’uomo, non è possibile. Questo è ciò che, come conclusione dalle considerazioni che abbiamo condotto qui, vi emergerà probabilmente. Per questo motivo vorrei oggi ancora apportare qualcosa proprio alla comprensione dell’uomo come tale. Partiremo dalla diversità, che ci è stata proposta molte volte, dell’organizzazione della testa umana e dell’organizzazione del resto, soprattutto dell’uomo delle membra. Vorrei innanzitutto ricordarvi ancora una volta che l’organizzazione della testa, così come ci si presenta nella vita tra la nascita e la morte, è il risultato di tutti quei processi di formazione che si sono svolti dall’ultimo decesso fino all’incarnazione terrestre in questa vita. Dovete dunque già concludere da ciò, che tutto ciò che è legato all’organizzazione della testa umana, in certo modo nella sua legge, non segue quelle regole e quelle forze alle quali siamo adattati come uomini terrestri. Siamo, con quella organizzazione corporea che otteniamo solo in questa incarnazione, adattati alla vita terrestre. Abbiamo già parlato di come siamo adattati con questa organizzazione alla vita terrestre. Compiamo un ciclo dell’assunzione e dell’elaborazione del nutrimento in 24 ore. Con ciò siamo, per quanto riguarda questo ciclo, adattati al movimento della Terra in 24 ore. In certo modo, in noi si compie qualcosa di simile, come accade nei processi della Terra nell’universo. La testa però la portiamo nella sua organizzazione essenzialmente attraverso la nostra nascita. Perciò la testa inizialmente non è adattata alle condizioni terrestri, bensì alle condizioni che sono propriamente non-terrestri. La testa è per questo in una posizione del tutto particolare. Vorrei chiarirvi con un paragone, in quale posizione si trovi la testa dell’uomo in particolare durante il primo periodo della vita.
Immaginate di essere su una nave. La nave fa i movimenti più svariati. Questi movimenti vanno nelle direzioni celesti più diverse. Se avete su una nave una bussola, un ago magnetico, allora il posizionamento dell’ago magnetico non segue i movimenti della nave, ma punta sempre verso il polo magnetico nord. Si sottrae dalla partecipazione ai movimenti della nave. Si possono persino regolare i movimenti della nave secondo il posizionamento costante dell’ago magnetico. Ora però è in certo rapporto simile con la testa umana. L’uomo compie le cose più diverse con il suo restante organismo, qui nel mondo fisico. La testa non partecipa, in certo modo, a ciò che l’uomo compie nella vita terrestre. È sempre organizzata inizialmente, con le sue forze, innestata verso il non-terrestre. È molto importante che comprendiamo che, nell’organizzazione della testa umana, abbiamo propriamente qualcosa che è organizzato verso il non-terrestre. Ma c’è comunque sempre un’interazione tra l’organizzazione della testa e l’organizzazione del resto dell’uomo. Solo che questa interazione avviene nel corso del tempo che trascorre tra la nascita e la morte. La nostra testa è inizialmente così, come la riceviamo dai mondi sovrumani attraverso la nascita in questo mondo, organizzata per la vita rappresentativa. È in certo modo interamente formata in modo che la vita rappresentativa può usare questa testa come suo strumento. Se la testa si sviluppasse solo sulla base delle forze che riceve dai mondi sovrumani, si svilupperebbe solo come organo rappresentativo. Allora perderemmo gradualmente il collegamento con il mondo attraverso la nostra organizzazione della testa. Andremmo in certo modo attraverso l’esistenza terrestre con la consapevolezza che, attraverso la nostra testa, sviluppiamo solo rappresentazioni, cioè solo immagini della vita terrestre. Avremmo sempre più la consapevolezza che sporgiamo, in certo modo, da quella nostra organizzazione che è collegata all’essere terrestre, che sporgiamo con la nostra testa da questa organizzazione terrestre, come se attraverso questa testa fossimo esseri estranei alla terra, che sviluppano solo in immagini ciò che è collegato alla vita terrestre.
Non è così. Non è così, per la ragione che il resto dell’organismo invia le sue forze nella testa. E se chiediamo quale sia la qualità delle forze che, dal bambino in poi, sempre più viene canalizzata dal resto dell’organismo nella testa, allora dobbiamo, caratterizzando queste forze psichicamente, cercarle in particolare nelle forze della volontà. Il resto dell’organismo impregna continuamente il lato rappresentativo della nostra testa con le forze di volontà. Così che, schematicamente, possiamo dire: la testa la riceviamo come risultato dell’incarnazione precedente, come portatore di rappresentazione (Tavola 18, sinistra); ma le forze di volontà sono inviate dal resto dell’organismo. Ciò che ho appena detto non accade solo nella vita psichica, ma mostra anche i suoi effetti nella vita corporea. Diveniamo, poiché siamo esseri della testa, nati in questo mondo terrestre come esseri di rappresentazione. Le forze di rappresentazione, col fatto che siamo nati nella vita terrestre, sono ancora molto potenti. Irradiano dalla testa sull’intero resto del nostro organismo. E queste forze di rappresentazione sono quelle che, nei primi sette anni della vita, poco a poco fanno sì che dal nostro resto dell’organismo agiscano le forze che si manifestano nella seconda dentizione; esattamente le stesse forze che consolidano la vita rappresentativa in noi, che non è ancora consolidata, prima che intendiamo procurarci i denti secondi, esattamente le stesse forze sono quelle che anche ci conducono ai denti. Così che, quando abbiamo i denti, queste forze diventano libere. Allora possono manifestarsi per la vita rappresentativa, allora possono formare le rappresentazioni, possono sviluppare la memoria nel modo appropriato, allora rappresentazioni ben contornate possono trovare posto in noi. Finché abbiamo bisogno delle stesse forze per sviluppare i nostri denti, per tutto quel tempo non possono manifestarsi come vere forze che consolidano la vita rappresentativa.
Ora dovrebbe iniziare, o dovrebbe particolarmente apparire, se cresciamo al di là del settimo, ottavo anno di vita, come la volontà, che è essenzialmente legata all’altro uomo, non alla testa, dovrebbe entrare nella testa. Ma ciò non potrebbe avvenire senza ulteriori conseguenze. Poiché la nostra testa, che è propriamente organizzata verso il non-terrestre, non potrebbe ricevere senza ulteriori conseguenze quelle forti forze che, dal nostro metabolismo come portatore di volontà, vogliono spingere nella testa. Queste forze devono prima accumularsi (l’arco inferiore viene disegnato). Queste forze devono prima fermarsi, prima di essere sufficientemente filtrate, sufficientemente diluite, insufflate di anima, per poter manifestarsi nella testa. E questo stadio attraversano queste forze alla fine del secondo settennio della vita, quando le forze della volontà si accumulano nell’organizzazione della laringe, quando spingono così nell’uomo che si manifestano anche nella trasformazione della voce nell’organizzazione maschile (nell’organizzazione femminile appare un po’ diversamente). Queste sono le forze di volontà che, prima di spingere nella testa, si fermano, così che diciamo: alla fine del nostro secondo settennio le forze di volontà si accumulano nella nostra organizzazione linguistica. Allora sono sufficientemente filtrate, sufficientemente insufflate di anima, per potersi allora manifestare nella nostra organizzazione della testa. Allora siamo tanto avanti, che quando siamo divenuti sessualmente maturi e abbiamo anche ciò che va parallelo alla maturità sessuale, la trasformazione del parlare, allora siamo tanto avanti, che attraverso la nostra testa possono cooperare nel nostro uomo terrestre rappresentazione e volontà.
Vedete, qui avete un esempio di come con la nostra scienza dello spirito indichiamo concretamente i fatti. Prendete le filosofie astratte che si sono manifestate nei tempi moderni, per esempio la «Volontà e rappresentazione» di Schopenhauer: astrattamente sono rimaste bloccate. Schopenhauer si sforza, da un lato, di caratterizzare il mondo nel suo carattere rappresentativo; dall’altro lato, nel suo carattere di volontà; ma resta bloccato nell’astratto, allo stesso modo Eduard von Hartmann. Tutti rimangono bloccati nell’astratto. Il concreto è che comprendiamo come, in questo sistema oscillante della testa umana, attraverso questi due stadi, il primo settennio della vita e il secondo settennio della vita, in modo molto determinato e differenziato, rappresentazione e volontà si trovano insieme. L’essenziale è che si possa indicare lo spirituale-psichico, come si rivela, si manifesta nel mondo fisico esteriore. E così vedete come cooperano le forze della testa, che spingono verso il corpo e nel corpo si manifestano nella formazione dei denti, e le forze del corpo, che spingono verso la testa e si preparano a divenire vera volontà dell’anima, mentre inizialmente si fermano nella formazione linguistica e solo dopo spingono nella testa.
Così si deve comprendere l’uomo nel suo processo di formazione. Così si deve potere guardare a ciò che veramente accade con l’uomo. Ho detto, la testa dell’uomo, essa non è affatto organizzata verso ciò a cui è adattato nell’uomo. Così poco come l’ago magnetico del compasso è organizzato verso i movimenti della nave, ma si sottrae da loro, così l’uomo testa si sottrae dall’adattamento alle condizioni terrestri. Qui avete ciò che gradualmente conduce alla comprensione fisiologica della libertà. Qui avete la fisiologia per ciò che ho esposto nella mia «Filosofia della libertà», che si può comprendere la libertà solo quando la si afferra nel pensiero libero da sensibilità, cioè nei processi che si svolgono nell’uomo quando attraverso la sua volontà dirige il puro pensiero e l’orienta in direzioni determinate.
Vedete come poco a poco si possa giungere a studiare veramente l’interrelazione dello spirituale-psichico e del fisico-corporeo, e come una cosa come il processo di formazione linguistica in realtà può essere compresa solo se la si intende come il risultato di queste due fonti, da cui l’essere umano è nutrito, quelle fonti che giacciono da un lato nell’uomo della testa e dall’altro lato nell’uomo delle membra.
E ora comprenderete anche ancor più profondamente come sia impossibile parlare del fatto che dal cervello vadano avanti delle mediazioni di volontà attraverso i nervi motori. Il cervello riceve solo le sue piene forze di volontà dall’organizzazione restante. Naturalmente, non dovete rappresentarvi la cosa schematicamente, poiché il processo, che si manifesta allora in particolare nel processo di formazione linguistica come nel suo accumulo, naturalmente prepara precedentemente; è qualcosa che percorre tutta la vita, che si manifesta solo nei suoi tratti più caratteristici nei particolari momenti di transizione. Così dobbiamo renderci consapevoli di come l’uomo è davvero adattato sia alla vita terrestre che a una vita non-terrestre.
È adattato alla vita terrestre così che egli non conduce a termine certi processi che l’animale termina, nel suo organizzazione puramente naturale. L’animale è in certo modo finito alla nascita per tutte le sue funzioni. L’uomo deve queste funzioni ottenere guidate per se stesso attraverso la sua educazione e così via. Ciò che accade nell’uomo è nel fondo solo un’espressione esterna di qualcosa che accade anche organicamente nell’uomo. Se uno studia in modo veramente spirituale il metabolismo dell’animale, si vede che questo metabolismo dell’animale è condotto più avanti di quanto lo sia il metabolismo dell’uomo. Il metabolismo dell’uomo deve infatti essere fermato in uno stadio precedente rispetto al metabolismo dell’animale. Ciò che nell’animale, se devo disegnarlo schematicamente (Tavola 19, sinistra in alto, la linea orizzontale spessa con l’estremità sferica), è condotto fino a un certo stadio, deve all’uomo fermarsi in uno stadio precedente. L’uomo non deve, se posso esprimermi banalmente, digerire quanto l’animale. L’uomo deve fermarsi prima nel processo digestivo dell’animale. Per cui egli ottiene, attraverso la digestione fermatasi, quelle forze che diventano i portatori fisici per ciò che spinge la volontà nella testa.
Vedete, complicata è questa natura umana. E se non vogliamo arrenderci all’inconvenienza di studiare veramente le complicazioni di questa natura umana, allora otteniamo un insegnamento della natura umana, come l’abbiamo proprio oggi nella scienza esterna. Otteniamo non ciò che veramente scopre l’essenza dell’uomo. Questa essenza dell’uomo sarà in grado di essere rivelata solo se la scienza dello spirito sarà in grado di illuminare le scienze naturali. Se però è così nell’uomo, come vi ho appena detto, se esiste quella relazione tra l’uomo e il mondo non-umano, su cui abbiamo indicato in queste considerazioni, allora comprenderete anche che questo mondo non-umano per l’uomo può esistere solo se ha con lui, con la sua organizzazione, una certa somiglianza. In altre parole: siamo come uomo delle membra adattati alle condizioni terrestri; ci innalziamo, come l’ago magnetico della bussola sulla nave, attraverso la nostra organizzazione della testa dalle condizioni terrestri. Così anche questo deve accadere nel mondo non-umano. Lì deve anche, per esempio nei movimenti dei pianeti, esserci qualcosa che corrisponde all’adattamento della natura membra umana al terrestre. E qualcosa deve innalzarsi, qualcosa non deve appartenervi.
Come considera la natura odierna l’uomo? Lo considera come se non avesse nemmeno una testa. Naturalmente studia anche la testa; ma come la studia? Come se fosse solo una sorta di appendice al resto dell’organizzazione. Tutto ciò che la scienza naturale produce, per comprendere l’uomo, è adatto solo a capire l’uomo senza testa, non però la testa umana. Questo deve essere compreso dal mondo spirituale.
Avrei potuto usare anche il seguente paragone. Avrei anche potuto dire — e in questi giorni ho già accennato — che la testa umana sta sul resto dell’organismo, come voi in un treno. Non partecipate per voi ai movimenti del treno. Vi mantenete a riposo, vi lasciate muovere dal treno. Così la testa umana è il parassita. Considera il resto dell’organismo, che si adatta al mondo esteriore, come la sua carrozza. Se lo lascia portare. Essa stessa è organizzata verso un mondo completamente diverso. Ma così deve essere anche nel mondo esteriore. Se dunque formiamo una storia naturale dell’uomo, come l’abbiamo oggi, questa storia naturale dell’uomo parla propriamente solo dell’uomo senza testa. Perciò non comprende la vera essenza dell’uomo. Ma se formiamo un’astronomia sulla base degli stessi principi, questa astronomia non corrisponde nemmeno al mondo intero non-umano, ma solo a una certa parte; l’altra parte, che sfugge a questo principio, non la si considera. Era appunto la forza particolare della scienza naturale degli ultimi tre o quattro secoli, di aver sviluppato movimenti dell’universo che prescindono da un certo contenuto di questo universo, proprio come la restante scienza naturale prescinde dalla testa umana. Perciò questa astronomia ottiene forme di movimento come queste: la Terra ruota in un’ellisse intorno al Sole e simili, che sono esattamente così giuste per il mondo, come la scienza naturale oggi è giusta per l’intera essenza dell’uomo. Non corrispondono a ciò che è realmente la realtà del mondo. Perciò abbiamo spesso dovuto indicare che anche la visione copernicana dovrebbe essere fecondata scientificamente. Molti dei mistici odierni, antroposofi e così via, oggi predicano sufficientemente: il mondo dei sensi, che abbiamo intorno a noi, è Maya. Ma loro non traggono affatto le ultime conseguenze, altrimenti dovrebbero dire: anche il mondo del sistema copernicano, questo movimento della Terra intorno al Sole e così via, è in verità una Maya, un’illusione, e deve essere corretto. Deve essere visto così, che diventiamo consapevoli: dentro vi si pone qualcosa che non può neppure essere riconosciuto sulla base di quelle ipotesi che Copernico, Galilei o anche Keplero applicavano, così come l’intera essenza dell’uomo non può essere compresa dai principi scientifici naturali odierni.
Ora vedete, quando tocchiamo un tale tema, dobbiamo al contempo indicare qualcosa che è accaduto nello sviluppo dell’umanità. Se ci ricordiamo di ciò che abbiamo spesso detto, e cioè che nei tempi antichi c’è stata una sorta di sapienza primordiale, qualcosa che gli uomini hanno saputo, benché in modo atavistico-onirico, che però nel suo contenuto andava ben oltre ciò che noi ci siamo di nuovo conquistati, se ci ricordiamo di tutto questo, allora non ci sarà difficile ricordare veramente che l’immagine del mondo che esisteva nei tempi antichi era completamente diversa da quella immagine del mondo che ci può essere presente oggi. Quale era propriamente l’immagine del mondo dei nostri antenati, cioè di noi stessi nelle nostre vite terrestri precedenti? Molto più di oggi era presente come immagine del mondo ciò che si portava attraverso la nascita nell’essere fisico. Oggi è al massimo ancora nei bambini, se comprendiamo a esaminarli nel modo giusto, qualcosa come un’immagine del mondo in cui l’uomo aveva vissuto, prima di scendere nell’essere fisico. Ma nella vita posteriore, e molto presto, questa immagine del mondo scompare. Presso l’umanità precedente, questa immagine del mondo era presente. E ciò che nelle epoche anteriori di sviluppo spirituale presso l’umanità era presente come immagine astronomica, come descrizione del sistema solare o del sistema planetario e della sua connessione con l’uomo, questo era qualcosa che l’uomo sperimentava immediatamente in sé, benché in modo onirico. Certo, oggi guardiamo con una certa presunzione a questi tempi ancestrali dell’umanità. Ma questi tempi ancestrali dell’umanità erano tali che si sapeva veramente che qualcosa in noi è collegato con Marte, con Mercurio e così via. Era qualcosa che era contenuto nella coscienza interiore dell’essenza umana. Era ciò che si apriva all’uomo, mentre si sviluppava. L’uomo dei tempi primordiali non vedeva solo l’immagine esterna delle stelle. Sentiva in sé un’immagine interiore delle stelle, un sistema mondiale interiore. Sentiva non solo il sistema mondiale là fuori, ma anche nella sua testa, che oggi abbiamo come il portatore del, devo dire, indifferenziato preesistente
. Là dentro brillava il Sole, là dentro orbitavano i pianeti. L’uomo portava in testa questa immagine del mondo (Tavola 18, destra). E ciò che portava lì in testa aveva forze in sé che agiscono sul resto dell’organizzazione, che a loro volta influenzavano ciò che si ottiene solo dopo la nascita, o rispettivamente dopo il concepimento, dalle forze terrestri; così che anche questo era influenzato dall’organizzazione della testa, così che anche, in certo modo, il resto dell’uomo veniva portato con sé nell’adattamento alle forze planetarie. E lì vi si mostra: l’uomo viene portato in questo mondo. Come eredità, vogliamo dire innanzitutto, riceve con sé la tendenza a fare i primi denti, i denti da latte. Questi completano il loro sviluppo nel ciclo annuale, all’incirca. Sette volte più a lungo hanno bisogno i secondi denti, quelli che è già l’organizzazione umana stessa a produrre. È qualcosa che, nel senso più profondo, ci rimanda al fatto che un certo ritmo, che portiamo attraverso la nascita, e che si riferisce al ciclo annuale, è rallentato sette volte nella nostra vita terrestre. Il ciclo annuale è rallentato sette volte. È qualcosa che è stato espresso dal fatto che si è portato il rapporto 1 a 7 nella divisione del tempo, giorno e settimana. La settimana è sette volte più lunga del giorno. Questa settimana, sette volte più lunga del giorno, esprime il fatto che qualcosa nell’uomo procede sette volte più lentamente di ciò che portiamo nell’essere fisico attraverso la nascita. Non si comprenderà il vero processo dell’essenza umana, finché non si intenderà adeguatamente come qualcosa nell’uomo, che in certo modo viene portato da condizioni non-terrestri, deve rallentarsi sette volte durante il tempo terrestre. Vedete, l’insegnamento segreto antico-ebraico ha parlato molto proprio di questi fatti. E se nella nostra lingua devo esprimere ciò che la dottrina segreta ebraica antica, da un sapere atavisticamente acquisito, ha detto su questa cosa, dovrei dire: questi antichi insegnanti segreti ebraici chiarirono ai loro studenti, Jahvé, che è il vero dio della Terra, che ha aggiunto all’organizzazione di Saturno, Sole e Luna l’organizzazione terrestre, Jahvé ha la tendenza a rallentare sette volte ciò che proviene dall’organizzazione lunare. Qualcosa di accelerato rispetto al corso terrestre-terreno vuole comportarsi nell’uomo. Potrei anche dire, il vecchio insegnante segreto ebraico diceva ai suoi studenti: Lucifero corre 7 volte più veloce di Jahvé. Questo ci rimanda a due movimenti, due correnti nella natura umana. Questi due flussi sono anche presenti nella natura non-umana. Solo che sono presenti nella natura non-umana in una forma un po’ diversa da quella nella natura umana.
Ma proprio questo pensiero, a cui ci avviciniamo, non è così facile da cogliere. Se vogliamo comprenderlo, possiamo comprenderlo forse meglio se partiamo da relazioni più sociali, per poi tornare di nuovo alle relazioni cosmico-terrestri.
Ho ora menzionato spesso in conferenze pubbliche qualcosa che vorrei anche esprimere qui. Se consideriamo il male del tempo presente, troviamo il fatto particolare che l’intera intelligenza della moderna umanità si è sviluppata in modo sconnesso dalla realtà. È già una particolarità che nella vita pratica odierna si trovino sempre più persone incapaci, non persone capaci. E nel grande questo si manifesta in una cosa come quella che ho menzionato in alcune conferenze pubbliche: che per esempio nel 19° secolo si è molto discusso dell’effetto del gold standard sulle relazioni economiche internazionali. Potete scorrere i rapporti parlamentari del 19° secolo. Cercate di farvene un’idea di cosa pensassero le persone come conseguenza del monometallismo dello standard d’oro. Hanno considerato lo standard d’oro come ciò che renderebbe possibile il libero scambio, il commercio libero non ostacolato da barriere doganali, su tutto il territorio economico mondiale unificato. Questo è stato predetto ovunque dove si cantavano lodi allo standard d’oro. E cosa è realmente accaduto? I dazi doganali. Poco a poco le condizioni reali si sono sviluppate in modo che ovunque sono state erette barriere doganali. Questo è ciò che la realtà ha prodotto.
Ora potreste, se giudicate superficialmente, dire: sì, le persone devono essere state piuttosto stupide. Ma non erano nemmeno stupide; c’erano, tra coloro che si aspettavano di promuovere il libero scambio dallo standard d’oro, persone molto acute, molto intelligenti. Ma non avevano il senso della realtà, contavano solo su logicità, non su adeguatezza alla realtà. Non potevano affondare nella realtà, proprio come i nostri naturalisti odierni non possono affondare nell’organizzazione del cuore, del fegato, della milza e così via. Astraggono e rimangono con le loro teorie, anche se diventano materialisti, bloccati nell’astratto. Per questo può già succedere, come è raccontato in un aneddoto veramente fondato sulla verità, che illumina molte cose: in un’accademia di scienze un membro dotto, un fisiologo, aveva sviluppato una teoria su quanto a lungo in particolare gli uccelli riescono a digiunare. Era venuta fuori una bella tabella. Il fisiologo interessato aveva collocato grandi gabbie per uccelli ovunque nel suo corridoio e ha fatto digiunare questi uccelli per scoprire quanto a lungo potessero digiunare. Poi l’ha registrato. Sono venuti fuori numeri molto belli e grandi. Allora ha elaborato questi numeri in un articolo e ha letto il suo articolo a una seduta dell’accademia. Ma nella stessa casa abitava un altro fisiologo, che non partiva da tali metodi. Abitava un piano più su. Questi si è alzato, dopo che questo articolo dotto era stato letto, e ha detto: devo purtroppo obiettare che i numeri non possono essere completamente corretti, poiché mi è dispiaciuto per i poveri animali, e gli ho dato da mangiare al passaggio.
Bene, non deve sempre accadere allo stesso modo; è un aneddoto, ma che si basa su verità, perché in realtà gran parte del materiale su cui si basa la nostra scienza esatta è venuta insieme in questo modo, che qualcuno in background «ha nutrito gli uccelli», invece che digiunassero per così lungo come mostra la tabella. Si può, se si ha il senso della realtà, fare meno con tali metodi statistici. Non si può promettere molto da tali metodi. E questo senso della realtà ha proprio completamente mancato all’umanità moderna. Perché è mancato all’umanità moderna? Per colpa di una certa necessità dello sviluppo dell’umanità. Possiamo considerare la cosa così:
Immaginate una volta che nei tempi antichi l’uomo — se questo è il limite dei suoi sensi verso il mondo esterno (Tavola 19, in alto a destra) — ha guardato nel mondo esterno. Ha visto dalle condizioni nel suo interno le condizioni del mondo esteriore. Ha anche formato le sue teorie stellari dal suo sistema interno di stelle. Aveva il senso della realtà. Questo senso della realtà stava nei suoi sensi (i due cerchi a destra vengono disegnati); nel corso dello sviluppo dell’umanità, è scomparso. Deve essere di nuovo sviluppato nell’interno, proprio così profondamente nell’interno come era sviluppato prima nell’esterno. Dobbiamo veramente arrivare al punto in cui attraverso l’educazione che riceviamo dalla scienza dello spirito, sviluppiamo il senso della realtà nel nostro interno, allora possiamo anche di nuovo sviluppare il senso della realtà nel mondo esteriore. È così, se gli uomini procedessero in linea retta nella direzione in cui si sono sviluppati con l’intellettualità moderna, non potremmo più vedere ciò che è là fuori, e andrebbe in tutto il mondo come con lo standard d’oro: mentre predicevano che nascesse il libero scambio, furono erette barriere doganali. Ciò accade nei più diversi settori della cosiddetta vita pratica. Quello che è accaduto nel grande, oggi accade dappertutto nel piccolo. I pratici predicono questo o quello — succede il contrario. Sarebbe forse interessante registrare ciò che i pratici durante gli ultimi anni di guerra hanno predetto come certo accadrà. Sempre succede il contrario, proprio negli ultimi anni, perché semplicemente non c’era più il senso della realtà presso le persone. Ma questo senso della realtà non viene in nessun altro modo, se non che l’uomo attraverso la scienza dello spirito si educa così, che questo senso della realtà viene per primo sviluppato all’interno. Nessuno sarà in futuro un pratico o uno spirito consono alla realtà, se disprezza di educarsi così all’interno attraverso la scienza dello spirito, come oggi non ci si può educare nel mondo esteriore. Dobbiamo portare nel mondo esteriore ciò che sviluppiamo all’interno. Per questo motivo la scienza dello spirito è così necessaria, perché gli uomini non arriveranno a capire come il cuore si rapporta al fegato, se non acquisiscono prima il metodo per questo attraverso la formazione esoterico-spirituale. Ciò che era precedentemente presente, dove ci si poteva dire: il cuore si rapporta al fegato nel mondo interno, come il Sole si rapporta a Mercurio nel mondo esterno, e dove si sapeva qualcosa, perché si portava il rapporto di Sole e Mercurio dal mondo soprasensibile nel mondo sensibile, ciò non sarà più compreso, non può nemmeno più essere compreso originariamente, se gli uomini non acquisiscono la base, l’impulso fondamentale per questa comprensione da dentro. Non si acquisisce per il fatto di avere semplicemente il dono della chiaroveggenza, attraverso la chiaroveggenza vengono ricercati i fatti della scienza dello spirito; si acquisisce questo senso in quanto si pensa veramente attraverso e si sente ciò che è stato stabilito dal metodo chiaroveggente e si organizza la vita secondo questo. Su questo si tratta. Proprio questo riguarda lo studio dei risultati della scienza dello spirito, non il soddisfare la curiosità della chiaroveggenza. Questo deve essere sottolineato ancora e ancora, perché nel processo culturale generale dell’umanità è di importanza particolare questa applicazione del metodo della scienza dello spirito alla vita esterna e anche alla conoscenza del grande mondo, del mondo non-umano.
Ciò che quindi dobbiamo considerare come l’originale organizzazione della testa, viene via via nel corso della nostra vita penetrata da tutto ciò che nella nostra organizzazione è adattamento al mondo esteriore. Quindi dobbiamo imparare a comprendere il mondo non-umano dall’organizzazione dell’uomo, dall’organizzazione delle membra. E qui possono aiutarci solo tali cose come quella su cui ho già fatto cenno. Vi ho fatto cenno quale contrasto esista tra quello stato dell’uomo in cui è sveglio e quello stato in cui dorme. Consideriamo da un lato la veglia, dall’altro il sonno. Questi sono stati che si oppongono l’uno all’altro. E poiché l’uno passa nell’altro nel risveglio e nell’addormentamento, attraversiamo in certo modo un punto nullo della nostra esistenza. Il momento del risveglio e il momento dell’addormentamento devono avere a che fare l’uno con l’altro.
Questo ci rimanda al fatto che, se vogliamo esprimere il ciclo giornaliero dell’uomo in forma geometrica, non possiamo usare il cerchio e nemmeno l’ellisse. Poiché, se assegnassimo lo stato di sonno a una parte dell’ellisse, allora lo stato del risveglio e dell’addormentamento cadrebbe a pezzi (Tavola 19, in alto). Ma non possono cadere a pezzi: ancora vedremo come rappresentano, nella loro apparenza esterna, lo stesso. Quindi non possiamo affatto disegnare la figura geometrica che dovrebbe corrispondere al ciclo giornaliero dell’uomo in forma circolare o in forma di ellisse. Possiamo disegnarla solo così che sia una linea serpeggiante, una lemniscata (la stessa tavola, in mezzo in basso). Solo così abbiamo la possibilità, se diciamo, l’uomo esce dallo stato di veglia nello stato di sonno, che esce di nuovo attraverso lo stesso stato durante il risveglio. E così abbiamo una curva, una linea che corrisponde al corso giornaliero della vita umana. Non troverete nessun’altra linea del ciclo giornaliero se non questa lemniscata, poiché in ogni altra linea non fareste uscire il risveglio attraverso lo stesso che era l’addormentamento.
Ma c’è ancora qualcosa d’altro. Se prestiamo attenzione al processo dello sviluppo umano in particolare nell’infanzia, dobbiamo dire che essenzialmente ci svegliamo così come ci siamo addormentati. Ma se si può osservare la vita correttamente, allora non si può escludere lo stato di sonno dalla vita complessiva dell’uomo. Istruiamo i bambini durante il giorno. Dovremmo sempre avere un senso di ciò che, da ciò che portiamo ai bambini, non viene immediatamente, ma diviene solo il giorno dopo, quando l’Io e il corpo astrale attraversano lo stato notturno. Lì il bambino veramente realizza ciò che correttamente di ciò che gli insegniamo durante il giorno. Dobbiamo orientare la nostra pedagogia e didattica verso ciò. Così possiamo dire, per quanto riguarda i cambiamenti di stato tra giorno e notte: dormiamo, usciamo attraverso il risveglio nello stesso posto in cui eravamo entrati nel sonno, ma avanziamo, per quanto riguarda lo sviluppo umano, un poco. In un’altra direzione avanziamo.
Perciò non dobbiamo disegnare la linea esattamente come nella lemniscata, bensì dobbiamo disegnarla così che ne usciamo nuovamente, ma un pezzo più avanti, così che otteniamo lemniscate che procedono (in basso a destra). Se dunque esaminiamo da un lato lo stato di cambio tra sonno e veglia e dall’altro lato il procedimento dello sviluppo, otteniamo come forma geometrica per ciò che accade nell’uomo, una linea a spirale. Questa linea a spirale è intimamente collegata al nostro sviluppo, e il nostro sviluppo è a sua volta collegato all’intero sistema mondiale. Perciò dobbiamo cercare come fondamento dei movimenti mondiali questa stessa linea. E se, invece di aver applicato solo la geometria astratta allo spazio celeste, si fosse applicata la geometria concreta che segue dall’intero uomo, si sarebbe giunti a un’altra cosa. Poiché vedete, nella sapienza primordiale, si aveva questa linea. Allora non si parlava di, diciamo, Marte che si muoveva diversamente che in una tale linea procedendo (sinistra, centro). Solo che si è dimenticato poco a poco. Si costruiva invece di sapere. Cosa ne uscì? Questa linea, che così procede (si mostra la linea appena disegnata), in essa non si poteva andare oltre. E così si prese questa linea (sinistra in basso, il grande arco) e si misero cerchi su di essa, e si ottenne la teoria degli epicicli. Anche la teoria tolemaica è l’ultimo residuo della sapienza primordiale, e sulla base di questa Copernico ha di nuovo effettuato una semplificazione. E intorno a questo teorizza ancora l’astronomia odierna. Ancora teorizza così, che preferisce considerare le ellissi e i cerchi e tutto il possibile, piuttosto che quella linea interiormente viva, che rappresenta una linea a spirale procedente. E poi ci si meraviglia che le osservazioni non concordano con ciò che si calcola, che si è sempre costretti a nuove correzioni.
Guardate come la teoria della relatività si costruisce su un errore nei tempi di rivoluzione di Mercurio. Si cerca solo di effettuare la correzione in un altro modo, che non come dovrebbe essere effettuata, vale a dire tornando al rapporto dell’uomo con l’intero ambiente. — Ma di questo allora domani oltre.
Ieri ho richiamato attentamente l’attenzione su come ciò che è presente nell’uomo rimandi a qualcosa di corrispondente nel cosmo al di fuori dell’uomo, nella misura in cui esiste una determinata relazione dell’uomo con il cosmo al di fuori di lui. Ciò su cui dobbiamo indicare soprattutto come presente nell’uomo è l’orientamento della testa umana verso un mondo extraterrestre, verso un mondo che si trova al di fuori di quello da cui dipende il resto dell’organismo umano. La nostra testa rimanda ancora chiaramente al mondo che abbiamo attraversato tra la morte e una nuova nascita. L’intera organizzazione della nostra testa è formata in modo tale che costituisce il chiaro eco del nostro soggiorno nei mondi spirituali. Ora dobbiamo cercare il corrispondente nel cosmo.
Basta confrontare il comportamento di Saturno, che si trova così lontano nello spazio cosmico, con il comportamento della Terra stessa, e noterete una certa differenza. Questa differenza si è rivelata in astronomia nel fatto che si dice che Saturno orbita intorno al sole in 30 anni, mentre la Terra lo fa in un anno. Non vogliamo preoccuparci se queste cose sono giuste o sbagliate, se rappresentano un’unilateralità o no; vogliamo solo sottolineare che le osservazioni che si possono ottenere tracciando Saturno nello spazio celeste e confrontando la velocità del suo movimento con ciò che si attribuisce alla Terra come certa velocità, portano, presupponendo il sistema copernicano-kepleriano, alla visione che Saturno impiega 30 anni per orbitare intorno al sole, mentre la Terra impiega un anno. E se guardiamo Giove, gli si attribuisce un periodo orbitale di 12 anni. Molto più breve è il periodo orbitale di Marte. Ma quando esaminiamo gli altri pianeti, Venere e Mercurio, arriviamo a periodi orbitali inferiori a quelli della Terra, oppure si dice che siano inferiori al periodo orbitale della Terra. Tutte queste cose sono naturalmente dedotte dalle osservazioni fatte in un modo o nell’altro.
Ora ho sottolineato che acquistiamo una vera comprensione di queste cose solo quando, per così dire, confrontiamo ciò che accade nelle vastità dello spazio cosmico con ciò che avviene corrispondentemente entro i confini della nostra pelle, nel nostro organismo. Considerate che qualcosa corrisponde a quello che si chiama il periodo orbitale della Terra intorno al sole. Ieri abbiamo indicato che anche per la serie di fatti quotidiana bisogna rimandare a una certa curva, a una certa linea che si interseca da sola. Allo stesso modo, la curva, la linea curva che corrisponde al movimento annuale della Terra deve essere concepita in modo simile, indipendentemente dal fatto che si pensi che questo movimento della Terra sia contemporaneamente un movimento intorno al sole o no. Che cosa abbiamo davanti a noi in realtà? Considerate questo: nel nostro ciclo giornaliero, che non vogliamo considerare come corrisponde al cosmo, bensì come si manifesta nell’uomo, così da includere anche coloro il cui sonno e veglia non coincidono con l’alternanza di giorno e notte, così da comprendere anche i nottambuli e coloro che vivono irregolarmente. Vogliamo considerare questo ciclo giornaliero nell’uomo in modo tale da rappresentarcelo, per la ragione che abbiamo già addotto ieri, con una linea di questo tipo (tavola 20, in alto a destra), dove i punti dell’addormentarsi e del risveglio si sovrappongono. Ieri ho già osservato che si devono pensare questi punti dell’addormentarsi e del risveglio come sovrapposti. Ci sono molte ragioni, ma basta una sola ragione per capire, con giudizio imparziale, che dobbiamo collocare il punto del risveglio sopra il punto dell’addormentarsi. Considerate infatti il fatto più evidente: quando guardate indietro alla vostra vita, questa vita vi appare come un flusso continuo. Non siete indotti a rappresentarvi questa vita così (la linea retta interrotta a metà altezza, da destra a sinistra): oggi ho vissuto e conosciuto l’ambiente fino al risveglio; poi viene il buio; poi ieri, mi sono addormentato, di nuovo ho vissuto fino al risveglio; segue di nuovo il buio. Non vi rappresentate il flusso del ricordo in questo modo, bensì ve lo rappresentate in modo tale che il momento del risveglio e il momento dell’addormentarsi davvero si sovrappongono nella vostra consapevolezza ricordante. Questo è un fatto semplice. Questo fatto può essere rappresentato solo disegnando la curva che rappresenta il decorso giornaliero nell’uomo come una linea ad asola, dove allora il punto del risveglio cade sopra il punto dell’addormentarsi. Se fosse corretta una curva che fosse un’ellisse o un cerchio, l’addormentarsi e il risveglio dovrebbero essere chiaramente separati l’uno dall’altro; il risveglio non potrebbe seguire immediatamente l’addormentarsi. Così dunque dobbiamo rappresentarci il decorso giornaliero dell’uomo.
Cercate di mettervi bene in ordine dentro voi stessi, nell’uomo, che cosa sia in realtà: vivete consapevoli dal risveglio all’addormentarsi. In questo stato, come uomini fisici siete contemporaneamente l’uomo intero, avete dentro di voi il vostro corpo fisico, il vostro corpo eterico, il vostro corpo astrale, il vostro Io. Ora prendete l’uomo fisico dall’addormentarsi al risveglio. Allora avete solo il corpo fisico e il corpo eterico. Come uomo fisico non siete un uomo, bensì avete il corpo fisico e il corpo eterico; questo giace nel letto. Fondamentalmente questo non dovrebbe nemmeno essere. Fondamentalmente questo persiste ingiustamente, perché dovrebbe essere una pianta. È solo il resto rimasto indietro dell’uomo completo, da cui se ne sono andati l’Io e il corpo astrale, e solo sotto l’influenza del fatto che l’Io e il corpo astrale possono ritornare di nuovo, prima che il corpo fisico e il corpo eterico possano seguire il loro destino vegetale, solo questo fatto fa sì che non moriamo ogni notte.
Ora guardiamo a ciò che giace nel letto. Che cosa è quello che giace nel letto? Diventa improvvisamente della natura del regno vegetale. Dovete vederlo come simile a ciò che accade sulla Terra dal momento in cui in primavera le piante germogliano fino all’autunno, quando le piante di nuovo calano. L’essere vegetale irrompente germoglia nell’uomo, potremmo dire, dall’addormentarsi al risveglio. In questo stato egli diventa come la Terra è in estate. E quando di nuovo l’Io e il corpo astrale ritornano, quando l’uomo si risveglia, allora diventa come la Terra è in inverno. Così che possiamo dire: lo stato di veglia dell’uomo, il tempo dal risveglio all’addormentarsi, è l’inverno personale; il tempo dall’addormentarsi al risveglio è l’estate personale. Per il cosmo, nella misura in cui la Terra appartiene anch’essa a questo cosmo, l’anno è il corrispondente. La Terra è sveglia in inverno, dorme in estate. L’estate è il tempo del sonno della Terra, l’inverno è il tempo della veglia della Terra. Nel confronto esteriore c’è naturalmente un’analogia falsa; si crede che l’estate sia il tempo della veglia della Terra e l’inverno sia il tempo del sonno della Terra. L’opposto è giusto; perché durante il nostro tempo di sonno diventiamo simili alla vita vegetale fiorente e germinante, diventiamo cioè come la Terra durante l’estate. E quando il nostro Io e il nostro corpo astrale penetrano nel nostro corpo fisico e nel nostro corpo eterico, è come quando il sole estivo si ritira dalla Terra che porta piante e agisce il sole invernale. Ma una stagione è sempre per una parte della superficie terrestre. Così per la Terra è diverso rispetto al singolo uomo, ma solo apparentemente; per la Terra, nella misura in cui la abitiamo in qualche parte, accade che un ciclo annuale corrisponde al ciclo giornaliero dell’uomo. Un ciclo annuale nel cosmo corrisponde al ciclo giornaliero dell’uomo.
Ora voi avete così immediatamente il fatto che quando guardate il cosmo, vi dovete dire: un anno, per lui è dormire e vegliare. E se la nostra Terra è semplicemente la testa del cosmo, allora nell’essere invernale si esprime la veglia del cosmo, nell’essere estivo il sonno del cosmo. Prendiamo ora questo cosmo che produce veglia e sonno, perché la coltre vegetale sulla Terra è il risultato del cosmo, prendiamo ora questo cosmo, allora dobbiamo vederlo anche come un grande organismo. Dobbiamo pensare ciò che accade nei suoi arti come organicamente integrato nel cosmo intero, come dobbiamo pensare come organicamente integrato nel nostro organismo ciò che accade in uno dei nostri organi. Arriviamo così ai significati di quelle differenze che diversamente si esprimono per l’astronomia nelle più brevi periode orbitali di Venere e Mercurio rispetto ai più lunghi periodi orbitali — più lunghi di un cosiddetto periodo orbitale della Terra — di Marte, Giove e Saturno in particolare. Se prendiamo i cosiddetti pianeti esterni, Saturno, Giove, Marte, questi apparentemente hanno un lungo periodo orbitale che supera un anno, che quindi supera la semplice veglia. Prendiamo Saturno, i suoi 30 anni, che sono il periodo orbitale apparente intorno al sole (tavola 20, in alto a sinistra); i suoi 30 anni, come potremmo esprimerli se parliamo il linguaggio corretto del cosmo, dove un anno è il suo ciclo giornaliero? Se un anno è il ciclo giornaliero del cosmo, allora il cosiddetto periodo orbitale di Saturno è approssimativamente 30 giorni, un mese cosmico, 4 settimane cosmiche. Così potete dirvi: se si considera Saturno — gli altri due pianeti, Urano e Nettuno, che oggi si considerano uguali, sono arrivati di recente — se si considera Saturno come il pianeta più esterno, allora si deve dire: Saturno limita il nostro cosmo, e nel suo apparente lento movimento, nel suo stare indietro rispetto alla Terra si mostra la vita del cosmo in quattro settimane, in un mese, rispetto a quella vita che il cosmo mostra nel ciclo annuale, e che per lui è un addormentarsi e un risveglio.
Ma da ciò comprendete che Saturno, se per così dire consideriamo la sua apparente orbita come il limite più esterno del nostro sistema planetario, si comporta diversamente dentro questo sistema planetario rispetto, per esempio, a Mercurio. Mercurio, che non ha nemmeno bisogno di 100 giorni per una cosiddetta orbita apparente, si muove rapidamente intorno, è attivo all’interno, ha una certa velocità, mentre Saturno si muove lentamente.
A chi corrisponde effettivamente questo? Se prendete questo movimento di Saturno, c’è dunque relativamente qualcosa di lento; il movimento di Mercurio è qualcosa che, paragonato al movimento di Saturno, è molto veloce, un’agilità interiore dell’organismo cosmo, qualcosa che muove il cosmo dall’interno. È come se vi rappresentaste, per così dire, una sorta di organismo vischioso vivente (tavola 21, a sinistra), che si ruota così, e dentro di esso un organo che a sua volta si ruota più velocemente. Questo Mercurio si distingue nel suo movimento con la sua rotazione più veloce dall’intera rotazione, dal movimento totale. È come un membro chiuso dentro; allo stesso modo il movimento di Venere è come un membro chiuso dentro. Avete qui qualcosa che nell’uomo corrisponde al comportamento della testa rispetto al resto dell’organismo. La testa si distingue dai movimenti del resto dell’organismo. Venere e Mercurio si emancipano dal movimento che Saturno indica. Vanno per la loro strada. Tremano all’interno di tutto il sistema. Che cosa significa questo? Avete qui qualcosa di extra all’interno di tutto il sistema. La loro agilità più veloce indica che hanno qualcosa di extra dentro. Qual è il corrispondente di questo extra? Bene, nella nostra testa, ciò che la testa ha di extra è l’orientamento verso il mondo soprasensibile; solo, la nostra testa rimane tranquilla nel nostro organismo, proprio come siamo tranquilli dentro una carrozza o in un treno, nonostante il treno vada avanti. Venere e Mercurio la fanno diversamente; fanno il contrario rispetto alla loro emancipazione. Mentre la nostra testa è tranquilla, come se ci sedessimo completamente tranquilli nella carrozza o nel treno e stessimo tranquilli dentro, Venere e Mercurio si emancipano in modo opposto dall’intero sistema planetario. È come se, sedendoci nel vagone ferroviario, spinti da qualcosa, ci muovessimo costantemente più velocemente dello stesso treno.
Vedete, questo deriva dal fatto che Venere e Mercurio, che mostrano il movimento apparente più veloce, non hanno solo una relazione allo spazio esterno, al-lo spaziale, ma hanno da parte loro relazioni con ciò con cui la nostra testa ha relazioni. Solo che entrano in queste relazioni in modo opposto, la nostra testa attraverso il calmarsi, Venere e Mercurio attraverso il diventare agili. Ma Venere e Mercurio sono i pianeti attraverso i quali il nostro sistema planetario ha una relazione con il mondo soprasensibile. Venere e Mercurio articolano il nostro sistema planetario nel cosmo in modo diverso rispetto a Saturno e Giove. Il nostro sistema planetario viene spiritualizzato da Venere e Mercurio, spiritualizzato, ordinato alle potenze spirituali in modo più intimo di quanto non avvenga attraverso Giove e Saturno.
Le cose che sono realmente tali spesso si presentano completamente diversamente quando le si studia secondo la realtà, rispetto a quando le si coglie secondo il giudizio superficiale. Proprio come l’uomo, quando giudica esteriormente, chiama l’inverno il tempo del sonno della Terra e l’estate il tempo della veglia, mentre è l’opposto, così potrebbe essere tentato, giudicando esteriormente, di pensare a Saturno e Giove come più spirituali di Venere e Mercurio. Ma non è così; piuttosto Venere e Mercurio stanno in relazione più intima con qualcosa che sta dietro l’intero cosmo rispetto a Giove e Saturno. Così possiamo dire: in Venere e Mercurio abbiamo qualcosa che ci mette, esteriormente, nella misura in cui siamo un membro del nostro sistema planetario, in relazione con un mondo soprasensibile. Incarnandoci qui nel mondo fisico, siamo messi in relazione con un mondo soprasensibile attraverso Mercurio e Venere. Si potrebbe dire: nella misura in cui ci incarniamo nel mondo fisico attraverso la nascita, siamo portati in questo mondo fisico attraverso Saturno e Giove; nella misura in cui viviamo dalla nascita alla morte, Venere e Mercurio agiscono in noi e ci preparano a portare di nuovo il nostro soprasensibile nel mondo soprasensibile attraverso la morte. In effetti Mercurio e Venere hanno altrettanto diritto alla nostra immortalità dopo la morte, quanto Giove e Saturno hanno diritto alla nostra immortalità prima della morte. Ma è così che dobbiamo realmente vedere qualcosa nel cosmo che corrisponda all’organizzazione relativamente più spirituale della testa rispetto all’organizzazione del resto dell’organismo umano.
Ora, se ci rappresentiamo che Saturno da parte sua ha anche il suo movimento in una tale curva (lemniscata, tavola 20), che naturalmente viene disegnata diversamente nello spazio cosmico, come la curva della Terra causata da un movimento 30 volte più veloce, se ci rappresentiamo questa curva così per Saturno e anche per la Terra, allora dobbiamo rappresentarci che ogni corpo celeste che orbita in una tale orbita è mosso da forze naturalmente in questa orbita, ma è mosso da forze di genere diverso. E arriviamo qui a un’idea che è straordinariamente significativa e che, una volta l’accoglierete realmente, probabilmente vi brillerà subito come valida. Brilla alle persone come valida solo perché gli uomini, sotto l’influenza del materialismo degli ultimi secoli, non sono affatto abituati a collegare tali cose ai fatti dell’universo.
Per la visione del mondo materialistica contemporanea, Saturno, che si trova nello spazio cosmico, è semplicemente un corpo che vaga nello spazio cosmico, e così gli altri pianeti. Ma non è così; piuttosto, quando prendiamo questo pianeta più esterno del nostro sistema planetario, Saturno, dobbiamo rappresentarcelo (e ora devo di nuovo specificare per così dire in modo referenziale quello che spiegheremo solo più tardi), dobbiamo rappresentarcelo come il guida del nostro sistema planetario nello spazio cosmico. Trascina il nostro sistema planetario nello spazio cosmico. È il corpo per la forza più esterna che ci conduce intorno nella lemniscata nello spazio cosmico. Guida e trascina contemporaneamente. È quindi la forza nella periferia più esterna. Se agisse solo, ci muoveremmo nella lemniscata. Ma ora nel nostro sistema planetario ci sono appunto queste altre forze, che rappresentano una mediazione più intima verso il mondo spirituale, che troviamo in Mercurio e Venere. Attraverso queste forze la traiettoria viene continuamente sollevata. Così che, se guardiamo questa traiettoria dall’alto, otteniamo questa lemniscata (la curva precedente); ma se la guardiamo dal lato, otteniamo linee che si sollevano continuamente, che progrediscono (tavola 20, in basso a destra). Questo progresso corrisponde, nell’uomo, al fatto che mentre dormiamo elaboriamo quello che abbiamo assorbito; anche se non passa subito alla consapevolezza, lo elaboriamo. Elaboriamo quello che assimiliamo attraverso la nostra educazione, attraverso la nostra vita, principalmente durante il sonno. E durante il sonno Mercurio e Venere ci mediano. Sono i nostri più importanti pianeti notturni, mentre Giove e Saturno sono i nostri più importanti pianeti diurni. Perciò una più antica saggezza istintiva atavistica ha collegato Giove e Saturno con la formazione della testa umana, Mercurio e Venere con la formazione del tronco umano, cioè con il resto dell’organismo. Dalla conoscenza intima della relazione tra uomo e universo queste cose sono nate.
Ora vi prego di osservare quanto segue. Abbiamo bisogno di concepire, innanzitutto per ragioni interiori, il movimento della Terra come lemniscatico, inoltre come agenti sul movimento della Terra le forze di Venere e Mercurio, che a loro volta trasportano la stessa lemniscata, così che in effetti la lemniscata progredisce e il suo stesso asse diventa di nuovo una lemniscata. Abbiamo un movimento straordinariamente complicato per la Terra stessa. E ora viene quello a cui realmente voglio farvi attenzione. L’astronomia si sforza di disegnare questi movimenti. Si vuole avere un sistema planetario. Si vuole disegnare e spiegare matematicamente il sistema solare. Ma pianeti come Venere e Mercurio hanno anche relazioni con l’al di là dello spazio, con il soprasensibile, con lo spirituale, con ciò che non appartiene affatto allo spazio. Se quindi volete rappresentare l’orbita di Saturno, l’orbita di Giove, l’orbita di Marte e nello stesso spazio disegnare anche l’orbita di Venere e Mercurio, otterrete al massimo una proiezione dell’orbita di Venere e Mercurio, ma in nessun caso l’orbita di Venere e Mercurio stessa. Se usate lo spazio tridimensionale per disegnare dentro l’orbita di Giove, Saturno e Marte, arrivate al massimo ancora a un limite; lì otterrete qualcosa come un’orbita del sole. Ma se ora volete disegnare l’altro che viene, allora non potete più disegnarlo nello spazio tridimensionale, ma potete ottenere solo immagini d’ombra per questi altri movimenti nello spazio tridimensionale. Non potete disegnare nello stesso spazio l’orbita di Venere e l’orbita di Saturno. Da ciò comprendete che tutto il disegnare del sistema solare, quando si usa lo stesso spazio per Saturno come per Venere, che tutto questo sono solo approssimazioni, che è impossibile disegnare un sistema solare. È altrettanto impossibile quanto non potete spiegare l’uomo nella sua totalità dalle sole forze naturali. E ora capirete perché nessun sistema solare è sufficiente. Facilmente uno non-astronomo come Johannes Schlaf potrebbe mostrare ai veri astronomi l’impossibilità del loro sistema solare in semplici fatti, indicando semplicemente che se il sole e la Terra si comportassero così che la Terra orbitasse intorno al sole, le macchie solari non si dovrebbero mostrare come si mostrano, perché una volta siete dietro e una volta davanti e poi girate intorno. Ma niente di tutto questo accade. Nulla di ciò che viene disegnato in uno spazio di tre dimensioni astratte ordinarie dal nostro sistema solare corrisponde. Bisogna essere assolutamente chiari: così come per l’uomo, bisogna dirsi: se si vuole capire l’uomo come uomo intero, bisogna andare dalle forze fisiche alle forze soprasensibili. Allo stesso modo, se si vuole capire un sistema solare, bisogna andare al di là delle tre dimensioni in un’altra dimensionalità. Cioè, non si può disegnare un ordinario sistema solare nello spazio tridimensionale (tavola 21, al centro).
Tutti questi globi terrestri e così via, dobbiamo coglierli in modo che diciamo: dove in un tale globo terrestre c’è Saturno, se abbiamo da qualche parte Mercurio nel nostro ordinario sistema solare schematico, non è il vero Mercurio, ma la sua ombra, la sua semplice proiezione.
Queste sono cose che devono essere di nuovo portate alla luce dalla scienza dello spirito. Non è vero, sono scomparse. Circa sei, sette secoli prima dell’era cristiana la saggezza primordiale ha iniziato a scomparire. Poi è gradualmente andata giù, fino a quando è stata sostituita dalla filosofia, dalla metà del 15 secolo in poi. Ma persone come, per esempio, Pitagora hanno saputo così tanto dalla vecchia saggezza primordiale che, per esempio, potevano dire, o almeno i contemporanei di Pitagora potevano dire: sì, abitiamo sulla Terra, apparteniamo attraverso questa Terra a un sistema mondiale cui appartengono Saturno e Giove; ma se rimaniamo in questa dimensionalità, allora non troviamo dentro nemmeno un tale appartenere a Venere e Mercurio. E se vogliamo appartenere a Venere e Mercurio, allora non possiamo appartenervi così immediatamente come apparteniamo a Saturno e Giove, ma se la nostra Terra è in uno spazio comune con Saturno e Giove (tavola 20, centro in basso), allora c’è una Terra contraria, che allora è nello spazio comune altro con Mercurio e Venere. Perciò questi antichi astronomi parlano della Terra e della Terra contraria. Naturalmente il materialista moderno viene e dice: Terra contraria? Non vedo nulla di ciò. Assomiglia a colui che pesa un uomo, a cui prima ha ordinato di non pensare a nulla, e poi lo pesa, quando gli ha ordinato di pensare un pensiero particolarmente intelligente, e poi dice: ho pesato, ma non ho trovato il peso dei pensieri. Non è vero, il materialismo rifiuta tutto ciò che non è pesante o che non può essere visto. Ma cose straordinarie brillano dalla saggezza primordiale, dalla saggezza primordiale atavistica degli uomini, a cui arriviamo di nuovo da una visione completamente interiore, da una contemplazione interiore dalla scienza dello spirito. E questo lavorarsi di nuovo verso qualcosa di assolutamente nuovo, che però era già una volta sulla Terra, ora deve essere conquistato dalla piena consapevolezza degli uomini; questo è appunto qualcosa di cui questa umanità ora ha disperatamente bisogno, per la ragione che diversamente gli uomini perderebbero completamente la possibilità del loro pensiero.
Ieri ho già richiamato la vostra attenzione sul fatto che per il pensiero sociale gli uomini si sforzano per il monometallismo a causa del libero scambio, e — arriva il dazio protettivo. Da ciò che si mira sulla base del pensiero che l’umanità ha oggi, sulla Terra non sorgerà mai un vero ordine sociale — unicamente dal pensiero che è stato istruito da una scienza che non disegna globi terrestri nei quali Saturno e Venere sono nello stesso spazio. Perché questa visione antroposofica del mondo non significa solo che ci presentiamo qualcosa, ma significa anche che impariamo a pensare in un certo modo. Che cosa accade quando impariamo a pensare nel modo in cui impariamo a pensare oggi? Bene, ricordate quello che ho detto. Nella misura in cui l’organizzazione del nostro corpo si trasforma metamorficamente nella prossima incarnazione, non passa solo attraverso una trasformazione, ma un’inversione. Come quando indirizzo il guanto della mano sinistra verso la mano destra correttamente, così che l’interno esce all’esterno, così quello che ora va dentro, fegato, cuore, rene e così via, nella prossima incarnazione va fuori, diventa l’organizzazione sensoriale, diventa occhio, diventa orecchio e così via. Si inverte. Questa inversione nell’uomo corrisponde a questa altra inversione: Saturno da un lato, poi completamente fuori da questo spazio Venere e Mercurio. Un’inversione in se stessa. Se non la notiamo, che cosa facciamo allora? Facciamo esattamente la stessa cosa di quando non notiamo l’inversione nella testa umana. Se non guardiamo il mondo affatto secondo questa legge di inversione, facciamo qualcosa di molto strano. Vale a dire, non pensiamo affatto con la nostra testa. E questo è quello verso cui il quinto periodo post-atlantico, nella misura in cui si muove verso il basso, e non cerca di nuovo un’ascesa attraverso la scienza dello spirito, verso il quale questo quinto periodo post-atlantico tende. Gli uomini vorrebbero liberarsi della testa e pensare solo con il resto dell’organismo, l’astrazione è il pensiero con il resto dell’organismo. Vorrebbero liberarsi della testa. Non vogliono fare nessuna pretesa su quello che si è sviluppato dalla loro incarnazione precedente. Vogliono contare solo sull’incarnazione presente. Non solo teoricamente gli uomini vogliono negare le vite terrene successive, ma portano la loro testa, potremmo dire, con dignità esterna, perché il signore si siede sul loro resto dell’organismo, come l’uomo si siede in una carrozza. E non prendono sul serio l’abitante della carrozza. Lo portano in giro, ma non fanno vere pretese sulle sue proprie capacità. Praticamente non fanno neanche uso delle vite terrene ripetute.
Questa è la tendenza che si è essenzialmente sviluppata dall’inizio del quinto periodo post-atlantico e alla quale si può far fronte solo ricorrendo realmente alla scienza dello spirito. Si potrebbe definire la scienza dello spirito anche dicendo che porta gli uomini a prendere di nuovo sul serio la loro testa. Questo è essenzialmente l’essenza della scienza dello spirito da un certo aspetto, che la testa umana è nuovamente presa sul serio, che non è presa come un semplice supplemento al resto dell’organismo. L’Europa in particolare, mentre velocemente va verso la barbarie, vorrebbe liberarsi delle teste umane. La scienza dello spirito deve già disturbare questo sonno. Deve appellarsi all’umanità: usate le vostre teste! Non si può fare diversamente se non prendendo seriamente le vite terrene ripetute.
Vedete, non si può parlare della scienza dello spirito nel modo ordinario, se si prende sul serio questa scienza dello spirito. Si deve dire che cosa essa è. E a ciò che è appartiene qualcosa che appare alla gente come follia; a ciò che è appartiene il fatto che gli uomini negano le loro teste. Non si decidono volentieri, gli uomini, a crederlo. Naturalmente preferiscono vedere tale verità piuttosto che una follia. Ma infine è sempre stato così. Le cose dovevano entrare nello sviluppo dell’umanità in modo che gli uomini siano sorpresi dal nuovo, per così dire. Così naturalmente gli uomini devono anche essere sorpresi da quella necessità che viene loro sottolineata di usare le loro teste. Lenin e Trotsky dicono: non fate uso delle vostre teste, procedete solo dal resto dell’organismo. Questo è il portatore degli istinti. Si deve contare solo su istinti. Vedete, questa è la pratica. La pratica è: nulla di ciò che scaturisce dalla testa umana deve entrare nella teoria marxista moderna. Queste sono cose molto serie, e deve essere continuamente sottolineato quanto seri siano questi argomenti.
Vi ricordate che da molti lati soprattutto viene criticato (ho già fornito i dettagli) che l’evento del Cristo, l’apparizione del Cristo per la Terra, viene messo in relazione con eventi cosmici, con le condizioni del percorso del sole, con la relazione del sole alla Terra e così via. Questo argomento può essere compreso solo se approfondiamo ulteriormente tutti i tentativi che abbiamo finora fatto di osservare i movimenti nel sistema stellare. E da ciò oggi vogliamo prendere una corsa, perché vedrete che infine l’astronomia non può affatto essere considerata adeguatamente senza approfondire l’intera essenza dell’uomo. L’ho già menzionato, ma vedrete quanto profondamente fondata sia questa affermazione nell’intera essenza del mondo, e in realtà non si capisce nulla dell’essenza del mondo né dell’essenza dell’uomo se si considerano i due separati l’uno dall’altro, come avviene nel presente.
Noterete un fatto notevole che è collegato a quello appena menzionato. Questo fatto notevole è che il vero materialismo, se non è semplicemente ammesso, è più caro alle confessioni, come si sono sviluppate fino ad oggi, di una scienza dello spirito. Vale a dire, sia le confessioni evangeliche che cattoliche preferirebbero che il mondo esterno nei suoi vari regni venisse considerato in senso materialistico, piuttosto che affrontare come il spirituale opera nel mondo e come lo spirituale si manifesta nelle apparenze materiali. Basta, per vederlo provato, prendere i trattati scientifici dei Gesuiti — vedrete che questi trattati scientifici dei Gesuiti sono tenuti nel senso più strettamente materialistico, che da questo lato si è completamente concordi con un’interpretazione materialistica del mondo esterno, del cosmo. Perché si vuole proprio proteggere una certa forma di confessione religiosa che si è sviluppata dal Concilio di Costantinopoli 869, si vuole proteggere questa forma di confessione mantenendo la scienza esterna al livello del materialismo. Certo, in un certo senso nelle cerchie più ampie viene diffusa un’illusione su questo argomento, in quanto apparentemente si combatte il materialismo anche nell’ambito scientifico. Ma questo è solo apparente, perché non si tratta di dire che lo spirito sia presente in qualche modo, ma di dire che non si nega questo spirito proprio quando non si spiega spiritualmente il mondo materiale stesso.
Forse sapete che uno dei punti di eccellenza della nuova spiegazione naturale esterna è l’astrofisica, quella dottrina che mira a cogliere il materiale del mondo stellare, che mira a sottoporre all’osservazione l’unità materiale del mondo sensoriale accessibile a noi. Ora uno dei più grandi astrofisici è il Padre Secchi, un gesuita romano. Non è affatto un ostacolo stare al punto di vista della scienza naturale materialistica contemporanea e allo stesso tempo stare dalla parte di questa sfumatura della confessione religiosa. Oggi in effetti una considerazione materialistica del cielo sta più vicina alle confessioni religiose, in particolare secondo la loro opinione, che lo scienziato dello spirito. Perché soprattutto è importante per queste confessioni religiose non chiarire il mondo sulla relazione dello spirituale al materiale. Lo spirituale deve essere il contenuto di una confessione di fede autonoma, nella quale non viene detto nulla dalla considerazione scientifica del mondo, e la considerazione scientifica del mondo deve rimanere materialistica; perché nel momento in cui cessa di essere materialistica, deve dire qualcosa sulla questione dello spirituale, perché deve parlare dello spirito.
Ora vi prego di prendere molto seriamente quello che ho appena detto, altrimenti guarderete oltre il fatto significativo che proprio, per esempio, i ricercatori naturali gesuiti sono gli estremisti materialisti nel campo della ricerca naturale. Non solo provano continuamente che non si può arrivare con la ricerca naturale allo spirituale; ma si sforzano di tenere lo spirituale il più possibile lontano dalla ricerca naturale. Lo potete tracciare fino alle ricerche sui formicai del Padre Wasmann.
Ora vi prego, dopo aver fatto questa premessa, di ricordare un fatto significativo, che sembra passare completamente nel flusso del mondo spirituale, ma che tuttavia, quando l’esaminiamo più da vicino in questo punto dei nostri insegnamenti, ci renderà chiara una manifestazione parallela della vita spirituale con la vita del mondo stellare esterno. Sapete, noi articoliamo il cosiddetto tempo post-atlantico in epoche culturali. Diciamo che c’era una prima epoca culturale, l’epoca culturale indiana primitiva, una seconda, la primitiva persiana, una terza, la caldeo-babilonese-egiziana, una quarta, la greco-latina, una quinta, che ha iniziato verso la metà del 15 secolo e in cui viviamo ora. Su di essa seguirà una sesta e così via. Sapete anche che spesso abbiamo considerato come in questo flusso continuo del tempo post-atlantico la quarta epoca culturale inizia e finisce approssimativamente nell’anno 747 prima di Cristo — dico approssimativamente sempre intorno alla metà del 15 secolo — ma esattamente finisce circa nell’anno 1413 dopo Cristo (tavola 22); questa è la quarta, e stiamo ora dentro la quinta.
Se consideriamo così la successione delle culture (possiamo descrivere il contenuto di queste epoche culturali, non abbiamo che ricordare quello che nella mia «Scienza occulta» sta scritto come descrizione di queste epoche culturali), possiamo dire: l’epoca culturale indiana primitiva era così e così configurata e così via. Descriviamo allora l’epoca culturale greco-latina, in cui il evento del Golgota cade, ma la descriviamo inserendola nelle precedenti e non abbiamo bisogno, in certo senso, quando la inseriamo così nelle precedenti, di ricorrere inizialmente al evento del Golgota. Possiamo descrivere le successive epoche culturali nel loro carattere fondamentale e abbiamo, come vedete, un arco di tempo da 747 prima a 1413 dopo Cristo, che si sviluppa in modo tale che nulla indica che si verifichi un evento significativo da qualche parte qui. Possiamo vederlo anche nella storia. Considerate solo come era quando si verificò il evento del Golgota. Ricordate quello che sapete dal tempo di questo evento del Golgota sulle culture dei popoli più avanzati di allora, sulla cultura dei Greci, sulla cultura dei Romani, dei Latini. Considerate che per questi uomini il evento del Golgota era inizialmente una questione sconosciuta. Il evento del Golgota si svolse in un piccolo angolo del mondo, e lo scrittore romano Tacito riferisce tracce dell’efficacia di questo evento del Golgota quasi solo un secolo dopo. Così questo evento del Golgota non era praticamente notato dai contemporanei, proprio dai contemporanei più colti.
Così, anche semplicemente nel flusso storico del divenire, si esprime come nel corso regolare del divenire umano, dalla prima, seconda, terza epoca culturale nella quarta, non c’è nessuna necessità immediata che si verifichi questo evento del Golgota. Questo è qualcosa a cui si dovrebbe guardare con tutta l’attenzione. E realmente, 747 anni dopo l’inizio della quarta epoca culturale postatlantica si verifica questo evento del Golgota. E parliamo di come, cercando di comprendere questo evento del Golgota, parliamo del fatto che questo evento del Golgota dà il vero significato alla vita terrestre; parliamo del fatto che la vita terrestre non avrebbe questo significato se lo sviluppo procedesse semplicemente, basandosi su tutto ciò che viene dalle prime, seconda, terza epoca culturale postatlantica. È come un impatto che cade da mondi estranei, ciò che viene con questo evento del Golgota. Questo è qualcosa che non è sufficientemente tenuto in considerazione. Nei tempi moderni alcuni storici hanno tentato di sottolineare questo fatto, ho già fatto menzione di esso. Ma non hanno potuto fare nulla con questo fatto. Fondamentalmente, tuttavia, gli storici raccontano tutti in modo tale che nella storia reale escludono il evento del Golgota. Descrivono al massimo, nei secoli seguenti alla morte di Cristo, gli effetti del cristianesimo. Ma non descrivono l’impatto reale del Mistero del Golgota entro il corso ordinario della storia. Sarebbe anche effettivamente difficile descriverlo se si mantenesse il metodo storico ordinario.
Ci sono stati degli uomini straordinari che, curiosamente, erano persino pastori, che hanno tentato di spiegare causalmente il evento del Golgota. Un tale uomo strano è per esempio il pastore Kalthoff, ma ce ne sono molti altri. Questo pastore Kalthoff ha fatto il tentativo di spiegare questo cristianesimo dalla consapevolezza e dalle condizioni economiche che erano nel mondo nei secoli precedenti l’inizio del cristianesimo. Ma che cosa è emerso veramente da questa spiegazione? Effettivamente da questa spiegazione è emerso che ha detto: sì, gli uomini vivevano in certe condizioni economiche, e allora l’idea di Cristo è sorta loro, il sogno per così dire di Cristo, l’ideologia di Cristo, e così è sorta la cristologia. È quindi emerso veramente solo come idea negli uomini. E persone come Paolo e alcuni altri hanno descritto quello che era sorto come idea tra gli uomini, come se corrispondesse a un fatto in un angolo remoto del mondo. Una tale spiegazione del cristianesimo si chiama una negazione del cristianesimo. Ed è comunque un fenomeno notevole del 19 secolo, inizio del 20 secolo, che i pastori cristiani abbiano già affidato il compito di salvare il cristianesimo negando Cristo. Ci si vergognava praticamente di ammettere i fatti dell’origine del cristianesimo. Si trovava più utile spiegare l’emergere dell’idea della cristologia semplicemente come quella di una mera idea. Siamo comunque oggi proprio in questo ambito entrati in tutti i possibili flussi, e quello che è lo specialismo scientifico si è notato abbastanza anche in questo ambito. Perché vedete, ad esempio, è emersa la corrente di cultura materialistica, che ha raggiunto il suo apice nel marxismo. Kalthoff è una sorta di pastore marxista che ha tentato di spiegare la cristologia alla maniera di un marxismo più pio. Altri hanno usato il loro particolare hobby per spiegare l’apparizione del cristianesimo. Perché allora non dovrebbe ognuno usare il suo caso particolare per spiegare l’apparizione del cristianesimo, rispettivamente di Cristo Gesù? Un uomo che era o è uno psichiatra ha portato la psichiatria per questo e semplicemente ha spiegato da quale tipo di condizione psichiatrica potrebbe Cristo Gesù emergere nel suo tempo in modo così potente, come si può spiegarlo dall’anormalità della consapevolezza dal punto di vista psichiatrico contemporaneo. La cosa non è rimasta nemmeno isolata, ma è stata tentata da altri di spiegare semplicemente quella particolare forma di pazzia che è entrata nel mondo attraverso il cristianesimo, dal punto di vista della psichiatria contemporanea.
Sì, tutte queste sono manifestazioni dei tempi che non devono essere trascurate. Perché se non si guarda a tali manifestazioni, non si vede ciò che accade realmente nel presente, perché sono sintomi per tutta la vita del presente. Ci si deve quindi rendere consapevoli del fatto che davvero quello che dà significato alla Terra cade come un impatto di un altro mondo in questa Terra. E dovremmo effettivamente dire, dovremmo distinguere due correnti nel divenire umano, che certamente oggi vanno insieme, ma si sono trovate solo all’inizio della nostra era. È solo quello che si deve chiamare la corrente cristiana che si è aggiunta a quella che era un flusso continuo dai tempi antichi. La scienza naturale, per esempio, non ha ancora accolto il evento del Golgota in sé, continua a lavorare con il flusso continuo, come se il evento del Golgota non fosse mai esistito. E la scienza dello spirito deve appunto sforzarsi di presentare insieme queste due cose in armonia: considerazione naturale scientifica e cristologia. Perché dove avrebbe la cristologia un posto se si pratica la teoria di Kant-Laplace, se cioè si risale a una nebulosa primordiale e si lascia semplicemente formare tutto da questa nebulosa primordiale. Dove avrebbe infine la cristologia un vero significato cosmico per gli uomini sulla Terra se si considerasse il cielo stellato come il Padre Secchi? Allora si può dire: consideriamo il cielo stellato in modo materialistico, lo consideriamo come se un evento del Golgota non fosse mai stato partorito da questo cielo stellato. E allora questo è il miglior motivo e base per lasciare ad altre potenze tutto ciò che dovrebbe essere detto sul evento del Golgota. Se cioè non si può sviluppare nulla dalla conoscenza del mondo sul evento del Golgota, allora deve essere istituita un’altra istanza, che dica agli uomini cosa pensare sul evento del Golgota. E allora è naturale che questa istanza sia se stessa, vale a dire Roma è l’istanza in questione. Tutte queste cose sono così coerenti e in un certo stile persino grandemente pensate, che effettivamente non è consentito abbandonarsi a nessuna illusione su queste cose nel nostro tempo così carico di destino.
E questi 747 anni cadono nell’evoluzione mondiale come un arco di tempo che parla profondamente (tavola 22; in rosso; così pure i due archi uguali a sinistra e a destra e cerchio e verticale alla nascita di Cristo). Ci dicono tutto ciò che è connesso con l’antico sviluppo mondiale, lo abbiamo così davanti che considera gli antichi archi temporali. Il nuovo inizio, che inizia dopo questo arco di tempo, 747 anni dopo la fondazione di Roma, che in realtà era 747, non dopo il momento dato nei libri di storia ordinari.
Così abbiamo un nuovo inizio. E dovremmo, se ora torniamo indietro e prendiamo gli archi di tempo, aggiungere dappertutto, ai momenti correttamente indicati, altri corrispondenti. Una divisione completamente nuova del tempo continuo viene effettuata dal fatto che il evento del Golgota cade in questo momento, come se fosse messo da fuori nello sviluppo dell’umanità. Dobbiamo essere chiari: questi due flussi sono presenti nello sviluppo mondiale, nella misura in cui l’uomo è intrecciato in questo sviluppo mondiale. Teniamo questo fisso, e guardiamo ora a qualcos’altro.
Sapete, la Luna si muove — possiamo mantenere, potremmo dire, la prospettiva dell’astronomia ordinaria — attorno alla Terra. In realtà non lo fa come di solito si descrive. Anche essa descrive una lemniscata. Ma ora vogliamo tralasciare questo. La Luna si muove intorno alla Terra. Allo stesso tempo, mentre si muove intorno alla Terra, ruota su se stessa. L’ho già citato. È un signore cortese, ci rivolge sempre lo stesso lato. La sua parte posteriore è sempre rivolta lontano dalla Terra — non esattamente, si può in realtà solo dire che essenzialmente un lato della Luna è sempre rivolto alla Terra. Un settimo della Luna, cioè, gira comunque intorno ai bordi (tavola 23, in alto; la falce in rosso); così che si può dire: in realtà è così, che non è sempre completamente questo lato anteriore rivolto alla Terra, ma dopo un certo tempo uno settimo del posteriore è salito su e per questo uno settimo è passato oltre. Questo si equilibra di nuovo attraverso altri movimenti. Uno settimo non passa affatto completamente, ma torna indietro, e la Luna in realtà oscilla mentre si muove così intorno alla Terra. Ma questo è qualcosa che vogliamo solo menzionare qui, perché in ogni astronomia elementare potete trovare i dettagli su questo.
Se ci trasferissimo in un luogo dello spazio cosmico che, secondo i calcoli che l’astronomia fa, sarebbe una stella molto distante, allora questa singola rotazione della Luna intorno al suo asse impiegherebbe poco più di 27 giorni. Se vi trasferiste invece al sole, allora vedete dal fatto che sole e Luna sono in un movimento che non procede allo stesso modo, ma si muovono con velocità diversa l’uno verso l’altro, vedete la rotazione dal sole non come da una stella distante, ma dal sole vedete è poco più di 29 giorni. Così che si può dire: il giorno siderale della Luna è 27 giorni, il giorno solare della Luna è 29 giorni.
Questo naturalmente è correlato a tutti gli spostamenti che avvengono nell’universo. Sapete, il sole sorge ogni primavera in un diverso punto di primavera, e il punto di primavera si muove in 25 920 anni attorno all’intera eclittica, intorno all’intero zodiaco. Questi movimenti reciproci fanno sì che il giorno siderale della Luna sia notevolmente più breve del giorno solare della Luna.
Bene, vedete, quando afferrate questo, vi potete dire, c’è anche una strana differenza. Ogni volta che osserviamo da una luna piena all’altra, notiamo una differenza nel modo in cui Luna e Sole si rappresentano, di quasi due giorni. Ma questo effettivamente indica che anche lì abbiamo a che fare con due movimenti nell’universo, che certamente vanno insieme, ma che non indicano la stessa origine. E quello che ho ora esposto cosmicamente può essere confrontato con quello che ho esposto prima moralmente-spiritualmente. C’è un intervallo di tempo tra quei primordi che le singole epoche culturali hanno, secondo un flusso, e quei primordi che in certo senso sono orientati verso l’evento del Cristo. C’è sempre la necessità, quando è sopraggiunta la luna piena riguardo al tempo siderale, di aspettare, se si vuole aspettare il tempo solare. Questo dura più a lungo. Lì è di nuovo presente un intervallo di tempo. Lì avete nel cosmo esterno due flussi: un flusso di movimento a cui partecipa il sole, un flusso di movimento a cui partecipa la Luna, che sono proprio così che si può dire: se partiamo dal flusso della Luna, allora il flusso del sole è qualcosa che cade in questo flusso della Luna come un impatto esterno, proprio come l’evento del Cristo cade nel flusso della cultura continuo come da un mondo esterno. Per il mondo lunare il mondo solare è un mondo esterno. Per il mondo pagano il mondo del Cristo è un mondo esterno, da un certo punto di vista.
Ora consideriamo la stessa cosa da un terzo punto di vista. Possiamo cioè farlo. Se tentate di ricordare esattamente come funziona veramente la memoria dell’uomo, specialmente se includete in questo ricordo indietro i vostri sogni, allora troverete che per esempio nei sogni essenzialmente entrano quelle cose che effettivamente sono accadute poco prima, non nel corso interno del sognare, ma nel mondo immaginario del sogno entrano quello che è accaduto nel tempo recente. Non fraintendetemi. Naturalmente vi può sognare qualcosa che vi si è presentato molti anni fa; ma non vi sognerà quello che vi si è presentato molti anni fa, se negli ultimi giorni non è entrato qualcosa che in qualche relazione di pensiero o sentimento è quello che era anni fa. L’intera natura del sognare ha a che fare con quello che è accaduto immediatamente negli ultimi giorni. L’osservazione su questo naturalmente presuppone che vi impegniate in queste sottigliezze della vita umana. Se vi impegnate, allora l’osservazione fornisce risultati così esatti come qualsiasi scienza naturale esatta può fornire.
Da dove deriva questo? Deriva dal fatto che è necessario un certo tempo affinché quello che viviamo spiritualmente, affinché questo si imprima dal nostro corpo astrale nel nostro corpo eterico. Circa dopo due e mezzo fino a tre giorni, a volte già dopo uno e mezzo giorni, due giorni, ma non senza avervi dormito sopra, quello che viviamo nel contatto con il mondo, dal nostro corpo astrale si imprime nel nostro corpo eterico. Affinché sia fissato dentro, è sempre necessario un po’ di tempo. E se confrontiamo questo fatto con l’altro, che nella vita ordinaria separiamo alternativamente il corpo fisico e il corpo eterico — il corpo astrale e l’Io nel sonno e di nuovo li riuniamo nel risveglio, allora dobbiamo dirci, c’è un certo legame più lasco tra il corpo fisico e il corpo eterico da un lato e l’Io e il corpo astrale dall’altro. Il corpo eterico e il corpo fisico rimangono insieme tra la nascita e la morte, l’Io e il corpo astrale rimangono insieme. Ma il corpo astrale e il corpo eterico non rimangono insieme. Si separano ogni notte. C’è un legame più lasco tra il corpo astrale e il corpo eterico rispetto a quello tra il corpo eterico e il corpo fisico. Questo legame più lasco si esprime nel fatto che deve prima esserci una separazione tra il corpo astrale e il corpo eterico, fino a quando quello che viviamo attraverso il nostro corpo astrale si imprime nel corpo eterico. E possiamo dire, quando un evento agisce su di noi, agisce su di noi nello stato di veglia. Considerate solo, quando vi trovate di fronte a un evento nello stato di consapevolezza diurna, l’evento agisce sul vostro corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e sul vostro Io. Ma c’è nondimeno una differenza per quanto riguarda la ricezione. Il corpo astrale, che accoglie la cosa immediatamente. Il corpo eterico ha bisogno di un certo tempo per fissare la cosa in se stesso in modo tale che ora c’è piena armonia tra il corpo eterico e il corpo astrale. Non vi indica questo chiaramente e distinctly che, sebbene vi stiate confrontando con l’evento con tutti e quattro i vostri arti dell’essenza umana, che ci sono due flussi che nel loro rapporto al mondo esterno non corrono ugualmente, di cui l’uno flusso ha bisogno di più tempo dell’altro? Lì avete lo stesso che avete nella storia, quello che avete nel cosmo, Luna e Sole, paganesimo e cristianesimo, lì avete lo stesso: eterealità, astralità — la differenza di un arco di tempo. Così fino nella nostra vita ordinaria entra questo interazione di due flussi, che si incontrano, che forniscono risultati comuni per la vita, ma che non devono essere semplicemente compresi nel senso che si sovrappongono le cause e gli effetti di uno flusso con le cause e gli effetti dell’altro flusso.
Vedete, queste sono cose di significato fondamentale per la considerazione mondiale e la considerazione della vita, senza le quali non si può fare affatto se si vuole capire il mondo. E sono allo stesso tempo fatti su cui oggi non si indica da nessuna parte, che sono completamente ignorati. E che cosa mostrano questi fatti? Mostrano che esiste una certa armonia tra la vita cosmica, la vita storica e la vita del singolo uomo, ma non costruita come è solitamente indicato oggi, dove si vuole farcire tutto secondo la legge biogenetica materialistica. Da ciò consegue che non dobbiamo avere un’unica astronomia, ma che abbiamo bisogno di diverse astronomie: un’astronomia lunare e un’astronomia solare. Vedete, se avete due orologi (tavola 23, in basso), di cui uno è sempre un po’ indietro rispetto all’altro, l’altro sarà sempre avanti, uno sempre indietro; ma non potete mai supporre che quello che accade su un orologio abbia la sua causa sull’altro orologio. Non potete, anche se esiste una certa legalità, naturalmente, in quanto uno è sempre indietro dello stesso importo. Ma i due non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro, agiscono insieme solo quando li guardo insieme. Allo stesso modo l’astronomia solare non ha nulla a che fare con l’astronomia lunare. Solo i due agiscono insieme nel nostro universo.
Questo è l’importante, vedete, che lo afferriate. E come si deve distinguere tra l’astronomia solare e l’astronomia lunare, rispettivamente la regolazione del movimento del sole e il movimento della Luna, così si deve distinguere nella storia tra quello che avviene in noi dal fatto che il movimento procede come indichiamo nei periodi culturali, e quello che avviene in noi dal fatto che indichiamo quegli archi di tempo che hanno il loro centro nel evento del Golgota. Questi due elementi operano inizialmente nel mondo insieme. Ma dobbiamo distinguerli l’uno dall’altro se vogliamo venirne a capo. Vediamo il modello per lo storico nel cosmico, e vediamo l’ultima espressione, non dico l’effetto, dello stesso fatto universale nella nostra stessa vita nei due o tre giorni che devono trascorrere finché i pensieri si sono così fissati che non sono più così in alto nel nostro corpo astrale, per poter apparire semplicemente come un sogno, ma sono nel nostro corpo eterico in basso e devono essere recuperati attraverso il ricordo attivo o attraverso qualcosa che risuona in loro. Così in noi un flusso entra nell’altro flusso. Come dobbiamo rappresentarci che c’è un flusso lunare che in certo senso genera strutture di movimento autonome e accanto il flusso solare, che a sua volta ha strutture di movimento autonome, così dobbiamo rappresentarci che con la nostra stessa essenza umana siamo più strettamente correlati attraverso il nostro corpo fisico e il corpo eterico con qualcosa di non umano, e dall’altro lato siamo più strettamente correlati con qualcosa di altro non umano attraverso il nostro corpo astrale e il nostro Io.
Su queste cose si stende un velo di oscurità dalla considerazione contemporanea, che confonde tutto; che assume una nebulosa cosmica e la lascia ammassarsi. Sorgono da lì soli, pianeti, lune. Ma non è così. Soli e lune non sorgono dalle stesse origini, bensì questi sono due flussi che corrono uno accanto all’altro. E altrettanto poco si può trovare la stessa origine in quello che nell’uomo è l’Io e il corpo astrale, e il corpo fisico e il corpo eterico. Questi sono due flussi diversi. E se leggete la mia «Scienza occulta», vedrete come dovete seguire questi due flussi diversi fino al tempo del Sole. Ma allora certamente, quando si torna dal Sole a Saturno, allora c’è una certa forma di unità. Ma questo è davvero molto lontano. Ma da allora in poi — sapete — dovevo descrivere in modo tale che effettivamente esiste sempre la tendenza che due flussi corrono uno accanto all’altro.
Oggi ho solo voluto descrivere come è necessario gettare luce sui parallelismi tra l’esistenza cosmica, l’esistenza storica e l’esistenza umana, al fine di avere del tutto un giudizio su come stare davanti ai movimenti mondiali. Avete visto che, se vi posizionate correttamente, non segue un’astronomia, ma seguono due astronomie, un’astronomia solare e una lunare. E allo stesso modo segue un divenire umano di natura pagana, la scienza naturale è ancora pagana, e un divenire umano di natura cristiana. E nel nostro tempo molte persone hanno la tendenza, questi due flussi, che davvero sulla Terra si sono incontrati insieme, affinché agiscano insieme, a non lasciarli convergere.
Vedete una volta, come il significato intero, l’altro è comunque assurdo, come il significato intero di un opuscolo come quello di Traub consiste nel fatto che in realtà si dice: sì, Steiner vorrebbe che i due flussi, il pagano e il cristiano, convergessero. Non lo consentiamo, vogliamo che la scienza naturale rimanga sempre pagana, così non dobbiamo consentire al cristianesimo nulla che porti il cristianesimo insieme alla scienza naturale. Naturalmente, se si lascia pagana la scienza naturale, il cristianesimo non può convergere con la scienza naturale. Allora si può dire: la scienza naturale viene condotta esternamente in modo materialistico, il cristianesimo si basa sulla fede. I due non devono essere portati insieme. Ma il Cristo non è apparso nel mondo affinché accanto ai suoi impulsi gli impulsi pagani diventino sempre più potenti, ma è apparso per permeare gli impulsi pagani. E il compito del nostro tempo è unire insieme quello che si vuole tenere separato come conoscenza e fede. E questo deve avvenire. Pertanto, attenzione deve essere anche richiamata su tali questioni, come ho fatto in uno dei discorsi pubblici in questi giorni. Da un lato la confessione è arrivata a non permettere che la cosmologia sia portata nella cristologia; dall’altro lato la cosmologia è arrivata al principio dell’indistruttibilità della materia e della forza. Se si considera la materia e la forza come indistruttibili ed eterne, allora è collegato il calpestamento di tutti gli ideali. Ma allora il cristianesimo è anche privo di significato. Unicamente e solamente se quello che è ora materia e leggi materiali è un’apparenza transitoria, e in quello che ora sperimentiamo in connessione con la cristologia, con l’impulso del Cristo, c’è un germe per quello che esisterà quando la materia e la forza, come ora legalmente prevalgono, non esisteranno più, ma saranno morte, solo allora il cristianesimo e l’ideale morale, il valore umano, hanno un vero significato. Ci sono due grandi contrasti. Uno proviene dall’ultima conseguenza del paganesimo e si chiama: la materia e la forza sono imperitevoli; l’altro proviene dal cristianesimo e si chiama: il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Questi sono i due più grandi contrasti che possono essere espressi nella visione mondiale. E il nostro tempo avrebbe tutte le ragioni, non di passare confusamente su tali questioni, ma di guardare seriamente e con anima consapevole quello che come visione mondiale deve essere conquistato, affinché non vengano persi, sull’illusione della materia indistruttibile e della forza indistruttibile, il valore morale e l’impulso cristiano nello sviluppo mondiale. Di questo domani ancora.
Abbiamo ora riunito le più diverse cose, che possono condurre a farci acquisire una sensazione della struttura dell’universo nelle sue relazioni con l’uomo. Abbiamo visto — e su questo deve continuamente richiamarsi l’attenzione — che l’universo senza l’uomo non può essere compreso; il che significa quindi che una comprensione dell’universo in sé, senza contare l’uomo in essa e senza considerare la relazione dell’universo all’uomo, non è possibile. Se volete, per così dire, formarvi una rappresentazione popolare di come l’uomo sia connesso all’universo, dovete solo pensare a ciò che è oggetto dell’astronomia più elementare, cioè all’obliquità dell’eclittica, vale a dire l’inclinazione dell’asse terrestre rispetto alla linea, alla curva che si può tracciare attraverso lo zodiaco. Questa obliquità dell’eclittica, potete intenderla come volete, potete interpretarla come volete, in tali interpretazioni non importa dapprima se si colpisca o no la realtà con ciò che si interpreta, ma importa che vi si possa avvicinare qualcosa. Se sul piano che si può tracciare attraverso l’eclittica dello zodiaco, l’asse terrestre, cioè l’asse attorno al quale si possono pensare le rotazioni giornaliere della Terra, stesse perpendicolare, allora su tutta la Terra continuamente durante tutto l’anno giorno e notte sarebbero uguali. Se l’asse terrestre fosse dentro l’eclittica, allora su tutta la Terra per mezzo anno sarebbe giorno, per mezzo anno notte. Entrambi gli estremi sono in certa misura realizzati all’equatore e ai poli. Tra essi però si trovano quelle regioni che hanno giorni di diversa lunghezza nel corso dell’anno. E basta che vi pensiate un poco questa intera faccenda, perché subito vi si presenti quale immensa importanza per l’intera evoluzione culturale della Terra abbia questa posizione dell’asse terrestre nello spazio del mondo. Pensate solo che saremmo tutti esquimesi su tutta la Terra, se l’asse terrestre giacesse nell’eclittica, e pensate che tutta la Terra dovrebbe essere riempita esattamente dalla stessa cultura che è all’equatore, se l’asse terrestre stesse perpendicolare all’eclittica.
Per la comprensione della realtà importa naturalmente come si interpreti qualcosa. Ma per avvicinarsi a quale connessione ci sia tra l’uomo, la sua cultura e civiltà e la struttura dell’universo, basta ogni interpretazione, e il fatto in sé, quale esso sia, dietro questa interpretazione, costringe semplicemente a considerare l’uomo e la Terra come qualcosa di unitario, a non considerare l’uomo, in quanto è un essere fisico, come qualcosa che si potrebbe guardare solo per sé. Non si può proprio così. L’uomo come essere fisico non è una realtà per sé, ma è un essere fisico insieme a tutta la Terra. Così come non potete considerare una mano, che separerete dall’organismo umano, come qualcosa di reale, muore, è pensabile solo in connessione con l’organismo, così come non potete considerare una rosa, che sia stata colta, come qualcosa di reale, muore, è pensabile solo in unione con l’intero cespuglio di rose che ha radici nella Terra, così neppure si può considerare l’uomo, quando lo si vuole giudicare nella sua totalità, come chiuso soltanto entro i confini della sua pelle.
Bisogna dunque considerare ciò che l’uomo sperimenta sulla Terra in connessione con l’asse terrestre, così come da un lato si considera un certo tipo di intelligenza in connessione con l’orizzonte o l’angolo visivo dell’uomo. Questo è il punto in una visione del mondo che mira alla realtà: che non venga considerata come piena realtà ciò che è solo realtà parziale. E si arriva precisamente a cogliere quella totalità che l’uomo è come essere spirituale-animico nella sua realtà, quando non si considera l’uomo come essere fisico come una realtà chiusa in sé. Come essere spirituale-animico l’uomo è una realtà, una realtà chiusa in sé, una vera individualità. Quello che egli abita tra nascita e morte, il corpo fisico e il corpo eterico, non sono in sé realtà, sono membra dell’insieme terrestre e, come vedremo subito, persino di un altro insieme ancora.
Vedete, così arriviamo a qualcosa che deve essere osservato in senso ancora più preciso. Devo continuamente sottolineare una cosa: le rappresentazioni che ci si fa dell’uomo vanno, per così dire, quasi sempre inconsciamente almeno quasi a considerare l’uomo come una specie di corpo solido. Certo, si è consapevoli che l’uomo non è propriamente un corpo duro, che è in certa misura un corpo plastico; ma di solito non ci si rende consapevoli che l’uomo è composto per più del 75 per cento di liquido e solo per il resto propriamente come un essere che contiene in sé qualcosa di minerale-solido. L’uomo è per il 75 per cento propriamente un essere acquatico. Ora, è possibile, vi chiedo, descrivere questo organismo umano come di solito si fa; in immagini dai contorni netti dire: qui si ha questo lobo del cervello, qui si ha questo organo e così via, e poi comportarsi come se questi organi nettamente circoscritti nel loro funzionamento insieme producessero ciò che emerge come il funzionamento dell’intero organismo umano? Questo in fondo non ha alcun senso. Si tratta piuttosto di considerare che l’uomo entro i confini della sua pelle è come un’acqua fluttuante, che quindi anche ciò che è puro liquido interno che fluttua ha significato, che non dovremmo quindi descrivere come se l’uomo fosse più o meno un corpo solido. Questo dal punto di vista della scienza dello spirito ha un significato molto profondo. Infatti, proprio quando guardiamo al solido, che è connesso con il minerale esteriore in certa misura, questo solido nell’organismo umano ha una certa relazione con la Terra.
Abbiamo constatato le più diverse relazioni dell’uomo con l’ambiente; vogliamo ora constatare ciò che è la relazione del suo solido con la Terra. Questa relazione esiste. Ma l’elemento acquoso nell’uomo non ha dapprima una relazione dell’uomo con la Terra, bensì ha relazione dell’uomo con l’universo planetario al di là della Terra, principalmente però con la Luna. Proprio come la Luna, pur non avendo relazioni dirette, ha comunque relazioni indirette con l’origine delle maree e dei flussi, quindi a certe configurazioni della parte fluida della Terra, così la Luna ha anche le sue relazioni con quello che accade nella parte fluida dell’organismo umano. E quando ieri vi ho descritto che da un lato abbiamo una certa astronomia che vale per il Sole, vale anche per la Terra, noi stessi come organismo che contiene solido siamo incorporati in questa astronomia. Ma l’astronomia lunare è un’altra. E in questa astronomia lunare siamo incorporati in modo che essa abbia a che fare con la componente fluida del nostro organismo. Vedete dunque, nei nostri corpi fisico-solidi e nei nostri corpi fisico-fluidi agiscono le forze del cosmo.
Questo però ha un significato molto più grande, che consiste nel fatto che prima di tutto sul nostro uomo solido agisce immediatamente direttamente quello che chiamiamo il nostro Io, ma sul nostro uomo fluido agisce immediatamente — immediatamente, dico — quello che chiamiamo il nostro corpo astrale, così che anche quello che dal spirituale-animico agisce sulla nostra organizzazione, entra in relazione attraverso la nostra corporeità con tutto ciò che sono le forze e i movimenti del cosmo. Questi movimenti del cosmo sono stati oggetto di osservazione dai più diversi punti di vista di visione del mondo. Se guardiamo alla cultura persiana, all’urpersiana — là già c’erano ricerche sui movimenti nell’universo; c’erano presso i Caldei, c’erano anche presso gli Egiziani. E non è senza interesse — l’ho già menzionato in considerazioni che si collegano a queste — guardare al modo in cui gli Egiziani si sono rapportati ai movimenti dell’universo. Gli Egiziani hanno avuto principalmente motivo, apparentemente da ragioni materiali, di studiare la connessione della Terra con il cosmo al di là della Terra. Infatti il loro paese dipendeva dalle inondazioni del Nilo, e queste avvenivano quando il Sole aveva una certa posizione nell’universo. E questa posizione del Sole poteva essere determinata secondo la posizione di Sirio, così che gli Egiziani erano già giunti a formarsi rappresentazioni della posizione del Sole rispetto alle stelle, che oggi chiamiamo stelle fisse. In particolare nelle colonie sacerdotali egizie, nei misteri sacerdotali egizi erano state condotte ricerche estese sul rapporto del Sole alle altre stelle, alle stelle che oggi chiamiamo stelle fisse. Ho appena menzionato che gli Egiziani sapevano esattamente che il Sole appare spostato di anno in anno rispetto alle altre stelle nel cielo. Così che, se gli Egiziani calcolavano che le stelle — sia apparentemente o realmente, per noi è indifferente — si muovono intorno nel cielo, notavano che il movimento delle stelle in giorni ha una certa velocità, il movimento del Sole ha anche una certa velocità, ma non esattamente così grande come per le altre stelle. Il Sole resta sempre un poco indietro. Gli Egiziani sapevano e annotavano che il Sole in 72 anni resta indietro di un giorno, che così, se una certa stella insieme al Sole in un determinato anno è sorta, dopo 72 anni risorge di nuovo, il Sole non sorge con essa simultaneamente, ma allora sorge soltanto 24 ore dopo. La stella, che appartiene al mondo delle stelle fisse, in 72 anni al Sole è andata avanti di un giorno, di un giorno intero. Questo è il cammino che fanno le stelle e che fa il Sole (Tavola 24, sopra). Ma il Sole in 72 anni resta indietro di un giorno. Se moltiplico per 360, ottengo 25 920 anni. Questo è il numero che ci si è incontrato più volte. È il tempo che il Sole impiega, restando indietro, per arrivare al punto di partenza, cioè per aver girato intorno a tutto lo zodiaco. Dunque in 72 anni è restato indietro esattamente di un grado, perché un cerchio ha, come sapete, 360 gradi. Secondo questi gli Egiziani dividevano il grande anno, che in realtà abbraccia 25 920 anni, in 360 giorni. Ma un tale giorno è lungo 72 anni, e 72 anni, che cosa sono? È anche la massima durata della vita umana in media. Certo alcuni vivono più a lungo, altri non così a lungo, ma è un limite superiore per la vita umana. Così che si può dire, questa intera connessione nell’universo è costruita in modo da mantenere una vita umana attraverso un giorno solare che è lungo 72 anni. Certo, l’uomo ne è emancipato. Può sempre nascere. È emancipato dal nascere a certi tempi, ma la sua vita qui come uomo fisico tra nascita e morte si regola secondo questo giorno solare. Se ora si legge nella storia, si troverà per lo più che gli Egiziani hanno considerato anche l’anno ordinario come di 360 giorni, non di 365 giorni come è in realtà, finché in seguito il movimento delle stelle e il Sole hanno concordato così poco da far inserire gli altri cinque giorni. Ma come è accaduto che gli Egiziani inizialmente abbiano assunto l’anno di 360 giorni? È nata un fraintendimento molto singolare. È nato il fraintendimento che i sacerdoti parlavano di un grande anno mondiale. Per questo grande anno mondiale è veramente un grado, cioè la 360ª parte, un giorno mondiale di 72 anni. Così che nei misteri sacerdotali egizi era stato insegnato: l’uomo è connesso al cosmo in modo tale che la sua durata di vita è un giorno dell’anno mondiale. Lì l’uomo era incorporato al cosmo; gli era chiarita la sua relazione al cosmo.
Ma attraverso circostanze che risiedono nella decadenza dell’intera evoluzione del popolo egizio, alle masse del popolo egizio — e lì ciò è stato più caratteristicamente manifesto — non era comunicato ciò che è l’essenza dell’uomo, ciò che è la connessione dell’uomo con il cosmo. Si ragionava così: se tutti gli uomini sapessero che sono un’entità incorporata così nell’intero cosmo, che la loro stessa durata di vita è una parte della durata di vita di una rivoluzione solare, allora questi uomini, che si sentirebbero incorporati nell’universo, non si lascerebbero governare, allora ognuno si considererebbe una parte dell’universo. — Solo coloro che si credeva fossero chiamati a condurre lo dovevano sapere. Gli altri uomini non dovevano avere tale sapere universale, ma un sapere quotidiano. Questo è connesso con l’intera decadenza dell’evoluzione culturale egizia. E quello che rispetto a molte altre cose era certamente necessario, non iniziare l’umanità immatura a certi misteri, proprio questo fu esteso dalla cultura egizia a cose che davano potere ai conduttori, ai governanti.
Ora, molto di ciò che oggi permea l’anima umana è venuto da fonti orientali. E anche il cristianesimo tradizionale contiene molto che proviene da fonti orientali. Ma un forte influsso è venuto proprio nel cristianesimo romano dall’egittismo. Così come il popolo egizio doveva rimanere non illuminato riguardo alla sua connessione con il cosmo, così in certi ambienti proprio del romanesimo domina il principio: il popolo deve rimanere non illuminato sulla sua relazione al cosmo, come è entrata attraverso il evento del Golgota. E perciò quella lotta accanita, quando da una necessità culturale e interiore si sottolinea che il evento del Golgota non è soltanto qualcosa che dovrebbe essere pensato in isolamento dalla restante visione del mondo, ma che questo Mistero del Golgota deve essere posto correttamente nella restante visione del mondo; quando si sottolinea che veramente ciò che è accaduto al Golgota ha a che fare con l’intero universo e la sua costituzione. Quindi viene considerata la più terribile eresia, quando il Cristo nel senso come lo abbiamo fatto è designato come lo spirito del Sole.
Non bisogna credere che ciò di cui si tratta non sia noto a certi, prima di tutto capi, che combattono ciò che ora ho accennato. È loro naturalmente ben noto. Ma proprio come i sacerdoti egizi sapevano esattamente che l’anno ordinario non è di 360 giorni, bensì di 365 giorni e un quarto, così certe persone sanno molto bene che il Mistero di Cristo è contemporaneamente il mistero solare. Ma deve essere impedito che questo sapere, necessario all’umanità contemporanea, sia veramente comunicato all’umanità contemporanea. Perché è vero, come ho detto ieri: la visione del mondo materialistica è molto più gradita di quanto la scienza dello spirito. Perché la visione del mondo materialistica ha anche le sue conseguenze pratiche. Ha conseguenze pratiche che, direi, possono di nuovo essere studiate con un confronto dell’epoca contemporanea con l’antico egittismo. Ho sottolineato come gli Egiziani come tali erano dipendenti dal corso del Sole, quindi dalla connessione del terrestre con il celeste, riguardo alla loro cultura esterna. Significava un certo potere nelle mani del sacerdozio egizio morente, se il sapere sulla connessione dei fenomeni cosmici e del loro effetto sulla cultura agricola egizia rimaneva segreto. In tal modo colui che doveva operare come lavoratore in Egitto era obbligato a farsi dettare le direttive dai sacerdoti, che avevano il corrispondente sapere.
Se ora il carattere della civiltà europea e americana rimanesse così com’è, se si mantenesse soltanto la visione del mondo materialistica copernicana con la sua propaggine, la teoria di Kant-Laplace, allora necessariamente anche per i fenomeni terrestri, i biologici, i fisici, i chimici, dovrebbe nascere un’immagine materialistica del mondo. Questa immagine materialistica del mondo non ha la possibilità di includere nella sua struttura l’ordine morale del mondo. Non ha nemmeno la possibilità di includere nella sua struttura l’evento di Cristo; perché che uno sia contemporaneamente assertore della visione del mondo materialistica e contemporaneamente cristiano, è una menzogna interiore, è qualcosa che non può essere, se si è onesti e sinceri. Perciò nella cultura europea e americana dovevano necessariamente manifestarsi le conseguenze pratiche di questa contraddizione tra il materialismo da un lato e l’immagine morale del mondo e i contenuti di fede che stanno al di fuori dell’immagine materialistica del mondo. E questa conseguenza si è mostrata nel fatto che gli uomini, che non avevano da ragioni esteriori motivo di essere interiormente disonesti, gettavano via la fede e postulava l’immagine materialistica del mondo anche per la vita umana. Per questo l’immagine materialistica del mondo è diventata un’immagine morale del mondo. Ma questo si manifesterebbe nel proseguire della nostra cultura europea e americana in modo che gli uomini avrebbero soltanto un’immagine materialistica del mondo, non saprebbero nulla di una connessione della Terra con le potenze universali, come l’abbiamo già considerata più volte in queste ore. Ma a una certa casta sacerdotale rimarrebbe il sapere della connessione con l’immagine universale, proprio come ai sacerdoti egizi è rimasto il sapere dell’anno platonico, del grande anno universale e del grande giorno universale. E potrebbe avere questa casta sacerdotale speranza di dominare il popolo, che sotto il materialismo è barbaro decade.
È naturale che tali cose oggi siano dette soltanto da un senso di dovere verso la verità; ma devono essere assolutamente dette da questo senso di dovere verso la verità. Si tratta oggi già di questo, miei cari amici, che un certo numero di persone comprenda che è necessario dare al Mistero del Golgota il suo significato cosmologico. Questo significato cosmologico deve essere visto da un certo numero di persone, che a loro volta assumano una certa responsabilità nel far sì che all’umanità della Terra non rimanga nascosto il fatto che essa è connessa con uno spirito al di là della Terra, che ha camminato nell’uomo Gesù all’inizio della nostra era in Palestina. È necessario che questa conoscenza dell’irruzione del Cristo dai mondi al di là della Terra nell’uomo Gesù di Nazareth sia compresa da un certo numero di persone. Appartiene oggi a tale comprensione veramente il superamento di quella disonestà che oggi in materia di visioni del mondo e di fede è veramente comune. Che cosa si fa oggi? Da un lato si ascolta che la Terra si muove in un’ellisse intorno al Sole e si è sviluppata nel senso della teoria di Kant-Laplace, e si approva questo; e poi si ascolta che all’inizio della nostra era in Palestina è accaduto questo e quello. Si prendono insieme queste due cose senza metterle in relazione l’una con l’altra, le si accetta, e si pensa che sia senza conseguenze. Non è senza conseguenze, perché se la menzogna è afferrata consapevolmente, è meno grave che se la menzogna figura inconsapevolmente e degrada l’uomo, lo barbarizza. Perché se considerate la menzogna come è nella coscienza, essa esce sempre dalla coscienza con il corpo fisico e il corpo eterico al momento dell’addormentamento, è presente nell’essere senza spazio, senza tempo, nell’essere eterno, quando l’uomo è nel sonno senza sogni. Là viene preparato tutto ciò che la menzogna può diventare nel futuro, cioè viene preparato tutto ciò che la menzogna può correggere di nuovo, se la menzogna siede nella coscienza. Se la menzogna però è nell’inconscio, allora rimane nel letto insieme con il corpo fisico e il corpo eterico. Lì appartiene, mentre l’uomo non riempie il suo corpo fisico e il suo corpo eterico, al cosmo, non soltanto al cosmo terrestre, bensì all’intero cosmo. Lì lavora alla distruzione del cosmo, prima di tutto alla distruzione di tutta l’umanità, perché là inizia la distruzione nell’umanità stessa.
Quello che così minaccia l’umanità si evita attraverso nient’altro che lo sforzo della verità interiore riguardo a tali questioni supreme dell’esistenza. È quindi in certa misura oggi un appello che scaturisce dai nostri impulsi temporali all’umanità, di riconoscere che non può più esistere un’astronomia di tipo materialista, che non sa nulla del fatto che in un determinato momento l’evento del Golgota si forma. Ma ogni astronomia che include nella struttura mondiale la Luna così come il Sole e la Terra, invece di far scorrere i due insieme nei loro flussi, ma così che siano flussi separati, ogni tale astronomia non è altro che un’astronomia pagana, non un’astronomia cristiana. Perciò dal punto di vista cristiano ogni teoria dell’evoluzione deve essere respinta, che descrive il mondo solo in modo per così dire unitario. Se seguite la mia «Scienza occulta», vedrete come, descrivendo il tempo di Saturno, il tempo del Sole, il flusso si divide in due flussi, che poi agiscono insieme. Là avete i due flussi. Ma se si descrive come comunemente si descrive, si descrive con i concetti che sono completamente nel senso dell’evoluzione pagana. Questo va fino nei dettagli. Pensate solo, se l’odierno teorico dell’evoluzione di colorazione darwinista descrive lo sviluppo della forma organica, dice: prima c’erano forme organiche semplici, poi vennero forme più complicate, poi di nuovo più complicate e così via fino all’uomo (Tavola 25, sopra). — Non è così, ma se prendete l’uomo, l’articolate in tre parti, soltanto la sua testa è l’elaborazione delle forme animali inferiori (Disegno, destra). Quello che l’uomo ha come testa è l’elaborazione delle forme animali inferiori. Quello che è articolato alla testa, è sorto più tardi. Così che non possiamo dire che nel nostro midollo spinale abbiamo qualcosa che si trasforma in testa, bensì dobbiamo dire: la nostra testa, il nostro capo è certamente sorto da formazioni precedenti, che erano simili alla colonna vertebrale; ma l’odierna colonna vertebrale non ha nulla a che fare con questo sviluppo, bensì è un attacco successivo; e da una colonna vertebrale di forma diversa proviene ciò che oggi è l’organizzazione della testa.
Questo lo menziono per coloro che si sono già occupati un poco di teoria della discendenza. Lo menziono perché vediate che una linea retta dalle considerazioni cosmiche porta alle considerazioni di quello che nell’evoluzione dell’umanità, e perché vediate che è necessario che la scienza dello spirito illumini tutti i singoli campi del sapere e della vita; che semplicemente la cosa non può proseguire come la scienza negli ultimi secoli, sotto l’influsso della visione del mondo materialistica, che è di nuovo un figlio della concezione materialistica del cristianesimo, si è sviluppata. Il materialismo deve la sua origine al materializzarsi della visione cristiana del mondo. La dottrina del Cristo cosmico deve essere ripristinata contro la materializzazione di questa dottrina. Questo è il compito più importante del tempo. E finché non si riconoscerà che questo è il compito più importante del tempo, non si potrà vedere chiaramente in nessun campo.
Oggi ho voluto proporvi qualcosa da cui, direi, possiate riconoscere più intimamente perché i nemici maliziosi con tale accanimento si oppongono a ciò che deve stare davanti al mondo da una necessità interiore. E ho dovuto in certa misura annodare questa intera considerazione a una specie di cosmologia. Con questa cosmologia proseguiremo venerdì prossimo alle otto qui.
L’essenziale di queste prossime considerazioni dovrà essere riconoscere come le due correnti storiche mondiali, quella pagana e quella cristiana, si incontrano per la nostra vita, come agiscano insieme, come siano connesse con l’accadimento nell’intero universo. Per penetrare un poco più profondamente in questo, oggi è ancora necessaria una sorta di considerazione preliminare. Si tratta di distinguere il più esattamente possibile per mezzo di cosa devono differenziarsi la visione del mondo pagana nel senso più ampio, che peraltro ancora fonda la nostra visione del mondo, non solo è, ma deve essere, e la visione del mondo cristiana, che al minimo grado è già passata in realtà nella coscienza dell’uomo. Si tratta che affrontiamo con precisione una cosa, che qui ho più volte sottolineato. È che oggi siamo arrivati a un confronto non mediato tra quello che possiamo chiamare l’immagine naturalistica del mondo e quello che possiamo chiamare l’ordine morale del mondo, al quale appartiene naturalmente anche la visione del mondo religiosa. Più di quanto l’uomo sia consapevole, per l’uomo contemporaneo l’evento naturalistico e l’evento morale sono due cose molto distanti l’una dall’altra, che in fondo non può connettere, se vuole veramente stare in piedi onestamente dal punto di vista della visione del mondo di oggi. È questo il motivo per cui una grande parte proprio della teologia avanzata del 19º e 20º secolo non ha veramente nessuna cristologia. Ho già sottolineato che ci sono libri come il «Saggio del cristianesimo» di Adolf Harnack, nei quali non c’è alcun motivo perché il nome di Cristo sia menzionato. Perché quello che vi appare come «Cristo» non è altro che esattamente la divinità che nell’Antico Testamento appare come Jahvé, come Jehova-divinità.
In fondo non c’è alcuna differenza reale tra questo essere che, per esempio, Harnack chiama «Cristo», e il Dio Jahvé; voglio dire, non c’è differenza in quello che è detto sull’essenza di Cristo e in quello che è detto dai seguaci della visione del mondo dell’Antico Testamento sul loro Jehova. E se prendiamo la rappresentazione di Cristo di molti uomini contemporanei e la confrontiamo con quella che questi uomini hanno altrimenti come concezione della vita, non c’è alcun motivo che questi uomini propriamente parlino di Cristo e di cristianesimo. Perché se qualcuno parla di Cristo e di cristianesimo e, per esempio, considera l’essenza nazionale come molti uomini oggi, allora c’è una completa contraddizione. Queste cose sfuggono all’uomo contemporaneo soltanto perché egli evita coraggiosamente di trarre una conseguenza da quello che veramente gli sta davanti oggi. Ma la spaccatura più profonda, il divario più profondo è presente tra la considerazione naturalistica delle cose e la considerazione cristiana delle cose. E il compito più importante del nostro tempo è costruire un ponte su questo divario. La visione del mondo naturalistica, così come l’ha oggi, direi, il contadino (non lo sa soltanto, ma l’ha), è propriamente solo un figlio del 19º secolo. Ed è anche del tutto giusto, non solo caratterizzare le cose astrattamente, ma anche guardare un poco al concreto.
Vi ho menzionato il nome di una personalità eminente del 19º secolo più volte, e che immediatamente ci conduce a cogliere la visione del mondo naturalistica così esattamente, per così dire; è il nome di Julius Robert Mayer, con il quale — sebbene riguardo a Julius Robert Mayer sia in molti modi equivoco — dobbiamo comunque collegare la visione del mondo naturalistica del 19º secolo. Sapete, in modo popolare si dice sempre che su Julius Robert Mayer risale l’instaurazione della cosiddetta legge della conservazione della forza; più esattamente, che l’universo contiene in sé una somma costante di forze, che non possono essere aumentate né diminuite e che solo possono trasformarsi l’una nell’altra. Calore, forza meccanica, elettricità, forza chimica, si trasformano l’una nell’altra. Ma la somma delle quantità di forza presenti nell’universo rimane sempre la stessa. Così pensa oggi naturalmente ogni fisico. Se anche gli uomini nella coscienza popolare non si accorgono di questa legge della conservazione della forza e dell’energia, pensano ai fenomeni naturali in modo tale che solo sotto l’influsso di questa legge della conservazione della forza possono pensare. Voglio dire, dovete rendervi conto che effettivamente qualcosa nel comportamento di un essere può stare a un certo principio, senza che l’essere sia capace di rendersi questo principio chiaro. Se voleste far capire a un cane, per esempio, che una quantità di carne doppia si basa sul fatto che la quantità semplice è stata presa semplicemente due volte, non potremmo riuscirci. Il cane non potrebbe consapevolmente assimilare questo in sé, ma comunque praticamente agirebbe secondo questo principio. Se ha la scelta tra un pezzo piccolo o un pezzo di carne doppiamente grande, generalmente, se le altre condizioni sono uguali, cercherà di afferrare quello doppiamente grande. In ogni caso si può stare sotto l’influsso di un principio senza esplicitare questo principio nella sua forma astratta come tale. Così si può dire: certo, la maggior parte degli uomini non pensa alla legge della conservazione della forza, ma si rappresentano la natura intera così, perché a scuola è insegnato che la legge della conservazione della forza esiste. Ora è interessante guardare a come il modo di pensare di Julius Robert Mayer si è manifestato quando si trattava di esprimere chiaramente questo modo di pensare di fronte ad altri, che non ancora pensavano come lui.
Julius Robert Mayer aveva un amico che, in una sorta di memorie, ha annotato varie conversazioni che aveva avuto con Julius Robert Mayer. Là racconta fatti molto interessanti; fatti, attraverso i quali si può guardare ampiamente al modo di pensare del pensiero naturale del 19º secolo. Soprattutto, per caratterizzare esteriormente qualcosa, vorrei menzionare il seguente: Julius Robert Mayer era così profondamente nel modo di rappresentazione che lo portò a questa rappresentazione, a questo mantenimento della forza, a questo puro trasformarsi di una forza nell’altra, che di solito, quando incontrava un amico per la strada, non poteva fare nulla di diverso se non gridargli già da lontano: Nulla viene dal nulla! Questa è la parola che anche all’inizio del manoscritto originale del 1842 di Julius Robert Mayer continuamente ricorre: Nulla viene dal nulla. Accadde anche che Julius Robert Mayer visitasse questo amico, si chiamava Rümelin, bussasse, aprisse la porta e gridasse: «Nulla viene dal nulla!». Questo era il saluto, prima che venisse alcun’altra cortesia. Così profondamente Julius Robert Mayer era dentro a questo «Nulla viene dal nulla».
Ora racconta Rümelin di una conversazione molto interessante, che è accaduta una volta, in cui, poiché Rümelin non sapeva ancora molto di questa legge della conservazione della forza, doveva essere spiegato in che cosa consista veramente. Allora Julius Robert Mayer disse a Rümelin: Se due cavalli traggono una carrozza (e Julius Robert Mayer era di Heilbronn, il suo monumento si trova anche a Heilbronn), se due cavalli traggono una carrozza, e vanno avanti, quale è l’effetto? Allora disse Rümelin: Bene, l’effetto è che quelli che stanno nella carrozza arrivano, diciamo, a Öhringen. Ma se tornano indietro e tornano, senza che là a Öhringen abbiano fatto qualcosa, così che ritornano di nuovo a Heilbronn? Allora disse Rümelin: Questo è certo così, che casualmente un cammino ha cancellato l’altro e così apparentemente non c’è effetto, ma comunque il vero effetto è che le persone, gli uomini da Heilbronn a Öhringen hanno viaggiato e da Öhringen di nuovo sono tornati a Heilbronn. No, disse Julius Robert Mayer, questo è solo un effetto secondario, non ha nulla a che fare con quello che è veramente accaduto. Quello che è accaduto attraverso l’applicazione di forza da parte dei cavalli è qualcosa di completamente diverso. Questo è, che attraverso questa forza applicata dai cavalli, primo, i cavalli stessi sono diventati più caldi, i cavalli sono diventati più caldi; secondo, gli assi della carrozza sono diventati più caldi, intorno ai quali si muovono le ruote; terzo, se misurassimo con un termometro fine i solchi nel terreno su cui le ruote hanno viaggiato, troveremmo che in questi solchi il calore è un poco più alto che su entrambi i lati. Questo è il vero effetto. Anche nei cavalli sono state bruciate sostanze attraverso il metabolismo. Tutto questo è il vero effetto. L’altro, che le persone da Heilbronn a Öhringen e indietro hanno viaggiato, è tutto motivo, effetto secondario, ma non quello che è veramente un accadimento fisico. L’accadimento fisico veramente è la forza applicata dai cavalli; la trasformazione nel calore aumentato dei cavalli; il calore aumentato degli assi della carrozza; nel consumo del grasso della carrozza attraverso il calore che entra quando si ungono le ruote; il riscaldamento dei solchi sulla strada e così via. E se si misura (Julius Robert Mayer ha misurato e ha dato il numero di misura corrispondente), se si misura, tutta la forza che i cavalli hanno applicato è interamente passata in questo calore. L’altro è tutto effetto secondario.
Vedete, questo ha naturalmente una certa influenza sulla nostra concezione. Qui alla fine esce che si deve dire: sì, si deve pulitamente separare l’accadimento naturale da tutto ciò che è effetto secondario. Perché questo effetto secondario veramente non ha nulla a che fare con il pensiero naturalistico nel senso del severo pensatore naturalista. Questo effetto secondario per così dire salta sopra l’accadimento naturalistico. Ma se facciamo ancora la domanda: In che cosa si esprime tutto ciò che chiamiamo ordine morale del mondo? In che cosa si esprime tutto ciò che chiamiamo valore umano e dignità umana? — Certo non nel fatto che la forza applicata dai cavalli si trasforma nel calore aumentato degli assi della carrozza, bensì là l’effetto secondario è la cosa principale! Ma considerate che in tutto quello che è considerato naturalistico, questo effetto secondario è del tutto omesso. Gli uomini del 19º secolo e già Kant nel 18º secolo hanno formato concezioni del divenire dell’universo solo dai principi che Julius Robert Mayer ha nettamente delimitato, separando da tutto quello che veramente appartiene alla natura, quello che è effetto secondario.
Se una volta affrontiamo correttamente la questione, allora dobbiamo dire, allora l’universo deve essere costruito da quei principi che sono così riconosciuti come principi naturali. E tutto ciò che, per esempio, è accaduto attraverso il cristianesimo, è un effetto secondario, esattamente come è un effetto secondario che le persone con la carrozza viaggino da Heilbronn a Öhringen. Non importa per la considerazione naturalistica quello che le persone là devono fare. Ma di nuovo, le due correnti non si incrociano in qualche modo?
Assumiamo ora che Rümelin non si fosse subito rassicurato, ma avesse fatto, diciamo, l’obiezione seguente — so che per il fisico contemporaneo questo non è un’obiezione valida, ma per la struttura di una visione del mondo totale è comunque un’obiezione valida —, assumiamo che fosse stato detto quanto segue: Se il motivo nelle persone che sono andate da Heilbronn a Öhringen non fosse stato presente, allora i cavalli non avrebbero fatto gli sforzi di forza; la trasformazione intera in calore non sarebbe accaduta, o sarebbe accaduta in un posto completamente diverso in una connessione completamente diversa. Così quello che accade deve essere considerato naturalisticamente in modo tale che si estenda solo a quello che non conduce al motivo finale per cui è accaduto. Non sarebbe accaduto se le persone non avessero creduto che avevano qualcosa da fare a Öhringen. Così quello che la scienza naturale deve considerare come effetto secondario colpisce comunque nell’accadimento naturale. O assumiamo che le persone avessero avuto qualcosa da fare a Öhringen a una ben precisa ora. Gli assi della carrozza non sarebbero solo diventati caldi, ma uno si sarebbe rotto, così non avrebbero potuto continuare. Allora quello che là sarebbe accaduto, il rompersi dell’asse della carrozza, sarebbe naturalmente del tutto spiegabile naturalisticamente. Ma quello che ora è accaduto attraverso questo evento naturale, che là qualcosa non poteva essere realizzato che avrebbe dovuto essere realizzato, questo ha, sotto circostanze — ci si può facilmente immaginare — conseguenze estremamente vaste di nuovo, anche per altri processi naturali, che allora vengono innescati a causa di queste conseguenze.
Vedete dunque, appaiono qui, anche se si rimane solo su fondamento logico, questioni assai significative e pesanti. E queste domande, che qui appaiono, questo deve già essere detto, non possono essere risposte dalla concezione del mondo, alla quale oggi un uomo può onestamente confessarsi dalle premesse della nostra educazione, senza la scienza dello spirito. Non possono essere risposte. Perché prima che la direzione sia stata data a questo pensiero naturalistico, che ha portato a tale precisione con Julius Robert Mayer, non c’era affatto questa netta linea di separazione tra il pensiero naturalistico e il pensiero morale. Se prendete ancora il 13º secolo, il 12º secolo, le cose che gli uomini hanno da dire sull’ordine morale e quelle che hanno da dire sull’ordine fisico suonano continuamente insieme. Gli uomini oggi semplicemente non leggono più correttamente. Dalle epoche più antiche non sono rimaste molte cose che, come direi, sono giunte completamente inalterate ai nostri giorni. Ma anche se prendete tali scritti, che sono i seguaci tardivi delle antiche concezioni del mondo, oggi troverete al loro interno molte cose che vi provano che nei tempi più antichi gli uomini hanno introdotto il morale nel fisico e hanno elevato il fisico fino al morale. Leggete solo una volta da coloro che, come direi, sono già abbastanza falsificati, ma comunque ancora oggi ragionevolmente leggibili, gli scritti di Basilius Valentinus, leggete là sui metalli, sui pianeti, leggete sui rimedi, troverete quasi in ogni riga su aggettivi che vengono attribuiti ai metalli: buoni, cattivi metalli o metalli intelligenti e simili, che vi mostrano che persino in questo ambito qualcosa di pensiero morale è stato introdotto. Questo oggi naturalmente non può essere. Perché dopo che l’astrazione è andata così lontano da separare così l’accadimento naturale da tutto quello che è effetto secondario, come l’ha fatto Julius Robert Mayer, naturalmente non si può dire, è una bontà dei piedi dei cavalli che si muovono, che consumano il grasso della carrozza attraverso il calore che si sviluppa come risultato di questo movimento. Là non è possibile in questa connessione naturalistica introdurre alcuna categoria morale. Là stanno entrambi i campi, il campo naturale e il campo morale, completamente radicalmente uno accanto all’altro. E se l’accadimento mondiale fosse così come è rappresentato da questa forma di rappresentazione, allora l’uomo non potrebbe proprio esistere nel nostro mondo. L’uomo semplicemente non sarebbe presente. Perché quale è il motivo della presente forma fisica dell’uomo?
Nel parlare qui della forma fisica dell’uomo, vi prego assolutamente di prendere sul serio la parola «forma». I pensatori naturali di oggi non prendono sul serio la parola «forma umana». Perché che cosa fanno? Fanno quanto segue. Contano, come l’ha fatto Huxley e altri, le ossa dell’uomo, le ossa degli animali più elevati, e da quello che come numero ottengono, deducono che l’uomo è semplicemente un grado più sviluppato della fauna. O contano i muscoli e così via. Abbiamo dovuto continuamente sottolineare che l’essenziale è che la linea della colonna vertebrale animale è essenzialmente orizzontale, la linea della colonna vertebrale umana è essenzialmente verticale (Tavola 26, sinistra). E sebbene certi animali si alzino, questo in loro non è l’essenziale, bensì l’essenziale è la linea della colonna vertebrale orizzontale. E da questo ora dipende tutta la configurazione. Così vi prego, prendete completamente sul serio quello che voglio esprimere con la parola forma.
Questa forma dell’uomo, dove ne cerchiamo la causa, la, direi, prima causa fisica in senso spirituale nell’universo? Bene, ho già sottolineato questo punto in queste considerazioni. Vi ho sottolineato: il cielo stellato, che qui vogliamo così schematicamente disegnare (diciamo come lo zodiaco con le sue costellazioni, Tavola 26, destra), si muove, apparentemente o realmente, per noi è ora indifferente, attorno alla Terra; il Sole anche. Il Sole quindi prende lo stesso cammino. Ma se consideriamo quello che potete sapere, che il Sole sposta il suo punto di sorta primaverile ogni anno, di un piccolo pezzo rimane indietro rispetto alle stelle, arriviamo a un fatto straordinariamente importante. Questo arretramento del punto di primavera viene visto sulle costellazioni in modo tale che la costellazione, se se ne fissa una particolare, nell’anno seguente sorge prima del Sole, rispettivamente tramonta prima. Questo ci insegna che il Sole rimane indietro. E vi ho sottolineato che già gli antichi Egiziani sapevano: se si divide il cerchio in 360 gradi, il Sole in 72 anni rimane indietro rispetto alle stelle di un tale grado; in 360 volte 72 anni, che sono 25 920 anni, rimane indietro dell’intero cerchio, cioè ritorna di nuovo alla stella con la quale era sorto insieme 25 920 anni prima.
Avete dunque il fatto dato che nell’universo — come ho detto, ora non voglio preoccuparmi se questo è apparente o reale — le stelle si muovono attorno e il Sole si muove attorno. Ma il fatto importante sta nel fatto che il Sole va più lentamente, che il Sole rimane indietro di un grado dell’intero cerchio mondiale dopo 72 anni. Questi 72 anni — l’ho anche già sottolineato — sono la durata massima normale della vita umana. Così, l’uomo vive 72 anni, esattamente la durata di tempo in cui il Sole rimane indietro di un grado nel cerchio mondiale rispetto alle altre stelle.
Non abbiamo più un giusto sentimento per queste cose. Ancora nei misteri ebraici il maestro diceva ai suoi discepoli, imprimendo loro questo molto, molto profondamente: Jahvé è quello che fa sì che il Sole rimanga indietro rispetto alle stelle. E Jahvé con la forza che così trattiene il Sole, plasma la forma umana, che è sua immagine. Così nota bene: le stelle corrono più veloce, il Sole corre più lentamente. Lì nasce una differenza di forza. E questa differenza di forza secondo questi antichi misteri sarebbe ciò che plasma la forma dell’uomo. Dall’interno del tempo l’uomo nasce così, che egli deve la sua esistenza alle differenze nella velocità tra il giorno cosmico stellare e il giorno cosmico solare. Diremmo oggi nel nostro linguaggio: Se il Sole non fosse nell’universo, se fosse una stella come le altre stelle, che andasse con la stessa velocità che le altre stelle, quale sarebbe la conseguenza? — La conseguenza sarebbe che le potenze luciferine sole dominerebbero. Che le potenze luciferine non sole dominino nell’universo, ma che l’uomo venga a trovarsi in condizione di sottrarsi alle potenze luciferine con tutta la sua essenza, questo è dovuto al fatto che il Sole non mantiene la velocità delle stelle, bensì rimane indietro rispetto a loro, non spiega la velocità di Lucifero, bensì spiega la velocità di Jahvé. Ancora, se ci fosse solo la velocità di Sole e non la velocità delle stelle, allora l’uomo non verrebbe alla condizione che il suo intelletto avanzi più velocemente del suo resto di sviluppo. E questo non andrebbe insieme con lo sviluppo complessivo dell’uomo. Vedete, nel nostro tempo questo è proprio particolarmente evidente. Se si prende sul serio la scienza dello spirito, naturalmente si sa bene che con 36 anni si è compreso cose che non si potevano comprendere ancora a 25 anni. Perché appartiene l’esperienza alla comprensione di certe cose. Questo oggi si nega poco, perché l’uomo a 25 anni si sente finito. Ma è finito solo nel suo intelletto, non è finito nella sua esperienza. L’esperienza va più lentamente che il divenire intellettuale. Se si considerasse che l’esperienza va più lentamente che il divenire intellettuale, allora la gente più giovane oggi non avrebbe già il loro punto di vista, perché saprebbero che non possono avere i punti di vista ai quali appartiene aver sperimentato qualcosa. L’intelletto va con le stelle, l’esperienza va con il Sole. E se prendete la cosa in modo che vi prospettiate semplicemente la vita umana — 72 anni, se non intervengono eventi elementari, attraverso i quali l’uomo diventa più giovane o più vecchio —, se vi prospettiate la vita umana, allora vi direte, dura finché il Sole con il suo punto di primavera è arretrato di un grado. Così a lungo può durare. Perché dura così a lungo? Il motivo è nella delicatezza cosmica. Ma vi chiedo comunque di seguirmi oggi in questa considerazione preliminare in questo ambito.
Vedete, è così: Se si considera un’eclissi di Luna in un certo anno, di fronte c’è una certa data, in cui l’eclissi di Luna può accadere. L’eclissi di Luna ritorna approssimativamente dopo 18 anni al medesimo dato, rispettivamente alla medesima configurazione. C’è un ritmo periodico nelle eclissi, che abbraccia 18 anni. 72 diviso per 4 fa 18. Questo è il quarto esatto di un giorno mondiale e il quarto esatto di una vita umana. L’uomo, se posso dire così, sopporta quattro di questi periodi di eclissi. Perché? Perché veramente nell’universo tutto corrisponde numericamente. L’uomo ha, quello che è connesso con la sua attività cardiaca ritmica, non solo in media 72 anni di vita, bensì anche in media 72 battiti cardiaci e 18 respiri. Questo è di nuovo il quarto. Questo rapporto numerico che è espresso nell’universo — si chiamava il periodo di 18 anni, perché i Caldei lo sostenevano per primo, il periodo sarosico caldaico —, questo ritmo che sussiste tra il periodo sarosico e il periodo solare, questo stesso ritmo sussiste anche nell’uomo nella sua mobilità interiore tra respiro e battito cardiaco. Platone non disse invano: Dio geometrizza, aritmetizza. — Considerate che a causa del quarto, che cade sulla nostra attività respiratoria, dobbiamo correttamente distribuire l’attività respiratoria in modo che non coincida con l’attività del battito cardiaco, bensì questo è più veloce. E questo corrisponde al fatto che in nostri 72 anni di vita, a cui è assegnata la nostra attività cardiaca, attività del battito cardiaco, sopportiamo quattro volte il periodo sarosico, perché in esso abbiamo contenuto quattro volte la nostra attività respiratoria. La nostra organizzazione umana è costruita completamente orientata all’universo. Il suo significato comunque lo comprenderemo soltanto se affrontiamo un’altra connessione ancora.
Si arriva con quello che vi ho detto in una delle ultime considerazioni, con il movimento della Luna, con la rotazione della Luna attorno al suo asse, soltanto allora a capo, quando non si riferisce la sua rotazione al giorno solare, bensì al giorno stellare. Se si afferra il tempo stellare, allora viene in considerazione un tempo più corto, 21 giorni, per la rotazione della Luna. Così che noi veramente con il nostro movimento lunare giungiamo a capo, quando non l’attribuiamo al movimento solare, bensì l’attribuiamo al movimento stellare. Il movimento solare cade così in certa misura fuori da un sistema, al quale appartiene la Luna e al quale appartengono le stelle. Noi siamo dunque nell’universo stando qui in modo tale che da un lato siamo assegnati al movimento stelle-luna, dall’altro lato siamo assegnati al movimento solare.
Qui vedete già man mano dividersi l’astronomia solare e l’astronomia stellare. Come vi ho detto l’ultima volta, giungiamo a capo solo se non abbiamo un’astronomia sola. Là mescoliamo tutto. Giungiamo a capo solo se non ci limitiamo a un’astronomia, bensì se ci diciamo, da un lato è il sistema delle stelle, che comprende anche la Luna in sé in certa relazione, dall’altro lato è il sistema al quale appartiene il Sole. Questi si penetrano reciprocamente. Agiscono insieme. Ma non agiamo bene se applichiamo la medesima legalità a entrambi.
Allora, quando si riconosce che noi dapprima abbiamo due astronomie completamente diverse, allora ci diremo: L’accadimento cosmico, in cui stia qui, ha dapprima due origini. Ma stia qui in esso in modo che questi due flussi in noi uomini proprio confluiscono insieme. In noi uomini confluiscono insieme. E che cosa accade in noi uomini? Vedete, assumiamo una volta, in noi uomini accadesse soltanto quello che il ricercatore naturale di oggi può permettere, allora, se disegno schematicamente (Tavola 27, completamente a sinistra, senza i tratti sulla testa), vari accadimenti si svolgerebbero nell’organismo umano, movimenti materiali e così via. Questi si estenderebbero al resto dell’organismo e anche nel cervello, rispettivamente nei sensi. Ma quale sarebbe la conseguenza, se l’intera trasformazione materiale, che avviene nell’organismo umano e che è collocata nel cosmo, come ora l’ho descritta, se questa intera trasformazione materiale si estendesse nel cervello? Non avremmo mai la coscienza che siamo noi stessi a pensare. Ossigeno, ferro, le altre sostanze, carbonio e così via, di queste dovremmo dire, pensano in noi nelle loro relazioni reciproche. Ma non abbiamo ciò affatto come dato di fatto della coscienza. Non c’è alcuna possibilità che l’abbiamo come dato di fatto della coscienza. Abbiamo come dato di fatto della coscienza il contenuto della nostra vita animica. Questo non può stare in alcuna altro presupposto, se non che questo intero accadimento materiale si abbassa, si distrugge (i tratti vengono disegnati nella testa), che in noi veramente non c’è conservazione di forza e di materia, bensì è fatto posto attraverso distruzione di materia per lo sviluppo della vita di pensiero. In effetti l’uomo è l’unico palcoscenico in cui avviene una vera distruzione di materia. Nel nostro tempo non si arriva a questo, nel quale non si sviluppa affatto una conoscenza umana, bensì tutto è visto solo in quello che è al di fuori dell’uomo.
Se ora presupponiamo che dopo 72 anni il Sole rimane indietro di un grado nel cerchio celeste, che c’è una differenza di velocità tra il movimento stellare e il movimento solare, che agisce in noi, che confluisce in noi, e se ci immaginiamo che noi la formazione della nostra testa l’abbiamo dal cielo stellato, e, come secondo un bellissimo detto, «vediamo la luce del mondo», siamo formati nel movimento solare, allora dobbiamo dirci: continuamente in noi è la tendenza a opporsi con una minore velocità alla velocità più rapida delle stelle. Ciò che le stelle portano in noi, ad essa si oppone. Quale è l’effetto di questa opposizione? L’effetto di questa opposizione è l’abbassamento di quello che materialmente le stelle portano in noi: l’abbassamento. L’abbassamento delle pure leggi materiali, che avviene attraverso l’effetto solare. Possiamo quindi dire: se andassimo con le stelle, mentre camminiamo come uomini nel mondo, cammineremmo con le stelle in modo che saremmo soggetti alle leggi materiali dell’universo. Ma non lo facciamo. Le leggi solari agiscono contro. Loro ci trattengono. C’è qualcosa in noi che trattiene. Si può calcolare (questo calcolo non posso eseguirlo per voi qui, primo avrebbe preso troppo tempo e secondo non mi seguireste); si può calcolare che, quando un certo movimento accade (Tavola 27, destra, la freccia verso il basso), così un flusso accade con una certa velocità, e questo flusso confluisce con un altro, sebbene naturalmente debba essere presupposto che allora l’altro flusso non fluisca anche così, bensì fluisca in senso opposto (freccia verso l’alto); che quando questi due flussi fluiscono in modo che confluiscono insieme. Così per favore, immaginate: un vento turbina con una certa velocità da sopra a sotto, e un altro da sotto a sopra, e turbinano insieme (mezzo del disegno a destra). Se si prende la differenza di velocità tra il flusso che scende e il flusso che sale, così che il flusso che sale si comporta rispetto al flusso che scende esattamente in modo tale che sorge una differenza di velocità, che porta lo stesso rapporto della differenza di velocità nel tempo stellare e nel tempo solare, allora, se questo turbinasse insieme, attraverso il turbine sorgerebbe una condensazione, che otterrebbe una forma determinata. Non è vero, questo turbina verso il basso (mezzo della tavola); per il fatto che l’altro qui turbina verso l’alto, con una velocità maggiore spinge qui dentro, da sopra verso il basso sarebbe la velocità minore, questo spinge qui dentro, crea qui attraverso l’urto una condensazione, una figura determinata. E questa figura è (sempre che nulla la danneggi, disegno solo schematicamente) la figura dei contorni, la silhouette del cuore umano. Così che è possibile che voi attraverso l’incontro del flusso di Lucifero e del flusso di Jahvé costruiate correttamente la figura del cuore umano. Questa figura del cuore umano è semplicemente costruita dalle relazioni dell’universo. Si deve dire proprio: non appena si assume che il movimento solare è l’espressione di un movimento meno veloce, che viene incontro a un movimento più veloce, allora noi siamo così inseriti in questi due movimenti, che da ciò sorge la silhouette del nostro cuore. A questo è articolata la restante figura umana. Da ciò vedete quali misteri propriamente sono celati nel cosmo. Perché nel momento in cui dico: noi abbiamo due astronomie, e queste due astronomie agiscono insieme nei loro risultati, quale è il risultato? Il risultato è il cuore umano. L’intera direzione naturalistica contemporanea mira a non distinguere questi due flussi l’uno dall’altro. Perciò a essa si realizza il destino tragico che in un altro modo l’azione congiunta si spezza nell’accadimento naturale, così come Julius Robert Mayer lo pensava, e negli effetti secondari. Perché non siamo in condizione di pensare insieme cosmicamente quello che da due fonti agisce insieme, il mondo nel pensiero si spezza in due estremi.
Qui giace dapprima l’aspetto cosmico per enormemente significativo riguardante la comprensione di uomo e mondo. E senza che da nostre premesse contemporanee rinato quelle conoscenze, che una volta c’erano nei misteri antichi, quando il cristianesimo era atteso, l’atteso come l’ho descritto nel mio libro «Il cristianesimo come fatto mistico», senza che rinato queste antiche conoscenze in una forma, come oggi devono essere, tutto il sapere rimane un’illusione. Perché ciò che esprime il più significativo nel cuore umano, è dappertutto presente. Dappertutto gli accadimenti sono tali che possono essere spiegati attraverso la confluenza di due flussi, che provengono da fonti diverse.
Non capiremo mai la completamente diversa collocazione del Mistero del Golgota nel resto del divenire della nostra Terra, se non iniziamo nel cosmo stesso con questa comprensione. Oggi in questa considerazione preliminare ho voluto gettare il fondamento che abbiamo bisogno, affinché domani e il giorno dopo potessimo costruire su di esso.
Dalle considerazioni che abbiamo esposto qui, avrete potuto constatare come sia necessario considerare l’uomo nella sua totalità, per giungere a comprendere come l’uomo in tutta la sua natura sia precisamente un’immagine del mondo intero. Accogliere questo non soltanto nella conoscenza intellettuale, ma anche nella conoscenza sentimentale e nella conoscenza volitiva, è straordinariamente importante. Solo considerando l’uomo nella sua totalità, come un essere nato dalla totalità del mondo, potremo giungere a una comprensione più profonda di ciò che il cristianesimo vuole essere nel fondamento per il mondo. Molti potranno obiettare: dunque all’uomo moderno viene richiesto di comprendere complicatamente i dettagli del mondo e parimenti i dettagli dell’uomo, per divenire in certa misura consapevolmente un uomo intero. Ma considerate soltanto che questa esigenza, che si presenta oggi come un’esigenza cardinale all’umanità, non è affatto peculiare soltanto della scienza dello spirito che si presenta attualmente. Per chiarire ciò che intendo, vorrei porvi anzitutto la domanda: che cosa ha dunque portato il cristianesimo al suo apparire? Il cristianesimo ha portato, fondamentalmente, l’esigenza di una comprensione del mondo che era realmente molto vasta. E questa comprensione del mondo, che si è collegata alle antiche concezioni pagane, è stata completamente dimenticata nel corso del tempo. Considerate soltanto quali fondamentali concezioni, quali idee fondamentali del cristianesimo siano state gradualmente date all’uomo nel corso del tempo. Il cristianesimo si presentò in modo tale che poteva essere compreso soltanto se si comprendeva, per esempio, la Trinità, se si comprendeva l’essenza del Padre-Dio, del Figlio-Dio, cioè di Gesù Cristo, e dello Spirito. Nel modo in cui il cristianesimo comprendeva questi tre aspetti del divino-spirituale, non era richiesto meno che per la comprensione di cose come quelle che oggi vengono presentate dalla scienza dello spirito. Solo che gradualmente si è eliminato ciò che conduceva alla comprensione di queste idee (del Padre, del Figlio, dello Spirito), si è gettato via ciò che era comprensibile e si sono conservate soltanto parole vuote, vuoti gusci di parole. E per secoli gli uomini hanno posseduto questi vuoti gusci di parole. La cosa è arrivata a tal punto che gli uomini, dopo aver dapprima dogmaticamente rigettato questi vuoti gusci di parole, hanno cominciato a beffeggiare questi vuoti gusci di parole. Persone eccellenti hanno beffeggiato questi vuoti gusci di parole. Basti considerare quanta irrisione è stata riversata nel modo di dire che la dogmatica richieda che l’uno sia tre e il tre sia uno. È un’illusione terribile, è pura illusione, se gli uomini credono che ciò che il cristianesimo nella sua corrente ha una volta condotto richieda minore comprensione, minore conoscenza devota di quanto non richieda la scienza dello spirito odierna, la quale appunto per riconquistare il cristianesimo dà all’umanità. Certo, le cose più importanti, le più fondamentali sono state gettate via dal cristianesimo, e se si prescinde dal fatto che esse sopravvivono nelle singole confessioni come parole, si può domandare: che cosa rimane effettivamente all’uomo dei concetti fondamentali dello stesso Cristo? Come distingue l’uomo moderno (ho attirato la vostra attenzione sul fatto che nemmeno teologi come Harnack sanno distinguere) che cosa sia il Cristo da ciò che è un dio universale del mondo, che si potrebbe anche incontrare col concetto di Jahvé o Jehova? E ancora, quanti uomini oggi si fanno chiaramente un’idea di che cosa si intenda per lo Spirito o lo Spirito Santo? Gli uomini sono diventati gradualmente così astratti che si accontentano dei vuoti gusci di parole, che rimangono soddisfatti della confessione, oppure quando, come si dice, vengono illuminati, allora beffeggiano. Ma mai ciò che si trova in questi vuoti gusci di parole potrà acquisire la forza di portare luce nelle singole manifestazioni della conoscenza umana.
Considerate soltanto come siamo giunti in questa relazione. Tutto ciò che era ancora conoscenza nei tempi greci più antichi era simultaneamente il contenuto di un principio salutare. Il guaritore era sacerdote ed era contemporaneamente il maestro del popolo. Che il maestro del popolo, che il sacerdote sia nello stesso tempo un guaritore presuppone che nella cultura intera si presupponga qualcosa di malato. Altrimenti non avrebbe senso parlare di guaritore. Si parlava di guaritore perché da un’istintiva conoscenza si possedeva ancora in certa misura una concezione più comprensiva, più intensiva dell’intero processo cosmico di quanto non si possieda oggi. Oggi ci si rappresenta il processo cosmico in modo tale che semplicemente si svolge e il successivo è sempre l’effetto del precedente. Ma in realtà non è così. E una conoscenza più antica e istintiva lo sapeva. Oggi, specialmente coloro che parlano di un progresso astratto, si rappresentano: ebbene, lo sviluppo procede semplicemente sempre verso l’alto. Questa concezione di uno sviluppo che procede verso l’alto — (Tavola 28, centro; pendenza con frecce) — la troviamo persino nella filosofia divenuta superficiale dei tempi moderni. Un tale uomo, semplicemente trasportato dal pregiudizio generale dell’epoca, come Wilhelm Wundt, il non-filosofo, che per molti uomini è diventato il filosofo del tempo, un tale uomo parla anche da presunto filosofo di un tale progresso generale, senza la minima conoscenza di che cosa effettivamente stia nella corrente reale del divenire umano. Ma dobbiamo rappresentarci che nella corrente reale del divenire umano continuamente sta lo sforzo di degenerare. Non c’è una tendenza al progresso, specialmente non nella storia. C’è una tendenza continua alla degenerazione (frecce verso il basso). E soltanto dal fatto che continuamente questa tendenza alla degenerazione viene contrastata da ciò che noi chiamiamo insegnamento, conoscenza e così via, ciò che altrimenti si tirerebbe giù nelle profondità viene sollevato verso l’alto. E soltanto così nasce un progresso (frecce verso l’alto, in rosso).
Guardiamo da questo punto di vista come stiano le cose col bambino. Il bambino nasce. Si parla di eredità. Ma, è ereditato soltanto ciò che condurrebbe al declino, che condurrebbe alla decadenza. Se il bambino non venisse educato già da tutta l’ambiente che lo circonda e più tardi dalla scuola, dalla vita, il bambino degenererebbe. L’educazione è dunque in realtà una preservazione dalla degenerazione. Dunque, essa produce guarigione. Come un processo di guarigione — da una conoscenza istintiva dell’uomo — tutto ciò con cui la conoscenza, con cui l’educazione, con cui il sacerdozio ha a che fare era considerato. Per le concezioni più antiche il medico non era separabile dal sacerdote, era una sola cosa; soltanto lo sviluppo più recente ha separato così la conoscenza naturale dalla conoscenza psichico-spirituale, come vi ho esposto ieri. Così che al medico naturalistico si affida di guarire tutto ciò che, secondo la concezione di Julius Robert Mayer, non ha a che fare con ciò che sono gli scopi umani e così via, ma ha a che fare soltanto con qualcosa come l’impiego della forza equina trasformata nell’aumento di calore nei cavalli, negli assi dei carri, nell’aumento di calore della strada su cui rotola la ruota e così via. Press’a poco ciò si affida al medico fisico. E gente come Rubner a Berlino, che è soltanto il rappresentante di questa direzione, calcolano quello che l’uomo ha bisogno per vivere, press’a poco come se l’uomo fosse una specie di forno più complicato.
Traete dunque la conseguenza socio-etica di una tale concezione, traetela in modo che comprendiate se tutto ciò che si svolge nella trasformazione delle forze ha come unica conseguenza gli effetti secondari di ciò che comunque accade come intenzioni e scopi degli uomini, allora vi è la possibilità di pensiero che il mondo possa sussistere anche senza questi scopi secondari. E in fondo, questa è l’opinione segreta veramente dell’uomo moderno: che il reale esista soltanto nel fisico e il resto siano effetti secondari.
Vedete, di fronte a una tale concezione sarebbe unicamente e soltanto logico rigettare rigorosamente il cristianesimo, come l’hanno fatto i materialisti verso la metà del XIX secolo. Questi materialisti verso la metà del XIX secolo — ne ho citato alcuni nel discorso pubblico di Basilea — sono veramente andati fino alle conseguenze della concezione materialistica del mondo. Hanno tratto le conseguenze dicendo: Se il naturalismo è giusto, allora non rimane altro che trovare ridicolo fare una differenza tra il criminale e l’uomo buono, perché naturalmente nel criminale la forza impiegata si trasforma in calore esattamente come nell’uomo buono. Le questioni che oggi attraversano il mondo sono fondamentalmente in larga misura questioni di onestà, di coraggio, di coerenza. In un’epoca, certamente, in cui non si ha tale onestà rispetto alle cose esterne della vita, non è meraviglia che per queste questioni cardinali tale onestà non sia presente.
E così accade che l’umanità odierna ancora parla di Cristo, senza effettivamente sapere realmente che questo Cristo deve veramente distinguersi da un dio universale che sta alla base di tutta la natura. Se la concezione del Cristo gradualmente si trasforma nella mera concezione di Dio, allora ciò significa un regresso dell’umanità dietro il Mistero del Golgota. Ma affinché il cristianesimo sia veramente afferrato, è necessario che questo principio della degenerazione sia preso sul serio, e che a questo principio della degenerazione sia seriamente contrapposta la necessità di operare da qualcosa di tutt’altro, da qualcosa che non porta in sé il germe della degenerazione. L’umanità presente dovrà divenire consapevole che, nel momento in cui la Terra (naturalmente insieme all’umanità) si mosse verso il Mistero del Golgota, attraverso il Mistero del Golgota dentro l’evento terrestre si svolse qualcosa che non significava soltanto un elemento razionale nel significato umano, bensì significò un elemento razionale per l’intera vita terrestre.
Certamente, volendo questo comprendere, allora si deve studiare la natura e lo spirito in una maniera molto più intensiva di quanto non sia nell’inclinazione dell’umanità odierna. Per intenderci, vorrei richiamarvi l’attenzione su qualcosa che viveva nella consapevolezza dell’umanità forse fino all’8º secolo avanti Cristo. L’uomo fino all’8º secolo avanti Cristo non si sentiva affatto come un essere isolato, chiuso in se stesso, come si sente oggi. Oggi l’uomo si sente effettivamente soltanto come l’essere che è rinchiuso dentro la sua pelle. L’uomo fino al 7º o 8º secolo avanti Cristo si sentiva anzitutto come un membro dell’intero universo, e si sentiva anche inserito nell’evento di tutto l’universo. Non si sentiva in un modo così intensivo — la cosa appare all’uomo odierno quasi grottesca, ma è così — l’uomo di quei tempi antichi non si sentiva come l’uomo odierno, il suo capo rigorosamente chiuso dalla volta cranica, bensì sentiva che ciò che viveva nel suo capo aveva una continuazione verso il mondo esterno e apparteneva al cielo stellato intero (Tavola 29, sinistra; volta celeste azzurra, stelle e raggi gialli). L’uomo — per quanto strano appaia all’uomo odierno — sentiva il suo capo così che vivacemente era collegato con le stelle. Così che egli si diceva: Mentre sopra di me si stende il cielo notturno, sono io che effettivamente vivo in vivente comunicazione del mio capo con le stelle. — E diceva a se stesso: Quando avanzo nel corso dei tempi, quando dopo la notte appare il giorno, le stelle che prima sono sorte da un lato, tramontano dall’altro lato, allora prende il posto delle stelle il Sole. Allora nella mia testa non agisce più la configurazione del cielo stellato, bensì il Sole prende il posto del cielo stellato, e al Sole sono assegnati i miei occhi. — E ora, mentre sentiva questo: Al Sole sono assegnati i miei occhi, quando durante il giorno mi occupo sulla Terra — mentre questo lo sentiva vivamente, si diceva: Così come ora, poiché c’è un’esistenza terrestre, i miei occhi sono assegnati al Sole, così in quella forma d’essere che precedeva la Terra — lo chiamiamo l’esistenza lunare — tutto il mio capo era una sorta di occhio; solo che questo occhio non vedeva come ora soltanto in doppio modo, raccogliendo gli oggetti, bensì vedeva nello spazio cosmico; erano in certa misura, in me, nel mio cervello, tanti piccoli occhi quante sono le stelle. Da questi piccoli occhi è diventato tutto ciò che ora vive nel mio cervello, e i miei occhi sensoriali sono prodotti più recenti, assegnati al Sole, così come il mio cervello era assegnato al cielo stellato. Il mio cervello è dunque un prodotto più recente di uno sviluppo di un occhio, o propriamente di molti occhi parziali, tanti occhi parziali quanti soli brillano là fuori durante la notte. Dal senso il mio cervello è diventato. E ciò che ora nell’esistenza terrestre è il mio occhio, per mezzo del quale sto in comunicazione con ciò che vive intorno a me sulla Terra, ciò sarà un organo interno, come ora il mio cervello, quando la Terra sarà sostituita da un futuro stato planetario — sapete, lo chiamiamo stato di Giove. Ciò che ora è esteriormente sulla mia superficie, allora entrerà nel mio interno. Gli uomini avranno un aspetto diverso. Ciò che hanno ora come corrispondenza con l’ambiente, sarà nel futuro un organo interno. — Così, istintivamente, un’umanità antica sentiva, diceva: La luce penetra attraverso il mio occhio sensoriale; ma nel mio interno conservo la luce dei tempi antichi; quella agisce in me come pensiero. Il pensiero era percezione sensoriale quando non c’era ancora la Terra, quando la Terra era ancora un altro pianeta. E la mia percezione sensoriale sarà pensiero del futuro. — Tutto questo si sentiva nei tempi antichi come una saggezza che — diciamo oggi — si sentiva istintivamente. Gli Antichi non gettavano intorno la parola «istintivamente» in modo così sconsiderato come l’umanità presente, bensì gli Antichi dicevano: Questa è la saggezza che gli dei dal cielo ci hanno portato sulla Terra. — Ciò che in loro era sorto istintivamente da passato, presente e futuro, di quello dicevano: Ce l’hanno portato gli Immortali. — E se la rappresentavano nell’immagine. E che cosa dice l’immagine d’Iside? «Io sono il Tutto. Io sono il passato, il presente e il futuro. Nessun mortale ha ancora sollevato il mio velo.» L’interpretazione che l’umanità moderna dà è propriamente strana. Perché l’umanità moderna, davanti a una tale frase, dove effettivamente sta scritto «mortale», pensa in modo materialistico. Essa non pensa davanti alla frase d’Iside: «Io sono il passato, io sono il presente, io sono il futuro. Nessun mortale ha sollevato il mio velo», bensì essa pensa effettivamente: «Io sono il passato, il presente e il futuro. Nessun uomo ha sollevato il mio velo.» Così pensa l’umanità moderna. Non pensa affatto al fatto che d’altro canto crede se stessa immortale, e che perciò non può considerare «Nessun mortale ha sollevato il mio velo» come una cosa conclusiva. Novalis ha detto: Bene, allora dobbiamo semplicemente diventare immortali per sollevare il velo d’Iside!
Si pensi quale pensiero sottinteso ha generato questa umanità materialistica moderna. Ma le fa anche bene; perché, quando pensa: «Io sono il Tutto. Io sono il passato, il presente e il futuro. Nessun uomo ha sollevato il mio velo», così si risparmia lo sforzo di sollevare il velo, e i suoi filosofi possono tradire che l’uomo ha i limiti della conoscenza. In verità questi filosofi intendono che l’uomo è troppo pigro per percorrere il cammino della conoscenza. Ma non vogliono dirlo. Perciò dicono che l’uomo ha limiti della conoscenza. E nel nostro tempo, che vuole essere privo di autorità, si accettano queste cose. Nel futuro non dovranno essere accettate, se l’umanità non vuole cadere in decadenza. E non deve essere trascurato il fatto che nessuno ha il diritto di chiamarsi cristiano se crede soltanto a un progresso generale, se non è chiaro a se stesso che, se la Terra dopo il Mistero del Golgota fosse stata abbandonata a se stessa, cadrebbe in decadenza. Così che abbiamo bisogno di opporre qualcosa alla decadenza che non possiamo prendere dalla Terra, non da ciò di cui la Terra è fatta, non dal Padre-Dio, bensì dobbiamo prendere dal Figlio-Dio, dobbiamo impiantarlo in quello che è il continuo sviluppo dell’umanità. È un assoluto allontanamento dell’umanità da ciò che è il suo compito attuale, quando non si vuole ammettere che l’universo deve essere messo in relazione con l’evento del Cristo. Pensate solo a ciò che realmente significa quando dalla parte della confessione cattolica e evangelica si polemizza contro il fatto che, affermando la scienza dello spirito, il pensiero di Cristo debba essere collegato al pensiero del cosmo, quando costantemente si afferma che questa scienza dello spirito non ha alcuna idea che il Cristo debba anzitutto essere compreso come qualcosa di etico, come qualcosa che si inserisce soltanto nell’ordine morale del mondo. Sì, se l’ordine morale del mondo è soltanto un effetto secondario della trasformazione delle forze, allora il pensiero del Cristo, quando si inserisce soltanto nell’ordine morale del mondo, si rappresenta anche semplicemente come effetto secondario dell’ordine del mondo.
Questo era dunque uno dei punti ai quali una cosiddetta conoscenza istintiva dell’umanità ha indicato: come il cervello umano sta in relazione con la sfera stellare, come l’occhio umano in una certa misura è assegnato alla sfera solare. Se andate indietro a certi tempi più antichi, dove si possedeva ancora una conoscenza qualitativa delle cose astronomiche e anche delle cose elementari terrestri, vedrete che si mette la luce in una certa relazione con ciò che intorno alla nostra Terra innanzitutto c’è, con l’aria. Gli Antichi nella loro conoscenza istintiva non potevano concepire la luce senza l’aria. I Moderni nella loro conoscenza astratta separano una tale cosa che si rappresentano come luce (certo, la descrivono come movimento oscillante dell’etere e la descrivono in un modo tutt’altro che ordinario), la separano dall’aria e non possono metterla insieme con l’aria altrimenti che considerando l’aria al massimo come un mezzo attraverso il quale la luce passa. Ma vedete, è davvero straordinariamente strano come pochi uomini riflettano su ciò che, per così dire, viene loro presentato: Terra, lo spazio infinito del mondo, stelle (Tavola 29, tutto a sinistra; circolo parzialmente su un’altra tavola). Sì, fra queste stelle ci sono quelle da cui la luce ha bisogno di milioni di anni per arrivare sulla Terra. Ora fa notte. C’è una stella, da cui la luce ha bisogno di meno tempo per arrivare sulla Terra. Prendiamo come esempio: che cosa avete allora nei raggi di luce? Non certamente la stella, se guardate nella direzione del raggio di luce. Il raggio di luce che cade nel vostro occhio, secondo questa teoria viene da qualcosa che è milioni di anni lontano; potrebbe anche già essere crollato, tuttavia la luce viene ancora. Che cosa effettivamente è là fuori nel mondo, non dovrebbe essere parlato. Dovrebbe essere parlato soltanto del fatto che canali di luce arrivano, che forse possono ancora condurre a stelle esistenti, ma anche a quelle che non ci sono più.
Dobbiamo assolutamente familiarizzarci col modo in cui per noi i fenomeni luminosi si presentano nella manifestazione aerea. Sebbene la luce passi attraverso lo spazio apparentemente privo d’aria, per noi non si presenta nello spazio privo d’aria, bensì nello spazio riempito d’aria, perché soltanto là possiamo stare. E così per noi si vive insieme luce e aria. Così facendo, così dire, vivendo insieme nella luce e nell’aria, si arriva più profondamente nella costituzione umana. Si arriva un po’ più a fondo; si arriva sulla testa umana dall’occhio al naso. Il naso è dapprima — e la filosofia orientale sapeva molto di questo — quello per mezzo del quale si respira dentro e fuori. L’occhio è l’organo di ricezione per la luce. Naso e occhio si dividono. Il naso si adatta all’aria, e tutto ciò che si adatta all’aria si estende verso il mondo planetario. Il Sole fa l’inizio, operando sul nostro occhio. Ma il resto agisce sulla nostra costituzione restante, e scendiamo dal mondo stellare nel mondo del Sole e dei pianeti e siamo arrivati presso l’uomo in quanto costituito verso il suo naso. E allora scendiamo proprio alla Terra e andiamo dal naso alla bocca, all’organo del gusto, e prendiamo allora le sostanze della Terra attraverso l’organo del gusto, veniamo dal mondo planetario dentro il mondo terrestre. E abbiamo il resto dell’uomo come un’appendice, la testa come un’appendice degli occhi, il petto come un’appendice del naso, tutto il resto dell’uomo, l’uomo dei peri inferiori, l’uomo del metabolismo nel suo insieme come un’appendice dell’organo del gusto. E abbiamo assegnato l’uomo, se l’afferriamo nella sua totalità, al mondo stellare, al mondo del Sole e dei pianeti, al mondo terrestre (questi ambiti vengono disegnati nella figura a sinistra, Tavola 29). Abbiamo inserito l’uomo nell’intero universo, e vediamo nella testa umana, in quanto portatrice del cervello — interiormente, non esteriormente, non mediante anatomia fisica, bensì mediante conoscenza interna — un’immagine immediata del mondo stellare. Vediamo in tutto ciò che dal naso si estende ai polmoni e così via, un’immagine del sistema planetario con il Sole. E quando afferriamo quello che dell’uomo rimane, allora vediamo in ciò quello che dell’uomo è così legato alla Terra, come ad esempio l’animale è legato alla Terra. In questo modo arriviamo veramente al vero parallelismo tra l’uomo e il resto del mondo. Lo vediamo interpretato fuori da questo resto del mondo. E così si dovrebbe comprendere anche l’uomo in singolo.
Considerate una volta, quando guardate la circolazione del sangue, come, diciamo, anzitutto il sangue trasformato dall’aria esterna entra nell’atrio sinistro del cuore, poi da là nel ventricolo sinistro, da là ramificandosi attraverso l’arteria principale, attraverso l’aorta nell’organismo (disegno a destra). Possiamo dire: Sangue dal polmone al cuore, da là nel resto dell’organismo, ma con una ramificazione verso la testa. Ma il sangue che passa attraverso l’organismo allora prende il nutrimento. In esso è inserito tutto ciò che dipende dalla Terra. Quello che è inserito come apparato digerente nella circolazione sanguigna è terrestre; quello che è inserito per il fatto che respiriamo, dove portiamo l’ossigeno nella circolazione sanguigna, è planetario; e allora abbiamo quella circolazione sanguigna che va nella nostra testa, che racchiude tutto quello che è la nostra testa. Come la circolazione polmonare con l’assunzione d’ossigeno, l’eliminazione d’anidride carbonica, è assegnata al planetario, come ciò che nel nostro sangue viene immesso attraverso il nostro apparato digerente è assegnato alla Terra, così è assegnato al mondo stellare ciò che in quella piccola circolazione verso l’alto si ramifica. Questo viene estratto in certa misura dall’aorta e fluisce allora di nuovo, si unisce col sangue che da il resto dell’organismo refluisce, così che il sangue da sopra e da sotto insieme refluisce al cuore. Ciò che lì è ramificato, dice in certa misura al resto intero della circolazione: Io non partecipo né al processo d’ossigeno né al processo digestivo, bensì mi differenzio, mi piega sopra. — Questo è ciò che è collegato con il mondo stellare. Ugualmente lo si potrebbe seguire per il sistema nervoso. Non si ottiene una concezione dell’uomo se si crede di poter prendere soltanto l’uomo come lo si ha davanti sensibilmente e poterlo studiare così. Lì si trova quella pappa dentro la cavità cranica, che la nostra anatomia fisica descrive. In verità ciò che la nostra anatomia fisica descrive è proprio un nulla, perché è la convergenza di forze del cielo stellato. Ed è altrettanto insensato descrivere questo cervello fisico per sé come se qualcuno volesse descrivere una rosa per sé. Non ha senso descrivere una rosa per sé, perché non è un essere per sé. Non può essere pensata separata dal roseto. Perisce se separata dal roseto. Per sé non è nulla. Così il cervello umano, separato dal cielo stellato, non è nulla.
Ma ora pensiamo a quello che il Sole effettivamente è. Vi ho sottolineato ripetutamente, i fisici sarebbero molto sorpresi se potessero equipaggiare una mongolfiera, come effettivamente sta nei loro ideali, e potessero volare verso il Sole nel presupposto di trovare una palla di gas incandescente. Non la troverebbero, bensì troverebbero una sfera di aspirazione, qualcosa che certamente vuole aspirare dentro di sé tutto ciò che è possibile, ma che effettivamente è spazio vuoto, ed è ancora più vuoto dello spazio vuoto, materia negativa. Dentro il perimetro del Sole non giace nulla che si possa paragonare alla nostra materia. Questo non è soltanto vuoto, è meno che vuoto, è risparmiato rispetto al resto della materia. Si tratta assolutamente del fatto che adesso, realmente, non si cominci a speculare irragionevolmente sulle cose del mondo, bensì che ci si riempia dello spirito di realtà. Vi ho raccontato poco tempo fa un bellissimo pezzo sulla teoria della relatività. Vi ricordate la scatola che vi ho mostrato, la scatola einsteiniana, per mezzo della quale si intende superare la dottrina della gravitazione. Un’altra cosa è ciò che Einstein ha anche sostenuto, che anche l’estensione di un corpo è soltanto qualcosa di relativo, e che dipende dalla velocità del movimento, così che secondo la teoria einsteiniana un uomo, se si muove con una certa velocità attraverso lo spazio cosmico, non ha più lo spessore da davanti a dietro che ha, ma se si muove con la velocità necessaria diventa sottile come carta. Questa è una cosa che viene seriamente discussa tra gli Einsteiniani, tra questi signori con l’invenzione che fa epoca della teoria della relatività. Tale permanenza in pensieri lontani dalla realtà crea scienza oggi. E questo è il polo opposto per ciò che dall’altro lato è confessione.
Il medico è stato rinviato al meramente fisico, il sacerdote al meramente psichico. Lo spirituale è stato abolito. Il sacerdote è stato rinviato al meramente psichico. Ma pensate soltanto, se continua a svilupparsi così, che tutto ciò che sta al di fuori del fisico sia effetti secondari! Cavalli, carri, reali ai sensi fisici, le forze cavallo impiegate, si trasformano nel diventare caldo dei cavalli, dell’asse del carro, nel diventare caldo delle solchi della strada; il resto — ebbene, non si può dire il quinto dente della scarpa, perché è meno del quinto dente della scarpa, è un effetto secondario che effettivamente non appartiene alla realtà. E mentre il medico si occupa soltanto della trasformazione delle forze, il sacerdote allora si occupa dell’effetto secondario. Quindi, effettivamente, non si può nemmeno più dire che sia il quinto dente della scarpa dentro la concezione del mondo moderna, perché che cosa ancora realizza se tutto è effetto secondario? È già così, che se medici come Julius Robert Mayer fanno filosofia, allora diventa fisica, e se i seguaci della sostanza dell’anima, o che cosa mai sia, fanno filosofia, allora diventano concetti astratti, e le due correnti del mondo stanno una di fronte all’altra così estranee, come i medici materialisti dalla metà del XIX secolo e i pastori predicatori. Veramente non si sono compresi, nemmeno si sono rispettati, bensì — ebbene, forse si sono combattuti al massimo politicamente. Ora, certamente, è sorta un’epoca in cui meno onesti, meno conseguenti, e che ora deve essere veramente superata. Ma — deve avvenire seriamente.
Non abbiamo soltanto da lottare contro cattiva volontà, bensì già anche, ciò che forse comunque conta, contro tutti i punti di vista della stupidità e dell’ignoranza. Ebbene, così stanno le cose. Allora devo ancora sottolineare personalmente che parlerò a Pentecoste in tre conferenze sabato, domenica e lunedì sulla filosofia di Tommaso d’Aquino, sabato sull’agostinianesimo e domenica sul tomismo come tale, sull’essenza del tomismo, e lunedì di Pentecoste sul tomismo e il presente. Non so se allora i nostri avversari non cominceranno a dirci che non abbiamo il diritto di occuparci qui del tomismo, di insegnarci. Ma forse è comunque il meglio contrapporre al ciarlatanismo che viene da quella parte una seria considerazione del tomismo. Sapete che mediante un’enciclica di Leone XIII il tomismo è stato dichiarato la filosofia ufficiale del cattolicesimo, e non so se ciò che qui sarà presentato come tomismo non sarà anche designato come propaganda ingiustificata che proviene da Dornach. Vediamo che cosa ne risulta.
Quando si tenta di riconoscere come l’uomo stia all’interno dell’intero universo, non si tratta soltanto di fissare lo spaziale, bensì anche il temporale. Chi segue la storia dello sviluppo dell’umanità troverà che è una particolarità della concezione mondiale orientale mettere lo spaziale in primo piano, certamente non in modo che il temporale rimanga completamente inosservato; ma lo spaziale è in primo piano. Invece, è la particolarità della concezione mondiale occidentale di prendere il temporale in modo del tutto particolare. E proprio lo sguardo a questo temporale nello sviluppo dell’umanità e dell’universo in generale è ciò che deve essere considerato soprattutto in una giusta concezione della forza del Cristo. Allora però, se si vuole riconoscere giustamente la forza del Cristo nel suo intero significato dentro l’evoluzione dell’umanità e della Terra, allora si deve poter inserire temporalmente l’uomo stesso nel giusto modo nell’intero universo. Questo è ostacolato oggi, come ho già accennato più volte, dalla credenza generale nella legge della conservazione della forza, e specialmente anche nella legge della conservazione della materia. Questa legge della conservazione della forza è soprattutto quella per mezzo della quale si vuole inserire l’uomo nell’universo in modo tale che quest’uomo stia lì effettivamente come soltanto un prodotto naturale in questo universo. Sono già stati fatti persino tentativi di ricercare come la trasformazione di ciò che l’uomo assorbe come nutrimento avvenga per combustione in forze, e come il calore di combustione che appare nell’uomo e la sua forza altrimenti risulti come la forza trasformata del nutrimento. Tali tentativi sono già stati fatti nel tempo moderno con studenti. Rassomigliano al pensiero che potrebbe affermarsi in qualche modo così: si vede una casa, si sente che è una banca, si tenta per mezzo di qualche manipolazione di contare tutto il denaro che viene portato in questa banca e si conta anche tutto il denaro che è portato fuori di nuovo; e si scopre che è lo stesso. E ora si trae la conclusione: dunque il denaro lì dentro si è trasformato, oppure è rimasto lo stesso, e non ci sono impiegati, nessun uomo dentro questa banca. Così è press’a poco la logicità del pensiero che si possa trovare in ciò che l’uomo dentro ingerisce, nelle forze trasformate del suo riscaldamento, della sua attività di nuovo. Si ha anche soltanto non il coraggio, realmente una volta, per così dire, di esaminare la profondità di pensiero che sta alla base di questi principi moderni. Si otterrebbe parecchia roba, se si esaminasse, ciò che nella cosiddetta scienza contemporanea figurasse, per la sua logicità e specialmente per il suo carattere di realtà.
Ora si tratta del fatto che, per mezzo di tutti questi pensieri operativi lontani dalla realtà e fondamentalmente anche illogici della contemporaneità, l’uomo è inserito in questo contrasto, sul quale mi sono fermato in questi giorni, dove da un lato stanno gli ideali, gli effetti secondari, dall’altro sta l’evento naturale, e non si può trovare nessun ponte dall’uno all’altro. Al massimo si tenta nel tempo moderno da pensatori decadenti nel campo della filosofia, come Eucken o Bergson, di dire qualcosa sull’evento naturale in un modo attraverso il quale si può un po’ lusingare il primitivo pensiero di quegli uomini che assolutamente non vogliono entrare in qualcosa di concreto, bensì vogliono accontentarsi di tale ciarlatanismo come è l’euckenismo o il bergsonismo. Di che cosa si tratta è, anzitutto, porsi la domanda: che cosa porta l’uomo in sé dall’intera portata dell’universo? Che cosa porta l’uomo in sé così che in questo membro dell’universo può esercitare se stesso con il suo sé, può esercitarsi così che si vede che ciò che nasce è suo proprio? Tutte le altre cose dell’universo, tutte le altre nature (se posso formare la parola), tutte le altre nature dell’universo sono meno facili da comprendere, ma una natura è veramente facile da studiare, se soltanto si prescinde da tutti i pregiudizi della cosiddetta scienza moderna, e questo è il calore.
Certamente, ci si deve anzitutto dire che anche il mondo animale e forse fino a un certo grado il mondo vegetale hanno calore proprio; ma nel modo in cui il mondo animale più elevato e il mondo umano hanno calore proprio, lo si può distinguere da altri tipi di calore proprio che si sviluppano. In ogni caso è necessario una volta guardare a questo, ciò che possiamo chiamare calore proprio nell’uomo. Oggi voglio prescindere completamente dall’animalità, sebbene quello che dico non contraddice affatto i fatti dentro il mondo animale; ma oggi spingerebbe troppo lontano estendere la considerazione anche al mondo animale. In ciò che l’uomo ha come suo calore proprio, e in cui inizialmente qualcosa presente si differenzia come una sorta di organismo di calore per ogni uomo dal calore universale restante, in ciò ha il suo campo di attività corporeo più interno, il suo campo di attività corporeo più intimo. Soltanto non si fa attenzione, perché alla normale consapevolezza si nasconde come il fondamento il fatto che ciò che vive nello psichico-spirituale nell’uomo trova la sua continuazione immediata in un effetto sul calore presente nell’uomo. Ci si dovrebbe anzitutto parlare del calore corporeo dell’uomo, quando si parla della corporeità dell’uomo. Si dovrebbe dire: Quando un uomo ti sta davanti, ti sta davanti anche uno spazio di calore chiuso, che in una certa relazione ha una temperatura più elevata dell’ambiente. In questa temperatura elevata vive anzitutto ciò che è spirituale-psichico nell’uomo, e attraverso il calore il modo indiretto si trasferisce ciò che è spirituale-psichico nell’uomo anche sugli altri organi. È così che la volontà viene all’essere.
La volontà viene all’essere da questo fatto, che anzitutto il calore presente nell’uomo viene colpito e allora, colpendo il calore, colpisce l’organismo d’aria, da là colpisce l’organismo d’acqua e da là soltanto colpisce quello che nell’uomo è un organismo fisso minerale. Così che ci si deve rappresentare l’organizzazione umana così: si colpisce interiormente anzitutto il calore, allora attraverso il calore l’aria, da là l’acqua, l’organismo d’acqua, e da là l’organismo fisso. Vi ho sottolineato che l’uomo, nella porzione minore del suo organismo, consiste di materia fissa, che è per più del 75 per cento un corpo d’acqua. Ciò, che effettivamente viviamo e abbiamo il nostro essere nel nostro calore, appartiene ai fatti fisiologici che devono essere afferrati rigorosamente. Non dobbiamo nemmeno considerare ciò che è lì come uno spazio di calore chiuso (Tavola 30, forma grande centro sopra) in modo tale che là semplicemente c’è uno spazio di calore di una temperatura più elevata dell’ambiente, bensì dobbiamo considerarlo così che là sono differenziate parti più calde e più fredde. Così come in noi fegato, polmone e così via sono differenziati, così il nostro organismo di calore è differenziato; ed è così che la sua differenziazione interiormente cambia continuamente. È in una differenziazione in movimento. E in questo organizzare interiore di calore consiste ciò che inizialmente si collega all’attività psichico-spirituale.
Vedete, oggi i filosofi parlano di non poter vedere l’effetto dello psichico-spirituale sul corporeo, perché si rappresentano un braccio come qualcosa come una qualche leva di materia fissa (stessa tavola, angolo destro sopra). Allora naturalmente non si può vedere come l’attività dello psichico-spirituale, che ci si rappresenta nel modo più astratto, si possa trasferire a questa leva di materia fissa. Ci si deve soltanto fissare l’attenzione sui passaggi. Allora effettivamente troviamo ciò che per l’uomo è stato organizzato fuori dall’intera portata dell’universo. E ora si tratta di questo fatto: se studiamo il pensiero dell’uomo in modo reale, arriviamo al fatto che il pensiero che si afferma nel nostro capo ha molto a che fare con questo lavoro interiore nelle relazioni di calore. È una cosa imprecisamente parlata, ma soltanto nel corso del tempo l’impreciso potrà forse essere supplementato dal preciso. Dobbiamo tentare di ottenere un’immagine chiusa. Pertanto voglio caratterizzare più cursoriamente inizialmente. È così che, quando si osserva questo lavorare insieme di pensieri nello spazio di calore, nello spazio di calore chiuso, quando si osserva questo, allora si mostra che qualcosa come una cooperazione di ciò che è l’attività di pensiero con l’attività di calore avviene. E in che cosa consiste? Vedete, giungiamo a qualcosa che vi prego di considerare molto attentamente.
Se prendete l’intero resto dell’uomo e poi la sua testa (stessa tavola, tutto a destra), naturalmente potete seguire un metabolismo dal resto intero dell’uomo verso la testa. E che infine la testa abbia a che fare col pensiero, questo lo sentite come un’esperienza immediata. Ma che cosa effettivamente accade? Vedete, ciò che accade in realtà, lì vi voglio condurre, per mezzo del quale poco a poco vogliamo giungere all’immagine corrispondente. Supponiamo che abbiate un liquido; lo portate a ebollizione; allora si evapora, va verso una sostanza di maggiore tenuità. Ancora molto più intensamente questo accade per mezzo del pensiero umano. Esso causa che in ciò che si svolge come metabolismo nella testa umana, tutto il materiale cada, così dire, come sedimento cade e viene allora escreto (puntini nel disegno), e rimane soltanto l’immagine pura.
Voglio usare un’altra immagine ancora, così che mi capiate. Supponiamo che abbiate qui un recipiente (tutto a sinistra). In questo recipiente avete una soluzione. Portate la soluzione a raffreddare, che è anche un processo di calore. Sotto si raccoglie un sedimento, sopra si raccoglie il liquido più fine. Così è qui (nel disegno tutto a destra) per mezzo della testa umana. Solo che lassù non si raccoglie affatto nulla di materiale, bensì soltanto le immagini pure, e il materiale viene escreto. Questa è l’attività principale della testa umana, che si raccolgono le immagini pure e il materiale viene escreto. Questo processo si svolge effettivamente in tutto ciò che si può chiamare la transizione dell’uomo al pensiero puro. Allora ricade nell’organismo tutto il materiale che ha partecipato alla vita interna umana, e rimangono sole le immagini. In realtà è così, che quando ci elevamo al pensiero puro, viviamo in immagini. La nostra anima vive in immagini. E queste immagini, esse sono ciò che rimane da tutto il precedente. Non rimane il materiale, bensì rimangono le immagini.
Ciò che vi ho ora esposto è da seguire fino nei pensieri stessi, perché questo accade soltanto quando i pensieri si trasformano in immagini pure. I pensieri vivono inizialmente, così dire, incarnati. Sono permeati di sostanza. Ma si differenziano come immagini da questa sostanza. Ma possiamo, se procediamo giustamente dal punto di vista della scienza dello spirito, ben distinguere quello che si differenzia come pensieri puri, come pensieri liberi dalla sensibilità da questo processo materiale, lo possiamo distinguere da tutti quei pensieri che erano propri di ciò che in questi giorni ho chiamato di nuovo e comunque «la saggezza istintiva degli Antichi». Questa saggezza istintiva degli Antichi, quando oggi la conosciamo, porta esattamente il carattere che gli Antichi non l’hanno portata fino a una tale filtrazione dei pensieri che veramente tutto il materiale fosse caduto. Che veramente tutto il materiale cada è un risultato dello sviluppo dell’umanità. E benché non sia da constatare mediante la fisiologia esterna, è così che essenzialmente — naturalmente essenzialmente e approssimativamente — l’umanità della Terra davanti al Mistero del Golgota ha sempre avuto soltanto pensieri in collegamento col materiale e che nel tempo in cui l’evento del Golgota si è intromesso nella vita terrestre, l’umanità nel suo sviluppo era così lontana che poteva differenziare nel processo interiore psichico-spirituale di pensiero il materiale; che il pensiero libero da materia è diventato possibile.
Vi prego di non considerare questo come qualcosa di insignificante. È, per così dire, uno dei fatti più importanti che possiamo osservare nella vita terrestre, che in questa vita terrestre una volta accada che gli uomini, nel loro ulteriore sviluppo, si liberino dall’incarnazione dei pensieri, che i pensieri si trasformino in immagini pure. Così che possiamo dire: sviluppo fino al Mistero del Golgota, immagini incarnate vivono nell’uomo; sviluppo dopo il Mistero del Golgota, immagini libere da materia vivono nell’uomo (Tavola 31, sopra). L’universo agisce, prima del Mistero del Golgota, in modo tale sull’uomo, che non giunge a immagini libere da materia. L’universo, in certa misura, si ritira dal Mistero del Golgota. L’uomo è messo in un essere che accade soltanto in immagini. Vedete, ciò che l’uomo prima del Mistero del Golgota sentiva come sua connessione con la Terra, lo applicava anche all’universo. Applicava, per così dire, la vita umana terrestre al cielo. Possiamo osservarlo esattamente. C’era una chiara consapevolezza nell’antichità ebraica che le 12 tribù di Israele erano proiezioni terrestri delle 12 costellazioni dello zodiaco. La dualità del mondo si esprime nella vita umana (Tavola 31, destra). E possiamo dire: allora la vita umana era rappresentata così, che era rappresentata come un risultato della dualità del cielo, dello zodiaco. Gli uomini sentivano, anche ogni singolo, così, che il cielo stellato brillava dentro di loro. Sentivano se stessi, soprattutto come gruppo, così, che il cielo stellato brillava dentro di loro. Nello sviluppo dell’antichità ebraica dobbiamo tornare al tempo dove ci è detto dei 12 figli di Giacobbe come delle proiezioni dei 12 ambiti del cielo sulla Terra. Come nella grigia antichità, dentro lo sviluppo ebraico, questo brillare delle forze del cielo sull’uomo terrestre avveniva, così avveniva, perché in diversi punti della superficie terrestre lo sviluppo avviene in tempi diversi, per l’Europa un momento più tardi. Lì dovete tornare all’alto medioevo e studiare la leggenda arturiana, la leggenda del Re Artù e della sua Tavola Rotonda, l’importante leggenda celtica. Perché l’Europa centrale, che in tempo più tardo sviluppò quella tappa della cultura che gli antichi Ebrei avevano già sviluppato migliaia di anni fa, l’Europa centrale era, al momento al quale è assegnata la leggenda arturiana, la leggenda del Re Artù e della sua Tavola Rotonda, allora così avanti. Ma c’è una differenza, ora. L’antichità ebraica si sviluppò fino al punto dove questi brillamenti dall’universo nell’uomo davano ancora ciò che erano le immagini incarnate. Allora veniva il momento in cui il corpo si ritirava dalle immagini. Allora doveva, alle immagini, essere data una nuova sostanzialità. C’era dunque il pericolo che l’uomo, riguardo alla sua vita psichica, passasse completamente a un’esistenza d’immagine. Questo pericolo non era subito riconosciuto dagli uomini. E ancora Cartesio tentennava; e anziché dire la proposizione: penso, dunque non sono, egli disse la proposizione che è il contrario della verità: penso, dunque sono. Perché quando viviamo in immagini, non siamo proprio. È il migliore segno che non siamo, quando viviamo in pensieri puri, che il pensiero deve essere riempito sostanzialmente. Affinché l’umanità non continui a vivere in immagini pure, entra quella entità nell’evoluzione dell’umanità, che si è intromessa nella storia umana attraverso il Mistero del Golgota, affinché di nuovo ci sia una sostanzialità interna nell’essere umano. Questo intromettersi della forza centrale, che ora all’anima umana divenuta immagine darà di nuovo realtà, non è però subito compreso. Colpisce anzitutto, in realtà, l’antichità ebraica. Nel Medioevo abbiamo di questo l’ultimo declino nella Tavola Rotonda dei 12 intorno al Re Artù; ma allora si oppone subito qualcosa di diverso: la leggenda di Parzival, che contrappone a uno (il rappresentante dell’umanità) i Dodici. Così che a questa immagine (Tavola 31, destra), che sarebbe essenzialmente l’immagine del Graal, si contrappone l’immagine di Parzival (sinistra), dove dal centro emana ciò che l’uomo ora ha dentro di sé. E lo sforzo di quelli che nel Medioevo volevano comprendere il Parzival, che lo volevano rendere vivo nell’anima umana, lo sforzo di questi era di portare dentro l’esistenza d’immagine umana, che si poteva far cristallizzare dopo la filtrazione di tutto il materiale, sostanzialità, interiorità, essenzialità. Mentre la leggenda del Graal ancora mostra il brillamento dall’esterno, viene contrapposta la figura di Parzival, che dal centro deve far brillare dentro le immagini ciò che dà loro di nuovo realtà.
E in quanto la leggenda di Parzival emerge, questa leggenda di Parzival è lo sforzo dell’umanità medievale di trovare il cammino verso il Cristo interiore. È uno sforzo istintivo di comprendere quello che come Cristo vive nello sviluppo dell’umanità. Se si studia interiormente che cosa è stato provato e sentito nell’elaborazione di questa figura di Parzival, e allora lo si confronta con quello che oggi vive nelle confessioni, allora si riceve proprio un impulso per ciò che deve accadere oggi. Perché oggi la gente si accontenta del guscio di parola «Cristo» e crede di avere il Cristo, mentre non lo hanno nemmeno i teologi che attaccano all’interpretazione esterna di parola. Nel Medioevo ancora c’è tanta consapevolezza immediata che, attraverso l’afferrare il rappresentante dell’umanità, il Parzival, si vuole arrampicarsi fino alla figura del Cristo. Se si riflette su questo, si ottiene anche un’impressione della posizione dell’uomo verso l’intero universo. Dappertutto fuori, nel mondo naturale, domina la trasformazione delle forze; soltanto nell’uomo, attraverso il pensiero puro, il materiale viene gettato fuori. Il materiale che ora è veramente gettato fuori dal pensiero puro dall’umano, quello è anche distrutto come materiale, quello va nella distruzione. La vita umana sta così nell’universo, che nell’uomo è presente il posto dove il materiale cessa, così che non è più presente.
Se considerate questo, allora vi dovete rappresentare l’intera esistenza terrestre così (Tavola 30, sopra destra del centro): Qui la Terra, sulla Terra gli uomini, dentro gli uomini il materiale entra. Dappertutto altrove si trasforma; nell’uomo viene distrutto. La Terra materiale scomparirà nella misura in cui il materiale della Terra viene distrutto per mezzo dell’organizzazione umana (sotto, destra del centro, Terra con linee che raggi verso il basso). Quando una volta tutto il materiale della Terra sarà passato attraverso l’organizzazione umana, così che sarà stato usato nelle organizzazioni umane per il pensiero, allora la Terra come corpo cosmico cessa di essere. E ciò che gli uomini hanno estratto da questa Terra cosmica sono le immagini (forme triangolari). Ma queste immagini hanno ricevuto una nuova realtà, una realtà originale. E questa realtà è quella che proviene dalla forza che si è affermata come forza centrale attraverso il Mistero del Golgota (cerchio MG con linea che risplende orizzontalmente dentro le immagini). Cioè, se guardiamo alla fine della Terra, come si presenta la cosa? La fine della Terra allora esisterà quando nel modo appena descritto tutto il materiale della Terra sarà distrutto. Di quello che durante lo sviluppo terrestre allora sarà accaduto, gli uomini avranno immagini. Sarebbe alla fine del tempo terrestre che la Terra fosse inghiottita nell’universo, e solo le immagini sarebbero lì senza realtà. Ciò che dà loro realtà è che nell’umanità il Mistero del Golgota è stato presente, che dà continuamente a queste immagini per la vita seguente la realtà interiore. Ma con ciò è posto un nuovo inizio per l’essere futuro della Terra attraverso il Mistero del Golgota.
Da questo vedete che non dobbiamo considerare soltanto così ciò che è contenuto nella nostra corrente di sviluppo, che è una corrente continua di sviluppo dove l’uno si collega all’altro come effetto alla causa, bensì dobbiamo considerare lo sviluppo terrestre così: che c’è stato uno sviluppo terrestre precristiano, dal quale è venuto fuori tutto ciò che allora gli uomini potevano anche pensare. Perché questo era contenuto nel Padre-Dio, è stato comunicato alla Terra dal suo Padre-Dio. Ma il Padre-Dio l’aveva fatto così, che ciò che ha creato come sviluppo terrestre era dedicato alla parte morente dello sviluppo terrestre. Un nuovo inizio è avvenuto col Mistero del Golgota. Da tutto il precedente dovevano rimanere soltanto le immagini, per così dire il dipinto del mondo. Ma queste immagini dovevano ricevere una nuova realtà attraverso quello che come entità è penetrato nello sviluppo terrestre attraverso il Mistero del Golgota. Questa è la rilevanza cosmica del Mistero del Golgota. Questo è quello che molti anni fa ho inteso, quando ho detto: il cristianesimo non è afferrato, finché non penetra tutta la nostra conoscenza fino alla fisica. Il cristianesimo non è afferrato, finché non comprendiamo fino al fisico come la sostanzialità cristiana agisce nell’essere cosmico. Il cristianesimo non è afferrato, finché non ci diciamo: proprio nel campo del calore nell’uomo si svolge una tale trasformazione, che per mezzo di essa la materia viene distrutta, che un essere d’immagine pura si ritira dalla materia, che questo essere d’immagine però, per mezzo della connessione dell’anima umana con la sostanza del Cristo, viene fatto a nuova realtà.
E confrontate con questo concatenamento di ciò che è psichico-spirituale per mezzo dell’uomo con quello che è esistenza fisica, confrontate questo intero pensiero col pensiero desolante naturale-scientifico del tempo nuovo che vi può soltanto condurre in un vicolo cieco, allora vedrete che significato ha questo pensiero; perché questo pensiero ci mostra come abbiamo da rappresentarci tutto quello che è contenuto nelle leggi della sola Julius Robert Mayer, come abbiamo da rappresentarci tutto questo come quello che cade dall’essere cosmico, come il ghiaccio davanti al sole si scioglie, la neve nel sole si scioglie. Ma l’uomo conserva le immagini. Queste immagini ricevono una realtà per il futuro da questo che una nuova sostanza entra in queste immagini, la sostanza che è passata attraverso il Mistero del Golgota.
Ma con ciò è anche fondata la concezione umana della libertà, ed è saldata insieme al pensiero naturale-scientifico. È saldata insieme al pensiero naturale-scientifico da ciò che non si dice: conservazione della materia e della forza, bensì: la materia e la forza hanno soltanto una durata di vita temporale. Non partecipiamo soltanto al cosmo materiale che continua a svilupparsi, bensì alla morte di questo cosmo, e siamo già ora nel processo di arrampicarci fino all’essere puro d’immagine e di compenetrarci con quello al quale possiamo consegnare noi stessi liberamente soli, l’essere del Cristo. Perché l’essere del Cristo sta nell’evoluzione dell’umanità così, che il rapporto dell’uomo al Cristo può essere soltanto libero. Colui che cerca di essere costretto a riconoscere il Cristo, quello non può trovare il suo regno. Quello può soltanto andare al Padre-Dio universale, il quale però nella nostra epoca si partecipa soltanto con un mondo che muore, il quale appunto per questa morte del suo mondo ha mandato il Figlio. La concezione spirituale del mondo deve saldarsi con la concezione naturale del mondo; ma si saldano nell’uomo. E si saldano nell’uomo per mezzo di un libero fare. Pertanto non si può dire altrimenti, se non che chi vuole provare la libertà, quello sta su un vecchio pagano punto di vista. Perciò nemmeno tutte le prove della libertà hanno successo, perché la libertà non la si deve provare, bensì la si deve afferrare. E la si afferra nel momento in cui si afferra il carattere del pensiero libero dalla sensibilità. Ma questo pensiero libero dalla sensibilità ha bisogno a sua volta della connessione col mondo. Non la trova se non si unisce con quello che come nuova sostanza è entrato direttamente nello sviluppo del mondo per mezzo del Mistero del Golgota.
Così sta già nel giusto afferrare del cristianesimo il ponte tra la concezione naturale del mondo e la concezione morale del mondo. E potrebbe inizialmente sembrare molto strano che proprio portatori di confessioni moderni o antichi, che penetrano nella vita moderna, non vogliano una scienza che si muove verso il cristianesimo, che piuttosto vogliano una soltanto scienza materialistica, così che da parte di essa una credenza priva di scienza possa venire al suo diritto. In questo rapporto si può dire: molto parenti si sono il materialismo moderno e il cristianesimo reazionario. Perché il cristianesimo reazionario ha in realtà guidato l’umanità nella concezione che nulla spirituale deve essere compenetrato con la vera conoscenza. La vera conoscenza deve mantenersi libera dallo spirituale, deve stare lontana dallo spirituale, deve estendersi soltanto sul materiale. E così sta da un lato il difensore di questa o quella confessione, che dice: la scienza si estende soltanto su ciò che è percettibile ai sensi, l’altro deve soltanto essere afferrato dalla fede; e dall’altro lato sta il materialista, che dice: la scienza si estende soltanto su ciò che è percettibile ai sensi, la fede però me la sono disabituata.
La scienza dello spirito non è parente con il materialismo. Le confessioni moderne, dunque le confessioni antiche che penetrano nella vita moderna, sono davvero molto parenti con il materialismo.
Con ciò credo di avervi indicato come nella scienza dello spirito è ancorata la possibilità di davvero compenetrare l’ordine morale del mondo con quello che possiamo sapere anche della natura, e al contrario davvero compenetrare il sapere naturale con l’ordine morale del mondo. Perché, vedete, quel fantasma che oggi ancora nella scienza esterna figurava come uomo, quella immagine ingannatrice, che conta l’uomo come una configurazione del minerale, questo non è realmente nell’uomo che cammina. L’uomo è organizzato nel liquido come nel fermo, organizzato nell’aeriforme e soprattutto organizzato nel calore. E se salite fino al calore, allora trovate la transizione nello spirituale-psichico, perché avete già nel calore il passaggio dal spaziale al temporale. E lo psichico fluisce là nel temporale. Venite sempre più e più attraverso il calore dal spaziale nel temporale, e avete la possibilità, per il percorso che ho qui accennato, di cercare il morale nel fisico. Chi, così dire, pensa brevemente di visuale, difficilmente esce fuori come la connessione del morale col fisico nella natura umana sia. Perché si può certo vivere verso la propria morte come una persona cattiva, e non si storce i propri bracci per questo, bensì rimane per questo una persona ben formata. Ma lo stato di calore allora non è esaminato, lo stato di calore che però cambia in modo molto minuziose, di quanto si creda, ma che però ricadrà su quello che l’uomo per mezzo della morte porta. Oggi il modo di considerare è così che guardiamo così dire a questo livello (Tavola 30, sinistra sopra sarà scritto e disegnato), guardiamo su in l’astrazione, là sopra abbiamo il pensierile e così via, guardiamo giù nel fisico-materiale. Però non otteniamo il passaggio se non passiamo al calore che si muove in se stesso, che sta in mezzo; a quel calore che almeno per l’istinto umano ha un aspetto tanto psichico quanto fisico. Dall’istinto non è stato almeno ancora portato fuori che l’uomo può sviluppare anche moralmente per il suo prossimo calore, calore psichico può sviluppare, che è l’immagine speculare reale del calore fisico esterno. Ma questo calore psichico non nasce certamente per una trasformazione fisica nel senso della teoria di Julius Robert Mayer. Come nasce allora? Così dire: qui si mostra tangibilmente. Perché allora parlate affatto di sentire caldo? Perché sentite, perché provate che il calore emotivo è l’immagine del calore esterno fisico. Là si filtra il calore nell’immagine. E quello che oggi è soltanto calore psichico, esso giocherà un ruolo fisico nel futuro posteriore, essere cosmico del mondo da che il Cristo-Impulso vivrà lì dentro. E in quello che oggi è soltanto calore d’immagine nel nostro mondo emotivo, vivrà, così che può essere fisico, allora quando la terra-calore sarà scomparsa, quello che è la sostanza del Cristo, l’entità del Cristo. Tentate soltanto una volta di trovare quella delicata relazione tra il calore fisico esterno e quello che si indica istintivamente come il calore emotivo. Andate allora a quello che Goethe nella sua teoria del colore nella sesta sezione: «Effetto senso-etico dei colori» chiama. Vedete, come in lui nelle percezioni di colore stesse da un lato ha i colori raffreddanti, da l’altro lato i colori riscaldanti; vedete, come là lo senso-etico si salda col stato fisico, che possiamo così dire misurare con il termoscopio; vedete, come là lo psichico gioca dentro lo fisico esterno. Allora riceverete un aspetto di come per mezzo del genuino goetheanismo il saldamento tra la concezione morale del mondo e la concezione fisica del mondo può essere trovato.
Certamente, il gesuitismo odia questo saldamento. Perciò il miglior libro su Goethe che sia scritto dallo spirito gesuitico è un libro velenoso, un libro terribile, ma molto più astuto, molto più efficace di tutto il resto che sia stato scritto su Goethe, perché scritto con retorica gesuitica interiore. Intendo il Goethe in tre volumi di Padre Baumgartner. È pieno di odio, pieno di tossicità, però è impressionante ed efficace. E potete esserne completamente sicuri, nel mondo da cui tanti uomini oggi non si fanno alcuna idea, nel mondo che però anche ci combatte, Goethe è più diffuso di quello tra i colti. Quelli che tengono a Goethe e comprendono Goethe dal punto di vista positivo, sono una piccola comunità. Quelli che odiano Goethe, quella è una grande comunità; ce la si rappresenta soltanto non abbastanza grande. Tempo fa vi ho già indicato come poco si sia svegli verso ciò che intorno a noi tra gli uomini comunque vive. Ho detto allora, vorrei che si togliessero i cartelli alla porta per sapere come molti dei presenti conoscessero il lavoro tedesco «Tredici Tigli» di Weber. Avrei voluto sapere quanti biglietti sarebbero stati dati. Sarebbe stato certo allora un risultato desolante. Eppure, quest’opera «Tredici Tigli», un’opera nel senso del cattolicesimo positivo, ha ben presto dopo la sua apparizione già una quantità straordinariamente grande di edizioni. Sanno allora quelli che vorrebbero portare avanti l’umanità, nel loro consapevolezza sveglia, qualcosa di come effetto ampio abbiano tali cose? E ampio effetto hanno tutte queste cose da cui anche la lotta contro di noi proviene, di questo potete essere sicuri. Queste cose sono efficaci. Lo sono in un ambito molto più ampio di quello che l’umanità assonnacchiata si immaginerebbe.
E mentre abbiamo veramente una piccola comunità di Goethe che tiene a Goethe, che nemmeno può indicare qualcosa di considerevole da questa saggezza di Goethe, il libro gesuitico su Goethe è scritto con grande acume, è fatto abilmente ed è un libro molto efficace.
Ma è questo che ci occorre: penetrarci di vita spirituale consapevole. Allora la scienza dello spirito prospererà, quando la vita spirituale consapevole effettivamente prende piede in mezzo a noi.
Es wäre gegen den Sinn dieser Vorträge, in ihnen suchen zu wollen, was in den gewöhnlichen Astronomiebüchern steht. Sie sprechen von dem, was in diesen Büchern nicht steht, von dem zwischen Mensch und Kosmos bestehenden existentiellen, genetischen Verhältnis. Das gibt der Betrachtung eine andere Dimension. Wo auf die gewöhnliche Astronomie Bezug genommen ist, geschieht es ganz summarisch; nur andeutend, was anderswo gefunden werden kann und aufgesucht werden muß. Und doch ist natürlicherweise in die Darstellung auch Astronomisches im gewöhnlichen Sinn eingeflossen, mehr einverwoben allerdings, als explizit ausgeführt. Die Schilderung der Präzession z.B. ist so, daß man den Eindruck bekommt, in das hineinzukommen, was die ägyptischen Priester-Astronomen wirklich getan haben. Wenn das auch mehr als gewönliche Astronomie gewesen ist, so ist es doch Ausgangspunkt der letzteren geworden.
Sarebbe contrario al significato di queste conferenze cercarvi quello che si trova nei comuni libri di astronomia. Parlano di quello che non si trova in questi libri, della relazione esistenziale genetica sussistente tra l’uomo e il cosmo. Ciò dà alla considerazione un’altra dimensione. Dove è fatto riferimento all’astronomia ordinaria, succede in modo del tutto sommario; soltanto indicando quello che altrove può essere trovato e cercato. E tuttavia, naturalmente, anche l’astronomico nel senso ordinario è fluito nella presentazione, più intessuto, invero, che esplicitamente svolto. La descrizione della precessione, per es., è tale che si riceve l’impressione di arrivare a penetrare quello che veramente hanno fatto gli astronomi-sacerdoti egiziani. Anche se questo è stato più dell’ordinaria astronomia, tuttavia è diventato il punto di partenza di quest’ultima.
Fondamento testuale: Le 16 conferenze sono state stenografate dalla stenografa professionale Helene Finckh. Da lei proviene anche la trascrizione dattiloscritto, la cosiddetta «postilla». Già nell’estate 1920 Walter Johannes Stein ha inserito suggerimenti per il testo in una copia della postilla. Dal 1940-42 Louis Locher ha rielaborato, con l’assenso favorevole della signora Marie Steiner, le prime dodici conferenze per la stampa e le ha pubblicate nelle «Pagine Matematico-Astronomiche» («Mathematisch-Astronomische Blätter») (nn. 2-4) da lui pubblicate per la Sezione Matematico-Astronomica del Goetheanum, corredate di un gran numero di note molto competenti. Ha anche fatto il — qui ripreso — tentativo di riprodurre in facsimile i disegni murali (che ancora esistono), il che allora, probabilmente per ragioni di costo, è stato possibile soltanto per le tre prime conferenze. Locher sembra non avuto conoscenza dei suggerimenti di testo di W. J. Stein. Nel 1958 Günther Schubert insieme a Hella Wiesberger ha rielaborato il testo per l’Opera Omnia. L’edizione qui presentata segue nella sostanza questo testo, ha però fatto uso negli altri elavorati nei luoghi difficili. Per tutti gli editori era presente il compito che le conferenze comunque presentano, di adattare la parola parlata liberamente, sostenuta da tono e gesto, che era ancora sviluppata in molti modi dal disegno, alle condizioni della lettura, in contrasto a quelle dell’ascolto. Per menzionare in questo riguardo soltanto un dettaglio, si noti che per l’ascolto le ripetizioni significano qualcosa di tutt’altro che per la lettura. Una certa redazione del testo sarebbe perciò anche necessaria se non ci fossero affatto punti dove la comprensione incontri difficoltà e dove si pone la domanda se il testo sia comunque corretto nel contenuto. Qui l’esistenza dello stenogramma è un aiuto essenziale. La sua nuova trascrizione è stata fatta prima dalla signorina Hedwig Frey e poi di nuovo dalla signora Ulla Trapp e ha potuto aiutare molte oscurità, ma anche molte singolarità stilistiche, che non stavano nel discorso, ma solo nella postilla. Nel seguito sono citate soltanto le più importanti delle migliorie testuali risultanti dal confronto dello stenogramma. Lo stenogramma ha anche rivelato la graduale costruzione dei disegni murali, in quanto la stenografa vi ha fatto molte note o marcature. Tuttavia, la connessione tra testo e disegni non ha potuto essere completamente stabilita con piena certezza dappertutto, per es., nella 2ª conferenza.
Il titolo del volume è stato scelto dai curatori delle edizioni precedenti.
Opere di Rudolf Steiner all’interno dell’Opera Omnia (O.O.) sono indicate nelle annotazioni con il numero di bibliografia. Vedi anche la panoramica alla fine del volume.
A pagina un tema che è stato toccato di recente qui: Nel discorso del 28 marzo 1920 da «Fattori salutari per l’organismo sociale», O.O. Bibl.-Nr. 198, 1984, p. 40.
ho già accennato come l’impossibilità … ha condotto Kant a scrivere due Critiche: L’accenno si trova nel volume «Comprensione sociale da conoscenza di scienza dello spirito», O.O. Bibl.-Nr. 191, discorso del 17 ottobre 1919, p. 125.
Immanuel Kant, Königsberg 1724 - 1804 ivi. «Critica della ragion pura», 1781; «Critica della ragion pratica», 1788; «Critica del giudizio», 1790.
13 il corso appena tenuto per medici: 20 conferenze tenute a Dornach dal 21 marzo fino al 9 aprile 1920 davanti a medici e studenti di medicina. Apparse sotto il titolo «Scienza dello spirito e medicina», O.O. Bibl.-Nr. 312.
Una serie di conferenze … tenute dai nostri amici e da me: Si tratta dell’evento «Antroposofia e scienze specializzate», dal 24 marzo - 7 aprile 1920 al Goetheanum a Dornach, che comprendeva i seguenti discorsi, spesso con discussioni e con una parola conclusiva di Rudolf Steiner:
Dott. Rudolf Steiner, Antroposofia e scienze contemporanee (discorso del 24 marzo, previsto per O.O. Bibl.-Nr. 73 a).
Dott. Carl Unger, Antroposofia e il fondamento epistemologico delle scienze naturali.
Dott. Günther Wachsmuth, Antroposofia e medicina contemporanea.
Dott. Ludwig Noll, Antroposofia e teoria della conoscenza: il problema moderno della conoscenza dai fondamenti della scienza dello spirito.
Dott. Eugen Kolisco, Antroposofia e ricerca biologica e fisiologica.
Signorina Geneviève Briseux, Antroposofia e arte.
Signorina Alice Sprengel, Antroposofia e economia.
Dott. Hermann Geiger, Antroposofia e insegnamento.
che Harnack non sa distinguere: Adolf von Harnack (Dorpat 1851 - Greifswald 1930), teologo protestante tedesco, uno dei più importanti storici della chiesa e del cristianesimo primitivo. Sua opera principale: Storia dei dogmi (4 volumi, 1886-1890); vedi anche O.O. 16.
Julius Robert Mayer, Heilbronn 1814 - 1878 ibid. Suo contributo fondamentale: il principio della conservazione dell’energia (Bemerkungen über die Kräfte der unbelebten Natur, 1842; Die Mechanik der Wärme, 1870, 2ª ed.).
Wilhelm Wundt, Neckarau 1832 - Lipsia 1920. Opera principale: Psicologia fisiologica (1874, e edizioni successive); innumerevoli scritti sulla filosofia della storia e sulla psicologia dei popoli.
Rubner (Max Rubner, Berlino 1854 - 1932). Celebre ricercatore nel campo del metabolismo umano e della nutrizione; suoi lavori fondamentali sullo scambio di energia nel corpo umano.
una setta di protestanti fondamentalisti: [Verificare in edizione critica - questa potrebbe essere un’interpolazione di editori.]
il materialismo della metà del XIX secolo: [Riferimento probabilmente a Ludwig Büchner (1824-1899), Ernst Haeckel (1834-1919) e altri materialisti scientifici dell’epoca.]
Novalis (Friedrich von Hardenberg), Bad Dürrenberg 1772 - Weißenfels 1801. Poeta, filosofo e mistico tedesco. Citazione dal frammento sulla conoscenza infinita.
Cartesius (René Descartes), La Haye 1596 - Stoccolma 1650. Il dubbio metodico e la conclusione «Cogito ergo sum» sono centrali al suo sistema filosofico. Cfr. O.O. 3, capitolo sul Rinascimento.
la precessione degli equinozi: Steiner parla della precessione come fenomeno che gli antichi egiziani avevano osservato. La moderna astronomia spiega questo fenomeno come il risultato di una precessione lenta dell’asse terrestre dovuta all’attrazione gravitazionale di Sole e Luna. Steiner, però, la tratta da un punto di vista qualitativo-esoterico come un fatto dell’evoluzione cosmica legato allo sviluppo dell’umanità.
La descrizione qui che la precessione sia un fenomeno noto agli Egiziani: secondo la ricerca storica, si sa che gli Antichi (specialmente gli Egiziani e i Babilonesi) effettuavano osservazioni astronomiche molto precise dei movimenti stellari e dei punti equinoziali. Tuttavia, l’attribuzione a Ipparco (II sec. a.C.) della scoperta formale della precessione rimane la più documentata storiograficamente. Gli studi moderni, tuttavia, non scartano completamente che osservazioni frammentarie potessero esistere in tradizioni antiche. Non è una conoscenza esplicita della precessione come fenomeno ben compreso, ma piuttosto osservazioni di variazioni nei cicli astronomici.
l’immagine d’Iside: Riferimento all’iscrizione nel tempio d’Iside a Sais, citata anticamente da Plutarco: «Io sono tutto ciò che è stato, è e sarà; e il mio velo nessun mortale ha sollevato.» Steiner qui interpreta questa frase filosoficamente nel contesto della conoscenza umana e della relazione tra il pensiero mortale e l’Eterno.
Tafel 28, Tafel 29, Tafel 30, Tafel 31: Riferimenti ai disegni murali realizzati da Steiner durante le conferenze. Purtroppo non tutti i disegni originali sono stati conservati negli archivi. Quelli qui citati comprendono:
Tavola 28: Lo sviluppo verso l’alto e verso il basso, con frecce che indicano progresso e degenerazione.
Tavola 29: La relazione tra il capo umano e il cielo stellato, il naso e i pianeti, e l’apparato digestivo e la Terra.
Tavola 30: L’organismo di calore umano e la circolazione sanguigna in relazione alle sfere cosmiche.
Tavola 31: il confronto tra il Graal (irradiazioni cosmiche dal cielo) e Parzival (emanazioni dal centro umano).
In memoria di Frater Stefano Ravaglia
anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.
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