Nell’ultima volta, nelle considerazioni ricavate dagli eventi dei tempi qui in mezzo a noi, ho sottolineato le necessità di un ordinamento sociale date dagli impulsi attuali dei tempi. Voglio precisare subito: non intendo sviluppare un programma, ben lo sapete; poiché dai programmi non tengo nulla, i programmi sono astrazioni. Ciò di cui vi ho parlato non deve significare un’astrazione, ma deve significare una realtà. Ho esposto la cosa nel seguente modo a persone diverse a cui nel corso degli ultimi anni ho parlato di questi impulsi sociali come di una necessità. Ho detto: Ciò che qui si intende, e che non è affatto un programma astratto, vuol realizzarsi mediante gli impulsi storici nei prossimi venti, trenta anni nel mondo. Avevate la scelta — si poteva dire allora a quei popoli che ancora avevano una scelta; oggi non l’hanno più — cioè: o adottare la ragione e impegnarvi in tali questioni, oppure vivere come le cose si realizzeranno mediante cataclismi, mediante rivoluzioni nel modo più caotico. Non c’è un’altra alternativa per queste cose nel corso degli eventi storici mondiali. E oggi il requisito è che queste cose siano comprese — cose ricavate dai veri impulsi operanti nel mondo. Oggi non è il tempo, come ho ripetutamente sottolineato, in cui ogni persona può dire: Credo che questo o quello accada o debba accadere — bensì è il tempo in cui solo colui che è in grado di contemplare ciò che vuol realizzarsi nel corso dei tempi può dire efficacemente qualcosa sulle necessità dei tempi.
Anzitutto, potevo ovviamente solo darvi uno schizzo di ciò che deve essere visto come una necessità che vuol realizzarsi. E vorrei oggi — solo per avere un aggancio — ricapitolare brevemente che si tratta di sostituire questa confusione della struttura sociale, che gradualmente ha condotto a questi eventi catastrofici degli ultimi anni in tutto il mondo, semplicemente con quella triarticolazione della struttura sociale di cui ho parlato l’ultima volta. Avete visto che questa triarticolazione consiste nel fatto che ciò che finora stava alla base dell’organizzazione dello stato in modo confuso, apparentemente unitario, deve dissolversi in campi separati. Si dissolverà nei tre campi, di cui ho designato il primo come quello dell’ordine politico o della sicurezza; il secondo come il campo dell’organizzazione sociale, dell’organizzazione economica; il terzo come il campo della libera produzione spirituale. Queste tre cose si articoleranno indipendentemente in ogni direzione — e già nel corso dei prossimi decenni questo diventerà evidente anche a coloro che oggi non son disposti a capirlo — e si evitano i grandi pericoli verso cui il mondo altrimenti continuerebbe a dirigersi, solo se ci si impegna a comprendere queste cose. Ma le si comprenderanno solo se si entra veramente nei dettagli. Vorrei, perché ciò che segue non sia frainteso, sottolineare ancora una volta: Non abbiamo né a creare la questione sociale, né a discuterne in alcun modo teoricamente. Dalle considerazioni precedenti avrete visto che è presente, che deve essere accettata come un fatto, come una realtà, e che deve essere colta e compresa soltanto nel modo corrispondente, come un evento naturale.
Avrete visto che tutto ciò che ho sviluppato domenica scorsa come gli impulsi necessari del futuro è idoneo a superare, legalmente e secondo leggi naturali, i resti rimasti nella nostra struttura sociale da tempi antichi e di cui siamo totalmente pervasi. Soprattutto, se riflettete più profondamente sui risultati pratici di ciò che ho presentato domenica scorsa, vedrete che questi risultati pratici di quella struttura sociale di cui ho parlato sono idonei a superare, e certamente a superare in modo appropriato, ciò che deve essere superato e che vuole essere superato in modo inappropriato da coloro che si chiamano socialisti, ma che vivono di più di illusioni che di realtà. Ciò che deve essere superato — come vi emergerà da riflessioni più profonde da ciò che è stato detto domenica scorsa — è l’articolazione della struttura sociale per ceti. Ciò che deve essere conquistato nel significato dell’età della coscienza in cui viviamo, del quinto periodo postatlantico, è che al posto delle vecchie articolazioni per ceti venga l’uomo. Sarebbe quindi completamente fatale se si confondesse ciò che ho sviluppato domenica scorsa con ciò che ancora oggi scorre da epoche sorpassate nella nostra attuale articolazione sociale. Dal mondo greco scorre nella nostra articolazione sociale ciò che per le leggi del corso mondiale deve essere superato: l’articolazione dell’umanità in ceto alimentare, ceto guerriero, ceto insegnante. Questo deve essere superato proprio da ciò che vi ho indicato domenica scorsa; poiché è l’articolazione per ceti che introduce il caos nella nostra attuale struttura sociale. Questa articolazione viene proprio superata dal fatto che gli uomini non sono suddivisi secondo l’articolazione di cui ho parlato domenica scorsa in alcun modo per ceti. Questi ceti scompariranno del tutto naturalmente. È questa la necessità storica: che i rapporti siano articolati e che l’uomo, precisamente in quanto uomo, come essere vivente, non come astrazione, ma come essere vivente, produca il collegamento tra i tre elementi. Non si tratta di un’articolazione per ceto alimentare, guerriero e insegnante quando parlo di affrontare la giustizia politica, l’organizzazione economica, la libera produzione spirituale, bensì si tratta di articolare i rapporti in questo modo, e che l’uomo come tale non può più appartenere a un ceto quando i rapporti effettivamente si articolano in questa maniera. L’uomo sta come uomo dentro la struttura sociale e forma precisamente l’elemento di collegamento tra ciò che è articolato nei rapporti. Non ci sarà un particolare ceto economico, un particolare ceto alimentare, ma ci sarà una struttura di rapporti economici. Similmente, non ci sarà un particolare ceto insegnante, ma i rapporti saranno tali che la produzione spirituale sia libera in se stessa. E così non ci sarà un particolare ceto guerriero, ma sempre più ciò che oggi in confusione è cercato per tutti e tre gli elementi sarà cercato per il primo elemento in modo liberale-democratico.
È proprio questa la questione: che il passaggio dal tempo antico al nuovo tempo rende necessario vedere l’uomo come uomo posizionato nel mondo. Non altrimenti otteniamo la possibilità di una comprensione di ciò che il nostro tempo richiede, se non mediante il fatto che ci mettiamo nella posizione di comprendere veramente l’uomo come uomo. Questo naturalmente può accadere solo dalle sensibilità che scaturiscono dalla scienza dello spirito.
Ora, ciò che vi ho sviluppato, come ho già detto, deve essere visto su un ampio tableau storico mondiale. Ne ho dato qualche contenuto. Perché ora posso procedere nella descrizione di tali rapporti come ho iniziato domenica scorsa, oggi vorrei — direi piuttosto dall’occulto — creare di nuovo una base per mostrarvi che queste cose non possono essere intese come se uno si inventasse qualcosa che non tiene conto dei rapporti reali, bensì che le cose devono essere intese in modo che veramente dalla movimento dei fatti le cose siano contemplate.
Devo partire dal fatto che anzitutto la struttura sociale deve edificarsi sulla comprensione sociale. Questo è proprio ciò che è mancato per decenni. È il campo in cui sono stati commessi i più grandi errori. La comprensione sociale era nella grandissima maggioranza delle persone dei ceti dominanti del tutto assente. Perciò non ci si deve neppure meravigliare che tali cambiamenti come quelli ora avvenuti in Europa centrale sembrino alla gente come qualcosa che cresce dalla terra, a cui non era affatto preparata. Chi aveva comprensione sociale non è stato preso di sorpresa. Ma temo che gli uomini continueranno ad essere pervasi dalla stessa mentalità di cui erano pervasi prima del 1914. Come allora il conflitto mondiale che aleggiava naturalmente su tutte le teste li ha sorpresi, così in una questione ancora più importante gli uomini si comporteranno allo stesso modo. Anche questa volta si lasceranno sopraffare nel sonno da ciò che si diffonde come movimento sociale nel mondo. Questo probabilmente non sarà evitabile, data l’attuale torpidezza mentale dell’umanità, quanto non era stato evitabile che gli uomini lasciassero che questa presente catastrofe li travolgesse impreparati.
Di cosa si tratta è che anzitutto gli uomini devono diventare consapevoli che gli esseri umani sulla terra non agiscono veramente secondo idee astratte in questa o quella direzione, bensì che nel momento in cui le loro azioni hanno un effetto sociale, agiscono come gli impulsi che risiedono negli eventi mondiali — in cui l’uomo è collocato — inducono gli uomini ad agire. Un fatto elementare è ancora oggi completamente trascurato — parlo per esperienza, poiché negli ultimi anni sono stato costretto a parlare di queste questioni con persone dei più diversi mestieri e ceti, e so come si faceva strada quando se ne parlava — è questo: che gli uomini dell’Est e dell’Ovest — a qualsiasi formazione futura delle cose tutti gli uomini parteciperanno — sono completamente diversi riguardo ai loro impulsi, completamente diversi riguardo a ciò che vogliono. Sì, se si considera sempre solo il più immediato circolo sociale, non si può giungere a un giudizio chiaro su ciò che avviene necessariamente nel mondo. Si giunge a un giudizio chiaro solo se si giudicano effettivamente le cose — devo usare di nuovo la parola — secondo gli impulsi degli eventi mondiali. Negli ultimi due o tre decenni avranno voce gli uomini dell’Ovest, cioè degli stati europei occidentali con l’appendice americana, e avranno voce gli uomini dell’Europa orientale con l’entroterra asiatico; ma parleranno in modo completamente diverso, perché gli uomini sulla terra hanno necessariamente concezioni diverse su ciò che l’uomo percepisce come necessità della sua dignità umana e della sua essenza umana qui sulla terra e deve percepire. Non si può parlare di questo senza voler essere chiari che nel futuro certi eventi dovranno verificarsi che gli uomini avrebbero preferito evitare.
Ho già parlato domenica scorsa del fatto che è semplicemente impossibile che efficaci e fecondi impulsi sociali vengano trovati nel futuro in un altro modo che nel modo che conduce a cercare verità oltre la soglia della coscienza ordinaria fisica. Non si trovano impulsi sociali efficaci dentro la coscienza fisica ordinaria. E così devono avvicinarsi agli uomini, come ho descritto domenica scorsa, questi impulsi sociali realmente efficaci. Ma contemporaneamente è dato che non ci si deve rifiutare, nel futuro, di familiarizzare, nel miglior modo possibile di ciascuno, con ciò che propriamente è la soglia verso il mondo spirituale. Nel campo della vita quotidiana, anche nel campo della scienza, la gente può ancora a lungo procedere senza fare conoscenza con ciò che è la soglia del mondo spirituale. In quella materia, ci si può arrangiar senza. Riguardo alla vita sociale non si può arrangiar senza senza prestare attenzione a ciò che qui è sempre stato chiamato la soglia del mondo spirituale. Perché dimora negli uomini del presente, certamente ancora inconsciamente, ma spinge sempre più verso la coscienza, l’impulso di realizzare una struttura sociale che consenta a ogni essere umano di essere uomo in modo appropriato sulla terra.
Poco chiaramente, ma pur sempre istintivamente, sentono gli uomini nei più diversi territori della nostra terra cos’è dignità umana, un’esistenza degna d’uomo e così via. Il socialdemocratico astratto di oggi crede di poter esprimere internazionalmente senza difficoltà cos’è dignità umana, diritto umano e così via. Non si può, perché necessariamente, quando si vuole portarlo all’espressione, si deve pensare al fatto che la vera concezione dell’uomo risiede dietro la soglia verso il mondo spirituale, poiché l’uomo appartiene al mondo spirituale-animico. Dunque la concezione completamente esatta, la concezione globale di ciò che l’uomo è, può venire solo da oltre la soglia del mondo spirituale. E in realtà proviene anche di là. Poiché anche se l’americano o il britannico o il francese o il tedesco o il cinese, il giapponese, il russo parlano dell’uomo e vi dicono concetti insufficienti, rappresentazioni insufficienti — nella loro subcoscienza riposa qualcosa di molto più globale, qualcosa però che deve essere colto. E ciò che riposa lì, questo più globale, spinge verso la coscienza. Possiamo dunque dire: È arrivato il momento nello sviluppo storico mondiale che nei cuori umani viva un’immagine dell’uomo. E senza attenzione a questa immagine dell’uomo non può svilupparsi alcuna comprensione sociale. Questa immagine vive; ma vive nell’inconscio. Nel momento in cui spinge verso la coscienza, e nel quale effettivamente entra nella coscienza, può essere colta solo con le capacità — almeno con le capacità comprese, intese — con le capacità accolte dal sano senso umano di quella coscienza che è di natura soprasensibile. Negli uomini che oggi si sforzano socialmente, vive un’immagine dell’uomo, che può rimanere inconscia, può rimanere istintiva, finché nell’uomo non si desta l’impulso di portare la cosa alla chiarezza. Ma se la vuole portare alla chiarezza, può farlo solo vedendo la cosa nella luce che viene da oltre la soglia. E per l’osservatore spirituale obiettivo emerge che l’immagine dell’uomo che istintivamente aleggia nelle anime è completamente diversa presso l’uomo dell’Ovest rispetto all’uomo dell’Est. E questa sarà una questione straordinariamente importante nel futuro. Gioca dentro a tutti i rapporti reali. Gioca dentro al caos russo, gioca dentro alla rivoluzione dell’Europa centrale, gioca dentro alla confusione che si prepara in Occidente fino all’America. In altre parole: Ciò che si prepara deve essere contemplato, se vuole essere compreso, alla luce della coscienza soprasensibile. Deve essere colto con le capacità che scaturiscono dalla coscienza soprasensibile. Poiché non c’è strada dalla coscienza sensibile per comprendere ciò che istintivamente come immagine umana è presente sia presso l’uomo dell’Ovest che presso l’uomo dell’Est.
Ma per acquisire questa comprensione è necessario che vi familiarizziate con due cose, con le due forme diverse in cui presso il Guardiano della Soglia qualcosa che istintivamente è nell’uomo, di cui egli è posseduto, si esprime. Poiché sia in Occidente che in Oriente si è posseduti da questo. Finché è istintivo, se ne è posseduti, e solo quando si giunge a chiara consapevolezza non si è più posseduti. È necessario che vi familiarizziate con il modo particolare in cui qualcosa di questo tipo ora sorge nella reale coscienza, nella coscienza soprasensibile, di cui l’uomo è istintivamente posseduto. In duplice modo sperimenta l’uomo presso il Guardiano della Soglia come qualcosa che rumina nei suoi istinti, ciò che dunque non è lui stesso — poiché solo ciò che si coglie consapevolmente è se stessi — come questo gli si presenta. Due forme hanno le cose che istintivamente nell’uomo lo possiedono, due forme hanno davanti al Guardiano della Soglia. Cioè: quando si giunge alla soglia, allora risulta: ciò di cui istintivamente si è posseduti ha l’una o l’altra forma. Una forma può essere designata come la forma spettrale. Ciò di cui l’uomo istintivamente è posseduto si presenta in un caso davanti al Guardiano della Soglia in modo tale che è come una percezione esterna; è allora allucinatoria, ma è una percezione esterna, effettivamente si pone davanti all’uomo e si annuncia all’uomo come una percezione esterna. Questo è il carattere spettrale. Così qualcosa che istintivamente vive nell’uomo, che in lui rumina, quando lo conosce consapevolmente presso il Guardiano della Soglia, dove tutti gli istinti cessano, dove le cose cominciano ad essere pienamente coscienti e ad articolarsi nella libera vita spirituale, può davanti al Guardiano della Soglia manifestarsi come uno spettro. Allora se ne è liberi come istinto. Non ci si deve spaventare se qualcosa si manifesta come spettro, poiché solo per mezzo di questo se ne è liberi, che si vede l’oggettivazione al di fuori, che si ha effettivamente davanti a sé come spettro ciò che rumina dentro di uno. Questa è una forma. L’altra forma, in cui qualcosa di istintivo può manifestarsi, è come un incubo. Non è una percezione dall’esterno, bensì una sensazione opprimente, o anche un effetto persistente in una visione di ciò che opprime, un’esperienza immaginativa che però al contempo si avverte come opprimente.
O come incubo o come spettro deve manifestarsi ciò che istintivamente vive nell’uomo quando l’uomo lo vuole portare alla coscienza. Come veramente ogni istinto che vive nell’uomo deve elevarsi a poco a poco, affinché l’uomo diventi pienamente uomo, deve diventare spettro o incubo, poiché solo così se ne diventa liberi dall’istintivo, così pure deve ciò che inconsciamente, istintivamente come dignità umana, come immagine dell’uomo in Occidente e Oriente vive, in una forma o nell’altra manifestarsi davanti agli uomini e essere compreso, soprattutto con il sano senso umano. Così potrà accadere che lo scienziato dello spirito, lo scienziato dello spirito praticante, possa rendere plausibile che questo appare come incubo, quello appare come spettro; ma egli ordirà ciò che dalla sua esperienza sperimenta in tali parole da potersi servire di rappresentazioni storiche o di altra natura, in modo che ciò che ha sperimentato possa essere compreso dal sano senso umano da parte di coloro che non hanno ancora tali capacità occulte mediante le quali queste cose possono essere contemplate.
Nessuna scusa può valere che queste cose non sono contemplate. Poiché tutto ciò che è contemplato è ordinato in tali rappresentazioni che il sano senso umano può comprenderlo. La fiducia in colui che contempla le cose può estendersi solo fino al punto che ci sia fiducia che possa fornire stimoli; ma non si deve credergli. Poiché ciò che è detto può, se ci si applica all’imparzialità, sempre essere penetrato dal sano senso umano.
Ora le cose stanno così: quegli istinti che vivono in Occidente come immagine dell’uomo e si sforzano verso la struttura sociale, davanti al Guardiano della Soglia si mostrano come spettri. Quell’immagine dell’uomo che vive presso gli uomini dell’Europa orientale con il loro entroterra asiatico si manifesta come incubo. Il fatto occulto è semplicemente questo: Se vi fate descrivere da un americano — dove è più pronunciato — ciò che sente come immagine della vera dignità umana, se portate questa immagine, elaborata occultamente, fino al Guardiano della Soglia e fate la vostra esperienza davanti al Guardiano della Soglia di questa immagine, essa vi si presenta come spettro. Se vi fate descrivere da un asiatico o da un russo consapevole quale immagine dell’uomo immagina, allora agisce su colui che può portarla fino al Guardiano della Soglia come incubo.
Ma ciò che vi dico è solo la caratterizzazione di un’esperienza occulta. Questa esperienza occulta ha il suo fondamento negli impulsi storici, negli eventi storici. Poiché ciò che si forma istintivamente nei cuori e nelle anime degli uomini si forma anche da basi storiche. I popoli occidentali, britannici, francesi, italiani, spagnoli, americani, si sono semplicemente, da certi impulsi storici, certo non con piena consapevolezza, ma in modo istintivo, nel corso del loro sviluppo dai tempi antichi fino al loro stato presente, radicato nel loro cuore un’immagine dell’uomo che si può veramente caratterizzare correttamente quando si entra negli impulsi storici.
Questa immagine dell’uomo, sia quella orientale che quella occidentale, deve essere sostituita da ciò che mediante la ricerca dello scienziato dello spirito può veramente essere trovato, e che solo può stare alla base di una vera formazione sociale, non di una che sia governata da spettri, e neppure di una che sia governata dall’incubo. Se si esamina appropriatamente: Perché è lo spettro dell’immagine umana occidentale? — allora emerge, considerando tutti i fondamenti storici, che negli istinti che hanno portato all’immagine dell’uomo nella regione occidentale, che ad esempio hanno ora portato al cosiddetto programma wilsoniano del mondo che è così adorato, vi è alla base lo spettro del vecchio impero romano. Tutto ciò che si è sviluppato storicamente a poco a poco, che in realtà ha un carattere arcaico — cioè lucifericamente-arimanico — che non è direttamente appropriato al presente, bensì è uno spettro di tempi anteriori, è lo spettro del romanticismo. Certo, nelle culture occidentali c’è molto che non ha niente a che fare con il romanticismo. Nelle regioni di lingua inglese troverete naturalmente molto che non c’entra. Anche nei veri paesi di lingua romanza troverete molto che non è collegato al romanticismo. Ma questo non è il punto rilevante; il punto è l’immagine dell’uomo, nella misura in cui deve inserirsi nella struttura sociale. Questo è decisamente oggi in questi territori istintivamente determinato e influenzato da ciò che si è formato all’interno della cultura romantica. È un prodotto completamente ancora del modo di pensare latino della quarta cultura postatlantica. Non è qualcosa che vive, è qualcosa che aleggia come lo spettro di un defunto. E questo spettro è quello che all’osservatore occulto obiettivo appare quando vuole farsi un’immagine di ciò che deve essere reso egemone nel mondo dall’Ovest.
Non serve a nulla parlare di queste cose senza scienza, poiché lo stato dell’umanità nel presente periodo non lo consente. Si tratta del fatto che è necessario guardare chiaramente in faccia a queste cose. Lo spettro del romanticismo si aggira in Occidente. E quando recentemente ho attirato l’attenzione su quale sarà il destino di certi popoli dell’Ovest, in particolare di un popolo, i francesi, questo è collegato al fatto che proprio i francesi aderiscono più intensamente allo spettro romantico, che a causa della loro intera disposizione istintiva di temperamento e carattere non possono liberarsi dallo spettro romantico. Vedete, questo è un lato, che guarda verso l’Ovest.
L’altro lato è questo: che anche in Oriente si fa valere una certa immagine dell’uomo, nella misura in cui deve inserirsi nella struttura sociale. Questa immagine è tale che per la necessità dei fatti verrà fuori già ciò di cui ho sempre parlato, che la sesta epoca culturale si prepara soprattutto nell’Europa orientale. Ma se si osserva la cosa dal punto di vista attuale, ciò che oggi ancora vive in Oriente in Europa, con l’entroterra asiatico, non è l’immagine che un giorno si svilupperà naturalmente del futuro nel futuro, che però l’uomo sarebbe tenuto a sviluppare già oggi dalla conoscenza, bensì è un’immagine che, quando la si prende e si va con essa al Guardiano della Soglia per osservarla, appare come incubo.
E anche questa immagine appare come incubo per la ragione che gli istinti che si fanno valere in Oriente nella determinazione di questa immagine sono nutriti da una forza ancora imperfetta. Essa si svilupperà completamente solo nel futuro, nella sesta epoca culturale postatlantica. Ma questa forza ha però bisogno di un impulso che la sostenga. Ha bisogno, prima che la coscienza si risvegli — e la coscienza deve propriamente risvegliarsi dall’Oriente — di una base istintiva. E questa base istintiva, che oggi ancora vive negli uomini dell’Oriente, che agisce come incubo. E come tutti gli impulsi che sono rimasti dal romanticismo codeterminano come vecchi impulsi derivati l’immagine in Occidente, così l’incubo deve sostenere l’Oriente in un modo completamente misterioso, portarlo a liberarsi da esso — come l’incubo che poi si supera e si scaccia quando ci si sveglia, in modo che si diventa chiari su ciò che effettivamente è accaduto. Questa forza, che deve agire verso Oriente, non è qualcosa di superato, ma qualcosa che agisce proprio nel presente. Sono le forze che emanano dall’impero britannico mondiale. Come l’immagine dell’uomo in Occidente è resa uno spettro mediante gli impulsi del romanticismo, così in Oriente l’immagine dell’uomo è così pressata nell’anima umana che ciò che per molto tempo nel futuro agirà come gli sforzi dell’impero britannico mondiale, è incubo.
Queste due cose operano in modo tale che ciò che era cosciente nell’imperio romano vive da un lato inconsciamente in modo spettrale in Occidente, e che ciò che si prepara, che nel presente è precisamente efficace, gli impulsi dell’impero mondiale britannico-americano, questi come incubo, come contrapposizione dell’incubo, sono lì per portare gli uomini dell’Oriente alla nascita consapevole di un’immagine dell’uomo corrispondente.
Esprimere queste cose oggi è sgradevole, e anche ascoltarle è sgradevole per gli uomini. Ma siamo arrivati a un’epoca dello sviluppo storico mondiale in cui qualcosa può essere conseguito solo se l’uomo dalle sue conoscenze, dalla sua piena coscienza, guarda la cosa mondiale in modo oggettivo, si familiarizza veramente in modo oggettivo con le cose del mondo. Non va altrimenti. E ciò che alla fine accade nel presente è atto a costringere l’uomo a invertire in certa misura questi eventi. Non dovrebbe accadere che, come ci si è a lungo lasciati forzare a pensare così, ora ci si lasci di nuovo forzare, perché in una certa parte del globo le cose sono state capovolte dal basso all’alto, a pensare in un altro modo. Si possono incontrare persone che in poche settimane si sono sviluppate da «valorosi» — con le virgolette naturalmente — realisti a estremi repubblicani e chissà cos’altro. Sono gli stessi uomini! Ora, come da quei tempi da coloro che forzatamente erano realisti non poteva venire niente che fosse salutare per l’umanità, così non può venire niente di salutare da coloro che oggi sono forzatamente socialisti, o se vogliamo anche da veri realisti divenuti bolscevichi, poiché anche questi ci sono.
Ciò che è necessario non è né l’uno né l’altro. Ciò che è necessario è che comprendiamo che solo ciò può essere salutare che scaturisce dalla libera determinazione della libera anima umana; ciò a cui l’uomo stesso si determina, a cui l’uomo giunge mediante le considerazioni del suo pensiero, mediante le considerazioni del suo cuore e soprattutto mediante la comprensione. È questo che conta. Altrimenti continuiamo a sperimentare sempre di nuovo che le cose, una volta guidate dalla costrizione delle circostanze, siano viste in questo o quel modo. Colui che oggi chiama Ludendorff un criminale, dopo che sei settimane prima lo ha visto come un grande generale, se non ha ragioni per l’uno o per l’altro, se non può farlo dalla libera determinazione del suo cuore libero, in questo primo caso vale esattamente come nell’altro per lo sviluppo dell’umanità. Poiché non si tratta solo del fatto che qualcosa sia astrattamente corretto — di solito l’uno è falso quanto l’altro — bensì che acquistiamo la capacità di un vero giudizio personale. La scienza dello spirito veramente può esservi una buona guida. Faccio sempre di nuovo l’esperienza che ciò che qui o altrove è detto da me in campo della scienza dello spirito risulta difficile da intendere. Questo viene solo dal fatto che non si ha veramente la volontà di applicare completamente il proprio sano senso umano alle cose. Risulta difficile da intendere perché si ritiene che non sia abbastanza conveniente affrontare le cose.
Ho anche parlato in queste considerazioni in vario modo di questa cosiddetta catastrofe bellica degli ultimi anni e del suo evolversi fino ad oggi. Spero sia compreso che le cose accadute nelle ultime settimane sono la completa conferma di ciò che vi ho detto negli anni e ad altri in questo campo. Nulla è avvenuto diversamente dal significato di cui qui si è parlato. E perfino la mappa che disegnai sulla lavagna anni fa — la vedete questi giorni realizzarsi.
Solo non devono essere prese le cose dette qui nel senso di prediche pomeridiane di domenica, bensì devono essere intese come sono intese: come pronunciate dagli impulsi reali che o si sono realizzati o vogliono realizzarsi. Perciò non voglio neanche essere indietreggiare quando anche questo significhi ripetizione, ma voler sempre di nuovo sottolineare certe cose metodologiche. Queste cose metodologiche sono le più importanti nel campo della conoscenza della scienza dello spirito così necessaria ai nostri tempi. Ciò che la scienza dello spirito fa della nostra anima è molto più necessario che l’astratta familiarizzazione con questa o quella verità. Si sperimenta sempre di nuovo come proprio nell’apprensione degli eventi esteriori immediati sia utile quel tipo di struttura dell’anima che scaturisce dalla scienza dello spirito. Quante volte nel corso di questi anni ho sottolineato che è orribile che gli uomini continuino a sollevare la comoda questione: Chi è responsabile di questa catastrofe bellica mondiale? Sono le potenze centrali o l’Intesa o chissà chi? — mentre fondamentalmente questa questione di chi sia responsabile non può essere affatto risolta. Si deve porre la domanda in un modo completamente determinato. La corretta formulazione delle domande è ciò che conta. Solo allora si può giungere a una comprensione sufficiente, approfondita, reale. Ma per molti uomini del presente è senza speranza appellarsi a questa comprensione. Molte cose che vengono descritte da Parigi oggi mi ricordano altri eventi che non sono stati estranei all’infelicità e che un tempo accaddero a Berlino o in altri luoghi. Non si tratta di formare i propri giudizi secondo ciò che momentaneamente è consentito o no — soprattutto i giudizi di fatto — bensì che questi giudizi siano formati dal libero discernimento, dalla libera anima. È questo che conta.
Se ricordate molte cose che ho detto nelle ultime settimane qui, vedrete che gli eventi contemporanei intervenuti confermano molte cose. Vi ho ad esempio esposto che non si può dire che nel significato in cui è così comodo a molti uomini, presso le potenze centrali sia da cercare ciò che si chiama la responsabilità della guerra mondiale. Ma vi ho detto che alla guerra mondiale ha essenzialmente contribuito il fatto che i governi delle potenze centrali erano idioti. Ciò che ho ancora esposto nelle ultime conferenze qui è stato completamente confermato questa settimana mediante le rivelazioni della parte bavarese, che sono in completo accordo con le mie esposizioni, e che riproduce la corrispondenza tra il governo bavarese e l’inviato bavarese a Berlino, il conte Lerchenfeld-Köfering. Per tali cose verrà sempre più fuori l’immagine che vi ho dato in anni, anche se ho sempre dovuto presentarvela così che riconduco sempre le cose alle loro corrette formulazioni di domande. È un certo merito — e anche questo si può ben sottolineare adesso — di Kurt Eisner, che in un modo così strano è venuto dal carcere alla sedia di ministro-presidente, che ha iniziato con la pubblicazione di queste cose. In questo tempo in cui si parla così tanto di coloro che si sono resi indegni delle loro cariche, si può bene parlare anche di un uomo come questo ministro-presidente bavarese adesso è, e al quale non si vuole accostarsi con adulazione. Naturalmente ognuno secondo il suo karma e secondo il modo in cui per suo tramite è collocato nel mondo potrà o dovrà pronunciare questo o quel giudizio in questo o quel luogo. Se si vuol acquisire comprensione sociale — l’ho detto in vari contesti — si tratta soprattutto di acquisire comprensione dell’uomo, interesse per gli uomini, interesse differenziato per gli uomini. Voler conoscere gli uomini, questo deve essere il compito per il futuro, il compito più importante per il futuro. Ma ci si deve acquisire un certo, dico adesso, istinto per giudicare dai sintomi. Perciò vi ho tenuto conferenze sulla storia come sintomatologia. Un uomo come questo ministro-presidente bavarese Kurt Eisner si presenta completamente davanti a uno, se per esempio si considera il fatto seguente. Ve lo dico adesso non per portare qualcosa di attuale, bensì per illustrarvi un pezzo di psicologia, un pezzo di scienza dell’anima.
Quando non era stata ancora dichiarata una guerra, né da destra né da sinistra, quando ci si trovava ancora negli ultimi giorni di luglio 1914, Kurt Eisner disse a Monaco: Se ora viene veramente alla guerra mondiale, allora non solo i popoli si dilacereranno, ma cadranno tutti i troni dell’Europa centrale. Questa è la conseguenza necessaria. — Rimase fedele a se stesso. Nel corso degli anni aveva raccolto un piccolo gruppo, sempre perseguitato dalla polizia, a Monaco e aveva parlato con loro; quando scoppiò uno sciopero in un punto particolarmente importante dello sviluppo degli ultimi anni in Germania, allora ebbe la sua pena detentiva e adesso è salito dalla prigione alla sedia del ministro-presidente bavarese. È un uomo d’un pezzo. Non lo voglio lodare, poiché i rapporti sono adesso tali che anche un tale uomo può commettere errore dopo errore. Ma voglio caratterizzare ciò che conta. Si tratta sempre di giudicare correttamente le cose che vengono incontro nel mondo come sintomi, di concludere dai sintomi a ciò che è sottostante, se non si hanno le capacità di vedere dai sintomi il divino spirituale effettivamente sottostante. Ci si deve almeno sforzare di vedere dai sintomi il divino spirituale sottostante. E in particolare sarà necessario per il futuro che la comprensione da uomo a uomo si manifesti. Con frasi, con programmi, con leninismi la questione sociale non sarà risolvibile, bensì con comprensione da uomo a uomo, come ci si può però acquisire solo se si è in grado di riconoscere l’uomo come manifestazione esterna di un Eterno dentro di sé.
Vedete, se prendete ciò che ho detto, che in Occidente l’uomo come spettro agisce davanti al Guardiano della Soglia, in Oriente come incubo agisce, allora otterrete in certo modo l’impulso per vedere i rapporti attuali nel modo giusto. In Occidente un’immagine dell’uomo declinante, che per questo appare come spettro; in Oriente un’immagine nascente, che però nel suo aspetto attuale non dobbiamo prendere, poiché è ancora solo un’immaginazione dell’incubo e può apparire nella sua vera forma solo dopo il superamento dell’incubo. Perciò i rapporti stanno così che si deve guardare più profondamente se si vuol partecipare affatto alla discussione sulla questione sociale oggi. E le cose che si devono contemplare in un significato più profondo sono soprattutto quelle che riguardano il tipo di pensiero come questo pensiero sgorga da tutto l’uomo, differenziato nelle personalità su tutta la terra.
Che questo spettro romantico abbia potuto ottenere un’influenza così profonda dipende dal fatto che essenzialmente nel pensiero umano il pensiero della visione mondiale veterotestamentaria non è ancora superato. Il cristianesimo è veramente solo all’inizio. Il cristianesimo non è ancora arrivato al punto che abbia veramente penetrato gli animi umani. Per questo la chiesa romana, che essa stessa è completamente sotto l’influenza dello spettro romantico riguardo alla teologia, ha già fatto il necessario. Questa chiesa romana, come ho spesso menzionato, ha contribuito più al trattenimento che all’introduzione dell’immagine di Cristo nei cuori e nelle anime degli uomini. Poiché le rappresentazioni usate all’interno della chiesa romana per cogliere Cristo sono completamente le rappresentazioni della struttura sociale e politica del vecchio imperio romano. Anche se gli uomini non lo sanno, agisce nei loro istinti.
Quelle rappresentazioni che erano valide nell’Antico Testamento, che dobbiamo essenzialmente designare come le rappresentazioni dell’ebraismo veterotestamentario, che hanno trovato la loro secolarizzazione nel romanticismo — anche se è opposto all’ebraismo; è solo ciò che l’ebraismo è spiritualmente su campo mondano — queste sono venute per il tramite dell’Impero romano nel nostro presente, vi si aggirano in modo spettrale. Questo pensiero veterotestamentario, non ancora penetrato dal cristianesimo, lo si deve cercare nella sua vera origine negli uomini. Ci si deve rispondere alla domanda: Da quali forze dipende precisamente questo pensiero come è il pensiero veterotestamentario?
Questo pensiero dipende da ciò che può essere ereditato col sangue di generazione in generazione. La capacità di pensare così, come è la direzione del pensiero dell’Antico Testamento, si eredita nella successione umana nel sangue. Ciò che ereditiamo dai nostri padri come capacità, semplicemente per il fatto che siamo uomini nati, per il fatto che prima della nostra nascita eravamo uomini embrionali, ciò che dunque ereditiamo come forza di pensiero, che vive nel sangue, è il pensiero veterotestamentario. Poiché il nostro pensiero si divide completamente in due membri, in due parti. Un pensiero è quello che abbiamo mediante il nostro sviluppo fino alla nostra nascita, che dunque ereditiamo dai nostri padri rispettivamente dalle nostre madri. Possiamo pensare come si era pensato al Vecchio Testamento, perché eravamo embrioni. Questo è essenziale anche dell’antico popolo ebraico, che nel mondo, che qui si percorre tra la nascita e la morte, non volle imparare niente di più di ciò che si riceve come capacità per il fatto che si è stati embrioni fino alla nascita. Capite il pensiero veterotestamentario solo così che lo afferrate dicendovi: Questo è il pensiero che abbiamo in virtù del fatto che siamo stati embrioni.
Il pensiero che si aggiunge a questo è quello che ancora acquistiamo nello sviluppo umano dopo l’epoca embrionale. Per certi usi esterni l’uomo si acquista veramente varia esperienza, ma non la porta fino a una vera trasformazione del pensiero, in modo che ancora oggi, molto più che si creda, il pensiero veterotestamentario continua a esercitare il suo effetto. L’uomo è costretto a vivere tra la nascita e la morte qui sulla terra fisica. Ma non penetra le esperienze che fa qui con il pensiero che scaturisce da queste esperienze stesse. Lo fa al minimo grado, tutt’al più istintivamente. Non porta almeno queste esperienze che fa fino alla nascita di una specie particolare di pensiero. Lo fa solo il vero occultista sviluppato nel significato odierno. Usa la vita che vive qui in modo che si risvegli di nuovo, come il bambino dopo essere nato si sveglia. Colui che si comporta nel significato di «Come si acquisisce la conoscenza dei mondi superiori?» lo fa ancora una volta, si comporta come il comune uomo verso l’embrione. Ma nella vita ordinaria accade così, che certamente si è costretti a fare esperienze, ma si applica solo il pensiero che ci si è acquisito per il fatto di essere stati embrioni. Così gli uomini vanno in giro, fanno le loro esperienze, non vogliono andare oltre, bensì applicano a queste esperienze come contenuto di pensiero, soprattutto come direzione di pensiero, come forma di pensiero ciò che la vita come embrione dà, ciò che dunque si eredita dal sangue di generazione in generazione.
Ora è un fatto di importanza fondamentale. Questo fatto è che il Mistero del Golgota nella sua particolare natura non può mai essere compreso col pensiero che si ha solo in virtù dello sviluppo embrionale. Vi ho dunque esposto in queste conferenze anche durante questa mia presenza qui che il Mistero del Golgota è qualcosa che non si può cogliere con il ordinario pensiero fisico, che sempre si negherà se si è onesti, finché si resti al pensiero fisico. Il Mistero del Golgota, tutto il penetrato dal cristianesimo, deve essere compreso non dal lunare, bensì dal solare, da quel punto di vista che ci si guadagna dopo la nascita qui nella vita. Questa è la grande differenza tra il penetrato dal cristianesimo e il non penetrato dal cristianesimo. Il non penetrato dal cristianesimo è governato da un pensiero che nella successione del sangue si eredita. L’apprensione penetrata dal cristianesimo del mondo è governata da un pensiero che come personalità nel mondo si deve acquisire individualmente mediante le esperienze della vita, trasformando spiritualmente queste esperienze come le trovate descritte in «Come si acquisisce la conoscenza dei mondi superiori?»
L’essenziale è che quel pensiero che ci si acquisisce in virtù dello sviluppo embrionale conduce solo a riconoscere la divinità come Padre. Quel pensiero che ci si acquisisce nel mondo mediante la vita personale nel tempo post-embrionale conduce a riconoscere anche la divinità come Figlio.
La spinta a servirsi solo di quel pensiero che è un pensiero di Jahve continua a esercitare effetto fino nel diciannovesimo secolo. Ma questo pensiero è idoneo solo a comprendere dell’uomo ciò che appartiene all’ordine naturale. E questo è avvenuto — sapete che Jahve è uno dei sette Elohim — che questa divinità di Jahve, dunque uno dei sette Elohim, ha inizialmente preso il dominio prematuramente sulla coscienza umana e ha spinto indietro gli altri Elohim. Per questo gli altri Elohim sono stati inizialmente spinti nella sfera della cosiddetta illusione, cioè sono ritenuti esseri fantasmatici. Ma questo proviene dal fatto che la divinità di Jahve ha inizialmente scacciato questi spiriti e ha saturato la coscienza umana solo con ciò che può trarre forza dall’epoca embrionale.
Questo andò avanti nel diciannovesimo secolo; poiché per il fatto che la divinità di Jahve ha, per così dire, detronizzato gli altri Elohim e gli altri Elohim si fecero valere di nuovo solo mediante la personalità di Cristo e si faranno valere successivamente in vari modi, la natura umana venne sotto l’influenza di esseri spirituali elementari inferiori che contrastarono gli sforzi degli Elohim. In modo che lo sviluppo della coscienza umana fu tale che la divinità di Jahve si insediò come sovrano unico e detronizzò gli altri. Per il fatto che gli altri furono detronizzati, la natura umana venne sotto le influenze di esseri inferiori agli Elohim. E così non solo Jahve continua a esercitare effetto fino nel diciannovesimo secolo, ma gli dèi inferiori al posto degli Elohim. E anche se il cristianesimo si è diffuso — ve l’ho sempre detto, in realtà è solo agli inizi — l’umanità non l’ha ancora compreso, e precisamente perché gli uomini non hanno immediato subito la efficacia degli Elohim, ma si sono fermati al pensiero di Jahve, al pensiero suscitato dalla forza embrionale, e restarono sotto l’influenza dei nemici degli Elohim.
Ora nei secoli diciannove, precisamente negli anni quaranta del diciannovesimo secolo, che vi ho più volte designato come un punto di svolta particolare, si manifestò il fatto che gradualmente Jahve stesso nella sua influenza sulla coscienza umana fu sopraffatto dalla violenza di quegli spiriti che aveva convocato. Da questo risultò — poiché con la forza di Jahve si può comprendere solo ciò che è legato all’ordine naturale negli uomini, dunque al sangue — che la ricerca anteriore dell’unico Dio nella natura transitò attraverso l’influenza delle cose che contrastano sulla pura scienza naturale atea, nel puro pensiero scientifico ateo della natura e, sul campo pratico, nel puro pensiero utilitaristico. Questo deve essere tenuto fermamente per gli anni quaranta, per il punto di svolta che vi ho indicato. Così attraverso il fatto che Jahve gli spiriti che aveva convocato non riusciva a tenere, il pensiero veterotestamentario transitò nella scienza naturale atea dei tempi moderni, che nel campo del pensiero sociale divenne marxismo o simili, in modo che nel campo del mondo sociale domina un pensiero influenzato dalla scienza naturale.
Questo è connesso con molto di ciò che direttamente oggi avviene. Semplicemente nel presente uomo domina il pensiero veterotestamentario trasformato in naturalismo. Contro questo pensiero né ciò che come immagine dell’uomo viene dall’Ovest, né ciò che come immagine dell’uomo viene dall’Oriente è protezione sufficiente. Poiché impedisce all’uomo dalla vera, corretta comprensione.
È chiaramente evidente come gli uomini si rifiutino contro la comprensione. Questo talora si manifesta patologicamente. La cosiddetta storia della guerra degli ultimi due anni — ve l’ho detto recentemente — sarà una psichiatrica, una psichiatria sociale. Le cose come si sono sviluppate sono per colui che le conosce tali che, se si assemblano appropriatamente, forniscono la migliore sintomatologia per la psichiatria sociale degli ultimi anni e di quelli che verranno. Solo naturalmente la psichiatria deve essere affrontata in modo un po’ diverso, con mani più raffinate, di quanto sia affrontata dalla medicina materialista; altrimenti si nasconderà veramente male la psichiatria che si deve studiare, per esempio sulla persona di Ludendorff. Ma l’uomo dovrà imparare a vedere proprio un buon pezzo della più recente storia contemporanea in questa luce. I nostri amici si potranno ricordare che dall’inizio di questa catastrofe ho ripetutamente sottolineato quando questo o quello è stato detto con troppa leggerezza: Questa catastrofe bellica renderà impossibile scrivere la storia dalla semplice documenti e scoperte d’archivi. Solo colui comprenderà come questa catastrofe è stata possibile, che diventerà consapevole che le cose più decisive che avvennero alla fine di luglio e inizio agosto 1914 avvennero mediante coscienze intorpidite. Gli uomini su tutta la terra avevano coscienze intorpidite e attraverso l’influenza di forze arimaniche su queste coscienze intorpidite le cose avvennero. Così attraverso conoscenza di veri fatti scientifico-spirituali le cose devono essere disvelate. Ciò che ora deve una volta essere compreso è che il tempo è passato quando da semplici documenti sia nel significato della storiografia di Ranke o se vogliamo della storiografia di Buckle o simile, si potevano fissare gli eventi. Questo è importante!
Semplici simpatie e antipatie non decidono nulla quando una direzione di giudizio deve essere vinta. Ma secondo simpatie e antipatie si è principalmente giudicato negli ultimi anni e si giudica fino a oggi. Certo, anche sotto il dominio di simpatia e antipatia si pronunciano giudizi giusti, ma essi non vogliono significare nulla di particolare per l’intervento dell’uomo con il suo giudizio nella realtà fattuale. Le strade su cui il giudizio orientato così o così diventa epidemico possono particolarmente essere studiate quando si segue lo sviluppo del giudizio negli uomini negli ultimi anni. Che cosa hanno creduto milioni di persone in Europa centrale, che cosa crederanno? E che cosa si crede fuori dall’Europa centrale? In Europa centrale finché è durato; fuori dall’Europa centrale durerà più a lungo. Ma veramente si tratta del fatto che finalmente ci si abitui a imparare dagli eventi, che si guardino le cose proprio con riguardo a come giudicare dagli eventi.
Vedete, lì si vorrebbe che il peso degli eventi potesse essere un po’ decisivo, determinante presso gli uomini, e in particolare il modo come gli eventi nel presente si svolgono in modo così originale, come non si erano prima svolti. Le cose polari opposte si mettono insieme! Vi ho fatto notare l’ultima volta che il trapianto del bolscevismo in Russia era essenzialmente un impulso ludendorffiano. Queste cose, che naturalmente al di fuori dell’area delle potenze centrali non era necessario dire, sono state detto abbastanza spesso. Non si voleva solo sentire. Ho sempre fatto l’esperienza, che ho già una volta menzionato qui, che però è un’esperienza significativa: Quel documento che elaborai — l’ho già raccontato, ma voglio che non sia dimenticato, poiché racconterò a poco a poco tutti questi fatti, il mondo sappia di che cosa si trattava — era composto di due parti. La seconda parte conteneva però per l’epoca allora, negli avvenimenti disposti, ciò che vi avevo schizzato come rapporti sociali. La prima parte però conteneva ciò che ritenevo necessario che venisse discusso e diffuso nel modo che indicavo.
Ho trovato uomini che lessero ciò che avevo lì depositato e mi diedero per risposta: Sì, ma se si vuol realizzare il vostro primissimo punto, allora necessariamente porta all’abdicazione dell’Imperatore tedesco! — A questo potevo sempre solo dire: Se porta a questo, allora probabilmente sarà necessario che porti a questo. — La storia mondiale gli ha dato ragione. Questa abdicazione doveva venire. Ma non doveva venire nel modo come ora è accaduto, bensì doveva venire da interiore, libera determinazione. Naturalmente questo sarebbe risultato dal primissimo punto. Il primo punto naturalmente non diceva: L’Imperatore tedesco deve abdicare, bensì propone una determinata richiesta. Se fosse stata assecondata, questa abdicazione sarebbe già da lungo tempo avvenuta in circostanze completamente diverse da come ora è avvenuta.
Non potei mai conseguire che gli uomini comprendessero che ciò che avevo lì scritto era pronunciato dalla realtà. Riguardo a questo singolo punto non andò oltre. Quando proposi la cosa a un ministro degli Esteri, gli dissi anche: Avete la scelta: o essere ragionevoli e fare la cosa attraverso la ragione adesso, o vivere rivoluzioni che nei prossimi decenni devono entrare in vigore, e che molto presto inizieranno.
Ma è altrettanto vero che questo che punta a solo una prospettiva un po’ più grande è che era necessario portare l’Imperatore tedesco all’abdicazione, e che verso lì un tale suggerimento andava. Ma quando avevo detto ciò che poggia su una prospettiva più piccola dell’altro, così era stato visto — bene, su cui non si poteva neppure parlare, su cui non si poteva neppure seriamente discutere.
Così naturalmente non furono solo gli ultimi eventi necessari, che, dico così, tradiscono in modo tangibile lo spirito malato di Ludendorff, bensì questo si poteva sapere a lungo. Potei molto tempo fa sottolineare. Ma, vedete, nel campo della scienza dello spirito deve essere sottolineato che la gente stessa indietreggia davanti alla scienza dello spirito, perché ne hanno paura. E la paura animica è qualcosa oggi che gioca un ruolo enormemente grande negli animi degli uomini, gioca un ruolo immenso. Emerge in varie maschere. Ma la paura animica, il non voler avvicinarsi a alcunché, è questo che gioca un ruolo molto particolare. Su questo si devono guardare gli eventi, allora si riconoscono come sintomi di cose più profonde. Prendiamo un evento dei giorni recenti.
Che le cose vadano come ora sono venute era qualcosa che ogni osservatore perspicace dei rapporti tedeschi e dell’esercito tedesco poteva sapere da lungo. Solo Ludendorff è divenuto consapevole l’8 agosto 1918 che non poteva vincere. Era il «pratico». Vi ricordate, quante cose ho detto al corso dei tempi sui pratici, sull’impraticità dei pratici! Era il pratico che in tutti i rapporti si era sbagliato, che solo molto tardi, solo l’8 agosto, gli è stato chiaro che con l’esercito che gli era disponibile non poteva vincere. Gli uomini perspicaci lo sapevano dal 16 settembre 1914 che vincere con questo esercito non era possibile. Ora, che fa Ludendorff? Si fece venire Ballin, affinché andasse dal Kaiser e gli dicesse come stavano le cose, perché Ballin era molto amico del Kaiser. Vi chiederete: Non c’era un Cancelliere del Reich allora? — Sì, c’era uno, ma si chiamava Hertling. C’era un Ministro degli Esteri allora? Ce n’era uno, ma era il Signor von Hintze salito dall’atmosfera più ottusa della corte. C’era anche un Reichstag, bene — e così via; di tali appendici della vita popolare vale a pena parlare poco ai nostri tempi. Così Ludendorff si fece venire Ballin e gli incaricò di chiarire l’Altissimo Signore della Guerra sulla situazione. Ballin si mosse verso il luogo dove il Kaiser stava — naturalmente sempre lontano dagli eventi effettivi, a meno che Ludendorff non trovasse opportuno ordinare che in presenza di Sua Maestà, dell’Altissimo Signore della Guerra, questa o quella azione fosse intrapresa. Questa «presenza» naturalmente poteva essere valutata da chiunque conoscesse i rapporti. Così Ballin, che da lungo era noto al Kaiser e era un uomo intelligente, si mosse verso Wilhelmshöhe per chiarire il Kaiser. Questo sarebbe stato naturalmente solo possibile se avesse potuto parlare al Kaiser in privato, cosa che avrebbe sempre potuto fare, se il Kaiser non l’avesse precedentemente, quando all’inizio della guerra Ballin una volta voleva chiarirgli, con un ventaglio di signora — bene, così colpito sulla guancia. Ma si sentiva spinto dai significativi eventi a chiarire lo stesso al suo vecchio amico. Questi però chiamò il Signor von Berg, che intendeva deviar la conversazione — cosa che il Kaiser stessa voleva naturalmente; poiché il Kaiser non voleva sentir la verità. Così la conversazione non arrivava affatto a ciò a cui doveva arrivare.
Racconto anche questo solo come psicologia. Lì avete un uomo che sta negli eventi più importanti, che ha paura della verità che un altro gli porta, e semplicemente non la lascia avvicinarsi. Si vede precisamente. E questo stesso fenomeno è oggi molto diffuso. Così Ballin non ha potuto convincere l’«Altissimo Signore della Guerra» perché non ha potuto neppure presentargli la cosa. Ludendorff si fece venire il Signor von Hintze, mise d’accordo con lui che il cessate il fuoco doveva essere richiesto dall’Intesa. Era poco dopo l’8 agosto 1918. Il Signor von Hintze promesse di avvicinarsi a Wilson. Ma non accadde nulla fino verso l’ottobre dell’anno 1918, benché fosse certo che ciò che doveva accadere, poi accadde dopo settimane sotto il sfortunato ministero del Principe Max di Baden. Il Principe Max di Baden voleva andare a Berlino e fare qualcosa di completamente diverso. Ma Ludendorff dichiarò che entro ventiquattro ore la richiesta di cessate il fuoco doveva essere presentata, altrimenti sarebbe venuta la massima disgrazia. Contro la sua precedente decisione il Principe Max di Baden lo fece. Dopo cinque giorni Ludendorff dichiarò: si era forse ingannato, non era stato affatto necessario!
Questo è un esempio di come i pratici, i venerati pratici, a cui per nulla non c’era il minimo motivo di venerazione, intervengono negli eventi mondiali, da quale mentalità e con quali forze di pensiero intervengono. Ma è al contempo una strada per studiare come i giudizi diventano epidemici. Poiché il giudizio che Hindenburg e Ludendorff fossero «uomini grandi» veramente si è diffuso con violenza epidemica, mentre in verità non erano affatto uomini grandi, neppure dal punto di vista della loro professione più stretta. Proprio questi eventi catastrofali sono particolarmente caratteristici per il modo come si formano i falsi giudizi. Tutt’al più lo spirito ha talora colto il giusto. Se venite adesso a Berlino — la maggior parte di voi probabilmente negli ultimi anni non c’è stata — trovereste così vicino la Colonna della Vittoria, vicino a questo grande «spittoon», l’edificio del Reichstag — sì, sembra essere modellato da un grande spittoon — trovereste un edificio strano. Sta lì un’orribile rappresentazione di legno di un uomo, il «Hindenburg», grande, gigantesco, e ogni patriota doveva conficcarvici un chiodo, in modo che a poco a poco questo legno fu ricoperto di soli chiodi. Si aveva l’intenzione di conservare poi questa cosa orribilmente chiodato nel museo del ministero della Guerra. Solo lo spirito berlinese trovò un giudizio opportuno; disse: Se è completamente chiodato, entra nel ministero della Guerra!
Tutte queste cose dovrebbero essere considerate più dal punto di vista di cui ho spesso parlato adesso, dal punto di vista della sintomatologia della storia tanto quanto della sintomatologia degli eventi in generale che riguardano gli uomini. Il mondo esteriore dà solo sintomi, e si arriva alla verità solo quando si conosce questi sintomi nella loro natura come sintomo.
Se considerate il fondamento della nostra scienza dello spirito orientata antroposoficamente in relazione ad altre visioni del mondo che ora si manifestano — e ce ne sono molte — allora troverete qualcosa di caratteristico, e cioè che questa scienza dello spirito orientata antroposoficamente come visione del mondo e della vita si sforza di applicare a tutta la vita, a tutto ciò che può incontrare l’uomo nella vita, ciò che cerca di ricercare dalle indagini dei mondi spirituali. E colui che ha sensibilità per l’essenziale, per ciò che precisamente consta nelle domande urgenti e urgenti e negli impulsi del nostro presente, potrà forse acquisire anche una comprensione per il fatto che è proprio nel campo della connessione delle grandi idee di visione del mondo con la vita immediata che riposa ciò che al presente e al prossimo futuro è così tremendamente necessario. Poiché tra i motivi che hanno portato alla catastrofica situazione attuale dell’umanità, uno dei non minori è che le visioni del mondo degli uomini — che affondino nel religioso, nella scienza o nell’estetico — hanno gradualmente nel corso dei tempi perso la connessione con la vita. Era in certo modo un impulso, si potrebbe dire un impulso perverso presente, che volle separare la cosiddetta vita pratica quotidiana nel suo più ampio ambito da ciò che si cercava per la soddisfazione dei propri bisogni su campi religiosi, di visione del mondo. Consideriate solo come la vita negli ultimi secoli ha gradualmente assunto la forma che gli uomini nell’esteriore si lasciavano andare, per così dire erano persone «pratiche», disponevano la vita secondo principi «pratici», e poi ogni giorno circa mezz’ora, più o meno, o nulla, o la domenica la usavano per soddisfare i bisogni del cuore, dell’anima, che andavano a trovare una connessione con il divino-spirituale che permea il mondo.
Questo, quando la scienza dello spirito orientata antroposoficamente può impossessarsi degli animi degli uomini, sarà completamente diverso. Questo diventerà così che da questa visione del mondo fluiranno pensieri che sono applicabili nella vita più immediata, che ci porranno in grado di giudicare la vita in modo perspicace in tutti i campi. Il principio della predica domenicale pomeridiana non deve essere il nostro dalla visione del mondo orientata antroposoficamente, bensì la vita intera in tutti i giorni della settimana e anche la domenica mattina deve essere penetrata da ciò che la concezione antroposofica può dare all’uomo. Perché non è stato così fino ai nostri giorni, il mondo ha gradualmente navigato verso un caos. Si è trascurato di guardare a ciò che effettivamente accade nell’ambiente immediato, ed è sorpreso oggi che le conseguenze di questa negligenza si manifestano chiaramente. In futuro sarà ancora più sorpreso, perché queste conseguenze si manifesteranno ancora più chiaramente.
Non si dovrebbe affatto oggi distogliere lo sguardo da ciò che si prepara su tutta la terra nell’umanità. Si dovrebbe con i giudizi che ci permettono di penetrare i grandi impulsi che passano attraverso gli eventi mondiali tentare di penetrare in ciò che oggi è in parte così enigmatico agli animi umani, e che minaccia di trasformare la struttura sociale in un caos. Non dovrebbe continuarsi nel modo che si lascino venire le cose come vogliono venire, senza che col proprio giudizio sano si tenti di penetrare le cose.
Il principio deve cessare che dice: Questo è quotidiano, questo è profano, appartiene alla vita esterna, da cui si distoglie lo sguardo e lo si rivolge al divino-spirituale. — Questo deve cessare! Deve cominciare il tempo in cui anche la più ordinaria quotidianità è portata in connessione col divino-spirituale, e in cui non solo dal punto di vista più astratto le cose tratte dalla vita spirituale sono viste negli occhi.
Ho detto nel corso di queste considerazioni che una piega favorevole nel movimento sociale può verificarsi solo se cresce l’interesse che il singolo uomo ha per l’altro uomo. La struttura sociale è proprio la struttura che connette gli uomini socialmente. Può solo guarire quando l’uomo effettivamente sa di essere dentro consapevolmente dentro la struttura sociale. E questa è l’insalubrita del presente e ha portato alla catastrofe, che gli uomini hanno trascurato di acquisire una qualche mentalità riguardante il come del stare dentro nella comunità sociale. L’interesse che come uomo ci connette con altri uomini ha cessato, benché spesso gli uomini credano di avere tale interesse. Il a buon mercato principio teosofico: Amo tutti gli uomini, ho già interesse per tutti gli uomini — non serve, perché è astratto e non interviene nella vita reale. E si tratta di questo intervento nella vita reale; questo deve essere compreso più profondamente. La incomprensione della vita reale era una caratteristica degli ultimi secoli. Ora questi ultimi secoli, senza che gli uomini abbiano seguito il processo, hanno portato alla situazione attuale e porteranno la situazione futura. Non può accadere altrimenti nella vita storica dell’umanità se non che gli uomini accompagnino col pensiero ciò che accade, ciò che accade nella vita sociale tra loro. Ma gli eventi che si svolgono da un tempo relativamente più lungo non possono essere accompagnati altrimenti se non che per certe manifestazioni ci si acquisisce un senso sano. All’osservatore obiettivo si annunciava solo troppo chiaramente che su quasi tutta la terra era amministrato, governato secondo principi che in realtà erano già diventati antiquati secoli fa, mentre la vita negli ultimi secoli era naturalmente progredita. E una cosa essenziale che è subentrata nello sviluppo dell’umanità è l’industrialismo moderno, che ha creato tutto il proletariato moderno. Ma questo sorgere del proletariato moderno — non è stata accompagnato da pensieri. I ceti dirigenti hanno continuato a vivere nel vecchio modo, hanno assolto i loro posti di guida così come erano abituati da secoli, e senza che abbiano fatto alcunché, senza neppure aver accompagnato il processo della storia mondiale con pensieri, dal fatto stesso, dal corso dei fatti, dalla genesi del moderno industrialismo, che essenzialmente è iniziato col telaio meccanico e la macchina per filare nel diciottesimo secolo, si è sviluppato il proletariato moderno. E da ciò che attraverso il mondo negli intelletti del proletariato moderno — se preferite chiamatelo «perseguita» — dipende il destino storico mondiale di oggi e del prossimo futuro. Poiché questo proletariato aspira al potere, alla maggioranza, e deve essere considerato nei suoi atti come i risultati di necessità naturali, come eventi elementari, non come qualcosa che si può criticare, che piace o non piace, che si discute secondo questa o quella impressione; bensì deve essere giudicato come ad esempio un terremoto o una marea del mare o simile.
Ora vediamo anzitutto prepararsi ciò che dal proletariato moderno, o forse meglio detto, da ciò che da tendenze e sentimenti del proletariato moderno scaturisce; come un combattimento d’avanguardia, direi, vediamo ciò che vi viene incontro in certo modo dal bolscevismo russo. Questo bolscevismo russo — l’ho già detto spesso — non si adatta naturalmente all’unicità del popolo russo. È trasportato da fuori. Ma questo non è il punto, quando si vuole contemplare i fatti; poiché è una volta entro l’area che era il precedente imperio zarista, in grande misura presente, e deve essere osservato come un fenomeno naturale, come un fenomeno naturale che in sé ha l’impulso di espandersi sempre più e più. Anzitutto, quando si contempla qualcosa come il bolscevismo russo, si deve astenersi dalle manifestazioni concomitanti. Si deve guardare al punto principale. Che inizi precisamente nel 1917, che mostri questa o quella manifestazione esterna, a questo potrebbero essere responsabili motivi vicini. Vi ho detto che non estranei al diretto scoppio del bolscevismo sono stati anche l’aiutanza di Ludendorff e varie altre cose ancora. Ma tutto questo si deve eliminare quando si vuole considerare le cose in modo fecondo, e si deve guardare agli impulsi che vivono in questo bolscevismo russo. Bisogna una volta chiaramente domandare: Che cosa vuol questo bolscevismo russo e come si inserisce nello sviluppo complessivo dell’umanità? — Poiché è indubbio: non è una manifestazione effimera bensì profonda, di importanza storica mondiale. Ed è straordinariamente importante apresentare una volta chiaramente davanti a sé la struttura sociale di base come il bolscevismo russo la concepisce, per poterlo considerare in certo modo nel suo sorgere dai più profondi impulsi mondiali.
Ora, quando si considerano le caratteristiche fondamentali di questo bolscevismo russo, si deve dire che il suo primo sforzo va a distruggere, a eliminare dal mondo ciò che nel significato del marxismo abbiamo caratterizzato come la borghesia. Questo è, per così dire, massima fondamentale. Tutto ciò che come borghesia, come classe borghese è sorto nel corso dello sviluppo storico, con radice e ramo come dannoso per lo sviluppo dell’umanità secondo la sua concezione deve essere estirpato. A questo devono condurre vari percorsi. Anzitutto il superamento di tutte le differenze di classe presso l’uomo. Su un tale superamento obiettivo delle differenze di classe e di ceto, come ve l’ho ripresentato ieri, il bolscevismo non si impegna. Pensa completamente lui stesso da borghese. E ciò che ve l’ho presentato ieri non è pensato da borghese, bensì è pensato umanamente. Vuole a sua maniera superare le differenze di classe, le differenze di ceto. Ora dice a se stesso: Gli stati attuali sono costruiti nella loro struttura dalla concezione borghese della vita. Perciò devono scomparire le forme degli stati attuali. Deve scomparire tutto ciò che negli stati attuali è appendice della borghesia, come l’ordine di polizia, l’ordine militare, l’ordine di giustizia, tutto ciò deve scomparire. Ciò che il borghese ha creato per la sua sicurezza, per la sua amministrazione della giustizia deve scomparire, insieme col borghese stesso. Deve passare l’intera amministrazione, l’intera organizzazione della struttura sociale alle mani del proletariato. Per questo lo stato come finora ha esistito morirà di morte naturale, e il proletariato amministrerà tutta l’intera struttura umana, la convivenza intera della società. Questo non può essere raggiunto attraverso le vecchie istituzioni, che il borghese si è create, non può essere raggiunto ad esempio per il fatto che si eleggono Reichstag o altre rappresentanze popolari secondo questo o quel diritto di voto, come è stato fatto nella concezione borghese della vita; poiché se si eleggessero continuamente tali organi rappresentativi, il borghese si continuerebbe solo a mantenere. Così con tutti gli organi rappresentativi, con questo o quel diritto di voto, non si arriva agli scopi che si intendono. Perciò si tratta del fatto che inizialmente abbiano effettivamente luogo quelle misure che scaturiscono dal proletariato stesso, che non possono crescere in nessuna testa borghese, perché la testa borghese necessariamente può solo prendere misure che devono essere superate, bensì che possono venire solo da una testa di proletario. Perciò non può essere amministrato nulla da nessuna assemblea nazionale o assemblea dello stato, bensì unicamente dalla dittatura del proletariato; cioè: l’intera struttura sociale deve essere trasferita alla dittatura del proletariato. Solo il proletariato avrà il senso, veramente per eliminare la borghesia dal mondo. Poiché il borghese, se sedesse negli organi rappresentativi, non avrebbe il senso di eliminare se stesso dal mondo, mentre invece si tratta proprio di privare della borghesia, della borghesia della proprietà. Quindi l’influenza sulla struttura sociale possono avere solo quegli uomini che nel vero significato sono proletari, cioè solo quelli che svolgono un lavoro che beneficia la collettività. Nessun diritto di votazione ha quindi nel significato di questa concezione proletaria colui che in qualche forma si fa prestare servizi da altri uomini di cui paga. Così, chi sempre impiega gente, chi per soldi si fa servire da altre persone, non ha diritto a partecipare in alcun modo alla struttura sociale, non ha quindi diritto di voto. Neppure ha diritto di voto colui che vive dagli interessi del suo patrimonio, cioè è percettore di interessi. Neppure ha diritto di votare colui che è un commerciante, cioè non svolge un’attività lavorativa manuale, o è un intermediario. Così tutti questi uomini che vivono dagli interessi, che impiegano altre persone e le pagano, che sono commercianti o intermediari, non possono né essere organismi di governo, mentre la dittatura del proletariato domina. Durante questa dittatura del proletariato non c’è libertà di parola, non c’è libertà di riunione, non c’è libertà di organizzazione; bensì possono tenere riunioni, organizzarsi solo quelli che svolgono un’attività lavorativa manuale. A tutti gli altri è vietata la libertà di parola, il diritto di riunione, il diritto di organizzarsi in società o associazioni. Ugualmente godono della libertà di stampa solo quegli uomini che svolgono un’attività lavorativa manuale. La stampa della borghesia è soppressa, non è tollerata. — Questi sono più o meno tali massime che devono guidare, direi, il tempo di transizione. Poiché se queste massime per un certo tempo — così si promette dalla concezione proletaria del suo procedimento — avranno dominato, allora vi sarà solo ancora umanità attiva al lavoro. Vi sarà solo ancora proletariato. La borghesia sarà estirpata.
A queste cose, che hanno significato soprattutto per il tempo di transizione, vengono poi quelle cose che hanno significato duraturo. A quelle appartiene ad esempio l’obbligo generale del lavoro. Ogni uomo è obbligato a svolgere un qualche lavoro che benefici la collettività. Un principio radicale, che ugualmente ha validità duratura, è l’abolizione della proprietà privata della terra. I grandi possedimenti sono affidati a comuni agricole. Non deve esserci proprietà privata della terra secondo questa concezione proletaria nel futuro. I complessi industriali, i complessi aziendali sono espropriati, passano all’amministrazione della società, sono amministrati dall’amministrazione centralizzata del lavoro; a capo di essa sta il consiglio supremo per l’economia nazionale; questo è proprio il bolscevismo in Russia. Le banche sono nazionalizzate, un’amministrazione generale che abbraccia l’intera comunità è istituita, che deve abbracciare l’intera produzione. Tutto il commercio estero di una comunità è comunitario; i complessi sono quindi nazionalizzati.
Questi sono circa i principi che formano l’ideale di Trotsky e Lenin, e da cui vedete scaturire, direi, i punti cardinali di ciò che dal proletariato moderno è voluto.
Naturalmente non è sufficiente farsi raccontare ogni giorno dal giornale che tale tale numero di crimini di sangue vengono commessi dal bolscevismo. Se si confrontano i crimini di sangue del bolscevismo con il numero enorme di crimini di sangue che sono stati commessi da questa guerra, allora i crimini di sangue del bolscevismo sono naturalmente una piccolezza. Si tratta di vedere ciò che è stato trascurato, ciò che è stato omesso, affinché in futuro lo sviluppo dell’umanità sia seguito nel pensiero. Si deve anzitutto considerare psichicamente e poi spiritualmente questa cosa, che è così intimamente connessa allo sviluppo complessivo dell’umanità. Proprio questo deve essere il compito della scienza dello spirito, anche di considerare veramente spiritualmente e psichicamente queste cose. Il tempo deve finire quando i pigri pastori e parroci hanno ripetuto dalla cattedra agli uomini il giorno della domenica cose teoriche non connesse con la vita per il cosiddetto riscaldamento delle anime. Al contrario deve iniziare che ognuno che vuol partecipare alla vita spirituale è obbligato a guardare anche nella vita, a stare in connessione immediata con la vita. Non è piccolo il fatto che per lunghe epoche proprio coloro che amministravano i sentimenti religiosi dell’umanità hanno tenuto discorsi dalla loro cattedra che non avevano alcuna connessione con la realtà, hanno tenuto discorsi che erano tenuti solo per offrire alla gente per il loro cuore o la loro anima roba fiacco che però li ha solo toccati piacevolmente, ma non ha intervenuto nella vita. Perciò la vita è rimasta senza Dio, è rimasta senza spirito ed è finalmente entrata nel caos. Cercate la causa di molti debiti che oggi devono essere pagati, proprio nella retorica stolida di coloro che ad esempio dovevano amministrare i sentimenti religiosi e che non avevano connessione alcuna con la vita. Che cosa hanno raggiunto di ciò che doveva accadere nell’epoca in cui una nuova umanità completamente in forma di proletariato si è sviluppata, che cosa hanno raggiunto, queste persone che hanno proclamato dalla cattedra roba non necessaria, roba che la gente desiderava solo perché si volevano ingannare attraverso varie illusioni sulle vere realtà della vita? I tempi sono seri, e le cose devono essere viste seriamente.
Quando si dice che gli uomini devono acquisire interesse, il singolo per l’altro, questo non deve essere visto solo nel significato della mentalità come è indicato nelle prediche domenicali pomeridiane, bensì deve essere visto così come profondamente accenna alla struttura sociale del presente. Prendete un caso concreto. Quanti uomini ci sono oggi che hanno una concezione completamente astratta, confusa della vita, della loro vita personale! Se si pongono per esempio la domanda: Come vivo? — di solito non se la pongono, ma se già lo facessero — allora si dicono: Bene, dal mio denaro. — Tra coloro che si dicono: Dal mio denaro — sono molto numerosi coloro che hanno questo denaro ad esempio ereditato dai loro genitori e ora credono che vivono dal loro denaro che hanno ereditato dai loro padri. Ma, cari amici, non si può vivere di denaro! Il denaro non è qualcosa di cui si possa vivere. Prima si deve cominciare a riflettere. E questa domanda è intimamente connessa con il vero interesse che si ha da uomo a uomo. Chi crede che vive dal denaro che ha ereditato o che ha ottenuto in qualche altro modo, eccetto il modo che oggi normalmente è il caso che si ottiene denaro attraverso il lavoro, chi così vive e crede che può vivere dal denaro, questi non ha interesse per i suoi prossimi, perché dal denaro nessuno può vivere. L’uomo deve mangiare, e ciò che si mangia deve essere lavorato da qualche uomo. L’uomo deve vestirsi. Ciò che indossa, devono faticare uomini. Affinché io possa indossare una giacca o un paio di pantaloni, degli uomini per ore devono usare la loro forza lavorativa per farlo. Loro lavorano per me. Di questo vivo, non del mio denaro. Il mio denaro non ha altro valore che darmela la potenza di usare il lavoro degli altri. E così come i rapporti sociali oggi si trovano, si comincia ad avere interesse per il prossimo solo quando si risponde a questa domanda nel modo appropriato, quando nel concetto si vede: Un tale numero di uomini deve un tale numero di ore lavorare affinché io nella struttura sociale possa vivere dentro. Non si tratta del fatto che ci si faccia un bene dicendosi: Amo gli uomini. — Non si amano gli uomini se si crede di vivere dal proprio denaro, e non ci si immagina minimamente come gli uomini per uno lavorano affinché uno abbia il minimo necessario della vita. Ma questo pensiero: Tanta gente lavora affinché uno abbia il minimo della vita — è indissolubilmente unito al pensiero che uno deve di nuovo restituire alla società, non attraverso denaro, bensì di nuovo attraverso il lavoro, ciò che per uno viene lavorato. E solo quando uno si sente obbligato di restituire il quantum di lavoro che per uno è prestato anche di nuovo nel lavoro in qualche forma, solo allora uno ha interesse per il prossimo. Che uno dia denaro al prossimo significa solo che si può costringe il prossimo al filo della sciabola, alla catena dello schiavo, lo si può forzare a lavorare per uno. Non potete voi stessi dalla vostra esperienza darvi risposta alla domanda: Quanti uomini considerano che il denaro sia solo un mandato sulla forza lavorativa umana, che il denaro sia solo un mezzo di potere? Quanti uomini vedono nel concetto che essi non potrebbero neppure essere in questo mondo fisico, senza che debbano al lavoro degli altri uomini quello che loro stesse pretendono per la loro vita? — Sentirsi in debito con la società in cui si vive, questo è l’inizio di quell’interesse che deve esigesi per una sana formazione sociale.
Queste cose bisogna già riflettercisi, altrimenti si monta in astrazioni spirituali non sane e non da una realtà fisica sana alla realtà spirituale. La mancanza di interesse per la struttura sociale caratterizza proprio gli ultimi secoli. Poiché negli ultimi secoli si è gradualmente formato come abitudine umana che gli uomini propriamente solo per la loro cara personalità riguardo agli impulsi sociali sviluppano interesse. Più o meno tutto solo per vie traverse solo per la loro personalità. Una vita sociale sana è possibile solo se questo interesse per la propria cara personalità è allargato a un vero interesse sociale. E in questo aspetto la borghesia può chiedersi: Che cosa abbiamo trascurato? — Rifletteteci una volta questo: C’è una cultura spirituale, ci sono opere di cultura; voglio cogliere un caso: Chiedetevi: A quanti uomini queste opere d’arte sono accessibili? — O chiedetevi piuttosto: A quanti uomini queste opere d’arte sono del tutto non accessibili? Per quanti uomini non ci sono queste opere d’arte? — Ma calcolatevi adesso quanto deve essere lavorato affinché queste opere d’arte possano esistere. Un’opera d’arte è a Roma. Un borghese può andare a Roma. Contatevi semplicemente quanta cosa deve essere lavorata da persone produttive eccetera, eccetera, eccetera — il «eccetera» non finisce mai — affinché questo borghese possa andare a Roma e guardare qualcosa che è per lui, perché è borghese, che non è per tutta quella gente che adesso cominciano a far valere la loro concezione proletaria della vita. Questo si è formato precisamente all’interno della borghesia, che il godimento è visto come qualcosa di evidente. Ma il godimento non dovrebbe mai essere visto come qualcosa di ovvio. Si dovrebbe proprio vederla come un peccato sociale di godere di qualcosa senza restituire l’equivalente di questo a tutti nel modo in cui si può, ma in qualche forma. Nulla dovrebbe restare inutilizzato per la collettività. Nell’ordine della natura e dello spirito non sta che qualcosa debba essere sottratto alla collettività. Lo spazio e il tempo sono solo ostacoli artificiali, non ostacoli reali. Quelle cose che sono legate al luogo, possono essere riprodotte ovunque, possono essere accessibili a tutti gli uomini. E quelle cose che possono essere moltiplicate, non sono legate al luogo, possono — è una legge del tutto generale — essere portate ovunque. È solamente un’appendice della concezione borghese del mondo che la Madonna Sistina sempre ininterrottamente penda a Dresda e possa essere vista solo da quella gente che può andare a Dresda; poiché è mobile, può essere portata in giro per tutto il mondo. E si può provvedere — colgo solo uno come esempio — che quello che l’uno gode, anche l’altro può godere.
Colgo un esempio, ma scelgo sempre esempi che siano esempi per tutto il resto, cioè che spieghino completamente anche le altre cose. Vedete, basta che suoniate certi toni, allora toccate una massa enorme di cose su cui la gente in realtà non ha mai riflettuto oltre, ma che ha preso come scontate. Anche all’interno del nostro gruppo, dove le cose stanno così vicino, non sempre si considera che tutto ciò che si accoglie, condiziona il fatto che uno restituisca un equivalente alla società, che non si goda solo.
Ora vedete una domanda scaturire da tutto ciò che ho adesso portato da singoli esempi, che non potrebbero essere moltiplicati cento volte, ma milioni di volte, la domanda: Bene, come può allora essere diverso se il denaro è propriamente solo un mezzo di potenza? — Questo è già risposto in quel principio sociale originario di cui vi ho parlato la settimana scorsa; poiché è particolare di ciò che vi ho portato come una specie di scienza sociale cavata dal mondo spirituale, che è sicura come la matematica. Con queste cose non si tratta di guardare nella vita pratica e dire: Bene, prima dobbiamo vedere se le cose sono corrette così. — No, le cose che vi ho portato come una scienza sociale cavata dalla scienza dello spirito, sono più o meno come il teorema pitagorico. Se prendete il teorema pitagorico, se sapete che il contenuto del quadrato dell’ipotenusa è uguale alla somma dei quadrati dei due cateti, allora non può esserci nessuna esperienza che gli contraddica, bensì dovete applicare questo principio ovunque. Così è con il principio che vi ho portato come il principio della scienza sociale e della vita sociale. Tutto ciò che l’uomo acquisisce in modo tale da ottenerlo per il suo lavoro nel contesto sociale, questo sarà danno. La salute nel contesto sociale risulta solo quando l’uomo non dalla sua attività lavorativa, bensì da altre fonti della società ha da procurare la sua vita. Questo sembra contraddire ciò che ho appena detto, ma solo apparentemente. È proprio questo che renderà prezioso il lavoro, che non sia più remunerato. Poiché ciò verso cui si deve lavorare, naturalmente ragionevolmente, non da bolscevichi, è: separare il lavoro dall’acquisizione dei mezzi di esistenza. L’ho esposto recentemente. Se qualcuno non viene più remunerato per il suo lavoro, allora il denaro come mezzo di potenza sul lavoro perde il suo valore. Non c’è altro mezzo contro l’abuso che viene commesso col solo denaro, che quando la struttura sociale è così creata che nessuno può essere remunerato per il suo lavoro, che l’acquisizione dei mezzi di esistenza è effettuata completamente da un’altra parte. Allora naturalmente non potete raggiungere da nessuna parte che qualcuno sia forzato al lavoro attraverso il denaro.
La maggior parte delle domande che emergono adesso emergono proprio in modo che siano affrontate confusamente. Se devono essere sollevate alla chiarezza, questo può accadere solo attraverso la scienza dello spirito. In futuro il denaro non deve essere un equivalente della forza lavorativa umana, bensì solo di merci morte. Solo merci morte si otterranno in futuro con denaro, non forza lavorativa umana. Questo è di enorme importanza, cari amici. E adesso consideriate che proprio dalla concezione proletaria salta fuori in forma diversa che la forza lavorativa nel moderno industrialismo è soprattutto una merce. Questo è uno dei principi del marxismo, uno di quelli principi con cui ha fatto la maggior parte dei proseliti tra i proletari. Lì vedete che da un angolo completamente diverso confusamente e confusamente emerge un’esigenza che però deve essere esaudita da tutt’altra parte. E questa è la singolarità delle esigenze sociali del presente, che nella misura in cui emergono istintivamente, scaturiscono da istinti completamente corretti e sani, solo che emergono da una struttura sociale caotica e perciò emergono confusamente e perciò conducono anche a confusioni. Così è in molti campi. Per questo è così necessario afferrare veramente una concezione del mondo sociale fondata sulla scienza dello spirito, perché sola quella può portare il vero bene.
Ora vi chiederete: Bene, ma produrrà un cambiamento? Se per esempio uno è semplicemente un erede, allora continuerà anche a comperarsi merci con i denaro che ha o ha ereditato, e nelle merci ci sta già la forza lavorativa degli altri uomini. Quindi non cambia nulla, direte. Sì, se pensate astrattamente, non cambia nulla. Ma se entraste nel pieno effetto di ciò che accade, se fosse separata l’acquisizione dei mezzi di esistenza dal lavoro, giudichereste diversamente. Poiché nella realtà non è così che si traggono solo conseguenze astratte, bensì le cose hanno anche i loro effetti reali. Se sarà veramente così che l’acquisizione dei mezzi di esistenza sia separata dall’impegno lavorativo, allora semplicemente non ci saranno più eredità. Produce una tale trasformazione della struttura che non si ha denaro altrimenti che per l’acquisizione di merci. Poiché se una cosa è pensata realmente, allora ha dei vari effetti. Tra altri, questa separazione dell’acquisizione dei mezzi di esistenza dal lavoro ha un effetto molto strano. Quando si parla di realtà, non si può parlare così che poi magari possiate dire: Non lo riconosco. — Allora potreste ugualmente dire: Non riconosco che la morfina produca il sonno. — Anche questo non scaturisce da un mero nesso concettuale, ve lo mostra solo quando seguite gli effetti.
C’è oggi qualcosa di molto innaturale nell’ordine sociale, che consiste nel fatto che il denaro si moltiplica quando si lo possiede soltanto. Lo si mette in banca e si ottengono interessi. Questo è il più innaturale che possa esserci. È propriamente sciocco. Non si fa nulla; si mette il denaro che magari non si è neppure lavorato, ma che si è ereditato, in banca e si ottengono interessi per questo. Questo è una sciocchezza assoluta. La necessità però subentrà, quando l’acquisizione dei mezzi di esistenza sia separata dal lavoro, che il denaro sia usato, quando è presente, quando è prodotto come equivalente delle merci che sono presenti. Deve essere usato, deve circolare. Poiché l’effetto reale subentrà che il denaro non si moltiplica, bensì si riduce. Se oggi uno ha una certa somma di patrimonio, allora in approssimativamente quattordici anni con un interesse normale regolare ha quasi il doppio, non ha fatto nulla, ha solo aspettato. Se pensate così la trasformazione della struttura sociale, come deve accadere sotto l’influenza di questo uno principio che vi ho portato, allora il denaro non si moltiplica, bensì si riduce, e dopo un certo numero di anni il biglietto di denaro che ho acquisito allora non ha più valore; è svalutato, cessa di avere un valore.
Per questo il movimento diventa naturale nella struttura sociale, che tali rapporti subentrino, che il solo denaro, che non è niente di più che una ricevuta, un mandato che si ha una certa potenza sulle forze lavorative degli uomini, dopo un certo tempo è svalutato se non è portato in circolazione. Così non si moltiplicherà, bensì si ridurrà progressivamente e dopo quattordici anni o forse dopo un po’ più di tempo sarà assolutamente zero. Voi, se oggi siete milionari, dopo quattordici anni non sarete un doppio milionario, bensì sarete un poveraccio, se nel frattempo non avete acquisito qualcosa di nuovo.
Quando oggi si enuncia questo, viene talvolta sentito come se vi pizzicassero certi animali, se mi permetto il paragone. Lo so, non avrei usato il paragone se non avessi percepito i movimenti strani nell’uditorio. Ma poiché oggi è così, che la gente sente così la cosa, come se certi animali vi pizzicassero, perciò il bolscevismo. Cercate solo le ragioni giuste. Lì ci sono le ragioni giuste! E voi eliminate ciò che sorge in questo modo dal mondo non altrimenti che se sulla verità veramente entrate. Non serve che la verità è sgradevole. E questo per l’educazione dell’umanità del presente e del prossimo futuro essenzialmente appartiene al fatto che non si crederà più che le verità secondo il libero giudizio, secondo le simpatie e antipatie soggettive si devono muovere. Ma la scienza dello spirito può già provvedere a questo quando è compresa col sano senso umano. Poiché la cosa può anche essere considerata spiritualmente. Con la vaga locuzione che ho anche udito, anche da antroposofi, che prendono il denaro in mano e dicono: Questo è Arimane — con questa vaga locuzione non si fa nulla. Il denaro significa un equivalente per merce e forza lavorativa oggi. È un mandato su qualcosa che accade. Se si passa dalla semplice astrazione alla realtà, ci si riflette, se qui si hanno dieci banconote da cento marchi e si pagano a qualcuno, che con queste dieci banconote da cento marchi l’equivalente del lavoro di tante persone passa di mano in mano, che in questi biglietti sta la potenza che tanta gente deve lavorare, allora se ne sta già dento nella vita. Allora si sta nella vita con tutti i suoi intrecci e i suoi impulsi, e allora non ci si ferma più all’astrazione pura, all’astrazione non pensante del pagamento in denaro, bensì ci si chiede: Che cosa significa che lascio passare dieci banconote da cento marchi di mano in mano, che chiamano che tanta gente, che hanno testa e cuore e senso, devono lavorare? Che cosa significa?
La risposta a una tale domanda da ultimo dà solo una considerazione spirituale della cosa. Prendiamo il caso più estremo, cari amici. Supponiamo che qualcuno abbia denaro senza che lui stesso si sia sforzato per l’umanità. Dà sì il caso. Voglio considerare questo caso estremo. Così qualcuno ha, senza che lui stesso si sia sforzato per l’umanità, denaro. Si compra per il denaro qualcosa. È perfino in grado di procurarsi una vita completamente comoda nel modo che ha questo denaro, che è mandato su forza lavorativa umana. Bene. Questo uomo non deve essere una persona cattiva, può essere una persona completamente buona, può essere anche una persona molto laboriosa. La struttura sociale spesso non la si penetra. Non si ha l’interesse per il prossimo, cioè per la vera struttura sociale. Si pensa di amare già gli uomini se per i soldi ereditati per esempio ci si compra qualcosa, o se lo regala stesso. Se lo regali, non fai nulla altro se non che fai lavorare tanta gente per colui a cui regali il denaro. È solo un mezzo di potenza. Per il fatto che è mandato sulla forza lavorativa, è un mezzo di potenza.
Ma, cari amici, questo è così diventato, si è così formato, ed è l’immagine speculare di qualcos’altro. È l’immagine speculare di ciò che nel discorso precedente ho menzionato. Vi ho attirato l’attenzione sul fatto che il Dio Jahve il mondo per un certo tempo ha dominato per il fatto che gli altri Elohim li ha battuti sul campo e allora non riesce a liberarsi dagli spiriti che ha così risvegliato. Ha allontanato i suoi compagni, gli altri sei Elohim dal campo. Per questo solo quello che l’uomo già nello stato embrionale sperimenta è divenuto dominante nella coscienza umana. Le sei altre forze, che l’uomo come embrione non sperimenta, sono così divenute inefficaci, sono così venute sotto l’influenza di esseri spirituali inferiori. E negli anni quaranta, vi ho detto, Jahve non poté salvarsi. Là scoppió, perché con la saggezza di Jahve che nell’embrionale si acquisisce, si può comprendere solo la provvidenza della natura esterna e la provvidenza cessò di essere compresa, la pura scienza naturale atea. L’immagine speculare di questo è la circolazione del denaro, senza che con il denaro circoli merce, che il denaro semplicemente passa da un uomo all’altro, senza che merce circoli. Poiché per quanto l’uomo si sforzi in qualche campo: in quello che il denaro come denaro apparentemente produce, vive la forza arimanica. Non potete ereditare, senza che tanta forza arimanica passi col denaro. Non c’è un’altra possibilità di avere denaro in modo salutare all’interno della struttura sociale se non di avere il denaro in modo cristiano, cioè di acquisire il denaro così che si acquisisce col che tra la nascita e la morte si sviluppa. Così non deve il modo come si ottiene il denaro essere un’immagine speculare di quello che è jahvistico. Jahvistico è che nasciamo, cioè passiamo da un embrione alla vita esterna. Di questo è l’immagine speculare che ereditiamo denaro. Le proprietà che col sangue ereditiamo vengono ereditate dalla natura. Il denaro che ereditiamo e non acquistiamo sarebbe l’immagine speculare di quello.
Per il fatto che la coscienza cristiana non ha ancora preso piede, che propriamente ancora sempre con l’antica saggezza di Jahve o col suo spettro, il pensiero dello stato romantico, la struttura sociale è effettuata, per questo sono venute tutte le cose che da un lato hanno causato l’infelicità odierna. Ho detto: Non si deve considerare la cosa così astrattamente, quando il denaro produce denaro, bensì si deve considerarla nella sua realtà. Ogni volta che il denaro produce denaro, questo è qualcosa che solo qui sul piano fisico avviene, mentre quello che l’uomo è, è sempre connesso col mondo spirituale. Cosa fate dunque se voi non lavorate voi stessi, ma avete denaro e date questo denaro e l’altro uomo per questo deve lavorare? Allora l’uomo deve portare al mercato quello che è il suo contributo celeste, e voi gli date solo qualcosa di terrestre, pagate con solo qualcosa di terrestre, con puro Arimanico. Vedete, questo è il lato spirituale della cosa. E dove Arimane è in gioco, non può sorgere se non la rovina.
Anche questo è di nuovo una verità sgradevole; ma non serve se qualcuno si dice: Bene, sono altrimenti una persona onesta o un’onesta persona, dunque non faccio nulla di ingiusto se pago con la mia rendita questo o quello. — Voi fate effettivamente il fatto che date Arimane per Dio. Certamente nella struttura sociale presente si è in molti modi forzati a questo. Ma non si deve giocare la politica dello struzzo e nascondersi la cosa, bensì si deve guardare la verità in faccia. Poiché da questo dipende proprio quello che il futuro deve portare, che si guardi la verità in faccia. Molto di quello che così catastroficamente si è abbattuto sull’umanità è catastroficamente abbattuto perché la gente ha chiuso gli occhi e gli occhi dell’anima davanti alla verità, che si ha costruiti concetti astratti per giusto e ingiusto e non ha voluto entrare nel reale, concreto. E di questo domani vogliamo continuare a parlare e allora sollevare la cosa a più alti livelli spirituali.
In queste considerazioni mi è importato gettare qualche luce sulla forma che il pensiero sociale nel presente dovrebbe assumere. Vorrei aggiungere oggi al considerato alcune cose che vi possono dare l’occasione di elevare questi argomenti su un piano più alto, poiché ciò è veramente necessario secondo le esigenze particolari dello spirito della nostra epoca. Tutte le cose che ho esposto e che ancora esporrò — desidero ripeterlo ancora una volta — vi prego di considerarle in modo tale che non intendono essere una critica dei tempi, delle circostanze, ma che debbono semplicemente fornire materiali per l’orientamento del giudizio, materiali che possono fornire una base per una comprensione consapevole delle circostanze. Il punto di vista della scienza dello spirito non può essere quello di fornire una critica sociale, ma semplicemente quello di indicare, senza pessimismo e senza ottimismo, quello che è. Perciò naturalmente ci si trova sempre costretti a usare parole che possono essere intese da taluni come se si volesse criticare questa o quella classe sociale. Non è così. Quando qui si parla di borghesia, si parla come di una manifestazione storicamente necessaria, senza intendere muovere alcun rimprovero a quello che, dal punto di vista della scienza dello spirito, era semplicemente necessario. E così vi prego di concepire anche le cose che oggi esporrò.
Innanzitutto partiamo dall’impulso comprensivo che, come a tutti o a molti movimenti umani, così alla presente rivendicazione sociale proletaria, giace più o meno consapevolmente, più o meno istintivamente e inconsciamente, confusamente e oscuramente, ma tuttavia fortemente alla base. Questo impulso è che esiste un certo ideale di stabilire un ordine sociale che sia soddisfacente da tutti i punti di vista. Se si vuole caratterizzare radicalmente — e quindi falsamente — quello che giace alla base, si ha l’occasione di dire: si tenta di ideare e realizzare un ordine sociale che sia il paradiso in terra o quantomeno che porti a tutti gli uomini quello stato di felicità consono alla dignità umana che nell’era presente è considerato desiderabile dalla popolazione proletaria. — Questo si chiama «soluzione della questione sociale», e istintivamente dietro quello che si chiama soluzione della questione sociale sta proprio quello che ho appena detto.
Orbene, per quanto riguarda questa soluzione della questione sociale, è necessario che lo scienziato dello spirito, il quale non deve illudersi su nessun ambito ma considerare la realtà, non si illuda neppure qui. Infatti, proprio su questo ambito l’essenziale è che coloro che perseguono queste cose non partano da un punto di vista privo di illusioni, ma da un punto di vista circondato da una grande quantità di illusioni, soprattutto dall’illusione fondamentale che sia possibile «risolvere» la questione sociale.
Ciò è connesso in un certo modo al fatto che la nostra epoca non ha coscienza della differenza tra il piano fisico e i mondi spirituali; che questa nostra epoca considera il piano fisico istintivamente come l’unico mondo e vorrebbe incantarvi il paradiso. Perciò è costretta a credere che l’uomo sia o condannato a non trovare giustizia in nessun luogo, armonia dei suoi impulsi e bisogni in nessun luogo, oppure debba trovarla entro l’esistenza fisica terrestre. Ma il piano fisico si presenta, per chi considera il mondo in modo immaginativo, per chi quindi cammina verso la vera realtà, in modo tale che si deve dire: su di esso non esiste perfezione, ma solo imperfezione. — Perciò è impossibile parlare di una soluzione completa della questione sociale. Potete tentare di risolvere la questione sociale da tutte le profondità della conoscenza, non sarà mai risolvibile nel senso in cui molti uomini oggi credono. Ma questo non deve portare a dire: ebbene, se la questione sociale non è risolvibile, allora lasciamo stare, allora lasciamo continuare il solito vecchio disordine. — La questione è come un pendolo: la forza per lo slancio verso l’alto si guadagna durante lo swing verso il basso come forza di caduta. Così, come proprio la forza opposta si accumula durante lo swing verso il basso, che poi viene consumata durante lo swing verso l’alto, così avviene in successione ritmica nella vita storica dell’umanità. Quello che potete trovare in una certa epoca come l’ordine sociale più perfetto, come un qualunque ordine: quando lo realizzate, esso si consuma e dopo un certo tempo conduce di nuovo al disordine. La vita evolutiva non è tale che salga uniformemente, ma la vita evolutiva procede in flussi e riflussi, procede in oscillazione ondulatoria. E attraverso il miglior ordine che istituiate, quando lo realizzate sul piano fisico, create condizioni che dopo il tempo corrispondente determinano la distruzione di quello che avete istituito. Molto diversa sarebbe la situazione dell’umanità se si comprendesse adeguatamente questa legge inesorabile della necessità nel corso storico. Allora non si crederebbe di poter fondare un paradiso sulla terra in senso assoluto, ma si sarebbe costretti a guardare alla legge ciclica dell’evoluzione dell’umanità. E se si esclude una risposta assoluta alla domanda: Come deve strutturarsi la vita sociale? — si farà la cosa giusta quando ci si chiede: Che cosa deve essere fatto per la nostra epoca? Quali impulsi esigono proprio i tempi del nostro quinto periodo post-atlantideo? Che cosa vuole veramente attuarsi? — Nel momento in cui si è consapevoli che quello che si realizza si distruggerà necessariamente negli oscillamenti ciclici, si deve essere chiari che si può pensare socialmente solo in questa maniera relativa, riconoscendo gli impulsi evolutivi di una determinata epoca. Si deve lavorare con la realtà. Si lavora contro la realtà se si crede di poter realizzare qualcosa con ideali astratti e assoluti. Per lo scienziato dello spirito, che vuole considerare la realtà e non l’illusione, la questione si restringe così: Che cosa vuole realizzarsi direttamente nella realtà presente?
Anche le esposizioni di ieri erano intese da questo punto di vista, e mi interpretate completamente male se credete che io pensi che un paradiso assoluto sia creato dal fatto che l’utile del lavoro sia separato dal lavoro. Piuttosto considero questo, partendo dalle leggi più profonde dello sviluppo dell’umanità, solamente come una necessità che deve accadere ora. Infatti dietro quello che gli uomini hanno in coscienza, verso cui specialmente la concezione della vita proletaria spinge, anche se talvolta spinge verso rivendicazioni così radicali come quelle che vi ho elencato ieri come bolsceviche, sta quello che veramente vogliono realizzare istintivamente. E chi si rivolge alla realtà non accetta programmi che gli vengono proposti, nemmeno quello della repubblica dei soviet russa, ma guarda a quello che oggi ancora istintivamente sta dietro queste cose, che ci si sforza di esprimere esternamente, balbettando. Su questo dipende tutto; altrimenti non potrete mai venire a capo di queste questioni se non le guardate così. Quello verso cui istintivamente si tende sta precisamente nel carattere fondamentale del nostro quinto periodo post-atlantideo, che si distingue essenzialmente per esempio dal precedente quarto, greco-latino, o dal precedente terzo, egiziano-caldaico. Gli uomini devono oggi in relazione sociale — non come singoli esseri individuali, ma in relazione sociale — quando si presentano in forma di gruppo, volere qualcosa di ben determinato. E lo vogliono istintivamente. Oggi essi vogliono quello che nel quarto periodo post-atlantideo, che fino al quindicesimo secolo della nostra era cristiana, non poteva ancora essere voluto: un’esistenza consona alla dignità umana, cioè, rispecchiata nell’ordine sociale, il compimento di quello che a questo periodo si presenta come ideale dell’umanità. Gli uomini vogliono oggi istintivamente che si rispecchi nella struttura sociale quello che l’uomo è. Nel terzo periodo post-atlantideo, nel periodo egiziano-caldaico, era diverso. E ancora diversamente era prima nel secondo. Questo secondo periodo, cioè il persiano primordiale, aveva l’uomo ancora completamente nella sua interiorità; l’uomo era ancora completamente interiore.
Allora l’uomo non esigeva istintivamente di riconoscere esternamente nel mondo quello che aveva come bisogni interiori; allora l’uomo non esigeva una struttura sociale che gli permettesse di riconoscere esternamente quello che aveva interiormente come impulso, istinto, come bisogni. Poi venne il terzo periodo post-atlantideo, il periodo egiziano-caldaico. Allora l’uomo esigeva che una parte della sua essenza gli apparisse nello specchio della realtà sociale esterna, cioè quello che era legato alla testa. Perciò vediamo che dal terzo periodo post-atlantideo, dal periodo egiziano-caldaico, si ricerca l’istituzione sociale teocratica, tutto ciò che si riferisce a istituzioni sociali teocratiche, per così dire permeate di religione. Il resto restava ancora istintivo; quello che si riferiva al secondo uomo, all’uomo del petto, all’uomo della respirazione, e quello che si riferiva all’uomo del metabolismo, restava istintivo. Allora l’uomo non pensava ancora di vederlo in qualche modo nell’immagine riflessa dell’ordine esteriore. Nel periodo persiano primordiale c’era solo una religione istintiva, guidata dagli iniziati dello zoroastrismo. Ma tutto ciò che l’uomo sviluppava restava ancora interiore e istintivo. Non aveva ancora il bisogno di vedere le cose esternamente nello specchio, nella struttura sociale. Iniziò, nel periodo che terminò approssimativamente con la fondazione dell’antico Impero Romano — 747 è il vero anno prima dell’era cristiana — nel periodo che precedeva questo anno, a esigere che nell’ordine sociale si ritrovasse quello che poteva vivere come pensiero nella sua testa.
Poi venne il periodo che iniziò nell’ottavo secolo, dal 747 prima dell’era cristiana, e terminò con il quindicesimo secolo dopo Cristo, il periodo greco-latino. Allora l’uomo esigeva che due elementi della sua essenza si rispecchiassero esternamente nella struttura sociale: l’uomo della testa e l’uomo ritmico o della respirazione, l’uomo del petto. Doveva specchiarsi quello che era il vecchio ordine teocratico, ma già in declino. In realtà le istituzioni veramente teocratiche hanno molta somiglianza con il terzo periodo post-atlantideo, persino le istituzioni della Chiesa cattolica. Questo continua, e di nuovo si aggiunge quello che proviene specificamente dal periodo greco-latino: le istituzioni esterne della res publica, quelle istituzioni che si riferiscono all’amministrazione della vita esterna, per quanto riguarda il diritto e l’ingiustizia e cose simili. Da due elementi della sua essenza l’uomo esige di non solo portarli in sé, ma di poterli osservare nello specchio esternamente. Non comprendete la cultura greca se non sapete che la cosa sta così: restava ancora istintiva, interiormente, senza che un’immagine esterna riflessa fosse richiesta, la pura vita del metabolismo, che si esprime esternamente nella struttura economica. Non era richiesta ancora un’immagine esterna riflessa. La tendenza a richiedere un’immagine esterna riflessa per questo emerge solo con il quindicesimo secolo dopo Cristo. Se studiate la storia così come è veramente, non come le leggende che sono state fabbricate nella nostra cosiddetta scienza storica, troverete confermato esternamente quello che vi ho comunicato da fondamenti occulti sulla schiavitù in Grecia, senza la cui esistenza la cultura greca che tanto ammiriamo sarebbe impensabile. Può essere concepita nella struttura sociale solo se si sa: l’intero quarto periodo post-atlantideo è dominato dallo sforzo di avere esternamente un’istituzione legale e religiosa, ma ancora nessun’altra se non un ordine economico istintivo. E solo il nostro periodo, il periodo che inizia col quindicesimo secolo dopo Cristo, esige di vedere l’uomo tripartito anche nell’immagine della struttura esterna sociale in cui si trova.
Così oggi dobbiamo studiare l’uomo tripartito, perché sviluppa l’istinto tripartito di avere nella struttura esterna, nella struttura sociale quello che vi ho detto: in primo luogo un ambito spirituale che ha autoamministrazione, autostruttura; in secondo luogo un ambito amministrativo, un ambito di sicurezza e ordine, cioè un ambito politico che a sua volta è autonomo in sé, e in terzo luogo un ambito economico; e questo ambito economico in organizzazione esterna lo esige per la prima volta la nostra epoca. Vedere l’uomo realizzato nell’immagine della struttura sociale, questo appare come istinto solo nella nostra epoca. Questo è il motivo più profondo per cui non agisce più un mero istinto economico, ma per cui quella classe economica che è stata creata solo di recente, il proletariato, tende a strutturare consapevolmente e esternamente la struttura economica, come il quarto periodo post-atlantideo ha strutturato la struttura amministrativa del sistema legale, e il terzo periodo post-atlantideo, il periodo egiziano-caldaico, ha strutturato la struttura teocratica.
Questo è il motivo interno, cari amici. Solo se guardate a questo motivo interno potete giudicare correttamente le circostanze nel presente. Allora comprenderete anche perché dovetti sottoporvi otto giorni fa questo ordine sociale tripartito. Non è veramente inventato, come oggi programmi vengono inventati da innumerevoli società, ma è stato pronunciato dalle forze che si possono osservare quando si cammina verso la realtà dell’evoluzione. Deve essere realizzato che si comprendono veramente concretamente e oggettivamente gli impulsi evolutivi che sono nello sviluppo dell’umanità. Il tempo vi spinge. Gli uomini si oppongono ancora. È notevole che persino coloro che vanno più lontano. Sono apparse poco tempo fa «Lettere di una donna a Walther Rathenau; sulla trascendenza delle cose future». In questo libro si parla già di varie cose. Per esempio: «Con il presente fascicolo si intende la pubblicazione di un contenuto di visione essenziale di trascrizioni epistolari. La comunicazione personale è stata esclusa per quanto non stia in immediata connessione con essa. Ne risulta naturalmente una forma epistolare frammentaria, in cui è anche evitato il continuo ritorno alle usuali formule di saluto e chiusura. Una donna dotata di facoltà visionarie esprime in essa la sua inusuale esperienza e conoscenza sulla nuova anima di epoca e il nuovo divenire del mondo contro l’autore del libro «Delle cose future». Le forze future che lottano oggi per una più elevata configurazione della vita si mostrano qui nel singolo destino umano come la realtà vissuta dei nuovi poteri dell’anima.»
Orbene, è notevole che già qui si parli di molte cose, ma c’è qualcosa di curioso: questa donna giunge al punto che l’uomo debba sviluppare più alte facoltà spirituali e che solo attraverso queste si possa vedere la vera realtà. Con questo il libro sostanzialmente conclude, il suo ultimo capitolo si intitola: «Considerazioni cosmiche conclusive sull’anima del mondo e l’anima umana.» Ma non va oltre l’intuizione che l’uomo può avere certe più alte facoltà; non arriva affatto a quello che si vede con queste più alte facoltà. È come se si dicesse a un uomo: Tu hai occhi, — ma non lo si lasciasse mai venire al punto di vedere qualcosa della realtà con questi occhi. È notevole come da certi circoli si assuma oggi un atteggiamento verso la scienza dello spirito. Sono addirittura spaventati quando si inizia a parlare di quello che ora può essere visto. Si potrebbe dire a una tale autrice: Tu ammetti che più alte facoltà possono svilupparsi nell’uomo. La scienza dello spirito esiste per dire quello che si vede allora proprio nelle questioni importanti, quando queste più alte facoltà sono sviluppate. — Ma da questo i popoli indietreggiano, non vogliono ancora sentir parlare di questo.
Vedete come la nostra epoca spinge verso questo, esattamente dove la scienza dello spirito vuol andare, e come allo stesso tempo negli uomini si ammucchiano le cose di cui ho parlato nell’ultimo articolo della «Rivista» di Bernurs nel mio articolo: «Il luciferino e l’arimanico nella loro relazione all’uomo.» Queste cose si ammucchiano così nell’anima umana che persino coloro che ammettono che si possa vedere una realtà spirituale, considerano fantastico proprio colui che ora parla di questa realtà spirituale, che loro stessi ammettono sia la vera realtà, che si possa vederla. Ho menzionato questa donna perché non è un fenomeno isolato, ma perché quello che appare in lei appare in molti casi, perché è proprio caratteristico che gli uomini siano spinti a guardare oltre la solita realtà esterna, ma non lo vogliano, non lo facciano. Ci si accenna in questo libro, per esempio, a come l’uomo abbia una certa affinità con le forze cosmiche. Ma non bisogna certo venire avanti e raccontare ai popoli il contenuto della mia «Scienza occulta», in cui queste relazioni sono sviluppate! Da questo essi indietreggiano. Ma non si arriva a un’intuizione proprio delle cose sociali, che devono essere considerate come vi ho detto, se non si accetta che si possa guardare, e non si accetta quello che si può guardare. È di un’enormità di importanza capire realmente questo. Altrimenti si cade sempre nell’errore già indicato nella primissima frase detta oggi, di assolutizzare quello che vale concretamente per il caso individuale, di chiedere per esempio per quanto riguarda la questione sociale: Come dovrebbero essere istituite le disposizioni umane su tutta la terra? — Ma questa domanda non è nemmeno posta. Gli uomini sono diversi sulla terra. E proprio verso il futuro questa diversità nonostante tutto l’internazionalismo si rivelerà sempre più. E la conseguenza sarà che colui che esprime il pensiero astratto, che crede che si possa socializzare in Russia esattamente come in Cina, esattamente come in Sud America, in Germania o come in Francia, colui che esprime pensieri assoluti dove solo pensieri individuali, relativi corrispondono alla realtà, esprime un pensiero completamente irreale. È straordinariamente importante considerare questo.
È stato il mio grande dolore negli ultimi anni, quando sarebbe stato così necessario che queste cose fossero comprese nei posti idonei, che queste cose non fossero comprese. Vi ricordate, due anni fa ho qui disegnato una carta che si sta ora realizzando. E non ho disegnato questa carta solo a voi. Ho voluto indicare questa carta allora per esprimere come gli impulsi procedono da una certa parte, perché è una legge che se si conoscono questi impulsi, se ci si impegna in essi, se li si accoglie nella coscienza, possono in un certo modo essere corretti, possono essere indirizzati diversamente. È molto importante che si afferri questo. Ma non si è trovato nessuno su cui fosse importante, che si fosse impegnato in queste cose, che avesse preso seriamente queste cose nel vero senso. Che dovessero essere prese seriamente lo mostrano i presenti eventi.
Il fatto che deve essere considerato è che dai fondamenti generali dell’evoluzione mondiale oggi è effettivamente noto in misura maggiore e in modo tale che questo sapere è esercitato anche esternamente, solo in determinati circoli di società segrete della popolazione di lingua britannica. Questo è qualcosa che è importante considerare. Le società segrete tra le altre popolazioni sono fondamentalmente solo ciancie. Le società segrete invece entro la popolazione di lingua britannica sono fonti da cui, attraverso certi metodi, sui quali forse parlerò un giorno, ma che oggi sarebbe troppo lontano, verità vengono acquisite secondo cui si possono dirigere le cose politicamente. Così si può dire: Quelle forze che fluiscono da questi circoli di società segrete nella politica dell’Occidente procedono con la storia nel senso proprio. Calcolano con le leggi dello sviluppo storico. Non è necessario che tutto collimi ai dettagli nel senso esteriore, si tratta di sapere se si procede con le leggi dello sviluppo storico nel senso proprio, o se si procede dilettantisticamente, seguendo solo capricci arbitrari.
Nel senso più eminente una politica dilettantistica, abbandonata da tutte le leggi storiche, era per esempio la politica dell’Europa centrale. Una politica non dilettantistica, una politica consona o, se posso usare l’espressione borghese, una politica specializzata era la politica della popolazione di lingua britannica, dell’Impero britannico e della sua appendice America. Questa è la grande differenza, questo è il significativo che deve essere considerato. È significativo dal motivo che quello che è noto in questi circoli già fluisce nella realtà. Fluisce anche negli istinti di quegli uomini che poi stanno esternamente al loro posto e sono rappresentanti della politica, anche se agiscono solo da istinti politici. Dietro di loro stanno le forze di cui sto facendo allusione. Non dovete quindi chiedere se Northcliffe o persino Lloyd George in questo o quel grado sono iniziati nelle forze di cui si tratta. Non si tratta affatto di questo, ma se c’è una possibilità che si comportino nel senso di queste forze. Devono solo accogliere nei loro istinti quello che sta nella direzione delle loro forze. Ma questo esiste; questo accade. E queste forze agiscono nella direzione della storia mondiale. Questo è l’essenziale. E si può agire favorevolmente nella connessione storica mondiale solo se si accoglie veramente consapevolmente quello che in questo modo accade nel mondo. Altrimenti l’altro, che agisce consapevolmente nel senso della storia mondiale o la fa agire, ha sempre il potere, e colui che non sa nulla, l’impotenza. In questo modo il potere può vincere sull’impotenza. Questo è un evento esteriore. Ma la vittoria del potere sull’impotenza in queste questioni si riconduce in ultima istanza alla differenza tra sapere e non sapere. Questo è quello che deve essere considerato.
E importante che quel caos che ora si sta preparando a Oriente e nell’Europa centrale mostra da un lato come fosse terribile tutto quello che pretendeva di portare ordine statale in questo caos, e che ora è stato spazzato via; ma d’altro lato mostra quello che accade nell’Europa centrale e orientale, che il dilettantismo domina questo ambito della vita pubblica. In Occidente, nella popolazione di lingua inglese della terra, non domina affatto il dilettantismo, domina ovunque — come detto, se posso usare l’espressione borghese — la considerazione specializzata di queste cose.
Questo è quello che darà forma alla storia dei prossimi decenni. Si possono esporre ancora così alti ideali nell’Europa centrale e orientale, si può avere la miglior volontà in questi o in quei programmi, con tutto ciò non si ottiene nulla finché non si riesce a partire da impulsi che sono ottenuti parimenti o meglio da al di là della soglia della coscienza, come infine gli impulsi dell’Occidente, della popolazione di lingua britannica sono ottenuti da al di là della soglia della coscienza.
Gli amici che almeno hanno ascoltato le cose come le ho esposte da anni, come anche oggi davanti a voi, hanno sempre commesso un errore in questi argomenti, dal quale è difficile distogliere persino i nostri migliori amici, l’errore che procede dal pensiero: ebbene, a che serve dire alla gente che da certi centri segreti dell’Occidente procedono queste o quelle cose; prima bisogna insegnare loro la fede che esistono tali società segrete! — Questo è stato largamente considerato come il fondamentale, il suscitare questa fede che esistono tali società segrete. Ma non è questo che si dovrebbe considerare principalmente. Troverete poco accoglienza se vorrete insegnare a un uomo di stato del calibro di un Kühlmann che esistono società segrete che hanno tali impulsi. Ma non si tratta affatto di questo. Si commette persino un errore a considerarlo il fondamentale. Che si parta da questo come dal fondamentale proviene solo dal fatto che anche tra gli antroposofi c’è il vizio del segreto, portato dalle vecchie abitudini della vecchia Società Teosofica. Si pensa che quando si pronuncia la parola segreta o occulta e si può indicare qualcosa di segreto o di occulto, ci si dà già un aspetto molto particolare. Ma non è questo che agisce in qualche modo favorevolmente quando si tratta della realtà esterna. Si tratta di mostrare come le cose accadono, di semplicemente indicare quello che ogni persona con buon senso comune può comprendere.
Entro quelle società che praticavano tali verità occulte che vanno verso la realtà, per esempio è stato pronunciato il seguente principio: si deve seguire una politica tale che, dopo che l’impero dello zar russo sarà stato rovesciato per il bene del popolo russo, in Russia sia data la possibilità di intraprendere esperimenti socialisti, esperimenti che non si vogliono intraprendere nei paesi occidentali, perché non si mostrerebbero come vantaggiosi, come desiderabili. — Finché posso dire che è stato detto in società segrete, lo si può dubitare. Ma quando poi si indica che l’intera guida politica procede così, che questo principio giace alla base, allora si sta con il solito buon senso comune nella realtà, e si tratta di suscitare il senso della realtà.
Quello che si è sviluppato in Russia è fondamentalmente solo una realizzazione di quello che è voluto in Occidente. Che oggi ancora inetti esperimenti socialisti siano fatti da non-inglesi, che le cose si realizzino in varie sinuosità, queste società lo sanno così bene che non causa loro particolari mal di testa; poiché sanno semplicemente che si tratta di portare questi paesi al punto che esperimenti socialisti diventino necessari. — Se si mantiene il loro non-sapere su un ordine sociale, allora si fa l’ordine sociale su di loro, allora ci si rende governanti dei loro esperimenti socialisti.
Vedete, nel trattenere un certo tipo di sapere occulto, che è accuratamente coltivato proprio in questi centri, risiede un potere immenso. E non c’è salvezza contro questo potere, se non in quanto il sapere sia acquisito dall’altra parte e possa essere contrapposto. Su questo ambito non si parla di colpa o innocenza, su questo ambito si parla semplicemente di necessità, delle cose che devono venire perché sono già all’opera nei sotterranei, nella regione delle forze che non sono ancora fenomeni, ma che sono già forze e diventeranno fenomeni.
Devo sottolineare che resto fedele a quello che ho sempre espresso: che l’essenza propria della germanicità non può perire. Questa essenza propria della germanicità deve trovarsi il suo cammino. Ma appunto si tratta che possa trovare il cammino, che non lo cerchi su falsi cammini, non su cammini di ignoranza. Quindi non interpretate quello che ora dirò come se contraddicesse quello che nel corso degli anni ho detto; poiché le cose hanno tutti due lati, e quello che ho indicato è, in molti rispetti, una volontà. Può essere paralizzato se anche dall’altra parte agiscono forze; ma queste devono basarsi sul sapere, non sull’ignoranza dilettantistica.
Vedete, quello che importa è questo: Se da Oriente — e per Oriente intendo tutto quello che dal Reno verso Oriente giace fino attraverso l’Asia — non si eleva resistenza, allora il dominio mondiale britannico si svilupperà con il declino dell’elemento franco-romanico così come sta nelle intenzioni di quelle forze che ho ancora una volta designato e più volte già designato come stanti dietro gli istinti. Stanno dietro gli istinti. Perciò è importante non solo maneggiare il pensiero comunemente oggi insegnato agli uomini riguardo a quello che dice Woodrow Wilson, ma è importante che si afferri con un sapere più profondo quello che persino in uomini come Woodrow Wilson esce solo come istinto, quello che si formula in varie frasi seduce i popoli, ma che proviene dalla rispettiva anima solo perché questa anima è in una certa maniera posseduta da forze subconscie.
Di che cosa si tratta è che nei circoli dell’Occidente che tengono segreto il loro sapere si vede molto a che certe cose si sviluppino così che questo Occidente in ogni circostanza acquisti il dominio sull’Oriente. Possono dire oggi i popoli nella loro coscienza quello che vogliono, quello che si persegue è fondare una casta di signori dell’Occidente e una casta di schiavi economici dell’Oriente, che comincia al Reno e continua verso Oriente fino attraverso l’Asia. Non una casta di schiavi nel vecchio senso greco, ma una casta di schiavi economici, una casta di schiavi che deve essere organizzata socialisticamente, che deve assorbire tutte le impossibilità di una struttura sociale, che però non deve essere applicata alla popolazione di lingua inglese. Si tratta di rendere la popolazione di lingua inglese una popolazione di signori della terra.
Orbene, questo è stato correttamente concepito da quella parte nel senso più comprensivo. E vengo a sviluppare adesso qualcosa che vi prego di accogliere realmente consapevolmente in modo che sappiate: Se tali cose vengono esposte oggi, vengono esposte sotto il peso e la pressione degli eventi dell’epoca e non devono assolutamente essere prese leggermente. Quello che qui espongo è tenuto segretissimamente dai centri in Occidente che ho più volte indicato, e vale in Occidente come cosa ovvia che non si lascino sapere nulla gli uomini dell’Oriente di queste cose, che uno stesso, come ho detto prima, attraverso metodi di cui forse parlerò ancora, conosce come sapere, e in realtà così si conosce come sapere che si vuole fondare il dominio mondiale con l’aiuto di coloro che non devono sapere queste cose — e questa è l’unica maniera in cui può essere.
Vedete, da questo quinto periodo post-atlantideo si eleveranno determinate forze nello sviluppo dell’umanità. L’umanità si sviluppa in avanti. Non si può mai da un piccolo periodo di tempo, che si abbraccia antropologicamente o storicamente nella scienza materialista esterna, acquisire un giudizio sulle forze che sorgono nell’evoluzione dell’umanità. Poiché in questo piccolo periodo di tempo che si abbraccia antropologicamente o storicamente nel divenire esteriore, è cambiato solo molto poco. Con questa scienza non si sa come era completamente diverso, per esempio, già nel secondo periodo o ancor meno nel primo periodo o ancora più indietro. Questo lo si può sapere solo con la scienza dello spirito. E così lo si può indicare solo con la scienza dello spirito, verso quelle forze che si svilupperanno in futuro dalla natura umana stessa in maniera completamente elementare. Che tali forze che trasformeranno la vita della terra si svilupperanno dall’uomo, lo si sa in quei centri segreti. Questo è quello che si vuole tenere nascosto all’Oriente, quello che si vuole conservare come sapere per sé. E si sa anche che di triplice natura saranno queste capacità, che l’uomo oggi ha solo agli allori più primordiali. Si svilupperanno dalla natura umana come nel corso dell’evoluzione umana si sono sviluppate altre capacità.
Devo rendervi plausibile questa capacità triplice di cui ogni sapiente entro questi circoli segreti parla e che si svilupperanno nella natura umana, nel modo seguente. In primo luogo sono le capacità del cosiddetto occultismo materiale. Attraverso questa capacità — e questo è proprio l’ideale delle società segrete britanniche — devono essere collocate su una base completamente diversa certe forme sociali che oggi giacciono alla base dell’industrializzazione. Ogni membro sapiente di questi circoli segreti sa che attraverso certe capacità, che oggi sono ancora latenti nell’uomo, che si svilupperanno però, con l’aiuto della legge delle vibrazioni armonizzanti in larga misura si possono mettere in movimento macchine e impianti meccanici e altro. Un piccolo accenno lo troverete in quello che ho collegato nel mio nei Drammi dei Misteri alla figura di Strader. Queste cose sono oggi in divenire. Queste cose sono custodite come segreto entro questi circoli segreti nel campo dell’occultismo materiale. Ci sono motori che, perché si conosce la curva di vibrazione corrispondente, attraverso un influsso umano molto insignificante possono essere messi in movimento, in operazione. Attraverso questo sarà possibile sostituire con pure forze meccaniche molte cose per cui oggi sono necessarie forze umane. Oggi è già così che gli uomini sulla terra sono quattordici cento milioni; ma non solo si produce lavoro da questi quattordici cento milioni — l’ho già esposto una volta qui —, ma si produce così tanto lavoro in modo puramente meccanico che si può dire che la terra è oggi propriamente abitata da duemila milioni di uomini; gli altri sono semplicemente macchine; cioè, se il lavoro che è compiuto dalle macchine dovesse essere compiuto dagli uomini senza macchine, dovrebbero vivere seicento milioni di uomini in più sulla terra. Ma quando quello che ora chiamo davanti a voi occultismo meccanico entra nel campo dell’efficacia pratica, che è un ideale di quei centri segreti, non solo si potrà produrre lavoro per cinque o seicento milioni di uomini, ma si potrà produrre lavoro per mille e più milioni di uomini. Attraverso questo sarà data la possibilità che entro il territorio della popolazione di lingua inglese nove decimi del lavoro umano diventino superflui. Ma l’occultismo meccanico rende possibile non solo che si possa fare a meno di nove decimi del lavoro che oggi è ancora compiuto da mani umane, ma rende possibile anche che si possa paralizzare ogni movimento insurrezionale della massa umana allora insoddisfatta. La capacità, secondo la legge delle vibrazioni armonizzanti, di mettere in movimento motori, questa capacità si svilupperà proprio in misura copiosa presso la popolazione di lingua britannica. Questo lo si sa in quei circoli segreti. Con questo si calcola come con quello che ancora nel corso del quinto periodo post-atlantideo darà la supremazia sulla restante popolazione terrestre.
Ma si sa in quei circoli ancora qualcos’altro. Si sa che ci sono due altre capacità che si svilupperanno anche. E una capacità si svilupperà che vorrei chiamare la capacità eugenetica. E questa capacità eugenetica si svilupperà prevalentemente presso gli uomini dell’Oriente, presso gli uomini della Russia e dell’Asia. E anche questo si sa in quei circoli segreti dell’Occidente, che questo occultismo eugenetico non si svilupperà dalle disposizioni innate della popolazione di lingua britannica, ma dalle disposizioni innate proprio della popolazione asiatica e russa. Lo si conosce questi fatti nei circoli segreti dell’Occidente, e si fa i conti con essi. Li si conta come certi impulsi che devono essere operosi nello sviluppo del futuro.
Eugenetica è la capacità chiamo l’elevazione della riproduzione umana da mera arbitrarietà e caso. Entro la popolazione dell’Oriente si svilupperà cioè un sapere istintivamente luminoso che avrà conoscenza di come leggi della popolazione, leggi della popolazione devono procedere in parallelo con certi fenomeni cosmici; come si si, se si dispone il concepimento in armonia con certi costellazioni stellari, si dà occasion a anime ben costituite o malamente costituite di ottenere l’accesso all’incarnazione terrestre. Solo coloro gli uomini che formano la continuazione razziale, la continuità del sangue della popolazione asiatica, potranno acquisire la capacità di vedere semplicemente nel singolo caso, come quello che oggi agisce caoticamente, per arbitrio, sulla terra — concezione, nascita — nel singolo caso concreto è da farsi in armonia con le grandi leggi del cosmo. Qui leggi astratte non giovano nulla, ma quello che si acquisisce è una capacità concreta che nel singolo caso saprà: ora una concezione può esserci o ora una concezione non può esserci.
Questo sapere, che sarà capace di procurare dal cielo gli impulsi per moralizzazione o demoralizzazione della terra attraverso la natura dell’uomo stesso, questa capacità speciale si sviluppa come continuazione della capacità di sangue presso le razze dell’Oriente, e chiamo quello che qui si sviluppa come capacità occultismo eugenetico. Questa è la seconda capacità che impedirà che l’evoluzione dell’umanità per quanto riguarda concezione e nascita proceda solamente per arbitrio, più o meno per caso nel mondo. E vedete le conseguenze sociali immense, l’impulso sociale immenso che così vi entra! Queste capacità sono latenti. Lo si sa bene in quei circoli segreti della popolazione di lingua britannica che queste capacità si svilupperanno presso la popolazione dell’Oriente. Lo si sa che loro stessi non le avranno nelle loro disposizioni mediate dalla nascita. Lo si sa che la terra non potrebbe raggiungere il suo scopo, non potrebbe andare oltre dalla terra a Giove, sì, che persino abbastanza presto la terra si allontanerebbe dal suo scopo se si lavorasse solo con le forze dell’Occidente. Se si lavorasse solo con le capacità occulte meccaniche dell’Occidente, allora gradualmente una popolazione senz’anima si svilupperebbe solo in Occidente, una popolazione che diventerebbe senz’anima il più possibile. Questo lo si sa. Perciò si tende a sviluppare all’interno del proprio circolo quello che si può sviluppare attraverso le proprie capacità: l’occultismo meccanico; e si tende a dominare quella popolazione che sviluppa l’occultismo eugenetico. Ogni sapiente nei circoli dell’Occidente dice: è necessario che noi per esempio dominiamo l’India dal motivo che solo nella continuazione di quello che esce dai corpi indiani — se si unisce con quello che in Occidente procede in tutt’altra direzione, verso la direzione del solo occultismo meccanico — nascono corpi in cui in futuro si possono incarnare anime che portano la terra ai suoi stati evolutivi futuri. Gli occultisti di lingua inglese sanno che devono rinunciare ai corpi che vengono dalla loro base popolare propria, e tendono ad avere il dominio su una popolazione che fornirà corpi, con l’aiuto dei quali lo sviluppo della terra può essere portato avanti nei futuri stadi di sviluppo.
Gli occultisti americani sanno che solo se da loro stessi coltivano quello che entro la popolazione russa si sviluppa attraverso l’ordine eugenetico-occulto nei corpi del futuro, se lo dominano, così che gradualmente una unione sociale avvenga tra le loro morenti peculiarità razziali e le emergenti peculiarità psichiche razziali dell’Europa russa, solo allora possono portare nel futuro quello che vogliono portare.
Di una terza capacità, che oggi è latente e che si svilupperà, devo parlarvi. È quella che vorrei chiamare la capacità igienica occulta. Ora abbiamo tutti e tre: la capacità occulta materiale, la capacità occulta eugenetica e la capacità occulta igienica. Questa capacità igienica occulta è sulla strada giusta e non tarderà relativamente molto. Questa capacità sorgerà semplicemente dalla comprensione che la vita umana, come procede dalla nascita alla morte, procede secondo un processo che è identico a un processo di malattia. I processi di malattia sono cioè solo trasformazioni speciali e radicali del normale processo di vita che procede tra nascita e morte, solo che in noi non portiamo solo forze che causano malattie, ma anche forze che guariscono. E queste forze che guariscono, ogni occultista lo sa, sono esattamente le stesse come quelle che si applica quando si acquisisce capacità occulte, trasformando queste forze in conoscenze.
Ora sa di nuovo ogni sapiente nei circoli occidentali che in futuro la medicina materialista non avrà nessun terreno. Poiché nel momento in cui si sviluppano le capacità igienico-occulte, non si avrà bisogno di una medicina esterna materiale, ma sarà possibile, mediante via psichica, trattare in maniera profilattica, prevenire quelle malattie che non derivano da cause karmiche e perciò non sono influenzabili. Tutto cambierà in questo riguardo. Questo appare ancora oggi come semplice fantasia, ma è qualcosa che verrà assai presto.
Solo che la questione sta così: queste tre capacità non vengono cioè uniformemente su tutta la popolazione della terra. Avete già visto la differenziazione. Questa differenziazione naturalmente ha solo qualcosa a che fare con i corpi, non con le anime che vanno sempre da razza a razza e da popolo a popolo; ma con i corpi ha molto a che fare, questa differenziazione. Dai corpi della popolazione di lingua britannica non può mai venire la capacità di sviluppare attraverso la nascita in futuro capacità eugenetico-occulte. Saranno applicate proprio in Occidente, ma saranno applicate attraverso il fatto che si domineranno i popoli orientali e si porteranno a termine matrimoni tra gli uomini dell’Occidente e gli uomini dell’Oriente; che si impiegherà quello che si può esperire solo dagli uomini dell’Oriente.
Per le capacità igienico-occulte sono particolarmente predisposti gli uomini dei paesi di mezzo. E la questione sta così che la popolazione di lingua inglese non può acquisire attraverso la disposizione della nascita le capacità igienico-occulte, ma può acquisire queste capacità nel corso del tempo nello sviluppo tra nascita e morte. Possono diventare proprietà acquisite. E presso la popolazione circa da Oriente al Reno fino attraverso l’Asia saranno presenti attraverso la nascita. E ancora sta così che la popolazione dei paesi di mezzo non può acquisire direttamente la disposizione eugenetico-occulta attraverso la nascita, ma può appropriarsi nel corso della vita se va a scuola presso gli uomini dell’Oriente. Così queste capacità saranno distribuite. Gli uomini dell’Oriente non avranno capacità al’occultismo materiale; potranno riceverlo solo se glielo si dà, se non lo si tiene nascosto loro. E si possono sempre trovare i mezzi per tenerlo nascosto, specialmente se gli altri sono così stolti da non credere alle cose che qualcuno dice che è capace di scorgere all’incirca. Gli uomini dell’Oriente e gli uomini dei paesi di mezzo riceveranno l’occultismo materiale dall’Occidente. Riceveranno le benedizioni cioè — i prodotti. L’occultismo igienico si svilupperà prevalentemente nei paesi di mezzo, l’eugenetico nei paesi orientali. Ma una comunicazione dovrà accadere tra gli uomini. Questo è qualcosa che deve essere accolto negli impulsi sociali del futuro; questo è qualcosa che rende necessario che gli uomini comprendano: Potranno vivere in futuro su tutta la terra solo come umanità complessiva. Poiché se l’americano volesse vivere solo come americano, potrebbe ben raggiungere il massimo effetto materiale, ma si danneggerebbe, a non poter mai andare oltre lo sviluppo della terra. Si danneggerebbe, se non cercasse relazioni sociali con l’Oriente, a essere legato come anima in qualche incarnazione nel territorio terrestre e a vagare solo entro il territorio terrestre. La terra sarebbe tolta dal suo nesso cosmico, e tutte queste anime dovrebbero vagare. L’uomo dell’Oriente invece, se non accogliesse con le sue capacità eugenetico-occulte quello che tira la terra verso il basso, il materialismo dell’Occidente, perderebbe la terra. Sarebbe semplicemente trascinato in qualche sviluppo psichico-spirituale, e perderebbe lo sviluppo della terra; la terra sprofonderebbe per così dire sotto di lui, non potrebbe avere i frutti dello sviluppo della terra.
Fiducia tra gli uomini nel senso più profondo interno deve instaurarsi. Proprio questo singolare sviluppo umano del futuro lo mostra. Risiede completamente nel senso ragionevole dei centri dell’Occidente di coltivare le cose solo come possono coltivarle. Non spetta agli uomini dell’Occidente di guardare specialmente a quello che si sviluppa in Oriente dal punto di vista degli uomini dell’Oriente; quello che si sviluppa presso altri deve restare agli altri. Questo è quello che dovrebbe scriversi molto, molto profondamente nelle anime, che qui è raggiunto un punto in cui concetti di colpa o innocenza e simili perdono completamente il loro significato, in cui si tratta di prendere le cose nel senso più profondo pienamente sul serio, perché contengono un sapere che solo è adatto a transitare nella guida dell’umanità nel futuro.
È molto importante considerare queste cose in una certa maniera. Poiché considerate che sulla terra, differenziate secondo i diversi uomini, secondo gli uomini dell’Occidente, dei paesi di mezzo e dell’Oriente, si sviluppano tre volte capacità occulte che si incastrano in certo modo, e per così dire in modo tale che si incastrano insieme così che l’uomo dell’Occidente ha disposizione dall’nascita all’occultismo materiale, ma può acquisire l’occultismo igienico; che l’uomo dei paesi di mezzo ha prevalentemente attraverso la nascita disposizione all’occultismo igienico, che però può acquisire, se glielo si dà, dall’Occidente il materiale, dall’Oriente l’eugenetico; che l’uomo dell’Oriente ha dalla nascita disposizione all’occultismo eugenetico, che però può acquisire, dai paesi di mezzo, l’occultismo igienico. Queste capacità si presentano differenziate distribuite sulla umanità della terra, ma nello stesso tempo così che si incastrano. E attraverso gli incastri sarà condizionato il futuro vincolo di comunità sociale su tutta la terra.
Ora esistono però ostacoli allo sviluppo di queste capacità; e sono di molteplice natura, e la loro efficacia è propria una cosa abbastanza complicata. Così è per esempio proprio per l’uomo dei paesi di mezzo e dei paesi orientali un ostacolo significativo, le capacità che debbono venire, specialmente consapevolmente sviluppare, se forti antipatie contro gli uomini dei paesi occidentali giocano in loro, se queste cose non possono essere considerate oggettivamente. Questo è un ostacolo allo sviluppo di queste capacità. Contro questo, in un certo modo persino la disposizione a una più tarda capacità occulta è sostenuta, se viene sviluppata da certi istinti di odio. Questo è un fenomeno molto particolare. Poiché ci si chiede spesso — e qui giace qualcosa che dovrebbe essere considerato molto oggettivamente — : Perché è stato veramente maledetto così follemente nel campo dei paesi occidentali? — Questo prende di mira già dall’istinto verso queste capacità. Poiché nulla promuove quello che giace negli impulsi più profondi dell’occultismo occidentale più che se si sviluppano sentimenti falsi, ma percepiti come santi, che gli uomini dell’Oriente, specialmente gli uomini dei paesi di mezzo possono presentare come «barbari». Le disposizioni occulte materiali sono promosse appunto per esempio da quella tensione che in America è il cosiddetto «spirito di crociata». Questo consiste nel fatto che l’America sia chiamata a portare libertà e diritto, e non so quali altre belle cose su tutta la terra. La gente naturalmente ci crede. Qui non c’è discorso di alcuna accusa. La gente crede di fare una crociata. Ma proprio in questo credere l’incorretto sta proprio il supporto in una certa direzione. Se si dicesse consapevolmente l’incorretto, allora non si avrebbe questo supporto. Così da un lato quello che ora accade è infinitamente promozionante, d’altro lato inibente proprio dello sviluppo di quelle capacità di cui si deve dire che oggi in molti uomini sono ancora latenti, che però si vogliono sviluppare verso il futuro, e che penetreranno profondamente nella struttura sociale della gente del futuro.
Pensate una volta come vi si accendano e saturino di comprensione e intuizione tutte le cose che accadono nel presente, quando considerate questi sfondi, quando riconoscete che dietro tutto quello che consapevolmente oggi è detto in molti casi, giacciono gli istinti inconsci che corrispondono a queste esposizioni! Il fatto più importante tuttavia è questo, che attraverso certi processi evolutivi molto particolari proprio la popolazione di lingua britannica ha tali centri occulti segreti che conoscono queste cose, che sanno quali capacità avranno nel futuro come appartenenti alla popolazione di lingua britannica e quali capacità mancheranno loro, e che quindi sanno come deve strutturarsi la struttura sociale affinché possano anche mettere al loro servizio quello che manca loro. In questa direzione agiscono però gli istinti, e questi istinti hanno già agito, hanno agito enormemente, hanno agito significativamente.
Un mezzo particolarmente utile, quando si vuol portare in cattive acque quello che può essere impulsionato dal sapere occulto occidentale, è di lavorare sull’Oriente così che mantenga il suo vecchio pendio di sviluppare sola religione senza scienza anche nel futuro. I leader dei circoli segreti occidentali vedranno a che non ci sia qualcosa che non sia né sola religione né sola scienza, ma la sintesi di entrambi, l’azione congiunta di sapere e fede, lì. Ma vedranno anche a che quella scienza che diversamente anche passa nel contenuto della religione agisca solo nel segreto, che penetri solo le questioni più importanti dell’umanità e la guida politica della terra nell’ottenimento del dominio mondiale britannico. Enormemente aiuterà nella diffusione di questo dominio mondiale se l’Oriente per quanto possibile non penetri le concezioni religiose con scienza.
Pensate ora come tutto il russo si adatta a questo sforzo occidentale. Da un lato c’è in Russia oggi ancora lo sforzo di essere pio, ma di non penetrare il contenuto della pietà con scienza spirituale, di restare in certo modo in mistica non chiara. Questa mistica non chiara sarebbe un buon mezzo di promozione per quello che l’Occidente vuol come supremazia sull’Oriente.
D’altro lato si tratta di rendere la scienza che è per la terra il più possibile atea. E in questo la cultura della popolazione di lingua britannica negli ultimi tempi ha ottenuto incredibili frutti. Questa popolazione di lingua britannica davvero non può lamentarsi. Ha ottenuto enormemente, poiché ha diffuso su tutta la terra la sua direzione scientifica, la scienza senza religione, la scienza atea in linea di principio su tutta la terra. Essa è divenuta sovrana su tutta la terra. Il goetheanismo, che in modo ben consapevole è il suo opposto, non poteva nemmeno venire alla luce nel paese di Goethe, è persino nel paese di Goethe una cosa abbastanza sconosciuta! Quello che come intelletto domina oggi la scienza è mantenuto completamente nel senso di quello che deve manifestarsi come espressione esterna della scienza coltivata segretamente nei circoli, ma là bene come sintesi tra scienza e religione. Per il mondo esterno deve esserci solo la scienza atea; per i circoli interni, che devono dirigere il corso degli eventi mondiali, una scienza che è al contempo religione, una religione che è al contempo scienza.
Nel modo migliore avrai in mano l’Oriente se gli mantieni una religione senza scienza. Nel modo migliore avrai in mano i paesi di mezzo se gli innesti — perché non si lasciano innestare una religione — una scienza senza religione. Queste cose vengono promosse consapevolmente da coloro che come sapienti stanno in quei circoli menzionati, dagli altri istintivamente. E dopo che le forze di dominio dei paesi di mezzo che venivano da tempi sorpassati sono state spazzate via, non c’è inizialmente nulla nei paesi di mezzo che possa essere posto al loro posto. Questo lo rende anche così difficile giudicare correttamente l’intera situazione storica mondiale del presente. Tutto il mondo si è occupato della questione della colpa o della causa di questa catastrofe bellica. Ma tutte queste cose trovano solo il loro chiarimento se le considerate sullo sfondo di quello che come forze operative non emerge nei fenomeni esterni. Non ci si può giudicare su queste cose secondo le categorie, secondo le categorie di pensiero secondo cui si giudica ordinariamente quando si solleva la questione di colpa o innocenza — proprio per gli stessi motivi che vi ho ora esposto.
So molto bene che oggi, quando persino si chiama Wilson il papa del ventesimo secolo, ma non nel senso dispregiativo, bensì nel senso approvativo, perché è giustamente il papa profano del ventesimo secolo, anche nei paesi di mezzo si svilupperà gradualmente un giudizio offuscato sul corso di questa guerra mondiale, come la si chiama, perché non verranno considerate le vere formulazioni di domande. Ogni documento lo dimostrerà quello che dico. Ma bisogna veder i documenti sul giusto sfondo. Bisogna soprattutto avere la possibilità di acquisire un giudizio. Questo giudizio risulta in questo caso solo per colui che può portare un po’ di luce da al di là della soglia sulle cose. Poiché vedete, temo che attraverso le cose che ormai, si potrebbe dire, giorno per giorno vengono a galla, sempre più falsi percorsi di giudizio si affermeranno, che sempre meno genti saranno disposte a prendere la questione così che questa presa possa essere frutto. Credo che la gente si farà strani pensieri quando ora apprendono per esempio dai giornali — possa essere vero o non vero, ma potrebbe essere vero — che l’ex imperatore tedesco dice: Io non c’ero proprio quando fu fatto il guerra — lei ha letto negli ultimi giornali —, lo hanno fatto Bethmann e Jagow!
È naturalmente spaventoso se così è pronunciato da questa bocca, assolutamente spaventoso! Ma ci sono dappertutto giudizi influenzati segretamente che allora vanno in falsi percorsi attraverso tali cose. Vedete, quello che sta qui è che si devono considerare veramente precisamente i fatti per poter porre le giuste domande. Allora già si vedrà che non si deve considerare la profonda, tragica necessità che giace alla base di questa catastrofe così superficialmente come così spesso accade. Anche gli eventi superficiali non devono essere considerati superficialmente.
Voglio richiamare l’attenzione su un caso; vedrete subito perché scelgo un dettaglio così. Ho già esposto qui da un certo tempo che in realtà molte serie di eventi, serie di fatti dovevano esserci in Germania che avrebbero potuto portare alla guerra, che però furono strappati, non portarono ad essa, mentre quello che effettivamente ha portato al guerra, fondamentalmente è entrato molto tardi da certe premesse e non sta in nessuna connessione con le altre cose. Non voglio ripetere oggi quello che vi ho detto già in questa direzione, ma voglio dirvi un’idea oggi per far sì che vediate come nella storia mondiale le cose si ripiegano, per così dire, che agiscono come sintomi esterni, mentre grandi cose stanno dietro di loro, di cui vi ho parlato oggi.
Vedete, si può porre la domanda: Sarebbe stata possibile la totale catastrofe bellica, come è entrata da luglio 1914 o agosto 1914, sotto circostanze un corso diverso da quello che ha preso? Non voglio ora entrare se questa catastrofe come tale avrebbe potuto essere evitata o no, questo sta su un altro foglio, ma voglio sollevare la domanda: Avrebbe potuto questa catastrofe avere un corso diverso? Orbene, avrebbe potuto avere un corso diverso; questo sarebbe completamente pensabile, sebbene dire questo retrospettivamente, per così dire, ha solo un valore metodico. Ma pensabile sarebbe secondo gli eventi e anche secondo gli sfondi occulti che l’intera catastrofe avrebbe avuto un corso diverso. Si deve giudicare a strati. Quello che ora dico vale naturalmente di nuovo solo per un certo strato di fatti. E entro questo strato di fatti si può fare approssimativamente il seguente giudizio. Si può dire: sarebbe stato pure pensabile che la guerra 1914 fosse iniziata così che l’esercito tedesco fosse andato ad Oriente, e si fosse aspettato se da ciò che la guerra nasce ad Oriente, nel Occidente seguisse anche una guerra. Sarebbe stato pensabile che si fosse andati ad Oriente con la massa principale dell’esercito tedesco, e si fosse mantenuta solo una difesa verso l’Occidente e si fosse aspettato se i Francesi, in questo caso non avessero avuto obbligo di alleanza, attaccherebbero.
Non avevano obbligo di alleanza nel momento in cui non si fosse dichiarata la guerra ad Oriente, ma ci si fosse aspettato finché gli eserciti russi non entrassero veramente. Sarebbero entrati; questo è indubbio che sarebbero entrati. Non asserisco ora che cinque anni prima non avrebbe potuto esserci un’altra ipotesi che avrebbe potuto andare in un’altra direzione, ma nel 1914 non era più possibile. Entro questo strato di fatti si potrebbe pensare che la guerra avrebbe avuto una piega fondamentale verso Oriente. Ciò sarebbe stato possibile. Eppure era impossibile. Era effettivamente impossibile dal motivo che verso Oriente non giaceva nessun piano di campagna tedesco. Non si è mai pensato che il caso di guerra potesse entrare altrimenti che che la Germania fosse provocata a un attacco sulla Russia, che così per la Francia il caso di alleanza per la Russia-Francia fosse dato, e che la Germania dovesse allora condurre una guerra su due fronti.
Ora si andò secondo l’assioma che era formato nella strategia tedesca dall’inizio del ventesimo secolo, che questa guerra su due fronti non poteva essere condotta che offensivamente. Solo il piano di campagna era là, con un’invasione attraverso il Belgio di spingere rapidamente verso Occidente la Francia a una pace separata — questo era certo un’illusione, ma c’erano queste illusioni presenti —, e poi gettare le masse dell’esercito verso Oriente. Ora vi prego di considerare che cosa è un tale piano strategico. Esso è calcolato per ogni dettaglio, per ogni giorno. Calcola esattamente quanto tempo può trascorrere dal giorno in cui la mobilitazione generale russa entra fino al primo ordine è dato per la mobilitazione tedesca, che non può aspettare ma continua perché il primo impulso è la mobilitazione generale russa. Nel giorno successivo, nel secondo giorno successivo, nel terzo giorno successivo deve accadere questo e quello. Se si aspetta solo un giorno dopo la mobilitazione generale russa, il piano intero è rovesciato e non può più essere eseguito. È questo che vi prego di considerare, che una cosa del genere era in realtà determinante nel momento in cui non c’era nessuna politica dell’Europa centrale. Questo è naturalmente l’essenziale, che non c’era nessuna politica dell’Europa centrale. Poiché Bethmann ancora oggi parla sciocchezze. Si era disperati quando Bethmann nel Reichstag tedesco diceva le sue cose più incredibili, più impossibili; ma le dice ancora oggi. Non c’era nessuna politica, ma solo strategia, ma una strategia che era costruita su un caso ben determinato. Là non si poteva cambiare nulla, non si poteva cambiare nemmeno nell’ora.
Vi prego quindi di considerare che secondo l’occasione esterna nessuno in Germania doveva volere la guerra, doveva comunque accadere. Non dovevano volere. Questo vi prego di considerare. Doveva accadere semplicemente dal motivo che completamente automaticamente — naturalmente nel momento in cui la Russia emette ordini per la mobilitazione generale, come se la lancetta di un orologio passasse su dodici — nel comandante dell’esercito tedesco sorge il pensiero: Ora devo mobilitare. — E da lì tutto procede automaticamente. Non sorge dal volere, sorge dal fatto che per anni è stato preparato. Completamente automaticamente la mobilitazione russa è seguita dall’invasione attraverso il Belgio verso la Francia, perché la si considera come la sola cosa ragionevole. Al Kaiser non si poteva dirlo perché — ve l’ho già raccontato — si sapeva: se oggi glielo dico, domani il mondo intero lo sa. Che attraverso il Belgio fosse invaso, l’ha saputo solo nell’ora in cui fu mobilitato. Cose simili sono accadute massicciamente. Queste cose vi prego di considerare, allora vi direte: Naturalmente non si dovette affatto volere in Germania — la guerra doveva accadere. Lo dico: Se ci si attiene a questo strato di fatti. Naturalmente potete passare a un altro strato di fatti; ma allora arrivar a domande molto complicate.
È realmente così che qui ci si imbatte in qualcosa di grande, in qualcosa che diventa una catastrofe dell’umanità, ci ricorda la storia del bravo rettore Kaltenbrunner che vi ho raccontato per quanto riguarda Hamerling. Vi ricordate che vi ho raccontato: Se ci si conduce davanti la personalità del poeta Robert Hamerling e la si comprende, si dice: Quello che agisce in questa personalità proviene in larga misura da ciò che in un certo momento venne come insegnante di liceo a Trieste e da lì poteva intraprendere i suoi permessi a Venezia, che così poteva giungere alle spiagge dell’Adriatico. L’intera struttura interna dell’anima di questo Hamerling dipende dal fatto che potesse vivere dieci anni come insegnante di liceo — perché solo questo poteva essere secondo gli antecedenti della sua evoluzione — a Trieste all’Adriatico. Ma come è venuto là? Ve l’ho raccontato: Ha scritto una richiesta quando era supplente a Graz per un posto vacante a Budapest. Ora pensiamo: Se l’autorità avesse ricevuto questo e approvato, Hamerling gli ultimi dieci anni sarebbe andato a Budapest. L’intera personalità del poeta sarebbe stata annullata, non sarebbe stata lì; chi la conosce lo sa. Attraverso che cosa è stato effettuato che non andasse a Budapest ma a Trieste? Il bravo rettore Kaltenbrunner, a cui la richiesta doveva essere consegnata prima, l’ha smarrita, l’ha lasciata nel suo cassetto così a lungo finché il posto a Budapest fu occupato. E quando il posto fu occupato e Hamerling disse: Oh Dio, sarei così volentieri venuto al posto a Budapest! — allora il bravo rettore Kaltenbrunner diventò rosso e disse: O Dio, ho proprio dimenticato, è ancora nel mio cassetto! — E Hamerling è stato salvato dal venire a Budapest. La volta successiva, quando Hamerling si candidò a Trieste, il bravo rettore Kaltenbrunner dopo questo evento non dimenticò di darla, Hamerling andò a Trieste e così divenne «l’Hamerling». Ora vi chiedo: Ha il bravo rettore Kaltenbrunner messo l’Hamerling come poeta nel mondo? — Eppure non c’è nessun altro autore tra i fenomeni esterni che l’Hamerling è divenuto «l’Hamerling» attraverso la negligenza del bravo Kaltenbrunner, rettore a Graz nella Stiria. È solo possibile venire dietro le cose se si pratica la sintomatologia; poiché questa sintomatologia vi porta ad apprezzare i fenomeni esterni nel modo giusto e a vedere quello che sta dietro i sintomi. Questo è l’importante. Questo è quello che sempre più voglio raggiungere.
Se si considera questa catastrofe del presente, allora certamente non si trova una facile possibilità di venire fuori dagli imbrogli. Considerate solo la grande difficoltà che sta qui. Supponiamo che il signor Grey si sforzasse semplicemente dai documenti esterni di provare che è completamente innocente allo scoppio della guerra. Naturalmente ciò si può provare facilmente come è possibile. Si può dai documenti esterni condurre la prova perfettamente rigorosa che il governo britannico è innocente allo scoppio di questa guerra. Ma dappertutto si tratta di quale peso hanno le prove. Potete arrivarci solo se ponete la questione come l’ho posta da anni anche davanti a voi: Sarebbe stato il governo britannico in grado di prevenire l’invasione del Belgio? — Dovete dire: Sì, avrebbe potuto. — Poiché è proprio quello che di nuovo richiesi nella mia memoria che semplici fatti sarebbero stati messi davanti al mondo. Questi avrebbero naturalmente da un lato portato al fatto che quel signore, che ora ha disertato in Olanda, avrebbe già dovuto essere disperso. Forse è connesso a ciò che il mio memoriale ha trovato così poco accoglimento, anche da coloro che avrebbero potuto giudicarlo. Ma ho richiesto che gli eventi fossero raccontati davanti a tutto il primo da minuto a minuto, semplicemente, senza coloriture, come si sono svolti nello stesso momento a Berlino e a Londra tra le quattro e mezzo del sabato — sapete, il sabato la mobilitazione è stata firmata a Berlino alle quattro e mezzo — e le dieci e mezzo di sera.
Questi eventi decisivi in cui nulla fluisce da tutto quello che il mondo ha detto, raccontati semplicemente, forniscono la prova che sarebbe stato possibile che l’invasione del Belgio avrebbe potuto essere prevenuta dal governo britannico. Non è stato prevenuto. Quindi sabato alle dieci e mezzo di sera l’unico ordine, che Sua Maestà si era strappato contro il volere della strategia tedesca, l’esercito da tenere indietro, non marciare ad Ovest, ma solo difesa ad Occidente — questo unico ordine è stato revocato sabato alle dieci e mezzo di sera, e si rimase alla vecchia strategia. Allora però gli eventi da minuto a minuto, per così dire, tra sabato alle quattro e mezzo e alle dieci e mezzo di sera devono veramente essere raccontati, solamente i fatti deve essere raccontati semplicemente. Allora naturalmente emerge un quadro completamente diverso, soprattutto un quadro che porta a formulare le domande correttamente.
Ora si teme che il pubblico mondiale si lasci influenzare da quello che si trova negli archivi; ma i fatti che sono i decisivi, che si sono svolti sabato dalle quattro e mezzo alle dieci e mezzo di sera, probabilmente non verranno mai dagli archivi al mondo, poiché probabilmente non sono nemmeno stati scritti, cioè sono stati scritti ma non sono stati scritti così che si troveranno le trascrizioni negli archivi.
Vedete, cautela nel giudizio, questo è quello che si deve anche acquisire. Se si può acquisire questa cautela nel giudizio, allora è un grande aiuto per lo sviluppo di quelle capacità latenti di cui vi ho parlato oggi, che devono svilupparsi nella futura umanità, tripartite differenziate sulla terra. E allora già arriverete a capire che veramente non da alcun pensiero intellettuale fuori come programma astratto otto giorni fa è stato sviluppato quello che ho designato come l’unica soluzione giustificata della questione sociale, per quanto oggi nel senso indicato si possa parlare di tale soluzione.
Di recente ho enfaticamente sottolineato che — se prendiamo di nuovo la parola come l’ho usata allora — uno stato di paradiso sul piano fisico è impossibile, quindi tutte le cosiddette soluzioni della questione sociale che più o meno consapevolmente o inconsapevolmente vogliono portare uno stato paradisiaco sul piano fisico, che inoltre deve essere duraturo — che tutte queste cosiddette soluzioni della questione sociale devono basarsi su illusioni. Nella luce fornita da questa indicazione, vi prego di accogliere tutte le esposizioni che faccio per quanto riguarda i fenomeni attuali dell’epoca. Poiché indubbiamente risiede nella realtà presente una richiesta determinata, che si può chiamare la richiesta di una configurazione sociale dei rapporti dell’umanità. Si tratta solo di non astrarre questa questione, di non prenderla nel senso assoluto, ma — come ho già detto l’ultima volta — di acquisire intuizione dalle conoscenze della scienza dello spirito in quello che è proprio necessario per la nostra epoca. Su quello che dalle premesse della scienza dello spirito è proprio necessario per la nostra epoca vogliamo ora ancora discutere qualcosa.
Quello che comunemente oggi è veramente largamente trascurato quando si parla di questione sociale o di rivendicazioni sociali è che secondo le esigenze della nostra epoca la questione sociale non può nemmeno essere affrontata senza un’intima conoscenza dell’essenza umana. Si può ideare quali programmi sociali si voglia, si può volere portare ancora così ideali condizioni sociali, tutto questo deve restare sterile se non mira a comprendere l’uomo come tale, se non si riduce a un’intima conoscenza dell’uomo. Ho sottolineato che la stratificazione sociale di cui ho parlato, questa tripartizione sociale che dovetti presentare nel senso più eminente come richiesta della nostra epoca, vale appunto per la nostra epoca perché tiene conto della conoscenza dell’uomo in ogni dettaglio, di una conoscenza dell’uomo come è proprio in questo momento dato del quinto periodo post-atlantideo. Anche da questo punto di vista vi prego di considerare tutte le esposizioni che farò.
Innanzitutto si pone la questione che un ordine sociale richiesto dalle circostanze odierne non può essere istituito senza che si diventi consapevoli: Questo ordine sociale è legato al fatto che l’uomo stesso si conosce nella sua relazione al sociale. Si può dire: Di tutte le conoscenze è abbastanza la conoscenza umana la più difficile, perciò nei vecchi misteri l’«Conosci te stesso» era stato presentato come il massimo obiettivo della ricerca della saggezza. Quello che oggi diviene particolarmente difficile per l’uomo è l’intuizione di quello che in lui agisce dal cosmo, quello che agisce in lui. L’uomo vuol rappresentarsi se stesso il più semplicemente possibile perché proprio oggi nel suo pensare, nelle sue rappresentazioni è divenuto particolarmente comodo. Ma l’uomo semplicemente non è un essere semplice. Contro questa realtà non si può fare nulla attraverso arbitrio nelle rappresentazioni. L’uomo non è soprattutto in relazione sociale un essere semplice. Egli è proprio in relazione sociale un essere che infinitamente vorrebbe non essere; infinitamente vorrebbe essere diverso da come è. Si può dire: L’uomo ha proprio infinitamente amore per se stesso. Non si può mettere in dubbio questo: L’uomo ha infinitamente amore per se stesso. E attraverso l’amore per sé l’uomo fa della conoscenza di sé una fonte di illusioni. Così l’uomo non vuol ammettere che è in realtà solo per metà un essere sociale, che per l’altra metà è un essere antisociale.
Ammettere questo secamente e energicamente, che l’uomo è simultaneamente un essere sociale e un essere antisociale, questo è una richiesta fondamentale della conoscenza sociale umana. Si può ben dire: Mi sforzo di divenire un essere sociale; — lo si deve anche dire, perché senza che si sia un essere sociale non si può propriamente vivere con gli uomini. Ma allo stesso tempo risiede nella natura umana il combattere continuamente contro il sociale, il continuare a essere un essere antisociale.
Abbiamo considerato l’uomo ripetutamente da vari punti di vista secondo la tripartizione della sua anima, secondo il pensare e il rappresentare, il sentire e il volere. Possiamo considerare una volta oggi l’uomo in relazione sociale di nuovo secondo il pensare e il rappresentare, il sentire e il volere. Innanzitutto si deve essere chiari per quanto riguarda il rappresentare, il pensare, che in questo rappresentare, in questo pensare risiede una fonte infinitamente significativa dell’antisociale dell’uomo. Per il fatto che l’uomo è semplicemente un essere pensante, è un essere antisociale. Qui solo la scienza dello spirito può giungere alla verità sulle cose. Poiché solo la scienza dello spirito può diffondere un po’ di luce sulla questione: Come ci comportiamo come uomini gli uni con gli altri? Quando è il corretto rapporto da uomo a uomo per la consapevolezza ordinaria, per così dire, per la vita ordinaria, per il funzionamento ordinario stabilito? Sì, vedete, se questo corretto rapporto è stabilito tra uomo e uomo, allora è anche indubbiamente l’ordine sociale presente. Ma ora risiede — si può dire: sfortunatamente, ma lo scienziato consapevole dice: necessariamente — il fatto strano che noi sviluppiamo un corretto rapporto da uomo a uomo solo durante il sonno. Solo quando dormiamo, istituiamo un rapporto non truccato e corretto tra uomo e uomo. Nel momento in cui avete paralizzato la consapevolezza ordinaria diurna, nel momento in cui siete nello stato tra l’addormentarsi e il risveglio nel sonno senza sogni, allora siete — ora parlo con riferimento al rappresentare, con riferimento al pensare — un essere sociale. Nel momento in cui vi svegliate, cominciate attraverso il rappresentare, attraverso il pensare a sviluppare impulsi antisociali. Si deve solo pensare come diviene complicato da ciò i rapporti di società umana, che in realtà l’uomo in relazione al sonno si comporta correttamente solo verso l’altro uomo. Ho indicato questo da vari punti di vista in diversi modi. Ho per esempio indicato che si può essere bene chauvinist nazionali nello stato di veglia — quando siete nel sonno siete messi proprio tra quegli uomini, siete con loro insieme, specialmente con il loro spirito popolare, che nel stato di veglia odiate più che mai. A ciò non si può far nulla. Il sonno è un bilanciatore sociale. Ma poiché la scienza moderna non vuol saperne nulla del sonno, non incorporerà ancora per lungo tempo in le sue considerazioni sociali quello che ho appena detto.
Ma attraverso il pensare siamo nella consapevolezza da svegli ancora messi in un’altra corrente antisociale. Supponiamo che stiate di fronte a un uomo. Si sta di fronte a tutti gli uomini solo per il fatto che ci si sta di fronte l’uno all’altro. Siete un uomo pensante, naturalmente, altrimenti non sareste un uomo se non foste un uomo pensante. Parlo ora solo del pensare; del sentire e del volere parleremo dopo — dal punto di vista del sentire e del volere si potrebbe obiettare qualcosa, ma dal punto di vista della rappresentazione quello che ora dico è corretto. Nel momento in cui state come uomo rappresentante, pensante di fronte a un altro, risiede il fatto strano che semplicemente attraverso il rapporto reciproco che si forma tra uomo e uomo, nel vostro inconscio risiede lo sforzo di essere addormentati attraverso l’altro uomo. Siete addirittura addormentati attraverso l’altro uomo nel vostro inconscio. Vedete, questo è il rapporto normale da uomo a uomo, che quando ci conveniamo insieme, l’uno sempre — il rapporto naturalmente è reciproco — si sforza di addormentare l’inconscio dell’altro. E che cosa dovete quindi fare come uomo pensante? Tutto quello che ora racconto naturalmente avviene nell’inconscio, ma non per questo non accade realmente. È un fatto, anche se non viene nella consapevolezza ordinaria. Se quindi state di fronte a un uomo, vi addormenta, cioè addormenta il vostro pensare, non il vostro sentire e il vostro volere. Adesso, se volete restare un uomo pensante, dovete interiormente resistere. Dovete attivare il vostro pensare. Dovete passare alla difesa contro l’addormentarsi.
Lo stare di fronte a un altro uomo significa sempre: svegliarsi, risvegliarsi, staccarsi da quello che vuol fare con voi.
Vedete, tali cose accadono nella vita, e si comprende la vita solo se la si considera scientificamente-spiritualmente. Parlate con un uomo, sì, siate semplicemente con un uomo insieme, significa che vi dovete continuamente mantenere svegli contro il suo sforzo di addormentarvi riguardo al vostro pensare. Questo naturalmente non emerge nella consapevolezza ordinaria, ma agisce nell’uomo come impulso antisociale. Per così dire, ogni uomo ci si para di fronte come un nemico della nostra rappresentazione, come un nemico del nostro pensare. Dobbiamo proteggere il nostro pensare dall’altro. Questo ha come conseguenza che per quanto riguarda il rappresentare, il pensare siamo in alto grado esseri antisociali e possiamo divenire esseri sociali solo attraverso l’educazione, attraverso l’auto-disciplina, attraverso la necessità in cui viviamo di spingere questo continuo respingimento dell’altro uomo, allora potremmo attraverso il nostro pensare essere esseri sociali. Ma perché lo facciamo, dobbiamo innanzitutto essere chiari sul fatto che come uomini pensanti inizialmente non siamo esseri sociali.
Da ciò potete anche capire che senza entrare nel psichico, nel fatto che l’uomo è un essere pensante, non si può dire nulla sulla questione sociale, poiché la questione sociale entra in grandi intimità della vita umana. E chi non considera che l’uomo, in quanto pensa, sviluppa semplicemente impulsi antisociali, colui non giunge a nessun chiarimento sulla questione sociale. Nel sonno ce l’abbiamo facile. Lì siamo comunque già addormentati. Lì quindi il ponte può costruirsi a tutti gli uomini. Nello stato di veglia l’altro uomo, nel momento che si oppone, si sforza di addormentarvi in modo che il ponte con lui possa essere costruito — e ugualmente noi verso di lui. Ma dobbiamo resistere, altrimenti semplicemente nella nostra relazione con gli uomini saremmo privati della nostra consapevolezza pensante.
Non è quindi così facile semplicemente porre rivendicazioni sociali; poiché la maggior parte delle persone che pongono rivendicazioni sociali non si renderà conto di quanto profondamente l’antisocialismo sia radicato nella natura umana. E soprattutto l’uomo non è incline ad ammettere questo come auto-conoscenza. Potrebbe diventargli facile se semplicemente si ammettesse che non è solo un essere antisociale, ma che questo ha in comune con tutti gli altri uomini. Ma così un po’ nascostamente ogni uomo ha però, anche se ammette che in generale l’uomo è un essere antisociale come pensatore, per sé la riserva di giudizio: Ma io sono un’eccezione. Se non se lo ammette completamente, ma nel segreto riposa sempre nella consapevolezza un po’: Io sono l’eccezione, gli altri sono questi esseri antisociali come pensatori. Questo diviene al uomo particolarmente difficile prendere sul serio il fatto che non si può essere qualcosa, ma continuamente si deve divenire qualcosa. Ma questo è qualcosa che è strettamente connesso a quello che nel nostro tempo si può imparare in modo particolarmente approfondito.
Oggi è possibile, quello che cinque o sei anni fa non si sarebbe voluto fare, di sottolineare che certi difetti e carenze della natura umana vanno su tutta la terra, poiché si sono terribilmente smascherati, questi difetti e carenze. Gli uomini cercano di ingannarsi su questa necessità di divenire qualcosa. Tentano soprattutto di non sottolineare quello che vogliono divenire, ma quello che sono. Così si troverà che un gran numero di membri dell’Intesa e dell’America si accontenta di quello che semplicemente sono per il fatto di essere membri dell’Intesa o americani. Non hanno bisogno di divenire nulla, hanno solo bisogno di sottolineare come si differenziano dai cattivi uomini dei paesi dell’Europa centrale, come questi sono neri mentre loro soli sono bianchi. Questo è qualcosa che su vaste distanze della terra ha diffuso un’illusione umana che naturalmente si vendicherà terribilmente nel tempo. Questo volere-essere e non-volere-divenire è qualcosa che ha dietro di sé come opposizione alla scienza dello spirito.
Poiché la scienza dello spirito non può fare altrimenti che indicare all’uomo che deve continuamente divenire qualcosa, che non si può portare a termine per niente. L’uomo si inganna nel modo più terribile su se stesso se crede di poter indicare qualcosa di assoluto che determina in lui qualche perfezione particolare. Tutto quello che non è in divenire determina nell’uomo un’imperfezione e non una perfezione. E quello che vi ho detto per quanto riguarda l’uomo come pensatore e gli impulsi antisociali così prodotti ha ancora un altro aspetto importante.
Vedete, l’uomo oscilla per così dire tra il sociale e l’antisociale come oscilla tra la veglia e il sonno — si potrebbe dire anche: il sonno è sociale, la veglia è antisociale — e come deve oscillare tra la veglia e il sonno per una vita sana, così deve oscillare tra il sociale e l’antisociale. Ma è proprio quello che per la vita dell’uomo importa straordinariamente. Poiché attraverso questo l’uomo può più o meno inclinare verso l’uno o l’altro, come si può più o meno inclinare verso il sonno o la veglia. Ci sono uomini che dormono oltre misura, che quindi in quello stato di pendolo in cui l’uomo deve essere tra sonno e veglia, si inclinano verso un lato della bilancia. Così l’uomo può più coltivare gli impulsi sociali o gli impulsi antisociali. Attraverso questo gli uomini sono individualmente diversi, che uno più coltiva gli impulsi sociali, l’altro più gli impulsi antisociali. Si può, se si ha una certa conoscenza degli uomini, distinguere gli uomini bene da ciò. Essi si dividono precisamente in queste due classi. Gli uni sono più inclini all’essenza sociale, gli altri più all’essenza antisociale.
Ora dissi: Ha ancora un altro aspetto, poiché l’antisociale è connesso al fatto che ci proteggiamo per così dire da noi stessi dall’addormentarsi. Ma è connesso a qualcos’altro. Questo ci rende malati. Se anche non molto percettibili — ma a volte molto percettibili — malattie ne derivano: alle cause di malattia appartiene l’essenza antisociale. Così vi sarà facilmente comprensibile che l’essenza sociale nello stesso tempo ha qualcosa di sanante, di vivificante. Ma vedete da ciò come è strana la costituzione della natura umana. L’uomo non può guarirsi attraverso l’essenza sociale senza per così dire addormentarsi. Nel momento in cui si estrae dall’essenza sociale, fortifica la sua consapevolezza pensante, diviene però antisociale. Con ciò però paralizza anche le forze curative che stanno nel suo inconscio, nel suo organismo. Così fino alla costituzione di salute e malattia penetra quello che come impulsi sociali e antisociali è presente nell’uomo. Chi sviluppa la conoscenza umana in questa direzione, colui potrà una grande quantità di più o meno reali malattie ricondurre all’essenza antisociale dell’uomo. Più di quanto si crede è connesso all’essenza antisociale dell’uomo l’essere malati, specialmente quelle malattie che sono spesso abbastanza reali malattie, che però si manifestano come «capricci», in varie auto-torture e nella tortura di altri, nel «comico», nel vizio di «fare disastri». Tutto questo è connesso con una costituzione organica non sana, si sviluppa però gradualmente se si è fortemente inclini verso impulsi antisociali.
In generale si dovrebbe essere ben chiari che qui è nascosto un segreto della vita molto importante. Questo segreto della vita, che è straordinariamente importante per l’educatore come per l’auto-educazione umana, vivacemente conoscere, non solo in teoria, significa che si ottiene anche l’impulso di prendere forte la propria vita in mano, di riflettere sul superamento dell’antisociale, di sentirne, per superarlo. Molti uomini non si guarirebbero solo dai loro capricci, ma anche da varie malattie, se esaminassero in se stessi gli impulsi antisociali. Ma lo si deve fare seriamente. Lo si deve fare senza amore per sé, perché questo è di enorme importanza per la vita. — Questo sia detto innanzitutto per il sociale e l’antisociale nell’uomo per quanto riguarda il rappresentare e il pensare.
Ora l’uomo è inoltre un essere sentiente, e con il sentire è di nuovo una questione particolare. Anche per quanto riguarda il sentire l’uomo non è così semplice come lo si vorrebbe rappresentare. Il sentire da uomo a uomo ha una peculiarità paradossale. Il sentire ha la peculiarità che inizialmente è incline a darci una sensazione falsificata dell’altro uomo. La prima inclinazione nell’inconscio dell’uomo nella relazione da uomo a uomo consiste sempre nel fatto che da parte dell’altro uomo nel nostro inconscio emerge una sensazione falsificata, e dobbiamo nella vita sempre prima combattere questa sensazione falsificata. Lo scienziato della vita noterà molto facilmente che gli uomini che non sono inclinati ad interessarsi attentamente agli altri uomini, propriamente quasi su tutti gli uomini maledicono, almeno dopo un certo tempo. Questa è una peculiarità di un gran numero di uomini. Si ama questo o quel uomo per un certo tempo; ma quando questo tempo è passato, allora si muove qualcosa nella natura umana, e si inizia a pettegolare di uno o l’altro in qualche modo, ad avere qualcosa contro di lui. Spesso non si sa nemmeno cosa si ha contro di lui, poiché queste cose accadono molto nell’inconscio. Questo proviene semplicemente da ciò che l’inconscio ha la tendenza di falsificare l’immagine che ci facciamo dell’altro uomo. Dobbiamo conoscere meglio l’altro uomo, allora vedremo che nell’immagine che inizialmente abbiamo acquisito, falsificazioni dobbiamo cancellare. Per quanto paradossale suoni, sarebbe una buona massima della vita — se tuttavia eccezioni vengono in considerazione — se ci proporremmo sempre di correggere l’immagine dell’uomo che si fissa nel nostro inconscio, di correggerla in ogni caso. Poiché questo inconscio ha la tendenza, secondo simpatie e antipatie, di giudicare gli uomini. La vita ci chiede di fare questo. Come la vita ci chiede di essere semplicemente uomo pensante e per questo siamo antisociali, così la vita ci chiede — le cose che dico sono semplicemente fatti — di giudicare secondo simpatie e antipatie. Ma ogni giudizio fatto secondo simpatie e antipatie è falsificato. Non c’è un giudizio vero, non c’è un giudizio giusto se è fatto secondo simpatie e antipatie. E perciò, perché l’inconscio nel sentire va sempre secondo simpatia e antipatia, disegna sempre un’immagine falsificata del prossimo. Non possiamo affatto avere nel nostro inconscio un’immagine giusta del prossimo. Certo, a volte abbiamo anche un’immagine troppo buona, ma è sempre secondo simpatie e antipatie costruita, e non rimane altro che ammettere semplicemente un tale fatto, ammettere che come uomo non si può essere qualcosa, ma qualcosa si deve divenire. Si deve dirsi che particolarmente per quanto riguarda il rapporto sentimentale con altri uomini si deve condurre una vita aspettante. Non si deve andare sull’immagine che si spinge dal vostro inconscio nella consapevolezza di uno dall’inizio, ma si deve provare a vivere con gli uomini. Vedrete che se provate a vivere con gli uomini, dall’umore antisociale che propriamente sempre hanno inizialmente, si sviluppa l’umore sociale.
È quindi di importanza molto particolare studiare la vita sentimentale dell’uomo per quanto è antisociale. Mentre la vita del pensare è antisociale perché l’uomo deve proteggersi dall’addormentarsi, la vita sentimentale è antisociale perché l’uomo attraverso il fatto che organizza il suo rapporto con gli uomini secondo simpatia e antipatia, da principio inietta false correnti sentimentali nella società. Quello che viene da uomini attraverso simpatie e antipatie è da principio tale che immette correnti di vita antisociali nella società umana. Si può dire, per quanto paradossale suoni, una società sociale sarebbe possibile solo se gli uomini non vivessero in simpatie e antipatie. Allora però non sarebbero uomini. Da ciò risulta di nuovo per voi che l’uomo è simultaneamente un essere sociale e antisociale, che quindi quello che si chiama «questione sociale» deve entrare nelle intimità della essenza umana.
Se non si entra in ciò, non arriverete mai a una soluzione della questione sociale per nessun tempo.
Per quanto riguarda il volere, che accade da uomo a uomo, allora mostra in modo particolarmente sorprendente e paradossale che cosa per un essere complicato sia l’uomo. Sapete che per quanto riguarda il volere tra uomo e uomo non entrano in gioco solo simpatie e antipatie — queste naturalmente giocano un ruolo per quanto gli uomini siamo esseri sententi — ma entrano in gioco inclinazioni e repulsioni che passano nell’azione, quindi simpatie e antipatie in azione, nella loro manifestazione, nella loro rivelazione un ruolo particolarmente speciale. L’uomo si comporta verso l’altro uomo come la sua simpatia particolare a questo uomo, il grado particolare di amore che gli porta, gli suggerisce. Qui gioca una ispirazione subconscia un ruolo strano. Poiché quello che è diffuso su tutto il rapporto volitivo da uomo a uomo, dobbiamo considerarlo alla luce dell’impulso a cui è soggetto questo rapporto volitivo, alla luce dell’amore più o meno presente che gioca tra gli uomini. Da questo amore che gioca tra gli uomini gli uomini lasciano portare i loro impulsi volitivi, che così giocano da uomo a uomo.
Per quanto riguarda l’amore, l’uomo nel senso più eminente è sottoposto a un grande inganno e ha ancora più bisogno di correzione che per quanto riguarda le comuni simpatie e antipatie sentimentali. Poiché, per quanto strangamente suoni alla consapevolezza ordinaria, è completamente vero che l’amore che si fa valere da un uomo all’altro, se non è spiritualizzato — nella vita ordinaria l’amore è raramente spiritualizzato nel rarissimo grado, e non parlo solo di amore sessuale o di amore basato su base sessuale, ma in generale dell’amore da uomo a uomo — che questo amore non spiritualizzato non è propriamente l’amore come tale, ma l’immagine che ci facciamo di esso, che è per lo più nient’altro che un’illusione terribile. Poiché l’amore che l’uomo crede di sviluppare verso l’altro — come stanno gli uomini nella vita — è per la maggior parte nient’altro che amore per sé. L’uomo crede di amare l’altro, ma ama se stesso nella vita solamente nella relazione con l’altro. Vedete qui una fonte di essenza antisociale che deve persino essere la fonte di una terribile auto-inganno. Poiché si può pensare di essere completamente assorbiti nell’amore verso un uomo, ma non si ama in realtà questo altro uomo, ma ci si ama da soli in questo rapporto con l’altro uomo. Quello che si percepisce come beatitudine nella propria anima dall’altro uomo, quello che si percepisce in sé per il fatto che si è con l’altro uomo, che si fano dichiarazioni d’amore all’altro uomo per amor suo, questo è ciò che propriamente si ama. Si ama nel complesso se stessi nel momento che si accende questo amore per sé nel rapporto con l’altro.
Questo è un segreto della vita importante. Questo è di un’importanza immensa. Poiché nell’inganno su questo amore, che si crede sia amore, ma è propriamente solo amore per sé, auto-amore, egoismo, egoismo mascherato — e la grande maggior parte dell’amore che gioca da uomo a uomo e si chiama amore è solo egoismo mascherato — risiede la fonte dei più grandi e più vasti impulsi antisociali concepibili. Attraverso questo amore per sé, che si traveste da amore, l’uomo diviene nel senso più eminente un essere antisociale. L’uomo è appunto un essere antisociale per il fatto che si soterra in sé. E si soterra più di tutto in se stesso quando non sa nulla di questo sotterramento in sé o non vuole saperne nulla.
Vedete che colui che parla soprattutto di rivendicazioni sociali di fronte all’umanità di oggi deve tenere conto di tali stati dell’anima in maniera eminente. Si deve semplicemente dire: Come dovrebbero gli uomini giungere a qualche struttura sociale della loro coesistenza se non vogliono chiarirsi quanta egoismo sia incorporato nel cosiddetto amore, nell’amore del prossimo per esempio. Così proprio l’amore può essere un impulso straordinariamente forte verso la vita antisociale. Si può dire: Come l’uomo è, se non lavora su se stesso, se non si prende in mano mediante auto-disciplina, l’uomo come essere amante è in ogni caso un essere antisociale. L’amore come tale, come attacca alla natura umana, senza che l’uomo eserciti auto-disciplina, è da principio antisociale, poiché è escludente. Questo è di nuovo nessuna critica. Molti requisiti della vita sono connessi al fatto che l’amore deve essere escludente. Naturalmente il padre amerà più suo figlio che un bambino straniero; ma questo è antisociale. Non si può negare che l’antisociale entra nella vita attraverso la vita stessa. E se si dice: L’uomo è un essere sociale — come è divenuto moda oggi — allora questo è nonsense, poiché l’uomo è altrettanto fortemente un essere antisociale quanto è un essere sociale. La vita stessa rende l’uomo un essere antisociale. Perciò pensate una volta un tale stato paradisiaco sulla terra portato avanti come non potrebbe esserci, ma come è perseguito, perché gli uomini davvero amano l’irreale molto più che il reale — pensiamo uno stato paradisiaco sarebbe istituito, meritevole persino uno stato ultra-paradisiaco come vogliono Lenin, Trotski, Kurt Eisner e altri sulla terra. Molto presto già innumerevoli uomini dovrebbero ribellarsi contro questo perché non potrebbero restare uomini, perché in uno stato del genere solo gli impulsi sociali troverebbero soddisfazione, ma gli impulsi antisociali si leverebbero subito. Questo è altrettanto necessario come un pendolo non oscilla solo verso un lato. Nel momento in cui state instaurando uno stato paradisiaco, gli impulsi antisociali devono risvegliarsi. Se quello che Lenin e Trotski e Kurt Eisner vogliono e di cui si rappresentano sia uno stato paradisiaco divenisse realtà, dovrebbe trasformarsi in tempo brevissimo attraverso gli impulsi antisociali nel suo opposto. Poiché questo è la vita, che va in flussi e riflussi. E se non si vuol capire questo, non si capisce nulla del mondo. Si ode spesso: l’ideale di una coesistenza statale è la democrazia. — Bene, supponiamo quindi che l’ideale di una coesistenza statale sia la democrazia. Ma se si volesse introdurre questa democrazia da qualche parte, porterebbe necessariamente nella sua ultima fase alla sua propria soppressione. La democrazia tende necessariamente al fatto che quando i democratici sono insieme, sempre uno vuole abbattere l’altro, sempre uno vuol aver ragione rispetto all’altro. Questo è completamente evidente. Essa tende verso la sua propria dissoluzione. Introducete quindi la democrazia da qualche parte, potete dipingerla bella nei pensieri. Ma trasportata nella realtà, la democrazia conduce esattamente al contrario della democrazia, come il pendolo oscilla verso il lato opposto. Non va diversamente nella vita. Le democrazie moriranno sempre dopo qualche tempo dalla loro propria natura democratica. Queste sono le cose che sono straordinariamente necessarie per la comprensione della vita.
Ora aggiunge inoltre il fatto particolare che proprio le proprietà più essenzialmente presenti dell’uomo nel quinto periodo post-atlantideo sono proprietà antisociali. Poiché la consapevolezza, che è proprio costruita sul pensare, deve svilupparsi in questo periodo. Perciò proprio questo periodo metterà a nudo gli impulsi antisociali più fortemente attraverso la natura dell’uomo. Gli uomini creeranno attraverso questi impulsi antisociali stati più o meno infelici, e sempre la reazione contro l’antisocialismo si farà valere nel grido verso il socialismo. Si deve solo capire che flussi e riflussi devono sempre alternarsi. Poiché supponiamo che voi socializziate veramente la società, allora finalmente tali condizioni dovrebbero sorgere da uomo a uomo che nel rapporto reciproco sempre dormiremmo. Il rapporto umano sarebbe un mezzo per addormentarsi. Vi potete difficilmente rappresentare oggi come apparirebbe in una cosiddetta repubblica socialista. Ma questa repubblica socialista sarebbe effettivamente una grande sala del sonno per l’immaginazione umana. Si può capire che esistono desideri per qualcosa del genere. In realtà in molti uomini ci sono anche continuamente desideri di dormire. Ma si deve capire quali siano le necessità interne della vita, e non si deve accontentarsi di solo quello che si vuole perché piace a uno o piace a uno; poiché di norma piace a uno quello che non si ha. Quello che si ha, di solito non si sa apprezzare.
Vedete da queste esposizioni che quando si parla della questione sociale, si deve soprattutto entrare intimamente nell’essenza dell’uomo, e si deve imparare a conoscere questa essenza dell’uomo così che si sa come nell’uomo sono realizzati impulsi sociali e antisociali. Nella vita gli impulsi sociali e antisociali si intrecciano in una maniera spesso grovigliante, intricata. Perciò è così difficile parlare della questione sociale. La questione sociale difficilmente può essere discussa altrimenti che se si ha l’inclinazione di entrare veramente nell’intima natura dell’uomo, di entrarvi come per esempio la borghesia di per sé è un portatore di impulsi antisociali. Semplicemente il fatto di essere borghese sviluppa impulsi antisociali, perché l’essere borghese consiste essenzialmente nel crearsi una sfera della vita come si desidera, così da poter essere calmi in essa. Se si esamina questo strano sforzo della borghesia, esso consiste nel crearsi sulla base economica del presente periodo una isola della vita su cui si possa dormire per quanto riguarda tutte le circostanze, ad eccezione di qualche particolare abitudine di vita che uno sviluppa a seconda delle sue simpatie o antipatie soggettive. Quindi il borghese può dormire molto. Non tende quindi verso quel sonno verso cui tende il proletario, che è continuamente tenuto sveglio perché la sua consapevolezza non è addormentata sulla base economica; perché sente nostalgia del sonno dell’ordine sociale. Questo è già una grande apertura psicologica importante. Il possesso addormenta; la necessità di combattere nella vita desta. L’addormentamento attraverso il possesso lascia sviluppare impulsi antisociali, perché non si tende verso il sonno sociale. L’essere continuamente richiesto dalla necessità di guadagnarsi da vivere fa nascere nostalgia di addormentarsi nell’insieme sociale.
Queste cose devono assolutamente essere considerate, altrimenti non si capisce il presente affatto. Ora si può dire: Nonostante tutto questo il nostro quinto periodo post-atlantideo tende in un certo senso verso la socializzazione nella forma come ve l’ho esposta qui. Poiché queste cose che ho indicato verranno: o se gli uomini se ne decidono per ragione umana, oppure se non se ne decidono, attraverso cataclismi, attraverso rivoluzioni. Questa tripartizione tende l’uomo nel quinto periodo post-atlantideo, questa tripartizione deve venire. Verso una certa socializzazione quindi tende la nostra epoca.
Ma questa socializzazione non è possibile — questo vi risulterà da molte considerazioni che abbiamo già fatto qui — senza che l’accompagni un’altra cosa. La socializzazione può riguardare solo la struttura di società esterna. Ma questa nel nostro quinto periodo post-atlantideo può propriamente consistere solo in una riduzione della consapevolezza pensante, in una riduzione degli istinti umani antisociali. Deve quindi accadere attraverso la struttura sociale per così dire una riduzione degli istinti della rappresentazione antisociale. Questo deve avere una controparte, deve essere equilibrato da qualcosa. Nell’equilibrio però può essere portato solo da ciò che tutto quello che proviene da tempi precedenti — in cui era giustificato — di asservimento del pensiero, di sopraffare il pensiero di un uomo attraverso l’altro viene portato fuori dal mondo. Perciò deve la libertà della vita spirituale stare accanto all’organizzazione dei rapporti economici, dei rapporti economici nel futuro. Questa libertà della vita spirituale sola rende possibile che noi veramente da uomo a uomo stiamo così che vediamo nell’altro il uomo che ci sta davanti, non l’uomo in generale. Un programma di Woodrow Wilson parla dell’uomo in generale. Ma questo uomo in generale, questo uomo astratto non esiste. Quello che esiste è sempre solo il singolo, l’uomo individuale. Per questo possiamo interessarci solo di nuovo come uomini interi, non attraverso il puro pensare. Cancelliamo quello che dovremmo sviluppare da uomo a uomo se wilsonizziamo, se disegniamo un’immagine astratta dell’uomo. L’essenziale di cui si tratta è che alla socializzazione nel futuro la libertà assoluta del pensiero viene; la socializzazione non è pensabile senza la libertà di pensiero. Perciò la socializzazione dovrà essere legata all’eliminazione di tutti gli asservimenti del pensiero — sia questo asservimento del pensiero coltivato da quello che certe società della popolazione di lingua inglese praticano, che mi ho già sufficientemente caratterizzato, o dal cattolicesimo romano. Entrambi sono degni uno dell’altro, ed è straordinariamente importante che si consideri l’affinità interiore di questi due. È straordinariamente importante che specialmente per quanto riguarda tali cose oggi non regni falta di chiarezza. Potete quello che vi ho esposto sulla peculiarità di quei circoli di società segrete della popolazione di lingua britannica dirlo oggi a un gesuita. Sarà molto contento di ricevere una conferma di quello che rappresenta; ma dovete essere chiari, se volete stare sulla base della scienza dello spirito, che non dovete confondere il vostro rifiuto di queste società segrete con il rifiuto che viene dai gesuiti. È notevole che oggi ancora ci sia così poco discernimento su questo ambito. Ho recentemente anche in conferenze pubbliche sottolineato che oggi non si tratta solo di quello che uno dice, ma che si presti sempre attenzione da quale spirito sia permeato quello che è detto. Ho portato l’esempio dei frasi uguali in Woodrow Wilson e in Herman Grimm. Dico questo perché potrete sperimentare in misura sempre crescente che per esempio da quella parte apparentemente si procede altrettanto contro quelle società segrete anglo-americane — ma solo apparentemente — come qui dovette procedere. Ma solo qualcosa come quello che appare adesso nel numero di dicembre della «Voci del tempo» lascia a una persona che guarda al positivo un’impressione comicamente grottesca. Poiché naturalmente quello che deve essere combattuto sulle società segrete anglo-americane è esattamente lo stesso che deve essere combattuto sul gesuismo. I due stanno uno contro l’altro, combattendosi reciprocamente come potenza contro potenza che non possono stare insieme. In entrambi non è il più piccolo vero, positivo interesse presente, ma solo uno interesse secondo partito, secondo ordine. Questo dobbiamo particularly abituarci a disabituarci oggi: solo al contenuto guardare e non guardare da quale punto di vista sia messo qualcosa nel mondo. Qualcosa se è messo nel mondo da un punto di vista che è valido per un periodo, può essere un beneficio, una benedizione; se è messo in scena da un altro potere, può essere incredibilmente ridicolo e persino dannoso. Questo è qualcosa che deve essere considerato specialmente oggi. Poiché si rivelerà sempre più e più: Se due dicono la stessa cosa, non è la stessa cosa, a seconda dello sfondo che sta dietro. Dopo tutto quello che ci ha portato la vita in prove negli ultimi tre o quattro anni, è specialmente necessario che considerassimo veramente finalmente tali cose, che veramente entrassimo in tali cose.
Di un vero entrata in queste cose non se ne nota ancora molto. Si continuerà per esempio a chiedere oggi ancora sempre: Come si dovrebbe istituire questo e quello, come si dovrebbe fare questo e quello in modo che sia giusto? Se poi istituirete questo o quello da qualche parte — se non metterete in esso gli uomini che pensano nel senso della nostra epoca, allora potete fare la migliore o la peggiore istituzione, entrambi daranno risultati secondo benedizione o maledizione, a seconda di quali uomini metterete in esso. Quello che importa oggi è che l’uomo realmente capisca: Deve divenire, non può dare su qualcosa che già è, deve continuamente essere un diveniente. Deve però accettare di guardare veramente nella realtà. Ma si è molto, molto avversi a questo; l’ho sottolineato da molti punti di vista. In tutte le cose, specialmente nelle circostanze dell’epoca, si è così incline piuttosto a non toccare affatto la realtà, ma a prendere le cose come piacciono. Formarsi un giudizio sachlich è naturalmente non così facile quanto un giudizio che semplicemente direttamente stagna verso la formulabilità. I giudizi che sono sachlich non sono semplicemente formulabili,
specialmente non quando penetrano nel sociale, nell’umano, nella vita politica, poiché lì quasi sempre il contrario è altrettanto giusto come quello che si presume — altrettanto giusto nel medesimo grado. Solo se si prova a non formarsi nessun giudizio di tali rapporti, ma a farsi immagini, cioè se già si ascende alla vita immaginativa, allora si può all’incirca procedere sulla strada giusta. Questo è di importanza particolarmente speciale nel nostro tempo, che si provi a farsi immagini, non propriamente astratti, giudizi chiusi. Immagini devono essere anche quelle che spingono verso la socializzazione. Poi, quello che ancora è necessario: non c’è socializzazione senza che l’uomo diventi scienziato dello spirito — cioè libero dal pensiero da un lato, scienziato dello spirito dall’altro lato.
Ho già allusivo quello che giace alla base anche in conferenze pubbliche, anche a Basilea in una conferenza pubblica. Ho detto che certi uomini che pensano materialisticamente, che vogliono capire tutto dallo sviluppo, dalla serie animale verso l’alto, dicono: Bene, abbiamo negli animali gli inizi di istinti sociali, che si sviluppano negli uomini fino alla moralità. Ma è proprio quello che è istinti sociali negli animali: quando è elevato all’uomo, proprio diviene antisociale. Proprio quello che è sociale negli animali, è nell’uomo nel senso più eminente antisociale! Gli uomini non vogliono affatto entrare negli assi diversi che danno un’immagine reale delle cose, ma vogliono rapidamente formarsi giudizi. Solo allora ci si orienta nell’atteggiamento reciproco da uomo a uomo, quando non si concepisce l’uomo solo per quanto riguarda la sua natura animale, poiché lì è nel senso più eminente antisociale, ma quando si lo concepisce come un essere spirituale, ogni uomo come un essere spirituale. Ma questo lo si può solo se si concepisce il mondo intero per quanto riguarda la sua base spirituale. Questi tre cose sono appunto anche inseparabili uno dall’altro: socialismo, libertà del pensiero, scienza dello spirito. Appartengono insieme. Uno senza l’altro non è possibile nel nostro quinto periodo post-atlantideo nel suo sviluppo.
Particolarmente sarà necessario che gli uomini si rassegnino a non guardare senza pensiero al fatto che in ogni uomo richiede anche un essere antisociale. Si potrebbe anche dire quando si parla trivialmente: dipende molto per il bene di questo periodo che gli uomini smettano di amare se stessi così terribilmente. Questo è il carattere distintivo dell’uomo presente, che ama se stesso così terribilmente. E qui dovete di nuovo distinguere: Ama molto specialmente il suo pensare, il suo sentire, il suo volere — e poi quando per esempio ha avuto una volta il suo pensare, non rinuncia ad esso.
Vedete, colui che può veramente pensare, colui sa qualcosa che non è affatto insignificante: Sopra tutto quello che pensa correttamente, una volta ha pensato in modo sbagliato. Propriamente si conosce solo quello di cui si è avuta l’esperienza di quello che opera nell’anima quando si è pensato male. Ma la gente non ama cedersi a tali stati interni di sviluppo. Perciò gli uomini oggi si capiscono così poco. Vi voglio dire un esempio. La concezione del mondo proletaria di cui vi ho spesso parlato, sostiene che il modo in cui gli uomini rappresentano, il solito edificio ideologico, dipende dalle circostanze economiche, così che gli uomini formano i loro pensieri politici secondo le loro circostanze economiche.
Chi su tali pensieri può entrare, troverà che un tale pensiero ha una larga verità, specialmente è quasi completamente giusto per lo sviluppo del tempo dal sedicesimo secolo in poi. Poiché quello che gli uomini pensano dal sedicesimo secolo in avanti, è quasi completamente un risultato delle circostanze economiche. Non è nel senso assoluto giusto, ma è nel senso relativo molto ampiamente giusto. Ma in una testa come una testa di professore di economia nazionale, ciò non vuole entrar dentro. Lì docet per esempio non lontano da qui un economista nazionale, Michels si chiama, ad un’università, il dice che sia falso, poiché si può provare che non attraverso circostanze economiche i pensieri politici siano fatti, ma che attraverso pensieri politici le circostanze economiche siano cambiate particolarmente. E questo professore Michels allora rivolge l’attenzione al blocco continentale di Napoleone, attraverso il quale certi rami di industria in Italia o Inghilterra siano stati quasi sterminati e altri introdotti. Così, dice, lì abbiamo il caso più eminente che attraverso un pensiero politico, attraverso il blocco continentale, le circostanze economiche siano determinate. Tali esempi riporta ancora diversi. So che se cento persone questo libro di questo professore Michels leggono, sono convinti che ciò sia giusto, poiché è sviluppato con una logica immensa. Sembra assolutamente giusto, ma è tuttavia ridicolmente sbagliato. È ridicolmente sbagliato perché tutti gli esempi che porta sono da trattare secondo lo stesso schema di questo blocco continentale. Certo, il blocco continentale ha effettuato che in Italia certe industrie dovessero essere cambiate, ma questo cambio delle industrie non ha effettuato nessun cambio nel rapporto economico tra imprenditore e lavoratore. Questo è proprio il caratteristico. Tutto quello cade fuori come da un setaccio o come da una botte senza fondo. È appunto questa teoria economica di Michels una botte senza fondo. Cade fuori tutto quello che riporta, perché la concezione del mondo proletaria non sostiene affatto che non attraverso un tale pensiero come il blocco continentale, meritevoli industria della seta fiorentina si sviluppi che prima non era lì, mentre non si sviluppava in Inghilterra. La concezione del mondo proletaria sostiene piuttosto: Nonostante il blocco continentale possa gettare un’industria qua, un’altra là, cambia nulla nei rapporti economici tra imprenditore e lavoratore, e questi sono il decisivo. Così allora tali cose cadono fuori dal grande corso degli eventi economici col loro edificio ideologico, e proprio il blocco continentale nel suo effetto nel senso più eminente non dimostra quello che il professore Michels vuole dimostrare.
Ora chiedete: Perché persiste un tale uomo come il professore Michels sulla sua teoria rispetto al pensiero proletario? Dal semplice motivo che è innamorato del suo pensare, e perché non è affatto capace di entrare nel pensiero proletario. Si addormenta cioè direttamente. È un addormentamento latente. Nel momento in cui dovrebbe pensare pensieri proletari, si addormenta. Lì può mantenere se stesso solo sviluppando il pensiero in cui è innamorato.
Così si deve entrare in cose psichiche. Nel nostro tempo è una volta l’epoca in cui nel senso più eminente si deve entrare in cose psichiche, altrimenti non si capisce quello che nel nostro tempo è necessario; altrimenti non si arriverà da nessun punto di vista risolutivo a nessun giudizio salutare rispetto a questi difficili, tragici rapporti. E giudizi salutari sono solo quelli che dalla miseria del presente singolarmente possono condurre via e anche condurranno via. Per il pessimismo nel complesso non c’è motivo; ma per una conversione del giudizio c’è molto motivo. Soprattutto in ogni singolo è motivo per una conversione del giudizio nel massimo grado.
Si deve proprio dire: È molto, molto notevole quando si vede come gli uomini oggi per così dire dormendo esprimono i loro giudizi, e come dimenticano rapidamente da un periodo all’altro, quando gli stessi periodi sono brevissimi. Sperimenteremo proprio adesso come gli uomini dimenticheranno il modo in cui hanno giudicato, quello che hanno fraséologizzato su tutta la terra su diritto, sulla necessità di combattere il diritto contro l’ingiustizia. Sperimenteremo che la maggior parte degli uomini che hanno parlato in questa forma di diritto da poco tempo, dimenticheranno e non vedranno nemmeno come nella prossima volta nel più grande numero di coloro che hanno parlato di diritto, semplicemente sia l’affermazione della semplice potenza. Questo naturalmente non deve essere loro preso male; ma si deve essere chiari che se da un lato si è parlato di diritto, allora non avete il diritto di non vedere che nei più grandi urlatori infine si tratta di potenza e impulsi di potenza. Come detto, questo non deve essere preso male, ma bello non sarà come quello che prima aveva parlato solo di diritto e diritto e diritto si farà valere! Non sorpreso si può esserne. Ma sorpreso dovrebbero esserne coloro che avevano parlato insieme, che avevano agito insieme, se adesso trovano così strangamente l’immagine trasformata! Almeno dovrebbero allora giungere a consapevolezza come fortemente l’uomo sia incline a formare i suoi giudizi secondo illusioni e non secondo realtà.
Spesso gli uomini trovano difficile orientarsi nel corso degli eventi mondiali, specialmente quando si guardano questi avvenimenti da un punto di vista più elevato. L’uomo non desidera affatto guardare in modo imparziale la verità, che certi conflitti della vita risolvono solo in lunghi periodi di tempo. L’uomo preferisce, anche se non sempre lo ammette, essere guidato per mano dalle potenze cosmiche. In particolare, gli uomini trovano difficile orientarsi imparzialmente quando, in una qualche incarnazione, sono costretti a vivere in un’epoca catastrofica, come accade ad esempio in questo momento. Allora si domandano volentieri: Perché gli dèi permettono tali cose? Non si domandano volentieri di quali necessità della vita si tratti. Desiderano comunque, per quanto possibile, vedere le cose in modo gradevole. In un’epoca come la nostra, però, l’uomo deve guardare a molte cose che si preparano proprio dal caos. Il caos è necessario per il corso complessivo degli eventi. E l’uomo deve spesso collocarsi nel caos così come nel mondo armonioso. In particolare, il nostro quinto periodo postatlantico è un periodo che fa vivere agli uomini molta confusione caotica. Ciò però è strettamente legato alla natura intera e all’essenza di questo periodo. Viviamo infatti in un periodo in cui l’uomo deve passare attraverso quegli impulsi evolutivi che lo mettono su se stesso, che lo pervadono di consapevolezza individuale. Viviamo cioè nell’epoca dell’anima cosciente.
Dopo tutto ciò che abbiamo considerato, riunendo i più diversi elementi che proprio il nostro tempo può renderci comprensibile, bisogna ora chiedersi: quale è la caratteristica più profonda proprio del nostro periodo e dello sviluppo dell’anima cosciente? La caratteristica più profonda di questo periodo è che l’uomo deve fare la conoscenza più completa e più intensa con le forze che si oppongono all’armonizzazione dell’umanità intera. Per questo, in questa epoca, una conoscenza consapevole delle potenze arimaniche e luciferiche che si oppongono all’uomo deve diffondersi gradualmente. Se l’uomo non passasse attraverso quegli impulsi evolutivi, in cui operano le potenze luciferiche e arimaniche, non giungerebbe al pieno uso della sua consapevolezza, dunque non arriverebbe allo sviluppo della sua anima cosciente. Abbiamo però, nell’inserimento dell’anima cosciente nella natura umana, un impulso nel senso più eminente antisociale. Così accade che nella nostra epoca il manifestarsi degli ideali sociali appare come una reazione a quello che proprio dall’essenza più intima della natura umana vuol venir fuori, allo sviluppo della consapevolezza individuale. Vorrei dire che abbiamo in questa epoca un tale grido di socialismo perché l’essenza più profonda dell’uomo proprio in questa epoca si oppone più di tutto a questo socialismo. Abbiamo quindi bisogno di guardare a tutto ciò che nel cosmo, nell’universo ha una relazione con l’uomo, affinché diventi consapevole quale rapporto esiste tra gli impulsi antisociali che scaturiscono dalle profondità dell’anima umana oggi e il grido di armonizzazione sociale, che agisce come una reazione a ciò che sgorga dall’interno dell’anima umana.
Bisogna rendersi ben consapevoli che l’uomo con la sua vita rappresenta uno stato di equilibrio tra potenze che si oppongono reciprocamente. Ogni rappresentazione che voglia presentare una semplice dualità, diciamo un principio buono e uno cattivo, non potrà mai illuminare la vita. La vita si può illuminare solo se la si presenta nel senso della trinità, dove l’una è lo stato di equilibrio e le altre due sono i poli, verso i quali lo stato di equilibrio continuamente oscilla. Ecco perché vogliamo rappresentare, nel rappresentante dell’umanità e in Arimane e Lucifero nel nostro gruppo, che deve costituire il centro di questo edificio, quella trinità.
Questa consapevolezza di uno stato di equilibrio, che è perseguito, che vive sempre nel pericolo di pendere da una parte o dall’altra, deve diventare l’elemento essenziale della visione del mondo per questo quinto periodo postatlantico. Mentre l’uomo passa attraverso l’anima cosciente, si evolve verso il Sé spirituale. Ci vorrà ancora a lungo questo periodo dello sviluppo dell’anima cosciente. Ma in realtà le cose non si svolgono in modo che sempre uno schema bello segua l’altro, ma piuttosto l’uno è incapsulato nell’altro in una certa misura. E mentre sviluppiamo con sempre maggior forza l’anima cosciente, il Sé spirituale, per così dire, sta in agguato sullo sfondo, che poi nel sesto periodo postatlantico dovrà emergere con la stessa forza con cui in questo quinto periodo emerge l’anima cosciente. Con la stessa forza con cui l’anima cosciente agisce in modo antisociale mentre si sviluppa, il Sé spirituale agirà socialmente. Così si può dire: l’uomo sviluppa dagli impulsi più intimi della sua anima in questa epoca il non-sociale; ma dietro di ciò spinge qualcosa di spirituale-sociale. E questo spirituale-sociale che spinge dietro, apparirà essenzialmente quando la luce del Sé spirituale sorgerà nel sesto periodo postatlantico. Per questo non è strano che in questo quinto periodo postatlantico compaiono sotto forme astruse e radicali proprio quelle cose che potranno inserirsi ordinatamente nell’umanità solo in modo organizzato nel sesto periodo postatlantico, che segue il nostro.
L’uomo sarà esposto al mormorar presago di ciò che deve venire nel sesto periodo postatlantico durante questo quinto periodo postatlantico, e tutto dipenderà dal fatto che si acquisisca una consapevolezza di ciò attraverso cui dobbiamo passare durante questo quinto periodo. Gli impulsi antisociali giocheranno un ruolo tremendo, e potranno essere frenati, inseriti in una vera vita sociale solo grazie al fatto che gli uomini, come ho spiegato recentemente, ricorreranno a quello che risulta come scienza sociale dalla scienza dello spirito generale.
Così, sullo sfondo, perché è prematura, dietro i vari sforzi del presente e verso il futuro, ci sarà una rivendicazione sociale. Ma dobbiamo sempre ripetere da i più vari punti di vista che questa organizzazione sociale che viene richiesta non potrebbe essere vitale senza che si unisca a due altre cose. Nel sesto periodo postatlantico questa unione sorgerà più o meno da sola. In questo quinto periodo postatlantico, la vita sociale deve essere regolata attraverso la coltivazione della scienza dello spirito. E ogni altro sforzo per regolare la vita sociale al di fuori del campo della scienza dello spirito porterà solo al caos e all’iper-radicalismo, che rende gli uomini infelici. Riguardo all’organizzazione sociale della vita, proprio questo quinto periodo postatlantico è nel senso più eminente dipendente dalla scienza dello spirito. Perché, considerato di nuovo — come ho già indicato ieri e anche recentemente nella conferenza pubblica di Basilea — l’uomo è per così dire il vincitore di quella natura che è distribuita sul regno animale. Egli è il vincitore della natura animale, porta in sé la natura animale.
I semplici darwinisti sostengono che la moralità umana sia solo uno sviluppo degli istinti sociali negli animali. Ma gli istinti sociali sono innati negli animali, e proprio negli animali rimangono istinti sociali, mentre nell’uomo si sviluppano proprio in istinti antisociali, e l’uomo può di nuovo risvegliarsi alla vita sociale solo quando cresce oltre quello che in lui, dall’elemento animale, si è sviluppato nel non-sociale. Questa è la verità. Così, se vogliamo rappresentarci l’uomo schematicamente in questa direzione, possiamo dire: l’uomo vince l’animalità, si sviluppa al di là dell’animalità. Quello che nell’animale è sociale diventa proprio nell’uomo antisociale. Ma l’uomo cresce nella spiritualità, e nel spirituale può di nuovo conquistarsi il sociale. L’uomo conquista il sociale a un livello più elevato di quello che ha nell’epoca dell’anima cosciente, da dove è cresciuto al di là dell’animalità; nel caotico risplende verso lo stato intermedio nel quale si è proprio immersi.
Ora sono necessarie due altre integrazioni. Se il socialismo, che emerge come impulso elementare, si presenta come una rivendicazione all’interno dell’umanità, questo socialismo da solo porterà sempre a disgrazia. Il socialismo può portare a benedizione solo quando è accompagnato da due altre cose che fino alla fine del nostro tempo postatlantico, fino al settimo periodo postatlantico, devono svilupparsi nell’umanità, con quello che si può chiamare una libera vita del pensiero e una comprensione della natura spirituale del mondo, che sta dietro la natura sensibile. Il socialismo senza scienza dello spirito e senza libertà del pensiero è un’assurdità. Questa è proprio una verità oggettiva. L’uomo deve però risvegliarsi alla libertà del pensiero, deve prepararsi a divenire maturo, proprio nella nostra epoca dell’anima cosciente. Perché deve risvegliarsi alla libertà del pensiero? Vedete, nel corso della sua evoluzione l’uomo è arrivato, per così dire, in una relazione a un punto decisivo in questo quinto periodo postatlantico. L’uomo fino a questo quinto periodo postatlantico ha portato con sé la possibilità che la vita prenatale continui a operare nella vita postnatale. Rendiamoci ben consapevoli di questo. Fino alla nostra epoca, l’uomo porta in sé forze che non sono state acquisite nel corso della vita, ma che aveva già quando, come si dice, vide la luce del mondo, quando nacque, che gli furono impresse durante il tempo embrionale. Queste forze, che l’uomo riceve impresse durante il tempo embrionale e che continuano a operare nel corso della vita, l’uomo le aveva fino al quarto periodo postatlantico. E solo ora siamo di fronte alla grande crisi nello sviluppo dell’umanità, che queste forze non possono più essere determinanti, che non possono più operare così elementalmente come prima. In altre parole: l’uomo in questo quinto periodo postatlantico sarà molto più esposto alle impressioni della vita, perché le forze che si oppongono alle impressioni della vita, che vengono acquisite prima della nascita nel tempo embrionale, stanno perdendo la loro capacità di sostegno. Questo è qualcosa di straordinariamente significativo, che queste forze stanno perdendo la loro capacità di sostegno.
Solo in una cosa la vita è stata finora tale che l’uomo potesse acquisire qualcosa tra la nascita e la morte, dunque qualcosa che non gli fosse stato impresso durante il tempo embrionale. Ma questo era possibile solo nel modo seguente. Ieri abbiamo discusso particolari manifestazioni del sonno in relazione alla vita sociale. Quando l’uomo dorme, il suo Io e il suo corpo astrale si trovano fuori dal corpo fisico e dal corpo eterico. C’è una relazione diversa tra l’Io e il corpo astrale da un lato e il corpo fisico e il corpo eterico dall’altro durante il sonno piuttosto che durante la veglia. L’uomo si comporta diversamente nei confronti del suo corpo fisico e del corpo eterico quando dorme. Ora esiste una certa somiglianza tra il nostro sonno e il nostro tempo embrionale — somiglianza, non uguaglianza! In una certa misura la nostra vita, quando ci addormentiamo, fino al risveglio — simile ma non uguale — alla vita che conduciamo dalla concezione, dal concepimento — o in realtà tre settimane dopo — fino alla nascita. Quando come bambini riposiamo nel grembo materno, abbiamo una vita simile a quella che successivamente abbiamo quando dormiamo. La differenza è fatta da una sola cosa di straordinaria importanza: la respirazione, la respirazione dell’aria esterna. Per questo potevo dire solo somiglianza, non uguaglianza. Non respiriamo l’aria esterna quando siamo nel grembo materno. Siamo chiamati a respirare l’aria esterna quando nasciamo. Con questo la vita nel sonno è di nuovo diversa dalla vita embrionale. Ora fissate bene questo: mentre l’uomo dorme, ha in molte relazioni una vita simile alla vita embrionale. Solo che qualcosa agisce in essa, che può esistere solo tra la nascita e la morte, non nella vita embrionale: agisce la respirazione. Grazie al fatto che l’uomo respira l’aria esterna, il suo organismo viene influenzato in una certa misura. Ma tutto ciò che influenza il nostro organismo agisce su tutte le manifestazioni della nostra vita, anche sulle manifestazioni dell’anima. Comprendiamo il mondo diversamente respirando che se non respirassimo.
C’è stato un elemento culturale nello sviluppo dell’umanità — tocchiamo un mistero significativo dello sviluppo dell’umanità mentre lo spieghiamo — ed era quello dell’Antico Testamento, che era particolarmente profondamente penetrato nei suoi iniziati dal fatto che l’uomo tra la nascita e la morte si distingue dalla vita embrionale per la respirazione. Su questa conoscenza interiore della natura della respirazione era costruito il rapporto che gli antichi iniziati ebraici, gli iniziati ebraici dell’Antico Testamento avevano con il loro dio Jahve. Il Dio Jahve si rivelò, come possiamo semplicemente leggere nella Bibbia, al suo popolo. Quale era il popolo di Jahve? Quel popolo che aveva una relazione particolare con questa verità sulla respirazione che ho appena esposto. E con ciò è collegato il fatto che proprio questo popolo ricevette come rivelazione che l’uomo divenne uomo quando gli fu dato il soffio vitale.
Ma si ottiene una comprensione molto particolare se si costruisce su questa natura della respirazione umana. Si ottiene la comprensione della vita del pensiero astratto, che nell’Antico Testamento è chiamato vita legale, per l’acquisizione di pensieri astratti. Per quanto strano sembri al pensiero materialistico di oggi, è vero: attraverso il processo respiratorio, la capacità umana di astrazione è essenzialmente condizionata. Che l’uomo possa astrarre, che possa comprendere pensieri astratti nel senso in cui anche le leggi sono pensieri astratti, dipende anche fisiologicamente dal suo processo respiratorio. Lo strumento del pensiero astratto è il cervello. Questo cervello si muove in un ritmo continuo, appropriato al ritmo respiratorio. Ho già parlato qui più volte di questo rapporto tra il ritmo cerebrale e il ritmo respiratorio. Vi ho spiegato come il cervello sia immerso nel liquido cerebrospinale, come questo liquido, quando l’aria è espirata, fluisca verso il basso attraverso il midollo spinale e si versi verso il basso nella cavità addominale; come all’inspirazione l’acqua sia nuovamente spinta indietro, in modo che vi sia una vibrazione continua: con l’espirazione un abbassamento del liquido cerebrospinale, con l’inspirazione un’elevazione del liquido cerebrospinale e un’immersione del cervello nel liquido cerebrospinale. Con questo ritmo del processo respiratorio la capacità di astrazione dell’uomo è collegata anche fisiologicamente.
Un popolo che costruisse particolarmente sul processo respiratorio era un popolo del processo di astrazione allo stesso modo. Per questo gli iniziati, sentendo in modo jahveano, potevano dare al loro popolo una rivelazione molto particolare, perché questa rivelazione era del tutto adattata al pensiero astratto. Questo è il mistero della rivelazione dell’Antico Testamento, che l’uomo ricevette una saggezza adatta alla sua capacità di astrazione, alla capacità del pensiero astratto. E la saggezza jahveana è appropriata al pensiero astratto. Nello stato di consapevolezza ordinaria l’uomo dorme questa saggezza jahveana. Gli iniziati jahveani hanno ricevuto semplicemente nella loro iniziazione quello che l’uomo sperimenta attraverso la respirazione dal sonno al risveglio. Per questo motivo, da coloro che amano le mezze verità, Jahve è molto frequentemente designato come quella divinità che regola il sonno. È così. Ha trasmandato agli uomini quella saggezza che l’uomo sperimenterà se divenisse consapevole nel modo in cui divennero gli iniziati, per esperire consapevolmente la vita dal sonno al risveglio. Questo non è stato esperito dalla consapevolezza ordinaria nella vita dell’Antico Testamento, ma fu dato agli uomini come rivelazione, così che gli uomini come rivelazione nella saggezza jahveana ricevessero quello che da loro deve rimanere dormiente. Deve rimanere dormiente, perché altrimenti il processo della vita non potrebbe continuare.
Questa è l’essenza della cultura dell’Antico Testamento, che come saggezza jahveana viene rivelata la saggezza notturna. Fino a un certo grado — ma vi prego di osservare: fino a un certo grado — questa possibilità era esaurita per gli uomini quando il Mistero del Golgotha si avvicinava. Perché questa saggezza, che è per così dire la saggezza del sonno-respirazione, è un settimo di quello che l’uomo nel corso della sua evoluzione deve sviluppare come saggezza — un settimo! È la saggezza di uno degli Elohim, di Jahve. Gli altri sei settimi potevano e possono venire all’umanità solo quando l’impulso del Cristo fluisce nell’umanità. Così si può dire: mentre Jahve si rivela, rivela — vorrei dire in anticipo — la saggezza notturna-respiratoria. I sei altri Elohim, che nella loro totalità ora rappresentano insieme al settimo Elohim l’impulso del Cristo, rivelano il resto, ciò che a parte la respirazione viene all’uomo tra la nascita e la morte.
L’uomo sarebbe diventato un essere completamente antisociale all’interno della vita culturale dell’Antico Testamento se Jahve non avesse rivelato al suo popolo l’elemento sociale in quella legge astratta che governava e armonizzava la vita proprio di questo popolo. Ora Jahve ha potuto conquistare questo dominio assoluto spingendo indietro gli altri Elohim, come vi ho spiegato, per così dire destituendoli. Ma con questo altri, inferiori esseri spirituali si sono avvicinati alla natura umana e hanno preso possesso della natura umana. L’uomo è stato esposto a questi altri esseri, così che durante lo sviluppo dell’Antico Testamento abbiamo due cose: in primo luogo la saggezza jahveana armonizzante in quello che gli ebrei chiamavano la legge, in cui era contenuta allo stesso tempo la vita sociale, e inoltre quello che si opponeva a questo coesione sociale, gli inferiori esseri che si avvicinavano alla natura umana, perché gli altri Elohim non erano ancora ammessi nel tempo prima del Mistero del Golgotha. Questi inferiori esseri lanciarono i loro forti attacchi nel senso antisociale contro l’elemento jahveano.
Ora sussiste il fatto particolare che a metà del diciannovesimo secolo, negli anni quaranta, Jahve nella sua influenza non poteva più dominare gli spiriti che si opponevano, così che questi acquistarono un potere particolare. E è proprio nel corso del diciannovesimo secolo che è entrata la necessità di comprendere veramente l’impulso del Cristo, che prima era stato solo preparato, come ho spesso menzionato, perché senza di esso la cultura umana non può continuare. Di fronte a questa significativa crisi stava proprio l’elemento sociale della vita umana, che l’impulso del Cristo per il futuro deve essere compreso nel senso più eminente. Senza comprendere questo impulso del Cristo, nessuna rivendicazione sociale può raggiungere alcun fine salutare.
Tutti quei secoli — ne sono quasi venti — nei quali finora il cristianesimo si è diffuso, sono stati solo preparazioni per la reale comprensione dell’impulso del Cristo. Perché l’impulso del Cristo può essere compreso solo nello spirituale. Tutto accade gradualmente, e nel nostro tempo critico, nel tempo nel quale, riguardante le cose che ho addotto, esiste una crisi, la questione è così: ancora vi penetra come un residuo l’impulso verso la sola saggezza jahveana, verso quella saggezza che era assegnata a quello che è acquisito nella vita embrionale e che è modificato dal processo respiratorio, che rimane inconsapevole. La saggezza jahveana deve essere rivelata alla consapevolezza. Questo è durato finché l’anima cosciente non era sviluppata fino a un certo grado. Ora che l’anima cosciente è sviluppata fino a questo grado, non si può più continuare con la saggezza jahveana accordata alla respirazione. Ma sempre accade così, che lo sforzo sorge di continuare con quello con cui secondo necessità interne non si può più continuare. Poiché per la vita tra la nascita e la morte ciò che è legato alla respirazione rimane inconscio, la cultura ebraica non era una cultura umana individuale, ma una cultura popolare, dove tutto era legato all’origine dal progenitore comune. La rivelazione ebraica è essenzialmente una rivelazione computata per questo popolo ebraico, perché conti proprio su quello che è acquisito nella vita embrionale e viene modificato solo da un inconscio, dal processo respiratorio.
Quale è la conseguenza di ciò nel nostro tempo critico? Che coloro che non vogliono confessarsi alla saggezza del Cristo, che introduce l’altro nell’uomo, ciò che tra la nascita e la morte è acquisito oltre al processo respiratorio, rimangono alla saggezza jahveana, vogliono basare l’umanità solo su culture popolari. E l’attuale grido di una divisione degli uomini in pure popolazioni singole è il grido rimanente di Arimane per la fondazione di una tale cultura, dove tutti i popoli sono solo culture popolari, cioè culture dell’Antico Testamento. Simili al popolo ebraico dell’Antico Testamento devono diventare i popoli sopra la terra — questo è il grido di Woodrow Wilson. Con ciò tocchiamo un mistero straordinariamente profondo, un mistero che si rivelerà nei modi più vari. Un elemento sociale che è antisociale riguardo all’intera umanità, che vuole fondare il sociale solo nei singoli popoli, questo vuole emergere come elemento arimanico; arimanicamente deve essere mantenuto l’impulso culturale dell’Antico Testamento!
Vedete, le cose non stanno così semplicemente come molte persone oggi si immaginano, che basti pensare semplicemente questo o quello per proporre ideali agli uomini. Bisogna riuscire a comprendere le realtà, bisogna saper dire cosa veramente governa e opera in queste realtà. All’uomo si prospetta, non di basarsi più sul puro inconscio, ma sul conscio della vita tra la nascita e la morte. L’inconscio è basato sul processo respiratorio e quindi naturalmente su quello che è legato al processo respiratorio, sulla circolazione del sangue, cioè sull’origine, sul legame del sangue, sull’eredità. La cultura che deve venire non può basare l’ordine sociale solo sul legame del sangue, perché questo legame del sangue dà solo un settimo di quello che deve essere fondato nella cultura umana. Gli altri sei settimi devono venire attraverso l’impulso del Cristo, uno nel quinto periodo, il secondo nel sesto periodo, il terzo nel settimo periodo, e il resto prosegue allora nei tempi seguenti. Per questo deve svilupparsi gradualmente nell’umanità quello che è legato al vero impulso del Cristo; e deve essere superato quello che è legato al puro impulso jahveano.
E questa sarà la caratteristica, che per l’ultima volta avverranno sforzi imponenti dell’impulso jahveano in quello che è compreso dal proletariato come socialismo internazionale. È essenzialmente il mormorar finale dell’impulso jahveano. Si è di fronte al fatto singolare che ogni popolo diventerà un popolo jahveano, e al tempo stesso ogni popolo farà pretese di diffondere per tutta la terra il suo culto jahveano, il suo socialismo.
Questi saranno nuovamente le due forze che si oppongono, fra le quali bisogna cercare l’equilibrio. In tutto quello che come necessità oggettiva si manifesta nel corso dello sviluppo dell’umanità, si mescolano allora i sentimenti, le emozioni degli uomini, che si posizionano diversamente verso i vari gruppi popolari, e che all’interno del corso obiettivamente necessario dello sviluppo agiscono disturbando. Attraverso la saggezza jahveana uno dei sette cancelli verso le connessioni umane è stato aperto. Un secondo cancello sarà aperto quando sarà riconosciuto che quello che l’uomo ora porta in sé come sua natura fisica e la sua natura eterea, nel corso della vita si ammala. Naturalmente non si intende una malattia acuta, ma ora nel nostro quinto periodo significa «vivere» un lento ammalarsi. Questo è stato il caso dal quarto periodo; lo è in particolare nel quinto periodo. Il processo della vita è, anche se in modo successivo e lento, lo stesso di una malattia acuta, solo che questa ha un corso veloce. Per questo, come si deve curare una malattia acuta attraverso un processo di guarigione specifico, deve subentrare qualcosa nella vita umana che faccia guarire.
La vita naturale degli uomini dal quinto periodo postatlantico in poi è quindi una sorta di continuo lento ammalarsi. Tutta l’educazione, tutta l’influenza culturale deve mirare a guarire. Questo è in una certa misura la prima vera impulsione dell’impulso del Cristo: la guarigione. Guaritore, colui che guarisce, a questo è particolarmente chiamato nel quinto periodo postatlantico. Le altre forme dell’impulso del Cristo devono rimanere sullo sfondo. Per il sesto periodo postatlantico l’impulso del Cristo deve operare particolarmente per il dono di veggenza. Allora il Sé spirituale viene allo sviluppo, all’interno del quale l’uomo non può vivere senza il dono di veggenza. E nel settimo periodo postatlantico, una sorta di natura profetica, perché deve procedere profeticamente in un tempo completamente nuovo, si svilupperà come il terzo; gli altri tre membri della saggezza del Cristo a sei parti opereranno nei tempi seguenti. Così l’impulso del Cristo deve inserirsi come processo di guarigione, come processo di veggenza, come processo profetico nel corso dell’epoca culturale attuale e dei due seguenti, come l’elemento che percorre socialmente l’umanità. Questo è il reale inserimento dell’impulso del Cristo. Questo si sviluppa attraverso le altre cose che abbiamo già menzionato per lo sviluppo.
Un cancello è stato aperto attraverso la saggezza jahveana. Ma questo cancello è diventato impraticabile a metà del diciannovesimo secolo. Se dovesse essere attraversato solo, niente altro potrebbe venire se non che tutti i popoli sviluppassero forme culturali ebraiche. Altri cancelli devono essere aperti, cioè la saggezza iniziatica, che è conosciuta attraverso un secondo, un terzo, un quarto cancello, deve aggiungersi alla saggezza che è stata conosciuta attraverso il cancello jahveano. Solo così l’uomo può crescere in altri nessi che non siano quelli regolati dai legami del sangue, cioè dai legami della respirazione, e questo avrà un’importanza particolare per lui in futuro.
Questo è nuovamente il critico della nostra epoca, che gli uomini arimanicamente vogliono conservare dalle vecchie epoche una regolazione dell’ordine mondiale secondo i legami del sangue, ma un’esigenza interna tende oltre questi legami del sangue. Nel futuro il social-regolante non potrà provenire da quello che è in qualche modo imparentato, ma nel futuro varrà solo quello che l’anima stessa in libera decisione può esperire come regolante dell’ordine sociale. Per così dire, un’esigenza interna guiderà gli uomini in modo che tutto quello che entra nell’ordine sociale attraverso i soli legami del sangue viene estirpato. Tutte queste cose emergono prima tumultuosamente. Nel nostro periodo culturale deve svilupparsi la consapevolezza spirituale e la libertà del pensiero, in particolare la libertà del pensiero in questioni religiose, la scienza dello spirito deve svilupparsi perché l’uomo deve entrare in rapporto con l’uomo come uomo. Ma l’uomo è spirito. Si può entrare in rapporto con l’uomo solo partendo dallo spirito. Il precedente rapporto nel quale gli uomini sono entrati proveniva dallo spirito inconscio che vibra nel sangue nel senso della saggezza jahveana, ma che porta solo all’astrazione. Il prossimo, al quale l’uomo deve essere condotto, deve essere qualcosa che sia compreso nel soulico. Nella rappresentazione immaginativa, dall’atavismo in avanti, i popoli pagani nelle antiche forme culturali avevano i miti. Il popolo ebraico aveva le sue astrazioni — non miti, ma astrazioni — la legge. Questo ha continuato. Era il primo sollevamento dell’uomo nella forza rappresentativa, nella forza del pensiero. Ma dalla sua visione attuale, in cui ancora sopravvive «Non ti farai immagine alcuna», l’uomo deve tornare a quella capacità dell’anima, che ora consapevolmente può nuovamente farsi immagini. Perché solo in immagini, in immaginazioni, sarà organizzata correttamente in futuro anche la vita sociale. In astrazioni la vita sociale poteva essere regolata solo in modo popolare, e la più eminente regolazione popolare in senso sociale era quella dell’Antico Testamento. La prossima regolazione della vita sociale dipenderà dalla capacità di esercitare consapevolmente la stessa forza che nel carattere di formazione di miti dell’uomo giaceva inconsciamente o semiconsciamente, in modo atavico. Gli uomini si riempirebbero completamente di impulsi antisociali se volessero rimanere nel diffondere pure leggi astratte. Gli uomini devono, attraverso la loro visione del mondo, giungere all’immaginazione, allora sorgerà da questa formazione di mito consapevole anche la possibilità che nel rapporto da uomo a uomo il sociale si sviluppi.
Potete guardare un’immagine, come è il gruppo: il rappresentante dell’umanità, Lucifero, Arimane. Allora avete davanti a voi per la prima volta quello che agisce in tutto l’uomo, perché l’uomo è lo stato di equilibrio tra il luciferesco e l’arimanico. Se vi permeate nella vita dell’impulso di incontrare ogni uomo in modo che vediate questa trinità in lui, concretamente in lui, allora cominciate a comprenderlo. E questa è una forza essenziale che vuole svilupparsi in questo quinto periodo postatlantico, che non continuiamo più a passarci accanto come un fantasma accanto a un altro, così che non ci facciamo un’immagine l’uno dell’altro, ma definiamo l’altro uomo solo dai nostri concetti astratti. In verità non facciamo nient’altro ora, passiamo accanto l’uno all’altro come fantasmi. Un fantasma si fa la rappresentazione: Questo è un bravo ragazzo, — l’altro: Questo è un ragazzo meno bravo, questo è un uomo cattivo, questo è un uomo buono — tutti concetti astratti. Nel rapporto da uomo a uomo abbiamo nient’altro che un fascio di concetti astratti. Questa è l’essenza che è sorta nel uomo dalla norma dell’Antico Testamento «Non ti farai immagine alcuna», e che nel senso più eminente dovrebbe portare a una vita antisociale se la continuassimo. Quello che risplende dall’intimo dell’uomo, quello che vuole realizzarsi, è che quando un uomo incontra un altro, per così dire dall’altro scorre un’immagine, un’immagine di quel particolare tipo di stato di equilibrio che ogni uomo esprime individualmente. Per questo occorre certamente quell’interesse elevato, che vi ho descritto più spesso come fondamento della vita sociale, quell’interesse elevato che l’uomo dovrebbe mostrare per l’altro. Ora non abbiamo ancora un interesse intensivo per l’altro, per questo lo critichiamo, per questo lo giudichiamo, per questo ci formiamo giudizi secondo simpatie e antipatie, non secondo l’immagine oggettiva che scaturisce dall’altro uomo.
Questa capacità, che siamo come eccitati misticamente incontrando l’altro uomo, questa capacità vuole realizzarsi. E entrerà nella vita come un impulso sociale particolare. Da un lato l’anima cosciente tende a venire ad una piena validità antisociale in questo quinto periodo postatlantico. Dall’altro lato, qualcosa di diverso tende fuori dall’intimo dell’uomo, farsi immagini degli uomini con i quali viviamo, che ci incontrano nella vita. Impulsi sociali, impulsi sociali — queste cose stanno molto più profondamente di quanto si solito pensi quando si parla di sociale e antisociale.
Ora in voi può sorgere la domanda: come acquisiamo gradualmente la capacità che l’immagine dell’uomo ci venga incontro? Dobbiamo acquisire questa capacità nel corso della vita. Le capacità jahveane ci sono date con la nascita, le sviluppiamo nel tempo embrionale. La cultura successiva non renderà la cosa così comoda all’uomo; egli deve sviluppare nel corso della vita quello che deve manifestare come capacità. Nell’educazione devono entrare massime molto più concrete, molto più specifiche di quelle che oggi sono affermati confusamente nella pedagogia. Soprattutto deve essere impiantato negli uomini l’impulso di guardare spesso indietro nel corso della propria vita, ma nel modo giusto. Quello che l’uomo sviluppa spesso come ricordi di esperienze precedenti ha oggi per lo più ancora un carattere piuttosto egoistico. Se si guarda più disinteressatamente al passato, a quello che si è sperimentato nell’infanzia, nella gioventù e così via, a seconda dell’età che si ha raggiunto, allora emergono come da una profonda oscurità spirituale vari uomini, che hanno avuto parte nella nostra vita secondo i modi più vari. Guardate indietro, miei cari amici, nel corso della vostra vita, meno rinchiusi in voi stessi e su quello che appena vi interessa sulla vostra propria preziosa persona, ma piuttosto alle figure che vi si sono avvicinate, vi hanno educato, vi hanno amicato, vi hanno promosso, vi hanno forse danneggiato, a volte in modo molto utile vi hanno danneggiato. In quello che da lì emerge da una profonda oscurità spirituale, in quello che vi viene incontro, a voi si rivelerà una cosa: quanto poco l’uomo in fondo ha ragione di ascriversi a sé stesso quello che è diventato. Spesso qualcosa di importante che è in noi è collegato al fatto che ci siamo incontrati con questo o quell’uomo in una certa epoca e forse senza sua stessa consapevolezza — o anche molto consapevolmente — ci ha fatto attenzione a questo o a quello. In senso ampio, una vera ricerca retrospettiva della vita, condotta realmente disinteressatamente, si compone di tutto il possibile, che non ci spinge a immergerci egoisticamente in noi stessi, su noi stessi, ma a estendere lo sguardo su quelle figure che ci si sono avvicinate. Approfondiamoci amorosamente in quello che ci si è avvicinato. Spesso vedremo che quello che in un certo periodo ci ha toccato antipatico, se è passato abbastanza tempo, non ci tocca più così antipatico, perché vediamo una connessione interiore. Che siamo stati toccati in modo antipatico da questo o quell’uomo, potrebbe esserci stato molto utile. Spesso otteniamo più da quello che un uomo ci fa che da quello in cui un uomo ci promuove. Sarebbe molto utile all’uomo se tenesse spesso una tale ricerca retrospettiva disinteressata della vita, se impregnasse la vita della convinzione che scaturisce da questa auto-osservazione: Quanto poco in realtà ho ragione di occuparmi di me stesso! Quanto infinitamente più ricca diventa la mia vita quando lascio lo sguardo vagare su questa e quella figura che è entrata in questa mia vita. — Allora ci liberiamo in una certa misura da noi stessi, quando teniamo una ricerca retrospettiva così disinteressata. Allora usciamo dal terribile male della nostra epoca, che colpisce così tanti uomini, dal meditare su noi stessi. Ed è così infinitamente necessario che usciamo dal meditare su noi stessi. Chi una volta è stato afferrato da una tale auto-osservazione, come l’ho descritta ora, troverà se stesso così poco interessante, che non vorrà meditare troppo sulla propria vita. Una luce infinita si diffonde su questa nostra vita, quando la vediamo illuminata da quello che da una profonda oscurità spirituale entra in questa vita.
Ma questo ci feconda in modo che acquisiamo veramente le forze immaginative, poi di incontrare l’uomo presente in modo da apparire in lui quello che per noi altrimenti appare anni dopo nella ricerca retrospettiva dalle figure con cui abbiamo convissuto. Acquistiamo così la capacità che veramente immagini scaturiscono dall’uomo che incontriamo. Non tanto la coltivazione della vita sociale, che precedentemente emergeva in realtà solo dai legami del sangue, è legata a certi programmi socialisti, ma è legata al fatto che l’uomo diventa un essere spirituale-sociale. Ma diventa così, perché in modo descritto risveglia in sé le forze più profonde, che in lui eccitano la rappresentazione immaginativa dell’altro uomo. Altrimenti resteremo sempre esseri antisociali, che possono avvicinarsi all’uomo, con il quale dovrebbero convivere, solo secondo simpatie e antipatie, e non possono avvicinarsi secondo l’immagine che può scaturire da ogni persona, se solo noi stessi sviluppiamo le forze dell’immagine nel rapporto con gli uomini. Proprio nella vita umana sociale deve sorgere la massima: Devi farti un’immagine del tuo prossimo. Allora, quando ci facciamo un’immagine del nostro prossimo, arricchiamo la nostra vita dell’anima; allora consegniamo ad ogni conoscenza umana un tesoro alla nostra vita interiore dell’anima. Allora non viviamo più, A qui, B lì, C lì, ma allora vivono A, B e C in D, vivono A, B, D in C, vivono C, D, E in A, e così via. Acquistiamo la possibilità che in noi vivano gli altri uomini. Ma questo deve essere acquisito; questo è qualcosa che non ci è innato. E se continuassimo a coltivare solo quelle qualità che ci sono innate, resteremmo solo in una cultura di sangue, non in una cultura che nel vero senso della parola possa parlare di fratellanza umana. Perché della fratellanza umana, che inizialmente si è presentata solo come una parola astratta, possiamo parlare solo allora quando portiamo l’altro uomo in noi come noi stessi. Se ci facciamo un’immagine dell’altro, che è piantata come tesoro della nostra anima, allora portiamo nel campo dell’anima qualcosa di lui, come portiamo del fratello corporale qualcosa attorno attraverso il sangue. Al posto della mera consanguineità deve subentrare in questo modo concreto l’affinità elettiva come fondamento della vita sociale. Questo è qualcosa che deve davvero svilupparsi. Della volontà umana dipende come la fratellanza tra gli uomini si risvegli. Ma per questo, perché così si risveglierà la fratellanza, deve esserci una compensazione in un ambito completamente diverso, e cioè attraverso la libertà del pensiero.
Gli uomini finora erano separati. Devono socializzarsi in fratellanza. Affinché la molteplicità non vada perduta, proprio quello che è l’elemento più intimo, il pensiero, deve potersi formare individualmente in ogni persona. Con Jahve tutto il popolo era in relazione. Con Cristo ogni singolo deve essere in relazione.
Nei due ultimi discorsi vi ho fatto notare che la cosiddetta questione sociale non è così semplice come comunemente si crede, ma che si deve grandemente contare con la complicata natura umana, che si deve contare con il fatto — indipendentemente dalla struttura sociale che esista, da quali ideali sociali vengano realizzati — che nell’uomo esistono e devono essere espressi sia impulsi sociali che antisociali. Gli impulsi antisociali svolgono, come abbiamo visto, un ruolo proprio particolare nella nostra epoca dell’anima cosciente. Hanno per così dire un compito educativo nello stare-su-di-sé dell’uomo. Saranno superati dal fatto che al nostro periodo dell’anima cosciente seguirà l’altro periodo, che si sta già preparando, l’epoca del Sé spirituale, che essenzialmente concentrerà socialmente l’umanità. Certamente questo non accadrà come i sognatori illusionisti oggi immaginano, ma in modo che uno conosca realmente l’altro come uomo, abbia interesse per lui come uomo — insomma, afferri l’uomo, così che ogni singolo uomo si trovi nella situazione di cogliere l’altro uomo con interesse.
Ora, ciò che oggi si presenta come rivendicazione sociale è per così dire un’avanguardia o un avamposto, una sorta di preparazione, che naturalmente, poiché è solo il germe di ciò che viene dopo, si esprime in modo caotico e si esaurisce in molte illusioni e errori, in cui l’umanità attuale si mette grazie al fatto che gli impulsi sociali provengono ancora in gran parte dall’inconscio e dall’infraconscio e non sono chiariti da una consapevolezza della realtà spirituale umana e mondiale. Questo tipo illusionario si esprime in modo particolarmente forte nello sviluppo della cosiddetta rivoluzione russa, che è particolarmente caratteristica dal fatto che così come oggi si presenta, in realtà non sta in alcun rapporto corretto con quello che si prepara come popolo in Russia per il sesto periodo postatlantico a venire, che è portato dentro da astrazioni. Proprio gli ideali più o meno illusionisti della presente rivoluzione russa sono significativi per lo studio di questo mormorar presago di qualcosa di posteriore in questo anteriore. Si vorrebbe dire che la testa particolarmente caratteristica per questa rivoluzione russa, Trotski, che è il tipo di un uomo che pensa astrattamente, completamente vivente nell’astrazione, che Trotski sembra non avere alcuna idea che in qualcosa come la vita sociale degli uomini esista una realtà. Qualcosa che è pensato in modo completamente estraneo alla realtà deve essere impresso nella realtà.
Questo non è una critica, ma semplicemente una caratterizzazione. Perché è caratteristico della nostra epoca che l’inclinazione all’astrazione, al pensiero estraneo alla realtà voglia anche incorporare tali massime della realtà che vengono semplicemente assunte senza consapevolezza delle leggi di questa realtà; che si ritiene assolutamente giuste senza che si prenda alcuna considerazione per la vita complicata, come la studiamo con l’aiuto di quello spirituale che sta alla base della realtà fisica esterna. Tutto ciò che deve sorgere deve però sorgere da questa realtà. Poiché qui qualcosa nel senso più eminente estraneo alla realtà viene messo in scena, in cui però mormorano vari impulsi e istinti del modo di pensare proletario, per questo proprio quello che come idee che vogliono realizzarsi vive nelle teste rivoluzionarie russe presenti è proprio da questo punto di vista così significativo. Si può infatti vedere come in un arco di tempo relativamente breve proprio in Russia persone con le più diverse visioni della vita abbiano partecipato alla formazione del movimento rivoluzionario. Come le cose si sono sviluppate in Russia, la vera questione sociale del presente è diventata attuale sotto l’influenza della catastrofe bellica. E da questo stato attuale della questione della proprietà si è sviluppata nel marzo 1917 la cosiddetta rivoluzione di febbraio in Russia, che sostanzialmente inizialmente era rivolta a rovesciare le potenze statali che stavano dietro la proprietà. Ma presto questa forma puramente politica, esteriormente politica della rivoluzione è stata sostituita, vorrei dire dalla prima tappa del pensiero rivoluzionario, da quegli uomini che nella terminologia di Trotski sarebbero all’incirca compresi come gli uomini della comprensione reciproca, cioè quegli uomini che attraverso varie considerazioni, attraverso vari concetti intelligenti, idee e rappresentazioni e anche sentimenti intelligenti convertiti in concetti volevano portare una struttura sociale. Questi rivoluzionari comprendevano soprattutto quegli uomini che precedentemente avevano già più o meno partecipato alla formazione della struttura sociale, i circoli intelligenti, commerciali, industriali, che partivano tutti più o meno dal fatto di apportare dalla ragione una qualche organizzazione sociale. Ma con un certo diritto, anche se solo con un diritto relativo e unilaterale, Trotski comprende questi uomini, che in un tale modo attraverso varie considerazioni, attraverso buone opinioni, attraverso buona volontà vogliono apportare una struttura sociale, come i semplici trasportatori della rivoluzione, come uomini che non possono fare nulla, che non possono fare nulla. E dalle mie considerazioni che ho posto davanti a voi qui, saprete che la visione del mondo proletaria tende innanzitutto a rifiutare tali considerazioni, anche se ancora così intelligenti, anche se ancora così molto si basano sulla base di quegli uomini che Trotski chiama chiacchieroni della bocca o chiacchieroni della lingua, perché possono parlare intelligentemente. Queste cose ragionevoli vengono rifiutate dalla visione del mondo proletaria, e cioè da un certo istinto che però è diventato una teoria determinata nel marxismo. A queste cose semplicemente non si crede, non si crede che attraverso qualsiasi considerazione ragionevole, e benché provengono ancora così molto da buon cuore, possa essere apportata una corrispondente struttura sociale nel futuro. Dal proletariato si crede unicamente e solamente che nelle teste del proletariato stesso, nelle teste della massa senza proprietà, dalle situazioni economiche in cui si trovano questi proletari, nascono quelle idee, e che non possono mai nascere nella borghesia o in un’altra classe, perché la borghesia dalle sue idee deve pensare diversamente. Solo all’interno della classe operaia possono nascere le idee che unicamente possono portare ad una struttura sociale futura.
Se si riflette su questo, allora per una testa così come ad esempio Trotski, deve necessariamente seguire la conseguenza che non rimane altro da fare se non spogliare la borghesia possidente della sua proprietà e introdurre la classe senza proprietà al comando. Questo è anche qualcosa che si è preparato per decenni in teste così e che essi, dopo che la grande crisi è venuta in Russia, vogliono portare in Russia. Questo doveva essere portato dentro attraverso la cosiddetta rivoluzione d’ottobre, dopo che gli altri — se vogliamo chiamarli così come partiti — sono stati eliminati dalla presa del potere del proletariato stesso. Da questo punto di vista, che è naturalmente un punto di vista puramente astratto e solo in quanto applica le cose a una determinata classe umana, che è la realtà, la cosa intera in modo astratto e concreto, da questo punto di vista la rivoluzione è stata quindi condotta dai personaggi di spicco della rivoluzione russa dal febbraio 1917 in poi.
Ora si presentano per un tale pensiero rivoluzionario certe difficoltà. Queste difficoltà sorgono in Russia, che, come potete vedere dalle nostre considerazioni di scienza dello spirito, ha particolari condizioni preliminari, anche con una forza particolare. Queste difficoltà sono fondate nella strutturazione delle classi su tutto il mondo, sorte solo attraverso le condizioni russe con particolare forza. La prima grande difficoltà è che ora l’intera leadership sociale, politica dell’umanità dovrebbe essere presa nelle mani di una classe che prima era esclusa da tutto, che prima non era in alcun collegamento con quello che ha fondato la cosiddetta cultura. Il proletario, che veramente arriva al comando, è stato soprattutto escluso da tutti quegli impulsi che hanno fondato i precedenti fattori di potenza. Non aveva so per dire nient’altro da portare al mercato se non la sua propria forza di lavoro, la sua forza di lavoro fisica manuale. Questo è diffuso su tutti i paesi. Per questo, anche in tutti i paesi, nella misura in cui la rivoluzione solleva la sua testa, si farà sentire che inizialmente come puro gruppo politico il proletariato assume la guida, ma che in una certa relazione tutto rimane come prima, cioè che quegli uomini che fino ad ora hanno diretto l’amministrazione rimangono al loro posto, che hanno imparato, perché sono coloro che sono tecnicamente colti. Non cambia niente di più che il fatto che nel tutto l’apparato tradizionale, intervengono uomini comuni così da dire, che un collegio di laici dovrebbe intervenire. Ma si tratta del fatto che questo collegio di laici ha un tipo del tutto determinato, cioè il tipo proletario, che è composto da proletari. Poiché dovrebbe essere composto di proletari, vuole anche assicurarsi nell’attuazione della massima: Solo dalla testa del proletario può venire quello che in futuro ha la guida; nessun altro può partecipare. — Non si può quindi neanche sottoporre questa guida nel futuro a un’assemblea nazionale o a una costituente, perché una tale costituente sarebbe nient’altro che per così dire una continuazione di quello che precedentemente era. Ma quello che deve venire deve essere un rovesciamento radicale. Non c’è bisogno di eleggere. Coloro che devono guidare sono semplicemente presenti per il fatto che appartengono al proletariato: non alcuna assemblea nazionale, non alcuna assemblea costituente, ma la dittatura del proletariato. — Questo però ha prodotto inizialmente la difficoltà che il proletariato, come ho detto, deve essere designato come laico, che in realtà dal suo punto di vista laico potrebbe solo esercitare il controllo su coloro che dirigevano l’amministrazione dal passato, cioè che in realtà ancora aderivano agli interessi del passato. Così proprio in Russia coloro che ora venivano in cima come proletariato, che precedentemente non avevano nulla a che fare con tutto quello che intervenne nell’organismo statale, si trovavano di fronte a quello che rimase da questo organismo statale precedente. Dovevano, come corrisponde alla realtà la maggior parte dei casi, guardare la cosa in modo tale che tutte quelle persone che venivano dal vecchio organismo statale, agivano dalla prospettiva di questo. Portavano dunque gli interessi del vecchio stato borghese nel nuovo stato, che doveva essere solo sottoposto alla dittatura del proletariato. Facevano la stessa cosa come quando un nemico non porta le sue questioni apertamente in una guerra o in una contro-rivoluzione, ma quando come appartenente a una nazione porta dentro terra nemica tutto quello che in modo distruttivo deve agire sull’altro. Così i proletari che in Russia venivano al comando sentivano l’attività del vecchio corpo funzionariale come sabotaggio. E il loro primo sforzo era di superare il sabotaggio, che consisteva nel fatto che nel nuovo regime che volevano fondare veniva portato dentro quello che in realtà poteva essere solo il sostegno dell’Antico. È esattamente lo stesso processo come quando, ad esempio, senza iniziare apertamente alcuna ostilità, come appartenente a un certo paese si portano sostanze velenose dentro un paese straniero e gli avvelena i campi, il suolo, in modo che non cresce niente. Come sabotaggio i proletari sentivano dunque inizialmente quello che proveniva da questo vecchio corpo funzionariale. Vi si rivolsero inizialmente le loro misure più intense, per superare il sabotaggio. Lì non si sono comportati in modo reticente; hanno semplicemente cercato di sradicare con tronco e rami tutto quello che era loro dannoso. E in realtà è proprio come Trotski, per esempio, convinto che il sabotaggio fino a un certo grado sia già stato superato oggi. Coloro che facevano qualcosa che non corrispondeva al pensiero proletario sono stati scacciati e così via.
Ma ora la difficoltà non è risolta — lo vede bene anche Trotski — semplicemente combattendo il cosiddetto sabotaggio. Egli vede che il vecchio corpo amministrativo deve rimanere — ma deve diventare servitore di quello che è sottoposto alla guida del proletariato. Trotski vede in questo la prima grande difficoltà. Questo è qualcosa di cui crede di poter superare con i suoi mezzi astratti, cosa che però non supererà. Qui inizia l’illusionario, perché Trotski è uno spirito estraneo alla realtà. Questa natura illusionaria è fondata nell’astrazione, che si possono semplicemente fare i burocrati tecnici, gli intellettuali, la gente commerciale, servitori di un collegio di proletari che detta. È l’incredulità nella configurazione della vita soulico-spirituale, che parla da questa illusione. Se si rimane alle vecchie idee, se non si considera come giusto quello che ho spesso sottolineato qui, che la trasformazione sociale deve procedere da nuovi pensieri — se si riprendono semplicemente i vecchi tecnici, i vecchi burocrati, i vecchi generali, se si riprendono semplicemente l’Antico, senza soprattutto attraverso l’educazione andare incontro al Nuovo, allora si innalzerà esattamente così dopo un certo tempo come era. Vale a dire, non lo supererete, ma continuerete semplicemente. Potete superare il sabotaggio attraverso misure di violenza per un certo tempo, ma sorgerà sempre di nuovo e di nuovo; perché proprio se è giusto che l’uomo è dipendente dalla situazione in cui si trova — e lo è dai tre a quattro ultimi secoli, questo è vero per la storia moderna — allora deve, se non lo rendete indipendente dalle circostanze attraverso pensieri efficaci, che però possono provenire solo dalla vita dello spirito, ripetutamente, come il gatto sulle zampe, ricadere nei vecchi modi di pensare e quindi nei vecchi modi di agire.
Qui risiede uno dei punti in cui questo pensiero si rivela come illusionario, come completamente estraneo alla realtà. Potrei cita molti tali punti; ma voglio solo mostrarvi la configurazione particolare di questo pensiero. Voglio mostrarvi con singoli esempi come questo pensiero si rivela estraneo alla realtà. Non si può semplicemente pensare: questo o quello deve accadere, ma si deve fare i conti con gli impulsi legali che esistono nella realtà. Se non si vive con essi, allora necessariamente si cade vittime di illusioni. E una delle illusioni più significative in Trotski è ad esempio questa: Trotski sa che attraverso l’oppressione particolarmente forte che le grandi masse anche del proletariato contadino — si può già chiamarlo così — hanno subito soprattutto in Russia, che lì le circostanze dovevano necessariamente intensificarsi in modo straordinario. Lo sa, che la forma che la rivoluzione assume sotto queste circostanze particolari non può portare alla vittoria. È estraneo alla realtà, ma non così estraneo alla realtà da non comprendere ragionevolmente che non si può apportare una nuova struttura sociale unilateralmente su un territorio, per quanto grande, che però in relazione all’intera terra è ancora un piccolo territorio, nelle circostanze attuali. Per questo Trotski contava sulla rivoluzionizzazione da parte del proletariato su tutto il mondo civilizzato e non si abbandonava all’illusione che la rivoluzione russa potesse vincere per se stessa. Sapeva che dipendeva dalla vittoria della rivoluzione proletaria su tutto il mondo.
Ora, in questi pensieri si è immerso l’intero carattere astratto della concezione di Trotski. Trotski credeva alla rivoluzione proletaria del mondo intero, credeva che gradualmente la guerra assumerebbe un tale carattere, che su tutto il mondo una sorta di rivoluzione proletaria verrebbe, che la guerra si trasformerebbe in rivoluzione proletaria.
Ora questa catastrofe bellica si trasformerà ancora in molti modi. Ma già ora la realtà ha sufficientemente mostrato che questo pensiero di Trotski è estraneo alla realtà. Sarebbe solo reale se questa catastrofe bellica fosse finita con l’esaurimento generale, se non fosse stata raggiunta una così evidente cosiddetta vittoria — l’ha raggiunto in modo strano — da un lato, una vittoria che semplicemente toglie dal mondo questa speranza che un esaurimento uniforme entrerebbe su tutto il mondo civilizzato. Quello che avviene è un’egemonia decisa delle potenze occidentali con una dipendenza completa delle potenze centrali e orientali. Un dominio completo delle potenze centrali e orientali da parte delle potenze occidentali, questo è quello che inizialmente si è rivelato come la forza motrice, che non poteva essere altrimenti. Per colui che ha compreso la realtà su questo terreno, era chiaro. Ma Trotski è uno spirito estraneo alla realtà, altrimenti dovrebbe dirsi oggi: Gli eventi mi hanno confutato. — Ha pronunciato una parola che non è infondata se si pensa solo astrattamente, che è molto spiritosa. Ha detto: La visione borghese della vita del presente non ha altra scelta che tra guerra duratura e rivoluzione. La cosa è andata diversamente. È venuta una cosiddetta vittoria delle potenze occidentali, né guerra duratura né rivoluzione. E in quello che si prepara ad occidente non risiede alcun germe di alcuna rivoluzione proletaria, ma risiede l’organizzazione di tutto l’occidente in una grande borghesia organizzata statalmente, che si oppone al proletariato dell’Europa centrale e orientale.
Questo è il risultato storico mondiale, per così dire, che cambierà ancora, ma che inizialmente è presente. Questa è la realtà. Così Trotski si dovrebbe semplicemente riconsiderare oggi in modo completamente diverso, se guardasse la realtà. Dovrebbe dirsi: Come dovrebbe vincere quello che volevo con la rivoluzione russa sotto questa organizzazione, dato che una delle più importanti premesse, la rivoluzione mondiale del proletariato, non entrerà? — Se anche oggi conta ancora su questa rivoluzione mondiale, allora questo è una prova della sua estraneità alla realtà.
Ancora in un altro punto si rivela in modo strano il modo di pensiero estraneo alla realtà di tale rivoluzionario. Naturalmente tali rivoluzionari hanno sempre anche indicato che il male più grande è il cosiddetto militarismo tedesco-prussiano, che deve essere vinto, che deve essere tolto dal mondo. Ora lo sviluppo è andato al punto che il militarismo tedesco-prussiano è stato tolto dal mondo; ma il militarismo dell’Intesa eserciterà nei prossimi tempi un’azione di dominio abbastanza notevole! Ma di questo non voglio neppure parlare, ma del fatto che Trotski stesso ha dovuto discutere: Quale è uno dei compiti immediatamente più importanti della rivoluzione russa, se vuole mantenersi? — La sua risposta a questo è: La creazione di un esercito! Questo è proprio quello che Trotski designa come il prossimo, il compito più importante! Queste cose dovrebbero essere ben considerate, dovrebbero essere ben comprese. Perché solo se si considerano e si comprendono veramente queste cose, allora si arriva al punto di dirsi: Devo però guardare un po’ più profondamente negli impulsi dell’umanità, se voglio formarmi rappresentazioni su quello che deve diventare dal caos che la catastrofe bellica ha gradualmente sviluppato. Oggi l’umanità è ancora piuttosto riluttante ad entrare in tali impulsi, come li ho sviluppati da vari punti di vista come i veri, gli unici possibili impulsi sociali. Ma l’umanità potrebbe entrarvi, se semplicemente decidesse di guardare più da vicino le vere forze che governano nello sviluppo dell’umanità.
Una parola è straordinariamente caratteristica, che appare sempre di nuovo nei cervelli dei rivoluzionari russi. Che cosa vogliono realmente questi dittatori proletari nel complesso? Vogliono fare il mondo intero una grande fabbrica, una fabbrica compenetrata da una sorta di sistema di contabilità bancaria, che si estende su tutto il gruppo che si può abbracciare. — I vecchi tecnici, i vecchi burocrati, anche i vecchi generali, li vogliamo accertare per la nostra dittatura proletaria! Ma la contabilità la dobbiamo tenere in mano, la contabilità per l’economia globale, cioè il centro di fabbrica! — Anche questo non è affatto sorprendente, perché il movimento intero è scaturito dall’industria moderna. Se solo si considerasse che è scaturito dal proletariato dell’industria moderna, non ci si meraviglia che il modo di pensare di questo proletariato, che si è formato su quello che ha visto nelle fabbriche, dovrebbe essere applicato a tutto quello che ora si può prendere in mano. È naturalmente la conseguenza e la conseguenza del fatto che la borghesia non ha prestato attenzione al fatto che questo proletariato si è sviluppato in una misura così enorme nei tempi moderni. E anche se era una necessità che la borghesia si chiudesse gli occhi e lasciasse tranquillamente tutto emergere, non è tuttavia una necessità che ora anche le circostanze molto più importanti, le forze motivazionali che giacciono nel mondo, rimangono non considerate; perché senza la considerazione di queste forze motivazionali non c’è possibilità di acquistare familiarità con i compiti sociali. Ci si deve sapere quanto differenziata è l’umanità su tutta la terra — l’ho già detto ieri o l’altro ieri. Si deve sapere che ad occidente vive un’umanità diversa che ad oriente e al centro, e che non si può provocare alcun’organizzazione sociale con idee astratte, senza considerazione per le realtà. La rivoluzione russa dovrà naufragare nella sua estraneità alla realtà come nella sua grande illusione.
Tali illusioni possono certamente gli uomini, che dall’educazione sono anche esseri socialmente liberi — cioè liberi in quanto colui che ha il potere può esercitare quello che risiede nel potere — realizzare nella realtà per un tempo. Ma la realtà le esclude, perché non può usarle. La realtà accetta solo quello che è in linea con il corso di questa realtà. Non dobbiamo dimenticare che la cosa più importante è che viviamo proprio nell’epoca dello sviluppo dell’anima cosciente, e che questo sviluppo dell’anima cosciente su tutta la terra si presenta in una forma nettamente differenziata.
Consideriamo ora una volta secondo le più importanti, diciamo differenziazioni europee che si manifestano nella lingua, i vari impulsi che stanno alla base del mondo civilizzato. Vi ho spesso esposto come nella popolazione che parla inglese risiede il vero germe per lo sviluppo dell’anima cosciente. È importante che si tenga conto di questo. Tutto ciò che, se così si può dire, dal mondo sotto l’influenza della popolazione che parla inglese diventa, è collegato con questo. Con tutti gli impulsi che conducono appunto all’instaurazione dell’anima cosciente, il popolo — non parlo mai del singolo uomo, ma del popolo — della popolazione che parla inglese è equipaggiato. Ora è così che lì l’inclinazione verso l’anima cosciente emerge in un modo completamente diverso che nell’altro dell’umanità, questo istinto si manifesta istintivamente. Vive da nessuna parte nel mondo questo istinto, per così dire, così spiritualizzato, la capacità istintiva di sviluppare l’anima cosciente, come nel popolo inglese. Lì è istinto. E da nessun’altra parte la cosa è istinto, nemmeno nella popolazione romanica inserita nella popolazione che parla inglese. Il popolo romanesco è in realtà successore di quello che veramente visse nella quarta epoca postatlantica. Allora questo popolo romanico aveva gli istinti per quello che era particolarmente sviluppato nella quarta epoca postatlantica. Ora i suoi istinti non sono più elementari nello stesso modo, ma sono razionali, intellettualizzati; appaiono come retorica, attraverso l’intelletto, attraverso l’anima, come forma decorativa. Sono stati sollevati dall’istintivo. Quello che come, per così dire, temperamento popolare emerge nel popolo romanico, è completamente diverso da quello che emerge come temperamento popolare nel popolo inglese. Nel popolo inglese questo tendere verso l’anima cosciente, questo sforzo dell’uomo singolo di stare su i propri piedi, è istinto.
Quello che è il compito del quinto periodo postatlantico è dunque come istinto, come impulso istintivamente proveniente dall’anima intera proprio in questo popolo radicato. Vedete, questo è collegato con l’intera posizione di questo popolo nel mondo. È collegato con il fatto che questo impulso all’interno della struttura sociale della popolazione che parla inglese è quello determinante, quello decisivo, che può sopprimere gli altri tendenze. Gli altri tendenze sono, come potete vedere dai miei sviluppi, già dalla strutturazione che ho dato alla questione sociale: l’impulso economico e l’impulso della produzione spirituale. Ma studiate semplicemente una volta psicologicamente il popolo della popolazione che parla inglese: I due altri, l’impulso economico e l’impulso della produzione spirituale, stanno completamente all’ombra di quello che viene dall’impulso istintivo, che tende verso lo sviluppo dell’anima cosciente.
Per questo i rami, che devono formare la vita sociale del futuro, ricevono proprio all’interno del popolo che parla inglese la loro colorazione assolutamente particolare. I tre ambiti devono rivelarsi nel futuro molto particolarmente efficaci, devono essere tonanti: primo la politica, che provvede alla sicurezza. Secondo l’organizzazione del lavoro, del lavoro puramente materiale, dunque l’ordine economico, il sistema economico. Questo è il secondo. Il terzo è il sistema della produzione spirituale, al quale, come allora vi dissi, conto anche la giurisprudenza, la magistratura. Questi tre articolazioni della struttura sociale, saranno naturalmente messi in ombra da quello che esiste come impulso principale in una qualsiasi differenziazione popolare. Grazie al fatto che nel popolo che parla inglese istintivamente l’evoluzione verso l’anima cosciente agisce, lo stare sui propri piedi, grazie a questo presso di loro, come la storia insegna così pienamente, assume la politica il posto più prominente. Questa politica è completamente dominata dall’impulso istintivo di mettere l’uomo sui propri piedi, di sviluppare pienamente l’anima cosciente. Questo impulso, perché è istintivo, e gli istinti hanno sempre radice nell’egoismo — questo è una semplice caratterizzazione, non una critica — spinge a tal punto che all’interno del popolo che parla inglese l’egoismo e l’obiettivo politico coincidono del tutto puramente; che la politica intera in modo del tutto ingenuo, senza che alcun politico della popolazione che parla inglese possa essergli addossata una colpa, possa essere messa al servizio dell’egoismo e proprio in tal modo la missione del popolo che parla inglese venga realizzata. Solo così venite al punto di afferrare la vera essenza della politica inglese, che per tutta la popolazione terrestre sostanzialmente suona come una nota dominante. Perché ovunque la politica inglese viene considerata come un ideale, l’ordine parlamentare con il dondolamento tra maggioranza e minoranza e così via. Studiate una volta le circostanze nei diversi parlamenti, come si sono formati, vedrete dappertutto che la politica britannica è stata tonante proprio per la vita politica. Ma quando essa si è diffusa sui popoli differenziati diversamente, non poteva più essere la stessa cosa, perché è radicata e propriamente radicata nell’egoismo, nell’egoismo, che necessariamente inerisce tutto l’istintivo.
Questa è anche la difficoltà della comprensione che sussiste, quando la gente vuole comprendere la politica inglese o la politica americana. Non viene guardata la sfumatura che deve assolutamente essere guardata: che questa politica deve essere egoistica, che deve riposaare completamente su impulsi egoistici. Attraverso la sua natura particolare deve riposaare su impulsi egoistici. Considererà dunque questi impulsi egoistici come la cosa naturale, come la cosa legale, come la cosa morale. Non c’è nulla da obiettare. Non deve essere censurata, ma compresa semplicemente come una necessità storica mondiale, sì, anche cosmica. Non può neppure essere confutata, per la semplice ragione che colui che da popolo inglese vuol confutare qualcosa, sempre, per così dire, è su una pista falsa. Vuole sulla base di ragioni morali, che qui non rientrano affatto in considerazione, negare che la politica del popolo inglese è egoistica. Ma ragioni morali non entrano affatto in considerazione. Avrà quello che effettua, quali sono i suoi risultati, proprio per questo carattere istintivo, per questo egoismo. Per questo nel nostro quinto periodo postatlantico a questo popolo che parla inglese è per così dire attribuito l’elemento della forza. Ricordatevi dei tre articoli nella fiaba goethiana: forza, apparenza o sembianza, e saggezza, consapevolezza. Di questi tre articoli è attribuito al popolo che parla inglese la forza. Quello che realizza politicamente nel mondo, potrà realizzarlo per il fatto che appartiene alle sue proprietà innate, operare attraverso la forza. E operare attraverso la forza, nel quinto periodo postatlantico sarà preso come qualcosa di evidente. La politica inglese sarà accettata nel mondo intero — naturalmente si potranno criticare aspramente tutti i danni, che comunque nella realtà sul piano fisico sono sempre presenti, quello possono farlo gli stessi appartenenti all’Impero britannico — ma sarà accettata. Risiede semplicemente nello sviluppo dell’epoca che sia accettata, e cioè senza pensarvi, senza ricercare alcun fondamento. I motivi tutto sommato non valgono nulla, perché è una immediata evidenza, che la forza che viene da questo lato venga accettata.
Questo non è così nella popolazione romanica inserita. Questa vive per così dire l’ombra, il’ombra dell’epoca di quello che era nel quarto periodo postatlantico. Convertiti nell’intellettuale sono gli istinti. Qui gli istinti non sono più così elementari. Per questo la politica inglese è accettata naturalmente, la politica francese invece solo da coloro che la trovano gradevole. Il carattere francese viene amato nel mondo, per quanto piace. Non è così per il carattere inglese, ma è basato sulla naturalità, con cui dalla prospettiva istintiva gli vien ricade la politica attuale come qualcosa di efficace.
Così però è anche possibile che proprio all’interno della popolazione che parla inglese, attraverso l’impulso predominante, che si adatta alla politica, dell’egoismo e della forza — per la quale la dominazione mondiale necessariamente le ricade — l’economico è mantenuto in freni, è subordinato, e anche la vita spirituale, per quanto appartiene al quinto periodo postatlantico, entra al servizio di questa politica, che tutto in modo unitario in una certa misura entra al servizio della politica. Per questo semplicemente per questa ragione il marxismo è falso per il mondo che parla inglese. Perché il marxismo presuppone che la politica è un’appendice dell’ordine economico. Non è così, semplicemente attraverso gli istinti verso l’anima cosciente, che si formano nella popolazione che parla inglese. Non attraverso alcuna argomentazione, attraverso discussione, non attraverso alcunché di ciò che avviene altrimenti nel mondo, viene prevenuto un ordine marxista, ma per il fatto che l’Impero britannico è costruito su fondamenti di realtà diversi da quelli su cui il marxismo, il proletariato orientato al marxismo, costruisce. Questo è il grande contrasto tra il proletariato che pensa marxisticamente e quello che emerge dalla vita istintiva che l’Impero britannico mondiale porta nel mondo. Non l’istituto bancario o la contabilità, che Trotski vuol introdurre in Russia, avrà successo, ma il grande istituto bancario, il grande istituto finanziario, al quale attraverso i suoi arrangiamenti particolari è organizzato il popolo che parla inglese. Proprio se si esamina come il singolo popolo nel suo differenziamento si comporta rispetto ai tre articoli, che vi ho presentato come fondati nella realtà, è da comprendere.
Ancora qualcosa di straordinariamente importante si aggiunge. La differenziazione di cui vi ho parlato va tanto lontano che colui che non tende a uscire dal suo popolo, ma tende a entrare nel popolo — e la politica tende appunto nel popolo — quello fa esperienze al guardiano della soglia completamente diverse da colui che tende a uscire dal popolo. Qui giungo propriamente al punto, che se lo studiate assolutamente, vi dà un punto di riferimento per distinguere l’occultismo salutare, che naturalmente emerge su tutta la terra senza distinzione del popolo, da quell’occultismo che, come nelle società di cui vi ho parlato, si mette al servizio politico del popolo e agisce da lì. Potete domandare: come posso dunque distinguerlo? — Potete distinguerlo se tenete conto di queste grandi caratteristiche distintive che vi fornirò oggi.
Ogni uomo, per giungere al vero occultismo, che serve l’intera umanità, deve crescere fuori dal suo popolo, deve in una certa misura — possiamo usare l’espressione indiana — diventare «senza patria». Non deve contarsi verso alcun popolo riguardo all’essenza più intima della sua anima, non deve avere impulsi che servono solo a un popolo singolo, se vuol procedere in vero occultismo. Ma quell’occultismo, che vuole servire limitatamente a un popolo determinato, fa con il guardiano della soglia qualcosa di completamente particolare. Per tutti coloro che entro quelle società della popolazione che parla inglese cercano lo sviluppo occulto, si rivela qualcosa al guardiano della soglia: scoprono nel momento in cui vogliono attraversare la soglia, quali forze vivono nella più profonda natura umana, che emerge quando si entra nel mondo soprasensibile, forze che sono coequali alle forze distruttive dell’universo. Questo è lo spettacolo al guardiano della soglia. Se questi uomini vengono iniziati in una tale società occulta fino alla soglia, allora imparano a conoscere i poteri malvagi di malattia e morte, di tutto ciò che è paralizzante e distruttivo. Perché se le stesse forze che fuori in natura causano la morte, che sono dunque le distruttive — agiscono anche in noi — se queste forze in noi producono consapevolezza, allora è la consapevolezza che emerge in queste società. È una consapevolezza occulta. È la consapevolezza occulta specificamente che emerge in queste società. Si entra nel mondo soprasensibile abbastanza sicuramente, bisogna solo passare accanto al guardiano della soglia. Ma si deve passare accanto al guardiano della soglia in modo da fare l’esperienza, di conoscere la morte nella sua vera forma, come vive in noi stessi e fuori in natura.
Questo proviene dal fatto che nella natura esterna, come è oggi intorno a noi, vivono poteri arimanici. In questa natura esterna non potete percepire altri che poteri arimanici, per quanto rimangiate all’interno di questa natura esterna. Potete giungere alla manifestazione di tali poteri che entrano in modo spettrale nella natura esterna. Per questo l’inclinazione dell’occidente verso lo spiritismo, verso il vedere di tali figure, che in realtà appartengono al mondo sensibile-fisico, che nella vita ordinaria non sono visibili, ma possono esser resi visibili attraverso circostanze particolari. Sono tutti poteri di morte, poteri distruttivi, poteri arimanici. Non ci sono in tutto il vasto campo delle manifestazioni spiritiste altri spiriti che arimanici, anche dove le manifestazioni spiritiste sono genuine, perché sono gli spiriti che si portano dall’oltrepassare della soglia dalla realtà sensibile. Ve ne andate con loro, vi perseguitano lì. Attraversate la soglia, e la vostra compagnia ha nei demoni arimanici, che non avevate visto prima, che vedete lì, nei servi di morte, malattia, distruzione e così via. Questo vi scuote verso la consapevolezza soprasensibile, vi porta nel mondo soprasensibile.
Tutti questi uomini, che vengono così educati e istruiti per l’occultismo, fanno esperienze significative. Perché questa è un’esperienza significativa, di cui vi ho parlato, ma un’esperienza che si basa sul fatto che non vi dedicate all’occultismo universale per l’intera umanità, ma all’occultismo di un popolo particolare. Questa differenziazione esiste. E se vi viene detto da qualche parte nel mondo: Se attraversi la soglia, impari soprattutto a conoscere i poteri malvagi di malattia e morte — allora riconoscete da questo che l’occultista in questione viene da quell’angolo che ho spesso designato, semplicemente dall’esperienza che comunica su quello che ha esperito al guardiano della soglia.
Diversamente sta la cosa presso la popolazione che parla tedesco. La popolazione che parla tedesco ha anche qualcosa, per così dire, inserito. La popolazione inglese ha il popolo romanico inserito nel suo ambito di potenza mondiale; la popolazione che parla tedesco ha qualcosa che non viene dal passato, ma che è come un lampo di calore della futura: lo slavismo. Lo slavismo, che inizia in Russia, è futuro, è già solo secondo il germe futuro; ma i Slavi proposti sono postazioni avanzate, sono lampi di calore per quello che si prepara. Mostrano in qualche modo il lampo di calore del futuro del mondo germanico-mitteleuropeo, come il popolo romanico mostra l’ombra del passato del mondo occidentale che parla inglese.
Ma questo elemento tedesco stesso non ha una disposizione istintiva verso lo sviluppo dell’anima cosciente, ma ha solo la disposizione di potersi educare verso l’anima cosciente. Mentre dunque nel britannico è presente la disposizione istintiva verso lo sviluppo dell’anima cosciente, il tedesco dell’Europa centrale, se vuol in qualche modo risvegliare in sé l’anima cosciente, deve esserne educato. Può acquisirla solo attraverso l’educazione. Poiché l’epoca dell’anima cosciente è allo stesso tempo l’epoca dell’intellettualità, il tedesco, se vuol in qualche modo risvegliare in sé l’anima cosciente, deve diventare un uomo intellettuale. Per questo il tedesco ha cercato la sua relazione con l’anima cosciente preferibilmente per mezzo dell’intellettualità, non per mezzo della vita istintiva. Per questo i compiti dei Tedeschi hanno raggiunto solo coloro che in una certa misura hanno preso in mano la loro autoeducazione. I semplici uomini istintivi rimangono intoccati da questo risvegliamento dell’anima cosciente, rimangono in una certa misura indietro.
Questo è anche il motivo per cui il popolo britannico è istintivamente da principio disposto alla politica, mentre il popolo tedesco è un popolo apolitico, non è affatto disposto alla politica. Se vuol praticare politica, sta di fronte a un grande pericolo, che vi risplenderà particolarmente, se tenete conto del fatto che il germanesimo ha assunto di introdurre nel mondo, nel campo intellettuale, l’elemento che è il secondo elemento. Britannico: la forza; elemento tedesco: l’apparenza, se vogliamo, dite pure: il sembianza, la configurazione del pensiero, quello che in una certa relazione non è saldo alla terra. Nel britannico tutto è saldo alla terra. Nel germanesimo si tratta di qualcosa che non è saldo alla terra, ma che è sviluppato dialetticamente. Seguite una volta l’intellettualità dei Tedeschi, potete paragonautarla al grecesimo, solo che i Greci hanno configurato il sembianza riguardo alla natura dell’arte figurativa; i Tedeschi hanno configurato il sembianza particolarmente riguardo alla natura dell’intellettualizzazione. Non esiste infine nulla di più bello di quello che è configurato attraverso il goetheanesimo, attraverso Novalis, attraverso Schelling, attraverso tutti questi spiriti che sono in realtà artisti nel pensiero.
Questo rende i Tedeschi un popolo apolitico. Sono, se devono essere politici, non all’altezza di un uomo che pensa istintivamente in politica.
Dei tre elementi elencati nella fiaba di Goethe — forza, sembianza, consapevolezza — è toccato al Tedesco nell’epoca intellettuale la configurazione del sembianza dell’intellettualità. Se ora però vuol intervenire nella politica, sta di fronte al pericolo che quello che è bello all’interno della configurazione del pensiero introduce nella realtà; questo è il fenomeno per esempio di Treitschke. Di fronte alla realtà diventa talvolta quello che è proprio nel sembianza è bello — «sembianza» e «bello» ha persino nel suono della parola una simile origine — perché non risiede nelle disposizioni proprie, qualcosa che non riguarda affatto propriamente l’uomo, che in realtà rimane pura affermazione, che allora deve fare sulla realtà l’impressione di falsità. Perché il grande pericolo, che naturalmente deve essere superato, ma non è sempre superato, consiste nel fatto che il Tedesco non solo, se è cortese, mente, ma che può anche mentire quando vuol portare esattamente i suoi migliori talenti in un ambito per il quale non ha disposizioni innate, ma per il quale le disposizioni possono solo essergli insegnate, per il quale deve sforzarsi.
Ho detto alcuni anni fa: L’Inglese è qualcosa; il Tedesco può solo diventare qualcosa. Per questo è così difficile con la cultura tedesca, per questo nella cultura tedesca e nella cultura austro-tedesca escono sempre in rilievo solo singole personalità, che hanno preso in mano se stesse, mentre la massa larga vuol essere dominata, non vuol occuparsi affatto dei pensieri che presso la popolazione che parla inglese sono collocati negli istinti. Per questo la popolazione mitteleuropea cadde anche a tali desideri di dominio come erano quelli degli Asburgo e degli Hohenzollern, proprio a causa della natura apolitica, perché ne sussistono esigenze completamente diverse se il Tedesco vuole giungere al suo compito. Deve essere educato a questo compito. Deve essere per così dire toccato da quello che Goethe ha plasmato nel Faust, dal divenire dell’uomo tra nascita e morte.
Anche questo mostra al guardiano della soglia. Se qualcuno nel popolo tedesco rimane fermo, e giunge al guardiano della soglia, non se ne accorge come quelle società britanniche, di cui ho parlato, dei cattivi servitori di malattia e morte. Da questo potete fare la distinzione, se tenete conto del tutto di queste cose. Nota soprattutto come i poteri arimanici e luciferici — gli uni irruendo dalla realtà fisica, gli altri avanzando dal mondo spirituale — si trovano in battaglia, e come questa battaglia deve essere contemplata, perché è in realtà una battaglia che continua sempre, perché non potete mai arrivare a dire: lì sarà la vittoria. Con quello si fa familiarità al guardiano della soglia, con quella che è la vera base reale del dubbio, con quello che vive nel mondo come battaglia continuamente riaccesa, indecisa, che però vi porta diritto nel vacillamento, che però allo stesso tempo educa a guardare il mondo dai più svariati lati. E questa sarà la missione particolare, nonostante tutto, del germanesimo, che da questa parte interviene nella cultura mondiale, anche come germanesimo. Attraverso il suo popolo particolare certe cose, che voglio toccare oggi ad esempio nel campo della consapevolezza, potranno essere sviluppate solo attraverso il popolo tedesco.
Dal popolo britannico è emerso il darwinismo nella sua colorazione materialistica. Questo è un principio del tutto giusto — potete leggerlo negli «Enigmi della filosofia» — che gli esseri organici si sono sviluppati gradualmente dal perfetto al più perfetto fino all’uomo. Il perfetto proviene dall’imperfetto — è questo principio assolutamente giusto se si guarda il mondo fisico e si passa al guardiano della soglia alle forze di morte e distruzione. Ma si può anche dire diversamente: che l’imperfetto proviene dal perfetto. Leggete il capitolo su Preuss nel secondo volume degli «Enigmi della filosofia». Si può allo stesso modo provare che prima c’era il perfetto e poi attraverso decadenza sorge l’imperfetto; che prima c’era l’uomo e che da lui i regni naturali altri derivano attraverso decadenza. Questo è proprio così giusto! La situazione in cui si trova l’uomo che conosce nel momento in cui deve dirsi: l’uno è giusto, l’altro è giusto — percepire questa situazione in tutta la sua fecondità, questo è stato veramente dato attraverso il popolo solo al ceppo tedesco. Non si comprende questo in nessun’altra parte del mondo. Non si comprende nel mondo che la gente possa litigare a lungo su questo, che l’uno possa asserire: Gli esseri perfetti derivano da quelli imperfetti, come ad esempio Darwin; o che l’altro possa asserire, come Schelling: Gli esseri imperfetti derivano da quelli perfetti. Hanno entrambi ragione, cioè da diversi punti di vista. Se si vede il processo spirituale, allora l’imperfetto deriva dal perfetto, se si vede il fisico, allora il perfetto deriva dall’imperfetto.
Su questo tutto il mondo è stato addestrato a poter tenere verità unilaterali. I Tedeschi sono a questo, per così dire, tragicamente condannati, ad autobocci contro i loro stessi istinti, se vogliono rimanere a una verità unilaterale. Se sviluppano i loro istinti, allora si dispiega loro dovunque immediatamente, se solo si approfondiscono un poco: Se si fa una qualche asserzione sui nessi mondiali, allora anche il contrario di questa è giusto. E solo attraverso lo sguardo dei due è possibile vedere la realtà. Lo si impara così giusto al guardiano della soglia, quando si vede la battaglia degli spiriti, gli uni che fino al guardiano della soglia vi accompagnano dal mondo fisico, e quelli che vi si scagliano incontro dall’altro, dal mondo soprasensibile, che però dalle società, di cui ho parlato, non vengono nemmeno notati.
Completamente diversamente è con la popolazione che parla principalmente in slavo. Ho già detto: in una certa misura gli slavi occidentali sono inseriti nella popolazione che parla tedesco, dell’Europa centrale. Come il popolo romanico è l’ombra del passato, così gli slavi occidentali inseriti, con i quali la popolazione che parla tedesco si è venuta a collegare verso oriente, sono il lampo di calore di quello che deve emergere dallo slavismo nel futuro. Così mostrano in una certa maniera opposta quello che mostra la popolazione romanica all’interno di quella che parla inglese. Gli slavi occidentali sono anche nell’epoca dell’anima cosciente per l’intellettualità organizzati, ma la mistica, la trasformano in misticismo. I Tedeschi sono apolitici. Gli slavi occidentali sono anche apolitici, ma tendono a una depone del mondo spirituale nel mondo fisico, lo fanno già dalla vita attuale. Attraverso questo hanno la proprietà opposta come ad esempio i Francesi o gli Italiani. Gli Italiani e i Francesi dipendono nella loro politica da come piacciono agli altri, la politica dell’Inghilterra è accettata come naturale, che piaccia o no. La politica della Francia dipendeva da come i Francesi piacevano agli uomini, da questo era dipendente l’efficacia di quello che facevano. Piacquero davvero in certi tempi. Presso gli slavi occidentali è diverso. La loro politica dipende da come la loro natura spirituale agisce in modo antipatico sulla popolazione che parla tedesco. Dipendono da come non piacciono. E potete studiare il destino dei Cechi, dei Polacchi, degli Sloveni, dei Serbi, degli slavi occidentali: è dato da quanto non piacciono, non sono graditi alla popolazione dell’Europa centrale. Il rapporto verso i Francesi o gli Italiani o gli Spagnoli è dato da come piacciono; il rapporto verso i Polacchi, gli Sloveni, i Cechi, i Serbi è dato da come non piacciono. Studiate la storia, troverete questo detto in modo meraviglioso confermato, perché l’uno ha a che fare con il passato, l’altro con il futuro.
Completamente diversamente stanno le cose presso la popolazione slava dell’oriente, che porta in sé il germe per il futuro. Lì la cosa sta così, che una spiritualità germinale è il carattere fondamentale, l’essenza più elementare di questa popolazione slava. Per questo il russismo ad esempio in un grado ancora più elevato che la massa larga della popolazione tedesca, che contunamente lancia solo le sue individualità, è dipeso dall’individualità, che al di fuori del popolo riceve rivelato quello che il popolo dovrebbe ricevere rivelato. Per questo ancora a lungo — fino al sorgere del sesto periodo postatlantico — la cultura popolare russa sarà una cultura di rivelazione. Il russo è più di un altro uomo dipeso dal veggente, è però anche ricettivo per quello che il veggente gli porta.
La popolazione che parla inglese è portata attraverso la sua politica semplicemente a quello a cui è disposta dalla sua natura. La popolazione che parla tedesco è portata attraverso la sua politica a qualcosa che in realtà non le conviene, attraverso il quale può facilmente venire in acque torbide, in falsità, soprattutto se si abbandona agli istinti, mentre non può mai venire in acque torbide con opportuna autodisciplina di coloro che realmente rappresentano il popolo tedesco, che tendono verso l’intellettualità. Perché gli altri non hanno ancora raggiunto quello che è la vera essenza del popolo tedesco, vivono sotto il livello. Ancora più è il caso con il popolo russo. Il popolo russo non è solo apolitico come il tedesco, ma è antipolitico. Per questo la politica britannica sarà egoistica, la politica tedesca cacgerà nell’idealismo sognante, che con la realtà non ha molto a che fare, con tutto — ora non è inteso moralmente — il falso, con tutto il teorizzante, perché tutto il teorizzante è falso. La politica russa deve essere completamente falsa, perché è un elemento straniero, non è appropriata al carattere russo. Se il russo dalla sua natura deve diventare politico, preferibilmente si ammala, perché dentro il popolo russo «diventare politico» significa ammalarsi, significa assorbire forze distruttive. Il russo è antipolitico, non apolitico solo. Può essere sopraffatto da tali politici, come erano ad esempio coloro che stavano al punto di partenza di questa catastrofe bellica. Ma non agiscono come russi, agiscono come qualcosa di completamente diverso. Ma il russo si ammala se deve essere politico, perché non ha nulla a che fare con la politica, se rimane all’interno del suo popolo. Ha a che fare con qualcosa di diverso: con quello che significa il terzo potere secondo la fiaba di Goethe, con la consapevolezza, con la saggezza, che nel sesto periodo postatlantico deve sorgere per l’umanità.
Così è distribuito il triarticolato: forza, apparenza, consapevolezza — occidente, centro, oriente. Questo deve essere tenuto in conto. Perché fondamentalmente questa natura russa si ammala di politica, può quindi una tale politica come quella del bolscevismo inizialmente toccarle nella sua forma più drastica, nella sua forma più radicale; perché le si potrebbe altrettanto bene imprimere qualcosa di diverso. Non è solo apolitica, è antipolitica.
Anche queste cose si mostrano al guardiano della soglia. Quello che il russo quando rimane come occultista entro il suo russismo al guardiano della soglia percepisce soprattutto, sono gli spiriti che dal di là si scagliano avanti. Non vede gli spiriti che lo accompagnano, non vede la battaglia dei spiriti, vede soprattutto gli spiriti che si scagliano avanti dal di là. Vede quegli spiriti che sono in certo qual modo pieni di luce. Non vede la morte, non vede il danno, vede quello che col sublime quasi annega l’uomo, che lo riempie soprattutto col gran pericolo di essere umile e sempre più umile, di inginocchiarsi davanti al sublime. L’abbagliamento da quello che viene da là, questo è il pericolo al guardiano della soglia per il russo che rimane come occultista entro il suo popolo.
Sì, tali cose bisogna tenere in considerazione se si vuol vedere la vera realtà. Così stanno le cose nel mondo, così le cose operano. Con astrazioni non si esce. Mai l’umanità è venuta a capo con astrazioni. Nelle epoche passate l’umanità ha avuto istinti. Ma uno solo istinto è nella sua spiritualizzazione presso la popolazione che parla inglese: l’istinto di sviluppare l’anima cosciente. L’altro deve essere acquisito consapevolmente. E questa è la caratteristica per il mondo, che queste cose devono essere acquisite consapevolmente. Senza consapevolezza delle forze che operano nell’umanità, di cui abbiamo di nuovo parlato oggi, è impossibile pensare anche solo di dire qualcosa di autorevole nel sociale. Si parla come il cieco del colore, quando si parla di riforma sociale, senza conoscere l’oggetto a cui si estende questa riforma. È questo che ripetutamente spinge a ricordare che il tempo è venuto dove l’uomo deve prendere seriamente l’imparare attraverso la sua vita, non può prenderla giocosamente. Con le cose che acquisistiamo dai nostri istinti ereditati nel futuro, raggiungiamo la vita al massimo fino al nostro 27º anno e nel futuro sempre fino a un anno più basso. Lo sapete dalle considerazioni precedenti. Abbiamo bisogno di qualcosa che ci mantenga il tutto della vita come un uomo che diventa e non come un uomo che è, non come un uomo finito, come un uomo pronto. Molto l’umanità capirà correttamente proprio dalla questione sociale da queste cose. Molto correggerà di quello che oggi ha di pensieri illusionisti, e molto deve essere corretto. Si può già dire: il compito che sta di fronte all’umanità, voi lo chiamerete difficile, ma si può superare. Pensate solo una volta che sedevate qui, conoscevate queste cose adesso. Ma non vedete voi stessi per questo come uomini particolarmente scelti, ma ricordatevi che là fuori nel mondo molti altri saranno, che possono comprendere la stessa cosa. Non è un’impossibilità che queste idee si inseriscono veramente nell’umanità. Così l’ostacolo è solo un ostacolo costruito artificialmente. L’ostacolo costruito artificialmente è certamente terribile; ma deve essere superato, perché altrimenti non c’è redenzione. Ognuno faccia al suo posto quello che è possibile per superare le difficoltà su questo terreno.
C’è molto per l’umanità, molto molto da fare, se solo ci pervade dalla serietà del compito: acquisire prima di tutto consapevolezza della realtà, non vivere torpidamente addormentati, e soprattutto non lasciare che l’umanità viva torpidamente addormentata. — Se oggi si incontrano persone, allora si nota quanto poco queste persone siano disposte a entrare in tali cose in realtà. Abbiamo esperito gli ultimi quattro o quattro anni e mezzo, miei cari amici! Persone ben intenzionate, anche completamente intelligenti, si poteva continuamente vederle avanzare con certi programmi per il futuro — e quanti programmi per il futuro ci sono là fuori nel mondo! La gente pensa di tutto, ma fin dall’inizio queste cose non sono per il bene, ma sono nullità o per il danno degli uomini; nullità, se nessuno vi entra, danno, se vi si entra. Solo una cosa bisogna prendersi: acquisire prima di tutto consapevolezza della realtà. Allora non crederete: posso fondare un’associazione, posso fare questo o quello, — ma vi sentirete obbligati ad acquisire consapevolezza della realtà e a pensare quello che pensate in accordo con questa realtà. Sì, se almeno entro il nostro movimento molti tentassero nel modo giusto di permeare la loro vita dell’anima con gli impulsi qui accennati, se si astenessero da ideali astratti, sognanti di felicità umana e invece studiassero quali sono proprio i compiti e gli impulsi della nostra epoca e dirigessero il loro comportamento di conseguenza. Allora già qualcosa si realizzerebbe.
Ora, volevo presentarvi ancora una volta da un punto di vista particolare come si deve studiare anche la questione sociale. Non si può andare avanti e dire: perché sono un uomo, comprendo la matematica e posso quindi costruire un ponte, — ma sappiamo: bisogna prima imparare la matematica, la meccanica, la dinamica e così via. Così bisogna conoscere le leggi dell’essenza umana, se si vuol avere anche il più semplice giudizio sociale. E gli uomini semplicemente non sono, come Trotski si immagina, esseri uguali su tutta la terra, ma al massimo in gruppi differenziati, se si affermano verso il popolo, o anche semplici individualità. Da una parte bisogna conoscere quello che caratterizza i gruppi, ad esempio secondo le lingue, come abbiamo considerato oggi; dall’altra bisogna acquistare — come è stato esposto ieri — una consapevolezza immediata da uomo a uomo individuale. È collegato con tutto quello che in noi può diventare un giudizio sociale, ma anche un sentimento sociale. Altrimenti non arriva in noi quello che come giudizio sociale e sentimento sociale deve vivere in noi.
Così volevo familiarizzarvi da una certa prospettiva di nuovo con quello che può dare direzione al giudizio sociale e al sentimento sociale. Volevo farvi notare la profonda serietà di quello che si chiama la questione sociale e anche che veramente buona volontà può essere presente in questo o quell’altro, come ad esempio in molti rivoluzionari russi, che però in loro sussiste estraneità alla realtà, miscredenza nel spirituale, l’opinione che gli uomini su tutta la terra senza differenziazione siano una cosa sola.
Che cosa è propriamente l’uomo che vive nell’astrazione di Trotski? Abbiamo visto: conoscere l’uomo, questo è la base, l’elemento primo della questione sociale! Che cosa è l’uomo che Trotski ha in vista? È l’uomo dell’Antico Testamento, che nel presente può spettrale solo come l’ombra dell’uomo dell’Antico Testamento. È l’animale con la capacità dell’astrazione. È l’animale in cui si sviluppa al di là dell’animalità solo la forza del pensiero astratto. L’animale umano è senza differenziazione su tutta la terra, perché le differenziazioni vengono dall’elemento soulico. Ma l’elemento soulico deve essere sviluppato verso lo spirituale; allora emerge la differenziazione. E l’elemento soulico deve essere studiato; allora mostra quella differenziazione che agisce anche soulicamente, ad esempio attraverso il riflesso che la lingua ha provocato e così via. Su queste cose vogliamo continuare a parlare il prossimo venerdì.
I tempi stessi parlano assai chiaramente, indicando che dobbiamo applicare alle condizioni e alla vita di questi tempi proprio quei sentimenti e quelle considerazioni che ricaviamo dal nostro approfondimento scientifico-spirituale. E non solo le circostanze esteriori di questa epoca parlano un linguaggio evidente, ma anche le nostre stesse concezioni scientifico-spirituali giustificano in certo modo questo linguaggio. Siamo infatti partiti, in molte delle nostre considerazioni, da un fatto fondamentale dello sviluppo umano: il fatto che questo sviluppo avviene in tappe successive, delle quali le più significative, che oggi ci riguardano principalmente, sappiamo essere cominciate con la grande catastrofe atlantica. Delle epoche postatlantiche sono trascorse quattro, mentre noi ora viviamo nella quinta tappa postatlantica dello sviluppo. E questa tappa evolutiva, iniziatasi nel quindicesimo secolo della nostra cronologia cristiana, è quella che possiamo chiamare dell’anima cosciente. Altre forze animiche sono state sviluppate prevalentemente negli altri periodi culturali. Nel nostro periodo culturale, che ha seguito il periodo greco-latino nella prima metà del quindicesimo secolo, l’umanità deve sviluppare gradualmente l’anima cosciente. Nel periodo precedente, che è iniziato nell’ottavo secolo precristiano e si è concluso nel quindicesimo secolo cristiano, l’umanità ha sviluppato prevalentemente, dal punto di vista culturale, l’anima di razionalità e sentimento.
Non abbiamo bisogno di soffermarci sulla caratterizzazione di queste tappe, ma vogliamo focalizzare specialmente ciò che è caratteristico della nostra epoca, di quest’epoca che per ora ha ancora molto pochi secoli alle spalle. Perché tale epoca dura mediamente un po’ più di duemila anni. Quindi rimane ancora molto da compiere in questo periodo dell’anima cosciente. In quest’epoca dell’anima cosciente, il compito della civiltà umana sarà quello di comprendere l’intera natura umana e di porla su se stessa, di elevare alla piena luce della coscienza molte, straordinariamente molte cose che l’uomo nei periodi precedenti sentiva istintivamente, giudicava istintivamente.
Vedete, molte difficoltà e molto caos che si manifesta intorno a noi e con noi in questo periodo diviene immediatamente comprensibile a chi sa che questo è il compito della nostra epoca: elevare l’istintivo alla coscienza. Perché l’istintivo accade in certo modo da sé; ma ciò che deve accadere consapevolmente richiede che l’uomo si sforzi interiormente, che innanzitutto cominci a pensare realmente da tutto il suo essere. E questo l’uomo teme. È qualcosa che l’uomo non ama fare: partecipare consapevolmente alla configurazione dei rapporti mondiali. Inoltre vi è qui un punto davanti al quale gli uomini oggi si ingannano ancora molto. Gli uomini pensano oggi: Ebbene, noi viviamo proprio nell’epoca dello sviluppo del pensiero. Gli uomini sono orgogliosi del fatto che oggi si pensa più di prima. Ma questo è innanzitutto un’illusione, un’illusione, una delle molte illusioni di cui vive oggi l’umanità. Quello che rende gli uomini così orgogliosi, questa raccolta di pensieri, è in molti casi istintiva. Solo quando l’istintivo, che è sorto nello sviluppo dell’umanità e che oggi si manifesta nell’orgoglio del pensiero, diviene attivo, quando il pensiero razionale scaturisce veramente non solo dal cervello, ma dall’intero essere umano, quando il pensiero razionale stesso diviene soltanto una parte della vita spirituale intera, quando viene elevato da ciò che è razionalistico a ciò che è immaginativo, ispirato, intuitivo, allora soltanto quello che in questo quinto periodo postatlantico dell’anima cosciente vuol emergere comincerà gradualmente a emergere. Ciò che si presenta all’uomo oggi — ciò che persino i più ordinari pensieri quotidiani possono indicargli riguardo alle sue particolari caratteristiche in questa epoca — è ciò che bisogna sempre di nuovo sottolineare: l’emergere della cosiddetta questione sociale.
Ma colui che seriamente si è immerso nella nostra scienza dello spirito orientata antroposoficamente giungerà molto facilmente alla percezione che l’essenziale nella configurazione di un ordine sociale, che lo si chiami statale o in altro modo, deve scaturire da ciò che l’uomo sviluppa da se stesso, da ciò che può sviluppare da se stesso con il compito di regolamentare il commercio da uomo a uomo. Tutto ciò che l’uomo sviluppa da se stesso corrisponde naturalmente a certi impulsi che in ultima analisi risiedono nella nostra vita animico-spirituale. Se si guarda la cosa in questo modo, ci si potrà chiedere: Non dovrebbe l’attenzione essere rivolta soprattutto agli impulsi sociali, a ciò che dalla natura umana vuol emergere come impulsi sociali? Chiamiamo pure, sebbene non pensiamo a qualcosa di puramente animalesco, questi impulsi sociali per amor di chiarezza impulsi sociali, tenendo però presente che l’impulso non deve essere pensato solo come inconscio o istintivo, ma che, quando parliamo di impulsi sociali, intendiamo: Noi viviamo nell’epoca della coscienza, e l’impulso vuole emergere nella coscienza.
Quando viene affermato che ci sono impulsi sociali e che vogliono realizzarsi, allora proprio nella nostra epoca si inserisce subito di nuovo quella terribile unilateralità che non deve essere lamentata, che deve essere guardata con calma, perché deve essere superata. L’uomo nel nostro tempo è così incline a considerare tutte le cose unilateralmente! È sempre come se si volesse far valere solo l’oscillazione di un pendolo da un lato, e non si considerasse mai che il pendolo dal punto di mezzo non può oscillare da un lato senza oscillare anche dall’altro lato. Così come un pendolo non può oscillare solo da un lato, così gli impulsi sociali nell’uomo non possono manifestarsi solo da un lato. Agli impulsi sociali si contrappongono nella natura umana semplicemente per questa ragione gli impulsi antisociali. E proprio come nella natura umana ci sono impulsi sociali, così ci sono impulsi antisociali. Questo soprattutto deve essere considerato. Perché i leader sociali e gli agitatori si abbandonano alla grande illusione che abbiano solo bisogno di diffondere certe concezioni, o di richiamare una classe di uomini disposta o incline a coltivare gli impulsi sociali, se sono concezioni. Sì, è appunto un’illusione procedere così, perché non si tiene conto del fatto che, esattamente come gli impulsi sociali sono presenti, gli impulsi antisociali sempre si fanno valere. Ciò di cui si tratta oggi è di poter guardare queste cose senza illusioni in faccia. Si può guardarle senza illusioni solo dal punto di vista scientifico-spirituale. Si potrebbe dire: L’umanità perde il più importante della vita se non guarda questa vita dal punto di vista scientifico-spirituale.
Dobbiamo chiederci: Come stanno realmente le cose nel commercio da uomo a uomo riguardo agli impulsi sociali e antisociali? Vedete, un rapporto fra uomo e uomo è nella sua realtà in fondo qualcosa di piuttosto complicato! Naturalmente il rapporto è diverso e si differenzia secondo le varie circostanze, ma dobbiamo cogliere il carattere comune nel rapporto fra un uomo e un altro uomo, dobbiamo chiederci: Che cosa accade veramente nella realtà complessiva — non solo in ciò che si presenta alle percezioni sensoriali ordinarie — che cosa accade nella realtà complessiva quando un uomo sta di fronte a un altro uomo? Da allora accade niente di meno che una certa forza che agisce da uomo a uomo. Il fatto che un uomo stia di fronte a un altro uomo significa semplicemente che una certa forza agisce da un uomo all’altro. Nel nostro agire da uomo a uomo, non possiamo restar indifferenti l’uno verso l’altro nella vita, nemmeno in semplici pensieri e sentimenti, anche se siamo distanti nello spazio. Se dobbiamo occuparci in qualche modo dell’altro uomo, se dobbiamo creare qualche possibilità di commercio, allora una forza agisce da un uomo all’altro. Questo è ciò che sta alla base della vita sociale. Questo è ciò che, quando si ramifica e si intreccia, in realtà fonda la struttura sociale degli uomini. Si ottiene naturalmente il fenomeno più puro quando si pensa al commercio immediato fra uomo e uomo: qui vi è l’aspirazione che l’uomo sia addormentato dall’impressione che un altro uomo fa su di lui. Quindi è qualcosa di continuo nella vita sociale che un uomo mediante un altro, con il quale sta in relazione, sia addormentato. Continuamente — il fisico direbbe — la tendenza latente c’è che nel commercio sociale un uomo addormenti l’altro.
Perché è così? Vedete, questo si basa su un’istituzione molto importante nell’essere complessivo degli uomini. Si basa sul fatto che fondamentalmente ciò che noi chiamiamo impulsi sociali in realtà si sviluppa pienamente dall’anima dell’uomo al livello ordinario della coscienza solo quando l’uomo dorme. Voi siete, finché non ascendete alla chiaroveggenza, realmente impregnati di impulsi sociali solo quando dormite. E solo ciò che continua dal sonno nella veglia agisce come impulso sociale nella veglia. Ma se sapete questo, non dovete meravigliarvi che l’essere sociale vuole addormentarvi mediante il rapporto da uomo a uomo. Nel rapporto da uomo a uomo deve svilupparsi l’impulso sociale. Può svilupparsi solo nel sonno. Quindi nel commercio da uomo a uomo si sviluppa la tendenza che un uomo addormenti l’altro al fine di istituire un rapporto sociale. Questo è un fatto che è sorprendente, ma si presenta immediatamente all’osservatore della realtà della vita. Il nostro commercio da uomo a uomo consiste nel fatto che innanzitutto la nostra capacità di rappresentazione in questo commercio è addormentata, al fine di istituire gli impulsi sociali da uomo a uomo.
Ma naturalmente non potete andare in giro per la vita continuamente addormentati. La tendenza a istituire impulsi sociali esiste già e si esprime nel fatto che in realtà dovreste continuamente avere inclinazione al sonno. Le cose di cui parlo naturalmente avvengono inconsciamente, ma non per questo meno realmente e non per questo meno pervasive della nostra vita. Quindi per l’istituzione della struttura sociale umana esiste continuamente una tendenza ad addormentarsi. Ma contro questo agisce ancora qualcos’altro. Agisce il continuo resistere, il continuo rivoltarsi degli uomini contro questa tendenza, se non dormono. Così quando state di fronte a un uomo, siete sempre in seguenti conflitti: In virtù del fatto che state di fronte a lui, in voi si sviluppa sempre la tendenza ad addormentarvi, a vivere il rapporto con lui nel sonno; in virtù del fatto che non potete sprofondare nel sonno, che non potete scomparire nel sonno, si rivolge in voi la controstorza per restare svegli. Questo si svolge sempre nel commercio da uomo a uomo: tendenza ad addormentarsi, tendenza a restare svegli. Ma la tendenza a restare svegli è in questo caso antisociale, affermazione della propria individualità, della propria personalità di fronte alla struttura sociale nella società. Semplicemente per il fatto che siamo uomini fra gli uomini, la nostra vita interiore oscilla fra il sociale e l’antisociale. E ciò che così vive come questi due impulsi in noi, ciò che si osserva fra uomo e uomo quando si vede uomo e uomo stare di fronte l’uno all’altro e li si osserva occultamente, questo governa la nostra vita. Quando facciamo ordinamenti — e questi ordinamenti possono allontanarsi ancora tanto dalla realtà per la coscienza molto intelligente dei nostri giorni — essi sono tuttavia un’espressione di questo rapporto a pendolo fra impulsi sociali e antisociali. Gli economisti possono riflettere su che cosa sia il credito, il capitale, la rendita e così via; queste cose che costituiscono la legalità nel commercio sociale sono solo oscillazioni del pendolo di questi due impulsi, dell’impulso sociale e di quello antisociale.
Vedete, a questo punto dovrebbe collegarsi sensatamente colui che pensa di trovare i rimedi in questa epoca. Perché donde viene la richiesta sociale nella nostra epoca? Ebbene, noi viviamo nell’epoca dell’anima cosciente, dove l’uomo deve porsi su se stesso. A che cosa è affidato allora? Egli è affidato, al fine di raggiungere il suo compito, la sua missione nel nostro quinto periodo postatlantico, all’affermazione di sé, a non lasciarsi addormentare. Egli è proprio per la sua posizione nel tempo affidato allo sviluppo degli impulsi antisociali. E il compito del nostro periodo non potrebbe essere raggiunto dall’uomo se proprio gli impulsi antisociali, attraverso i quali l’uomo si pone all’apice della sua propria personalità, non diventassero sempre più potenti. L’umanità oggi non ha ancora alcuna idea di quanto potenti debbano continuamente svilupparsi gli impulsi antisociali fino al terzo millennio. Affinché l’uomo si sviluppi correttamente, gli impulsi antisociali devono svilupparsi.
Nelle epoche precedenti lo sviluppo degli impulsi antisociali non era il pane spirituale della vita dell’evoluzione umana. Quindi non c’era bisogno di porvi un contrappeso e non vi si poneva. Nella nostra epoca, dove l’uomo per causa sua, per causa del suo singolo sé deve sviluppare gli impulsi antisociali — che già si stanno sviluppando, perché l’uomo è soggetto allo sviluppo, contro il quale niente si può fare — là deve venire ciò che l’uomo oppone agli impulsi antisociali: una struttura sociale tale da mantenere l’equilibrio di questa tendenza evolutiva. All’interno devono operare gli impulsi antisociali affinché l’uomo raggiunga l’altezza del suo sviluppo; all’esterno nella vita sociale deve, affinché l’uomo non perda l’uomo nella continuità della vita, operare la struttura sociale. Perciò la richiesta sociale nella nostra epoca. La richiesta sociale nella nostra epoca è in certo senso nient’altro che il necessario contrappeso contro la tendenza evolutiva interna dell’umanità.
Da ciò vedete allo stesso tempo che con considerazione unilaterale non si compie assolutamente nulla. Infatti pensate, così come gli uomini vivono ora, certe parole — e non voglio nemmeno parlare di idee o sentimenti — certe parole «valore», certi «valori» acquistano. Ebbene, «antisociale» acquista qualcosa che sembra antipatico, lo si considera come qualcosa di male. Bene, ma non ci si può occupare molto del fatto che sia considerato male o no, dato che è qualcosa di necessario, dato che — sia pure male, sia pure bene — appunto nel nostro periodo si collega con le necessarie tendenze evolutive dell’uomo. E quando allora qualcuno si presenta e dice che gli impulsi antisociali devono essere combattuti, questo è puro nonsense ordinario, perché non possono essere combattuti. Essi devono, secondo la tendenza evolutiva ordinaria dell’umanità, proprio afferrare l’interno dell’uomo nel nostro tempo. Non si tratta di trovare ricette per combattere gli impulsi antisociali, ma piuttosto di configurare, di ordinare gli ordinamenti sociali, la struttura, l’organizzazione di ciò che sta al di là dell’individuo umano, ciò che l’individuo umano non abbraccia, in modo che ci sia un contrappeso per ciò che agisce all’interno dell’uomo come impulso antisociale. Perciò è così necessario che l’uomo in questo periodo sia disarticolato dalla struttura sociale nella sua interezza. Altrimenti né l’una né l’altra possono essere pure.
Vedete, nelle epoche precedenti c’erano stati, c’erano classi. La nostra epoca aspira al di là degli stati, aspira al di là delle classi. La nostra epoca non può più dividere gli uomini in classi, ma deve riconoscere l’uomo nella sua totalità e metterlo in una struttura sociale tale che solo ciò che è separato da lui sia articolato socialmente. Perciò ho detto ieri nella conferenza pubblica: Nell’epoca greco-latina potevano ancora regnare la schiavitù, uno era il signore, l’altro lo schiavo, gli uomini erano divisi. Oggi abbiamo come resto proprio ciò che mette il proletario in tale agitazione: che la sua forza di lavoro è merce, che quindi qualcosa che è in lui è ancora organizzata esternamente. Questo deve andare via. E solo ciò che non riguarda l’uomo può essere articolato socialmente: la sua posizione, il luogo in cui è collocato; non qualcosa che è in lui stesso.
Tutto ciò che si conosce in questo modo riguardo alla necessaria evoluzione della vita sociale deve veramente oggi essere compreso in modo tale che, così come l’uomo non ha il diritto di contare se non ha mai imparato le tabelline, così poco ha il diritto di partecipare alle riforme sociali e simili se non ha mai imparato queste cose, come per esempio le cose che ora esponiamo: che c’è socialità e antisocialità nel modo in cui le abbiamo caratterizzate concretamente. Gli uomini che oggi spesso cominciano a parlare di rivendicazioni sociali nei posti più importanti delle nostre organizzazioni statali o sociali, ai sapienti sembrano persone che vogliono costruire un ponte su un torrente impetuoso e che non hanno mai imparato nemmeno il teorema del parallelogrammo delle forze o simile! Questi tali possono ben costruire un ponte, ma crollerà alla prima occasione. E così i leader sociali, o anche coloro che oggi coltivano altri ordinamenti sociali, mi sembrano: i loro ordinamenti si riveleranno impossibili alla prossima occasione, perché le cose richiedono che si lavori con la realtà e non contro di essa. È così infinitamente importante che finalmente si faccia sul serio con quello che, mi piacerebbe dire, è il nervo principale della nostra natura spirituale orientata antroposoficamente. Uno degli impulsi che ci animano nel campo del nostro movimento antroposofico è che portiamo appunto nell’intera vita umana ciò che la maggior parte degli uomini lasciano valere solo per la prima gioventù: Noi ci sediamo, anche se forse siamo già diventati grigi, di nuovo sul banco di scuola, sul banco di scuola della vita, naturalmente. Questa è anche una delle differenze che facciamo verso quegli uomini là fuori che credono che, se hanno bighellonato e bighellonato — no, voglio dire, hanno seguito lezioni, no, hanno studiato lezioni — fino ai venticinque, ventisei anni, allora per tutta la vita sono finiti! Allora ci sono al massimo divertimenti più elevati, non è vero, e simile, attraverso cui ci si appropria ancora l’uno o l’altro. Ma questo è quello che profondamente ci viene davanti all’anima, quando ci avviciniamo al nervo della scienza dello spirito: che l’uomo veramente deve imparare per tutta la vita, se vuol essere all’altezza dei compiti di questa vita. È così straordinariamente importante che anche con questo sentimento ci pervada. Se non si rompe con la credenza che, mediante le capacità che si sviluppano fino ai venti o venticinque anni, si possa già dominare tutto, che allora si debba solo riunirsi nei parlamenti o altrove e poter decidere su tutto, finché non si rompe con questa concezione, con questo sentimento, non può sorgere niente di salutare nella struttura sociale degli uomini.
Studio il rapporto reciproco fra il sociale e l’antisociale, questo è straordinariamente significativo per i nostri giorni. Possiamo studiare l’antisociale solo, perché, come ho esposto, nello sviluppo del nostro periodo si trova che questo antisociale appartiene proprio a ciò che più importante è che si affermi, e che deve svilupparsi in noi. Questo antisociale può essere mantenuto solo in certo equilibrio attraverso il sociale; ma il sociale deve essere coltivato, deve essere consapevolmente coltivato. E si vedrà che in questo quinto periodo postatlantico una tendenza esiste a mettere il sociale da parte proprio se ci si abbandona semplicemente a se stessi, se non si interviene attivamente, se non partecipiamo con l’attività animica. Ciò che è necessario e ciò che deve essere consapevolmente acquisito, mentre prima agiva istintivamente nell’uomo, è proprio l’interesse da uomo a uomo. Il nervo fondamentale di tutta la vita sociale è l’interesse da uomo a uomo.
Oggi appare quasi paradossale quando si dice: Gli uomini non riceveranno alcun chiarimento sui cosiddetti difficili concetti di economia nazionale se l’interesse da uomo a uomo non cresce, se gli uomini non cominciano a collegare le costruzioni che appaiono nella vita sociale con le realtà. Vedete, chi pensa così senza ulteriore considerazione al fatto che semplicemente mediante l’articolarità nella quale egli sta nell’ordinamento sociale, egli è sempre in un rapporto complicato da uomo a uomo? Supponiamo che abbiate una banconota da cento franchi in tasca e usate questa banconota da cento franchi, in quanto andate in una mattina e acquistate, per tanto da spendere questa banconota da cento franchi. Sì, che cosa significa il fatto che andate in giro con una banconota da cento franchi in tasca? La banconota da cento franchi è realmente una costruzione apparente, non vale niente in realtà e non varrebbe niente nemmeno se fosse moneta metallica. Non voglio oggi parlare di metallisti e nominalisti nel campo della teoria monetaria; ma anche se fosse moneta metallica, è realmente una costruzione apparente, non vale niente in realtà. Il denaro si interporta tra due altre cose, e solo per il fatto che esiste un certo ordinamento sociale, nel nostro tempo precisamente un ordinamento puramente statale, questa banconota da cento franchi che avete e che spendete in una mattina per le cose più diverse non è nient’altro che il valore equivalente per così tanti giorni lavorativi di così tanti uomini. Così tanti uomini devono compiere così tanti giorni lavorativi, così tanto lavoro umano deve fluire nell’ordinamento sociale umano, cristallizzarsi in merce, affinché il valore apparente di una banconota diventi veramente un valore — però soltanto per comando dell’ordinamento sociale. La banconota vi dà solo il potere di impegnare così tanto lavoro al vostro servizio, rispettivamente di comandare così tanto lavoro. Se avete spiritualmente davanti l’immagine: Ecco, ho la banconota, essa mi trasmette in virtù della posizione sociale nella quale sto il potere su così tanti lavoratori, e se ora vedete: ora, ora, ora nel corso della giornata altri vendono il lavoro di questi lavoratori come il valore equivalente, come il valore equivalente reale di ciò che avete nel vostro portafoglio come banconota da cento franchi: allora avete solo allora l’immagine del reale.
I nostri rapporti sono diventati così complicati che non prestiamo attenzione a queste cose, specialmente se non stanno così a portata di mano. Ho considerato un esempio che sta a portata di mano, dove la cosa è facile. Nei più difficili aspetti dell’economia nazionale del capitale e della rendita e del credito, dove la cosa è del tutto complicata, non sanno bene nemmeno i professori dell’università, gli economisti voglio dire, il cui mestiere sarebbe di saperlo bene. Da ciò potete già dedurre quanto sia necessario in queste cose che le cose siano viste correttamente. Naturalmente non possiamo stasera impegnarci a riformare l’economia nazionale, che è stata trascinata in uno stato disperato da ciò che oggi si insegna come studente di economia nazionale. Ma possiamo almeno chiederci riguardo all’educazione popolare e simile: Che cosa è necessario affinché la vita sociale consapevolmente possa essere contrapposta alla vita antisociale interiore? Che cosa è necessario? Ho detto che nella nostra epoca è difficile trovare il corretto interesse da uomo a uomo. Non avete il corretto interesse se credete di poter comprare qualcosa per una banconota da cento franchi e non pensate al fatto che ciò condiziona un rapporto sociale a così tanti uomini e alle loro forze di lavoro. Solo allora avete il corretto interesse quando potete sostituire in voi stessi ogni tale atto di scambio apparente, come l’echange di merci per una banconota da cento franchi, attraverso l’atto reale che vi è connesso.
Vedete, i semplici, potrei dire, egoistici, sentimentali discorsi su come amiamo il nostro prossimo e questa amore la manifestiamo proprio quando abbiamo la più prossima opportunità, questi non costituiscono la vita sociale. Questo amore è il più delle volte un amore terribilmente egoista. Molti uomini sostengono di quello che in primo luogo, potremmo dire rapino, in modo patriarcale il loro prossimo, per crearsi così un oggetto per il loro auto-amore, perché si scaldano interiormente molto nel pensiero: Tu fai questo, tu fai questo. Non si arriva a capire come una gran parte del cosiddetto amore caritativo è auto-amore mascherato. Non si tratta che si guardi solo al più prossimo, che è in realtà al servizio del nostro amore egoistico, ma che si senta l’obbligo di dirigere lo sguardo alla struttura sociale intricata e molteplice nella quale stiamo. Per fare questo dobbiamo almeno creare le fondamenta. Creare queste fondamenta, oggi sono propensi a farlo pochi uomini.
Voglio almeno, dal punto di vista dell’educazione popolare, trattare una proposizione, e questa è la seguente: Come possiamo contrapporre consapevolmente agli impulsi antisociali che si sviluppano naturalmente gli impulsi sociali? Come possiamo coltivarli in modo che veramente in noi si annodi e continui a progredire, e non ci lascia in pace finché non progredisce, l’interesse da uomo a uomo, che appunto nella nostra epoca dell’anima cosciente si è terribilmente affievolito? Abissi sono già stati aperti nel nostro tempo fra uomo e uomo! In un modo che gli uomini nemmeno sospettano, oggi passano l’uno accanto all’altro senza capirsi nel minimo. Il desiderio di veramente penetrare nell’altro uomo, nella sua particolare caratteristica, è oggi molto scarso. Da un lato abbiamo il grido della socialità e dall’altro lato sempre più l’irrompere della pura spinta antisociale. Come ciecamente oggi gli uomini passano uno accanto all’altro lo si vede allora quando questi uomini si riuniscono nelle più varie società e associazioni. Questi oggi spesso per gli uomini non sono un’occasione per acquisire la conoscenza dell’uomo. Gli uomini possono stare insieme per anni con altri uomini e non conoscerli più precisamente di quanto li conobbero quando entrarono in relazione con loro. Proprio questo è necessario, che si porti sistematicamente in futuro il sociale al contempo all’antisociale. Interiormente-animicamente ci sono per questo vari mezzi, fra l’altro, se proviamo di tanto in tanto nella vita a guardare indietro sulla nostra attuale vita, sulla nostra attuale incarnazione, se proviamo a panoramare quello che si è svolto nella nostra vita fra noi e altri uomini che sono entrati in questa vita. Se siamo onesti adesso, ci diremo, almeno la maggior parte degli uomini: Questo ingresso di molti uomini nella nostra vita, lo guardiamo oggi in modo tale che mettiamo anche la nostra propria persona nel centro della nostra retrospettiva della vita. Che cosa abbiamo ricavato da questa o quella persona che è entrata nella nostra vita? Ci poniamo questa domanda in modo del tutto emotivo. Questo è proprio qualcosa che dovremmo combattere. Dovremmo provare a far sorgere davanti alla nostra anima le immagini delle persone che come insegnanti, amici, altri promotori hanno influito sulla nostra vita, o tali persone che ci hanno danneggiato e da certi punti di vista talvolta siamo loro più debitori di quelli che ci hanno giovato. Dovremmo far passare queste immagini davanti alla nostra anima, immaginarci molto vividamente che cosa ognuno al nostro fianco ha fatto per noi. E vedremo, se agiamo in questo modo, che gradualmente impariamo a dimenticare noi stessi, che scopriamo come praticamente tutto ciò che è in noi non potrebbe essere là se non fosse stato per questa o quella persona che ha promosso o insegnato o interferito in altro modo nella nostra vita. Allora, specialmente quando guardiamo indietro a anni più lontani e a persone con le quali forse non siamo più in relazione, a cui più facilmente arriviamo all’oggettività, allora ci si mostrerà come la sostanza animica della nostra vita è assorbita da ciò che ha avuto influenza su noi. Il nostro sguardo si allarga su una moltitudine che nel corso del tempo è passata accanto a noi. Se proviamo a sviluppare il senso per quanto siamo debitori a una o all’altra persona, se proviamo in questo modo a vederci stessi nello specchio di coloro che nel corso del tempo hanno agito su noi e sono stati con noi, allora gradualmente — potremo sperimentarlo — si scioglie da noi un senso che consiste nel seguente: Perché ci siamo esercitati a trovare immagini di personalità che nel passato sono connesse con noi, si scioglie dalla nostra anima un senso, ora di venire a un’immagine anche riguardo all’uomo a cui nella presente ci stiamo di fronte, a cui di fronte a faccia a faccia nella presente ci stiamo. E questo è l’enormemente importante che in noi si svegli l’impulso non solo di sentire verso l’uomo quando gli stiamo di fronte per simpatia e antipatia, non solo di svegliare in noi l’impulso di amare o odiare qualcosa nell’uomo, ma di risvegliare in noi un’immagine libera da amore e odio, come l’uomo è. Forse non sentirete che ciò che dico adesso è qualcosa di enormemente importante. È qualcosa di importante. Perché questa capacità, senza odio e amore di fare presente in sé un’immagine dell’altro uomo, di far risorgere l’altro uomo nella sua anima, questa è una qualità che con ogni settimana nell’evoluzione degli uomini mi piacerebbe dire più o meno scompare, questo è qualcosa che gli uomini perdono gradualmente completamente. Passano uno accanto all’altro senza che in loro si svegli l’impulso di far sorgere l’altro uomo in sé. Questo è però qualcosa che deve essere consapevolmente coltivato. Questo è qualcosa che deve anche entrare nella pedagogia infantile e scolastica: questa capacità di sviluppare la capacità immaginativa nell’uomo. Perché possiamo dapprima realmente sviluppare la capacità immaginativa nell’uomo se non abbiamo paura, invece di ciò che oggi nella sensazioni della vita è cercato, di fare in noi stessi quella retrospettiva tranquilla che ci mette davanti alla faccia le relazioni passate con gli uomini. Allora saremo anche in condizione di comportarci immaginativamente verso gli uomini che nella presente ci si presentano davanti. Allora opponiamo l’impulso sociale a ciò che sempre più inevitabilmente si sviluppa inconsciamente: l’impulso antisociale. Questo è l’uno. L’altro è qualcosa che può essere collegato con questa retrospettiva delle relazioni con le persone: che proviamo a diventare sempre più oggettivi nei nostri confronti. Ma dobbiamo di nuovo tornare a tempi precedenti. Ma possiamo in certo modo andare direttamente ai fatti stessi, per esempio riflettere, se siete, diciamo, trenta, quarant’anni: Sì, come era allora quando ero dieci anni? Voglio innanzitutto immaginarmi così strettamente nella situazione, voglio immaginarmi così come se mi immagino un altro bambino di dieci anni o una bambina di dieci anni; voglio una volta dimenticare che ero io, voglio veramente sforzarmi di obiettivizzarmi. Questo auto-obiettivizzarsi, questo staccarsi nella presente dal suo passato, questo estrarre l’Io dalle sue esperienze, dobbiamo particolarmente cercare nella presente; perché la presente ha la tendenza sempre più a legare l’Io con le esperienze. Oggi l’uomo istintivamente vuol essere quello che le sue esperienze gli danno. Perciò è così difficile acquisire l’attività che la scienza dello spirito dà. Là devi ogni volta sforzare di nuovo lo spirito, non puoi riporsi sull’imparare a memoria. — Potete effettivamente osservare: con l’imparare a memoria, con l’imparare comodamente non si può fare nulla nella vera scienza dello spirito. Ci si dimentica le cose, bisogna sempre di nuovo coltivarle; ma appunto questo è bene, è appunto corretto che ci si debba sempre di nuovo sforzare. Infatti colui che è propriamente progredito proprio nel campo scientifico-spirituale prova ogni giorno a mettere davanti agli occhi le cose più elementari; gli altri si vergognano di farlo. Nella scienza dello spirito non deve dipendere nulla da quello che ci si ricorda della cosa mnemonicamente, perché tutto dipende dal fatto che ci si afferra nel vivere immediato della presenza. E così si tratta che ci ordiniamo a questa capacità obiettivizzandoci, immagginandoci questo tipo o questa tipo così come se fosse un essere a noi estraneo in periodi di vita più precedenti, sempre più sforzandoci di staccarci dalle esperienze, sempre meno e sempre meno come trentenne o quarantenne di essere ancora il fatto che gli impulsi del decenne ancora rimbrombano. Staccarci dal nostro passato, questo non è qualcosa che significa rinunciare al nostro passato — lo riacquistiamo in altri modi; ma questo è qualcosa di enormemente importante. Quindi da un lato coltiviamo consapevolmente l’impulso sociale, l’impulso sociale, in quanto ci procuriamo le immaginazioni per l’uomo della presente guardando a chi nella passato è stato in relazione con noi e vedendo noi stessi come il prodotto spirituale di questi uomini. Dall’altro lato guadagniamo mediante la nostra auto-obiettivizzazione la possibilità di sviluppare direttamente l’immaginazione di noi stessi. Questa auto-obiettivizzazione a tempi precedenti ci giova allora quando non agisce inconsciamente in noi. Pensate solo: Se inconsciamente il tipo o la tipo di dieci anni continua a operare in voi, allora siete, il trentenne o quarantenne, aumentato dal decenne; ma siete anche aumentato dall’undicenne, dodienne e così via. L’egoismo è enormemente potenziato. Diviene sempre più piccolo se separi il prima da te, se lo obiettivizzi, se diviene più un oggetto. Questo è quello che è significativo, che dobbiamo focalizzare.
E così presupposto fondamentale sarà — questo dovrebbe oggi veramente essere reso sempre più chiaro al popolo che sensatamente, in modo illusorio, eleva rivendicazioni sociali — dovrebbe prevalere la percezione di come l’uomo prima fa se stesso come un essere socialmente efficace nell’epoca nella quale gli impulsi antisociali devono emergere per l’elevazione della natura umana. Che cosa è allora creato? Troverete l’intera significanza di quello che ho ora esposto, se considerate il seguente. Vedete, nel 1848 apparve quello che era in certo senso il primo scritto veramente efficace, che oggi ancora ha effetto nello stesso socialismo più radicale, nel bolscevismo: il «Manifesto comunista» di Karl Marx, nel quale era riassunto quello che in molti capi e anche nei cuori del proletario ampiamente regna. Karl Marx ha avuto successo nel conquistare il mondo proletario per il semplice motivo che ha detto quello che il proletario capisce, quello che per il fatto di essere proletario pensa. Nel 1848 apparve questo «Manifesto comunista» il cui contenuto non ho bisogno di esporre. Era il primo documento, la prima semina per quello che ora, dopo che altre cose contrarie sono state distrutte, proprio come frutto emerge. Una parola contiene questo documento, una proposizione che oggi troverete citata praticamente in ogni scritto socialista: «Proletari di tutti i paesi, unitevi!» Questa è una proposizione che passò attraverso tutte le possibili unioni socialiste: «Proletari di tutti i paesi, unitevi!» Che cosa esprime? Esprime l’assolutamente più innaturale, che si possa immaginare per la nostra epoca. Esprime un impulso per la socializzazione, per l’unione di una certa massa umana. Su che cosa dovrebbe essere basata questa unione, questa socializzazione? Sull’antagonismo, sull’odio contro coloro che non sono proletari. La socializzazione, l’essere insieme degli uomini, dovrebbe essere basato sulla separazione! Dovete solo considerare questo, e dovete seguire la realtà di questo principio in quello che oggi appare come reale illusione — se posso usare l’espressione, la capirete — per prima cosa in Russia, ora anche in Germania, nei paesi austriaci, e sempre più progressivamente divorerà. Perciò è l’assolutamente innaturale, perché da un lato esprime la necessità della socializzazione e dall’altro lato questa socializzazione è appunto basata sull’istinto più antisociale, cioè l’odio di classe, l’antagonismo di classe.
Ma si devono guardare tali cose solo in una luce superiore, altrimenti non si arriva molto lontano; altrimenti non si arriva soprattutto a un intervento salutare nel corso dello sviluppo umano nel posto dove si sta. E non c’è mezzo al di là della scienza dello spirito per vedere veramente queste cose nel significato completo, cioè per capire il suo tempo. Proprio come ci si ritrae dall’entrare in quello che come spirito e anima sta alla base dell’uomo fisico, così ci si ritrae — perché si ha paura, si è codardi — dall’entrare in quello che nella vita sociale si può afferrare solo con lo spirito. La gente ha paura, si fascia gli occhi, si tappa le orecchie come lo struzzo fa col capo nella sabbia di fronte a cose realmente molto reali e significative: che quando l’uomo sta di fronte all’uomo, un uomo è sempre incline a far addormentare l’altro, e l’altro uomo vuol sempre restare sveglio. Ma questo, nel senso goethiano, è il fenomeno primario della scienza sociale. Ma trascende quello che un pensiero puramente materialistico sa, penetra in quello che solo può essere afferrato se si sa che nella vita umana non solo si dorme quando si sta sdraiati su una cattiva pelle e duramente si dorme, per ore si dorme, ma che anche nella cosiddetta vita da sveglio continuamente la tendenza al sonno suona dentro, che le stesse forze che ci fanno svegliare al mattino e addormentarci alla sera continuamente giocano nella vita più ordinaria e nel loro gioco co-realizzano il sociale e l’antisociale. Niente può risultare da tutto il pensiero sulla struttura sociale umana, niente può risultare dal singolo ordinamento, se non ci si sforza di guardare veramente a queste cose.
Da questo punto di vista è necessario non essere ciechi davanti ai fatti che si diffondono sulla terra nei confronti di questo fatto, ma guardare a ciò che scorre sulla terra. Il socialista di oggi, che cosa pensa? Pensa di poter escogitare massime sociali, massime socialiste, o di appellarsi agli uomini su tutti i paesi della terra: «Proletari di tutti i paesi, unitevi!», e allora deve essere possibile stabilire una sorta di paradiso internazionalmente, come si dice oggi, sulla terra intera.
Ebbene, questa è una delle più grandi illusioni e una delle più perniciose che possono esistere! Gli uomini non sono solo l’uomo astratto, ma sono uomini concreti. Il fondamento è che ogni uomo è un’individualità. Questo cercai di far valere nella mia «Filosofia della libertà» di fronte al nivellarsi del kantianesimo e del socialismo. Ma gli uomini sono anche differenziati per gruppi sulla terra. E una di queste differenziazioni vogliamo trattare, affinché possiamo vedere che non si può semplicemente dire: Tu incominci ad ovest e porti attraverso l’est e su tutta la terra un certo ordinamento sociale, fino a quando non torni. Come si è fatto un viaggio intorno al mondo nei tempi precedenti, così oggi si vuol diffondere il socialismo su tutta la terra e si guarda la terra come una sfera, dove se si incomincia ad ovest, ad est si arriva. Gli uomini sono differenziati sulla terra, e appunto in questa differenziazione vive di nuovo un impulso, se posso usare l’espressione, un motore del progresso. In questa maniera vedete che è disposto che proprio particolarmente l’anima cosciente deve emergere nella nostra epoca. Mi piacerebbe dire: Attraverso il loro sangue, attraverso i loro ordini di nascita, attraverso i loro ordini di eredità, disposti a ciò che alla umanità deve essere impresso l’anima cosciente, sono realmente solo gli uomini della popolazione che parla l’inglese nel nostro tempo. Così l’umanità è una volta differenziata. Gli uomini della popolazione che parla l’inglese sono oggi specialmente disposti a sviluppare l’anima cosciente, così che in un certo senso sono gli uomini rappresentativi per questo quinto tempo postatlantico; sono disposti per questo.
Gli uomini dell’est devono rappresentare in un altro modo lo sviluppo corretto dell’umanità, causarlo. Presso gli uomini dell’est, incominciando già dalla popolazione russa, e dopo con tutto il popolo asiatico che retrostante, che formerà solo i rinforzi, è così che è così ora proprio uno spingere, un resistere contro questo instintivamente-naturale nello sviluppo dell’anima cosciente. Gli uomini dell’est non vogliono mischiare con esperienze quello che è la principale facoltà animica nel nostro tempo, l’intelletto, vogliono scioglierlo e preservarlo per l’epoca successiva, per il sesto periodo postatlantico, dove allora una unione deve aver luogo, non più con l’uomo come è oggi, ma con il Sé spirituale allora sviluppato. Quindi mentre la forza caratteristica del nostro periodo è dovuta allo sviluppo temporale proprio dall’ovest, ed è così che può essere particolarmente coltivata dalla popolazione che parla l’inglese, gli uomini dell’est come popolo — l’individuo non è inteso, si eleva come una individualità sempre fuori dal suo popolo, si tratta del popolo — sono là, appunto non far venire in loro le forze animiche quello che è il caratteristico del periodo, affinché possano germogliare in loro germinalmente quello che è primo per il periodo successivo, che inizierà nel quarto millennio, è particolarmente determinante. Così è una volta che nella vita umana e nell’essere umano c’è legalità. Riguardo alla natura gli uomini oggi non si meravigliano che, diciamo, non si possa accendere il ghiaccio, che tutto sottostà a una legalità. Ma riguardo alla struttura sociale dell’umanità, gli uomini credono che si possa applicare gli stessi principi sociali fondamentali in Russia per esempio come in Inghilterra o Scozia o persino in America. Non si può; perché il mondo è organizzato secondo legge, e non così che si possa arbitrariamente fare dovunque tutto. Questo è ciò che deve essere considerato.
E nei paesi di mezzo c’è appunto il medio stato. Là è così che si potrebbe dire, si sta in un equilibrio labile da un lato e dall’altro. Così avete la popolazione della terra tripartita. Non potete dire: «Proletari di tutti i paesi, unitevi!», perché questi proletari sono anche tripartiti diversamente. Tripartita è la popolazione. Guardiamo ancora una volta alla popolazione dell’ovest, così troviamo per tutti coloro che parlano l’inglese — come popolo, l’individuo può sollevarsi molto — un talento particolare, una disposizione particolare, una missione particolare, sviluppare l’anima cosciente, cioè nell’epoca dell’anima cosciente non staccare le proprietà caratteristiche nel membro dell’anima, ma di collegare lo sviluppo dell’intelligenza, la particolar peculiarità dell’intelligenza con le esperienze. In sé, istintivamente, potrei dire, impulso-malmente, mettersi di fronte al mondo come uomo dell’anima cosciente, su questo si basa tutta la grandezza nella diffusione dell’Impero britannico! Lì risiede il fenomeno primario nella diffusione dell’Impero britannico, che appunto quello che riposa nella costituzione dei suoi uomini coincide appunto con l’impulso più interiore di questo tempo. Voi sapete, l’essenziale su tutto questo trovate già nel mio ciclo di conferenze sulle anime dei popoli europei, là è tutto già contenuto, in quel ciclo di conferenze che era tenuto molto prima della guerra, e che realmente offre il materiale essenziale per la valutazione obiettiva di questa catastrofe bellica.
Ora proprio questa disposizione, che si collega allo sviluppo dell’anima cosciente, condiziona presso la popolazione che parla l’inglese la particolare attitudine per la vita politica. Si può studiare come il modo politico di dividere le società, le strutture, si è diffuso da Inghilterra dovunque, dove dalle più antiche cose del quarto periodo postatlantico sono rimaste — queste sono, così come stanno, rimaste indietro — fino alla divisione della contea ungherese con il conte principale alla sua testa; così in questi popoli turani dell’Europa è penetrato questo pensiero politico dell’Inghilterra, perché solo da questo sangue può venire questo pensiero politico del quinto periodo postatlantico. Per la politica questi tali sono particolarmente disposti. Non aiuta, dire oggi un giudizio su queste cose — solo necessità decidono. Può essere simpatico o antipatico, questo è affare privato. Per gli affari del mondo però decidono necessità obiettive. È importante mettere proprio oggi nell’epoca dell’anima cosciente queste necessità obiettive davanti agli occhi.
Goethe nel suo «Racconto della serpe verde e della bella gigliola» ha nominato le forze nella anima umana come tre membri: Potenza, Apparenza o Fenomeno, Conoscenza e Saggezza — il re di bronzo, il re d’argento, il re d’oro. In questo racconto, quando si parla di rapporti di signoria, molto è espresso in modo strano, quello che si prepara oggi e continuerà progressivamente. Così bisogna sottolinearlo che quello che Goethe simbolizza con il re di bronzo, l’impulso della potenza, si diffonde sulla terra dall’ovest dalla popolazione che parla l’inglese. Questo è una necessità per il coincidere della cultura dell’anima cosciente con la disposizione particolare della britannicità e dell’americanità.
Vedete, nei paesi di mezzo, che ora già sono trascinati nel caos, c’è un equilibrio labile fra l’inclinazione dell’intelletto verso l’anima cosciente e il voler staccarsi, e perciò ora prevale l’uno, ora l’altro. Lì c’è una tendenza del tutto diversa. I paesi di mezzo non sono disposti alla politica. Se vogliono essere politici, sono molto disposti a cadere fuori dalla realtà, che è sempre lì quando il pensiero politico nell’Inghilterra americano-britannica sta fisso sulla terra, radicato nell’anima. Nei paesi di mezzo è dominante la seconda delle forze animiche: Apparenza, Fenomeno. Questi paesi di mezzo portano anche l’intellettualità con particolare splendore in apparenza. Confrontate con ciò qualcosa che esce dalla popolazione che parla l’inglese riguardo ai pensieri: questi pensieri sono strettamente collegati con la realtà di terra. Prendete le splendide prestazioni proprio dello spirito tedesco, così troverete, è più una configurazione estetica dei pensieri, anche se questa configurazione estetica assume la forma logica. Lì è particolarmente notevole come si conduce un pensiero all’altro, perché allora quello che ha disposizioni particolari appare nella dialettica, nella elaborazione estetica dei pensieri. Se si vuol applicare questo alla realtà di terra, se si vuol diventare politici con ciò, si può facilmente diventare falsi, si può facilmente arrivare nel cosiddetto idealismo sognante, dove si vuol fondare regni di unità, dove per decenni si sogna per regni di unità, e poi si cade dall’uno all’altro, si fondano regni di potenza. Non è mai in nessun posto la vita politica così in due contrasti insieme come i sogni di unità tedeschi del 1848 con quello che poi è stato fondato nel 1871. Lì vedete l’oscillazione, l’andare avanti e indietro di quello che proprio aspira alla configurazione estetica, e che può diventare falso, costruzioni apparenti, costruzioni di sogno, quando si vuol stare sul terreno della politica. Perché non c’è disposizione alla politica; quando si fa politica, si sogna o si mente. — Queste sono cose che assolutamente non devono essere dette con simpatia o antipatia, e nemmeno devono essere dette per accusare o per assolvere, ma appunto perché corrispondono da un lato alla necessità, dall’altro alla tragedia. Queste sono cose che si devono proprio considerare.
E poi guardate all’est, a quello che si sta preparando. Lì la cosa va tanto lontano che, quando si parla radicalmente, si può dire: Ebbene, il tedesco, quando vuol diventare politico, così cade nel sognare, nell’idealismo; se va bene, nel bello idealismo, se va male, nell’infedeltà. Il russo, quando vuol diventare politico, diventa appunto malato, o muore, dal diventare politico. Non è così disposto che ne muoia, che diventi malato. Questo è solo qualcosa detto nettamente, radicalmente, ma il fenomeno è questo. Non c’è niente nella anima popolare russa che interiormente sia apparentato con la solidità di questo politico della anima popolare inglese o americana. Perciò l’est è disposto a portare l’intelletto, che si scioglie dall’insieme naturale con le esperienze, nell’epoca futura del Sé spirituale.
Così si deve conoscere come le disposizioni degli uomini sulla terra sono differenziate. E questo si esprime fino alle più significative esperienze. Voi tutti conoscete dalle varie discussioni che sono state condotte, quella che viene chiamata nell’esperienza soprasensibile più elevata l’incontro con il Guardiano della Soglia. Anche l’incontro con il Guardiano della Soglia ha differenziazioni. Naturalmente, se l’iniziazione, l’initiazione accade completamente indipendentemente da ogni popolarità, allora l’incontro con il Guardiano della Soglia è anche completo. Viene però da persone unilaterali o società una iniziazione è curata, e accade popularmente, così differenzia l’esperienza anche con il Guardiano. È l’uomo che appartiene alla popolazione che parla l’inglese, se non è da spiriti superiori, che sono dirigenti, ma dal genio popolare è iniziato, prevalentemente disposto, portare alla soglia gli esseri spirituali che ci circondano continuamente come spiriti arimmanici, che ci accompagnano quando andiamo alla soglia del mondo soprasensibile, e che possiamo portare con noi se sviluppano una certa inclinazione per noi. Ci dirigono soprattutto al cospetto delle potenze della malattia e della morte. Così sentirete dei più in paesi anglo-americani negli iniziati che sono entrati alla soglia, che come l’esperienza più importante di un riconoscimento del mondo soprasensibile si sono incontrati per primi con quelle potenze che enunciano la malattia e la morte. Lo imparano a conoscere come qualcosa di esterno a loro.
Venite nei paesi di mezzo, e se il genio popolare agisce nell’iniziazione, se non si leva l’iniziando dal popolo all’umano, ma il genio popolare agisce, allora il primo, l’evento più significativo è che si diventa attenti a quei combattimenti che avvengono fra certi esseri che appartengono solo al mondo spirituale, che stanno al di là del fiume, e certi esseri che stanno qui nel mondo fisico, di qua dal fiume, ma invisibili alla coscienza ordinaria. Lì accade un combattimento continuo. Su questo combattimento ci si diventa attenti nei paesi di mezzo per primi. Questo combattimento, su cui ci si diventa attenti, pulsa alla soglia, attraverso il fatto che ci si diventa consapevoli nei paesi di mezzo, quando si è un serio cercatore di verità, particolarmente permeato dalle potenze del dubbio. Ci si familiarizza con tutto quello che sono le potenze del dubbio, che sono le potenze della molteplicità. In occidente si è molto più propensi a accontentarsi di una verità dritta; nei paesi di mezzo subito la cosa ha due lati. Ci si batte anche riguardo alla ricerca di verità in ciò che è labile: Ogni cosa ha due lati. Si è un fillisteo se nei paesi di mezzo ci si abbandona affatto a un’affermazione dritta, unilaterale. Ma devi anche tragicamente soffrire questo quando arrivi alla soglia. Devi diventare attento come questo combattimento, che accade alla soglia fra gli spiriti che appartengono solo alla vita spirituale, e quelli che appartengono solo al mondo sensibile, condiziona tutto quello che nell’interno dell’uomo provoca il dubbio, l’oscillazione riguardo alla verità, la necessità di essere educato prima alla verità, di non dar peso agli impulsi riconosciuti della verità.
Andate nei paesi dell’est e chiedete, e il genio popolare accompagna il da iniziarsi, quando il genio popolare fa da testimone al da iniziarsi, allora colui che appartiene a questi popoli dell’est vede soprattutto tutti gli spiriti che agiscono all’auto-egotismo umano. Vede tutto quello che puoi dar occasione all’egotismo umano. Quello che per esempio vede il popolano dell’est che viene alla soglia, non lo vede come primo il occidentale. Vede gli spiriti che come malattia e morte nel senso più ampio, come potenze paralizzanti, come potenze distruttive, come potenze che conducono verso il basso penetrano il mondo e l’umanità. Colui che è iniziato nell’est vede per primo alla soglia tutto quello che viene all’uomo per indurlo all’egoismo. Perciò l’ideale che soprattutto nell’occidente risulta dall’iniziazione: Sanare, mantenere sani gli uomini, causare che per tutti gli uomini c’è la possibilità esterna di sviluppo salutistico. Nell’est emerge soprattutto, nemmeno dall’istintivo saperne-familiarità, ma solo religiosamente con il saperne-familiarità all’initiazione, lo stimolo di sentirsi piccoli di fronte all’elevato del mondo spirituale. Perché sono le potenze che vengono per primo all’uomo dal mondo spirituale. Su ciò viene l’uomo dell’est del mondo spirituale indicato innanzitutto, su come guarire l’egoismo, scacciar via l’egoismo, perché viene riferito alle sue insidie. Anche nel carattere popolare esteriore questo si esprime nell’est. E molti, che al popolano dell’est è antipatico dal lato occidentale, questo proviene da quello che appunto si mostra alla soglia.
Così differenziano propriamente le proprietà umane, quando vediamo all’evoluzione interna, alla configurazione interna dello spirituale-animico nell’uomo. È importante che non si distolga lo sguardo da queste cose. In certi circoli occulti della popolazione che parla l’inglese, dove si conoscono queste cose — anche sotto testimonianza del genio popolare — nella seconda metà del diciannovesimo secolo potete trovare profeticamente indicate cose che accadono oggi. Pensate a quello che sarebbe successo se gli uomini del resto d’Europa, all’infuori della popolazione che parla l’inglese, non si fossero otturati entrambi gli orecchi e bendati i due occhi di fronte al richiamare attenzione su queste cose! Vi voglio dire una formula che è sempre di nuovo stata pronunciata nella seconda metà del diciannovesimo secolo, è questa: In Russia deve, affinché il popolo russo possa svilupparsi, lo stato russo scomparire, perché in Russia debbono essere condotti esperimenti socialisti che non possono mai essere condotti in paesi occidentali. — Questo è una saggezza grande, penetrante, intelligenza nel più alto grado, per il non-inglese forse antipatica. E colui che queste cose ha così in sé, che può credervi come gli impulsi, alla cui realizzazione egli partecipa, stà proprio nel suo tempo veramente dentro, mentre l’altro si mette fuori.
Queste cose devono essere considerate. Era naturalmente il lotto giustificato di Europa centrale e orientale, mettersi entrambi gli orecchi tappati e ambedue gli occhi ciechi di fronte ai fatti occulti, non sentire, fare la mistica astratta, fare l’intellettualismo astratto, fare la dialettica astratta. Ma ora comincia l’epoca, dove non va così oltre! Non è dal pessimismo che risulta da tali considerazioni, non è dalla mancanza di conforto. No, potenza, coraggio, senso per il conoscenza-diventare di quello che è necessario, questo è quello che ne risulta. E in questo senso dobbiamo essere consapevoli che siamo veramente non contro il compito dell’epoca, ma con i compiti dell’epoca chiamati ad agire all’interno di questo movimento scientifico-spirituale orientato antroposoficamente. Siamo consapevoli di quello che altrimenti dormiremmo. Anche all’addestramento dei trieb sociali ci porta consapevolmente e coscientemente quella scienza dello spirito che alla coscienza mostra quello che altrimenti rimane nascosto alla coscienza, che ci mostra quali forze l’uomo sviluppa quando è libero dal corpo, come è dal sonno fino al risveglio. Siamo consapevoli: Noi coltiviamo le forze più necessarie dell’epoca quando pensiamo consapevolmente su quello che la nostra anima può veramente penetrare potentemente solo quando pensiamo consapevolmente su ciò. Altrimenti saremo impotenti quando dovremo svilupparlo solo dormendo.
Due potenze agiscono nella presente. L’una è la potenza che attraversa nelle diverse metamorfosi dell’impulso di Cristo da quando il Mistero del Golgota attraverso tutti i seguenti tempi dello sviluppo terrestre. Abbiamo spesso parlato di come appunto nei nostri secoli debba aver luogo una sorta di ri-apparizione, ora dell’eterico Cristo. Non è lontano a questa ri-apparizione di Cristo. Che egli appare, è di nuovo qualcosa che wahrhaft non può dar occasione a nessun pessimismo, ma che però nemmeno deve dar occasione a un desiderio di vivere solo confusamente e di informarsi solo secondo teorie teosofica-animica calorante egoisticamente. Questo impulso di Cristo nelle sue più varie configurazioni, egli sarà anche nella configurazione che ora ha, dove vuol annunziare all’umanità quello che si vuol rivelare dal mondo spirituale come saggezza spirituale per la nostra epoca, aiutare che ciò possa realizzarsi. Questo si realizzerà, e l’impulso di Cristo sarà aiuto per questa realizzazione. Questa realizzazione sarà quello a cui importa. E di fronte a una importante decisione sta l’umanità in questo momento critico. Da un lato sta l’impulso di Cristo che ci richiama, da decisione libera dell’anima verso ciò, di cui oggi è stato parlato, a consapevolmente prendere gli impulsi sociali, tutto quello che all’umanità è salutare e può aiutare, consapevolmente, liberamente, dall’anima di prendere. Perciò non ci uniamo sotto tali punti di vista per darci all’amore, alla quale l’odio sta alla base, come nel grido: «Proletari di tutti i paesi, unitevi!», ma ci uniamo in quanto aspiriamo a realizzare l’impulso di Cristo e a fare quello che il Cristo per il nostro tempo vuole.
Di contro a questo sta l’avversario, quello che la Bibbia chiama il principe ingiusto di questo mondo. In molte figure diverse si rende valido. Una di queste figure è questa: Le potenze che ci stanno a disposizione come uomini per voltarci da decisione libera a tale come quello di cui è stato parlato oggi, queste potenze da utilizzare a servizio della corporalità. Molti strumenti ha l’avversario, il principe ingiusto di questo mondo. Ha come tali per esempio anche fame e caos sociale. Allora mediante mezzi fisici, mediante costrizione, viene usata quella potenza che dovrebbe essere messa al servizio dell’uomo libero. Vedete solo come oggi l’umanità vi mostra passo per passo: Essa non vuole da decisione libera rivolgersi alla vita sociale e al riconoscimento del vero progresso umano, vuole costretta essere. Vedete, come questa costrizione non ha nemmeno portato così lontano che gli uomini già distinguono fra lo spirito del mondo soprasensibile, fra lo spirito di Cristo e lo spirito dell’avversario, il principe ingiusto di questo mondo! Lì vedete questo rapporto, e potete dirvi come vi spiega che oggi in molti posti gli uomini stanno e si resistono di prendere nulla di annunziamento spirituale e di verità spirituale e di scienza spirituale: sono appunto posseduti dal principe ingiusto di questo mondo. Considerate voi stessi, mentre da vostra più interna decisione libera vi rivolgete alla vita spirituale, nel più umile, ma anche nel più serio e potente senso, come i missionari per lo spirito di Cristo nel nostro tempo, come coloro che devono combattere il principe ingiusto di questo mondo, che possiede tutti coloro che non da coscienza, ma da altre potenze vogliono essere costretti a realizzare qualcosa che l’umanità futura conduce. Tale disposizione non vi conduce al pessimismo, tale disposizione non vi lascia tempo di guardare il mondo solo pessimisticamente. Non vi chiuderà gli occhi e le orecchie davanti al fatto che parzialmente è forte, anche terribilmente tragico, quello che è accaduto, di vederlo nella sua vera figura. Ma vi porterà soprattutto davanti all’occhio dell’anima così che potete dirvi: In ogni caso io sono chiamato a vedere tutto senza illusioni; ma io non devo avere pessimismo né ottimismo, ma tutto devo mettere a disposizione affinché nella mia propria anima si risvegli la potenza di partecipare alla libera evoluzione degli uomini, al progresso, su quel posto dove appunto io sto. — E non a pessimismo o ottimismo si deve incitare, anche se dal punto di vista scientifico-spirituale comunque acutamente si addita a difetti o pigrizia del tempo, bensì si deve incitare affinché l’uomo stia su se stesso, appunto risvegli in sé, per lavorare e coltivare i pensieri giusti. Perché percezione è innanzitutto necessaria. Avessero solo sufficienti uomini oggi lo stimolo a dirsi: Noi soprattutto dobbiamo avere percezione in tali cose, il resto verrà! — E quando si vuol avere percezione proprio in cose sociali, allora importa che per la vita sveglia soprattutto abbiamo la volontà di acquisire conoscenze. Lo stimolo della volontà — per quello è provveduto —, quello viene già, perché si sviluppa. Se nel vivere cosciente vogliamo solo addestrarci, vogliamo farci rappresentazioni per la vita sociale, allora andremo gradualmente là, e precisamente secondo una legge occulta così che ognuno che per se stesso queste conoscenze cerca, così può portare con sé persino ancora un altro. Ognuno, per volontà, può sorvegliarsi due. Possiamo fare molto quando abbiamo solo la seria volontà di acquisirci innanzitutto percezione. Il resto verrebbe allora già. Non è così terribile non che oggi ancora molti uomini non possono fare nulla; infinitamente terribile è però quando gli uomini non si possono decidere di imparare scientifico-spiritualmente almeno le leggi sociali, di studiarle. L’altro verrebbe allora quando viene studiato.
Questo è quello che a voi di significante, importante per il presente conoscenza e riconoscenza, e anche riguardo al modo in cui questo riconoscenza deve diventare impulso della vita, volevo comunque darvi. Speriamo che in questo o un prossimo tempo non troppo lontano possiamo di nuovo una volta parlare di cose più intime della nostra scienza dello spirito. Speriamo arrivederci!
Dalle varie considerazioni che negli ultimi tempi abbiamo fatto riguardo agli impulsi sociali dell’epoca più recente, del presente e del prossimo futuro, potrete aver compreso che in molte manifestazioni che emanano da questi impulsi, qualcosa come una tendenza fondamentale si manifesta, certamente una tendenza fondamentale che caratterizza il corso innanzitutto molto esteriormente. Possiamo dire: Certamente, manifestazioni molteplici sorgono, rivendicazioni molteplici vengono sollevate; concezioni mondiali sociali e antisociali emergono. Questo o quello viene fatto da tali concezioni mondiali sociali e antisociali. Ma se si vuol riassumere da quel punto di vista che noi ora abbiamo raggiunto, molte cose nella domanda: Che cosa sta realmente alla base, che cosa si vuol lì portare alla superficie del destino umano e dello sviluppo umano? — così si potrà, certamente innanzitutto esteriormente, caratterizzare così la cosa: L’uomo vuol anche avere un ordinamento sociale, vuol alla vita sociale comune dare una struttura sociale, entro la quale egli, corrispondentemente al nostro tempo dell’anima cosciente, consapevolmente può diventare quello che nella sua dignità come uomo, nella sua significanza come uomo, nella sua potenza come uomo, quello che come uomo sa. Vuol trovare se stesso come uomo in questo ordinamento sociale. — Quegli impulsi che prima erano istintivi, questi hanno guidato l’uomo, a fare questo o quello, a pensare questo o quello, a sentire. Questi impulsi istintivi vogliono trasformarsi in impulsi consapevoli. Questi impulsi consapevoli nell’epoca dell’anima cosciente, che ha preso inizio nel quindicesimo secolo e durerà fino al quarto millennio, potrà l’uomo portare nella sua vita solo allora correttamente quando sempre più in questa epoca diviene consapevole, quello che è come uomo e come uomo può fare anche entro la struttura sociale nella quale vive socialmente, statalmente o similmente.
Ho già accennato che quello che nel senso di questo tempo della coscienza solo dalla scienza dello spirito può essere veramente penetrato chiaramente, quello emerge più o meno tumultuosamente qui o là, tanto nelle concezioni, nei pensieri degli uomini, quanto negli eventi nei quali l’uomo nella presente vive. È, per esempio, assai caratteristico, oserei dire sconvolgentemente caratteristico, quello che si esprime in un discorso tenuto da Trotzki. Se prendete quello che ho detto ora riguardo alla volontà, all’uomo di porre al centro della concezione mondiale, così sentirete come parole come le dice Trotzki come qualcosa di sconvolgente. Egli dice: La dottrina comunista o la dottrina socialista si è data come uno dei suoi compiti più importanti, di raggiungere sulla nostra vecchia terra peccatrice una tale situazione che gli uomini smetteranno di sparare l’uno contro l’altro. Uno dei compiti del socialismo o del comunismo è di creare un tale ordinamento nel quale l’uomo per la prima volta del suo nome sarà degno. Siamo abituati a dire che la parola «l’uomo» suoni altezzoso. In Gorky si dice: L’uomo, questo suona altezzoso. — Ma in realtà, se si guarda indietro su questi tre quarti di anno di massacro sanguinoso, si vorrebbe esclamare: L’uomo, questo suona vergognoso!
In ogni caso vedete qui tumultuosamente anche questa domanda: Come può l’uomo della sua umanità, del suo valore umano e della sua potenza umana consapevolmente divenire? — subito all’inizio in un discorso programmatico nel centro di una considerazione. E così vedete, se guardate più precisamente, presso molti uomini della stessa manifestazione. Si capisce questa manifestazione solo — intendo ora il modo come quello che si vede più chiaramente per mezzo della scienza dello spirito, come vacilla oscuramente nelle teste — si capisce questo agitarsi, questa manifestazione solo, se si considera anche molte altre cose che abbiamo meno considerato finora, riguardo al pensiero sociale del quinto periodo postatlantico.
Realmente diventa straordinariamente molto diverso, appunto con un certo salto diverso, da quella volta quando questo quinto periodo postatlantico nel quindicesimo secolo cristiano si collega al quarto, che era finito allora — il quale, come sapete, è incominciato nell’ottavo secolo precristiano. Gli uomini non notano come la costituzione animica della civiltà umana al passaggio per esempio dal tredicesimo, quattordicesimo al quindicesimo, sedicesimo secolo è radicalmente cambiata. Vi ho addotto, nel campo artistico, nel campo del pensiero, in altri campi, molte manifestazioni, da cui potete vedere questo cambiamento. Oggi vogliamo ancora considerare qualcosa che è particolarmente significativa per le potenze che giocano nel presente e nel prossimo futuro. Realmente si può dire che in modo consapevole la vita economica pubblica, la vita economico nazionale pubblica, come si inserisce nella struttura sociale, è osservata solo da inizio del quinto periodo postatlantico. Prima di allora quello su cui oggi gli uomini riflettono, è emerso più o meno istintivamente. In fondo incomincia solo verso il sedicesimo secolo di fare consapevolmente la domanda: Che cosa è ordinamento di economia popolare? Quale è il miglior ordinamento di economia popolare? Quali leggi stanno alla base dell’ordinamento di economia popolare? — E da questi insegnamenti allora si sviluppano gli impulsi della concezione mondiale socialista fino ad oggi. Prima queste cose erano state ordinate più o meno istintivamente, da uomo a uomo, da associazione ad associazione, da corporazione a corporazione, da corporazione a corporazione, o anche da stato a stato. Solo con il sorgere del moderno ordinamento statale, che approssimativamente data anche solo dal sedicesimo secolo, vediamo la riflessione su domande economiche.
Ora, se dirigete su così fatto lo sguardo, non dovete lasciar sfuggire il seguente. Dovete essere chiari su questo: Finché qualcosa agisce istintivamente, agisce con una certa sicurezza. — Chiamatelo «ordinamento divino», chiamatelo «ordinamento naturale», come volete, gli istinti sono qualcosa che con una certa sicurezza agisce attraverso lo sviluppo umano, a cui il pensiero non disturba, rispettivamente non è disturbato dal pensiero. E l’incertezza incomincia solo allora quando gli stessi oggetti, nei campi in cui prima la sicurezza degli istinti ha agito, ora vengono penetrati dal pensiero umano, dall’intelletto umano. E solo gradualmente — si può dire, dopo che l’uomo ha fatto i più vari errori — acquista consapevolmente allora quella sicurezza che per altre relazioni aveva in precedenza mediante l’istinto. Non si deve certo contestare: Quindi torniamo meglio all’istinto. Le circostanze hanno cambiato, e sotto le circostanze cambiate l’istinto non sarebbe più giusto. Inoltre l’umanità è in uno sviluppo e riguardo a queste cose va dall’istinto alla vita consapevole. La richiesta di tornare ai vecchi istinti sarebbe circa altrettanto intelligente che se qualcuno che ha cinquant’anni improvvisamente decidesse di diventare di nuovo ventenne. — Lì vediamo come il pensiero economico popolare incomincia verso il sedicesimo secolo e nel sedicesimo secolo. Si dirige lo sguardo consapevole su manifestazioni che prima entro la connessione umana erano state vivute istintivamente.
È interessante, almeno alcuni dei pensieri, delle rappresentazioni che gli uomini si sono fatti riguardo all’ordinamento sociale, davanti alla faccia portare. Qui apparirono per esempio per primo con certe rappresentazioni riguardo alla vita economico-sociale i cosiddetti Mercantilisti. Le loro rappresentazioni sono realmente del tutto dipendenti dalle rappresentazioni di diritto che uno si era fatto prima in modo giuridico o in altro modo nella vita pubblica, e con queste rappresentazioni cercano di capire il corso, il divenire del commercio e dell’industria nascente. Queste rappresentazioni dei Mercantilisti sono innanzitutto dipendenti dalla considerazione di commercio e industria. Ma sono anche influenzate da altre cose, sono influenzate dal fatto che la moderna monarchia di carattere più assolutista con il suo seguito, lo stato burocratico, aveva allora preso il suo carattere particolare. Le rappresentazioni sono condizionate dal fatto che mediante la scoperta dell’America molto metallo nobile era stato introdotto in Europa, che della vecchia economia al posto era subentrata l’economia monetaria. Mediante tali cose sono influenzate le rappresentazioni dei primi insegnanti di economia popolare, dei Mercantilisti. A questi tali importava, secondo le rappresentazioni che si erano formate, di pensare l’economia pubblica, la convivenza sociale pubblica secondo il modello della vecchia economia privata. E per la vecchia economia privata si aveva le vecchie rappresentazioni giuridiche romane. Come detto, queste continuò si, secondo cui semplicemente si era cercato di estendere le leggi dell’economia privata nella vita pubblica.
Queste rappresentazioni hanno generato un risultato peculiare, e non è disinteressante seguire su che cosa gli uomini poco per volta dirigevano l’attenzione principale nei loro pensieri. Hanno generato il risultato che i Mercantilisti si sono detti: L’essenziale di un’economia popolare, di una comunità popolare si basa sul fatto che si ha il più possibile equivalente per la merce da scambiare attraverso il commercio e da produrre mediante l’industria entro un territorio economico popolare. In altre parole, ai tali importava di escogitare una tale struttura sociale mediante la quale il più possibile denaro venisse nel paese che loro guardavano. Nel denaro disponibile vedevano la ricchezza di questo paese. E come si può rendere grande la ricchezza di questo paese, dove anche la ricchezza del singolo allora, intendevano, sarà la più grande possibile? Attraverso il fatto che si fa sorgere una tale struttura interna di questo paese mediante la quale molto denaro circola nel paese, e anche poco denaro da questo paese scorre in altri paesi, così che il più possibile denaro viene concentrato nel paese.
Contro questa concezione se levò allora un’altra, che si chiama la concezione fisiocratica. Questa concezione partì dal pensiero: Sulla moltitudine del denaro che si tiene insieme in un paese non importa veramente riguardo alla ricchezza, ma importa quanta cosa si lavora fuori dal suolo, quanta cosa si guadagna mediante lo sfruttamento delle forze naturali come beni. Mediante la circolazione dei beni nel commercio e mediante l’accumulo di denaro si raggiunge realmente nel essenziale solo qualcosa di apparente. Non viene veramente elevata la ricchezza.
Vedete lì in due concezioni seguenti riguardo all’economia popolare due punti di vista del tutto diversi emergono. Su questo vi chiedo di rivolgere la vostra attenzione. Perché si potrebbe molto facilmente credere che, se si ha semplicemente imparato, è straordinariamente facile dire mediante che cosa è condizionato il benessere, quale è il miglior tipo di economia popolare. Se vedete che gli uomini che la riflettono, che se ne fanno persino una professione, vengono a concezioni opposte nel corso del tempo, così non direte più che è una cosa così completamente facile farsi pensieri su queste cose. Per il fatto che i Fisiocratici posero il valore principale sulla produzione di beni mediante la elaborazione del suolo, della natura in generale, venivano allora alla conseguenza che realmente si deve lasciare gli uomini a se stessi, affinché mediante la libera concorrenza fossero spinti al massimo per tirare fuori dalla base naturale dell’esistenza. Avevano i Mercantilisti soprattutto guardato a erigere dazi, a chiudere i paesi verso l’esterno, affinché il deflusso di denaro non sia troppo grande e il benessere popolare sia elevato mediante il mantenimento del denaro nel paese, così venivano i Fisiocratici alla concezione opposta, che appunto, quando si esporta e importa liberamente da un paese a un altro, la potenza nello sfruttamento del suolo sulla terra intera viene elevata, e così anche il benessere del singolo paese. Vedete, già all’alba del pensiero consapevole riguardo a cose economiche si presentano pensieri opposti nei più vari sensi.
Possiamo allora seguire inoltre come una concezione influente nel campo dell’economia popolare prende piede, che in una maniera enormemente intensiva ha influenzato le legislazioni, ma anche i pensieri che i Volkswirtschafter si sono fatti su queste cose. Questo è la concezione di Adam Smith, che specificamente si pose davanti la domanda: Come fa sorgere una struttura sociale che è adatta a configurare nel miglior modo possibile il benessere del singolo e il benessere del tutto? — Adam Smith venne realmente — vogliamo sottolineare un punto caratteristico — alla concezione che la configurazione completamente individuale dell’economia popolare sia il migliore. Partiva dal fatto che merci, merce, che sono in fin dei conti il contenuto dell’economia popolare, che si devono comprare e vendere, fossero in realtà il risultato del lavoro umano. Si potrebbe dire che la sua concezione fosse questa: Se si compra qualcosa, questo è venuto a essere attraverso il fatto che il lavoro umano è stato compiuto. Così la merce, la merce è in certo senso lavoro umano cristallizzato. E intendeva che il benessere proprio per questa base dell’economia popolare venisse meglio portato avanti se non si impedisse la gente mediante legislazioni a produrre liberamente. Il singolo farà il migliore per l’insieme allora quando fa il migliore per se stesso. Adam Smith è della concezione che si fa anche il migliore per l’intera umanità quando si fa il migliore per se stesso. Si può allora meglio consegnare le cose e si fa il migliore per l’umanità quando si fa il migliore per se stessi. È per il singolo e per l’umanità il migliore se si organizza l’economia popolare individualisticamente, se non si erigono attraverso legislazione particolari impedimenti e simile.
Ora vedete, l’intera direzione del pensiero va presso tali insegnanti di economia popolare a: Come si organizza la struttura sociale nel migliore? — Ma forse vi viene a mente una domanda che potrebbe sembrarvi la più importante, che nemmeno dai Fisiocratici è completamente chiaramente considerata. Viene riflettuto nei sistemi di economia popolare di cui finora ho parlato, come si produce meglio la struttura economico-nazionale. Ma è pure il seguito di questi pensieri che qui viene alla luce, che sempre de nuovo uno viene ricordato al fatto che c’è anche l’altra domanda, la domanda: Che cosa veramente vuole tutta l’economia popolare? — Essa non vuole soltanto, non può comunque volere solo distribuire quello che c’è, deve però anche badare che c’è qualcosa, che beni materiali vengono realmente prodotti. Importa anche che si estraggono beni dalla terra. Come sta il rapporto dell’uomo ai beni che vengono estratti dalla terra? Su questo realmente ha primo presentato pensieri consapevoli Malthus, e precisamente i suoi pensieri correvano in una strada che in fondo già potrebbe rendere diffidenti gli uomini fino a un certo grado. Non è affatto infondato quello che come una domanda cardinale, e come una concezione riguardo a questa domanda cardinale Malthus proprio fece venire alla luce. Egli disse: Se si panorama l’aumento della popolazione della terra — egli era dell’opinione, che molti uomini moderni sono, che la popolazione della terra è sempre in aumento — e se si panorama l’aumento dei nutrimenti estratti, dei viveri estratti, così risulta un rapporto. E Malthus lo esprime alquanto matematicamente dicendo: L’aumento dei viveri procede in progressione aritmetica, l’aumento degli uomini in progressione geometrica. — Posso per esempio con un paio di numeri farvelo chiaro. Supponiamo che il rapporto dell’aumento dei nutrimenti sia 1, 2, 3, 4, 5, così avremmo il rapporto geometrico: 1, 2, 4, 8, 16. Intende con altre parole, la popolazione aumenta molto più velocemente che i viveri aumentano. È dunque dell’opinione che lo sviluppo dell’umanità non possa affatto sfuggire al pericolo che entri la lotta per l’esistenza, e che infine ci siano molti troppi uomini in rapporto all’aumento dei viveri. Così afferra lo sviluppo economico-nazionale dell’umanità da un punto di vista completamente diverso; da il punto di vista della relazione dell’uomo alle circostanze della terra. Viene a dire, o per lo meno i suoi seguaci venivano a dire, che è contrario allo sviluppo fare molta assistenza ai poveri e simile, perché in tal modo si alleva solo la sovrappopolazione, e questo è dannoso per lo sviluppo dell’umanità. Viene persino a dire: Colui che è debole nella vita, si lasci senza supporto, perché importa che gli inadeguati nella vita vengono sterminati. — Tenta ancora altri mezzi, di cui non voglio parlare qui, posso solo accennarvi. Il sistema dei due figli raccomanda particolarmente di contenere la tendenza naturale della sovrappopolazione. Le guerre le considera come qualcosa che necessariamente deve sorgere nello sviluppo dell’umanità, perché la tendenza naturale c’è che l’aumento della popolazione è di gran lunga più veloce che l’aumento dei viveri.
Vedete, una concezione piuttosto pessimistica riguardo allo sviluppo economico dell’umanità entra allora nella storia. Non si può dire che questa domanda: Come l’uomo sta insieme con la base naturale della sua economia? — abbia avuto molta cura nei tempi più recenti. Nemmeno un chiaro consapevolezza che anche in questa direzione si dovrebbe ricercare, è presente presso gli uomini dei tempi moderni. Allora si è fatto sempre di nuovo riferimento alla struttura sociale stessa, al modo come gli uomini quello che c’è devono distribuire, affinché raggiungano la massima ricchezza; non come si crea dalla terra la massima cosa, ma più la domanda è stata rivolta sulla distribuzione.
Ora, nel corso dei pensieri emergono varie cose che è importante osservare, perché preparano il pensiero sociale e socialista della presente, che già ha condotto gli uomini a un grado elevato e li condurrà ancora più lontano in una sorta di caos sociale, da cui l’uscita giusta deve essere cercata come necessario. Una cosa ho appena accennato, che per esempio in Adam Smith appare chiaramente il pensiero che quello che si compra come merce, la merce sia lavoro immagazzinato. E quasi come risultato di una necessità naturale si forma il pensiero: Non si può considerare in maniera diversa quello che appare come merce, se non come lavoro immagazzinato. Questo pensiero domina gli uomini così che egli è in realtà uno dei motori principali del pensiero proletario della presente. Egli è così in quanto dalle assunzioni economico-nazionali che ho caratterizzato, nello spirito del moderno proletariato è entrato uno sguardo acuto al fatto che propriamente, così come l’ordinamento economico-nazionale, la struttura sociale oggi è, la forza di lavoro dell’operaio, che è senza proprietà e può portare al mercato solo il lavoro delle sue mani, è una merce. Proprio come si compra altre cose, così si compra la forza di lavoro presso l’operaio proletario.
Di fronte alla domanda: Che cosa sono veramente come uomo? — sente l’operaio moderno questo come quello che lo opprime di più, e da dove vanno istintivamente le sue rivendicazioni. Egli non vuole che nessuna parte di lui sia venduta; gli sembra, si potrebbe dire, come se si potessero vendere le sue due mani, le sue due braccia altrettanto bene come si può comprare e vendere il suo lavoro. Questo sembra all’uomo sgradevole, in quale forma questo si esprima, sia il pensiero marxista, o sia il pensiero revisionista, o come lo si chiami; sottostà il sentimento: Altre persone comprano e vendono merci, io però devo vendere la mia forza di lavoro.
Sarebbe solo un errore l’obiezione che qualcuno facesse se dicesse: Anche altre persone vendono il loro lavoro. — Questo non è vero. Nell’attuale struttura sociale veramente solo l’operaio proletario vende il suo lavoro. Perché nel momento in cui si è legati in qualche modo a rapporti di proprietà, cessa di vendere la propria forza di lavoro. Dunque il borghese non vende la propria forza di lavoro; egli compra e vende merce. Egli vende forse i prodotti del suo lavoro; ma questo è qualcosa di diverso dal vendere il suo lavoro. Proprio su queste cose ha il moderno proletario concetti molto acuti, e chi conosce il pensiero del moderno proletariato sa che questo principio: il lavoro proletario significa vendere la propria forza di lavoro — è l’elemento motore effettivo nel presente pensiero proletario, dalle forme più moderate fin nei più radicali. Chi questo non può stimare dai fenomeni, non capisce il presente, ed è triste che così tante persone non capiscono il presente. Per questo veniamo sempre più profondamente nei garbuggli, perché gli uomini non cercano di capire il loro tempo. Questo è l’una.
L’altro è che — certamente modificato da punti posteriori ma in certo senso istintivi — nel contesto con il caratterizzato si è formato un tale pensiero come quello sulla legge del salario. Nella forma radicale nella quale questo pensiero ha esistito prima, non esiste in effetti nel presente pensiero proletario, ma tuttavia si deve conoscere la forma in cui questo pensiero per esempio ancora in Lassalle ha esistito; affinché ci si orienti riguardo a quello che per così dire come residuo su questo pensiero nel presente proletario ancora sempre esiste. Chiaramente fissato è questo pensiero sulla cosiddetta legge di bronzo del salario dal ricercatore economico Ricardo. Ma Lassalle ancora la metà del secolo scorso l’ha rappresentata con tutta l’energia. Andrebbe più o meno così: Così come è una volta l’attuale struttura sociale con la forma del capitale, colui che deve lavorare proletariamente non può mai essere retribuito oltre un certo massimo per il suo lavoro. Il salario deve muoversi sempre in una certa altezza. Non può salire oltre questa altezza e non può cader sotto questa altezza. Le circostanze obiettive stesse rendono necessario che si affermi un certo saggio di retribuzione del lavoro. Oltre il massimo o per amor di chiarezza minimo salario — in questo caso è lo stesso — il livello salariale dell’operaio non può muoversi su e giù; per lo meno non essenzialmente; così crede Ricardo, e precisamente dal seguente motivo. Egli dice: Supponiamo che mediante certe circostanze, per esempio mediante buona congiuntura o qualcosa, ad un certo momento entri un sollevamento particolare del salario. Che cosa accadrebbe? I proletari riceverebbero improvvisamente alti salari, il loro standard di vita aumenterebbe per questo, verrebbero a un certo benessere. Il ricercare il lavoro proletario sarebbe allora qualcosa che attira di più che a salario precedente. C’è un’offerta più forte di lavoro proletario, inoltre mediante il benessere un aumento più forte dei lavoratori e così via, brevemente, c’è un’offerta più forte. La conseguenza di questo sarà che ci si procura più facilmente l’operaio. Così si sottopaga di nuovo. Il salario cade di nuovo al precedente livello. Appunto attraverso il fatto che si eleva, vengono provocati fenomeni che lo fanno di nuovo cadere. Supponiamo che cade ora mediante qualcosa, così entri un pauperismo, mediante questo una minore offerta. Gli operai muoiono prima e si ammalano, hanno meno bambini, così entra una piccola offerta di forza di lavoro, e con ciò entrerà di nuovo un innalzamento di salario. Ma non si può andare oltre finché il livello di bronzo sia.
Naturalmente Ricardo e nemmeno ancora Lassalle, intenendo questa legge di bronzo del salario, hanno pensato alla determinazione del salario nel puro processo economico-nazionale. Oggi, e anche già da due, tre decenni, dicevano anche ai proletari, se si citava loro nella storia dell’insegnamento economico popolare la legge di bronzo del salario: Non è giusto, lì Ricardo e Lassalle si sono ingannati. Ma realmente questa obiezione non è giusta, perché questi ricercatori potevano solo intendere: se la struttura sociale è lasciata a se stessa, allora entra in vigore questa legge di bronzo del salario. Ma appunto per non avere in vigore, furono fondate associazioni di lavoratori, è stato assunto l’aiuto dello stato e l’influenza dello stato. La conseguenza di questo è che si è elevato artificialmente il livello del salario. Ciò che va oltre il livello di bronzo della legge del salario, questo è provocato da legislazione o da associazione e simile. Perciò l’obiezione non è giusta. Vedete, importa come si piega il pensiero.
Ora, volevo solo mostrarvi queste cose che certamente potrebbero moltiplicarsi illimitatamente, per mostrarvi come nell’epoca dell’anima cosciente i pensieri riguardo all’economia popolare gradualmente si sono formati. Le opinioni erano sempre ora da un lato ora dall’altro lato. Gli uni sempre intendevano che il benessere popolare prospera nel migliore modo se si organizza l’economia popolare individualisticamente, se si lascia il singolo il più possibile libero. Gli altri intendevano, attraverso questo vengono danneggiati i più deboli; si deve sostenere il debole attraverso il fatto che lo stato o l’associazione viene in aiuto.
Avrei da caratterizzare molte cose se volessi addurre tutto quello che nel corso del tempo è sorto. Su i più vari campi della terra, del mondo civile, sorsero tali rappresentazioni di economia popolare. Quelle che ho caratterizzato e molte altre nel fondo tutte andavano a fini di non solo riflettere: Come si presenta nella mondo così come finora si è sviluppata la struttura sociale? — ma andavano anche a fini: Come si fa nel migliore modo con questa struttura sociale, affinché gli uomini non debbono vivere miseramente, affinché gli uomini abbiano benessere e simile? L’insegnamento economico popolare presso molti dei suoi coltivatori aveva tuttavia la tendenza a migliorare la vita economica popolare. Utopisti e nature come per esempio i socialisti francesi Saint-Simon, Auguste Comte, Louis Blanc e altri, avevano questo compito in vista. Avevano pressappoco il seguente pensiero: Finora la società, perché era lasciata a se stessa, si è sviluppata così che è sorto un grande divario fra poveri e ricchi, fra benestanti e miseri. Questo deve essere cambiato. — Allo scopo hanno studiato le leggi dell’economia popolare, e hanno sviluppato i più vari pensieri per cambiare queste cose e portare avanti certi miglioramenti. Molti naturalmente andavano dal pensiero che una sorta di paradiso, come ho accennato di recente, potrebbe essere stabilito sulla terra.
Ma una forma particolare ha preso questo pensiero sulla struttura sociale appunto presso il moderno proletariato. E riguardo ai motivi perché appunto il proletariato era predestinato a sviluppare tali concezioni, ho già parlato qui. Ma riguardo a un punto di vista particolare voglio aggiungere notazioni supplementari. Certamente quello che Karl Marx nei suoi libri e in quelli che ha scritto insieme con Friedrich Engels ha espresso, è stato in molti modi modificato. Ma i modificamenti sono molto minori che gli impulsi fondamentali che in realtà sono in queste cose. E si può, benché questa affermazione valga solo molto modificata, in generale dire: Su tutti i paesi della terra civile, dall’estremo occidente fino alla Russia, i proletari sono dominati, benché oggi non più apertamente dai contorni del pensiero marxista, ma dagli impulsi marxisti. In una maniera assai peculiare sorge il pensiero sulla struttura sociale in questo moderno pensiero proletario marxistico.
I pensieri che ho ora sviluppato, che appunto anche presso gli economisti borghesi dall’inizio dell’epoca dell’anima cosciente sorgono, vengono assunti dal pensiero socialista. Vengono però dal pensiero socialista trasformati nello stesso modo come il proletario da sua casta proletaria deve pensare necessariamente nel suo parere. Lì viene alla luce il peculiare che questo pensiero: Entro la moderna struttura sociale capitalistica l’uomo deve vendere la sua forza di lavoro come proletario — teoreticamente viene ulteriormente sviluppato, il motore propulsivo del pensiero proletario diventa, che il pensiero sorga: Come si può evitare il fatto che la forza di lavoro come merce è portata al mercato e venduta? — Naturalmente agisce in questo impulso la concezione che anche si trova chiaramente formulata in Adam Smith e in altri, che nella merce che si compra, si ha la forza di lavoro immagazzinata. È un pensiero enormemente plausibile, un pensiero che allora si estende alla conseguenza: Sì, che cosa si può comunque fare? — Se compro una giacca qualsiasi, così è il lavoro che il sarto ha usato, o colui che ci ha partecipato, che la giacca è venuta a essere, dentro la giacca: lavoro immagazzinato. Perciò la domanda non viene così considerata: Si può la forza di lavoro liberarsi dalla merce? — ma viene considerato come qualcosa che, potrei dire, è assiomatico, come qualcosa di evidente, che inseparabilmente il lavoro è legato alla merce. Così si cerca una struttura sociale che per l’operaio questo fatto incontrovertibile sia il più possibile innocuo, che il lavoro rimane legato al prodotto del lavoro. Sotto tale influenza è propriamente il marxismo sorto, è sorta la credenza che solo attraverso il fatto che si trasforma il mezzo di produzione nella generalità, cioè in una certa maniera la generalità al proprietario dei mezzi di produzione, di tutte le macchine e del suolo e dei mezzi di trasporto, che solo così si può in certa maniera portare avanti una retribuzione giusta. Non sorge la domanda: Si può rendere indipendente la merce dalla retribuzione? — ma: Come si può portare avanti una giusta retribuzione quando deve assicurarsi assiomaticamente, evidentemente, che il lavoro fluisce nella merce? — Questa è la formulazione della domanda, e ad essa è legato tutto il resto. Con essa è legata persino la visione materialistica dell’insegnamento economico, la visione materialistica dello sviluppo storico estremo. Questi consisteranno, come vi ho già esposto, nel fatto che il moderno proletario pensa: Tutto quello che entro la cultura dell’umanità è efficace, ogni prodotto spirituale, ogni pensiero, tutta la politica, tutto absolutamente, che non si basa su processi economici, è solo una sovrastruttura, un’ideologia, che si erge sulla base di quello che è lavorato economicamente. L’economia è il reale. Il modo come l’uomo è collocato nella struttura economica, questo è il reale nella vita umana. — Da che allora i pensieri che ha, risultano dalla sua relazione economica. Tali persone che sono completamente duri marxisti, come per esempio Franz Mehring, che scrivono su Lessing — questo è solo un esempio — esaminano: Come era la vita economica nella seconda metà del diciottesimo secolo? Come si fabbricava allora, come si comperava? Quale era il rapporto dell’artigianato al resto dell’umanità? Come di conseguenza si pensava allora? Come è venuto Lessing a essere? — Questa personalità particolare con le sue prestazioni, Lessing, viene spiegata dalla vita economica della seconda metà del diciottesimo secolo! Persone come Kautsky tentano persino di spiegare così l’emergere del Cristianesimo. Esaminano le circostanze economiche all’inizio della nostra cronologia e stabiliscono: Regnava questi e questi rapporti di produzione. Questo condiziona che allora in una certa maniera si sviluppasse quello che essi chiamano un sorta di pensiero comunistico, che poi è stato battezzato col nome di Cristo Gesù. La realtà all’inizio della nostra cronologia è veramente l’ordinamento economico. Il Cristianesimo è un’ideologia, una sovrastruttura, per così dire uno specchio del nostro ordinamento economico. Non c’è nient’altro che ordinamento economico. Tutto il resto è tutto fluttuante sopra, miraggio, specchio, niente di reale, al massimo qualcosa che — come ho già caratterizzato nei precedenti discorsi — agisce di nuovo sui rapporti economici, ma in piccola misura per la strada attraverso processi umani di altro genere.
Queste due cose agiscono insieme. L’indignazione sul fatto che l’uomo una parte di sé, la sua forza di lavoro, deve lasciarsi trattare come una merce: questo agisce insieme con la concezione completamente spinta all’estremo, che la vita economica è l’unica che è realmente.
Naturalmente non tutti gli uomini si sono rivolti a questa concezione, benché milioni di uomini, appunto i proletari, siano dominati più o meno da queste concezioni. Ma presso gli altri uomini è accaduto riguardo a queste cose un’altra cosa. Presso gli altri uomini non è usuale quello che è usuale presso i proletari. Se i proletari dopo aver lavorato otto o dieci o talvolta più ore, si trovano assieme alla sera e discutono questa domanda, si lasciano tenere questa domanda; anche assemblee di donne accadono. Ognuno singolo si occupa della natura della struttura sociale e pensano al riguardo nella loro maniera, si lasciano comunicare i risultati di coloro che pensano a queste cose, e così via. Sanno i dettagli, nella loro maniera naturalmente, ma sanno. — Nello strato sopra, che si chiama la borghesia — dovete convenire — non è il caso, e dopo «lavoro compiuto» — diciamo fra virgolette — ci si occupa d’altro. Degli operai ci si occupa al massimo nel modo — e si crede allora di aver fatto già molto — che te lo fai rappresentare sul palcoscenico da qualche spiesisser come poeta preparato. Ma i pensieri sull’ordinamento economico, quelli lascia che i professori all’università pensino. Quelli sono assunti proprio per quello, fanno già quello. Non è vero che si sia fedele all’autorità, ma si giura su quello che questi professori all’università hanno escogitato su tali cose; questo deve naturalmente essere giusto, perché sono pagati dallo stato e sono comunque gli uomini che sono lì per questo. Sì, ma vedete, fra questi professori si è gradualmente formata una peculiare scienza economica popolare. Se oggi scrivono libri, la chiamano la «scuola storica». Trattano i Mercantilisti, i Fisiocratici, Adam Smith, il Socialismo, l’Anarchismo e così via, e poi la loro propria concezione; quella è la «scuola storica». Si domandano: Come si dovrebbe allora venire al pensiero come si dovrebbe fare? — Veramente gli uomini sono smarriti in questa relazione. Non si raccolgono a un’attività tale del pensiero che preme verso rappresentazioni come si dovrebbe fare per portare avanti una certa struttura sociale. Tali borghesi come, diciamo, Lujo Brentano o come Schmoller o come Röscher, non vengono nemmeno all’idea di porre il pensiero in attività, ma pensano che si deve studiare le manifestazioni come fa anche il ricercatore naturale. Questo uomo lascia decorso le manifestazioni e le studia. Studia semplicemente lo sviluppo storico dell’umanità, forse ancora lo sviluppo storico delle rappresentazioni degli uomini sulla loro economia. Quello che c’è, lo si descrive. Lo si fa al massimo così come Lujo Brentano: Se non vuol osservare proprio nella sua patria, si viaggia in un paese con economia rappresentativa, in Inghilterra, fa indagini lì, descrive allora come lì stanno i rapporti fra lavoratori e datori di lavoro e simile. Impara a riconoscere che là ci sono uomini ricchi, come viene acquisito credito, come il capitale lavora, che la miseria c’è, che diseredati c’è, che molti non hanno nulla da mangiare, più o meno attraverso queste o quelle circostanze nulla da mangiare. Ma allora dicono gli uomini: Sì, la scienza non ha il compito di mostrare come le cose devono svilupparsi, ma solo di indicare come si sviluppano. Ma che cosa ne risulta allora in fondo da una tale scienza che pure va al pratica vita, se realmente solo osserva come le cose si sviluppano? È già così come se volessi addestrar un pittore e gli dicessi: Prova soprattutto a andare da il più vari pittori e osserva come uno bene, l’altro male fa e così via, ma tu stesso non fare nulla! — Non è vero, in un tale campo la cosa diventa subito paradossale; ma è realmente comparabile con l’altro. È appunto così da venire fuori dalla pelle — scusi l’espressione — quando uno veramente entra nella considerazione di quello che oggi, non si può dire compìto, ma sciupiato, quando il metodo naturalistico vuol penetrare in tali cose come economia popolare o simile. Perché non ne risulta nulla, perché in fondo già le assunzioni sono le più sciocche. Al massimo, non è vero, che da questa folla si formino i cosiddetti socialisti da cattedra, che dalla loro considerazione di quello che esiste venire alla conclusione: Qualcosa deve accadere. — E allora si fanno leggi che devono aiutare questo o quello.
Ma appunto questa mancanza di guida ha partecipato all’induzione di questa situazione. E sarebbe una codardia oggi di non indicare che quello che la presente, naturalmente nessun’autorità adorante umanità, si lascia dire su questo campo, con cui si dichiara soddisfatta, è in molti modi colpevole del caos in cui siamo arrivati. Queste cose sono così serie che veramente si devono anche affrontare nella loro vera figura. Allora sorge proprio la domanda: Che cosa agisce ancora più profondamente in tutte queste cose? Perché è tutto così venuto a essere? Perché agiscono tali oscillanti rappresentazioni su uno dei campi più importanti dell’umanità, come le ho sviluppate?
Consideriamo una tale rappresentazione come essa è certamente illusoria, ma straordinariamente efficace, consideriamo la — per amor di chiarezza — rappresentazione marxistica modificata, che nel essenziale è la rappresentazione della presente testa di professore: Realmente è solo l’economia, realmente è solo la struttura economica; il resto è tutto ideologico, sovrastruttura, miraggio, che si sviluppa intorno ad esso. Qualcosa di massimamente strano in fondo: l’incredulità assoluta in tutto quello che l’uomo può produrre come spirituale da tutte le rappresentazioni che si sono sviluppate da quando l’epoca dell’anima cosciente ha avuto inizio. Lì si afferma che gli uomini sempre più sono spinti verso quello che è esteriormente conosciuto, che è esteriormente afferrabile ai sensi. Il resto lo fuggono, lo evitano. E sotto questa fuga, sotto questo evitamento si sono formate non solo i pensieri sociali, ma i sentimenti sociali e finalmente gli eventi sociali nel nostro tempo, e continueranno a formarsi se non viene ascoltato il grido per una vera penetrazione scientifico-spirituale di questo fatto.
Che cosa sta lì alla base? Questo sta lì alla base, che siamo entrati nell’epoca dell’anima cosciente, che siamo là da il quindicesimo secolo, e che questo sviluppo entro l’epoca dell’anima cosciente, questo spingere del uomo verso il risveglio dell’anima cosciente, rendere necessario che l’uomo sempre più e più si avvicina a un punto del suo sviluppo dove propriamente — da «controrispinte» — vuol fuggire. Una cosa essenziale consisterà nel fatto che l’uomo moderno supera questo istinto di fuga; vuol fuggire davanti a qualcosa in cui tuttavia deve entrare. Ho detto a voi poco fa, quando ho parlato l’ultima volta qui: Su i vari campi nazionali, l’occidente, i paesi di mezzo, l’est, è differenziato anche il modo come l’uomo al Guardiano della Soglia viene quando entra il mondo spirituale. Un movimentarsi verso vivere tali esperienze come si possono fare consapevolmente presso il Guardiano della Soglia, come però istintivamente più o meno dagli uomini sempre dopo nel periodo dell’anima cosciente devono essere fatte — un essere spinti verso le esperienze presso il Guardiano della Soglia in una determinata, anche se esteriore, forma, è questo che come un impulso, come un istinto, come un trieb negli uomini moderni agisce, e che loro fuggono. Hanno paura di venire lì dove veramente dovrebbero venire.
Questo è molto regolamentare nello sviluppo moderno dell’uomo. Prenda quello che ho poco fa come caratteristica esterna dello sforzo moderno messo davanti. L’uomo aspira a riconoscere quello che egli è come uomo, che cosa egli vale come uomo, quale potenza ha, che cosa è la sua dignità come uomo. L’uomo aspira a di vedersi come uomini, finalmente a venire a un’immagine del suo proprio essere. Non si può venire a un’immagine dell’uomo se si vuol restare entro il mondo sensibile, perché l’uomo non si esaurisce nel mondo sensibile, l’uomo non è un essere solo sensibile. Nelle epoche dello sviluppo istintivo, dove non si chiede di un’immagine dell’uomo o della dignità dell’uomo o della potenza dell’uomo, là si potrebbe passare oltre al fatto che, se si vuol riconoscere l’uomo, si deve andare fuori dal mondo sensibile e guardare nel mondo spirituale, che si deve con il mondo soprasensibile per lo meno in qualche forma intellettualmente nel nostro tempo della coscienza fare conoscenza. Ma allora agisce inconsciamente lo stesso che consapevolmente colui che è da iniziarsi deve superare. Inconsciamente agisce innanzitutto ancora nei nostri contemporanei e negli uomini i cui pensieri sociali io vi ho descritto, questa paura davanti all’ignoto, che deve essere considerato. Paura, vigliaccheria, viltà, questo è quello da cui la moderna umanità è dominata. E quando questa umanità moderna dice: L’economia è il tangibile, che tutto causa — così è sorta questa concezione dal fatto che ci si ha paura di quello che è invisibile, che non è tangibile. Questo non si vuol avvicinare, questo si vuol evitare, lo si piega ad ideologia, a miraggio. E lo si piega ad ideologia, a miraggio, perché ci si ha paura davanti ad esso. Un punto di paura è la concezione mondana moderna socialista riguardo ai punti che vi ho caratterizzato. Possono tali uomini che si presentino nel perseguimento di questa moderna concezione mondana sociale esteriormente ancora così coraggioso, su un lato ancora così coraggioso — davanti al Spirituale che deve loro incontrarsi in qualche forma, in cui vogliono conoscere l’uomo, davanti ad esso hanno paura, davanti ad esso procedono vigliaccamente. Un prodotto di paura, un prodotto di angoscia, è quello che esce nelle moderne concezioni mondane socialiste.
Da questo punto di vista devono le cose essere considerate. Perché l’uomo moderno deve imparare a conoscere tre cose, perché naturalmente è guidato a queste tre cose, differenziato secondo occidente, mezzo e oriente, così come ve l’ho caratterizzato ultima volta. Ma è naturalmente guidato in qualche forma a queste tre cose. Se solo l’iniziato vede quello che a questi tre punti c’è, deve sentire, provare, nel suo intelletto prendere — anche se non nel suo potere di visione — sempre dopo ogni uomo moderno, se vuol penetrare la struttura economica. Primo deve l’uomo moderno una chiara sensazione o per lo meno una chiara rappresentazione intellettuale ricevere dalle potenze che nell’universo sono le potenze di declino, le potenze distruttive. Sotto le potenze che volentieri si persegue — e uno si inganna perciò perché le persegue solo con le simpatie del volentieri — sono le potenze costruttive. Si vuol sempre costruire, costruire, costruire. Ma il mondo non è solo evoluzione o costruzione, è anche involuzione o demolizione. Noi stessi portiamo la demolizione in noi. Il nostro sviluppato sistema nervoso, il sistema cerebrale, è in continua demolizione. Demolizione c’è nel mondo. Con queste potenze di demolizione deve l’uomo diventare consapevole. Imparziale e franco deve dirsi: Appunto sul cammino che si sviluppa nel periodo nel quale l’anima cosciente deve completamente risvegliarsi, sono le potenze di demolizione più efficaci. Si concentrano a volte, si consolidano, queste potenze di demolizione, e allora si sviluppa qualcosa come questi ultimi quattro anni e mezzo. Lì si mostra all’umanità in stato concentrato qualcosa che anche altrimenti è sempre presente. Ma questo deve non restare inconscio e istintivo, questo deve appunto in questa epoca diventare pienamente consapevole. Le potenze di demolizione, le potenze di morte, le potenze paralizzanti — l’uomo volentieri distoglie il suo volto da loro; così però si rende cieco e non impara a partecipare all’evoluzione, perché sfugge le potenze di demolizione.
Il secondo, con il quale l’uomo si deve fare consapevole e che di nuovo sfugge, è che l’uomo in questa epoca dello sviluppo intellettuale, cioè dello sviluppo nell’epoca dell’anima cosciente, assolutamente deve venire a cercasi un nuovo punto d’appoggio del suo essere. Lo sviluppo istintivo gli ha dato, anche nei pensieri, un punto d’appoggio. Crede di stare fermo nelle sue concezioni, nelle sue rappresentazioni che gli vengono attraverso sangue o estrazione o altrimenti. Questo non può il l’uomo da allora più. L’uomo deve liberarsi da quello su cui stava fermo, che si è sviluppato istintivamente. L’uomo deve porsi per così dire all’abisso, deve sotto di sé sentire il vuoto, l’abisso, perché deve trovare in sé il punto centrale del suo essere. Davanti a questo l’uomo torna indietro, davanti a questo ha paura.
E il terzo è: L’uomo deve in piena potenza imparare a conoscere, quando si sviluppa verso il futuro, l’impulso dell’egoismo, dell’egocentrismo. La nostra epoca è fatta per chiarire all’uomo come è, quando si abbandona alla sua natura, un essere egoista. Si deve prima esplorare tutte le fonti dell’egoismo nella natura umana per superare l’egoismo. L’amore sorge solo come il controstupore all’auto-amore. Si deve attraversare l’abisso dell’auto-amore se si vuol imparare a conoscere quello che come calore sociale deve penetrare la struttura sociale del presente e del futuro, specialmente se non si lo vuol imparare a conoscere solo nella teoria, ma in piena pratica. — Avvicinarsi a questa sensazione, che colui che è da iniziarsi presso il Guardiano della Soglia all’entrata nel mondo soprasensibile chiaramente vede, questo riempie gli uomini di nuovo di paura, dall’accorgersi: Altrimenti non si entra nell’epoca che necessariamente deve produrre una struttura sociale, che attraverso amore, che non è auto-amore, che amore per l’altro uomo, interesse per altri uomini. Questo provano gli uomini come qualcosa di bruciante, come qualcosa che li consuma, come qualcosa che li toglie il loro proprio essere, come toglie loro l’auto-amore, il diritto all’auto-amore. E così come fuggono il Soprasensibile davanti al quale hanno paura, perché è per loro un Ignoto, così fuggono l’amore, perché è per loro un fuoco bruciante. E come gli uomini nell’epoca in cui si deve preparare gli impulsi spirituali, si tirano gli occhi sopra gli orecchi turati di fronte alla verità del Soprasensibile, invece per esempio nel Marxismo e nel pensiero proletario sedotto di oggi indicano che ci si deve basare sul tangibile, al fine di deviare appunto dal Soprasensibile, come perseguono il contrario di quello che nella reale tendenza dell’evoluzione dell’umanità sta, così fanno anche nel campo dell’amore. Persino nelle parole di tendenza si esprime. Si mettono su ideali che sono il contrario di quello che realmente nell’evoluzione dell’umanità sta e deve essere perseguito.
Quando la prima, più significativa testimonianza per la moderna concezione della vita proletaria, il «Manifesto comunista», apparve nel 1848, allora era questo «Manifesto comunista» di Karl Marx già equipaggiato con le parole che ora si trovano presso su pressappoco ogni libro socialista e su ogni opuscolo socialista come motto: «Proletari di tutti i paesi, unitevi!»
Se uno ha soltanto un poco di senso per una concezione della realtà, allora si deve su queste parole venire ad un giudizio preciso, ma strano, paradossale. Che cosa significa: «Proletari di tutti i paesi, unitevi!»? Significa: Agite insieme, agite l’uno con l’altro, siate fratelli, siate compagni! — Questo è amore! — Fate agire l’amore fra di voi! — Sorge la tendenza tumultuosamente, ma come?: — Proletari, diventate consapevoli che siete separati dal resto dell’umanità, odiate gli altri, che non sono proletari, fate dell’odio l’impulso della vostra unione! — In una modo strano sono legati insieme amore e odio, l’unione è perseguita dall’odio, dal contrario dell’unione! Non lo si nota solo perché oggi lontano si è dal legare i propri pensieri con la realtà. Ma è il pensiero di paura di fronte all’amore, che certamente è stato toccato, ma allo stesso tempo evitato, perché si rimbalza davanti ad essa come di fronte a un fuoco divorante, in quanto si staccano proprio tali parole e se ne fanno il motto nel movimento sociale.
Così solo la penetrazione scientifico-spirituale di quello che realmente è, può fornire illuminazione per quello che nel presente agisce, e che si deve conoscere per essere veramente consapevolmente collocati in questo presente. Non è così semplice seguire quello che oggi pulsa nell’umanità. La scienza dello spirito è necessaria per questo perseguimento. Questo non dovrebbe essere tolto dalla considerazione. E soltanto colui sta rettamente in questo movimento scientifico-spirituale, che seriamente capisce anche di prendere anche queste cose sul serio.
Vorrei oggi esporre alcune considerazioni di carattere generale sulle questioni che da un certo tempo consideriamo come nostro compito. Quando ci si interroga su come la scienza dello spirito in questione possa affrontare e rispondere a quelle domande che sono le domande della vita, è innanzitutto necessario prestare molta attenzione per chiarirsi adeguatamente che questa scienza dello spirito, e così la nostra epoca e il futuro in generale, pone esigenze completamente diverse a riguardo del modo di rappresentare, del modo di pensare dell’uomo, rispetto a quello a cui siamo abituati secondo le consuetudini di pensiero, in particolare secondo le consuetudini di pensiero derivanti dalla scienza e dalla sua divulgazione nel passato immediato e anche nel presente. Sapete infatti che tutto ciò che la scienza dello spirito ha da dire in un qualsiasi ambito, e in particolare nell’ambito sociale, è espressione di risultati di ricerca spirituale che non sono stati conseguiti unicamente per via razionalistica, unicamente per via astratta, ma che sono ricavati dalla realtà spirituale medesima. Comprenderli è possibile, lo sapete, semplicemente applicando il sano senso comune — ma trovare questi risultati è possibile soltanto elevandosi dalla coscienza ordinaria, che comprende anche il pensiero razionale, il pensiero astratto, la ricerca naturale e così via, fino alla coscienza immaginativa, ispirata, intuitiva. Ciò che emerge dal cammino dell’immaginazione, dell’ispirazione, dell’intuizione, viene formulato in rappresentazioni esprimibili, in idee, e questo costituisce il contenuto della scienza che la ricerca orientata antroposoficamente deve fornire.
Bisogna dunque abituarsi ad avere altre concezioni a riguardo del trovare la verità, diverse da quelle a cui siamo avvezzi, e questo è proprio quello che rende tanto difficile ai nostri contemporanei compiere il cammino necessario dal pensiero ordinario e usuale d’oggi verso la scienza dello spirito antroposofica. L’uomo oggi fa così facilmente la domanda: Si può provare questa o quella cosa? — Certo, la domanda è molto legittima. Ma bisogna considerare questa domanda anche dal punto di vista della realtà. Se con essa si intende: Si può provare secondo i concetti che si sono già acquisiti, si può provare secondo i concetti usuali nel paese, che si sono assimilati attraverso l’educazione e la vita, quello che il ricercatore dello spirito presenta? — allora frequentemente si va fuori strada; infatti i risultati della scienza dello spirito sono ricavati dalla realtà.
Vorrei chiarirvi mediante un confronto molto banale e semplice che per il pensiero ordinario, che procede puramente in astratto, può originarsi l’errore. Dovrebbe infatti seguire da un pensiero un altro; e quando poi si vede che come pensiero non segue, si crede che debba essere falso, mentre secondo la realtà la cosa è giusta. Le conseguenze della realtà non coincidono con le mere conseguenze del pensiero; la logica della realtà è cosa diversa dalla semplice logica del pensiero. Nella nostra epoca si crede, giacché in certo modo la mentalità giuridica ha conquistato tutti gli spiriti, che tutto debba essere racchiuso in quella logica del pensiero a cui siamo avvezzi. Ma non è così. Vedete, se avete un cubo i cui lati, diciamo, sono lunghi trenta centimetri, quindi un cubo che ha un’estensione di trenta centimetri da tutti i lati, e qualcuno vi dice: Questo cubo si trova a un’altezza di un metro e mezzo dal pavimento in questa sala, allora potete mediante la semplice logica del pensiero concludere da ciò che vi dice, senza nemmeno stare nella stanza dove è il cubo: esso deve stare su qualcosa. Deve esserci un tavolo che sia sufficientemente alto, poiché il cubo non può stare sospeso in aria. — Dunque questo potete concludere anche se non siete presenti e non ne avete l’esperienza, la percezione diretta. Ma supponiamo che sulla cima del cubo ci sia una palla. Questo non potete dedurlo dal pensiero, dovete vederlo, dovete osservarlo direttamente. Ma corrisponde tuttavia alla realtà. Pertanto la realtà è pervasa da entità, da cose che naturalmente possiedono una logica interna, ma una logica che non coincide con la semplice logica del pensiero. La logica dell’osservazione è diversa dalla semplice logica del pensiero.
Questo comporta però che ci si debba decidere a non denominare come le uniche prove soltanto le cosiddette conseguenze logiche a cui il pensiero attuale si è abituato, altrimenti non faremo mai i conti con le cose. Nel campo che sto affrontando da ormai diverse settimane, nel campo della struttura sociale della società umana, emergono molte esigenze, semplicemente dalle premesse che vi ho esposto sulla triarticolazione della società, che diviene necessaria per il futuro. Da esse risulta ad esempio un sistema fiscale tutto determinato. Ma questo sistema fiscale si può trovare solo ricorrendo alla logica dell’osservazione. Con la sola logica del pensiero non si riesce. Ecco cosa rende necessario ascoltare coloro che sanno qualcosa di queste cose; poiché una volta che la cosa è stata detta, il sano senso comune, se considera tutti gli aspetti, può decidere in merito. Il sano senso comune, cari amici, sarà sempre sufficiente; potrà sempre controllare ciò che dice il ricercatore dello spirito. Ma il sano senso comune è diverso dalla logica del pensiero che — soprattutto a causa del modo di pensare permeato di scienze naturali del presente — è emerso. Da tutto ciò si vede che la scienza dello spirito stessa non deve avere come effetto unicamente quello che l’uomo riceva una certa quantità di rappresentazioni e creda poi di poter trattare queste rappresentazioni come qualsiasi altra cosa che gli sia comunicata oggi dalla scienza o simili. Questo è assolutamente impossibile e impensabile. Infatti, se lo si pensa così, si va fuori strada. La scienza dello spirito fa sì che il modo intero di pensare, il modo di concepire il mondo dell’uomo diventi diverso da come era prima, affinché l’uomo impari a comprendere non solo più a fondo, ma in un modo diverso. Questo deve essere soprattutto, quando vi immergete nella scienza dello spirito, di fronte ai vostri occhi spirituali, che vi possiate continuamente domandare: Apprendo un modo diverso di osservare il mondo per il fatto che assimilo questa scienza dello spirito — non la chiaroveggenza, ma la scienza dello spirito —, apprendo un modo diverso di osservare il mondo, diverso da come l’ho osservato prima? — Sì, uno può sapere moltissime cose se considera la scienza dello spirito come una collezione di compendi; ma se continua semplicemente a pensare come prima, allora non ha assimilato la scienza dello spirito. La scienza dello spirito l’ha assimilata soltanto quando in certa misura il modo, la forma, la struttura del suo pensiero è mutato, quando in certo senso è diventato un uomo diverso da quello che era prima. Questo è semplicemente operato dalla forza, dalla potenza delle rappresentazioni che si assimilano attraverso la scienza dello spirito.
Ora, nel pensiero sociale è assolutamente indispensabile che questa esigenza, che può sorgere soltanto attraverso la scienza dello spirito, afferri gli uomini, perché ciò su cui ho attirato l’attenzione ieri può essere compreso unicamente in questa luce. Ho attirato ieri l’attenzione sul fatto che gli economisti di scuola, che oggi insegnano ai popoli i concetti economici, sono in realtà alquanto impotenti di fronte alla realtà. Perché sono così impotenti? Perché vogliono afferrare con il pensiero orientato scientificamente qualcosa che non si lascia afferrare con il pensiero orientato scientificamente. Solo quando ci si deciderà a concepire la vita sociale diversamente dal pensiero addestrato nelle scienze naturali, allora si potranno trovare idee sociali feconde, che si lasciano realizzare, che sono davvero feconde per la vita.
Vi ho già attirato l’attenzione precedentemente su qualcosa che forse ha stupito qualcuno, ma che deve essere ponderato più profondamente. Vi ho attirato l’attenzione sul fatto che la conseguenza logica che si è propensi a trarre da certi concetti o addirittura da una visione del mondo non è affatto sempre la stessa cosa che dalla visione del mondo consegue secondo la vita. Intendo questo: Qualcuno può avere una collezione di concetti o persino un’intera visione del mondo. Potete rappresentarvela visione del mondo puramente in senso concettuale e poi forse trarre ancora altre conseguenze, conseguenze di cui potete giustamente presumere che siano logiche, e potete credere che queste conseguenze che logicamente ne traete debbano necessariamente seguire da questa visione del mondo. Ma non è affatto necessario, bensì la vita stessa può trarne conseguenze completamente diverse. Potete rimanere enormemente stupiti di come la vita ne tragga conseguenze diverse. Che cosa significa: la vita trae conseguenze diverse? Prendiamo un esempio: supponiamo che voi formuliate una visione del mondo che vi appare giustamente molto idealistica. Giustamente, diciamo, questa visione del mondo vi appare idealistica. Essa contiene meravigliose rappresentazioni idealistiche, meravigliose idee idealistiche. Può accadere che, a seconda di come sia questa visione del mondo, voi l’insegniate a vostro figlio o ai vostri allievi in una certa età della vita, lasciate che l’influenza della visione del mondo agisca su di loro in modo vivente. Voi stessi probabilmente ammettrete solo conseguenze logiche dalla vostra visione del mondo. Ma se la coltivate in un’altra anima, se considerate la vita anche al di là degli abissi dove passa da un uomo all’altro, allora può accadere il seguente, che solo la scienza dello spirito può spiegare come qualcosa di necessario: Voi formulate una visione del mondo che vi appare idealistica, che vi porta giustamente alla convinzione che tutto ciò che logicamente potete derivarne debba essere anch’esso idealistico, bello e grande, e l’insegnate a un figlio o a una figlia o a un allievo, e i soggetti in questione diventano furfanti, cioè canaglie. Può accadere perfettamente. Dalla vostra visione del mondo idealistica può seguire nella vita la canaglieria.
Questo è naturalmente un caso estremo, ma è un caso che potrebbe effettivamente accadere, che serve a farvi intendere che nella vita vengono tratte conseguenze diverse da quelle che nel puro pensiero. Ecco perché oggi gli uomini stanno così terribilmente lontani dalla realtà, perché non vedono attraverso queste cose, perché non sono disposti a trasferire nella coscienza consapevolmente quello che in passato si è fatto istintivamente. Gli istinti dei tempi passati, quelli hanno già percepito: Qua o là nascerà questo o quello. Gli istinti non erano inclini a presupporre sempre soltanto la logica del pensiero. Gli istinti già agivano logicamente. Ma oggi si è caduti in una certa incertezza, e questa incertezza, naturalmente, nell’epoca dello sviluppo dell’anima cosciente sarà destinata a crescere sempre più, se non si crea il contrappeso che consiste nel fatto che si assimila consapevolmente la logica della realtà. E la si assimila nel momento in cui si osserva veramente l’essenza dello spirito che si trova dietro la realtà sensibile, i suoi processi.
Voglio dirvi un caso pratico che vi può illustrare quello che poco fa ho esposto più teoricamente. Ma al contempo deve illustrarvi anche un’altra cosa. Deve illustrarvi quanto facilmente si può sbagliare quando si osservano le cose soltanto secondo i loro sintomi esteriori. Ho parlato negli ultimi discorsi di sintomatologia nella considerazione storica. La sintomatologia è in generale qualcosa che gli uomini devono acquisire se vogliono passare dall’esteriore, dai fenomeni alla realtà.
Un scrittore e filosofo russo, Berdjajew, ha poco tempo fa scritto un saggio del tutto interessante sullo sviluppo filosofico del popolo russo dalla seconda metà del diciannovesimo secolo fino ad oggi. In questo saggio di Berdjajew due cose sono assai notevoli. Una è che l’autore parte da un pregiudizio singolare, che dimostra che egli non ha alcuna visione di verità che per noi devono essere già del tutto familiari, nelle verità che nell’oriente russo per il sesto periodo post-atlantideo, il periodo dello sviluppo del Sé spirituale, stanno proprio emergendo elementi completamente nuovi, che oggi esistono ancora soltanto allo stato iniziale. Perché non lo sa, egli giudica completamente male un punto. Dice a sé stesso, è comunque singolare — e come filosofo russo dovrebbe saperlo — che in Russia, diversamente dall’occidente della civiltà europea, per quello che in occidente si chiama verità, particolarmente nella filosofia, propriamente non c’è un vero interesse. Ci si è interessati molto alla filosofia dell’occidente, ma non c’è vero interesse per la filosofia dell’occidente, in quanto questa mira alla «verità»; piuttosto si accoglie la verità filosofica in quanto serve la vita, in quanto è utile per una concezione di vita immediata. Il socialista ad esempio s’interessa della filosofia per il motivo che crede che questa o quella filosofia gli dia una giustificazione del suo socialismo. Analogamente l’Ortodosso s’interessa di una qualche filosofia non come il occidentale, perché sia verità, ma s’interessa perché gli dà un fondamento, una giustificazione della sua fede ortodossa e così via. Berdjajew considera questo come un grande difetto dell’anima popolare russa contemporanea. Infatti dice: Quelli in occidente sarebbero molto più avanti, non credono che la verità debba conformarsi alla vita, ma la verità è verità, e c’è, e la vita deve conformarsi alla verità. Inoltre aggiunge esplicitamente la proposizione singolare — singolare certamente non per un uomo del presente, poiché un uomo del presente la trova naturale — ma per lo scienziato dello spirito assai singolare: il socialista russo non ha il diritto di usare l’espressione «scienza borghese», «scienza borghese», perché la scienza borghese contiene la verità, essa ha finalmente formulato il concetto di verità; e questo è la verità incontestabile. Perciò è un difetto dell’anima popolare russa se crede che anche questa verità possa essere superata.
Berdjajew condivide questo punto di vista non soltanto con l’intero mondo professionale, ma anche con i seguaci dell’intero mondo professionale, e questo è ad esempio tutta la borghesia dell’Europa occidentale e centrale, l’aristocrazia ancora di più e così via. Berdjajew non sa che ciò che ora è allo stato germinale nell’anima popolare russa, proprio per questo appare frequentemente tumultuosamente e in forma caricaturale. In questa concezione della verità dal punto di vista della vita, che oggi è scorretta, risiede però anche un germe per una concezione futura. In futuro la cosa si metterà da sé a posto. Infatti, quando avrà prosperato ciò che oggi si prepara allo stato germinale: l’orientamento dello sviluppo umano verso il Sé spirituale, allora in verità ciò che oggi si chiama verità avrà una forma completamente diversa. E oggi vi ho attirato l’attenzione su alcune peculiarità. Questa verità porterà ad esempio alla coscienza dell’uomo — cosa che l’uomo odierno non può affatto comprendere — che la logica dei fatti, la logica della realtà, la logica dell’osservazione è diversa dalla semplice logica concettuale. E questa concezione della verità trasformata avrà ancora altre proprietà. Questo è uno degli aspetti che vedete presentarsi in Berdjajew ed è molto singolare, perché mostra come poco tale scrittore sia immerso in quello che è il vero senso dell’evoluzione della nostra epoca, che proprio nel suo popolo potrebbe percepire molto bene, ma sotto questo pregiudizio non può riconoscerlo.
Un’altra cosa deve essere giudicata in una direzione completamente diversa. Berdjajew vede evidentemente — il significato del suo saggio lo mostra — con grande inquietudine il sorgere del bolscevismo. Ora, in questo uno o l’altro, secondo che sia bolscevico o no, potrebbe dargli ragione o torto; è una cosa su cui non intendo dilungarmi in questo momento. Voglio esporre i fatti, non critica. Ma ciò che è importante è il seguente. Così come negli anni sessanta — così ritiene Berdjajew sotto il punto di vista di vedere la verità, la filosofia dipendente dalla vita — così come allora il materialismo ha trovato accesso in Russia e vi si credeva al materialismo perché lo si trovava utile alla vita, allora negli anni settanta vi si credeva ad esempio al positivismo di Auguste Comte. Poi altre concezioni, ad esempio anche Nietzsche, hanno trovato accesso in Russia presso i ceti intellettuali. Ora Berdjajew si domanda quale filosofia abbia infine prevalso presso i bolscevichi, che appartengono agli intellettuali. In effetti una filosofia ha prevalso. Ma riguardo all’associazione di questa filosofia singolare con il bolscevismo, Berdjajew è in realtà completamente disorientato. Non sa affatto comprendere come il bolscevismo consideri stranamente come sua filosofia gli insegnamenti di Avenarius e Mach.
Se qualcuno avesse detto ad Avenarius e Mach che la loro filosofia fosse accettata proprio da gente come i bolscevichi, sarebbero rimasti ancora molto più stupefatti di Berdjajew. Avrebbero, se mi si consente l’espressione triviale, arrampicato sulle pareti — entrambi sono già morti — se avessero dovuto immaginarsi di valere come filosofi ufficiali dei bolscevichi. Immaginate il bravo borghese Avenarius, che credeva di operare soltanto in concetti raffinati, che naturalmente aveva presupposto che solo gente che — ebbene, diciamo — indossa giacche decenti, non nuoce a nessuno in modo bolscevico, insomma, gente completamente civile nel modo in cui negli anni sessanta, settanta, ottanta ci si era immaginati gli «uomini civili». Solo in mezzo a gente simile, pensava Avenarius, potrebbe trovare seguaci la sua filosofia. Ora, se si entra nel contenuto di questa filosofia di Avenarius, allora ancor meno si capisce il fatto che Avenarius sia il filosofo ufficiale dei bolscevichi. Perché che cosa pensa Avenarius? Egli si dice: Gli uomini vivono nel pregiudizio che qui dentro nella mia testa o nella mia anima o dovunque siano soggettivamente le rappresentazioni, le percezioni; fuori sono gli oggetti. Ma non è giusto. Se io fossi solo al mondo, non verrei mai all’idea della differenza tra oggetto e soggetto. Arrivo all’idea della differenza solo perché ci sono anche altre persone. Io non verrei, se solo osservassi un tavolo, all’idea, pensa Avenarius, che il tavolo sia fuori in uno spazio e che ce ne sia un’immagine nel mio cervello, ma avrei il tavolo e non distinguerei tra soggetto e oggetto. Distinguo questi solo perché, quando insieme a un altro osservo il tavolo, mi dico, lui vede il tavolo, io lo percepisco, c’è ancora questa percezione dentro la mia testa. Ora io mi figuro che quello che lui sente, lo sento anch’io. Così, entro considerazioni di questo genere puramente teoriche — non voglio sottoporvi tutte, direste che non vi interessa tutto questo — entro considerazioni così epistemologiche, puramente astratte si muove Avenarius. Nel 1876 ha scritto il piccolo libretto: «Filosofia come concezione del mondo secondo il principio della minima energia». Perché da tali presupposti, come ve li ho spiegati, dimostra che i nostri concetti, che abbiamo come uomini, non hanno alcun valore di realtà, ma che creiamo concetti solo al fine di mantenere economicamente il mondo insieme. Il concetto di «leone» ad esempio o il concetto che si esprime in una legge naturale, non è nulla di reale, né secondo Avenarius indica qualcosa di reale, ma è antieconomico se nella vita ho visto cinque, sei o trenta leoni e me li devo tutti immaginare; allora faccio la cosa più economica, mi faccio un unico concetto che racchiude tutti i trenta leoni. Tutta la formazione di concetti è solo un’economia interna, soggettiva.
Mach è di concezione simile. Mach è lo stesso di cui vi ho raccontato che una volta in uno stato di stanchezza è salito su un omnibus che aveva uno specchio. Salì quindi e vide un uomo venirgli incontro dall’altro lato. Ora, l’uomo gli era molto antipatico, e allora si disse: Ma che tipo di maestro di scuola antipatico è questo? — E poi si accorse che c’era uno specchio e che aveva visto sé stesso. Voleva solo indicare quanto poco ci si conosca persino nella propria forma umana esterna, quanto poca autocoscienza si abbia. Racconta persino un secondo caso, dove era passato davanti a una vetrina che era specchiante, dove perciò in questo modo s’era incontrato con sé stesso, e dove era furioso per essere incontrato da un maestro di scuola così brutto d’aspetto. Lo stesso Mach, di cui vi ho raccontato queste cose, ha proceduto in un modo alquanto più popolare, ma ha la stessa concezione di Avenarius. Dice: Non ci sono rappresentazioni soggettive, non c’è oggetti oggettivi, ma in realtà ci sono solo contenuti di sensazione. E io stesso sono solo contenuto di sensazione. Fuori il tavolo è contenuto di sensazione, il mio cervello è contenuto di sensazione, tutto è solo contenuto di sensazione. E i concetti che gli uomini si fanno, quelli pure sono solo per ragioni economiche. Era forse negli anni 1881 o 1882, io ero presente a quella seduta dell’Accademia delle Scienze di Vienna dove Mach aveva tenuto la sua conferenza «Sulla natura economica della ricerca fisica», sull’economia del pensiero. Devo dire che su di me, che ero allora un giovanottone nel primo decennio dei miei venti anni, ha fatto un’impressione terribile, quando ho sentito che c’erano persone di tale radicalismo che non avevano alcun sospetto che nel cammino del pensiero nella mia anima umana arriva il primo annuncio, la prima rivelazione del soprasensibile; che negavano così tanto i concetti da vedervi solo un risultato dell’attività dell’anima umana, che persegue l’economia. Ma tutto questo in Mach e in Avenarius rimane entro i confini di — non mi fraintendete — di pensiero completamente decente. Non si deve assolutamente essere bizzarri se si presuppone: I due signori e tutti i loro seguaci sono persone che pensano in modo buono e borghese, a cui qualsiasi idea anche solo lievemente pratico-radicale o perfino rivoluzionaria è il più lontana possibile. E ora sono diventati filosofi ufficiali dei bolscevichi! Non si poteva mai arrivarci! Se leggeste il piccolo libretto di Avenarius sulla minima energia, potrebbe interessarvi, è scritto piuttosto bene; ma se cominciaste a leggere la sua «Critica dell’esperienza pura», probabilmente ben presto smettereste, poiché la trovereste terribilmente noiosa. È scritto assolutamente nel tono professionale, e non c’è in alcun modo la possibilità che ne traeste qualcosa di bolscevismo come conseguenza. Non potreste neppure trarre da essa una concezione pratica del mondo, nemmeno di radicalismo appena percettibile.
Ora so che naturalmente coloro che prendono i sintomi per realtà potrebbero farmi adesso un’obiezione. Un positivista risoluto direbbe: Oh, è facilissimo da spiegare. I bolscevichi hanno preso tutti i loro intellettuali da Zurigo. A Zurigo ha insegnato Avenarius, e quelli sono stati studenti di Avenarius, che ora agiscono come persone intelligenti tra i bolscevichi. Inoltre ha agito come privatdozent uno studente di Mach, il giovane Adler, che poi ha ucciso lo Stürgkh in Austria. Con lui si sono incontrati numerosi seguaci di Lenin, forse lo stesso Lenin, hanno assimilato queste cose, questo si è trasmesso. È quindi un puro caso. — Naturalmente so che gente con una mentalità positivista risoluta può spiegarlo così. Ma ho anche recentemente vi ho esposto che potete ricondurre l’intera personalità poetica di Robert Hamerling al fatto che il bravo rettore Kaltenbrunner ha perso la richiesta di Hamerling di una cattedra a Budapest, e per conseguenza un altro ha ottenuto la cattedra a Budapest. Se Kaltenbrunner non avesse perso quella richiesta, Hamerling negli anni sessanta sarebbe venuto a Budapest come insegnante di ginnasio e non a Trieste. E se ora considerate tutto ciò che Hamerling è diventato per il fatto di aver passato la sua vita a Trieste sull’Adriatico per dieci anni, allora vedrete che l’intera vita poetica di Hamerling è un risultato di questo. Esteriormente però il bravo rettore Kaltenbrunner al ginnasio di Graz ha perso la richiesta, e per questo ha dato occasione che Hamerling venisse a Trieste. Bisogna appunto non prendere queste cose come realtà, ma come sintomi per ciò che esprimono interiormente.
E ciò che Berdjajew concepisce così, che i bolscevichi abbiano scelto come loro idoli i bravi filosofi borghesi Avenarius e Mach, questo risale già a quello che ho esposto all’inizio di oggi: che la realtà della vita, la realtà dell’osservazione è diversa dalla realtà puramente logica. Naturalmente non segue mai da Avenarius e Mach il fatto che questi personaggi potessero diventare filosofi ufficiali dei bolscevichi. Ma tutto quello che potete logicamente concludere da una cosa è pure solo esteriormente significativo come sintomo. Alla realtà si arriva solo attraverso una ricerca che mira a questa realtà stessa. Nella realtà agiscono le essenze spirituali.
E ora potrei raccontarvi molte cose che vi farebbe sembrare una necessità che filosofie come quella di Avenarius e di Mach portino già adeguatamente alla realtà alle conseguenze del più radicale socialismo odierno. Perché dietro le quinte dell’essere sono gli stessi spiriti che infondono goccia a goccia la filosofia di Avenarius o di Mach nelle coscienze umane, e che infondono goccia a goccia nelle coscienze umane quello che ad esempio conduce al bolscevismo. Solo che non si può dedurre logicamente l’uno dall’altro. Ma la realtà lo deduce. Questa è una cosa che vi prego di scrivervi profondamente nei vostri cuori, affinché abbiate anche di questo ciò che sempre di nuovo sottolineo. È oggi necessario trovare il passaggio dalla semplice giungla logica, in cui illusoriamente oggi si pensa sia pervasa la realtà, alla vera realtà. Se si guardano i sintomi, se si sa valutare i sintomi, allora la cosa forse diventa talvolta più seria. A questo riguardo vi voglio indicare qualcosa su cui chi non è scienziato dello spirito non diventa così attento, perché la prende più come frase, come qualcosa di indifferente. Vedete, Mach, il positivista, ma un positivista radicale, arriva al pensiero che in realtà tutto è sensazione. La dottrina che anche il giovane Adler ha esposto come privatdozent a Zurigo, che certo ha guadagnato molti seguaci per lui, per Mach e per Avenarius, dice che tutto è sensazione, che non abbiamo il diritto di distinguere il fisico dallo psichico. Fuori il tavolo è esattamente nello stesso senso fisico-psichico come le mie rappresentazioni sono fisico-psichiche, e i concetti sono solo per ragioni economiche.
Ma in Mach era singolare che istintivamente a volte si ritraeva dalla sua stessa visione del mondo, da questa visione radicale positivistica. Si ritraeva e diceva allora: Sì, se mi chiarisco sulla base di tutti i successi della modernità: Non ha senso parlare del fatto che al di là della mia sensazione c’è ancora qualcosa, o che io deva distinguere il fisico dallo psichico, tuttavia sono sempre di nuovo indotto, quando ho il tavolo davanti a me, a parlare non soltanto di sensazione, ma a credere che fuori c’è ancora qualcosa di fisicamente presente. E nuovamente, quando ho una rappresentazione, una sensazione, un sentimento, non ho solo la percezione, quello che accade, il fenomeno, ma credo — benché sappia secondo la scienza che posso formarmi che ciò non ha giustificazione — che dentro c’è anima e fuori c’è oggetto. Mi sento indotto a fare questa distinzione. Che cosa è propriamente? — Mach si dice: Come arrivo a una cosa simile, che improvvisamente devo ammettere: lì dentro c’è qualcosa di psichico, laggiù fuori qualcosa di extra-psichico. So che in realtà non è una distinzione. Sono indotto a pensare qualcosa di diverso da quello che mi dice la mia scienza — dice a volte Mach quando si ritrae dalle cose, sta nei suoi libri. Allora fa un’osservazione e dice: A volte allora capita a uno di porsela la domanda se come uomo non sia portato in giro in cerchio da uno spirito maligno? E risponde: Io credo questo secondo.
So come molti uomini leggono semplicemente passando oltre una tale affermazione come fosse una frase. Ma un’affermazione così è sintomatica. Lì talvolta sbircia oltre le spalle dell’anima ciò che è il vero fatto. È lo spirito arimanico che porta gli uomini in giro in cerchio, affinché pensino come Avenarius e Mach pensano. E Mach diventa consapevole di questo spirito arimanico in tali momenti. È lo stesso spirito arimanico che ora agisce anche nel modo di pensare bolscevico. Perciò non è meraviglia che la logica della realtà abbia prodotto ciò come risultato. Vedete però, se si vogliono comprendere le cose della vita, si deve guardare più profondamente in questa vita. Questo è davvero non insignificante proprio nel campo sociale oggi e per il prossimo futuro. Perché le conclusioni che devono essere tratte non sono quelle come le hanno tratte Schmoller o Brentano, Wagner, Spencer, John Stuart Mill o chiunque altro, ma nel campo sociale devono essere tratte conclusioni conformi alla realtà, conclusioni logicamente conformi alla realtà. E la disgrazia è che nelle nostre presenti aspirazioni agitative e in ciò che è emerso da queste aspirazioni agitative vivono conclusioni puramente logiche, illusioni, e le illusioni sono diventate realtà esterna. Per questo voglio presentarvi due esempi. Uno lo conoscete già bene, vi serve solo l’illuminazione in cui metto adesso l’esempio. I socialisti colorati dal marxismo — ve lo ho esposto ieri e spesso già — sono in sostanza tutto il proletariato del presente — dicono sotto l’influenza di Marx: L’economia, i contrasti economici, i contrasti di classe che derivano dai contrasti economici, questi sono la vera realtà, il resto è sovrastruttura ideologica. Ciò che l’uomo pensa e poetizza, crea artisticamente, ciò che pensa dello stato, della vita, di tutto, questo è solo il risultato del modo in cui vive economicamente. Per questo motivo il proletario del presente dice: Non abbiamo bisogno di un’assemblea nazionale generale se vogliamo realizzare un nuovo ordine, perché lì ci saranno di nuovo i borghesi e dal loro essere economicamente determinato borghese diranno la loro. Questo non possiamo usarlo. Possiamo usare solo coloro che parlano come viene dalla testa del proletariato, perché questi sono oggi quelli che devono plasmare il mondo. Non abbiamo bisogno di convocare assemblee, ma questi pochi proletari che stanno in cima, essi esercitano la dittatura, perché hanno visioni proletarie, quindi penseranno la cosa giusta. — Come Lenin e Trotski in Russia, così Karl Liebknecht a Berlino rifiuta l’assemblea nazionale. Dice: Questo non sarà altro che una nuova edizione della vecchia banda chiacchierona del Reich — e con questo intende il Reichstag.
Ora, che cosa sta alla base di tutto questo? Ciò che sta alla base, questo formava principalmente proprio il motivo per cui sedici anni fa — ve l’ho raccontato quando vi ho esposto la storia della mia «Filosofia della libertà» — sono stato principalmente messo da parte dalla scuola di formazione dei lavoratori socialisti a Berlino. Avevo tra l’altro lezioni di questioni naturali da tenere, avevo anche diretto esercizi di discussione, ma avevo anche insegnato storia. L’ho insegnata nel modo come ho ritenuto che bisognava insegnarla oggettivamente. Questo è stato più che sufficiente per coloro che erano miei allievi. Se potesse continuare, se non avesse trovato una fine artificiale, so che avrebbe già potuto produrre buoni frutti. Ma i leader socialdemocratici si sono resi conto che io non tenevo il marxismo, non una visione storica marxista, ma che stranamente facevo perfino capriole, che hanno piacuto assai agli operai che erano miei allievi. Ho detto ad esempio: Gli storici ordinari non riescono a scoprire cosa c’è dietro i sette re romani, li considerano perfino come un mito, perché la successione dei sette re, come è raccontata in Livio, è così un’ascesa e una discesa, sempre una specie di crescita fino a Marcio, il quarto, poi una discesa fino alla decadenza, fino al settimo, Tarquinio il Superbo. E spiegavo alla gente che si deve tornare indietro agli albori dello sviluppo romano, al tempo prima della Repubblica, che il rivolgimento verso la Repubblica è consistito nel fatto che le antiche regolarità spirituali atavistiche sono passate in un certo caos popolare, mentre in realtà nel tempo più antico, come è ancora palesemente evidente nell’egiziano Faraonato, risiede una saggezza ricercabile attraverso la scienza spirituale negli ordinamenti. Non senza ragione si narrava che Numa Pompilio riceveva influssi dalla ninfa Egeria per ordinare il tutto. Spiegavo allora come la gente ricevesse inspirazioni per fare ordinamenti, come in realtà, non come più tardi quando un dominatore succedeva all’altro, ma come era determinato secondo le leggi che si avevano ricavate dal mondo spirituale. Di qui questo regolare nella successione dei Faraoni egiziani e anche ancora dei re romani, che si succedono così in Romolo, Numa Pompilio e così via fino a Tarquinio il Superbo. Se ora osservate i sette principi così come li ho riuniti nella mia «Teosofia» gli uni dopo gli altri da un certo punto di vista, allora avete nella successione dei sette re romani questi sette principi. Questa è qualcosa che ora accenno solo; qui in mezzo a voi non ho bisogno che di accennarla, ma è qualcosa che se la si riveste adeguatamente si deve davvero presentare come una verità del tutto obiettiva e che fa luce su questo aspetto singolare, che lo storico ordinario materialistico non riuscirebbe a comprendere. Perciò oggi i sette re romani da uno storico genuino — no, scientifico! — sono considerati addirittura come inesistenti, ma come mito. Vedete, sono arrivato così lontano e ho anche esposto queste cose in altri modi; e se lo si fa adeguatamente, naturalmente agisce come qualcosa che corrisponde alla realtà. Ma non è «visione storica materialistica». Perché la visione storica materialistica richiede che si investighi quali fossero le condizioni economiche, come allora l’agricoltura si relazionasse all’allevamento del bestiame, come l’agricoltura si relazionasse al commercio, come le città fossero state fondate, quale economia avessero gli Etruschi, come gli Etruschi commerciassero con i Romani nascenti, e come sotto questo influsso dell’elemento economico si fossero configurate le condizioni sotto Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio e così via.
Ma vedete, una cosa così non sarebbe certo passata attraverso così facilmente. Ma allora mi è venuta in aiuto la vera realtà; proprio perché mi rivolsi alla vera realtà, mi è venuta in aiuto la vera realtà. Naturalmente non sono persone solo giovani che formano un pubblico di ascoltatori così. C’erano tra loro anche persone che avevano già assimilato il pensiero proletario fino a un certo grado, anche persone zeppe di tutti i pregiudizi; non è facile convincere gente simile, nemmeno su cose che stanno loro lontane. Quando ad esempio una volta ho parlato di arte, dove avevo esposto che cosa sia l’arte e come agisca l’arte, ha urlato improvvisamente da ben dentro una signora: Ma allora, il verismo, non è arte? — Quindi la gente non accettava ciò solo su autorità. Si trattava già di trovare le vie verso la gente, non certo per stratagemmi furbi, ma dal senso di realtà e di autenticità. Avvenne che si doveva dire, non solo si poteva dire, ma si doveva dire: Sì, ma voi siete pieni di concetti che corrispondono alla visione storica materialistica, che crede che tutto dipenda solo da condizioni economiche e che tutta la vita spirituale riposa solo su ideologia, che è una fata morgana che si diffonde in alto sulla base delle condizioni economiche. E Marx l’ha esposto con grande acutezza e con intelligenza. Ma perché è accaduto tutto questo? Perché l’ha esposto, e perché lo crede? Perché Marx ha visto solo il suo presente immediato e non è risalito a tempi più antichi. Marx pone solo a fondamento lo sviluppo storico dell’umanità a partire dal sedicesimo secolo. Lì è così che effettivamente un’epoca nello sviluppo dell’umanità è entrata, in cui la vita spirituale, se non esattamente come in Karl Marx, tuttavia in una certa misura su grandi parti del mondo è diventata un’espressione delle condizioni economiche. — Il goetheismo non si può dedurre dalla vita economica, ma Goethe è considerato anche da questi dalla gente come lontano dalla vita economica. Si potrebbe dire quindi: L’errore consiste nel fatto che quello che vale solo per un determinato periodo, e proprio per il periodo più recente, è stato generalizzato. E si poteva comprendere solo gli ultimi quattro secoli se li si esponeva nel senso della visione storica materialistica.
Ma ora viene l’importante, e questo importante consiste nel fatto che non si procede solo concettualmente, perché concettualmente si può portare terribilmente poco contro le proposizioni ben strette di Karl Marx, ma si deve procedere in modo conforme alla realtà della vita, conforme alla realtà, conforme all’osservazione. Allora però si mostra che sotto questa evoluzione che così ha avuto luogo dal sedicesimo secolo, che si può interpretare in senso storicomaterialistico, un’importante involuzione si compie, qualcosa che invisibile, soprasensibile scorre al di sotto del sensibile-visibile esteriore. E questo è quello che vuole portarsi alla superficie, che vuole emergere dalle anime umane — proprio l’opposto del materialismo. In modo che il materialismo diventa così grande e agisce così fortemente solo affinché l’uomo si sollevi contro di esso, affinché trovi la possibilità di cercare il spirituale da sé nell’epoca dell’anima cosciente, e di portarlo all’autocoscienza del spirituale. In modo che il compito non è, come crede Karl Marx, semplicemente di osservare la realtà e di leggere da essa: L’economia è il fondamento della realtà dell’ideologia — ma di dirsi: La realtà non ci offre dal sedicesimo secolo quello che davvero è reale, ma ciò deve essere cercato nello spirito. Si deve trovare proprio un tale ordinamento sociale che superi quello che esteriormente appare, che esteriormente può essere osservato dal sedicesimo secolo. Il tempo stesso costringe non solo a osservare i processi esterni, ma a trovare qualcosa che può intervenire correttivamente in questi processi. Si deve rimettere in piedi quello che il marxismo ha messo sulla testa.
È straordinariamente importante sapere che in questo caso la logica della realtà proprio rovescia la semplice dialettica acuta di Karl Marx. Ancora molti ancora scorreranno giù per il Reno prima che un numero sufficiente di persone capisca questa necessità, di venire alla logica della realtà, alla logica dell’osservazione. Ma è necessario che lo si capisca. È necessario proprio a causa delle brucianti questioni sociali. Questo è un esempio.
L’altro esempio può essere collegato a qualcosa che vi dissi ieri. Vi dissi che caratteristico è dalla época di Ricardo, da Adam Smith e così via, che si è notato che l’ordinamento economico ha come conseguenza che nell’essere umano conviviale la forza lavoro umana è usata come merce portata al mercato e come merce trattata secondo l’offerta e la domanda. Vi ho esposto ieri come questo sia precisamente quello che eccita, il motore vero nella visione del mondo proletaria. Chi pensa solo concettualmente osserva che è così e si dice: Quindi dobbiamo avere un’economia nazionale, una dottrina sociale, una visione della vita sociale, che conti su questo, che risponda nel modo migliore possibile alla domanda di come, poiché la forza lavoro è merce, si possa proteggere questa merce forza lavoro dallo sfruttamento umano. — La domanda è posta male. Non è solo dalla teoria, è posta male dalla vita stessa. Una domanda posta male oggi agisce distruttivamente, devastatamente, perseguendo il saccheggio. Se non avviene una conversione, continuerà sempre più a perseguire il saccheggio. Perché anche qui quello che sta sulla testa deve essere rimesso in piedi. Non deve essere chiesto: Come si deve costituire la struttura sociale, affinché l’uomo non possa essere sfruttato, benché la sua forza lavoro sia comunque portata al mercato come merce secondo l’offerta e la domanda come un’altra merce? Perché questo contraddice un impulso interiore dello sviluppo, che segue dalla logica della realtà; fugge da quell’impulso interiore, che non è così espresso, ma che corrisponde tuttavia alla realtà e che può essere espresso così: Ancora il tempo greco, questa cultura greca diventata così importante per noi, è pensabile solo per il fatto che una grande parte della popolazione greca erano schiavi. La schiavitù è il presupposto di quella cultura che ha per noi così grande importanza. Ma nella cultura greca la schiavitù era così presupposto che un filosofo eminentemente pensante come Platone considerava la schiavitù come il giusto e necessario per la cultura umana.
Ma lo sviluppo umano procede. La schiavitù era nell’antichità, e sapete, l’umanità si è sollevata contro la schiavitù, istintivamente si è sollevata, che l’uomo potesse essere venduto o comprato. L’uomo intero non può essere comprato o venduto. Questo è oggi un assioma, si potrebbe dire, e dove ancora regna la schiavitù, la si considera come barbarie. Per Platone non è barbarie, ma una naturalezza, che ci fossero schiavi. Per lui è una naturalezza come per ogni Greco di sentimento platonico, per ogni Greco che abbia pensato in senso politico. Lo schiavo non ha pensato diversamente da: È una naturalezza che gli uomini possono essere venduti, che gli uomini possono essere portati al mercato secondo l’offerta e la domanda — naturalmente non come le mucche. Ma questo è solo una maschera, è solo occultato, perché è passato alla schiavitù più mite, la servitù della gleba. Ciò ha durato molto a lungo. Ma anche contro questo l’umanità si è sollevata. Rimasto, penetrando fino ai nostri tempi, è che bensì il tutto l’uomo non può essere venduto, ma una parte dell’uomo, la forza lavoro. Ma oggi l’uomo si solleva perché la forza lavoro sia venduta. È solo la continuazione della protesta contro la schiavitù, quello che è richiesto nella negazione dell’acquistabilità e vendibilità della forza lavoro. Quindi è completamente naturale che nel corso dello sviluppo umano la resistenza si leva contro il fatto che la forza lavoro valga come merce, e funzioni come merce nella struttura sociale. La domanda quindi non può essere posta così: Come l’uomo può essere protetto dallo sfruttamento? — se si parte dalla premessa assiomatica che la forza lavoro è merce, come è diventato usuale da Ricardo, da Adam Smith e altri, e come realmente Karl Marx e l’intera visione della vita proletaria considerano. Perché questo si considera come assioma, che la forza lavoro deve essere trattata come la merce. Ma si vuole, benché sia merce, solo proteggerla dallo sfruttamento, rispettivamente proteggere l’operaio dallo sfruttamento della sua forza lavoro. Tutto il pensiero si muove così che più o meno istintivamente o anche non istintivamente, come in Marx stesso, questo è accettato come assioma, in particolare nei comuni insegnanti di economia nazionale, come sono attivi nelle facoltà; lì vale come assioma che la forza lavoro deve essere trattata come la merce.
Sì, in tali cose oggi regnano tutte quante illusioni, e le illusioni diventano plasmanti. Le illusioni sono davvero terribili proprio in questo campo. Non so quanti forse persino qui tra voi saranno quelli che considerano come una presunzione che l’uomo dovrebbe occuparsi di queste cose, che si dovrebbero considerare queste cose. Ma non si può considerare la vita intera se non si può pensare su queste cose. Ci si lascia fare di tutto se non si può pensare su queste cose. Gli ultimi quattro anni hanno illustrato in modo tangibile tutte queste cose. Che cosa non hanno portato gli ultimi quattro anni! Si potevano sperimentare i fatti più singolari. Vi voglio dire solo un esempio. Quando sempre di nuovo si tornava in Germania — e altrove non era diverso — si viveva: Tutto il tempo c’era qualcosa di nuovo, che era una nuova guida al patriottismo. Proprio quando l’ultima volta siamo tornati in Germania, allora per esempio era venuto fuori un nuovo slogan patriottico per il commercio senza contanti: Non si doveva più pagare con contanti, ma promuovere il commercio di assegni, quindi il più possibile non far circolare denaro, ma assegni. Fu detto alla gente che era particolarmente patriottico promuovere il commercio senza contanti, perché era necessario, si riteneva, per vincere la guerra. Nessuno è venuto al pensiero che fosse pura assurdità dirlo così. Ma non è stato solo detto, è stato anche realmente propagandato, e la gente si è adeguata, persone incredibili si adeguarono — persone di cui bisognerebbe supporre, perché dirigevano fabbriche, perché dirigevano imprese industriali, che capissero qualcosa di economia nazionale! Affermavano: Il commercio senza contanti, è patriottico! — Solo sotto una condizione il commercio senza contanti sarebbe patriottico: Se ogni volta si calcolasse quanto tempo si risparmia attraverso il commercio senza contanti; ma solo certe persone possono farlo, la maggior parte non può. Questo tempo dovrebbe accumularlo e poi dovrebbe andare a dire: Sì, ho risparmiato così e così tanto tempo attraverso il commercio senza contanti, per favore, usatemi per questo e questo, voglio fare per questo questo e questo lavoro. Solo allora sarebbe un vero risparmio. Ma la gente non l’ha fatto, non ha nemmeno pensato che solo sotto questa condizione potrebbe avere significato economico nazionale patriottico. E tale roba è stata detta negli ultimi quattro anni e mezzo, perché tutto era in rivolgimento, nel modo più terribile. I diletantismi più incredibili sono stati realizzati. Impossibilità sono diventate realtà, perché la gente, anche coloro che l’hanno ordinato, non sa affatto quali connessioni su questo campo nella realtà sono presenti.
Ciò di cui si tratta riguardo alle domande che ho ultimo toccato è che precisamente l’indagine deve andare a: Come si costituisce la struttura sociale, la convivenza sociale, affinché si stacchi la merce oggettiva, il bene, il prodotto, dal prodotto, dalla forza lavoro? E di questo si tratta in tutto quello che deve essere perseguito per l’economia nazionale, che il prodotto, il prodotto, venga portato al mercato e circoli così che separato dal prodotto sia la forza lavoro. Questo problema deve precisamente essere risolto in senso economico nazionale. Ma se si parte dal fatto come da un assioma che nella merce è cristallizzata la forza lavoro, che non è separabile, allora ci si nasconde proprio il problema principale, allora si mette proprio quello che dovrebbe stare in piedi, sulla testa. Non si nota affatto che la domanda più importante, da cui dipende la felicità o l’infelicità del mondo civile in senso economico nazionale e su cui ogni impulso del pensatore deve essere diretto, è questa: Come si stacca la merce oggettiva, il bene, dalla forza lavoro, in modo che la forza lavoro non possa più essere merce? Si può raggiungere. Se si prendono gli ordinamenti nel senso di quella triarticolazione che vi ho esposto, così è la via per staccare quello che è oggettivamente dalla merce umana separata, il bene separato, dalla forza lavoro.
Comprensione per queste cose, che sono precisamente colte dalla realtà, se ne trova oggi ancora poco. Nel 1905 in «Luzifer-Gnosis» ho pubblicato il saggio «Teosofia e questione sociale». Ho allora attirato l’attenzione sul principio supremo che deve valere per staccare il prodotto dal lavoro: che solo in ciò il benessere della questione sociale può consistere, che si pensi correttamente su produzione e consumazione. Oggi si pensa completamente nel senso della produzione. Deve essere ripensato! La domanda deve essere distolta dalla produzione, diretta alla consumazione. Si potevano nel singolo dare molti consigli, che però a causa dell’insufficienza delle circostanze e a causa di altre insufficienze non potevano avere le giuste conseguenze reali. Lo si è anche talvolta provato. Ma è davvero così che gli uomini oggi attraverso la credenza in certe conseguenze logiche, che prendono come vere conseguenze, non hanno senso per il fatto che si deve guardare alla realtà. Ma la realtà fornisce anche precisamente nel campo sociale solo le giuste formulazioni delle domande. Lo sperimente facilmente oggi che la gente vi dica: Sì, ma non vedi che il lavoro deve essere fatto se deve esserci merce? — Certo il lavoro deve essere fatto se deve esserci merce. Logicamente la merce segue anche dal lavoro. Ma la realtà è qualcosa di diverso dalla logica.
Ho chiarito questo ai nostri amici ripetutamente da un’altro punto di vista. Ho detto: Guardatelo nel pensiero dei darwinisti materialisti. L’ho vivamente di fronte a me, come anni fa al ramo di Monaco ho tentato per la prima volta — e poi l’ho ripetuto molte volte — di chiarire ai nostri amici: Provate solo una volta a immaginarvi un vero haeckeliano. Egli pensa che da un animale simile a una scimmia l’uomo è sorto. Ora deve come ricercatore naturale formarsi il concetto dell’animale simile a una scimmia e poi il concetto dell’uomo. Egli non potrebbe, se non ci fosse ancora alcun uomo e avesse solo il concetto dell’animale simile a una scimmia, cavare fuori e distaccare dalla sua concezione il concetto dell’uomo. Crede solo che il concetto dell’uomo sorga dal concetto dell’animale scimmia perché nella realtà ne è sorto. Nel vivere reale gli uomini già distinguono tra la pura logica concettuale, logica rappresentativa e la logica dell’osservazione. Ma questo deve pervadere tutto, altrimenti non si arriverà mai a un tale ordinamento dei rapporti sociali e politici come quello che è necessario per il presente e il prossimo futuro. Se non si vuole rivolgere alla realtà in modo conforme alla realtà, come ve l’ho oggi di nuovo esposto, allora non si arriverà mai al goetheismo sulla sfera pubblica. Ma che il goetheismo entri nel mondo, questo dovrebbe essere simboleggiato dal fatto che qui su questo colle una volta ci sia un goetheanum.
Solo scherzevolmente vi vorrei consigliare, leggete il grande annuncio che è apparso oggi nelle «Basler Nachrichten» sull’ultima pagina, dove è stato ingiunto di fare tutto per il più grande giorno della storia del mondo, che sta per venire, venendo fondato il Wilsoneanum! Ora, è prima di tutto, non è vero, solo un annuncio, e volevo solo accennarlo scherzevolmente. Ma nelle anime degli uomini il «Wilsoneanum» viene fondato almeno molto fortemente. Vi ho poco tempo fa esposto che ha una certa importanza che qui ora ci sia un Goetheanum, e chiamai allora una «codardia negativa». Il contrario della codardia dovrebbe per questo venire all’espressione. E è così che in futuro verranno eventi — se questo annuncio fosse anche solo un’anticipazione scherzosa — che renderanno questo protesta da una certa visione del mondo propheticamente giustificata. Se non si prende nemmeno sul serio la mezza pagina di annuncio del Wilsoneanum, è comunque bene sapere: I Wilsoneanums saranno già fondati. Perciò dovrebbe prima venire una protesta: un Goetheanum!
Ieri ho collegato una parte delle nostre considerazioni a un saggio di Berdjaev, il quale, come avete visto, parte da un pregiudizio, dalla fede incondizionata nella scienza moderna; d’altro canto registra il fatto singolare — che si può comprendere soltanto dal contrasto tra la logica dell’intelletto, che è anche la logica delle scienze naturali, e la logica dei fatti — che il bolscevismo ha fatto, per così dire, di Avenarius, Mach e di simili filosofi del positivismo i suoi filosofi ufficiali.
Forse è necessario che vi sottolinei esplicitamente che il saggio di cui vi ho parlato è stato già scritto nel 1908, ed è molto singolare — e lo si può comprendere soltanto dai nostri fondamenti spirituali — che presso questo scrittore russo esista un giudizio che corrisponde al presente, indipendentemente da come si possa altrimenti pensare delle cose, cioè, in realtà, un giudizio ancora applicabile al presente. Vi sarà forse anche importante sentire che Mach e Avenarius erano già considerati, per così dire, come filosofi bolscevichi in un tempo in cui probabilmente — non voglio offendere nessuno in alcun modo — una gran parte anche di voi ancora non sapeva che cosa fosse veramente il bolscevismo. Poiché gran parte dell’umanità dell’Europa occidentale e centrale sa del bolscevismo soltanto da poco tempo, mentre esso come tale è un fenomeno antico.
Ora desidero collegare ancora qualcosa alle considerazioni che abbiamo condotto nel corso di questo tempo. Avete visto che mi è importato mostrarvi come, dal punto di vista della scienza dello spirito, gli impulsi sociali del presente debbano essere giudicati. E abbiamo dovuto porre grande valore — non come si fa oggi comunemente dalla speculazione astratta — nel non abbandonarsi unicamente alla credenza che si possa pensare uniformemente in tutto il mondo agli impulsi sociali. Proprio questo intorbiderebbe e porterebbe fuori strada tutto il pensiero e il giudizio sulla questione sociale, se non si tenesse conto del fatto che su tutta la terra civilizzata le comunità umane sono differenziate, così che si deve evitare l’errore in cui si cade quando si dice: riguardo alla questione sociale vale questo o quello, dunque la società umana deve essere ordinata così o così. — Piuttosto si deve porre la questione: Quali sono le forze presso l’umanità orientale, quali sono le forze presso l’umanità occidentale, e quali presso l’umanità che sta nel mezzo, che conducono alle esigenze sociali. E noi abbiamo caratterizzato in molteplici modi, sia da un punto di vista esteriore sintomatologico che da uno occulto interiore, come questa differenziazione tra l’umanità occidentale, quella centrale e quella orientale — e proprio a quest’ultima contiamo anche l’Europa orientale, la Russia — come essa debba essere pensata. Senza la conoscenza di questa differenziazione non è per nulla possibile un concepimento fruttuoso della questione sociale.
Ora ci chiediamo oggi una volta: Qual è — abbiamo già toccato questo argomento più volte, e vogliamo oggi mettere in rilievo alcuni punti — la qualità fondamentale dell’anima proprio nell’epoca che è iniziata nel quindicesimo secolo, e che, come vi ho detto, durerà fino nel terzo millennio, quale è la qualità fondamentale che porta a sviluppo l’anima umana? Questa qualità fondamentale, che ancora difficilmente si è mostrata nella sua vera forma, che ora è agli inizi e continuerà a svilupparsi sempre più, è l’intelligenza umana, l’intelligenza come qualità dell’anima. Così che l’uomo nel corso di questo periodo di tempo deve essere sempre più chiamato a giudicare da questa sua intelligenza riguardo a tutte le cose, specialmente anche alle questioni sociali, scientifiche e religiose, poiché esse esauriscono effettivamente l’ambito della vita umana: gli impulsi religiosi, quelli scientifici, quelli sociali.
Ora, forse vi risulterà più facile questa concezione dell’essere intelligente, dell’essere umano, che qui necessariamente deve essere destata, se vi rendete conto che per il quarto periodo postatlantico non si può parlare nel senso di oggi, che l’uomo come personalità si vuole mettere interamente sul solo fondamento dell’intelligenza. Ho sottolineato questo particolarmente nel mio libro «I misteri della filosofia» riguardo al pensiero filosofico. Nel quarto periodo postatlantico, che è terminato nel quindicesimo secolo dopo Cristo, non era necessario che gli uomini si servissero personalmente dell’intelligenza. Con le percezioni dell’ambiente circostante, con il resto della connessione vitale con il mondo fluivano anche, così come il colore e i suoni penetrano nell’uomo attraverso la percezione, i concetti, le idee, cioè l’intellettuale, nell’uomo. Il contenuto dell’intellettuale era per esempio per i Greci, era anche per i Romani una percezione.
Per l’uomo dal quindicesimo secolo in poi l’intellettuale non può più essere risultato della percezione. Dal mondo della percezione viene a mancare la percezione dei concetti. L’uomo non recepisce più i concetti, le idee insieme alle percezioni. È soltanto un errore quando si crede che questo grande mutamento intorno al volgere del quindicesimo secolo non sia avvenuto. Questo errore, che si basa sull’incapacità di distinguere, lo videro già alcuni uomini anche nella vita esterna. Per l’Europeo per esempio risulta molto facile che consideri tutti i Giapponesi, benché siano differenziati quanto gli Europei, come assolutamente uguali. Egli semplicemente non distingue. Così la scienza odierna non distingue tra i vari periodi, crede che tutto sia uguale. Ma non è affatto così; piuttosto è accaduto un mutamento enorme proprio intorno al volgere del quindicesimo secolo, quando gli uomini hanno cessato di percepire i concetti insieme alle percezioni, quando hanno iniziato a dover elaborare anche loro stessi i concetti. L’uomo contemporaneo deve elaborarsi i concetti dalla sua personalità. Questo è agli inizi, ma continuerà a svilupparsi sempre più. E proprio riguardo a questo sviluppo dell’intelligenza gli uomini occidentali, quelli centrali e quelli orientali differiscono nel più alto grado. E poiché le odierne esigenze teoriche del proletariato, come è naturale nel quinto periodo postatlantico, nel periodo dell’anima cosciente, appunto si alzano come esigenze intelligenti, è importante considerare il rapporto dell’essere intelligente dell’anima umana, così come si differenzia sulla terra, anche in relazione agli impulsi sociali.
Vedete, si sottovaluta il significato di queste cose dal motivo che ancora oggi agiscono così largamente soltanto nell’inconscio. L’uomo non ama volentieri distinguere con il suo comodo pensare nella piena consapevolezza. Ma ogni uomo ha in sé un uomo interiore, che soltanto fino a un certo grado si illumina nella consapevolezza. Questi distingue molto acutamente, fa per esempio una netta distinzione tra uomo occidentale, uomo centrale e uomo orientale, secondo il punto di vista, se l’uomo stesso è un uomo occidentale, un uomo centrale o un uomo orientale. Non è l’individua singolarità che è intesa qui, ma ciò che nell’uomo appartiene alla nazionalità. Vi prego di fare sempre questa distinzione. Naturalmente il singolo si stacca dalla nazionalità. Certo, vi sono uomini nei quali la nazionalità oggi difficilmente agisce, sono quelli che si sforzano sistematicamente di essere uomini senza lasciar agire in sé il nazionale; ma per quel tanto che il nazionale agisce, si esprime così come l’abbiamo vario caratterizzato e come ora vogliamo considerarlo di nuovo da certi punti di vista riguardo alla questione sociale.
Infatti, quando compare qualcosa come la questione sociale, o anche quando compare qualcos’altro che dipende dalla comunanza, non dall’uomo singolo, allora sempre viene in considerazione il nazionale. E sebbene il membro della nazione britannica, il membro del popolo tedesco, l’abitante della terra russa — e io faccio volutamente una distinzione in questo modo — sebbene questi tre come uomini possano per amor di discussione giudicare completamente uguali, la politica inglese, quella tedesca, quella russa, e l’ordinamento della struttura sociale non possono essere uguali, devono essere differenziati, perché qui viene in considerazione la comunanza. Quindi non è tanto il rapporto individuale da uomo a uomo che qui mettiamo in questione, quanto quello che agisce da popolo a popolo e che si differenzia come nazionalità da un’altra nazionalità. Devo sottolinearlo sempre acutamente, perché in parte benevolmente, in parte malevolmente queste cose vengono sempre di nuovo fraintese.
Prendete per esempio una cosa. Vi prego di accogliere queste cose completamente «sine ira», non sono nemmeno intese come critica, ma soltanto come constatazione di fatti; vi prego dunque di accogliere queste cose senza simpatia e antipatia. Prendiamo un uomo mitteleuropeo che si guarda la vita del popolo di lingua inglese da una parte, la vita del popolo di lingua russa dall’altra, come si vivono nei modi di rappresentazione del nazionale, dunque ancora non dell’uomo singolo, ma del nazionale. Il membro del nazionale mitteleuropeo forse giudicherà coscientemente molte cose. Naturalmente oggi si parla secondo l’opinione pubblica, che è sempre una pigrizia privata, questo o quello. Questo può essere, ma l’uomo interiore, intendo ora quello interiore mitteleuropeo, quando giudica — cosa che non ha nemmeno bisogno di portare alla consapevolezza — quando guarda verso ovest presso la popolazione di lingua inglese, quando afferra il nazionale nel modo in cui si esprime politicamente e socialmente, farà il giudizio: questo è filisteo. E quando guarda verso la Russia, farà il giudizio: questo è bohème. Naturalmente questo è enunciato in modo radicale, ma è così. Certo, egli stesso udrà da sinistra e da destra: Puoi chiamarci filistei, puoi chiamarci bohème, ma tu — sei un pedante! Questo può essere, certo, è di nuovo giudicato da un altro punto di vista. Ma queste cose sono più reali di quanto si pensi, e queste realtà devono essere tirate fuori dai fondamenti dell’evoluzione umana.
Ora accade la particolarità che all’interno della popolazione di lingua inglese l’intelligenza è istintiva. Agisce istintivamente, è un nuovo istinto, uno che è emerso nell’evoluzione dell’umanità, l’istinto di pensare intelligentemente. Quello che proprio l’anima cosciente deve educare, l’intelligenza, viene esercitata istintivamente dalla popolazione di lingua inglese. Il nazionale inglese è disposto all’esercizio istintivo dell’intelligenza. La popolazione russa si differenzia dalla popolazione di lingua inglese come il polo nord dal polo sud, o — potrei persino dire — come il polo nord dall’equatore riguardo a questo impulso dell’essere intelligente. In Europa centrale — ho già accennato a questo — si ha l’intelligenza non istintiva, ma si deve essere educati ad essa; essa viene acquisita per educazione. Questo è il grande enorme differenza. In Inghilterra, in America l’intelligenza è istintiva. Lì ha tutte le proprietà di un istinto. In Europa centrale non si nasce con nulla in fatto di intelligenza, essa deve acquisirsi per educazione, deve essere afferrata nel divenire dell’uomo. In Russia — mi vorrei qui basare su vari testimonianze letterarie, affinché non crediate che io costruissi queste cose — le cose stanno così, che per così dire si litiga su che cosa sia effettivamente l’intelligenza. Secondo le indicazioni che fanno i Russi perspicaci, è qualcosa di completamente diverso quello che là si chiama intelligenza da quello che si chiama intelligenza anche soltanto in Europa centrale, non che dire in Inghilterra. In Russia non è un uomo intelligente colui che ha imparato questo o quello. Chi contiamo noi qui fra gli intellettuali? Quelli che hanno imparato questo o quello, che se ne sono appropriati, che se ne sono istruiti nel pensiero. Come detto, nell’Europa occidentale e in America ciò è persino innato. Ma non ci permetteremo certo di non contare un commerciante, un funzionario statale, un rappresentante di qualsiasi professione liberale fra gli intelligenti. Ma il Russo fa così. Il Russo non conta senza ulteriore determinazione un commerciante, un funzionario statale, un rappresentante di qualsiasi professione liberale fra gli uomini intelligenti, piuttosto un uomo intelligente, per il Russo, deve essere un uomo che è sveglio, che è giunto a una certa consapevolezza di sé. Il funzionario statale, che ha imparato molto, che ha anche un giudizio su molte cose, non ha bisogno di essere un uomo sveglio. L’operaio, che riflette sul suo rapporto con l’ordinamento sociale, che è sveglio riguardo al suo pensare sul suo rapporto alla società, questi è un intelligente. Ed è molto caratteristico che si è addirittura costretti ad applicare la parola intelligenza in un senso completamente diverso. Poiché, vedete, mentre nell’ovest l’intelligenza è istintiva, innata, nel mezzo acquisita per educazione, o almeno sviluppata, essa è effettivamente nell’est trattata come qualcosa che decisamente non è innato, non è acquisito per educazione, non può essere sviluppato senza ulteriore determinazione, ma viene risvegliato da certe profondità dell’anima. Ci si ritrova svegli all’intelligenza. Questo lo osservano particolarmente alcuni membri del cosiddetto partito cadetto, i quali trovano che proprio questa fede nel risvegliarsi è il motivo per cui una certa arroganza, una certa sopravvalutazione di sé, nonostante tutte le altre umili qualità, possono essere osservate nell’intelligenza della Russia.
Questa intelligenza in Russia ha una posizione molto particolare nell’evoluzione dell’umanità. Se non vi lasciate ingannare, se non vi abbandonate a illusioni sui sintomi esteriori, ma andate all’interiore, allora potete riguardo a questa intelligenza russa, anche se vi sembra oggi molto scarsa secondo i vostri concetti occidentali e mitteleuropei, con questo o quell’altro Russo, e se non vi lasciate influenzare dai sintomi ma andate alle ragioni, allora potete dirvi: Essa viene preservata da ogni cosa istintiva. Essa non vuole — così intende il Russo — essere mangiate da alcun istinto umano, non si deve nemmeno credere che con ciò che si acquisisce per educazione come intelligenza si raggiunga già qualcosa di particolare. Il Russo vuole — naturalmente inconsciamente — preservare l’intelligenza finché non arrivi il sesto periodo postatlantico, il suo periodo, affinché allora attraverso questa intelligenza non afferri verso il basso negli istinti, ma porti l’intelligenza verso l’alto là dove il Sé spirituale fiorirà. Mentre la popolazione di lingua inglese lascia affondare l’intelligenza negli istinti, il Russo vuole proprio preservarla da questo. Non vuole lasciar scendere questa intelligenza negli istinti, vuole coltivarla, per quanto oggi sia ancora scarsa, affinché rimanga preservata per l’epoca futura, quando il Sé spirituale, il puramente spirituale, potrà essere attraversato da questa intelligenza.
Quando si guarda la cosa in questo modo alle sue radici, allora qualcosa che altrimenti si deve criticare sulla base di un giudizio imparziale sembra venire da una certa necessità dell’evoluzione dell’umanità. Come detto, i Russi stessi, Russi perspicaci, che caratterizzano queste cose, trovano completamente giustamente che l’intelligenza russa ha due radici nel suo sviluppo. Questa intelligenza russa ha ottenuto la configurazione, il carattere che oggi ha, dal fatto che il Russo che si sviluppava verso l’intelligenza, che vuole diventare uno sveglio, era stato inizialmente oppresso dal potere poliziesco. Doveva difendersi fino al martirio contro il potere poliziesco. Questo si può, come detto, condannare, ma ci si deve formare un giudizio imparziale su di esso. Da una parte il carattere specifico di questa intelligenza russa, che appunto vuole preservarsi per i futuri impulsi spirituali dell’umanità, è completamente condizionato dall’oppressione poliziesca, che era presente fino al martirio. E dall’altra parte, completamente da sé — gli scrittori russi lo sottolineano continuamente — questa intelligenza russa, perché vuole preservarsi per tempi futuri, è oggi qualcosa di estraneo al mondo, qualcosa che non sa come cavarsela facilmente con la vita, che è diretta verso qualcosa d’interamente diverso da quello che pulsa immediatamente nel mondo. Così che si può dire: Anche in questo rapporto la vita dell’anima russa è il contrasto della popolazione di lingua inglese. Si può dire: nell’ovest l’intelligenza è protetta dalla polizia, nell’est l’intelligenza è proscritta dalla polizia. Questo può piacere a uno e all’altro può piacere il contrario, ma si tratta della constatazione dei fatti. Dunque nell’ovest, come detto, l’intelligenza è protetta. Il carattere particolare dell’intelligenza deve fluire nella vita esterna, deve essere dappertutto nella struttura sociale. Gli uomini devono partecipare dalla loro intelligenza alla struttura sociale e così via. In Russia, indifferentemente se lo fa lo Zar o Lenin, l’intelligenza è repressa dalla polizia e continuerà a lungo a essere repressa dalla polizia. Forse proprio in questo risiede il nervo della sua forza, che è repressa dalla polizia. In generale, a questo riguardo si può fare una composizione abbastanza schematica, sebbene valida. Si può dire: In Russia l’intelligenza è perseguitata, in Europa centrale è domata, e nell’ovest l’intelligenza è già nata domata.
Quando si fa questa distinzione, questa articolazione, si coglie, sebbene le parole suonino stranamente, effettivamente il giusto. In Inghilterra e in America riguardo allo stato costituzionale, riguardo alla politica esterna, anche riguardo alla struttura sociale l’intelligenza è già nata domata. In Europa centrale è domata. A est vuole volentieri correre libera, ma è perseguitata.
Queste sono le cose che assolutamente devono essere considerate se si vuol vedere la realtà, se non ci si vuol impegnare nelle cose in modo semplicemente caotico, il che allora però non ci porta in alcun modo a alcuna comprensione. Ora si tratta del fatto che da una parte gli uomini in questo modo, proprio riguardo all’intelligenza, sono differenziati, per quanto il nazionale agisce negli uomini. Sono differenziati così come l’ho vario indicato, come l’indico di nuovo oggi da un certo punto di vista. Ma dall’altra parte, nell’epoca dell’anima cosciente, questo differenziamento deve al contempo essere penetrato, e si deve avere la possibilità di andare oltre ad esso.
Si va oltre questo differenziamento praticamente nella vita in due modi. Primo, imparando a conoscerlo. Se solo si declamano da punti di vista completamente astratti generali, questo o quello sia il giusto punto di vista sociale, senza una conoscenza della differenziazione all’interno dell’umanità, allora questo non vale nulla, allora si parla soltanto accanto alla realtà. Dunque l’intuizione di questi rapporti è l’una cosa su cui conta. L’altra cosa è che comunque si è in grado, in un certo modo, con tutta la propria esperienza umana, di andare oltre a queste cose e di fare i conti con la differenziazione quando si vuol essere pratici; che non si creda che gli uomini siano gli stessi su tutto il globo, e si possa risolvere la questione sociale allo stesso modo su tutto il globo. Si deve sapere che si deve risolvere la questione sociale in modi diversi, perché essa stessa vuol risolversi in modi diversi, dagli impulsi delle nazionalità.
Ma ciò è possibile soltanto sotto una tale presupposizione, come è posta qui dalla scienza dello spirito. Poiché, come volete, se avete un qualche ideale sociale più o meno caotico o anche armoniosamente coerente, applicare questo a tutti gli uomini? Potete applicarlo soltanto unilateralmente. Potete avere le più belle idee, le migliori da provare, non potete credere ad altro che di poter rendere felici con queste belle idee gli uomini su tutta la terra. Questo è appunto la sventura del nostro tempo, che per lo più si vuol questo. Chi crede o pensa diversamente oggi, quando si mette davanti agli uomini e parla di idee sociali o politiche, se non che su tutta la terra i rapporti possono essere ordinati così e così, e con le idee che io elaboro, con quelle l’intera umanità può essere resa felice. — Così pensano gli uomini oggi. E dalle presupposizioni delle nostre abitudini di pensiero difficilmente si può pensare diversamente, miei cari amici.
Ma prendiamo il sociale tirato fuori dalla scienza dello spirito, che vi ho presentato qui tempo fa. Allora vedrete che questo certamente infrange le abitudini di pensiero del nostro tempo, che ha un carattere completamente diverso. Vi ho detto: non si tratta di avere un qualche ideale sociale unitario, ma di indagare: Che cosa vuole realizzarsi nella realtà? — Allora vi ho richiamato l’attenzione a una triarticolazione di quella vita che finora era stata confusamente riunita nello stato monarticolo. Oggi vedete dappertutto un gabinetto, un parlamento, e questo vale per la gente come ideale, riunire tutto confusamente in un parlamento. Vi ho detto che la realtà tende a tenere distinto quello che è riunito in uno. La vita spirituale con inclusione del giuridico — ma appunto non la giustizia amministrativa, bensì la giustizia civile e penale — costituisce un articolo, la vita economica un secondo articolo. E quella vita che regola i due, che costituisce un terzo, dove si amministra, dove viene prestato il servizio di sicurezza e così via. Questi tre stanno l’uno di fronte all’altro, come oggi gli stati stanno di fronte gli uni agli altri. Si relazionano tramite rappresentanti, ordinano i loro rapporti reciproci, ma sono, se posso usare l’espressione, sovrani in se stessi.
Si può criticare completamente quello che dico, ma allora non si critica un’opinione, bensì qualcosa che vuole realizzarsi nel corso dei prossimi quaranta o cinquanta anni. Questa triarticolazione vi dà unicamente e soltanto la possibilità di tener conto di nuovo del differenziamento dell’umanità. Poiché se si ha soltanto una monarticolazione, allora si deve imporla a tutta l’umanità, come se si volessero far indossare lo stesso abito a un piccolo uomo, uno medio e un gigante — dove qui la grandezza è presa soltanto per illustrazione, non si vuol designare i popoli come piccoli o grandi. Ma in quanto si ha questa triplicità, si ha la possibilità di avere qualcosa di universale dentro. Allora l’ovest si formerà riguardo alla sua struttura sociale così che prevarrà in esso quello che è amministrazione, costituzione, regolazione della vita pubblica in generale, servizio di sicurezza nel senso più comprensivo e così via. Gli altri due sono momenti subordinati, dipendono da questo. E di nuovo per altre regioni è diverso. Lì è uno dei tre predominante, gli altri due sono ancora una volta più o meno dipendenti. Così, attraverso il fatto che avete una triplicità, avete la possibilità di trovare anche nella vostra concezione il differenziamento della realtà. Ciò che è soltanto unitario, quello dovete spargerlo su tutta la terra; ma ciò che è triarticolato in se stesso, di quello potete dire: nell’ovest l’uno predomina, nei paesi centrali predomina il due, e a est predomina il tre.
Attraverso ciò il tutto, che trovate come ideale della struttura sociale, si differenzia su tutta la terra. In questo risiede la differenza fondamentale della concezione che è rappresentata qui della scienza dello spirito, da altre concezioni.
La concezione che è rappresentata della scienza dello spirito è da principio applicabile alla realtà, perché in se stessa può differenziarsi e quindi applicata differenziata alla realtà. Questa è la differenza tra una concezione astratta e una concreta: una concezione astratta è una somma di concetti, di cui si crede di poter essere felici o poter rendere felice l’umanità; una concezione concreta è quella di cui si sa, essa è in se stessa tale che una volta un aspetto può crescere, poi un altro o un terzo. Poi l’uno o il due o il tre è applicabile ad altri rapporti esterni. Questo è quello che significa la differenza di una concezione della realtà da tutto il dogmatismo. Ma il dogmatismo giura sui dogmi. I dogmi però possono affermarsi soltanto se tiranneggiano la realtà. Una concezione della realtà è, come la realtà stessa, viva in se stessa. Come l’organismo umano o un altro organismo è mobile e vivo in se stesso, non dà un fisso chiuso, così una concezione della realtà è viva in se stessa, cresce in uno o nell’altro senso.
Se voi afferrate questa differenza della concezione della realtà dal dogmatismo, allora è qualcosa di straordinariamente importante per quel cambiamento delle abitudini di pensiero nella vostra anima, che oggi è così necessario agli uomini e dal quale gli uomini oggi sono ancora così lontani — molto più lontani, in realtà, di quanto sappiano. E ciò che vi dico è di nuovo connesso nel più profondo interiore con la scienza dello spirito orientata antroposoficamente.
Vedete, per la scienza ordinaria, come oggi è sola usuale, l’uomo è un’unità. L’anatomico odierno, il fisiologo odierno osserva il cervello, gli organi di senso, i nervi, il fegato, la milza, il cuore; per lui sono tutti organi che ordina in un organismo unitario. Sapete, noi non facciamo così. Distinguiamo l’uomo-capo, rispettivamente l’uomo-nervo-senso, dall’uomo-petto, rispettivamente l’uomo-respirazione-circolazione-sanguigna, e l’uomo del metabolismo o anche l’uomo-estremità o anche l’uomo-muscolo. Distinguiamo, come sapete, un uomo triarticolato, e questo uomo triarticolato vive nel mondo. E poiché non rimaniamo astrattamente attaccati all’uomo monarticolo nella scienza dello spirito orientata antroposoficamente, è così che anche lo scienziato dello spirito orientato antroposoficamente trova quell’ordinamento sociale nel quale l’uomo come essere triarticolato si inserisce. Poiché questo è il filo conduttore, questa articolazione antroposofica dell’uomo. Questi tre articoli sono più o meno anche soltanto i simboli esterni che si trovano nell’uomo stesso del suo essere, poiché l’uomo affonda radici in tutti i mondi. Ma quando consideriamo questa triplicità, essa ci è un filo conduttore, per considerare di nuovo il differenziamento degli uomini sulla terra.
Vi prego, quando mi esprimo su questa questione, di considerarla di nuovo «sine ira», poiché caratterizzo; né critico, né dico alcunché, per agire in un senso svantaggiosamente o nell’altro vantaggiosamente. Iniziamo dall’uomo russo, dall’uomo dell’Europa orientale. Non lo si può studiare affatto se si guarda soltanto all’anatomia, fisiologia o psicologia odierna e non all’uomo triarticolato che ho almeno schizzato nel mio libro «Dai misteri dell’anima». Poiché se si afferra quello che è — vi prego di tener conto: odierna! — la particolarità dell’anima russa, in generale la particolarità nazionale russa, allora si può dire: In Russia — i Russi potranno perdonarmi, ma è vero — l’uomo-capo è a casa. Dico: I Russi potranno perdonarmi, perché non lo credono loro stessi; ma sbagliano appunto. Forse direte: In Russia è a casa l’uomo-cuore e appunto la testa si ritira di più. Questo è possibile affermare soltanto se non studiate correttamente la scienza dello spirito. Poiché precisamente per questo la cultura della testa russa appare principalmente come una cultura del cuore, perché, se posso esprimermi trivialmente, il Russo ha il cuore nella testa, cioè il cuore agisce così fortemente che agisce verso la testa; che attraversa l’intera intelligenza, che impronta tutto. Ma l’azione del cuore sulla testa, sui concetti, sulle idee, questa configura l’intera cultura dell’Europa orientale.
E che gli Europei centrali non me ne vogliano, ma è così: hanno come essenziale — e questo caratterizza l’intera cultura mitteleuropea — che la testa continuamente cade nel petto, e il ventre o gli arti continuamente vengono tirati verso il cuore. Questo è l’essenziale nell’uomo mitteleuropeo; perciò ha così teribilmente difficoltà, perché non è realmente né all’uno né all’altro capo. Ve l’ho rappresentato dicendovi: presso il guardiano della soglia l’uomo mitteleuropeo viene a sperimentare l’oscillazione, il dubbio, l’incertezza specialmente.
E che gli Europei occidentali non me ne vogliano, poiché — già indovinate quale rimane — la loro cultura è principalmente una cultura del ventre, una cultura del muscolo, perché appunto il caratteristico è che tutto quello che deriva dalla cultura del muscolo — nel nazionale, non nel singolo uomo — agisce fortemente anche nella testa. Da qui l’istintivo dell’intelligenza, da qui anche là la sede d’origine della cultura del muscolo nel senso moderno della vita, dello sport e così via. Potete trovare tutto quello che dico anche nella vita esterna ovunque, se solo volete, se solo veramente e imparzialmente volete guardare ai rapporti. Un filo conduttore vi lo dà soltanto la scienza dello spirito orientata antroposoficamente. È con il Russo così, che il cuore in lui si spinge verso la testa, con la popolazione di lingua inglese così, che il ventre si spinge verso la testa, ma la testa a sua volta reagisce sul ventre e lo dirige. È molto importante che si affacciino queste cose. Non è necessario dire le cose sempre così radicalmente come le diciamo fra noi, ma ci comprendiamo, poiché fra noi siamo forse fino a un certo grado benevoli e sappiamo prendere queste cose in modo obiettivo, non con simpatia e antipatia.
Ma vedete, si deve affacciare l’uomo triarticolato, si deve veramente sapere che l’uomo è un essere triarticolato, un essere secondo il modello della Trinità, se si vuole studiare anche i differenziamenti fisiologicamente, psicologicamente. Ed è appunto l’essenziale, che non soltanto così come il pastore dice, gli uomini hanno interesse l’uno dell’altro, che un uomo si interessa all’altro, ma che regna un vero interesse da uomo a uomo. Questo però può basarsi soltanto sull’intuizione. Rimane un’astrazione vuota quando dite: Io amo tutti gli uomini. Un interessamento comprensivo verso l’uomo è necessario, dunque anche verso comunità umane, se si vuol avere un giudizio su comunità umane e sulla struttura sociale di comunità umane. Ma questo si può soltanto dalla natura umana triarticolata. Se non sapete — ora non fraintendete — quale sia la parte corporea più prominente presso una comunità umana, allora comunque non potete conoscere l’uomo. Dovete avere in qualche modo un filo conduttore per guadagnare intuizione, altrimenti confondete tutto insieme. È questo quello che conta. Perciò la scienza dello spirito orientata antroposoficamente è qualcosa che fa i conti con la realtà. È perciò anche qualcosa che a molti uomini è sgradevole. Perché gli uomini da certi pregiudizi non vogliono affatto di non essere penetrati. Persino agli uomini nella vita privata è teribilmente sgradevole di essere penetrati, e si può quasi dire: Di dieci uomini almeno nove diventano nemici, se li penetrate veramente; lo diventano in qualche modo; forse qualcuno nell’inconscio, ma lo diventano. È sgradevole agli uomini di essere penetrati, anche se accade nella luce come è qui comunicato, così che appunto dovrebbe servire all’elevazione dell’amore per gli uomini. L’amore astratto per gli uomini è appunto l’amore che la stufa — ho usato il paragone più volte — dovrebbe sviluppare con il suo riscaldamento. Se gli dite: Tu sei una stufa, dunque è tuo dovere di stufa riscaldare la stanza — e non si riscalda, allora tutto il parlare morale non serve. Così anche tutti i sermoni del pomeriggio domenicale. Se predicate agli uomini amore e amore e amore — e non si fornisce il materiale di riscaldamento, quello attraverso cui uomini e comunità umane sono conosciuti, allora tutto il predicare è inutile.
Vedete, nel senso in cui possiamo concepire la scienza dello spirito antroposofica come materiale di riscaldamento appunto per il giusto interesse dell’uomo sull’uomo, per il giusto sviluppo dell’amore per gli uomini. Persino i fatti storici importanti — li ho sviluppati come sintomatologia tempo fa qui davanti a voi — che stanno a fondamento degli impulsi sociali odierni, possono essere portati nel discernimento umano soltanto dal punto di vista di una concezione della realtà.
Quando consideriamo tutto questo che abbiamo già detto sul differenziamento del mondo occidentale, centrale e orientale, e che fluirà ancora più ricchamente nella vostra anima quando guarderete veramente con comprensione a questi mondi, allora ci si chiede bene: Da dove viene altrimenti, oltre a quello già detto, che per esempio l’intelligenza russa può preservarsi per i tempi futuri? — Ci vuole una forza maggiore, per preservare l’intelligenza in qualche modo davanti all’assalto degli istinti, piuttosto che ci voglia forza per esercitare l’intelligenza innata, quella istintiva. Ci vuole una forza maggiore. Anche questo è raggiunto attraverso certi, se così posso dire, ordinamenti nell’evoluzione dell’umanità occidentale. Prendete semplicemente la circostanza che la Russia in molti riguardi è stata trattenuta dai flussi della vita culturale che si sono svolti in occidente. Vi ho caratterizzato da un altro punto di vista questo arginare di una cultura di tempo precedente verso l’est. Prendete come nel nono secolo entra la scissione della chiesa, che nel decimo secolo è completata; come una forma precedente del cristianesimo viene spinta verso est, rimane lì stazionaria, conservativa, così che si può dire: Una certa condizione che era diffusa su tutto il cristianesimo nei primi secoli è stata spinta verso est, è rimasta stazionaria. L’occidente nel frattempo ha ulteriormente sviluppato il suo cristianesimo. È stato qualcosa spinto verso est. Questo è l’uno. Dall’altro lato è stata spinta nel mezzo est, da suo est a sua volta, il tartarismo, cioè quello che veniva dall’Asia. Ma tutto questo è soltanto l’espressione del fatto che sulla terra russa forze umane precedenti sono state argivate e hanno assorbito in sé, come forze umane, quello che veniva dall’Asia in uno stato più giovane, per così dire, di quanto sia l’umanità dell’Europa occidentale.
Prendete, per affacciare qualcosa, la cultura mitteleuropea nella sua dipendenza dal protestantesimo. Questa dipendenza è più grande di quanto si pensi comunemente. Nel fondo, tutta la cultura mitteleuropea è configurata dall’impulso del protestantesimo, non da questo o quell’altro confessionalismo, ma dall’impulso del protestantesimo, poiché il protestantesimo è per chi consideri più altamente anche soltanto un sintomo. L’essenziale è l’impulso spirituale che agiva nel protestantesimo. Tutta la scienza, come è condotta in Europa centrale, la forma che riceve, è effettivamente influenzata dal protestantesimo, e senza il protestantesimo questa cultura mitteleuropea non è pensabile. Ciò che emerge specialmente in un luogo — esattamente come vi ho mostrato poco fa con l’applicazione dei compiti sociali dell’antroposofia, che si devono applicare diversamente — è presente in altro luogo in altro modo, in altri rapporti con la vita.
In Europa centrale il protestantesimo è stato così, che ha specialmente portato in moto il sostenersi dell’uomo sulla sua natura intelligente. L’intelligenza mitteleuropea, che deve acquisirsi per educazione, è già connessa con il protestantesimo. Persino l’azione cattolica, che si è sollevata contro il protestantesimo, è, se la considerate correttamente, protestante, se non parte appunto dal gesuitism che consapevolmente ha trattenuto quello che è venuto attraverso il protestantesimo. Ma l’impulso che agisce attraverso il protestantesimo agisce, per così dire, nella sua cultura pura in Europa centrale. Come ha agito nell’Europa occidentale? Studiate i rapporti storici sulla base della sintomatologia storica, allora troverete: Nell’Europa occidentale e in America il protestantesimo agisce così che corrisponde all’istinto intelligente innato come qualcosa di evidente, che persino vive più nella vita politica che nella vita religiosa. Agisce completamente da sé. È là qualcosa che permea tutto, non ha bisogno di una particolar natura, anche se naturalmente qua e là cuori riformatori si infiammarono; non ha bisogno di provocare una riforma così sconvolgente, come è il caso in Europa centrale. È da sé là nell’ovest. È così che si potrebbe dire: L’uomo occidentale moderno nasce già protestante; l’uomo mitteleuropeo discute come protestante. Appunto il protestantesimo provoca le discussioni sulle cose intelligenti. Lì non è innato. Il Russo rifiuta il protestantesimo come Russo. Non lo vuol avere, non può averlo come Russo. Russeità e protestantesimo sono incompatibili fra loro.
Questo che dico non si esprime appena soltanto vedendo al confessionalismo religioso, ma si esprime nella ricezione di ogni impulso culturale. Potete per esempio seguire il marxismo nei paesi occidentali. Esso è ricevuto nei paesi occidentali così che da principio è una protesta contro i vecchi rapporti di proprietà e così via. Nei paesi centrali si deve molto discutere su queste cose, litigare, dubitare, anche molto roba inutile si deve dire. Questo corrisponde al carattere dei paesi centrali. Nell’Europa orientale il marxismo assume forme stranissime, nell’Europa orientale si deve prima completamente trasformarlo. E se prendete il marxismo nell’Europa orientale, esso è effettivamente interamente impregnato e colorato dall’ortodossia russa. Porta, non nelle sue idee, ma nel modo in cui il Russo stesso si relaziona al marxismo, il carattere della fede ortodossa.
Questo deve soltanto attirare l’attenzione su come sia necessario, oltre le cose esteriori, guardare all’interiore. Guadagnerete molto, se vi abituate, di fronte alle molteplici cose della vita, a dirvi: Come oggi usiamo le parole, così sono già in gran parte monete logore. Quello che oggi secondo l’uso linguistico si pensa delle cose non corrisponde effettivamente mai del tutto alla realtà. Si deve dappertutto guardare più profondamente nelle cose. Vorrei dire: Protestantesimo, definito così come si fa comunemente secondo le odierne abitudini di pensiero, non dice effettivamente più nulla che corrisponda alla realtà. Si deve concepire il protestantesimo così da poter dire: Come il protestantesimo appare nel marxismo, o per amor di discussione nella politica o persino nella scienza, si ha ciò che corrisponde alla realtà. Così radicalmente necessario è che oggi si aspiri, oltre il mero velo di parole, oltre il velo di concetti, verso l’apprendimento vivo della realtà. Da ciò dipende tutto, e da ciò soprattutto dipende la giusta concezione dell’impulso più importante del presente, dell’impulso sociale. Anche dipende da ciò il giusto giudizio delle circostanze del tempo. Proprio perché gli uomini non sono affatto abituati a guardare il reale, perché gli uomini sono del tutto lontani dalle concezioni corrispondenti alla realtà, le circostanze del tempo sono giudicate così falsamente. Si chiede sempre di colpa o innocenza nelle ultime catastrofi belliche, sebbene questa domanda come tale non abbia il minimo senso. Perciò vi ho già raccontato tempo fa qui, come le cose stavano effettivamente negli impulsi mondiali. Proprio come quella carta che oggi effettivamente realizza, che ho disegnato davanti a voi, così si realizzano anche le altre cose. Si realizzano, e si realizzeranno anche esattamente come qui è stato discusso. Si deve avere senso per quello che è veramente, e non stare appesi a gusci di parole. I gusci di parole devono bene spesso essere usati per la caratterizzazione, ma non ci si deve fermare ad essi. Così, quando si vede la realtà, anche dal punto di vista della realtà si deve intendere il giudizio di oggi formato dall’Intesa e dagli Americani, che è stato dato sui paesi centrali. Ho già detto: Ho sentito da molti lati che questa catastrofe bellica iniziava, che quello che i paesi centrali hanno fatto era criticato completamente. Quello che è accaduto di violenza politica e così via ora avviene abbastanza, ma da coloro che allora hanno criticato è oggi criticato molto meno, sebbene ci fosse sufficiente ragione per una critica altrettanto severa.
Ho, credo, mai preso a protezione alcuna personalità, bensì ho caratterizzato le circostanze. Perciò non ho nemmeno il compito di difendere personalità, il cui nudo esser senza maschera si è rivelato nel corso dei tempi recenti. Ma che la venerazione totale del wilsonismo per esempio, e tutto quello che vi striscia intorno, meno poggi nel desiderio degli uomini verso un qualche culto degli idoli di quanto sia quello che nelle terre centrali come ludendorfferia si è sviluppato e che, sì, appartiene alla psichiatria sociale, è qualcosa che deve essere deciso molto attentamente, su cui non si può parlare tanto superficialmente.
Ma da un altro punto di vista vi ho detto una volta qui: Se un uomo insulta un altro, dice male di lui, così non sempre, anzi nei rarissimi casi il motivo è nell’uomo di cui si dice male. Costui può ben essere malvagio; ma questa, la malvagità in lui, è per l’osservatore obiettivo della realtà il motivo più insignificante del insulto. Il motivo dell’insulto è per lo più il bisogno di insulto. E questo bisogno di insulto cerca un oggetto che vuol scaricare. Questo cerca anche portare le sue idee in una tale corrente che queste idee sembrino giustificatamente derivare dall’anima dell’uomo che insulta. Così è spesso nei rapporti dei singoli uomini fra loro. Ma nel grande, nel mondo, non è diversamente. Si deve allora soltanto guardarsi che vi siano anche fondamenti più profondi. Vedete, è completamente comprensibile e da sé che la gente nei paesi dell’Intesa e nei territori americani ora non soltanto insulti i detentori del potere, ma anche la popolazione dei paesi centrali completamente. Si può comprenderlo, poiché come si presenterebbe allora la politica dei paesi dell’Intesa in queste settimane, se la gente là dicesse: Questa gente nei paesi centrali non è affatto così cattiva; sono per lo più uomini che hanno soltanto bisogno di sviluppare i loro lati migliori, allora va bene con loro. — Sì, se lo dicessero, allora questo accorderebbe poco con la politica che conducono. Si deve dire nel mondo quello che uno giustifica. Si deve sapere come le cose derivano dalla realtà. Questa è una prospettiva più profonda. È completamente da sé che l’intera opinione pubblica dei paesi dell’Intesa non è così perché è vero, bensì per giustificare il proprio comportamento, esattamente come spesso, se uno insulta un altro, non insulta perché l’insultato sia così o così, bensì perché ha un bisogno di insulto, perché vuol scaricarsi. Si tratta veramente di guardare le cose diversamente da come siamo abituati a guardarle. È questo quello che conta. Afferrare la scienza dello spirito nel più profondo interiore della sua anima è ancora in molti riguardi qualcosa di completamente diverso da quello che molti, che si contano nella movimento antroposofico, si immagginano.
Esteriormente, astrattamente considerato — e ora veniamo a un altro capitolo — si potrebbe credere che il socialismo del presente, le esigenze sociali del presente, derivino da impulsi sociali. Vi ho caratterizzato poco fa, come l’uomo oscilla avanti e indietro tra impulsi o istinti sociali e antisociali. Chi pensa in modo astratto lo considererà come qualcosa di completamente evidente, che il proletario sociale del presente sia nato dal sociale, poiché sta bene così, non è vero, che uno definisce il sociale dal sociale. Ma non è affatto vero. Chi consideri il socialismo proletario del presente secondo la sua realtà, sa che il socialismo, come oggi appare come marxismo, è un fenomeno antisociale. Emerge dagli impulsi antisociali. Questa è la differenza tra definizioni astratte, tra il pensiero astratto e il pensiero corrispondente alla realtà. Che cosa spinge gli uomini, che nella direzione intesa qui oggi vogliono realizzare il socialismo? Li spingono istinti sociali? No, istinti antisociali!
L’ho persino mostrato ieri da indicazioni esterne, dalla configurazione della formula fondamentale: «Proletari di tutti i paesi, unitevi!» Questo significa: Sentite l’odio verso le altre classi, affinché sentiate il legame dell’unione! — Lì avete uno degli impulsi antisociali. Si potrebbero enumerare infiniti dei impulsi antisociali, se si studia la sociopsicologia del presente. Questa è la differenza tra quello modo di pensiero che si sviluppa, che deve svilupparsi, e che deve essere promosso dalla scienza dello spirito orientata antroposoficamente, e quello che corrisponde alle odierne abitudini di pensiero diffuse.
Perciò anche quello che come punto di vista antroposofico deve essere rivendicato di fronte alla questione sociale incontra oggi ancora tanta resistenza, perché la gente non può pensare in modo corrispondente alla realtà, perché la gente soprattutto non può pensare in modo differenziato e spesso crede persino, se qualcuno può pensare in modo differenziato, che contraddice se stesso.
Importanti questioni del presente possono essere risolte soltanto attraverso il pensiero corrispondente alla realtà. Vi voglio raccontare una tale questione, che si collega a quello che abbiamo già discusso. Ho detto: Quello che specialmente si muove nelle teste proletarie, che forma un motore trainante, è che al posto dell’antico schiavismo è subentrata la schiavitù del lavoro, in quanto il lavoro nella struttura sociale odierna è merce. Vi ho sottolineato ieri acutamente che appunto in questo risiede il compito del pensiero sociale, di staccare la merce dalla forza di lavoro. La struttura sociale triarticolata, di cui ho parlato, contiene già l’impulso che stacca la merce dal lavoro umano. Poiché quello che è effettuato attraverso questa tripartizione non sono conseguenze logiche, bensì sono conseguenze della realtà, che corrispondono anche alla realtà della percezione.
Ora a questa questione se ne collega un’altra, che è in qualche modo bruciante. Sapete, una delle esigenze fondamentali del materialismo proletario, che è colorato di marxismo, è quella della socializzazione dei mezzi di produzione. I mezzi di produzione devono passare nella proprietà comune. Questo sarebbe solo l’inizio della proprietà comune, anche della terra e così via.
E sapete anche da quello che vi ho presentato come il programma della repubblica dei soviet russi, che appartiene al programma la nazionalizzazione dei mezzi di produzione e della terra, meglio detto, la loro socializzazione. Questo già vi rimanda alla questione sociale secondaria più importante del presente. Questa si può formulare così: Deve l’intervento sociale nella cultura presente, o anche nel caos presente, se guardiamo ai paesi centrali e orientali, accadere così che la tendenza si formi, che verso il futuro sempre più singoli uomini diventino proprietari, diventino possessori, o deve svilupparsi così che la comunità diventi possessore? — Capite quello che intendo. — Deve diventare così che possibilmente il singolo uomo ha un possesso, una proprietà, o deve, per evitare l’ingiustizia, quello che può diventare possesso, terra e mezzo di produzione e così via, diventare proprietà comune? —
Questa è una questione sociale secondaria molto importante. La tendenza del pensiero proletario oggi aspira a fare delle cose proprietà comune. Ma, per quanto riguarda gli impulsi sociali più importanti, non c’è differenza se un singolo o un’associazione o la totalità è possessore. La totalità — per chi può studiare la realtà, questo si attesta — non sarà un altro, non un minore male imprenditore di fronte al singolo, di quanto il singolo imprenditore sia. Questo giace semplicemente come una legge di natura nella natura dei fatti, e questo non lo si intuisce; perciò si va fuori strada. Poiché la questione è questa: Devono tutti gli uomini diventare possessori? — Questo sarebbe allora, se non si avesse proprietà comune — io non posso proseguire ulteriormente la tecnica, ma è completamente fattibile — bensì se gli individui singoli secondo l’opportunità che regna su un qualche territorio, se ognuno in modo giusto fosse possessore. Devono tutti diventare possessori, o devono, come il pensiero proletario odierno vuole, tutti diventare proletari? Questa è l’alternativa. Il pensiero proletario odierno vuole fare tutti proletari e soltanto la totalità imprenditore. Quello che da ciò risulta, se si può afferrare la realtà, è il contrario. Poiché non è mai possibile raggiungere la triplicità della struttura sociale, se tutti gli uomini diventano proletari. Quello che deve essere raggiunto come tendenza della struttura triarticolata è la libertà del singolo uomo in rapporto corporeo, animico e spirituale. Non è raggiungibile se tutti gli uomini diventano proletari; ma è raggiungibile per ogni uomo, se tutti hanno una base di possesso.
Quello che secondariamente deve essere raggiunto è una tale regolazione dei rapporti, che davanti alla legge o alla costituzione, soprattutto davanti al governo tutti siano uguali. Libertà sulla via spirituale, uguaglianza per amor di discussione nello stato, se si vuol ancora chiamare così un terzo, fraternità riguardo alla vita nell’economia. Conosco libri molto spiritosi che a giusta ragione sottolineano che le tre idee «libertà, uguaglianza e fraternità» si contraddicono fra loro. Ora, l’uguaglianza si contraddice completamente con la libertà; scrittori spiritosi l’hanno espresso nel 1848, e già prima; è completamente giusto. Se si confonde tutto insieme, le cose si contraddicono. Libertà nella sfera spirituale, giuridica, della religione, dell’istruzione, della giurisprudenza; uguaglianza nell’amministrazione, nel governo, nel servizio di sicurezza; fraternità nella sfera economica. — Nella sfera economica la proprietà, che soltanto in modo corrispondente deve essere sviluppata per il futuro; nella sfera del servizio di sicurezza e dell’amministrazione il diritto, e nella sfera della vita spirituale e giuridica la libertà. Se le cose sono distribuite secondo la Trinità, non si contraddicono. Poiché quello che si contraddice nei pensieri, è proprio per questo corrispondente alla realtà, perché nella realtà è distribuito a cose diverse. Il pensiero si contorce dopo le contraddizioni; la realtà però vive secondo le contraddizioni. Ora non si può afferrare la realtà, se non si possono afferrare le contraddizioni, se nei propri pensieri non si seguono le contraddizioni. Vedete da tutto ciò che la scienza dello spirito, come è intesa qui, effettivamente ha qualcosa da dire nel riguardi delle più importanti questioni del presente. Questo forse alcuni di voi comprenderanno, che questa scienza dello spirito orientata antroposoficamente ha qualcosa da dire e che il modo di pensare ad essa, in fondo dovrebbe essere influenzato dalla consapevolezza di come stia alle più importanti esigenze del tempo.
È questa cosa che anche si connette intimamente con il modo intero di come devo personalmente immaginarmi come stia nel vita spirituale del presente questa scienza dello spirito orientata antroposoficamente, o il suo veicolo, il movimento spirituale orientato antroposoficamente. Naturalmente questo non può essere raggiunto in una sola volta da parte dei nostri contemporanei, che si veda correttamente. Non crediate — e chi mi conosce sicuramente non lo crederà — che sia da una sciocchezza o da una vanità personale, quando caratterizzo queste cose. Dalla necessità dei fatti sono sempre di nuovo costretto, in questo o quell’altro modo, a caratterizzare. È veramente così, e ve l’ho mostrato in varie occasioni, che non sono incline a sopravvalutare quello che io stesso posso e voglio. Conosco i confini e so molte cose, di cui forse l’uno o l’altro non sospetta che io lo sappia. Ma appunto per coloro che mi possono giudicare un poco da questo lato, oso forse dire che uno — se posso usare l’espressione, non è completamente corretta, ma non ce ne sono altre — che uno «desidererei come avvenisse»: Questo è una certa distinzione tra qualcosa come qui è voluto, e quelle cose con le quali quello che qui è voluto è molto frequentemente confuso. Quanti ce ne sono oggi ancora, che vedono qua o là questa o quella società occulta o che si chiama occulta e non si impegnano in una distinzione portata attraverso il sano buon senso di quello che qui può essere trovato! Poiché, per quanto imperfetto sia, lo sforzo comunque è qui presente, di veramente conteggiare con la consapevolezza del tempo. Vedete invece voi stessi tutta quella roba che è frequentemente concepita anche come movimenti occulti o simili, come quella conta con la consapevolezza del tempo. Tutti questi massoni di basso e alto grado, anche tutte le comunità religiose le più diverse, è appunto l’antiquato che non sono capaci, di conteggiare veramente con la consapevolezza del tempo. Dove si parla dai fondamenti che possono essere trovati in queste cose? Dove si parla in una via veramente moderna interventiva, così che sia adatta alla realtà, sui brucianti questioni del presente? Non potete trovare queste cose dalle rituali e dalle prescrizioni della una o dell’altra massoneria o comunità confessionale. Là si desidererebbe che una capacità di distinzione prendesse il sopravvento!
Certo, è reso difficile, lo ammetto, dal fatto che dalle circostanze storiche come ve le ho descritte, questa società, di cui si tratta qui, fu all’inizio confusa con la Società Teosofica o con molte altre società. Esteriormente può esser stato un errore; karmicamente è giustificato. Sarebbe stato più saggio se questa Società Antroposofica si fosse fondata, stando completamente su se stessa, senza alcuna relazione ad altre società. Certo, esteriormente considerato, sarebbe stato più saggio, poiché tutta la filistea borghesia della Società Teosofica, quella roba antiquata, tutto quello non sarebbe confluito. Nella antroposofia non è confluito, ma frequentemente nell’operato della società. Se l’antroposofia vivesse nella giusta maniera nella nostra società, come non fa, potrebbe questa società, in un certo senso almeno, il primo terzo della nostra struttura sociale, come scaturisce dall’antroposofia stessa, il terzo spirituale, con inclusione della sfera giuridica, caratterizzarsi esemplarmente. Poiché quello che come diritto da individuo a individuo dovrebbe regnare tra gli antroposofisti, dovrebbe essere una cosa da sé. Lo percepisco sempre come la rottura più acuta con quello che dovrebbe svilupparsi fra noi, quando uno parla di un altro così che verso fuori in qualche modo vada a querela. Là dovrebbe svilupparsi anche la consapevolezza giuridica, per quanto è intesa nel primo terzo della struttura sociale. Ma è ancora lontano, finché una tale società antroposofica contenga veramente quello che potrebbe contenere, secondo gli impulsi antroposofici, come sono veramente intesi. Allora prima deve ancora l’orecchio per la verità interiore svilupparsi, questo orecchio per la verità interiore, che oggi i pochissimi uomini hanno. Perché questa distinzione, che dovrebbe venire dall’esterno, dall’esterno non viene, perciò è già necessario, questo o quel tempo da questo o quell’altro punto di vista, di indicare lo distinguente. Voglio particolarmente con riguardo a certe cose dirlo oggi: Attraverso questo si distingue quello che attraverso me stesso vive in questo movimento antroposofico da altro, che io sempre ho lavorato secondo quel principio fondamentale che ho già espresso nella prefazione della mia «Teosofia» al suo apparire, che io non comunico niente altro che quello che io da esperienza personale posso comunicare. Qui niente altro è comunicato da me che quello di cui io da esperienza personale posso rispondere. Qui non è in nessun senso fatto come è fatto qua o là, l’appello ad autorità.
Questo ha l’altro come conseguenza, che posso dire, che la corrente spirituale che è guidata dal movimento antroposofico non è dipendente da nessun’altra corrente, bensì soltanto dalla spiritualità che scorre attraverso il presente, unicamente e soltanto da quella. Perciò io — vi prego di prenderlo tutto sul serio — non sono obbligato verso nessuno, di tacere niente, di cui io stesso trovi che deve essere detto nel presente. Non vi è un comandamento del silenzio per chi di fronte a nessuno riguardo al suo bene spirituale è obbligato. Questo già dà una base per la distinzione di questo movimento da altri movimenti. Poiché chi dovesse mai affermare che quello che è proclamato all’interno della scienza dello spirito orientata antroposoficamente è proclamato diversamente che nel senso di questa parola che sta nella mia «Teosofia» — che io personalmente sostengo — questi non può così non conoscere le circostanze e frequentemente non essere stato qui, bensì vederle dall’esterno, ma proclama l’untruth, da malevolenza o non da malevolenza. Ma chi frequentemente è stato fra noi e dice altro, forse una qualche storia passata o una connessione di questo movimento spirituale con un altro, se conosce le circostanze qui, questi mente. Questo è quello di cui si tratta: O dice l’untruth da ignoranza delle circostanze, o è menzogna con la conoscenza delle circostanze. Così è anche tutta l’inimicizia contro questo movimento da comprendersi.
Perciò devo sempre di nuovo sottolineare: Io ho soltanto di tacere quello, di cui so che non può ancora essere comunicato all’attuale umanità per sua immaturità. Ma io non ho di tacere niente da qualsiasi motivo, perché verso qualcuno un voto o simile fosse stato pronunciato. Non è mai confluito in questo movimento niente che provenisse da un’altra parte. Questo movimento non è mai stato spiritualmente dipendente da un altro; le connessioni erano soltanto esteriori. Forse verranno i tempi, dove voi comprenderete anche che è bene, se vi ricordate che io talvolta predico cose che soltanto dopo sono comprese nel loro giusto contesto. Vi potrà forse una volta, se avete la buona volontà per quello, servire bene, se vi ricordate, nel quale senso è coltivato il bene spirituale che deve scorrere attraverso il movimento antroposofico.
Ma anche ognuno ha una pietra di paragone, chi questo movimento antroposofico da altri movimenti vuole distinguere. La pietra di paragone che oggi è presente per un tale movimento, è un triple. Primo, che un tale movimento si mostra adatto alle esigenze scientifiche e intellettuali del presente. Leggete la letteratura da me coltivata, voi troverete, sebbene il singolo sia imperfetto, certamente lo sforzo, che qui un movimento è creato, che non crea da antico, antiquato, bensì che è completamente familiare con i mezzi scientifici del presente e agisce in completo accordo con la consapevolezza scientifica del presente. Questo è l’uno.
Il secondo è che un tale movimento in una via veramente vitale ha qualcosa da dire sulle questioni vitali del presente, cioè per esempio sulla questione sociale. Quello che altri movimenti hanno da dire in questo modo, cercate di confrontarlo nella sua antiquatezza, nella sua estraneità dalla realtà, con quello che questo movimento ha da dire.
Il terzo, la terza parte della pietra di paragone è che un tale movimento può consapevolmente illuminare i vari bisogni religiosi sopra di sé, nel senso di poter illuminare, che combina illuminazione sui bisogni religiosi con una completa familiarità della realtà. Attraverso ciò già potete distinguere questo movimento da tutti quei movimenti che nel fondo comunque soltanto arrivano fino al sermone del pomeriggio domenicale, che arrivano a tenere alla gente morali prediche e simili, di fronte ai concetti concreti agenti nella struttura sociale attuale ma rimangono estranei al mondo. Una scienza moderna della realtà deve poter parlare su lavoro, su capitale, su rapporti di credito, su rapporti di terra, su tutte queste cose che sono connesse con la vita odierna, sulla formazione della vita sociale così come comprende di parlare sul rapporto dell’uomo con l’essere divino, sul rapporto dell’uomo all’amore del prossimo e così via. Questo è quello che l’umanità ha così a lungo negletto: trovare la connessione dall’alto verso il basso fino alle più immediate formazioni e processi concreti della vita. Questo è quello che la teologia e la teosofia trascurarono nel nostro tempo nelle loro varie formazioni, quello che anche una direzione occulta trascurò. Essi parlano, per così dire, dall’alto verso il basso fino a dove possono dire alla gente: Siate buoni uomini, e simili. Ma essi sono infruttuosi, sono sterili, quando si tratta di afferrare veramente le brucianti questioni concrete del presente. La scienza esterna di nuovo parla, ma anche estranea alla realtà, delle cose che toccano la vita immediata. Vi ho mostrato ieri come gli uomini stiano lontani da questa vita. Quanti uomini sanno oggi che cosa sia il capitale; che cosa sia in realtà? — Certo, loro sanno, se hanno un po’ di soldi in casa, così è un capitale. Ma questo non significa: sapere che cosa sia il capitale. Sapere che cosa sia il capitale significa sapere come la regolazione nella struttura sociale sia con riguardo a certe cose e processi. Esattamente come si deve conoscere antroposoficamente per il singolo uomo i rapporti che regnano nella circolazione del sangue, che regola ritmicamente la vita umana, così si deve sapere quello che pulsa nella vita sociale in molteplici modi. Ma la fisiologia odierna non è nemmeno in grado materialistically di risolvere le più importanti questioni; queste possono essere risolte soltanto quando sia ottenuta l’intuizione antroposofica nell’uomo triarticolato.
Che cosa sa la scienza odierna per esempio di qualcosa di straordinariamente importante: su che cosa poggi puramente materialmente la rappresentazione, su che cosa poggi puramente materialmente la volontà secondo una certa direzione? — Tali cose dico oggi, perché ho condotto ricerca su queste cose per trenta fino a trentacinque anni della mia vita, come ho già detto riguardo a un’altra questione. La rappresentazione poggia sul fatto che l’uomo ha in sé nel corso della circolazione sanguigna per esempio anidride carbonica internamente, che non è ancora espirata. Se anidride carbonica circola internamente, che non è ancora espirata, così è il corrispettivo materiale, il correlato materiale del pensiero. Se nell’uomo c’è ossigeno, che non è ancora stato elaborato in anidride carbonica, ossigeno che è sulla via della elaborazione in anidride carbonica, della trasformazione in anidride carbonica, così è, secondo una certa direzione, il correlato materiale per la volontà. Dove nell’uomo l’ossigeno pulsa, che non è ancora completamente elaborato e ha funzioni, là è materialmente la volontà attivata. Dove all’interno del corpo umano c’è già anidride carbonica, che non è stata completamente così elaborata che sia espulsa o espirata, là è il fondamento materiale per una forma di pensiero. Ma come questi due poli, il polo del pensiero, che può anche essere chiamato il polo dell’anidride carbonica, e il polo della volontà, che può essere chiamato il polo dell’ossigeno, come questi poli siano regolati — questo dà soltanto una scienza della realtà. Non troverete da nessuna parte una tale verità come quella che vi ho ora esposta in libri odierni. Poiché però non si educa il pensiero con riguardo a una tale realtà, non si educa nemmeno il pensiero con riguardo a quello che è necessario per l’uomo odierno riguardo alla struttura sociale. Ma questo deve accadere, questo è necessario al presente, e questo dovrà accadere, che sia aggiunto alla nostra questione sociale l’inserimento spirituale-animico dell’uomo nella struttura sociale.
Questo è stato trascurato. Pensate semplicemente come sarebbe diversamente, se in questo o quell’altro stabilimento il singolo operaio fosse spirituale-animicamente inserito nel processo intero che la merce da lui prodotta attraversa nel mondo, se comprendesse come stia nella struttura sociale attraverso il fatto che produce appunto questa merce. Ma questo può essere soltanto, se veramente tale interesse da uomo a uomo regna, che passo dopo passo non vi sia più alcun adulto vero uomo che non possa dominare in una maniera corrispondente alla realtà i più importanti concetti sociali. Deve venire il tempo, questa è un’esigenza sociale, in cui come uomo semplicemente altrettanto bene si sappia che cosa sia capitale, che cosa sia credito, che cosa sia denaro contante, che cosa sia un assegno riguardo all’effetto nazionaleconomico — e si può sapere, non è così difficile, deve soltanto essere prima preso correttamente da coloro che debbono insegnarlo — come oggi si sa che non si mangia la zuppa con la forchetta, bensì con il cucchiaio. Non è vero, chi mangia la zuppa con la forchetta, farebbe un’assurdità; ma altrettanto fa un’assurdità chi non sa queste altre cose. Questo deve diventare opinione pubblica generale.
Allora l’impulso più importante del presente, l’impulso sociale, sarà messo su una base completamente diversa.
Abbiamo affrontato in queste considerazioni delle ultime settimane la grande esigenza dei tempi, la cosiddetta esigenza sociale, da i più diversi punti di vista. Abbiamo cercato di considerare questa esigenza dei tempi su un fondamento scientifico-spirituale. Poiché solo così è possibile orientarsi in modo giusto su ciò che questa esigenza dei tempi effettivamente contiene. E solo tenendo conto di ciò che ha potuto essere accennato in queste considerazioni, la nostra epoca così messa alla prova e il suo prossimo futuro potranno trovare impulsi e punti di vista per questi tempi. Domani tornerò ancora su queste considerazioni, perché oggi devo inserire qualcosa di episodico, che sarà in certo modo una continuazione di ciò che è stato già toccato qui di recente, ma che mostrerà come questa scienza dello spirito, come qui viene rappresentata, si porrà rispetto a quello che io posso ben dire, lo stato di coscienza interno della nostra epoca e del prossimo futuro.
Vi ho accennato già la settimana passata al termine di questo qualcosa di principale in questa direzione. Vi ho attirato l’attenzione sul fatto che chiunque abbia la volontà, con il sano senso umano, così come si è sviluppato fino ai nostri giorni, di esaminare e distinguere ciò che qui all’interno di questa scienza dello spirito si intende, troverà come questa scienza dello spirito orientata antroposoficamente è veramente in grado di fare i conti con la coscienza e con il modo di rappresentazione dell’epoca presente. E precisamente dalle nostre considerazioni sociali questo può emergere. Perciò, dovunque si parli di uno o di un altro oggetto di questa nostra scienza dello spirito, si può sempre accennare al fatto che tutto ciò che viene esposto può essere verificato da colui che voglia verificare, partendo dal pensiero dell’epoca presente, e in particolare anche dal pensiero scientifico dell’epoca presente. Si può addirittura dire che gran parte degli attacchi contro questa scienza dello spirito provengono dal fatto che essa può essere verificata in modo così vistoso dalla coscienza dell’epoca presente e prossima futura. Questo è estremamente sgradevole e scomodo per molte persone. Proprio perché le cose concordano con tutte le esigenze scientifiche e i concetti scientifici dei nostri tempi, eppure in molte menti e specialmente in molti cuori c’è una certa riluttanza contro una conoscenza dello spirito così costituita, si manifesta un’ostilità che semplicemente non gradisce che qualcosa compaia che possa essere verificato completamente alle esigenze scientifiche dei nostri tempi. Ciò però con cui questa scienza dello spirito fa i conti come con un fatto spirituale interno dello sviluppo umano, è che, cominciando nella nostra epoca e divenendo sempre più chiaro verso il futuro, per così dire attraverso il velo dei fenomeni mondiali e degli eventi mondiali qualcosa di nuovo irrompe.
L’umanità ha a lungo vissuto in pure rappresentazioni sensibili. Ciò che essa aveva oltre a queste rappresentazioni sensibili erano fondamentalmente antichi fenomeni che ancora provenivano da un’epoca in cui l’umanità era dotata di chiaroveggenza atavistica, in cui le sapienze giunsero all’umanità in tutt’altro modo che non come verranno agli uomini in futuro. Da quelle sapienze che corrispondevano ai tempi passati qualcosa si è conservato. Era in certo modo, ed è ancora oggi per molte persone, l’unico tesoro di sapienza. È addirittura per i naturalisti odierni l’unico tesoro di sapienza. Se si guarda attentamente, se ne accorge facilmente. Ma una rivelazione elementare di tal tesoro di sapienza, come c’era nei tempi antichi, è ormai da lungo tempo spenta. Ed è entrato nello sviluppo terrestre dell’umanità in certo modo un’oscurità, un torpore, in cui nulla di spirituale si rivelava direttamente. Ora inizia un’epoca dove nuove rivelazioni attraverso i veli degli eventi irrompono nell’orizzonte umano, spirituale e animico. Perciò deve venire un rinnovamento di molte cose. Possiamo infatti accennare proprio al più importante evento terrestre a questo riguardo: al Mistero del Golgota. Il Mistero del Golgota ha certamente dato il senso allo sviluppo terrestre. Il pianeta terra spiritualmente-animicamente non sarebbe quello che è, se su di esso non si fosse svolto il Mistero del Golgota. Ma un’altra cosa è questo Mistero del Golgota come fatto che si è svolto, e un’altra cosa sono gli insegnamenti che come insegnamenti cristiani su questo Mistero del Golgota hanno regnato attraverso i secoli. Chi non considera questo non riuscirà a orientarsi nelle esigenze fondamentali dei nostri tempi.
Prendete per confronto qualcosa di completamente ordinario. Non è vero, è ben diverso: un evento che si svolge davanti ai vostri occhi, e ciò che due o tre persone che hanno visto svolgersi questo evento raccontano su questo evento, dicono su questo evento. E noto divenuto in un senso spirituale superiore su il Mistero del Golgota come fatto agli uomini è naturalmente niente altro che ciò che è stato detto attraverso i secoli. Questo però, ciò che è stato detto su un evento spirituale — e tale è il Mistero del Golgota, anche se si è svolto sul piano fisico — è stato ancora detto dal punto di vista dell’antico tesoro di sapienza. Persino i Vangeli — lo sapete dal mio scritto «Il Cristianesimo come fatto mistico» — sono scritti dal punto di vista dell’antico tesoro di sapienza. Cioè, si avevano certe rappresentazioni dalle antiche religioni dei misteri, oppure in generale rappresentazioni ereditate dai tempi antichi. Nel linguaggio di queste rappresentazioni si vestiva ciò che si era svolto sul Golgota. Ma queste sono rappresentazioni che appartengono al periodo umano atavistica. Doveva innanzitutto, per essere compreso affatto, il Mistero del Golgota essere rivestito in questo linguaggio. Ma oggi viviamo in un’epoca dove questo modo di considerare spiritualmente il mondo, come era giusto nei tempi antichi, è antiquato. Poiché nuove rivelazioni di tipo spirituale, anche se ancora gli uomini non le vogliono riconoscere, irrompono, che diventano gradualmente equivalenti alle antiche rivelazioni atavistiche. Perciò, se si vuole fare i conti con le esigenze dei tempi, sul Mistero del Golgota come fatto deve parlarsi anche nel nuovo linguaggio, nelle nuove rappresentazioni. Cioè, anche le rappresentazioni cristiane dovranno fare i conti con ciò che entra nello sviluppo umano. Altrimenti il Cristianesimo rimarrebbe una somma di rappresentazioni tramandate. E tutto ciò che vive interiormente negli uomini come esigenze dei tempi, morirebbe di fronte alle rappresentazioni tramandate, non troverebbe nutrimento. Questo è precisamente ciò con cui la scienza dello spirito orientata antroposoficamente vuol fare i conti: che le nuove rivelazioni spirituali devono essere rese comprensibili, e che il più grande evento terrestre, il Mistero del Golgota, deve essere rivestito nelle rappresentazioni di queste nuove rivelazioni spirituali.
Ora può sorgere la domanda, ed è una domanda straordinariamente importante: Chi dal mondo spirituale sta effettivamente dietro a queste rivelazioni spirituali che irrompono nuovamente nella storia umana attraverso il velo dei fenomeni? Voi conoscete la successione delle diverse gerarchie, come l’ho rappresentata nei miei scritti, sapete dunque quale sia nell’ordine gerarchico-spirituale quello che si chiamano gli Spiriti della Personalità. Voi sapete, gli Spiriti della Personalità stanno un grado più basso nell’ordine gerarchico-spirituale di quei Geni a cui noi contiamo, per esempio, Jahvé, i cosiddetti Spiriti della Forma.
A quelle rivelazioni che si sono avvicinate all’umanità attraverso gli Spiriti della Forma, ora vogliono aggiungersi gli Spiriti della Personalità, certo prima solo preparandosi, non con quella potenza con cui gli Spiriti della Forma si sono rivelati. E se cerchiamo una parola per quello che gli Spiriti della Forma effettivamente sono, possiamo rimanere alla parola antica e buona «Creatore». La parola biblica «Creatore» abbraccia circa tutto ciò che noi dobbiamo collegare con gli Spiriti della Forma, quando li consideriamo nel loro influsso sull’uomo dal tempo lemurico antico fino a oggi e anche nel futuro. Loro non cesseranno i loro atti, ma li dovranno compiere in certo modo su un altro piano.
Se consideriamo tutto ciò che noi possiamo osservare spiritualmente-scientificamente, possiamo proprio chiamare gli Spiriti della Forma come spiriti creatori. Ad essi l’uomo deve soprattutto la sua esistenza, così come è come uomo terrestre. Fino alla nostra epoca però gli Spiriti della Personalità non erano spiriti creatori. Erano spiriti che ordinavano varie questioni dal regno spirituale. Potete leggere nella mia «Scienza occulta» dell’attività di questi Spiriti della Personalità. Ma inizia il tempo dove essi innanzitutto devono veramente intervenire nel creativo dello sviluppo umano. Più tardi dovranno intervenire anche nel creativo degli altri regni. C’è evoluzione nel gerarchico. Gli Spiriti della Personalità ascendono ad un’attività creatrice. Questo indica un mistero significativo nello sviluppo umano. Chi non cerca di abbracciare lo sviluppo umano in superficiale osservazione della natura, come è oggi corrente, ma chi lo osserva interiormente con impulsi scientifico-spirituali, sa che dal principio del quinto periodo postatlantico così spesso discusso da diversi punti di vista, nell’uomo qualcosa comincia a morire. Con questo morire, per così dire, con questo paralizzarsi di qualcosa nella nostra natura, è collegato fondamentalmente tutto il nostro progresso anche nello spirituale e nell’animico. Non siamo più, se voglio esprimermi crudamente, esseri umani viventi nel medesimo senso di come lo erano gli uomini secoli o addirittura millenni fa. Questi avevano una vitalità più forte, una forza più forte in loro, una forza che proveniva dal meramente corporeo. L’uomo conosce il morire solo quando appare nella forma radicale del cessare della vita terrestre. Ma voi sapete dalle considerazioni scientifico-spirituali che in noi continuamente qualcosa muore. E se continuamente qualcosa non morisse, non avremmo coscienza. La coscienza è collegata proprio al morire di qualcosa in noi. Ma questo morire, questo processo di morimento, è ora più forte di come era per esempio nel primo secolo cristiano o negli stessi secoli pre-cristiani. Quello che nell’uomo proveniva dagli spiriti creatori come Spiriti della Forma inizia, se posso dire così, a morire fortemente, e qualcosa di nuovo creativo deve essere inserito nella natura umana, qualcosa di creativo che innanzitutto deve provenire dallo spirituale. È effettivamente così che all’uomo, che non si oppone, dal nostro tempo in poi fluiscono forze creative dal spirito. Questa scienza dello spirito cerca di comprendere queste forze creative. Essa cerca di afferrare pensando, osservando ciò che irrompe da mondi che finora non hanno fatto fluire i loro impulsi nello sviluppo umano, ciò che come nuovo spirituale entra nello sviluppo dei tempi. E questo è effettivamente quello che nel vero senso moderno è scienza dello spirito orientata. Così essa non si presenta come qualche altro programma, scientifico o d’altro tipo, bensì si presenta in certo modo perché i cieli inviano nuove rivelazioni agli uomini, e perché queste nuove rivelazioni devono essere comprese.
Chi non comprende il compito della scienza dello spirito orientata antroposoficamente in questo senso, non la comprende affatto. Poiché questa scienza dello spirito orientata antroposoficamente tacerebbe se non avesse da annunciare il nuovo, proprio quello che in questo momento irrompe, se mi è lecito l’espressione, che si rivela agli uomini dai cieli dell’umanità.
E ciò che si rivela attraverso il velo dei fenomeni è l’espressione di un nuovo principio creativo che è curato dagli Spiriti della Personalità. Con ciò è collegato il fatto che proprio questa nostra epoca, di cui abbiamo detto che è cominciata con il quindicesimo secolo dopo Cristo, ha come sua caratteristica proprietà l’elaborazione degli impulsi della personalità. La personalità vuole, se posso usare l’espressione banale, stare sulle proprie gambe, e lo vorrà sempre più verso il terzo millennio. Poi sorgeranno altri impulsi dopo il completamento della personalità. Mentre ripensate a quello che ho appena detto, vedete in certo modo come questa nuova rivelazione degli Spiriti di Luce, degli Spiriti della Personalità, si avvicina agli uomini. Ma ad essi si oppongono anche proprio dal principio di questo nuovo quinto periodo postatlantico certi Spiriti dell’Oscurità. Poiché non appena guardiamo dietro il velo dei fenomeni, notiamo subito come ad una certa divisione di spiriti se ne oppongono altri, contrapposti. Guardiamo da un lato agli Spiriti della Personalità, che si rivelano come ho appena esposto. Ma dall’altro lato vediamo come a loro si oppongono certi spiriti oscuri, spiriti che in ogni modo hanno interesse a non far agire nell’umanità ciò che viene come la nuova rivelazione degli Spiriti della Personalità.
Questi nuovi, ottusi, oscuri spiriti trovano l’occasione della loro realizzazione per mezzo di un fenomeno che ho già menzionato qui alcune settimane fa, un fenomeno che purtroppo dall’umanità presente è poco considerato.
Vedete, quando oggi si domanda quanta gente c’è sulla terra, di solito si dice: 1500 milioni, non è vero. Questo avrebbe la conseguenza che anche sulla terra solo tanto lavoro viene compiuto quanto questi 1500 milioni di uomini possono compiere. Ma questo non è il caso, piuttosto si è innalzato dal principio del quinto periodo postatlantico la possibilità che oltre ai 1500 milioni di uomini sulla terra di cui si parla di solito, ci sia ancora una forza lavorativa di altri cinquecento milioni. Questo è attraverso le macchine! Se tutto il lavoro delle macchine oggi fosse compiuto da uomini, cinquecento milioni di uomini dovrebbero compiere questo lavoro.
Vedete da ciò che in certo modo il lavoro umano sulla terra ha trovato un sostituto, che c’è qualcosa che agisce come gli uomini, ma non è uomo di carne e sangue. Questo fatto è straordinariamente importante per lo sviluppo umano complessivo. Questo fatto è collegato ad altri fatti nello sviluppo del presente. I cinquecento milioni di uomini che non sono effettivamente presenti come uomini di carne e sangue, ma come lavoratori — le macchine compiono il lavoro esattamente come se lo compissero gli uomini — questi prestazioni di lavoro umano danno occasione perché gli spiriti oscuri si possano realizzare all’interno del nostro sviluppo umano, quegli spiriti oscuri che sono nemici degli Spiriti della Personalità che portano le nuove rivelazioni.
Così abbiamo da un lato le nuove rivelazioni dei cieli che irrompono per una nuova chiaroveggenza, e dall’altro lato abbiamo, proveniendo dal sotterraneo per così dire, il corpo fisico per i nemici, per certi spiriti demonici, per Spiriti dell’Oscurità, che non si realizzano attraverso uomini di carne e sangue, ma che nondimeno camminano tra noi per il fatto che le forze umane sono sostituite da meccanismi, da macchine.
Questa è anche la base di ogni disarmonia nel campo sociale dei nostri tempi. Ma è anche la base di certi errori del pensiero umano nel presente, che ancora a loro volta sono punti di partenza per deviazioni sociali. Poiché il pensiero umano nei secoli scorsi si è adattato in certa relazione all’ordine meccanicistico. Il pensiero umano è pervaso, impregnato da rappresentazioni che sono purificate adattate all’ordine puramente meccanicistica. Si può dire: In molti campi della ricerca naturale, ma anche in molti campi della vita, anche in molti campi del pensiero sociale o socialista odierno non si applicano altre rappresentazioni se non quelle che sono utili per comprendere il funzionamento dei meccanismi, che però sono inutili per comprendere tutto ciò che va oltre i meccanismi. Eppure, nel mondo della rivelazione ogni cosa ha due lati, e voi non dovete perciò dire: Perché è così, le rappresentazioni meccanicistiche si sono insinuate nello sviluppo umano come qualcosa da evitare. — No, questo sarebbe completamente sbagliato! Per quanto pericolose siano le rappresentazioni meccanicistiche, perché danno occasione a certi Spiriti dell’Oscurità di sorgere contro gli Spiriti della Personalità che si rivelano, per quanto pericolose siano queste rappresentazioni meccanicistiche, e soprattutto l’ordine meccanicistico da cui provengono, così benefico d’altro lato è proprio questo pensiero che si appoggia a tali rappresentazioni meccanicistiche. Poiché il compito dei tempi nuovi è che la nostra capacità animica si armi con queste rappresentazioni, che vivono anche nel naturalistico moderno, in generale nel pensiero moderno, che ci pervadessimo con queste rappresentazioni, ma poi mettessimo queste rappresentazioni al servizio della nuova rivelazione dei cieli. In altre parole, le rappresentazioni meccanicistiche hanno insegnato all’umanità a pensare in contorni chiari e netti. Come dentro la rappresentazione meccanicistica non è stato pensato prima. Le rappresentazioni dei tempi più antichi avevano sempre contorni sfumati. Chi segue la storia dello spirito nel tempo lo sa. Anche quando si studia spiriti acuti come Platone, i loro concetti hanno contorni sfumati. Pensare in contorni nitidi di pensiero, questo il fenomeno umano ha potuto insegnare a sé stesso solo per il fatto che è caduto nell’unilateralità di formarsi rappresentazioni del mondo meccanicistiche. Le rappresentazioni meccanicistiche unilaterali sono straordinariamente povere di contenuto mondiale; contengono fondamentalmente solo il morto. Ma sono un mezzo di educazione di straordinario tipo; questo lo si nota oggi. Propriamente possono pensare con nitidezza solo quegli uomini oggi che si sono appropriati certe rappresentazioni naturalistiche. Gli altri sono tentati di pensare in modo sfumato.
Ora però tocca a questa educazione, che l’umanità si è acquisita attraverso il pensiero nitido in contorni, rivolgersi verso la nuova rivelazione spirituale, e afferrare i mondi spirituali con altrettanta chiarezza come si è soliti afferrare il mondo naturalistico. Questo è ciò che la coscienza intellettualistica moderna esige e senza cui l’umanità non potrà fare a meno, senza cui non potrà risolvere le sue più importanti questioni che sorgono nel presente e nel prossimo futuro: Pensiero nitido, formato secondo le più moderne rappresentazioni naturalistiche, ma applicato al mondo spirituale che si rivela nuovamente. Questo è fondamentalmente anche la configurazione della scienza dello spirito orientata antroposoficamente. Così vuol essere, perché fa i conti con le esigenze più necessarie del presente. Perciò è in grado di scendere da certe altezze spirituali fino all’afferrare ciò che è necessario all’uomo nella vita quotidiana. Su questo si deve sempre accennare, che in questa direzione la scienza dello spirito vuol essere un nuovo aiuto per il lavoro e la prestazione umana.
Prendete dagli antichi insegnamenti tradizionali che le epoche più antiche hanno portato, le diverse confessioni religiose. Certo, queste confessioni religiose bastano oggi per un certo numero di persone, quando queste persone cercano una certa edificazione. Viene allora raccontato a questi uomini dal seno delle antiche confessioni su regni divino-celesti, viene loro raccontato su ciò che si cela dietro il velo dei fenomeni sensibili. Si scende così lontano che agli uomini può essere predicato che devono essere buone persone, che devono amarsi gli uni gli altri e così via. In altre parole: Queste confessioni possono scendere fino a certe esigenze morali.
Dall’altro lato oggi si tenta di guadagnare una visione sulle esigenze quotidiane, che in certo modo si trovano sull’altro polo della vita. Si tenta di guadagnare conoscenza della natura. Ebbene, voi sapete, la botanica, la zoologia nei rari casi vengono oggi nelle prediche domenicali pomeridiane dai pastori o predicatori in qualche modo da superiori rivelazioni annunciate agli uomini. Quello che viene annunciato sui regni celesti non scende fino alla terra. Anche su altro dalle esigenze immediate che ci circondano ogni ora, ogni minuto, si cerca chiarimento dall’altro polo, e così anche sulle esigenze sociali da questo altro polo, per così dire un pensiero in certo modo naturalistico è entrato in manifestazione. Ma pensate come side a side sta quello che gli uomini oggi apportano di pensieri sulle esigenze della vita quotidiana, e quello che dal cielo discende il pastore annuncia. Questi sono due mondi che non si toccano reciprocamente.
Gli uomini vogliono — se lo vogliono — lavorare, vogliono anche avere pensieri sul loro lavoro, vogliono poi, quando hanno compiuto il loro lavoro, sentire come stiano le cose con la morte, con l’immortalità, con il divino. Ma questi sono due regni completamente separati. Che lo siano, che gli uomini non abbiano l’esigenza di unire i due regni insieme, che in certo modo succeda ciò che ho esposto da altri punti di vista nelle considerazioni precedenti, che gli uomini vogliano pensare su capitale, su denaro, su credito, forza di lavoro e così via da un lato, su esigenze morali, etiche dall’altro lato, che gli uomini non riescano a generare la forza di pensiero, da quello che è detto sullo spirito, di parlare contemporaneamente anche sulla vita quotidiana, dove Dio o gli dei non meno si rivelano che su altri terreni — questo è il grande danno del presente. Questo soprattutto si deve penetrare se si vuol comprendere perché questo tempo catastrofico si è abbattuto sull’umanità. Gli uomini hanno di nuovo bisogno di una scienza che sia capace, mentre parla del massimo Divino, di scendere contemporaneamente ai bisogni della vita quotidiana. Poiché altrimenti questi bisogni della vita quotidiana restano in quell’ordine caotico in cui li vedono i Lenin e i Trotski. E gli insegnamenti che annunciano i misteri dei cieli restano, anche se ancora così scaldano il sentimento egoistico dei cuori, sterili per la vita esterna.
Questo non deve essere nel futuro. Nel futuro non devono esserci prediche domenicali pomeridiane in cui gli uomini si vogliano elevare al di sopra della vita quotidiana, si vogliano solo edificare, si vogliano scaldare i propri bisogni religiosi egoistici, per poi nuovamente andare con solo pensiero esteriore, insufficiente a ciò che è visto come non-divino nella quotidianità, senza penetrarlo spiritualmente. Le grandi esigenze che il nostro tempo ci pone giacciono già nel campo spirituale. Ordine non entrerà nei nostri tempi finché gli uomini non ammetteranno che deve essere considerato quello che è stato appena caratterizzato.
Con ciò però sono collegati un gran numero di altri importanti impulsi dei tempi. Stiamo dentro nel mezzo, non alla fine. Con piena consapevolezza dico questo: Non siamo alla fine, siamo nel mezzo di un tempo di lotta, di un tempo in cui si svolgono eventi caotici all’interno dello sviluppo umano, eventi, come ho spesso detto, dai quali gli uomini dovrebbero imparare. Purtroppo ci sono così tanti che ancora oggi non hanno imparato nulla da questi eventi degli ultimi quattro anni e mezzo, ma hanno un pensiero così formato come quattro anni e mezzo fa. Eventi si svolgono che mostrano l’umanità esterna, ovvero piuttosto la vita dell’umanità esterna in lotta e conflitto. Certo, lotta e conflitto c’è stato anche in altre epoche; ma la lotta e il conflitto nella nostra epoca hanno ancora un carattere completamente particolare. E notiamo questo carattere particolare quando non guardiamo solo alla superficie, ma nella profondità, quando percepiamo che oggi molto di ciò che appare esternamente è in realtà costituito così che dovrebbe svolgersi nell’interno degli uomini. Potete ben immaginare che con l’accoglimento della nuova rivelazione dei cieli una profonda interiorità della natura umana deve essere collegata. Questa profonda interiorità della natura umana porterà però nella natura umana, nelle anime certe lotte interne. Questa prospettiva di lotte interne dell’anima per gli uomini non deve renderci pessimisti, poiché solo da queste lotte interne dell’anima l’uomo potrà diventare forte nel futuro. L’uomo che questo oggi ancora non vuole, esige dai suoi portatori di fede, dai suoi pastori che lo confondano in certo modo su quello che già inconsciamente vive nell’anima. Devono scaldare l’anima, devono consolarlo, devono dirgli belle cose su quello che Dio ha intenzione di fare con l’uomo, senza che l’uomo faccia nulla. Ma nel prossimo futuro gli dei avranno intenzione solo di ciò con gli uomini a cui l’uomo stesso fa qualcosa. L’uomo deve passare attraverso lotte interne dell’anima che lo rendano forte. Non abbiamo da guardare ad un futuro che sia più comodo del passato o del presente. Questi ideali apparenti che sono però solo moderni sedativi, non sono verità, sono solo wilsonianesimo. Parlare del fatto che un’epoca completamente diversa possa essere evocata attraverso certi quattordici punti — non so se sia inteso misticamente, ma allora è misticismo nel senso cattivo — questo è una forma molto particolare della superstizione moderna.
Riguardo a cosa si tratti per il futuro, non è il fatto che la vita esterna procedesse più comodamente. L’umanità dovrà ancora prendere su di sé disagi più grandi di quelli che oggi si immagina, insieme al resto dello sviluppo terrestre. Ma li prenderà su di sé perché sarà rinforzata attraverso lotte interne dell’anima — ogni singolo nella sua personalità. Quando guardiamo attraverso il velo dei fenomeni, non vediamo un mondo in cui gli dei dormono tranquillamente e pacificamente, ognuno nel suo letto, e una vita pacifica, come gli uomini se la sognano e che non è altro che un’altra forma della vita ozioso. No, così non è! Quando penetriamo il velo dei fenomeni, non vediamo una vita divino-spirituale dormiente, bensì una vita divino-spirituale, una vita gerarchicamente lavorativa. E quello che innanzitutto ci colpisce è la grande lotta che dietro la scena del mondo fisico-sensibile si svolge tra la sapienza e l’amore. E l’uomo è posto in questa lotta. Per lungo tempo l’è stato inconsciamente; nel futuro deve immedesimarsi sempre più consapevolmente in questa lotta che nel mondo si svolge tra la sapienza e l’amore. Poiché l’uomo deve essere quello che emerge quando la sapienza e l’amore come un pendolo oscillano continuamente, ora verso il lato della sapienza, ora verso il lato dell’amore. Poiché attraverso le oscillazioni ritmiche del pendolo, non attraverso il torpore tranquillo è ciò che l’Essere è nel mondo.
Questa lotta tra sapienza e amore si è svolta nei tempi antichi atavistici e fino ad ora ancora negli abissi inconsci dell’anima umana. Là in basso, dove pulsano gli istinti inconsci, là lo Spirito della Sapienza sta contro lo Spirito dell’Amore, e lo Spirito dell’Amore contro lo Spirito della Sapienza. Ma nella coscienza sale questo dal nostro tempo dello sviluppo dell’anima cosciente in poi. L’uomo deve combattere questa lotta in sé stesso. Sempre più forte e più forte diventerà la forza che sulla base di questa lotta interna dell’anima deve svolgersi nelle nature umane. Ma si oppongono oggi ancora gli uomini a questo sviluppo interno. Certo lo presentono e se ne hanno paura, ma non hanno il coraggio per questa lotta interna. Quello che sta nel libro «Come si attinge conoscenza dei mondi superiori?» deve portare a ciò che l’uomo possa combattere vittoriosamente questa lotta interna. È scomodo per gli uomini. Si ritraggono, non hanno il coraggio di sostenere questa lotta interna. Ma questo è un fenomeno dei tempi, che gli uomini non vogliano sostenere questa lotta interna, che ancora la fuggano, che ancora non la vogliano, questa lotta interna. E perché non la vogliano interiormente, per questo oggi si proietta all’esterno. L’ho accennato in uno dei miei drammi, dove potete leggere come quello che accade come lotte esterne tra gli uomini è l’espressione di una lotta interna. Voi sapete, il passaggio è scritto molto prima dello scoppio della presente catastrofe bellica mondiale, ma proprio la presente catastrofe mondiale testimonia la verità di quello che è stato scritto là. È accennato che tutto quello che accade oggi come lotte esterne — in altri tempi le lotte avevano altro carattere, poiché tutto cambia e passa attraverso metamorfosi — sono lotte proiettate dall’interno degli uomini. Questo è quello che deve venire: Gli uomini devono prendere interiormente quello che credono oggi di dovere combattere all’esterno. Un campo di battaglia della guerra interiore delle anime umane, questo sarà il rimedio per quello che oggi così rovinoso si è abbattuto sugli uomini. Non prima che questo campo di battaglia interno della guerra non si ritiri nelle anime umane, può quello che così terribilmente catastrofale si è abbattuto sugli uomini spegnersi. Poiché questo esteriore non è nient’altro che quello che gli uomini proiettano all’esterno perché non lo vogliono prendere interiormente. Tutto il resto è solo apparente; questo però è la realtà.
Questo è nuovamente una circostanza di cui la scienza dello spirito orientata antroposoficamente fa i conti. Fa i conti con questo per il fatto che non assume semplicemente vecchi insegnamenti antiquati, ma che effettivamente vuol portare agli uomini quello che nel senso dell’epoca presente e del futuro in certo modo come nuove rivelazioni dei cieli si fa valere. Questa distinzione si deve avere, altrimenti si confonderà sempre la scienza dello spirito come qui intesa con altre cose con cui non appartiene insieme. Non può, questa scienza dello spirito orientata antroposoficamente, annunciarsi nello stesso modo come molto oggi vuol annunciarsi, che è effettivamente una questione del passato. Questa scienza dello spirito orientata antroposoficamente deve parlare alla piena, consapevole coscienza dell’umanità. Ma già con il dirlo si offende la vanità di molte persone. Poiché gli uomini del presente credono tutti di avere un pensiero straordinariamente chiaro e luminoso. Dovrebbero solo guardarsi intorno, come lo effettivamente praticano, proprio nelle questioni spirituali, allora si accorgerebbero che con questo pensiero pieno e chiaro non è poi così bene. Il problema sociale, e se si vuol dire, il problema bellico del presente, non possono essere risolti altrimenti che attraverso pensieri chiari, istruiti al pensiero moderno, che si orientano verso il mondo spirituale che si rivela nuovamente, quel mondo che viene dai buoni Spiriti della Personalità. Poiché questa scienza dello spirito sotto questo aspetto è così nuova, per questo ha come nemici tutti coloro che non vogliono generare l’attività per penetrare veramente in questo Nuovo. Poiché per generare l’attività animica interna, ci vuole veramente la buona volontà.
Vedete, l’intero nervo di questa scienza dello spirito, come qui è intesa, è diverso da quello da cui provengono le rivelazioni precedenti. Ho già spesso attirato l’attenzione sul fatto che oggi si trova molto spesso che persone che vogliono istruirsi sui misteri dell’esistenza afferrano vecchi libri polverosi che contengono la vecchia dottrina della chiaroveggenza atavistica. Come molti oggi si sentono beati quando trovano libri che, senza essere pervasi dalla consapevolezza naturalistico moderno, devono ora dar loro spiegazione su quello che non si può sapere adesso, ma che i vecchi sapevano, che parlano di sale, mercurio e zolfo e cose simili. Naturalmente queste sono cose venerande e sublimi che stanno in questi libri. Nel mondo c’è però sviluppo, e quello che era bene per epoche passate non è bene per il nostro tempo. Le epoche passate si sono potute appropriare a loro modo di quello che in queste parole è rivestito: Sale, Mercurio, Zolfo. Il presente deve cercare un Nuovo. Poiché spiriti portano a noi questo Nuovo per la salvezza dell’umanità, questo Nuovo non deve essere lasciato da parte. Completamente diversamente costituito deve essere questo Nuovo di quanto lo era il Vecchio. C’è una differenza fondamentale tra il Nuovo e il Vecchio. L’Antico ha sviluppato una magnifica comprensione del mondo, una comprensione di ciò che è fuori dall’uomo. E quello che fino a spiriti come Paracelso o Jakob Böhme è disceso delle antiche sapienze, era profonda comprensione del mondo. Poi questa comprensione del mondo è stata applicata anche per comprendere l’uomo. L’uomo stesso è stato compreso dal mondo, questo è il carattere fondamentale della sapienza antica. Come fuori nella natura lo spirituale e anche esseri spirituali nei diversi gradi attraverso i diversi elementi si rivelavano, questo poteva essere visto in un modo attraverso la chiaroveggenza atavistica, come oggi non è più possibile agli uomini. Nella grande, comprensiva natura si è riconosciuto innanzitutto il planetario, la vita stellare, poi la vita elementare attraverso gli elementi, attraverso sale, mercurio, zolfo; e poi ci si poteva domandare: Come si presenta nell’uomo? Si andava dal mondo agli uomini.
Questo non è più il cammino attraverso il quale l’uomo nel presente e nel prossimo futuro può venire allo sviluppo. Ancora Jakob Böhme poteva dire: Sale, Mercurio, Zolfo — Mercurio, Zolfo. — Dobbiamo dire diversamente, poiché dobbiamo andare il cammino inverso, il cammino inverso è il cammino del futuro. Andiamo dall’uomo, comprendiamo innanzitutto l’uomo, e dalla comprensione dell’uomo andiamo alla comprensione del mondo. Questo è il cammino che ho intrapreso nella mia «Scienza occulta» in un certo campo, questo è il cammino che in generale si deve intraprendere nel futuro. Non parliamo di sale, parliamo di ciò che vive nell’organismo umano come il regredire dello sviluppo nel sistema nervoso-sensoriale, e comprendiamo il sistema nervoso-sensoriale come uno sviluppo regressivo. L’Antico ha guardato nella natura fuori, quello che tutto è compiuto sotto l’elemento del sale. Ha guardato fuori, quello che noi guardiamo quando osserviamo il sistema nervoso-sensoriale dal punto di vista della scienza dello spirito. L’Antico guardava nel mondo fuori per comprendere il mondo del Mercurio. Noi guardiamo nell’organismo umano e troviamo il ritmo. Tutta la vita ritmica — abbiamo spesso accennato a questo — è quello nell’uomo che fuori è il Mercurio. Guardiamo l’uomo, cerchiamo la comprensione dell’uomo e dalla comprensione dell’uomo la comprensione del mondo.
Questa è la grande rivelazione secondo cui dobbiamo vivere con riguardo alla concezione di tutto lo Spirituale. Dall’antica rivelazione che è andata dalla comprensione del mondo alla comprensione dell’uomo, sorsero tutte le antiche religioni e le tradizioni che si sono ancora conservate nelle visioni del mondo antiquate. Esse non potranno fruttare all’umanità nulla di altro che di essere considerate storicamente e di sentire l’Antico in modo venerando. Anche le confessioni religiose in ultimo derivano da questo. Oggi si sta all’inizio con l’altro, con la comprensione dell’uomo che deve espandersi nella comprensione del mondo.
Questo deve essere il nuovo cammino, miei cari amici, ed è collegato con molte cose. E come è collegato con molte cose, lo vedete per esempio nel modo in cui è stato tentato di costruire questo edificio qui. Voi sapete, ho accennato con particolare rigore qua e là come è una calunnia — anche se forse per molti non una calunnia soggettiva, sebbene coloro che non comprendono nulla del nostro edificio propriamente non dovrebbero parlarne — come è una calunnia oggettiva dire che questo edificio rappresenta questo o quello «simbolicamente». Si cerchi un singolo simbolo in questo edificio — non se ne troverà nessuno. Niente è simbolo! Dal mondo spirituale immediato si è tentato di creare, non il simbolico, bensì la realtà spirituale, per quanto fino ad oggi possa rivelarsi. Simbolico è quello per cui si parlava in tempi passati all’umanità. Consiste proprio in questo il progresso nello sviluppo dell’umanità, che la visione attraverso i simboli che agivano sugli istinti viene elevata nella piena coscienza, dove la realtà, la realtà spirituale è osservata.
Questa osservazione della realtà spirituale richiede una certa attività degli spiriti. L’osservazione dei simboli lasciava la gente in certo modo addormentarsi. Vi ho accennato di recente come oggi per esempio ci sono massoni che dicono di essere molto felici che i loro simboli non vengano spiegati; ognuno può pensare quello che vuole, cosa che la maggior parte allora interpreta nel senso che non pensano nulla, ma lasciano agire i simboli inconsapevolmente su di loro. Questo è quello che è restato dai tempi antichi, quello che deve metamorfosarsi nel Nuovo. La simbolica, come sapete, non gioca un ruolo decisivo, essenziale in quello che qui è chiamato scienza dello spirito orientata antroposoficamente. Per questo anche si deve parlare qui in una certa maniera nuova. E se si è accennato ai simboli nel corso del tempo, questi simboli sono stati usati in certo modo come simboli presi in prestito per esemplificare questo o quello, oppure per mostrare l’accordo tra quello che di nuovo è trovato, che può servire alla nuova umanità, e quello che antiquatamente è presente da tempi antichi.
Ma è fondato nella natura umana in certo modo — e quello che dico ora ci ricondurrà domani nuovamente alla considerazione della vita sociale — che sempre all’inizio ci si oppone a quello che come veramente Nuovo appare; e soprattutto si oppongono coloro che si considerano come guardiani e custodi dell’Antico. Con ciò è collegato il fatto che questa nuova scienza dello spirito orientata antroposoficamente ha proprio tra quelli che si considerano come custodi dell’Antico nemicizie predestinate. Ma questa scienza dello spirito orientata antroposoficamente non può essere da ciò distolta dal suo cammino, che è proprio il cammino necessario e ovvio dell’umanità nuova.
C’è un certo numero tra voi che sanno che anche nei nostri circoli per coloro che hanno potuto cercare, veramente non è stato trattenuto nulla nella esposizione di quello che resta dai tempi antichi del carattere simbolico e rituale, ma sempre in uno spirito diverso da come altrove le cose vengono coltivate, dove si dà grande valore ai simboli e al rituale nel senso antiquato. Per mantenere la continuità dello sviluppo umano, è ancora oggi necessario collegarsi al rituale e alla simbolica in certo modo. Ma mai nei nostri circoli il rituale e la simbolica è stato presentato come qualcosa di diverso da quello che deve portare alla realtà spirituale, all’incorporazione immediata della realtà spirituale nei valori presenti. Perciò proprio all’interno della scienza dello spirito orientata antroposoficamente la spiegazione di molto, propriamente di tutto quello che è rituale, simbolico dal passato. Si può mostrare come in altri modi una sapienza oggi antiquata è stata ricevuta dall’umanità, che gli uomini in certo modo ha portato in uno stato non libero, come però oggi altri cammini di sapienza devono essere intrapresi. Questi altri cammini di sapienza sono scomodi per molti uomini, più scomodi per coloro che solo l’Antico vogliono preservare, che vogliono cullare l’umanità all’interno dei vecchi tesori di sapienza. Non giova nulla al quarantenne dire: Tu puoi diventare sensato, puoi diventare di nuovo capace di imparare, ma per questo devi diventare di nuovo ventenne. Certo, se diventasse ventenne, sarebbe capace di imparare. Ma questo non va. Non si può riavvolgere l’umanità. Non si può raccomandare all’umanità di fare qualcosa che per antiche epoche terrestri era appropriato. Eppure quello che per i tempi antichi era appropriato, molti seguaci di confessioni o seguaci di altre comunità oggi proprio vogliono diffondere. E nel contrappesare l’Antico a quello che effettivamente vuol entrare nell’umanità e può solo servire alla salvezza dell’umanità, in ciò giace molto che porta a processi catastrofali nel nostro tempo.
È straordinariamente importante considerare questo. Nel senso più interiore e profondo poter essere un uomo che si unisce a quello che le nuove rivelazioni dei cieli vogliono dallo sviluppo terrestre, questo è quello su cui ora tutto dipende. E senza che le questioni esteriori, esoteriche dell’umanità debbano soffrire naufragio, semplicemente oggi si deve avere una tale scienza dello spirito che ha concetti sufficientemente forti, che intervengono, per quello che su tutta la terra — certo in così differenziata maniera come ve l’ho presentato — muove le anime umane, anche nella quotidianità. Nel futuro non andrà più così, che da un lato si viva nella quotidianità, si consideri la quotidianità come la vita profana miserabile, ci si ritiri poi nella chiesa o nel tempio muratorio e si lasciano questi due mondi completamente separati, in modo che la chiesa o il tempio muratorio non abbiano idea di come la vita sociale esterna debba essere ordinata, e inversamente la vita sociale vada per i suoi cammini, senza quello che in certo modo è voluto interiormente e che parla all’inconscio degli uomini attraverso il rituale e i simboli. Alla coscienza degli uomini dovrà parlarsi nel futuro. Questo è più importante di tutte le simpatie e antipatie verso l’Antico o il Nuovo; poiché da comprensioni deve accadere quello che deve accadere; non deve venire da simpatie e antipatie.
Vedete, il nervo nel cogliere il mondo spirituale consiste nel fatto che tutte le cose che vengono dai tempi antichi vengono interiorizzate, che l’esteriore diventa interiore. Poiché così viene sollevato nella coscienza umana come altrettanto Sacro come lo era prima. Questa tendenza deve affermarsi all’interno dello sviluppo umano nuovo. Questa tendenza sola è il Cristianesimo del ventesimo secolo. Contro questa tendenza, contro le intenzioni che sono qui accennate, si oppone naturalmente tutto quello che vuole preservare l’Antico. Con certe abitudini di pensiero e di sentimento una gran parte dell’umanità rimane legata all’Antico. Questo Antico è per gli uomini più comodo dal fondamento perché non pone le esigenze della comprensione. È proprio questo che rende la scienza dello spirito agli uomini così scomoda. Devono comprendere questa scienza dello spirito. E la possono comprendere, se si servono solo del sano senso umano veramente in senso comprensivo. La possono comprendere, ma non vogliono volentieri comprendere! Si mira su molti punti oggi non alla comprensione bensì al non-comprendimento. Perciò sarà ancora per lungo tempo così, che la scienza dello spirito come qui intesa ottiene nemicizie su nemicizie. Molte di queste nemicizie sono ben intenzionate; ma tali nemicizie ben intenzionate possono anche volgere al contrario della buona intenzione. In particolare — su cui ho già spesso attirato l’attenzione — appariranno come nemici di questa scienza dello spirito che vuol parlare libero e sincero nei modi di rappresentazione moderni agli uomini delle più alte cose spirituali, ripetutamente i seguaci di quelle direzioni che si inclinano alle vecchie confessioni ecclesiastiche, alle vecchie comunità muratoriche o simili. Questi sono in certo modo i nemici naturali. Si può comprendere pienamente la nemicizia! Anche su questo terreno la comprensione è naturalmente per la scienza dello spirito il conveniente, anche qui non il confuso, ottuso non-comprendimento. Non è necessario che nel vecchio senso costituente la società — non c’è ragione di meravigliarsene — questa moderna scienza dello spirito orientata antroposoficamente debba presentarsi; poiché non ha bisogno di seguire i cammini che nelle vecchie società segrete sono stati seguiti o oggi ancora vengono seguiti. Proprio questa è la volontà che l’umanità moderna vuole escludere da sé. Oggi si parla nei campi esteriori, esoterici della esclusione della diplomazia segreta. Credo, con ragione, con piena ragione! Chi ha studiato storia su questo terreno, sa che questa diplomazia segreta non è nulla altro che l’ultimo rampollo della vecchia visione delle società segrete.
Molte altre cose devono ancora essere superate da quello che da molte persone è posto come esigenza fondamentale. È strano, si può sperimentare molti non-comprensioni su questo terreno. Voi sapete tutti: io ho scritto una «Scienza occulta». Un signore, che vi ho già spesso nominato, mi mandò un manoscritto su questa «Scienza occulta» che iniziava circa così: Una scienza occulta propriamente non può esistere, poiché una scienza deve essere pubblica, e perciò già sarebbe un abuso della parola se si parlasse di scienza occulta. — Ora, questo è naturalmente un completo nonsenso. Poiché io non ho intitolato il libro «Scienza Segreta», che corrisponderebbe alla parola «Scienza Naturale». Come non esiste propriamente una «Scienza Naturale» bensì solo una scienza elaborata come per esempio la «Scienza della Natura», così naturalmente esiste anche una pubblica «Scienza Occulta», cioè una scienza di quello che si può chiamare intimamente, segretamente. È quindi solo un modo insensato di intendere la parola. D’altronde non si deve credere che con la «Pubblicità» sia già dato tutto. Molto rimarrà ancora a lungo esoterico, anche se viene proferito essotericamente. Poiché molti libri esoterici che si possono comprare dappertutto, per molte persone — non voglio per cortesia dire: per la maggior parte delle persone — sono piuttosto libri esoterici. Piccoli libri Reclam che si possono comprare per pochi centesimi, per molte persone sono il contenuto di qualcosa di straordinariamente esoterico. Così non dipende da questo, ma dipende dal tipo di collegamento che l’anima umana vuol entrare con le cose. Questo solo, per così dire in parentesi; poiché quello su cui mi importa è appunto di attirare l’attenzione sul fatto che il vecchio motivo segretistico antiquato deve essere sostituito da altro.
Ma anche la vita della scienza dello spirito all’interno dell’umanità sarà diversa da quella che in molti modi è stata coltivata attraverso qualche società segreta. Queste società segrete, di cui oggi naturalmente si può guardare al fondamento dell’anima, che non sono affatto segrete per colui che se ne importa, conservano in modo ingiusto il principio del segreto, lo conservano anche in certo modo nei loro costumi e nel loro comportamento. Questo è qualcosa che è ancora più importante di molte altre cose. Voi sapete tutti che ci sono società segrete di questo o quel tipo, società che sorgono dalle confessioni, società che altrimenti esistono, che in modo molto particolare guidano gli uomini a plasmare l’intercorso da uomo a uomo, a portare questo o quello in modo misterioso nella vita umana. È completamente naturale che nel corso del tempo si sono formate sfumature molto diverse di tali società segrete, che spesso si combattono fino all’ultimo coltello, che naturalmente hanno cose che possono con ragione essere combattute. Quello che però vive all’interno di una comunità umana che si professa alla scienza dello spirito orientata antroposoficamente, questo non ha bisogno di essere difeso nello stesso modo come a volte le cose devono essere difese che appartengono alle società segrete con costumi segreti. Non c’è affatto necessità di difendere quello che all’interno della comunità spirituale orientata antroposoficamente appare attraverso arti particolari o con mezzi particolari. Posso dirvi il mezzo più semplice per cui ogni difesa di quello che è la comunità spirituale orientata antroposoficamente può essere coltivata. Non occorre a nessuno per la difesa di quello che è stato mai fatto sul terreno della comunità spirituale orientata antroposoficamente, fare nient’altro che dire la verità e non mentire! Chi dice la verità sulla scienza dello spirito orientata antroposoficamente — e a questo ogni uomo è obbligato a dire la verità — la difende; lo so, questo può essere affermato. E un’altra difesa non è affatto necessaria per la scienza dello spirito orientata antroposoficamente, perché è dovere di ogni uomo rigettare il falso.
Ma con ciò attiро l’attenzione su qualcosa di molto importante che è collegato al principio della scienza dello spirito orientata antroposoficamente. La scienza dello spirito orientata antroposoficamente non percorre cammini nascosti, bensì parla agli uomini nello stesso modo come la scienza nel presente parla agli uomini. Dice solo all’interno di queste usanze scientifiche quello che, se mi è lecito l’espressione, i cieli da ora in poi all’umanità rivelano. Ma questo è qualcosa che deve essere compreso. Questo è qualcosa che la scienza dello spirito come tale, e non la vita sociale come tale mette in primo piano, che mette l’elemento sostanziale in primo piano, e rende la vita sociale solo il portatore.
Dissi circa otto giorni fa qui che fosse necessario distinguere tra quello che è la scienza dello spirito orientata antroposoficamente e altro. Di questa distinzione però si deve essere consapevoli, altrimenti si pecca contro uno dei più importanti nello sviluppo umano presente, contro cui non si deve peccare se si vuol rivolgere onestamente ai necessari impulsi che possono operare curativament nella nostra epoca catastrofica e nel futuro.
Si vorrebbe nutrire la speranza che realmente fosse trovato un nuovo modo di giudizio, una nuova capacità di distinzione per quello che è costretto a presentarsi come un Nuovo nello sviluppo umano, in modo che non quello che è antiquato sia messo insieme con quello che si sforza, dalle esigenze fondamentali dello sviluppo terrestre stesso nel presente e nel prossimo futuro, a portare quelle cose che devono essere portate, affinché quello che sotto l’influsso delle cose antiche è emerso possa essere sostituito da Nuovo sotto l’influsso di nuovi impulsi.
Prendete solo una cosa: Il vecchio Cristianesimo ha avuto quasi duemila anni di tempo per svilupparsi. Nei primi secoli era diverso da come è oggi; lo sa ognuno che studia il Cristianesimo. Quello che oggi il Cristianesimo deve essere, deve di nuovo diventare diverso. Ma chi studia gli ultimi quattro anni e mezzo, può accorgersi in questo esperimento anche come questo vecchio derivato, non del Cristianesimo, ma di una certa visione cristiana, si sia provato, rispettivamente non provato, di fronte alla presente epoca catastrofica. Certo, se si rimane in astrazioni e generalità, allora si può dire tutto. Poiché questo è l’essenziale di tali concezioni mondiali che sono astratte, che possono rivestire tutto in le loro formule astratte. Se si giunge a tali concetti e idee come io vi ho esposto di recente come l’idea socialmente fondamentale del futuro, l’idea tripartita, allora questa idea, come vi ho mostrato domenica scorsa, è appropriata alla realtà stessa e si estende nella sua configurabilità sulla realtà. Con questa idea si può abbracciare solo la realtà, ed è appropriata per la realtà. Con un’idea astratta si può abbracciare tutto. Di fronte ad un’idea reale si può parlare come io l’ho fatto di fronte a varie persone con cui ho parlato. Ho parlato su di essa, l’ho esposta, questa idea tripartita, ma non come uno che è convinto di un dogmatismo, e che dice: Devi accettarlo — o tutto è male! — Non è di questo che si tratta con le idee di realtà. Ho perciò parlato diversamente alle persone. Ho detto: Su queste idee non occorre credere come su dogmi, ma si cominci da qualche parte nella realtà, e si vedrà, se le si introduce nella realtà, che la realtà si può elaborare con esse; forse, quando si è finiti o quando si è elaborato solo una parte piccolissima della realtà, allora viene completamente diverso. — Non mi meraviglierei affatto se la realtà, non appena l’idea fosse condotta avanti, proprio nell’attuazione non lasciasse pietra su pietra di quello che originariamente era stato portato. Se non si procede dogmaticamente, non ci si attacca ai propri programmi come i persone-programma che redigono programmi e statuti per società, bensì si dà ciò che in la realtà stessa vuol plasmarsi; allora è applicabile nella realtà. E si cominci! Forse allora usciranno idee che sono completamente diverse da quelle che sono state appena presentate. Il conforme alla realtà consiste proprio nel fatto che cambia con la vita, e la vita continuamente cambia. Non si tratta affatto di avere belle idee, bensì idee conformi alla realtà. Queste non si esprimono astrattamente, ma si tenta di esprimerle in modo che siano vive, che si inseriscano nella realtà. Perciò naturalmente sono terribilmente facili da attaccare dagli astrattologi. Ma questo è il Nuovo nella scienza dello spirito orientata antroposoficamente, che si pensa non solo Nuovo in essa, ma che si pensa in modo nuovo. E per questo così tanti uomini non riescono a questo modo di pensiero nuovo. Ma a questo modo di pensiero nuovo è tutto quello che importa, a questo pensiero di cui si può dire che il pensiero si tuffa nella realtà e si vive con la realtà. Con l’astrazione potete provare tutto. Con un’astrazione, anche se stessa quella di un Dio, potete dire come un bravo suddito monarchico: Il Re è istituito dalla grazia di Dio. — Il tempo odierno può insegnargli: Egli è ora anche di nuovo deposto dalla grazia di Dio! Potete, se avete astrazioni, mettere il bianco e il nero sotto queste astrazioni. Con astrazioni potete dire che Dio guida gli eserciti dell’uno e dell’altro. Su questo dipende proprio in quello sforzo verso la vera realtà che è alla base della scienza dello spirito orientata antroposoficamente, che tale vita astratta, rispettivamente tale discorso astratto che è rovinoso per la realtà, sia sostituito da pensiero conforme alla realtà, da un discorso che amorevolmente si tuffa nella realtà e parla dalla realtà stessa. Il pensiero che non pensa solo qualcosa di diverso, ma che pensa diversamente da come finora è stato pensato, che mira all’ideale: «Non io, ma il Cristo in me» — secondo la parola paolina. Poiché questo Cristo cercava l’accordo dell’umano esteriore con l’umano interiore.
Questo deve diventare un ideale per tutto lo sforzo umano.
Quando nel nostro cuore risuona di nuovo il detto proclamato nei secoli sulle rivelazioni divine celate nelle altezze e sulla pace in terra per gli uomini di buona volontà, allora proprio nella nostra epoca la domanda si insinua in quel cuore con particolare insistenza: Quale è nel senso dello sviluppo terrestre ciò che è veramente necessario a questo uomo sparso per tutto il globo terrestre, nel senso di quella pace che il Vangelo intende? Noi parliamo propriamente da settimane di quello che è necessario agli uomini su tutto il globo terrestre, particolarmente nella nostra epoca così dubbiosa e piena di interrogativi. E quando vogliamo condensare in un unico pensiero quanto nei tempi recenti abbiamo fatto passare attraverso la nostra anima, possiamo dire: È necessario agli uomini di aspirare sempre più verso una mutua comprensione autentica e completa.
Ora confluisce nella ricerca di una vera reciproca comprensione umana quello che ieri è stato esposto come l’impulso fondamentale di quella che qui viene chiamata scienza dello spirito orientata antroposoficamente. Questa scienza dello spirito orientata antroposoficamente aspira alla conoscenza di quello che nel mondo e nel suo sviluppo non può essere percepito mediante lo sguardo sensibile. Ma quando si pone lo sguardo su quello che deve divenire nelle anime umane attraverso tale comprensione del mondo, allora è propriamente il vero contenuto della rivendicazione sociale contemporanea, non quello apparente, non quello illusorio, bensì quello autentico, il quale consiste nel provocare una reciproca, reale comprensione fra gli uomini. Questa comprensione fra i popoli sparsi su tutta la terra deve essere veramente perseguita con onestà da un lato e con forza dall’altro. Ciò oggi può essere fatto soltanto nel senso di una vita spirituale attiva, di una vita dello spirito che non intenda soltanto abbandonarsi passivamente al mondo, bensì che voglia attivarsi interiormente, per giungere mediante la partecipazione agli impulsi dell’esistenza a una vera comprensione del mondo e dell’uomo. Ieri ho parlato del fatto che viviamo in un’epoca in cui nuove rivelazioni spirituali penetrano attraverso i veli dei fenomeni esterni. Non si può prendere sul serio questa verità con sufficiente serietà. Poiché soltanto colui che la prende pienamente sul serio potrà mostrarsi all’altezza delle esigenze che la nostra epoca fondamentalmente pone a ogni singolo uomo che voglia essere consapevole nella vita.
Ora voi troverete, se lasciate tornare la mente a molte considerazioni che abbiamo condotto nelle ultime settimane, che questa comprensione umana non può essere ottenuta così semplicemente su tutta la terra, come molti credono. Abbiamo cercato di diffondere luce sulle particolarità dei raggruppamenti dei popoli nelle regioni occidentali, orientali e centrali della terra. Abbiamo, per così dire, senza lasciar intervenire alcuna simpatia o antipatia, cercato di comprendere quale sia la più profonda peculiarità nei popoli dell’Occidente, nella civiltà del Centro, nei popoli dell’Oriente. Perché abbiamo fatto questo? Abbiamo indicato che la nostra epoca è l’epoca dello sviluppo particolare dell’intellettualità, che questa intellettualità presso i popoli occidentali, particolarmente presso i popoli di lingua inglese, si manifesta in modo tale che il dispiegamento dell’intelletto funziona quasi istintivamente, come un istinto, e che presso i popoli centrali questo intelletto non funziona istintivamente, non è affatto innato, bensì deve essere acquisito attraverso l’educazione. Abbiamo indicato che questa è una differenza significativa fra i popoli dell’Occidente e i popoli del Centro. Abbiamo quindi indicato i popoli dell’Oriente e abbiamo detto: Lo sviluppo dell’intelletto si manifesta in modo tale che in realtà i popoli dell’Oriente inizialmente resistono al risveglio di questa intellettualità in sé, poiché desiderano conservarla per la conoscenza dell’Io spirituale nel futuro.
Abbiamo indicato ancora altre differenziazioni sparse per il globo terrestre, e oggi ci domandiamo: Perché portiamo in rilievo questa differenziazione? Perché cerchiamo di caratterizzare, dal punto di vista che qui viene fatto valere, i diversi raggruppamenti di popoli sparsi sulla terra? — Lo facciamo perché nel futuro non basterà il semplice: «Amatevi gli uni gli altri», bensì perché nel futuro gli uomini potranno intendersi sulla terra soltanto riguardo ai loro compiti se sanno che cosa agisce su questo o quel territorio della terra, se si può in qualche modo guardare consapevolmente alle peculiarità che esistono presso i diversi raggruppamenti di popoli. Se ci si può elevare a quel sentimento che per tale comprensione è indispensabile, allora questa comprensione sarà effettivamente prodotta. Il sentimento che è necessario è questo: quando si comincia a caratterizzare gli uomini sulla terra in tal modo, deve cessare l’impulso di valutare come si valuta il singolo uomo riguardo alle sue qualità morali. Non è possibile che, quando si vuol caratterizzare i popoli, si valuti come si valuta il singolo uomo. È proprio l’essenza dello sviluppo individuale umano sulla terra che l’uomo, in quanto essere individuale, così come è, sviluppa il morale. Il morale può svilupparlo soltanto il singolo uomo, il morale non può essere sviluppato da raggruppamenti di uomini. Sarebbe la più grave illusione se si volesse continuare a credere che raggruppamenti di uomini, o — come oggi piace dire — popoli, potessero entrare nello stesso rapporto reciproco come può accadere fra uomo e uomo. Chi sa comprendere concretamente che cosa siano raggruppamenti di uomini, e dunque anche popoli, vede i popoli — lo sappiamo dal ciclo sulle anime dei popoli — guidati da quegli esseri nell’ordine delle gerarchie che noi designiamo come Arcangeli. Ma al reciproco rapporto fra i popoli non potrà mai attribuire lo stesso significato che deve vedere nel rapporto fra il singolo uomo e il singolo uomo. Quello che i popoli sono, lo sono davanti agli esseri divini. Qui deve subentrare una valutazione diversa da quella che esiste fra uomo e uomo. Perciò l’uomo diviene sempre più individuale durante il suo sviluppo, perciò si stacca dalla mera appartenenza popolare, affinché possa pienamente entrare in quello che si chiama l’ordine morale del mondo. E questo ordine morale del mondo è una questione di singoli esseri umani.
Tali cose devono essere comprese attraverso una vera conoscenza. Il retto progresso del cristianesimo stesso nella nostra epoca consiste nel fatto che tali cose vengono comprese. Ho detto che viviamo in un tempo in cui gli spiriti della personalità sorgono a un’attività creatrice, divengono creatori. Questo è straordinariamente importante, poiché mentre diventano creatori, penetra attraverso il velo dei fenomeni qualcosa che ieri è stato designato come una nuova rivelazione. Così gli spiriti della personalità assumono un carattere creativo, divengono per così dire qualcosa di diverso da quello che sono stati, si assomigliano nella loro essenza al carattere che spiriti come gli spiriti della forma hanno avuto per il nostro sviluppo terrestre dalla epoca lemurica in poi. Con ciò l’uomo si trova di fronte a un quadro del mondo completamente trasformato. Ci si deve rendere consapevoli di questo; poiché questa è la cosa significativa nella nostra epoca, che l’uomo si trovi di fronte a un quadro del mondo completamente diverso. Vedete, questo quadro del mondo emerge, per usare questa espressione goethiana, da «profonde tenebre spirituali». Quando si guarda indietro dal punto di vista della scienza dello spirito allo sviluppo storico dell’umanità, si può guardare indietro ai tempi precristiani, forse a tempi precristiani assai remoti, e si troverà che in modo antico, istintivo, tanto più quanto più si torna indietro nel tempo, gli uomini possedevano una diffusa conoscenza del mondo. Questa diffusa conoscenza del mondo ispira sempre più venerazione, quanto meglio la si conosce. E diventa infine per chi conosce un fatto, che all’uscita dello sviluppo terrestre una grande somma di sapienza era stata effusa in qualche modo sulla vita terrestre degli uomini, sapienza che poi gradualmente si perdette. E non è diversamente, per quanto strane suonino queste cose, se non che una certa decadenza era sopravvenuta riguardo a questo sapere al tempo in cui il Mistero del Golgotha illuminava insieme l’umanità. Tutto quello che gli uomini avevano conosciuto precedentemente fluiva per così dire in quel tempo nel caos della consapevolezza umana. E coloro che intendono di tali cose si esprimono in maniera unanime su questo fatto, dicendo: Lo sviluppo nel quale l’uomo era intrecciato aveva raggiunto nuovamente in quel tempo il punto dell’ignoranza. — Ma in questa grigia ignoranza che si stendeva su l’umanità, che viveva solo nelle tradizioni dei tempi antichi, cadde la più grande rivelazione terrestre, il Mistero del Golgotha, il punto di partenza di un nuovo sapere, il punto di partenza di nuove rivelazioni per l’umanità. Poi la grigia ignoranza rimase attraverso i secoli, per quanto dipendeva dall’uomo stesso, in certo senso.
È illuminante davvero nel senso più profondo se si rivolge lo sguardo agli ultimi due millenni e ci si domanda in maniera consapevole: Che cosa hanno infine prodotto gli uomini da se stessi in questi ultimi due millenni? — Tutto quello che possedevano in sapienza, in sapienza indipendente dal Mistero del Golgotha, era tradizioni antiche, era eredità. Comprendiamoci bene: Certamente non voglio asserire che l’umanità negli ultimi due millenni non abbia posseduto alcuna sapienza, e non voglio svalutare la sapienza che ha posseduto. Ma quello che deve essere considerato è questo: la sapienza che era presente nei tempi precristiani antichi e le cui vestigia si notano ancora nei secoli antecedenti il Mistero del Golgotha, quella fu — anche se in forma istintiva — contemplata dagli uomini nei tempi antichi. Porsi in relazione indipendente e contemplativa al contenuto della sapienza cosmica era stato perduto. Per così dire, come in una memoria storica, in una ricordanza storica, era stata conservata ciò che era esistito in quei tempi antichi. E addirittura il Mistero del Golgotha è stato, come ho detto ieri, rivestito di sapienza antica, è stato espresso attraverso le rappresentazioni della sapienza antica, della sapienza di ricordanza. Questo dura attraverso i secoli. Un precursore del nuovo penetrare degli uomini nella sapienza cosmica, anche se solo un precursore, e anche se inizialmente, potrei dire, in un modo lontano dal divino, sopravvenne soltanto con il pensiero scientifico moderno. Qui è di nuovo qualcosa che l’uomo attraverso la propria attività della sua anima vuol guadagnare. Si tratta, come ho sottolineato così spesso, di contemplare il mondo spirituale nel futuro in modo antroposofico, allo stesso modo in cui dal tempo di Copernico si è contemplato l’ordine naturale puramente meccanico esterno. Imparare a contemplare il Divino così come si imparò a contemplare il meccanico-mondano esterno a partire da Copernico, Galilei e Giordano Bruno; questo è di nuovo un punto di vista che deve penetrare in chi vuole giungere alla giusta comprensione della nostra epoca.
A questa giusta comprensione del nostro tempo si oppongono naturalmente molte cose. È necessario, come sapete, che per questa comprensione si dicano cose come quelle che sono dette, per esempio, nella mia scrittura «Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori?»: che in qualche modo sia mostrato agli uomini quale via l’anima debba percorrere per penetrare nel mondo spirituale così come Copernico, Galilei, Giordano Bruno cercarono di penetrare nell’ordine naturale esternamente meccanica. Alcuni, che non hanno una comprensione più profonda delle aspirazioni di diverse persone, potrebbero facilmente meravigliarsi che proprio contro questo sforzo di mostrare quale via l’anima umana debba prendere nel mondo spirituale si levi ferma l’antica confessionalità, se così la si può chiamare, specialmente nella forma del gesuitism. Fra i molti sciocchi addebiti che negli ultimi mesi sono apparsi nei «Segni dei Tempi» in tre articoli, vi è anche quello che la Chiesa vieta un tale lavoro dell’anima umana per trovare vie nel mondo spirituale. Ciò suona oggi a molti credenti, a molti che credono per autorità, come se fosse qualcosa di particolare. Ma suona così solo perché non si considera: Non forse la stessa Chiesa ha proibito le ricerche di Copernico, le ricerche di Galilei? La Chiesa l’ha fatto esattamente allo stesso modo con la ricerca esterna, così che non dovrebbe meravigliare che lo faccia anche con la ricerca interna nel campo spirituale. Preserva soltanto le sue vecchie abitudini. Come ha resistito come Chiesa cattolica fino all’anno 1827 alla dottrina copernicana, così resiste all’ingresso nei mondi spirituali. Questo ingresso nei mondi spirituali non è però una chiacchiera in astrazioni, ma qualcosa di molto, molto concreto. È il tornare indietro sulla grigia ignoranza e il penetrare sapiente nel contenuto spirituale che sta alla base del mondo. A quella grigia ignoranza appartiene anche il fatto che si lasciava vagare lo sguardo su tutta la terra, si vedevano popoli, raggruppamenti di uomini, e di questi raggruppamenti si parlava come di un caos. Si parlava dei popoli dell’Occidente, dei popoli del Centro, dei popoli dell’Oriente, ma non si distingueva, non si caratterizzava. Si sapeva al massimo che i condottieri dei singoli popoli sono Arcangeli. Non si aspirava a conoscere davvero il carattere dei singoli popoli, degli Arcangeli. Appartiene alle nuove rivelazioni che noi ora veramente guardiamo come operano i singoli Arcangeli su tutta la terra. Questo è un arricchimento effettivo, reale della consapevolezza umana sparsa sulla terra. Nel fatto che non si era riusciti a elevarsi da quella grigia ignoranza a tale reale differenziazione, si era generato l’abisso che esiste fra quello che ieri ho caratterizzato come l’oggetto dei sermoni domenicali pomeridiani e ciò che l’uomo considera come le faccende della vita mondiale esterna. Ho parlato di come nel campo delle confessioni religiose si parla del mondo divino e della sua relazione agli uomini, ma come ciò risulti troppo debole per comprendere davvero le attività degli uomini sulla terra, per dire agli uomini più che: «Amatevi gli uni gli altri!» — il che ha altrettanta importanza quanto se dicessi alla stufa: Riscalda la stanza, è il tuo dovere di stufa! — Ma un tale insegnamento non ha la forza di afferrare davvero i cuori degli uomini quando questi devono altrimenti brullicare sulla terra nelle questioni quotidiane e non possono collegare le conoscenze delle questioni quotidiane con quello che viene calato come i concetti astratti e le abitudini e i dogmi riguardo al mondo spirituale. Questo abisso esiste, e le confessioni vogliono attenersi a questo abisso.
Vedete, ne emergono strani frutti dal fatto che questo abisso esiste e che si vuole mantenerlo. Così, per esempio, da parte gesuita si obietta anche alla scienza dello spirito orientata antroposoficamente che essa mostra lo sforzo di ricercare nell’uomo qualcosa che possa essere sviluppato, affinché lo conduca al Divino. Ma questo sarebbe eretico, poiché la Chiesa insegna — e proibisce di asserire altrimenti — che Dio nella sua essenza non ha nulla a che fare con il mondo, e non ha nulla a che fare, in identità sostanziale, con l’anima dell’uomo. — Chi asserisce che l’anima dell’uomo in qualche relazione porta in sé qualcosa di «essenza divina», è davanti alla Chiesa cattolica nell’interpretazione gesuita un eretico. In tali asserzioni si insinua lo sforzo più intimo di questa Chiesa, di non lasciar raggiungere agli uomini il Divino, di escludere gli uomini dal Divino. Il dogma assume già una forma tale che fa sì che gli uomini non debbano raggiungere il Divino. Non è quindi una meraviglia che, poiché non si è lasciato raggiungere agli uomini il Divino nel quinto periodo postatlantico, il quale doveva portare l’anima cosciente, il sapere dalle cose del mondo sia divenuto non divino, ma puramente arimanico. Poiché ciò che oggi riconosciamo come scienza naturale è una impresa puramente arimanica — l’abbiamo caratterizzato così spesso. Singolare è soltanto che alla Chiesa cattolica la scienza naturale arimanica piace più della scienza naturale orientata antroposoficamente; poiché la scienza naturale arimanica oggi non è più considerata eretica, bensì riconosciuta, e la scienza naturale orientata antroposoficamente è gridato come eretica.
Dinanzi a queste cose deve però regnare chiarezza proprio nell’uomo veramente illuminato. Deve comprendere che sulla via dello spirito deve intraprendesi lo stesso che è stato intrapreso sulla via naturale; poiché soltanto così la via naturale può essere preservata dal deviare verso il puramente arimanico. Essa ha deviato perché la via dello spirito non può giungere se non più tardi. Ma da ora in poi deve giungervi verso il futuro dell’umanità, affinché la scienza naturale sia di nuovo elevata nella sua altezza divino-spirituale, e affinché possa di nuovo essere unita la vita in cui stiamo fra la nascita e la morte con quella vita di cui la scienza dello spirituale dovrà render conto, e in cui stiamo nel tempo fra la morte e una nuova nascita. Ma questo può accadere per la nostra epoca soltanto se abbiamo la volontà di comprendere davvero questa vita su tutta la terra, di comprenderla così come agisce nell’uomo. Comprenderemo il singolo uomo individuale soltanto se comprendiamo il carattere dei raggruppamenti di uomini, e soltanto in questo modo potremo guardare nella vera realtà.
Vi ho indicato non molto tempo fa una singolare apparizione che può meravigliare molti. Voglio riassumerla brevemente. Sapete, in Svizzera ha operato un bravo filosofo, Avenario, che certamente si considerava un buon cittadino statale borghese tranquillo, che non si è affatto considerato rivoluzionario. Ha fondato dottrine scritte in un linguaggio così difficile che solo pochi le leggono. In linguaggio un po’ più popolare, ma simile, ha operato un filosofo a Vienna, a Praga, Ernst Mach, che si considerava similmente un tranquillo cittadino statale. Questi due personaggi non avevano davvero una vena rivoluzionaria. E la singolare apparizione ci si presenta — ve l’ho segnalato — che questi due filosofi sono divenuti i filosofi ufficiali del bolscevismo, che i bolscevichi considerano questi filosofi come loro — potremmo dire, se l’espressione è ben intesa — filosofi di stato. Secondo una certa espressione che il mondo ama usare, si potrebbe dire che i due filosofi, Avenario e Mach, si girerebbero nella tomba se sapessero che sono ora riconosciuti dai bolscevichi come filosofi di stato. Vi ho detto: Si comprende questa apparizione soltanto perché non si aderisce alla logica astratta, ma non alla realtà, non alla logica dei fatti, non alla logica di ciò che è contemplato. Ma voglio, anche se questa questione potrebbe sembrare più lontana, indicarvi comunque di nuovo questa questione da un altro punto di vista, voglio in particolare evidenziare uno dei punti della filosofia di Avenario che può guidarci nella risposta a questa domanda importante: Come viene a succedere che Avenario e Mach diventano filosofi di stato bolscevichi? Perché il fatto è comunque molto significativo della confusione presente.
Vedete, Avenario solleva diverse questioni, e quando nel suo linguaggio si parla di introiezioni e così via, di questi concetti puramente epistemologici che ha sviluppato, si parla per ampie cerchie un linguaggio piuttosto incomprensibile. Ma in questo linguaggio incomprensibile solleva una certa questione che dal punto di vista della scienza dello spirito è molto interessante. Avenario cioè solleva la questione: Se un uomo fosse solo nel mondo, parlerebbe anche delle differenze fra quello che è nella sua anima e quello che è fuori nel mondo, delle differenze fra il soggettivo e l’oggettivo? — Richard Avenario è acuto quanto basta nel dire: Siamo sedotti a parlare delle differenze fra soggettivo e oggettivo solo perché, quando stiamo di fronte a un altro uomo — cioè quando non siamo soli nel mondo — supponiamo che quello che portiamo nei nostri cervelli, per esempio di un tavolo o di qualcos’altro, sia anche in lui. Attraverso questo percorso aggirato, proiettando nella sua testa la stessa immagine che abbiamo anche noi, e così l’intera cosa assume carattere di immagine, distinguiamo le cose nella nostra anima dalle cose fuori, dai quali stiamo di fronte, dagli oggetti. Avenario ritiene che se non ci fossero altri popoli oltre a noi nel mondo, non parleremmo delle differenze fra le cose nella nostra anima e le cose fuori, ma ci contempleremmo come un’unità, ci vedremmo come confluenza con le cose, non ci distingueremmo dal mondo.
Si può dire: Avenario ha ragione da un certo punto di vista, e da un altro punto di vista ha terribilmente torto. Ha ragione per il fatto che veramente significa qualcosa che — anche se generalmente di questo momento non sappiamo nulla nella nostra memoria — nel corso della prima infanzia entriamo in contatto con persone; questo ha già una certa importanza. La nostra intera rappresentazione è influenzata da ciò. Sarebbe diverso se non entrassimo in contatto con altre persone, ma non sarebbe come Avenario pensa. Chi attraverso la contemplazione spirituale può davvero giungere a quale sia il vero stato di fatto, in questo punto arriva alla verità. Avremmo davvero un diverso quadro del mondo se nel nostro cammino vitale nel tempo in cui non possiamo ancora pensare consapevolmente non incontrassimo altri uomini. Ma qui giace il curioso fatto: In questo diverso quadro del mondo gli spiriti che stanno alla base del mondo sarebbero dentro. Non nel senso di Avenario non ci distingueremmo dal mondo se fossimo soli nel mondo e non ci fossero altri uomini. Se fossimo soli nel mondo — considerate questa terribile astrazione — allora certamente non ci distingueremmo dai minerali e dalle piante, ma percepiremmo dietro i minerali e le piante il mondo divino-spirituale. Gli animali naturalmente non dovrebbero neanche esserci, anch’essi altererebbero il quadro del mondo. Ma da questo fatto risulta che l’essere insieme con gli uomini è la ragione per cui non percepiamo in modo ingenuo il mondo spirituale che sta dietro le piante e i minerali. Gli uomini stanno davanti a noi a questo mondo. Pensate: al prezzo di non percepire il mondo divino delle gerarchie, conquisitiamo quello che diventiamo attraverso la nostra convivenza con altri uomini sulla terra fisica! Gli uomini si pongono davanti al mondo divino come una copertura. Naturalmente Avenario non sapeva questo, perciò ha condotto la questione su un binario completamente sbagliato. Credeva che se non ci fossero uomini, allora non ci vedremmo indistinti dal mondo, allora non ci distingueremmo dal mondo. Ma la verità è: Ci vedremmo certamente indistinti da altri uomini e dalle piante e dai minerali, ma ci distingueremmo dagli dèi che avremmo allora nel nostro cerchio; questa è la verità!
Se considerate questo, allora potete dirvi qualcosa che è molto importante, nella nostra epoca dirvi: È singolare che la nostra epoca in molti aspetti ha il destino che nei suoi spiriti più acuti sfiora le questioni più importanti, tocca le questioni più importanti, e conduce le cose sui binari più falsi e sempre le conduce in modo che si allontanano dalla concezione dello spirituale. In modo più radicale di Avenario non si può allontanare dalla concezione dello spirituale. Poiché la sua filosofia è acuta, è scritta con tutta la sottigliezza del linguaggio professionale, e perciò è atta a condurre gli uomini addormentati il più possibile lontani dallo spirito. Se però gli uomini vengono condotti addormentati lontani dallo spirito, allora considerano questo allontanamento dallo spirito una necessità, qualcosa come la necessità matematica; se non se ne accorgono, che sono allontanati dallo spirito, allora lo accettano come scientificamente provato. Questo da un lato.
Vedete un filosofo — e lo stesso potrebbe dirsi di Mach — il cui più intimo nervo di tutto il suo pensiero consiste nel fondare una scienza che conduca l’uomo radicalmente lontano dallo spirito. Nel bolscevismo deve essere fondata un ordine sociale con l’esclusione di tutto lo spirituale, deve il genere umano essere raggruppato socialmente in modo tale che lo spirituale non giochi alcun ruolo. Vedete, questo è il vero legame interno. Esso si fa valere nella logica dei fatti. Non da una ragione meramente esteriore, ma da una parentela essenziale più intima sono divenuti Avenario e Mach i filosofi di stato dei bolscevichi.
Vedete da questo che ci si trova piuttosto rigidi di fronte a tali cose con il giudizio ordinario e oggi in uso. Ci si domanda: Come vengono i bolscevichi a fare di Avenario e Mach i loro filosofi di stato? Ma è possibile intendere oggi i legami. Allora si deve andare ai fondamenti spirituali. L’abbiamo ora fatto con questo fatto. Si deve poter indicare: Come è veramente se l’uomo fosse da solo sulla nostra terra fisica, senza altri uomini? Oggi semplicemente esistono apparizioni, e particolarmente nel reciproco rapporto degli uomini fra loro — ho appena menzionato una questione spirituale, ma potrebbero essere menzionate anche questioni quotidiane — che si insinuano nella vita umana, e che rendono l’uomo rigido, perché non lo lasciano giungere a nessuna comprensione se non le considera dal punto di vista della scienza dello spirito.
Non crediate che così sia stato a tutti i tempi. In tempi antichi tali apparizioni c’erano anche, ma erano intuitivamente comprensibili agli uomini dal vecchio sapere chiaroveggente istintivo. Nel rapporto degli uomini gli uni con gli altri erano assenti tali apparizioni attraverso il grigio tempo dell’ignoranza. Ora ritornano di nuovo. Non è che semplicemente le anime degli uomini si sviluppino, il mondo si sviluppa, il mondo cambia e mostra il suo cambiamento anzitutto nel rapporto degli uomini gli uni con gli altri; nel prossimo periodo lo mostrerà anche nel rapporto dell’uomo con gli altri regni naturali. La vita deve restare incomprensibile agli uomini nel presente e nel prossimo futuro, se non vorranno considerarla dal punto di vista della scienza dello spirito. Illusione su illusione afferrerà l’anima umana se non si avrà ricorso a questi concetti della scienza dello spirito. Ve ne sono alcuni ai quali, allo scoppio della presente catastrofe bellica, ho sempre detto una cosa: Sulla base dei documenti degli archivi si può scrivere riguardo alle cosiddette apparizioni storiche mondiali degli ultimi secoli, scovando semplicemente questi documenti e praticando la storiografia alla maniera di Ranke e simili. Sulla scoppio di questa catastrofe bellica non si può scrivere così. Poiché anche se gli uomini scoveranno dal fondo degli archivi tutto quello che è possibile: Se non diventano consapevoli di quale era la costituzione dell’anima proprio di quegli uomini che erano coinvolti all’inizio di questa guerra, e di come questa costituzione dell’anima ha lasciato entrare le forze arimaniche nel meccanismo terrestre, e di come da parte arimanica sono venute le cause di questa catastrofe bellica — se non vorranno studiare dal punto di vista della scienza dello spirito l’origine di questa catastrofe bellica, allora questa origine rimarrà sempre oscura. È questo che giace già in questa catastrofe bellica, come, io direi, un appello agli uomini di imparare da essa. Molto può imparsi da quello che è accaduto negli ultimi quattro o cinque anni come conseguenza di quello che c’era prima. Soprattutto sarà possibile imparare a non porre più una manche di questioni in modo così unilaterale come prima, bensì in modo appropriato alle rivendicazioni del tempo.
Ho spesso detto: Non c’è ragione di consolarsi leggermente sulla sfortuna del tempo o addirittura di chiudere gli occhi davanti a essa. Ma non c’è ragione neppure per il pessimismo. Si deve soltanto considerare il seguente: Cose terribilmente orribili si sono svolte nel corso degli ultimi quattro e mezzo anni su tutta la terra; ma quale è l’essenziale in questo orribile? — Quello che le anime umane hanno sperimentato in questo tempo, questo è l’essenziale, vi hanno sperimentato naturalmente riguardo allo sviluppo di queste anime umane nell’intero sviluppo terrestre. Ma allora emerge una domanda molto significativa, carica di contenuto. Questa domanda è paradossale, ma soltanto perché è carica di contenuto e insolita al pensiero ordinario, la domanda: Si potrebbe veramente desiderare che l’umanità senza una tale catastrofe semplicemente avrebbe dovuto continuare a vivere come si era abituata a vivere fino all’anno 1914? Si potrebbe veramente desiderare così senza ulteriori considerazioni? — Posso quando sollevo una tale questione sempre di nuovo indicare quello che ho detto prima dello scoppio di questa catastrofe bellica nel mio ciclo a Vienna: che quando si considera quello che vive nel mondo umano, il rapporto degli uomini gli uni con gli altri, la vita sociale appare come un cancro sociale, come un tumore canceroso che serpeggia attraverso l’umanità. Gli uomini hanno certamente chiuso gli occhi davanti a questo cancro della comunità sociale. Non volevano guardare alle condizioni attuali. Ma nessuno può, quando guarda le cose nelle loro profondità, dire che sarebbe stato bene per l’umanità se avesse continuato così. Sarebbe, sul percorso che ho indicato, venuta sempre più lontana dallo spirito. E coloro verso i quali guardiamo con anima dolorosa, i milioni che sono stati spazzati via da questo piano fisico attraverso questa terribile catastrofe, questi vivono ora come anime, sono loro che pensano più di tutti come la loro condizione è diversa, ora che vivono il resto della loro vita nel mondo spirituale, e come questa condizione sarebbe diversa se il loro karma li avesse mantenuti ulteriormente sulla terra fisica.
Sub specie aeterni, sotto il punto di vista dell’eternità le cose si presentano tuttavia diversamente. Una tale cosa deve essere espressa. Le cose non devono soltanto essere prese leggermente e alla leggera. Così come è vero che è infinitamente triste che questa catastrofe sia piombata, così è vero che attraverso questa catastrofe l’umanità è stata preservata da una terribile sprofondamento nel materialismo e utilitarismo. Anche se questo oggi ancora non si manifesta, ma si manifesterà, si manifesterà specialmente nelle terre centrali e nell’Oriente, dove al posto di un ordine che aveva assorbito il materialismo si sviluppa un caos. Certo non si può parlare senza il tono della sofferenza di questo caos che è piombato sulle terre centrali e sui paesi dell’Oriente, e che nella sua relazione esterna offre poca prospettiva di trasformarsi presto in qualche armonia. Ma c’è un’altra cosa. Dove questo caos si diffonde, là sarà un mondo che per il piano fisico esterno darà assai poco agli uomini nel prossimo futuro. Le benedizioni del piano fisico non saranno grandi nelle terre centrali e nelle terre orientali. Tutto quello che può divenire all’uomo per il fatto che sostiene la sua esistenza attraverso forze esteriori non sarà molto. L’uomo dovrà afferrare se stesso nelle profondità della sua anima per restare saldo. E in questo afferrare se stesso nelle profondità, per restare saldo, potrà fare un inizio verso il cammino nel mondo spirituale. Potrà fare la risoluzione di andare verso lo spirito, dal quale solo può venire la salvazione del futuro. Poiché l’essenziale per il futuro è che il nostro corporeo esteriore ci sfugga, che il nostro corporeo esteriore — come ieri ho esposto — non sia più così sano come era in tempi passati, che contenga più morte che in tempi passati. E l’impulso alla consapevolezza che non con quello con cui il nostro corporeo è congiunto può trovarsi il contenuto dell’enigma del mondo, ma che bisogna ascendere nei mondi spirituali, l’impulso a questo, a tirare fuori l’ordine sociale dai mondi spirituali, questo sorgerà quando meno si può trovare nel mondo fisico. Questo mondo fisico potrà assumere una configurazione di armonia soltanto se cerca questa configurazione dalla vita spirituale. La Bibbia racconta nelle sue prime pagine non che sono stati Arimane o Lucifero a cacciare gli uomini dal paradiso, ma che è stato il Dio Jahvé stesso a cacciare gli uomini dal paradiso. Ma sappiamo anche che questa cacciata dal paradiso significa la liberazione dell’uomo, l’esperienza della libertà per gli uomini, in quanto la possibilità, il germe della libertà fu posto con ciò. Dovrebbe essere assolutamente contrario a questa sapienza biblica se si dicesse: Era anche sapienza divina quella che ha cacciato gli uomini dal presente che conduceva al materialismo e all’utilitarismo verso germi la cui comprensione spirituale dovrebbe giovare al mondo? E dalle fondamenta dolorose degli ultimi quattro e mezzo anni risuona per così dire: Lo spirituale vuole rivelarsi attraverso i veli dei fenomeni esterni; gli uomini devono imparare attraverso la sfortuna a guardare a queste rivelazioni spirituali, e sarà per la loro salvazione.
Anche questo è un linguaggio che suona paradossale per molti uomini del presente; ma è il linguaggio che il Cristo nella nostra epoca ci insegna a parlare. Poiché nel progresso del cristianesimo deve stare il fatto che le verità cristiane siano comprese in modo nuovo. Questo può accadere soltanto se siano comprese spiritualmente. Il Mistero del Golgotha è un evento spirituale che è intervenuto nello sviluppo terrestre. Può essere completamente compreso soltanto con il metodo di conoscenza spirituale. E così, come l’umanità fondamentalmente ha trovato il Cristo attraverso la sfortuna, così attraverso la sfortuna dovrà cercarlo anche nella nuova concezione e figura.
Certamente non è una consolazione quotidiana quello che così è detto. Ma se ci si vuol mantenere lontani da ogni trivialità, allora è forse nel senso più profondo della parola qualche cosa di consolazione, forse l’unica che è appropriata alla dignità umana oggi nella nostra epoca. È certamente una consolazione che non indica agli uomini: Aspettate e senza vostro contributo vi sarà dato tutto il Divino, bensì una consolazione che indica agli uomini: Applicate le vostre forze, e troverete che nell’anima vostra parla e agisce il Dio, e che attraverso il Dio che parla e agisce nell’anima vostra troverete anche il Dio nel mondo, e con il Dio — che è la cosa principale — potrete operare nel mondo insieme! — Dal semplice comportamento passivo verso le intuizioni soprasensibili si deve prescindere. L’uomo deve scuotersi per trovarsi interiormente, e con questo trovare interiormente riconoscersi come un membro nell’ordine del mondo. Allora possono innalzarsi quelle confessioni che vogliono rendere comodo l’uomo, per il fatto che — parlo per immagine — dapprima cullano il suo spirito nell’incenso, affinché poi passivamente, senza suo contributo, trovi il cammino verso il Divino. Queste confessioni che rivolgono così la loro attenzione alla comodità dell’uomo, sempre resistono alla rivendicazione che ora sorge dai mondi spirituali, che l’uomo cerchi il suo valore nell’attività interna, nell’azione interna, nello sviluppo interno efficace della vita spirituale!
Questo deve essere, particolarmente quando si deve tener conto di quello che appare in molti mascheramenti e travestimenti: la rivendicazione sociale della nostra epoca. Ho già in queste settimane indicato: Viviamo, almeno una gran parte dei nostri uomini colti, dei risultati della cultura greca. Solo non sempre consideramo che quello in cui così viviamo fu creato dal fatto che questa cultura greca si sviluppò sulla base della schiavitù, che una gran parte degli uomini doveva vivere come schiavi, affinché quello che oggi noi sentiamo come le benedizioni della cultura greca fosse affatto presente. Se però ci si fa ben chiaro che tutto quello che l’arte greca, che il bel ricordo della vita greca, che la scienza greca significa, e molto altro ancora è sorto sul fondamento della schiavitù, allora ci si domanda con un’altra intensità: Che cosa ha fatto sì che non pensiamo più come i grandi filosofi Platone e Aristotele pensavano: che la schiavitù è qualcosa di completamente ovvio? Allora era ovvio per i più saggi degli uomini che nove decimi dell’umanità dovessero vivere come schiavi. Questo per noi oggi non è più ovvio, bensì lo consideriamo una violazione della dignità umana, se qualcuno la pensa così. Che cosa ha fatto dentro l’umanità occidentale sì che così la capacità rappresentativa degli uomini sia stata trasformata? — Il cristianesimo! Il cristianesimo ha liberato gli uomini dalla schiavitù, il cristianesimo li ha condotti a riconoscere, almeno in linea di principio, il principio: Gli uomini sono riguardo alla loro anima uguali davanti a Dio. Questo però ha anche escluso la schiavitù dall’ordine sociale degli uomini. Ma sappiamo: Ha lasciato una cosa, alla quale da diversi punti di vista dobbiamo sempre di nuovo indicare, ha fino ai nostri tempi lasciato la concezione di cui vi ho detto che è proprio il punto cruciale della consapevolezza del proletario: che nel nostro ordine sociale una parte dell’uomo, e per di più qualcosa che si svolge nel corpo, dell’uomo può essere comprato come merce e venduto da lui stesso. Questo è proprio quello che consuma e che eccita.
È proprio il punto cruciale della questione sociale che la forza lavoro possa essere pagata. È anche quello che fa sì che sulla base di tutta la nostra comunità sociale rimanga il carattere dell’egoismo; poiché l’egoismo deve regnare nell’ordine sociale quando l’uomo per quello che ha bisogno per se stesso, deve farsi pagare il suo lavoro. Deve procurarsi per se stesso. Quello che come prossima tappa dopo il superamento della schiavitù deve essere superato, è che il lavoro di un uomo possa essere merce! Questo è il vero punto cruciale della questione sociale, che il nuovo cristianesimo risolverà. E vi ho esposto qualcosa delle soluzioni della questione sociale, poiché quella triarticolazione dell’ordine sociale di cui vi ho parlato, quella risolve la merce dal lavoro, così che gli uomini nel futuro compreranno e venderanno soltanto merce, soltanto prodotto esteriore, soltanto qualcosa separato dall’uomo, ma che l’uomo, come già ho esposto nel saggio «Teosofia e questione sociale», pubblicato nel 1905, lavorerà per amore fraterno verso l’altro uomo.
Può essere un lungo cammino per raggiungerlo, ma nulla risolverà la questione sociale se non soltanto e unicamente questo. E chi oggi non crede che deve venire così soltanto nell’ordine del mondo, rassomiglia a colui che al tempo del cristianesimo nascente avrebbe detto: Deve sempre esserci schiavitù. Come tale persona allora avrebbe avuto torto, così oggi ha torto colui che dice: Il lavoro deve sempre essere pagato. Allora non si poteva immaginarsi che non una quantità di uomini non dovessero essere schiavi, né Platone né Aristotele potevano immaginarlo. Oggi i più intelligenti degli uomini non possono immaginare di potere avere una struttura sociale in cui il lavoro ha un significato completamente diverso, che non quando è «pagato». Naturalmente anche allora dal lavoro sorgerà un prodotto, ma il prodotto sarà il solo e unico da comprare e vendere. Questo libererà socialmente gli uomini.
Per comprendere queste cose ci vuole già una conoscenza intuitiva, una logica dell’intuizione. Ma senza questa logica dell’intuizione l’umanità non avanza, poiché essa è il combustibile per quello che nel futuro deve venire fra gli uomini: l’amore umano che sorge dalla comprensione da uomo a uomo. E per quanto strangamente suoni, oggi, dove ogni sorta di residui atavisitici sono presenti negli uomini ora da una parte ora dall’altra, tutto è ancora visto con simpatia e antipatia. Se per esempio qualcosa è tenuto distinto come ho fatto io poco tempo fa, quando ho detto: Dei tre membri della natura umana i popoli occidentali sono chiamati a sviluppare particolarmente la natura dei bassi organi, i popoli centrali la natura del cuore, i popoli orientali la natura della testa, allora tali cose ancora oggi molte volte sono «valutate»; almeno da qualche parte nel suo intimo l’uomo ha sempre un piccolo scatoletta in cui valuta le cose. Questa valutazione deve cessare; poiché proprio questo contemplare della differenziazione sparsa su tutta la terra fonderà l’amore consapevole. Dalla comprensione, non dall’incomprensione sorgerà nell’epoca dell’anima cosciente il vero amore umano che si estende su tutta la terra. Allora si comprenderà di trovarsi nel Cristo su tutta la terra. Il Cristo non è una questione di un popolo o di un altro; il Cristo è una questione di tutta l’umanità. Ma per riconoscerlo come una questione di tutta l’umanità, molte illusioni devono svanire, gli uomini devono veramente potersi elevare a guardare senza illusione nella vera essenza delle cose. Questo oggi i popoli su dei campi diversi non vogliono. So però che dico soltanto una questione di pace natalizia quando vi pongo davanti il seguente paradosso. Sapete, io non parlo dei singoli uomini, ma di popoli quando parlo di queste differenziazioni. Si possono facilmente fraintendere queste cose se non si è di buona volontà. Ma appunto così spesso sottolineo che non si intende la singola individualità umana che sorge dal popolo, ma proprio i popoli. Questo prego che consideriate quando dico il seguente.
Consideriamo una o l’altra dei giudizi che sono stati pronunciati negli ultimi quattro anni sui regni o gli stati del centro europeo. Voglio, poiché posso completamente comprendere tali sentimenti, non dire assolutamente nulla contro le persone entusiastiche per l’Intesa. Mi sta completamente lontano. Ognuno ha la sua opinione, è giustificata da un certo punto di vista. Ma si può ora distogliere lo sguardo da questa opinione che era presente negli anni passati, e si può considerare il proseguimento di questa opinione al presente. Allora si troveranno forse molte cose piuttosto incomprensibili. Ci si domanda: È davvero necessario che gli stessi giudizi che si è pronunciati finché i detentori del potere degli stati centrali erano presenti e ancora avevano il potere, che questi giudizi continuino? Sì, che in modo raffinato si faccia tutto per poter continuare queste opinioni? È necessario? È altrettanto spiegabile? È certamente non così spiegabile visto da fuori, come molte cose erano spiegabili prima. Ma visto più profondamente è spiegabile. Visto più profondamente è spiegabile, non dall’uomo singolo — gli uomini singoli nei paesi occidentali porteranno anche la guarigione di queste condizioni —, ma coloro che giudicano soltanto dai popoli, o da pregiudizi per questi popoli, questi uomini hanno nel loro inconscio qualcosa che può essere caratterizzato nel seguente modo.
Ho esposto alcune settimane fa qui che nella nostra concezione del mondo, particolarmente nel nostro modo di rappresentazione nel presente, molto rimane dell’Antico Testamento, che il vero nervo del cristianesimo è ancora poco penetrato. L’articolarità del servizio di Jahvé consiste appunto nel fatto che riguarda tutto quello che non ci procuriamo fra nascita e morte, ma che ereditiamo, che è nel nostro sangue, e che altrimenti ha effetto soltanto mentre dormiamo, quando siamo fuori dal nostro corpo. Questa concezione di Jahvé pulsa ancora molto nella nostra epoca. Può elevarsi alla concezione del Cristo soltanto quando si guarda con tutta la forza all’acquisizione del mondo spirituale nell’epoca dell’intellettualismo, non attraverso la nascita o attraverso quello che ci è dato con la nascita, ma attraverso quello che ci è procurato. Dalla natura stessa non il Occidente è predestinato a passare dal servizio di Jahvé al servizio di Cristo, ma la predestinazione inizia per la prima volta nel Centro dell’Europa e va verso l’Oriente; questo vale naturalmente al popolo, non al singolo uomo. Perciò quello strano, ancora completamente nell’antica rappresentazione testamentaria riposante modo di pensare wilsoniano, che propriamente si presenta così, che mentre lo nega, vuol sterminare quello che nel Centro e nell’Oriente spiritualmente vuol levarsi. Perciò è così inspiegabile nel presente, dopo che si è allontanato quello che si pretendeva di voler allontanare, dopo che ora rimangono i popoli ai quali si assicura di non voler fare male, che si continui la stessa disposizione sotto ogni tipo di pretesto. Si continua perché ci si ritrae in realtà da quello che nel corso degli ultimi secoli nel Centro e nell’Oriente come necessario per l’umanità nello sviluppo spirituale è sorto. Si vorrebbe incosciamente estinguere questo. Si non vuol mettersi in discussione su queste cose.
Ora viviamo in una crisi mondiale molto significativa. Ho spesso udito la domanda: Come mai accade che gli uomini dell’Occidente, particolarmente gli Inglesi e i Francesi, odiano i Tedeschi così terribilmente? — C’è una risposta molto semplice a ciò, è però veramente esauriente e consiste nel fatto che l’uomo guarda se stesso sempre diversamente, particolarmente anche come membro popolare, di quanto guarda gli altri. E posso assicurarvi che tali pensieri come li aveva Mach quando è salito nell’omnibus, o quando è camminato per la strada, giacciono nell’inconscio degli uomini molto frequentemente. Sapete, Mach stesso racconta: Una volta stancamente è salito in un omnibus e non ha notato che c’era uno specchio sulla parete di fronte alla porta d’ingresso. Allora da un’altra parte è salito un altro. Allora ha pensato: Che cosa è mai quel terribile maestro di scuola, che sale lì di fronte? — Non si conosceva affatto, si conosceva così poco come persona; ma quando si è visto, non gli era affatto simpatico.
Vedete ora la storia spirituale dell’Europa centrale, non nei tratti più intimi, ma guardatela nel grande e nel tutto. Fino a Lessing, cioè fino assai nel tardo terzo del diciottesimo secolo, i Tedeschi si sono sforzati di essere come i Francesi. Lo si vede da tutto. Da un certo punto, che giace approssimativamente nel dodicesimo secolo, fino assai oltre la metà del diciottesimo secolo i Tedeschi si sono sforzati di essere come i Francesi, di farsi così che fossero anche loro Francesi. Quello che i Francesi allora in se stessi non vedevano, o se lo vedevano, lo stimavano piuttosto, lo odiavano terribilmente, quando lo vedevano nell’imitazione. L’uomo esercita incosciamente una singolare autocoscienza. I Tedeschi non sono stati odiati nel loro essere più profondo dai Francesi, bensì i Francesi odiavano se stessi, in quanto guardavano la loro immagine, il loro specchio uscito dall’anima tedesca. Da quel tempo è cominciato un singolare, oggi ancora non abbastanza considerato influsso inglese. Gli Inglesi naturalmente non vedono se stessi, come non si è visto Mach, ma si notano quando guardano in quello specchio, che in modo singolare dal diciottesimo secolo è entrato nell’anima tedesca. Giudicano l’Inglese nel Tedesco. Questa è la semplice soluzione psicologica. Se questa crisi mondiale non fosse sopraggiunta, questo stato si sarebbe protatto a lungo, sarebbe stato propriamente una gran poltiglia, da cui le singole individualità sarebbero venute fuori, che avrebbero però l’intimità dell’essere tedesco. Ma la disgrazia, il caos, farà sorgere proprio dalla crisi mondiale quello che sorgerà, quello che era sempre lì, che soltanto sotto il potere dell’Occidente non poteva svelarsi. Così stanno i veri fatti. Non c’è ragione al pessimismo, neppure nell’Europa centrale. Ma allora si deve scendere ai fondamenti più profondi che stanno alla base del divenire.
Quello che le potenze dell’Intesa ora eseguono, può sembrare così o così. Su questo incide terribilmente poco, poiché nel fondo del loro cuore vogliono qualcosa di impossibile. Vogliono impedire che sorga qualcosa che deve svilupparsi nel Centro dell’Europa e nell’Oriente. Ma ciò è congiunto al progresso spirituale degli uomini. Questo non può essere impedito. Ma ciò provoca che l’uomo, se fa sul serio con il futuro della terra, deve credere allo spirito. Soltanto dallo spirito, dalla forza dello spirito verrà quello che deve venire, anche alla soluzione della così urgente rivendicazione sociale. Era necessario che nell’epoca della macchina cinque volte cento milioni di invisibili uomini, cioè come macchine visibili, sorgessero, affinché gradualmente gli uomini imparino a sentire: Non devono essere pagati come le macchine. E era necessario che questa terribile catastrofe, in cui l’epoca della macchina ha celebrato i suoi più grandi trionfi, sopraggiungesse. Ma da questa catastrofe sorgerà il dispiegamento di forze degli uomini. E da questo dispiegamento di forze l’uomo potrà anche trarre una certa possibilità di riunirsi di nuovo rettamente con il Divino, con lo Spirituale. Così poco come per l’uomo è stata una pura disgrazia — per paragonare il punto di partenza dello sviluppo terrestre con quello che molti giustamente definiscono l’evento più terribile della storia mondiale — che gli uomini siano stati cacciati dal paradiso, così non è una pura disgrazia che una tale catastrofe li abbia colpiti. Le verità più preziose sono in fondo paradossi. Oggi si può — l’ho più volte richiamato — dire: Gli uomini erano così vergognosi, l’essere più prezioso apparso sulla terra, il Cristo Gesù, di crocifiggerlo. Lo hanno ucciso. Si può dire: Era «vergognoso» degli uomini. Ma questa morte è il contenuto del cristianesimo. Attraverso questa morte è accaduto quello che noi chiamiamo il Mistero del Golgotha. Senza questa morte non ci sarebbe cristianesimo. Questa morte è la felicità degli uomini, questa morte è la forza dell’uomo terrestre. Così paradossali sono le cose della realtà. Si può da un lato dire: Era vergognoso che gli uomini abbiano crocifisso il Cristo — e tuttavia con questa morte, con questo crocifiggere, il più grande evento terrestre è accaduto. Una disgrazia non è sempre soltanto una disgrazia. Una disgrazia è spesso il punto di partenza per l’acquisizione della grandezza umana e della forza umana.
In memoria di Frater Stefano Ravaglia
anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.
Libera AntroposofiaArchivio digitale della Scienza dello Spirito di Rudolf SteinerInfo e ContattiTutti i contenuti presenti in questa piattaforma sono esenti da copyright
o sono stati legalmente concessi dai tenenti diritto.