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G.A. 274

Discorsi per i giochi natalizi della tradizione popolare


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1°Dai giochi natalizi della tradizione popolare — Un ricordo di festa natalizia (saggio)

Dornach, 1 Dicembre 1922

Dai giochi natalizi della tradizione popolare. Un ricordo di festa natalizia

Circa quarant’anni fa, pochi giorni prima di Natale, il mio caro insegnante e amico paterno Karl Julius Schröer mi raccontò, nel suo piccolo studio biblioteca nella Salesianergasse di Vienna, dei giochi natalizi alle cui rappresentazioni a Oberufer, nell’Ungheria occidentale, egli aveva assistito negli anni cinquanta del diciannovesimo secolo, e che aveva pubblicato a Vienna nel 1862.

I coloni tedeschi di quella regione avevano portato questi giochi da regioni situate più a ovest e li continuavano a rappresentare ogni anno intorno al periodo natalizio, conservandoli secondo l’antica tradizione. In essi si sono conservate autentiche perle del teatro popolare tedesco, da un’epoca che precede gli stessi inizi della moderna scena teatrale.

Nel racconto di Schröer vi era qualcosa che suscitava un’immediata sensazione di come, dinanzi alla sua anima, alla vista di questi giochi, si elevasse un frammento della cultura popolare del sedicesimo secolo. Egli narrava con profonda partecipazione. L’affetto gli era cresciuto nel cuore per la cultura popolare tedesca delle varie regioni austro-ungheresi. Due campi furono l’oggetto dei suoi studi particolari: questa cultura popolare e Goethe. E quando parlava di qualcosa appartenente a questi due ambiti, non era uno studioso che si manifestava, bensì un essere umano intero che si serviva dell’erudizione soltanto per esprimere ciò che lo legava con tutto il cuore e con l’intensità della sua vita personale.

Così egli parlava allora dei giochi natalizi contadini. Dalle sue parole rivivevano gli umili abitanti di Oberufer, che ogni anno intorno al Natale si trasformavano in attori per i loro compaesani. Schröer conosceva bene questi popoli. Aveva infatti fatto tutto il possibile per conoscerli. Percorse le montagne ungheresi per studiare il dialetto dei Tedeschi di quella regione dell’Ungheria settentrionale. Da lui proviene un «Dizionario dei dialetti tedeschi delle montagne ungheresi» (1858); una «Descrizione dei dialetti tedeschi delle montagne ungheresi» (1864). Non è necessario avere un particolare amore per la lettura di dizionari per essere affascinati da questi libri. L’apparenza esterna della presentazione non ha certo nulla di attraente. Infatti Schröer cercava di adeguarsi al metodo scientifico della germanistica del suo tempo. E questo metodo appare inizialmente piuttosto arido anche in lui. Ma se si supera questa aridità e ci si immerge nello spirito che governa quando Schröer comunica parole, modi di dire, giochi di parole e così via dai dialetti popolari, si percepiscono in autentici piccoli quadri minuti rivelazioni della più pura umanità. Ma non siamo nemmeno costretti a questo. Infatti Schröer premette ai suoi dizionari e alle sue enumerazioni grammaticali prefazioni che offrono i più vasti prospetti di storia culturale. In ciò che è popolare, intessuto in altra cultura popolare e in via di estinzione al suo interno, si innamora una personalità raramente perspicace e la descrive come si descriverebbe un tramonto.

Da questo amore Schröer scrisse anche un dizionario del dialetto Heanzai dell’Ungheria occidentale (1859) e uno della piccolissima isola linguistica tedesca di Gottschee in Carniola (1870).

Vi era sempre qualcosa di un tono tragico di fondo quando Schröer esprimeva ciò che sentiva, quando guardava a questa vita popolare in declino che voleva preservare nella forma della scienza.

Ma questo sentimento si elevò a un calore profondo e intimo quando parlò dei giochi natalizi di Oberufer. Una famiglia di buona reputazione li conservava e li tramandava come sacro bene di generazione in generazione. Il membro più anziano della famiglia era il maestro, che aveva ricevuto in eredità l’arte della rappresentazione dai suoi antenati. Egli sceglieva ogni anno, quando la vendemmia era finita, tra i giovani del paese quelli che giudicava idonei come attori. Insegnava loro il gioco. Durante il periodo di apprendistato dovevano condurre una vita morale consona alla serietà della cosa. E dovevano obbedire devotamente a tutto ciò che il maestro ordinava. Poiché in questi viveva una tradizione veneranda.

Le rappresentazioni che Schröer aveva visto avvenivano in una taverna. Ma sia gli attori che gli spettatori portavano in quella casa l’atmosfera natalizia più cordiale. E questa atmosfera ha le sue radici in un’autentica devozione alla verità natalizia. Scene che rapiscono alla più nobile edificazione si alternano con scene grezze e scherzose. Queste non nuocciono alla serietà dell’insieme: sono soltanto la prova che i giochi provengono da quel periodo in cui la pietà popolare era così profondamente radicata negli animi che poteva tranquillamente coesistere con l’ingenua letizia popolare. Non offendeva per nulla l’amore devoto, con cui il cuore era consacrato al Bambino Gesù, se accanto alla Vergine meravigliosamente delicata veniva posto un Giuseppe alquanto goffo, o se al solenne dono dei Pastori precedeva un loro scherzo grezzo e divertente. Coloro da cui provenivano questi giochi sapevano che il contrasto con la rozzezza non abbassa il sentimento interiore di edificazione presso il popolo, bensì l’eleva. Si può ammirare l’arte che da una risata trae il più bel sentimento di più profonda commozione e proprio così esclude ogni falsa sentimentalità.

Descrivo, mentre scrivo questo, l’impressione che ricevetti dopo che Schröer, per illustrare il suo racconto, ebbe tolto dalla sua biblioteca il libretto in cui aveva raccolto i giochi natalizi e da cui ora mi leggeva passi. Poteva indicare come questo o quel rappresentante si comportava nella mimica e nel gesto quando diceva questo o quel verso. Schröer mi consegnò poi il libretto (Giochi natalizi tedeschi dall’Ungheria, descritti e raccolti da Karl Julius Schröer Vienna 1858/62); e dopo averlo letto potei fargli molte domande su tutto ciò che concerneva il modo di rappresentazione del popolo e la sua intera concezione di questo modo particolare di celebrare il Natale e l’Epifania.

Schröer racconta nella sua introduzione ai giochi: «Nelle vicinanze di Presburgo, a mezza ora di cammino, su una piccola isola che fa parte della più grande isola di Schutt, si trova il villaggio di Oberufer, il cui signore feudale è la famiglia Palffy. Sia la comunità cattolica che quella protestante appartengono come filiali a Presburgo e hanno il loro servizio divino in città. Un maestro di scuola del villaggio che serve entrambe le comunità è contemporaneamente notaio, così che in una sola persona sono riunite tutte le figure notabili del luogo. Egli è nemico dei giochi e li disprezza, così che gli stessi fino ai nostri giorni sono rimasti senza attenzione e completamente isolati da ogni intellighenzia, avendo origine dai contadini e rappresentati per i contadini. La religione non fa alcuna differenza; cattolici e protestanti prendono uguale parte nella rappresentazione come negli spazi destinati agli spettatori. I rappresentanti però appartengono allo stesso ceppo conosciuto col nome di Haidbauern, che nel sedicesimo secolo o all’inizio del diciassettesimo emigrò dalla regione del Lago di Costanza (Schröer non presenta questo come completamente certo in una nota) e che ancora nel 1659 dovrebbe essere stato interamente protestante. A Oberufer il proprietario dei giochi è stato dal 1827 un contadino; egli aveva già da ragazzo rappresentato l’angelo Gabriele, poi ereditò l’arte dal padre, che allora era il maestro dei giochi. Da lui ereditò i manoscritti, i costumi che i rappresentanti si erano procurati e mantenevano a proprie spese, e altri apparati, e così la dignità di maestro dei giochi passò anche a lui.» Quando arriva il momento della prova «si copia, si apprende, si canta, giorno e notte. Nel villaggio non si tollera musica. Quando i rappresentanti vanno in giro per rappresentare in un luogo vicino e c’è musica, proseguono oltre. Una volta, quando furono onorati facendo suonare i musicisti del villaggio, risposero indignati: credono che siamo comici? I giochi durano dal primo Avvento fino all’Epifania. Si rappresenta ogni domenica e festa; ogni mercoledì c’è una rappresentazione per esercizio. Negli altri giorni feriali i rappresentanti girano per i villaggi vicini dove rappresentano. Ritengo importante questa menzione di circostanze perché da esse risulta come ancora al presente vi sia una certa consacrazione associata alla cosa.»

Quando Schröer parlava dei giochi, le sue parole avevano ancora un’eco di questa consacrazione.

Dovetti conservare nel cuore quello che avevo allora ricevuto da Schröer. E ora i membri della Società Antroposofica rappresentano da molti anni questi giochi nel periodo natalizio.

Durante la guerra era loro consentito di rappresentarli anche ai malati negli ospedali. Li rappresentiamo anche da anni ogni Natale nel Goetheanum di Dornach. Quest’anno accadrà di nuovo. Si vigila affinché, per quanto possibile date le mutate circostanze, il modo di rappresentazione e l’allestimento offrano allo spettatore un’immagine di come l’avevano dinanzi a sé coloro che nel sentimento popolare conservavano questi giochi e li ritenevano un modo degno di celebrare il Natale.

Natale 1922

Rudolf Steiner

2°Discorso dopo la rappresentazione del gioco dei Pastori dalla Pfalz e dell'Epifania da Oberufer

Dornach, 26 Dicembre 1915

PRIMA CONFERENZA

Dornach, 26 dicembre 1915 dopo una rappresentazione di due giochi natalizi, uno dei Pastori dalla Pfalz e uno dell’Epifania da Oberufer presso Presburgo

Allocuzione dopo la rappresentazione di due Misteri di Natale: un Mistero dei pastori palatino e un Mistero dei tre re di Oberufer presso Pressburg. Carattere fondamentalmente diverso dei due Misteri: il primo respira da ogni sua parte semplicità infantile, profondità d'anima permeata dal respiro più semplice; il secondo si muove sulle alture dell'esistenza fisica esteriore, contrappone il Cristo Gesù come re a Erode, mostra due mondi che si dischiudono — quello che fa progredire l'umanità servito dal Cristo Gesù, e quello servito da Arimane e Lucifero. Cenni su Karl Julius Schröer, raccoglitore dei Misteri di Oberufer nell'Ungheria occidentale, e sulla trasmissione manoscritta dei testi attraverso generazioni di contadini.

Abbiamo lasciato passare dinanzi alla nostra anima in questa settimana due giochi natalizi. Potremmo forse sollevare il pensiero: è questo uno stesso genere di gioco natalizio, il primo e il secondo, dedicati ambedue nello stesso senso alla grande questione dell’umanità che sta dinanzi all’anima in questi giorni con tanta vivacità? Fondamentalmente diversi, completamente diversi sono i due giochi l’uno dall’altro. Si potrebbe difficilmente pensare a qualcosa di più diverso, dedicato al medesimo oggetto, che questi due giochi.

Se esaminiamo il primo gioco: respira in tutte le sue parti la più meravigliosa semplicità, una semplicità infantile. Vi è profondità dell’anima, ma ovunque permeata, interamente vissuta di semplicità infantilissima. Il secondo gioco si muove sulle altezze dell’esistenza fisica esterna. Subito si pensa che Cristo Gesù entra nel mondo come un re. Gli si contrappone l’altro re, Erode. Allora si mostra che due mondi si aprono dinanzi a noi: quello che nel buon senso sviluppa ulteriormente l’umanità, il mondo a cui Cristo Gesù serve, e l’altro mondo a cui servono Arimane e Lucifero, ed è rappresentato dall’elemento diabolico. Un’immagine cosmica, un’immagine cosmica-spirituale nel significato più elevato della parola. Il legame dello sviluppo dell’umanità con la scrittura delle stelle si presenta subito ai nostri occhi. Non la semplice, primitiva chiaroveggenza pastorale che trova una luce celeste, che si può trovare nelle situazioni più semplici, bensì quella decifrazione della scrittura stellare per cui tutta la saggezza dei secoli passati è necessaria, e da cui si indovina quello che deve accadere. Nel nostro mondo si riflette quello che proviene da altri mondi. Negli stati di sogno e di sonno è guidato e diretto quello che deve accadere. In breve, dappertutto l’occultismo e la magia pervadono interamente il gioco.

Fondamentalmente diversi sono i due giochi. Il primo si presenta a noi, si può davvero dire, con semplicità infantile e innocenza. Eppure quale infinito ammonimento! quale infinita sensibilità! Ma osserviamo dapprima soltanto il pensiero principale. Quell’essere umano che deve preparare il vaso per Cristo entra nel mondo. Il suo ingresso nel mondo deve essere rappresentato, deve essere mostrato quello che Gesù è per gli uomini nel cui ambito di vita egli entra. Sì, questo pensiero e questa rappresentazione non avevano conquistato così facilmente i circoli in cui poi con fervore e devozione si ascoltavano giochi di questo genere. Colui di cui spesso ho parlato, Karl Julius Schröer, era nel diciannovesimo secolo uno dei primi raccoglitori di giochi natalizi. Aveva raccolto i giochi natalizi nell’Ungheria occidentale, i giochi di Oberufer, situati a est di Presburgo, e aveva potuto studiare il modo in cui questi giochi vivevano e si muovevano nel popolo.

È assai, assai significativo quando si vede come da generazione a generazione questi giochi si tramandavano per iscritto, e come, non appena il Natale si avvicinava, bensì quando il Natale da lontano si approssimava nel tempo, quelli che nel villaggio erano giudicati idonei si preparavano per rappresentare questi giochi. Quando si vede questo, si vede come era intimamente legato al contenuto di questi giochi l’intera vita del ciclo annuale di coloro nel cui villaggio giocavano tali rappresentazioni. Il tempo in cui, per esempio, Schröer a metà del diciannovesimo secolo raccolse questi giochi lì era già il tempo in cui cominciavano a estinguersi nel modo in cui fino allora erano stati coltivati. Sì, già molte settimane prima che il Natale si avvicinasse, dovevano essere cercati nel villaggio i ragazzi e le ragazze idonei a rappresentare tali giochi. E dovevano prepararsi. La preparazione non consisteva soltanto nel memorizzare e nel praticare ciò che il gioco conteneva per rappresentarlo, bensì la preparazione consisteva, per esempio, nel fatto che questi ragazzi e ragazze cambiavano l’intera loro vita, il loro modo di vivere esteriore.

Dal momento in cui si preparavano, non potevano più bere vino, non potevano più assumere alcol; non potevano più, come altrimenti era consueto nel villaggio, azzuffarsi la domenica. Dovevano condursi con piena dignità; dovevano diventare dolci e miti, non potevano più picchiarsi violentemente, e non potevano fare molte altre cose che altrimenti nei villaggi, specialmente in quei tempi, erano completamente comuni. In tal modo si preparavano moralmente anche grazie all’atmosfera interiore dell’anima. E allora era veramente come se portassero qualcosa di sacro nel villaggio quando rappresentavano i loro giochi.

Ma questo accadde soltanto lentamente e gradualmente. Certo, in molti villaggi dell’Europa centrale nel diciannovesimo secolo prevaleva tale atmosfera, l’atmosfera per cui si accoglieva qualcosa di sacro a Natale con questi giochi. Ma si può risalire forse soltanto fino al diciottesimo secolo e un po’ oltre, e questa atmosfera diventa sempre più profana. Questa atmosfera non era affatto presente dall’inizio quando questi giochi arrivarono nel villaggio, assolutamente no dall’inizio, bensì si sviluppò soltanto nel corso del tempo. C’erano già stati tempi, e non è nemmeno necessario risalire tanto indietro, in cui si poteva trovare qualcosa di diverso. Si poteva trovare come qua e là nell’Europa centrale l’intero villaggio si riunisse, e una culla veniva portata dentro con dentro il bambino, e certamente la ragazza più bella del villaggio aveva la parte di Maria — Maria doveva essere bella! — ma accanto a questa una Giuseppe piuttosto goffo, piuttosto orrendo a vedersi. Allora veniva rappresentata una scena simile a quella che voi oggi avete potuto vedere. Ma soprattutto: quando fu annunciato che Cristo veniva, la comunità intera veniva avanti, e ognuno voleva toccare la culla. Soprattutto volevano che ognuno toccasse la culla e dondolasse anche il Bambin Gesù. Di questo si trattava. E facevano uno schiamazzo enorme, che doveva esprimere che Cristo era venuto nel mondo. In molti di questi giochi più antichi è inserito uno scherno terribile di Giuseppe, che era sempre rappresentato come un vecchio decrepito, che veniva deriso.

Come mai giochi di questo genere arrivarono al popolo? Bene, dobbiamo naturalmente ricordare che la prima forma della più grande e maestosa idea della terra, l’apparizione di Cristo Gesù sulla terra, era quella del Salvatore passato attraverso la morte, di colui che attraverso la morte ha ottenuto per la terra quello che chiamiamo il senso della terra. La sofferenza di Cristo fu inizialmente ciò che entrò nel primo Cristianesimo nel mondo. E al Cristo sofferente vennero offerti in varie azioni i sacrifici che si compivano nel ciclo dell’anno. Ma soltanto molto lentamente e gradualmente il Bambino conquistò il mondo. Il Salvatore morente conquistò per primo il mondo; lentamente e gradualmente soltanto il Bambino. Non dobbiamo dimenticare che la liturgia era in latino, che la gente non capiva nulla. Dal sacrificio della messa, che era stato stabilito a Natale, si cominciò gradualmente a mostrare alla gente, oltre al sacrificio della messa che a Natale veniva celebrato tre volte, qualcosa d’altro. Non è forse del tutto infondato — se non direttamente su di lui, almeno su seguaci di lui — attribuire a Francesco d’Assisi l’idea di mostrare ai credenti nella notte di Natale il mistero di Gesù, egli che da una certa opposizione alle vecchie forme della chiesa e allo spirito ecclesiastico antico in generale aveva mantenuto tutta la sua dottrina e il suo intero essere. Così vediamo gradualmente, lentamente, come alla comunità credente a Natale dovesse essere offerto qualcosa che si legava al grande mistero dell’umanità, alla discesa di Cristo Gesù sulla terra.

Dapprima si costruiva una culla e si facevano soltanto figure. Non attraverso persone lo si rappresentava, bensì si facevano figure: il bambinello, Giuseppe e Maria, ma in forma plastica. Gradualmente lo si sostituì con sacerdoti che si travestivano, e che lo rappresentavano nel modo più semplice. E soltanto dal tredicesimo, quattordicesimo secolo in poi cominciò a svilupparsi entro le comunità esteriormente quell’atmosfera che si potrebbe caratterizzare dicendo che la gente si diceva: vogliamo anche noi capire qualcosa di quello che vediamo, vogliamo penetrare nella cosa. E allora la gente cominciò a poter partecipare dapprima come parti singole a quello che prima era rappresentato soltanto dal clero. Naturalmente, bisogna conoscere la vita nel medioevo centrale per comprendere come quello che era legato al Sacro potesse al contempo essere considerato nel modo che ho indicato. Era completamente possibile allora, dal sentimento di una comunione, che la comunità del villaggio, l’intera comunità potesse dire: io ho fatto dondolare un poco la culla con il piede, dove Cristo è nato. Potrebbe esprimersi in questo e in molte altre cose, per esempio nel canto che accompagnava, che in parte si elevava fino allo yodel, in tutto ciò che accadeva. Ma ciò che viveva nell’anima aveva in sé una forza tale che, si potrebbe quasi dire, da un profano, da una profanazione del pensiero natalizio si trasformava nel più Sacro. E l’idea del Bambino che appare nel mondo conquistò il Sacro dei Sacri nei cuori degli uomini più semplici.

È proprio il meraviglioso in questi giochi, di cui il primo era uno di questo genere, che non erano semplicemente così come ora ci appaiono, bensì così sono diventati: pietà nell’atmosfera che prima si sviluppava dall’empietà, attraverso la potenza di quello che rappresentavano! Sì, il Bambino doveva prima conquistare i cuori, doveva prima trovare accoglienza nei cuori. In tal modo che in lui stesso era sacro, santificò i cuori che prima gli venivano incontro nella rozzezza e nell’indomitezza. È il meraviglioso nella storia dello sviluppo di questi giochi, come complessivamente il mistero di Cristo dovette conquistare pezzo per pezzo i cuori e le anime. E un po’ di questo conquistare pezzo per pezzo vogliamo domani di nuovo portare dinanzi alla nostra anima. Oggi voglio soltanto dire: non senza ragione ho osservato come sia ammonitivo, come infinitamente consenziente stia anche la cosa più semplice nel primo gioco.

Come ho detto: lentamente e gradualmente entrò in essere ciò che col mistero di Cristo è entrato nel mondo, nei cuori e nelle anime degli uomini. Ed è veramente così che quanto più si risale nella tradizione dei vari misteri di Cristo, tanto più si vede che la forma di espressione è elevata, spiritualmente elevata. Direi: si entra in qualcosa di cosmico nel dire, quanto più si risale. Abbiamo già lasciato fluire qualcosa di questo nelle nostre considerazioni, e anche nella precedente conferenza natalizia ho mostrato come le idee gnostiche furono usate per comprendere il profondo mistero di Cristo. Ma anche se seguiamo ancora vari aspetti nei tempi tardi del Medioevo, troviamo come lì ancora — nel Medioevo centrale — specialmente nelle composizioni natalzie di allora era presente qualcosa che dopo non rimase: un’enfasi del pensiero protocristiano che Cristo discende dalle vastità cosmiche, dalle altezze spirituali. Lo troviamo nell’undicesimo, dodicesimo secolo, se portiamo dinanzi all’anima, per esempio, un canto natalizio così:

Onore del Figlio di Dio fatto uomo Annunciano con gioia le schiere celesti, E forte risuona dalla bocca del pastore La lieta novella.

«Gloria negli alti cieli! E pace agli uomini!» Così suona in solenne canto; Con stupore vien visto dagli uomini ciò che Mai era accaduto.

Il cielo brillante risplende in una stella nuova; Da essa guidati, vengono da lontano I Magi, e salutano con trasporto Colui che scorgono.

Con lui è nascita nuova della Verità; È sostituito ciò che il peccato aveva perduto; Fioriscono più splendidamente alla luce della grazia I frutti della benedizione.

Il presentimento dell’antichità ora si è rivelato, Da quando su questa terra germogliò il frutto, Che ci concede vita e ristoro, E eternamente ci nutre.

Venuto, rivestito della nostra carne, Il buon Pastore che tutte le genti conduce; Ha abitato, come noi, in capanne di pellegrino, Ha sofferto per noi.

Salute alla terra che la sua luce contempla! Per lui benedetta nel tempo e nell’eternità, Consacri ognuno a lui, il Salvatore, gratitudine e amore Con puro impulso.

Aiuta, Cristo, che noi stessi il tuo insegnamento compiamo, Concedi che buone azioni ci riescano attraverso di te, Affinché un giorno presso di te la corona Della vita eterna ci ricompensi!

Così era il tono che risuonava da coloro che ancora comprendevano il significato cosmico intero del mistero di Cristo.

Oppure c’era un’altra composizione natalizia dal Medioevo centrale, un po’ posteriore all’epoca carolingia:

Il Figlio di Dio, generato dall’eternità, l’invisibile e senza fine; Per mezzo di cui il cielo e la terra e tutto ciò che abita, fu creato, Per mezzo di cui il corso dei giorni e delle ore passa e ritorna; Sempre lodato dagli angeli nel celeste regno in canto pienamente armonico, Si è rivestito, libero da ogni colpa originale, di fragile corpo, Che assunse da Maria, la Vergine, per distruggere la colpa Del primo padre Adamo, come pure la lussuria della madre Eva. Il giorno odierno di gloria e di splendore rivela che ora il Figlio, Il vero Sole, per mezzo della luce ha disperso l’antica oscurità del mondo.

Ora la notte è illuminata dalla luce di quella nuova stella, Che un tempo rapì lo sguardo degli astrologi in stupore, E vedi il pastore brilla di quello splendore, che fu accecato Dallo splendore eccelso dei celesti abitanti.

O Madre di Dio, rallegrati, tu che alla nascita di una schiera d’angeli, Che canta la lode di Dio, sei servita.

O Cristo, tu unico Figlio del Padre, che per noi hai assunto la natura Dell’uomo, rianima i tuoi che qui implorami.

O Gesù, odi mite le preghiere di coloro a che tu Hai degnato di assumerti, Affinché loro, o Figlio di Dio, partecipi rendi della tua divinità.

Questo è il tono che, direi, dalle altezze del più consapevolmente colorito sapere teologico risuonava giù fino al popolo.

Ora ascoltiamo anche un poco il tono che a Natale risuonava dal popolo stesso, quando si trovava un’anima che esprimeva il sentire del popolo:

[Il testo contiene qui una poesia in medio-alto tedesco che Steiner traduce e commenta nei paragrafi seguenti]

Questa è la preghiera che l’uomo semplice diceva e comprendeva. Abbiamo letto lo scendere, ora abbiamo il salire.

Cercherò di rendere un poco questo canto natalizio del dodicesimo secolo, affinché vediamo come anche l’uomo semplice afferrasse la grandezza intera di Cristo e la portasse in relazione con l’intera vita cosmica.

È possente e forte colui che a Natale nacque. Questo è il Santo Cristo. Lo loda tutto quello che c’è, soltanto non il diavolo, che per il suo grande orgoglio era tale che gli toccò l’inferno. Nell’inferno c’è grande disordine. Chi ha lì la sua casa, chi in effetti dimora nell’inferno, deve percepire: il sole non brilla mai là, la luna non aiuta nessuno, neanche le stelle luminose. Chiunque vede qualcosa deve dirsi quanto sarebbe bello se potesse andare in cielo. Vorrebbe volentieri essere in cielo. Nel regno dei cieli sta una casa. Un cammino d’oro vi conduce. Le colonne sono di marmo, ornate con gemme preziose. Ma nessuno vi entra se non è purissimo dai peccati. Chi va in chiesa e sta lì senza invidia, può avere bene una vita più elevata, perché gli sarà sempre data la gioventù, cioè quando alla fine ha terminato la sua vita — ricordi, ho introdotto una volta qui la parola «ringiovanire» dal corpo eterico; qui l’avete persino nel linguaggio popolare! — cioè quando gli è «ringiovanito» donato alla comunità degli angeli, beato lui che può aspettare, perché in cielo la vita è pura. E ora dice colui che così prega questo canto natalizio: ho lungamente servito, purtroppo un uomo, che va in giro nell’inferno, che ha sviluppato il mio peccato. Aiutami, santo Cristo, che io sia liberato dal suo carcere, cioè: sia liberato dalla prigione del male. Così è nel linguaggio del popolo:

È possente e forte Colui che a Natale nacque…

Prima delle rappresentazioni di Dornach era stato tenuto a Berlino il 19 dicembre 1915 un discorso con il titolo: «Il pensiero natalizio e il mistero dell’Io. L’albero della croce e la leggenda aurea. Origine dei giochi della culla e dei pastori.» Il discorso fu pubblicato in Bibl.-Nr. 165 dell’Opera Omnia di Rudolf Steiner: «L’unione spirituale dell’umanità attraverso l’impulso di Cristo.» Nello stesso volume è anche stampato il discorso introduttivo qui, a cui seguono ancora due discorsi che furono tenuti il 27 e il 28 dicembre 1915 a Dornach. Il 28 dicembre 1915 Rudolf Steiner tiene inoltre a Basilea un’allocuzione e si ricollega ai tre discorsi di Dornach. Anche queste esposizioni sono pubblicate nel detto volume dell’Opera Omnia.

3°Discorso dopo la rappresentazione del gioco del Paradiso e del gioco della Nascita di Cristo

Dornach, 3 Gennaio 1917

SECONDA CONFERENZA

Dornach, 3 gennaio 1917 in occasione di una rappresentazione del gioco del Paradiso e del gioco della Nascita di Cristo davanti a internati tedeschi da Basilea e Berna

Allocuzione in occasione di una rappresentazione del Mistero del Paradiso e del Mistero della Nascita di Cristo davanti a internati tedeschi di Basilea e Berna. Esposizione storica della tradizione popolare: come Karl Julius Schröer scoprì negli anni cinquanta del XIX secolo i Misteri di Oberufer presso Pressburg, in un'enclave tedesca dove contadini di una piccola comunità rurale tramandavano per via manoscritta di generazione in generazione antichi testi del XVI-XVII secolo. Le quattro condizioni morali che gli attori contadini dovevano osservare nel periodo delle prove: non frequentare ragazze, non cantare canzoni licenziose, non ubriacarsi, obbedire al capo che insegnava loro la parte. Il carattere non comico ma sacrale delle rappresentazioni nei villaggi.

Mi permettano di salutarvi anzitutto cordialmente e di esprimere la nostra soddisfazione che voi oggi possiate stare nel nostro mezzo! Vi prego di accogliere quello che potremo offrirvi come qualcosa di piuttosto modesto. Non deve essere una prova di una rappresentazione eccellente o di una particolare prestazione artistica, bensì, direi, piuttosto una rappresentazione storica. E affinché le aspettative non siano troppo elevate, desidero accennare solo con poche parole come sia accaduto che proprio questi due e alcuni altri tali giochi natalizi, giochi del Paradiso e simili, noi li rappresentiamo da anni in modo semplice e primitivo, in una relazione piuttosto indiretta con la nostra attività.

Non si tratta propriamente di tali giochi natalizi e di fine anno come altrimenti si possono vedere, benché naturalmente c’è una somiglianza. Io stesso sono arrivato proprio a questi giochi natalizi perché, quando nel 1879 venni all’Istituto Tecnico di Vienna, vi incontrai un professore che poi mi divenne molto caro: Karl Julius Schröer. Io stesso ritengo Karl Julius Schröer — da molto tempo defunto — uno dei più significativi ricercatori germanistici dei tempi moderni, benché, come accade a molte persone eminenti, abbia ricevuto poco riconoscimento. Fu prima professore all’università di Budapest, poi a lungo al liceo tedesco di Presburgo, cioè a una città sulla strada da Vienna a Budapest. E dopo che il ricercatore germanistico Weinhold per primo aveva iniziato a registrare i resti rimasti di vecchi giochi natalizi e di fine anno, Karl Julius Schröer negli anni cinquanta del diciannovesimo secolo da Presburgo attirò l’attenzione su particolari rappresentazioni di giochi natalizi e di fine anno, giochi del Paradiso, che avvenivano nei pressi di Presburgo tra i contadini di quella regione.

Questi giochi natalizi naturalmente sono legati ai giochi natalizi e di fine anno altrimenti raccolti in regioni tedesche. Ma sono, direi, in un certo grado più autentici, specialmente quelli raccolti da Schröer dalla regione di Oberufer — raggiungibile a piedi da Presburgo in mezza ora, dove c’è un’enclave tedesca — così che se ne ha un documento storico. Sono più autentici di quelli nelle altre regioni. Si sono conservati nel modo che semplicemente i contadini che vi erano giudicati idonei erano convocati da uno dei loro anziani in autunno, quando non c’era più lavoro nei campi da fare. E allora questi giochi natalizi, che erano tradizionalmente conservati, erano provati. Erano, direi, provati in modo veramente bello e solenne, non come se fosse una pura cosa artistica che si volesse eseguire, bensì era collegato con lo sviluppo cordiale intero della gente. Si vede già da questo che quei contadini che potevano partecipare al gioco, cioè che dovevano parteciparvi, nelle settimane in cui avevano luogo le prove e in cui dovevano imparare a memoria, veramente anche si preparavano moralmente. Dovevano essere moralmente degni di apparire in questi pezzi.

C’erano quattro condizioni che l’anziano, che possedeva quei manoscritti tramandati da generazione a generazione, comunicava. Quelli cioè che potevano imparare queste cose dovevano soddisfare quattro condizioni. La prima era: nel periodo in cui dovevano imparare e prepararsi alle rappresentazioni, non potevano andare da una ragazza; in secondo luogo non potevano cantare canzoni di bricconi, il che era stato loro esplicitamente chiarito come una sorta di catechismo; in terzo luogo non potevano ubriacarsi, non potevano comportarsi in alcun modo licenziosamente, come naturalmente era altrimenti usuale in queste regioni le domeniche; e in quarto luogo dovevano ubbidire bene a colui che era l’anziano e che insegnava loro queste cose, che le provava con loro e così via. Quando erano giudicati degni, veniva loro consegnata una copia, e questa potevano allora tenere. L’anno successivo coloro che erano ulteriormente destinati dovevano farsi copiare queste cose. Così non era affatto facile per Schröer, quando aveva saputo che là nel paese erano rappresentate tali cose, ottenerne copie corrette. Perché le cose erano state copiate di anno in anno. Un gioco natalizio nel 1809, in occasione di un’inondazione, era persino stato assai corrotto; ed era inoltre molto difficile leggerle, in vari manoscritti mancavano varie parti. Ma le cose vivevano così in questo popolo che, per esempio, Schröer, quando faceva queste ricerche, da certi contesti notava: qui deve mancare qualcosa. Allora faceva venire un tale uomo, che aveva insegnato, e diceva: pensi un po’, manca qui qualcosa? Sì, sì, diceva quello, e poteva allora talvolta su pagine intere recitare di nuovo intere strofe che erano cadute, dimenticate da anni.

Così, vedete, erano provate queste cose. E come ho detto, nelle quattro settimane prima di Natale fino all’Epifania venivano rappresentate tra i contadini. E vogliamo darvi una sorta di ricordo storico. Mentre le rappresentazioni di giochi natalizi sono documentabili fino all’undicesimo secolo, rimangono nel modo in cui erano vissuti nel sedicesimo e diciassettesimo secolo. E si rimase conservatori. Di anno in anno venivano rappresentati nello stesso modo. Veniva rappresentato così che i contadini giravano nel villaggio; non poteva ascoltarsi altra musica. Una volta Schröer stesso vide che i contadini, in un villaggio dove andavano e volevano rappresentare i giochi, venivano ricevuti con musica. Allora furono molto offesi, perché dicevano che non erano mica comici. Lo rappresentavano veramente, direi, come una sorta di servizio divino.

In questo modo semplice e primitivo, come era fatto tra i contadini, volevamo propriamente rappresentarlo. Ma varie cose non possiamo fare. I contadini giravano nel villaggio; le cose venivano semplicemente rappresentate in una normale taverna. E molte altre cose che vi si legano non possiamo farle allo stesso modo. Il diavolo, per esempio, si vestiva sempre molto prima, andava con un corno di mucca per il villaggio, soffiava nelle finestre e diceva alla gente che dovevano venire. Se trovava una carrozza, vi saltava su, tirava giù la gente e la portava alla rappresentazione. E così la gente girava di villaggio in villaggio e rappresentava in dialetto queste cose, in un dialetto austriaco, abbastanza simile al bavarese, cioè in un dialetto sud-tedesco che era di casa in quelle regioni presso Presburgo. Da questo punto di vista vi prego di accogliere queste cose conservate da secoli passati così modestamente come sono intese.

4°Discorso dopo la rappresentazione dei giochi natalizi (Paradiso e Pastori) con ospiti invitati

Dornach, 7 Gennaio 1917

TERZA CONFERENZA

Dornach, 7 gennaio 1917 in occasione della rappresentazione dei giochi natalizi: gioco del Paradiso e gioco dei Pastori, con ospiti invitati

Allocuzione in occasione della rappresentazione dei Misteri di Natale (Mistero del Paradiso e Mistero dei pastori) davanti a ospiti invitati. Approfondimento del quadro storico-culturale: la peculiare conservazione di antichi Misteri popolari tra i contadini di Oberufer come enclave tedesca presso Pressburg, accanto agli Heanzen, ai tedeschi di Zipser, ai sassoni di Transilvania, ai tedeschi del Gottscheer Ländchen. Differenza fra questi Misteri e quelli raccolti in altre regioni di lingua tedesca: la maggior autenticità delle versioni di Oberufer, risalenti al XVI secolo, conservate inalterate per migrazione e tradizione orale. Il significato unificante dei Misteri tra protestanti e cattolici nelle stesse comunità contadine.

Mi permettano innanzi tutto di salutare cordialmente i nostri onorevoli ospiti e di esprimere la nostra soddisfazione per il fatto che voi siete nel nostro mezzo, e poi di caratterizzare con alcune frasi quello che propriamente intendiamo con le rappresentazioni che ora tenteremo in modo modesto. Vi prego di considerare le rappresentazioni completamente nel senso che siano colte come un tentativo modesto. Naturalmente non possiamo in alcuna direzione offrire nulla di concluso o di perfetto.

Si tratta di cosiddetti giochi natalizi, ma di giochi natalizi che si distinguono da altri, che ora con ogni anno si rappresentano sempre più. Posso accennare brevemente come io stesso sia arrivato a dirigere l’attenzione dei nostri amici proprio a questi giochi natalizi da rappresentare qui. Quando nel 1879 venni all’Istituto di Vienna, conobbi il Professore Schröer, da cui dapprima appresi, e che poi mi divenne molto caro. È divenuto poco noto in circoli più ampi; ma penso che abbia meriti, per quanto riguarda la ricerca tedesca dei dialetti in Austria e successivamente la ricerca su Goethe, ancora non riconosciuti, e che lo saranno in seguito. Negli anni cinquanta si dedicò non solo alla ricerca dei dialetti tedeschi così come erano presenti presso i singoli ceppi tedeschi nella monarchia austro-ungarica, bensì anche alla ricerca dei costumi popolari e dei vari, direi, tesori della cultura popolare. Per un certo tempo fu professore al liceo tedesco di Presburgo, che si trova sulla linea tra Vienna e Budapest, e poi professore a Budapest; successivamente alla Scuola Evangelica a Vienna e professore all’Istituto Tecnico di Vienna. Lì lo conobbi appunto.

Bene, negli anni cinquanta, dopo che Weinbold aveva iniziato a raccogliere vari giochi natalizi, specialmente dalla Slesia, Schröer fece la scoperta che nei pressi di Presburgo, nella cosiddetta regione di Oberufer, in un’area che è un’enclave tedesca, vivevano vecchi giochi natalizi. Questi giochi natalizi erano rappresentati dai contadini direttamente nel cosiddetto tempo sacro ogni inverno. Sappiamo che tali giochi natalizi possono essere storicamente rintracciati; probabilmente però risalgono molto più indietro fino al decimo, undicesimo secolo. Presero, come sappiamo, il loro inizio dalla chiesa; dapprima si basavano sui giochi della culla, sui giochi della Passione, che venivano rappresentati nelle chiese. Ma furono poi separati dalle chiese e vennero al popolo. Ora dal tempo di allora, successivamente da Hartmann e altri germanisti, molti tali giochi natalizi sono stati raccolti, che ora anche, da quando l’impulso è stato dato, si rappresentano nei più vari luoghi, giochi natalizi della Pfalz, della Baviera superiore e così via. Ma tutti questi giochi natalizi che altrimenti potete vedere si distinguono in un certo modo da quelli che Karl Julius Schröer allora nella regione di Presburgo presso i cosiddetti Haidbauern — così si chiamavano questi contadini là nella regione di Oberufer — poteva raccogliere. Sviluppò un’attenzione delicata proprio per queste cose dedicandosi alla ricerca dei costumi e degli ordinamenti presso questi dispersi ceppi di popolo tedesco nella regione di Oberufer, anche presso i cosiddetti Heanzen, un’enclave tedesca, poi presso i Tedeschi di Zips, presso i Transilvani, presso quelli nella piccola terra dei Gottscheer, dappertutto presso i singoli ceppi di popolo che erano stati portati fuori dall’insieme dei territori di lingua tedesca e avevano colonizzato queste regioni, dove si trovano cose straordinarie. Così si può dire: i giochi natalizi che vivono nelle altre regioni, nel territorio germanofono chiuso, si sono sviluppati ulteriormente, mentre qui in questi giochi abbiamo conservato qualcosa che proviene dal sedicesimo secolo, al più tardi dai primi inizi del diciassettesimo secolo e così è stato conservato. La gente emigrò verso est, portò con sé le cose e le conservò così come le avevano originariamente nella loro precedente patria tedesca. Le cose, che erano sempre così conservate che da anno a anno vivevano in determinate famiglie, andavano con le generazioni attraverso i secoli. Ogni anno quelli che da un uomo più anziano, esperto nella cosa, erano stati scelti, quelli che egli trovava idonei tra i giovani contadini e le giovani contadine, dovevano copiarle. Nel tempo in cui la vendemmia era finita, venivano scelti i popolo che egli riteneva degni di rappresentare le cose; allora venivano copiate, e così, perché ognuno doveva copiarle per conto proprio, i manoscritti più antichi andarono persi. Il manoscritto che sta alla base di un gioco dei pastori che vedremo oggi proviene forse dall’inizio del diciottesimo secolo; lo si può constatare dal fatto che contiene inchiostro sbiadito, perché subì un’inondazione nel 1809, che minacciò quella regione, così che abbiamo nella copia una forma piuttosto antica.

Ma le cose vivono nella coscienza del popolo stesso in un modo del tutto meraviglioso. C’erano, poiché i manoscritti erano in parte corrotti, a volte cose omesse; lo si vedeva nelle cose che non combaciavano negli estremi e negli inizi. E Schröer prese allora un vecchio contadino che era stato per un certo tempo il conduttore delle cose, e disse: Lei, si ricorda, qui deve mancare qualcosa! E allora quell’uomo veramente, dalla sua memoria, recitò di nuovo strofe intere che potevano essere inserite. Così le cose vivevano nel popolo: dal sedicesimo, dall’inizio del diciassettesimo secolo in questi odierni contadini della regione di Oberufer. Oggi tutto è largamente materializzato; le cose sono propriamente estinte. È possibile che in singole regioni si trovi ancora in deboli reliquie.

Ora è particolarmente interessante che i contadini che rappresentavano - erano solo contadini e non artisti. Noi cerchiamo interamente di allestire la rappresentazione così che dia un’immagine di come era tra i contadini. Io stesso ho parlato spesso con Schröer su questo. Noi due ci interessammo straordinariamente, e potei farmi un’immagine di come le cose vivessero tra i contadini nel quindicesimo secolo. Ma è interessante che vi sia un’atmosfera particolare legata alle cose, caratterizzata dal fatto che la gente che poteva partecipare non solo si preparava attraverso l’imparare a memoria, le prove e così via, bensì si era moralmente preparata. Ognuno ricevette un foglio su cui erano scritte le condizioni che doveva soddisfare. Se era ritenuto degno di partecipare, doveva soddisfare quattro condizioni. La rappresentazione cominciava poi con la prima domenica d’Avvento, andava oltre il Natale fino nel periodo dell’Epifania, e alcune avvenivano persino fino nel periodo del Carnevale. Ma come ho detto, i partecipanti ricevevano un foglio su cui erano scritte le loro condizioni morali.

In primo luogo, non potevano durante tutto il tempo — il che è assai importante — se si è vissuto tra contadini, si sa che queste quattro condizioni sono straordinariamente importanti — non potevano, come stava scritto chiaramente, andare da una ragazza in tutto il tempo; in secondo luogo non potevano cantare canzoni di bricconi o cose simili; in terzo luogo dovevano durante tutto il tempo condurre una vita ineccepibile, dunque dovevano vivere in modo interamente dignitoso e ritirato, cioè dovevano prepararsi moralmente, e in quarto luogo dovevano prestare obbedienza assoluta a colui che era l’anziano, il loro maestro, che provava con loro queste cose.

Successivamente queste cose erano provate, e dovevano poi rappresentarle in una taverna. L’allestimento era tale che semplicemente i banchi per gli spettatori venivano disposti in forma di ferro di cavallo, e nel mezzo della sala si rappresentava, così che nella stessa stanza c’erano coloro che ascoltavano e coloro che rappresentavano. La gente considerava questo completamente come una questione festiva e assolutamente non come qualcosa di teatrale. Così, per esempio, quando giravano per il villaggio, una volta una tale compagnia, come la si chiamava — compagnia = l’intero insieme dei partecipanti, lo si chiamava la compagnia — fu ricevuta con musica profana. Allora dichiararono che non lo volevano, non erano comici, non si dovesse fare loro una tale cosa.

Ora devo osservare che nel tutto ci sono rozze scenette su cui forse si potrebbe anche ridere, nonostante si tratti delle questioni più elevate dell’umanità nel gioco; questo deve essere completamente attribuito all’intera atmosfera da cui tale cosa era cresciuta nella cultura contadina. Bisogna rendersi conto che nella cultura contadina le questioni più elevate non sono propriamente trattate in modo sentimentale, bensì nel sacro assoluto si mescolano il giocoso e il rozzo. Per la comprensione contadina e per il sentimento contadino — intendo nelle regioni locali — questo assolutamente non desacralizza le questioni più elevate. La gente che ascoltava non voleva ascoltare le cose soltanto con facce lunghe e in atmosfera sentimentale, bensì voleva contemporaneamente avere qualcosa che la spingesse oltre la sentimentalità. Quando vedrete il gioco dei pastori, noterete, vedete: il bambino è posto nella culla; ma i pastori erano incaricati dal loro maestro non solo di adorare il bambino, bensì la culla stessa — che era sistemata come una culla — di farla effettivamente dondolare un poco con i piedi. Così l’atmosfera lieta si mescolava all’atmosfera del tutto seria e solenne.

Noto che in questi giochi abbiamo qualcosa che ha agito nello stesso tempo in modo compensativo e armonizzante sulla popolazione. La popolazione allora negli anni cinquanta, sessanta, settanta, quando questi giochi ancora venivano rappresentati, si potrebbe dire era metà protestante, metà cattolica. Mentre altrimenti naturalmente erano severamente separati nei loro servizi divini, nel loro culto religioso, si trovavano insieme in questi giochi. È molto straordinario come, se si entra più a fondo in quello che emerge dalla cultura del dialetto, si trovino relazioni che rimandano a un’antichissima disposizione nell’umanità. Come un poeta in dialetto tedesco della Bassa Austria ha composto una poesia che è come per se stessa, nelle dimore omeriche del dialetto della Bassa Austria in esametri, così vediamo emergere qualcosa che qui si chiama il canto della compagnia, qualcosa che nonostante la diversità ricorda gli antichi cori della tragedia greca.

Naturalmente, i singoli dettagli che derivarono nel contesto della cultura contadina non possiamo rappresentare qui. Vedrete che in un gioco il diavolo ha un certo ruolo. Il diavolo non era solo usato come partecipante. La gente girava da villaggio a villaggio, questi erano il vero villaggio di Oberufer San Martino, Salendorf, Nicola e così via, giravano e rappresentavano nelle taverne destinate a ciò. Ma il diavolo si vestiva prima e girava per il villaggio con un corno di mucca e soffiava a tutte le finestre e chiamava insieme la gente. Questo naturalmente non possiamo imitare qui. Quando vedeva un carro venire, vi saltava su e diceva alla gente che dovevano venire con lui, avrebbero visto qualcosa di bellissimo. Erano rappresentazioni che, direi, a quel tempo tengono insieme l’intera cultura.

Ora rappresenteremo due di questi giochi. Nelle rappresentazioni contadine c’era sempre un terzo gioco, per che non abbiamo un’edizione, un gioco di Carnevale. Di solito l’ordine era fatto così che prima veniva rappresentato il gioco dei pastori, poi il gioco del Paradiso — lo rappresenteremo qui al contrario — e infine come una sorta di gioco satirico, che di nuovo ricorda ordinamenti antichissimi, veniva rappresentato un gioco di Carnevale. Così era una vera trilogia. Qui non avremo il gioco di Carnevale.

Ora vi prego di ascoltare le cose nel dialetto, che è molto simile al dialetto bavarico-austriaco, ma che è di nuovo diverso in alcuni aspetti. Deve essere completamente soltanto un tentativo modesto, che è indirettamente legato alla nostra attività antroposofica, un tentativo di estrarre la vita spirituale di una determinata epoca e di portarla avanti storicamente. Direi: deve essere un tentativo storico, un po’ di quella che nei secoli passati attraverso l’intera Europa centrale era una forma importante di espressione della vita spirituale del popolo.

Continuazione della Conferenza III

Una caratteristica molto interessante di questi giochi è che nel gioco del Paradiso e nel gioco dei Pastori compaiono numerose particolarità linguistiche e culturali che meritano attenzione speciale. Da un lato abbiamo il carattere di semplicità, dall’altro la ricchezza di significati nascosti in ogni parola.

Vi prego di notare particolarmente quando sentirete dire che Eva è stata creata da Dio Padre da una “Riebe” di Adamo. Qui non si tratta di una cattiva pronuncia — il contadino non dice “Rippe” bensì “Riebe”. Questa è la forma dialettale genuina e conservata della parola tedesca riuscita attraverso i secoli. Similmente, quando sentirete il diavolo dire che ha visto “a paar ratzen”, noterete che “ratzen” è una corruzione di “Ratten”, cioè di topi. Ma ciò che è più notevole è come questi giochi mantengano una coerenza linguistica impressionante nonostante le variazioni dialettali.

C’è poi la parola “Kietzen” che in quella regione significava le prugne e le pere essiccate che si mangiavano a Natale. Quando il diavolo dice “Hätten Adam und Eva Kietzen gfress’n”, ossia “Se Adamo ed Eva avessero mangiato Kietzen”, intende proprio queste cose che il popolo conosceva dalla sua vita quotidiana. Il predicatore medievale avrebbe usato concetti teologici elevati, ma il popolo di Oberufer ha fatto il contrario: ha portato i concetti del mistero divino al livello delle cose che vivevano nel loro quotidiano.

La parola “frozzeln” che il diavolo usa significa nulla più che “motteggiare”, “scherzare”, “fare uno scherzo”. È un termine della lingua popolare che esprime una leggera mancanza di rispetto o una presa in giro amichevole. Nel contesto del diavolo, ovviamente, assume una connotazione più scura.

Ascolterete anche i “Wirte” — gli albergatori — che dicono di sé: “Io come un oste della mia posizione ho il potere nella mia casa e nella mia abitazione”. Questo non significa che credono di avere una particolare forma fisica, bensì piuttosto che hanno un certo rango, uno status, una posizione nella comunità. Un oste che sa dare al suo albergo una certa reputazione ha il potere di attrarre ospiti. “Geschrei” significa “voce”, “diceria”, “ciò che si dice”. Quando l’angelo dice che Elisabetta “stia nel Geschrei” di essere sterile, intende che gira voce che sia sterile, che tutti dicono che non possa avere figli.

Un’altra espressione frequente tra i pastori è “um und um”, che letteralmente significa “intorno e intorno” ma che usano nel senso di “come al solito”, “come sempre”. “Io glieli ho prestati um-und-um” significa “come di solito gli prestavo i miei guanti”. Poi scoprirete che i pastori usano frequentemente la parola “bekern”, che nella regione dove si rappresentavano questi giochi significava “accadere”, “succedere”. Quando i pastori si vedono, dicono cose come “es hat sie gefrört” — “si sono congelati” — oppure “spiegelkartenhal is”, che significa “il terreno è liscio come uno specchio”.

Una particolarità bellissima è quando uno dei pastori viene svegliato avvertendolo che è già tardi, che gli uccelli già cinguettano, e nel linguaggio contadino “cinguettare” si dice “piewen”. “Stiehl, steh auf, die waldvegala piewa scho!” — “Svegliati, svegliati, gli uccellini già cinguettano!” E nella seconda riga il Gallo dice: “Stiehl, steh auf, dö fuhrleut kleschn scho auf der stroßn” — “Svegliati, svegliati, i carrettieri già fanno schioccare le fruste sulla strada.” “Kleschen” significa proprio lo schiocco della frusta, quel suono caratteristico dei carrettieri che partono al mattino.

Questi giochi sono davvero il più bel riflesso di tutto ciò che nei secoli passati percorse l’intera Europa centrale, di tutto ciò che si svolgeva in tali rappresentazioni festive. Esiste per esempio ancora il manoscritto di San Gallo, che consiste di trecentoquaranta versi. Ci sono giochi che risalgono fino all’undicesimo secolo. Ma tutto ciò che altrimenti esiste in questo rapporto, credo, non può completamente uguagliare l’intimità che risiede proprio nei giochi di Oberufer, che si conservarono fino agli anni cinquanta del diciannovesimo secolo nella regione di Presburgo.

Si può certamente dire: questi giochi appartengono a quelle cose che purtroppo si sono perse, che sono scomparse e che si vorrebbe tanto, così tanto riaccendere di nuovo. Perché sono veramente tali da far sembrare che attraverso essi ci si ricordasse di quello che è così intimamente connesso con il divenire della nostra vita spirituale.

Questo è ciò che vi volevo dire prima della rappresentazione.

QUARTA CONFERENZA

5°Discorso del 30 dicembre 1917 sui giochi natalizi della tradizione popolare

Dornach, 30 Dicembre 1917

Dornach, 30 dicembre 1917

Prima di tutte le cose desidero salutarvi cordialmente, anche a nome di tutti coloro che sono occupati nei lavori del Goetheanum e di tutti coloro che partecipano ai nostri sforzi antroposofici. Vogliamo esprimere la nostra sincera gioia che voi vi troviate nel nostro mezzo per queste rappresentazioni. Saranno rappresentati oggi i giochi natalizi, e desidero premettere solo poche parole.

Che cosa sono questi giochi natalizi? Sono rappresentazioni che provengono da un’epoca in cui l’uomo europeo credeva di poter comprendere attraverso il dramma vivente il grande mistero del divenire dell’umanità. Nel medioevo, specialmente dal dodicesimo secolo in poi, iniziò un grande movimento: il desiderio del popolo di comprendere attivamente, attraverso la partecipazione diretta, il mistero della nascita di Cristo e degli eventi salvifici a esso collegati.

Questi giochi non sono invenzioni letterarie di studiosi eruditi. Sono invece cresciuti dal sentimento profondo dei popoli germanici medievali. Rappresentano il modo in cui i contadini — e più tardi anche altri — concepivano i misteri divini e li rendevano visibili attraverso l’azione drammatica. Quello che vedrete non è arte raffinata, bensì arte popolare nel senso più profondo: l’espressione spontanea di una comunità che vive questi misteri.

La particolarità dei giochi di Oberufer è che essi si sono conservati nelle loro forme originarie — probabilmente risalenti al sedicesimo e diciassettesimo secolo — perché gli emigranti tedeschi che si trasferirono nelle regioni ungheresi portarono con sé queste tradizioni e le conservarono intatte nel corso dei secoli. Mentre nei territori germanici propriamente detti questi giochi si svilupparono e cambiarono continuamente, nelle piccole enclavi tedesche dell’Ungheria rimasero per lo più immutati.

Vorrei sottolineare un aspetto molto importante: la trasmissione orale di questi giochi. Anche quando i manoscritti si corrompevano — e talvolta accadde — il contenuto rimaneva vivo nella memoria del popolo. Quando Schröer scoprì questi giochi, trovò che persino passaggi completamente persi dalle trascrizioni scritte potevano essere recuperati dalla memoria di un vecchio maestro contadino che aveva diretto i giochi per molti anni.

È questo tipo di trasmissione vivente che rende questi giochi così preziosi per noi. Essi rappresentano non una cultura morta, congelata in manoscritti, bensì una tradizione vivente che si è tramandata di generazione in generazione attraverso il cuore e la memoria del popolo.

Voglio aggiungere un’osservazione personale: quando conobbi il Professor Schröer nel 1879 a Vienna, egli mi narrò questi giochi con tale passione e vividezza che potei comprendere come il popolo di Oberufer li sentisse come una questione sacra. Non erano per loro uno spettacolo teatrale, bensì una forma di partecipazione nella storia della salvezza dell’umanità. Il fatto che oggi noi li rappresentiamo qui al Goetheanum, in questo luogo dedicato alla ricerca della conoscenza spirituale, mi sembra un modo appropriato di onorare sia la tradizione popolare che il mistero stesso che questi giochi cercano di esprimere.

Vi prego di accogliere questa rappresentazione nello spirito in cui è presentata: non come un’esibizione artistica che pretenda di essere perfetta, bensì come un tentativo di riportare in vita qualcosa di profondamente umano, qualcosa che unisce la semplicità della fede popolare con la profondità dei misteri cristiani.

QUINTA CONFERENZA

6°Discorso del 6 gennaio 1918 sui giochi natalizi della tradizione popolare

Dornach, 6 Gennaio 1918

Dornach, 6 gennaio 1918

Nel nome di tutti coloro che sono occupati presso i lavori della costruzione del Goetheanum e nel nome di tutti coloro che collaborano nella nostra Società Antroposofica, devo rivolgervi un cordiale saluto come nostri cari ospiti e devo esprimere la nostra grande gioia che vogliate oggi guardare questi nostri modesti giochi — i giochi natalizi. Mi permettano di premettere solo poche parole a questi giochi: posso collegarmi al modo in cui siamo giunti a essi, i cui insegnamenti si muovono in un certo contesto più libero con i nostri sforzi, ma che tuttavia si inseriscono propriamente nel modo corretto nei nostri sforzi.

Questi giochi che vi rappresenteremo provengono dall’antica regione tedesca dell’Ungheria superiore, dell’Ungheria occidentale superiore, da Oberufer. Essi sono venuti a Oberufer attraverso i coloni, che da regioni più occidentali si trasferirono in questa parte orientale dell’Europa centrale, probabilmente già nel sedicesimo secolo, al più tardi all’inizio del diciassettesimo secolo. È proprio grazie a questa circostanza che essi sono stati trovati in questa colonia tedesca: e ciò li rende particolarmente interessanti, più interessanti di simili altri giochi natalizi e giochi pasquali che oggi si possono conoscere rappresentati qua e là, specialmente ora. Quello che vi rappresentiamo, il mio stimatissimo vecchio amico ormai defunto da molto tempo Karl Julius Schröer ha raccolto negli anni cinquanta e sessanta del diciannovesimo secolo a Oberufer, nelle vicinanze di Presburgo, tra i contadini locali.

Questo significa che dal suo luogo di residenza, da Presburgo, ha appreso della loro esistenza e ha avuto la possibilità di raccoglierli. I manoscritti di questi giochi sono stati tramandati di generazione in generazione sempre nei medesimi modi. Ogni anno, in autunno, quando la vendemmia era terminata, il maestro che allora dirigeva queste cose, che era stato il depositario dell’antica tradizione, convocava i giovani che giudicava idonei a rappresentare questi giochi. Allora dovevano imparare a memoria, dovevano esercitarsi durante le settimane autunnali e invernali precedenti il Natale.

Il riflesso che Schröer ha descritto di questa trasmissione è particolarmente impressionante. Non era una trasmissione casuale, bensì profondamente sistematica e consacrata. Vi era un vero vincolo morale e spirituale tra i maestri e gli allievi che imparavano questi giochi. I giovani che venivano scelti dovevano impegnarsi moralmente, dovevano elevare la qualità della loro vita durante questo periodo di preparazione. Era una preparazione che interessava sia la mente che il corpo, sia l’anima che lo spirito.

Ora vorrei parlarvi dei modi in cui questi giochi si sono conservati. Per secoli essi hanno continuato a essere trascritti e ricopiati, sempre dalle stesse mani, sempre con la stessa dedizione, sempre con lo stesso spirito. Accadeva però che a volte i manoscritti si corrompevano, si danneggiavano, o parti venivano perse. E tuttavia — e qui risiede qualcosa di profondamente significativo — il contenuto era rimasto così vivo nella tradizione orale, nella memoria del popolo, che quando Schröer poteva consultare i vecchi maestri su tali lacune, essi erano in grado di recitare, senza il manoscritto, intere strofe, talvolta intere scene di questi giochi che erano cadute fuori dalle copie scritte.

Questo ci insegna qualcosa di molto importante sulla trasmissione della cultura popolare. Non è il manoscritto scritto che mantiene viva la tradizione, bensì il cuore vivente del popolo, la memoria consacrata, lo spirito che continua a vivere nelle anime di coloro che amano e comprendono veramente queste cose. I manoscritti sono soltanto un supporto, un aiuto alla memoria, ma non il fondamento della trasmissione. Il fondamento è sempre il legame vivente tra maestro e discepolo, tra generazione e generazione.

Una particolarità assai importante che vorrei sottolineare è il fatto che questi giochi natalizi hanno avuto il potere di unire popoli che altrimenti erano divisi religiosamente e socialmente. Nella regione di Oberufer, cattolici e protestanti, sebbene frequentassero servizi divini diversi, si riunivano intorno a questi giochi natalizi come una comunità unita. Questi giochi funzionavano come una forza culturale riconciliatrice. Era in loro il potere di portare alla comunità un sentimento di unità nello stesso momento in cui le divisioni religiose tendevano a separarla.

Questo aspetto riconciliatore dei giochi natalizi è profondamente significativo. Esso ci mostra come l’arte popolare genuina abbia il potere di superare le divisioni esteriori e di raggiungere qualcosa di più profondamente umano. Nel mistero della nascita di Cristo e del significato del Natale, cattolici e protestanti potevano trovare un terreno comune di fede e di comprensione spirituale.

Desidero inoltre sottolineare come questi giochi rappresentino una forma di evoluzione religiosa. Non era il cristianesimo gelido delle dispute teologiche, bensì il cristianesimo vivo, incarnato, rappresentato davanti agli occhi e agli orecchi del popolo in forma drammatica. Era il modo in cui la fede diventava esperienza diretta, in cui il popolo poteva partecipare attivamente alla comprensione dei misteri divini.

Là dove oggi noi vediamo l’arte popolare come una cosa del passato, da custodire nei musei o nei libri di storia, per questo popolo di Oberufer era una questione ancora profondamente vitale, ancora profondamente sentita. Fino a quando questi giochi si rappresentavano, fino a quando le generazioni potevano rivolgere gli occhi a questa tradizione, la comunità manteneva una relazione vivente con i misteri del cristianesimo. Attraverso questi giochi, non soltanto il passato veniva mantenuto vivo, bensì il significato eterno di questi misteri veniva rinnovato di anno in anno.

Ora vi chiedo di ricevere questi giochi come un contributo umile ma sincero a questa tradizione vivente. Non pretendono di essere perfetti, non pretendono di essere artisticamente compiuti secondo gli standard moderni. Sono, piuttosto, un tentativo di portare di nuovo in vita, nel nostro tempo contemporaneo, qualcosa che ha significato profondo per l’umanità nel corso dei secoli. Se riuscissero a evocare in voi un senso di quella che si potrebbe chiamare la semplicità consacrata che pervadeva questi giochi quando erano rappresentati autenticamente davanti a una comunità consacrata, allora avrebbero raggiunto il loro scopo.

Approfondimento sulla Natura dei Giochi Natalizi: Continuazione del Ciclo di Conferenze

La tradizione dei giochi natalizi ha avuto un significato straordinario nella formazione della cultura europea medievale e moderna. A partire dal dodicesimo e tredicesimo secolo, abbiamo testimonianze di come il popolo, non in grado di comprendere il latino della liturgia ecclesiastica, desiderasse partecipare attivamente ai misteri divini. Fu questo il momento cruciale in cui nacque l’idea di rappresentare il mistero della nascita di Cristo attraverso la drammaturgia popolare.

Inizialmente, come ho spiegato, si utilizzavano figure di creta e di legno. Poi, gradualmente, il clero iniziò a delegare ai fedeli la possibilità di partecipare a queste rappresentazioni. È una transizione affascinante: dai freddi simboli alle figure plastiche, alle persone viventi che indossavano i vestiti di Maria, Giuseppe, i pastori e gli angeli. Attraverso questo passaggio graduale, il mistero religioso divenne non qualcosa di osservato passivamente, bensì qualcosa di sperimentato attraverso la partecipazione diretta.

Questo sviluppo nel medioevo non è casuale. Riflette una trasformazione profonda nella coscienza umana. Nel periodo della scolastica tardiva, l’uomo europeo iniziava a desiderare non solo di credere, bensì di comprendere attivamente i misteri della propria fede. I giochi natalizi rispondevano a questo bisogno fondamentale.

Voglio enfatizzare un aspetto importante che caratterizza specificamente i giochi di Oberufer: la loro qualità di documento storico vivente. Non sono una ricostruzione moderna di cosa potrebbe essere stato un gioco medievale. Sono la preservazione autentica di una forma drammatica che ha continuato a vivere in una piccola comunità attraverso più di quattro secoli. Questo li rende preziosi per coloro che desiderano comprendere non una teoria astratta di come il medioevo concepisse il dramma religioso, bensì la realtà concreta di come un popolo vivesse questi misteri.

Nel discutere di questi giochi, devo anche affrontare la questione dell’apparentemente strano accostamento di elementi solenni e comici. Come ho osservato, una volta il popolo intero del villaggio si riuniva per dondolare la culla del Bambino Gesù, pur trovando tutto ciò perfettamente compatibile con lo scherzo e la risata. Questo non è segno di mancanza di devozione. Al contrario, riflette una concezione della realtà in cui il divino e l’umano, il serio e il giocoso, non sono visti come categorie opposte, bensì come aspetti complementari della stessa realtà.

Questa percezione è rimasta intatta tra il popolo di Oberufer fino al diciannovesimo secolo, mentre nella cultura più raffinata era stata progressivamente sacrificata al sorgere di una sensibilità sentimentale che riteneva che solo la solennità e la pietà fossero appropriate nei confronti del sacro. Il popolo contadino, al contrario, sapeva che il sacro poteva portare in sé la gioia della vita piena, incluso l’humor e l’aspetto ludico dell’esistenza umana.

C’è inoltre un aspetto pedagogico notevole in come questi giochi insegnavano. Non solo trasmettevano la storia narrata nel testo drammatico, bensì trasmettevano anche una forma di sapienza morale attraverso il vincolo tra maestro e apprendista. Il maestro che dirigeva i giochi non era semplicemente un direttore teatrale moderno che cerca di produrre uno spettacolo perfetto. Era un custode di una tradizione sacra, e gli allievi che selezionava dovevano dimostrare la loro dignità morale per avere il privilegio di partecipare.

Questo sistema di preparazione morale aveva effetti profondi. Come ho descritto, i giovani che venivano scelti dovevano cambiare il loro comportamento durante il periodo di preparazione. Non potevano bere vino, non potevano comportarsi licenziosamente, dovevano condurre una vita ritirata e dignitosa. Non si trattava di repressione, bensì di elevazione consapevole della propria natura morale per diventare degni recipienti del mistero che stavano per rappresentare.

Questo aspetto dei giochi è particolarmente significativo per la nostra epoca contemporanea. Viviamo in un tempo in cui l’arte è spesso considerata come una questione puramente estetica, separata dalla moralità e dall’eticità della vita dell’artista. I giochi di Oberufer, al contrario, dimostrano come l’arte autentica nasca da un fondamento morale solido, da una preparazione dell’anima così come della mente e del corpo.

Il Professor Schröer, nel suo lavoro di raccolta e conservazione di questi giochi, comprendeva profondamente questo aspetto morale. Non era interessato soltanto a preservare testi letterari o a documentare costumi folkloristici. Era mosso dalla convinzione che in questi giochi giaceva l’espressione di una forma di civiltà che meritava di essere ricordata e onorata, una civiltà in cui l’arte, la religione, la moralità e la vita quotidiana erano intimamente intrecciate.

Quando Schröer si trovava di fronte a un manoscritto corrotto, a lacune nella tradizione scritta, sapeva che poteva fare affidamento sulla memoria viva del popolo. Questo gli insegnava, e insegna a noi, che la vera preservazione della cultura non risiede nei musei o negli archivi, sebbene questi abbiano il loro valore. La vera preservazione risiede nel cuore vivente di coloro che amano e comprendono una tradizione, e che desiderano trasmetterla alle generazioni future.

Vorrei concludere queste osservazioni con una nota personale. Quando ho incontrato il Professor Schröer nel 1879 a Vienna, fui colpito non soltanto dalla vasta erudizione dell’uomo, ma dalla sua passione, dal modo in cui gli occhi gli brillavano quando parlava di questi giochi contadini. Qui era un grande studioso, un uomo di significativa erudizione filologica e letteraria, che poteva parlare di Goethe con profondità e comprensione, e tuttavia la sua passione bruciava più intensamente quando parlava dei giochi di Oberufer e del popolo di quella piccola regione dell’Ungheria.

Questo mi insegnò una lezione importante: che la vera grandezza non risiede nella complessità, bensì nella profondità; non nella rarità, bensì nell’autenticità. I giochi di Oberufer sono “semplici” nel senso che non abbondano di effetti scenici complessi o di sviluppi psicologici sofisticati. Ma sono profondamente veri, autenticamente umani, genuinamente connessi ai misteri fondamentali dell’esperienza umana.

È quindi con questo spirito che vi invitiamo a ricevere questi giochi oggi. Non come un’esibizione artistica che punta all’ammirazione estetica, bensì come un’occasione per connettervi con una tradizione viva che tocca il cuore dell’esperienza umana e spirituale. Se, dopo aver visto questi giochi, portate con voi un’impressione più profonda del significato del Natale, se sentite rinnovata in voi la consapevolezza che il mistero della nascita di Cristo è qualcosa che tocca il cuore stesso dell’umanità, allora i nostri sforzi nel portare di nuovo in vita questa tradizione avranno avuto senso.

Wir werden uns gestatten, Ihnen einige Weihnachtspiele vorzuführen aus

Permetteremo a noi stessi di presentarvi alcuni giochi natalizi che, tratti dal luogo, si sono conservati negli ultimi decenni del diciannovesimo secolo nella regione di Presburgo.

Si può ben dire: questi giochi appartengono a quelle cose che purtroppo si sono perdute, che sono scomparse e che si vorrebbe tanto, tanto volentieri riavvivare di nuovo. Perché sono veramente così, come se attraverso di essi ci si ricordasse di ciò che è così intimamente connesso con il divenire della nostra vita spirituale.

È questo che prima della rappresentazione ho voluto permettermi di dirvi.

V

Dornach, 6 gennaio 1918

In nome di tutti coloro che sono impegnati nella costruzione e nei lavori della costruzione, e in nome di tutti coloro che collaborano nella nostra Società Antroposofica, devo dirvi come nostri cari ospiti un caloroso benvenuto e esprimervi la nostra grande gioia che vogliate assistere a questi nostri modesti giochi — giochi natalizi. Mi permetterò solo di anticiparvi alcune parole su questi giochi: posso collegare la mia spiegazione alla maniera in cui in realtà siamo giunti a essi, la cui rappresentazione è in una certa relazione più lassa con i nostri sforzi, ma che, come allora potrete notare, si integrano comunque in giusta maniera nei nostri sforzi.

Questi giochi che vi mostreremo provengono dall’antica regione tedesca dell’Ungheria Superiore, dell’Ungheria Superiore occidentale, da Oberufer. Sono giunti a Oberufer attraverso immigrati che da regioni più occidentali si erano trasferiti in questa parte orientale dell’Europa Centrale, probabilmente già nel 16° secolo, al più tardi all’inizio del 17° secolo. Proprio per il fatto che sono stati trovati in questa colonia tedesca, sono particolarmente interessanti; più interessanti di altri simili giochi natalizi e pasquali che oggi, è vero, si possono trovare e conoscere eseguiti qua e là in molti luoghi. Ciò che vi mostreremo è stato raccolto dal mio stimato vecchio amico, il defunto da tempo Karl Julius Schröer, negli anni cinquanta e sessanta del 19° secolo a Oberufer vicino a Presburgo, tra i contadini là. Cioè, ha saputo dal suo domicilio, da Presburgo, che i cosiddetti contadini tedeschi Haid emigrati secoli prima, quando si avvicinava il periodo natalizio, eseguivano certi giochi nel modo che vi descriverò subito. Ha partecipato spesso a tali giochi. Gli piacevano molto, e ha potuto scrivere quello che i singoli contadini, gli attori, si erano copiati come parti di tali giochi. E poi ha potuto mettere insieme i pezzi.

L’intenzione di Karl Julius Schröer era di preservare ciò che, come bene spirituale, in tali regioni dai tempi antichissimi — perché per tali cose sono davvero tempi antichissimi — si era conservato. Perché i tempi in cui Karl Julius Schröer ha trovato questi giochi erano quelli in cui già questa vecchia cultura stava andando in rovina, era stata sostituita dalla forma più moderna. E tutti gli altri giochi simili che vengono eseguiti più a ovest in Europa e che, se si ha un sentimento appena un po’ più grossolano, possono richiamare ai giochi natalizi più antichi come oggi ascolteremo e vedremo, sono per questo meno interessanti, perché nelle regioni dove sono stati rappresentati sono stati successivamente modificati, decennio dopo decennio, sempre di più, si potrebbe dire, sempre più modernizzati, così che non si ha più la forma autentica e modellare. Al contrario, abbiamo la forma autentica che questi giochi ancora avevano nel 16° secolo, conservata nei giochi dei contadini nelle regioni dello Zips e altrove in Ungheria, dove si sono insediati contadini tedeschi e la cultura tedesca si è conservata come una sorta di fermento culturale. Era così che questi popoli di decennio in decennio hanno continuato a rappresentare questi giochi nello stesso modo letterale, e che quindi nel 19° secolo potevano ancora essere trovati come erano stati introdotti nel 16° secolo. Per questo proprio questi giochi che qui in questo debole tentativo vi mostriamo sono particolarmente interessanti.

Gli assetti che Karl Julius Schröer ha trovato allora erano questi: una famiglia nel villaggio di Oberufer — Oberufer si trova su un’isola del fiume davanti all’isola di Schutt, che è formata dal Danubio subito sotto Presburgo ed è distante da Presburgo in modo che si possa raggiungerlo con una carrozza in mezz’ora — in questo luogo Oberufer, che allora era un ricco villaggio di contadini, di solito una stimata famiglia contadina possedeva questi giochi. E quando il raccolto autunnale era finito, il contadino riuniva quei giovani uomini, più anziani e più giovani del villaggio, che dovevano rappresentare. Le donne non potevano partecipare, questo devo sottolinearlo esplicitamente, il che naturalmente nella nostra rappresentazione odierna deve essere diverso per ovvie ragioni. I giovani più anziani e più giovani che dovevano rappresentare dovevano imparare le loro parti da ottobre, novembre fino all’Avvento. Che questi giochi siano stati eseguiti con grande serietà, ma senza alcuna sentimentalità, si vede in particolare dal seguente. Non si trattava affatto di recitare una semplice commedia, ma quei giovani che dovevano rappresentare dovevano adempiere a condizioni che forse non erano affatto facili per molti giovani. Dovevano obbligarsi a condurre una vita completamente onesta durante tutte le settimane in cui si preparavano ai giochi; durante tutto il tempo, come si diceva, non cantare canzoni bricconesche e così via. Inoltre, durante tutto questo tempo, seguire rigorosamente alla lettera gli ordini che il maestro del gioco dava loro. Sotto queste condizioni i ruoli venivano distribuiti e appresi. Anche i ruoli di Maria e di Eva erano sempre recitati da un giovane.

Quando poi si avvicinava il Natale, quando tutti avevano imparato tutto, allora era così che l’angelo che vedrete anche qui, che conduceva tutta la comitiva con una stella, si vestiva, e dalla casa del maestro il corteo dei partecipanti si metteva in movimento. L’angelo era già vestito, gli altri partecipanti non erano ancora vestiti dalla casa del maestro; i partecipanti portavano davanti un grande albero, come si diceva, di ginepro, cioè un albero di ginepro, che serviva da albero di Natale. Così andavano cantando vari canti natalizi dalla casa del maestro all’osteria dove le cose dovevano essere rappresentate.

Mentre andavano con il loro grande albero, nel frattempo il diavolo, che era già vestito e che conoscerete anche nei giochi, era occupato a fare tutte le stupidaggini. Correva per tutto il villaggio con un corno di mucca attraverso cui soffiava terribilmente, e gridava dentro tutte le finestre che la gente doveva venire al gioco. Se passava un carro, il diavolo saltava su di esso e gridava e soffiava da sopra e così via. Poi il corteo si muoveva gradualmente verso l’osteria. Lì era così organizzato che gli ospiti erano alloggiati su un numero di sedie disposte a ferro di cavallo. Nel mezzo c’era il palcoscenico di gioco, il palco. E allora questi giochi che qui vedremo e ascolteremo venivano rappresentati. Di solito il gioco dei pastori veniva rappresentato prima, che qui vedrete come il secondo. Quindi in realtà a Oberufer era rappresentato come il primo; qui lo rappresentiamo come il secondo. Poi seguiva il gioco del Paradiso, che noi rappresentiamo come il primo. E poi seguiva quello che finora non abbiamo potuto rappresentare, perché finora non l’abbiamo imparato, forse lo rappresenteremo di nuovo: allora seguiva un gioco di carnevale. Come già nell’antica Grecia dopo le rappresentazioni serie seguiva un cosiddetto gioco satiresco, un gioco comico, così seguiva anche un gioco di carnevale. È interessante che quelle persone che recitavano le persone sante avessero un certo prestigio dal fatto che recitavano la santa Maria e Giuseppe e gli altri, e che questi non potessero partecipare al gioco di carnevale. Così la cosa era già tenuta in modo sacro. I giochi trovavano allora un grande favore tra i contadini di Oberufer. Solo: tutta l’intellighenzia — come accade a volte in tali cose — era ostile all’esecuzione di questi giochi. Questa intellighenzia credeva che non fosse niente di colto quello che corrisponde correttamente alla rappresentazione. Quindi, tutta l’intellighenzia era contraria. Era solo bene per il villaggio che questa intera «intellighenzia» consistesse solo nel maestro di scuola, nel notaio e nel funzionario dell’amministrazione comunale. Ma erano tutti riuniti in una sola persona. Così questa intellighenzia era certamente riunita unanimemente, ma consisteva solo di una persona.

Questi giochi erano rappresentati. Sono in fondo la vera continuazione della maniera di giocare tali cose, come erano andate per tutta l’Europa da secoli, ma che allora si erano perse. Possiamo provare che già nel 12° secolo un gioco di Adamo ed Eva veniva recitato in tutta l’Europa. Al Concilio di Costanza del 1417 davanti all’Imperatore venne recitato un tale gioco natalizio a Costanza. Vedrete in un punto del gioco dove si parla del Reno, che si riferisce al fatto che i giochi provengono veramente da una regione più occidentale e sono stati introdotti in Ungheria. In Ungheria i contadini li hanno mantenuti puri così come erano. Così i giochi portano veramente alle loro fonti dei secoli fino a oggi. Molte cose si sono anche un po’ cambiate nel corso del tempo dal 16° secolo, per esempio i tre pastori che vedrete esistono già nel gioco più antico, ma i tre tavernieri nel gioco come non era più rappresentato a Oberufer non erano tre tavernieri, ma un taverniere, sua moglie, la taverniera, e una serva.

Ora vedrete due dei nostri tavernieri qui che sono piuttosto crudeli, che ricacciano Maria e Giuseppe; il terzo allora sarà benevolo. Nel gioco più primitivo era il taverniere che non accettava Giuseppe e Maria, ma li buttava fuori; la taverniera non li accettava neppure; solo la serva mostrava a Giuseppe e Maria la stalla. Per esempio, quando le cose iniziarono a Oberufer, non avevano il materiale necessario; dovevano naturalmente avere sempre ragazzi molto giovani per usarli per il ruolo di Maria o di ostessa. Spesso non ne avevano abbastanza, e i ruoli dovevano essere assunti da ragazzi più grandi. Apparentemente da questo ha origine il fatto che oste e ostessa con la serva sono stati trasformati in un taverniere e altri due tavernieri. Questi giochi hanno avuto e hanno avuto molte trasformazioni attraverso i secoli. Gli spettatori che dovevano venire ai giochi — erano sempre giocati tra le tre e le cinque del pomeriggio di mercoledì e domenica — dovevano pagare due kreuzer, cioè quattro centesimi; i bambini la metà. E le rappresentazioni erano, come detto, senza sentimentalità, ma concepite con un certo vero serio morale. Questo è già evidente dal fatto — per esempio Schröer stesso l’ha sperimentato una volta — che i partecipanti una volta hanno rifiutato di giocare in un villaggio — si spostavano anche nei dintorni per rappresentare i giochi là — dove sono stati ricevuti da una banda musicale. Allora hanno detto: credete veramente che siamo commedianti? Non lo faremo! — E non hanno rappresentato le cose. Volevano che la cosa fosse trattata come una questione completamente seria.

Quando i giochi avevano fatto la loro impressione sulla gente, si può dire che in quelle regioni il ricordo di quello che questi giochi avevano da dire come semplice e fedele rievocazione dei racconti biblici persisteva molto, molto a lungo e bellamente. Fu davvero una celebrazione della festa di Natale per questi villaggi, che ebbe un’influenza morale e sociale incredibilmente significativa, che agiva profondamente e profondamente negli animi della gente.

Karl Julius Schröer ha raccolto questi giochi; ora sono stampati. Ma è molto significativo che Schröer abbia già trovato i manoscritti che erano stati ricopiati non più presso i tedeschi, ma presso un contadino di nome Malatitsch, cioè presso un contadino slavo. Il nuovo tempo aveva già inondato quello che era stata la causa dell’intera configurazione dello stato austriaco per secoli. I capi di stato dell’Ungheria e dell’Austria hanno sempre emanato decreti perché avevano bisogno dell’influenza della cultura tedesca occidentale. Allora i contadini si trasferivano, e sorgevano queste colonie, queste colonie tedesche nella regione dello Zips, nella regione del Banato. Anche in altre regioni, verso le regioni boeme, verso la Transilvania, questi popoli si trasferivano. Formavano ovunque un innesto culturale, che stava dentro l’altro, ma nei tempi più recenti era stato inondato da quello che era passato sopra. Schröer era uno di quegli uomini che studiavano l’etnologia tedesca nelle regioni austro-ungheresi. Ho conosciuto nella sua compagnia decenni fa come perseguiva le tracce di questa vecchia cultura in mezzo all’Austria, ed è per me un ricordo molto significativo quello che ho potuto imparare al suo fianco proprio di questa cultura e del suo sviluppo. Schröer non ha solo raccolto questi giochi natalizi, ma ha compilato grammatiche, dizionari dai dialetti e dagli idiomi nelle diverse regioni dell’Austria, nell’Ungheria occidentale, nella terra dei Gottscheers, nella Transilvania, nella cosiddetta regione di Heanzener. Tutto questo, quest’uomo come uno degli ultimi l’ha compilato dalla storia vivente. Il modo in cui l’ha fatto è stato con amore, e l’amore ha anche preservato questi pezzi che qui tentiamo di riprodurre.

Così, signore e signori molto rispettati, siamo giunti a questi pezzi, li abbiamo incorporati nei nostri lavori qui al Goetheanum, perché siamo impegnati nel coltivare tutto quello che sorge nella vita spirituale dell’umanità. Quello che di solito viene raccontato da noi al di fuori è per lo più assurdità. Quello che qui viene davvero praticato deriva da un interesse per tutto ciò che vive spiritualmente nell’umanità. Questi giochi sono davvero nati da un interesse completamente umano. Quando venivano rappresentati, cattolici e protestanti erano seduti insieme nella sala del pubblico, perché allora c’erano nella zona. E tra i partecipanti c’erano sia cattolici che protestanti. Da ciò potete capire che tutto quello che viveva in questi giochi aveva un carattere fondamentale morale-religioso, ma nulla di confessionale in alcun modo. Questo è quello che deve essere enfatizzato in modo particolare.

Ora spiegherò ancora alcune espressioni al gioco del Paradiso, cioè l’espulsione di Adamo ed Eva dal Paradiso, e al gioco dei pastori, in modo che non siano incomprensibili. Sternscher è quell’apparato attraverso cui si può spingere la stella lontano da sé e poi avvicinarla di nuovo. E questo forbice a stella porta il capo di tutti, con la stella. Qui abbiamo organizzato la cosa in modo che oltre al portatore della stella l’angelo porti anche una stella, ma forbice a stella è quello che può essere usato per spingere la stella avanti e indietro.

Gschrei nel significato come lo sentirete qui nel pezzo è come una voce. Quello che si racconta di qualcuno. Si raccontano tutte le cose. Una voce, pettegolezzo si è sollevato. Poi sentirete l’espressione gespirret = chiuso, sigillato.

Allora nel gioco dei pastori, quando l’oste si vuol vantare: I als a wirt von meiner gstalt, Hab in mein haus und logament gwält — non significa, come si potrebbe facilmente credere, che l’oste intenda che lui ha una figura particolarmente bella e perciò avrebbe un potere particolare nella sua casa. Piuttosto significa: Un oste della mia fama, del mio essere costituito, un oste che è costituito come me, quello ha il potere nella sua casa, cioè il potere di permettere alle persone di entrare nella sua casa.

Poi un pastore dice all’altro che gli ha prestato i suoi guanti glichen um-und-um, cioè: sempre di nuovo, più spesso. Allora sentirete la parola: Si è bekert qualcosa. Significa in quelle regioni qualcosa è accaduto, è successo qualcosa, è avvenuto qualcosa. Poi spiegelkartenhal. Significa che c’era ghiaccio scivoloso in modo che si cadesse facilmente, cadesse. I Wald-vegala piewa scho. Significa gli uccelli cinguettano già. Dö Fuhr-leut kleschn. Significa schioccare la frusta, schioccare.

Poi vi avverto subito all’inizio del gioco del Paradiso dove il Signore parla ad Adamo che ha fatto dall’argilla, dalla terra, il che apparentemente non rima, ma nel dialetto significa:

Adam, nim an den lebendigen atem — Ton.

Non dovete immaginarvi Rieben come se fosse pronunciato male, ma così il contadino dice invece di Costole. Rieben. Così Eva non è stata fatta da una rapa, ma da una costola = Rieben, e rima correttamente con lieben.

È anche tratto da tua costola, Perciò tu devi avere con lei.

Ratzen è qualcosa di cui ci si intrattiene. Il diavolo ha un ratzen, significa che ha piacere in qualcosa. Frozzelei, cioè: rendere sciocco, prendere in giro. Anche questa è un’espressione che il diavolo userà. — Logament. Il contadino di solito lo dice quando parla della sua locanda o della sua casa; lo pronuncia in modo completamente colto, almeno crede di farlo: nella mia Logament —, così che non si noti che sta usando un’espressione straniera. Allora:

Se Adamo ed Eva avessero mangiato le castagne.

Kietzen sono pere e prugne essiccate, che in particolare a Natale sono preparate dalla gente.

Queste sono alcune cose che volevo ancora anticiparvi in modo che le espressioni non rimangano incomprensibili. Per il resto vorrei solo dire che naturalmente i giochi devono parlare da soli, rappresentando davvero in modo semplice e fedele quello che la gente poteva raccogliere dai racconti dell’Antico e del Nuovo Testamento, quello che doveva entrare nei loro animi, nei loro cuori da questo.

Vi prego di prenderli come sono intesi. I giochi dovrebbero essere accettati senza pretese. Naturalmente non possiamo darveli esattamente nella stessa forma come i contadini li hanno rappresentati; ma per quanto possibile dovrebbe essere tentato. La musica il nostro amico, il signor Leopold van der Pals, ha cercato di rinnovare di nuovo. La troverete come gioco di accompagnamento. — Tra i giochi ci sarà una breve pausa. Nel mezzo porteremo una musica natalizia di Corelli e un Adagio dalla prima sonata di Bach. Con questo mi sono permesso di anticiparvi le cose più importanti da dire sui giochi natalizi.

VI

7°Discorso del 19 dicembre 1920 in occasione del gioco natalizio

Dornach, 19 Dicembre 1920

Dornach, 19 dicembre 1920

Ci permetteremo di presentarvi oggi giochi natalizi dal vecchio folclore. I due giochi che qui presentiamo sono stati trovati da Karl Julius Schröer negli anni cinquanta del secolo scorso all’interno delle isole linguistiche tedesche in Ungheria, nella regione che si trova a nord del Danubio, a ovest di Presburgo. In queste regioni alla fine del Medioevo e un po’ più tardi i tedeschi erano emigrati. Insieme ad altri beni culturali che possedevano nella loro semplicità hanno portato anche questi giochi natalizi al loro nuovo luogo di residenza.

Karl Julius Schröer, con cui ho parlato molto nella mia gioventù di queste cose, poteva raccontarmi dalle sue esperienze personali come, di nuovo nella sua gioventù — negli anni quaranta e cinquanta del secolo scorso —, sotto queste, potremmo dire, popolazioni slave e magiare, presso i tedeschi insediati laggiù, questi giochi natalizi venivano sempre rappresentati, e davvero con straordinaria serietà e con un vivido zelo attorno al periodo natalizio avevano un effetto sugli animi di queste persone.

Abbiamo in questi giochi natalizi quindi germi che si sono gradualmente sviluppati da una lunga strada culturale, che possiamo far risalire al 13° secolo. Così fino agli ultimi decenni del 12° secolo è sorto allora il bisogno, sulle zone più ampie dell’Europa Centrale — attraverso la Turingia fino al Reno e oltre il Reno fino all’Alsazia, poi attraverso tutta la Germania del sud, attraverso la Svizzera settentrionale —, di rappresentare drammaticamente davanti al popolo quello che si riferisce alla storia biblica, quello che si riferisce alle tradizioni cristiane, soprattutto alle leggende cristiane.

Si può dire che molte cose nel dramma più moderno si basano su questi giochi dei misteri — così li si chiama appunto. Inizialmente questi giochi si collegavano alle azioni ecclesiastiche. Quando il periodo natalizio, il periodo pasquale, il periodo di Pentecoste, la festa del Corpus Domini, molte altre feste sante si avvicinavano, allora la gente si riuniva in chiesa. La chiesa stessa era decorata in molti modi. E inizialmente nel 12°, 13° secolo dai chierici stessi, addirittura inizialmente in latino, veniva rappresentato quello che era contenuto nella tradizione cristiana, nella storia dei vangeli.

Così possiamo ben tracciare come, per esempio, la scena al sepolcro di Cristo veniva rappresentata drammaticamente. Si vestivano tre sacerdoti in abiti femminili: le tre donne che venivano al sepolcro; un angelo che sedeva sul sepolcro appena abbandonato. Quello che i vangeli raccontano, quello che la tradizione ha conservato, veniva rappresentato drammaticamente.

Ma gradualmente si andò anche al di là di rappresentare in volgare le cose che inizialmente erano state rappresentate in latino. E nel 14° secolo troviamo già rappresentazioni drammatiche molto sviluppate, per esempio la storia delle vergini sagge e stolte.

Sappiamo che nell’anno 1322 in Turingia, ai piedi della Wartburg, a Eisenach, nella casa «die Rolle», veniva rappresentato un gioco delle vergini sagge e delle vergini stolte, che poteva avere un impatto così significativo sul destino umano che il Langravio Federico, che era presente, che ha il curioso soprannome «con la guancia morsa», che il Langravio Federico con la guancia morsa riceveva un colpo da esso e nell’anno 1323 moriva dalle conseguenze di questa impressione.

Ma non accadeva a tutti così: era piuttosto proprio quello che attraverso tali rappresentazioni veniva offerto, qualcosa di straordinariamente solenne in questi tempi. Per molto tempo la rappresentazione drammatica che allora era stata data a Eisenach e aveva fatto una grande impressione era stata perduta. Il gioco fu poi riscoperto più tardi, stranamente a Mülhausen in Alsazia, al Tegernsee e in un chiostro di Benediktbeuern, così si può vedere, proprio da questa apparizione al Tegernsee, che queste cose provenivano in realtà dal sud al nord.

Allora troviamo presto come non solo il clero rappresentava queste cose, ma come queste cose venivano completamente assunte dal popolo: al popolo stavano molto a cuore. Il popolo le amava straordinariamente. Vediamo quello che veniva eseguito. Possiamo ancora leggerlo da un pezzo di cui il manoscritto è conservato. Da questo scritto ricaviamo che nel 15° secolo l’intera storia di Gesù Cristo sulla terra veniva rappresentata: dal matrimonio a Cana in Galilea fino alla resurrezione. E ovunque vediamo come si rappresentavano straordinariamente drammaticamente, spiritualmente, proprio i momenti più efficaci, i momenti esteriormente più efficaci per la percezione, i momenti più efficaci, sempre le cose che il popolo stesso viveva in queste rappresentazioni. E possiamo supporre che nel 15° secolo, alla fine del 16° secolo e oltre, su una gran parte delle regioni di lingua tedesca questi giochi popolari venivano rappresentati a Natale, a Pasqua, a Pentecoste, al Corpus Domini, ad altre feste.

Uno dei giochi natalizi è un gioco del Paradiso, che più si attenne al periodo dell’Avvento; l’altro è un diretto gioco natalizio cristiano dei pastori, che rappresentiamo davanti a voi qui. Vedrete dal secondo gioco, dall’introduzione, che si parla del Reno, e che questi pezzi hanno viaggiato. Comunque, come Schröer li ha trovati — come detto nelle regioni di Oberufer, nelle regioni di Presburgo, come li si chiama anche giochi natalizi di Oberufer —, a est di Presburgo venivano rappresentati. Così erano rappresentati durante il periodo natalizio, sebbene fossero nati completamente altrove. Originariamente erano rappresentati là dove scorre il Reno. Sono stati quindi portati via da una comunità popolare che si era trasferita verso est, e che si era insediata a est del Danubio nel Banato e così via. Allora questi giochi continuavano a essere rappresentati fino al 19° secolo. Negli ultimi tempi molti di questi tesori del popolo andavano persi negli eventi dei tempi, che erano diventati completamente diversi. Ma quelli che avevano ancora visto i giochi ne erano profondamente commossi, non solo dal gioco stesso, ma in particolare dal modo in cui questi giochi venivano introdotti.

Quando la vendemmia era finita, in autunno, il sacerdote e altri, l’insegnante del villaggio, riunivano quei giovani che ritenevano idonei a rappresentare un tale gioco natalizio. Per molte settimane gli esercizi, gli esercizi preliminari venivano praticati. E dal modo in cui la gente doveva prepararsi per la serietà di questi pezzi, si vede da quale spirito erano stati intrapresi tali cose. Viveva, direi, un cristianesimo interiormente sentito, una cristianità interiormente sentita ancora. Si vede in tutto il modo di introduzione di tali giochi. C’erano istruzioni specifiche secondo cui per molte settimane, molte settimane, questi giochi venivano preparati. Il sacerdote, l’insegnante hanno riunito i ragazzi. I ruoli femminili erano di solito dati da ragazzi; questo non possiamo imitarlo qui. I nostri membri femminili protesterebbero troppo fortemente contro di esso; ma nella regione di Oberufer, dove Karl Julius Schröer ha scoperto queste cose, erano assolutamente ragazzi che davano anche i ruoli femminili. A questi ragazzi venivano date istruzioni severe. Erano fatte istruzioni che nella stessa maniera in cui già da anni facciamo il tentativo di riportare in vita questi giochi all’interno dei nostri circoli, per quelli dei rispettati ascoltatori che vogliono parteciparvi, — così le istruzioni venivano date ai giocanti, che per i nostri giocanti non hanno più quel significato, ma che ci mostrano con quale serietà le cose venivano concepite lì. Per esempio, uno dei paragrafi era che quelli che dovevano recitare dovevano, durante le molte settimane, soprattutto sera dopo sera tutte le settimane durante cui facevano questi esercizi, condurre una vita onesta. Beh, è naturale che la nostra gente conduca sempre una vita onesta! Così questo paragrafo non ha più alcun significato per noi. Inoltre, non potevano essere commesse brigantate. Questo probabilmente non dovrebbe essere la regola tra gli antroposofi. — D’altra parte c’era anche un’istruzione, una sorta di punizione, che semplicemente non introduciamo qui perché protesterebbero anche troppo fortemente contro di essa, e se fosse comunque necessario richiederla, non sarebbe mantenuta. Era, vale a dire, un’istruzione severa che per ogni errore di memoria che era stato commesso ancora alla prova generale e in particolare durante le rappresentazioni stesse, forti punizioni dovevano essere pagate dal partecipante! Come detto, questo non possiamo introdurlo. Perché queste punizioni non sarebbero mai pagate da noi.

Allora c’era un’istruzione molto severa, miei molto rispettati presenti, che non possiamo affatto introdurre. Questa istruzione molto severa era questa, che durante il periodo in cui si facevano gli esercizi, i giocanti dovevano essere rigorosamente obbedienti al sacerdote o all’insegnante, cioè a tutti coloro che dovevano essere maestri.

Ebbene, capirete, questo naturalmente non possiamo introdurlo tra noi. Ma vedete da queste istruzioni molto severe con quale straordinaria serietà si affrontava la cosa. E questo serio è quello che ti colpisce quando ti immergi di nuovo in tutto il modo in cui questi giochi venivano rappresentati. Non sentimentale, spesso intarsiato con un umorismo delizioso, completamente dal sentimento popolare questi giochi erano inizialmente stati dati dal clero, ma il popolo se n’era impadronito, completamente acquisiti nel suo spirito. In modo che, come si presentano qui, sono completamente volkstümlich e ci riportano indietro al sentimento, alla percezione, al pensiero di una parte del popolo cristiano nel 16° secolo, forse nel 15° secolo ancora. Tutto questo sta davanti alla nostra anima quando guardiamo questi giochi.

Possiamo immaginare che su gran parte dell’Europa Centrale, sulle regioni che ho già menzionato prima, dal 14° secolo nei secoli seguenti — in singole regioni, come vedete, è solo gradualmente scomparso nel 19° secolo —, a tutti i cosiddetti tempi sacri questi giochi, cioè il gioco natalizio, il gioco pasquale, il gioco di Pentecoste venivano presentati. E dal modo in cui queste persone avevano ravvivato il cristianesimo in sé, come in un modo straordinariamente popolare, potremmo dire, chiaramente presentavano i vangeli davanti a noi, si vede che avevano profondamente influenzato il popolo. E consideriamo come nostro compito anche evidenziare come la vita spirituale attraverso i secoli, come un pezzo della vita spirituale dell’Europa Centrale, per questo rimase preservato. Colui che ha ancora visto come la vita spirituale dell’Europa Centrale altrimenti, in quanto era vita popolare, nella seconda metà del 19° secolo gradualmente sotto i tempi più moderni è lentamente morta, potrà sentire molto attraverso questa resurrezione di vecchie epoche folkloriche. Dallo spirito di questo, miei molto rispettati presenti, vorremmo presentarvi prima il gioco del Paradiso e poi anche il gioco della nascita di Cristo oggi.

VII

8°Discorso del 22 dicembre 1920 in occasione del gioco natalizio

Dornach, 22 Dicembre 1920

Dornach, 22 dicembre 1920

I due giochi natalizi che vengono presentati oggi sono stati ancora rappresentati nello stesso modo come venivano rappresentati attraverso i secoli, a metà del 19° secolo, nelle colonie linguistiche tedesche che si trovano in Ungheria, un po’ a est di Presburgo, a nord del Danubio, nella cosiddetta regione di Oberufer. L’Ungheria era allora, in queste regioni, sia a nord del Danubio, passando i Carpazi e a sud fino nella Transilvania, così attraverso la regione dello Zips, poi di nuovo verso il Banato, la parte occidentale della regione, ovunque seminata di coloni tedeschi, che da alcuni secoli da ovest verso l’Ungheria si erano trasferiti, portando con sé i loro beni culturali. E i più preziosi di questi beni culturali sono probabilmente proprio questi giochi. Siamo ricondotti attraverso questi giochi — proprio questi qui, che il mio stimato insegnante, Karl Julius Schröer, ha raccolto negli anni cinquanta in questo modo, come vorrei comunicare subito — allo sviluppo dei giochi natalizi cristiani e dell’Europa Centrale in generale. Questi giochi ci riportano indietro fino all’11° secolo. Sono emersi dall’impulso di quello che accade nelle chiese, agisce nel folclore, il contenuto della leggenda sacra, il contenuto della Bibbia in modo drammatico.

Originariamente era davvero così, come era ancora in Grecia, dove tutto il dramma derivava dai giochi di Dioniso. Così era anche simile nel Medioevo dal 10°, 11° secolo in poi. Si decorava l’altare, si decorava il resto della chiesa. Erano i chierici inizialmente che rappresentavano questi giochi. Troveremo fino all’11° secolo come tre chierici in abiti femminili nella chiesa stessa rappresentavano la scena al sepolcro di Cristo, dopo che la morte era avvenuta. Due dei sacerdoti rappresentavano le donne che erano venute al sepolcro, il terzo l’angelo. Questo è in fondo uno dei motivi più antichi

, e da tali motivi biblici queste cose sono emerse. Troviamo allora che per esempio un gioco molto frequentemente rappresentato era quello che presentava tre scene consecutive: il cammino delle donne al sepolcro di Cristo, la conversazione del Salvatore con Maddalena, e poi un coro di donne e discepoli come terza parte.

Queste cose venivano sempre più elaborate. Troviamo per esempio all’inizio del 14° secolo che sulla maggior parte delle regioni dell’Europa Centrale, durante le feste cristiane, a volte giochi molto grandi e significativi venivano già rappresentati. Così ci viene raccontato come il 24 aprile 1322 in Turingia, ai piedi della Wartburg, nella casa «die Rolle», veniva rappresentato un pezzo delle dieci vergini, le vergini sagge e stolte, e per tutto il tempo seguente abbiamo relazioni registrate, che sono rimaste, che descrivono l’impatto straordinario proprio di questa rappresentazione dalla domenica di Misericordia, il 24 aprile dell’anno 1322. Certamente, l’impatto è descritto in un modo molto reale. Uno dei partecipanti a questo pezzo era il Langravio Federico, che portava il raro soprannome: «con la guancia morsa»; questo Federico, che apparentemente era già un po’ debole quando partecipava a questo gioco delle vergini sagge e stolte, era così toccato che fu colpito dal colpo, e appena riusciva a vivere ancora due anni: morì nell’anno 1323. Questo gioco fu poi trovato a Mülhausen, ora è anche stampato ed è uno dei più interessanti monumenti dell’arte drammatica, che è emerso dalla chiesa, cioè dall’azione sacra che si è gradualmente sviluppata in percezione.

Abbiamo allora un gioco molto interessante da un tempo un po’ più tardo, che addirittura ha circa 1340 versi, e che è conservato in un manoscritto di San Gallo. Contiene l’intera storia sacra dal matrimonio a Cana in Galilea fino alla resurrezione, e in un modo straordinariamente impressionante, in quanto proprio ovunque sono evidenziate le scene in cui Cristo agisce come insegnante. E il modo in cui le cose venivano rappresentate sembra davvero rivelare un’azione drammatica straordinariamente abile.

Il procedimento era nella rappresentazione così catturato che all’inizio solo poche cose venivano rappresentate molto drammaticamente, nel mezzo sempre qualcosa veniva raccontato e anche ancora qualcosa veniva rappresentato in pantomima. Se quindi torniamo al 12°, 13° secolo, la rappresentazione è così che qualcosa di particolarmente accattivante veniva rappresentato, allora segue qualcosa di pantomimico e allora di nuovo veniva raccontato. Ma gradualmente questo modo di procedere passava completamente al drammatico. Si vede anche come le cose gradualmente crescevano dalla chiesa nel profano. I pezzi più antichi che sono conservati, sono apparsi in lingua latina, allora solo le intestazioni e singole frasi erano latine, il testo nella lingua popolare, e poi gradualmente, man mano che si arriva al 15°, 16° secolo, i pezzi venivano completamente redatti nella lingua popolare, e spingono anche fuori dalla chiesa.

I pezzi che vi vengono presentati oggi erano rappresentati vicino a Presburgo, in particolare vicino alla regione di Oberufer, nelle osterie; così la cosa è gradualmente penetrata dalla chiesa nel popolo. Vediamo come con uno straordinario serio quello che poteva essere sentito e percepito nel popolo dal Cristo-impulso, vive in questi pezzi. Più tardi si vede come sempre di più nella leggenda mondana tradizioni, che non stanno nella Bibbia, che però sono presenti nella trasmissione, scorrono in questi pezzi. I pezzi non venivano solo a Natale, ma anche a Pasqua, a Pentecoste, al Corpus Domini, in alcuni luoghi alla festa della santa Rosalia e così via, ma si collegavano sempre a quello che il calendario ecclesiastico offriva. Si vede ovunque come i sentimenti dalla storia sacra, che procedono secondo il corso annuale, sono contenuti anche in questi pezzi, così che abbiamo un bellissimo pezzo di vero folclore, attraverso cui guardiamo indietro nei secoli della vita spirituale, come era nell’Europa Centrale, poi viene portato a est. Un tale meraviglioso pezzo di folclore l’abbiamo ancora in questo.

Ai pezzi più tardi dobbiamo particolarmente ammirare che da un lato un vero serio, un grande serio e una vera disposizione cristiana vivono nei pezzi, che comunque non sono affatto sentimentali. Concepire tali pezzi sentimentalmente nella rappresentazione sarebbe una nota completamente errata, perché nel popolo anche nel più santo sempre un salutare umorismo vi si mesceva. E si può dire: proprio in questo si esprime davvero il vero serio, che il popolo non diventava affatto in modo falso sentimentale, ma vi portava il suo umorismo, e tuttavia anche portava all’espressione tutto il serio della storia sacra.

Da questa intera tradizione provengono anche questi due pezzi. Devono provenire da zone completamente diverse da quelle in cui erano stati trovati per ultimi, perché nel secondo pezzo nell’introduzione sentiremo come si indica il mare e il Reno; il mare, che quindi potrebbe essere il lago di Costanza, il Reno, che certamente non scorre nella regione di Presburgo. Quindi originariamente questi pezzi provenivano da ovest e sono stati portati in Ungheria dai coloni tedeschi che si trasferivano verso est, dove allora hanno continuato a vivere. E come hanno vissuto, quello che Karl Julius Schröer ancora, che ha visto i pezzi rappresentati lui stesso e li ha scritti nel suo libro «Giochi natalizi tedeschi dall’Ungheria», dopo aver ascoltato quelli che li hanno rappresentati loro stessi, che li avevano nella memoria per la rappresentazione, ha ascoltato e scritto, non da nessun luogo copiati, ma scritti secondo l’esatta dicitura, perché la gente teneva questi pezzi in grande onore e custodia. C’erano sempre poche famiglie stimate all’interno del villaggio, nella maggior parte dei villaggi solo una singola, che custodivano il manoscritto. Passava sempre dal padre al figlio. E quando il periodo natalizio si avvicinava, quando la vendemmia era finita in autunno, quello che aveva il pezzo, in unione con il clero, il parroco del villaggio, riuniva quei giovani che riteneva idonei a fare la rappresentazione quell’anno. I ruoli femminili erano assolutamente anche dati da ragazzi, qualcosa che non possiamo imitare qui — sebbene ci sforziamo molto di restare nello stile della rappresentazione — non possiamo imitare perché le nostre donne protesterebbero troppo fortemente se rappresentassimo i pezzi solo da uomini. Non potrebbe funzionare per fare una cosa simile tra noi. Ma per il resto rimaniamo davvero nello stile come si è conservato fino al 19° secolo.

Ho parlato molto con il mio stimato insegnante nella mia gioventù, Karl Julius Schröer, che era completamente immerso in queste cose, di queste cose. Abbiamo parlato molto del modo in cui questi giochi venivano rappresentati, ed è completamente possibile, sebbene lavoriamo in condizioni completamente diverse, non come là in una locanda rurale e simili e non sotto la partecipazione immediata di tutta la popolazione, come era là, è comunque possibile restare approssimativamente nello stile. Il serio con cui la cosa era affrontata da queste persone poteva derivare da questo dal fatto che c’erano istruzioni severe come le persone che dovevano partecipare alla rappresentazione come attori dovevano vivere. Nel momento in cui iniziavano dopo la vendemmia a fare gli esercizi, l’intera settimana veniva praticata. Dalla vendemmia fino al festival di Natale, dove c’era la rappresentazione, venivano date istruzioni severe dal loro maestro, parroco, insegnante e dal maestro che aveva il pezzo. Tali istruzioni che si estendevano a tutta la vita di questi ragazzi mostrano con quale serio la cosa era stata intrapresa. Sentiamo che per esempio le persone che dovevano partecipare dovevano adempiere a una condizione — non abbiamo bisogno di prescrivere questo, perché è naturale che gli antroposofi conducono una vita onesta, ma questo non sembra essere sempre stato il caso tra i ragazzi del villaggio. Così veniva data l’istruzione severa: i ragazzi devono, durante tutto il tempo in cui si fanno gli esercizi, condurre una vita onesta.

La seconda condizione che doveva essere osservata era questa: non potevano cantare canzoni bricconesche durante tutto il tempo. Ebbene, non ho mai sentito che gli antroposofi cantassero canzoni bricconesche, quindi questa condizione non riguarda i nostri partecipanti! La terza condizione comunque non possiamo adempierla, che era stata stabilita dai maestri ai ragazzi del villaggio. Questa è, che dovevano obbedire nel modo più severo, mentre si facevano gli esercizi, ai maestri. Ebbene, miei molto rispettati presenti, questo non è praticabile tra noi! Quindi questo non ci aiuterebbe affatto, semplicemente dare un’istruzione simile. Nemmeno potrebbe essere praticata quell’istruzione che stabiliva che le punizioni dovevano essere date per ogni errore di memoria, perché in primo luogo le nostre persone sostengono che non fanno alcun errore di memoria, e in secondo luogo non pagherebbero mai una punizione!

Ma vedete da queste condizioni severe che erano state stabilite che si affrontava la cosa con straordinario serio. È davvero un pezzo di meraviglioso mondo cristiano che si era conservato. Sotto le circostanze moderne anche queste cose vanno completamente perdute. Consideriamo da anni come uno dei nostri compiti, tali cose che portano nella vita del passato più che qualsiasi altra considerazione teorica della storia, anche riportare in vita davanti all’anima della presente; e crediamo che sia davvero possibile in questo modo mostrare come il cristianesimo dall’11° al 19° secolo ha vissuto negli animi di numerosi europei centrali, fino ben avanti nel sud. Crediamo che si possa mostrare come il sentimento cristiano esisteva nei cuori da cui quello che questa gente, come effusione del loro sentimento cristiano in tali giochi, a tutti i tempi festivi dell’anno hanno compiuto e mostrato.

VIII

9°Discorso del 23 dicembre 1921 in occasione del gioco natalizio

Dornach, 23 Dicembre 1921

Dornach, 23 dicembre 1921

Permetteremo a noi stessi, in questi giorni, di mostrarvi alcuni giochi natalizi tedeschi che si sono conservati dal vecchio folclore. Inizieremo oggi mostrando un cosiddetto gioco del Paradiso. Questi giochi natalizi sono profondamente radicati nel folclore tedesco dell’Europa Centrale e sono, se li si considera oggi, in realtà una rappresentazione della storia vivente. Molto più vivacemente si comprende l’immagine dello sviluppo popolare dalla rivitalizzazione di questi giochi, che da qualsiasi altra descrizione storica. È in Europa che il dramma è emerso dalle istituzioni ecclesiastiche. Tali istituzioni ecclesiastiche possiamo tracciare storicamente piuttosto lontano, fino al 12° secolo; ma in realtà risalgono molto più indietro. Dal 12° secolo è soprattutto un dramma ecclesiastico spesso rappresentato «L’Anticristo» che è raccontato; in forme molto diverse questo «Anticristo» era presente. Ed è straordinariamente notevole vedere come in questo «Anticristo» battaglie grandiose erano rappresentate, che si svolgevano tra i popoli europei e asiatici.

Più tardi allora la sofferenza e la nascita di Cristo e altri ricordi ecclesiastici erano inizialmente rappresentati da chierici nelle chiese stesse. Poi divennero istituzioni mondane, quando inizialmente i chierici fuori della chiesa rappresentavano questi giochi spirituali, e poi le rappresentazioni passavano anche a persone laiche.

Un gioco particolarmente notevole era per esempio quello delle «Dieci vergini». A una rappresentazione delle «Dieci vergini» che si tenne a Eisenach nel 1322, ai piedi della Wartburg, andò così commovente che il presente Langravio Federico «con la guancia morsa» era disperato dal fatto che, come diceva questo gioco, nemmeno la santa vergine riusciva con la sua intercessione a redimere i banditi. Attraverso il potente impatto che questo gioco fece su di lui con questa tendenza, fu colpito dal colpo. Si indebolì e morì in conseguenza dell’impatto di questo gioco delle «Dieci vergini». Questa storia è raccontata molte volte attraverso il Medioevo seguente. Insomma, troviamo dovunque tracce attraverso tutta l’Europa Centrale di tali giochi ecclesiastici.

Questi giochi ecclesiastici, che allora passavano nel folklorico, ci si presentano ancora nella forma più varia come giochi festivi, giochi natalizi, pasquali o di carnevale attraverso i secoli seguenti. È in particolare interessante come si possa osservare che tribù tedesche erranti portavano questi giochi nei loro vagabondaggi con sé.

Dobbiamo comprendere che tribù tedesche che vivevano più a ovest dell’Europa Centrale, che poi si trasferivano verso est, verso l’Austria, occupavano le regioni boeme, ma in particolare l’Ungheria, portavano con sé i loro giochi come un bene prezioso e sacro e tenevano l’esecuzione di questi giochi in un modo straordinariamente notevole. Questi giochi vivevano nel popolo, senza che le persone colte si curassero molto. È solo quando l’antichità tedesca nel 19° secolo subì un certo approfondimento, che vi erano alcuni tali ricercatori d’antichità che rappresentavano questi giochi dal folclore. Uno di quelli che si diedero molti problemi, in particolare per trovare tali folklorici nelle diverse regioni tedesche dell’Ungheria, era il mio vecchio amico e precedente insegnante Karl Julius Schröer. È merito suo che in particolare dalla regione di Presburgo i giochi natalizi tedeschi rimangano conservati, almeno inizialmente nella letteratura. Karl Julius Schröer trovò tali giochi natalizi nel nord-ovest dell’Ungheria, nella regione di Presburgo, nella cosiddetta regione di Oberufer. Giochi natalizi che assolutamente dal loro contenuto, dalla loro lingua mostrarono come provenivano da regioni più occidentali con le tribù tedesche che si trasferivano verso est. Schröer potrebbe stabilire che tali giochi natalizi come un bene sacro vennero ereditati di generazione in generazione, come ogni volta che il periodo natalizio si avvicinava, venivano studiati e poi rappresentati al Natale. Una famiglia particolarmente preferita aveva questi giochi natalizi in possesso. Quando allora il tempo della vendemmia in autunno era finito, e i contadini avevano un po’ di tempo libero, colui che possedeva il manoscritto di tali giochi natalizi riuniva i ragazzi del villaggio che riteneva idonei, e li preparava studiandoli per la rappresentazione al Natale.

Era qualcosa di molto particolare con tali rappresentazioni: erano trattati come qualcosa che ha un lato profondamente religioso. Questo risulta dal fatto che c’erano istruzioni severe per coloro che per molte settimane avevano studiato questi giochi sotto la direzione del maestro. Tali istruzioni erano ad esempio queste, che quei ragazzi che erano stati scelti per studiare e rappresentare questo gioco natalizio, durante il periodo dello studio dovevano obbedire al loro maestro in un modo straordinario incondizionatamente; che dovevano condurre una vita morale durante questo periodo. L’istruzione particolare era questa, che durante questo periodo, come il popolo si esprimeva, non potevano andare dalle ragazze. Allora quando i giochi natalizi erano stati studiati, venivano rappresentati di regola in una locanda, e in modo autenticamente folklorico. Per quanto possibile oggi, vogliamo nella nostra rappresentazione mantenere questa folcloricità, così che in certo senso storicamente davanti alla nostra anima possa venire la maniera come il Natale veniva celebrato all’interno di questo folclore.

Una caratteristica particolare di questi giochi era la loro intramezzatura con un umorismo folklorico. Ed è completamente sbagliato se si rappresentano questi giochi folklorici forse sentimentalmente. Ogni sentimentalità deve essere lontana. Se li si rappresenta sentimentalmente, si mostra semplicemente che non si ha comprensione per un elemento che nella vita religiosa del Medioevo e dell’inizio della modernità era particolarmente presente. La gente poteva essere profondamente religiosa, ma lo era in modo umoristico, lo era senza falsa mistica, senza sentimentalità. E potevano fare battute completamente folkloriche, sviluppare vero umorismo folklorico tra le descrizioni delle scene più sublimi. Non volevano dimenticare di ridere mentre si guardava in alto in preghiera alle cose più elevate. Questa è una caratteristica della particolare religiosità di tempi precedenti, che in questa direzione era sana. La religiosità divenne malsana solo in tempi successivi.

Oggi ci permetteremo di rappresentare quel gioco che di solito precedeva gli altri: il gioco del Paradiso, mostrando come Dio conduce Adamo ed Eva al Paradiso e come vengono sedotti dal diavolo. «Adamo ed Eva» è appunto il giorno festivo che precede il 25 dicembre nel calendario, il Natale vero. E per il periodo natalizio, il periodo natalizio successivo era così solito come una prospettiva, come il gioco della nascita di Cristo, che allora ci permetteremo di far seguire domani a questo gioco del Paradiso.

In questa rappresentazione per la prima volta è stato pronunciato il testo ricostruito da Rudolf Steiner per l’introduzione del «Gioco del Paradiso». — Delle rappresentazioni del 25 e 26 dicembre non ci sono manoscritti.

IX

10°Discorso dell'8 gennaio 1922 in occasione del gioco natalizio

Dornach, 8 Gennaio 1922

Dornach, 8 gennaio 1922

Questo gioco dei tre re* appartiene alla serie di quei giochi festivi cristiani che circa settanta anni fa il mio vecchio insegnante e amico Karl Julius Schröer ha trovato nella regione di Oberufer, nell’Ungheria occidentale, vicino a Presburgo. In questa regione di Oberufer si trovano in Ungheria disseminati villaggi tedeschi, in particolare in territori slavi; villaggi che nel mezzo del 19° secolo avevano la lingua tedesca in misura considerevole. Le tribù tedesche che sedevano laggiù appartenevano alle tribù sassoni, alle stesse tribù di cui appartengono anche quei tedeschi che abitano il bordo meridionale dei Carpazi, nella regione dello Zips, che poi abitano la Transilvania. Altre tribù tedesche sono le tribù sveve che abitano più nel Banato. Sono quelle tribù tedesche che nel corso del 15°, 16° secolo probabilmente da regioni occidentali dell’Europa Centrale, anche da regioni al Reno, dal Siebengebirge verso est e si sono stabilite come coloni nelle regioni ungheresi. Certamente proprio nella seconda metà del 19° secolo questi territori erano molto violentemente magyarizzati, e l’elemento tedesco andava largamente perduto e con esso anche tali folklorici come questi giochi natalizi, il gioco dei tre re e così via.

Questi giochi ci rinviano a quei tempi in cui sul tedesco ovest e sud, anche su una gran parte della Svizzera, si erano diffusi giochi festivi cristiani. Possiamo tracciare questi giochi festivi fino all’11°, addirittura fino al 10° secolo. Come forme più antiche le troviamo rappresentate nelle chiese, per la festa di Natale, dove la mangiatoia era stata allestita, e dove i chierici stessi — inizialmente in lingua latina — rappresentavano questi giochi festivi. Per i concetti di allora non c’era nulla di più fastidioso nel rappresentare in lingua latina di quanto non lo sia oggi nel cattolicesimo il cantare messa in latino. Più tardi incontri tali giochi festivi che hanno come soggetto la storia sacra, la nascita di Cristo, l’apparizione dei pastori, dei tre re santi e così via, certamente allora nella lingua nazionale e cioè nel dialetto, solo ancora intarsiati di espressioni latine. Erano poi rappresentati anche da laici, non più da chierici; uscivano fuori dalla chiesa in altri, pubblici luoghi, in particolare in osterie, dove erano rappresentati da laici. Tali giochi festivi li portavano con sé i popoli che si trasferivano da ovest verso est, questi coloni, e davvero li veneravano come una reliquia.

Quando in autunno la vendemmia era finita, colui che aveva i manoscritti di questi giochi — di solito era il membro di una rinomata famiglia di villaggio — riuniva i giovani ragazzi del villaggio. Le donne non potevano partecipare, non potevano essere attrici. Riuniva i ragazzi del villaggio che riteneva idonei, e preparava con loro questi giochi festivi attraverso i mesi fino al periodo natalizio. L’intera messa in scena di questa cosa era straordinariamente solenne. C’erano rigorose disposizioni prescrittive compilate dal maestro e consegnate ai ragazzi, a cui ognuno doveva sottomettersi. Dovevano per esempio — così è sottolineato in queste prescrizioni — astenersi dall’ubriachezza durante tutto il tempo; dovevano condurre una vita morale; e istruzioni simili dovevano essere adempite, che davvero significavano qualcosa di straordinario proprio all’interno della comunità del villaggio. Si guardava quindi all’avvicinarsi di questi giochi festivi in umore solenne. E quando arrivavano le rappresentazioni a Natale, nel giorno dell’Epifania, allora gli abitanti del villaggio si riunivano nelle osterie corrispondenti. I banchi venivano messi contro il muro e nel mezzo della sala allora la cosa veniva rappresentata.

Abbiamo tentato, per quanto possibile nelle nostre circostanze, di imitare il modo in cui la rappresentazione avveniva all’interno del folclore. Naturalmente non tutto può essere imitato, soprattutto non l’organizzazione come era nell’osteria; scegliamo l’organizzazione scenica. Ma in tutto il resto abbiamo, per quanto possibile, seguito la tradizione, soddisfatto la richiesta di presentare i giochi davanti al pubblico di oggi in modo che già una volta si possa avere un’idea di come tali giochi festivi erano rappresentati.

Un’altra cosa che vorrei sottolineare particolarmente è questa, che in questi giochi si possa osservare come un vero stato d’animo pio, uno stato d’animo solenne consacrato alla storia sacra, ovunque si unisce con l’umorismo che vi si mescola. Il diavolo per esempio è ovunque il nemico malvagio della gente, ma allo stesso tempo una persona allegra. E in modo simile l’umorismo salutare, un sano umorismo popolare gioca nello stato d’animo solenne, religioso. Questo è quello che deve essere particolarmente sottolineato perché proprio questo lato nella pietà popolare in queste regioni era presente, e si era conservato nei coloni tedeschi dell’Ungheria fino al 19° secolo, così che in questo stato d’animo religioso popolare non c’era sentimentalità, ma un’originalità ingenua, che fa giocare con l’umorismo persino la massima sublimità.

Abbiamo in questi giochi festivi qualcosa che in un modo molto più visuale, in un modo molto più vivace che in qualunque altro modo, fa rinascere davanti a noi tempi ormai passati da secoli. Il 15°, 16° secolo sta di nuovo davanti a noi. Così che dobbiamo cercare di mantenere anche il dialetto in modo corrispondente, e dobbiamo cercare, per quanto possibile, di riprodurre questi pezzi anche in quel dialetto in cui erano rappresentati nel 19° secolo nelle regioni tedesche dell’Ungheria. Proprio perché un pezzo della vita spirituale da tempi precedenti possa di nuovo avanzare davanti ai viventi del presente, ne facciamo all’interno della Società Antroposofica un compito particolare portare questi giochi davanti al pubblico.

Fu allora che molti tali giochi natalizi venivano anche raccolti da altre regioni. Furono allora raccolti per esempio nella Slesia, dove Weinbold ha fatto straordinariamente molto per questo; ma furono anche raccolti fino alle regioni Palatinate. Ed era così notevole che il carattere fondamentale e il contenuto fondamentale era essenzialmente lo stesso in tutti questi giochi; erano solo diversi per dialetto, così si vede: questo è bene spirituale comune dalla seconda metà del Medioevo, che si estende nella nostra epoca attuale. E può essere forse giustificato, proprio nel modo in cui lo facciamo, venire davanti all’umanità presente, perché questo bene popolare scompare. All’interno della comunità del villaggio naturalmente non c’è più lo stato d’animo dello stesso modo precedentemente di coltivare questo bene popolare. Ma quello che il già nominato Karl Julius Schröer, che ha raccolto queste cose negli anni quaranta, cinquanta, ha spesso raccontato che impressione profonda gli ha fatto questa resurrezione del vecchio folclore, rappresentato dai contadini che erano in possesso di questi pezzi. È questo che mi ha spinto anni fa a dare lo spunto di rappresentare questi giochi proprio all’interno della nostra società per un pubblico più ampio. E da questo spunto abbiamo nei giorni passati rappresentato il gioco di Natale e il gioco del Paradiso, e ci permetteremo oggi di presentare davanti a voi il gioco dei tre re o gioco di Erode così come nei cinquanta anni nelle regioni di Presburgo presso i coloni tedeschi veniva rappresentato.

X

11°Discorso del 24 dicembre 1922 — Vigilia di Natale

Dornach, 24 Dicembre 1922

Dornach, 24 dicembre 1922

Come da molti anni vogliamo anche questa volta presentarvi un gioco natalizio, un gioco popolare, che vi riconduce a un’epoca drammatico-politica del popolo, un gioco che era stato coltivato molto prima che il lavoro moderno del palcoscenico e dell’arte scenica all’interno dell’Europa, dell’Europa più moderna in generale, sorgesse.

I giochi che si rappresentano qui da noi — il gioco di Adamo e Eva che è stato rappresentato ieri* e sarà rappresentato di nuovo nei prossimi giorni, e il gioco odierno, il gioco della nascita di Cristo, e il gioco che sarà anche rappresentato nei prossimi giorni, il gioco dei tre re — questi giochi li ho conosciuti quasi quaranta anni fa attraverso il mio defunto amico e insegnante, Schröer. Karl Julius Schröer era una personalità che nella seconda metà del 19° secolo ha avuto meriti particolari per la conoscenza di quei dialetti tedeschi che in particolare appartengono ai coloni tedeschi che una volta — probabilmente già nel 16° secolo, ma certamente nel 17° secolo — hanno emigrato verso est da regioni che non ci sono così lontane, dalla Germania del sud e forse della Svizzera settentrionale; coloni tedeschi che si insediavano sia nell’Ungheria occidentale negli insediamenti occidentali che nell’Ungheria settentrionale, a sud dei Carpazi e in altre regioni dell’Ungheria.

Karl Julius Schröer ha percorso tutte queste regioni e ha studiato le diverse lingue dialettali in molti modi. Era così che questa essenza del popolo era già allora al crepuscolo; altri popoli assumevano questi folklorici, li assorbivano. Sono libri straordinariamente interessanti e bellissimi, che sebbene si presentassero in veste di dizionario, erano comunque straordinariamente interessanti per colui che avrebbe voluto occuparsene, in cui Schröer ha elaborato la lingua, che, come detto, è sorta in regioni non lontane da noi della Germania occidentale ed è stata poi portata a est mediante coloni fino al Danubio e ai Carpazi.

Tra queste persone, nei cinquanta anni del secolo scorso, Karl Julius Schröer ha trovato questi giochi natalizi che rappresentiamo qui; li ha conosciuti là. Questi giochi natalizi sorgono probabilmente nel 16° secolo o ancora prima tra la gente, ancora mentre vivevano più nella Germania occidentale, fino al Reno. Possiamo ancora ricavarlo da certe frasi nei pezzi stessi. Allora quando dovettero emigrare, furono portati via dalle persone e venivano rappresentati ancora e ancora ogni anno nel paese coloniale, in Ungheria. Sotto lo stato dei cosiddetti contadini Haid, che vicino a Presburgo, in una zona di lingua ceca moderna, hanno preservato il loro originario carattere dal vecchio folclore, questi giochi qui rappresentati, di nuovo rappresentati venivano rappresentati folkloricamente ogni anno, rappresentati in quel dialetto che questi popoli avevano portato dall’ovest verso l’est.

Questi giochi folklorici si sono conservati in una forma autentica più vecchia proprio all’interno di questo popolo coloniale, rispetto a come si erano conservati in altre regioni dove anche giochi simili venivano rappresentati. Perché quelli che si erano separati dalla tribù del loro folclore, si erano trasferiti all’estero, hanno davvero preservato tali cose come un bene sacro. Presso la gente povera — perché lo erano davvero — di Oberufer per esempio e le regioni vicine sull’isola ungherese del Danubio Schutt era così che in una famiglia particolarmente rinomata copie di questi giochi passavano dal padre al figlio e da questo al nipote ancora e ancora. Colui che ha potuto preservare questi giochi era di solito anche colui che dalla tradizione orale dei suoi antenati ha conservato il modo in cui venivano rappresentati. Era il cosiddetto maestro. Ha riunito forse con un assistente in autunno, quando la vendemmia era finita, quei ragazzi del villaggio che riteneva idonei a rappresentare i giochi. Solo ragazzi venivano usati per questo; un’abitudine che non possiamo imitare. A questi ragazzi venivano imposte cose serie in questo periodo. Soprattutto dovevano condurre una vita straordinariamente morale, dovevano essere pacifici con gli altri abitanti del villaggio durante tutto il periodo dalla vendemmia fino all’Avvento. Solo allora venivano ritenuti degni di partecipare davvero a quello che allora dall’Avvento al santo Giorno dell’Epifania veniva rappresentato in tali giochi.

In tali giochi il popolo esprimeva quello che per la sua concezione, per il suo godimento estetico, potrei dire, era il giusto. Ma questi giochi erano allo stesso tempo — i loro soggetti sono tratti dalle partite più importanti, dalle partite più importanti per il popolo della storia biblica — per il popolo un’espressione della sua pietà più intima. Perciò, per esempio, nemmeno in tutto il periodo in cui si praticava per questi giochi, nel villaggio poteva essere rappresentata una musica diversa da quella che apparteneva ai giochi. E siamo in eredità che quando una volta singoli musicisti arrivavano in un villaggio — vagavano in giro con i loro giochi nei diversi villaggi — si poteva suonare la musica del villaggio in loro onore. Allora hanno detto indignati: vi pare forse che siamo commedianti, che ci offendete con questa musica? — Lo consideravano come qualcosa di completamente serio, che stava nell’esecuzione di tali giochi.

Allora quando il periodo dell’Avvento e poi il periodo di Natale si avvicinava, questi giochi venivano rappresentati in una locanda. Ma la gente portava davvero il loro umore pio, autentico pio il sentimento, la loro santa atmosfera, potrei dire, in questa locanda. Questi giochi portano il vero carattere folklorico in se stessi per il fatto che innanzitutto stanno nella grande ampiezza generale dello sviluppo del teatro europeo del. Si vede nella ricezione delle immagini, perché queste sono quelle che sempre di nuovo sono intarsiate nell’azione dei giochi. Si vede come la tradizione di gioco dal vecchio Grecia si è continua fino a questi semplici giochi folklorici.

Ma qualcosa di altro è ancora molto, molto più importante. È questo che sono sempre intarsiate scene folkloriche robuste con battute robuste, tra la disposizione più delicata, genuinamente pia. È proprio questa particolarità che in questi pezzi accanto alla figura straordinariamente delicatamente disegnata, nella meravigliosa venerazione pia caratterizzata della giovane donna Maria, è posizionato il Giuseppe un po’ sciocco. Non è stato neanche rappresentato in modo particolarmente delicato nella scena dove accanto al toccante, per esempio dove i pastori offrono al bambino Gesù, è posizionato accanto a questa scena pia e santa quello che i pastori scambiano nel campo di battute allegre e così via. Ma proprio questo ci mostra come coloro i cui nomi non sono conservati, che da autentico sentimento popolare hanno fatto questi giochi, conoscevano la vera, onesta pietà del popolo, che non diventava mai sentimentale. Era proprio allora onesta, quando non cadeva nella disonesta sentimentalità, quando insieme si poteva tollerare la risata e le battute robuste. E in un modo bellissimo coloro che hanno formato tali giochi, sapevano forgiare dall’umorismo robusto popolare quello che in una venerazione delicata, pia, potrei dire, vuol spingere verso il cielo.

Come detto, Karl Julius Schröer negli anni cinquanta ha ancora visto questi giochi rappresentati dai contadini dei villaggi di Haid. Era allora, proprio anche al periodo natalizio, che ho sentito da lui di questi giochi folklorici. Ha parlato con un’infinita dedizione interiore, perché amava tutto quello che era folklorico, e nelle sue parole c’era lui stesso qualcosa di un bagliore della santità che era collegata dai contadini a questi pezzi.

Poi mi ha passato il libretto in cui negli anni sessanta ha seguito questi pezzi, e potevo condurre con lui molte conversazioni successive in cui mi ha attentamente indicato il modo in cui il dialetto era gestito, il modo in cui la lingua era formata in modo artisticamente contadino, si potrebbe dire già. Così potevamo parlare di gesti, della configurazione completa del pezzo. Era già una rivelazione di autentico folclore; è cresciuto con me allora davvero abbastanza fondamentalmente nel cuore. E quando siamo stati in grado di rappresentare tali cose all’interno della Società Antroposofica ora già molti anni fa, era innanzitutto mio sforzo di rappresentare questi pezzi al periodo natalizio sempre, per quanto possibile con i mezzi usati, che si avevano per una cosa scenica così che un’immagine venisse data di quello che il popolo aveva di fronte in tempi antichi, e che aveva preservato in certe regioni fino a poco tempo fa.

Ora probabilmente questi giochi sono andati in gran parte perduti. Abbiamo noi stessi potuto rappresentare i giochi durante il periodo di guerra. Amici nostri hanno potuto rappresentarli negli ospedali e durante la terribile guerra hanno raddorato e soddisfatto gli ammalati con questi giochi. Anche a Dornach rappresentiamo i giochi qui ormai da anni e tentiamo anche quest’anno di nuovo così che davvero un’immagine risulti allo stesso tempo del contenuto religioso e dello sforzo folklorico-artistico.

Quello che è il contenuto delle rappresentazioni, miei molto rispettati presenti, è tramandato così come è sempre passato dal padre al figlio e al nipote, e come allora Karl Julius Schröer l’ha registrato secondo la sua impressione all’ascolto, come l’ha registrato secondo quello che gli dicevano i partecipanti. Solo in un caso mi sono permesso di aggiungere qualcosa non presente nella tradizione. Lo potevate già ieri vedere nel gioco del Paradiso, lo vedrete allora quando il gioco del Paradiso veniva di nuovo rappresentato, ma sono fermamente convinto che questo pezzo era presente, e può solo trattarsi di riportare in vita lo spirito che allora viveva nel popolo, così che già una tradizione che era in quel momento, che era già una volta presente, potrei dire, in bianco e nero presente e solo è stata perduta, così che la scena è diventata necessaria. Tentiamo attraverso la rappresentazione di questi giochi di dare una vera immagine di quello che in molte regioni come folclore nel 16° secolo fino al 11° secolo ha rivivuto indietro e che ha preservato più fedelmente la gente povera che allora vivevano proprio nel declino del loro folclore, quale folclore Karl Julius Schröer voleva preservare registrando in dizionari, libri spettacolari-drammatici, e in quanto ce l’ha preservato proprio in questi giochi natalizi.

Molti di questi giochi natalizi sono stati poi raccolti anche da altri, ma a me sembra comunque che questi giochi dei contadini Haid siano quelli dove quello che era nel tardo Medioevo è stato preservato il più puramente.

XI

12°Discorso del 1 gennaio 1923 — Capodanno (rappresentazione dei giochi natalizi)

Dornach, 1 Gennaio 1923

Dornach, 1 gennaio 1923

dopo l’incendio del Goetheanum nella notte di San Silvestro 1922/23,

prima del gioco dei tre re

Miei cari amici! Il grande dolore sa stare in silenzio su quello che sente. E perciò mi capirete anche se vi parlo con pochissime parole solo prima che iniziamo il gioco dei tre re.

L’opera che attraverso l’amore autosacrificale e la dedizione di numerosi amici entusiasti della nostra causa è stata creata nel corso di dieci anni, è stata distrutta in una notte. Deve naturalmente proprio oggi il dolore silenzioso sentire quanto amore infinito e cura dei nostri amici era stato messo in questa opera. E per questo vorrei lasciare le cose in sospeso, miei cari amici, più o meno così per il momento.

Vorrei solo dire che ora anche per l’opera che certamente sembrava una volta il tempo troppo breve per poter essere un’opera di salvezza, e per cui di nuovo il lavoro più devoto, più autosacrificale, anche talvolta abbastanza pericoloso è stato compiuto da molti dei nostri amici, è dovuto il ringraziamento più intimo che può essere espresso dallo spirito della nostra causa.

Dato che procediamo dal sentimento che tutto quello che facciamo all’interno della nostra causa è una necessità all’interno della civiltà contemporanea dell’umanità, vogliamo continuare il più possibile ciò che è inteso, entro il quadro che ancora ci è rimasto; e perciò anche in questa ora, dove addirittura ancora le fiamme che ci procurano così tanto dolore bruciano fuori, rappresentare quel gioco che era promesso al seguito di questo corso, e su cui i nostri partecipanti al corso contano.

Allo stesso modo terrò il discorso previsto qui stasera alle otto in falegnameria. Proprio attraverso questo vogliamo esprimere che anche quello che davvero non può essere descritto in parole, con parole non è descrivibile, la sventura che ci ha colpito non ci deve schiacciare, ma che il dolore dovrà incoraggiarci a compiere, per quanto ci sia data la forza, quello che vediamo come nostro dovere.

Da questo punto di vista, miei cari amici, prendete gli altri due giochi natalizi, che sono stati attinti da autentico folclore, anche questo gioco dei tre re che rappresentiamo, nonostante naturalmente oggi non fossimo in grado di fare le prove corrette. Dovete tenerne conto, ma certamente anche in questo momento doloroso avrete l’inclinazione di tenerne conto.

Solo queste poche parole volevo rivolgervi, prima di iniziare la nostra rappresentazione. Non deve essere uno spettacolo che rappresentiamo, ma deve essere quello attraverso cui in una volta — come in sua arte — il popolo si sollevò un tempo verso il suo sacro si sollevò. E se si tiene conto di proprio ciò, allora definitivamente non potrà essere ritenuto inappropriato, proprio dal dolore più profondo fare avanzare questo serio sacro davanti alle nostre anime.

Della rappresentazione del gioco dei tre re il 6 gennaio 1923 non è presente alcun manoscritto di un discorso di Rudolf Steiner.

XII

13°Discorso del 14 dicembre 1923 sui giochi natalizi

Dornach, 14 Dicembre 1923

Dornach, 14 dicembre 1923

Ci permettiamo oggi di presentarvi due giochi dal vecchio folclore, che appartengono a quella serie di giochi che ai tempi festivi nel vecchio folclore cristiano del Medioevo spesso e in ampie aree venivano rappresentati.

Dobbiamo comprendere che le occasioni festive al tempo di circa il 12°, 13° secolo fino in realtà al secolo scorso, ancora fino a metà del secolo scorso, che le grandi feste dell’anno — la festa di Natale, la Pasqua, la Pentecoste, anche alcune altre feste — in regioni cristiane erano interruzioni veramente straordinariamente significative dell’anno. E come l’anno cristiano in generale è assegnato a tutto quello che penetra la coscienza, così il cuore umano a tempi particolari è proprio incaricato di penetrare questi ricordi con quello che di nuovo sono i fatti più grandi nella vita religiosa e nella coscienza religiosa.

Ci sono giochi di Pasqua, ci sono giochi di Pentecoste, giochi del Corpus Domini, anche giochi ad altre feste sante. I più amabili, quelli che vanno particolarmente nel cuore di tali giochi festivi erano i giochi natalizi. Questi giochi natalizi ci sono stati preservati particolarmente dai tempi in cui il Medioevo era finito. E anche quei due giochi che rappresentiamo oggi provengono dal Medioevo in via di conclusione. Probabilmente venivano ancora rappresentati nel 16° secolo, ovunque, nelle regioni anche qui intorno. Lo troverete in uno dei giochi come è indicato il sole che brilla sul Reno. Da questo potete dedurre che questi giochi sono originariamente a casa in una regione del Reno. Ma proprio quei giochi che vi presentiamo oggi non sono stati trovati qui in queste regioni; sono stati trovati dal mio vecchio insegnante e amico Karl Julius Schröer, a metà del secolo scorso, in quelle regioni dell’Ungheria Superiore che allora erano ancora veramente teutoniche, il cui germanesimo oggi è da tempo scomparso, ha ceduto il posto all’elemento slavo e magiaro. In queste regioni c’erano colonie tedesche, come sono sparse ovunque in Ungheria. Nella regione di Presburgo, a nord del Danubio, anche ulteriormente oltre, a sud dei Carpazi, il cosiddetto altopiano ungherese lungo fino alla Transilvania; di nuovo in basso verso il basso Danubio, nel cosiddetto Banato. In quest’ultima regione gli svevi si erano insediati, che erano emigrati dalla Germania; nelle regioni dell’Ungheria settentrionale, nelle regioni da cui provengono questi giochi, abbiamo coloni sassoni. Ma quelli che hanno coltivato questi giochi, sono probabilmente anche di origine alemannica ed erano probabilmente originariamente insediati nelle regioni che comprendono l’Alsazia e che si trovano a nord del Reno che forma il confine settentrionale della Svizzera. Questi tedeschi hanno emigrato, si sono insediati nella regione di Presburgo, a nord del Danubio, nella cosiddetta regione di Oberufer, e come caro ricordo della loro vecchia patria che si trovava più a occidente questi giochi natalizi se li sono portati con sé.

Ogni anno quando si avvicinava la festa di Natale, iniziavano a studiare questi giochi natalizi nel villaggio. In realtà hanno iniziato già quando la vendemmia era finita. Allora si cercava colui che aveva conservato questi giochi natalizi nella sua famiglia; una famiglia ben nota era stata in singoli villaggi che aveva scritto questi giochi, e di nuovo il più stimato e il più anziano della famiglia era il cosiddetto maestro. Ha riunito attorno a sé, quando la vendemmia era finita, in ottobre già i ragazzi. Solo ragazzi potevano recitare allora. Ha riunito i ragazzi che trovava idonei, non solo in relazione artistica, in relazione artisticamente folklorica, ma anche idonei trovava in relazione morale-religiosa. Addirittura durante lo studio, la preparazione era imposto ai ragazzi di condurre una vita particolarmente pia, in modo che nel loro atteggiamento completo, quando dovevano apparire a Natale, potessero comportarsi correttamente per quello che era contenuto in questi giochi. Allora da settimana a settimana venivano studiati e visto rigorosamente tutto quello che era intorno era veramente osservato in questi vecchi giochi. Era tutto determinato come ogni singola persona doveva comportarsi. Dopo che questi giochi erano stati preparati a lungo, il periodo natalizio si avvicinava, allora quelli che erano stati istruiti dal maestro per molte settimane si preparavano, e al periodo natalizio inizialmente andavano in giro per il villaggio e, allora si dirigevano verso quella locanda che era stata scelta per la rappresentazione. In una semplice locanda con i mezzi più semplici possibili quello che vedrete nei due giochi odierni veniva rappresentato. Sono due esempi di come si era rappresentata la storia sacra.

Il primo gioco rappresenta la storia del Paradiso, la tentazione di Adamo ed Eva. Il secondo gioco rappresenta che Cristo apparirà ai pastori a Betlemme, e tutto quello che si è collegato a esso.

Due cose, miei molto rispettati presenti, sono evidenti da questi giochi. Primo, quanto profondamente nel cuore con autentica, onesta pietà il cristianesimo era fluito. E d’altro canto anche come ogni sentimentalità era allora ancora estranea a queste semplici persone. Un’essenza sentimentale, che sempre è qualcosa di falso, qualcosa di falsamente mistico, non era affatto collegata con questa autentica, onesta pietà folklorica in alcun modo.

Io stesso ero toccato nel più profondo senso quando, come ragazzo ancora del tutto giovane, dal mio stimato insegnante, Karl Julius Schröer, alla fine degli anni settanta, inizio degli anni ottanta del secolo scorso, ho imparato questi giochi natalizi, e poi mi sono occupato molto di loro stesso. E così si può tentare di presentare quello che secondo la mia opinione attraverso, si potrebbe dire, secoli in regioni tedesche dell’Europa Centrale ogni volta al periodo natalizio con autentica, fondamentale pietà era celebrato, quello che era stato portato come fedele eredità ai coloni tedeschi di allora in Ungheria, così come era stato presentato in questi vecchi tempi. Certamente così primitivo non si può farlo. Ma il più bene possibile si deve farlo. E lo facciamo qui così che si ha davvero un’idea di come era a Natale in questi villaggi di coloni tedeschi. Così — riportando un pezzo del folclore cristiano tedesco — questi giochi natalizi dovrebbero ora in una forma inalterata avanzare davanti a voi.

Vedrete come tutto è comunque organizzato per fare della rappresentazione qualcosa di intimo che il pubblico intero — era il semplice pubblico del villaggio — viveva insieme. Perciò vedrete il cantante di stelle che si presenta per introdurre la cosa intera. Vedrete come forma veramente il ponte dai giocanti al pubblico così che tutto può avere un’espressione straordinariamente piena di sentimento, intima, cordiale. Quello che vi ho detto, che potrebbe solo invogliarvi ad amare queste tradizioni dal vecchio folclore, ha portato al fatto che proprio all’interno della nostra causa antroposofica ogni anno abbiamo fatto il nostro compito anche il giocare questi vecchi pezzi folklorici, e lo facciamo anche quest’anno ancora. E per questo vi abbiamo invitati.

Proprio nella seconda metà del 19° secolo è scomparso così tanto di queste vecchie cose, e si deve essere davvero grati che un uomo che come studioso ha vissuto nel folclore, come Karl Julius Schröer, si è messo dagli insegnanti, si è fatto raccontare quello che l’insegnante o quelli che erano partecipanti avevano in memoria. Perché gli hanno raccontato qualcosa che è davvero un bene santo di centenaia di anni. E così è stato conservato. Nel folclore oggi sfortunatamente è presente al massimo in regioni molto isolate, dove del resto viene anche tentato di nuovo di darla inalterata. Allora un pezzo del vecchio folclore si ritrova quando ci immergiamo così nelle cose, come può accadere attraverso una rappresentazione il più possibile inalterata, come ora tentiamo. In questo senso di vedere le cose, vi avevamo cordialmente invitati a guardare questo vecchio bene folklorico con noi.

Nel seguito delle due rappresentazioni di «Paradeis-Spiel» e di «Christ-Geburt-Spiel» a Dornach venerdì, 14 dicembre 1923, la troupe di attori ha viaggiato sabato per la prova a Sciaffusa, dove domenica, 16 dicembre 1923, i due giochi venivano rappresentati. Rudolf Steiner è arrivato domenica in seguito e ha tenuto una conferenza, di cui non è rimasto alcun manoscritto. Poi ha continuato verso Stoccarda. Marie Steiner era allora a Berlino. - Nel libro apparso nel 1967: Rudolf Steiner/Marie Steiner-von Sivers «Carteggio e documenti 1901-1925» Rudolf Steiner scrive più volte su questo ospite in preparazione.

XIII

14°Discorso del 24 dicembre 1923 — Vigilia di Natale al Convegno

Dornach, 24 Dicembre 1923

Dornach, 24 dicembre 1923

durante la riunione natalizia della Società Antroposofica Generale

Ci permetteremo di presentarvi alcuni giochi natalizi tratti dalXIII

Dornach, 24 dicembre 1923 durante l’Assemblea di fondazione della Società Antroposofica Generale altem Volkstum. Oggi inizieremo presentandovi il Dramma del Paradiso, poi domani e nei prossimi giorni la Rappresentazione della Nascita di Cristo e quella dei Tre Re. Questi drammi natalizi provengono da quei tempi in cui in tutta l’Europa, specialmente, ma non soltanto al periodo natalizio, bensì anche a Pasqua e persino a Pentecoste, si eseguivano rappresentazioni simili. Tali drammi sono stati raccolti dagli studiosi di germanistica, e potete trovarli in varie pubblicazioni nelle biblioteche. Simili drammi furono eseguiti fino al XIX secolo nei piccoli centri abitati e nei villaggi, meno nelle città. Ora però devo dire: i drammi natalizi che qui vi presentiamo hanno un certo vantaggio straordinario e significativo rispetto ad altri drammi natalizi. Gli altri drammi natalizi che furono eseguiti nell’Europa centrale furono in realtà «migliorati» decennio dopo decennio. Ciò che esisteva del vecchio folclore in una maniera meravigliosa fu migliorato da persone intelligenti, e poi fu di nuovo eseguito decennio dopo decennio. Ciò che può risultare da allora, veramente dal vecchio folclore, artisticamente, religiosamente e musicalmente, lo si vede dalla caricatura del folclore nei Misteri della Passione di Oberammergau. Ma in questi drammi natalizi che qui eseguiamo, c’è qualcosa che effettivamente, come fu rappresentato, è rimasto integro fino al XV, XVI secolo, e ciò per il seguente motivo.

Questi drammi di cui partiamo furono rappresentati soprattutto in Alsazia, attraverso il sud del Baden e del Württemberg, probabilmente anche fino in Baviera. Lo vedrete da un’allusione in uno dei drammi nei prossimi giorni, dove si accenna al Reno. Furono rappresentati nelle regioni a nord del Reno — visto dalla Svizzera — rappresentati. Poi tribù che rappresentavano questi drammi natalizi migrarono verso est, in Ungheria. Si può anzitutto chiedersi: perché migrarono verso est nel XV, XVI secolo stirpi tedesche, verso l’Ungheria? Così tribù emigrarono nelle regioni di Presburgo, che oggi si trova nella Cecoslovacchia, dalla Danubio scendendo attraverso Presburgo verso le regioni dello Zips, a sud dei Carpazi, verso la Transilvania, verso il Banato, la regione tra il Danubio meridionale e il Tibisco. Laggiù emigrarono queste tribù sveve. E tra questi che emigrarono, i più caratteristici erano gli Haidbauern. E fu proprio questa gente che stabilendosi in quella regione di Oberufer, un poco più a valle lungo il Danubio, portò con sé dalla loro patria originaria questi drammi natalizi, li mantenne integri e li rappresentò nel loro insediamento tedesco da anno a anno. Furono conservati come un bene caro in certe famiglie e trattati come erano stati secoli prima. Lì il mio buon amico e maestro, Karl Julius Schröer, li scoprì a Oberufer; non si era ancora intromesso nessun intellettuale, nessun «miglioratore». Questi drammi furono trascritti negli anni cinquanta del secolo scorso così come gli Haidbauern, che li rappresentavano, potevano dettarli a Karl Julius Schröer dal loro ricordo, quando giunse lì. Era professore al Liceo di Presburgo. Quando giunse nei luoghi dove gli Haidbauern rappresentavano i drammi nei villaggi, andò dapprima — non è vero, bisogna essere cortesi — all’élite intellettuale del villaggio, per esempio al maestro di scuola, che era anche notaio del villaggio. Egli disse: È roba sciocca, non vale nemmeno la pena occuparsi di questo! — Naturalmente, l’élite intellettuale non se n’era interessata, per fortuna; felicemente l’élite intellettuale non se n’era interessata. Così potettero ancora rappresentare i drammi come i contadini li avevano tramandati. Fu una fortuna particolare, perché così rimasero conservati in quelle regioni come erano. Si potrebbe ancora sollevare la domanda: come mai quella gente arrivò a conservare lì in quella regione questo caro patrimonio spirituale? — Allora bisogna dire: prima dei migranti attuali, i Fratelli Moravi erano migrati dalla Cecoslovacchia verso i territori ungheresi. E questi Fratelli Moravi con la loro vita cristiana intima e profonda, che aveva espresso così meravigliosamente il principio della fraternità, erano già lì quando altre tribù — quelle che intendo — gli Haidbauern e così via sentirono l’impulso di migrare anch’essi verso est. Non era qualche motivo economico particolare o simile, ma era veramente un motivo ideale per quelle persone quando seguivano la bella e intima vita cristiana fraterna dei Fratelli Moravi, che era già stata trasferita là. Prima ancora della comparsa del luteranesimo, questi avevano portato da quello che era ancora il sentimento veramente umano dell’Europa centrale un’atmosfera cristiana ideale, che non portava con sé i difetti del cattolicesimo che esisteva negli paesi occidentali, ma anche non conteneva i difetti del protestantesimo, bensì era veramente il cristianesimo autentico e vero, nato dal sentimento della fraternità dell’umanità. Questo migrò verso il’est. E attirati dall’atteggiamento ideale, allora altre tribù tedesche migrarono verso le regioni che erano state insediate dai Fratelli Moravi e che erano state saturate dal cristianesimo e portarono lì il bene più caro che possedevano: questi drammi natalizi cristiani.

Questi drammi natalizi rimasero nella loro forma originale per il fatto che erano separati dalla madre patria, che non poteva raggiungerli la successiva intelligenza. E in questa forma originale il mio vecchio maestro e amico, Karl Julius Schröer, a Oberufer, che dista una mezza ora di ferroviaria da Presburgo dove era allora professore al Liceo, li trovò e trascrisse, così come i contadini glieli avevano riportati. - Li avevano sempre imparato prima del periodo natalizio. Così glieli fece ripetere e così si sono conservati per noi assolutamente integri; così furono ancora rappresentati fino circa alla metà del XIX secolo. Oggi sarebbero scomparsi senza di lui.

Karl Julius Schröer conservò le cose così come erano allora in uso laggiù. Ho potuto parlare molto con lui all’inizio degli anni ottanta su questi argomenti. Era pieno di ricordi delle rappresentazioni che aveva visto lì, e così questi drammi mi si sono cari. Perciò vorremmo rappresentarli nelle nostre comunità — con alcune variazioni, perché esattamente come si rappresentava nelle taverne non possiamo farlo qui, e molte altre cose che si facevano lì non possiamo farle qui — ma cercando di rappresentare queste belle opere del genuino folclore nel modo più autentico possibile. Per esempio, là il Diavolo prima della rappresentazione aveva un corno di mucca, e correva per tutto il villaggio soffiando in questo corno in ogni finestra chiedendo ai due di venire alla rappresentazione: che fosse dovere cristiano di ognuno nell’Avvento. — Ora, potete immaginare: questo non possiamo farlo qui. Faremmo una bella figura se dicessimo alla gente: è dovere cristiano nell’Avvento! — Inoltre il

Diavolo doveva saltare su ogni carro che passava, creava agitazione, fracasso e così via. Anche questo e molte altre cose dobbiamo qui tralasciare. Ma tutto ciò che è possibile, deve essere rappresentato nella piena e autentica verità.

Non voglio più trattenere la rappresentazione, ma volevo comunicarvi in poche parole introduttive come erano gli usi delle rappresentazioni e come i drammi natalizi venivano studiati dai contadini.

XIV

15°Discorso del 25 dicembre 1923 — Natale al Convegno

Dornach, 25 Dicembre 1923

Dornach, 25 dicembre 1923

durante l’Assemblea di fondazione della Società Antroposofica Generale

Ieri mi sono permesso di dire qualcosa sull’origine storica dei drammi che qui vi presentiamo durante questo incontro natalizio. Oggi vorrei aggiungere ancora qualcosa su come questi drammi venivano rappresentati nelle colonie tedesche ungheresi al tempo in cui li trovò Karl Julius Schröer alla fine degli anni quaranta, all’inizio degli anni cinquanta del secolo scorso. I drammi erano un possesso manoscritto delle famiglie più rispettate nel villaggio. E venivano rappresentati dal villaggio dove si trovavano, nei villaggi vicini nel raggio di due o tre ore. Quando in autunno la vendemmia era finita, così intorno a metà o fine ottobre, allora venivano — non ogni anno, ma quando il destino lo permetteva — gli onoratiori contadini del villaggio a riunirsi e consultarsi. L’insegnante, che era allo stesso tempo notaio, non c’era; si teneva all’élite intellettuale, e l’élite intellettuale disprezzava questi drammi. Ma i contadini, dopo che per alcuni anni per varie ragioni i drammi non erano stati rappresentati, dicevano allora: Eh, ai nostri giovani potrebbe non fare male avere di nuovo qualcosa di meglio da fare nel sacro periodo natalizio! — E allora si discuteva se c’erano giovani uomini adatti che potevano essere usati per recitare. Si compilava una lista. Ma poi, quando si chiedeva ai giovani se volevano recitare, e quando erano stati scelti, si stabilivano condizioni severe.

Significava molto per quelle regioni che i giovani — pensate, tutto il tempo da ottobre fino al Natale e all’Epifania — non potevano ubriacarsi, non potevano andare con le ragazze e ciò che qui non possiamo nemmeno attuare, dovevano obbedire in assoluto a colui che studiava la cosa con loro. Ora, se richiedessimo qualcosa come quest’ultimo, i nostri attori ci farebbero un bel rimprovero!

Così per settimane si facevano straordinari esercizi, in cui i drammi venivano studiati. Ma c’era ancora qualcosa che non possiamo attuare. Chi dimenticava qualcosa o faceva qualcosa male doveva pagare mezzo centesimo di multa. Bene, nemmeno questo possiamo attuare, non possiamo infliggere punizioni per oblio! E così questi esercizi venivano fatti in modo severissimo fino alla prima domenica d’Avvento. Perché nella domenica d’Avvento si iniziava già a rappresentare il Dramma del Paradiso, che avete visto ieri. A Natale c’era la Rappresentazione della Nascita di Cristo e verso il 6 gennaio il dramma che vedrete ancora nei prossimi giorni.

L’organizzazione del dramma — ne ho già detto qualcosa ieri — era tale che i giovani si riunivano e si vestivano a casa del maestro, e da lì andavano all’osteria dove si teneva la rappresentazione. Ma il Diavolo veniva mandato via prima. L'avete visto anche voi ieri. Era equipaggiato con un corno di mucca e faceva qualcosa che noi non possiamo ripetere, perché soffiava a ogni finestra. Forse potrebbe piacere al nostro villaggio qui sotto, ma per ora non vogliamo provarci. Poi però saltava su ogni veicolo e creava disordine. Poi si univa a tutta la compagnia, come si diceva. Lì era organizzato così: nel mezzo della sala dell’osteria era il palco, e alle pareti stavano i panchetti per gli spettatori. Lo studio me lo descrisse Karl Julius Schröer, il mio vecchio amico e maestro, molto dettagliatamente; aveva trascritto questi drammi nel modo in cui li aveva sentiti dai contadini stessi, poi li aveva corretti secondo il manoscritto. Comunque sono sfuggiti errori. E devo dire che solo nel corso degli anni ho capito molte cose che erano in realtà il testo originale di questi drammi. Per esempio, negli anni passati non riuscimmo mai a capire le prime due righe che il Signore parla nel Dramma del Paradiso. Nel testo di Schröer sta: Adamo, prendi il respiro vivente, che ricevi con il Tahen (Giorno). Non ha né rima né senso. Solo quest’anno mi è diventato perfettamente chiaro, che è assolutamente corretto:

Adamo, prendi il respiro vivente, Che tu ricevi con il datem … cioè con il datum. È assolutamente popolare, cioè in questo giorno. È esattamente ciò che stava scritto. L’ho quindi sentito molto dolorosamente quando, già qualche anno fa, questi drammi vennero ristampati con un’enorme sciatteria e negligenza. Mi è stata spesso rivolta la richiesta di ripubblicare questi drammi; non ho voluto farlo senza prima averli rieditati. Ma sono stati fatti tali stampe con grande negligenza, e perciò nelle stampe che ora sono diffuse si vede dappertutto una tale sciocchezza linea per linea.

Naturalmente qui abbiamo a disposizione altri mezzi. Non rappresentiamo in un’osteria, non possiamo nemmeno sviluppare l’assenza di pretese come era lì, ma comunque: nel carattere fondamentale vogliamo dare questi drammi come furono effettivamente rappresentati originalmente dai contadini fino alla metà del XIX secolo. Qui conoscerete drammi in cui potete, in primo luogo, realmente riconoscere le usanze fondamentali della gente di allora. In questi saluti, come si trovano prima di questo Dramma della Nascita di Cristo, per esempio, c’è qualcosa che bellamente stabiliva il contatto tra i recitanti e il pubblico di allora. Ogni persona che era presente si sentiva in qualche modo parte della cosa, proprio attraverso questi saluti, che sono effettivamente qualcosa di meraviglioso. Perciò ho ricercato se non c’era stato anche un saluto simile prima del Dramma del Paradiso, e voi potevate veramente, senza che il documento storico sia disponibile, dal puro spirito della tradizione ricevere una rappresentazione di tale saluto lo scorso anno anche per il Dramma del Paradiso.

Inoltre vedrete che in questi drammi effettivamente regna la devozione interiore, la pietà autentica e onesta, sempre combinata con una certa rozzezza. E proprio questo è dato nel carattere fondamentale della pietà cristiana di allora. Era senza sentimentalismo attraverso e attraverso assolutamente onesta. Il contadino non poteva diventare sentimentale, non poteva fare una brutta figura; doveva anche ridere, anche nel più pio. E questo ci viene incontro in questi drammi in una maniera così bella. Alcune espressioni appariranno inconsuete nel linguaggio, per esempio molti non sapranno cosa significhi «Kietzen gefressen». Sono pere e prugne secche, che in particolare in queste regioni vengono mangiate come Kietzen nel periodo natalizio. Le pere erano secche, poi tagliate a spicchi, le prugne erano secche, e questo formava allora i Kietzen. Ma in particolare questi frutti secchi venivano cotti dentro il pane, e dentro il pane questi piccoli pezzi di Kietzen venivano gustati con particolare appetito. Era a Natale in queste regioni qualcosa di particolarmente buono, il pane ai Kietzen. Perciò avete sentito nel Dramma del Paradiso:

Se Adamo ed Eva avessero mangiato Kietzen, sarebbe stato loro mille volte più utile — che se avessero mangiato la mela in Paradiso! Proprio in tali cose, che escono così dal folclore, si può vedere come questi drammi si sono mantenuti autentici. Ora, vogliamo effettivamente porre davanti a voi quella cosa che si è conservata dal vecchio folclore come un pezzo di storia medievale che però penetra nel presente.

Potrei forse ancora attirare la vostra attenzione sul nostro manifesto, che è vero più adatto al Dramma dei Tre Re che al Dramma dei Pastori, ma è stato usato anche da noi oggi. Volevamo dalla tonalità cromatica dare forma a ciò che precisamente questi drammi natalizi possono ancora essere nel presente.

Con occasione del Incontro natalizio 1923/24 il 24 e il 25 dicembre a causa della grande affluenza sia il Dramma del Paradiso sia il Dramma della Nascita di Cristo vennero rappresentati alle 4.30 e alle 6 di pomeriggio. Entrambe le allocuzioni sono quasi identiche nella formulazione, così qui viene pubblicato solo il primo indirizzo.

XV

16°Discorso del 27 dicembre 1923 durante il Convegno di Natale

Dornach, 27 Dicembre 1923

Dornach, 27 dicembre 1923 durante l’Incontro natalizio

Oggi ci permetteremo di presentarvi il terzo dei drammi popolari, che intorno al periodo natalizio nei tempi più antichi nelle regioni di cui ho già parlato venivano rappresentati dappertutto.

Il primo dramma era il Dramma del Paradiso, che sempre iniziava a essere rappresentato la prima domenica d’Avvento, poi veniva rappresentato attraverso il tempo di Avvento. Il secondo era allora il vero Dramma natalizio, che all’incirca dall’ultima domenica d’Avvento fino alla fine di gennaio veniva rappresentato. Poi intorno al tempo della festa dell’Epifania veniva rappresentato questo terzo dramma. Della storia di questi drammi ho già parlato. Allo stesso modo mi sono permesso di esporre qualcosa sul modo come si rappresentava. Da quale spirito questo dovrebbe avvenire, voglio ancora esprimere in poche parole, proprio con riferimento a questo dramma dei Tre Re o dramma di Erode.

Si vedrà anche in questo come la pietà contemplativa, in questo caso persino pietà straordinariamente solenne, è compatibile con una certa rozzezza. Questo è tutto il carattere fondamentale di questi drammi e ciò è tanto più interessante, in quanto c’è un contrasto radicale tra il Dramma natalizio che abbiamo rappresentato anche l’altro ieri e questo Dramma dei Tre Re. È accaduto in modo incomprensibile che il mio caro vecchio amico e maestro, Karl Julius Schröer, questi due drammi — il Dramma natalizio e il Dramma dei Tre Re — li abbia stampati mescolati insieme. Ammetto che forse, già attraverso una trasmissione imprecisa, un po’ di mescolanza dei due pezzi sia avvenuta. Ma originalmente i due drammi — il vero Dramma natalizio e il Dramma dei Tre Re — sono assolutamente anche nella loro origine completamente diversi l’uno dall’altro.

Del Dramma dei Tre Re ho visto io stesso ancora qualcosa che indica il modo come fu accolto dove si presentava. Gli altri drammi, li ho discussi molto con il loro scopritore, con Karl Julius Schröer, all’inizio degli anni ottanta, e così mi sono diventati completamente presenti. Sempre più si è manifestato come era con questi drammi. Ma di questo Dramma di Erode si poteva effettivamente vedere in tutte le regioni della Germania austriaca intorno al tempo di Capodanno fino al tempo dell’Epifania e oltre, semplicemente la gente come i Tre Re — la cosa era ridotta a questo — Gaspare, Melchiorre e Baldassare, come questi Tre Re con la stella si muovevano in giro e cantavano canzoni molto simili a quelle che occorrono qui.

Ora vi faccio notare che la struttura di questi drammi ricorda effettivamente il dramma più antico. Abbiamo dappertutto in essi i cori comuni, come li si chiamava nel popolare: le canzoni della compagnia, che effettivamente rappresentano la stessa cosa — solo in modo popolare tardivo — che il coro greco rappresentava. E poi abbiamo come cresciuto da questi canti, che inoltre sarebbero stati rappresentati completamente da soli, il vero Drammatico-dialogico e così via.

Ora, quando ho parlato di un contrasto radicale dei due pezzi, questo non è riconoscibile solo nel carattere fondamentale, ma anche nell’origine. Tutto ciò che è stile del Dramma natalizio, del Dramma della Nascita di Cristo, indica dappertutto che il vero cultivo di questi Drammi della Nascita di Cristo e probabilmente anche del Dramma del Paradiso proveniva dalle comunità fraterne e viveva in Europa molto più numerosamente prima del XVI secolo di quanto oggi si pensi. Dappertutto c’erano tali comunità cristiane fraterne, che in particolare anche in queste rappresentazioni drammatiche avevano coltivato ciò che si attiene allo stile fondamentale del Vangelo di Luca. Troverete il tono fondamentale del Vangelo di Luca nel Dramma natalizio. Al contrario questo Dramma dei Tre Re, che oggi vedete, è venuto dalle Chiese, dalle persone della Chiesa, sebbene da tali persone della Chiesa che con la loro anima erano completamente immersi nel folclore. E proprio questo Dramma dei Tre Re è cattolico primitivo, mentre il Dramma della Nascita di Cristo proviene da coloro che erano i precursori del protestantesimo.

Là dove questi drammi venivano rappresentati nella Germania ungherese c’erano cattolici, protestanti e tutto mescolato; lì li si prendeva completamente in modo interconfessionale. Ma nell’origine i veri drammi natalizi vennero dalle comunità fraterne, in cui c’erano anche bellissime traduzioni della Bibbia in uno tedesco davvero magnifico. Mi piacerebbe una volta presentare persino alcuni pezzi di queste più antiche traduzioni bibliche tedesche, veramente bellissime, perché mostrano chiaramente quale sia una leggenda storica incredibile, quando dappertutto si tramanda che Lutero abbia tradotto per primo la Bibbia in tedesco e abbia inventato la lingua per questo, il che non è affatto vero, perché le traduzioni più antiche, che semplicemente non si conoscono, sono molto più belle e molto più penetranti, persino incontrano il testo originale molto meglio della traduzione luterana. Da queste comunità fraterne provennero quindi originalmente anche questi drammi. Al contrario questo Dramma dei Tre Re porta chiaramente il carattere cattolico su di sé, derivando da chierici del Medioevo che si erano inseriti nel folclore e che certamente volevano anche promuovere gli interessi della Chiesa.

Il Dramma natalizio porta invece soprattutto il carattere della leggiadria, mentre questo Dramma di Erode porta in parte il carattere del suggestivo. Vorrei dire, sarebbe completamente contrario al Dramma natalizio se vi fosse incenso; non sarebbe popolare. Al contrario, in questo Dramma dei Tre Re, che fu rappresentato dai chierici — lo percepirete — non guasterebbe nulla se in qualche modo si sentisse un odore di incenso, perché c’è straordinariamente molto di suggestivo in esso, che deve essere messo in evidenza nella rappresentazione. Ma naturalmente la Chiesa dei tempi precedenti sapeva anche molto bene come agire in modo popolare. Perciò lì c’è anche assolutamente il genuino folclore, la bella, vera, piena solennità combinata con ciò che è popolarmente rozzo, e soprattutto qualcosa straordinariamente profondo che parla al cuore del popolo. Si può quindi considerare anche questo Dramma dei Tre Re, Dramma di Erode come un bellissimo pezzo di storia medievale che è salito fino al XIX secolo nella forma più pura e incontaminata in quelle regioni dove i coloni tedeschi erano tra popoli stranieri, dove nulla della cosiddetta intelligenza e dei miglioramenti più recenti da parte del clero si era intromesso, così che si ha sia nel Dramma natalizio che nel Dramma di Erode qualcosa che nello stile drammatico popolare-artistico, così come nello stile della pietà popolare proviene completamente dai tempi pre-riformatori e fa bellamente risorgere davanti a noi la storia del cristianesimo nell’Europa centrale, la storia del tempo pre-riformatore.

Affinché questo avvenga, che deve essere un interesse di molti cuori umani, vogliamo rappresentarvi questi drammi natalizi.

XVI

17°Discorso del 29 dicembre 1923 durante il Convegno di Natale

Dornach, 29 Dicembre 1923

Dornach, 29 dicembre 1923 durante l’Incontro natalizio

Vi ho descritto in qualche modo la storia di questi drammi natalizi in occasione della rappresentazione del Dramma del Paradiso, così che oggi voglio solo parlare del modo come in quelle colonie tedesco-ungheresi, in cui Karl Julius Schröer ha trovato questi pezzi, questa rappresentazione fu effettivamente attuata. Ripeto quindi brevemente che questi drammi natalizi, già alla fine del XV, inizio del XVI secolo, pezzi emigrati dalla loro patria dell’Europa centrale verso est, fino al XIX secolo vennero rappresentati nelle diverse regioni dell’Ungheria. Karl Julius Schröer li trovò più tardi vicino a Presburgo, nella regione di Oberufer nella famiglia Malatitsch. L’esecuzione di questi, considerati un caro patrimonio, pezzi, che si continuavano sempre in una famiglia, veniva solitamente già dopo la vendemmia, così intorno a metà, fine ottobre, discussa se i drammi dovessero essere rappresentati. Già per questo motivo era necessario perché non ogni anno c’era la necessaria disposizione presso la gente, per questo o quello, anche particolarmente perché non c’era sempre il necessario numero di attori. Ma a certi tempi, dopo la vendemmia, la gente si riuniva comunque al loro tavolo di società e diceva: Ora i nostri giovani avrebbero di nuovo bisogno di un certo nuovo incentivo per la loro pietà, e quest’anno potremmo rappresentare di nuovo questi drammi. — E se colui che conservava questi drammi nella famiglia si dichiarava disposto, ci si guardava intorno per vedere quali giovani nel villaggio sarebbero stati adatti per fare le rappresentazioni in quell’anno.

Questi drammi venivano allora studiati in modo abbastanza rigoroso. Poiché, capite, l’intera rappresentazione era considerata qualcosa che era strettamente legato alla vita religiosa più intima, alla pietà più intima della gente in quelle regioni. E così c’erano per coloro che avrebbero dovuto recitare, durante il tempo di preparazione, ordinanze rigorose. Potevano per esempio durante questo tempo non ubriacarsi, il che significa molto in quelle regioni; non potevano andare con le ragazze; non potevano fare molte altre cose che altrimenti avevano l’abitudine di fare. L’intero affare era considerato come appartenente a un tempo solenne, e come qualcosa a cui si doveva portare un’atmosfera solenne. Non passava, per esempio, in certe stagioni nessuna domenica, senza che non ci fosse musica nelle osterie in questi villaggi degli Haidbauern, o dove le cose venivano rappresentate. Ora una volta questa gente, che rappresentavano i drammi popolari, arrivò in un villaggio, dove all’Avvento in loro onore si era eseguita una musica non cattiva. Dissero allora, se si credeva che fossero commedianti, che si eseguisse musica in loro onore! Così tutta la gioia deve essere completamente silenziosa durante quel tempo, mentre veniva rappresentato. C’erano anche altre prescrizioni rigorose, che assolutamente non possiamo imitare. Per esempio, colui che recitava doveva obbedienza rigorosa al maestro. Questo naturalmente non possiamo imitare. Inoltre, se qualcosa, un atteggiamento che era stato studiato, veniva dimenticato, doveva pagare una multa. Anche questo naturalmente non possiamo imitare qui. L’entrata era due kreuzer, i bambini pagavano la metà. Due kreuzer, questi sono quattro centesimi. Nemmeno questo possiamo imitare. Possiamo anche non imitare che agli drammi nella forma si invitasse in modo che il Diavolo un’ora prima, o una mezza ora prima, che la rappresentazione iniziasse, nel villaggio girava con la sua coda — pensate! — e con un corno di mucca soffiava dappertutto alle finestre e spiegava alla gente che dovevano venire, che era opportuno così. Poi saltava anche su veicoli e creava così disordine. Potremmo provarci una volta, forse i sentimenti verso di noi non si ridurrebbero, ma si ingrandirebbero persino. Ma fino a ora abbiamo sempre creduto che tali cose dovessimo effettivamente lasciar perdere.

Così questo veniva studiato. E quando arrivava il tempo d’Avvento, veniva dato il Dramma del Paradiso, come ve l'abbiamo dato qui pochi giorni fa, al tempo di Natale il Dramma della Nascita di Cristo e al tempo della festa dell’Epifania il Dramma di Erode o dei Tre Re, che vedrete ancora o avete già visto.

Possiamo vedere nella struttura esteriore di questi pezzi come fosse caratterizzata questa pietà particolare contadina, che si era conservata così meravigliosamente. Questa pietà porta la sua verità onesta, la sua verità interiore all’attenzione mostrandosi completamente senza sentimentalismo e compensando con un'intera naturalezza di rozzezza. Questo essere rozzo, questo indulgere in scherzi rozzezza, è qualcosa che appartiene effettivamente ai drammi popolari, malgrado questi popoli avessero pienezza, pietà onesta, completamente. Questo è il particolarmente caratteristico. Vedrete quindi anche qui scene di grande solennità e tali scene, che mostrano la rozzezza massiccia del contadiname, del popolo.

In una tale osservazione, come la fa il cantore principale, il conduttore dei cantori, dove si indica che il Reno è vicino, vedete appunto che le cose hanno migrato da una regione a nord del Reno verso est, e hanno effettivamente conservato completamente anche il linguaggio. Karl Julius Schröer trascrisse le cose dall’ascolto, da parte di coloro che questi pezzi conoscevano a memoria in quegli anni quaranta, cinquanta del secolo scorso e spesso li avevano rappresentati. In ciò sono sfuggiti errori di vario genere. E questi errori, che si sono introdotti nella stampa di Schröer, mi hanno reso impossibile accogliere la richiesta che facessi stampare di nuovo un testo di questi drammi, perché certamente dovrebbe occuparsene per molte settimane, per ristabilire la forma originale, la forma autentica e onesta. Non si può certamente dare il proprio consenso al ristabilimento di un testo sciatto. Vedete, si arriva a molte cose solo dopo molto, molto tempo. Il testo stampato era completamente corrotto, per esempio deve dire a questo punto:

Adamo, prendi il respiro vivente, Che tu ricevi con il datem …

cioè: con questo datum. Questo è: da questo giorno ricevi il respiro vivente.

Si deve, quando si vuole portare queste cose oggi sul palco, avere la coscienza di ristabilire per sé tali testi. E così cercheremo, miei cari amici, nonostante che dobbiamo usare mezzi moderni, di darvi un quadro del modo come tali cose erano originalmente rappresentate, come nel folclore è stata ricercata la pietà autentica. Dirò ancora molte cose nell’occasione della prossima rappresentazione del Dramma di Erode. È nato anche di nuovo da un elemento artistico, che si è formato proprio nell’Europa centrale come una rappresentazione popolare dell’antica arte drammatica.

Vedrete come ci sono cori, e dai cori il dialogo e il resto del drammatico emerge in una forma meravigliosa. È veramente così, se si paragona questo primitivo con le tragedie greche, si vede come lì in queste regioni popolari c’è una molto bella continuazione. E il contatto, che c’è qui con il pubblico intero, che uno come recitante si sente come uno con il pubblico, viene particolarmente alla luce in questo saluto di tutto ciò che è nella sala e fuori dalla sala, che è sulla terra e fuori della terra. Questo ha portato alla luce qualcosa, il sentimento di sentirsi a casa. Questo è ciò che dà a questi drammi il particolare fascino artistico.

Vogliamo così sinceramente cercare di presentarvi in forma vivente un pezzo di storia, che nel fondo, fuori dai nostri circoli, è stato largamente perso.

XVII

18°Discorso del 31 dicembre 1923 — Capodanno durante il Convegno di Natale

Dornach, 31 Dicembre 1923

Dornach, 31 dicembre 1923 durante l’Incontro natalizio

Ora ci permetteremo di presentarvi il Dramma dei Tre Re o Dramma di Erode. Nei giorni passati ci siamo permessi di portarvi davanti il Dramma del Paradiso e il Dramma della Nascita di Cristo, e oggi vi portiamo il Dramma dei Tre Re. Della storia, cioè dell’origine dei drammi, ho già parlato, così come del modo dello studio. Voglio solo oggi ancora osservare che il Dramma del Paradiso era nella norma rappresentato nel modo come ve l'ho descritto, nel tempo d’Avvento, il Dramma della Nascita di Cristo nel vero tempo natalizio e questo Dramma dei Tre Re intorno al tempo della festa dell’Epifania, il 6 gennaio, intorno a questo giorno. Si può chiaramente percepire come lo stile dei due drammi, del Dramma natalizio e anche del Dramma del Paradiso e questo Dramma dei Tre Re siano diversi l’uno dall’altro. Nel Dramma natalizio si vede molto chiaramente che si ha a che fare con qualcosa che viene dal sentimento popolare immediato. Si deve immaginarsi circa il seguente.

C’erano, specialmente prima della Riforma anche nell’Europa centrale, dopo la Riforma però nelle diverse colonie tedesche, di cui una è quella di Oberufer, da cui provengono questi drammi, dappertutto la comunità fraterna, che aveva come suo compito una vita comunitaria cristiana, che voleva continuare la disposizione religiosa che è data nel Vangelo di Luca. E tali comunità fraterne erano molto estese. Era una sorta di vita comunitaria, che cercava l’edificazione religiosa nei sentimenti comuni di coloro che si riunivano in tale comunità fraterna. In questi circoli nacquero allora drammi come questo Dramma natalizio, il Dramma della Nascita di Cristo. Al contrario questo dramma, che oggi vedremo, solo, come credo, attraverso un malinteso incomprensibile del mio vecchio amico e maestro,

Karl Julius Schröer, è stato accoppiato insieme con il Dramma natalizio, a cui non si abbina nello stile. Questo Dramma dei Tre Re è venuto dal clero, che si era assunto il compito di dare qualcosa al popolo. Si può vedere dappertutto dal dramma che questo proviene dall’ispirazione del clero, sebbene di tali chierici, che si erano occupati intimamente del folclore, che si erano completamente inseriti nel folclore, e che volevano rappresentare gli interessi della Chiesa attraverso tali drammi nel folclore.

Quindi c’è una certa natura primitiva nel Dramma della Nascita di Cristo da osservare, la pietà autentica con rozzezza contadina in onestà combinata in uno stile religioso-popolare. Al contrario in questo dramma, che oggi viene davanti alla nostra anima, troviamo solennità. Solennità scaturita dall’interesse della Chiesa. Una forza suggestiva profonda è proprio in questo Dramma dei Tre Re sia per quanto riguarda la composizione, che è condotta straordinariamente in modo drammatico, sia per quanto riguarda il singolo che notiamo in esso.

Il Dramma del Paradiso, il Dramma della Nascita di Cristo si presentavano sempre davanti a me nel discorso con Karl Julius Schröer, all’uscire degli anni ottanta. Egli stesso aveva visto i drammi rappresentati dai contadini, sapeva raccontarne in modo straordinariamente vivo, e così già allora poteva formarsi in me una rappresentazione chiara di ciò che di antico folclore era contenuto proprio in questi drammi. Di questo Dramma dei Tre Re però durante il mio tempo di fanciullo stesso avevo visto il fondamento. Dappertutto in regioni cattolico cristiane si vedevano da Capodanno verso il giorno dell’Epifania questi gruppi dappertutto che si muovevano, il cui punto focale erano proprio i tre magi, i tre re con la stella. Si spostavano nei villaggi da casa a casa e conducevano insieme la cosa; non drammaticamente. Ma quello che voi avete qui da noi come canzoni corali, questo con alcune cose drammatiche, talvolta l'eseguivano davanti alle porte e nelle case che visitavano, se c’era spazio. Eppure si poteva vedere che in questo girovagare dei magi c’era qualcosa che veniva dalla Chiesa. E così l’intero Dramma dei Tre Re è effettivamente venuto dalla Chiesa, e quindi ha in singole parti la sua particolare forza suggestiva.

È quindi completamente sbagliato gettare questi due drammi insieme con lo stile completamente diverso e rappresentarli come se appartenessero insieme uno dopo l’altro. Ciò può avvenire solo per il fatto che forse già prima questi drammi fossero stati gettati insieme, e Karl Julius Schröer li abbia trovati insieme così da Malatitsch. Ma chi può seguire l’intera evoluzione dei drammi, sa che queste due cose non appartenevano affatto insieme, ma hanno addirittura origini completamente diverse.

Ma si vede di nuovo, quando si guarda l’intero complesso di questo genere di rappresentazioni natalizi, quale grande valore era riposto sia dalla comunità fraterna morava, che era migrata dall’odierna Cecoslovacchia verso il’est — erano per lungo tempo i più illustri coltivatori del Dramma della Nascita di Cristo — si può vedere, cosa significava l’intero complesso, da un lato coltivare nel folclore la pietà autentica e onesta; procura della Chiesa d’altro canto con il Dramma dei Tre Re. In questo modo si è cercato di aprirsi i cammini verso i cuori degli uomini; e si sono trovati. E veramente è così, che si arriva in ambiti molto interessanti della vita religiosa se si guarda la molteplice vita religiosa prima della Riforma. Certo, dopo sono state aggiunte cose che forse erano già influenzate dalla Riforma, ma si dovrebbe storicamente almeno ancora una volta ricordarsi come un’atmosfera interiore onesta era presente nel tempo che andava verso la Riforma. Il clero doveva allora ricorrere a tali mezzi per guadagnare il rifugio verso l’anima popolare.

Molte cose di ciò che viene presentato oggi nella storia sono basate su malinteso. È per esempio straordinariamente interessante conoscere traduzioni bibliche, se anche non l’intera Bibbia, così almeno grandi parti dell’Antico o del Nuovo Testamento nel tempo anteriore a Lutero più antico. La lingua è una lingua molto più originaria, molto più intima, di quella che allora fu creata per la Bibbia da Lutero. Ed è effettivamente solo una leggenda storica, quando sempre di nuovo si racconta che Lutero ha tradotto per primo la Bibbia in tedesco. Non è nemmeno stato esercitato dall’arte di traduzione migliore attraverso di lui, ma ciò che era anteriore è effettivamente migliore. E dallo stesso spirito, da cui in comunità religiose nel tempo pre-riformatore tali traduzioni bibliche sono venute, sono anche venuti tali drammi. Siamo quindi trasportati vivamente in un pezzo di antico folclore attraverso questi drammi.

Dobbiamo farlo con mezzi moderni, ma cerchiamo di rappresentarli nel modo come erano stati rappresentati allora. Ho già detto una volta: certe cose non possiamo ripetere. Bene, il tentativo potrebbe essere fatto una volta di mandare il Diavolo con il corno di mucca ad Ariesheim e Dornach. A ogni finestra dovrebbe soffiare dentro, dovrebbe spiegare alla gente — è così consueto — che dovrebbero oggi venire al dramma natalizio! Ma non so se con questo diventeremmo più o ancora meno popolari.

Molte altre cose non possiamo nemmeno imitare. Per esempio, questi drammi erano rappresentati completamente solo da giovani uomini. Questo non andrebbe nemmeno per noi, rappresentarli solo da giovani uomini. Poi non possiamo particolarmente ripetere questo, che deve essere pagata una multa, se qualcuno non ricordava bene qualcosa che il maestro aveva studiato. Sì, lì verrebbe una vera rivoluzione tra i recitanti. Poi non possiamo nemmeno inserire che prendiamo due groschen come entrata, o quattro groschen come entrata si prelevavano allora. I bambini pagavano la metà. Nemmeno questo possiamo imitare. Non lo so, ma si racconta che da ciò che entrava così erano restaurati abiti difettosi e così via per la rappresentazione successiva. Ebbene, il pubblico era di solito non così numeroso come questo qui. Così vediamo anche in tempi in cui le cose erano ancora sostanzialmente più economiche.

Ma al di là di tutto questo, vorremmo tentare di mettere davanti alla vostra anima un vero pezzo di antico folclore anche con questo pezzo, questo Dramma dei Tre Re o Dramma di Erode, sebbene possiamo farlo solo in modo che trasferiamo in condizioni moderne, ma modelliamo queste condizioni moderne in modo che lo stile antico rimanga conservato. E così vogliamo anche portare davanti alla vostra anima proprio questo Dramma dei Tre Re.

XVIII

19°Discorso del 6 gennaio 1924 — Epifania

Dornach, 6 Gennaio 1924

Dornach, 6 gennaio 1924

Ci permetteremo di presentarvi quest’anno qui uno dei drammi natalizi che provengono dal vecchio folclore tedesco. Potrei forse partire da qualcosa di personale. Io stesso ho conosciuto questi drammi natalizi — il Dramma del Paradiso e il Dramma della Nascita di Cristo e anche questo Dramma dei Tre Re che oggi verrà rappresentato — che questo anno non si rappresentano pubblicamente, circa, posso dire, quaranta anni fa. Allora conobbi questi drammi dal mio vecchio amico e maestro, Karl Julius Schröer, allora era professore universitario a Vienna, ma intorno alla metà del XIX secolo, negli anni quaranta, cinquanta del XIX secolo, era professore a Presburgo, che oggi appartiene alla Cecoslovacchia, allora in una colonia tedesca dell’Ungheria, dell’Ungheria occidentale, era. Se si prosegue la Danubio, su cui si trova Presburgo, soltanto un poco più verso est, verso Budapest, allora si arriva nella cosiddetta regione di Oberufer. In questa regione di Oberufer c’era una colonia tedesca. Era veramente tedesca nella mia stessa giovinezza, come del resto in Ungheria prima della magiàrizzazione c’erano veramente regioni tedesche molto diffuse: nella regione dello Zips, i Sassoni di Transilvania, nel Banato e così via. Ora, quando Schröer era professore a Presburgo, sentì una volta che interessanti drammi natalizi popolari venivano rappresentati laggiù a Oberufer dai discendenti di quei coloni tedeschi, che dal’ovest verso l’Ungheria erano andati a stabilirsi, da regioni che probabilmente a nord del Reno nella Germania meridionale erano situate, immediatamente al confine con la Svizzera, a nord del Reno e fino all’Alsazia dentro. E da lì sembrano provenire effettivamente questi drammi natalizi.

È così — si può ancora oggi tracciare questo — che effettivamente nel XIII, XIV secolo questi drammi natalizi laggiù al di là del Reno, forse più tardi nella Svizzera settentrionale, al massimo ancora a Brienz, venivano rappresentati. La gente allora andò verso est, prese questi drammi natalizi come un caro patrimonio spirituale con un’intima pietà e lo considerò estremamente prezioso. E durante tutto il XVI, XVII, XVIII secolo venivano allora rappresentati intorno al tempo natalizio e all’Epifania in questi villaggi dai cosiddetti Haidbauern.

Era questo un grande evento annuale della pietà cristiana in queste regioni tedesche dell’Ungheria. Per il fatto che questi drammi natalizi ebbero proprio questo destino, sono, voglio dire, rimasti completamente incontaminati fino ai tempi più recenti. Perché, vedete, i drammi natalizi sorsero in tempi più antichi prima e dopo la Riforma ovunque, erano volentieri rappresentati, ma allora in tempi posteriori furono migliorati dalla cosiddetta gente intelligente, ciò che si chiama miglioramento, cioè la loro natura popolare venne loro tolta da capo a piedi. E il miglioramento, che l’intelligenza volle apportare, divenne un peggioramento generale, così che questi drammi popolari potevano essere trovati nelle regioni più occidentali effettivamente solo in cattive condizioni.

Laggiù però questi drammi natalizi non significavano nulla per l’intelligenza. Quando Karl Julius Schröer proprio così all’inizio degli anni cinquanta arrivò nei villaggi, i maestri di scuola e il notaio del villaggio avevano trovato: questa è qualcosa, di cui non ci si occupa. La «gente intelligente» l’ha ritenuta roba inutile. E così questi drammi natalizi sono rimasti completamente incontaminati, perché nessuno li ha migliorati, cioè effettivamente peggiorati. Così sono rimasti durante tutti i secoli, e così Karl Julius Schröer li ha ancora trovati verso la metà del XIX secolo.

Lì non venivano più rappresentati ogni anno, bensì soltanto quando si credeva di avere il necessario personale. Quando la vendemmia era finita in ottobre, allora i notabili del posto si riunivano al loro tavolo di società e dicevano: Quest’anno abbiamo di nuovo giovani — perché soltanto giovani potevano recitare laggiù — per potere rappresentare questi drammi natalizi, e fa veramente bene alla nostra gente, se riceve di nuovo un po’ di pietà nelle vene. Ora vogliamo farla di nuovo quest’anno.

Lì c’era allora anche colui — era sempre una famiglia rispettata tra i contadini del villaggio — che era il proprietario del «Manoscritto». Non erano stampati, questi drammi natalizi. L’aveva ricevuto da suo padre e questi da suo padre e così via. Così erano stati conservati attraverso i secoli. E quando era arrivato il momento dopo la vendemmia, colui che aveva il manoscritto doveva riunire intorno a sé i giovani e essere il loro maestro e, intorno al tempo d’Avvento e di Natale, intorno al tempo dell’Epifania, preparare le rappresentazioni. E queste rappresentazioni venivano effettivamente perseguite con il massimo rigore. C’erano prescrizioni rigorose per quei giovani che dovevano partecipare. Per esempio, questi giovani la gente intera doveva, durante il tempo in cui dovevano preparare questi drammi, non ubriacarsi. Chi conosce queste regioni — ho a lungo vissuto in queste regioni — sa che questa era una grande, un’estremamente grande privazione per questi giovani, se dovevano dalla vendemmia fino al giorno dell’Epifania non ubriacarsi; e anche non combattere per esempio. Chi sa cosa succedeva tutto in quel tempo, quando per esempio c’era un’elezione di sindaco o di consigliato della vicinanza — questo era uno dei funzionari fiduciari della contea — cosa questo significava tutto in queste regioni: i giovani non potevano combattere alle domeniche! Così dovevano condurre una vita completamente devota. Era veramente vera pietà popolare. Inoltre era prescritto, il tempo intero non andare con le ragazze. E inoltre non poteva esserci musica profana in tutte le settimane nei villaggi dove si aggiravano ovunque. Tutte queste prescrizioni che qui naturalmente assolutamente non possiamo attuare, cioè quelle nominate finora possiamo attuarle; le altre però no. Se per esempio qualcuno aveva dimenticato qualcosa che aveva imparato, doveva pagare una multa. Questo non potremmo fare da noi. Nemmeno potremmo non attuare il fatto che nessuno potrebbe arrivare tardi e così via. Così tutte queste cose venivano gestite nel senso più rigoroso. Era veramente qualcosa straordinariamente disciplinante per i giovani del posto.

I drammi natalizi stessi — quando era venuto il momento — venivano celebrati nel modo che si può dire: si mescolavano lì effettivamente vera, autentica pietà cristiana popolare, combinata con ciò che come costumi popolari, non sentimentalismo c’era. Era vera popolarità lì dentro: sincera pietà, non in qualche modo ipocrita pietà, bensì sincera pietà, che già era mescolata anche con una certa rozzezza. Era appunto la sincera devozione nei tempi antichi. Si era conservata fino al XIX secolo.

Poi, quando le rappresentazioni si avvicinavano, venivano anche alcune cose che non possiamo allo stesso modo imitare, perché tuttavia non so come si penserebbe, se lo facessimo per esempio. Il Diavolo doveva, quando l’esecuzione si avvicinava, andare in giro per tutto il villaggio con la sua lunga coda e soffiare dappertutto dentro e dire alla gente che dovevano ora venire al dramma natalizio. — Non so come lo si potrebbe considerare; potrebbe forse essere bene che piacesse! E nemmeno possiamo imitare qui, che per esempio il Diavolo salta su ogni veicolo e crea il suo caos, quando l’esecuzione si avvicina e così via. Quando allora la gente era riunita nell’osteria, seduta intorno sui panchetti, allora nel mezzo della sala dell’osteria veniva data questa rappresentazione. Qualcosa che non possiamo nemmeno imitare qui era il fatto che si pagasse soltanto due kreuzer, che sono quattro groschen, come biglietto d’entrata. Era per allora un’entrata straordinariamente alta; i bambini pagavano la metà. Le cose erano proprio tutte ancora circa nel mezzo del XIX secolo, quando Karl Julius Schröer trovò questi drammi, completamente così preservate, anche gli usi come nel XVI secolo, dove la gente ci andava e si portava questi drammi natalizi.

Dazumal, quaranta anni fa, ho acquistato questo amore infinito per questi meravigliosi drammi natalizi, e credo realmente che possa conservarsi qualcosa di bella se la si rappresenta, dove si ha la possibilità, di nuovo. Poiché laggiù, nelle antiche regioni tedesche dell’Ungheria, non vengono più rappresentati da molto tempo. L’ultima famiglia che li possedeva è probabilmente scomparsa, e non vengono più rinnovati, così che effettivamente ciò che abbiamo già fatto nel tempo prebellico per questi drammi è un vero rinnovamento della cosa. C’è un pezzo di folclore tedesco in questi drammi. È veramente qualcosa di conservato, che era precedentemente molto onorato e apprezzato dal popolo.

Qui credo che abbia il suo valore particolare il fatto che gli svizzeri si ricordino, se forse ancora nella Svizzera settentrionale, ma certamente, se si rivolge lo sguardo al di là del Reno, allora questi drammi erano rappresentati ovunque nel XIV, XV, XVI secolo. Proprio qui quindi si possono collegare benissime commemorazioni a esso, e perciò crediamo che sia anche bene portare questi drammi qui alla rappresentazione. In questo senso chiediamo la vostra attenzione per questi drammi.

Dobbiamo naturalmente lavorare con mezzi completamente nuovi, con i mezzi che un’attuale gestione del palcoscenico, per quanto ne abbiamo qui, dà, ma all’interno di esso cerchiamo di dare la forma così con il dialetto e con tutto, come era stato rappresentato nel popolo. Possiamo così chiamarli: Drammi natalizi dal vecchio folclore.

Questa è l’ultima allocuzione a una rappresentazione dei drammi natalizi di Oberufer che Rudolf Steiner ha tenuto. In autunno dello stesso anno si ammalò gravemente e morì il 30 marzo 1925.


In memoria di Frater Stefano Ravaglia

anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.

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