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Evoluzione dell'umanità e conoscenza del Cristo

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1°Parte 1 (Teosofia e Rosacrocianesimo) - L'essenza del nostro tempo e la teosofia

Kassel, 16 Giugno 1907

Lo scopo di queste conferenze deve essere quello di fornire una visione d’insieme su ciò che si è soliti chiamare teosofia. Questa teosofia deve, nel senso più ampio, diventare un nuovo impulso culturale. È qualcosa di cui l’umanità ha sentito nostalgia da lungo tempo, e deve fornire una risposta alla domanda urgente che proviene da tutti i lati, quella che l’umanità pone. Tuttavia, nel nostro presente, essa è ancora in molti casi qualcosa che non solo si vuole confutare: la si considera come qualcosa di dubbio, anzi come qualcosa di pazzo, come le fantasticherie di alcuni cervelli fantasiosi.

Certamente, se si domanda a questi stessi fantasiosi che cosa vogliono dalla teosofia e che cosa se ne aspettano, la risposta è abbastanza esauriente. Soprattutto, ciò che oggi è considerato come fantasioso, da colui che l'ha riconosciuto nel nervo vitale della sua vita, è considerato come qualcosa che avrà sicuramente un’importanza enorme, fra venti e cinquanta anni, per il sentire, il pensare, il volere e l’agire umano.

Non c’è nulla in cui questa teosofia, come impulso, non potrebbe e non dovrebbe risplendere.

Che oggi nel nostro tempo vi siano le più svariate questioni — di salute, sociali, femminili, educative — è ben noto. E ce n’è un’ancora maggiore varietà di risposte. Se però si esaminano con obiettività tutte queste questioni e le loro risposte, si giunge all’insight che le questioni sono sì correttamente poste dalla nostra cultura contemporanea — esse sono poste dalle circostanze della nostra epoca — ma che le risposte a queste questioni non possono essere semplicemente fornite dalla nostra epoca.

Per colui che chiude gli occhi e le orecchie alle domande del nostro tempo, diventa chiaro che gli ostacoli si frappongono ovunque sulla sua strada. Verrà un tempo in cui gli uomini si accorgeranno che le questioni sono ancora molte di più. Il fatto della guerra interiore ed esteriore dell’umanità, della sofferenza e del dolore, delle speranze conculcate in tutti i campi, pone queste domande. Solo la teosofia può essere in grado di fornire la risposta.

Gli uomini che lasciano cadere la testa, che pur compiono il loro dovere ma non sanno perché compiono tutto questo lavoro, diventano sempre più numerosi. In essi questo stato confuso si manifesta fino alla disperazione, anzi persino fino a influire sulla salute fisica, nei fenomeni della neurastenia.

Tutto questo qui deve solo essere accennato. Il pensiero principale deve sorgere davanti alla nostra anima: la teosofia non è qualcosa che debba prendere piede in alcuni cervelli oziosi che non hanno nulla di meglio da fare, ma deve intervenire nella vita pratica.

Certamente, anche la Società Teosofica ha dovuto attraversare, nei trent’anni della sua esistenza, i suoi mali infantili e ogni sorta di cose che hanno fatto dubitare della sua importanza. Ma essa si libererà da queste malattie e mostrerà ciò che è in grado di realizzare. La teosofia deve diventare una cosa universale che abbraccia tutto, una questione universale: deve infatti fornire la risposta alle domande che sono in fondo le domande fondamentali di tutta l’esistenza. Deve indicare come l’uomo odierno deve comprendere queste domande, comprendere perché nel mondo esistono religioni e scienze. Qualunque cosa facciamo, tutto risale a certe domande fondamentali, se deve esservi arte, scienza e attività pratica; e queste domande fondamentali devono essere risolte in qualche modo. Tutte le religioni sono state tentativi di rispondere a queste domande, una risposta che però è sempre stata adattata all’intelletto e al livello di cultura dei popoli.

La teosofia non vuole essere una religione, non ha nulla a che fare con una setta, non agita.

La religione, come sapete, è antica quanto lo sforzo umano. Se passiamo in rassegna le varie religioni presso i vari popoli, arriviamo alla convinzione che tutte hanno tentato di rispondere alle domande: che cosa è, in primo luogo, l’essenza fondamentale dell’uomo? In secondo luogo, qual è la destinazione dell’uomo? In terzo luogo: che cosa si estende al di là di questa esistenza fisica?

Rispetto a queste domande, noi uomini odierni abbiamo attraversato un’epoca strana, che ha fuorviato molti uomini dalla religione. Chiediamoci: quanti uomini ci sono oggi che pure hanno bisogno della religione ma non riescono ad averla? Alcuni di noi possono ancora ricordare tempi in cui la religione era una vita realmente sentita, in cui aveva ancora molta più validità, anzi in misura molto più elevata di quanto non accada oggi in alcune nature particolarmente religiose. In questi ultimi casi persiste ancora qualcosa di quel sentimento caldo che è passato attraverso i millenni. Il bisogno, la nostalgia di quello che si chiama il mondo spirituale, cioè la nostalgia della religione, è ancora presente oggi; anzi, nelle nature più vere, questa nostalgia di soddisfazione è diventata ancora più grande. Un tale uomo dirà: quando ero bambino, avevo ancora la vera fede. Ma allora le cose cambiarono. Imparai quella che si chiama la scienza e i suoi fatti, e dovetti — poiché essi raccontavano in modo completamente diverso come il mondo era nato — dubitare profondamente di ciò in cui avevo creduto da bambino! E poi venne l’altro: uno stato profondamente triste della vita, dove l’anima è come strappata, dove guarda il mondo in modo desolato e non riceve chiarimento sulla contraddizione interna. Da qui la lacerazione tra la nostalgia religiosa e la soddisfazione dell’anima, da qui la tragedia odierna. Forse però ciò che accade in queste anime è ancora il meglio, meglio dell’altro: che cioè l’uomo non chieda più del tutto, si disabitui completamente al chiedere, diventi superficiale e viva semplicemente nell’esistenza quotidiana.

Sta forse alle religioni che le cose siano andate così? No! È palese che non è così; poiché ogni religione, anzi gli stessi antichi miti e leggende, hanno i mezzi e le vie per ricondurre il cuore, per risvegliare di nuovo ogni anima a vita, se solo lo vuole. Chi avrebbe potuto credere che impulsi così possenti potessero risorgere dai vecchi miti, che per millenni erano sembrati estinti e avevano condotto un’esistenza quasi nascosta e sconosciuta, come nei drammi di Richard Wagner?

Non è necessario fondare una nuova religione, perché il tempo per questo è passato; ma è diventato necessario un nuovo atteggiamento dell’uomo verso di essa, una nuova comprensione. Ciò che è cambiato è lo spirito umano, l’anima umana, il cuore umano.

Se cerchiamo di immedesimarci nel corso evolutivo dell’anima umana, nel corso di queste conferenze potremo convincerci che le nostre anime sono state spesso qui sul piano fisico, che si sono sviluppate gradualmente fino al livello su cui oggi stanno. Questo vi potrà sembrare dapprima grottesco, ma tutte le nostre anime hanno spesso sentito nella loro vita precedente le profonde verità che oggi ci vengono comunicate.

Imparerete qui la dottrina della reincarnazione. Ma così come oggi mi ascoltate, le vostre anime hanno ascoltato in precedenza quei druidi che vivevano e insegnavano proprio nella nostra regione. Già questi antichi maestri druidi hanno coltivato la dottrina della reincarnazione in cerchi ristretti, questa sapienza antichissima sui misteri della vita. Si sono rivolti a coloro che sentivano nella loro anima il bisogno di una conoscenza più profonda. Ma se questi antichi maestri avessero parlato allora come io parlo oggi, le vostre anime non avrebbero potuto affatto comprenderli, perché lo spirito non sarebbe stato ancora sviluppato per questo. Allora non c’era ancora il pensiero logico per lo spirito umano. Ciò che c’era era invece la possibilità di afferrare attraverso le immagini. Perciò questi maestri si esprimevano per immagini, e queste immagini sono ciò che oggi conoscete come leggende e miti. Se le nostre anime non avessero sentito quei insegnamenti allora, non potremmo comprenderli oggi, se la verità ci fosse insegnata in una nuova forma.

Così l’anima compie progressi immensi attraverso i millenni, assume sempre una nuova forma, e perciò anche la verità deve essere avvicinata a essa, le deve essere annunciata sempre in una nuova forma. Vi voglio fornire un secondo esempio.

Risaliamo nel corso dello sviluppo dell’umanità fino agli Egiziani, ai Caldei, ai Babilonesi. Quando questi erano i portatori della cultura, non consideravano il sole e le stelle come corpi puramente fisici. Se oggi un astronomo materialista osserva i corpi celesti, vede semplicemente solo corpi fisici in essi, nient’altro. La Terra per lui è solo un tale corpo celeste fisico, su cui l’uomo striscia come una mosca sulla nostra mano.

Completamente diverso era per gli antichi astronomi egiziani. Quando l’antico interprete egiziano delle stelle guardava una stella, non pensava a un corpo puramente fisico: la stella significava per lui qualcosa di completamente diverso rispetto all’uomo odierno. Se per esempio pronunciava il nome Mercurio, lo faceva con riverenza. Non pensava affatto di rivolgersi al corpo celeste fisico, allo stesso modo come non pensate a rivolgervi a un corpo di cartapesta. Tutto ciò che l’occhio vedeva era per questo tempo solo l’espressione esterna di qualcosa di spirituale. Così la stella fisica Mercurio era per gli antichi astronomi l’espressione dello Spirito di Mercurio. Non dovete comprenderlo intellettualmente, ma con il sentimento; altrimenti non avrete alcuna idea del contenuto d’anima di un tale astronomo. Non c’era nulla che non fosse per lui l’espressione di qualcosa di spirituale. Diceva: tutto è Spirito, e io come Spirito sono una parte di questo Spirito.

Dovete tenervi ben presente questo sentimento. I saggi dei tempi antichi, bisogna capirli, bisogna comprendere ciò che sapevano sui processi dello spazio spirituale. E colui che si approfondisce in questo sentimento sa quanto infinitamente più elevata è questa concezione rispetto alla nostra concezione materialistica odierna. I saggi del tempo antico, bisogna prima capirli, bisogna scoprire ciò che sapevano sui processi dello spazio spirituale; solo allora ci si accorge di quale enorme differenza c’è, e quanto infinitamente significative erano quelle antiche dottrine di sapienza. Questo può sembrare risibile al senso materialista del nostro tempo, che conosce solo la concezione puramente fisica dell’astronomia, ma è così.

Come mai quindi l’uomo ha perso il senso per la vita spirituale che sta alla base di tutta la vita fisica? E perché doveva accadere così?

Rivolgiamo lo sguardo a ciò che ci circonda più immediatamente. Se poteste confrontare ciò che allora circondava l’uomo a ogni passo e in ogni momento, con ciò che oggi lo circonda, trovereste questo: allora l’uomo possedeva soltanto i mezzi più strettamente necessari per mantenersi in vita su questa terra. In cambio però aveva ancora un senso maggiore per lo Spirituale. Questo senso per il mondo spirituale dovette ritirarsi, per dare all’uomo la possibilità di conquistare il dominio attuale sulla terra. Tutti i nostri progressi nella tecnica e nell’industria sono stati possibili soltanto attraverso la nostra concezione del mondo diventata materialistica, e per il fatto che lo Spirito, il mondo soprasensibile, si era ritirato. Così a costo della concezione spirituale, l’uomo si è conquistato nel corso degli ultimi secoli il dominio sul mondo fisico. È una legge primordiale dell’umanità che le capacità acquisite in un ambito possono essere guadagnate solo mediante il ritiro delle capacità in un altro ambito. L’uomo non avrebbe mai potuto creare ad esempio le possibilità di trasporto odierne, se le altre capacità non si fossero ritirate. Per acquisire tutto ciò che oggi ci circonda, il senso per lo Spirituale dovette ritirarsi. Per la conquista del mondo fisico dovette quindi ritirarsi ciò di cui una volta l’uomo era colmo.

Così vediamo intorno al sedicesimo secolo gli uomini perdere lo sguardo per il mondo spirituale, e vediamo come il senso materialista afferra l’umanità. E chi crede di non stare lui stesso proprio nel mezzo di questo materialismo, si sbaglia.

Il compito della scienza dello spirito non è negare qualcosa: essa non esercita critica nei confronti del cattivo mondo odierno. Mostra piuttosto che la discesa nella materia era una necessità. Il grande orizzonte della vita spirituale dell’umanità dovette ritirarsi per così lungo tempo; e ciò è anche connesso con il fatto che l’antico modo di comprensione delle cose spirituali è andato perduto. Le verità erano presenti in quelle antiche, precedenti configurazioni. Ma come le verità possano oggi essere avvicinate alla comprensione degli uomini, questo è ciò che la scienza dello spirito vuole mostrare. È questo ciò che conta per essa. Così la teosofia non è nient’altro che uno strumento per rendere comprensibili al presente spirito umano le verità più profonde, per afferrarle nelle loro profondità.

Oggi di nuovo ci si deve ricordare dello Spirito. Non si deve rimanere fermi al dire come abbiamo «portato le cose così meravigliosamente lontano». La verità è accessibile in ogni momento, e può essere compresa in modi diversi.

Rivolgiamo lo sguardo indietro all’antico India, all’Egitto, alla Grecia, al tempo della fondazione del Cristianesimo: sono sempre le stesse antiche verità che appaiono in forme diverse. Ci sono sempre stati guide dell’umanità che hanno provveduto affinché in tempi determinati le verità, che erano svanite insieme alle culture che tramontavano, venissero comunicate di nuovo all’umanità. A queste guide appartengono tutti i grandi fondatori di religioni.

Prima che venisse il nostro tempo più recente, prima di Copernico e di quel sedicesimo secolo, già in Europa era stata presa una disposizione affinché i fondamenti per un nuovo modo di annunziare la verità fossero stabiliti. Intorno a questo sedicesimo secolo c’erano alcuni uomini che capivano come leggere i segni del tempo. Già nel 1459, con pochissime persone, un’individualità spirituale superiore, chiamata nel mondo esteriore Christian Rosenkreutz, fondò una scuola segreta per la coltivazione della sapienza: non una sapienza nuova, ma la sapienza antica nella forma in cui la gente allora ne aveva bisogno. Questa è la sapienza dei Rosacroce, che fu allora coltivata per la prima volta. È, come detto, niente di nuovo; è la sapienza antichissima, ma nella forma in cui l’umanità presente ne ha bisogno.

Come si pone dunque questa sapienza dei Rosacroce rispetto al Cristianesimo? Non c’è alcuna differenza tra la vera dottrina cristiana e quella dei Rosacroce. Bisogna solo comprendere il Cristianesimo nel suo nucleo, e allora si ha la teosofia dei Rosacroce. Non bisogna fondare una nuova religione; bisogna piuttosto concepire il Cristianesimo come i primi cristiani lo comprendevano. Pochissimi uomini però sanno ancora qualcosa dei misteri del primo sviluppo cristiano. Anche la teologia ufficiale non ne ha più alcun’idea. Troviamo in Paolo stesso il più profondo conoscitore dei misteri cristiani, colui che insegnava quelle verità potenti destinate a guidare l’umanità attraverso i millenni. Questo Paolo aveva fondato una scuola ad Atene, il cui sovrintendente era Dionigi l’Areopagita. Dionigi era un vero discepolo di Paolo.

Quegli insegnamenti di Dionigi sono sempre stati vivi e sono stati sempre insegnati, particolarmente anche a coloro che dovevano portare la Parola vivente di Cristo in tutto il mondo. Se gli uomini fossero rimasti in quel punto di vista di Dionigi, allora non sarebbe stata necessaria una nuova forma. Ma venne il nuovo tempo e con esso la necessità di insegnare cosicché il Cristianesimo rimanesse saldo, che nessuna scienza potesse sollevare obiezioni contro di esso. Questo è lo sforzo della teosofia dei Rosacroce. Perciò la teosofia dei Rosacroce è quella forma di religione che per noi oggi è appropriata.

Solo colui che comprende correttamente il Cristianesimo può avere un’intuizione di ciò che è il suo contenuto eternamente vivente.

Se oggi fossimo messi nella condizione di udire da tutti i lati che cosa questa teosofia dei Rosacroce ha da dire sul vero Cristianesimo, i fatti scientifici non contraddirebbero i processi descritti là. Si tratta di questo: che la religione non possa trovarsi in contraddizione con i fatti scientifici, e che questi fatti scientifici vengano messi in armonia con essa.

Che cosa vuol dunque portarci questa teosofia dei Rosacroce? Conoscenza dei mondi superiori, cioè di quei mondi a che l’uomo appartiene ancora quando questo nostro corpo fisico sarà già decaduto; conoscenza della vita, conoscenza dell’essenza della morte e dello sviluppo umano. Così essa porterà agli uomini una rinsaldamento riguardo alle verità religiose e alla vita religiosa.

Nessuno dovrebbe dire: io sto saldo sul terreno degli antichi insegnamenti, e questi mi bastano. Che mi importa dei dubbiosi! — Non c’è nulla di più egoistico, e nessun giudizio più anticristiano di questo. Ciò che oggi forse è ancora possibile — che un numero di persone sia ancora trattenuto sul terreno delle antiche religioni — nel futuro non troppo lontano non sarà più possibile. Chi riesce a guardare dentro a ciò che ora le grandi onde sociali vogliono sollevare, non giudicherà così. Vedrà che l’annunzio della teosofia non è qualcosa su cui si litiga. Chi sa pensare sa che la scienza dello spirito è qui per rispondere alle domande più urgenti, e che è effettivamente in grado di fornire una risposta a tutte le domande. Certo, fondamentalmente si può provare tutto e contestare tutto; ma non è questo il punto. Su un rimedio non si può litigare: conta solo il successo che se ne ha. Ed esattamente così accade con la scienza dello spirito. L’umanità ha bisogno della spiritualità come rimedio, e solo se questo rimedio scorre dentro può avvenire la guarigione dell’umanità. Essa è un fattore evolutivo e dispensatrice di vita per la nostra cultura.

Con istituzioni esterne non è risolvibile; esse sono senza eccezione dirette solo verso lo fisico-corporale. La guarigione dell’anima e dello spirito è ciò che la teosofia mira. La scienza dello spirito non è qualcosa di arbitrario, è richiesta dal tempo e dai suoi problemi. Tutto ciò che essa ci dice è la dottrina comune di coloro che hanno ricercato in questo ambito.

La scienza dello spirito ci conduce in mondi superiori, in cui l’occhio sensibile non può guardare, ma in cui risiedono le cause degli effetti in questo mondo fisico. Essa ci porterà la conoscenza dell’Eterno nella natura umana, dell’essenza fondamentale in ognuno di noi stessi, dei mondi spirituali e delle loro gerarchie. E imparando a conoscere questi, impareremo a conoscere la destinazione dell’uomo. L’essenza vera della natura umana è ciò che deve occuparci. Impareremo a conoscere mondi che esistono, ma che non possono essere compresi con i nostri soli sensi fisici. Molti forse diranno: quello che tu ci racconti è tutto molto bello, ma non possiamo sapere nulla di tutto questo. — La risposta a questa obiezione l’ha già data Fichte. Immaginate di venire come unico vedente in un mondo di ciechi dalla nascita, e raccontate loro dei colori: diranno anche loro che tutto ciò che dite è pura sciocchezza, che non esiste affatto. — Ma se ora si potessero operare con successo i ciechi dalla nascita, farebbero l’esperienza proprio di questo mondo dei colori e della luce.

Lo stesso vale per l’obiezione di cui sopra. Colui che muove una tale obiezione sta esattamente nello stesso punto di vista di un cieco dalla nascita. Perciò nessuno dovrebbe dire: non esiste. Nessun uomo infatti ha il diritto di parlare di «limiti della conoscenza», come una volta ha fatto DuBois-Reymond. Ci sono tanti mondi quanti organi abbiamo per percepirli, infiniti mondi; solo che oggi ancora non possiamo percepirli, perché non abbiamo ancora organi per questo. Il mondo non è infinito solo nello spazio, ma anche in modo intensivo: per ogni senso c’è un mondo. Ora sono per noi insondabili, ma ci sono; ci sono dove siamo noi stessi. Ci occorre solo che gli occhi si aprano per loro, poiché stanno proprio in mezzo a noi.

La parola di Cristo: «Non cercate il Regno di Dio, poiché il Regno di Dio sta in mezzo a voi», deve essere compresa alla lettera. Proprio in questo senso la scienza dello spirito parla dei mondi spirituali. E sempre ci sono stati iniziati che conoscevano i mezzi e le vie per entrare in questi regni dei cieli. Tutte le religioni parlano di loro. La scienza dello spirito è solo il mezzo per riaprirci questa verità fondamentale di tutte le religioni. Tutto ciò che vediamo e percepiamo intorno a noi è una conseguenza e un effetto di ciò che accade nei mondi spirituali. Tutto ciò che si manifesta sulla terra è solo la configurazione di ciò che opera e vive nei mondi spirituali.

Il Cristianesimo ufficiale ha da lungo tempo disimparato a comprendere le profondità dei documenti religiosi originali. Così la scienza dello spirito ha dovuto assumere il compito di portare la chiave ai tesori di conoscenza dimenticati e di dare in questo modo il rimedio all’umanità, che sta al bivio. Ma essa non conosce alcun fanatismo: racconta semplicemente, illumina l’essenza dell’uomo e mostra qual è il suo destino dopo la morte; mostra come la sua anima si sviluppi al di fuori del corpo fisico. Descrive ciò che accade nei mondi superiori, parla delle fasi evolutive della Terra e degli altri pianeti, illumina il cammino della vita passato e futuro dell’uomo. Indica ciò che avrà da attraversare finché non raggiunga la meta umana.

Vogliamo cercare di comprendere l’essenza dell’uomo e di quei mondi da cui egli proviene. Questo è il territorio delle conoscenze a cui la scienza dello spirito ci conduce.

Uno potrebbe allora obiettare: tutto questo è solo per il cosiddetto veggente, che già riesce a guardare dentro i mondi spirituali. Che cosa ci serve? Non sono neppure accessibili a noi!

A questo si può rispondere: certo, ci sono molti metodi di formazione adatti solo al ricercatore spirituale, che rendono tale obiezione giustificata. Ma il cammino della formazione dei Rosacroce è un altro. Per penetrare nei mondi spirituali ci vogliono sì l’occhio del veggente e l’orecchio dell’iniziato; ma per la comprensione basta la semplice logica. Tutto ciò che il ricercatore spirituale dice è accessibile alla comprensione logica: la semplice saggezza comune è sufficiente a comprendere queste cose. Chi non riesce a farlo, semplicemente manca di logica. Certo, ci vuole l’occhio del ricercatore spirituale per trovare i segreti spirituali. Per la comprensione di ciò che è descritto nel senso del Rosacrocianesimo basta invece la semplice logica.

Chi non riesce a vederlo non deve attribuire il suo insuccesso alla formazione. La sua mancanza di comprensione non sta nel fatto che non è un veggente: gli manca piuttosto una retta facoltà di ricezione e un pensiero coerente. A molti è sconosciuta la logica. Così per esempio un musicista dei nostri tempi dice che riflettere sia una cosa spiacevole. — Anche il nostro mondo degli eruditi pensa solo in parte. Ma se l’uomo applica correttamente la sua ragione, giungerà a comprendere anche le sapienze e le verità superiori, e a farle vive in sé. E se ancora chiedete: a che cosa ci serve? — la risposta è: non c’è nulla che possa esserci dato di maggiore importanza della conoscenza della scienza dello spirito. Solo attraverso questa diventiamo veri uomini, e solo così raggiungiamo nel presente un cuore soddisfatto, un’anima che giunge all’armonia con sé stessa.

Con frasi vuote non si va lontano; bisogna fare sul serio con la ricerca della conoscenza e approfondirsi nelle necessità e nei problemi della vita. Senza posa bisogna sforzarsi di penetrare da un ambito della vita spirituale in un altro: allora da questo sgorga l’insight nell’insieme dello sviluppo del mondo e dell’umanità. E la grandezza travolgente di questo accadere non afferra solo il nostro cuore, risveglia in noi nuove facoltà, ci rende abili per i compiti della vita quotidiana. Poiché scorre direttamente dalla scienza dello spirito una forza, qualcosa che diventa un bene inalienabile e ci rende uomini creativi.

Solo quando imparate a conoscere il mondo spirituale potete anche comprendere il mondo materiale. La scienza dello spirito non è qualcosa per persone strane, ma è proprio qualcosa per i più pratici fra i pratici. Tutto l’essere è Spirito. Così come il ghiaccio è acqua, così la materia è Spirito. Che sia minerale, pianta, animale o uomo, sono tutti Spirito in forma condensata.

In questo senso siamo guidati dalla teosofia dei Rosacroce alla comprensione dei fondamenti spirituali del mondo. Non ci rende teste vuote, ma amici dell’esistenza, poiché non guarda dall’alto in basso la vita quotidiana, non ci aliena dai nostri compiti terreni, ma li connette con essi. Ci spinge a creare attivamente, perché sa che ogni azione, come ogni essere, è un’espressione dello Spirito.

2°Parte 1 (Teosofia e Rosacrocianesimo) - L'essenza dell'uomo: corpo fisico, eterico, astrale

Kassel, 17 Giugno 1907

Dopo che ieri abbiamo parlato in una sorta di introduzione sulla meta e l’essenza del movimento della scienza dello spirito, oggi vogliamo penetrare direttamente nell’essenza di questa scienza stessa. Questo ha il difetto che per coloro che non sono ancora familiari con queste cose può risultare qualcosa di scioccante; ma bisogna avere pazienza e essere chiari nel fatto che molte cose che per l’inizio sembrano addirittura insensate, nel corso del tempo si rivelano come qualcosa di coerente e comprensibile.

Del tema che ci è stato assegnato dovremo prima trattare l’esame dell’essenza dell’uomo.

Questo uomo, che noi stessi siamo, deve sorgere davanti alla nostra anima. Egli è un essere molto complicato, l’essere più complicato che possa sorgere di fronte a noi nel mondo che conosciamo. Perciò in tutti i tempi questo uomo è stato chiamato dai ricercatori più profondi Microcosmo, in contrasto con il Macrocosmo, l’universo. Paracelso ha usato un confronto molto bello per esprimere figurativamente l’essenza dell’uomo: guardate la natura che vi circonda, e immaginate ogni essere — pianta, animale, pietra — come singole lettere di un alfabeto; se da queste lettere fosse scritto un solo apparato, avreste l’uomo.

In questo senso troveremo avverata la parola di Goethe: bisogna comprendere la natura intera, per comprendere l’uomo. — Per il momento, ciò che dico oggi deve essere come uno schizzo dell’essenza dell’uomo. Come un disegno a carbone si rapporta a un’immagine, così oggi questa esposizione si rapporta a ciò che tratteremo in dettaglio il prossimo giorno riguardante l’essenza dell’uomo.

Se noi osserviamo l’uomo con i nostri sensi fisici come essere terrestre, come sta di fronte a noi, se i nostri occhi lo vedono e le nostre mani lo toccano, allora dal punto di vista del materialista è compreso come uomo intero, come un essere in un’interezza. Ma per una percezione più profonda, cioè per una concezione spirituale del mondo, questa è solo una piccola parte dell’uomo che possiamo percepire qui con i sensi fisici. È quella parte dell’uomo che l’anatomo scompone e analizza, e che cerca di comprendere in questo modo con la ragione, scomponendola fino al dettaglio, nelle sole cellule ancora percettibili al microscopio, per cercarsi un’immagine della struttura e del modo di azione dei singoli organi.

Tutto questo si chiama nella scienza il corpo fisico. Questo corpo fisico però oggi molto frequentemente lo si vede in modo sbagliato: si crede che quello che sta davanti a noi nella vita come uomo sia solo questo corpo fisico. Ma non è affatto così. Membri superiori della natura umana sono strettamente connessi con esso, operano attraverso questo corpo fisico e lo fanno apparire solo come ci appare, come uomo, in ognuno dei nostri simili.

Questo corpo fisico avrebbe un aspetto completamente diverso se potessimo separarlo dai membri superiori della natura umana. Questo corpo fisico l’uomo l'ha in comune con l’intero mondo minerale. Tutte le sostanze e tutte le forze che si dispiegano fra le singole sostanze minerali, ferro, arsenico, carbone e così via, operano anche nelle sostanze del corpo umano, del corpo fisico degli animali e delle piante.

Veniamo direttamente portati ai membri superiori della natura umana se ci rendiamo conto una volta della grande differenza che esiste fra questo corpo fisico e le altre sostanze fisiche che ci circondano nel mondo minerale. Sapete tutti che questo meraviglioso costruito del corpo fisico racchiude in sé quello che chiamiamo la vita interiore, la coscienza, il piacere e il dolore, la gioia, l’amore e l’odio. In questo corpo fisico non si trovano solo le sostanze del mondo minerale, ma anche i pensieri. Voi vedete bene il rossore delle guance e il colore dei capelli, ma non vedete quello che accade dentro questo corpo fisico di piacere e dolore, di gioia e sofferenza e così via. Tutto questo non lo vediamo; eppure tutto accade all’interno della copertura della pelle.

Questo è già la prova più chiara e inconfutabile che oltre a questo corpo deve esserci qualcos’altro oltre alle sole sostanze fisiche.

Se vedete cadere una lacrima, la lacrima è l’espressione puramente fisica della tristezza che accade all’interno. Guardate ora il mondo dei minerali. Silenziosamente vi guarda il mondo dei minerali. Nessuna gioia, nessun dolore, nulla di tutto ciò si può percepire. La pietra non ha sentimento, nessuna coscienza come noi. Per lo scienziato dello spirito questa pietra è paragonabile alle unghie sulle nostre dita o ai denti. Considerate un’unghia: anch’essa non ha sentimento, nessuna sensazione; eppure l’unghia è una parte di noi. Così come in noi deve esserci qualcosa che causa la formazione di unghie e denti, così nel mondo c’è anche qualcosa che forma i minerali. Le unghie stesse non hanno coscienza, ma appartengono a qualcosa che ha coscienza. Se un piccolo insetto striscia sull’unghia, allora forse per questo insetto l’unghia è un minerale. Così è quando strisciamo sulla terra senza accorgerci che una coscienza sta dietro a questa terra minerale. Esattamente come dietro l’unghia sta una coscienza, così anche dietro i minerali. Vedremo ancora che c’è un mondo e c’è una coscienza che sta alla base del mondo minerale. Questa coscienza-Io del mondo minerale sta tanto al di sopra di noi, quanto la coscienza dell’insetto che striscia sulla nostra unghia è superata dalla nostra coscienza che sta dietro l’unghia.

Questa coscienza del mondo minerale la filosofia dei Rosacroce l’assegna a un mondo che chiama il mondo della ragione. Lì sta la coscienza dei minerali, e lì pure origina la ragione umana, secondo cui formiamo i nostri pensieri. Ma i pensieri che vivono in noi sono una cosa altamente ingannevole: il mondo dei pensieri dell’uomo si rapporta alle entità di questo mondo della ragione come la nostra ombra al muro si rapporta a noi stessi. Come l’ombra al muro non sono io stesso, ma solo la mia ombra, così i pensieri degli uomini sono solo immagini-ombra del mondo dello spirito. Ma che un pensiero sia afferrato qui ha il suo fondamento nel fatto che nel mondo della ragione vive realmente un’entità creatrice che produce questo pensiero. È un mondo dove i nostri pensieri sono vere entità, in cui ci si incontra lì come qui ci si incontra con gli altri uomini. Per l’iniziato questo è il Devachan superiore, il Devachan Arupa degli Indiani, o anche il mondo mentale superiore, il mondo della ragione dei Rosacroce. Quando un iniziato attraversa questo mondo fisico, gli parla la vita in ogni angolo della terra, e sente in tutto le manifestazioni di un altro mondo. Poiché ora nel nostro corpo fisico non siamo nient’altro che pezzi di questo mondo fisico, abbiamo anche una coscienza fisica subordinata, che si estende fino al mondo della ragione superiore, proprio dove sta anche la coscienza del mondo minerale.

Così il nostro corpo fisico è di natura minerale per quanto riguarda la sua sostanzialità, e la coscienza di questo corpo fisico sta anche dove deve cercarsi la coscienza di questo mondo minerale.

Ma qual è allora la differenza tra questo corpo fisico e un minerale, per esempio un cristallo di rocca? Se confrontiamo il nostro corpo con un cristallo, troviamo senza difficoltà che rispetto a questo è una cosa molto complicata. Immaginiamo una volta quale sia la differenza fra un minerale e un essere vivente. Per le sostanze non c’è alcuna differenza, poiché negli esseri viventi si trovano esattamente le stesse sostanze che nel minerale, solo la struttura è molto più complicata.

Se avete il minerale nella sua forma di fronte a voi, rimane lo stesso minerale da sé. Ma non è così con l’essere vivente, con la pianta, l’animale e l’uomo. Non appena la sostanza diventa così complicata che non riesce più a sostenersi da sé, cioè dovrebbe disintegrarsi in sé, allora c’è qualcosa in questa sostanza — quando diventa troppo complicata per sostenersi da sola — c’è qualcosa che l’impedisce in questo decadimento; e allora abbiamo di fronte quello che chiamiamo un essere vivente. Perciò la scienza dello spirito dice: un essere vivente cadrebbe da solo nelle singole componenti della sua sostanza, se non fosse presente in esso stesso colui che impedisce questo decadimento. E ciò che impedisce a ogni momento a questo essere vivente il decadimento della sostanza, cioè l’impedimento di questo decadimento, lo chiamiamo il corpo eterico o corpo vitale. È però una struttura di natura completamente diversa dalle sostanze fisiche da cui il corpo fisico è costituito, ma ha la capacità di formare e mantenere in ogni essere vivente le sostanze fisiche complicate e di impedirne il decadimento. Ciò che si esprime così puramente esternamente in un organismo lo chiamiamo vita. Questo corpo eterico o corpo vitale o corpo delle forze plasmatrici non può essere percepito con gli occhi fisici, bensì per mezzo del primo grado della visione chiaroveggente. Il compito del veggente è di svilupparsi così da poter vedere questo corpo eterico proprio come noi con gli occhi fisici vediamo il corpo fisico. Anche la scienza naturale moderna ricerca questo corpo eterico, ma solo attraverso la speculazione cerca di farsi un’idea, e parla per esempio di forza vitale, energia vitale.

Come si presenta allora questo corpo eterico per l’occhio chiaroveggente, cioè per il chiaroveggente?

Se osservate per esempio una cosa del mondo minerale, diciamo un cristallo di rocca, con l’occhio del veggente, e a questo scopo escludete la materia fisica mediante una sorta di distrazione dell’attenzione, allora vedete nello spazio occupato dal cristallo fisico nulla. Lo spazio è vuoto. Ma se osservate allo stesso modo un qualunque essere vivente, cioè pianta, animale o uomo, allora lo spazio occupato dal corpo fisico non è vuoto, bensì ancora riempito con una sorta di figura di luce: questo è appunto il corpo eterico di cui si è detto. Questo corpo eterico non è uguale in tutti gli esseri viventi, ma anzi estremamente diverso, anche rispetto alla forma e al rapporto di grandezza rispetto al corpo fisico dello specifico essere vivente, completamente secondo lo stadio evolutivo su cui si trova l’essere vivente. Nelle piante questo corpo eterico ha ancora una forma completamente diversa dalla pianta stessa. Negli animali è già più simile alla forma esterna dell’animale. Negli uomini il corpo eterico si presenta come una figura di luce che nella forma corrisponde quasi esattamente al corpo fisico. Se si osserva ad esempio un cavallo da questo punto di vista, si vede al di fuori della testa, di fronte alla fronte, questo corpo eterico sporgere abbastanza lontano in forma di una figura di luce, che però circa si adatta alla forma della testa di cavallo; nell’uomo medio odierno, invece, vedete il corpo eterico sporgere solo leggermente sopra la testa e ai lati di essa.

Per quanto riguarda la sostanzialità del corpo eterico, normalmente ci si fa rappresentazioni false sulla materialità di questo corpo eterico. Anche nella Società Teosofica si è detto e scritto molto di errato e confuso su questo corpo eterico, ma questo appartiene ai mali infantili della Società Teosofica e deve essere superato. Per farvi una giusta rappresentazione della materialità del corpo eterico, vi prego di seguirmi in un confronto.

Immaginate di avere cento marchi e di spenderli sempre di più; allora il patrimonio diventa sempre più sottile, e finalmente non avete più nulla. Questo sarebbe lo stato più sottile del patrimonio. Ma c’è uno stato ancora più sottile, in quanto si può ridurre ancora il nulla del possesso, in quanto si fa un patrimonio negativo, cioè si fanno debiti. Si può quindi ridurre ancora il patrimonio, poiché ora avreste meno che nulla, se per esempio fate dieci marchi di debiti.

Oppure pensate questo applicato a qualcos’altro. Immaginate una battaglia con il suo enorme rumore; allora vi allontanate sempre più da essa, il rumore diventa sempre più debole e più tranquillo, finché non lo sentite più per nulla. Si riduce il non-udire: diventa ancora più silenzioso che silenzio, più silenzioso che silenzio — ebbene, un tale silenzio esiste veramente. Ed è una cosa nel massimo grado beatificante, anche se l’uomo ordinario non se la rappresenterà così facilmente.

Pensate ora questi esempi applicati una volta alla densità della materia: allora avete dapprima i tre stati di aggregazione ben noti — solido, liquido, gassoso o aeriforme. Ma non dobbiamo fermarci qui, in corrispondenza all’esempio di cui sopra riguardante il patrimonio. Come là potevamo diluire il patrimonio fino a un patrimonio negativo, così anche qui la materia diventa sempre più sottile, oltre lo stato gassoso sempre più sottile. Immaginate dunque una sorta di materia che fosse opposta alla materia fisica: arrivate così a una nozione approssimativa di ciò di cui l’etere è costituito.

Come il patrimonio negativo ha le condizioni inverse del patrimonio positivo — il patrimonio positivo rende ricchi, il patrimonio negativo rende poveri; quanto più patrimonio ho, tanto più posso comprare, quanto meno patrimonio ho, tanto meno posso comprarmi — così anche l’etere del mondo, di cui il corpo eterico di ogni essere vivente è una parte, ha appunto le proprietà inverse della materia fisica. Come la materia solida ha la tendenza a disintegrarsi, così il corpo eterico si sforza di tenere insieme tutto e di impedire al corpo fisico che ha penetrato il decadimento. Questo decadimento nelle singole sostanze fondamentali avviene in ogni essere vivente immediatamente non appena il corpo eterico esce dal corpo fisico; o, in altre parole, quando muore l’essere vivente fisicamente.

Così abbiamo perseguito la materia in un mondo dove ha l’effetto opposto rispetto alla nostra materia fisica.

Se dico che nel corpo eterico umano è simile al corpo fisico, allora vengo a un fatto che deve essere conosciuto, e che qui deve essere menzionato, poiché importanti conseguenze ne derivano per le successive conferenze. Questo detto ha bisogno cioè di una restrizione molto importante. In verità il corpo eterico è molto diverso dal corpo fisico, e gli assomiglia veramente solo nella sua parte superiore, nella parte della testa. Molto diverso è però dal corpo fisico in questo: che ha un sesso opposto. Il corpo eterico dell’uomo è cioè femminile, e viceversa, quello della donna è maschile. Ogni uomo è quindi bisessuato. Il sesso fisico è solo un’espressione esterna, che ha il suo polo opposto nel corpo eterico. Come un magnete ha polo nord e polo sud, come in un magnete non c’è affatto solo un polo nord, così anche qui polo e polo opposto.

Questo corpo eterico o corpo vitale, chiamato anche corpo delle forze plasmatrici, è quindi il secondo membro della natura umana e rimane dalla nascita fino alla morte strettamente unito al corpo fisico dell’uomo, e l’estrazione di questo corpo vitale dal corpo fisico è appunto la morte.

Il corpo fisico è costruito in primo luogo dal corpo eterico; questo corpo eterico è l’architetto del corpo fisico. Se vi volete fare un’immagine per questo, prendete l’immagine dell’acqua e del ghiaccio. Quando l’acqua si raffredda, assume una forma diversa, diventa ghiaccio. E proprio come dal ghiaccio nasce dall’acqua per condensazione, così dal corpo fisico è stato differenziato il corpo eterico.

Ghiaccio : Acqua, Corpo fisico : Corpo eterico; cioè, le forze del corpo eterico sono diventate tangibili, fisicamente percettibili nel corpo fisico. Proprio come nell’acqua stavano già le forze che poi si manifestano nel ghiaccio solido, così nel corpo eterico stanno tutte le forze per la costruzione del corpo fisico. Già nel corpo eterico sta ad esempio una forza da cui il cuore, lo stomaco, il cervello e così via si differenziano. Per ogni organo del nostro corpo fisico c’è dunque nel corpo eterico una disposizione; ma queste disposizioni non sono sostanze, bensì correnti di forze. Questo corpo eterico l’uomo l’ha in comune con tutte le piante e tutti gli animali, cioè con tutti gli esseri fisici che manifestano appunto la vita.

Ora si può chiedere: le piante hanno una sorta di coscienza nel senso che abbiamo trovato una coscienza per il mondo dei minerali? — Abbiamo visto poco fa che la coscienza dei minerali è trovata nel mondo della ragione superiore attraverso la ricerca spirituale, dove anche i nostri pensieri originano.

Come le nostre dita non hanno una coscienza indipendente, bensì la coscienza di un dito appartiene alla coscienza dell’uomo intero, così anche le piante appartengono a una coscienza, e questa si trova ora nel mondo della ragione inferiore, nel mondo dei cieli, nel mondo celeste, nel Devachan Rupa. Quando lo scienziato dello spirito entra in questo mondo, incontra là le anime delle piante. Le anime delle piante sono là esseri uguali come siamo noi qui, e questi esseri si comportano rispetto alle piante proprio come l’uomo si comporta rispetto alle sue dita.

In questo mondo inferiore di Devachan si trova cioè la coscienza delle piante. In esso affondano le radici le forze che stanno alla base di tutta la crescita e di tutta la costruzione organica. In esso affondano quindi anche le forze che costruiscono il nostro stesso corpo fisico; cioè, le forze del nostro corpo eterico, che abbiamo già designato come l’architetto del corpo fisico. Questa coscienza del mondo delle piante è un’entità immensamente più elevata e piena di sapienza di quella della coscienza umana.

Vi risulterà senza difficoltà evidente se considerate quanto sapiente sia non solo il corpo fisico umano, ma di tutti gli esseri intrisi di un corpo eterico, cioè tutti gli esseri viventi, costruito. Quale enorme sapienza occorre per costruire il più semplice corpo fisico di un qualunque essere vivente, tanto più il costruito più artistico di tutti gli esseri terrestri viventi: il corpo umano!

Osservate soltanto ad esempio l’osso della coscia umana nella sua parte superiore, come è costruito meravigliosamente secondo tutte le regole dell’arte del costruire i singoli trabecoli ossei congiunti insieme! L’osso della coscia è proprio in questo punto un costruito assai più complicato di quanto non appaia a noi da un’osservazione esterna. È composto da una struttura di travi che nella loro angolatura reciproca sono accoppiate così saggiamente che con la più piccola quantità di sostanza si raggiunge il fatto che tutto il corpo possa essere sorretto. Veramente un’opera d’arte più grande di qualunque costruzione di ponti più complicata: nessuna ingegneria del mondo può fare qualcosa di simile. Oppure osservate la costruzione del cuore: è costruito così saggiamente che l’uomo con tutta la sua sapienza è ancora un bimbo rispetto alla sapienza che si rivela in esso. E quello che il cuore umano sopporta nonostante tutto, la follia dell’uomo che quasi quotidianamente tenta di rovinarlo, per esempio attraverso i nostri cosiddetti stimolanti, caffè, alcol, nicotina.

Per l’esecuzione di un’opera meravigliosa come quella del corpo fisico sono necessarie forze che si estendono fino nel mondo astrale, e solo le entità di questo mondo astrale sono, per dire in modo banale, così intelligenti da poter costruire un tale corpo fisico.

Ora arriviamo al terzo membro della natura umana. Le piante hanno un corpo fisico e un corpo eterico; ma hanno qualcosa che gli animali e gli uomini non hanno: non hanno dolore, non hanno piacere, nessun dolore e nessuna sensazione. Questa è la differenza fra animale e uomo da un lato e le piante dall’altro. La differenza si basa sul fatto che negli animali e negli uomini accadono processi interiori. La scienza moderna ha perfino voluto attribuire alle piante una sensazione dalle operazioni che si osservano in esse. È terribile quando si vede che frazione di concetti si commette, poiché qui non hanno luogo processi interiori come in ogni sensazione: questa «sensazione» dovrebbe con lo stesso diritto anche attribuirsi alla carta azzurra dei giornali. Ma questo viene da quando si cerca la sensazione nel mondo fisico. Nel mondo fisico non si può trovare nessuna sensazione in un tale fenomeno, come si mostra su alcune piante: bisogna allora andare nei mondi celesti. È da inserire qui, per evitare malintesi, che per le cosiddette piante reattive, per esempio la mimosa, questo processo di irritazione non si rispecchia come sensazione nel mondo fisico, bensì solo nel mondo della ragione inferiore, dove si trova la coscienza delle piante. Qui nel mondo fisico hanno solo l’uomo e l’animale la passione e le passioni, i piaceri e i dolori. Perché? Perché oltre al corpo fisico e al corpo eterico hanno anche il corpo astrale, il terzo membro della natura umana.

Per il veggente il corpo astrale si presenta cosicché l’uomo intero è avvolto in una nuvola ovale, e in questa nuvola si esprime ogni sensazione, ogni istinto, ogni passione. Questo corpo astrale è quindi il portatore del piacere e del dolore, della gioia e della sofferenza. Con questo terzo membro è diverso rispetto al corpo fisico e al corpo eterico. Quando cioè l’uomo dorme, nel letto rimane solo il corpo fisico e il corpo eterico, mentre il corpo astrale con l’Io si è sollevato. Se invece il corpo astrale e il corpo eterico si estraggono dal corpo fisico, allora subentra la morte, e con essa il decadimento del corpo fisico.

Perché questo membro dell’essere si chiama corpo astrale? Non c’è per questo un’espressione più appropriata. Perché? Questo membro dell’essere ha un compito importante, e questo compito importante bisogna che ci rendiamo chiari. Questo corpo astrale non è di notte un ozioso: di notte lavora, come il veggente può vedere, sul corpo fisico e sul corpo eterico. Durante il giorno voi consumate il corpo fisico e il corpo eterico, poiché tutto quello che fate è consumo del corpo fisico, e l’espressione di questo consumo è l’affaticamento. Ora, quello che voi consumate durante il giorno, il corpo astrale lo ripara di nuovo durante la notte. Effettivamente il corpo astrale durante il sonno elimina l’affaticamento. Da qui risulta l’importanza e la necessità del sonno. Il veggente può compiere consapevolmente questa riparazione. Il rinfresco del sonno si basa sul fatto che il corpo astrale ha lavorato correttamente sul corpo fisico e sul corpo eterico. Poiché il corpo astrale però deve prima tornare nel corpo fisico e nel corpo eterico, il rinfresco del sonno non si verifica subito, ma circa un’ora dopo il risveglio.

Con questa estrazione del corpo astrale durante il sonno è legato ancora qualcos’altro di importante. Quando il corpo astrale durante la veglia della giornata entra in contatto con il mondo esterno, deve stare insieme con il corpo fisico e il corpo eterico. Mentre invece si distacca dal corpo, cioè durante il sonno, è liberato da questa catena del corpo fisico e del corpo eterico. E allora accade qualcosa di meraviglioso: le forze del corpo astrale si estendono fino al mondo dei cieli, dove si trovano le entità dell’anima delle piante, e da questo mondo trae la sua forza. Il corpo astrale riposa nel mondo in cui i cieli sono immersi. Questo è il mondo dell’armonia delle sfere dei Pitagorici. È una realtà effettiva e non una fantasia. Se si vive consapevolmente in questo mondo, allora si odono le armonie delle sfere, allora si ode risuonare le forze e i rapporti delle stelle fra loro. Goethe era in questo senso un iniziato, e da questo spirito deve essere compreso anche l’inizio del «Prologo in Cielo» da «Faust»:

Il Sole canta secondo l’antico uso In sfere fraterne di contesa canoro, E compie, con tuono di rombo, il suo corso.

Gli Angeli traggon vigore dal suo aspetto, Se alcuno comprender nol può: Opere così alte e incomprensibili Sono splendide come nel primo giorno.

Goethe è conosciuto pochissimo e normalmente non si sa che era iniziato, ma piuttosto si dice semplicemente: un poeta ha bisogno di tali immagini. — Ma Goethe sapeva che il Sole sta in una ronda, e che suona come Spirito del Sole! Perciò Goethe rimane anche in questa immagine e parla ancora:

Udite il fragore delle Ore Per gli orecchi dello Spirito Suona già il nuovo giorno.

I cancelli rocciosi scricchiolano, Le ruote di Febo ronzano; Che rimbombo porta la luce!

Ritorna di trombe lo splendore, L’occhio brilla e l’orecchio stupisce, Ineffabile suona l’ineffabile.

In questo mondo dei cieli vive il corpo astrale durante la notte. E mentre durante il giorno entra in una sorta di disarmonia con le cose mondane, durante la notte è di nuovo immerso nel grembo del mondo delle stelle. Viene poi al mattino con quello che si è portato da questo mondo in forze. L’armonia delle sfere ce la si porta da questo mondo astrale quando si esce dal sonno. In questo mondo dei cieli, nel mondo astrale, ha il corpo astrale la sua vera patria, e perciò è stato così chiamato: corpo astrale. — Abbiamo dunque imparato a conoscere tre membri della natura umana: corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale.

Il quarto membro, l’Io, vogliamo imparare a conoscere la prossima volta. L’Io è quel membro che rende l’uomo la corona della creazione e l'eleva al di sopra dell’animale.

L’animale non ha ancora una tale coscienza come l’uomo; ha certo una coscienza, così come l’abbiamo visto in relazione alla pianta e al minerale; ma questa coscienza degli animali si trova nel mondo astrale. Il quarto membro dell’uomo, questo Io, si articola insieme agli altri tre membri alla santa quaternità dell’uomo, di cui parlavano tutte le antiche scuole.

Così l’uomo ha il corpo fisico in comune con il minerale, il corpo eterico in comune con la pianta, e il corpo astrale in comune con l’animale. L’Io l'ha solo lui; e questo l'eleva al di sopra di tutto il resto. Nel genere umano troviamo un’essenza di tutto quello che vediamo sparpagliato intorno a noi. Veramente: un Microcosmo! Perciò bisogna che noi, se vogliamo conoscere l’uomo, conosciamo prima quello che ci circonda.

Così bisogna che pensiamo questi tre membri dell’essere, questi tre corpi, come tre involucri tessuti dalle più svariate regioni, e in questi involucri abitiamo noi, cioè l’Io, insieme ai membri superiori della natura umana, alla nostra parte immortale.

3°Parte 1 (Teosofia e Rosacrocianesimo) - L'essenza dell'Io e la trasformazione del corpo astrale

Kassel, 18 Giugno 1907

Un Santissimo nell’uomo è quello che si designa con l’autocoscienza. Chi se lo rappresenta nel modo giusto, vede senza difficoltà che con questa parola «autocoscienza» in realtà si esprime il senso dell’esistenza umana. L’autocoscienza è la facoltà di sapere se stesso come un Io.

Voi arrivate meglio a una rappresentazione di questo se pensate che in tutto l’ambito della lingua tedesca c’è un solo nome che si distingue fondamentalmente da tutti gli altri: è la parola Io. Chiunque può chiamare il tavolo tavolo, ma «Io» ogni persona può dirlo solo per sé, per ogni altro si è un Tu. Mai la parola Io può pervenire al mio orecchio dall’esterno, se deve significare me stesso. Questo l’ha sentito tutta la scienza dello spirito. La religione ebraica, per esempio, quando parlava di questa essenza dell’interno umano, parlava in modo da chiamare questo il Nome di Dio indicibile. Si diceva infatti: se l’Io deve essere pronunciato, deve risuonare dal centro dell’essenza stessa. Nessun essere esterno può pronunciare questo nome. Era quindi come un brivido che passava attraverso tutta l’assemblea quando il sacerdote pronunciava la parola Jahve, «Io sono colui che sono». Allora inizia la Divinità nell’uomo a parlare. Questo è il significato puro, originale del nome di Dio ebraico. Imparate a conoscere ancora altri nomi, ma tutti stanno in un certo rapporto con questo nome. E con questo Io designiamo il quarto membro della natura umana. Da questo Io l’uomo elabora gli altri membri della sua natura: il corpo astrale, il corpo eterico e anche il corpo fisico. Per quanto indietro andiamo nella storia evolutiva della natura umana, i quattro membri erano sempre presenti nell’uomo; e appunto per questo egli si distingue dagli animali.

Facciamoci una nozione di come rispetto a questi quattro membri lo sviluppato si rapporta all’inviluppato. Considerate una volta uno dei più selvaggi, che ancora mangia gli altri esseri umani, con un uomo europeo medio, e questo ancora una volta con un altamente sviluppato, per esempio Goethe, Schiller o Francesco di Assisi. Quel selvaggio segue direttamente i suoi istinti e le sue passioni, come stanno contenuti nel suo corpo astrale. Ha certo già l’Io, ma questo è ancora completamente in balia del corpo astrale. L’uomo europeo medio distingue già quello che è buono e non buono. Questo avviene perché questo uomo ha già lavorato sul suo corpo astrale. Ha lavorato su di esso e persino trasformato già alcuni istinti in cosiddetti ideali. Una fase evolutiva tanto più elevata ha raggiunto l’uomo, quanto più dal suo Io ha rielaborato del suo corpo astrale. L’uomo europeo medio odierno ha già rielaborato molto. Un’individualità come Schiller o Goethe ha già rielaborato la parte assai più grande del suo corpo astrale. Ma un uomo che ha già sottomesso tutte le passioni alla sua volontà, come per esempio Francesco di Assisi, ha già un corpo astrale che è completamente rielaborato dall’Io: non c’è più nulla che non stia sotto la signoria dell’Io. Tanto quanto l’uomo ha così rielaborato del suo corpo astrale, tanto lo chiamiamo il suo Manas o Sé spirituale: questo è il quinto membro della sua natura. Possiamo quindi dire: nell’Io giace il germe per la rielaborazione del corpo astrale in Manas, Sé spirituale.

Ma allora c’è anche la possibilità che l’uomo non solo rielabori il suo corpo astrale, bensì anche il suo corpo eterico, così che l’Io diventi padrone anche del corpo eterico. Solo bisogna che vi rendiate conto che questo è molto più difficile e procede più lentamente. La differenza della rielaborazione del corpo astrale e del corpo eterico è la seguente: considerate una volta quello che sapevate a otto anni, e quello che vi siete acquisiti da allora nella vostra gioventù! Il portatore di tutti questi cambiamenti è il corpo astrale: esso cambia quindi quotidianamente in modo sostanziale attraverso tutto quello che assimilate in impressioni esterne. Diverso però è con il corpo eterico. Se voi volete farvi una rappresentazione, allora rappresentatevi questo: eravate con otto anni un bambino focoso? Allora probabilmente siete ancora talvolta focosi. Solo a pochi uomini riesce di cambiarsi così da trasformare anche le loro abitudini, le loro inclinazioni, il loro temperamento, il loro carattere. Non c’è alcuna contraddizione in questo con ciò che è stato detto sopra. Il corpo astrale ha certo a che fare con il piacere e il dolore e le nostre passioni; ma quando questi sentimenti passionali diventano abitudine, cosiddette caratteristiche caratteriali, allora giacciono ancorate nel corpo eterico. Se vogliamo trasformare tali abitudini, allora il corpo eterico deve trasformarsi, poiché questo è il portatore di tutte le abitudini e delle caratteristiche caratteriali.

Io ho già spesso confrontato i cambiamenti del corpo astrale e del corpo eterico con il movimento della lancetta dei minuti e della lancetta delle ore di un orologio.

Parleremo più tardi dello sviluppo dello scolaro avanzato. Un tale scolaro non è questo nel senso della vita ordinaria, non uno che semplicemente impara qualcosa. Certamente, un tale scolaro deve anche imparare molto, ma infinitamente più importante che l’apprendimento è questo lavoro descritto sopra nel corpo eterico: che riesca a trasformare il carattere focoso in dolcezza. Proprio per questo la scienza occulta dà allo scolaro l’istruzione.

Ha raggiunto un’elevata fase di sviluppo colui che ha in mano di cambiare un’abitudine, cioè una proprietà del suo corpo eterico, da un giorno all’altro. Una tale trasformazione del corpo eterico deve andare di pari passo con quello che lo scolaro della scienza occulta altrimenti impara. Ma anche quando l’uomo non sa nulla di una tale formazione, tuttavia cambia di per sé — se anche lentamente e gradualmente, attraverso molte incarnazioni — il suo corpo eterico. E tanto quanto di questo corpo eterico si è trasformato, tanto lo chiamiamo Buddhi o Spirito vitale: questo forma il sesto membro della natura umana.

Allora c’è ancora il grado, che però sta molto, molto più alto, su cui l’uomo impara a lavorare anche nel suo corpo fisico e a trasformarlo. Tanto quanto ha acquisito la signoria del suo corpo fisico, tanto lo si chiama Atma o Uomo-Spirito: è il settimo membro della sua natura. Atma è legato alla parola «respirare», perché è il processo respiratorio da cui procede questa trasformazione. Che cosa significhi dominare consapevolmente il proprio corpo fisico dall’Io, ce lo si fa un’idea solo quando si pensa quanto poco si sappia veramente del proprio corpo fisico. Questo sapere non ha nulla a che fare con quello che l’anatomia odierna ha da dire sul corpo fisico. Molto tempo prima che ci fosse l’anatomia odierna, c’erano insegnamenti antichissimi, che certo non erano diventati pubblici, in cui però potete trovare un sapere dell’interno dell’uomo. Attraverso questo gli antichi saggi potevano per esempio seguire le correnti della vita e del sangue: erano quindi in grado di osservare interiormente sé stessi, il corpo fisico in tutti i suoi organi. Se ci siamo sviluppati così lontano, allora è possibile che nessuna particella nel nostro corpo si muova senza la nostra volontà. Questa è la trasformazione in Atma, Uomo-Spirito.

Ora potrebbe uno obiettare: il corpo fisico è pure il membro più basso della natura umana, come è allora possibile la trasformazione di quello nel membro più alto? — Proprio perché il corpo fisico è il membro inferiore, ci vuole il massimo sforzo di forza da parte dell’uomo per far proprio questo corpo. Con la rielaborazione di questo corpo fisico va di pari passo l’acquisizione della signoria su forze che permeano il cosmo intero. E la signoria su queste forze cosmiche è quello che si chiama la magia.

Così l’uomo consta nella sua vera essenza interiore di sette parti, ma queste sette parti passano completamente l’una nell’altra. Voi non vi farete una giusta rappresentazione di questa penetrazione reciproca di tutte e sette le parti se non le confrontate con i sette colori dell’arcobaleno, che sono tutti contenuti anche nella luce solare. Come la luce consiste di questi sette colori, così anche l’uomo dei suoi sette membri.

Ora vogliamo entrare nel significato di questa articolazione per la conoscenza dell’intero cammino della vita dell’uomo. Abbiamo già sentito ieri quale sia la natura del sonno. Nel letto giace il corpo fisico e il corpo eterico; continua come manifestazione di vita di questo corpo eterico la respirazione e la circolazione del sangue; ma tutto quello che appartiene al corpo astrale è stato elevato con l’Io fuori dal corpo fisico e dal corpo eterico.

Nel caso della morte avviene il contrario. Mentre durante tutto il tempo dalla nascita alla morte il corpo fisico e il corpo eterico rimangono un tutto, alla morte non solo si separa, come nel sonno, il corpo astrale, bensì anche il corpo eterico dal corpo fisico. Questo corpo fisico è ora però — ricordiamoci quello che è stato detto ieri — così complicato che deve disintegrarsi affidato a se stesso.

Consideriamo ora con lo sguardo chiaroveggente l’uomo immediatamente dopo la morte: di fronte a noi giace solo il corpo fisico, e al di sopra di esso fluttuano il corpo astrale e il corpo eterico. Subito dopo la morte si verifica un fenomeno peculiare nella sensazione dell’uomo così scomparso: nel momento della morte sorge nel campo della memoria umana, come un quadro espanso, tutta la sua vita. Ogni piccolo, perfino piccolissimo evento passa dinanzi a lui in immagini. Questo accade naturalmente, perché il corpo eterico, accanto alla proprietà descritta sopra della prevenzione di una decomposizione del corpo fisico, è anche il portatore della memoria. Nel medesimo momento in cui questo corpo eterico è liberato dalla sua precedente mansione, si immerge completamente in questa seconda mansione. Poiché durante la vita ogni evento era congiunto con piacere e dolore, gioia e sofferenza, in conseguenza della compenetrazione con il corpo astrale, l’uomo ora, poiché anche il corpo astrale si è separato da lui, vive queste immagini di memoria, cioè tutta la sua vita trascorsa, senza sensazione, senza sentimento, come in un grande panorama.

Finché questo corpo eterico rimane unito al corpo fisico, lo strumento di cui deve servirsi è il cervello, qualcosa che fa che i nostri ricordi non siano mai completi: solo frammenti delle impressioni vitali ci rimangono nella memoria. Questo dipende dall’imperfezione di questo cervello fisico; nel momento della liberazione dal cervello fisico, invece, questo corpo eterico si ricorda di tutto. Un analogo di questo stato si trova già nella vita ordinaria nello shock che si prova per esempio nel momento dell’annegamento, della caduta e così via. Ciò dipende semplicemente dal fatto che in un tale momento il corpo eterico è scosso violentemente dal corpo fisico. Lo stesso accade anche in forma più leggera all’addormentamento degli arti, anche nell’ipnosi, dove il chiaroveggente vede il corpo eterico sporgere a entrambi i lati della testa. La fisiologia materialistica obietta che c’è un cambiamento materiale nel sangue, ma questo è una confusione di causa ed effetto.

Il primo destino dell’uomo dopo la morte è quindi questo sguardo retrospettivo sulla vita trascorsa, che dura in modo diverso e mediamente circa tre giorni e mezzo. Allora viene una sorta di seconda morte, in cui l’etereo si separa completamente anche dal corpo astrale, e rimane una sorta di cadavere eterico. Questo cadavere eterico si dissolve molto presto, anche se in ogni uomo diversamente velocemente, nell’etere universale; però non completamente. Un’essenza della vita trascorsa rimane, che l’Io porta con sé e che è un bene imperituro, che rimane all’uomo per tutte le incarnazioni seguenti. Dopo ogni incarnazione si aggiunge un nuovo foglio ai precedenti. Questo si chiama nella teosofia il corpo causale, e nella qualità di questo corpo causale risiede la causa di come si configurano le incarnazioni seguenti.

Ora il corpo astrale è solo. Come si distingue questo stato dal sonno, dove esso pure era uscito dagli altri membri, dal corpo fisico e dal corpo eterico, dove era quindi anche solo? Le forze che doveva usare nel sonno per l’elaborazione e la riparazione del corpo fisico sono state liberate dal fatto che questo corpo fisico è stato definitivamente abbandonato. Le usa il corpo astrale ora per sé stesso, e ne diviene consapevole. In questo stato di consapevolezza di sé il corpo astrale ora attraversa un’epoca, che voi vi rendete chiara nel modo migliore se fate la seguente considerazione.

Pensate al piacere di un cibo saporito: l’uomo lo gode e ha il suo piacere in questo piacere. Questo piacere non siede nel corpo fisico, bensì nel corpo astrale. Ma affinché questo piacere possa avvenire, ci vuole lo strumento, cioè una lingua, un palato: così il corpo fisico fornisce lo strumento per i piaceri del corpo astrale. Come è allora dopo la morte, dove questo corpo fisico è stato gettato via? Lo strumento, il mediatore del piacere manca; ma non ha il corpo astrale perso la nostalgia, il desiderio del piacere. Rappresentatevi per quanto possibile vivamente questo stato. È uno stato come quello che la persona assetata sente nel deserto. Dopo la morte il corpo astrale avrà ancora il desiderio di piacere, nella misura in cui se ne era abituato dalla vita trascorsa. Perciò per tutti gli uomini questo tempo dopo la morte è un tempo di desiderio insoddisfatto. Questo stato si chiama Kamaloka; Kama significa desiderio, locus: luogo. È lo stesso stato che troviamo descritto in molti miti, per esempio nei tormenti di Tantalo, o nel Purgatorio. Certamente questo stato non è solo tormentoso: penoso è solo finché il corpo astrale non si sia disabituato al desiderio del piacere. Quanto più il corpo astrale aveva bisogni nel corso della vita fisica, tanto più lungo dura questo stato. Da questo però potete già ricavare che, a seconda della qualità dei bisogni che un uomo ha avuto nella vita trascorsa, non solo qualcosa di penoso, bensì anche in certe circostanze qualcosa di molto buono e piacevole, può incontrare il corpo astrale nel Kamaloka.

Così per esempio egli vive allora piacevolmente ogni gioia che ha avuto della bella natura. Per godersi questa gioia della bella natura certo abbiamo bisogno di occhi per vedere; ma la bellezza è qualcosa che va al di là del fisico, e perciò anche nella vita di Kamaloka questo stato è la fonte di un piacere esaltato. Tali cose sono le cause delle grandi gioie e dei meravigliosi eventi anche durante il tempo di Kamaloka. Questo tempo può allora già migliorare l’uomo, se si libera dall’attaccamento ai puri piaceri fisici. Se considerate questo, allora capirete molto nella vita, per esempio riguardo a tutto quello che si chiama arte. Quanto più l’arte è ideale, quanto più l’ideale risplende attraverso, tanto più forte e tanto più elevante opera l’opera d’arte oltre la vita. Il suo elemento è lo spirituale. Solo la miopia materialistica ha condotto al naturalismo nell’arte. — Dopo aver vissuto questo tempo di Kamaloka, siamo arrivati al punto dove l’uomo ha disabituato tutti i suoi piaceri materiali, e questo momento significa il passaggio attraverso uno stato completamente nuovo. Allora l’anima getta via dal corpo astrale tutto quello a cui l’uomo, cioè l’Io, non ha ancora lavorato; e questo involucro astrale ora gettato via è così il terzo cadavere che l’uomo allora lascia dietro di sé.

Ora, dopo che l’Io con quello che ha conquistato dai altri corpi, cioè con l’essenza sopra descritta del corpo eterico e ora anche con quella del corpo astrale, è diventato uno, esso passa nel paese dello spirito. E questo è quel tempo che l’anima vive da allora fino a una nuova nascita.

Questo vogliamo discutere domani. Oggi voglio solo sottolineare ancora una volta questo: che tutti questi mondi spirituali continuamente ci circondano e non sono separati da noi in un aldilà spaziale, in modo da essere sempre visibili per l’occhio del veggente. E chi riesce a guardare dentro questi mondi spirituali, riesce a vedere sempre queste ombre o spettri — poiché questi sono quei cadaveri — in qualunque momento. Questi cadaveri sono proprio quelli che molto spesso si insinuano nelle sedute spiritiche. Se però i partecipanti a una tale seduta spiritica considerano un tale cadavere astrale per l’individualità stessa, allora è altrettanto stupido quanto se si considerasse il cadavere fisico per l’uomo stesso. Perciò questo cadavere astrale — poiché è proprio quello che l’Io non può usare — mostra a tali sedute spiritiche molto spesso aspetti ridicoli.

4°Parte 1 (Teosofia e Rosacrocianesimo) - Il mondo astrale come mondo onirico simbolico

Kassel, 19 Giugno 1907

Poiché oggi abbiamo il compito di continuare a seguire i destini dell’uomo attraverso il mondo spirituale, sarà bene se prima ci formiamo una rappresentazione di ciò che nel senso della scienza dello spirito si chiama un mondo.

La percezione del mondo intorno a noi dipende da quali capacità e organi abbiamo per percepirlo. Se avessimo altri organi, allora il mondo sarebbe completamente diverso per noi. Se per esempio l’uomo non avesse occhi per vedere la luce, bensì un organo con che potesse percepire, diciamo, l’elettricità, allora non percepiremmo questo spazio come luminoso, pervaso dalla luce, bensì certamente vedremmo nei fili che passano attraverso lo spazio l’elettricità fluire; allora vedremmo ovunque scintille, lampi e correnti. Così quello che chiamiamo il nostro mondo dipende dai nostri organi di senso.

Così il mondo astrale non è nient’altro che una somma di manifestazioni che l’uomo sperimenta intorno a sé quando è separato dal suo corpo fisico e dal suo corpo eterico, e quando può usare queste forze nel suo interno per vedere quello che altrimenti non può vedere. Questo è appunto il caso quando ha gettato via il corpo fisico e il corpo eterico. Gli organi percettivi per il mondo astrale sono gli organi del corpo astrale, analoghi agli organi di senso per il corpo fisico. Vogliamo allora considerare una volta il mondo astrale.

Il chiaroveggente spirituale può percepire anche già qui nel corpo fisico questo mondo astrale, mediante quei metodi che discuteremo più tardi. Questo mondo astrale si distingue dal nostro mondo fisico considerevolmente. Anzitutto potete farvi una rappresentazione di ciò che è intorno a voi nel mondo astrale, se pensate all’ultimo residuo che l’uomo ha ancora dalla sua precedente capacità di chiaroveggenza nei tempi antichi: questo è la vita onirica. Conoscete tutti questa vita onirica dall’esperienza, e la conoscete come un mondo di immagini caotiche. Da dove viene allora che l’uomo sogna affatto? Sappiamo che durante questa vita onirica nel letto giace il corpo fisico e il corpo eterico, mentre il corpo astrale vi galleggia sopra. Nel sonno completo, profondo, senza sogni, il corpo astrale è completamente elevato dal corpo eterico. Nel sonno con sogni, invece, ancora i fili percettivi del corpo astrale sono dentro il corpo eterico, e così l’uomo percepisce allora le immagini più o meno confuse del mondo astrale. Il mondo astrale è permeabile come le immagini oniriche, è come tessuto di sogni. Ma queste immagini si distinguono dai sogni ordinari in questo: che queste immagini sono una realtà, esattamente una realtà come il mondo fisico. Il modo di percezione è molto simile alla percezione onirica: esso è infatti simbolico. Voi conoscete tutti che il mondo dei sogni è simbolico. Tutto quello che viene assorbito dal mondo esterno nel sonno, viene simbolizzato nel sogno. Voglio darvi alcuni esempi tipici di sogni, e da questi potrete subito vedere come il sogno si simbolizzi sulla base di una semplice impressione esterna.

Vedete per esempio nel sogno come prendete una rana verde. La sentite abbastanza bene, la rana verde scivolosa: al risveglio sentite di avere il freddo angolo della coperta in mano. Oppure sognate di trovarvi in una buia caverna piena di ragnatele; vi svegliate e avete mal di testa. Oppure vedete nel sogno serpenti, e vi accorgete al risveglio di avere dolori nelle viscere. Oppure un accademico sogna una lunga storia di un duello dall’inizio della spinta fino alla conclusione del duello nella sfida della pistola: il colpo cade — allora si sveglia e si accorge che la sedia è caduta. Da tutto il corso di quest’ultima immagine onirica vedete anche che i rapporti temporali sono completamente diversi. Non solo il tempo è costruito al contrario, ma anche il concetto intero di tempo nel sogno perde il suo significato. Si sogna nel frazione di un secondo un’intera vita, come anche nel momento di una caduta o dell’annegamento la nostra intera vita ci passa davanti all’occhio dell’anima. Ma quello che è importante in tutti gli esempi onirici addotti è che rappresentano immagini di quello che è la causa di queste. Così è tutto nel mondo astrale. Abbiamo dunque ragione di interpretare queste immagini. Lo stesso evento astrale appare anche sempre come la stessa immagine, in cui c’è interamente regolarità e armonia, mentre le immagini ordinarie oniriche sono caotiche. Si può infine nel mondo astrale orientarsi proprio così bene come nel sensibile.

Il mondo astrale è tessuto di tutte tali immagini, ma queste immagini sono l’espressione di entità psichiche. Tutti gli uomini dopo la morte stessi sono avvolti in tali immagini, che in parte sono molto ricche di colori e forme. Così anche quando un uomo si addormenta, il suo corpo astrale è da vedersi in forme fluenti e mutevoli e colori. Tutte le entità astrali appaiono in colori. Se l’uomo riesce a guardare in modo astrale, percepisc queste entità astrali in un mare di colori fluttuante.

Ora ha questo mondo astrale una peculiarità, che a colui che l’ode per la prima volta appare strana: tutto è presente nel mondo astrale come in un’immagine rispecchiata, e perciò voi dovete come scolari abituarvi gradualmente a vedere correttamente. Vedete per esempio il numero 365, che corrisponde al numero 563. Così è con tutto quello che percepite nel mondo astrale. Tutto quello che per esempio proviene da me stesso mi appare come se venisse su di me. Tenere conto di questo è straordinariamente importante. Se per esempio attraverso stati di malattia vengono alla luce tali immagini astrali, bisogna sapere che cosa farsene. Nel delirio si presentano molto spesso tali immagini, e tali persone possono vedere tutti i possibili aspetti grotteschi e forme corporee che su di loro si avventano, poiché in tali stati malati il mondo astrale per l’uomo è aperto. Queste immagini naturalmente sembrerebbero come se le cose si avventassero sull’uomo, mentre in realtà da lui emanano. Questo devono in futuro saperlo i medici, perché tali cose a causa della nostalgia religiosa repressa diventeranno sempre più frequenti in futuro. A un tale evento di immagini astrali sta anche per esempio alla base il motivo del noto dipinto «La tentazione di Sant’Antonio». Se voi pensate tutto questo fino alla fine, allora non vi sembrerebbe più buffo che anche il tempo si rovesci nel mondo astrale. Un accenno vi è già dato dalle esperienze del sogno. Ricordatevi dell’esempio poco fa menzionato del duello sognato. Tutto corre qui all’indietro, e così anche il tempo. Così si può nel corso astrale all’albero prima il frutto, poi il fiore e indietro fino al seme perseguire.

Così scorre anche dopo la morte — questo è quindi il tempo dell’abituarsi — tutta la vita attraverso il mondo astrale all’indietro: voi rivivete la vostra vita ancora una volta da dietro in avanti e la chiudete con le prime impressioni della vostra infanzia. Ma questo procede essenzialmente più velocemente che qui nel mondo fisico e dura circa un terzo della vita terrena. Si vive allora anche ancora molto altro durante questo percorso all’indietro della vita. Prendiamo per esempio che siate morti a ottanta anni, e vivete ora la vita all’indietro fino al quarantesimo anno della vita. Allora avete per esempio una volta dato un ceffone a uno, attraverso cui questo uomo ha patito dolore da voi. Ora è così nel mondo astrale che questa sensazione di dolore, come in un’immagine rispecchiata, appare; cioè: ora voi vivete il dolore che allora l’altro ha provato da voi attraverso il ceffone. E la stessa cosa naturalmente è anche il caso di tutti gli eventi lieti. — E allora soltanto, quando l’uomo ha rivissuto tutta la sua vita, entra nel mondo spirituale. Gli scritti religiosi sono sempre verità da prendersi letteralmente. Se considerate quello che è stato appena detto, allora potrete subito vedere che l’uomo veramente entra prima nel mondo spirituale — e con il mondo spirituale è inteso quello che nella Bibbia è designato come «Regno dei Cieli» o «il Regno dei Cieli» — solo quando ha rivissuto a ritroso tutta la sua vita fino all’infanzia. E questo giace in verità alla base della parola di Cristo: «Se non diventate come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli». Allora, quando l’uomo all’indietro è di nuovo arrivato alla fase della sua infanzia, egli si sfila il corpo astrale ed entra nel mondo spirituale.

Ora devo raccontarvi con il linguaggio del racconto questo mondo spirituale. Questo Regno dei Cieli è ancora più diverso dal mondo fisico del mondo astrale. Ma poiché naturalmente tutto solo con espressioni può essere descritto che provengono da questo mondo fisico, vale ancora di più di quanto sopra nella descrizione del mondo astrale che tutte queste descrizioni valgono solo in paragone.

Anche in questo Regno dei Cieli c’è una trinità, come qui sulla terra. Come qui avete i tre stati di aggregazione: solido, liquido e gassoso, e secondo questi dividete la terra nel continentale, negli oceani e nell’area atmosferica, così anche nel paese dello spirito, se pure come detto solo in paragone, si possono distinguere tre tali zone. Solo che la zona dei continenti è composta di qualcosa di diverso dalle nostre rocce e pietre. Quello che là è il terreno solido del paese dello spirito, quelle sono le immagini originali di tutto il fisico. Tutto il fisico ha sue immagini originali, anche l’uomo. Queste immagini originali appaiono al chiaroveggente come una sorta di negativo: vedete lo spazio come una sorta di figura d’ombra, e intorno a esso è luce radiante. Questa ombra però, corrispondentemente per esempio al sangue e ai nervi, non è uniforme, mentre una pietra o un minerale nell’immagine originale lascia comparire uno spazio uniformemente vuoto, intorno a cui anche si vede una radiazione di luce. Come sulla terra camminate su rocce solide, così voi camminate là intorno alle immagini originali delle cose fisiche. Da questo è composto il terreno di questo mondo spirituale. Quando l’uomo entra per la prima volta in questo terreno, ha sempre un aspetto ben determinato: è il momento in cui vede l’immagine originale del suo stesso corpo fisico. Allora vede per primo chiaramente disteso il suo proprio corpo. Poiché egli stesso è Spirito. Questo accade in una vita terrena che scorre normalmente circa trent’anni dopo la morte; e in questo si ha la sensazione fondamentale: Questo sei tu. — Da questa conoscenza la filosofia vedanta si è forgiata il detto riconoscitivo fondamentale «Tat tvam asi - Questo sei tu», come una proposizione epistemica fondamentale. Tutti tali detti sono tratti profondamente dalla conoscenza spirituale.

La seconda zona del paese spirituale è la zona oceanica. Tutto quello che qui nel mondo fisico è vita, cioè tutto quello che possiede un corpo eterico, quello è nel paese dello spirito come un elemento fluente. La vita fluente, rigogliosa, scorre così attraverso il paese dello spirito. Si raccoglie anche come in un bacino di mare, come l’acqua nel mare, o meglio, come il sangue che scorre attraverso le vene e si raccoglie nel cuore.

In terzo luogo abbiamo la zona aerea del paese spirituale, che è formata da tutte le passioni, gli istinti, i sentimenti e così via. Tutto questo l'avete lassù come percezione esterna, come le manifestazioni atmosferiche qui sulla terra. Tutto questo frulla l’atmosfera del Devachan. Come veggente potete nel paese dello spirito percepire quello che qui sulla terra è sofferto, e quale gioia vi regna. Ogni passione, ogni odio e simile opera sé nel paese dello spirito come una tempesta. Una battaglia per esempio opera sé così che il veggente ha l’esperienza di un temporale nel mondo di Devachan. Così tutta la zona spirituale è attraversata sia da meravigliose gioie che si trascinano, sia da terribili passioni. E così si possono anche parlare di orecchi spirituali. Se siete così avanzati da esservi conquistati l’intuizione in questo mondo di Devachan, allora queste manifestazioni ondeggiate possono da voi essere viste e sentite, e quello che così è udito è l’armonia delle sfere.

Così abbiamo caratterizzato il territorio dello spirituale fino a questo grado. Ma c’è ancora una quarta zona nel Devachan. Abbiamo finora visto: le immagini originali di tutta la forma fisica = Continente tutta la vita = Mare tutta la vita psichica, i sentimenti e così via = Zona aerea del Devachan

C’è allora qualcosa nella vita umana, che non può essere posato nel mondo esterno, e il contenuto spirituale di quello forma la quarta zona del Devachan. Vi appartiene ogni intuizione originale, fino al creativo del genio. Tutto quello che è originale, cioè tutto quello che l’uomo crea in questo mondo, attraverso cui il mondo è arricchito, tutte queste immagini originali formano la quarta zona del Devachan. Con questo abbiamo concluso quello che è la descrizione delle parti inferiori del Devachan.

Al di là di questo vengono ancora tre zone più elevate, che però l’uomo qui durante la vita solo attraverso un’iniziazione superiore — così solo l’iniziato — riesce a raggiungere, e che dopo la morte sono anche percepibili solo a individualità più sviluppate. Se allora un tale iniziato avanzato riesce a entrare in questa prossima zona più elevata del Devachan, che cosa vive lui allora? Anzitutto qualcosa, che si designa nella scienza occulta come la Cronaca dell’Akasha. Tutto quello che nel mondo accade e che è mai accaduto, viene mantenuto come impronta in una sottile sostanzialità, che è imperituro. Voglio rendervelo un po’ comprensibile con un esempio: io vi parlo ora; voi però non mi sentireste se la mia voce non potesse mettere in oscillazione l’aria. Così tutto quello che si dice da me è espresso in forme di movimento sottili qui nell’aria. Queste forme di movimento naturalmente svaniscono; ma in quella sottile, spirituale sostanzialità che viviamo quando giungiamo in quel mondo superiore, tutto viene impresso là quello che accade qui, e quello rimane eternamente. Ogni parola, ogni pensiero, tutto quello che è mai accaduto nell’umanità, può in questa Cronaca dell’Akasha essere letto. A questo appartiene o l’iniziazione, o quel momento dove l’uomo dopo la morte entra in questa zona del Devachan, cioè, se si è così sviluppato che dopo la morte questa comunque elevata zona del Devachan riesce a percepire. Allora riesce a guardare nel passato.

Questa Cronaca dell’Akasha è una scrittura in cui tutto è conservato quello che è mai accaduto. Non è in realtà una scrittura nel senso fisico, bensì sono immagini. Vedete per esempio Cesare in tutte le situazioni della sua vita: non quello che ha effettivamente fatto, bensì gli impulsi interiori che l’hanno spinto alle sue azioni. Queste immagini Akasha hanno un alto grado di vita, e se non le si comprende nel modo giusto, possono essere la causa di grandi illusioni. Così sono per esempio una fonte di molti errori spiritici — quando cioè in una seduta appare un’immagine Akasha. Se per esempio convocate Goethe e appare l’immagine Akasha del 25 novembre 1797 e vi dà informazioni su una domanda: risponde a questa nel modo come Goethe avrebbe risposto allora, se gli fosse stata posta la domanda il 25 novembre 1797. — Solo il conoscitore esatto del mondo spirituale riesce a riconoscere se in un tale caso si tratta di realtà o di spettri. Da tali descrizioni potete ricavare che aspetto hanno queste zone superiori dei mondi spirituali.

Il primo evento è così la percezione del proprio corpo: da questo evento prendono il loro origine tutti gli altri. Fortemente sente là l’uomo il sentimento della liberazione dalle spoglie corporee, poiché è il momento beatificante dove ha gettato via anche l’ultimo dei cadaveri, il cadavere astrale. Come una pianta incastrata in una spaccatura rocciosa proverebbe beatitudine se fosse liberata, così questo sentimento di beatitudine diviene un sentimento fondamentale dell’uomo. Questa beatitudine allora permea e trasfigura anche i sentimenti prima vissuti più terrestremente, per esempio sentimenti di amicizia, che qui forse erano sottoposti a certe metamorfosi e che là sono approfonditi e purificati. Anche l’amore della madre al suo bambino sperimenta una purificazione; e viceversa: il sentimento originariamente animalesco della connessione, che già qui era diventato morale, si sviluppa nel Devachan in un'ancora più elevata forza morale. Tutti i legami stretti qui sulla terra sperimentano un approfondimento nel territorio dello spirito, penetrandosi a vicenda. Attraverso l’amore l’uomo già qui si lavora in salita dall’angustia dell’egoismo nella vastità dell’esperienza universale. Là però nulla è l’uno separato dall’altro, separato, uno lavora per l’altro, poiché il lavoro è anche là l’elemento che porta e promuove le anime, che le connette; l’amore però è la fonte inesauribile di tutta la vita.

5°Parte 1 (Teosofia e Rosacrocianesimo) - La memoria e il percorso dell'uomo nel Devachan

Kassel, 20 Giugno 1907

Oggi ci tocca caratterizzare un po’ l’uomo durante il suo soggiorno nel Devachan tra la morte e la reincarnazione. Dobbiamo innanzitutto farci un’idea di ciò che l’uomo realmente raggiunge grazie a quello che fa in primo luogo per sé stesso nel tempo in cui attraversa questo mondo spirituale. Ci facciamo la rappresentazione più facile se consideriamo il rapporto di due cose: cioè il rapporto tra quello che viviamo e quello che nasce da quello che abbiamo vissuto, e in primo luogo nel tempo tra la nascita e la morte. Considerate una volta tutto quello che dovete passare, per esempio quando imparate a scrivere. Avreste difficoltà a ricordare tutto quello che dovete assimilare in voi come abilità fino a quando non padroneggiate quell’arte nobile della scrittura. Pensate a tutte le esortazioni e magari anche alla collera degli insegnanti. Tutto questo è passato attraverso la vostra anima, e cosa vi rimane di tutto ciò? La capacità di scrivere. Tutto il resto si è offuscato, e quello che è rimasto è questa arte della scrittura. — Così va in generale nella vita, e non solo nel tempo tra la nascita e la morte, ma nella vita universale intera attraverso il mondo fisico e soprasensibile.

Possiamo farci un’idea di come tutto questo che è stato detto agisca anche nei mondi soprasensibili. Prendiamo per esempio Mozart: è ancora un ragazzo assai giovane quando ascolta nella Basilica di San Pietro a Roma un pezzo musicale lungo che secondo un’antica tradizione non era mai stato trascritto prima, e in seguito lo riscrive di memoria completamente. Che memoria ci voleva! E poteva fare tutto questo da giovane ragazzo! Che cosa dice il materialista a questo? Si opporrà violentemente se gli si chiede di credere che un bue nasca da un pezzo di terra, se lo si volesse convincere che senza il naturale sviluppo una cosa come un bue potesse svilupparsi. Dice: i miracoli non esistono — e ha perfettamente ragione. Ma diventa terribilmente superstizioso e credulo di fronte alle cose spirituali! Un fatto come quello appena descritto dalla vita di Mozart, il materialista l’accetta semplicemente e l’attribuisce senza ulteriore riflessione all’eredità. Eppure sarebbe proprio un miracolo come la nascita di un bue da un pezzo di terra, se il suo vero nesso non potesse spiegarsi attraverso la scienza dello spirito. È infatti possibile che, applicando lo spirito ripetutamente a una cosa, l’uomo si crei gradualmente una memoria eccellente. Proprio come la perfezione si è sviluppata gradualmente dall’imperfezione, così anche la memoria si sviluppa; ma sarebbe un miracolo se una memoria come quella di Mozart si fosse sviluppata dal nulla! — La scienza dello spirito risponde che qui pure la memoria si è sviluppata naturalmente passo dopo passo. Non c’è scampo per il materialista se vuole spiegare una cosa del genere: o deve essere credulo di miracoli, oppure deve ammettere che le capacità che così appaiono provano che quelle stesse capacità esistevano già in una vita precedente e hanno preso il corso perfettamente naturale del divenire. La reincarnazione non è quindi niente di diverso da una conseguenza logica di simili ragionamenti. E coloro che secondo la concezione materialista ammettono che una memoria così perfetta come quella del giovane Mozart possa originarsi dal nulla, dovrebbero trarre le conseguenze dalla loro concezione e ammettere che, per esempio, le rane si sviluppino senza più da melma, come la scienza naturale prima di Francesco Redi ammetteva.

Chi quindi nella scienza dello spirito guarda alla logica dice: Come una quercia nasce dal seme e si sviluppa gradualmente, così anche le nostre capacità psichiche si sviluppano gradualmente, e quando l’uomo entra in una vita con capacità così altamente sviluppate come Mozart, allora questo ci dà la prova incontrovertibilmente logica che l’uomo ha acquisito queste capacità gradualmente in vite terrene precedenti. Questo ci dà una presa, per comprendere il destino dell’uomo nel mondo spirituale.

Si tratta quindi del fatto che le esperienze di una vita si trasformano in capacità per la vita successiva. Tutto quello che in questa vita sono disposizioni, noi l’abbiamo portato con noi come frutti delle esperienze di vite terrene precedenti. Per questo bisogna considerare il cammino attraverso il Devachan per comprendere pienamente come dalle esperienze di una vita nascono per noi le capacità per la vita successiva.

Quando camminiamo nella vita su questa terra, viviamo quotidianamente molte cose, e tutte queste esperienze appaiono nel quadro descritto prima, immediatamente dopo la morte, davanti all’occhio dell’anima; ma le capacità che abbiamo sviluppato da tutte queste esperienze rimangono per noi come essenza, e questa essenza, che ci rimane per tutti i tempi a venire, l’uomo poi la porta nel mondo spirituale.

Quando l’uomo entra nel Devachan, percepisce quindi i territori come li abbiamo descritti ieri: il continentale, che consiste nelle forme originarie di tutte le forme terrene; il territorio marino, che consiste in tutta la vita; il territorio aereo, che consiste in tutto quello che è psichico, piacere, sofferenza, gioia, dolore e così via. Dal continentale l’uomo percepisce prima la forma originaria del suo stesso corpo fisico, e dal territorio aereo naturalmente percepisce anche quello che nella sua propria anima nella vita trascorsa si è svolto come gioia, sofferenza, piacere, dolore e passioni. Percepisce di nuovo tutte le esperienze della vita precedente, ma ora in modo completamente diverso dal passaggio attraverso il periodo del Kamaloka descritto prima. Allora era per l’uomo un’esperienza interiore allo scopo di disabituarsi. Ora però tutte queste esperienze come mondo esteriore sono diffuse davanti all’anima per lungo, lungo tempo. Lì sperimenta la peculiarità della sua vita corporea nel territorio fluviale del Devachan, e tutte le esperienze psichiche le sperimenta come nel territorio aereo del mondo celeste.

È importante e di grande interesse rendersi conto di come tutto quello che si è vissuto nel corso di una vita — sensazioni nei confronti del mondo, piacere, dolore e così via — nel mondo spirituale si ha intorno a sé come mondo esteriore. Non è triste che i dolori si diffondano intorno a noi lì. Non è affatto triste, perché tutte le sofferenze vi sono presenti come temporali nel mondo fisico, e tutte le esperienze gioiose sono lì come meravigliosi fenomeni di nubi. E proprio quello che abbiamo sperimentato interiormente in noi, lì non è come qui interno in noi, ma in questa forma esterna nel nostro ambiente, come un’immagine della natura si diffonde. È intorno a noi come se si trovasse in immagini, suoni o fenomeni atmosferici; è oggettivato come forma celeste. Che i dolori, per esempio, ci risplendano incontro, ho detto, non è triste, non più di quanto sia triste qui nella vita quando lampi e tuoni ci circondano. Chi vede il nesso sa quello che abbiamo da imparare proprio dai dolori. Proprio chi ha provato sofferenza e dolore dirà sempre che mentre gioie e piaceri sono ricevuti con gratitudine, non vorrebbe mai rinunciare ai dolori e alle sofferenze. A tutta la nostra saggezza siamo debitori alle sofferenze e ai dolori delle vite terrene passate. Un volto che in questa vita appare con l’espressione della saggezza è così perché ha sperimentato il nesso del mondo come dolore in vite precedenti.

Ho già detto che tutto quello che noi viviamo qui durante la vita terrena, nel Devachan si diffonde intorno a noi in immagini e così via. Che significato ha tutto ciò? È più facile capirlo se vi rendete conto di come l’ambiente agisce qui su di noi. Voi conoscete tutti il detto di Goethe: «L’occhio è formato dalla luce per la luce.» Che cosa significa? Il nostro occhio deve bensì esserci per poter percepire la luce. Scuro e buio sarebbe il mondo se l’occhio non fosse in noi. Ma da dove viene questo organo? È la luce stessa che l’ha formato, esattamente come l’assenza di luce lo fa degenerare di nuovo. Questa osservazione la si è potuta fare direttamente negli animali che sono emigrati nelle caverne del Kentucky. La luce è la causa della vista. In precedenza l’uomo non era dotato di occhi, perché viveva in condizioni completamente diverse: il sole infatti nei tempi precedenti dello sviluppo della terra non era affatto visibile a un occhio fisico esteriore. Pensiamo a quello che ci racconta la leggenda di Niflheim. Più l’uomo viveva alla luce del sole, tanto più il sole gradualmente formava l’occhio. E così anche tutti gli altri organi di senso si sono sviluppati: i suoni hanno formato l’orecchio, il calore il senso del calore. Se non ci fossero oggetti duri, non ci sarebbe il tatto. Il mondo esteriore è il formatore e il configuratore di tutto il nostro corpo. Questo è molto importante per la vita pratica, come la teosofia lo è sempre per la vita pratica.

È anche enormemente importante per l’educazione, perché solo correttamente può essere educato chi quando, l’educatore riesce a guardare profondamente nella natura dell’uomo. Fino al cambio dei denti si sviluppa il corpo fisico, fino al quattordicesimo, quindicesimo anno circa il corpo eterico, fino al ventunesimo anno il corpo astrale. Tutto questo bisogna sapere se si vuol intervenire praticamente e non fantasticamente nell’educazione. Allora, se fino al settimo anno vige soprattutto la disposizione del corpo fisico, durante l’educazione bisogna considerare profondamente e accuratamente queste impressioni fisiche, cioè tutto quello che il bambino percepisce con i suoi organi sensoriali. Quello che fino al settimo anno in questo corpo infantile viene trascurato in forme e disposizione degli organi fisici, è perduto per sempre per tutta la vita.

L’intuizione di questa ultima proposizione dà alla medicina enormemente molte linee guida per un trattamento appropriato, tra l’altro per esempio del rachitismo. Come mai questa malattia appare proprio in questo periodo della vita? Proprio perché il bambino sta formando il suo corpo, e per questo questi sintomi si manifestano proprio nella forma: struttura ossea ricurva, denti cattivi, forma cranica scorretta e così via. Ma proprio per questo il bambino nel periodo fino al cambio dei denti è ancora capace di ricondurre queste forme scorrette alla norma. Vediamo che con un trattamento appropriato persino le gambe più ricurve possono diventare completamente dritte, e che persino con i peggiori denti da latte si può sviluppare una dentatura permanente completamente sana, mentre gambe ricurve che non sono state corrette fino al settimo anno rimangono per tutta la vita.

Anche il cervello è fino al settimo anno di vita occupato nello sviluppo delle sue forme plastiche, e quello che entro questo tempo in questi sviluppi delicati, configurazioni della forma non è stato sviluppato, è perduto per sempre. E dato che il cervello fisico è lo strumento attraverso cui lo spirito si esprime, è di enorme importanza che questo strumento sia lavorato il più finemente possibile, rispettivamente sia disposto nei primi sette anni. Con un cervello difettosamente sviluppato non può farci nulla nemmeno il più grande spirito, non più di quanto il più grande pianista possa suonare bene su un pianoforte scordato. Proprio anche riguardo allo sviluppo del cervello la scienza dello spirito dà linee guida molto importanti sia all’educazione che alla medicina. Proprio qui ci si imbatte frequentemente nella medicina moderna in una completa incomprensione dei fatti. Proprio come il rachitismo si manifesta in una malformazione e in una deformazione delle ossa, così si manifesta molto frequentemente anche in una malformazione nel sistema ghiandolare e nelle mucose: cioè i bambini colpiti da rachitismo mostrano molto frequentemente i fenomeni di gonfiore ghiandolare, proliferazioni adenoidi e così via. E come terza manifestazione di malattia si nota frequentemente in questi bambini che rimangono indietro anche psichicamente, che rimangono indietro a scuola, distratti, sì direttamente un po’ ottusi. Ma in realtà questa è la medesima sviluppo difettoso del cervello fisico, soprattutto della cosiddetta sostanza corticale, che appunto in questi anni deve essere sviluppata nella sua organizzazione più fine, e che come gli altri fenomeni riposa su un difetto di sviluppo. Bene, in un tale caso il moderno medico di oggi, a causa di tutta la sua formazione e impostazione moderna naturale-scientifica, è troppo incline a fare esattamente come fa la scienza naturale odierna. Con completa trascuratezza delle più profonde cause spirituali, semplicemente concatena i fenomeni esteriori che emergono come causa ed effetto uno dopo l’altro, come le perle di una collana. Qual è il risultato? I fatti sono: ossa rachitiche, proliferazioni adenoidi, calo dell’attenzione e della capacità ricettiva. Subito è la conclusione: i bambini che hanno proliferazioni adenoidi diventano psichicamente deboli per mezzo di queste — quindi queste proliferazioni devono essere rimosse. Le proliferazioni vengono quindi rimosse chirurgicamente. Ora, se questa conclusione fosse corretta, ogni bambino così trattato dovrebbe rispondere con un cedimento e scomparsa delle inibizioni da parte del cervello. Ma che cosa si osserva dopo un tale trattamento nella grande maggioranza dei casi? Che l’intervento ha solo un successo temporaneo apparente, e che in molto breve tempo le proliferazioni sono ricresciute. Ma se la malattia è affrontata correttamente alla radice — e questo è perfettamente possibile, solo che qui ci porterebbe troppo lontano dal tema — allora scompaiono sia le ossa ricurve, sia le proliferazioni delle mucose e ghiandole, sia la pigrizia del cervello.

Dopo questa digressione ritorniamo al tema. Quindi nel mondo esteriore si accendono e si configurano le forme fisiche corrette. Il bambino in realtà fino al settimo anno è essenzialmente solo un organo di senso. Tutto quello che percepisce con i sensi, l’elabora, e così soprattutto tutto quello che vede e ascolta nel suo ambiente più immediato. Il bambino quindi fino al cambio dei denti è un essere imitatore, e questo va dentro nella sua organizzazione fisica. Questo è completamente naturale. Il bambino assorbe attraverso gli organi di senso tutto il suo ambiente. Si esercita anche nell’uso dei suoi arti. Vede come il padre, la madre e così via fanno questo o quello e l’imita senza più. Questo va in ogni movimento delle mani e delle gambe. Se la madre o il padre sono, per esempio, irrequieti, allora il bambino sarà in innumerevoli casi pure irrequieto; se la madre è calma, il bambino naturalmente diventerà calmo anche lui. Bisogna quindi cercare di provocare la giusta controrisposta attraverso il giusto ambiente.

Perché il bambino riceva proprio le giuste linee guida per lo sviluppo del suo cervello fisico, è assolutamente necessario che, accanto alle impressioni sensibili, siano date stimolazioni alla fantasia. Per questo è assolutamente necessario dare al bambino piccolo giocattoli il più possibile semplici. Così un bambino naturale sceglierà sempre di nuovo, anche se ha una bambola anche «bella», la vecchia bambola che consiste di un pezzo di stoffa. Solo i bambini corrotti dei nostri tempi vengono cresciuti con bambole «belle». Su che cosa si basa questo? Il bambino deve sforzare la sua fantasia per riforgiare la forma nella sua fantasia in modo che diventi simile a una figura umana, e questa è proprio un sano esercizio per il cervello. Esattamente come il braccio si rinforza attraverso la ginnastica, così il cervello si sviluppa attraverso questo esercizio.

Importanti sono anche i colori nell’ambiente, che agiscono sul bambino piccolo completamente diversamente che sull’adulto. Molti credono oggi che il verde agisca calmante su un bambino. Questo è completamente falso. A un bambino irrequieto bisogna dare un ambiente rosso, e a un bambino calmo uno verde o blu-verde. L’effetto del rosso sul bambino è questo: se guardate un rosso chiaro e poi velocemente su una carta bianca, allora vedete il colore complementare: verde. Questa è la tendenza a produrre il colore opposto. Anche il bambino lo tenta: tenta interiormente di sviluppare l’attività che produce il colore opposto. — Questo era un esempio di come l’ambiente agisce. Così agisce tutto l’ambiente — accanto a molte, molte altre cose che tratteremo più tardi e in un’altra sede — in misura straordinariamente alta alla formazione del corpo fisico infantile dalla nascita al cambio dei denti, alla formazione del corpo eterico dal settimo al quattordicesimo anno, del corpo astrale dal quattordicesimo al ventunesimo anno e così via. Sì, durante la vita intera l’influenza dell’ambiente si manifesta sull’individuo. Il proverbio: dimmi con chi frequenti, e ti dirò chi sei — si basa su questa intuizione, perché «con chi frequento» significa «quello che accade nel mio ambiente». Questo ambiente ha quindi una forte influenza su di me. Questo vale soprattutto per il tempo dello sviluppo del corpo astrale dal quattordicesimo al ventunesimo anno, ed è un’esperienza quasi quotidiana che un giovane in questi anni sia facilmente corrotto astralmente dal suo ambiente.

Come qui nella vita fisica, così è anche nella vita nel Devachan. Come per esempio l’uomo qui è continuamente sotto gli influssi degli elementi, così naturalmente anche nel Devachan. E questo ci riconduce ora all’esempio all’inizio di questa considerazione su Mozart. Come qui sulla terra l’uomo è continuamente sotto gli influssi dell’atmosfera esterna, così anche nel Devachan; e là l’atmosfera è formata da tutta la vita psichica, la nostra e quella dei nostri prossimi. Tutta questa vita psichica agisce continuamente sull’uomo, e così proprio lì si sviluppano i talenti, in quanto attraggono a sé le forze astrali loro affini dell’ambiente e se le lasciano agire. Così Mozart è nato con l’enorme memoria musicale perché una volta nella sua vita precedente aveva raccolto esperienze a questo orientate e poi nel Devachan le aveva lasciate agire a lungo su di sé. Viviamo l’ulteriore educazione proprio della nostra essenza più intima attraverso il nostro ambiente nel Devachan, quindi indirettamente attraverso tutte le esperienze della nostra vita precedente. Così tutte le capacità sono i frutti di vite precedenti, e nel Devachan sono state ulteriormente sviluppate.

Questo è proprio il sentimento che beatifica l’uomo nel Devachan. Quello che ora siamo capaci di fare, l'abbiamo covato nel Devachan. E di conseguenza è il sentimento in tutto questo lasso di tempo intermedio della vita nel Devachan. Il sentimento che si attacca a ogni produzione è beatitudine.

Qui spesso proviamo dolori, ma nel Devachan persino i dolori sono beatitudine, perché lì ci rendiamo consapevoli che attraverso i dolori acquistiamo la saggezza. Persino uno studioso materialista l’ha scoperto. In uno scritto: «Mimica del pensiero» dice: «Ogni volto saggio mostra l’espressione del dolore cristallizzato.» Dai dolori della vita precedente l’uomo in realtà produce nel suo Devachan attraverso le sue esperienze talenti e saggezza per la successiva vita terrena. E il sentimento della produzione è il sentimento di beatitudine infinita.

Un pallido riflesso di ciò lo vedete già qui nella gallina quando cova. Trasportato nello spirituale e infinitamente intensificato, allora avete il sentimento della beatitudine continua e infinita tra il periodo del Kamaloka e la rinascita, perché lì l’uomo elabora tutte le sue disposizioni e capacità per la vita successiva. Tutto diventa lì una fonte di esistenza beatificante.

Così abbiamo visto che un fonte della beatitudine nel Devachan è che tutti i legami che qui nella vita si sono formati, là nel Devachan sono rivivuti, e che persino tutti questi rapporti nella loro parte spirituale sono rivivuti con un’intensificazione enorme. E l’altra fonte della beatitudine è la produzione appena descritta, questo creare per la vita successiva.

Quando ora il ricercatore spirituale rivolge lo sguardo a questa vera attività dell’uomo nel Devachan, si rivela per lui l’intuizione che questa attività della produzione non ha significato solo per il singolo uomo stesso, per la sua propria futura organizzazione, ma che l’uomo ha il compito importante di co-creare e co-lavorare al proseguimento dell’intera futura evoluzione della terra. È un errore se crediamo che abbiamo lì nel Devachan solo a che fare con noi stessi. Come spirito beato nel regno degli spiriti, come abbiamo da agire?

L’attività dei morti coopera allo sviluppo di questa terra. Uno potrebbe facilmente domandare: A che scopo reincarnarsi sempre di nuovo, se una volta abbiamo passato le esperienze di una vita terrena? Non è inutile?

Non è così. L’uomo non viene mai reincarnato inutilmente. Le singole vite terrene si distanziano così lontano che sempre di nuovo abbiamo cose nuove da sperimentare e da passare. Tra due incarnazioni passano infatti secoli; e quando ritorniamo, la terra si è radicalmente trasformata. Supponiamo che siamo stati sulla terra nel secondo secolo dopo Cristo e ora reincarnati. Come appariva allora la terra? Anche descrizioni di una regione di molto tempo dopo, dell’Elba o della Weser per esempio, sarebbero ancora completamente diverse. Qui in questa regione, nell’Assia-Nassau, c’erano ancora foreste vergini.

Quando l’uomo viene reincarnato, accade che sperimenta qualcosa di completamente diverso dalla vita precedente. Nelle diverse vite terrene viviamo lo sviluppo della terra stessa, proprio grazie al fatto che siamo sempre e sempre di nuovo incarnati. A ciò si aggiunge ancora il mutamento che si produce attraverso la rispettiva cultura. Che cosa poteva sperimentare un ragazzo romano, e come è completamente diversa l’educazione dei ragazzi oggi! Tutte queste esperienze sono, come abbiamo visto, enormemente importanti. Ha quindi un profondo senso che l’uomo debba sempre di nuovo ritornare.

Ora ci chiediamo: chi trasforma allora il volto della terra? In realtà sono i morti stessi: coloro che vivono nella terra dello spirito e che, attraverso la forza che hanno lì, collaborano essi stessi a questa trasformazione della terra. Come gli uomini qui lavorano sulla terra esterna, così i morti lavorano al modello spirituale originario di questa terra fisica. Sono loro che inviano le loro forze in questo mondo fisico e che collaborano alla trasformazione. Certo è vero che ci sono guide e esseri superiori che assumono la guida. E in questo regno che sta proprio in mezzo a noi, i morti lavorano alla trasformazione del volto della nostra terra.

Perché sono nato proprio oggi e qui? Perché mi son preparato il letto in cui sono nato. Le forze che agiscono trasformando sia i mari sia la superficie della terra sono quelle dei nostri morti. Sappiamo che l’Oceano Atlantico di oggi era in precedenza una vasta estensione di terra: anche a questa trasformazione hanno contribuito i morti, e queste forze agiscono in modo naturale e non meraviglioso affatto. L’intuizione di queste cose ci avvicina con assoluta logica quanto sia importante e necessario il nostro lavoro nella terra dello spirito. Se si sanno interpretare correttamente i fenomeni, si può persino dire come avviene questo lavoro. Gli uomini qui respirano nell’aria; senza aria non potrebbero respirare. Simile nei morti, solo che, come l’aria qui, là agisce la luce. Nella luce diffusa il chiaroveggente vede gli esseri dei morti. Così, per esempio, per il veggente le piante sono circondate dagli spiriti dei defunti; e mentre la luce trasforma e fa crescere la pianta, sono gli spiriti dei morti che compiono questo. Noi tutti voleremo nel mondo spirituale sopra la terra e costruiremo sulle piante.

Il mondo diventa più grande e più significativo per il nostro sguardo, quando così lo consideriamo in relazione con le entità spirituali. Noi stessi siamo così letteralmente i trasformatori di questa terra.

Infine ancora qualcosa che può aiutarci a comprendere certe finezze della cultura. Il veggente viene a volte in situazione, attraverso le sue stesse osservazioni, di trovare confermati fenomeni nella storia di antichi popoli che gli erano finora enigmatici. È un fatto noto che i popoli primitivi hanno inizialmente una chiaroveggenza e vedono molte cose di cui noi non sappiamo nulla. Questi popoli primitivi vedono per esempio spesso nell’ombra qualcosa che ha a che fare con l’anima. Ora il chiaroveggente nelle sue osservazioni ritorna su ciò. Imparano cioè, quando guardate nell’ombra — per esempio quella che voi stessi gettate — a guardare prima le vostre emanazioni spirituali. Se si tiene indietro la luce fisica, allora si vede lo spirituale nello spazio d’ombra. Questo si è conservato nella scienza occulta, e molti l’hanno utilizzato senza sapere quello che facevano: per esempio Chamisso nel suo «Peter Schlemihl». È un uomo che ha perso l’ombra ed è molto infelice di ciò. Ma è un fatto spirituale che nell’ombra l’anima diventa visibile; per questo l’uomo senza ombra è l’uomo senza anima. Così ci sono centinaia di esempi. Impariamo veramente a comprendere pienamente il mondo solo quando lo conosciamo nelle sue fondamenta spirituali. Per questo la scienza dello spirito non è qualcosa per coloro che filosofeggiano, ma proprio per coloro che vogliono veramente agire praticamente. Non perché vogliamo ritirarci da ciò che è visibile, ma perché vogliamo comprendere ancora meglio il visibile.

I fatti superiori si comportano nei confronti del mondo visibile come il magnetismo nei confronti del ferro. Impariamo a conoscere veramente il ferro solo quando impariamo a conoscere anche il magnetismo. Vedremo in alcuni esempi come proprio per la vita pratica diventa fruttuoso quello che conosciamo nel mondo spirituale.

6°Parte 1 (Teosofia e Rosacrocianesimo) - La discesa dell'uomo verso una nuova incarnazione

Kassel, 24 Giugno 1907

Quando l’uomo si trova in quel territorio spirituale che abbiamo discusso ieri, in un punto tale da aver trasformato tutto quello che aveva come capacità e talenti acquisiti durante la vita terrena, allora viene il tempo in cui si prepara a una nuova incarnazione. Dobbiamo comprendere che in quello che ci appare nell’uomo abbiamo due cose. L’una è quello che si trasmette nel corso dell’eredità fisica; l’altra è quello che porta con sé dalle sue vite precedenti in questo mondo.

Dovremo descrivere la discesa dell’uomo in questo mondo, e non vi dovete sorprendere della parola «discesa»: non è una discesa spaziale, ma un’emergenza dal mondo intorno a noi. Abbiamo visto ieri come questo mondo spirituale non sia da cercare in un aldilà, ma sia anche qui intorno a noi; solo che all’uomo d’oggi manca la possibilità di percepire questo mondo spirituale. Da questo mondo spirituale si sviluppa quello che si chiama una nuova incarnazione. Abbiamo visto che l’uomo ha conservato sia dal corpo eterico che dal corpo astrale un’essenza dalle sue stesse vite precedenti, una visione d’insieme delle sue esperienze; e quello che ha già raffinato all’interno del suo corpo astrale, tutto questo ha portato con sé nel mondo spirituale. Solo quello non raffinato è caduto.

Avremo una rappresentazione più facile della reincarnazione se ci chiarifichiamo ancora qualcosa della vita dopo la morte. Abbiamo visto che l’uomo vive direttamente dopo l’insorgere della morte fisica ancora circa tre giorni e mezzo nel suo corpo eterico, che in questi tre giorni e mezzo la vita trascorsa sorge davanti a lui come una specie di quadro. Allora il corpo eterico si dissolve, e a questo segue il periodo del Kamaloka: è il periodo della purificazione e della pulizia da tutta l’astralità che necessita di purificazione e pulizia.

Ora devo però ancora accennare a un’esperienza. Nel momento in cui quest’immagine di ricordo appare subito dopo la morte, l’uomo ha un’esperienza significativa. Ha allora la sensazione come se improvvisamente diventasse più grande, come se sfondasse rapidamente la sua superficie e crescesse nello spazio. Questo sentimento non scompare di nuovo fino alla nuova nascita. L’uomo si sente grande come il mondo a cui appartiene, grande come tutto lo spazio del cosmo. Da ciò potete avere una rappresentazione di come sia possibile che l’uomo veda il suo corpo come qualcosa di estraneo e lo senta così: vede le sue passioni come esteriori al suo corpo. È un sentimento strano, questo diffondersi attraverso lo spazio del cosmo.

Allora viene aggiunto qualcosa di ancora più difficile da comprendere. Durante tutto il periodo del Kamaloka l’uomo si sente come se fosse veramente diviso nello spazio. Lo comprenderete meglio così: quando l’uomo, durante il periodo del Kamaloka, come l’ho descritto, rivive la sua vita fino all’infanzia, sente tutto quello che ha vissuto come in un’immagine speculare. Così l’uomo sente veramente lo schiaffo che una volta ha dato a qualcuno; si sente veramente come una parte del luogo che l’altro occupava. Se, per esempio, qui a Kassel siete morti e l’altra persona, a cui una volta avete dato uno schiaffo, vive a Parigi, allora vi sentite come con una parte di voi lì. E così vi sentite divisi nello spazio del cosmo, vi sentite a pezzi proprio ovunque abbiate qualcosa a cui stare. Ciò è da comprendere così: nello spazio intermedio tra Parigi e Kassel non sentite nulla. Così che, se considerate tutti gli eventi della vostra vita in questo modo durante tutto il passaggio attraverso il lasso di tempo dopo la morte, vi sentite letteralmente fatto a pezzi.

Come similitudine serva la seguente: una vespa consiste di due parti, una parte anteriore e una parte posteriore collegata con un filo di collegamento assai sottile. Immaginate che questa parte posteriore sia completamente separata, e la vespa trascina comunque questa parte con sé. Così circa potete farvi un’idea della descrizione di cui sopra: vi sentite costituiti di singoli pezzi, e non si trova connessione tra questi pezzi. Ma quando l’uomo entra nel Devachan, si sente di nuovo come immediatamente dopo la morte, come se occupasse tutto lo spazio del cosmo.

Ma quando l’uomo, nel Devachan, ha trasformato tutte le sue disposizioni in talenti e capacità, allora l’Io sente di nuovo un’attrazione verso la terra fisica: si sforza di scendere di nuovo sulla terra a un'incarnazione fisica. Per primo il sé si circonda con un corpo astrale. Questo avviene così che attrae verso di sé tutto l’astrale: è come uno scattare insieme. È come se voi teneste un magnete agli avanzi di ferro: come lì gli avanzi di ferro si attraggono in figure determinate, così l’Io attrae verso di sé l’astrale. Ma ha ricevuto impressioni da tutte le esperienze che ha avuto durante il passaggio attraverso il mondo dell’anima e dello spirito, e tutto ciò forma le forze di base che cooperano nella costruzione del nuovo corpo astrale. Così questo nuovo corpo astrale prende con sé tutto quello che l’uomo ha passato in vite precedenti e nel Kamaloka. Tutte le impressioni che ha avuto lì agiscono in modo determinante sulla sua incorporazione nel suo nuovo corpo astrale.

Ora l’uomo ha solo il corpo astrale; deve però anche avere gli altri componenti. Il corpo astrale è formato esclusivamente dalle sue stesse forze di attrazione. Prima del concepimento l’uomo è vestito solo di questo corpo astrale. Il veggente vede quindi continuamente questi germi umani astrali, che attendono la loro nascita o il loro concepimento. Li vede muoversi con una velocità gigantesca: formazioni a campanella si muovono con velocità gigantesca attraverso lo spazio. Le distanze non giocano alcun ruolo: si muovono così velocemente che le distanze non giocano un ruolo. Ora viene il rivestimento con un corpo eterico; ma questo è qualcosa con cui l’uomo non è più rivestito solo attraverso le sue stesse forze. Per il corpo eterico non possono occuparsi più le forze che vi stanno dentro: per ciò l’uomo ha bisogno dell’aiuto di certe entità spirituali, che vi devono cooperare. Avete un’idea di queste entità se pensate che a volte usate parole con cui di solito non collegate alcuna rappresentazione, per esempio con la parola anima del popolo, spirito del popolo. Oggi, quando si pronunciano queste parole, di solito non ci si fa alcuna rappresentazione, o ci si pensa qualcosa di completamente astratto. Ma il veggente ha una diversa rappresentazione. In realtà ci sono — altrettanto vere come noi stessi — entità di ordine superiore, che però non vengono a incarnazione nella carne, e che non sono nient’altro che anime di popoli o anime di tribù. Non è solo una designazione vaga quando si parla di spirito popolare: l’anima del popolo è un vero essere, solo che non ha corpo fisico, ma il suo componente più basso è il corpo eterico. Questo spirito popolare ha poi un corpo astrale, un Io, un Manas, un Buddhi, un Atma, e poi ancora un componente superiore, che l’uomo non raggiunge: l’esoterismo cristiano lo chiama lo Spirito Santo, mentre la teosofia è abituata a chiamarlo il Logos. Così il veggente può rivolgersi allo spirito popolare, come parla con gli altri uomini. Oggi non si ha una giusta rappresentazione di tali cose: si crede solo che questa parola designi una raccolta dei tratti dei singoli popoli; ma questo non è vero, ha una realtà concreta. Attraverso l’atteggiamento materialista la comprensione di tali cose è dovuta andare perduta, ma sarà riguadagnata. Oggi l’umanità tende a volatilizzare tali cose come concetti vuoti. Ma questo doveva accadere così. E così nella nostra epoca anche un libro doveva essere scritto, che è l’opposto di una concezione teosofica. Questo libro doveva essere scritto, ed è anche molto ammirato: è «La critica del linguaggio» di Fritz Mauthner. Fritz Mauthner è uno spirito che dissolve tutto ciò che sta sopra il sensibile. Solo un pensatore radicale abbandonato da tutti i buoni spiriti poteva scrivere così, uno che aveva il coraggio di rompere con tutto ciò che è spirito e realtà. I secoli futuri dovranno proprio rivolgersi a questo libro quando vorranno sapere come si pensava alla svolta di questo secolo.

L’anima del popolo è realtà concreta: come una massa nebulosa si diffonde, e tutti i corpi eterici dei singoli uomini del rispettivo popolo vi sono incorporati, e le sue forze fluiscono nei corpi eterici dei singoli uomini.

Ora ci sono spiriti proprio di questo rango dell’anima del popolo, che cooperano nella composizione del corpo eterico della nuova anima. Questa entità causa che l’uomo sia condotto a un popolo determinato, che è proprio per lui il migliore. Ma questo corpo eterico non sempre corrisponde del tutto precisamente; e tutto quello che trovate in disarmonie nella vita, frequentemente deriva da questo che l’uomo non può fare il suo corpo eterico solo dalle sue stesse forze. Questo assoluto accordo si verificherà solo in una fase di sviluppo della terra molto più tardiva.

Questo rivestimento con il corpo eterico avviene con una velocità folle, come vi potete rappresentare da condizioni fisiche non affatto. E allora da esseri ancora superiori l’uomo è condotto a quella coppia di genitori, che può dargli il materiale adatto per il suo corpo fisico.

L’uomo materialista odierno, che vede come il figlio assomiglia ai genitori, non potrà credere che qualcosa d’altro si unisca con questo corpo ereditato dai genitori. Certamente, vediamo il nostro antenato attraverso il corpo simile, ma questo non contraddice affatto quello che è stato detto. Consideriamo subito un caso specifico: la famiglia Bach. Nel corso di duecentocinquanta anni, più di ventinove musicisti più o meno significativi sono usciti da questa famiglia. Allora il materialista dirà: vedi, proprio lì, che questo è ereditato! Così la famiglia Bernoulli in breve tempo ha prodotto otto matematici. Come è questo? Lo comprendiamo meglio se precisamente guardiamo alle circostanze dell’eredità. Poiché è più comprensibile per il musicista, vogliamo considerare la famiglia Bach. Supponiamo che un giovane Bach, nella sua incarnazione precedente, fosse stato per esempio a Roma, avesse elaborato le sue disposizioni e volesse incarnarsi di nuovo. Supponiamo che avesse portato le più grandi disposizioni musicali come risultato delle sue incarnazioni precedenti: se non trovasse un orecchio ben sviluppato, non potrebbe far nulla con tutte le sue disposizioni; senza un orecchio ben sviluppato sarebbe altrettanto indifeso quanto un virtuoso senza strumento. Questa individualità doveva incorporarsi necessariamente in un tale corpo che avesse un buon organo per queste disposizioni portate con sé. Ma la forma esterna degli organi interni ed esterni è ereditaria, e questa individualità doveva, se voleva diventare musicista, avere per la vita futura un organo dell’udito ben sviluppato. Dove potrebbe ottenerlo più facilmente? In una famiglia di musicisti. Così viene condotta dove può trovare il miglior organo per l’ulteriore sviluppo dei talenti disposti in essa, e quella era allora proprio la coppia di genitori di Johann Sebastian Bach.

Come è allora con i fratelli Bernoulli? Il pensiero matematico non si basa sulla costituzione del cervello, perché la logica matematica non è nient’altro che la logica ordinaria, ma il talento matematico si basa sull’organizzazione particolarmente esattamente sviluppata dei tre canali semicircolari. Questo è un organo, non molto più grande di un pisello, che è incorporato in mezzo all’osso temporale, ed è composto di tre canali semicircolariformi, che corrispondono esattamente allo spazio tridimensionale. Se il primo canale sta esattamente in verticale, allora il secondo sta da destra a sinistra, il terzo da davanti a dietro. Tutti stanno così l’uno rispetto all’altro perpendicolarmente in un angolo esattamente di novanta gradi. Su questo preciso orientamento l’uno verso l’altro dipende tutto: quanto più preciso è l’angolo retto, tanto meglio funziona l’organo. Se l’organo è ferito in qualunque modo, si verifica capogiro e non potete più orientarvi nello spazio. E su un’ulteriore educazione particolarmente fine di questi canali si basa il talento matematico, rispettivamente la possibilità di poter esercitare il talento matematico. E questo organo si eredita come l’orecchio musicale.

Il cervello pensa sopra lo spazio esattamente come, per esempio, sulla filosofia; ma che uno abbia senso per le forme dello spazio, dipende da questi tre canali semicircolari. Quindi un’individualità dotata di alti talenti matematici si incarnerà in una famiglia in cui questo organo è meglio sviluppato, e questo era il caso della famiglia Bernoulli.

Anche per poter essere moralmente degni di merito, ci vuole il giusto strumento. Un’individualità che ha un’alta moralità, cerca perciò quella coppia di genitori che le promette il miglior strumento per ciò. Così è spesso nel modo superficialmente banale usato il proverbio: non si può essere abbastanza attenti nella scelta dei propri genitori — nel più profondo senso, è vero, perché è il bambino che sceglie i propri genitori. Ora molti obiettano: dove arriviamo con l’amore materno? Perché questo proviene dal fatto che la madre sa che il bambino è una parte di sé. — Considerato nella giusta luce, l’amore materno non soffre in nessun modo, al contrario, ci si impara a capirlo solo ancora più profondamente. Perché il bambino è nato proprio da questa o quella madre? Perché è condotto attraverso le sue qualità spirituali a una madre spiritualmente affine, e già ama la madre prima della concezione; l’amore materno è per così dire l’amore reciproco di questa primaria inclinazione. Una tale intuizione è quindi persino un approfondimento di questo concetto.

Ora dipende essenzialmente dalle proprietà di padre e madre come forniscono l’occasione per un’incarnazione; e là padre e madre agiscono diversamente. Quando l’uomo scende a una nuova nascita, l’Io, che ha più forze di volontà, ha più attrazione verso il padre, e quello che ha più forze astrali, verso la madre. Il padre ha quindi più influsso sull’Io, sulla volontà e il carattere, la madre ha più influsso sul corpo astrale, cioè secondo la capacità di rappresentazione. È meglio, naturalmente, quando entrambi i genitori sono adatti all’individualità che vuol incarnarsi.

Quando si scende agiscono anche quelle forze che sono impresse all’uomo nella salita. Tutto ciò forma forze di attrazione, ed egli sarà attratto nella sfera che era sempre affine a lui. Sarà quindi condotto a quelle persone con cui ha già avuto a che fare in precedenza. Vi voglio dare un esempio che si basa su un caso reale. Una volta accadde che in una corte segreta qualcuno fu condannato a morte da quattro o cinque giudici, ed eseguito. Si procedette allora spiritualoscientificamente e si esaminò la vita precedente di questi sei uomini: risultò che tutti questi uomini erano stati insieme sulla terra nella vita precedente, ma cosicché il giustiziato era stato il loro capo, e gli altri erano stati giustiziati da lui. Così l’ultima esecuzione era una specie di compensazione. Proprio questo caso rende il principio del karma particolarmente evidente.

Così agiscono insieme le varie forze che l’uomo si è attratto nella sua vita precedente; esse determinano alla reincarnazione tanto la costituzione del suo corpo quanto il luogo dove nasce, quanto il suo destino successivo. Ancora più che nel corpo eterico, le dissonanze si mostrano spesso nel corpo fisico.

Tutte queste cose sono cose che mostrano come l’uomo, alla sua reincarnazione, sia rivestito dei tre corpi, e a ogni incarnazione l’Io lavori sul corpo astrale, corpo eterico e corpo fisico. Come sale a questa alta perfezione, lo sentiremo più tardi. Ma sempre più il corpo astrale e il corpo eterico sono trasformati: dal corpo astrale raffinato diventa sempre più Manas, dal corpo eterico raffinato diventa Buddhi, dal corpo fisico raffinato diventa Atma. Così ci si può rappresentare il continuo miglioramento dell’uomo da incarnazione a incarnazione.

Questo si esprime nel modo più bello nel Padre nostro, che però si comprende correttamente solo se lo si intende nel senso autentico cristiano, come era inteso dalla scuola esoterica di Paolo. Questa scuola fu quella che spiegò il Padre nostro nel senso autentico cristiano così. Disse ai suoi studenti circa: rappresentatevi i componenti superiori della natura umana, che vengono a sviluppo grazie al fatto che l’uomo sempre più raffina i suoi tre componenti inferiori. Ora il cristianesimo più antico vedeva questi tre componenti superiori — Manas, Buddhi, Atma — come la natura divina dell’uomo. Grazie al fatto che l’uomo sviluppa sempre più questi tre componenti superiori, si avvicina sempre più alla divinità. Da questo punto di vista i vecchi cristiani esoterici chiamavano i tre componenti più alti la natura divina, e chiamavano il massimo Atma: il Padre. Questo è il più profondo della divinità nell’uomo: il Padre nei cieli. Questo Padre è quello verso cui tutti gli uomini si sviluppano: è il centro della creazione del cosmo. Ci si rappresenta nel modo migliore la creazione nel senso cristiano quando ci si chiarisce il sacrificio. Immaginate il vostro specchio, e supponiamo che poteste essere così altruisti da dare la vostra vita all’immagine speculare. Così bisogna rappresentarsi la creazione altruistica, che di sé stesso si dissolve nel creato. Immaginate lo spirito del Padre in mezzo a una sfera cava che si specchia: allora vi appare in mille modi l’immagine di Dio. Così disse il vecchio cristiano esoterico: guarda il mondo: tutti gli esseri, che cosa sono, se non immagini specchiate di Dio! E questa Divinità che si specchia la chiamavano nel loro esoterismo «il Regno», cioè: Dio che si specchia dappertutto. Ora sviluppate il vostro sentimento ulteriormente. Se vedete in tutto Dio, allora avete dissolto la divinità in innumerevoli dettagli, e se volete distinguerli, dovete dare a ciascuno un nome. Questo nome deve essere santificato, perché ogni singola creatura è un’immagine specchiata della divinità.

In questi tre componenti l’uomo si sviluppa verso Dio. Non dovete però credere che l’uomo diventi Dio. Prendete una goccia dal mare: è omogenea al mare, ma non è il mare. Così anche la goccia della divinità in noi è omogenea alla divinità, ma non è la divinità. Poiché l’uomo sviluppa sempre più questi tre componenti più alti, diventa sempre più uno con il Regno, in quanto il mondo spirituale scende verso di lui. Ecco le tre prime invocazioni del Padre nostro: primo nell’invocazione del Padre, secondo nella supplica che il Regno venga a noi, terzo nella santificazione del Nome. Allora saremo sempre impegnati a non comiere alcuna azione che non sia in armonia con lo spirito del Padre, da cui siamo emanati e verso cui ci sviluppiamo, se appunto sviluppiamo i tre componenti più alti in noi. E in contrasto con i tre componenti superiori, il cristianesimo esoterico considera i quattro componenti inferiori dell’uomo, che devono diventare sempre più perfetti.

Il corpo fisico consiste delle medesime sostanze della natura esterna, che continuamente entrano ed escono in questo corpo fisico. E devono continuamente entrare e uscire, se il corpo fisico deve restare sano.

Il corpo eterico ha forze che, così come il corpo fisico sta in rapporto di scambio con tutta la natura esterna, così stanno in rapporto di scambio con l’intera anima del popolo. Se il corpo fisico deve andare bene, devono quotidianamente sostanze fisiche entrarvi e uscirvi. Se il corpo eterico deve andare bene, non deve svilupparsi come singolo, ma deve mettersi in armonia con l’intera anima del popolo e con tutti gli esseri superiori.

La parola «colpa» è connessa con la parola «debiti». I debiti sono qualcosa che vi mostra proprio che non state soli, ma che avete una connessione sociale, e che dovete qualcosa ai vostri prossimi. Quello che può portare il corpo astrale umano in disordine, l’esoterismo cristiano originario lo vedeva come qualcosa che toccava le sue inclinazioni e passioni, impulsi e desideri. E tutto quello che può mettere questi in disordine, la parola «tentazione» l’esprime. La colpa è quindi qualcosa che mette l’uomo in relazione con la comunità sociale, mentre la tentazione è qualcosa in cui ogni uomo come essere individuale può cadere.

Se nello spazio interno del nostro corpo fisico sostanze fisiche non entrassero e uscissero, questo corpo fisico andrebbe in disordine: «Dacci il nostro pane quotidiano.» Se il corpo eterico non si portasse in relazione di scambio armoniosa con l’elemento dell’anima popolare, cioè se non si incorporasse armonicamente nell’intera struttura sociale, allora andrebbe pure in disordine: «Rimetti a noi i nostri debiti.» Se l’uomo cadesse nell’errore di sottomettersi a ogni tentazione che gli viene incontro, allora il suo corpo astrale andrebbe in disordine: «Non indurci in tentazione.»

L’Io può cadere in quegli errori che si designano col nome di «male». A questi errori dell’Io — che è il nostro sé — appartiene tutto quello che trasforma un normale e sano sentimento di sé nel malvagio, cioè in egoismo. Appartengono quindi tutti gli eccessi dell’egoismo, dell’egocentrismo: «Liberaci dal male.»

Il corpo fisico può svilupparsi in modo sano se gli diamo il pane quotidiano nel modo giusto. Il corpo eterico può svilupparsi in modo sano se ci mettiamo nel modo giusto in armonia con il corpo sociale in cui viviamo. Il corpo astrale può svilupparsi in modo sano, cioè essere portato alla purificazione e pulizia, se superiamo tutte le tentazioni. L’Io può svilupparsi in modo sano se ci sfruttiamo per trasformare tutto l’egoismo in altruismo, tutta l’egoità in disinteresse.

Così vediamo nel Padre nostro una preghiera che abbraccia lo sviluppo dell’uomo intero.

Ora qualcuno potrebbe sollevare un’obiezione — e incontrerete questa obiezione anche frequentemente: il Padre nostro è comunque una preghiera che è stata data da Gesù Cristo come una preghiera per ognuno. A che serve una tale spiegazione, di cui la maggior parte della gente non sa nulla?

L’uomo ingenuo non ha bisogno di saperlo. Guardate la rosa: la più alta saggezza ha costruito la rosa, e tuttavia l’uomo più ingenuo può rallegrarsi di essa. La conoscenza di questa saggezza non è necessaria. E così è anche con il Padre nostro. Ha la sua forza sullo spirito umano, anche quando lo spirito ingenuo non sa nulla di questo. Ma non avrebbe il Padre nostro questa forza, se non fosse tratto dalla più profonda saggezza. Tutte le grandi forme di preghiera sono, come questa forma massima, create dalla più profonda saggezza, e la potenza di queste forme di preghiera si basa solo su questo. Anche se credete che sia una cosa riflettuta, non è vero: l’entità che ci ha dato il Padre nostro ha messo la forza profonda dentro.

Così vedete come la scienza dello spirito è solo se la scienza dello spirito aiuti ci permette di capire quello che pratichiamo quotidianamente, e la cui forza l’umanità ha provato per duemila anni.

Ma ora è arrivato il momento nello sviluppo dell’umanità in cui non può più andare avanti senza questo approfondimento della comprensione. Prima, fino allora, l’umanità ha potuto sentire le forze spirituali che giacciono in questa preghiera, senza conoscere il loro senso più profondo. Ma ora l’umanità è progredita talmente nel suo sviluppo da dover domandare, e quindi la risposta deve ora essere data.

La religione cristiana non perderà valore per questo: al contrario, si rivelerà solo nella sua profondità intera. Attraverso la più grande saggezza i contenuti religiosi saranno riguadagnati. Un esempio di questo è la spiegazione esoterica del Padre nostro. Ci mostra il cammino che l’uomo, attraverso le sue molte incarnazioni, deve percorrere. Le quattro invocazioni inferiori, se cammina nel loro senso, l’aiutano nel compiere il lavoro che porta alla formazione dei suoi componenti superiori, così come sono espressi nelle tre invocazioni superiori.

7°Parte 1 (Teosofia e Rosacrocianesimo) - La legge del karma

Kassel, 22 Giugno 1907

Oggi abbiamo a parlare di quello che si chiama la legge del karma, la legge di causa e effetto nel mondo spirituale. Dobbiamo prima di tutto ricordarci gli ultimi discorsi, che ci hanno mostrato come l’intero corso della vita si svolge in una serie di incarnazioni: voi siete stati molte volte nel mondo e tornerete ancora molte volte. Sentiremo più tardi come non sia corretto presumere che per tutta l’eternità, in avanti e indietro, queste incarnazioni si ripetano. Piuttosto vedremo che in qualche momento hanno cominciato e che ci sarà un tempo in cui si fermeranno di nuovo, quando l’uomo si svilupperà in un altro modo.

Quindi consideriamo innanzitutto quel lasso di tempo in cui avvengono tali reincarnazioni. Dobbiamo comprendere che tutto quello che si chiama destino — rispetto al carattere e alle proprietà interiori, così come al nostro destino esteriore e alla nostra situazione di vita — è causato dalle nostre incarnazioni precedenti; e quello che facciamo in questa vita ha di nuovo il suo effetto per le vite seguenti. Così la grande legge di causa e effetto si estende attraverso tutte le nostre incarnazioni.

Vogliamo chiarire come questa legge agisce in tutto il mondo, non solo nel mondo spirituale, ma anche nel mondo fisico.

Supponiamo che abbiate due brocche di acqua. Poi prendete una palla di ferro che avete riscaldato fino al rosso, e la lasciate cadere nella prima brocca di acqua. Che cosa succede? L’acqua sibila, e la palla si raffredda. Poi prendete la palla fuori e la gettate nella seconda brocca: là l’acqua non sibila più e la palla non si raffredda più in modo essenziale. Così la palla si comporta completamente diversamente nei due casi: quello che ha conseguito nel primo caso, la palla l’ha, per così dire, consumato nel primo caso. Nel secondo caso non ha più la capacità di provocare questo sibilare e questo rapido raffreddamento. Ma questo non significa che la palla sia cambiata; è sempre la stessa palla di ferro. Solo le sue proprietà non agiscono più, perché il primo elemento, l’acqua della prima brocca, era ancora fresco, mentre l’acqua della seconda brocca era già calda.

Questo è un esempio, naturalmente, della differenza tra forza e conseguenza. L’essere che causa qualcosa rimane sempre lo stesso, ma la conseguenza della causa dipende da quali circostanze trova sul suo cammino.

Così è anche nell’uomo. Le cause che l’uomo produce nel corso del suo sviluppo spirituale rimangono con lui — questi rimangono, non si perdono — ma le conseguenze di queste cause dipendono dalle circostanze in cui si trova.

Ora prendiamo il caso di un uomo che ha commesso molti peccati nel corso della sua vita. Supponiamo che abbia fatto soffrire molti uomini attraverso le sue azioni malvagie. Tutte queste conseguenze malvagie rimangono impresse nella sua anima. Appena arriva nel mondo spirituale, si trova circondato da tutte queste conseguenze malvagie, e questo è estremamente spiacevole per lui. Ma non è una punizione nel senso ordinario: è la conseguenza naturale della sua azione. Finché è nel periodo del Kamaloka, continua a sentire questo sgradevole circondario della sua azione malvagia. E solo quando, nel Devachan, ha trasformato le conseguenze dei suoi peccati in saggezza e in una disposizione migliore della sua anima, quando la lussuria del peccato l’ha bruciata via come il fuoco brucia la paglia, solo allora queste conseguenze non l’infastidiscono più.

Così vediamo che non c’è punizione arbitraria, non c’è un giudice nel cielo che punisce: semplicemente la conseguenza naturale della causa che l’uomo ha posto. Il karma non è dunque una sorta di giudice terribile: è la legge della natura nel mondo spirituale, esattamente come nel mondo fisico ogni azione ha la sua conseguenza.

Prendiamo ora un altro esempio. Un uomo ha vissuto in una certa direzione. Ha sempre cercato di fare il bene ed è stato amorevole nei confronti dei suoi prossimi. Ha fatto soffrire pochi uomini, ha portato gioia a molti. Quando questo uomo muore, sente tutte queste buone conseguenze intorno a lui nel mondo spirituale. Ciò dà piacere ed è una sorgente di felicità profonda. Come nel Kamaloka percepisce tutto il bene che ha fatto — non come ricordo, ma come una realtà che lo circonda — si sente beatificato.

Così vediamo che il karma è il risultato naturale delle nostre azioni. Non vi è nulla di misterioso, nulla di strano in esso. È semplicemente la naturale conseguenza di quello che facciamo.

Ma vi è ancora un’altra cosa da considerare. Le cause che l’uomo produce nel mondo spirituale non rimangono solo con lui: come abbiamo visto, anche il mondo si trasforma attraverso le azioni dei morti. Quindi le cause che un uomo produce, attraverso il suo Io più elevato, influenzano non solo la sua futura incarnazione, ma anche il corso generale della vita sulla Terra e il corso dell’evoluzione dell’umanità.

Questo è tremendamente importante. Significa che ogni azione che compiamo ha conseguenze non solo per noi stessi, ma per l’intero sviluppo dell’uomo. Significa che siamo responsabili non solo di noi stessi, ma di tutto il progresso dell’umanità. Quando un uomo compie un’azione malvagia, non solo rimane con il male nella sua anima, ma influenza anche il corso dello sviluppo della Terra. Allo stesso modo, quando un uomo compie un’azione buona, non solo la bontà rimane con la sua anima, ma influenza anche positivamente il corso dell’evoluzione della Terra.

Così vedete come ogni azione umana è legata al grande sviluppo cosmico. Nulla di quello che facciamo è insignificante. Anche l’azione più piccola ha un’eco nell’universo. Proprio questo è quello che la scienza dello spirito ci insegna: che siamo veramente co-creatori del corso del mondo.

Ora parliamo del karma in senso più ristretto, cioè del karma che ritorna a noi nella vita terrena successiva. Vi abbiamo già accennato nel discorso precedente che l’uomo che ha fatto subire maltrattamenti a qualcuno torna alla nascita con la possibilità di incontrare di nuovo questa persona e di fare ammenda per le maltrattamenti compiuti. Questo è il karma personale, cioè il karma che è legato all’individuo.

Ma ci sono anche altri tipi di karma. C’è il karma della famiglia, il karma della nazione, il karma dell’umanità nel suo insieme. Tutti questi karmas si intrecciano l’uno con l’altro.

Prendiamo il karma della famiglia. In una famiglia nascono individui che portano con sé il karma della loro famiglia. Una famiglia che per generazioni ha commesso ingiustizie continuerà a soffrire finché il karma non sia esaurito. Similmente, una famiglia che per generazioni ha compiuto il bene continuerà a ricevere le benedizioni del bene fino a che il suo karma non sia esaurito.

Questo non significa che una persona innocente sia punita per i peccati dei suoi antenati, come molti hanno male interpretato. No: quello che significa è che, attraverso il loro karma precedente, gli individui sono nati in una famiglia il cui karma è tale. Non è una punizione ingiusta, è semplicemente la conseguenza naturale del fatto che, nel loro precedente corso evolutivo, si erano legati al karma di quella famiglia.

Similmente vale il karma della nazione. Una nazione che nel corso della sua storia ha commesso grande ingiustizia soffrirà fino a quando questo karma non sia bilanciato. Una nazione che ha portato grande civiltà al mondo riceverà benedizioni fino a che questo karma sia esaurito.

Il karma dell’umanità nel suo insieme è ancora più vasto. Le conseguenze delle azioni di tutti gli uomini si intrecciano per formare il corso della storia umana e lo sviluppo della civiltà.

Ora, tutto questo che abbiamo detto potrebbe sembrare complicato, ma in realtà è molto semplice. È semplicemente la legge di causa e effetto applicata al mondo spirituale. Nel mondo fisico, ogni azione ha una conseguenza fisica. Nel mondo spirituale, ogni azione ha una conseguenza spirituale. Non c’è differenza di principio: la differenza è solo nel campo in cui agisce.

Consideriamo ora il caso di un bambino che nasce in una famiglia povera e malata. Perché è nato qui? Perché nel suo corso evolutivo precedente, ha attirato a sé le circostanze che l’hanno portato qui. Non è una punizione ingiusta da parte di qualcuno: è semplicemente il risultato naturale di quello che ha fatto nel passato. Forse in una vita precedente era ricco e non ha aiutato i poveri. Forse è stata crudele con gli animali. Forse ha portato sofferenza a molti uomini. Ora ha l’opportunità di imparare la compassione, di sviluppare il coraggio e il carattere forti attraverso la sofferenza. Questo è il proposito del suo karma: non la punizione, ma l’educazione.

Quindi vediamo che il karma non è una cosa da temere. È la legge della crescita e dello sviluppo spirituale. È il mezzo attraverso cui l’uomo raggiunge la perfezione. Senza karma, senza la conseguenza delle nostre azioni, non potremmo mai crescere e svilupparci. Saremmo sempre rimasti come siamo.

Questo è profondamente importante per la nostra comprensione di noi stessi. Se capiamo il karma, capiamo che non siamo vittime di circostanze, ma siamo i creatori del nostro destino. Tutto quello che accade a noi è il risultato di quello che abbiamo fatto. Se soffriamo, è perché abbiamo messo in essere le cause della sofferenza. Se siamo felici, è perché abbiamo messo in essere le cause della felicità.

Questo non significa che siamo interamente responsabili di ogni cosa che accade. Ci sono molti fattori in gioco. Il nostro karma personale si intreccia con il karma della famiglia, della nazione, dell’umanità nel suo insieme. Ci sono anche i karmas di coloro che incontriamo sulla nostra strada. Tutti questi karmas si intrecciano in modi complicati per creare il tessuto della nostra vita.

Ma entro questa complessa rete di karmas, abbiamo ancora la libertà e la responsabilità. Quello che facciamo oggi crea le cause per il domani. Quindi ogni azione che compiamo è importante. Ogni parola che pronunciamo ha conseguenze. Ogni pensiero che abbiamo influenza il corso del mondo.

Così vedete come la comprensione del karma ci libera dal senso di impotenza e vittimismo. Ci mostra che siamo veramente i creatori del nostro destino. E questa è una fonte di grande forza e speranza. Perché se siamo i creatori del nostro destino, allora possiamo cambiare il nostro destino. Se abbiamo creato le cause della sofferenza, possiamo creare le cause della felicità. Se abbiamo messo in essere le cause della malattia, possiamo mettere in essere le cause della salute.

Questo è il grande insegnamento del karma. Non è una dottrina di fatalismo, ma una dottrina di libertà e responsabilità. È un insegnamento che ci eleva e ci rinforza.

Ora torniamo alla considerazione della terza caratteristica della vita umana che avevamo iniziato a considerare. Abbiamo considerato come l’uomo vive durante l’incarnazione terrena, come vive nel Devachan dopo la morte, come vive nel Kamaloka. Ora abbiamo considerato anche il karma, la grande legge di causa e effetto che lega tutte queste diverse forme di vita insieme.

Così vedete come la vita umana non è una cosa singola e isolata, ma è parte di una grande catena di vite. Ogni vita è collegata a quelle che l’hanno preceduta e a quelle che la seguiranno. Ogni vita è una perla su una corda, e la corda è il karma.

Questa corda del karma non lega solo una singola persona insieme attraverso tutte le sue vite: lega anche tutte le persone insieme. Tutti noi siamo collegati gli uni agli altri attraverso il karma. Le nostre azioni influenzano gli altri e le loro azioni influenzano noi. Siamo tutti co-creatori del corso del mondo.

Questo è quello che la scienza dello spirito ci insegna. Questo è il grande insegnamento del karma. E quando lo comprendiamo, quando veramente lo comprendiamo in tutta la sua portata, allora le nostre vite cambiano. Non ci sentiamo più come vittime del destino, ma come co-creatori dello stesso. Non agiamo più senza consapevolezza delle conseguenze, ma agiamo con la consapevolezza che ogni azione ha un significato cosmico.

Così, amici cari, il karma non è qualcosa di cui avere paura, ma qualcosa da comprendere e abbracciare. È il mezzo attraverso cui raggiungiamo la perfezione. È il mezzo attraverso cui cresciamo spiritualmente. È il mezzo attraverso cui diventiamo sempre più umani, sempre più nobili, sempre più buoni.

Così termina il nostro insegnamento sul karma. Ma questo non è un insegnamento astratto. È un insegnamento che riguarda la vita pratica di ogni giorno. Ogni azione che compiamo, ogni parola che pronunciamo, ogni pensiero che abbiamo, è importante. Perché ognuno di questi è una causa che avrà conseguenze nel futuro. E così, amici cari, vivete consapevolmente. Vivete con la consapevolezza che siete i creatori del vostro destino. Vivete con la speranza che, attraverso le vostre azioni giuste, potete creare un futuro migliore per voi stessi e per tutto il genere umano.

8°Parte 1 (Teosofia e Rosacrocianesimo) - Le precedenti incarnazioni dell'umanità

Kassel, 23 Giugno 1907

Oggi vorrei ancora offrirvi alcuni complementi alla questione della rinascita e del karma. E poi vorrei passare alla discussione dello sviluppo della nostra stessa Terra: soltanto attraverso una tale considerazione riusciremo a comprendere esattamente la vera natura dell’uomo, così come essa si presenta a noi nel contesto delle relazioni universali. Per concludere questo ciclo di conferenze, desidero farvi considerare insieme come l’uomo si sviluppa quando il fine del suo sforzo è la visione dei mondi superiori. Per penetrare nei mondi spirituali, dovremo dunque considerare: primo, la scuola misterica precristiana; secondo, la scuola misterica cristiana; terzo, la scuola misterica rosacrociana.

Ciò che ancora resta da dire sulla rinascita dovrebbe essere riservato a un capitolo particolare, perché è la cosa più difficile da comprendere per i principianti. Quello che abbiamo da discutere riguarda anzitutto il tempo che intercorre fra due incarnazioni. È già in sé una questione che il pensiero materialista della nostra epoca trova scioccante.

Una fonte di conoscenza di cui dispone il ricercatore spirituale non può essere verificata da chi ancora non possiede la visione spirituale: è l’esperienza diretta. Ma chi applica su di sé la scuola misterica che ancora dovremo discutere, è ben capace di ricercare quando la maggior parte degli uomini attualmente viventi era incarnata l’ultima volta nella loro incarnazione precedente qui sulla Terra. Allora dovrò ancora discutere i mezzi che nelle scuole mistiche caldaiche, pitagoriche e in tutte le scuole mistiche del tempo precristiano erano consueti per permettere all’uomo l’ingresso nel mondo spirituale.

Tutti coloro che possono guardare dentro le relazioni dei mondi spirituali, e che quindi sono capaci di seguire l’uomo indietro nelle sue incarnazioni precedenti, scopriranno la maggior parte di tutte le anime umane che ora vivono nel primo periodo dopo la nascita di Cristo fino all’8° e 9° secolo. Ma questi sono tutti rapporti medi: parimenti il tempo tra due incarnazioni può durare anche più brevemente o più a lungo.

Un’altra circostanza è legata al fatto che ho appena menzionato, un fatto che nel nostro tempo si è presentato in modo particolarmente marcato. È il fatto che proprio nel nostro presente vivono pensatori così straordinariamente radicali che rivendicano l’uguaglianza. Questo non è niente altro che l’espressione, trasferita nel campo materiale, della rivendicazione di uguaglianza nei primi secoli cristiani, che si esprimeva così: uguaglianza davanti a Dio e uguaglianza davanti ai poteri mondani.

Ora molti di quegli uomini che nei primi secoli cristiani hanno avanzato queste rivendicazioni di uguaglianza e che allora, con queste rivendicazioni non realizzate, hanno attraversato la porta della morte — portando quindi nel mondo spirituale tutti questi desideri di uguaglianza davanti a Dio e ai poteri mondani — sono proprio adesso reincarnati. Naturalmente riportano con sé il loro atteggiamento verso queste rivendicazioni — ma ora in forma trasformata, corrispondente alla concezione del mondo materialista attuale. I reincarnati attuali quindi trascurano il carattere completamente materialista che queste rivendicazioni hanno assunto nel nostro tempo. Non è corretto se si crede o si affermerebbe che l’attuale senso di libertà abbia origine dal cristianesimo.

Questa trasformazione della rivendicazione di uguaglianza davanti a Dio e ai poteri mondani nell’odierna rivendicazione di uguaglianza in tutte le condizioni terrene può essere portata nel giusto solco unicamente attraverso la comprensione del vero collegamento, come ci è reso possibile dalla concezione del mondo teosofica. Ma chi comprende il vero collegamento e al contempo guarda a ciò che come concezione del mondo materialista domina oggi gli uomini, vede immediatamente che la rivendicazione di uguaglianza, nella forma in cui è avanzata dai pensatori radicali del nostro presente, è qualcosa che doveva naturalmente sorgere una volta. Ma è egualmente vero che da ora gli uomini devono di nuovo elevarsi dal materialismo allo spiritualismo. Solo allora potrà entrare di nuovo una guarigione delle relazioni sociali. Non vi è altro rimedio per questo, se non la scienza dello spirito stessa.

Nei numeri 30, 32, 34 della rivista «Lucifer-Gnosis» questa questione è discussa più dettagliatamente. Vi si mostra come tutti gli altri mezzi, che da parti così elevate sono presentati come soluzione della questione sociale, soffrono di dilettantismo, appunto perché gli uomini odierni non sanno nulla dei mondi superiori. Se i pensatori sociali attuali si facessero illuminare un poco dalla teosofia, troverebbero veramente mezzi efficaci per affrontare questa questione.

Proprio come è vero che l’umanità ha dovuto discendere da un passato spirituale nel materialismo, è egualmente vero che deve di nuovo salire verso lo spirituale. Solo da questa concezione del mondo spirituale verrà ciò che dà armonia, pace e amore. Così anche qui la teosofia sarà ancora pratica nel senso più eminente.

Ora dovrò mostrare come la visione ottenuta con l’aiuto dell’osservazione chiaroveggente del corso dello sviluppo dell’umanità ci riconduce agli eventi che giacciono tra la morte e la rinascita.

Ho già detto che l’uomo non appare invano ancora e ancora su questa Terra fisica. Abbiamo già trovato il motivo nel fatto che a ogni nuova incarnazione l’uomo trova condizioni completamente nuove sulla Terra, e che da ogni nuova vita fisica si raccolgono sempre nuovi frutti per il futuro, perché la Terra si è trasformata sia culturalmente sia nella sua pura natura esterna ogni volta. Ogni volta il volto della Terra è divenuto completamente diverso quando l’uomo vi entra in una nuova incarnazione.

Ora la trasformazione della nostra Terra, secondo la visione caldaica, è collegata al rapporto del Sole con gli altri corpi celesti. Troverete dettagli al riguardo in molti cicli di conferenze. Posso ora solo accennare brevemente.

Se faceste attenzione a come appare il cielo quando il Sole sorge all’inizio della primavera, se osservaste il punto dove sorge e quali altre condizioni vi sono ancora nel mondo dei corpi celesti, allora vedreste che questo rapporto del Sole con gli altri corpi celesti è diverso ogni primavera. Il punto di primavera si sposta ogni anno, così che in circa 26000 — 25920 — anni questo punto di primavera torna allo stesso punto dove era 26000 anni fa: un ciclo. Ma questo è solo apparentemente il caso: in realtà non è un cerchio quello descritto dal Sole, bensì una spirale. Allora si determinava questo punto di primavera secondo la costellazione che coincideva con questo punto. Il Sole descrive dunque un cerchio intorno ai cieli, designato dalle dodici costellazioni. Si sposta ogni anno un pochino più avanti e passa così attraverso tutte e dodici le costellazioni nel corso di 26000 anni.

Così il Sole attorno all’800 prima di Cristo sorgeva per la prima volta nella costellazione dell’Ariete. Poiché il passaggio del Sole attraverso tutti i segni dello zodiaco richiede circa 26000 anni, esso ha bisogno della dodicesima parte per attraversare un segno, cioè di 2200 anni. E con lo spostamento di questo punto di primavera è realmente collegata la trasformazione del volto della nostra Terra. Così, dopo un tale periodo di circa 2200 anni, il volto della Terra si è trasformato al punto che condizioni completamente diverse sono sopraggiunte; perciò questo è anche il periodo in cui l’uomo in media procede a una nuova incarnazione. E così è anche secondo le osservazioni della scienza occulta. Gli antichi popoli legavano sempre un sentimento ben definito al sorgere del Sole nel punto di primavera dell’Ariete, un sentimento che può essere descritto così: là il Sole ci invia dal Sternbild della costellazione dell’Ariete per la prima volta di nuovo i raggi che evocano magicamente le piante dalla Terra. Era per loro come se la costellazione dell’Ariete portasse questi raggi, e perciò a questa costellazione fu offerta venerazione. Certi sentimenti sacri sono collegati alla denominazione di queste costellazioni. L’Ariete invia le forze del Sole primaverile; perciò i popoli di quel tempo vedevano nell’Agnello un simbolo per queste forze di ravvivamento della natura e dell’anima umana. A esso si collegano molte leggende, così per esempio quella di Giasone, che recupera il Vello d’oro, che significa qualcosa di immensamente prezioso per l’umanità. Questa venerazione dell’Ariete, rispettivamente dell’Agnello, domina molti secoli ed è presa in eredità dal cristianesimo. Perciò originariamente sul Crocifisso al posto di Cristo in croce si vedeva un Agnello. E perciò si chiamava Cristo «l’Agnello di Dio».

Se così è, allora dovrebbe avervi precedentemente un’altra venerazione, poiché solo dall’8° secolo prima di Cristo il Sole primaverile è sorto nel segno dell’Ariete: prima il Sole primaverile aveva il suo punto di sorgenza dalla costellazione del Toro. E effettivamente prima dell’8° secolo prima della nascita di Cristo, al posto dell’Agnello, il Toro era venerato. Questa venerazione giace alla base del culto del tempio di Api in Egitto e del culto mitraico persiano.

Circa 2200 anni ancora prima il Sole passava attraverso la costellazione dei Gemelli, e anche questo simbolo ha giocato un ruolo in quelle antichissime culture che precedevano. L’antichissima religione persiana risale in Ormuzd e Ahrimane a questo culto.

Così vediamo come gli antichi popoli hanno collegato importanti rappresentazioni con questo passaggio del Sole attraverso i singoli segni dello zodiaco. E questo è di nuovo collegato con la rinascita dell’uomo in una determinata epoca, dopo il decorso di circa 2200 anni in media. Ma poiché fa una grande differenza se l’uomo su questa Terra in una tale epoca sia incarnato come uomo o come donna, il calcolo delle singole incarnazioni diviene un poco più complicato. Le esperienze che l’uomo ha in un’incarnazione come uomo o come donna sono così diverse che deve incarnarsi due volte durante una tale epoca, una volta come uomo e una volta come donna. Così dunque, nel lasso di tempo approssimativo di due millenni, avvengono due incarnazioni: in realtà solo 1100-1200 anni giacciono fra due incarnazioni. Perciò è anche in media corretto che un’incarnazione maschile e una femminile si alternino. Eccezionalmente, tuttavia, possono anche seguire più incarnazioni successive nello stesso sesso — il maggior numero osservato fu sette — ma allora il sesso cambia. Questi sono tuttavia eccezioni: generalmente i sessi nelle successive incarnazioni si alternano.

Così è dunque quello che si dovrebbe dire sul tempo che giace fra due incarnazioni. Essa dipende tuttavia ancora da molte altre cose, e non solo dall’uomo stesso. Così può per esempio avvenire il caso che una determinata individualità si addica proprio alle circostanze sulla Terra in un momento particolare, per compiere un compito determinato. In questo caso essa può benissimo essere tirata verso l’incarnazione dalle potenze superiori, prima che il tempo normale sia passato; è tirata giù perché appunto per tutta la sua costituzione è proprio adatta a compiere una missione determinata. In particolare appartengono a ciò i grandi condottieri dell’umanità. Solo questo si equilibra nel corso complessivo della vita umana, così che allora segue una vita ancora più lunga nel Devachan.

L’altro che ancora dovrebbe essere detto è che vi è una sorta di controparte a quella esperienza del che ho detto che accade immediatamente dopo la morte, quando l’uomo guarda indietro alla sua vita trascorsa come a un quadro. Questa controparte è una sorta di preview sulla vita terrena che segue.

Rappresentiamoci ancora una volta come, nel momento della morte, accade la visione retrospettiva. Sapete che il corpo eterico ha due compiti principali. Primo, stimolare tutte le funzioni vitali del corpo fisico, cioè proteggere continuamente la sostanza del corpo fisico dal disfacimento e regolarne la costruzione. Secondo, il corpo eterico è la sede della memoria. Quando il corpo eterico nel momento della morte abbandona il corpo fisico, è dunque liberato da questo primo compito principale; e nel medesimo istante la seconda proprietà emerge particolarmente forte, cioè la memoria di tutto ciò che l’uomo aveva sperimentato nella sua vita trascorsa. E questo è appunto il quadro vitale. In questo istante quindi l’essenza dell’uomo consiste solo di corpo eterico, corpo astrale e Io.

Al momento dell’ingresso in una nuova incarnazione è così: l’Io discende dal mondo spirituale, con tutti gli estratti imperituri finora acquisiti tanto dell’etereo quanto dell’astrale. In primo luogo, naturalmente, attrae al suo nuovo corpo astrale tutte le qualità astrali che corrispondono al suo sviluppo finora, e allora soltanto, alla medesima maniera, le qualità eteriche. Tutto questo si svolge nei primi giorni dopo il concepimento, e solo dal diciottesimo al ventesimo giorno dopo attira il nuovo corpo eterico indipendentemente, allo sviluppo del germe umano fisico; mentre prima il corpo eterico della madre compie quello che in seguito il corpo eterico dovrà fare. Solo con questo diciottesimo fino ventesimo giorno dopo il concepimento, l’individualità che si vuole incarnare — e che fino ad allora ha vestito il suo Io con un nuovo corpo astrale e corpo eterico — prende possesso, per così dire, del corpo fisico fino ad allora formato dalla madre.

Nel momento prima che avvenga questa presa di possesso, l’essenza umana consiste dunque esattamente degli stessi arti costitutivi del momento della morte. Nell’ultimo caso ha appena in quell’istante gettato via il corpo fisico; nel primo caso non ha ancora assunto il corpo fisico. Da questo vi diventa facile comprendere come nel momento in cui l’uomo entra nel suo nuovo corpo fisico sorga qualcosa di analogo al momento in cui l’abbandona. In questo istante l’uomo ha allora una sorta di visione prospettica sulla sua vita che viene, così come nel momento della morte aveva una visione retrospettiva della vita trascorsa. Ma l’uomo dimentica questa visione prospettica, perché la costituzione del suo corpo fisico non è ancora idonea a conservarla mnemonicamente.

In questo istante ora l’uomo può vedere: così sono le circostanze familiari, così sono quelle geografiche, così quelle locali e le circostanze di destino, in cui io sono generato. — E allora accade talvolta il fatto che l’uomo, se in questo momento della visione prospettica ha sperimentato che gli attende qualcosa di tremendo, riceve uno choc, uno spavento sulla vita che gli attende, e allora il corpo eterico non si unisce correttamente al corpo fisico, non vuole entrare in esso. E allora si presentano nella vita le conseguenze di tale spavento — questo non-volere del corpo eterico di entrare ordinatamente nel fisico — davanti a lui nella forma di idiozia. Chi ha la visione spirituale può in tali uomini vedere il corpo eterico sporgere al di là della testa fisica. E per questo non-incorporarsi del corpo eterico il cervello rimane indietro nel suo sviluppo, perché il corpo eterico non lavora ordinatamente al cervello.

Molti casi dell’odierna idiozia sono casi così determinati. E che proprio il nostro tempo generi casi di questo tipo in modo particolarmente facile, è facilmente comprensibile se si pensa che la maggior parte degli uomini oggi reincarnati hanno fatto la loro incarnazione precedente circa nel 9°-11° secolo dopo Cristo. Ora si può, se si applica una sorta di trattamento fisico, influenzare il corpo eterico così che gradualmente si spinge nel corpo fisico, e così si possono migliorare le circostanze. Ma questo è possibile solo a un uomo che possa penetrare la situazione nella sua causa spirituale e possa poi intervenire nel modo giusto.

Dalle considerazioni che precedono ora sappiamo che l’uomo nella sua totalità è composto dal corpo fisico, dal corpo eterico, dal corpo astrale e dall’Io. Tutti questi arti non sono solo così incastrati gli uni negli altri, bensì si interpenetrano tutti e agiscono l’uno sull’altro. Così agiscono tutti anche sul corpo fisico e vi lavorano insieme in modo che possa svilupparsi così come deve svilupparsi.

Quando avete una persona davanti a voi, vedete, se non avete ancora sviluppato i vostri organi percettivi superiori, solo il corpo fisico. Ma questo corpo fisico vi appare tale quale è solo perché in esso è incorporato il corpo eterico, il corpo astrale e l’Io, e perché questi hanno tutti contribuito alla loro maniera alla formazione di quel corpo fisico. Tuttavia gli organi fisici di questo corpo umano non sono stati costruiti caoticamente dai tre arti superiori, bensì possiamo molto esattamente distinguere come questi tre arti superiori partecipano a questa costruzione del corpo fisico. Cerchiamo di farcene un’immagine.

In primo luogo abbiamo dunque in questo corpo fisico quello che, in una certa relazione, sono organi puramente fisici. Questi sono quelli che hanno alla loro base leggi puramente fisiche: dunque occhio, orecchio, laringe e così via. L’occhio è certamente un organo vivente e riceve la sua vita dal corpo eterico che lo penetra e lo nutre; ma, considerato dal punto di vista puramente fisico, è un apparato fisico, in cui operano le medesime forze come nella natura inorganica, per esempio nel cristallo. Possiamo dunque considerare gli effetti dell’occhio secondo leggi puramente fisiche. Questi apparati sensoriali devono innanzitutto svilupparsi dal corpo fisico. Sono appunto quegli organi che, nel senso stretto, riconosciamo come costruiti da forze fisiche secondo leggi fisiche. Abbiamo poi un secondo gruppo di organi: gli organi di nutrizione, crescita e riproduzione, che culminano nell’attività ghiandolare. Alla formazione di questi organi è essenzialmente implicato il corpo eterico. Abbiamo poi, come terzo gruppo, il sistema nervoso, che è costruito in particolare dal corpo astrale. Quarto, abbiamo quello che è in particolare il sangue rosso degli animali superiori e dell’uomo: il sangue rosso e caldo è costruito dall’Io.

Così abbiamo dunque primo: le parti propriamente fisiche, gli organi sensoriali, e certamente più tardi anche il sistema scheletrico puramente minerale, che è costruito dal corpo fisico stesso; secondo: il sistema ghiandolare, organi riproduttivi e così via, costruito dal corpo eterico; terzo: il sistema nervoso, costruito dal corpo astrale; quarto: il sistema sanguigno, costruito dall’Io. Comprenderemo ancora molto più esattamente questo quando ancora di più consideriamo lo sviluppo della Terra stessa.

Dovete essere chiari su questo, che la legge della rinascita è applicabile all’intero mondo e non solo all’uomo. Io sono adesso qui e vivo: sono la rinascita del mio stato precedente. Ma non solo io stesso come essere umano, bensì in una certa maniera è così anche con tutto il resto che riempie lo spazio universale, e così tra l’altro anche con il pianeta stesso. Proprio come noi stessi siamo la rinascita di anteriori individualità, così anche la nostra Terra è la rinascita di un precedente stato planetario.

Non è possibile tracciare queste rinascite del nostro pianeta infinitamente avanti e indietro. Non più che fino a una certa incarnazione può il miglior chiaroveggente guardarvi indietro, poiché per lui ancora esistono limiti della conoscenza. Il chiaroveggente può guardare indietro fino a tre incarnazioni della nostra Terra, e così può anche ancora vedere le tre successive; così che vedendo l’odierno stato terrestre contato con questo, egli vede sette incarnazioni.

Molte persone che lo sentono per la prima volta forse trovano che sia un po’ superstizioso che chi ha la visione spirituale, per così dire, metta proprio nel mezzo di questo sviluppo la Terra, e si potrebbe dire che sia stranamente disposto. Ma così si può parlare solo con un giudizio superficiale: non è questo più strano che se in un campo libero io veda dappertutto ugualmente lontano e io stesso sia nel centro dell’orizzonte. Noi stiamo infatti anche nella menzionata divisione in sette dell’uomo con l’Io nel mezzo: corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale, Io, Sé spirituale, Spirito vitale, Uomo-Spirito. Questo si basa sullo stesso punto di vista.

Anche quello che devo dire riguardo allo sviluppo planetario della nostra Terra sorprenderà molti e parrà loro strano.

La nostra Terra si è dunque sviluppata da un precedente pianeta. Questo pianeta, da cui la nostra Terra è emersa, non sta più in cielo. Ma un pezzo di quello che una volta era è l’odierna Luna: essa rappresenta un pezzo del precedente della nostra Terra. Se voi dunque mischiaste insieme l’odierna Terra e l’odierna Luna e tutte le entità spirituali che vi vivono, allora otterreste all’incirca un’immagine dell’incarnazione precedente della Terra, che l’occultista chiama Luna. Ora dovete considerare che un’ipotesi siffatta è stabilita unicamente per rendervela comprensibile in una maniera più facile da intendere, ma che essa, come tutte le ipotesi, evidentemente non è completamente corretta. Se qualcuno mischiasse insieme l’odierna Terra e l’odierna Luna, come ad esempio si mescolano due sostanze in una provetta in un laboratorio chimico, in realtà non nascerebbe per niente la Luna di quel tempo. Dovete bene considerare che, dal momento in cui Terra e Luna si separarono, entrambi i corpi mondiali si sono ulteriormente sviluppati, ciascuno nel suo modo, sin da quel tempo. Così ad esempio in questo corpo terrestre, sin dall’inizio di questo nostro odierno sviluppo terrestre, si è sviluppato quello che noi chiamiamo la sostanza solida, il regno minerale. Un minerale nel senso attuale non esisteva prima dell’inizio del nostro attuale sviluppo terrestre.

Mischiando Terra e Luna si dovrebbe dunque simultaneamente pensare come assente tutto quello che si è sviluppato nella successiva evoluzione. L’antica massa lunare non aveva ancora nulla in sé di sostanza minerale. Essa aveva raggiunto nella sua consistenza solo fino allo stato liquido-pastellare. Un’ipotesi siffatta è, come detto, stabilita dunque per rendere la cosa in qualche modo comprensibile a persone che non hanno mai sentito parlare dello sviluppo planetario della nostra Terra e del nostro cosmo complessivo. A una comprensione più profonda di questo sviluppo appartiene ancora enormemente di più, che tuttavia non può essere toccato in un tale ciclo d’introduzione, che sarà affrontato gradualmente. Sarà allora sempre e sempre di nuovo questo sviluppo completato e illuminato da un nuovo punto di vista.

Prima che la Terra dunque abbia attraversato questo antico stato lunare, era in uno che l’occultista designa come «Sole». Là la nostra Terra ha attraversato stati simili a quelli che ancora oggi esistono sul Sole. E se avremmo voluto fare la medesima assunzione, allora sarebbe ancora più complicato. Se cioè voi avreste voluto rappresentarvi lo stato, allora avreste dovuto mescolare Terra, Luna e Sole, e allora avreste ottenuto con questo un unico corpo mondiale come il precedente stato solare, ma anche di nuovo con la medesima limitazione come sopra con la Luna.

Questo antico Sole ha dunque nel corso ulteriore del suo sviluppo espulso tutte le parti costitutive, forze e sostanze dell’odierna Terra e dell’odierna Luna da sé, e con questo è divenuto da un pianeta una stella fissa. La nostra Terra diventerà anche una volta Sole, quando avrà trasformato tutti i suoi esseri in esseri di luce.

La nostra Terra era dunque precedentemente Luna, e quella prima Sole. E allora l’uomo può ancora guardare a uno stato di sviluppo ulteriore, che nell’occultismo è designato come Saturno. Così che distinguiamo dai precedenti stati di sviluppo della nostra Terra: stato di Saturno, stato di Sole, stato di Luna, così come stato di Terra, e in futuro seguiranno: stato di Giove, stato di Venere, stato di Vulcano.

Ora alcuni potrebbero dire: tu ci racconti che la Terra fosse una volta Saturno, e tuttavia Saturno sta ancora oggi in cielo? Ma il Saturno che una volta era la nostra Terra non ha niente a che fare con il corpo mondiale che oggi sta in cielo come Saturno. Non si vuol dire con questo che gli esseri che oggi sono qui sulla Terra siano stati una volta su quel Saturno che sta lassù in cielo. L’odierno Saturno ha da fare con il precedente stato di Saturno solo in quanto è stato accennato al riguardo della Luna dallo stato lunare. Quello che si mostra come odierno Saturno ha, dopo questo tempo primordiale, ulteriormente attraversato il suo sviluppo: il precedente Saturno sta al Saturno odierno circa come il bambino al vecchio. Il Saturno di oggi era una volta anche in uno stato come il precedente Saturno, esattamente come il vecchio una volta era un bambino. Così è anche con il Sole e gli altri corpi mondiali. E se oggi il ricercatore spirituale guarda a Giove, trova su Giove stati ed esseri come la Terra una volta avrà, quando sarà divenuta essa stessa Giove.

Questo insegnamento proviene dai più antichi iniziati, e sempre gli iniziati hanno inciso nei loro discepoli questo sviluppo.

Ora la nostra lingua, nei suoi elementi che possono essere ricondotti ai tempi più antichi, è stata creata dagli iniziati. Non posso esplicare questo esaurientemente in un tale ciclo d’introduzione, perché ci allontanerebbe troppo dal tema. Era appunto in tempi antichi, quando gli iniziati ancora determinavano la formazione del linguaggio, che il linguaggio era qualcosa di diverso. Oggi per esempio si cerca bene un nome, che forse non è ancora stato assegnato, che tuttavia è senza alcun significato più profondo. Prima invece la denominazione accadeva con un significato profondo derivato dalle relazioni interne. Così si volle allora costruire una sorta di monumento come ricordo del corso dello sviluppo della Terra attraverso tutti questi periodi di tempo e stati planetari. Si è creato per così dire una tavola cronologica, così che l’umanità dovrebbe sempre ricordarsi delle fasi temporali.

Se però dovessimo comprendere questa tavola, allora dovremmo ancora sapere qualcos’altro.

Dalla schizz sopra riportata vedete che questa Terra, prima del suo stato terrestre, ha attraversato uno stato di Saturno, Sole e Luna. Ma prima che la Terra divenisse l’odierna Terra, cioè al passaggio dallo stato lunare all’odierno stato terrestre, questa Terra stava sotto la forte influenza di un altro corpo mondiale, cioè sotto l’influenza di Marte. Proprio all’inizio del nostro sviluppo terrestre accadde questa influenza, molto importante ed enormemente significativa per l’ulteriore sviluppo della Terra, da parte di Marte. Per inciso, in questa occasione la Terra ricevette da Marte il ferro, che non era prima contenuto nella sostanza della Terra. Così la Terra, nel suo primo sviluppo, ricevette un’influenza da Marte; nella seconda metà, cioè adesso, è venuta sotto l’influenza più forte di Mercurio. Perciò accade che l’occultismo abbandoni la designazione «Terra», e che gli stati della Terra nell’occultismo si dividano in due metà: nella prima, la metà di Marte, e nella seconda, la metà di Mercurio. Per cui lo schema precedente si muta nel modo seguente: stato di Saturno, stato di Sole, stato di Luna, stato di Marte-Mercurio, stato di Giove, stato di Venere e stato di Vulcano.

Con questo lo stato di Vulcano sarebbe l’ottavo, e gioca nello sviluppo il medesimo ruolo che l’ottava nella musica. Come l’ottava rappresenta per così dire una ripetizione del primo tono, solo appunto in registro più alto, così anche lo stato di Vulcano è una ripetizione dello stato di Saturno, solo in sviluppo più elevato. L’intero cosmo si è sviluppato dallo spirituale, e con lo stato di Vulcano si è di nuovo tutto sviluppato verso lo spirito, solo in sviluppo più elevato e più molteplice. Dalla singola spiritualità sono divenuti infinitamente molti uomini-spirito, come dal seme che il contadino semina nella terra, nell’autunno nella matura spiga si sviluppano gli stessi chicchi in molteplicità. Tutto ciò che è effimero è solo un’analogia.

Tutti questi sette nomi gli antichi iniziati hanno fatto fluire nel monumento solenne, di cui ho appena parlato, al ricordo del corso dello sviluppo della Terra, e che ci è dato nei nomi dei sette giorni della settimana:

Saturno: Sambat, Samstag, Saturday, Sabato Sole: Sonntag, Domenica Luna: Mondtag, Lunedì Marte: Mardi, Marte, Ziu, Dius, Martedì Mercurio: Mercredi, Mercurio, Wodan, Mercoledì Giove: Giovedì, Donar, Donnerstag Venere: Vendredi, Venere, Freia, Venerdì

È veramente nei nomi dei giorni della settimana conservato un monumento per i sette stadi del nostro sviluppo terrestre. Così troviamo nelle apparenti banalità quotidiane rimandi a profondi nessi spirituali.

Ora dovete considerare che anche l’intero sviluppo umano è intimamente legato a questo sviluppo planetario. Anzi, l’intero sviluppo dell’uomo è comprensibile solo sulla base di quello planetario. Ogni singolo arto della natura umana è intimamente collegato con uno di questi fasi di sviluppo planetario della Terra, poiché durante ognuna di queste fasi uno degli arti della natura umana è stato iscritto come disposizione. Così il corpo fisico è stato iscritto durante il tempo di Saturno, il corpo eterico durante il tempo di Sole, il corpo astrale durante la fase di Luna, e l’Io si è innestato nella natura umana solo durante la fase di Terra. Perciò anche questo corpo fisico è fino a oggi l’arto più completamente sviluppato, mentre il corpo eterico si trova solo nella terza fase dello sviluppo, poiché è stato iscritto come disposizione solo nell’antico Sole, il corpo astrale solo nella seconda fase, poiché è stato iscritto come disposizione solo durante lo stato di Luna, e l’Io è il bambino fra gli arti della natura umana, poiché è solo all’inizio del suo sviluppo durante l’odierno stato terrestre.

Un'indicazione per quello che è stato appena detto la danno facilmente se guardiamo una volta i quattro arti della natura umana nel loro sviluppo.

Negli anni della giovinezza della Società Teosofica si è lavorato molto con la designazione di arti «superiori» e «inferiori», dove il corpo fisico era designato come l’arto più basso; e con questo spesso si legava il concetto di valore. E spesso si era molto inclini a vedere il corpo fisico anche come il meno nobile, anzi, a disprezzarlo. Ma questo è completamente sbagliato.

Guardate una volta con esattezza a questo prodigio della costruzione del corpo fisico: vi si rivela subito che esso si trova su uno stadio enormemente alto della perfezione, mentre questo non è affatto il caso per esempio con il corpo eterico. Se guardaste il corpo fisico con gli occhi della saggezza, allora vedete in ogni organo di questo corpo fisico un prodigio di costruzione: nel cuore, nelle ossa e così via. Considerate solo una volta la costruzione piena di saggezza del cuore e riflettete a cosa questo organo relativamente piccolo compie quotidianamente e orariamente in lavoro. Mettete accanto a ciò l’oggi ancora relativamente difettoso sviluppo del corpo astrale: come in questo corpo astrale ancora quotidianamente si muovono passioni non raffinate, come l’uomo ancora quotidianamente sente in sé il desiderio di piaceri, la cui soddisfazione maltratta proprio questo prodigio del cuore; e tuttavia il cuore è capace di paralizzare tutti questi danni astrali senza spezzarsi, anzi spesso senza prendere danno affatto. Oggi dunque il corpo astrale non è ancora tanto sviluppato come il corpo fisico: oggi il corpo fisico è l’arto più perfetto. Nel futuro naturalmente il corpo astrale sarà così lontano che sorpasserà il corpo fisico. Meno lontano del corpo fisico è oggi il corpo eterico sviluppato, e solo al terzo posto sta l’arto astrale. E il più giovane fra gli arti della natura umana è l’Io: raggiungerà perciò la sua perfezione solo il più tardi.

Così tutto quello che voi vedete nel corpo fisico come il propriamente fisico è il più antico. Il nostro corpo fisico ha già attraversato uno sviluppo, prima che un corpo eterico fosse incorporato. E questo sviluppo che il corpo fisico ha attraversato solo come corpo fisico, questo è la fase di Saturno. Là era questa prima disposizione di questo corpo fisico appunto soltanto un apparato fisico. Questo si è poi ulteriormente sviluppato, e solo sul Sole il corpo eterico è stato innestato in questo corpo fisico. Questo corpo eterico ha per così dire riempito questo corpo fisico e l’ha in certa maniera trasformato. Durante lo stato di Luna si innesta il corpo astrale, e l’Io è venuto affatto solo all’inizio del nostro odierno stato terrestre. Oggi l’uomo sta come essenza quadripartita. Durante il tempo di Luna era composto da corpo fisico, corpo eterico e astrale; durante il tempo di Sole da corpo fisico e corpo eterico; durante il tempo di Saturno da corpo fisico solo. Il corpo fisico ha dunque quattro, il corpo eterico tre, il corpo astrale due e l’Io la prima fase di sviluppo. Ma proprio per questo il corpo fisico è l’arto più perfetto, perché vi si è lavorato sopra per il più lungo tempo.

Così vedete come i singoli arti della natura umana sono legati allo sviluppo dell’intero sistema planetario. E perciò troverete anche in vecchi libri occulti la designazione per corpo fisico: corpo di Saturno per corpo eterico: corpo di Sole per corpo astrale: corpo di Luna per l’Io: corpo di Terra, come l’arto propriamente terrestre dell’uomo.

Domani seguiremo la formazione e l’intera vita di Saturno, e allora passeremo al Sole e alla Luna. Allora vedremo come gli uomini sempre più e più si perfezionano, fino all’odierno stato.

9°Parte 1 (Teosofia e Rosacrocianesimo) - L'evoluzione di Saturno: l'uomo come essere più perfetto

Kassel, 24 Giugno 1907

Procederemo oggi, nella prosecuzione dello schema sulla evoluzione planetaria presentato ieri, a ulteriori considerazioni. È stato detto che la nostra Terra ha precedentemente attraversato uno stato di Saturno, di Sole e di Luna. Oggi vorrei descrivervi, così come d’uso nell’occultismo, questi stati successivi. Potrete allora, quando parleremo dello sviluppo dell’anima sul cammino della conoscenza, riconoscere come vengono intese molte cose che oggi vengono esposte ipoteticamente. Se dunque ci addentriamo senza ulteriori preamboli nello stato di Saturno, cioè in quello stato della nostra Terra situato milioni e milioni di anni prima del nostro tempo, questo si presenta in modo completamente diverso da quanto viene assunto secondo le nostre attuali condizioni fisiche. Soprattutto dobbiamo essere consapevoli che l’essere più perfetto che conosciamo, l’uomo stesso, ha dietro di sé la più lunga serie di sviluppo. Ascolterete dunque una storia dello sviluppo di cui si potrebbe dire che si discosta molto dalla storia dello sviluppo Haeckel-Darwiniana. I vantaggi rispetto a questa teoria puramente materialistica potrete vederli nel mio libro.

Anzitutto si tratta di comprendere che il più perfetto ha dietro di sé il più lungo sviluppo. L’essere più perfetto è ora l’uomo, e più precisamente il corpo fisico umano. Tutti gli altri esseri che ci circondano sono meno perfetti del corpo fisico umano, che ha richiesto il tempo più lungo per svilupparsi. Perciò, se guardiamo indietro con visione spirituale, troviamo i primi germi di ciò già presenti nello stato di Saturno. L’intero spazio cosmico, con tutti gli esseri e le cose che vi si trovavano, ha agito sul primo stato della Terra. Ancora oggi possiedono tutti gli organi che furono formati allora come il più perfetto del nostro corpo fisico: questi sono gli organi sensoriali, gli apparati che si possono comprendere in modo puramente fisico, che per la prima volta vennero creati allora in forma germinale. Certo, non dovete immaginare che l’occhio esistesse già allora come esiste oggi. Ma il primo germe per l’occhio, per l’orecchio, per tutti gli organi sensoriali e per tutti gli altri apparati puramente fisici dell’uomo è sorto su Saturno. Su Saturno esistevano soltanto quegli effetti che ancora oggi si manifestano nel regno minerale. L’uomo era allora presente nella forma germinale del suo corpo fisico; tutto il resto — sangue, tessuti e così via — non c’era. Come apparati fisici erano presenti i primi germi del corpo umano. Come lo smeraldo, la mica e così via sorgono e si sviluppano attraverso leggi fisiche assumendo forma di cubo, esaedro e così via, così si formavano figure apparatiche che esistevano sul corpo di Saturno come oggi i cristalli esistono nel corpo della Terra. E il modo di agire della superficie di Saturno era essenzialmente quello di una sorta di riflessione nello spazio cosmico. Gli esseri che circondavano Saturno, dispersi nello spazio cosmico, gettavano giù i loro effetti. Particolarmente era allora fortemente sviluppato quello che si chiama l’aroma del mondo. Un sentimento di ciò che allora accadeva su Saturno potete oggi ottenerlo soltanto in certe manifestazioni: se ascoltate un’eco in natura, avreste nel suono dell’eco qualcosa che si riversò su Saturno dalle impressioni che avevano agito su di esso. Questi apparati, che riflettevano tali immagini nello spazio cosmico, rappresentano il primo germe di quello che successivamente si è sviluppato per esempio come occhio. E così potremmo seguire tutto in dettaglio. Quello che oggi portate in voi era allora un regno fisico di Saturno che in molti modi rispecchiava l’intera immagine del mondo nello spazio.

I miti e le leggende hanno conservato questa manifestazione molto più chiaramente di quanto si sospetti. Così per esempio il mito greco, che è ancora tratto dai Misteri eleusini, ha conservato qualcosa nell’immagine dell’interazione tra Crono e Rea, benché si sia verificato un grande spostamento dei fatti dovuto al modo in cui allora i nessi cosmici venivano concepiti. Ci si dice che Crono getta giù il suo raggio e gli ritorna in molti modi diversi; da qui l’immagine: egli divora i suoi figli.

Ora non dovete immaginare che la massa di Saturno fosse solida come i corpi fisici di oggi; anche se prendeste acqua o aria, non avreste ancora alcuna idea della sostanza fondamentale di Saturno. Nell’occultismo, quando si parla dei corpi, si parla di corpi solidi, di corpi acquosi, di corpi aeriformi. Se si parla nello stile antico degli elementi, questi corrispondono a quello che oggi in chimica si chiama stato di aggregazione; non dovete credere che gli antichi intendessero gli elementi nello stesso senso in cui li intendiamo noi. Esiste però ancora uno stato di aggregazione più elevato, che nell’antico occultismo veniva chiamato «fuoco»: si toccherebbe il senso meglio con «calore». Anche la fisica sarà costretta a riconoscere che ciò che si chiama calore si può veramente paragonare a una sorta di quarto stato di aggregazione, a un’altra forma di materia diversa dall’aria e dall’acqua. Dunque la massa di Saturno non era nemmeno condensata fino allo stato aeriforme: era calore purificato. Agiva similmente a come il calore agisce oggi nel vostro sangue, ed era legato a processi vitali interiori, perché questi processi fisici erano veri processi vitali. Saturno era costituito da materia di calore, una massa straordinariamente sottile, che potrebbe essere chiamata neutra rispetto alle nostre sostanze.

Se ora vogliamo considerare gli esseri che abitavano Saturno, dobbiamo anzitutto essere consapevoli che ciò che oggi cammina sulla Terra era allora stesso il primo germe del corpo fisico; nessun Io o corpo astrale vi si trovava. Ma altri esseri, che oggi sono molto più elevati dell’uomo, abitavano Saturno, solo che nemmeno loro si muovevano in corpi fisici: erano incarnati nella materia di calore e agevano come una corrente di calore che si muoveva. Tali correnti di calore costituivano gli atti degli esseri che animavano Saturno. Come voi oggi formate un tavolo, così questi esseri compivano la loro opera causando correnti di calore. Nient’altro era percettibile di loro. Come se due correnti di calore si muovessero avanti e indietro e si scambiassero reciprocamente, così per così dire ci si salutava su Saturno. Gli esseri che su Saturno attraversavano il loro stadio di umanità non avevano un corpo fisico come loro membro più basso; non scendevano così in profondità nella materia da aver bisogno di un corpo fisico. Il loro membro più basso era l’Io, come voi oggi avete come membro più basso il corpo fisico; poi veniva il loro Sé spirituale o Manas, il loro Spirito vitale o Buddhi, l’Uomo-Spirito o Atma. Ma avevano inoltre sviluppato un ottavo, nono e decimo membro, che dobbiamo quindi annoverare tra loro.

La letteratura teosofica chiama questi membra, che l’uomo non ha ancora sviluppato, i «tre Logoi»; nel Cristianesimo si chiamano: lo Spirito Santo, il Figlio o la Parola, e il Padre. Si può quindi dire: Come l’uomo oggi è costituito da corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e Io, Sé spirituale, Spirito vitale e Uomo-Spirito, così gli esseri che abitavano Saturno, che possiamo paragonare all’uomo terrestre odierno nel suo rapporto con la Terra, erano costituiti dall’Io, Sé spirituale, Spirito vitale, Uomo-Spirito, dallo Spirito Santo, dalla Parola o dal Figlio, e dal Padre. Il linguaggio teosofico li chiama «Asura». Essi sono coloro che fin dall’inizio hanno impiantato in questa forma germinale del corpo umano l’autonomia, la coscienza dell’Io e il sentimento dell’Io. Non potreste affatto usare il vostro occhio al servizio dell’Io se la vostra forma germinale non fosse stata allora preparata in modo da poterla mettere al servizio dell’Io. Questi membra furono così preparati dagli Spiriti dell’Io — chiamati anche Spiriti dell’egoismo. Ci hanno dato ciò che è il più saggio, se correttamente sviluppato. Ma tutto ciò che è supremo viene rovesciato nel suo contrario, agisce nel modo più nocivo e deleterio se non viene correttamente sviluppato. Giammai l’uomo potrebbe raggiungere quello stadio elevato che designiamo come la dignità autonoma dell’uomo se questi Spiriti non gli avessero impiantato il sentimento dell’Io. C’è sempre stato anche esseri che hanno intrapreso il cammino cattivo. Per questo deve dirsi: Queste entità, che erano gli impiantatori dell’egoità, che oggi sono molto al di sopra dell’uomo, verso cui guardiamo come ai più elevati che possono esistere, hanno posto l’egoità al servizio dell’abnegazione, del sacrificio; gli altri hanno proseguito l’egoità in modo egoistico.

Portiamo in noi gli effetti di quegli Spiriti dell’Io che hanno intrapreso il cammino buono, nella ricerca di libertà e di dignità umana, e portiamo in noi il germe del male, perché continuano a esercitare effetti le entità che allora si erano allontanate. Questo contrasto è stato sempre sentito. Lo stesso Cristianesimo distingue tra il Dio Padre, che il Cristianesimo considera il più elevato Spirito di Saturno, e il suo avversario, lo Spirito di tutti gli Io cattivi e di tutto ciò che è radicalmente immorale, che allora cadde su Saturno. Questi sono i due rappresentanti di Saturno.

Così come dopo la morte incontrate altre forme di esistenza, così un tale corpo cosmico, prima di entrare in un nuovo stato, attraversa un genere di stato intermedio, una sorta di stato di sonno, un Pralaya, in contrasto con un Manvantara. Così tra lo stato di Saturno e lo stato di Sole vi è una sorta di riposo, di latenza del pianeta. Poi da questo stato di sonno, che però è uno stato spirituale e non affatto uno stato di riposo, il pianeta intero emerge di nuovo in una forma nuova. Saturno cioè riemerse come Sole. Allora si verificò un mutamento considerevole. Un gran numero di quelle forme germinali che già si erano sviluppate su Saturno e che oggi crescono in noi furono allora penetrate, su Sole, da un corpo eterico. Con un tale transito planetario accade qualcosa che si può paragonare al fatto che si prende il frutto di una pianta e lo si pianta nel terreno: marcisce, ma si forma il germe di una nuova pianta. Così tutto ciò che su Saturno si era sviluppato emerse come nuova forma germinale su Sole e si unì con un corpo eterico. Non tutto — una parte rimase indietro nel modo che ciò che prima era forma germinale del corpo umano si divise in due regni. Una parte salì a una sorta di uomini-pianta: come la pianta oggi ha il suo corpo eterico e il corpo fisico, così gli uomini-sole di allora avevano un corpo fisico e un corpo eterico. E a livello minerale-fisico rimasero indietro altre entità, che potrebbero essere paragonate all’attuale regno minerale. Questo il Sole conteneva come un regno naturale subordinato, mentre l’altro l'aveva elevato come un regno di uomini-pianta. Una giusta idea dell’aria solare l'ottenete se vi immaginate un gas chimicamente denso, che non rappresenta più un corpo puramente riflettente, ma invece ha assorbito in sé tutto ciò che gli veniva irradiato e solo dopo aver trasformato ciò che ha assorbito lo riflette di nuovo, come accade oggi con il colore della pianta. La pianta forma il suo pigmento verde e altre sostanze e restituisce ciò che ha formato allo spazio cosmico.

Non possiamo paragonare ciò che viveva nel corpo solare a un’eco o a un’immagine speculare come nel caso di Saturno, ma per gli esseri che erano incarnati sul Sole si presenta una manifestazione peculiare, che si può paragonare soltanto a una sorta di Fata Morgana, a miraggi aerei che sono una sorta di immagini colorate. Tali manifestazioni, che oggi si percepiscono soltanto in certe regioni della superficie terrestre, vi potrebbero far intendere come i corpi delle piante divennero visibili allora. Dovete immaginarvi che i vostri stessi corpi ebbero dei precedenti di tipo fatamorgana, attraverso cui un corpo odierno semplicemente passerebbe. Erano sottili come miraggi aerei, ma non era soltanto una Fata Morgana di luce: erano allo stesso tempo effetti di suono e di odore, che turbinavano attorno alla sfera gassosa del Sole. Mentre ora tutti gli esseri che si trovavano sul Sole erano luminosi, come tutto ciò che è fissa stella, il vecchio regno di Saturno di quelle entità che erano rimaste indietro agiva come un’inclusione scura, come macchie oscure di fronte alla luce, come caverne cupe dentro il corpo solare, che turbavano la sua armonia. Particolarmente per quanto riguarda l’aroma del mondo, dalle entità rimaste indietro si mescolavano sensazioni che diffondevano ogni sorta di cattivi odori. Questo il nostro mito ha conservato, dicendo che il diavolo puzza e lascia dietro di sé un odore cattivo. Nel progredire del Sole rimase veramente anche un’inclusione scura, e le attuali macchie solari sono veramente i ritardatari del vecchio regno di Saturno sul Sole. Perciò però si possono ancora spiegare secondo esattamente le stesse modalità con cui oggi viene fatto: tutto ciò è valido.

Così abbiamo dipinto, per così dire in uno schizzo sommario dal lato materiale, l’esistenza solare della Terra. Vogliamo ora vedere quali entità allora raggiunsero lo stadio di umanità. Dovremmo descriverle così che diremmo: il loro corpo più basso è il corpo astrale, poi veniva il loro Io, Sé spirituale, Spirito vitale, il loro Uomo-Spirito o Atma, poi nel senso cristiano lo Spirito Santo e poi il Figlio o la Parola. Il Padre era qualcosa che non avevano, che era stato sviluppato solo al tempo di Saturno. Nel frattempo questi Spiriti sono ascesi più in alto e oggi stanno ben al di sopra dell’uomo. E il capo degli Spiriti solari — nella misura in cui ha esercitato la massima influenza sulla Terra, il rappresentante di questi Spiriti che avevano come massimo il Figlio o la Parola — è il Cristo nel senso esoterico del Cristianesimo, il vero reggente della Terra, nella misura in cui la Terra ha lo stato solare come presupposto. Non lo si sarebbe ancora chiamato Cristo al tempo del Sole. Nel Cristianesimo antico ciò veniva sempre insegnato così. Proprio la differenza del vero Cristianesimo dal Cristianesimo exoterico, spesso basato su malintesi, consiste nel fatto che il Cristianesimo antico voleva applicare tutto il pensiero e tutte le visioni per comprendere quale fosse quell’alto essere che allora aveva assunto forma umana in Gesù di Nazareth. Il Cristianesimo antico voleva avere una concezione di quello che vi stava effettivamente alla base, e per questo nessuna saggezza era per lui troppo elevata e complicata: così ha descritto l’essenza del Cristo in Gesù di Nazareth. Molte parole del Vangelo di Giovanni possono diventarvi comprensibili soltanto quando le interpretate da questo punto di vista. Occorre soltanto segnalare una cosa: se prendete letteralmente il detto «Io sono la luce del mondo», in ciò si accenna al fatto che Egli è il grande eroe solare, che Egli ha a sua essenza la luce che appartiene al Sole. Chiamiamo l’intera schiera degli Spiriti, il cui capo è il Cristo, gli «Spiriti di fuoco», e diciamo: al tempo di Saturno a livello di umanità stavano gli Asura o Spiriti dell’Io; durante l’esistenza solare gli Spiriti di fuoco o i Logoi, i cui rappresentanti più elevati si designano come Logos o Parola. Per questo il Cristo stesso si designa come la «Parola» che era all’inizio, nell’Origine; «Origine» nella Bibbia designa un ben determinato punto di partenza nell’evoluzione cosmica.

Di nuovo viene uno stato intermedio, una sorta di stato di sonno dell’intero corpo cosmico, poi risplende come antica Luna. Dovete pensare che all’inizio la Terra odierna e la Luna odierna costituivano un corpo con il Sole. Solo quando il Sole risplendette di nuovo una parte degli esseri con una parte dell’ambiente si separò, così che nacquero due corpi cosmici. L’uno, il Sole, cominciò a diventare fissa stella e viene orbita da ciò che si era separato. Così l’antico Sole si divise in due membra; la materia più perfezionata rimase sul Sole, e la materia meno perfetta fu separata, così che ciò che precedentemente seguiva un cammino, perché c’era un solo corpo, ora seguiva due cammini: il cammino solare e il cammino lunare. Il cammino solare era quello che si sviluppò sul corpo solare; la Luna formò il suo proprio mondo. L’antica Luna l'otterreste se rimescolaste insieme la Terra odierna e la Luna; da ciò potete già farvi un’idea del genere di costituzione della Luna. La Luna odierna nella sua intera qualità è fisicamente e spiritualmente ben al di sotto della Terra, e la Terra si separò appunto dalla Luna per avere condizioni di esistenza migliori per i suoi esseri. La Terra si è già di nuovo sviluppata più di quanto era nel suo stato lunare. Il meglio era rimasto sul Sole.

Come stava allora sulla Luna? Gli esseri che su Saturno si erano preparati attraverso la forma germinale fisica degli organi sensoriali avevano trasformato questi sul Sole, così che un corpo eterico vi era stato incorporato: così gli organi sensoriali si erano centralizzati, e il primo germe di tutti gli organi di crescita fino alle ghiandole poteva svilupparsi sull’antico Sole sotto l’influenza del corpo eterico. Era questo l’ultimo prodotto dello stato solare. Sulla Luna il corpo astrale fu incorporato in modo similare. L’astrale era dapprima tutto presente nell’ambiente — gli Spiriti di fuoco avevano sviluppato il corpo astrale come il membro più basso; perciò questi esseri formavano veramente una sorta di piante; avevano per esempio una fissa dimora. Benché l’intero corpo solare fosse gassoso, dovete immaginare strati d’aria più densi che erano corpi per gli uomini-pianta. Ora il corpo astrale dell’uomo fu incorporato: da ciò nacque il primo germe di un sistema nervoso. Il regno che attraverso lo stato vegetale del Sole si era sviluppato salì a qualcosa di animale. Così gli antenati fisici umani della Luna avevano tre corpi — corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale — ma erano superiori di circa un grado alle attuali scimmie più elevate. Erano uomini-animali, che nessuna biologia può più dimostrare, un regno intermedio tra uomo e animale. I nostri attuali regni vegetale, animale e minerale si svilupparono solamente più tardi. Ma come ci furono uomini-animali, così dobbiamo supporre anche un regno intermedio tra pianta e animale: piante che avevano una mezza sensibilità, che effettivamente strillavano quando venivano toccate. Questi animali-pianta non avrebbero mai potuto crescere su un suolo minerale come il suolo odierno della Terra; ma questo non esisteva nemmeno. La Luna non era costituita, nella sua massa, dal minerale odierno; nemmeno qualcosa come terreno da coltivazione era presente. Il fondo della Luna era costituito da qualcosa di simile a se si cuocessero insalata o spinaci e se ne facesse una pappetta: in ciò c’era una sorta di pianta-minerale, e così l’intero fondo lunare era un essere vegetale. Se pensate oggi al terriccio torboso, assomiglia a quello che allora era un regno naturale tra le nostre piante e i minerali. Non c’erano nemmeno rocce: chi avesse camminato sulla Terra avrebbe camminato su un suolo torboso o vegetale, e per le rocce potete immaginarvi come analogia depositi lignificati. Da questo intero fondamento crescevano gli animali-pianta, e al di sopra si muovevano allora gli esseri che erano uomini-animali, intorno alla Luna, che si chiama con «aria di fuoco». Immaginate tutta l’aria riempita di vapori di nitrato, carbonio e acido solforico: in quest’aria infuocata, che così otterreste, vivevano gli uomini della Luna. L’occultista ha sempre conosciuto questa aria di fuoco; e negli antichi rapporti terrestri c’era persino la possibilità di produrre chimicamente tale aria di fuoco, il che oggi può accadere solo in cerchi molto ristretti. La vera alchimia ha conservato questo sapere. Se quindi nel «Faust» leggete: «voglio fare un po’ di aria di fuoco», questo è un’allusione alle profondità dell’occultismo. L’aria di fuoco avvolgeva la Luna: era la sua atmosfera.

Comprenderemo forse ancora meglio questa esistenza lunare se aggiungiamo ancora qualcosa. Avevamo un regno di piante-minerali, di animali-piante, che crescevano dal suolo di piante-minerali, e poi di uomini-animali che si muovevano intorno. Su ogni stadio però ci sono esseri che rimangono indietro; se volete, chiamatelo restare indietro. Non solo a scuola, ma anche nella grande evoluzione c’è una cosa come restare indietro, dove uno scolaro deve ripetere di nuovo la stessa classe. Tali rimasti indietro appaiono in condizioni molto strane negli stadi di sviluppo successivi. Abbiamo i rimasti indietro ritardatari degli animali-pianta nei parassiti, per esempio nel vischio. Non può crescere in terreno minerale perché era abituato a crescere in terreno di piante-minerali. È una testimonianza di quello che rappresenta qualcosa come uno scolaro rimasto indietro; solo che gli esseri che rimangono indietro nell’evoluzione del mondo se la passano ancora molto peggio. Il mito ha di nuovo espresso questo proprio nelle regioni settentrionali. Conoscete nel mito nordico il racconto di Baldur e della sua morte per opera di Loki.

Una volta gli dèi facevano festeggiamenti nell’Asenheim, e gettavano in giro giocando nel cielo le cose più disparate. Ma prima Baldur aveva avuto sogni che accennavano alla sua prossima rovina; perciò gli dèi erano ansiosi di perderlo. La madre degli dèi aveva allora preso giuramenti da tutti gli esseri che non avrebbero mai ferito Baldur; infatti gli dèi si erano divertiti a scagliare contro Baldur tutte le cose possibili. Loki, che era l’avversario degli dèi, aveva saputo che a un essere che si riteneva innocuo — il vischio, che era nascosto lontano da qualche parte — non era stato fatto giurare. Allora si procurò il vischio e lo diede al dio cieco Höd, che ne scagliò contro Baldur. Il vischio ferì Baldur, poiché non gli era stato fatto giurare, e così Baldur morì. In questo mito si vuole accennare al fatto che tutto ciò che sulla Terra è inviolabile non può essere danneggiato da nulla, se non da quello che come ora male rimane da un’altra esistenza. Nel vischio si sentì qualcosa che era stato portato da un’esistenza anteriore in quella presente. Tutti gli esseri che oggi sono sulla Terra hanno un rapporto con Baldur. Sulla Luna era diverso: perciò l’essere che rimase indietro dalla Luna è capace di uccidere Baldur. Anche altri diversi costumi che si riferiscono al vischio sono sorti da ciò.

Dobbiamo ancora considerare questa esistenza lunare da un altro lato, dal lato spirituale. Le sue entità che allora avevano stadio di umanità, dobbiamo descriverle come esseri che avevano come membro più basso il corpo eterico, come secondo il corpo astrale, poi l’Io, Sé spirituale, Spirito vitale, Uomo-Spirito o Atma, e poi avevano ancora lo Spirito Santo. Non avevano più il nono membro, che era proprio soltanto degli Spiriti di fuoco solare. Il più elevato di questi Spiriti della Luna, che allora aveva stadio di umanità, si chiama nell’esoterismo cristiano lo Spirito Santo. Così la divinità tripartita nel Cristianesimo originale fu portata in interiore connessione con lo sviluppo terrestre, e lo Spirito Santo è lo Spirito che sta al di sopra dell’uomo e che può inspirarlo direttamente.

Così vedete che gli Spiriti della Luna oggi stanno al di sopra dell’uomo. Li si chiama anche «Pitri canarici», padri lunari, anche Spiriti del crepuscolo. Ma l’intera schiera che apparteneva allo Spirito Santo si chiama nell’esoterismo cristiano la schiera degli Angeli. Gli Angeli non sono nient’altro che quegli Spiriti che stanno direttamente al di sopra dell’uomo e che sulla Luna ebbero la loro esistenza umana.

La vita degli uomini-animali e degli animali-pianta sulla Luna era diversa dalla vita degli esseri che se ne svilupparono sulla Terra. Il movimento della Luna, che era già separato dal Sole, era completamente diverso dal movimento della Terra odierna intorno al Sole. Quella Luna si muoveva intorno al Sole così da rivolgerle sempre la stessa faccia, come anche oggi ancora la Luna si rivolge alla Terra: la Luna si girava una sola volta intorno a se stessa mentre orbitava intorno al Sole. Perciò tutti gli esseri erano in modo completamente diverso dipendenti dall’esistenza solare da come lo sono oggi sulla Terra. Durante l’intero periodo orbitale della Luna intorno al Sole era giorno su un lato e dall’altro una sorta di notte. Gli esseri che potevano già allora abbandonare il loro luogo wanderavano in una sorta di cerchio intorno alla Luna, così che avevano un tempo in cui venivano sotto l’influenza della Luna. Il tempo in cui stavano sotto l’influenza del Sole era il tempo in cui si riproducevano. C’era già allora riproduzione. Negli uomini della Luna non c’era ancora la possibilità che esprimessero mediante suoni il loro dolore, il loro piacere; quello che esprimevano aveva un significato più cosmico. Il tempo solare era il tempo del rut: quando era attraversato, era legato a un terribile grido degli esseri, e ciò si è conservato ancora oggi negli animali.

Molte altre cose di queste si sono conservate. Sapete come si ricerca il motivo del volo dei migratori, che circondano anch’essi la Terra. Molte delle cose che oggi rimangono misteriose le comprendiamo quando consideriamo l’intero corso del nostro divenire terrestre. C’era un tempo in cui gli esseri si preparavano alla riproduzione soltanto quando wanderavano verso il Sole; lo si può chiamare il periodo della vita sessuale. I processi generali della vita lunare si esprimevano in suoni che apparivano in certe stagioni; negli altri tempi dell’anno era silenzio sulla Luna.

Così abbiamo conosciuto il passaggio della Terra attraverso i suoi tre stati precedenti: Saturno, Sole e Luna.

10°Parte 1 (Teosofia e Rosacrocianesimo) - La trasformazione dell'Antica Luna nella Terra

Kassel, 25 Giugno 1907

Oggi vogliamo considerare la trasformazione dell’antico Luna nel nostro pianeta Terra. Prima di tutto, però, dobbiamo sottolineare un importante fenomeno dello sviluppo della Luna stesso. Quando questo sviluppo giungeva al termine, quando cioè tutto quello che ho descritto ieri si era più o meno realizzato, ebbe luogo una riunificazione dell’antico Luna con il Sole stesso. Il vecchio Luna ricadde nel Sole, così che si formò nuovamente un corpo unitario. Quindi questo corpo entrò di nuovo in una sorta di stato di sonno dell’esistenza planetaria, e per la quarta volta emerse una metamorfosi: quella non era ancora propriamente quello che rappresenta la nostra Terra, ma solo la preparazione dello stato della nostra Terra. Riusciamo a comprendere meglio una legge cosmica attraverso la nostra Terra: che gli stati successivi devono in una certa misura ripetere quello che precedentemente era già presente. Prima che la nostra Terra, dopo il risveglio, potesse diventare veramente la nostra Terra, doveva ripetere ancora una volta brevemente lo stato di Saturno, del Sole e della Luna. Naturalmente questo sviluppo procedette in un modo alquanto diverso rispetto ai tre pianeti stessi. Abbiamo sentito che su Saturno vi era la prima base per gli organi dei sensi che portiamo in noi. Alla prima ripetizione, queste formazioni sensoriali erano già così avanzate che si formò una sorta di figura umana; ma in questa metamorfosi l’apparato sensoriale automatico ancora non possedeva un corpo eterico. Durante la ripetizione dello stato del Sole si integrò il corpo eterico, e nella terza trasformazione, nella ripetizione dello stato della Luna, il corpo astrale. Nella terza fase abbiamo di nuovo il Sole e la Luna separati, fluttuanti nello spazio cosmico. Gli esseri erano un po’ più sviluppati, perché procedevano sempre più verso la preparazione di quello che dovevano vivere sulla Terra. Ai tre corpi che l’umanità animale possedeva sulla Luna si aggiunse il quarto arto, l’Io. Ma non avvenne molto velocemente. Mentre la Terra attraversava la sua epoca saturnina, l’intero apparato sensoriale automatico umano doveva sviluppare la forma che permettesse l’accoglimento dell’Io. Il corpo eterico si trasformò durante la ripetizione del Sole in modo da poter diventare il portatore dell’Io; e durante la ripetizione della Luna il corpo astrale si conformò in modo da poter accogliere l’Io. Era come se questi arti attendessero l’accoglimento di un Io.

Quello che abbiamo potuto seguire era una separazione tra il Sole e la Luna. Poi abbiamo a che fare, dove lo sviluppo si avvicina già molto al nostro, con una scissione tra Luna e Terra. Dall’antico Luna si formarono due corpi: uno, che consisteva nella materia peggiore, in quanto a esseri e sostanze che allora erano presenti, fu proiettato nello spazio cosmico; l’altro è la nostra Terra attuale. Quello che avrebbe impedito agli esseri un'ulteriore evoluzione dovette essere separato, e questo formò l’odierno Luna. Solo allora la Terra era un corpo cosmico indipendente. Così ci troviamo di fronte a giganteschi eventi cosmici: la separazione del Sole dalla Terra più Luna; e poi di nuovo la separazione della Terra dalla Luna. Questi due eventi prepararono la nostra evoluzione presente.

Vi ho guidati fino al punto dove la nostra Terra divenne una sfera indipendente. Ora vorrei guidarvi a questo punto da un altro aspetto, così che siate esattamente orientati su dove questo punto si trova per la nostra Terra.

Andiamo ora dal presente immediato indietro nel passato; iniziamo dunque prima di tutto dalla forma della Terra che voi tutti conoscete. Persino la scienza della natura segnala considerevoli differenze tra l’aspetto anteriore e quello attuale della Terra. Sebbene tutto si basi su un’ipotesi, possiamo essere contenti che oggi già la scienza della natura si incontri un po’ con la scienza dello spirito in questo. La scienza della natura dice: nelle regioni dove noi oggi viviamo, c’erano immense foreste primordiali con un clima come quello che oggi regna all’equatore; potenti animali si trovavano lì. Completamente diverso era l’aspetto della Terra secondo quello che oggi la scienza della natura racconta. Dopo il clima tropicale che allora dominava, prima dell’attuale clima temperato, venne l’epoca glaciale, e così via. Queste sono cose che voi potete già trovare in ogni libro di geologia. Raccontozza ciò per richiamarvi l’attenzione sul fatto che noi dobbiamo assolutamente renderci conto che l’aspetto della Terra cambia poderosamente in certi periodi di tempo e appare completamente diverso. La scienza della natura, che ha a sua disposizione solo l’intelletto combinatorio, i suoi apparati e così via, può guardare indietro solo un certo numero di millenni all’aspetto esteriore della nostra Terra. Ma quando il veggente guarda indietro, deve descriverlo sì in modo alquanto diverso, però quella armonia tra scienza della natura e scienza dello spirito verrà comunque un giorno. La scienza della natura ci segnala già oggi il fatto che il veggente deve affermare con decisione: che l’aspetto della Terra non si è cambiato solo rispetto alle piante e così via, ma che aree completamente diverse della nostra Terra erano coperte da terra o mare, rispetto a come è il caso oggi. Così Huxley ha segnalato che un’intera parte della Gran Bretagna è stata sommersa sott’acqua ben quattro volte. Di conseguenza l’aspetto della nostra Terra appare sempre e di nuovo completamente diverso. Voi trovate, per esempio, nel «Kosmos», fascicolo 10, un articolo sulla cosiddetta antica Atlantide, dove uno studioso, che sta completamente sul terreno della scienza della natura, dimostra dalla configurazione del regno vegetale e animale in Europa e in America che quello che oggi è l’Oceano Atlantico deve essere stato terra prima, e che in quei tempi grandi parti dell’Africa non erano terra, ma mare. Ma allora esisteva a occidente di noi la terra Atlantide, che si estendeva tra Europa e America.

Lo studioso arriva sì solo a parlare di un mondo vegetale e animale, ma questo è del tutto naturale. Anche se dovessero esistere resti di quei vecchi uomini, nostri antenati — si dovrebbero trovare sul fondo dell’Oceano Atlantico — oggi non si può ancora esplorare il fondo marino così bene. Lo spirituale ricercatore della spiritualità guarda indietro fino alla piega dei tempi e sa che veramente in quel tempo l’antica Atlantide, di cui riferisce persino Platone, era presente. Era essenzialmente tutta l’area che oggi è oceano, l’antica Atlantide, e là abitavano i progenitori fisici dell’attuale genere umano. Certamente avevano un aspetto piuttosto diverso da quello che se l’immagina l’odierna scienza della natura. Però non dobbiamo affatto paragonarli all’attuale genere di scimmie; gli Atlantidei erano anima e corpo molto diversi dall’uomo odierno, ma scimmie non erano. Il genere di scimmie non esisteva allora ancora, è sorto solo in tempi posteriori, e non altrimenti che in modo che certe forme umane in quel tempo rimasero sulla fase dell’evoluzione di allora, e poi sprofondarono a uno stadio ancora più basso. Il darwinismo commette infatti un errore, ma che è molto facile da riconoscere. Se qualcuno vede due persone, del che ode dire che sono imparentate, l’una è un uomo imperfetto, mentre l’altra, che ha ben usato le sue capacità, è un uomo eccellente, non dirà: sono imparentati per sangue, perciò l’uomo perfetto discende da quello imperfetto. — Così però è la conclusione dei darwinisti. Tuttavia il perfetto e l’imperfetto stanno fianco a fianco: solo l’uno si è sviluppato più in alto applicando bene le sue capacità, l’altro le ha guidate verso il basso, è caduto in decadenza. Così anche si oppongono le scimmie derivate dagli uomini e gli uomini stessi. La scimmia, che l’uomo incontra, gli appare come una caricatura di un uomo, non come un uomo. — Così al tempo dell’Atlantide esisteva una genere umano completamente diverso, questo si è sviluppato più in alto. Certi esseri rimasero indietro. E poiché la Terra si è cambiata, neanche loro rimasero su quello stadio, ma vennero giù, si deteriorarono e divennero la caricatura dell’uomo, al genere di scimmie. Così gli esseri inferiori sono superiori decaduti, che sono caduti in decadenza.

Se consideriamo l’uomo dell’Atlantide stesso, ci chiariremo meglio come viveva andando a fondo nelle sue proprietà animiche.

Quello che l’uomo odierno può fare — pensare logicamente, calcolare e così via — è tutto sorto più tardi. La logica, la capacità di giudizio, tutto questo era completamente sconosciuto all’Atlantideo. Per contro, l’Atlantideo aveva una proprietà dell’anima che oggi è regredita considerevolmente: una memoria quasi incomprensibile. Calcolare in modo che avesse imparato secondo la regola «due per due fa quattro», e avesse sempre nuovamente eseguito questo calcolo sulla base del suo giudizio, questo non esisteva. Ma poteva ricordarsi di quello che c’è quando si mettono insieme due per due, e ricordarsene sempre di nuovo. Questo è connesso con una costituzione fisica completamente diversa di quel vecchio continente. Se volete immaginarvi questo continente nella sua costituzione fisica, ne ottenete un’immagine migliore pensando a una valle montana riempita di densi vapori d’acqua e masse di nebbia. Per l’Atlantideo mai esistette un’aria libera dall’acqua: l’aria era sempre satura d’acqua. I vecchi Atlantidei si conservarono la memoria di questo quando migrarono verso l’Europa; perciò chiamano Niflheim la terra dove i progenitori abitavano. Solo verso la fine dell’ultimo terzo dell’epoca atlantidea gli uomini cominciarono a diventare consapevoli che erano un Io. La predisposizione per questo era già stata presente da molto tempo, così come un certo sentimento di ciò. Ma dire chiaramente e distintamente «Io sono un Io» — questo si imparò solo nell’ultimo terzo dell’epoca atlantidea. Tutto ciò è connesso con il rapporto del corpo eterico al corpo fisico. Se osservate questi due corpi, vedete che si coprono approssimativamente; solo il corpo eterico spunta un po’ oltre il corpo fisico. Esiste ora tra le sopracciglia un punto che è un centro per certe forze e correnti del corpo eterico. A questo punto appartiene anche uno punto completamente determinato nel cervello fisico. Entrambi devono coprirsi: su questo si basa la capacità di sentirsi come un Io, e su questo si basa anche la capacità di calcolare, di combinare e così via. Negli idioti, per esempio, il contatto di questi punti nella testa non è presente: là non si coprono. Nel momento in cui si separano, la capacità di giudizio dell’uomo non è più ordinaria. Per l’Atlantideo era ancora normale che questi due punti fossero separati. Così è ancora oggi negli animali. Se guardate la testa di un cavallo, trovate entrambi i punti ancora molto distanziati. Per l’Atlantideo la testa eterica sporgeva, e la testa fisica aveva una fronte che rifuggiva.

Per contro, l’Atlantideo aveva ancora qualcos’altro, che però sparì di nuovo con l’integrazione del corpo fisico nel corpo eterico. Aveva ancora sviluppata una vecchia chiaroveggenza torbida, mentre veramente non poteva contare fino a cinque. Tutto il giudizio che aveva gli veniva dalla sua memoria incredibilmente lontana nei tempi. E quella vecchia chiaroveggenza si presentava come una certa intensificazione della nostra vita onirica presente. Immaginatevi questa vita onirica al massimo grado di intensificazione: allora salireste alla capacità di visione, alla vecchia chiaroveggenza torbida e onirica dell’Atlantideo. Quando l’Atlantideo passava per la terra, vedeva sì già l’uomo entro i suoi confini fisici, più o meno come lo vediamo oggi, ma questo era ancora nebbioso e confuso; vedeva però ancora qualcos’altro. Quando voi oggi incontrate una persona, non vedete nulla di particolare del suo interno, solo quello che la sua espressione facciale esprime. Se la sua espressione è cupa, concludete che è triste e potete intuire qualcosa della sua anima. Ma quando l’Atlantideo incontrava una persona che aveva qualcosa di cattivo in mente contro di lui, gli appariva una visione bruno-rossastra; se quella l’amava, una visione blu-rossastra. Una sorta di visione cromatica concordava con lo stato animico dell’altro: si vedeva ancora qualcosa di quello che stava accadendo all’interno della persona. Quando l’Atlantideo camminava e davanti a lui appariva una nebbia orribilmente rosso-bruna, correva via, perché sapeva: lì viene — forse era ancora a molti chilometri di distanza — con sicurezza un animale pericoloso che mi vuol mangiare.

Persino una base fisica aveva la vecchia chiaroveggenza atlantidea. L’uomo considerava infatti come appartenenti a lui solo i più vicini parenti per sangue, ma in un grado molto più alto che non fosse il caso più tardi: solo comunità molto piccole, che appena superavano il cerchio familiare. Ed era la cosa principale che ci si sposasse all’interno di queste piccole parentele per sangue. Questo sposarsi all’interno della più stretta fratellanza di sangue produceva una tale miscelazione di sangue che il corpo eterico poteva rimanere ricettivo allo spirituale. Se l’Atlantideo avesse tentato di sposarsi al di fuori di questa parentela per sangue, la capacità di chiaroveggenza sarebbe stata repressa; sarebbe diventato un idiota nel senso astrale. Rimanere nelle fratellanze di sangue era qualcosa che era moralità, eticità. Prima che si sentisse bene il proprio singolo Io, diceva addirittura a tutta la fratellanza di sangue: Questo sono Io. — Come il singolo dito della mano, così il singolo uomo si considerava appartenente alla fratellanza di sangue. —

Su questo si basa però ancora qualcos’altro. L’Atlantideo non si ricordava solo di quello che aveva sperimentato lui stesso, ma anche di quello che suo padre, nonno, bisnonno e così via fino a molte generazioni indietro avevano sperimentato, fino al fondatore della famiglia. Tutto quello che era derivato da lì e viveva in continuazione era sentito come un’unità. Questo vi mostrerà quanto enormemente sviluppata era la memoria dell’Atlantideo. Tutto si basava sulla memoria. Più tardi sentiremo come il genere umano perse la memoria proprio attraverso il superamento del matrimonio stretto.

A una tale anima occorrono necessariamente una natura fisica completamente diversa, ed è necessaria anche un’altra circostanza, come quel vecchio Niflheim, di cui gli antichi Germani si ricordano. Le saghe e i miti non si basano affatto su quello che si chiama fantasia popolare o invenzione popolare. Da dove vengono queste saghe, ora potete vederlo. Presso gli Atlantidei c’era ancora una vecchia chiaroveggenza torbida: là questi eventi si sono veramente svolti, che più tardi furono di nuovo raccontati e si conservarono, anche se in molti casi deteriorati, nelle saghe e nei miti dei popoli.

La migrazione degli Atlantidei verso oriente si è conservata in modo meraviglioso in un ciclo di saghe europee. Sul continente della vecchia Atlantide l’uomo non poteva dire «Io» alla sua singola personalità. Perciò non vi era neppure quell’egoismo che più tardi è diventato la base dell’ordine sociale. All’Atlantideo apparteneva ancora quello che possedeva tutta la fratellanza di sangue, e si sentiva solo come un arto all’interno di questa fratellanza. Poi cominciò la migrazione verso oriente. Sempre più la coscienza dell’Io avanzò nell’uomo, e con essa l’egoismo. L’uomo viveva prima molto più nel mondo esteriore che dentro di sé; la natura gli apparteneva ancora. Come se fosse dentro la natura, appartenente a essa, così si sentiva l’uomo. Ora, con l’acquisizione della coscienza dell’Io, si strinse sempre più intorno a lui: sempre più si separa, sempre più gli diventa estranea, e sempre più forte avanza l’Io. Questo era al contempo connesso con un processo naturale. Quando il vecchio Atlantideo guardava al cielo, non poteva vedere il Sole come lo vediamo noi: densi ammassi di nebbia riempivano l’aria. Un potente alone con colori d’arcobaleno vedeva quando guardava al Sole o alla Luna. Poi venne il tempo in cui l’Atlantideo vide il Sole e la Luna come tali. Un fenomeno però l’Atlantideo non conosceva affatto ancora: l’arcobaleno stesso. Solo quando le acque dell’Atlantide abbandonarono l’aria, quando si formò una distribuzione di pioggia e sole come oggi, si imparò il fatto dell’arcobaleno. In quell’atmosfera satura d’acqua non c’era nessun arcobaleno. Ora ricordatevi che l’antica alluvione atlantidea liberò grandi estensioni di terra: questo liberarsi di grandi aree si è conservato in modo grandioso nella saga e specialmente nella Bibbia. Pensate solo alla profonda verità che si contiene nella Bibbia quando leggete: «E Noè vide, quando le acque si erano ritirate, l’arcobaleno.» Con il purificarsi dell’aria dalle vecchie nebbie atlantidee, il Sole per la prima volta si presentò all’uomo nella sua forma attuale libera. Questo procedeva parallelamente al restringersi, alla costrizione dell’uomo verso la sua individualità, la sua egoità. — Per ragioni che stanno profondamente, nella saggezza spirituale si designa come l’oro eterico la luce che fluisce attraverso lo spazio, e si vede l’oro come la luce solare divenuta densa. I vecchi Atlantidei sapevano dai loro maestri atlantidei che la luce solare e l’oro hanno qualcosa a che fare l’uno con l’altro, e questa era l’immagine che ricevevano: La luce solare, l’oro solare viene fuori! Vi circonda con l’anello che estrae il Sé, che fa sì che non vi sentiate più disinteressati nella natura. — Presso gli Atlantidei il Sé era ancora disperso nelle nuvole di nebbia; ora si pone come un anello intorno all’uomo.

Le nebbie dell’Atlantide abbandonano l’aria, vengono pressate verso il basso e appaiono come i fiumi a occidente. Il Reno stesso non è per il discendente atlantideo nient’altro che i vapori di nebbia sprofondati che ora scorrono verso il basso. Nel Reno vede le masse d’acqua che erano ancora penetrate dalla luce solare: l’oro solare lo presentiva nel Reno, l’oro solare che in modo disinteressato, originario, aveva operato nell’antica Atlantide. Questo era per lui il tesoro dei Nibelunghi nel Reno, e gli è ostile colui che vuole avere il tesoro dei Nibelunghi per sé.

Non chiaramente consapevole, ma ispirato da questo potente, travolgente fatto era Riccardo Wagner, che lo rappresenta fin nella musica. Ricordatevi il preludio del Rheingold: che cosa è il potente punto di pedale in mi bemolle, se non il punto dell’impatto dell’Io nell’umanità? Ma come la pianta non conosce le leggi secondo cui cresce, così poco ha bisogno di sapere il poeta. Così dobbiamo concepire il creatore artista, che è ispirato da forze che stanno dietro di lui. Qui un artista significativo ha sentito quello che deve di nuovo essere incorporato all’umanità. — Così vediamo come è provveduto affinché anche nell’arte fluisca nella cultura lo stesso spirito che sta alla base della teosofia. Accade da due lati. Così uno deve considerare la vita nel suo insieme.

Abbiamo ora tracciato l’uomo indietro fino all’Atlantide. Consideriamo ancora alcuni particolari. In quel tempo non si costruivano case come oggi, ma si poteva sfruttare in misura molto più ampia quello che era presente nella natura stessa. Masse di roccia, trasformatesi attraverso l’uso concomitante degli alberi che lì si trovavano, si univano insieme, così che case che avevano un effetto naturale erano le abitazioni degli uomini. Quanto più andiamo indietro, tanto più troviamo l’uomo dotato di potenza chiaroveggente; sempre più incontriamo presso di lui una coscienza d’immagini. In immagini vede sorgere visionariamente davanti alla sua anima i sentimenti degli esseri che lo circondano. Anche la volontà è nei tempi primitivi presso l’Atlantideo ancora formata del tutto diversamente. Oggi la vostra volontà può allargare le dita: è una cosa che si connette con l’odierna forza della rappresentazione. Nel primo tempo atlantideo il corpo era ancora una massa molto più morbida. L’Atlantideo poteva non solo stendere le dita, ma anche allungarle o accorciarle; avrebbe potuto facilmente farsi crescere la mano. Se aveva una pianta piccola, poteva farla diventare più grande attraverso uno sforzo della sua volontà. Gli stava a disposizione una sorta di magia. Inoltre aveva un rapporto particolare con il regno animale: percepiva qualcosa che più tardi non poteva più essere percepito. Con il suo sguardo poteva esercitare un potere affascinante sugli animali.

Se andiamo ancora più lontano indietro, arriviamo a un tempo in cui nemmeno l’Atlantide era ancora presente, in cui gli uomini vivevano su un continente che si chiama Lemuria. A sud dell’odierno Asio si estendeva questo continente fino all’Africa e all’Australia: era abitato dai nostri progenitori, quando erano ancora Lemurani. Avevano un corpo molto più morbido rispetto agli Atlantidei, e la volontà era in loro sviluppata molto più potentemente che negli Atlantidei. Per contro il terreno sotto i Lemurani era molto incerto: veniva continuamente ribaltato da eruzioni di fuoco, da potenze vulcaniche. Una sorta di terra di fuoco era questa vecchia Lemuria. Se andiamo ancora più lontano nei suoi inizi, arriviamo a un momento in cui il sistema scheletrico cominciò solo allora a differenziarsi dalla massa senza ossa. Poi arriviamo al tempo in cui la Terra non aveva ancora prodotto l’odierno regno minerale: tutto quello che oggi si trova dentro le montagne, l’abbiamo lì in un continuo defluire e scorrere.

Quanto più lontano seguiamo il percorso dell’evoluzione della Terra, tanto più alti gradi di calore incontriamo. Lì arriviamo a tempi in cui le formazioni che oggi sono terra ferma, scorrevano così come oggi il mercurio o il piombo a una temperatura superiore scorrerebbero. L’indurimento si sviluppa solo presso i Lemurani. Sempre più dense diventano le masse di nebbia. Non abbiamo più a che fare solo con un mare di nebbia, bensì con un denso mare di fuoco di vapori d’acqua, in cui tutte le possibili sostanze sono disciolte e turbinano avanti e indietro. In certe zone di questi vapori d’acqua era già data la possibilità che il predecessore umano di allora potesse vivere; ma a quel tempo gli esseri erano del tutto diversamente costituiti. Arriviamo così a un momento in cui l’uomo viveva in una sorta di mare primordiale, in un elemento caldo, acquoso-infuocato. Il nucleo della Terra era come circondato da un mare primordiale, in cui erano contenuti i semi di tutto quello che più tardi si è sviluppato. Così appariva dunque sulla Terra, immediatamente dopo che la Luna era volata via ed era diventata indipendente.

Abbiamo ottenuto una visione di uno sviluppo fino al momento in cui per la prima volta il Sole si era separato dalla Terra e dalla Luna, poi la Luna dalla Terra si era separata e la Terra era rimasta nello stato che vi ho appena descritto. Domani considereremo ancora una volta questo processo, che abbiamo appena assemblato da due lati, e anche l’ulteriore progresso dell’uomo e della Terra fino ai nostri tempi.

11°Parte 1 (Teosofia e Rosacrocianesimo) - La separazione della Luna e i regni della natura

Kassel, 26 Giugno 1907

Ieri siamo giunti nella descrizione dello sviluppo dei nostri diversi stati terrestri fino al punto in cui abbiamo chiarito come i tre corpi mondiali riuniti — Sole, Luna e Terra — si sono separati successivamente. Abbiamo iniziato da una parte e ci siamo fermati al punto in cui la Luna si è distaccata dalla Terra; dall’altra parte abbiamo cercato di raggiungerlo partendo dal nostro tempo e risalendo attraverso l’Atlantide fino a questo medesimo punto. Ora chiariamo a noi stessi in quale stato avevamo allora la Terra stessa. Bisogna considerare lunghi, lunghissimi periodi di tempo, che richiedono milioni di anni; allora non ci meraviglieremo così tanto dei grandi cambiamenti che avvengono sia nel cosmo che sulla Terra.

Vogliamo ora considerare più attentamente la Terra separata. Era ancora avvolta in una massa d’aria, ma del tutto diversa dalla nostra aria odierna. Non dovete pensare che questa aria fosse come una fornace rovente nelle sue parti interne, sebbene la temperatura fosse molto più alta di oggi. Vi erano anche molte delle sostanze che oggi sono solide, allora liquide nella Terra. Un’aria fitta di vapori di sostanze le più diverse avvolgeva la Terra, qualcosa che potremmo chiamare aria di fuoco, uno stato ricorrente dell’antico stato lunare. Quando la Terra, dopo la separazione dalla Luna attuale, era diventata indipendente, allora era circondata da una strana atmosfera che si potrebbe chiamare aria di fuoco. Poiché la Terra si era liberata dall’atmosfera partita con la Luna, gli esseri divennero capaci di raggiungere certi stadi superiori. Entro questa atmosfera gli animali-uomini più avanzati avevano raggiunto uno stadio superiore a quello che avevano avuto sulla Luna, ma solo quelli che più tardi sarebbero diventati uomini. Un gran numero di questi animali-uomini rimase fermo allo stadio lunare. E la conseguenza fu che non solo rimasero fermi, ma scesero di mezzo stadio e divennero animali, che prima non c’erano stati sulla Luna, perché ora intervenivano condizioni completamente nuove — infatti potevano esservi ancora animali-uomini solo sulla Luna. Così abbiamo due regni: gli uomini, e il regno degli animali-uomini rimasti indietro, che gradualmente scesero a diventare animali.

Così era anche con gli animali-piante. Un certo numero si era sviluppato più in alto, a diventare animali; altri rimasero fermi e divennero piante. E il regno pianta-minerale si divise in modo che alcuni divennero minerali pesanti, e altri si svilupparono verso l’alto fino a diventare piante. Non tutto è sorto secondo un’unica misura. Quello che oggi conosciamo come animali, per esempio, è sorto in parte dal fatto che gli animali-uomini si svilupparono verso il basso, e in parte dal fatto che gli animali-piante si svilupparono verso l’alto. Allo stesso modo abbiamo nel regno vegetale accanto a pianta-minerali in ascesa e animali-piante in discesa. Le piante che oggi costituiscono soprattutto il nostro tappeto vegetale estetico, sono quelle sorte per sviluppo verso l’alto dei pianta-minerali della Luna, il violetto per esempio. Invece tutto ciò che ci suona come marcio, in uno sviluppo discendente, mentre le nostre piante dalle foglie verdi raggiungeranno stadi superiori nel futuro.

I nostri minerali si sono sviluppati completamente sulla Terra. Sulla Luna non c’era ancora nulla di minerale come oggi. Questo è il regno pianta-minerale caduto, che si depositò come crosta solida sulla Terra. Nel tempo in cui la Terra espelleva la Luna, quello che rimase e che in seguito divenne minerale, metallo solido e così via, era ancora del tutto e completamente una massa liquida. Ciò che era già solido allora, fu proprio scagliato nello spazio cosmico, perché la Terra non avrebbe potuto svilupparsi ulteriormente se avesse conservato queste sostanze per sé. Allora si formarono inclusioni di quei metalli che più facilmente divennero solidi. In parte avevano forme strane. Quello che oggi vi appare come granito, come gneiss nella montagna, mostrava allora ancora molto chiaramente che era sorto dal fatto che esseri vegetali si erano trasformati verso il basso, erano diventati pietre. In fondo potete dedurne che sul Sole e sulla Luna tutto il regno delle rocce era ancora regno vegetale. Non è il regno vegetale che si è sviluppato dal regno delle rocce, ma sono le pietre che sono sorte dal regno vegetale! Quello che oggi scavate come carbone di pietra, è solo una somma di piante pietrificate, di piante cioè che perirono, marcirono e divennero pietre, così che oggi possono essere scavate come piante diventate pietra. Se andaste ancora più indietro, vedreste che anche le pietre più dense erano una volta piante e sono sorte dal vegetale, mediante sviluppo verso il basso nel regno della pietra. Per il veggente risulta quanto segue. Se esaminate lo gneiss, il mineralogo vi dice che consiste di feldspato, hornblenda e mica. Allora il mineralogo deve fermarsi. Il veggente dice: Quello che nello gneiss si trova come feldspato, si mostra ancora chiaramente all’occhio spirituale come il solidificato del vegetale nel gambo e nelle foglie verdi, da cui la pianta si era costruita; e il deposito di mica ha qualcosa a che fare con quello che ancora oggi si forma nei sepali e nelle corolle dei fiori delle piante. Così oggi un occultista, vedendo un pezzo di gneiss, dirà: Questa è pianta pietrificata, e come oggi le piante hanno foglie e fiori e così via, così il deposito di mica proviene da antichi sepali e petali di fiori. — E così possiamo dire di tutti i minerali come si sono formati da antiche piante. Infatti erano piante quelle che vennero dalla Luna, e solo nella massa terrestre liquida si erano condensate. Come se aveste un vaso d’acqua davanti a voi e l’acqua cominciasse a solidificarsi, a formare ghiaccio, così lì si formavano sempre più inclusioni solide. E sempre più la crosta terrestre solida si formava dalla Terra liquida. Quanto più andiamo avanti, tanto più alti e puri diventano gli esseri; quelli che non potevano salire, si pietrificarono. Così era anche con gli animali e con gli uomini. L’uomo giunse al punto di poter trasformare il suo corpo in un grado ancora più elevato.

Questi uomini-luna si muovevano nel mare primordiale nuotando-fluttuando: erano disposti a questo nuoto. Questo può sembrare stranissimo all’uomo odierno, ma è tuttavia vero. E francamente sia detto: io non vorrei affatto attenuare molte di queste descrizioni che appaiono grottesche. Sempre si ride delle verità quando appaiono per la prima volta.

L’uomo che nuotava nel mare primordiale non aveva ancora occhi che potessero vedere come oggi; erano già disposti su Saturno, ma laggiù nel mare primordiale l’uomo non aveva ancora bisogno di vedere: doveva orientarsi diversamente. Nel mare primordiale era contenuto tutto quello che consumava per mantenersi in vita. C’erano anche animali che gli erano amichevoli, altri che gli erano ostili. E poi il mare primordiale era caldo in alcuni luoghi, freddo in altri. In alcuni luoghi l’uomo poteva tollerare il calore, in altri no. Allora l’uomo aveva ancora un organo che oggi è dentro la testa, grande come un nocciolo di ciliegia, la ghiandola pineale; tuttavia nel senso proprio non è una ghiandola. Questo organo era una volta sviluppato molto potentemente: era un organo con cui l’uomo poteva orientarsi nel mare primordiale, vi sporgeva come una specie di lanterna dalla testa. L’uomo si muoveva così da utilizzare questo organo anteriore simile a una lanterna; era un organo finemente sensibile, un organo di calore, mediante cui poteva percepire il calore che gli era favorevole o no. Era un organo di orientamento, ma non era un organo della vista. Gli era utile quando nuotava intorno. Più tardi l’uomo non ne aveva più bisogno; allora si ridusse.

Allora non si poteva ancora parlare di una disposizione all’Io. L’uomo era ancora, riguardo a tutto quello che faceva, sotto la guida di potenze spirituali superiori. Possiamo paragonarlo approssimativamente all’animale di oggi. I nostri animali attuali li consideriamo geisteswissenschaftlich nel modo seguente: L’uomo si differenzia dall’animale per il fatto che ha un’anima individuale; ogni uomo ha la sua anima individuale, il suo Io individuale. Non è così nell’animale: interi gruppi di animali hanno un’anima. Per esempio, tutti gli animali che appartengono alla specie di leone hanno un’anima, e questa vive nel mondo astrale. Allo stesso modo tutti gli animali che hanno la natura di tigre, hanno un’anima insieme. Perciò parliamo nell’animale di anime di gruppo. Tutti i cavalli insieme hanno un’anima di gruppo; appartengono insieme. Come le singole dita stanno alla mano, così gli animali stanno alla loro anima di gruppo. Perciò non possiamo nemmeno parlare di una responsabilità individuale. Solo quando un’anima individuale è presente, parliamo del fatto che un’anima può essere buona o cattiva. L’uomo di quel tempo aveva ancora una specie di anima di gruppo, che giaceva ancora nel grembo della Divinità. Così dobbiamo essere chiari: quello che oggi vive in noi, esisteva anche allora, ma non dentro al corpo umano. L’uomo ha la sua origine in due correnti. Quello che era venuto dalla Luna e si era ulteriormente sviluppato, era l’animale-uomo laggiù; ma quello che oggi vive in voi come anima individuale, era lassù, presso la Divinità: solo il vostro corpo era laggiù, nel mare primordiale. Più tardi i due si unirono: allora l’anima scese e spiritualizzò il vostro corpo come anima individuale.

Immaginate un vaso con acqua; dentro ci sono molti, molti gocce d’acqua, ma non potete distinguerle. Se ora prendete molte centinaia di piccole spugne e le immergete dentro, allora avete individualizzato le gocce che prima erano nella massa d’acqua. Così immaginate la vostra spiritualità fluttuante sopra il mare primordiale. Paragonare l’anima che riposa nel grembo della Divinità con la goccia d’acqua: i corpi accolgono le anime come le spugne accolgono le gocce d’acqua; mediante ciò le anime divennero indipendenti, come l’acqua fu individualizzata dalle spugne. Laggiù il mare primordiale con i corpi fluttuanti-nuotanti — lassù le anime. Non si poteva descrivere meglio di così: «E lo spirito della Divinità covava sulle acque», cioè elaborava quello che era laggiù, fino al punto che potessero essere accolte le gocce d’anima.

I corpi stessi dovevano mantenersi fluttuanti, e per questo gli esseri avevano bisogno di un organo. L’uomo allora non aveva ancora un polmone, ma aveva una specie di vescica natatoria: mediante questo si manteneva nel mare primordiale nuotando. I pesci che a questo stadio rimasero indietro, hanno ancora oggi vesciche natatorie e non polmoni. Gradualmente, quando l’aria si purificò dalle acque, e l’uomo poteva salire sopra le acque e diventare un respiratore d’aria, nacquero i suoi polmoni. Fu un lungo processo, un processo attraverso milioni di anni, dove l’uomo gradualmente assorbì l’aria mediante polmoni. Mediante ciò era dato il formare fisico che l’anima poteva accogliere in sé. Quanto più l’uomo diventava un respiratore d’aria, tanto più diventava capace di accogliere l’anima. Non potete esprimerlo meglio che con le parole: E Dio alitò nell’uomo il respiro, e divenne un’anima individuale. — Mediante ciò l’uomo diventa contemporaneamente capace di sviluppare qualcosa che prima non avrebbe mai potuto formare: diventa capace di formare sangue rosso. Prima tutti gli uomini erano disposti ad avere la medesima temperatura del loro ambiente: se erano circondati da più calore, si adattavano a questo calore. Prima non c’era affatto sangue rosso; gli animali che stanno sopra gli anfibi sono in un tempo ancora molto più tardo corpi umani rimasti indietro. Solo dopo il tempo in cui l’uomo si era sviluppato a formatore di sangue rosso, si svilupparono anche animali a quelli che hanno sangue rosso. Come nessuna pianta si è mai sviluppata da una pietra, ma come la pietra si formò dalla pianta, così l’animale non si era sviluppato dall’uomo, ma l’uomo aveva lasciato indietro gli animali. Tutto ciò che è inferiore si è sviluppato da ciò che è superiore: questa è la teoria dell’evoluzione. Prima l’uomo dovette trasformarsi a essere sangue-rosso, allora potette lasciare indietro gli animali. Negli animali vedete nel senso letterale i gradi dispiegati che abbiamo lasciato indietro. L’uomo vede in ogni animale più o meno un pezzo di se stesso lasciato indietro. Paracelso l’ha espresso così meravigliosamente: Se guardiamo intorno a noi, vediamo quasi le lettere di un alfabeto; solo nell’uomo sono riunite a formare una parola; perciò in lui riposa il senso di quello che è dispiegato intorno a lui.

Allora dovete considerare una cosa. Un processo apparentemente insignificante, ma straordinariamente importante per la scienza dello spirito, si compì allora; iniziò in fondo già con la prima apparizione della Terra, quando era ancora insieme alla Luna. È un certo cooperare di Marte e Terra. Durante tutta la prima metà della Terra scorrevano forze di Marte sulla Terra; perciò si designa la prima metà direttamente come lo stato di Marte della Terra. E con questo passaggio attraverso Marte è legato il ferro, che da allora in poi gioca un ruolo completamente nuovo nel processo terrestre. Nelle piante il ferro gioca un ruolo molto più esteriore. Ma vedete come le cose si intrecciano: cosmicamente la Terra passa attraverso Marte, esso le dà il ferro. Da allora il ferro fu stimolato alle funzioni che ha ora. Allora appare il ferro nel sangue. E con il sangue ricco di ferro è collegata l’aggressività nell’uomo, quello che ne fa un guerriero sulla Terra. Il mito greco sentì questo, e perciò designa Marte come il dio della guerra.

Mediante ciò questo corpo umano diventa capace di accogliere un Io; infatti senza sangue rosso e caldo nessun corpo può diventare portatore di un Io: questo è straordinariamente importante. La respirazione polmonare è la premessa del sangue caldo e rosso. E allora sorsero i necessari processi sulla Terra, che si incorporarono nel sangue. Così l’uomo si sviluppò gradualmente affinché diventasse un essere che respira con i polmoni e ha sangue rosso, e allora lasciò indietro gli altri esseri, i caldi-sangue inferiori. Nell’occultismo gli animali non si distinguono solo nel modo ordinario, ma menzioniamo un altro carattere. Li distinguiamo in sonanti interiormente, cioè quelli che possono esprimere il loro dolore e la gioia con suoni, e non-sonanti. Se scendete agli animali inferiori, sentite sì anche suoni, ma sono solo esteriori, riconducibili all’allineamento di organi o a influenze climatiche esteriori: l’esteriore suona in loro. Solo gli animali che si separarono allora, quando l’uomo si sviluppò a essere sangue-caldo, erano tali che essi stessi potessero far suonare il loro dolore e la loro gioia. Allora la laringe dell’uomo fu trasformata in un organo sonante. Mediante il fatto che esteriormente la Terra liquida si trasformava in una crosta, un processo interiore avveniva nell’uomo: parallelamente alla solidificazione esteriore, dalle parti molli si formavano interiormente uno scheletro di ossa e cartilagini. Non c’era stata prima un’essere di ossa. I minerali esterni sono l’immagine speculare delle ossa. La Terra ha fissato questa epoca nelle masse rocciose; l’uomo l’ha fissata nelle ossa. Sempre più l’uomo ora diventa da un essere che cammina in posizione orizzontale a uno che cammina eretto. Si trasforma cosicché i suoi arti anteriori diventano organi di lavoro, e solo gli altri servono al movimento. Entrambe le cose vanno insieme. Nessun essere che non abbia una laringe sonante e un’andatura eretta può essere un essere di Io.

Gli animali avevano le disposizioni per questo, ma rimasero indietro. Perciò non poterono trasformarsi a essere tali che hanno un linguaggio, perché è legato a una laringe eretta. Possiamo misurare questo con un fatto molto grossolano. Certamente molti cani sono più intelligenti di un pappagallo; ma il pappagallo impara di più, perché la sua laringe è più eretta. I pappagalli e gli stornelli imparano a parlare qualcosa, perché hanno una laringe eretta.

Così vedete come la Terra e l’uomo procedono a stadi di sviluppo sempre ulteriori. Contemporaneamente anche l’atmosfera diventa diversa: si sviluppa quello stato in cui la Terra è circondata solo da un’aria nebbiosa. Fu nel tempo in cui i Lemuriani videro il loro continente disperdersi e migrarono verso l’Atlantide; per questo divennero Atlantidei. Durante la fase di questo progresso, in cui l’uomo si appropriò dei primi elementi del linguaggio, che erano però solo suoni di sentimento, l’anima sempre più emerse. L’Atlantideo aveva essenzialmente conservato una chiaroveggenza ottusa. Ora i suoi occhi si erano sviluppati nella misura in cui l’uomo, uscito dal mare sotterraneo, partecipava di quella luce solare che gli appariva attraverso le masse nebbiose. Diventava fisicamente sempre più vedente e percettivo; ma per contro l’antica chiaroveggenza sempre più si riduceva in lui. Solo nell’ultimo terzo del tempo atlantideo, in un punto della superficie terrestre, era emersa la razza più avanzata tra gli Atlantidei. Fu la conclusione significativa di questa epoca.

Gli Atlantidei che più si erano diretti verso occidente, divennero per le circostanze di allora nature interiormente neutre, fredde, indifferenti: questo divenne la popolazione rame-colorata delle Americhe. Gli altri che più si erano diretti verso il sud, divennero la popolazione nera, dei negri, e quelli che si erano più diretti verso oriente, formarono più tardi la popolazione gialla, malese. Ai punti meno favorevoli, da cui non si poteva procedere oltre, si erano concentrate queste masse popolari. Ma laggiù dove è l’Irlanda, e a occidente da lì, dove oggi c’è il mare, l’uomo aveva potuto svilupparsi più lontano. Laggiù c’erano quelle mescolanze di caldo e freddo, mediante cui il corpo umano poteva progredire più lontano. Da quella che era ancora la forza magica della volontà, si sviluppò in una prima disposizione un non-espresso sentimento di Io. Proprio in questo momento l’uomo imparò per la prima volta a dire «Io» a se stesso. Allora gli uomini impararono in una prima disposizione a contare, calcolare, a sviluppare un giudizio incipiente, il combinatorio. Ma c’erano sempre anche tra loro esseri più avanzati, i capi dell’umanità, che si relazionavano agli uomini come esseri di un regno superiore. Loro divennero gli insegnanti e i capi e diedero l’impulso alla migrazione verso oriente. — Da quel punto vicino all’Irlanda odierna verso oriente e oltre verso l’Asia, già dappertutto c’erano insediamenti di popoli. Ora le masse di popolazione più avanzate andarono verso oriente e formarono lungo il loro cammino una specie di colonia. La più potente, con la cultura più sviluppata, era vicino alla odierna deserto di Gobi. Da lì poi andarono singole parti verso i più diversi luoghi del mondo, una parte verso l’India odierna: trovarono laggiù già popoli, giallo-brunastri, e si mescolarono in parte con loro.

Questo fu dopo la fine dell’Atlantide, quando questa colonia andò a sud e laggiù fondò la prima cultura del tempo post-atlantideo, la prima cultura della nostra epoca di tempo. Gli insegnanti più avanzati che là discesero, i primi grandi insegnanti dell’antico India, si chiamano gli antichi Rishis indiani. Gli Indiani odierni sono i discendenti di quella popolazione antica, ma dobbiamo tornare molto indietro in tempi che si estendono oscuri davanti alla considerazione storica, se vogliamo trovare le tracce della loro cultura. I Veda appartengono già a un tempo più tardo: allora non si scriveva ancora nulla. L’antico popolo indiano rappresenta il primo gruppo culturale dopo il tempo atlantideo; quindi erano ancora i più vicini all’Atlantideo. L’Atlantideo era una specie di sognatore: ottusa era la sua coscienza, non aveva nulla di capacità di giudizio e di autocoscienza; come un sognatore, semi-incosciente andava intorno. Gli antichi Indiani erano i primi che avevano superato questo stato, ma ancora radicati a metà in esso. Perciò l’antico Indiano aveva in sé il desiderio di vivere di nuovo la terra degli spiriti antichi e quello guardare ancora proprio degli Atlantidei. L’antico allenamento yoga indiano consisteva ancora nel fatto che in una specie di offuscamento della coscienza rimettevano l’uomo nel tempo in cui gli uomini vedevano ancora gli spiriti intorno a loro. Dopo quel tempo della chiaroveggenza degli antichi Atlantidei l’Indiano bramava tornare, e i Rishis gli insegnavano nell’allenamento yoga i metodi, che però ora erano sviluppati in un altro modo. L’Atlantideo non aveva ancora sviluppato la capacità di giudizio; in India si aveva già capacità di giudizio, ma si amava quello che si era superato, e si sapeva farlo di nuovo emergere, offuscare la coscienza e ricordarsi di nuovo di quello che si era visto prima. Nelle sue rappresentanze più elevate la cultura indiana ha ancora conservato questo. L’Indiano non cercava di elevare la sua coscienza, ma di offuscarla in modo sognante: perciò l’inattività dell’essere indiano. E sarebbe un grosso svantaggio, perfino dannoso, se la vita indiana afferrasse in grado più elevato la cultura odierna.

Nei primi tempi gli uomini non avevano affatto visto minerali; l’Atlantideo vedeva del tutto ancora i minerali nel modo più indistinto. Per lui il mondo degli spiriti era lì nelle sue visioni: era quello che viveva in tutto. Vedeva l’uomo circoscritto in colori, in colori simpotici, se gli era simpatico. Un tal mondo cercava di evocare di nuovo l’Indiano. Ma proprio in questo consiste il progresso umano: che l’uomo deve sempre più guadagnare una relazione con quello che qui nel mondo della materialità è presente. Gli Atlantidei non avevano ancora bisogno di attrezzi: si orientavano mediante la loro forza di vedente; non attribuivano significato agli attrezzi fisici. L’Indiano è in questo ancora un ritardatario dell’Atlantideo; perciò per lui il mondo fisico è Maya, una specie di inganno, di bugia. Non ha nulla a che fare con il mondo dei sensi esterni. Dice: Elevati al mondo del sognante spirituale.

Il progresso da questo indianesimo a un tempo più tardo consisteva nel fatto che nel successivo circolo culturale, il persiano, che sta ancora prima di Zarathustra, l’umanità imparò a valutare per la prima volta quello che è realtà esterna. Questa era una seconda colonia che andò da Gobi, che fondò un antico impero in Asia Minore, da cui sorse il regno di Zarathustra. Il persiano si accorge che qui c’è un mondo in cui ha da operare. Il divino gli appare come qualcosa con cui deve unirsi. Due divinità stanno davanti alla sua anima: Ormuzd e Ahrimane. La materia gli appare ancora come qualcosa che deve superare, su cui deve misurare le sue forze. Dal mondo spirituale prende ancora le forze di cui ha bisogno per lavorare qui in questo mondo. Il mondo gli appare come qualcosa di buio, che con l’aiuto della luce del bene deve essere trasformato. — L’Indiano fondò una scienza del mondo puramente spirituale, che però non gli diceva nulla sulla realtà esterna. Nel persiano la realtà esterna è qualcosa di diverso, che continuamente mediante il lavoro deve essere trasformato.

La terza colonia che andò da Gobi, proseguì verso Asia Minore e fondò il circolo culturale caldaico-babilonese-egiziano. Questi popoli avevano accanto alla precedente scienza dello spirito ora già una scienza del mondo terrestre. Presso gli Egiziani sorse un’astrologia, una geometria, mediante cui impararono come si tratta e si coltiva la Terra. La scienza si estese su quello che l’antico Indiano ancora designava come il mondo dell’inganno. Ora il mondo dell’inganno è un mondo del più acuto ragionamento, ragionamento sensibile. Se l’Indiano si approfondiva nel mondo delle stelle, era per lui solo l’espressione dello spirituale. Ma il Caldaico aveva un amore per il mondo corporale: era per lui l’arto della Divinità, in cui ci si lavora dentro, in cui ci si approfondisce. E questo lavorare dentro dal Divino nel sensibile, lo vediamo nella cultura babilonese-assira.

Giungiamo ora a considerare il quarto circolo culturale, che chiamiamo greco-latino. Qui l’uomo stesso è già stato conquistato per l’osservazione esterna. Presso gli Egiziani si sapeva già che il mondo non è un caos, ma è costruito in modo sensato attraverso tempi incommensurabili. La Sfinge e la Piramide esprimono grandi verità cosmiche. La Sfinge era per l’antico Egiziano un’enigma dell’evoluzione: l’evoluzione del più elevato umano dai precedenti stati animali. Questo era per l’Egiziano la saggezza, che lui esprimeva a suo modo nel mondo. E un calcolo di misura potete trovare presso di lui che è tirato giù dal cielo. Le città erano arrangiati così che l’Egiziano nel loro costruire esprimeva un ordine sacro che gli era prescritto; un’immagine dell’ordine del cielo cercava di dare l’Egiziano. Ma l’individualmente-umano non era ancora compreso in questo. Questo lo vedete fiori nel primo per la prima volta nell’arte greca, dove l’uomo si è già afferrato come realtà immediata e dove vuole creare un’immagine di se stesso nello spazio.

Sempre più familiare l’uomo si fa con quello che l’Indiano designava come Maya. L’uomo incontri se stesso. Crea un mondo entro quello che l’Indiano ha chiamato illusione, e è consapevole che deve creare questo mondo senza l’aiuto degli dei. Si unisce sempre più con la realtà esterna e crea dalle proprie forze il divino nella realtà esterna. Ma se studiate la polis greca, non vedete ancora nulla di quello che è il concetto di diritto. Questo dovette l’uomo fondare per la prima volta nell’Impero Romano come diritto romano, nella convivenza privata con gli altri, come cittadino romano.

Così l’uomo giunge sempre più alla comprensione di quello che avviene qui nella realtà esterna.

Il quinto circolo culturale siamo noi stessi con la nostra civiltà materialistica. È il tempo in cui l’uomo è disceso più profondamente nel mondo esterno. Confrontate il nostro tempo con i precedenti: Certo sappiamo applicare le forze del mondo spirituale al nostro ambiente esterno; dappertutto portiamo il mondo spirituale dentro. Ma dal punto di vista della scienza dello spirito questo ha una prospettiva singolare. Ricordatevi del tempo in cui l’uomo si macinava ancora la farina tra due pietre. Impiega poche forze spirituali su questo. Ma nell’antico Egitto e Caldea si approfondiva nella saggezza celeste; molte cose gli erano ancora dette sulla saggezza spirituale del cielo stellato e della Terra stessa. Il Greco creava ancora dentro questo mondo di realtà la figura umana idealizzata.

Come è l’immagine del nostro tempo? Molta forza spirituale è qui impiegata per produrre la nostra scienza naturale con le sue applicazioni tecniche. Ma qual è il grande differenza, se vi procurate il cibo dall’America con mezzi primitivi, o con l’aiuto del telefono, macchine e così via, che però servono solo a soddisfare il medesimo bisogno che anche l’animale qui soddisfa? Cercate di esaminare quanto di quello che è stato creato serve la vita spirituale, e quanta forza spirituale è usata per la vita materiale. Quanta enorme forza spirituale deve sviluppare l’umanità oggi per soddisfare i bisogni materiali! Non c’è grande differenza se l’animale va e mangia erba, o se ci si procura mediante ogni sorta di mezzi il cibo dall’America e dall’Australia. Ma questa non è una critica sprezzante: questo deve essere così. Così profondamente l’uomo dovette immergersi in questo mondo. L’Indiano vedeva ancora il mondo come illusione; l’uomo odierno vede questo mondo come l’unica realtà. Siamo discesi più profondamente e mediante questo abbiamo fatto i più grandi progressi sul piano fisico. Ma questa discesa non deve essere inutile nemmeno nel senso spirituale!

Entro il nostro tempo è sorto un nuovo elemento, che è quasi piantato dentro il primo terzo del tempo post-atlantideo: è l’avvento del Cristianesimo — la più significativa incisione nello sviluppo della Terra in assoluto. Tutto quello che è stato prima, per l’occultismo è stato solo preparazione per il Cristianesimo. Buddha, Hermes e così via sono solo indicazioni profetiche del Cristianesimo, che appunto deve elevare l’umanità dalle più profonde implicazioni nella materia. E solleverà gli uomini di nuovo da questa implicazione. Ora inizia di nuovo l’ascesa dalla materia. E il compito della scienza dello spirito è di aiutare in questa ascesa verso il mondo spirituale.

Il prossimo periodo della nostra cultura post-atlantidea porterà ancora più scoperte; ma l’uomo nel mondo esterno sempre più vedrà solo le lettere. Un vero Cristianesimo parlerà del mondo esterno come parliamo di quello che è spirito condensato, e dalla materia il spirito ci sorgerà di nuovo. Non diremo del mondo esterno che è illusione, l’avremo completamente e non perderemo nulla, e tuttavia saliremo verso il più spiritualmente elevato. E a questo sviluppo il Cristianesimo avrà il più gran contributo da fornire. Già nel sesto periodo sarà quello che oggi è proclamato per pochi, in grado di afferrare grandi masse di uomini e portarle via; e mediante questo l’umanità guadagnerà l’intuizione del mondo spirituale. Quello che oggi è pensiero, sarà nel futuro una forza. Nella sesta epoca di cultura molti avranno questa forza di pensiero. Quello che oggi si chiama Cristianesimo teosofico, si diffonderà su grandi masse di uomini. Sempre più potenti diventaranno questi pensieri; creativamente agiranno fino sulla figura umana. — Prima il corpo umano aveva un aspetto del tutto diverso da oggi; sareste sorpresi se vi descrivessi questo corpo precedente. Ma per il fatto che il corpo era ancora molle, l’Io aveva un’influenza molto maggiore sulla sua formazione. Dall’influenza della volontà dell’anima sul corpo umano all’uomo oggi rimane solo un resto molto scarso. Se sperimentate uno spavento, diventate pallidi, perché lo stato d’anima interiore penetra fino nel sangue; il colore del corpo cambia. Ma potete in altri stati del corpo vedere come poca potenza ha oggi l’uomo sul suo corpo. Nell’ascesa sarà di nuovo diverso: il corpo si formerà sempre più molle, e l’uomo guadagnerà di nuovo l’influenza sul corpo, quando dentro di sé sempre più potentemente lascia diventare i pensieri che oggi ancora appaiono scarsamente; questi potranno allora trasformare il corpo stesso. L’uomo potrà di nuovo formare il corpo stesso, certamente solo in un futuro molto lontano.

La sessualità fu impressa all’uomo durante il tempo lemurico; prima era un essere bisessuato, maschile e femminile insieme. Con l’incorporazione dell’Io l’uomo si divide in due sessi. Conosceremo ancora questo momento più esattamente, quando illustreremo più da vicino il corso del sangue umano. Allora parleremo di questo problema della divisione dei sessi, e anche di questo: che quello che oggi è separazione dei sessi, scomparirà di nuovo. Così guardiamo verso un futuro in cui l’uomo ancora una volta potrà agire completamente diversamente sul corpo.

Che cos’è per esempio, quando al uomo sale il rossore della vergogna al viso? Che cos’è? Un ultimo resto di quello che l’uomo aveva prima come influenza sul suo corpo. Sempre più l’uomo potrà di nuovo consciamente lavorare dentro il suo corpo. E allora verrà il tempo in cui l’uomo sarà capace di fare del suo muscolo cardiaco un muscolo volontario. La scienza vi presenta il cuore come se fosse un semplice apparato fisico, una pompa. Ma il sangue non scorre solo attraverso il corpo perché il cuore pompa il sangue, ma tutto quello che è nel sangue dipende dall’anima. Il sangue pulsione sotto i diversi sentimenti più velocemente o più lentamente, ed è il sangue che provoca il movimento del cuore. Ma nel futuro l’uomo guadagnerà un’influenza cosciente sul cuore; perciò il cuore è un organo che oggi sta solo all’inizio del suo sviluppo. Un muscolo dello sviluppo spirituale è il cuore, un organo mediante cui l’uomo più elevato si porta alla sua espressione e mediante questo agisce creativamente sul resto del suo corpo.

Il cuore sta solo all’inizio del suo sviluppo; perciò è anche una croce per la scienza materialistica. La scienza materialistica vi dice: Tutti i muscoli con cui vi muovete, sono muscoli striati trasversalmente; tutti i muscoli che sono involontari, per esempio quelli che sono legati al sistema digestivo, sono striati longitudinalmente. Il cuore è ora un organo singolare, che rovescia l’intera considerazione. È un muscolo involontario, e ha fibre muscolari striate trasversalmente: perché è sulla strada verso uno sviluppo superiore, perciò ha oggi già fibre striate trasversalmente.

Vi mostrerò domani ancora come certe cose si chiariscono quando le consideriamo alla luce della scienza dello spirito.

Così opera la teosofia diffondendo luce su quello che ci sta intorno. Tutto quello che è diventato materia, lo redimiamo dal suo attuale stato irrigidito. Questo è il pensiero della redenzione nel suo senso più profondo! L’uomo si è sempre sviluppato più in alto: ha sempre lasciato indietro certi regni. Diventerà potente, e redimerà quello che ha lasciato indietro, e redimerà la Terra insieme. Ma non deve disprezzarla, bensì deve unirsi con lei, se le vuole portare la redenzione.

12°Parte 1 (Teosofia e Rosacrocianesimo) - La separazione dei sessi e l'amore

Kassel, 27 Giugno 1907

Ieri abbiamo cercato di seguire il divenire dell’umanità da un punto di vista cosmico e anche sul nostro pianeta Terra. Oggi aggiungerò ancora alcune cose complementari a questo divenire — per poi trovare il passaggio sia a ciò che la teosofia sa dire sul significato del cristianesimo, sia sulla iniziazione cristiana. Innanzitutto vi chiedo di volgere ancora una volta lo sguardo spirituale al punto di partenza del divenire umano.

Abbiamo detto che la Terra, al momento della sua separazione dall’attuale Luna, era circondata da una sorta di Urmeer, di mare primordiale, e abbiamo caratterizzato come allora l’uomo fisico si riunisse con l’uomo spirituale-animico. E poi abbiamo seguito questo divenire fino ai nostri giorni, che abbiamo riconosciuto come quelli della caduta più profonda dell’umanità — con lo spirito — nella materia. Abbiamo riconosciuto che ora deve nuovamente avvenire un’ascesa, una spiritualizzazione, e abbiamo anche parlato di quale missione la teosofia o scienza dello spirito creda di avere riguardo a questo divenire.

Abbiamo già sottolineato che in quell’epoca presso i Lemuriani ebbe luogo la separazione dei due sessi. Due sessi erano già presenti presso gli esseri inferiori sulla Luna; ma l’uomo che abita in ognuno di voi fu diviso in due sessi solo allora, al momento della sua incarnazione nella forma corporea. Dobbiamo pensare al tempo primordiale dell’uomo — prima della sua divisione nei due sessi, in uno maschile e uno femminile — cosicché ciò che designiamo come sessualità non era affatto ancora presente, o aveva quantomeno una forma completamente diversa. Ora è proprio su questo che poggia il fatto che comprendiamo quale significato questo abbia per tutto lo sviluppo umano, significato che ho appena illustrato.

Se infatti la separazione nei due sessi non fosse avvenuta, se il genere umano contemporaneo non avesse compiuto il suo divenire nel mondo attraverso la collaborazione del maschile e del femminile, allora questo uomo sarebbe stato conformato in modo completamente diverso. È proprio dall’influenza del maschile che proviene l’elemento individuale nell’uomo. Vi ho spiegato ieri la differenza tra uno spirito di gruppo e un’anima individuale. Negli animali è completamente diverso: l’animale possiede già i sessi sul piano astrale. L’uomo, al contrario, prima di non essere disceso goccia per goccia nei singoli corpi umani, non aveva affatto i due sessi sul piano astrale — o non aveva ancora ciò che si dice la caduta nei sessi. Se nel mondo fisico gli esseri umani asessuati si fossero propagati, se cioè al posto della bisessualità fosse subentrata una specie di asessualità, non sarebbe stato possibile trasformare l’uomo in un essere individuale. È proprio questo il senso dello sviluppo umano: che i singoli uomini diventino sempre più individuali e ancora più individuali.

Se tornassimo all’epoca che caratterizzai ieri, vedremmo come gli uomini nelle loro forme esteriori si assomigliassero molto tra loro. Attraverso la collaborazione dei due sessi è sorta la diversità individuale; e la diversità individuale diviene sempre più grande, man mano che l’uomo procede verso il futuro. Senza la separazione nei sessi, le generazioni si assomiglierebbero sempre. Dobbiamo proprio dire: che l’uomo diventi un essere sempre più autonomo, ciò dipende dai due sessi.

In quei tempi primordiali e ancora ben dentro l’epoca atlantidea, sì ancora fino dentro l’epoca post-atlantidea, voi vedete dominare nell’umanità ciò che noi chiamiamo il «matrimonio prossimo», e solo gradualmente al matrimonio prossimo è subentrato il «matrimonio lontano». In epoca antichissima ci si sposava all’interno di piccole consanguineità e di piccoli clan. In tutti i popoli trovate l’indicazione dell’imparentamento di qualche membro in una tribù diversa come qualcosa di straordinario, e ovunque ciò è considerato un evento importante.

Quanto più lontano risaliamo, tanto più lo troviamo come qualcosa di morale: che gli uomini all’interno delle tribù consanguinee si sposassero, che il sangue imparentato si mescolasse solo con sangue imparentato. Possiamo illustrare al meglio questo processo se partiamo da un paragone che, mentre tutti gli altri paragoni zoppicano, ha qualcosa di straordinariamente azzeccato. Voglio raccontarvi una piccola storia. Conoscete Anzengruber e Rosegger. Rosegger è un poeta che descrive con grande dedizione le sue figure di villaggio. Anche Anzengruber la conosce bene, lui che nel dramma «Der Meineidbauer» è in grado di presentare in modo grandioso i contadini — dunque figure simili — sul palco, così che stanno fermi lì. Sappiamo come stanno in modo grandioso e plastico in «Meineidbauer», in «Pfarrer von Kirchfeld» e in altri. Ora una volta Rosegger e Anzengruber passeggiavano insieme, e Rosegger disse: So che in realtà non guardi mai veramente i contadini; probabilmente li descriveresti ancora meglio se andassi nel loro villaggio. Allora Anzengruber rispose: Se facessi questo, potrei forse perdermi completamente. Non ho in realtà mai conosciuto i contadini più da vicino; il fatto che possa descriverli così dipende dal fatto che mio padre, mio nonno e tutti i miei antenati erano contadini, e questo sangue contadino ce l’ho ancora in me. Da questo sangue contadino creo le mie figure e non mi preoccupo degli altri: è come se ancora fermenti nel mio sangue!

È un fatto interessante che ci conduce a ciò che dobbiamo considerare. Dove il sangue rimane non mescolato, come era il caso nelle antiche comunità tribali o presso i contadini di Anzengruber, rimane una manifestazione tanto forte, quale era ancora presente nel poeta Anzengruber nell’ultima incarnazione. Aveva ereditato la forza plasmatrice e lo sapeva apprezzare perfettamente: attraverso il sangue delle generazioni scorreva la forza plasmatrice. Così è veramente, dove sangue imparentato si mescola solo con sangue imparentato. E sulla forza plasmatrice dell’anima il mescolamento del sangue estraneo con sangue estraneo ha effetto estinguente. Se Anzengruber avesse sposato qualcuno che apparteneva a una classe completamente diversa, allora i suoi figli non avrebbero più avuto questa forza plasmatrice.

Presso quasi tutti i popoli che oggi ancora esistono, possiamo osservare questo fenomeno all’inizio: ovunque il matrimonio prossimo è connesso con una memoria straordinaria. È connesso con quella chiaroveggenza ottusa e crepuscolare. Vi ricordate di ciò che avete sperimentato sin dalla nascita e lo considerate appartenente insieme alla personalità. Prima che il matrimonio prossimo fosse sostituito dal matrimonio lontano, ci si ricordava letteralmente di ciò che il nonno e gli antenati avevano sperimentato molto indietro: si diceva «io» e si avevano gli eventi di quello che il nonno, il bisnonno e così via all’indietro avevano sperimentato. Quanto più lontano risaliamo, tanto più troviamo la memoria che si estende attraverso le generazioni.

L’interessante è che i popoli non si sentivano affatto come io singoli; dicevano al nonno «io», dandosi reciprocamente lo stesso nome, un nome che li abbracciava tutti. Con lo stesso diritto con cui voi oggi vi date un nome e lo riferite alla singola personalità, questi popoli si davano un nome che si estendeva lontano attraverso i secoli, perché la nascita non interrompeva la memoria. Il singolo uomo non aveva un nome, perché la nascita non era un evento particolare. Finché il filo della memoria si estendeva, si aveva per tutti un solo nome. Avete un documento per questa denominazione nella Bibbia: tutta la disputa sul significato dei nomi patriarcali è solo una disputa erudita. Adamo era perciò Adamo, ed era così antico, perché la memoria si era conservata attraverso i secoli, perché colui che discendeva da una personalità si sentiva con essa come un unico io. Tutto ciò si chiamava «Adamo», dove il sangue che scorreva attraverso i secoli generava una tale memoria.

Finché la memoria si conservava nella serie delle generazioni e ci si ricordava degli eventi dei propri antenati come propri, pertanto tempo si diceva: Adamo è ancora qui. Non ci si sentiva affatto come singola personalità fisica, ma ci si sentiva come ciò che spiritualmente era presente e teneva insieme le persone.

Poi venne sempre più il matrimonio lontano, e il mescolamento del sangue sempre più ucciderà la memoria che va oltre la singola manifestazione umana. Il restringimento della memoria è venuto come conseguenza del matrimonio lontano. Così è il corso dell’umanità: che il singolo cresca sempre più oltre la tribù. Nel sangue comune che scorreva attraverso le tribù fluiva anche l’espressione comune per questo sangue: l’amore. Ciò che ha sangue imparentato si ama. Nel corso del tempo, però, quell’amore che possiamo designare come amore primordiale, che è legato al sangue e ha condotto alla formazione di un’intera famiglia, svanirà. L’amore del passato è completamente diverso da quello che ci brilla incontro come amore del futuro. Nelle epoche post-atlantidee troviamo ancora l’amore dominante attraverso il sangue: ciò che ha sangue comune si ama. Ma ciò svanirà sempre più: gli uomini escono sempre più dalle strette consanguineità e diventano individuali.

Questo amore primordiale, che è sorto con la discesa delle anime nei corpi fisici, sta davanti a noi in diminuzione nel corso dei tempi; fluì negli uomini nel momento che nella Bibbia è descritto con le parole: «E Dio soffiò nel naso dell’uomo il respiro della vita, e questi divenne un’anima vivente.» Ma allora nacque anche qualcosa d’altro. L’uomo era diventato un’anima vivente e dunque un respiratore polmonare. L’aria che inspirava così determinava il suo sangue rosso, e nel sangue rosso si esprime la natura dell’Io. Finché il sangue è un sangue comune, l’Io è comune, come lo vediamo nell’Ebraismo, dove un intero popolo è dominato da uno spirito di gruppo. Ma sempre più gli uomini maturano a diventare indipendenti dal sangue consanguineo. Quando il respiro è entrato nell’uomo, questa fu la prima base per la formazione del sangue. Ma solo attraverso lunghi periodi l’umanità è diventata matura a permeare questo sangue cosicché al posto dell’amore primordiale potesse subentrare l’amore universale per l’umanità. Figuratevi il proseguimento dell’umanità come l’ho appena descritto: l’amore primordiale gradualmente morirebbe, l’amore per i consanguinei — da madre a figlio e così via — dovrebbe diminuire; il sangue non agisce così lontano che un legame d’amore potrebbe abbracciare l’intera umanità, e la forza dell’Io, la forza dell’egoismo diventerà sempre più grande. Allora dovette intervenire un evento che al posto dell’amore primordiale ha creato un’altra amore, un amore spirituale nell’esistenza: questo evento è il cristianesimo. Con l’apparizione del cristianesimo è stato impedito quello che altrimenti sarebbe accaduto: il disfarsi dell’intera umanità in singoli atomi umani. Gli uomini devono diventare sempre più autonomi, ciò riposa nello sviluppo del loro sangue; ma ora deve essere di nuovo riunito spiritualmente ciò che era stato disperso naturalmente, attraverso la nuova forza che ora può agire senza amore di sangue: questo è il cristianesimo. Il Mistero del Golgota assume così un significato fondamentale per tutto lo sviluppo umano. Se comprendiamo questo, comprendiamo il significato della parola: il sangue di Cristo. Non è qualcosa che si possa sperimentare e investigare solo esteriormente, ma qualcosa che deve essere considerato come fatto mistico. Consapevolmente il mio libro è perciò intitolato — non «La mistica del cristianesimo», ma: «Il cristianesimo come fatto mistico.»

Per comprendere ciò che lo stesso Cristo Gesù era sulla Terra, per intendere che il cristianesimo ha un significato così fondamentale, dobbiamo affrontare le preparazioni al cristianesimo. Queste erano già presenti in tutti i tempi antichi. Potete veramente riconoscere come il cristiano antico lo vedeva se prendete un passo in Agostino: Ciò che oggi si chiama religione cristiana è sempre stata la vera religione, solo che ciò che prima era la vera religione, oggi si chiama religione cristiana. Agostino sapeva ancora al suo tempo che il cristianesimo ha una presupposizione: ciò che era stato praticato negli antichi Misteri. Ed è proprio questo che deve essere svelato agli uomini attraverso il movimento teosofíco. Voglio caratterizzarlo attraverso alcune parole.

C’erano scuole che nello stesso tempo erano chiese e anche templi dell’arte; a capo di queste scuole stavano i maestri dell’umanità, i più avanzati nello sviluppo. Quegli uomini che si riteneva spiritualmente idonei a potere acquisire da soli una visione di ciò che ci circonda come mondo spirituale, erano accolti lì. Erano preparati con cura: in primo luogo dovevano imparare teoricamente i fatti del mondo spirituale, all’incirca così come oggi impariamo nella scienza dello spirito. Poi venivano gradi sempre più alti. L’apprendimento si trasformava in esperienza, l’aspetto esoterico in quello esoterico. In tutto erano insegnati vivacemente. Era una prescrizione ristretta come lo studente dovesse organizzare la propria vita, in modo da poter lentamente salire all’osservazione del mondo spirituale. Lo studente prima doveva aver imparato i fatti e le leggi del mondo spirituale, e poi attraverso esercizi che gli erano prescritti doveva crearsi gli organi per poter guardare dentro questo mondo spirituale.

Ora voglio raccontarvi l’atto conclusivo di ciò. Dovete ricordare che il sonno dell’uomo consiste nel fatto che il corpo astrale esce fuori dal corpo eterico e fisico, e che la morte consiste nel fatto che il corpo fisico rimane solo e il corpo eterico e astrale sono riuniti. Ebbene, così era che il maestro dei Misteri, l’Ierofante, attraverso i metodi corrispondenti che si potevano impiegare, trattava l’uomo in modo che il corpo fisico restasse come morto per tre giorni e mezzo, e il corpo eterico con gli altri membri dell’uomo fosse fuori. Non era né un sonno né una morte, ma un terzo stato. Era tutto preparato in modo che l’uomo durante questi tre giorni e mezzo potesse fare il pellegrinaggio attraverso i mondi superiori; egli ora imparava sotto la guida dell’Ierofante-iniziatore a conoscere le cose che abbiamo anche descritto nelle conferenze precedenti. Imparava tutto ciò attraverso la propria visione. Dopo tre giorni e mezzo era un uomo nato due volte. Quando tornava indietro, si ricordava di tutto quello che aveva sperimentato nei mondi dell’aldilà; era ora un testimone vivente che tali mondi esistono. Le sue parole erano ora diverse da come prima risuonavano. «Beato» era diventato, e su di lui era applicabile la parola: «Beati coloro che vedono.»

Quando tornava indietro, riceveva un nome completamente nuovo: abbandonava il suo nome e lo portava avanti come un iniziato con il suo nuovo nome. E un fenomeno peculiare si verificava quando scendeva e rivestiva di nuovo il corpo fisico, quando poteva vivere di nuovo nel mondo fisico. Allora da tutti — era legge — usciva un’unica esclamazione, che nella lingua italiana dovrebbe suonare: «Mio Dio, mio Dio, come mi hai glorificato!» Questo sentiva un tale uomo che era arrivato così lontano; diceva di sé: Tutto ciò che dell’amore primordiale è ancora qui, quello che doveva essere radicato nell’uomo attraverso il sangue, deve in me essere sostituito da un amore che non conosce differenza tra madre, fratello, sorella e gli altri uomini. Aveva spiritualmente abbandonato genitori, moglie e figlio, fratello e sorella, ed era diventato un seguace dello spirito. In lui, si diceva, era diventato vivo il Cristo.

Tutto ciò si era compiuto nel segreto dei Misteri. Tali uomini erano i testimoni del mondo spirituale. Erano anche profeti, perché indicavano un evento futuro, e questo non è altro che il Mistero del Golgota. Ciò che accadeva per il singolo uomo nelle scuole misteriche, si è compiuto una volta per il mondo intero nel mondo fisico in Palestina. Se oggi poteste prendere le prescrizioni per gli antichi iniziati, vedreste che queste prescrizioni terminavano con questi tre giorni e mezzo: mai prima ciò si era compiuto sul piano fisico. Con questo cominciò un’epoca nuova. Così che potete dire: tutte le iniziazioni erano annunci profetici di ciò che si è compiuto nel Mistero del Golgota; e solamente poteva compiutamente accadere perché un’individualità così vasta, quale era il Reggente degli Spiriti del Sole, era incarnata nel corpo di Gesù di Nazareth. Nessun io umano come quello che abbiamo in noi avrebbe mai potuto portare a compimento ciò che si è compiuto a Golgota. Per questo era necessario un io che era già allora così avanzato sul Sole. In questo modo comprendiamo la divinità umana del Cristo Gesù, che nella moderna epoca è così facilmente negata, perché non si riesce più a immergersi nelle profondità del mondo spirituale. E così vediamo, se consideriamo la cosa nella giusta luce, a Golgota accadere qualcosa che ha un significato che si estende ben al di là di ogni altro evento.

Tra gli spiriti più moderni, solo Richard Wagner ha di nuovo presentito qualcosa del significato del sangue. Vi ho spiegato come la vita ghiandolare dell’uomo è l’espressione del corpo eterico, la vita nervosa è l’espressione del corpo astrale, e come l’espressione dell’Io è la vita del sangue. Vi ho mostrato come nello sviluppo del sangue, se il Cristo non fosse venuto, sarebbe subentrata una direzione di sviluppo verso una maggiore egoismo. L’Io avrebbe sempre più accresciuto l’egoismo, l’egoità. Doveva scorrere via, essere sacrificato, quel sangue che nell’umanità era in eccesso, affinché non si dissolva interamente nell’egoismo. Il vero mistico vede nel sangue che scorre dalle ferite del Redentore il sangue in eccesso che scorreva via, che doveva scorrere affinché l’umanità non cadesse nell’egoismo, affinché una fratellanza spirituale-animica potesse afferrare l’intera umanità. Così il mistico della scienza dello spirito vede il sangue che scorre dalla croce, che doveva essere preso dall’umanità affinché potesse elevarsi dal materiale. Con ciò è stata innalzata al posto dell’amore che era tenuto insieme dal sangue, un amore futuro che va da uomo a uomo. E solamente così può essere compreso il detto del Cristo Gesù: «Chi non abbandona padre e madre, fratello e sorella, moglie e figlio, non può essere mio discepolo.» Questo non deve essere inteso diversamente, se non nel senso che attraverso l’azione del Golgota è superato tutto ciò che prima doveva essere consolidato attraverso il sangue imparentato, attraverso l’amore consanguineo. Colui che a questo posto mise il nuovo, l’amore spirituale-animico, poteva dire che il vecchio amore doveva essere abbandonato. Così è il nesso.

L’apparizione dello stesso Cristo Gesù è un fatto profondamente mistico e può essere compreso solamente quando non si applica il criterio della scienza naturale. Chi lo facesse, assomiglierebbe a colui che guarda una lacrima e vuole vederla solo secondo la legge di gravità, non come un’espressione dell’anima. Tali cose possono essere colte solo con la scienza dello spirito. Perciò l’apparizione del Cristo Gesù si distingue da quella di tutti gli altri fondatori di religioni. Ciò che gli altri hanno dato è una dottrina. Del Cristo Gesù si può veramente dire: praticamente ogni parola che ha pronunciato è già stata pronunciata in qualche contesto. Con Ermete e Buddha è importante quello che hanno detto: con il Cristo Gesù è importante che egli fosse presente, che egli vivesse, e che il Mistero del Golgota si compiesse.

Chi perciò vuole essere cristiano nel giusto senso della scienza dello spirito, lo è perché crede nella divinità dello stesso Cristo Gesù. I primi discepoli non dicevano solo: siamo inviati per annunciare le parole — bensì dovevano rendere testimonianza della sua esistenza: «Abbiamo noi stessi sentito le parole e abbiamo messo le nostre mani nelle sue ferite.» L’importanza sta nell’esistenza. Figuratevi presso le altre religioni di togliere i fondatori di religioni — non perdereste nulla. Figuratevi di togliere il Cristo Gesù — e il cristianesimo non sarebbe lì! Questo è il differenza. Perciò la gente, come Darwin, Strauss, Drews e così via, possa ancora proclamare che si possono trovare tutte le altre dottrine religiose nel cristianesimo, questo non è il punto importante; l’importante è che Egli era presente, e che Egli presentò come fatto ciò che nei profeti era stato preannunciato. Così il cristianesimo non è dottrina, ma forza. Se poteste elevarvi su un altro pianeta da qui, non vedreste solo la Terra, ma anche il corpo eterico e il corpo astrale della Terra, la terra spirituale al di fuori di quella fisica. E se poteste dimorare su questa stella attraverso millenni, già dal tempo prima dell’apparizione del Cristo Gesù, allora avreste visto come nello spirito della Terra stessa il colore del corpo astrale è cambiato per il fatto che il Cristo Gesù era presente. La Terra è veramente cambiata; e gli uomini che vivono dopo l’apparizione del Cristo Gesù, vivono su una Terra cambiata e sono perciò diventati capaci di superare la caduta più profonda dello spirito. Prima si doveva essere elevati nel mondo spirituale se si voleva saperne qualcosa; nel cristianesimo il Mistero stesso è sceso. Per occhi fisici era presente come evento storico. La Divinità doveva scendere per guidare l’umanità dal mondo fisico di nuovo verso il mondo spirituale.

Così trovate il cristianesimo descritto nel Vangelo più puro, nel Vangelo di Giovanni. Non è solo una poesia, ma un libro di vita. Solo colui che l’ha sperimentato sa che cosa è il Vangelo di Giovanni; e quando lo si sperimenta, si può proclamare come propria verità tutto ciò che è stato detto.

Voglio ora brevemente mostrare come l’uomo può arrivare alle conoscenze del cristianesimo.

Tra molti libri è il Vangelo di Giovanni quello che fornisce i metodi con l’aiuto di che si possono sondare le profondità del cristianesimo. Anche quando il cristianesimo non era ancora nella forma attuale, esso era già insegnato nelle scuole; così presso Dionigi l’Areopagita, uno studente dell’Apostolo Paolo. Negli antichi tempi era consuetudine, attraverso i secoli, assegnare al portatore effettivo dei Misteri lo stesso nome, così che colui che aveva ricevuto i segreti e li aveva scritti, era anche chiamato così.

Chi dal punto di vista dell’essoterismo si immerge nel profondo delle prime parole del Vangelo di Giovanni, lo sperimenta come una forza risvegliante all’interno di sé. Allora bisogna naturalmente applicare il Vangelo di Giovanni come era stato originariamente applicato, e bisogna avere la pazienza di prendere sempre di nuovo le prime frasi del Vangelo di Giovanni come il proprio materiale di meditazione e lasciarle passare davanti all’anima ogni mattina. Allora è una forza che tira fuori le forze profondamente nascoste della nostra anima. Naturalmente bisogna avere una traduzione corretta per questo. Dovete esprimere più o meno in caratteri di parole tedesche quello che veramente stava nel testo originale. In una traduzione il più possibile corretta voglio farvi notare che caratteristicamente nelle parole è indicata la vera vita spirituale del Vangelo di Giovanni:

«In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e un Dio era il Verbo. Questo era in principio presso Dio. Tutte le cose per mezzo di esso divennero, e senza di esso nulla divenne di ciò che è divenuto. In esso era la vita, e la vita era la luce degli uomini. E la luce è splenduta nella tenebra, ma le tenebre non l’hanno compresa. Un uomo sorse, era stato mandato da Dio, il suo nome era Giovanni. Questi sorse a testimonianza, affinché rendesse testimonianza della luce, affinché per mezzo di lui tutti credessero. Egli non era la luce, ma un testimone della luce. Infatti la vera luce, che illumina ogni uomo, stava per venire nel mondo. Era nel mondo, e il mondo per mezzo di esso divenne, ma il mondo non l’ha conosciuto. Ai suoi giunse, ai singoli giunse, fino ai singoli-io giunse, ma i singoli, gli io-singoli, non l’hanno accolto. Ma quelli che l’hanno accolto, potevano rivelarsi come figli di Dio per mezzo di esso. Quelli che fiducia ebbero nel suo nome, non diventarono da sangue, non dalla volontà della carne e non dalla volontà umana, ma da Dio. E il Verbo divenne carne e abitò fra noi, e noi abbiamo sentito il suo insegnamento, l’insegnamento di colui che è il Figlio unico del Padre, pieno di abbandono e di verità.»

Potrei ora raccontarvi molto come dovreste immergervi nei singoli capitoli del Vangelo di Giovanni. Voglio darvi solo un esempio di come dovreste usare i capitoli dal tredicesimo in poi, se foste un vero studente dell’iniziazione cristiana. Ciò che vi dico in parole si è svolto come fatto. Voglio rivestirlo per la comprensione in una forma di dialogo che potrebbe darvi un’idea di ciò che si svolse tra maestro e studente.

Allora il maestro disse allo studente: Tu devi sviluppare in te un sentimento, pensare quanto segue: tu devi trasportarti nella pianta. Se potesse avere coscienza come te, e se attraverso questa coscienza potesse guardare in giù verso le pietre, allora direbbe: Tu pietra morta, sei nella serie degli esseri un essere più basso di me stesso; io sono più in alto. Ma se io oggi potessi essere così come pianta, se tu non fossi ora come pietra? Mi estraggo i miei nutrienti da te. Non potrei essere senza quello che è più basso di me. E se la pianta potesse sentire, allora direbbe: Certamente sono più alta della pietra, ma mi inchino in umiltà verso di essa, poiché la pietra mi ha reso possibile l’esistenza. Similmente l’animale dovrebbe inchinarsi alla pianta e dire: Senza che tu, pianta, fossi presente, non potrei essere, benché io sia più alto di te. Devo la mia esistenza a te essere più basso. In umiltà mi inchino davanti a te.

Andate ora in alto verso l’uomo, verso i diversi, i più bassi e i più alti, cosa dovrebbe dire ognuno colui che sta su un gradino dello sviluppo più alto degli altri? Come la pianta al minerale, come l’animale alla pianta, così ogni uomo che sta più in alto dovrebbe inchinarsi verso il più basso e dire: Certamente sei più basso, ma a te devo il fatto di poter essere!

Ora immaginate questo portato fino al Più Alto, fino al Cristo Gesù, e avete il rapporto del Cristo Gesù con gli Apostoli, con cui era insieme e verso cui si abbassò, come la pianta verso il minerale, e lavò loro i piedi: «Da voi sono uscito, mi abbasso verso di voi.» Tali sentimenti attraverso tutti i gradi doveva passare lo studente attraverso lunghi periodi. E questo sentimento doveva diventare sempre più vivace: allora si risvegliava al primo grado dell’iniziazione cristiana. Attraverso un sintomo esteriore e attraverso un sintomo interiore si può sentire questo: l’esteriore è il fatto che lo studente veramente per un certo tempo sente come se i suoi piedi fossero bagnati dall’elemento acquoso. E il sintomo interiore è il fatto che egli vive il tredicesimo capitolo del Vangelo di Giovanni come una visione interiore da sé sul piano astrale.

Poi procedevano oltre. Il maestro disse allo studente: Tu devi ancora sperimentare qualcos’altro; tu devi ora immaginarti che da tutti i lati sofferenze corporee e somatiche e dolori si precipitassero su di te. Tu devi renderti forte contro tutto, così che potessi dire: Qualunque dolore e sofferenza si precipiti su di me, io sto diritto e non mi faccio gettare a terra. Questo si chiama la «flagellazione». Il sintomo esteriore per questo è il fatto che si sente qualcosa come dolori nella propria pelle, che sono un segno che l’anima è arrivata così lontano. E il sintomo interiore è il fatto che ci si vede da soli sul piano astrale come flagellati. Ma l’essenziale è quello che l’anima ha acquisito come esperienza interiore.

Il terzo che lo studente sente dal maestro è il seguente: Ora tu devi sviluppare un sentimento che tu non solo resisti contro tutti i dolori che si precipitano su di te, ma devi rimanere fermo anche se il più sacro in te fosse trascinato nella polvere. Devi rimanere così forte che tutti potrebbero dirti: Questo non vale nulla. Anche se la gente te lo calpestasse, tu devi sapere quale sia il suo valore, e devi poter resistere contro un intero mondo. Quando lo studente aveva raggiunto questo, allora si diceva: egli ha sperimentato l’«incoronazione di spine». Il sintomo esteriore è una sensazione come di un certo dolore nella testa, e il sintomo interiore è il fatto che ci si vede nella situazione del Redentore incoronato di spine.

Il quarto è allora questo: Il maestro dice allo studente: Tu devi acquisire un rapporto completamente nuovo con il tuo corpo. Tu abiti nel tuo corpo; ora però devi considerarlo come qualcosa di completamente estraneo, come il tavolo esteriore ti è una cosa estranea, e devi persino imparare a dire: Io porto il mio corpo attraverso il mondo. Esso deve essere qualcosa che ti sta così lontano come altri oggetti esterni. Allora si diceva: uno ha sperimentato la «crocifissione». Come il Redentore portava la croce, così si portava il proprio corpo come un pezzo di legno. Il sintomo esteriore per la crocifissione stessa sono le stimmate. Lo studente è capace nella meditazione volontariamente di far apparire su di sé le piaghe di sangue, alle mani, ai piedi e al lato destro del petto; allora appaiono le macchie rosse che ricordano le ferite della croce. Questa «prova di sangue» è un sintomo esteriore del fatto che uno ha imparato a conoscere l’essere interiore del cristianesimo. E l’esperienza interiore è: si vede se stessi appesi alla croce in una visione astrale.

Il quinto grado è ciò che si chiama la «morte mistica». Questo si può descrivere ormai solo approssimativamente. La morte mistica consiste nel fatto che veramente gli appare come se l’intero mondo fosse immerso nella più fitta oscurità e stesse come una parete nera davanti a lui. L’intero mondo sensoriale è come estinto e sommerso; questo si può sperimentare. In questo momento si impara a conoscere — quello che veramente si può imparare a conoscere solo attraverso questo evento — tutto quello che di male e di cattivo, di orribile può essere presente nel mondo. Per imparare a conoscere la vita, si deve anche passare attraverso questo. Lo si chiama la «discesa all’inferno». Poi segue un evento singolare: lo vedete dispiegarsi davanti agli occhi. Quella parete si apre: è lo «strappo del velo del tempio», e allora si guarda nel mondo spirituale. Lo si chiama la «morte mistica e lo strappo del velo».

Il sesto grado è la «sepoltura e la resurrezione», dove l’uomo, oltre ai sentimenti precedenti, acquisisce questo che gli altri oggetti esterni diventano ancora qualcosa che appartiene al suo corpo, dove l’intera Terra ancora gli appartiene. Come il dito potrebbe dire: Io sono solo un dito perché appartengo all’organismo della mano —, così l’uomo è solo sulla Terra perché appartiene alla Terra. Gli uomini possono camminare sulla Terra, e perciò si tengono per autonomi. Se ci si permea di questo sentimento che tutto appartiene a noi, allora accade ciò che si chiama la «sepoltura»: si riposa spirituale-animicamente all’interno della Terra, e solo dopo si è spiritualmente di nuovo risorto. Solo allora si comprende l’azione del Cristo Gesù che si è unito alla Terra attraverso la morte e così, come una volta era Reggente del Sole, è diventato lo Spirito della Terra. E letteralmente vanno prese le parole nel Vangelo di Giovanni: «Chi mangia il mio pane, mi calpesta con i piedi»! Se comprendete il Cristo Gesù come il più alto spirito planetario della Terra e la Terra come il suo corpo, allora comprendete anche che calpestate letteralmente il corpo del Cristo Gesù con i piedi. E con lui siete uniti quando sperimentate la sepoltura di questo sesto grado.

Poi viene il settimo grado, l’«ascensione», che a ragione non si può descrivere, perché solo colui che potesse pensare senza servirsi del cervello potrebbe comprenderlo.

Vi ho descritto come è stata compiuta l’iniziazione cristiana. In tal modo lo studente acquisiva quello che si chiama l’«occhio di Cristo». Se non aveste un occhio, tutto intorno a voi sarebbe buio; e come non potete vedere il sole senza l’occhio, così non potete percepire il Cristo senza l’organo del Cristo. L’occhio è nato dalla luce per la luce. La luce è la causa della visione. Il sole deve essere presente fuori come il sole reale, e questo sole reale stesso lo sperimentate nel vostro occhio. Esattamente così è con l’occhio spirituale. È solo una ciarla vuota quando si parla solo del Cristo «interiore»: sarebbe lo stesso che parlare dell’occhio, senza che un sole esistesse. L’uomo può acquisire la capacità di vedere il Cristo attraverso gli esercizi che sono stati indicati; ma che egli possa avere la forza per farlo, questo viene di nuovo dal Cristo storico stesso. Come il sole all’occhio, così il Cristo sta in rapporto con la formazione dell’organo del Cristo nell’uomo.

Non un’istruzione doveva essere data qui, ma fatti dovevano essere indicati. Si deve però imparare a conoscere quello che esiste nel mondo. E a questo servono queste conferenze: che si impari a conoscere da quali lieviti nasce il vero spirito cristiano, e come il Vangelo di Giovanni stesso contiene i metodi dell’iniziazione cristiana attraverso cui l’uomo ottiene l’occhio che può vedere il Cristo stesso. Ma coloro che lo vogliono annunciare devono in un certo modo aver vissuto insieme con lui, veramente, non in una semplice fede.

Per descrivere quello che esiste nel mondo, considerate la conferenza odierna: che nel mondo spirituale sia così, come Goethe l’ha caratterizzato meravigliosamente. Egli pronunciò infatti le belle parole che valgono per tutta la scienza naturale e per tutta la scienza dello spirito:

«Se l’occhio non fosse solare, Come potremmo noi la luce scorgere? Se in noi non vivesse la forza di Dio stesso, Come potrebbe il divino rapirci in estasi?»

Nel mondo fuori devono essere le cose e le entità: creano gli organi e le facoltà. — Senza il sole nessun occhio, ma anche nessuna capacità di vedere il sole. Senza il Cristo Gesù nessun organo per vedere il Cristo, ma anche nessuna possibilità di sviluppare l’organo!

13°Parte 1 (Teosofia e Rosacrocianesimo) - Il futuro dell'uomo: la «Parola» e la laringe

Kassel, 28 Giugno 1907

Oggi e domani sarà mio compito mostrarvi la via particolarmente adatta al presente verso i mondi superiori, via che è stata coltivata soprattutto all’interno della cosiddetta scuola misterica dal 14° e 15° secolo in poi, e che è la più appropriata per l’uomo contemporaneo. Comprenderemo meglio di che cosa si tratta se gettiamo innanzitutto uno sguardo allo sviluppo futuro dell’uomo.

Abbiamo parlato dello sviluppo dell’uomo attraverso gli stati di Saturno, Sole, Luna e Terra. Ora, per chi pensa solo nel senso del presente, è difficile immaginarsi come si possa sapere qualcosa riguardo al futuro. Ma dovete avere chiarezza che certe grandi leggi agiscono nel futuro esattamente come agiscono nel presente. Chi conosce queste leggi può gettare uno sguardo nel futuro. Nel campo della realtà materiale nessun uomo dubita più che si possa fare previsioni profetiche, ad esempio calcolare eclissi di sole e di luna e altre costellazioni stellari molto avanti nel futuro. Nel campo della realtà materiale nessun uomo ne dubita. Ognuno sa anche che, se gli si comunica che questo o quel composto verrebbe mescolato in una storta, lo scienziato può dire quello che accadrà quando li mescolerà. Questa è una profezia che si riferisce ai fatti sensibili esterni: si può esercitare la profezia perché si conoscono le leggi secondo cui agiscono le sostanze. Allo stesso modo nella scienza dello spirito si imparano a conoscere le leggi secondo cui si svolge la vita umana, e perciò si può prevedere in anticipo quello che accadrà nel futuro. Certo, qui sorge un’obiezione che si è sempre sollevata tra i filosofi di tutti i tempi: se si può prevedere quello che accadrà nel futuro, allora non potrebbe esserci alcuna libertà umana. — Ma gli uomini confondono il guardare dentro il futuro con l’essere predeterminati. Perciò nelle filosofie troverete le affermazioni più strane al riguardo: tutti i filosofi non hanno potuto fare questa distinzione. In realtà solo Jakob Böhme! Per chiarirvi questo, vorrei ricorrere a un esempio.

Vorrei paragonare il tempo allo spazio. Immaginate di stare qui, e fuori sulla strada stanno due persone. Vedete da lontano quello che fanno. Siete forse voi colui che determina quello che fanno? No, lo vedete: gli altri due però agiscono in completa libertà. Il vostro osservare non determina nulla di quello che fanno. Ora immaginate che il chiaroveggente veda quello che accadrà nel futuro. Vede solamente; ma non per questo gli eventi sono determinati. Se gli eventi fossero determinati dal futuro, cioè già determinati nel presente, non sarebbe uno sguardare dentro il futuro. Si capisce questa distinzione solo quando si riflette a lungo sulla differenza tra essere predeterminati e prevedere.

Oggi non voglio tanto descrivervi come sarà la Terra quando sarà raggiunta l’epoca di Giove e di Venere. Voglio dirvi qualcos’altro, da cui potrete ricavare un’immagine dello sviluppo dell’uomo verso il futuro: voglio mostrarvi qualcosa che proviene dai più antichi Misteri cristiani, dalla stessa scuola cristiana del vero Dionigi, come un insegnamento che è sempre stato tramandato nelle scuole esoteriche cristiane. Si procedeva da un paragone di questo tipo: io qui parlo a voi. Voi sentite le mie parole, sentite i miei pensieri, che inizialmente sono nella mia anima e che potrei nascondervi se non li trasformasi in parole. Li trasformo in suoni: se non ci fosse aria distesa tra voi e me, non potreste sentire le parole. Quando pronuncio una parola qualsiasi, in quel momento l’aria nello spazio è mossa; ogni volta io muovo l’intero spazio d’aria con le mie parole portandolo in un certo stato vibratorio. L’intero corpo aereo vibra nel modo in cui vengono pronunciate le mie parole. Andiamo un po’ più avanti. Immaginate di potere rendere liquida l’aria e poi solida. Già oggi potete rendere solida la nostra aria; sapete che l’acqua può esistere in forma di vapore, che può raffreddarsi e diventare liquida, e che può diventare solida nel ghiaccio. Immaginate ora che io pronunci la parola «Dio» attraverso lo spazio d’aria. Se nel momento in cui fossero qui le onde sonore poteste congelare l’aria, allora cadrebbe una forma — per esempio una forma simile a una conchiglia. Con la parola «Mondo» cadrebbe un’altra onda. Potreste catturare le mie parole, e a ogni parola corrisponderebbe una forma d’aria cristallizzata.

Questo esempio esisteva effettivamente nelle scuole cristiane. Innanzitutto qualcosa è una parola pronunciata, poi diventa solida, diventa una forma fissa; prima ancora che diventasse fissa, era un pensiero nascosto all’interno. Ora il cristiano si immagina: come la creazione avviene qui nello spazio, così la creazione avviene nel grande mondo. La creazione è partita dal pensiero delle cose; poi la divinità ha pronunciato il pensiero nello spazio. Quello che vedete fuori in piante, minerali, sono tali parole divine diventate solide. Tutto potrebbe pensarsi dissolto nelle vibrazioni tonali della parola universale divina. «Tutto quello che vedo, lo vedo come una parola divina diventata solida» — si diceva il cristiano. E distingueva il «Padre nel nascondimento», che non si era ancora manifestato, la «Parola» o il «Figlio», che risuona attraverso lo spazio, e poi la parola diventata solida, la «Rivelazione». Così capite in senso più profondo l’inizio del Vangelo di Giovanni: «Nel principio era la Parola, e la Parola era presso Dio, e Dio era la Parola. Essa era nel principio presso Dio. Tutto è stato fatto per mezzo di essa, e senza di essa niente di quello che è stato fatto sarebbe stato fatto.» Tutto quello che è sorto è sorto dalla Parola. Dobbiamo prendere le cose per quanto possibile alla lettera, allora riconosciamo facilmente il carattere creativo della Parola o Logos. Nel senso cristiano, quello che sta al secondo posto è la Parola, o il Logos. «Logos» non deve essere tradotto che come «Parola»: infatti è inteso nel senso che a tutto ciò che fuori esiste come creazione, sottostà la parola creatrice non pronunciata, che si è irradiata come Parola, e in essa risiede l’origine di tutto l’essere. Se tornassimo indietro abbastanza lontano nel tempo, sentiremmo irradiarsi attraverso lo spazio universale come «Parola» tutti gli oggetti che conosciamo come animali, piante, minerali, uomini, proprio come oggi sentite le mie parole, perché l’aria allora non era ancora così raffreddata che le forme potessero cadere solide.

Se vi tenete questo presente, potete dirvi: la Parola era una volta creatrice. L’uomo oggi è un principiante in quello che una volta fecero i suoi antenati, gli dèi che stavano sopra di lui. Una volta gli dèi pronunciarono il mondo nello spazio, e questo creare si trasformò allora in quello che abbiamo creato, quello che ci circonda. Quello che oggi possiamo produrre nel vegetale, nell’animale e nell’umano sessualmente, è solo una forma trasformata della parola divina creatrice di una volta. L’uomo porta anche in sé una natura superiore e un’inferiore. Quello che è più finito è quello che il sesso porta in sé; e l’inizio di una nuova produzione l’uomo l’ha nella laringe. Quando manda fuori la parola, questo è un inizio di quello che una volta realizzerà più tardi. Quello che gli dèi un giorno hanno compiuto, in ciò l’uomo è oggi all’inizio. — Al posto dell’antica produzione ne subentrerà un’altra. E come l’uomo oggi produce parole con la sua laringe, così più tardi la sua laringe sarà un organo di produzione: produrrà creazioni sempre più alte e sempre più dense. Quello che oggi è solo aria, nel futuro sarà entità. Quando la Terra si sarà trasformata in Giove, la Parola sarà creatrice nel regno minerale; nello stato di Venere la laringe produrrà piante; e così continuerà, finché non potrà produrre i suoi simili. Nacque nella forma come oggi è, solo quando poté mandare fuori l’aria attraverso i polmoni nel suono. Quello che oggi possiamo solo dirci, nel futuro nei stati di sviluppo successivi della Terra potremo produrlo in modo che rimanga. E infine la laringe sarà l’organo attraverso cui l’uomo produrrà i suoi simili in purezza, senza sessualità. Trasformerà la sua laringe in un organo di riproduzione.

Così vediamo come sarà l’uomo del futuro, a quale fine la sua laringe è predisposta. Un fenomeno enigmatico può indicarvi come effettivamente la vita della laringe è connessa con certi stati di sviluppo: nel maschio, con la maturità sessuale, si provoca il cambiamento di voce, il giovane «muta». La laringe è al suo inizio, la sessualità al suo termine. Così finemente le cose sono connesse in natura. Quello che abbiamo nella vita sessuale è qualcosa che declina; quello che abbiamo nella laringe, nella Parola, nel futuro sarà un organo di produzione di noi stessi.

Così potremmo citare molte cose come l’uomo gradualmente svilupperà quegli organi che oggi sono presenti solo in germe, che si è appropriato come sistema respiratorio sulla Terra, ma che appartiene al sistema del cuore.

Ora vedremo come attraverso la scuola che dal 14° secolo è stata introdotta in Europa, si può effettivamente anticipare gli stati futuri dell’umanità, come si può plasmare anche il proprio sviluppo interiore più velocemente di quanto se ci si affidasse semplicemente al corso del mondo. La scuola che si chiama scuola rosacrociana è la più appropriata per l’uomo contemporaneo. Il rosacrocianesimo è qualcosa che in realtà ha una cattiva reputazione per quelli che ne hanno sentito parlare una sola volta. E se fosse vero quello che i libri scrivono al riguardo e quello che i dotti sanno, il rosacrocianesimo non sarebbe nient’altro che quella frode per cui appunto si considera. Ma la verità è che coloro che giudicano così il rosacrocianesimo, in realtà conoscono solo la frode. Noi però oggi vogliamo considerare il vero rosacrocianesimo, che è nato dall’individualità che si cela sotto il nome di Christian Rosenkreutz, e che nel 1459 ha dato l’impulso al movimento rosacrociano.

Osservo esplicitamente che quello che dico è stato estratto come un esempio, proprio come quello che ieri vi dissi riguardo alla scuola cristiana. Vi presenterò dunque i sette punti principali della scuola rosacrociana, che non tutti attraversano nello stesso ordine, però presenteremo questi gradi innanzitutto, che nel senso del rosacrocianesimo sono importanti per ognuno.

Il primo è quello che si chiama «Studio». La «Acquisizione della conoscenza immaginativa» è il secondo. Il terzo è «l’acquisizione della scrittura occulta o segreta». Il quarto è «la preparazione della Pietra dei Saggi». Il quinto è quello che si chiama «la corrispondenza del piccolo mondo — del microcosmo — e del grande mondo — del macrocosmo». Il sesto è «l’immersione nel macrocosmo», e il settimo è quello che si chiama «la divinità».

La via rosacrociana è quella via che conduce in modo più sicuro e più profondo alla conoscenza del cristianesimo; solo che la via cristiana è più adatta a colui che può perseverare nella fede e sa suscitare all’interno i sentimenti che vi ho descritto ieri. La via rosacrociana invece è per colui che può unire le verità cristiane con le verità del mondo esteriore. Proprio allora il cristianesimo potrà essere difeso contro ogni attacco dall’esterno. Il cristianesimo è una concezione del mondo tale che non si può mai essere abbastanza saggi per comprenderlo adeguatamente. Non c’è un grado così alto da comprendere pienamente come il cristianesimo è là per i più saggi dei saggi. Tuttavia la via rosacrociana è la via più appropriata per l’uomo contemporaneo.

Conduciamo studio nel senso del rosacrocianesimo quando abbiamo pensieri che non hanno più nulla a che fare con il nostro mondo sensibile. In realtà il mondo occidentale conosce solo nella geometria quello che si chiama «pensare in pensieri liberi»; perciò le scuole cristiano-gnostiche avevano anche il nome «Mathesis» per quello che si riferiva alle verità superiori, a Dio e ai mondi superiori, perché lo si deve capire indipendentemente da ogni sensibilità, come del resto si deve capire anche la matematica indipendentemente da ogni sensibilità. Un cerchio disegnato con il gesso è sommamente imperfetto; l’unico cerchio realmente vero potete solo immaginarvi, e tutto quello che potete imparare riguardo al cerchio potete avere solo in pensieri. Proprio nella matematica si impara a pensare in un’indipendenza dal sensibile: sul cerchio che vi costruite in pensiero, sul triangolo che vi costruite nello spirito, i cui angoli insieme danno centottanta gradi. È piuttosto scomodo imparare a pensare senza le cose sensibili esterne, e per la maggior parte delle persone non c’è nessun altro campo dello studio per questo che la teosofia. Vi ho detto già dalla prima ora: il sapere teosofico è logicamente assolutamente comprensibile. Se però qualcuno vuole trovare le verità stesse, allora ha bisogno della chiaroveggenza. Per comprendere è sufficiente la logica.

Solo la nostra epoca materialistica poteva inventare le macchine calcolatrici, dove si impara a non pensare liberi dalla sensibilità. E proprio il bambino deve imparare a cogliere le cose libere dalla sensibilità. Proprio allora per l’arte educativa sarà straordinariamente prezioso come l’educazione sia influenzata dalla conoscenza dello spirito. La scienza dello spirito è anche un buon esercizio nel pensare libero dalla sensibilità. Infatti tutto quello che vi ho raccontato riguardo a Saturno, Sole, riguardo alle arti costitutive dell’uomo, non potete vederlo; dovete afferrarlo nel pensiero libero dalla sensibilità, e nessuno deve credere che possa esercitarsi bene senza afferrare prima teoricamente le cose. È proprio il bene che per la sensibilità queste cose non esistono: proprio per questo ci si appropria un pensiero che trascende la sensibilità. Perciò per molti è sufficiente innanzitutto semplicemente immergersi in quello che la teosofia racconta riguardo alle cose che non si possono afferrare coi sensi. Questi erano anche sempre fondamentalmente i pensieri che venivano esposti ai discepoli nelle scuole rosacrociane, e li si faceva ben imprimere.

Se si vuol andare oltre, si trova un buon mezzo per l’esercizio nel puro pensiero nei miei libri «Verità e Scienza» e «La filosofia della libertà». Questi libri sono unicamente un esercizio del pensiero libero dalla sensibilità. Con altri libri in genere non potete cambiare molto se spostate un pensiero in un altro posto. Con questi libri i pensieri non possono essere spostati in un altro posto. Questi libri sono nati in modo che la mia personalità ha solo dato l’occasione affinché questi edifici di pensiero entrassero nella sensibilità. Doveva semplicemente arrendersi affinché questi pensieri si producessero da sé, si sviluppassero da sé. Chi si vuol immergere più a fondo e dedica mezzo anno a questo — non è facile, ma questo sforzo è il più bene che si può raggiungere — e chi riesce a leggerlo fino in fondo, ha tirato fuori da se stesso una forza che giaceva nascosta in lui.

Il secondo è l’Immaginazione, la conoscenza raffigurativa, che è interamente sotto l’impressione della bella parola di Goethe: «Tutto ciò che è effimero è solo un’immagine.» In realtà solo colui che ha guadagnato sicurezza nel suo pensiero dovrebbe immergersi in questo. Chi non l’ha, potrebbe facilmente cadere nella fantasia. Il presupposto quindi è che innanzitutto si sia diventati una testa chiara: nulla impedisce più di cadere in abbagli che un pensiero chiaro. E nulla spinge più a questo che un pensiero poco chiaro, che l’illogicità.

L’Immaginazione si potrebbe designare nel senso più ampio così: si vede tutto intorno a sé come si vede una persona. Considerate il volto di una persona: vedete le rughe formarsi e scomparire di nuovo; non le descrivete solo, le chiamate sorriso o tristezza. Il sorriso della persona vi rivela uno stato d’animo sereno del suo interno. Non solo fate una deduzione da un esterno a un interno, ma è per voi direttamente un segno di un interno. Oppure vedete la lacrima perla giù: non siete solo un fisico che giudica una lacrima solo secondo la legge di gravità, ma sapete che la goccia di lacrima è un’espressione per la tristezza interiore dell’anima. E così per voi tutto l’esterno è un’espressione per lo stato d’animo interno dell’anima. E il discepolo rosacrociano arriva allo stato d’animo che tutto quello che vede fuori, per lui diventa allo stesso modo un’espressione, diciamo, dello spirito della Terra: una certa pianta, l’autunno colchico, diventa per lui in realtà l’espressione dell’esistenza terrestre piangente, altre piante l’espressione dell’esistenza terrestre serena. Così come per lui il volto sorridete è l’espressione per lo stato d’animo sereno dell’anima, così i fiori diventano per lui un’espressione per lo stato d’animo sereno o triste della Terra. E Goethe non intendeva solo come un’immagine esterna quando parlava dello spirito della Terra nel «Faust»: In correnti di vita, in tempesta d’azione Io vado su e giù, Tessendo qua e là! Nascita e tomba, Un mare eterno, Un tessere variabile, Una vita incandescente: Così io creo al ronzio del telaio del tempo E tramando il vestito vivente della divinità.

Lo spirito della Terra diventa gradualmente per lui qualcosa che vive nella Terra, e acquisisce un rapporto spirituale-animico con tutta la natura che lo circonda. Uno stato d’animo all’interno di questa natura voglio particolarmente chiarirvi.

Il discepolo rosacrociano va attraverso i campi e vede come piccole perle di rugiada pendono da tutte le piante. Allora deve ricordarsi del vecchio Nebelhemm, dove l’aria era piena di nebbia di rugiada, e dove gli uomini erano connessi con la natura in modo completamente diverso. Ora il discepolo rosacrociano va attraverso i campi e vede le perle di rugiada, allora si dice: questo è quello che era disciolto nel vecchio Nebelheim nell’aria atmosferica. — E un profondo ricordo sorge in lui dall’epoca atlantidea.

L’Immaginazione era particolarmente coltivata presso i discepoli delle scuole rosacrociane medievali; anche presso coloro che erano discepoli del Santo Graal. Voglio trasformare in un dialogo quello che era insegnamento — poiché non posso formularlo diversamente. L’insegnante disse al discepolo: Guarda la pianta, come cresce dal suolo, come verso l’alto apre il calice con gli organi di riproduzione, e come i raggi solari scendono, portano allo sbocciare il fiore e lasciano maturare il frutto. — Questo quadro, questa rappresentazione il discepolo rosacrociano e anche il discepolo del Santo Graal doveva evocare dinanzi all’anima. Ora c’è qualcosa anche nella scienza materialistica che è profondamente significativo: la pianta viene paragonata con l’uomo. Allora però dovete paragonare la radice con la testa e il fiore con quello che nell’uomo sono gli organi di riproduzione, e che vergognosamente nasconde: la radice è nella pianta la testa. L’uomo è la pianta rovesciata, l’animale è solo la pianta metà rovesciata. Perciò i Rosacroce dissero: guarda la pianta, la radice nel suolo, gli organi di riproduzione pudicamente tesi verso il raggio solare. Guarda l’animale: la spina dorsale orizzontale, e poi l’uomo: completamente trasformato. Pianta, animale e uomo nel processo di divenire simbolizzati attraverso la croce! La croce è pianta, animale e uomo. — E ora comprenderemo la parola di Platone: l’anima universale è tesa sulla croce universale. — L’anima universale che tutto penetra, è tesa su pianta, animale e uomo.

Ora al discepolo rosacrociano fu inculcato: Guarda la pianta. Nel suo genere è più bassa di te, non ha ancora coscienza e pensiero; ma la sua materia è pura e pudica: tende il suo calice verso il sole, senza desiderio e lussuria tende l’organo di riproduzione al raggio solare, alla santa lancia d’amore. Ora però la materia è penetrata da quello che è il desiderio. E tu formati l’ideale futuro che la materia sia di nuovo purificata, che produca in pura castità. — E lo si indicò sulla laringe, dove l’uomo avrà di nuovo acquistato la castità del calice della pianta in purezza. Immaginati il calice della pianta, che è ancora senza desiderio. Esso si sviluppa attraverso il desiderio, ma diventerà di nuovo puro e produrrà di nuovo in castità, perché si lascerà fecondare dal raggio solare trasformato in spirituale, dalla santa lancia d’amore. — E una premonizione di questa santa lancia d’amore è la lancia con cui il cuore di Gesù Cristo è stato trafitto sulla croce.

Ieri abbiamo visto come questo sangue dalla ferita del Redentore ha bandito l’egoismo dalla Terra. Così questa lancia è una premonizione della lancia superiore, che è il raggio solare trasformato in spirituale. E il Santo Graal indica il calice dell’umanità, che si sviluppa dalla laringe, che sarà proprio l’organo di riproduzione purificato del futuro, come oggi è il caso nella pianta.

Questo è il concetto più profondo del Santo Graal, e così fu reso chiaro al discepolo rosacrociano e al discepolo del Santo Graal sul grado immaginativo. Confrontate quello che ora potete abbracciare con lo sguardo in queste immagini: calice della pianta, il sesso immerso nel desiderio, Santo Graal, calice libero dal desiderio — confrontate questo con il concetto secco e sobrio della ragione che vi dà la scienza odierna, allora avete la differenza tra Immaginazione e puro pensiero razionale, interi processi cosmici colti nell’immagine! Questo è importante, perché i soli concetti razionali, così come l’uomo li ha oggi, non sono creativi; per colui che unisce questi concetti all’immagine, queste immagini sono veramente creative. Questo era sentito nei tempi antichi, ed è da considerare anche nell’educazione del bambino. Vorrei qui toccare una questione attuale.

Oggi si dice così facilmente: che sciocchezze ci hanno insegnato i nostri antenati con la favola della cicogna! Oggi dobbiamo dire la verità ai bambini. — Se i nostri posteri ci tratteranno come noi tratiamo i nostri antenati, allora rideranno anche di noi, e diranno: i nostri antenati pensavano che l’uomo derivasse dall’interazione materiale! — E allora guarderanno a quel tempo in cui gli uomini hanno reso chiaro ai bambini nel spirito questo processo. Gli antichi nei tempi in cui è nata la favola della cicogna, ci credevano essi stessi, perché sapevano benissimo che quando un uomo nasce, l’anima scende dal mondo spirituale; l'hanno sempre messo in relazione con qualcosa di alato. E potete trovare questo ancora nelle ninne nanne per bambini, per esempio nella canzoncina: Vola, maggiolino, vola! Il tuo papà è in guerra! La tua mamma è nel Pomerano. Il Pomerano è bruciato! Vola, maggiolino, vola!

Questo «vola», è inteso come un’immagine per l’anima umana, perché si aveva un presentimento dello spazio astrale, dai corpi che volano là, che da là scendono nel mondo fisico. E che cosa è il «Pomerano»? «Pommer», o quello che è lo stesso: «Pummerle», non è nient’altro che il nome per un piccolo bambino; e Pomerano, Pommerland è il paese dei bambini, da dove la madre prende il piccolo bambino. Si deve solo spiegare interamente dal mondo spirituale. Se poi vi ricordate che effettivamente questa immagine della cicogna che porta i bambini, è un’immagine di un processo spirituale, la reincarnazione, allora capirete quanto sia infinitamente importante che l’uomo innanzitutto accolga qualcosa nell’immagine, perché il suo stato d’animo è completamente diverso, quando si insegna al bambino innanzitutto l’immagine per il processo spirituale, così che possa sentire in sacro timore anche il processo fisico.

Ora potrete di nuovo credere voi stessi alla cicogna, se sapete questo: questa cicogna è per voi l’immagine per l’anima che scende volando! La vostra istruzione aliterà la fantasia del bambino, e se capirete la verità, emanerà da essa un fluido misterioso, e questo si trasmette al bambino. Così è con tutte le Immaginazioni. Potete insegnare tutto ai bambini. Se avete la domanda: Come è con la vita dopo la morte? — allora conducete il bambino a un bozzolo di farfalla: come la farfalla dal bozzolo, così l’anima vola fuori dal corpo, solo che non lo potete vedere. Ma solo colui che l’insegnerà con convinzione al bambino è colui che ci crede, e per cui l’uscire della farfalla dal bozzolo a livello inferiore è lo stesso che quello che accade all’anima a livello superiore. Se la scienza dello spirito di nuovo immergesse gli uomini nella comprensione del mondo spirituale, così che nella città dei cuori degli uomini vivranno immagini, allora gli uomini potranno anche insegnare in modo completamente diverso e non daranno al bambino le verità asciutte e aride della ragione, che rendono grezzo l’animo. Si deve solo non portarle nel grottesco e nel comico, ma rendersi conto di che importanti cose della vita stanno dietro.

Il terzo, che l’uomo deve acquisire, mediante cui spiana il percorso, è l’«acquisizione della scrittura occulta». Consiste nel fatto che non si impara una scrittura come nella vita ordinaria. Certo i nostri caratteri di scrittura risalgono in molti casi a immagini occulte, ma sono tutt’altro che quello che è la scrittura occulta. Qui abbiamo a che fare con l’addentrarsi nelle vere grandi forze universali che agiscono nel mondo esteriore — E tutto quello che lì tracciamo, deve essere tale che un processo di sviluppo salti nell’altro. Prendete una pianta: porta semi; nel seme avete il punto di partenza per una nuova pianta. Ma se poteste controllare veramente il corso, vedreste che nulla della vecchia pianta passa nella nuova. In verità tutta la vecchia pianta muore quanto alla materia: la nuova pianta si costruisce completamente nuova, passa solo una specie di processo di movimento nella nuova pianta. Avete qui della lacca da sigillo e là un sigillo; spingete il sigillo nella lacca da sigillo, eppure nulla del sigillo è passato nella lacca; passa solo la forma. — Così è con ogni processo di sviluppo. La vecchia materia nel suo morire dà solo occasione affinché la nuova forma nel senso dell’antica sorga di nuovo. Questo lo si designa con due spirali che si annodano l’una nell’altra senza mai incontrarsi. Tale transizione esisteva dopo la cultura atlantidea: essa svanisce come stadio culturale, e una nuova sorge in quella indiana, così che si dovrebbe anche designare questo con due spirali. Vi ho detto che il sole circa nell’anno 800 sorgeva nella costellazione dell’Ariete, prima in quella del Toro, ancora prima nei Gemelli, ancora più indietro nel Cancro. La cultura greco-latina, che conteneva il nostro nascente, coincide con il tempo in cui il sole sorgeva nell’Ariete; la cultura precedente, quella caldaico-assiro-babilonese-egiziana, cadde nel tempo in cui il sole stava nella costellazione del Toro; prima avete la cultura persiana, che cade nel tempo in cui il sole sorgeva nei Gemelli, e l’antica cultura indiana si sviluppò quando il sole era nel Cancro: e in quel tempo anche il segno del Cancro, le due spirali intrecciate l’una nell’altra, fu scritto per primo.

Così potrei spiegarvi ogni segno dello zodiaco dalla sua vera natura. Dalla natura sono stati creati i caratteri di scrittura, che sono un’espressione delle forze e delle leggi che operano nella natura fuori. Se si imparano a conoscere i segni di scrittura occulta, allora si comincia a uscire da se stessi; si penetra allora negli abissi segreti della natura.

Così vedete un po’ accennate le tre prime fasi della via rosacrociana: lo «Studio», la «conoscenza immaginativa», e la terza: l’«acquisizione della scrittura occulta».

Domani parleremo degli altri gradi e cominceremo con la «preparazione della Pietra dei Saggi».

14°Parte 1 (Teosofia e Rosacrocianesimo) - La preparazione della Pietra dei Saggi

Kassel, 29 Giugno 1907

Ieri vi ho illustrato quello che si chiama l’iniziazione rosacrociana fino al terzo grado, della «conoscenza della scrittura occulta». Abbiamo dunque imparato a conoscere quello che nel senso rosacrociano si chiama lo «Studio», poi l’«acquisizione della conoscenza immaginativa», e poi quello che si chiama «l’immersione nella scrittura occulta», in quella scrittura che è presa direttamente dalle leggi naturali. Ora tocca a noi procedere al quarto grado dell’iniziazione rosacrociana, a quello che si chiama la «preparazione della Pietra dei Saggi». Vi chiedo di mettere da parte tutto quello che potete leggere in qualsiasi libro sulla «preparazione della Pietra dei Saggi» e di avere chiarezza che solo nel nostro tempo presente si può riferire qualcosa su quello che il Rosacroce intende veramente con la «preparazione della Pietra dei Saggi».

Con questo nome c’erano certe prescrizioni per l’ascesa nei mondi superiori, da quando il noto fondatore della Rosacroce nel 1459 ha stabilito questo movimento. Dovete avere chiarezza che questo movimento è sempre stato trattato con estrema cautela ed è sempre stato mantenuto segreto. Era verso la fine del 18° secolo e all’inizio del 19° secolo che attraverso una via sbagliata, per una sorta di tradimento, certi segreti della Rosacroce sono diventati pubblici. Allora vennero stampati vari scritti al riguardo: da essi si poteva ricavare che i responsabili avevano sentito qualcosa, ma non l’avevano compreso. Tuttavia almeno avevano sentito parole giuste colte, anche riguardo alla «Pietra dei Saggi». Allora apparve addirittura nell’«Annunciatore del Reich» di quel tempo una serie di comunicazioni riguardo a una società che si era proposta il compito della «preparazione della Pietra dei Saggi»; e tra queste comunicazioni se ne trova una che solo chi sapeva di che cosa si trattava poteva capire. Diceva: «Sì, la Pietra dei Saggi esiste; in realtà la conoscono la maggior parte degli uomini; la maggior parte l’ha addirittura già tenuta in mano, non è affatto così difficile da trovare, solo che la maggior parte non lo sa!»

Ora si collegava con questo concetto della «Pietra dei Saggi» il senso che essa ti insegna gradualmente a conoscere la parte immortale dell’uomo, quella che non può cadere preda della morte, che ti conduce nei mondi superiori. Se l’uomo ha chiarezza che questa parte immortale non può cadere preda della morte, allora acquisisce attraverso il possesso della «Pietra dei Saggi» una vita eterna: così vince la morte. Questo allora lo si aveva interpretato come che non si morrebbe mai. Ma è inteso nel senso che l’uomo attraverso questo conosce il mondo in cui vive dopo la morte. Inoltre nella «Pietra dei Saggi» si vedeva anche un elisir di vita. Tutto questo rendeva la «Pietra dei Saggi» straordinariamente desiderabile. Chi sa di che cosa si tratta, doveva trovare giuste queste parole in modo strano, poiché sono anche vere; solo che colui che non conosce il segreto non può farne molto.

Ora voglio mostrarvi brevemente di che cosa si tratta. Se volete comprendere questo, dovete seguirmi nella considerazione di un fatto naturistico semplicissimo: dovete avere chiarezza su quale relazione esista tra l’uomo e il mondo vegetale. Così il dato di fatto è tale che tutto quello che respira come l’uomo non potrebbe mai esistere se non ci fossero piante. Allora dovete familiarizzarvi con il processo che si svolge tra voi e il mondo vegetale.

Respirate l’aria: avete bisogno dell’ossigeno. Se non ci fosse ossigeno, non potreste mai vivere. Quando inghiottite l’aria in voi e elaborate l’ossigeno nel vostro organismo, allora esalate di nuovo l’anidride carbonica, una combinazione di carbonio con ossigeno. Dovete dunque dirvi: l’uomo continuamente prende ossigeno e mantiene così il suo corpo, e respira di nuovo anidride carbonica; così continuamente produce il veleno da cui perirebbe. Continuamente riempite così l’ambiente di un veleno. — Che cosa fa la pianta? La pianta fa esattamente il contrario. Prende l’anidride carbonica, trattiene il carbonio e restituisce di nuovo l’ossigeno inutile per lei. Così voi date alla pianta quello di cui ha bisogno, e la pianta vi restituisce l’ossigeno. Questo processo di respirazione di anidride carbonica e rilascio di ossigeno prevale di gran lunga sull’assorbimento di ossigeno da parte della pianta. Che cosa fa ora la pianta con il carbonio che trattiene? Da esso la pianta si costruisce in parte il proprio corpo. Così voi date alla pianta l’occasione di costruirsi il corpo nel modo che le è adatto dal carbonio. Se dopo migliaia di anni dissotterrate la pianta come carbone fossile dalla terra, avete in esso lo stesso materiale.

La pianta vi dà l’ossigeno, voi lo prendete. Voi le date l’anidride carbonica, lei ne trattiene il carbonio, si forma il corpo, e vi restituisce l’ossigeno. Questo è un meraviglioso processo di scambio che ha luogo. Così è oggi. Ora però l’uomo è in sviluppo, e nel futuro il corpo umano sarà tale che avrà in sé stesso quell’organo che trasforma l’anidride carbonica in ossigeno, e il carbonio lo tratterrà lui stesso in sé.

Qui oggi accenno — in modo diverso da ieri nella scuola rosacrociana — a uno stato futuro dell’uomo. Nel futuro l’uomo porterà un corpo senza desiderio di ordine superiore, che avete su livello inferiore nella pianta: si costruirà un corpo che a livello superiore sarà di natura vegetale. Nell’organo che oggi è il suo cuore, avrà allora un apparato che farà quello che oggi fa la pianta. Oggi pianta e uomo appartengono insieme: l’uno non potrebbe vivere senza l’altro. Se non ci fossero piante, tutti coloro che respirano ossigeno dovrebbero estinguersi in breve tempo, poiché è la pianta che ci dà l’ossigeno; non possiamo neanche pensarci senza la pianta. E quello che oggi la pianta fa fuori da noi, nel futuro quell’organo lo farà in noi, a cui si trasformerà il cuore quando sarà un muscolo volontario. Estendiamo la nostra coscienza sulle piante, cresciamo insieme con il mondo vegetale, così che quello che oggi la pianta fa fuori da noi, più tardi avverrà in noi stessi; allora trattenemmo anche il carbonio che oggi emettiamo, e ci costruiremo il nostro corpo. Diventeremo di natura vegetale a uno stadio superiore di coscienza.

L’occultismo da tempi antichissimi riveste tutto questo in una leggenda meravigliosa: in immagini e leggende le verità sono state conservate per millenni. È la Leggenda Aurea. E quello che vi ho raccontato oggi, lo si portava in immagine al discepolo nascosto. Suonava più o meno così:

Quando Seth, il figlio che Dio diede ad Adamo e Eva al posto dell’ucciso Abele, una volta entrò nel Paradiso, trovò i due alberi cresciuti insieme, l’albero della conoscenza e l’albero della vita: intrecciavano i loro rami l’uno nell’altro. E da questo albero Seth prese tre semi per comando dell’angelo che lo guidava. Li custodì, e quando Adamo morì, pose i tre semi nella sua bocca. E dalla tomba di Adamo crebbe un albero; questo albero mostrava a chi sapeva guardare una scrittura in lettere di fiamma; erano le parole: «Ehjeh asher ehjeh — Io sono, colui che era, colui che è, colui che sarà.» Allora Seth prese legno da questo albero che era cresciuto dalla tomba di Adamo, e da questo legno furono formati molti oggetti: tra gli altri quel bastone che era il bastone magico di Mosè. E ancora fu tramandato; ne fu formato il portone del tempio di Salomone, e più tardi, dopo aver avuto altri destini vari, la croce su cui l’Eletto è stato appeso.

Così la leggenda riunisce il legno della croce del Golgota con l’albero che era cresciuto dai semi dell’albero del Paradiso dalla tomba di Adamo.

In questa leggenda si cela lo stesso mistero che io oggi vi ho accennato. Si voleva dire: negli tempi primordiali il genere umano era tale che non era ancora disceso alla carne piena di desiderio, ma era puro e casto come la pianta, che tende al sole il calice dei fiori. Poi gli uomini sono scesi attraverso la caduta: la loro carne è stata riempita di desiderio. Ma tutto quello che l’uomo una volta aveva in uno stato innocente, dovrà averlo di nuovo quando si sarà creato attraverso il percorso della conoscenza il corpo senza desiderio, il corpo come era una volta, prima che l’uomo entrasse nella conoscenza; ricordate da dove proviene l’Io. Che non abbia più quel corpo dipende dal fatto che l’uomo è diventato un respiratore polmonare, che ha potuto formare il suo sangue rosso. Così sono collegati con respirazione e circolazione sanguigna la forma attuale dell’uomo, e che ha potuto diventare un portatore di conoscenza nella forma di oggi.

Immaginate ora il corpo di oggi. Potete farvi un’immagine di come l’ossigeno fluisce dentro, come eccita il sangue rosso, come il sangue rosso come un albero che si ramifica passa attraverso l’intero corpo, come il sangue blu ritorna, pieno di anidride carbonica.

Due alberi avete in voi: l’albero del sangue rosso e l’albero del sangue blu. Senza questi due non potrebbe esserci l’uomo come portatore dell’Io. Per questo deve essere assorbito il sangue rosso: questa è la via come la nostra conoscenza odierna è generata. Ma era connesso con questo anche la morte: voi trasformate il sangue rosso in sangue blu, pieno di anidride carbonica. Perciò il maestro segreto dell’Antico Testamento diceva: Guarda te stesso, hai in te l’albero del sangue rosso; se non avessi ricevuto questo albero, non saresti mai diventato un uomo conoscente. Hai assaggiato l’albero della conoscenza; ma con questo ti è stata tolta nello stesso tempo la possibilità di darti da te stesso la vita.

Da quello che era una volta un albero della vita, è diventato un albero che uccide; perciò l’albero del sangue blu in noi è l’albero della morte. Questo è lo stato presente. Per l’iniziato però un futuro stato si presenta davanti all’anima, dove l’uomo ha la natura della pianta in sé, dove attraverso l’apparato del cuore trasformerà di nuovo il sangue blu in sangue rosso. Allora avrà trasformato l’albero della morte in un albero della vita. L’uomo è allora diventato un essere immortale: quello che era su un grado inferiore, di nuovo lo sarà a un grado superiore. L’apparato che oggi è nella pianta, allora l’avrà in sé. — Così nel Paradiso avete uno stato finale dell’umanità. E la missione di Seth è stata intesa così che vede quello che è alla fine dei tempi: il bilanciamento dei due principi nell’uomo stesso. Così l’albero della vita e l’albero della conoscenza si intrecciano nel Paradiso; nell’uomo possono trovarsi solo se l’uomo ricorre alla pianta. Ma come acquisisce l’uomo la capacità che i due alberi si intrecciano in lui? Sviluppando in sé i tre arti superiori della natura umana.

Abbiamo imparato a conoscere l’uomo, composto dal corpo fisico, dal corpo eterico, dal corpo astrale e dall’Io; e abbiamo visto come l’Io, quando lavora sul corpo astrale, acquisisce il primo arto costitutivo superiore, quando lavora sul corpo eterico, il secondo, e attraverso il lavoro sul corpo fisico il terzo. Così l’uomo futuro sarà il settemplice, che avrà ancora il Sé spirituale, lo Spirito vitale e l’Uomo-Spirito. Se l’uomo ha trasformato così la sua natura inferiore, allora avrà in sé stesso l’albero della conoscenza e l’albero della vita. È dunque stato dato all’uomo nel punto di partenza del suo sviluppo la precondizione per i suoi tre arti costitutivi superiori nello sviluppo del suo Io.

Seth prende tre semi, e il primo uomo dell’Io, Adamo, lascia che questi tre semi crescano in un albero. In questo albero c’è quello che attraversa tutte le vostre incarnazioni. Il vostro Io era a un grado assai basso nella prima incarnazione, e di incarnazione in incarnazione raggiunge sempre gradi più alti. Quello che cresce qui è il simbolo di quello che è eterno nell’uomo, che troverà il suo compimento più alto alla fine dello stato terrestre. Ma solo allora può acquisirlo l’uomo se si unisce con tutto il più alto che gli si è presentato sul sentiero dello spirito. Tutto quello che ha guidato l’umanità su per il sentiero — il bastone di Mosè, il tempio di Salomone, e infine la croce del Golgota — tutto questo aiuta l’uomo a esprimere pienamente la triade superiore. E la croce del Golgota fu quello che indicò la via al compimento più alto dell’uomo. Fu all’inizio dato ad Adamo come germe, da cui quell’albero è cresciuto, nella bocca — non potrebbe esserlo espresso più bellamente di come è accaduto qui — e originato dal legno che Seth aveva acquisito in questo modo. Così avete il cammino dell’uomo rappresentato, come passa attraverso i tempi, il cammino dell’uomo nel tempo. Quello che l’uomo nel futuro deve acquisire: la trasformazione della sua essenza, la capacità di generare carbonio da propria forza in se stesso, questo è quello che la pianta oggi può fare. E questa alchimia della pianta, l’uomo la padroneggierà nel futuro.

La preparazione alchemica di quello che ho appena descritto si ottiene in modo che al discepolo rosacrociano siano date certe istruzioni su come deve regolare il suo processo respiratorio. Questo è qualcosa che si può capire solo secondo il principio: goccia dopo goccia scava la pietra. Ma il discepolo rosacrociano vi lavora. Come la goccia come cosa piccola, minuscola, dopo lungo tempo solo provoca la cavità nella pietra, così il progresso dei corpi umani è effettuato attraverso questo processo di regolazione respiratoria. Queste istruzioni che il discepolo rosacrociano deve esercitare, sono tali che lo conducono sulla via di preparare già oggi la preparazione, che il suo Io acquisisce la capacità di costruirsi i prossimi corpi in un modo diverso. Così è connesso naturalmente il fatto che avrete nella sfera spirituale già ora quello che più tardi avrete in ambiente fisico. Quella consulenza rosacrociana consiste nel fatto che in un processo lento si prepara uno stato futuro e si acquisisce la capacità di vedere già ora nei mondi superiori questo stato. Così il discepolo rosacrociano fa due cose: primo lavora in anticipo per il futuro dell’umanità, e secondo acquisisce per sé il vedere nel mondo spirituale; vede quello che più tardi scenderà nella realtà fisica.

Ora capite anche le istruzioni che quello strano uomo ha fatto stampare, ma non ha capito. La «Pietra dei Saggi» è il carbone nero ordinario; ma dovete imparare il processo che vi insegna per forza interiore a elaborare il carbonio: così è il progresso dell’umanità. Nel carbone di oggi avete un’anticipazione di quello che una volta sarà la sostanza più importante per l’uomo, anche se avrà aspetto completamente diverso. Ricordatevi del brillante luminoso: anche questo non è che carbonio! — Questo dunque è quello che si chiama la «preparazione della Pietra dei Saggi» nella concezione del mondo rosacrociana. Si cela dietro un processo di trasformazione umana e un appello a lavorare agli stati futuri dell’umanità. Tutti coloro che così lavorano, lavorano in anticipo per i corpi umani del futuro, per i corpi che le anime più tardi avranno bisogno.

C’è una parola che esprime magnificamente questo lavoro per il futuro, e la comprenderemo quando ci chiariremo la differenza tra sviluppo dell’anima e sviluppo della razza. Voi eravate tutti una volta Atlantidei, e questi corpi atlantidei avevano aspetto completamente diverso, come vi ho già descritto. La stessa anima che era una volta in un corpo atlantideo, è oggi nel vostro corpo. Ma non tutti i corpi sono stati preparati come i vostri oggi attraverso pochi coloni — quelli che allora si spostavano da ovest a est — così. Quelli rimasti indietro, che come si dice si sono uniti alla razza, sono decaduti, mentre i progrediti hanno fondato nuove culture. Gli ultimi strascichi sulla strada verso est, i Mongoli, hanno ancora conservato qualcosa della cultura degli Atlantidei. Similmente i corpi di coloro che non si svilupperanno progressivamente, cresceranno oltre il prossimo cambio di epoca e formeranno i Cinesi del futuro. Ci saranno di nuovo popoli in decadenza. Vivono anche nei corpi cinesi anime che, perché avevano troppo forte attrazione alla razza, dovranno essere incarnate ancora una volta in tali razze. Le anime che oggi sono in voi, saranno più tardi incarnate in corpi che vengono da coloro che oggi lavorano nel modo indicato, e che generano i corpi del futuro, come una volta lo fecero i primi coloni degli Atlantidei. E coloro che così aderiscono molto al quotidiano, che non si vogliono unire a quello che va incontro al futuro, si fonderanno con la razza. Ci sono tali uomini che vogliono restare a quello che è tramandato dall’antichità, che non vogliono sapere nulla di quello che significa progredire; che non vogliono ascoltare coloro che li conducono oltre la razza verso sempre nuove forme dell’umanità.

La mitologia ha conservato in modo meraviglioso questa tendenza. Non potrebbe rappresentarla meglio che puntando a uno dei più Grandi, che ha pronunciato la parola: «Chi non abbandona padre e madre, moglie e figli, fratelli e sorelle, non può essere mio discepolo», e in contrasto mostra il triste stato di un uomo che dice: non voglio sapere nulla di tale guida! — e lo respinge. Come potrebbe esserlo rappresentato più chiaramente che nell’immagine di colui che respinge il guida, e che non riesce a salire! Questa è la leggenda di Ahasuero, l’Ebreo Errante, che sedeva e respingeva il più grande guida, il Cristo Gesù, non voleva sapere nulla dello sviluppo, e perciò deve restare con la sua razza, deve continuare a tornare nella sua razza. Questi sono mitologie date all’umanità come ricordo eterno, affinché sappia di che cosa si tratta.

Così questo quarto grado della scuola rosacrociana deve essere inteso come qualcosa straordinariamente profondo, e così la «preparazione della Pietra dei Saggi» si articola nello sviluppo dell’umanità.

Il quinto è la «corrispondenza di microcosmo e macrocosmo». L’intero complicato corpo umano, così come oggi è, è sorto in un modo determinato. Vi ho condotto attraverso lo stato di Saturno, Sole, Luna e Terra. Di tutto quello che oggi è nel vostro corpo, su Saturno c’erano solo i primi germi dei vostri organi di senso, incorporati nella massa di Saturno come i cristalli oggi nella massa montagnosa: il vostro occhio era come un cristallo di quarzo nella montagna. Sul Sole gli vostri organi più alti, tutte le ghiandole, erano così che ricoprivano la sua superficie. Sulla Luna gli organi che oggi compongono il vostro sistema nervoso erano diffusi sulla superficie della Luna. La Luna aveva un sistema nervoso, e i singoli uomini-animali che c’erano, per la prima volta diventarono partecipi del sistema nervoso sulla Luna. Sulla Terra l’uomo acquisì il suo sistema scheletrico, poiché un regno minerale sulla Luna non c’era affatto ancora.

Così vedete come artificialmente l’uomo si è composte. Quello che oggi come occhio è in noi, era come occhio diffuso su tutto Saturno: concentrato in noi è quello che nel grande mondo era. Da ogni singolo organo ora la dottrina segreta vi può dire come sta in relazione con il grande mondo fuori: da fegato, milza, cuore e così via, con quello che loro corrisponde nel mondo esteriore e quello che dovette accadere nel mondo esteriore affinché potessero formarsi. Ci sono mezzi nella dottrina della conoscenza rosacrociana attraverso cui possiamo approfondirci in noi stessi sotto il punto d’appoggio dei nostri organi di senso, immergerci interiormente negli occhi, nelle orecchie, e in questo modo ottenere una visione chiaroveggente nella formazione di questi organi.

Vi ho condotto al momento nello sviluppo atlantideo, dove il corpo eterico era ancora così lontano che non poteva unirsi con il punto che qui nella testa è sopra la radice del naso. Abbiamo visto come il corpo eterico allora si mosse nel corpo fisico, come allora il corpo fisico ha acquisito la forma odierna. Ora c’è un metodo di immersione con una formula ben determinata, che viene comunicata solo da persona a persona. Se vi immergete con questo in quel luogo dove la testa si collega con quella parte della testa eterica di cui parlammo, allora vi si apre la conoscenza di quel momento della Terra, di come la Terra guardava allora, quando questa parte della testa eterica si mosse nella testa fisica. Così potete immergervi in ogni membro del vostro microcosmo e così imparare a conoscere le forze del macrocosmo, quello che i costruttori del mondo hanno assemblato in voi. Secondo le indicazioni dell’occultismo potete così imparare a conoscere il macrocosmo: per tutte le cose nel mondo, fuori nel macrocosmo, c’è un organo nel microcosmo.

L’uomo è l’essere più complicato. Come quando ricevete un telegramma deducete dall’informazione ricevuta il mittente, così nel corpo umano attraverso l’immersione nell’organo potete imparare a conoscere il suo creatore.

Con questo abbiamo già toccato il sesto grado, quello che si chiama l’«immersione nel macrocosmo». Chi ha così imparato a conoscere in sé la relazione del microcosmo al macrocosmo, si è ampliato alla conoscenza del mondo intero. Questo si cela dietro l’antico detto: conosci te stesso! — Si è recato gran danno dicendo come facevano i teosofi: in te è già il Dio intero, in te c’è già il più alto. Devi solo guardare in te, allora conosci il mondo intero!

Questo meditare in se stessi è il più sciocco dei sciocchezze: così si conosce solo il proprio Io inferiore, quello che già si ha. Nessuno impara più di quello che già ha. La vera autoconoscenza si realizza solo nel modo complicato descritto, ed è insieme conoscenza del mondo. La vera teosofia non è in grado di rendere le cose così commode alla gente; deve dire: in tranquilla, seria immersione dovete imparare a conoscere anche l’essere più complicato che esiste. Non potete conoscere Dio diversamente che imparando a conoscerlo pezzo per pezzo nel mondo. — Ci vogliono pazienza e perseveranza. Nel proceder tranquillo, lento, si conosce il mondo. Nessuna formula che sia onnisalutare, per avere la conoscenza intera, vi può dare la teosofia, ma può solo indicarvi la via attraverso cui giungete all’autoconoscenza e così anche alla conoscenza del mondo. Allora viene al’uomo anche la conoscenza di Dio.

Questa conoscenza che viene all’uomo al sesto grado, non è conoscenza secca della ragione: è quella che ci unisce intimamente con il mondo. Chi l’ha acquisita, ha con tutte le cose del mondo un rapporto intimo, come l’uomo contemporaneo lo conosce solo nel misterioso rapporto d’amore tra uomo e donna, che si basa su una conoscenza segreta dell’essenza dell’altro. Un tale rapporto, attraverso cui non solo capite, ma vi sentite uniti a tutti gli esseri, come oggi l’amante si sente unito con l’amata, questo viene a voi nel contemplare il macrocosmo. Avete allora una relazione intima, una specie di rapporto d’amore verso la pianta, verso ogni pietra, verso tutti gli esseri del mondo. Si specializza il vostro amore verso tutti gli esseri; vi dicono qualcosa che vi dicono solo se non siete ancora scesi alla conoscenza. L’animale mangia quello che gli conviene, e lascia stare quello che non gli conviene: ha un rapporto simpatico con uno, un rapporto antipatico con l’altro. L’uomo dovette, per acquisire la conoscenza contemporanea, perdere il rapporto immediato con le cose; ma l’acquisirà di nuovo a un grado superiore. Come sa oggi l’occultista che il fiore della pianta agisce diversamente sull’uomo della radice? Come sa che la radice ordinaria agisce diversamente da una carota? Perché le cose di nuovo gli parlano come è il caso presso gli animali. Questo rapporto intimo è presente ai gradi inferiori escludendo la coscienza della ragione; ai gradi più alti l’uomo l’avrà coscientemente di nuovo.

Quando si è così lontani, allora il settimo grado è qualcosa che sorge da sé. Da tutto potete già ricavare che qui si tratta di conoscenza da impressioni sentimentali e sentimenti. Non c’è qui nulla per l’uomo che non muoverebbe il suo cuore nel modo più vivo; perciò non potete distinguere tra una conoscenza ideale, intellettuale e spirituale. Commuovervi, dirvi ogni bella cosa, questo non è nel senso dell’occultista. L’occultista vi racconta i fatti del mondo spirituale: sentirebbe come vergognoso se volesse commuovere direttamente il vostro sentimento. Ma sa che i fatti, quando li si racconta, parlano da sé: questi stessi devono generare i sentimenti. Perciò per il Rosacroce mai la persona dell’insegnante è rilevante. L’insegnamento non ha nulla a che fare con la persona. L’insegnante è là solo affinché i fatti parlino alle persone. E parlerà tanto più correttamente, quanto più si renderà strumento di visione dei mondi superiori. Chi ancora crede e ritiene e ha visioni che gli sono proprie, non è idoneo a insegnante occulto. Poiché se non l’oggettività, ma il sentimento decidesse, forse direste: due per due fa cinque!

Così vedete come il Rosacroce attraverso i vari compiti che deve svolgere in sé, gradualmente sale nella conoscenza dei mondi superiori. Per questo è certo necessaria una guida, che però ognuno trova al momento giusto, se la cerca seriamente. Non dovete dire che con una guida personale si percorrono questi sette gradi uno dopo l’altro, ma l’insegnante estrae ciò che è particolarmente adatto per l’uno o l’altro. Volevo anche proporvi i gradi preparatori. Da questi ne voglio estrarre solo due cose, per mostrarvi che si deve sviluppare ancora altro prima di intraprendere gli esercizi più severi. Ce ne è uno che si deve esercitare da principio: Concentrazione, concentrazione della vita di pensiero. Considerate solo come i pensieri in voi danzano da mattina a sera! Di qua e di là vi vengono pensieri e vi trascinano. Ora come discepolo rosacrociano dovete isolarvi un tempo in cui siete voi il signore dei pensieri, dove vi prendete un oggetto possibilmente poco interessante e ci pensate sopra. Avrete da questo un effetto straordinariamente benefico per voi. Il tempo non ha importanza; l’energia, la pazienza e la perseveranza sono necessarie.

L’altro è quello che si chiama «positività», che consiste nel fatto che nella vita cercate quello che è meglio caratterizzato attraverso una leggenda persiana riguardo a Gesù Cristo: quando il Cristo Gesù una volta faceva un cammino con i suoi discepoli, trovarono sulla strada un cane crepato che era già passato molto nella decomposizione. I discepoli, che non erano ancora così avanzati come il Cristo Gesù, si distolsero dall’aspetto orribile, solo il Cristo Gesù rimase fermo, contemplava pensieroso l’animale e disse: «Che denti meravigliosamente belli ha l’animale!»

Qualunque cosa brutta nel mondo, c’è sempre ancora un bello nel brutto, in ogni bugia un granello di verità, in ogni male un bene. Non dovete diventare critici! Spesso lo si intende così che non avreste più il diritto di trovar male nulla e così via; ma è inteso così che nel brutto c’è sempre ancora un granello di bello e nel male c’è qualcosa di buono. Questo spinge in sulle forze superiori dell’anima. Tutto questo appartiene già alla preparazione.

Innanzitutto volevo darvi un’idea dello spirito in cui procede la scuola cristiano-gnostica. Nella scuola rosacrociana trovate il cristianesimo più profondo, più autentico, potete essere cristiani nel senso più vero della parola, malgrado tutta la vita moderna. Si poteva essere cristiani nel vecchio stile, finché c’erano più possibilità di ritirarsi dal mondo, e finché non si erano ancora introdotte in noi le forme di pensiero che oggi ci rendono così difficile esserlo. Ma queste rappresentazioni formate dal modo di pensare naturalistico ci rendono difficile assumere il cristianesimo nella forma originale. Sono proprio gli spiriti più nobili che dicono: oggi non posso più conciliare nulla con il cristianesimo. — Certo il mondo spirituale vive nel nostro ambiente, ma anche quello che l’epoca materialistica produce in forme di pensiero, vive in noi. Siamo continuamente circondati da forme di pensiero così marcate della vita materiale. Così chi è consapevole, deve dire a se stesso: il nostro tempo ha bisogno di un mezzo che possa provare efficace in mezzo a questi concetti che affluiscono in noi, per mantenerci ritti di fronte a tutto quello che dal mondo fluisce in noi. — Attraverso la scienza dello spirito ci viene dato. Se si rifiuta questo mezzo, se non lo si vuol acquisire, allora si è un egoista. La scienza dello spirito si sente come l’esecutrice testamentaria di quello che già la teosofia medievale voleva. Ma può essere compresa da ognuno, anche da colui che conosce tutti gli obiettivi giustificati della scienza naturale. Ognuno oggi nella teosofia orientata nella direzione rosacrociana potrà trovare quello che lo conduce a una conoscenza del mondo e anche a una pace dell’anima, a una sicurezza nella vita. Non è una conoscenza che è solo teoria e con cui si può litigare con soli motivi, la teosofia del Rosacroce, ma una conoscenza che deve fluire in tutta la nostra cultura. Il teosofo istruito nel senso rosacrociano sa lui stesso tutto quello che come obiezioni può sorgere: conosce lui stesso tutti gli argomenti contrari. Se si litigasse con motivi contro di lui, andrebbe come andò una volta a Eduard von Hartmann con la sua «Filosofia dell’inconscio». Eduard von Hartmann pubblicò la sua «Filosofia dell’inconscio». Vi aveva detto cose che si presentavano come un punto di vista più alto rispetto al punto di vista materialistico della ricerca naturale. Allora i dotti si sollevarono tutti contro di lui, e apparve un diluvio di critiche contro questa «Filosofia dell’inconscio». Il più grande dilettante fu chiamato Eduard von Hartmann! — Tra questi molti opuscoli apparve anche uno di un anonimo: in esso la «Filosofia dell’inconscio» era brillantemente refutata con tutto quello che si poteva argomentare se si padroneggia il sapere del nostro tempo. Questo opuscolo trovò approvazione ovunque. E per esempio Oscar Schmidt, lo zoolog famoso, disse: Peccato che non sappiamo chi ha scritto questo controreferimento, perché questa è una persona che sta all’altezza della ricerca naturale del suo tempo! — E Ernst Haeckel disse: che dica il suo nome, e lo contiamo tra i nostri! — In realtà questo opuscolo fece grande scalpore. E apparve una seconda edizione con il nome dell’autore, Eduard von Hartmann! I naturalisti ora cominciarono a tacere, e la cosa non è diventata molto nota. Ma era stata una volta lì.

Vedete, chi padroneggia un punto di vista più alto, può già da solo argomentare gli argomenti contrari: deve solo abbassarsi a un altro punto di vista. E anche noi, se avessimo avuto tempo, avremmo potuto argomentare alcuni di questi argomenti contrari. Ma era importante, per brevità di tempo, che ricevessimo comunicati quello che la ricerca dello spirito oggi ha la capacità di annunciare riguardo ai fatti del mondo superiore. Quello che conta è che le cose possano agire salutarmente sull’uomo, e che la scienza dello spirito è capace di mostrare come sempre più e più si può integrarsi in tutti i rami della vita umana e fecondarli. E quando agiranno fecondi e risanatori, allora avranno portato con un tale fatto la migliore prova della loro legittimità. Questo deve anche essere la prova che la scienza dello spirito cerca. Perciò il teosofo rimane piuttosto impaventato quando la gente oggi ancora dice: tutto questo è solo fantasticheria! — È sempre tutto quello che è diventato benedizione per l’umanità, stato visto una volta come fantasticheria. Un esempio da questo nei quarantasette anni ultimi del 19° secolo: allora non c’era ancora il nostro francobollo ordinario. Il francobollo è stato inventato solo alla fine dei quarant’anni da un certo Hill — in realtà da un dilettante. Colui che doveva sostenerlo in Parlamento, ha tenuto un discorso strano. Primo, disse, non può essere affatto il caso che il traffico aumenti nel modo in cui questo uomo calcola, e se fosse il caso, allora dovrebbe farsi l’edificio più grande! — Quello che oggi appare completamente evidente: che si ingrandisca l’edificio quando il traffico aumenta, è stato così liquidato. Un’altra cosa: quando la prima ferrovia doveva essere costruita, in Baviera è stato consultato il collegio medico. Lì i signori hanno detto che non si dovrebbe costruire una ferrovia, poiché questo avrebbe le conseguenze più terribili per gli uomini che la percorressero, per il loro sistema nervoso. Se però già si costruisse una ferrovia, allora si dovrebbero costruire alte pareti di tavole tutt’attorno, affinché gli altri non prendessero scuotimento cerebrale da esso!

Tutto era considerato fantastico quando appare per la prima volta. Ma la scienza dello spirito, se vuole diventare fatto vivente, deve penetrare immediatamente in quello che ci circonda quotidianamente. Se diventerà una forza che ali tutto la nostra vita, che penetra nel nostro fare e agire più quotidiano, solo allora si sarà provata come fatto. Da questo punto di vista la teosofia rosacrociana procede, e da questo punto di vista vi chiedo di cogliere tutto quello che è stato detto in queste conferenze. Nel futuro potrà svilupparsi in qualcosa che agisce sulle forze creative dell’uomo e gli darà nuovi impulsi nei campi della medicina e dell’educazione, dell’arte e del sapere superiore, che fluiranno in tutte le branche della vita animando e vivificando.

Da questo punto di vista vengono tenute tali conferenze, e da questo punto di vista vi chiedo di accoglierle.

PARTE II

Parte II — Il Vangelo di Giovanni

15°Parte 2 (Il Vangelo di Giovanni) - Scienza naturale e religione

Basilea, 16 Novembre 1907

«Chi osserva attentamente la vita spirituale moderna scoprirà che in molte anime esiste una profonda scissione. Già dalla prima infanzia, invece di ricevere una concezione del mondo unitaria, i giovani ne ricevono due diverse: un'attraverso l’insegnamento religioso e un’altra attraverso la scienza naturale. Ciò genera in loro, fin dall’inizio, dubbi sulla correttezza delle tradizioni religiose.

Si potrebbe credere che la teosofia voglia aggiungere una nuova confessione religiosa a quelle antiche già esistenti. Ma non è così. La teosofia non è una nuova religione, non è una nuova setta, essa è più che religione.

Compito di queste conferenze sarà mostrare, con l’aiuto della teosofia, quale significato possiede un documento religioso come il Vangelo di Giovanni. Proprio nell’esame di questo Vangelo si mostrerà il rapporto della teosofia con i documenti religiosi in generale. Essa serve alla comprensione delle correnti religiose esistenti nel mondo. Chi conosce la teosofia accetta il cristianesimo così come è, come un fatto di suprema importanza per l’intera vita spirituale dell’umanità. Solo la vita spirituale moderna è stata resa incapace di comprendere la profondità del cristianesimo. La teosofia è quello strumento e quel mezzo senza cui nulla è possibile realizzare. Se utilizziamo questo strumento, possiamo penetrare profondamente nelle sapienze dei documenti religiosi. Si potrebbe paragonare la teosofia alla filologia. Anche la filologia ci permette di studiare i documenti cristiani. La teosofia, tuttavia, ci introduce nello spirito di questi documenti. Non è il vero interprete della geometria euclidea colui che comprende solo la lingua greca, bensì colui che possiede la conoscenza dei fatti geometrici.

La teosofia non deve essere per l’uomo moderno una nuova religione, bensì lo strumento che gli riavvicina il cristianesimo nel suo vero contenuto. Il cristianesimo è il culmine di tutte le religioni. Tutte le altre religioni rimandano soltanto al cristianesimo. Il cristianesimo è la religione di tutto il futuro e non sarà mai sostituito da nessun’altra. La fonte della verità che in esso sgorga è inesauribile. È così potente che con il progressivo sviluppo dell’umanità rivelerà sempre nuovi aspetti della sua essenza. La teosofia deve mostrarci il cristianesimo da un nuovo lato.

Dinanzi ai documenti religiosi possono essere assunti quattro diversi punti di vista. Innanzitutto il punto di vista della fede ingenua, in cui l’uomo si attiene soltanto alle parole che gli vengono date. Molti non riescono a conciliare questo punto di vista con il loro pensiero moderno, e allora assumono il secondo punto di vista: quello della critica, del dubbio, del rifiuto. Questo è il punto di vista degli uomini intelligenti e illuminati. Le verità religiose per loro sono un punto di vista superato. Molti di questi uomini illuminati continuano a ricercare e trovano che effettivamente c’è molto di notevole contenuto in questi documenti religiosi. Allora si sforzano di giungere al terzo punto di vista: quello dei simbolisti. Queste persone interpretano più o meno i documenti religiosi secondo il loro spirito e la loro conoscenza. Molti ex liberi pensatori in Germania hanno raggiunto questo punto di vista. Infine, la teosofia rende possibile il quarto punto di vista. Si impara a prendere i documenti religiosi di nuovo letteralmente. Troviamo esempi straordinari di ciò nell’esame del Vangelo di Giovanni.

Tra i quattro Vangeli il Vangelo di Giovanni occupa un posto del tutto particolare. Mentre i tre Vangeli di Matteo, Marco e Luca ci danno un quadro storico di Gesù di Nazareth, il Vangelo di Giovanni è considerato un’apoteosi, una poesia meravigliosa. Esso mostra molteplici contraddizioni rispetto alle affermazioni degli altri tre Vangeli; ma queste contraddizioni sono così evidenti che non si può supporre che i vecchi difensori del Vangelo di Giovanni non le abbiano notate.

Attualmente il Vangelo di Giovanni è considerato il meno credibile. La ragione di ciò risiede nello spirito materialistico della nostra epoca. Nel diciannovesimo secolo l’umanità è diventata materialistica nel sentire e, di conseguenza, anche nel pensare; perché come l’uomo sente, così giudica. Il materialismo non è soltanto quella concezione del mondo che si esprime nei libri di Büchner, Moleschott e Vogt: anche coloro che, come interpreti dei documenti religiosi, vogliono stare su un certo terreno spirituale, lo fanno in modo completamente materialistico. Come esempio si potrebbe citare la controversia tra Karl Vogt e il professor Wagner di Gottinga. Questa controversia fu affrontata a suo tempo sullo «Augsburger Zeitung» e si concluse interamente a favore di Karl Vogt. Wagner, certo, sosteneva l’esistenza dell’anima, ma anche lui lo faceva in modo completamente materialistico.

Poiché i nostri teologi sentono ugualmente in modo materialistico, i tre Vangeli dei Sinottici corrispondono loro meglio: in essi un’interpretazione materialistica è più facilmente ammissibile. Al pensiero materialistico ripugna assumere un essere che sovrasta tutti gli uomini. Preferisce vedere in Gesù di Nazareth soltanto un nobile uomo, l’«umile uomo» di Nazareth. Col Vangelo di Giovanni questo punto di vista è del tutto inammissibile: in Gesù si vede solo ciò che vive in ogni altro uomo. L’anima del Cristo nel corpo di Gesù è qualcosa di completamente diverso. Il Vangelo di Giovanni ci mostra il Cristo non soltanto come un essere umano superiore, ma come colui che abbraccia l’intera terra.

Se si traduce il Vangelo di Giovanni non secondo la lettera, ma secondo lo spirito, i primi quattordici versi suonano così:

«Nel principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e Dio era il Verbo.

Questo era nel principio presso Dio.

Tutto è stato fatto per mezzo di esso, e senza di esso niente di ciò che è stato fatto sarebbe stato fatto.

In esso era la vita, e la vita era la luce degli uomini.

La luce splendeva nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno compresa.

Venne un uomo, inviato da Dio, con il nome di Giovanni.

Questi venne per testimonianza, affinché testimoniasse della luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui.

Egli non era la luce, ma una testimone della luce.

Infatti la vera luce, che illumina ogni uomo, stava per venire nel mondo.

Esso era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di esso, ma il mondo non l'ha riconosciuto.

Venne ai suoi, e i suoi non l'hanno accolto.

Ma a quanti l'hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio.

Coloro che credono nel suo nome non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma da Dio.

Il Verbo si è fatto carne e ha dimorato tra noi, e abbiamo visto la sua gloria, la gloria dell’unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità.»

In Giovanni, la verità — aletheia — è Manas, la grazia — charis — è Buddhi, e la sapienza — sophia — è Atma.

Già la prima parola viene presa da un uomo moderno in senso astratto. Ci si immagina il principio come un inizio astratto. Ma per comprendere il vero significato di questa parola bisogna ricordare ciò che fu insegnato nella scuola cristiana segreta di Dionigi l’Areopagita: minerali, piante, animali e uomini formano la serie evolutiva di quegli esseri che hanno bisogno del corpo fisico; al di sopra di essi stanno esseri che esistono senza un tale corpo. Questi sono gli Angeli, gli Arcangeli, gli Archai o Principi, le Potestà, le Dominazioni, i Troni, i Cherubini e i Serafini, e sempre più in alto. Gli Archai sono dunque esseri reali. Con questo nome si designavano quegli esseri che all’inizio dello sviluppo del nostro mondo si trovavano al livello in cui l’umanità si troverà nella fase di Vulcano. Contemplando il primo versetto alla luce di questa concezione — «Nel principio era il Verbo — Logos…» — si potrebbe rappresentare il fatto attraverso il seguente paragone. Prima che la parola sia pronunciata, essa vive in noi come un pensiero. Quando la parola è pronunciata, l’aria che ci circonda viene messa in vibrazione. Immaginiamo che queste vibrazioni siano cristallizzate da qualche processo: allora vedremmo le parole cadere al suolo come forme e figure. Percepiremmo con i nostri occhi la potenza creatrice della parola. Se la parola agisce dunque già creativamente adesso, ciò accadrà in misura ancora maggiore nel futuro. L’uomo odierno possiede organi che giungeranno alla loro piena importanza soltanto nel futuro, come pure organi che già si trovano in decadenza. A questi ultimi appartengono gli organi riproduttivi; ai primi il cuore e la laringe, che si trovano entrambi soltanto all’inizio del loro sviluppo. Il cuore è attualmente un muscolo involontario, sebbene sia striato come tutti i muscoli volontari. Questa striatura è già un indizio che il cuore si trova in transizione da organo involontario a organo volontario. La laringe è destinata, in un lontano futuro, a diventare l’organo riproduttivo dell’uomo, per quanto strano ciò possa sembrare. Così come l’uomo può già ora trasformare i suoi pensieri in vibrazioni dell’aria mediante il linguaggio, così potrà un giorno creare la sua stessa immagine mediante la parola.

Gli Archai possedevano questa potenza creatrice già all’inizio dello sviluppo attuale del nostro mondo e possono quindi essere giustamente considerati esseri divini. All’inizio dello sviluppo della Terra fu pronunciata una parola divina, e questa divenne minerale, pianta, animale e uomo.

16°Parte 2 (Il Vangelo di Giovanni) - I corpi dell'uomo e il pentagramma

Basilea, 17 Novembre 1907

L’uomo, così come si presenta davanti a noi, viene diviso dalla scienza dello spirito in sette parti. Il corpo fisico percettibile ai nostri organi sensoriali è solo una parte dell’essenza umana. Questo corpo fisico l’uomo lo condivide con tutta la natura minerale che lo circonda. Le forze che agiscono nel nostro corpo fisico sono le stesse che operano nella natura apparentemente inerte.

Questo corpo fisico, tuttavia, è ancora permeato da forze superiori, proprio come una spugna può essere permeata dall’acqua. La differenza tra i corpi inanimati e quelli animati è la seguente: nel corpo inanimato i materiali che lo compongono seguono soltanto le leggi fisiche e chimiche. Nel corpo animato, invece, i materiali sono legati tra loro in modo assai complicato, e solo sotto l’azione del corpo eterico possono mantenersi in questo loro raggruppamento innaturale e imposto. In ogni momento il materiale fisico vuole raggrupparsi secondo la sua natura, il che significherebbe il dissolversi del corpo vivente; e in ogni momento il corpo eterico lotta contro questo dissolversi. Quando il corpo eterico si allontana dal corpo fisico, i materiali del corpo fisico si raggruppano nel loro modo naturale, e il corpo si dissolve, diventa una salma. Il corpo eterico è quindi il continuo combattente contro il dissolversi del corpo fisico.

Ogni organo ha questo corpo eterico come sua forza fondamentale. L’uomo ha un cuore eterico, un cervello eterico e così via, per mantenere insieme i rispettivi organi fisici. Si è facilmente tentati di immaginarsi il corpo eterico in modo materiale, quasi come una nebbia assai sottile. In verità il corpo eterico è una somma di correnti di forza. Per il chiaroveggente compaiono nel corpo eterico dell’uomo certe correnti di grandissima importanza. Per esempio, una corrente sale dal piede sinistro verso la fronte, in un punto che si trova tra gli occhi, circa un centimetro profondamente nel cervello; ritorna poi nell’altro piede, da lì nella mano opposta, da lì attraverso il cuore nell’altra mano, e da lì ritorna al suo punto di partenza. In questo modo si forma un pentagramma di correnti di forza.

Questa corrente di forza non è l’unica nel corpo eterico: ce ne sono ancora molte altre. Specificamente a questa corrente di forza l’uomo deve la sua posizione eretta. L’animale è legato alla terra con i suoi arti anteriori, e nell’animale non vediamo una tale corrente. Riguardo alla forma e alla grandezza del corpo eterico umano si può dire che nelle sue parti superiori è un’immagine perfetta del corpo fisico. Diverso è il caso delle sue parti inferiori, che non corrispondono al corpo fisico. Alla base del rapporto tra corpo eterico e corpo fisico si trova un grande mistero, che illumina profondamente la natura umana: il corpo eterico dell’uomo è femminile, quello della donna è maschile. Ciò spiega il fatto che troviamo nella natura di ogni uomo molti elementi femminili e nella natura di ogni donna molti elementi maschili. Negli animali il corpo eterico è più grande del corpo fisico. Così il chiaroveggente vede per esempio nel cavallo, sopra la testa, il capo eterico sporgere in forma di un berretto.

C’è qualcosa nell’uomo che gli sta molto più vicino del sangue, dei muscoli, dei nervi e così via. Sono le sensazioni di piacere e di dolore, di gioia e di sofferenza, insomma tutto ciò che l’uomo chiama il suo intimo. Questo si chiama nella scienza occulta corpo astrale, che l’uomo condivide solo con l’animale.

Proprio come un cieco dalla nascita conosce il mondo che lo circonda solo in modo incompleto e il mondo dei colori e della luce non esiste per lui, così l’uomo medio si trova nella stessa situazione di fronte al mondo astrale. Esso è presente, permea e circonda il mondo fisico, ma non viene percepito da lui. Quando il senso astrale si apre in un uomo, il mondo astrale diventa per lui visibile. L’importanza di questo momento dello sviluppo umano è ancora molto più grande che se un cieco dalla nascita riacquistasse la vista attraverso un’operazione. Ognuno di noi conosce questo mondo astrale, sebbene imperfettamente, perché ogni notte il nostro corpo astrale è immerso in esso. Riposiamo nel mondo astrale per ripristinare l’armonia del corpo astrale: dalla prospettiva della scienza dello spirito l’affaticamento è soltanto una disarmonia nel corpo fisico e nel corpo astrale. Un paragone potrebbe illuminare il rapporto tra il corpo fisico e il corpo astrale. Prendiamo una spugna, tagliamola in mille pezzi e lasciamo che il contenuto di un bicchiere d’acqua sia assorbito da questi piccoli pezzi: abbiamo un paragone per l’uomo medio sveglio. Se spremiamo le piccole spugne e raccogliamo l’acqua di nuovo nel suo recipiente, essa si unisce di nuovo in una massa uniforme. Così i corpi astrali umani, che durante il giorno erano individualizzati come gocce d’acqua assorbite, entrano nella sostanza astrale comune, e in essa si rinforzano e si vigorizzano. Lo si riconosce la mattina dal fatto che l’affaticamento è scomparso. Finché l’uomo non è un veggente, il suo corpo astrale, che si è separato durante il sonno, si mescola con gli altri corpi astrali. Ma per il veggente le cose stanno diversamente.

Le singole piante non hanno un proprio corpo astrale, ma l’intero regno vegetale possiede un corpo astrale comune, quello della Terra. La Terra è un essere vivente, le piante sono i suoi arti.

Il quarto arto dell’uomo è l’Io. La parola «Io» l’uomo può rivolgerla solo a se stesso. Mai questa parola può giungere dal di fuori ai nostri orecchi per designarci. Quando questo Io risuona in un essere, allora Dio parla in lui. Il regno animale, il regno vegetale e il regno minerale si trovano in una diversa situazione riguardo all’Io. Un animale, per esempio, non può dire a se stesso «Io», così come un dito della nostra mano non può dirsi «Io». Il dito, se volesse designare il suo Io, dovrebbe indicare l’Io dell’uomo; allo stesso modo l’animale dovrebbe indicare un Io che appartiene a un essere vivente nel mondo astrale. Tutti i leoni, tutti gli elefanti e così via hanno un Io collettivo di gruppo, quindi un Io dei leoni, un Io degli elefanti e così via.

Se la pianta volesse indicare il suo Io, dovrebbe indicare un Io collettivo nel centro della Terra, nel mondo mentale. È noto che, quando si punge un animale, questo sente dolore. Con la pianta è diverso: il veggente può raccontarci che cogliere fiori o tagliare il grano significa per la Terra la stessa sensazione gradevole che per la mucca significa l’estrazione del latte durante l’allattamento. Ma se la pianta viene strappata dalla radice, è come se a un animale fosse strappato un pezzo della sua carne. Questo strappo viene sentito nel mondo astrale come dolore.

Se qualcuno chiedesse: Dov’è l’Io del regno minerale? — non sarebbe più in grado di trovare un tale essere che costituisce un centro nel mondo spirituale. Come forza del cosmo intero diffusa ovunque, l’Io dei minerali si trova nel mondo soprasensibile, detto nella terminologia teosofica il Devachan superiore.

Nella dottrina cristiana segreta si designa il mondo in cui si trova l’Io degli animali, il mondo astrale, come il mondo dello Spirito Santo; il mondo in cui si trova l’Io delle piante, il mondo spirituale o il Devachan, come il mondo del Figlio. Quando il veggente inizia a sentire in questo mondo, allora gli parla la «Parola», il Logos. Il mondo dell’Io minerale, il mondo soprasensibile, si designa nella dottrina segreta come il mondo dello Spirito Padre.

L’uomo è un essere in continuo sviluppo; ora abbiamo conosciuto tutti e quattro gli arti della sua natura. Essi sono ciò che Pitagora nella sua scuola designava come la quaternità inferiore. Il selvaggio, il civilizzato, l’idealista, il santo: tutti hanno queste quattro parti. Il selvaggio però è schiavo delle sue passioni; il civilizzato non segue più ciecamente i suoi istinti e i suoi desideri; l’idealista lo fa ancora meno, e il santo ne è diventato completamente padrone.

L’Io lavora sul corpo astrale e ne distacca una parte. Questa aumenta continuamente nel corso dello sviluppo umano, mentre la parte ereditaria diminuisce sempre più. In un Francesco d’Assisi l’intero corpo astrale è stato trasformato e rigenerato attraverso l’Io. Questo corpo astrale trasformato dall’Io costituisce il quinto arto della natura umana: il Sé spirituale o Manas.

L’Io può però diventare padrone anche del corpo eterico o corpo vitale. La parte del corpo eterico trasformata dall’Io si chiama Spirito vitale o Buddhi. A trasformare il corpo eterico agiscono gli impulsi dell’arte e della religione, quest’ultima in misura particolarmente forte, perché si ripete quotidianamente; e la ripetizione è la forza magica che trasforma il corpo eterico. Il più forte effetto in questo senso lo produce il lavoro consapevole nella scuola iniziatica: la meditazione e la concentrazione sono i mezzi impiegati a tal fine. La velocità della trasformazione del corpo eterico e del corpo astrale mostrano un rapporto simile a quello tra la lancetta delle ore e quella dei minuti di un orologio. Se si riesce a cambiare il minimo nel temperamento, che dipende dalle condizioni del corpo eterico, questo vale più che acquisire molte teorie ingegnose.

La forza più grande è necessaria per trasformare consapevolmente il corpo fisico. I mezzi per farlo vengono dati soltanto nella scuola iniziatica. Si può solo accennare al fatto che la regolazione del respiro forma l’inizio di questa trasformazione. Il corpo fisico trasformato consapevolmente dall’Io si chiama Uomo-Spirito o Atma. La forza per la trasformazione del corpo astrale fluisce verso di noi dal mondo dello Spirito Santo. La forza per la trasformazione del corpo eterico fluisce verso di noi dal mondo del Figlio o della Parola. La forza per la trasformazione del corpo fisico fluisce verso di noi dal mondo dello Spirito Padre o del Padre divino.

17°Parte 2 (Il Vangelo di Giovanni) - Le sette incarnazioni della Terra

Basilea, 18 Novembre 1907

I concetti particolari del Vangelo di Giovanni sono di tale profondità che possiamo comprendere correttamente questo documento in tutte le sue parti soltanto se ci siamo creati una base sufficiente mediante la conoscenza dello sviluppo del nostro pianeta.

Esiste una straordinaria concordanza tra l’inizio del Vangelo di Giovanni e quello della Bibbia. Nella Bibbia si dice: «Nel principio Dio creò i cieli e la terra» e nel Vangelo di Giovanni l’inizio recita: «Nel principio era il Verbo.» Queste prime parole formano il tono fondamentale di tutto il Vangelo di Giovanni. Lo sviluppo della Terra può essere compreso correttamente solo se ci ricordiamo che in esso operano le stesse leggi che nello sviluppo del singolo uomo. Il pianeta che noi vediamo è, per la considerazione della scienza dello spirito, soltanto il corpo dello spirito che abita in esso. Questo essere spirituale passa attraverso incarnazioni ripetute, proprio come l’uomo. Per la ricerca spirituale sono riconoscibili tre incarnazioni fino al raggiungimento dello stato attuale della Terra. Ciò non vuol dire che non sia passato attraverso altre incarnazioni in precedenza; ma per il più elevato chiaroveggente sono riconoscibili solo tre incarnazioni passate e tre future. Ciò forma, insieme all’attuale incarnazione, sette. In questo numero sette non c’è nulla di superstizioso. Quando sto in un campo lontano, vedo in tutte le direzioni altrettanto lontano. Similmente accade al chiaroveggente: egli vede anche temporalmente avanti e indietro nella stessa misura. Queste sette incarnazioni della Terra si chiamano nella scienza occulta: Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano. Questi nomi designano soltanto stati di uno stesso essere. Saturno è uno stato della nostra Terra situato in un passato remotissimo. L’attuale pianeta Saturno si rapporta all’attuale Terra come un bambino a un vecchio. La Terra fu una volta nello stato di Saturno, come il vecchio una volta era un bambino. Nemmeno la successiva incarnazione deve essere intesa come se l’umanità camminerà mai sul Giove: piuttosto, la Terra raggiungerà nella sua prossima incarnazione quello stato in cui il presente pianeta Giove si trova attualmente.

Tra due incarnazioni planetarie si trova una specie di Devachan celeste o spirituale, un Pralaya. Il tempo tra due stati planetari, come tra due vite terrene per l’uomo, non è un tempo di riposo, ma un tempo di attività spirituale e di preparazione per il futuro prossimo, per la prossima vita. Esteriormente questo stato appare come crepuscolare. Quando la Terra emerse dal Pralaya per passare allo stato di Saturno, non era costituita come oggi. Se potessimo mescolare tutta la sostanza e l’essenza che la Terra, il Sole e la Luna costituiscono e formarne un corpo unico, otterremmo quella che era la Terra quando emerse da quel buio crepuscolare per passare allo stato di Saturno. Emerse non come corpo abbandonato da esseri. Anche l’umanità attuale era già lì presente, ma in uno stato adatto a quel pianeta. Su Saturno fu formata la prima base del corpo fisico. Un’idea della costituzione fisica di allora dell’uomo l’otteniamo quando cerchiamo di concepire lo stato materiale del pianeta. Su Saturno non esistevano tali stati di corporeità come li incontriamo oggi. Non c’erano sostanze solide, liquide o gassose; la materia era piuttosto in uno stato che il fisico odierno non riconoscerebbe nemmeno come corporeo.

La scienza occulta conosce quattro stati della materia: terra, acqua, aria e fuoco o calore. Terra significa tutto ciò che è solido; così anche l’acqua congelata o il ghiaccio è per la scienza occulta terra. Acqua è tutto ciò che è liquido; così anche il ferro fuso o la pietra sciolta è acqua. Aria è tutto ciò che è gassoso, anche il vapore acqueo. Fuoco o calore, secondo l’attuale concezione dei fisici, è soltanto una proprietà della materia, precisamente una vibrazione estremamente rapida delle sue più piccole particelle. Per la scienza occulta il calore è però anch’esso una sostanza, soltanto ancora molto più fine dell’aria. Quando un corpo viene riscaldato, secondo la scienza occulta assume sostanza di calore; quando si raffredda, cede sostanza di calore. La sostanza di calore può condensarsi in aria, questa in acqua, questa in terra. Tutte le sostanze erano una volta solo sostanza di calore. Quando la Terra era nello stato di Saturno, c’era solo sostanza di calore.

La prima base del corpo umano era ugualmente formata solo da sostanza di calore, però alcuni organi erano già suggeriti. Ma non era presente soltanto il germe del corpo fisico, bensì anche lo spirito, l’intimo più profondo dell’uomo, l’Uomo-Spirito o Atma. Questo Uomo-Spirito riposava nel seno della Divinità, che formava l’atmosfera spirituale di Saturno. Era altrettanto poco un essere indipendente quanto il nostro dito. Solo alla fine del periodo di Vulcano sarà indipendente.

Nel periodo seguente, il periodo del Sole, la materialità e anche i corpi umani si erano condensati dallo stato di calore in quello aeriforme. Di conseguenza si formò nell’uomo, accanto al corpo fisico già esistente, anche il corpo eterico, e dal lato spirituale la Divinità scende di un gradino e forma lo Spirito vitale o Buddhi.

Nel periodo lunare la materialità si condensa al liquido, e la sostanza più densa potrebbe essere paragonata per la sua consistenza alla cera. Anche l’uomo si sviluppò ulteriormente, e si forma da un lato il corpo astrale, dall’altro, dal lato spirituale, il Sé spirituale o Manas. L’uomo di allora però non possedeva ancora un Io; era paragonabile all’attuale animale, solo diverso nell’aspetto.

Quando, dopo il periodo di riposo che seguì la fase lunare, la Terra tornò al periodo di sviluppo attuale, conteneva in sé, in sostanze ed esseri, ciò che il Sole attuale, la Terra e la Luna contengono. L’uomo dal lato della materialità era così raffinato che il suo corpo astrale divenne capace di ricevere un Io, trasformandosi in un portatore dell’Io. Dall’altro lato lo spirito si era tanto condensato che, paragonabile a una goccia d’acqua, poteva come Io fecondare i corpi inferiori.

Il primo grande evento cosmico è la separazione del Sole dalla Terra. Questa separazione era necessaria per fornire un teatro adatto ai più elevati esseri spirituali, che fino ad allora erano stati legati all’umanità e che ora erano diventati maturi per un’attività superiore. Questi esseri spirituali più elevati avevano già raggiunto lo scopo dello sviluppo dell’umanità nello stato di Saturno. Erano già al livello di sviluppo che l’uomo raggiungerà soltanto nel lontano periodo di Vulcano della Terra. Altri esseri spirituali ancora più elevati avevano raggiunto, nello stato precedente di Sole della Terra, il grado di sviluppo che l’umanità raggiungerà nel periodo di Venere. Questi ultimi esseri sono quelli che ora ci inviano la loro forza con la luce solare fisica. Entrambi i tipi di esseri si separarono dalla Terra e formarono, portando con sé le più sottili forze e sostanze, il Sole attuale.

Era un tempo triste quando il Sole era stato separato dalla Terra, mentre la Luna era ancora in essa. All’uomo minacciava una compenetrazione nella mera forma, un morire di tutto ciò che è spirituale, di tutte le possibilità di sviluppo. Il Sole e la Terra, rimasti insieme, avrebbero provocato uno sviluppo così rapido dell’uomo verso lo spirituale che gli uomini non avrebbero potuto svilupparsi fisicamente. Se le forze lunari fossero rimaste unite con le forze terrestri, tutta la vita si sarebbe cristallizzata nella mera forma. Gli uomini sarebbero diventati statue: sarebbe sorto un «popolo umano cristallizzato», come dice Goethe nel «Faust» II.

Attraverso la separazione delle forze del Sole e della Luna dalla Terra, fu dato quell’equilibrio tra vita e forma che era necessario per lo sviluppo dell’umanità. Soltanto perché queste forze ora agiscono da fuori sull’uomo, l’uomo può svilupparsi correttamente. Le forze che provengono dal Sole creano e fecondano la vita. Ciò che versa questa vita in forme fisse proviene dalla Luna. Alla Luna dobbiamo la formazione del corpo fisico come l’abbiamo oggi; ma ciò che si riversa in questo corpo, la vita, proviene dal Sole.

Questi due flussi del Sole e della Luna agiscono sempre nel modo giusto perché uno degli esseri solari si è unito con la Luna. Gli esseri che si trovavano al livello di divinità si separarono con il Sole; tuttavia uno di questi esseri si staccò e prese la Luna attuale come dimora. Questo spirito unito con la Luna si chiama Jahvé, il Dio della forma o la divinità lunare. Questo Dio Jahvé o Geova formò i tre corpi dell’uomo in modo che fossero capaci di ricevere la goccia dell’Io. Il corpo umano Geova lo formò a sua immagine: «A immagine di Dio lo creò» (Genesi 1,27).

Questo insegnamento evolutivo costituiva la conoscenza delle scuole iniziatiche di tutti i tempi. Nella scuola iniziatica cristiana di Dionigi l’Areopagita l’allievo apprendeva questo all’incirca nel modo seguente. Considerate i regni degli esseri viventi sulla terra. Vedete le pietre: sono silenziose. Non esprimono nulla della loro sofferenza e della loro gioia. Vedete le piante: anch’esse sono silenziose, non esprimono nulla di sofferenza e gioia. Gli animali si sono elevati al di sopra del silenzio. Se seguiste lo sviluppo con lo sguardo spiritualmente affinato, vedreste che nei suoni degli animali di un remoto passato si esprime la stessa cosa che risuona attraverso il cosmo. Più vi elevate verso l’uomo, più trovate come il suono diventa l’espressione del dolore personale e del piacere personale. Solo all’uomo è dato di porre nel suono ciò che proviene dallo spirito individuale. L’animale grida ciò che accade nella natura; ma il suono divenne Parola quando Jahvé ebbe formato i corpi umani in modo che in essi potessero immergersi le entità spirituali del Sole. Quando il suono diviene Parola, lo spirito risuona nel corpo astrale. Senso e significato entrarono nel suono quando le più elevate potenze solari si lanciarono nelle forme formate da Jahvé. Quando la prima Parola risuonò nell’uomo, questo fu il suo vero inizio spirituale.

Qui siamo al punto che l’evangelista tocca nel primo capitolo, versetto 1: «Nel principio era il Verbo…» Lo spirito supremo che è unito con il Sole e che mandò i Sé sulla Terra si chiama nella dottrina segreta Cristo. I Sé, come membra del Logos solare, fluirono gradualmente nelle forme. La luce fluiva dal Logos solare, ma pochi l’accoglievano in quei tempi antichi; coloro che però l’accoglievano diventavano diversi dai loro simili. Erano chiamati Figli di Dio (capitolo 1, versetto 12). Consistevano di quattro arti: corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e Io, sebbene il quarto, il più giovane arto, fosse ancora debole e oscuro. Ma la luce deve giungere a tutti gli uomini; ciò però richiede tempo. Nei versetti da otto a quattordici si accenna a ciò. C’erano singoli uomini che avevano accolto la luce in elevato grado, tanto da saperne e poterne testimoniare. Insegnavano agli altri. Coloro che avevano testimoniato sulla luce dall’esperienza propria e non da insegnamenti di altri, e avevano indicato che uno sarebbe venuto a portarla per la prima volta a tutti, questi si chiamano nella dottrina segreta Giovanni (capitolo 6 e 7). Lo scrittore del Vangelo di Giovanni è uno di tali «Giovanni». Nel capitolo 1, versetto 18 si dice: «Nessuno ha mai visto Dio…», cioè nessuno prima di Giovanni, perché solo con il Cristo Gesù egli fu personificato. L’evento più grande per lo sviluppo del cosmo e dell’umanità è l’evento del Golgota.

18°Parte 2 (Il Vangelo di Giovanni) - Saggezza e amore. L'integrazione dell'Io

Basilea, 19 Novembre 1907

Al punto di partenza della nostra considerazione odierna dobbiamo porre una parola importante della scienza dello spirito. Nella scienza cristiana segreta si chiama la Luna il Cosmo della Saggezza e la Terra il Cosmo dell’Amore. Per Luna si deve intendere la fase lunare della Terra. La designazione della Luna come Cosmo della Saggezza ha il suo fondamento nel fatto che tutto ciò che allora si sviluppò fu permeato di saggezza. Il passaggio dalla fase lunare a quella terrestre significa il passaggio dal Cosmo della Saggezza al Cosmo dell’Amore. Quando la Terra emerse di nuovo dal Pralaya, germogliarono i semi che erano stati coltivati sulla Luna, inclusi i semi del corpo fisico, del corpo eterico e del corpo astrale dell’uomo. In questi tre corpi e nelle loro mutue relazioni fu posta sulla Luna la Saggezza. Perciò si trova anche nella costruzione di questi tre corpi la Saggezza. La più grande saggezza si trova nella costruzione del corpo fisico, meno in quella del corpo eterico, e ancora meno in quella del corpo astrale. Chi osserva la corporeità dell’uomo non soltanto con l’intelletto, ma con l’anima riflessiva, scoprirà questa saggezza in ogni organo, in ogni membro del corpo. Se si osserva per esempio l’osso del femore umano, vi si trova un vero intreccio di travi che si incrociano, apparentemente senza ordine; ma nessun ingegnere oggi sarebbe in grado di costruire queste due colonne che con la più piccola quantità di forza e di materia sostengono il corpo umano superiore. Finché gli spiriti divini costruirono sui corpi umani, vi fu posta solo Saggezza. Solitamente si considera il corpo fisico dell’uomo come il più basso, ma ingiustamente: è precisamente in esso che si manifesta la più grande saggezza. Solo attraverso questa saggezza è possibile che il corpo fisico resista agli attacchi che il corpo astrale continuamente compie su di esso, senza crollare prematuramente. Le passioni che si manifestano nel corpo fisico, il bere caffè, tè e così via, tutto ciò sono attacchi del corpo astrale al corpo fisico, e soprattutto al cuore. Perciò il cuore dovette essere costruito così saggiamente che gli attacchi possono non essere in grado di distruggerlo per decenni. Naturalmente, attraverso molteplici trasformazioni, dovette essere trovata la forma adatta del cuore.

La Saggezza non è entrata improvvisamente nel mondo: il riversarsi è avvenuto lentamente e gradualmente, e allo stesso modo lentamente e gradualmente avrà luogo il saturarsi della Terra con l’Amore. Questo saturarsi della Terra con l’Amore è il significato dello sviluppo terrestre. L’Amore sulla Terra ha iniziato nella misura minima, ma si diffonde sempre più; e alla fine della fase terrestre tutto sarà saturo d’Amore, proprio come alla fine della condizione lunare tutto era saturo di Saggezza.

Quando la Luna si separò dalla Terra, la forza dell’Amore era presente solo in germe. Prima si amavano solo i consanguinei. Questo durò a lungo; gradualmente il cerchio di azione dell’Amore si ampliò. Per il sentire e l’agire dell’Amore è necessaria una certa indipendenza degli esseri. Nello sviluppo umano fin dall’inizio agirono due tipi di forze: una forza di unione e una forza di separazione, la forza del Sole e la forza della Luna. Sotto l’influsso di queste forze l’uomo fu sviluppato in modo che i suoi tre corpi, insieme al portatore dell’Io, si inclinassero verso il Sé spirituale, lo Spirito vitale e l’Uomo-Spirito. Ma una fusione definitiva non avrebbe potuto accadere senza l’intervento di una nuova forza cosmica. Questa forza, che dopo la separazione della Luna esercitò un’influenza particolarmente forte, proveniva da un altro pianeta che entrò in una relazione straordinaria con la Terra. Questo pianeta, Marte, attraversò una sorta di passaggio attraverso la massa terrestre quando la Terra iniziò il suo sviluppo. Un metallo era mancato fino ad allora sulla Terra: il ferro. Con la sua comparsa sulla Terra il corso dello sviluppo fu cambiato improvvisamente. È il pianeta Marte che ha portato il ferro alla Terra. Da allora fu resa possibile la formazione del sangue caldo contenente ferro nell’uomo. Anche il corpo astrale ricevette da Marte un nuovo membro: l’anima senziente, l’anima del coraggio. Con l’irruzione di Marte si sviluppò nell’anima l’aggressività. Così ora nell’uomo si deve distinguere: corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e anima senziente. L’effetto dell’anima senziente sul corpo fisico fu la formazione del sangue rosso e caldo. Ora il fecondante Io poteva gradualmente incorporarsi.

«Il sangue è un umore molto particolare», dice Goethe nel «Faust». Il Dio della forma, Jahvé, gioca in ciò un ruolo particolarmente importante. Egli si impadronì anzitutto dell’organo appena formato, il sangue, lo saturò con le sue forze, trasformò le proprietà aggressive dell’anima del coraggio nelle forze dell’Amore e fece del sangue il portatore fisico dell’Io.

Non ogni individuo umano ebbe inizialmente il suo proprio Io. In tutti i consanguinei, che attraverso il matrimonio consanguineo mantennero lo stesso sangue, agiva la stessa forza di Jahvé, la forza-Io dello stesso Io. Così un piccolo gruppo del genere aveva un Io collettivo. Il singolo si rapportava all’intera famiglia come un dito a tutto il corpo. All’inizio c’erano anime di gruppo. Il singolo si sentiva solo come parte della tribù. L’Io stesso non veniva sentito solo nei viventi simultanei: esso viveva anche nelle diverse generazioni, finché il sangue rimase non mescolato, finché i consanguinei si sposarono solo con matrimoni consanguinei. Così non si sentiva l’Io come qualcosa di personale, ma come qualcosa di comune a tutti i consanguinei. Come l’uomo si ricorda di ciò che ha esperito dalla nascita, così gli uomini di quel tempo si ricordavano di ciò che i loro antenati della stessa comunità di sangue avevano fatto, come se l’avessero esperito personalmente. Nipoti e pronipoti sentivano in se stessi lo stesso Io del nonno e del bisnonno. Così diventa comprensibile il mistero della grande longevità dei patriarchi. «Adamo», per esempio, non era la designazione di un individuo singolo, ma dell’Io comune che fluiva attraverso le generazioni. Si è detto sopra cui Jahvé fece del sangue il portatore fisico dell’Io. Lo fece provocando la formazione del sangue. Egli espresse la sua forza nel modo del respiro. Fu per il fatto che Jahvé gli diede il respiro che l’uomo divenne un uomo di Jahvé. È letterale che l’uomo, ora dotato delle precondizioni, ricevette il soffio del respiro. «Jahvé soffiò nell’uomo il soffio della vita e l’uomo divenne un’anima vivente» (Genesi 2,7). Questo insufflare dell’anima non accadde improvvisamente, ma deve essere inteso come un processo che durò molto a lungo. Per questo l’uomo divenne un respiratore d’aria.

Sulla Luna qualcosa d’altro corrispondeva al processo di respirazione. Mentre l’uomo attuale respira aria dentro e fuori e ha così una fonte di calore in se stesso, i suoi predecessori, costituiti da corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale, sulla Luna respiravano sostanza di calore o fuoco dentro e fuori. Respiratori di fuoco erano i predecessori umani sulla Luna. La scienza occulta chiama questi esseri esseri di fuoco; gli uomini sulla Terra, invece, esseri d’aria. In tutta la materia la scienza occulta vede solo l’espressione dello spirito. Noi non respiriamo solo aria dentro e fuori, ma con essa anche lo spirito. L’aria è il corpo di Jahvé, come la carne è quello dell’uomo. Il ricordo di ciò è espresso nella saga germanica di Wotan, che cavalca nel vento. Anche ciò che sulla Luna respirava dentro e fuori era lo spirito.

Sulla Luna abitavano gli stessi esseri spirituali che sulla Terra. Là vivevano nel fuoco, sulla Terra sono diventati spiriti dell’aria. Nello sviluppo cosmico alcuni esseri restarono indietro, come a scuola alcuni allievi restano indietro. Quegli esseri che si sono scelti il Sole come dimora si svilupparono più rapidamente e trovarono la transizione da esseri di fuoco a esseri d’aria, mentre una grande schiera di esseri non trovò questa transizione. I primi ora agiscono come forze spirituali dall’esterno, dal Sole e dalla Luna, sull’uomo. L’uomo le accoglie attraverso il respiro. Tra gli uomini e questi spiriti solari altamente sviluppati stanno quegli esseri spirituali che certo sulla Luna progredirono molto più dell’uomo, ma non tanto quanto gli spiriti solari e il Dio Jahvé. Non erano ancora in grado di influenzare l’uomo attraverso il suo respiro, ma comunque si sforzavano di agire su di lui. Erano gli spiriti di fuoco non ancora perfezionati. Il loro elemento era il calore, e questo era presente nell’uomo solo nel sangue. Del calore dovevano vivere.

L’uomo fu così posto, nel corso dello sviluppo, tra gli spiriti dell’aria, che vivono nel suo respiro, gli spiriti più elevati che lo spiritualizzano, e gli spiriti di fuoco, che cercavano gli elementi del suo sangue. Agiscono nel suo sangue come nemici del Dio Jahvé. Jahvé cercava di mantenere gli uomini uniti in piccoli gruppi attraverso l’amore. Voleva saturarli con il sentimento di appartenenza. Se però ci fosse stata solo l’amore, gli uomini non sarebbero mai diventati esseri indipendenti. Sarebbero dovuti diventare quasi automi dell’amore. Contro questo dirigevano ora gli spiriti di fuoco i loro attacchi, con il risultato che l’uomo acquistò libertà personale. I piccoli gruppi umani furono dispersi. Il Dio Jahvé aveva soltanto l’interesse di tenere uniti gli uomini nell’amore. Nel sangue agiva come il Dio dell’amore di sangue. Diverso era l’effetto degli spiriti di fuoco: erano loro che portavano all’uomo arte e scienza. Si chiamano questi spiriti anche gli spiriti luciferici. L’ulteriore sviluppo dell’umanità procede sotto l’influsso di Lucifero, che porta all’uomo libertà e saggezza. Sotto la guida del Dio Jahvé gli uomini dovevano essere riuniti attraverso il principio della fratellanza di sangue. Che l’uomo sia diventato un cittadino libero della Terra, lo deve a Lucifero. Jahvé pose gli uomini nel paradiso dell’amore. Allora appare lo spirito di fuoco, il serpente, nella forma che l’uomo ebbe una volta, quando ancora respirava fuoco, e apre gli occhi dell’uomo a ciò che era rimasto dalla Luna. Questa influenza lucife rica fu sentita come seduzione. Ma coloro che furono educati nelle scuole iniziatiche non videro questo chiarimento come una seduzione. I grandi iniziati non hanno umiliato il serpente, ma l’hanno elevato come Mosè nel deserto. (Numeri 21, 8-9.)

Ciò che si doveva manifestare nell’umanità si manifestò per lungo tempo attraverso Jahvé come amore di sangue. Accanto a questo agiva lo spirito della Saggezza, un principio che doveva preparare qualcosa di diverso. Gradualmente l’amore si diffuse da piccoli a più grandi gruppi umani, da famiglie a tribù. Un esempio caratteristico di ciò è il popolo ebraico, che si sentiva come gruppo coeso e chiamava tutti gli altri Galilei, cioè coloro che non appartenevano al sangue. All’umanità non doveva essere data solo l’amore di sangue, ma l’amore spirituale, che abbraccerà tutta la Terra con una fratellanza universale. Il periodo in cui l’umanità era tenuta insieme solo dall’amore di parentela è da considerarsi solo un periodo di apprendimento per ciò che sarebbe venuto dopo. Anche l’effetto di Lucifero, che consistette nel disperdere i vincoli limitanti, è solo la preparazione per l’effetto di uno Superiore che sarebbe venuto. Questo Superiore si chiamava nella scuola iniziatica cristiana il vero portatore di luce, il vero Lucifero, il Cristo.

Torniamo indietro al tempo in cui l’umanità atlantidea abitava sulla Terra. La Terra aveva allora un aspetto completamente diverso. Tra l’Europa e l’America, dove ora fluisce un grande oceano, c’era terra, un continente che ora giace sul fondo dell’oceano. Anche la scienza moderna arriva gradualmente alla consapevolezza che un continente esisteva una volta dove ora si estende l’Oceano Atlantico. Persone di tutt’altro tipo rispetto ai tempi odierni abitavano l’Atlantide. Tra il corpo eterico e il corpo fisico esisteva allora una relazione completamente diversa da quella odierna. Un chiaroveggente vede nell’uomo attuale, nella testa, due punti: uno nel cervello eterico, l’altro nel cervello fisico, tra gli occhi, circa un centimetro profondamente. Questi due punti coincidono nell’uomo attuale. Nell’atlantideo era diverso: il cervello eterico sporgeva considerevolmente dal cervello fisico, e i due centri dei cervelli non coincidevano. In casi eccezionali può accadere anche nell’uomo contemporaneo che questi due punti non coincidano; una conseguenza di ciò è l’idiozia. Solo nell’ultimo terzo dell’epoca atlantidea si ebbe l’unione dei centri dei due cervelli, e solo allora l’uomo imparò a dire consapevolmente a se stesso «Io». Gli atlantidei non potevano prima nemmeno contare, calcolare, giudicare, pensare logicamente. Possedevano invece una memoria enorme, che si estendeva attraverso le generazioni, e una chiaroveggenza oscura. Vedevano i contorni dei corpi fisici non chiaramente, ma percepivano i processi dell’anima. Quando l’atlantideo incontrava un animale, sentiva chiaroveggentemente come l’animale si comportava nei suoi confronti. Se per esempio vedeva un colore marrone rossastro, si ritirava: sapeva che un’influenza ostile si stava manifestando. Ma se vedeva un colore rosso violaceo, sapeva che gli incontrava qualcosa di simpatico. Anche i cibi erano riconosciuti nel loro valore con l’aiuto di questa chiaroveggenza. L’attuale animale, che ha conservato questa chiaroveggenza oscura, distingue al pascolo in modo simile le piante in relazione alla loro utilità o nocività. L’esperienza che l’uomo conserva nei sogni è un residuo decadente della chiaroveggenza degli antichi atlantidei. Nell’atlantideo non c’era una separazione così netta tra la coscienza del sonno e quella della veglia come nell’uomo odierno. La coscienza diurna era meno chiara della nostra; la coscienza del sonno e del sogno era più luminosa. Nei primi tempi atlantidei si verificavano anche stati di incoscienza completa, penetrati da potenti immagini oniriche. Del rapporto sessuale l’atlantideo dei tempi antichissimi non sapeva nulla. Avveniva in stati di incoscienza completa: quando l’atlantideo si svegliava, non sapeva della riproduzione. Solo in simboli gli veniva mostrato il processo della riproduzione. A questo ricorda ancora la saga greca dei due umani Deucalione e Pirra, che andarono in Grecia e gettavano pietre dietro di sé, da cui allora nascevano uomini. Il processo della riproduzione era avvolto nell’incoscienza finché i matrimoni avvenivano solo tra consanguinei. Che gli uomini si sveglino alla coscienza e consapevolmente riconoscano l’atto della riproduzione, è dovuto all’attività degli spiriti luciferici, che hanno «aperto gli occhi» all’uomo. Imparò a distinguere il bene e il male. Poiché gli uomini ora sapevano del loro amore e non si chiedevano più solo della consanguineità, divennero indipendenti. Poi Jahvé fu sostituito da Cristo, che portò nel mondo un amore più elevato e rese gli uomini indipendenti dai loro consanguinei e parenti. Questo amore universale è ancora nel suo stadio iniziale. Ma quando la Terra avrà consegnato i suoi esseri a Giove, allora saranno completamente permeati di questo amore spirituale. A questo amore universale allude la parola di Cristo: «Se qualcuno viene da me e non odia suo padre, sua madre, sua moglie, i suoi figli, i suoi fratelli, le sue sorelle, e perfino la sua stessa vita, non può essere mio discepolo» (Luca 14, versetto 26). Lo spirito che riversa sempre più questo amore universale sulla Terra è lo Spirito di Cristo. Lo sviluppo della Terra è diviso in due parti dall’apparizione del Cristo Gesù. Quel sangue che scorse a Golgota significa la sostituzione dell’amore di sangue con l’amore spirituale. Questo è il legame tra Jahvé, Lucifero e Cristo.

19°Parte 2 (Il Vangelo di Giovanni) - La legge mosaica e l'iniziazione cristiana

Basilea, 20 Novembre 1907

«La Legge è stata data per mezzo di Mosè, la Grazia e la Verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo» (Gv. 1,17). Se comprendiamo pienamente questo passo, afferriamo anche quel profondo e significativo spartiacque nella storia dell’umanità che si è verificato attraverso l’apparizione di Cristo. Nelle conferenze precedenti è stato descritto, in linee generali, lo sviluppo dell’umanità, ed è stato mostrato il modo in cui è progredita la coscienza dell’Io. Nei tempi di remota antichità, interi gruppi e generazioni di persone si sentivano come Io. La lunga vita dei Patriarchi diviene in questo modo comprensibile. A poco a poco questo sentimento dell’Io si circoscrisse sempre più a individualità singole. È stato mostrato anche come in questo sviluppo si manifestassero due correnti spirituali: l’una, quella della consanguineità, che si sforzava di mantenere unita l’umanità in modo naturale; l’altra, quella luciferica, che pose l’uomo su se stesso e lo preparò al prossimo, puramente spirituale, patto.

Durante tutto il tempo dell’Antico Testamento, si intendeva per Legge qualcosa che porta ordine dall’esterno nella società umana. Dopo che la consanguineità aveva perduto la sua forza vincolante, gli uomini dovevano essere portati l’uno con l’altro in una certa connessione per mezzo di un ordine esterno e di pensiero. La Legge era sentita come qualcosa che veniva dall’esterno. Questa Legge dataci dall’esterno rimane in vigore finché la Grazia e la Verità, che ci sono venute per mezzo di Cristo, non abbiano creato in noi, dal nostro interno, la comprensione della vera conoscenza. La Grazia e la Verità possono svilupparsi solo gradualmente. Il Cristianesimo, che vuole portare la Grazia al posto della Legge, è ancora oggi ai suoi inizi. Quanto più la Terra progredisce nel suo sviluppo, tanto più forte diventerà anche l’influsso del Cristianesimo sull’umanità. L’umanità dovrà elevarsi a uno stadio di convivenza in cui ogni singolo uomo è spinto dal suo interno a porsi con il suo prossimo nel rapporto di fratello con fratello. L’umanità non potrebbe elevarsi a questo alto stadio di sviluppo dalle sue sole forze: è compito del Cristianesimo aiutarla in questo. Allora l’uomo non avrà più bisogno di una Legge esterna, perché possiederà l’impulso interno di comportarsi cosicché la Grazia e la Verità siano la norma delle sue azioni.

Non si deve intendere che l’umanità già ora non avesse più bisogno di Legge:* è un ideale che deve essere perseguito. A poco a poco l’umanità giunge al punto in cui, mediante le sue azioni volontarie, viene stabilita l’armonia del mondo. Per raggiungere questo fine dovette intervenire la potenza che, nel senso del Vangelo, è il Cristo. Di colui che, dalla propria forza interiore, è capace di porsi in tale rapporto con tutti i suoi simili da inserirsi liberamente, senza alcuna coercizione, nell’armonia, si dice nelle Scuole Iniziatiche che «porta il Cristo in sé».

Ai fini della comprensione di quanto segue, è necessario rappresentarsi di nuovo la costituzione dell’uomo:

Io Corpo astrale Sé spirituale Corpo eterico Spirito vitale Corpo fisico Uomo-Spirito

Attraverso il lavoro dell’Io sul corpo astrale, esso viene trasformato in Sé spirituale. Ciò accade però gradualmente, in quanto si formano prima l’anima senziente, poi l’anima razionale-affettiva, poi l’anima cosciente. Nell’anima cosciente maturata e purificata si effonde il Sé spirituale. Allo stesso modo l’Io lavora sul corpo eterico, e gli impulsi che vi hanno la massima efficacia sono quelli dell’arte, della religione e dell’insegnamento iniziatico.

Anche in epoca precristiana esistevano Scuole Iniziatiche che potevano sviluppare i loro allievi fino al punto che fossero in grado di guardare nei mondi superiori. Ma solo nei veri allievi delle più nascoste Scuole Iniziatiche esisteva questa visione, e anche allora solo durante l’atto vero e proprio dell’iniziazione, quando il corpo eterico era separato dal corpo fisico. Per iniziazione si intende l’innalzamento di un uomo affinché possa contemplare il mondo spirituale. In tutte le iniziazioni dell’epoca precristiana, colui che doveva essere iniziato doveva essere portato in una specie di stato di sonno. Il sonno iniziatico si distingue dal sonno ordinario per il fatto che in quest’ultimo il corpo eterico rimane unito al corpo fisico, mentre nel primo il corpo eterico viene separato dal corpo fisico per un breve periodo. Durante questo tempo il Gerofante doveva mantenere il corpo in vita. Estraendo il corpo eterico, si era in grado di condurlo insieme agli altri corpi nei mondi superiori, affinché vi facesse esperienze che potessero poi essere comunicate al cervello fisico. Solo tali metodi di iniziazione esistevano nell’epoca precristiana.

Con l’apparizione di Gesù Cristo sopraggiunge qualcosa di completamente nuovo per quanto riguarda il tipo di iniziazione. Immaginatevi che l’uomo avesse trasformato completamente il corpo astrale in Sé spirituale. Allora questo Sé spirituale si imprime nel corpo eterico come un sigillo nella cera sigillare e gli conferisce la sua impronta. Per questo il corpo eterico viene trasformato in Spirito vitale. Quando ciò si è verificato completamente, lo Spirito vitale si imprime nel corpo fisico e lo trasforma in Uomo-Spirito. Solo attraverso l’apparizione di Gesù Cristo divenne possibile imprimere direttamente nel corpo vitale ciò che è Spirito vitale. Le esperienze fatte nei mondi superiori potevano ora essere incorporate al cervello fisico senza che fosse necessaria una precedente separazione del corpo eterico. Il primo che ebbe un corpo eterico completamente penetrato dal Sé spirituale e un corpo fisico completamente penetrato dallo Spirito vitale fu Gesù Cristo. Per il fatto che Gesù Cristo era venuto sulla Terra, divenne possibile, per coloro che erano uniti con lui, compiere la stessa iniziazione senza separare il corpo eterico dal corpo fisico. Così tutti gli iniziati precristiani avevano compiuto le esperienze dell’iniziazione al di fuori del corpo fisico, erano rientrati nel corpo fisico e potevano ora, come esperienza personale, proclamare quello che era accaduto nel mondo spirituale. Buddha, Mosè e altri erano iniziati di questo tipo. In Gesù per la prima volta giunse sulla Terra un Essere che, rimanendo nel corpo fisico, poteva contemplare la vita dei mondi superiori. Gli insegnamenti di Buddha, Mosè e così via sono completamente indipendenti dalla personalità dei loro Maestri. È buddhista o mosaista colui che osserva gli insegnamenti di Buddha o di Mosè. In questo è indifferente che egli riconosca Buddha o Mosè, poiché questi Fondatori trasmisero soltanto quello che avevano sperimentato nei mondi superiori. Nel caso di Cristo è diverso. Il Suo insegnamento diventa Cristianesimo soltanto attraverso la Sua personalità, ed è insufficiente seguire soltanto l’insegnamento del Cristianesimo per essere cristiani. Solo coloro che si sentono uniti al Cristo storico sono veramente cristiani. Singoli insegnamenti del Cristianesimo si trovano già precedentemente. Ma ciò non è determinante: ciò che conta è che il cristiano creda in Gesù Cristo, che lo consideri come l’apparizione che, camminando nella carne, rappresenta l’uomo perfetto.

Nell’antichità si conosceva ancora l’espressione: L’iniziato è un uomo divino. Alla base di ciò stava il fatto che durante la cerimonia iniziatica l’iniziato si trovava in alto nel mondo spirituale presso gli Esseri spirituali o divini. Allora era l’uomo divino. Nel corpo fisico si poteva vedere l’«uomo divino» soltanto per mezzo di Gesù Cristo, mai prima. Il passo di Giovanni 1,18: «Nessuno ha mai visto Dio; il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, questi ce l’ha rivelato», deve quindi essere preso alla lettera. Prima, solo colui che aveva compiuto personalmente l’ascesa poteva percepire la Divinità. Nel Cristo, per la prima volta, la Divinità era visibilmente scesa sulla Terra. Questo è proclamato nel Vangelo di Giovanni 1,14 ed era insegnato anche nella scuola dionisiana. Per mostrare agli uomini la via, il Cristo è stato presente; gli uomini devono diventare i suoi seguaci, devono prepararsi a imprimere nel corpo fisico ciò che è nel corpo eterico, cioè a sviluppare in sé il Principio del Cristo.

Il Vangelo di Giovanni è un libro di vita. Nessuno ha compreso questo libro se l’ha indagato con l’intelletto: solo chi l’ha vissuto. Se per un certo tempo si ripetono giorno dopo giorno i primi quattordici versetti, si scopre a che cosa servono queste parole. Formano una materia di meditazione e svegliano nell’anima umana la capacità di vedere i singoli brani del Vangelo, come le nozze di Cana nel capitolo 2, il colloquio con Nicodemo nel capitolo 3, come esperienze personali nel grande quadro astrale. L’uomo diviene chiaroveggente attraverso questi esercizi e può sperimentare personalmente la verità di ciò che è scritto nel Vangelo di Giovanni. Centinaia hanno compiuto questo. Lo scrittore del Vangelo di Giovanni era un veggente elevato, iniziato da Cristo stesso. Il discepolo Giovanni nel Vangelo di Giovanni non viene mai nominato. Di lui si dice soltanto: «Il discepolo che Gesù amava», per esempio nel capitolo 19, versetto 26. Questa è un’espressione tecnica e designa colui che è stato iniziato dal Maestro stesso. Giovanni descrive la sua stessa iniziazione nella risurrezione di Lazzaro, capitolo 11. Solo in questo modo le relazioni più segrete del Cristo con lo sviluppo del mondo possono venir rivelate — cioè facendo sì che lo scrittore del Vangelo di Giovanni sia stato iniziato dal Signore stesso.

Come detto sopra, le antiche iniziazioni duravano tre giorni e mezzo; per questo la risurrezione di Lazzaro al quarto giorno. Anche di Lazzaro si dice che il Cristo l’amava (capitolo 11,3,35 e 36). Anche questa è l’espressione tecnica per il discepolo prediletto. Mentre il corpo di Lazzaro stava nel sepolcro come morto, il suo corpo eterico fu estratto per compiere l’iniziazione e ricevere la medesima forza che è in Cristo. Così divenne un Risorto, colui che il Signore amava, da cui proviene il Vangelo di Giovanni. Se si legge poi il Vangelo di Giovanni da questo punto di vista, si vedrà che nessuna riga contraddice questa realtà, se non per il fatto che il processo dell’iniziazione è rappresentato sotto un velo.

Deve essere contemplata un’altra immagine del Vangelo di Giovanni. Nel capitolo 19, 25 si dice: «Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria, moglie di Cleofa, e Maria Maddalena.» Per comprendere il Vangelo è necessario sapere chi sono queste tre donne. Così come oggi in una famiglia due sorelle non portano lo stesso nome, così poco accadeva nel passato. Pertanto il passo citato è una prova che nel senso del Vangelo di Giovanni la madre di Gesù non si chiamava Maria. Se si ricerca il Vangelo di Giovanni a questo proposito, non si trova in nessun luogo l’indicazione che la madre di Gesù si chiamasse Maria. Per esempio, nelle nozze di Cana (cap. 2), si dice soltanto: «La madre di Gesù era là.» Con queste parole è designato qualcosa di importante, che comprendiamo però soltanto se sappiamo come lo scrittore del Vangelo usa le sue parole. Che cosa significa l’espressione «madre di Gesù»? Come abbiamo visto, l’uomo è composto da corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale. Non dobbiamo immaginare la transizione dal corpo astrale al Sé spirituale in modo così semplice. L’Io trasforma il corpo astrale lentamente e gradualmente in anima senziente, anima razionale-affettiva e anima cosciente. L’Io continua a lavorare, e solo quando ha portato il corpo astrale all’anima cosciente è in grado di purificarlo cosicché il Sé spirituale possa nascervi dentro.

L’uomo è composto da:

Padre 7. Uomo-Spirito

Figlio 6. Spirito vitale, corpo eterico trasformato futuro lontano

Santo Spirito 5. Sé spirituale, anima cosciente - Vergine Sofia, anima cosciente purificata

Anima razionale-affettiva, anima astrale Maria, moglie di Cleofa

Anima senziente, Maria Maddalena Corpo senziente

Corpo eterico

Corpo fisico

L’Uomo-Spirito si svilupperà solo in un futuro lontano. Lo Spirito vitale è parimenti presente nella maggior parte degli uomini soltanto nello stadio embrionale. Lo sviluppo del Sé spirituale è iniziato attualmente. È in connessione inseparabile con l’anima cosciente, simile a una spada nel suo fodero. L’anima senziente è a sua volta racchiusa nel corpo senziente o corpo astrale. Così troviamo nella personalità umana nove arti. Ma poiché il Sé spirituale e l’anima cosciente, come pure l’anima senziente e il corpo astrale, sono in connessione inseparabile, si parla di solito nella letteratura teosofica di sette arti. Il Sé spirituale è equivalente allo Spirito Santo, che nel senso dei cristiani è l’Essenza guida sul piano astrale. Lo Spirito vitale è chiamato dai cristiani la «Parola» o il «Figlio». L’Uomo-Spirito è lo «Spirito del Padre» o il «Padre».

Coloro che avevano generato in sé il Sé spirituale erano chiamati «Figli di Dio»; in essi «la luce splendeva nelle tenebre» e «essi accoglievano la luce». Esteriormente erano esseri umani di carne e sangue, ma in sé portavano un uomo superiore. Nel loro interno, dall’anima cosciente era nato il Sé spirituale. La «madre» di un tale uomo spiritualizzato non è una madre fisica: essa risiede nel suo interno, ed è l’anima cosciente purificata e spiritualizzata. Essa è il principio da cui nasce l’uomo superiore. Questa nascita spirituale, una nascita nel senso più elevato, è rappresentata nel Vangelo di Giovanni. Nell’anima cosciente purificata si effonde il Sé spirituale o lo Spirito Santo. Su questo ha riferimento anche l’espressione: «Ho visto scendere lo Spirito come una colomba dal cielo e rimanere su di lui.»

Poiché l’anima cosciente è il principio in cui si è sviluppato il Sé spirituale, essa è chiamata la «Madre del Cristo» oppure nelle Scuole Iniziatiche la «Vergine Sofia». Attraverso la fecondazione della Vergine Sofia, il Cristo poté nascere in Gesù di Nazareth. L’anima razionale-affettiva e l’anima senziente nelle Scuole Iniziatiche di Dionisio erano chiamate «Maria» e «Maria Maddalena».

L’uomo fisico nasce dalla comunione di due esseri umani. L’uomo superiore può nascere soltanto da un’anima cosciente che abbracci l’intero popolo. In tutti i popoli il metodo dell’iniziazione era, nelle sue fasi essenziali, lo stesso. Ogni iniziazione ha sette gradini. Nell’iniziazione persiana, essi avevano i seguenti nomi. Primo, il Corvo. Colui che stava a questo grado aveva il compito di portare le notizie del mondo esterno nel tempio. Il Corvo è dappertutto chiamato il messaggero degli spiriti, per esempio anche nelle saghe tedesche di Odino e dei suoi due corvi. Secondo, l’Occulto. Terzo, il Guerriero: gli era già permesso dalle Scuole Iniziatiche di uscire e proclamare gli insegnamenti. Quarto, il Leone, colui che è fermamente radicato in sé, colui che non aveva soltanto la parola, ma anche le forze magiche, che aveva superato la prova e quindi offriva una garanzia di non abusare dei poteri affidatigli. Quinto, il Persiano. Sesto, l’Eroe del Sole; e settimo, il Padre. Qui ci interessa la designazione del quinto grado, il Persiano. L’iniziato del quinto grado era chiamato in tutte le Scuole Iniziatiche con il nome del popolo a cui apparteneva, poiché la sua coscienza si era talmente ampliata che abbracciava l’intero popolo. Egli sentiva tutto il dolore del popolo come suo proprio. La sua coscienza era purificata e ampliata fino alla coscienza generale del popolo. Presso i Giudei, l’iniziato di questo grado era chiamato un Israelita. Solo quando conosciamo questo fatto comprendiamo il colloquio di Cristo con Natanaele (cap. 1, 47-49). Questi era un iniziato del quinto grado. La risposta sorprendente di Cristo, che aveva visto Natanaele sotto il fico, allude a un processo speciale dell’iniziazione, cioè al ricevimento dell’anima cosciente.

Ai fini della comprensione dei processi interiori dell’iniziazione, le seguenti esposizioni saranno di aiuto. La coscienza individuale dell’Io dell’uomo si trova nel mondo fisico. Gli uomini girano con il loro Io. L’Io degli animali, invece, si trova sul piano astrale. Ogni gruppo di animali possiede ivi una coscienza dell’Io collettiva. Ma non soltanto l’Io degli animali si trova nel mondo astrale, bensì anche l’Io del corpo che l’uomo possiede in comune con l’animale, cioè l’Io del corpo astrale umano. Nel mondo di Devachan troviamo gli Io delle piante, come anche l’Io di quel corpo che abbiamo in comune con la pianta, cioè l’Io del corpo eterico. Se saliamo ancora più in alto, nel Devachan superiore, vi troviamo l’Io dei minerali e l’Io di quella parte che l’uomo ha in comune con i minerali: cioè l’Io del corpo fisico. Siamo quindi uniti attraverso il corpo fisico con il Devachan superiore. Con l’Io individuale siamo qui nel mondo fisico. Se in un iniziato l’Io del corpo astrale è penetrato e trasformato dal suo Io individuale, egli diviene consapevole nel mondo astrale. Può allora percepirvi e operarvi. Incontra gli Esseri che sono incarnati nei corpi astrali, anche gli spiriti di gruppo degli animali e quegli Esseri superiori che nel Cristianesimo sono chiamati Angeli. Con un’iniziazione ancora più elevata, anche l’Io del corpo eterico è penetrato dall’Io individuale. La coscienza umana si estende così fino al mondo di Devachan. Là si incontrano gli Io delle piante e lo Spirito planetario. Un’iniziazione ancora più elevata ha luogo quando l’Io individuale penetra l’Io del corpo fisico. Allora l’uomo giunge anche nel mondo superiore-spirituale a una coscienza personale. Vi incontra l’Io dei minerali e Spiriti ancora più elevati. Così l’iniziazione è un cammino ascendente nei mondi superiori, in cui si incontrano sempre Esseri superiori.

Mondo di Devachan superiore Io del Coscienza Io dei minerali corpo fisico Sovradevacanica

Devachan Io delle piante Io del corpo eterico — Coscienza di Devachan

Mondo astrale Io degli animali, anche Angeli — Io del corpo astrale Coscienza astrale

Mondo fisico Io individuale Coscienza diurna

Si potrebbe usare la seguente immagine:

L’Io del corpo eterico può essere paragonato all’ingegnere L’Io del corpo astrale può essere paragonato al conducente di un’automobile L’Io individuale, corpo fisico, può essere paragonato al proprietario di un’automobile.

Quando l’Io individuale ha acquisito il pieno dominio sui tre corpi, ha sviluppato l’armonia interiore. Un Essere che possedeva completamente questa armonia è il Cristo. È apparso sulla Terra affinché l’uomo potesse sviluppare quella forza dell’armonia interiore. In questo Figlio dell’Uomo si vede rappresentato tutto lo sviluppo dell’umanità fino al grado spirituale più elevato. Prima non c’era questa armonia interiore: al suo posto agivano le leggi esterne. L’armonia interiore è il nuovo impulso che l’umanità ha ricevuto per mezzo di Cristo. L’uomo deve acquisire la capacità del Cristo, cioè deve sviluppare il Cristo interiore. Ma così come, secondo il detto di Goethe, «l’occhio è formato alla luce per la luce», così questa armonia interiore, questo Cristo interiore, è acceso soltanto attraverso l’esistenza del Cristo esterno e storico, prima della cui apparizione non era possibile agli uomini raggiungere questo stadio di sviluppo spirituale.

Quegli uomini che hanno vissuto prima della vita storica del Cristo non sono affatto esclusi dalla benedizione venuta sull’umanità attraverso la Sua apparizione. Infatti, non si deve dimenticare che secondo la legge della reincarnazione essi devono tornare e di conseguenza avranno l’opportunità di sviluppare il Cristo interiore. Solo se si dimentica la dottrina della reincarnazione si può parlare di ingiustizia. Il Vangelo di Giovanni mostra la via al Cristo storico, a quel Sole che accende la luce interiore nell’uomo, così come il Sole fisico ha acceso la nostra vista.

20°Parte 2 (Il Vangelo di Giovanni) - Il segreto dei numeri nel Vangelo di Giovanni

Basilea, 21 Novembre 1907

Tra i segreti più importanti di tutte le scuole misteriche, anche di quelle dionisiache, appartiene il cosiddetto segreto del numero. Nessuno è capace di leggere una scrittura segreta se non è in grado di decifrare il segreto del numero. Dove nella letteratura religiosa compaiono numeri, vi sta sempre nascosto un senso profondo. Anche la scuola di Pitagora è fondata sul segreto del numero. Se è vero che la lettera uccide, tuttavia nell’interpretazione di scritti segreti si deve assegnare alla lettera un valore ben determinato: altrimenti si corre il rischio di interpretare nella scrittura lo spirito che si vuole trovarvi. Nel Vangelo di Giovanni troviamo molteplici numeri di significato segreto. Nella quinta conferenza si è parlato delle tre donne che stavano presso la croce, della madre vergine Sofia, di Maria e di Maddalena. Nella conferenza odierna vogliamo innanzitutto basarci su una diversa considerazione numerica.

Ricordiamoci innanzi tutto della conversazione di Gesù Cristo con la Samaritana (cap. 4, 7 ss.). Cristo pronuncia le parole significative: «Cinque uomini hai avuto, e quello che ora hai non è tuo marito». E ancora una volta il numero Cinque compare, nella guarigione dell’uomo malato da trentotto anni (cap. 5,5). Lo stagno di Betesda ha cinque portici. Vogliamo approfondire più da vicino il significato di questo mistico numero Cinque. Consideriamo l’essenza umana in connessione con lo sviluppo dell’umanità. Come abbiamo visto, l’uomo è composto da nove parti, che tuttavia si possono ricondurre a sette. Nello sviluppo dell’uomo, questi sette corpi si manifestano poco a poco. Nell’uomo odierno non tutti e sette i membri sono ancora sviluppati. L’uomo medio è sviluppato fino all’anima cosciente; il Sé spirituale si trova solo all’inizio della sua manifestazione. Risaliamo al momento dell’evoluzione dell’umanità in cui l’uomo ha imparato a dire consapevolmente «Io» a se stesso. A questo momento precedette l’antico periodo atlantideo, in cui gli uomini erano ancora dotati di facoltà chiaroveggenti crepuscolari. Nella regione dell’Atlantide, che corrisponde all’Irlanda odierna, abitava un popolo atlantideo tanto avanzato nello sviluppo che in esso si era già formata la coincidenza della testa eterica e di quella fisica.

Era il popolo più avanzato in quel momento, ed era destinato a diventare il portatore dello sviluppo futuro. Un Manu, uno spirito molto evoluto, guidò questo gruppo verso est, attraverso l’odierna Russia, verso l’Asia centrale, nella regione dell’odierno deserto di Gobi. Lì fu fondata una colonia, da cui furono inviati gruppi in tutte le direzioni a diffondere la cultura di questo gruppo. Ciò accadde al tempo in cui il continente atlantideo scompariva gradualmente. L’odierna Africa e l’Europa sorsero gradualmente dalle acque. Un altro gruppo atlantideo si trasferì dalle sue dimore verso ovest e formò la popolazione primitiva dell’odierna America, presso cui fu ritrovato al momento della sua riscoperta da parte degli Europei. Un gruppo si trasferì anche verso il nord dell’Europa. Tutti questi gruppi hanno conservato i loro ricordi chiaroveggenti negli antichi miti e leggende. Se una volta comprenderemo correttamente questi miti e leggende, molti misteri che ancora gravano sulla storia dell’umanità saranno illuminati; allora comprenderemo molte cose che ancora non riusciamo a intendere. Tuttavia non dobbiamo procedere pedantescamente nella spiegazione di questi miti e leggende. Dobbiamo sapere in quale modo complicato le esperienze chiaroveggenti e la fantasia hanno contribuito alla creazione di questi antichi miti. In questo periodo del primo apparire dell’Io nella personalità, l’uomo viveva in misura maggiore nel suo ambiente circostante, rispetto a dopo. Percepiva meno i contorni esterni degli oggetti che lo circondavano, e molto più le proprietà interne e la relazione che essi avevano con lui: se gli erano utili o dannosi, amichevoli o ostili. Quanto più l’Io si concentrò nella personalità umana, tanto più le facoltà chiaroveggenti diminuirono, mentre i contorni della realtà esterna brillavano sempre più agli occhi fisici. Se ci rappresentiamo questo fatto, possiamo facilmente comprendere che l’ingresso dell’Io provocò un cambiamento enorme. Prima l’uomo non vedeva il suo corpo: ora cominciò a designarlo come il suo Io.

L’Atlantide, negli ultimi tempi, era una terra di nebbia, coperta da nebbie fitte; non c’era l’alternanza di pioggia e sole, e neppure il fenomeno dell’arcobaleno. Questo poté insorgere soltanto nel periodo post-atlantideo, quando le masse di nebbia si dispersero. Questo evento è rimasto vivo nella coscienza popolare come la leggenda di Heimdall e nel racconto di Noè e dell’Arca. Il ricordo della terra di nebbia si è conservato nella denominazione nordica Niflheim, terra di nebbia. Anche l’ingresso dell’Io nella personalità umana i popoli nordici l’hanno conservato nella leggenda dei Nibelunghi. E invero, l’Io vi è rappresentato sotto il simbolo dell’oro. L’oro era disciolto nell’acqua, ma si è concentrato nell’anello, il tesoro dei Nibelunghi: l’Io, che fino ad allora era stato disperso in tutto il mondo, si è concentrato nella forma umana solida. Nell’elaborazione di questa leggenda da parte di Wagner si può ben percepire il sentimento inconscio dell’artista creatore. Wagner non aveva la piena coscienza di ciò che creava nella sua opera, ma una conoscenza inconscia lo guidava. Così, per esempio, Wagner potrebbe aver caratterizzato l’Io venuto a coscienza nel punto di pedale che si estende per tutta l’Ouverture dell’opera «L’Oro del Reno».

Lontano nell’Estremo Oriente, sotto la guida di un’individualità altamente evoluta, era nata la prima cultura, di cui ancora testimoniano i Veda antichi. La prima spinta a questa cultura fu data verso sud nella cultura indiana antica. Nei miti e leggende antiche indiane, nei documenti religiosi, sono conservate le relazioni di questi fatti, che possono essere lette dai chiaroveggenti. Molto di ciò che appare contraddittorio si rivela allora come verità profondissima. Questa cultura aveva ancora conservato ricordi chiari della vecchia chiaroveggenza anteriore, e aveva ancora provato profonda nostalgia per essa, come per un bene prezioso purtroppo perduto. Gli uomini erano ancora così penetrati dalla realtà del mondo spirituale, che designavano il mondo fisico come Maya, illusione. Perciò tentarono anche di recuperare questo bene perduto rivolgendo costantemente lo sguardo dal mondano verso lo spirituale. Questa è l’origine degli esercizi di yoga, che cercano di condurre nel mondo spirituale attraverso un indebolimento della coscienza. Essi volevano un ritorno allo stato di penombra antico; cercavano il cammino che riconduce al paradiso perduto. Per tutto il periodo atlantideo il mondo esterno era stato percepibile agli uomini soltanto in contorni confusi. Gli atlantidei vivevano ancora prevalentemente nel mondo spirituale. L’intero periodo post-atlantideo significa, per il ricercatore spirituale, solo una graduale conquista del piano fisico, successivamente attuata. La prima epoca culturale post-atlantidea, l’indiana, aveva ancora poco senso per ciò che esiste nel mondo fisico della natura, che agli iniziati appariva come un’illusione assoluta, da cui cercavano di giungere all’unica realtà, la realtà spirituale.

Il secondo impulso era la cultura persiana antica. Il persiano sta già più vicino al mondo esterno rispetto all’indiano; conosce il fenomeno del bene e del male, rappresentato dagli dei Ormuzd e Ahrimane. Egli cerca di unirsi con il primo per combattere il secondo. La terra è per lui un campo di lavoro, per incorporare lo spirito nell’esistenza fisica. La terza epoca culturale è la cultura egizio-assira-caldaica-babilonese. L’uomo ha compiuto un ulteriore passo in avanti nella conquista del piano fisico. Per il persiano il mondo fisico era ancora un campo di lavoro indifferenziato. Ora l’uomo applica già la sua conoscenza per asservire a sé le forze del suolo. Conosce la geometria per dividere la sua terra; il suo sguardo si estende anche oltre la terra alle stelle, e così nasce l’astronomia.

La quarta è l’epoca culturale greco-latina. Mentre l’uomo finora nella scienza si è occupato della cultura esterna, ora egli introduce la sua propria interiorità, l’elemento specificamente umano nella materia. Vediamo nelle sue opere d’arte la sua stessa forma riapparire; nel suo epopea e nel dramma che ha composto, egli descrive le sue stesse qualità psichiche. Il romano è il cittadino, che proietta la sua propria legalità e così forma lo Stato e la giurisprudenza.

Nel quinto età, in cui fino a ora viviamo, l’uomo ha progredito ancora di più nel dominio del mondo esterno. La nostra epoca significa la discesa più profonda dello spirito nella materia dal tempo dell’Atlantide. Questa discesa doveva avvenire, se l’umanità doveva progredire. Solo dopo che lo spirito è completamente disceso nella materia, può ricominciare la sua ascesa. La nostra epoca ha sviluppato una grande scientificità, con il cui aiuto possiamo dominare le più svariate forze della natura. Nei tempi primordiali, quando l’uomo macinava le sue granaglie in modo primitivo tra due pietre, non occorreva un grande dispendio di forza spirituale per soddisfare i suoi modesti bisogni vitali. Ben diverso è nella nostra epoca. Pensiamo soltanto all’enorme dispendio di forza spirituale che è necessario per soddisfare i bisogni materiali dell’uomo moderno. Abbiamo locomotive, navi a vapore, telefono, luce elettrica. Un’immane quantità di forza spirituale è stata qui inserita nella materia. Gli interessi spirituali dell’uomo, tuttavia, restano completamente sullo sfondo. Vediamo così che l’intero sviluppo spirituale dell’umanità nel periodo post-atlantideo significa una discesa dello spirito umano nella materia. Lo scopo di questa discesa è però il superamento della materia, questo grande nemico dello spirito. Infatti, dopo la discesa più profonda, deve ora cominciare un’ascesa verso la vita spirituale consapevole.

Possiamo rappresentare il corso della storia dell’umanità nel periodo post-atlantideo mediante la curva qui accanto.

Ciò che deve effettuare l’ascesa è la forza del Cristianesimo. Nel mezzo della quarta epoca culturale, molto tempo prima che sia raggiunto il punto più profondo della linea discendente, sorge la stella del Cristianesimo. Il Gesù Cristo appare come la personalità elevata che porta all’umanità la forza per la successiva ascesa nello spirito. Tutte le epoche culturali precedenti possono anche essere considerate come preparazione al Cristianesimo. Nella quinta epoca culturale il Cristianesimo deve subire la prova di carico più forte, poiché il pensiero materialistico oscura le verità spirituali del Cristianesimo. Nel sesto età il Cristianesimo riunirà l’umanità nel grande fratellanza, e come precursore, come annunciatore di questo tempo che viene, deve considerarsi la teosofia, che prepara la spiritualizzazione dell’umanità. Gli insegnamenti dati all’umanità nel Cristianesimo sono così profondi, così sapienti, che nessuna religione futura sarà in grado di sostituire o di soppiantare il Cristianesimo. Il Cristianesimo ha la capacità di adattarsi a tutte le forme culturali del futuro.

Si deve ancora considerare un altro aspetto dello sviluppo dell’umanità. Nel periodo atlantideo fu formato il corpo fisico, e l’uomo possedeva, quando il continente atlantideo fu sommerso, all’incirca la stessa forma che ha oggi. Ora cominciò la formazione dei membri spirituali. Nell’epoca culturale indiana fu sviluppato il corpo eterico. Il popolo indiano, come primo ramo culturale del periodo post-atlantideo, era molto ricettivo per la vita spirituale. Ciò è collegato con la particolare formazione del corpo eterico.

Come osservazione intermedia potrebbe aggiungersi quanto segue. La nostra odierna cultura europea è molto diversa sia dall’antica indiana che da quella indiana attuale: è dunque comprensibile che i mezzi e i percorsi che conducono uno indiano e un europeo alla vita spirituale debbano essere diversi. Gli esercizi di yoga, che sono utili per l’indiano, sono inopportuni per l’europeo. I percorsi dell’iniziazione sono completamente adattati dai Maestri che li danno ai relativi gradi di sviluppo dell’umanità. Ciò che è un metodo eccellente per uno stadio può essere dannoso per un altro stadio. Anche le religioni non si sono succedute senza motivo. Se è vero che in tutte è contenuto un nucleo di verità comune, tuttavia le diverse manifestazioni di questa verità sono condizionate dalle diversità delle epoche culturali. Un albero è un tutto chiuso dalla radice al fiore, e tuttavia la radice ha bisogno di un nutrimento diverso da quello che serve alle foglie e ai fiori. Così anche per l’umanità delle diverse epoche di cultura è richiesto un metodo religioso e iniziatico diversificato.

Nella cultura persiana si sviluppa il corpo astrale. Nella cultura egizio-assira-caldaica-babilonese si sviluppa, dentro il corpo astrale, l’anima senziente. Nella cultura greco-latina si sviluppa l’anima razionale-affettiva. La nostra cultura sviluppa l’anima cosciente. Nel sesto periodo si svilupperà il Sé spirituale, che oggi è presente solo in germe. Occorre la forza di spinta enorme dello Spirito di Cristo per sviluppare questo germe. Il vero Cristianesimo fiorirà solo quando il Sé spirituale sarà sviluppato. Allora l’umanità si prepara ad accogliere in sé la Buddhi, lo Spirito vitale. Inizialmente solo un piccolo gruppo di uomini svilupperà questa forza in sé, ma arriverà a una vita spirituale meravigliosa. Il Cristianesimo si trova oggi solo all’inizio del suo sviluppo. Coloro che si preparano oggi allo sviluppo del Sé spirituale nel loro interiore, nel prossimo periodo renderanno progressivamente accessibile a tutta l’umanità questo Cristianesimo spirituale più profondo.

Vediamo come nel terzo età un piccolo gruppo, il popolo giudaico, prepara le condizioni che rendono possibile l’apparizione del Cristianesimo; come nel quarto età la forza di Cristo penetra nel mondo fisico; come nel quinto età avviene la discesa più forte dell’umanità nel mondo fisico; come, dopo che l’umanità ha conquistato il dominio su questo mondo fisico, nel sesto periodo essa acquisisce una forza e una capacità tanto maggiore di accogliere la vita spirituale che lo Spirito di Cristo ha portato. Cristo appare come il Primogenito, l’uomo che è andato molto avanti nel tempo, che ha già raggiunto il livello che il resto dell’umanità raggiungerà soltanto nel sesto periodo. Il quinto periodo è il più materiale dell’evoluzione dell’umanità.

I sentimenti spirituali costituiscono il fondamento degli stati corporei, e ogni malattia del corpo è l’espressione di qualche smarrimento spirituale. Così la lebbra, la malattia terribile del Medioevo, è stata l’espressione nel fisico della paura che i popoli europei avevano dei Magiari. I Magiari erano discendenti in declino della razza atlantidea. Il loro corpo fisico era ancora sano, ma i loro corpi astrali erano già penetrati da sostanze corruttive. La paura e il terrore sono un terreno eccellente per le sostanze marce del piano astrale. Così queste sostanze marce dei popoli atlantidei potevano sedimentarsi nel corpo astrale dei popoli europei e causavano dalle generazioni successive la lebbra nel corpo fisico.

Tutto vive dapprima in modo spirituale, per esprimersi poi nel corpo fisico. Anche la nervosità odierna è soltanto una conseguenza della mentalità materialistica della nostra epoca. I saggi condottieri dell’umanità sanno che, se l’inondazione del materialismo continuasse ancora, sorgerebbero grandi epidemie di malattie nervose in mezzo a noi; i bambini nascerebbero già con gli arti tremanti. Perciò il movimento teozofico è stato portato nel mondo, per salvare l’umanità dai pericoli del materialismo. Chi quindi diffonde il pensiero e il sentimento materialistico, contribuisce a queste malattie devastanti; chi combatte il materialismo combatte per la salute e la capacità di sviluppo del nostro popolo. Il singolo non può contribuire nulla alla sua salute: egli è un membro dell’intera umanità e attinge le sostanze per la sua conservazione dalla fonte comune a tutti gli uomini. Chi guarda più profondamente nelle leggi dell’evoluzione dell’umanità deve assistere con cuore sanguinante a come il singolo soffre, e a come la sua sofferenza è soltanto l’espressione dello smarrimento spirituale di tutta l’umanità. La teosofia è meno destinata ad aiutare il singolo uomo, quanto piuttosto a dare un impulso spirituale all’intera umanità, e così a contribuire alla guarigione corporale dell’umanità.

Nel sesto e nel settimo età, attraverso la forza di Cristo, il Sé spirituale e lo Spirito vitale si svilupperanno in coloro che si appoggiano a Cristo. Questi acquisteranno contemporaneamente un pensiero sano e un sentimento sano. Il Cristianesimo porta la grande salute e la grande guarigione. La forza vitale di Cristo vince ogni sofferenza e la morte. Il corpo umano si è sviluppato come corpo solido dal liquido, e perciò nella scienza dello spirito l’elemento liquido è considerato come l’elemento corporeo. I cinque portici che circondano lo stagno di Betesda significano i cinque periodi in che l’uomo si addentra sempre più profondamente nella corporeità, e al termine di che egli è completamente in preda alla materia. Solo quando questi cinque periodi sono stati attraversati, l’uomo può guarire. Chi è caduto preda a questi cinque portici non può essere guarito se non si avvicina a lui il grande guaritore, il Cristo. Allora avviene ciò che è descritto nel quinto capitolo del Vangelo di Giovanni. Così la descrizione dell’uomo malato da trentotto anni è un’annunziazione profetica di ciò che si verifica nella sesta epoca, in cui l’uomo non ha più bisogno di medicamenti, poiché sarà lui stesso il suo guaritore.

All’inizio del periodo post-atlantideo troviamo ancora resti della consanguineità. Le parole di Cristo: «Chi non abbandona padre e madre…, non può essere mio discepolo», alludono al livello dell’umanità nel sesto età. Allora regnerà, al posto degli spiriti dei popoli, degli spiriti tribali e razziali, l’unico spirito dell’umanità. Allora l’uomo non sarà più figlio della sua tribù o del suo popolo, bensì figlio dell’umanità, Figlio dell’Uomo. Anche qui in realtà Cristo è il primo a portare giustamente questo nome (Giov. cap. 3,13,14). Egli si comportava già a quel tempo come si comporteranno gli uomini quando saranno Figli dell’Uomo.

Ciò è espresso dal fatto che Cristo va dalla Samaritana — e i Samaritani infatti non avevano comunanza con i Giudei. Ciò che l’uomo possiede in sé, ciò che rende possibile il suo sviluppo, è qualcosa di femminile, di passivo, di fronte allo spirito, che rappresenta il principio fecondante, maschile, attivo. La conseguenza di questa continua azione del principio maschile su quello femminile è dapprima lo sviluppo del corpo eterico, poi del corpo astrale, dell’anima senziente, dell’anima razionale-affettiva e dell’anima cosciente. In quest’ultima si forma allora il Sé spirituale. Ciò è alludito nella conversazione di Cristo con la Samaritana (cap. 4,18) con le parole: «Cinque uomini hai avuto, e colui che ora hai non è tuo marito». I cinque uomini che la donna ha avuto sono i cinque corpi spirituali che hanno agito sul corpo fisico; e il sesto, il Sé spirituale, non è più nel vecchio senso l’uomo. Gli altri cinque sono stadi inferiori e caduchi dello sviluppo, mentre il sesto, il Sé spirituale, rappresenta il Divino, l’Eterno. Così vediamo anche nella conversazione con la Samaritana un’annunziazione della ventura epoca da parte del Gesù Cristo.

Mentre i cinque corpi hanno bisogno di purificazione dall’esterno, il Sé spirituale manterrà puro l’uomo in se stesso. Il corpo di Cristo è già ripieno di purezza. Egli vuole anche purificare l’umanità e si accosta quindi e purifica il tempio dai mercanti e dai cambiavalute (cap. 2,14-22), cioè purifica il tempio dello Spirito Santo, il corpo dell’uomo, dalle basse principi che vi si attaccano, e lo rende capace di accogliere lo spirito.

Queste spiegazioni, tuttavia, non devono suscitare l’idea che le descrizioni nel Vangelo di Giovanni debbano essere comprese solamente come simboli. Nell’antichità la denominazione non era qualcosa di arbitrario, bensì rigorosamente adattata al carattere della personalità. Così vero come è che le tre donne che stavano presso la croce di Gesù significavano le tre proprietà dell’anima cosciente, dell’anima razionale-affettiva, dell’anima senziente, altrettanto vero è che questi tre personaggi stavano realmente sotto la croce. Quando leggiamo il Vangelo di Giovanni, guardiamo quindi sia a immagini simboliche di ciò che si realizzerà nella prossima epoca su questa terra, sia a qualcosa che veramente è accaduto all’inizio della nostra era. I fatti storici sono stati tutti esposti dai poteri saggi che guidano l’umanità come simboli dello sviluppo futuro dell’umanità.

21°Parte 2 (Il Vangelo di Giovanni) - Europei e Indiani. L'origine dell'uomo

Basilea, 22 Novembre 1907

In un documento come il Vangelo di Giovanni tutto è di significato e importanza, e nulla potrebbe essere detto diversamente da come vi si legge. Perché, ad esempio, lo Spirito Santo appare sotto forma di una colomba? Per spiegare questo avrebbe bisogno di una serie di conferenze. Ma almeno se ne può avere un’intuizione se si considera lo sviluppo dell’umanità da un punto di vista diverso da quello finora adottato. Già nelle conferenze precedenti è stato affermato — per un pensatore di mentalità scientifica un’asserzione enorme — che l’uomo era già presente all’inizio dello sviluppo e che ha partecipato allo sviluppo terrestre come al suo proprio sviluppo. Non si deve però dimenticare che gli uomini dei tempi antichi erano organizzati e costituiti del tutto diversamente da quelli odierni. Già l’uomo atlantico è nel suo aspetto molto diverso da quello odierno. Questa differenza è ancora molto più grande nell’uomo del periodo lemurico, e ancora maggiore nell’uomo di quel tempo in cui la Luna e il Sole erano ancora uniti al nostro pianeta.

Per penetrare nel modo in cui la scienza dello spirito concepisce l’evoluzione, dobbiamo partire da ciò che è più vicino. Non tutti gli uomini che vivono oggi sulla terra si trovano allo stesso livello di sviluppo. Accanto ai popoli che si trovano su un livello culturale elevato, ci sono popoli naturali che sono rimasti molto indietro nello sviluppo culturale. Nella scienza naturale moderna si è affermato — e viene mantenuto con grande tenacia, sebbene i fatti più recenti parlino contro di esso — il concetto che i popoli più sviluppati discendono dai popoli rimasti indietro nello sviluppo. Questo concetto non corrisponde ai risultati della ricerca spirituale. Menzioniamo qui, ad esempio, i popoli resi noti dalla scoperta dell’America, e raccontiamo brevemente un episodio che ci offre un’intuizione della vita spirituale di questi popoli. È noto che i bianchi avevano continuamente spinto indietro la popolazione indigena all’interno del territorio e non avevano mantenuto la promessa di dare loro terre. Un capo di questi indiani disse una volta al comandante di una spedizione di conquista europea: Voi volti pallidi ci avete tolto le nostre terre e ci avete promesso di darci altre. Ma l’uomo bianco non ha mantenuto la parola all’uomo bruno, e sappiamo anche perché. L’uomo pallido ha piccoli segni in cui stanno esseri magici, e da essi egli ricerca la verità. Quello che però apprende, non è la verità, perché non è buono. L’uomo bruno non ricerca la verità in tali piccoli segni magici. Ascolta il «Grande Spirito» nel mormorio della foresta, nel mormorar del torrente. Nel fulmine e nel tuono il «Grande Spirito» gli dichiara cosa sia giusto e ingiusto.

Abbiamo di fronte nella razza americana una popolazione primitiva e originaria, rimasta molto, molto indietro, anche rispetto alla concezione del mondo religiosa. Ma ha conservato la fede in uno spirito monoteistico che le parla da tutti i suoni della natura. L’indiano ha un rapporto così intimo con la natura che ancora in tutte le sue manifestazioni ascolta la voce dello spirito creatore supremo, mentre l’europeo è così immerso nella cultura materialistica che non può più percepire la voce della natura. Entrambi i popoli hanno la stessa origine: entrambi discendono dalla popolazione dell’Atlantide, che possedeva una fede monoteistica, scaturita da una chiaroveggenza spirituale. Ma gli europei sono ascesi a un grado culturale superiore, mentre gli indiani sono rimasti fermi e per questo sono caduti in decadenza. Questo processo di sviluppo deve sempre essere considerato attentamente. Può essere rappresentato come segue. Nel corso dei millenni il nostro pianeta si trasforma, e questo cambiamento determina anche uno sviluppo dell’umanità. I rami laterali che non si adattano più alle condizioni diventano decadenti. Abbiamo quindi un tronco diritto di sviluppo e rami laterali che si distaccano e decadono (vedi il disegno).

Dal punto dell’epoca atlantica in cui europei e indiani erano ancora uniti, andando ulteriormente indietro, arriviamo a un tempo in cui il corpo dell’uomo aveva ancora una consistenza relativamente morbida, di natura gelatinosa. Vediamo di nuovo esseri distaccarsi e rimanere indietro. Questi esseri si sviluppano ulteriormente, ma in linea discendente, e da loro nasce la razza scimmiesca.

Non dobbiamo dire che l’uomo discende dalla scimmia, bensì che sia gli uomini che le scimmie discendono da una forma che però aveva un aspetto completamente diverso dalle scimmie e dagli uomini odierni. La separazione avvenne da un punto in cui questa forma originaria aveva la possibilità, da un lato di ascendere verso l’uomo, dall’altro di cadere verso il basso, fino a diventare una caricatura dell’uomo. Vogliamo seguire la dottrina dell’origine soltanto quanto è necessario per trovare la connessione con quello che è stato detto nelle conferenze precedenti. Negli antichi uomini atlantici il corpo eterico era ancora al di fuori del corpo fisico. Oggi soltanto il corpo astrale dell’uomo, e precisamente nel sonno, è al di fuori del corpo fisico. Oggi perciò l’uomo è capace, solo nel sonno, di superare la stanchezza del corpo fisico: allora il suo corpo astrale è fuori dal corpo fisico e così ha la possibilità di agire su di esso. Ulteriori influenze sul corpo fisico non sono più possibili. Solo i resti di tali influssi rimangono ancora nelle manifestazioni come l’arrossamento per vergogna, lo sbiancamento per paura e terrore, e così via. Ma quanto più risaliamo nel tempo atlantico e quanto più il corpo eterico era al di fuori del corpo fisico, tanto più esso era capace di agire trasformativamente sul corpo fisico. Il dominio del corpo eterico sul corpo fisico era in tempi antichi così grande perché il corpo fisico era ancora molto più flessibile e duttile di adesso. In un’epoca dello sviluppo umano, quando il corpo fisico aveva soltanto un inizio articolato di struttura ossea, il potere del corpo eterico sul corpo fisico era tale che l’uomo aveva la capacità di allungare a piacimento un braccio, una mano, di stendere a piacimento dita, e così via. Ciò appare all’uomo odierno come qualcosa di assurdo. Sarebbe completamente scorretto immaginare l’uomo lemurico come l’uomo di oggi. L’uomo lemurico non camminava come un uomo di oggi sulle sue membra: era più o meno un essere aereo. Tutti gli organi dell’uomo odierno erano presenti solo per cenni; poteva metamorfosarsi. È completamente scorretto immaginarsi che gli uomini lemunici fossero simili agli uomini odierni, anche se in forma grottesca. Anche nell’epoca atlantica il corpo umano era ancora plasmabile e poteva essere trasformato dalla volontà dall’interno. Ciò aveva il suo fondamento nel fatto che il corpo eterico, come detto sopra, era ancora in parte al di fuori del corpo fisico. Così il corpo eterico ha lavorato sulla forma esterna, e gli esseri che non lavoravano correttamente sul loro corpo si sono sviluppati in quello che oggi chiamiamo scimmie. Così sono nate queste caricature degli uomini odierni. Discendono da noi, non noi da loro. Si può qui porre la domanda: perché le scimmie si separarono proprio allora? Perché una parte rimase a uno stadio più basso, come esseri senza anima — si intende qui l’anima superiore, non il corpo astrale? Il fatto è che subentrarono altre condizioni. L’uomo vi si adattò, loro non ne furono capaci. Il loro corpo fisico si indurì, mentre l’uomo ha potuto mantenere il suo corpo fisico morbido e plasmabile.

All’inizio dello sviluppo terrestre dobbiamo immaginare l’uomo con un corpo eterico sottile. Questo l'ha gradualmente trasformato. Un chiaroveggente l'avrebbe percepito allora nella forma di una sfera. Il disegno a pagina 243 deve illustrare l’albero genealogico dello sviluppo.

Abbastanza tardi nell’epoca atlantica si staccò il tipo che si sviluppò poi negli scimmioni odierni. Prima nell’epoca atlantica certi mammiferi superiori si erano separati; certi mammiferi inferiori si separarono nell’epoca atlantica più antica. L’uomo fisico era allora dal punto di vista evolutivo un mammifero: solo che i mammiferi rimasero a questo stadio, mentre l’uomo si sviluppò ulteriormente. In un’epoca ancora più antica l’uomo aveva dal punto di vista evolutivo il valore di un rettile. Il corpo era del tutto diverso da quello di un rettile odierno, ma il rettile si è formato per il fatto che il suo sviluppo corporeo è caduto in decadenza. L’uomo ha portato allo sviluppo i suoi membri interni; il rettile invece rimase indietro. È un fratello rimasto indietro dell’uomo. Ancora prima si separò quello che divenne il tipo degli uccelli. E ancora più indietro l’uomo stava allo stadio che è conservato nel genere dei pesci odierni. Sulla terra allora non c’era nulla di più elevato che forme complicate di pesci. In un tempo antichissimo l’uomo stava allo stadio di un animale invertebrato. E separato negli antichissimi tempi e così pervenuto ai nostri giorni, è l’essere unicellulare, che Haeckel chiama Monere, che rappresenta un fratello dell’uomo separatosi negli antichissimi tempi. Se dall’albero genealogico formiamo l’albero genealogico dell’uomo, questo corrisponderà esattamente all’albero genealogico che Haeckel ha stabilito nei suoi scritti:

Monere

Esseri unicellulari

Esseri pluricellulari

Sfere cave

Animali originari del darmato

Animali piatti

Vermi a corda

Vermi riassuntivi del darmato

Protocordati

Animali senza cranio

Animali a bocca circolare

Pesci originari

Pesci smaltati

Pesci polmonari

Anfibi branchiali

Anfibi squamosi

Prorrettili

Rettili-mammiferi

Mammiferi originari

Mammiferi marsupiali

Semiscimmie

Scimmie canine

Antropomorfe

Uomini-scimmia

Uomini parlanti

Potremmo anche senz’altro adottare l’albero genealogico di Haeckel; la differenza è soltanto che Haeckel lascia formarsi prima le forme animali e le lascia sviluppare fino all’uomo, mentre noi nella forma originaria vediamo già l’uomo e consideriamo il mondo animale soltanto come rami collaterali, come uomini degenerati. In realtà l’uomo è il primogenito della terra: si è sviluppato in linea retta, ha lasciato gli altri esseri ai vari stadi.

Se consideriamo il momento in cui gli uccelli e i rettili si separarono, vediamo che allora c’erano effettivamente forme di uomini fisici che somigliavano ai successivi tipi di uccelli, e tali che somigliavano ai successivi rettili. Il veggente guarda indietro a quel tempo lontano in cui l’essenza spirituale dell’uomo non aveva ancora preso possesso del suo corpo. Vede l’anima di genere dell’uomo, che volteggia intorno al corpo simile a un uccello. Qui rimasero indietro quegli esseri spirituali che non avevano bisogno di scendere nel piano fisico. Dopo che erano scesi fino a questo stadio del mondo fisico, si svilupparono di nuovo verso lo spirituale. Sono esseri del piano astrale, del mondo dello Spirito Santo, che si conservarono l’aria come loro regno, proprio come l’uomo si impadronisce della terra fisica, della circonferenza terrestre come suo regno. Questi esseri bisogna immaginarli nella forma di uccelli se devono rendersi fisicamente visibili a noi. Perciò lo scrittore del Vangelo di Giovanni dovette rappresentare lo Spirito Santo, che discende nella coscienza dell’anima di Gesù e la riempie come Sé spirituale, sotto il simbolo di una colomba. Di meravigliosa profondità appare questo simbolo a noi, quando lo consideriamo in connessione con lo sviluppo dell’umanità.

Vogliamo ora mettere in relazione quello che nel Vangelo di Giovanni è scritto anche da un altro punto di vista con lo sviluppo dell’umanità sulla terra. Vogliamo ripetere brevemente una concezione della scuola della Rosacroce. Allo studente si dice, a un certo grado dello sviluppo, più o meno quanto segue. Consideriamo la pianta nel suo rapporto con l’uomo. La pianta dirige la radice verso il basso, verso il centro della terra, la sede del suo Io. I suoi organi di riproduzione li rivolge castamente verso il sole, verso la luce. Alla luce del sole sviluppa il suo fiore e lascia maturare il frutto. Questo effetto vivificante della luce si chiama nella scienza occulta il tocco della santa lancia dell’amore del sole. Attira il fiore e provoca la fecondità della terra. Ciò che la pianta immerge nella terra, la radice, corrisponde al capo dell’uomo. L’uomo dirige il suo capo verso il sole, verso la luce. E ciò che la pianta rivolge alla luce, gli organi di riproduzione, questi li piega vergognoso verso la terra. L’uomo è l’immagine capovolta della pianta. L’animale sta in mezzo tra i due. La pianta si disegna verticale rivolta verso la terra, l’uomo pure verticale allontanato dalla terra, l’animale orizzontale. Così si ottiene la forma della croce. Platone esprime questo dicendo: L’anima del mondo è crocifissa sull’antica croce del mondo. La croce è un simbolo cosmico, collocato nello sviluppo del mondo. Profonde emozioni pervadevano il petto dello studente, quando poteva così sguardare dentro il divenire dello sviluppo del mondo. Così vediamo anche nella pianta un essere fraterno di un’antichità immensa. Originariamente anche l’uomo era un essere eterico di sostanza vegetale. Allora l’uomo aveva quella natura materiale che oggi possiede ancora la pianta. Se l’uomo non avesse trasformato la sostanza vegetale in carne, sarebbe rimasto casto e puro come la pianta. Non avrebbe conosciuto il desiderio e la passione. Ma questo stato non poteva essere mantenuto, perché l’uomo non sarebbe nemmeno giunto all’autocoscienza. Sarebbe rimasto sempre nella vita di sogno in cui si trova ancora oggi la pianta. L’uomo dovette essere permeato di desideri e passioni, dovette essere portato all’esistenza carnale. Non tutti gli organi furono trasformati dalla sostanza vegetale a quella carnale nello stesso tempo. Gli organi che esprimono i desideri più bassi sono stati incorporati nel più tardi nello sviluppo carnale. E si trovano già in decadenza. Gli organi di riproduzione hanno più a lungo conservato il loro carattere vegetale. Antiche saghe e miti ci raccontano ancora di ermafroditi: questi erano esseri che non avevano organi riproduttivi di carne e sangue, ma tali di sostanza vegetale. Alcuni credono che la figa di fico che i primi uomini ebbero nel paradiso sia un’espressione di vergogna. No, in questo racconto si è conservato il ricordo del fatto che gli uomini al posto degli organi riproduttivi carnali avevano tali di natura vegetale. E ora uno sguardo al futuro: ciò che oggi sono ancora organi bassi nel corpo umano, quello che fu più tardi incorporato nella carnalità, sarà anche il primo a cadere di nuovo, a scomparire, a disseccarsi nel corpo umano. L’uomo non rimarrà fermo allo stadio presente. Come è disceso dalla purezza casta della pianta alla sensualità del mondo dei desideri, così risalirà di nuovo da questo, con sostanza pura e purificata, allo stato casto.

Certi organi del corpo umano sono in dissoluzione, altri hanno raggiunto l’apice della loro capacità di sviluppo; ancora altri sono solo all’inizio del loro sviluppo. Ai primi appartengono gli organi riproduttivi; ai secondi appartiene il cervello; a quelli che si trovano solo nello stadio iniziale appartengono il cuore e la laringe e tutto ciò che è connesso con la formazione della parola. Da essi verranno plasmati organi che sostituiranno le funzioni degli organi riproduttivi e li sorpasseranno di gran lunga. Diventeranno nel senso più elevato organi volontari. Quando l’uomo nell’aria attraverso il discorso produce forme, e in futuro la parola agirà in modo creativo, allora l’uomo sarà ritornato a quella purezza casta che la pianta ha conservato; ma sarà una purezza casta consapevole. Anche il cuore è per il ricercatore occulto solo all’inizio del suo sviluppo. Non è quella pompa come la presentano coloro che pensano in modo materialista. La convinzione che il cuore sia la causa della circolazione del sangue è errata. Per quanto orribile possa sembrare: il movimento del cuore è la conseguenza della circolazione del sangue. In futuro, quando l’uomo avrà raggiunto uno stadio superiore di sviluppo, anche il cuore sarà sottomesso alla sua volontà consapevole. L’attitudine a questo è già presente, vale a dire la striatura trasversale che il cuore ha come tutti i muscoli volontari. Allora l’uomo creerà consapevolmente i suoi simili attraverso la parola, allora la sostanza umana sarà casta e purificata. Ciò che a uno stadio inferiore fu steso al sole come calice di pianta, ciò che ricevette il raggio di sole come freccia d’amore, questo sarà allo stadio superiore dell’umanità futura di nuovo offerto al cosmo come calice, che viene fecondato dal spirituale. Questo è rappresentato nel Santo Graal, il calice luminoso, il cui conseguimento appariva al cavaliere del Medioevo come un obiettivo sublime.

Consideriamo ora la pianta e il suo rapporto con la terra. La pianta ha solo un corpo fisico e un corpo eterico, perciò nella pianta è possibile solo una coscienza come quella che l’uomo ha nel sonno. Mentre l’animale ha una coscienza di gruppo, la coscienza della pianta è concentrata nel centro della terra. Le piante sono unite alla terra così che devono essere considerate come suoi membri. Non le singole piante hanno un corpo astrale, ma sono immerse nel corpo astrale della terra. Il corpo astrale della terra sta in relazione di scambio con quello del sole. Un processo simile all’alternanza di coscienza di sonno e veglia nell’uomo lo troviamo anche nell’organismo superiore della terra. Come conseguenza di ciò, in estate germinano le piante; germogliano, crescono, fioriscono verso il sole. In inverno il corpo astrale del sole si ritira dalla terra. Il corpo astrale della terra è su se stesso; si ritira nel centro della terra; la vegetazione sulla terra riposa. Il veggente può osservare con esattezza questo rapporto tra i due corpi astrali. Poiché questo ritirarsi del corpo astrale ha come conseguenza un arresto della vegetazione e dell’attività vitale, e quindi anche un’interruzione della coscienza, perciò l’uomo nel corso del suo sviluppo dovette ottenere un corpo astrale proprio: solo così poteva acquisire una coscienza continua.

Mentre finora abbiamo considerato il significato del Cristo per lo sviluppo dell’umanità, vogliamo ora passare alla considerazione del significato di questo spirito per lo sviluppo cosmico. Gli esseri che all’inizio primordiale dello sviluppo terrestre avevano già raggiunto quello stato di perfezione che l’umanità raggiungerà solo alla fine dello sviluppo terrestre, hanno la loro sede sul sole. A questi esseri appartiene il Cristo come forza cosmica. Così il suo corpo astrale era all’inizio del nostro attuale sviluppo terrestre unito al corpo astrale del sole. Aveva la sua sede nel sole. Con l’apparizione del Cristo sulla terra il corpo astrale di questa forza cosmica dello spirito di Cristo scese contemporaneamente sulla terra, e da allora il suo corpo astrale è rimasto in continua connessione con il corpo astrale della terra. Attraverso l’apparizione del Cristo sulla terra, il corpo astrale della terra ha ricevuto dal sole una nuova sostanza del tutto nuova. Chi a quel tempo di Cristo avesse guardato giù sulla terra da un altro pianeta avrebbe potuto vedere l’aggiunta di questa nuova sostanza al corpo astrale della terra nel cambiamento dei raggi di colore di questo corpo astrale. Attraverso l’unione del suo corpo astrale con quello della terra, lo spirito solare Cristo è diventato anche uno spirito terrestre. Lo spirito del Cristo è spirito solare e insieme spirito terrestre. Dal momento in cui Cristo ha camminato sulla terra, rimane in continua connessione con la terra. È diventato lo spirito planetario della terra; la terra è il suo corpo, ed egli guida lo sviluppo terrestre. Questa unione si è compiuta sul Golgota, e il mistero del Golgota è il simbolo di ciò che allora avvenne per lo sviluppo terrestre.

Quattro razze principali si dividono il possesso della superficie terrestre: la razza bianca, gialla, rossa e nera. L’atmosfera che circonda la terra da tutti i lati è però unitaria. Su questo è indicato nel capitolo 19,23: «I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ogni soldato, e la tunica. Ora la tunica era senza cuciture, tessuta tutta di un pezzo da cima a fondo.» Gli abiti del Cristo sono il simbolo della superficie terrestre, mentre la tunica tessuta da un solo pezzo simboleggia invece l’atmosfera, che è indivisa e indivisibile intorno a tutti i lati della terra. Ma bisogna ancora una volta sottolineare che anche questo simbolo è contemporaneamente un fatto storico. Secondo questo è comprensibile anche il seguente detto del Maestro. Egli dice: «Chi mangia il mio pane, mi calpesta con i piedi» (13,18). Se il Cristo è lo spirito planetario, se la terra è il suo corpo, non è allora legittimo dire che gli uomini mangiano la sua carne e bevono il suo sangue e lo calpestano con i piedi? Se questo spirito allude ai frutti ottenuti dalla terra, può allora non dire: «Questo è il mio corpo», e indicando i puri succhi di pianta: «Questo è il mio sangue»? (6,56.) E gli uomini non camminano sul corpo di questo spirito planetario, mentre lo calpestano? Non ha detto questo in senso malvagio, ma per indicare il fatto che la terra è il vero corpo del Cristo. Anche questo passo del vangelo deve essere preso alla lettera. E il ricordo di questa grande verità deve essere mantenuto vivo nei posteri attraverso il mistero della Comunione. Solo chi sa apprezzare il profondo significato della Comunione può percepire il valore di questo evento gigantesco per l’intera evoluzione cosmica. Vede scaturire la forza del Cristo nelle piante che la terra in primavera offre alla luce del sole; sa che l’incarnazione del Cristo non è solo un evento umano: è un evento cosmico.

22°Parte 2 (Il Vangelo di Giovanni) - L'Io di gruppo e l'individualizzazione per il Cristo

Basilea, 25 Novembre 1907

Lo scrittore del Vangelo di Giovanni dice al termine che Cristo ha compiuto molte altre cose che non si trovano nel libro: «Gesù ha fatto molte altre cose; se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non potrebbe contenere i libri che se ne scriverebbero» (Giov. 21,25). Così dobbiamo dire anche noi che nemmeno una lunga serie di conferenze basterebbe per spiegare tutto quello che nel vangelo è scritto. Vogliamo oggi sottoporre a più attenta considerazione la dualità dei concetti di «Padre» e di «Io». Questi due concetti ci daranno una spiegazione di quella evoluzione dell’umanità di cui si è parlato nelle conferenze precedenti.

L’umanità è partita da una coscienza dell’Io completamente diversa da quella che conosciamo. Per «Adamo» non bisogna intendere un uomo singolo, ma una coscienza dell’Io che abbraccia più generazioni. Colui che inizia una tale generazione è il «Padre». Nel giudaismo dell’Antico Testamento si sentiva effettivamente Abramo come padre, e ogni ebreo di quel tempo si diceva: Io non sono un Io indipendente, ma un Io fluisce da Abramo e si ramifica in tutti i compagni di stirpe, e anche in me. Come in un grande albero i succhi vitali fluiscono dalla radice verso i singoli rami, così il succo vitale di Abramo, l’Io comune del popolo ebraico, fluisce attraverso l’intero popolo ebraico. Quando l’ebreo dell’Antico Testamento pronunciava il nome di padre, indicava l’intera linea di sangue; e questa coscienza dell’Io che abbraccia tutte le generazioni la chiamava coscienza divina. Quando invocava l’Io come Dio, lo chiamava Jahve. Quando echeggiava il nome di Jahve, alla consapevolezza del popolo veniva richiamato il fatto che un Io comune, che inizia dal patriarca Abramo, fluisce attraverso l’intero popolo.

Attraverso la mescolanza di sangue questo rapporto nel tempo è diventato diverso. La coscienza dell’«Io sono» si è individualizzata, e il Cristo è quella potenza che avrebbe dovuto portare all’umanità la consapevolezza di questo cambiamento. L’uomo dei tempi antichi intendeva con l’«Io sono» qualcosa che fluisce attraverso le generazioni. L’uomo dei tempi successivi intende con questo qualcosa che fluisce attraverso il suo interno. Il primo intendeva il Dio che fluisce attraverso l’intera comunità come la coscienza divina dell’Io; l’altro sente in se stesso una scintilla, una goccia della sostanza divina. Immaginiamo una potenza posta sulla terra che renda ben consapevole all’umanità che questo «Io sono» può vivere in ogni singolo uomo, una potenza che renda chiaro all’uomo che Dio ha versato in ogni uomo una goccia della sua sostanza. Questa potenza direbbe: Questo «Io sono» è qualcosa che c’è in ogni vostro interno, è una parte dell’unica forza divina. Quello che sentite come vostro «Io sono» individuale è uno con l’«Io sono» del Padre. Chi tra voi ha sviluppato in se stesso la consapevolezza di questo fatto, può dire: «Io e il Padre siamo uno.» Guardate indietro fino ad Adamo: vedete la coscienza dell’Io fluire attraverso le generazioni, per secoli, per millenni. Ma c’è ancora una coscienza umana più elevata, che all’uomo nella sua antichissima proprietà come uomo è stata data. Questa è la coscienza dell’umanità, che non abbraccia soltanto singole generazioni, ma l’intera umanità. Poi è venuta la coscienza che appartiene alle generazioni, dura attraverso le generazioni, e infine si è individualizzata dall’uomo all’«Io sono». Dunque la capacità dell’«Io sono» l’uomo l’aveva già prima. Perciò il Cristo poteva dire: «Prima che Abramo fosse, io sono.» Questa è la corretta dottrina della scuola esoterica.

Per ulteriore illustrazione della dottrina dell’«Io sono» si deve ricorrere alla «Leggenda aurea» nota in tutte le scuole cristiane. In essa si dice: Quando Set, che Jahve aveva dato come sostituto di Abele, un giorno si presentò alla porta del Paradiso, il Cherubino con la spada fiammeggiante gli permise l’accesso nel luogo da cui gli uomini erano stati scacciati. Set vide lì due alberi intrecciati l’uno nell’altro, l’albero della vita e l’albero della conoscenza. E il Cherubino indicò a Set che dovesse prendere tre semi dai due alberi intrecciati. Set pose questi tre semi, quando suo padre Adamo morì, nella sua bocca. Dalla tomba crebbe un albero tripartito, che a molti apparve fiammeggiante nel fuoco, e le sue fiamme si formarono allora nelle parole: «Io sono, colui che era, che è e che sarà.» Il legno di questo albero, che era cresciuto dalla tomba di Adamo, trovò un uso molteplice: da esso fu plasmata la bacchetta magica con cui Mosè compì i suoi miracoli. Il legno fu usato anche alla porta del tempio di Salomone. Da esso era costruito anche il ponte su cui Gesù passò quando fu condotto a morte. Infine da questo legno fu costruita la croce a cui Gesù fu inchiodato sul Golgota. A questa leggenda nelle scuole esoteriche fu data la seguente spiegazione. Nel corpo umano vedete due alberi, l’albero di sangue rosso e l’albero di sangue rosso-blu. L’albero di sangue rosso è l’espressione della conoscenza, l’albero di sangue rosso-blu è l’espressione della vita. Entrambi gli alberi erano separati l’uno dall’altro: così insegna la dottrina esoterica antichissima. C’era un tempo in cui nel corpo umano non si generava ancora sangue rosso. Solo quando l’Io scese nel corpo dell’uomo, allora nacque il sangue rosso. Quello che nel sangue rosso-blu si esprime, la vita, era già lì da molto tempo. È nato per elevazione dai succhi vitali. E la concezione cristiana pone il tempo in cui fu dato agli uomini proprio nel tempo del Paradiso, quando il primo albeggiare dell’Io nella psiche umana si stabilizzò, quando la divinità scese e l’uomo era solo dotato dell’anima di gruppo, ma possedeva in questa il primo germe da cui poteva nascere l’Io individuale.

Il mito del Paradiso dice: per il fatto che gli uomini avevano ricevuto il sangue rosso, divennero esseri conoscenti, impararono a guardare in alto: si aprirono gli occhi, impararono a conoscere la differenza tra uomo e donna. Ma questa conoscenza dovette essere pagata. La coscienza dell’Io può nascere solo per il fatto che il sangue muore. Nel corpo umano continuamente accadono consumo vitale e rinnovamento vitale. Il sangue blu ha compiuto il suo compito quando è stato consumato, e dalla distruzione del sangue blu sorge la coscienza dell’Io. Nell’anima dell’uomo si formeranno le forze attraverso cui potrà dominare e unire i due alberi. L’uomo sente l’Io solo in quanto continuamente porta in sé la morte, il morire. L’uomo, come ha varcato la soglia del mondo, dipende dalla pianta, che sola gli offre la possibilità della vita. Pensate soltanto, ad esempio, al fatto che l’uomo continuamente respira aria contenente ossigeno e consuma aria contenente anidride carbonica. Egli consuma l’ossigeno e lo trasforma in anidride carbonica. L’ossigeno, senza cui non può vivere, l’ottiene solo attraverso la pianta, che trasforma di nuovo l’anidride carbonica generata dall’uomo in ossigeno e così rende di nuovo l’aria utilizzabile per l’uomo. La pianta trattiene il carbonio che separa dall’anidride carbonica e lo ridà all’uomo dopo migliaia di anni come carbone fossile. La terra è un organismo unitario, e se anche una sola parte di esso venisse a mancare, la vita come essa oggi esiste sarebbe impossibile. Possiamo considerare pianta, animale e uomo come un unico essere; e in verità: togliere la pianta, e il resto delle membra la vita non sarebbe più possibile. In un futuro molto lontano questo rapporto sarà cambiato. L’uomo odierno non sa ancora nulla di questo, ma il veggente può guardare nel tempo in cui la corrente dell’anidride carbonica non sarà più trasformata per mezzo della pianta, ma trasformata dall’uomo stesso in ossigeno utilizzabile. Questo è il grande ideale futuro delle scuole esoteriche: che l’uomo compia in modo consapevole nel suo interno ciò che oggi la pianta fa per lui, che impari a incorporare l’attività vegetale nella sua stessa attività. Nel suo interno verranno sviluppati quegli organi che gli permetteranno di trasformare da sé l’anidride carbonica. L’iniziato prevede come i due alberi, l’albero dell’anidride carbonica e quello dell’ossigeno, fonderanno insieme la loro corona. Allora ciò di cui si dice: «Io sono, colui che era, che è e che sarà» vivrà come qualcosa di eterno in ogni uomo. In Adamo l’Io viveva già, ma dovette essere prima fecondato. All’inizio il Sé della vita dovette essere fatto albero della morte. Non poteva essere dato insieme all’albero della conoscenza, perciò i due alberi erano separati: la pianta fu posta in mezzo. La coscienza dell’eternità dovette essere prima conquistata. Il Cristo Gesù la portava in sé e l’ha piantata nella terra. I tre semi sono le tre parti divine: Manas, Buddhi e Atma. Ciò che è eterno in tutti fu posto ad Adamo nella tomba. Dalla tomba è proclamata la coscienza dell’eternità; dalla tomba crebbe l’albero che mostrava l’iscrizione fiammeggiante: «Io sono, colui che era, che è e che sarà.» Il Cristo insegna agli uomini ad accendere questo «Io sono un uomo individuale» nella natura umana, dicendo loro: Cercate sempre più di appoggiarvi all’essenza dell’«Io sono», allora possedete quello che costituisce la vostra comunione con me. Solo attraverso questo «Io sono» voi giungerete al Padre divino, perché il Padre e io siamo uno. Solo a un veggente era possibile cogliere questo; e un veggente era infatti lo scrittore del Vangelo di Giovanni. Egli non voleva registrare nulla che avesse solo significato storico, ma quello che si riconosce quando si guarda nel mondo spirituale.

Quando un contemporaneo chiaroveggente del Cristo voleva sapere cosa accadeva nel mondo spirituale, doveva cadere in stato di sonno. Lo troviamo indicato nel terzo capitolo. Nicodemo, un anziano dei Giudei, venne a Cristo di notte. Venne da lui perché voleva diventare un veggente, perché era entrato nello stato in cui poteva diventare un veggente; e «venne di notte» perché la sua coscienza diurna era stata estinta. Nel quinto versetto di questo capitolo troviamo anche registrata l’importante dottrina che l’uomo può essere «nato dallo Spirito».

Il Cristo dice (cap. 14,6): «Io sono la via, la verità e la vita.» Dov’è questa via che porta alla divinità suprema attraverso il Cristo? L’«Io sono» lavora sul corpo astrale e ne forma il Sé spirituale, lavora sul corpo eterico e ne forma lo Spirito vitale, lavora sul corpo fisico e ne forma l’Uomo-Spirito. Quando l’Io dell’uomo lavora su di esso, viene così plasmato il Sé spirituale, e in esso nasce lo Spirito vitale. Così l’uomo arriva alla vera vita. Nell’«Io sono» sta la via verso la verità e verso la vera vita, perché l’«Io sono» lavora attraverso i corpi inferiori e la vera vita sorge in essi. Possiamo rappresentarlo così:

Io sono la via, la verità e la vita Direzione Sé spirituale Spirito vitale Uomo-Spirito

L’«Io sono» mostra la direzione che l’uomo deve seguire per portare al dispiegamento il Sé spirituale, lo Spirito vitale e l’Uomo-Spirito.

Nel Vangelo di Giovanni si possono anche provare dirette dottrine teosofiche. Il fatto che in ogni uomo vive un Io individuale, che in questo Io si trova una scintilla di sostanza divina, che questa scintilla deve svilupparsi nel «Dio in noi» — questo è stato menzionato dallo scrittore del Vangelo di Giovanni (cap. 9). Nella maggior parte delle traduzioni della Bibbia la risposta del Cristo alla domanda su chi avesse peccato, se costui, il cieco dalla nascita, o i suoi genitori, è resa così: «Né costui ha peccato, né i suoi genitori, ma perché si manifestassero in lui le opere di Dio.» Ma è questa un’interpretazione degna di un cristiano, che Dio faccia nascere un uomo cieco affinché Dio possa manifestare la sua gloria in lui? Un concetto di Dio che può giungere a tali conseguenze è impossibile. Molto più semplice e più chiaro suona questo passo se mettiamo a fondamento l’interpretazione teosófica. Il Cristo rispose: «Né lui né i suoi genitori hanno peccato, sta compiendo il suo karma affinché la scintilla di Dio in lui diventi visibile, affinché le opere del Dio in lui diventino visibili.» Così la risposta del Cristo (9,3) deve essere tradotta: «È nato cieco affinché le opere di Dio in lui nel corpo diventino visibili.»

Ogni uomo compie vite terrene ripetute. Vediamo un cieco dalla nascita. Non deve aver peccato in questa vita: può anche aver portato la colpa che ha condotto a questa nascita da una vita precedente. È la dottrina del karma in senso teosófico, quella che agisce attraverso le incarnazioni, quella che è descritta da questo evento. Che il Cristo attraverso il suo insegnamento dovesse venire in contrasto con la concezione ebraica diffusa è evidente, e da questo si spiega anche il conflitto in cui entra con gli Ebrei (cap. 9,22).

Troviamo ancora un altro passo nel Vangelo che ricorda la dottrina del karma. Nel capitolo ottavo c’è un passo strano. Quando i farisei domandavano a Gesù la sua opinione sulla donna adultera, egli si chinò (v. 6 e 8) senza dire una parola, si chinò e scrisse sulla terra con il dito. Ma la terra, come abbiamo visto, è il suo corpo. Non condanna la donna adultera, ma le incide l’azione nel suo stesso organismo. Egli indica così che, come un seme gettato nella terra sorge e porta frutti che gli corrispondono, così ogni azione dell’uomo sorgerà in una vita terrena successiva e porterà i frutti che le corrispondono, e che nessuna potenza della terra è capace di togliere le conseguenze di un’azione. La teologia certamente crede nella morte espiativa, crede che il Cristo sia morto per noi, e crede di non poter ammettere alcuna dottrina del karma, perché una tale dottrina contraddice l’interpretazione che il Cristo attraverso la sua morte abbia preso su di sé i peccati di tutto il mondo. Questa disarmonia tra l’interpretazione teosófica e quella teologica si risolve però, correttamente compresa, in armonia.

La dottrina del karma significa per la vita quello che il libro mastro significa per il commerciante. Secondo la legge del karma dobbiamo assumere che quello che abbiamo causato nelle vite precedenti si presenti a noi nel presente come effetto, e che quello che facciamo ora si ripresenterà nella vita successiva. Abbiamo così un bilancio di vita completo: da un lato vengono registrate le buone azioni, dall’altro le cattive azioni. Se ora qualcuno crede di non poter compiere alcun atto volontario sotto il dominio della legge del karma, poiché il suo modo di agire è sempre la conseguenza dei suoi atti precedenti, assomiglia al commerciante che direbbe: ho ora concluso il mio bilancio commerciale, non posso più fare affari perché altrimenti il mio bilancio non sarebbe corretto. Come questo modo di pensare per un commerciante è scorretto, così lo è anche l’opinione descritta prima riguardo all’effetto del karma. La dottrina del karma correttamente intesa non racchiude quindi alcun fatalismo. La libertà della volontà e il karma si possono conciliare nel modo più bello, e il karma, correttamente inteso, non è mai qualcosa di immutabile. E se un uomo non volesse dare aiuto a un altro nel disastro, al pretesto che non dovrebbe interferire nel suo karma, un tale uomo non agirebbe correttamente nemmeno più di quanto agirebbe correttamente se si rifiutasse di dare a un commerciante in difficoltà, che potrebbe essere salvato dal fallimento da un sussidio, questo sussidio. Come il commerciante registra nei suoi libri un tale sussidio come debito, che deve estinguere, mentre il donatore lo registra nei suoi libri come un prestito, così ogni buona azione viene accreditata a colui che la compie come una voce nel suo conto, mentre a colui a cui viene fatta viene accreditata come debito. Così la legge del karma non esclude l’aiuto, e sembra del tutto appropriato alleviare il karma del prossimo attraverso atti di aiuto reciproco. L’uomo può fare il bene a un singolo suo simile attraverso una buona azione, ma ci sono anche azioni che vanno a beneficio di molti uomini, vale a dire facilitano il loro karma, e che poi vengono registrate nel conto di molti uomini. E se un’azione è tanto potente come quella del Cristo, allora si incide nel karma di tutti gli uomini, perché questa azione crea un sollievo nel karma di tutti coloro che la lasciano agire in sé. Vediamo quindi che la legge del karma è menzionata anche nel Vangelo di Giovanni e che la sua esistenza non pregiudica in alcun modo la libertà d’azione. Attraverso un unico atto di auto-sacrificio il Cristo Gesù si è messo in relazione con l’intera umanità. Secondo la legge del karma ogni azione viene registrata nel libro della vita. Viene messa in relazione con il corpo del Cristo, con la terra. Perciò non condanna la donna adultera al momento, ma iscrive l’azione nel suo corpo. Nel suo corpo accoglie tutto ciò che può accadere da uomo a uomo, come il karma deve sempre rivivere nel mondo terrestre. Questo racconto rimanda in modo profondamente significativo al fatto che il Cristo si è messo in relazione, attraverso il suo atto, con lo sviluppo karmico dell’intera umanità. Egli guida lo sviluppo futuro dell’umanità.

Se ci ricordiamo ancora una volta delle cinque epoche di cultura, quello indiano, persiano, egizio, greco-latino e quello europeo, vediamo che nel terzo periodo fu posto il fondamento della forza del Cristo, che diventerà fruttuosa per l’intera umanità. Quello che fu allora introdotto nello sviluppo dell’umanità arriverà alla luce nel sesto periodo. Nel sesto periodo l’Uomo-Spirito sviluppato dall’anima cosciente si unirà allo Spirito vitale. Dal terzo al quarto periodo la forza del Cristo risplende profeticamente. Nel sesto periodo avverrà la grande comunione dell’umanità, dove l’Uomo-Spirito si unisce allo Spirito vitale. Allora l’umanità sarà unita nella grande fraternità e Io accanto a Io, fratello accanto a fratello, in quella fraternità che si trova preannunziata nella descrizione del matrimonio a Cana di Galilea, che non è solo un fatto storico, ma rappresenta simbolicamente come i figli degli uomini nel sesto periodo si uniranno in matrimonio in una grande fraternità che abbraccia l’intera umanità. Dal terzo periodo ancora tre periodi devono essere percorsi, fino a quando questo evento verrà: il terzo, il quarto e il quinto. Nell’esoterismo un periodo è chiamato un giorno; perciò all’inizio del secondo capitolo si legge: «Tre giorni dopo, c’era una festa di nozze a Cana di Galilea.» Con questo è indicato che nella descrizione seguente è indicato qualcosa che accadrà in futuro. Al matrimonio è presente la madre di Gesù, l’anima cosciente. Il Cristo le dice: «Che cosa c’è tra me e te? La mia ora non è ancora venuta.» Qui è chiaramente detto che nel matrimonio a Cana è indicato qualcosa che accadrà solo in futuro. Cosa fa Gesù, dato che la sua ora non era ancora venuta? Trasforma l’acqua in vino! Si può sempre trovare l’interpretazione che questa azione dovrebbe indicare che al giudaismo caduto in decadenza deve essere aggiunto nuovo fuoco, nuova forza vitale, in quanto l’acqua «insipida» viene trasformata in vino ardente. Si potrebbe dire che i bevitori di vino hanno inventato questa interpretazione per provare la legittimità delle loro azioni. Ma se comprendiamo il significato di questo fatto, otteniamo una profonda visione della grande evoluzione del mondo.

L’alcol non era sempre connesso con l’umanità. Tutto ciò che è spirituale e si sviluppa ha nel materiale la sua corrispondente espressione, e al contrario anche tutto ciò che è materiale ha nello spirituale il suo corrispondente contrappeso. Il vino, l’alcol è apparso per la prima volta in un determinato periodo della storia mondiale e dell’umanità. E di nuovo scomparirà da essa. Qui vediamo la profonda verità della ricerca occulta. L’alcol è stato il ponte che ha condotto dal Sé di genere, dal Sé di gruppo, all’Io indipendente, individuale. L’uomo non avrebbe mai trovato la transizione dall’Io di gruppo all’Io singolo senza l’effetto materiale dell’alcol. Questo ha generato nell’uomo la coscienza individuale e personale. Quando l’umanità avrà raggiunto questo obiettivo, non avrà più bisogno dell’alcol, e questo scomparirà di nuovo dal mondo fisico. Vedete, tutto ciò che accade ha il suo significato nella guida saggia dello sviluppo dell’umanità. Perciò oggi nessuno dovrebbe essere contraddetto se beve alcol; d’altra parte quegli uomini che hanno superato il resto dell’umanità e hanno promosso il loro sviluppo così lontano da non aver più bisogno dell’alcol, dovrebbero anche evitarlo. Il Cristo appare per dare all’umanità le forze affinché nel sesto periodo possa essere acquisita la coscienza dell’Io più elevata. Vuole preparare gli uomini per quel «tempo che non è ancora venuto». Se avesse lasciato stare il sacrificio di acqua, l’umanità non avrebbe mai raggiunto l’Io individuale. La trasformazione dell’acqua significa l’elevazione dell’uomo all’essere individuale. L’umanità nel suo corso evolutivo era arrivata a un punto in cui aveva bisogno del vino, perciò il Cristo trasforma l’acqua in vino. Quando verrà il momento in cui l’uomo non avrà più bisogno del vino, allora il Cristo trasformerà di nuovo il vino in acqua. Come poteva nel Cristo emergere una tale forza che potesse trasformare l’acqua in vino? Perché il corpo del Cristo è la terra stessa, poteva rendere effettive in se stesso le forze della terra. Nella terra l’acqua si trasforma in vino, mentre scorre attraverso la vite. Quello che accade nella terra, il Cristo come personalità poteva anche compiere, perché tutte le forze della terra devono essere presenti in lui non appena la terra è il suo corpo ed è animata dal suo corpo astrale.

Cosa fa la terra con le sue forze? Se si mette un seme nella terra, germoglia e porta frutti. Si moltiplica: da uno diventano molti. Allo stesso modo da un animale attraverso la riproduzione diventano molti. La stessa forza della moltiplicazione, della molteplicazione agisce anche in Cristo, ed è indicata nell’alimentazione dei cinquemila. Il Cristo ha la forza della terra di moltiplicazione dei semi. Se teniamo davanti agli occhi il pensiero «Il corpo del Cristo è la terra con le sue forze» e l’applichiamo a quello che è riferito nel Vangelo di Giovanni, molti dettagli diventano comprensibili.

Che cosa sono i vangeli in generale? Nel Vangelo di Giovanni abbiamo una rappresentazione dei principi di iniziazione come erano diffusi in tutta l’antichità. Quello che l’iniziando faceva esternamente non era determinante per la scuola a cui apparteneva: era determinante quello che ha vissuto di grado in grado, da un grado di iniziazione all’altro. Il mondo colto moderno rimane molto sorpreso di scoprire nella storia dello sviluppo del Buddha tratti simili a quelli nella storia dello sviluppo del Cristo Gesù. Ma questo si spiega dal fatto che gli scrittori di tali storie di vita non hanno registrato le circostanze di vita esterne, ma i fatti interiori, spirituali. Questi concordano in tutti i veri iniziati, poiché tutti hanno percorso lo stesso cammino e hanno fatto le stesse esperienze su questo cammino. Quello che l’iniziato doveva vivere sul sentiero di iniziazione era indicato nei precetti di iniziazione, e tutti gli iniziati dello stesso grado dovevano passare attraverso le stesse esperienze. I biografi scrissero quindi solo una biografia dei vari stadi di iniziazione. I vangeli non sono nient’altro che antichi precetti di iniziazione di varia profondità. Quello che in tempi antichi si compieva con coscienza attenuata, accadde nel mistero del Golgota pubblicamente. La morte, che fino ad allora nell’iniziazione era stata superata nel corpo eterico, ora era superata nel corpo fisico. L’evento sul Golgota è l’iniziazione di un iniziato supremo che non fu iniziato da nessun altro.

Così lo scrittore del Vangelo di Giovanni poteva descrivere la vita del Cristo solo come la descrive il codice di iniziazione. Chi vive il Vangelo di Giovanni attraverso, in sé sveglierà la forza della visione. È un libro di veggente, scritto per la formazione della chiaroveggenza. Chi vive in esso frase per frase, da esso sorgerà per lui il grande e potente risultato che spiritualmente si trova faccia a faccia con il Cristo. Non è facile per gli uomini la convinzione: devono lottare verso l’obiettivo dove a loro la conoscenza si apre, che il Cristo è una realtà. Il Vangelo di Giovanni è la via che conduce al Cristo. Lo scrittore voleva dar modo a tutti di comprenderlo. Chi in sé dal corpo astrale sviluppa il Sé spirituale, per lui sorge nello spirito quella saggezza attraverso cui può comprendere ciò che il Cristo è. Il Cristo stesso l’ha indicato: egli sta appeso alla croce, ai suoi piedi stanno sua madre e il suo discepolo iniziato che ama. Il discepolo deve portare agli uomini la saggezza, la conoscenza del significato del Cristo. Perciò è indicato con le parole rivolte alla madre Sophia: «Ecco la tua madre, devi amarla.» La madre di Gesù spiritualizzata è il vangelo stesso, è la saggezza che conduce gli uomini alle più alte conoscenze. Il discepolo ci ha dato la madre Sophia, vale a dire ci ha scritto il vangelo, che per colui che in esso ricerca contiene la possibilità di conoscere il cristianesimo, di comprendere l’origine e lo scopo di questo grande movimento.

Il Vangelo di Giovanni contiene la saggezza del «Dio nell’uomo», la teosofia, e quanto più l’umanità si dedica allo studio di questo documento, tanto più saggezza e illuminazione sorgeranno da esso per lei.


In memoria di Frater Stefano Ravaglia

anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.

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