Premesse del curatore
«La Società Antroposofica è più volte stata posta davanti a decisioni determinanti il proprio destino e a punti di svolta del suo divenire» (Marie Steiner). Non era sottoposta soltanto ad attacchi esterni — sia per l’indirizzo orientalista che proveniva dalla Theosophical Society, sia da parte dei rappresentanti della scienza materialista e delle chiese confessionali — , ma aveva anche crisi interne da superare. Nel contesto di una tale crisi interna, Marie Steiner cominciò alla fine degli anni Trenta, all’inizio degli anni Quaranta, a pubblicare conferenze e protocolli sulla storia della Società Antroposofica, guidata dalla consapevolezza che dalla conoscenza della storia si possono generare qualità sociali per l’agire presente e futuro. Così nel 1943 pubblicò, sotto il titolo «Rudolf Steiner e i compiti di civiltà dell’antroposofia — Uno sguardo retrospettivo sull’anno 1923», una documentazione sui sforzi che hanno caratterizzato tutto l’anno 1923 per opera di Rudolf Steiner, volti a porre la Società Antroposofica su una nuova base. L’uscita di questo volume fu da lei annunciata allora nel bollettino «Ciò che accade nella Società Antroposofica — Notizie per i suoi soci» (vol. 1943, n. 49 del 5 dicembre 1943) come segue: «… Tenendo conto di un dovere di devozione e nella consapevolezza della grande importanza di tutti gli indirizzi che il Dr. Steiner ha rivolto ai soci, … un’opera apparirà, che ci trasmette la presa di posizione del Dr. Steiner rispetto agli eventi di quell’anno così significativo 1923 in parole sue proprie.
Un resoconto narrativo che riunisce i suoi indirizzi di molteplice genere è stato scritto da me.» Alcuni anni dopo (1947) pubblicò ulteriori trascrizioni di protocolli di sedute con Rudolf Steiner nell’anno 1923 sotto il titolo: «Materiale di studio dalle sedute del Circolo dei Trenta di Stoccarda 1923». Nelle sue premesse a questo scrive: «Questo materiale di lavoro, composto da appunti incompleti e annotazioni, potrà subire integrazioni e completamenti nel futuro.» Per la presente pubblicazione all’interno della Gesamtausgabe di Rudolf Steiner le due pubblicazioni di Marie Steiner sono state unite in un tutto unico e ampliate con gli integramenti da lei annunciati. Poiché questi sono assai estesi, ciò ha reso necessaria una rielaborazione completa, in particolare della pubblicazione di Marie Steiner «Rudolf Steiner e i compiti di civiltà dell’antroposofia — Uno sguardo retrospettivo sull’anno 1923». I testi di Rudolf Steiner da conferenze, indirizzi, protocolli d’assemblea ecc. incorporati nel suo «resoconto narrativo» sono stati estratti e — insieme a tutto il nuovo materiale — divisi in due parti, che a loro volta sono organizzate cronologicamente. Lo «Sguardo retrospettivo» di Marie Steiner, ora senza i testi di Rudolf Steiner, forma la prima parte. Fornisce ora una visione sintetica delle attività e dei viaggi di Rudolf Steiner durante l’anno 1923, così come sono stati vissuti da Marie Steiner al fianco di Rudolf Steiner. In relazione ai dati bibliografici è stato portato al livello più recente della Gesamtausgabe. Ma anche le trascrizioni di protocolli da lei pubblicate «Materiale di studio dalle sedute del Circolo dei Trenta 1923» dovettero essere articolate.
Nella Parte II si trovano quelle che trattano questioni di lavoro antroposofico; nella Parte III quelle che si riferiscono alla rielaborazione della forma della società tedesca; ancora una volta, quelle che sono collegate all’affare della rivista tedesca settimanale «Antroposofia» si trovano nella pertinente parte dell’Appendice. Poiché Marie Steiner valutava tutto ciò che proveniva da Rudolf Steiner in relazione alla società come materiale formativo sempre attuale per la coltivazione della coscienza comunitaria antroposofica, volle che fosse trattato come una parte dell’opera complessiva, anche quando frequentemente erano rimasti solo appunti incompleti o addirittura solo annotazioni. Su questo scrive nelle sue linee guida per l’edizione dell’opera di Rudolf Steiner («Quali sono i compiti dell’Associazione per l’eredità?», 1945, oggi in «Marie Steiner: Lettere e documenti», Dornach 1981): «… Ma vi è ancora altro materiale oltre a quella puramente spirituale sostanza che sostiene il movimento, ed esso riguarda la storia della società e le sue lotte. … Si può da questo riconoscere quali compiti — che purtroppo non consistono in confortante sostanza spirituale — attendono ancora di essere compiuti…. Vi sono cartelle infinite sugli eventi all’interno della società, mucchi di corrispondenza al riguardo. Tutto, per esempio, ciò che sta in connessione con la separazione dell’Antroposofica dalla Società Teosofica, con le macchinazioni da parte della
E nulla è più difficile di un’educazione alla coscienza comunitaria… E quanto di educativo vi è nel materiale di annotazioni delle conferenze per gli insegnanti tenute nella Scuola Waldorf! [O.O. 300/1–3] Quanto di educativo socialmente nel materiale ancora più scadente del cosiddetto Circolo dei Trenta di Stoccarda [nel presente volume]. Tutto questo appartiene alla storia e all’autoesame della coscienza…. Tutto ciò che sta in connessione con l’opposizione dal mondo esterno, che ha culminato nell’incendio del Goetheanum, nella distruzione violentemente forzata dell’attività pubblica di conferenze del Dr. Steiner, infine nella sua malattia mortale — anche questo appartiene alla storia della società e dovrebbe una volta essere trattato in modo appropriato e dalla necessaria distanza, ma in modo impressionante…» Per una tale futura rappresentazione storica vi è nel frattempo nella serie della Gesamtausgabe «Scritti e conferenze sulla storia del movimento e della società antroposofica» la maggior parte dei materiali documentali. Un'ulteriore parte sostanziale è data dalla documentazione qui presentata dell’anno 1923, così significativo nella storia della Società Antroposofica, che è stato caratterizzato da numerose crisi e difficoltà, come necessariamente deve recare con sé una comunità che lotta per forme più elevate di coscienza. Su come i documenti vanno valutati per la comprensione storica in generale, Rudolf Steiner si è espresso in una conferenza con gli insegnanti della Scuola Waldorf a Stoccarda, 30 marzo 1923 (in O.O. 300/3), in riferimento a una conferenza tenuta poco prima dal Dr. W. J. Stein sulla storia, in questo modo: «… Voi avete parlato dell’esperienza nella storia.
Avete — con il riferimento a Herman Grimm — maledetto terribilmente i documenti — Herman Grimm, che, quando ha parlato metodicamente, ha sottolineato che si può presentare la storia soltanto nella misura in cui il materiale è disponibile. Se voi raccontate che si dovrebbe costruire una storia dall’interno e rinunciare ai documenti, allora emerge l’obiezione: che cosa sa dunque il Dr. Stein da tutta la sua storia, se non ha studiato la storia. Così, è qualcosa che crolla in se stesso…. Nella storia senza documenti non si può fare il minimo, se non si sviluppa il polo opposto, se non si mostra che ogni documento acquista soltanto il suo giusto valore quando è illuminato nel modo giusto.» Anche un giusto operare nella e attraverso la Società Antroposofica voleva Rudolf Steiner vedessimo poggiato sulla conoscenza della sua storia. Nell’assemblea dei soci, che si tenne a Stoccarda il 4 settembre 1921 e che fu visitata da circa 1200 soci — era la prima assemblea dei soci che poteva essere tenuta dopo lo scoppio della guerra nell’estate 1914 — , egli rivolse agli astanti l’appello: «Vi prego di studiare la storia di questo movimento!» E in connessione con i gravi problemi dell’anno 1923 disse nella seduta a Stoccarda, 28 febbraio 1923 (in questo volume): «Se io negoizio con qualcuno — siano essi gruppi, siano essi singoli che vengono nell’incarico di gruppi — : sì, allora inizialmente non si capisce nulla di ciò che dico… ma tuttavia vi è presente un’infinitamente grande attività, un'infinitamente buona volontà. Tutto ciò che non si è capito, subito viene fatto! … Ma si deve crescere nella vecchia storia, si deve conoscere tutti i dettagli!» Hella Wiesberger
Parte I
Marie Steiner: Retrospettiva sull’anno 1923 e gli eventi che lo precedettero (1943)
Nota dell’editore: I passaggi originariamente riportati nel testo seguente tratti dalle parole di Rudolf Steiner si trovano in questo volume nei luoghi indicati dai rimandi a pagina.
UNO SGUARDO RETROSPETTIVO ALL’ANNO 1923 E GLI EVENTI CHE LO PRECEDETTERO
Il crollo della Germania dopo la Prima Guerra Mondiale aveva operato in modo carico di destino. Rivoluzione, colpi di Stato, impoverimento e fame, sfruttamento da parte di speculatori senza scrupoli: tutto questo si agitava selvaggiamente insieme. Minacciava il caos completo. Allora le forze del popolo si raccolsero. E mentre gli uni cercavano salvezza nell’eccitamento violento del sentimento nazionale e razziale, sperando in questo modo di vincere il nemico esteriore e interiore nel futuro, altri si sforzavano di far risplendere di nuovo, in un modo consono al presente, l’idealismo della vita spirituale, che era stato un tempo la grandezza della Germania. Attraverso la conoscenza della vera essenza dell’uomo e della sua destinazione, cercavano di elevare il livello culturale e anche di superare i danni sociali. Chi, come Rudolf Steiner prima della guerra, aveva perseguito tali obiettivi, si era scontrato contro l’indifferenza della borghesia, contro la resistenza e persino il disprezzo dei circoli che dominavano la vita intellettuale e quella economica. La crescente posizione di potere esteriore del Reich, i suoi successi nel campo dell’industria e del commercio mondiale, soddisfacevano. La tempesta che si addensava alla periferia era stata largamente trascurata; le forze che spingevano dal basso non erano state sufficientemente considerate; le voci di avvertimento erano state ignorate. Ora, in mezzo alla miseria e alla disperazione sempre crescenti, alcuni speravano che il tedesco si raccogliesse di nuovo sulla sua vera missione e percorresse i sentieri che gli erano stati tracciati dai suoi grandi spiriti. Era necessario trovare possibilità di traslare impulsi spirituali nella realtà quotidiana nei campi più diversi dell’attività pratica e sociale. Innanzitutto, era necessario porre l’educazione su una base sana, strapparla all’inaridimento dell’insegnamento della scuola primaria e portare una spinta fresca nella formazione degli insegnanti, sottrarre l’università dalla meccanizzazione, elaborare nella medicina nuovi metodi che procedessero più dalla conoscenza del vivente che da quella del morto.
Teologi si presentarono al Dr. Steiner, anelanti all’apertura di nuove fonti di conoscenza; artisti erano spinti dal desiderio di cogliere consapevolmente quell’inconscio che si agitava in loro e anelava all’espressione. Con tutti questi desideri e problemi ci si rivolgeva a Rudolf Steiner, implorando il suo aiuto per poter trasformare in atto ciò che era così ardentemente desiderato. Egli era stato quella voce di avvertimento che all’inizio del ventesimo secolo aveva indicato i sintomi di malattia della nostra cultura e le loro conseguenze inevitabili. Esse avrebbero dovuto operare in modo catastrofico se si fosse continuato a persistere nell’indifferenza verso le rivendicazioni dello spirito e nello sforzo assordante verso beni meramente materiali. Dove questo conduceva, si era ormai visto nella catastrofe della Prima Guerra Mondiale. Il vecchio ordine era crollato; ora si trattava di edificare qualcosa di nuovo dalle macerie. I membri della Società Antroposofica sentivano l’obbligo di partecipare a questa ricostruzione. Pieni di buona volontà e di fuoco nobile volevano gettare il loro idealismo nella bilancia. Raccoglievano coraggio nell’entusiasmo che era stato acceso in loro da ciò che Rudolf Steiner, nel corso di quasi due decenni, aveva loro rivelato sull’essenza del mondo e la destinazione della terra, sulle leggi eterne dell’essere e sulle profondità trasformatrici dell’atto del Cristo. Volevano fecondare la vita pratica con le conoscenze acquisite. Come prossimo obbligo sociale apparve la fondazione di una scuola unitaria basata sulla conoscenza dell’essenza dell’uomo. Il Dr. Steiner assunse con gioia la direzione della scuola che l’industriale Emil Molt aveva fondato inizialmente per i figli dei suoi operai. Un corso completo di formazione degli insegnanti impartito dal Dr. Steiner aveva preceduto l’apertura della Scuola Waldorf, che ben presto divenne nota in ampi circoli nel paese e all’estero [vedi O.O. 293, 294, 295]. Nel caotico turbine di ogni tipo di consigli nel campo economico, si cercava di portare ordine e sistema. Su frequente richiesta si tennero conferenze nei circoli degli operai, che avevano un grande afflusso, ma accesero l’ira dei capi dei partiti, poiché il loro contenuto non corrispondeva alle teorie marxiste e alle parole d’ordine date. Dai circoli della gioventù accademica fu fondata un’associazione universitaria con l’obiettivo di portare nuovo slancio ai binari usurati dell’università. Un certo numero di giovani studiosi di talento si riunì per fecondare le scienze naturali con i risultati della ricerca spirituale e per sperimentare secondo nuovi punti di vista in laboratori. Particolare attenzione ricevette la produzione di rimedi sulla base della conoscenza delle leggi cosmiche che si riflettono nel terrestre. I buoni risultati ottenuti portarono alla fondazione di istituti clinico-terapeutici a Stoccarda e Ariesheim, curati da diversi medici antroposofici, e più tardi a fondazioni simili in altri paesi. Bei successi furono conseguiti nel campo della produzione di colori vegetali mediante l’elaborazione della loro luminescenza intensa intrinseca. Sorsero associazioni economiche dei membri attivi nell’industria, al fine di avvicinarsi all’ideale contemplato dell’associazione con passi incerti. Tra l’altro, c’era anche la speranza che mediante questo raggruppamento di imprese si potessero rendere liquidi più fondi al fine di finanziare le fondazioni citate sopra al servizio della scienza. Il Dr. Steiner, anche se certi dubbi sul suo successo gli si presentavano, sentiva l’obbligo di permettere agli uomini maturatisi nel lavoro pratico di avere voce in queste questioni, poiché altrimenti gli avrebbero potuto rimproverare di avere impedito la base necessaria per l’assicurazione materiale delle nuove imprese; ma proprio questo aspetto della questione gli causava gravi preoccupazioni. E fu proprio qui che le difficoltà ben presto sorsero, anzi si ammucchiarono fino al cielo. I pratici risultarono troppo intrappolati nelle abitudini di pensiero del presente per essere all’altezza delle resistenze che si opponevano loro e della lotta da parte di avversari esperti. Molte forze si indebolirono quando il primo entusiasmo dovette trasformarsi nella fatica penosa della quotidianità in mezzo alle circostanze esteriori più complicate. Era il tempo dell’inflazione, delle occupazioni nemiche, delle imposte di compenso che riapparivano sotto diverse denominazioni, delle lotte tra partiti e delle persecuzioni ostili di chi la pensava diversamente che le accompagnavano. Sempre più il Dr. Steiner dovette dedicarsi alle complicazioni sorte nelle imprese, con le quali i personaggi di rilievo là presenti non potevano venire a capo. E purtroppo c’erano sempre più divergenze personali da risolvere.
La cosa peggiore era che le migliori forze erano state allontanate dal lavoro per il movimento antroposofico come tale. Le nuove fondazioni culturali e le imprese economiche si trovavano ora in primo piano nell’interesse di coloro che ne erano incaricati, e mancava lo sforzo energico per le condizioni di vita della Società, mancava l’unità nella direzione; anche lì cominciavano a farsi valere interessi particolari. La periferia però era insoddisfatta di Stoccarda. E la gioventù, che si glorificava molto della sua intelligenza e ora si spingeva in avanti, cercava soprattutto di dimostrare il suo nuovo senso di comunità criticando e ribellandosi. Il Dr. Steiner dovette in mezzo a questi turbamenti rivolgersi con tutta la fermezza contro ciò che allora era chiamato il Sistema di Stoccarda; sempre più frequentemente dovette viaggiare a Stoccarda per cercare di mettere in ordine le cose là. Per lui fu un tempo di sofferenze e fatiche indicibili — si può ben dire: un martirio. Alcuni anni erano passati in mezzo a tale lavoro e preoccupazioni, e molte speranze avevano dovuto essere deposte nella tomba. La collaborazione armoniosa avrebbe potuto compensare molto dove la forza di carattere e la perseveranza del singolo non bastavano. Ma si erano stabiliti contrasti acuti, i caratteri non si erano trovati insieme, e nella Società regnava lo spirito di cricca. Il Dr. Steiner fu costretto, con tutta serietà, a esigere un cambiamento di questo modo di sentire e di questi metodi, affinché il personale fosse messo da parte e si facesse ciò che era necessario per la consolidazione della Società; altrimenti si sarebbe visto costretto a prendere strade completamente diverse per non danneggiare radicalmente il movimento dalla Società. Raggiungere l’accordo tra temperamenti fortemente divergenti era il compito più difficile: il Dr. Steiner cercò instancabilmente di colmare le tensioni e di suscitare la consapevolezza di questa necessità. Viviamo nell’epoca dell’individualità personale marcata, delle differenziazioni più varie. E dove le convinzioni più forti hanno afferrato le anime, è forse il più difficile trovare il compromesso tra i contrasti che sorgono. Si deve aver raggiunto un grado molto alto di rispetto per l’altro uomo, di tolleranza interiore, per portare concordia dove i pensieri fermamente contornati del singolo si contraddicono reciprocamente e già «la volontà si indurisce nell’illusione». La storia della Chiesa dimostra con quale inflessibilità opinioni opposte possono contrapporsi, come ben presto lo zelo fanatico può prendere il posto della tolleranza interiore. Il Dr. Steiner nel suo dramma dei Misteri «La prova dell’anima» fa dire al giovane minatore: «… Ancora ti è nascosto, come si riveli vincolante la forza del pensiero, quando essa afferra completamente l’anima dell’uomo… Il pensiero si allontana dal pensiero. — Io sento il suo potere nella mia anima, resistervi sarebbe per me la vera morte spirituale della mia essenza propria». Si vuole così soltanto alludere a molte cose altrimenti incomprensibili nella storia della Chiesa e in generale dei movimenti religiosi. Ma allora a Stoccarda non si trattava di questioni di fede. Si trattava piuttosto di trovarsi insieme, di realizzare l’ideale che è espresso nelle parole: «Quando molte parole di molti uomini Si presentano così all’anima, Allora è come se Segretamente tra loro stesse L’immagine piena dell’uomo; Essa si mostra Gliedata in molte anime, Come la luce unica Nel suo arcobaleno Si rivela in molti tipi di colore». Le anime dovevano imparare a trovarsi insieme nella bontà; la presuntuosità e la superbia nel proprio essere dovevano essere riconosciute, affinché fossero superate di libera volontà. L’interiore falsità e il desiderio di potere nel proprio interno dovevano essere consapevolizzati, per poter rinunciare a reclami apparentemente legittimi. Anche a questa auto-riflessione il Dr. Steiner chiamò le anime, affinché il possente impulso spirituale che sta dietro il movimento antroposofico non si infrangesse su ciò che era meglio caratterizzato con le parole dello stesso Dr. Steiner:
«Chi per grazia di alte potenze spirituali Può gettare lo sguardo nelle anime umane, Scorge i nemici, che, in loro stesse, Si oppongono al proprio essere. La lotta che i nostri nemici ci preparano, È solo un’immagine della grande guerra, Che una potenza nel cuore ininterrottamente Dalla nemicizia contro altri deve condurre». Queste potenze ancora oggi attraversano con le loro fiamme ardenti le anime; accendono le catastrofi: sia quelle dell’interno dell’uomo, che distruggono allora lo sforzo di comunità sociale, sia quelle del corso storico. Rintracciarle, persino nelle pieghe più segrete dell’anima, dove si nascondono, è il compito dell’uomo moderno che sviluppa le forze di coscienza, che accanto all’auto-conoscenza deve ora anche sviluppare una coscienza di comunità. Per questo, oltre alla lampada del filosofo e alla sonda del chirurgo, è necessario anche il raggio di folgore della coscienza del Cherubino. Rudolf Steiner ci ha dato nella sua costante premura una ricca abbondanza di luce per la formazione di una tale auto-conoscenza, che conduce fino alla formazione di una coscienza di comunità consapevole, ancora e ancora. E anche il fulmine devastante di un colpo tremendo di destino colpì la nostra comunità. Il 1923 divenne l’anno della prova più pesante. Attraverso l’incendio perdemmo il segno visibile da lontano del nostro operare scientifico-spirituale e artistico, l’edificio del Goetheanum. Ma a questa catastrofe precedettero quelle discrepanze che manifestavano l’allontanarsi delle forze che nella loro unità avrebbero potuto formare anche una protezione spirituale. Troppi interessi particolari si erano fatti valere. Già nel 1921 e 1922 questo era diventato visibile. Lo stesso Dr. Steiner ha caratterizzato questo fenomeno deplorevole con le parole: i movimenti figlio dimenticavano il movimento madre, da cui avevano attinto le loro forze. Si sottraevano ad esso interiormente, concentrandosi troppo esclusivamente sugli interessi del loro campo di azione particolare, e lo danneggiavano perché — nonostante la promessa data, di non farlo, poiché altri mezzi erano disponibili — ottenevano il sostegno finanziario dagli antroposofi impoveriti, privando così la Società dei fondi molto scarsi di cui disponeva.
Il Dr. Steiner riconobbe come necessità il rifiutare i pesi e le responsabilità, che gradualmente gli erano stati sempre più imposti, che non erano direttamente collegati al movimento antroposofico, al fine di salvare questo dalla frammentazione. In un articolo apparso nel 1923 nel «Goetheanum», espone in modo breve e obiettivo le ragioni di ciò [vedi p. 144]. Dalle file della gioventù antroposofica, che accanto a uno slancio meritevole naturalmente produceva anche non poche avventatezze e goffaggini, si era nel frattempo formata un’associazione universitaria accademica, che suscitò le peggiori inimicizie nel mondo dei professori. Gli avversari dei vari campi e sfumature, i politici, gli ecclesiastici, gli ideologici, coloro che appartenevano alle vecchie correnti occulte, si raccolsero in un potere nemico ben organizzato, che aveva come fine lo sterminio e la distruzione del movimento antroposofico. Non erano più singoli nemici che vomitavano veleno, la cui ira avrebbe dovuto disperdersi gradualmente di fronte alla verità: sorgevano potenti partiti organizzati con vasta propaganda di odio. Il Dr. Steiner dovette attirare l’attenzione dei membri su quanto questi avvenimenti fossero collegati con gli errori commessi. Come sempre aveva lodato calorosamente tutte le prestazioni che gli si presentavano, riconosciuto con gratitudine e sottolineato ogni sacrificio, così ora dovette, per risvegliare la consapevolezza dei falli, presentarsi in modo deciso, apparentemente severo, e formulare rivendicazioni per la consolidazione della Società.
Già a inizio dicembre 1922 aveva pronunciato una parola decisiva in questa direzione e contemporaneamente aveva affidato a un membro della giunta di Stoccarda un incarico per i suoi colleghi, la cui esecuzione consapevole gli stava molto a cuore — ma non fu eseguito, fu ignorato, trascurato, forse dimenticato… non si trova bene la denominazione per questo fallimento — sembra che non sia penetrato nella consapevolezza di chi ricevette l’incarico.[*] Ma il Dr. Steiner, che dovette dedicarsi al lavoro a Dornach, attendeva il risultato di questo incarico che aveva dato. Alla sua prossima visita a Stoccarda si trovò di fronte a una situazione inaspettata e confusa dovuta a ciò. In molti discorsi successivi vi allude con dispiacere [vedi p. 201 ss.]. Lo scopo di questa raccolta commemorativa è conservare nel loro contesto le parole pronunciate in quei tempi in condizioni così pesanti e in mezzo a dolore amaro, al che le considerazioni precedenti servono come introduzione. Esse vogliono suscitare una comprensione per la situazione particolare in cui allora era collocato il movimento antroposofico. Completano il quadro del nostro sviluppo della Società, che certamente non è stato illuminato soltanto in modo felice dai doni dello spirito, ma anche ha dovuto aprirsi strada tra fatiche e lotte indicibili e ha sofferto gravemente sotto le carenze umane. Non sarebbe giusto passare questo sotto silenzio. Anche lo sguardo agli errori deve servire ad affinare il nostro senso di verità e a promuoverlo, a proteggerci da un’apparenza vuota.
Esteriormente può apparire assembrato ciò che deve essere riunito qui come parole conclusive di vari discorsi; ma danno un’immagine della nostra lotta società e ha un valore storico ripercorrere queste tappe cronologicamente, passando accanto alle pietre miliari delle nostre prove di destino e della nostra caduta intellettuale. Indicano confusioni della vita e concatenamenti karmici e i conflitti di vita e i problemi da essi sollevati. La risposta, come solo il Dr. Steiner poteva darla, fu un’azione di sacrificio senza pari; avvenne nella Riunione Natalizia dal 1923 al 1924 [O.O. 260]. Dopo questo riscatto spirituale compiuto da lui per noi, potettero esserci dati insegnamenti in quelle connessioni di destino enormi, come sono depositate nelle considerazioni esoteriche del 1924 [O.O. 235-240]. L’accadimento cosmico e umano sono intessuti insieme, stanno come nel fuoco di una svolta di epoche. Che viviamo una tale svolta, lo vediamo negli eventi tragici della nostra attuale contemporaneità che superano in orrore tutto ciò che è storicamente preceduto. Le onde di questi eventi hanno gettato anche la nostra nave su molti scogli e l’hanno trascinata in molti vortici. Non è ancora naufragata — un destino benevolo l’ha risparmiata. Potremo attraversarlo? Questa è la domanda angosciosa. — Potremo, se sulla via che Rudolf Steiner ci ha mostrato, affinchiamo le nostre forze di conoscenza, le trasformiamo attraverso la saggezza in amore e le facciamo maturare all’azione. Dal 24 dicembre 1922 al 6 gennaio 1923 il Dr.
Steiner tenne, in seguito ai discorsi così significativi «La comunione spirituale dell’umanità» [in O.O. 219], il ciclo di conferenze «Il momento di origine della scienza naturale nella storia universale e il suo sviluppo da allora» [O.O. 326]. Era rivolto soprattutto alla gioventù accademica, e questa aveva anche accesso ai discorsi per i soci, che iniziavano in seguito all’argomento nominato il 1º gennaio e approfondivano in vari aspetti ciò che era stato detto là in modo esoterico. Nella notte di Capodanno era avvenuta la catastrofe da incendio: il 1º gennaio 1923 il Goetheanum era un cumulo di macerie. Nessuna pausa nel lavoro ebbe luogo, nonostante la disgrazia dell’incendio. Non un’unica manifestazione fu annullata. Solo in parole brevi e semplici il Dr. Steiner toccò l’evento tragico, il dolore, a cui le parole non possono dare espressione. Non rinunciò a nessuna conferenza, non omise un’ora del suo solito operare. Dovette dividere la sua preoccupazione tra Dornach e Stoccarda, interrompere più volte il lavoro di Dornach per tornare sempre di nuovo a Stoccarda. Le conferenze del 1º, 5º, 6º e 7º gennaio furono dedicate al tema: Il bisogno dopo il Cristo. Il compito di conoscenza della gioventù accademica. La conoscenza del cuore dell’uomo [in O.O. 220]. Il 5 gennaio tenne il primo discorso ai muratori dopo l’incendio; tutti si erano alzati dai loro posti come segno di partecipazione quando era entrato — e anche questa volta affrontò l’evento solo con poche parole, alludendo alla propaganda rozza che aveva preceduto e all’inimicizia piena di odio a cui si era spinta l’ostilità [vedi p. 70].
Le successive conferenze di gennaio, collegandosi ai problemi del tempo e della scienza odierna, vengono incontro all’aspirazione della gioventù studiosa; sono contenute nel volume «Conoscenza della natura viva. Caduta intellettuale e riscatto spirituale» [O.O. 220]. Il 2 febbraio portò la conferenza «Conosci te stesso. L’esperienza del Cristo nell’uomo come luce, vita e amore»; il tema del 3 e 4 febbraio era «L’uomo notturno e l’uomo diurno. Nel pensiero puro può essere inserito l’essere dell’Io» [tutti e tre in O.O. 221]. A questo seguono esortazioni che sono rivolte in particolare all’adesione della Società Antroposofica e riprendono molto di ciò che nel frattempo aveva dovuto essere detto anche a Stoccarda: «Parole di dolore, di ricerca di coscienza, parole per divenire consapevoli della responsabilità» il 23 gennaio, e il 30: «Formazione del giudizio sulla base dei fatti. La duplice fusione di un giudizio scientifico-spirituale» [in O.O. 257]. Il 9 e 10 febbraio portarono i discorsi di Dornach: «Conoscenza della terra e conoscenza del cielo. L’uomo come cittadino dell’universo e l’uomo come eremita terrestre». A questo seguì l’11 febbraio «L’uomo invisibile in noi. Il patologico che sta a base della terapia», e il 16, 17 e 18 febbraio «Impulsi morali ed efficacia fisica nell’essere umano» [tutti in O.O. 221].
I problemi di conoscenza più sottili erano affrontati in quanto i fenomeni della natura e i fatti della vita dell’anima e dell’accadimento cosmico nel loro contesto si presentavano agli occhi spirituali degli ascoltatori; era descritto il destino di coloro che, lottando per la soluzione di questi problemi, avevano sofferto gravemente o si erano infranti su di essi. Ma collegandosi a ciò il Dr. Steiner parlò anche quelle parole che si riferivano alla situazione del nostro movimento appena sorta dall’incendio e alle condizioni nella Società e alle loro condizioni di vita, ai suoi compiti nel presente e nel futuro. Oppure inseriva nel mezzo considerazioni episodiche che erano rivolte solo ai soci. Nel frattempo a Stoccarda questi problemi della Società erano stati discussi di nuovo in modo intensivo nei discorsi del 6 e 13 febbraio [in O.O. 257]: «Nuovo pensiero e nuova volontà. Le tre fasi del lavoro antroposofico»; «Sviluppo della Società antroposofica. Il dramma dell’anima dell’antroposofo». La consolidazione della Società, l’auto-riflessione — era questa la parola di ammonimento e di risveglio di questi discorsi: un appello alla volontà coraggiosa. Il Dr. Steiner riassunse l’obiettivo spirituale della Società nel discorso che concludeva la serie di febbraio a Dornach il 22: «Il rinnovamento dei tre grandi ideali dell’umanità: arte, scienza e religione» [in O.O. 257]. — Su questa contemplazione dei precedenti pesanti problemi di vita, questo discorso effonde un’atmosfera di festa solenne e seria. Ma ora era giunto il momento che a Stoccarda l’assemblea dei delegati convocata nel frattempo potesse tenersi per il periodo dal 25 al 28 febbraio 1923.
I risultati di quei negoziati avrebbero dovuto diventare abbastanza noti attraverso il processo verbale immediatamente pubblicato per i soci e attraverso la stampa privata dei discorsi allora pronunciati dal Dr. Steiner: «Due discorsi all’assemblea dei delegati»; inoltre il Dr. Steiner stesso ne riferì il 2, 3 e 4 marzo a Dornach [O.O. 257]. Alle gravi crisi sociali che si erano svolte a Stoccarda nel 1922 nella notte di Capodanno era seguita la catastrofe da incendio di Dornach. Errori dall’interno, la sventura dall’esterno richiedevano un risveglio vigoroso, un possente sollevamento delle anime. La forza risvegliante ce la danno le parole di Rudolf Steiner, se ci apriamo a esse, se non ci tiriamo indietro davanti all’esame di coscienza a cui esse ci esortano. Anche in situazioni apparentemente irrisolvibili, ci mostra vie che, se le percorriamo con cuore puro e buona volontà, possono condurre ad ampliamenti del nostro orizzonte e a sano edificare comunitario. Per compiere questo consapevolmente vigili — organicamente vivo, non costruito intellettualmente — ci dà nelle conferenze di Dornach del 1923 una panoramica completa del divenire del movimento antroposofico, della sua necessità all’interno del declino della cultura orientata materialisticamente, della responsabilità enorme che grava su coloro che sono stati chiamati a lavorare in esso e a portarlo avanti. Il 6 gennaio parlò alla chiusura di un’assemblea indetta dai soci di Dornach, che contemplava la ricostruzione del Goetheanum, quanto segue [vedi p. 73].
Integrazioni ai discorsi tenuti nel febbraio 1923 del Dr. Steiner[*]
«La volontà come forza agente» — Il tema del discorso del 3 febbraio «L’uomo notturno e l’uomo diurno» era il significato per la vita consapevole diurna degli eventi inconsci del sé e del corpo astrale che al sonno si staccano dal corpo fisico. Per renderlo efficace, fu indicata la volontà come forza agente. Scegliendo un esempio, il Dr. Steiner concluse con la seguente considerazione esplicativa [vedi p. 99].
Uno sguardo retrospettivo sul divenire della Società Antroposofica. Affinamento delle responsabilità. Nella seconda parte del discorso del 4 febbraio «L’uomo notturno e l’uomo diurno — Nel pensiero puro può essere inserito l’essere dell’Io» si era parlato dell’irruzione della volontà nella vita interiore dell’anima, affinché l’uomo si svegli. Su questo si basa appunto l’iniziazione nel tempo moderno. Ma la Società Teosofica aveva voluto trasportare antichi metodi di iniziazione nel presente. Le mancava la panoramica storica e il senso per l’importanza della consapevolezza del tempo. Su questa differenza il Dr. Steiner attribuiva particolare valore. Tema del discorso del 9 febbraio: «L’uomo come cittadino dell’universo e l’uomo come eremita terrestre». L’antroposofia deve essere portata da una nuova vita. La Società non è completamente al passo con lo sviluppo dell’antroposofia e deve decidere se ha vitalità oppure no. Stato dei negoziati a Stoccarda. Il comitato provvisorio [vedi p. 113]. Il tema del discorso del 16 febbraio era: «La contrapposizione dell’onestà di Nietzsche con la disonestà del tempo». Nietzsche, la personalità rappresentativa dell’ultimo terzo del diciannovesimo secolo, si ruppe sui problemi di quel tempo. Lavorare alla loro soluzione è il compito della Società Antroposofica. Questo può avvenire soltanto attraverso l’acquisizione di relazioni concrete dell’anima umana al mondo spirituale. Una potente opposizione si leva contro ciò. Lo sviluppo della Società Antroposofica non sta al passo con il movimento antroposofico. La Società può essere confrontata con un vestito che è diventato troppo stretto. Collegandosi a Nietzsche, il Dr. Steiner dice [vedi p. 116]. Il tema del 22 febbraio era «Il rinnovamento dei tre grandi ideali dell’umanità: arte, scienza e religione» [in O.O. 257].
I negoziati di Stoccarda sulla consolidazione della Società Antroposofica — Il comitato provvisorio che aveva preso il posto del precedente consiglio centrale di Stoccarda redasse allora un appello rivolto all’adesione dell’Europa centrale, che conteneva l’invito di inviare rappresentanti da tutti i rami e i gruppi di lavoro a un’assemblea di delegati, al fine di discutere con responsabilità consapevole la situazione in cui la Società era venuta attraverso le varie fondazioni e la sua stessa inattività [vedi l’appello a pagina 334]. L’appello trovò una grande risonanza. A sciami gli aderenti affluirono. Dal 25 al 28 febbraio questa memorabile assemblea si tenne nella grande sala della Casa Siegle a Stoccarda, in cui si dibatté con brevi pause fino a tarda notte. I discorsi che il Dr. Steiner stesso tenne durante i negoziati a Stoccarda [in O.O. 257] non possono essere abbastanza raccomandati per lo studio. Se lasciamo che il contenuto di questi appunti agisca su di noi, allora troveremo anche noi strade per — anche da situazioni apparentemente irrisolvibili — uscire nel senso di una crescita organica oltre noi stessi. Sebbene le situazioni non si ripetano nella stessa maniera, lo spirito da cui allora furono risolte è indicativo di direzione. Ci si presenta nel suo rigore lineare, coesione e calore amorevole universale, nella sua penetrante urgenza che risveglia la coscienza nei discorsi di Rudolf Steiner pienamente. In questa raccolta commemorativa dovranno essere riportate quelle parole attraverso cui il Dr. Steiner durante i quattro giorni di negoziati a Stoccarda, sebbene raramente, a volte intervenne nella discussione generale.
Corso dell’assemblea dei delegati di Stoccarda — Il 25 febbraio, dopo l’indirizzo di saluto del presidente dell’assemblea, signor Leinhas, il Dr. Kolisko tenne la relazione sulla grave situazione della Società in cui era venuta dal 1919 in poi attraverso le varie fondazioni; soprattutto attraverso l’associazione per la tripartizione dell’organismo sociale, l’associazione universitaria, gli istituti di ricerca e il movimento per il rinnovamento religioso. I personaggi di spicco delle singole istituzioni rivolgevano tutta l’attenzione alla rappresentazione delle loro nuove fondazioni, al che meritoriamente appartennero anche la Scuola Waldorf libera, l’Istituto Clinico-Terapeutico e il Giorno Futuro. Ma si può ben dire: La società madre, da cui i movimenti figli attingevano la loro forza, fu dimenticata. Non si aveva cuore per essa. I compiti che emergevano per la vita comunitaria antroposofica furono trascurati. Al posto di relazioni calde da uomo a uomo sorse gradualmente un burocratismo sobrio; i personaggi dirigenti nelle istituzioni stavano di fronte gli uni agli altri singolarmente, senza mutua comprensione. Le giunte dei rami alla periferia non erano sufficientemente informate degli eventi nella Società. È questo che era stato chiamato il «Sistema di Stoccarda». Condusse all’encapsulamento e all’isolamento; ora questo deve cessare, il contatto con l’intera adesione deve essere ritrovato.
I delegati sono pregati di presentare dal loro punto di vista un’immagine della situazione della Società e di non temere di esercitare critica. della Società da prospettive diverse, senza timidità nel formulare critica. Proprio nel primo giorno molti si iscrissero per prendere la parola. Allorché, nel secondo giorno, il 26 febbraio, il rischio di allontanarsi dalla questione centrale si manifestò nuovamente, il dott. Steiner dovette richiamare l’attenzione sul fatto che, per non perdere di vista l’obiettivo, bisognava restare nel tema propriamente detto: il consolidamento della Società, che doveva ora raccogliersi in se stessa e riflettere sui suoi compiti. Egli pronunciò quanto segue [vedi p. 376]. Dopo un dibattito su questioni di procedura, fu presa la decisione di ascoltare i rapporti sulle singole istituzioni, poiché dalle loro fondamenta sorgevano le difficoltà. Il rapporto del dott. Unger sulla articolazione trinitaria dell’organismo sociale indicava il punto di partenza delle difficoltà: i rami erano stati occupati per operare nel senso della trinitaria articolazione; ma in questo modo il lavoro della Società Antroposofica era stato largamente distrutto. La conseguenza di questo operare nel mondo esterno fu un’enorme opposizione, che ora si scagliava contro l’antroposofia e il dott. Steiner. Da buoni propositi uscirono dalla trinitaria articolazione la Scuola Waldorf, fondata da impulso sociale; l’Istituto Clinico-Terapeutico; gli istituti scientifici; le riviste e il «Patto per la libera vita dello spirito» — come pure gli sforzi del «Giorno che Viene», che tuttavia incontrarono una forte opposizione nel mondo esterno.
Per la Società si trattava ora di realizzare l’impulso verso il sociale nel suo interno. Nella rivendicazione sociale risiede qualcosa che si collega alla trasformazione dell’intero uomo e che esige il continuo lavoro su se stessi; per la sua rappresentazione verso l’esterno i discorsi che il dott. Steiner ha tenuto al Congresso di Vienna costituiscono un esempio normativo. — Alla discussione che seguì parteciparono vivamente i proletari. In occasione di una mozione di un delegato, secondo cui bisognasse anzitutto ascoltare tutti i rapporti, prima di proseguire con la discussione appena iniziata su quanto ascoltato, il dott. Steiner osservò: «Penso che si debba davvero tener conto del fatto che dobbiamo giungere a un risultato proficuo. Forse è davvero così — sebbene ciò non sia stato sottolineato abbastanza — che il destino della Società dipende da questi tre giorni. Se non giungiamo a un risultato in questi tre giorni, non rimane altro che ricorrere a un altro mezzo: io stesso devo rivolgermi a ogni singolo membro della Società perché l’impresa sia portata a termine. Dunque, se deve aver luogo dentro la Società una reorganizzazione che scaturisca da essa, ciò deve avvenire in questi tre giorni. Siamo in una Società Antroposofica: qui tutto è interconnesso. Potrete farvi il miglior giudizio possibile e potrete anche parlare della trinitaria articolazione quando avrete ascoltato tutto.
Tutto si incastra insieme. Perciò è il più pratico se lasciate che i rapporti si susseguano e vi formate un quadro d’insieme; allora può scaturirne una discussione proficua, mentre così ogni relatore sarà tentato di parlare di ogni dettaglio — il che conduce all’infruttuosità. La mozione del sig. Conrad è pratica: che facciamo scorrere i rapporti il più in fretta possibile, così sappiamo che cosa sia accaduto in Stuttgart nel suo complesso.» La mozione Conrad è accettata. Nel rapporto del sig. Emil Leinhas sul «Giorno che Viene» questi descrive la formazione delle società anonime come il tentativo di creare un nucleo della vita economica associativa attraverso un’unione di banca, industria e agricoltura con imprese scientifiche-spirituali. L’attuazione dell’idea su larga scala fallì a causa della scarsa comprensione che le veniva incontro da parte di ambienti autorevoli della vita economica. Seguirono i rapporti [vedi p. 392 ss.] sulla libera Scuola Waldorf (dott. Caroline von Heydebrand), sull’Istituto Clinico-Terapeutico (dott. Otto Palmer), sull’istituto di ricerca scientifica (dott. Rudolf Maier), sul movimento scientifico (dott. Eugen Kolisko), un rapporto sul rapporto dell’antroposofia al movimento per il rinnovamento religioso (dott. Herbert Hahn), uno sul «Patto per il lavoro universitario antroposofico» (dott. W. J. Stein).
I rapporti continuarono anche martedì, 27 febbraio. — Al discorso introduttivo del Presidente seguì un rapporto su «Movimento giovanile e antroposofia» (Ernst Lehrs, Jena) e uno sull’opposizione (Louis Werbeck, Amburgo); inoltre uno sul «Patto per la libera vita dello spirito» (dott. Karl Heyer). Per le discussioni seguenti il tempo di parola dovette essere limitato a dieci minuti. A una mozione avanzata di sorpresa per la nuova elezione del Direttivo, il dott. Steiner rispose con le seguenti parole: «Questa assemblea si è riunita qui per decidere del destino della Società. E sarebbe davvero necessario che i singoli partecipanti acquistassero consapevolezza dell’importanza del momento. La Società Antroposofica non è certamente un club di amici. Dunque non si può assolutamente, nella Società Antroposofica, prima di aver condotto consultazioni approfondite su come stanno attualmente le cose, venire avanti con la pretesa che si debba adesso eleggere un Direttivo. Lo si può fare in un club di amici, ma non nella Società Antroposofica, dove soprattutto la continuità è necessaria. Può trattarsi solo del fatto che questa assemblea sia condotta al termine da coloro che erano le personalità dirigenti a Stuttgart. Come si possa discutere di questo, proprio in questo momento, mi è incomprensibile. Cadiamo in un caos assoluto se mozioni come quella del sig. dott. Toepel vengono presentate in un tale momento. Simili mozioni si possono presentare soltanto se si ha l’intenzione di far saltare l’intera assemblea in aria.»
La mozione del dott. Toepel fu respinta. Si prosegue la trattazione dei problemi della gioventù e del proletariato fino alla sera, quando il dott. Steiner tiene il primo dei suoi due discorsi sulle condizioni della «Formazione di comunità antroposofica». Esso è stampato nel testo stenografico [GA 257] e dovrebbe essere studiato attentamente. Particolare enfasi è posta sulla comprensione di un elemento comunitario di natura diversa da quello presente nei legami umani originari attraverso i vincoli di sangue, innanzitutto, poi attraverso il linguaggio e il ricordo di esperienze condivise. Una relazione potente che unisce gli uomini sorge attraverso un culto comune, quale è stato ora dato al movimento per il rinnovamento religioso. Il culto vero mediano il ricordo dell’esistenza prenatale, anche quando questo ricordo rimane nelle profondità inconsce dell’anima. Le forze dei mondi spirituali vengono portate verso il basso nelle immagini viventi del culto; l’azione cultuale non è allora simbolo, bensì portatrice di forza, perché l’uomo ha dinanzi a sé quello che appartiene al suo ambiente spirituale quando non si trova nel corpo terrestre. Questo elemento diverso, di cui la Società Antroposofica ha bisogno come fondamento per la formazione di comunità, risiede nel fatto che essa non deve soltanto comprendere il mistero del linguaggio e della memoria, che nel sesso comunitario sono il principio unificante, ma deve guardare ancora a qualcos’altro nella vita umana. Per giungere a questa comprensione può aiutarci un confronto tra lo stato onirico dell’uomo e quello di veglia. Nel mondo dei suoi sogni l’uomo è isolato, è solitario; quando si sveglia, si sveglia sino a un certo grado in una comunità umana già attraverso l’essenza della sua relazione al mondo esterno: attraverso la luce e il suono, attraverso lo spazio nelle sue manifestazioni di calore e negli altri contenuti del mondo sensibile, attraverso l’esteriore degli altri uomini, ciò che è la loro natura fisica. Ma c’è ancora un altro risvegliarsi; questo può avvenire attraverso la chiamata dello Spirituale-Psichico nell’altro uomo. E qui comincia la prima comprensione per il mondo spirituale. Possiamo contemplare ancora così belle immagini nell’isolamento del sogno, possiamo vivere cose grandiose in questa coscienza onirica isolata: la vera comprensione dell’antroposofia comincia solo quando ci risvegliamo allo Spirituale-Psichico dell’altro uomo. E la forza per questo risveglio può essere generata dal fatto che in una comunità umana viene coltivato l’idealismo spirituale. Vero idealismo è allora presente quando — così come nella forma cultuale il mondo spirituale viene portato verso il basso nel mondo terrestre — qualcosa che l’uomo ha imparato a conoscere e comprendere nel terrestre viene ora elevato a ideale attraverso di lui. Egli può elevarlo nel soprasensibile-spirituale, e diventa vivente quando lo permea nel modo giusto con sentimento e con vero impulso di volontà. Nel momento che tutto l’interno viene irradiato da una tale volontà, l’uomo, idealizzando l’esperienza sensibile, percorre la via opposta a quella di un’azione cultuale. Attraverso la forza vivente che egli pone nella formazione delle idee dal spirituale, egli vive qualcosa di risvegliante, che è un’immagine speculare del culto: il sensibile viene elevato nel soprasensibile. Dobbiamo imparare attraverso il nostro stato d’animo, con il nostro cuore, a lasciare che una vera entità spirituale sia presente nello spazio in cui risuona la parola dell’antroposofia. Una reale spiritualità comune scenderà allora nell’anima risvegliata; ma essa deve essere evocata dalle sorgenti più profonde della coscienza umana stessa. L’antroposofia è indipendente da ogni Società Antroposofica. Essa può essere trovata dal fatto che gli uomini, nel risveglio che sperimentano gli uni verso gli altri, si uniscono in comunità; allora vogliono stare insieme per ragioni spirituali. Se versiamo impulsi antroposofici in piena chiarezza nei nostri cuori, allora emergeremo anche dal caos presente; altrimenti scenderemo sempre più nella tragedia di questo caos. Due gruppi umani in questa sala non riescono a intendersi, ma entrambi vogliono battersi per l’antroposofia: questo è ciò che emerge come realtà dello stato presente. Poiché nessuna possibilità si è mostrata di portare i due gruppi umani nella Società Antroposofica a una mutua comprensione, rimane solo una soluzione: In organizzazioni separate ciascun gruppo potrebbe proseguire il suo lavoro secondo la sua natura. Si potrebbero allora tollerare reciprocamente, poiché non si starebbero più intralciati, e attraverso questa mera separazione organizzativa si potrebbe giungere all’unità e alla fraternità che si cercano. Questa proposta del dott. Steiner inizialmente provocò il massimo sgomento.
Era difficile affrontare quello che sembrava realizzare proprio ciò che soprattutto si temeva: la minacciosa scissione della Società Antroposofica. Il Presidente chiede ora che la discussione si adatti a ciò che è stato proposto dal discorso del dott. Steiner. Innanzitutto il sig. Uehli sottolinea che, anche se non parla più come membro della Giunta Centrale, vuol tuttavia esprimere quello che vede come sua missione di vita: continuare a lavorare con costante fedeltà e con fermo e onesto volere sia con i giovani, nuovamente aggiunti, sia con coloro che erano già presenti prima e che rappresentano la Società storicamente divenuta. Spera che se questo cammino viene intrapreso dall’appartenenza, anche le varie istituzioni fondate dal 1919 in poi possano essere sostenute da tutti e portate a ciò per cui sono necessarie. Dopo di lui prende la parola il dott. Unger. È soltanto giusto lasciar parlare personalmente qui come il più eminente rappresentante della Società Antroposofica storicamente divenuta, che proprio per questo fu di ostacolo ai desideri di prestigio di molti nuovamente arrivati. Il dott. Unger espose quanto segue [vedi p. 420]. Come terzo parla il dott. Kolisko. Vi esprime lo spavento da lui provato dalla proposta del dott. Steiner, di lavorare d’ora innanzi in due gruppi in modo amichevole, invece di combattersi in uno solo [vedi p. 422]. A ciò il dott. Steiner replicò: «Ho una sola preghiera: avete visto da ciò che è stato discusso che domani abbiamo tutto il motivo di parlare di quelle cose che conducono a una sorta di consolidamento della Società in una forma o nell’altra. Non vedo la necessità che si parli di cose che sono in ordine, per esempio il rapporto sull’euritmia. Bisogna cominciare col fatto che la precedente Giunta Centrale espone la sua opinione brevemente, così che si giunga a qualcosa di positivo. Non vedo che sia necessario parlare di cose che sono in ordine. Perché si vuol sprecare il tempo e non affrontare finalmente quelle cose che devono essere messe in ordine. Su questa necessità voglio richiamare l’attenzione con la prospettiva che vi prego di riflettere stasera o domani su qualcosa e di occuparvi innanzitutto di quello che è necessario: trasformato o trasformato ex novo.» In nome della Giunta dei Nove, che ora ha preso il posto della precedente Giunta Centrale, il dott. Unger fa la seguente dichiarazione [vedi p. 429]. Un rappresentante del movimento giovanile, il dott. H. Büchenbacher, esprime al dott. Steiner la gratitudine per aver aiutato a trovare una soluzione attraverso cui la gioventù potesse proseguire la propria evoluzione antroposofica senza dovere contribuire al sorgere di un caos, un’atomizzazione della Società. Ancora ieri era parso che la gioventù fosse l’impulso a ciò che avrebbe potuto trascinare la Società in un caos. Ora, accanto a ciò che si presenta come la Società storicamente divenuta, potrebbe dispiegarsi in una certa autonomia qualcosa di nuovo,
che però voglia pure servire l’intera missione antroposofica. Secondo il giudizio del dott. Steiner, era possibile che una stessa persona stesse attivamente in entrambi i gruppi — l’età non giocava alcun ruolo — la connessione amichevole tra i due gruppi sarebbe risultata dall’antroposofia, e l’opposizione finora così inibitrice scomparirebbe. Il dott. Kolisko non vuol più mantenere le sue precedenti obiezioni, dopo che si è rivelato che la scissione non è una «scissione», ma un’articolazione. Sugli annunzi del Presidente che 55 interventi verbali e alcuni comunicati scritti sono in sospeso, viene proposto di sottoporre a votazione il programma della commissione dei Nove. Dopo alcuni interventi, l’assemblea approva all’unanimità il programma. La depressione era ceduta a un sentimento gioioso, da quando il dott. Steiner con il suo consiglio li aveva aiutati a uscire dalla difficoltà. — Un cosiddetto suggerimento tattico per questa convivenza di due famiglie sotto un unico tetto viene ancora fatto da anima sollecita: Se le tre diverse direzioni — arte, scienza e religione — fossero rappresentate di più senza danno della vera direzione dei rami, allora questa convivenza potrebbe essere più facile. Dopo la conclusione della discussione mattutina il dott. Steiner tiene il suo secondo discorso sulle condizioni di una formazione di comunità nella Società Antroposofica [in GA 257]. La discussione seguente verte principalmente su questo ambito. Accanto a ciò vi sono ancora dibattiti su problemi scientifici e consultazioni sulla eventuale fondazione di una libera università. Infine giunge il gran momento in cui il Presidente chiude l’assemblea con uno sguardo retrospettivo alle gravi preoccupazioni che avevano dato motivo alla convocazione di questo incontro di delegati; lo svolgimento aveva mostrato quanto fossero fondate queste preoccupazioni. Egli esprime ai presenti la gratitudine per la seria partecipazione dimostrata al destino della Società. Era da attribuire all’aiuto energico del dott. Steiner il fatto che si fosse usciti dal caos e che si potesse guardare al futuro con fiducia. Dalla giusta amore per l’opera sarebbe scaturita la forza per il giusto agire. Il consiglio del dott. Steiner era stato dato sulla base di ciò che gli era venuto incontro dall’assemblea, e con piena considerazione di ciò che egli voleva che fosse salvaguardato e osservato come la sfera della libertà psichica umana. Perciò anche i negoziati, le discussioni dovevano durare così infinitamente a lungo, non potevano essere bruscamente interrotti; dovevano condurre all’intuizione, non a emozioni traboccanti e a deliberazioni maggioritarie. In saggio presagio della debolezza umana, che supera le insufficienze soltanto attraverso nuovi, ripetuti tentativi e continua disponibilità a purificare la volontà e a riconoscere gli errori, ha pronunciato la parola profetica, ma così ovvia: Per alcuni anni ora sarebbe di nuovo possibile! Si potrebbe almeno di nuovo lavorare. — E con l’energia a lui consueta, ora che si poteva sperare che gli affari della Società in Germania fossero indirizzati sui giusti binari, si mise al lavoro per il nuovo sviluppo della Società internazionale, al che dovevano servire da fondamento le singole Società nazionali.
«Che cos’ha voluto il Goetheanum e che cosa deve volere l’antroposofia?» Ulteriore operare in Svizzera e viaggio a Stoccarda verso Praga e Norvegia La riunione internazionale dei delegati a Dornach Il dott. Steiner riferisce a Dornach il 2, 3 e 4 marzo [in GA 257] sugli eventi dell’assemblea dei delegati di Stoccarda.
Quanto il dott. Steiner ha detto altrimenti da inizio marzo a fine giugno a Dornach ci solleva con potente battito d’ali, al di là dei lavori e dei dolori della quotidianità verso ampiezze cosmiche, verso i fatti gloriosi dello spirito che risplendono e impulsonano il divenire storico sulla Terra e si rispecchiano in ciò che è il nostro legame col mondo spirituale: l’arte. Queste nuove serie di conferenze di Dornach cominciano con le considerazioni esoteriche su: «L’impulso degli avvenimenti storico-mondiali attraverso potenze spirituali» (11-23 marzo [GA 222]). Linguaggio e musica ci portano in relazione alle potenze spirituali, creano fra l’addormentarsi e il svegliarsi una connessione del nostro corpo astrale e dell’Io con le gerarchie; i loro effetti però sul divenire terrestre si rispecchiano negli eventi storici, che sono infatti immagini di atti soprasensibili. Un viaggio a Stoccarda apporta nuovi stimoli per la pedagogia (25-29 marzo); il materiale ci è davanti nei discorsi: «Pedagogia e arte», «Pedagogia e morale» [in GA 304 a]. — Il 31 marzo ebbero inizio a Dornach le considerazioni esoteriche sul «Ciclo dell’anno e le quattro grandi festività dell’anno» [GA 223], che elaborano in particolare il pensiero della resurrezione e trovarono la loro provvisoria conclusione l’8 aprile. Il 13 si raggiunse un ulteriore apice spirituale nelle esposizioni su «Il recupero della vivente fonte del linguaggio attraverso l’impulso del Cristo» [in GA 224], che aprono la prospettiva di una futura festa di Michele. Nel frattempo era stata visitata anche Berna. Nel suo ramo il dott. Steiner parlò di «Formazioni di destino nel sonno e nella veglia, sulla spiritualità del linguaggio e sulla voce della coscienza» [in GA 224]. Il 5 aprile ha tenuto nel salone della grande giunta di Berna, il 9 a Basilea il discorso pubblico: «Che cosa ha voluto il Goetheanum e che cosa deve volere l’antroposofia?». Il testo del discorso di Basilea è contenuto nel volume di stesso titolo [GA 84]. Ora a Dornach, accanto ai discorsi per i lavoratori e alle parole introduttive a esecuzioni pubbliche di euritmia, la pedagogia rientra nuovamente nei suoi diritti. Un corso di vacanza ha luogo per insegnanti e interessati di pedagogia (14-22 aprile): otto discorsi, che sono stati pubblicati col titolo: «La pratica pedagogica dal punto di vista della conoscenza antroposofica dell’uomo. L’educazione del bambino e dell’uomo più giovane» [GA 306]. Si è parlato in particolare della conduzione scolastica. In seguito al corso per insegnanti e interessati di pedagogia il dott. Steiner ha tenuto i discorsi antroposofici serali in modo che fossero comprensibili anche per coloro che si erano avvicinati all’antroposofia solo di recente. Essi offrono una visione complessiva della vita umana nella sua completezza, nel sonno e nella veglia. Tutto ciò che fino ad allora era stato raccolto dai più diversi lati per illuminare la vita psichica dell’uomo: come essa si sviluppi da uno stato germinale ottuso, diventi specchio delle rappresentazioni che si dispiegano in immagini, per poi gradualmente afferrarsi consapevolmente nella capacità di pensare e infine risvegliarsi attraverso pensieri viventi, internamente mossi — tutto ciò viene qui trasformato in una pratica conoscitiva, in una scienza della vita psichica che cresce oltre i confini dogmatici. Il cammino è caratterizzato esattamente, quello che può dare a ciascuno attraverso l’esercizio metodico dal proprio interno la possibilità, se davvero lo vuole, di superare il passivo del pensiero che si rispecchia, trasformarlo in attività vivente. E questo è qualcosa che non solo il filosofo, lo scienziato ha bisogno per superare il declino culturale, ma soprattutto anche l’artista, se vuole afferrare l’elemento creativo, in cui l’arte radica e solo può prosperare. Soprattutto ne ha bisogno l’artista della vita, che ha fatto dell’educazione dell’uomo che diventa la sua speciale missione. Nella presentazione di questo cammino conoscitivo attraverso il risvegliarsi dell’attività di pensiero è fornita una fondazione vivente, non solo per l’intuizione dell’articolazione costitutiva dell’uomo, ma anche per la sua collocazione nella totalità dell’universo. Come i singoli membri della natura umana si collegano con i mondi corrispondenti dell’universo, è qui descritto dal suo interno. Questi cinque discorsi, che costituiscono un’integrazione efficace ai contenuti dati in «Come si ottengono conoscenze dei mondi superiori?» e «I gradi della conoscenza superiore» sono stampati nel volume «Che cosa ha voluto il Goetheanum e che cosa deve volere l’antroposofia?» [GA 84].
Il 22 aprile ebbe luogo l’assemblea generale della Società nazionale svizzera, durante la quale fu presa la decisione di compiere i necessari passi esteriori per assicurare la ricostruzione del Goetheanum [vedi p. 477 ss.]. La possibilità interiore per ciò era stata creata dall’attività di Rudolf Steiner conscia e morale costruttiva. Il suo infaticabile dedicarsi alle preghiere dei rami lontani che lo invitavano aveva formato quel sentimento comunitario unificante che faceva sì che i membri guardassero a Dornach come al centro del loro sforzo spirituale, a cui sempre di nuovo avrebbero cercato di rinvigorirsi. Nel fondo la forma della reorganizzazione della Società, dilaniata dalla guerra mondiale, era nata come naturale dalle forze effettivamente presenti: dalla spiritualità superiore di Rudolf Steiner, dalla situazione mondiale allora vigente e dal bisogno psichico dei membri, di avere anche localmente nella stessa sede un punto di riunione comune di quell’arte, scienza e conoscenza misterica unificatrice. Si trattava solo ancora di avere un’immagine chiara di tutte le circostanze presenti, che a ognuno permettesse, da una serenità psichica obiettivamente rivolta, di sviluppare la volontà di partecipare all’azione promozionale dell’umanità. Via Stoccarda, che con i suoi molti affari stava sempre pressantemente in attesa del dott. Steiner, si andò a Praga. Lì erano previste consultazioni in vista della fondazione di una Società nazionale ceca. Accanto ai discorsi pubblici su «L’eternità dell’anima alla luce dell’antroposofia» (27 aprile) e su «Sviluppo umano ed educazione umana alla luce dell’antroposofia» (30 aprile) [entrambi in GA 84], accanto alle parole introduttive all’esecuzione di euritmia nel grande Teatro Tedesco completamente affollato (domenica-matinée 29 aprile) il dott. Steiner ha tenuto nel ramo le così significative esposizioni sullo sviluppo umano nella prima infanzia e il lavoro delle gerarchie su di esso nella vita prenatale. Questi due discorsi del 28 e 29 aprile penetrano profondamente nel mistero del linguaggio; culminano in esposizioni sul Mistero del Golgotha e sono stampati nel volume: «L’anima umana nella sua connessione con individualità divino-spirituali. L’interiorizzazione delle festività dell’anno» [GA 224]. Abbiamo un resoconto stenografico delle consultazioni che riguardano questioni di Società, non così quello sulla toccante cerimonia di cremazione del secondo presidente dell’Associazione costruttrice, Hermann Linde, colui che si era dedicato con tanta devozione al Goetheanum, il pittore che aveva lavorato alla grande cupola del Goetheanum — si può ben dirlo — a cui il disastro dell’incendio ha spezzato il cuore. Anche la sera Dr. Steiner tenne una meditazione in sua memoria sulla vita dopo la morte e i nostri rapporti con i defunti [in GA 261]. —
In occasione di una successiva conferenza pedagogica degli insegnanti svizzeri, Dr. Steiner parlò il 30 giugno e il 1º luglio sul tema: «A che serve una pedagogia antroposofica?», pubblicato in «Antroposofia, scienza dell’uomo e pedagogia» [GA 304a]. La conferenza serale del 1º luglio aveva per contenuto: «La costituzione della nostra civiltà» [in GA 225]. Ancora una volta seguì Stoccarda con le quotidiane visite alla Scuola Waldorf, la cura della Società e l’ispezione degli istituti scientifici e dei laboratori di ricerca. La conferenza del 4 luglio [in GA 224], contenuta nello stesso volume di quella del 21 giugno, collegava considerazioni sul pensiero vivo e morto, e sottolineava la necessità di progredire verso una vera scienza dell’anima. Partendo dalla «Critica del linguaggio» di Mauthner, Dr. Steiner illustra i fondamenti spirituali della vita dell’anima umana, la realtà del pensare, del sentire e del volere — la realtà che la nostra epoca ha perduto, sì che rimane soltanto la parola astratta. Con pieno riconoscimento dei meriti scientifici di alcuni eminenti contemporanei, come Rubner e Schweitzer, con piena stima della grande opera di Albert Schweitzer «La decadenza e la ricostruzione della cultura», Rudolf Steiner mostra, attraverso alcuni esempi desunti dalle loro opere, l’impotenza del pensiero contemporaneo di fronte al declino culturale della nostra epoca. Soltanto si può accennare al fatto che dal 11 al 14 luglio a Stoccarda fu dato anche ai sacerdoti della Comunità dei Cristiani ciò che li rendeva capaci di proseguire lo sviluppo del movimento per il rinnovamento religioso. A Dornach il 6 luglio era cominciata una nuova serie di conferenze, pubblicata nel volume «Tre prospettive dell’antroposofia» [GA 225]. In essa fu messo in rilievo il contrasto tra la spiritualità popolare occidentale, centro-europea e orientale; la considerazione giunge al culmine nel toccante discorso del 15 luglio sul territorio astrale terrestre nella regione dell’Ural e della Volga. E ora giungiamo, passando accanto a penetranti esposizioni nelle parole introduttive sull’Euritmia, accanto a molti interessanti discorsi per gli operai, alle deliberazioni della straordinariamente frequentata assemblea internazionale dei delegati dal 20 al 23 luglio e alle tre illuminanti conferenze serali tenute in seguito a quei colloqui importanti sul tema «Tre prospettive dell’antroposofia». Le parole serie e monitive pronunciate da Dr. Steiner durante quelle deliberazioni si trovano in questo volume [vedere p. 593]. La ricostruzione del Goetheanum era ormai assicurata. Nella terza conferenza delle «Tre prospettive», Dr. Steiner esprisse, nel nome dell’antroposofia, la sua più profonda soddisfazione per tutto ciò che in merito alla ricostruzione del Goetheanum era stato discusso a quella conferenza. La decisione di ricostruire il Goetheanum fu presa dall’intera comunità antroposofica confluita a Dornach — dalla società intera quindi attraverso i suoi rappresentanti autorizzati. Con nuova gioia, sebbene con nuove preoccupazioni, si doveva procedere al lavoro.
Gli impulsi antroposofici devono risvegliare la consapevolezza di fronte al sonno culturale dell’umanità. Ora, poiché doveva essere considerata l’edificazione di un secondo edificio del Goetheanum, Dr. Steiner si rivolse nuovamente con particolare tenerezza ai compiti dell’arte. Egli vedeva il compito principale dell’antroposofia di fronte all’arte nella sua riunificazione con le forze dell’universo. Nata dallo spirito, essa permetteva all’uomo di sentire il divino nell’immagine. Quando la scienza della natura, nel senso del pensiero intellettualistico, divenne dominante, anche l’arte confluì nel naturalismo. Gradualmente perse anche il suo collegamento con l’universo, che era diventato una costruzione meccanicamente operante di sfere rotanti. L’arte perse il suo significato attraverso il materialismo che la dominava; infatti la natura stessa non può essere superata dall’immagine, e le banalità della vita non possono soddisfare a lungo l’anima. La conseguenza è la barbarizzazione della cultura attraverso il naturalismo che rimane nel fenomenico. Se l’arte non cresce oltre la natura incorporando il suo principio creatore e — attraverso la via dell’esperienza animica — elevandosi di nuovo a sublimi altezze spirituali, se non è in grado di elevare la realtà terrestre all’idealità, allora deve decadere. Dr. Steiner indicava ripetutamente l’infinita importanza dell’arte come via verso lo spirito. Arte, religione e scienza dovevano essere riunite di nuovo, come era stato nel vecchio sistema dei Misteri. A questo scopo doveva servire il Goetheanum. Potenze ostili lo avevano distrutto. Ora si doveva tentare un secondo esperimento. Dr. Steiner aveva lavorato indefessamente sul fondo morale della Società per mesi.
Poteva sperare che il suo appello, che sollecitava le anime a risvegliarsi ancora e ancora, alla consapevolezza di ciò che esse dovevano al mondo e di ciò che dovevano portare nel mondo per contrastare il declino della cultura, non fosse rimasto inascoltato. Ora, poiché il nuovo edificio doveva essere intrapreso, egli si volse ancora una volta, allontanandosi dai problemi scientifici e filosofici che erano stati particolarmente intensamente trattati nei mesi precedenti, verso illuminazioni sempre più profonde sul vecchio sistema dei Misteri e sull’arte che ne era emersa. Già durante l’assemblea dei delegati, poiché poteva contare sugli antroposofi come pubblico che possedeva le necessarie condizioni preliminari per comprendere le sfumature spirituali più intime, in occasione di un’esibizione di Euritmia aveva potuto dire molte cose fino ad allora non ancora espresse sulla tessitura del linguaggio radicato nell’universo. Ci è conservato col titolo: «La rivelazione immaginativa del linguaggio» [in GA 277]. Poi, dopo l’assemblea dei delegati, oltre ai discorsi per gli operai attentamente curati, tenne un ciclo di tre conferenze sui misteri del sistema planetario [in GA 228]. Non si poteva strappare più di questo al tempo limitato prima del nuovo viaggio, ma questo breve ciclo fornisce una base per lo stato d’animo che deve regnare nelle anime quando vogliono penetrare nell’essenza dell’insegnamento mistico. Questi tre discorsi si concludevano con l’appello a superare ogni spirito settario, affinché l’antroposofia possa proseguire lo sviluppo dell’umanità nel modo giusto [vedere p. 162]. «Uscire dalla settarietà», questo Dr. Steiner doveva sottolineare ancora e ancora anche ora.
Larghezza di vedute di fronte alle necessità e alle rivendicazioni del mondo, non rinchiudersi in se stessi, ma avere gli occhi aperti per l’ambiente: questo era ciò che egli considerava, in quell’anno fatidico del 1923, come la base necessaria per poter accogliere le richieste sempre rinnovate dei membri: cominciare di nuovo, in circolo ristretto, il lavoro esoterico comune, simile a quello che aveva avuto luogo prima della guerra mondiale, ma che durante la guerra e il dopoguerra egli aveva dichiarato non opportuno [GA 264 e 265]. Infatti la sfera astrale terrestre, attraversata da forze demoniache, rendeva ciò impossibile; poiché si sarebbe data ai demoni dell’odio l’opportunità di aprirsi varchi nelle anime. Inoltre gli uomini non sono mai esposti più che mai alle insinuazioni o ai pensieri tentatori e distrattori che in tali ore di concentrazione comune, che possono significare una catarsi, ma dove il male e la contraddittorietà ancora presenti nelle anime si rivoltano, prima di soccombere, e gli esseri elementari si ammassano. Non è senza ragione che si è detto che i monasteri spesso sembrano assediati dai demoni. — Dr. Steiner rispondeva a coloro che si lamentavano del sacrificio: Anche noi dobbiamo partecipare al karma dell’umanità; non possiamo sottrarci a esso. Per questo il singolo deve condurre la sua meditazione in modo ancora più consapevole. — A coloro che nel dopoguerra ripetutamente pregavano Dr. Steiner di riprendere il lavoro esoterico comune, egli dava la risposta: Imparate prima a stare insieme. Per primo dovete imparare a sedere allo stesso tavolo. Solo allora si può lavorare insieme in modo esoterico. Lentamente e gradualmente cercò così, creando un fondo morale, di preparare il futuro che aveva intenzione di dare e che doveva essere una sintesi di tutto ciò che era stato esposto nei tanti insegnamenti esoterici che si trovano come cicli, nelle sue singole manifestazioni.
Settimane di lavoro in Inghilterra Il viaggio in Inghilterra portò esperienze di molteplice natura. Cominciò con il corso pedagogico a Ilkley, una piccola città nello Yorkshire, che durò dal 5 al 17 agosto e il cui contenuto è apparso come libro col titolo «La vita spirituale contemporanea e l’educazione» [GA 307] in varie edizioni. Al suo ritorno a Dornach, Dr. Steiner fece una relazione dettagliata su questo, che comunicava anche l’atmosfera legata a quella zona, dove nelle città nere l’industrialismo devastatore dell’anima si rivela nudamente e accanto a esso, nella solitudine verdeggiante di brughiere poste in alto, tracce di antica spiritualità appaiono sorprendentemente. Questo rapporto, non riguardante questioni sociali, da Dornach, 9 settembre 1923, apparirà nella Gesamtausgabe nel volume GA 228.
A questo ciclo dedicato alla pedagogia, seguì dal 18 al 31 agosto quello puramente antroposofico a Penmaenmawr, che ci è pervenuto nel libro «Conoscenza iniziatica. Lo sviluppo spirituale e fisico dell’umanità nel passato, presente e futuro, dal punto di vista dell’antroposofia» [GA 227]. Ebbero luogo anche vari discorsi di Dr. Steiner, alcuni ancora non noti, che qui trovano il loro posto, in quanto contengono sempre nuovi, sorprendenti o essenziali punti di vista — talvolta punti di vista che non sono registrati altrove. Dopo il suo benvenuto da parte degli organizzatori della conferenza a Penmaenmawr, Dr. Steiner tenne il seguente discorso. Già la mattina del giorno seguente ebbe luogo il primo discorso del corso, inaugurato dalla rinomata educatrice e benfattrice sociale Miss McMillan, della cui attività sarà detto ancora nella relazione di Dr. Steiner. Nel pomeriggio seguì una discussione dei membri sull’opera antroposofica in Inghilterra, al che Dr. Steiner fu pregato di prendere la parola. Egli disse quanto segue, che può anche darci molte linee guida [v. p. 170]. I prossimi pomeriggi erano dedicati alla discussione della saggezza intanto ricevuta. Dr. Steiner fu pregato di rispondere a domande di cui non si riusciva a venire a capo intellettualmente. Egli lo fece volentieri.
L’arte e il suo compito futuro. Colori, linguaggio, Euritmia I corsi proseguivano al mattino, le discussioni e le relazioni dei membri alla sera. Sera del 24 agosto, in seguito al discorso del Barone Rosenkrantz, Dr. Steiner parlò sui colori e i compiti dell’arte [in GA 284] e concluse con le parole: «Questo però [come la natura crea,] è anche il vero creare artistico, e a questo torneranno tutte le arti in futuro, più o meno. Questo era il creare artistico in tutte le grandi epoche artistiche. E questo è ciò che risplende chiaramente in tutte le singole esposizioni dell’eccellente discorso del Barone Rosenkrantz. Questo è quello che potrete vedere ovunque, dove nuovi impulsi artistici emergono nello sviluppo della terra. Da questi nuovi impulsi si riceve il coraggio e la speranza che veramente da ciò che può essere sperimentato nella scienza dello spirito, possono nascere nuove forme artistiche. — Come l’Euritmia ne è nata, mi permetterò di esporre in un discorso particolare, che dovrebbe essere fissato, che è stato desiderato, in un’ulteriore occasione. In questo avrò forse la possibilità di aggiungere altri dettagli a quanto è stato detto oggi.» Si era così rivolto a Dr. Steiner con la richiesta di comunicare anche ulteriori dettagli sull’arte dell’Euritmia e sulla sua origine. Il 26 agosto fece una breve panoramica sulla loro origine e schizzò le loro leggi fondamentali, che risiedono negli elementi del soprasensibile e comprendono tutto l’essere umano. Troviamo questo discorso stampato come introduzione al libro «L’Euritmia come canto visibile» [GA 278].
Principi terapeutici ed Euritmi curativa Una delle serate seguenti, si era rivolto a Dr. Steiner il desiderio che parlasse sui principi terapeutici sorti dalla concezione del mondo antroposofica. Il discorso abbastanza lungo che tenne al riguardo è stampato nel volume «Antroposofia, scienza dell’uomo e medicina» [GA 319]. Il 31 agosto Dr. Steiner si accomiatò dagli organizzatori e dai partecipanti al corso [Le sue parole di congedo appariranno nella Gesamtausgabe nel volume GA 227].
Rinuova costituzione della Società Antroposofica inglese Già a Penmaenmawr si erano discusse molte questioni riguardanti la nuova costituzione della Società Antroposofica inglese. Ora a Londra questa era al centro degli avvenimenti.
Il 2 settembre si tenne a Londra l’assemblea generale della «British Anthroposophical Society». Le domande poste a Dr. Steiner, egli le rispose in un modo che è anche per noi direttivo. Le sue esposizioni ci sono pervenute nel resoconto stenografico [vedere p. 603]. Nella sezione locale ebbe luogo lo stesso giorno il discorso che era già apparso tempo prima come meditazione esoterica: «L’uomo come immagine di esseri spirituali e di attività spirituali sulla terra» [in GA 228]. Come continuazione della risposta a una domanda che era già stata posta a Penmaenmawr, Dr. Steiner parlò dell’importanza dello stato di sonno per lo sviluppo dell’Io nell’uomo: lì la sua anima si immerge nel mondo stellare. Nell’esistenza terrestre l’Io è dapprima tenebra vitale, non-essere, solo un accenno al vero essere. L’uomo sulla terra è solo l’immagine di ciò che del suo vero essere mai scende nell’esistenza terrestre. Ma le Gerarchie operano anche nel suo organismo. Gli diedero una coscienza cosmica ottusa, che nelle umanità più antiche viveva come forza di chiaroveggenza istintiva. Attraverso il Mistero del Golgota, ora l’uomo può acquisire in libertà una nuova coscienza cosmica e dell’Io. Questa considerazione si conclude con una meditazione per l’acquisizione dell’Io. Vennero anche tenuti discorsi medici per i medici il 2 e 3 settembre [in GA 319]. Va notato al riguardo il caso, non raro, anzi — frequente, in cui Dr. Steiner dovette tenere tre, talvolta addirittura quattro discorsi in un giorno. A Londra, Dr. Steiner si accomiatò dagli amici con le parole [vedere p. 177]. Dr. Steiner sul lavoro e le impressioni di viaggio in Inghilterra A Dornach, il 9 settembre, Dr. Steiner poté dare il rapporto sul viaggio e il soggiorno in Inghilterra; questo rapporto riporta in bellissima maniera le varie impressioni di cui quel periodo era ricco. [Nella nuova edizione di GA 228.] Il discorso del 10 settembre era di nuovo un culmine nella rappresentazione delle connessioni cosmico-umane, dell’intrecciarsi della saggezza celeste e dell’anima umana che a essa si apre, che, infine, «creandosi continuamente a se stessa, diviene consapevole di sé». Questo fluire dell’elemento spirituale-divino nella sfera umana-terrestre è il contenuto di quella considerazione che descrive in modo plastico il divenire cosmico-terrestre e la sua metamorfosi verso l’autocoscienza nel periodo tra San Giovanni e San Michele, ma sotto l’incantesimo dell’antica cultura druidica, sotto l’impressione immediata di quelle cime montane del Galles con i resti di antichi luoghi di culto — aspre, grigio-pietroso e prossime all’epoca primordiale, ma trasversate dalla luce del sole e dalla forza interiore ancora percettibile. Le raffiche di vento che si infrangono e i violenti acquazzoni conferiscono sempre nuovo fascino allo splendore che sprizza dal cielo e proclamano il potere della luce solare, malgrado le forze che contro di essa combattono. E nella profonda e calda violetta dell’erica che fluisce giù per i pendii dei monti, che invia il suo saluto di colore al mare schiumante in basso, l’anima beve il ristoro. Anche questo discorso ci è pervenuto e sarà pubblicato prossimamente col titolo: «L’iniziazione solare del sacerdote druidico e la sua conoscenza dell’essenza lunare» [in GA 228].
Assemblea della Società territoriale in Germania A Stoccarda dal 13 al 17 settembre si tenne nella casa Siegle la prima assemblea della Società Antroposofica in Germania, fondata alla fine di febbraio. Nell’invito erano delineati i suoi scopi come segue [vedere p. 615]. In tre serate (14, 15, 16) Dr. Steiner tenne discorsi sul tema «L’uomo nel passato, presente e futuro» [in GA 228]. Egli accolse i presenti con le parole [vedere p. 625]. Seguì una rappresentazione dell’essere umano, così come si è sviluppato in un certo passato, così come si presenta nel presente immediato e come si profilano le sue prospettive per il futuro dello sviluppo umano sul nostro pianeta. Il Dr. Unger presentò l’«Abbozzo dei principi» alla discussione [vedere p. 635]. L’assemblea decise di affidare al consiglio di amministrazione l’ulteriore elaborazione e la sua trasmissione all’assemblea di Dornach. Da questi punti di vista si preparò, all’interno della comunità dei membri in Germania, il fondamento per la fondazione della Società Antroposofica Generale su nuova base, che doveva aver luogo a Dornach nei giorni di Natale.
Da Dornach a Vienna e ritorno attraverso Stoccarda Oltre ai discorsi per gli operai, dal lavoro dei giorni di settembre a Dornach, si menzioni ancora la celebrazione in memoria della posa della pietra angolare, avvenuta allora dieci anni prima, dell’edificio che ci era stato tolto, con una relazione sull’assemblea di Stoccarda [vedere p. 639]. Le seguirono il 22 e 23 settembre rappresentazioni dei vari stati di coscienza dell’uomo nel sonno e nella veglia e meditazioni su opere scientifiche contemporanee [in GA 225]. Il prossimo luogo di viaggio era Vienna, dove doveva avere luogo la fondazione della Società territoriale austriaca. Questo evento societario era preceduto dal ciclo di conferenze per i membri, accessibile come «Antroposofia e il sentimento umano» [in GA 223]. Poté tenersi anche un discorso per i medici [in GA 319]. Il 26 era il primo, il 29 il secondo discorso pubblico, con grande afflusso nella grande sala della sala dei concerti. I due discorsi sono pubblicati [in GA 84]. Nell’assemblea di fondazione della Società territoriale austriaca, Dr. Steiner non prese la parola. Solo dopo il suo ultimo discorso per i membri tenuto la sera, fece riferimento all’unione dei rami austriaci in una Società territoriale avvenuta nel pomeriggio [vedere p. 657]. Con quanta tenerezza Dr. Steiner penetra dappertutto nell’essenza delle cose e delle persone, anche quando deve dire cose che invitano al risveglio, che non lusinghino e non cerchino di persuadere, ma educhino, lo si vede in questo discorso come in un esempio. Il 5 ottobre Dr. Steiner diede a Dornach una breve relazione sui giorni viennesi [vedere p. 182], per passare poi a quei discorsi che sono diventati noti con la designazione: i discorsi degli Arcangeli [GA 229]. Tra le impressioni più potenti che abbiamo vissuto attraverso la parola di Rudolf Steiner, si contano le seguenti descrizioni delle Immaginazioni degli Arcangeli intessute nel ciclo annuale. Dopo che esse erano state messe a disposizione di ogni membro in occasione delle grandi feste come supplemento al foglio di informazione, saranno ora, su molteplici richieste, disponibili anche come meditazioni esoteriche e bellissimo dono festivo col titolo «Il vivere insieme del corso annuale in quattro immaginazioni cosmiche» (5-13 ott.) [GA 229]. Il 15 ottobre Dr. Steiner parlò anche a Stoccarda sulla vita immaginativa collegata al corso annuale, sul ferro meteorico e sulla festa di San Michele da rinnovare nel discorso sull’Immaginazione di San Michele. Indicatori spirituali nel corso annuale [in GA 229]. Per gli insegnanti Waldorf tenne due discorsi sulla conoscenza complessiva dell’uomo come fonte della fantasia dell’educatore e sul fenomeno del ginnasta, dell’oratore, del dottore che appare nel corso del tempo entro le varie civiltà e la loro sintesi necessaria per il presente [in GA 302 a]. Il 19 poté a Dornach iniziare la meravigliosa serie di meditazioni esoteriche sulla connessione interna tra fenomeno mondiale e essenza mondiale, divenute note col titolo: «L’uomo come armonia della parola mondiale che crea, forma e modella» [GA 230]. Furono continuate fino all’11 novembre. Essenzialmente sorge davanti ai nostri occhi d’anima l’intera varia natura nella sua plasticità, nel suo impulso formativo e nella sua spinta creativa, nella ricchezza del suo germogliare e svilupparsi, e si dissolve, si scioglie nella spiritualità — come infatti dice un aforisma di Dr. Steiner: «Lo spirito si fonde nel tessere mondiale, la pesantezza terrestre a luce futura.» [in GA 261].
Assemblea in Olanda. Fondazione della Società territoriale olandese. Conclusione dell’anno a Dornach. Necessità dell’azione efficace entro la Società Antroposofica per renderla qualcosa di reale. È necessario interessarsi, svegliarsi a ciò che accade nel mondo, affinché il movimento antroposofico abbia uno strumento nella società. L’antroposofia bussa ai nostri cuori, per portarci il vero uomo. Il passaggio storico della civiltà moderna attraverso la soglia verso il mondo spirituale.
Il 12 novembre, in occasione della prossima fondazione della Società territoriale colà, si partì per l’Olanda. Già il 13 novembre, all’Aja, prende avvio il ciclo di cinque meditazioni esoteriche «L’uomo soprasensibile, compreso antroposoficamente» [GA 231], un materiale di studio importantissimo. I discorsi pubblici di quel tempo sono: «L’antroposofia come esigenza dei tempi» e «L’antroposofia come cammino di vita umano-personale» [in GA 231] inoltre due discorsi sulla pedagogia [in GA 304 a]. Per i medici poterono tenersi di nuovo due discorsi su «Antroposofia, scienza dell’uomo e medicina» [in GA 319]. Le parole introduttive che Dr. Steiner rivolse ai membri prima dell’inizio del ciclo interno di conferenze, che si riferivano al caloroso benvenuto ricevuto [vedere p. 663], nonché le parole con cui si accomiatò dai membri alla conclusione dei discorsi della sezione all’Aja [vedere p. 681], sono, come l’intero ciclo di conferenze, una definizione di scopo rispetto a ciò che costituisce il pensiero guida che percorre le varie considerazioni dell’anno 1923: Abbiamo perso l’uomo. Come lo ritroviamo? Sulle deliberazioni durante la fondazione della Società territoriale purtroppo non abbiamo stenogrammi o note. La relazione che Dr. Steiner ne fece il 23 novembre a Dornach contiene l’essenziale di ciò che in tutti i luoghi in cui egli parlava aveva voluto incidere nei cuori della comunità dei membri — e che, correttamente compreso e realizzato mediante la volontà, la fondazione della Società Antroposofica Internazionale con centro a Dornach prevista per Natale, dovrebbe porre come fattore vivente al servizio dell’evoluzione dell’umanità.
A questa relazione furono ancora aggiunte le seguenti parole, di transizione al vero discorso: «Ora vogliamo, miei cari amici, plasmare il tempo che ci resta qui per discorsi entro questo Goetheanum davanti alle settimane di Natale cosicché quei membri che qui a Dornach vivono nell’attesa che arrivi la settimana di Natale, possano portare in sé il più possibile di ciò che il movimento antroposofico riesce a immettere nei cuori degli uomini. Cosicché davvero proprio coloro che fino a Natale resteranno qui, nei loro pensieri avranno qualcosa da dire proprio su ciò che ancora all’ultimo momento adesso può accadere. Io non parlerò affatto della Società Antroposofica Internazionale, questo potrà essere fatto tra qualche ora durante l’assemblea stessa. Ma cercherò davvero di disporre queste considerazioni in modo che possano fornire anche lo stato d’animo che allora dovrebbe esserci. Quello che ho già esposto nelle ultime settimane qui, cercherò di raggiungerlo da un altro punto di partenza. Oggi voglio cominciare cercando di giungere dal livello di vita dell’anima dell’uomo stesso a una comprensione dei misteri del mondo.» Questa promessa fu mantenuta in misura sovrabbondante. Dopo l’impresa condotta con tanta dedizione di educare moralmente la comunità dei membri, di svegliarli a un acuto sentimento di responsabilità per i doveri che sorgevano loro dal ricevimento di tali impulsi nei confronti del mondo intorno a loro, dalla generosità spirituale di Dr. Steiner scaturì un’infinita abbondanza di panorami cosmici e storici che fornivano la connessione ininterrotta tra la legalità naturale terrestre e la vita dell’anima umana con le potenze agenti nel soprasensibile dell’universo. Sempre più profondamente si penetrò nei misteri di una conoscenza della natura illuminata dall’interno.
La saggezza antichissima poteva essere sottoposta liberamente a un esame attraverso il pensiero concettuale neoacquisito: i fatti oggettivi forniscono la prova della verità. Queste verità potevano essere toccate animicamente e sentite interiormente attraverso facoltà di coscienza nuovamente nascenti, da una rivelazione spirituale che comprende insieme il passato e il futuro. Mettendosi liberamente al criterio di una scienza senza pregiudizi, si offriva insieme al sapere concettuale un’immagine grandiosa, cosmico-storica della capacità di trasformazione dell’anima umana sotto l’influenza e la saggia guida del sistema dei Misteri che risale all’antichità remota, sistema che guidò questo sviluppo. Anche i luoghi dei Misteri erano sottoposti al divenire e all’azione al mutamento storico, alla legge del fiore, della maturazione e della decadenza; eppure il flusso vitale che attraversava le loro diverse forme di espressione scorreva nascosto fino ai nostri tempi oscurati. Questi cicli devono essere letti nel testo integrale. Le parole chiave tratte da essi potrebbero solo indebolire il loro effetto, estinguere loro lo spirito vivente. Le «Configurazioni dei Misteri» [GA 232] si collegano organicamente al ciclo «L’uomo come armonia della parola mondiale che crea, forma e modella» [GA 230] e conducono verso le meditazioni esoterico-storiche che introducono la riunione di Natale: «La storia mondiale nell’illuminazione antroposofica e come fondamento della conoscenza dello spirito umano» [GA 233]. Gli operai del Goetheanum hanno potuto ancora ottenere comprensione nei misteri della natura immediata attraverso un corso tenuto su loro richiesta sulle api [in GA 351].
Retrospettiva Un ciclo era concluso. Partendo all’inizio dell’anno dalla conoscenza della natura esteriore, Rudolf Steiner aveva lasciato che i suoi ascoltatori guardassero nei suoi profondi misteri e così negli abissi nascosti del cosmo, da cui sola la natura può essere compresa. La scienza della natura meccanicistica d’oggi ci aveva fatto perdere l’uomo — l’uomo che è la sintesi degli enigmi cosmici. Questo uomo soprasensibile in noi, che abbiamo perso, dobbiamo ritrovare. Egli fece sfilare davanti ai nostri occhi d’anima i volti di coloro che nei vani sforzi spirituali si consumavano come vittime di un’epoca oscurata. La loro lotta non era vana, poiché solo attraverso tale lotta compiuta stellarmente per l’intera umanità si può costringere giù lo spirito creatore attraverso la preghiera dell’atto dell’anima, si apre all’umanità la grazia che fluisce verso di lei. Anche il negativo genera infine il positivo, se è disinteressato, se lotta dall’onestà. La disperazione attirò il salvatore, che divenne lo strumento della rivelazione che si abbassava, colui che possedeva l’equipaggiamento completo della conoscenza terrestre e era pronto, in piena abnegazione, a sacrificare il suo essere individuale all’umanità. Non si è sottratto alla gravità di questo atto di salvezza, per quanto debole e insufficiente fosse il materiale umano con cui doveva lavorare. Nonostante la scarsità di talenti che gli si presentava di fronte o la debolezza delle anime, vedeva lo sforzo del singolo Io, vedeva l’ansia delle anime di crescere oltre se stesse. E a questa fiamma dell’anima dava il nutrimento spirituale, affinché crescesse e si comunicasse all’umanità, non si spegnesse in se stessa. Un educatore dell’umanità che mai si stancava custodiva questo fuoco sacro, lo richiamava sempre di nuovo a un’attività consapevole, quando minacciava di spegnersi. Spesso sembrava che la massa inerte della materia paralizzasse lo slancio delle anime, sembrava che la violenza della resistenza da parte delle potenze che dominano il mondo esteriore conseguisse la vittoria. Ma colui che lavora con le forze del futuro sa che anche il seme spirituale — non solo quello terrestre — per poter germogliare, deve prima trovare la sua strada attraverso il caos e la morte. Viviamo il caos. L’azione spirituale di Rudolf Steiner vede il suo risorgimento nel futuro.
Parte II
Dal lavoro per la ricostruzione del Goetheanum e la nuova costituzione della Società Antroposofica
Dichiarazioni di Rudolf Steiner in conferenze e assemblee, nonché altri documenti
Se deve realizzarsi una ricostruzione, per questo è necessaria una Società Antroposofica forte; poiché senza di essa una ricostruzione non sarebbe possibile. Perciò deve semplicemente realizzarsi un consolidamento, un rafforzamento interno, una chiara volontà della Società Antroposofica. Rudolf Steiner, Dornach, 9 febbraio 1923
[Facsimile del manoscritto]
© di Verlag am Goetheanum, Dornach
INTERVISTA CON I CORRISPONDENTI DEL GIORNALE DI BASILEA SULL’INCENDIO Lunedì, 1 gennaio 1923, ore 14
«Un’intervista presso il Dr. Steiner» tratta dal resoconto sull’incendio nel Giornale del mattino di Basilea «National-Zeitung» del martedì, 2 gennaio 1923
Siamo seduti nella segreteria della Villa Friedwart, da dove viene mantenuto il collegamento con gli antroposofi di tutto il mondo. Entra il nostro poeta svizzero Albert Steffen nella stanza, e poiché avevamo espresso il desiderio di parlare con il Dr. Steiner stesso, ha già preso il telefono. La risposta affermativa ci giunge, e sotto la sua guida entriamo pochi minuti dopo nella casa dell’uomo molto discusso, la cui opera, almeno quella visibile, al che ha dedicato 10 anni di lavoro instancabile, è stata distrutta in una notte. Ci riceve nella sua piccola stanza, le cui pareti senza immagini sono coperte da un profondo blu violetto. Ci sediamo a un tavolo rotondo di legno di noce antico. Il viso solcato di questo uomo di circa sessant’anni mostra energia e autocontrollo. «Vi voglio riferire solo fatti» rispose alle nostre domande. La causa dell’incendio. Di tutte le voci con le loro minacce, taccio. L’importante è che il fuoco, che probabilmente si sviluppava da due ore dietro il muro nella costruzione interna, non sia stato causato da un cortocircuito o da qualche negligenza. I fusibili erano completamente intatti. Le luci continuavano a bruciare normalmente. I cavi si trovavano in tubi d’acciaio ignifughi. Proprio nel punto dove c’era l’incendio, non si trovavano cavi. Tuttavia abbiamo constatato che già alle 7 di mattina la signora che utilizzava la stanza adiacente aveva trovato lo specchio gettato giù e infranto, che pendeva molto vicino al futuro luogo dell’incendio. Quella stanza poteva essere facilmente accessibile senza controllo, tanto più facilmente in quanto un’impalcatura provvisoria al muro rendeva facile anche l’accesso dal suolo. I fatti addotti indicano un incendio doloso dall’esterno.¹ Questo sospetto è stato espresso da molte persone dall’ambiente del Goetheanum a Dornach e Arlesheim. Alla nostra domanda: «Come immagina di continuare il lavoro?» il Dr. Steiner rispose: Certamente l’opera creata in 10 anni con sacrifici straordinari insieme ai miei collaboratori dentro e fuori dalla Società Antroposofica è distrutta. Ma il lavoro continua senza sosta. Stasera alle 5 si terrà nella sala conferenze della falegnameria il Gioco dei Re Magi, seguito da un’ulteriore conferenza per i partecipanti al corso. Per quanto riguarda la costruzione, siamo ora al punto di dove eravamo 10 anni fa, solo che più ricchi di esperienza. «Ha intenzione di ricostruire?» Assolutamente. L’edificio è, per quanto ricordo, assicurato per 3,5 milioni presso l’assicurazione incendi del Cantone di Soletta. Di questi 2.600.000 riguardano la sovrastruttura in legno e 900.000 franchi la base in cemento. Si aggiunge l’assicurazione presso la «Helvetia» per gli arredi preziosi, organo, harmonium, pianoforti e costosi tappeti persiani. La somma è comunque solo la quarta parte della spesa, specialmente se si conta il lavoro artistico di molti che l’hanno compiuto come membri della nostra comunità per anni. Dovrò dunque costruire diversamente e più modestamente, anche non più in legno. Ma l’orientamento artistico fondamentale rimane. «Recupererà anche i collaboratori volontari?» Se diventa noto ciò che è accaduto qui e che ricostruiremo, la gente da tutto il mondo verrà spontaneamente di nuovo e si schiererà al mio fianco.
[¹] Il 25 maggio 1924 Rudolf Steiner disse a Parigi: «È comunque un fatto ufficialmente riconosciuto che il Goetheanum è stato dato alle fiamme dagli avversari.» (Cfr. O.O. 260a «La Costituzione…»)
PRIME PAROLE AI SOCI DOPO L’INCENDIO
Dornach, lunedì, 1 gennaio 1923, ore 17 prima della rappresentazione del Gioco dei Re Magi
Miei cari amici! Il grande dolore sa tacere su ciò che sente. E perciò mi capirete se, solo con poche parole, prima di iniziare il Gioco dei Re Magi, mi rivolgo a voi. L’opera che è stata creata nel corso di dieci anni dall’amore devoto e dalla dedizione di molti amici entusiasti della nostra movimento, è stata distrutta in una notte. Naturalmente devo sentire proprio oggi il dolore silenzioso quanto amore infinito e cura dei nostri amici sia stato riposto in quest’opera. E vorrei innanzitutto, miei cari amici, lasciar stare la cosa. Voglio solo dire che anche per quest’opera, la quale, è vero, per un tempo troppo breve è parsa potesse essere un’opera di salvezza, e per la quale di nuovo il lavoro più devoto e più sacrificale, talora perfino molto pericoloso, è stato compiuto da alcuni dei nostri amici, è dovuto il ringraziamento più profondo, quello che può essere espresso dallo spirito del nostro movimento. Poiché partiamo dal sentimento che tutto ciò che facciamo all’interno del nostro movimento è una necessità nella civiltà umana contemporanea, vogliamo continuare il più possibile quello che è inteso nel quadro che ci rimane, e perciò anche in questa ora, quando ancora bruciano fuori le fiamme che ci addolorano così profondamente, vogliamo rappresentare quel gioco che è stato promesso in conclusione di questo corso e su cui contano i nostri partecipanti. Allo stesso modo questa sera alle otto terrò qui nella falegnameria la conferenza programmata. Proprio così vogliamo esprimere che la disgrazia, che in verità non può essere descritta a parole, che ci ha colpito, non deve abbatterci, ma che il dolore deve piuttosto incitarci a continuare, nella misura in cui ci è data la forza, quello che consideriamo nostro dovere. Da questo punto di vista, miei cari amici, accogliete insieme ai due altri giochi natalizi, che sono tratti da vero folclore popolare, anche questo Gioco dei Re Magi che rappresentiamo, sebbene naturalmente oggi non siamo stati in grado di tenere le prove adeguate. Dovrete tenerlo in considerazione, ma avrete certamente anche in questo momento doloroso la disposizione a considerarlo. Solo queste poche parole volevamo dirvi, prima di iniziare la nostra rappresentazione. Non deve essere uno spettacolo quello che rappresentiamo, ma deve essere quello attraverso cui un tempo — come nell’arte — il popolo si elevava verso il suo Sacro. E se si tiene proprio conto di questo, non può affatto trovarsi inopportuno, proprio anche dal dolore più profondo, lasciare sorgere davanti alla nostra anima questa serietà sacra.
Dornach, lunedì, 1 gennaio 1923, ore 20 prima della conferenza serale
Miei cari amici! Già questo pomeriggio mi sono permesso di dire qui come il dolore più profondo non può cercare le parole per esprimersi. In particolare non è forse necessario cercare le parole quando questo dolore, come è il caso qui, è profondamente provato. Mi basta dire quello che ho già detto questo pomeriggio per un’altra occasione: che da questo dolore viene veramente il ringraziamento profondo per il lavoro decennale che i nostri cari amici hanno compiuto qui in armoniosa collaborazione verso un’opera ideale, un’opera la cui destinazione è stata esposta qui frequentemente. E quando si pensa al modo così devoto in cui i nostri amici hanno lavorato ieri per effettuare il salvataggio, purtroppo irraggiungibile, della cosa, allora ciò che è connesso con questo Goetheanum, ora andato in rovina, può certamente essere espresso così: I suoi amici l'hanno fatto nascere nell’amore, l'hanno visto crescere nell’amore, ma ora hanno dovuto vederlo morire nell’amore.
Il ringraziamento profondo deve naturalmente essere rivolto a tutti quegli amici che hanno lavorato ieri in modo così devoto. Ma forse in questa occasione, all’inizio della mia conferenza di oggi, si può dire qualcosa. Forse posso ricordare come in una conferenza che ho tenuto qui il 23 gennaio 1921 ho dovuto indicare quali forme di odio, di calunnia ha assunto l’ostilità contro il Goetheanum e che da questa ostilità bisogna aspettarsi tutto [cfr. O.O. 203]. Ora, miei cari amici, naturalmente in questo momento non è mia intenzione tornare indietro su quello che è stato detto allora o altrimenti e di parlarvi ancora molto. Ma forse possiamo tener insieme oggi due cose: l’una è che ieri intorno alle dieci, mezz’ora dopo la conclusione della mia ultima conferenza nel Goetheanum che era, fu segnalato: Fumo nella sala bianca! — Allora i nostri amici, tra cui il signor Aisenpreis e il signor Schieutermann, si sono precipitati su per le scale dell’ala sud, e il signor Schieutermann ha subito un grave colpo alla salute, cosicché quando sono arrivato al luogo dell’incendio, è stato trovato svenuto. Il signor Schieutermann era dunque colui che è entrato nella sala piena di fumo, che ha avuto un attacco di soffocamento dal fumo. Il signor Aisenpreis è sceso per le scale e ha controllato le stanze che si trovano due piani più in basso, e ha potuto constatare come l’incendio sia stato acceso: quando il muro che conduce sulla terrasse verso l’esterno è stato sfondato, le fiamme sono venute fuori dalla costruzione, dunque dall’interno del muro. Poiché nelle stanze in questione non c’era fuoco, neppure possibilità che vi si sviluppasse fuoco, era chiaro o è chiaro che dalle stanze la cui parete esterna verso la terrasse le fiamme avevano divampato — che da queste stanze e comunque dall’interno del Goetheanum il fuoco non poteva essere venuto. Perciò tutti gli indizi indicano che il fuoco è venuto dall’esterno. Deve quindi assolutamente essere assunto un incendio doloso sulla base degli indizi. Ora voglio mettere insieme a questo quello che ho detto in quella conferenza del 23 gennaio 1921 [O.O. 203], dove ho puntato l’attenzione su un opuscolo di un’astrologa — credo si chiami Elsbeth Ebertin —, che da ogni sorta di influenze stellari da lei sognate mi profetizzava tutto il possibile male. Ho fatto allora, e in piena serietà, l’asserzione: Con le influenze stellari rimarrà il fatto che si dovrà affrontare la battaglia. — Ma in questo opuscolo, che non era nemmeno scritto in modo ostile, se non particolarmente intelligente, trovai una comunicazione da una pubblicazione rivolta contro il Goetheanum, che l’astrologa aveva portato a conoscenza. E da questa comunicazione nell’opuscolo astrologico potei allora estrarre le seguenti parole. — Vedete, è citato un nemico particolarmente pieno di odio, che dice quanto segue: «Le scintille di fuoco spirituale, che frizzano come fulmini sulla trappola per topi di legno, sono dunque sufficientemente disponibili, e sarà necessaria una certa intelligenza di Steiner per agire riconciliatoriamente, affinché uno di questi giorni una vera scintilla di fuoco della gloria di Dornach non provochi una fine disgraziata.» Forse in questo contesto si può menzionare ancora una volta quella riunione che è stata tenuta qui nella zona, in cui un oratore ha usato le parole che ha rivolto a «Jung-Solothurn»: «Radunatevi! Assaltate il Goetheanum!» — Questo si ricollega a quello che ho appena dovuto comunicare allora su come effettivamente nel mondo i nemici hanno parlato del fatto che, se non fosse stato risolto con una certa intelligenza che agisce riconciliatoriamente, uno di questi giorni una vera scintilla di fuoco della gloria di Dornach avrebbe potuto provocare una fine disgraziata. Voglio solo confrontare questi due fatti, quello che si è verificato ieri e quello che allora ho dovuto vivere, come fatti storici, senza volendo naturalmente affermare in questo momento nessuna connessione. Ma si può forse indicare questa straordinaria coincidenza — in modo che alla fine non si possa dire altro che: L’incendio è venuto dall’esterno — e alla chiamata o alla previsione che allora furono fatte: che la scintilla di fuoco della gloria di Dornach potesse provocare una fine disgraziata.
In ogni caso allora doveva essere indicata una possibilità che, si doveva assumere, avrebbe potuto diventare una volta realtà. Miei cari amici! L’ho già detto questa mattina e questo pomeriggio: In quello che rimane ancora delle nostre sale di Dornach, devono svolgersi le conferenze annunciate e altre azioni, altre rappresentazioni e simili per i nostri amici, i quali in parte sono venuti da lontano per vivere qui qualcosa di diverso dalla distruzione del Goetheanum. Per poterli offrire ai nostri amici, dobbiamo — appunto in questi giorni — ricordare che dobbiamo trovare la forza dal dolore, di lavorare in modo tanto più intensivo ed energico verso il nostro obiettivo, verso quello che troviamo così profondamente radicato nella storia dello sviluppo dell’umanità.
Lettera del Dr. Emil Grosheintz, presidente dell’Associazione del Goetheanum, a Rudolf Steiner
Dornach, 2 gennaio 1923. Onoratissimo Signor Dr. Steiner. Il consiglio dell’Associazione del Goetheanum lo ritiene ovvio che immediatamente si intraprenda la ricostruzione del Goetheanum. Desidera esprimere al Signor Dr. Steiner la propria disponibilità incondizionata a questo e ritiene desiderabile che si costituisca immediatamente un organo che vada oltre il quadro dell’Associazione del Goetheanum e del suo consiglio, la cui composizione dovrebbe corrispondere alle intenzioni del Signor Dr. Steiner, per proseguire con i prossimi passi […]. Su incarico del consiglio. Il presidente Dr. E. Grosheintz. P.S. Se è gradito al Signor Dr. Steiner, potrebbe aver luogo venerdì prossimo alle 3 una riunione allargata del consiglio.¹
[¹] Probabilmente si tratta della riunione tenutasi sabato, 6 gennaio; vedi p. 73.
DISCUSSIONE di alcuni importanti soci tedeschi con Rudolf Steiner sulla realizzazione di un congresso internazionale pianificato (data esatta sconosciuta, presumibilmente 4 gennaio, a Dornach) 1923. Verbale di Karl Schubert. L’insegnante Rudolf Meyer, Berlino, pone la questione se sarebbe giusto organizzare il congresso internazionale pianificato a Berlino. Chiede al Dr. Steiner delle linee guida. Dr. Steiner: È necessario che il disastro determini un cambiamento per noi, al massimo il fatto che siamo ancora più zelanti di quanto lo siamo stati? Intendo: questa disgrazia è qualcosa che è accaduta indipendentemente da noi, cosicché non abbiamo bisogno di riflettere su come dovremmo fare cose diverse da quelle che abbiamo fatto finora. Si pone solo la questione speciale: come verrà ricostruito l’edificio? Non riesco a immaginare che il metodo di lavoro fuori dovrebbe essere diverso. Rudolf Meyer chiede se il congresso dovrebbe essere rimandato. Dr. Steiner: Si tratta di vedere se si presenta la possibilità di raggiungere l’internazionale su larga scala. La questione è se proprio a Berlino l’internazionale può avere un grande significato. Credo che un congresso a Berlino non si svolgerà in modo internazionale. Ha ragioni diverse da quelle finanziarie? Da Berlino non verranno molti da paesi occidentali e meridionali; se molte persone verranno dall’Austria a Berlino è incerto. Perciò chiedo: ha un particolare interesse nel fatto che il congresso di Berlino abbia un carattere veramente internazionale? Rudolf Meyer risponde, nel senso che Goethe ha rappresentato una vita spirituale e dell’anima sovranazionale. Dr. Steiner: Non lo raggiunge facendo una migliore comprensione di Goethe a Berlino. Lo raggiunge meglio se va da qualche altra parte. Non a Berlino. Se parla di questo a Berlino, è appropriato provocare l’effetto opposto da quello desiderato. Goethe — questa non è una ragione per organizzare un congresso internazionale a Berlino. Si potrà ottenere qualcosa presso gli inglesi se vengono invitati a Berlino? Se dice a Berlino che Goethe è un grand’uomo, la gente non lo sopporterà. Ma se potesse dirlo a Parigi! Si può dare una forma internazionale al congresso formalmente, ma sarebbe bene non contare sul fatto che attiri. — Che sia un congresso o qualcos’altro, non importa. Un tale convegno, se comprende bene il suo compito, potrebbe essere straordinariamente importante per la Germania, perché i tedeschi hanno tutte le ragioni di farsi un po’ illuminare da soli. Nel «nome» si può far apparire l’internazionalità; in realtà difficilmente si potrà attuare. Dr. Unger dice qualcosa che non è registrata. Rudolf Meyer: La costruzione a Dornach ha la priorità. Gli amici tedeschi risparmieranno per consentire i [Giochi dei Misteri]! Dr. Steiner: Non credo che sia desiderabile che gli amici tedeschi risparmino, perché non aiuta. Se risparmiano ancora così tanto, significa poco a Dornach, mentre a Berlino può significare qualcosa. Se i tedeschi risparmiano 30 milioni di marchi, sono 17.000 franchi. Dr. Unger: Forse si potrebbe organizzare un congresso altrove? Dr. Steiner: Nei paesi occidentali ci mancano le forze. In Germania ci sono le personalità; ma le condizioni sono terribili. Per i paesi occidentali abbiamo a malapena le forze che ci farebbero il congresso. La ricostruzione di Dornach è molto più concreta. La Società Antroposofica nei paesi occidentali ha bisogno di una ricostruzione, prima di pensare di fare qualcosa. Se sia finanziariamente possibile o no, non lo so. Un fondo di garanzia attraverso una raccolta è una questione discutibile. Se non rimane un fondo di garanzia, è una questione dubbia. È così che in Germania non verranno abbastanza persone a Berlino? Dr. Kolisko: È finanziariamente difficilmente possibile. Dr. Steiner: Se è così, allora è difficile organizzare un congresso elaborato.
Emil Leinhas: Forse un congresso come evento universitario? Parlano la signora Eljakim e il Dr. Stein (non registrato). Dr. Steiner: Quello che potrebbe opporsi qui dovrebbe essere il tentativo di presentare effettivamente al mondo qualcosa che è antroposofia. Consisterebbe nel fatto che i tre corsi, Calore, Ottica, Astronomia, continuassero a essere elaborati e questi lavori fossero disponibili. Le cose si sono sviluppate troppo in modo che questi corsi siano stati chiusi, cosicché ora da tutti i lati le persone vengono a me e vogliono il mio permesso di leggere questi corsi. La loro elaborazione farebbe quello che è necessario. Era previsto fin dall’inizio. Le cose che sono difettose si manifestano nei sintomi. Ad esempio, un resoconto di Theberath è stato annunciato in una riunione pubblica. Theberath non è apparso. Queste cose non vanno bene, altrimenti l’opinione sarà: Cosa vogliono occuparsi di scienza! Dr. Stein: Non si dovrebbe fare un congresso; prima deve essere fatto il lavoro! Dr. Steiner: Ma si sta lavorando! Abbiamo contato quanti scienziati abbiamo. Allora qualcosa di molto carino deve poter essere elaborato. Ho contato solo quelli che sono in qualche modo da noi. Sono quelli che da noi hanno l’opportunità di lavorare sperimentalmente. Dr. Kolisko: Il congresso è impossibile per motivi finanziari. Dr. von Heydebrand: In Prussia non si può facilmente parlare pubblicamente di «internazionale». Rudolf Meyer: Non è nel senso degli amici di Berlino organizzare un congresso senza il Dr. Steiner. Albert Steffen: C’è preoccupazione per la mancanza di sicurezza e la possibilità di tumulti. La richiesta di tenerlo in considerazione mi è stata rivolta. Dr. Steiner: Questo è solo uno stato temporaneo. Ma per me la prima questione è questa: se ora tengo conferenze in Germania, c’è tale fracasso che le conferenze sarebbero completamente non frequentate per il futuro. Naturalmente si è pensato a varie cose; io stesso non posso fare altro che puntare il dito sulle sciocchezze. Ma questo è qualcosa che non basterà; soprattutto perché tutte le possibili correnti si mescolano.
Bisogna già credere che l’ostilità all’antroposofia crescerà a dismisura sotto le condizioni attuali se le cose continuano così. Non c’è segno più forte dell’ingrandimento dell’ostilità che il fatto che questo edificio è stato bruciato. L’ostilità cresce ogni settimana. Il consolidamento interno e la positivizzazione della società sarebbero necessari. Con la critica della stupidità che accade fuori non è fatto. Se continuo così, l’ostilità diventerà solo più grande. Tutte quelle iniziative che mirano a mostrare ai nemici la loro stessa faccia rendono l’ostilità soltanto più selvaggia. L’ostilità è cresciuta per il fatto che, sulla base della semplice critica, ci siamo creati molti nemici. Finché non riusciamo a fare qualcosa per il consolidamento della società, queste condizioni non cambieranno. Dr. Hahn parla (non registrato). Dr. Steiner: Ho addotto esempi concreti. Mostrano che è necessario intensificare l’assunzione del lavoro antroposofico positivo all’interno della nostra società. Nella nostra società accadono cose che, se accadessero altrove, effettivamente stabilirebbero qualcosa di considerevole: da noi le si lascia passare. Ma se le cose sono trattate come è stato trattato questo lavoro positivo, allora non c’è comprensione all’interno della nostra società per quello che io chiamo il consolidamento interno della nostra società. Quello che viene compiuto nella società deve essere riconosciuto dalla società. Altrimenti non è una meraviglia se le condizioni si sviluppano come si sono sviluppate. Si gira intorno al nocciolo della questione. Bisogna chiamare le cose con il loro nome corretto! In sé, ora con le forze tedesche, un congresso a Stoccolma, Copenaghen, Kristiania [Oslo] per l’antroposofia sarebbe una buona cosa; considerato puramente teoricamente. Ma la questione è se al momento, in queste condizioni, dove è necessario provvedere alla costruzione, sia desiderabile dal punto di vista finanziario. Tuttavia, la signorina Dr. von Heydebrand ha sollevato una questione. Questa domanda mi ha portato a dire che non si deve trattare la cosa all’incontrario. Era qualcosa di diverso quando la Società Antroposofica aveva un’altra posizione. Ora bisogna affrontare seriamente la difesa dall’ostilità; bisogna avere comprensione per questo. Questa comprensione non c’è. E allora si può forse sentir dire se qualcosa di nuovo è necessario. Su quello che è necessario si può sempre discutere. Ma non si pensa al fatto che questo sia una questione importante, che Theberath annunci un resoconto e poi non appaia. Ho addotto anche il trattamento del lavoro della signora Kolisko. Non va che si lascino correre le cose così, che non ci si occupi delle cose! Così mettiamo il movimento su un binario morto. Attraverso la discussione sulla questione dell’atomismo, ad esempio, mettiamo la cosa su un binario morto. L’ostilità non dorme. Non si viene a capo con nient’altro che con prestazioni positive della società. Dal fatto che negli ultimi anni scienziati si sono presentati, la società deve iniziare con quello che vuole continuare verso l’esterno. Ma se lo facciamo in modo che andiamo incontro così male al nostro stesso lavoro, allora non consolidiamo mai la società. È necessario creare nella società stessa condizioni che sono possibili, attraverso cui le prestazioni si sostengono mutuamente. Le condizioni nel caso del libretto di Kolisko sono per la rovina della società.
PAROLE INTRODUTTIVE AL PRIMO DISCORSO TENUTO AGLI OPERAI DELLA COSTRUZIONE DEL GOETHEANUM DOPO L’INCENDIO
Dornach, venerdì, 5 gennaio 1923, ore 9 del mattino [Gli operai si erano alzati dai loro posti al suo ingresso Rudolf Steiner come segno di partecipazione alla disgrazia dell’incendio.]
È difficile dire qualcosa sul dolore che sento. So che partecipate cordialmente alla cosa, e perciò non ho bisogno di dire molte parole.
Ma forse, non è vero, in questa occasione si può richiamare l’attenzione al fatto che già il 23 gennaio 1921 [O.O. 213] ho potuto leggere qui in questa sala un passo da un opuscolo dove era descritta l’asserzione di un nemico, si può già dire di un nemico, poiché questa asserzione suonava così allora: «Le scintille di fuoco spirituale, che frizzano come fulmini sulla trappola per topi di legno, sono dunque sufficientemente disponibili, e sarà necessaria una certa intelligenza di Steiner per agire riconciliatoriamente, affinché uno di questi giorni una vera scintilla di fuoco della gloria di Dornach non provochi una fine disgraziata.» Vedete, dove c’è tale istigazione, non è particolarmente sorprendente che allora tali cose accadano, ed è naturalmente anche una cosa che, dato il grande odio che esisteva, era facile da prevedere. Che fosse facile da prevedere, lo comprenderete. Ma, non è vero, è così che si vede ancora adesso il modo in cui certi ambienti pensano alla cosa. Non bisogna fare altro che considerare questa ostilità, non bisogna fare altro che pensare a quale ostilità stia in ciò, che i giornali hanno il cattivo gusto di dire ora, dopo che è accaduto: Non ha forse il «chiaroveggente» Steiner previsto questo incendio? Che tali cose siano inoltre una stupidaggine enorme, su questo non voglio parlare ora. Ma c’è comunque un grado così malevolo di ostilità nel fatto che ora si ritiene necessario mettere affatto tali frasi nel mondo! Da questo si vede quello che la gente pensa e quanto è rozzo oggi. È rozzo! Ma potete essere certi che io stesso non mi lascerò mai distogliere dal mio cammino, qualunque cosa accada. Finché vivrò, difenderò la mia causa e la difenderò nello stesso modo in cui l’ho difesa finora. E naturalmente spero che in nessuna direzione accada un’interruzione, cosicché in futuro potremo lavorare insieme qui nello stesso modo — almeno sarà mio sforzo — come è stato il caso finora. Perché qualunque cosa accada, il mio pensiero è che la cosa deve essere ricostruita in qualche forma. E per questo deve essere fatto tutto, naturalmente. Così dobbiamo continuare nello stesso modo in cui l’abbiamo fatto. Questo è semplicemente un obbligo interno.
COMUNICAZIONE delle testimonianze di partecipazione giunte finora da tutto il mondo e non solo da soci, in occasione della disgrazia dell’incendio, prima dell’inizio della conferenza serale Dornach, sabato, 6 gennaio 1923. Miei cari amici! Miei onorevoli presenti! Dovrei leggervi un libro se volessi comunicarvi tutte le parole straordinariamente care e le parole di profonda connessione con quello che è andato perduto qui attraverso la catastrofe terribile; mi permetterò quindi solo di comunicarvi i nomi di coloro che hanno firmato tali parole di partecipazione, di dedizione alla cosa. Sono in parte un segno di quanto profondamente in molti cuori sia penetrato ciò che da qui può essere comunicato al mondo. Sono anche in parte un segno di voti veramente profondamente sentiti e anche di decisioni di volontà efficaci di riconquistare quello che abbiamo perso. L’ampia partecipazione al nostro lavoro e alla nostra perdita sarà certamente una fonte di forza per molti di voi, e proprio per questo motivo posso qui fare la comunicazione di tutto questo. Perché la nostra causa non deve essere solo una questione teorica, la nostra causa deve essere una questione di lavoro, di amore umano, di servizio umano devoto, e perciò appartiene a quello che deve essere detto da qui; anche la comunicazione di quello che è fatto o intenzione di fare. Mi permetterò solo di nominare quei nomi che non appartengono a personalità che sono qui presenti, poiché quello che i cuori di coloro che sono qui desiderano comunicarsi è, in questi giorni, in questi giorni di vera convivenza turbata dal dolore, è più silenzioso, ma non meno profondo e chiaramente espresso. Così mi permetterete di non citare particolarmente i cari amici della cosa che qui hanno espresso pubblicamente la loro partecipazione. Li conoscete. [Lettura dei nomi.] * Uno degli ascoltatori, Ernst Lehrs, in «Gelebte Erwartung», Stoccarda 1979, racconta a questo proposito: «Così il messaggio dopo il messaggio, di contenuti più brevi e più lunghi, è stato da lui letto con una calma oggettiva e un tale completo rivolgimento a questo evento che uno aveva la sensazione di un atto cultuale. — Una volta la voce gli è venuta meno per un momento.» — All’inizio della conferenza serale domenica, 7 gennaio 1923, sono state comunicate le nuove testimonianze di partecipazione ricevute.
ALLOCUZIONE in un’assemblea di soci convocata dal consiglio centrale sulla questione della ricostruzione Dornach, Epifania, 6 gennaio 1923, ore 21 e 30 dopo la conferenza serale. Le discussioni non sono state verbalizzate, solo i discorsi fatti da Rudolf Steiner alla conclusione dell’assemblea. Nel verbale stenografico è annotato che hanno parlato di seguito: Uehli, Vreede, Vacano, Unger, Uehli, Leinhas, Steffen, Vreede, Kaufmann-Adams, Erikson, Moser, signora Grosheintz. È estremamente gratificante che stasera sia stato ripetutamente richiamato l’attenzione su quel fatto che non deve mai essere dimenticato nei circoli della Società Antroposofica: è il fatto che una parte, e in verità, lo confesso apertamente, la parte più essenziale di quello che deve essere incarnato nella Società Antroposofica, ha dimostrato la sua solidità nei momenti più importanti, decisivi. Oggi è stato giustamente indicato che questa solidità si è manifestata quando l’idea di questo edificio, ora perduto, è stata concepita e questo edificio è stato effettivamente intrapreso e portato avanti in intima armonia dei cuori e delle anime, dopo che fin dall’inizio e nel corso ulteriore sacrifici illimitati sono stati compiuti da parte dei nostri cari amici per il lavoro, per il mantenimento dell’opera — sacrifici la cui grandezza potrebbe essere misurata solo se si indicasse ovunque nei dettagli quanto sia stato difficile per molti. Ma non c’è bisogno. Sono veramente sorti dallo spirito antroposofico nel senso che sono stati compiuti nell’amore, nell’amore profondo, e questo è certamente una delle parti principali degli impulsi che dovrebbero operare all’interno della Società Antroposofica.
E nella notte dell’incendio abbiamo visto questi impulsi operare ancora una volta in modo straordinario. Non può quasi esserci un cuore veramente sensibile che non proverebbe la più profonda gratitudine verso tutti gli amici e verso il destino per quello che si è rivelato in questo modo. E voglio andare ancora oltre. Voglio dire: per quanto è stato possibile, imparare sempre di più e sempre più intimamente la Società Antroposofica da questo lato, tanto più è sorta la convinzione sentimentale che non mancherà l’amore in futuro. Si è manifestato in modo così forte nei dieci anni durante questa costruzione, si è manifestato in modo così meraviglioso nella notte dell’incendio, che può semplicemente essere chiamato qualcosa che promette durata per il futuro. Tutto ha lavorato qui a suo modo. In verità non avrei avuto bisogno di chiedere una comprensione fra i giovani e gli anziani se si fosse trattato di quello che dovrebbe essere compiuto da questo amore e che fondamentalmente continua ancora a essere compiuto; poiché c’è anche un certo lavoro disposto al sacrificio, passare molte notti qui in servizi di guardia e simili, ed è già compito nostro riconoscere tutti i dettagli. E considerando bene, se consideriamo il lavoro della gioventù negli ultimi giorni qui, dobbiamo dire: dopo questo lavoro, sono veramente già diventati antroposofi interi, come gli anziani. Dunque, riguardo a questa prima parte, miei cari amici, posso parlare solo dal sentimento della più profonda gratitudine verso ogni singolo nostro amico, e mi crederete che sento profondamente questo ringraziamento. Ma forse, poiché oggi siamo qui di nuovo riuniti con mia soddisfazione, posso una volta almeno brevemente illuminare la situazione ancora da un altro lato, da un lato che devo ritenere altrettanto importante.
Vedete, la cosa è così: questo edificio qui è stato costruito; per il fatto che questo edificio qui stava, la cosa antroposofica è effettivamente diventata davanti al mondo, qualcosa di diverso da quello che era prima. Forse non tutti hanno bisogno di apprezzare questo diverso a cui la cosa antroposofica è diventata. Chi apprezza di più l’interno, il puramente spirituale del movimento antroposofico da solo, forse non sentirà questa manifestazione effettiva dell’antroposofia davanti al mondo intero attraverso l’edificio come una questione straordinariamente importante per lui. Ma l’edificio una volta è sorto da una necessità interna. Esisteva e, in quanto tale, ha reso il movimento antroposofico qualcosa di diverso da quello che era prima. Ciò che ora era stato giudicato talvolta in modo straordinariamente buono, talvolta straordinariamente sciocco, naturalmente da una larga parte del mondo. Ebbene, cari amici miei, io sono il meno interessato ai giudizi che si esprimono da fuori sull’antroposofia; poiché riguardo all’antroposofia c’è ancora così tanto da realizzare in positivo, in creativo davvero, che è già comprensibile se, in effetti, non si ha un interesse particolare per ciò che viene da giudizi esterni. Ma il mondo è pur sempre il mondo. Il mondo è la realtà fisica. E anche se a qualcuno importa poco del giudizio del mondo, il nostro agire, sotto molti aspetti, dipende proprio dal fatto che questo giudizio può creare enormi ostacoli. E qui devo dire: col costruire per la Società Antroposofica è sorto il compito di avere uno sguardo anche per il prosperare della causa antroposofica come questione della civiltà presente.
Si potrebbe dire: come accade a un essere umano che, quando raggiunge una certa età, ha bisogno di vestiti per adulti, così sono entrate in vigore condizioni particolari dell’esistenza per la Società Antroposofica, in quanto il costruito qui è un segno così straordinariamente eloquente — non parlo ora del suo valore interiore, bensì semplicemente della sua grandezza — verso il mondo, un segno così straordinariamente eloquente per questo movimento antroposofico. Con questo dovevamo fare i conti. E posso dirvi che ho dovuto viverlo semplicemente nei contrasti che da allora sono venuti in numero molto maggiore rispetto a prima. Dunque si tratta di non solo osservare oggi come le cose devono procedere affinché il costruito sia riedificato; questo è certamente qualcosa che deve accadere, una volta che era presente; e che un volere così serio e sacro sia presente nei nostri amici per questa riedificazione, per questo rimango continuo nella gratitudine. Ma oggi si tratta anche di questo, proprio di fronte a questa catastrofe, dove abbiamo di nuovo da riedificare ciò che ha portato una nuova forma proprio per il movimento antroposofico, oggi si tratta anche di riflettere: come può la Società Antroposofica essere all’altezza della situazione, attraverso la sua forza spirituale interiore, attraverso il suo volere energico, come può essere all’altezza di ciò che è sorto come forma rinnovata per essa? Ebbene, cari amici miei, permettetemi di dire una cosa — non me ne vorrete se, dal momento che avete sentito come sento profondamente nel cuore tutto ciò che oggi è stato espresso in modo così bello — che considero la realtà della Società Antroposofica, dal lato dell’amore che agisce insieme, realizzata fin dove sono pienamente convinto che da questo lato non sorgeranno ostacoli alla riedificazione del Goetheanum.
Riconosco questo amore come qualcosa che è così duraturo che con esso possiamo riedificare il Goetheanum. Ma proprio perché dico questo, non me ne vorrete se vi collego talune altre condizioni, senza il cui adempimento non riesco oggi, date le circostanze, a immaginare che la riedificazione del Goetheanum, una volta necessaria, possa portare a qualcosa di più che a un aumento immisurabile dei contrasti di cui ho parlato, dei contrasti che io non intendo personalmente, bensì intendo completamente per la causa, per la causa antroposofica. Cari amici miei, abbiamo lavorato nella causa antroposofica fino all’anno 1914. Allora questo lavoro è culminato nell’intenzione di erigere questo costruito, culminato nella realizzazione di questa intenzione. Venne la guerra mondiale. Con ragione è stato rilevato per esempio dal signor Kaufmann quale influenza la guerra mondiale ha avuto sul nostro lavoro, sia al Goetheanum sia sul movimento antroposofico in generale. Ma cari amici miei, questi ostacoli erano esterni. Possiamo per esempio dire: forse dai singoli paesi che combattevano tra loro non potevamo riunirci come avremmo potuto senza guerra; ma qui abbiamo davvero collaborato internazionalmente. Qui tutte le nazioni belligeranti si sono trovate in amore reciproco, e a Dornach stesso era realizzato qualcosa che, dalla dolorosità della guerra, ogni persona ragionevole e sensibile avrebbe dovuto considerare un ideale. Per le condizioni esterne, naturalmente, sono sorte diverse interruzioni. Ma posso dire: come devo considerare la cosa, la guerra mondiale non ha aperto una breccia nella nostra struttura spirituale interna come Società Antroposofica.
Ha anzi, in molti aspetti, saldato insieme più intimamente i singoli membri delle diverse nazioni qui a Dornach e così nel mondo. Lo si poteva ancora notare quando dopo la guerra mondiale qui o altrove si ritrovavano di nuovo. La Società Antroposofica era già, fino alla guerra mondiale, da interna prospettiva, in uno stato così consolidato che propriamente la guerra mondiale non ha portato alcuna scossa al suo essenziale. Gli scuotimenti non erano venuti da fuori. Così che sostanzialmente nel 1918 eravamo in una situazione tale che si poteva dire: dal movimento antroposofico non è venuto fuori nulla che dovremmo oggi discutere in modo da dover dire: è necessario il consolidamento della Società Antroposofica. E per quanto riguarda l’opposizione: la maggior parte dei nostri amici saprà quanto poco mi occupo interiormente di questa opposizione e come io ceda solo alle necessità quando si tratta di occuparmene esternamente. Ma ci si deve occuparne quando si tratta delle condizioni interne dell’esistenza del movimento antroposofico. Fino all’anno 1918 le ostilità erano sopportabili, completamente sopportabili, per quanto orribili si siano manifestate qua e là. Allora vennero gli anni dopo la guerra. E se mi chiedete, cari amici miei, quando lo stato non consolidato della Società Antroposofica ha avuto inizio, quando le grandi difficoltà hanno cominciato per me, allora vi rispondo: sono gli anni dalla fine della guerra mondiale. E qui non posso fare altrimenti che parlare con completa sincerità, ma in una sincerità d’amore verso di voi: sono gli anni dopo la guerra mondiale in cui singoli amici si sono sentiti obbligati a fondare l’una o l’altra cosa da innestare sulla Società Antroposofica.
Ebbene, cari amici miei, non dico nemmeno l’espressione «innestare» in senso dispregiativo, poiché non è stato autorizzato nulla che non fosse compatibile con lo spirito del movimento antroposofico. Ma ciò che con questo spirito davvero non è compatibile, è ciò che è venuto sulla Società. E credo che tra voi pochi sono oggi, per esempio, pronti ad accogliere la consapevolezza di quanto l’attuale stato dell’opposizione è intimamente connesso con ciò che si è verificato dal 1919. Qui posso solo dire: in questo c’erano per me le grandi difficoltà, che consistevano nel fatto che, da quegli anni, si aveva l’idea, il desiderio di progetti, il desiderio di escogitare tutte le cose possibili per realizzarle. Se si ha una volontà seria, cari amici miei, questo può portare a molto bene. Ma quello che si è rivelato come esperienza è che ci si trova esposti, in tali questioni, alle personalità; e le cose erano tali che potevano non portare danno al movimento antroposofico solo se le personalità che volevano queste cose, queste personalità che si era loro incontro, se posso esprimermi trivialmente, fossero rimaste pienamente fedeli e avessero sviluppato una volontà ferrea per portare a termine anche ciò che una volta avevano lanciato nel mondo e per cui doveva essere offerta la mano, perché naturalmente si deve dare conto della volontà dei membri. Ma di fronte a questo devo dire ciò che proprio oggi, di fronte a questa disgrazia, deve essere sentito profondamente. È questo: il modo di lavorare come è stato dal 1919 non può continuare. Tutto l’amore, tutta l’abnegazione nei vasti circoli dei membri non giova nulla se i metodi di lavoro che, sotto la pianificazione di progetti dal 1919, sono subentrati, vengono continuati come sono stati condotti: che in assemblee che durano giorni si ha deciso questo o quello, si hanno mandati programmi nel mondo che dopo quattro mesi al minimo si sono dimenticati e così via.
Da programma a programma si correva; parole grandi si avevano, come non si erano mai sentite prima all’interno della Società Antroposofica; metodi di lavoro erano stati introdotti: propriamente anti-metodi. Questo, cari amici miei, potete controllare in dettaglio. Devo dirlo una volta proprio per questa ragione, perché lo considererei un crimine non dirlo di fronte all’amore devoto della massa della Società Antroposofica, come si è mostrato di nuovo nella notte dell’incendio. Ciò che è necessario è abbandonare il metodo di lavoro, non i campi, ma il metodo di lavoro; non impegnarsi in qualcosa che il giorno dopo si abbandona di nuovo, bensì in modo energico rimanere alle cose che una volta sono state iniziate, di cui si è detto che si vuole considerare come proprie. So che con questo non parlo propriamente alla massa della Società Antroposofica; la massa della Società Antroposofica, dove era importante, ha sempre fatto la sua parte. Di che si tratta è che non si trasportino nella Società Antroposofica metodi di lavoro che propriamente sono anti-metodi. Deve trasportarsi volontà energica, non mero desiderare, volontà energica, non mero porre di ideali, volontà energica nel suo campo, non semplicemente presentarsi e ficcarsi nei campi degli altri. Si tratta, con occhio chiaro e con volontà energica, con buona volontà energica, di introdurre altri metodi di lavoro che non quelli che negli ultimi quattro anni in molti circoli, o almeno in singoli circoli, sono diventati graditi e che nella loro anti-metodicità forse la massa dei membri non ha nemmeno contemplato nella giusta maniera.
Avere occhio aperto è ciò di cui abbiamo bisogno. So, cari amici miei, che si potrà lavorare bene con la massa dei membri; ma deve osservarsi che i cammini che in molti campi dal 1919 sono stati percorsi non siano ulteriormente percorsi e che propriamente in questa direzione non si continui solo a parlare superficialmente delle cose, bensì che mediante penetrazione negli errori, mediante acuto giudizio degli errori, si riconosca ciò che in futuro deve farsi. Questo, cari amici miei, è quello per cui vi chiedo. Vi ringrazio cordialmente per tutto ciò che è stato espresso qui. So apprezzare parole così belle come quelle che per esempio il signor Leinhas ha appena espresso, e sono dal cuore profondamente grato per queste parole, nell’interesse soprattutto della Società Antroposofica. Ma invito quegli amici che ancora hanno comprensione per le condizioni interne della Società Antroposofica, anche là dove essa svanisce nei suoi rami periferici, dove essa traccia settori pratici, circoli pratici, invito gli amici a finalmente, una volta per tutte, seriamente e degnamente porre fine a tali metodi come sono stati introdotti quattro anni fa; a esaminare in che cosa consistano gli errori, e ad accogliere consapevolezza su come esattamente una gran parte di quell’opposizione, che si è estesa su molti settori, su quei settori dove prima non c’era alcun ostacolo, ha proprio reso impossibili i discorsi. Non si tratta affatto tanto di respingere gli avversari; talvolta sono felici se si dà loro un colpo, che giova loro, che non li danneggia. Non si tratta di questo, ma si tratta del fatto che effettivamente all’interno della Società Antroposofica sia dato un esempio che sia metodicamente riconoscibile, cioè pervaso dalla volontà di lavoro, non da un porre di progetti e desideri che si abbandona ogni istante di nuovo, bensì a che si rimane fedeli, in che si compie davvero lavoro devoto, non mera attività approssimativa.
Questo è ciò di cui soprattutto ha bisogno un movimento fondato su tali basi, come è il movimento antroposofico. Devo dirlo perché corrispondo all’amore che mi è stato espresso ancora questa sera. Ma se devo corrispondere a questo amore nel modo giusto, allora devo parlare sinceramente con coloro che possono aspettarselo, e allora devo dire: gli amici, quelli che contano, devono una volta seriamente considerare quali metodi, che negli ultimi quattro anni sono diventati anti-metodi, devono essere abbandonati. Solo allora l’amore bello, questo amore non solo inoppugnabile, ma non sufficientemente lodabile, in cui si è collaborato nella Società Antroposofica fino all’inizio della costruzione e durante la costruzione fino al 1918, allora questo amore sarà condotto al corso giusto, al flusso giusto. E chiedo soprattutto di considerare la cosa in modo che le parole che oggi parlo solo da un obbligo più profondo non trovino di nuovo orecchi sordi, bensì vi chiedo, l’amore, se presente, già di spingere così lontano che si guardi davvero seriamente al fatto che i metodi degli ultimi quattro anni siano controllati, affinché arriviamo di nuovo a ciò — che è necessario — che la Società Antroposofica soprattutto inizia con se stessa, a mostrare ciò che richiede dal mondo esterno. Finché siamo i nostri propri nemici interiori, fin tanto non abbiamo da meravigliarci, dal momento che stiamo su un suolo occulto, se un’opposizione terribile colpisce dall’esterno. Cerchiamo anche lì l’autoconoscenza, e così molte cose si potranno porre nella luce giusta.
Questo, cari amici miei, è un grande compito, un compito che di fronte alla grande disgrazia dovrebbe essere compiuto il più rapidamente possibile da coloro che contano. Poiché per me sarebbe impossibile, su tali fondamenti come sono stati creati da vari lati negli ultimi quattro anni, continuare a lavorare in modo che non fosse un abuso dell’amore che viene praticato dalla massa della Società Antroposofica: sarebbe da parte mia un abuso di questo amore se continuassi a offrire la mano a questi anti-metodi e se non chiedessi che al consolidamento della Società sia contribuito soprattutto in ciò che da coloro che contano sia davvero energicamente controllato dove questi anti-metodi consistono, che hanno portato la Società in questa situazione — affinché così si provi, una volta che la Società stessa sia di nuovo in uno stato appropriato a sé, come ci si possa poi arrangiare con le opposizioni. Mi perdonate, cari amici miei, ma mi sarebbe parso spiacevole di fronte al molto amore che mi avete manifestato oggi se non vi avessi detto oggi, in questa sincerità, ciò che mi sta profondamente al cuore.
quello che è stato effettivamente talvolta straordinariamente buono, talvolta straordinariamente sciocco, naturalmente, è stato giudicato da una gran parte del mondo. Orbene, miei cari amici, io sono l’ultimo a cui importa veramente qualcosa dei giudizi che provengono dall’esterno nei confronti dell’antroposofia; poiché per quanto riguarda l’antroposofia, all’inizio c’è ancora tanto da compiere nel positivo, nel veramente creativo, che è perfettamente comprensibile se, in realtà, non si ha un particolare interesse per quello che viene in forma di giudizio dall’esterno. Ma il mondo è pur sempre il mondo. Il mondo è la realtà fisica. E anche se a uno non importa affatto il giudizio del mondo, nondimeno l’agire, sotto molti aspetti almeno, ne dipende in misura tale che questo giudizio può creare ostacoli enormi. E allora devo proprio dire che, con la costruzione per la Società Antroposofica, è nato il compito di avere un occhio anche al prosperare della causa antroposofica come una questione della civiltà presente. Si potrebbe dire: come accade che un singolo uomo, quando ha raggiunto una certa età, ha bisogno di vestiti da adulto, così sono entrate in vigore particolari condizioni di esistenza per la Società Antroposofica, in quanto la costruzione qui era un segno esteriore che parlava al mondo in modo così straordinariamente potente — e per segno esteriore intendo soltanto la sua grandezza, non il suo valore intrinseco — un segno esteriore che parlava così straordinariamente al mondo per questo movimento antroposofico. Con questo doveva pur contarsi in qualche modo. E posso dirvi che ho dovuto sperimentare questo semplicemente dai colpi alle costole, che da allora in poi sono venuti molto più numerosi di prima.
Così non si tratta soltanto di guardare oggi come le cose devono procedere affinché la costruzione sia di nuovo eretta; questo è certamente qualcosa che veramente deve accadere, dopo che una volta era lì; e che una volontà così seria e sacra sia presente nei nostri amici per questa ricostruzione, per questo continuo a essere grato. Ma oggi si tratta anche, proprio di fronte a questa catastrofe, dove noi propriamente dovremo di nuovo costruire quello che ha assunto una nuova forma per il movimento antroposofico, oggi si tratta anche di pensare: Come può la Società Antroposofica far fronte — attraverso la sua forza spirituale interna, attraverso la sua volontà energica — a quello che in certa misura le si è presentato come una forma rinnovata? Orbene, miei cari amici, lasciatemi dire una cosa — voi non dovete offendervi, dopo che appena avete sentito che sento profondamente nel cuore tutto quello che è stato detto oggi in modo così bello — che in realtà considero la realtà della Società Antroposofica da parte dell’amore che opera insieme realizzato nella misura in cui sono completamente convinto che da questo lato non sorgeranno ostacoli per la ricostruzione del Goetheanum. Questo amore lo riconosco già come qualcosa di così duraturo che con esso possiamo costruire il Goetheanum. Ma proprio nel dire questo, voi non mi vorrete male se collego a esso alcune altre condizioni, senza il cui adempimento, oggi, così come le cose si sono sviluppate, non posso immaginarmi che la ricostruzione ormai necessaria del Goetheanum possa portare a qualcosa di più che a un aumento immenso dei colpi alle costole di cui ho parlato, di quei colpi alle costole che non intendo personalmente, ma che certamente intendo per la causa, per la causa antroposofica.
Miei cari amici, nella causa antroposofica abbiamo lavorato fino all’anno 1914. Allora questo lavoro culminò nell’intenzione di erigere questa costruzione, culminò nella realizzazione di questa intenzione. Venne la guerra mondiale. E con ragione, per esempio, il signor Kaufmann ha sottolineato quale influsso la guerra mondiale ebbe sul nostro lavoro, sia al Goetheanum sia nel movimento antroposofico in generale. Ma miei cari amici, questi ostacoli erano esterni. Possiamo per esempio dire: Forse non potevamo riunirci dalle singole nazioni che erano in guerra tra loro nello stesso modo in cui avremmo potuto senza la guerra; qui però abbiamo veramente lavorato insieme internazionalmente. Qui tutte le nazioni belligeranti si sono trovate l’una verso l’altra nell’amore, e a Dornach stesso era realizzato qualcosa che ogni uomo ragionevole e sensibile avrebbe dovuto considerare come un ideale proprio dalla dolorosità della guerra. Condizionato dalle circostanze esterne, naturalmente si è verificato qualche genere di interruzione. Ma posso dire: Come devo vedere la cosa, in realtà la guerra mondiale non ha aperto una breccia nella nostra struttura spirituale interna come Società Antroposofica. Anzi, in molti aspetti ha saldato insieme più intimamente i singoli membri delle diverse nazioni qui a Dornach e così per il mondo. Questo si poteva ancora notare quando si riunirono di nuovo qui o altrove dopo la guerra mondiale. La Società Antroposofica era già fino alla guerra mondiale in uno stato consolidato da dentro che in realtà la guerra mondiale non ha portato alcuna scossa al suo essenziale.
Le scosse erano venute dall’esterno. Così che sostanzialmente anche nel 1918 stavamo cosicché si poteva dire: Dal movimento antroposofico non è venuto fuori nulla che oggi dovremmo discutere così da dover dire: La consolidazione della Società Antroposofica è necessaria. E per quanto riguarda l’opposizione: La maggior parte dei nostri amici probabilmente saprà quanto poco mi occupi interiormente con questa opposizione e come io ceda soltanto alle necessità, quando si tratta di occuparmene esteriormente. Ma ci si deve occupare di essa esteriormente quando si tratta delle condizioni interne dell’esistenza del movimento antroposofico. Fino all’anno 1918 le opposizioni erano da sopportare, completamente da sopportare, per quanto ripugnanti siano apparse qua e là. Allora vennero gli anni dopo la guerra. E se mi chiedete, miei cari amici, quando ha cominciato lo stato inconsolidato della Società Antroposofica, quando hanno cominciato le grandi difficoltà per me, allora vi rispondo: Questi sono gli anni da quando è terminata la guerra mondiale. E allora non posso far altro che parlare con tutta sincerità, ma in una sincerità nell’amore verso di voi: Sono gli anni dopo la guerra mondiale in cui alcuni amici hanno ritenuto necessario fondare l’una o l’altra cosa per innestarla sulla Società Antroposofica. Orbene, miei cari amici, io dico neppure l’espressione «innestare» in senso dispregiativo, poiché nulla è stato ammesso che non fosse compatibile con lo spirito del movimento antroposofico. Ma quello che con questo spirito veramente non è compatibile è quello che si è abbattuto sulla Società.
E credo che ben pochi tra voi siano oggi disposti a riconoscere in quale misura lo stato odierno dell’opposizione è intimamente collegato con quello che si è verificato dal 1919 in poi. Allora posso soltanto dire: Allora c’erano per me le grandi difficoltà, che consistevano nel fatto che da quegli anni in poi si aveva l’idea, l’impulso verso i progetti, l’impulso di escogitare il più possibile per realizzarli. Se si ha una volontà seria, miei cari amici, questo può portare a molto bene. Ma quello che si è rivelato come esperienza è che si dipende dalle personalità in tali cose; e le cose erano di tale natura che potevano non riuscire a danno del movimento antroposofico soltanto se le personalità che volevano queste cose, queste personalità verso cui si è venuti incontro, se mi devo esprimere trivialmente, fossero rimaste completamente salde sulla rotta e avessero sviluppato una volontà ferrea per realizzare anche quello che una volta avevano invocato nel mondo e a cui doveva esser data la mano, perché naturalmente si deve tener conto della volontà dei membri stessi. Ma contro questo deve essere detto quello che proprio oggi di fronte a questo disgraziato incidente deve essere sentito profondamente. È questo: Il modo di lavorare come è stato dal 1919 non può continuare. Tutto l’amore, tutta l’abnegazione nei vasti circoli dei membri non serve a nulla se i metodi di lavoro che sono subentrati sotto la pratica dei progetti dal 1919 vengono continuati così come sono stati condotti: che in assemblee durate giorni si sia deciso l’una o l’altra cosa, si siano mandati nel mondo programmi che dopo quattro mesi si sono scordati del tutto e simili.
Da programma a programma si correva; parole grandi si avevano, come non se ne udirono mai prima all’interno della Società Antroposofica; metodi di lavoro sono stati introdotti: propriamente non-metodi. Questo, miei cari amici, potete provare nel dettaglio. Devo dirlo una volta già per questo motivo, perché lo considererei un crimine non dirlo di fronte all’amore devoto del grosso della Società Antroposofica, come ha mostrato di nuovo nella notte dell’incendio. Quello che è necessario è abbandonare il metodo di lavoro, non i campi di attività, ma il metodo di lavoro; non intrattenersi in qualcosa che il giorno dopo si abbandona di nuovo, bensì in modo energico rimanere nelle cose che una volta sono state cominciate, di cui si è detto che le si vuol considerare come proprie. So che così non parlo propriamente al grosso della Società Antroposofica; il grosso della Società Antroposofica, dove è stato necessario, ha sempre fatto la sua parte. Di che si tratta è che nella Società Antroposofica non vengono introdotti metodi di lavoro che propriamente sono non-metodi. Una volontà energica deve essere introdotta, non solo un desiderio, una volontà energica, non solo l’enunciare di ideali, una volontà energica nel proprio campo, non solo mettersi in mostra e ficcarsi negli ambiti altrui. Si tratta di far subentrare, con occhio limpido e con volontà energica, con buona volontà energica, altri metodi di lavoro che non siano quelli che nei ultimi quattro anni in molti circoli o almeno in alcuni circoli sono divenuti popolari e che nella loro non-metodicità forse il grosso dei membri non ha ancora nemmeno considerato nella giusta maniera. Avere occhio aperto è quello che abbiamo bisogno.
So, miei cari amici, che con il grosso dei membri si potrà lavorare bene; ma bisogna fare in modo che i percorsi che in molti ambiti dal 1919 sono stati seguiti non vengano seguiti oltre e che propriamente in questa direzione non sempre soltanto si parli delle cose senza affrontarle, bensì che attraverso l’intuizione negli errori, attraverso una valutazione acuta degli errori si riconosca quello che in futuro deve essere fatto. Questo, miei cari amici, è quello che vi chiedo. Vi ringrazio cordialmente per tutto quello che è stato detto qui. So apprezzare parole così meravigliose, come per esempio il signor Leinhas appena ha pronunciato, sono anche profondamente grato nel cuore per queste parole, nell’interesse della Società Antroposofica prima di tutto. Ma chiamo quei amici che hanno ancora una comprensione per le condizioni interne della Società Antroposofica, anche laddove essa si dissolve nei suoi rami periferici, dove traccia circoli pratici, pratici, li chiamo affinché finalmente una volta seriamente e degnamente si faccia fine con tali metodi, come si sono insinuati nei quattro anni scorsi; a esaminare in che cosa consistano gli errori, e a comprendere in quale misura propriamente una gran parte di quella opposizione, che si estende su molti ambiti, dove prima non c’era ostacolo, ha reso semplicemente impossibili i vostri convegni adesso. Non si tratta affatto tanto di ricacciare gli avversari; essi a volte sono contenti quando si dà loro un colpo, che li aiuta, che non li danneggia. Non si tratta di questo, bensì si tratta che effettivamente all’interno della Società Antroposofica venga dato un esempio modello di un operare metodologicamente riconoscibile, cioè permeato dalla volontà, non di un enunciare di progetti e desideri che si abbandonano sempre di nuovo, bensì a che si rimane, a che si effettivamente compie un lavoro devoto, non solo una frettolosa pratica.
Questo è quello di cui una causa che riposa su tali fondamenti, come è il movimento antroposofico, ha soprattutto bisogno. Devo dirlo perché ricambio l’amore che mi è stato manifestato anche questa sera. Ma se devo ricambiare questo amore nel modo giusto, allora devo parlare con sincerità a quelli che possono aspettarselo, e allora devo dire: Gli amici su cui tutto dipende devono una volta considerare seriamente quali metodi, che negli ultimi quattro anni sono divenuti non-metodi, devono essere abbandonati. Soltanto allora l’amore bellissimo, questo amore non soltanto inattaccabile, bensì non abbastanza apprezzato, in cui si è lavorato insieme nella Società Antroposofica fino all’inizio della costruzione e durante la costruzione fino al 1918, allora questo amore sarà guidato nel giusto corso, nella giusta corrente. E prego soprattutto che si consideri la cosa cosicché le parole che oggi pronuncio soltanto spinto da una costrizione più intima non trovino di nuovo orecchi sordi, bensì prego che l’amore, se è presente, si sviluppi già tanto da considerare seriamente e attentamente che i metodi degli ultimi quattro anni siano provati, affinché arriviamo di nuovo — quello che è necessario — a che la Società Antroposofica innanzitutto con se stessa cominci a mostrare quello che richiede dal mondo esterno. Finché siamo nostri nemici interni, finché cioè, poiché stiamo su un terreno occulto, non c’è da meravigliarsi se un’opposizione terribile dell’esterno colpisce.
Cerchiamo anche lì l’autoconoscenza, così molte cose potranno porsi nella giusta luce. Questo, miei cari amici, è un grande compito, un compito che di fronte alla grande disgrazia dovrebbe essere compiuto il più rapidamente possibile da coloro su cui tutto dipende. Perché per me sarebbe impossibile continuare a lavorare su tali fondamenti, come sono stati creati da alcuni lati negli ultimi quattro anni, senza che fosse un abuso dell’amore che viene praticato dal grosso della Società Antroposofica: sarebbe da parte mia un abuso di questo amore se continuassi ad appoggiare questi non-metodi e se non esigessi che per la consolidazione della Società sia contribuito soprattutto in questo, che da coloro su cui tutto dipende sia effettivamente esaminato energicamente in che cosa consistano questi non-metodi, che hanno portato la Società in questa situazione — per provare così, quando la Società stessa sarà di nuovo in uno stato consono a lei, come allora si possa venire a capo con le opposizioni. Mi perdonate, miei cari amici, ma mi sarebbe sembrato qualcosa di spiacevole di fronte al moltissimo amore che voi anche oggi mi avete mostrato, se non vi avessi detto oggi questa sincerità, quello che mi giace profondamente al cuore. a lui parlare. Ed egli dovrebbe, a rigore, stare sempre attento a formulare con cura le sue parole in modo che riguardo al mondo esteriore fornisca solo i fatti constatati. Si pensi solo a come sia uso oggi nel mondo, che ciò che piace a qualcuno venga in qualche modo presupposto e si assuma che sia così. Gli antroposofi dovrebbero abituarsi a distinguere rigorosamente dal puro decorso dei fatti tutti i loro pregiudizi e a descrivere solo il puro decorso dei fatti.
In questo modo gli antroposofi diventerebbero naturalmente una sorta di esseri che correggono ciò che oggi è abitudine diversamente. Si pensi solo a quello che ci viene raccontato oggi dai giornali. I giornali si sentono obbligati a raccontare tutto, indipendentemente dal fatto che possa essere constatato in qualche modo che sia così o non sia così. E allora si sente spesso, quando qualcuno racconta qualcosa, che manca lo sforzo di scoprire come ciò sia stato constatato secondo la sua fattualità. Allora si sente spesso il giudizio: Sì, perché non dovrebbe essere così? — Certo, se si approccia il mondo cosicché di qualcosa che viene affermato si dica: Perché dunque non potrebbe essere così? — allora non si può giungere a una wahrhaftigkeit interiore. Poiché quello che educhiamo in noi osservando il mondo esteriore sensibile deve essere plasmato tra gli antroposofi cosicché ci si attenga rigorosamente al constatare quello che nella realtà sensibile esterna si è presentato ai nostri occhi. Una conseguenza assai singolare avrebbe davvero il perseguimento di un tale proposito nel mondo civile odierno. Se per qualche miracolo si potesse fare in modo che molti esseri umani fossero costretti a formulare le loro parole solo come corrisponde esattamente ai fatti, allora ne sorgerebbe un silenzio diffuso. Poiché la maggior parte di ciò che oggi si dice non corrisponde ai fatti constatati, ma viene pronunciato da ogni sorta di opinioni, da ogni sorta di passioni. Ora però la cosa sta così, che tutto ciò che aggiungiamo alle condizioni esterne sensibili e che non corrisponde al puro decorso fattico — se lo rappresentiamo in rappresentazioni — estingue in noi la facoltà della conoscenza superiore.
È accaduto una volta che in un seminario in cui erano seduti studenti di diritto, fu preparata con cura una piccola azione, che fu eseguita davanti a circa queste venti persone. Allora si fece scrivere a questi venti persone quello che avevano visto. Naturalmente si sapeva esattamente quello che era stato fatto, poiché ogni dettaglio era stato provato. Venti persone dovevano poi riportare, tre l’hanno riportato all’incirca correttamente, diciassette erroneamente. E questo era in un seminario di diritto, dove almeno tre erano giunti a osservare correttamente un fatto! Se si ascolta venti persone oggi che descrivono l’una dopo l’altra qualcosa che vogliono aver visto, ciò che descrivono per lo più non corrisponde per nulla ai fatti. Voglio tralasciare completamente quando nel corso della vita umana sopraggiungono momenti straordinari. È accaduto sotto la febbre di guerra che uno ha scambiato la stella della sera, che brillava attraverso una nuvola, per un aereo straniero. Certo, tali cose possono accadere nell’agitazione. Ma allora sono gli errori in grande. Nella vita quotidiana riguardo alle piccole cose sono continuamente presenti. Ma se si parla del divenire della vita antroposofica, allora dipende dal fatto che questo senso di fatto veramente entri negli esseri umani, che essi si esercitino ad avere gradualmente questo senso di fatto, affinché, quando vedono l’atto esteriore nella sua fattualità, non dipingano fantasmi quando poi lo descrivono. Oggi basta leggere i giornali. Vero, i fantasmi sono stati aboliti, ma quello che si racconta ai lettori nei giornali come notizie certe, sono davvero fantasmi in realtà, fantasmi della peggiore specie.
E quello che la gente racconta è spesso altrettanto fantasmi. Il punto importante è questo: che per così dire l’elemento più elementare per l’ascesa nei mondi superiori è questo: che ci si appropri prima il puro senso di fatto per il mondo sensibile. Solo così si giunge a quello che ho caratterizzato ieri come wahrhaftigkeit. E a un vero sentimento di bellezza, che ieri ho cercato di descrivere nella sua vitalità, non si giunge altrimenti, se non si comincia dal fatto di osservare le cose, ossia osservare nell’uccello perché ha un becco, osservare nel pesce perché ha questo peculiare muso all’avanti, in cui si nasconde una delicata mascella, e così via. Imparare veramente a vivere con le cose, questo dà solo il senso di bellezza. E una verità spirituale non è raggiungibile senza una certa misura di bontà, di senso per la bontà. Poiché l’essere umano deve avere la facoltà di avere interesse, dedizione per l’altro essere umano: ciò che ho caratterizzato ieri cosicché la moralità comincia davvero quando nel proprio corpo astrale si forma le rughe di preoccupazione dell’altro come una propria ruga astrale di preoccupazione. Lì comincia la moralità, altrimenti la moralità sarà solo imitazione di prescrizioni convenzionali o abitudini. Ciò che ho descritto nella «Filosofia della libertà» come atto morale è connesso con questo vivere-con nel proprio corpo astrale della ruga di preoccupazione o delle rughe, che nascono dal sorriso dell’altro e così via. Senza che nel convivere umano avvenga questo affondare dell’anima dell’uno nell’essenza dell’altro, non può svilupparsi il senso per la vita veramente reale della spiritualità.
Perciò sarebbe una base particolarmente buona per lo sviluppo della spiritualità, se esistesse una Società Antroposofica che fosse una realtà, dove ogni uno si trovasse di fronte all’altro cosicché in lui viva veramente l’essere umano dedito con lui in comune all’antroposofia; se non fossero portate nella Società Antroposofica i sentimenti e le sensazioni di oggi, troppo umani. Se la Società Antroposofica fosse veramente una nuova formazione, in cui come la cosa più importante vale: L’altro è semplicemente un mio compagno antroposofo — , allora la Società Antroposofica verrebbe creata come una realtà. Allora sarebbe per esempio impossibile che all’interno di questa Società si formassero di nuovo consorterie e cose simili, che spesso addirittura sorga la tentazione che l’antipatia tra persone, perché il loro naso è così fatto — il che oggi nella vita esterna è proprio abitudine — , venga portata in misura ancora più elevata. Allora le relazioni tra gli esseri umani potrebbe veramente essere fondate su quello che vivono spiritualmente reciprocamente. Ma con questo dovrebbe farsi l’inizio attraverso un vero sviluppo del senso di wahrhaftigkeit verso i fatti, che in fondo è tutt’uno con l’esattezza, con la responsabilità e la cura per la trasmissione esatta e precisa di quello che si comunica a un altro o di quello che si dice comunque. Questo senso di wahrhaftigkeit è l’uno. E il senso dello stare-dentro di ogni essenza nel mondo intero, del sentire l’acqua con il pesce, l’aria con l’uccello, il che poi si trasporta al senso della comprensione dell’altro essere umano, questo dovrebbe essere il secondo.
E il senso di bontà, di questo vivere-con tutto quello che interessa l’altro, quello che vive nell’anima dell’altro, questo dovrebbe regnare come il terzo. Allora la Società Antroposofica diventerebbe un luogo in cui si aspira a sviluppare la corporeità fisica, la corporeità eterica, la corporeità astrale gradualmente secondo i loro scopi e la loro essenza. Allora si farebbe un inizio con ciò che deve essere caratterizzato sempre di nuovo da me nel modo che dico: La Società Antroposofica non dovrebbe essere una qualunque cosa che fornisce carte, su cui stanno nomi e dove si è solo iscritti, dove si ha il tale numero sulla propria tessera di membro, bensì la Società Antroposofica dovrebbe essere una cosa che è veramente permeata da una spiritualità comune, da una spiritualità che almeno ha il germe di diventare sempre più forte, sempre più grande di altre spiritualità, così che alla fine sarebbe tale che per l’essere umano avrebbe più significato sentirsi nella spiritualità antroposofica che nella spiritualità russa o in quella inglese o in quella tedesca. Solo allora il comune è veramente presente. Oggi non si considera ancora il momento storico come essenziale. Ma è dato agli esseri umani dei tempi nuovi di avere un sentimento nel vivere nella storia e di sapere che ora con il principio cristiano dell’umanità universale si deve fare sul serio, altrimenti la Terra perde il suo fine e il suo significato interiore.
Si può partire anzitutto dal fatto che una volta esseri spirituali elementari erano presenti, che hanno nutrito e curato la nostra umanità, a che dovremmo ricordare con gratitudine; che questi esseri negli ultimi secoli all’interno del mondo civile d’Europa e America hanno perso il loro legame con l’essere umano; che l’essere umano deve imparare di nuovo la gratitudine verso il mondo spirituale. Solo allora si giungerà a giusti stati sociali sulla Terra, quando si sviluppa verso gli esseri del mondo spirituale quella forte gratitudine e quell’amore forte, che possono essere presenti quando si conoscono veramente questi esseri come qualcosa di concreto. Allora anche il sentire da essere umano a essere umano diventerà completamente diverso da come si è formato dai legami più antichi, attraverso i tempi, che negli ultimi secoli sono trascorsi, verso gli stati più nuovi, dove l’essere umano sente ogni altro essere umano propriamente più o meno come qualcosa di estraneo e considera importante solo se stesso prima di tutto, sebbene non si conosca affatto, sebbene propriamente possa dire solo, se naturalmente non se lo confessa: Ah, in fondo io stesso mi amo di più. — Si può chiedere: Ora, cosa ami dunque in fondo di più? — Sì, deve dirmelo il naturalista o spiegarmelo il medico, cosa sia veramente quello che amo di più! Ma l’essere umano è inconsciamente, sentimentalmente, propriamente solo vivente in se stesso. Questo è il contrario di quello che può dare una Società Antroposofica. Deve prima essere compreso che l’essere umano deve venire fuori da se stesso, che gli altri con le loro particolarità devono interessare almeno in parte gli esseri umani, come interessano loro le proprie particolarità. Se questo non è il caso, una Società Antroposofica non può esistere.
Si possono accogliere membri, e si possono stabilire regole, che possono stare in piedi per un po’, ma questa non è una realtà. Le realtà non nascono dal fatto che si accolgono membri e questi membri ora hanno carte, attraverso cui sono antroposofi. Le realtà non nascono mai da quello che si scrive o si stampa, bensì le realtà nascono da quello che vive. E lo scritto o stampato può essere solo un’espressione della vita. Se è un’espressione della vita, allora è presente una realtà. Ma se lo scritto e stampato è solo scritto e stampato, la cui importanza viene stabilita convenzionalmente, allora è un cadavere. Poiché nel momento in cui scrivo qualcosa di seguito, i miei pensieri mutano di piume. Sapete cosa significa «mutar di piume»; quando l’uccello butta via le sue piume, allora viene buttato via il morto. Questo mudare di piume è quello che succede quando scrivo qualcosa. Oggi la gente aspira propriamente solo a scrivere i pensieri: vogliono trasformare tutto in scritto. Ma per un tale uccello sarebbe terribilmente difficile, se appena si fosse mutato di piume, mutarsi di piume subito di nuovo. Se qualcuno avesse aspirato a ciò, che un canarino, che appena si fosse mutato di piume, si mutasse subito di nuovo di piume, allora dovrebbe fargli le piume artificiali. Sì, ma è così oggi! Perché la gente vuole avere tutto solo nel prodotto morto del mutar di piume, così abbiamo davvero solo con realtà artificiali, non più con vere realtà. E per lo più sono realtà artificiali, quello che gli esseri umani producono da se stessi. È disperante, se si misura questo a quello che è una vera realtà; se si vede come propriamente gli esseri umani non parlino più.
Non è più l’essere umano che parla; parla, ebbene, il signor consigliere di governo o il signor avvocato, parlano categorie astratte. Parla la signorina o l’olandese o il russo. Ma quello che dobbiamo aspirare è che non parli il signor consigliere aulico, non il signor consigliere di governo, non il russo, non il tedesco, non il francese e non l’inglese, bensì che parli l’essere umano. Ma l’essere umano deve davvero anzitutto essere presente. Ma non diventa essere umano, se conosce solo se stesso. Poiché questo è peculiare: così poco come si può respirare l’aria che si produce da se stessi, così poco si può vivere l’essere umano che si riempie solo in se stesso, che si sente solo in se stesso. Respirate l’aria che producete da voi stessi. Questo non potete. Ma non potete nemmeno vivere veramente l’essere umano, che producete da voi stessi. Dovete vivere nella vita sociale attraverso quello che gli altri esseri umani sono, quello che vivete con gli altri esseri umani. Questo è vero umanesimo, questa è vera vita umana. Voler vivere quello che si produce solo in se stessi, significherebbe la stessa cosa che se si volesse decidere, invece di far entrare in se stessi l’aria esterna, di respirare in un recipiente, per respirare di nuovo la stessa aria che come aria respirata si è prodotta. Allora, perché il fisico è più spietato dello spirituale, molto presto si morrebbe. E se si continua solo a respirare intorno a quello che si vive da se stessi come essere umano, allora si muore anche, solo non si sa che si è morti spiritualmente o almeno spiritualmente.
Dunque si tratta di questo, che si compia veramente attraverso la Società Antroposofica o il movimento quello che ho caratterizzato poco fa con le parole del gioco di Natale: «Sorgi, rialzati!» L’ho caratterizzato in una delle ultime conferenze, che questa vita antroposofica deve essere un risveglio, un’illuminazione. Ma deve al tempo stesso essere un continuo evitare della morte dell’anima, un continuo appello alla vitalità della vita dell’anima. In questo modo la Società Antroposofica sarebbe da sé stessa una realtà attraverso la forza interiore della vita spirituale-animica.
. . . Ma se deve venire a un’elevazione dal peccato, allora l’essere umano deve anzitutto educarsi nella realtà sensibile a wahrhaftigkeit e questa educazione, questo avvezzamento deve portare poi nel mondo spirituale. Allora potrà essere wahrhaftig anche nel mondo spirituale. Altrimenti racconta alle persone le storie più incredibili del mondo spirituale. Se si è avvezzato per il mondo fisico all’inesattezza, all’assenza di wahrhaftigkeit, all’inesattezza, allora racconta una serie di falsità sul mondo spirituale. Se dunque si afferra così l’ideale, di cui la Società Antroposofica può diventare consapevole come realtà, e se viene portato avanti quello che nasce da tale consapevolezza, allora deve svanire in colui che ha la più cattiva volontà la credenza che la Società Antroposofica possa essere una setta. Ora, naturalmente i nemici diranno tutto ciò che è possibile dire, ciò che non è vero. Ma non ci può essere indifferente se è vero o falso quello che i nemici dicono, finché ne diamo motivo. Ora la Società Antroposofica si è, per la natura della cosa, lavorata completamente fuori dalla settarietà, nel che era davvero presa all’inizio, in particolare finché era collegata con la Società Teosofica. Ma molti membri oggi non se ne sono ancora accorti e amano la settarietà. E così è accaduto che persino vecchi membri antroposofici, che quasi scoppiavano sotto la trasformazione della Società Antroposofica da una settaria in qualcosa che è consapevole del suo compito mondiale, che quasi scoppiavano, in tempi molto recenti hanno fatto un salto. In che modo? Sì, veda: Nella stessa misura in cui tutta la settarietà, se segue la sua essenza, può essere accolta nel movimento per il rinnovamento religioso; ma questo movimento per il rinnovamento religioso ha dato a una serie persino di vecchi antroposofi il motivo di dirsi: Sì, nella Società Antroposofica, lì l’essenza settaria viene sempre più sradicata, ma qui possiamo coltivarla di nuovo! —— E così la maggior parte degli antroposofi trasforma il movimento per il rinnovamento religioso nella più terribile settarietà, il che davvero non avrebbe dovuto essere. Si vede dunque come — se la Società Antroposofica vuole diventare una realtà — il coraggio di elevarsi di nuovo nel mondo spirituale debba essere colto positivamente. Allora spruzzeranno già arte e religione nella Società Antroposofica. Se pure inizialmente ci sono state tolte le nostre forme artistiche, esse vivono nella essenza del movimento antroposofico stesso e devono essere sempre trovate di nuovo. Egualmente vive il vero approfondimento religioso in coloro che ritrovano la via nel mondo spirituale, che prendono seriamente l’elevazione dal peccato. Ma quello che dobbiamo sradicare in noi stessi è l’inclinazione alla settarietà, poiché è sempre egoistica. Vuole sempre evitare la fatica di penetrare nella realtà dello spirito, per accontentarsi di un rapimento mistico, che in fondo è una lussuria egoistica. E tutto il parlare del fatto che la Società Antroposofica è diventata troppo intellettualistica si basa propriamente sul fatto che coloro che così parlano, vogliono davvero evitare il vivere conseguente di un contenuto spirituale e vogliono molto più la lussuria egoistica del rapimento dell’anima in un’indeterminatezza nebulosa mistica. L’abnegazione di sé è necessaria per la vera antroposofia. È un mero egoismo dell’anima, se questa vera antroposofia è contrastata dai membri antroposofici stessi e essi allora la spingono ancora più in un’essenza settaria, che deve solo soddisfare la lussuria dell’anima, che attraverso e attraverso è qualcosa di egoistico.
Queste sono le cose che dobbiamo tener davanti ai nostri occhi riguardo al nostro compito. Con ciò non andrà perso nulla del calore, del senso artistico e dell’intimità religiosa del nostro sforzo antroposofico. Ma sarà evitato quello che deve essere evitato: l’inclinazione settaria. E questa inclinazione settaria ha portato tante cose che sciolgono la Società, anche se spesso è venuta per la via pura del camarantismo. Ma il camarantismo sorse all’interno del movimento antroposofico solo a causa della sua affinità — è certo un’affinità lontana — con l’inclinazione settaria. Dobbiamo tornare alla coltivazione di una certa consapevolezza universale, così che solo ancora nemici, che intendono dire la falsità, possano chiamare la Società Antroposofica una setta. Dobbiamo giungere a respingere rigorosamente il carattere settario del movimento antroposofico. Ma dobbiamo respingerlo cosicché, se appare qualcosa che non è pensato settatariamente in se stesso, come il movimento per il rinnovamento religioso, non venga subito afferrato, perché può essere plasmato più facilmente nel senso settario di come la Società Antroposofica stessa. Queste sono le cose che oggi dobbiamo riflettere chiaramente. Dobbiamo oggi, dal più intimo essere dell’antroposofia, comprendere in quale misura l’antroposofia possa dare all’essere umano una consapevolezza universale, non una consapevolezza settaria. Perciò in questi giorni ho dovuto proprio parlare di questi compiti più limitati della Società Antroposofica.
Se si legge un libro antroposofico, si deve entrare con tutto il proprio essere umano, e perché nel sonno si è incoscienti, quindi non si hanno pensieri — ma la volontà continua — , si deve entrare con la volontà. Se volete quello che giace nelle parole di un vero libro antroposofico, allora attraverso questo volere diventerete almeno da chiaroveggenti consapevoli di pensieri nel momento. E veda, questa volontà deve entrare ancora in coloro che rappresentano la nostra antroposofia! Se questa volontà entra come un lampo in coloro che rappresentano la nostra antroposofia, allora l’antroposofia potrà essere rappresentata al mondo nel modo giusto. Non si tratta di arti magiche, bensì della volontà energica, che non solo durante il giorno porta i pezzi di vita in un libro. Oggi la gente per il resto non legge nemmeno ancora le opere con questo pezzo di vita incompleto, bensì oggi nella lettura giornalistica basta che si mettano in moto un paio di minuti diurni per appropriarsi di quello che si ha lì. Non occorre nemmeno l’intera giornata consapevole. Ma se vi immergete con il vostro intero essere umano in un libro che proviene dall’antroposofia, allora diventerà vivo in voi. Questo è però ciò che dovrebbe essere osservato, specialmente da coloro che dovrebbero essere personalità dirigenti all’interno della Società Antroposofica. Poiché a questa Società Antroposofica nuoce enormemente, se si dice: Sì, l’antroposofia è proclamata da persone che non possono sostenerla. —— Dobbiamo semplicemente giungere a trovare, oltre al mero vivere passivo intellettualista delle verità antroposofiche, l’entrata con il nostro intero essere umano in queste verità antroposofiche. Allora quello che è proclamazione antroposofica non si presenterà nel modo pasticciato che si dica solo sempre: Dal lato della scienza dello spirito ci è assicurato —— bensì allora si potrà proclamare la verità antroposofica come proprio vivere, almeno inizialmente per quello che all’essere umano sta più vicino, per esempio per il campo medico, per il campo fisiologico, per il campo biologico, per il campo delle scienze esterne o della vita sociale esterna. Anche se non i campi delle gerarchie superiori diventano accessibili a questo primo stadio della chiaroveggenza, ma quello che come spirito è nel nostro ambiente immediato, questo può proprio in questo modo essere vero oggetto della costituzione dell’anima umana del presente. E dalla volontà dipende nel senso più ampio, se nella nostra Società Antroposofica si presentino persone che rendono testimonianza — una testimonianza valida, perché è sentita immediatamente, sentita come fonte viva della verità — , che possano rendere una valida testimonianza vivente della verità interiore dell’Antroposofico.
Questo è anche connesso con quello che è necessario per la Società Antroposofica: che in essa debbono presentarsi personalità che, se mi posso servire dell’espressione paradossale, abbiano la buona volontà verso la volontà. Oggi si chiama volontà ogni desiderio qualunque; ma un desiderio non è una volontà. Alcuni vorrebbero che qualcosa riuscisse così e così. Questo non è una volontà. La volontà è forza attiva. Questa manca oggi nell’ampiezza più larga. Manca all’essere umano del presente. Ma non deve mancare all’interno della Società Antroposofica. Lì l’entusiasmo tranquillo deve poter essere ancorato in una volontà forte. Questo appartiene anche alle condizioni di vita della Società Antroposofica. Ora, continuerò a parlare di queste cose domani. Perché proprio nella Società Antroposofica non è come dovrebbe essere, allora ora devono essere fatte molte cose varie, e sono costretto a fare un altro breve viaggio a Stoccarda. Perciò devo chiedere ancora una volta, di poter tenere la conferenza domani alle 11 di mattina, in modo che tutte le altre prove necessarie, preparazioni e così via possono essere posticipate alla sera. Così che domani possiamo avere la mia conferenza alle 11 di mattina, la rappresentazione di euritmia alle 5 del pomeriggio. Sarà però veramente così che, anche se non nuova come otto giorni fa, possiamo di nuovo dire lì: gli antroposofi dovrebbero essere capaci di riunire così entusiasmo da salire il colle due volte. Perciò non voglio far valere come scusa il possibile mancato interesse alla rappresentazione di euritmia, che si debba salire due volte. Ma risiede nelle imperfezioni della Società Antroposofica, che domani abbiamo bisogno di venire due volte il tempo: alle 11 per la conferenza e alle 5 per la rappresentazione di euritmia.
È tutto molto strano, quali idee si generano proprio sulla base dei libri antroposofici. Io comprendo queste idee, spesso non le contraddico, perché hanno il loro valore per il singolo; ma prendiamo per esempio la «Scienza occulta». Sono venute persone che pensavano di poter fare qualcosa per questa «Scienza occulta» da parte mia, dipingendo tutta la «Scienza occulta» affinché stesse davanti alle persone in immagini. È nata questa nostalgia. Sono stati forniti persino dei saggi. Non ho niente contro; se questi saggi sono buoni, si possono anche ammirare, è proprio bello fare tali cose. Ma da quale nostalgia derivano? Derivano dalla nostalgia di togliere il più importante che si sviluppa nella «Scienza occulta» e mettere davanti alle persone immagini che sono di nuovo tavole. Poiché il punto importante è questo — così come il nostro linguaggio e come è diventato orribile lo scrivere, questo terribile scrivere o addirittura il lasciar stampare — , di prenderlo come una volta, di non ribellarsi contro quello che la civiltà ha portato, e di prenderlo così che il lettore possa anche subito superarlo, che esca subito e ora si faccia da sé le intere immagini che sono fluide nella tinta orribile, quindi le crea da sé. Quanto più individualmente ogni uno crea queste immagini da sé, tanto meglio è. Se un altro glielo toglie, gli taglia via il mondo. Non voglio certo tenere una filippica contro la configurazione pittorica di ciò che nella «Scienza occulta» è rappresentato in Immaginazioni, naturalmente no, ma voglio solo indicare quello che come un’accoglienza vivente di questa cosa è in fondo necessario per ogni uno. Queste cose devono essere comprese oggi nel modo giusto.
Ci si deve arrivare a prendere l’antroposofia non solo come qualcosa in cui ci si approfondisca nello stesso modo in cui ci si approfondisce in altro, bensì bisogna prenderla come qualcosa che presuppone un ripensamento e un risentimento, che presuppone che l’essere umano si trasformi, non come era prima. Non si può dunque, se per esempio viene presentato un capitolo astronomico dall’antroposofia, ora prendere questo capitolo astronomico e confrontarlo con l’astronomia ordinaria e cominciare a provare su e giù e confutare. Questo non ha senso, bensì ci si deve essere chiari: il capitolo astronomico attinto dall’antroposofia è prima comprensibile, quando è presente il ripensamento e il risentimento. Se dunque da qualche parte oggi appare una confutazione di qualche capitolo antroposofico e poi appare una difesa scritta con gli stessi mezzi della confutazione, allora con ciò non è fatto nulla, veramente nulla, poiché si parla sopra e sotto con lo stesso modo di pensare. Il punto non è questo, bensì è il punto che l’antroposofia sia portata da una nuova vita. E questo è oggi assolutamente necessario. È urgentemente necessario in questa fase della Società Antroposofica, proprio su queste cose parlare, poiché queste cose cominciano a essere fraintese nel modo più profondo. Per questo fine mi lasciate oggi fare qualche retrospettiva sul modo in cui la Società Antroposofica è diventata. Veda, non è affatto diventata dal fatto che l’ha cercato, bensì dal fatto che è sorto dalle circostanze di vita; è diventata, nel principio del nostro secolo, in una certa connessione libera, esteriore con la Società Teosofica. Questa Società Teosofica si è sempre sforzata essenzialmente di portare nella presente i principi di iniziazione antichi. Il destino ha fatto sì che proprio all’interno di circoli teosofici inizialmente potesse parlarsi di antroposofia.
Ho esposto più volte le ragioni di ciò, e oggi non voglio ripeterle. Le ho adombrate nel primo articolo che ho scritto nella serie: «Il Goetheanum nei suoi dieci anni» [in GA 36]. Ma l’antroposofia ha dovuto distaccarsi come un’indipendente dalla moderna comprensione dello spirituale, che, vorrei dire, nel più ampio ambito più pendeva verso il teosofico: verso il portare di nuovo dei metodi di iniziazione antichi. In quale modo grottesco questi vecchi metodi di iniziazione non combaciano con quello che è la richiesta della civiltà più recente, questo si mostrò particolarmente, quando intorno agli anni 1907, 1908, 1909, 1910 questo movimento spirituale, che aveva il carattere teosofico, si avvicinò al problema di Cristo. Allora questo movimento teosofico produsse l’assurdità di un Cristo Gesù incarnato in un bambino umano contemporaneo. E allora si collegarono tutte le altre assurdità che il movimento teosofico ha prodotto. Fin dall’inizio l’antroposofia, in contrasto alla teosofia, doveva portare a una giusta comprensione del Mistero del Golgota. Perciò nel primo periodo della vita antroposofica c’è stato preferibilmente il commentario ai Vangeli, l’orientamento verso una giusta comprensione del Mistero del Golgota. E nel tempo, quando riguardo al Mistero del Golgota l’altro movimento spirituale è caduto nelle più terribili assurdità, il movimento antroposofico si è avvicinato sempre più a una vera comprensione reale del Mistero del Golgota e ha andato la sua via con questa comprensione del Mistero del Golgota, mentre il movimento teosofico non poteva stare più con lui. Questa era la prima fase del sforzo antroposofico. Era presente l’impulso significativo che teneva insieme, di collegare il movimento antroposofico nel modo giusto con il Mistero del Golgota.
E si può dire che nel momento in cui poterono essere scritte le mie rappresentazioni drammatiche, questa fase era giunta a una sorta di chiusura provvisoria. Che il movimento antroposofico dovesse essere collegato con una giusta comprensione del Mistero del Golgota, questa era allora una convinzione generale tra gli antroposofi. E lo slancio che aveva il movimento antroposofico allora fino verso l’anno 1908, 1909 e così via, questo slancio veniva dal fatto che in modo spirituale più nuovo si era conquistato una giusta comprensione del Mistero del Golgota, tutto fu orientato così che il Mistero del Golgota potesse stare nel centro della comprensione. Con ciò il movimento antroposofico ricevette allora il suo carattere. Ma le cose che stanno nella vera vita esteriore reale, fanno una storia attraverso, e qualcosa che deve essere pieno di vita interiore, come la Società Antroposofica, questo fa una storia attraverso in tempo più veloce di altro. Una fase importante per esempio nel movimento antroposofico, quando l’antroposofia era già completamente indipendente verso la teosofia, era allora quella, che ho tenuto a Praga il ciclo di conferenze su «Fisiologia occulta» e che sempre più e più, vorrei dire, anche la conoscenza del mondo potesse essere conquistata attraverso il sapere antroposofico. Con ciò poteva essere mostrato al mondo: Questa antroposofia non è qualcosa che pende solo mistico nelle altezze delle nuvole, bensì essa afferra veramente la coscienza moderna. Essa fa i conti con il venir-su della sviluppo della coscienza-dell’anima. Essa si azzarda in campi, la cui comprensione è possibile solo con spiritualità, ma che sono i campi dell’ambiente umano mondiale.
E così andò, dopo che in certo qual modo, vorrei dire, fu rafforzato all’interno del movimento antroposofico il Mistero del Golgota, un movimento scientifico che era possibile solo quando si prendesse seriamente il Mistero del Golgota, i suoi primi passi. Questo era allora difficile da mantenersi nel tempo, quando in Europa tutto andava sottosopra, quando veniva il guerra mondiale. Eravamo nella seconda fase del movimento antroposofico. Avevamo in certo qual modo dietro di noi che avevamo reso testimonianza: vogliamo essere fermamente collegati con il Mistero del Golgota. Avevamo appena messo mano all’estendere dell’impulso antroposofico sui vari campi della civiltà mondiale. E allora venne il tempo in cui propriamente in Europa gli esseri umani furono separati gli uni dagli altri in così alto grado, il tempo in cui sfiducia, odio presero il sopravvento. Un tempo veniva, in cui tutto quello viveva, che all’interno di una comunità antroposofica non deve vivere, se essa vuol dispiegare il suo giusto impulso vitale. E si è in certo qual modo veramente riuscito, nonostante le difficoltà che allora esistevano, a continuare a portare avanti la Società Antroposofica. Pensiamo alle difficoltà che esistevano. Una grande difficoltà era il fatto che la fondazione originale dell’antroposofia era partita dall’Europa centrale tedesca, che avevamo il nostro Goetheanum qui in un’area neutrale, che, vorrei dire, ogni collaborazione di persone appartenenti alle più diverse aree europee, era considerata da molti lati con enorme sfiducia. Ogni azione da qui e da lì, ogni viaggio da qui e da lì era allora un’enorme difficoltà. Ma le difficoltà furono allora superate, perché furono trattate — cari amici, questo già deve essere detto — , perché furono trattate dallo spirito antroposofico.
So che molti, che allora stavano nel movimento antroposofico, hanno anche criticato molto, se l’hanno anche preso male, perché non si è sempre visto subito quello che, di fronte ai giudizi che spacçavano il mondo, doveva essere intrapreso, per assicurare il mantenersi insieme, come può essere solo nello spirito antroposofico! E così potevamo portare il movimento antroposofico attraverso le difficoltà che si erano presentate durante il tempo della crisi europea, potevamo mantenerlo puro in certo qual modo. Quelle persone, che erano propriamente predisposte per la sfiducia in quel tempo, potevano spesso essere portate alla fiducia, a quella fiducia che loro stessi come completi estranei si dissero: antroposofia, ci si possa posizionare come si vuole, è pur sempre qualcosa che non si presenta come una cosa, che si deve affrontare con sfiducia, anche se essa collabora con le più diverse nazioni. Si poteva proprio fino nei tempi di guerra — anche se era frainteso da molti, anche se molti si erano messi in quello o in quell’altro, che allora gli esseri umani iniziavano a dividere in Europa, e anche se da qualche furore nazionale aveva criticato molte cose che erano state fatte dallo spirito dell’antroposofia — , si poteva davvero, se posso dire così, governare la nave antroposofica attraverso le enormi difficoltà che c’erano, e si poteva successivamente continuare a lavorare al nostro Goetheanum. Si potrebbe dire: questa seconda fase, in cui l’antroposofia non era più un embrione, come lo era appena fino all’anno 1908 o 1909, questa seconda fase durò allora all’incirca fino all’anno 1915, 1916. Naturalmente — le sue conseguenze rimasero per lo più. Allora però cominciò un tempo, dove il bambino naturalmente doveva diventare maturo: la terza fase del movimento antroposofico, cominciando circa nel 1916. Sì, cari amici, che tipo di tempo è?
È il tempo in cui varie personalità nel movimento antroposofico, che si era già ingrandito significativamente fino a quel punto, hanno avuto idee, idee che si sono particolarmente sviluppate nel dopoguerra. Questo è già nella natura di un tale movimento, che le singole personalità che stanno in esso devono avere idee, poiché un tale movimento deve diventare maturo in se stesso. Se cresce, allora gradualmente devono sorgere personalità dirigenti in esso. E allora era giustamente così, che singole personalità hanno avuto tali idee. Ma ciò che era necessario era semplicemente che queste personalità restassero a queste idee con volontà ferrea — non che queste idee fossero solo proposte, formulate programmaticamente e poi ancora una volta abbandonate, ma che queste personalità rimanessero a queste idee con volontà ferrea. Le idee che da allora volevano realizzarsi fino a oggi sono state tutte buone. Ciò che non è stato buono ed è quello che deve cambiare, è il comportamento delle personalità rispetto a esse: si tratta appunto di acquisire la perseveranza nel perseguimento delle idee. Allora necessariamente entrò in gioco un nuovo elemento. Prendiamo la prima fase del movimento antroposofico. Quando l’antroposofia era ancora un embrione, le persone potevano avvicinarsi all’antroposofia e dovevano solo ricevere. Nella prima fase si trattava solo di ricevere, di aderire al movimento, di ricevere ciò che veniva offerto. Nella seconda fase era necessario che la ricezione si mescolasse un po’ con la comprensione; che per esempio persone dal mondo venissero a contatto con questa, che conoscessero realmente anche il mondo esterno, lo conoscessero come scienziati, lo conoscessero come pratici; che quindi potessero acquisire un giudizio secondo che ciò che veniva loro offerto dall’antroposofia avesse valore anche per la scienza e la pratica della vita.
Ma non era ancora necessario essere attivi in prima persona, bisognava solo ricevere l’antroposofia con un giudizio sano verso il mondo esterno. Nella prima fase dell’antroposofia bisognava solo essere una persona con un cuore caldo e con un sano senso comune, e si poteva dire sì a tutto ciò che è antroposofico. Certamente, questo deve esserci attraverso tutte le fasi del movimento antroposofico, che persone così — con un cuore caldo e un sano senso comune — ricevano l’antroposofia. Ma deve sempre esserci anche qualche persona che conosca a fondo il mondo esterno e dal punto di vista di quel mondo, proprio scientificamente o come pratico, possa giudicare ciò che dalle mondi spirituali viene portato sulla terra nell’antroposofia. Ora, quando giunse la terza fase, erano necessarie persone attive, persone che con la loro volontà, ma con una volontà perseverante, lavorassero a quelle cose che sorgevano in loro come idee. Allo stesso modo in cui non ci si può abbandonare all’illusione che un bambino che è diventato sedicenne sia ancora dodicenne, allo stesso modo non ci si doveva abbandonare all’illusione che la Società Antroposofica nell’anno 1919 potesse ancora essere la stessa cosa che era circa nel 1907. Era nella natura stessa delle cose che a ogni volontà si andasse incontro. Ma veniva sempre sottolineato: Una tale volontà ha il suo diritto solo quando vi si rimane, quando vi si rimane con una volontà perseverante. Ora, questo è appunto spesso mancato. Non lo dico come una critica, ma come qualcosa che punta a ciò che deve venire. Ma ho spesso indicato in singoli casi ciò che deve venire. Solo in un caso la mia attenzione è stata accolta dalla leadership!
È stato allora quando notai che era necessario intervenire in un certo campo, e il nostro amico Leinhas ha allora assunto questo intervento. Solo in questo unico caso di recente è stato osservato ciò che ho sempre ripetutamente designato come una necessità in questo o quel settore — dico espressamente ora: designato come una necessità della terza fase del movimento antroposofico. Perché fondamentalmente non avevo bisogno di impegnarmi in modo particolare per gli impulsi della prima e della seconda fase. Quelli continuavano comunque. Potevo tranquillamente lasciarli al karma spirituale. Era diverso con ciò che si era formato attraverso le idee di singole personalità proprio come qualcosa di buono nella cosa, ma che poteva rimanere buono solo se la volontà perseverante di queste singole personalità intervenisse realmente nelle cose. Ma così non dovevano procedere come in molti casi hanno proceduto di recente. Voglio evidenziare un esempio. Supponiamo che tra i molti progetti che sono nati dalle idee vi fosse anche la cosiddetta Lega Universitaria. Sì, cari amici, questa Lega Universitaria dovette contenere in sé una seria volontà che non venisse meno, oppure era un bambino nato morto. È qualcosa che dissi espressamente al momento della sua fondazione. Che senso ha una tale affermazione, cari amici? Solo quello di attirare l’attenzione delle persone: dovete sapere che se nella vostra volontà venite meno, allora la cosa non andrà bene. Che cosa è diventata della Lega Universitaria? In Germania è diventata qualcosa che solo i rappresentanti dell’antico si offendono, si trasformano in nemici, perché appunto non c’era dietro la seria volontà energica. In Svizzera la Lega Universitaria non è mai stata veramente nata; quindi nemmeno poteva esserci una volontà penetrante in tal modo che qualcosa passasse come quello che ha caratterizzato i primi eventi nel nostro Goetheanum scomparso: le conferenze universitarie.
Sono rimaste, perché non c’era forza dietro di esse, fondamentalmente del tutto inefficaci. Ma hanno fatto nemici. E in questo consistette una gran parte della terza fase del nostro movimento antroposofico: nel suscitare inimicizie, da opposizioni, che non sono necessarie se c’è una seria volontà dietro la cosa. Naturalmente le inimicizie si producono; ma sono inefficaci se non sono giustificate in un certo modo. E deve sempre valere che si potrebbe dire: Per quanto numerose possono sorgere inimicizie, non devono nemmeno avere l’ombra di una giustificazione, per quanto veementemente si presentano. Ho ripetutamente attirato l’attenzione su questo, anche qui in questo luogo, ma vediamo come è successo. Non è così, è naturale che proprio a quel movimento che sorge così bene dal germogliare dello sviluppo dell’anima della coscienza, proprio a questo movimento la gioventù si avvicini. Ci si deve rallegrare che la gioventù si avvicini. Ma come si comporta oggi la gioventù verso quello che è la Società Antroposofica? La gioventù oggi si comporta così da dire: Non si può prendere sul serio. — Non voglio ora parlare se questo giudizio è giustificato o no, ma è lì, e nella vita bisogna fare i conti con i fatti. Per questo fatto voglio solo darvi una singola testimonianza esterna, anche concreta. Poco tempo fa si è riunito a Stoccarda un gruppo di giovani persone per dedicarsi realmente con tutto il cuore al movimento antroposofico. Le persone avevano il miglior proposito di dedicarsi al movimento antroposofico. Ero occupato qui, non potevo essere presente il primo giorno dopo che le persone si erano riunite a Stoccarda, e quindi espressi il desiderio a uno dei membri della guida centrale di rappresentarmi il primo sera con una conferenza, di tenere una conferenza ai giovani.
È andato e ha fatto loro la proposta. Hanno detto: Vi ringraziamo, non vogliamo una conferenza da voi. Ora, cari amici, potete dire: Era scortese. Se volete pure dirlo; ma non ha validità se lo dite. Il fatto era che le persone erano persuase fin dall’inizio: Non è possibile intendersi; questi non ci dice qualcosa che tocchi i nostri cuori. — E trovai a Stoccarda la situazione in cui la gioventù era riunita e in realtà la precedente leadership antroposofica era del tutto senza contatto con essa. Le persone erano completamente abbandonate a se stesse, quelle che ora veramente si avvicinavano al movimento antroposofico con cuore caldo. Un tale modo di comportarsi verso gli altri era completamente possibile nella prima e seconda fase del movimento antroposofico; nella terza fase non era più possibile, perché nella terza fase cominciava a dipendere dal singolo uomo nel movimento antroposofico. E come detto, tutto questo non è detto per attaccare qualcosa a qualcuno, tutto questo non è detto per sviluppare una critica; tutto questo è detto perché mi ha causato una sofferenza infinita, perché vidi che le personalità che nella Società Antroposofica volevano prendere il timone qui e là, semplicemente non volevano agire fuori dallo spirito antroposofico. E l’ho sempre assicurato, è indicibile quello che ho dovuto soffrire perché potesse essere constatato: Questa terza fase del movimento antroposofico non vuole procedere avanti come dovrebbe procedere avanti, perché ci sono troppi semplici progetti e manca dietro la seria volontà energica. È un certo collegamento nel destino che quando siamo stati colpiti dalla grande disgrazia qui con il Goetheanum, è diventato particolarmente evidente che il danno dell’antroposofia sta nell’inazione, sta nell’evitare di voler agire.
E attraverso questo siamo stati spinti in quei conflitti che oggi esistono nel grembo della Società Antroposofica, e che non dovrebbero portare ad altro che a una guarigione ancora più potente. Ma per questo deve prima essere veramente e onestamente capito quello che è necessario. Per questo è innanzitutto necessario non abbandonarsi alle illusioni sui fatti, che gradualmente sono stati spinti in una sorta di impasse. Sarebbe un’illusione completa se vedessimo il danno in qualcosa di diverso dal non rimaner fermi di certe personalità. Ma l’illusione oggi la Società Antroposofica non la tollera più. Non tollera nemmeno che fosse praticata una critica sterile e infruttuosa del passato, ma tollera solo che si indichi effettivamente quello che è necessario. E questo è riconoscere che il desiderio non è volontà, che non si può dire: Ho la miglior volontà, se questa miglior volontà in tre settimane si rivela come non essere affatto una volontà, ma si è seduti sulla propria sedia e per il titolo si è stato quello che si è sulla sedia, ma si è avuta solo la buona volontà passiva. Ma la buona volontà passiva è una contraddittio in adjecto. La volontà è una buona volontà solo quando è attiva. Questo il movimento antroposofico nella sua terza fase non lo tollera, che si prendano risoluzioni: Ci mettiamo a disposizione. Questo è il peggiore malinteso, se si prendono tali risoluzioni, il peggiore malinteso dei veri compiti. Ciò di cui si tratta è l’intervento di ognuno nel luogo dove sta, e non fermarsi al desiderio, ma sviluppare la volontà. Potrebbe sembrare, cari amici, che oggi voglia disegnare un’immagine triste di ciò che esiste nel grembo del movimento antroposofico. Non è questo.
Ma d’altro canto non posso suscitare illusioni, beziehungsweise non posso contribuire al sorgere di illusioni. Perché si tratta che avanziamo solo se acquisiamo una tale coscienza come è stata caratterizzata. Ma vedi, cari amici, dico solo: La seconda fase del movimento antroposofico ha portato la necessità di diffondersi per il mondo esteriore. Dissi anche: Coloro che hanno imparato dal mondo nella scienza o nella pratica dovevano venire come giudici. — Nella terza fase si trovarono allora numerose tali personalità che pensavano: Sì, ora dobbiamo fare qualcosa, ora dobbiamo cominciare a fare qualcosa! — Si fecero anche dei propositi. Ma l’attività non sta lì. Abbiamo nella terza fase — ora non voglio dire quanti — ricercatori in campi scientifici diversissimi tra di noi. Non voglio dir quanti! Se li contassi insieme, aprireste grandi occhi. Questi ricercatori secondo la loro opinione sono animati dalla miglior volontà. Secondo la mia opinione sono straordinariamente capaci. Sostengo anche qui l’opinione che non mancano le abilità. Al contrario, negli ultimi anni abbiamo riunito mediante una meravigliosa selezione gente capacissima come su un mucchio, qui e a Stoccarda. L’scusa che mancano le abilità non vale; ma manca la volontà. E non appena si parla di questa volontà, sorgono le cose più strane. L’abbiamo sperimentato nel nostro corso di scienze naturali qui, che da uno dei nostri ricercatori era stata annunciata una conferenza. Non è venuto! Come per beffa è venuto però un paio di ore dopo. Sì, cari amici, se non c’è il sentimento dell’obbligo all’interno della Società Antroposofica, allora non funziona. E se si vogliono affrontare le cose, allora curiosamente vi scivolano dalle mani; vi scivolano davvero dalle mani.
Perché volevo per esempio affrontare proprio questo «problema», potrei dire, che uno dei nostri ricercatori semplicemente non si è presentato, ha saltato la sua conferenza — in un modo debito; allora ricevetti più o meno la risposta che lui non sapesse nemmeno come fosse arrivato al programma a Dornach! — Sì, cari amici, se i problemi vi scivolano così dalle mani, allora veramente non c’è una comune seria volontà energica. Ma è proprio quella che abbiamo bisogno. Non abbiamo bisogno di uno sfaldamento di vari desideri e di varie cose che spesso si chiama buona volontà, ma abbiamo bisogno di una volontà fedele al dovere. Tutte le cose possono prosperare se le persone le affrontano nel modo giusto. Perché ciò che non porta in sé la possibilità di prosperare non verrà intrapreso nemmeno all’interno del movimento antroposofico. Ma la volontà, la vera buona, cioè forte volontà delle personalità cooperanti, quella abbiamo bisogno. Non tolleriamo sedie curuli, ma abbiamo bisogno di personalità attive. Cari amici, la situazione che devo esprimere non l’ho provocata io, ma sono le personalità stesse che si sono offerte per fare tutto il possibile. È cresciuto d’altro canto. Per questo si tratta oggi che anche le responsabilità siano affilate nel senso più ampio, che veramente le responsabilità siano coltivate e curate e anche richieste. Questo è quello che vi volevo dire, perché siamo ancora tutt’ora non giunti alla fine con i presenti viaggi verso Stoccarda. Domani devo tornarvi. La prossima conferenza sarà il prossimo venerdì. Oggi pomeriggio ci sarà una rappresentazione di euritmia alle 5. Vi prego ancora una volta di non evitare la seconda strada; i preparativi per il viaggio hanno reso necessario che questa conferenza non si connetta alla presentazione di euritmia, ma che debba essere tenuta al mattino.
TRE RAPPORTI A DORNACH SULLO STATO DEI NEGOZIATI DI STOCCARDA
Dornach, venerdì 9 febbraio 1923 Parole conclusive della conferenza serale
Domani, cari amici, continuerò queste considerazioni. Oggi voglio innanzitutto dirvi alla conclusione un paio di parole di comunicazione sullo stato dei negoziati a Stoccarda. Questi negoziati sono collegati a quello che vi è diventato notevole come una sorta di crisi all’interno della Società Antroposofica. È proprio in questo momento il momento in cui la Società Antroposofica nelle sue personalità direttive deve decidere se ha capacità di vita o no. Avete sentito qui varie cose sulle condizioni di vita della Società Antroposofica. Voglio oggi dire solo questo: Questo movimento antroposofico è partito dall’Europa Centrale. Per esso però c’è interesse nei più ampi circoli internazionali. E l’antroposofia stessa ha subito il suo sviluppo attraverso quelle tre fasi di cui vi ho parlato l’ultima volta qui. La Società Antroposofica non ha completamente seguito questo sviluppo dell’antroposofia, e oggi c’è un abisso tra quello che agisce nella Società Antroposofica e quello che vive già nell’antroposofia ormai raggiungibile oggi. Questo abisso deve essere colmato. E poiché è un fatto puro — è veramente un fatto — che il movimento antroposofico è partito dall’Europa Centrale, così le condizioni devono essere ordinate prima nell’Europa Centrale. Allora, una volta ordinate in Europa Centrale, si dovrà subito pensare all’ordine delle società antroposofiche internazionali, che avranno allora il loro centro qui o altrove. Ma dall’indeterminazione in cui oggi è la Società Antroposofica, bisogna prima uscirne, dove questa società ha avuto il suo punto di partenza. Per questo motivo si è dovuto lavorare per primo a Stoccarda al consolidamento della Società Antroposofica. Ora i negoziati erano straordinariamente difficili. Dalle ragioni che ho esposto qui il 6 gennaio, questa crisi è sorta, e la cosa sta così — voglio ancora una volta ricordare qui: Era il 10 dicembre, allora ho dato a uno dei membri della guida centrale, il Signor Uehli, una sorta di incarico. Dissi allora: Da molto tempo è notevole che la Società Antroposofica ha bisogno di un consolidamento, e posso sperare qualcosa solo se la guida centrale a Stoccarda, integrata da personalità influenti a Stoccarda, mi dica la prossima volta alla mia presenza a Stoccarda le sue proposte su come vorrebbe iniziare innanzitutto il consolidamento; altrimenti, se la guida centrale non giungesse a idee sul consolidamento, dovrei rivolgermi io stesso a ogni singolo membro. Solo questa alternativa è possibile. — Vedete da questo, cari amici: La cosa sta così, che quello che è stato presentato come una necessità per il consolidamento della società, è stato detto il 10 dicembre; questo non ha quindi niente a che fare con l’incendio. Dopo l’incendio, dopo questa terribile catastrofe che ci ha spezzato i cuori, bisogna comunque dire: Se una ricostruzione deve avvenire, è necessaria una forte Società Antroposofica; perché senza questa una ricostruzione non sarebbe possibile.
Così deve semplicemente avvenire un consolidamento, un irrigidimento interno, una chiara volontà della Società Antroposofica. Questo ha dato negoziati abbastanza difficili nelle ultime settimane innanzitutto a Stoccarda. Ho detto: Devono accadere per primi là, poi potranno essere su base internazionale. Ora, dovrei raccontarvi un libro, un libro abbastanza spesso, se volessi raccontarvi tutto quello che è stato negoziato in queste settimane. Ma è stato fondamentalmente fino a ieri infruttuoso. E l’altro ieri feci allora la proposta che, poiché le cose sono diventate così, una sorta di comitato si occupasse di redigere un circolare, in cui veramente le grandi questioni che oggi interessano la Società Antroposofica e il movimento vengano sottoposte ai membri; che in una tale circolare si chieda di convocare a Stoccarda un’assemblea di delegati innanzitutto per i rami tedeschi e austriaci, affinché si possa lavorare a questo consolidamento. Questo comitato, la cui attività è inizialmente prevista solo fino all’assemblea dei delegati, che dovrà tenersi alla fine di febbraio, il 25, 26, 27 febbraio, è provvisorio. Fino a questa assemblea dei delegati esso deve avere la posizione direttiva nella Società Antroposofica dell’Europa centrale. In questo comitato il Dott. Unger è come rappresentante della vecchia guida centrale, il Signor Leinhas come rappresentante del «Giorno Veniente»; poi ne fanno parte personalità di Stoccarda, del tutto dalle circostanze: Dott. Rittelmeyer, Signor von Grone, Signor Wolfgang Wachsmuth, Dott. Palmer, Dott. Kolisko; da altri ancora il Signor Werbeck da Amburgo e per la «Casa Editrice Filosofico-Antroposofica» la Signorina Mücke. A questo comitato sono stati affidati i lavori preparatori per il consolidamento. Innanzitutto, poiché tutto il resto è rimasto infruttuoso, è ieri che è venuto alla luce un disegno di un appello all’assemblea dei delegati, che ora sarà completato e sarà inviato all’inizio della prossima settimana, in cui veramente devono stare le odierne questioni di vita della Società Antroposofica. Questo è dunque quello che innanzitutto ho ancora da annunciare. È veramente quello che è stato negoziato, è stato accompagnato dall’insoddisfazione nei circoli più ampi. Dopo che ieri siamo riusciti a finire con i negoziati sul disegno dell’appello — credo verso le 00:12 di notte —, mi è stata allora resa possibile anche la possibilità di parlare ancora con i membri particolarmente preoccupati della nostra giovane accademia; così che spero che nei giorni in cui sono ora qui a Dornach, la gioventù tratti con l’età in modo appropriato. L’ho espresso l’altro ieri così, che ho detto: Spero che ora, tenuto conto del nuovo comitato, i giovani fra gli anziani siano accettati dagli anziani fra i giovani. Già doveva accadere qualcosa, perché ovunque si chiede un nuovo, fresco elemento di vita. Questo deve venire. La gioventù bussa alle porte. Ha al riguardo la sua piena giustificazione; deve essere compresa. Ma l’età non può essere segata via, deve agire; da essa è venuto il fondamento della Società Antroposofica. Deve trovarsi il più rapidamente possibile un modus che conduca a una forte Società Antroposofica, altrimenti non potremo continuare a lavorare. Questo è quello che volevo ancora comunicare alla conclusione, così che siate informati di queste cose. La vecchia guida centrale ha cessato di essere, e questo comitato conduce nel frattempo gli affari fino alla fine di febbraio.
Dornach, venerdì 16 febbraio 1923 Parole conclusive della conferenza serale sul «Problema del sarto» della Società Antroposofica
Domani voglio considerare il tema da un altro lato, dal lato di come dovrà ora essere ulteriormente eseguito quello che Nietzsche ha trovato, affinché la moralità sia compresa nel modo giusto nella vita umana e possa essere messa in accordo con la conoscenza del nostro tempo. Tali questioni devono essere proprio quelle che gli appartenenti alla Società Antroposofica si pongono. Che si abbia senso e comprensione per tali questioni, questo appartiene alla Società Antroposofica. E essa è proprio ora nel processo di venire a se stessa.
Alla fine di febbraio, voglio aggiungere, si terrà a Stoccarda un’assemblea di delegati — se le condizioni di trasporto lo permetteranno allora —, in cui innanzitutto si dovrà dibattere il destino della Società Antroposofica tedesca, affinché poi anche nell’ambito più ampio possano essere discusse le condizioni di vita della Società Antroposofica. Queste cose oggi devono essere prese molto sul serio. Perché proprio durante la mia presenza a Stoccarda l’ho sentito proprio bene, come da coloro che vogliono fare qualcosa all’interno della Società Antroposofica, soprattutto deve essere considerato che l’antroposofia nei tre stadi che vi ho descritto anche qui poco tempo fa, è diventata qualcosa che è cresciuta al di là di quello che la Società Antroposofica più spesso vuole rimanere. Nei primi stadi dello sviluppo della società antroposofica non ci si faceva pensieri su come più tardi sotto l’influenza di un Goetheanum e di altre cose le persone nei circoli più ampi parteciperebbero all’antroposofia, nel senso ostile e nel senso di seguace. La società deve crescere con la crescita dell’antroposofia. E così il prossimo problema che alla fine di febbraio a Stoccarda deve occupare gli spiriti della Società Antroposofica — mi perdonate, cari amici, se esprimo questo in modo figurato —, il prossimo problema è un problema del sarto. È il problema che viene sollevato dal fatto che l’antroposofia oggi è qualcosa verso cui la Società Antroposofica rappresenta indumenti da cui l’antroposofia è cresciuta. Le maniche della giacca non raggiungono più le mani, nemmeno fino ai gomiti, per non parlare dei pantaloni. Ora il problema del sarto deve veramente essere risolto con l’impiego di tutto lo spirito: Come si fanno dalla Società Antroposofica per l’antroposofia i vestiti giusti? Questo sarà il grande problema per Stoccarda alla fine di febbraio. E su questo è già stato accennato in qualche misura nell’appello che ora è stato inviato. Quello che mi si è contrapposto fortemente, è proprio che non c’è abbastanza quello su cui accennai alla fine della mia ultima conferenza qui settimana scorsa. Ho detto:
Certamente non ogni singolo può diventare medico nel senso antroposofico, ma comprensione può esserci per quello che dall’antroposofia in medicina si presenta in modo fecondo nell’ambito più ampio, comprensione può esserci, interesse può esserci. Questo interesse deve esserci nell’ambito più ampio dei membri della Società Antroposofica per tutto quello che accade all’interno dell’antroposofia. Allora sarà anche possibile risolvere il problema del sarto. Ma deve essere risolto, altrimenti si deve pensare ad altri mezzi; perché i nemici sono pieni di interesse e sono straordinariamente attenti a tutto, e i loro metodi consistono appunto nel fatto che sono buoni diffusori della concezione antroposofica del mondo. Oh, fossero i membri della Società Antroposofica buoni diffusori della concezione antroposofica del mondo come i nemici, allora andrebbe magnificamente! I nemici strappano da tutto tutto il possibile, lo interpretano nel modo più assurdo e lo diffondono con interesse frenetico. Così l’antroposofia è ben nota — ma come caricatura da parte dei nemici. Di fronte a ciò fino a ora non stava qualcosa di uguale riguardo alla vera figura dell’antroposofia. Così è. Ma questo è quello che ora è diventato critico e che assolutamente deve essere condotto verso una soluzione. Abbiamo bisogno per il prossimo periodo di una forte e non una debole Società Antroposofica. Vi ho nominato poco fa i nomi del comitato provvisorio che dirigerà gli affari all’interno della Germania fino a che non si tenga l’assemblea dei delegati. L’ultima volta che siamo stati a Stoccarda, diverse personalità si sono dichiarate disposte a far sentire la loro voce all’assemblea dei delegati, e hanno così in coloro a cui la Società Antroposofica sta a cuore suscitato la speranza che in modo veramente penetrante sia presentato al mondo il potere portante dell’antroposofia sotto i più diversi rispetti. Ma i relatori che si sono dichiarati disponibili devono veramente mettere insieme tutte le loro forze e risvegliare in sé tutto l’interesse, affinché possano bastare ai loro compiti. Vediamo!
Dornach, giovedì 22 febbraio 1923 Parole conclusive della conferenza serale sul rinnovamento dei tre grandi ideali dell’umanità: arte, scienza e religione
. . . Così concepito, sorgono dinanzi all’anima dell’antroposofo i tre grandi ideali rinati dell’umanità: l’ideale religioso, l’ideale artistico, l’ideale di conoscenza. Attraverso le forme del Goetheanum l’antroposofo avrebbe dovuto sentirsi ispirato all’esperienza di questo rinnovamento dei nobili grandi ideali umani. Questo ora dobbiamo scrivere silenziosamente nelle nostre anime. Ma dobbiamo trarne ispirazione. E se traiamo ispirazione per quello che ci eleva in questo modo attraverso i tre ideali al Divino-Spirituale, allora questo diventerà per noi l’ideale terrestre supremo. Se nel Vangelo si dice: Ama il tuo prossimo come te stesso e Dio sopra ogni cosa —, così d’altro canto deve essere detto: Chi il Divino-Spirituale lo vede come deve essere visto dall’uomo moderno nel senso dei tre ideali trasportati al presente, costui apprende ad amare il Divino-Spirituale, perché sente che non può essere uomo se non si abbandona con tutto l’amore che gli è possibile a questi tre ideali. Allora però sente di essere unito con coloro che possono inviare verso l’alto questo amore nello stesso modo. Apprende ad amare il Divino-Spirituale sopra ogni cosa — e poi il prossimo come se stesso, dall’amore per il Divino. E il rancore non sorge. Ma questo è quello che può tenere insieme i singoli membri della Società Antroposofica a un tutto. Di questo abbiamo bisogno nel presente. Abbiamo appunto sperimentato che abbiamo passato la fase nel movimento antroposofico della Società che ha fatto fluire l’antroposofico in singoli rami della vita: nel pedagogico-didattico, in altre forme pratiche di vita, nell’artistico e così via. Abbiamo bisogno oggi di un’unione. Abbiamo insegnanti Waldorf eccellenti, attivi in modo eccellente in altri campi. Abbiamo bisogno oggi che tutti coloro che nel loro singolo posto danno il loro meglio, trovino anche il modo affinché le fonti della vita antroposofica stessa fluiscano di nuovo. Di questo abbiamo bisogno oggi.
Poiché ne abbiamo bisogno, perché abbiamo bisogno che sia resa testimonianza dalle personalità antroposofiche direttive alla coscienza che presentemente è necessaria una rinascita della Società Antroposofica, questa assemblea si riunisce a Stoccarda nei prossimi giorni, e si deve, se si intende onestamente la Società Antroposofica, avere le speranze più grandi possibili per quello che in questi prossimi giorni accade a Stoccarda. Perché solo allora, se quelle personalità che là appariranno troveranno toni per questo o quello, toni che suonino da un vero, energico entusiasmo per i tre grandi ideali, che nello stesso tempo sono ideali che fluiscono in amore, solo allora, se c’è garanzia per questo attraverso la forza e il contenuto delle parole che saranno pronunciate, può essere sperato che la Società Antroposofica raggiunga il suo scopo. Perché quello che là viene alla luce dovrà allora ugualmente venire alla luce in circoli più ampi. Per me stesso risulterà quello che devo fare, a seconda di come questa sessione di Stoccarda avrà esito. Con aspettativa la si guarda avanti. Vi prego, se forse non andrete, di esservi presenti con pensieri pieni di forza. Perché si tratta di essere presenti in un momento importante, di dedicarsi attivamente su un terreno sano per i grandi ideali necessari all’umanità odierna, quei grandi ideali di cui non ci parla una ricerca umana capricciosa, ma quella ricerca che dal totale sviluppo, dal senso dello sviluppo complessivo dell’umanità terrestre stessa ci parla così chiaramente come il sole del giorno all’uomo sveglio. Se in questo modo infiammiamo l’entusiasmo nelle nostre anime, allora l’entusiasmo diventerà azione. E di azioni abbiamo bisogno.
[25-28 febbraio 1923: Assemblea dei delegati a Stoccarda. Vedi pagina 359 ff.]
DISCORSO IN UNA SESSIONE DELLA «FEDERAZIONE PER LA VITA SPIRITUALE LIBERA» Stoccarda, giovedì 1 marzo 1923 [Nella sessione della «Federazione per la Vita Spirituale Libera» che si è svolta il 1 marzo 1923, Rudolf Steiner ha espresso il suo votum nel modo seguente. Questo testo è testo tramandato da Dr. Karl Heyer, a cui il «Dr. Carl Unger nel marzo 1923 ha dato uno scritto osservando che erano sviluppi che Rudolf Steiner (poco prima) aveva fatto in una sessione della Federazione per la Vita Spirituale Libera a Stoccarda, in forma libera riscritti da Dr. Unger. (Quella sessione avrà probabilmente been una di quella dell’1 marzo 1923.)»]
Se la «Federazione per la Vita Spirituale Libera» deve ricevere compiti, può essere solo tenendo conto della realtà. Già durante la costituzione vi ho attirato l’attenzione su quello che importa. Fino all’ultimo terzo del 19° secolo in realtà c’è stata questa federazione e [essa] era composta da persone che si distinguevano come spiriti liberi dalla vita spirituale filistea. La differenza tra vecchio e giovane come si manifesta oggi è superficiale. In precedenza dalla cultura quarta post-atlantidea c’era un’autorità naturale, ma già al tempo di Goethe l’uomo nella sua vecchiaia entrò nella filisteria. Goethe stesso nella sua vecchiaia era naturalmente sempre l’uomo geniale, ma anche il grasso consigliere privato con il doppio mento. Ora siamo entrati nell’epoca della libertà, questo si esprime nella gioventù. Goethe descrive per esempio nei suoi «Intrattenimenti di profughi tedeschi» una tale federazione che istintivamente c’era. Lì si parlano uomini delle sfere più diverse su un terreno completamente libero e neutrale; c’è anche uno spiritualista. Tali persone si sono sempre distinte da nessi spirituali filistei, come per esempio teologi, giuristi, medici e quello che è emerso dalla quarta facoltà. Una tale federazione deve essere sviluppata in modo consapevole. Al tempo del Congresso di Vienna [si intende il congresso internazionale del movimento antroposofico del giugno 1922 a Vienna] è stata fondata una cosiddetta federazione culturale di sette persone, naturalmente in modo sbagliato, c’era anche un gesuita. Ma si tratta di un’angoscia mondana. Questa federazione culturale ha descritto nel primo numero della sua rivista l’idea della tripartizione, anche se in modo nascosto, ma del tutto di conseguenza. Si parla dei banausici industriali da un lato, dei bolscevichi dall’altro. Nel mezzo c’è un certo strato sociale che sa di appartenere insieme: nobili declassati che hanno educazione, persone che altrimenti hanno educazione, ma che cadono fuori dallo sviluppo, che si costituiranno internazionalmente e si riconosceranno ovunque. Su una tale base reale deve fondarsi la «Federazione per la Vita Spirituale Libera», ma con piena consapevolezza. Così allora avranno valore anche gli uomini spirituali. La gente c’è sicuramente. Da relazioni già presenti non tengo nulla. Le cose devono verificarsi naturalmente. Le conferenze giovano, se si sa sfruttare il successo latente. Si trovano le persone se le si lascia accostarsi e non le si respinge. Si tratta di persone di uno speciale tipo di spirito, di gente che in realtà ha il bisogno di accostarsi a uno spirituale al di fuori dello schema in cui la loro formazione le ha collocate. Nella società che si disintegra dell’Europa queste persone si trovano dappertutto. Hanno il bisogno di stare con coloro che perseguono lo stesso scopo in una comunità su un terreno spirituale. Da questi germogliano gli interessati a una scuola libera. Più facilmente sarà sulla base artistica. L’idea di una scuola libera all’interno dell’Europa centrale potrebbe risvegliare in America il più grande interesse, proprio finanziariamente, ma abbiamo anche bisogno dei docenti per essa, perché non possiamo sempre caricare le stesse persone con tutto.
MEMORANDO PER IL COMITATO DELLA SOCIETÀ ANTROPOSOFICA LIBERA PER IL SUO ORIENTAMENTO scritto tra il 7-11 marzo 1923
[In una discussione che si è svolta il 7 marzo 1923 tra Rudolf Steiner e il gremio dirigente della società per la gioventù antroposofica costituita durante l’assemblea dei delegati di febbraio, Rudolf Steiner ha spiegato (secondo Ernst Lehrs, un rappresentante della gioventù, nel suo libro di memorie «Lived Expectation», p. 215 f.), che dovremmo essere una società indipendente con la nostra propria ammissione dei membri usando le stesse carte di appartenenza (rispetto alle versioni successivamente create da lui, insignificanti), come la vecchia che aveva una struttura particolare. Egli fornì ulteriormente che ci avrebbe messo in possesso di un memorandum per il nostro proprio orientamento del nostro Comitato, in cui avremmo trovato rappresentati i principi fondamentali sulla struttura interiore della nostra Società e la coltivazione della vita in essa. Ciò accadde poco dopo mediante la consegna del suo manoscritto a Maikowski — noi altri nel frattempo eravamo partiti per le nostre diverse stazioni di lavoro — , e al contempo egli gli comunicò che da allora in poi la nostra Società dovesse designarsi come Società Antroposofica Libera.»
Per quanto concerne la costituzione esteriore della Società Antroposofica Libera, si dovrebbe lavorare affinché questa Società corrisponda allo «Schema dei Regolamenti». Per mezzo di ciò è possibile unire persone in una Società, che si sentono in essa completamente libere individualmente, senza che minacci continuamente alla Società lo scioglimento. Chi intende lo «Schema» nel senso giusto, vivendolo, dovrà trovare tutto in esso realizzato. 2. Per prima cosa è necessario raccogliere tutte quelle personalità che sono già membri della Società Antroposofica e di cui il Comitato formatosi è dell’opinione che provenissero da quei punti di vista che in modo legittimo dovevano provocare la divisione in due gruppi della Società complessiva. La mera insoddisfazione con la vecchia direzione non può bastare, ma soltanto l’orientamento positivo verso uno scopo antroposofico, di cui si deve supporre che non possa essere raggiunto dalla vecchia direzione.
Innanzitutto da questo cerchio così formato della Società Antroposofica Libera devono nominarsi personalità di fiducia che siano riconosciute dal Comitato. Si dovrebbero nominare come personalità di fiducia soltanto coloro che hanno interesse a fornire all’antroposofia alla presente civiltà. Allora verranno alle personalità già presenti nella Società Antroposofica altre, che vengono appena ammesse. Ma proprio per queste si deve bada che abbiano fatto il positivo dell’Antroposofico la direzione fondamentale della propria vita. Persone che hanno soltanto un interesse generale della società, senza un incisivo sfondo antroposofico, non si dovrebbero nominare come personalità di fiducia, anche se vengono ammesse nella Società con l’idea che magari possano svilupparsi in veri Antroposofi. 4. Per l’ammissione stessa deve essere determinante il trovarsi nella concezione del mondo antroposofico fino a un certo grado. Ma per prima cosa per l’ammissione nella generale Società Antroposofica Libera deve regnare magnanimità. La severità dovrebbe sorgere soltanto nella formazione delle comunità più ristrette. 5. La Società Antroposofica Libera dovrebbe diventare uno strumento per la diffusione dell’antroposofia nel mondo. Da suo seno dovrebbe scaturire il lavoro di conferenze e altri lavori di diffusione; anche Istituti e altro dovrebbero formarsi da essa. 6. Un’altra cosa è la generale Società Antroposofica Libera, un’altra cosa sono le comunità di vita da formare in essa. In queste — sia esoteriche che esoteriche — dovrebbero riunirsi le persone che si sentono interiormente appartenenti insieme, che vogliono vivere lo spirito in comune. Accanto a tali comunità di vita è del tutto possibile che la vita dei rami si sviluppi secondo il senso dello «Schema».
I Rami sarebbero allora appunto gruppi della Società Antroposofica Libera in generale. Ma potrebbe benissimo darsi che i membri della Società Antroposofica Libera entrino nei Rami della Società Antroposofica e facciano insieme con i membri di questa un lavoro comune. 7. Il lavoro nelle comunità di vita sarà un lavoro che si conclude in se stesso. È rivolto al perfezionamento spirituale degli uniti. Ciò che un membro di una tale comunità di vita intraprende verso l’esterno, lo fa come rappresentante della generale Società Antroposofica Libera. Certamente si può verificare che una tale comunità di vita acceda a una determinata attività esteriore; tuttavia rimane desiderabile che i suoi singoli membri agiscano proprio come rappresentanti della generale Società Antroposofica Libera. Questo naturalmente non ha bisogno di fondare un’amministrazione burocratica di un’attività associativa, ma può del tutto essere un fatto di coscienza libera del singolo. 8. Dai due Comitati, quello della Società Antroposofica e quello della Società Antroposofica Libera, dovrebbe fondarsi in ciascuno un Comitato di fiducia. A questi due incombono l’espletamento degli affari comuni della Società Antroposofica complessiva. 9. Tutte le Istituzioni della Società Antroposofica complessiva dovrebbero cadere nell’ambito degli interessi della Società Antroposofica e della Società Antroposofica Libera. Questo può funzionare benissimo se si crea una Centrale amministrativa che amministri gli affari della Società complessiva per incarico dei due Comitati (mediati attraverso i loro Comitati di fiducia).
La divisione in due gruppi della Società assolutamente non dovrebbe condurre a che un'Istituzione antroposofica — in particolare una che già esiste — sia considerata soltanto come una questione dell’uno dei due gruppi. Dovrebbero versarsi nella Cassa centrale quote — da determinarsi da parte dei Comitati — dai contributi dei membri, affinché gli affari della Società complessiva possano essere opportunamente finanziati. 10. Dovrebbe comprendersi l’opinione che i due gruppi sono sorti soltanto sulla base del fatto che tra i membri già esistono due divisioni nitidamente differenziate, che certamente vogliono entrambe la stessa antroposofia, che però vogliono vivere in modo diverso. Se questo si intende correttamente, allora la relativa divisione non può condurre a uno scisma, ma a un’armonia che senza divisione non sarebbe possibile. 11. Dalla Società Antroposofica Libera non si dovrebbe in nessuna maniera tentare di distruggere le forze storiche di sviluppo della Società Antroposofica. Chi vuole avere la libertà per sé, dovrebbe lasciar del tutto intatta la libertà dell’altro. Che ci siano imperfezioni nella vecchia Società Antroposofica, non dovrebbe continuare a condurre al combattimento di questa, ma dovrebbe condurre a formare una Società Antroposofica Libera conforme all’opinione delle personalità determinanti, che eviti queste imperfezioni. 12. Con la divisione sono presenti tutte le precondizioni affinché in particolare la gioventù si trovi bene nella Società Antroposofica Libera. Poiché le comunità di vita potranno essere gruppi liberi di persone che si comprendono; e questo potrà formare il fondamento affinché anche nella generale Società Antroposofica Libera nessuno si senta ristrinto nella sua libertà. Da una lettera di Rudolf Steiner a Marie Steiner
Dornach, 15 marzo 1923. . . L’incendio del Goetheanum era poco fa per motivi di assicurazione materia di una lunga discussione nel Consiglio cantonale di Soletta. L’Antroposofia fu attaccata sharamente da parte clericale; tuttavia dall’altra parte c’erano anche difensori che persino molto vigorosamente si impegnarono per il Goetheanum. — Un brano del rapporto però vorrei comunicare a te letteralmente: Consigliere di governo Affolter: «Un’altra costruzione avrebbe potuto essere imposta soltanto da un regolamento di costruzione di Dornach. Di recente andava voce che gli Antroposofi volessero ricostruire, e già si udivano di nuovo voci che affidassero tutti i lavori all’estero. Da tutto ciò non è vero nulla. Ma si diffondono su queste persone i più svariati pettegolezzi. Nel Johannesbau non c’erano quinte, nessuna tenda e nessuna costruzione di palcoscenico. Non hanno bisogno di tutto ciò per i loro movimenti euritmici (Ilarità, perché Affolter tentò di dare una breve dimostrazione di questi movimenti con le braccia).» Ebbene, cosa si può volere di più: Euritmia nel Consiglio cantonale di Soletta! E Walliser ha detto: «Tre quarti della popolazione di Dornach e della regione schwarzbubenlandes stanno dalla parte degli Antroposofi.» E Ekkinger ha detto: «Steiner e gli altri Antroposofi si sono comportati nobilmente e correttamente. Non viviamo più nell’era dei roghi per le streghe; abbiamo libertà di pensiero.» Allora il rapporto annota: (Bravos). — Nel complesso il dibattito andò molto acceso.
SULL’INCENDIO DISASTROSO IN CONFERENZE PUBBLICHE IN CITTÀ SVIZZERE IN APRILE 1923 [Poiché l’incendio e la questione della ricostruzione del Goetheanum passarono attraverso la stampa pubblica, Rudolf Steiner parlò pubblicamente il 5 aprile a Berna, il 9 a Basilea, il 10 a Zurigo, l’11 a Winterthur, il 12 aprile a San Gallo sul tema «Cosa ha voluto il Goetheanum e cosa deve essere l’antroposofia?». La conferenza bernese (finora inedita) l’ha iniziata con le seguenti parole:]
Berna, 5 aprile 1923
Lo spaventoso incendio disastroso dell’ultima notte di dicembre ha distrutto un involucro esteriore dello sforzo antroposofico. Questo evento, che per molti che avevano amato questo edificio, il Goetheanum di Dornach, è così doloroso, forse può fornire l’occasione affinché io oggi con queste considerazioni innanzitutto mi colleghi al Goetheanum a Dornach. Mi è stato permesso di tenere molte considerazioni di questo tipo qui da questo posto, e anche quella odierna sarà soltanto una tale, che è condotta nello stesso stile come le altre, e soltanto un collegamento al Goetheanum deve verificarsi. Questo Goetheanum certamente ha avuto molte persone che da una comprensione penetrante di quella volontà che dovrebbe emanare da esso, questo Goetheanum straordinariamente veneravano e amavano. Tuttavia si può ben dire che la grande maggioranza anche dei visitatori, i numerosi visitatori che sono stati nel corso degli anni, non poteva ricavare nulla di speciale da questo Goetheanum. C’erano molte persone cui già il nome Goetheanum dispiaceva. E c’erano poi molti a cui le forme di questo edificio Goetheanum costituito da due costruzioni a cupola si mostravano, semplicemente come bizzarre, forse soltanto come espressione di uno sforzo fantastico. C’erano allora persone che per una o l’altra diceria credevano che in questo Goetheanum si praticasse ogni sorta di spettralità, forse spettralità spiritica, che il Goetheanum fosse stato costruito per rappresentare una qualche mistica vaga e confusa, per servire forse persino, come alcuni si esprimevano, alla superstizione più cieca e così via. Eppure si potrebbe quasi stupirsi di quanto ciò che si crede nel presente su questo o quello, possa essere lontano dal Fattuale; poiché questo Goetheanum certamente non ha servito a nulla di tutto quello che ho appena espresso. E se oggi ci sono combattenti contro tutte quelle direzioni più o meno arretrate o superstiziose, coloro che volevano quello che nel senso della costruzione del Goetheanum è stato veramente voluto, questi appartengono certamente a questi combattenti. Ma io oggi non voglio parlare del negativo, vorrei parlare di ciò che il Goetheanum ha voluto e ciò che l’antroposofia, per cui dovrebbe essere stata una sede, sia veramente per l’umanità di oggi. Che il nome Goetheanum nel corso del tempo sia stato scelto, corrispondeva in fondo al bisogno del cuore di un numero di veneratori del Goetheanum e dell’antroposofia. Fu prima scelto il nome di una delle persone dei miei Drammi dei Misteri, Johannes Thomasius — non l’evangelista Giovanni, bensì il nome di una delle persone dei miei Drammi dei Misteri — , per questo edificio sul colle di Dornach, e fu quindi chiamato Johannesbau. Proprio questo, naturalmente, come è facilmente comprensibile, ha dato origine a molti fraintendimenti, e ho quindi sempre di nuovo dovuto sottolineare che per me questo edificio di Dornach è un Goetheanum. Perché? Mi è permesso dire: Da più di 40 anni mi occupo di quello che nella conoscenza, nell’arte, nella concezione del mondo di Goethe è fondato. E chi con animo imparziale si approfondisce nello sforzo conoscitivo di Goethe, nell’arte di Goethe, nello sforzo di concezione del mondo di Goethe, vi si immedesima, questi non riceverà soltanto lo stimolo a considerare esteriormente ciò che Goethe ha voluto, ma Goethe, se ci si impegna veramente per lui e per il carattere universale del suo sforzo, agisce come un impulso vivente. Si può penetrare l’anima con quello che ha voluto, come con un sangue vitale spirituale.
Da questa penetrazione di ciò, di cui sono convinto che Goethe in conformità alla sua epoca per certi aspetti della visione umana ha voluto, da questo, da questo vivere di ciò che si potrebbe chiamare goetheanismo, è nata l’antroposofia. Certamente, colui che prende la concezione del mondo di Goethe, la volontà artistica di Goethe e le considera esteriormente, non sarà in grado, con alcuna logica o, diciamo, con alcun gusto artistico ordinario, di estrarre da Goethe ciò che sta nell’antroposofia. Ma c’è, vorrei dire, una logica del pensiero — e c’è una logica della vita. Colui che fa propria la logica della vita, può approfondirsi in qualcosa come quello che Goethe ha rivelato al mondo, in modo che diventi vivente in lui, che continui a crescere e a svilupparsi. E in questo senso di una logica vivente sento come l’antroposofia senza contraddizioni proceda dal goetheanismo, per quanto poco lo si ammetta oggi. E poiché così l’antroposofia per quanto riguarda la sua origine la deve a Goethe, era un bisogno sentimentale naturale dare a quella sede in cui l’antroposofia, per così dire la discendente della concezione del mondo di Goethe, veniva coltivata, il nome di Goetheanum. Con questo naturalmente non deve assolutamente essere fatta la pretesa sciocca di rappresentare ciò che è il goetheanismo con alcuna perfezione, piuttosto vorrei dire, piuttosto questo Goetheanum doveva essere una specie di luogo di omaggio per ciò che Goethe ha dato al mondo. Assolutamente non dovrebbe servire all’ostentazione di rappresentare l’indole spirituale goethiana, piuttosto dovrebbe essere l’espressione della gratitudine per ciò che si può ottenere dallo sforzo mondiale di Goethe. E colui che sente questa scelta di nome nel senso dell’espressione di un sentimento di gratitudine, probabilmente allora non si arrabbierà più con il nome. Ma devo andare avanti, onoratissimi presenti, e mostrarvi cosa ha voluto il Goetheanum, allora devo appunto proseguire le considerazioni che mi è stato permesso fare più spesso qui in questa sala, e dire cosa sia l’antroposofia. L’antroposofia dovrebbe certamente trovare la risposta, per quanto l’uomo possa trovarla, alle questioni più elevate dell’esistenza umana, a quelle questioni che sono legate alla determinazione umana e alla dignità umana nel senso più elevato della parola. Se l’uomo non si stordisce sulla sua vera vita dell’anima, allora riaffiorano sempre di nuovo la domanda sull’eternità dell’anima, allora affiora la domanda: L’anima umana è un essere libero o non libero? Allora affiora la domanda: Nella misura in cui l’anima umana riposa e agisce in ciò che si può chiamare un ordine mondiale divino? Su queste domande, che si sogliono chiamare le ultime domande dell’esistenza, la nostra scienza odierna, che per i campi esterni della vita ha compiuto cose straordinariamente grandiose, è diventata piuttosto pusillanime; poiché questa scienza esterna vuole riconoscere soltanto come vera e propria scienza reale ciò che può essere contemplato con i sensi, ciò che può essere combinato dall’attività di comprensione umana dalle percezioni sensibili, e respinge ciò che va oltre il sensibile. Ma con ciò rifiuta anche ogni risposta alle domande più profonde dell’esistenza umana appena caratterizzate. Poiché senza un’entrata della conoscenza nel territorio soprasensibile l’uomo non può nemmeno tentare di avvicinarsi a una risposta possibile a questa domanda. Ora l’antroposofia vuole invece, per quanto è possibile all’uomo, dare le risposte a queste domande non in una mera dottrina di fede, l’antroposofia non vuole nemmeno dare le risposte a queste domande attraverso una mistica poco chiara, bensì l’antroposofia vuole penetrare il più possibile a queste risposte nello stesso modo in cui effettivamente le scienze odierne si sforzano di farlo. Solo che l’antroposofia è consapevole che ciò che l’uomo designa come conoscenza deve essere compreso ancora in un modo del tutto diverso, come oggi proprio molto spesso fanno le più importanti autorità, se si vuole affatto vedere questa domanda nella giusta luce. [A queste parole introduttive ha seguito la vera conferenza, che nella sua versione di Basilea è contenuta nel volume «Cosa ha voluto il Goetheanum e cosa deve essere l’antroposofia?», O.O. 84. Essa si chiude come segue:]
Basilea, 9 aprile 1923
. . . L’antroposofia vuole servire il presente, per servire nel giusto modo ciò di cui gli uomini da questo presente hanno bisogno nel prossimo futuro. Ciò che l’antroposofia invisibilmente vuole essere per le anime umane, come involucro, come dimora, il Goetheanum ha voluto essere per l’occhio. Se il Goetheanum fosse stato soltanto un edificio simbolico, il dolore per la sua perdita sarebbe stato minore, poiché si potrebbe nel ricordo sempre di nuovo risvegliare la cosa. Ma il Goetheanum non era nulla per il mero ricordo. Il Goetheanum era qualcosa che, come ogni opera d’arte, vuole presentarsi direttamente alla visione, direttamente al senso, ciò che dallo spirito voleva predicare al mondo sensibile. Quindi con l’incendio del Goetheanum tutto ciò che il Goetheanum ha voluto essere è stato perso. Ma forse ha mostrato che l’antroposofia non vuole essere qualcosa di eccessivamente teorico, non vuole essere una mera conoscenza, ma può e deve essere un contenuto di vita da tutti i lati. Perciò ha dovuto costruire il suo rifugio in uno stile proprio. Il Goetheanum voleva mettere lo spirito davanti all’occhio, lo spirito che l’antroposofia mette davanti all’anima. E l’antroposofia deve mettere davanti all’anima umana ciò che questa anima in effetti dal bisogno più interiore dei tempi moderni richiede di una visione, di una conoscenza, di una comprensione artistica del mondo spirituale, ciò che le anime richiedono, perché sentono sempre di più che soltanto se vivono la piena determinazione umana, possono sentire la piena dignità umana. Il Goetheanum poteva bruciare. Una catastrofe del fato l’ha tolto di mezzo. Il dolore di coloro che l’hanno amato, per la sua grandezza, non può essere descritto. Ciò che dalle stesse fonti da cui fluisce l’antroposofia, e attraverso di essa deve servire l’umanità, per l’occhio sensibile doveva essere creato, doveva essere formato dalla materia fisica. E come il corpo umano stesso proprio secondo la mia odierna descrizione è l’immagine sensibile e l’azione sensibile dell’eterno spirituale, allora però con la morte cade, in modo che lo spirituale si sviluppi in altre forme, così anche ciò — permettete che io ora chiuda la considerazione paragonando — in certo senso la disgrazia di Dornach a ciò che altrimenti si compie nel corso dei mondi — così anche ciò che dalla materia doveva essere formato per essere messo davanti all’occhio, poteva essere consumato dalle fiamme fisiche. Ma ciò che l’antroposofia deve essere, è costruito dallo spirito; su di essa possono venire soltanto fiamme dello spirito. Come lo spirituale umano dell’anima vince il corporeale quando questo viene distrutto nella morte, così l’antroposofia si sente viva, nonostante abbia perso la sua dimora di Dornach, il Goetheanum. E si può dire: Fiamme fisiche, potevano distruggere ciò che per l’occhio doveva essere costruito dalla materia fisica esterna; ciò che come antroposofia deve esistere per l’ulteriore sviluppo dell’umanità, è costruito dallo spirito, non sarà consumato dalle fiamme della vita spirituale, non sarà ucciso. Le fiamme della vita spirituale non sono fiamme consumanti, sono fiamme rafforzanti, sono fiamme che piuttosto danno la vita. E quella vita che come vita conoscitiva del mondo superiore attraverso l’antroposofia deve rivelarsi, deve essere indurita dalle fiamme dell’entusiasmo umano, animico e spirituale più elevato. Allora l’antroposofia continuerà a trasformarsi. Chi così vive nello spirituale, non sente certo in minor misura il dolore per la scomparsa del terreno, ma sa anche che l’elevarsi al di sopra di tutto questo sta nel fatto che si sa, proprio attraverso la conoscenza spirituale si giunge alla convinzione: Lo spirito continuerà sempre a vincere la materia e sempre di nuovo a trasformarsi in materia. [Alle seguenti affermazioni si trova in uno dei quaderni di appunti di Rudolf Steiner il seguente detto:]
Il Goetheanum voleva nella materia sensibile Dall’eternale Alle forme davanti all’occhio Parlare Le fiamme potevano consumare la materia. L’antroposofia deve Dalla spirituale Il suo edificio Alla anima parlare far udire. Le fiamme dello spirito L’indurranno.
GIORNI DI LAVORO A PRAGA 27 fino a 30 aprile 1923
Rapporto del Dr. Otto Palmer Da n. 6 delle «Comunicazioni. Pubblicate dalla Presidenza della Società Antroposofica in Germania», Stoccarda nel luglio 1923. A colui che ha avuto la fortuna di soggiornare da 27 a 30 aprile d.a. a Praga in mezzo agli amici cechi e tedeschi, questi giorni rimarranno indimenticabili sotto molti aspetti. Si deve lasciar agire la città di Praga come tale e sentire qualcosa di ciò che come correnti spirituali occulte passa attraverso le mura, per capire quale impressione proprio lì due conferenze pubbliche e due interne del Dr. Steiner provocassero e come anche la rappresentazione di euritmia nel Teatro Tedesco davanti a un pubblico completamente pieno trovasse un’accoglienza decisamente favorevole. Un giornale non aveva certo nulla di meglio da fare che deridere fin dall’inizio in maniera molto grossolana l’euritmia, mentre altri fogli riconobbero pienamente la novità dell’arte euritmica e promisero a essa un futuro felice. Per quanto riguarda le conferenze del Dr. Steiner stesso, una ha avuto luogo nella sala dell’Urania, che conteneva circa 850 persone, mentre l’altra nella sala della Borsa merci, dove da circa 1.200 a 1.500 ascoltatori si erano riuniti, che alla fine non fecero mancare calorosi applausi. Mentre il Sig. Dr. Steiner nella prima conferenza pubblica parlava dei metodi di ricerca della scienza dello spirito in generale e conduceva gli ascoltatori nell’antroposofia e nei suoi intenti nei nostri tempi, nella seconda conferenza parlava di conoscenza dell’uomo e educazione dell’uomo e sviluppava davanti agli ascoltatori i problemi di sviluppo dell’uomo dalle esperienze pratiche della scuola Waldorf a Stoccarda. In entrambe le conferenze, che si tenevano in comune per il ramo ceco e tedesco e che si trovavano tra le due conferenze pubbliche, tutto ciò che era stato detto nelle conferenze pubbliche fu approfondito da ogni lato. Quello che di solito a Praga non era possibile, cioè un lavoro comune dei rami ceco e tedesco, il Dr. Steiner l’ha realizzato, e le sue parole hanno contribuito a creare un’armonia come di solito non era consuetudine secondo la dichiarazione dei membri locali. I nostri amici praghesi, cechi e tedeschi, gareggiavano l’uno con l’altro per rendere il raduno impressionante e bello e anche al di fuori della cornice delle iniziative antroposofiche per mostrare ai membri esterni le bellezze della città e i suoi monumenti storici.
PAROLE DI SALUTO PER I MEMBRI A PRAGA Praga, sabato, 28 aprile 1923
Sono state pronunciate parole così cordiali che naturalmente deve suonare sobrio quando ora io dico che mi procura una grande e profonda soddisfazione, dopo alcuni anni, poter soggiornare di nuovo in mezzo a voi. Sapete come ci siamo avvicinati qui a Praga su terreno antroposofico intimamente, e poiché sappiamo che il lavoro spirituale nel contesto del mondo è un vero lavoro, possiamo dire che abbiamo veramente lavorato insieme spiritualmente. Le parole molto care che qui sono state pronunciate, riguardavano anche una sorta di giudizio di valore sul mio lavoro. Bene, miei cari amici, potete credere che da un lato sono straordinariamente grato, ma naturalmente ciò che è stato espresso come giudizio sul mio lavoro, non posso io stesso valutare in una tale maniera, ma deve stare nel cuore e nell’animo dei cari amici antroposofici, come si giudica di questo lavoro. Ma per questo lasciatemi dire comunque il mio ringraziamento più sentito — dire per il fatto che tutto ciò che è stato detto era immerso in un caldo amore, e questo caldo amore veramente appartiene a noi. Che cosa saremmo noi Antroposofi se questo amore non fosse tra noi? È stato anche ricordato quel doloroso evento della notte di Capodanno dello scorso anno. A giudicare questo doloroso evento nella sua interezza, non mi incombe ancora oggi. Ma l’avversità che si è manifestata in seguito a quel doloroso evento, può essere designata con quelle parole che il Sig. Professor Hauffen qui ha usato. Poiché è successo al nostro amico, il poeta svizzero Albert Steffen, mentre percepiva gli attacchi di tipo più basso che erano stati lanciati contro il nostro sforzo, di parlare contro l’avversità senza parole nemmeno tanto acute: tutto gli è stato rinfacciato. Ha ricordato che tra i suoi risultati letterari ha un’opera che caratterizza la brutalità; ciò che aveva esposto, non era stato esposto contro una concezione del mondo, ma contro la brutalità. Dalla brutalità, che spesso si è elevata al grottesco, non voglio parlarvi oggi poiché siamo riuniti per qualcosa di meglio. Ma voglio comunicarvi due cose. Un giornale che tutto specialmente su ciò che veniva coltivato a Dornach, scrisse: Ebbene, si conoscono tutte queste cose che venivano praticate al «Grutluanum». — Non ha nemmeno conosciuto il nome! Un altro giornale scrisse: L’assurdità è arrivata al punto che gli Antroposofi in masse durante l’incendio hanno pregato perché il fuoco si fermasse. È difficile combattere contro nemici che sono organizzati così bene come i nostri. A titolo di esempio vorrei menzionare il seguente incidente che accadde dopo una conferenza che ho tenuto in una città svizzera. Dopo la conferenza ho parlato con una personalità che finora non era mai entrata in relazioni con noi. Ma due giorni dopo questa personalità ricevette i più sporchi contro-opuscoli, il che certo indica l’organizzazione approfondita della avversità, che non ha scrupoli nel scegliere i mezzi. Non voglio portare altri esempi. A ciò contrappone il fatto che è stata compiuta una collaborazione portata da una dedizione rara, che proprio in questa disgrazia, nel modo più bello, l’amore e la dedizione — sì, non si può dire diversamente — si sono mostrati nel tentativo di dominare le fiamme. Ciò non poteva riuscire; l’incendio era di tale natura che non poteva neanche essere pensato di dominarlo. E quello che nel corso di dieci anni era stato costruito, veramente da forze appartenenti alle nazioni più diverse, in quella notte è diventato una vittima delle fiamme. E così è che la terribile luce fiammeggiante che ha bruciato deve farsi valere in tutti coloro che sono legati alla nostra causa. E potete già credere che da allora è impossibile parlare di antroposofia senza che davanti agli occhi mi si ponga questa perdita. Ciò che è di natura fisica può essere consumato dalle fiamme. Ma quelle fiamme che volentieri vedo in coloro che sono entusiasti, queste fiamme sono altre fiamme; non distruggono, ma si accendono — attraverso di esse ciò che noi perseguiamo con il nostro lavoro si dimostrerà indistruttibile.
BREVE RAPPORTO SUI GIORNI DI LAVORO DI PRAGA Dornach, sabato, 5 maggio 1923 all’inizio della conferenza serale
Miei cari amici! Desidero fare soltanto un breve rapporto sulla gita a Praga. Si è svolta cosicché ho dovuto tenere due conferenze pubbliche a Praga e due conferenze per i rami. Le conferenze pubbliche erano straordinariamente ben frequentate. La prima ha avuto luogo nel locale Istituto scientifico dell’«Urania». La rappresentazione di euritmia ha avuto luogo domenica come matinée, davanti al Teatro Tedesco di Praga molto grande e completamente esaurito. Si è davvero mostrato anche in questa occasione quanto profondo sia il desiderio ovunque di una vita spirituale, di una ricostruzione della vita spirituale, e che si tratti solo di trovare le vie verso i molti uomini che oggi cercano un tale accesso a una ricostruzione della vita spirituale. Ce ne sono veramente — e questo si può scoprire proprio da queste occasioni attraverso l’esperienza — ce ne sono veramente oggi nel mondo — e a dire il vero in tutte le nazioni — un numero straordinariamente grande. Purtroppo la Sig.ra Dr. Steiner non ha potuto svolgere la recitazione per la sua indisposizione questa volta e non potrà nemmeno svolgere la recitazione nella successiva rappresentazione di euritmia a Breslau, Norimberga, Heidenheim e così via, che segue a quella praghese e stuttgartese.
Dai dibattiti che si sono svolti su questioni della società non esiste alcun protocollo. La fondazione di una società nazionale ceca ha avuto luogo soltanto un anno dopo, il 30 marzo 1924, in presenza di Rudolf Steiner, come risulta dalla sua lettera a Edith Maryon a Dornach del 1. aprile 1924 (O.O. 263/1) in cui dice: «La domenica [30 marzo] era quasi completamente occupata dalla riunione in cui la società nazionale boema era stata formata, dalla mattina alla sera.» Un protocollo di questa riunione non esiste nemmeno.
PREGHIERA AI MEMBRI DI NON RENDERE DIFFICILE IL LAVORO AL CUSTODE DEL GOETHEANUM Dornach, lunedì, 7 maggio 1923 Parole conclusive della conferenza serale
«Agisce come una curiosità, se la si guarda in retrospettiva, ma forse comunque caratteristica di tutte le cose, al che il Dr. Steiner ha dovuto prestare attenzione, le parole conclusive della conferenza per i membri che riguardavano il servizio di custodia di quelli che dal disastro hanno assunto l’incarico di vigilare sulla nostra stazione di lavoro rimasta.» (Marie Steiner)
Ora permettetemi di rivolgere soltanto una preghiera, che consiste nel fatto che chiedo ai nostri amici di rispettare anche nei dettagli le necessità della Società Antroposofica. Abbiamo infatti la possibilità, per il fatto che qualcuno ce l’ha offerta, di avere qui personalità dedite che tengono la guardia su quello che è rimasto del nostro edificio. Questo mantenimento della guardia nelle sue varie forme è veramente un lavoro di sacrificio, e voi dovete comprendere, miei cari amici, che si deve rendere il più possibile facile alla guardia di svolgere il suo servizio, che non si deve renderlo troppo difficile. È già necessario, se veramente si vuole fare la guardia in modo opportuno, che ad esempio gli amici antroposofici non debbano entrare nella stanza della falegnameria a ogni ora del giorno e della notte, o vogliano farlo, e poi si appelino al fatto: Sono un vecchio membro, posso entrare dappertutto. Non per introdurre misure draconiane, bensì semplicemente per creare le condizioni di vita, è necessario che ci si pieghi in modo ragionevole, non servilmente obbedienti, a ciò che è considerato necessario da parte della gente di guardia. Se dunque ad esempio una volta due manifestazioni sono una dietro l’altra, e è necessario che per prima siano fatte uscire le persone che erano presenti alla prima manifestazione, prima che entrino gli altri, non è bene se allora coloro che non possono immediatamente entrare in massa, fanno baccano! Non dico cose che mi invento, ma che si sono verificate. E perciò, miei cari amici, vi prego, anche nelle piccole cose di realizzare realmente la Società Antroposofica. Non può essere così, come la concezione generale il più delle volte è, che la Società Antroposofica consista nel fatto che tutto corre in disordine e ognuno vuole quello che gli viene in mente, e che si vuole realizzare questo appellandosi alla «Filosofia della libertà»! E così via. È successo a Berlino, vero, che il presidente aveva dato la parola a qualcuno, ma mentre questi parlava, parlava anche un altro, e minacciava che altri ancora uno dietro l’altro parlassero anche «contemporaneamente»! Allora il presidente ha detto: Non può essere, miei amici, che tutti parliate contemporaneamente! — Allora uno ha detto: Abbiamo la «Filosofia della libertà», allora dobbiamo anche avere la possibilità di parlare tutti nello stesso momento! È già necessario che semplice ragione regnì tra di noi. Perciò vi prego di non rendere il compito troppo difficile alle personalità di guardia, ma di facilitarglielo. Siamo qui per la fraternità e non per fare baccano. Lo dico veramente con tutta cortesia, desidero esprimerlo come una preghiera — ma è già necessario che io rivolga una tale preghiera.
PAROLE SULLA DISGRAZIA DELL’INCENDIO ALL’INIZIO DELLE CONFERENZE PER I MEMBRI IN NORVEGIA Kristiania (Oslo), 16 maggio 1923
Le cordiali parole del Sig. Ingerö desidero ricambiarle assicurandovi che mi procura la più profonda soddisfazione poter nuovamente parlarvi più ampiamente in tali conferenze interne di questioni antroposofiche. È così che mi è stato concesso proprio qui in Norvegia di sviluppare ripetutamente in cicli verità antroposofiche incisive. Qui mi è stato permesso di parlare anche quel ciclo che sempre di nuovo sta davanti al mio animo, sulle anime popolari europee, e qui si è potuto parlare di molte altre cose su questioni antroposofiche. Questo è stato provocato dalle particolari circostanze che sono date dal fatto che proprio la Norvegia per così dire, come ho sempre potuto caratterizzare in altre occasioni, si trova a un punto notevole dello sviluppo della civiltà europea e che il futuro dell’Europa dovrà aspettarsi molto proprio dalla Norvegia. Ebbene, ma posso nel presente dire anche qui un’altra parola insieme a quella della più profonda soddisfazione. È il fatto che quando io ora, miei cari amici, parlo ai vecchi amici antroposofici di antroposofia, veramente sempre sullo sfondo sta l’evento triste della Notte di San Silvestro del 1922-1923. Molti nostri amici norvegesi hanno visto il Goetheanum, anzi, amici norvegesi hanno collaborato con dedizione durante i dieci anni — mentre noi lavoravamo — a questo Goetheanum. E infine posso ricordare con la più intima soddisfazione il fatto che furono proprio amici norvegesi a fornirci il loro aiuto materiale in modo così generoso proprio nel momento in cui avevamo più bisogno di loro per la costruzione del Goetheanum che ora purtroppo ci è stato tolto. L’attività sacrificale degli amici norvegesi in questo senso resterà profondamente incisa nella storia del Goetheanum, poiché spiritualmente rimane legato alla storia dello sviluppo antroposofico tutto ciò che è stato costruito in questo Goetheanum. E coloro che hanno portato sacrifici così grandi, come alcuni dei nostri amici norvegesi, avranno così iscritto — possiamo dirlo — qualcosa di significativo negli annali della storia dello sviluppo spirituale che è legata al Goetheanum. Sullo sfondo, per così dire, brilla la fiamma terribile che in quella notte di San Silvestro abbiamo visto consumare il nostro Goetheanum, in una sola notte quello che era stato conquistato in lungo lavoro. E può consolare su questo terribile e doloroso evento solo il fatto che nell’antroposofia stessa è dato qualcosa che proviene da una fonte indistruttibile, sicché deve realizzarsi nello sviluppo dell’umanità, anche se inizialmente questo monumento esteriore e simbolo è scomparso dal suolo e difficilmente, anche nelle circostanze più favorevoli, potrebbe essere ricostruito in modo provvisorio. È dunque in un certo senso un tono di malinconia quello che ora deve permeare le nostre considerazioni, mentre dobbiamo inviare i nostri sentimenti dopo questo doloroso evento.
PAROLE SUL ROGO COSTRUTTIVO E SULLA SITUAZIONE DELLA SOCIETÀ in una
conferenza tenuta nel viaggio di ritorno dalla Norvegia a Dornach
Berlino, 23 maggio 1923 Parole introduttive e conclusive
Quello che oggi vorrei presentarvi sarà detto, come tutto ciò che ho dovuto dire riguardo all’antroposofia negli ultimi tempi, con un certo tono di sottofondo suscitato dall’evento doloroso che ha colpito la nostra causa e la nostra società l’ultimo Capodanno: il Goetheanum a Dornach non esiste più. È stato consumato dalle fiamme nella scorsa notte di San Silvestro. E tutti coloro che in quella singola notte hanno visto distrutto il lungo lavoro decennale, che era scaturito da così tanti dei nostri amici che lo hanno compiuto in modo dedito, tutti coloro che da questo lavoro e da quello che il Goetheanum significava per noi, hanno amato molto il Goetheanum, coloro dovranno stare all’ombra dell’impressione che non abbiamo più questo segno esteriore dell’operare antroposofico. Poiché anche se — come dovrebbe accadere — un’altra costruzione per la nostra causa sorgerà nuovamente nello stesso luogo: il vecchio Goetheanum certamente non potrà più diventare quello che era, sotto l’influsso delle difficili circostanze dei tempi. Così dunque davvero sullo sfondo di tutto ciò che ho dovuto dire da quei giorni in poi sta il calore terribile delle fiamme che in modo così straziante ha influito sullo sviluppo di tutta la nostra causa. Dobbiamo dunque, tanto più perché questo segno esteriore è scomparso, dedicarci all’acquisizione delle forze interiori e delle essenze interiori del movimento antroposofico e di ciò che con esso è collegato per l’intero sviluppo dell’umanità. Lasciate dunque che io inizi con una specie di considerazione sull’essenza dell’uomo. Ne ho condotte molte qui tra voi e vorrei condurne un’altra ancora da un certo punto di vista. Seguì la vera conferenza, che fu conclusa con le seguenti parole:
Con quello con cui ho iniziato, posso forse concludere anche con poche parole. Ho dovuto a lungo far notare come, partendo da un lato molto inferiore della massoneria e poi ripreso in ogni sorta di opere astrologiche, catturato da tutti gli avversari da più tempo, il detto è stato messo nel mondo: Scintille spirituali di fuoco sono volate abbastanza nel Goetheanum a Dornach; verrà il tempo in cui la scintilla di fuoco fisico volerà in questo Goetheanum. — Le persone lo hanno scritto per due anni. È così che quello che è veramente attinto dallo spirito è ricevuto nel mondo! A questo deve opporsi l’esistenza di uomini che con l’immedesimazione nello spirito possono fare davvero sul serio. Non si può fare sul serio solo parlando dello spirito, ma mediante un tal parlare dello spirito che può veramente diffondere lo spirito tra gli uomini. Una tale diffusione dello spirito sarebbe se creassimo dallo spirito come crearono i tempi antichi dallo spirito. Ho potuto parlare tra voi spesso della festa di Natale, della festa di Pasqua, cioè delle feste antiche. È bello estrarre lo spirito delle feste antiche dal corso dei tempi. Ma vorrei che non si capisse solo quando attraverso l’antroposofia si porta alla superficie quello che la saggezza antica ha pensato, ma vorrei che si capisse anche quello che dallo spirito del nostro immediato presente parla come invito a noi. Non basta considerare solo i Vangeli come espressione del cristianesimo, perché Cristo ha detto: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi terrestri.» Egli è qui! Se comprendiamo il suo spirito, le sue parole, allora possiamo parlare ogni giorno da questo spirito. Quello che i Tempi Antichi crearono dalla saggezza del mondo, quello che fece sì che oggi ancora possiamo svelare il profondo significato delle feste, questo vive tra noi. Vogliamo dunque essere uomini interi. Ma allora dobbiamo anche come uomini interi saper creare spiritualmente. Allora non dobbiamo solo riflettere sul significato delle feste antiche, allora dobbiamo noi stessi potere essere socialmente creativi attraverso il fatto che dal corso dell’anno possiamo diventare creatori di feste.» Era stato parlato della creazione di una festa di Michele dallo spirito.
Questo certamente chiede agli uomini più che spiegare le feste radicate. Ma è appunto una vera antroposofia, un’antroposofia superiore. E la Società Antroposofica può essere provata solo dal fatto se non comprende solo l’antroposofia morta, che tratta del passato, ma se comprende anche l’antroposofia vivente. Quella sarà anche una somma di scintille di fuoco! Ma queste scintille di fuoco saranno in un tempio che non consiste di materiale esteriore. Le fiamme fisiche consumano i templi che consistono di materiale esteriore. Le fiamme di vero entusiasmo spirituale, di vera vita spirituale, che devono permeare il tempio perché devono illuminarlo con ciò che brilla nello spirito, queste fiamme non possono distruggere il tempio, possono solo formarlo sempre più gloriosamente. Pensiamo a ciò che è l’antroposofia vivente, come quella fiamma di fuoco che ci porterà sempre più avanti, come lo spirito vivente dell’antroposofia stesso che deve guidarci al progresso dell’umanità e alla ricostruzione di quello che ora è in un declino così evidente. Questo volevo dirvi nella mia presente permanenza a Berlino, miei cari amici, perché è bene se parliamo di cose così serie, proprio perché possiamo ritrovarci così raramente, ora. Spero che da questo possa scaturire anche un molto buon ritrovarsi nel pensiero. Poiché l’antroposofia deve agire nello spirito, non solo nello spazio fisico. E così sia detto come un saluto a voi, che possiamo stare insieme nello spirito, anche se ora spazialmente dobbiamo essere separati di nuovo per un tempo più lungo.
BREVE RESOCONTO SULLA
SPEDIZIONE IN NORVEGIA
Dornach, domenica, 27 maggio 1923 all’inizio della conferenza serale
Vorrei riferire solo brevemente che il viaggio nordico che ho appena compiuto, come penso, è riuscito in modo del tutto soddisfacente. Mi è stato possibile tenere in Norvegia 13 conferenze entro otto giorni, e così potè essere presentata una buona dose di antroposofia. Penso che i nostri amici in Norvegia in questo momento sono operai molto bravi e che possiamo guardare in quella direzione con una certa soddisfazione. Di queste conferenze due erano pubbliche, le altre conferenze private per i soci e gli amici dei soci, dunque per un cerchio più ristretto di soci e anche non-soci, che erano però invitati personalmente. Inoltre desidererei ancora notare che durante la mia presenza in Norvegia la Società Antroposofica norvegese si è formata, che ora esiste in modo simile come la Società Antroposofica Svizzera. Ha designato il signor Ingerö come suo Segretario Generale e ha elaborato ulteriormente i suoi statuti. Ha espresso nella Assemblea Generale, che è stata tenuta durante la mia presenza, la disponibilità, se la società internazionale, eventualmente con sede a Dornach, giungesse a esistere, allora di aderire a questa società internazionale con sede a Dornach. Se quindi in seguito fonderemo una per una le singole società di ramo secondo il modello di quella svizzera, allora sarà possibile realizzare la costituzione dell’intera società in un modo che tenga conto delle attuali circostanze dei tempi. Vorrei menzionare questo in particolare anche perché è importante forse per una prossima Assemblea Generale della Società Antroposofica Svizzera, tenere presente il fatto compiuto nel frattempo della [fondazione di società per paese per una] Società Antroposofica generale. * Vedi pagina 469.
[facsimile manoscritto]
LETTERA APERTA DI RUDOLF STEINER RIGUARDANTE IL SUO RITIRO COME PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA « KOMMENDEN TAG A.G.» pubblicata nella rivista settimanale tedesca «Anthroposophie», n. 48 del 31 maggio, e nella rivista settimanale svizzera «Das Goetheanum» del 17 giugno 1923. Anche inviata come lettera circolare.
Ai soci della Società Antroposofica e della Libera Società Antroposofica in Germania Miei cari amici! Lo sviluppo e l’accoglienza degli sforzi antroposofici nel presente rendono necessaria una modifica del mio metodo di lavoro. L’antroposofia si è da una parte rivelata come un bisogno dell’anima di un numero sempre crescente di uomini; dall’altra si trova di fronte a fraintendimenti e a valutazioni scorrette di molti sempre più frequentemente. Questo richiede che io vada incontro alle esigenze aumentate della cura del bisogno antroposofico più di quanto sia stato possibile dal momento in cui istituzioni pratiche di vario tipo si sono formate dalle intenzioni degli amici della nostra causa. Queste istituzioni sono sorte in modo completamente legittimo dalle intenzioni di questi amici sulla base del movimento antroposofico. Ed era anche comprensibile che da parte di questi amici, mentre cercavano la realizzazione di tali idee pratiche, nascesse il desiderio di vedermi stesso nelle amministrazioni delle istituzioni corrispondenti. — Ho accolto questo desiderio, sebbene fossi consapevole che questa concessione mi avrebbe allontanato dal mio compito proprio, la cura del centro dell’opera antroposofica, per un certo tempo troppo fortemente, per una questione di impegno naturale. Per un periodo relativamente breve ho dovuto assecondare i desideri degli amici. Ma allo stesso modo devo ora prendere posizione sul fatto che in seguito devo essere attivo solo all’interno di questo centro della vita antroposofica con le sue manifestazioni artistiche e pedagogiche. Devo appartenere completamente all’antroposofia come tale così come ai suoi sforzi artistici e scolastici e simili, e alle istituzioni come «Kommender Tag» ecc. solo nella misura in cui gli impulsi spirituali dell’antroposofia fluiscono in esse. Da tutto l’amministrativo di queste istituzioni devo ritirarmi nell’interesse della causa antroposofica. S o l o così sarà possibile che per mezzo mio in questa causa si lavori così intensamente come è necessario di fronte alle sue esigenze proprie e all’opposizione in rapido aumento. Queste sono le ragioni che mi spingono ora a ritirarmi dall’ufficio di Presidente del Consiglio di Amministrazione del «Kommender Tag». Chiedo ai nostri amici della causa antroposofica di non intendere questo come se per questo entrasse una modifica nel lavoro intensivo, appropriato e ideale del «Kommender Tag». Questo lavoro è in buone mani; e chiedo di non togliere in seguito nessun grado di fiducia a esso. Sono convinto che tutto andrà meglio se io stesso ora cedo formalmente questo lavoro alle mani da cui è ben fatto, e mi dedico alla causa che il destino mi ha assegnato. Quello che come impulsi spirituali posso dare all’Istituto Clinico-Terapeutico, alla Casa Editrice Kommender-Tag, agli Istituti di Ricerca, alle Riviste ecc. fluirà meglio a questi se sono sciolto dall’amministrazione vera e propria. Praticamente non cambierà nulla di essenziale all’interno di essa, poiché ero costretto, già negli ultimi tempi dalle circostanze esposte, a crescere nello stato descritto come necessario per l’avvenire. Sarà dunque solo lo stato di fatto sorto a essere fissato anche ufficialmente. Spero dunque che il mio ritiro dal Consiglio di Amministrazione del «Kommender Tag» sia compreso come una manifestazione di fiducia da parte mia per la sua direzione e divenga tale anche presso i soci delle Società Antroposofiche. Deve rafforzare la fiducia, non indebolirla. Se ci fosse motivo per un indebolimento, dovrei rimanere. Ma la cosa sta così, che sono inutile alla direzione competente e perspicace e sono quindi obbligato a tornare alla causa antroposofica in senso più stretto. Chiedo di comprendere questo come la motivazione del passo ora necessario. Rudolf Steiner
ALLOCUZIONE ALLA DECIMA ASSEMBLEA ORDINARIA DEL GOETHEANUM*
Dornach, domenica, 17 giugno 1923
Miei cari amici! Anche da me oggi sarà necessario parlarvi in modo diverso e con fondamenti diversi, come è stato possibile in questi raduni negli anni passati. Poiché stiamo in modo permanente sotto l’impressione della scomparsa della nostra cara costruzione antroposofica, il Goetheanum. Non ha bisogno di essere ripetuto da me ancora e ancora quello che questo in realtà significa. Vi è stato avvicinato nelle belle parole del nostro Presidente [dott. E. Grosheintz] oggi; e sono convinto che queste parole provenivano dall’anima di ognuno di voi. È in effetti così che una sventura che va oltre una certa misura può in fondo rivelarsi solo nel linguaggio del silenzio e che le parole non bastano veramente per esprimere quello che proprio per noi è stato perso con il Goetheanum. Ho dovuto tenere nelle conferenze che ho tenuto in occasione dell’Assemblea Generale della Società Antroposofica Svizzera e dell’Assemblea Generale dell’Associazione Goetheanum nel frattempo tra le due assemblee e in connessione con esse, discorsi su tutto quello che in questo momento mi tocca dire. In fondo moltissimo di quello che ho da dire in questo momento è detto proprio alla luce del grande colpo del destino che ci ha colpito. Non deve neppure essere frainteso quanto questo colpo del destino ha mostrato che un sentire comune all’interno dei membri della Società Antroposofica è presente in misura cordiale. Tuttavia, miei cari amici, quello che, per così dire, in un modo per noi ovvio si espresse allora, quando stavamo sotto l’impressione immediata e momentanea dell’incendio del Goetheanum, che non volevamo assolutamente abbandonare la continuità dell’opera della nostra vita spirituale, questo deve sempre animarci.
E su questo dipende tutto in modo particolare, che sappiamo comportarci effettivamente nel senso di ciò che ho detto ieri: Lavorare dal centro dello spirituale e non lasciarci disturbare da noi stessi dalle impressioni più dolorose, come pure dalle impressioni esaltanti del mondo esteriore in questo lavoro proprio interno che viene dal centro e in questa disposizione. Da questo dipende la vera prospettiva del movimento antroposofico. Non dipende da quanti e quale tipo di colpi del destino vengono da fuori. Questi devono essere accettati con quella disposizione che scaturisce naturalmente dalla concezione della vita antroposofica. Ma che nonostante tutti i colpi del destino, anche nonostante tutti i favorevoli colpi del destino, l’energia interna nel lavoro estratto dal centro della vita spirituale non si indebolisca, da questo dipende quello che si intende realizzare con il movimento antroposofico e quello che può anche essere realizzato. Ma quello che è necessario per un tale lavoro, questo dobbiamo portare ancora e ancora di fronte all’anima, dobbiamo farlo particolarmente in questo momento così serio per noi. Vorrei notare solo che in un movimento spirituale di questa natura, come è l’antroposofia, deve davvero farsi sul serio, se intende trovare il cammino giusto, che il successo e l’insuccesso non significano veramente niente, che solo quello che emerge dalla forza interna e dagli impulsi interni della cosa stessa significa qualcosa.
Ma qui dipende molto moltissimo dalla coscienza di coloro che sono uniti nella Società Antroposofica. Bisogna considerare il seguente: le disposizioni, gli impulsi di coscienza, non si realizzano da un giorno all’altro. Non si può dire oggi che siano i successi degli impulsi di coscienza e delle disposizioni di ieri. Se lo facessimo, cadremmo in una tutt’altra situazione, che non può essere quella antroposofica. Ad esempio, se prendessimo il caso della cosa esteriormente, potremmo dire: Contiamo sulla nostra buona fortuna. — Allora però se questa fortuna, nel modo come ce l’immaginiamo, una volta non fosse presente, diremmo anche: Perdiamo il coraggio, l’energia. Avrei potuto immaginare che al tempo in cui ci ha colpito la terribile sventura, ci potessero essere anche anime tra gli antroposofi che dicessero: Sì, perché in questo caso i buoni poteri spirituali non ci hanno protetto? Può si credere nel potere colpitore di un movimento che in questo modo è abbandonato dai buoni spiriti? Un tale pensiero si attacca proprio all’esteriore, non si attacca a quello che indisturbato dall’esteriore, viene solo dal centro interno della cosa. Se si vuole prendere questo seriamente, che le disposizioni, i pensieri, particolarmente gli impulsi di coscienza sono realtà, allora bisogna credere in essi stessi, in questi impulsi di coscienza, in questi pensieri, in questi sentimenti, non negli aiuti che possono avere dall’esterno, ma nella loro propria forza.
Allora ci si deve assicurare che quello che si trae da tali impulsi, nonostante tutto l’apparente insuccesso esteriore, giunga al suo giusto scopo, allo scopo che gli è prescritto nel mondo spirituale; anche se un giorno fosse completamente annientato dalle circostanze esterne nel mondo esteriore. Colui che mai potesse avere la fede che uno Spirituale che è desiderato rettamente potrebbe essere del tutto annichilito da qualcosa nel mondo esteriore, anche se c’è l’annichilimento nell’esteriore illusione, questi non crede in realtà nel potere colpitore degli impulsi spirituali, nel potere colpitore dell’energia spirituale. Si deve ancora poter dire nel momento in cui tutto l’esteriore perisce: A ciò che è voluto dall’interno è assicurato il successo. Ma allora non si deve parlare di successo che solo nel modo che si intenda quello che risiede negli stessi impulsi interni, nei pensieri, nelle intenzioni di coscienza. Le cose che si compiono nel mondo esteriore si compiono in regola in un modo che spesso solo dopo decenni, forse dopo ancora più tempo, diviene comprensibile. E giudicare dal presente lo governo, per così dire, del mondo spirituale, significherebbe essere di scarso cuore rispetto a questo mondo spirituale. Il mondo spirituale deve darsi da sé la sua forza e il suo potere colpitore. Ora non c’è nulla nel mondo terrestre se non gli animi degli uomini, in cui questo potere può avere una casa, una comprensione; non le istituzioni, non le organizzazioni, e sebbene bellissime o anche terribili, possono in alcun modo essere provative o confutative per quello che è veramente voluto dallo spirito.
Chi vuole provare o confutare dall’esteriore la verità o la falsità dello Spirituale, si trova su un cammino sbagliato; perché non sta all’interno del centro degli impulsi spirituali, ma all’esterno. Per il giudizio di quello che è in questione, solo e soltanto l’intimo dell’anima umana, mai alcun legame esteriore, è determinante. Questo però condiziona d’altra parte che gli uomini che vogliono essere portatori di un tale movimento spirituale, devono proprio arrivare, sempre più e più, ad aspirare a questa forza interna e ad avere comprensione per quello che significa veramente lavorare dal centro interno di un movimento spirituale. Proprio in questo momento sembra urgentemente necessario che siamo pienamente consapevoli di quanto questo sia difficile e come non possa essere sufficientemente riempito da quello che spesso si esprime dicendo: Ho la disposizione antroposofica, ho la volontà antroposofica. E qui vorrei arrivare a una parola che ho spesso pronunciato dal rogo del Goetheanum e di cui vorrei che trovasse veramente una comprensione davvero profonda; l’ho spesso pronunciata: Il primo Goetheanum, la forma del primo Goetheanum, questa dimora dell’antroposofia, come costruzione, come stava lì, non può essere riedificato, non può essere riedificato. Se una tale parola, che è intesa dallo spirito, viene pronunciata, allora si deve sentirla come una realtà, allora si deve fare il presupposto che si possa guardarla da lati molto diversi, come si possono guardare le realtà da lati molto diversi, che spesso solo da un certo punto di vista prospettico si può ottenere la giusta visione per una tale parola. Poiché una tale parola è stata pronunciata anzitutto da un impegno spirituale.
E nel momento in cui la parola viene pronunciata da un impegno spirituale, non bisogna affatto portare in giro sulle mani fisiche tutti i motivi, i cosiddetti motivi, che sono alla base di una tale parola. Oggi in questa ora mi tocca meno di parlare delle circostanze esteriori, ma vorrei oggi particolarmente venire a parlare di qualcosa che è collegato all’impulso interno di questa parola: Il primo Goetheanum non può essere riedificato. E permettetemi di parlare di questo con tutto il serio; poiché solo questo serio può dare ai nostri amici la giusta posizione per il compito della ricostruzione. Vedete, un fatto esteriore possiamo registrare oggi. Questo fatto esteriore è questo, che ora le indagini giuridiche che si sono collegate all’incendio del Goetheanum sono concluse; si può dire così concluse che dal lato delle autorità è stata presa la decisione di pagarci la somma di assicurazione di tre milioni e alcune centinaia di migliaia di franchi. Il pagamento è avvenuto. Questi tre milioni ci sono; e questo fatto può essere registrato per il momento oggi. Dal 15 giugno abbiamo così questi tre milioni. Ora, miei cari amici, potrebbe verificarsi che anime respirassero gioiosamente di fronte al fatto che ora abbiamo questi tre milioni per la costruzione e al massimo abbiamo ancora altri tre milioni di offrire sacrificialmente da parte degli amici. Ci si potrebbe caratterizzare il fatto così. Si potrebbe ora registrare questo 15 giugno come un evento straordinariamente gioioso nello sviluppo del movimento antroposofico. Miei cari amici! Non lo è. E se così oggi da un lato del tutto nel senso della vita antroposofica devo illuminare la cosa di fronte a voi, allora devo parlare diversamente.
Per me, per esempio, questo fatto che viene forse designato qui o là come straordinariamente gioioso, è straordinariamente doloroso, straordinariamente triste. E ai sentimenti di dolore che ho avuto da quando l’incendio del Goetheanum, appartiene questo del tutto particolarmente, che ho dovuto dirmi: Quello che è ora accaduto deve sì essere portato a compimento, deve in un modo migliore e più energico, deve appunto necessariamente accadere; ma deve essere portato a compimento qualcosa che in realtà non ha nulla a che fare col centro del movimento antroposofico, che giace completamente fuori dall’agire dal centro di questo movimento. L’affermazione: Il primo Goetheanum non può essere riedificato — non ha solo uno sfondo estetico, non solo uno opportunistico, non solo uno esteriormente-storico, ma anche uno antroposoficamente-morale. E di questo sfondo antroposoficamente-morale lasciatemi dire alcune parole. Guardiamo indietro al tempo 1913, 1914, e chiediamoci: Da quali fondamenti è scaturita allora la decisione di costruire e l’intrapresa di questa costruzione del Goetheanum? — Quello che è stato perseguito allora e ulteriormente fino al 31 dicembre 1922 rispettivamente 1. gennaio 1923 stava sulla base che ogni singolo franco che è stato incorporato nel Goetheanum, era fluito dal sacrificio di coloro che si erano in qualche modo dichiarati a favore del movimento antroposofico. Il Goetheanum è stato costruito interamente dalla comprensione interna. Ogni franco fluì dalla comprensione interna per la cosa.
Miei cari amici, il seguente è verità, è verità reale, perché la realtà coincide con l’interno della cosa: Avevamo nel momento in cui l’ultimo discorso è stato tenuto nel Goetheanum, una dimora per l’antroposofia, che era stata costruita dai centesimi sacrificali, dai centesimi di sacrificio di coloro che erano col loro intendimento più intimo dalla parte della cosa. Dalla collina di Dornach brillava una costruzione che in ogni centimetro cubo di legno, in ogni centimetro cubo di pietra aveva incorporato la volontà antroposofica, il sacrificio antroposofico. Questa sostanza morale era stata costruita nel primo Goetheanum. Miei cari amici, ora inizieremo a costruire con tre milioni di franchi, di cui molti franchi provengono dalle tasche di coloro che non solo non hanno alcun interesse interiore nel Goetheanum, ma hanno un interesse che questo Goetheanum non esista. E quando il Goetheanum brillerà di nuovo dalla collina di Dornach, allora non solo il sacrificio antroposofico sarà stato costruito, allora sarà stato costruito quello che è ordinario fuori dall’Antroposofia nella struttura del mondo presente. Allora, miei cari amici, dal punto di vista interno spirituale considerato una costruzione completamente diversa sarà presente. Ci saranno sicuramente persone che quello che ora una volta secondo il nesso sociale che esiste, esce dalle loro tasche ed è costruito nel Goetheanum, non accompagneranno con nessuna simpatia profonda, ma forse perfino con una specie di maledizione. L’ho detto spesso: All’interno di un movimento come l’antroposofico si tratta di stare svegli, non di dormire. Quello che ora vi ho detto, non lo si dice nello stato di sonno, ma nello stato di veglia. Per noi le parole come benedizione di una cosa, nesso della benedizione con beatitudine dell’anima umana non devono essere frasi, per noi devono essere fatto.
E perciò il primo costruire del Goetheanum è avvenuto con il sentimento interiore che si faceva qualcosa che dalle sue giuste cause prendeva il cammino in avanti cosicché questo cammino era il cammino delle cause stesse. Ora stiamo costruendo il Goetheanum in una direzione che è tragica. Un Goetheanum costruito tragicamente è qualcosa d’altro che il Goetheanum che potevamo intraprendere nel 1913, 1914. All’antroposofia è spesso mossa l’accusa che sia troppo intellettuale. No, essa conduce attraverso quello che risiede negli impulsi veramente suoi alle emozioni più profonde dell’umanità. Si poteva cominciare a costruire nel 1913 con cuore gioioso; se si comincia oggi, allora è quasi necessario che lo si cominci sotto le lacrime. Vi do così proprio una tale descrizione che proviene dal centro interno di un pensare spirituale; e un tale si differenzia davvero molto essenzialmente dal pensare che trae i suoi impulsi da fatti esterni. Un pensare che si aggancia al fatto esteriore probabilmente non pronuncerebbe le parole che ho appena pronunciato; piuttosto sarebbe gioiosamente eccitato dal fatto che il 15 giugno ci ha portato i tre milioni. Miei cari amici, ho spesso, per quanto possa sembrare ingiustificato a molti di voi, detto che un’opposizione interna all’interno della Società Antroposofica è presente contro quello che a volte ho dovuto rappresentare dal centro dell’antroposofia; oggi non voglio caratterizzare di nuovo questa opposizione; ma voglio solo porre la questione: È stato davvero presente ovunque nel corso degli ultimi mesi, da quando l’incendio del Goetheanum, il sentimento che ho appena espresso? — Se un altro è stato presente, allora era un esempio di opposizione interna.
Era dunque un sentimento su cui veramente non si sarebbe più dovuto contare, dopo che il movimento antroposofico ha attraversato i tre periodi della sua esistenza. Quando il primo giorno dopo l’incendio stavamo qui curvi dal dolore sulla collina di Dornach, quando le fiamme ancora ondulavano fuori, si radunarono molti antroposofi intorno alla costruzione ancora in fiamme. L’uno o l’altro ha detto qualcosa. Alla fine per me veramente non importava quello che qualcuno avesse detto, poiché il contenuto delle parole è sempre solo un sintomo per il fondamento spirituale vero; ma vorrei dire, in due rispetti era diverso quello che in quel primo giorno dopo lo scoppio della terribile sventura era stato detto. Antroposofi lì pronunciavano per esempio la parola: Ora non abbiamo più il Goetheanum, ora vogliamo costruirlo nei nostri cuori. — Era un sentimento elementare che aveva già qualcosa a che fare col centro del movimento. Ma c’erano altre voci che parlavano così: Il Goetheanum è però assicurato; sarà possibile ricostruirlo con la somma di assicurazione? Miei cari amici, non voglio in nessun punto della vita portarvi naturalmente all’irrazionalità. Non ho naturalmente nulla in contrario che queste cose siano considerate praticamente come possibili. Ma dipende dalle intenzioni. Dipende dal fatto se si nota la differenza tra quello che prima era lì e quello che ora necessariamente dovrà essere costruito. Poiché nessuno nel campo antroposofico deve dire: Ah, sia indifferente come sono le disposizioni, se solo il Goetheanum viene ricostruito. Le disposizioni e gli impulsi di pensiero, in particolare gli impulsi di coscienza non agiscono da un giorno all’altro, ma si muovono in avanti nella corrente del mondo spirituale e non devono essere giudicati secondo i soli fatti esteriori, che sono solo sintomi, non una realtà immediata per loro. O r a cercai fino a questo momento, in tutto quello che doveva accadere dopo l’incendio, nella misura in cui andava sotto l’influsso dei fatti necessari, di plasmare il nostro agire dal centro della cosa. Perciò confortai gli amici, che già nei primi giorni consideravano come il più necessario il ricorrere a tutti i possibili aiuti, alla tutela dei nostri interessi durante i negoziati, per esempio, precipitarsi in essa con consapevolezza e sapere che ci si trova in un ambito dove non si può fare il puramente antroposofico; bisogna sapere che proprio quello che si deve fare, sebbene non sia antroposofico, deve essere compensato d’altro canto con un essere antroposofico ancora più forte. Quando si pesa qualcosa, non si toglie dalla bilancia che mostra che qualcosa è troppo pesante rispetto ai pesi sull’altro lato — non si toglie ciò che deve essere pesato, ma si aggiungono i pesi d’altro canto.
Anche noi avremo necessità di questo. Dovremo creare contrappesi rispetto a ciò in cui siamo tragicamente condotti — come in qualcosa che per la maggior parte, forse per metà, deve accadere in modo non antroposofico — mediante un essere antroposofico ancora più forte. Posso dire che anche a me sarebbe forse stato più comodo dire: porgo la mia mano alla costruzione del Goetheanum solo se la somma di tre milioni di assicurazione sarà utilizzata per scopi caritatevoli e il fondo di costruzione sarà ricreato interamente attraverso donazioni. Sarebbe stato più comodo, perché avrebbe causato meno dolore. Ma non si deve evitare il dolore, miei cari amici, se si vuol lavorare nel campo della realtà. Tuttavia non si deve nemmeno voler dormire il dolore. Non si deve continuamente dirsi soltanto: noi facciamo il più bello, il migliore. Non si può farlo nel mondo terrestre. Soprattutto non al presente.
Per questo motivo, lasciar cadere la testa e dire: allora mi viene meno il coraggio — questo non è possibile. Quando agli dèi talvolta sembra di scomparire, di non essere presenti, di aver abbandonato l’umanità, la saggezza degli dèi consiste nel fatto che gli uomini ricevono l’impulso di cercarli nei luoghi dove si sono nascosti, non di lamentarsi della loro scomparsa e della loro inattività. Volere la Terra soltanto come un morbido letto di riposo e trovarla divina solo quando si presenta in modo da corrispondere sempre a ciò che si desidera — questo non può mai essere il sentimento di un movimento spirituale, perché non è forza, è debolezza.
Dalla debolezza non costruiremo il Goetheanum colorato di tragicità, ma solo mediante lo sviluppo della forza, con la consapevolezza che là dove gli dèi sembrano essersi ritirati, devono essere cercati ancora più attentamente da noi nel loro luogo, dove apparentemente sono nascosti. Miei cari amici, volevo sviluppare pensieri costruttivi. E poiché è piuttosto difficile parlare tra le righe, oggi ho inserito molte cose nelle righe stesse, potrei dire, con una certa chiarezza. Ma effettivamente abbiamo bisogno di ciò che ho inserito in queste righe, se nei prossimi tempi vogliamo sviluppare il giusto sentimento per la ricostruzione del Goetheanum e anche per altre questioni. Non servirebbe a nulla cullarci in questa o quella illusione; invece aiuta solo e unicamente il presentarsi senza veli, con gli occhi della verità, in questo caso della verità interiore che scaturisce dal lato morale dell’antroposofia. Allora veramente, se questo può accadere, allora accadrebbe ciò che dovrebbe effettivamente accadere — che la Società Antroposofica, in mezzo al corso mondiale odierno, fosse un luogo dove una volta non ci si abbandona alle illusioni in cui oggi tutti vivono. Perché per molte delle cose che accadono nel presente, potete scoprire le illusioni. Dal 1914 gli uomini vivono con una certa concupiscenza nelle illusioni, perché non sono interiormente abbastanza coraggiosi da confessarsi le verità.
Se si potesse ottenere che la Società Antroposofica, che l’Associazione del Goetheanum, in mezzo a un mondo che nutre illusioni, sviluppasse una forza dell’anima consapevole, allora nella situazione tragica in cui ora ci troviamo e rispetto a cui non dobbiamo abbandonarci a nessuna illusione, sarebbe inserito ciò che è inserito in ogni vera tragedia. Studiate i tragici di tutti i tempi. Vedrete che la tragicità consiste nel fatto che tutto l’esterno sembra crollare e che solo nell’interno stesso risiede la forza che conduce oltre la catastrofe. Quando questo appare nell’arte, molte persone lo guardano volentieri, sebbene oggi ormai non molti più, perché le tragedie non sono più molto apprezzate. Ma quando deve accadere nella realtà, allora le cose devono accadere come le ho caratterizzate. Allora deve accadere qualcosa attraverso cui la Società Antroposofica, l’Associazione del Goetheanum si distinguano nel loro sentimento che costruisce interiormente sul Spirituale come una formazione di isola all’interno di un mondo che costruisce su illusioni. Allora può irradiare nel mondo che costruisce su illusioni ciò che è una vera forza.
Miei cari amici, se prendiamo le parole nel modo giusto, che ho dovuto rivolgervi, allora ci sarà molto proposito, molto intendimento, molto aspirazione a uno stato diverso da quello in cui siamo, nel nostro sentimento. Allora non molto di soddisfazione, soprattutto non molto di autocompiacenza ci offuscherà; elimineremo i pensieri di soddisfazione e autocompiacenza da noi e faremo sorgere in noi i pensieri che possono scaturire da una visione puramente spirituale delle cose. Allora avremo veri pensieri costruttivi dal Spirito. Questo volevo dirvi in tutta serietà, ma, come credo, anche con piena obiettività proprio in questo giorno. E ringrazio il consiglio dell’Associazione del Goetheanum di avermi dato l’occasione di pronunciare proprio all’interno di questo evento queste parole su ciò che è così intimamente legato al destino del Goetheanum, passato e eventualmente futuro.
DALLE PAROLE COMMEMORATIVE PER LA MORTE DI HERMANN LINDE
Secondo presidente dell’Associazione del Goetheanum. Dornach, 29 giugno 1923
… E quando allora in singole anime venne l’idea di erigere un proprio edificio al movimento antroposofico, era di nuovo una cosa ovvia invocare Hermann Linde nel cerchio di coloro che soprattutto volevano dedicare il loro lavoro all’erezione e alla direzione di questo edificio, poiché si sapeva che lì si trova la disponibilità al sacrificio, lì si trova la disponibilità al lavoro, lì si trova soprattutto ciò che è maggiormente necessario: lo spirito riconciliatore, amorevole, che bilancia le opposizioni. E così Hermann Linde entrò nella piccola comunità di coloro che, come una sorta di comitato, dirigevano tutto ciò che inizialmente con l’intenzione a Monaco, poi con la realtà qui a Dornach riguardava: costruire un edificio della causa antroposofica.
Fu anche uno dei principali tra coloro che intrapresero il lavoro su questo edificio. Era penetrato da tale amore interiore per la causa che ora vincolava la sua intera esistenza negli ultimi anni a questo edificio. E ancora una volta vorrei ripetere una parola che ho pronunciato questa mattina: quando penso alle ore in cui incontrai Hermann Linde, lavorando lassù nella nostra ormai scomparsa cupola, lavorando in armonia con la nostra cara amica, sua moglie, quando allora lassù con lui discussi i più diversi affari che riguardavano la direzione dell’edificio e l’ufficio che aveva all’interno di questa direzione, allora in tutto ciò stava innanzitutto la rivelazione della sua illimitata disponibilità al sacrificio, dell’illimitata dedizione della sua capacità artistica a ciò che doveva essere costruito, e c’era anche d’altro canto quello spirito riconciliatore, che bilancia le opposizioni, che era sempre pronto con un consiglio piuttosto che con una critica. … Molti non sanno come fossero estese le preoccupazioni nei dettagli che gravavano proprio sulle personalità dirigenti negli ultimi anni durante la costruzione di Dornach. Oggi è ovvio indicare che Hermann Linde era uno di coloro che nel modo più bello portava queste preoccupazioni, che Hermann Linde era però anche uno di coloro che con un interesse generoso ha seguito tutto ciò che accadeva qui, e che avrebbe volentieri visto che molte cose proprio attraverso il bilanciarsi delle opposizioni si sviluppassero con maggiore fecondità di quanto abbiano potuto farlo finora. … E infine Hermann Linde ha dovuto condividere con noi quel dolore che ha colpito il nostro e il suo lavoro. Dovette stare tra coloro che in breve tempo videro crollare a rovina ciò che era stato costruito con amore e dedizione. Ed è veramente nel senso più profondo vero ciò che ho dovuto dire questa mattina — che per la sua esistenza terrena questo gli ha spezzato il cuore. Questa impressione, che fu sperimentata nella notte di Capodanno e che per molti aspetti della nostra causa fu una morte, ardeva profondamente nell’anima di Hermann Linde. E il breve lasso di tempo che gli fu ancora concesso sulla Terra dopo l’incendio del Goetheanum stava interamente sotto questa impressione.
RIUNIONE CON IL CIRCOLO DEI TRENTA
Stoccarda, 4 luglio 1923
Dalla Delegiertenversammlung il Dr. Steiner partecipò oggi per la prima volta di nuovo alla riunione. Per prima cosa fu discusso l’appello del Dr. Rittelmeyer per una raccolta per il Goetheanum. Il Dr. Steiner sconsigliò, perché in questo modo il denaro fluirebbe all’estero, il che secondo le leggi attuali era vietato. Invece fece la proposta di far agire l’impulso in modo che, ad esempio, si fondasse un «Fondo di Dotazione del Goetheanum» [vedi p. 167]. Dopo che la questione fu risolta in questo modo, Adolf Arenson constatò con grande soddisfazione che aveva detto esattamente la stessa cosa che il Dr. Steiner aveva ora proposto, nella riunione due giorni prima quasi con le stesse parole, ma non lo avevano voluto ascoltare, mentre lo stesso consiglio del Dr. Steiner ora veniva accettato senza esitazioni. Voleva comunque indicare questo come un sintomo. Rittelmeyer replicò che era però anche qualcosa di diverso semplicemente far cadere una questione o farne qualcosa di meglio attraverso il pensare insieme e il consigliare insieme, come aveva appena fatto il Dr. Steiner. Le osservazioni di Arenson erano state percepite solo come paralizzanti. Questi si difese, e la discussione continuò avanti e indietro, facendo riferimento alla riunione precedente dal Dr. Unger, che insieme a Benkendörfer aveva già allora sollevato obiezioni contro il primo appello di Rittelmeyer per questo sacrificio, che doveva essere un atto spirituale e per cui avrebbe dato il suo anello di fidanzamento.
I protocolli delle riunioni dall’inizio di gennaio fino alla Delegiertenversammlung si vedano nella Parte III, pp. 201 e segg. ** La Delegiertenversammlung di Stoccarda della fine di febbraio, si veda la Parte III.
RIUNIONE DEL CIRCOLO DEI TRENTA (senza Rudolf Steiner) Stoccarda, 10 luglio 1923 (Nella biblioteca dell’Istituto di ricerca in preparazione alla riunione di domani, al che il Dr. Steiner ha assicurato la sua presenza.)
All’inizio fu constatato che anche secondo l’opinione del Dr. Steiner non fosse compito del circolo discutere questioni, come era accaduto nella riunione del 2 luglio e come era stato previsto per la successiva partecipazione del Dr. Steiner alle riunioni, questioni che miravano a come preparare l’apparizione del Cristo eterico, come si dovrebbe considerare i morti della Società, quali ideali di quale epoca culturale (5. o 6.) dovrebbero rappresentare nell’atteggiamento fondamentale della Società. Tutte queste sarebbero questioni di studio intimo. Nel nostro circolo invece vi sono i rappresentanti delle istituzioni insieme, al fine di svolgere lavoro pratico. Le discussioni teoriche dovevano terminare e dovevamo finalmente procedere a svolgere vero lavoro. In seguito furono prese in considerazione diverse questioni. Si discusse del fatto che gli studenti (Maikowski, Rosenthal e altri) intendevano costruire un edificio sul terreno della Waldorfschule utilizzando i fondi che erano stati messi a disposizione dall’assemblea dei delegati per un’università, che dovesse al contempo servire come sala di riunione per la Società Antroposofica Libera. Poiché Leinhas, che amministrava questo fondo, non era presente, non si poteva stabilire se i fondatori fossero stati informati di questo utilizzo che non corrispondeva al senso originario della fondazione. In ogni caso tuttavia fu constatato che se i fondi non venissero utilizzati direttamente per un’università — il Dr. Steiner aveva infatti detto una volta che anche se avessimo miliardi per un’università, non potremmo aprirne una perché non ci sarebbero insegnanti e perché, se gli insegnanti della Waldorfschule fossero rivendicati per questo, la Waldorfschule crollerebbe — non dovrebbero in nessun caso essere consumati per una tale costruzione. Sarebbe già meglio spenderli per un movimento per un’università libera o metterli insieme con il previsto fondo di dotazione del Goetheanum.
Quindi il Dr. Stein raccontò di una conversazione con il Signor Kretzschmar. L’aveva avvertito dopo la «discussione finanziaria» del 22.6. che gli economisti antroposofici non ancora uniti nel Giorno che viene dovrebbero riunirsi per sostenere il movimento, dopo che i finanzieri di Stoccarda nel Giorno che viene si erano impegnati. Kretzschmar tuttavia aveva replicato che questo non era affatto il caso. Al contrario, Unger e Del Monte attraverso la fondazione del Giorno che viene avevano risanato le loro imprese, fatto un affare d’oro e ora giravano ancora in giro con un’aureola. Stein disse che aveva comunicato questo a Leinhas, che aveva scritto a Kretzschmar, ma aveva ricevuto una risposta evasiva. Benkendörfer disse che tali cose riaffioravano sempre, che dopo le esperienze cupe che aveva avuto era completamente disinteressato a una spiegazione. Unger dichiarò che non se ne preoccupava più affatto. Alla fine il Dr. Stein riferì che il ramo di Kerning dalla Delegiertenversammlung aveva continuamente sottoposto al consiglio la questione della permanenza del Dr. Unger in esso e anche dopo che il consiglio aveva dichiarato che avrebbe continuato a lavorare insieme al Dr. Unger, anche dopo che avrebbe saputo tutto ciò che il ramo di Kerning aveva portato contro di lui, non se ne accontentava e minacciava di continuare a perseguire la questione. Nel trattare la questione si fece riferimento a eventi che 16 anni prima avevano dato il primo motivo. Miss Völker aveva allora parlato del dominio ebraico qui presente. Benkendörfer al contrario aveva espresso, al crollo di Besant, che presto sarebbe successo lo stesso a Miss Völker. Anche qui sia Benkendörfer che Unger dichiararono che la speranza di comprensione era completamente senza prospettive.
RIUNIONE CON IL CIRCOLO DEI TRENTA
Stoccarda, 11 luglio 1923*
In presenza del Dr. Steiner fu innanzitutto discusso di nuovo il piano dell’edificio sul terreno della Waldorfschule. Dichiarò che la «Società Antroposofica Libera» non potesse in nessun caso costruire locali di alloggio lì. I suoi membri si aggiravano comunque già troppo nella Waldorfschule, dove per la loro influenza su alunni e allieve era già emerso qualcosa come maniere da liceali, che non avrebbe in nessun caso tollerato. Successivamente si parlò dell’affare Völker-Unger. Miss Völker fu pressata da tutti i lati a porre fine alla questione, anche dalla signora Dr. Steiner, che l’attaccò con parole violente. Era però ostinatissima e rimase tale, al punto che dubitai della sua buona volontà e della sua capacità di comprendere. Sosteneva semplicemente che non stava in suo potere porre fine alla questione, cosa che anche il Dr. Steiner in seguito sembrò confermare. Rittelmeyer le suggerì di dichiarare nel suo ramo che si sarebbe ritirata se la questione non fosse venuta a riposo ora. Si continuò ancora a discutere avanti e indietro finché il Dr. Steiner non dichiarò che non poteva più partecipare a queste riunioni se si fosse discusso solo di ciò che era privo di essenza.
PAROLE D’ADDIO PRIMA DELLA PARTENZA PER IL VIAGGIO IN INGHILTERRA DI DIVERSE SETTIMANE
Dornach, 29 luglio 1923. Parole conclusive della conferenza
In tutti gli ambiti vediamo come si tratta di un riscuotimento, di un risveglio dell’umanità. È questo che dovremmo accogliere — questo impulso al risveglio, al guardare in giro, al vedere ciò che è e ciò che non è, e dove si trovano dovunque gli stimoli* Le riunioni del 14., 25 luglio e 1. agosto, si vedano Appendice II.
ad andare avanti. Per questo, proprio prima di questa pausa estiva,, che è determinata dal viaggio in Inghilterra, ho dovuto volere, sia nell’assemblea dei delegati** sia in questi giorni, di concludere proprio con tali considerazioni come quelle che vi ho presentato. Queste cose già toccano il nervo del nostro tempo. E è necessario che si lasci brillare l’altro nel nostro movimento, come ho cercato di indicare. … È questo che ha fatto sì che gli ultimi discorsi dovessero essere tenuti proprio nel modo in cui sono stati tenuti: dove la cultura esterna brilla nelle nostre file. Furono contemporaneamente un invito ad aprire gli occhi. E cercai di strutturare questi discorsi in modo che si possa vedere da essi cosa significa: la Società Antroposofica deve fare tutti gli sforzi per uscire dalla settarietà, per superare la settarietà. Poteste, miei cari amici, utilizzare il tempo, per il quale ora mi devo congedare da voi per qualche settimana in questo modo, per riflettere su come si esce da questa settarietà! Altrimenti semplicemente accade che la Società Antroposofica sempre più e più entra nella settarietà. E ci sono forti tendenze a non gettare via la settarietà, ma piuttosto a navigare direttamente verso la natura settaria. Come sia possibile evitare la settarietà, è qualcosa che deve occupare i nostri sentimenti. E questo tono volevo battere ancora brevemente una volta, perché è enormemente necessario batterlo. Volevo indicare come proprio in questi ultimi discorsi ho cercato di parlare in modo che, per così dire, si guardi fuori in tutti i luoghi nel mondo, che non avvenga un raccogliersi in una setta, ma una vita nel mondo con occhi aperti, con senso pratico, uno stare dentro il mondo. Questo è completamente conciliabile con l’approfondimento più profondo nello spirituale. Per questo vi ho detto che l’uomo al giorno d’oggi deve persino sapere che oggi può esserci un indiano, Rämanäthan, che guarda la cultura europea e dice agli europei: Fatevi mandare insegnanti sulla questione di Gesù dall’India, poiché voi* Delegiertenversammlung internazionale, p. 557 e segg.
non capite nulla di Gesù Cristo. Noi, quando abbiamo cominciato a leggere il Nuovo Testamento, solo allora abbiamo capito la questione. Se si vuole raccogliersi così settariamente, come vi erano forti tendenze durante l’assemblea dei delegati, allora non si raggiunge il grande compito dell’antroposofia nel presente, e questo deve essere raggiunto, perché è una questione di umanità. Nel parlare questo ai vostri cuori, mi congedo per qualche settimana, e i prossimi eventi saranno annunciati di conseguenza. Nelle prossime settimane infatti avranno luogo discorsi e rappresentazioni di euritmia in vari luoghi dell’Inghilterra. Vogliamo dunque ora prepararci per una pausa estiva in modo che in questa pausa estiva lasciamo i nostri cuori particolarmente vivaci per il giusto sentimento di questo: come dobbiamo sentire affinché lo sviluppo dell’umanità possa proseguire nel modo giusto?
RIUNIONI DEL CIRCOLO DEI TRENTA (senza Rudolf Steiner) Stoccarda, 3., 5. e 9 agosto 1923 Stoccarda, 3 agosto 1923
Prima della riunione mi** fu consegnata una lettera di Miss Völker. Mi dichiarò di chiedere in essa il suo ritiro dal circolo. La consegnai all’inizio della riunione al Dr. Unger, che la lesse. Dice in essa che non crede che il passo di portare il circolo in pubblico sarà una protezione efficace per il Dr. Steiner e che non può assumersi la corresponsabilità fintanto che dietro le parole non ci siano azioni e nessun cambio di sentimento. La lettera incontrò un rifiuto generale. Unger la definì ripetutamente come «farisaica» e «clericale». Miss Völker dice: «Dio sia lodato, che io non sia come questi !» Le ammonizioni che contiene siano frasi vuote. Stein pensò fosse riconducibile al torto che Miss Völker il 11 luglio aveva sofferto dalla signora Dr. * Teodor Lauer, allora segretario verbalizzante del Circolo dei Trenta.
Steiner. Nella successiva discussione il ritiro fu designato come «evitare la responsabilità» e fu deciso senza opposizione di rinunciare all’ulteriore collaborazione di Miss Völker. Successivamente riferirono Arenson e Stein [questa sezione si veda Appendice II, p. 829]. Alla questione della firma dell’appello e della menzione dei nomi e degli indirizzi, risultò quanto fosse poco ordinato l’appartenenza al circolo. Fu proposto di eleggere un segretario per questo, che in futuro si chiamerà «Circolo fiduciario delle Istituzioni di Stoccarda». Mi fu proposto da due lati, ma scossi la testa ogni volta, dopodiché Arenson mi incoraggiò: «Non scuotere la testa, di’ sì!» Risposi che non possedevo esperienza sufficiente, dopodiché Stein mi replicò: «Aspetta un po’, avrai proprio esperienze!» Successivamente fu ancora discusso: il parere del Dr. Husemann sul caso Goesch, il progetto dell’ospedale psichiatrico Kennenburg (a cui Stein osservò che la Società Antroposofica senza un istituto psichiatrico non potesse esistere, poiché secondo una dichiarazione del Dr. Steiner le malattie mentali nei prossimi tempi si presenteranno epidemicamente, già a causa della malnutrizione), il problema del Dr. Noll e del Vademecum, e quindi la riunione fu rinviata a domenica. Quando ci si separò, si discusse ancora del separatismo dei renani e fu letto un brano di una lettera del redattore del «Kölner Mittagsblatt», H. Blume, al Dr. Büchenbacher, in cui Blume critica la direzione locale e comunica che darà le dimissioni poiché dalla rivista non si può fare nulla. Probabilmente Sigismund von Gleich sarà il suo successore. Dopo ciò ci si riunì di nuovo e si decise di informare immediatamente Kretzschmar di non assumere von Gleich in nessun caso, poiché questi non poteva in nessuna posizione ufficiale essere attivo per il movimento. In questo contesto fu menzionata una dichiarazione del Dr. Steiner secondo cui non avrebbe messo piede in una casa in cui von Gleich si fermasse.
Stoccarda, 5 agosto 1923
Il Dr. Palmer riferisce di una visita a Miss Völker, al che aveva comunicato che il circolo potesse consistere solo di membri che assumessero la piena responsabilità di ciò che decideva, e che quindi dovesse rinunciare alla sua ulteriore collaborazione. Mi fu chiesto come segretario del circolo di mettere a verbale. Le pubblicazioni nel prossimo numero di «Antroposofia» furono discusse di nuovo e definitivamente ripulite.** Stoccarda, 9 agosto 1923
Arrivai un po’ in ritardo e così in mezzo a una discussione accesa del «Appello al Fondo tedesco del Goetheanum» in fase di correzione. Soprattutto Leinhas si scatenò con osservazioni critiche. Successivamente si discusse della struttura interna del lavoro del circolo, della redazione di uno statuto, ecc. Dichiarai che ero pronto a tenere un «diario», ma che i verbali dovevano essere approvati dal circolo. In seguito chiesi a Unger, che era stato eletto presidente, come avrei dovuto farlo. Disse che mi avrebbe dato una risposta definitiva la prossima volta. Nel frattempo il no. 6 di «Antroposofia» era stato distribuito, e si discusse delle varie pubblicazioni.*** Quindi furono fatte comunicazioni sull’affare Stahlbusch e su personalità ostili impiegate nella Waldorfschule (!), il fidanzato della figliastra della signora von Drachenfels, la cuoca della signora Leicher (?) ecc. Leinhas comunica che il Giorno che viene non potrebbe più perseguire il progetto Kennenburg a causa di difficoltà finanziarie. (All’Istituto clinico-terapeutico aveva comunicato ieri i veri motivi del rifiuto: Husemann non potrebbe intraprendere un nuovo compito prima che quello della propaganda per i rimedi fosse risolto. Il Giorno che viene deve fare in modo che l’istituto sia redditizio e i medici devono essere spronati a lavorare in questa direzione.) Si veda Appendice II, p. 829.
** Si veda Appendice II, p. 829 e segg.
APPELLO AL FONDO TEDESCO DEL GOETHEANUM
Cari amici antroposofici in Germania. Nella notte di San Silvestro 1922/23 una fiaccola enormemente grande brillò nel mondo come simbolo straziante di un momento della storia mondiale. Il Goetheanum, la Libera Scuola di scienza dello spirito a Dornach, in quella notte si consumò fino alle fondamenta. Uno sconosciuto aveva in modo proditorio posto la scintilla accendente nel santuario di migliaia di cuori umani. Questo evento poteva richiamare alla memoria un altro crimine registrato nella storia dell’umanità. Il 6 febbraio 356 a.C. Erostrato scagliò la fiaccola nel santuario di Diana a Efeso. Voleva attraverso questo atto procurarsi un nome immortale. I tesori della saggezza primordiale sprofondarono allora nell’oblio; il nome Erostrato si impresse nella memoria dei posteri. Se l’incendio a Efeso era un simbolo della storia mondiale per il fatto che la saggezza sacra antichissima doveva soccombere affinché la personalità umana potesse svilupparsi, allora l’incendio del Goetheanum, che voleva essere un luogo d’amore, che ora vuol venire in una nuova forma ai popoli della Terra, può essere un segno di come forze criminali si oppongono all’arrivo di questo amore nel nostro tempo. Nello spirito dell’amore, mentre intorno la guerra mondiale imperversava e le fiamme dell’odio tra i popoli infuriavano, gli antroposofi di 17 nazionalità sotto la guida del loro maestro avevano costruito il Goetheanum. L’opera di dieci anni di lavoro devoto e di amore abnegante era stata distrutta da un vile crimine in poche ore fatali. Subito dopo la sventura anche in Germania i doni affluirono alla raccolta per la ricostruzione del Goetheanum, che allora era stata istituita come «Conto disponibile Dr. Rudolf Steiner» a Stoccarda. Nel frattempo sono stati intrapresi passi da parte dei nostri amici stranieri per la sicurezza finanziaria della ricostruzione. Le necessarie garanzie erano state ottenute dalla assemblea internazionale dei delegati a Dornach, che si riunì dal 20 al 22 luglio di quest’anno. Di nuovo uomini da tutti i paesi della Terra collaboreranno nella costruzione di un Goetheanum. Noi antroposofi tedeschi ci siamo trovati inizialmente incapaci di fornire aiuto finanziario. Non perché siamo poveri; chi ama qualcosa come noi amiamo la costruzione — che non ci appartiene come antroposofi, ma deve servire all’intera umanità — costui, anche se ancora così povero, ha ancora qualcosa da dare. Ma dovevamo comprendere che il denaro e il valore del denaro non possono oltrepassare i nostri confini nazionali. Questo, cari amici, era il nostro grande dolore: sperimentare che il sacrificio che volevamo offrire alla nostra cara causa doveva essere reso impossibile dal destino.
Ma la forza morale che vive nell’antroposofia ci ha mostrato il percorso su cui il nostro sacrificio può comunque agire. Ciò che potemmo contribuire in doni materiali per amore e per spirito di sacrificio alla costruzione del primo Goetheanum è stato distrutto dal crimine della notte di Capodanno. Il nuovo Goetheanum dovrà essere costruito in gran parte dalla somma di assicurazione, che non viene fornita da mano di amico piena di spirito di sacrificio. In questo sta la sua tragicità. E di ciò che sarà offerto in sacrifici materiali dai nostri amici per la ricostruzione, noi antroposofi tedeschi dovemmo vederci esclusi. Ma lo spirito di sacrificio si risvegliò tra i nostri amici. Per questo abbiamo deciso che tutto ciò che sarebbe stato dato dalla Germania come donazione per il Goetheanum dovrebbe essere raccolto in un «Fondo tedesco del Goetheanum». Questo fondo deve trovare utilizzo entro i confini tedeschi per scopi che corrispondono agli sforzi del Goetheanum. Ad esempio, è previsto di utilizzare questo fondo per sostenere lavoratori dello spirito tedeschi entro i confini del nostro paese nei loro lavori di scienza dello spirito e ricerche nel senso della Libera Scuola di scienza dello spirito. Il Dr. Rudolf Steiner avrà personalmente il diritto esclusivo e unico di disposizione sui mezzi di questo fondo. In questo modo potevamo sperare che il nostro sacrificio, che non poteva essere fornito in forma materiale alla ricostruzione del Goetheanum stesso, potesse comunque agire oltre i confini del nostro paese attraverso la forza morale che dimora in esso. Ciò che ci è stato negato dal potere del destino in relazione materiale dovrebbe essere compensato dallo spirito da cui abbiamo voluto offrire il nostro sacrificio.
Questo nostro proposito abbiamo sottoposto ai nostri amici stranieri sulla Delegiertenversammlung internazionale a Dornach. I nostri amici hanno saputo apprezzare lo spirito del nostro sacrificio del Goetheanum nel modo più bello. I loro delegati hanno dichiarato di essere decisi ad aggiungere a ciò che erano già disposti a fare di loro iniziativa per la ricostruzione del Goetheanum, quanto corrisponde all’importo raccolto in Germania per il Fondo tedesco del Goetheanum e rimasto lì. E questo lo faranno con mezzi che non avrebbero mai fluito in Germania. In questo modo è stata creata la possibilità che il nostro dono rimanga entro la Germania e che il suo equivalente sia comunque destinato alla ricostruzione del Goetheanum.
Ciascuno di noi vuole offrire un sacrificio per il Goetheanum. Un sacrificio che può offrire, a partire da una chiara visione della necessità storico-mondiale di questa costruzione, solo per questo scopo. Questo sacrificio deve contenere in sé una forza morale, come contrappeso rispetto ai fatti tragici che agiranno nel Goetheanum che sorge. Questo sacrificio deve essere un’offerta una tantum, attraverso cui niente venga tolto alle imprese nel nostro stesso paese, come per esempio la Waldorfschule, dai regolari sostegni che per queste imprese sono così indispensabili in questo tempo. In questo senso ci rivolgiamo oggi ai nostri amici antroposofici tedeschi con la richiesta di donazioni per il Fondo tedesco del Goetheanum. Questo fondo servirà la ricostruzione del Goetheanum senza che al nostro popolo venga tolto nulla. Come durante la guerra mondiale le nazioni che lottavano l’una contro l’altra all’estero hanno lavorato insieme a Dornach nella costruzione del Goetheanum, così ora nella ricostruzione, mentre la Germania crolla economicamente, gli antroposofi degli altri popoli stanno in piedi economicamente per noi. Questo fatto dimostra che l’antroposofia può tracciare il percorso verso l’uomo al di sopra dell’odio tra i popoli. Perché è così, possiamo costruire di nuovo. Costruiamo, amici, in questa costruzione la forza della moralità, la forza dell’amore, affinché la forte costruzione abbia dietro di sé una forte società! Potessero il comportamento degli amici antroposofici nei paesi al di fuori della Germania verso gli antroposofi tedeschi essere un modello per le nazioni! Allora potrebbe iniziare con la nuova costruzione a Dornach l’era della comprensione tra i popoli. Potesse la nuova costruzione del Goetheanum in questo senso essere accolta dal mondo intero! Stoccarda, agosto 1923. Il consiglio della Società Antroposofica in Germania: Jürgen von Grone, Dr. Eugen Kolisko, Emil Leinhas, Johanna Mücke, Dr. Otto Palmer, Dr. Friedrich Rittelmeyer, Dr. Walter Johannes Stein, Dr. Carl Unger, Wolfgang Wachsmuth, Louis Werbeck. Il comitato della Società Antroposofica Libera in Germania: Moritz Bartsch, Dr. Hans Büchenbacher, Jürgen von Grone, Dr. Ernst Lehrs, Rene Maikowski, Wilhelm Rath, Dr. Maria Röschl, J. G. W. Schröder. I membri tedeschi del consiglio dell’Associazione del Goetheanum, della Libera Scuola di scienza dello spirito: Conte Otto Lerchenfeld, Contessa Pauline Kalckreuth, Dr. Felix Peipers. Chiediamo tutte le donazioni al Banco Hans Stammer & Co., Stoccarda, Rotestr. 4, a favore della Società fiduciaria del Goetheanum a Stoccarda, per il «Conto disponibile Dr. Rudolf Steiner».
DISCORSO IN UNA DISCUSSIONE SUL FUTURO DELLA SOCIETÀ ANTROPOSOFICA IN INGHILTERRA Penmaenmawr, 19 agosto 1923
Onorevoli presenti! Sul tema della discussione odierna sarebbe opportuno, dopo che l’una o l’altra opinione si sia affermata per il chiarimento generale, che parlassi ancora una volta nei prossimi giorni o verso la fine dei servizi di discussione. Per oggi voglio fare solo alcune osservazioni per così dire in anticipo. Si tratta in effetti della diffusione del movimento antroposofico, dell’antroposofia in generale, di alcune difficoltà. Ma queste difficoltà possono essere superate se si trova un numero il più ampio possibile di persone che veramente accolgono nel senso più rigoroso nel loro cuore le condizioni di un tale movimento, come è quello antroposofico. Il movimento antroposofico in effetti non può diffondersi come qualsiasi altro movimento attraverso l’organizzazione esterna o attraverso l’organizzazione della forma. Perché colui che semplicemente come un uomo interessato alla vita spirituale del presente sente parlare del movimento antroposofico in generale e poi si pone la domanda: Devo partecipare a questo movimento antroposofico? — costui inizialmente molto spesso deve imbattersi nel fatto che sembra che il movimento antroposofico contenga certi dogmi, a che ci si deve confessare, come se richiedesse di confessarsi a questo o quello, potrei dire, con il proprio nome. Spesso si è sentito dal seno della Società Antroposofica: Ah, quello o quella — non può essere considerato come un vero antroposfo, perché ha detto questo o quello su questo o quel cosa! — Allora sembra che il movimento antroposofico abbia qualcosa a che fare con un’ortodossia o una fede in generale.
E Ma è proprio questo che nuoce di più a un movimento puramente spirituale, come vuole essere quello antroposofico. Certamente, anche un tale movimento deve avere un’organizzazione; ma ciò che deve possedere inoltre, rispetto all’organizzazione, è un ampiezza di vedute possibilmente grande. Questa ampiezza di vedute deve vivere certamente più nel sentimento — direi quasi nel tatto — di coloro che già si sentono come portatori del movimento antroposofico, piuttosto che in una qualche serie di principi. Per questo mi è sempre sembratapreoccupante il fatto che il movimento antroposofico abbia conservato i tre cosiddetti principi, che erano stati ripresi dalla Società Teosofica — allora certamente con ragione, quando il movimento teosofico esisteva — ma che potevano comunque ancora suscitare il pregiudizio che il movimento antroposofico fosse qualcosa di settario. Che questa opinione non soltanto possa sorgere nel mondo, ma che — permettetemi di dirlo apertamente — venga in qualche misura propagata dalla Società Antroposofica stessa, in modo che il movimento appaia come in una luce settaria, ecco che questo rende straordinariamente difficile per gli estranei accostarsi al movimento antroposofico. Basta contrapporre il movimento antroposofico stesso a questo pregiudizio. Ho detto prima d’ieri laggiù a Ilkley: io stesso preferirei di gran lunga potere dare al movimento di cui si tratta un nome diverso ogni otto giorni! Se questo fosse facile, dal punto di vista organizzativo, sarebbe per me la cosa più gradevole; perché il nome è già di per sé qualcosa presso che la gente non ama soffermarsi, poiché pensano subito: Antroposofia — che cos’è?
Si formano allora un concetto dal nome stesso a partire dai principi: uno, due, tre — e poi si professano di tutto, tranne che di ciò che realmente fluisce attraverso il movimento antroposofico. Vedete, qui in Inghilterra questo non è ancora così evidente, ma sul continente fareste presto esperienza di quanto ancora agisce il pregiudizio che il movimento antroposofico sia qualcosa di settario, una setta. Gli scritti che oggi compaiono sul continente riguardo all’antroposofia, sono davvero comparsi in numero immenso; si può dire che ogni volta che si entra in una libreria e ci si fa mostrare gli scritti pubblicati nel frattempo, ve ne troverete uno nuovo sulla antroposofia. Ma quando leggete tutti gli scritti che sono comparsi riguardo all’antroposofia — talvolta anche in modo ostile, talvolta persino con la convinzione di voler bene all’antroposofia — allora dovete veramente dire: Che cos’è diventata l’antroposofia in questi vari scritti! Devo confessare che spesso, non parlo neppure dei deplorevoli scritti ostili, che ce ne sono naturalmente in numero molto maggiore, ma quando leggo anche scritti che apparentemente vogliono giudicare l’antroposofia in modo obiettivo, e mi domando quale immagine emergesse riguardo all’antroposofia, quale immagine si fossero formati alcuni teologi o filosofi, o anche persone comuni sotto tutti gli aspetti, riguardo all’antroposofia, allora mi dico: non vorrei veramente diventare un antroposofo! Perché la cosa è effettivamente così: si prende questo e, da quello che si è letto e da ciò che hanno detto gli oppositori, e da tutti gli eventuali brevi resoconti di conferenze, ci si forma opinioni — opinioni che sono quanto mai inaccurate.
Di cosa si tratta è questo: che al posto di tali opinioni — che sono l’ostacolo principale alla diffusione del movimento antroposofico — possa venire al mondo il vero contenuto dell’antroposofia. E questo è ciò che importa. E questo contenuto dell’antroposofia dovrebbe essere presentato al mondo in modo che si comprenda: qui non si tratta di qualcosa di settario, di qualcosa che si può comprendere con un nome. Bisogna veramente contrapporre a quelle brevi esposizioni che in quattro o cinque pagine trattano l’essenza dell’antroposofia, il fatto che l’antroposofia via via si diffonde davvero su campi i più diversi. Prendete il settore che abbiamo discusso negli ultimi quattordici giorni a Ilkley: il settore pedagogico. Questo campo pedagogico è trattato in modo che solo i metodi pedagogici, i metodi didattici debbano essere elaborati nel miglior modo dal movimento antroposofico. La Scuola Waldorf a Stoccarda, nel che questa pedagogia, questa didattica, viene applicata, non è per nulla una scuola settaria, non è una scuola dogmatica, non è nulla di ciò che il mondo chiamerebbe volentieri una scuola antroposofica. Perché non portiamo la dogmatica antroposofica nella scuola, ma cerchiamo piuttosto di sviluppare i metodi puramente didattici-pedagogici come essi sono universalmente umani. E così da questi campi viene in un certo modo indicato l’antroposofia. Viene indicata cosicché si può dire: esistono oggi molti movimenti nel mondo — quasi ogni persona oggi fonda un movimento, e nemmeno si potrebbe dire che non tutti questi movimenti siano ragionevoli, perché questo è il caratteristico principale dell’uomo contemporaneo: che sia ragionevole.
Siamo giunti al punto che la ragionevolezza è diventata una qualità universale degli esseri umani. Perciò posso facilmente immaginare che oggi cinque, dieci, quindici persone si riuniscano, persone molto intelligenti, e elaborino un programma con dodici o trenta paragrafi straordinariamente ragionevoli, riguardante la migliore pedagogia che si possa avere — posso immaginare che non si avrebbe il minimo da obiettare a un tale programma. Ma nella pratica, nella pratica scolastica, non si può fare nulla con tali programmi; occorre sapere come si sviluppa il bambino ogni anno, come si va incontro alla singola individualità del fanciullo. E nemmeno questo basta: in un tale programma estremamente ragionevole di pedagogia riformatrice potrebbe ad esempio starci scritto come debbano essere i maestri. Sì, potrei immaginare che si potessero dipingere immagini incredibilmente belle, meravigliose, di come debbano essere gli insegnanti in una tale scuola — ma quando gli insegnanti poi non ci sono, così come sono stati dipinti in questi programmi, e quando non c’è nemmeno all’inizio nessuna prospettiva che questi insegnanti possano essere come sta scritto in questi ragionevoli programmi, allora si devono prendere gli insegnanti che si hanno, che si possono ottenere, e si deve fare con loro il meglio possibile relativamente. Questa è pratica — pratica che si estende anche alla scelta delle persone che si mettono in qualche posto. E così si tratta di questo: che l’antroposofia, nel momento in cui vuole intervenire nella vita, voglia essere solo universalmente umana, voglia astenersi da ogni dogmatismo, voglia di nuovo comprendere e rappresentare la vita stessa.
Questo lo vogliono — si potrebbe dire — anche gli altri movimenti riformatori; ma bisogna vederli se davvero lo vogliono, se non accada che proprio coloro che oggi credono di essere i maggiori praticisti, siano i più forti teorici, perché rendono tutto dipendente dalla teoria, dal programma. Per quanto paradossale suoni: nelle professioni cosiddette pratiche, in quelle commerciali e industriali, si trovano oggi i più forti teorici. Nessun uomo, se sta oggi nella vita pratica vede la vera pratica, bensì ciò che se l’immagina. Non è quindi meraviglia che i sistemi costruiti di connessioni economiche, che sono completamente teorici, crollino poco alla volta. Quello che ci occorre oggi è un lavoro diretto nella vita, una visione di ciò che è negli esseri umani e può essere. E questa differenza del movimento antroposofico rispetto ad altri movimenti, bisognerebbe che ci sforzassimo di chiarire al mondo: la sua comprensività, la sua imparzialità, la sua assenza di pregiudizi, la sua mancanza di dogmatismo: il fatto che vuole essere soltanto un metodo di prova dell’universale umano e dei fenomeni universali del mondo. E così possiamo dire: nell’artistico — sì, quando vedete la Costruzione di Dornach, che è finita in modo così tragico, quando vedete le rappresentazioni di euritimia — che cosa c’è di collegato con una qualche dogmatica? Nella Costruzione di Dornach si è costruito a partire dalle forme costruttive che come le migliori, le forme intuitive potevano essere ricavate dal legno. Uno stile costruttivo come poteva scaturire dalla vita immediata della gente del presente!
Nell’euritimia non si mostra come si debbano, si potrebbe dire, realizzare dei dogmi antroposofici, bensì come si debbano fare i migliori movimenti che scaturiscono dall’organismo umano, in modo che questi movimenti diventino un linguaggio reale, da configurare artisticamente. E così potremmo dire: per i campi più diversi, per mezzo dell’antroposofia viene perseguita la conoscenza delle cose e la pratica delle cose approfondite dallo spirito. Per questo l’antroposofìa si distingue da altro che oggi esiste nel mondo. E così veramente si vorrebbe che l’antroposofia potesse avere ogni settimana un nome diverso, affinché la gente non si abitui affatto a tutto quello che consegue da una denominazione. Pensate soltanto che proprio questa denominazione nei tempi moderni ha provocato un tale orribile abuso di civiltà. Non so se in Inghilterra sia stato così, ma ad esempio nel campo della pittura, gli ultimi decenni sul continente hanno visto il susseguirsi di tutti i possibili «-ismi». C’erano ad esempio i pittori all’aperto, gli impressionisti, gli espressionisti, i futuristi, i cubisti e così via, e la gente si è abitata, perché tali nomi abbracciavano le cose, a dire di tutto, ma a non parlare di nulla quando si parlava di pittura, quando si dipingeva. La questione davvero non è se, quando si dipinge, si sia un cubista o un impressionista o un altro «-ista» — la questione è veramente questa: che si sappia dipingere! E così nel vivere la questione è veramente questa: che dove se ne presenta l’occasione, si affronti la vita nel modo giusto.
E così vorrei che si potesse dare all’antroposofia un nome diverso ogni otto giorni, perché allora la gente non si abituerebbe affatto a alcun nome e potrebbe accostarsi alla cosa stessa. Questo sarebbe il meglio per l’antroposofia! Sì, bene, bisogna esprimere tali cose in modo così estremo, così radicale. Ma ciò che è inteso, lo capirete: si tratta veramente di far valere il carattere comprensivo dell’antroposofia nel modo dovuto e con tatto di fronte al mondo, e di non inserirla affatto in qualcosa che possa suscitare la credenza: tu devi adattarti a qualche dogma, se devi sottoscrivere la tua domanda di ammissione. — È veramente da perseguire che questa ampiezza di vedute abbia luogo nel rappresentare il movimento antroposofico; allora potremo veramente superare le altre questioni più facilmente, di quanto non sembri possibile. Negli ultimi tempi si è mostrato da sé, da così a dire il meglio, da ciò che si è svolto all’interno del movimento antroposofico di tutti i paesi, che in singoli paesi gli antroposofi si raccolgano in società nazionali, che così si fondasse qui una società britannica e che allora tutte queste singole società si riunissero di nuovo in una società generale che dovrebbe avere la sua sede a Dornach. Quello che è straordinariamente difficile per portare una tale società internazionale a una certa soddisfazione è la comprensione reciproca. Riguardo alle dottrine stesse, credo che veramente si svilupperanno i mezzi per questa comprensione. Vediamo infatti che anche qui nella vostra rivista «Anthroposophy», fondata dalla Baronessa Rosenkrantz, si è formata un’ottima mediatrice tra Dornach e qui. Ma quello che ci servirebbe sarebbe un mezzo internazionale di comprensione.
Bisognerebbe, che fosse una singola rivista o che i singoli giornali per i paesi provvedessero — veramente, non dipende dalla forma esteriore — ma bisognerebbe avere la possibilità di procurarsi qualcosa attraverso cui poter apprendere di tanto in tanto qualcosa riguardante il movimento antroposofico nel mondo. Certamente, le dottrine devono fluire attraverso il movimento antroposofico; ma i singoli antroposofi dovrebbero avere la possibilità di formarsi un’immagine di ciò che accade qui o là nel mondo riguardo all’antroposofia. Su nulla sono stato interrogato più di questa cosa nei vari paesi! Più e più volte si dice: alla Società Antroposofica manca il fatto che non si sa mai che cosa accade in altri ambiti, che non c’è collegamento, nessuna comunicazione. Sì, vedete, così per mezzo dell’organizzazione non si riesce a far nulla, perché per mezzo delle organizzazioni vengono sempre disperse enormemente molte forze. Se si istituisce qualcosa, allora si formano comitati e sottocomitati; poi ogni comitato si nomina un segretario, e in fondo occorre anche un ufficio, possibilmente un intero palazzo, dove si scrive a tutto il mondo, dove si raccolgono indirizzi e si scrivono innumerevoli lettere che poi vengono gettate nel cestino o in altro modo non vengono lette, a cui quotidianamente vengono dedicate infinite molte forze umane e soprattutto — a cui talvolta bisognerebbe pensare nella Società Antroposofica — si perde orribilmente molto denaro. Per mezzo dell’organizzazione si raggiunge certamente qualcosa e a essa vada ogni meritato rispetto.
È vero che se si è vissuti nella civiltà tedesca, non si ha gran simpatia per l’organizzazione, perché — bene, non si ama così fortemente l’organizzazione, ma è solo un’osservazione marginale — so che per l’organizzazione devo avere tutto lo stima dovuto. Ma per istituire una cosa, si tratta di questo: che si abbiano possibilmente molte persone che sviluppino vivamente l’interesse per qualcosa: allora il resto sorge da sé. Se a Dornach ci fosse un centro dove si raccogliessero i messaggi da tutti i paesi, sarebbe ben bello. Ci dovrebbero essere genti da tutti i paesi che possono scrivere in tutte le lingue possibili; a Dornach ci si prenderà cura affinché si possano leggere e diffondere ulteriormente. Ma sarà necessario questo: sviluppare l’interesse per il movimento antroposofico nel mondo! Giace un poco nel movimento antroposofico nel suo complesso il fatto che questo è più difficile che per altri. Se si fonda un altro movimento, si ha un punto di riferimento per tali obiettivi; col movimento antroposofico è così, che sebbene sia qualcosa di universalmente umano, è tuttavia qualcosa che va oltre il singolo. Per il singolo, per il suo cuore, per la sua anima, ottenere qualcosa, è completamente giustificato, naturalmente; deve essere così. Ma d’altra parte stiamo oggi di fronte al movimento antroposofico come dinanzi a un movimento che deve risolvere compiti di civiltà! E perciò si tratta di questo: che si vinca davvero interesse anche per il movimento come tale; allora il resto sorgerà da sé. Il tempo è ormai avanzato così che ora vorrei interrompere queste considerazioni; ma le continuerò, se si presenterà di nuovo l’occasione, nei prossimi giorni in modo più concreto.
PAROLE DI CONGEDO Londra, 2 settembre 1923 alla conclusione della
conferenza per i soci
Quando ho potuto parlarvi l’ultima volta da questo luogo, dovevo concludere con una grande preoccupazione che allora pesava sulla mia anima. Era la preoccupazione per il proseguimento della costruzione del Goetheanum, che doveva essere qui sulla terra un segno di quello che appunto deve venire nel mondo attraverso la scienza dello spirito antroposofica, e allora a quella preoccupazione che esprimevo è stato dato ascolto. Poiché allora è successo quello che come dolore inesprimibile è profondamente inciso nella storia del movimento antroposofico. Questo dolore non poteva essere allontanato. Era stato profondamente inciso nel libro del destino del movimento antroposofico da quelle forze nemiche che si oppongono al movimento antroposofico. Ma da allora irraggia veramente su tutto quello che ho da dire quello che sta in questo dolore. E così oggi non devo parlare soltanto da una tale preoccupazione come l’ultima volta quando ho potuto parlarvi qui, ma devo parlare, come ora posso soltanto parlare, da quel dolore profondissimo che la notte di San Silvestro dal 1922 al 1923 ci ha portato. Anche i vostri rappresentanti insieme a quelli degli altri paesi hanno durante l’assemblea dei delegati nel luglio 1923 a Dornach fatto il proposito di fare tutto quello che conduce alla ricostruzione di questo Goetheanum. Dovremo naturalmente sforzarci di portare a esecuzione degnamente il Goetheanum anche quando la seconda volta deve essere costruito in un materiale diverso, in cui possa essere distrutto meno appunto dalle forze del fuoco. Vi voglio scrivere di nuovo nell’anima al termine di queste considerazioni questa ricostruzione del Goetheanum, che ora deve essere la preoccupazione, nata dal dolore più profondo, di coloro che hanno amato il Goetheanum e che amano quello che esso può essere per il mondo. Agite così, miei cari amici, come bisogna agire dal dolore e dalla consapevolezza che la vita spirituale deve venire di nuovo nella nostra cultura, e rimaniamo insieme in questa consapevolezza, anche se di nuovo per un po’ non siamo insieme. Perché quello che può fluire dall’antroposofia, da un tale movimento spirituale in generale, è già l’universalmente umano, così per mezzo di questo le anime possono stare insieme nello spirito, anche se sono spazialmente separate: si ritroveranno sempre. Ma non soltanto si ritroveranno, bensì potranno stare sempre insieme nello spirito che cerchiamo appunto attraverso un tale movimento nella sua vera realtà.
[Rudolf Steiner, che è venuto a Stoccarda per l’assemblea di settembre della Società Antroposofica, partecipa alla seduta seguente.]
SEDUTA CON IL CIRCOLO DEI TRENTA di recente chiamato «Circolo di Fiducia delle Istituzioni Stuttgartesi» Stoccarda, 7 settembre 1923
Assemblea al completo del circolo — anche Rittelmeyer, Ruhtenberg, Molt e altri dopo una lunga assenza erano di nuovo presenti — nella Landhausstraße in presenza della Signora e del Signor Dottore Steiner. Il Dottore Steiner riferì del suo viaggio in Inghilterra, della manifestazione pedagogica a Ilkley e poi in particolar modo del corso estivo di Penmaenmawr, che designò come uno degli eventi più significativi nella storia del movimento. Questa ultima manifestazione si svolse nelle vicinanze di antichi siti druidici, di cui egli raccontò molti dettagli nel singolare. Una volta era salito completamente solo con il Dottore Wachsmuth su un altopiano isolato e aveva trovato lì due conche, una grande e una piccola, che viste da sopra sembravano esattamente come la pianta del Goetheanum, inoltre un cerchio druidico, di cui allora ancora parlò del significato. In generale, disse, nella sfera astrale di questa regione sta tutto il passato spirituale di questi siti come se fosse disegnato con lettere imperiture, e le Immaginazioni che altrimenti si trasformano e si offuscano rimangono lì in qualche modo ferme. Nelle vicinanze c’è anche l’isola da cui erano partiti i Misteri di Artù. (Mentre il Dottore Steiner parlava, si spense la luce, fu portata una lampada, alla cui luce continuò a parlare finché la luce si riaccese.) Dopo Kolisko lesse una serie di dichiarazioni di consenso che erano giunte alla comunicazione nel n. 6 della «Antroposofia». Quasi tutte erano impressionanti e toccavano il cuore e testimoniavano chiaramente quello che la personalità del Dottore Steiner significa per innumerevoli persone. Il Dottore Steiner si annotò tutti i nomi dei mittenti che non erano soci. Kolisko parlò allora di nuovo del suo viaggio, su cui aveva già riferito estesamente nella seduta del 15 agosto, e sulla organizzazione prevista della «Società Antroposofica in Germania», su cui aveva già presentato una relazione il 5 settembre Vedi Appendice II, pagina 830 sgg.
aveva. Attraverso una «giunta ampliata» il centro dovrà anche essere presente nella periferia. Un circolo di persone di fiducia dovrà ammettere ogni singolo membro nella società. Solo allora dovrà entrare in un ramo, in cui dovrà svolgersi il lavoro esoterico. Anche Stein e von Grone riferirono di nuovo sul loro viaggio in Turingia. Alla descrizione della visita di Stein a Weimar seguì un'interessante discussione su Friedrich Lienhard. I suoi ultimi articoli nel «Türmer» vennero portati e letti dal Dottore Steiner stesso. Lui e anche la Signora Dottore raccontarono poi ancora una quantità di dettagli in parte umoristici su Lienhard, che il Dottore Steiner vuole assolutamente non sia trattato come un «nemico».
PAROLE ALL’ASSEMBLEA SETTEMBRALE DI STOCCARDA
Stoccarda, 17 settembre 1923 In seguito agli interventi del Dottor Walter Johannes Stein, che aveva designato l’impulso antroposofico come questione mondiale, disse Rudolf Steiner: «fosse certamente bello e corrispondesse a un entusiasmo naturale, che da coloro che amano l’antroposofia deve venire ogni uno, se in modo entusiasta i cari amici ora chiudessero questa assemblea» e continuò allora: Quello che però di entusiasmo è entrato nei cuori dei qui riuniti corrisponde però proprio oggi — come sempre nel movimento antroposofico — proprio oggi anche a un impulso mondiale che dovrebbe essere visto anche in modo concreto — Fui interrogato poco tempo fa, devo dire alcuni giorni fa, laggiù a occidente, da un Orientale domandato quale significato abbia nel karma della Terra il fatto che singoli popoli sembrino destinati a rendere altri dipendenti da sé. Comprendete che nell’umanità contemporanea, che non è ancora diventata per nulla molto oggettiva, non è affatto facile dare una risposta a una tale domanda, poiché tali risposte vengono veramente capite molto poco. Ma potevo tuttavia rispondere che le cose internamente si presentano talvolta diversamente da come sembrano esternamente, e che, benché sia vero che nello sviluppo storico mondiale a volte un popolo diventa fisicamente dipendente da un altro, dietro questa dipendenza fisica si cela spesso il suo rovescio spirituale. Il popolo fisicamente oppresso diviene talvolta in un modo completamente misterioso il vincitore spirituale su colui che vince. Doveva essere solo una risposta allusiva, non si riferiva all’Europa, almeno non all’Europa continentale, si riferiva a cerchi più ampi della terra. Ma i pensieri che si possono suscitare in questo contesto hanno comunque qualcosa a che fare con l’orizzonte in cui vivono gli uomini dell’Europa centrale. Vedete, miei cari amici, alle cose più dolorose in un senso più profondo, benché molte cose in esse siano straordinariamente dolorose, non appartiene ancora quello che oggi ci circonda in modo così oppressivo, terribilmente spaventevole e che sarà assolutamente ancora più spaventevole. Non appartiene ancora a ciò che è il più doloroso. A ciò che è il più doloroso appartiene già qualcosa che allora, benché solo in modo allusivo, stava già nell’«Appello al popolo tedesco», appartiene il fatto che in un forte senso proprio nell’Europa centrale nel presente il passato dell’Europa centrale in relazione spirituale viene in molti modi rinnegato, è stato dimenticato. Ma oggi la cosa è così che quella volontà che è la volontà dell’Europa centrale, nonostante la miseria fisica, attende in un certo modo la sua risurrezione. Quello che sta sullo sfondo eccita veramente sentimenti di considerevole significato. Molto di quello che perfino sulla vita spirituale dell’Europa centrale sembra come sepolto, attende una certa futura. In cerchi vastissimi del mondo in tempo relativamente non molto lungo quello che qui molti oggi rinnegano dalla antica sensibilità spirituale dell’Europa centrale, l'afferreranno con desiderio. Si afferrerà nel mondo la spiritualità dell’Europa centrale con desiderio. E allora vengo a quello, miei cari amici, che proprio a questo punto voglio ancora accennare con queste poche parole voglio accennare. Vedete, può accadere che molte cose cattive ne risultino dal fatto che oggi nello spirituale alcune cose vengono trascurate, molte cose vengono trascurate. Ma una cosa tuttavia non dovrebbe venire, poiché sarebbe la più terribile, che quando il mondo griderà — e lo farà in tempo relativamente non molto lungo — alla propria salvezza alla risurrezione della vita spirituale dell’Europa centrale, che allora nell’Europa centrale non fossero presenti gli uomini che potessero essere loro stessi quelli che allora potrebbero stare in luogo importante spirituale, se non potessero capire questo appello. Se bisogna dire che il mondo al di fuori dell’Europa centrale oggi attende una spiritualità, sarebbe molto male se si dovesse sperimentare che l’umanità dell’Europa centrale non attendesse questa spiritualità. Poiché questo sarebbe una perdita grandissima del mondo. Sarebbe una delle catastrofi più terribili che la terra potesse vivere, se mai contro l’Europa centrale venisse il grido — può poi l’esteriore presentarsi così o così —, se venisse il grido: questa vita spirituale ci serve —, e in Europa si passerebbe indifferenti a questo grido, perché non se ne potrebbe apprezzare il valore, questa vita spirituale dell’Europa centrale. Ricordiamo oggi la circostanza che potrebbe essere forse la missione proprio dell’uomo dell’Europa centrale, nel tempo più prossimo intendere dall’essenza della spiritualità dell’Europa centrale, quello che il mondo vorrà ricevere dall’Europa centrale, poiché sarebbe terribile se allora nell’Europa centrale non si avesse nessuno che potesse avere una comprensione per il donare.
BREVE RAPPORTO SUI GIORNI DI VIENNA Dornach, 5 ottobre 1923 Parole introduttive prima della conferenza
L’assemblea viennese che è appena conclusa, da cui vengo, si è svolta in modo completamente soddisfacente. Si è trattato del fatto che due conferenze pubbliche sono state tenute il 26 e il 29 settembre, che sono state piuttosto ben frequentate: la prima conferenza sull’antroposofia come esigenza dei tempi, la seconda conferenza sul significato morale-religioso dell’antroposofia. Allora ero nella condizione di tenere quattro conferenze di ramo nel contesto di questa assemblea, nel che ho particolarmente trattato la relazione dell’antroposofia al sentimento umano, per mezzo di cui qualcosa di quello che qui è già stato discusso dai più diversi punti di vista è confluito: dal significato e dalla possibile rinnovamento della festa di Michele. Allora domenica, il 30 settembre, si è svolta una rappresentazione di Euritmia molto ben frequentata nel Nuovo Teatro Civico di Vienna. Il riuscito svolgimento di questa rappresentazione di Euritmia ha dato l’occasione perché la domenica prossima, fra due giorni, ancora una volta a Vienna si svolga una tale rappresentazione. Le rappresentazioni di Euritmia hanno ricevuto anche un’aggiunta dal fatto che proprio questa sera, mentre io parlo a voi, a Gmunden nel Salzkammergut si svolge una tale rappresentazione. È possibile che altre rappresentazioni di Euritmia in Austria si aggiungano a questa cosa. Lunedì, 1 ottobre, si è svolta un’assemblea dei soci austriaci della Società Antroposofica. Alle altre società nazionali si aggiungerà ora anche la Società Antroposofica austriaca, così che tra le società nazionali, che alla fondazione della Società Antroposofica Internazionale a Natale a Dornach dovranno essere presenti, si troverà anche questa Società Antroposofica austriaca. Allora potè ancora martedì sera su iniziativa straordinariamente stimolante della Signora Dottore Wegman attraverso il nostro amico medico, il Dottor Glas a Vienna, tenersi una conferenza e una discussione completamente dettagliata con una serie di medici viennesi, naturalisti, studenti di medicina nella casa della Signora van Leer, che, come possiamo già dire, così come quelle simili all’inizio di settembre a Londra, ha avuto uno svolgimento molto soddisfacente, così che possiamo sperare che proprio per questo cammino si possa fare molto anche per questo lato medico-terapeutico dello sforzo antroposofico.
Un’altra seguì a Salisburgo.
Schizzo a matita per il salvadanaio del Goetheanum. Se lo schizzo fosse di Rudolf Steiner, eventualmente su suggerimento di William Scott Pyle, oppure di Pyle, non si può più determinare.
OSSERVAZIONI SUL SALVADANAIO DEL GOETHEANUM
Dornach, 21 ottobre 1923 dopo la conferenza
Ora vi devo attirare l’attenzione infine sul fatto che vedete lì in quell’angolo una piccola opera d’arte sorta grazie agli sforzi del Signor Pyle. Questa opera d’arte, oltre al fatto che è un’opera d’arte, il cui aspetto vi deve rallegare, rappresenta anche qualcos’altro. Non è solo bella, ma anche utile. Una cosa non ha bisogno di rinnegare tutta l’utilità per il fatto che è bella. E così anche questa piccola opera d’arte non nega l’utilità. Vedete in alto l’aquila, poi il leone e il serpente. Così vedete, la raffigurazione è un po’ spostata. Ma è appunto bene così per questo compito. Tutta la cosa ha davanti una bocca, una bocca di leone, e la bocca vuole qualcosa. Il leone vuole mangiare. Sapete che cosa vuole mangiare? Donazioni per il Goetheanum, così che possiamo costruire di nuovo. E questo deve essere organizzato così che quante più persone possibili comprino un tale salvadanaio, poiché è un salvadanaio, e la bocca del leone rappresenta la fessura attraverso cui si infilano quelle cose che si sono risparmiato sulle sigarette, su ogni sorta di altre cose, in brevi intervalli, così che presto sia pieno. Ci sarà allora in basso un meccanismo, così che si possa aprire e consegnare il contenuto per il Goetheanum. Così è concepito dal Signor Pyle, l’idea viene da lui. Sarà eseguito in gesso o terracotta. Credo che sarà molto bello. Per il momento c’è solo il modello qui, ma ci si può iscrivere, e allora le cose possono essere ottenute qui in seguito. Si avrà quindi occasione di procurarsi un tale salvadanaio, di avere sempre qualcosa di bello, ma una cosa che richieda pure l’utilità. Guardatevi quando uscite questa cosa bella e utile e abbiate il sentimento che anche questa aquila, questo leone dovrà essere una cosa a completamento di quello che altrimenti l’uomo fa con il suo denaro. Si ha bisogno del proprio circondario; qui è stato creato un pezzo di tale circondario. Completatevi attraverso questo circondario!
RAPPORTO SUI RECENTI ATTACCHI ALL’ANTROPOSOFIA Dornach, 26 ottobre 1923 dopo la conferenza
Allora, miei cari amici, dopo che vi ho comunicato questo, sono però anche obbligato a comunicare brevemente qualcosa che più ancora della pianta ci porterà sulla terra. Ma lo comunicherò solo in modo molto cursorio, così che lo sappiate, perché me ne sento obbligato per avvalorare un po’ di quello che sempre si dice. Metterò insieme dapprima due fatti che meritano di essere pensati insieme, come vedrete subito dopo. Non so se abbiate visto che è stato annunciato anche qui — che d’altronde è stato annunciato in molti posti in America e in Europa —, che erano state annunciate nelle edizioni dei giornali intorno al venti del mese conferenze a Basilea e nei dintorni di Basilea. Qui c’è ad esempio l’annuncio: «Tutte le nazioni in marcia verso l’Armaghedon. Sei milioni di quelli che vivono ora non moriranno mai.
Conferenza pubblica lunedì, 21 ottobre, ore 8 nella Sala Hans Huber del
Casinò Cittadino di Basilea. Ingresso libero. Associazione Internazionale dei Seri Ricercatori della Bibbia.» Lo stesso annuncio potete trovare anche nel Birsecktagblatt: «Tutte le nazioni in marcia verso l’Armaghedon. Sei milioni di quelli che vivono ora non moriranno mai. Conferenza pubblica sabato, 20 ottobre, ore 8 nell’Hotel Stazione di Münchenstein, lunedì 21 ottobre Locanda Ai Due Buoi a Ariesheim. Ingresso libero. Associazione Internazionale dei Seri Ricercatori della Bibbia.» Tenete fisso il titolo di questo annuncio; potete anche aver letto nel Birsecktagblatt come lì si fa notare che la Bibbia dovrà essere ora interpretata correttamente secondo il libro di Daniele e secondo l’Apocalisse e così via. Allora è promesso alle persone che saranno i vincitori nella grande lotta che dovrà svolgersi fino all’anno 1927, che questi allora nel loro corpo fisico non moriranno affatto. E mi è già stato rivolto, mentre l’anno scorso il nostro congresso viennese si stava svolgendo, da persone su come si faccia a appartenere in quella battaglia di Armaghedon a coloro che non moriranno. Sapete che in Svizzera molte tali conferenze vengono tenute. Si tratta quindi di quello che si lega appunto a questa battaglia di Armaghedon. Ora vi voglio leggere qualcosa da un libretto che si chiama: «L’Anticristo. I segreti profetici della fine biblica, in particolare per 1924-1927», di Paul Westphal — un libro che non viene diffuso attraverso il commercio ordinario di libri, ma però attraverso quei canali che portano propriamente a quella popolazione che non entra nelle librerie per comprare libri, ma riceve i libri in altro modo. La loro istruzione scaturisce allora da quello che proviene da tali libri.
Ora racconterò solo l’introduzione, il capitolo principale, per causa di cui questo scritto è stato propriamente scritto, poiché non posso leggervi per ore. Il capitolo principale si chiama «Sulle tracce dell’Anticristo». E allora viene raccontato come fosse stata la semina. Nella descrizione di questa semina viene propriamente raccontato il seguente: Avrebbe una volta negli anni 1897 fino a 1900 un uomo, che sarebbe poi diventato un moderno Dottor Faust, redatto la «Rivista per la Letteratura», e in questa «Rivista per la Letteratura» sarebbe apparso un romanzo «Dalla Decadenza». Questo è effettivamente apparso. Proveniva dal figlio di un membro che a Stoccarda già molti anni fa era morto. Questo romanzo è apparso. Naturalmente non ho avuto altra parte che quella del redattore, il quale doveva giudicare la cosa artisticamente e secondo il suo valore letterario, In questo racconto della semina si dice il seguente: Una volta negli anni 1897 fino al 1900 un uomo, che in seguito sarebbe diventato una sorta di moderno Dott. Faust, avrebbe redatto il «Magazin für Litteratur», e in questo «Magazin für Litteratur» sarebbe apparso un romanzo «Dalla decadenza». Questo è davvero effettivamente apparso. Proveniva dal figlio di un membro che era morto a Stoccarda già molto tempo prima. Questo romanzo è apparso. Naturalmente non ho avuto al riguardo nessun’altra parte se non quella di redattore, che doveva valutare la cosa artisticamente e secondo il suo merito letterario, e inoltre l’amaro retrogusto che proprio quel romanzo mi ha procurato un processo con l’editore della rivista di allora, un processo che è durato anni, il che non è un ricordo piacevole. Ma da questo romanzo si prende spunto, per dimostrare che colui che allora ha redatto il «Magazin für Litteratur», già allora ha cominciato a sfruttare l’erranza dei tempi, per pescare qualcosa a suo modo.
Poi si descrive quali trasformazioni ha subito costui, come è diventato una sorta di Faust Secundus, una sorta di secondo Faust, e precisamente in uno stile talvolta estremamente singolare, di anno in anno: «Circa intorno al 1900 osserva con uno strano interesse un uomo di circa quarant’anni, non ben nutrito, quelle antiche sculture e viene come percosso da un presentimento. Nonostante grande sapere, non ha mai raggiunto nessuna sicurezza borghese; soprattutto perché è mezzo straniero, ha il destino dei superflui. Peraltro è ambizioso nello stile più grande, assetato di potenza, quasi troppo consapevole della sua capacità — alquanto vanitoso.» Poi vengono attribuite a questo uomo svariate altre proprietà, che dovrebbero collegarsi ai suoi desideri di potenza. Per esempio: «Egli fiuta e annusa in tutte le direzioni, dove si debba cercare il successo; il suo aspetto» — è molto interessante — «il suo aspetto a quel tempo assomiglia alquanto a quello di Napoleone, quando questi nel 1793 era disponibile.» Ora si verificano le ulteriori trasformazioni di questo assetato di potenza, e ora viene descritto: «Egli assomiglia secondo la scrittura al ladro, che per il sentiero nascosto (occultismo) vuol introdursi furtivamente nell’ovile.» Ora, come detto, viene seguito anno per anno: Studiò approfonditamente il «Faust» di Goethe, sviluppa sistematicamente le forze demoniache magiche su tutto il mondo della cultura. «Faust si trova all’inizio della sua principale attività nell’età, che Dan. 6,1 specifica, ha circa 62 anni. Come il Dario nominato in Dan. 6 nel suo regno crea una tripartizione delle funzioni (vers. 3), così il Dott.
Faust inizia in conformità alla tripartizione dei poteri dello stato…» e così via. «Quando Satana nel deserto tentò il Signore, prese egualmente in considerazione i bisogni di questi 3 parti, in quanto non diede — bensì prospettò — il pane, il miracolo e il potere…» «Tra i suoi seguaci stanno al primo posto le signore, quelle inappagabili, che soffrono della loro vacuità e impetuosamente esigono di essere colmate con qualcosa di positivo o di maschile. La fissa volontà demoniaca dà loro contenuto e le rende centri di forza autonomi, che operano esattamente secondo le formule meccaniche loro insegnate mediante suggestione. Sforzi particolari sono rivolti alla gioventù; il Maestro le fa esercitare i ritmi di danza e le sorveglia insidiosamente, per vedere chi potrebbe essere condotto all’estasi dai movimenti rapidi. Questi li sceglie allora come strumenti per i suoi scopi magici; gli altri possono continuare semplicemente a ballare e ingenuamente credere che con ciò compiono prestazioni culturali. Il falso profeta spesso riflette su come dovrebbe comportarsi verso la chiesa. Innanzitutto ha tentato di rendere appetibile il suo sistema come cattolicesimo esoterico agli spiritualmente esigenti…. Il Papa, i cardinali, gli arcivescovi, i prominenti insegnanti della chiesa forse vengono sottoposti a influenza magica a distanza. Dall’esito di questa influenza occulta dipenderà se il falso profeta subordinerà al suo servizio le parti docili della chiesa o attaccherà tutta la chiesa con la furia della bestia apocalittica.» E ora la descrizione più precisa, nella misura in cui è data, di ciò che da questo lato viene descritto riguardo all’azione: «Non è necessario seguire la tattica estesa fino ai dettagli.
Il maestro nero si preoccupa dei pochi, rari, che nel cerchio più ristretto e strettissimo possono partecipare attivamente alle sue opere magiche; ognuna di queste persone svolge un compito particolare. C’è un medium attraverso cui il demone parla, un altro attraverso cui scrive. Gli uni sono chiaroveggenti, gli altri capaci di estasi e di trasposizione spaziale della loro coscienza, altri dominano i regni elementari e possono da lì, ad esempio dalla terra, attirare forze, che p.e. vengono utilizzate per l’influenza di persone lontane, principalmente nel sonno. Le sedute di lavoro notturne diventano sempre più frequenti. Uno, come esorcista, tiene lontane con fumigazioni di acido nitrato le spiacevoli forze demoniache inferiori, che si affollano come una sciamatura di mosche. Un altro sacrifica ai demoni desiderati, affinché dalle sostanze che si sprigionano dal bruciamento di piante e resine molto eteriche, traggano sostanza e si rendano percettibili. Nei vapori dell’incenso vengono sussurrati comandi magici, che si uniscono come contenuti di volontà con forme di forza demoniache (In un uso anticristiano di Apoc. 8,4). Le costruzioni così cariche di suggestioni servono come posta magica per l’influenza a distanza sia di coloro che si vuole conquistare come seguaci del movimento, sia di coloro che si vuole ferire come nemici irriconvertibili, forse persino neutralizzare. Si hanno anche fotografie delle persone da influenzare davanti a sé e si stabilisce con loro il contatto magico. Così siede circa «Faust» davanti a uno specchio cavo profondamente nero, per proiettare oscillazioni del nervo ottico per la via inversa, cioè dall’impressione demoniaca nel cervello attraverso la retina sul vetro dello specchio e attraverso tale oggettivazione renderla più oggettiva e meglio percettibile.
Per l’influenza a distanza di personalità importanti, che agiscono sul corso degli eventi mondiali, si utilizzano generi particolari di spiriti demoniaci terribili. Gli uni sono i mostri alati, come vengono nominati in Dan. 9,27 (secondo la traduzione precisa); essi trasferiscono le suggestioni su esseri umani che dormono, e questi si svegliano con determinate idee ossessive, che agiscono sul loro agire. L’altro genere è quello delle rane (Apoc. 16,13). Questo genere sembra p.e. da una sorta di ghiandola secernere una sostanza (ciò può essere discusso solo figuratamente), con che vengono effettuate iniezioni a distanza su altri esseri umani, così che subentrano paralisi. Il maestro nero vuole p.e. in un cervello indebolire o disattivare la resistenza morale o la consapevolezza critica o qualche funzione spirituale, affinché le sue suggestioni agiscano senza freno. Un essere così preparato cade allora al primo incontro personale in preda al seduttore. Da mezzo di un’assemblea un precedente nemico viene conquistato come seguace del movimento attraverso uno sguardo, una stretta di mano, attraverso una parola amichevole insignificante. — E lo scopo di tutta questa attività? Preparare la strada all’Anticristo veniente!» Ora, continua ancora in questo genere di descrizioni. E poi viene quanto segue: «Se secondo la profezia dopo 3/4 anni, cioè nell’autunno inoltrato del 1927, il dominio dell’Anticristo giunge al termine e il falso profeta nella grande battaglia di Armageddon trova la morte, allora avrà raggiunto esattamente un’età di 66,6 anni. Si esamini se il numero umano in Apoc. 13,18 significhi gli anni di vita del falso profeta.» Vedete, in questo modo vengono elaborati gli strati inferiori del popolo!
Vedete che è stato detto che sarebbe necessario svegliarsi. Questo non è senza significato, perché dalla parte avversa si veglia molto. Lì si conosce il metodo di come si possono elaborare tutti gli strati del popolo in modo corrispondente. Come si elaborano gli strati medi, il cosiddetto colto popolo, per questo voglio leggere un altro esempio. Esso proviene dal quarto volume di Fritz Mauthner «L’ateismo e la sua storia in Occidente». Forse vi interesserà che effettui la mia rassegna, che ho accordato ai primi due volumi del «L’ateismo» di Fritz Mauthner, quando il terzo e il quarto volume — cioè questo «L’ateismo» — non erano ancora apparsi; e potrete fare un confronto singolare. In quel quarto volume dell’«L’ateismo» di Fritz Mauthner sta quanto segue: «Completamente ingiustificata non era certo la preoccupazione dei pacifisti e dei liberi pensatori, che l’angoscia di morte della guerra mondiale potesse provocare una rinascita della superstizione popolare medievale; solo che l’epidemia scoppiò tutt’altramente da dove l’avevano sperato i servi della chiesa e temuto i loro nemici. Il quarto stato, dopo il primo terrore, non si lasciò nemmeno più ricacciare in chiesa dalla paura della morte; il dubbio e l’incredulità erano diventati troppo forti. Ma anche il terzo stato, la borghesia semi-colta, preferì afferrare una superstizione più recente anziché una delle più antiche. L’effetto tangibile della necessità bellica era per lo più un’ascesa dello spiritismo da massa, che certamente si può anche chiamare una forma del bisogno religioso. Il numero degli spiritisti e dei teosofi aumentò in Inghilterra e in Germania. L’errore trasse nuova forza dalla disperazione.
Incuranti del fatto che la storia non è una scienza, si levarono profeti, che calcolarono anticipatamente il futuro, pseudo-scientificamente e argutamente come Spengler nel suo «Tramonto dell’Occidente», stupidamente e insolentemente come i suoi rozzi imitatori. Naturalmente l’umore fu anche sfruttato da comuni imbroglioni: Un imbianchino si presentò come salvatore, come il «Gesù di Düsseldorf» e avrebbe dovuto incassare un reddito annuo di molti milioni; un altro salvatore mondiale, un commesso viaggiatore di vini, si interessò meno dell’oro che dell’amore delle donne e alla fine fu picchiato; di nuovo un «Cristo II» rese insicura la regione di Francoforte sul Meno e fu espulso dalla Germania come uomo ricchissimo di pietre. In questo gruppo di truffatori appartiene forse anche il mistico ebraico (non ebreo di nascita) Eliphas Levi, che Meyrink avrebbe dovuto introdurre con miglior umorismo. Ma il grasso scremato dalle borse di uomini e donne desiderosi di miracoli l’ha spumato davvero Rudolf Steiner, il teosofo, che si chiama evasivamente antroposofo, che nell’esaltazione dei suoi doni sovrumani della visione a distanza con la più sfacciata pseudo-scientificità si appella al Buddha, a Cristo, a Goethe e altrimenti a tutto ciò che è elevato e ha incontrato considerevole affluenza dai spiritisti da massa. Una confutazione di questo nuovo Cagliostro sarebbe per una logica sana più difficile, di quanto si possa pensare; l’abracadabra non è da confutare, solo da deridersi.
Un forte commediografo dovrebbe impadronirsi della materia.» E la nota a piè pagina recita così: «Solo su questo certo un tedesco non può ridere, cosa che gli iniziati sapevano da tempo, ma che è diventata nota a tutto il mondo solo per una mancanza di prudenza di Steiner, che il generale supremo responsabile della conduzione militare nella guerra mondiale, di nuovo uno del nome Moltke, era l’amico e il rappresentante del teosofo; di nuovo si vendicò su tutto il popolo il fatto che — come prima della grande Rivoluzione — i credenti di Cagliostro si erano trovati presso persone dagli strati superiori della società. Anche chi alla domanda «Monarchia o Repubblica?» sta indogmaticamente di fronte, è un fermo repubblicano solo perché l’ultimo monarca si chiamava Guglielmo II, anche costui dovrà dire: in una Repubblica un veggente di spiriti non avrebbe potuto ricevere un incarico così realpolitico come questo Moltke II.» Vedete, è sufficiente provveduto a tutti gli strati del popolo, e chi può seguire le menzogne, che da lì provengono fino alle potenze che le causano, già può dire che davvero sarebbe necessaria maggiore vigilanza di quanta se ne trovi nelle nostre file e che effettivamente potrebbe svilupparsi maggior interesse anche per ciò che io di tanto in tanto devo dire proprio su queste cose. Non si vuol credere che attualmente l’odio contro la verità si accresce come mai in nessuna parte del mondo e che quindi colui, la cui missione è rappresentare la verità, potrebbe trovare una certa comprensione proprio quando ne parla, nel dire che vigilanza è già una volta necessaria. Bene, non voglio oggi entrare in singole cose di mancanza di vigilanza, ma volevo almeno darvi un’immagine dello stato presente di quelle cose che sono all’opera; si può ben dire: che sono all’opera. Devo sempre aspettare, finché vi sia un certo interesse per le cose che devo talora inserire come episodi nei discorsi stessi, affinché le cose non rimangono del tutto inconsce. Domani alle 8 si terrà la prossima conferenza.
Parte III
La graduale realizzazione della nuova forma organizzativa della Società Antroposofica attraverso la fondazione di società nazionali
Verbali di assemblee con dichiarazioni di Rudolf Steiner, nonché altri documenti
La vita internazionale e il «tessere» della Società Antroposofica prospererebbero nel modo migliore grazie al fatto che in ogni singolo territorio linguistico si potessero fondare società nazionali e queste si riunissero a Dornach in una Società Antroposofica internazionale. Cristiania, 17 maggio 1923
[facsimile manoscritto]
© di Verlag am Goetheanum, Dornach
Rudolf Steiner con collaboratori sulla via dall’Istituto Clinico-Terapeutico Stoccarda-Gänsheide al laboratorio farmaceutico nell’Adelheidweg. A sinistra il dott. Ludwig Noll, a destra il dott. Wilhelm Pelikan, dietro questi il dott. Friedrich Husemann.
I negoziati per la riorganizzazione dei rapporti della Società tedesca
Poiché l’antroposofia è nata in Germania e il mondo lo sa e l’ha accettato, (è necessario) che dapprima all’interno della Società Antroposofica tedesca si crei un certo ordine, ma che poi questo sia il punto di partenza per la creazione dell’ordine anche all’esterno. Dornach, 4 marzo 1923
Osservazioni preliminari del curatore. La prima assemblea dei soci, che si era potuta tenere dopo lo scoppio della prima guerra mondiale nell’estate del 1914, aveva avuto luogo il 4 settembre 1921 a Stoccarda. Vi era stata una nuova formazione del consiglio direttivo (dott. Carl Unger, Emil Leinhas, Ernst Uehli) e la sede della Società era stata ufficialmente trasferita da Berlino a Stoccarda. Poco dopo, si era formato un circolo che, in base al numero dei suoi membri, era stato chiamato « Cerchio dei Trenta » e doveva fare da collegamento tra il consiglio direttivo e l’appartenenza (I partecipanti al Cerchio dei Trenta si vedano p. 832). Quando, dopo l’incendio del Goetheanum, si volle negoziare con Rudolf Steiner sulla questione del consolidamento della Società, Ernst Uehli — membro del consiglio centrale e insegnante della scuola Waldorf — prevedeva un organismo più ristretto, il cosiddetto « Cerchio dei Sette ». Nel primo incontro con Rudolf Steiner, questo circolo era composto da Ernst Uehli e dai sei insegnanti della scuola Waldorf: Caroline von Heydebrandt, Eugen Kolisko, Maria Röschl, Karl Schubert, Erich Schwebsch, Walter Johannes Stein. Marie Steiner descrive i rapporti di quel tempo nella prefazione alla riproduzione privata da lei pubblicata nel 1947 « Materiale di studio dalle sedute del Cerchio dei Trenta » come segue: « Nel consiglio direttivo della Società tedesca si era verificato un cambio di persone a causa della grave malattia di Michael Bauer e delle dimissioni di signora Marie Steiner-von Sivers,* i cui compiti essenziali si trovavano ora a Dornach. Dal 1921, il consiglio direttivo della Società Antroposofica era rappresentato dai signori, residenti a Stoccarda, dott. Carl Unger, Emil Leinhas ed Ernst Uehli. La Germania era un calderone continuamente ribollente. Le infinite difficoltà associate ai vari tumulti dei gruppi politici e sociali e all’inflazione sempre crescente, minavano tutti * Nel 1916 per ordine di Rudolf Steiner. Vedasi a questo proposito la documentazione biografica « Marie Steiner-von Sivers, Una vita per l’antroposofia », Dornach 1988 e 1989.
gli sforzi di riforma. La vita economica che crollava minacciava di soffocare la vita spirituale. La natura lacerante di questa lotta si ripercuoteva nelle anime e paralizzava le energie. Questo quadro desolante si presentava continuamente ai tentativi respinti degli antroposofi che si sforzavano. L’antisemitismo aveva già cominciato a scavare profondamente nelle anime. Come segno esteriore della dichiarazione di guerra dei circoli pangermanici, si poteva già vedere su molte porte una croce uncinata dipinta. Aggressioni e omicidi nei vari schieramenti politici erano all’ordine del giorno; si operava sistematicamente; qui basti segnalare solo l’assassinio di Walther Rathenau. — Anche l’attività pubblica di conferenze di Rudolf Steiner fu improvvisamente interrotta nel momento del suo dispiegamento più efficace da tali tumulti: l’afflusso alle conferenze era stato enorme, e così la più forte controspinta dei nemici su tutti i fronti si mise in moto per distruggere questo effetto. Il dott. Steiner vide con orrore come molte energie anche degli antroposofi precedentemente entusiasti si stancassero in questo trambusto, e come le forze motrici nelle anime della gioventù inesperta guadagnassero spazio e si moltiplicassero. Vide il pericolo della disgregazione attraverso sforzi isolati, la negligenza del fertile e tenace terreno materno dell’antroposofia. Con insistenza mise in guardia i membri dirigenti a Stoccarda. Nel dicembre 1922 aveva dato al signor Uehli, che si era recato a Dornach per questioni di società, un incarico,* a cui attribuiva un’importanza decisiva: doveva essere discusso con i colleghi della giunta in Germania, affinché la risposta comune gli fosse data al suo prossimo arrivo a Stoccarda. Lì si era formato un « Cerchio dei Trenta », che voleva affrontare in discussioni serie i problemi del tempo e della Società. Nel mezzo c’erano ancora circoli più piccoli, che si occupavano ancora più urgentemente dei problemi che stavano loro a cuore e desideravano presentarli in sedute più intime a Rudolf Steiner. Si tratta di tali sedute nei dibattiti del « Cerchio dei Trenta » che ora vogliamo rendere noti. Si è cercato di registrare stenograficamente quello che Rudolf Steiner stesso ha detto. Non è stato possibile registrare quello che veniva espresso trasversalmente nelle domande che si susseguivano rapidamente e nelle dichiarazioni di opinione dei membri. Ma il più importante è stato salvato: la risposta che Rudolf Steiner ha dato alla domanda che allora era in discussione: Quali sono i compiti della Società Antroposofica? Qui sperimentiamo le linee guida fornite da Rudolf Steiner per la gestione di una Società, la sua metodologia, che riposa sempre sulla base del rispetto della libertà dell’altro, della non ingerenza nel nucleo individuale delle anime, ma della rigorosità inflessibile in tutte le questioni che toccano la verità, in modo che l’inganno di sé. Secondo Rudolf Steiner (si veda la nota al verbale del 16 gennaio 1923) ha avuto luogo la conversazione il 10 dicembre. Deve quindi essere stata non a Dornach, ma a Stoccarda, poiché Rudolf Steiner ha tenuto una conferenza lì la sera prima.
possa guadagnare spazio e diventare sistema. Nei confronti della comodità, che facilmente può nascere su questo terreno, per evitare le difficoltà, e negli atteggiamenti personali, si scagliava senza pietà. E così questi comunicati riflettono il metodo di Rudolf Steiner nelle questioni di gestione della Società, di cui abbiamo così grande bisogno anche oggi. Mentre il « Cerchio dei Trenta » a Stoccarda si occupava della situazione catastrofica che vi si era creata e della temuta disgregazione della Società, nella notte di San Silvestro del 1922 a Dornach si verificò l’incendio del Goetheanum. Anche a Stoccarda, le sedute del « Cerchio dei Trenta » erano contrassegnate dal segno della tragedia dell’evento schiacciante; si cercava di diventare consapevoli delle proprie insufficienze, che karmicamente avevano potuto rendere possibile un tale evento. Forse era da cercare nel fatto che l’entusiasmo dei primi anni era stato paralizzato dalle difficoltà che sorsero di natura esterna e interna, tanto che il legame spirituale tra di loro e con i rami antroposofici si era perso? — Le « Istituzioni » stavano come sforzi di singoli gruppi differenziati; ma all’interno di questo collegamento sociale mancava il vincolo spirituale che univa gli uomini. Con la richiesta di consiglio e di aiuto ci si rivolse di nuovo a Rudolf Steiner, che però da parte sua si aspettava la reazione morale all’incarico che aveva rivolto al consiglio di Stoccarda all’inizio di dicembre. Era sempre pronto ad aiutare, e così decise di andare e di dividere il suo tempo nelle settimane seguenti tra Dornach e Stoccarda. A Stoccarda, accanto alle sedute della « Commissione dei Sette », si svolsero discussioni infinitamente lunghe del « Cerchio dei Trenta » fino a tarda notte. » Per queste discussioni Rudolf Steiner ha viaggiato con Marie Steiner da metà gennaio a fine febbraio ogni settimana da Dornach a Stoccarda. Inoltre, in queste settimane ha tenuto quattro conferenze nel ramo di Stoccarda sulle fasi di sviluppo della Società Antroposofica, la necessità della sua riorganizzazione e le condizioni per la formazione della comunità antroposofica. Si veda il volume « La formazione della comunità antroposofica », GA257.
Osservazioni necessarie sulla qualità e la trascrizione dei verbali dei negoziati di Stoccarda. Le discussioni riportate di seguito di Rudolf Steiner con gli organi direttivi di Stoccarda « Cerchio dei Sette » e « Cerchio dei Trenta » non si basano su una trascrizione stenografica parola per parola di uno stenografo professionista, ma su note stenografiche in parte dettagliate, in parte più o meno lacunose. I verbali sono dovuti al dott. Karl Schubert, insegnante della prima scuola Waldorf di Stoccarda di allora. Alla loro trascrizione in testo chiaro ha lavorato con l’aiuto del dott. Erich Gabert solo molti anni dopo. Nelle osservazioni preliminari di Gabert, datate « Stoccarda, 10 aprile 1935 », si legge:
« Poiché lo stenogramma era in parte difficile da leggere dopo così tanto tempo, il testo è rimasto talora incerto. Quando non era possibile indovinare e integrare con certezza il significato, le parole sono state lasciate inalterate, anche se inizialmente sembrano incomprensibili. Non sempre era stato annotato in quel momento chi aveva pronunciato le parole trascritte. Per questo motivo, la separazione dei relatori ha dovuto talora essere designata come discutibile; purtroppo non si può nemmeno dire con certezza se il dott. Steiner ha effettivamente pronunciato tutte le parole che stanno sotto il suo nome o se vi sono parole di un partecipante alla conversazione. Non ci sono trascrizioni di tutti i discorsi che si sono tenuti nel Cerchio dei Trenta. Quelli disponibili sono tutti qui riprodotti. Quello che gli altri partecipanti alle sedute hanno detto è stato riprodotto solo nella misura in cui è stato considerato necessario per la comprensione delle parole del dott. Steiner. Le parole dello stesso dott. Steiner sono state riportate il più completamente possibile, come erano contenute nello stenogramma. » Per poter valutare gli accorciamenti Schubert-Gabert dei voti degli altri partecipanti, è stato effettuato un confronto con gli stenogrammi originali di Karl Schubert disponibili negli archivi della Amministrazione del Lascito Rudolf Steiner. Il confronto ha dimostrato che mediante la combinazione e l’omissione parziale di questi voti, l’ambito trascritto dei verbali si è ridotto rispetto all’ambito totale del materiale stenografato, di solito a circa % fino a %, in parte a meno della metà. Questo deve essere preso in considerazione se si vuole farsi un’idea della durata delle sedute e del reale contributo di Rudolf Steiner alle discussioni. A questo proposito, ha ancora più peso il fatto che anche gli stenogrammi originali presentano gradi molto diversi di lacunosità. Vanno da protocolli quasi completi a pochi appunti sommari. Una trascrizione completa degli stenogrammi originali, tuttavia, richiederebbe oggi un lavoro straordinariamente laborioso di molti anni e il risultato probabilmente rimane comunque molto insoddisfacente. L’essenziale per l’Opera Omnia di Rudolf Steiner sono prima di tutto gli insegnamenti di Rudolf Steiner. I puntini (…) che compaiono frequentemente nella riproduzione pubblicata da Marie Steiner nell’anno 1947 non marcano, come potrebbe essere erroneamente assunto, omissioni testuali da lei apportate, ma piuttosto il suo desiderio di rendere visivamente percettibile che i verbali in numerosi punti sono incompleti. Poiché tuttavia nelle trascrizioni in testo chiaro di Karl Schubert non compaiono puntini e questi in generale indicano omissioni, per la presente edizione se ne è fatto a meno. Soprattutto al fine di prevenire il malinteso che fossero state apportate omissioni. Alcune correzioni testuali rispetto all’edizione di Marie Steiner del 1947 risultano da un nuovo confronto con i modelli di Karl Schubert; inoltre da brevi annotazioni del dott. Karl Heyer, anch’egli partecipante alle sedute del « Cerchio dei Trenta ». Le inserzioni tra parentesi quadre [] provengono dal curatore. H.W.
I primi negoziati di Stoccarda del 16 e 17 gennaio 1923
martedì, 16 gennaio: mercoledì, 17 gennaio:
Prima seduta con il Cerchio dei Sette (seduta notturna) Seconda seduta con il Cerchio dei Sette (pomeriggio)
PRIMA SEDUTA CON IL CERCHIO DEI SETTE martedì, 16 gennaio 1923 (seduta notturna)
[Rudolf Steiner e Marie Steiner arrivano a Stoccarda la sera e sono accolti nel palazzo della Società Antroposofica, Landhausstraße 70, dal « Cerchio dei Sette ». Della prima seduta ancora la stessa SERA per tutta la NOTTE, non c’è alcun verbale. Marie Steiner riferisce nella sua edizione del 1947 dal ricordo con l’osservazione: « È alquanto sgradevole affidarsi solo alla propria memoria dopo decenni, si dovrebbe poter controllare con quella degli altri »:]
Lo scopo di questa prima seduta era stato: rappresentare le discordie che si erano verificate tra il consiglio direttivo e altre personalità dirigenti, ma soprattutto esaminare i reclami della gioventù. Il dott. Steiner respinse con grande malcontento il discorso molto caratterizzato personalmente sulle insufficienze del dott. Unger e voleva sapere perché il suo incarico non era stato eseguito e il consiglio non aveva dato risposta.* Nessuno sapeva niente al riguardo. Uehli aveva taciuto, semplicemente dimenticato la faccenda.¹ Ora* Si veda a questo proposito Rudolf Steiner nella conferenza Dornach, 9 febbraio 1923 (in questo volume a pagina 113) ! "* Uehli si espresse al riguardo in una lettera del 16 gennaio 1948 a Emil Bock così: « Non è vero che abbia ignorato, trascurato, forse dimenticato il mio sonno in relazione all’incarico che mi era stato affidato dal dott. Steiner in quel momento. [Questo si riferisce alla formulazione di Marie Steiner nel suo sguardo retrospettivo, si veda la pagina 21 di questo volume.] È vero che ho dovuto ritenermi incapace di eseguirlo. Ciò che si è poi verificato gennaio-febbraio 1923 nel Cerchio dei Trenta, che nessuno, nemmeno io, era in grado di compiere anche solo una parte di ciò che il dott. Steiner si aspettava e esigeva dal Cerchio dei Trenta, l’ho sperimentato in precedenza in una sofferenza e un’oppressione che duravano settimane, e per questo non ho potuto eseguire l’incarico nella forma che mi era stata assegnata. . . . Nel conflitto tragico in cui mi trovavo allora, ho creato come via d’uscita il Cerchio dei Sette per la discussione della situazione della Società con il dott. Steiner. »
diventò più che serio. Il dott. Steiner non trattenne la sua indignazione. Esigeva energicamente che il consiglio direttivo chiarisse i suoi compiti, esaminasse la situazione e alla seduta successiva gli fornisse i suggerimenti previsti, che dovevano essere elaborati nel frattempo. La notte doveva essere utilizzata a questo scopo. In altro luogo Marie Steiner riferisce di questa seduta così:
La prima delle sedute intime era di importanza decisiva. Era stata richiesta da un gruppo che si chiamava il « Cerchio dei Sette » e doveva avere come obiettivo l’allontanamento del dott. Unger. Il dott. Steiner chiese l’elenco dei nomi e chiese con sorpresa: Ma il nome del dott. Unger manca! — Non sarebbe stato invitato, risposero. Non porterete mica accuse contro il dott. Unger, rispose il dott. Steiner indignato, senza dargli l’opportunità di replicare?! Imbarazzati, lo notarono. Il signor Uehli fu il primo relatore; parlò a lungo, ma senza contenuto. La cosa più grave che portò fu il fatto che la gioventù non voleva lavorare con il dott. Unger; non poteva trovare una relazione con lui e voleva lavorare per conto proprio come società indipendente. Gli altri reclami consistevano nel fatto che il dott. Unger guardava il giornale quando parlava con la gente, e cose simili. L’intera faccenda non aveva un fondamento reale; ci si sprofondava nell’inessenziale. Il dott. Steiner tacque. Ho osato dire: Ah, signor Uehli, non potrebbe ripresentare il suo reclamo ancora una volta? — Lo fece, e l’intera faccenda crollò improvvisamente come una bolla di schiuma gonfia. Ma il dott. Steiner sfogò la sua indignazione: Per una cosa del genere vengo chiamato, per qualcosa basato su pettegolezzi, antipatie e invidia di concorrenza! ’»
Il risultato di questa seduta notturna fu le dimissioni di Ernst Uehli dal consiglio centrale.
SECONDA SEDUTA CON IL CERCHIO DEI SETTE e i nuovi partecipanti: Carl Unger e i due insegnanti Waldorf Paul Baumann e dott. Herbert Hahn. Come nuovo consiglio sono proposti: Emil Leinhas, dott. Hahn, Paul Baumann, dott. Kolisko, che prende il posto del signor Ernst Uehli ritiratosi dal consiglio centrale. Mercoledì, 17 gennaio 1923 (pomeriggio) *
La seduta inizia con una proposta riguardante la futura composizione del consiglio centrale, da cui il signor Uehli si è ritirato. La Commissione dei Sette è stata ampliata con tre membri: il dott. Unger, Baumann e dott. Hahn sono stati aggiunti alla seduta. Il portavoce è il dott. Kolisko; assume provvisoriamente nel consiglio centrale il posto del signor Uehli. Si parla del fatto che è necessaria la coltivazione di relazioni più concrete con la gioventù e che il dott. Unger non troverebbe la strada verso i giovani; il loro modo non sarebbe compatibile con il suo. Alle proposte e alle risoluzioni comunicate dai quattro signori, di ora in avanti porre l’antroposofia più intensamente al centro del lavoro, il dott. Steiner osserva che questo è l’unico modo per affrontare l’opposizione nei circoli della gioventù. Anche se la gioventù influenzata tendenziosamente in questa direzione aveva trovato che le conferenze del dott. Unger fossero troppo aride, questo non dovrebbe essere motivo per lui di diventare inattivo; anche per il ramo, il lavoro del dott. Unger è urgentemente necessario. Si parla inoltre tra i signori del fatto che ai membri e ai rami della periferia dovrebbero essere fornite informazioni sulle questioni urgenti della Società. I rappresentanti dei rami sarebbero pregati di venire a Stoccarda prossimamente per le importanti discussioni. Dovrà essere cercata l’intesa con il movimento per il rinnovamento religioso. È stato riconosciuto come necessario un nuovo atteggiamento nei confronti dell’opposizione. Dott. Steiner: Vogliamo lavorare insieme. Credo che anche il dott. Unger possa lavorare con noi. Dott. Unger: I compiti più immediati sono riassunti in queste proposte. Su cosa si basa il presupposto che ci sarà fiducia? * Nell’edizione di Marie Steiner — basata sul verbale di Karl Schubert — designato come « Poco dopo l’8 gennaio 1923 ». Il dato preciso è stato stabilito ora.
Dott. Steiner: Vorrei sollevare una questione riguardante le proposte fatte. Non si tratta del fatto che ora un certo numero di personalità le cose che qui sono state formulate le tenga in testa e le pronunci; perché queste quattro pareti qui ascoltano completamente in silenzio! Inizialmente potrebbe essere l’opinione che andrà straordinariamente bene; ma bisogna iniziare a veder bene se è una realtà. Si è parlato molto della mancanza di fiducia. Come se lo immagina, riunire il Cerchio dei Trenta delle personalità residenti a Stoccarda lunedì per presentare le proposte finite? Riuscirebbe a immaginarsi che espressione farebbe l’assemblea a queste cose? Riesce a immaginarsi unanimità al riguardo? Com’è stato già alla prima seduta della commissione dei Sette? — Non si può affermare che, ad esempio, il signor Uehli fosse presente la sera precedente. Non era presente in realtà. È venuto per mettere i suoi uffici a disposizione. Non ho ricevuto l’impressione che il signor Uehli abbia portato a me la Commissione dei Sette. Non ho avuto questa impressione. Avevo bene l’impressione che il signor Uehli fosse solo trascinato dietro. Davvero, non avevo l’impressione che il signor Uehli abbia portato a me questo circolo. Non potevo avere questa convinzione. Prima parla la signora Marie Steiner. Poi varie persone si esprimono sulla situazione nel modo in cui la vedono.
Dott. Steiner: Questa rappresentazione sarebbe un piccolo oppio. Se iniziamo così, così senza chiarezza, allora fondiamo su qualcosa che non è vero. Come si sarebbe dovuto arrivare all’idea che il signor Uehli abbia portato questa Commissione dei Sette. — Si è parlato così tanto di energia attiva che ora si era risvegliata attraverso la consapevolezza di quello che era accaduto all’interno delle prime sedute. Non si poteva notare questo in tutti i presenti. Il signor Uehli non era presente in realtà; non si può nemmeno affermare che il signor Uehli fosse presente quando i risultati della prima sera sono stati discussi. Varie persone descrivono le loro impressioni e propositi.
Dott. Steiner: Se ora deve accadere qualcosa, si tratta di sostenere questo su un’impalcatura viva. Coloro che si alzano in piedi devono dire: Finora, ciò che è necessario per l’intera Società non è stato fatto, e dobbiamo farlo ora. — Altrimenti non è sufficiente; dovete esserne penetrati, che non può continuare così. Anche in una circolare deve essere veramente detto: Non può continuare così. Tutto deve essere fondato e sostanziato. Bisogna essere perfettamente chiari: si vuole mantenere il vecchio consiglio, o si vuole qualcosa di nuovo? Prendiamo questo esempio del « Rinnovamento Religioso » che voi avete portato all’ordine del giorno. Questo « Rinnovamento Religioso » è un evento. Un giorno si presentarono il dott. Rittelmeyer ed Emil Bock e misero questa faccenda nel mondo. Questo è venuto dalle varie assemblee che si sono tenute con le personalità eminenti del movimento per il rinnovamento religioso. Da tutte queste assemblee, le personalità dirigenti hanno tratto le loro conseguenze. In tutte queste assemblee era presente il signor Uehli. Non era naturale chiamare il signor Leinhas, ma proprio il signor Uehli. Conosce esattamente tutto quello di cui si tratta. Gli altri partecipanti al corso hanno iniziato la loro azione, ma il membro del consiglio centrale si è seduto sulla sedia curule!¹ Da ciò si è prodotto il miscuglio che dovete ora cucinare. * Uehli non era solo membro del consiglio centrale, ma anche insegnante di religione per l’insegnamento religioso libero della scuola Waldorf. In base a queste due funzioni, era stato coinvolto nei corsi di conferenze per il movimento di rinnovamento religioso. Rudolf Steiner si aspettava come scontato che la Società fosse orientata di conseguenza dal consiglio centrale, rispettivamente da Uehli. Poiché ciò non era accaduto, Rudolf Steiner stesso fornì questo orientamento nelle sue due conferenze tenute immediatamente prima dell’incendio del Goetheanum (30 e 31 dicembre 1922). Dal consiglio centrale, poi dopo l’incendio, nei « Comunicati » da lui pubblicati (n. 2, gennaio 1923), apparve il seguente comunicato: « L’apparizione del movimento per il rinnovamento religioso ha portato difficoltà e incomprensioni in vasti circoli della Società Antroposofica. Poco prima dell’inizio della loro attività pubblica, i tre membri del consiglio centrale della Società Antroposofica [dott. Carl Unger, Emil Leinhas, Ernst Uehli] avevano avuto una discussione a Dornach con le quattro personalità guida del movimento per il rinnovamento religioso [Friedrich Rittelmeyer, Emil Bock, Werner Johannes Klein, Gertrud Spörri] sulla collaborazione tra i due movimenti. In conformità a questa discussione, il consiglio centrale aveva deciso di portare a conoscenza dei membri una breve presentazione dell’origine storica e dei compiti del movimento per il rinnovamento religioso. Questa presentazione doveva essere inviata immediatamente dopo la conclusione degli eventi che si svolgevano a Dornach durante il Natale e l’anno nuovo. L’evento straziante della distruzione del Goetheanum per un
Segue un ulteriore vivace dibattito. Il dott. Steiner lo conclude con le seguenti parole:
Dott. Steiner: Così si tratterebbe di riunirci lunedì con il Cerchio dei Trenta e con persone che inoltre desiderate invitare. Naturalmente, il Cerchio dei Trenta è prima di tutto la prima periferia. Ora si tratta di stabilire chi altro dovrebbe essere presente. Vengono fatti nomi e la seduta viene chiusa.
I secondi negoziati di Stoccarda lunedì, 22 gennaio 1923 lunedì, 22 gennaio: Seduta con la Commissione dei Sette (pomeriggio), nessun verbale Assemblea del ramo; nessun verbale Seduta con il Cerchio dei Trenta ampliato (seduta notturna)
SEDUTA CON IL CERCHIO DEI TRENTA AMPLIATO Stoccarda, 22 gennaio 1923 (seduta notturna)
Prima della seduta si era tenuta un’assemblea del ramo in cui era stato riferito sulle conferenze di Rudolf Steiner a Dornach del 30 e 31 dicembre 1922 sul rapporto al movimento per il rinnovamento religioso. Il dott. Carl Unger aveva riferito l’indirizzo di Rudolf Steiner del 6 gennaio (in questo volume si veda la pagina 73) e aveva dichiarato, nel parlare della critica che veniva mossa al lavoro di Stoccarda, che non voleva essere un ostacolo al proseguimento del lavoro antroposofico. Una discussione sulla possibilità di riconoscere e combattere la causa dei metodi criticati è stata rinviata alla prossima serata del ramo. Ora è seguita la seduta del Cerchio dei Trenta ampliato desiderata da Rudolf Steiner con circa 60 partecipanti. incendio intenzionalmente appiccato è nel frattempo entrato come dolore terribile in tutti i cuori. Le ultime conferenze che il signor dott. Steiner ha tenuto ancora nel Goetheanum trattavano i compiti del movimento e della Società antroposofica, e il 30 dicembre 1922, il giorno prima della catastrofe, il signor dott. Steiner parlò del movimento per il rinnovamento religioso; nel seguito deve apparire, invece della nostra rappresentazione che era già pronta, una riproduzione libera di questa conferenza. »
Dott. Steiner: Dopo quasi dieci anni di lavoro e dopo altrettanti anni di preoccupazioni, il Goetheanum è andato in rovina, e non ho bisogno di descrivervi qui il dolore per questa rovina, già perché il grande dolore non si esprime veramente in parole. Ma voglio dire alcune parole anche oggi prima di questi negoziati. Deve essere detto che con l’intenzione di costruire il Goetheanum, la Società Antroposofica, da cui è emerso questo edificio, ha assunto una forma diversa da quella che aveva prima. L’edificio era un mezzo per parlare al mondo moderno in generale. Era un mezzo che si presentava prima a questo mondo; e bisognava fare in modo che l’edificio fosse costruito in forme tali che realmente attraverso queste forme costruttive oggi si possa parlare al mondo intero. E questo è avvenuto attraverso l’edificio. Con ciò era, potrei dire, realmente data solo la giusta possibilità di strappare il movimento antroposofico dall’essere settario e di dargli quel significato di cui, per la natura della cosa, fin dal suo inizio ha sempre dovuto parlarsene. Ora naturalmente oggi difficilmente potrebbe scaturire una parola corretta sulla terribile catastrofe di Dornach se non si parlasse da fondamenti più profondi. Ma questo non può essere. È diventato quasi completamente impossibile negli ultimi tempi che all’interno anche solo dei circoli più stretti della Società Antroposofica, qualsiasi cosa di me venga pronunciata, che i nostri nemici non ci rinvii in breve tempo in una forma distorta. Parlare di questioni più profonde esotericamente è diventato impossibile oggi perché le parole semplicemente non rimangono all’interno dei circoli in cui vengono pronunciate.
E così devo dire che è — a parte il fatto che non è bene in questo momento presente parlare del lato spirituale della catastrofe di Dornach —, probabilmente non sarà del tutto possibile parlare di questo lato spirituale. Varie persone possono farsi vari pensieri su come questo ha potuto accadere. Ma queste cose devo, come detto, purtroppo lasciarle non pronunciate. E ci incontriamo da un lato diverso di questo evento così infinitamente doloroso. E poiché non dobbiamo farci deprimere dal dolore, questo altro lato prima di tutto ci riguarda. È quello che, potrei dire, poteva essere presupposto fin da subito dalla notte dell’incendio; cioè il modo in cui l’eco del mondo ci raggiunge dopo che la disgrazia ci ha colpito. I nemici usano la disgrazia per forgiare ulteriori armi per questa inimicizia. Vediamo dallo scherno e dalla derisione con cui ovunque ci incontriamo, qualcosa che si forma come le punte di nuove armi d’attacco, che nei prossimi tempi dovrebbero diventare sempre più forti. E prima di tutto dobbiamo guardare a quello che ci aspetta. Per questo dovetti enfatizzare a Dornach, e con ciò arrivo allo scopo del nostro stare insieme oggi, che si occupa del futuro, che se si pensa di costruire ancora qualcosa a Dornach o da qualche altra parte — non si può ancora dire nulla di definitivo —, che sia un segno esteriore del movimento antroposofico, si tratta di consolidare la Società Antroposofica. Perché il Dornacher, che parlava forte a tutto il mondo, mancava dello sfondo della Società Antroposofica protettrice. La Società Antroposofica in realtà decadde dal momento in cui la costruzione iniziò. Non è che il numero dei membri fosse diventato minore, ma proprio il modo della diffusione negli ultimi anni, che era necessaria e gratificante, ha danneggiato la cosa stessa in modo straordinariamente forte.
E la costruzione avrebbe avuto bisogno che una forte Società Antroposofica le stesse accanto. Ora, miei cari amici, quello che in questo senso è da dire, l'hanno già detto corporazioni più piccole durante i miei due soggiorni, e dovrebbe essere oggetto dei negoziati di oggi. Io stesso voglio solo anticipare quello che deve essere anticipato da parte mia, affinché da parte mia questo incontro di oggi non rimanga incompreso. Nel corso del dibattito, che non voglio trattenere, allora deve essere detto da me solo quello che per lungo tempo mi è stata una grave preoccupazione nell’anima e che ha portato al fatto che durante il mio soggiorno qui in dicembre [il 10 dicembre] ho indotto una conversazione con un membro del consiglio centrale. Questa conversazione riguardava essenzialmente la necessità di affrontare quei compiti che nascono per la Società Antroposofica dalla sua appartenenza. Non tanto attraverso quello che io stesso dovevo fare. Era diventato necessario sottolineare che di fronte a questi compiti e di fronte alla situazione che gradualmente si era sviluppata, mi rimanevano solo due cose [da chiarire], poiché non potevo stare a guardare ulteriormente. Due cose, di cui una era che dovevo dire al signor Uehli come rappresentante che sedeva davanti a me del consiglio centrale: Presuppongo che il consiglio centrale si consulti nei prossimi giorni sulla Società Antroposofica, così che innanzitutto per se stesso, rafforzato da personalità eminenti qui, al mio [prossimo] arrivo mi porti le sue opinioni, vedute e proposte, che allora ascolterò per vedere se dalla mischia della Società stessa attraverso la sua precedente direzione è possibile davvero consolidare questa Società.
Dissi dunque: Mi aspetto dal consiglio centrale che al mio [prossimo] arrivo a Stoccarda si presenti a me cosicché mi sottoponga le sue proposte. Altrimenti mi vedrei costretto a continuare a ignorare il consiglio centrale e a rivolgermi direttamente all’intera appartenenza, cercando di fare un inizio al consolidamento della Società. Avrei infinitamente rincrescimento se questo passo fosse necessario, per questo propongo l’altro. Dovetti allora partire e aspettai le conseguenze appropriate di questa mia richiesta. Ora, miei cari amici, il tempo passò poi con i preparativi per tutto quello che doveva accadere a Dornach: il corso di scienze naturali, i giochi natalizi, l’euritmia. Nel corso di dicembre non potevo tornare qui di nuovo. E poi venne la catastrofe. Una gran parte dei nostri amici qui era da Dornach. E non voglio omettere di menzionare: nella notte dell’incendio, come sempre quando si tratta di fare il necessario, l’appartenenza non ha fatto mancare, ma ha agito in modo che corrisponda a ogni ideale. Ora appresi dal lato del consiglio centrale che come primo passo si doveva rivolgere ai membri con i comunicati che riguardavano il movimento per il rinnovamento religioso. Questo doveva essere un primo passo, e altri passi sarebbero seguiti. Era ovvio, era comprensibile, perché avevo designato esplicitamente Stoccarda come il luogo dove queste cose si erano accelerate. E così era in ordine. Ma ora, dopo che la catastrofe ci aveva colpito, doveva avere luogo, per ordine del consiglio centrale, un’assemblea dei membri. E mi fu chiesto, poco prima che l’assemblea dovesse iniziare, [il 5 gennaio a Dornach] cosa dovesse accadere.
Ho risposto: Se si vuole parlare in questa situazione, si deve parlare del consolidamento della Società. Il signor Uehli disse, questo dovrebbe avvenire a Stoccarda in cerchia più ristretto. Ho presupposto che non si possa parlarne senza essersi informati sul più importante. Il giorno successivo l’assemblea è stata tenuta [il 6 gennaio a Dornach], e in questa occasione ho tenuto un discorso che vi è stato riferito dal dott. Unger [il 9 gennaio a Stoccarda]. Poi sono arrivato la scorsa settimana, ed era accaduto in qualche modo che un circolo era venuto insieme, che con me ha tenuto martedì della scorsa settimana [16 gennaio] una seduta notturna, in cui le cose che potevano esservi comunicate dalle personalità interessate vennero alla luce. E io ero sostanzialmente di fronte alla situazione che quello che avevo chiesto al consiglio centrale non era accaduto, ma invece una libera cerchia di personalità dirigenti mi aspettava e negoziava sul consolidamento della Società. Il giorno successivo [17 gennaio] fu aggiunto anche il dott. Unger. Oggi pomeriggio ho osservato allo stesso gruppo* che non si potrebbe trattarsi di decidere qualcosa al tavolo verde, ma che coloro che vogliono qualcosa devono avere radici in qualcosa di reale, negli intenti reali dell’appartenenza. E ho quindi chiesto di convocare il prossimo circolo più ampio, affinché non si parli solo di quello che sarebbe bello, ma affinché si possa mostrare se qualcosa di tutto questo ha davvero radici nelle persone della Società. Spero dalla seduta di questa sera che tanto da parte di coloro che finora hanno preso l’iniziativa, quanto da parte degli altri si svolga una discussione onesta. È impossibile accontentarsi* Cerchio dei Sette. Di questa seduta non ci sono appunti.
di dire semplicemente: Andrà già bene. — Si tratta piuttosto del fatto che veramente tutte le cose che stanno alla base della frammentazione della Società vengano alla luce, che venga alla luce in quale modo si vuole lavorare in futuro, affinché la Società possa sussistere. Perché così, come è stato finora, la Società non può sussistere. Non servirebbe a nulla costruire un edificio, poiché così come stanno le cose adesso, la Società, prima che fosse finito, non esisterebbe più, si sarebbe disgregata nei suoi atomi. Si tratta di parlare nel modo più determinato, affinché si possa vedere in che misura la Società può essere continuata dal suo stesso seno. Emil Leinhas: Membri da tutti gli strati più diversi della Società sono stati convocati per questa sera per deliberare sulla situazione della Società. Un circolo più ristretto ha discusso i problemi necessari in contatto con me, con il dott. Unger e il signor Uehli. È stata elaborata una risoluzione che sarà letta questa sera. Eugen Kolisko: Dalla dichiarazione del dott. Steiner [6 gennaio] è nato il compito per i membri, di prendersi cura della gestione della Società e del modo in cui questa settimana [16 gennaio] una seduta notturna in cui le cose giungessero all’espressione — cose che possono essere comunicate da parte delle personalità interessate. E ero sostanzialmente di fronte alla situazione che ciò che avevo chiesto al Consiglio centrale non era avvenuto, ma mi attendeva un gruppo libero di personalità dirigenti e si deliberava sulla consolidazione della Società. Il giorno successivo [17 gennaio] fu aggiunto anche il Dr. Unger. Questo pomeriggio ho osservato allo stesso gruppo,* che non poteva trattarsi di decidere qualcosa al tavolo verde, ma che coloro che vogliono qualcosa devono radicarsi in qualcosa di reale, nelle vere intenzioni dell’appartenenza. E ho pregato quindi di convocare il prossimo cerchio più ampio, affinché non si parlasse soltanto di ciò che sarebbe bello, ma affinché si potesse mostrare se da tutto ciò [di cui si parla] qualcosa metta realmente radici negli uomini della Società. Spero da questa sera sia da parte di coloro che finora hanno preso l’iniziativa, sia da parte degli altri che avvenga una discussione sincera. È impossibile* Cerchio dei Sette. Di questa seduta non ci sono appunti.
contentarsi, immaginarsi: andrà comunque bene. — Si tratta piuttosto che tutte le cose che stanno alla base della frammentazione della Società vengano veramente alla luce, che venga alla luce il modo in cui si intende lavorare in futuro affinché la Società possa sussistere [e continuare]. Perché così come era finora non può sussistere [e continuare]. Non gioverebbe erigere una costruzione, poiché così come stanno adesso le cose, la Società, prima che fosse finita, non sussistirebbe più, si sarebbe disgregata nei suoi atomi. Si tratta che si parli nella maniera più determinata, affinché si possa vedere in quale misura la Società possa essere portata avanti dal suo stesso grembo. Emil Leinhas: Per questa sera sono stati riuniti soci provenienti dai più svariati strati della Società, per deliberare sulla situazione della Società. Un cerchio più ristretto ha discusso le questioni necessarie in contatto con me, con il Dr. Unger e il Signor Uehli. È stata elaborata una risoluzione che questa sera sarà letta. Eugen Kolisko: Da un discorso del Dr. Steiner [6 gennaio] è nato l’incarico per i soci di prendersi cura della guida della Società e del modo in cui questa guida è stata gestita dal 1919. C’è una forte critica al Consiglio centrale ed è presente molta sfiducia. Non c’è intesa con la gioventù né collaborazione armoniosa all’interno del Consiglio centrale. Vengono fatte proposte per il rinnovamento della vita antroposofica mediante la creazione di un’organizzazione di fiducia. Una dichiarazione verso la totalità dell’appartenenza dovrà essere resa. Il Dr. Unger è disposto a dimettersi. Il Signor Uehli ha rassegnato le dimissioni dal suo incarico. Vengono proposti i Signori Leinhas, Hahn, Baumann e Kolisko. Il Dr. W.J. Stein dichiara che lui e i suoi amici sono disposti a collaborare, come si erano promessi reciprocamente. Sarebbe assai bene se si mostrasse che in ampi cerchi è presente la volontà di collaborazione. Paul Baumann: La persona di Kolisko è per me pegno che nessuna cricca sorga. Diversi oratori si esprimono a favore di Eugen Kolisko; alcuni pregano Carl Unger di rimanere nel Consiglio. Nasce un avanti e indietro di opinioni molto diverse, e vengono fatte altre proposte per un ampliamento del Consiglio. Paul Baumann: Il Dr. Unger è gravato dalle persone che particolarmente lo vogliono sostenere, che sono la sua cricca.
Il Dr. Unger dichiara che non vorrebbe essere d’intralcio, se un altro cerchio volesse fare la cosa. Solo se a questi non riuscisse, sentirebbe l’obbligo di riprendere la cosa in mano. Era da fare la prova se il cerchio trovasse fiducia. Emil Leinhas ricorda la dichiarazione del Dr. Steiner al Signor Uehli, che sarebbe stato costretto, se nulla accadesse, a rivolgersi direttamente ai soci in una circolare. Jose del Monte: I Signori proposti, eccetto il Signor Leinhas, sono molto giovani nella Società, non troverebbero molta fiducia presso i soci più anziani. Il Dr. Unger dovrebbe comunque esservi. Vengono ancora fatte alcune altre proposte.
Dr. Steiner: Da questa assemblea di oggi dovrebbe emergere, del tutto al di là di questioni di personalità, il modo in cui le cose in futuro si trasformeranno dal grembo della Società stessa. Oggi è stato ripetutamente indicato un cerchio che qui a Stoccarda ha provveduto a svariati affari antroposofici come un cerchio allargato. Ho portato in questo cerchio diverse cose, di cui si potrebbe dire che le cose non possono essere risolte subito fino all’ultimo. Ci si potrebbe interessare di questo e veramente — tutto questo deve essere detto sine ira — : Una sola volta la mia parola è stata ascoltata, quando in questo cerchio ho parlato che è necessario intervenire per l’ordine degli affari laggiù in Svizzera, perché da allora il Signor Leinhas si è dedicato intensamente alla richiesta allora formulata. Questo ha comportato una difficoltà per il Consiglio centrale. Non potevo desiderare che il Signor Leinhas si dedicasse agli affari del Consiglio centrale. Aveva veramente abbastanza da fare per l’uomo intero. Con questa cosa è collegato anche il fatto che non entrasse l’assurdità per il «Giorno che viene» attraverso il non-funzionamento ulteriore, di fare la cosa in modo che la si inizia e poi l’abbandona. Che il Signor Leinhas debba essere una personalità dirigente emerge dalla natura della cosa. Sottolineo esplicitamente che questo era l’unico caso in cui ci si è interessati alle cose che ho portato. È una grande stranezza che io abbia parlato di una questione straordinariamente importante e da due lati si sostiene che le cose non siano avvenute. Dunque, che questo non possa andare così è ovvio e dimostra quanto era una necessità pressante dirlo. Le cose che qui sono state discusse non sono state ascoltate. Le questioni più importanti non hanno trovato il minimo eco. Non può andare così. Sottolineo una cosa: Infine dal 1901 al 1918 le cose nella Società Antroposofica non sono state fatte leggermente. Sono sorte; e così si può dire anche che il Consiglio centrale sia sorto dalla storia. Ha questo pezzo di storia dietro di sé. È caricato di tutto ciò che abbiamo ascoltato questa sera. Una cosa dovete considerare: È completamente impossibile che si possa apportare un cambiamento soltanto da discussioni astratte. Devono emergere impulsi di volontà positivi. Dopo ciò che è stato detto questa sera, devo dire: Mi aspettavo che si intendesse qualcosa sulla cosa, non che si facessero tutti i generi di proposte e simili. Naturalmente è impossibile che — come è stato proposto — tre insegnanti della Waldorf formino una nuova guida. Se da questo tono si parla, non giungiamo a una nuova guida. Deve emergere in qualche modo qualcosa nella direzione che si deve lavorare da un altro impulso. Finché questo non è il caso, non è possibile consegnare la Società a una nuova guida. Qualcosa che dal 1901 al 1918 è sorto e che non era nato dall’era della creazione di progetti, questo non si riesce a mettere in piedi, continuando la creazione di progetti. Questo deve essere compreso con serietà. Se questa serietà non emerge questa sera, questa discussione non può portare a un risultato. La maggioranza ha taciuto, per poi diventare scontenta. Se si dicono un paio di parole, non è sufficiente. Si tratta che siamo qui riuniti affinché le cose, da cui nasce un nuovo impulso, possano essere ascoltate. Nessuno è stato chiamato per semplice seduta, e ognuno deve avere un’opinione che possa diventare impulso. Se la discussione continua nel solco in cui si è mossa finora, non avanziamo. Soci anziani, che vengono ad assemblee così importanti soltanto come osservatori, non mostrano alcun interesse per il progresso del movimento antroposofico.
Parlano un gran numero di soci. Adolf Arenson: Ci sarebbe sempre stata l’occasione di avere fiducia e prendere iniziative. Signorina Waller: Sarebbe da considerare se non uscirebbe qualcosa di migliore, se il Dr. Steiner proseguisse il suo cammino da solo. Una serie di altre personalità si esprimono. Dr. Noll: La consolidazione è stata mancata. Tutto si disperderà se il Dr. Steiner non rimane in contatto con i rami. Si esprimono il Dr. Krüger, i Signori Ruhtenberg, Kühn, Leinhas.
Dr. Steiner: Non so cosa abbia inteso il Dr. Krüger con l’«isolamento». Credo che possa intendere soltanto il «Sistema di Stoccarda». Voglio illustrare il «Sistema di Stoccarda» con due esempi. È ormai tempo fa. Anche se dove questo sia successo non accade più, tuttavia accade in un’altra forma. Si tratta che qualcuno con qualcuno in via Champigny 17 avesse qualcosa da discutere. L’uno aveva il suo incarico al terzo piano, l’altro al piano terra. Il Signore in questione al terzo piano si è rivolto a questa comunicazione in maniera tale che ha dettato una lettera alla macchina da scrivere e ha fatto mettere la lettera in busta. La lettera è rimasta giacente fino a lunedì mattina; le è stata assegnata martedì. Ho parlato con il Signor Uehli il 10 dicembre. Il Signor Uehli è come membro del Consiglio centrale collega del Dr. Unger; i due Signori gestiscono il Consiglio centrale. Questa importante comunicazione fu ridiscussa soltanto in forma difettosa il 24 dicembre [e soprattutto senza il Dr. Unger]. Mi chiedo: È andata così sommersa perché i due Signori non si sono consultati? Queste sono le cose che succedono a Stoccarda e che portano a parlare di burocratizzazione. Vi si imbattono singole persone, persone smarrite. Questa è la disgrazia di Stoccarda, questo è l’isolamento di ognuno da ognuno. Dobbiamo entrare nella questione più spinosa. Cercate di rispondere alla domanda: Come fa il singolo ad arrivare all’altro? — Non posso credere che da discussioni possa crescere qualcosa di benefico.
Parlano a favore della nuova proposta di consiglio [Emil Leinhas e i tre insegnanti della Waldorf Dr. Herbert Hahn, Paul Baumann, Dr. Eugen Kolisko]: Signorina Dr. Mellinger, Dr. Palmer, Jürgen von Grone, Signor Kieser, Signorina Völker, Dr. Streicher, Signor Benkendoerfer.
Dr. Steiner: Chi può immaginarsi questo dovrebbe immaginarsi cosa significa: tre insegnanti della Waldorf devono assumere la guida. Non è possibile da parte della Società Antroposofica. Non è neanche possibile da parte della Scuola Waldorf. La Scuola Waldorf, che deve essere mantenuta con cura come una scuola non-confessionale, ha ogni ragione di non inviare neanche un insegnante nel Consiglio. È un fatto doloroso che proprio solo agli insegnanti della Waldorf sia stata accesa una luce. Invece non ho notato che il Signor Uehli fosse realmente presente nella commissione. Il cerchio che mi si è presentato consisteva soltanto di insegnanti della Waldorf. È un evento doloroso che solo a loro uno zolfanello si sia acceso nel cervello. A loro la cosa è nata dal loro proprio talento. Se un insegnante della Waldorf è nel Consiglio, è già molto. Ma così come voi proponete il Consiglio, non può essere. Può collaborare un cerchio ulteriore. Ora quindi: Non è [affatto] desiderabile che il più possibile di insegnanti della Waldorf vi stia dentro. Non appena si fa questa proposta, si testimonia che non si giudica la situazione correttamente. Regna soltanto confusione. Il fatto che siano soltanto insegnanti della Waldorf è una prova dell’isolamento di Stoccarda. La Scuola Waldorf non deve essere una cricca; è una corporazione. Qui coloro che sono confinati nello stesso spazio tengono insieme le loro teste. Se a Stoccarda si lavora in questo modo, non ne viene mai fuori nulla. Sono profondamente convinto che molti di quelli che sono venuti qui lavorano bene fuori. Ma a Stoccarda diventano qualcosa di particolare. La creazione di fascicoli deve essere superata dall’interno.
Un certo governo era già cominciato; ci si immaginava di poter governare. Questo comparve già nel 1919, dove si facevano cose che erano destinate a essere prese con tutta la serietà, nella forma della «faccendaccia». Studiate come si sono sviluppate queste cose, e guardate soltanto cosa improvvisamente un tale agitazione sia comparsa. Molto è stato disperato. E i frutti si mostrano adesso. Proprio dal 1919 il «Sistema di Stoccarda» ci ha trascinato nella disgrazia attraverso una certa mancanza di serietà nelle cose che gradualmente sono state intraprese. Questo «Patto per la vita libera dello spirito» è soltanto un esempio di questo. Consiste del tutto in nulla se non in un pezzo di carta su cui stanno dodici nomi. È la domanda se non fosse da considerare già oggi la convocazione dell’assemblea.’’ È il contatto da uomo a uomo così andato perduto che questa domanda dovrebbe essere considerata: se non per il riavvivamento di questo contatto dovrebbe essere convocata una vera assemblea, in cui potesse venire alla luce ciò che si pensa e si vuole. La domanda è se questo continua così, che si detti semplicemente alla Società. Se la nuova guida non debba intendersi con coloro che arrivano. Se ripenso che la cosa qui era ancora così immatura che questo pomeriggio dovetti chiedere di radunare questo cerchio, perché non si può dire fra quattro muri: Facciamo quattro persone il nuovo Consiglio. L’eco era piena di dichiarazioni convenzionali ben intenzionate, ma non era deciso né da un lato né dall’altro. Era l’espressione di buone intenzioni, ma non era l’espressione della volontà forte. Cose come quelle che ho espresso, sebbene non voglia dire nulla di male ai collaboratori, cose come queste sono del tutto reali.
Sono assolutamente in grado di poter dire: Qui a Stoccarda ci sono un’immensità dei migliori talenti. La disgrazia è che gli uomini non vogliono applicare i loro talenti in modo appropriato. Non manca la capacità. Qui sono spiriti illuminati. Se cercassi di sottolineare le prestazioni, per molti è una ragione per quasi soffocare queste prestazioni. Questa è l’opposizione interna. Vorrei una volta sapere chi è in grado di dire che il Dr. Unger non avesse le più alte capacità. Contro la capacità non c’è nulla da eccepire. La volontà deve essere trovata! Non con parole di tuono è fatto, ma con il contenuto della volontà. Bisogna iniziare a studiare le cose. Un altro esempio è questo: Si fa tutto per il movimento di rinnovamento religioso. Il Signor Uehli vi partecipa. E dopo che il 17 settembre a Dornach la cosa è finita,** non va a Stoccarda per prendere le giuste misure sotto il presupposto che qualcosa di importante sia stato creato così, ma si siede sulla sua sedia curule e non fa nulla. Allora alla fine di dicembre un bambino nasce terribilmente tardi.* Dinanzi a questo si è stati oggi. Questo porterà dolori dell’anima a molte persone che hanno assunto questa o quella posizione. — E inoltre: Non fa nulla che uno porti un titolo, ma che uno faccia qualcosa. Molto è stato trascurato. Non è una questione di tempo, ma una questione di interessi e di distinzione. Si deve avere la volontà di guardare alle cose per la loro importanza, per il loro significato o insignificanza. Sarebbe necessaria una grande risonanza. Questo consolidamento non deve essere portato avanti in modo burocratico, ma in modo umano e fattuale. Emil Leinhas parla.
Dr. Steiner: Forse a qualcuno fuori verrà in mente di affrontare anche le cause di queste cose; senza questo non avanziamo. È un movimento spirituale. Si deve tornare alle cause spirituali delle cose. Non è vero, adesso si può con ragione essere tremendamente sorpresi dai successi del movimento di rinnovamento religioso. Ci si stupisce improvvisamente che le persone trovino tanta ricezione. Ma non si torna alle cause, a come il tutto si è sviluppato, come è sorto questo movimento di rinnovamento religioso. Se questi metodi continuano così, la Società Antroposofica starà come un pollo spennato, perché tutte le sue piume le vengono strappate via. Può avere ancora il succo originario. — I discorsi vengono chiusi a chiave; e poi gli altri vengono da me [e vogliono leggerli], e devo dire, li hanno chiusi a chiave. Così lontano arrivate voi con la cosa. Ora questo movimento [di rinnovamento religioso] si è formato. Pensate se voi aveste avuto nella Società Antroposofica la forza di assorbirlo! Il Dr. Rittelmeyer e Emil Bock però se ne sono andati [dalla Società]. Era una buona cosa che qui a Stoccarda fosse perseguito il «movimento per la Tripartizione». Come è stata perseguita? È stato fondato un ufficio. Che cosa erano i gruppi locali? I rami della Società Antroposofica. I gruppi locali sono stati rovinati dal burocratismo di Stoccarda. Il burocratismo del movimento per la Tripartizione ha direttamente minato i rami da Stoccarda. Se adesso il rinnovamento religioso si impadronisce dei rami, non fa nulla d’altro che quello che il movimento per la Tripartizione ha fatto anche. Devo confessare che ricordo con una certa paura come qui questo movimento sia stato inaugurato. Il movimento per la Tripartizione non ha fatto nulla di nuovo. Ci si ricordi di come il movimento per la Tripartizione qui si sia insediato con non piccole fanfare. Non va avanti se non si presenta qualcuno e dice: Vogliamo fare una pulizia radicale con i metodi del 1919. — Qui si tratta di comprendere queste cose: perché, per esempio, si scrive una lettera; e perché per quattordici giorni i vertici delle «autorità» non parlano tra loro. Se questo non cambia, non va avanti. Non cambia se voi non affrontate le cose realmente da questo punto di vista e non date alla cosa il giusto nome. Nel modo in cui fino a ora è accaduto, non cambia. Su questo si basa che si parli e si agisca da un’altra tonalità, e cioè rapidamente e in fretta, affinché non tutto vada di nuovo al vento di ciò che ho detto. Fondamentalmente non sapevo perché dovrei comparire qui;’1 le mie parole sono state gettate al vento. Con l’eccezione dell’unico caso che è stato risolto in maniera eccellente, era così che mi veniva fatto comprendere: «Non fare nulla!» È solo la serietà della situazione da cui ho la necessità di parlare così. Voglio suscitare il sentimento per ciò che è necessario. Non voglio davvero impartire una lezione a nessuno. Non si può oggi diversamente che attirare l’attenzione sulla serietà della situazione. Se la Società Antroposofica continua così a comportarsi, voi non venderete più un singolo libro antroposofico nei prossimi cinque anni. La Società Antroposofica si è trasformata in un grave ostacolo. Qui deve avvenire una completa inversione.
dell’unico [fatto], che il Signor Leinhas ha preso in mano la sanificazione del «Futurum». La vera guida manca completamente. E per questo doveva parlarsi del «Sistema di Stoccarda», che consiste nell’innestare sulla Società Antroposofica tutto il possibile, ma non darsi la pena di operare per l’antroposofia. D’altro lato c’è il sistema di iniziare tutto e non continuarlo, come per esempio il «Patto per la vita libera dello spirito»; quello è rimasto solo un programma. E poi, non è vero, questo: ovunque scegliere i percorsi più comodi e abbandonare di nuovo ognuno, non preoccuparsene ulteriormente. Lo stare seduti su sedie curuli senza alcuna attività! Tutto questo è tipico del «Sistema di Stoccarda». Queste sono le «non-metodicità» assolute: svolgere il proprio incarico, ma evitare ogni attività reale. L’attività è stata evitata dal 1919. Nulla è stato perseguito, mentre comunque si sono fatte promesse di perseguire le cose. Queste sono le cose che soprattutto vengono in considerazione. Mi sembra che sarebbe facile passare al positivo. Se considero, per esempio, l’attività del Dr. Stein, mi sembra storicamente così: Dapprima ha protestato, così che si è sollevato fino alla caratterizzazione: Il Consiglio è diventato la barzelletta dei bambini — , poi è caduto in letargia. Qualcosa di positivo sarebbe difficile da sottolineare. Non giova se voi dite che dovrei consigliare. Allora porta al fatto che qualcosa che io adduco viene riferito. Non biasimo che l’abbiate detto; ma non serve. Serve soltanto quello che cresce su terreno e suolo proprio, ma in modo da diventare obiettivo ed è permeato dalla volontà. Finché rimaniamo in quella fase, non andando oltre le generalità, allora facciamo come se la Società non ci fosse affatto. Ma poiché c’è, si deve parlare diversamente. Si deve parlare di cose reali. Non siamo infatti messi di fronte alla domanda di fondare adesso la Società Antroposofica. «Trovare l’uomo umanamente»: questi sono modi di dire che si usano in ogni società umanitaria.
Ora allora si è formato questo comitato dei Sette. Questo poteva solo riunirsi dicendo: Vogliamo questo o quello, e perciò siamo insoddisfatti di questo e di quello. — Ovunque ci fosse stata la possibilità, in questo periodo qui di fare qualcosa in modo positivamente umano, non è stata colta. Questo è quello che ho spiegato come il sistema dell’opposizione interna. I talenti devono essere messi al servizio della causa, non respinti. Se questo nella Scuola Waldorf è veramente tentato, è solo perché mi sono riservato personalmente l’assegnazione dei posti. Ma dove non avevo nulla da dire, il sistema è stato seguito, cioè di buttare fuori i talenti. I talenti sono spesso esseri altamente scomodi. In questo modo continuiamo a coltivare continuamente l’incrocio, perseguendo nella Società il sistema degli ultimi quattro anni. Negli ultimi quattro anni è stato continuamente praticato l’incrocio, a eccezione di quelle persone che io stesso ho chiamato. È sempre stato scelto il cammino della comodità. Quanto è stato rovinato qui dal fatto che non si è compreso come coltivare i talenti. Quelli che ci sono non vengono neanche coltivati. Si bestemmia su di loro. Il compito è coltivarli, usarli in modo che mettano i loro talenti e le loro conoscenze al servizio della Società. Il «Cerchio» non trova nemmeno la possibilità di andare oltre la sua propria cricca. Non pensa che, se lui stesso non avanza, deve portare altri avanti per usare i talenti o la buona volontà. Così è continuamente coltivato l’incrocio. Non è il modo che un paio di insegnanti della Waldorf si siedano insieme e vogliano riformare la Società, se non lo sanno fare. Se lo sanno, allora dovrebbero solo farlo. Di questo appello del Dr. Unger nessuno sa nulla. Nemmeno dell’altro, che è quasi uguale. La gente non sa perché dovrebbe venire. Naturalmente ha valore solo se coloro che vogliono prendere la cosa in mano, dicono cosa deve essere fatto. Non c’è in esso nulla che sia da fare della Società, e quindi non viene fatto, e perciò la Società non funziona. Abbiamo ricercatori, istituti! Ci sono: Dr. Theberath, Maier Strakosch è il loro capo — , Smits, Lehofer, Dechend, Pelikan,
Streicher, Spieß. Nove ricercatori sono emersi dalla Società Antroposofica. È una questione urgente che il «Giorno che viene» non vada in bancarotta per questi nove ricercatori. Questa è una delle questioni più urgenti della Società Antroposofica. Tutto questo è emerso dal grembo della Società Antroposofica. Vi siete preoccupati delle cose che non vengono fatte? Dr. Kolisko: Conosciamo esattamente queste questioni.
Dr. Steiner: Altrimenti tutto cresce senza fondo, se la Società non si preoccupa delle cose e non pensa a coltivare ciò che è cresciuto da lei. Amministrare la Società Antroposofica come voi oggi discutete, si può fare nello stesso modo come è stato fatto nel 1910. La gente ha chiesto la Scuola Waldorf. Non c’è più possibilità che si vada avanti così come prima. La gente ha chiesto attività che vogliono essere svolte. Ne emerge per la gente che l’ha chiesto la responsabilità di occuparsi anche di questo. Invece teniamo sedute che impediscono che ci se ne occupi. Voglio continuamente indicare domande concrete. Indico i ricercatori che voi fate passeggiare. Il Consiglio centrale non ha neanche pensato che ha il dovere di preoccuparsi che facciano qualcosa. Nella rivista «Antroposofia» non c’è nulla dentro. Ma nove ricercatori e quattro medici vanno a passeggiare. Naturalmente il «Giorno che viene» andrà in bancarotta per questi nove ricercatori, a cui si aggiungono quattro medici. E per questo arriviamo all’opposizione. Questo porta al fatto che la gente dice, noi promettiamo al mondo di tutto il possibile, e non accade nulla. Emil Leinhas parla.
Dr. Steiner: Nel momento in cui si ascolta che ci sono persone sedute che non fanno nulla, arriviamo all’opposizione. Marie Steiner: Poco fa nella seduta mi aspettavo che proprio queste cose venissero discusse.
Dr. Steiner: Non è venuto a mente a nessuno di parlare di queste cose reali, sebbene io abbia ancora detto altre cose. Dal 1919 si è voluto qualcosa di diverso dalla Società Antroposofica. Alcuni membri si esprimono al riguardo.
Dr. Steiner: Per questo non c’è tempo. Con questo la responsabilità è accresciuta agli altri, di prendersi cura della Società Antroposofica. Questo è quello che deve accadere. Fare archivi e fornire discorsi dagli archivi, questo lo potremmo comunque aver arrangiato. Quello che è stato richiesto nel 1919 richiede co-partecipazione di altre persone, non solo del cerchio più ristretto. Se si impiegano nove ricercatori, questo sta sotto la responsabilità di chiunque voglia proprio la scienza. Marie Steiner: A nessuno è venuto in mente di pensare all’Euritmia.
Dr. Steiner: Dapprima dovetti convincere i nostri amici che trovassero qualcosa nell’Euritmia, mentre altro si fissa qui in modo parassitario. Le cose vere sono gettate al vento. Questo deve stare negli appelli, se non anche con le parole con cui le esprimo io. Se continuiamo solo a chiacchierare di voler «trovare l’uomo», allora non avanziamo. Sento qui un’ingiustizia. È incredibile che io da tempo fissi in una direzione ben determinata gli obiettivi della ricerca e dica, le cose fluttuano nell’aria? Poco fa il Signor Strakosch mi ha raccontato che le cose sono già fatte. Nella «Antroposofia» debbono stare dentro le azioni dei nostri ricercatori, e per questo il Consiglio centrale è responsabile. Si tratta che i nostri medici facciano qualcosa. Hanno compiti sufficienti, ci sono compiti concreti. Vengono fatte osservazioni su qualcosa che è da registrare tra gli eventi dell’ultimo anno.
Dr. Steiner: Non si deve tranquillizzarsi davanti all’ingiustizia che grida al cielo e non voler sentire a fondo. La cosa non è stata discussa nella forma che è «uno scandalo» se qualcosa di tale può accadere. Dr. Kolisko parla.
Dr. Steiner: Non è la stessa cosa afferrare qualcosa per le corna o solo discuterla. Lo menziono solo come esempio. L’ho sempre portato: si parla di generalità. Con la Scuola Waldorf dovreste usare questo intelletto, che è venuto in essere attraverso una selezione molto particolare dell’Europa centrale. L’incrocio all’interno di questo cerchio non porta a nulla. Con questo rovinate anche tutte le fondazioni di rami. Non porteremo nuove persone. Marie Steiner: Tutto dovrebbe essere permeato da un’altra disposizione. Oltre agli insegnanti della Waldorf, dovrebbero venire in evidenza anche altre persone. Alcuni presenti parlano.
Dr. Steiner: Parlo solo delle cose che si possono ovviamente [fare]. Si può andare a Dornach, e si può tenere una conferenza. Si può, se appare il libretto sulla milza, affermare che avrebbe dovuto suscitare una discussione continua. Un’indagine richiede tempo. — Naturalmente dovrebbe anche provocare un po’ di interesse. Non voglio dire che ci siano molte persone interessate a tale cosa; ma ciò che ognuno può e deve fare, è portare di fronte al pubblico qualcosa che è una lavorazione positiva della materia antroposofica. Questo si può fare. Per questo basta solo sedersi sui calzoni. Non parlo affatto di genialità, che non manca. Di Spieß non lo so. Negli altri la capacità è presente; ma non sono diligenti. Possono fare qualcosa, ma non vengono stimolati a farlo. Che cosa è emerso dai ricercatori, eccetto la storia del pendolo di Rudolf Maier? Questo è l’unico risultato veramente positivo. Con me Schmiedel non ha parlato della conferenza di Maier. Così sono tutte queste cose. E se fosse, sarebbe solo l’invito che Schmiedel scrivesse una confutazione. Questo è quello che dovrebbe seguirne. Potrebbe essere un dibattito molto interessante. Si parla dell’umore oppositivo nella gioventù.
Dr. Steiner: La Signorina Mellinger voleva riprodurre l’umore della gioventù. Queste idee, che vengono da questo angolo, partono tutte dal fatto che la gente dice, non dipende da alcuna guida. Sa, se la Società esiste, allora anche l’uomo direttivo appropriato può trovarsi. Non va senza guida. Deve venire consapevolezza di obiettivo nell’assemblea. Forse può fare le sue obiezioni se la gente non le piace. Ci sono Polzer, Signorina Mellinger, Lauer, — Maikowski è solo il leader vocale. È tutto più senile di quanto ci si potrebbe immaginare. Coloro che sono abituati a usare la lingua devono rappresentare il loro punto di vista. Il fatto che il Dr. Stein è improvvisamente diventato muto è triste. Marie Steiner: Pensavo che si sarebbe parlato proprio di queste carenze. Vivevo secondo questo presupposto; ma non sento nulla di questo. Vengono voci diverse.
Dr. Steiner: Polzer rappresenta l’austriacità ancora attualmente attiva. La Signorina Mellinger può dire tutto il negativo. — Lauer è il rappresentante della gioventù; Maikowski è il teorico della gioventù. — Si possono obbligare per l’inizio a non parlare. — Diventa gradualmente impossibile la posizione se si coinvolge la Signorina Mellinger e non Maikowski. Prendete solo Polzer e Lauer. [Dr. Steiner dice]: Mercoledì ore 9 Consiglio dei Trenta.
SEDUTA COL CONSIGLIO DEI TRENTA Stoccarda, mercoledì 31 gennaio 1923 (seduta notturna fino al mattino seguente)
Dr. Steiner: Le trattative sulle questioni attualmente in sospeso durano già così a lungo, ed è così urgente sbrigare altre questioni, che in ogni caso significherebbe quasi una catastrofe se le trattative di questa sera si svolgessero di nuovo nello stesso modo insignificante come quelle di lunedì scorso. Ho pregato di non condurre queste trattative davanti a un corpo così esteso come allora, perché questo contribuisce solo ancora di più a far sì che le cose rimangano senza risultato e non usciamo dall’attuale crisi. Parlerò io stesso il meno possibile; voglio sentire quali intenzioni ci sono per il proseguimento della Società Antroposofica.
Voglio solo dire questo, affinché non sorga alcun malinteso sul significato delle nostre trattative. Trattative come quelle che stiamo ora conducendo non sarebbero state possibili fino a un certo periodo, non molto lontano. Sono diventate possibili e si presentano oggi come qualcosa di ovvio, perché probabilmente la stragrande maggioranza delle personalità che oggi sono qui riunite è stata in grado, nel corso degli ultimi quattro anni circa, di assumere gradualmente, in posizione dirigente, gli affari della Società Antroposofica. Quindi quel precedente rapporto in cui molti di quelli oggi qui riuniti erano: che cioè si erano uniti alla Società Antroposofica esistente e non avevano la piena misura della responsabilità, questo rapporto precedente oggi non esiste più. Dovete comprendere che un gran numero di personalità con piena propria iniziativa si è fatto dirigente negli affari antroposofici. Perciò è diventato oggi anche necessario che la responsabilità per una grande parte degli affari antroposofici ricada su queste personalità. E queste personalità dovrebbero essere consapevoli che i cambiamenti che si sono verificati non sono estinguibili. Dopo che dalla comunità questi cambiamenti sono intervenuti, è stato quindi del tutto ovvio che io, di fronte alla domanda che mi è stata posta dalle circostanze, fossi costretto a rivolgermi alle personalità dirigenti, prima di lanciare un appello ai singoli membri, per eventualmente ristabilire la condizione precedente. Perché questi cambiamenti mi hanno imposto doveri che mi hanno tolto dai miei doveri precedenti. È quindi ovvio che, prima di tentare di ristabilire le condizioni precedenti, mi sia rivolto ancora una volta alle personalità dirigenti — il che è avvenuto invano — per persuaderle, da parte loro, a vedere quello che vogliono fare, prima che io mi rivolga ai singoli membri. Nelle trattative di oggi non voglio partecipare materialmente. Oggi ascolterò dapprima solo ciò che emerge dal grembo di questa assemblea di oggi, per poi vedere come si può avanzare. Dipende quindi da voi se portate avanti le trattative in modo fruttuoso.
Altrimenti devo supporre che non abbiate interesse se la Società Antroposofica nei prossimi tempi viene condotta a una catastrofe. Vi prego, affinché non usciamo senza risultato, di condurre oggi almeno la cosa con la vera serietà e con il sentimento di responsabilità. Chiedo quindi di considerare questo come un’introduzione alle trattative di oggi. Molto dipenderà da ciò che farete oggi. Su questo parlano il Dr. Stein e il Dr. Kolisko. Dr. Unger: Dobbiamo cercare i mezzi per superare il «Sistema di Stoccarda». Parlano il Dr. Maier, il Dr. Palmer, la Signorina Toni Völker, Paul Baumann. La questione di un vademecum medico previsto viene discussa.
Dr. Steiner: Si sarebbe dovuto imparare a ripensare i quadri clinici in grande. Non dobbiamo fare ostruzioni, questo è ovvio. Si può costruire un edificio, per cui le difficoltà sono infinitamente grandi; ma non vengono affatto in considerazione. Neanche quando si è fondato il metodo di discutere la Scuola Waldorf è venuto in considerazione. La domanda riguarda ciò che poteva essere fatto due anni fa già oggi. Si tratta di queste omissioni. Se giriamo intorno alla cosa e adduciamo scuse, allora è naturale che le scuse per la stesura di un vademecum non vengono in considerazione. La descrizione della malattia cardiaca deve essere pensata in altre forme, completamente a parte dal fatto che i singoli rimedi possono già essere usati. La malattia cardiaca deve essere pensata diversamente. Presentata diversamente, potrà presentarsi al mondo in modo più plausibile che nei precedenti manuali. Si tratta della buona volontà di ripensare nel campo della medicina a partire dalle fondamenta della scienza dello spirito. Ma poiché tutte le discussioni sono condotte su binari morti, devo parlare. Non riesco a immaginarmi cosa dovrebbe accadere, ma posso immaginarmi che la medicina possa essere ripensata se la buona volontà per questo è presente. Forse c’è una necessità molto più grande di lavorare a partire dalla fisiologia e ripensare fisiologicamente i quadri clinici. Questo non dipende dal fatto che si siano provati i rimedi malattici o no. Questo è qualcosa che vale «in sé». Se anche non si sottovalutano fortemente le difficoltà, tuttavia non si deve girare intorno alle difficoltà come è stato girato, altrimenti non arriveremo a nulla. Non si tratta di rappresentare il patologico completamente. I manuali vengono sempre corretti. Non si tratta di raccomandare al mondo solo rimedi. Ritengo l’«elenco dei rimedi» come la cosa più dannosa che potrebbe accadere. Si tratta di rappresentare il metodo. Ritengo tutto il resto anche solo come qualcosa che ci ha danneggiato. Non abbiamo bisogno di aspettare fino a che la gente oggi accetti una cosa del genere; allora possiamo aspettare fino alla prossima incarnazione. Si tratta che rappresentiamo la cosa di fronte al mondo, come anche altri hanno rappresentato il loro metodo; si lanciano reciprocamente non piccole ingiurie. Non si tratta che la gente infiliamo la cosa in bocca a ogni singolo professore di medicina, ma che la rappresentiamo come avrebbe potuto essere rappresentata sei mesi dopo l’inaugurazione della cosa. Cioè, rappresentiamo la cosa come una volta si è rappresentato il metodo naturale di guarigione. È una questione del pensiero medico. La discussione non deve essere condotta su binari morti. Dovremmo parlare di ciò che c’è, non di ciò che è ovvio. (Nota del Dr. Heyer: «Prima di questo voto il Dr. Steiner nel corso delle trattative aveva già parlato due volte. Una volta disse sulla descrizione delle difficoltà concrete che il Dr. Noll aveva dato, si arriverebbe a un , se così dalle difficoltà si facessero . L’altra volta disse: Quando avremmo mai potuto fondare così la Scuola Waldorf?») Dr. Unger: Volevo parlare della fiducia attiva.
Dr. Steiner: I metodi mi sono stati esposti in modo esatto e dettagliato. I signori medici non sono nati da un cielo, assegnato loro il compito. In generale appare a uno plausibile, o non appare a uno plausibile. Parlano sulla cosa i medici Dr. Husemann, Eugen Benkendoerfer. Conte Polzer: Chi scriverà il vademecum?
Dr. Noll, Dr. Palmer, inoltre
Dr. Noll: Deve essere deciso che venga scritto. Emil Leinhas, Dr. Palmer, Dr. Kolisko parlano a riguardo. Dr. Steiner: Avrebbe un certo valore se si verificasse una discussione sul perché il vademecum fino a ora non è venuto insieme, e se potesse emergere da questo che può venire insieme dalla intuizione nei veri motivi. Se i motivi vengono veramente discussi, allora si può contare sul fatto che in futuro può venire insieme — la mia convinzione è che un uomo può realizzarlo in sei mesi — , ma ci sono motivi che non stanno nell’obiettivo e che dovrebbero essere scoperti. Allora si potrebbe vedere se in futuro viene insieme. Se conduciamo anche l’ulteriore discussione come prima, non sarà evidente se la Società può essere condotta oltre questa crisi! La crisi è stata provocata dal fatto che dal 1919 si è formata un movimento che ha portato a tutte le possibili fondazioni. Si tratta che le personalità si sentano responsabili e che assumano questa responsabilità. Questo dovrebbe emergere se vogliamo una garanzia per la continuazione della Società. Forse allora si discuterebbe quale difficoltà esiste per portare insieme un’indagine fisica. Apprenderemmo qualcosa sul perché al pubblico viene annunciata una conferenza, che poi non si tiene.’’ Dietro questo stanno difficoltà molto diverse. Abbiamo grande bisogno di discutere le cose che già si collegano alla vita antroposofica. Se affatto la discussione non deve essere condotta su un campo fruttuoso in modo che si crea una resistenza passiva, allora voglio attirare l’attenzione su singole cose che mostrano che si tratta di questioni veramente centrali antroposofiche. condotto ha. La direzione effettiva manca completamente. E per questo dovuto è stato parlare del «Sistema di Stoccarda», che consiste nel innestare ogni sorta di cose alla Società Antroposofica, ma non prendersi la fatica di operare per l’antroposofia. D’altro canto c’è il sistema di iniziare tutto e non continuarlo, come ad esempio la «Lega per la vita dello spirito libero»; è rimasta solo un programma. E poi, sapete, questo: dappertutto scegliere i cammini più comodi e abbandonare di nuovo ognuno, non curarsi oltre. Lo stare seduti su seggi curuli senza alcuna attività! Tutto ciò è tipico del «Sistema di Stoccarda». Questi sono gli «antimètodi» assoluti: svolgere il proprio ufficio, ma evitare ogni attività reale. L’attività è stata evitata dal 1919. Nulla è stato perseguito, mentre tuttavia si sono fatte le promesse di perseguire le cose. Questi sono i fatti che soprattutto vengono in considerazione. Mi sembra che sarebbe facile passare al positivo. Se ad esempio considero l’attività del Dr. Stein, mi appare storicamente così: Per primo ha criticato, così che si è elevato fino alla caratterizzazione: Il consiglio è diventato lo scherno dei bambini — , poi è caduto in letargia. Qualcosa di positivo non c’è quasi da mettere in rilievo. Non serve a nulla se dite che dovrei consigliare. Allora conduce al fatto che qualcosa che presento viene ripetuta. Non rimprovero che l’abbiate detto; solo non serve a nulla. Serve solo ciò che cresce su fondamento proprio e sul suolo proprio, ma in modo che diventi oggettivo e sia pervaso dalla volontà. Finché rimaniamo nello stadio di non andare oltre le generalità, agir come se la Società non ci fosse affatto. Ma poiché essa c’è, bisogna parlare diversamente. Bisogna parlare di cose reali. Non siamo posti davanti alla questione di fondare ora la Società Antroposofica. «Trovare l’altro umanamente»: queste sono frasi che si usano in ogni società umanitaria.
Ora si è formato questo comitato dei Sette. Questo poteva trovarsi insieme solo dicendo: Vogliamo questo o quello, e per questo siamo insoddisfatti di questo e quello. — Ovunque sarebbe stata possibile, in questo tempo qui, un’azione positiva in modo umano, essa non è stata afferrata. Questo è ciò che ho spiegato come il sistema dell’opposizione interna. I talenti devono essere messi al servizio della causa, non respinti. Se questo nella Scuola Waldorf è realmente tentato, è solo riconducibile al fatto che mi sono riservato personalmente l’assegnazione dei posti. Dove io non avevo nulla da dire, è stato seguito il sistema di scacciare i talenti. I talenti sono spesso esseri estremamente scomodi. In questo modo facciamo continuamente incrocio, continuando nella Società il sistema degli ultimi quattro anni. Negli ultimi quattro anni è stato continuamente praticato l’incrocio, ad eccezione di quelle persone che io stesso ho convocato. È sempre stato scelto il cammino della comodità. Quanto è stato qui rovinato dal fatto che non si è compreso come coltivare i talenti. Quelli che esistono non vengono nemmeno coltivati. Li si critica. Il compito è di coltivarli, impiegarli in modo che mettano i loro talenti e conoscenze al servizio della Società. Il «Cerchio» non trova nemmeno la possibilità di andare oltre il suo stesso clan. Non pensa che, se lui stesso non progredisce, debba portare altri per usare i talenti o la buona volontà. Così si pratica continuamente l’incrocio. Non è il modo che un paio di insegnanti Waldorf si siedano e vogliano riformare la Società, quando non possono. Se possono, allora dovrebbero farlo solamente. Di questo appello del Dr. Unger nessuno sa niente. Nemmeno dell’altro, che è quasi uguale. La gente non sa perché dovrebbe venire. Naturalmente ha un valore solo se coloro che vogliono prendere in mano la cosa dicono cosa si deve fare. Non c’è nulla dentro che la Società debba fare, e per questo non si fa, perché la Società non funziona. Abbiamo ricercatori, istituti! Ci sono: Dr. Theberath, Maier Strakosch ne è il capo — , Smits, Lehofer, Dechend, Pelikan, Streicher, Spieß. Nove ricercatori sono usciti dalla Società Antroposofica. È una questione urgentissima che il «Giorno che viene» non vada in bancarotta per questi nove ricercatori. È una delle questioni più urgenti della Società Antroposofica. Tutto questo è uscito dal grembo della Società Antroposofica. Vi siete curati dei fatti che non vengono fatti? Dr. Kolisko: Conosciamo esattamente queste questioni.
Dr. Steiner: Altrimenti tutto cresce senza fondamento, se la Società non si cura delle cose e non pensa di coltivare ciò che da essa è germinato. Amministrare la Società Antroposofica come voi oggi discutete, lo si può fare nello stesso modo come lo si è fatto nel 1910. La gente ha richiesto la Scuola Waldorf. Non c’è più possibilità di continuare le cose come prima. La gente ha richiesto attività che devono essere compiute. Ricade sulla gente che l’ha richiesto la responsabilità di occuparsene. Invece teniamo riunioni che impediscono di occuparsene. Vorrei continuamente indicare questioni concrete. Indico i ricercatori che voi lasciate a passeggiare. Il Consiglio centrale non ha nemmeno pensato che ha l’obbligo di occuparsi che facciano qualcosa. Nella rivista «Antroposofia» non c’è nulla dentro. Ma nove ricercatori e quattro medici vanno a passeggiare. Naturalmente il «Giorno che viene» per questi nove ricercatori, a cui se ne aggiungono quattro medici, andrà in bancarotta. E per questo riceviamo l’ostilità. Questo porta al fatto che la gente dice, noi promettiamo al mondo ogni cosa possibile, e nulla di ciò accade. Emil Leinhas parla.
Dr. Steiner: Nel momento in cui si ode che ci sono persone sedute che non fanno nulla, riceviamo ostilità. Marie Steiner: Recentemente nella riunione mi aspettavo che proprio queste cose venissero al discorso.
Dr. Steiner: Non è venuto in mente a nessuno di parlare di queste cose reali, nonostante abbia ancora detto altri fatti. Dal 1919 si voleva qualcosa di diverso dalla Società Antroposofica. Alcuni membri si esprimono al riguardo.
Dr. Steiner: Per questo il tempo non è sufficiente. Con questo la responsabilità è ricaduta sugli altri, di occuparsi insieme della Società Antroposofica. Questo è ciò che deve accadere. Fare archivi e fornire conferenze dagli archivi, questo avremmo potuto arrangiarci in un altro modo. Quello che è stato richiesto nel 1919 richiede partecipazione da altre persone, non solo dal circolo più stretto. Se si assumono nove ricercatori, ciò ricade sotto la responsabilità di ognuno che vuole davvero la scienza. Marie Steiner: A nessuno è venuto in mente di pensare all’Euritmia.
Dr. Steiner: Dapprima dovevo condurre i nostri amici al punto che trovassero qualcosa nell’Euritmia, mentre altro qui si impianta parassitariamente. Le cose vere vengono gettate al vento. Questo deve stare negli appelli, anche se non con le parole con cui le esprimo io. Se continuiamo solo a chiacchierare che vogliamo «trovare l’uomo», non progrediamo. Io sento lì un’ingiustizia. Si è mai sentito che da più tempo dirigo gli scopi della ricerca in una direzione ben determinata e dico, le cose stanno nell’aria? Recentemente il signor Strakosch mi ha raccontato che le cose sono già state fatte. Nella «Antroposofia» devono stare i fatti dei nostri ricercatori, e il Consiglio centrale ne è responsabile. Si tratta che i nostri medici facciano qualcosa. Hanno compiti sufficienti, ci sono compiti concreti. Si sentono pareri su alcuni fatti che sono da annotare tra gli eventi dell’ultimo anno.
Dr. Steiner: Non ci si deve quietare davanti all’ingiustizia che grida al cielo e non si vuol sentire in tutta la profondità. La cosa non è stata discussa nella forma che è «uno scandalo» se una cosa simile può accadere. Dr. Kolisko parla.
Dr. Steiner: Non è lo stesso se si afferra una cosa per le corna o solo la si discute. Io lo menziono solo come un esempio. Ho sempre portato questo: si parla di generalità. Nella Scuola Waldorf dovreste usare questo intelletto, che è stato realizzato da una selezione particolarmente speciale dell’Europa centrale. L’incrocio dentro questo cerchio non porta a nulla. Con questo rovinate anche tutte le fondazioni di rami. Non porteremo gente nuova. Marie Steiner: Tutto dovrebbe essere pervaso da un’altra disposizione. Oltre agli insegnanti Waldorf dovrebbero mettersi in evidenza anche altre persone. Alcuni presenti parlano.
Dr. Steiner: Parlo solo dei fatti che si possono ovviamente fare. Si può andare a Dornach e si può tenere una conferenza. Si può, quando esce il libretto sulla milza, affermare che avrebbe dovuto provocare una discussione continua. Un’indagine ha bisogno di tempo. — — Naturalmente dovrebbe anche suscitare un po’ di interesse. Non voglio dire che molte persone sono interessate a una cosa simile; ma quello che ognuno può e deve fare, è portare davanti al pubblico qualcosa che è un’elaborazione positiva della materia antroposofica. Questo può essere fatto. Per questo basta solo sedersi sui pantaloni. Non parlo affatto del genio, che non manca. Di Spieß non so. Negli altri la capacità è presente; ma non sono diligenti. Possono fare qualcosa, ma non vengono stimolati a fare qualcosa. Che cosa è uscito dai ricercatori, se non la storia del pendolo di Rudolf Maier? Questo è l’unico vero risultato positivo. Schmiedel non ha parlato con me della conferenza di Maier. Così sono tutte queste cose. E se anche, sarebbe solo l’invito che Schmiedel scrivesse una confutazione. Questo è quello che dovrebbe seguire. Potrebbe essere un dibattito molto interessante. Si parla della disposizione d’opposizione nella gioventù.
Dr. Steiner: Frl. Mellinger voleva rappresentare la disposizione della gioventù. Queste idee che vengono da questo angolo, si basano tutte sul fatto che la gente dica, non dipende dalla guida. Sapete, se la Società c’è, anche l’uomo guida appropriato può trovarsi. Non si va avanti senza guida. Deve venire consapevolezza di scopo nell’assemblea. Forse può fare le sue obiezioni se la gente non le piace. Ci sono Polzer, Frl. Mellinger, Lauer, — Maikowski è solo la guida del coro. È tutto più senile di quanto si potrebbe immaginare. Devono rappresentare il loro punto di vista coloro che sono abituati a usare la loro lingua. Che il Dr. Stein sia diventato improvvisamente muto, questo è sì triste. Marie Steiner: Pensavo che si sarebbe parlato proprio di queste carenze. Vivevo secondo questa supposizione; ma non sento nulla di ciò. Si sentono diverse voci.
Dr. Steiner: Polzer attualmente rappresenta ancora l’austriacità operante. Frl. Mellinger può dire tutto quello che è negativo. — Lauer è il rappresentante della gioventù; Maikowski è il teorico della gioventù. — Li si può obbligare per l’inizio a non parlare. — Diventa gradualmente impossibile la posizione se si porta Frl. Mellinger e non si porta Maikowski. Prendete solo Polzer e Lauer. [Dr. Steiner f]: Mercoledì ore 9 Cerchio dei Trenta
RIUNIONE CON IL CERCHIO DEI TRENTA Stoccarda, mercoledì 31 gennaio 1923 (Riunione notturna fino al mattino successivo)
Dr. Steiner: I negoziati sugli affari attualmente pendenti durano già così a lungo, ed è così urgente risolvere altri affari, che in ogni circostanza sarebbe quasi una catastrofe se i negoziati di stasera procedessero di nuovo nello stesso modo privo di contenuto di quelli del lunedì scorso. Ho pregato di non condurre questi negoziati davanti a un corpo così esteso come allora, perché ciò contribuisce solo ancora più al fatto che le cose procedono senza risultato e che non usciamo dalla crisi attuale. Parlerò io stesso il meno possibile, voglio sentire quali intenzioni ci sono per la prosecuzione della Società Antroposofica.
Vorrei solo dire questo, affinché non sorga alcun equivoco sul significato dei nostri negoziati. Tali negoziati, come li pratichiamo ora, non sarebbero stati possibili fino a un certo periodo non molto lontano nel passato. Sono diventati possibili e si presentano oggi come qualcosa di scontato, perché probabilmente la maggior parte delle personalità che oggi sono riunite qui, nel corso degli ultimi quattro anni circa, sono state nella posizione di assumere gradualmente gli affari della Società Antroposofica in una posizione dirigente. Dunque quel precedente rapporto, in cui molti di coloro che sono oggi qui riuniti, cioè il fatto che si unirono alla Società Antroposofica già esistente e non avevano il pieno grado di responsabilità, questo precedente rapporto oggi non esiste più. Dovete essere consapevoli che un gran numero di personalità, con piena iniziativa propria, si è messo in primo piano negli affari antroposofici. Pertanto è anche diventato necessario oggi che la responsabilità per una gran parte degli affari antroposofici ricada su queste personalità. E dovrebbero essere consapevoli queste personalità che i cambiamenti che si sono verificati non possono essere cancellati. Dopo che dai ranghi dei membri questi cambiamenti si sono verificati, è quindi stato completamente naturale che, di fronte alla questione che si era presentata a me dalle circostanze, io sia stato costretto a rivolgermi alle personalità dirigenti, prima di appellare ai singoli membri, per eventualmente ripristinare il precedente stato. Perché questi cambiamenti mi hanno imposto doveri che mi hanno sottratto dai miei doveri precedenti. È quindi naturale che, prima di tentare di ripristinare i precedenti stati, io mi sia rivolto ancora una volta alle personalità dirigenti — cosa che è accaduta invano — , al fine di indurle a loro volta a vedere cosa volessero fare, prima di rivolgermi ai singoli membri. Non voglio partecipare materialmente ai negoziati odierni. Per prima cosa oggi ascolterò solo quello che emerge dal grembo di questa riunione odierna, per vedere dopo come si può progredire. Dipende quindi da voi se modellate i negoziati in modo fruttuoso.
Altrimenti devo supporre che non abbiate interesse, se la Società Antroposofica viene condotta in una catastrofe nel tempo immediatamente prossimo. Vi prego, affinché non usciamo dall’incontro senza risultato, che oggi almeno conduciate la cosa con vera serietà e con il sentimento della responsabilità. Questo vi prego di considerare come un’introduzione ai negoziati odierni. Molto dipenderà da quello che farete oggi. Su di ciò il Dr. Stein e il Dr. Kolisko parlano. Dr. Unger: Dobbiamo cercare vie per superare il «Sistema di Stoccarda». Parlano il Dr. Maier, il Dr. Palmer, Frl. Toni Völker, Paul Baumann. Si affronta la questione di un vademecum medico progettato.
Dr. Steiner: Si sarebbe dovuto imparare a ripensare nel grande i quadri di malattia. Non dobbiamo fare ostruzioni, questo è ovviamente naturale. Si può erigere un edificio, in cui le difficoltà sono infinitamente grandi; ma non vengono affatto in considerazione. Allo stesso modo, al momento della fondazione della Scuola Waldorf, non è venuto in considerazione il metodo da consigliare. La questione riguarda ciò che oggi due anni fa avrebbe già potuto accadere. Si tratta di queste omissioni. Se circonquisiamo la cosa e addiciamo scuse, allora è ovviamente naturale che le scuse per la scrittura di un vademecum non vengono in considerazione. La descrizione della malattia cardiaca deve essere pensata in altre forme, indipendentemente dal fatto che i singoli rimedi possono già essere usati. La malattia cardiaca deve essere pensata diversamente. Rappresentata diversamente, potrà presentarsi al mondo più plausibilmente che nei precedenti manuali. Si tratta della buona volontà, nel campo della medicina di ripensare dalle fondamenta della scienza dello spirito. Ma poiché tutte le discussioni vengono condotte su binari morti, devo parlare. Non posso immaginarmi cosa debba accadere, ma posso immaginarmi che la medicina possa essere ripensata, se c’è la buona volontà per ciò. Forse vi è una necessità molto più grande di lavorare dalla fisiologia e di ripensare fisiologicamente i quadri di malattia. Questo non dipende dal fatto che si siano provati i rimedi malattia. Questo è qualcosa che vale «in sé». Se non si sottovalutano abbastanza le difficoltà, si deve tuttavia non discutere così le difficoltà, come si è discusso, altrimenti non arriviamo a nulla. Non si tratta di rappresentare completamente l’aspetto patologico. I manuali vengono sempre corretti. Non si tratta di raccomandare al mondo solo rimedi. Tengo la «lista dei rimedi» perciò per la cosa più dannosa che poteva accadere. Si tratta di rappresentare il metodo. Tengo tutto il resto anche solo ancora per qualcosa che ci ha nuociuto. Non abbiamo bisogno di aspettare finché la gente oggi accetti una cosa simile; allora potremmo aspettare fino alla prossima incarnazione. Si tratta che noi rappresentiamo la cosa davanti al mondo, come anche altri hanno rappresentato il loro metodo; essi si lanciano scambi non leggeri di vituperi. Non si tratta che noi mettiamo la cosa in bocca di ogni singolo professore di medicina, ma che la rappresentiamo così come avrebbe potuto essere rappresentata sei mesi dopo l’inaugurazione della cosa. Ciò significa dunque che rappresentiamo la cosa così come una volta si è rappresentato il metodo naturale della guarigione. È una questione del pensiero medico. La discussione non deve essere condotta su binari morti. Dovremmo parlare di ciò che è presente, non di ciò che è ovviamente naturale. (Nota del Dr. Heyer: «A questo punto, prima di questo voto, il Dr. Steiner nel corso dei negoziati aveva già parlato due volte. Una volta ha detto sulla descrizione delle difficoltà concrete, che il Dr. Noll aveva dato, si verrebbe a un , se così dalle difficoltà fossero fatti. L’altra volta ha detto: Quando avremmo mai potuto fondare la Scuola Waldorf in questo modo?») Dr. Unger: Volevo parlare della fiducia attiva.
Dr. Steiner: I metodi sono stati da me rappresentati esattamente e in dettaglio. I signori medici non sono nati da qualcosa di celeste, a cui sia stata assegnata l’attività. In generale appare plausibile a uno, o non appare plausibile. I medici Dr. Husemann, Eugen Benkendoerfer parlano alla cosa. Conte Polzer: Chi scriverà il vademecum?
Dr. Noll, Dr. Palmer, inoltre
Dr. Noll: Deve essere scritto con certezza. Emil Leinhas, Dr. Palmer, Dr. Kolisko parlano di questo. Dr. Steiner: Avrebbe un certo valore se si verificasse una discussione su perché il vademecum fino a ora non è venuto insieme, e se allora da questo potrebbe apparire che può venire insieme dalla consapevolezza dei veri motivi. Se si elaborano veramente i motivi, allora si può contare che in futuro possa venire insieme — mia convinzione è che un uomo può portarlo insieme in sei mesi — , ma ci sono motivi che non stanno nell’oggettivo e che dovrebbero essere scoperti. Allora si potrebbe vedere se in futuro viene insieme. Se continuiamo a condurre la discussione come finora, non sarà evidente se la Società può essere condotta oltre questa crisi! La crisi è stata provocata dal fatto che dal 1919 è nato un movimento che ha portato a tutte le possibili fondazioni. Si tratta che le personalità si devono sentire responsabili e che assumono questa responsabilità. Questo dovrebbe diventare evidente se vogliamo avere una garanzia per la continuità della Società. Forse allora sarebbe discusso quali difficoltà si presentano, per realizzare un’indagine fisica. Avremmo qualcosa di cui saperne il motivo per cui al pubblico è annunciata una conferenza, e poi invece non avviene.» Dietro a ciò stanno difficoltà completamente diverse. Abbiamo molta necessità di discutere le cose che già hanno a che fare con la vita antroposofica. Se non affatto la discussione deve essere condotta su un campo fertile proprio da ciò che si oppone passivamente, allora voglio richiamare attenzione su singoli fatti, che mostrano che si tratta di affari completamente centrali dell’antroposofia. Era prima dello svolgimento del Congresso di Vienna [1.-12. giugno 1922]. Il Dr. Kolisko aveva avuto l’intenzione di andare a Vienna e di tenere una conferenza. Non ero molto contento del fatto che proprio scegliesse il tema della migrana. Ma finalmente non è affar mio. Era importante per me intraprendere la conversazione al riguardo. Nel corso di questa conversazione cadde la parola: * Vedi nota a pagina 68 e il programma pagina 851.
«Se vengo nell’Istituto clinico-terapeutico, mi rifiutano il materiale.» — La cosa è questa, che una parola simile può cadere! Arriviamo così al fatto che questo non è un comportamento antroposofico in questa questione, se è davvero vero che il materiale sulla migrana è stato rifiutato alla conferenza. Se ci comportassimo antroposoficamente, le cose accadrebbero che devono accadere. Le esternalità dal 1919 hanno prodotto difficoltà proprio per il comportamento non antroposofico di singole personalità che vivono a Stoccarda. Se si parla di impedimenti, dovrebbe parlarsi degli impedimenti reali. Su queste cose sembra che si voglia passare oltre. Volevo solo indicare questo caratteristico, vorrei però ricondurre la discussione al fatto che arriviamo a un campo più fruttuoso di quello in cui è stata condotta. Se questi prosciugamenti non cessano, allora coloro che devono cooperare antroposoficamente non coopereranno, ma si osteggeranno a vicenda, nello scrivere il vademecum. Questo mi è venuto incontro molte volte, che è stato detto che i singoli si impediscono, di scriverlo. Queste sono le cose che allora dovrebbero essere comprese, e se vengono comprese, se veramente si punta alle ferite, allora sarebbe presente una garanzia che le cose in futuro potrebbero essere risolte. Secondo quello che finora è stato detto, tale garanzia non è presente. Non c’è altra garanzia, se non che è detto, perché non c’è collaborazione tra Gmünd e l’Istituto clinico-terapeutico [a Stoccarda]. Le cose vengono raccontate quando ci si chiede perché non si collabora! Viene condotta una sorta di ostruzione. Questo è quello che chiedo di considerare. Se oggi non si parla seriamente, deve portare a una catastrofe della Società Antroposofica. Con le pure promesse non possiamo continuare. Dr. Kolisko: Per la questione della migrana mi hanno spedito il materiale dopo. Non era esattamente quello che mi serviva. Differenze personali tra i signori impediscono che «il libro» [Vademecum] sia scritto.
Dr. Steiner: In ogni caso la cosa stava così, che si poteva dire: Coloro che stanno lassù non danno fuori le loro cose. — Se confronto questo caso con il comportamento dell’[Istituto clinico-terapeutico] nei confronti del lavoro sulla milza,» allora devo dire che queste cose non sono molto promettenti. Parlano alcuni membri.
Dr. Steiner: Tanto meglio sarebbe stato se due individualità avessero parlato. Vedo di nuovo non vedo dove sta il metodo per cui progrediamo. Emil Leinhas: Deve esserci una discussione senza riserve sulle cose e sui loro motivi.
Dr. Steiner: Quello che è stato detto è il seguente: Ho detto fin dall’inizio, quando qui dovevano sorgere attività mediche, non dipende dall’offrire singoli rimedi, ma da un metodo medico. Voglio solo portare che una volta il metodo dell’omeopatia è stato divulgato, un’altra volta un altro metodo. Si tratta di avanzare per una metodica medica. In Landhausstraße, abbastanza a lungo prima che questo libretto vedesse la luce del mondo, ho fatto a Dr. Noll la proposta di sedersi e scrivere un vademecum. Ho detto che non mi promettevo nulla da un «collegium»; doveva scriverlo una singola persona. Questo confronto, come sui metodi dell’omeopatia e della medicina naturale le cose sono state rappresentate, questo confronto l’ho portato molto presto. Questo confronto è stato portato per mostrare che un’agitazione per un singolo rimedio non può essere la cosa giusta che in questo caso aiuta il mondo, ma che si tratta di dire al mondo: Qui giace un certo modo di pensare medico. — Questo, che ho detto fin dall’inizio davanti ai medici come convinzione a Dr. Peipers, quello che ho detto fin dall’inizio a Dr. Noll, questo portò allora di nuovo a ciò che dissi in forma riassuntiva: Questo metodico potrebbe essere reso più chiaro al mondo tramite un vademecum. Se dico una cosa simile davanti ai laici, allora è subito compreso che tutte queste cose possono solo screditarci. Che van Leer sia sorto, questo proviene dal fatto che nella riunione che è stata tenuta recentemente, proprio dovette parlarsi di quale fosse la base di un’efficacia per i nostri rimedi: e che lì di nuovo dovette dirsi: deve per prima cosa diffondersi la metodica, così come una volta si è diffusa la metodica omeopatica. Questo laico van Leer l’ha compreso e ne ha tratto la conseguenza; il laico lo comprende subito. Ma il nostro collegio dei medici ne ha tratto la conseguenza che doveva essere scritto uno studio pedantemente metodologico. Si tratta di cose, di cui si crede che basti toccarle, così le persone che stanno nella pratica della vita le comprenderebbero. Si potrebbero portare cento esempi per corroborare ciò. Di nuovo, senza fare una sentenza su valore o disvalore, voglio portare questo. Lo Schlegel di Tubinga una volta si è invitato un cerchio di medici. In questo cerchio di medici ha parlato e ha portato con sé uno stenografo. Lì, fondamentalmente, indipendentemente dal valore o dal disvalore del metodo, è sorto un libretto straordinariamente stimolante. È sorto una sorta di vademecum. Lì avete un caso, come una cosa simile nasce nella pratica, se si vuole. Questo libretto ha molto aiutato Schlegel. Immaginate, nel mondo intero si discute sull’omeopatia. Se fossero usciti con una cosa simile, che dice qualcosa alla gente, allora si sarebbe davvero avuto qualcosa. Si tratta di una metodica medica, come l’omeopatia o l’allopatia. È questo di cui si tratta. Frl. Rascher parla.
Dr. Steiner: Questo dipende solo dalla volontà. Voglio fare l’affermazione: Il vademecum che si pretende da voi, deve portarlo nella testa ogni singolo medico. Qualcosa che voi ovviamente portate nella testa, dovete scriverlo. Voglio sapere dove saremmo oggi se una cosa simile fosse presente come questo vademecum! Voglio sapere dove potremmo essere allora oggi! Con la lista dei rimedi non andiamo abbastanza lontano. Volevo solo indicare che il vademecum potrebbe essere scritto in un tempo relativamente breve, che le obiezioni che sono state sollevate oggi non sono quelle su cui si deve parlare. Finché non abbiamo la volontà di indicare veramente le cose, così a lungo non porteremo la Società Antroposofica in piedi. Immaginate, se nella conferenza degli insegnanti iniziassimo a parlare come se si fosse incerti riguardo al metodo! Emil Leinhas: Deve esserci una discussione senza riserve, altrimenti le cose diventano croniche. È stato usato l’espressione «porcile». Dr. Palmer dice che non crede che Dr. Noll possa scrivere la cosa.
Dr. Steiner: Avete la convinzione che Dr. Peipers o Dr. Husemann possa fare la cosa? Dobbiamo essere chiari che il completamento attraverso il lavoro comune si presenterebbe al massimo come un’accelerazione, ma che è qualcosa che ognuno può fare da solo. Dr. Palmer: C’è così tanto materiale nei discorsi. Ma è terribilmente difficile rielaborarlo.
Dr. Steiner: Questo autorizzerebbe solo a che da voi stessi facciate l’affermazione di non poterlo fare da solo. Non ho messo questa esigenza su di voi personalmente. L’ho presupposto da altri ed ero chiaro al riguardo che potevo presupporlo lì; come ero anche chiaro al riguardo che non potevo presupporlo con voi. Il caso può già essere chiarito. Ero consapevole dagli antecedenti di cosa si sarebbe trattato: cioè che gli altri signori fornirebbero il lavoro scientifico, mentre voi fornite il lavoro pratico — e poi il lavoro scientifico ha fallito. L’unico a cui non posso fare un rimprovero siete voi; si può dire altrettanto sinceramente come l’altro: se forse non sarebbe stato comunque possibile avanzare la cosa, come si dice nel linguaggio popolare. Dr. Palmer esprime che avrebbe avuto luogo un impedimento.
Dr. Steiner: In che cosa consisteva questo impedimento? Non avete detto in che cosa consisteva l’impedimento. Dr. Palmer: Si sarebbe potuto credere che è venuto meno il buon volere e l’entusiasmo.
Dr. Steiner: Questo ho sempre sostenuto, che è venuto meno il buon volere. È molto importante per me che voi oggi me l'ammettiate.
Dr. Peipers: Oggi per la prima volta sentiamo che il Dr. Noll aveva questo incarico. Dr. Noll: Non ho preso l’incarico come se io da solo fossi in grado di fare una cosa simile. Dr. Palmer: Ammetti almeno che la cosa sta con te. Dr. Kolisko: Mi era diventato chiaro che Dr. Noll non poteva decidere di nulla.
Dr. Steiner: Credo ora che non andremo oltre una decisione su questa questione. Si dovrà vedere come stanno le altre cose con questa questione. Dipende da molte singole cose se siamo di fronte a una catastrofe o no. Allora vogliamo per prima cosa mettere nei protocolli la promessa del Dr. Palmer. Vi chiederei poi di esprimervi ulteriormente su cose che credete anche debbano essere discusse. Sarebbe importante avere un chiarimento su cose simili. La questione va ben oltre la portata di quello che riguarda Stoccarda. Solamente da Stoccarda essa si irradia. Certe difficoltà in cui ci imbattiamo a Dornach, quando vengono affrontati gli affari del laboratorio lì, conducono sempre al fatto che qui con Gmünd non funziona. È già stata discussa la mia presenza su questo rapporto. Ho sempre avuto la convinzione che riguardo alla cooperazione potrebbe essere fatto più di quanto ci si sforza nei nostri circoli. Perché, non è vero: le persone sono tali che ti pongono anche difficoltà e ostacoli sulla strada! Devi cavartela con le difficoltà. Ora, alcuni impedimenti possono giacere proprio nel Dr. Knauer. Ma non lo cambierete. Non ho mai potuto capire cosa sta dietro al rapporto dell’Istituto clinico-terapeutico e del Dr. Knauer. Emil Leinhas: Sta nel carattere del Dr. Knauer.
Dr. Steiner: È necessario per noi nel movimento, se una volta è stato fatto un passo, non interrompere così facilmente l’impegno nei confronti del primo passo. Non ho potuto avere niente in contrario al fatto che i medici abbiano portato dentro il Dr. Knauer. Se non l’avessero trascinato nelle intimità, più tardi avrebbe potuto cavarsela con lui. Ma dopo averlo portato dentro, così bisogna dire anche B quando si è detto A. Cioè: Devi anche continuare a cavartela con lui. Queste cose devono essere considerate. La mancanza di considerazione di cose simili porta ai maggiori danni della nostra Società. Viene sempre iniziato qualcosa in un modo piuttosto spensierato. Sottolineo solo come siamo stati spensierati con Sigismund von Gleich! Per questo genere di cose sorgono le nostre ansie antroposofiche, non avendo la volontà di dire B dopo aver detto A. Questo appartiene alle cose che devono diventare diverse per noi. Dr. Palmer e Emil Leinhas si esprimono al riguardo.
Dr. Steiner: Mi è sempre sembrato che il più intelligente cede. Dr. Knauer non può valere come un’autorità. Se il collegio dei medici fosse stato solo impressionato da lui, allora sarebbe già andato. Si è giocato con lui. Non può regnare presso di noi il principio che si porta dentro ognuno a cui ci si rivolge per primo, e poi lo si butta fuori di nuovo quando non ti piace più. Potete vedere che una gran parte di ciò che ci viene fatto da fuori [come ostilità], si basa su un paio di esclusioni che sono state compiute dalla Società Antroposofica contro la mia volontà. La discussione passa a un altro argomento. (Nota del Dr. Heyer: «A questo punto era l’1 di notte.») Dr. Theberath parla di un suo fallimento. Dr. Schmiedel, senza chiedergli, ha messo il suo nome sul programma.
Dr. Steiner: Non si sente in dovere, verso il pubblico, di fare qualcosa nell’interesse della Società Antroposofica? Dr. Theberath: Ritieni di essere in dovere di condurre i tentativi. Un ritardo nei tentativi è sorto perché quello che prima era una cosa secondaria è diventato la cosa principale.
Dr. Steiner: In questo modo non ricaveremo mai nulla dai nostri istituti di ricerca. Dr. Kolisko: Avrei dovuto respingere l’articolo del Dr. Theberath. C’è un errore della redazione.
Dr. Steiner: Se partiamo dal principio che colui a cui viene rimproverato qualcosa si giustifichi semplicemente, allora sono convinto che tutto quello che viene discusso finirà in una giustificazione. Se si pensa in questa direzione, non avanziamo. Dovete ricordare che dal seno della Società sono nate le idee di queste fondazioni. Ora non potete certamente supporre che la Società debba fallire per il fatto che in questo istituto di ricerca non si realizza nulla. Che una serie di tentativi possa essere fatta in modo sempre più preciso, è ovvio, ma infine è necessario mostrare qualcosa al mondo. L’unica obiezione valida contro gli esperimenti sulla milza è questa: che avremmo potuto aumentare la serie di tentativi. Ovviamente, dal punto di vista scientifico si potrebbe già giustificare che una serie di tentativi non si completa mai del tutto. Penso che ci si sarebbe dovuti porre il compito di domandare: come può l’istituto di ricerca diventare fecondo attraverso prestazioni lavorative. Se ogni questione viene presa solo personalmente — e la concezione di questa questione da parte del Dr. Theberath è un esempio scolastico di ciò —, allora non si può dire altro se non che la Società Antroposofica si rivela incapace di proseguire i cammini del 1919. Allora la cosa deve essere abbandonata e ricondotta allo stato che aveva nel 1918. Se non volete assolutamente trattare la questione cosicché la cosa diventi feconda e che le personalità determinanti riflettano: Come rappresentiamo questa cosa davanti al mondo, affinché diventi feconda? —, allora non avanziamo. Dr. Kolisko: Ci sono ancora alcuni trattati.
Dr. Steiner: Io domando: Ha qualcuno dei fisici scritto sull’articolo del Dr. Maier nell’«Antroposofia»? Ha scritto qualcuno dei nostri fisici? Proprio qui sta il punto: che il mondo vi faccia attenzione e si accorga che accade qualcosa. Esattamente come ci avrebbe aiutato se si fosse scritto sugli esperimenti sulla milza. Dr. Maier: Non ho trovato molto interesse. L’unico è stato il Dr. Dechend. Sarebbe stato meglio se avesse scritto qualcun altro.
Dr. Steiner: Naturalmente sarebbe stato meglio se avesse scritto qualcun altro! Questo è proprio l’essenziale: che le persone lavorino insieme. Si sarebbe dovuto esporre in modo chiaro la grande importanza del lavoro: ognuno avrebbe potuto assumersi questo compito; per questo non bisogna essere un fisico. Perché queste cose non accadono? Perché non si parla di questa questione? Ho sempre sottolineato nuovamente l’importanza metodologica di questa questione. Nella questione della milza ho mostrato come sia stata condotta un’opposizione interna. E quando mi è stato riferito che tipo di storia sia sorta da ciò — è diventato uno scandalo! (Nota del Dr. Heyer: «La storia della milza uno scandalo: uno dei difetti fondamentali.») Le cose non migliorano perché si passa sotto silenzio questo punto, che è il più fondamentale. Anche oggi si è completamente taciuto al riguardo. Mi sta a cuore che queste cose vengano discusse in una Società Antroposofica. Ma la tendenza predominante è quella di giustificare gli inganni! Le cose non dovrebbero essere portate al punto che poi l’avversario abbia ragione. Non voglio parlare dell’intero corso della serie di tentativi. Nella questione della fenomenologia la cosa è stata portata al punto che l’avversario, così come stanno le cose oggi, ha ragione, e gli antroposofi hanno portato cose prive di essenza. Prima si è portata tutta la questione sul ghiaccio, per facilitare il compito agli avversari. L’unica cosa concreta che è stata portata nella disputa sull’atomismo si trova nella controreplica della Signorina Dr. Rabel stessa — l’unica cosa che può essere portata a favore della posizione antroposofica. Parla il Dr. Unger. Poi il Dr. Theberath per un lungo tratto. Dr. Steiner: Della fenomenologia non se ne è parlato fino all’anno 1919. Sono stato costretto a parlarne quando ho dovuto stabilire queste condizioni. Quello che voi chiamate fenomenologia, l’avete portato voi stessi nella Società Antroposofica. Mi avete tolto la guida introducendo l’erudizione. Perciò avete la responsabilità per le cose che vi sono entrate. La comunità dei dotti ha portato dentro la fenomenologia. Si continua a parlare di questo argomento. Dr. Steiner: Ora si rappresenta come se avessi portato tutta la fenomenologia. Sono i ricercatori che hanno portato questo dato di fatto nell’antroposofia. Respingerei categoricamente di assumermi la responsabilità per una cosa come questo articolo sull’idrogeno nelle «Tre Foglie». Si continua a parlare di questo argomento.
Dr. Steiner: Oggi siamo di fronte al resoconto. Voi rifiutate la responsabilità volendovi semplicemente giustificare personalmente. Se volete fenomenologia, non dovete filosofare. Ma questo significherebbe già portare l’apparato in una direzione che si può chiamare feconda. Così, ad esempio, a Dornach abbiamo praticato la fenomenologia pratica, poiché ci trovavamo di fronte al compito di risolvere determinati problemi nel lavoro. Abbiamo davvero prodotto colori con cui abbiamo potuto dipingere la cupola. Finora questi colori hanno resistito. Siamo partiti da un pensiero chiaramente evidente. Abbiamo fatto della carta liquida e sui fogli liquidi abbiamo applicato i colori. Da lì siamo partiti, procedendo passo dopo passo sulle questioni di fatto. Era una specie di sperimentazione fenomenologica. Qui a Stoccarda non c’è mai stata la volontà di lavorare in modo fenomenologico, se non nell’Istituto di ricerca biologica, dove sono uscite due serie di tentativi che reggono. Se vi mantenete a questo metodo, che è cresciuto dall’antroposofia stessa, allora non dovrete perdere il coraggio. Ma l’introduzione dei metodi universitari non va bene. Si tratta veramente di assumersi la responsabilità per ciò che può stare in perfetta armonia con l’antroposofia. Si tratta di come si avanza in modo fecondo, e non di infinite serie di tentativi che non portano a nulla. Da lì abbiamo preso in carico il finanziamento dal «Giorno a venire», nella fiducia che si lavori davvero; e ogni vero scienziato ammetterà che si può anche venire avanti con serie di tentativi incompiute, se si lavora davvero. In ogni caso, coloro che qui si sono stabiliti per perseguire queste cose sul nostro terreno dovrebbero farsi carico della cosa. Il dibattito continua.
Dr. Steiner: Voglio offrire la possibilità, ponendo una domanda precisa, di cavare forse ancora qualcosa. Domando quanto segue: Sono stato costretto a menzionare l’articolo nelle «Tre Foglie», e ora pongo la seguente domanda: Era necessaria l’impresa dei nostri istituti di ricerca, o era necessario solo un cambiamento nei metodi di pensiero e lo sfruttamento di quelle conoscenze che si sarebbero potute ottenere anche senza le imprese, per scrivere un saggio come quello sull’idrogeno? Pongo questa domanda molto concreta. O non avrebbe potuto chiunque scrivere questo articolo, se semplicemente conosce i fatti attuali ben noti ovunque e si siede per interpretarli fenomenologicamente? Gli articoli che sono un risultato degli istituti di ricerca avrebbero dovuto venire! Dobbiamo parlare se gli istituti di ricerca sono fecondi. Allo stesso modo vi domando: Era necessario istituire gli istituti di ricerca per fare la controversia sull’atomismo? Le nostre riviste sono nate anche in connessione con ciò. Si è contato sul fatto che nei nostri periodici appaia qualcosa dei risultati dei nostri istituti di ricerca. Questo non colpisce il mondo, se qualcuno si siede e riunisce quello che si può raccogliere nei manuali, uno atomisticamente, l’altro fenomenologicamente. Emil Leinhas: C’è una serie di compiti, dati dal Dr. Steiner, che attendono.
Dr. Steiner: Bisogna risolverli e non occuparsi di cose superflue, come ad esempio il fatto che un libro, Moltke, sia stato ordinato per decisione della conferenza. Ci sono pagine nel libro attraverso cui lo si sarebbe potuto giustificare. [Vedi sotto Annotazioni.] Discorsi e domande dei membri.
Dr. Steiner: Sono del tutto innocente rispetto al programma, o mancanza di programma, di questa sera. Ho chiesto che oggi [non di nuovo] fosse convocato un grande cerchio, in modo da arrivare a un risultato. Ho rivolto il 10 dicembre [1922] una richiesta al Signor Uehli, che era diretta a tutto il consiglio centrale. Mi era diventato chiaro che le cose dovevano portare a una completa disfatta della Società Antroposofica. Ho domandato: Cosa si deve fare? Ho detto: Potrei anche rivolgermi a ogni singolo membro, per produrre uno stato possibile. Ma preferirei astenermi, poiché il fatto è che dal seno della Società sono state assunte guida, e chiederei al consiglio centrale di prendere la cosa in mano e mettersi in comunicazione con le personalità dirigenti a Stoccarda, affinché possa essere evitata una catastrofe. Poiché bisogna vedere che la cosa è in rapido declino. — Dovetti poi partire e dopo pochi giorni parlai con il Dr. Kolisko, informandolo di questo incarico. Mi aspettavo che mi venisse incontro l’esecuzione di questo incarico quando tornassi qui. Vennero i giorni tristi di Dornach, che poi portarono a ogni sorta di cose: ad esempio a quella riunione della gioventù nella Casa di vetro [il 6 gennaio, pomeriggio], in cui è stata pronunciata roba così terribile. Poi alla riunione [dei soci] rinviata [del 6 gennaio]. Il Signor Uehli mi chiese [un giorno] prima il programma. Ho detto che ora si dovrebbe parlare di consolidamento. Il giorno successivo la riunione si è svolta esattamente come si è svolta. Quando arrivai [il 16.] qui, non fui ricevuto dal consiglio centrale con personalità dirigenti, ma da una commissione che si era formata dal cerchio dei Trenta. Il Signor Leinhas mi raccontò mentre partiva da Dornach che il Dr. Unger non dovrebbe esserci. * Arrivai sera, e in questa commissione si parlò molto aspramente di questo consiglio centrale. Si poteva ricavare dall’assemblea l’impressione che si volesse non mettersi affatto con il consiglio centrale, ma che bisognasse trattare la cosa da sé. Bene, io pensavo che il Dr. Unger dovesse comunque esserci. Vennero parole forti. Tra l’altro il consiglio centrale fu criticato cosicché del Dr. Stein fu detto che sarebbe diventato lo zimbello dei bambini. Era previsto di pulire l’aria qui energicamente. Il Signor Uehli è partito [si è ritirato]. Fu convocata la grande assemblea [il 22 gennaio]. Non ne veniva fuori nulla. Furono convocate assemblee più piccole. Non ne veniva fuori nulla, se non che si sarebbe dovuto mandare una circolare. Ora ho detto che si doveva sapere cosa dire ai delegati. Ieri la piccola assemblea si sciolse inattiva.* Poiché è * M. Steiner fece l’osservazione nella sua edizione: «Si voleva escludere il Dr. Unger.» ** Di questa riunione del cerchio dei Sette non c’è alcun verbale.
chiaro che non si può avanzare con una piccola assemblea, si decise di convocare questo cerchio dei Trenta. I dibattiti di questo cerchio li avete seguiti voi stessi questa sera. Il punto di partenza era di fare qualcosa per la riorganizzazione della Società. Avete tentato di realizzarlo esortando le singole istituzioni a esprimersi su se stesse. Ora vi chiedo di fare ulteriori proposte su come pensate che la cosa debba essere realizzata dal seno della Società. Si tratterebbe che questa commissione dicesse che cosa vuole da parte sua. È stata praticata già abbastanza critica negativa. Voi stessi affermate che il consiglio centrale è diventato lo zimbello dei bambini e non può rimanere, e suggerite che qualcos’altro debba prendere il suo posto. Cos’è? Il tentativo dovrebbe consistere nel collocare veramente alla guida del movimento quel corpo che offra la garanzia che le cose cambieranno. Come vi immaginate oggi l’andamento della situazione? Dr. Palmer consiglia il ritorno alla situazione del 1918.
Dr. Steiner: Non dovrebbe esserci modo e maniera di non semplicemente sprofondare nell’abisso, ma di avanzare? Graf Polzer: Oggi la Società Antroposofica dovrebbe staccarsi da queste istituzioni. La responsabilità per esse dovrebbe essere assunta da determinate personalità.
Dr. Steiner: In queste istituzioni è investito tanto capitale! Così la situazione è diventata tale che questa questione non può più essere risolta da semplici rappresentazioni astratte. Poiché questo significherebbe che io mi ritirerei e fonderei la cosa di nuovo. Questo dovrebbe seguire. Se da dibattiti così lunghi alla fine ne risulta quello che finora è accaduto, allora questo porterebbe a dire: Bisogna fondare qualcosa di nuovo. — Siamo comunque impegnati nella cosa! Bisogna però afferrare la cosa partendo dai fatti reali! Non posso realizzare quello che vorrei realizzare. Questo non va. Non va neanche il fatto che semplicemente si intraprenda una campagna, che poi si sviluppa così. (Nota del Dr. Heyer: «… che la Società pubblicamente si distacchi da tutto ciò che è stato intrapreso al di là della dottrina del Dr. Steiner?») Si ha anche la responsabilità che non si batte il tempo nel modo in cui è stato battuto fino a ora. Dr. Wolfgang Wacbsmuth: Non potrebbe essere regolato così, che la Società comunichi pubblicamente, si distacchi pubblicamente da tutto ciò che è stato intrapreso al di là della dottrina del Dr. Steiner? Dr. Steiner: Supponete che la Società continui la cosa in questo modo e io fossi costretto a rivolgermi ai soci: allora dovrei evitare che il prestigio delle istituzioni non fosse salvaguardato. Il prestigio del «Giorno a venire» non deve subire alcun danno. Si tratta semplicemente dell’alternativa: La guida che ora ha preso la cosa in mano si decide a tradirci da quali punti di partenza è partita, o devo rivolgermi a tutti i soci? Ma allora sarebbe bene dirlo già il primo giorno, che quello che deve nascere è qualcosa che debba prendere il posto dello zimbello dei bambini. Dr. W.J. Stein: Avevamo pensato al cambiamento di sentimento e al cambiamento della direzione del lavoro.
Dr. Steiner: Che cosa vi immaginate, cosa direte all’assemblea dei delegati? Dr. Unger: Bisognerebbe avere la possibilità di sottoporre all’assemblea qualcosa che mostri che il sistema di Stoccarda è stato superato. Palmer ha assunto la responsabilità per la clinica, Leinhas per il «Giorno a venire». Nell’assemblea dei delegati vorrei proporre che la Società Antroposofica assuma la responsabilità per quello che si chiama «Alleanza per la libertà della vita spirituale».
Dr. Steiner: Dovrà rimanere così che questo collegio a tre Leinhas — Unger — Kolisko* continui a operare fino all’assemblea dei delegati? Dr. Unger: Si aspetta che da una qualche guida venga riferito su ciò.
Dr. Steiner: Non dovete dimenticare che veramente cesserebbe il fatto che l’uno tenga l’altro in considerazione, se si parla in un’assemblea dei delegati come si è parlato stasera. Di fronte a una grande assemblea non ci si deve presentare con autocritica o simili, ma con idee positive. Quello che è accaduto tutta la settimana, è stato: che un cerchio si era formato, il * Dr. Kolisko era subentrato al posto di Ernst Uehli.
che era scontento. Dovrebbe essercene ancora di altri cerchi simili. È terribilmente facile: essere scontenti! Ma senza che presentiate a un’assemblea di delegati qualcosa di positivo, non arriviamo a nient’altro che la perdita dell’ultima traccia di fiducia. Forse ne porrò ancora un paio di domande. Qui si dibatte da molti giorni. C’è stata la grande assemblea qui. Ho posto la domanda: Perché non si inizia con il positivo cosicché fra coloro che si considerano personalità dirigenti, alcuni si trovino che si preparano a presentare una cosa simile nell’occasione appropriata, così che gli ascoltatori sentano un certo miglioramento? Perché i soci, che sono stati dirigenti, non si preparano a certe cose? Perché si lasciano andare le cose così? Che impressione abbiamo fatto sui soci, quando la Signorina Rüben * ha sviluppato allora qualità di leadership di pessima sorta preparandosi così per un’assemblea. Perché le personalità dirigenti non si preparano alla situazione? Desiderate anche un’assemblea dei delegati in cui solo una Signorina Rüben viene preparata e sviluppa pretese di una personalità di leadership? Se non ci si occupa di quello che deve accadere, ma si lasciano andare le cose, allora non avanziamo, per quanto si lavi biancheria sporca. Se non avanziamo rispetto allo zelo e alla volontà, allora non avanziamo. Perché non dovrebbe trovarsi la possibilità di venire un po’ preparati, per poter dire qualcosa? Le piccole assemblee si sono svolte così, che i soci del cerchio dei Sette sono apparsi senza neanche aver pensato prima. Una volta ho attirato l’attenzione su quello che ha effettivamente portato alla stortura nello sviluppo del movimento per il rinnovamento religioso. Ho attirato l’attenzione sul fatto che a questo cerchio per il rinnovamento religioso è stato concesso il vantaggio di scrivere il libro più efficace, così che non ci si deve sorprendere se ora anche questa Società ha successo, sviluppa efficacia Un membro del cerchio della gioventù. L’assemblea in questione era la seduta ampliata del cerchio dei Trenta il 22 gennaio 1923. Quello che presentò la Signorina Rüben non è stato registrato.
può avere, mentre la Società Antroposofica è arrivata solo a limitarsi alla difesa dell’ingiustificato. Ieri c’era di nuovo un’assemblea simile."" Era rinforzata dal Signor Uehli. Ero costretto a far notare che la cosa doveva essere comunitaria e che bisognava occuparsi delle istituzioni. Abbiamo sperimentato che il Dr. Stein si è presentato e ha ripetuto quello che io ho detto. Oggi ci riuniamo qui, e poiché ieri ho sottolineato il concreto di quello che ci ha riunito, oggi quello che ieri ho portato solo illustrativamente viene fatto il programma. Perché non si trova la possibilità di presentare qualcosa che si è prima considerato? Perché non si trova la possibilità di respingere un’inesistente chiacchiera della Signorina Rüben? Perché non si trova la possibilità di respingere quello che Bock ha presentato e che io ho dovuto respingere l’altro ieri?** Quello che devo io stesso respingere? Perché teniamo assemblee senza che le personalità vi si preparino? L’errore fondamentale è che nessuno si prepara a quello che qui vuol portare. Se una persona mostra di essersi preparata, allora lo presenta con calore e con entusiasmo. Un entusiasmo c’è stato oggi solo negli insulti. Si vorrebbe solo augurare che qualcosa nel positivo fosse presentato con calore! È questo quello che si avrebbe bisogno! Ed è questo che manca. Qui domina un freddo, che è la cosa più spaventosa, e l’intera assemblea ha questa caratteristica comune: che è fredda fino all’eccesso, che non è stato sentito alcun calore! Quando si vive questo, non si può credere di poter proseguire la Società. Si potrebbe solo constatare che non pensate nemmeno. Questo è strano: che non si sviluppano internamente i pensieri. Stasera tutte le sedie sono diventate sedie curuliche. Davvero, è stata una sorpresa che quello che io ho portato solo come illustrazione stasera sia già stato fatto il «programma». Con il cerchio dei Sette, vedi pagina 221. I discorsi di Bock devono essersi svolti allo stesso modo nella seduta ampliata del cerchio dei Trenta il 22 gennaio 1923 e sono stati respinti da Rudolf Steiner nell’assemblea del 29 gennaio, di cui però non c’è alcun verbale.
Adolf Arenson: L’entusiasmo non c’è. D’altra parte c’è comunque in tutti un grande dolore che non riescono a portare quello che sarebbe da fare. Se non è possibile trovare qualcosa di positivo, non potremmo rivolgerci a voi per un consiglio? Non oggi forse? Altrimenti non vedo come sia possibile andare avanti. Sono convinto che veramente tutti vogliono continuare a lavorare insieme.
Dr. Steiner: È subito una questione di attualità che il passato lunedì [22 gennaio] la Signorina Rüben ha fatto colpo; che si è lasciato accadere tranquillamente, che per disattenzione si è lasciato passare quello che Bock ha portato. A che serve un consiglio, se le cose si sviluppano così? Se nei momenti più importanti si lasciano accadere le cose più inadatte senza osservazioni? A che serve un consiglio, se già da mesi dico, vorrei sentiremmo perché è accaduto che la brochure sulla milza è stata boicottata? A che serve un consiglio? Non mi è permesso di sentire cosa ha spinto il collegio a dare qui l’ordine che sulla brochure non cada alcuno sguardo! Non mi è permesso di sentire perché queste cose sono così! Allora non aiuta a parlare che saranno dati consigli. Questo appartiene a quello che la Società rovina. Come starebbero diversamente oggi le nostre imprese scientifiche, se uno dei medici avesse aperto la bocca e avesse detto qualcosa che è stata cercata per chissà quanto tempo! Potete pubblicare dieci elenchi di rimedi con raccomandazioni prive di essenza! Ma se il mondo venisse a sapere che le cose sono state fatte in una clinica, il mondo intero ne avrebbe parlato. Perché non accadono cose simili? Perché non si parla di una cosa simile, anche se da settimane chiedo? Perché lo si nasconde? Si seguiranno tutti i miei consigli cosicché li si boicotta. Perché è così? La Società Antroposofica si è sviluppata fino al punto che si potrebbe dire: Si fa opposizione interna; ad esempio in coloro a cui sarebbe toccato occuparsi della brochure sulla milza. La Società Antroposofica ha lasciato che un cerchio mi si opponesse apertamente. E questo sebbene io abbia ripetutamente fatto notare che tutto quello che ho detto è stato ignorato. È inaudito che qui si tenga un corso per medici e poi quello che immediatamente si presenta come prestazione significativa sia così boicottato? Si prende in considerazione tutta la cosa scandalosa che in questa questione si trova? Questo crea la necessità di dire: La Società non fa nulla…* La questione è: Vuol ora la Società impegnarsi così, che non mi venga più colpito in faccia dalla Società Antroposofica come finora? Dr. Rascher si installa a Dornach in una casa dove abita la Signora Häfliger, e lei viene a sapere da lui qualcosa sull’opposizione alla brochure sulla milza. Vi domando: Come viene trattata una cosa simile da me stessa, come una cosa simile? Come si è sentito responsabile il corpo medico per quello per cui si era impegnato a mantenerlo nei loro cerchi? È la Società Antroposofica! — La cosa è andata molto velocemente. Immaginate questa vergogna. Mi viene continuamente molestato, dovrei dare il permesso che si possano leggere i corsi per medici. Dr. Rascher: Vorrei comunque chiedere ai medici se non vogliono rispondere. Dr. Husemann: È accaduto per paura della brochure. Avevo paura della discussione. Per viltà è accaduto.
Dr. Steiner: Se continueremo a fare le cose così [Lacuna] Non ho ancora trovato una discussione della brochure della Signora Kolisko nell’«Antroposofia». La strada che avete intrapreso è quella di far sparire la cosa, per farla rivivere forse dopo dieci anni in una clinica. Studiate la storia accademica tedesca del 19° secolo, quello che è accaduto lì. Ho davvero negli ultimi tempi non tenuto nascosto i consigli positivi. Nessuno è stato seguito. Si tratta di dare consigli in un luogo determinato e poi ignorarli completamente. E così forte come questo. Alcuni parlano della letargia precedente. Marie Steiner: Il Dr. Unger è disposto a trasformare questo in grande attività. Lui è colui che ha posto la Società Antroposofica nel mondo. Ha un’esperienza tale che gli permetterà di rimediare a qualcosa, mentre non credo che qualcun altro eviterà questi stessi errori. Mi sembra strano che si sia preso il Dr. Unger come centro degli attacchi. In molti soci esiste la tendenza di lavorare contro il Dr. Unger. Quando vengo a Stoccarda e noto come il * Qui è annotato nella trasmissione di Karl Schubert: «Lacuna».
numero dei dipendenti cresce, e quando penso a come altri lavorano a Dornach, senza salario, allora devo dire: Quelli che sono assunti lavorano molto meno. Non mi verrebbe mai in mente di voler entrare in questo consiglio. Ma penserei proprio che il Dr. Unger è qualcuno che può rimanere; ora però gli manca la fiducia in se stesso. Bisogna dargli la possibilità di riacquistare la fiducia. E il Dr. Unger dovrebbe fare qualcosa anche da sé. Viene fatta una proposta che il Dr. Unger respinge. — Parla il Dr. Hahn. Vengono fatte proposte.
Dr. Steiner: Non mi interessano le opinioni e le esternazioni. Il Signor Dr. Hahn ha limitato il suo interesse a chiedere varie discussioni. Se solo volete provare qualcosa da una certa fede, allora fondate anche la cosa. Dr. Hahn: Mi sembra che questa proposta sia indiscutibile. Dr. Steiner: Su basi nascoste vengono fatte proposte. Il collegio dei Sette si compone di tali opinioni e convinzioni! Eugen Benkendörff er. — Ho accolto con favore quando ho sentito che il Dr. Kolisko dovrebbe essere ammesso nel consiglio. Viene espressa una posizione. Eugen Benkendörff er: Cionondimeno penso che il Signor Dr. Kolisko per ora dovrebbe entrare nel consiglio centrale. Allora si potrebbe parlare in modo nuovo o più ampio sulla conduzione degli affari della Società. Dr. Unger: Se mi dichiaro disposto a farlo di nuovo, allora devo supporre che gli amici vi si stiano dietro con convinzione. Se ci comprendiamo, potremo riprendere il lavoro. Se penetriamo semplicemente attraverso tutti questi veli di pregiudizi, allora troveremo sicuramente di nuovo i nostri rapporti.
Dr. Steiner: Nel prossimo periodo la questione complessa del Goetheaneum e della guida della Società deve essere discussa in modo diverso. Ora devo dire che dalle discussioni che hanno avuto luogo qui non posso acquisire la convinzione che in qualche modo verrà realizzato quello che ho espresso nei discorsi di ieri e di otto giorni fa [in GA257]: che il Goetheaneum potrebbe essere costruito solo se c’è anche una forte Società.
Ho ricevuto questo comitato dei Sette con una certa soddisfazione e non ho presupposto che tutto si sarebbe realizzato esattamente come avevo temuto. Mi sono rallegrato che un certo numero di persone si fosse riunito, che volle fare qualcosa. Ma ora, le settimane che ci hanno occupato non hanno diminuito le mie preoccupazioni! E ora devo dire: Devo partire di nuovo con la certezza assoluta sul destino della Società Antroposofica — questo è difficile. E in realtà mi sorprende ora, poiché c’è stato il tempo di occuparmi in qualche modo della questione: come avete fatto a presentarvi di nuovo così completamente impreparati. Non è vero? Vi comportate come se foste stati ignari! Non c’è un reale interesse per questa questione. Il cerchio della gioventù si ribellerà, se da questi dibattiti non esce veramente qualcosa. Voglio ricordare al cerchio dei Sette i suoi doveri. Immaginate che io fossi arrivato qui senza che si fosse formato questo cerchio dei Sette. Allora mi sarei trovato di fronte al fatto che il Signor Uehli non aveva eseguito il mio incarico. Sarei stato molto preoccupato per la cosa. Avrei dovuto combattere la cosa innanzi tutto con il vecchio consiglio. Quello che sarebbe stato realizzato sarebbe stato certamente tale da non finire con le rondini che lo griderebbero da tutti i tetti. Ora è arrivato al punto che oggi, se non accade nulla di notevole, c’è la ribellione aperta nella Società, perché tutto è stato divulgato. Quello che è stato discusso qui è stato praticamente divulgato a tutta la Società. Così le preoccupazioni non sono diminuite, ma aumentate. Mi sorprende che questo cerchio dei Sette, che potrebbe aggiungere un nuovo elemento, sia così poco consapevole della sua responsabilità. È una questione che oggi è straordinariamente grave. Non si può impunemente intraprendere un’iniziativa simile e poi ritirarsi. Il Signor Leinhas ha detto fin dall’inizio che si dovrebbe mettere qualcosa di positivo al posto del vecchio. Se almeno questo fosse stato seguito! L’intera gioventù studentesca era dell’opinione che il vecchio consiglio non fosse buono. Ora il comitato dei Sette ha fatto di questa opinione la sua, e la cosa procede di nuovo nella sabbia! Le cose non possono andare avanti così. È assolutamente sicuro che non possiamo lasciare la Società Antroposofica semplicemente in questo stato. Adolf Arenson: Ora è stato espresso il volere da parte del Dr. Unger di assumersi determinati compiti. Il Signor Dr. Kolisko si è dichiarato disposto a fare il lavoro insieme al Dr. Unger. Oltre a questo, tutti noi dobbiamo farci carico sinceramente. Se ciò è possibile, allora non perdo la speranza.
Dr. Steiner: Ora la questione è se si può dire che la vecchia Società Antroposofica continuerà a lavorare. Ma c’è la gioventù, con essa bisognerebbe fondare qualcosa di speciale. Non conoscete l’umore della gioventù. Non si accontenterà di tutto questo, ve l’assicuro, quello che qui è stato detto. La seconda cosa è che questo Goetheanum ha il sottotitolo «Libera Scuola di scienza dello spirito» e la pretesa è stata sollevata di mostrare prestazioni scientifiche. L’avversione potrebbe essere grande quanto si vuole, ma la gente non deve avere ragione. È impossibile farsi avanti contro questa avversione con la costruzione di un Goetheanum, di questa Libera Scuola di scienza dello spirito, se si può sottolineare che scientificamente non viene realizzato nulla. Quale leggerezza ci mostriamo con una cosa come questa polemica sull’atomismo! Non abbiamo bisogno di aspirare a quello che il Dr. Theberath pensa: solo di conquistare il favore dei professori privati! Ma invece dobbiamo apparire onestamente davanti al mondo con cose che in se stesse hanno la possibilità di stare scientificamente. Abbiamo bisogno di questo, non è vero? Con la gioventù l’illuminazione non fruttificherà. Con la gioventù fruttificherà solo se il consiglio centrale si presenta di fronte a essa cosicché cominci a credere in esso. Ma rispetto alla pretesa della direzione scientifica l’avversione può attaccarci. Non si vuole fare un inizio serio con quello con cui si è fatto un inizio non serio. Rimane solo la Scuola Waldorf; questa deve essere curata, così che anche questa non cada. Bisogna farla finita con la gioventù e con tutto quello che si è accumulato come avversione dal fatto che dal 1919 gli affari sono stati condotti cosicché la gente è diventata furiosa e non è stato fatto nulla di ragionevole contro questa furia. Non avevo neanche il tempo di leggere una cosa simile — [Lacuna]. Le cose [istituzioni] sono state fondate, e poi ognuno si siede sul suo seggio curule. Allora devo riflettere: Come mi faccio carico delle cose che ora sono arrivate anche a me. Mi pongono innanzitutto l’obbligo, di farmi carico da solo della gioventù; secondariamente solo di addebitarmi quello che è stato provocato dalla posizione completamente storta rispetto alla scienza. Poi il resto della Società Antroposofica, voi vi ritirate. Non è stata fondata da dotti, davvero no! Bisogna immaginarsi come possono svilupparsi le cose nei prossimi giorni. Comunque qualcosa deve potersi fare! Se si dice: «Lavoreremo», questo non è ancora sufficiente. Sono stati proposti progetti e la Società è stata usata per portare questi progetti in essa. Tutte queste fondazioni si sono dimostrate come parassiti della vecchia Società Antroposofica, e non si mostra comprensione per il fatto che allo stesso tempo dovrebbe sorgere un nuovo senso di responsabilità. Da ogni parola di questa assemblea risulta che non c’è comprensione da nessuna direzione. Ci stiamo compromettendo scientificamente in modo radicale. Non ho mai richiesto questo continuo agitare la coda davanti alla scienza! Non abbiamo bisogno di avanzare la pretesa che i professori universitari lodino il nostro Manuale. Interiormente deve essere in grado di presentarsi con solidità; questa è la questione. I nemici potranno insultare, non dovranno solo avere ragione! Si avanza solo se c’è una guida vera per quello che è stato fondato. dice, si ha paura della discussione: Come si può proseguire il lavoro in questo modo? Si hanno istituzioni di cui al mondo è stato detto che volevano fare qualcosa di grandioso! E poi si ha paura di discutere con ogni pecora che viene da una clinica. Mi renda possibile limitare la mia attività alla scuola Waldorf, poiché l’attività nella scuola Waldorf si può limitare a un breve periodo. Mi renda possibile di non dover più visitare l’Istituto di ricerca! Se mi ottiene questo, allora saprò come riportare la cosa allo stato antico. Potrò dedicarmi al destino della Società Antroposofica.
Liberazione in queste quattro diverse direzioni — allora avrò finito. E si degni di non venire impreparato a ogni riunione, ma di venire anche una volta preparato.
Le quattro trattative di Stoccarda dal 5 all’8 febbraio 1923 Lunedì 5 febbraio: Martedì 6 febbraio:
Seduta con il Circolo dei Trenta Conferenza nel Ramo su questioni della formazione comunitaria antroposofica (in GA 257). Successivamente: Seduta con il Circolo dei Trenta (riunione notturna) Mercoledì 7 febbraio:
Seduta con il Circolo dei Trenta Giovedì 8 febbraio: Discussione con un gruppo giovanile
SEDUTA CON IL CIRCOLO DEI TRENTA Stoccarda, lunedì 5 febbraio 1923 secondo il Dr. Heyer, inizio ore 11 di sera Il Dr. Unger riferisce che si vuole riunirsi con seria responsabilità per proseguire gli affari antroposofici. Una dichiarazione nei confronti dei membri, con le firme di tutti i presenti, dovrà essere formulata definitivamente. Per le fondazioni alcuni volevano assumersi la responsabilità. Il Dr. Palmer dice che il Dr. Noll dovrebbe essere sollevato e avere tempo fino al 1 agosto per il Vademecum. Il Dr. Noll ha la speranza che gli ostacoli siano superati e il libro possa essere scritto. Il Dr. Peipers vuole sentirsi responsabile per la connessione con i medici e per le conferenze davanti ai medici ecc. Alexander Strakosch dice che i compiti posti nel 1920 dovrebbero stare di nuovo al centro. Il Dr. Maier dovrebbe occuparsi del lavoro con il campo magnetico, il Dr. Noll del compito del Vademecum, il Dr. Streicher delle soluzioni cristalline e delle sostanze vegetali; il Dr. Theberath considera concluso il compito del giorno e della notte. Volevano tutti impegnarsi affinché i corsi del Dr. Steiner potessero essere elaborati correttamente.
Riferiscono: il Dr. Heyer sul lavoro alla rivista settimanale «Antroposofia»; il Dr. Theberath sul suo lavoro scientifico, il confronto della decomposibilità delle sostanze fotosensibili di giorno e di notte; il Dr. Hahn sull’elaborazione del corso linguistico e sul rapporto col lavoro giovanile; il Dr. Kolisko sull’organizzazione della fiducia; il Dr. Unger anche sull’organizzazione della fiducia progettata; Paul Baumann sul lavoro nella scuola; Jürgen von Grone vuole elaborare il complesso dell’opposizione. Dr. Steiner: Innanzitutto non riesco a trovare alcun punto che avrebbe dovuto emergere da una qualsiasi deliberazione. Il fatto che diverse cose siano state promesse dipende dall’iniziativa delle diverse personalità. L’unico punto che mi è saltato agli occhi è che oggi una deliberazione ha avuto luogo con l’organizzazione giovanile. Questo potrebbe contenere qualcosa di positivo. Dr. Unger sulla questa deliberazione con i giovani. Contatto duraturo. Scambio. Dr. Steiner: Qual era il contenuto della discussione? Dr. Unger: Sfiducia dei giovani verso gli anziani. Accordo sulla collaborazione. Dr. Steiner: Questi sono formalismi. Qual è il concreto? [Qui evidentemente segue una lacuna nel verbale.] Dr. Steiner: Che cosa dovrà essere sottoposto all’assemblea dei delegati? O che cosa dovrà stare nella circolare? Allora vorrei domandare: Questo comitato di sette ha qualcosa da dire rispetto a ciò che è stato detto oggi? Si sente soddisfatto del risultato delle deliberazioni degli ultimi giorni? Dr. Kolisko: Abbiamo ritenuto nostro compito collaborare con l’intero circolo. Dr. Steiner: Si potrebbe perfino, se oggi si volesse fare un appello, riunire sotto certe circostanze i singoli insegnamenti che mi sono stati dati per chiarificazione in una formulazione appropriata. Allora emergerebbe un appello e sarebbe notevole il fatto che non si è notato affatto che io ho già dato consigli negli ultimi giorni. È un fatto notevole che continuamente si richiedono consigli e poi non li si nota nemmeno. È presente l’alternativa del 10 dicembre: Devo da parte mia chiedere se — a partire dagli eventi degli ultimi anni — il consiglio centrale insieme agli altri è in grado di dire da parte sua che cosa vuole fare affinché la Società Antroposofica che si sta disgregando possa proseguire. Altrimenti sarei costretto ad agire sopra le teste quel che ritengo da parte mia necessario. Se due cose di questo tipo, come si contrappongono qui, vengono prese in considerazione, allora non si può parlare come avete parlato di nuovo oggi. Non può trattarsi del fatto che io dia direttive che devono essere eseguite. Poiché ho accennato: Se un consiglio centrale deve avere un senso, allora deve voler qualcosa che naturalmente va oltre i semplici formalismi. Il contenuto di volontà del consiglio centrale non deve essere pari a zero. Altrimenti potete fare ancora tante promesse riguardanti le singole istituzioni, che vogliono essere molto corretti, dopo che prima non lo erano. Non aiuterebbe nulla. Sarebbe veramente necessario che oggi non solo teorizziamo, ma che ci fosse qualcosa di concreto che dovrebbe accadere. Trovo che in tutto quello che è stato presentato, la cosa più importante non è stata detta. Poiché i giovani non sono la cosa più importante. I giovani dovrebbero essere un’eco per voi, non il contrario. I giovani in realtà si aspettano qualcosa dagli anziani. Impotente Che cosa è stato veramente deliberato in modo positivo negli ultimi giorni? L’atto successivo dovrebbe essere questo: che un appello sia emanato a un’assemblea di delegati e che le cose in esso contenute siano quelle che io pensavo dovessero essere trattate concretamente. L’Associazione universitaria è la più sterile e una delle più nocive fondazioni: sterile perché nulla è stato fatto; nociva perché dichiarazioni pubbliche, dietro cui nessuno stava. Per questo quantità enorme di opposizione. Dall’Associazione universitaria un numero di giovani: stando tranquilli per noi approfondendo l’antroposofia; non hanno affatto detto che vogliono fare qualcosa, per dare qualcosa nel futuro dei giovani. Il primo compito sarebbe che noi designiamo i fatti con le parole giuste. Prenda l’atteggiamento del mio corso per i giovani [GA217].
Dr. Unger parla dell’appello progettato. Dr. Steiner: Potrei forse ancora chiedere: Come si immagina la continuazione degli affari in corso? Sarebbe bastato se la dichiarazione fosse stata letta ad alta voce. La dichiarazione era sciocca per il fatto che nessuno stava dietro di essa; in sé la dichiarazione era certamente sensata.»»
I giovani non hanno affatto dichiarato che vogliono fare qualcosa. Il corso pedagogico giovanile [GA217] contiene consigli che semplicemente non sono stati considerati. Questo non è collegato al rogo del Goetheanum che qui deliberiamo. Il Goetheanum era ancora in piedi quando l’incarico del 10 dicembre è stato dato. L’inattività è stata continuata. La prima cosa è stata che sono stato assalito da un giovane che mi ha detto che la discussione odierna»»»» è trascorsa ancora più terribilmente di prima e che, a eccezione di una conversazione con i giovani, nulla è veramente accaduto. Verrò ancora una volta perché mi aspetto che almeno il primo atto sia compiuto: l’appello. Per amor mio voglio tenere anche domani pomeriggio una conferenza. Non è presente la disposizione affinché qualcosa di fruttuoso sia fatto. Se siete dell’opinione che in generale qualcosa dovrebbe essere fatto, allora non so perché almeno non venga fatto il primo inizio. Qual è il contenuto della dichiarazione? Questo contenuto della dichiarazione con la constatazione [lacuna] è qualcosa che non comprendo. Il modo in cui è stato presentato oggi ha avuto un effetto molto sfavorevole. Che allora sia detto un nonsense è naturale. Il Dr. Unger ha detto che la bozza non dovrebbe essere fatta prima che non siano presentate le cose più importanti. Adolf Arenson: Il Dr. Unger ha provato due giorni, ma l’occupazione dal mattino alla sera non gliel’ha reso possibile.
Questa dichiarazione non è disponibile. ** Probabilmente una deliberazione che ha avuto luogo prima dell’arrivo di Rudolf Steiner.
SEDUTA CON IL CIRCOLO DEI TRENTA Stoccarda, martedì 6 febbraio 1923 (Secondo il Dr. Heyer riunione notturna dopo la conferenza di ramo di Rudolf Steiner)
[Le deliberazioni finora senza risultati hanno portato al suggerimento non verbalizzato di Rudolf Steiner di formare un comitato di nove che dovrebbe assumersi la direzione al posto del consiglio centrale fino all’assemblea dei delegati.] Dr. Stein: È così poco dato la possibilità di designare nuove personalità di fiducia. Parlano dell’appello Dr. Schwebsch, Dr. Noll, Karl Stockmeyer, Dr. Unger, Paul Baumann, Dr. Hahn, Hans Kühn, Alexander Strakosch. Marie Steiner: La prima frase dell’appello mi sembra mettere la società improvvisamente su una base democratica. Parlano Adolf Arenson, Dr. Unger, Signor. Dr. von Heydebrand, Dr. Kolisko, Jürgen von Grone, Dr. Stein — tutti dell’appello. Marie Steiner: Consiglio centrale? Un tale consiglio non può certo essere chiamato «consiglio centrale»! Un consiglio così enorme non merita certo il nome di «consiglio centrale». Dr. Blümel: In quale posizione sta il consiglio centrale rispetto alla vita internazionale?
Dr. Steiner: Qui, date le circostanze, si può parlare solo della Società Antroposofica in Germania, nemmeno in Austria. Il movimento antroposofico è partito dalla Germania. Abbiamo comunque raggiunto — attraverso la visita degli insegnanti inglesi è stato confermato — che l’estero ha accettato questo fatto ed è pronto a riconoscere — nonostante tutta l’avversione altrimenti presente verso l’Europa centrale — che il movimento antroposofico è partito dalla Germania. Per questo è necessario che il consolidamento avvenga ora dalla Germania. La Società Antroposofica si è formata in Svizzera. Appena in fase di formazione è la società in Francia, così pure in Inghilterra. La società svedese è stata fin dall’inizio una propria. La norvegese vuole anche diventare una propria. Queste società saranno in futuro indipendenti e cercheranno un centro comune a Dornach, così che il centro internazionale resterà a Dornach. (Nota del Dr. Heyer: «Dornach cercare, se Dornach rimane.») Ho sempre insistito che il consolidamento debba avvenire qui in Germania perché questo fatto storico è riconosciuto, che il movimento antroposofico è partito dalla Germania. (Nota del Dr. Heyer: «Crisi dappertutto, se in Germania non c’è consolidamento.») Potete deliberare qui ma non potete decidere. La società francese riconoscerà questo fatto, si unirà con la società tedesca a Dornach — se rimane — come futuro centro. Quello che è stato detto qui vale solo per la Società Antroposofica in Germania.
Inoltre è necessario che questa società in Germania, come punto di partenza dell’antroposofia, si consolidi e tutto il resto possa unirsi dopo. È questo ciò che si deve intendere formalmente: che qui, sulla base della storia, è consolidato da tutti i lati. Nemmeno la fissazione dei contributi dei membri deve essere fatta al di fuori della Germania. Quello che decidete «internazionalmente», per questo nessuno si importa all’estero. Un consiglio centrale può esistere solo per la Società Antroposofica in Germania. Adolf Arenson parla dell’invito dei delegati. Dr. Steiner: In primo luogo si potrebbe parlare dell’appello. Ma dovete essere chiari che il consiglio centrale provvisorio non può firmare questo appello da sé. Poi, se tutte queste cose vi stanno dentro, vengono in considerazione le ragioni del Sig. Arenson, che la maggioranza del consiglio centrale precedente, che resterebbe, solo integrata con il Dr. Kolisko, dopo la partenza del Sig. Uehli, non può firmare questo appello. L’appello non può nemmeno essere fatto cosicché sia solo un’autodenuncia gridata al mondo. (Nota del Dr. Heyer: «Stravaganza del Dr. Stein, che autodenuncia…») Dovrebbe essere firmato almeno da una maggioranza del consiglio che non rappresenta in maggioranza il consiglio precedente. Non si può agire dal fatto che si firma la propria colpa. Possono stare sotto i membri del consiglio — dovrebbe però esserci una maggioranza che non si identifica con la colpa.
Mandare fuori questo appello, firmato da tre membri del consiglio provvisorio — Unger, Leinhas, Kolisko — significherebbe dare alla società il colpo finale. Non si stabilisce fiducia dal fatto che ci si autoemette una mozione di sfiducia. Questo non esiste. Solo il Dr. Stein può vederlo, da una certa mancanza di pratica di vita, come qualcosa di possibile! La seconda cosa è che consideriate realmente quanto lontano le cose sono già andate. Proprio oggi ho ricevuto una lettera da Frau Wolfram che scrive che il ramo di Lipsia funziona a malapena, perché i membri del ramo si sono uniti nel «Movimento per la vita spirituale libera», che opererà senza connessione con la Società Antroposofica. Queste cose si moltiplicheranno. Si comincerà a propagare l’antroposofia al di fuori della società. Il positivo sta nel fatto che anche nuove persone si impegnano per questo, non solo nella maggioranza i vecchi. Mi è stato detto che il gruppo giovanile sarebbe completamente riconciliato. Al contrario, oggi mi è stato consegnato questo documento. Non voglio affatto affermare che si dovrebbe procedere nel senso di questo documento; ma mostra lo stato d’animo. Con la rappresentanza della gioventù qui intesa non va così che si chiama uno nella società, ma la corrente dovrebbe essere rappresentata. Questo gruppo dovrebbe assumersi la responsabilità della continuazione fruttuosa del suo lavoro.
Non è vero, una cosa del genere può solo essere elaborata nel modo che innanzitutto queste persone prendono una loro decisione da soli; perché questo gruppo per il momento non sta affatto nella Società Antroposofica. Dovrebbe sorgere qualcosa che come un tutto entra in qualche relazione con tali gruppi. Tutti i compromessi non portano a nulla perché le differenze di nuovo ben presto ci sono e non sono state superate. Voglio che diventiate chiari sul fatto che in questa forma l’appello non può essere firmato dai tre membri del consiglio, ma che dovete pensare a mezzi e modi per realmente abbracciare ciò che oggi vuole unirsi all’antroposofia, del tutto indipendentemente da come la giudicate in valore. Poi vorrei ancora richiamare l’attenzione su quanto segue. È necessario che questa assemblea di delegati collabori al consolidamento della società. Per questo non è veramente necessario, che si stabilisca qualcosa di diverso per la composizione dei delegati come principio, se non che tutti i delegati che vengono inviati, lavorano nel senso di un’unione antroposofica. Non ne possono venire che siano anti-antroposofici. Per consolidare, non c’è bisogno di invocare oratori che parlano contro l’antroposofia. Poiché si tratta dell’unione degli antroposofi, è necessario che parlino per l’antroposofia. Non è vero, il collegamento all’antica organizzazione degli uomini di fiducia disturberà nel senso più profondo della parola. Difficilmente qualcosa avrà luogo se l’antica organizzazione degli uomini di fiducia varrà.
I delegati dovranno deliberare con coloro che qui sono guida su ciò che sono gli affari correnti dell’unione antroposofica. È necessario che si escludano dalla dichiarazione tutti gli elementi burocratici, così che dobbiate semplicemente rispondere alla domanda: Perché vengono i delegati qui? — che le personalità guida a Stoccarda vogliono deliberare sugli affari correnti. Nessun programma stabilito in anticipo! Allora la gente saprà perché deve venire. Ma se si vuole fare una sorta di organizzazione burocratica, allora saranno solo turbati. Ci sono sentimenti di odio contro il sistema burocratico di Stoccarda. Questo deve essere totalmente evitato. Si deve dire il meno possibile su come si dovrebbero eleggere i delegati. Solo questo, che si tratta del fatto che la gente si riunisce che viene inviata dai rami o dai gruppi esistenti, così che qui possa aver luogo una deliberazione comune. Fare la cosa in modo del tutto non-burocratico! Allora non lo ritengo vantaggioso se il negativo è sottolineato troppo fortemente. Viene comunque. Se mettete insieme le due cose,* vedrete che essenzialmente il negativo è stato sottolineato e non quello che dovrebbe essere come positivo, attorno a cui poi ci si dovrebbe radunare. Ma un’ultima cosa che non può essere taciuta è questa, che incontrerete forte resistenza se plasmate questo appello in modo che il comitato dei trenta nella sua interezza la * Si dovrebbero qui intendere la bozza più recentemente sorta dell’«appello» e la lettera di accompagnamento a essa correlata.
cosa firmi. Con questo farete disperdere la gente. Questo comitato dei trenta è un oggetto di scandalo, che certo non agisce. È più gentile e migliore della sua reputazione — ma non può firmare. Questo comitato si è reso profondamente impopolare. Parlano alcuni. Marie Steiner dice a questo riguardo: Non si dovrebbe fissare nulla; il Dr. Steiner non può essere consiglio.
Dr. Steiner: Lo stato del 1918 non può essere ristabilito! — Allora è già giusto quello che c’è scritto sull’appello, che lo stato del 1918 non può essere ristabilito, che non si può semplicemente direttamente richiedere che in qualche modo si formi un consiglio. Questo non può essere. Dovrebbe accadere in un’altra forma. Ma perché davvero non dovrebbe essere sfruttata la possibilità che in un certo modo tuttavia un modo si trovi per realizzare questa unione antroposofica, dopo che dal 1919, talvolta con gran pompa da parte della società, sono state intraprese tutte le cose possibili. Prima che sia troppo tardi, potrebbe non trovarsi un modo all’unione! Ma dovete comprendere che per questo serve un po’ di maniere mondane. Mancherebbe il mondano se metteste insieme solo questi due elaborati.»» Così oggi non si può mandare assolutamente nulla nel mondo; dovete anche rivolgervi ai circoli che in realtà sono già internamente decaduti. Perché oggi ho ricevuto questa notizia che a Lipsia si è fondato un «Movimento per la vita spirituale libera» perché lì il ramo si dissolve e si vuole comunque coltivare l’antroposofia. Non dovete fare la cosa così da ottenere un’unione che la gente si unisca in contrasto con la società. Perderete questa cosa se non realizzate un’unione nell’ultimo momento. Per questo è necessario che parliate con coloro che ancora stanno fuori, come i giovani, veramente da un nuovo tono, senza questa mera idea di pater-peccavi, dove voi stessi vi autoemettete solo una mozione di sfiducia. (Nota del Dr. Heyer: «Altrimenti le persone l’accettano!») Lo temo. Si tratta del fatto che si formulino meno negativamente le cose, che persone — anche se a Stoccarda — stiano sotto di essa, che finora non siano identificate con quello che si chiama il «sistema di Stoccarda».
I congressi sono un manuale scolastico di come non avrebbe dovuto essere fatto. Questi congressi sono stati tenuti con molte forze, e non sono stati affatto sfruttati nel senso del movimento antroposofico, nonostante io abbia sottolineato che questi congressi, perché l’antroposofia è discussa senza limiti, alla fine creano un’opposizione che ci circonda come un muro. Lo sfruttamento dei congressi non è mai avvenuto. Di qui la disgrazia con il Congresso di Vienna! Il Congresso di Vienna è stato in sé — nel suo ambito — qualcosa di molto ben riuscito. Ma per il mancato sfruttamento è effettivamente andato a nostro danno. Ora ha avuto luogo a Dornach una deliberazione se si dovrebbe fare un congresso a Berlino [vedi pagina 66], Questo ha portato a non farne uno a Berlino. Se i congressi precedenti non fossero stati mere spinte di forze, dietro cui la Società Antroposofica non stava, ma fosse stata dietro, allora potremmo anche fare un nuovo congresso. Pensi, che cosa avrebbe fatto qualsiasi altro organismo da un tale congresso! Tutte le riviste avrebbero per mesi sfruttato un tale congresso! Con noi non è successo. Non facciamo nulla da tutto questo. Non è mancato di certo alle manifestazioni. Se le manifestazioni fossero state rivolte a nostro favore, allora non avremmo avuto bisogno di parlare di un consolidamento della Società Antroposofica. Che non possiamo ricavare nulla da tutto questo, questa è proprio la nostra disgrazia. Quello di cui si tratta è questo, che emerge dappertutto.
Quando le persone del «Rinnovamento religioso» hanno discusso con me, dove ho chiarito che non parteciperei al chiacchierio, allora ho chiesto: Avete qualcosa che mostri che io mi sia mai espresso così sul movimento religioso? — Se il giusto punto di vista fosse stato preservato, allora la Società Antroposofica attraverso i suoi organi avrebbe chiarito quello che significa, che oltre a tutte le altre cose un movimento di rinnovamento religioso sia sorto dalla Società Antroposofica. Vorrei sapere quale organismo nel mondo può indicare tante cose come il nostro! Tra questi la Società Antroposofica corre come la quinta ruota del carro. Tutte queste cose non le abbiamo rappresentate come società, e proprio su questo dovrebbe dipendere. Si deve veramente prendere il toro per le corna. Perciò direi: Non sarebbe il più vantaggioso — dopo che le cose hanno preso questo corso — considerare ora se non fosse potuto essere preso come uno stimolo ciò che era inteso il 10 dicembre, così che ne risulti qualcosa? Si è trattato del fatto che il consiglio centrale, rafforzato da altre personalità, prenda su di sé qualcosa che dalla società stessa in modo positivo indica il consolidamento. Abbiamo visto che il comitato di sette è comparso. Purtroppo si è perso nelle negazioni, e quando le negazioni si erano esaurite, si è annullato, non è più comparso. Sì, ora sarebbe possibile che gli stessi stimoli, che il consiglio centrale ha ignorato, in qualche modo fossero presi comunque, così che qualcosa accada, non dal comitato dei trenta, ma da un numero di personalità eminenti a Stoccarda che hanno qualcosa da rappresentare. Ve lo do solo da considerare. Se fate la cosa così che la maggioranza del consiglio precedente e il comitato dei trenta firmino questo appello, allora non realizzate nulla. I membri continuano a discutere.
Dr. Steiner: Non c’è più molto tempo a disposizione, si è rimandato troppo a lungo. La mia opinione è questa, che in realtà molte persone qui potrebbero sapere che cosa deve accadere. Ma dalle deliberazioni esce solo così poco. Sarebbe triste se non ne uscisse nulla. La maggioranza non fa uso dell’occasione: Questo è del tutto decisamente così. Signor. Dr. Mellinger è nel gruppo giovanile. Non ha alcun senso sedersi con il gruppo giovanile prima che gli anziani si siano consolidati. Esce solo un chiacchierio, quando si delibera con i giovani. Allora potete altrettanto bene convocare tutti gli abitanti del mondo. Nulla può realizzarsi se gli anziani non sanno quello che vogliono. Non dovrebbe essere diversamente: i giovani dovrebbero cercare fiduciosamente qualcosa presso gli anziani. Prima non dovrebbe venire a questo, di sedersi con i giovani. Questa rappresentanza della gioventù può venire solo quando la vecchia società si è trovata. Altrimenti — non possiamo comunque introdurre il bolscevismo in linea di principio. Signor. Dr. Mellinger si esprime sulla cosa.
Dr. Steiner: La cosa è così — volendo prenderla in linea di principio —: Le istituzioni reali che stanno insieme e devono esserci sono: Editoria [Filosofico-Antroposofica] di Berlino; editoria [Giorno che viene] di qui; «Giorno che viene»; Giornale [«Antroposofia»]; Scuola Waldorf; consiglio precedente; forse interessi dispersi; «Rinnovamento religioso»; Collegio medico. L’Istituto di ricerca deve prima mostrare che c’è. — Non è vero, allora emergerebbe che qualcuno deve esserci dall’«Editoria Filosofico-Antroposofica». Possiamo rappresentarlo noi stessi; per questo verrebbe in considerazione la Signora Mücke; per questo può venire in considerazione solo la Signora Mücke. — Editoria di qui: W. Wachsmuth; Clinica: Dr. Palmer; il giornale: von Grone; «Giorno che viene»: Signor Leinhas; consiglio centrale precedente: Dr. Unger; Scuola Waldorf: Dr. Kolisko; «Rinnovamento religioso»: Dr. Rittelmeyer; interessi dispersi: Signor Werbeck. In linea di principio sarebbe creato così qualcosa che può stare sotto l’appello. Così all’incirca mi ero pensato di mettere insieme la commissione che ho nominato: le personalità eminenti a cui il consiglio centrale potrebbe rivolgersi. Mi ero pensato che il consiglio centrale si completasse all’incirca attraverso queste personalità. Si deve veramente considerare le cose correnti. Viene in considerazione che nella unione del movimento antroposofico il momento sia considerato che il movimento sta davanti al mondo. Ora il Signor von Grone ha scritto questo saggio nell’ultimo «Antroposofia», che dimostra nel senso più eminente che lui prende parte nella direzione che ha avviato in questo saggio, e che dovete accoglierlo. Dovete guidarvi secondo i fatti. Domani i sette signori potrebbero riunirsi di nuovo nell’ora più mattiniera possibile: W. Wachsmuth, Dr. Palmer, Emil Leinhas, Dr. Unger, Dr. Kolisko, Dr. Rittelmeyer, Signor von Grone. Questi Sette si uniscono per deliberare sull’appello fino alla conclusione. Questo appello deve essere un’azione! Non ci sarebbe nulla in contrario, se non per una cosa: se le personalità non si piacessero reciprocamente! Veramente vorrei, come punizione, avere il Dr. Stein lì dentro; ma non voglio infliggervi questa punizione. Sarebbe una punizione per gli altri se ricominciasse di nuovo col pater-peccavi. Dr. Palmer: Come il Signor Leinhas ha trattato l’Istituto [Clinico-Terapeutico], non mi è piaciuto.
Dr. Steiner: Il Signor Leinhas ha da rappresentare il «Giorno che viene»; questo è inteso nel senso che gli interessi in un incontro più intimo tra i loro rappresentanti vengono discussi insieme. Domani dovrebbe essere deliberato nell’ora il più possibile mattiniera, il più presto possibile, su questo appello. Dovremmo comunque riunirci di nuovo alle 5 come questa commissione. Domani i giovani mi verranno addosso, specialmente se sentono che ho detto qualcosa di «bolscevismo»! Un cerchio chiuso è reale solo per il fatto che le cose in questo cerchio rimangono chiuse. Altrimenti viene fuori esattamente lo stesso, come se si mettessero dappertutto nei consigli di amministrazione i capi dei sindacati. Questo è in linea di principio — caratterizzato scherzosamente — Non hanno forse le donne qui riunite mariti e gli uomini mogli che sono nel movimento giovanile, così che tutto viene portato fuori? Ci possiamo riunire di nuovo alle 6.
SEDUTA CON IL CIRCOLO DEI TRENTA sotto la presidenza di Dr. Steiner [nuovo arrivato è il Dr. Rittelmeyer] Stoccarda, mercoledì 7 febbraio 1923, ore 18
Il Dr. Kolisko legge il comunicato [il nuovo progetto dell’appello]. Adolf Arenson non è d’accordo perché tutta la storia venga stampata nel mondo, ma che sia sottoposta solo all’assemblea dei delegati. Il Dr. Schwebsch chiede al Dr. Rittelmeyer che impressione abbia ricevuto dalla cosa che è stata letta.
Dr. Rittelmeyer: Ho avuto l’impressione come se intorno alla società fossero state appiccate le fiamme. Tali discussioni, come quella di lunedì, sono impossibili. Oggi pomeriggio ero presente. [A questa discussione il Dr. Steiner non aveva partecipato.] Nel complesso vorrei che un tono più caldo vi entrasse, che il positivo, quello che la società vuole e può, fosse pronunciato in modo convincente. Il tono che viene avviato dovrebbe attestare che ogni singolo sia portato all’esercizio della sua funzione. Grandi parole d’ordine devono venire da Stoccarda. Ogni singolo dovrebbe vedere l’appello in modo che qualcosa di grande accada attraverso di esso. Inoltre si dovrebbe provvedere affinché il bene spirituale antroposofico sia correttamente trasmesso. Ci si dovrebbe impegnare affinché il giusto tipo di polemica e di apologia fosse realizzato.
Dr. Steiner: I nemici non dovrebbero venire a sapere che un’impressione così negativa di noi stessi viene ammessa. Molti oratori parlano: Dr. Hahn, Dr. Schwebsch, Alexander Strakosch. Dr. Rittelmeyer: Di che cosa si tratta è questo, che arriviamo all’auto-riflessione di fronte all’enorme ora del destino. Non sarebbe la cosa giusta, per fare una proposta positiva, che un numero di noi, del tutto per conto nostro, senza riguardo a ciò che finora era stato come programmi, si riflettesse sul più profondo essere dell’impulso antroposofico e lo portasse da sé alla carta? Allora questo potrebbe essere utilizzato così come è, o il più adatto, con cui tutti potrebbero collegarsi meglio, sarebbe inviato fuori. Dr. Husemann sostiene questo suggerimento.
Dr. Steiner: Avrei trovato comprensibile se il Signor Dr. Husemann avesse fatto un tale suggerimento oggi tre settimane fa. Che lo faccia il Dr. Rittelmeyer è comprensibile. Ma che il Dr. Husemann in questo momento psicologico vi chieda che per una società si faccia una cosa del genere, attorno al che — come il Dr. Rittelmeyer a ragione ha detto — sono state date alle fiamme, ciò che ho del resto sempre sottolineato — , se il Signor Dr. Husemann vi chiede una cosa del genere, allora posso solo dire che non riesco a capire l’intera sua concezione e partecipazione. Sedersi di nuovo, per meditare il più a lungo possibile sul nulla, per questo il momento psicologico non c’è. È stato dato tempo sufficiente, dalle molte settimane in cui consumiamo sempre il tempo con l’avanti e indietro tra Dornach e qui, al fine di conoscere le cose su cui qui si è deliberato. Non si deve credere che si possa offrire tutto a uno, Signor Dr. Husemann! Dr. Hahn si esprime su questo.
Dr. Steiner: Il meglio deve venire all’espressione nell’appello. Il Signor Arenson dice che questa formulazione sarà subito nelle mani dei nemici. La convinzione che questo non nuoce, la ritengo la più grande ingenuità. Si deve essere chiari su questo, che comunque non si può dormire attraverso tutti i processi della Società Antroposofica. Si deve essere chiari: Quale formulazione venga data comunque, domani sarà nelle mani dei nemici. Allora si deve comprendere che si lascia andare una formulazione che può venire nelle mani di ognuno. Questa formulazione non deve iniziare con la frase: «Per la società è giunta l’ora del destino». Se inviate la cosa in questa formulazione, allora coloro che hanno appiccato il fuoco hanno la migliore base. Ero soddisfatto che oggi proprio questo sia stato detto dal mezzo della discussione. L’ho sottolineato io stesso ripetutamente. Si ascolta solo mai ciò che dico. Che questo vi potrebbe essere noto, deve ammettere ognuno. Tutte le cose qui vengono fatte come se un’opposizione non esistesse affatto. Un tale appello potete volerlo inviare solo se vi separate da muri dai veri fatti che esistono. Quasi letteralmente così avevamo questo appello già ieri. Per questo avevo chiesto che fosse deliberato fino a oggi. Il successo della deliberazione è che lo stesso appello appare di nuovo. Adolf Arenson e il Signor Baumann parlano su questo.
Dr. Steiner: A pagina 2 sta la frase: «Questo compito non è stato colto dal Signor Uehli. Tali omissioni sono state ammesse apertamente.» Pagina 3: «Poiché il Signor Dr. Steiner in tutte le sedute ha insistito perché si penetrasse fino alla conoscenza del vero danno,…»; pagina 4 per esempio la frase impossibile: «fare d’ora in poi meglio e scoprire gli errori senza riserve…», «Non lasciare che la questione delle persone venga in primo piano…». Se per esempio scrivete una frase del genere, sperimenterete che un gran numero di persone che insistono perché avvenga una riorganizzazione, dicono: «Queste persone non capiscono nemmeno l’elemento più elementare. Fanno proposte di mettere in secondo piano la questione delle persone.» Sono le questioni delle persone su cui conta! Si tratta per fuori di persone e non del consiglio centrale. Solo oggi mi è stato raccontato quale cattivo sangue sia sorto quando qui il corso pedagogico si tenne e gli inviti dovettero essere organizzati. La cosa mi è stata raccontata così — serve solo a caratterizzare il «sistema di Stoccarda», può essere corretta — : Si trattava del fatto che questa lega giovanile che aveva organizzato il corso dovrebbe aver invitato il consiglio centrale; un colloquio dovrebbe aver avuto luogo tra gli invitanti e il Dr. Unger, per cui il Dr. Unger dovrebbe aver detto che non gli importava un invito personale, ma il consiglio centrale dovrebbe essere invitato. I giovani infatti hanno invitato i tre signori personalmente e individualmente; ma il consiglio centrale non l’avevano invitato. Se in questo fuoco, che esiste dentro la società, gettate ora queste frasi, si dirà: Questi non hanno il minimo talento per fare ciò che conta. — Con questo evocate che questa ora del destino si acuisca in modo impossibile. Il tutto è per esempio che devo dare consigli anche a coloro che, al di fuori del movimento, si impegnano per la triplicità. La gente riderà di questo. Come se avessi presupposto che dovessi dare consigli al mondo intero! Il rapporto con il rinnovamento religioso è presentato qui in modo completamente distorto. — «I personaggi di rilievo sono pienamente consapevoli degli insuccessi e dei metodi sbagliati. Il fatto che proprio da Stoccarda questi metodi siano stati applicati in modo particolare…» Quando in un appello compaiono frasi di questo tipo, allora, soprattutto, i capi che ora vorrebbero la società così come voi la conoscete — soprattutto gli avversari esterni —, diranno: Ecco tutto; non solo lavano la biancheria sporca nella propria casa, ma quello che questa società fa è appendere la sua biancheria sporca davanti al mondo intero. Mi sono sforzato tanto di attirare l’attenzione su ciò che consente di presentare la cosa al mondo in modo plausibile. Non è stato considerato. Naturalmente si è dovuto parlare anche dei danni. Ma si è parlato dei danni solo per arrivare a cose positive. Parlano parecchi presenti. Dr. Steiner: La cosa è così evidente. Bisogna guardare alle cose che ho citato e che appartengono alla parte positiva dell’appello. Si potrebbe dire: Accade semplicemente che dal 1919 il fatto che qui a Stoccarda siano state riunite le personalità di spicco che abbiamo nella società. Ciò avrebbe dovuto portare a un impulso potente per il movimento provenire di qui. Invece, queste fondazioni si sono realizzate. È sorta una scuola Waldorf. Gli insegnanti Waldorf si sentono così: Perché dovremmo preoccuparci di quello che succede intorno a noi a sinistra e a destra, abbiamo la scuola. Ho detto: Non si può continuare così. Questa è acqua sul mulino dei nostri nemici. Qualcuno si è mai preoccupato di quello che ho detto? È accaduto così a ogni occasione. Ero felicissimo quando il Dr. Bittelmeyer ha tenuto il suo discorso. Ha sottolineato che questa «Associazione di non-antroposofi che conoscono l’antroposofia» porta avanti certe cose di prima. Questo è un suggerimento molto importante che si può sfruttare straordinariamente bene. Era davvero necessario che per anni non prendessimo noi stessi in mano la difesa della questione antroposofica? Che non sottolineassimo continuamente le calunnie concrete in modo adeguato? Io stesso non riesco a farlo, perché altre cose sono più necessarie. Eravamo obbligati a non fornire continuamente nuovo materiale ai nemici, ma anche a prendere in mano la difesa della società. Ora si avanza con un appello in cui la società viene accusata. (Nota del Dr. Heyer: «L’Associazione di non-antroposofi che conoscono l’antroposofia porta avanti cose che dovremmo sfruttare per colpire con un pugno le cose — per esporre le calunnie concrete — Difesa della società antroposofica — L’appello deve contenere: che ora vogliamo fare ciò che non è stato fatto prima.») Signor Fink: I singoli dovrebbero ritirarsi e elaborare qualcosa. Il signor Stockmeyer sostiene la mozione che i singoli si ritirino, che ciascuno rediga un bozza per l’appello e che poi ci si riunisca di nuovo.
Dr. Steiner: Vorrei delineare brevemente quello che il Dr. Rittelmeyer ha detto. In primo luogo: che ovunque intorno alla Società Antroposofica siano stati appiccati fuochi; in secondo luogo: che qui nel ramo ci sono state due volte di seguito discussioni impossibili; in terzo luogo: che desidera che un tono più caldo pervada il tutto; inoltre: che il positivo debba essere fortemente sottolineato; che certi slogan forti dovrebbero essere lanciati; che lo spirito settario debba ritirarsi; che il patrimonio spirituale antroposofico sia trasmesso al mondo in modo accurato, non in forma distorta come fanno i nemici; che nei dibattiti ha ascoltato cose offensive e che poi sia venuta fuori la storia del mistero delle nuvole; che soprattutto sente la mancanza di veri mediatori del patrimonio spirituale antroposofico. Dr. Steiner (al Frl. Dr. Röschl): Perché non si potrebbe rivelare che conosci lo scritto dell’Associazione dei non-antroposofi che conoscono l’antroposofia? [In esso sta:] «Si tratta di una lotta a morte.» Dovremmo ancora documentare apertamente che non ci preoccupiamo dei nemici? Dr. Noll: Il Dr. Goesch si caratterizza come epilettico. Due assenze. La gente si fa condurre per il naso da un epilettico.
Dr. Steiner (al Dr. Noll): Fallo! Sei pur sempre medico! La rivista settimanale «Antroposofia» aspetta materiale per il prossimo numero. L’«Antroposofia» è tanto noiosa quanto possibile, perché nessuno fornisce materiale, e coloro che conoscono il materiale non forniscono nulla. È stato avanzato il suggerimento che ci aggiorniamo. La riunione viene interrotta e i partecipanti scrivono i loro bozze. Dopo due ore la riunione riprende.
Continuazione (seduta notturna, inizio ore 22:30)
Dr. Steiner: Allora si può iniziare. Un gran numero di partecipanti legge i propri bozze o parla delle difficoltà della società: Dr. Noll, signor Apel, Dr. Heyer, Dr. Röschl, Dr. Stein, signor Stockmeyer, signor Maier, signor Wolffhügel, signor Strakosch, Dr. von Heydebrand.
Dr. Steiner: Dodici appelli! Chiedo proposte su come vogliamo procedere. Dr. Rittelmeyer: Mi sembra che negli appelli predomini il tono fraseologico. Si parla troppo poco in modo concreto a partire dalla situazione. Si parla di serietà, ma essa viene poco al suo diritto. Mi immagino che potrebbe suonare così — me lo sono scritto —: «Ci è venuto consapevole che la società nella forma attuale non è il vero portatore del patrimonio spirituale. È caduta troppo nel recintamento, nel comportamento egoistico e goderecci. È mancato un mantenersi insieme delle forze. Così è accaduto che proprio il desiderio che rinasce nella gioventù non ha trovato nella società la giusta sede dove trovare soddisfazione. L’esigenza ovunque presente di conoscenza spirituale non ha trovato il vero organo. La situazione presente ci chiama a essere consapevoli del nostro dovere. È sorta un’ostilità che ci ha già dato prove considerevoli. Dobbiamo essere pienamente consapevoli di quale patrimonio spirituale elevato ci è affidato in questa ora di importanza mondiale. Portiamo la responsabilità che il patrimonio spirituale sia trasmesso nel modo giusto. Nuove forme elastiche, libere devono essere trovate per quello che ci è affidato. Ovunque si tratta del fatto che lo spirito deve essere condotto in piena libertà e nella massima chiarezza fino alle profondità dove risplende la soluzione dei problemi. Se diventiamo consapevoli dei nostri compiti, allora possiamo sperare che possa giungere alla soluzione.» Paul Baumann: Si dovrebbe chiedere al Dr. Rittelmeyer di redigere l’appello. Jose del Monte è contrario che una sola personalità rediga l’appello. Dovrebbe sorgere dalla collaborazione di tutti. Dr. Unger: Il Dr. Rittelmeyer dovrebbe collaborare. Dr. Stein: Il Dr. Rittelmeyer dovrebbe scegliersi quelli con che crede di poterlo fare. Dr. Rittelmeyer: Sono in realtà in grado solo di mettervi a disposizione anche quello che ho redatto. Ho bisogno di almeno fino a domani mattina perché io possa sostenerlo. Non vorrei che tutto quello che stava negli altri singoli appelli andasse perduto.
Dr. Steiner: Siamo di nuovo al primo giorno. La situazione si è sviluppata in modo tragico. Non è vero, considerato solo una volta: Ieri vi ho chiesto di riunire le singole istituzioni. Ma vediamo di prescinderne per ora. Che cosa ha preceduto le discussioni che hanno iniziato sulla riorganizzazione della società? Ha preceduto una polemica contro un comportamento non corretto degli antroposofi nei confronti del «Movimento per il rinnovamento religioso». Allora si è formata una piccola commissione che sta in un rapporto storico con questa difesa contro quello che ha sopraffatto la società. Si è trovata una commissione di sette, per prendere in mano la riorganizzazione. E ora la rappresentanza della Società Antroposofica stessa trasferisce la riorganizzazione della società al conduttore del rinnovamento religioso! Questo è il fatto che avete organizzato. Considerate solo una volta che inoltre colui che ha proposto la mozione è stato contemporaneamente il capo della commissione dei sette! Se credete che possiamo procedere in questo modo, che su questo cammino i passi che noi intraprendiamo abbiano significato, allora la situazione della società è davvero tragica. Perché confessiamoci: cosa significa consegnare un piano di riorganizzazione con una semplice critica negativa. Io stesso ieri ho proposto di chiamare il signor Dr. Rittelmeyer. Ho dato tutto questo ora solo come una caratterizzazione della situazione in cui siamo stati messi. Marie Steiner: Ora la Società Antroposofica è sepolta e si può mettere la pietra tombale su di essa. Dr. Unger (balza in piedi): «Se nessun altro si offre di farlo, allora io mi impegno a redige re l’appello da solo. Ripeto l’offerta di redigere questo appello. Potrebbe essere pronto domani mattina.
Dr. Steiner: Considerate solo quale sia il significato più profondo di tutte queste conversazioni che durano da settimane. È questo: Se qualcosa accade nella società, allora dietro di essa ci deve essere anche la volontà delle persone. Non basta che si pronuncino pensieri e gli altri poi dicano di essere d’accordo. Accade semplicemente che a Stoccarda le persone che esternamente negli ultimi anni hanno detenuto la guida della società sono riunite qui. Oggi siamo a un punto dove non va più il solo sembrare di avere una guida, ma dove la guida deve essere presa in mano con una forza reale. Se dicessimo ancora tanti pensieri, non vi servirebbe a nulla. Dopo che tutto questo è accaduto, non serve più che i pensieri siano trasmessi, con cui ci si dichiara poi d’accordo. Se avessimo lasciato la società al punto di vista del 1918, non avremmo avuto il «Giorno che viene» e nessuna scuola Waldorf. Ora che tutto questo una volta esiste, si tratta che la guida di ciò sia presa in mano anche realmente. Perciò la volontà deve unirsi ai pensieri in coloro che vogliono guidare, altrimenti non c’è volontà e nessuna forza dietro. Si deve avere la forza per fare qualcosa. Questa forza deve poter trasformarsi nel positivo. In se stessi si deve avere qualcosa. E, non è vero, se ora si tenta di portare qui qualcosa come oggi, allora alla fine porta al fatto che vengono fatti tali suggerimenti come quello appena fatto. Non è venuto in mente a tutta la società fino a ieri di invitare il Dr. Rittelmeyer. Da tutta la società, che qui ha deliberato per settimane su cosa dovrebbe fare, ora viene chiesto al Dr. Rittelmeyer di redigere l’appello. Non deve essere inteso come se tutta la Società Antroposofica fosse d’accordo. Adolf Arenson: L’ho considerato una salvezza quando poco fa la Frl. Dr. von Heydebrand ha parlato. Dr. Steiner: Avremmo potuto dire, noi stessi non vogliamo nulla, trasmettiamo tutto al Dr. Rittelmeyer. Si dovrebbe piuttosto esprimere tutto come è. Non rimane nient’altro che dire: Il vecchio consiglio rimane, e allora si aspetta cosa diranno gli altri, che si è scossi in questo modo. Questo è il risultato: Il vecchio consiglio rimane, dopo che non si è arrivati a nessun risultato; aspettiamo cosa dirà la società domani. A che cosa serviva l’intera campagna? A che cosa era tutto questo stato messo in scena? Dr. Stein: Si voleva mettere in scena un capolavoro. Dr. Steiner: Abbiamo iniziato dicendo che il vecchio consiglio era diventato lo zimbello dei bambini, e finiamo con il fatto che la mancanza di risultati porta che il vecchio consiglio deve restare.
Dr. Blümel: Non potrebbe il Dr. Steiner, come guida occulta, designare coloro che hanno le capacità di portare la società fuori dal caos? Adolf Arenson: Ora si tratta di redigere l’appello. Emil Leinhas: Il vecchio consiglio centrale non può più funzionare.
Dr. Steiner: Si tratta che la Società Antroposofica nei suoi conduttori voglia qualcosa; questo può anche discostarsi da quello che io stesso considero desiderabile. Deve emergere quello che la società nei suoi conduttori vuole. La cosa è del tutto indipendente dalla disgrazia di Dornach. È partita dall’incarico che ho dato al signor Uehli il 10 dicembre. Ho chiesto al signor Uehli di riunirsi con altri membri del consiglio centrale, rafforzato da personalità di rilievo qui a Stoccarda, per fare proposte sulle opinioni che esistono nel consiglio centrale e nella commissione su un ulteriore proseguimento della società. Dalla cosa non è venuto nulla. Infatti, quando sono arrivato qui, mi è venuto incontro una commissione di sette membri, propriamente sotto la guida del signor Uehli. Questa commissione si comportava come se avesse la pietra filosofale per quanto riguarda la riorganizzazione in mano; e la sua critica culminava nel fatto che il vecchio consiglio fosse lo zimbello dei bambini. Da allora si delibera. Ho presentato anche l’altra parte dell’alternativa: che altrimenti sarei costretto a rivolgermi a ogni singolo membro della Società Antroposofica, per metterla in ordine in qualche modo. Bene, come ho detto, invece dell’esecuzione dell’incarico al consiglio centrale, mi è venuta incontro qui una commissione, e le azioni di questa commissione hanno ora portato a questo risultato che è stato appena caratterizzato. O la guida della società dichiara: Rinunciamo alla possibilità di continuare a guidare — , oppure deve dire quello che vuole. Ma deve offrire in qualche modo una garanzia che la società ha una volontà e non può solo insultare. Deve esserci una vera volontà.
Bene, non è vero, le deliberazioni sono state condotte così avanti perché naturalmente devo offrire l’ultima possibilità che la Società Antroposofica come società possa continuare ad agire. Dovete considerare le cose come sono. Quello che è accaduto non lo possiamo rendere non accaduto. Cosa significa: riportare le cose all’anno 1918? Voglio citare solo due cose. Una sarebbe lo scioglimento della scuola Waldorf, l’altra il rimborso di tutti gli importi versati per le azioni. Bisogna rendersi conto delle conseguenze di tutto. Parlare in modo roboante è facile. Noi stiamo nella società con istituzioni che devono essere continuate. Perciò non è una cosa semplice quando devo rivolgermi a ogni singolo membro. Non si può semplicemente sciogliere la scuola Waldorf! Non si possono semplicemente riacquistare le azioni! Ma questi sono i presupposti reali per una tale azione. Se ora dovessi essere costretto a farlo, allora significherebbe che dalla vecchia Società Antroposofica non resterebbe nulla se non queste istituzioni reali. Il «Giorno che viene» deve essere trattato in modo che non perda la sua reputazione; la scuola Waldorf deve continuare a esistere. La Società Antroposofica però deve sciogliersi, e io mi rivolgo ai membri per creare qualcosa di nuovo. Perciò l’ultima chance deve essere sfruttata. Quando la Società Antroposofica si è costituita, ho posto la condizione esplicita di non esserne membro. Dovete semplicemente discutere: Volete abdicare la vostra guida, o volete continuare a guidare? Considerate solo che non mi sono mai coinvolto nell’amministrazione della Società Antroposofica. Le cose devono essere prese come sono. Non si può presentarsi negli affetti come avete fatto voi, e dire che il vecchio consiglio centrale è diventato lo zimbello dei bambini.
Credete che sia facile presentarsi alla gente e dire: abbiamo di nuovo passato una notte senza risultati? Oh, ce lo fischierebbero già i passeri dai tetti: «Lasciate stare con tutte le vostre guide!» Marie Steiner: La volontà è diretta ad abbattere il Dr. Unger. Non c’è però una volontà pura per la riorganizzazione della Società Antroposofica e per la cosa stessa. Dr. Steiner: Si ha il diritto di abbattere qualcuno; ma si deve sapere chi si mette al suo posto. Immaginate solo una volta: È giustamente uno zimbello di bambini se qui viene deciso, dopo che si è deliberato per tre settimane: Ora aggiorniamoci adesso. E questo, dopo che dodici appelli sono sorti! Dopo due ore dodici persone avevano deciso di fare qualcosa, dopo che altrimenti si era solo aspettato che l’altro facesse qualcosa. Posso solo dire: Il semplice fatto che lì dodici appelli emergono dopo due ore, questo attesta il disinteresse per una cosa che si è sostenuto con uno zelo che non ha eguali. Cosa si sarebbe potuto realizzare se le stesse intenzioni sviluppate nelle ultime due ore fossero state presenti prima! Che nulla di considerevole sia stato detto, non è da meravigliarsi. Il modo in cui si pensa a una cosa seria nel senso più profondo, questo è il caratteristico, questo è il «sistema di Stoccarda» fino a questa ora. La Società Antroposofica io non ho da riorganizzare. Ho da rivolgermi a coloro che si sono rivolti all’antroposofia. La Società Antroposofica, il cui destino decidete voi! Non va che domani si dica di nuovo alla gente: Siate così bravi — aspettate, aspettate! Adolf Arenson parla della riorganizzazione. Fornisce una compilazione dei punti su cui si vuole deliberare con gli amici: Che cosa manca ancora? Trova solo la necessità di riunire gli amici, per trasformare i punti deboli in forti.
Dr. Steiner: Non si possono dare semplici programmi. Se si vuole emanare una dichiarazione di volontà, si deve dire qualcosa in essa. Nelle parole deve esserci una direzione di volontà. Il suggerimento del Dr. Rittelmeyer era buono, ma è la situazione tragica che gli altri credono che senza quello che il Dr. Rittelmeyer ha chiamato «slogan forti», non possono ora nemmeno salvare la società, agli slogan gli altri devono attenersi. Cosa credete? La gente che convocate come delegati vuole trovare una guida qui. Deve essere creata la situazione che la gente dica: Ora gli Stoccardesi ci si presentano davanti in modo da volere noi seguirli. A Stoccarda si deve sapere cosa fare. Gli altri stanno in agguato per sapere cosa viene fatto qui a Stoccarda. Altrimenti cadiamo nella pura negazione. La gioventù non è la cosa più importante. Cosa credete, se oggi non arrivate a nessuno slogan, domani la gioventù dirà:
Non sanno nulla; ora dobbiamo farlo noi! — La gioventù non sa nulla; crede solo di sapere qualcosa, ma non sa nulla. Pronunciate il giudizio sulla società con quello che ora volete o non volete. Questo deve essere preso in considerazione. Non si può dire: Bene, convochiamo un’assemblea di delegati; allora ci dirà cosa vogliamo. Parlano Adolf Arenson, Frl. Dr. Röschl e Dr. Schwebsch.
Dr. Steiner: La commissione che ieri si è formata ha seduto oggi. * Un relatore ha presentato il primo bozza. Questo è l’appello della commissione. Allora, non è vero, ci sono gli altri appelli che sono stati presentati: dal Dr. Unger, Dr. Heyer e così via. Questi sono appelli personali, proprio come gli altri. Queste due cose devono essere assolutamente considerate diversamente. Le cose stanno così: questa commissione ieri ha avuto il bozza del Dr. Kolisko come qualcosa di finito. Ci siamo separati: in primo luogo, con l’istituzione della commissione; in secondo luogo, con la preghiera a questa commissione di trasformare il bozza nel positivo. Inoltre naturalmente il bozza con tutto quello che contiene non può essere sottoscritto dal consiglio centrale provvisorio. Era quindi in secondo luogo il punto di partenza per l’appello odierno: che i suoi punti negativi dovevano essere trasformati nel positivo. L’errore è quindi che nessun nuovo punto positivo è stato inserito, ma che solo i vecchi punti negativi sono rimasti. Ho aspettato che le negazioni fossero trasformate nel positivo. Materialmente è importante che i dodici appelli soffrono di un eccesso di fraseologia; non hanno abbastanza sostanza. Coloro che redigono l’appello non agiscono abbastanza in modo indipendente. Una volta il Dr. Stein ha detto: Non dovremmo farci togliere l’opera della vita del Dr. Steiner. — Allora l’appello ha fatto la seguente impressione: I punti che io stesso ho dato sono stati ascoltati, ma sono emersi nell’appello senza connessione interna. Si tratta di fare una cosa come qualcosa di proprio. Ho perciò ripetuto queste cose ancora una volta. Non è vero, quello che avete scritto lì non ha abbastanza affinità con le personalità. Questo è già quello su cui è importante. Jose del Monte parla.
Dr. Steiner: Il Dr. Rittelmeyer ha iniziato il suo discorso dicendo che quello che ha detto ha ampiamente comunicato all’interno della commissione. Mi sorprende solo che nell’appello della commissione non stia nulla di ciò, né quello che ieri è stato dato come incarico: trasformare la negazione in un positivo. Non posso formulare i punti che alla fine dovrebbero essere positivi. (Nota del Dr. Heyer: «Sarebbe dannoso se indicassi i punti positivi.») Questi devono farli coloro che devono lavorare nella direzione indicata. Voglio solo dire quanto segue in connessione con quello che è sorto. Forse non sulla base, ma in successione temporale con la mia richiesta al signor Uehli il 10 dicembre accadde che una commissione si presentò quando arrivai qui. Questa commissione avrebbe potuto procedere in due modi nei confronti di quelle persone che oggi si interessano della riorganizzazione della società. Questa commissione avrebbe potuto cercare di fare il possibile affinché qualcosa fosse messo al posto del vecchio consiglio centrale, se il vecchio consiglio non valesse nulla. Oppure questa commissione avrebbe potuto impegnarsi nella direzione di rinsaldare la fiducia nel vecchio consiglio in qualche modo attraverso una creazione lavorativa di possibili condizioni. Queste due cose sarebbero state possibili. Ora questa commissione ha scelto il primo, ma non è venuta con nessun vero suggerimento positivo. Ora siamo usciti da tutta la miseria ieri arrivando a formare una commissione che è pressappoco come me l’ero immaginata, che il vecchio consiglio avrebbe potuto formare.
Me l’ero immaginata così che il vecchio consiglio avrebbe formato pressappoco questa commissione dalla sintesi delle attività positive nella cosa antroposofica. È composta da tutti i presupposti necessari. Questa commissione ha contemporaneamente la possibilità di rappresentare le sfumature dell’antico; e ha attraverso i suoi due membri il signor von Grone e Wolfgang Wachsmuth, che sono giovani, la possibilità di poter stare di fronte ai giovani. Così che io già stamattina — perché si deve dare una risposta ai giovani — dissi: Sono semplicemente curioso se i vecchi tra i giovani accetteranno i giovani tra i vecchi. Chiedevo quindi se i vecchi tra i giovani avrebbero accettato i giovani tra i vecchi. Mi è stato detto che questo dipenderebbe solo da come ci si presenterebbe davanti. — La nuova commissione ha la possibilità di stare come qualcosa di antico; e ha contemporaneamente la possibilità di essere accettata dai giovani. Le cose devono risultare dai fatti reali. La commissione è inoltre, come già detto, composta in modo che è una sintesi di quelle attività positive che sono autorevolmente importanti nel movimento antroposofico. Questa commissione è data dalla cosa stessa. Se però non realizziamo nulla, allora la società deve abdicare. Se solo la commissione si attiva nel modo giusto. Il Dr. Kolisko appartiene ai vecchi per i giovani; viene già chiamato il «secondo dialettico senz’anima»; il Dr. Kolisko appartiene ai giovani tra i vecchi. In quanto questa commissione ha due personaggi di rilievo, ancora completamente senza macchia in mezzo a sé, ha solo bisogno di rivelarsi nel modo giusto nella direzione o nell’altra.
Una commissione deve essere tale che possa agire nelle più diverse direzioni. La commissione non potrebbe essere composta meglio. Perché non dovrebbe funzionare, non riesco a capire. Considerate solo: Abbiamo ascoltato qui accuse reciproche nel peggiore dei modi, prima che partissi la scorsa settimana. Ho chiesto, quando partii, che il comitato provvisorio portasse la cosa così avanti che potessimo discuterne il prossimo lunedì. Avevo in mente quello che era stato letto qui. Era la questione se si dovesse tenere ancora una riunione di lunedì. Almeno si sarebbe potuto presentare l’appello. Cosa è accaduto lunedì? Questa riunione di lunedì era una mera ripetizione della riunione che era già avvenuta prima che io andassi a Dornach. È accaduto esattamente lo stesso. Naturalmente piccole varianti si verificano; la stessa volta le fa, perché non ci si ricorda più esattamente del procedimento precedente. Quando ho lamentato che c’era una ripetizione esatta, mi è stato detto che era con diversi fondamenti. Mi è stato risposto inoltre che si dovrebbe deliberare con la gente. Ora siamo arrivati subito al punto che una mera ripetizione si era verificata e bisognava chiarire di nuovo che un tale appello doveva sorgere. Possiamo continuare le cose così. Da ieri a oggi è una mera ripetizione, con l’eccezione di quello che la pausa di riflessione ha prodotto. Abbiamo avuto ieri un’astensione memorabile. Ho fatto votare chi ha letto l’articolo del signor von Grone. Ho fatto votare chi non l’ha letto: Quella era la maggioranza schiacciante.
Quando salgo alla scuola Waldorf, le riviste rimangono lì per molti giorni. Il disinteresse inizia con il fatto che ci si preoccupa solo del proprio campo più stretto. Non siete più antroposofi qui — a poco a poco; non siete veramente più antroposofi. Occorrono tre settimane prima di arrivare alla decisione di risvegliarsi all’antroposofia. Da tutto questo segue quello che questa sera il Dr. Rittelmeyer ha detto. Non potreste negare se foste stati alle piccole deliberazioni della commissione, che questi punti sono tutti stati presentati; la maggior parte addirittura in modo più dettagliato. Non ci si è preoccupati di questo. Si sarebbe potuto ritornare alle cose che qui sono state trattate per settimane. Finché non ci decidiamo a attingere dalla realtà e non a estrarre tirade da un libro, non arriviamo a nulla. Il lettore sente se qualcosa di reale c’è nell’appello. Lo spirito deve entrare, lo spirito che con buona volontà affronta i fatti. E questo è lo spirito contro cui si fa opposizione. Ora non so se domani sera sperimenteremo di nuovo una copia. Se non facciamo tutti gli sforzi, allora finalmente arriviamo al fatto che la rivoluzione nella società brucia in fiamme libere. Almeno si dovrebbe essere consapevoli che anche il signor Leinhas dovrebbe rimanere se rimaniamo e partiamo solo venerdì mattina. Ma allora il tempo dovrebbe essere utilizzato per il lavoro. Adolf Arenson: Mi oppongo che si dica che questo circolo ha fatto quel suggerimento. Non è stato possibile stabilire in quale circolo si è tenuta la votazione.
Dr. Steiner: Chiunque non abbia fatto la mozione può opporsi. Il fatto sta lì che questa sera da questo circolo è stata fatta questa mozione. Potete ora essere scioccati dal fatto che questo fatto sia sorto. Almeno riguardo ai fatti più fondamentali un tale circolo dovrebbe essere d’accordo, così che non si metta da solo in ridicolo. Domani quindi il circolo generale.
RIUNIONE CON IL CIRCOLO DEI TRENTA Stoccarda, giovedì, 8 febbraio 1923 (sera) Emil Leinhas: Il bozza è ancora incompleto. Abbiamo però lavorato in armonia. (Legge il bozza.) Parlano il Dr. Maier, Dr. Heyer, Dr. Peipers. Alexander Strakosch: Si deve ancora chiarire la questione del consiglio.
Dr. Steiner: Il passaggio sulla nemicità non corrisponde completamente al fatto. Se la nemicità che mi si è rivolta fosse fondata sulla base, situata nel personale, della resistenza al patrimonio spirituale antroposofico, allora essa sarebbe stata di scarsa importanza, sarebbe stata di nessuna importanza considerevole; sarebbe apparsa come un episodio sciocco. Solo attraverso la fondazione delle diverse imprese dal 1919 gli attacchi di una nemicità che per lo più non ha alcun interesse negli attacchi stessi sono utilizzati come mezzo al fine di togliere il movimento antroposofico dal mondo. Marie Steiner: I nemici sono trattati troppo benevolmente, dicendo subito che attraverso la compilazione dei brani gli attacchi si formano, mentre la nemicità si serve di mezzi più vulgari.
Dr. Steiner: L’uno è la nemicità che si serve della calunnia; l’altro è quello che fa la nemicità attraverso l’istituzione di un’immagine distorta. Allora la questione è se questa nemicità non dovrebbe essere in qualche modo — potete esprimervi al riguardo — attaccata un po’ più audacemente, il che è possibile e necessario solo attraverso l’uso di parole singole.
Non è vero, i nemici sono in molti modi protetti da una certa reputazione che hanno ufficialmente. Perché per il mondo il Dr. Jeremias menzionato ieri dal Dr. Rittelmeyer è solo il noto orientalista dell’Università di Lipsia, mentre egli — se le cose stanno come il Dr. Rittelmeyer ha presentato — è una natura completamente volgare. Mi ha visitato ripetutamente, si è confrontato seriamente su singole questioni, ha chiesto di poter essere presente alla conferenza a Lipsia. Non c’era motivo di non permettergli di essere presente. Dopo si rivela come un bugiardo volgare. Tali esempi sono propriamente qualcosa di cui non si può più fare a meno oggi nella caratterizzazione dei nemici. Bisogna strappare la maschera dalla gente. Lo cito solo come esempio. Si dovrebbe essere chiari su cosa significhi quando qualcuno si è introdotto sotto la maschera di colui che «vuole conoscere» e poi si presenta come calunniatore volgare. Se non riusciamo a rivelare un po’ questa volgarità tra la gente che è semplicemente protetta dalle loro dignità ufficiali, se non riusciamo in questo, allora la cosa va difficilmente. Dr. Rittelmeyer: Ero presente all’assemblea. Lì ti ha, Signor Dottore, tradito personalmente. Ha detto che distingue tra l’antroposofia stessa e la persona del fondatore dell’antroposofia. Il treno merci potrebbe contenere merci buone, anche se la locomotiva fosse difettosa.
Dr. Steiner: Una tale cosa deve essere esposta al cospetto del mondo. È così da un lato oggi. Ma d’altro canto il modo particolare di combattimento deve essere caratterizzato, che consiste nel fatto che i nemici non si impegnano in una discussione, ma prendono in parte la cosa come Goesch, ma allo stesso tempo si avanzano con le più volgari, non pertinenti, puramente personali calunnie. Questo è il fatto completamente preciso; davanti a questo in tempo presente non si può indietreggiare per caratterizzarlo. Eventualmente singoli esempi dovrebbero essere caratterizzati. Ma questo non ha bisogno di essere citato con nomi, forse non è nemmeno bene citare nomi, forse i nomi possono essere evitati e la gente semplicemente caratterizzata. Otterrete una caratterizzazione di Seiling dicendo: C’era un uomo che il Dr. Steiner era particolarmente disgustoso per la sua fedeltà fanatica, che a ogni visita era confermata da un baciamano. Ma ora è usato dalla nemicità per compilare ogni sorta di calunnie. Ognuno ha l’occasione di segnalare tale cosa al momento giusto. Attraverso tale caratterizzazione raggiungete più che attraverso la denominazione dei nomi, perché allora nel momento appropriato si può indicare a tali persone. Jeremias è un vecchio tipo, che si è introdotto, che è venuto, per esempio, nel palco del Teatro a Lipsia dalla Signora Dottore e ha fatto i suoi riverimenti. La compilazione di questa visita al palco a quel tempo con quello che il Dr. Rittelmeyer ha raccontato, caratterizza l’uomo come una cosa disgustosa. Dovete solo dire: Uno dei nemici che era presente a uno degli assembramenti calunniosi si è fatto notare ancora meno di un anno fa nel modo più educato facendo i suoi riverimenti davanti alla Signora Dr.
Steiner nel palco del Teatro a Lipsia durante una rappresentazione di euritmia. L’ha richiesto. È apparso sul palcoscenico e ha voluto essere portato nel palco. Si è forzato dentro nelle intimità. Tali maschere devono essere disegnate con una caratterizzazione energica. Leisegang non l’ho incontrato personalmente; quello devono caratterizzare coloro che per loro persona possono farsi avanti. Allora avrei ancora quanto segue da dire. Se oggi ascoltate l’insoddisfazione, allora ovunque un tono fondamentale traspare. Mi è sgradevole dirlo, ma un tono è ovunque trasparente. È quello che non è stato provveduto affinché veramente l’antroposofia sia rappresentata nella società. In che misura questo rimprovero sia giustificato, su questo vi prego di esprimervi. Io riferisco solo quello che è sentito da vari lati. È sentito che propriamente all’interno della Società Antroposofica la rappresentazione dell’antroposofia è rimasta molto indietro, che altro ha preso il posto dell’antroposofia e così la vita interiore è andata perduta. Un fare più «scientifico», esteriore è entrato al suo posto, quindi una certa esteriorità. Le persone l’esprimono così, dicendo che si tratta di un’intellettualizzazione dell’antroposofia. Bisogna venire incontro all’umore che è così forte nella gioventù, che mira a un’interiorizzazione, senza però scadere in una fantasticheria. È questo che viene sentito precisamente nei circoli della gioventù accademica. Questa non vuole che le si offra questo nutrimento come le è stato offerto nei corsi universitari; vuole un’interiorizzazione della vita dell’anima umana. È un disastro che i corsi universitari siano stati sentiti dalla gioventù come qualcosa che non è altro che un minestrone leggermente diverso da quello che già aveva. Si sono dette loro cose che già avevano all’università.
L’appello dovrebbe contenere questo, che esiste la volontà di coltivare realmente l’antroposofia, di coltivarla tanto dal lato della conoscenza quanto da quello dell’anima e anche da quello morale-religioso. Questo dovrebbe stare nell’appello. Poi, di fronte alle cose che sono state esposte — abbiamo già parlato di questo —, dovrebbe esserci qualcosa a proposito della direzione della Società Antroposofica. L’agitazione in certi circoli ha già raggiunto uno stato patologico. Le persone danno l’impressione di trovarsi in un’agitazione patologica. Di fronte a ciò, dovrebbe esserci qualcosa nell’appello su cui le persone possano contare personalmente. Dovrebbe esserci qualcosa a proposito di un gruppo di persone che hanno assunto la direzione. Questi sono i sette o nove uomini che per il momento hanno assunto la direzione degli affari della Società fino alla convocazione dell’assemblea dei delegati. Non dovrebbe essere la parola « Comitato Centrale » — già la parola stessa è un fazzoletto rosso —, non dovrebbe parlarsi del Comitato Centrale, ma dei Sette o Nove che si caricano sulla coscienza l’appello; questi dovrebbero essere presentati come i conduttori. Se ora voi parlate del Comitato Centrale, allora accade semplicemente che questo o quel gruppo si stacca, che di conseguenza la Società si dissolve e che altre formazioni si creano per l’antroposofia. Si può solo dire: Le persone sono assolutamente stanche della direzione di Stoccarda, ma sono di buona volontà. Nel momento in cui vedono che persone affrontano seriamente qualcosa, sono pronte a seguire. L’umore è un fatto psicologicamente strano e caratteristico. I giovani aspettano che accada qualcosa. È questo ciò che ho da dire a proposito del contenuto dell’appello.
Il passo riguardante il lavoro interiore dovrebbe essere sviluppato. Dovrebbe risultare che esiste una volontà di affrontare quello che gli uni esprimono in modo più ingenuo, gli altri in modo più colto, cioè che le persone dicono: Non impariamo assolutamente nulla della vera antroposofia; ci viene esposto tutto il possibile, cose che non vogliamo sentire. — Questo è quello che si dice. L’uno lo dice in modo più ingenuo, l’altro in modo più colto. Ma viene da tutti i circoli. È notevole: Per quanto si parli in modo ideale, alle persone non basta comunque. Quando si tratta di portare l’ideale fino a un approfondimento antroposofico, l’aspetto dell’anima non deve mai mancare. Si sottolinea sempre che nella Società Antroposofica non c’è più cuore e anima. Questo è il punto delicato, che le persone dicono: Non si riesce affatto ad avvicinare i signori di Stoccarda; non si trova accesso umano a loro, sono chiusi in sé, non ci si riesce ad andare vicino. — Allora questo è un punto delicato. Deve rientrare in questo capitolo, dove le cose devono essere dette come veramente sono. Bisogna esprimere come si vuole migliorare qualcosa, senza fare un atto di contrito pentimento. Dovrebbe trovarsi un modo per provvedere in futuro affinché i rapporti umani tra i singoli antroposofi siano coltivati o almeno riconosciuti, indipendentemente dal fatto che occupino posizioni di comando o no. Poi era l’obiettivo degli ultimi giorni, dopo che abbiamo attraversato tutto il precedente, di arrivare finalmente a un appello che avesse sostanza e forma. L’appello può certamente avere tutta la sostanza e la forma che si vuole: Se non stanno dietro a esso le forze che dovrebbero trovarsi in questo circolo, allora non avrà conseguenze. La discussione ulteriore dell’appello dovrebbe essere accompagnata non solo — come è accaduto recentemente — dal fatto che si parla di cose negative, ma la discussione dovrebbe avere un certo contenuto (sostanza). Bisogna esprimere ciò per cui si vuole migliorare in un prossimo tempo alcuni errori che sono emersi a Stoccarda. Si vorrebbe sentir parlare di come i personaggi di Stoccarda intendono porsi dietro l’appello. Perché il fatto che voi siate d’accordo con esso è solo un aspetto della questione. L’altro aspetto è questo, che non si pensi semplicemente: Domani l’appello è felicemente stampato, adesso andiamo di nuovo e insegniamo alla scuola Waldorf, siamo capi ufficio al « Giorno che Viene » e così via. Dovrebbe mostrarsi qualcosa di concreto in questa direzione, che stia dietro l’appello. L’appello ha valore solo se uomini stanno dietro a esso. Emil Leinbas: Quello che sta nell’appello deve essere sviluppato nell’assemblea dei delegati.
Dr. Steiner: Questo punto dovrebbe essere trattato con molta più profondità e attenzione. Se questo circolo deve avere significato nel proseguimento della cosa, questo punto dovrebbe essere trattato con molta maggior profondità. Voi dovreste decidervi a dedicare un po’ più di attenzione a queste cose. Bisognerebbe veramente dedicarvi più attenzione. Vedete, se voi per esempio menzionate il nome di Rudolf Meyer a Berlino. Questo Meyer è una personalità caratteristica per la ragione che non rappresenta una deviazione nella direzione che le cose vengono dalla testa, perché vuole essere una personalità che vuole presentare tutto dalla propria esperienza. Quello che quindi è rimproverato a singole persone a Stoccarda — intellettualità predominante —, questo non è rimpoverato in questo modo a Meyer. Voi dovete allora, da quello che esce dai circoli dei soci per lo più da una giusta sensazione, ma da una falsa interpretazione, dovete ridurlo a quello che è giusto e provvedere affinché una giusta concezione prevalga. In Meyer c’è troppa soddisfazione di sé. Quello che viene da una vera interiorità non è mai compiaciuto di sé e non respinge; quello che viene da un’esperienza apparente e si presenta enormemente compiaciuto di sé, quello respinge per questo. Quello che le persone dicono su questo, non importa. La realtà deve essere in qualche modo afferrata. Deve esserci da qualche parte un luogo dove venga afferrata. Ciò che manca è l’approfondimento staccato da tutto ciò che è nebuloso in una certa vita veramente animica. Quello che gli uomini chiamano sempre « dialettico », è proprio il parlare delle cose in modo che a questo parlare manchì l’anima. E se ciò non penetra nella realtà, se cioè l’acume, l’arguzia e simili cose opprimono troppo le persone, allora sentono di essere respinte.
Presso i signori di Stoccarda viene sentito così: Se uno si avvicina a uno dei signori di Stoccarda, se ne va come se avesse perso il suo Io; là tutto gli viene gettato addosso in modo così razionale che in ciò perde se stesso. — Mi sarebbe spiacevole se fosse richiesto che nomini i nomi. Le persone sentono, quando i signori di Stoccarda parlano con loro, come se fossero svuotate e senza-io. Ora, non è vero, ciò è connesso al fatto che a Stoccarda si è veramente formato un « Sistema », cioè che le persone qui vivono come in una fortezza con muri alti e non sanno cosa succede fra le persone che appartengono alla Società. Parlano dal lato interno della fortezza, senza preoccuparsi di ciò che accade nella Società Antroposofica; e le persone che arrivano lì hanno il sentimento che non vengono ascoltate, quando arrivano con le loro esperienze; hanno il sentimento che non vengono ascoltate affatto. A volte il sentimento che gli uomini hanno è stato espresso così: A Stoccarda i personaggi umani si escludono. — Mi è capitato di incontrare l’affermazione che è stata detta: Gli stuttgartesi ci mandano signori che arrivano con i loro quaderni di appunti, pongono le loro domande, scrivono qualcosa dentro, e poi questi quaderni vengono messi in archivio, perché tutte le cose vanno negli archivi; la personalità che arriva da noi non è la personalità, ma porta un quaderno e poi lo mette in archivio; vorremmo avere relazioni umane con personalità. Racconto solo le cose che vengono dette. Le cose possono essere espresse terribilmente male; nella stortura che viene da una brutta esperienza c’è però ancora molto di più. Da questo sentimento forse parla una verità ancora più forte di quella che si esprime. Eppure bisogna riflettere su come vi si possa rimediare. Altrimenti veramente nulla è più da salvare. Se l’assemblea dei delegati veramente ha luogo e tali giudizi si formano, allora non avanziamo nemmeno così. Allo stesso modo, sarebbe bene se i malintesi che si diffondono fossero veramente discussi consapevolmente qui. Dr. Rittelmeyer ha detto che da qui dovevano essere emanate « parole d’ordine incisive ». Tali parole d’ordine sono effettivamente emanate.
Marie Steiner: Vorrei dire qualcosa su questo, che si riferisce a Monaco. Mi è spiaciuto sentire dalle cose che si agitano intorno al lavoro del giovane prete Klein. Cose come « divinizzazione » e « adorazione » possono mettere in testa a un giovane che può guidare persone anziane. Ora mi sono informata se le cose fossero corrette. Quello che mi è arrivato come eco è stata la domanda: Perché si è voluto rovinare il lavoro antroposofico a Monaco? La relazione si è conclusa nella frase che alcuni mesi fa questo signore avrebbe ricevuto da un membro che è qui la parola d’ordine: Il lavoro religioso dovrebbe essere sostenuto, e il lavoro del ramo dovrebbe dormire. Da una personalità di rilievo, così è stato detto, è stata emanata questa « parola d’ordine ». In tal modo sono nate cose come quelle che hanno portato alcuni soci a questa convinzione. A Monaco ci sono stati rapporti speciali, difficoltà del ramo di genere particolare, da cui potrebbero nascere tali opinioni. Lui, colui che riferiva, stava lì come uno degli accusatori. Dr. Peipers: Quando Klein era da me, avevo l’impressione che a Monaco si potesse sperare soprattutto in qualcosa del movimento religioso.
Dr. Steiner: Questo sembra che voi l’abbiate veramente detto. Le persone l’hanno inteso così, che la direzione a Stoccarda vuole far dormire ulteriormente il lavoro di Monaco e vuole mettere il rinnovamento religioso al posto del movimento antroposofico. Dovremo svelare le cose che emanano dal « Sistema di Stoccarda » come malintesi. Tali fatti sono fecondi! Questa quindi è una « parola d’ordine » che è emanata da Stoccarda: Bisogna far dormire il lavoro del ramo di Monaco; tutti dovrebbero dedicarsi al lavoro per il rinnovamento religioso. — Se qualcuno dice ciò che è a capo del rinnovamento religioso, allora — nulla avrebbe da obiettare. Ma se questo è detto da guide del movimento antroposofico, allora una tale parola d’ordine fa perire il movimento antroposofico. Dr. Peipers: Ho rifiutato il sostegno. Marie Steiner: Quello che è stato appena detto si riferisce però alla vostra conversazione con Klein. Mi è stato detto che voi volevate dare una somma considerevole per il rinnovamento religioso, inoltre che voi trovate che il lavoro antroposofico dovrebbe dormire. Però queste parole hanno avuto effetto. Dr. Peipers: Quello che si dice è così facilmente malinteso. Marie Steiner: Queste parole d’ordine volano velocissime oltre.
Emil Leinbas si esprime su questo.
Dr. Steiner: Colui che ha emanato questa parola d’ordine appartiene a Stoccarda ai « Grandi cervelli », e proprio per questo questa parola d’ordine sarebbe stata vincolante a Monaco. Così il movimento religioso ci toglie l’acqua. I monacensi sono indignati che da Stoccarda si sia distrutto il lavoro antroposofico a Monaco. Dr. Peipers: Mi è stato lamentato che la gente di Monaco non facesse affatto più lavoro.
Dr. Steiner: Spiegheremo tutto come « malinteso ». Ma ciò non impedisce che queste cose, che a Stoccarda sono state coniate come parole d’ordine, abbiano effetto distruttivo; che così attraverso il « Sistema di Stoccarda » verso la periferia il movimento antroposofico si dissolva. L’espressione « Grande cervello » è connessa a disegni in giornali umoristici. Tali persone sono state rappresentate nei giornali umoristici cosicché venga loro dato un capo gigantesco e un corpo piccolo. In Austria le chiamano i « Grandi cervelli ». Così i malintesi sono fecondi. Su queste cose non si possono formare rappresentazioni se non si parte da tali premesse come quelle che qui sono state enunciate. La maggior parte di quello che si è fatto qui deve essere omesso; su questo si dovrebbe discutere. Finora non è accaduto più che stare dietro l’appello. L’assemblea dei delegati deve aver luogo, e a essa i signori non devono apparire come qui, sedendosi intorno al tavolo e aspettando calmi quello che l’altro fa. Ognuno deve portare la sua opinione là, ma il prossimo — devo partire molto presto domani mattina — è che qui in modo abile sia assunto, per esempio, il calmare il movimento giovanile, perché sta aspettando una risposta. Bisogna entrare in negoziazione con essa su un terreno ampliato. Stanno aspettando oggi che si dica loro: Qui è accaduto qualcosa. — Ora il terreno su cui tutto si è svolto finora dovrà ampliarsi. Bisognerà ammettere la gioventù e negoziare con essa, e certamente da domani senza cortine. Un altro suggerimento viene fatto a proposito dei negoziati con la gioventù.
Dr. Steiner: Questo sarà meglio che se i signori del movimento giovanile prendessero parte alle sedute qui. Questo sarebbe un successo. Soprattutto vi faccio notare che nel movimento giovanile sembra sia caduta la parola che l’opposizione alla Società dovrebbe essere organizzata. Sarebbe molto bene se questa organizzazione dell’opposizione trovasse veramente comprensione. Mi sono immaginato che oltre al Dr. Palmer anche il Signor von Grone e il Signor [Wolfgang] Wachsmuth potessero avere senso per questo malcontento nella Società. Credo che a Stoccarda si potrebbe avere comprensione per il malcontento. Perché ci si dovrebbe incontrare solo in frasi di armonia? Se si mostra comprensione per ciò di cui le persone sono malcontente, allora qualcosa sarà già accaduto. Non dall’alto verso il basso, ma mostrando che anche voi stessi portate in voi qualcosa della spina del malcontento, allora si raggiungerà qualcosa con la gioventù. Se l’altro sente: Anche quello è uno che è soddisfatto, allora se la dirà: Con quello non voglio avere nulla a che fare. Prendete questo come una rappresentazione rivestita d’umorismo di qualcosa che è però inteso seriamente. Jürgen von Grone parla su questo.
Dr. Steiner: Ora questo a Stoccarda non è riuscito. I malcontenti che vengono dalle cose stesse sono talvolta molto fecondi; ma se nel malcontento non si calcola con quello che le persone sentono, ma vi si passa accanto, allora agisce in modo distruttivo. Marie Steiner: Si riferisce a quello che è stato detto nel ciclo.
Dr. Steiner: In realtà bisogna dirlo. Abbiamo avuto queste due fasi del movimento giovanile accademico, che devono essere caratterizzate così: Prima è stata fondata l’Associazione Universitaria. Le celebrità hanno lasciato soli i leader studenteschi e non stavano dietro di loro. Il legame tra i leader studenteschi e le celebrità di Stoccarda si sciolse. Ora i leader studenteschi non sapevano più cosa fare, e poi si formò questo tipo di associazioni studentesche che hanno scelto Maikowski. Ora, Maikowski è un uomo che è estremamente facile convincere, purché si riesca a parlargli nella sua lingua capisce. Ora era impossibile ogni collegamento tra questo movimento giovanile e i signori di Stoccarda. I giovani non erano più aperti a nulla di quello che veniva da parte di questi signori. Si formavano illusioni. È oggi ancora così come è stato quando queste persone hanno tenuto il « Corso Pedagogico per la Gioventù ». Credo che questa parola sull’« Organizzazione dell’Opposizione » sia venuta su, perché le persone hanno il sentimento che non riescono a raggiungere i signori di Stoccarda. Tutti gli anziani fuori hanno un sentimento tutto simile. L’essenziale dovrebbe già essere discusso. Quello che in questa direzione gioca, vorrei caratterizzarlo così: Ci sono a Stoccarda molte domande su cui si evita di dare una risposta. A questo appartiene questa: Se oggi si parla con moltissime persone, queste hanno il bisogno di discutere della configurazione del lavoro del ramo. I personaggi di direzione al contrario non hanno il bisogno di parlare della configurazione del lavoro del ramo. Ma questo deve accadere. Deve addirittura entrare nell’appello come la trasmissione del bene spirituale antroposofico deve accadere. Ora potrebbe anche accadere che si eviti di parlare di queste domande. Sulle domande più importanti qui si tace del tutto. Ernst Uekli: I leader dei rami nei luoghi fanno sempre domande su come si debba configurare il lavoro del ramo. Emil Leinhas parla su questo.
Dr. Steiner: Esiste questa domanda principale: Come possiamo arrivare a far sì che il lavoro del ramo sia in generale tale da soddisfarci? Si sente solo questo: Come si fa a parlare con i signori? Come dovremmo fare a raggiungere i signori di Stoccarda, affinché sentano quello che noi vorremmo? — Si tratta del fatto che ci sono domande su cui si evita di dare una risposta. Dovrebbe essere data una risposta positiva a esse. Bisognerebbe qui esprimersi su quale risposta diamo a quelli che dicono: Siamo proprio dei soci perduti, prima abbiamo avuto gioia dei cicli; a chi dovremmo rivolgerci perché qualcuno sappia che adesso non siamo soddisfatti?
Alexander Strakosch parla in modo approvante del precedente lavoro di Signora Stinde e di singoli rami. Dr. Unger parla delle difficoltà che sorgono dalle nuove forze. Il lavoro del ramo può essere illustrato solo per mezzo dell’esempio; dovrebbero essere date descrizioni. Emil Leinhas: Le persone vogliono vedere personalità che hanno l’antroposofia in sé. Marie Steiner: La richiesta che mi si fa è molto più grande, di leggere le conferenze più che di fare un resoconto. C’è un’insistente richiesta delle conferenze del Dr. Steiner. Dr. Unger domanda sul modo della lettura. Marie Steiner: Bisogna leggere in modo molto semplice e comprensivo, non troppo veloce. Dovrebbe escludersi per quanto possibile il comportamento retorico e essere solo trasparenti al contenuto. Qualcuno che è nella spinta degli affari e solo rapidamente guarda un po’ le conferenze, non ci riesce. Si dovrebbe leggere la cosa quattro volte. Bisogna avere una suddivisione del testo nelle interpunzioni. Inoltre il contenuto deve poter fluire attraverso di voi. Bisogna elaborare a fondo le conferenze e poi estinguere il personale. Bisogna prima poter vivere parecchie ore dentro. Emil Leinhas parla sulla domanda di lettura o esposizione. Marie Steiner: Soprattutto deve esserci un certo atteggiamento dell’anima. Bisogna evitare il terribile e incalzante enfasi della ragione, escludere sempre se stessi e non volersi mettere in mostra il meno possibile. Dr. Peipers: Devono essere fatte tutte e due le cose: lettura e esposizione. Dr. Unger: Bisogna trasformare gli archivi in sale di lettura. Un resoconto è appena possibile se non si era presenti alla conferenza stessa. Dovrebbero tenersi corsi in diversi livelli. Marie Steiner: Nel materiale dei cicli c’è talmente tanto che basta per parecchie vite. Se qualcuno vuole fare studi speciali, è data la possibilità per tali scopi. Per un lavoro specialistico serio questa possibilità è quindi data. Si è visto che si è avuto questo bisogno in forte misura. Di una gran parte di quello che è stato proposto, è stato detto che potrebbe sentirsi anche altrove, e questo non è quello che si ha bisogno come lavoro speciale del ramo.
Dr. Steiner: Ci siamo allontanati da quello che può essere fecondo nel momento presente. Ci siamo allontanati da quello che potrebbe essere fecondo per la sera di oggi, per il porsi dietro questo appello. Il modo come lo si fa nei rami, nel momento presente non è inteso. Quello che ora i soci esprimono come qualcosa che li lascia insoddisfatti, è però qualcosa di completamente diverso. Quello che i soci intendono è che sentono: Sentono troppo poco dell’antroposofia. Se lo ricevono letto oppure se è esposto in modo antroposofico, questo non può essere argomento della discussione di oggi. Si tratta di: Cosa può essere fatto affinché l’antroposofico possa essere portato al mondo in modo giusto, e precisamente prima ai rami? Non è vero che, per questo, la domanda dovrebbe essere afferrata molto più a fondo. Perché il malcontento che regna torna indietro alla storia degli ultimi quattro anni. Non dovete dimenticare quali compromessi sono stati conclusi dagli oratori che sono stati lasciati correre selvaggiamente sui rami e nel mondo. Che agitazione ha provocato ogni volta che si è parlato di cavoli! Non è vero che il Signor Uehli ha parlato nel ramo di Elberfeld. L’importante non è quello che lui ha esposto; l’importante è che il Damnitz ha provato una paura disperata. Lui è convinto che può fare qualcosa solo per mezzo della lettura. Ma sono arrivate persone, allevate dall’educazione sbagliata a Stoccarda, sono sorte persone che hanno esposto i loro cavoli. Questi sono i vizi di Stoccarda attraverso l’abuso che si è introdotto nel « Movimento per la Tripartizione » dell’uso della parola. Che cavoli arrivano al pubblico! L’insoddisfazione torna a quello che è stato causato da Stoccarda. Un’educazione sbagliata assoluta è emanata da Stoccarda. Bisognerebbe venire incontro all’insoddisfazione. C’era questo corso per oratori che ho tenuto io, prima che un'orda fosse scatenata sul pubblico tedesco. Guardate gli echi di quello che è stato causato da questo trascinarsi di orda! Quello che è stato buttato fuori laggiù era talvolta qualcosa che supera ogni grottezza. Se era la moltiplicazione delle conferenze oppure se era lo scatenare degli oratori: Non c’era nessun sentimento in ciò. C’era una gestione burocratica orribile, non c’era nessuna interiorità. Sono stati mandati in giro fra le persone appunti orribilmente moltiplicati in un modo veramente burocratico.
Questa particolarità che si è introdotta qui, questo impersonale-burocratico, la mancanza di un sentimento interiore, tutto quello che dal « Movimento per la Tripartizione » si è introdotto come un abuso particolare, questo continua ad agire, non è ancora completamente fuori. Questo viene, collegato alla cosa, in tutte le cose dentro. Deve esserci la volontà di omettere molte cose che sono state fatte, e di fare molto che è stato omesso. Per questo si deve mettere qualcuno; allora sarà già meglio. Allo stesso modo accade che semplicemente senza criterio alle persone di cui si dovrebbe desiderare che ricevano le cose, tutto è negato. D’altra parte qualcuno che solo ha brama di sensazionalismo, quello riceve le cose. Una certa cura dovrebbe dominare. Se si mettono le persone, è anche così che non si applica cura. Cura bisogna applicare! Non si deve suscitare il sentimento che è categorizzato, suddiviso, ma che dietro c’è un impulso umano. A che serve dire: I rapporti umani devono essere coltivati! — quando si procede poi in modo disumano nella gestione delle cose? Se si dice una cosa così, nessuno si sente toccato, perché non vede come il sistema nella gestione della cosa sia terribile. Spesso quelli che hanno coltivato l’abuso più gravemente sono stati proprio quelli che ora lo criticano più gravemente. Come detto, a Elberfeld si presentarono signori che erano stati allevati dall’abuso che si era introdotto nel movimento di tripartizione. Damnitz non avrebbe avuto nulla in contrario se fossero state tenute libere e buone conferenze. A cosa si era opposto l’ha detto lui stesso. C’erano un paio di signori al congresso di Stoccarda, e su questo si sentivano chiamati a tenere libere conferenze a Elberfeld-Barmen. Sono convinto che hanno parlato puro cavolo e che in tal modo l’antroposofia è stata discreditata. Damnitz stesso forse aveva detto che non poteva nemmeno lui. Questo sistema che ognuno dovrebbe parlare i suoi cavoli — non parlo contro l’autonomia, ma contro questo non-voler-distinguere tra quello che dovrebbe essere e quello che non dovrebbe essere —, in questo modo facilmente si cade in discussioni speculativo-dialettiche. Certo, può sempre capitare che appaiano cattive prestazioni. Ma c’è una grande differenza se la gestione è come è apparsa negli ultimi anni, oppure se stai come persona dietro alle cose. Si può di fronte alle singole prestazioni sapere se è una prestazione buona o cattiva. Non ho nulla in contrario se qualcuno tiene una conferenza propria. Al contrario: il più possibile. L’ho richiesto io stesso. Il tenere proprie conferenze. Se uno ora tiene una conferenza riportata o una propria: Dentro il nostro movimento tutto deve servire a coltivare la nostra causa, e non a discreditarla. Questo è quello su cui conta. Le cose sono tutte relative. Mi posso ben immaginare che viene gestito diversamente nei diversi rami. In un ramo c’è qualcuno che legge; in un altro di nuovo qualcuno che dà qualcosa da sé. A volte ci sono anche concezioni strane. Conosco un ramo — viene anche aggiunto alle cose appena dette, perché da questo risulta un giudizio complessivo — il cui presidente non avrebbe mai condisceso a leggere solo conferenze, ma si è procurato il materiale da me su cose che non avevo nemmeno ancora tenuto. Gli argomenti la personalità in questione se li è scelti. Ora non si riesce nemmeno a decidere: È una cosa simile una conferenza propria oppure no? Dipende dalle particolarità della personalità in questione, se è più o meno libera o non libera. La domanda del promuovere nel senso interiore della causa antroposofica: sì, questa è una questione di principio. Lì bisognerebbe imparare a distinguere certe cose. Certo, a volte vi imbattete in quello che è difficile da giudicare. E poi dal fatto che vi imbattete in cose come queste, che sono difficili da giudicare, il giudizio nel cerchio più ampio diventa confuso. Non è vero che a volte alla fine sarà terribile. Deve nascere l’entusiasmo! E l’entusiasmo può nascere solo se si affronta una cosa nel modo giusto, per esempio se si porta l’antroposofia nel mondo in modo adeguato. Qui si sviluppa entusiasmo per molte cose che non hanno nulla a che fare con la causa antroposofica. D’altra parte non è facile che a qualcuno venga in mente di fare altrettanto nel modo adeguato per quello che cresce sul nostro stesso terreno, per esempio l’euritmia. L’euritmia, con tutto quello che vi è connesso, introdurla con entusiasmo nel movimento intero, attraverso questo si agirebbe per la causa antroposofica! Mentre in realtà è un po’ una deviazione dalla nostra causa, se si organizza qualcosa come un concerto nei nostri locali il prossimo sabato. Questo è qualcosa che nel senso più eminente devia; che ha a che fare con la nostra causa? Paul Baumann si esprime su questo.
Dr. Steiner: Qui arriviamo ai punti dove si tratta di avere oppure no il sentimento antroposofico. Perciò dico: Vi imbattete nei limiti. Dal centro di Stoccarda esce, dove tutto quello che è antroposofia viene rovinato. Se è possibile, ecco che si fa venire una cantante a cantare nei nostri locali. In questo modo ci allontaniamo completamente dall’essenziale. Allora meritiamo di essere trattati dal mondo come accade, se veramente sorgono concezioni perfide dell’antroposofia. Questo appartiene a quello su cui si tratta. Non mi stupisco se una cosa così non è sentita affatto, che da Stoccarda tutta la Società Antroposofica viene rovinata, che tutto il sentimento si è perso per quello che realmente dovrebbe essere dato dall’antroposofia. Marie Steiner: Le signore che qui lavorano alla scuola di euritmia, sono spesso chieste dai soci cosa stiano qui a fare. Cioè, non si ha nessuna idea che qui c’è una scuola di euritmia.
Dr. Steiner: Se ci lasciamo indurre a voler essere un deposito per ognuno che potrebbe essere ovunque, senza che abbia qualcosa che sia connesso con l’antroposofico, allora il movimento perde la sua forza d’urto. Marie Steiner: Sono solo signore immigrate che vanno alla scuola di euritmia. Non c’è un singolo stuttgartese in questo corso. Viene parlato dei fondamenti.
Dr. Steiner: Vorrei anche questo trasformato al positivo, vorrei che nascesse un entusiasmo per portare l’antroposofico in modo appropriato nel mondo. Non abbiamo davvero nessun diritto di fondare esternamente le cose e non usarle per la coltivazione della causa. Questo è quindi quello che è così terribile. Abbiamo la possibilità esterna di coltivare l’antroposofico, causata dal fatto che abbiamo preso in considerazione sacrifici materiali; dobbiamo usare questa possibilità. Dobbiamo arrivare a che la rivista « Antroposofia » diventi qualcosa di completamente diverso, che serva la causa antroposofica, che non si abbia solo il sentimento: Ogni settimana la preoccupazione è che sia piena. Questo appartiene a quando dico: Bisogna stare dietro l’appello. L’appello è ora fortunatamente venuto alla luce. Con quali difficoltà! I cambiamenti necessari possono essere facilmente fatti; l’appello è comunque venuto alla luce. La discussione sul stare dietro all’appello è di nuovo esattamente così, che potrebbe svolgersi allo stesso modo nei prossimi giorni come prima, se si dovrebbe leggere più o meno o esporre da sé. Non significa questo quello che oggi è insoddisfatto. Le cose si svolgono senza risultati, perché non ci si occupa di esse. Dr. Unger e Emil Leinbas parlano; altri fanno suggerimenti.
Dr. Steiner: Ho solo paura che se vengono tenute conferenze, se vengono date presentazioni di euritmia alla sera, ho paura solo che molti allora si tireranno indietro dal portare il significato grave della situazione all’ordine del giorno. I conferenzieri non si preoccuperanno della discussione del destino della Società Antroposofica. Ho paura che diventerebbe qualcosa che potrebbe essere eccellente in sé, ma non diventerà quello che abbiamo bisogno nel momento presente. Abbiamo avuto congressi gloriosi. Abbiamo comunque avuto i congressi uno dietro l’altro. Li abbiamo avuti a Vienna, a Stoccarda, a Dornach. Sì, le cose erano eccellenti in sé. Ma al movimento antroposofico, dal fatto che non sono mai stati utilizzati, hanno causato più danno che beneficio. Emil Leinhas consiglia conferenze del Dr. Steiner e resoconti sulle istituzioni. Dr. Kolisko si esprime su questo.
Dr. Steiner: Devono essere trattati anche. Se la discussione di oggi, da quando abbiamo finito di discutere l’appello, prende questo corso, è un esempio scolastico di come questa assemblea dei delegati non deve essere. Non deve essere così! Non potrebbe essere trattata un po’ anche la domanda: da dove viene che questo comitato dei trenta è diventato così sterile, quando i più grandi intelletti dell’Europa centrale sono seduti insieme?
Forse sarebbe utile chiedersi perché allora questo circolo illustre è rimasto così infruttuoso? Dr. Schwebsch parla su questo.
Dr. Steiner: So che qui siedono personalità, che considerano la cosa intera come non necessaria, che ci si occupi della domanda della consolidazione della Società Antroposofica. Se questi fatti non fossero mai stati trattati, se non ci si fosse dati questa pena, allora non stareste qui affatto oggi. Allora non ci sarebbero fondi da cui viene alimentata la scuola Waldorf. Potete essere sicuri che una volta era diverso. Una volta si è fondata la Società dalla vita, e da questo è nata la possibilità che oggi stiate qui seduti — e possiate trovare che tutto ciò sia infruttuoso. Se fosse sempre stato così, se per esempio molte persone come voi fossero sedute al punto di partenza della Società, allora oggi non potrebbe stare seduto. Siete come il famoso personaggio che vuole tirarsi su dai capelli nella aria. Perciò sareste già obbligati di fondare la cosa più profondamente. Perché non dite voi stessi il significativo che vi manca qui e attraverso cui la cosa sarebbe sollevata? La vita non è lì per essere solo piacevole. Se si dovrebbe trattarsi di sola comodità, non si possono tenere sedute del comitato dei trenta. Perché non lo fate meglio voi stessi? Si può anche stare seduti qui e non essere presenti. Marie Steiner: Bisogna strapazzarsi se si tratta di riconoscenze di spirito di gruppo. Toni Völker: Non è stato inteso prendere te, Signor Dottore, come maestro esoterico. Questo non è stato gestito e inteso, il portare l’esoterico nella vita pratica. Mi sembra che questo sia il motivo per cui è diventato così.
Dr. Steiner: Le cose che dovrebbero essere discusse qui — e precisamente in modo reale — quelle sono fondamentalmente diventate necessarie da quello che nella Società a poco a poco è emerso. Quello che però prima nella Società poteva essere trovato, che una parola da me rimanesse in un circolo più stretto oggi non è più presente. E perciò è diventato impossibile discutere in modo reale sulle cose necessarie. Oggi sta così, che io in realtà non dovrei fare la pretesa di dire una parola in un cerchio più ristretto, perché ogni parola viene portata nel mondo. Nel senso dell’esoterismo, di verità esoteriche, in quel senso possiamo parlare più che prima. Ora nelle conferenze pubbliche si porta più contenuto esoterico che prima nei cicli; ma era comunque prima possibile in un certo senso, in cerchi più ristretti, portare qualcosa che restasse in questi cerchi più ristretti. Ma oggi ciò è escluso; oggi è assolutamente escluso. Toni Völker: Se si porta l’esoterico nella vita, allora gli stati che ora sono non potrebbero sopraggiungere. Si tratterebbe di fare le cose, invece di negoziarne.
Dr. Steiner: Le cose di cui non ci si sarebbe mai sognato, di cui non ci verrebbe mai in mente che uscissero da questi cerchi, compaiono negli articoli brutali nei giornali; sono state discusse da anni, su di esse il parroco Kully scrive sui giornali. Dovrebbe esistere l’inclinazione a riflettere sul perché la società è diventata così. Questo declino della società è legato al corso degli eventi, come si è sviluppato a Stoccarda negli ultimi quattro anni. Ha condotto al fatto che la Società Antroposofica è decaduta così terribilmente. Prevale il pettegolezzo rispetto alla serietà. Prevale la trivialità rispetto a quello che dovrebbe esserci in questa direzione, nella direzione del pietoso. Sarebbe stato bene se il tempo che ora è stato utilizzato per trivialità, se questo tempo fosse stato utilizzato per portare questa situazione terribile della società con una chiarezza un po’ maggiore alla parola. La Società Antroposofica dovrebbe diventare una realtà. È diventata un fantasma, ma questo fantasma è davvero un prodotto molto arimanico. La Società Antroposofica è bucherellata dappertutto di arimanico. Ernst Uehli: È stata peccata contro la società attraverso il movimento della Tripartizione. C’era questo cerchio dei Trenta, ma non è stata veramente intrapresa azione. Quello che fu discusso non fu trasformato in volontà.
Dr. Röschl: Non si affronta le questioni concrete. Ho sempre avuto il pensiero: cosa devo davvero fare qui?
Dr. Steiner: La cosa andrebbe subito meglio se non si continuasse così, nel momento in cui si comprendono chiaramente le cose. Certo, le cose hanno anche la loro giustificazione. D’altra parte, il corso delle discussioni sta in una certa condizione psicologica del cerchio. Se avete ascoltato come si sono sviluppate le discussioni, avrete notato che gran parte dei discorsi, dei turni di parola, da settimane sono stati diretti al fatto che qualcuno dice: Propongo che parliamo di questo o quello. — Una tale forma di proposta si è formata solo in questo cerchio. In nessun’altra parte accadrebbe che qualcuno prenda la parola e dica: Propongo che parliamo di questo e quello. Altrove si comincia a parlare di quello che si pensa di qualcosa. Potrei mostrare come pochi hanno detto qualcosa al loro tema. Gran parte dei dibattiti finisce anche nel fatto che qualcuno dice: Mi schiero completamente dietro questo e quello. Questo non cambia niente nella materia della cosa. Una delle serate ha consistito nel fatto che uno dopo l’altro ha detto di schierarsi completamente dietro questo e quello. Pensi un momento, se questo momento psicologico fosse colto nello sguardo, come dal contenuto di quello che è stato detto semplicemente si dimostra: Ci si non sente affatto come una realtà. Ci si non sente come realtà; ci si permette di essere un fantasma. Guardi indietro, quante volte queste cose si sono verificate! È più facile porre domande che dare risposte. Prenda la cosa dal lato psicologico. Voglio ancora dire il seguente. Le cose possono essere discusse in tutta la bontà. Voi qui esigete qualcosa che non dovreste esigere. Colui che ha parlato del seminario, conosce esattamente la storia di esso, da quando ha parlato con il signore in questione. Se espone la cosa, allora avrebbe potuto, durante il lasso di tempo da quando l’ha saputo, riflettere su di essa. Potrebbe portare i risultati dell’esperienza, invece di portare i risultati del non-riflettere. Non è noto a cosa qui si fa riferimento.
In generale nel cerchio dei Trenta prevale questo, che molto si esige dagli altri, ma il meno possibile da se stessi. Così tanto si cancella; il conto si cancella. Si esige dagli altri quasi l’inumano, e nessuno osa esigere lo stesso da se stesso. In questo sta già molto. Non posso quindi essere completamente d’accordo quando il Dr. von Baravalle dice continuamente: «Non ho ricavato niente da questo cerchio.» Perché non chiede mai: Quanto ha ricavato il cerchio da me? Questa domanda dovrebbe essere sollevata da ogni singolo. Perché questo si vendica. È così finché il cerchio esiste. Si bestemmia così terribilmente; ognuno sa quali danni ha il cerchio dei Trenta; perciò ci si dovrebbe aspettare che i danni vengano eliminati. Poiché tutti lo sanno, da tutti oggi si avrebbe potuto riflettere su di esso. Il bestemmiare e il non-riflettere è diventato così un’abitudine, e si ricade sempre di nuovo in questa abitudine. Oggi è stato raggiunto l’appello. È venuto dall’intelligenza di questo illustre corpo. Lo ritiene del tutto escluso che non avrebbe potuto essere raggiunto anche dopo la terza seduta? L’appello è un efflusso dell’intelligenza. Che non sia stato raggiunto tre settimane fa, questo è una mancanza di un efflusso della volontà. Voi diventereste davvero terribilmente intelligenti se volessimo aspettare così dieci anni. Non sono dell’opinione che l’appello fosse così contribuito dalla seduta di ieri. È una questione di volontà. Ci si deve decidere per queste cose. Ci si deve volere qualcosa. Perché non è così che si vuole qualcosa? Perché c’è solo il negativo, il rifiuto dell’altro? Perché non c’è l’impegno per l’altro? Davvero ci vuole molto più ingegno nel riconoscere così precisamente gli errori dell’altro, che se avessimo tutti l’intenzione di vedere anche il positivo dell’altro. Se si usasse solo un quarto di ciò per il positivo, molto ne uscirebbe. Siamo ora chiari su questo, che da ora fino all’assemblea dei delegati, che però deve avvenire il più presto possibile, questo comitato dei sette guida [Dr. Unger, Dr. Kolisko, Emil Leinhas, Dr. Palmer, Dr. Rittelmeyer, signorina Mücke, signor von Grone]. Desidererei che questo comitato dei sette guidasse così bene che i delegati desiderassero che restasse.»
Devo dare stasera una risposta: Quando dobbiamo tenere l’assemblea dei delegati? Penso tra 14 giorni. Possiamo disporre di tre giorni. Sarebbe bene se si potesse avere qui lo spazio per le assemblee diurne e la Sala Sieglehaus per le conferenze serali. I membri si esprimono in merito.
Dr. Steiner: Sarebbe meglio inviare ai forestieri un rapporto sul corso delle assemblee, perché si dovrebbe trattare la cosa intera come una conclusa. L’appello, che non riguarda i forestieri, non dovrebbe essere inviato. Signor Leinhas: L’Austria, l’Olanda e la Scandinavia si sono considerate come appartenenti qui.
Dr. Steiner: Non so se non si dovrebbe farlo così, qualora si inviasse in Austria, che si inviasse l’appello alla direzione in Austria e si lasciasse a loro il compito di diffonderlo a loro volta anche in Austria. Si può inviare alla direzione a Vienna, e questa dovrebbe diffonderlo con la propria controfirma. Emil Leinhas: I gruppi locali non hanno una centrale a Vienna.
Dr. Steiner: Comunque si può inviare. Emil Leinhas: Dovrebbe probabilmente inviare l’appello al signor Steffen per conoscenza.
Dr. Steiner: Si può consegnare l’appello al signor Steffen privatamente. Ufficialmente non lo riguarda. Signor Leinhas: 25., 26., 27. o 24 febbraio? Di sera euritmia e 2 conferenze. Marie Steiner: A causa delle prove dovrei essere qui.
Dr. Steiner: Ho una grande preoccupazione che lo zelo cali. Ho una preoccupazione disperata. Dovrò decidermi a tornare lunedì. C’è solo una costruzione grezza; la cosa con la «vita interiore» deve ancora essere elaborata con cura. Deve trovarsi lunedì in una forma ancora del tutto correggibile. Può essere stampato martedì. Le buste possono già essere pronte. Può uscire martedì. * Questo organo è diventato allora il consiglio direttivo della «Società Antroposofica in Germania».
DISCUSSIONE CON UN GRUPPO GIOVANILE PER LA PREPARAZIONE DELL’ASSEMBLEA DEI DELEGATI Sulla strutturazione della Società Antroposofica Stoccarda, 8 febbraio 1923, 23.30
Dr. Steiner: Ora siamo arrivati al punto che almeno la bozza di una circolare alla Società Antroposofica è stata fatta.» Così è creata una sorta di base su cui una discussione sarebbe possibile. Credo che sarebbe forse bene ora se voi, quello che voi stessi desiderate, lo discuteste in una discussione comune con il comitato che esiste fino a un’assemblea dei delegati. Questo comitato è composto in modo puramente oggettivo, così oggettivo che non, come era prima nel comitato dei Trenta a voi noto, i membri dei singoli istituti, ma quelli che devono rappresentare le istituzioni esistenti, vi si trovano in questo comitato. Questo comitato è composto così che dal vecchio consiglio centrale il signor Leinhas per il «Giorno Che Viene», Dr. Unger come resto del vecchio consiglio centrale, Dr. Rittelmeyer come rappresentante del movimento per il rinnovamento religioso, poi Wolfgang Wachsmuth, signor von Grone, Dr. Palmer, Dr. Kolisko, per l’Editrice Filosofico-Antroposofica la signorina Mücke e per gli altri interessi stranieri il signor Werbeck da Amburgo vi si trovano. Ho chiesto ai sette di Stoccarda che essi intraprendessero insieme con voi i passi che voi intendete. Dovrò partire personalmente domani mattina presto per Dornach e essere di nuovo lì lunedì. Mi dispiace di non poter partecipare alle prossime discussioni. Credo ora che il migliore è, poiché non può esserci alcuna differenza da parte mia, che voi conduciate le discussioni puramente da parte vostra con queste personalità. Come stanno le cose, queste personalità sono quelle date, poiché tutte le sfumature vi sono rappresentate; le giovanili attraverso la presenza del signor von Grone e Wolfgang Wachsmuth — non mi pronuncio su se vi siano simpatici —, che sono completamente vergini rispetto a ogni carica di consiglio. Inoltre il Dr. Palmer ha dichiarato che vuole costruire ogni possibile ponte verso la gioventù. * Vedi pagina 274 ff.
L’appello ai membri della Società Antroposofica è presente in bozza. Conterrà essenzialmente quello che ora la Società Antroposofica deve dire. Doveva naturalmente provenire da coloro che finora hanno guidato la Società Antroposofica. Dal 25 al 28 febbraio si terrà un’assemblea dei delegati in quanto i singoli rami e gruppi che si considerano appartenenti insieme mandino i loro delegati qui affinché si tenga una sorta di assemblea generale. Così è data l’occasione di potere rappresentare tutti i pareri sulla strutturazione. Finora ci si trovava di fronte all’alternativa, farla così oppure lasciar perire la Società Antroposofica, così come era, e fondare qualcosa di completamente nuovo. Nel 1918 ci si avrebbe potuto fondare più facilmente qualcosa di nuovo; ora ci si trova di fronte a istituzioni positive con che ci si è impegnati di fronte al mondo e dal che non ci si può liberare, perciò tutto deve nascere dalla società. La società stessa deve essere plasmata più liberamente in se stessa, e deve essere impossibile sentirsi oppressi in essa. Penso che andrà, ma vorrei sentire volentieri qualcosa che abbiate a dire da parte vostra. Che sia durato così a lungo prima che si arrivasse così lontano, lo si deve imputare alla contemplazione dell’età. Sentiremo volentieri quello che avete da dire nel momento presente. Un rappresentante della gioventù parla della presenza dei giovani nella società in considerazione di quello che il Dr. Steiner ha detto nell’ultima conferenza del ramo di Stoccarda sulle singole fasi nella storia della Società Antroposofica.
Dr. Steiner: Quello che avete detto sulla barriera che è sorta in connessione con la prima, seconda e terza fase del movimento, che si distinguono molto chiaramente l’una dall’altra, è giusto. Si deve naturalmente considerare che le singole fasi hanno durato approssimativamente sette anni, come la società stessa si trova all’incirca nel ventunesimo anno di vita. Quello che è giusto, è questo: Gli impulsi dell’ingresso e della partecipazione sono stati davvero diversi nei primi membri rispetto a ora, essenzialmente nei circoli giovanili accademici. Sono diversi in quanto le persone che sono venute durante la prima fase, con il complesso intero, certo dai rapporti attuali dei tempi, ma con desideri completamente inconsci; non si sono conosciute nel contesto con qualsiasi rapporto dei tempi ed erano in un’età della vita in cui non ci si rende chiaro conto del proprio rapporto al tempo. Venivano con interessi completamente umani universali, che stanno in relazione con il tempo, ma le persone non se ne rendevano conto. Così era quasi anche nella seconda fase. L’antroposofia procedette essenzialmente oltre, ma gli antroposofi, con eccezioni, si interessavano meno delle questioni che andavano al contemporaneità. La terza fase era raccapricciante per coloro che erano entrati prima. Venivano insieme con tutti coloro che erano insoddisfatti — non con rapporti dei tempi indeterminati, ma in modo del tutto determinato con quello che questi uomini avevano sperimentato nelle odierne istituzioni educative. Non sarebbero venuti all’antroposofia se non fosse stato presente in loro il forte contrasto alle odierne istituzioni educative. Venivano con altri impulsi che quelli, che il più piccolo anche avevano davvero visto l’antroposofia in rapporto al tempo. Io stesso ho dovuto parlare a riguardo. Quello che ho detto sul rapporto dell’antroposofia al tempo è stato davvero molto poco accolto. Ma voi siete venuti stranamente e però non stranamente con una nostalgia che va davvero al centro dell’antroposofia. Si è rivelato ora qualcosa di strano: precisamente il malinteso nei confronti dei corsi universitari. Non voglio dire niente contro il loro valore. Ma i corsi universitari erano un malinteso. Non è stato cercato da voi affatto quello che è stato detto lì. Voi cercavate l’antroposofia in se stessa. Questo non potevano comprenderlo quelli che in tempi precedenti erano entrati come accademici nella Società Antroposofica. Questi volevano saldare il loro lavoro accademico con l’antroposofia. Voi non l’avete accettato. Così non verrete nemmeno a conflitto con il tempo con quello che ho chiamato il grosso della Società Antroposofica. Il vero conflitto c’è stato solo con gli accademici, perché questi hanno creduto di voler rappresentare l’antroposofia in modo biologico, chimico-fisico, storico. Voi non volete questo. Volete l’antroposofia pura. Avete la difficoltà, di arrivare oltre questa montagna, insieme anche con l’intera società. L’ accademico, che è penetrato là, è come una montagna; su e giù deve però essere oltrepassato. Se da entrambi i lati si lavora con buona volontà, allora forse si rivelerà utile. D’altra parte però, se si vuol procedere oltre, allora ci vuole in fin dei conti un po’ di specializzazione. Se da entrambi i lati la buona volontà è presente, allora andrà. Un partecipante parla di un altro rapporto che la gioventù dovrebbe avere verso la società.
Dr. Steiner: Deve solo considerare che in antichi corsi culturali, che sono già cresciuti storicamente nel mondo, erano presenti tutt’altre posizioni dell’anima che in quelli che sono storicamente molto giovani. Oggi semplicemente non si ha più idea di come fosse difficile nei primi secoli cristiani essere un cristiano. Oggi è comodo essere un cristiano. Non era prima la difficoltà esterna del martirio, ma la difficoltà interna dell’anima. Era difficile, di fronte a se stessi, essere un cristiano. Oggi è difficile essere un vero antroposofo. È in certo senso difficile.
Coloro che sono già a lungo antroposofi, portano in se stessi, nel loro atteggiamento animico intero, la difficoltà intera, legata al primo manifestarsi di un movimento spirituale; in loro la comprensione di certi fenomeni della vita non è così forte. Coloro che sono già a lungo antroposofi, più a lungo dei giovani, talvolta parlano a questi ultimi in modo da non intendersi affatto. Proprio in questi giorni mi si è presentato un esempio molto crasso. Questi amici avevano discussioni; l’atmosfera era là che la fede era presente, ora tutti i ponti sono costruiti, ora ci si intende fino al punto sulla i. Erano completamente onesti lì. Presso di voi invece mi è incontrata l’atmosfera che si dovesse organizzare l’opposizione; non ci si era affatto trovati. In ciò si rispecchia del tutto la facile capacità illusoria riguardante i rapporti della vita, quando ci si è in una certa posizione della vita che ho caratterizzato. È difficile essere un antroposofo; non è facile superare una certa rigidità. Gli illusionisti sono onesti. Vengono con la freschezza dell’anima, e perciò voi, come uno che non si è ancora stancato, siete meno incline ad avere queste illusioni che uno stanco. Molti si sono stancati e logorati dalle difficoltà che ci si sono opposte. Perciò anche in questi giorni molto si è parlato l’uno accanto all’altro. Un partecipante parla del suo piano originale, di volgere le forze utilizzate per l’opposizione, specialmente da parte della gioventù, e di organizzarle in modo fecondo.
Dr. Steiner: Alcune cose sono già così che un pensiero realistico deve guardarle anche negli occhi. In qualche modo deve esserci anche in futuro qualcosa di quello che sono le vostre istituzioni educative. Anche se proprio in questo senso tutte le speranze di futuro sono al germe, non deve però essere così che l’università rimanga una semplice parvenza. Lì davvero mi preoccupa, quanto siamo ancora lontani da ciò. D’altro canto l’università è tutta in cattivo stato. Un secolo fa si aveva ancora almeno una concezione del mondo unitaria; adesso è del tutto passato, anche nel sentimento della dignità umana. Vede, Leisegang — non viene affatto in considerazione il modo in cui mi tratta —, ma Leisegang, che tra poco diventerà professore, poiché ha tutte le aspirazioni per questo, ha ora pubblicato un’opera su Platone, un primo volume. Non mi tratta così male come il Platone, tratta il Platone molto peggio, ne fa una caricatura, solo — le persone non lo notano. Vede, e lì mi preoccupa, davvero mi preoccupa, quanto si è lontani dalla possibilità di creare un’università. Un partecipante sottolinea il modo in cui in un campo di prigionia in cui era attivo, dai prigionieri era stata creata un’università, e presenta ciò come un esempio per la creazione di un’università per la scienza dello spirito. Dr. Steiner: Non si può oggi creare un’università, perché è anzitutto necessario come precondizione che gli scienziati singoli siano presenti. Idee e approcci sono sì già presenti. Finché però si possono avere i singoli scienziati che dovrebbero lavorare dentro il movimento — devo già esprimermi così aspramente — solo come affamati, andrà difficile. Diventa così giornalmente più difficile perché il tempo si avvicina quando ci si può a mala pena pensare che il tempo precedente fornisca di borse di studio quello seguente. La possibilità di portare in vita, in un modo completamente nuovo, un’educazione completamente nuova diventa giornalmente più difficile. Devo già sottolineare due cose per ogni occasione da ragioni puramente spirituali: primo, sforzarsi con tutta l’intensità di diventare così forti come possibile; secondo, utilizzare tutta l’energia affinché il cerchio degli amici diventi più grande. Sarebbe [dal lato spirituale] non necessario, di guardare al numero, solo in considerazione dei rapporti dei tempi. Nel spirituale deve sì essere il contrario giusto, di fronte al tempo però è così. L’ampliamento del cerchio non deve andare a spese dell’approfondimento, ma si devono comunque fare sforzi per ottenere un gran numero di amici. Altrimenti è piuttosto possibile la perdita del singolo e del movimento come tale. È già così. Ma non dovete temere, per ottenere l’ingrandimento verso l’esterno, di essere anche come gioventù davvero molto forti. Un partecipante parla di come sia difficile intendersi con l’età. Dr. Steiner: A parte le valutazioni, è però in certo senso così che il non-intendersi è mutuo! L’età è così che ci si può dire: Come è, non è sua colpa, ma suo destino. La resistenza della gioventù all’età però è mezzo di protezione e debolezza insieme! Diventate geni nell’interesse!
Le quinte negoziazioni di Stoccarda del 13 e 14 febbraio 1923 Martedì, 13 febbraio:
Seduta pomeridiana con il cerchio dei Trenta. Di sera: ultimo dei quattro discorsi nel ramo sulla formazione della comunità antroposofica (in GA 257). Seguito dalla continuazione della seduta con il cerchio dei Trenta. Mercoledì, 14 febbraio: Discussione con un gruppo giovanile.
SEDUTA CON IL CERCHIO DEI TRENTA
Martedì, 13 febbraio 1923 (pomeriggio ore 4)
Dr. Steiner: Ora che l’appello è fortunatamente riuscito* e con ciò la disponibilità di questo cerchio si è mostrata ad affrontare le questioni della Società Antroposofica, sarebbe bene se per la presente discussione fosse eletta dal centro dell’assemblea una sorta di presidente di questa assemblea. Allora risponderebbe meglio al corso interiore della cosa. Finora eravamo in certo senso un gruppo disordinato di persone, e questo dovrebbe ora entrare in una determinata comunità di volontà, cosa che è stata anche sottolineata più volte. Perciò vorrei chiedervi che un presidente fosse eletto dalla vostra propria cerchia, affinché la discussione di oggi sia davvero feconda e possibilmente proceda così che si veda che dalla assemblea dei delegati qualcosa può diventare. Diventerà qualcosa da essa solo se dal gruppo delle personalità qui riunite una sorta di direzione spirituale naturale ed evidente emanerà. * Vedi pagina 334.
Segue il suggerimento di designare Emil Leinhas come presidente. Emil Leinhas: Volevo solo fare considerare che non sono sufficientemente informato. Dr. Steiner: Dato che evidentemente nei giorni scorsi il presente si è preparato, sarebbe fondato che qualcuno che sta in mezzo, assuma la presidenza. Signor Baravalle: Suggerisco il Dr. Wolfgang Wachsmuth, se non può essere il signor Leinhas. Dr. Wolfgang Wachsmuth e Dr. Kolisko vengono proposti. Emil Leinhas: Accetto l’elezione, se deve essere.
Dr. Steiner: Allora chiedo a quelli degli stimati presenti che sono per il signor Leinhas, di alzare la mano. Si vota e Emil Leinhas viene eletto presidente.
Dr. Steiner: Allora potrò ascoltare ancora così attentamente. Emil Leinhas: La circolare dovrebbe essere inviata a tutti i membri in Germania. Il signor Werbeck dovrebbe pur partecipare? (Nota del Dr. Heyer: «Appello senza firma di Werbeck? Sensibilità contro Werbeck?») Parlano a riguardo: Dr. Kolisko, Dr. Heyer, Emil Leinhas e Toni Völker.
Dr. Steiner: A parte il motivo presentato della sensibilità, non vedo cosa potrebbe parlar contro. Il fatto che questa sensibilità gioca un tale ruolo nella Società Antroposofica, questo fatto è il vero rovina. Possiamo mettere una freccia nella Società Antroposofica se contiamo sulle sensibilità. Queste sensibilità non si manifestano solo nella loro forma nuda, ma anche in tutte le possibili maschere. Nel corso degli anni sono diventate una forza enorme, perché sono state accarezzate. Così questo è uno dei fattori che sono diventati rovinosi. Se subito di nuovo si conti sulle sensibilità, la ristrutturazione è vana. Si deve iniziare ad abbandonare la falsità e dire con verità: Possiamo fondare una società filistea, allora le sensibilità possono giocare un ruolo. Allora però cacceremo l’antroposofia fuori dalla società. — Si deve fare uno sforzo per superare questa sensibilità.
Emil Leinbas: Si deve spesso tener conto di essa.
Dr. Steiner: Questo si può fare in altre cose. (Nota del Dr. Heyer: «non in cose di principio») Emil Leinhas: Werbeck è accolto nel comitato, e in seguito deve essere data un’espressione del perché il suo nome non sta sotto l’appello. Dr. Kolisko parla. Emil Leinhas fa conoscere il programma esatto della giornata dei delegati e lo pone alla discussione. Molti oratori ne parlano.
Dr. Steiner (?): Allora entreremo nei suggerimenti di Schwebsch, che in modo più specializzato ha proposto un tal programma. Dr. Schwebsch: Ho riflettuto a qualcosa, come titoli delle giornate: 1. Situazione dei rami; 2. Lavoro dei rami; 3. Organizzazione della fiducia; 4. Storia interna e storia delle istituzioni; 5. Generazione emergente e movimento giovanile; 6. Trattamento degli oppositori. Un oratore ritiene che si dovrebbe chiedere se l’assemblea dei delegati è d’accordo che questo comitato mantenga il comando.
Dr. Steiner: Vi esponete al pericolo che venga una direzione casuale. Come volete evitare che sia eletto un presidente casuale? Dr. Kolisko: La direzione deve provenire da dove provengono gli inviti.
Dr. Steiner: Si tratterà solo di prevenire la domanda anticipatamente attraverso l’apparenza del comitato. Non dovrebbe sorgere affatto il desiderio che in qualche modo un presidente sia eletto. Non dovrebbe sorgere questo desiderio. Quello che temo è che dal comitato e da questo cerchio non se ne parli abbastanza, così che davvero dalla partenza un nuovo tono fosse là. Allora questo è quello che è emerso così fortemente come una mancanza, che non ci si è consapevoli di ciò che significa guidare una tale società. Questo può portare in questa assemblea dei delegati al fatto che sia eletto un presidente casuale. Un qualche membro che è entrato nella Società Antroposofica l’altroieri e che dice qualcosa abilmente, sarà allora eletto presidente. Questo accade appunto quando tali cose si ripetono e quando non ci si è consapevoli che non devono ripetersi. Allora succede di tutto. È stato tematizzato ieri che — se posso esprimermi così — la regia ha fallito del tutto. Ho potuto solo percepire le conseguenze, perché sono arrivato tardi. Ieri dovrebbe essere stato così che fondamentalmente questo comitato dei Trenta non è entrato affatto in azione durante l’intera sera, ma ha brillato per assenza spirituale.* Può andare male se questo ricomincia subito all’assemblea dei delegati, che nessun tono sia dato, che non ci si sia consapevoli quale sia il vero dovere di questo cerchio dei «grandi cervelli». Se non ci si è consapevoli che qualcosa deve essere fatto affinché anche gli altri abbiano motivo di riconoscere il comitato, allora può andare male anche questo. Molti, Dr. Unger, Dr. Kolisko e Emil Leinhas, parlano del fatto che i membri del cerchio dovrebbero parlare.
Dr. Steiner: Tutti i membri di questo comitato dei nove sono in questo cerchio dei Trenta dentro. E così come questi Sette hanno firmato dal cerchio dei Trenta, potrebbero anche in circostanze diverse altri Sette, e ancora altri Sette. L’appello viene firmato dai singoli membri del cerchio dei Trenta. Solo dal cerchio dei Trenta stesso non poteva essere firmato, perché il cerchio dei Trenta come tale — quello che è trapelato — si è presentato come un’impossibilità nella sua totalità. È così che questo cerchio dei Trenta è qualcosa di terribile. Specialmente ha imperversato orribilmente nella riunione in cui il cerchio si era rafforzato [vedi la seduta ampliata del cerchio dei Trenta del 22 gennaio]. Se ci fosse stato scritto sotto: Cerchio dei Trenta, sarebbe stato impossibile. Ma se i suoi membri si presentano di fronte all’assemblea dei delegati come singoli, allora è solo dovere e responsabilità di ognuno. Non vedo perché non dovrebbero essere lì. È davvero del tutto incomprensibile perché prima un mandato dovrebbe essere creato per coloro che avrebbero dovuto rappresentare l’interesse della società qui. Notate un unico fatto che è stato menzionato stasera. Se ne potrebbe ottenere un secondo ugualmente. È questo, che * Da questa seduta non esiste alcun verbale.
i membri dei singoli rami erano molto lieti quando è arrivato il secondo foglio informativo. Se solo i membri fuori ascoltassero qualcosa di quello che accade a Stoccarda, allora sono felici. L’orribile era solo questo, che il consiglio centrale il 4 dicembre ha detto a se stesso: Farò uscire un foglio informativo; e dopo ha ignorato la società. Nel tempo da allora non è successo niente. Quando poi un segno di vita è arrivato nella forma del foglio informativo, i membri erano tremendamente felici. Se solo qualcuno arriccerà le narici in modo amichevole nel senso antroposofico, allora la cosa sarà già lì. Non potete esigere che attraverso la sola firma — non si possono disegnare le narici su — che senza queste narici amichevoli i membri lo prendano i singoli membri non vengono estinti dal fatto che si dice che il Circolo dei Trenta nel suo insieme sia una vergogna. Piuttosto ci si dovrebbe preparare, meglio ancora davanti allo specchio, a fare i gentili buchi nasali. Si spera che il circolo concentri l’attenzione un po’ sui buchi nasali. Domani devo parlare con i singoli individui e tenere conferenze insegnanti; di sera è già troppo tardi. Potrebbe essere continuato ancora oggi. [Poiché la seduta deve essere interrotta a causa della conferenza di Rudolf Steiner nel Circolo stuttgartese, dovrà essere continuata più tardi.]
Continuazione della seduta alle 22 ore 45. Si discute del corso dei negoziati [dell’Assemblea dei delegati]. Si menziona di nuovo la proposta Schwebsch con i 6 punti. Dr. Unger: Deve essere narrata l’origine del Comitato e la sostituzione della Presidenza centrale da parte di questo Comitato.
Dr. Steiner: Da questo punto dipende molto. Praticamente da questo punto dipende tutto. Inizialmente Dr. Schwebsch ha caratterizzato molto bene in astratto che la cosa tende in questa direzione e che a Stoccarda la cosa è conosciuta. Dovrebbe essere caratterizzata solo un po’ più concretamente. Dovrebbe essere detto che cosa ci si immagina; oltre a ciò, come si caratterizza la falsa posizione del timone — non si può mica sempre lamentarsi — e come si caratterizza la rotazione del timone. Questo dovrebbe presentarlo colui che intende tenere la relazione. Dipende molto dal fatto che questo sia presentato nel modo giusto. La cosa richiede uno studio approfondito. Theodor Lauer e Jose del Monte chiedono a Dr. Kolisko di dare questo rapporto. Dr. Unger: Dovrebbe accadere insieme a un membro della vecchia Presidenza centrale. Dr. Schwebsch parla. Dr. Kolisko: Dovrebbe accadere da parte di Signor Leinhas.
Dr. Steiner: Se accade da un membro della vecchia Presidenza centrale, suona troppo forte come Società Teosofica. Dovrebbe essere così, che colui che tiene questa relazione parli dall’esterno, parli come un osservatore dall’esterno, e che al massimo la vecchia Presidenza centrale si esprima poi al riguardo. Non deve portare alcuna giustificazione, altrimenti suona troppo forte come Società Teosofica. Come potrebbe la vecchia Presidenza centrale tenere questa relazione in modo imparziale? Vorrei saperlo! Emil Leinhas: Sarebbe più impressionante se lo facesse qualcuno che si era opposto alla direzione.
Dr. Steiner: Nelle ultime settimane tutti hanno saputo molto bene quale dovrebbe essere il contenuto di una tale relazione. Questo dovrebbe pur essere portato, con corrispondente approfondimento attraverso lo studio e l’ordinamento dei pensieri, a una relazione tutto sommato rispettabile. Molti hanno saputo esattamente quali fossero i peccati. Da Emil Leinhas e da altri Dr. Kolisko viene proposto per la relazione. Dr. Kolisko: Le negligenze potrebbero essere rese comprensibili a partire da una mancanza di consapevolezza.
Dr. Steiner: È molto spiacevole che non possa tenere questa prima relazione qualcuno che è legato alle condizioni di vita del movimento antroposofico nel senso che una volta ha fondato un Circolo. È — tra molte altre ragioni — nella stessa misura in cui le condizioni di vita del movimento antroposofico sono scomparse, nella misura in cui persone che non erano legate alla fondazione di Circoli sono entrate in posizioni di direzione. Ovunque i Circoli moriranno sotto i loro successori, perché i successori non portano lo stesso entusiasmo dei fondatori. Possono giudicare la qualità in un modo o nell’altro, aver fondato un Circolo o averlo messo in piedi significa ancora qualcosa di completamente diverso dall’essere entrati in una posizione già creata. Nel caso di Werbeck sarebbe vero in un certo senso che potrebbe essere ben informato su quello che è mancato al momento della fondazione di un Circolo dal fatto che non c’era una direzione centrale. Lo saprebbero da quelli, dai precedenti conduttori dei Circoli. Se prendete Signora Wolfram o qualcuno che ha messo un Circolo in piedi, troverete che le persone interessate sanno come stanno le cose con la collaborazione con una direzione centrale. Questo è stato mancato da certi conduttori di Circoli. Proprio in questa direzione Werbeck non avrà di che lamentarsi. Le dica, Signor Leinhas, che deve stornare tutta l’amicizia verso lei e poi le chieda la sua opinione. Naturalmente porterà anche solo il negativo; ma questo è utile, se viene presentato nel senso che se ne può desumere quale sia il positivo che ne deve scaturire. Emil Leinhas risponde a questo.
Dr. Steiner: Dovrebbe essere studiato, e cioè da questo punto di vista, che cosa qualcuno che dovrebbe condurre un Circolo ha mancato a causa della mancanza di direzione centrale. Dr. Krüger parla a questo. Jose del Monte: Dr. Kolisko deve dare il rapporto.
Dr. Steiner: Mi sembra principalmente necessario perché non se ne trova un altro. Non si deve sottovalutare questo compito. Dovete considerare che colui che tiene questa relazione si trova in un certo senso nella situazione di qualcuno che finora ha guidato l’opposizione, che effettivamente ha la simpatia di questa opposizione. Deve riscaldare già dal modo in cui si presenta. Deve rappresentare il contro-complesso di quello che era, cioè: quello che dovrà essere. È il compito più difficile concepibile che qualcuno dovrebbe assumersi in relazione alla Società Antroposofica. Emil Leinhas: Allora possiamo affidare a Dr. Kolisko questo compito?
Dr. Steiner: Probabilmente deve già farlo. La difficoltà sta solo nel fatto che come membro della Società Antroposofica è solo novenne, poiché la sua iscrizione esiste dal 1914; dunque un bambino della società. Ora, però, gli anni di guerra contano doppio; i buchi nasali austriaci sono anche sempre più affettuosi di altri, anche quando si getta la testa indietro. * Dr. Unger: Deve snocciolare tutta l’opposizione?
Dr. Steiner: Con una collaborazione sufficiente funzionerebbe. Naturalmente nel grembo della comunità che qui siede, sarà molto facile raccogliere tutto quello che c’è da presentare. Emil Leinhas: Comunque dovrà essere trattato in modo che abbiamo insieme una confessione di colpa da presentare?
Dr. Steiner: Questo comunque non deve essere necessariamente così. Emil Leinhas e parecchi altri parlano della storia interna della Società (e storia delle istituzioni). Dr. Kolisko: Vi appartiene: Movimento per il rinnovamento religioso, Associazione per la vita dello spirito libero e la Scuola Waldorf.
Dr. Steiner: È una storia molto difficile. Ci si deve occupare che lì si proceda in modo oggettivo, molto oggettivo. Non è vero, finora la discussione su questo punto ha avuto un carattere emotivo e non oggettivo. Dovrebbe procedere in modo oggettivo. In sé il punto «Storia interna» è adatto a portare il tutto a un livello molto serio. Si deve mostrare come singole istituzioni hanno potuto nascere da una dimensione universale dell’antroposofia, come quindi hanno anche le condizioni interne del loro sviluppo prospero. E poi si deve mostrare come quindi queste istituzioni possono prosperare, come per esempio la Scuola Waldorf fa sì che un professore giapponese la guardi, che vengono inglesi e così via. La cosa è così, che da quello che è sano nelle istituzioni, e da quello che è malato, si mostrano le ripercussioni * Una tipica gestione di Dr. Kolisko.
sulla Società. Su questo si deve far attenzione, che tali istituzioni, che già sono fissate nel mondo esteriore, non subiscano danno. Alla Scuola Waldorf e al «Giorno Veniente» non deve essere fatto danno, a loro deve essere giovato. Non ci si deve furiosamente scagliare alla cieca. Al contrario, deve anche emergere che le altre istituzioni devono emulare quelle che prosperano. Dr. Kolisko: Anche la difficile questione del rinnovamento religioso deve essere affrontata. Dr. Hahn parla a questa questione.
Dr. Steiner: Potrebbe forse qualcuno già indicare come una cosa come il rinnovamento religioso deve essere affrontata; almeno la direzione di esso. Altrimenti non c’è garanzia. Ci deve essere consapevolezza di come una cosa così sia affrontata, da quali punti di vista. Proprio quando vengono in considerazione le condizioni di vita della Società, ci si deve essere chiari su quali punti di vista il rinnovamento religioso deve essere affrontato. Emil Leinhas: La cosa fondamentale non dovrà forse essere presentata da Dr. Rittelmeyer?
Dr. Steiner: Sarà necessario che il punto di vista giusto venga portato da parte della Società Antroposofica. (Nota di Dr. Heyer: «Il rinnovamento religioso deve essere affrontato sulla riunione dei delegati dal punto di vista della Società Antroposofica.») Dr. Unger e Stockmeyer parlano a questo. Marie Steiner: Se si ritorna ai punti di partenza e si prende come Punto 1: la mancanza di necessità del cammino conoscitivo, se si presenta questo come il primo punto, cioè se si rendesse il Punto 3 il Punto 1, perché questo mostra il punto di partenza del movimento religioso, allora sarebbe bene. Il punto di partenza era che i teologi erano venuti da Dr. Steiner e avevano detto: La religione non può più darmi quello che mi serve per soddisfare i bisogni spirituali delle persone. Ora è così, che la Società Antroposofica scoraggia alcune persone. Potremmo dare loro quello che le anime hanno bisogno in una forma più religiosa? — In ogni caso, i teologi sono coloro che l'hanno chiesto e che sapevano che tutta la conoscenza potesse essere data attraverso l’antroposofia e attraverso Dr. Steiner potesse essere data. Ho avuto una conversazione con Prof. Beckh, che ha detto: Abbiamo commesso un grande errore. Abbiamo fatto in modo che la conoscenza, l’antroposofia non comunichiamo alla comunità, così che si parli tra noi di conoscenze antroposofiche, ma non nella comunità. Il punto di partenza era che la Società Antroposofica non dovrebbe intrecciarsi con il movimento per il rinnovamento religioso, che non trasmette in primo luogo la conoscenza, ma coltiva la cura pastorale. Quello che è accaduto è questo, che si è presa la ricchezza della conoscenza antroposofica, che si è presa la base materiale della Società Antroposofica e ora si fa come se si estraesse tutta la conoscenza dalla teologia. Ma non è stata l’antroposofia ad aver bisogno del rinnovamento religioso, ma gli altri, i teologi.
Dr. Steiner: Perché non dovrebbe valere come cosa principale il fatto che si faccia, con pieno riconoscimento della ricchezza del movimento religioso (Nota di Dr. Heyer: «Unger apparentemente lo conosce troppo poco.»), una questione principale che il movimento antroposofico sia il creatore del movimento per il rinnovamento religioso? Perché non dovrebbe essere messo in primo piano questo punto, che è pur la cosa principale? Se lo si descrive coscienziosamente, è stato così, che teologi più giovani si sono presentati, che hanno detto: Siamo alla fine, abbiamo finito. Dalla teologia non può più essere guadagnata alcuna cura pastorale. La teologia non ha comprensione per il vero cristianesimo. O r a abbiamo bisogno dell’antroposofia, che ce lo ridà di nuovo. - Questo è accaduto. Un culto è effettivamente sorto. Ora, che questo sia una necessità nel presente dentro la civiltà, questo emerge semplicemente dal fatto che questo desiderio si era già manifestato fortemente proprio dentro la Società Teosofica. Quando Oleott era ancora presidente della Società Teosofica, alcuni esseri umani sono passati al cattolicesimo. Oleott ha fatto l’affermazione: Se tutti i teosofi passassero al cattolicesimo, allora potremmo chiudere la Società Teosofica. — Questo era già acuto dentro la Società Teosofica. Poi è venuta tutta la calamità con la crisi Leadbeater della Società Teosofica, e tutto con i peggiori eccessi. Leadbeater è passato a una chiesa vecchio-cattolica. Quello che mancava completamente era l’elemento creativo. Si è tornati indietro al vecchio culto spasmodicamente.
Esternamente era collegato alla teoria, che nella teoria dell’evoluzione è tornata indietro alla scimmia primordiale. Non so se si conoscono le cose più da vicino? Qui però nella Società Antroposofica è sorto creativamente qualcosa di nuovo. Naturalmente ogni culto conterrà gli elementi vecchi; qui però è sorto nuovo l’elemento creativo necessario. Perché non si dovrebbe far notare che dentro la Società Antroposofica è stato possibile creare quello di cui il movimento religioso ha bisogno? Non è necessario mettere in primo piano i piccoli rancori reciproci. Si tratta piuttosto di indicare questo momento, che il movimento antroposofico era in grado di creare questo movimento religioso. Si tratta di regolare il rapporto reciproco, e cioè in una maniera del tutto chiara. O r a dovrebbe venire allora l’Advocatus Diaboli e dire che la Società Antroposofica non ha avuto il fiuto giusto. Questo è quello che dovrebbe venire, che si sviluppi una consapevolezza di tutto quello che accade nella Società Antroposofica. Però la Società Antroposofica ha dormito sonno profondo su tutti i fatti. Si parla molto nel mondo della Scuola Waldorf. Le persone nel movimento antroposofico però si dovevano sempre prima mettere sulla giusta traccia, affinché prestassero attenzione alla Scuola Waldorf. Dalla Società Antroposofica è venuto poco di quello che ha portato il movimento della Scuola Waldorf nella giusta luce antroposofica. Proprio dal lato antroposofico potrebbe essere evidenziato il momento che è riuscito solo al movimento antroposofico a fondare una scuola che sia universalmente umana. L’antroposofia mira a non fondare una scuola di concezione del mondo antroposofica, ma una scuola dell’umanità generale. Che qualcosa possa essere antroposofico, senza che debba essere «antroposofico», queste sono cose che devono venire fuori in questa occasione con esempi lampanti. Nel «Antroposofia» non stava nessun articolo sul movimento religioso. So che la rivista «Antroposofia» non è molto conosciuta in questo circolo qui. L’evento più importante della storia antroposofica manca in quello che la Società Antroposofica ha fatto." * Questa frase nei diari di Karl Schubert suona così: «L’evento più importante della storia antroposofica manca in quello che il movimento antroposofico ha fatto.»
Lei trotta così avanti. Quando entro nella Scuola Waldorf, vedo lì i numeri della «Antroposofia» esposti; vengono ritirati abbastanza tardi. Ma intendo quello che ho detto, appartiene alla storia del movimento religioso. Se si ritorna a questo punto di partenza, allora è tutto detto. Emil Leinhas: All’interno del movimento per il rinnovamento religioso non si parla dell’ORIGINE dall’antroposofia. Marie Steiner: Potrei dalle parole del SIGNORE [il NOME non è annotato] vedere che questo punto di vista è strettamente osservato. Non riesco a pensare che Dr. Rittelmeyer farebbe una cosa del genere. Ma quello che hanno fatto altri sembra più discutibile. Diversi parlano sulla taciturnità dell’origine antroposofica del movimento per il rinnovamento religioso: Dr. Streicher, Dr. Heyer e così via.
Dr. Steiner: Si tratta di evitare che i nemici aggiungano nuova inimicizia alla vecchia inimicizia. Indicando direttamente con le dita al fatto che in Dornach e qui a Stoccarda le cose sono state date, ci si crea solo nuovi nemici. Non è necessario presentare queste cose alla gente sul vassoio di presentazione. In questa discussione si tratta del fatto che si può evitare una cosa così molto bene, perché sarebbe solo acqua al mulino dei nemici. Non hanno bisogno di negare un tal fatto, ma nemmeno di presentarlo. Non ho detto che si dovrebbe indicare come è accaduto. Non è necessario presentare la storia esteriore. Che il movimento religioso sia un figlio dell’antroposofia, questo può essere dedotto dalla natura della cosa. Non è necessario che qualcuno ora presenti la storia esteriore. Non si tratta di indicare con dita le cose che danno acqua al mulino dei nemici. Era stato concordato che non si presenta le cose del mondo in modo poco chiaro e confuso, ma in modo chiaro la cosa dal suo essere. Quello che ho abbozzato prima può essere presentato, senza che qualcuno dal movimento religioso possa obiettare qualcosa. Questo porta solo a litigate, se si rimprovera loro di negare la loro origine. Possono dire quello che loro stessi ritengono anche come verità. Emil Leinhas parla a questo.
Dr. Steiner: Se si dice che non parlano di antroposofia, allora è una sciocchezza: Parlano solo di antroposofia. Quale significato ha il fatto di confrontarsi con questa gente in una maniera così? Se portano altri esseri umani alla vita spirituale, quale importanza ha che non mettono subito in evidenza il termine «antroposofia» come il massimo bene? Hanno tutti i motivi di evitare il termine «antroposofia». Marie Steiner: Ho avuto l’impressione che lo presentino come se tutto questo potesse essere estratto dalla teologia.
Dr. Steiner: Questa è una lite sulla proprietà. Qui si tratta di qualcosa di diverso da una lite sulla proprietà. Si tratta di caratterizzare il movimento antroposofico stesso. Rivolgete la domanda al contrario: Ci sarebbe stato un rinnovamento religioso, se non ci fosse stata l’antroposofia? - Ma così la domanda è già risolta. Si potrebbe allora ancora di più chiedere a Emil Bock, se i suoi articoli rappresentano l’antroposofia. Si tratta del fatto che la Società Antroposofica dovrebbe rivendicare per sé la cura dell’affare dell’antroposofia. A questo proposito non noto nessuna tattica in queste persone. La tattica era nella raccolta di soldi. Qui vengono in considerazione cose diverse. Dovete considerare che qui a Stoccarda esiste un compito diverso nei confronti di tali cose che in un qualsiasi Circolo fuori. Qui avrebbe dovuto formarsi il rapporto molto giusto. Immaginate un qualsiasi Circolo, che sia diretto da qualcuno molto bravo. Uno dei Circoli più bravi è quello a Elberfeld. Supponiamo che una delle personalità, che ora si trova nel movimento di rinnovamento, si presentasse anche a Elberfeld. Ora è naturale che queste persone — e anche se è il più giovane — abbiano una somma di concetti che l’altro non sospetta nemmeno; allora si è diversamente all’altezza delle questioni spirituali. Si parla a questo.
Dr. Steiner: Queste sono questioni speciali, non si possono affrontare così. Qui a Stoccarda il compito sarebbe stato che gradualmente si fosse formato il rapporto giusto. Questo consisterebbe nel fatto che quello che accade alla Landhausstraße 70 diventasse così importante per i teologi stessi, che loro stessi si presenterebbero sempre. Allora i membri della comunità si presenterebbero già. Si tratta del fatto che la Società Antroposofica non sia solo la madre, ma rimanga anche la madre. Ciò richiede una reale vita vera nella Società Antroposofica. Questo deve esserci. O r a è così, che il semplice trattamento non funziona più nella Società Antroposofica, che deve crescere insieme in questi fatti. È necessario che un centro di questa crescita insieme si formi proprio a Stoccarda. Si può dire tutto, ma si deve dirlo con la consapevolezza che la trasmissione del culto al rinnovamento religioso di questo movimento religioso ha dato la spina dorsale. Se ricevete semplicemente la mia conferenza del 30 dicembre 1922 [in GA 219] interpretata in modo che vi sia detto solo negativamente, l’antroposofo non ha bisogno di un culto, allora le persone perdono questa spina dorsale. Non si tratta mai di porre solo le affermazioni negative, ma anche di porre l’altro, che ho evidenziato radicalmente: Per la civiltà presente è necessario che una Società Antroposofica separata esista, che alimenta questo altro movimento. Se lo si pone nel modo giusto, allora la Società Antroposofica può solo guadagnare da questo, e non è necessario affatto entrare in piccoli rancori. La Società Antroposofica è indipendente dai movimenti figli, ma i movimenti figli non dalla Società Antroposofica. Cadono alcuni commenti.
Dr. Steiner: La maggior parte delle persone che operano fuori non sanno terribilmente molto di come sia affrontato il lato finanziario della faccenda.* Per noi si tratta di mostrare la fecondità del movimento antroposofico nell’Assemblea dei delegati. Marie Steiner: Ho letto lettere di rappresentanti del rinnovamento religioso, che non fecero questa impressione di riservatezza. C’è una ricerca terribilmente forte, che agisce in modo autoritario. Si propone che deve trovarsi un relatore per la questione del rinnovamento religioso. Si propone Dr. Hahn. Leinhas e Dr. Hahn parlano a proposito.
Dr. Steiner: Abbiamo qui di nuovo un esempio scolastico. Pensate un attimo quanto sarebbe facile a un rappresentante del movimento per il rinnovamento religioso, dal suo punto di vista, parlare della faccenda. Però la Società Antroposofica ha trascurato di informarsi sulla faccenda. Sono convinto, questa informazione mancherà, se non entra uno studio zelante. Deve esserne parlato in modo oggettivo e specialistico. Marie Steiner: Non si farà rapporto su quello che è accaduto durante i corsi.
Dr. Steiner: Non si dovrebbe affatto parlare di queste cose in modo che si creda di dover comunicare il contenuto della storia esteriore, ma l’essere e il significato della cosa per il movimento antroposofico. Ernst Uebli si esprime a questo proposito.
Dr. Steiner: Sul movimento religioso non è necessario dire niente del genere. Si può imparare a conoscerlo. Allora, queste cose non è necessario caratterizzarle alla gente. Ma il punto di vista antroposofico, che finora non è stato fatto valere, deve venire in considerazione. Questo punto di vista antroposofico è terribilmente facile da trovare, se ci si interessa solo a questo. Steffen pubblica ora nel «Goetheanum» le mie conferenze sulla Scolastica. In esso avete tutti i punti di vista di cui avete bisogno. Naturalmente dovete familiarizzare con la materia. Quest’ultima frase è stata rielaborata da Marie Steiner. Originalmente suona così nei diari di Karl Schubert: «La maggior parte delle persone che operano fuori non sanno affatto terribilmente molto del modo in cui la cosa è finanziariamente (?)» — sopra di essa sta (?) — «è valorizzata.»
Se vi informate un pochino, allora avete tutto quello che vi serve. Leone XIII ha fatto rivivere la Scolastica per la Chiesa cattolica, ma in un modo morto. In questo modo morto si tiene tutto il cristianesimo. Però il movimento per il rinnovamento religioso esige un modo vivente. Avete tutto in questa serie di conferenze sulla Scolastica. Gli elementi sono stati dati ovunque. Deve pur esserci un qualche centro, dove ci si interessa alle questioni antroposofiche, e questo dovrebbe essere Stoccarda. Le cose dovrebbero essere presenti adesso! Il «Goetheanum» viene pure a Stoccarda. Lo vedo in alto nella Scuola Waldorf. Ma in ogni caso, quello che sta dentro può essere elaborato. I punti di vista sono ovunque presenti, i punti di vista sono davvero presenti. Dr. Hahn: Su questa base positiva sarebbe un piacere per me tenere la relazione. Si parla della Scuola Waldorf.
Dr. Steiner: Questo può accadere. Ma non vedo perché questo dovrebbe essere la cosa principale. La cosa principale è che esista un Principio della Scuola Waldorf. Su questa faccenda ci sono abbastanza cose. Dovrebbe esprimersi colui che vuole assumersi una relazione. — Signorina Dr. von Heydebrand vuole quindi parlare della Scuola Waldorf. Si spera allora che smetta di essere un’insegnante Waldorf e sia un’antroposofa. Si parla della Scuola di Amburgo.
Dr. Steiner: Da qui non si può assumere una posizione verso altre scuole. La questione finanziaria deciderà la cosa da sola. Non si possono far stare insieme entrambe le scuole e così andare in rovina, mentre se ne potrebbe mantenere una. Questo dovrebbe regolarsi terribilmente facilmente. Werbeck stesso e tutto il suo seguito non sono per il fatto che questa scuola sia fatta ad Amburgo. Il Circolo Werbeck è pur molto grande. Fondare un secondo Circolo sulla base dell’autorità di Pohlmann e Kändler, questo sarà difficilmente possibile. Blumenthal ha detto una volta, nel teatro si può falsificare tutto: la critica, gli applausi — solo la cassa non si può falsificare. I membri, che sono solo inventati, non pagheranno niente per la Scuola di Goethe.
Emil Leinhas: Ci si rivolge non solo all’esterno. Pohlmann ha minacciato che si rivolgerà anche alla Società Antroposofica.
Dr. Steiner: Le lettere a me non proveranno molto. Tutta la scuola è nata dal fatto che Pohlmann voleva pagare. Di questo altro proposito, che vuole rivolgersi alla Società, ancora non so niente. Ma questo non prova niente. Un’intesa sembra non possibile. Allora si deve solo lasciarlo senza intesa. Non credo che Werbeck desideri un’intesa. Non credo affatto che possa portare a qualcosa di diverso, che Werbeck si esprima contro di essa. Così tutte le nostre cose sono affari privati. Questa è la vecchia questione, se si può affatto far valere solo questo punto di vista, di impegnare tutta la Società Antroposofica per una scuola. Si può solo parlare se si dovrebbe fare qualcosa, per mantenere il Kandler lì. Emil Leinhas: Un’intesa potrebbe forse essere raggiunta nel senso che ad Amburgo entri una divisione dell’interesse.
Dr. Steiner: Pohlmann è il fondatore. Kandler si adatta proprio bene a Pohlmann. Perché non si può assumere questo punto di vista: «Signor Pohlmann, lei è il fondatore della scuola; faccia quello che vuole. Non possiamo farci carico di questo, perché non abbiamo soldi. Dobbiamo prima lasciar sussistere la Scuola Waldorf a Stoccarda come scuola modello.» Non si deve portare la cosa al punto che ne possa nascere un’inimicizia. Si può dissolverla in nulla. Le persone non avranno soldi per questo, se non lo fa Pohlmann. Egli non mi ha mandato nessun protocollo. Non vi può stare niente di diverso, che Pohlmann volesse fondare la scuola e che Kandler sia l’insegnante. Gli ho detto: Quando vengo ad Amburgo, visiterò la scuola. Dr. Heyer parlerà all’Assemblea dei delegati sulla Federazione dei licei e la Tripartizione. Dr. Unger parla a questo.
Dr. Steiner: Nella Federazione dei licei dovrebbe essere mostrato come non dovrebbe essere fatto. Dr. Stein e Dr. Kolisko vogliono assumersi la questione: Scienza e corsi universitari. La questione sorge sulla «Associazione per la vita dello spirito libero». Ernst Uehli non sa che farci. Dr. Unger si esprime su questa questione.
Dr. Steiner: Più di dodici personalità hanno sottoscritto questo giornale [«Associazione per la vita dello spirito libero»]. Erano i precedenti membri del Comitato. Tutti i nominati sono esempi scolastici dei seggi curuli. Non sarebbe forse meglio non parlare dell’«Associazione per la vita dello spirito libero», perché non è una creazione della Società Antroposofica? Il portare a sepoltura è già successo abbastanza copiosamente. (Nota di Dr. Heyer: «L’Associazione potrebbe ancora diventare qualcosa oggi.») È singolare che a nessuno venga in mente di far rivivere di nuovo l’«Associazione per la vita dello spirito libero». Dr. Kolisko e Dr. Krüger si esprimono a questo.
Dr. Steiner: Abbiamo poco tempo fa contato insieme i nostri ricercatori. Di questi undici ricercatori nessuno di loro sembra essersi interessato all’«Associazione per la vita dello spirito libero», sebbene proprio la vita dello spirito libero dovrebbe essere il terreno su cui questi ricercatori stanno. Dr. Streicher dice qualcosa a questo.
Dr. Steiner: (Nota di Dr. Heyer: L’«Associazione per la vita dello spirito libero» dovrebbe guadagnare persone che ancora cercano un punto di vista.) Ci sono numerose persone che cercano punti di vista. Se la Società Antroposofica stessa fosse stata fondata così come questo fondamento, che cioè si mettevano sul foglio solo 12 firme e si restava lì (Nota di Dr. Heyer: «Seggi curuli»), allora la Società Antroposofica non ci sarebbe per niente. L’«Associazione per la vita dello spirito libero» potrebbe essere una buona avanguardia per la Società Antroposofica nel senso che persone, che inizialmente non vogliono diventare membri della Società Antroposofica, che però vogliono partecipare a una reale vita dello spirito, che si costruisce in modo indipendente, parteciperebbero. Finora non si è fatto niente per questo, come i nostri ricercatori in generale non hanno fatto niente. Dovrebbe essere anche possibile, che qualcuno si mettesse dietro a questo, per essere per questa idea una specie di avanguardia per la Società. Perché queste cose non dovrebbero essere possibili? Perché una cosa così non dovrebbe poter essere fatta? Un sintomo per questo intero complesso di problemi siete voi stessi. Il vostro essere chiamati è accaduto solo perché si intendeva il movimento della Tripartizione come «Associazione per la vita dello spirito libero». O r a si è — dal momento in cui siete stati chiamati, fino al momento in cui siete venuti — dimenticato, a cosa siete stati chiamati. Dr. Kolisko: Molte persone si interesserebbero della cosa scientifica. Dr. Steiner: Cercate di mettere in piedi la massa pesante dell’Istituto di ricerca, così che alla riunione dei delegati stia come un blocco dietro di voi. Si discute la questione, chi assumerà una relazione sugli Istituti. Dr. Steiner: Sarà solo una questione da decidere, se qualcuno parla che sta dentro, o qualcuno che sta fuori. Si fissa, che Strakosch e Maier parleranno dell’Istituto scientifico di ricerca. Dr. Palmer deve parlare dell’Istituto Clinico-Terapeutico, Emil Leinhas assumerà la contro-relazione. Dr. Steiner: Vi siete sbagliati con il paragone del cavallo. Con i mezzi più primitivi si è iniziato. La cosa ha iniziato a bloccarsi, solo quando il cavallo doveva essere portato al trotto con l’imbracatura giusta. Dr. Kolisko e Emil Leinhas parlano sulla questione della divulgazione. Dr. Steiner: All’Assemblea dei delegati dovrebbe essere inaugurata una specie di fiducia umana. Dovrebbe essere almeno sfruttato il fatto che si ha una serie di rappresentanti della Società qui, che collaborano nella diffusione dei mezzi. Dal modo in cui se ne parla, dovrebbe seguire che la Società Antroposofica diventi una sorta di collaboratrice nella diffusione della cosa. Da parte dei medici dovrebbe presentarsi qualcuno, che espone tutta l’importanza della corrente medica, che parla la prefazione al Vademecum. In campo medico è terribilmente facile presentare una cosa, che come una bomba colpisce. Tali cose, che infine devono essere decise dagli esperti, non si possono però decidere in un’Assemblea dei delegati. Ne uscirebbe solo un discorso. Si dovrebbe farlo così, che si usi l’occasione, per rendere la Società una collaboratrice in questa faccenda. Si deve solo pensare, come facilmente si interessano le persone per due ambiti: il religioso e il medico; perché si temono gli uomini per l’anima dopo la morte e per il corpo fisico prima della morte. Questi due ambiti sono i più facili da affrontare. Dr. Palmer parla a questa cosa.
Dr. Steiner: Quanto alle cose speciali, crederei che sarebbe desiderabile indicare la centrifuga. È così, come quando due coniugi litigano. Nessuno è colpevole, la colpa sta in mezzo. Si discute il lavoro dei Circoli.
Dr. Steiner: Si può al massimo parlare sui risultati del lavoro dei Circoli. Non si possono dare direttive lì. Si può solo fare una discussione sulle esperienze, che riguardi i risultati che lì sono stati raggiunti. Ma in ogni caso si deve evitare, di intervenire nella libertà dei Circoli. Jürgen von Grone: Sono per il fatto che non si tenga alcun discorso sul movimento giovanile.
Dr. Steiner: Si tratta del fatto che si trovi qualcuno, che dal punto di vista antroposofico parli del movimento giovanile. Si tratta solo di sapere fin dove si deve intervenire promuovendo, per avere il ricambio generazionale tra la gioventù. È una questione delicata. Dal fatto che la connessione tra le generazioni è completamente lacerata in modo materno o da zia. Non le si deve lusingare, non si deve essere ingiusti e non si deve lusingare. Emil Leinhas parla di questo. Dr. Röschl vuole aiutare il Dr. Hahn nella preparazione della relazione sul movimento giovanile. Dr. Wachsmuth parla di questo. Viene trattata la questione dei nemici. Dr. Rittelmeyer dovrebbe parlarne, ha un’esperienza ampia. Dr. Stein si esprime su questo. Dr. Kolisko: Bisognerebbe caratterizzare i nemici, per esempio Seiling e Goesch. Kolisko vuole assumere il caso Seiling, Dr. Unger il caso Goesch.
Marie Steiner: Signorina von Heydebrand dovrebbe trattare il caso Schmettau.
Dr. Steiner: Perché si dovrebbe trattare il caso Schmettau come tale? Il caso Schmettau non è comunque un caso che venga preso in considerazione. Marie Steiner: Ma i nemici utilizzano questo caso.
Dr. Steiner: Ma allora è così: io l’ho vista solo alcune volte. I nemici — quello che più avanti, nel caso Schmettau, stava — la signorina von Schmettau [qui c’è una lacuna più grande negli appunti] le cose sono semplici. Non occorre affatto trattare il caso psicologico di Ruth von Schmettau. Al contrario, Goesch deve essere trattato psichiatricamente a causa dei molti indicativi e congiuntivi. Deve essere mostrato che alcune persone sono semplicemente bugiardi comuni. Nel caso di Goesch non si deve esitare a mostrare che l’intera banda prende sul serio un pazzo. Le cose devono essere colte dal lato caratteristico. Non si può mica servire in tavola tutta la maldicenza. Non credo che sia difficile fare la cosa. Dr. Kolisko e altri parlano dell’organizzazione di fiducia e della guida della società, Leinhas delle pubblicazioni e dell’editoria, le riviste «Tripartizione» e «Antroposofia».
Dr. Steiner: L’ultimo numero di «Antroposofia» era insoddisfacente. Dovrà esservi un cambiamento. Dr. Kolisko: La lotta ai nemici in «Antroposofia» deve essere intrapresa. Vi devono apparire articoli su Seiling, Goesch e Leisegang. Penso di scrivere un articolo su Seiling, uno dei medici su Goesch. Il numero di abbonati è di gran lunga troppo basso.
Dr. Steiner: «Antroposofia» deve essere collocata sulla base culturale a cui appartiene. «Antroposofia» deve diventare l’espressione del movimento. Non si dovrebbe parlare teoricamente, si dovrebbe indicare come attraverso la Società Antroposofica le cose possono essere portate avanti. Dr. Heyer parla al riguardo. Marie Steiner: Sarà ancora data una rappresentazione per gli studenti.
Appello e invito al congresso dei delegati AI MEMBRI DELLA SOCIETÀ ANTROPOSOFICA IN GERMANIA
Cari amici! La Società Antroposofica è entrata in una nuova fase del suo sviluppo. Si tratta di comprenderla pienamente in coscienza e di plasmare il lavoro antroposofico di conseguenza. Negli anni precedenti potrebbe bastare accogliere i risultati della ricerca spirituale con animo aperto e cuore ricettivo e prepararle sedi in cerchi più ristretti. Negli ultimi anni il movimento antroposofico è diventato sempre più un movimento mondiale. Questo fatto pone nuove esigenze a coloro che vogliono rappresentare l’antroposofia di fronte al mondo. Questo deriva sia dal progresso interno dell’antroposofia che dal mutamento della situazione generale dei tempi. La conoscenza della fecondità dell’antroposofia per tutti i campi della vita ha dato a un certo numero di personalità, dal 1919 in poi, il coraggio di fondare una serie di imprese nello spirito della visione del mondo antroposofica e della sua applicazione nella pratica della vita. Il Dr. Steiner è andato incontro a questo volere nella fiducia che coloro che intraprendevano le imprese si impegnassero anche con volontà inflessibile per la loro realizzazione. Dato il fatto che in ampi strati della Società Antroposofica si è affermato il parere che il Dr. Steiner sia stato lui stesso il fondatore di tali imprese, è nostro dovere sottolineare che non è così. La piena responsabilità ricade invece su coloro che le hanno fondate. Come l’antroposofia feconda la vita, laddove può agire dai suoi propri impulsi interni, lo dimostrano creazioni come il Goetheanum ormai distrutto e l’arte euritmia, che sotto la guida della signora Marie Steiner si è dispiegata negli ultimi anni in modo inaspettato. Hanno trovato riconoscimento nel mondo come creazioni di significato universalmente umano. Allo stesso modo la Libera Scuola Waldorf in Germania e ben al di là ha trovato la massima attenzione attraverso la pedagogia nata dalla conoscenza dello spirito antroposofico. Nel campo della vita economica pratica è stato possibile — nonostante le violente ostilità, che proprio in questo ambito sono sorte da antiche concezioni — di sviluppare la società per azioni «Il Giorno che Viene» così da permettere a questa impresa di adempiere il suo importante compito entro i limiti tracciati dalle condizioni economiche generali.
Il Dr. Steiner ha indicato i cammini come il lavoro scientifico possa essere fecondato da conoscenze soprasensibili. Ma da ciò derivano per il lavoro antroposofico compiti enormi. Lo scienziato può assolvere a essi solo se nel suo ricercare infonde il metodo antroposofico, come ad esempio è accaduto nel lavoro sulla funzione della milza della Signora L. Kolisko dell’Istituto di Ricerca Scientifica. Chi conosce le difficoltà con cui la ricerca in questo campo ha dovuto lottare finora, deve salutare una tale scoperta, quale è presentata in questo scritto, come l’inizio epocale di una nuova conoscenza della natura dell’organismo umano. Il lavoro del Dr. Hermann von Baravalle «Verso una pedagogia della matematica e della fisica» significa nel suo ambito una prestazione di importanza simile. Lo scritto sulla pedagogia sperimentale di Dr. C. von Heydebrand deve essere designato come un’azione nel campo della pedagogia. Esso fornisce una critica positivamente devastante dei mostruosi degeneramenti della psicologia sperimentale e della pedagogia, cui contrappone per la prima volta risultati positivi dell’arte pedagogica della scienza dello spirito. Come potranno queste prestazioni essere considerate dalla scienza esterna, se non vengono apprezzate nella loro piena portata nelle nostre stesse file? Al di là di tali risultati positivi, emerge da molti insegnamenti del Dr. Steiner come proprio in continuazione della ricerca naturale legittima il ricercatore stesso possa trovarsi sulla via verso la conoscenza soprasensibile. A questi compiti importanti la Società Antroposofica, se vuole essere la vera portatrice della vita antroposofica, deve rivolgere vivo interesse. La coltivazione del cammino della conoscenza della scienza dello spirito è compito principale della Società Antroposofica. La coscienza presente è in molti uomini in uno stato di trasformazione, che minaccia di spingere molti nel caos psichico, se il lavoro antroposofico non contrappone loro forza per la formazione. La gioventù porta in sé una forza di nuovo divenire. Dall’atmosfera opprimente delle aule — che talvolta si sentiva ancora nei nostri corsi universitari — la gioventù tende a dove trova l’antroposofia come tale. Al loro desiderio di sana interiorizzazione l’antroposofia deve farsi incontro in modo che afferri la conoscenza, il sentimento, lo sforzo morale e religioso. Una generazione più anziana, che ha percorso il cammino dello sviluppo dell’anima interiore nel senso dell’antroposofia, non può venire in contrasto con la gioventù, poiché questo sviluppo risveglia forze giovanili in tutte le anime. Su questa base dello sforzo di sviluppo antroposofico-animico non vi è contrasto tra vecchiaia e gioventù.
La campagna di calunnia dei nostri nemici richiede una controcampagna condotta con chiarezza obiettiva ed eseguita energicamente. Quella nemicità che è sorta dal Dr. Steiner dalla fondazione della scienza dello spirito antroposofica non sarebbe stata di alcuna importanza considerevole. Una nemicità pericolosa è sorta solo dal momento della fondazione dei vari progetti dal 1919 in poi. Questo tipo più recente di nemicità ha colto le affermazioni stoltamente mendaci di ex membri e le ha usate come mezzo per il suo intento di togliere l’antroposofia dal mondo. Così una nemicità senza scrupoli è riuscita a sommergere la persona del Dr. Steiner con una marea di calunnie. È compito della Società Antroposofica e soprattutto di coloro che vogliono rappresentare l’antroposofia su tutti i campi verso il mondo esterno, contrastare energicamente queste calunnie, al fine di proteggere finalmente il Dr. Steiner in modo efficace da tali attacchi. Soprattutto si tratta di contrastare energicamente calunnie come quelle contenute a es. negli «Studi Psichici» e che poi sono state criticamente riportate da quasi tutti i nemici, caratterizzando i loro autori e mettendoli alla gogna. Così a Monaco c’era un uomo che gravava particolarmente il Dr. Steiner con la sua fedeltà fanatica, tentando a es. di baciargli le mani a ogni occasione. Dopo si trasformò dalla vanità ferita in un nemico altrettanto fanatico. Da questa fonte sporca attinsero tutti gli altri nemici. Il carattere dei nostri nemici è inoltre illuminato da un esempio dei tempi recenti. Un professore privato di un’università celebre da antiche origini ha cercato di ottenere materiale inedito da noi sotto il pretesto dell’interesse scientifico.
Più o meno nello stesso tempo ha provato il suo coraggio maschile chiedendo ad alcuni nostri membri di non trattarlo nella controversia polemica — come diceva — non come il Prof. Drews e così non rovinare la sua carriera. Anche il metodo di molti di questi nuovi nemici deve essere caratterizzato. Hanno cercato più volte di imporre ai contemporanei un quadro distorto dell’antroposofia, abusando dei loro incarichi ufficiali o dell’autorità scientifica, raccogliendo in modo malevolo numerosi brani strappati dal contesto dai libri e dai discorsi del Dr. Steiner. A questo quadro distorto dal nostro lato deve contrapporsi un’immagine vera del bene spirituale antroposofico mediante una rappresentazione appropriata. Siamo debitori all’antroposofia in modo che nelle sue rappresentanti si esprima un atteggiamento animico creato dall’esperienza indipendente dello spirituale, che le abilita a rappresentare l’antroposofia con piena dignità in modo che tutte le anime umane possano trovare il cammino verso di essa. Si troveranno inoltre la loro confutazione da affermazioni dei nemici come a es. che le conoscenze soprasensibili su stati dell’umanità passati non hanno alcun significato per la vita reale, semplicemente dal comportamento verso la vita degli antroposofi stessi, quando queste conoscenze nel lavoro dei rami e nella vita individuale vengono coltivate in modo che divenga evidente quello che esse riescono a procurare all’uomo a titolo di rafforzamento della personalità e di illuminazione dell’esistenza. Le conoscenze della vita prenatale e postmortem non verranno poi avanzate in modo dogmatico astratto davanti agli uomini, se si rendono immediatamente sensibili come forza etica. Il rinnovamento del cristianesimo attraverso i risultati della ricerca antroposofica non verrà allora presentato davanti agli uomini come un’affermazione contestabile o come una promessa incerta, se a essi si contrappone dall’atteggiamento totale degli antroposofi stessi.
Urgentemente necessario è inoltre, alla luce della forza della nemicità, che tutte le forze spirituali vive presenti nella Società Antroposofica non si esauriscano né nell’isolamento né si logorino in contrarietà, ma nel libero agire insieme si sviluppino pienamente, e che dalla guida della società ogni colui che agisce in genuino spirito antroposofico sia promosso al massimo grado di efficacia al servizio della causa comune. Deve sorgere un rapporto umano tra i singoli antroposofi. Secondo nuove forme mobili si deve cercare come la Società Antroposofica esca dal suo isolamento e dall’auto-isolamento per diventare una mediatrice versátile del suo bene spirituale. Ogni guida della società dovrà essere sostenuta e al contempo mantenuta mobile attraverso un’organizzazione viva di personalità fiduciarie, che si sentiranno coresponsabili per il lavoro complessivo. Quello che in questo appello abbiamo presentato solo in contorni dal nostro sentire per i nuovi compiti della Società Antroposofica, volevamo sottoporre a un’assemblea rappresentativa per la consultazione. Data la straordinaria portata delle decisioni che dobbiamo prendere, chiediamo ai gruppi di lavoro in Germania di delegare personalità, per cui la riconfigurazioni della Società Antroposofica sta a cuore, a una riunione che si terrà a Stoccarda dal 25 al 28 febbraio. Fino all’assemblea rappresentativa noi sottoscritti formeremo il corpo di fiducia dirigente per le questioni della Società Antroposofica. Stoccarda, 13 febbraio 1923. Jürgen v. Grone, Dr. Eugen Kolisko, Johanna Mücke, Emil Leinhas, Dr. Otto Palmer, Dr. Friedrich Rittelmeyer, Dr. Carl Unger, Wolfgang Wachsmuth.
AI GRUPPI DI LAVORO DELLA SOCIETÀ ANTROPOSOFICA IN GERMANIA Cari amici!
Stoccarda, 13 febbraio 1923
Dall’appello che qui vi consegniamo avrete potuto notare di quale significato per la Società Antroposofica sia l’assemblea dei delegati che si terrà dal 25 al 28 febbraio 1923. Nell’appello presentiamo simultaneamente i punti di vista che consideriamo le basi più essenziali per le consultazioni. Possiamo esprimere la speranza che, quando ora invierete i delegati di vostra fiducia a questa assemblea, potremo tutti insieme essere in grado, in sentimento fraterno, di consultarci e ordinare i nostri affari. Vorremmo lasciarvi completamente libera mano nel modo in cui volete determinare i vostri delegati, anche nel numero dei delegati; in particolare riteniamo bene che anche i gruppi che conducono lavoro antroposofico comune all’interno o al di fuori dei gruppi di lavoro riconosciuti si facciano rappresentare. Oltre ai delegati ogni membro della Società Antroposofica ha il diritto di partecipare alle consultazioni. Prego di portare documenti per delegati e tessere di associazione. Durante i giorni dell’assemblea potranno essere messe a disposizione stanze per incontri liberi, consultazioni di gruppo, discussioni individuali, ecc. Sarà dato un resoconto approfondito dell’assemblea. Cercheremo di procurare alloggio gratuito presso nostri membri qui locali a un numero limitato di delegati. Chiediamo quindi che i nomi dei delegati che ne hanno bisogno e i desideri riguardanti l’alloggio giungano eventualmente qui per telegramma. Se per alcuni dei gruppi di lavoro fosse finanziariamente difficile inviare i loro delegati qui, vi chiediamo di avvertirci rapidamente, così da potervi aiutare secondo le risorse disponibili. Tutte le comunicazioni riguardanti l’assemblea dei delegati ve la chiediamo di indirizzare al signor Jürgen von Grone, Stoccarda, Champignystr. 17, e di contrassegnarle con «Assemblea dei delegati». Vi avvertiamo che la questione è estremamente urgente e vi chiediamo il più rapido inizio dei preparativi per la determinazione dei delegati. Con cordiali saluti antroposofici Jürgen von Grone, Dr. Eugen Kolisko, Emil Leinhas, Johanna Mücke, Dr. Otto Palmer, Dr. Friedrich Rittelmeyer, Dr. Carl Unger, Wolfgang Wachsmuth
Al programma del
Congresso dei delegati
Domenica, 25 febbraio 1923, ore 20, Landhausstraße 70 Assemblea dei delegati. Le ulteriori consultazioni si tengono nella Gustav-Siegle-Haus, Stoccarda, Leonhardsplatz, e cioè lunedì 26 febbraio, dalle 9 alle 12 del mattino, dalle 3 alle 6 del pomeriggio e dalle 8 alle 11 di sera. Martedì, 27 febbraio, dalle 9 alle 12 del mattino e dalle 14,30 alle 16,30 del pomeriggio. Mercoledì, 28 febbraio, dalle 9 alle 12 del mattino e dalle 14,30 alle 16,30 del pomeriggio. Martedì, 27 febbraio, ore 17, Landhausstraße 70 Presentazione dell’arte euritmia sotto la guida della signora Marie Steiner. La rappresentazione sarà ripetuta mercoledì, 28 febbraio, ore 17, nello stesso luogo. Martedì, 27 e mercoledì, 28 febbraio, ore 20 ciascuno, nella Gustav-Siegle-Haus, Leonhardsplatz Conferenza del Dr. Rudolf Steiner. N.B.: Il 1 marzo i prezzi dei biglietti aumenteranno presumibilmente di nuovo, tuttavia è da assumere che anche questa volta i biglietti staccati il 28 febbraio avranno validità di tre giorni.
DISCORSO A UN INCONTRO CON IL GRUPPO GIOVANI
sulle tre questioni principali per il lavoro antroposofico giovanile
Stoccarda, 14 febbraio 1923 Miei cari amici! Penso di poter supporre che l’appello qui presente ai membri della Società Antroposofica in Germania vi sia diventato noto a tutti. Voi ne avete visto che si è compreso nei circoli della Società Antroposofica che per così dire il timone, come era stato principalmente azionato da Stoccarda, ora doveva essere girato e che tuttavia vi è consapevolezza che una tale virata nella direzione è necessaria. I dettagli che qui si considerano verranno naturalmente discussi all’assemblea dei delegati. Credo che voi abbiate soprattutto interesse per tutto quello che là accadrà. Voi avete trovato la società in una condizione particolare quando voi stessi da circostanze esterne della vostra vita avete cercato il cammino verso l’antroposofia. Voi vi siete immaginati che da qualche parte deve essere trovato quello che una persona giovane cerca dalle profondità della sua anima, ma non riesce a trovarlo nelle istituzioni del mondo attuale. Voi eravate stati collocati in queste istituzioni e trovavate che quello che è emerso dalla storia recente non era in accordo con quello che dalla anima umana come umanità viene propriamente esigito. Forse avete cercato dove fosse soddisfatto questo esigenza di vera umanità, e infine credavate di poterlo trovare nella Società Antroposofica. Ora non era tutto in accordo con i fatti così come erano. Per prima cosa non eravate voi a aver condotto a qualche conflitto il fatto che non accordavasi. Voi avevate sì trovato molte cose insoddisfacenti, ma voi restaste per prima dapprima nella constatazione di questa insoddisfazione.
Ma il fatto deve essere considerato davanti ai fatti passati e recenti dentro la Società Antroposofica stessa: che semplicemente la Società Antroposofica non è andata passo del passo con lo sviluppo dell’antroposofia, e che deve essere considerato fino a che punto deve essere creato qualcosa di completamente nuovo o la vecchia Società Antroposofica deve continuare con un impulso completamente nuovo. Questo è stato considerato dalle personalità che erano coinvolte nella guida in misura più ristretta o più ampia: Molti vecchi peccati, che consistevano per lo più in omissioni e in forme burocratiche, molte forme burocratiche da abbandonare e fare il tentativo, in accordo con i rappresentanti della Società Antroposofica in Germania, di creare prima la base su cui la società possa continuare. Così è a Stoccarda che si deve dire: lo sviluppo degli ultimi anni ha riunito qui un gran numero di eccellenti lavoratori. Come personalità singole sono persone eccellenti, messi insieme in una massa sono un vero movimento grandioso. Ma come già uno dei capi ha detto qui, l’uno sta di fronte all’altro. Questo è in realtà stato infruttuoso in molti aspetti. Ogni singolo ha riempito il suo posto molto bene. Ci si può dichiarare profondamente soddisfatti della Scuola Waldorf. Ma la vera Società Antroposofica, nonostante gli antroposofi fossero presenti, è in fondo gradualmente scomparsa, ha iniziato a dissolversi — non si può nemmeno dire in compiacenza, bensì in scontento. A questo stato deve farsi fine se la società non deve crollare completamente. Questo voi avete apparentemente notato molto chiaramente e allora vi siete formate le vostre opinioni.
Ma era necessario che la Società Antroposofica si desse di nuovo una forma dai suoi vecchi pilastri. Perché comunque nel grosso della Società Antroposofica si trova il lavoro di ventitré anni. Molti che sono dentro, sono in una situazione completamente diversa e trovano comunque qualcosa che esiste: Anche se il ramo si dissolve, i singoli antroposofi rimangono, e l’antroposofia trova comunque la sua diffusione; per esempio la signora Wolfram, che ha guidato il ramo a Lipsia per molti anni e poi si era ritirata dalla guida, ha recentemente fondato un gruppo locale della «Alleanza per la libertà dello spirito», in consapevole contrasto verso il circolo antroposofico locale. Che la sostituzione delle vecchie forze con forze giovani non basti da sola si vede a Lipsia, perché il presidente locale è uscito dall’ambiente studentesco. Deve quindi essere creato il bilanciamento fra quello che è stato creato in due decenni e quello che entra come forza giovane. L’appello dovrebbe rappresentare ciò anche in modo corretto. Molti membri della Società Antroposofica hanno cercato in questa società un elemento calmante; era loro sempre molto sgradevole quando qualcosa doveva essere detto contro la nemicità esterna. Si dovevano talvolta usare parole dure. Ma questo neanche in futuro potrà essere evitato, perché la nemicità assume forme sempre più selvagge. Una strana posizione difensiva deve pertanto essere assunta. Non si deve perdere questo di vista. Agli anziani è difficile essere buoni antroposofi, ormai che l’elemento calmante è diventato loro abitudine. Non appena si vive nell’antroposofia in modo che si vivono le cose che si sperimentano quasi da un’abitudine, questo è qualcosa di molto male.
L’antroposofia è in realtà qualcosa che deve essere acquisito ogni giorno di nuovo; diversamente non si può averla. Non si può soltanto ricordare quello che ci si è disposto una volta. E a questa difficoltà — che l’uomo, come dicevamo quando ero molto giovane, è un animale di abitudine —, a questo fatto la vecchia Società Antroposofica deve le difficoltà. Perché l’antroposofia non deve diventare abitudine. Scoprirete ancora le difficoltà che proprio l’antroposofia esige che si vada oltre tutto quello che è egoista anche solo nel senso della conoscenza. L’uomo può naturalmente come altri esseri viventi essere egoista. Ma l’antroposofia e l’egoismo non si sopportano. Si può essere un mediocre filisteo, se si è egoist, perfino un uomo non male. Se si è antroposofo e egoist, allora ci si avvolge in continue contraddizioni. Questo dipende dal fatto che l’uomo veramente non vive interamente con il suo intero essere sulla terra. Se scende da un’esistenza preterrena sulla terra, rimane sempre ancora un frammento di lui nell’astrale, così che quando l’uomo si sveglia al mattino, quello che entra in lui non è l’uomo intero; dallo spirituale sovrumano proviene quello che si immerge. L’uomo non è completamente sulla terra, lascia una certa parte della sua esistenza nel soprasensibile. E con questo è collegato il fatto che veramente non può esservi alcun ordine sociale completamente soddisfacente. Un tale ordine sociale può derivare solo da condizioni terrene. All’interno di un tale ordine sociale gli esseri umani non possono essere completamente felici.
L’ho detto sempre di nuovo: La Tripartizione non è il paradiso sulla terra, ma mostra un organismo possibile in sé. — Perché altrimenti sarebbe frode, poiché l’uomo non è soltanto un essere terreno. Questa circostanza è quella a cui veramente si deve attenersi, per sentire pienamente il proprio uomo intero; e questo è il motivo per cui l’uomo non può mai essere soddisfatto con una visione del mondo puramente materialistica, quando in sé sente la pienezza della sua umanità. Solo quando sentiamo questo veramente, siamo veramente maturi per l’antroposofia, quando sentiamo, non possiamo venire completamente sulla terra, abbiamo bisogno di qualcosa per il nostro uomo soprasensibile. Voi avete apparentemente sentito questo istintivamente, e su questa base siete venuti alla Società Antroposofica e vi dovrete rendere conto che attraverso questo fatto sentite più o meno la vostra difficoltà. Perché se da un lato l’antroposofia non può mai diventare abitudine, d’altro canto è necessario che l’antroposofia non penetri in un essere che deriva veramente da una base puramente terrena. Perché quello che va nell’egoismo è collegato al terreno. L’uomo diventa quindi peggiore di quanto è come uomo, quando è soprasensibile e al contempo egoista: si trasforma un essere soprasensibile completamente nel carattere di un essere sensibile. Il sentimento spirituale e la sensazione non si sopportano con l’egoismo. Qui comincia l’impedimento. Ora, ma qui risiede anche il punto dove il movimento antroposofico coincide con quello che la gioventù di oggi veramente cerca dalla circostanza che ogni collegamento con il mondo spirituale è stato perso.
E ora ci sono le istituzioni esterne. La gioventù le fugge e cerca una consapevolezza della sua umanità. Da questo sentimento voi appunto dovete tentare di cavarvela con quello che già è presente e con il vostro stesso interno sentire. Dovete tenere insieme la difficoltà che trovate con le difficoltà che altri hanno, allora il cammino potrà essere trovato che per il prossimo tempo abbiamo veramente una forte Società Antroposofica — anche nel cerchio che cerca l’interiorizzazione —, un forte movimento antroposofico. Se percorrete questo cammino, dovrete passare attraverso molte privazioni e molte difficoltà, perché l’umanità non vuole un tale movimento. Vi sopraggiungeranno ancora molte cose, prima che veramente siate arrivati al punto che veramente con tutto il vostro uomo siete strettamente collegati alla cosa. Allora l’antroposofia si affermerà anche in tutte le circostanze. La rottura del mondo civilizzato è così forte che l’Europa non avrà ancora molto tempo, se non si rivolge allo spirito. Solo dallo spirito può venire un rialzarsi! Quindi il spirituale deve assolutamente essere cercato, e in questo sforzo avete fatto bene, avete intrapreso il cammino giusto. Ora si tratta di questo, che il lavoro sarà intrapreso per il prossimo futuro. E per ascoltare ancora qualcosa di quello che voi vi immaginate, come le vostre intenzioni si configureranno, siamo oggi riuniti. [Segue una risposta a domande, completamente stampata in GA 217a. Qui è riportato solo quello che ha attinenza al collegamento della società:] Un partecipante: Sulle difficoltà degli studenti nel farsi valere con i lavori antroposofici.
Dr. Steiner: La Società Antroposofica deve imparare a capire quanto sia importante che quello che di prestazione è presente nel suo ambito non rimanga inosservato; essa deve arrivare al riconoscimento delle prestazioni. Essa deve imparare a valutare i lavori, come quelli del Dr. von Baravalle o il libretto di Caroline von Heydebrand «Contro la psicologia e la pedagogia sperimentale». Poco a poco deve diventare così — ammesso che i nostri istituti di ricerca avessero già risolto i compiti che ci sono nei corsi e cicli naturalistici —, che poi arrivi al punto che perfino i nemici dicono, c’è qualcosa di presente, davanti a cui hanno rispetto, quello che nella Società Antroposofica viene elaborato. Si deve imparare a riconoscere le prestazioni umane. Oggi lo studente che fa una dissertazione antroposofica viene respinto! La società deve diventare un luogo dove cose di questo genere «diventano coscienza», così che non possa più accadere che un professore rifiuti un lavoro orientato antroposoficamente per questi motivi. Gli istituti di ricerca, dove ci sono uomini della pratica, devono stare dietro, così che lo studente che lavora in un seminario o fa una tesi di dottorato, questa gli sia riconosciuta. La Società Antroposofica deve essere così che il professore debba accettare un lavoro seminariale o una dissertazione orientati antroposoficamente, se è sufficientemente sostanziale, perché ha paura che altrimenti la Società Antroposofica gli capiti addosso. Dr. Steiner chiede se rappresentanti della gioventù verranno all’assemblea dei delegati.
Un rappresentante della gioventù dice qualcosa riguardante l’assemblea dei delegati.
Dr. Steiner: Sarebbe bene se in forma possibilmente concisa con piena serietà venisse esposto qualcosa sulle tre questioni principali, attorno a cui qui si deve ruotare: Primo: Come sta veramente con il movimento studentesco e giovanile? Secondo: Cosa sperimenta, che vi fa delle esperienze dalle lotte universitarie, qualcuno che sente la sua piena umanità dall’antroposofia? Terzo: Cosa si aspetta l’uomo accademico e più giovane dalla Società Antroposofica? Queste cose naturalmente devono essere portate all’efficacia in questo modo, che le si comprenda in modo penetrante. Come stava con i nostri istituti educativi attorno al cambio dei sessanta anni del secolo scorso, Nietzsche l’ha mostrato in modo penetrante. Ha descritto splendidamente come gli istituti educativi dovevano essere e cosa si aspettava da loro. Purtroppo Nietzsche è quasi dimenticato. Oggi dovrebbe essere superato quello che Nietzsche allora aveva descritto. Queste tre questioni così caratterizzate sono le più importanti. E se riesce il fatto che le personalità che non hanno solo il massimo interesse nel loro campo, ma anche attenzione per tutto quello che accade nella società e dovunque, allora tutto andrà bene. L’interesse e l’attenzione sono mancati. Lo mostra il fatto che il nascimento del movimento religioso non è stato notato fino al momento della sua comparsa. L’attenzione e l’interesse per tutto deve entrare nella Società Antroposofica. Perché è così che i pensieri non crescono, rimangono invariati, ma l’attenzione e l’interesse cresce e può portare frutti. Soprattutto si deve cercare consapevolmente e decisamente il cammino nei mondi soprasensibili e camminarlo. Allora si troverà anche il giusto rapporto con gli uomini. E al contrario: Se si è trovato il giusto rapporto con gli uomini, allora non si è più lontani dall’entrata nei mondi soprasensibili.
I sesti e al contempo ultimi negoziati di Stoccarda prima dell’assemblea dei delegati il 24 febbraio 1923
RIUNIONE CON IL CIRCOLO DI TRENTA
Stoccarda, 24 febbraio 1923 Dr. Steiner: Importa che la Società Antroposofica faccia valere quello che vuole. Emil Leinhas: Deve essere esposto quello che ancora deve essere detto alle relazioni [sulle varie istituzioni all’assemblea dei delegati]. Diversi: Heyer, Stein, Maier, Hahn, Stockmeyer, Rittelmeyer, Krüger e Leinhas parlano dell’«Alleanza per la libertà dello spirito». Le si dovrebbe porre compiti concreti per i giovani. Dr. Steiner: L’«Il Giorno che Viene» non può più finanziare le cose. Con le grandi spese che i nostri istituti richiedono, non sarà possibile finanziare cose di questo genere. ALLORA si deve mostrare che il mondo si interessa. L’«Il Giorno che Viene» potrebbe essere in grado di finanziare cose di questo genere solo se potesse essere collocata su una base più larga. Si incontra spesso l’opinione che la gente non vuole aderire all’«Il Giorno che Viene», tuttavia vuole guadagnarvi. Finché non è possibile che tutto l'includiamo nell’«Il Giorno che Viene», finché allora non potremo raggiungere nulla. Un gran numero di oratori — Stockmeyer, Kolisko, Werbeck, Baravalle, Heyer, von Grone, Leinhas, Kolisko, Rittelmeyer — parlano programmaticamente dell’«Alleanza per la libertà dello spirito» e anche del giornale «Antroposofia». Dr. Steiner: Se per caso avessimo appreso che dovesse tenersi una relazione sull’euritmia, naturalmente l’avremmo trovata fuori luogo. L’euritmia ha il suo contenuto in sé. Si tratta piuttosto che non sorga per niente la necessità di parlare di euritmia. Immaginate voi, se la relazione sul rinnovamento religioso contenesse le istruzioni su quello che i capi dovrebbero fare, ad esempio nel servizio divino! Al contrario ci sono un sacco di questioni che incombono alla società riguardo al movimento per il rinnovamento religioso. Allo stesso modo dovremmo parlare di cose come il giornale [«Antroposofia»] e l’«Alleanza per la libertà dello spirito». Al contrario continuiamo a parlare della sostanza della cosa. Questo non sarà il compito dell’assemblea dei delegati, ma sarà il compito di mostrare quello che la Società Antroposofica come tale deve svolgere. Anche voi non potete configurare la relazione sulla Scuola Waldorf [in modo che], parliate del curriculum, ma di quello che la società deve fare. Se non ci si attiene alle cose, allora la gente si disperderà. Le questioni devono essere trattate così che all’assemblea dei delegati si riceva l’impressione: Questa gente sa quello che fa con l’«Antroposofia», questa gente sa quello che fa con l’«Alleanza per la libertà dello spirito». Ora si tratta di dare ai membri indicazioni su quello che la Società Antroposofica deve fare, così che il movimento antroposofico sia alimentato da essa. Su questo punto la discussione dovrebbe essere concentrata. Si deve dare un quadro, ad esempio dell’«Alleanza per la libertà dello spirito», che ha una grande legittimazione nella vita spirituale complessiva del presente. Si deve con un paio di tratti indicare dove sono i fattori da cui trarrà la sua sostanza. indicare dove si trovano i fattori da cui egli può attingere la sua sostanza. Bisognerebbe mostrare come la società vuole accogliere questo in sé e che cosa essa può fare al riguardo. La questione del finanziamento si risolve da sé attraverso il movimento antroposofico. Noi non ci siamo mai preoccupati del finanziamento del movimento antroposofico. Non abbiamo finanziato assolutamente nulla. La «Lega per la libertà della vita spirituale» sarà finanziata nel migliore dei modi quando la si lascia autofinanziarsi. Se continuamente si cerca di creare fondi che si spendono nel modo più inutile, finché non rimane più nulla, e non si guarda al fatto che la cosa stessa si finanzia, allora non funziona. Nella Società Antroposofica fino al 1918 non abbiamo dovuto discutere di questioni di finanziamento. Se si deve parlare come è stato fatto poco fa di questioni di finanziamento, è perché si pensa soltanto a fondi.
Le cose che hanno vitalità interiore si affermeranno da sé. La società non può separarsi mercoledì senza aver fornito un risultato; senza che si parli di ogni sorta di cose, soltanto non dei compiti concreti della società, questi grandi compiti che stanno dinanzi per la Scuola Waldorf, per l’Istituto di ricerca, l’Euritmia, l’Arte. Allora la discussione sulla vita comunitaria sorgerà da sé nella discussione. Se continuiamo a conversare come prima, allora i membri se ne andranno alla fine così come arrivano. Bisogna mostrare che le cose ci sono e che cosa si deve fare con esse. Se si parla dei compiti della società, da una tale discussione risulterà che anche il giornale viene redatto ordinatamente. Si parla dell’editore [«Kommender Tag»]. Wolfgang Wachsmuth, Dr. Kolisko.
Dr. Steiner: L’editore del «Giorno che Viene» è proprio un’istituzione per una vita spirituale libera, che è di nuovo un dono della Società Antroposofica. La società dovrebbe continuare questa attività. La gratitudine deve manifestarsi nel fatto che il bene spirituale viene diffuso. Dall’esistenza del bene spirituale risulta l’obbligo di proteggere il bene spirituale. Si parla dell’Editore Filosofico-Antroposofico.
Dr. Steiner: L’Editore Filosofico-Antroposofico può essere soddisfatto. Compirà i suoi compiti anche quando la società veramente entrerà in azione. (Nota di Dr. Heyer: «Riceve al massimo nuovi compiti quando la società funziona».) Non c’è davvero bisogno di menzionarlo. Marie Steiner: Ma c’è stato un tempo in cui lo si presentava come superato e si voleva andare oltre. C’è stata un’epoca in cui ha dovuto difendersi.
Dr. Steiner: Si tratta del fatto che si deve lasciar sviluppare correttamente ciò che va bene e indicare il vero danno. Questo risiede nella tendenza di voler fare qualcosa per l’editore. Questo non intromettersi in qualcosa che è fondato solidamente in sé, questo è quello che è il vero compito. Lo si deve porre su una nota più generale. È successo così anche prima, quando è spuntata la tendenza di dover fare qualcosa per le cose che erano in ordine. Invece di preoccuparsi delle cose che erano in disordine, ci si è sempre preoccupati delle cose che erano in ordine. Marie Steiner: Si pensava che l’economia femminile dovesse essere abolita e la cosa dovesse diventare più cosmopolita.
Dr. Steiner: Lo si menziona come fondato nella cosa, nei discorsi di economia nazionale come esempio di quello che è basato su una base sana. Dapprima avevamo il consumo, così che è basato su una base sana. Bisogna menzionarlo dal punto di vista antroposofico. Certamente, si può anche avere dapprima un’ossatura e darle un contenuto dopo. Fondamentalmente la differenza tra questi editori è che l’Editore Filosofico-Antroposofico è sorto dal movimento antroposofico, e l’editore «Giorno che Viene» è nato perché si volle fondare un editore in opposizione all’Editore Filosofico-Antroposofico. Questo è qualcosa che entra in considerazione qui. L’uno è qualcosa che è diventato necessario dalle questioni antroposofiche; l’altro è qualcosa che è enormemente collegato alle cose che sono state fondate da punti di vista non riguardanti la cosa. Tutti questi tipi di fondazioni hanno arrecato così al movimento queste molte difficoltà. Non immaginate quante difficoltà provoca ora, davanti a quali difficoltà enormi ci troviamo ora, perché per esempio è saltata fuori l’idea stravagante di lasciar amministrare gli affari finanziari del Goetheanum attraverso una società fiduciaria di Stoccarda. Questo è qualcosa che vi rimane appiccicato addosso come catene. Sono stato persino costretto negli ultimi giorni a dire agli esperti che si vuole presentare come ragionevole qualcosa che io ho ritenuto irragionevole. Queste cose sono state fondate dai «veri uomini pratici», e risultano essere la roba più impratica che si possa dare. Certo, se la disposizione d’animo della personalità e l’energia della personalità ci sono dietro, allora si può versare molto in una cosa del genere. Di questo si dovrà parlare nei prossimi giorni. Non si possono rimuovere le cose dal mondo dal 1918 in poi; ma si deve dichiarare che si vuol dar loro un contenuto. Dr. Krüger prende la parola al riguardo. Dr. Steiner: Importa molto come le cose sono state condotte dal 1918 in poi. Deve diventare evidente la volontà che le cose non vengano più condotte così, che non vengano fatte da punti di vista che sono estranei all’antroposofia. Qui è volato qualcosa da fuori sulla pura attività antroposofica. Non è l’antroposofia quella che vi separa dal resto del mondo. Potete persino sperimentare il fatto che le persone dell’antroposofia vogliono sapere di tutto. Le cose che si sono aggregate a questa, sono quelle che screditano l’antroposofia. Bisogna ormai chiamare le cose con il loro vero nome. Era necessario che nel 1918 qualcuno corresse dal presidente dello stato del Württemberg senza mia conoscenza, così che ora queste cose mi vengono appiccicate addosso? Era necessario mescolare qualcosa di così anti-antroposofico con il flusso antroposofico? Queste cose sono quello che ci ha condotto all’abisso. Ci si deve rendere consci che le cose non devono essere fatte così. Era necessario fare tutto questo disordine? Se nei prossimi giorni non si parla delle cose che contano e riguardo al che ci si può dire: Là sono stati commessi errori — e gli errori si evitano nel modo che ci si rende consci in quale direzione sono stati commessi gli errori e come allora si farà diversamente—, allora non andremo avanti. Deve essere mostrato che è importante questo fare diversamente in modo positivo (Nota Dr. Heyer: «non »). Ernst Uehli: Ho assunto di tenere un rapporto sull’Euritmia.
Dr. Steiner: Colgo solo l’occasione per indicare che la questione deve essere affrontata: Che cosa deve fare la società riguardo ai problemi presenti? Vi si può parlare delle cose che ci hanno distolto dai nostri sforzi antroposofici. Tutti questi sforzi avrebbero anche dovuto essere guidati antroposoficamente, come è stato il caso per l’Euritmia.
Tutte queste cose avrebbero anche potuto essere fatte nel senso antroposofico. Ma le si è fatte in senso burocratico. Sarebbe stato proprio come se si migliorasse il metodo della Scuola Waldorf mescolandovi un sacco di disordine. Negli altri settori è invece accaduto che si sia mescolato dentro un sacco di disordine da fuori. Louis Werbeck deve assumere il rapporto sui nemici.
Dr. Steiner: Ci si deve mettere dal punto di vista delle vere circostanze. Si tratta di comprendere che le circostanze peggiorano, così che dobbiamo contare sul fatto che i libri verranno boicottati lungo la strada attraverso il commercio librario al dettaglio. Con questo fatto si deve assolutamente contare. Ora nei prossimi giorni si deve parlare ai nostri membri come il «Berliner Tageblatt» ha osato parlare ai suoi abbonati. I francesi l’hanno vietato nella Ruhr per certi articoli. Il «Tageblatt» ha detto: «Troveremo comunque i mezzi e le vie affinché tutti quelli che lo ricevevano prima lo continuino a ricevere». Non possiamo raggiungere nulla nella direzione che i rivenditori consegnino i libri. Dobbiamo cercare i mezzi e le vie come la nostra letteratura può essere diffusa. Allora sarà necessario che i rami si facciano diffusori della letteratura antroposofica in modo reale, ma in modo che ci si accorga che veramente la società è attiva per i diversi settori. Dobbiamo cercare nuovi canali. Lo consiglio già da due, tre anni; solo che non è stato molto considerato. Per cercare nuovi canali, bisogna veramente mettere in moto il cervello. La critica richiede soltanto intelligenza. Non ci mancano davvero i geni. Ma manca la buona volontà. Nella buona volontà si deve mettere in movimento il cervello. Questo non è necessario per l’operare geniale. Si può essere contemporaneamente un genio e un semplice automa. Si parla riguardo alla questione dei nemici del caso di Goesch.
Dr. Steiner: Vi basta solo prendere il grosso elaborato che Goesch ha scritto, poco dopo che era stato espulso. Vi basta solo considerare: ripetizioni continue, pedanteria su piccolezze, paura del contatto davanti alla stretta di mano e così via. Potete compilare un’immagine clinica assolutamente sicura da queste cose. Non ritengo giusto compilare le cose dalle sue stesse manifestazioni. Questo non è definitivo. Con queste cose si possono «gettare situazioni». Ho menzionato la cosa da qualche parte; si potrebbe saperlo, dato che ogni scemenza viene trascritta. Per esempio Goesch scrive che i bambini vomitano otto giorni prima di una grande battaglia. Se prendete l’elaborato, trovate tutti i sintomi che danno un’immagine clinica coerente. Questa immagine clinica l’ho trattata in un discorso di Dornach. La cosa principale è questa, che si tratterebbe del fatto che la Società Antroposofica comprenda quali sono i suoi doveri. Il caso Goesch è rimasto in sospeso; è stato lasciato da parte. Non ci si è curati ulteriormente. Ma se la Società Antroposofica c’è e vi pone richieste, allora sarebbe obbligata a perseguire le cose. Si tratta di richiamare l’attenzione su quali siano i compiti della Società Antroposofica in ogni singolo caso. Allo stesso modo è semplice chiarire per Seiling. È diventato nemico solo per la ragione che il nostro editore non ha accettato il suo opuscolo su Cristo. Non serve a nulla se questo sta in una proposizione secondaria. Deve sempre di nuovo essere messo sotto il naso, deve sempre di nuovo essere detto. Gli Archivi si sono dati il compito di rinchiudere le cose e non assumere responsabilità in nulla. Così i discorsi in cui sta una cosa del genere sono stati rinchiusi, così che le cose sono diventate ora uno scandalo. Questo appartiene alla cornice dell’insieme. Bisogna caratterizzare i nemici correttamente. Goesch è un caso di malattia. Deve essere demolito professionalmente, perché è semplicemente un caso patologico. Molte persone avrebbero potuto scrivere un trattato su di lui, ma non l’hanno fatto. Non capisco perché non sia riuscito a trovare interessante questo caso di Goesch. È un caso medico interessante. Lì bisogna veramente dire: Ogni giornale anche un po’ interessato di psichiatria avrebbe accettato questo trattato, se invece di «Goesch» avesse detto «y». Oggi allora si sarebbe potuto indicare il Goesch. La psichiatria è autorizzata a fare questo.
Si parla dei corsi scientifici di Dr. Steiner «Teoria del calore e della luce» [GA 320, GA 321] e della loro edizione.
Dr. Steiner: Si tratta del fatto che voi stessi fate quello che ritenete necessario. Nei corsi si tratta del fatto che dovrei correggerli, affinché non contengano vari disordini, ma siano coerenti. Non possiamo più evitare che tutte queste cose vengano rese accessibili a un pubblico più ampio. Un corso ha trattato la teoria del calore. Ora, sulla base di questo corso, una teoria del calore può essere scritta, come siamo abituati a scrivere una teoria del calore. Un’ottica può essere scritta sulla base di questo corso sulla teoria della luce, così che i fisici vedrebbero che è possibile trattare tali capitoli in questo modo antroposoficamente. In questo modo si mostrerebbe che molte cose là sono state trattate frettolosamente. Si dovrà riflettere su come trattare questo e quel problema dal punto di vista del corso. I capitoli in questione dovrebbero essere trattati in modo che, sulla base di questi principi, si scriva una teoria del calore, un’ottica antroposoficamente. L’ho detto chiaramente. Succede sempre di nuovo che gli altri dicono la loro opinione e poi affermano che sarebbe la mia opinione. Non ho mai detto che questo corso dovrebbe servire solo a fare esperimenti. Questo è un compito che non è mai completato. Non so perché si continuino a portare le proprie opinioni davanti alle persone, come se le avessi dette io. Si può sentire dalle cose se potevo averle dette o no. Dr. von Baravalle: Questa è la risposta che preferisco. Avrei volentieri assunto questo compito in questo senso.
Dr. Steiner: Non avrei avuto il minimo contro se dopo il mio corso le cose fossero state portate in questo modo. La rielaborazione di Steffen del corso pedagogico è un lavoro indipendente. Ma perché ci si continua a spaccare la testa su come risolvere i miei compiti? Sarebbe stata una cosa completamente diversa se qualcuno — nello stile di Steffen nel «Goetheanum» nell’«Antroposofia» [sui corsi] avesse riferito. L’«Antroposofia» deve risolvere i compiti da sé.
Si parla dell’elaborazione del corso di linguaggio dato da Dr. Steiner «Considerazioni linguistiche scientifico-spirituali» [GA 299].
Dr. Steiner: Si può trattare solo dello scrivere una breve scienza del linguaggio come lavoro indipendente. Uno studente di Zurigo ha trattato i problemi nel suo stile. Gli stuttgartesi sono così pigri che lasciano impolverare le cose nell’archivio. Bisognerebbe trovare una terminologia adeguata. Se gli stuttgartesi facessero quello che potrebbero, allora la Società Antroposofica sarebbe la società più gloriosa del mondo. Le cose che vengono date come stimolo devono essere vagliate da me stesso. Ho creduto che si sarebbe lavorato sulla base del corso di scienza del linguaggio. Invece non vi si è lavorato per niente. Si parla dell’Associazione Universitaria e della gioventù accademica.
Dr. Steiner: L’Associazione Universitaria era il fulcro della cosa, dove le cose sono cominciate e sono state lasciate da parte. Dall’Associazione Universitaria avevo detto fin dall’inizio che una cosa del genere la ci si prende solo se la si vuol portare avanti, così che riesca. L’è stata lasciata da parte. L’Associazione Universitaria appartiene alle cose che illustrano nel modo più essenziale quello che non deve accadere. Questo fenomeno dell’Associazione Universitaria, di cui si sapeva che avrebbe scatenato i privatdozent su di noi: si è eseguito un colpo di mano freddo senza conseguenze. Avevate però qui possibilità, di interagire con tutta una serie di giovani persone e così convincervi di quello che queste persone dicono, al fine di trarre dai tristi resti rimasti le basi per qualcosa di positivo. Quando qui, dopo che poco fa la raccolta illustre si era conclusa, mi sono seduto con i giovani [il 14 febbraio], hanno presentato i loro dolori scientifici, volevano sapere cosa dovevano fare da antroposofi davanti alla scienza. I giovani sono completamente selvaggi. Dovete chiarire loro: La possibilità deve essere creata che una tale libera università sia in grado di rilasciare diplomi di dottorato. Questo risulta come uno dei compiti per la Società Antroposofica, che qualcosa venga fatto con questa «Lega per la libertà della vita spirituale», che non faccia fiasco. Per questo vi servono i giovani. Non potete farlo con le vecchie signore, potete farlo solo con i giovani. Allora dovete anche avere i giovani per la Società Antroposofica. Attualmente non c’è cuore per la Società Antroposofica. Ho la sensazione che ai giovani piacerebbe soprattutto se non ci fosse più nessuna società. Non è vero, questo può accadere solo se siete in grado di svegliare un vero entusiasmo riguardo a questi giovani. Il grande fiasco è stato che nessun entusiasmo è stato svegliato. Dovete svegliare entusiasmo nei giovani. La gioventù segue quando viene suscitato l’entusiasmo. La pazzia universitaria nazionalistica ha i giovani da parte sua, perché appunto ha suscitato l’entusiasmo. Ma se la genialità viene usata per tenere discorsi teorici aridi, allora la gioventù non seguirà. Deve esserci slancio nell’antroposofia! Perché è così a Stoccarda che la genialità non si utilizza? Che ci si oppone, si attiva la volontà, per usare il cervello? Perché è l’organo della seduta quello più efficace, e perché l’anima non vuol salire nella testa? Si parla della Scuola Libera e dell’Associazione Mondiale delle Scuole. Dr. Hahn e Signorina Dr. von Heydebrand ne parlano.
Dr. Steiner(f): Una sana autocoscienza potrebbe ottenere la società. Louis Werbeck: La società dovrebbe interessarsi della scuola centrale.
Dr. Steiner: La difficoltà è questa, che all’inizio per il primo impulso le persone che vivono da qualche parte non hanno un interesse immediato nel sostenere una scuola a Stoccarda, a cui non possono mandare i loro bambini, così che devono dirsi: Noi sosteniamo una scuola, ma non possiamo godere dei benefici della scuola per i nostri bambini. Questo non può essere superato che facendo della cosa un affare dell’intera umanità. Che si promuova qualcosa che è stato da me spesso sottolineato: Propagandare l’idea della Scuola Libera nella forma di un’Associazione Mondiale delle Scuole. Allora le persone estenderebbero il loro giudizio primitivo e si direbbero: Vediamo, con questo metodo le scuole possono diventare migliori, una tale scuola come scuola modello deve esistere. — Allora non si costruirebbe così tanto sull’effettività nei dettagli, ma sul grande pensiero della Scuola Libera. Una cosa del genere dovrebbe essere resa popolare, portata ai rami. Questo dovrebbe essere compreso come un’affare antroposofica generale, che la pedagogia libera fosse trattata. Allora si potrebbe davvero raggiungere qualcosa. Allora con i contributi si potrebbe mantenere una scuola, e le altre scuole si tratterebbero in modo che si direbbe: Potete fondarle se avete i soldi per mantenerle in modo privato. Ma un’affare della Società Antroposofica è la scuola modello, attraverso cui deve essere semplicemente dimostrato il pratico di questa metodica. Con tutte le cose si tratta del fatto che le si metta davanti a tutto il mondo. Allora funzionerebbe. Ma la fondazione dell’Associazione Mondiale delle Scuole è stata gettata al vento. Non vedo perché questa non avrebbe potuto essere promossa. Non vedo perché l’Associazione Mondiale delle Scuole non avrebbe dovuto sorgere. Ma quando si tratta di mettere in atto la genialità, allora le forze vengono meno. A Amburgo le cose sono state rovinate. Quale era il punto di partenza? Pohlmann era venuto e aveva detto che voleva fondare una scuola. In questa questione è interamente responsabile. Oggi Pohlmann dovrebbe essere obbligato a mantenere i suoi impegni: Dovrebbe fondare la sua scuola come uomo privato. Pensavo che questa comunità sarebbe stata una buona, perché questa comunità Pohlmann e Kandier mi sembra adatta completamente, e sarebbe stato possibile. Se si potesse solo prendere in modo diretto qualcosa del genere nella nostra associazione piuttosto che sempre in modo storto! Non so perché questa scuola privata, che Pohlmann vuol avere come suo cavallo di battaglia, perché si volesse avere questa scuola come affare di ramo. Questa scuola Signor Pohlmann l’ha assunta, così dovrebbe anche portarla a termine. Non è stato possibile fondare l’Associazione Mondiale delle Scuole. Perché il vizio di Stoccarda è emerso anche al di fuori della Germania. Non c’è stato nemmeno uno stimolo degli amici stranieri dalla Germania. La difficoltà è questa, che le persone si dicono: Non possiamo mandare i nostri bambini a Stoccarda. Per questo motivo si dovrebbe basare questa cosa su un’altra carta.
Louis Werbeck: Le persone lo sentono come un affare mondiale.
Dr. Steiner: Potete essere certi: Se fossero possibili oggi le stesse circostanze come prima della guerra - cioè che un gran numero di persone potessero facilmente mandare i loro bambini — allora un gran numero di genitori sarebbe disperso in diversi luoghi, e le persone avrebbero molto più cuore per la Scuola Waldorf per ragioni primarie. Si deve rendere più popolare la ragione secondaria: il pensiero della Scuola Libera. Per le idee pedagogiche gli uomini sono facilmente entusiasti. Eccetto per singoli aspetti lodevoli, quello che domina nella nostra società non è quello che deve essere chiamato entusiasmo. Quanto spesso ho qui espresso la mia disperazione in questo modo di terminologia, quanto è difficile mettere in moto una commissione di trenta! Regna lì una viscosità come in un impasto per strudel. Tutto viene strizzato fuori. Massimamente quando si può biasimare, allora regna lo slancio. Nelle cose ideali manca lo slancio. Se solo questo slancio potesse arrivare là! Genialità c’è, ma lo slancio e l’entusiasmo dovrebbero arrivare in questa genialità! Non si giudica troppo duramente se si dice che l’entusiasmo e lo slancio mancano qui. Le persone portano la sedia curule con sé, anche quando camminano. Le cose vengono discusse così infinitamente intelligentemente. Questa intelligenza infinita, regna anche nel giudizio dell’altro. dalla direzione ai soci della Società. Non si aveva consapevolezza del fatto che un flusso continuo di notizie circa il bene spirituale trasmesso da Dr.
Steiner, sui compiti della Società, le prestazioni in essa, l’opposizione ecc. dovesse defluire. E anche a Stoccarda non si aveva cuore per la Società Antroposofica. Avevamo buoni rappresentanti dei singoli movimenti secondari, buoni insegnanti, rappresentanti del movimento per la tripartizione, del rinnovamento religioso ecc., ma quasi nessun buon collaboratore nella Società Antroposofica. Intanto, come Dr. Steiner ha detto in una delle sue ultime conferenze qui, la madre, la Società Antroposofica, veniva sempre più trascurata. Si portava nei singoli movimenti secondari l’entusiasmo che si possedeva dal tempo precedente, ma non si procedeva al lavoro per la Società stessa e non si guardava alla necessità di continuare a coltivare proprio la vita antroposofica centrale. «Si può lavorare anche senza la Società.» Questo era il grande errore, che era presente in modo molto generale. Questo modo di fare si è sviluppato in modo molto particolare a Stoccarda. Le singole personalità nelle imprese portavano dai movimenti secondari una vita scientifica ancora non completamente trasformata ecc. nella Società. In un certo senso, molto di specialistico veniva portato non elaborato nei rami. La vita di ramo antroposofica non poteva stare al passo con le fondazioni. Di fronte ai congressi per lo più riusciti e ad altri eventi esterni, non si era in grado di risolvere effettivamente i compiti che si presentavano per la vita comunitaria. Questo era il «Sistema di Stoccarda». A Stoccarda i ricercatori, insegnanti ecc. stavano gli uni di fronte agli altri.
Si formò un burocratismo a Stoccarda. Molti che venivano qui sentivano questo come un freddo gelido. Non era riuscito, come non era più possibile come prima, rappresentare solo l’Antroposofia nella vita privata e avere accanto la propria professione, ora di unire queste due cose in una sola. In realtà la direzione della Società avrebbe dovuto raddoppiare, anzi decuplicare la sua attività, affinché la vita antroposofica potesse continuare nella giusta maniera e con rinnovato vigore. Se la Società Antroposofica come tale non procede, devono soffrirne anche in ultimo le singole fondazioni; perché senza la vera Società Antroposofica le fondazioni non sarebbero state possibili. Questo raddoppiamento della cura per gli affari antroposofici non si è verificato. Mancava nei dirigenti e anche nella maggior parte dei soci la consapevolezza del fatto che si doveva portare la Società a un livello che potesse rendere giustizia alla fecondità dell’Antroposofia in tutti i campi. D’altra parte, dappertutto mancava una compresenza di vita tra direzione e soci dei rami. Già al tempo del movimento per la tripartizione non si ha indicato che in misura ancora più ampia di prima avrebbe dovuto essere coltivata la vita antroposofica centrale. Si udiva dai compiti del movimento per la tripartizione, ma non dai compiti della madre, dell’Antroposofia. Lo stesso difetto di informazione si manifestò anche quando entrò in vita il movimento per il rinnovamento religioso.
Anche lì non arrivavano ai soci notizie da parte della direzione che avrebbero potuto fornire chiarimento. E scomparve anche la consapevolezza di ciò che l’Antroposofia può offrire all’uomo, proprio in quanto essa si sforza verso un’unione della scientificità, dell’arte e della religiosità. Questa mancanza è anche connessa con gli ultimi eventi qui a Stoccarda. A ciò deve toccare la preistoria di quell’appello che ora è stato rivolto ai soci. Questa preistoria iniziò già prima della catastrofe di Dornach, non aveva nulla a che fare con essa, poiché era fondata nella lunga storia appena descritta della Società. Ciò che era stato deliberato al Congresso di Stoccarda (1921), quando il nuovo Consiglio centrale si era costituito, di creare un’organizzazione fiduciaria nella Società, non era stato adempiuto. Nel Consiglio centrale non c’era una vera collaborazione. Il 10 dicembre 1922 ebbe luogo una conversazione tra il Signor Dr. Steiner e il Signor Uehli come membro del Consiglio centrale. In questa conversazione il Signor Dr. Steiner ha sottolineato che il Consiglio centrale avrebbe dovuto sia attraverso il consiglio con altre personalità realizzare il consolidamento della Società, oppure avrebbe dovuto rivolgersi sui capi del Consiglio ai soci. Da parte del Signor Uehli la portata e la serietà di questa situazione non fu riconosciuta. A causa dei disaccordi nel Consiglio centrale questo incarico non fu eseguito.* Allora dopo la catastrofe di Dornach, dall’iniziativa di alcune personalità, si arrivò a un numero maggiore di consultazioni, in cui si esercitò in parte una critica molto aspra dell’attività finora svolta del Consiglio centrale.
Di conseguenza il Signor Uehli si ritirò dalla sua posizione di membro del Consiglio centrale, il Signor Dr. Unger condizionatamente, qualora l’iniziativa delle dette personalità avrebbe dovuto portare a scopi positivi. Questo però non accadde. Il Signor Dr. Steiner tenne allora qui a Stoccarda una serie di conferenze sui problemi della Società, ed ebbero luogo anche ulteriori consultazioni. Già nella sua conferenza del 6 gennaio 1923 a Dornach il Signor Dr. Steiner aveva caratterizzato il «Sistema di Stoccarda», e questo accadde anche nel modo più penetrante qui a Stoccarda. Allora si rivelò che tutte queste questioni potevano essere risolte solo se si convocava un’assemblea nel che tutta la base dei soci sarebbe stata chiamata a collaborare. Dapprima dopo il ritiro del Signor Uehli si formò un «Consiglio centrale provvisorio» attraverso cooptazione del Signor Dr. Eugen Kolisko. Tuttavia questa soluzione poteva essere solo provvisoria. Dopo lunghe trattative si formò questo Comitato che ha firmato l’appello, come La procedura era tale che il Signor Uehli, dopo che non aveva riconosciuto la portata di questo incarico, non prese alcun provvedimento per informare il Signor Dr. Unger di questo incarico. Solo il 24 dicembre ebbe luogo una conversazione nel che si discussero tra l’altro anche i passi per la riorganizzazione della Società. Che un incarico dal Signor Dr. Steiner sussisteva, lo seppe il Dr. Unger solo il 17 gennaio.
una sorta di rappresentanza delle singole istituzioni. Fu cooptato dal Consiglio provvisorio. Si voleva con ciò esprimere che una tale corporazione fiduciaria provvisoria poteva essere formata solo dalle istituzioni e che da parte di queste istituzioni sussisteva l’intenzione di restituire alla Società Antroposofica ciò che da essa avevano ricevuto. Vedete dalla composizione del Comitato che le istituzioni più importanti vi sono rappresentate: «Kommender Tag», Scuola Waldorf, entrambi i settori editoriali, il giornale, il movimento per il rinnovamento religioso, il vecchio Consiglio centrale, gli interessi dispersi all’estero. Dobbiamo quindi rivolgere tutta l’attenzione sulla Società stessa. Perché, qual è la situazione della Società Antroposofica? Stiamo di fronte senza coesione interna a un mondo di nemici, di cui i soci non sanno nemmeno quanto forte sia, e come stia cercando di porre fine all’intero movimento antroposofico. Dobbiamo essere consapevoli, quanto meno viene fatto per la Società, quanto più si forma un vuoto all’interno, tanto più l’opposizione esterna si è rafforzata e ingrandita. Sarà necessario che i soci attraverso rapporti conoscano questa opposizione e i suoi motivi, affinché attraverso questa conoscenza sappiano come fare qualcosa contro di essa. E poi deve venire a costituirsi di nuovo un contatto tra direzione e Società, affinché ogni singolo socio possa partecipare a ciò che viene realizzato. Con il «Sistema di Stoccarda» si deve rompere. Solo se ci sono orecchi aperti per tutti i bisogni della base dei soci, può di nuovo nascere una vita antroposofica. Avrà luogo l’occasione che le singole istituzioni nel corso di questa riunione diano un quadro della loro attività e del loro stato, affinché questo possa divenire noto anche ai soci. Ora la Società Antroposofica ha il dovere di coltivare innanzitutto i suoi compiti interni. Perché attraverso la trascuratezza dei compiti interni della Società si è prodotto il quadro complessivo della situazione attuale. Allora nemmeno la Società formerà un ostacolo verso l’esterno per la diffusione dell’Antroposofia, come è stato finora il caso. Allora nella Società potranno essere soddisfatti tutti coloro che desiderano l’Antroposofia, allora gli altri che stanno fuori non saranno respinti. I delegati diano ora un quadro sullo stato della vita antroposofica nei rami. Poi dalla discussione avrà luogo l’occasione che gli affari antroposofici possono essere discussi correttamente, affinché ognuno possa collaborare alla riformazione della vita antroposofica. Signor Emil Leinhas, Stoccarda: Ora sarà necessario completare questo rapporto del Signor Dr. Kolisko dal fatto che i compagni si esprimano su quali sono a loro parere i compiti della Società. Su questo ora deve essere aperta la discussione.
Signor Kurt Goldstein, Berlino, propone di permettere per quanto riguarda la discussione non l’ordine cronologico dei relatori usuale, ma quello logico. — La proposta viene respinta. Signor Prof. Hermann Craemer, Bonn: Nei rami all’estero manca frequentemente quella vivacità della vita dello spirito che dà forza della volontà e chiarezza del pensiero. La forza e la solidità della vita comunitaria però non vengono messe solo, come finora è stato sottolineato, in mancanza per quanto riguarda il rapporto tra direzione e soci, ma anche tra i soci stessi. Si deve prendere Stoccarda nel suo insieme e confrontarla con altri rami, allora si vedono all’interno dei rami gli stessi fenomeni. Dr. Kolisko aveva inteso che i difetti nei rami fossero da ricondurre in larga misura al fatto che i rami era stati posti al servizio della tripartizione. La vera ragione dei difetti sta però nel fatto che la tripartizione è stata introdotta non pensata. Mezzo inconsciamente i soci si sono detti: Accetto i pensieri della tripartizione solo perché altrimenti non sarei preso come socio di pieno diritto. — Ci si dice che presso di noi regna ancora una forte fede nell’autorità, così che ciò mette in pericolo al massimo la forza del nostro movimento. Ma Dr. Steiner stesso non dà mai cosiddette «prescrizioni» secondo cui si dovrebbe agire. Tuttavia ci si appella spesso a Dr. Steiner in una tale maniera che si dice: «Sì, ma Dr. Steiner ha detto qua o là questo o quello.» Questo non deve costituire un argomento nella nostra vita. Necessaria è quindi l’azione indipendente posta intera responsabilità, anche al rischio di sbagliarci una volta.
E finché non si può far seguire alla critica stessa qualcosa di positivo, ci si può risparmiare la critica. Signora Else Pfläumer, Dresda: Sono venuta qui sulla base dello scritto intitolato «Appello». E da tutto ciò che mi si è presentato, da ciò che era intitolato «Appello» è venuto qualcosa come aria di morte; come se si volesse organizzare ciò che in realtà è un organismo, ciò che vuole divenire il corpo di un uomo, dell’uomo «Antroposofia». E allora trovo, vorremmo davvero una volta prima confessarci a questo «uomo», e poi iniziare a confrontarci con questo organismo. Nell’ultimo corso dell’Università il Signor Dr. Steiner ha pronunciato la parola: L’Antroposofia è un uomo. Quando questa parola mi cadde dentro, mi stava dinnanzi un’immagine: Giovanni alla croce, tra le sue braccia la madre Sofia. «Ecco, questa è tua madre. E lui la prese nel suo cuore.» E così come l’Antroposofia è entrata nella mia vita, l’ho sentita, che è forza della catarsi, forza della madre Sofia. E io penso quindi: Abbiamo esperito nella notte di Capodanno, come è morto per noi un uomo nel nostro edificio. E prima che possiamo pensare che di nuovo un edificio cresca per noi, dobbiamo formare, dobbiamo portare il nostro sangue vitale affinché possa sorgere l’edificio di questo corpo dell’Antroposofia. Solo allora possiamo pensare che Vitae Sophia possa diventare, con che si può fondare qualcosa, con che si può entrare nella scienza, che si può portare come Antroposofia nel movimento religioso. Se si porta ciò che il Signor Dr. Steiner ci ha trasmesso così come ce lo dà nella scienza, talvolta è come se si avesse rubato qualcosa, se non è diventato vivo, se non è semplicemente diventato forza della catarsi.
Mi riesco a male a esprimermi, ma così ondeggia e si agita in me. E spero che gli altri uomini, che lo sanno esprimere, che hanno la forza di esprimerlo, ciò che ho appena potuto dire dall’emozione, l'accolgano e lo fecondino, che da questa riunione accada davvero qualcosa. Che non solo diciamo: Questi o quelli sono i nostri compiti, ma che semplicemente ci confessamo a ciò che ci ha spinto nell’Antroposofia; che ci poniamo di fronte al nostro desiderio, che è diventato seme nella Società Antroposofica, e che, se afferriamo questo desiderio, che in realtà ha portato giù il seme di una Società Antroposofica, che lasciamo crescere questo seme, che allora una Società è cresciuta e non è stata organizzata. Signor Otto Westphal, Amburgo, parla secondo le regole di procedura. Vuole contribuire al fatto che fin da subito nel stare insieme regni vigilanza. — Poiché non parla secondo le regole di procedura, viene interrotto. Signor Josef Elkan, Monaco, espone, che era venuto qui a Stoccarda con un programma ben preciso. Il più importante di esso vorrebbe esprimerlo sotto forma di alcuni desideri. Innanzitutto desidera che venga alla testa del movimento quel Consiglio centrale che sia consapevole dei compiti che devono essere adempiuti per portare il movimento al livello corrispondente. Ma per questo prima soprattutto è necessario che da una parte il Centrale desse linee guida, dall’altra parte restasse completamente garantita l’autonomia dei rami. L’ammissione dei soci, il tipo di corsi introduttivi non possono essere maneggiati secondo regole definite o direttive.
Se però i capi dei rami fossero sufficientemente orientati dal Consiglio centrale, allora sarebbero pienamente in grado di essere esecutori della volontà del Consiglio centrale. Ora sarebbe importanza di conformare le consultazioni in modo che i delegati tornassero a casa con risultati positivi. Signor Paul Knoop, Bochum, desidera che si rivolga un appello ai giovani affinché partecipino al movimento. Signor Emil Leinhas, Stoccarda, ricorda che sul movimento giovanile ancora deve essere discusso. Signor Dr. Wilhelm Zitkowsky, Linz, parla sul tema «Organizzazione dei rami». Avverte di un «auto-isolamento dei rami verso l’esterno». Propone di affrontare più che prima la creazione di singoli piccoli gruppi di lavoro. Particolarmente si dovrebbe affrontare la «Filosofia della Libertà» in tali circoli di lavoro, poiché senza base filosofica l’Antroposofia non potrebbe essere portata al mondo esterno. Gli impulsi del libro «Come si conseguisce la conoscenza dei mondi superiori?» dovevano essere realizzati. Signor Dr. Friedrich Rittelmeyer, Stoccarda, sottolinea l’enormità della serietà della situazione di fronte alla molto numerosa opposizione. Vi era stata un’assemblea di «Conoscitori non antroposofici dell’Antroposofia» in cui gli attacchi noti si erano rinnovati, e attraverso l’invio del verbale continuavano a essere diffusi ovunque. Il problema principale che è posto alla Società soprattutto anche dal movimento cultuale è la questione di come si possa arrivare in seno alla Società Antroposofica dalle premesse spirituali proprie a vera comunità. Si era fatto dell’Antroposofia un egoismo e avrebbe dovuto farsene un grande amore per l’uomo.
Si vive su un’isola e si dovrebbe stare come un monte di pellegrinaggio visibile da lontano con una casa di guarigione spirituale nella cultura. Se la parola Antroposofia diviene davvero interiormente verità, se dalla conoscenza diviene una saggezza elaborata personalmente e attraverso essa davvero una nuova umanità, allora e solo allora la classe operaia, la gioventù potrebbe guadagnare fiducia. Signora Lili-Maria Eljakim-Werner, Vienna, coglie per quanto riguarda il lavoro nel mondo esterno alcuni aspetti: come cioè un certo modo di lavorare ci ha giovato, un’altro modo ci ha danneggiato. Questo dovrebbe essere comunicato e scambiato. L’«Auto-isolamento» per esempio danneggia particolarmente se si vuole portare l’Antroposofia agli uomini. Se si vuole ciò, allora si devono conoscere gli uomini come sono. Per questo sarebbe desiderabile occuparsi anche con altri movimenti. Non si dovrebbe designare tali movimenti come inferiori. Gli uomini lì hanno una buona volontà; la risposta però alle domande che li muovono, l’abbiamo noi. Si deve notare che è una differenza se il Signor Dr. Steiner dice qualcosa, oppure noi. Se non l’abbiamo esperito, allora è conoscenza e non conoscenza. Dannoso soprattutto è una critica dei nemici dall’alto in basso. Il Signor Dr. Steiner presenta i fatti, e noi abbiamo presentato al mondo i giudizi che ci eravamo formati da essi. Gli altri devono capire che dietro l’Antroposofia sta qualcosa che si deve conoscere. Tra il mondo e l’Antroposofia stiamo noi Antroposofisti. Signor Louis Werbeck, Amburgo: Qui si richiedono cose che sono state superate, o ovvietà.
Dal Congresso abbiamo aspettato una cooptazione del Consiglio centrale attraverso la Germania. Questo ampliamento non si è materializzato. Vi è la necessità che il Consiglio centrale abbia suoi rappresentanti in molti luoghi che lavorino in accordo con Stoccarda. Le cose devono però essere mature. L’altra necessità punta alla vita comunitaria. Abbiamo bisogno di forme di rapporto, anche se non proprio cultuali. Le cose possono essere date in modo che ogni uomo le possa capire. Il bene spirituale può essere popolarizzato nel buon senso. I rami avrebbero dovuto crescere fino a università antroposofiche. Ognuno può conseguire più di quanto creda. Signor Dr. Eugen Kolisko, Stoccarda: Le difficoltà nella Società sono connesse al fatto che si sono chiamate qui le migliori forze. Si potrebbe dire che se si potessero rimandare tutti di nuovo, da dove sono venuti, allora tutto andrebbe bene; con questo si intendeva che tutti coloro che oggi lavorano nelle istituzioni di Stoccarda, prima nei rami, in parte anche come capi rami, hanno compiuto un intenso lavoro antroposofico. Ma allora avrebbe dovuto diventare tutto accaduto invano ciò che si collega con le fondazioni e noi non possiamo semplicemente ripristinare le condizioni del 1918. Inoltre nuove forze che dovevano venire da fuori sono state più respinte che attirate. La formazione della comunità è il problema più importante di tutti, ma è qui particolarmente resa difficile. Poiché non possiamo come nel rinnovamento religioso appoggiarci su un culto che produce la comunità, ma dobbiamo partire dalle individualità e tuttavia avere formazione della comunità.
La grandezza delle prestazioni dell’Antroposofia non era stata affatto riconosciuta nella Società. Che cosa non si sarebbe potuto fare per l’Euritmia! Spesso non si conoscono affatto i compiti che ci sono da risolvere. Disgraziatamente dalla discussione odierna non si è formato nessun quadro sulla situazione nei singoli rami: Ma non possiamo affatto formarci un giudizio se i delegati stessi non ci danno un tale quadro della situazione nella Società. Fine alle 11. Lunedì 26 febbraio 1923, mattina Il presidente, Signor Emil Leinhas, apre alle 9 l’assemblea. Signor Wilhelm Goyert, Colonia, Signor Wilh. Salewski, Düsseldorf, Signorina Maria Hachez, Stoccarda, Signor Fritz e Signora Ilse Wittenstein, Barmen, Signorina Toni Förster, Colonia, Signor Andreas Grunelius, Friburgo, Signorina Erika Linke, Stoccarda, Signora Marie Wundt, Düsseldorf, presentano il seguente ricorso all’ordine del giorno: All’ordine del giorno. Alcuni soci e delegati della Società Antroposofica sono della convinzione che sulla via finora intrapresa non vi sia alcuna possibilità per l’intesa e il superamento della crisi. La discussione della prima sera ha mostrato che non vi è alcun punto di vista generale da cui una discussione potrebbe risultare fruttuosa. Già nella dirigenza si manifestò una discordia nella comprensione. Signor Leinhas ha sottolineato l’esposizione complessiva da aspettarsi, che dovrebbe portare una «orientamento». Signor Kolisko d’altra parte ha inteso il suo rapporto in modo che permettesse una discussione generale, descrizione dei rapporti locali ed era sorpreso che la discussione si perdesse nelle sabbie mobili.
Non è possibile che su questa base continui a svolgersi l’assemblea dei delegati. Innanzitutto dovrebbe essere presentato all’assemblea ciò in cui siamo tutti d’accordo e a cui tutti aspiriamo: l’ideale antroposofico. Si è tentato dalla signora da Dresda e dal Signor Pastore Rittelmeyer di recuperare questo. Questo non ha trovato accoglienza nella direzione e nessun terreno preparato negli assembrati. L’appello non era adatto a crearne uno. Anche con il rifiuto di alcuni punti si potrebbe ora tentare di presentare l’appello come indicatore di direzione per la discussione. Però si dovrebbe leggerlo per così dire da dietro. Allora risulterebbe i seguenti punti che in maniera organicamente motivata potessero portare al chiarimento: 1. Presentazione dell’ideale antroposofico, 2. Esposizione della base per l’intesa da uomo a uomo nel senso della Società Antroposofica. Da ciò risulterebbe 3. Una nuova relazione a Dr. Steiner. 4. Atteggiamento verso l’opposizione. 5. Presa di posizione verso le istituzioni esistenti ecc. Crediamo che in questo modo si dia piuttosto la possibilità di un’intesa generale e preghiamo la direzione dell’assemblea dei delegati di voler leggere questo come «all’ordine del giorno» dell’assemblea. La proposta viene messa in discussione. Signor Dr. Hans Büchenbacher, Stoccarda: Dr.
Kolisko ha dichiarato in maniera giustificata che dall’assemblea non è venuto fuori quello che sulla base del suo rapporto si aspettava. La ragione di ciò sta però principalmente nel fatto che molti compagni, dalla maniera in cui era redatto l’appello e dal rapporto stesso, non erano sufficientemente informati sulla situazione catastrofica nella Società. Nel movimento giovanile vi era un’intima connessione con la sede di Stoccarda, si era informati in questi circoli sulla situazione. Così ieri pomeriggio avemmo una riunione davvero fruttuosa nel Circolo universitario, dove si poteva parlare positivamente. Dalla centrale di Stoccarda non vi era più alcun collegamento vivo con i rami. Si era sviluppato da Stoccarda da uno schematismo un’azione verso l’esterno, che in molti luoghi ha portato a iniziative fallite. Si era portato gli impulsi antroposofici al mondo esterno in modo che ci si era scontrati dappertutto. Queste cose erano state gestite in modo così burocratico come nell’esercito. Con ciò ci eravamo fatti molto nemici, comunque nessun rapporto conquistato con il mondo esterno. — D’altra parte a Stoccarda si rimpiange a ragione molte cose nella vita di ramo. Questa vita è sempre più diminuita, una sorta di sonno è entrato spesso, oppure le serate sono semplicemente tenute in maniera tradizionale. Per questo i rami stessi sono colpevoli. Se negli ultimi anni in tale ramo entrava qualcuno, che dallo studio degli scritti di Dr.
Steiner si era fatto un certo quadro di come dovrebbe essere in una Società Antroposofica, allora otteneva — questo accadeva spesso — una scossa abbastanza forte, così che si sarebbe preferito uscire di nuovo, almeno presto non sarebbe tornato alle serate. Si riconosceva che la Società Antroposofica era rimasta indietro rispetto a ciò che il Signor Dr. Steiner aveva dato, soprattutto nello sviluppo dell’umanità. La regola d’oro del libro «Come si conseguisce la conoscenza dei mondi superiori?» non era stata osservata: «Se tu tenti di fare un passo avanti nella conoscenza di verità segrete, fai contemporaneamente tre passi avanti nel perfezionamento del tuo carattere verso il bene.» Ma nei rami spesso è già mancata ordinaria moralità sociale, nemmeno i nuovi venuti sono stati presentati ai vecchi soci, dovevano stare seduti come stranieri. Bisognerebbe fare sul serio nello sforzo di uno sviluppo dell’uomo interno nel senso antroposofico, allora si troverà anche il collegamento con gli uomini verso l’esterno. Il mondo esterno dovrebbe dire, gli uomini che rappresentano l’Antroposofia ci piacciono. Soprattutto però dobbiamo dire qui da entrambi i lati: Ach, che inimicizia, conflitto o rancore, questo non esiste, dobbiamo stare insieme.
Se si è proceduto con l’appello e il rapporto introduttivo in modo da non venire a crearsi il collegamento con gli assembrati, allora noi delegati dobbiamo tentare, da parte nostra in tutto amore esercitare critica e mostrare agli Stoccardesi: Così potete di nuovo venire in collegamento con noi. È proprio così, gli Stoccardesi sono in un isolamento assoluto; certo, è naturalmente un isolamento magnifico (Risate e forti applausi), ma da soli non ne escono. E se si sa quanto si è torturati e straziati a Stoccarda nelle ultime settimane per uscire da questa situazione catastrofica, allora dall’intero cuore si deve dire: Vogliamo aiutare questi uomini affinché escano da questo isolamento. Andrà se ci si esprime in modo da essere sostenuti dalla consapevolezza dello sforzo verso l’umanità antroposofica. Signor Alfred Reebstein, Karlsruhe, vuole parlare dallo stesso sentimento come il relatore precedente. Chiede di permettere un giudizio sulle questioni in discussione. Dr. Steiner ha dovuto dire al Congresso: Ho spesso parlato, ma non mi hanno ascoltato. Molti vedrebbero meglio la serietà e la portata terribile se venisse comunicato ciò che Dr. Steiner ha detto in entrambi i discorsi qui su queste cose. Signor Alfred Uberhahm, Breslau: Abbiamo bisogno di linee guida per la Società per il proseguimento del lavoro. Dr. Steiner ha dato due detti in quattro righe come atto cosmica-cultuale. Questo non è stato attuato. Il relatore presenta la proposta che queste parole possano essere pronunciate nei rami.
Signor Leinhas cede la presidenza al Signor Dr. Palmer. Signor Emil Leinhas, Stoccarda: A ciò che ha detto il Signor Dr. Büchenbacher si può solo assentire. I partecipanti non erano soddisfatti dalla discussione generale di ieri. Anche da noi si è obbligati non solo a criticare, ma anche ad agire e fare le cose meglio. Signor Leinhas propone di abbandonare i ricorsi, poiché sarà occasione nel trattamento dei singoli argomenti di parlarne. Chiede di ricollegarsi al rapporto di Dr. Kolisko, poiché in tutti vive la preoccupazione. Ricorda la grandezza della nostra causa. Poi chiede di non trattenersi dalla critica. Si oda, il Consiglio centrale sia una marionetta, una derisione infantile. La critica debba uscire qui. Non ha bisogno di essere infruttuosa se tutti siano pieni dello zelo sacro per la causa. Si deve aggiungere ciò che avrebbe dovuto essere fatto e come può continuare. Signor Albert Steffen, Dornach: Non è mia intenzione qui di agire criticamente, poiché sono convinto che questo autoflagellazione non serve a nulla. Sappiamo già queste cose da tempo e dovremmo ora iniziare a parlare più positivamente. Credo che innanzitutto bisogna dire che l’Antroposofia come tale dovrebbe dare la configurazione alla nostra Società, cioè convertire in realtà ciò che il Signor Dr. Steiner dallo spirituale ci dà. Innanzitutto bisogna dire che questa Antroposofia ha come base la libertà. La libertà chiede dal singolo uomo che cerchi da suo proprio Io gli impulsi per la sua azione morale. Chiede quindi un individualismo etico.
«Agisci in modo da essere sufficiente a te stesso, da avere amore per l’idea, allora sarà possibile che il tutto sia in accordo!» È la prima esigenza fondamentale della nostra Società che il singolo sia una personalità e come tale dica «Sì» a se stesso; come tale abbia fiducia in se stesso. Se in se stesso cerca affinché trovi la forza creatrice, e che applica questa forza creatrice, allora si consoliderà anche il tutto della nostra Società. — Una molteplicità di personalità creatrici è innanzitutto necessaria. Fu detto innanzitutto che la nostra Società soffre del fatto che ci sono così tante individualità che non vanno insieme. Ma se queste individualità pensano, sentono e agiscono secondo la libertà, verrà a costituirsi un tutto. Abbiamo bisogno di uomini originali tra di noi, ma non devono diventare così originali, così originali paesani o urbani, originali di ramo, una sorta di pazzi domestici, e l’unico modo che non diventino questo consiste nel fatto che prendono semplicemente l’Antroposofia nel suo insieme. Ieri fu detto da una signora in maniera molto cordiale, l’Antroposofia sia un uomo. È un uomo, ed è il più grande uomo. È una formazione spirituale-animica, e questa dobbiamo prendere in noi, affinché come personalità non diventiamo reclusi. Ma questo possiamo soltanto tentando di penetrare effettivamente in questo spirituale-animico, questo soprasensibile anche effettivamente in profondità. E per questo, a mio parere, l’unico cammino è l’esercitazione, principalmente le esercitazioni come le troverete nel libro «Come si conseguisce la conoscenza dei mondi superiori?».
Questo esercitare, per penetrare effettivamente nello spirituale-animico, è la seconda condizione fondamentale della nostra Società, senza che non è possibile affatto una consolidazione interna, e ancora meno un’esterna. Questo deve essere richiesto soprattutto tra le personalità di guida tra di noi. Un esempio: Sapete tutti, Goethe e Schiller erano in realtà nature che si opponevano. Si erano in una certa epoca della loro vita antipatici. E quel momento in cui divennero effettivamente amici, quello entrò in quella assemblea di ricercatori della natura, dove Schiller iniziò a parlare a Goethe della pianta originale, dove così Schiller iniziò a comprendere lo spirituale-animico della pianta. Allora Goethe divenne suo amico, e da qui ha avuto inizio ciò che poi condusse all’epoca gigantesca. Ciò che Goethe nella pianta originale come spirituale-animico trovò, noi possiamo trovare ancora molto meglio attraverso le esercitazioni che il Signor Dr. Steiner ci ha dato sul mondo vegetale. Uno si immagini una volta che tali esercitazioni fossero attuate in uno dei nostri istituti, allora entrerebbe con necessità che questi uomini che là lavorano, diventino amici, che diventino creativi, che ciò che scoprono irradi da loro in tutta la cultura. Perciò per esempio non irradia nulla dalle nostre università, dai nostri auditorium e laboratori, perché lassù tra i professori, i docenti privati e gli studenti non si afferra questo spirituale-animico. In quelle organizzazioni il collegamento si trova dal fatto che si ha un esame di fronte a sé, cioè attraverso una certa paura.
Questo non può essere tra noi. L’unico impulso può essere tra noi nel fatto che ci si sforza di penetrare nello spirituale-animico, nel soprasensibile, come per esempio è presentato nelle introduzioni agli scritti scientifici di Goethe. Il Signor Dr. Steiner ha dato tali esercitazioni per fisici, per chimici, per medici, per sociologi, ma anche per uomini come tali. Uno si immagini una volta che nei nostri rami si facesse di nuovo sul serio affinché uno veramente impara a pensare vivamente, che è il primo esercizio; questa vita di ramo risplenderà di nuovo. Non può risplendere in alcun altro modo che proprio così. Nel momento in cui un uomo parla a noi che veramente porta qualcosa dal soprasensibile, siamo di nuovo una Società che ha una vita propria. Sentirete la prova quando il Signor Dr. Steiner stesso parla. Allora tutte queste discordie scompariranno, e ci sentiremo di nuovo in accordo tra noi. Ma così dovrebbe ogni uno in questa relazione diventare un vero studente del Dr. Steiner, specialmente ogni capo. O si pensi per esempio in quale modo e per mezzo di quale l’Euritmia è venuta a fioritura. Soltanto dal fatto che la Signora Dr. Steiner ha colto la parola come tale in tale modo consono allo spirito. Così si vive l’Euritmia. Così porta questo impulso alla bellezza di nuovo nella nostra cultura. O si pensi alla Scuola Waldorf, che è assolutamente da prendere positivamente. Che cosa distingue la Scuola Waldorf da altre scuole? Che gli insegnanti là hanno lavorato qualcosa dello spirituale-animico in se stessi; che così potè formarsi uno spirito della scuola Waldorf.
Tutto questo è molto da apprezzare. Quando da Dornach ho viaggiato qui a Stoccarda, mi è stato molto caro arrivare a Stoccarda, perché sapevo che qui avrei trovato persone significative. Sapevo che come uomo e come poeta sarei stato arricchito da loro. Ero sicuro che qui avrei trovato un significativo filologo, uno significativo conoscitore di storia, uno significativo conoscitore della mitologia ecc. E mi portai un blocco note con sé, per portarmi qualcosa a casa. Volevo arricchirmi. Per caso presi un blocco note che era vecchio, che conteneva un piccolo diario che era stato scritto prima della guerra da me, quattro settimane prima della guerra, quando io stesso lavoravo al Bau, in cui depositai il mio grande amore per il Bau, il mio entusiasmo nello scolpire. Scrissi una frase: È sera, sono molto stanco, riesco a malapena a muovere la mano. Ora guardo di nuovo il Bau, e mi sento di nuovo fresco. — Oppure descrivevo come guardavo il Bau e poi andavo nella notte tranquilla, e poi sentivo le stelle del tutto nuove. Questo Bau era per me un organismo vivente. Era ciò che dovrebbe essere l’Antroposofia per noi, cioè un uomo spirituale-animico in misura molto più elevata ancora. Era un essere. Il Signor Dr. Steiner mi disse una volta: Il Bau vuole sentire qualcosa di nuovo, vuole discorsi in cui veramente persone creatrici parlino. Noi tutti a Dornach, sentivamo questo Bau come essere, e sentivamo il suo incendio come la perdita anche di un essere.
Qui, onorevoli presenti, sono, senza volerlo effettivamente, di nuovo lontano da Stoccarda a uno che mi sembra anche importante, perché cioè non è importante solo per la Germania, ma per il mondo intero. Ho la sensazione: si dovrebbe guardare oltre, oltre la Germania, si dovrebbe notare che la cosa antroposofica è diventata una questione internazionale. Riceviamo lettere dalla Russia. Personalità da lì vengono a Dornach e raccontano ciò che accade a Mosca, come si lavora lì, come si cerca di agire lì. Riceviamo lettere dall’Inghilterra, dall’Australia. Si è formata una società antroposofica anche in Nuova Zelanda, che si collega a Dornach. Tutto questo è tremendamente importante. Perciò la Società tedesca, da cui tanto dipende, deve essere positiva. Dipende infatti dalla Germania innanzitutto il consolidamento della Società nel complesso. Se in Germania non riescirà che diventiamo una Società forte, allora la ricostruzione del Goetheanum è in pericolo; poiché non ha alcun senso se non si ha una Società di avere un Bau. Si è detto che questo Bau «non sarà così bello». Questo Bau sarà condotto dal Signor Dr. Steiner; sarà un’opera della sua mano e ci sarà caro, anche se non è così bello. Questo non lo credo affatto. Sarà diverso, sarà secondo mio parere in modo da essere meglio armato contro il mondo esterno. Non sarà di legno, ma di cemento. Avrà un’armatura di pietra. Forse ricorderà più qualcosa che si vede nelle catacombe, spirituale-animico. Sarà una fortezza. essere. E al termine di ciò che ho detto, vorrei chiedervi di portare in voi questa immagine. Credo che, se avrete questa immagine di questa costruzione corazzata, voi stessi vi correrete di armatura.
Diventerete forti. Potrete respingere i nemici. Allora diventerà completamente indifferente ciò che il Dr. Steiner una volta ha detto, indipendentemente da come siano questi nemici, noi saremo corazzati. E se questi nemici ci muoveranno contro con i cannoni, come il Dr. Steiner ha detto, ci può essere indifferente — se abbiamo solo lo Spirito in noi e con ciò il diritto all’esistenza! Gli Dèi non ci abbandoneranno. Il signor Leinhas riprende la presidenza: il signor Steffen ha mostrato che si può parlare anche all’argomento. La signora Gertrud Müller-Thalwitzer, Königsberg, parla del lavoro nella Germania orientale e propone che i rami localmente vicini si organizzino insieme, per esempio Danzica e Königsberg. Anche dalle «assemblee distrettuali» annuali di singole parti della Germania ci si poteva promettere qualcosa, poiché i diversi territori della Germania sono molto diversi tra loro. I cicli del Dr. Steiner, soprattutto i più antichi, spesso non sono più reperibili; facilitare il prestito per il lavoro dei rami sarebbe un’opera meritevole. Allora si dovrebbe creare qualcosa per assicurare la situazione materiale dei rami o delle loro direzioni; ciò è particolarmente importante in considerazione del lavoro di sabotaggio dei nemici, attraverso cui oggi molti potrebbero perdere la loro esistenza, solo perché sono antroposofi. Sarebbe quindi anche un compito promuovere la disponibilità ad aiutare tra i membri. Fece la proposta: di fondare un «fondo principale di aiuto» per i membri bisognosi della Società.
Rudolf Steiner: Propriamente non vorrei intervenire positivamente, perché sono convinto che in questi giorni ciò che deve accadere deve emergere dal seno stesso della Società Antroposofica, e che si tratta per me solo di alcune sollecitazioni, che potrei però anche proporre più tardi. Ciò che mi muove a intervenire proprio ora nella discussione è questo: forse potrei richiamare l’attenzione su alcune cose che renderebbero la discussione feconda. Da varie osservazioni nella discussione è emerso che c’è davvero troppo poca informazione tra i nostri amici sul motivo per cui effettivamente siamo venuti insieme questa volta. Lo si sentiva dalle discussioni, ma anche dal modo in cui necessariamente si doveva così parlare. Perciò vorrei risparmiare il positivo, che ho da dire, per un momento successivo, dando forma ai due discorsi, che terrò, da questo tema. Parlerò quindi domani sulle condizioni della formazione di comunità in una società come quella antroposofica, affronterò cioè in particolare le sollecitazioni che sono partite dal Dr. Rittelmeyer e da altri. Il secondo discorso l'affronterò pure da un tema che emergerà dalla discussione ulteriore. Ma su questo vorrei richiamare l’attenzione, che la nostra assemblea attuale può diventare feconda solo se, sulla base della conoscenza delle deficienze — che pure saranno concesse —, quindi della conoscenza più concreta di ciò che è difettoso, si proceda verso una configurazione del positivo.
Perciò vorrei anche come sollecitazione, in particolare per il trattamento dei rapporti nelle prossime ore e serate, portare avanti sì anche qualcosa di negativo, però qualcosa che sia assolutamente tale da poter condurre a qualcosa di positivo. Ciò che dal 1918 ha reso così difficile il lavoro nella Società Antroposofica, è — come credo — emerso davvero in modo appropriato nella discussione, e molte parole, che per esempio il Dr. Büchenbacher ha pronunciato, potrebbero trovare già un raccordo profondo. Vorrei raccordarmi a parole che già sono cadute, per esempio alla parola che viene usata anche spesso da me: l’isolamento attraverso il Sistema di Stoccarda. Fu nel 1918, sotto le circostanze note a voi, che fu fondato il «Patto per la tripartizione dell’organismo sociale». Alla sua fondazione poteva essere visto affatto come qualcosa che, dalle intenzioni della Società Antroposofica, doveva essere formato secondo le circostanze dei tempi. Ma all’inizio si lavorava entro il quadro complessivo della Società Antroposofica per questo Patto per la tripartizione con — se posso esprimermi così — l’apparato, con l’apparato burocratico che era stato istituito qui a Stoccarda nel Patto per la tripartizione. Perché che cosa avrebbe dovuto fare altrimenti? Ma ecco quello che accadde: un giorno venni qui, e appresi che prima — forse erano già allora alcune settimane — era stato spedito un comunicato, in cui era stato inserito anche un appello per la fondazione del «Giorno Che Viene».
Quello che allora accadde era un tale errore di tatto, un errore di tatto mostruoso, che doveva contribuire a ciò che poco prima era stato descritto: si riceveva uno shock quando si entrava nella Società Antroposofica negli anni 1918/19. E dovetti semplicemente fare notare: le due cose non dovevano essere confuse insieme! Perché che cosa avrebbero dovuto pensare i giovani membri, se si occupavano ancora delle nostre cose idealistiche e poi ricevevano l’appello per la fondazione del «Giorno Che Viene»? Dovetti quindi in modo del tutto deciso rifiutare che tali cose accadessero. Mi informai presso la direzione del «Patto per la tripartizione», come fosse venuto così, e mi fu spiegato allora che era accaduto perché si voleva usare soltanto una busta per entrambe le cose. Ma altrimenti non si è così attenti! Perché in questo periodo di penuria valutaria mi fu consegnato di recente una busta con l’osservazione che una cosa del genere dovrebbe davvero essere presa male: una busta con cui qualcuno ricevette un avviso di credito di 21 marchi ed era affrancata con 150 marchi. È completamente ovvio che tale leggerezze non crescerebbero su una base sana della società. Mi informai anche oltre presso i direttori del Patto su queste questioni e appresi che non sapevano nulla dell’intera faccenda. Stavo quindi di fronte a una democrazia che, nel vero senso della parola, portava a confusione, e non potei fare altrimenti se non colpire con i pugni, per così dire, e dire: Qui non partecipo più! — Ciò portò a una sorta di rigenerazione del Patto per la tripartizione — per le personalità, ma non per lo spirito —, perché quello che fu fatto dopo fu intrapreso dallo stesso spirito.
Menziono questo perché da ciò diviene visibile come le cose, che qui sono state fatte dalle intenzioni della Società Antroposofica, siano andate a monte. Perciò avevo aspettato che dopo il discorso del Dr. Kolisko un oratore si alzasse e dicesse: Desideriamo una dichiarazione di coloro che sono stati implicati nel Sistema di Stoccarda, che ci dicano quello che hanno da dirvi! Allora si sarebbe potuto discutere ulteriormente su questo. Così come stanno le cose dal 1918 in poi, fui costretto a lavorare con l’Organizzazione di Stoccarda — perché non potevo, dopo che era stata una volta lì, ignorarla. E l’Organizzazione di Stoccarda si isolò sempre più e più. Ma quale fu la conseguenza? Poiché non potevo disconosceree il Sistema di Stoccarda, la conseguenza fu che fui isolato anch’io. Perciò dovetti nell’autunno 1922 [il 10 dicembre] parlare con il signor Uehli affinché si consultasse con i membri della Presidenza Centrale, come le cose potessero diventare diverse, e che, se fossi tornato a Stoccarda, i leader prominenti del movimento si consultassero con me, come le cose potessero diventare diverse; altrimenti sarei stato costretto a rivolgermi ai membri della Società al di sopra dei capi dell’Organizzazione, affinché le cose diventassero diverse. — Siamo stati invitati a parlare «liberamente», voglio quindi iniziare con questo.
L’isolamento fu praticato quasi sistematicamente. Nel settembre 1921 si tenne un congresso, dove si tenne anche una sorta di assemblea della Società Antroposofica. Allora fu formato una Presidenza Centrale; quella diede inizialmente il contenuto di ciò che allora era stato discusso, in un «Bollettino». Da allora i membri potevano in un certo senso chiedersi: Dove dunque è la Presidenza Centrale? Perché l’ultimo Bollettino uscì a Capodanno 1923, e fino a quel momento la Presidenza Centrale non aveva mai fatto giungere ai membri nulla di ciò che io stesso avevo detto. Così mi fu tolta la possibilità di mettermi in contatto con la Società stessa. Quindi fui nel miglior senso isolato insieme a loro. Vorrei porre la domanda — so già la risposta, ma qui nell’Assemblea dei Delegati questa domanda deve essere posta: Che cosa ha fatto la Presidenza Centrale tra i due Bollettini degli anni 1921 e 1923? Menziono queste cose ora perché devono diventare oggetto della discussione speciale. I punti della discussione speciale sono stati annunciati; ma essa può diventare feconda solo se queste cose saranno davvero vagliate. Perché da ciò si vedrà tangibilmente come è andato in passato e come non potrà andare in futuro. Bisogna trarre dalle conclusioni da ciò che è accaduto nel passato per il lavoro nel futuro. Vorrei ora attirare l’attenzione su un’altra cosa, che ci può condurre di nuovo a un orizzonte più ampio. I compiti che la Società Antroposofica ha ricevuto sono sempre diventati più grandi.
Era il dovere della direzione di crescere con questi compiti. Per questo era necessario che ci si interessasse in modo approfondito ai compiti. Perciò vorrei schizzare brevemente, perché ciò deve fluire nella discussione speciale, che prima di tutto da una tale società, come è quella antroposofica, da tutto ciò che fa nel presente, devono scaturire i più rigorosi obblighi per il futuro. I nemici emergono — semplicemente perché la Società Antroposofica è lì. Ora al momento non si può fare ogni cosa possibile, però i percorsi devono essere intrapresi affinché le cose siano proseguite. A Stoccarda le cose stavano così, che continuamente si «facevano programmi» e poi non ci si preoccupava ulteriormente di ciò che così si era formato in programmi. Un esempio di ciò è il «Patto per la vita spirituale libera». Senza la volontà di attuazione — e su questa volontà tutto dipende — nulla può diventare fecondo nella Società Antroposofica. — Abbiamo fondato la Scuola Waldorf e formiamo, dalle forze che scaturiscono dall’antroposofia, con una pedagogia e una didattica data dall’antroposofia studenti. Quello che può essere compiuto là, lo si sente fino nella più giovane scolaresca della Scuola Waldorf. Ma già molto prima che il Sistema di Stoccarda fosse entrato, dovetti sempre evidenziare di nuovo qualcosa che mi sembrava doloroso. Dovetti dire: Se ora abbiamo formato qualcuno in questo o quel campo, allora deve uscire nei rapporti del mondo, che neghiamo. Con ciò è dalla partenza già condannato a infecondità molto di quello che facciamo. Viene naturalmente qualcuno, che è stato formato secondo le nostre forze in mezzo a noi, in quello che si è chiamato «il mondo esterno», dove incontra rapporti, in cui non può applicare nulla di quello che ha raggiunto in mezzo a noi. Quindi sorge la grande preoccupazione: Come diamo forma al futuro di coloro che ricevono le loro forze dal seno di noi? — Ho più volte e più volte richiamato l’attenzione su questo pensiero, perché proprio i compiti più idealisti hanno trovato poco ascolto. — Vi ho ora da parte di coloro che sono così giovani che non possono ancora essere dentro nella società, una lettera da leggervi, che voi potete condensare come una sorta di conclusione.
Dichiarazione Un numero di studenti delle classi superiori della Libera Scuola Waldorf desiderano portare alla conoscenza dell’Assemblea dei Delegati della Società Antroposofica quanto segue: A Pasqua 1924 la prima classe della Scuola Waldorf se ne va. Nel nostro attuale ordinamento scolastico medio questo andare via è collegato con l’esame di maturità. Particolarmente attraverso la crescente ostilità che si dirige contro il movimento antroposofico e, in eguale grado aspro, anche contro la Libera Scuola Waldorf, l’esame viene straordinariamente reso difficile all’abituriente. Inoltre, contraddice l’essenza della pedagogia della Scuola Waldorf, se in tali esami improvvisi dovrebbe essere deciso sull’essenza dell’uomo che sta diventando. Solo questo esame di maturità tuttavia ci apre l’accesso all’attuale ordinamento universitario. Da tutto quello che si sente sulle attuali università, emerge che là non viene più insegnata quella scienza che vivacemente afferra l’intero uomo; è solo un sapere astratto, infondato, che viene sempre più messo al servizio degli interessi economici. Le circostanze dei tempi dimostrano che da quelle istituzioni non potevano più emergere quei guide spirituali che il popolo tedesco e l’intera umanità nel presente necessitano. Perciò proprio oggi si necessita di tali università che aiutano il pieno sviluppo dei talenti che dormono nell’uomo e non servono in modo esteriore allo studio specialistico e alla sola formazione professionale. Quello che si aspira con l’educazione della Scuola Waldorf deve valere anche oltre per le università, affinché i germi posti nella Scuola Waldorf possano anche continuare a svilupparsi liberamente. Gli studenti Waldorf vedono in questa situazione un solo modo d’uscita: Deve essere aspirato un ordinamento universitario libero. In un'università libera deve trovare la sua continuazione dal spirito antroposofico quello che è stato iniziato con l’educazione della Scuola Waldorf. Noi studenti Waldorf speriamo che il movimento antroposofico porterà avanti quello che è emerso da esso nella Scuola Waldorf e farà giustizia al bisogno di un ordinamento universitario libero. Speriamo che questa idea troverà la comprensione amorevole e il sostegno potente che è necessario, affinché le forze che possono essere portate all’effetto attraverso la Scuola Waldorf si possano anche in seguito efficacemente manifestare e giungere all’effetto là dove sono necessarie.
Qui parla la preoccupazione di quello che vediamo tra i più giovani, tra i ragazzi e le ragazze che stanno vicini al nostro movimento. Da ciò emerge la domanda: Come si presenta l’eventuale direzione di una Società Antroposofica alle più importanti questioni del futuro? Che cosa ne pensa? — Naturalmente le cose non possono essere fatte da un giorno all’altro. Ma come si continua a pensare alle cose, dal momento in cui dopo l’esposizione del programma dell’Unione Universitaria non è stato più pensato in modo decisivo? Quindi la domanda è ulteriormente da trattare: Come si pensa nella Società Antroposofica di operare in futuro, così che davvero si pensi al futuro? Questo non-pensare al futuro si esprime molto fortemente. Abbiamo avuto una serie di congressi, che si sono svolti magnificamente. Proprio ai congressi era così che eccellenza è stata compiuta dagli intelletti entro la Società Antroposofica. Se poi ci si è guardati intorno entro un orizzonte più ampio riguardo all’effetto di un tale congresso, si è sperimentato: Sì, quello che è stato portato avanti è molto bello, però gli antroposofi sono così che non ci verrebbe neppure in mente di volergli stare vicini. — Questo è qualcosa che in realtà in connessione con ogni congresso dovette essere sperimentato. Questo è qualcosa che vorrei rivestire nella frase: Molto è — proprio da parte delle personalità che guidano — attraverso il fanatismo e attraverso le angustie che regnano, stata contribuito al fatto di respingere persone la cui collaborazione ci sarebbe molto necessaria! Ciò semplicemente è emerso da certe cose che stavano nell’inevitabilità. Bisogna qui sottolineare molto fortemente su momenti di sentimento: Non c’era nessuna inclinazione a confrontarsi con il mondo. E confrontarsi bisogna con il mondo, se si vuole la sua collaborazione, non la sua ostilità. Ciò allora si mostrò molto fortemente nella conseguenza reale. Vi prego solo di considerare che diventa sempre più difficile trovare insegnanti della Scuola Waldorf. Perché? Perché l’incapsulamento è diventato sistema. E dopo che il numero di coloro che ancora nei tempi migliori della Società Antroposofica si erano trovati in essa si è esaurito, e queste personalità sono entrate nei posti in questione, non è possibile che davvero nuove persone si trovino in essa. Proprio quando ci si imbatte in tali sistemi, come quello che era presente nel «Patto per la tripartizione», è tangibile che personalità che potevano diventare buoni collaboratori, se imparassero l’antroposofia in modo umano, inizialmente semplicemente — non attraverso l’antroposofia, ma attraverso il trattamento che provano — si sentono respinte.
Queste relazioni devono essere regolate nella discussione speciale, perché qui stanno i compiti per il futuro. I compiti stanno in gran parte in un cambiamento dell’intero tatto che regna nella società. I compiti stanno nel fatto che non si tratta di dire: Gli Stoccardesi non hanno tempo. — Gli amici non pretenderanno certo che si spenda tempo con ogni singolo; ma quello che accade nei minuti, quello è ciò da cui tutto dipende ed è quello che così frequentemente ha portato al fatto che da fuori è risuonato l’eco: Sì, se si viene a Stoccarda, vi toglie il respiro! E se poi se ne è andati, vi toglie ancora il respiro! — Lo rivesto in espressioni un po’ radicali, però siamo stati invitati a dire «liberamente» quello che dovrebbe essere portato avanti. Queste sono le cose, su cui si deve parlare dal Consiglio Centrale che si ritira o da quello che di nuovo si aggiunge, cose su cui non deve essere taciuto. Perché se chiedete: Per quale motivo i rami si sono addormentati? —, otterrete le risposte che la presidenza non ha neppure mandato comunicazioni nei due anni. Non voglio fare critica, è solo inteso terminologicamente. Ma in quanto anche da parte degli Stoccardesi queste cose sono esaminate nella loro luce, da ciò può nascere quello che deve nascere e quello che può portare avanti la società. Quello che la può portare avanti è solo la volontà per essa. Ma la volontà dei membri deve poter andare insieme di pari passo in modo retto con la volontà della direzione. Se questo non è il caso, deve almeno emergere il perché non è il caso; allora si vedrà già come rimediare alla cosa. Quindi non si tratta che si parla di cose completamente generali, ma che si trovano, dalla conoscenza delle deficienze, idee feconde per il proseguimento della Società Antroposofica. — La trattazione delle singole domande prego di porla sotto questo punto di vista; allora la discussione diventerà feconda; anche se solo cinque minuti di ognuno viene parlato. Vorrei quindi io stesso nei miei due discorsi parlare proprio di questioni della vita antroposofica, come le cose si presentano a me da dalle circostanze.
26 febbraio (nell’assemblea del pomeriggio) Il signor Leinhas comunica che è previsto che si parli dei punti in questione al pomeriggio, e fa la proposta, nel senso delle sollecitazioni del Dr. Steiner, di dare ulteriori sollecitazioni. Il Dr. Carl Unger, Stoccarda, vuol portare avanti, in connessione con quello che il Dr. Steiner ha detto, alcune cose che hanno a che fare con gli antecedenti. Da uno sguardo retrospettivo risulta prima di tutto che molti Stoccardesi e proprio coloro che erano originariamente portatori del lavoro antroposofico a Stoccarda, terribilmente soffrirono di quello che si è chiamato il Sistema di Stoccarda. Nel grado in cui qui i fondamenti furono compiuti, da fuori furono attratte molte personalità, che dovevano diventare collaboratori, per portare avanti le iniziative. Ma con ciò si divenne dipendenti da quello che si era richiamato. I chiamati furono ora anche reclutati per la collaborazione nella vita antroposofica, affinché aiutassero a portare la responsabilità. Ma c’era un momento in cui non si poteva trovare nessun interesse per le questioni della Società Antroposofica. Potrebbe essere stato perché non eravamo stessi capaci di mantenere vivo questo interesse in modo generale. Poi l’oratore indicò che si sentì mosso a farsi da parte, poiché non vedeva nessuna possibilità di continuare l’Antroposofico nel modo in cui proprio a Stoccarda attraverso quindici anni stava al centro. Con i fondamenti i compiti della società crebbero. Nell’inserimento delle iniziative nella società sono certamente stati fatti errori, in particolare mancò la responsabilità della direzione antroposofica verso questi fondamenti. L’oratore indicò come lui stesso proprio nelle questioni più importanti si sentisse condannato all’inattività, dal fatto che non trovava più orecchio per quello che dalla vecchia connessione con la società avrebbe forse dovuto giungere all’effetto. Il signor Ernst Uehli, Stoccarda, descrisse come fosse chiamato a Stoccarda nell’anno 1919 come redattore del giornale, e come poi attraverso il non-funzionamento della direzione del «Patto per la tripartizione» fu incaricato della direzione di questo Patto, quando era già diventato burocratico. Concede che non gli riuscì di estrarre il Patto dalla palude in cui era caduto. Quando poi si aggiunse la partecipazione alla redazione dei «Tre» e il lavoro della Presidenza Centrale, il carico divenne per lui troppo pesante. Aveva assunto compiti cui non era all’altezza. Ora vuole tentare di estrarsi dall’isolamento. Si è quindi ritirato dalla Presidenza Centrale per non continuare a fare quello che non poteva fare, bensì a fare quello che poteva. Conosce i suoi errori nel rapporto con le persone, cercherà però ora di mettere il suo lavoro come uomo libero nello sviluppo della società.
Il Rettore Moritz Bartsch, Breslavia, espose ora quello che i rami da parte loro avevano omesso di fare. L’autonomia dei rami, di cui il Dr. Steiner aveva parlato, era stata poco osservata. Nell’est si fu meno toccati dal burocratismo di Stoccarda. L’indipendenza delle personalità e dei rami riposa sullo spirito della «Filosofia della Libertà». Nello sviluppo interiore c’è sempre il pericolo del soggettivismo. È talvolta come nella chiesa di villaggio, quando colui che è inteso si rallegra che un altro abbia ricevuto qualcosa. Il signor Andreas Körner, Norimberga: Si parla troppo della riconfigurazione della Società Antroposofica, ma troppo poco dell’enunciazione dei principi. Di questo sembra sia fluito poco. Manca l’interesse per l’individuale nell’altro uomo. Conosciamo la presidenza da discorsi e libri, ma la presidenza deve anche conoscere i membri. Il Dr. Steiner una volta disse che pensava ogni giorno a ogni bambino della Scuola Waldorf, da noi dovrebbe accadere qualcosa di simile. Il Dr. Eugen Kolisko, Stoccarda: Non dipende da ciò che la Presidenza Centrale si scusa, bensì da ciò che, nel senso come il Dr. Steiner ha indicato, si continua a descrivere le concrete circostanze che hanno portato al Sistema di Stoccarda. La mancanza di chiarimento risulta particolarmente dalla questione del rinnovo religioso. Il signor Uehli era stato attratto a tutti i corsi per i teologi e alla fondazione del movimento per il rinnovo religioso. Ma gli mancava completamente la consapevolezza che dovesse chiarire la società sul movimento verso il rinnovo religioso. Subito al ritorno del signor Uehli da Dornach la Presidenza Centrale avrebbe dovuto consultarsi, comunicazioni sarebbero dovute uscire subito invece che in gennaio e ovunque la membership avrebbe dovuto essere chiarita. Era semplicemente un fenomeno del tutto generale che non c’era nessuna consapevolezza che si dovesse fare qualcosa per la Società Antroposofica. Similmente era stato al tempo del movimento della tripartizione. C’era un momento in cui era come una sorta di parola d’ordine che ora valesse la tripartizione e non più l’antroposofia. Dobbiamo tentare di comprendere come psicologicamente si possa comprendere qualcosa come il crollo del signor Uehli sotto il peso del lavoro e l’inattività del Dr. Unger. Alle cose sintomatiche per il «Sistema di Stoccarda» appartiene anche quanto sia stato peccato da tutti i lati attraverso lettere che uscirono da Stoccarda, ecc. Dobbiamo dire concretamente tali cose che sono accadute. Avanzeremo solo se rappresentiamo il negativo e facciamo il positivo. Il presidente, il signor Emil Leinhas, annuncia che i rapporti preparati dai convocatori dell’assemblea ora devono svolgersi. Contro questo si leva opposizione generale. Viene a una discussione della procedura, in cui gli oratori dichiarano che non si vogliono udire i rapporti ora, perché con ciò il tempo passa, molti degli amici devono di nuovo partire, senza forse venire a parola, la discussione generale deve continuare. Il signor Ernst Lehrs, Jena, espone che si deve far precedere ai rapporti individuali l’umano-antroposofico. Il Dr. Rittelmeyer sarebbe il più adatto a ciò. Il signor Wilhelm Rath, Berlino, il signor Walter Mayen, Breslavia, concordano. Il Dr. Friedrich Rittelmeyer, Stoccarda, dice che è necessario che sia data un’immagine complessiva, però non vorrebbe farla lui stesso. Il Dr. Carl Unger, Stoccarda, rimanda alla necessità dei rapporti sulle singole istituzioni, perché proprio dalla loro fondazione sono venute le difficoltà. Il Dr. Walter Johannes Stein, Stoccarda, chiede all’assemblea di ascoltare i rapporti. Se non li si ascoltasse, tutta la fatica della preparazione sarebbe vana, anche la fatica che il Dr. Steiner si è dato con coloro che, dopo molta dolorosa auto-conoscenza a cui il Dr. Steiner li ha condotti, hanno compiuto l’esame dei metodi qui. Nei rapporti emergerà in dettaglio dove sono stati fatti gli errori, e solo sulla base di questa comprensione potrebbe diventare meglio. Secondo la sua convinzione non c’è nessuno nella sala presente, con eccezione del Dr. Steiner, che la parola a ciò comunque probabilmente non afferrerebbe, che sarebbe capace di dare un rapporto complessivo.
Il Dr. Rudolf Steiner rimanda al fatto che si deve guardare il pratico, altrimenti non si avanza. Con discussioni di procedura non si avanza. Perciò ora pone anche una mozione sulla procedura, e cioè: il signor Leinhas chieda al Comitato dei Nove chi voglia tenere il rapporto generale. Se si trova qualcuno, allora va bene. Se no, è anche una manifestazione. Nella preparazione erano comunque usciti solo rapporti singoli, e il Dr. Stein ha detto onestamente come stava con ciò. Poiché nessuno si presenta, infine il Dr. Unger si offre, di tenere il rapporto complessivo. Il presidente constata che l’assemblea non desidera questo rapporto da parte del Dr. Unger. L’assemblea ora si dichiara disposta ad ascoltare i rapporti singoli. Segue quindi il previsto rapporto sulla tripartizione. Il Dr. Carl Unger, Stoccarda: Con il movimento per la tripartizione dell’organismo sociale stiamo nel punto di partenza delle difficoltà che sono venute avanti. Questo movimento si è rivolto completamente al mondo esteriore. Attraverso il suo fallimento ha danneggiato di più la Società Antroposofica e disturbato il suo lavoro. Si tratta ora in questi rapporti di determinare la relazione della Società Antroposofica come società alle istituzioni che dal 1919 in poi hanno trovato posto in mezzo a essa. Si può a ciò rimandare che l’antroposofia ebbe sempre nei suoi impulsi spirituali di diventare efficace per la vita pratica. Questo ha trovato la sua espressione nell’enunciazione dei principi, che il Dr. Steiner ha composto. Poi si può rimandare agli articoli del Dr. Steiner in «Lucifero-Gnosi» che apparirono nel 1905 sulla questione sociale. Al signor Molt, il cui nome è così collegato con il movimento della tripartizione, fu dato dall’oratore circa nel 1908 il consiglio di occuparsi di questi articoli, che a malapena erano stati notati. Il Dr. Steiner rimandò nel suo ciclo di Vienna 1914 alla questione sociale come carcinoma nella vita presente, e i discorsi autunnali del 1918 a Dornach agirono come un impulso potente, così che dopo il crollo dei rapporti tedeschi fu fatto a Stoccarda il tentativo di intervenire nel caos da fuori del lavoro antroposofico. Ciò portò più tardi al fatto che una delegazione da Stoccarda chiese al Dr. Steiner consiglio e aiuto. Non deve essere data ora un'esposizione storica, ma è da osservare che questo movimento fu intrapreso da entusiasmo antroposofico. La rapida accettazione dell’iniziativa di Stoccarda tra gli amici antroposofici rimanda all’energia antroposofica accumulata che fu scaricata. Il successo iniziale fu dovuto al lavoro instancabile del Dr. Steiner. Quando apparirono i «Punti Nodali» poteva anche in questa opera lo sfondo antroposofico ben essere riconosciuto. E fu qui spesso tentato di portare ciò all’effetto. Il movimento crollò improvvisamente, ma lasciò una mostruosa ostilità che ora si scagliò sull’antroposofia e sul Dr. Steiner. Ora l’antroposofico avrebbe dovuto ben distinguersi, per che l’appello del Consiglio Culturale avrebbe potuto già essere un inizio. Ma il lavoro della Società Antroposofica era stato largamente distrutto. I rami erano stati occupati dalla tripartizione. L’agitazione al pubblico aveva portato a una certa superficialità, che ora aderiva all’ordinamento dei discorsi antroposofici. Il movimento della tripartizione lasciò molto. Prima di tutto in buon senso la Scuola Waldorf, che fu fondata dal signor Molt da impulso sociale, inoltre il «Giorno Che Viene», che lavora magnificamente entro i suoi limiti auto-determinati. Ma sono anche collegati a ciò i vari istituti scientifici, l’Istituto Clinico-terapeutico, i giornali e il «Patto per la vita spirituale libera», sulla relazione di cui alla Società Antroposofica rapporti speciali dovranno relazionare. Per la società stessa ora si tratta, nel suo lavoro, di effettuare l’impulso del sociale all’interno. Là può contribuire allo sviluppo dell’intero uomo. Nella richiesta sociale c’è qualcosa che si connette alla trasformazione dell’intero uomo. Anche verso l’esteriore non deve essere trascurata la rappresentazione del sociale. L’esempio di ciò, come ciò possa accadere, sono i discorsi che il Dr. Steiner ha tenuto al Congresso di Vienna.
La questione del sociale non deve mancare alla consolidazione della società, se essa deve accadere nel vero senso. Il presidente, il signor Leinhas, apre ora la discussione: Il signor Emil Molt, Stoccarda, rimanda al fatto che per lui in molti riguardi si tratta di ricominciare da capo. Gran danno fu causato attraverso l’oblio dei doveri della società a causa della perdita nel quotidiano e nella professione. Parla sulle cause della paralisi del suo volere, però si dichiara, per far giustizia alla responsabilità, pronto a collaborare alla ricostruzione, e chiede di essere aiutato in ciò. Il signor Karl Herdener, Schnaitheim, parla di quello che preme un proletario. Era stato dal principio nello sforzo di lavorare insieme anche con i borghesi, e riferisce come fosse venuto al movimento. Qui avrebbe sentito dire che c’era un gruppo di lavoro di proletari, ciò non poteva capire. A Heidenheim si era lavorato liberamente insieme. Si parlerà continuamente di formazione di comunità e di umanità, in forma quasi di parola d’ordine. Sulla tripartizione era stato riferito dal punto di vista del datore di lavoro. Il proletario ha bisogno dell’altro lato. L’antroposofo lo sa meglio. Poi parla della scuola e del compito di aiutare i bambini quando lasciano la scuola. Se parla nei sindacati che l’amore è il pensiero della lotta di classe, gli viene sempre opposto che gli azionisti del «Giorno Che Viene» sono capitalisti. Menziona l’articolo di giornale sull’ordinanza di reclusione della Waldorf-Astoria. Deve accadere dall’antroposofia qualcosa che consideri il punto di vista del proletario, altrimenti non può più entrare allo stesso modo per l’antroposofia se ritorna di nuovo. Sono venuti troppi dottori alla parola e nessun proletario. Desidera poter partire da qui con lavoro positivo. Il signor Adolf Arenson, Stoccarda, sull’argomento: Nel ramo di Stoccarda c’erano molti proletari, e se il signor Benzinger aveva fondato un ramo particolare, doveva permetterselo. Altrimenti ora era stata istituita una sera particolare per tutti i membri. Il Dr. Eugen Kolisko, Stoccarda: Nel lavoro del «Patto per la tripartizione» non si comprese come parlare al proletariato in modo che sentisse che un’umanità intera stava dietro. Non si parlò dall’antroposofia. Gli industriali furono irritati. Più tardi furono mandati agitatori senza lavoro abbastanza amorevole e preparazione degli oratori, così che attraverso molti oratori l’antroposofia venne posta in discredito. Con ciò era collegato che nella rappresentazione della tripartizione in Alta Slesia nonostante tutto l’entusiasmo furono fatti errori che allora portarono al fatto che fu scatenata l’ostilità nazionale.
Con il materiale di lavoro del Patto si procedette così che persino un discorso non corretto del Dr. Steiner giunse fino alla redazione dell’«Hammer» (!). Il discorso del Dr. Steiner davanti ai lavoratori delle fabbriche Daimler fu spedito indiscriminatamente, senza considerazione del fatto che era stato tenuto da una situazione particolare. Con sentimento antroposofico un tale trattamento dei discorsi del Dr. Steiner sarebbe stato impossibile. L’appello del Consiglio Culturale fu lasciato in disparte, sebbene con ciò la questione importante di un’università libera fosse collegata. Poiché il «Patto per la tripartizione» non esiste più, in questa discussione nulla di positivo può essere portato avanti, però si può su questi casi mostrare come tutto ciò con il retto sentimento antroposofico non sarebbe stato possibile e come ora si deve rappresentare l’antroposofia verso l’esteriore. Il Rettore Moritz Bartsch, Breslavia, non crede che in Alta Slesia siano stati fatti errori. Il Dr. Eugen Kolisko, Stoccarda, dà ancora alcune spiegazioni a ciò. Il Dr. Herbert Hahn, Stoccarda: Si deve parlare il linguaggio del proletariato quando si parla ai proletari. Quando il Dr. Steiner tenne un discorso alla fabbrica Waldorf-Astoria, l’antroposofico era così vivo come il proletario lo necessita. Questo non l’avevano gli altri oratori, e quando il contraccolpo ebbe luogo, il modo di parlare agì sulla questione antroposofica. Il Dr. Hans Büchenbacher, Stoccarda: Il Dr. Unger ha parlato di come il movimento della tripartizione è scaturito dagli impulsi fondamentali della scienza dello spirito. Non sarà necessario continuare a parlarne proprio così, bensì si dovrebbe parlare se il portare in giro il movimento della tripartizione in modo antroposofico è accaduto. Se si è davvero antroposofo, si arriva a una comprensione umana più profonda, a una comprensione delle correnti dei tempi. Questo non era presente nel lavoro della tripartizione. Come durante le lotte per il voto nell’Alta Slesia molti oratori antroposofici anche in Germania rappresentavano la tripartizione come la soluzione pacifica, l’unica sana della questione, nella stampa emergeva l’accusa del tradimento nazionale per questa posizione. I nostri oratori potevano ovunque nelle assemblee farsi carico di queste accuse calunniose. Potevano sempre infine rimandare al fatto che i tripartitori, se comunque venisse al voto, naturalmente voterebbero per la Germania e che ciò anche il Dr. Steiner aveva chiaramente espresso. Da Stoccarda si fece uscire una dichiarazione assai altezzosa, che però proprio questo punto non toccava affatto. toccava. Bisognava rimediare, ma ora bisognava farsi dire che questo punto di vista era stato assunto successivamente sulla base degli attacchi, e l’onta del tradimento della patria rimase così comunque su di noi. È questo un esempio concreto di come esattamente la tripartizione fu rappresentata verso l’esterno cosicché la comprensione umana, come può darla l’antroposofia, facesse terribilmente difetto.
Signor Fred Geuter, Stoccarda: Il cosiddetto «Sistema di Stoccarda» ha la sua origine nel fatto che non fu compreso esattamente quello da evitare, contro cui ci siamo rivolti in tutti i discorsi e le conferenze in modo critico — contro i metodi di pensiero e gli impulsi di volontà dell’«Occidente». All’Associazione fu assegnato il compito, tra l’altro, di operare per una «diplomazia onesta». Chi riesce a seguire lo sviluppo di questa istituzione — dovette constatare il contrario. Quello che in primo luogo deve essere fatto è che noi realizziamo gli impulsi che riceviamo nei nostri cuori, affinché agiamo veramente come parliamo. Altrimenti sorgono tensioni spirituali e conflitti che generano insoddisfazione, crisi e solo inutile opposizione. Il signor Giovanni Thielemann, Meissen, parla di effetti arimanici nel corpo eterico della società, che devono essere superati. Il signor Max Benzinger, Stoccarda, respinge l’accusa del signor Herdener. Egli aveva fondato un ramo perché voleva vedere se bisognasse essere un dottore o qualcosa di simile per dirigere un ramo, o se potesse farlo anche un proletario. Inoltre voleva continuare quello che era stato iniziato al tempo della tripartizione con i proletari. L’oratore censura il comportamento molto spesso falso degli antroposofi nei confronti dei proletari. Per esempio verso i domestici. Tra l’agire e il parlare vi è un abisso. Egli descrive alcune esperienze dal movimento per la tripartizione, alla cui commissione apparteneva. I proletari hanno compreso il dottor Steiner, ma non coloro che altrimenti ne parlavano, le cui azioni non erano in accordo con le loro parole. Da via Champigny riferisce che a un impiegato nella questione del pagamento settimanale degli stipendi gli fu detto che scendeva certo al livello degli operai. L’operaio è sensibile perché sente se l’uomo fa anche quello che parla. Egli stesso fu proclamato agitatore. Il signor Guglielmo Conrad, Colonia, propone il ricorso di ascoltare tutti i rapporti uno dopo l’altro.
Il signor dottor Rudolf Steiner: Ritengo che si dovrebbe veramente tenere conto del fatto che arriviamo a un esito fruttuoso. Forse è veramente così, anche se non è stato sottolineato con sufficiente rigore, che dalla sorte di questi tre giorni dipende il destino della società. Se in questi tre giorni non arriviamo a un risultato, allora non rimane altro che io mi rivolga personalmente a ogni singolo membro della società, affinché questo sia attuato. Dunque, se deve aver luogo una riorganizzazione della società, questo deve accadere in questi tre giorni. Siamo in una Società Antroposofica, qui tutto è interconnesso. Potrete formarvi il miglior giudizio e potrete anche parlare della tripartizione, se avrete ascoltato tutto. Tutto si compenetra. Perciò è più pratico che voi lasciate procedere i rapporti e vi formiate un’immagine complessiva, allora può risultare una discussione fruttuosa, mentre così ogni oratore viene indotto a parlare di ogni dettaglio, il che conduce all’infruttuosità. La proposta del signor Conrad è pratica: che noi facciamo procedere i rapporti il più rapidamente possibile, così che sappiamo quello che è successo globalmente a Stoccarda. Allora tutto può essere discusso in modo fruttuoso. La proposta di Conrad viene accolta. Il signor Emil Leinhas, Stoccarda, riprende la serie dei rapporti con una relazione sul «Giorno Veniente». Egli descrive la formazione della società anonima come il tentativo di creare un punto germinale di una vita economica associativa attraverso un’unione di banca, industria e agricoltura con imprese di carattere economico-spirituale. L’esecuzione dell’idea su larga scala è fallita per la mancanza di comprensione che le fu opposta da parte di ambienti determinanti della vita economica. Nella primavera del 1922 dovette, per non cadere nell’assenza di verità, essere proclamata una «limitazione del programma». Nel quadro del programma possibile secondo le condizioni attuali, il «Giorno Veniente» assolve i suoi compiti e si rivela come un’impresa di solidità economica. Il signor Leinhas non nasconde i disturbi iniziali che l’impresa, fondata in un tempo assai difficile, ha dovuto attraversare. Inoltre egli segnala le difficoltà che spesso sono emerse nella collaborazione umana, ma vengono sempre più superate, quanto più si riesce a disegnare i compiti economici dell’impresa e a non confonderli con gli affari della Società Antroposofica. Il signor Leinhas prega i membri della Società Antroposofica di essere consapevoli dei loro compiti nei confronti del «Giorno Veniente» e delle sue singole imprese, in particolare dell’editrice e dell’Istituto Clinico-terapeutico, e di sostenerli attivamente attraverso un interesse vivo per essi e per i loro prodotti. Nei confronti di tutte le imprese nate dal grembo della Società Antroposofica il punto di vista dei membri della Società Antroposofica dovrebbe diventare sempre più questo: che si domandino: Cosa posso fare per queste imprese, come posso interessarmi per esse? Non: Come posso intromettermi negli affari di coloro che sono responsabili della direzione di queste imprese. In generale nella nostra società dovrebbe valere sempre più il principio: Cosa posso fare? Non il: Cosa devono fare gli altri?
Lunedì, 26 febbraio 1923, sera. Signorina dott. Caroline von Heydebrand, Stoccarda: Relazione sulla Libera Scuola Waldorf e il suo rapporto con la Società Antroposofica. La Libera Scuola Waldorf fu fondata dal signor Emil Molt per l’intuizione delle necessità sociali dei nostri tempi, per cui le idee della tripartizione dell’organismo sociale potevano aprire gli occhi. Tutti gli uomini, indipendentemente da quali ceti sociali provenissero, dovevano godere dell’educazione che corrisponde alle esigenze di una vera conoscenza umana. Così la Waldorfschule divenne la prima scuola unitaria in Germania (1919). In essa dovevano essere determinanti per l’insegnamento e l’educazione solo i punti di vista spirituale-pedagogici. Da ciò nacque la Waldorfschule come scuola libera, che volle sentirsi responsabile solo davanti alla vita dello spirito. I fondamenti pedagogici potevano essere cercati dal suo fondatore, il signor Molt, solo nell’antroposofia, poiché nelle opere del dottor Rudolf Steiner è data una conoscenza umana da cui potevano nascere impulsi educativi appropriati. In esse è data una storia dello sviluppo spirituale dell’umanità che poteva condurre alla comprensione della necessità di un’arte dell’educazione veramente in sintonia con i tempi per il presente e il prossimo futuro. Il signor Molt chiese al dottor Rudolf Steiner di assumere la direzione pedagogica della Waldorfschule. Il dottor Rudolf Steiner accettò la sua richiesta.
Gli insegnanti della Waldorfschule sentono la responsabilità che cresce dal fatto che il fondatore e il condottiero del movimento antroposofico è il direttore pedagogico della scuola. Ricevono la ricchezza abbondante di conoscenze scientifiche dello spirito pedagogicamente elaborate nelle conferenze e nei singoli consigli nel profondo sentimento che per questo sono responsabili davanti al movimento antroposofico, anzi davanti all’intera umanità. Il cuore più interiore della pedagogia della Waldorfschule sono i corsi pedagogici del dottor Rudolf Steiner che mediano una conoscenza umana antroposofica. Da questa conoscenza umana antroposofica egli sviluppò una metodica e una didattica come arte dell’educazione. Convincendo cuori umani senza pregiudizi, così sta questa arte dell’educazione nel mondo, operando come un’opera d’arte, come una volta il Goetheanum e come l’Euritmia. Così l’Antroposofia ha generato dai suoi fondamenti un movimento scolastico e educativo che per la sua natura potrebbe diventare un movimento che abbraccia il mondo. Purtroppo non è stato possibile realizzare l’idea dell’«Associazione della Scuola Mondiale», al di là di tentativi delicati. In ampi circoli al di là dell’Europa centrale è riconosciuto che la Waldorfschule non è la scuola della concezione del mondo di un movimento settario, ma che ha un’importanza pedagogica generale. La pedagogia della Waldorfschule ha trovato attenzione in molti circoli non antroposofici.
Gli insegnanti svizzeri si fecero tenere dal dottor Rudolf Steiner conferenze pedagogiche a Basilea, a Natale 1921/22 egli tenne agli insegnanti inglesi al Goetheanum un corso didattico, che nella rielaborazione di Albert Steffen è apparso ed è già stato tradotto in lingua svedese. Durante la conferenza a Oxford nell’agosto 1922 su «Valori spirituali nell’educazione e nella vita sociale» il dottor Steiner tenne numerosi insegnanti inglesi dodici conferenze sull’educazione e l’insegnamento. Nei paesi nordici la pedagogia della Waldorfschule è studiata con particolare vivacità. Molti ospiti visitano la Waldorfschule, anche inviati di governi stranieri, così per esempio di recente un professore dal Giappone ha visitato la scuola per vari giorni con vera partecipazione. All’inizio di gennaio diciassette insegnanti inglesi sono stati presso di essa e vi si sono immersi con vero entusiasmo. Così dovrebbe essere vivamente presente nella coscienza di ogni membro della Società Antroposofica il fatto significativo che il movimento antroposofico ha posto nel mondo una pedagogia come arte, che come tale non dipende da una concezione del mondo, ma è universalmente umana. Perciò la pedagogia della Waldorfschule non dovrebbe essere sentita come qualcosa che soddisfa bisogni propri ristretti o nostalgie pedagogiche di alcuni genitori, bambini e insegnanti, ma come qualcosa che assolve il suo compito solo se afferra questo compito in modo storicamente universale e si pone, in modo disinteressato, come elemento artistico e guaritore nelle manifestazioni di declino dei nostri tempi.
Ai Tedeschi è rimasto il coltivamento della loro vita dello spirito come loro ultimo bene più prezioso, dentro la vita dello spirito tedesco le questioni educative hanno sempre occupato il primo posto. Ai membri della Società Antroposofica la Waldorfschule e la sua idea sono poste calorosamente al cuore. Sta lì come scuola modello, come scuola esemplare e cerca di realizzare il pensiero della pedagogia libera. Come tale scuola esemplare deve essere affare dell’intera Società Antroposofica. Ha bisogno del sostegno attivo, della comprensione amorevole, della partecipazione calorosa di ogni singolo membro in ogni aspetto. Come un bellissimo dono affidato da mondi dello spirito a cuori e mani umane, così i membri della Società Antroposofica sentono questa arte dell’educazione e questa scuola, che inizialmente come unica scuola esemplare in modo ampio sotto la direzione amorevole del dottor Rudolf Steiner coltiva gli ideali pedagogici antroposofici a benedizione dell’umanità. Ha bisogno di una forte Società Antroposofica che possa custodire, sostenere e rinforzare il bene che è stato affidato a tutti noi! Il signor dottor Otto Palmer, Stoccarda: Relazione sull’Istituto Clinico-terapeutico «Giorno Veniente» Alla testa della mia relazione, che devo presentare su questo Istituto Clinico-terapeutico davanti a questa assemblea dei delegati, vorrei porre due domande, che cercherò di rispondere durante le mie esposizioni, e che, qualora una discussione dovesse seguire le mie esposizioni, vi prego di aiutarmi a rispondere.
La prima domanda suona così: Cosa promette la medicina inaugurata dalla ricerca scientifica dello spirito non solo alla Società Antroposofica, ma anche all’intera umanità di dare? In secondo luogo: Cosa deve fare la Società Antroposofica da parte sua, per procurare nel mondo validità e importanza al modo di trattamento e guarigione rappresentato nell’Istituto Clinico-terapeutico, fondato su ricerca scientifica dello spirito? A entrambe le domande si può rispondere in modo giusto solo se siamo noi stessi completamente chiari su quello che ci è stato donato attraverso la scienza dello spirito del dottor Steiner sotto ogni aspetto. Questo può sembrare paradossale, tuttavia credo che molti membri della Società Antroposofica non siano chiari sull’importanza del bene spirituale che ci è stato consegnato, poiché se lo fossimo, come potrebbe venire affatto a questa apatia e indifferenza semplicemente spaventosa, che in fondo ha condotto alla crisi in cui ci troviamo attualmente. Ci siamo abituati nel corso del tempo ad accogliere il nutrimento spirituale offertoci in così abbondante misura con una certa naturalezza, e invece di essere scossi nel più interiore dell’anima e di sviluppare in noi le forze che poi dovevano agire verso l’esterno con violenza elementare e darsi aria in un certo entusiasmo, ci mettemmo cuscini di riposo e non pensammo affatto a far valere quello che avevamo ricevuto come avrebbe dovuto essere. Dal 1908 il dottor Steiner ci ha dato per la prima volta in quel corso di Praga, che tratta di «Fisiologia occulta», una conoscenza scientifica dello spirito dell’uomo, e in una lunga serie di conferenze che hanno seguito questo corso di Praga egli ha introdotto osservazioni complementari sulla natura dell’uomo in questa direzione.
In altre conferenze egli ci ha descritto le connessioni karmiche, che dalle vite precedenti si manifestano in questa vita come malattie. Nel 1917 egli ci ha dato nei suoi «Enigmi dell’anima» la fisiologia dell’uomo tripartito. Nel 1920/21 ha introdotto i medici e gli studenti di medicina in corsi più lunghi nella patologia e terapia scientifica dello spirito — e nello scorso ottobre infine ha integrato questi corsi con conferenze che tenne qui a Stoccarda alla Settimana Medica. Come frutto delle conferenze negli anni 1920/21 è nato l’Istituto Clinico-terapeutico — e una pienezza di compiti è nata per coloro che come collaboratori sono stati chiamati all’Istituto Clinico-terapeutico. Soprattutto però a noi medici era stato posto il compito di provocare un movimento tra due o tre mila medici sulla base di quello che ci era stato dato nei corsi. Per avere davanti agli occhi in modo giusto l’enormità di quello che attraverso l’azione del dottor Steiner dal 1908 è stato inaugurato nel campo medico, basta solo uno sguardo alla medicina scolastica autorizzata dallo stato e alla sua impotenza, soprattutto nel campo della terapia. Tutto il grande che è stato ricercato attraverso essa non deve solo essere riconosciuto completamente, ma deve essere sottolineato che non vogliamo porci in contrasto con essa per quanto riguarda i metodi di ricerca scientifica. Su una sola cosa dobbiamo essere chiari: che l’intera ricerca medica è basata sulla costruzione dell’anatomia patologica, cioè su una conoscenza di quei cambiamenti che attraverso processi di malattia negli organi durante la vita si sono manifestati e ora sul tavolo di sezione come tali sono constatati. Fino a un certo grado si possono considerare chiuse le ricerche in questo campo e supporre che con i metodi di esame al momento in uso non sarà portato alla luce molto di nuovo.
Nondimeno la parola d’ordine dell’anatomista di Friburgo Aschoff al congresso dei naturalisti suonava così: «Dateci cadaveri!» Come se i cadaveri potessero darci informazioni su ciò che è vivente! Oppure sui processi di malattia che si svolgono nell’organismo vivente! La terapia è da considerarsi fino a pochi mezzi specifici, come il mercurio, la chinina, l’acido salicilico, come una terapia sperimentale. Non c’è certamente discussione su una vera ratio nella maggior parte delle malattie. Perché allora ci sono così tanti ciarlatani, perché così tanti medici laici accanto alla medicina scolastica? Eppure certamente solo per la ragione che le persone presso la medicina scolastica in molti casi non trovano quello che cercano. Se si paragona il nostro tempo con un’epoca molto lontana indietro, circa dal quarto al quinto secolo prima di Cristo fino al quindicesimo secolo della nostra era, dove la nostra ricerca naturale scientifica inizia, si può constatare che in quel tempo c’era ancora un’intuizione dell’agire di un mondo spirituale e di una terapia basata su certe intuizioni e su una chiaroveggenza atavistica. È interessante che quel periodo si conclude con l’assassinio di Paracelso, e che quasi un secolo più tardi il famoso dipinto di Rembrandt «L’Anatomia» formò una specie di simbolo per l’avanzata dell’epoca dei tempi scientificamente naturali, in cui ancora siamo pienamente inseriti. L’azione del dottor Steiner consiste nel fatto che ha trasformato l’«Ignorabimus» («non sapremo») di Du Bois-Reymond in un «Cognoscimus» (sappiamo).
Possiamo sapere, se attraverso lo sviluppo dei nostri organi animici siamo diventati contemplativi, e se non siamo ancora diventati contemplativi, allora è però possibile per noi, con buona volontà, di pensare e afferrare mentalmente quello che il dottor Steiner ci dà come risultati di ricerca scientifica dello spirito. Per noi medici come allievi del dottor Steiner non si tratta più di trascinare solo il corpo fisico nel campo delle nostre ricerche, ma di contare con i membri costitutivi superiori dell’uomo nella nostra ricerca. La tripartizione dell’uomo in: Sistema nervoso-sensoriale, sistema ritmico e Sistema di metabolismo e arti, deve diventare la base di una nuova fisiologia. Nei processi di malattia devono essere presi in considerazione i processi naturali all’esterno e essere messi a confronto. Influssi cosmico-planetari da un lato, influssi tellurici dall’altro devono essere presi in considerazione. L’essere umano fino ad allora così semplicemente apparso diventa l’organismo più complicato, che può essere compreso e correttamente giudicato solo negli interconnessi che sono stati appena nominati. Inoltre troviamo nel regno minerale, vegetale e animale una serie di processi che in qualche modo si svolgono anche nell’uomo stesso. Andrebbe troppo lontano entrare ulteriormente nel quadro di una breve relazione su questi processi, solo deve essere detto che questi processi forniscono indicazioni su quali mezzi, provenienti da uno di questi regni, devono essere appropriatamente e razionalmente applicati in certi processi di malattia. Sarà compito dei medici dell’istituto di esporre in un vademecum il metodo del nostro lavoro e terapia e rendere questo vademecum la base di un lavoro di propaganda tra i medici. Gioia nel nostro lavoro avremo solo quando comprenderemo il nostro servizio all’umanità e il nostro lavoro nel laboratorio come un servizio divino nel più bel senso della parola.
Va sottolineato che il nostro modo di guarigione deve diventare sempre più un modo individuale. Vale la pena attirare l’attenzione dell’umanità sofferente su questo modo di guarigione e impiegare tutte le forze per procurarvi validità nel mondo. E così giungo alla seconda domanda: «Cosa può essere fatto dalla parte della Società Antroposofica, per procurare nel mondo quella validità e diffusione che merita il modo di trattamento e guarigione rappresentato nel nostro Istituto Clinico-terapeutico, fondato su conoscenze di ricerca scientifica dello spirito?» Se sono soddisfatte le condizioni perché l’Istituto Clinico-terapeutico a sua volta fa tutto per compiere i compiti che gli sono stati assegnati, cioè di fare un vademecum, di provocare un movimento tra due o tre mila medici, allora per la Società Antroposofica sarebbe anzitutto questione di sostenere l’Istituto Clinico-terapeutico in questo compito, ogni singolo membro nella sua parte. I singoli rami possono richiedere all’istituto i relatori che tengono conferenze chiarificatrici nei rami. I membri possono, in modo pieno di tatto, informare i loro medici di famiglia sui nostri scritti e mezzi. Dico in modo pieno di tatto, una cosa simile non può essere definita, deve essere sentita. Potrei immaginare che i medici potessero essere semplicemente respinti da una propaganda condotta senza tatto. Inoltre dovrebbe essere provveduto affinché i nostri mezzi si trovino nelle farmacie, oppure affinché le farmacie vengano a conoscenza di dove possono ottenere i nostri mezzi. Anche questo deve accadere in modo pieno di tatto, poiché i farmacisti sono da principio ostili a tutti quei mezzi la cui preparazione essi non sono stati coinvolti, e che devono solo vendere come un commerciante vende la sua merce.
I membri possono, presso parenti e conoscenti sulla base di risultati di guarigione, continuare a consigliare i mezzi, possibilmente non aggirando il medico curante in questione. Molto efficace sarebbe anche la raccomandazione dei nostri mezzi presso i capi delle casse o altre personalità influenti presso la cassa, con l’indicazione che per esempio il nostro rimedio per l’influenza, l’Infludoron, è in grado di accorciare molto la malattia, che la cassa in questo modo avrebbe risparmiato una grande quantità di denaro per malattia. Qualora giovani medici si trovassero tra coloro che hanno interesse per il lavoro di ricerca scientifica dello spirito, in imbarazzo riguardo alla loro dissertazione di dottorato, siamo volentieri disposti a nominare un’intera serie di temi di dissertazione che emergono dai corsi medici del dottor Steiner. L’Euritmia curativa coltivata presso di noi, che in numerosi casi ha dato buoni risultati di guarigione, ha ancora bisogno di ulteriore sviluppo e deve essere trasmessa a coloro che sotto direzione medica vogliono applicare l’Euritmia curativa nella pratica. Soprattutto però si tratta di suscitare in ogni singolo membro e nei rami la coscienza che il nostro modo di guarigione è nato da conoscenza scientifica dello spirito dell’uomo, e che sempre più ci si rende consapevoli che la composizione dell’uomo data nella «Teosofia» non è una grigia teoria, ma che si manifesta nei suoi effetti come straordinariamente pratica e benefica per l’umanità in tutti i provvedimenti medici. I mezzi di guarigione soli non ci aiutano nulla se non diviene chiaro e certo a ognuno la realtà spirituale della loro origine. Solo allora può difenderli e propagarli in modo giusto.
Il signor dottor Rudolf Maier, Stoccarda: Relazione sull’Istituto di Ricerca Scientifica «Giorno Veniente» Per gli obiettivi dell’Istituto di Ricerca Scientifica è determinante quello che nel Progetto dei Principi di una Società Antroposofica è già espresso nella prima frase: «L’uomo ha bisogno per una gestione della vita soddisfacente e sana della conoscenza e della coltivazione della sua propria essenza soprasensibile e dell’essenza soprasensibile del mondo al di fuori dell’uomo.» In applicazione a quello che noi facciamo e operiamo nel nostro istituto di ricerca, questo suona semplicemente nel senso che la ricerca naturale del presente senza la conoscenza del soprasensibile non può giungere a un progredire salutare e a una vera comprensione dei suoi obiettivi. Il nostro istituto di ricerca si è quindi assegnato il compito di provvedere all’introduzione e all’applicazione della conoscenza antroposofica nella ricerca naturale. Cerchiamo di assolvere il nostro compito in primo luogo prendendo misure che sono inclini a risvegliare comprensione per vera e autentica ricerca naturale nei più ampi circoli, in secondo luogo mostriamo con l’esempio pratico attraverso l’applicazione della conoscenza antroposofica nella ricerca sperimentale e osservazione della natura, quanto lontano la ricerca naturale riesce a progredire al di là del passato. Come tali esempi sono da nominare il trattato di signora Lilia Kolisko su «Funzione della milza e questione delle piastrine» e il trattato appena apparso del dottor Rudolf Maier «L’esperimento di Villard, un’indagine sperimentale». Il trattato della signora Koliska mostra come attraverso una conoscenza antroposofica getti luce su ricerche finora lunghe conosciute fatti di osservazione, cosicché molta parte di quello che nei fatti di osservazione già conosciuti era rimasto enigmatico si chiarisce, e come attraverso questa conoscenza si giunge a nuove scoperte nel campo biologico (immagine del sangue, nuovo tipo di piastrine: regolatori).
Il trattato del dottor Maier mostra come la metodica del sapere fisico indicata nell’Antroposofia permette di scoprire grandi errori della ricerca precedente, come attraverso questo si può imparare a sperimentare senza pregiudizi, per da lì cogliere i fatti così come veramente sono. Il trattato del dottor Maier è un esempio del fatto che l’Antroposofia rende praticamente vitale quando il contenuto in essa sulla ricerca fisica si è rivelato applicabile fino nella pratica ed è stato provato come giusto. Siamo consapevoli che da parte della maggior parte degli attuali uomini di scienza, in particolare di quelli preponderanti, molti pregiudizi si frappongono alle nostre aspirazioni. Crediamo tuttavia che il potere dei fatti di osservazione da noi ricercati infine debba e dovrà infrangere ogni resistenza. I membri antroposofici possono aiutarci molto nell’assolvimento del nostro compito. Già se si è portati verso di noi un interesse più generale, sentiamo questo come favorevole alla nostra gioia di lavorare, in particolare però i membri antroposofici possono aiutarci molto in questo che nel loro circolo di conoscenti rendono attenti ai nostri scritti, che provvedono che questi scritti vengono conosciuti anche nei circoli più ampi. Contiamo che gli uomini di scienza, che meno sono intrecciati con i locali affari scientifici, comprendano il nostro essenziale, quello che vogliamo, più facilmente di altri, e che siano anche promossi dalla nostra stessa Antroposofia attraverso le nostre pubblicazioni, e cioè in particolare nel fatto che al pregiudizio che l’Antroposofia non sia scientifica viene tolta la base attraverso il lavoro sistematico.
L’Istituto di Ricerca Scientifica ha ricevuto dal signor dottor Steiner compiti assegnati, anche consigli personali sulla loro esecuzione. La soluzione di questi compiti costituisce il punto centrale del nostro sforzo. Dedicheremo loro in futuro ancora più energia di quanto non abbiamo fatto finora. Il signor dottor Eugenio Kolisko, Stoccarda: Relazione su Antroposofia e Scienza. Il movimento scientifico ha da lavorare al superamento di due barriere, una verso l’interno e un’altra verso l’esterno. Finora questo movimento scientifico non è riuscito a farsi valere in modo giusto da entrambi i lati. Così come è riuscito al movimento pedagogico, come è riuscito all’Euritmia, di esprimere l’elemento universalmente umano cosicché con una certa naturalezza ampi circoli ne vengono conquistati, così anche il movimento scientifico, se doveva avere successo, doveva essere pensato per il vasto circolo di persone che oggi aspira al rinnovamento della scienza. Qui però deve essere detto che non è riuscito a farsi comprendere presso gli attuali uomini di scienza. Non abbiamo trovato la lingua che avrebbe procurato al nostri sforzi una riconoscenza ovvia. Questa sarà possibile solo quando da un lato nasca una fenomenologia pratica, cioè indagini sperimentali che parlano da se stesse, e dall’altro vengono messi dinanzi al mondo esposizioni complete, che contengono l’esecuzione delle nostre così fruttuose idee, che si procurino da se stesse riconoscenza. Soprattutto deve essere affrontato in misura molto maggiore il moderno assetto della scienza, e dobbiamo mantenervi l’orientamento fondamentale della scienza dello spirito, che la giustificazione della scienza naturale odierna nei campi che le sono accessibili sia riconosciuta senza riserve e insieme sia mostrato come attraverso la scienza dello spirito ovunque è data la prosecuzione delle idee della ricerca naturale.
Allora non potrà nascere nessuna polemica sterile, ma riuscirà a crearsi anche nel campo scientifico uno strato intermedio di persone che, senza inizialmente appartenere alla Società Antroposofica, riconoscono i risultati della nostra ricerca come qualcosa di importante e di significativo. Verso l’interno invece è necessario condurre il Scientifico così lontano che sia completamente penetrato di spirito antroposofico. Non deve rimanere incastrato nello specialismo scientifico. Molto è stato peccato in questo mediante l’apporto di non pienamente rielaborato, specialismo scientifico nei rami. È davvero stato fisicizzato l’Antroposofia, chimicizzata, ecc., invece di fondare una fisica e una chimica, ecc. antroposofiche. In precedenza nei rami e nei gruppi si era compiuto in molti casi un buon lavoro antroposofico. Lo Scientifico era a quel tempo ancora poco incluso. Oggi dovrebbe poter diventare così che dai singoli amici che con l’aiuto dell’Antroposofia lavorano nei diversi campi scientifici, i risultati siano completamente riversati nell’Antroposofio e così restituiti al lavoro nella Società Antroposofica. Abbiamo proprio nell’arte con cui il signor dottor Steiner nel corso di anni ha trattato i problemi più difficili delle singole scienze in conferenze antroposofiche dei rami, come li tratta ancora oggi per esempio nelle sue conferenze di Dornach, l’esempio che in questa forma lo Scientifico non viene più sentito come Scientifico specialistico, Specialistico, ma come significativo e operante universalmente umano. Se questa rielaborazione dello
Scientifico non avviene, allora al contrario il lavoro antroposofico viene distrutto. Solo quando i nostri uomini di scienza lavorano a superare nel lavoro interiore lo specialismo scientifico e a parlare correttamente in modo antroposofico di scienza, allora può essere superato anche quel divario di cui il dottor Steiner ha parlato già al tempo del congresso di Vienna e all’Aia, che esiste tra il movimento scientifico e l’Antroposofia nel senso più stretto. Allora gli uomini di scienza possono restituire alla madre Antroposofia quello che devono. La Società Antroposofica ha da parte sua molteplici compiti nei confronti del movimento scientifico. Deve giungere a questo che le prestazioni che giacciono nel campo scientifico siano conosciute e apprezzate dall’intera associazione. Dovrebbe esservi un vero entusiasmo presente per esempio per una cosa come il libro del nostro amico dottor v. Baravalle su «Pedagogia della matematica e della fisica». Bisognerebbe conoscerlo, sapere che cosa significa per la pedagogia e la scienza, ecc. La nuova direzione si farà carico del compito che alla associazione sia resa nota la conoscenza di tutte le prestazioni all’interno del nostro movimento. Poiché se già nella nostra società non c’è nessuna coscienza di tutto quello di cui nei nostri istituti di ricerca si lavora, di cui lavorano i nostri uomini di scienza, quello che è stato realizzato, come dovrebbe venire a conoscenza fuori? La corretta conoscenza impedirà inoltre che in modo incomprensibile vengano rappresentate e sostenute verso l’esterno questi sforzi scientifici. Si tratta del fatto che la ricerca dei nostri collaboratori scientifici si dirigi con la massima energia alla straordinaria abbondanza di problemi e suggerimenti che sono stati dati da parte del signor dottor Steiner nel corso degli ultimi anni.
Ognuno di questi problemi, se ricercato correttamente, conduce a risultati significativi che hanno interesse universalmente umano, nel senso della conoscenza e dell’efficacia pratica. Qui stanno innumerevoli compiti che adesso finalmente devono essere energicamente affrontati. È stato spesso parlato di come un elemento artistico deve entrare nella scienza. Si consideri per esempio la dottrina della tripartizione dell’organismo umano. A essa non si arriva affatto senza una visione umana artistico-scientifica. Quando si fa esperienza come per esempio nell’uomo continuamente avviene la lotta tra il Sistema nervoso-sensoriale, che è senile, morente, mineralizzato, porta in sé germi di morte, e il Sistema di metabolismo, che è ipervitale, giovanile, che vi si oppone, e come l’equilibrio armonico avviene attraverso il sistema ritmico, allora questo può avvenire solo in modo che si afferrino i concetti artistico-immaginativi. Come medico, come insegnante si fa allora esperienza dell’uomo così come l’opera d’arte più stupenda della natura. Dobbiamo giungere a questo che noi come uomini di scienza, come fisici, come chimici, come medici infine, possiamo parlare concretamente in ogni luogo degli esseri spirituali che stanno dietro ai fenomeni esteriori. Allora, quando così ci innerviamo in un tale elemento scientifico-artistico, troviamo dappertutto anche il ponte verso il vero sentimento religioso. Se così riusciamo a condurre la scienza fino al punto centrale dell’Antroposofia, ne parliamo nei nostri rami antroposofici e portiamo verso l’esterno una tale forma di scienza, che parliamo da una disposizione come è stata caratterizzata qui, così che non respingiamo quello che oggi aspira al rinnovamento della scienza attraverso l’Antroposofia, allora il movimento scientifico non sarà un corpo estraneo all’interno della società verso l’interno e verso l’esterno, ma si ordinerà armoniosamente nel quadro del nostro movimento.
Il signor dottor Herbert Hahn, Stoccarda: Relazione sul Rapporto della Società Antroposofica al Movimento per il rinnovamento religioso. Nel settembre 1922 un movimento è entrato nella vita, che voleva ricevere il consiglio della scienza dello spirito, che dalla sua stessa origine prese su di sé la responsabilità per l’effettuazione di questo consiglio. Questo movimento si dedica al lavoro per il rinnovamento religioso. Vive come suo compito essenziale il portare l’impulso del Cristo che progredisce nel tempo in forme pure a molte anime. Se essa vuole però assolvere giustamente questo compito dell’epoca, se vuole servire al rinnovamento morale da forze religiose, allora non deve nel senso più profondo reclamare una comprensione antroposofica. Ma quello che le si è opposto all’inizio del suo sviluppo era una comprensione non abbastanza profonda e calorosa. Era spesso una comprensione falsa o una mancanza di volontà di intendersi da parte di personalità che si sforzavano antroposoficamente, ma non corrispondevano pienamente alla responsabilità antroposofica. Principalmente fu omesso di risvegliare nei gruppi di lavoro della Società Antroposofica una tale conoscenza sulla importanza del movimento per il rinnovamento religioso che potesse fondare un rapporto a quel movimento di modo consapevole del giudizio e sicuro nella direzione in modo indipendente. Il dottor Steiner dovette in una conferenza di Dornach ricavare parole da una situazione di difficoltà già creata, che contenevano la necessaria chiarificazione.
Ma poiché si applicò anche nei confronti di quelle parole parlate dal dottor Steiner, omesse dalle personalità dirigenti della Società Antroposofica, il metodo della spiegazione filologica-fragile in molti casi, invece di procedere a una conoscenza propria radicale, rimase una situazione di difficoltà in ampi circoli. Un interessato approfondimento sulla peculiarità del movimento per il rinnovamento religioso può però mostrare che gli Antroposofi possono avere una comprensione cordiale per il compito di questo movimento proprio perché l’Antroposofia nell’opera vitale di Rudolf Steiner un rinnovamento religioso chiesto dal tempo in tutti i punti essenziali ha prima reso possibile. Il rinnovamento religioso poteva attingere dai contenuti dell’Antroposofia. L’Antroposofia poteva agire in modo creativo nei confronti delle forme che il movimento per il rinnovamento religioso da propria ricerca voleva assumere. Solo attraverso il lavoro dello spirito antroposofico il movimento per il rinnovamento religioso nella sua forma odierna poteva venire a realizzarsi. Questo può divenire chiaro in tutti i dettagli. Mentre nella teologia protestante la disputa intorno al cadavere della parola acquistava sempre più spazio, mentre nella teologia cattolica la concezione del l’antroposofia condusse la comprensione evangelica a nuovo fondamento di fonte. Che cosa sarebbe un movimento per il rinnovamento religioso senza questi riferimenti alle fonti del Vangelo? Sarebbe condannato a completa sterilità. Ma quando un certo numero di teologi più giovani, prevalentemente evangelici, si avvicinò al Dr. Steiner per chiedere consiglio nel rinnovamento religioso, era già presente un fatto che costituiva uno dei più bei segni della fecondità dell’antroposofia nel campo religioso: in estesi cicli di conferenze, il fondatore della scienza dello spirito aveva accumulato tesori d’oro di una nuova conoscenza evangelica.
Cicli sui singoli Vangeli e sulla relazione reciproca dei Vangeli. Mentre la teologia, per quanto riguardava l’esperienza evangelica, era diventata sterile, l’antroposofia generò addirittura una nuova primavera della vita evangelica. Questo poteva suscitare fiducia di attingere dall’antroposofia, fiducia di invocare l’antroposofia come creatrice. Ma come potrebbe coltivarsi fiducia in una creazione religiosa nuova, se non tutte le concezioni della vita religiosa tendessero a una vera comprensione dell’essenza del Cristo, se non trovassero in una vera comprensione dell’essenza del Cristo il loro centro? In un tempo in cui la concezione della personalità di Gesù di Nazareth era diventata un problema storico contestato, Rudolf Steiner provò il cristianesimo come fatto mistico. Egli scoprì nelle profondità dell’anima le forze dell’amore per l’atto morale creatore e colse nel mutamento delle forze dell’anima, nella reciproca purificazione del pensare e del volere, l’impulso del Cristo che si trasforma nel territorio proprio della sua libertà. La «Filosofia della libertà», esperita come libro plasmatore, era ed è una preparatrice della nuova rivelazione del Cristo. Perché soltanto nel territorio della libertà può manifestarsi oggi l’impulso del Cristo. Ciò che nega la libertà o non può fondarla e tuttavia si chiama cristiano, abusa oggi del nome del cristianesimo. Il Dr. Steiner condusse a quell’esperienza sconvolgente di una convincente rivelazione del cristianesimo nella consapevolezza e nella storia dei risvegli della vita morale conquistati dall’Io. E mostrò nella sua opera di vita antroposofica come la storia umana in grande si illumina nel preparare e nel plasmare in conformità al prototipo le forze sacrificali che raffreddano l’Io, che si offrirono nel Mistero del Golgota.
Qui era fondata in duplice modo la possibilità di una nuova strutturazione del culto religioso. Questo poteva essere elevato all’altezza dell’esperienza del Figlio che il tempo ovunque cercava e essere avvicinato alla consapevolezza dei singoli uomini in quelle forme ricolme di libertà che dalle profondità di questa consapevolezza oggi soli vogliono essere accolte. Dove si trovava mai qualcosa nel tempo che avrebbe potuto sviluppare una produttività nel campo di vere forme culturali? Non tutto lo sforzo in questo campo non confluisce in un’invecchiata, impoverita attività riformistica, che con la sua debolezza non fa che rafforzare la forza suggestiva di forme diventate vecchie? Dal vissuto del Cristo sovra-storico e onnipresente dell’antroposofia, un movimento per il rinnovamento religioso poteva trarre forza di direzione e di forma. Così poteva anche invocare l’antroposofia come creatrice. Ma tutto l’esperimento di forme culturali fallisce oggi a causa di una contraddizione fondamentale. L’uomo moderno sperimenta nel mutamento delle forze interiori morali un divenire. Egli sperimenta nel mutamento delle forze fisiche della Terra e del cosmo una distruzione e un perire. Una cosa non si inserisce significativamente nell’altra, la tenebra della morte materiale attira oggi ogni vita morale-religiosa nel suo abisso. Non coltivazione del culto, non cura d’anime è possibile di fronte a questa frattura che si apre nella consapevolezza degli uomini più onesti. L’antroposofia, che era chiamata a parlare in modo convincente del santo ingresso del Cristo nella sostanza terrestre, riempì la concezione di tutti i processi di trasformazione terrestre di moralità. Essa elevò veramente il tavolo dei chimici esperimenti all’altare.
In tal modo poteva creare di nuovo i fondamenti affinché il mutamento esperito sull’altare delle connessioni culturali, ricco di significato mondiale, rinnovatore d’anime, fosse colto da autentiche forze di devozione nel cuore. Così poteva e doveva ancora una volta essere invocata come creatrice per dimostrarsi come creatrice di ponti di fronte alla frattura nella consapevolezza nel tempo e nella consapevolezza individuale. Tutta la coltivazione della vita religiosa trova nel tempo e attraverso i tempi la sua solidità nella formazione della comunità. Ma anche la formazione della comunità dai moderni stati di consapevolezza non è così senza ulteriori condizioni possibile. La speculazione intellettuale ha esteso la teoria atomistica come una ragnatela su tutto il mondo. Ciò che nella concezione del mondo agisce come una ragnatela, tuttavia si vive fra gli uomini e nell’uomo con una realtà senza precedenti. Gli uomini oggi vengono atomizzati. Tutto il parlare del sociale dalle forze intellettuali è vuoto e falso. L’intelletto frantuma gli uomini e i gruppi umani e anche se elaborasse per la loro coesione i più bei programmi. L’intelletto frantuma, ideali e immagini uniscono. Ma le immagini e gli ideali del tempo antico oggi respingono. Il tempo oggi cerca un’immagine che possa essere esperita sopra la sfera della chiarezza di pensiero acquisita, non può riconoscere ciò che emerge vorticosamente dalle profondità che stanno sotto questa sfera. L’antroposofia, aprendo la via di una sana Immaginazione, indica la prospettiva cercata verso l’ideale e l’immagine unificanti, socialmente creativi. Un culto avrà effetto unificante nel senso dei tempi odierni soltanto se potrà accogliere nella sua natura plasmatrice la forza di pure Immaginazioni.
Qui poteva, risolvendo una bruciante emergenza del tempo, l’antroposofia ancora una volta agire creativamente, dal momento che, invocata come creatrice dai portatori della volontà di rinnovamento religioso, creò forme culturali che nel senso autentico sono elevatrici di uomini e formatrici di comunità. In quattro punti essenziali sperimentiamo l’antroposofia come madre creatrice del movimento per il rinnovamento religioso. Chi questo riconosce, comprende che l’antroposofia stessa cela una fonte originaria della vita religiosa. Non ha bisogno di cercarla da nessuna parte al di fuori della sua stessa essenza. Perché però in tutto il vissuto religioso sperimenta l’incontro delle lotte e dei sacrifici della libertà con l’operare della grazia, essa onora e ama anche le forze di libertà e di grazia mediate al suo movimento figlia. Essa assegna alla vita della società antroposofica il dovere interiore di vegliare sostenitrici insieme a coloro che vogliono portare il rinnovamento religioso nel mondo. Essa gli dona la forza di ricevere amorevolmente gli uomini che dal rinnovamento religioso sono maturi a penetrare verso l’antroposofia. Il movimento per il rinnovamento religioso percorre la via della sua propria responsabilità spirituale. Esso opera dalla forza antroposofica. Ma esso non opera per l’antroposofia quando medita i suoi frutti al mondo affamato di una nuova salvezza di Cristo. La Società Antroposofica può diventare uno degli strumenti del movimento antroposofico, che a sua volta percorre un cammino di responsabilità proprio più alta e più comprensiva. Essa può portare il suo nome soltanto se incarna l’uomo intero. L’umanità religiosa è un’importante manifestazione dell’essenza di questo uomo intero.
L’antroposofia, che plasmativamente formò il movimento per il rinnovamento religioso, vuole, per il vero del suo nome, nella vita antroposofica destar continuamente in creazione nuova i doni originari della forza religiosa. In ciò risiedono le radici di un rapporto naturale e buono della Società Antroposofica al movimento per il rinnovamento religioso. Signor Dr. Walter Johannes Stein, Stoccarda: Relazione sul «Circolo per il lavoro universitario antroposofico» Il circolo universitario, su cui devo innanzitutto riferirvi, appartiene ugualmente alle istituzioni che sono state fondate dopo quell’anno 1918 così significativo per il nostro movimento. Quale importanza ha questo anno? Era questa la domanda che continuamente mi si presentava all’anima, anche quando dovette toccarmi, nella preparazione di questa riunione, riflettere sul circolo universitario. In questo anno, sulla cui importanza per il nostro movimento il Dr. Steiner ha ripetutamente richiamate l’attenzione di recente, si iniziò innanzitutto la volontà indipendente dei membri del nostro movimento per le questioni dell’operare sociale esteriore. Ma questo svilupparsi della volontà procedeva ancora in modo semi-istintivo. Non si riusciva ancora a penetrare nel senso della «Filosofia della libertà» per realizzare Intuizioni da sé colte. Ci si rivolgeva dunque continuamente al Dr. Steiner con la preghiera di consiglio. Il Dr. Steiner allora nel corso del tempo, sempre più chiaramente ha mostrato come il suo scopo poteva soltanto essere quello di avere intorno a sé uomini liberi. Dava consiglio ai ancora non liberi, affinché questi sempre più potessero giungere a realizzare idee da sé colte. Così maturò gradualmente alla Società a partire dal 1918 il compito davanti a cui essa oggi sta: guidare e dirigere se stessa.
Ma questo è il compito degli uomini nell’era dell’anima cosciente. Così dal 1918 il compito della Società e il compito dei tempi crebbero insieme in una cosa sola. E la crisi che la nostra Società oggi attraversa è uno specchio della grande crisi dei tempi che è provocata dal fatto che due ere lottano l’una contro l’altra. La vecchia era dell’epoca culturale greco-latina non è ancora tramontata. Da lungo tempo certo la scrittura stellare nel cielo annuncia il nuovo spirito dei tempi. Ma questo non ha ancora potuto conquistare il suo ingresso nel mondo. Ancora domina lo spirito dell’intellettualità di un’epoca trascorsa e lo spirito della nuova era spirituale ancora lotta per il suo ingresso. E così deve essere. Perché l’era dell’anima cosciente non può vincere completamente dalla scrittura nel cielo, dalla volontà divina, ma può vincere completamente soltanto quando la volontà umana si fa combattente insieme alla volontà divina, perché gli uomini in libertà afferrano ciò che soltanto essi come loro decisione più propria e originaria possono realizzare. Guardate verso la Francia. Lì combatte un ramo della corrente dei popoli e dei tempi latino-romanica. È un popolo che muore, che muore fisicamente e si lacera da sé, mescolando il suo sangue con quello di razze nere inferiori. È un popolo che, come abbandonato dalla guida degli esseri spirituali che altrimenti guidano i popoli, compie azioni che vengono compiute in assenza dello spirito. Questo agire dall’assenza dello spirito viene però a esprimersi ancora più poderosamente, perché utilizza mezzi più potenti. È però sintomo dei tempi. In tutti i campi accade lo stesso.
Uno spirito dei tempi, la cui epoca è finita, arraffa ancora gli uomini e li conduce, mentre la consapevolezza gli si offusca, gli uomini all’agire senza spirito. Allora è tempo che gli uomini sveglino il proprio spirito, perché lo spirito dell’era spirituale potrà guidare soltanto i svegli. Questo grande accadimento della storia mondiale giocò anche nel nostro movimento. Permettetemi di mostrarlo con un esempio che è bensì personale. Io venni al movimento nel 1913. Ero uno di coloro che premevano verso l’antroposofia, perché non la sopportavano all’università. Lì mi veniva meno il respiro. Non c’era aria di vita spirituale. Tutto era morto. E i grandi spiriti sembravano appartenere al passato e marcivano nelle biblioteche. Ma io cercavo per la mia scienza che amavo, vita. Che cosa m’importava della Società Antroposofica? Non lei, ma la mia scienza mi stava al cuore. Scienza della natura e filosofia le sentii come giunte a un punto oltre che non potevano procedere per sé stesse. Allora trovai l’antroposofia. Ero deciso a conoscerla approfonditamente. Così venni a Monaco. Un membro più anziano mi ricevette. Dissi: «Sono venuto per gettare il ponte tra l’antroposofia e la scienza della natura.» «È già avvenuto», disse il membro, «così vieni troppo tardi.» Ero dunque venuto per amore della scienza della natura. Ma allora volevo vedere i drammi dei Misteri. «Soltanto i membri possono vederli», mi fu detto. Io non ero membro, neppure volevo esserlo. Mi rivolsi al Dr. Steiner. Sì, era giusto — le rappresentazioni dei drammi dei Misteri erano accessibili soltanto ai membri. Ma potevo ben diventare membro per il giorno della rappresentazione e il giorno seguente riuscire. Su questo andai d’accordo. Ero così alla rappresentazione. Dopo venne il Dr.
Steiner e chiese: «Ebbene, signor Stein, come vi siete divertiti?» Dissi: «Non sono più uno sciocco come ieri — e dalla Società non esco più.» Così diventai membro della Società. È sintomatico. Colui che era venuto per gettare il ponte tra la scienza della natura e l’antroposofia, era stato conquistato dai drammi dei Misteri. Ho detto proprio ora — era sintomatico. Perché per gli altri che vennero dopo di me andò allo stesso modo. Il Dr. Roman Boos e noi, che appartenemmo a quella generazione che non la sopportava alle università, volevamo portare l’antroposofia nelle aule. Questo doveva avvenire per mezzo di un appello che nell’autunno 1920 si diffuse agli studenti tedeschi. Il Dr. Steiner aveva proprio nell’aula della Scuola Politecnica di Stoccarda davanti agli studenti, spinto da una richiesta da parte degli studenti, parlato di «scienza dello spirito, scienza della natura e tecnica». Il signor Palmer e il signor Werner Rosenthal allora nell’allegato a questa conferenza nel luglio 1920 inviarono progetti di un appello agli amici a Breslavia, Friburgo i. B., Amburgo, Heidelberg, Carlsruhe, Lipsia, Monaco, Tubinga. Molti altri progetti giunsero. Infine elaborammo a Stoccarda tutti gli stimoli nell’appello che poi si diffuse. Questo appello era piuttosto ben corazzato. Esso ci ha, perché nessuna delle cosiddette personalità guida gli diede veramente seguito con un’azione, portato piuttosto opposizione, ma nessun guadagno positivo. Soprattutto i docenti universitari furono resi avversari. Era un errore credere che l’antroposofia dovesse penetrare nelle aule. La scienza avrebbe dovuto essere fecondata antroposoficamente. Non la polemica, bensì l’ulteriore sviluppo della scienza sarebbe stato il giusto. Ma per questo era ancora troppo presto.
Il rinnovamento della scienza non poteva essere da noi allora compiuto. E i giovani? Volevano una scienza antroposoficamente truccata? No. Volevano l’antroposofia. Ma non l’abbiamo riconosciuto allora. Io stesso non ero venuto per mezzo della scienza antroposofica, ma attraverso i drammi dei Misteri. Ma questo rimase inosservato. Sempre più larga divenne l’abisso tra coloro che volevano portare l’antroposofia nelle aule, e la generazione più giovane che cercava l’antroposofia stessa. Oggi soltanto mi è chiaro che noi stessi non volevamo null’altro che l’antroposofia. Perciò penso che noi, la generazione un po’ più anziana, i «docenti» dei corsi universitari — e come si chiamano tutti questi eventi — adesso finalmente ci troveremo bene con la gioventù. Perché in me stesso viveva — certo da me non riconosciuto — quello che anche in lei vive. Era il tragico, era nostra colpa, di aver inaugurato un movimento che poi si esaurì. Il Dr. Steiner tenne corsi di scienze naturali — nell’attesa che coloro che li avevano richiesti elaborassero quello che era stato dato. Adesso soltanto accade. Il Dr. Hermann von Baravalle lavora su un’ottica, su una dottrina del calore, altri elaborano altro. Ogni sorta di gruppi di lavoro si sono formati. Studiosi di linguistica, pedagoghi, studenti di architettura si sono riuniti. Su quello che ora vuol emergere dalla gioventù, il signor Lehrs vi parlerà. Volevo soltanto volgere lo sguardo al momento storico, al turbine della storia che si precipitò nel 1918 anche nel nostro movimento. Permettiamoci di vivere consapevolmente questo turbine, affinché diventi il fragore che ci svegli le lingue di fuoco che parlano quella lingua che tutti comprendono, giovani e vecchi. Fine alle 11.
Martedì 27 febbraio 1923, mattina. Martedì 27 febbraio, il signor Leinhas aprì l’assemblea, chiedendo ai partecipanti di esprimere al Dr. Steiner i loro auguri per il suo compleanno alzandosi dai posti. Il Dr. Steiner ringraziò. Il signor Emil Leinhas, Stoccarda, allora indicò quale abbondanza di saggezza, bellezza e forza il Dr. Steiner avesse versato sulla Società in due decenni della sua attività, ma come la Società fosse rimasta indietro rispetto allo sviluppo dell’antroposofia stessa e come in particolare alla sua guida fosse mancata la mano fortunata. Egli sottolineò che di fronte ai compiti che emergono dallo sviluppo della cosa non potesse darsi scusa alcuna. La critica che finora era stata esercitata nell’assemblea non era certo nuova a coloro che ne erano stati oggetto, e neppure era stata sempre molto cortese, ma il fatto stesso che la critica fosse presente in questo grado era segno che proprio alla guida mancasse la mano esperta e che essa non fosse stata capace di fondare un’atmosfera di fiducia. La fiducia nella guida era però la premessa fondamentale della sua operatività. Egli sperava che le personalità guida della Società trarrebbero dalla vera consapevolezza della loro impotenza, dal loro amore per la causa antroposofica e dal loro amore per il Dr. Steiner, la forza per adempiere il loro grave compito. Signor Ernst Lehrs, Jena: Relazione su «Movimento giovanile e antroposofia» Nel corso dell’assemblea dei soci che si tenne durante il Congresso di Stoccarda nell’autunno 1921, il Dr. Steiner pronunciò questa parola: «Qui ha parlato un rappresentante del movimento giovanile! Qui sedono un numero intero di rappresentanti della studentesca, miei cari amici!
Che i membri di tali movimenti o di tali enti siano venuti alla nostra Società Antroposofica, questo è qualcosa che dobbiamo considerare come che fa epoca nella storia del nostro movimento antroposofico!» Allora il cuore di molti giovani batté più forte e un sentimento traboccante mosse le loro mani all’applauso. Eppure erano soltanto speranze e attese quello che lo moveva. Adesso però è arrivato il momento in cui la gioventù antroposofica vuole far sapere quello che crede di aver trovato per poter contribuire allo sviluppo della vita antroposofica. Da poco più di un anno un numero sempre maggiore di giovani è divenuto consapevole sempre più fortemente di qualcosa, che l’indusse inizialmente involontariamente a rivoltarsi contro il Circolo per il lavoro universitario antroposofico, a cui in gran parte loro stessi appartenevano. Era divenuto per loro un’esperienza il fatto che incontravano giovani uomini che manifestavano una tutt’affatto nuova condizione d’anima e immensi poteri futuri posti in germe, ma che però non potevano far nulla con l’antroposofia, così come la trovavano. E mentre gli uni volevano continuare a plasmare le cose come corrispondevano alle forze che loro stessi portavano, gli altri volsero sempre più lo sguardo alle forze ancora non attive nei giovani uomini che incontravano e nel loro petto, e sentirono l’obbligo di aiutare ciò che era posto in germe in loro e intorno a loro, affinché potesse veramente praticare l’antroposofia. E mentre quello che era stato una volta un tentativo perfettamente attuale di portare l’antroposofia nelle aule, nel circolo universitario era diventato la parola d’ordine escludente, quella gioventù dovette mettersi in cammino per portare l’antroposofia nei cuori giovanili umani. Così l’ha espresso di recente il Dr. Steiner stesso.
Come accadde allora che anche nelle file del proprio circolo universitario si trovasse così poca comprensione per quello che qui si cercava di conseguire? Era dovuto al fatto che in esso due generazioni stavano l’una contro l’altra. E questo non meraviglia. Perché se si ha un senso del vertiginoso ritmo dello sviluppo animico nel presente, si esperisce che le generazioni presto si succedono a semestri! La più anziana delle due generazioni stava sotto la tragedia che il Dr. Stein nel suo rapporto mostra, laddove descrive come lui e i suoi amici vennero all’antroposofia, gravati da tutto lo spirito del passato. E questo è veramente il contrasto tra queste due generazioni. La più giovane non solo non veniva con questo peso opprimente, ma come con un nulla risucchiante sulle spalle! Quanto più deve allora manifestarsi questo contrasto ancora tra questi giovani e le coorti più anziane della Società Antroposofica nel suo insieme! Se ci si lascia raccontare dagli antroposofi più anziani il loro cammino verso l’antroposofia, se si cerca di rivivere la loro gioventù, si sperimenta come questa gioventù ancora si svolse in un’auto-evidenza spirituale-animica. Era ancora cullata in tradizioni da tutti i lati, e soltanto da un certo desiderio più indeterminato, hanno afferrato l’antroposofia. Ma nella gioventù attuale non è più un desiderio, non è più una preghiera per lo spirito, bensì una terribile — mendicanza di spirito, in mezzo al nulla più totale! Tutto il capitale di saggezza di cui l’umanità ha vissuto dalla remota antichità è consumato. Nessuna conoscenza più le aiuta se non una che essa stessa si elabora in ogni istante: essa è veramente un proletariato nello spirito! Così non c’è per essa possibilità di gettare ponti dalla vita spirituale passata verso il futuro, ma dal nulla stesso deve costruire nel futuro stesso un nuovo fondamento, da cui poi gli archi dei ponti possono essere gettati all’indietro.
Così questa gioventù giunge a non cercare null’altro che la pura antroposofia stessa. Essa vuole vivere l’antroposofia in modo che il morale in essa voglia fare in ogni relazione alla realtà, all’azione. E da lì vuole prima penetrare nelle forme più specializzate della vita spirituale. Ma in ciò crede di poter trovare una comprensione immediata proprio presso gli antroposofi più anziani. Molte volte vengono persone anziane e dicono: «Spesso mi si presentano persone straordinariamente colte e mi provano ogni genere di cose contro l’antroposofia. Voi giovani, soprattutto voi studenti, non l’avete così difficile. Ma che cosa posso fare io come un semplice, ingenuo vecchio antroposofista?» E allora potevo porre quelle persone in meraviglia felice, quando, proprio dalla posizione di noi giovani, dissi loro: «Niente aiuta provare l’antroposofia dall’intelletto, contro l’intelletto. Perciò preferirei lasciare da parte tutti i miei studi universitari e sforzarmi di condurre l’altro nei suoi concetti fino al punto dove cominciano a diventare morali — nel senso purtroppo che in molti casi diventano immorali. Perché quello che innanzitutto serve è che gli uomini smettano di tirarsi indietro dalle conseguenze morali dei loro concetti intellettuali!» Non viene forse lanciato tutto lo sforzo scientifico nel movimento antroposofico per aria da questa posizione? Sì, non è forse perfino giustissimo che questo accada? Nient’affatto! Al contrario! Ancora molto poco chiaramente si vede nella Società Antroposofica quale responsabilità essa ha nel far sì che veramente scienza, arte e religione si riuniscano di nuovo in unità.
Molti antroposofi più anziani pensano, che cosa l’importa nel suo sforzo per pura antroposofia la scienza attuale! Ma non sospettano con quale terribile potenza soltanto già il perseguire pensieroso della scienza attuale costringe l’anima a essere nelle sue funzioni più originarie immorale. Da questo emerge una paralisi delle forze animiche nel commercio dei ricercatori fra di loro, con gli studenti e degli studenti fra loro, che esercita effetti devastanti sull’essere sociale degli uomini. E ciò è così in tutte le scienze, dalla matematica fino alle scienze sociali. Ma il più pericoloso in ciò è questo, che così continuamente procede in modo che le anime stesse non ne accorgono nulla, e che infine sono così paralizzate da non poter nemmeno più farvi resistenza. E questo incubo diviene così terribile che molte persone che sarebbero veramente le più chiamate a lavorare dal nuovo dalle nuove forze, quando finalmente si svegliano, esclamano: «Non posso più altrimenti!» Alla gioventù che viene dunque spetta da principio di mostrarle un nuovo cammino scientifico, a lei, di cui già adesso il famoso pedagogo Eduard Spranger dice che non riconoscerà più se non una scienza nel che trovi soddisfatto il suo essere umano etico; che alla scienza attuale griderà la parola di Goethe su Kant: «Non mi sento migliorato in nulla!». Perché i membri della Società Antroposofica in media credono ancora di non avere qui alcun compito proprio? Perché la parola «scienza» li costringe a fare un’analogia con la scienza oggi vigente. Da tutta la descrizione del nulla in cui sta la gioventù attuale e futura, si può sentir quasi obbligati a non chiamare il nuovo più «scienza» bensì «capacità-ienza»! Ma in che modo ogni autentico antroposofista può contribuirvi qualcosa?
Sì, da tutto ciò che è stato descritto emerge che essa può edificarsi soltanto sulla più quotidiana consapevolezza del Spirituale stesso. E dove questo ci si presenta più manifestamente? Nel Tu dell’altro uomo. Quando dietro le quinte del Congresso di Vienna in tutta tranquillità lottammo attorno a un primo plasmare di questi impulsi, il Dr. Steiner nel suo discorso di ramo lì ci gridò: Non la scienza antroposofica deve condurre a una fratellanza, ma essa stessa può soltanto nascere dalla fratellanza. — E proprio questo è quello che la gioventù nel corso di questi mesi sempre più fortemente cercava: questo consapevole co-operare dell’Io e del Tu. Ma questo è dall’altra parte un compito enormemente difficile per la gioventù sola. Perché per la giusta esperienza del Tu si ha bisogno di una misura considerevole di saggezza di vita, come può nascere da un uomo più anziano dalla sua esperienza di vita. E qui noi giovani vorremmo afferrare mani di uomini che aiutano dalla Società Antroposofica. Perché sentiamo: Un nulla siamo di fronte a questo compito dell’esperienza del Tu con la nostra sola esperienza di vita. Però un’esperienza di vita come è oggi presso gli anziani di solito praticata, che si getta continuamente davanti ai piedi come un masso, mentre sorride di illusioni distrutte, di ideali giovanili consumati, una tale non l’abbiamo bisogno! Ma proprio l’antroposofia può ben insegnare all’anziano a trasformare le esperienze in saggezza. Però una tale scienza ha ancora un ulteriore compito importante, non soltanto quello di offrire ai giovani che si sforzano scientificamente la possibilità di un cammino animico degno di uomo o di guardarli dal girare con la chitarra per i campi, i boschi e i prati, per diventare poi comunque filistei, o di fare esperimenti di insediamento sociale da puro sentimento.
Questo altro compito emerge dal fatto che i migliori fra i proletari attuali sono veramente stanchi di tutte le teorie socialiste, di tutti i programmi dei partiti, di tutta la pseudo-scienza di università popolari. Il pensiero è loro compromesso! E cominciano a esprimere qualcosa che è propriamente russo: «Adesso vogliamo cominciare una volta soltanto a vivere. La vita si regolerà da sola. Con il nostro molto pensare l’abbiamo soltanto continuamente disturbata!» — Ma con ciò si rendono soltanto una preda ancora più facile dell’unico in cui l’umanità oggi è completamente sveglia, del pensiero duro, freddo, uccidente, senza sentimento. Però non possiamo andare avanti altrimenti che opponendo a questo pensiero un altro pensiero. E così si tratta di restituire per mezzo della nostra nuova scienza a tutta questa gente la fiducia nel pensiero. Ma proprio e soltanto dall’antroposofia può nascere una tale scienza. Perché se ancora Nietzsche, sulla cui brillante critica degli istituti educativi negli anni settanta il Dr. Steiner di recente più spesso ha indicato, nella sua richiesta positiva a parte un’esperienza della natura nebulosa non ha potuto giungere a nulla altro che a un ritornare alla cultura ultimo portato dalla concezione del mondo cosmica, l’ellenica, così soltanto l’antroposofia da un nesso accessibile al presente pensiero di tutti i processi spirituali e corporei del Cielo e della Terra, e così le future scienze speciali avranno in comune: l’uomo; si divideranno come un ventaglio soltanto riguardo l’indagine del nesso dell’uomo in tutti i suoi particolari con tutti i fenomeni del naturale e del sociale intorno a lui. Ma la parola che il Dr. Steiner ha spesso usato della sua ricerca spirituale: essa possono comprenderla tutti, ma per indagarla si abbisogna degli organi spirituali — questa parola potrà valere corrispondentemente della nuova scienza. In essa lo specialista di fronte al profano avrà soltanto l’indagine in anticipo, non però la comprensione. Essa porterà la sua popolarità in se stessa; — a un moderno professore universitario però non deve essere affatto comprensibile! Due magnifici esempi ne abbiamo: la «Dottrina dei colori» di Goethe e i «Punti nodali della questione sociale» del Dr. Steiner. E come può ora tale scienza essere creata concentrata e intensamente, come la necessità dei tempi imperiosamente richiede? Come troviamo anche soltanto abbastanza collaboratori futuri per essa? Per nulla di diverso, che per mezzo del lavoro in un luogo comune, una nuova Scuola Libera! Finché stiamo continuamente soltanto davanti alla gioventù nel mondo esterno e le nostre parole devono concludersi in: «Noi vorremmo» — «noi potremmo» — «si dovrebbe», finché susciteremo per lo più soltanto un interesse presto fiacco. Completamente diversamente però potremo operare se così come con il dito potremo indicare questo luogo. Così a noi la creazione di una tale Scuola Libera è un desiderio altrettanto ardente, come quello che si sentiva dai più vecchi studenti della Scuola Waldorf. E questo potrebbe essere un’attività sacra a cui tutte le generazioni della Società Antroposofica potessero cooperare insieme.
Così è soltanto naturale che noi giovani da questo che così ci sta al cuore e che vuol uscire puramente umanamente innanzitutto, e soltanto allora entri nella specializzazione della vita spirituale, che qui vogliamo afferrare le mani della intera Società Antroposofica. Ci eravamo lasciati sedurre dalle nostre esperienze con il «Sistema di Stoccarda» a un’opposizione contro l’intera Società Antroposofica. Ma nel frattempo abbiamo guadagnato un ardente interesse nell’organizzazione della Società Antroposofica e abbiamo imparato che non può essere la nostra richiesta: «Riorganizzate per noi la Società Antroposofica affinché ne abbiamo qualcosa!», bensì che noi stessi con le nostre migliori forze dobbiamo aiutare alla riorganizzazione! Perché abbiamo esperito come siamo un nulla senza le forze della Società Antroposofica, così come da un lato siamo in una certa consapevolezza di sé dell’opinione che la Società Antroposofica è un nulla senza noi e le generazioni che vengono. Perciò però preghiamo i più anziani amici che, quel che è per noi più giovani che così da nulla come mendicanti dello spirito veniamo, è molto più evidente da sé, che con noi insieme guardiate a livello dei nuovi uomini che ci crescono incontro, affinché ogni metamorfosi dell’antroposofia, anche se ancora così inaspettata, possa vivere la sua vita nella Società Antroposofica.
Se lavoreremo insieme in tale consapevolezza comune di comune amore al compito dell’umanità, collegando l’originario della gioventù con il proprio dell’anziano, allora faremo da ora in tutto il futuro in avanti qualcosa che non soltanto può rimediare al passato, che la Società Antroposofica non soltanto non può riorganizzare, non soltanto un’organizzazione dello Spirituale può creare, bensì che può operare qualcosa che è come una pianta che è in ogni istante germe per il futuro, che è immortale da un eterno «Muori e divieni» e da cui a tutti noi insieme possono ancora nascere infinita gioia e infiniti compiti. Signor Louis Werbeck, Amburgo, prega di formare un comitato per la creazione di una Scuola Libera e fa appello a dotazioni. Signor Louis Werbeck, Amburgo: Relazione su «L’opposizione» [vedere sotto Annotazioni] Per anni è esistita per il movimento antroposofico la necessità di difendersi dall’attacco di singoli avversari. Soltanto di recente il movimento si vede costretto a contare con un’opposizione organizzata. L’unità di questa opposizione è penetrata da articolazione interna: tutta la vita spirituale tradizionale diversificata in sé si eleva contro l’antroposofia e il suo creatore. All’attacco di questo fenomeno materialmente possente si può soltanto far fronte metodicamente. Non confutando gli scritti degli avversari — i nemici devono avere le loro convinzioni e concezioni del mondo; perché la differenziazione è la premessa per lo sviluppo della vita spirituale umana — bensì caratterizzando metodicamente e senza riserve il «Come» del modo di lotta avversaria.
Tutti gli uomini hanno un interesse al fatto che le grandi lotte culturali che con necessità sorgono ai punti di svolta dello sviluppo, non escano fuori dal territorio in cui ebbero origine: dal territorio spirituale. Se un’opposizione si serve di mezzi sub-umani o perfino criminali, ciò tange per principio l’esistenza di ogni uomo. Un’indagine metodica del modo di lotta dell’opposizione complessiva rivela in modo convincente i brutti mezzi che questi usa nel loro attacco all’antroposofia e al suo creatore. Tutti gli avversari rappresentano l’oggetto della loro contraddizione insufficientemente. Quello che rappresentano come «antroposofia» sulla base di uno studio superficiale di parti dei lavori della scienza dello spirito o perfino dopo uno sguardo superficiale ai testi degli avversari, è nella maggior parte dei casi nient’altro che una caricatura dell’antroposofia. Questo fantasma auto-creato lo rendono popolare, questo combattono. Nella costruzione di questo schema un ruolo lo giocano tutti i metodi più bassi del giornalismo: citazione falsa o distorta, riproduzione scioccante di fatti estrapolati dal contesto, influenzamento suggestivo del lettore per mezzo della forma e dell’allestimento dei testi, menzogna, diffamazione, falsificazione, attribuzione di assurdità ecc. Questi fenomeni che continuamente ritornano si possono ordinare in categorie che sono tipiche per i singoli gruppi di avversari.
La debolezza interna e la vuotezza dell’opera letteraria complessiva degli avversari si rivela in una contraddizione quadruplice che si può mettere sotto rigorosa prova. 1. gli scritti singoli si contraddicono in se stessi, 2. si contraddicono fra loro, 3. si contraddicono i singoli gruppi di avversari, e 4. la contraddizione unitariamente concepita dell’opposizione complessiva è insostenibile di fronte all’antroposofia adeguatamente concepita. Essa la scioglie in sé. Si può fattualmente provare che l’opposizione attraverso auto-testimonianza in questa contraddizione quadruplice si auto-annichila spiritualmente. Ma non soltanto nella difesa dall’attacco avversario può operare il metodo, bensì anche nel modo in cui il movimento antroposofico reca l’illuminazione sull’opposizione perfida ai contemporanei. Il contemporaneo che rinuncia a ogni riconoscimento di verità sta sempre più scettico e indifferente di fronte al contenuto delle apparizioni letterarie. Anche i contenuti dei testi polemici cominciano a lasciargli freddo. Ma ancora è esteticamente eccitabile. Gli scritti di difesa per il movimento antroposofico dovrebbero perciò essere plasmati da artisti, dovrebbero essere opere d’arte che operano per mezzo della loro forma sulla volontà e per mezzo di immaginazione sul sentimento. Soltanto su questo cammino può essere acceso l’interesse per il contenuto di tali scritti. Oggi si tratta di non operare unilateralmente sull’uomo-testa, bensì direttamente sull’uomo intero.
Per la creazione di armi letterarie di difesa così costituite deve perciò essere chiamata in causa una società che possiede un bene così indicibilmente prezioso da difendere come l’antroposofia; deve farlo tanto più energicamente in quanto ha trascurato i suoi doveri in questo riguardo per anni. Un interesse vitale lega oggi la Società Antroposofica a una lotta di difesa organizzata. Ogni antroposofista a cui importa della sua concezione del mondo è chiamato a partecipare a questa lotta di difesa. In essa si separano gli intiepiditi e i deboli da quelli che sono di vera buona volontà. Assemblea rimandata alle 12. Prosecuzione ore 14.
Martedì, 27 febbraio, pomeriggio. Apertura della seduta a opera del Presidente, Signor Emil Leinhas, alle 14. Alcuni oratori si propongono per questioni di procedura. Poiché però si riferiscono ad argomenti che dovranno essere discussi successivamente, vengono interrotti dal Presidente. Signor Dott. Karl Heyer, Stoccarda: Relazione sul «Bund für freies Geistesleben» Il «Bund für freies Geistesleben», di cui qui si parlerà dal punto di vista della Società Antroposofica, ha la sua ragione d’essere nel fatto che oggi esistono numerose persone che sì non vogliono inizialmente avere a che fare con la Società Antroposofica, ma sentono un vivo bisogno di quello che è scaturito come effetto dell’antroposofia nei più diversi ambiti della vita. A questi dovrebbe rivolgersi consapevolmente il Bund. In questo modo si potrebbero creare, ad esempio, circoli di studio per ambiti particolari (come la Fisica, l’economia nazionale, la Pedagogia, la Teologia ecc.). Così potrebbe formarsi un gruppo di persone che costituisse una sorta di strato intermedio tra la Società Antroposofica e il «mondo esteriore». Uno strato intermedio così necessario proprio nell’interesse della Società Antroposofica manca oggi. Esso potrebbe discutere di antroposofia in modo consapevole e sviluppare anche un giudizio sano e consapevole dell’opposizione all’antroposofia. Soprattutto importa che chiunque possa agire così verso il mondo esteriore abbia anche la volontà di farlo. È anche, stando all’esperienza, nel nostro interesse per una discussione pubblica consapevole sull’antroposofia, che nuove associazioni non antroposofiche facciano tenere conferenze sull’antroposofia da parte di antroposofi, cosa che i nostri amici potranno fare in buona misura. L’Oratore sarà messo a disposizione dal Bund secondo le possibilità. Un’altra cosa: il popolo tedesco è in pericolo di allontanarsi sempre più dai fondamenti della propria essenza. Indicare questa essenza, così come l’hanno compresa spiriti come Fichte, così come l’hanno intesa i Goetheanisti, sarebbe uno dei compiti più nobili di un Bund per la libera vita dello spirito, che in tal modo farebbe anche opera preparatoria per l’antroposofia radicata nella vita spirituale tedesca. Il Bund può diventare fonte di un sano giudizio su tutte le questioni della vita socio-culturale contemporanea. Questo tipo di giudizio manca terribilmente al presente. Deve e può essere ottenuto dall’antroposofia. Mentre il Bund — ad esempio nel campo della psicologia dei popoli — agisce in questa direzione, diventa al tempo stesso testimone della fecondità della conoscenza antroposofica del mondo. Se il Bund si impegna per una liberazione della vita dello spirito dallo Stato e dall’economia, in particolare per scuole libere, si mette nuovamente al servizio sia di una necessità generale del tempo sia del movimento antroposofico, che senza una libera vita dello spirito non può giungere al suo pieno effetto sociale. Per tutti questi e molti altri compiti il Bund ha bisogno della collaborazione di personalità attive. Esso stesso non può essere altro che la totalità di coloro che vogliono collaborare attivamente in questo modo o in modo simile, con gruppi locali che esistono solo sulla carta e a cui si uniscono membri della Società Antroposofica, che non fanno poi altro che quello che hanno già fatto come Sezione, non serve al Bund. Chi però vuol collaborare nel modo indicato, lo prego di mettersi in contatto con noi indicando l’ambito di lavoro. Se riusciremo a fare del Bund un organismo vivo e crescente, allora attraverso di esso l’organismo di fiducia che vogliamo fondare all’interno della Società Antroposofica continuerà, per così dire, oltre i confini della Società stessa nel mondo esteriore, e potremo anche da questo lato superare l’isolamento in cui oggi si trova la nostra Società rispetto al mondo. Per la discussione seguente il tempo di parola è limitato a dieci minuti. Il Presidente, Signor Leinhas, prega ora di passare al positivo. Una discussione sulle questioni procedurali viene interrotta. Il Signor Dott. Rudolf Toepel, Komotau, presenta la mozione di eleggere un nuovo consiglio direttivo.
Il Signor Dott. Rudolf Steiner: Questa assemblea si è riunita qui per decidere del destino della Società. E sarebbe veramente necessario che i singoli partecipanti prendessero consapevolezza dell’importanza del momento. La Società Antroposofica non è certamente un club per il gioco del bowling. Non si può quindi assolutamente nella Società Antroposofica, prima che si sia discusso approfonditamente delle circostanze come sono attualmente, presentarsi con la pretesa che ora si debba eleggere un consiglio direttivo.
Questo si potrebbe fare in un club per il gioco del bowling, ma non nella Società Antroposofica, dove soprattutto la continuità è necessaria. Si tratta solo che questa assemblea sia portata a conclusione da coloro che erano le personalità guida a Stoccarda. Come se ne possa discutere, in particolare in questo momento, mi è incomprensibile. Entreremo in un caos assoluto se mozioni come quella del Signor Dott. Toepel vengono presentate in un simile momento. Si possono presentare simili mozioni solo se si ha l’intenzione di far saltare in aria l’intera assemblea. La mozione del Dott. Toepel è stata respinta. Il Signor Erwin Horstmann, Breslavia, vuol fare proposte positive. Il movimento antroposofico giovanile libero di Breslavia ha realizzato qualcosa secondo il principio che, dove dieci possono vivere, anche l’undicesimo può essere mantenuto. Propone che coloro che vogliono dedicarsi completamente mettano a disposizione del movimento il 5% del loro reddito e desidera un impegno sottoscritto. Il Conte Ludwig Polzer-Hoditz, Vienna: Quando si sente dire che il destino della Società è in questione e che il Goetheanum come faccenda dell’umanità è in gioco, deve nascere inquietudine, ed è comprensibile se non si riesce a tenere il passo con i tempi. Dobbiamo trovare qualcosa che permetta una consolidazione. Riferisce poi come l’Austria abbia reagito a questa situazione. Si disse che doveva accadere qualcosa, il consiglio direttivo aveva fallito, quindi doveva crearsi una nuova direzione.
Si era deciso di formare un circolo di fiducia dove le persone potessero riunirsi, e precisamente in incontri regolari. Allora emergeranno personalità. I circoli vicini potranno allora già intendersi. Simile a Vienna, dove le due Sezioni avevano stabilito una connessione. Il Signor Martin Münch, Berlino: La Società Antroposofica non ha statuti, bensì lo schema dei principi. Dovremmo fondare una Società Antroposofica che si impegni su questi principi. Per questo sono necessarie personalità di fiducia che siano riconosciute. A Berlino c’era un circolo di fiducia che ha funzionato, cioè il movimento giovanile. Qui c’è un insegnamento esemplare, perché la direzione non ha nominato e confermato personalità di fiducia. Nell’ammissione di membri non si deve restare a un semplice registro. I corsi introduttivi non devono essere compito delle Sezioni, abbiamo bisogno di gruppi di aiutanti per l’accoglienza dei nuovi entrati. Il consiglio centrale deve conoscere coloro che tengono le introduzioni. Si tratta di una prova di carico per le persone a Stoccarda. Se a Stoccarda non fosse accaduto nulla, neppure si sarebbero commessi errori. Rimanda al fatto che i sottoscrittori del manifesto sono lì, non si deve lasciar cadere nulla, ma si devono proseguire gli affari. Nel comitato dei Nove si può vedere qualcosa che può permanere. Il Signor Dott. Robert Wolfgang Wallach, Stoccarda, dice di vedere qualcosa di essenziale in ciò che ha detto Lehrs. La questione più importante è stabilire il giusto rapporto tra anziani e giovani.
Finora ciò non è riuscito nel senso giusto, perché quello che gli anziani hanno voluto dare ai giovani non era quello che i giovani cercano. I giovani non cercano un insegnamento di carattere dottrinale, cercano piuttosto un insegnamento che scaturisce da quello che gli anziani si sono faticosamente creato. Il Signor Walter Hartwig, Lörrach-Stetten: È sufficiente così la critica. Si deve venire a proposte pratiche. Il Comitato dovrebbe fungere provvisoriamente da consiglio direttivo. Potrebbe poi essere completato con personalità come Lehrs e Büchenbacher. In tre giorni non si può scoprire chi dovrebbe avere la direzione. Il Dott. Steiner ha il diritto di criticare duramente, perché potrebbe fare meglio lui stesso. Si dovrebbe tentare con le personalità del Comitato, perché hanno provato di avere una buona volontà. Ogni responsabile di gruppo sa esattamente quanto sia difficile acquisire fiducia. Il Signor Eugen Storck, Esslingen: Non si deve pensare solo al proletariato, ma insieme a esso. Abbiamo bisogno di un’organizzazione di fiducia con persone di tutti i ceti sociali. Devono essere non solo persone che pensano, ma anche persone che sentono. Il Signor Dott. Friedrich Rittelmeyer, Stoccarda, ha ripreso il discorso dal «Sistema di Stoccarda» e l'ha caratterizzato dalla sua stessa precedente esperienza. Lo si prega di ricordarsi delle sue stesse parole se nel movimento religioso cadesse negli stessi errori: il sapere tutto meglio, l’opinione che bisogna fare tutto da Stoccarda, mentre poi non si riesce a venirne fuori, l’estraneità al mondo nell’isolamento, l’inclinazione all’intellettualismo senza il necessario calore umano, la direzione insufficiente dei collaboratori a Stoccarda stessa.
Si era dovuti ricorrere alle più grandi preoccupazioni per come andrebbe quando il Dott. Steiner non fosse più fisicamente tra noi. Se la Società si dà una nuova direzione, questa direzione deve anche avere una nuova volontà, deve sentirsi responsabile che la migliore vita della totalità sia guidata dappertutto, che tutte le forze vive nella Società siano portate al funzionamento il più possibile attraverso aiuto, incoraggiamento e sostegno, che siano emanate parole d’ordine forti per il lavoro comune e l’orientamento da Stoccarda. Attraverso un’organizzazione di fiducia di circa dodici importanti antroposofi, che soprattutto facciano confluire di nuovo la vita da fuori, la direzione deve essere mantenuta elastica. Come i compiti più importanti del prossimo futuro emergono: deve essere afferrata di nuovo più fortemente il compito principale antroposofico, dall’intellettualismo alla Sophia, dallo specialismo all’Anthropos deve tornarsi. Si deve sforzarsi per una comunità piena di vita che scaturisca dalla spiritualità antroposofica. Il tesoro dello spirito dell’antroposofia deve essere trasmesso molto più a tutti i lati e non solo coltivato nel ristretto circolo, per che dall’esperienza vengono fatte alcune proposte. La difesa dell’antroposofia e del suo leader deve essere condotta molto più generosamente.
Si deve sforzarsi particolarmente di creare una comunione convinta inorganizzata di tutti gli uomini onesti che non vogliono distruggere l’antroposofia, ma l’hanno presa sul serio e sottoposta a prova. Lo strato intermedio di coloro che stanno tra gli antroposofi e gli oppositori dell’antroposofia deve essere allargato. Infine tutto il lavoro deve essere orientato verso la gioventù, allora gli anziani ricominciano ad aver speranza e i nemici devono soffrirne. Il Signor Bernhard Behrens, Amburgo, parla della necessità di formare comunità salde nella gioventù. Il Signor Dipl.-Ing. Ulrich Hallbauer, Amburgo: Un’organizzazione di fiducia deve fondarsi su libertà e fiducia. Nelle singole città e gruppi di lavoro, singole personalità dovrebbero cercarsi il loro ambito d’azione in modo libero. Quanto più versatile, tanto meglio. Il lavoro esoterico potrebbe essere compiuto solo dalle Sezioni. Gli altri ambiti, in particolare quello specialistico-scientifico, stanno al di fuori delle Sezioni. In piccoli gruppi potrebbe svilupparsi un’iniziativa autonoma. Anche l’euritmia potrebbe inserirsi così. I singoli gruppi potrebbero unirsi nella comunità delle personalità di fiducia. Da ciò emergono circoli più ampi, la cui unificazione potrebbe formare il consiglio direttivo. Inoltre i singoli gruppi dovrebbero avere una connessione diretta con la sede centrale. Il Signor Johannes Pingel, Amburgo, viene interrotto dopo poche frasi. Il Signor Emil Leinhas, Stoccarda, come Presidente dà una sintesi conclusiva. Fine ore 17.
Martedì, 27 febbraio 1923, sera. Conferenza del Signor Dott. Rudolf Steiner su «Le condizioni della formazione di comunità in una Società Antroposofica» [con la proposta: di formare due società. Vedi GA 257] Il Signor Emil Leinhas, Stoccarda: Avevamo deciso di suggerirvi di adattare la discussione a quello che è emerso dalla conferenza del Dott. Steiner.
Il Signor Ernst Uehli, Stoccarda: Non come membro del consiglio centrale mi permetto, in questo momento, dopo che il Signor Dott. Steiner ha parlato, di prendere la parola. Vi prego sinceramente, prego soprattutto il Dott. Steiner, di essere convinto che sto di fronte a voi con sincera intenzione e che sinceramento voglio cercare il cammino verso quello che è necessario per il futuro. Non solo da sincera intenzione, ma da sincero amore che ho finora portato nel cuore verso il Dott. Steiner e verso la Società Antroposofica, per quanto potevo. Mi era stato affidato il compito di parlare oggi o domani, per ragioni obiettive voglio dirlo, dell’arte dell’euritmia, e nel corso della conferenza volevo quindi passare a ciò che è necessario per lo sviluppo della Società, perché mi dicevo che nell’arte dell’euritmia c’è qualcosa che ha sempre agito positivamente nel senso antroposofico, e da un tale campo avrei potuto trovare meglio il cammino per quello che doveva essere detto per lo sviluppo della Società. Nel corso di questa relazione volevo tornare alle parole che stamattina il Signor Lehrs ha pronunciato; perché mi hanno toccato il cuore e mi hanno profondamente commosso, volevo tornare alle parole del Signor Lehrs. Appartengo sì agli anziani che stanno nella Società da due decenni. Ma che io abbia un cuore giovane, dovete credermi. Sento profondamente quello che è stato portato dentro dalla gioventù, e posso comprenderlo, e voglio gettare via quello che mi si è imposto come estraneo alla mia essenza. Vi prego, accettatelo.
Credete che è sincera intenzione da parte mia. Poi voglio menzionare l’altro che intendevo dire stamattina. Se mi è concesso che i giovani amici lo comprendano e l'accolgano, allora sarò disposto in ogni modo, così come è stato vissuto in me, così come credo di poterlo realizzare in futuro, a collaborare nel vero senso antroposofico, così come il Dott. Steiner l’ha presentato in modo così penetrante e intenso. Voglio fare di ciò in futuro il mio serio e autentico compito di vita, e in questo senso voglio anche poter collaborare con la gioventù. Ma non solo questo voglio poter considerare come mio compito. Anche dove ci sono i vecchi antroposofi della Società, voglio poter collaborare. Voglio crescere più di quanto è stato finora possibile, nella famiglia antroposofica, voglio fare di tutto ciò che possiamo far vivere da sincera volontà antroposofica, per quanto siamo capaci sotto la guida del Dott. Steiner, i miei doveri e i miei compiti sacri. Credete che è sincera e la mia più sacra intenzione cercare ciò. Non voglio fare molte parole. Voglio solo dire che in questo senso voglio cercare il mio compito in futuro per lo sviluppo della Società Antroposofica. Credo allora, cari amici, se riusciamo a dare la mano nella mano dei giovani e d’altro canto in ciò che prima c’era già come Società Antroposofica, e se vogliamo proseguire mano nella mano e cuore nel cuore e vogliamo credere in futuro nella Società Antroposofica, allora spero che anche quello che dal 1919 è stato fondato come le più diverse istituzioni, possa essere portato avanti da tutti.
Sono fermamente convinto che allora potremo far progredire le istituzioni verso quello che è necessario per esse. Se stringete la mano e la sincera preghiera che posso solo balbettare, troveremo comunque il cammino. Questo volevo dire dal profondo del cuore. Dott. Unger: Mi sento obbligato a parlare da un tono un po’ diverso e da fondamenti diversi da quello che il Signor Uehli ha appena parlato dal suo cuore, perché per me in questo momento si tratta di rendere conto di quello che è accaduto dal momento in cui qui a Stoccarda si è cominciato con le fondazioni che hanno portato alle difficoltà. Sappiamo che queste possono portare al declino della Società Antroposofica. Cosa significa questo, quando guardiamo indietro agli avvenimenti? Mi permettete di descrivere in merito varie cose che finora in questi negoziati non sono ancora emerse. Si tratta che ci diventiamo chiari sulla misura in cui proprio queste fondazioni stanno come realtà tra noi, sulla misura in cui siamo in grado di renderci responsabili che esse esistano. Vorrei partire dal fatto che in tempi più remoti, negli anni che vanno fino al 1918, abbiamo avuto una Società Antroposofica che portava in sé l’aspirazione di coltivare l’antroposofia come tale. Da un lato abbiamo a che fare con ampi circoli che si spingono verso la Società Antroposofica per conoscere l’antroposofia; ma abbiamo in questa Società anche a che fare con qualcosa che ha una storia. Non dobbiamo e non possiamo ignorarla.
E quando consideriamo che noi, considerando tutte queste fondazioni, abbiamo inviato il manifesto, che volevamo riferire in questi negoziati da diversi punti di vista sui fatti, allora incontriamo una mancanza di comprensione per questa realtà. Se da Stoccarda sono emanate fondazioni che nel loro carattere volevano servire anche il movimento antroposofico, che però richiedevano l’aiuto antroposofico, la consulenza del Dott. Steiner, il carico del Dott. Steiner, allora spetta a noi il compito di suscitare l’interesse per queste fondazioni in tutti coloro che sono dentro la Società Antroposofica. Si può dire che la Società Antroposofica si è lasciata sfuggire queste fondazioni… ma portare ai popoli l’interesse per queste cose, questo forse non abbiamo compreso come direzione della Società Antroposofica. Consideriamo quello che da questo movimento è scaturito in singole concrete fondazioni; prendiamo ciò che ha a che fare con il movimento economico: la Società non era più dopo quella che era prima. Il mondo esteriore ha guardato cosa era stato fatto; si è così formata opposizione, precisamente in connessione con queste fondazioni nel senso più acuto. Perciò dovemmo guardare alle fondazioni e esaminare cosa non andava. In ordine è la Waldorfschule, in una certa misura in ordine è il «Giorno che viene»; non in ordine sono le fondazioni dei movimenti scientifici. Gli istituti scientifici che sono stati creati dai mezzi del «Giorno che viene», non sono in ordine, perché dalla maniera della loro rappresentazione si è formata opposizione.
Non è stato compreso di mantenere vivo così lo spirito antroposofico nelle fondazioni che potesse essere loro richiesto dalla Società Antroposofica. Questa richiesta fu però presentata, e si tratta di sapere se la Società Antroposofica ora vuole continuare a vivere senza di esse o se è d’accordo che queste istituzioni vivano in mezzo a lei e sussistano legittimamente. Ciò che ha portato a questa crisi è che in un vasto circolo di collaboratori di queste istituzioni ci siamo trovati di fronte alla domanda: Saremo capaci di renderle così sane che la Società Antroposofica sia in grado di portarle; saremo capaci di suscitare un tale interesse per esse come è necessario? Il Comitato dei Nove che si è formato, rappresenta in certo senso anche quello che è presente in tali fondazioni, ciò che è rappresentabile nella sua idea, nel suo sviluppo. Le battaglie che abbiamo combattuto consistevano nel fatto che la direzione della Società Antroposofica vuole ora anche sentirsi responsabile perché precisamente dallo spirito antroposofico sia compiuto qualcosa che sia rappresentabile di fronte al mondo esteriore. I nemici non devono aver ragione. È questo di cui si tratta. Le istituzioni in sé sole non sono nulla; solo attraverso le persone che vi lavorano hanno significato, e alle persone vogliono rivolgersi, perché aiutino a sostenerle. Per questo è necessario che vi sia una reale unione di coloro che qui lavorano in una formazione di comunità. Allora, quando i nuovi uomini sono venuti qui per assumere le cose, con questo si è assunta l’obbligazione di portarle avanti.
Prendiamo la questione dell’editore. È stato fondato perché si aveva bisogno di qualcosa di nuovo. C’era già un editore che era sano, che come tale era cresciuto dalle cose naturalmente divenute della Società Antroposofica, cioè l’Editore Filosofico-Antroposofico. L’editore del «Giorno che viene» però è stato fondato, e prima si dovette dargli un contenuto. Far nascere per questo interesse è un compito. Così va anche con le altre cose. Abbiamo un Istituto Clinico-terapeutico. Deve presentarsi così che sussista legittimamente nei suoi stessi circoli. E ora, se vogliamo essere una Società Antroposofica unitaria, dobbiamo essere capaci di mettere in ordine queste imprese. Se avete il coraggio di darci fiducia in questa direzione, speriamo di essere capaci di compiere i primi passi per mantenere vivo il flusso vitale che ci deve unire con la Società. Raggiungere questo scopo sarà il compito del giorno di domani. Sarà compito del Comitato dichiarare domani cosa intende intraprendere. Dott. Kolisko: Vorrei presentarvi ancora una volta tutta la serietà della situazione. Questo non è accaduto sufficientemente per il vecchio consiglio centrale, per quello che il Dott. Unger e il Signor Uehli hanno detto. Il Signor Dott. Steiner vi ha presentato la possibilità di una separazione della Società. Mi sembra che dovremmo renderci ben chiari su cosa significa questa separazione. Abbiamo due gruppi nella Società. Gli uni che aderiscono alle istituzioni, gli altri che non lo fanno. Quest’ultimi sono i vecchi membri così come quelli della generazione più giovane che sono ora venuti a unirsi.
Prima si conduceva lavoro antroposofico nei più diversi circoli. Questi membri non si sentivano responsabili per le istituzioni, così come nemmeno i giovani che ora sono venuti per nostalgia dell’antroposofia. Stiamo di fronte alla tragica situazione che non siamo riusciti a portare questi gruppi di membri alla convinzione che l’intera Società Antroposofica deve interessarsi di queste istituzioni, deve portarle insieme. Questa era la colpa del vecchio consiglio centrale, che non ha assolto il compito di formare l’intera Società in un’unità che porti le istituzioni. Le nostre relazioni dovevano servire lo scopo di suscitare in voi un vero interesse per le istituzioni. Purtroppo non siamo riusciti a raggiungere questo attraverso queste relazioni: erano imperfette. Dovremmo con una tale divisione della Società seppellire tutte le speranze che avevamo! Rendete ben chiare le conseguenze! La nuova libera Società non si preoccuperebbe di queste istituzioni. È l’ultimo momento in cui possiamo ancora arrivare a una comprensione, e credo che sia mio compito parlare da questo punto di vista, poiché ho messo tutta la mia forza a disposizione di queste istituzioni, da quando operò nel movimento. Era colpa del vecchio consiglio che non sia riuscito a guadagnare tutti i membri per le istituzioni. Ora si può ancora fare un ultimo tentativo per prevenire che la Società debba dividersi. Vi prego dunque di essere consapevoli che questa divisione significa la distruzione di tutte queste speranze.
Dott. Steiner: Ho solo una preghiera: avete visto da quello che è stato discusso che domani abbiamo ogni ragione di parlare di quelle cose che portano a una sorta di consolidazione della Società in una forma o nell’altra. Non vedo la necessità che si parli di cose che sono in ordine, ad esempio la relazione sull’Euritmia.[*] Deve [*] Questa osservazione si riferisce all’affermazione di Uehli la sera precedente (cfr. pag. 419) che aveva voluto tenere una relazione sull’euritmia.
iniziarsi dal fatto che il precedente consiglio centrale esponga la sua posizione in breve modo, in modo che si possa arrivare a qualcosa di positivo. Non vedo che sia necessario parlare di cose che sono in ordine! Perché si vuol riempire il tempo con questo e non infine affrontare quelle cose che devono essere messe in ordine? Voglio sottolineare questa necessità con la prospettiva che vi prego di riflettere questa notte o domani e di occuparvi prima di tutto di quello che è necessario, trasformarlo — o crearlo di nuovo. Mercoledì, 28 febbraio, mattina. Il Signor Emil Leinhas apre la seduta alle 9. Discorso del Dott. Rudolf Steiner
Cari amici! Dopo lo sviluppo della nostra assemblea nei primi due giorni, ieri mi sono trovato nella necessità di dare alcune direttive — come ho già detto: dalla mia preoccupazione per il proseguimento dei negoziati. Perché oggi dobbiamo arrivare a un risultato positivo, e le cose non devono andare così che i nostri cari amici che sono venuti a questa assemblea dei delegati, stasera si allontanino nello stesso modo come sono arrivati domenica. Dobbiamo arrivare a un risultato positivo. Ho cercato di dire quello che ho detto partendo dalla realtà di ciò che è emerso dai negoziati. Dobbiamo sempre prendere le cose come si presentano nella realtà, e la nostra realtà attuale è quello che si è manifestato e generato attraverso i negoziati nei due giorni. Non si poteva venire a questa assemblea con un programma già confezionato, perché altrimenti non avremmo avuto bisogno di riunirci. Altrimenti avrebbe dovuto essere elaborato un programma e inviato a ciascuno, e la cosa sarebbe stata conclusa. Si tratta del fatto che questi negoziati siano presi sul serio e che in questa assemblea ogni membro possa esprimersi attraverso i delegati. Ora è emerso che chiaramente — del tutto a parte da piccoli gruppi — due gruppi principali nell’appartenenza si sono manifestati e che è completamente disperato che questi gruppi principali si accordino su un programma assolutamente comune. Voglio cominciare da un punto completamente diverso, voglio mostrare come le cose si presentano davvero. Ieri, all’inizio della mia conferenza, ho detto: Nei due decenni della vita della Società Antroposofica è stata vissuta comunque qualcosa. La Società Antroposofica non è qualcosa che si possa fondare di nuovo, di cui si possa parlare come si parlava 15, 20 anni fa.
Ma così deve parlare colui che è entrato da poco. Questo può essere straordinariamente buono, ma è parlato da un diverso punto di vista. Questa vita della Società Antroposofica io dovevo viverla dal mio punto di vista. E per questa mia esperienza, le sfumature che si sono manifestate in questi due giorni negli ultimi anni erano presenti in modo molto acuto. Come erano presenti? Vedete, cari amici: quando venivo a Stoccarda, qui incontravo le personalità guida della Società Antroposofica. Così si erano in realtà verificate le relazioni veramente vissute. Quando venivo, venivo da certi presupposti, c’era da eseguire intenzioni, da realizzare propositi. Quando qui a Stoccarda parlavo con qualcuno che per molti anni era implicato nella sua attività, avevo bisogno, per così dire, solo di premere un bottone, in pochi minuti era risolta la questione di cui avevo parlato. Mi capivano, conoscevano le esigenze della Società Antroposofica. Per esempio: un insegnante della Waldorfschule è radicato a lungo nella sua materia, perché già prima di essere un insegnante della Waldorfschule, dal punto di vista antroposofico era radicato nella pedagogia. L’errore non era in questo — come la maggior parte suppone — che cioè io non fossi compreso a Stoccarda. Ero compreso — solo non veniva eseguito quello che era stato compreso. Ma quello è quello di cui si ha bisogno. Naturalmente per me non c’è tempo di esporre tutto questo in dettaglio. Perché per questo non c’è tempo, l'esporrò ancora nella mia odierna conferenza. Così le cose stanno su un lato: qui a Stoccarda si è immediatamente compresi dalle persone veramente ben informate, rinforzate dall’esperienza. Tutto procede riguardo alla comprensione come su una corda.
Questi sono i vecchi bravi membri che hanno portato l’antroposofia a una genialità di sentimento. In questa direzione tutto è in ordine. E io ho dovuto solo impegnarmi perché il Comitato, che io stesso ho trovato con molta difficoltà dopo settimane di lunghi negoziati, ci dica come vuol trovare il ponte dalla facile comprensione alla volontà! Perciò il mio appello a questo Comitato che finalmente ci dica cosa vuol fare davvero. In che modo l’essenziale è stato frainteso, mi è apparso come assolutamente grottesco, quando da ignoranza completa della situazione fu presentata una mozione che si dovesse ora, in mezzo a tutto l’irrisolto, procedere a eleggere un nuovo consiglio centrale. Come questo sia impossibile, diventerà comprensibile quando caratterizzo l’altro partito. Vedete, il seguente è completamente naturale: quando negozia con qualcuno, siano gruppi, siano singoli che vengono in nome di gruppi: allora inizialmente non si capisce nulla di quello che dico. È completamente naturale — non si capisce nulla, assolutamente nulla! Ma c’è una grandissima attività, una volontà infinitamente buona. Tutto quello che non è stato compreso, viene subito fatto! I discorsi che vengono tenuti da coloro che vengono da fuori, sono nel senso più autentico pervasi dalla più nobile volontà antroposofica. Ma bisogna crescere dentro l’antica storia, bisogna familiarizzare con tutti i dettagli! E questi due gruppi, per quanto dicono tra loro: Abbiamo la migliore volontà di crescere insieme — non si uniranno, parlano sempre uno accanto all’altro. Non crediate che con questo intenda solo il gruppo giovanile. Ci sono molto vecchi membri della Società Antroposofica che sono nella stessa situazione. Tutto viene subito fatto
di quello che dico — ma viene fatto quello che non è stato compreso. Ora si tratta del fatto che siamo di fronte alla necessità, veramente colma di profonda preoccupazione, di condurre comunque la Società in assoluta solidarietà e solidità interiore. Questo si può fare solo se si trova una tale forma per essa che entrambi i raggruppamenti arrivino al loro diritto; se cioè secondo il disegno dei nostri principi[*] la vecchia Società Antroposofica continui a sussistere, e precisamente in modo che sia diretta[*] Vedi l’annotazione a pag. 571.
inizialmente dal Comitato dei Nove, che non è stato creato come semplice espediente, che è anche nato dalle circostanze storiche. Così ciò che è divenuto storico deve proseguire storicamente. E gli altri formeranno — indifferentemente se vecchi o giovani, novantacinque o quindici anni, se alunni della Waldorfschule o senior — un’associazione libera — rimangono comunque membri della Società Antroposofica — in modo che abbiano allora secondo i legami karmici di questo o quel membro un legame interiore esoterico. Già da questa libera associazione emergerà qualcosa di determinato. Il gruppo che rappresenta la storia, dalla sua ricchezza di esperienze, avrà da indicare cosa vuol fare ancora esso e ogni singolo. Ma quelli che formano la libera associazione formeranno inizialmente questa associazione libera dicendosi: Siamo veri, autentici antroposofi — spesso sono i più giovani — e cercheremo ora ulteriormente una forma per il nostro operare. Non hanno bisogno oggi stesso di venire a elezioni o simili, cercheranno di portare la loro libera associazione a tal punto che possiamo allora creare il legame vincolante tra entrambe. Dopo che ieri sera i nostri negoziati erano conclusi, mi è stato chiesto a mezzanotte di venire ancora a un’assemblea in Landhausstraße 70. Alla fine dell’assemblea fu obiettato: Comunque abbiamo visto che coloro che rappresentano la vecchia Società, che qui a Stoccarda ha le sue personalità guida, non possono relazionarsi nel modo giusto dal punto di vista antroposofico con le singole istituzioni, imprese. Quelli che non ne sono d’accordo, ancora meno! Allora queste imprese sarebbero totalmente messe sulla sabbia, sarebbero senza alcun seguito. — Dissi: Se questo accade, allora è raggiunto lo stato desiderato; perché l’astratta voglia di collaborare non è nulla. Emerge uno stato sano solo quando le imprese che qui a Stoccarda sono — non lo dico ironicamente — sono lasciate in pace con buoni consigli. Era l’errore fatto nelle relazioni, quello di aver sempre parlato delle imprese e non dei compiti della Società Antroposofica riguardo alle imprese.
Le imprese come tali sono in ordine o non in ordine. In ordine è l’impresa dell’euritmia, in ordine è la Waldorfschule, in ordine è il Giorno che viene. Non in ordine è l’Associazione per la libera vita dello spirito. Ma un’associazione per la libera vita dello spirito non si fonderà da questa assemblea; altrettanto poco — dovete ben intendere, cari amici — le due riviste potranno essere redatte da questa assemblea ora. Di cosa si tratta è che le imprese di Stoccarda devono essere lasciate in pace. Si può avere fiducia in loro, e non si tratta affatto che le personalità che in queste istituzioni lavorano debbano essere provate riguardo alla fiducia. Ogni giorno nella Waldorfschule ad esempio mostra che la Waldorfschule ha una direzione veramente eccellente. Siamo qui per discutere di quello che la Società Antroposofica deve diventare in futuro. Si tratta che procediamo in modo completamente positivo — vi prego di discutere il mio suggerimento — che tutti coloro che possono sentire: non sono storicamente legati a quello in cui si deve solo premere un bottone per la loro azione comune all’interno dell’intera questione dell’antroposofia — una forma che abbia in sé consistenza. Allora davvero non avrà bisogno di esserci nemmeno l’apprensione che può essere formulata così: Che cosa farà allora la vecchia società con le imprese, se i giovani non partecipano? L’associazione sciolta si interesserà davvero quando — scusate la parola orribile — sarà organizzata come vuole. Allora l’interesse si sveglierà. Io desidero che si trovi una forma entro che l’interesse reale possa esistere.
Ecco di che cosa si tratta, miei cari amici: non di una divisione in due gruppi, bensì di un ordinamento tale che coloro che sono familiari con le cose che devono esistere, possano continuare effettivamente a operare nella loro maniera, senza disturbare gli altri, bensì affinché entrambi i gruppi possano operare insieme in armonia. Non si deve volerli riunire. Non parleranno mai insieme, ma coopereranno magnificamente. Ognuno deve fare ciò che gli conviene e come è naturalmente disposto. Così in questo modo arriviamo effettivamente a trovare un modo in cui la società possa continuare. Vorrei ripetere ancora una volta un fatto grottesco. L’Associazione per la Tripartizione ha avuto tre capi successivamente. Il primo capo — come ho già brevemente raccontato — è rimasto fino a quando ho dichiarato: Non posso più partecipare a questo. Il secondo capo era una personalità che, quando agiva nel posto giusto, agiva straordinariamente bene; l’ha dimostrato in molti luoghi della sua attività all’interno della Società Antroposofica. Ero assente per un periodo più lungo e sono ritornato di nuovo qui. Si è tenuto un incontro con la direzione dell’Associazione per la Tripartizione. Mi sono informato su quello che era accaduto, e mi è stato raccontato: Abbiamo creato un archivio con diversi cartoncini; tutti gli articoli di giornale sono in questo e quel posto; poi abbiamo cartoncini più grandi di carta più spessa, dove sono tutti gli articoli ostili; e poi abbiamo altri cartoncini che sono più sottili e possono essere piegati insieme, dentro ci sono gli arrivi di posta e così via. Così che alla fine ho detto: Sì, ma miei cari amici, io non voglio sapere quello che avete nei vostri archivi. Non avete anche teste? Io non voglio avere a che fare con archivi, bensì con teste. — Le teste non mancavano, ma erano state escluse e mi è stato contrapposto un archivio.
Ridete di questo! In un certo senso non c’è nemmeno da ridere. In un certo senso questo è il sistema di Stoccarda, e coloro che vi si trovano dentro a volte non sono affatto d’accordo con quello che fanno. Non ho trovato oppositori più grandi del sistema di Stoccarda di coloro che l'attuano. È così. Sì, miei cari amici, ma se è così, allora si deve essere consapevoli che accanto a questo deve esserci una forma che possa esistere. Coloro che da un lato anelano sotto il loro dovere, devono necessariamente pensare in maniera completamente diversa dagli altri, che non hanno alcuna ragione di pensare così, bensì pensano secondo la loro consapevolezza: Deve essere così nella Società Antroposofica, se non ci si è seduti in Champignystraße 17 e in Landhausstraße 70! — Quelli nei diversi gruppi semplicemente non possono capirsi fra loro! Perciò quello che propongo non è una divisione della società, bensì è proprio il mezzo per unirsi. Su fondamento scientifico-spirituale ci si unisce differenziandosi, individualizzandosi, non centralizzandosi. Se voi tenete conto di quello che ho detto, se parlate da questo punto di vista, allora oggi arriviamo effettivamente alla fine. Coloro che pensano di realizzare una forma più originaria dei principi di una Società Antroposofica, di essere in un’associazione di gruppi più piccoli dove non sono oppressi, potranno realizzarsi pienamente in essa. E questo è l’importante per il momento. Spero davvero che in questo modo arriviamo al punto che ognuno sappia a quale gruppo appartiene. Allora può continuare, allora può formarsi l’associazione sciolta, può darsi un capo nel modo in cui vuole.
Allora può essere creato un elemento di collegamento — non fra le due società antroposofiche, bensì fra i fratelli, i due gruppi dell’unica Società Antroposofica. Ma su questo dobbiamo discutere, miei cari amici. Questo è quello che ho solo gettato come linea guida. A nome del Consiglio dei Nove, che ha sostituito il vecchio Consiglio Centrale, il Dott. Unger dà la seguente dichiarazione: 1. Dal vecchio Consiglio Centrale il signor Uehli si è ritirato definitivamente. 2. Gli altri due membri del Consiglio Centrale hanno cooptato i membri della Commissione e sono pronti a cooptare ulteriori personalità in un consiglio ampliato. 3. Queste personalità della Commissione sono pronte, come nuovo Consiglio, ad assumere la guida della Società Antroposofica. 4. I membri del nuovo Consiglio che risiedono a Stoccarda assumeranno l’amministrazione degli affari della Società. 5. Assumono in particolare la responsabilità insieme con le personalità guida delle istituzioni fondate a Stoccarda per la corretta incorporazione di queste fondazioni nella Società Antroposofica. Per la guida della Società, il nuovo Consiglio si pone le seguenti linee guida: 1. La direzione si sentirà responsabile perché la vita del movimento antroposofico complessivo sia condotta in tutti i rami della Società. A questo scopo devono appartenere resoconti di conferenze, ricerche e frutti del lavoro antroposofico. Un bollettino di informazione deve servire a questi compiti come organo della Società. 2. La direzione della Società si sentirà responsabile perché le forze creative individuali nella Società possano svolgersi e perché le personalità impegnate nel lavoro si sentano promosse dall’interesse che la Società prende nel loro lavoro. Per entrambi i compiti la direzione è affidata a personalità di fiducia nel senso della bozza dei principi di una Società Antroposofica.
Il Consiglio spera di trovare, in un corpo da costituirsi di personalità di fiducia, un sostegno per gli affari della Società e un aiuto nell’adempimento dei suoi compiti. Fra gli obiettivi di lavoro che la Società Antroposofica si pone secondo la bozza dei principi appartengono i seguenti compiti: Coltivazione della vita antroposofica universale — Sviluppo e coltivazione della comunità antroposofica — Mediazione dell’insegnamento antroposofico verso l’esterno — Introduzione e continuazione — Circoli di studio — Organizzazione della difesa dall’opposizione — Orientamento del lavoro verso il futuro. Signor Dott. Hans Büchenbacher, Stoccarda: Nel nostro gruppo si tratta assolutamente di qualcosa che deve ancora diventare, ed è perciò chiaro che all’inizio di questo divenire non possiamo presentare un programma. È completamente impossibile. Posso perciò solo descrivervi brevemente come questa intera impresa viene interiormente considerata da noi. Il punto di partenza è che quello che consideriamo come aspirazione allo sviluppo antroposofico non ha potuto realizzarsi nello stretto collegamento della Società Antroposofica, così che inizialmente eravamo nella situazione che non potessimo affatto capirci, e che fossimo lo stimolo per quello che ieri avrebbe potuto portare la Società in un caos. Nel momento in cui il Signor Dott. Steiner propose di dividere la Società in due Società, perché vi fossero due diverse direzioni di volontà, siamo stati sorpresi da questa conseguenza. Ma allora abbiamo riconosciuto che proprio attraverso questa articolazione potesse emergere nuovamente armonia nella Società. Così siamo molto grati al Signor Dott.
Steiner per averci aiutato a trovare una possibilità di continuare il nostro proprio sviluppo antroposofico e di non dover contribuire al fatto che emerga un tale caos, un’atomizzazione della Società Antroposofica. Perciò ora si tratta del fatto che dobbiamo tentare, in una certa indipendenza rispetto a quello che è la Società divenuta storicamente, di affermare le nostre proprie condizioni di sviluppo. Ma è naturale per noi — quando abbiamo ora la possibilità di crescere ulteriormente come antroposofi — che i frutti di questo sviluppo debbano andare a beneficio dell’intero movimento antroposofico. Che allora lo sviluppo del movimento antroposofico avrà in noi i suoi più forti promotori, e che siamo dalla prima convinti che abbiamo bisogno delle singole istituzioni, dell’editore, dell’istituto e così via, ma che appunto in una certa indipendenza, in una certa distanza, possiamo portare il nostro sviluppo a più bella realizzazione. Se membri più anziani della Società simpatizzano con noi, allora è per noi naturale che fra questi «giovani» possano appartenere anche coloro che hanno novantacinque anni, come ha detto il Dott. Steiner. È completamente possibile secondo questo punto di vista che una e la stessa persona sia attivamente in entrambi i rami dell’antroposofia, e ogni membro dei nostri amici più anziani può collaborare con noi. Vogliamo avere questo completamente libero, a seconda di come le persone si trovano insieme da impulsi umano-antroposofici. Per noi la questione con questo propriamente antroposofico è tale che questa differenza fra età e giovinezza, che ha reso difficile il dibattito in molti modi del tutto filisteo, non esiste. È così che io stesso sono più anziano di alcuni di coloro che non si sono intesi con la giovinezza.
Così che da questa parte può essere detto che riguardo al pericolo del ulteriore disgregazione, frammentazione presso di noi, la convinzione esiste che questo pericolo non sussista. Questo appartiene a un impulso fondamentale che non deve esservi alcuna differenza di età, di ceto o di professione, che queste cose sono per noi così intrecciate con l’Antroposofico che diventeremmo immediatamente falsi, se ci accadesse di fare una tale differenza in questa relazione. Dobbiamo vedere che introduciamo veridicità antroposofica. Possiamo tentare, lavorando da queste possibilità di sviluppo, di perseguire una certa connessione che porterà a un’organizzazione libera. Ma questo non è propriamente la prima preoccupazione come apparirà questa organizzazione, né nemmeno come si troverà questo elemento di collegamento con la vecchia Società. Queste sono cose — di questo sono completamente convinto — che emergeranno da sole, quando da un lato la Società Antroposofica può continuare a lavorare dalle sue condizioni di sviluppo, indisturbata da un’opposizione che non può aiutarla e neppure se stessa, e quando d’altro lato il gruppo giovanile può svilupparsi anche secondo la sua peculiarità. Allora questa connessione emergerà completamente da sola, perché dopotutto è così che abbiamo da entrambi i lati la consapevolezza: loro sono Antroposofi e noi siamo Antroposofi. Con questo il vincolo, di cui il Dott. Steiner stesso è rappresentante, esiste. Da questi punti di vista, che sono stati presentati dal Signor Dott. Steiner, dal Signor Dott. Unger e da me, la discussione potrebbe ora essere proseguita in modo veramente amichevole e oggettivo e avere un carattere completamente diverso da quello di ieri.
Sarebbe necessario che almeno restassimo ai buoni punti di partenza e mantenessimo quello che abbiamo iniziato come un cammino positivo indicatoci dal Signor Dott. Steiner. Signor Emil Leinhas, Stoccarda, parla della formazione di un’organizzazione di fiducia e mette in guardia dal lasciarla emergere in modo burocratico. Una vera organizzazione di fiducia deve formarsi attraverso relazioni viventi. Il minimo sia il diritto delle personalità di fiducia di proporre membri per l’accettazione nella Società. Oltre a questo, fra la direzione della Società e le personalità di fiducia devono emergere le relazioni più diverse. La direzione deve avere la possibilità di lavorare in diverse questioni con personalità completamente diverse come persone di fiducia. Le personalità di fiducia devono essere nominate dalla direzione, non scelte dai soci, ma devono essere sostenute dalla fiducia dei soci. Fondamentalmente la questione dell’organizzazione di fiducia è già stata disciplinata in modo completo dai «Principi». Sulla base di questi principi, anche il rapporto con il gruppo giovanile può essere ordinato in modo più soddisfacente. Quando ci si avvicina a una questione come la creazione di un’organizzazione di fiducia, si deve stare attenti a non cadere in un ottimismo. Dobbiamo tornare a quello che è stato dato al punto di partenza della Società Antroposofica alla sua fondazione come bozza dei principi. Lì troviamo contenuto con precisione come deve essere gestita un’organizzazione di fiducia. Si potrebbe pensare, ad esempio, che una persona di fiducia possa essere determinata dal fatto che un socio viene proposto da sette altri.
Le personalità di fiducia hanno da assumere una garanzia all’iscrizione di soci. Questo è quasi un minimo di quello che le personalità di fiducia dovrebbero fare; oltre a questo si tratta di sviluppare l’organizzazione delle personalità di fiducia. Ora penso che sia importante che non nominiamo ora personalità di fiducia in modo puramente teorico, bensì che un’organizzazione del genere si formi dal lavoro stesso. Il punto di partenza sarebbe che personalità di fiducia vengano proposte e che il Comitato Centrale riconosca queste personalità. Allora è posta una base per l’accettazione dell’appartenenza, e la relazione di fiducia deve iniziare a svilupparsi. Questo deve emergere dal lavoro che il Comitato Centrale e le personalità di fiducia così nominate svolgono. Non può trattarsi del fatto che il Comitato Centrale dica sì e amen a tutto, ma deve convincersi se stesso se può assumere la responsabilità. Naturalmente sette si trovano facilmente insieme, che non si conoscono affatto, e così portano personalità di fiducia che non lo sono affatto. Nella Società Antroposofica non possiamo lavorare solo dal basso verso l’alto, bensì dobbiamo lavorare anche dall’alto verso il basso. Questo non deve nemmeno essere dimenticato, altrimenti cadiamo in una sorta di democrazia o bolscevismo. Allora si tratta di un’interazione fiduciosa e vivente. Ma questo richiede entrambi i lati. Sia dalla direzione che dai soci deve dispiegarsi la buona volontà. Inoltre si tratta del fatto che il Signor Dott. Steiner deve essere sollevato dalle imprese, ma non nel senso che lo si metta fuori gioco.
Il Dott. Steiner ha spesso detto la stessa cosa per anni, e non è stato ascoltato. E infine oggi si arriva al fatto che si deve fare effettivamente quello che il Dott. Steiner ha detto anni fa. Potrei mostrarvi questo con esempi pratici. Se è ascoltato, allora se la cava con poco tempo, e noi abbiamo le mani piene da fare per attuarlo. Per i restanti vale che devono dirsi: Non dovremmo intrometterci nelle imprese. Che cosa credete che consigli ho ricevuto, soprattutto riguardo agli impegni? Ognuno dovrebbe dirsi: Non, che cosa dovrebbero fare gli altri, bensì che cosa devo fare io?! Il Signor Leinhas comunica che sono presenti circa 55 interventi e alcuni comunicati scritti. Signor Dott. Eugen Kolisko, Stoccarda: Dopo che si è rivelato che tale divisione non è una «scissione», bensì un’«articolazione», voglio dire che non voglio attenermi a quello che ho detto su questo. Signor Ernst Lehrs, Jena, sottolinea la necessità della collaborazione dei giovani con gli anziani. Conte Hermann Keyserling, Koberwitz presso Breslavia: La depressione che certamente gravava su tutti noi è stata sostituita da un sentimento di gioia quando il Signor Dott. Steiner ci ha aiutato in modo amichevole dalla difficoltà. L’oratore ringrazia il Consiglio dei Nove per l’altruismo con che ha intrapreso un lavoro così grande come la preparazione di questa riunione. L’oratore propone di non continuare la discussione, ma di votare il programma del Consiglio dei Nove. Signor Otto Goppel, Edenkoben, ritiene che la direzione non abbia spiegato sufficientemente chiaramente quello che vuole.
Perciò il tentativo di due giorni fa di disperdere l’assemblea, per quanto insensato fosse, era comunque ovvio. Ora, prima di votare, si deve prima discutere il programma. Ora segue un dibattito di procedura sulla questione se si debba votare o se si debba continuare a discutere. Signor Ernst Lehrs, Jena: Minacciamo di entrare in una direzione sbagliata. Siamo tutti insieme Antroposofi e ci distinguiamo solo per il modo in cui lo siamo diventati; non si tratta di se si debba votare o se si debba continuare a discutere, bensì vorrei fare il seguente suggerimento: Dopo che è stata data la direzione per l’ulteriore sviluppo, sarebbe necessario che un certo numero di persone si presentasse e si esprimesse così: Questo e questo, credo, è il giusto, e lo ritengo buono per questi e questi motivi. Signora Emma von Staudt, Monaco, sottolinea che non si dovrebbe trascurare l’enorme grado di autocritica e di auto-consapevolezza che è stata praticata dall’interno. Sarà difficile vivere due famiglie sotto lo stesso tetto. Perciò vorrebbe fare un suggerimento tattico per la convivenza. Se le tre diverse direzioni: arte, scienza e religione fossero rappresentate più senza compromettere la vera guida dei rami, allora questa convivenza sarebbe più facile. Signor E. A. Karl Stockmeyer, Stoccarda: Non si tratta del fatto che noi votiamo circa chi va con la vecchia e chi con la nuova Società, bensì di riconoscere che le cose sono diventate così e che nella Società Antroposofica possiamo continuare solo in modo che da un lato lavoriamo come è diventato dalla storia, d’altro canto lavoriamo come sembra giusto per coloro per che il Signor Dott.
Büchenbacher ha parlato. Si è parlato prima del fatto che singole parti della Società non si capiscono con altre parti. Mi sembra che non se ne possa parlare, ci si capisce bene. Ma si tratterebbe di esprimere con la massima forza e da quanti più lati possibile come ci si possa capire benissimo, come si possa stabilire un collegamento alle istituzioni e una comprensione per queste istituzioni fra i soci. Mi sembrerebbe molto necessario che non si esprimesse semplicemente attraverso il silenzio: Sì, ora è così, siamo d’accordo con questo, bensì che questo accordo fosse espresso mediante il discorso. Sarebbe necessario che si parlasse brevemente di come si intende l’intera questione, come si creda di poter lavorare all’interno di questa Società così separata. Sarebbe naturale dire qualcosa o l’altro al programma del Dott. Unger, ma mi sembra che non si tratti di discutere il programma, bensì di attuarlo. L’assemblea, interrogata dal presidente, approva il programma all’unanimità. Signor Louis Werbeck, Amburgo, sottolinea che ad Amburgo comunque è accaduto relativamente molto; parla di un «Sistema di Amburgo» che si basa sull’attivazione dell’uomo. Le personalità qui hanno acquisito antipatia insieme a simpatia, perché l’«attivazione dell’uomo» non è avvenuta. Ha comunque già trovato nel lavoro della Commissione diversi elementi che vanno in questa direzione. Quello che è in suo potere farà in modo che questa «attivazione dell’uomo» nella Commissione, che si amplierà ancora, diventi gradualmente determinante.
Signor Ernst Uehli, Stoccarda: Vorrei dire sulla situazione ora creata e divenuta comprensibile qualcosa che non ho potuto dire ieri, perché non vedevo le cose chiaramente. Come avete sentito, mi sono ritirato dal Consiglio Centrale perché non mi era possibile lavorare in modo fecondo. Ora la situazione è quella che entro naturalmente nell’organizzazione della Comunità Libera, perché sono dell’opinione che posso lavorare nel modo in cui è possibile, dall’amore per l’uomo. Se continuerò o no le altre cose, devo accordarmi con la Commissione, non appartiene qui, ad esempio «Associazione per la Vita dello Spirito Libero», giornale «Tre». Voglio poter lavorare come uomo libero. Signor August Everbeck, Brake: Ieri la Società minacciava di dissolversi in un caos — oggi le difficoltà non esistono più, dopo aver ascoltato il Dott. Steiner. (Vuole esporre come si presenta il lavoro di Stoccarda dalla periferia. — Viene una voce: Proposte positive! — L’oratore riassume poi i suoi interventi: L’unica cosa che si poteva mancanza fuori nei rami era il collegamento con Stoccarda.) Signor Dott. Josef Kalkhoff, Friburgo: Se avessimo assimilato «Il Pensiero Pratico» e «La Filosofia della Libertà», allora un grande medico non avrebbe dovuto dirci dov’è la mancanza. Chi crede di dover portare qualcosa nella discussione può mandarlo a Stoccarda sotto forma di una relazione, allora sarà già elaborato — o finirà nel cestino della carta. Quello che deve accadere non è così terribilmente nuovo, deve solo essere portato prima alla consapevolezza. Abbiamo un gruppo di lavoro medico. Si può anche continuare a lavorare nella Tripartizione, perché non è il lavoro che deve essere abolito, solo l’organizzazione. Non si deve gettare nel cestino della carta quello che viene da tale discussione. Non si deve impegnarsi in un programma, quello emergerebbe comunque. Signor Professor Hermann Craemer, Bonn: Si tratta di proposte pratiche per il futuro e di attuare in pratica quello che l’assemblea ha dato come suggerimenti e di chiarire a riguardo i primi passi, partendo dalla natura di tale assemblea. Ci sono oltre mille persone che devono intendersi, e questo è incredibilmente difficile. Abbiamo anche visto che all’interno di questa grande folla ci sono gruppi singoli, in particolare il movimento giovanile, che quando uno si alza, si comprendono magnificamente senza che la persona in questione abbia detto molto. Dobbiamo ancora imparare l’arte di capirci in grandi assemblee e di non parlarci uno accanto all’altro. Questo può accadere quando nei rami si mantiene così che si impara ad ascoltare l’altro uomo, che non ci si interessa solo del contenuto di quello che dice, ma del fatto che lo dice. Questo «giungere all’esperienza dell’altro» — se lo si pratica nei rami e ulteriormente in un circolo più grande — allora gradualmente arriviamo anche a capirci in assemblee più grandi. Le persone che vivono in distretti geografici dovrebbero lavorare insieme, dal più semplice contatto personale fino all’elaborazione dei problemi con cui abbiamo a che fare. Qui dobbiamo ricominciare da capo e non risparmiare sacrifici perché arriviamo dal basso a crescere insieme dalla frammentazione e dall’atomizzazione a un organismo. Signor Heinrich Weishaar, Stoccarda, dichiara di essere d’accordo con il programma del nuovo Consiglio Centrale come portavoce del ramo Kerning di Stoccarda. Purtroppo si doveva notare che contro una persona del nuovo Consiglio Centrale c’è un malumore che anche lui condivide; questa è la persona del Dott. Carl Unger (Voci). L’oratore dichiara che parlerà personalmente con il Signor Dott. Unger. Signor Dott. Praußnitz, Jena, sta completamente dalla parte del Signor Leinhas, ha una richiesta all’assemblea: stasera tornare al movimento per il rinnovamento religioso. Signor Ernst Lehrs, Jena: Non può essere affatto questione se il Consiglio dei Nove continui con la cosa o no. La cosa richiede davvero che gli affari siano continuati da questo Consiglio. Signor Louis Werbeck, Amburgo, discute la questione della fondazione della Scuola Libera; comunica che il Signor Emil Molt ha donato dieci milioni di marchi per la Scuola Libera. Signor Emil Leinhas, Stoccarda: Vi chiedete, i membri del Consiglio dei Nove: Che cosa dobbiamo fare se siamo sostenuti dalla fiducia? Credete fermamente che sia solo un onore stare qui al tavolo della Commissione e sentirci fare complimenti. Non è questo quello che ci attrae, bensì dalla sensazione di dovere e di responsabilità ci mettiamo a disposizione. Vi non dovrebbe risultare così difficile dire: Dovete!, come risulta difficile a noi dire: Dobbiamo! Quando ci riuniremo di nuovo, non potremmo cercare una scusa: Non abbiamo avuto tempo! (Una voce dall’assemblea chiede di gridare all’unanimità: Dovete!) Fine della discussione mattutina.
Conferenza del Signor Dott. Rudolf Steiner su «Le Condizioni della Formazione di Comunità in una Società Antroposofica» [in GA 257]
Mercoledì, 28 febbraio 1923, pomeriggio. Il Signor Emil Leinhas apre l’assemblea alle 14.45. Il Signor Ernst Lehrs, Jena, comunica che si è formato un comitato composto dalle seguenti personalità: J. G. W. Schröder, Dott. Hans Büchenbacher, Rene Maikowski, Jürgen von Grone, Dott. Maria Röschl, Wilhelm Rath, Berlino, probabilmente Rettore Bartsch ed Ernst Lehrs. Il Signor Rene Maikowski, Stoccarda, comunica le personalità della Commissione che vuole occuparsi della fondazione e dei compiti della Scuola Libera: Emil Molt, Dott. Walter Johannes Stein, Ernst Lehrs, Werner Rosenthal, Louis Werbeck, Rene Maikowski. Il Signor Manfred Kries, Jena, attira l’attenzione sulla necessità del lavoro comune specialmente nel campo medico. Come medici si deve cominciare dall’Antroposofico. Il Morale, le forze d’amore, sono quello da cui si deve partire. Con la diffusione dei rimedi possiamo avere successo solo se abbiamo il necessario sostegno dalla clinica. Non possiamo lavorare solo in modo propagandistico, bensì abbiamo bisogno dell’esperienza di coloro che stanno dietro di noi. Esiste una caratteristica di come diversamente i giovani stanno nella medicina rispetto agli anziani. Non possiamo derivare un nuovo metodo dall’esperienza e da essa andare giù verso il fisico, bensì dobbiamo partire dal puro Antroposofico. Dobbiamo essere prima come uomini al punto che possiamo specializzare il puramente umano, il generale, così da poter trovare fino al singolo organo del fisico. Il Signor Otto Maneval, Stoccarda, espone che la preoccupazione per la Scuola Waldorf è un importante compito della Società Antroposofica. Ancora molti membri della Società Antroposofica non sono membri dell’associazione della Scuola Waldorf. Anche verso lo stato si deve far valere l’idea della Scuola Waldorf, dichiarandosi per essa. Il Signor Wilb. Salewski, Düsseldorf, ritiene che il fondamento della vera formazione di comunità sia l’orientamento artistico e pedagogico. Non si deve lavorare solo con Antroposofi, bensì anche con non-Antroposofi per giungere a lavoro comune. Si può lavorare con tali persone in qualche campo. Se lo si fa correttamente, un tale lavoro conduce da sé in uno antroposofico. Se si proviene dalla zona della Ruhr, si sente particolarmente la necessità di parlare ai popoli partendo dall’ora presente, di afferrarli moralmente partendo dalla situazione mondiale. Dobbiamo notare questo: Che cosa dice il mondo spirituale, che cosa dice il Signor Dott. Steiner, che cosa deve essere fatto oggi? Se noi ascoltiamo questo, risulterà un respiro ritmico dentro e fuori. Il ponte verso gli altri uomini può venire solo dal cuore, dall’amore.
Il Signor E. A. Karl Stockmeyer, Stoccarda, espone che quello che il Signor Maneval ha presentato dovrebbe essere considerato. La situazione finanziaria della Scuola Waldorf è molto difficile, e a questo riguardo deve ricordare i pericoli di che il Signor Dott. Steiner ha parlato in occasione dell’ultima assemblea generale dell’Associazione della Scuola Waldorf. È davvero essenziale per la continuazione economica della scuola che essa diventi la costante preoccupazione di tutti i membri antroposofici. La scuola non avrebbe potuto sussistere fino a ora se amici stranieri non avessero aiutato. Ma questo non è in nessun modo sufficiente. Verso lo stato si deve dire che nel 1925 la legge sulla scuola primaria per l’ultima volta permetterà l’iscrizione di alunni alla prima classe di scuole private. Perciò si tratta di procurare alla Scuola Waldorf simpatie così forti che questo paragrafo non potrebbe trovare applicazione su di essa. Dunque mezzi materiali e interesse ideale, questo è ciò che può assicurare la continuità della Scuola Waldorf. Il Signor Jürgen v. Grone, Stoccarda: Miei cari amici! Mi è stato chiesto di partecipare al comitato provvisorio dei più giovani, e sono così attivo in entrambe le commissioni. Per spiegare la mia posizione, desidero richiamare un’esperienza che ebbi nell’anno 1908 a Berlino. In quel tempo accadde che molti giovani da ambiti vitali completamente diversi, da diverse zone del cielo, si riunirono e nella Motzstraße 17 si incontravano settimanalmente per studiare intensamente gli scritti filosofici del Dott. Steiner. Era una comunità apparentemente casuale.
Ma l’importante era che quello che spingeva le persone a riunirsi in comunità era l’amore presente in ogni persona per approfondirsi nel mondo delle idee. Fra le personalità in questione fu resa possibile attraverso questo lavoro insieme nella Motzstraße una vera conoscenza reciproca nel senso più intensivo, e come potei notare in seguito, dalle cose che erano state dette in questo lavoro scaturirono connessioni karmiche. Quando venni a Stoccarda alcuni anni fa, incontrai di nuovo persone che avevano appartenuto a questo circolo, e posso assicurarvi che immediatamente sentimmo come un’esperienza interiore comune proprio da questo studio delle opere filosofiche ci aveva riuniti. I nostri occhi si illuminarono quando ci rivemmo. Quando dopo la guerra notai nello studio dei «Punti Centrali» che dall’Antroposofico doveva essere fatto qualcosa che volesse intervenire immediatamente nelle necessità sociali del presente, fu questo impulso che portò la mia collaborazione al giornale. Per me c’era davvero un forte legame fra i ricordi dall’anno 1908, l’esperienza antroposofica di quel tempo e la volontà di introdurre questa esperienza antroposofica in un’azione sociale. D’altro lato devo sottolineare che dal lavoro di comunità apparentemente involontario del passato, ho un profondo e interiore comprendonio per quello che i giovani antroposofi di oggi e tutti coloro che si sentono legati con loro, vogliono. Da quel tempo ho un interesse intensivo per collaborare a comunità che soprattutto ritengono necessario che attraverso una collaborazione intensamente compiuta vera antroposofia sia promossa in un circolo di persone.
Volevo solo indicare questi due punti di vista affinché vediate perché mi sono dichiarato pronto ad appartenere alla Commissione, e perché d’altro lato mi sono dichiarato pronto, per il momento, ad appartenere al comitato provvisorio. Signorina Dott. Gabriele Rabel, Stoccarda: Mi è molto gradito avere l’occasione di parlare davanti a un circolo più grande di Antroposofi. Desidero rendere la mia posizione personale verso l’antroposofia la più chiara possibile. Sono entrata due anni fa per imparare a conoscere l’antroposofia a fondo. All’ammissione tutti sapevano che non ero un’adepta. Era anche l’intenzione del Dott. Steiner che mi fosse data l’opportunità di studiare la cosa a fondo. Il risultato di questo esame di due anni è un miscuglio particolare di simpatia e antipatia. Profonda simpatia rivolgo a tutto quello che ho osservato di umanamente personale, di animico nel movimento, e di sincero sforzo verso il perfezionamento dell’animo; la simpatia più calda la sento verso quello che accade nella Landhausstraße e qui in questi giorni. È stato bellissimo da parte del Dott. Steiner il fatto che ha sfruttato così saggiamente l’incendio del Goetheanum, che l’ha preso come occasione per inaugurare un grande movimento di penitenza e di raccoglimento interiore. Questo spirito che ha brillato in questi discorsi, di auto-consapevolezza, fa presumere che potrebbe essere facile che forse fra alcuni anni l’incendio del Goetheanum non sia designato come una disgrazia bensì come una fortuna. Ogni evento è solo quello che se ne fa. Ho sentito dire: Il Goetheanum non avrebbe potuto bruciare se fossimo come dovremmo essere. Questa è una posizione decisamente religiosa.
La mia convinzione personale è che in questa posizione, nell’enfasi del carattere religioso, la salvezza e il futuro dell’antroposofia stanno. Al contrario, riguardo a un altro campo, a cui il Dott. Steiner attribuisce un valore molto grande, la scienza antroposofica, mi trovo di fronte con grande scetticismo. Lì sono un’avversaria. Non sono soltanto un cosiddetto avversario, come il Dott. Steiner ha detto, sono una vera avversaria. Ho guardato con autentico orrore nell’abisso di ignoranza, di incapacità di pensiero e di presunzione di persone, che mi viene incontro da un gran numero di lavori antroposofici. È veramente deprimente leggere tali lavori. Là parlano persone che non hanno alcuna idea della scienza naturale. Gli interessati portano il titolo di dottore. Sfortunatamente è così all’università, ed è uno dei capitoli più tristi che il titolo di dottore oggi si acquisisce molto facilmente. Naturalmente non posso qui provare in dettaglio queste affermazioni. Nel mio ultimo articolo in «Le Tre» ho già cominciato a fornire la prova, e intendo continuarla, e precisamente per tutto il tempo in cui la redazione di «Le Tre» sarà così leale e amabile da accogliere la mia critica. Mi sento obbligata a una critica. È necessario che si affrontino i dettagli in modo oggettivo. Ma non è sufficiente dire che tutta la polemica è inessenziale. È necessario mostrare nei dettagli dove stanno gli errori di pensiero. Mi sforzerò di farlo nel modo più chiaro e distinto possibile. Questa discussione sulla teoria atomica mi ha fatto riconoscere in un altro modo i pericoli della Società Antroposofica. Si tratta di pericoli su cui si è spesso richiamato l’attenzione, anche da parte mia.
Ma è tutt’altra cosa se si parla generalmente di qualcosa oppure se si hanno esempi concreti con cui si può mostrare: Ecco dove sta. Ho scritto nel mio primo articolo quanto segue: La posizione dell’antroposofia rispetto alla teoria atomica è completamente poco chiara. Il Signor Dott. Steiner stesso in precedenza non ha creduto alla realtà degli atomi, ma nel frattempo, come ha espresso in conversazione, è stato istruito dai fatti su questo punto e crede ora, come noi, nell’esistenza degli atomi. Su questo mi è stato risposto da parte antroposofica che questa sia ancora una leggenda, che viene messa in tavola solo allo scopo di scuotere la fiducia nella personalità del Dott. Steiner. Dinanzi a tale atteggiamento un uomo scientifico sta completamente perplesso e incomprensivo. Per me sarebbe naturale che allora la mia fiducia fosse scossa se lui non si puòsse istruire dai fatti e testardamente si attenesse a qualcosa che una volta aveva detto, solo perché l’aveva detto. Ma come sta in antroposofia? Se voi siete del punto di vista che il Dott. Steiner non ha bisogno di tenere in considerazione i fatti, che lui dalla sua stessa riflessione comprende tutti i nessi, allora naturalmente allora è solo consequenziale se si giunge a tali visioni. Qui c’è proprio un abisso fra antroposofia e scienza. Come antroposofi credete all’infallibilità del Dott. Steiner; come scienziati non potete credervi. So molto bene che mi direte: Noi non crediamo all’infallibilità del Dott. Steiner, a pagina tale e quale dice dopotutto: Il chiaroveggente può ingannarsi. Sì, lì sta, là leggete, ma in pratica non ho mai sperimentato che qualcuno abbia espresso un dubbio su quello che il Dott.
Steiner ha detto. Quando lui ha preso la parola in un dibattito di procedura o in una discussione scientifica qualsiasi, allora il caso era concluso. E ora il Dott. Steiner ha recentemente parlato a questa discussione atomica, e ha confermato la leggenda che allora avevo presentato. Ha esplicitamente detto che io (questo avversario) avevo ragione, che non aveva senso negare i risultati della scienza. Sì, che cosa fanno ora questi signori che si sono così fanaticamente impegnati perché non ci fossero atomi? Se siete giunti a questa convinzione, non attraverso la fede nell’autorità, bensì dopo attenta considerazione su fondamenti obiettivi, allora davvero non potete così semplicemente abbandonare questa vostra convinzione, allora dovete logicamente polemizzare contro il Dott. Steiner. Questo pensiero vi sembra completamente assurdo, che uno di voi potesse polemizzare contro il Dott. Steiner. Questo è il grande male. Questo è quello che non possiamo comprendere. È un atteggiamento religioso. Intendo questa parola «religioso» ora nel miglior senso, che si sottometta il proprio giudizio a qualcosa che si sente come elevato, verso cui ci si guarda con umiltà e venerazione. Non voglio farvi detestare questo atteggiamento. Ma l’atteggiamento scientifico non è questo. L’uomo scientifico deve essere completamente libero nel formarsi il giudizio. E perciò, quanto più guardo dentro l’antroposofia, tanto più profonda diventa la convinzione in me — prima era solo un presentimento — che proprio fra fede e scienza nessuna sintesi è possibile, perché l’uomo scientifico deve essere libero e indipendente, e l’uomo religioso desidera essere esattamente il contrario.
Entrambi gli atteggiamenti hanno il loro bene e il loro bello. Ma mescolarli insieme non si può. Ho l’impressione che quello che viene stigmatizzato come il sistema della doppia contabilità, sia la sola separazione netta possibile: Da un lato lo scienziato, d’altro canto l’uomo religioso. Volevo solo dire, questi sono alcuni dei motivi per cui la scienza deve guardare con scetticismo alla scienza antroposofica. Per il momento non riesco a vedere come questo conflitto possa essere risolto, se la scienza antroposofica non mi insegnerà il contrario. Desidero ancora toccare un punto che dà anche un offesa molto forte per la scienza. Lo so, a voi e a me è già noioso, è il mistero non santo dei cambiamenti del Dott. Steiner. Non è possibile andare oltre questo punto. Questa questione deve essere trattata a fondo. Mi sono occupato negli ultimi tempi di tutti gli articoli che il Dott. Steiner ha scritto fra il 1886 e il 1903. Ho letto tutti gli articoli e ho trovato molto bello e buono. Ma assolutamente non riesco a vedere come si possa andare oltre queste contraddizioni. L’oratrice legge le seguenti parti: «Ma per quanto si possa sforzarsi, non riuscirà mai a nessuno di stabilire armonia fra la concezione del mondo cristiana e quella naturalistica moderna. Senza una direzione personale e saggia dei destini mondiali, che si annuncia nei tempi di difficoltà attraverso segni, non c’è cristianesimo. Senza la negazione di tale direzione e il riconoscimento della verità che in questo nostro mondo accessibile ai sensi stanno tutte le cause degli eventi, non c’è modo di pensare moderno.
Niente di soprannaturale interviene mai in natura; tutto accade si basa sugli elementi che raggiungiamo con i nostri sensi e il nostro pensiero; solo quando questa consapevolezza è penetrata non solo nel pensiero ma nella profondità della vita sentimentale, si può parlare di concezione moderna. Ma i nostri spiriti moderni ne sono molto lontani. Col pensiero funziona. L’intelletto dei contemporanei si abitua gradualmente al darwinismo. MA il sentimento, l’emozione, sono ancora completamente cristiani.» solo perché l’ha detto. Ma come stanno le cose nell’antroposofia? Se state sul punto di vista che il Dr. Steiner non ha necessità di considerare i fatti, che egli da suo proprio pensiero scruta ogni connessione, ebbene, allora naturalmente, allora è logico giungere a siffatte concezioni. C’è dunque un abisso tra antroposofia e scienza. Come antroposofi credete all’infallibilità del Dr. Steiner; come scienziati non potete credervi. So benissimo che mi direte: Noi non crediamo all’infallibilità del Dr. Steiner, a pagina tale sta scritto: Il chiaroveggente può sbagliarsi. Sì, sta scritto lì, lo leggete, ma nella pratica non ho mai sperimentato che qualcuno abbia espresso un dubbio su quello che il Dr. Steiner ha detto. Se egli ha preso la parola in una discussione di regolamento o in una qualche discussione scientifica, la questione era risolta. E ora il Dr. Steiner recentemente ha parlato a questa discussione atomica, e ha confermato la leggenda che ho allora presentato. Ha esplicitamente detto che io (questo oppositore) avevo ragione, che non ha senso negare i risultati della scienza. Sì, cosa fanno ora questi signori, che si sono così fanaticamente impegnati nel sostenere che non ci sono atomi?
Se siete giunti a questa convinzione, non per credenza nell’autorità, ma dopo matura riflessione su fondamenti materiali, non potete allora così semplicemente abbandonare questa vostra convinzione, allora dovete coerentemente polemizzare contro il Dr. Steiner. Questo pensiero vi appare completamente assurdo, che uno di voi potrebbe polemizzare contro il Dr. Steiner. Questo è il grande male canceroso. Questo è quello che non riusciamo a capire. È un atteggiamento religioso. Intendo questa parola «religioso» ora nel senso migliore, che si sottopone il proprio giudizio a qualcosa che si sente come elevato, verso cui si guarda in umiltà e reverenza. Non voglio rendervi antipatica questa disposizione d’animo. Ma la disposizione scientifica non è questa. L’uomo scientifico deve essere completamente libero nel formarsi il giudizio. E perciò, quanto più penetro nell’antroposofia, tanto più profonda diviene in me la convinzione — prima era solo un presentimento — che tra fede e scienza non è possibile alcuna sintesi, perché l’uomo scientifico deve essere libero e indipendente, e l’uomo religioso vuole essere esattamente il contrario. Entrambi gli atteggiamenti hanno il loro bene e il loro bello. Ma non si possono mescolare insieme. Ho l’impressione che quello che viene fustigato come il sistema della partita doppia sia l’unica possibile separazione limpida: Da una parte lo scienziato, dall’altra parte l’uomo religioso. Volevo soltanto dire, queste sono alcune delle ragioni per cui la scienza deve guardare con scetticismo alla scienza antroposofica.
Per il momento non riesco a vedere come questo conflitto potrebbe essere risolto, se la scienza antroposofica non mi illuminerà diversamente. Vorrei ancora affrontare un punto che rappresenta un grande ostacolo anche per la scienza. So che per voi e per me è già stancante, ma è il misterioso cambio del Dr. Steiner. Non è possibile superare questo punto. Questa questione deve essere affrontata a fondo. Mi sono occupato negli ultimi tempi di tutti gli articoli che il Dr. Steiner ha scritto tra il 1886 e il 1903. Ho letto tutti gli articoli e trovato molto bello e buono. Ma assolutamente non vedo come si possono superare queste contraddizioni. La relatrice legge le seguenti citazioni: «Ma per quanto ci si possa sforzare, non riuscirà mai a nessuno di stabilire armonia tra la concezione cristiana del mondo e la moderna visione naturalistico-scientifica. Senza una condotta personale e saggia degli eventi mondiali, che nei tempi di difficoltà si annunzia mediante segni, non c’è cristianesimo. Senza la negazione di una tale condotta e il riconoscimento della verità che in questo nostro mondo sensibile tutti gli eventi hanno le loro cause, non c’è modo di pensare moderno. Niente di sovrannaturale interviene mai nella natura; ogni accadimento si basa su elementi che raggiungiamo coi nostri sensi e il nostro pensiero, solo quando questa intuizione è penetrata non solo nel pensiero ma nella profondità della vita senziente, si può parlare di modo di concepire moderno. Ma i nostri spiriti moderni sono assai lontani da ciò. Col pensiero funziona. L’intelletto dei contemporanei si adatta gradualmente al darwinismo. MA il sentimento, il sentire, sono ancora completamente cristiani.»
La citazione qui addotta nella «Rivista per la Letteratura» si trova nell’articolo «Charles Lyell. Ricordo del centesimo anniversario della sua nascita», Rivista per la Letteratura 1897, n. 47 [oggi in GA 30], e recita: «… Non posso parlare di Lyell o Darwin senza pensare a Haeckel. Tutti e tre appartengono insieme. Quello che Lyell e Darwin hanno iniziato, Haeckel ha proseguito. L’ha sviluppato pienamente con la consapevolezza di servire non solo al bisogno scientifico, ma anche alla coscienza religiosa degli uomini. Egli è lo spirito più moderno, perché alla sua concezione del mondo non aderisce nulla dei vecchi pregiudizi, come ancora accade a Darwin. È il pensatore più moderno, perché nel naturale vede l’unico campo del pensiero, ed è il sentitore più moderno, perché vuole che la vita sia ordinata secondo il naturale. Sappiamo che con noi celebra il compleanno di Lyell come festa, perché per lui deve essere il giorno che ha portato uno dei fondatori della nuova concezione del mondo. Il giorno festivo dedicato a Lyell ci porta bene a coscienza che apparteniamo alla comunità di Haeckel. Quando Haeckel ci parla dei processi della natura, ogni parola ha per noi un significato aggiunto, che è affine al nostro sentimento. Egli siede al timone; guida con forza. Benché in molti punti dove ci conduce non vogliamo proprio passare davanti, egli ha tuttavia la direzione che vogliamo intraprendere. Dalle mani di Lyell e Darwin ha ricevuto il timone; non avrebbero potuto darlo a nessuno di migliore. Lo passerà a altri che condurranno nella sua direzione. E la nostra comunità naviga velocemente in avanti, lasciandosi dietro i barcaioli indifesi della vecchia concezione del mondo. Queste sono le rappresentazioni che il 14 novembre, quando il compleanno di Lyell ritornò per la centesima volta, ha suscitato in me.» In una conferenza al congresso antroposofico di Stoccarda il 1 settembre 1921 (riprodotto in «I Tre», 2° anno, fascicolo 7/8) [oggi in GA 78] il Dr. Steiner disse sulla citazione precedentemente riportata quanto segue: «E quando dovetti scrivere nel 1897, nel centesimo compleanno di Lyell, su Charles Lyell, uno dei fondatori del moderno pensiero naturalistico-monistico, avevo anche Haeckel vivo davanti agli occhi della mia anima. Mi apparve nello spirito una comunità che potesse essere capace di continuare quell’immersione nella natura che si può trovare nella linea degli spiriti da Lyell a Haeckel, nella direzione in cui deve essere continuata. Perciò scrissi per questa comunità ideale che doveva cercare la strada iniziata appunto con il monismo di Haeckel, quelle parole che, se correttamente comprese, possono indicare che ormai con questo monismo è bensì stata varcata una barriera oltre che non si deve tornare indietro in tempi passati, se non si vuole avere a che fare con forze di declino piuttosto che di ascesa dello sviluppo umano. Certamente, miei stimatissimi presenti, si deve procedere in avanti da questo monismo; mai e poi mai si deve tornare indietro a quello che è stato superato da questo monismo nelle vecchie concezioni del mondo. Perciò scrissi allora le parole: Benché in molti punti — lo prego di notare — dove ci conduce (cioè Haeckel) non vogliamo proprio passare davanti — nessuno può, nella cui anima germoglia l’antroposofia —, egli ha tuttavia la direzione che vogliamo intraprendere; dalle mani di Lyell e Darwin ha ricevuto il timone, non avrebbero potuto darlo a nessuno di migliore, e la nostra comunità naviga velocemente in avanti! Sì, possa essa accogliere lo spirito severo della scienza, che la vera ricerca naturale ha fatto emergere,
«Entriamo nel nuovo secolo con sentimenti essenzialmente diversi da quelli che i nostri antenati educati nel cristianesimo avevano. Siamo veramente diventati
Bisogna porre la questione: La scienza antroposofica, così come è rappresentata a Stoccarda, ha effettivamente percorso il cammino che deve percorrere per rendersi comprensibile all’altra scienza naturale, quella che sta fuori? Credo che qui stia il problema… I nostri giovani amici vogliono che attraverso l’antroposofia diventiamo altre persone, e non soltanto ci occupiamo di antroposofia. Per me personalmente sono nel movimento da molto tempo, e non ho ancora avuto il tempo di approfondire la scienza come voi. Possiamo accostarci a questa scienza solo dopo essere diventati altre persone. — L’oratore affronta ancora ulteriori dettagli della teoria atomica. Signor Dr. Walter Johannes Stein: Il Dr. Steiner nel suo intervento ha fatto cenno al fatto che, a fondamento di tutte le singole azioni dei nostri oppositori, sta infine questo: che essi dicono a sé stessi: «Come costringiamo il ricercatore dello spirito a doversi difendere da sé?» La Signorina Dr. Rabel ha concluso le sue esposizioni pregando il Dr. Steiner di prendere egli stesso posizione su quello che aveva portato contro di lui. Il Dr. Steiner deve così difendersi da sé. Bene, non so se lo farà, ma vorrei presentare quello che ho da dire, comunque nel modo che il Dr. Steiner ha richiesto che noi ci comportiamo di fronte agli oppositori. Il Dr. Steiner ci ha chiesto di immergerci con tutto l’amore nelle anime degli oppositori. È completamente lontano da me credere che consciamente nella Signorina Dr. Rabel ci sia quello su cui ora accenno. Ma agisce in lei, come in ogni oppositore, ciò di cui il Dr.
Steiner ha appena detto che sta alla base di tutte le azioni degli oppositori. E a questo fatto dovremmo prestare attenzione. Il Dr. Steiner ha parlato del fatto che dipende infinitamente dal conoscere i confini dei diversi stati di coscienza e dal non offuscarli. Non si deve portare la coscienza onirica nel mondo sensibile, e quello che è giusto per il mondo sensibile non si deve portare nel mondo soprasensibile. Quando si passa da un ambito all’altro, si deve cambiare il proprio modo di pensare. Ma è esattamente questo che la Signorina Dr. Rabel non fa. Quello che non comprende nell’agire e nel comportamento del Dr. Steiner, non lo comprende appunto perché con le abitudini di giudizio e le forme di pensiero che sono giuste per il campo della scienza ordinaria vuole anche abbracciare quello che appartiene al campo spirituale del soprasensibile. Naturalmente si potrebbe mostrare punto per punto — ma si potrebbe mostrare che il Dr. Steiner quello che ha da dire alle obiezioni della Signorina Dr. Rabel, punto per punto — naturalmente con l’eccezione di quelle citazioni che sono state portate — per il resto però veramente tutto — ha già risposto in anticipo nel suo intervento. Vede, quello che la Signorina Dr. Rabel non riesce a osservare correttamente è quello che noi chiamiamo: il corretto varcare della soglia, cioè l’effettiva richiesta della realtà, che si deve avere un altro modo di comportarsi nel sensibile rispetto al soprasensibile. Ella dice: Con il religioso posso simpatizzare, con lo scientifico no. Vede anche una separazione tra questi ambiti.
Ma qual è il fondamento di ciò che la costringe a parlare di partita doppia? Il fondamento è che ella non porta a coscienza l’atto che l’uomo deve compiere quando varca correttamente la soglia, da un ambito all’altro. Perciò non comprende nemmeno nei diversi ambiti della vita o degli oggetti della conoscenza, perché il Dr. Steiner una volta si comporta all’interno di un ambito in modo che è in pieno contrasto col suo comportamento in un altro ambito. Per lei gli ambiti si trovano l’uno accanto all’altro, e vorrebbe abbracciarli tutti in un unico modo o fare partita doppia, invece di riconoscere la metamorfosi come motivata materialmente in quel campo. Là riposa la difficoltà per lei, e di ciò non ha la giusta comprensione. Non ha nemmeno la giusta comprensione per quello che il Dr. Steiner oggi ha affrontato: la tolleranza. Poiché l’essenza della tolleranza consiste nel parlare sempre dalla cosa stessa. Quando il Dr. Steiner nei suoi saggi della «Rivista» giunge a certe forme di giudizio, vi giunge da presupposti ben determinati, e questi devono appunto essere considerati. Mi sono ripetutamente sforzato e veramente mi sono sinceramente impegnato — benché forse talvolta in modo un po’ più vivace — nel chiarire alla Signorina Dr. Rabel come stanno le cose in questo campo. Ma alla base del malinteso non c’è evidentemente nulla di diverso da questo, che due condizioni fondamentali non sono state sufficientemente considerate. 1. Come il Dr. Steiner ha esposto, la considerazione della trasformazione quando si varca la soglia tra il mondo sensibile e il mondo soprasensibile. 2.
La considerazione della trasformazione quando si passa da un ambito di fatti a un altro. Naturalmente tutte le frasi che sono state lette dalla Signorina Dr. Rabel, e che si trovano ad esempio nella «Rivista per la Letteratura», sono tali che il Dr. Steiner potrebbe scriverle oggi parola per parola esattamente come stanno lì. Poiché quando egli lì respingeva il cristianesimo, non intendeva il cristianesimo che ha presentato più tardi nei suoi lavori geisteswissenschaftlichen, ma voleva mostrare come allora doveva respingere quel cristianesimo che allora era l’unico conosciuto nel mondo: cioè il cristianesimo dei teologi cristiani. E questo cristianesimo il Dr. Steiner oggi lo respinge esattamente come lo respingono loro con quello che essi chiamano cristianesimo. Così dove dovrebbe stare una trasformazione del Dr. Steiner, non lo so. Non ce n’è una nel senso della Signorina Dr. Rabel. Si tratta solo del fatto che ci si dedichi completamente alla cosa e si giudichi dalla cosa: allora si comprende il Dr. Steiner, si comprende il suo comportamento e non si parla dal proprio non-capire di trucchi di prestigiatore. Per noi antroposofi c’è però ancora qualcos’altro di importante. Dobbiamo essere vigili nella nostra società in futuro. E alla vigilanza appartiene già anche il notare questo fenomeno straordinario che consiste nel fatto che prima il Dr. Steiner si presenta e si difende da sé nel suo intervento, e che dopo l’accusa viene portata con la pretesa di costringere il Dr. Steiner a un’affermazione, a un’autodifesa.
Mercoledì, 28 febbraio 1923, sera Il presidente, il Signor Emil Leinbas, apre l’assemblea. Signor Dr. Hans Theberath, Stoccarda — Se la Signorina Dr. Rabel vede qualcosa di pericoloso nella scienza antroposofica, non può richiamarsi ai miei saggi sugli atomi, poiché il Dr. Steiner stesso ha designato questi saggi come ostili all’antroposofia. In questi saggi non v’è motivo di rivolgersi contro la scienza antroposofica. Il Dr. Steiner non ha nemmeno in precedenza negato l’esistenza degli atomi, ma si è opposto soltanto all’interpretazione degli atomi nei fenomeni. Perciò ho relegato nel regno della leggenda questo presunto cambio di sentimento del Dr. Steiner. La Signorina Dr. Rabel chiede cosa fanno ora i signori che prima non credevano agli atomi. Non lo so, poiché ho sempre creduto all’esistenza degli atomi. [Vedi nota a questo proposito.] Signor Dr. Eugen Kolisko, Stoccarda: Vorrei dire soltanto qualcosa sul punto: che gli eventi qui svoltisi nella Società Antroposofica siano collegati alla distruzione del Goetheanum. È stato qui ripetutamente sottolineato che tutti questi eventi sono del tutto indipendenti dalla catastrofe di Dornach, poiché gli inizi di questa crisi risalgono al 10 dicembre, quando ebbe luogo il colloquio menzionato col Signor Uehli. È necessario sottolinearlo di fronte ai malintesi che possono sorgere quando si parla così ironicamente delle cose che devono esserci più sacre nella Società Antroposofica. Non possiamo tollerare un simile atteggiamento.
Quanto alla polemica in «I Tre», vorrei dire che il saggio della Dr. Rabel è stato accettato e apparirà insieme a un mio saggio che cercherà di portare tutta questa polemica fuori dalla vecchia strada morta. Signor Ernst Lehrs, Jena: Dalle parole che la Signorina Dr. Rabel ha pronunciato nel suo «Discorso di addio alla Società Antroposofica» mi è stato vivamente rammentato quello che il Dr. Rittelmeyer ha detto durante il convegno affrontando la questione degli oppositori. Egli ha parlato del fatto che dobbiamo riuscire a fare in modo che i molti uomini di buona volontà, che in verità non potrebbero dichiararsi antroposofi, avessero tuttavia consapevolmente l’atteggiamento: «Ma è qualcosa di cui abbiamo riconosciuto così chiaramente la serietà e l’alto sforzo che non potremmo tollerare che venisse distrutta da cattiveria», che Questa protesta riguardava in particolare l’affermazione della Signorina Dr. Rabel che il Dr. Steiner ha «saggiamente sfruttato» l’incendio del Goetheanum e «ne ha preso occasione per inaugurare un grande movimento di penitenza e raccoglimento».
potessero essere come un «Consorzio di gente per bene» un muro intorno al movimento. Bene — ho potuto sentire che la Signorina Dr. Rabel appartiene a queste persone, e spero dal profondo del cuore che continuerà ad appartenervi! E possiamo essere grati che tra tutta la massa e lo sporco degli oppositori abbiamo potuto sentire una volta una persona che veramente ha cercato di affrontare l’antroposofia. Su due punti nelle parole della Dr. Rabel vorrei soffermarmi: una volta sui saggi di Dr. Steiner dalla «Rivista», e poi sulla teoria atomica. Ho conosciuto fino a poche eccezioni, che per vero sono anche note pubblicamente, prima nessuna delle citazioni dalla «Rivista» citate dalla Dr. Rabel. Ma mi è subito balzato agli occhi con quale esclusività il Dr. Steiner si richiama a quello che la ricerca sensoriale ha fornito di fattuale. Con nemmeno una parola egli nei suoi articoli si è richiamato alle speculazioni concettuali sui fondamenti dei fenomeni sensibili! E al contrario: nel più recente corso scientifico naturale alla scorsa fine d’anno a Dornach si sviluppava come un filo rosso attraverso l’intero ciclo del Dr. Steiner l’esortazione a riconoscere i grandi risultati della ricerca sensoriale, sì essa deve essere del tutto liberata dal suo sonno magico in cui l’intellettualismo l’ha gettata, mediante metodi di ricerca spirituale! Si mostra così qui, se si guarda giustamente, il contrario di quel presunto «frattura nella concezione del mondo», così tuttavia ci si può meravigliare al primo momento perché il Dr. Steiner si è impegnato con tale energia per la concezione del mondo derivante dal darwinismo. Quando ora, come ho detto, per la prima volta ho sentito quelle parole del Dr. Steiner, ho avuto un’esperienza meravigliosa.
Ho avuto un’esperienza cioè della situazione di concezione del mondo in cui allora si trovava il Dr. Steiner. E non può essere meglio descritta che con le parole di Nietzsche, che ha usato nel discorso già citato in altre occasioni «Sui futuri dei nostri istituti educativi» dove parla del ginnasio. In poche parole che citerò, si deve solo costantemente sostituire la parola «ginnasio» con «concezione del mondo dominante». Con questo cambiamento il passo suona così: «Conosciamo entrambi la concezione del mondo dominante; credete voi ad esempio anche per questo che con onestà e buone idee nuove le vecchie abitudini tenaci potrebbero essere sciolte? Qui infatti non protegge un muro duro contro gli arieti di un attacco, ma piuttosto la tenacia più fatale e la scivolosa scorrevolezza di tutti i principi. L’attaccante non ha un nemico visibile e saldo da frantumare: questo nemico è invece mascherato, è in grado di trasformarsi in cento forme e in una di esse sfuggire all’attacco afferrante e sempre di nuovo attraverso una resa vigliacca e una resistenza tenace confondere colui che attacca.» Questa era la situazione terribile in cui si trovava allora il Dr. Steiner! Nessun uomo prima di Haeckel aveva avuto il coraggio di essere materialista non solo di giorno ma anche di domenica! Un vapore languido-soffocante offuscava lo sguardo alle conseguenze della vita conoscitiva. Come un vento fresco di primavera spazzarono dentro le parole del Dr. Steiner. Un denso miscuglio di pigra comodità filistea nel pensiero e nella fede fu messo intorno a tutto dalla classe popolare spiritualmente dominante. E quando il Dr. Steiner vide come suo compito sfondare il muro del materialismo, dovette egli stesso prima indurire quella massa tenace e aiutare a erigerla a muro.
Ma qual era il mezzo indurente? Conseguenza! Il Dr. Steiner dovette costringere per la prima volta il mondo a essere conseguente! Nessun appello a conseguenza spirituale poteva trovare risonanza senza conseguenza materialistica. E questo è quello che tanto sta a cuore a noi giovani, la conseguenza pensante, la conseguenza sentimentale, la conseguenza morale, che il mondo ancora e ancora non conosce! E perciò queste parole vecchie di decenni del Dr. Steiner sono rivolte direttamente dal cuore a noi più giovani nella Società Antroposofica! E ora alla discussione sulla teoria atomica, contro che il Dr. Steiner così recentemente si è opposto. Cosa è accaduto qui, e contro cosa dovette opporsi il Dr. Steiner e deve opporsi ogni antroposofo? Nelle discussioni come si sono svolte in «I Tre», i nostri scienziati si sono lasciati trainare dal campo dell’antroposofia dalla Dr. Rabel sul suo campo, invece di costringerla a recarsi sul territorio antroposofico! L’intera lotta non si è affatto svolta su territorio antroposofico, ma su territorio intellettualistico! Poiché ci si è combattuti con prove. Proprio durante il convegno abbiamo potuto sentire di nuovo dal Dr. Steiner cosa c’è da pensare delle «prove» nel campo dell’antroposofia. Si può effettivamente «provare» ogni asserzione e il suo contrario: dipende solo dall’atteggiamento! La Dr. Rabel non può essere smentita in questo modo, poiché ha ragione! Chiunque tenti di confutarla con prove, ha torto di fronte a lei! Un esempio in un altro campo, che ho recentemente sperimentato, può gettare una luce brillante su quello che qui conta. Una casa editrice antisemita ha pubblicato uno scritto: «Mosè, un fabbricante di bombe a scoppio e dinamite!» Vi si sostiene: Mosè era un grande iniziato.
L’iniziazione consisteva nel fatto che certe personalità avevano il potere sulle forze naturali superiori. Le forze naturali superiori sono quelle che dall’inizio dell’era scientifica naturale sono accessibili a tutti gli uomini: le energie fisico-chimiche. Non ce ne sono altre. Quindi si spiega il fuoco sul Sinai, l’intoccabilità dell’arca dell’alleanza, ecc. ecc. Mosè attraverso scherzi di fuochi d’artificio e simili ha instillato la paura di Dio al popolo ebraico, attraverso cui poteva farsi suo signore e sotto il cui segno menzognero tutta la successive sviluppi ebraico stanno. Ecc.! — Qui dunque sta il curioso che questo libro, esattamente come noi, chiama Mosè un «grande iniziato»! Ma l’orribile è che ha ragione con le sue conclusioni, se si sostiene: ci sono solo energie materiali! Si può provare il contrario? No! Due concezioni del mondo si contrappongono: entrambe chiamano Mosè un grande iniziato, l’una conosce solo forze materiali, l’altra conosce anche forze soprasensibili; l’una giunge al risultato che Mosè è stato un losco fabbricante di bombe a scoppio, l’altra vede in lui un messaggero degli dèi!! Cosa sola può portare qui la decisione? Solo di nuovo il seguire questi linee di pensiero fino al punto dove diventano morali, dove toccano il valore e la dignità umani. E allora si mostra che se ci si tenta di sperimentare con tutte le conseguenze nel flusso del divenire umano con l’atteggiamento di questi libri, non può restare nulla altro che appendersi al chiodo più vicino della finestra, mentre l’altro atteggiamento fa tenere il capo più libero, rende il passo più superbo e tuttavia lascia la demenza e l’amore nel cuore! Solo così «si provando» l’antroposofia!
E così solo può la Dr. Rabel provare la validità o non validità della teoria atomica. Continui ad asserirla, la continui, la continui a insegnare, poiché è suo dovere finché non l’ha «sperimentato» l’altro! Ma questo non accadrà mai finché la si attacca dove da sé ha ragione! Piuttosto le dico all’addio: «Avete parlato del vostro sentimento religioso, a cui l’antroposofia sia così simpatica. Ora vi prego molto sinceramente: Percorrete i decenni a venire della vostra vita con uno sguardo sempre più chiaro per le anime delle persone che vi incontrate! Diventate più consapevole e sempre più consapevole di questi esperienze! Ricevetele più profondamente e sempre più profondamente nel vostro cuore e lasciatele crescere e continuare a crescere nel calore del vostro sentimento religioso! E quando allora inizierete a soffrire per il fatto che sono sempre anime più fredde e estranee alla vita che possono ancora interessarsi della vostra teoria atomica, ma tutte quelle la cui natura vi affermate dal profondo del cuore, vi chiameranno più e più fortemente: Oh come devo soffrire sotto la tua teoria atomica, come essa uccide il mio più nobile, come resto rigido nel freddo della tua scienza! Dove, dove è la scienza alla luce riscaldante del che può prosperare il fiore della mia vita! — Quando questi appelli vi toccheranno, scuotendovi fino al midollo, allora forse vi si rivelerà la realtà della teoria atomica!» Signor Dr. Friedrich Rittelmeyer, Stoccarda, ha parlato a nome del movimento religioso, e innanzitutto ha espresso al Dr. Steiner i ringraziamenti più profondi per l’enorme beneficio vitale che egli ha accordato a questo movimento dell’umanità attraverso il suo aiuto e il suo consiglio nella purezza più disinteressata e nella grandezza, ha poi ringraziato anche gli antroposofi che attraverso il loro sostegno volontario nei primi tempi più difficili del movimento hanno preparato le vie.
È stato in molti luoghi ancora non completamente possibile avvicinare i circoli non antroposofici per che si è assolutamente deciso a operare. Ha inoltre non percepito abbastanza i pericoli che la nuova Società Antroposofica ha creato particolarmente attraverso il fatto che le viene negato l’aiuto finanziario, e che la soddisfazione del bisogno umano di comunità nella comunità cultuale distrae molti dalla Società, e soprattutto che molti scambiano il cammino conoscitivo che una volta hanno intrapreso con il cammino più confortevole del culto. La Comunità Cristiana non può avere gioia di membri antroposofi che trascurano la loro responsabilità finanziaria verso il movimento antroposofico di fronte alla Comunità Cristiana, o non trovano il modo di mantenere piena fedeltà al loro cammino conoscitivo. D’altra parte chiede agli antroposofi che quei membri della Comunità Cristiana che ora o in futuro vogliano collaborare a entrambi i movimenti con conoscenza della materia e dalla loro libertà, siano considerati come pieni antroposofi, poiché il culto offre veramente molte possibilità di partecipazione interiore e non deve necessariamente essere celebrato solo in un intorbidamento sentimentale, cosa che sarebbe certamente inantroposofica, ma anche spiritualmente, non animicamente e attivamente, non passivamente. Inoltre chiede agli antroposofi di non aspettarsi mai come membri della Società Antroposofica dalla Comunità Cristiana speciali privilegi, poiché il nuovo movimento deve stare in completa uguaglianza con tutti gli uomini se vuole penetrare con successo.
E infine il Dr. Rittelmeyer ha ancora chiesto un continuo sostegno nel trovare le persone che la Comunità Cristiana ha bisogno, e una comprensione interiore e una partecipazione nel compito enormemente difficile che deve compiere. Signor Dr. Carl Unger, Stoccarda: Il Signor Weishaar ha rinunciato oggi mattina alla parola. Ma mi sta straordinariamente a cuore fare e dire da parte mia quello che da parte mia devo considerare necessario, affinché in futuro, in quello che riguarda il mio rapporto al gruppo Kerning e alla sua direttrice Signorina Völker, non possono verificarsi ulteriori malintesi. Mi dispiace se si mostrano ancora resti da un tempo in cui era necessario dalla rottura con la Società Teosofica fare fronte e resistere contro varie manifestazioni che appunto si collegavano alla mistica ingiustificata nella Società Antroposofica o alla stranezza mistica. Forse a volte ho superato l’obiettivo. Ma per quanto riguarda il mio rapporto al gruppo e alla sua direttrice personalmente, vorrei tuttavia sottolineare che in questa relazione sono già da molti anni entro tale che di fronte a tutti gli aspetti sostanzialmente giustificato il metodo di lavoro di questo gruppo di lavoro, e il suo sforzo di condurre il lavoro in un circolo chiuso, deve essere rispettato. Riguardo al mio rapporto personale posso dire solo nient’altro se non che so da molti anni di essere in relazione amichevole con la Signorina Völker, che siamo stati spesso insieme e abbiamo discusso gli affari antroposofici, e che desidero che questo continui anche in futuro. Signor Heinrich Weisbahr, Stoccarda: La Signorina Völker non può ancora dare piena soddisfazione con queste spiegazioni. Ma non voglio per questo importunare l’assemblea.
Vorrei consegnare l’intera questione al nuovo consiglio centrale per ulteriore trattamento e consegnargli il materiale archivistico corrispondente. Bisogna distinguere tra il rapporto personale tra la Signorina Völker e il Signor Dr. Unger. In questo senso la Signorina Völker è completamente soddisfatta e d’accordo con quello che il Signor Dr. Unger ha detto. Ma bisogna anche considerare un altro punto di vista: che la Signorina Völker come presidente di un vecchio gruppo di lavoro sta da una parte e il Signor Dr. Unger dall’altra come membro dell’antico consiglio centrale, e che da questo lato è necessario fornire chiarimenti riguardo a cose che sussistono, che devono essere messe in ordine; ma la cosa allora sarà risolta. Signor Dr. Walter Johannes Stein, Stoccarda: Relazione su «Gli Oppositori» [vedi a questo proposito la nota] I nostri oppositori vogliono tappare la fonte da cui fluiscono le conoscenze spirituali. Poiché essi servono cosciamente o inconsciamente una corrente di concezione spirituale del mondo che ritiene che la pubblicazione di conoscenze spirituali debba essere impedita. La prima frase nel libro «Come si ottiene la conoscenza dei mondi superiori?» recita: «In ogni uomo dormono facoltà per che egli può acquisire conoscenze sui mondi superiori.» Parla qui una direzione dello spirito che vuole includere tutti gli uomini nella conoscenza soprasensibile, che lo desiderano o vogliono sapere come altri l'acquisiscono. In questo modo l’antroposofia si documenta come un cammino spirituale che non può contenere in sé aspirazioni di potere. Il potere infatti sorge dal sapere che si nega agli altri. Le direzioni spirituali che hanno aspirazioni di potere hanno un altro scopo cosmico rispetto alla direzione spirituale che vuole sviluppare libertà e amore verso tutti gli esseri.
Per darvi un’immagine di cosa si basano le efficacità che si sviluppano, dovrebbe essere presentato il seguente: Nel suo libro «Exercitia spiritualia» Ignazio di Loyola dà la seguente meditazione: «Immagina come Lucifero pianta la sua bandiera su una roccia deserta vicino a Babilonia, dove tutto è nella massima confusione e inquietudine; come egli invia gli spiriti infernali nel mondo per attirare le anime umane alla sua sequela. Cristo invece ha piantato la bandiera della croce in un campo vicino a Gerusalemme, dove tutto vive nella più bella pace; egli invia i suoi santi
Negli «Scritti storici sugli eventi contemporanei» di Schiller, nel Primo libro, leggiamo di Ferdinando II che egli fu educato e istruito presso l’Accademia di Ingolstadt dai Gesuiti. E allora si dice: «Da una parte gli veniva mostrata l’indulgenza dei Principi massimillianesi verso i seguaci della nuova dottrina e la confusione nei loro territori, dall’altra parte la benedizione della Baviera e lo zelo religioso implacabile dei suoi governanti; fra questi due modelli gli si lasciava scegliere». Qui avete un esempio storico di come un sovrano ricevette una meditazione, la cui efficacia è provata dal decorso della storia. Così era ai tempi della Guerra dei Trent’anni. Allora si trattava di estirpare una corrente spirituale, che può essere colta sintomaticamente nell’opera di Comenius che portava il titolo Pansophia. Perché Comenius chiamò Pansophia quella che rappresentava? Perché egli voleva creare una saggezza per tutti gli uomini. In lui viveva lo stesso impulso a cui allude anche la prima frase in «Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori?»: voleva rivolgersi a quello che vive in ogni essere umano. Perciò parlava di una Pan-sophia. Fu estirpata dagli impulsi che già sono stati caratterizzati. Nella nostra epoca si parla diversamente. Allora si dice al giovane di Soletta: «Radunati! Tempesta al Goetheanum!» (Cfr. «Il Goetheanum» del 7 gennaio 1923.) Queste parole vennero pronunciate in un’assemblea di associazioni cattoliche di Dornach, Ariesheim, Reinach. Accadde nel pomeriggio del 19 settembre 1920 all’Hotel Ochsen a Dornach-Brugg. Relatore in questa assemblea fu il sacerdote Kully.
Un opuscolo contro l’antroposofia redatto da questo sacerdote Kully si chiude con le parole: Christus vincit / Christus regnat / Christus imperat. Non è senza significato che un altro libro, la biografia di Goethe del gesuita Baumgartner, si chiude con le medesime parole. Ho caratterizzato il libro in una conferenza che poi fu pubblicata nel fascicolo 8 dei «Tre», novembre 1921, primo anno. Nessuno vorrà mettere sullo stesso piano la laboriosa biografia di Goethe, scritta con rigore scientifico, che è apparsa in due volumi con margini dorati, con l’opuscolo del sacerdote Kully. Ma entrambi i libri servono lo stesso impulso. C’è già qualcosa, se non si trascura che essi si chiudono con le medesime parole. Un libro si rivolge contro Goethe, l’altro contro tutto quello che emana dal Goetheanum. L’autentica essenza di Goethe viene trascurata e rinnegata. Ciò contro cui egli stesso combatteva viene presentato come la sua autentica essenza. E questo perché si vuole qualcosa di ben determinato nel mondo. Lo Goetheismo, la Pansophia, l’antroposofia hanno i loro nemici. Perché essi si rivolgono a tutti, e questo non deve essere. Perché la conoscenza superiore deve possederla soltanto alcuni pochi, a che i molti devono obbedienza, obbedienza graduata in modi diversi. E questo deve essere raggiunto attraverso un sistema geistico-militaresco. E lo specchio di questo sistema? Dove si trova? C’è anche una militarizzazione della vita economica. L’estremo opposto di questa è il bolscevismo. A che scopo allora l’hanno inventato, ad esempio, di organizzare l’operaità? A che scopo hanno insegnato loro opinioni di partito? Perché ci sono potenze che vogliono estirpare il giudizio proprio, l’iniziativa di volontà libera del singolo.
Teoricamente questo vive come volontà nella concezione materialistica della storia, praticamente in tutto quello che fa di questa concezione della storia, che in sé è così unilaterale come niente di più unilaterale, sempre più e sempre più l’unica cosa giusta. Lo specchio di una concezione del mondo costruita sulla libertà e sull’amore è un’economia associativa, in cui uno si sacrifica all’altro la sua esperienza di vita senza interesse personale e rinuncia così a qualsiasi dispiegamento di potenza, come esso vive ad esempio nella lotta concorrenziale. Ma la vita dello spirito militarizzata si specchia nell’economia militarizzata. Sebbene le cose del mondo spesso siano molto diverse — se le si osserva abbastanza profondamente, molto dissimile si riveche manifestazione di una medesima forza. Molto si poteva imparare anche dalle conferenze che il Padre Muckermann S. I. tenne qui a Stoccarda. Egli parlò di problemi scientifici. Il tono segreto delle sue esposizioni era che la scienza deve essere pura scienza del corpo. Come tale è giustamente materialistica. Ma la scienza trova ovunque il suo limite. Al di là di esso regna la Chiesa. Questa ha altrettanto da amministrare le anime come la scienza il corpo. Dello spirito oggi non bisogna più parlare. Questo è stato abolito sin dall’869. La scienza materialistica serve agli stessi impulsi come la Chiesa che amministra le anime. I due appartengono insieme. Se la scienza osasse comprendere corpo, anima e spirito, allora le anime comincerebbero ad amministrare se stesse. Perciò non deve esserci scienza dello spirito. Deve esserci soltanto scienza del corpo. Così la scienza della natura materialistica, quella di cui si ha bisogno. Quella serve al medesimo impulso come tutto quanto già menzionato lo sforzo di potenza.
Nelle conferenze che il Dottor Steiner tenne a Dornach su Tommaso d’Aquino è chiaramente dimostrato come lo Goetheismo e l’antroposofia siano continuazioni rettilinee di quello che come realismo esisteva nel Medioevo. E brevemente riassunto è quello che sulla posizione dell’antroposofia verso il cattolicesimo è da dirsi nella prima parte dello scritto «La persecuzione del Goetheanum». Lì è particolarmente mostrato a pagina 24 e 25 come esista pieno accordo tra il metodo del libro «Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori?» e quello che il più ortodossissimo cattolicesimo ha dichiarato per giusto. Nonostante ciò si dichiara da parte cattolica, ad esempio il Padre Zimmermann S. I., che l’antroposofia sia incompatibile con l’autentico cattolicesimo. Inoltre l’antroposofia viene volutamente confusa con la teosofia anglo-indiana e presentata come Gnosi e ogni sorta di cose. In verità però nel cattolicesimo è confluito ogni sorta di cose che certamente non sono cristiane. Così ad esempio aristotelica e non cristiana è la dottrina dell’eternità delle pene infernali. Per provarlo, qui pongo le parole di Brentano, con che egli a pagina 146 del suo libro su Aristotele e la sua concezione del mondo presenta la dottrina di Aristotele: «…Se gli spiriti umani separati vedono il piano cosmico e se stessi intessuti nella loro vita terrena, allora uno si riconosce come identico a colui che compie nobili azioni, e un altro come colui che compie azioni vergognose. È la conoscenza a cui giungono, insieme, un giudizio cosmico eterno, glorificante o condannante.» Similmente la dottrina del creazionismo è aristotelica. Questa dottrina consiste nel fatto che la preesistenza viene negata e si pensa che l’essere umano superiore, che scende nell’incarnazione, occasionalmente alla procreazione venga creato da Dio.
Similmente la Messa è in gran parte una continuazione di procedimenti iniziatici egiziani. Così una ricerca accurata mostrerebbe come il cattolicesimo contenga in sé elementi che rappresentano sapere spirituale precristiano più antico, parzialmente di origine orientale. Le affermazioni che dicono qualcosa di simile circa l’antroposofia non sono soltanto false, ma proiettano proprio sull’antroposofia quello che è caratteristico per chi l'accusa. L’antroposofia ha in sé qualcosa come uno specchio. L’avversario vede in esso e, mentre pretesamente descrive l’antroposofia, disegna il suo ritratto. L’antroposofia insegna effettivamente la preesistenza. Con ciò essa contravviene al Concilio dell’869. Questo aveva da estirpare lo spirito. Tutto l’orientalismo, che sempre si riferiva al prenatale, fu coperto da aristotelismo. Solo del vita dopo la morte poteva parlarsi. Questo vale anche per i teologi protestanti. Si cominciò ad appello all’egoismo dell’anima. L’anima ha interesse a sopravvivere alla morte, ma non a essere già stata presente prima. Sorse una specie di orrore davanti al prenatale, al cosmico spirituale dalle cui regioni l’anima scende nella nascita. Questo orrore si può ad esempio osservare bene nel professor Traub. Ha paura che il significato etico del Mistero del Golgota vada perduto se si pone in primo piano il suo significato cosmico. A questa paura sta a fondamento un fatto importante. Questo fatto sia mostrato su un caso sintomatico. Tommaso Moro ha presentato i risultati di esperienze soprasensibili nel suo scritto Utopia (= non-luogo) in cui descrive come nella sua isola vengano certamente le usanze egiziane e romane, ma non il cristianesimo.
Cioè, Tommaso Moro deve formarsi l’opinione, attraverso le esperienze che ha, che nel mondo soprasensibile che egli descrive, Cristo non si trova. Nonostante ciò la Chiesa cattolica ha beatificato Tommaso Moro. Così i sentieri di coloro che vengono beatificati, nei mondi superiori, sono tali che non vi trovano Cristo. Si può quindi comprendere come nasca una specie di orrore davanti all’ingresso nel mondo soprasensibile. Ha già le sue ragioni profonde quando da certi lati bisogna pensare il cosmo spirituale, da cui Cristo una volta discese sulla terra o da cui l’anima discende nella nascita, cosicché sia incompatibile con l’etica o la moralità. E bisogna comprendere perché da questa parte avevano bisogno dell’aristotelismo che nega la preesistenza. In questo caso, a cui il Dottor Steiner ha attirato l’attenzione, vediamo che certe realtà stanno a fondamento dell’orrore dei nemici, che certamente non deve essere consapevole per tutti coloro che hanno tale orrore. Un’altra cosa è divenuta consapevole per me in un lungo colloquio che una volta condussi con il nostro avversario Gogarten. Costui aveva un altro tipo di orrore. Prendeva fastidio dal fatto che noi interponiamo le gerarchie fra Dio e gli uomini. Da quello che Gogarten mi raccontò dovetti dedurre che egli avesse esperienze interiori. Descriveva come si sentisse, anzi vivesse, unito a Dio. Descriveva Dio. Se applico la sua descrizione a quello che conosciamo, dovrei dire che descriveva quello che noi chiamiamo un Angelo. Ora bisogna che comprendiamo Gogarten. Anche noi non interponiamo gerarchie fra l’Angelo e l’uomo. Crediamo anche che l’Angelo stia direttamente al di sopra dell’uomo. Ma non adoriamo questo essere che sta così direttamente al di sopra dell’uomo.
Perché l’Angelo è il Sé superiore dell’uomo, e ogni uomo ha il suo Angelo particolare. Se quindi qualcuno prega il suo Angelo, allora adorerebbe un Dio che non è il Dio universale dell’umanità. L’autodeificazione sarebbe la conseguenza e inoltre ogni uno avrebbe il suo Dio e un altro diverso dall’altro. Sa, ma queste sono di nuovo cose che si rimproverano all’antroposofia. Auto-salvezza, anzi auto-deificazione la guidano. Ci sono proprio tali cose, su cui il Dottor Steiner ha già attirato l’attenzione — ma non vanno cercate nell’antroposofia. — Se si dice qualcosa circa l’antroposofia — che essa sia questo o quello — e non lo è — allora sono comunque certe forme di pensiero, che le persone pensano, che quindi devono provenire da qualche parte. Per lo più accade che coloro che affermano qualcosa circa l’antroposofia, che non è giusto, appendono all’antroposofia quello che caratterizza loro stessi. Così l’antroposofia è un essere che si difende, con uno scudo che splende luminoso, che rispecchia, che mostra a ognuno il suo autentico volto. E se si vede nello specchio il volto autentico, allora si sa come tutti i nostri nemici tendono allo stesso scopo. Lì vivono in un cosmo spirituale, che pensano immorale, perché il Cristo non appare loro in questo cosmo spirituale, o perché non lo vogliono fare apparire per i sentieri che percorrono. Lì quindi negano l’intero mondo spirituale prenatale, o almeno vogliono lasciar entrare soltanto alcuni pochi. Lì rivendicano le anime per una Chiesa terrena. Lì insegnano una pura scienza del corpo e plasmano la vita sociale economica cosicché l’iniziativa di volontà si paralizza, che l’individualità muore. E al di sopra di questo si organizza una rete di potenza.
Dove conduce questo? Conduce al fatto che, dopo la morte dello spirito e dell’anima, rimangano soli automi corporei senza giudizio, senza volontà propria, ordinati a Superiori a che obbediscono. Un genere subumano, guidato e condotto da uno o da vari spiriti di gruppo dirigenti. Questi vogliono far volteggiare intorno alla terra, la terra che un giorno dovrà dissolversi in polvere, eternizzare e popolare con quegli esseri subumani. Questo è uno scopo cosmico terribile. Tutti vi lavorano consapevolmente o inconsapevolmente. Allora lo scopo della terra è perduto; allora nessuno sviluppo di Giove sarà possibile. Una nebbia creano queste potenze che mirano a questo. Una nebbia in cui errore e verità diventano indistinguibili. Fiocchi di pensiero, stracci di affetto turbinano in questa nebbia. Citazioni strappate, frammenti di pensiero, avvolti da ciò che gli istinti possono fornire come involucro, un’ondata nebulose elementare tirano intorno alla terra. In questa nebbia la potenza partorisce. Ogni potenza disonesta si sostiene su campagne di menzogne. Questi istinti di potenza si sollevano oggi da ogni sorta di spiriti di gruppo. Spiriti di famiglia, di razza si sollevano contro il movimento che si batte per l’individualità che si lotta verso la libertà. L’antroposofia combatte per uno scopo cosmico. L’ultima volta ho potuto mostrarvi come lo spirito del tempo vuole afferrare la nostra società, oggi devo indicare lo spirito del pianeta.
Per il futuro della terra combatte l’antroposofia. Luminoso splende il suo scudo, luminoso brilla la sua spada. Ma questa spada è la parola di verità, che non dispiega la potenza che domina, che sviluppa amore, che crea. Non cavalieri della spada, ma cavalieri della parola devono sentirsi coloro che combattono per il futuro della terra. Perché cielo e terra passeranno, anche se potenze buie vogliono eternizzare quello che deve diventare polvere — ma la parola di verità rimarrà, se ci sentiamo responsabili per lo sviluppo della terra e dell’umanità e il futuro attraverso l’amore per tutti gli esseri che sono uomini e compagni dell’uomo. Signor Rettore Moritz Bartsch, Breslavia: La signorina Dott.ssa Rabel intendeva che noi, nelle nostre opinioni e decisioni, siamo troppo dipendenti dall’autorità del Signor Dottor Steiner. Prendiamo tutto con fede da lui, non vediamo le contraddizioni in lui, ecc. È vero? Siamo esseri così poco liberi o abbiamo un’altra concezione della libertà che molti uomini contemporanei? Bene, sarà accaduto a molti di voi come a me. In un’occupazione superficiale con le opere di Steiner, dapprima ci si imbatteva in contraddizioni. Ho interrogato anni fa per questo il Signor Dottor Steiner stesso. Il Signor Dottor Steiner è un vero pedagogo del lavoro moderno. Non vi spinge con il naso sulla cosa, ma si aspetta che vi affatichiate per trovare voi stessi la soluzione dell’enigma.
Anche a me il Signor Dottor Steiner indicò di comprendere tali affermazioni dai loro nessi: allora avrei già riconosciuto che contraddizioni reali non erano presenti. Feci questo; mi riuscì, dopo anni di faticosa ricerca, di trovare il filo rosso, mai interrotto, dello sviluppo nei Steiner: le «contraddizioni» si risolsero. Oggi mi sembra quasi incomprensibile come una volta si potesse essere così sciocchi, così terribilmente superficiali. Nelle introduzioni agli scritti di scienze della natura di Goethe, che pure furono redatti già negli anni ottanta del secolo scorso dal Dottor Steiner, viene rappresentato, fra l’altro, il pensiero della comunione con lo spirito del mondo nell’atto conoscitivo. A mia discolpa devo tuttavia menzionare che allora non avevo ancora studiato questi libri. — Nello studio della scienza dello spirito si fanno comunque esperienze straordinarie. Alla nostra coscienza, permeata di intellettualismo, all’inizio riesce molto difficile comprendere Steiner; dato che ci si considera come persone molto intelligenti, si ritiene che gli scritti della scienza dello spirito siano poco chiari, confusi o sciocchi e falsi. Col tempo ci si accorge che proprio questi punti oscuri esprimono verità molto profonde. Si riconosce che Fichte ha ragione quando ritiene che per filosofare un uomo debba essere nato o educarsi. Sì, l’uomo deve giungere a maturità per ricevere la verità. Come un uomo è, così è la sua concezione del mondo, bisogna riconoscere come Fichte.
L’intelligenza sola non sa nulla del contenuto del mondo; il pensare dà solo la forma per il contenuto di idee dell’essere. Per poterlo ricevere, l’uomo deve purificare il suo carattere, deve prima di tutto avere attenzione e riverenza verso la saggezza del mondo. Il sentiero via l’umiltà verso la riverenza lo si trova quando nello studio degli scritti di Steiner si sperimenta il proprio maturare e si riconosce che i limiti della propria conoscenza non sono ancora i limiti della conoscenza di tutti gli uomini, che ci sono spiriti con un orizzonte assai più vasto del proprio. Allora si diventa modesti e grati verso uomini il cui orizzonte raggiunge addirittura oltre la porta della morte nel mondo soprasensibile. Di fronte a un tale uomo sorge come una comprensione umana ovvia il sentimento della venerazione. E non è forse per l’uomo moderno un così grande delitto se di nuovo impara a guardare con venerazione verso qualcosa di più grande, se guarisce dal suo soggettivismo superbo!? Cede così la propria libertà? Assolutamente no! Oggi ho ancora verso il Signor Dottor Steiner un rapporto completamente libero. Rappresento della scienza dello spirito quello che mi sono appropriato in anni di lavoro, e quello che non capisco ancora, per il momento lo lascio riposare nella speranza che forse io possa ancora giungere a questa verità più profonda. Certamente, prima di aver raggiunto questo punto di vista, a volte si teme per la propria indipendenza.
Anni fa ho con il Signor Dottor Steiner condotto una volta una conversazione su questa questione. Credevo che, nel rappresentare il patrimonio spirituale di Steiner nelle conferenze, cadessi in una certa mancanza di indipendenza. Mi potei però lasciar convincere che nel campo spirituale è simile a come sul piano fisico: l’agricoltore non ha certo creato il campo, ma quello che vi produce con il suo lavoro, lo considera sua proprietà. Il patrimonio spirituale viene regalato alla maggior parte degli uomini da pochi spiriti creatori; quello che il singolo vi conquista con il lavoro, può considerarlo sua proprietà. L’uomo odierno ha un concetto falso della libertà. La ricerca nel soggettivismo che ritiene di sapere tutto meglio e critica qualsiasi cosa. Veramente libero però è soltanto l’uomo che ha fatto suo il contenuto di idee del mondo come contenuto del suo pensiero e lo lascia diventare motivo delle sue azioni. Un tale uomo segue se stesso e può seguire se stesso; è libero. A tale libertà si giunge non per superbia, ma per umiltà. Sofia si china soltanto verso colui che le rende venerazione. — Si vede: la nostra venerazione verso il Signor Dottor Steiner non conduce all’inlibertà, al contrario, essa è la precorritrice della vera libertà. — L’oratore poi si esprime ancora in maniera umoristica intorno al movimento giovanile e dichiara la sua approvazione alla scelta nel consiglio direttivo della Società Antroposofica Libera.
Parole conclusive del Signor Emil Leinhas (La manifestazione ha terribilmente costato molti soldi… fuori sono messi cesti per la raccolta di denaro.) Il comitato ha preso una decisione: in breve come bollettino di notizie dare un rapporto su questa assemblea di delegati, che potrà allora essere reso accessibile a tutti i soci. Credo che in noi tutti viva la convinzione che nei questi giorni abbiamo vissuto insieme un pezzo importante della storia della Società Antroposofica. Con ansie siamo entrati, dopo le intese preparazioni che hanno avuto luogo, nell’assemblea di delegati. E l’assemblea di delegati stessa ha provato through il suo corso che queste ansie non erano infondate. E se siamo felicemente emersi da diversi caos che si sono presentati, lo dobbiamo principalmente al fatto che nel momento opportuno nella maniera giusta è stato intervevuto dal Signor Dottor Steiner stesso. A lui quindi anche alla fine di questa assemblea di delegati il nostro ringraziamento è dovuto per l’aiuto attivo. Se guardiamo con fiducia gioiosa al futuro, questo è principalmente dovuto a questo intervento del Dottor Steiner. Allora si rivolge anche il nostro ringraziamento alla Signora Dottor Steiner e alle euritimiste, che hanno contribuito a che non soltanto cose spiacevoli abbiano preso piede, ma che fosse anche presente la possibilità di trovare ricreazione nel campo dell’arte e della bellezza. Ringraziamento incarico della commissione ai diversi relatori, che diamo, che essi abbiano trovato più o meno approvazione, hanno dato fatica onesta nel tenere la loro relazione. Ringraziamento anche ai discussanti, che hanno provveduto a che le cose qui entrino in un certo flusso. Non devono essere dimenticati accanto ai relatori i delegati e i soci che sono venuti qui e che si sono impegnati per rimanere qui come ricettivi per lasciar passare tante cose. Particolarmente dobbiamo ringraziare la gioventù che dal suo intervento ha portato per la prima volta nella Società Antroposofica una certa freschezza e vivacità nelle deliberazioni. Possano loro mantenerla, alcuni segni di questo sono già presenti. È comunque la più bella società al mondo, mi disse ieri uno dei nostri amici, e la gioia gli era visibile nonostante tutti i turbamenti. Un altro amico di fuori disse: Sì, quando ero qui d’estate, mi era la gola come chiusa, ciò veniva dall’aria gelida; ma ora ho di nuovo speranza. Un certo successo ha avuto questo stare insieme. Possa esso inoltre operare così che la comprensione dei compiti della Società Antroposofica in tutte le nostre teste e cuori e anime nel modo giusto prenda piede. Possa oltre a questo non soltanto comprensione essere presente, ma la volontà accendersi di compiere i compiti. Un inizio deve essere fatto, allora dalla lavoro stesso si troverà anche il giusto agire. Non dal discussioni e considerazioni può avvenire il procedere del lavoro, ma soltanto in questo che nella lavoro stessa e con la lavoro stessa troviamo la forza per sempre maggiore e ulteriore lavoro. La benedizione deve stare nel fare, non nel parlare su quello che gli altri hanno da fare. Il fare stesso, non parlare, ma lavoro, sia il nostro compito. Se interpretiamo le cose così, possiamo guardare con gioia al futuro. Possa in noi tutti divenire molto vivo un tale sguardo verso la nostra causa, uno sguardo anche verso l’esempio che vive di fronte a noi, che può darci coraggio e forza e vigore di fronte alla difficoltà dei compiti che ci stanno di fronte. Possa la riunione contribuire a che nel cuore di noi tutti diventi molto vivo che noi tutti diciamo e sentiamo, non soltanto quando siamo insieme qui, ma anche quando andiamo fuori nel nostro lavoro, che deve essere nobilitato il nostro lavoro dalla convinzione che noi rappresentiamo la causa più splendida che c’è oggi nel mondo. Con ciò chiudo l’assemblea. Dott. Ing. Carl Unger, Dott. phil. Walter Johannes Stein
Poscritto Quando, dopo che è passato un certo tempo da quando l’assemblea di delegati ha avuto luogo, si tenta di ripresentarsi l’immagine di questa manifestazione così importante per la Società Antroposofica dinanzi all’anima, si sente di non esserne proprio molto elevato. Certo si mostrarono in questa assemblea molti segni piacevoli che la brama di nuova vita nella società è fortemente sentita in molti cuori. D’altro lato però proprio in questo dovette anche pienamente apparire il fatto che la società nella sua forma presente è ancora del tutto inadeguata all’eccellenza superiore e all’importanza del suo compito. Questo deve essere chiaramente riconosciuto e apertamente detto. L’antroposofia è una cosa di significato universale comprensivo. Gli scritti del suo fondatore, sebbene certamente non pongono esigenze ordinarie al lettore, sono oggi già diffusi su tutta la terra in quantità di edizioni come quelli di nessun altro autore scientifico contemporaneo. Molti di loro sono tradotti in tutte le lingue di cultura, e ci sono pochi uomini colti che non abbiano tentato una volta di occuparsene. Le lezioni pubbliche e i corsi del Dottor Steiner sono frequentati in quasi tutti i paesi d’Europa da tutti i ceti della popolazione. Si trovano là l’operaio manuale più semplice e studenti accanto ai membri dell’aristocrazia più alta di ogni tipo. La stampa di tutto il mondo si occupa, sebbene nella maggior parte dei casi in modo senza comprensione, della figura e dell’azione del Dottor Steiner. L’opposizione più aspra all’antroposofia proviene dalle società più influenti del mondo.
Il Goetheanum a Dornach era l’unico edificio monumentale moderno della terra che rivelasse un nuovo stile. Una storia della cultura futura stabilirà una volta cosa è stata tolta all’umanità per il fatto che questo edificio è caduto vittima di uno dei crimini più terribili commessi da lungo tempo. Dalla spirito dell’antroposofia è nata una nuova arte: l’euritmia. Chi la sua meravigliosa manifestazione negli ultimi anni ha seguito con comprensione piena di amore e intuisce le sue grandiose possibilità di sviluppo, a costui può sorgere la speranza che forse secoli futuri in essa vedranno forse l’inizio primo di una nuova cultura. La pedagogia della scuola waldorf fondata dall’antroposofia ha già nei primi quattro anni della sua esistenza attirato l’attenzione e l’interesse di tutto il mondo pedagogico. Si può sentire che se una volta sarà pienamente compreso quello che questa pedagogia significa per l’umanità che cresce e quindi per la cultura del futuro, passerà come un sospiro redentore per tutto il mondo. Su molti altri campi della vita gli impulsi dell’antroposofia non hanno potuto, per la scarsa comprensione che il mondo ha dato loro oppure perché le forze di declino in questi campi hanno preso troppo piede, o ancora non, giungere al pieno dispiegamento. Con dolore stiamo alla tomba di molte speranze dell’umanità, che l’antroposofia avrebbe potuto portare al compimento, se i suoi suggerimenti fossero stati colti tempestivamente dai circoli in questione con piena serietà e piena consapevolezza di responsabilità.
Innumerevoli semi preziosissimi un'epoca senza spirito e senza cultura ha crudelmente distrutto. Nel frattempo lo sviluppo interiore dell’antroposofia prosegue attraverso le conferenze regolari del Dottor Steiner al Goetheanum (in una semplice sala da falegname) in un procedere che deve riempire chiunque abbia la fortuna di udirle di profonda venerazione e ammirazione infinita. Queste conferenze, di cui spesso una sola basterebbe per dare contenuto a una vita umana, opereranno attraverso i secoli. Forse già in tempo non troppo lontano nessuno comprenderà più che non abbiano già allora nel loro tempo suscitato nelle cerchie più ampie tempeste di commozione e entusiasmo. (Di quello che alcuni allievi del Dottor Steiner hanno già compiuto o sono capaci di compiere su singoli campi in questo contesto non si deve parlare. Ma anche questo, misurato alle altre manifestazioni culturali contemporanee, non è senza importanza.) Questa è dunque l’antroposofia! Avvertita da alcuni, compresa nella sua piena importanza soltanto da pochi. Una cosa così grande e magnifica che la generazione presente, che cerca i suoi piaceri d’esistenza soltanto nelle bassure della vita, distoglie lo sguardo, come accecato dalla sua bellezza, da essa. Rappresentare questa cosa sarebbe il compito della Società Antroposofica. Come l'ha fatto finora per questo ha offerto questa assemblea di delegati un’immagine non molto piacevole. Davvero l’antroposofia ha bisogno di una rappresentazione diversa.
Essa richiede una società che le sia degna; che si presenta rispettabile nel mondo; una società al cui appartenenza per ogni uomo colto dovesse essere sentito come onore; una società i cui membri senza superbia, ma con orgoglio nobile, come antroposofi dinanzi al mondo sanno avanzare; che non si chiudono né in circoli settari, né vanno attorno ai mercati e cercano di attrarre l’attenzione su se stessi con comportamento vistoso. Ora ci si sforza della consolidazione della società. Si sente: deve divenire diverso. Ma di fronte alla domanda: Come? regna incertezza generale. Ci si strapazza il cervello e ci si surriscalda le teste. Si prendono misure e si pensa a forme organizzative. - Ma forse non dipende affatto da tutte queste cose in primo luogo! Forse anche qui non si vede la foresta per gli alberi — o per il folto. Forse è molto più importante che si — invece di stancarsi in sforzi esterni e di esaurirsi in misure esterne — si riflettesse più su l’antroposofia stessa e sull’immensa importanza che essa ha per il futuro dell’umanità, e che si avesse cuore per questa causa e vivo interesse per tutto quello che vi è collegato, e grande amore! E in sé quella forte speranza che confida che infine pure quello che è grande e divino rimarrà! Quali sforzi sono stati fatti nell’interesse della società! Quanta lavoro e fatica è stata impiegata! Quante notti insonni sono state sacrificate — senza che un effetto penetrante abbia potuto essere raggiunto! Non può dipendere dalla mancanza di diligenza. Attività ce n’è abbastanza. Ma manca — nel complesso — comunque ancora l’amore giusto per la cosa. Non come se non fosse presente qua e là!
Ma non è presente come il grande impulso che attraversa tutta la società. Questo però è la condizione necessaria per ogni lavoro fruttuoso nella società. Perché soltanto se la società come tale è ripiena di amore veramente vero per la cosa, può accadere quell’interesse vivo, quella partecipazione interiore calda, che allora afferra tutti i singoli membri, e senza che un movimento spirituale non può imporsi nel mondo. «Quello che deve sussistere dinanzi ai migliori del tempo deve essere portato da entusiasmo puro che sgorga da anima piena. L’amore e l’entusiasmo aprono la bocca del cantore, affinché canti la bellezza del mondo in canzoni. Queste canzoni sono quelle che ci mancano. Come spesso parliamo dell’antroposofia in una lingua che non è senza bellezza interiore e senza la scintilla infiammante dell’entusiasmo! Perché la nostra bocca non trabocca da quello di cui il cuore è pieno — e non solo la testa. Perché quell’amore non è presente, che timido e devoto vuole venerare, manca anche così spesso il tatto giusto, rappresentare il movimento in modo dignitoso dinanzi al mondo; manca quella felice capacità di sapere in ogni momento quello che si può fare per la causa, e al luogo giusto sempre anche trovare la parola giusta. Dove parla l’amore, tutto diventa semplice e grande. Allora i pensieri non vagano faticosamente in lontananze nebbiose, ma le mani afferrano quello che è a portata di mano, e lo fanno con gioia. Trovano il loro piacere in ciò. Allora dalla dura necessità nasce l’inclinazione. E tutto il difficile diventa leggero.
Allora nasce un’atmosfera in cui si può lavorare; perché il lavoro di ogni singolo è sostenuto e portato dall’interesse e dalla partecipazione di tutti gli altri. Questo stato d’animo, questo sentimento, questa atmosfera dell’anima, formano una condizione fondamentale per un lavoro fruttuoso nella nostra società. Una condizione che finora non era data, che però deve essere creata, se la benedizione deve riposare sul nostro lavoro. Essa può sorgere soltanto da intimo, da amore per la cosa nato da seria ricerca conoscitiva. Possibilmente questo diventi sempre più un tratto fondamentale della società! Perché: esiste una causa che con maggior diritto si possa amare dell’antroposofia?! Esiste una causa che si possa più amare di questa?! Dall’amore giusto all’opera si svilupperà allora anche l’amore giusto verso gli uomini che collaborano all’opera. Questo però ci insegnerà a non vedere nei nostri collaboratori soltanto le debolezze e le imperfezioni, come accade ora in misura così ampia, ma anche le loro qualità positive, che pure nella nostra società sono presenti in misura come in nessun’altra comunità del mondo. Impariamo a vedere e riconoscere queste qualità! In questo modo libereremo forze che possono compiere più di quanto la più acuta critica potrebbe mai fare. — Non deve essere detto nulla contro la critica, purtroppo più che giustificata, come tale. Solo contro la sua esclusività. Solo contro il fatto che non sempre scaturisca dal cuore che sanguina, e che non sempre sia accompagnata dal desiderio di riconoscere quello che è degno di riconoscimento, e amare quello che è degno di amore. Emil Leinhas.
Circolare del consiglio ai responsabili prescelti
Il consiglio della Società Antroposofica Stoccarda, nel marzo 1923 Come già saprete, noi sottoscritti al momento dell’assemblea di delegati della Società Antroposofica, che qui a Stoccarda si è tenuta dal 25. - 28. febbraio, come nuovo consiglio abbiamo assunto la direzione della Società Antroposofica. Questo accadde con unanime assenso dell’assemblea e attraverso cooptazione da parte dell’antico consiglio centrale. Siccome abbiamo nella pienezza del lavoro bisogno ancora di un collaboratore attivo, noi il Signor Dottor Walter Johannes Stein l’abbiamo cooptato successivamente nel consiglio. Di conseguenza egli ha controfirmato questo scritto. Uno dei nostri doveri più urgenti, già nel senso del «Progetto dei principi di una Società Antroposofica», è di creare un organismo di fiducia. Per questo il primo passo è che noi ci rivolgiamo a tali amici nostri dache sappiamo che essi sono ispirati degli stessi ideali per la nostra causa, dache anche noi stessi vogliamo farci guidare nel nostro lavoro. A questo vogliamo istituire due ordinamenti: 1. un consiglio ampliato 2. un corpo di responsabili. Lo scopo di questo scritto è pregarvi di entrare nel cerchio dei responsabili e comunicarci il vostro consenso. Il consiglio ampliato è in fase di formazione, e vi comunicheremo quali amici vi appartengono, non appena si sarà costituito. Il consiglio ampliato formerà un corpo il cui rapporto con il consiglio qui presiedente si rivelerà nella collaborazione vivente di tutti gli interessati nel particolare. I membri di questo consiglio ampliato dovranno bensì rappresentare i punti di vista della società complessiva, ma in grado molto più elevato staranno nel lavoro nei singoli luoghi di quanto non sarebbe possibile a una sola direzione centrale. I membri del consiglio ampliato avranno d’ogni modo anche tutte le autorità che sono destinate ai responsabili. Poiché conceppiamo i nostri compiti completamente nel senso del «Progetto dei principi di una Società Antroposofica»[*], sarà anche determinante per il lavoro dei responsabili quello che su ciò è detto a pagina 4 e 5 del progetto. Essi avranno quindi il compito di «ricevere la registrazione di soci» e essi saranno «responsabili verso il consiglio per i soci che propongono».[*] Vedi sotto le annotazioni.
Di fronte alla serietà della situazione in cui si trova la nostra società, possiamo ben presupporre che voi conoscete l’importanza che compete all’ammissione di nuovi soci. Qui sorge una misura straordinaria di responsabilità, perché si tratta di concedere ai molti uomini che nel loro intimo sentono fame di antroposofia l’accesso nei nostri circoli, anzi scoprire proprio tali persone. Ma nello stesso tempo si richiede la massima cautela per evitare che alla nostra Società attraverso nuovi membri arrivati, avvenga danno. I nostri peggiori nemici attingono dal materiale che proviene da ex-aderenti. Naturalmente sappiamo da esperienza personale come sia tremendamente difficile toccare l’aspetto giusto proprio nell’ammissione dei membri. Ma pure si presenta una possibilità di rispondere a questi compiti attraverso una stretta collaborazione fra i responsabili di fiducia con i coordinatori dei gruppi di lavoro e con quegli amici che tengono corsi introduttivi e conferenze pubbliche sull’antroposofia, nella misura in cui queste attività non coincidono. Sempre sarà necessario che gli amici che partecipano all’ammissione di nuovi membri, se ne facciano una questione di cuore, affinché i nuovi ammessi siano accolti anche in modo appropriato all’interno della Società. In gruppi di lavoro più grandi dovranno appositamente farsi disposizioni per questo. Ci permetteremo, alla prossima occasione, di trasmettere alcuni pensieri a questo proposito, e saremo sempre riconoscenti quando vengono comunicateci esperienze degli amici fuori. La Società Antroposofica trae la sua vita dai suoi impulsi spirituali operanti. Per ogni essere umano il suo ingresso nella nostra Società costituisce un’importante tappa della sua vita. L’accoglienza nella nostra cerchia può divenire espressione di questo fatto spirituale; allora cresceremo nella forza di creare comunanza. Di questa forza creatrice della comunanza il Dr. Steiner parlò nelle sue conferenze del 27 e 28 febbraio.* Occorre cercare i cammini per dare effetto a questi impulsi fino nella gestione di cose concrete come l’ammissione dei soci. Renderà le mansioni dei responsabili di fiducia se considerano se stessi come un organo chiuso, che nella loro solidarietà possa offrire sostegno al singolo. Noi vorremmo stare in contatto piuttosto attivo con ogni responsabile di fiducia, ma accoglieremmo con gioia se anche i responsabili di fiducia di un luogo e dei distretti adiacenti entrassero in relazione vivace fra loro e con i membri della direzione allargata. Anche qui può nascere un pezzo di lavoro antroposofico comune. Vi saremmo grati se voleste esprimervi su queste questioni qui solo brevemente accennate, perché da ciò sorgerà molto frutto per * Appariranno presto — solo per i soci — nella Casa Editrice Filosofico-Antroposofica di Berlino. Dettagli saranno comunicati. [Ora in GA 257] il compito della nostra Società, di procurare spazio all’antroposofia nei cuori degli uomini. Con cordiali saluti antroposofici
La Direzione della Società Antroposofica Jürgen von Grone, Dr. Eugen Kolisko, Emil Leinhas, Johanna Mücke, Dr. Otto Palmer, Dr. Friedrich Rittelmeyer, Dr. Walter Johannes Stein, Dr. Carl Unger, Wolfgang Wachsmuth, Louis Werbeck. Allega l’elenco di quelle personalità che hanno ricevuto una lettera identica.
Elenco preliminare dei responsabili di fiducia: 1. Sig.na Lina Arnold, Bochum, Bergstr. 125 2. Sig. Franz Alwes, Breslau, Heiligengeiststr. 7 3. Sig. Adolf Arenson, Stoccarda-Cannstatt, Paulinenstr. 13 4. Sig. Moritz Bartsch, Breslau, Gottschallstr. 8 5. Sig. Otto Baster, Düsseldorf, Kaiser-Wilhelm-Str. 12 6. Sig. Michael Bauer, Breitbrunn am Ammersee 7. Sig. Max Benirschke, Düsseldorf, Gartenstr. 99 8. Sig. Max Benzinger, Stoccarda-Ostheim, Rotenbergstr. 164 a 9. Sig. Martin Borchardt, Dresda, Schnorrstr. 49 10. Sig.ra Luise Cayard, Francoforte a. M., Suchaystr. 5 11. Sig. Walter Classmann, Vohwinkel b. Elberfeld, Emilstr. 161. 12. Sig. Willi Conrad, Colonia, Hohenzollernring 37 13. Sig. Prof. Hermann Craemer, Bonn, Rheinbacherstr. 13 14. Sig. Otto Daeglau, Breslau, Schuhbrücke 81 15. Sig. Felix von Damnitz, Elberfeld, Kluserhöhe 11 16. Sig. Prof. Dr. Fritz Daüner, Costanza, Schützenstr. 22 17. Sig. Heinrich David, Bielefeld, Freiligrathstr. 7 18. Sig. Claus van der Decken, Hannover, Bodenstedtstr. 13 19. Sig.ra Clara Dennhardt, Magdeburgo-Werder, Zollstr. 12 a 20. Sig. Dipl.-Ing. Hugo Detert, Karlsruhe, Klauprechtstr. 35 21. Sig. Anton Deutzmann, Barmen, Lindenstr. 14 22. Sig. Dr. Friedrich Doldinger, Friburgo i. Br., Reiterstr. 20 23.* Sig. Anton Dibbern, Amburgo 20, Geffkenstr. 10 24. Sig. Wilhelm Eggers, Hannover, Voßstr. 43 25. Sig. Dr. Otto Eisenberg, Kassel, Obere Königstr. 221. 26. Sig. Josef Elkan, Monaco, Karlsplatz 24 27. Sig. August Everbeck, Hannover, Meterstr. 211. 28. Sig. Bernhard Gantenbein, Berlino, Krausenstr. 39/39 a 29. Sig. Ernst Gerst, Esslingen, Ehnisstr. 2 30. Sig. Karl Greber, Heidelberg, Zähringerstr. 6 31. Sig. Wilhelm Goyert, Colonia, Habsburgerring 23
Baronessa Gumppenberg, Monaco, Neuberghauserstr. 11 33. Sig. Richard Hannemann, Wierow b. Greifenhagen in Pomerania 34. Sig. Hugo Härder, Karlsruhe i. Baden, Edelsheimerstr. 5 35. Sig. Walter Hartwig, Lörrach-Stetten, Dammstr. 36. Sig. Horst von Henning, Weimar, Luisenstr. 19 37. Sig.na Elfriede Herrmann, Halle a. S., Humboldtstr. 40 38. Sig. Friedrich Hirsch, Memmingen, Ulmerstr. 13 39. Sig.na Dr. Caroline von Heydebrand, Stoccarda, Werastr. 13 40 Sig. Bernhard Hubo, Amburgo, Hohenfelderallee 12 41. Sig. Johannes Jung, Erfurt, Alsenstr. 18 42. Sig. Dr. Josef Kalkhof, Friburgo i. Br., Katharinenstr. 1 43. Sig. Carl Kälber, Esslingen, Olgastr. 10 44. Sig. Carl Keyserlingk, Koberwitz bei Breslau 45. Sig. Karl Kieser, Stoccarda, Schützenplatz 16 46. Sig.na Luise Kieser, Heilbronn, Mörikestr. 8 47. Sig. Andreas Körner, Norimberga-Loher Moos, Heroldsbergerweg 67 48. Sig. Friedrich Kiem, Berlino-Steglitz, Hollsteinischestr. 30 49. Sig. Werner Klein, Düsseldorf, Viktoriastr. 5 50. Sig. Wilhelm Korth, Berlino-Schmargendorf, Breitestr. 3 III. 51. Sig. Eugen Kuenstler, Colonia, Belfortstr. 9 52. Sig. Georg Kugelmann, Rostock, Schröderstr. 42 53. Sig. Friedrich Kutscher, Dresda-Weißer Hirsch, Querstr. 11 54.* Sig. Dr. Willibald Lehmann, Brema, Wartburgstr. 8 55. Graf Otto Lerchenfeld, Castello Köfering bei Ratisbona 56. Sig.na Anna Mahn, Vitznau, Cantone Lucerna (Svizzera), presso Sig.ra v. Brandenstein 57. Sig. Walter Mayen, Breslau, Lehmdamm 68II. 58. Sig. Alfred Meebold, A.-G. Stahlwerke-Weißenfels, Venezia Giulia (Italia) 59. Sig.na J. Charlotte Mellinger, Francoforte a. M., Bürgerstr. 90 60. Sig. Rudolf Meyer, Berlino, Cottbuser Ufer 25 61. Sig.na Anna Mollwo, Lubecca, Overbeckstr. 8 62. Sig. Emil Molt, Stoccarda, Spittlerstr. 8 63. Sig. Jose del Monte, Stoccarda, Spittlerstr. 8 64. Sig.ra Gertrud Müller-Thalwitzer, Königsberg i. Prussia, H t. Tragh. 19 65. Sig. Emil Mund, Lipsia A, Posadowsky-Anlage 17III. 66. Sig.ra Henny Mustert, Osnabrück, Friedrichstr. 221. 67. Sig. Dr. Ludwig Noll, Stoccarda, Gänsheidestr. 88 68. Sig. Dr. Felix Peipers, Stoccarda, Gänsheidestr. 88 69. Sig. Carl Picht, Ulm a. D., Olgastr. 4 70. Sig. Dr. Hermann Poppelbaum, Francoforte a. M., Holzhausenstr. 30 71. Sig. Hans Raether, Berlino N W 87, Solingerstr. 3 72. Sig.ra Thekla von Reden, Berlino, Motzstr. 54 73. Sig. Dipl.-Ing. Alfred Reebstein, Durlach b. Karlsruhe, Schloßstr. 6 74. Sig. Dr. Paul Reiche, Greifswald, Knopfstr. 4 75. Sig.ra Helene Röchling, Mannheim, L. 9. 10 76. Sig. Prof. Dr. Oskar Römer, Lipsia, Windmühlenweg 25 77. Sig.na Dorothea von Schmehling, Wiesbaden, Adelheidstr. 91
78.* Sig. J. G. W. Schröder, Stoccarda, Schwarenbergstr. 84 79. Sig. Friedrich Schuster, Essen, Papestr. 59 80. Sig. Hans Schwedes, Bensheim a. d. Bergstraße, Schönbergerstr. 35 81. Sig. Richard Seebohm, Zwätzen bei Jena 82. Sig. Albert Seel, Pforzheim, Zähringerallee 25 83. Sig. Franz Seiler, Stoccarda, Champignystr. 17 84. Sig. Wilhelm Selling, Berlino, Motzstr. 17 85.* Sig. Carl Stahlbusch, Berlino-Zehlendorf, Annastr. 5 86. Sig. Carl Stavenhagen, Amburgo, Klosterallee 49 87. Sig.ra Gertrud Stein, Fahr bei Neuwied, Haus Hohenstein 88.* Sig.ra Johanne Stockmeyer, Waldhaus Maisch, Amt Ettlingen bei Karlsruhe 89. Sig. E. A. Karl Stockmeyer, Stoccarda, Kanonenweg 44 90. Sig. Dipl.-Ing. Alexander Strakosch, Stoccarda, Kanonenweg 44 91. Sig. Otto Thorwirth, Gotha, Leesenstr. 23 a 92. Sig.ra Joanna Thylmann, Darmstadt, Herderweg 62 93. Sig. Wilhelm Trommsdorff, Stoccarda, Gerokstr. 65 94. Sig. Ernst Uehli, Stoccarda, Hohenheimerstr. 67 95.* Sig.ra Hildegard von Veitheim, Monaco, Ohmstr. 15 96. Sig.na Toni Völker, Stoccarda, Falkertstr. 72 97. Sig.na Ellida Wagner, Quedlinburg a. H., Heiligegeiststr. 5 98. Sig. Günther Wagner, Frauenalb bei Karlsruhe i. B. 99. Sig. Kurt Walther, Francoforte a. O., Gurschstr. 6 100. Sig. August Wegfraß, Erfurt, Schmidstetter Ufer 4 101. Sig.ra Anna Weißbrod, Friburgo, Badstr. 50 102. Sig.ra Ella Weißhaar, Castello Wildberg a. Nagold 103. Sig. Wilhelm Wittkopf, Lehe a. W, Kronprinzenallee 40 104. Sig. Prof. Dr. Hans Wohlbold, Monaco, Adalbertstr. 55 105. Sig. Max Wolffhügel, Stoccarda, Maienstr. 2 106. Sig.ra Elise Wolfram, Lipsia, Karlstr. 26 107. Sig. Wilhelm Zeuch, Gera, Flanzstr. 8II. 108. Sig.ra Magda Zoeppritz-Ney, Mergelstetten, Felseck, Württemberg 109. Sig.ra Clara von Zychlinski, Bonn, Schumannstr. 43
In ottobre 1923 nel n. 8 dei «Comunicati» fu pubblicato l’elenco definitivo dei responsabili di fiducia. Dei 109 nomi sopra indicati quelli contrassegnati da * non comparivano più. Al loro posto erano stati aggiunti i seguenti: Sig. Cornelis Apel, Stoccarda, Landhausstr. 95 Sig. Dr. Hermann v. Baravalle, Stoccarda, Landhausstr. 14 Sig. Paul Baumann, Stoccarda, Kanonenweg 44 Sig. Eugen Benkendoerfer, Cannstatt, Paulinenstr. 13 Sig. Christoph Boy, Stoccarda, Rechbergstr. 4 Sig. Oberst Max v. den Brincken, Sondershausen, Marienstraße 60 Sig. Albert Dibbern, Stoccarda, Werfmershalde 10
Sig.na Emmi Dresler, Siegen i. Westf., Burgstr. 5 Sig. Wilhelm Fink, Stoccarda, Ameisenbergstr. 1 Sig. Ludwig Gauf, Darmstadt, Annastr. 36 Sig. Wilhelm Gaum, Pforzheim, Nagoldstr. 9 Sig. Jürgen von Grone, Stoccarda, Villastr. 14 Sig. Max Gümbel-Seiling, Kaiserslautern i. d. Palatinato, Finkenstr. 1 Sig. Dr. Herbert Hahn, Stoccarda, Landhausstr. 95 Sig. Georg Heins, Brema, Besselstr. 40 Sig. Dr. Karl Heyer, Stoccarda, Im Kühnle 4 B Sig. Dr. Friedrich Husemann, Stoccarda, Gänsheidestr. 88 Contessa Pauline Kalckreuth, Monaco, Adalbertstr. 55 III Sig. Georg Klenk, Monaco, Arcisstr. 49 III Sig. Rudolf Köhler, Brema, Humboldstr. 141 Sig. Dr. Eugen Kolisko, Stoccarda, Kanonenweg 44 Sig. Dr. Bruno Krüger, Stoccarda-Obertürkh., Cannstatterstr. 20 Sig. Hans Kühn, Stoccarda, Ameisenbergstr. 1 Sig. Theodor Lauer, Stoccarda, Kornbergstr. 7 Sig. Emil Leinhas, Stoccarda, Werastr. 13 Sig.ra Erdwine Lindemann, Brake (Lippe-Detmold), Detmolderstr. 113 Sig. Dr. Rudolf Maier, Stoccarda, Werfmershalde 8 Baronessa Nora von Malchus, Ravensburg, Rudolfstr. 8 Sig.ra Meta Meier, Brema, Humboldtstr. 133 Sig. Oskar Meyer, Friburgo i. Br., Weberstr. 4 Sig.na Johanna Mücke, Berlino W 30, Motzstr. 17 Sig. Martin Münch, Berlino, Zahlendorf-Mitte, Gertraudstr. 10 Sig. Dr. Otto Palmer, Stoccarda, Gänsheidestr. 88 Sig. Wilhelm Pelikan, Stoccarda, Fraasstr. 14 Sig. Dr. Kurt Piper, Stoccarda, Urbanstr. 3 1 A Sig. Dr. Paul H. Praußnitz, Jena, Johann-Friedrich-Str. 1 pt. Sig. Otto Reebstein, Stoccarda, Landhausstr. 70 Sig. Otto Rennefeld, Charlottenburg, Kantstr. 130 A Sig. Dr. Friedrich Rittelmeyer, Stoccarda, Urachstr. 41 Sig. Dr. Ludwig Roesel, Lipsia, Georgiring 5 Sig.na Dr. Maria Röschl, Stoccarda, Landhausstr. 90 Sig. Wilhelm Ruhtenberg, Stoccarda, Kanonenweg 44 Sig. Diplom-Ing. Lothar Schäfer, Brema, Osterholzerstr. 35 Sig. Franz Schäffler, Esslingen, Urbanstr. 36 Sig. Werner Schütte, Naumburg a. S., Friedenstr. 5 Sig. Wilhelm Schrack, Cannstatt, Teckstr. 4 Sig. Dr. Erich Schwebsch, Stoccarda, Alexanderstr. 26 B Sig. Dr. Walter Johannes Stein, Stoccarda, Kanonenweg 44 Sig. Dr. Simon Streicher, Stoccarda, Falbenhennenstr. 5 Sig. Dr. Hans Theberath, Stoccarda, Maienstr. 5/7 Sig. Dr. Carl Unger, Stoccarda, Werastr. 13 Sig. Wolfgang Wachsmuth, Stoccarda, Bopserstr. 19 Sig. Louis Werbeck, Amburgo, Holzdamm 34 Sig. Dr. Rudolf Zoeppritz, Mergelstetten, Felseck, Württemberg
La fondazione della Società nazionale norvegese*
Esposizioni di Rudolf Steiner all’assemblea di fondazione Kristiania (Oslo), 17 maggio 1923**
Secondo la richiesta del presidente del gruppo Vidar*** devo premettere alcune considerazioni sul desiderabile costituzione di una società antroposofica norvegese e sul suo collegamento con una sorta di centro internazionale a Dornach per le società antroposofiche. Voi sapete, miei cari amici, che nel corso degli ultimi anni — già durante la guerra e specialmente dopo la guerra — si sono create per la causa antroposofica condizioni diverse da quelle di prima. Dobbiamo solo guardare indietro, come era con la causa antroposofica nel corso dei 21 anni da quando esiste, dapprima come un gruppo all’interno della Società Teosofica, e poi dal 1912 e 1913 come Società Antroposofica indipendente. Verso la causa antroposofica si sono sempre presentate personalità che hanno avuto un’aspirazione verso un approfondimento spirituale; personalità che, da ciò che potevano sperimentare dalla Società Antroposofica, hanno creduto di poter soddisfare all’interno di essa questa aspirazione verso i bisogni spirituali. Questo ha effettivamente sempre conferito alla Società Antroposofica il suo carattere. Era principalmente questo: come membro della Società Antroposofica ci si aspettava di ricevere qualcosa da essa: insegnamenti spirituali, vita spirituale. E questo è andato bene finché la Società Antroposofica non ha raggiunto una certa espansione. E voi, che siete aderenti più anziani, saprete che in realtà tutto è sempre andato abbastanza bene quando la Società Antroposofica era piccola. Ora non si tratta tanto del fatto che la Società Antroposofica sia divenuta grande per numero di membri; ma negli ultimi anni — ve ne sarete accorti — essa è divenuta qualcosa di cui si parla in tutto il mondo. Non è vero, il Goetheanum, che purtroppo è bruciato, ha per primo fatto sì che migliaia e molte migliaia venissero a conoscenza della Società Antroposofica. È divenuta nota nel mondo. E la scuola Waldorf, a sua volta, e tutto ciò che si è collegato alla Società Antroposofica, hanno reso la causa antroposofica molto nota nel mondo. E questo esige che la Società Antroposofica diventi anche più attiva di quanto non lo sia stata finora. Non è vero, non si tratta di una simpatia che nasce solo da me o da altri all’interno della Società Antroposofica: è una necessità mondiale che la Società Antroposofica diventi più attiva di quanto lo sia stata finora. Da parte mia, potrei essere interamente soddisfatto se la Società Antroposofica consistesse di persone che lavorano in gruppi e che si preoccupassero affinché io stesso, da varie parti, possa rappresentare l’antroposofia. Io stesso potrei esserne completamente soddisfatto, e forse sarei il più soddisfatto di tutti, se fosse così: perché, vedete, il movimento antroposofico è andato meglio proprio allora. Da quando se ne parla così tanto, viene anche sempre più frainteso. Le inimicizie si sono formate effettivamente solo da quando si è diffuso. E tutto questo si può riassumere nella frase: la Società Antroposofica ha necessità di diventare più attiva, di compiere ancora più lavoro verso l’esterno, affinché si presenti al mondo come qualcosa che non viene deriso, ma preso sul serio, come altre società. E ora, non è vero, dal momento che tutte queste cose si sono manifestate negli ultimi tempi, si è pure formata la consapevolezza che deve essere preso sul serio tutto ciò che oggi esiste come stati d’animo nel mondo.
Il movimento antroposofico è stato fondato da Berlino, è partito dalla Germania, e vi si è aderito del tutto indipendentemente da qualsiasi relazione nazionale o internazionale, puramente per la cosa stessa. Già durante la guerra questo ha creato grandi difficoltà; queste, naturalmente, non si sono ridotte. E così si è gradualmente formata l’idea che il modo migliore in cui la causa antroposofica possa essere promossa sia quello di fondare società nazionali. È così accaduto che già all’inizio, quando la Società Antroposofica è stata fondata, si è fondata per prima la Società Antroposofica Svedese. La società svedese è sempre stata una società nazionale. Ma già negli ultimi anni si è pure fondata la Società Antroposofica Svizzera. La società inglese poteva, durante la guerra, essere continuata solo per il fatto che gli inglesi non hanno affatto detto di appartenere alla Germania, ma hanno fondato una Società Antroposofica Inglese. Si può già dire: la vita internazionale e il lavorio della Società Antroposofica prospererebbero meglio se in ogni area linguistica si fondassero società nazionali e queste si unissero a Dornach in una società mondiale internazionale antroposofica. Questo sarebbe il modo migliore in cui la Società Antroposofica potrebbe continuare a lavorare. Perché, vedete, se la cosa deve andare avanti come effettivamente deve andare, se i nostri nemici non devono — mi scusiate se uso la parola — divorarci, se cioè deve essere operato correttamente, allora ci dovrebbe sempre essere una connessione con un centro. E questo, secondo la situazione dei fatti, può essere solo Dornach. Si dovrebbe quindi, per esempio, procurarsi la possibilità che a Dornach, diciamo, si fondasse una sorta di bollettino informativo, che sarebbe poi spedito ai singoli settori, per che tutti i singoli rami della società antroposofica sarebbero sempre a conoscenza di ciò che accade a Dornach, affinché ci fosse una connessione, una connessione ideale, una connessione spirituale. Tutto ciò si può ottenere quando si formano singole società nazionali, le quali non versino i contributi alla Germania — come per esempio è stato il caso qui — cosa che non avrebbe alcuno scopo, perché non si creerebbe in questo modo alcuna coesione, ma versino gli stessi contributi a Dornach. Si potrebbe allora avere un bollettino informativo comune, e si potrebbe condurre la Società Antroposofica internazionalmente in questo modo. In Francia per esempio la cosa si è fatta così, che Mlle. Sauerwein è venuta da me qualche tempo fa e mi ha chiesto se posso riconoscerla come segretaria generale della Società Antroposofica Francese. L’ho fatto perché ho fiducia in Mlle. Sauerwein.* In questo modo dichiaro solo: io faccio, per quella società in Francia che ha Mlle. Sauerwein come segretaria generale, tutto ciò che ritengo giusto. È solamente un documento che dichiara così la mia disponibilità a fare per la Società Antroposofica in Francia tutto ciò che ritengo giusto, quando questa personalità è al comando. Così per esempio si è venuto a formare il fatto che c’è una società antroposofica francese. La svedese c’è sempre stata, la svizzera è anch’essa lì; la tedesca si è fondata alla fine di febbraio come società indipendente: è dunque tedesca, non più internazionale; è la Società Antroposofica Tedesca. Quindi, se ora in ogni paese si forma una Società Antroposofica che ha una personalità al comando, con cui potremmo da Dornach intrattenere relazioni per lettera e così via, affinché gli affari comuni possano essere gestiti in tal modo, allora è creata una costituzione molto buona sia per gli affari nazionali sia per quelli internazionali. Arriveremmo gradualmente, e veramente, a portare la Società Antroposofica nel mondo a una certa rappresentazione. Certo, per ragioni interne ciò può esserci indifferente, perché il mondo spirituale si fa già valere. Ma specialmente verso l’esterno non ci può essere indifferente. Là è necessario che ci sia una tale rappresentazione, dopo che la cosa è diventata nota nel mondo. Potremmo farlo meglio se in ogni paese — qui dunque una norvegese — si fondasse una Società Antroposofica, che si colleghi di nuovo alla * Vedi pagina 488.
società antroposofica internazionale, che dovrebbe avere il suo centro a Dornach. Questo è qualcosa che emerge pienamente dal modo in cui la Società Antroposofica si è sviluppata negli ultimi anni. Inoltre, dobbiamo considerare anche pienamente l’interno. Perché, vedete, dovunque andiate oggi, dappertutto esiste un profondo bisogno di vita spirituale, molto più di quanto si creda. Ovunque troverete persone che davvero gridano per una vita spirituale. La maggior parte non ha ancora il coraggio di accostarsi a una scienza dello spirito così marcatamente espressa, come è l’antroposofia. Questo coraggio lo acquisteranno! Ma noi dobbiamo lavorare affinché la gente abbia questo coraggio. Vedete, miei cari amici, a volte è veramente tragico così. Per esempio, fra le molte persone che oggi vogliono venire alla Società Antroposofica, vi sono dappertutto nel mondo innumerevoli giovani: giovani donne e giovani uomini. La gioventù aspira alla causa antroposofica. Ma io stesso sono sempre obbligato a dire ai giovani: «Sì, vedete, l’antroposofia possiamo darvela, potete organizzare l’intero vostro studio secondo l’antroposofia; ma considerate: se volete arrivare nel mondo a una posizione esterna, allora oggi non siamo ancora in condizione di aiutarvi in alcun modo. Là entrate in un forte conflitto. E quanto migliori antroposofi diventate, tanto più forte sarà il conflitto in cui la vita vi porta». — Sono dunque sempre obbligato a predicare alla gente piuttosto prudenza, anziché spingerla in qualche modo nella cosa. L’antroposofia non prospererà mai se in essa si è fanatici. Si deve essere completamente ragionevoli e dire sempre onestamente e sinceramente la verità alla gente.
E là è veramente pietoso come oggi la gioventù aspiri all’antroposofia, e come spesso non si possa consigliare che essa [solo aspira all’antroposofia] — perché deve comunque tornare nel mondo, e allora la si respinge, se sono divenuti antroposofi. Tutto questo può cambiare per il fatto che noi [la Società Antroposofica] la consolidiamo internamente in modo saldo, affinché ognuno che ne fa parte sappia: egli rappresenta una grande causa nel mondo, se è antroposofo. Questo, credo, potrebbe essere promosso dal fatto che voi fondiate anche in Norvegia una Società Antroposofica Norvegese; e, se poi vi collegherete a Dornach, ci aiuterete a rappresentare efficacemente la causa antroposofica nel mondo: allora si potrebbe indicare: là e di là vi sono dappertutto società nazionali — e la Società Antroposofica sarà dunque concepita come qualcosa che nel mondo sarà preso sul serio. Su questa strada ci si trova già. Ma i nemici oggi lavorano così potentemente, che è necessario volgere lo sguardo a come essi lavorano. Sono molto ben organizzati, i nemici: potrei farvi molti esempi. Vedete, oggi per esempio è già pericoloso, a volte, se la gente è amichevole con qualcuno. Ho per esempio in Svizzera nelle ultime settimane tenuto una serie di conferenze sotto il titolo: «Che cosa ha voluto il Goetheanum e che cosa deve l’antroposofia?» Sono arrivato a San Gallo; là, per una questione completamente diversa, il console americano è venuto da me. Era da me all’albergo, e ciò di cui potemmo parlare là, apparentemente piacque così tanto all’uomo, che venne alla conferenza la sera, e portò anche sua moglie.
Come parve, anche a sua volta gli piacque ciò che udì nella conferenza. Sapete, se mi conoscete, che non mi vanto di tali cose. Ora, due giorni dopo, il console ricevette una sequela di scritti contrapposti, che gli furono inviati a casa da tutt’altra parte, in cui erano contenute le cose più scurrili su di me e sulla causa antroposofica. L’uomo è una persona molto ragionevole; ce lo ha raccontato lui stesso, di nuovo. Ma vedete, come sono organizzati i nemici! Se si accorgono che da qualche parte qualcuno, su cui contano, parla con qualcun altro, gli spediscono subito a casa scritti contrapposti scurrili. Da questo ci distinguiamo dai nemici: noi siamo semplicemente male organizzati; i nemici, in tutti i paesi, sono molto meglio organizzati di quanto crediate! Per questo dobbiamo cominciare con un’organizzazione, affinché possiamo lavorare tranquilli e con vigore. Potrei raccontarvi molti esempi, come i nemici lavorano. Potrei per esempio nominarvi un’organizzazione che va da Berlino, passando per Lipsia, fino in Svizzera; si tiene continuamente in contatto attraverso lettere, e là viene fatto tutto ciò che in un’organizzazione si possa fare. Là la gente è unita! Là gli Evangelici sono sempre d’accordo con i Cattolici, quando si tratta di andare contro l’antroposofia. Così vedete, è necessario che troviamo un terreno su cui siamo ben organizzati — sebbene io stesso non abbia grande simpatia per l’organizzare —, ma ne abbiamo bisogno. Per questo vi pregherei ora di deliberare su questa cosa come l’ho proposta. Credo che sia stata compresa. Nel corso della discussione vengono rivolte a Dr. Steiner domande, che egli risponde come segue: Sulla questione dell’ammissione di membri:
La questione è questa: l’ammissione dei membri sarebbe naturalmente effettuata da parte della società nazionale; ma affinché l’intera società in tutto il mondo abbia una struttura unitaria, si potrebbe già perseguire il modo che le tessere di adesione siano emesse a Dornach — oppure, come è nei «Principi» che voi avete pure tradotto in norvegese, non si parla di un’ammissione nel modo ordinario presso società o associazioni, ma sempre di un riconoscimento; questo deve essere compreso diversamente in una società spirituale. E allora il riconoscimento finale, che qualcuno sia membro, sarebbe effettivamente effettuato attraverso la firma del centro a Dornach. Questa è certamente una proposta che faccio; ma sarebbe tuttavia desiderabile, affinché la società internazionale possa essere un’unità, che l’ammissione fosse effettuata dalle società nazionali, mentre la tessera di adesione fosse sottoscritta dal luogo centrale a Dornach. È così che è stato fatto dappertutto. Istituirebbe in primo luogo un certo federalismo, che è molto desiderabile; d’altro canto, però, documenterebbe che c’è una grande società che esce da Dornach. Per questo è naturalmente necessario che esista fiducia, da Dornach, verso colui che rappresenta la società nazionale nei confronti di Dornach. Da questo dipende. L’intera costituzione della società si basa infatti su questo sistema di personalità di fiducia. Sulla questione su un segretario generale:
La rappresentanza nei confronti del centro a Dornach sarebbe effettuata da un segretario generale. Come ciò venga realizzato è, allora, di nuovo una questione della società nazionale. Soltanto, presuppone che si abbia piena fiducia, a Dornach, verso quella personalità che allora forma il ponte verso il centro. Sulla questione, se il consiglio direttivo non dovrebbe semplicemente anche essere segretario generale:
Ciò creerebbe difficoltà, se non si potesse contattare una personalità, ma sempre una direzione. In una tale società, come è quella antroposofica, si tratta sempre di avere a che fare con personalità — non tanto con direzioni astratte, ma con personalità — se esiste l’intenzione di creare una certa continuità. Il consiglio direttivo — non so come sia qui in Norvegia — il consiglio direttivo può, in certi casi, cambiare, mentre sarebbe bene avere continuamente questo ufficio di segretario generale, affinché il mondo finalmente impari a conoscere: questi sono i segretari generali della Società Antroposofica. È così, praticamente: la società svizzera ha il suo segretario generale in Albert Steffen, la società francese in Mlle. Sauerwein; l’inglese probabilmente non ha ancora eletto, perché si costituirà appena; ma la società olandese ha, per così dire, già previsto un segretario generale. Così, praticamente, la cosa tende comunque al fatto che si avranno determinati segretari generali.
Assemblee della Società Antroposofica in Svizzera, della Società Antroposofica in Gran Bretagna e dell’Associazione del Goetheanum fra il 22 aprile e il 17 giugno 1923 L’iniziativa che ne risultò per un’Assemblea Internazionale di Delegati
INVITO ALL’ASSEMBLEA GENERALE DELLA SOCIETÀ ANTROPOSOFICA IN SVIZZERA
Al consiglio del ramo . . . in . . . Domenica, il 22 aprile . . . nel pomeriggio . . . ore, nel salone delle conferenze della falegnameria al Goetheanum avrà luogo l’assemblea generale annuale della Società Antroposofica in Svizzera, al che ogni membro è cordialmente invitato. Accanto ai rapporti del consiglio sul lavoro dell’anno passato si terrà una deliberazione riguardante il consolidamento e l’animazione della Società, per che confidiamo certamente di trovare un aperto buon senso e una viva partecipazione da parte dei presenti. Perché siamo della convinzione che il Sig. Dr. Steiner possa plasmare il suo rapporto con la Società tanto più fruttuosamente, quanto più attività spirituale interna brilla nelle anime. Speriamo perciò di ascoltare proposte positive dall’assemblea. Prego di comunicare ciò ai membri del vostro ramo. Inoltre sia richiamato l’attenzione al fatto che la sera alle 8 una conferenza antroposofica del Sig. Dr. Steiner avrà luogo. Dornach, il 10 aprile 1923
Con cordiale stima Albert Steffen
ASSEMBLEA GENERALE DELLA SOCIETÀ ANTROPOSOFICA IN SVIZZERA
Dornach, 22 aprile 1923, nella sala della falegnameria
[L’assemblea, al che come ospiti (senza diritto di voto) erano pure invitati tutti i membri esterni, fu aperta alle 10 ore e 30 dal segretario generale Albert Steffen. Le deliberazioni della mattina, che si occupavano delle questioni della società e della ricostruzione, furono effettivamente protocollate da Helene Finckh, ma non trascritte. Per questo motivo è disponibile il seguente rapporto ufficialmente diffuso di H. J. Heywood-Smith. Rudolf Steiner non poteva partecipare all’assemblea della mattina, poiché doveva tenere l’ultima conferenza di un corso pedagogico in corso (GA 306). Per i viaggi di conferenze di Rudolf Steiner citati nel rapporto, si veda: «Volumi di panoramica per l’Opera Omnia di Rudolf Steiner, I: Panoramica bibliografica», Dornach 1984; «L’opera di conferenze di Rudolf Steiner», Dornach 1978; «Rudolf Steiner — Una Cronaca», Stoccarda 1988.]
Il Sig. Albert Steffen, come segretario generale della Società Antroposofica in Svizzera, aprì l’assemblea salutando il Sig. Dr. Steiner, i suoi collaboratori e i membri presenti. Rese relazione sulla attività, che dal Goetheanum, quale centro del movimento antroposofico, era emanata. Questo fu provvisoriamente aperto nell’autunno 1920 attraverso un corso di università di tre settimane. Dr. Steiner parlò di antroposofia e scienze specialistiche. Da quel tempo il mondo intero guardava verso Dornach. Con amore, ma anche con odio. In continuazione a una discussione avversaria di questo evento, furono stampati da parte ostile allora le parole: «Scintille di fuoco spirituale, che come lampi fischiavano verso la trappola di topi di legno, sono dunque sufficientemente presenti, e avrà bisogno di una certa abilità di Steiner, di agire riconciliandosi, affinché un giorno una vera scintilla di fuoco della gloria di Dornach non le porti a una fine ignominiosa.» Un secondo corso seguì in aprile 1921 come complemento del primo. Allora fu organizzato il corso estivo del Barone Rosenkrantz per artisti inglesi. Il Sig. e la Sig.ra Professore Mackenzie lo visitarono e conseguirono così approfondimenti più profondi nella scienza dello spirito del Dr. Steiner. Ritornarono a Natale con circa 40 insegnanti e insegnanti e si fecero dare dal Dr. Steiner un corso pedagogico, su cui il Sig. Steffen ha ampiamente relazionato nella «Goetheanum». Questi articoli furono raccolti in un libro e tradotti in varie lingue. Su questo punto cade anche la fondazione dell’Associazione Svizzera Scolastica.
Un’ulteriore conseguenza di questa visita di personalità inglesi fu, che il Dr. Steiner dal 17-24 aprile 1922 fu invitato a Stratford alle celebrazioni shakespeariane, dove tenne numerose conferenze su arte e educazione. Era significativo che una personalità pensatrice dell’Europa centrale stesse al centro di una celebrazione, che era tenuta in onore del più grande poeta inglese. Nella metà d’agosto il Dr. Steiner fu una seconda volta chiamato in Inghilterra, per tenere a Oxford un corso di vacanze su «valori spirituali in educazione e vita sociale». Il ministro dell’istruzione Fisher condusse la presidenza nominale e fece leggere un discorso. Personalmente non poteva partecipare. In questo periodo cade la fondazione dell’Associazione Mondiale Internazionale per le Questioni Educative, che si pone il compito di diffondere la pedagogia antroposofica. Un terzo viaggio del Dr. Steiner ebbe luogo in novembre 1922, e un quarto seguirà quest’estate. Così un potente flusso spirituale scorreva attraverso il Dr. Steiner verso l’Occidente. Ma non solo verso l’Occidente, ma verso tutte le direzioni dell’Europa. Nella primavera 1921 il Dr. Steiner viaggiò in Norvegia. Nel gennaio 1922 vi fu un viaggio di conferenze attraverso tutta la Germania. Parlò in 12 città a oltre ventimila persone. Nel marzo diede il suo aiuto a un corso di università a Berlino, in aprile a uno in Olanda. Nel maggio vi fu di nuovo un viaggio di conferenze attraverso la Germania, dove si verificò quell’incidente a Monaco, dove una sorta di attentato su di lui fu tentato. In luce cruda apparvero così i propositi dei nemici, sua attività. Dal 1 al 12 giugno si riunì a Vienna il Congresso Ovest-Est, durante che il dott.
Steiner parlò delle condizioni scientifiche e sociali attuali dell’Europa. Molto di ciò che egli e i suoi collaboratori dissero ivi in significative conferenze fu ripreso dal pubblico. L’antagonismo tra il modo di pensare occidentale e orientale fu inteso da innumerevoli persone, in conseguenza di questa assemblea, come un problema urgente. Molti, da parte non antroposofica, hanno affermato da allora che il movimento antroposofico sarebbe la più importante corrente spirituale del presente. In realtà, è l’unica che ha un futuro in sé. Ha una tendenza che unisce i popoli. Ma con questo la molteplice attività del dott. Steiner, che emanava dal Goetheanum, non è caratterizzata in alcun modo completamente. Oltre al corso per insegnanti già menzionato, si tennero ancora altri corsi. Fra gli altri due medici, che portarono alla fondazione dell’Istituto Clinico-Terapeutico in Ariesheim per opera della signora dott. Wegman. Inoltre il corso di economia nazionale (dal 24 luglio al 6 agosto 1922, su cui il signor Leinhas riferì sul «Goetheanum»), la settimana francese, un ciclo sulla cosmogonia, la filosofia e la religione (che il signor dott. Jules Sauerwein tradusse ai suoi ospiti francesi nel suo magnifico francese e che il signor dott. Steiner stesso ha presentato nel «Goetheanum»). Contemporaneamente a questo corso si svolse uno per teologi tedeschi. Questi si erano rivolti al signor dott. Steiner con la preghiera che desse loro chiarimenti sulla natura e il significato del religioso. Essi allora, sotto la propria responsabilità, guidati dal signor dott.
Rittelmeyer, hanno dato vita a un movimento per il rinnovamento religioso, che inizialmente rimase limitato alla Germania. Seguì poi alla fine dell’anno un corso di scienze naturali, che fu organizzato dal circolo di ricercatori naturali del Goetheanum e nel cui seno cadde la catastrofe dell’incendio. Questa non riuscì a interrompere l’attività del dott. Steiner e dei suoi collaboratori. I soci della Società non avevano mai sentito parlare il dott. Steiner più potentemente. La forza irriducibile del suo spirito si manifestò anche al pubblico quando tenne il suo viaggio di conferenze attraverso la Svizzera (metà aprile) e a Berna, Basilea, Zurigo, Winterthur e San Gallo parlò dei compiti dell’antroposofia. Anche con questi dati l’efficacia del dott. Steiner è stata delineata solo incompletamente. Quando non era in viaggio, teneva regolarmente a Dornach venerdì, sabato e domenica conferenze in cui istruiva gli ascoltatori sui più profondi problemi. La natura e la storia le mostrava in una luce che non brilla altrove. Dove si potrebbero sperimentare tali conoscenze come quelle che egli diede sull’essenza del colore, dei suoni, del movimento! Dove sono stati afferrati più profondamente gli impulsi religiosi del presente e del passato! Egli diede, per citare solo un esempio, un ciclo sul cattolicesimo, specialmente su Tommaso d’Aquino [GA 74], in cui rappresentò in modo positivo l’orientamento spirituale che i nostri nemici rivendicano come il loro, e così adempì la parola: «Amate i vostri nemici». Attraverso le conferenze agli ascoltatori il mondo divenne qualcos’altro, e essi stessi pure. Per la maggior parte di loro il dott.
Steiner ha ricondotto l’uomo interiore in mezzo alla dissoluzione dell’Europa contemporanea alla relazione con il Vero, il Bello e il Bene e l'ha così salvato. Questo umanesimo superiore abbiamo potuto ammirare preformato nell’arte dell’euritmia. La signora dott. Steiner ha elevato questa, attraverso lunghi anni di lotta, alla massima perfezione. Con le sue allieve ha compiuto una marcia trionfale attraverso tutti i paesi d’Europa, attraverso l’Inghilterra, l’Olanda, la Scandinavia, l’Austria, mantenendo sempre alto il stendardo dell’anima bella. Quest’arte è stata coltivata a Dornach con grandi sacrifici. È un compito della Società Antroposofica quello di spianare i sentieri anche in Svizzera. Appartiene alla tessitura della vita all’interno della nostra Società. Un effetto salutare degli impulsi della scienza dello spirito si manifesta nel campo medico. Come era già stato accennato, l’Istituto Clinico-Terapeutico in Ariesheim deve la sua origine all’iniziativa della signora dott. Wegman, che con rara energia ha tentato d’introdurre nella pratica le conoscenze e gli impulsi che il dott. Steiner ha dato nei corsi medici della primavera del 1920 e 1921. Già dopo poco tempo, poiché la clinica era sempre occupata, dovette essere acquisito lo Suryhof e istituito come dipendenza. Risultati significativi sono stati conseguiti nella diagnosi e nella terapia. Una serie di rimedi eccellenti sono stati preparati nei laboratori annessi. Qui si deve menzionare anche l’euritmia curativa. Quello che è stato iniziato in modo così promettente, sostenerlo affinché possa dispiegare un’azione salutare, è senza dubbio uno dei compiti più importanti della Società Antroposofica.
Proprio all’Istituto Clinico-Terapeutico i nostri soci dovrebbero sentirsi legati per destino. Nell’estate del 1921 fu fondata la rivista «Das Goetheanum». Albert Steffen fu incaricato della redazione dal dott. Steiner. Il dott. Steiner ha sacrificato molte ore, sì, molte notti alla giovane iniziativa. I suoi contributi riempirebbero un libro solido. Sono gioielli dell’arte della prosa. I lettori sono stati istruiti in maniera unica sulla situazione dell’Europa, sui pensatori guida del presente e del passato. Albert Steffen ha resoconto molte delle conferenze più intime del dott. Steiner nella falegnameria. Chi legge questi rapporti in sé si solidifica l’impressione che Dornach è un centro spirituale senza pari. Probabilmente nessuno che legge la rivista la vorrebbe privarne in futuro. Perché poterla mantenere, però, ha bisogno del sostegno degli amici del nostro movimento. Di nuovo qui è indicato un importante compito della Società. Magari diventassero tutti i soci abbonati. In conclusione il signor Steffen ha parlato dei nemici. Ha citato, per mostrare quanto poco a loro importa la verità, due brani di «critica evangelica». Il primo del pastore Frohnmeyer, che recitava: «Si sta attualmente cesellando a Dornach una statua di 9 m di altezza dell’uomo ideale: verso l’alto con tratti luciferici, verso il basso con caratteri animaleschi. «Questo uomo ideale», disse Steiner ai visitatori presenti, «deve essere assolutamente la vera immagine di Cristo!»» Questa statua non ha naturalmente né tratti luciferici né caratteri animaleschi. L'attesta chiunque l’abbia vista.
Ma innumerevoli persone, che non l’hanno vista, ora portano questa caricatura in sé in conseguenza delle parole distorte di Frohnmeyer. Quanto gravoso che siano state pronunciate proprio da un pastore d’anime. L’altro brano si trova nella Neue Zürcher Zeitung [del 15 aprile 1923], in occasione dell’ultima conferenza del dott. Steiner [a Zurigo il 10 aprile 1923]. È firmato A. B. E. «Profondamente falsa», scrive costui, «era pure l’affermazione di Steiner che nell’antroposofia non si trattasse né di concezione del mondo né di religione». Chi ha ascoltato la conferenza del dott. Steiner deve dire che non l’ha mai affermato. Anche ciò che A. B. E. dice di «una sorta di chiesa antroposofica» «con cinquanta comunità filiali, dove si mormorano preghiere dentro nuvole di incenso ascendenti», è una grossolana distorsione, indegna di un pastore. A parte il fatto che si tratta della «rinnovamento religioso», a cui qui si allude, di un movimento che è completamente sotto la propria responsabilità. In conclusione Albert Steffen ha citato, per dare un’idea di quanto i nemici si dimentichino di sé e si lascino ispirare dagli spiriti delle cloache, una poesia sporca di un certo SIGNOR Theodor Rubischum a Dornach, che è in corrispondenza estesa con i nemici dell’antroposofia e li fornisce con tutto il gossip falso possibile. Steffen ha ammonito di fronte a tale fantastica orribilità a sviluppare un più forte sentimento di appartenenza insieme e ha indicato il più grande compito della Società: quello di rierigere il Goetheanum. Dopo di lui prese la parola il dott. Blümel e delineò in modo intuitivo il corso di sviluppo del movimento scolastico antroposofico in Svizzera.
Illustrò, facendo riferimento al corso pedagogico appena concluso per insegnanti svizzeri, come il desiderio di una scuola in cui si insegnasse sulla base della conoscenza antroposofica dell’uomo diventasse sempre più potente sia tra i genitori che tra gli insegnanti. Lo presentò come compito della Società Antroposofica quello di promuovere l’associazione scolastica, al che appartengono già oltre 600 soci. Lo scopo è la fondazione di una tale scuola. Il dott. W. J. Stein come prossimo oratore ha indicato in modo potente i metodi di lotta dei nostri nemici, la loro eccellente organizzazione e le loro estese connessioni: Appaiono loro perfino annunci nei giornali con offerte di fornire a chiunque il materiale corrispondente da cui potrebbe attingere dati, nel caso intendesse screditare il dott. Steiner (che sia su base teologica, letteraria o sociale). Si tratta di una campagna di menzogne del peggiore tipo, di cui il mondo esteriore ha appena un’idea. L’oratore ha indicato che dovremmo compiere il compito di sollevare il dott. Steiner dalla necessità di esprimersi su ognuna di queste calunnie. Lo scopo dei nemici sarebbe quello di occupare completamente il tempo e la forza del dott. Steiner con questa polemica, in modo che il suo lavoro spirituale andasse perduto per il movimento antroposofico. [L’assemblea pomeridiana iniziò alle 14.30. Da questa parte del verbale è disponibile una trascrizione. Di conseguenza Rudolf Steiner su richiesta dei presenti introdusse l’assemblea sotto l’aspetto: la Società Antroposofica come tale deve proporsi un compito positivo.]
Dott. Steiner: Non voglio una più lunga discussione, ma solo dire un paio di parole che non neppure esplicitamente, ma solo, direi, in senso di impressione, devono collegarsi a ciò che oggi è già stato detto. Dall’assemblea di Stoccarda, che ha avuto luogo di recente* e da quella che oggi è qui — e spero davvero che in altri paesi seguiranno assemblee simili — da queste, proprio alla luce di ciò che è stato detto anche oggi qui, in particolare dal dott. Stein, si dovrebbe attendersi — non dico solo «desiderare», ma «attendersi» — che procedano in una certa maniera positiva, così che dal volere dell’assemblea e cioè in questo caso dalle singole Società Antroposofiche, cioè qui dalla Società Antroposofica della Svizzera, dal volere dell’assemblea risulti qualcosa di positivo. Si è indicato come la nemicità è organizzata. Ora si deve dire che la Società Antroposofica si distingue proprio per questo, che non è organizzata, in nessun modo è organizzata, sì, che la maggior parte dei soci non ha voluto saperne di un certo umano organizzarsi. Ora questo è proseguito fino a un certo grado fino a un certo punto. Ma proprio alla luce delle attuali circostanze è impossibile che continui così. È necessario che nella Società Antroposofica avvenga realmente qualcosa di cui si possa dire che almeno per la maggior parte dei soci gli affari della Società come tale siano anche positivamente rappresentati dai soci, almeno inizialmente seguiti con interesse. Anche quest’ultimo nel fondo non è per nulla presente in misura considerevole. E quando recentemente mi è stato chiesto che cosa io stesso mi aspettassi da questa assemblea, allora dovetti appunto indicare anche che è necessario che la Società Antroposofica si ponga un vero compito, così che esista come Società, così che sia quindi qualcosa di particolare ancora accanto al movimento antroposofico; così dal lato della Società * Si intende l’assemblea dei delegati di fine febbraio.
si ponga un compito. Perché finché questo compito non c’è, finché non c’è, le circostanze di cui oggi si è parlato non cambieranno mai in modo diverso; al contrario, si aggraveranno sempre più. Perché i nemici, per esempio, la pensano completamente diversamente — il dott. Stein ne ha già caratterizzato alcuni aspetti — da come la pensano i soci della Società Antroposofica; in merito alla Società l’intendo ovviamente soltanto, e parlo oggi soltanto in merito alla Società. L’organizzazione della nemicità, per i nemici, esiste, è una realtà. La Società Antroposofica, invece, per la maggior parte dei soci non è per nulla una realtà, perché non c’è alcun compito positivo che potrebbe risultare da una positiva risoluzione di volontà. Ecco perché sono state tenute queste discussioni a Stoccarda e qui. A Stoccarda si è tentato — poiché l’assemblea dei delegati non poteva decidersi a porre un tale compito alla Società — di ricorrere in certo modo al mezzo d’aiuto di dividere l’adesione della Società in due adesioni per la Società Antroposofica della Germania, affinché si potesse sperare che dalla relazione reciproca di queste due Società si sviluppasse gradualmente ciò che non era venuto fuori dall’assemblea dei delegati. Così l’assemblea odierna qui può avere il grande, bel fine di fornire un esempio di come si ponga un compito positivamente efficace alla Società Antroposofica come tale, di cui anche la persona esterna possa avere rispetto. Così oggi può accadere qui qualcosa di grande, se non soltanto si ascolta ciò che singole personalità espongono così bellamente, come è accaduto oggi, ma se davvero, dalla Società stessa, dal tutto della Società, esce un volere comune. Questo potrebbe accadere davvero. Altrimenti, questa assemblea si svolgerà pure senza risultati. Così, dunque, deve risultare qualcosa da questa assemblea. Pronuncio queste poche parole ora, perché ritengo che già tutto ciò che si ascolta nei rapporti debba essere assunto a conoscenza personale dal punto di vista di un tale fine: così, per esempio, tutto dovrebbe essere posto in tale prospettiva. Perché vedete, il dott. Stein l’ha espresso una volta: Se dovesse veramente diventare necessario che io mi occupi soltanto — il che potrebbe diventare necessario — di respingere i nemici, allora è un compito per me che naturalmente è infinitamente più difficile che la difesa dai nemici attraverso il porsi positivo di un compito da parte della Società Antroposofica. Ma la risoluzione di procedere autonomamente a respingere i nemici, la risoluzione di trarre da ulteriori discussioni antroposofiche senza risultati un risultato, da parte mia, richiederebbe come primo passo che io dovessi sospendere la mia attività per la Società Antroposofica, dovessi ritirarmi ai soli effetti personali, così che io non potessi più fare, della Società Antroposofica che non potesse decidersi a porsi un compito, il mio campo di lavoro. Questo sarebbe assolutamente necessario, se fossi costretto ad assumere io stesso i compiti che oggi sono stati indicati dal dott. Stein. Perché le due cose non possono stare insieme. E che i nemici siano abbastanza intelligenti da capirlo: di ciò vi è stata fornita la prova oggi.* Ora vorrei veramente pregare i cari amici di comprendere anche da parte vostra che è precisamente questo ciò che può diventare una realtà da un giorno all’altro. Le cose non devono più essere prese in modo da essere prese soltanto con una certa flemma, ma devono veramente essere prese sul serio. La situazione è comunque assai seria. E questa situazione della Società Antroposofica non tollera che, in tutte le assemblee, continuiamo sempre ad arrivare a esiti senza risultati. Così non voglio dire altro che illustrare attraverso queste poche parole. Vi prego, cari amici, non uscite oggi senza risultati, ma arrivate a porre un compito alla Società Antroposofica come tale, un compito di cui gli uomini possano avere un certo rispetto, e per cui non si pensi sempre: «Gli antroposofi si lasciano fare tutto». Albert Steffen: Onorevoli presenti! Il signor dott. Steiner ha detto qui molto chiaramente che se non assumiamo il compito di sconfiggere i nemici, allora egli non ha la possibilità, non ha il tempo, non può trovare più tempo per noi, ma che si ritirerà da noi, dalla nostra Società * Nel rapporto mattutino del dott. W. J. Stein.
vuole. Dobbiamo quindi chiarirci sulla maniera in cui lo facciamo, e prego ora di portare forse singoli proposte. Ora il rapporto amministrativo deve essere inizialmente affrontato. Il signor Storrer fornisce il rapporto amministrativo. Diversi oratori parlano: il signor Geering, il signor dott. Hugentobler, il signor Stokar, il signor Leinhas, il signor Widmer, il signor Rietmann, il signor dott. Stein, la signorina dott. Vreede, il signor dott. Grosheintz, il signor dott. Lagutt, il signor dott. Usteri, il signor Imrie, il signor Steffen, il signor Pfeiffer, il signor dott. Blümel, il signor dott. Wachsmuth, il signor Vett, il signor Gnädinger, il signor Ebersold, il signor van Leer, la signora von Vacano, la signorina Hauck, il dott. Unger, un’insegnante da Strasburgo. La signora da Strasburgo: Esiste in Francia l’intenzione di fondare una Società antroposofica speciale. Sarebbe ora desiderabile venire a sapere se già ufficialmente qualcosa è fatto al riguardo a Dornach e se, come si dice, è stata nominata una segretaria del signor dott. Steiner, affinché, se da Strasburgo deve accadere qualcosa, si sia chiari sulla questione. Dott. Steiner: Come ho già accennato prima, per il fatto che a Stoccarda non è più visto il centro per l’intera Società Antroposofica, la cosa è che nei diversi paesi vi sono ora gli sforzi di formare dai seguaci dell’antroposofia dei diversi paesi gruppi che vogliono proprio il contatto diretto con la Svizzera, con Dornach. Per condurre a termine l’organizzativo, è forse molto ben possibile che nei diversi paesi, diciamo, sorgano Società Antroposofiche nazionali. E ora è, per quanto mi è noto, la signorina Sauerwein quella — ha la signorina Sauerwein effettivamente offerto di assumere il segretariato generale per la Francia. Sarebbe molto desiderabile che proprio i nostri amici francesi e naturalmente anche gli Alsaziani, che ora appartengono alla Francia, sostengano la signorina Sauerwein in tutte le direzioni possibili e non le stiano di fronte con scetticismo. La signora da Strasburgo fa alcuni commenti intermedi che non sono stati annotati. Dott. Steiner: In questi affari certamente dipende dalla corretta FORMA, così che si sa di cosa si tratta. Non si può dire che la signorina Sauerwein ha ASSUNTO questo INCARICO. PERCHÉ allora sorgererebbe l'ulteriore domanda chi le ha dato questo Incarico e così via. In una Società che riposa su vera libertà può trattarsi soltanto di forme completamente diverse. Non è vero, la signorina Sauerwein si è dichiarata disposta, in Francia, a fare tutto quello che le è possibile per fondare là una Società Antroposofica. E dalle cose che conosco della signorina Sauerwein, potevo darle un documento — e di questo ora parlate — che ha il contenuto che io per tutto ciò che mi è richiesto per una Società Antroposofica in Francia, riconosco la signorina Sauerwein come quella Segretaria generale della Società Antroposofica francese, per cui faccio quello che mi sarà richiesto.» Così se vede il punto essenziale in ciò che si compie con libertà assoluta da tutti i lati, allora la cosa sta così: Chi non vuole riconoscere la signorina Sauerwein non deve farlo; solo la signorina Sauerwein in futuro sarà quella per che mi sono dichiarato disposto a fare quello che mi sarà richiesto. Si devono soltanto osservare e studiare le circostanze in tutte queste questioni, come devono essere condotte praticamente nella Società Antroposofica, così che siate veramente liberi da tutti i lati. Ma fino a ora lo si è evitato. Proprio queste frasi, che credo siano state elaborate nei «Fondamenti» del 1913, mostrano come su assoluta libertà da tutti i lati la Società Antroposofica è stata fondata. Se un compito positivo deve risultare comunque, allora può risultare soltanto da una tale libertà. Così la questione di cui si tratta è che se una Società Antroposofica si forma in Francia e vuole lavorare con me su qualcosa, allora farò soltanto quello che farò nella fiducia nella signorina Sauerwein. Così stanno le cose. La libertà ha ognuno di non fare niente altro se non per ciò che vuole fare. L’insegnante Wullschleger parla di questioni scolastiche. Trova eccellente la «Pedagogia della fisica e della matematica» di Baravalle; circa 60 insegnanti si sono riuniti in un corso. I signori Storrer, Blümel, Steffen e Müller pongono domande sulle ammissioni di soci e la responsabilità collegata.
Dott. Steiner: L’ammissione di soci è sempre stata infine curata, e che occasionalmente errori vengono commessi, questo * Il documento si veda nella pagina seguente.
-Qju
[facsimile manoscritto]
Se la signorina Alice Sauerwein vuole istituire una Società antroposofica francese e incorporarla nel centro internazionale di Dornach: agisce con il mio consenso e io la nomino a Segretaria per la Francia. Dornach, 8 gennaio 1923 Dott. Rudolf Steiner si verificherà anche in futuro. Così credo che la discussione sarà deviata un po’ dalla cosa principale se su queste domande, che in realtà ricevono una buona base solo se la Società ha parlato della sua consolidazione, si discute troppo presto e forse attraverso questo sorge l’opinione che sulla consolidazione stessa sia stato parlato abbastanza. Vorrei quindi esprimere ancora un po’ più concretamente quello che ho detto. Sulla reale questione di una tale discussione in un’assemblea generale di una Società Antroposofica è in realtà soltanto più tardi da parlare. Ripensa ai tempi in cui la Società Antroposofica con ciò che era il suo contenuto è avanzata di fronte al mondo e fondamentalmente non doveva preoccuparsi di nulla altro che di diffondere l’antroposofia all’interno di un certo circolo di persone. Potremmo, se nient’altro fosse stato voluto, stare ancora oggi nel grembo della Società Antroposofica su questa base. Teoricamente, ipoteticamente sarebbe del tutto possibile. Ma non possiamo nella realtà, semplicemente perché — diciamo — dal grembo della Società è nato lo sforzo, sì, lo sforzo molto lodevole di costruire un Goetheanum. Il Goetheanum era una volta lì. Con ciò la Società Antroposofica stessa è diventata qualcosa di completamente diverso da quello che era prima che un tale Goetheanum fosse costruito. Non importa affatto se inizialmente l’una o l’altra fondazione, che è nata dalla Società, è stata fatta con più o meno fortuna; ma è proprio in un certo tempo dal grembo della Società che uno o l’altro impulso è nato di fare questo o quello. Così il mondo è stato condotto a formulare giudizi completamente diversi sulle cose collegate all’antroposofia di quelli che sarebbero venuti fuori se la Società Antroposofica fosse rimasta come era prima di queste cose, che in un certo modo hanno formato all’esterno una rivelazione della Società Antroposofica in modo molto visibile. Le singole cose possono essere molto, come è il caso del Goetheanum, straordinariamente significative. Così il Goetheanum stesso e altre fondazioni che sono state fatte — già le fondazioni di tali riviste come la rivista settimanale di Stoccarda «Antroposofia» e la precedente rivista di Tripartizione o il «Giorno veniente», il «Futurum», le cliniche e così via — esse sono state effettivamente create dal grembo della Società Antroposofica.
Ora oggi singoli soci potrebbero dire: Noi non abbiamo partecipato a questo affatto, noi non abbiamo responsabilità per questo. — Sì, questo proverebbe che la Società Antroposofica non si presenta di fronte al mondo con una volontà comune, non come un corpo determinato con quello che ora una volta ha nel suo grembo. È così oggi necessario che attraverso la volontà comune della Società Antroposofica avvenga quello di cui non avremmo avuto bisogno se fossimo rimasti nel vecchio punto di vista. Ma non stiamo più nel vecchio punto di vista. E così è necessario che sia affrontato dall’Antroposofia il compito di presentare la Società Antroposofica stessa in modo così di fronte al mondo che le persone acquisiscano un certo rispetto per essa. Per questo è naturalmente necessario che vi siano affatto affari della Società Antroposofica. Veda, oggi ci sono affari per la ricostruzione del Goetheanum, ci sono affari del Giorno veniente, delle cliniche e così via, ma ci sono effettivamente — e la discussione odierna l’ha mostrato di nuovo — straordinariamente poco di cui si parla quando della Società Antroposofica come tale si deve parlare; al massimo su contributi associativi e così via. Ma la Società deve darsi un tale contenuto che sia impossibile che continuamente la roba più falsa sull’antroposofia sia messa nel mondo senza che la Società Antroposofica guardi a essa in qualche modo come sua questione. Non avrebbe dovuto guardarla come sua questione se non esistesse. Ma esiste. Esiste nella storia con quello che risultato nel corso degli anni. E ora su di esso dovrebbero essere condotti gli ulteriori dibattiti, come è possibile consolidare la Società Antroposofica così che acquisti un vero contenuto come Società.
Ora certamente singoli compiti sono stati molto ben caratterizzati; ma questi singoli compiti non costituiscono il tutto inizialmente. Già come è stata affrontata la questione dei nemici mostra che non vi è la consapevolezza che una tale cosa deve essere sollevata a uno stadio molto più elevato. Deve veramente essere sollevato a uno stadio molto più elevato. Come è stato parlato qui dei nemici, mi sembra come quando qualcuno ha un nemico di fronte a sé che lo bombarda con palle di cannone, e poi uno va avanti, posiziona il suo stesso cannone e bombarda le palle di cannone che sono cadute dal nemico. Così si parla. Come se si potesse trattare soltanto di assumere una difesa, continuamente soltanto di controbattere in modo polemico ordinario gli scritti dei nemici che i nemici si dilettano di scrivere. Perché con questo arriviamo a nulla altro che al regressus in infinitum. Perché naturalmente: su tutto quello che rifiutiamo in risposta a uno scritto di nemici, il nemico risponde di nuovo, e così è un regressus in infinitum. Non abbiamo nulla da questo se bombardiamo le palle di cannone! Prendiamo questo ultimo scritto del Sichler a Berna. Contraddirlo ha effettivamente nessun senso, perché naturalmente vi stanno solo stupidità sull’antroposofia. Se si contraddicono le stupidità, naturalmente colui che è stupido contraddice di nuovo dal suo stupido punto di vista l’intelligenza che si è proposta, e così si è nel regressus in infinitum. Allo stesso modo se contraddici lo scritto Ragaz nello stile ordinario. Vedete, quello che importa è che non si contraddice uno scritto come il Sichler, ma si mostra cosa c’è dietro, di scientificità, di metodo conoscitivo, che dietro l’apparenza di scientificità c’è un dilettantismo banale e ordinario. Così dovete affrontare direttamente ciò che sta dietro.
A Stoccarda si è sempre tentato di contraddire le affermazioni del generale von Gleich. Ma non si tratta affatto di contraddirle, ma di cosa per un uomo sta dietro. Che l’intera scientificità da cui sono scritte tali cose, è semplicemente non scientificità, di questo si tratta. Così dobbiamo abituarci a portare le cose a un livello completamente diverso. Questo è un esempio. Ma così dobbiamo di solito portare tutta la rappresentazione dell’antroposofia — se la Società Antroposofica deve assumere questa rappresentazione — a un livello completamente diverso. Deve essere intesa in uno stile più grande di quanto sia stato il caso finora. Non come se l’esigessi da me! Non mi viene neppure in mente di richiederlo da parte mia. Sarei anche soddisfatto se rimanesse al punto di vista su cui è adesso. Ma questo non può essere; perché la Società Antroposofica oggi rappresenta l’antroposofia come l’ha rappresentata quando non c’era ancora nessun Goetheanum; la rappresenta come se non ci fosse Goetheanum, nessuno tale fondazione come l’Unione per la Vita Spirituale Libera e così via. Attraverso tutto questo il giudizio del mondo è, vorrei dire, stato provocato. E ora i soci antroposofici desiderano «riposo»; vorrebbero non saperne nulla di tutto questo. Questo semplicemente non va oggi. Sarei anche soddisfatto se andasse. Ma allora avrebbero dovuto omettere di fare tutte queste fondazioni. Dopo che la Società si è dichiarata d’accordo con essa, allora oggi la Società deve acquisire un certo prestigio. Si potrebbe dire: Non mi importa assolutamente di questo prestigio, per me è completamente indifferente. — Ma semplicemente non si può continuare a lavorare se questo prestigio non è creato, se è sempre fatto così che nel mondo si dice giustamente: Sì, che cos’è allora questa Società Antroposofica?
Là le persone si riuniscono, si leggono conferenze e così via; è solo una somma di cricche! — Così che la Società Antroposofica almeno si stia come altre Società che fanno qualcosa di simile, questo è ciò di cui abbiamo bisogno. Ma su questo di solito non si parla affatto. E io stesso non posso di nuovo urlare a pieni polmoni — semplicemente non si entra in quello per cui la Società Antroposofica ha una tale fisionomia nel mondo che può stare accanto alle sue azioni, vale a dire accanto al fatto che ha costruito un Goetheanum. Era lì! Una Società che mette un Goetheanum nel mondo, quella deve stessa assomigliare a un Goetheanum, almeno in una certa misura. Ma confronta ciò che il Goetheanum era e ciò che la Società Antroposofica è. Non lo dico per attaccar su qualcosa a qualcuno, perché sarei già contento della Società Antroposofica se non avesse costruito un Goetheanum, non avesse fondato un Futurum, non avesse pubblicato riviste. Non è vero, quando la rivista Lucifero-Gnosis era apparsa, mi era stato lasciato di pubblicarla. Ma le cose sono diventate gradualmente affari della Società, e perciò la Società deve anche essere lì affinché la Società abbia lo stesso volto. Oggi però la Società non ha lo stesso volto che hanno le sue istituzioni, anche quelle sfortunate che sono andate in rovina. Sì, il giudizio del mondo è là! È questo di cui si tratta. Su come si arriva a dare alla Società un rilievo! Un pensiero terribile è questo, ma può naturalmente essere inteso nel miglior senso. Ma allora i punti di disposizione devono veramente essere afferrati per i capelli. Allora non si deve parlare di cose che in realtà non sono lì. Allora si devono considerate le cose veramente come sono.
Sì, cari amici, il Goetheanum verrà ricostruito sotto due condizioni. Prima: se ci lasciate costruire qui. Ora, lo vedremo, su questo oggi non possiamo discutere. Possiamo però discutere se portiamo la Società Antroposofica a un tale rilievo che non si può negarglielo. Così non dobbiamo discutere del secondo prima di aver discusso del primo. E l’altro, cari amici: Sì, sono completamente convinto che le persone che avremo bisogno per la costruzione del Goetheanum di artisti e di altri lavoratori, saranno lì se la base è lì. Mi scusi che devo pronunciare di nuovo la parola: il fondo di costruzione del Goetheanum, quello è la base. Fornire forze o qualcosa del genere, oggi non è necessario, è lì nel momento in cui il fondo di costruzione è lì. Ma davvero, una questione porta all’altra. Ed è necessario che finalmente da qualche parte in una Società Antroposofica venga un’assemblea che parli veramente di queste condizioni fondamentali. Non solo l’assemblea di Stoccarda dovrebbe parlarne; non ha parlato di essa, sulla questione principale si è messo in parola appena qualcuno. È stato accennato nei rapporti che sono stati tenuti, ma questi accenni non hanno interessato ulteriormente l’assemblea. Possono essere state date più o meno sfortunatamente; la questione dei nemici per esempio è stata trattata molto singolarmente. È stata effettivamente trattata così che è stata presentata la mozione di passare all’ordine del giorno, per non dovere più udire di nemici. E questo sarebbe stato il momento giusto che avrei detto: Rinuncio alla Società che accetta tali ordini del giorno! — Ma si deve stare fermo a quello a cui ci si è impegnati. E è così che si deve arrivare di nuovo a che ogni singolo socio sa che ora deve fare qualcosa come rappresentante della Società, altrimenti non andiamo veramente più avanti, altrimenti tutti gli assemblee sono inutili.
A Stoccarda ci si aspettava che se le due Società sono insieme e si, non voglio dire, si logorino reciprocamente, ma si stimolino mutuamente, che allora in conseguenza dell’assemblea dei delegati accada qualcosa, il che però non è accaduto nell’assemblea dei delegati. Ora aspetteremo ancora per Stoccarda. Ma su questo oggi non dobbiamo parlare. Ma ho già detto: Potrebbe questa assemblea qui fornire un esempio. Veramente, si tratterebbe che accanto a tutto ciò per cui si è assunta la responsabilità e che è lì con un certo volto, diciamo pure talvolta con un molto cattivo — con il Goetheanum certamente non è stato il caso e neppure con gli altri sforzi — che la Società allora si decida a diventare qualcosa di diverso da quello che poteva essere giustamente, per — bene — le condizioni nella epoca fino all’anno 1918. Allora il Goetheanum non era ancora così avanzato che fosse venuto di fronte al mondo. Da allora comunque veramente ben significativi cambiamenti sono accaduti. Ma oggi la Società Antroposofica non può dire: Vogliamo rimanere nel precedente punto di vista, non ci piace diventare tale Società, come è ora necessario, dopo che queste fondazioni sono lì. — Ma la maggioranza vuole proprio rimanere in questo punto di vista. Poi di nuovo vengono persone che chiedono comunità più strette. Certamente, una tale esigenza può essere del tutto legittima, ma è oggi il tutto lungo tempo un puro egoismo dell’anima, finché la Società non entra in quello che ora ancora una volta, come già al primo pomeriggio, solo più concreto, cercava di dire. È davvero quasi qualcosa che oggi non si può giustificare, se non si viene incontro alla volontà di comunità più ristrette.
Ma non si può andare incontro a questa volontà, se d’altro canto ci si trova sempre di fronte alla più assoluta letargia riguardo alle questioni della Società. Sì, talvolta accade che ci si presenti con la pretesa: «Noi non ci curiamo della Società Antroposofica, ci costituiamo adesso in questo cerchio più ristretto di anime antroposofiche!» — Sì, questo è un egoismo dell’anima! Dovrebbe toccarvi come questione vostra più propria, quando per esempio vi riunite per discutere le questioni della Società Antroposofica, quando si parla del consolidamento, di come la Società possa ottenere un contenuto, un contenuto attivo, così che essa stia nel mondo come tale e il mondo finalmente sappia che cosa la Società Antroposofica come tale voglia. Altrimenti non avrebbe senso avere una Società Antroposofica con le pretese che essa ha ora. Si potrebbero fondare altre società, non si avrebbe nemmeno bisogno di una società, si potrebbe intraprendere qualcosa in qualche ambito dove sia riunito un numero di persone che non si pongano altri compiti che ascoltare conferenze o ricevere esercizi. Tutti questi non sono compiti della Società. Ma la Società dovrebbe avere un compito. Vi prego di considerare tutto questo. Ho voluto pronunciare solo queste poche parole per richiamare l’attenzione, ancora una volta, su questo. Albert Steffen: Io non vedo nessun’altra questione sociale, se non che cerchiamo di essere fra noi in maniera più fraterna, che uno aiuti l’altro.
Dr. Steiner: Bisogna solo afferrare quello che intendo. Prendete per esempio l’Istituto Clinico-Terapeutico [a Stoccarda]. Esso è sorto dal seno della Società. Ma i membri della Società — intendo il grosso, sono molto pochi quelli che la vedono diversamente — , la vedono in questo modo: che ci si può far curare lì eventualmente. Ma che la vedano come loro propria questione — idealmente naturalmente — questo è quello che dovrebbe essere, così che essi si impegnino per la cosa. Non ci si impegna per l’Antroposofia. Non c’è bisogno di farlo per il singolo; naturalmente il singolo non può piacere a questo o quel membro. Possono esserci tanti membri che odiano l’Istituto Clinico-Terapeutico; essi non hanno bisogno di impegnarsi per questo, ma potranno impegnarsi per qualcos’altro. Ma questa tendenza, cioè veramente impegnarsi per la Società, questo è quello che conta. Hedwig Hauck propone di raccogliere firme per l’articolo del signor Steffen che è scritto molto bene. Albert Steffen: Credo che voi fraintendiate l’essenza di uno scrittore. Egli scrive più faticosamente di altri uomini. Non è bene scrivere troppo, perché allora la parola perde semplicemente l’effetto. Willy Stokar propone di costituire da parte dei rami svizzeri una Direzione della Società Antroposofica in Svizzera. Dr. Guenther Wachsmuth risponde che questa non può essere eletta, ma solo completata attraverso proposta del Dr. Steiner e del signor Steffen. Albert Steffen: È necessario che ogni singolo sempre di nuovo ripensi la cosa il destino dell’intera Movimento, e che la si ripensi anche in gruppi, così che l’intera Società vi partecipi; ma deve anche venire da dentro. Io per me ho sempre cercato di fare questo. Non so come dovrei comportarmi diversamente. van Leer ritiene che sia una questione principale della disposizione di ogni singolo, il guardare alle imprese come se fossero sue private, che egli stesso finanziasse. Il Dr. Steiner ha solo accennato a questo.
Dr. Steiner: E tuttavia si può raggiungere qualcosa, quando la si discute, così che l’uno dica all’altro quello che sa, e l’altro poi lo racconta ancora a un terzo, quello che sa. Bisogna veramente pensare la cosa molto più concretamente. Talvolta mi sembra che la Società Antroposofica sia addirittura soltanto un grande buco, come se non ci fosse niente dentro. Mi perdonerete, se dico qualcosa di molto concreto. Non potete attendervi che io cominci a gettare adulazioni nella discussione da qualche fond oscuro. Ma vedete, questa Società Antroposofica in Svizzera ha avuto una volta la grande fortuna di avere il signor Steffen come Segretario Generale. Sì, fino a oggi quasi non ho udito nessun giudizio su questo fatto straordinario. Oggi il signor Leinhas l’ha espresso, che si ha a che fare con quella personalità che probabilmente scrive il tedesco migliore del mondo. Bisognerebbe pensare che questo significa qualcosa per la Società Antroposofica. Che non si oda soltanto qua e là tutt’al più una volta un giudizio: « È bene che abbiamo lo Steffen, perché se il nostro Appello lo firma e così via » — e ci si comporti poi in tal modo che perdiamo ancora il credito come Società. Questo non serve a nulla; ma che noi indichiamo fortemente le cose che abbiamo — e abbiamo davvero le cose — , affinché se ne prenda coscienza! Ho indicato a ogni occasione su queste cose. Ma è proprio così, che non c’era nemmeno il sospetto, che questo sia un fatto storico nello sviluppo dell’intera Società Antroposofica, che uno dei Segretari Generali in una delle Società sia appunto quell’uomo, di cui si potrebbe dire ancora molte altre cose di quel che oggi il signor Leinhas ha detto. Ma una cosa del genere deve vivere nella Società, se essa stessa vuole vivere. E non è vero, mi perdonerete, so che ci sono anche per altre questioni, che non appartengono immediatamente alla Società, dei Colenici nella Società, dei Sanguigni e dei Melancolici; ma nelle questioni di società mi sembra spesso che all’infuori del temperamento flemmatico nessun altro temperamento sia presente. Questo fatto dunque, che il signor Steffen è Segretario Generale della Società Antroposofica in Svizzera, è stato accolto fino a oggi con una tale flegma, è stato visto così, sì, che non si avverte nessuna linfa vitale. Si avverte solamente flegma, flegma. Se cose del genere semplicemente passano — ho sottolineato non molto tempo fa la storia della brochure di Baltz e così via — , se cose del genere semplicemente passano, se cioè nulla accade nella Società, allora non vivremo più in tempo brevissimo. Iniziamo lì da noi stessi, a dare l’esempio di non considerazione delle prestazioni. Come volete dunque che nel mondo si valutino le prestazioni della Società, se non accade dentro la Società stessa? Lì si fanno davvero le esperienze più curiose. È quasi sciocco che bisogna menzionare le cose, ma è comunque strano. Ho scritto dal più profondo bisogno del cuore un articolo sulla lirica di Albert Steffen. L’« Antroposofia » stampa tutto dal « Goetheanum »; proprio questo articolo non l’ha stampato. Nessuno ha l’idea che questo sia collegato con un fatto importante della Società. Sì, una capacità, di valutare le cose, di formarsi un giudizio su quello che esiste nella Società, questo è quello che conta; non tutto prendere con una flegma enorme, con un’ovvietà enorme.
Non è vero, non si capisce quello che intendo, quando parlo del fatto che la Società dovrebbe ottenere un contenuto. Veramente si tratta di questo: che non solo si dica, ogni singolo dovrebbe entrare in sé, ma ci si deve dire le cose. Quello che l’uno non sa, lo sa l’altro, quello che l’altro non sa, non è vero, lo sa l’uno. Se una tale assemblea si svolge in modo che si abbia altrettanta voglia di parlare di queste cose, come si ha voglia di parlare della differenza fra quattro o cinque persone, allora è già stato fatto qualcosa. Oggi non è ancora stato fatto molto. Ma potete essere sicuri: Se una volta questo interesse è risvegliato, allora la Società diventa tutt’affatto qualcosa di diverso. Allora in un anno e mezzo la Società è diventata tutt’affatto qualcosa di diverso, se una volta queste cose sono affrontate completamente seriamente, che sono di tale natura. Allora non accadrà nemmeno che da un lato ci si possa dire: Qui c’è uno, che è stato per anni dentro la Società, è diventato un forte oppositore; perché? Sì, lo si è cioè esaltato finché era dentro, perché non si ha nessun giudizio sulle vere prestazioni dentro la Società. Quante persone sono state nella Società, al che si è attribuito chissà che — perché non si poteva dire gran che di questa vita terrena — , appunto alla vita terrena precedente. Non è vero, questo ovunque stare accanto a quello, che la cosa tocca, questo è quello che una volta dovrebbe essere combattuto seriamente attraverso una tale assemblea. Allora emergerà il positivo. Quindi non crediate che io ora abbia voluto adulare il signor Steffen. Io ho voluto solo porvi davanti fatti obiettivi. Questo è necessario per rendere chiaro quello che si intende, che cioè a cose positive del genere si allacci.
Le cose stanno veramente in questo modo, che qui bisognerebbe iniziare. Potrei dire molte altre cose riguardo a questo, ma voglio solo dare degli stimoli. Non ho proprio voluto parlare all’assemblea di oggi. Albert Steffen: Voi mi avete imbarazzato e tuttavia non imbarazzato, in quanto devo dire che io sono diventato proprio un [buono] scrittore o in generale uno, in quanto mi sono sempre occupato dei vostri scritti. Ho proprio dal mio ventesimo anno sempre, posso dire ogni giorno, letto nei vostri scritti, e così ho, per quanto è stato possibile per un uomo del mio talento, migliorato il mio stile. Ma credo che questo non sia gran mio merito. Devo dire, è comunque meglio — non so — , è comunque meglio se lo si tratta con silenzio. Dr. Steiner: Da parte vostra si può trattare tutto con silenzio, ma la Società non può farlo così. Emil Leinhas: C’è qualcosa di opprimente, quando si ode ancora una cosa del genere e tuttavia deve essere contrapposto alla Società che essa dorme, non si interessa a nulla, mentre d’un lato si ha tante persone meravigliose una scelta, perché non chiunque arriva all’Antroposofia — e tuttavia rimane il fatto che sono le stesse persone, al che deve essere detto di nuovo che non fanno il loro dovere rispetto ai compiti della Società. Come Società abbiamo una sovrabbondanza spirituale, ma d’altro canto non abbiamo sufficiente interesse per la Società. Anche a Stoccarda è stato rimproverato di nuovo che la Società dorme, non ha sufficiente interesse, e questo è completamente giustificato.
Ma non ci si deve lasciar scoraggiare, bensì, nonostante questa sovrabbondanza sia presente, trovare la forza di risvegliare interesse e attenzione per le cose che sono lì… non solo dire: Loro sbagliano tutto nella Società — , bensì: Che cosa posso fare io per la cosa, per il giornale « Goetheanun », per l’Istituto Clinico-Terapeutico ecc., qualunque cosa sia. Che accendiamo in noi la volontà così che possiamo anche fare quello che riconosciamo come nostro dovere. Questo vale rispetto a tutto: che vi sia un dispiegamento di volontà vivente. Dr. Steiner: Non è vero, la cosa comunque dovrà arrivare a conclusione. — Vi sono già grandi nostalgie di lasciare la sala prima del proseguimento della discussione. Desidero pronunciare solo ancora alcune parole, che sono necessarie, e desidero far precedere questo, cari amici, che vorrei andare molto più lontano di Leinhas. Non desidero solo dire: Vi sono nella Società molto molte persone meravigliose, bensì, quasi tutte sono persone meravigliose. — Ma non si tratta di questo. Mi permetta di dirlo semplicemente: Sono stato già insieme con questi meravigliosi esemplari dell’umanità in vari — diciamo, pranzi, cene, diners, soupers e simili — sì, sono davvero meravigliosi. Lì hanno interessi, che nascono persino nel momento; sanno parlare, là scintilla il fuoco per l’una o l’altra cosa. Anche la Società che volta per volta nasce, diventa allora completamente meravigliosa. Ma sono stato anche in assemblee generali antroposofiche o in assemblee tout court, dove le stesse persone non sono per nulla così, dove sono — mi perdonerete — flegmatici! Per le questioni della Società sono flegmatici, e questo è quello che deve mandare in rovina la Società. Le persone sono davvero meravigliose, quasi tutte, ma non lo mostrano, proprio quando vengono in considerazione le questioni della Società Antroposofica.
Non è vero, non si può esigere da nessuno che abbia un maggiore interesse per l’Antroposofia di quello che ha; perché questo è connesso con l’intimo dell’uomo. Ma quando si tratta di questo: che una Società è, e si è membro, allora bisogna sentirsi come membro e agire come membro. Lo richiede il carattere di società della cosa. Lì non va così che non si senta gli stessi obblighi che si sentono per esempio a un souper, quando si è presenti. Dunque è assolutamente necessario che ci si curi delle questioni della Società. Io ho anche adotto singole cose di cui ci si potrebbe curare. Non voglio certo dire che io sarei costretto, per esempio in un altro ambito fra gli uomini magnifici, che siamo ormai quasi tutti, anche allo stesso modo questo flegma a criticare. Ma qui è appunto necessario. Dunque veramente non si tratta dell’uomo singolo. Quando parlo qui come parlo — credetemi — , non parlo affatto all’uomo singolo, bensì parlo alla Società come tale, come si comporta. E questo è in realtà già così, che ci si dovrebbe riflettere su come deve diventare diverso. Ora rimane ancora una questione particolare. Non so come la Società la pensa — ma questa questione particolare può essere risolta solo qui nella Società. Vale a dire questo: In vista dell’incendio del Goetheanum e dopo di esso si rivolse al signor Steffen e a me una personalità svizzera, il Colonnello Divisione Gertsch, con la proposta di vendermi il suo podere situato nelle vicinanze di Winterthur, presso che c’è un castello, alla Società, perché egli ritiene che lì, in un ambiente diverso, la cosa antroposofica sarebbe meglio accolta e che lì un Goetheanum potrebbe essere costruito meglio che qui, dove abbiamo fatto queste esperienze.
Ora dunque, questa offerta è presente. Il podere è circa 110 giornate [grande], contiene questo castello, che naturalmente è completamente inadatto a essere una rappresentanza della cosa antroposofica. E si pone naturalmente la questione, come ci si comporta di fronte a un’offerta del genere. L’offerta è present. Credo che né il signor Steffen né io abbiamo il diritto di assumerci la responsabilità, né di comportarci positivamente né negativamente, bensì deve essere considerato dalle riflessioni che Dornach ha anche una storia, che cioè, se andassimo via da Dornach, vi sono così tante persone che si sono fortemente impegnate con Dornach, anche dal lato finanziario: sono state costruite case, siamo legati alla cosa intera qui. Deve essere considerato che da un lato numerose circostanze all’interno dell’appartenenza rendono necessario, se vi è qualche possibilità che si possa costruire, che si costruisca proprio qui. D’altro lato è presente l’offerta. Ci è offerto questo possesso lì — naturalmente in questo momento non posso giudicare se sia relativamente poco caro o caro — , che potremmo avere per 1 300 000 franchi svizzeri. Come detto, 110 giornate; una gran parte di queste è coperta da vigneti. Ci sono anche singole case secondarie accanto all’edificio. Insomma, l’offerta è presente. E io pregherei, affinché vi sia un’espressione della Società, che la Società stessa si decida, se vuol prendere una deliberazione provvisoria o definitiva in questa direzione. Prego che si voglia esprimere il parere sinceramente sulla cosa, perché naturalmente non è necessario che anche in considerazione di cose del genere i singoli agiscano di nuovo come capri espiatori, bensì che la Società se ne decida. Se qualcuno vuol saperne qualcosa di più, può naturalmente avere informazioni. Ma quello che mi sembra più importante è che appunto attraverso tutto quello che è accaduto dal 1913, c’è un legame con Dornach; così che appunto in realtà non ci si può andar via da qui senza esserne scacciati; e d’altro lato è presente il fatto di questa offerta. Albert Steffen: Sì, io stesso non posso esprimermi su questa cosa, né positivamente né negativamente, come voi stesso avete detto, Signor Dottore. 1 giornata = 36 are
Emanuel van Leer è contro l’andarsene da Dornach, anche se dovessero sorgere ancora così tante difficoltà. Egli vorrebbe proporre di rifiutare per il momento in linea di principio. Rudolf Geering crede che tutti sarebbero della stessa opinione del signor van Leer e che difficilmente sarebbe necessaria una grande discussione al riguardo.
Dr. Steiner: Sarebbe naturalmente solo auspicabile che venisse presa una Risoluzione in questa direzione, e che questa Risoluzione — sì, mi perdonerete, non so se lo stenografo sia l’avversario — che questa Risoluzione sia sensata. Dunque, non è vero, la Risoluzione dovrebbe già essere formulata con tutta la severità — se è l’opinione della Società — e venire espressa. Ma sarebbe comunque da considerare se non sia importante anche qualcosa per i capoversi secondari di questa Risoluzione, se dunque, eventualmente, potrebbe essere significativo che venisse espresso: «Poiché vogliamo assolutamente mantenere il pensiero di ricostruire di nuovo qui, siamo purtroppo impediti dall’accogliere una proposta del genere dall’esterno». Non è vero, allora potrebbe, eventualmente, l’uno o l’altro dire: «Dobbiamo fare in modo che possano costruire a Dornach, altrimenti…» Emanuel van Leer: Sì, questi sono i guanti di una perfida bellezza, di cui parlavo.
Dr. Steiner: Oh no, questi non sono i guanti di una perfida bellezza! Non è vero, ci sono davvero molte persone, fuori della Società Antroposofica, che hanno molto piacere che noi costruiamo qui; e se sapessero che potremmo costruire anche altrove, allora potrebbe, eventualmente, essere molto utile se ciò si trovasse in un capoverso secondario della Risoluzione. Non è vero, c’è una differenza se noi comunichiamo al mondo che abbiamo, eventualmente, l’opportunità di costruire altrove, e tuttavia costruiamo qui! Non so se qui ci si capisce? Emil Leinhas chiede se in questa questione solo la Società Antroposofica Svizzera dovrebbe pronunciarsi o se sarebbe anche possibile fare uscire la Risoluzione dall’intera Società Antroposofica?
Dr. Steiner: Sarebbe bene se i membri svizzeri riuniti qui e i membri non svizzeri, cioè tutti i membri che sono qui, decidessero su questa questione. È naturalmente questione della Società. Non riusciamo a riunire la Società intera da nessuna parte, ma quello che abbiamo riunito qui può formulare la Risoluzione.
Emil Leinhas chiede se non si dovrebbe contare anche con offerte di proprietà dall’estero? Perché se si potesse indicare —
Dr. Steiner: Sì, sì, in Svizzera c’è economia cantonale. Willy Storrer: In Svizzera ogni Cantone è per l’altro già un pezzo dell’estero. Dr. Unger attira l’attenzione al fatto che le autorità di Stoccarda stanno considerando di attrarre il Goetheanum a Stoccarda attraverso corrispondenti offerte. Un Consigliere Comunale avrebbe telefonato giorni fa per questo, ma non si era espresso in dettagli.
Dr. Steiner: Se si sapesse qualcosa di più preciso su questo, sarebbe naturalmente una meravigliosa considerazione secondaria. Dr. Unger dice che non c’è nulla di definitivo; fatto è però l’interesse dell’autorità di costruzione di Stoccarda.
Dr. Steiner: Allora forse si darà la direttiva generale, solo in questo senso, come è stato ora discusso, e si lascerà al signor Steffen di formulare la Risoluzione corrispondente. Allora lo farò molto volentieri insieme a lui. Questo non è un emendamento, bensì solo un consiglio. — Vuol parlare ancora qualcuno? Un oratore ritiene che si dovrebbero ascoltare tutte le eventuali offerte, acquistare il podere a Winterthur e tuttavia costruire a Dornach, così che si abbia una possibilità di evasione in caso di difficoltà che eventualmente sorgessero.
Dr. Steiner: Voi intendete, dunque, che si dovrebbe acquistare il podere? Sì, vedete, se qualcuno lo acquista per averlo eventualmente in petto per questo caso, allora non si può avere nulla in contrario. Ma dal patrimonio della Società non si potrebbe rischiarlo, perché bisogna anche liberarsene di nuovo, quando lo si acquista. Ho ben fiducia che, se avremo il denaro, lo potremo acquistare; ma non ho la fiducia che potremo liberarcene di nuovo nel momento giusto, quando non avremo più denaro. Rudolf Geering vorrebbe presentare alla Società la proposta formale che la cosa venga da noi accettata: cioè che il signor Steffen, nel senso della proposta, rediga una Risoluzione non appena il momento giusto sarà venuto, dunque dopo che si avranno da Stoccarda informazioni più precise.
Albert Steffen: Credo che non possiamo aspettare questo rapporto. Il signor Gertsch è un dragone, e preme per una risposta.
Dr. Steiner: Voi siete là. Io potrei aspettare tranquillamente il rapporto, perché nei prossimi giorni non sono là; ma il signor Steffen è ancora là: allora è lui la povera vittima. Propongo che questa Risoluzione venga subito decisa nel senso discusso, e affidata al signor Steffen. E quando allora viene un’offerta da Stoccarda, ripetiamo semplicemente questo procedimento. Albert Steffen: Potrei anche fare così: scrivere prima al signor Colonnello Divisione Gertsch, e poi mandare dietro la Risoluzione. — Il tempo è molto avanzato. Nessuno si offre ancora?
Dr. Steiner: Voglio solo dire ancora che le questioni fondamentali dovrebbero ancora essere discusse e che l’assemblea dovrebbe riunirsi molto presto di nuovo qui in Svizzera. Perché mi sembra veramente di eminente importanza che appunto qui in Svizzera si faccia qualcosa di energico nella Società Antroposofica. L’ho già espresso per molti anni che appunto allora, se qui dalla Svizzera si facesse qualcosa per la Società Antroposofica, questo sarebbe di un’importanza tutta particolare, anche spirituale. E perciò ho veramente riposto grandi aspettative in questa assemblea di oggi. Ma ora forse accadrà proprio che queste aspettative saranno superate da una ripresa quanto prima! E perciò probabilmente non potremmo discutere più a lungo su questo oggi. E adesso vengono i « guanti di una perfida bellezza »: Voglio dunque attendere con l’inizio della conferenza finché voi avrete mangiato la cena. Forse iniziamo la conferenza per la prima volta alle otto e quarantacinque? Il signor Storrer: La raccolta per il deficit della Società Antroposofica, che abbiamo tenuto, è ammontata finora a Fr. 459,50.
Vedi a questo riguardo l’assemblea del 10 giugno 1923, pagina 512 seg.
DUE CIRCOLARI AI CONSIGLI DI FILIALE DELLA SOCIETÀ ANTROPOSOFICA IN SVIZZERA
Dornach, 14 maggio 1923 Cari Amici! Vi inviamo qui un rapporto sull’assemblea generale del 22 aprile 1923,[*] che voi potete completare con le vostre proprie impressioni; e vi preghiamo di comunicarlo ai vostri membri di filiale e di discutere in seguito, in modo molto approfondito, la situazione della Società. Come sapete, il Dr. Steiner ci ha prospettato la possibilità che, se la Società non gli sembrerà più adatta a promuovere l’Antroposofia, dovrà ritirarsi. Vedete anche da questo rapporto quanto è enorme il lavoro del Dr. Steiner, e quanto poco è l’aiuto della Società. Possiamo adempiere meglio il nostro compito? Nell’ultima assemblea generale non si giunse ad alcuna conclusione: essa deve perciò essere continuata. Ciò accadrà all’inizio di giugno. La data esatta sarà comunicata dopo il ritorno del Dr. Steiner dalla Norvegia. Prima dovrebbe ancora aver luogo un’assemblea di delegati, alla quale dovrebbero partecipare i consigli di filiale e altri collaboratori. Vi comunicheremo il giorno della riunione.[**] Due cose dovrebbero accadere innanzitutto: 1. Il Dr. Steiner dovrebbe essere pregato da tante persone quante è possibile di ricostruire il Goetheanum. Allora, dalla Società, per mezzo di firme, dovrebbe essere rivolta alle autorità la domanda se e quando la somma assicurata sarà pagata, se in generale si può costruire. Questa Risoluzione deve, se il Dr. Steiner non ha nulla da obiettare, essere decisa il più presto possibile. Vi preghiamo anche, da parte vostra, di tenere pronte proposte sui compiti della Società e sul loro consolidamento, così che la prossima assemblea generale abbia successo. Con la massima stima Albert Steffen
[*] Si tratta del rapporto di H. J. Heywood-Smith, cfr. pagina 478 seg. [**] Una circolare relativa non è presente. L’assemblea dei delegati ebbe luogo il 9 giugno e l’assemblea generale il 10 giugno a Dornach.
Dornach, fine maggio 1923 Ai membri della Società Antroposofica In occasione dell’assemblea generale della Società Antroposofica in Svizzera domenica, 10 giugno, il Dr. Steiner si è dichiarato disponibile a tenere un ciclo di conferenze su « Storia e condizioni di vita del movimento antroposofico in relazione alla Società Antroposofica » [GA 258]. Le conferenze si terranno da domenica, 10 giugno, a domenica, 17 giugno, ogni sera alle 8 nella sala provvisoria della falegnameria presso il Goetheanum. Inoltre parleranno: il signor Albert Steffen sulla poesia moderna, la signorina Dr. E. Vreede sullo zodiaco, il signor Dr. Ernst Blümel sul linguaggio dei movimenti cosmici e terrestri, il signor Dr. Guenther Wachsmuth sulla respirazione della Terra. Giorno e ora di queste conferenze saranno comunicati ancora. Inoltre sono previste rappresentazioni di euritmia nei due sabati e domeniche (9, 10, 16 e 17 giugno) come pure mercoledì, 13, una rappresentazione di euritmia per bambini. Prezzo del biglietto per tutte le conferenze Fr. 15.-. Per le rappresentazioni di euritmia devono essere acquistati biglietti separati. Iscrizioni e domande devono essere rivolte a Haus Friedwart (Signorina E. Vreede). Per la Società Antroposofica in Svizzera: il Segretario Generale Albert Steffen
L’INIZIATIVA DEGLI AMICI INGLESI PER UN’ASSEMBLEA INTERNAZIONALE DI DELEGATI A DORNACH
[Già prima che il rapporto redatto da H. J. Heywood-Smith sull’assemblea generale della Società Antroposofica in Svizzera del 22 aprile fosse da questa spedito con circolare del 14 maggio dappertutto, Heywood-Smith aveva mandato agli amici in Inghilterra un breve rapporto con la seguente lettera di accompagnamento del 1 maggio (traduzione):]
Haus Friedwart, Dornach, 1 maggio 1923 Allegate troverete un breve rapporto sull’assemblea generale della Società Antroposofica in Svizzera. Da esso potrete vedere che il Dr. Steiner spera che tali riunioni abbiano luogo anche in altri paesi, se gli antroposofi si uniscono per assegnarsi un compito degno, che il mondo intero non può fare a meno di rispettare. Sono passati ora quattro mesi da quando il Goetheanum fu distrutto dal fuoco e l’Antroposofia è rimasta così senza patria, e finora non è stato fatto nulla per ricostruire l’edificio. Non è forse chiaro dalle parole serie di Rudolf Steiner che il compito degno, che la Società come un tutto dovrebbe assumere e a cui dovrebbe lavorare con tutta la forza e l’energia, è la ricostruzione del Goetheanum? Non sarebbe questo un’azione positiva come risposta agli attacchi dei nemici dell’Antroposofia? Vi preghiamo di convocare al più presto possibile un’assemblea dei membri dei gruppi e di discutere con loro quello che il Dottore si aspetta da tale assemblea, e se sono d’accordo, prendere una decisione nel senso che è loro fermo proposito di ricostruire il Goetheanum a Dornach, e che desiderano che il lavoro inizi immediatamente. Una tale deliberazione, presa da gruppi in più paesi, contribuirebbe al compimento della prima condizione sotto cui l’edificio potrebbe essere ricostruito. La Risoluzione dovrebbe essere mandata al Dr. Steiner, Villa Hansi, Dornach, Svizzera, il più presto possibile, perché il Dr. Steiner ha pregato i membri di non lasciare la sala dell’assemblea senza essersi assegnati un compito veramente reale, ma purtroppo l’assemblea a Dornach è terminata senza che ciò fosse accaduto. Cordiali saluti H.J. Heywood-Smith [Su questo appello di Heywood-Smith fu convocata in Inghilterra il 23 maggio un’assemblea generale. Rudolf Steiner ricevette rapporto al riguardo attraverso la seguente lettera di Ada Drury-Lavin del 25 maggio (traduzione):]
The Old House, Sonning-on-Thames 25 maggio 1923
Caro Dr. Steiner, Avrete ricevuto il nostro telegramma[*] con l’espressione del desiderio unanime dei partecipanti a un’assemblea di membri il 23 maggio, che il Goetheanum dovesse essere ricostruito. Fu costituita una commissione con l’incarico di elaborare un piano, che vi sarà sottoposto tra un paio di giorni dal signor Metaxa. Ho pensato che sareste lieti di sentire come caldo fu l’espressione dei sentimenti dei partecipanti, con quale gratitudine tutti hanno parlato dell’enorme sforzo fatto nel passato per creare la costruzione, e che la sua perdita ha lasciato un vuoto grave nella nostra vita. L’assemblea è stata molto rappresentativa, i membri erano venuti da tutte le parti dell’Inghilterra e dalla Scozia, e in tutti viveva un unico pensiero: Il Goetheanum deve essere ricostruito! Nella speranza che questo desiderio generale presto si realizzi, rimango, caro signor Dr. Steiner, la vostra riconoscente Ada Drury-Lavin
[Alcuni delegati della commissione viaggiarono a Dornach per discutere la realizzazione della proposta con Rudolf Steiner. Il risultato fu riferito nella continuazione dell’assemblea generale londinese il 6 giugno. L’8 giugno 1923 la Società Antroposofica in Gran Bretagna mandò una circolare ai rami in tutti i paesi con l’appello di collaborare internazionalmente per la ricostruzione del Goetheanum e di convocare un’assemblea internazionale di delegati per questo scopo. L’assemblea generale di Dornach del 10 giugno nella continuazione di quella del 22 aprile riprese immediatamente il suggerimento inglese. Come data per l’assemblea internazionale di delegati fu prevista la fine di luglio. L’invito ufficiale doveva avvenire da parte della Società Antroposofica in Svizzera. Questo avvenne con circolare del 16 luglio. Vedi i seguenti documenti.]
Bozza della lettera degli amici inglesi. [Del bozza rimane solo il primo foglio, la versione definitiva dell’8 giugno non è stato possibile trovare nonostante molti sforzi. La data « 8 giugno » è però assicurata. Vedi a questo riguardo pagina 553]
[*] Il telegramma suonava secondo il protocollo dell’assemblea generale « At meeting of members held to-night it was unanimously desired to have Goetheanum rebuilt. Meeting appointed comittee to take active Steps to that end with international Cooperation. » (« Nell’assemblea di membri tenuta stasera si è espresso il desiderio unanime che il Goetheanum dovesse essere ricostruito. L’assemblea ha nominato una commissione per promuovere attivamente questo scopo in senso di cooperazione internazionale. ») 46 Gloucester Place, London, W. 1, Inghilterra
Cari Amici,
Giugno 1923
La serietà e la responsabilità del momento presente per la Società Antroposofica hanno, senza dubbio, scosso i cuori e i pensieri dei soci in tutto il mondo. La tragica perdita del Goetheanum, e il messaggio che il Dr. Steiner ha dato negli incontri recenti a Dornach e Stuttgart e nelle sue conferenze a Dornach negli ultimi mesi, ci hanno reso chiaro che la Società deve elevarsi a una nuova consapevolezza del suo compito come portatrice di un impulso spirituale necessario per la nostra epoca. Nel desiderio di compiere un vero passo avanti nell’unità e nella consapevolezza dello scopo, un’Assemblea Generale della Società Antroposofica della Gran Bretagna si è tenuta presso la Sede Centrale di Londra, mercoledì 23 maggio. Dai numerosi e vari contributi alla discussione è emersa un’autentica unità di desiderio e intenzione, e l’assemblea, prima di concludersi, ha incaricato i sottoscritti di intraprendere passi attivi per dare espressione a questo. Desideriamo, in primo luogo, inviare cordiali saluti, a nome di tutta la Società in questo paese, ai soci e ai Gruppi di tutti gli altri paesi, e renderli partecipi dell’esito della nostra riunione qui. [Traduzione] Progetto di una lettera ai Gruppi negli altri paesi Cari Amici,
Giugno 1923
La serietà del momento presente per la Società Antroposofica ha risvegliato, nei cuori e nei pensieri dei soci in tutto il mondo, un sentimento di responsabilità che ne deriva. La tragica perdita del Goetheanum, così come il messaggio che il Dr. Steiner ha dato alle riunioni recenti a Dornach e Stuttgart, e attraverso le sue conferenze a Dornach negli ultimi parecchi mesi alla Società, hanno portato davanti ai nostri occhi che la Società deve elevarsi a una nuova consapevolezza del proprio compito quale portatrice di un impulso spirituale necessario per il nostro tempo. Nel desiderio di compiere un vero passo avanti nell’unità e nella consapevolezza del nostro compito, si è tenuta un’Assemblea Generale della Società Antroposofica della Gran Bretagna nella Sede Centrale di Londra, mercoledì 23 maggio. Dai numerosi e vari voti nella discussione è emersa una vera unità di desiderio e proposito, e l’assemblea, prima di sciogliersi, ha incaricato i sottoscritti di intraprendere passi per dare espressione a questo. Innanzitutto inviamo saluti cordiali, per incarico di tutta la Società in questa nazione, ai Gruppi e ai soci in tutti gli altri paesi; e desideriamo ora renderli partecipi dell’esito della nostra riunione.
ASSEMBLEA DEI DELEGATI DELLA SOCIETÀ ANTROPOSOFICA DELLA SVIZZERA
Dornach, sabato 9 giugno 1923, nella Casa Friedwart [Di questa riunione non è disponibile alcun verbale, tuttavia il seguente rapporto da una lettera personale dell’11 giugno di Ernest Etienne da Chancy/Ginevra, cfr. anche il rapporto del Dr. Ernst Blümel all’Assemblea Generale del 10 giugno, pagina 522.] Ero dunque a Dornach per l’assemblea dei responsabili dei Gruppi, e per l’assemblea della Società Antroposofica della Svizzera. Avemmo una seduta dalle tre alle cinque del pomeriggio dello scorso sabato, poi Euritmia e conferenza, quindi una seduta dalle dieci di sera all’una di notte con i delegati, durante la quale era presente il Dr. Steiner. Una dichiarazione fu letta, in cui si chiede al Dr. Steiner di prendere in mano la ricostruzione del Goetheanum, e gli si accorda piena libertà nella scelta delle persone che lo aiuteranno, e anche per quanto riguarda i finanziamenti necessari per la ricostruzione. Sotto la condizione dunque che nessuno si intrometta nelle sue disposizioni, il Dr. Steiner ha accettato, assumendo naturalmente l’intera responsabilità per la costruzione e gli aspetti finanziari. Egli ha ora richiesto, oltre ai tre milioni promessi dall’assicurazione, altri tre milioni per cominciare. Ha comunicato che l’assicurazione ha pagato, e che il Cantone Soletta desidera la ricostruzione, e di conseguenza l’avrebbe autorizzata. Sarebbe costruito in cemento, e manterrebbe il carattere delle nuove forme organiche tipiche dell’antroposofia; la costruzione procederebbe rapidamente, e richiederebbe circa 12-15 mesi. Considerati gli interventi irregolari nei tassi di cambio e le difficoltà che comporterebbero, il Dr. Steiner si oppone all’assunzione di un prestito e desidera donazioni a fondo perso.* *Questo deliberato fu letto e accettato il giorno dopo all’Assemblea Generale.
Lunghe discussioni sorsero tra i delegati per creare un’organizzazione a Dornach, attraverso cui i Rami fossero meglio orientati. Era una questione assai spiacevole che ha preso molto tempo. Dapprima si chiese molto, poi ci si rifiutò di concedere i crediti necessari; i bernesi erano piuttosto burocratici e esigevano un regolamento interno e un contratto di lavoro per la persona che dovesse essere incaricata di questa questione. Un’ulteriore difficoltà era il locale, i mobili e infine la persona stessa. Con Storrer non si era soddisfatti, perché aveva concentrato tutto su di sé. Fu confermato soltanto provvisoriamente, e gli fu aggiunto il Signor Stokar, che dovrà ricevere 300 franchi al mese e potrà utilizzare le strutture esistenti. Ho sottolineato molto la necessità dell’orientamento dei Rami e dei soci che non appartengono a nessun Gruppo. Il mio suggerimento è stato accettato: 1. Redigere verbali delle sedute di Dornach. 2. Riunioni più frequenti dei delegati. 3. Comunicazione scritta delle questioni trattate nonché di quelle che dovranno essere trattate. È stato deciso che i Rami di Berna, Zurigo, Olten, San Gallo e Basilea avessero ciascuno un delegato nella Commissione, per vigilare sui rapporti tra i Rami e il Centro e sull’utilizzo dei fondi. Il Signor Steffen non deve occuparsi di queste questioni finanziarie. Stokar provvederà alle comunicazioni e ai verbali. I contributi dei Rami sono stati aumentati, in quanto pagheranno per questa organizzazione dieci franchi per ogni membro anziché cinque come prima e i soci che non appartengono a nessun Ramo (e quindi non hanno spese che derivano dall’appartenenza a un Ramo) dovranno pagare 25 franchi.’1’’
ASSEMBLEA GENERALE DELLA SOCIETÀ ANTROPOSOFICA DELLA SVIZZERA
Dornach, 10 giugno 1923, ore 10, Sala della Carpenteria in continuazione dell’assemblea del 22 aprile Verbale di Helene Finckh Albert Steffen: Signore e Signori Cari! Oggi pure saluto i presenti di cuore in questa continuazione dell’Assemblea Generale del 22 aprile. Ringrazio particolarmente il Dr. Steiner per la sua presenza e per il fatto che nel corso di questa settimana terrà ogni sera un ciclo di grande importanza per il nostro movimento, cioè sulla storia e le condizioni del movimento antroposofico in relazione alla nostra Società. E saluto anche di cuore i soci stranieri che sono qui presenti con gioia. Non vorrei dare l’ombra di un’impressione che noi Svizzeri desideriamo consultarci soltanto per noi stessi. Desideriamo certamente noi Svizzeri avere un fondamento saldo nella nostra Società, ma vogliamo allargare lo sguardo il più possibile. La Società abbraccia tutta la terra. Vogliamo veramente essere ciò che il nostro paese già modella: ha un fondamento di granito e ha montagne molto alte, ciò che naturalmente non abbiamo ancora ottenuto in alcun modo. Il Dr. Steiner ha una volta stesso rappresentato la Svizzera come qualcosa che potrebbe diventare il centro di un movimento spirituale. Forse posso menzionarvi questo passo [da conferenza Dornach, 14 ottobre 1921, in GA 339], che mi ha fatto allora stampare nel «Goetheanum»: «… Uno Stato come la Svizzera… è qualcosa di del tutto particolare. Perché innanzitutto la Svizzera, come era notevole già durante la guerra se solo si voleva vederlo, è qualcosa come un centro di gravità del mondo. E proprio il suo non-impegno rispetto alle varie situazioni mondiali le ha permesso di ottenere un giudizio libero e anche un’azione libera nei confronti di tutto intorno. Il mondo sta aspettando soltanto che gli Svizzeri notino anche nelle loro teste quello che notano nel loro portafoglio. Nel portafoglio notano che il franco non è stato colpito dall’aumento e dalla diminuzione della valuta, dalla corruzione della valuta. Che l’intero mondo si muova intorno al franco svizzero, questo lo notano gli Svizzeri. Che questo sia il caso anche in relazione spirituale, questo gli Svizzeri non lo notano. Ma come essi sanno apprezzare il franco immobile, che in certo senso è divenuto il regolatore della valuta di tutto il mondo, così dovrebbero comprendere la loro posizione veramente indipendente dalle situazioni mondiali, attraverso cui la Svizzera potrebbe effettivamente essere una sorta di punto di fulcro per le situazioni mondiali — questo dovrebbero comprendere gli Svizzeri…» Signore e Signori stimati, con questo è effettivamente detto che il nostro movimento antroposofico svizzero ha non soltanto una base spirituale, ma anche una base naturale e che, se non possiamo fondare questa Società, non facciamo veramente solo qualcosa di non-spirituale, ma qualcosa di innaturale. Ora la Svizzera è destinata dal destino — ed è anche un fatto naturale in questo caso — ad avere qui il Goetheanum. È appunto necessario, se vogliamo davvero adempiere il nostro compito, che il
Goetheanum venga ricostruito qui di nuovo. Questo fatto è venuto alla luce anche nell’ultima Assemblea Generale, ma in modo estremamente caotico e senza che risultasse realmente un risultato. Ma alla fine era comunque l’umore unanime: il Goetheanum deve stare di nuovo qui. Sapete tutti ciò che è stato discusso in questa assemblea, in parte perché eravate presenti, in parte perché il rapporto fu inviato in giro per il mondo intero.51» Questo rapporto, redatto così gentilmente e bene dal Signor Heywood-Smith, è dunque andato in America, Inghilterra, California, Italia, Francia e così via, e ha trovato un’eco straordinariamente gioioso. Da ogni parte arrivarono lettere entusiaste, e giunse anche l’assicurazione di sostenere la costruzione con denaro. Vi vorrei leggere una parte di alcune di queste lettere. Innanzitutto la lettera di Mrs. Greene da New York al nostro amico Signor Heywood-Smith: «Siete stati così gentili da mandarci i rapporti sugli avvenimenti dell’Assemblea Generale, tenuta nella Carpenteria. Ho immediatamente convocato un incontro straordinario, e i soci del Gruppo di San Marco hanno deciso di inviare il seguente telegramma al Dr. Steiner: <È il desiderio dei soci del Gruppo di San Marco che il Goetheanum venga ricostruito il più presto possibile e che noi sosterremo il lavoro moralmente e finanziariamente secondo le nostre forze.>» Allo stesso modo è arrivata una lettera del genere da Mme. Ferreri da Milano. Mi ha pregato di non leggerla completamente. Voglio quindi dire soltanto che ha mandato anche grandi somme o ha intenzione di mandarle e che è molto sostenuta dalla sua Comunità in questo. Del tutto, da questa lettera si può sentire un senso di comunità così intimo con Dornach e con l’intero movimento. Poi una lettera dalla California da Mrs.
Love, che dà la stessa garanzia di sostegno spirituale e finanziario. E poi specialmente dall’Inghilterra il rapporto sull’Assemblea Generale there. Dopo che dunque in questa Assemblea Generale si è parlato del lavoro inglese e si è avuto il concetto che lì si lavora veramente molto bene, il Signor Wheeler racconta che fino a ora è stato possibile inviare al Dr. Steiner una media di 100 sterline al mese dal rogo del Goetheanum. Il Signor Metaxa dice allora: [non è stato annotato, cfr. pagina 517]. E poi parlano in questo senso un’intera serie di soci dei Rami là. Anche il Signor Kaufmann per esempio ha detto che innanzitutto importava stabilire la base spirituale necessaria per la costruzione, e che questo in una nuova solidarietà e unità deve essere l’obiettivo che esista nella Società. Il Signor Dunlop ha detto allora che questo fosse il giusto nel momento presente. La Società dovrebbe venire al Dr. Steiner con una volontà e uno scopo definiti e non dovrebbe lasciar tutto al Dr. Steiner stesso; se ci presentiamo al mondo correttamente e gli mostriamo la nostra volontà e la nostra determinazione a costruire, allora non sarà questione che le autorità potrebbero impedirlo, piuttosto l'accoglierebbero con favore se sentissero che dietro ci stesse un movimento internazionale vivo. — Il Signor Kaufmann e Miss Schlesinger hanno quindi proposto che dovrebbe essere nominata una Commissione che subito faccia il necessario, affinché attraverso la volontà e l’impegno della Società Antroposofica nel mondo intero il Goetheanum venisse ricostruito. — Questo emendamento è stato accettato unanimemente. Ora la questione con le autorità è così. Secondo le informazioni che abbiamo ricevuto da queste autorità stesse in seguito ai nostri accertamenti, otteniamo la somma dell’assicurazione, e la costruzione sarà autorizzata.
Dovrebbe accadere allora qualcosa di completamente inaspettato, ma secondo il nostro parere non sarà il caso. Così, dalle autorità non ci saranno ostacoli. L’unica cosa che ora manca per erigere la costruzione è proprio il fondo per la costruzione, il denaro. Il Dr. Steiner ha detto che la costruzione costerebbe all’incirca il doppio della somma dell’assicurazione. Abbiamo allora subito cominciato a lavorare in questa direzione. Soprattutto la Dr. Wegman è andata con grande vigore al lavoro. Ha fatto la proposta che ogni membro, se naturalmente ne è in grado, dia mille franchi, e attraverso questo sarebbe effettivamente possibile cominciare la costruzione, se ciò potesse essere realizzato. Questo piano è stato subito messo in atto, e in tre giorni abbiamo qui a Dornach raccolto 35 000 franchi. Anche a San Gallo il Signor Knopfli è subito andato al lavoro e ha anche raccolto una somma relativamente molto grande. È così qualcosa come un’— in senso buono — epidemia in corso, dare denaro. Questo accade perché una persona con un cuore veramente vigoroso e buono ha dato l’iniziativa, e proprio una tale persona, il cui compito nel lavoro quotidiano è prevenire epidemie, cosa che è già riuscita in molti modi. Non vorrei qui anticipare il rapporto dei laboratori, ma vorrei comunque dire che recentemente a Zurigo si è tenuta una riunione medica che ha raccomandato il rimedio per la febbre da fieno, e allora, credo, circa 200 medici si sono rivolti ai laboratori per ordinare questo rimedio. Quindi si vede, qui tutto viene dalla disponibilità al sacrificio. Sappiamo che la Dr. Wegman è veramente molto disponibile al sacrificio. Accoglie molti ammalati gratuitamente nella clinica, e questo dovrebbe veramente anche indurci a sostenerla in questo.
Vorrei pregare, in generale, che si guardi veramente all’interno. La natura fa salti. Così, poiché il Goetheanum sorgerà anche sulla base naturale, essa farà anche salti in ciò, e ci condurrà persone che veramente fanno donazioni. Ma la natura fa questi salti solo allora — lo intendo nel senso spirituale — se c’è una base spirituale, cioè se le persone si uniscono e hanno veramente il cuore, se hanno veramente la disponibilità al sacrificio. Perché la natura, certo, fa salti in un tale caso, cioè quando si sa: «Qui c’è spirito presente». Allora la natura darà. Ma se non c’è spirito, allora la natura non indurrà alcuna persona a donare alcunché. Là, per esempio, una persona che di buon grado dà mille franchi, nell’altro caso forse litigherà per dieci franchi. Voglio dunque rivolgere una preghiera alla Società svizzera di giungere a una decisione, di approvare una risoluzione in cui il Dr. Steiner sia urgentemente pregato di assumere la ricostruzione del Goetheanum. Ieri questa risoluzione è stata approvata tra i delegati, e la leggerò in generale, poiché non è ancora formulata precisamente. Entra infatti ancora in considerazione un’altra cosa, Signore e Signori stimati, in questa occasione. Abbiamo spesso fatto l’esperienza che l’opera del Dr. Steiner viene screditata dal fatto che le persone non rappresentano bene l’antroposofia. Dovrebbe almeno al Goetheanum essere garantita al Dr. Steiner la piena libertà nella costruzione: che nessuno si intrometta; che i lavoratori che egli vuole nella costruzione del Goetheanum li determini lui stesso, e non gli vengano imposti; che possa fare tutto secondo i suoi piani, e così via. Questo viene alla luce anche nella risoluzione. Ci sono due versioni, forse leggo prima l’una. «Risoluzione. La Società Antroposofica della Svizzera esprime nell’odierna Assemblea Generale il desiderio che il Dr. Steiner prenda in mano la ricostruzione del Goetheanum. Autorizza il Dr. Steiner a condurre questa ricostruzione in ogni relazione secondo il suo proprio giudizio, disposizioni, senza intromissione da parte dei soci.» È espresso in modo piuttosto esplicito; forse si potrebbe ammorbidirlo un po’. Ma credo che siamo comunque tutti d’accordo; e vi prego ora di parlare su questa questione. Prima di passare ad altro, vogliamo davvero giungere qui a una decisione. Sono del parere che, se facciamo questo, abbiamo davvero una base su cui la Società può di nuovo crescere e fiorire.
Harrvet von Vacano: Prega tutti i presenti di accettare immediatamente il suggerimento del Signor Steffen per acclamazione e di presentare il fatto come fermo. (Accade.) Albert Steffen: Come il fondo per la costruzione possa essere affrontato, è naturalmente la cosa più necessaria. Il Signor Metaxa ha già avviato in Inghilterra la questione, e forse dirà lui stesso alcune parole in proposito. George Metaxa: Poiché il Signor Steffen vi ha già in parte letto il verbale dell’Assemblea Generale tenutasi poco tempo fa a Londra, posso forse ora dirvi soltanto che la Commissione, istituita per discutere i preparativi per la ricostruzione, era dell’opinione che la ricostruzione del Goetheanum, nel senso più pieno, dovesse essere una questione internazionale. I soci di tutti i paesi dovrebbero veramente sentire che possono partecipare a questa ricostruzione, anche se non sono in grado di venire qui loro stessi. E, come sapete, solo i pochissimi sono in grado di farlo. Perciò è stato fatto un suggerimento, ed è stato approvato dal Dr. Steiner; e posso annunciarvi ufficialmente questo suggerimento: vorremmo forse, alla fine di luglio, convocare qui un’assemblea internazionale di delegati, e allora i soci di tutti i paesi sarebbero rappresentati. Allora la questione della raccolta di denaro per la ricostruzione potrebbe veramente diventare un affare internazionale, e potrebbero essere impiegate tutte le forze antroposofiche. Si potrebbero anche discutere altre questioni, in modo che anche là tutte le forze del movimento antroposofico sarebbero veramente a disposizione. Se ora questo suggerimento, per un’assemblea internazionale di delegati qui, venisse ufficialmente accettato dalla Società svizzera, allora si potrebbe annunciare il giorno. I dettagli potrebbero forse essere discussi con il Signor Steffen. Albert Steffen: Un tale suggerimento può naturalmente essere accolto con gioia dalla nostra Società svizzera. Emanuel van Leer: Cari miei Amici, nell’ultima riunione avevo già dovuto parlare della situazione finanziaria del Goetheanum. Era l’intenzione di iniziare subito un’azione più ampia per raccogliere i mezzi, 2 a 3 milioni di franchi. Nel frattempo ho avuto l’opportunità di conoscere, da un lato, la forte iniziativa avviata dalla Dr. Wegman in Svizzera; d’altro lato sono stato in Inghilterra, e mi sembra che effettivamente non sarebbe possibile fare qualcosa velocemente, in modo affrettato, bensì fare qualcosa con precisione: non voglio usare la parola generale
«programma», ma vorrei comunque dire, come il Signor Metaxa ha suggerito, che dovrebbe tenersi un’assemblea internazionale di delegati alla fine di luglio. Possiamo fissarla al 22 o al 29 luglio. Quel che è più importante oggi e nei prossimi giorni è dare comunicazione esatta di ciò che qui si fa e si vuole, che si indichino piani definiti e che poi i diversi paesi potessero discutere nel loro proprio ambito tutte le diverse questioni nel loro paese e che i delegati si riunissero, che fossero veramente delegati, non che andasse come a Stoccarda. Si andò là, si dovette forse sentire prima: che cosa vogliono veramente le persone a Stoccarda? — C’era un complesso di idee caotico, e i delegati spesso non erano autorizzati a dire qualcosa di vincolante, se si trattava di qualsiasi cosa. Se prima si era discusso che questo e questo poteva essere fatto, allora i delegati hanno viaggiato nei loro paesi, ma i risultati erano piuttosto deboli. Dovremmo provarla ora al contrario. Dovremmo dare alle persone quattro settimane di tempo per escogitare le loro idee, in modo che i paesi venissero con i loro vari suggerimenti. È naturalmente corretto da parte della Svizzera chiedere al Dr. Steiner di costruire. Ma come ha detto il Signor Metaxa: Dipende dall’internazionale. Se da ogni parte riceviamo la richiesta e i delegati arrivano, saremo considerati come un grande corpo. Le idee sono a buon mercato come le more. Dipende dal fatto che uno si stia dietro. Per esempio gli amici inglesi stanno dietro alle loro idee. Devo dire che i suggerimenti inglesi mi sembrano in molti modi più piacevoli e simpatici dei nostri svizzeri, perché finora tutti i suggerimenti sono sempre venuti dalla Svizzera. In Inghilterra ci si trova sulla posizione: vogliamo farlo insieme, ma vogliamo anche avere voce. — Sulla forma di come si fa, si può ancora parlare, ma dipende dal fare la questione internazionale. Sono convinto che non sia inteso svizzero dal Signor Steffen. Ma finora tutto è stato fatto dalla Svizzera. Gli inglesi credono appunto che, se si mettono dietro la questione, sarebbe bene. Vorrei suggerire che, se questi suggerimenti appaiono accettabili, nei prossimi giorni un appello o un programma, o come volete chiamare una tale carta, venga spedito, su cui sia comunicato che terremo un’assemblea internazionale e sia indicato esattamente che cosa qui si vuole, in modo che i diversi gruppi nei diversi paesi possano nominare i loro delegati, che però sappiano anche che cosa vogliono. Non è pertinente dire: Quelli che casualmente sono a Dornach sono i nostri delegati. — Se tutti i paesi mandano i loro delegati, allora credo che allora in realtà potrebbero uscire fuori i risultati della discussione di oggi.
Albert Steffen: È del tutto naturale che la costruzione è un’affare internazionale. Volevo soltanto esprimere ciò che nel nostro Società svizzera mi sembra necessario, e noi, i Rami della Società svizzera, i responsabili dei Rami si sono riuniti e si sono dichiarati unanimemente pronti a lavorare proprio su questo affinché un fondo per la costruzione arrivasse insieme. Ritengo che in questa relazione non possiamo mai fare troppo, se ci sforziamo . Questo non pregiudicherà in alcun modo l’internazionale, può solo incoraggiarlo. Credo che dovrebbe essere così che già nei prossimi giorni delegati dei diversi paesi, perché comunque sono qui, si riunissero insieme e si consultassero tra di loro e che forse avremmo la gioia di avere il Dr. Steiner con noi, che può darci soli i giusti consigli. Non vogliamo fargli danno nel suo mestiere in tali questioni . Così il mio suggerimento sarebbe che noi, i diversi amici dall’estero che sono qui, ci riunissimo ancora appositamente — perché forse tali cose non si possono discutere abbastanza a fondo nella riunione plenaria — sotto la presidenza del Dr. Steiner. Wilhelm Nedella: Signore e Signori stimati! Mi è permesso dire alcune parole, non solo a nome di quegli amici dall’America che oggi non possono essere con noi, i cui nomi non figurano tra quelli elencati dal Signor Steffen, specialmente di quelli del Gruppo di San Michele a Chicago. Quando allora ci arrivò la notizia dolorosa della distruzione del Goetheanum e ci eravamo in qualche modo ripetuti dal colpo grave, il desiderio unanime era: Potremo di nuovo avere un Goetheanum? Impossibile senza Goetheanum! Questo desiderio è stato intensificato dall’ultima Assemblea Generale. (Viene letta una lettera del Gruppo di San Michele al Dr. Steiner.") Queste parole valgono dalla costa atlantica alla costa del Pacifico. Ci sarebbe in America laggiù decisamente uno strato che sinceramente ricerca una spiritualità, che ascolta ciò che viene da Dornach, e non sia soltanto il dolore per la perdita, ma anche una forte volontà di poter partecipare alla riemerzione del Goetheanum, una riemerzione in un altro materiale. Vediamo nella distruzione del Goetheanum una sfida alle nostre migliori forze, una prova di quanto sia seriosa la volontà e quanto grande la dedizione all’opera, e speriamo che saremo all’altezza di questa prova in ogni relazione. Ciò che viene dalla Svizzera è sempre considerato in America come un’ispirazione, un’incitamento. Questo a nome di tutti gli amici assenti in America che oggi non possono essere qui. Questa lettera non è disponibile.
Albert Steffen ringrazia il Signor Nedella per le sue parole. George Kaufmann: Signore e Signori stimati! Sulla questione che è stata appena discussa attraverso il Signor van Leer, e a cui il Signor Steffen ha risposto, vorrei dire, dal lato inglese, che ciò che abbiamo suggerito, in certo senso, non vuole intromettersi in questa assemblea svizzera, proprio non all’inizio di questa assemblea; e neppure, come è stato espresso in modo piuttosto forte dal Signor van Leer, che l’iniziativa per la ricostruzione del Goetheanum dovrebbe essere internazionale — non che ciò potesse essere inteso in alcun modo in senso sconveniente, perché, secondo i fatti esterni, in Inghilterra non avremmo proprio motivo di essere sconsiderati in questo senso; piuttosto, è inteso praticamente, verso i migliori risultati per il futuro. E in questo siamo della convinzione che, se la nuova iniziativa per la ricostruzione esce completamente — anche formalmente — dalla Società Antroposofica internazionale, allora avrà i migliori risultati per il finanziamento e per il sostegno ulteriore della costruzione, che sarebbe anche necessario negli anni successivi. Se per esempio accadesse che, adesso, poiché capita che siano presenti in Dornach questi o quei rappresentanti — questi o quei soci, dovrei dire — di diversi paesi, e questi fossero coinvolti in consultazioni, e queste consultazioni fossero lasciate essere le definitive, e gli altri soci fossero rimandati nei loro paesi affinché poi riferissero ciò che era stato deciso, allora non è del tutto la stessa cosa, rispetto a quando gli altri soci venissero come delegati pienamente autorizzati dai loro paesi.
Si potrebbe forse non esplicitamente, ma implicitamente essere risposto loro: Ma chi vi ha autorizzato a decidere una tale cosa? — E così crediamo che un’assemblea di delegati — una vera assemblea di delegati — sarebbe una cosa buona. Ma se sia veramente un suggerimento pratico o no, può effettivamente emergere solo da questa attuale discussione. Forse, dal cerchio più ristretto dei soci internazionali che sono qui, e dalle discussioni che il Signor Steffen ha suggerito, potrebbe uscire la giusta agenda per l’assemblea di delegati, e un appello pratico dalla Svizzera ai diversi paesi, al fine di convocare una tale assemblea di delegati in luglio. Questo otterrà un senso pratico solo se ora questa assemblea della Società Antroposofica in Svizzera discuterà ulteriormente ciò che il Signor Steffen ha accennato. Due settimane fa, all’assemblea generale in Inghilterra, era disponibile il rapporto dell’ultima Assemblea Generale qui, ma non ancora la conoscenza dell’azione così gratificante avviata dalla Dr. Wegman. Sarebbe molto bello se la decisione e l’assunzione del lavoro, e anche il sostenimento della responsabilità da parte degli amici nei diversi paesi, emergesse veramente, e le Società nei diversi paesi sapessero che se ne sono assunti il carico, e che essi stessi, attraverso la loro propria volontà, sostengono la responsabilità. Lettere dovranno essere inviate a tutti i Rami; il sentimento vi stia dietro, in modo discreto ma anche amichevole, per creare contatto tra gli antroposofi di tutti i paesi, come potrebbe forse ora, in questa occasione della ricostruzione del Goetheanum, realizzarsi in modo pratico.
Albert Steffen risponde alle parole di George Kaufmann che siamo, appunto, dipendenti dall’aiuto dei Rami e delle Società estere, e che perciò una tale assemblea di delegati è veramente il più necessario. Come proposto da Kaufmann e van Leer, questa assemblea potrebbe appunto tenersi il 22 luglio. È ancora necessario discutere altre cose, ma vorrebbe pregare il Dr. Steiner di dire ancora qualcosa, proprio sulla costruzione del Goetheanum. Dr. Steiner: Io stesso non ho nulla da aggiungere a ciò che avete detto. Vorrei solo dire una cosa: se questa assemblea dei delegati di diversi paesi viene a realizzarsi, che io non abbia la presidenza, ma voglia soltanto essere presente, e che la presidenza sia condotta da qualcun altro. Albert Steffen: Allora vorrei suggerire che la presidenza fosse condotta dal Signor van Leer, o dal Signor Metaxa, o dal Signor Kaufmann, o come voi allora determinerete. Chi vuole ancora parlare su questa questione? Willy Storrer: Il Signor Kaufmann ha detto, in modo molto bello, che i suggerimenti degli amici esterni non ci possono impedire di esprimere la nostra volontà e di prendere posizione sulla ricostruzione. Anche in altri paesi c’erano discussioni pratiche su questo: che non c’è più un Goetheanum, e che un Goetheanum deve di nuovo sorgere. L’antroposofia contiene forze mondiali, e non forze borghesi. Credo che oggi possiamo esprimere la nostra volontà, in generale e nei dettagli concreti. In parte è già accaduto, attraverso la risoluzione che il Signor Steffen ha letto, poi attraverso l’iniziativa della Dr.
Wegman e di vari altri — per esempio attraverso il Dr. Wachsmuth e il Signor Pfeiffer a Dornach, e il Signor Knopfli a San Gallo — che lavorano su questo campo. Vorrei fare la proposta che la Società Antroposofica svizzera, nel complesso, cerchi di pagare un contributo alla ricostruzione del Goetheanum di mille franchi per ogni membro a essa iscritto, nel corso di un anno. Questo farebbe un contributo per la Società Antroposofica svizzera alla ricostruzione del Goetheanum di 700 000 franchi. Il Signor Koller: Ciò che avrei voluto dire è stato già in parte detto dal Signor Storrer. Il mio suggerimento sarebbe che comunque, nonostante tutto ciò che è stato detto, possiamo dichiarare il nostro assenso a ciò che è espresso nella risoluzione. Dopo che siamo, una volta, già presenti in corpore — sia internamente, sia a servire da base per invitare i delegati internazionali — possiamo ora confermare per alzata di mano che siamo d’accordo con ciò che è stato approvato nella risoluzione. Il Signor Steffen: Sì, qualcuno non è d’accordo? Quello alzi la mano. Credo che possiamo considerare, inizialmente, questo punto come concluso. Desidero ora dare la parola al Dr. Blümel, affinché dia un rapporto su ciò che abbiamo discusso ieri, nell’assemblea dei delegati. Dr. Ernst Blümel: Riferisce sulla discussione che si è tenuta ieri pomeriggio alle 3 ore, in cui la questione della ricostruzione del Goetheanum ha occupato il primo punto dell’ordine del giorno, in cui quella risoluzione nel suo complesso è stata approvata, che pure è venuta alla lettura.
Allora ci si è rivolti ai reali affari interni della Società Antroposofica svizzera. Varie voci si levarono che effettivamente il modo in cui l’amministrativo interno della Società, in generale anche l’intero contesto interno della Società, che è presente qui nel momento, non è all’altezza alle esigenze che si avanzano in misura crescente. Specialmente all’ufficio amministrativo del Goetheanum furono considerate certe possibilità di riorganizzazione, che una relazione più chiara tra i Rami e la Commissione che rappresenta la Società Antroposofica dovesse essere affrontata. Il Signor Storrer ha poi rassegnato le dimissioni come responsabile amministrativo al Goetheanum. Fu dapprima approvato un deliberato provvisorio, per cui fino alla regolazione definitiva di questa questione dell’ufficio amministrativo il titolare precedente dovrebbe ancora essere incaricato, fino a quando allora a una prossima conferenza di delegati questo affare fosse chiarito. In connessione con queste questioni era allora naturale che si affrontasse anche il lato finanziario degli affari antroposofici, che ciò che al momento corre in questa direzione, appunto non sia in grado di soddisfare le esigenze. Fu allora fatto un suggerimento, come da un lato si potrebbero affrontare certi compiti nella Società e quanto sarebbe all’incirca quello che la Società avrebbe bisogno per adempiere almeno i compiti di pura natura sociale.
Si è rivelato — e questi suggerimenti furono poi approvati nel plenum — , che sarebbe necessario finanziare il puramente amministrativo in modo veramente tale che possa contare appropriatamente con un finanziamento fisso, affinché non si presentino sempre quei problemi, e che una somma come questa di annualmente 6000 franchi in parte per scopi amministrativi, in parte anche per un certo contatto tra l’ufficio amministrativo e i diversi Rami, annualmente fosse necessaria. Per il sostegno della biblioteca 2000 franchi; per la creazione di qualcosa di simile come un fondo di riserva per l’assistenza ai malati e agli inabili — una cosa del genere dovrebbe anche essere affrontata — circa 2000 franchi. E poi forse, che potrebbe essere una delle compiti più importanti, affrontare attivamente la promozione delle questioni di pagamento in Svizzera. Adesso sono annualmente 12 000 fino a 13 000 franchi. Di fronte a ciò il contributo membro attuale, che viene fornito, è in media, in realtà soltanto così tanto, così che è comunque solo 7000 fino a 8000 franchi di così tanto ammonta, per cui comunque è di soli 7000 fino a 8000 franchi annualmente. La necessità dell’aumento dei contributi associativi risulta da ciò. È emerso che non era possibile raccogliere il contributo associativo propriamente necessario di Fr. 20.- per membro, che deve essere versato alla centrale. Si può esigere soltanto Fr. 10.- dai membri. Sarebbe bene conoscere anche il parere degli qui riuniti. È stato fatto un suggerimento, cioè che un consorzio o comitato da determinarsi da parte della società rimanga in strettissima relazione con la centrale qui, che dirige questo comitato, così che questa assumerebbe la responsabilità per le questioni finanziarie.
Così che, ciò che si mostra qui forse come un piccolo germe, avrà la possibilità di diventare una pianta abbastanza vigorosa. E se la nostra società andasse avanti con un buon esempio, forse anche le altre società contribuirebbero in qualche misura. Per la nuova regolamentazione come fondamento sono necessari i mezzi, ma non disponibili i mezzi più indispensabili a ciò. Edgar Dürler: Il signor Steffen mi ha dato una sollecitazione, cioè di riferire sulle mie impressioni da svizzero in Nuova Zelanda. È del tutto lontano dall’Europa, ma ci sono buoni germi per l’antroposofia. Una gruppo antroposofico o una sezione antroposofica si è costituita là, che vuole unirsi alla società antroposofica generale. Il signor Crompton-Smith ha diretto il lavoro là, così pure alcuni altri. Egli è stato due anni in Nuova Zelanda e un anno a Parigi. Ha molto rimpianto, per esempio, di non aver saputo che il signor Collison si era recato in Nuova Zelanda e ha tenuto conferenze in piccolo cerchio. Si è avuto nessun sostegno fino a ora dalla centrale svizzera, per cui egli ha dovuto perdere l’opportunità di ascoltare il signor Collison. Il signor Dürler sottolinea la necessità di una società internazionale, che è assolutamente necessaria, e dice che potrebbe essere soltanto salutato il fatto che fosse creato un centro internazionale della Società Antroposofica. Albert Steffen: Questo è naturalmente un punto che deve essere discusso anche, che è diventato urgentemente necessario negli ultimi tempi; ma ora dobbiamo restare sul punto su cui siamo, sulle cose che il Dr. Blümel ha proposto.
Willi Aeppli: Spera che questa questione finanziaria si risolva molto rapidamente: il contributo deve essere aumentato; con Fr. 3.50 è assolutamente impossibile finanziare qualcosa; con Fr. 7.- si può già fare qualcosa di più. E se abbiamo ancora altri piani, come biblioteca e finanziamento del sistema scolastico, allora il contributo più tardi deve essere 10 franchi ed eventualmente essere aumentato di nuovo. Forse alcuni vogliono esprimersi su questo? Albert Steffen: Mi è stato appena richiesto di dire che in questo caso un consorzio si comporrebbe, da un lato del comitato di lavoro presso il Goetheanum e d’altro canto dai rappresentanti dei rami Berna, Basilea, Zurigo, San Gallo, Olten. Avrebbero ciascuno un rappresentante in questo consorzio, così che la società sia davvero rappresentata anche perifericamente e assuma una certa responsabilità nella regolamentazione delle questioni finanziarie. Willy Storrer: Vorrebbe che i singoli membri invece di Fr. 15.- all’anno paghino ora Fr. 20.- o diano ora 20-30 Fr. da questo e i singoli membri paghino così Fr. 20.-, in modo che i rami non siano penalizzati. Un signore non designato per nome presenta la mozione che i rami debbano esigere Fr. 25.-. Entrambe le mozioni vengono approvate, tanto quella per cui per i membri del ramo entra un aumento da Fr. 5.- a Fr. 10.-, e la seconda, che per i singoli membri non collegati a rami debbano versare complessivamente Fr. 25.- all’ente centrale. Albert Steffen: C’è ancora una domanda a cui rispondere, come deve essere allora continuativamente nel 1923, perché né i singoli membri né i rami hanno versato un importo.
Karl Keller: Non è un bene in modo retroattivo, deve essere fissato a partire dal 1. luglio. Willy Storrer: Per quanto riguarda il ramo di Basilea suggerisce: retroattivamente al 1. gennaio. Dr. Elisabeth Vreede: Sostiene la mozione Keller. Albert Steffen: In realtà è anche per la mozione di Storrer… Mi sembra che il signor Storrer abbia vinto. Dr. Blümel: Se i rami non ricevono questo denaro dai membri, allora si potrebbe forse introdurre di ricevere l’importo complessivo. Semplicemente è stato consegnato ciò che è entrato, non ciò che i membri avrebbero dovuto erogare. Willy Storrer: È dell’opinione che i rappresentanti non possano decidere praticamente da soli; devono tornare ai loro membri e chiedere cosa può essere garantito; se possono farsi carico del contributo di tutti i membri. È appena un grande ramo in Svizzera: 650 membri del ramo e 50 membri singoli. Crede che se singole personalità sono disposte a farlo, che possano fornire il mancante per i membri che non possono pagare [così sarebbe questo il migliore]. L’assemblea è d’accordo con questa mozione. Siamo come assemblea generale qui e siamo in grado di deliberare. Abbiamo votato su di essa; è stata accettata. È semplicemente un dovere della decenza che i soldi entrino. Come ci comportiamo verso i membri che non sono solvibili, è affar nostro, non dell’assemblea generale. Dr. Blümel: Deve semplicemente esserci un contatto con la centrale. Forse si deve anche ottenere donazioni volontarie e così via per la società. Ci si può anche guardare da altri lati, Dr. Steiner: Io non parlo davvero in queste questioni, ma vorrei comunque aggiungere una piccola integrazione.
È proprio così che, come mi sono già permesso di osservare nell’ultima assemblea generale qui in aprile, è in corso la fondazione delle singole società nazionali. Ho detto che questo dovrebbe essere perseguito. Non è vero, la società antroposofica tedesca è stata fondata differenziandosi dalla società mondiale generale. Durante la mia ultima presenza in NORVEGIA è stata fondata la società antroposofica norvegese. La società antroposofica svedese esiste già da quando esiste una società antroposofica. Esiste qui la società antroposofica in Svizzera. E così appunto considerando che in piccoli territori possano esserci amministrazioni ordinate, queste società nazionali si formeranno. Ma sarà completamente evidente allora, quando un numero sufficientemente grande di queste società nazionali si sarà formato, che dovrà avvenire l’unificazione, di cui si è anche parlato ovunque, ad esempio recentemente in Norvegia, verso la società unica e internazionale, proprio con il centro a Dornach. Questo oggi non c’è ancora, ma deve crescere con l’idea della ricostruzione del Goetheanum e simili. Quindi, oggi si deve pensare che in un tempo relativamente più breve ancora le singole società nazionali si riuniranno a una società internazionale con sede a Dornach e che allora la centrale a Dornach, la centrale internazionale, avrà appunto il compito di svolgere un lavoro molto importante, cioè proprio il lavoro tale che per esempio, se qualcuno è in Nuova Zelanda e vuole sapere se là può incontrare qualcuno e simili… [Lacuna nel protocollo]. E anche se non in maniera esaustiva, sarà tuttavia necessario che anche le singole società nazionali — anche se in misura modesta — consegnino contributi alla centrale internazionale, affinché possa funzionare quando una volta ci sarà.
Questo è certamente qualcosa che deve essere rinviato, ma a cui si deve pensare, così come alle altre cose. Poiché ciò è collegato alle condizioni di vita, che una tale società antroposofica internazionale sia creata qui a Dornach, non appena le singole società nazionali saranno venute a esistenza in modo appropriato. Albert Steffen: Siamo straordinariamente grati al signor Dr. Steiner per queste osservazioni. Formano in realtà l’impalcatura affinché possiamo davvero prendere il lavoro del signor Dr. Steiner correttamente. Ci prefiggamo — credo a tutti noi che intendiamo il lavoro qui correttamente —, che dobbiamo fare di Dornach qualcosa come una nuova Weimar. E vogliamo che la società antroposofica a Dornach dovrebbe stare nella relazione in cui il granduca Carlo Augusto stava con Goethe. Così la società antroposofica dovrebbe proprio permettere al signor Dr. Steiner di diffondere i suoi impulsi su tutta la terra. La società è, come dire, quella struttura che al giorno d’oggi è l’unica possibilità tra tutte le comunità di davvero sussistere. Vediamo come le comunità odierne, una dopo l’altra, crollano. Lo vediamo nel socialismo, nel bolscevismo, come conduce davvero a catastrofi assassine. Ma d’altronde vediamo anche come le comunità religiose tolgono libertà all’uomo. Qui nell’antroposofia c’è davvero la possibilità per ogni uno che egli sia dalla libertà una persona che possa avere interesse per la società. E se davvero riusciamo a mettere insieme una tale organizzazione, allora abbiamo effettivamente raggiunto l’ideale. Ma ora ci sono ancora, credo, cose da sbrigare che sono nostre, svizzere.
Vorrei chiedere: Chi vorrebbe ancora prendere la parola su quello che il Dr. Blümel ha detto? —, cioè su quello che abbiamo trattato ieri nell’assemblea dei delegati e che il Dr. Blümel ha letto in estratto? Se non è il caso, allora dobbiamo rimandare queste questioni a circa quattro settimane, quando saranno nuovamente trattate da un’assemblea dei delegati. Credo che questo sia la volontà dell’assemblea. Dr. Blümel chiede se questa assemblea debba realmente essere l’ultima in questi giorni. Albert Steffen: Se gli riuniti hanno qualcosa da riferire, allora naturalmente non è l’ultima. Spero che sia la prima di molte. Ci sono così tante questioni della società che davvero devono essere discusse. Vorrei dire ad esempio: la questione dei nemici — Ho il compito di dirigere il «Goetheanum», la rivista; ma sto completamente solo. Avrei davvero bisogno, affinché potessi anche scrivere certe cose, di essere sostenuto dai nostri amici, dovrebbero informarmi su questo. Fino a ora questo è accaduto nel modo più minimo. Gli unici che mi hanno tenuto aggiornato, questo è a Stoccarda il Dr. Stein ed qui in Svizzera il Dr. Hugentobler. Attraverso di lui so per esempio esattamente l’umore ostile che regna in certi uffici editoriali a Zurigo. E attraverso altri, così per esempio da Berna, sono abbastanza bene informato su quello che succede così in ambienti di parroci. Mi vengono per esempio riportati resoconti di assemblee di parroci che forse non posso usare direttamente, ma così ricevo un’impressione di quello che accade in Svizzera. Questo però dovrebbe accadere da tutti i lati. Dovrebbero davvero, se riunioni hanno luogo a Zurigo, Berna o
Ginevra, singoli dei nostri membri andare là e appuntare quello che succede, in modo che io possa orientarmi di conseguenza. Era per esempio recentemente a Zurigo una conferenza in una società linguistica su una piccola brochure del Professor Beckh sui suoni linguistici e così via. Là avrebbe dovuto esserci uno dei nostri membri. Era una discussione molto importante tra i linguisti. Il Professor Beckh fu presentato là come un’apparizione significativa; tuttavia fu anche di nuovo respinto. Sarebbe stato bene avere un resoconto qui, che non fosse passato attraverso la «Neue Zürcher Zeitung», che fosse più obiettivo. Ma così stanno molte cose. Probabilmente nessuno tra voi conosce davvero bene l’eccellente organizzazione dei nemici. È stata organizzata un anno fa a Berlino una conferenza dei «non-antroposofici esperti di antroposofia» che si basano sulle affermazioni del nostro ex membro, se così si può dire, su Dr. Goesch, e sui resoconti del Dr. privatdozent Leisegang [vedi p. 795]. Non posso leggervi tutto. Ma vorrei leggervi quello che infine queste persone hanno deciso su come combattere l’antroposofia. . . . [Qui il protocollo è molto lacunoso poiché molto viene citato, non solo su questa conferenza berlinese, ma anche per quanto riguarda altri casi.]
Dr. Steiner: Perfino al rischio di ripetermi, vorrei comunque dire alcune parole. E ora davvero dovrò affrontare nuovamente alcuni elementi che ho già detto nell’assemblea generale in aprile. Vorrei collegarmi a quello che il nostro caro SIGNOR Steffen ha esposto sulla riunione — poiché come tale deve essere designata — di non-antroposofici esperti di ANTROPOSOFIA. Ciò che ci sta dietro e come le cose vengono guidate vi è risultato dalle parole del SIGNOR Steffen. Ma vorrei collegarmi al fatto che queste persone sanno agire così bene e organizzarsi. E così da questa società è derivata l’organizzazione per oratori che ORA vengono inviati in giro e che nei singoli LUOGHI che si ritengono opportuni, presentano le cose con cui vengono equipaggiati in modo appropriato. È derivato appunto da questa società un elenco di tutto ciò che le persone in questione hanno da dire nei singoli LUOGHI. E ORA viene portato in quello che vorrei già dire uno stile ampio in tutti i settori che sono accessibili alle persone il programma elaborato da questa centrale portato. Vi prego di accettare questo inizialmente come un fatto e di nuovo come una prova di come straordinariamente bene i nostri nemici capiscono organizzarsi. Ora ho ripetutamente — e in particolare fortemente nell’ultima assemblea dei delegati — sottolineato un elemento. Ho detto che non si dovrebbe credere che con le cosiddette confutazioni, confutazioni antroposofiche, attraverso quello che viene esposto da questo o da quello, si realizzi particolarmente molto. Certamente, non voglio in alcun modo ottundere l’entusiasmo con cui i nostri cari amici difendono quello che sanno dire da se stessi su l’antroposofismo; e quanto più questo accade, tanto meglio, naturalmente. È del tutto naturale che ognuno, raccontando dal proprio, riferendo e così via, difenda quello che ha da dire dall’antroposofia, sull’antroposofia e in collegamento all’antroposofia. Ma vorrei dire: Questo è uno dei lati della cosa. E deve essere ripetutamente sottolineato che si ripone anche una fiducia straordinariamente grande riguardo alla questione dei nemici quando ci si mette sulla base dell’antroposofia e si cerca di confutare da parte dell’antroposofia quello che i nemici presentano dal loro punto di vista. Questo è per esempio proprio ciò che è eccellente nell’articolo del signor Steffen su Ragaz, che non l'ha fatto, ma che è andato a mostrare le contraddizioni interne, le ridicolosità, le sciocchezze e le falsità, per esempio in un caso come quello che ha recentemente trattato. Poiché con il battibecco avanti e indietro da questo punto di vista a quello e viceversa nulla si realizza appunto riguardo alla questione dei nemici — questo lo sottolineo esplicitamente —. Tutti gli opuscoli di controreplica e simili che vengono scritti, non realizzano nulla se si lasciano coinvolgere in queste cose, perché i nemici non vogliono essere convinti e semplicemente non capiscono neanche le cose. Dovrebbe quindi essere fatto uno stacco netto — questo è quello che ho detto nell’ultima assemblea dei delegati — il cosiddetto contenutistico, quello che i nemici hanno da obiettare, e di nuovo il contenutistico che abbiamo da replicare. Riguardo a questo l’antroposofia andrà il suo cammino. Dovrebbe essere fatto uno stacco netto da qualcos’altro. Vede, se nemici si fossero presentati nel * È inteso l’assemblea del 22 aprile.
corso degli ultimi due decenni e avessero fatto soltanto obiezioni sostanziali contro l’antroposofia, allora questi nemici non avrebbero realizzato nulla. Non sarebbe riuscito nulla ai nemici se avessero fatto soltanto obiezioni sostanziali. Ma questo lo sanno e per questo fanno anche obiezioni sostanziali, ora sì, l’uno o l’altro — a seconda — più o meno disonestamente. Ma questo non è il punto nella questione dei nemici; loro inventano falsità, mentono; e dobbiamo fare uno stacco netto tra quello che loro oggettivamente oppongono, e tra quello che semplicemente è una menzogna. Abbiamo spesso avuto l’opportunità di conoscere le colossali menzogne che vengono inventate dai nostri nemici. Quante volte la menzogna di Frohnmeyer, non è vero, riguardo al Cristo che ha caratteri ideali in alto e caratteri bestiali in basso, e simili è riapparsa. Così queste enormi menzogne devono essere affrontate, poiché sono queste attraverso cui i nemici realizzano qualcosa, e proprio perché le persone credono alla cosa. E finché non abbiamo il coraggio di affrontare davvero la mendacità di una nemicità assai, assai grande e sempre più crescente, la mendacità deve essere affrontata, finché non realizzeremo nulla. E per questo manca, vorrei dire, spesso il coraggio. Si teme di dire a questo o a quello, che è in una certa posizione e in realtà non dovrebbe mentire, ma tuttavia mente, dire: Tu hai mentito, non è vero; tu menti appena, tu non dici la verità. — Finché non si affronterà questo, nulla sarà realizzato in tutta la questione dei nemici. L’aspetto eminentemente immorale attraverso cui i nemici hanno proprio realizzato i loro grandi successi, questo aspetto eminentemente immorale bisogna avere il coraggio di affrontarlo.
Vede, ma vorrei anche addurre una prova di quello che ho appena esposto. Riprendendo quello che ho esposto, vorrei dire: L’antroposofia in sé ha già la capacità di diffondersi, di penetrare nei cuori umani. Quello che le nuoce sono le menzogne dei nemici, non le confutazioni, ma le menzogne dei nemici. E vorrei provarvelo, di nuovo in collegamento a quella riunione di non-antroposofici esperti di antroposofia. Vede, loro hanno ormai i loro oratori. Uno — credo si chiami Schweitzer — ha ormai tenuto la sua conferenza a Amburgo farciendola davanti a un pubblico naturalmente numeroso. Allora sfilano tutte le falsità. Ora dovete proprio distinguere di fronte a una tale conferenza queste due cose che ho sottolineato: la forza interiore dell’antroposofia e la forza che i nemici hanno attraverso il fatto che mentono. Ora, la prova per la forza interiore dell’antroposofia fu la conseguenza successiva del fatto che questo signor inviato dei non-antroposofici esperti di antroposofia ha tenuto una conferenza a Amburgo — i nemici non sono venuti, poiché sapete, per loro non si tratta di chiacchiere avanti e indietro, ma di diffamazione; così i nemici naturalmente non sono venuti — e risultò che la conferenza ha avuto un vero successo non la conferenza del signor Werbeck, che era soltanto una conferenza di difesa ed è stata molto buona, deve essere accolta con grande riconoscenza, ma la conferenza del signor Schweitzer, e proprio in quanto circa 200 persone si sono dichiarate disposte che ora vogliono ascoltare direttamente qualcosa su l’antroposofia, perché essi vogliono ascoltare l’altro lato di qualcosa che viene attaccato in tale maniera cinicamente-frivola. E questi 200 che si sono dichiarati disposti sono persone serie che probabilmente lo prenderanno assai seriamente.
Così, vi è la forza interiore dell’antroposofia. La conferenza di Schweitzer ha a Amburgo attirato l’attenzione di 200 persone che è veramente tempo di ascoltare qualcosa su l’antroposofia. Così non dobbiamo essere in ansia per la potenza d’urto dell’antroposofia, miei cari amici. Ma dobbiamo andare oltre il fatto che quotidianamente ci viene tolta l’acqua attraverso falsità, disonestà e diffamazione. E per questo infine è necessario il coraggio più grande, che non quello di mettersi a confutare i nemici dell’antroposofia, dire qualcosa di ciò che si sa, ma l’altro non sa, perché comunque non lo capisce. Ma provare alle persone che dicono l’untruth, questo è quelche cosa che nella Società Antroposofica deve essere prima imparato, poiché si teme di farlo. Si pensa: Non si può mica — ! È pur sempre un parroco o un professore; non si può mica dire a una tale persona che ha mentito, non è possibile! — Vede, questo dobbiamo affrontare nettamente e trovare le vie per farlo. È veramente così che anche il principio di van Leer dell’internazionalità deve prendere piede. Vede, in Svizzera funziona già, se si ha il coraggio, in un modo assai schietto dire a qualcuno che ha mentito. Ma in Inghilterra per esempio non si potrebbe dirlo nello stesso modo, poiché là è ancora molto più vietato dire a qualcuno, di cui la scienza crede che non possa farlo, che ha detto l’untruth. Si deve imparare appena a maneggiare quello che appartiene a ciò ovunque. Ma è assolutamente necessario che su questo sempre di nuovo e di nuovo l’attenzione debba essere diretta, altrimenti sperimenterete che l’antroposofia si diffonde… [Lacuna], In quella stessa riunione [di non-antroposofici esperti di antroposofia a Berlino] il Dr.
Jeremias, che tiene conferenze all’università come privatdozente, ha persino fatto l’osservazione: Ciò che ci piace dell’antroposofia, ciò che troviamo lì, ciò che possiamo usare, quello vogliamo prendere. Ma lo Steiner e la Società Antroposofica vogliamo estirpare. — Pressappoco così, non è vero, lo è nel rapporto laggiù. Questo Dr. Jeremias è appunto un tipo particolare, non è vero. Egli si è dapprima attaccato in un modo che si chiama qui nell’Europa centrale «ingolosarsi», in un modo grottesco alla Società Antroposofica e a me stesso. Una volta si è procurato il permesso di poter partecipare a una conferenza più intima. E quando c’era una rappresentazione di euritimia a Berlino, è venuto da me sul palco, ha chiesto, avrebbe voluto essere anche nella loggia presentato alla Signora Dr. Steiner e così via. Insomma, si è attaccato in un modo inaudito, per appunto fare l’impressione: Allora lì puoi ottenere qualcosa. Ma dopo egli lo diffonderà in un’istituzione [diversa]. A molte persone piacerebbe meglio se io fossi stato morto da lungo tempo, la Società Antroposofica fosse stata dispersa al vento molto tempo fa e loro ora dai libri potessero portare nella loro biblioteca quello che vogliono usare. Poiché la questione non sta affatto nella confutazione della cosa, ma soltanto in quello che le ho caratterizzato. Se voi, miei cari amici, non affrontate questo, se ripetutamente credete che si possono confutare antroposoficamente i nemici, che ci si può cavare con sole confutazioni antroposofiche, allora rovinate la possibilità di condurre l’antroposofia in modo progressivo — così che non solo i libri siano sfruttati —. Naturalmente rovinate anche la Società Antroposofica.
Vede, è giusto: l’antroposofia si lascia usare molto bene dai nemici. Quando ora il signor Werbeck, che appunto scrive un libro molto ingegnoso sui nemici, ha frugato nella letteratura dei nemici, è imbattuto in cose strane. Tra tutte le cose assai in parte molto sciocche che vengono raccontate, ne trovò anche alcuni ottimi controrilievi, alcune osservazioni molto buone contro l’antroposofia. Ma questi si distinguevano nello stile in qualcosa da quelli che dicono sempre che ho uno stile cattivo, perché naturalmente vogliono avere il buono. Così si distinguevano nello stile. Egli andò dopo la cosa e scoprì ora che queste obiezioni erano tratte direttamente dai miei propri libri. Come sapete, seguo da anni l’usanza di dire io stesso le possibili obiezioni nei punti rilevanti. Così i nemici hanno facile; possono copiare direttamente i miei stessi controrilievi, le mie stesse controbiezioni dai miei libri, se vogliono. Considerate quale logicità v’è in questo: quando vogliono citare qualcosa di cui credono di poter ridicolizzare, staccato dal contesto, allora citano la «Scienza occulta», pagina tot, ciclo tot — poiché i cicli i nemici già da lungo tempo li hanno in mano. Ma quando addducono le obiezioni che io faccio come prova, allora non mi citano, allora scrivono quella come loro proprio parere. Sì, questo è già diventato metodo in un numero di scritti di nemici. Quale perdita interiore di sincerità c’è nella combattimento della antroposofia da parte dei nemici!
Per noi si tratta di essere consapevoli di questo e di sapersi comportare anche in questo senso nel mondo, che si ha il coraggio di comportarsi in modo appropriato. Questo devo sempre di nuovo sottolineare. Scusate, in questo riguardo sono assolutamente terribile, che devo sempre ripetere questo. Ma vorrei davvero sottolinearvi ciò perché si sente sempre di nuovo da molte persone assai dolcemente che dicono: Sì, ogni tanto ognuno può avere la sua propria opinione. — Naturalmente, ma la propria opinione non deve andare così lontano che si menta, poiché questo accade in un modo assai familiare ai nemici. Così questo è quello che incontra uno, vorrei dire, con significato urfenomenico, che bonariamente si dice: Sì, gli antroposofi non hanno affatto bisogno di lamentarsi del fatto che altre persone hanno altre opinioni. Naturalmente non dobbiamo affatto dare l’impressione che altre persone non debbano avere altre opinioni; ma dobbiamo insistere con tutta la forza che non si deve mentire su di noi e che vogliamo difenderci da questo. Questo è quello che io — benché già sempre ripetuto — comunque oggi voglio dire ancora una volta. Willi Aeppli: Siamo straordinariamente grati al Dr. Steiner e al signor Steffen che ci hanno illuminato su questa questione dei nemici. Perché a dire il vero, siamo straordinariamente ingenui e ingenui! Credo che per noi si sia formato la convinzione che in questo punto dobbiamo stare più attenti, dobbiamo lavorare di più, e soprattutto che dobbiamo davvero sostenere il signor Steffen in questa lotta estenuante.
Il signor Steffen ha già messo a nudo per noi le possibilità di fargli sapere sulla natura dei nemici, e secondo, per quanto le nostre capacità lo consentono, cerchiamo noi stessi di integrarci nel lavoro. Mi sembra che il metodo di lotta dei nemici sia cambiato un po’. Per esempio: il Dr. Stein ha menzionato l’elaborato di Frohnmeyer. Questo opuscolo è scritto con leggerezza peccaminosa, con una falsità che in un uomo che proviene dai circoli che conosciamo, inizialmente meraviglia davvero. Ma si è anche totalmente compromesso con questo scritto. I suoi eredi spirituali lo sanno molto bene. Si potrebbe ora pensare che il suo opuscolo sia ormai definitivamente liquidato. Cioè, si potrebbero trarre certe lezioni, stare zitti. Ma non è il caso. Lo scritto di Frohnmeyer apparirà tra alcuni giorni di nuovo: rielaborato, ampliato, integrato. Il Prof. Heinzelmann a Basilea, a cui è stato chiesto se avrebbe assunto questa rielaborazione, dopo una certa riflessione ha rifiutato; non credo perché sia stato spaventato dalla falsità, ma perché come accademico, come titolare di una cattedra universitaria, ha avuto paura. Per questo motivo questo compito è stato assunto da un missionario indiano, un parroco a Zurigo [Alfred Blum-Ernst]. Devo ora osservare: Frohnmeyer non ha letto affatto gli scritti del Dr. Steiner; l’elaboratore, quello ha letto, e sia gli scritti pubblici: «Filosofia della libertà», «Enigmi della filosofia», «Teosofia» sia anche i cicli.
Questa questione dei cicli è una questione difficile! Egli ha letto 32 cicli — non solo 31, ma 32 — e da questi ha tratto le sue conoscenze dell’antroposofia. Da questi scritti pubblici e questi cicli si è formato così un arsenale per dare di nuovo un colpo all’antroposofia. Lo scopo di questo libro dovrebbe essere di portare i circoli della Missione di Basilea ecc. a un giudizio definitivo sull’antroposofia, di imporgli un giudizio. Esiste quindi il fatto che uno scritto che è stato presentato come falso dal lato antroposofico, che il rielaborato una seconda volta appare e la falsità, la mendacità continua. Questo come un esempio sulla psicologia della nemicità. Signorina Simons, Mulhouse in Alsazia: In relazione organizzativa eravamo precedentemente collegati a Berlino. Dalla conclusione della pace la cosa è rimasta sospesa in aria. Ora vorrei chiedere se dovremmo partecipare alla riunione con la Francia o se noi alsaziani — posso parlare solo per Mulhouse, non per tutti gli alsaziani — ci possiamo collegare qui a Dornach? Ci sarebbe più facile ascoltare il Dr. Steiner qui a Dornach che se dovessimo ancora aspettare a lungo che il Dr. Steiner potesse venire a Parigi. Il bel lavoro in Alsazia giace incolto. Possiamo, se ci colleghiamo a Parigi, solo danneggiare la cosa; inoltre a Parigi non è ancora accaduto nulla. Sarei molto grata, poiché anche la signorina Sauerwein è qui, se si parlasse di queste cose. Emanuel van Leer: Sarebbe forse possibile, parlare del compito che la signorina Sauerwein ha assunto, se si sente sostenuta da Colmar, Strasburgo, Mulhouse?
Se dite: Volete ascoltare il Dr. Steiner qui — che male c’è? Potete andare a Dornach ogni settimana! — Le cose sono in preparazione. Il Dr. Steiner sarà in Inghilterra in agosto ed era lo scorso mese in Scandinavia. Sarà gestito così che una società francese esisterà. Sostenetela allora semplicemente la signorina Sauerwein nei suoi sforzi. La signorina Sauerwein vuole incontrarsi per una discussione con i relativi amici. Albert Steffen: Ora è la domanda se l’assemblea oggi pomeriggio dovrebbe continuare, poiché temo che domani molte persone non saranno più qui. Se ci sono davvero persone che vogliono ancora esprimersi, cosa che desidero molto, allora dovrebbero farsi sentire. O non c’è più nessuno che abbia qualcosa da dire? — Per quanto mi riguarda, vorrei continuare l’assemblea. George Kaufmann: Non sono completamente chiaro se questa assemblea dei delegati, di cui abbiamo richiesto, sia stata accettata da qui! L’invito dovrebbe comunque provenire da qui e così via, tutto questo dovrebbe essere determinato. Se questa è già la volontà di questa assemblea, che per esempio attraverso il comitato di lavoro qui ciò accada, prima — Voce dal pubblico: Accadrà! Albert Steffen: Secondo la mia opinione era già risolto. Credo che l'abbiamo già deciso? La mia opinione era che potremmo forse ancora parlarne dopo, ma in linea di principio la cosa è naturalmente. L’assemblea è interrotta. Dovrebbe continuare al pomeriggio alle 14 ore 30.
Pomeriggio, 14.30 ore, Continuazione Albert Steffen: Caro presenti, non abbiamo più molto tempo, per continuare la discussione, alle 4 il salone deve essere svuotato a causa della rappresentazione di euritimia; per questo vogliamo tuffarci direttamente nelle questioni. Dr. Blümel vorrebbe parlare delle questioni scolastiche. Dr. Blümel: Riferisce sui piani che sono presenti, così che il movimento scolastico in Svizzera potesse aumentare di portata e di comprensione il più possibile. Albert Steffen: Dr. Schmiedel forse dirà qualcosa sulla clinica? Dr. Oskar Schmiedel: Sulla clinica non posso davvero parlare bene; forse lo farà qualcun altro? Albert Steffen: La signorina Vreede si è dichiarata disponibile per il rapporto sulla biblioteca. Dr. Elisabeth Vreede: Cari amici, può trattarsi solo di poche parole. La biblioteca è nata al tempo in cui era in costruzione il nostro vecchio Goetheanum, e appunto nei suoi primi primordi era pensata per raccogliere leggere letture per gli scalpellini e i lavoratori del cantiere. È nata da donazioni, è stata successivamente ingrandita in modo sistematico, per quanto i mezzi limitati lo permettevano, dalla signorina Hanna Günther, che purtroppo è molto malata, attraverso opere dall’epoca degli idealisti, particolarmente goetheanisti, che ha raccolto, e cioè tali scritti su cui il Dr. Steiner nei suoi insegnamenti come significativi ha indicato. Per quanto riguarda la situazione esterna della biblioteca, è così che, quando è giungo a un certo patrimonio — non è sorta da iniziative esterne, ma da un’iniziativa privata —, essa fu trasferita in modo proprio in accordo al’Associazione del Goetheanum, mentre il ramo al Goetheanum ha il dovere di provvedere.
Il ramo al Goetheanum ha, da quando questa condizione esiste, dal precedente ottobre o novembre, mensilmente contribuito 50 Fr. a questa biblioteca, che è una somma microscopica per nuove acquisizioni, poiché l’altro lavoro è stato fatto volontariamente. Speriamo che emerga una possibilità che questa biblioteca possa essere sviluppata in misura maggiore. Se l’intera Società Antroposofica si interessasse di questa biblioteca, sarebbe molto bene. Ma potrebbe anche essere usata assai bene in circoli più ampi. E forse durante la settimana si possa prendere l’occasione di guardare la cosa. Sarebbe naturalmente molto piacevole se la Società Antroposofica in Svizzera aiutasse qui. Il ramo al Goetheanum ha assunto il dovere ma è felice di condividerlo con la Società Antroposofica in Svizzera. Il Dr. Ita Wegman viene interrogato se parlerebbe della clinica? Ella dice che non è un’oratrice, ma più una donna dei fatti. Albert Steffen: Un argomento a cui non si può davvero resistere. Forse il Dr. Schmiedel dirà comunque qualcosa al riguardo? Dr. Oskar Schmiedel: Credo di non dover dire così tanto sulla clinica, perché ognuno ha davanti agli occhi quello che la signora Dr. Wegman lì ha fatto. Molti di voi le sono già molto grati riguardo alla vostra guarigione. Mi piacerebbe orientare più sul lavoro nei laboratori. In generale, sembra che non si sappia così tanto sui laboratori. Credo che sia davvero molto importante che questi laboratori e gli sforzi che si collegano con loro siano portati più nell’interesse della società. Un compito assolutamente importante, un compito principale dei laboratori consiste nel rendere fruttosi per un numero maggiore di persone gli impulsi che il Dr.
Steiner ha dato proprio nel campo medico- terapeutico, di renderli sempre più e sempre più utili al pubblico. Quando un’industria farmaceutica, laboratori, deve essere creata, è necessario affrontare grandi ostacoli nel campo esterno. Il mercato farmaceutico è sovraccarico. Per noi la difficoltà è ancora più grande. Non abbiamo solo questo eccesso davanti a noi, ma anche che vogliamo percorrere una via completamente diversa, come la scienza farmaceutica ordinaria, cioè: di instradare una nuova terapia nei sentieri. D’altronde la difficoltà è che una certa avversione si mostra a tutti questi sforzi. Così stiamo certamente in modo considerevolmente più difficile nel mondo di tutti gli altri. Tutto procede gradualmente. Ma possiamo ora sempre più con speranza e fiducia guardare al futuro, quando una volta un numero di medici decide di applicare i nostri preparati, che per se stessi già fanno propaganda per se stessi, per se stessi parlano. Ultimamente cercammo più di portare il rimedio per la febbre da fieno ai medici. Per questo scopo fu elaborata una raccolta speciale di rapporti sui casi finora raccolti, in collaborazione con il Dr. Knauer. Questo articolo fu inviato a un gran numero di medici svizzeri, e si riscontra un grande interesse. Altrimenti, quando tali cose vengono inviate, riceviamo il 2/4-3 % di inchieste; questa volta avemmo quattro volte tante inchieste come al solito. di ordini e comunicazioni su come il rimedio agisce in modo eccellente. Da un rapporto sulla riunione cantonale dei medici sulla febbre da fieno… [lacuna nella trascrizione]. Così saremo sempre più in grado di farci spazio. Conoscete anche il nome. Ci chiamavamo «Laboratori Internazionali A. G.».
Il nome è nato dalla seguente considerazione: vogliamo stabilire società sorelle in tutti i paesi, per così dire «società nazionali», che abbiano anche i propri impianti di produzione, che lavorino strettamente con noi, affinché le singole società nazionali riforniscano i paesi, li servano. Questa idea si basa pressoché sulla stessa cosa di come la Società Antroposofica dovrebbe essere organizzata ora: cioè società separate, che tuttavia formano di nuovo un’unità. Finora abbiamo istituzioni nei seguenti paesi: 1. in Francia (St. Louis presso Basilea), 2. in Olanda e 3. negli ultimi tempi in Inghilterra (Londra). Il più recente sarà, per quanto sappiamo, presto possibile: fondare una nostra filiale, società, in America. Le cose non sono ancora del tutto concluse, ma sembra tutto abbastanza certo. Per ora non siamo ancora al punto che tutti i preparati vengano prodotti lì da soli, piuttosto accade ancora che produciamo le cose, le inviamo in forma concentrata, e lì vengono ulteriormente elaborate e riempite. In questo modo i paesi diventano familiari con i nostri prodotti. Sapete anche che dobbiamo un’intera serie di preparati agli stimoli e agli impulsi del dottor Steiner e che intenzionalmente non abbiamo ancora introdotto tutti i preparati nel commercio più ampio. È naturale che mettiamo i rimedi a disposizione di tutti i medici che lo desiderano. Un buon numero di medici lavora costantemente con i nostri rimedi e ci invia continuamente i loro rapporti. I prodotti sono confezionati in confezioni originali. Ma quanto più prodotti vogliamo inviare, tanto più denaro abbiamo bisogno. Finanziariamente non abbiamo il sostegno che desideriamo.
Abbiamo già rimedi contro l’influenza, contro la febbre da fieno, contro l’emicrania cronica — non un narcotico come la fenazona, l’aspirina e così via. Prossimamente uscirà un rimedio contro la cinetosi e il mal di ferrovia, poi ancora un rimedio contro la sclerosi iniziale, che è già in preparazione. Inoltre, sapete anche che abbiamo portato sul mercato preparati cosmetici, cioè acqua dentale, acqua per il cavo orale, acqua per i capelli, dentifricio. Devo affrontare un punto che ci ha un po’ deluso. Pensavamo che, quando avessimo dato fuori queste cose, avremmo ricevuto un’eco da tutti i lati della Società Antroposofica, che in pochissimo tempo, quando si fosse saputo che inviamo qui tali preparati sotto gli impulsi e gli stimoli del dottor Steiner, che la maggior parte di voi usa quotidianamente, non saremmo riusciti a soddisfare la domanda! Non sapreste dove procurarvi le cose, si diceva. Abbiamo quindi inviato un elenco di tutti i punti vendita. Abbiamo avuto una delusione, perché purtroppo le richieste non erano in numero particolarmente grande. Avremmo facilmente potuto soddisfare le esigenze. Vi prego cordialmente di fare vostra anche la nostra ricerca. Da un lato vi farete il miglior servizio possibile, convincendovi che quello che emettiamo non ha rivalità e è superiore a tutti gli altri rimedi in commercio. Perché i rimedi sono proprio prodotti completamente diversi, dalla fonte da cui scaturiscono, e saranno utili in modo completamente diverso. Per questo non dovrebbe usarli solo personalmente, per quanto necessario e opportuno, ma anche inviarli ai vostri conoscenti, medici e amici oppure raccomandarli. Per esempio, le esperienze con il rimedio per la febbre da fieno sono già molto incoraggianti; molti medici estranei l'usano già.
E anche in Inghilterra il rimedio per l’emicrania agisce in modo eccellente. Il primo rendiconto di maggio è stato al di là di ogni aspettativa. Tale propaganda come in Inghilterra non possiamo farla al momento in Svizzera in questa portata. Ma se tutti personalmente ci aiutiamo, allora anche la propaganda sui giornali diverrà più grande. È deprimente quando dalla parte di quelli che non stanno al di fuori nascesse addirittura ostilità. Proprio nei nostri circoli, alcuni di voi lo sapranno, devo dire, le cose più false, le più bugiarde sul laboratorio vengono diffuse, e singole personalità vengono attaccate nel modo più offensivo. Ma vi prego di orientarvi in modo da avere capacità di giudizio. Da principio le cose sono completamente false, e se c’è un po’ di vero, allora le cose sono così distorte. Alcuni di questi elaborati — naturalmente non possiamo farvi fronte a tutti — , ma su alcuni deve protestare qualcuno da qualche lato. Particolarmente in una lettera sono state mosse accuse vili, che sono del tutto false e bugiarde. Potete veramente avere la fiducia che lavoriamo dalla migliore convinzione e che, se ci sostenete e le cose possono continuare come ora sembra, affrontiamo un futuro nei laboratori che è molto incoraggiante. Tutti gli utili netti che scaturiscono dai laboratori potranno fluire di nuovo a tutte le ricerche che affondano le radici nella Società Antroposofica. Tutti questi lamenti finanziari, che il denaro manca qua e là, per il movimento scolastico per esempio, dovranno pur scomparire prima o poi perché abbiamo proprio dalla nostra industria tanto capitale da poter aiutare tali movimenti spirituali, come è il movimento scolastico.
Ci giungono spesso lamentele perché i nostri rimedi sono un po’ cari, o almeno cari quanto i prodotti più cari della concorrenza, e se non potremmo fornire il dentifricio ordinario, e così via, almeno allo stesso prezzo. L’intera procedura di lavorazione per l’acqua orale, il dentifricio e così via, è tale che non si può farla diversamente. Vi prego di accordarci la fiducia che non vogliamo ricavarne profitti eccessivi. Alberto Steffen dà la parola al dottor Usteri. Dottor Alfred Usteri: Vorrei sollevare qui qualcosa che mi sembra richiedere una certa discussione. Ho parlato ripetutamente con operai qui. Si odono sempre di nuovo lamentele contro la direzione dei lavori. Non sono qui per fare l’accusatore. Le accuse potrebbero essere prive di fondamento; ma è importante che gli operai che devono lavorare per noi siano soddisfatti da ogni punto di vista. Ho però anche sottolineato che sarebbe corretto portare questi reclami non a me, ma nella sede appropriata. Dissero: «Siamo semplicemente al nostro posto e dobbiamo rischiare che ci succeda qualcosa, che siamo puniti». — Vorrei che fosse permesso ai lavoratori qui presenti di portare qui i loro reclami, se ne hanno. Dovrebbero poter presentare tranquillamente i loro reclami. Si sente sempre di nuovo: «Sì, il dottor Steiner ci piace; ma con la società come tale non vogliamo assolutamente avere niente a che fare». — Lo stesso motivo era come guida: non devono dire niente, perché potrebbe accadere loro di perdere il loro posto. Se i reclami dovessero dirigersi contro la mia persona, sono pronto a renderne conto. Alberto Steffen: Chi vorrebbe rispondere a questo commento? Personalmente non ho mai ricevuto tali reclami: in realtà non posso dire niente al riguardo. Riesco a immaginare soltanto che singoli membri soffrano di una certa incapacità di essere educati anche con gli operai. Ma vorrei pregare che i reclami vengano espressi. Sì — forse alcuni, che vanno d’accordo con i lavoratori, parleranno su questo tema. Signora Bollig: Forse posso dare una piccola spiegazione, che non sarebbe offensiva per nessuno della società, ma è piuttosto così: l’alito socialista che riempie queste persone ha una certa antipatia verso di noi, tanto che rifiutavano persino di parlare alle signore quando le incontravano. Quindi non è un difetto della società, ma sta dalla parte dei lavoratori. I membri potrebbero, attraverso un’ancora maggiore gentilezza, mettere la cosa più in armonia.
Alberto Steffen: Temo che i difetti stiano effettivamente nei nostri membri; perché se gli operai dicono che vanno d’accordo con il signor dottor Steiner, non può dipendere dalla concezione del mondo. Penso che potrebbe esserci un socialismo che sia antroposofico. Ma questi sono comunque certi aspetti di cui si sente parlare anche da non operai: Quando uno straniero viene a Dornach, nota che non gli si dice un saluto. La seconda fase è che sente discorsi morali. Signor Kaufmann jr., Basilea: Sia solo un semplice proletario e non potesse esprimersi come dovrebbe. Ma c’è una cosa, che gli operai sentono profondamente in fondo che qui regna ancora una sorta di distinzione di classe. Lo sento anch’io, ha detto, ma ho superato questo tono, posso vincerlo. Ma altri operai l’hanno veramente molto più difficile. Nel tram per esempio: Operai che lavorano al Goetheanum si sono già lamentati — Ho sentito anche io reclami sulla direzione dei lavori, che le persone hanno scambiato tra loro e imprecare. Per esempio ho sentito il nome Schieutermann e Aisenpreis. Li ho incontrati spesso nel tram; dicono: Possono predicare morale, ma non fanno niente in realtà. — È bene costruire un Goetheanum, ma da questo non abbiamo mangiato — La distinzione di classe è molto avvertibile, tanto che viene in primo piano il fatto che si è un proletario disprezzato. Specialmente coloro che hanno il denaro si comportano con molta altezzosità, e questo viene avvertito. Per esempio gli operai che abitano a Basilea hanno contatti di nuovo con molti operai a Basilea e diffondono queste cose tra i loro colleghi. Abbiamo enormemente difficili gli impulsi socialisti nei «punti centrali»; si dice: Questo per noi è concluso, non possono portarci niente. — Su Schieutermann vengono tutte le possibili lamentele — Alberto Steffen: Qualcuno vuole parlare su questo tema? Vede, bisognerebbe anche considerare che è nella natura svizzera essere rudi; ma che quando è rude non intende tutto così terribilmente sul serio. Del signor Aisenpreis ho sentito moltissime cose buone qui nei dintorni, devo dire, specialmente dai contadini. Del signor Schieutermann non ho sentito niente di male. — Ma vorrei tornare ancora a una cosa, cioè al tram che va da qui a Basilea. Lì riceviamo davvero rapporti di conversazioni che avvengono. Può essere già un anno fa, c’era un tedesco dentro, si intratteneva con uno svizzero e diceva: Sì, qui non c’è niente, deve essere organizzato completamente diversamente in Svizzera! — e cose del genere. E le persone che stavano sedute nel tram, naturalmente si infuriarono. E se poi tali persone infuriate leggono il giornale di Kully, sì, allora questi commenti, le bugie di Kully, cadono su un terreno fertile.
Questo è completamente naturale, ed è allora molto difficile da sradicare. Sarebbe forse intelligente se nel tram non si parlasse in questo modo. Signore (nome non annotato): Questo tema, che è stato sollevato qui, è quotidiano e sembra pure esistere qui a Dornach tra gli antroposofi così bene come su altri cantieri. Io stesso sono un tecnico edile, sono stato per 35 anni in posizione dirigenziale nei cantieri — non tutti sono mai soddisfatti! Ho avuto molte esperienze; si deve essere veramente un uomo completamente solido — non so bene come esprimere il concetto — per cavarsela, per navigare tra gli operai e i datori di lavoro per riuscire più o meno bene tra questi due estremi. Ho sentito il NOME Aisenpreis; è il capocaniere su questo cantiere. Li conoscerete tutti: Il capocaniere viene prima insultato. Si devono prendere le cose come sono. Le persone si immaginano che quando lavorano qui, dovrebbero essere trattate più socialmente che dai restanti datori di lavoro, che semplicemente guardano al loro profitto. D’altra parte si deve anche considerare: Colui che qui dirige la costruzione, ha la supervisione, ha anche una certa responsabilità verso la società. Questo deve anche essere considerato. La società è sempre dipendente da aiuto esterno; costantemente deve mendicare tra i membri, come diciamo noi svizzeri, così che le persone vengono molto sfruttate per raccogliere i mezzi per realizzare di nuovo una costruzione. Siamo anche lì affinché abbiamo fatto il nostro dovere onesto, che non abbiamo solo il nostro salario in tasca, ma che si compie anche un lavoro produttivo.
E se una volta dai superiori viene pronunciata una parola che ferisce, si deve considerare: Quell’uomo non ha solo questo, ma molte altre cose che forse non ogni operaio assumerrebbe; non può andare a casa quando suona la campana, il suo lavoro inizia solo allora. Dovrebbe esserci reciproco rispetto da entrambi i lati e si dovrebbe provvedere affinché le cose non vengano inutilmente fatte diventare così costose. Ma questi sono affari locali; non dovrebbero davvero venire alla parola in un’assemblea generale. Forse si potrebbe parlarne in una riunione costruttiva. Alberto Steffen: Sono certamente affari locali, ma c’è un nucleo importante, cioè qualcosa che riguarda la vita comunitaria. Se si ha la giusta disposizione antroposofica interna, si riuscirà effettivamente bene con un operaio, credo addirittura meglio che con un’altra persona. (Nome non notato): Sono della stessa opinione. IL SIGNOR DOTTORE ha nella conferenza di Berna parlato molto dell’amore universale per l’uomo; questo dovrebbe vedersi realizzato nella pratica. Una migliore reciproca comprensione dovrebbe essere possibile, e dovrebbe imparare a comprendersi reciprocamente meglio. Dottor Steiner: Non voglio dire molto, ma mi sembra che alla cosa stia sottesa qualcosa. Questo mi sembrava emerge da diversi aspetti. Non è vero, chi conosce la vita sa che certe cose, come sono state criticate qui, a ragione, accadono già dappertutto. Ma quando lo scorso aprile abbiamo avuto qui l’assemblea generale, bene, non è vero, ci sembrava che questa assemblea generale non fosse completamente conclusa.
Al signor Steffen non sembrava nemmeno completamente conclusa, e aveva il bisogno di una continuazione. Non, disse allora a quel tempo con me, la continuazione dovrebbe però essere allora collegata a un ciclo di conferenze. E allora dissi, quale tema dovrebbe essere allora, e disse, forse potrebbe essere, una specie di galateo antroposofico sul trato tra antroposofi una volta come tema. (Ilarità.) Bene, questo mi sembrava indicare una certa sensazione, e poi vengono, non è vero, tutte le associazioni di idee. È veramente così, se vi esponessi singolarmente le voci che mi giungono da parte più diversa, voi potreste diventare statistici, tante ne vengono da tutti i lati. Bene, possono poi essere riunite, perché si sente l’osservazione ovunque: Sì, l’antroposofia sarebbe bella, ma non entriamo nella società. — E quando si domanda allora: Ma perché no? — , allora si dice: Bene, questa società manca di amore per l’uomo; e inoltre le persone che stanno dentro sono così stranamente superbe. Bene, ho cambiato il tema, per la semplice ragione che non volevo subito peccavere contro quello che questo tema mi impone. Se si volesse parlare di un «galateo antroposofico», subito si peccherebbe contro di esso, poiché è decisamente una specie di villania. Ma non è vero, da fuori viene così spesso. Ho una volta sentito il proverbio: «La gentilezza è un ornamento, ma senza di essa non si va avanti.» È applicato molto spesso proprio agli antroposofi. Una volta quando parlai in una conferenza di diverse personalità e come hanno compreso i loro principi morali, giunsi anche a una personalità che ha contato la gentilezza tra le virtù.
Elencai le virtù che questa personalità aveva nominato, e tra queste c’era la gentilezza. E mi colpì che questo facesse una tale impressione comica all’uditorio, che la gentilezza dovrebbe essere una virtù. Naturalmente non fu detto nulla, ma fu sentito così; si sa come l’uditorio sente. Era così notevole per l’uditorio: La gentilezza dovrebbe essere una virtù. E benché non voglia diventare io stesso scortese, voglio tuttavia sottolineare che da varie tendenze settarie e da una forte occupazione con sé stessi che sorge in molti membri ne risulta che c’è poco interesse, interesse naturale per altre persone. Naturalmente, la teoria dell’amore per l’uomo, la teoria della disponibilità è molta, e nel caso serio è effettivamente là in realtà. Ma c’è d’altra parte la concezione generale sull’amore universale — e poi: bene, nel caso serio c’è già, questo amore per l’uomo, naturalmente — ma ora c’è qualcosa in mezzo. E sfortunatamente sta proprio in mezzo anche il trato quotidiano, e lì l’amore per l’uomo si riduce al reciproco incontro. E lì, là si vede talvolta — quando si passa così, come un antroposofo incontra un non-antroposofo — comunque qualcosa, che si deve poi già aggiungere a una tale affermazione, che le persone dicono: Sì, noi non possiamo, se guardiamo i membri, entrare. — E questo accade in tutti i modi possibili. C’è già qualcosa nelle cose, che, se ora fosse discusso — io non vorrei discusso da parte mia, ma se ci si esprimesse una volta del tutto onestamente al riguardo — , così molte cose emergerebbero, per che la Società Antroposofica rimane in molti aspetti così chiusa.
Le ragioni della chiusura risiedono già nel fatto che il tono generale umano si trova così difficilmente, quello che sta al di sopra di tutto. Non è vero, * che in fondo uno sia un GRANDE DUCA o un operaio, è un uomo, e questo universalmente umano, questo completamente senza timore — anche senza teoria — incontrarsi, questo senza pretese, questo è comunque qualcosa che ampiamente, voglio dire, non è percepito. Dunque le lamentele hanno già cose reali alla base. E anche il SIGNOR Steffen non ha, come credo, senza un reale sentimento sottostante fatto la mia proposta: Dovrebbe una volta per otto giorni davanti ai VOSTRI ORECCHI scrivere un «galateo antroposofico». Non lo farò naturalmente per cortesia. Ma penso che indichi molte cose, e si può quindi riconoscere da ciò sintomaticamente qualcosa. Alberto Steffen: Vuole ancora parlare qualcuno? Una signora: Se il signor Steffen ha già richiamato l’attenzione sulla gentilezza, vorrei dire se già posso venire qui: Si entra la sera nella sala, è contenti e grati di essere qui una volta, e poi c’è un tumulto e rumore nella sala e un’inquietudine all’inizio e anche alla FINE — Agisce come una villania verso il dottor Steiner. Alberto Steffen: Quello che la signora ha detto mi è stato assegnato di dire anche in questa riunione; ma pensai, forse lo dice prima qualcun altro. Volevo veramente portarlo su. In generale, quando si sale al Goetheanum, dovrebbe sapere davvero dove si va. So che molti dei nostri amici salgono quasi rinati.
Sapete, tutto quello che vedono, i fiori intorno e la luce e gli alberi, non potrebbero vederlo così se non fosse stato interpretato loro. Sono veramente giunti a una nuova visione, a una nuova visione della natura. E questo dà la maggior parte di noi, così credo almeno, un sentimento solenne quando salgono. E con questo sentimento dovrebbe entrare nella sala e avrebbe un altro sentimento, cioè quello che si vive la storia. Davvero: Qui viviamo la storia! Cosa si dirà di Dornach tra cento anni? Si riconoscerà retrospettivamente Dornach come il centro della vita spirituale! E ognuno dirà: Avessimo allora vivuto, ci fossimo stati davanti a questa personalità, anche una sola volta! Gli avessimo ascoltato una sola volta! — Questo sentimento gioioso, signore e signori presenti, in primo luogo verso la natura, che ci è stata regalata di nuovo tramite l’antroposofia, e in secondo luogo verso la storia, che possiamo sperimentare qui nel suo impulso più alto, questo si trova appena, quando si è qui nella sala. C’è un tumulto e chiacchiere, ognuno dice quello che fa a pranzo domani e così via, ma è terribile. Forse mi inganno, allora vorrei chiedere perdono. Signore e signori presenti, vuol parlare ancora qualcuno? Signorina (nome non annotato) da Strasburgo: Pone una domanda sui nemici, in particolare sui «conoscitori non-antroposofici dell’antroposofia». Si dovrebbe in realtà conoscere completamente il documento in questione. Alberto Steffen: È terribilmente lungo e talvolta anche molto noioso. Ma potrei forse, se qualcuno lo desiderasse, leggere i punti sintomaticamente più significativi.
Colei che pone la domanda: Si sa troppo poco al riguardo. Si è parlato di una lega contro, non potrebbe succedere presto? Alberto Steffen: Sì, questa «lega» dovrebbe proprio essere la società! Colei che pone la domanda: Si dovrebbe riunire più spesso, quando si è a Dornach, e parlare; si sarebbe più aggiornati, d’altra parte si potrebbe chiedere consiglio; così si addormenta sempre di nuovo. Alberto Steffen: È così, che persone diverse già lavorano. Ieri il dottor Stein mi scrisse di una personalità medica, che considererà il caso Goesch dal punto di vista medico, riguardo alle delusioni e simili. E Leisegang sarà pure elaborato. Non manca gente che lo vorrebbe fare, ma questi devono ricevere anche materiale dagli altri, e devono soprattutto trovare interesse negli altri. Vi ricorderete che a Stoccarda il discorso sull’inimicizia dapprima non era voluto ascoltare? * Devo dire, trovo proprio questo tema straordinariamente interessante per il presente. Si può imparare così tanto sulla decadenza dei nostri tempi. E noi antroposofi dovremmo propriamente rendere sano ciò che è malato. E per questo dobbiamo impararlo a conoscere. Deve semplicemente ognuno fare il suo meglio. Dottor Oskar Schmiedel: È mancata così tanto una giusta informazione. Non ognuno può correre dal signor Steffen. Non si potrebbe riunire una volta al mese qui? Si sarebbe informati sulla questione del nemico o su altre questioni vitalmente importanti. Vedi pagina 795 e seguenti. Nella riunione dei delegati di Stoccarda, vedi pagina 385 e seguenti.
Alberto Steffen: Sono naturalmente disposto; ma dovrei anche essere continuamente informato. Dottor Steiner: Ora sorge la grande difficoltà di sottolineare, nel modo più corretto possibile, che fra un’ora abbiamo qui un’esibizione di euritmia, e poiché non abbiamo molto tempo, non voglio prima spendere molte parole. E quanto a parole brevi — è allora particolarmente difficile essere gentili, e non vorrei certamente in questo MOMENTO contravvenire alla gentilezza, non è vero. Per questo vi prego: accettate cortesemente l’invito a entrare nella NATURA fuori, e precisamente il più velocemente possibile! (Ilarità.) Fine della riunione.
RAPPORTO DEL DECIMO ASSEMBLEA ORDINARIA DELLA SOCIETÀ DEL GOETHEANUM
Domenica, 17 giugno 1923, mattina ore 10 La riunione fu aperta dal presidente, signor dottor Emil Grosheintz, con il seguente discorso: Carissimi, cari amici! A nome del consiglio direttivo della Società del Goetheanum, della libera scuola superiore di scienza dello spirito, vi saluto di cuore in questa nostra decima assemblea ordinaria di oggi. Apriamo questa assemblea nel segno del lutto, perché l’ultimo giorno dell’anno, sul quale oggi dovremmo relazionare, ci ha portato via il Goetheanum, il frutto di dieci anni di lavoro. Il primo Goetheanum non esiste più. Non solo noi: tutta l’umanità l’ha perduto, perché le apparteneva. Non l’abbiamo costruito per noi stessi, ma per l’umanità che anela alle verità spirituali. Il Goetheanum era un luogo per la coltivazione della nuova conoscenza spirituale — come viene donata al mondo da Rudolf Steiner nell’antroposofia — un luogo della verità. Il Goetheanum era un’opera d’arte unica e insostituibile. Nell’uguaglianza delle forme spaziali, nel protocollo presumibilmente di Helene Finckh. Lo stenogramma non è disponibile.
Dornach, 1 giugno 1923.
Invito alla decima assemblea ordinaria
Domenica, 17 giugno 1923, mattina ore 10, nella sala falegnameria a Dornach.
Ordine del giorno:
Rapporti dei presidenti. 2. Rapporto di cassa. 3. Rapporti dei revisori dei conti. 4. Approvazione della rendicontazione. 5. Elezione dei revisori dei conti. 6. Proposte. 7. Varie. Il consiglio direttivo della Società del Goetheanum, della libera scuola superiore di scienza dello spirito.
nell’armonia delle forme e dei colori, apparve qui, rivelandosi all’anima meravigliata, un nuovo regno del Bello. — Il Goetheanum era un’azione dell’umanità universale. Persone delle nazioni più diverse l’hanno eretto in un’epoca in cui i popoli della Terra si portavano gli uni agli altri miseria, morte e schiavitù. Era un’opera d’amore per l’uomo, in un mondo di odio tra i popoli. Il Goetheanum era un’opera di Rudolf Steiner. Il Goetheanum appartiene ora alla storia. La pietra fondamentale del Goetheanum fu posta il 20 settembre 1913. Sette anni dopo, nel settembre 1920, vi ebbe luogo il primo evento: il primo corso universitario antroposofico. Fu introdotto da una semplice apertura provvisoria. Nel suo discorso di apertura il dottor Steiner indicò alla scuola superiore di scienza dello spirito il cammino, parlando della sintesi di scienza, arte e religione, come una volta esisteva, e come deve essere di nuovo realizzata mediante la scienza dello spirito. Oltre a numerosi eventi e corsi che si sono svolti negli edifici ausiliari, nel Goetheanum, oltre a molte belle esibizioni di euritmia, ebbero luogo: un secondo corso universitario; nell’estate del 1921 un corso estivo per artisti inglesi; nell’inverno 1921 un corso pedagogico; nell’estate 1922 la cosiddetta settimana francese; e a Natale 1922 un corso di scienze naturali, nel corso del quale si verificò la grande sfortuna dell’incendio. Il corso e gli eventi che erano allora in corso non furono interrotti. Il lavoro spirituale continuò. Questo ha fatto una certa impressione su molte persone, anche fra la popolazione locale. Un cittadino rispettabile di Dornach, il giorno dopo l’incendio, mi ha espresso il suo cordoglio per la perdita del Goetheanum, e ha detto: «Si può pensare alla Società Antroposofica come si vuole: il grande lavoro e la disponibilità al sacrificio di cui il Goetheanum testimonia devono ispirare ammirazione. Ma soprattutto ho ammirato», così ha detto, «che, nonostante la vostra grave sfortuna, non abbiate interrotto gli eventi. E allora», ha detto, «ho dovuto pensare ai versi di Geibel, che Felix Dahn ha messo come motto nel suo romanzo .» E mi ha citato questi versi. Si riferiscono a coloro che, in questa lotta per Roma, hanno soccombuto. Suonano: «Se c’è qualcosa più potente del fato, è il coraggio che lo porta incrollabile.» Ma, cari amici, abbiamo bisogno di più di questo coraggio passivo, di sopportare un colpo di fato. Dobbiamo sviluppare un coraggio attivo. La distruzione del Goetheanum è un appello all’azione.
Rapporto sulla
decima assemblea ordinaria della
Società del
Goetheanum
della libera scuola superiore di scienza dello spirito a Dornach
il 17 giugno 1923 con un discorso successivo di
Dottor Rudolf
Steiner
Come la Società Antroposofica l’ha già fatto, anche oggi la Società del Goetheanum esprime la sua volontà di ricostruire un nuovo Goetheanum, e si rivolge al signor dottor Steiner con la preghiera di donare a noi e al mondo un nuovo Goetheanum, e di permetterci di collaborare. Se questa è la vostra volontà, vi prego di alzarvi dai vostri posti. (I riuniti si alzano tutti dai loro posti.) E ora mi rivolgo a tutti coloro che sono nel nostro movimento, con la preghiera di entrare come membri nella Società del Goetheanum. L’affare della nostra società è affare vostro. Chi è membro della Società del Goetheanum aiuta a costruire. Il 31 dicembre 1922 la società contava 1.059 membri, contro i 1.015 dell’anno precedente. L’aumento nel 1922 è di 44 membri. Di questi 1.059 membri, 496 sono membri straordinari e 563 sono membri contributivi. Di questi, 694 appartengono all’Europa centrale, a valuta debole, e solo 365 alla Svizzera e ai paesi restanti. Il nostro primo compito sarà la creazione del fondo di costruzione necessario, che metteremo a disposizione del signor dottor Steiner. Per questo la somma che ci viene pagata dall’assicurazione, che ammonta a tre milioni centottantatremilafranci, non è sufficiente; ma, come il signor dottor Steiner ci ha già comunicato, questa somma sarà all’incirca la metà di quella che dovrebbe essere, come somma totale, per l’esecuzione del lavoro. Abbiamo raccolto esperienze, e i tempi sono cambiati, dal momento in cui è stato costruito il primo Goetheanum. E così il denaro deve esserci prima di tutto, prima che si costruisca: almeno i ¾ dovrebbero esserci prima di iniziare l’attività costruttiva. Le azioni finora intraprese hanno anche portato un po’ di denaro, forse circa centocinquantamilafranci. Ora, su suggerimento dei nostri amici inglesi, un’assemblea internazionale dei delegati si riunirà qui il 22 luglio, e discuterà l’ulteriore finanziamento della costruzione. Ma senza i significativi sforzi di ogni singolo nel nostro movimento, la cosa non funzionerà. Cari amici! Relazionare ora sui lavori di costruzione dell’anno scorso, poiché la costruzione non esiste più, sarebbe tanto doloroso quanto infruttuoso. Vogliamo quindi astenercene per quest’anno. Il nostro sguardo si rivolge al futuro; la nostra volontà è saldamente in avanti. Della scorsa assemblea generale esiste un protocollo. Chiedo se desiderate che venga letto? Se non è il caso, vorrei pregare il nostro direttore amministrativo di presentare il rapporto di cassa.
Il signor Binder dà una breve panoramica delle spese e entrate essenziali nell’anno associativo passato e presenta il bilancio patrimoniale che risulta dopo la deduzione del danno da incendio. Nel 1922 sono stati spesi: Per i costi di costruzione del Goetheanum, per l’espansione dei sentieri, per gli interessi dei prestiti e delle ipoteche, detrazioni per perdite valutarie Fr. Per le spese generali, per la sorveglianza, l’illuminazione, il riscaldamento della costruzione inclusi i costi di manutenzione Fr. Fr.
Donazioni Prestiti Contributi dei soci Entrate da interessi ecc.
D’altra parte, sono stati ricevuti: Fr. 239.929,34 Fr. 35.000,— Fr. 24.459,60 Fr. 5.863,35 Fr.
Dalle riserve bancarie sono stati quindi consumati
[facsimile manoscritto]
371.197,28
[facsimile manoscritto]
Il Goetheanum prima dell’incendio era iscritto in bilancio a Fr. 5.657.101,39. L’importo dell’assicurazione contro l’incendio è Fr. 3.500.000,— cosicché, senza considerare i valori ideali, si è verificato un danno da incendio di Fr. 2.157.101,39. Dall’importo dell’assicurazione contro l’incendio vengono pagati Fr. 3.183.000,—, mentre il resto di Fr. 317.000,— è considerato il valore stimato del basamento in cemento ancora in piedi. Dopo aver considerato questo ammortamento, risulta il seguente bilancio al 1 gennaio 1923: Attivo Terreni. . . .Fr. 265.411,47 Basamento in cemento del Goetheanum . . . .Fr. 317.000,— Edifici ausiliari del Goetheanum. . . . Fr. 275.469,92 Case e proprietà . . . Fr. 334.731,67 Fr. 1.192.613,06
Passivo Capitale della fondazione. . . Fr. 5.471.952,50 (Meno danno da incendio) Fr. 2.157.101,39 Fr. 3.314.851,11 Prestiti Fr. 1.022.047,83 Creditori Fr. 78.463,47 Ipoteche . . . . Fr. 264.000,—
Inventario e materiale .Fr. 145.754,— Debitori Fr. 128.739,85 Banche: a) Conto corrente Fr. 24.598,80 b) Importo assicurazione Fr. 3.183.000,— Cassa Fr. 4.656,70 Fr. 4.679.362,41
[facsimile manoscritto]
I revisori dei conti confermano che i libri sono stati mantenuti in modo corretto, e chiedono l’approvazione della rendicontazione, che è stata quindi concessa dall’assemblea. I revisori dei conti sono stati rieletti per l’anno prossimo. — Non c’erano proposte, e per il punto 7 il signor dottor Steiner ha preso la parola per il seguente discorso: [Vedi p. 146]
INVITO A TUTTE LE SOCIETÀ E GRUPPI PER LA RIUNIONE INTERNAZIONALE DEI DELEGATI A DORNACH Dornach, 16. Giugno 1923. Cari amici! Nell’assemblea generale della Società Antroposofica della Svizzera, tenutasi a Dornach il 10 giugno, è stato deciso all’unanimità di invitare a Dornach, per la fine di luglio, una riunione di delegati della Società Antroposofica di tutti i paesi. Questa decisione scaturì da una proposta già contenuta nella lettera che, l’8 giugno, la Società Antroposofica della Gran Bretagna ha inviato ai rami in tutti i paesi. Vorremmo fare riferimento a quella lettera, presumendo che sia già pervenuta nelle vostre mani. Il proposito di questa riunione dei delegati dovrà essere soprattutto questo: che la ricostruzione del Goetheanum, da noi tutti desiderata, e le misure finanziarie a essa necessarie, scaturiscano da una decisione comune della Società Antroposofica di tutti i paesi. Possiamo ora comunicarvi la notizia definitiva: il pagamento della somma assicurativa è già avvenuto da parte dell’autorità competente. Sarà ora necessario raccogliere tutte le nostre forze per assicurarsi, sulla base della somma assicurativa erogata, i mezzi supplementari necessari per la completa ricostruzione. In questo senso, in Svizzera, fra i soci è già stata intrapresa con successo una grande azione. È stato suggerito che ogni socio della Società Antroposofica della Svizzera, se possibile, doni almeno Fr. 1000.— entro un periodo di 12-15 mesi; e questo piano è stato accolto con entusiasmo unanime. Ma lo spirito della Società Antroposofica esige che il lavoro per la ricostruzione venga intrapreso in comune da tutti i paesi. Vorremmo raccomandare calorosamente questo piano a tutti i soci di tutti i paesi. I finanziamenti dovranno emergere in modo unitario dalla riunione internazionale dei delegati a luglio. Dalla parte della Società Antroposofica della Svizzera è stata approvata la seguente risoluzione: «La Società Antroposofica della Svizzera dichiara nell’odierna assemblea il desiderio: il Signor Dr. Steiner si assuma la ricostruzione del Goetheanum a Dornach. Gli conferisce, come direttore artistico decisivo, i pieni poteri di condurre il lavoro in ogni aspetto, sia per quanto riguarda l’impiego dei fondi destinati a questo scopo, sia per quanto riguarda la scelta delle personalità che vi contribuiranno, secondo il suo giudizio personale e le sue disposizioni, senza alcun intervento da parte dei soci.» Compito della Società Antroposofica di tutti i paesi sarà ora quello di procurare al Signor Dr. Steiner i mezzi materiali per l’attuazione di questa grande opera, affinché possa erigere il nuovo edificio come simbolo della coesione e della capacità di azione della Società Antroposofica. Ci permettiamo quindi di invitarvi a inviare a Dornach entro il 22 luglio i rappresentanti autorizzati del vostro paese. Speriamo che molti altri amici da diversi paesi saranno presenti. Il Signor Dr. Steiner terrà un ciclo di tre conferenze sul tema: «Tre prospettive dell’Antroposofia» il 20, 21 e 22 luglio 1923.
Dornach, 22 giugno 1923. Cari amici! Ci permettiamo di inviarvi insieme all’invito alla riunione dei delegati una trascrizione del discorso straordinariamente importante del Dr. Steiner all’assemblea generale dell’Associazione del Goetheanum del 17 giugno. La corrispondenza in merito alla riunione dei delegati vi preghiamo di indirizzarla a: Casa Friedwart, 1° piano, Dornach — con l’indicazione «Riunione dei delegati». Con cordiali saluti: firmato
Dr. I. Wegman William Scott Pyle Albert Steffen G. Metaxa
Nei «Comunicati» tedeschi il documento è stato pubblicato con il seguente complemento: La presente lettera d’invito ci è pervenuta il 25 giugno; la distribuiamo il più rapidamente possibile fra tutti i gruppi di lavoro della Società Antroposofica in Germania. Speriamo molto che molti dei nostri soci trovino la possibilità di essere presenti a questa riunione dei delegati. Poiché il tempo non consente più di convocare un’assemblea generale della Società Antroposofica tedesca per consultarsi, prima della riunione dei delegati a Dornach, sulle questioni che verranno esaminate, proponiamo che quei soci della Società Antroposofica in Germania che possono recarsi a Dornach si riuniscano col consiglio della Società Antroposofica in Germania per una riunione preliminare, il 21 luglio, nella Vetreria. Il consiglio della Società Antroposofica in Germania avrà così la possibilità di ascoltare i desideri e gli stimoli dei soci prima della riunione dei delegati, di discuterne e, in questo modo, di rappresentare la Società Antroposofica in Germania in modo unitario. Con cordiali saluti, Il consiglio della Società Antroposofica in Germania per procura: Dr.-Ing. Carl Unger, Dr. Walter Johannes Stein
RIUNIONE INTERNAZIONALE DEI DELEGATI DELLA SOCIETÀ ANTROPOSOFICA DORNACH, 20.-23. LUGLIO 1923
VENERDÌ, 20 LUGLIO. Ore 3 pomeridiane nella Vetreria
Riunione preliminare dei delegati
Ore 8 serali nella Falegnameria
Conferenza del Dr. Rudolf Steiner:
Dopo la conferenza
Possibilità di riunione conviviale nella Mensa.
(solo dei delegati dei vari paesi) per la fissazione del programma e l’istituzione dell’ufficio del congresso (elezione del presidente, ecc.).
(Tre prospettive dell’Antroposofia).
SABATO, 21 LUGLIO. Ore 10 mattutine nella Falegnameria
Assemblea generale dei delegati e della Società Antroposofica.
Ore 3 pomeridiane nella Vetreria
Riunione ristretta dei delegati (seguiranno rinfreschi).
Ore 4 pomeridiane nella Falegnameria Spettacolo di euritmia.
Ore 8 serali
Conferenza del Dr. Rudolf Steiner: Tre prospettive dell’Antroposofia.
Dopo la conferenza
Possibilità di riunione conviviale nella Mensa.
DOMENICA, 22 LUGLIO. Ore 10 mattutine nella Falegnameria
Assemblea generale dei delegati e della Società Antroposofica.
Ore 3 pomeridiane nella Falegnameria Spettacolo di euritmia.
Ore 8 serali
Conferenza del Dr. Rudolf Steiner: Tre prospettive dell’Antroposofia.
Dopo la conferenza
Possibilità di riunione conviviale nella Mensa.
LUNEDÌ, 23 LUGLIO. Ore 2 pomeridiane nella Falegnameria
Per le conferenze sarà richiesto un compenso di Fr. 1.— PER LA SOCIETÀ ANTROPOSOFICA ALBERT STEFFEN.
La riunione internazionale dei delegati a Dornach dal 20 al 23 luglio 1923
[A parte il rapporto riassuntivo di Albert Steffen e Guenther Wachsmuth, non esiste un protocollo continuo di tutti i colloqui che hanno avuto luogo. Sono stati verbalizzati stenograficamente i due assemblee principali con tutti i delegati e con i soci della Società Antroposofica del 21 e 22 luglio. I due stenografi Helene Finckh e Walter Vegelahn hanno tuttavia trascritto dai loro stenogrammi solo i voti di Rudolf Steiner in testo chiaro. Le discussioni speciali che si sono svolte accanto a queste due assemblee principali non sono state verbalizzate, oppure sono state verbalizzate solo parzialmente in forma di appunti, con l’eccezione del voto di Rudolf Steiner alla discussione degli amici tedeschi nelle prime ore del mattino del 22 luglio. Per il resto, sono disponibili alcuni pochi rapporti privati. Al rapporto complessivo di Steffen e Wachsmuth segue una panoramica cronologica sui giorni di assemblea con la riproduzione letterale dei voti di Rudolf Steiner, come registrati dagli stenografi.]
Rapporto riassuntivo sulla riunione internazionale dei delegati della Società Antroposofica a Dornach, dal 20 al 23 luglio 1923; e alcune osservazioni preliminari per la fondazione della Società Antroposofica Internazionale a Natale 1923 a Dornach. La perdita del Goetheanum, causata dall’incendio nella notte di San Silvestro 1923, dovette risvegliare l’attività dei soci come l’evento più sconvolgente nella storia del movimento antroposofico. L’anno 1923 dovrebbe dimostrare in quale misura, dalla volontà unita della Società, possa diventare realtà una nuova costruzione. Poiché nei mesi trascorsi dal rogo del Goetheanum, attraverso telegrammi, lettere e altri messaggi provenienti da ogni parte della terra, era giunto a Dornach il fermo desiderio di così tante persone di ricostruire il Goetheanum, un comitato internazionale aveva convocato la riunione dei delegati di questa volta nel più breve tempo possibile, al fine di offrire ai rappresentanti dei diversi paesi l’occasione di consultarsi reciprocamente circa l’attività necessaria per la realizzazione della costruzione. Nella riunione preliminare dei delegati dei paesi, venerdì 20 luglio, fu eletto il comitato del congresso: il Signor Albert Steffen come presidente, il Signor George Kaufmann come vicepresidente, il Dr. Guenther Wachsmuth e il Signor Heywood-Smith come segretari. Questo comitato esecutivo fu integrato da: Dr. Ita Wegman, Signor Scott Pyle, Signor Leinhas, Signor van Leer, Signor de Haan. Sabato, 21 luglio. Il Signor Albert Steffen ha salutato, a nome dell’ufficio del congresso, il Signor Dr. Steiner e i soci presenti della Società Antroposofica. Ha ringraziato innanzitutto il Signor Dr.
Steiner per il ciclo che aveva iniziato la sera precedente sul tema «Tre prospettive dell’Antroposofia», e che avrebbe fornito l’anima agli eventi di questi giorni. Ha ringraziato per la loro presenza i delegati della Società Antroposofica venuti da America, Belgio, Danimarca, Germania, Inghilterra, Finlandia, Francia, Olanda, Italia, Norvegia, Austria, Polonia, Svezia, Svizzera, Cecoslovacchia, ecc. Dai più diversi luoghi della terra, oggi si pensa in modo unitario a Dornach, il centro della Società Antroposofica. Nonostante la diversità individuale e nazionale, qui ci si sente uniti in un unico spirito. Ci si sente qui come cittadini del mondo. Un fatto che, data l’odierna frammentazione dell’umanità, vale già di per sé la pena di essere registrato. Il commercio internazionale riunisce ordinariamente gli uomini sulla superficie della terra, ma solo esteriormente. La tecnologia può servire altrettanto bene a poteri negativi, se viene abusata come mezzo di distruzione. Deve rovinare la civiltà se non viene animata da una forza spirituale. Quale idea, quale concezione del mondo, quale aspirazione è in grado di produrre questa animazione? Se guardiamo verso il sud, troviamo la Chiesa cattolica. La sua volontà potente cerca di unificare l’intera umanità, ma a scapito della libertà dell’individuo. I dogmi vietano di ricercare il mondo spirituale dal punto di vista dell’Io. Con ciò il cattolicesimo rimane al livello del Medioevo. Non partecipa all’impulso dell’anima cosciente. Questo impulso viene alla fioritura in Occidente. I drammi di Shakespeare — i conflitti di Amleto, Re Lear, ecc. — sono la penetrazione dell’anima moderna. Lentamente la coscienza del mondo spirituale scompare. L’umorismo e la moralità rimangono negli scrittori come Swift, Dickens, Bernard Shaw.
Ma la loro critica della cultura non ha più la forza di arrestare il declino della vita dello spirito. Il declino si manifesta particolarmente oggi nell’Europa centrale. Solo il compimento dello sforzo faustiano, di conquistare il soprasensibile, potrebbe impedirlo. Ma i pensatori di punta della Germania si abbandonano a un modo di pensare scettico, come Spengler, a un’arte deprimente, come Hauptmann, e il popolo segue ciecamente. A oriente vediamo lo spirituale irrompere in modo soverchiante, ma in modo malsano. Il russo, toccato dal soprasensibile, vuole essere troppo buono o troppo cattivo. Assume tratti infantili o isterici, come mostrano i personaggi romanzeschi di Tolstoj e Dostoevskij. Così troviamo, sia che guardiamo a sud, ovest, nord oppure a est, forze che riducono, irrigidiscono, consumano e feriscono — forze di crocifissione. Forze di resurrezione porta oggi solo una corrente spirituale: l’antroposofica. Essa contrappone ai dogmi un rinnovo religioso fondato su una filosofia della libertà. Vivifica la coscienza estendendola al mondo spirituale. Il rinascimento euritimico del contenuto spirituale dei drammi di Shakespeare — per esempio del Sogno di una notte di mezza estate, di cui alcuni brani sono stati rappresentati in questo giorno — è stato, dal tempo di Schlegel e Tieck, la cosa più grande che sia stata fatta per questo genio inglese. Purifica lo sforzo faustiano in una scienza dello spirito che non solo guarirà l’anima, ma anche il corpo. Si pensi qui ai successi dei rimedi che sono scaturiti dai nostri istituti clinico-terapeutici. Crea infine un’arte nuova. Quali potenti impulsi poetici ne sono scaturiti: i misteri teatrali del Dr. Steiner, l’architettura, la plastica e la pittura del Goetheanum e altri ancora.
Su ogni campo l’antroposofia porta il rinnovamento, perché porta in sé le forze che provengono dallo spirituale, dove operano forze creatrice. Essa è un essere che non è sottoposto alla morte. Ma essa non ha una casa nel che potrebbe svolgere pienamente la sua attività. Ci siamo riuniti, dopo che il vecchio Goetheanum è stato incendiato, per consultarci sulla ricostruzione del nuovo. Il vecchio Goetheanum era sorto completamente da donazioni volontarie. Per la ricostruzione del nuovo abbiamo finora poco più della somma assicurativa. In questo denaro certamente non risiede alcuna benedizione. A questo denaro, che proviene da contribuenti riluttanti, dobbiamo creare un contrappeso. Dobbiamo sviluppare ancora più volontà di sacrificio e sentimento di comunità di quanto non abbiamo fatto nella prima costruzione. Dobbiamo stringerci come Società nel modo più stretto. Si tratta di pronunciarsi per la cosa più grande che esiste al mondo. Il Dr. Guenther Wachsmuth ha riferito ora sui risultati della riunione preliminare dei delegati dei paesi il pomeriggio precedente. Ha accennato come preistoria di questa riunione che in un’assemblea generale della Società Antroposofica della Svizzera il 10 giugno 1923, fosse stata approvata all’unanimità la seguente risoluzione: «La Società Antroposofica della Svizzera dichiara nell’odierna assemblea il desiderio: il Signor Dr. Steiner si assuma la ricostruzione del Goetheanum a Dornach. Gli conferisce, come direttore artistico decisivo, i pieni poteri di condurre il lavoro in ogni aspetto, sia per quanto riguarda l’impiego dei fondi destinati a questo scopo, sia per quanto riguarda la scelta delle personalità che vi contribuiranno, secondo il suo giudizio personale e le sue disposizioni, senza alcun intervento da parte dei soci.» Un rapporto su questo deliberato, inviato ai rami esterni, aveva trovato ovunque approvazione entusiasta, e poiché l’odierna riunione era stata suggerita da amici inglesi, era stata data l’occasione di consultarsi sulla raccolta dei fondi.
Il piano più efficace sarebbe stato, secondo il Dr. Wachsmuth, quello della Signora Dr. Wegman, che ogni socio contribuisse con Fr. 1000.— entro 12-15 mesi. Un risparmio settimanale di 20 franchi, ad esempio, avrebbe prodotto nel corso di un anno una tale somma. Questo sarebbe stato molto più facile di quanto non si creda inizialmente. Scettici fossero per lo più solo coloro che non avessero ancora essi stessi raccolto denaro. Ma coloro che avevano già lavorato attivamente per la ricostruzione spesso facevano esperienze sorprendentemente buone; così, ad esempio, di 37 soci visitati a Dornach, 35 soci si erano impegnati a pagare Fr. 1000 ciascuno in 15 mesi, e per lo più tali erano coloro che non erano ricchi. Uguali rapporti provenivano da fuori ovunque, non appena si fosse sviluppata una vera e propria attività entusiasta e consapevole. Un bellissimo esempio aveva, come il Dr. Steiner aveva raccontato il giorno prima, fornito una signora dichiarando che nel suo ramo c’erano 25 soci che erano operai e perciò non potevano dare tutti i 1000 franchi interi, ma lei stessa voleva versare 1000 franchi per ogni socio del suo ramo, quindi in tutto 25 000 franchi da sola. Un altro suggerimento da parte di Signor Pyle andava nel senso che in ogni paese potrebbe forse esserci soci che potrebbero donare 15 000, altri 10 000 e 5000 franchi, cosicché in questo modo, attraverso tale gradazione, per ogni socio del paese si potessero raccogliere 1000 franchi per il nuovo Goetheanum.
Un terzo suggerimento, che era partito dagli amici inglesi, era stato sostenuto dal Signor Kaufmann, Miss Groves e Miss Melland, ed aveva proposto la redazione di un opuscolo, in cui l’essenziale di quello che era stato compiuto in arte, scienza, terapia, pedagogia, ecc., da fonti antroposofiche, avrebbe dovuto essere presentato in modo appropriato per il mondo esterno. Era stato chiesto da un lato se, nell’attività pubblicitaria per il nuovo Goetheanum, ci si dovesse avvicinare a persone che stavano fuori dalla Società. Ma questa domanda poteva essere decisa solo dal tatto di ogni singolo. Il Dr. Wachsmuth ha attirato l’attenzione su un romanzo che gli aveva fatto una forte impressione a questo riguardo. Lì erano descritti due giovani che sapevano che c’erano innumerevoli associazioni di persone con obiettivi idealistici di varie sfumature politiche e confessionali, ma nessuna associazione di tutti quegli uomini che non desideravano nient’altro che una relazione vivente e costante con il mondo spirituale e nient’altro che una lotta cavalleresca per la realizzazione delle regolarità del mondo spirituale sul piano fisico. Da questa visione, questi giovani avevano fondato un’alleanza, che si chiamava l’alleanza dei «Cavalieri dello Spirito». L’alleanza fu presto sostenuta da uomini da tutti i paesi con mezzi, messa in guardia da pericoli e protetta, fornita di informazioni, perché innumerevolmente molti, che non volevano ancora pubblicamente unirsi a questo’alleanza, desideravano tuttavia che fosse data a questi cavalieri dello spirito l’opportunità di realizzare sulla terra quello che dovrebbe essere realizzato dal mondo spirituale. Come antroposofo, aveva qui l’occasione, come in nessun altro luogo, di acquisire una tale conoscenza umana che, se si fosse stato un vero cavaliere dello spirito, si potesse riconoscere anche nel mondo esterno quelli che erano cavalieri dello spirito o lo sarebbero diventati. A tali persone si potesse avvicinarsi e dar loro l’occasione di collaborare alla ricostruzione del Goetheanum. Perché si farebbe un bene a un uomo permettendogli di collaborare all’edificazione di una scuola da cui dovevano irradiare le forze spirituali costruttive dell’umanità. Naturalmente, era ovvio che dopo la fine del 1923 non potesse più esservi un socio della Società Antroposofica che non avesse contribuito al suo proprio per la ricostruzione. Il piano della Signora Dr. Wegman di raccogliere Fr. 1000.— per ogni socio aveva il pregio che si rivolgesse a ogni singolo uomo, così che ogni uomo si sentisse corresponsabile e non si aspettasse tutto il successo dagli altri o addirittura da un mondo esterno indeterminato. Nella riunione preliminare era stato fatto il suggerimento che, tenuto conto del numero dei soci, ecc., i diversi paesi si proponessero di raccogliere per il momento circa i seguenti contributi:
Inghilterra 300 000 franchi svizzeri America 200 000 Honolulu 200 000 Svizzera 400 000 Olanda 300 000 Italia 100 000 Francia 50 000 Austria 50 000 Cecoslovacchia 100 000 Danimarca 100 000 Scandinavia 100 000 Altri paesi 100 000 (Belgio, Polonia, Finlandia, Nuova Zelanda, ecc.) complessivamente circa 2 000 000 franchi svizzeri.
Tutti questi diversi suggerimenti erano ora in discussione. Il Dr. Wachsmuth ha chiesto ai delegati di tenere sempre davanti ai propri occhi, durante i loro deliberati, due immagini: che il nuovo Goetheanum dovesse essere eretto per tutti gli uomini della terra che fossero cavalieri dello spirito; e che dovessimo andare nel mondo e lavorare per il momento decisivo in cui il Dr. Steiner avrebbe dato il segno affinché i lavoratori si riunissero sul colle di Dornach a erigere il nuovo edificio. Il Signor George Kaufmann, Londra, ha poi sostenuto il pensiero dell’elaborazione di un opuscolo che, per facilitare il lavoro nel mondo esterno, avrebbe dovuto presentare in modo conciso e artistico l’essenziale dei diversi settori di attività antroposofica. La Baronessa Rosenkrantz, Londra, ha suggerito che per quei soci a cui l’aiuto finanziario era difficile, si creasse la possibilità di usare il lavoro delle loro mani a beneficio del Goetheanum: cioè di fabbricare gratuitamente oggetti di uso pratico, da determinare, la cui vendita avrebbe poi dovuto essere organizzata collettivamente; e di destinare l’utile netto di questo lavoro non retribuito al fondo di ricostruzione. Un piccolo inizio in questo senso era già stato da lei intrapreso. Il Dr. Peipers, Stoccarda, ha ricordato i grandi sacrifici che, in tempi precedenti, erano stati compiuti dai soci tedeschi per la costruzione del vecchio Goetheanum. Era un grande desiderio degli amici tedeschi, malgrado le tristi condizioni e le difficoltà quasi insormontabili in Germania, contribuire anche in modo sostanziale alla ricostruzione.
Sebbene da parte del consiglio della Società Antroposofica in Germania, a causa della situazione attuale, non fosse stato intenzionalmente richiesto il raccoglimento di fondi, tuttavia da tutti i lati erano stati inviati a Stoccarda contributi spontanei, denaro e oggetti di pregio, che testimoniavano un’abnegazione di sacrificio toccante. Un resoconto del loro utilizzo verrà fornito più avanti, in questo rapporto. Il Dr. Paussbritz, Jena, ha sostenuto il suggerimento della Baronessa Rosenkrantz di mettere a disposizione il lavoro volontario, in particolare durante il periodo di vacanza, e di usarne il profitto a beneficio del Goetheanum. Il Signor Dr. Steiner ha sottolineato che, durante questi giorni importanti, dovevamo arrivare a un risultato concreto. Discutere, ad esempio, la redazione di un opuscolo sarebbe stato troppo astratto e generale. Si dovrebbe essere in grado di indicare con precisione chi lo scrivesse. Uno scritto del genere era qualcosa di molto personale, doveva scaturire dalla capacità artistica di una singola individualità. Non aveva quindi alcun senso discuterne in un’assemblea. Inoltre, c’era già così tanto materiale adatto a disposizione, da agire in modo convincente sul mondo esterno, che i soci dovevano prima lavorare di più con quello che c’era già di quanto non avessero fatto finora. Così abbiamo, ad esempio, la rivista settimanale «Das Goetheanum». Viene redatta da una personalità che, come è stato detto da un lato, scrive il tedesco migliore, Albert Steffen. Questo giornale riporta costantemente dal punto di vista antroposofico su importanti questioni mondiali, ma ha più abbonati tra i non aderenti che tra i soci.
Qui si rivela il vecchio errore dei soci, di volere sempre creare cose nuove, ma di non usare in modo fruttuoso le cose buone già esistenti. Il Signor Dr. Steiner ha quindi corretto concezioni errate riguardanti l’utilizzo dei contributi tedeschi. Tutto ciò che fosse raccolto in Germania dovrebbe, in conformità alle leggi locali, naturalmente rimanere e essere speso in Germania. Egli vi insistette espressamente. Sebbene gli amici tedeschi sarebbero certamente disposti a fare grandi sacrifici finanziari, la situazione mondiale attuale non lo permetteva. L’aiuto dalla Germania doveva consistere in un sacrificio morale. D’altro canto, gli amici degli altri paesi non dovevano rinviare troppo a lungo l’assicurazione dei fondi per la ricostruzione; alla fine di questa riunione dovremmo almeno sapere con quale somma si potrebbe contare con certezza per il momento, al fine di poter cominciare la ricostruzione in base a quella somma. Potrebbe, ad esempio, essere eretta una struttura, per così dire un edificio commemorativo del Goetheanum precedente, con una somma da 1 a 2 milioni di franchi. Questo sarebbe diventato all’incirca una migliore stalla secondo il tipo della falegnameria, solo appunto in cemento. Si potrebbe tuttavia anche costruire qualcosa di più bello, che allora avrebbe forse richiesto da 4 a 5 milioni di franchi o di più. Si trattava appunto di stabilire la somma esatta che si voleva assicurare per la ricostruzione, al fine di potersi disponere di conseguenza.
Ma soprattutto non bisognava dimenticare che con la ricostruzione sorgerebbero per i soci nuovi compiti pesanti, sarà necessaria una nuova tensione di forze, per superare le resistenze e sostenere moralmente in modo efficace il lavoro antroposofico esteriore sul piano fisico. Un fondo morale deve essere creato. Se si trattasse solo della diffusione delle verità antroposofiche, la buona volontà dei soci di diffondere queste verità attraverso un lavoro positivo sarebbe sufficiente. Poiché tuttavia il movimento antroposofico ha generato un’intera serie di imprese pratiche che devono lottare con la resistenza del mondo esterno, ad esempio le scuole condotte nello spirito antroposofico, le cliniche, i laboratori, le imprese economiche, ecc., era necessaria una vigilanza accresciuta degli antroposofi, al fine di eliminare l’enorme quantità di menzogne e calunnie che venivano lanciata contro di noi da parte dei nemici. Il Signor Dr. Steiner ha paragonato la nostra situazione a quella di persone che si trovano in una fortezza assediata. Spesso le porte della fortezza vengono aperte dall’interno ai nemici per negligenza nel pensiero e nell’azione dei soci. Solo una massima vigilanza dei soci ci farà superare i tempi difficili che verranno con la ricostruzione del Goetheanum. Il Signor Steffen ha ricordato ai presenti la quantità enorme di materiale che esiste negli scritti del Dr. Steiner, per farsi avanzare ogni giorno e per convincere anche l’intero mondo, e così favorire la ricostruzione del Goetheanum. Il Signor de Haan ha espresso la fiducia che gli uomini pieni di capacità d’azione tra noi procureranno tutti i fondi necessari per la costruzione. Nel pomeriggio si è svolta ancora una riunione speciale dei delegati dei paesi.
Domenica, 22 luglio. Il Signor Albert Steffen ha aperto l’assemblea e ha detto che molti, questa mattina, erano stati svegliati bruscamente dal sonno da colpi di cannone. Perché oggi, nel villaggio qui sotto, si stava celebrando l’anniversario della battaglia di Dornach, che nel 1499 si era svolta sullo stesso colle sul quale ora eravamo riuniti. In questa battaglia, quelle guerre di libertà — che un tempo erano iniziate quando i tre fondatori della Confederazione svizzera si erano incontrati per il giuramento sul Rütli — avevano raggiunto il loro apice. Come si può leggere nei libri di storia svizzera, questa Confederazione era stata il modello per gli Stati Uniti d’America, i quali, a loro volta, erano stati il modello per le repubbliche e le democrazie europee. Il colle di Dornach era, quindi, un punto decisivamente importante per la storia dell’umanità. Il movimento antroposofico, che ora aveva qui il suo centro spirituale, non era tuttavia né politico né nazionale. Nel Goetheanum precedente, sul colle di Dornach, anche durante la guerra mondiale, lavoravano pacificamente l’una accanto all’altra persone di tutte le nazionalità. È di grande importanza storica, ha detto il Signor Steffen, che potesse oggi dare l’annuncio che, a Natale di quest’anno, sarebbe potuta essere fondata qui a Dornach la Società Antroposofica Internazionale. Il Signor Steffen ha poi illustrato, con l’aiuto di alcuni esempi, con quanta ostilità spiritualmente bassa e menzogna l’opposizione all’Antroposofia e al Goetheanum lavora; cosicché era necessario l’aiuto unito e instancabile dei soci di tutti i paesi, al fine di portare a compimento l’edificazione e il mantenimento del nuovo Goetheanum. Il Dr. Guenther Wachsmuth ha riferito brevemente sui risultati della riunione speciale dei delegati dei paesi tenutasi il pomeriggio precedente. Un passo importante in avanti era stato fatto, praticamente e moralmente. Doveva essere sottolineato che non era sufficiente indicare approssimativamente quanti fondi potessero forse essere raccolti nel corso di un anno: piuttosto, il Dr. Steiner potesse essere pregato di assumere la ricostruzione solo quando una somma determinata fosse già stata fermamente garantita. Era un bel successo morale che alcuni pochi delegati avessero preso sulle loro spalle una così grande responsabilità. Le seguenti somme erano state garantite per iscritto dai singoli delegati:
Inghilterra 115 000 franchi svizzeri Olanda 150 000 Svizzera 200 000 Danimarca 100 000 Honolulu 200 000 America 30 000 Cecoslovacchia 30 000 (dai soci tedeschi ivi residenti) Italia 20 000 Austria 10 000 Svezia 10 000 865 000 franchi svizzeri
Come era stato espressamente sottolineato da tutti i delegati, questo era solo un inizio, per poter cominciare subito a costruire. Si sperava che, nei prossimi mesi, attraverso un’attività intensa, si potessero assicurare somme considerevolmente maggiori. Un secondo problema, che ora doveva essere discusso qui — e anche, dopo il ritorno dei delegati nei loro paesi, da parte di costoro — era la fondazione della Società Antroposofica Internazionale a Natale a Dornach. Nel corso di quest’anno, ancora parecchie società nazionali — ad esempio in Inghilterra, Olanda, ecc. — sarebbero state fondate dalla loro stessa iniziativa, e si poteva sperare che diversi altri paesi seguissero questo esempio il più presto possibile. La ricostruzione a Dornach avrebbe prodotto una grande corrispondenza con tutti i paesi e i rami, per cui la fondazione di società nazionali avrebbe reso straordinariamente più facile il lavoro comune, la presentazione di rapporti, ecc. Con l’aiuto di alcuni esempi grotteschi, è stato mostrato il motivo per cui i soci che non si uniranno ad altri rami e gruppi nazionali erano giustamente insoddisfatti, se non venivano avvertiti tempestivamente degli eventi. Attraverso la creazione, da un lato, di un archivio di indirizzi il più completo possibile, e, dall’altro, la semplificazione delle notifiche reciproche attraverso la fondazione dei gruppi nazionali, si poteva sperare che questo, in futuro, sarebbe diventato molto più facile e migliore. (Vedi ulteriormente in basso per i dettagli.) Fino a Natale era più che mai necessario il seguente: Coraggio, affinché assicurassimo entro allora tutte le basi fisiche per il nuovo edificio; Amore, affinché a Natale potesse nascere la Società Antroposofica Internazionale, un’azione che deve significare qualcosa per l’aura spirituale della terra.
Il Signor Leinhas ha esposto in modo chiaro e definitivo che, secondo le leggi vigenti, era assolutamente necessario lasciar rimanere in Germania, e consumare là, i contributi raccolti in Germania, che erano depositati presso la società fiduciaria a Stoccarda. Ha proposto, come una fra diverse possibilità, di usare questi fondi per un fondo di studio, che avrebbe dovuto facilitare agli studenti il dedicarsi temporaneamente, in modo intensissimo, all’elaborazione dei vari campi di insegnamento antroposofico. Il Signor Heywood-Smith ha attirato l’attenzione su questo giorno, il 22 luglio, che era un giorno importante nella storia delle guerre di libertà della Svizzera. Ci trovavamo ora di fronte a un altro momento storico decisivo, dove doveva essere compiuta un’altra azione, che richiedeva anche fiducia nell’ideale e l’impiego dell’intero essere. Avevamo ancora bisogno di tre milioni di franchi svizzeri per la ricostruzione del Goetheanum. I tre confederati sul Rütli avevano rischiato la loro vita per la causa della libertà. Ci sarebbero stati tre uomini nella nostra Società che avrebbero potuto garantire i tre milioni dal loro possesso, e così compiere un’opera d’amore nei confronti dell’umanità? I soci allora avrebbero potuto farla diventare un’azione d’amore dal loro lato, provvedendo affinché i garanti non subissero perdite, se i contributi fluissero continuamente nel fondo allo stesso ritmo con cui sarebbero stati consumati per la costruzione. Il Dr. Büchenbacher ha descritto i difficili compiti di carattere morale che dovevano essere svolti dagli amici in Germania; bisognava, come il Dr. Steiner ci aveva mostrato nei suoi discorsi, aiutare il genio del tempo a vincere il demone del tempo.
La Germania era in questo tempo un luogo di battaglia particolarmente difficile e pesante per questi poteri. Il Signor Scott Pyle, America, ha espresso cordialmente come fosse deplorevole che i contributi tedeschi questa volta non potessero beneficiare direttamente il Goetheanum e che sarebbe stato un bel gesto di sentimento comunitario internazionale se gli altri paesi, al di là dei loro propri fondi, avessero anche provveduto alla raccolta del contributo tedesco distribuendoselo. Egli stesso ha dato il buon esempio attraverso una somma maggiore. La Signorina Woolley, Inghilterra, l’ha completato attraverso una donazione di oggetti di pregio a beneficio del contributo tedesco. in primo luogo per una rinascita della vita artistica in modo pressante nell’anima. Nel vecchio Goetheanum tutte le forme erano così armoniche e musicali che avrebbero agito sull’artista in modo direttamente ispiratore. Dalla considerazione dei capitelli, degli architravi e delle altre forme organiche viventi del Goetheanum avrebbe potuto nascere una nuova musica. Con esempi contrapposti ha descritto la decadenza senza fantasia e acreativa delle composizioni moderne. Gli artisti antroposofici hanno chiesto agli amici delle arti di aiutarli a realizzare il nuovo Goetheanum, affinché si creasse di nuovo un luogo pieno di stimoli per le forze creatrici degli artisti sulla terra. Anche l’euritmia ha bisogno del Goetheanum come cornice dello stesso spirito. La rappresentazione che i delegati hanno visto ieri ad esempio dal «Sogno di una notte di mezza estate» di Shakespeare sarebbe stata un evento, una rinascita delle opere di Shakespeare in nuovo spirito. Ci siamo sentiti profondamente grati verso il Signor e la Signora Dott. Steiner per questo evento. Il Signor Stuten ha proposto di rappresentare uno o più dei Drammi iniziatici del Dott.
Steiner nel corso di questo anno in una settimana festiva sui grandi palcoscenici della Svizzera e dell’estero. La Signora Henström, Svezia, ha riferito sui lavori antroposofici in Svezia e ha garantito su sua personale responsabilità un bel contributo della Svezia al fondo. La Signorina Lina Schwarz, Italia, ha parlato dei desideri degli amici italiani e ha sperato che in futuro forse sarà possibile inviare da Dornach un foglio informativo a tutti i paesi. Il Conte Polzer, Austria, ha detto che in un dibattito di bilancio correttamente condotto devono venire alla luce anche i settori di interesse spirituale e umano; ha salutato il fatto che in questi giorni si sia riuscito a portare le trattative di bilancio qui a un livello tale da permettere contemporaneamente di discutere anche di problemi così profondamente spirituali come il consolidamento della Società nel suo rapporto con la ricostruzione del Goetheanum. Qui a Dornach dovrebbe formarsi un centro in continuo e attivo scambio con la vita nei rami di tutti i paesi. Sperava che nonostante le crescenti difficoltà i delegati e i membri si riunissero spesso a Dornach e così si conoscessero sempre più personalmente e cordialmente. Il Conte Polzer ha chiesto che i membri degli altri paesi accettassero anche da parte loro la Risoluzione adottata dalla Svizzera. Il Signor Steffen ha chiesto a coloro che erano d’accordo con la Risoluzione di alzarsi dai posti. — (Tutti i delegati restarono in silenzio per alcuni momenti.) — L’assemblea internazionale si è quindi espressa all’unanimità a favore di questa Risoluzione. L’assemblea internazionale dei delegati è stata chiusa dal Dott. Steiner la sera del 22 luglio, al termine della sua terza conferenza sulle «Tre prospettive dell’antroposofia», con le seguenti parole:
Si è cercato di caratterizzare le tre prospettive che l’antroposofia può aprire: la prospettiva fisica, quella animica e quella spirituale. Sarà senza dubbio un incontro memorabile, cari amici, se da esso potrà emergere la costruzione di un nuovo GOETHEANUM. E sarebbe bello se questo nuovo Goetheanum potesse diventare tale da poter di nuovo far risplendere, nelle sue forme, ciò che deve essere detto all’umanità sulla base della parola dell’antroposofia. Con ciò, cari amici, avrete fatto molto per l’antroposofia. In tutte queste questioni, in questo momento, posso parlare in modo impersonale; per me non si tratta di questioni personali, e non vorrei nemmeno parlare della risoluzione che è stata raggiunta, dal contenuto che mi sia lasciato il compito di prendere le disposizioni interne sulla costruzione. Perché, nel chiedere — se devo condurre la costruzione — di poterla condurre sotto queste condizioni, ciò è avvenuto in conseguenza del fatto che posso assumermi la responsabilità della costruzione solo sotto questa condizione. E tutto questo rimane nel campo dell’Oggettivo. Merita riconoscimento il fatto che si sia andati incontro a questa richiesta con comprensione. Quello che ne risulterà andrà già a vantaggio del movimento antroposofico in quanto tale. E così vorrei davvero, concludendo questo convegno con i saluti più cordiali agli amici qui venuti, essere soltanto l’interprete della comprensione antroposofica; e la controrisposta di questa comprensione antroposofica non mancherà per coloro che posseggono questa comprensione. È veramente dal regno dello spirito che si vede quale grave sacrificio i nostri amici portano per la ricostruzione del Goetheanum. Ma è entrato in noi il sentimento che la realizzazione di ciò che si presenta come ideale dinanzi all’occhio dell’anima, non è possibile senza tali grandi sacrifici. La vera benedizione riposerà sul Goetheanum solo se coloro che veramente lo desiderano saranno coloro che portano i sacrifici, e i sacrifici proverranno da una volontà sacra. Ma la bellezza, il bel rigore di questa volontà possono già essere espressi, dall’interprete dell’antroposofia, come cordiale saluto di addio. E di questo posso assicurarvi: il Goetheanum, una volta che i sacrifici si saranno realizzati, sarà ricostruito nel migliore dei modi. La costruzione di questo secondo Goetheanum richiederà lotte più forti e più dure di quella del primo; e un fondo morale, in aggiunta a quello fisico, sarebbe davvero altamente necessario.
Sono quindi grato nel nome dell’antroposofia a tutti coloro che si sono affrettati qui, e se è così che la giusta comprensione si diffonde sempre più, allora in un certo senso la benedizione non potrà che venire, e allora si potrà guardare tranquillamente alle grandi lotte che questa opera comporterà. Per questo vorrei oggi, in modo particolarmente serio e anche particolarmente cordiale, dire agli amici con questo saluto di addio.
Alcune osservazioni preliminari per la fondazione della Società Antroposofica Internazionale a Dornach Natale 1923
Un numero più grande di delegati che erano stati presenti al convegno dal 20 al 23 luglio si sono riuniti di nuovo, dopo la chiusura del convegno, per fissare quei problemi che richiedono pre-consultazione nei singoli paesi e gruppi nei prossimi mesi, affinché i delegati, a Natale, possano essere ben orientati sulle opinioni degli amici a casa, e armati di proposte fruttifere per la configurazione della Società Antroposofica Internazionale. Si prega quindi cordialmente di discutere approfonditamente i seguenti punti, nelle riunioni dei rami e dei gruppi antroposofici, nel periodo tra ora e Natale; affinché un’armonia di opinioni possa essere raggiunta a Dornach, sulla base delle opinioni chiarite degli amici di tutti i paesi, tanto più rapidamente:
Si dovrà parlare dell’unificazione delle Società nazionali già fondate, o ancora da fondare entro Natale, in una Società Antroposofica Internazionale. Relazione sulla diversa configurazione delle singole Società nazionali. 2. Eventuale elaborazione di Statuti da parte delle Società nazionali, nella misura in cui la presente bozza* dovesse essere modificata o integrata. * Si riferisce al «Progetto dei principi di una Società Antroposofica» dell’anno 1912/13. Vedi sotto «Annotazioni».
Alcuni paesi — come ad esempio il Belgio, la Polonia, ecc. — hanno espresso il desiderio di restare per il momento affiliati alla Società Antroposofica Svizzera, fino a una crescita più forte del loro numero di membri. Tali paesi sono pregati di inviare alla Società Antroposofica Svizzera un elenco indirizzi preciso dei membri del loro gruppo, e di indicare quali personalità devono essere avvisate di eventuali manifestazioni, comunicazioni, ecc., che esse stesse dovranno poi trasmettere a tutti i membri appartenenti al loro gruppo. 4. Proposte sulla personalità di un Segretario Generale della Società Antroposofica Internazionale. Naturalmente, la decisione spetta al Dott. Steiner. 5. Da parte di singoli delegati era stato proposto di designare cosiddetti Inviati a Dornach: cioè quelle personalità dei diversi paesi che comunque vivono stabilmente a Dornach, e potrebbero essere consultate come consiglieri nel rapporto con i singoli paesi, o potrebbero essere d’aiuto. Le opinioni sull’opportunità di una tale organizzazione erano divise. Naturalmente, questo sarebbe opportuno solo se facilitasse il rapporto tra Dornach e le Società nazionali, e non lo complicasse. 6. Entità e scadenza del contributo che dovrebbe essere versato a Dornach per ogni membro (all’iscrizione e annualmente), al fine di coprire le spese della Segreteria Generale. (Non si deve dimenticare che l’invio di tali comunicazioni, l’organizzazione di riunioni, lo smaltimento delle domande in costante aumento a Dornach, ecc., che risultano dalla crescita internazionale della Società, richiedono mezzi che non possono essere continuamente coperti dalla Società svizzera o da fondi privati, ma devono essere sostenuti da tutti i paesi insieme.) 7. Integrazione regolare dell’archivio indirizzi dei membri situato a Dornach (per quanto non sia stato concordato diversamente). (Si propone che i contributi e gli elenchi degli ingressi e delle uscite di membri, i cambiamenti di indirizzo ecc. siano inviati a Dornach il 1 gennaio e il 1 luglio.) 8. Determinazione della responsabilità dei Segretari Generali, dei Consigli ecc. delle Società nazionali, nonché del Segretario Generale Internazionale per quanto riguarda l’ammissione di nuovi membri nella Società. — (Durante la discussione con gli amici olandesi era stato proposto ad esempio di far sottoscrivere la scheda di iscrizione di un nuovo membro dal Segretario Generale di un paese e di farla controfirmare dalla Segreteria Generale Internazionale.)
La questione della pubblicazione di un foglio informativo può essere risolta solo attraverso proposte concrete riguardanti la personalità e i mezzi. 10. Organizzazione di una difesa dignitosa ed efficace contro l’opposizione in tutti i paesi. La Società Antroposofica Internazionale deve assumere questo compito attraverso una cooperazione intensificata su tutta la terra in misura tale che il Dott. Steiner non sia ostacolato in lavori importanti dalla fastidiosa difesa contro gli avversari. 11. Collaborazione dei membri di tutti i paesi al sostegno delle iniziative portate in vita nel divenire della Società Antroposofica nei settori della pedagogia, della terapia (diffusione dei rimedi, sostegno degli Istituti Clinicoterapeuti ecc.), della ricerca scientifica, dell’arte ecc. Sarebbe molto bello se proprio sotto questo aspetto i delegati dopo aver discusso diligentemente in tutti i paesi, arrivassero a Natale con proposte concrete e relazioni sulla propria attività a Dornach. 12. Quanto hanno potuto contribuire i singoli paesi e gruppi alla ricostruzione del Goetheanum? (Sarebbe favorevole per la continuità del lavoro se su questo potesse essere data una relazione preliminare entro il 15 ottobre 1923.) Si prega di comunicare a Dornach entro il 1 dicembre 1923 i nomi dei delegati che dovranno rappresentare i paesi a Natale a Dornach. Allo stesso modo il fabbisogno di alloggi ecc. Oltre ai delegati responsabili, naturalmente tutti i membri della Società sono pressantemente e cordialmente invitati a partecipare. La data esatta dell’assemblea di Natale sarà comunicata in seguito. Tutta la corrispondenza è richiesta a «Il Segretariato della Società Antroposofica», Dornach presso Basilea, Svizzera, Casa Friedwart, 1° piano. Ripetiamo le parole conclusive del Dott. Steiner: «Sarebbe bello se questo nuovo Goetheanum potesse diventare tale da poter di nuovo risplendere nelle sue forme ciò che deve essere detto all’umanità sulla base della parola dell’antroposofia.» La costruzione del nuovo Goetheanum e la diffusione delle verità antroposofiche nella spiritualità di tutta la terra — in questo si potrà vedere che la Società Antroposofica Internazionale, che dovrà nascere a Natale, è un essere vivente e attivo. Vi prego, cari amici, di venire a Natale a Dornach equipaggiati per tali compiti, con volontà amorevole.
Albert Steffen
Dott. Guenther Wachsmuth
Panoramica cronologica dei giorni dell’assemblea con la riproduzione testuale dei voti di Rudolf Steiner
Primo Giorno, Venerdì, 20 luglio 1923 ore 11 e 30, Casa Friedwart: Pre-riunione dei delegati svizzeri (senza Rudolf Steiner). Vengono eletti i delegati ufficiali e si discute la questione se la Svizzera possa procurare i 400.000 franchi previsti per la ricostruzione. Ore 16, Casa di Vetro: Pre-riunione dei delegati tedeschi (senza Rudolf Steiner). Carl Unger indica come 3 punti per il convegno: 1. Ricostruzione del Goetheanum; 2. Appello per la raccolta (Sacrifici); 3. Adesione alla «Risoluzione» degli Svizzeri. Viene decisa la composizione della delegazione tedesca da Dr. Unger, Emil Leinhas, Wolfgang Wachsmuth, Hans Büchenbacher, Maria Röschl, Felix Peipers, Conte Lerchenfeld, Kurt Walther, Signora Goyert, Tenente Colonnello Seebohm (Johanna Mücke si è ritirata). Ore 17, Casa di Vetro: pre-riunione di tutti i delegati designati dai vari paesi, per la fissazione del programma del convegno e della direzione dell’assemblea. Vengono eletti Albert Steffen come Presidente, George Kaufmann da Londra come Vicepresidente, Guenther Wachsmuth come Segretario. Da questa riunione il delegato svizzero E. Etienne da Ginevra riferisce in una lettera privata del 29 luglio 1923 quanto segue: «Questo primo scambio era, in realtà, più un sondaggio. I diversi delegati dei paesi erano più o meno orientati al loro arrivo; alcuni sapevano appena lo scopo dell’assemblea: questi, quindi, non avevano ricevuto alcun mandato, ed erano qui più per imparare qualcosa di cui potessero poi informare il loro paese e i loro rami. Ciò, naturalmente, era gravoso, e impediva un’esecuzione agevole della parte puramente finanziaria del programma di lavoro. Era interessante vedere come la mentalità del loro popolo si rispecchiasse nell’esposizione dei vari delegati. I più disposti al sacrificio si mostrano Svizzera, Olanda, Germania e Austria. Il tragico è che, per gli ultimi due paesi, le relazioni valutarie sono tali che i loro enormi sacrifici appaiono così piccoli, se ricalcolati in franchi. Al contrario, i paesi nordici si ritirano. L’Italia e la Francia hanno bene la buona volontà, ma pochi membri e poco denaro. Hanno deluso l’Inghilterra e l’AMERICA… Al contrario, il gruppo tedesco della Cecoslovacchia si è mostrato esemplare. Dei 27 membri, finora sono stati versati 150.000 corone ceche (ca. 10.000 franchi), e il loro delegato si è personalmente impegnato per altri 20.000 franchi.
Anche i tre gruppi cecoslovacchi manterranno questa fedeltà al progetto? Non erano rappresentati.» Ore 20, Falegnameria: 1° Conferenza di Rudolf Steiner sulle «Tre prospettive dell’antroposofia» (in GA 225).
Secondo Giorno, Sabato, 21 luglio 1923 ore 10, Sala della Falegnameria: Prima assemblea generale dei delegati e dei membri della Società Antroposofica. Discorso di benvenuto di Albert Steffen e relazione del Dott. Guenther Wachsmuth sulle pre-trattative di ieri. Nella discussione seguente su come procurare i mezzi per la ricostruzione vengono fatte varie proposte. Si veda a questo proposito il rapporto di Albert Steffen e del Dott. Guenther Wachsmuth a pagina 557. Alla fine della riunione mattutina Rudolf Steiner prende la parola:
Cari amici! Potrei, al massimo, poiché ora si crea una pausa, fare un paio di osservazioni che mi sembrano importanti. Spero che sia solo il riempimento di una pausa. Perché è chiaro che la discussione sulla questione non è conclusa. Allora vorrei fare, come primo avvertimento intermedio, questa osservazione: vorrei chiedere di portare i dibattiti, sulle cose di cui si tratta in questa importante assemblea, possibilmente nei singoli punti, fino alla precisione. E anche a rischio di essere frainteso, vorrei indicare, come primo punto, che con astrazioni — come, ad esempio, dire che si dovrebbe produrre un opuscolo — inizialmente, in questa forma astratta, non si può fare niente di concreto.* Si devono davvero, in tali questioni, farsi sempre pensieri ben determinati: non caratterizzare una cosa dall’esterno, ma si deve, proprio in una tale questione, entrare in quelle relazioni. In varie questioni che hanno riguardato il movimento antroposofico, è sempre e di nuovo affiorato il suggerimento che si dovrebbe scrivere un opuscolo. Oggi non siamo per la prima volta di fronte a questo suggerimento; e mi sono, il più delle volte, comportato straordinariamente con riserva nei confronti di dieQuesto suggerimento della Signorina Groves, sostenuto dalla Baronessa Rosenkrantz, di elaborare un opuscolo con cui rivolgersi al mondo esteriore, con immagini del vecchio, eventualmente anche del nuovo Goetheanum.
Mi sono trattenuto da questa scrittura di opuscoli, perché sapevo che, se l’opuscolo non è un’opera d’arte molto particolare, che esce dall’individualità di un singolo e giustificata dall’individualità del singolo, difficilmente potrebbe derivarne qualcosa di realmente efficace. Il pensiero è, infatti, vicino al fare qualcosa di questo genere, perché si è abituati a non pensare la realtà, ma a pensare semplicemente qualcosa — neppure in contorni generali, ma in direzioni generali esterne. Perciò vorrei chiedere, se il suggerimento dovesse essere preso in qualche modo in considerazione, di discuterne in modo che si possa capire qualcosa. Perché, per il momento, non posso farmi un’idea di quello che è stato pensato. Questo è il primo che desidero osservare. Poi è questo: non voglio che, proprio in questo momento attuale, sorgano rappresentazioni false. Le rappresentazioni false sono, all’interno di un movimento spirituale, in particolare di un tale movimento che una volta sta sotto il motto «La saggezza risiede solo nella verità», sempre legate a un impulso distruttivo, e si deve stare molto attenti che esse non si diffondano. Una tale rappresentazione falsa esisterebbe se, per esempio, si diffondesse l’opinione che si potrebbe dire oggi che il Goetheanum-edificio sia stato esiliato dalla Germania attraverso certi poteri/1’ Se si hanno visioni in merito, esse devono naturalmente essere precisate nel dettaglio. Perché, esteriormente, i fatti non erano tali che l’edificio fosse esiliato da poteri che potessero in qualche modo essere collegati con l’incendio. Esteriormente, le cose stavano così: un certo piano costruttivo a Monaco era stato completato, e questo non era stato rifiutato in modo che si potrebbe dire: certi poteri hanno influenzato le leggi tedesche, perciò l’edificio sarebbe stato esiliato, e si sarebbe dovuto andare in aree dove vigono leggi più libere da questo punto di vista; ma, puramente esteriormente, le cose stavano così, che era essenzialmente l’arte degli artisti di Monaco ad avere influenza sulla valutazione di un tale piano, e quella, come arte, veramente come arte, La dichiarazione del delegato Dott. Felix Peipers era stata: «…L’edificio, che doveva stare prima in Germania, è stato esiliato da quei poteri che il Signor Steffen ha caratterizzato, e ha trovato qui una patria, dove questi poteri non erano più così decisivi da determinare le leggi…»
non poteva semplicemente entrare nella questione, non sapeva cosa dire di giusto. E un giorno si è stati di fronte al fatto che, dopo aver elaborato dietro l’altro, non so, una ventina di piani, nemmeno allora avrebbe potuto ottenere un’opinione determinata da parte della commissione di esperti competenti. Per mettere l’edificio il più rapidamente possibile da qualche parte, la decisione è stata presa di metterlo qui, dove il terreno costruttivo ci era stato messo a disposizione, e dove aveva la prospettiva molto bella che in assenza di una legge costruttiva si potesse costruire come si voleva allora. Così in un tale caso non devono affatto — direi — diffondersi oggi teorie e rappresentazioni che non corrispondessero precisamente a quello che allora è accaduto. Perché succede sempre la cosa strana nel movimento antroposofico, che da qualche parte vengono fatte asserzioni, e allora appare qualcosa di ostile che mi attribuisce queste asserzioni e in realtà mi attacca per queste asserzioni. Perciò sono obbligato in futuro a presentare esplicitamente come tali le asserzioni che io stesso non ho fatto, come asserzioni che non sono state fatte da me. Allo stesso modo potete essere completamente certi che in futuro da qualche parte riapparirà di nuovo l’osservazione ostile: Il Dott. Steiner non si è trattenuto, nonostante tutto e tutto, di nuovo dall’indicare certi poteri che stavano sullo sfondo durante l’incendio di Dornach. E desidero osservare che dal principio stesso, dalla notte dell’incendio, non ho mai indicato tali poteri. Solo questo fatto desidero menzionare e vorrei mettere in guardia su questo campo.
Siamo oggi molto più circondati da nemici in agguato, di quanto sia consapevolmente percepito quando si esprimono tali cose — intendo naturalmente più il modo di esprimersi — abitualmente. Così anche con tali idee, come questa che indica certi sfondi, vorrei già oggi osservare che non voglio essere identificato con essa. Ritengo straordinariamente necessario che proprio in questa assemblea si tenti di parlare con precisione, e che si parli anche con precisione sull’impossibilità di portare assolutamente qualcosa di valore dai confini tedeschi qui. Perché così come stanno le cose oggi, esiste l’assoluta impossibilità di portare valori da Germania qui. Quale possibilità potrebbe emergere, di accettare il lavoro offerto amorosamente, questo si evidenzierà, come tante altre cose, durante la costruzione naturalmente. Non faccio nessuna osservazione su questo adesso. Ma il fatto, deve essere chiaro nella sua massima chiarezza, perché altrimenti potrebbe avere conseguenze incalcolabili: Deve essere chiaro nella massima chiarezza che quello che viene raccolto in Germania per conto mio in occasione della ricostruzione del Goetheanum deve anche rimanere legalmente entro i confini della Germania, deve essere speso lì, se devo esprimere con chiarezza. Così tutto quello che viene raccolto in Germania deve anche essere speso entro i confini della Germania, più precisamente detto, essere consumato lì entro la Germania. Per quella parte vengono quindi in considerazione in primo luogo solo i sacrifici morali, un sacrificio psichico. Un sacrificio materiale, se non è effettuato in qualche modo attraverso un’altra compensazione, non può assolutamente venire in considerazione.
E se le cose vengono espresse solo come sono state finora discusse, allora di nuovo la porta è aperta per tutti i possibili intenti avversari, in modo che si dica: C’è quindi la prospettiva che proprio il Dott. Steiner porti il risultato di una determinata raccolta dalla Germania all’estero! — Potete essere completamente certi che questa versione apparirà molto presto, se viene parlato della cosa solo nel modo in cui finora se ne è parlato. Naturalmente, come antroposofi dobbiamo essere chiari che il [materiale] pensare non sta in primo luogo; ma quando si tratta di questioni pratiche, queste devono essere assolutamente considerate. Deve essere pensato con chiarezza. E in questa occasione posso davvero indicare una cosa, cari amici: È oggi naturalmente straordinariamente significativo che esista la volontà di portare molti sacrifici per la ricostruzione di un Goetheanum. D’altro canto è anche desiderabile che questa costruzione del Goetheanum non venga rinviata indefinitamente, che si realizzi il più presto possibile. Ma se intendiamo intraprendere qualcosa di determinato, sarebbe molto bene se si considerasse che effettivamente attraverso questa assemblea venga fatta una sorta di proposta alla costruzione stessa. Dovrebbe essere visibile alla fine di questa assemblea come il Goetheanum potrebbe essere costruito. Cari amici, si può costruire il Goetheanum con un milione di franchi - allora rimangono dalla somma assicurata ancora due milioni di franchi per altri scopi. Si può costruire il Goetheanum con due milioni, si può costruire con tre milioni, con quattro milioni. Se sarà costruito con un milione, allora come ricordo del vecchio Goetheanum starà una sorta di capanno, costruito in cemento.
Se si utilizzano due milioni, allora sarà il doppio bello di un capanno; ma allora sarà così, come potrebbe essere costruito per due milioni, e così via. E quello che è necessario in vista della situazione attuale in cui siamo, sarebbe proprio questo: che potesse sapersi il più presto possibile, con quale somma contare. Se alla fine del giorno di domani si sapesse: ci si può aspettare 5 milioni, allora verrà costruito un Goetheanum per cinque milioni. Questo è quello che ci si può proporre praticamente adesso. E poiché naturalmente presuppongo che in ogni anima vive la tendenza di avere il Goetheanum il più bello possibile, mi sembra che comunque possa sorgere qualcosa di molto considerevole, anche se si prende questa intenzione sul serio. Ma è comunque una volta necessario che concepiamo la cosa nella forma che entro la fine di questo convegno venga fatta una sorta di proposta e che allora questa proposta possa essere considerata come qualcosa di stabile e che ci si possa dire: Nel senso di questa proposta verrà messo qui sulla collina di Dornach al posto del vecchio Goetheanum qualcosa. — Mi sembra che i tempi siano troppo seri perché ci lasciamo coinvolgere in dissensi. Forse è necessario che ci orientiamo nel modo più determinato possibile. Cari amici, non è veramente mia intenzione aggiungere sempre a tutto ciò che è bello qualcosa di piccolo e sgradevole; ma se non accade da nessun’altra parte, devo farlo sempre, affinché si tenti di formare un tutto da queste cose. Mi dispiace terribilmente! Ora desidero osservare che quello che ho appena esposto, esteriormente naturalmente, riguarda innanzitutto una costruzione esterna, così una costruzione: ma qualcos’altro viene assolutamente in considerazione.
Infatti, che in futuro si pensi il più possibile anche a questo, che è necessario sostenere l’intera attività antroposofica anche in qualche modo moralmente di fronte al mondo, dare moralmente un contributo per così dire. E tali contributi morali sono proprio adesso ancora più necessari! Perché alla fine, costruiremo qualcosa qui — così la possibilità che si crei qui un centro spirituale per le questioni antroposofiche, questa deve e sarà data — , ma si dovrebbe anche pensare a come si potrebbe tentare un sostegno morale. E qui si deve sempre di nuovo richiamare l’attenzione che a questo riguardo c’è straordinariamente molto da fare! Se una volta da parte della Società Antroposofica fosse fatto qualcosa in modo generoso, visibilmente fatto, che tendesse a presentare la Società Antroposofica stessa di fronte al mondo cosicché non si possa fare altro che prenderla sul serio come qualcosa di profondamente serio, se proprio questo, direi, fosse inteso come uno scopo qui, a creare una sorta di fondo morale, a cui proprio potrebbero collaborare coloro che attualmente per così dire devono lasciar stare i loro oggetti di valore entro i loro confini, se fosse possibile creare una sorta di fondo morale, allora molte cose di cui sempre di nuovo parlo sarebbero realizzate. Vede, in un certo senso vorrei davvero desiderare che si parli di questo opuscolo, che deve essere di prima categoria, come è stato detto ieri, proprio perché con questo viene anche espressa una sentenza su tutte le produzioni che fino a ora sono apparse, e perché si esprime con questo il giudizio che tutto quello che fino a ora è apparso in produzioni, in realtà non si può usare! Così vorrei davvero nel dettaglio e nel concreto sentire come il primo si comporterebbe con il secondo o il terzo che fino a ora è stato fatto.
Queste cose giacciono allora sempre negli sfondi. Ora potete dire, è un vero peccato che ora si tirano fuori queste cose dagli sfondi. Sì, cari amici, se si esprimono semplicemente queste cose senza riflettere e non si fa attenzione a come tali cose vengono spesso espresse all’interno dei nostri ranghi, allora non ci si deve sorprendere che gli avversari le raccolgano. Gli avversari noteranno bene di cosa si tratta in tali cose. E contro l’intero assalto dei nemici la costruzione del Goetheanum deve oggi essere realizzata! La costruzione del Goetheanum non può essere realizzata solo con denaro, ma la costruzione del Goetheanum deve essere realizzata, sostenuta anche da un fondo morale della Società Antroposofica. Altrimenti non è possibile. Questo fondo morale deve esistere. E su questo dobbiamo essere chiari: L’azione verso l’esterno ha assunto oggi già una forma molto strana. Nemmeno questo deve rimanere nell’inconscio. In un certo senso tutto ciò che ha a che fare con l’antroposofia è come in una fortezza assediata. E pensate a quali idee la gente riceve quando gli si dice così esteriormente: Andate dentro in una fortezza assediata. La prima cosa che l’uomo sente oggi di antroposofia, se ha una buona volontà, è proprio quello che dicono gli avversari. A ognuno che si accosta all’antroposofia con la migliore volontà, gli vengono presentati oggi gli scritti degli avversari, le affermazioni degli avversari, le calunnie degli avversari. E questo è una cosa che proprio allora pesa straordinariamente quando si tratta di qualcosa come la costruzione del Goetheanum. Sì, cari amici, se si trattasse oggi della diffusione dell’antroposofia, direi: Non è necessaria nessun’altra cosa che la buona volontà di sostenerla.
Se si trattasse oggi solo della diffusione dell’antroposofia nel mondo, allora da parte mia passerei davanti a cinquanta opuscoli di calunnie nemiche e affermazioni nel mondo con assoluta indifferenza, li accetterei assolutamente con indifferenza, non me ne curerei, ma continuerei a lavorare solo nel positivo. Perché solo attraverso il lavoro positivo continuo l’antroposofia si diffonde. Se si trattasse solo di una corrente spirituale, allora forse non avremmo bisogno di tali assemblee; lì potremmo lasciarci lasciare indifferenti tutte le ostilità. Ma se si tratta del fatto che l’antroposofia oggi racchiude, se si pronuncia solo il suo nome, un’intera quantità di fondazioni esterne, al che naturalmente appartiene anche la costruzione del Goetheanum, allora deve essere detto: Tali cose non si possono fare, se non c’è una società compatta che sia in grado di rendersi inefficace il fatto che colui che si avvicina alla fortezza prende innanzitutto gli scritti nemici in mano. Si deve assolutamente distinguere tra i singoli fondamenti e quello che è il movimento spirituale dell’antroposofia. Questo si sostiene da se, potete oggi coprirlo con un detrito di 50 chilometri di altezza, può essere reso inefficace per decenni: se si lavora nella giusta maniera, farà il suo cammino nel mondo! Ma se le cose che sono proposte senza comprensione davanti al mondo esteriore — e senza comprensione sono tutti i singoli fondamenti che oggi si appoggiano all’antroposofia —, se queste vengono proposte davanti al mondo esteriore, allora è necessaria la società chiusa, compatta. E questo, cari amici, deve essere soprattutto considerato nel momento in cui si fanno proposte che dovrebbero uscire dalla Società Antroposofica verso il mondo esteriore. Veramente, posso capire se queste cose che dico vengono sempre ignorate.
Mi dispiace terribilmente doverlo menzionare. Ma vorrei che non fossero ignorate, che vi rendiate conto di come non state su un pavimento di cemento, ma su un pavimento di vetro, quando fate proposte per questa cosa, e che già vi occorre anche di creare il fondo morale. Vedi, qui in questa sala ho fatto poco tempo fa davanti a un numero molto più piccolo di membri di quello che siete oggi, una considerazione su come nel Journal de Genève è stato indicato che anche agli svizzeri devo essere tolto il denaro dalla tasca per la costruzione del Goetheanum. — Le risposte non devono mancare, che sono una difesa efficace contro tali attacchi. E così naturalmente non deve mancare nemmeno che dal primo momento in cui qualcosa di questo tipo appare, ogni persona dovrebbe essere in grado di sapere che non può trattarsi assolutamente di portare un centesimo dai confini tedeschi in Svizzera. Su questo si deve parlare con determinatezza. Perché così stanno le cose oggi. Cari amici, naturalmente ho il miglior sentimento per quello che è l’entusiasmo. Ma oggi si deve davvero contare con le reali possibilità, in primo luogo con le realtà stesse. Non per fermare qualcosa, ma proprio per chiedere che con queste reali possibilità si conti anche già nel pronunciare le parole — solo per questo desideravo questa pausa che è sorta. PERCHÉ mi ha ferito in qualche modo che di nuovo le cose vengono discusse da una parte a cui non è subito tolta la punta, in modo che dall’altra parte non sia offerta una MANIGLIA per gli avversari attraverso questo. George Kaufmann traduce gli insegnamenti di Rudolf Steiner in inglese. Poi si continua fino alle 13 a discutere del finanziamento della costruzione e dell’opuscolo suggerito.
Ore 15, Casa di Vetro: Riunione speciale di tutti i delegati sulle somme da fornire dai singoli paesi. (Non esiste alcun verbale di questo.) Ore 17, Falegnameria: Rappresentazione di euritmia con discorso introduttivo di Rudolf Steiner (in GA 277). Ore 20, Falegnameria: 2° Conferenza di Rudolf Steiner sulle «Tre prospettive dell’antroposofia» (in GA 225). Ore 22 e 30, Casa di Vetro: Riunione dei delegati dopo la conferenza di Rudolf Steiner. Non esiste alcun verbale, ma il delegato svizzero E. Etienne da Ginevra riferisce in una lettera privata del 29 luglio su questa riunione, al che era presente anche Rudolf Steiner, come segue: «Era in parte difficile ascoltare i contrattacchi e i mercanteggiamenti. La commissione che spingeva per grandi somme, per fare qualcosa di giusto, e i delegati, in parte senza mandato, e dalle possibilità economicamente efficaci. Dopo essersi accordati sui minimi (ciò dipendeva dal fatto che il Signor Dottore riteneva adeguata la garanzia offerta oppure no — voleva essere assolutamente sicuro e accettava solo importi garantiti), si giunse al risultato che dei suddetti importi garantiti almeno il 25% doveva essere versato entro il 15 ottobre prossimo. Su questa scadenza si voleva in origine di nuovo riunirsi, con tutti i delegati però dotati di pieni poteri adeguati e ben informati sugli importi definitivi che il loro paese intendeva contribuire alla ricostruzione e in quali rate. Il Signor Dottore disse che avrebbe immediatamente iniziato a progettare il nuovo Goetheanum per i fondi messi ora a disposizione (assicurazione e importi minimi).
Se poi in ottobre i delegati avessero potuto garantire somme più cospicue di quanto previsto, questi fondi sarebbero stati allora utilizzati per costruzioni aggiunte. — Questo provocò sguardi sconsolati, e subito sorse l’obiezione di non lasciar trapelare nulla di questo nella riunione generale di domani (noi delegati comunque manterremmo il silenzio su tutto), perché ognuno vorrebbe dare il suo denaro per il Goetheanum e non per costruzioni aggiunte. Lo spirito di sacrificio potrebbe venir meno se questo si sapesse. Il Signor Dottore rispose a ciò che se il nostro vecchio Goetheanum non fosse andato a fuoco, saremmo stati costretti a costruire anche aggiunte, perché il lavoro che ci aspetta semplicemente non avrebbe potuto essere svolto nel vecchio edificio; l’avevamo già sentito noi stessi allora. E non dovremmo immaginarci che ora ci fossero richiesti sacrifici maggiori di quelli che avremmo dovuto portare comunque nei prossimi tre anni senza l’incendio (allora non avremmo avuto tre milioni per iniziare!). In breve, il Signor Dottore era intenzionato a spiegarci che le costruzioni aggiunte non solo non erano una disgrazia, ma erano qualcosa di desiderabile, e cercava di incoraggiarci. — Più tardi intervenne nuovamente e disse molto gentilmente: Non crediate adesso che io voglia fare uno scherzo: Si può procedere benissimo anche così, che io per il denaro disponibile progetti un Goetheanum fino al tetto, quindi per il momento senza tetto. (Gran ilarità.) Ritengo che la maggior parte degli antroposofi allora desidererebbe comunque avere anche il tetto e procurarsi il denaro necessario per questo. La proposta piacque generalmente — ma il fatto che il Signor Dottore proceda veramente così dipenderà probabilmente dal grado di fiducia nel nostro spirito di sacrificio. Il Signor Dottore disse chiaramente che non voleva vivere una seconda volta la miseria della raccolta fondi. Costruisce solo con quello che viene veramente raccolto e non si fida delle promesse.»
Terzo giorno, domenica, 22 luglio 1923, ore 8, Sera di vetro: Riunione dei soci tedeschi in presenza di Rudolf Steiner. Alla fine della riunione generale di ieri era stata posta da un socio tedesco la domanda su quando i soci tedeschi si sarebbero riuniti per discutere dei loro compiti particolari. Dr. Carl Unger rispose che il giorno successivo, dalle ore 8 del mattino, davanti a tutti i soci che erano venuti dalla Germania, verrebbe dato un rapporto. Questa riunione domenicale mattutina dei soci tedeschi fu introdotta da Dr. Carl Unger, che illustrò i tre punti su cui dovrebbe parlarsi: 1. L’appello per la raccolta, 2. la risoluzione degli svizzeri, 3. il fondo morale. Subito dopo Rudolf Steiner prese la parola. (Stenogramma di Hedda Hummel.)
Dornach, 22 luglio 1923, ore 8 del mattino
Non dovrò parlare a lungo, poiché vi voglio lasciare i dettagli. Solo un paio di parole voglio dire: Voglio proprio in questa occasione, dove a quanto mi risulta sono riuniti esclusivamente i rappresentanti tedeschi, dire qualcosa che forse dovrebbe restare noto più o meno solo fra i rappresentanti tedeschi. Infatti naturalmente i tempi oggi sono tali che le cose che veramente dovrebbero essere conosciute vengono malintese nelle maniere più varie. Voglio dire il seguente, sottolineando però esplicitamente che dietro a questo non c’è assolutamente nel minimo grado nessun’opinione nazionale o simile, bensì che solo i fatti devono parlare. La Società Antroposofica ha veramente una giustificazione solo allora se osserva quello che dalla conoscenza antroposofica può emergere di volta in volta anche — voglio dire — in relazione alla vita immediata. Vedrete quello che intendo dalle seguenti indicazioni. Vedete, era naturalmente in un certo senso un'ingenuità se si è creduto che le deboli forze dell’Europa centrale potessero mantenersi fisicamente contro il cerchio dell’intero mondo. Guardo indietro ai tempi recenti. Era un’ingenuità credere questo, quando si è formata la coalizione dell’intero mondo al di fuori dell’Europa centrale. E era chiaro fin dall’inizio, dal 1914, che sarebbe stata un’ingenuità credere che potesse parlarsi in qualche modo di una vittoria esterna dell’Europa centrale. Questo convincimento l’Europa centrale in fondo non l’ha ancora abbandonato, bensì si ritira sempre su determinati ambiti e non si lascerà fermare nemmeno dal fatto che, dove non esiste la comprensione spirituale, continuerà ancora per un bel po’ a estendere questo convincimento almeno all’ambito economico, finché non avrà subito lì lo stesso destino che ha subito in ambito politico. Così l’idea che in qualche modo, diciamo, dall’ambito del piano fisico dell’Europa centrale si possa sollevarsi contro i mezzi di potenza dell’intero mondo — credere a ciò è davvero un’ingenuità. Al contrario, bisogna essere chiari su questo: quello che dallo spirito dell’Europa centrale, in particolare dallo spirito tedesco, deve ancora essere detto e fatto al mondo, è ancora tutt’altro che stato detto e fatto, che l’Europa centrale ha ancora enormi cose da compiere in relazione spirituale al mondo e che l’Europa centrale finalmente dovrebbe acquisire un’immagine di sé tale che nella — se così posso esprimermi — nella Maya le cose talvolta appaiono proprio al contrario della realtà. Così quello che attualmente accade nel mondo sia in ambito politico-statale che in ambito economico è veramente l’immagine speculare di quello che accade in ambito spirituale. È l’immagine speculare vera. Perché in realtà le vittorie che vengono conquistate — anche le vittorie economiche lo saranno — sono veramente sconfitte; sconfitte nei confronti dell’umanità che continua a svilupparsi. E si vivrà il fatto che in un tempo non lontano nel mondo intero, nonostante tutti gli sforzi per la preponderanza politica ed economica, nonostante tutto questo, emergerà in tutto il mondo il giudizio — e come ho detto, in tempo non lontano —: Lo Spirituale si deve cercare nell’Europa centrale! Lo Spirituale deve essere preso dall’Europa centrale! — E sorgerà nel mondo un vero e proprio anelito per prendere lo spirito da là, dove si è esteriormente come asserviti. E questo sarà intimamente connesso con il futuro assetto del mondo. Ma non voglio lasciar dimenticare che tali cose in molti casi sono connesse nel nostro attuale periodo culturale con la libertà umana; che cioè non è semplicemente possibile perdere il momento giusto; che è necessario vegliare. E la Società Antroposofica, prima di tutto avrebbe il compito di vegliare nei confronti di quello che accade anche nel presente immediato. Il momento giusto può molto facilmente venir perso, quel momento che per così dire è tracciato nella storia, dove da innumerevoli centri nella periferia, nella periferia che circonda l’Europa centrale, sorge il convincimento: Sì, abbiamo conquistato enormi mezzi di potenza esteriori nei confronti dell’Europa centrale; ma se non vogliamo andare spiritualmente a fondo sulla terra, dobbiamo considerare l’Europa centrale come la fonte della vita spirituale. Vedete, pensate solo all’enormità che potrebbe accadere: che questi giudizi, più o meno giudizi di sentimento, brillassero nei vari centri del mondo e in Germa-
nia tutti gli uomini stessero lì a fare meraviglie e non capissero quello che arriva e che cosa veramente debba farsi. Queste cose sono quello che come formazione di pensiero reale deve stare a fondamento di quello che si potrebbe dir così esotericamente — se così posso esprimermi — : «l’esigenza morale». In noi della Società Antroposofica le cose non devono restare frasi — certamente ogni ciarlatano idealista parla anche di esigenze morali — , bensì in noi devono essere sostenute da realtà spirituale. Perciò, per dare una direzione e forza nei muscoli spirituali, ho voluto premettere queste poche parole. [Nella discussione che seguì fu discussa l’organizzazione del lavoro nella società tedesca, le possibilità di contribuire al finanziamento della costruzione, e sulla questione degli avversari. Il proseguimento fu rinviato alle 15 ore. Si trattava della questione Lempp, vedi a tal proposito pagina 596.] Ore 10, Falegnameria: Seconda riunione generale dei delegati e dei soci della Società Antroposofica. (Vedi a proposito il rapporto abbreviato di Albert Steffen e Dr. Guenther Wachsmuth.) Secondo lo stenogramma parlarono Albert Steffen, Herbert J. Heywood-Smith, Emil Leinhas, Dr. Wachsmuth, William Scott Pyle, George Kaufmann, Tenente colonnello Seebohm, Jan Stuten, signorina Henström da Stoccolma, signorina Woolley da Londra, barone Walleen dalla Danimarca, signorina Henström, Lina Schwarz da Milano riguardo a un bollettino informativo per orientare i soci italiani sul lavoro a Dornach e chiede a Rudolf Steiner una meditazione che dovrebbe essere fatta insieme. Risposta del Dr. Steiner: Cose di questo genere possono essere da me discusse solo in conferenze, non in assemblee che veramente hanno un carattere diverso. Cose di questo genere appartengono appunto a conferenze. Allora parla Margarita Woloschin per i soci russi, Ludwig Polzer-Hoditz, Albert Steffen, Dr. Blümel. George Kaufmann dà una traduzione riassuntiva in inglese.
Rudolf Steiner: Mi sembra che ora siamo alla fine della riunione, e vorrei dire quello che ancora devo dire forse alla fine della conferenza [della sua conferenza serale]. Albert Steffen chiude ora l’assemblea con l’osservazione che molte questioni irrisolte sono ancora appese, «per esempio la più importante, quella di un bollettino informativo che dovrebbe formarsi per il rapporto della periferia con il centro. Ma abbiamo già discusso questa questione, e ci sono veramente grandi difficoltà che io solo non posso risolvere… E così vorrei chiudere l’assemblea, se nessun altro ha parole da dire, per quanto mi riguarda, oggi.»
Rudolf Steiner: Riguardo al bollettino informativo — ritengo infatti che l’assemblea non sia conclusa, non vorrei cioè dire per così dire una parola conclusiva adesso — , ma per quanto riguarda il bollettino informativo, che è spesso discusso, vorrei osservare il seguente. Non è vero che si può fare molte cose; ma è un’altra cosa il comprendere la necessità di qualcosa in una certa astrazione o anche il mettere veramente le cose in piedi. Non è vero che dovevamo iniziare da qualche parte e abbiamo veramente iniziato per buone ragioni a fondare qui la rivista «Das Goetheanum». Sì, cari soci, per una cosa così è necessario innanzi tutto l’interesse dell’associazione. «Das Goetheanum» è ancora oggi una rivista «inattiva» — come la si chiama — , cioè, ci si deve mettere denaro sopra. E si può già dire che qualcosa dipende tutto sommato dal già discusso mancanza di interesse. Stiamo sempre qui di fronte alla questione: Dobbiamo iniziare da qualche parte, dall’inizio. Spesso però viene allora formulata l’esigenza che si dovrebbe iniziare dalla fine. Non è possibile. Abbiamo tentato di dare nel «Goetheanum» stesso un’immagine del Goetheanum che è andato perso. Ieri è stata giustamente sottolineata da Signor Leinhas: non è stato fatto nulla — gli articoli penso siano stati pubblicati anche in «Antroposofia» in Germania — , non è stato fatto nulla per far conoscere queste cose. Da dove dovrebbe allora — a prescindere da tutto il resto che deve essere concepito nell’edizione di un opuscolo — , da dove dovrebbe venire la prospettiva che un tale opuscolo possa essere accolto con maggior zelo e si faccia qualcosa per esso, più di quanto accada con quello che dobbiamo designare come l’inizio.
Credo che così, come qui la rivista «Goetheanum» conduce un’esistenza difficile, così anche laggiù in Germania conduce un’esistenza difficile «Antroposofia». E un opuscolo che fosse scritto, che fosse tale da emanare dall’interno della cosa — naturalmente non si può fabbricare una brochure pubblicitaria per l’Antroposofia — , così quello che emanasse dall’interno dell’Antroposofia, oggi giacerebbe di nuovo in pesanti quintali, senza che ci fosse interesse per esso. Ora, non è vero, un bollettino informativo richiede veramente enormemente molte cose. È facile dire che si dovrebbe fare un tale bollettino informativo; le ragioni sono naturalmente centinaia quelle che si possono portare per esso. Ma quello che prima di tutto si ha bisogno è un’animazione dell’interesse per le cose che sono veramente fatte. E non è nemmeno possibile essere responsabili se continuare le cose indefinitamente — poiché il proseguimento ogni volta costa denaro nuovo — , quando le cose vecchie stanno sempre lì. Non è vero, certo, in Italia è già stato realizzato un opuscolo, ma questo è rimasto appunto, voglio dire, fra un piccolo gruppo della Società Antroposofica. Abbiamo bisogno anche per queste cose veramente più della partecipazione dell’associazione, perché è un affare veramente poco confortante, dover sempre parlare di questo. Ma diventa inevitabile perché si parla di cose che veramente, come ci le pensiamo, non possono semplicemente essere realizzate, prima che si veda come il mettersi al lavoro si sviluppi per l’inizio. Certo, si potrebbe addirittura salutare come un fatto piuttosto buono se ogni conferenza che qui viene tenuta, sai che ne so, si moltiplicasse da sola e poi fosse trasportata da piccioni messaggeri dappertutto.
Certo, sarebbe una cosa molto bella. Ma le cose non si possono realizzare così nel pensiero, bensì quello che prima di tutto sarebbe necessario è che ci si accingesse al modo come dal fatto stesso viene fatto il tentativo di diffondere le cose. Pensate solo: È stato proprio dal Signor Steffen — in questo caso non si può parlare di tentativo perché si ha qualcosa che è compiuto in sé, anche come realizzazione letteraria autonoma — , è stato dal Signor Steffen intrapreso di riportare molto di quello che qui accade verso l’esterno. Sì certo, è stato stampato un corso di educazione. Ma l’eco che queste cose veramente dovrebbero trovare tramite l’associazione non c’era; e non si genera nessuna possibilità di procedere a qualcosa di esoterico, se l’inizio non viene fatto in modo che nasca un interesse più vivo all’interno dell’associazione per quello che veramente è fatto. È la mancanza di interesse per le cose quello che infine sta alla base del fatto che ci si sente tutti più o meno insoddisfatti di quello che è fatto. Ma in realtà, forse si potrebbe comunque, dal fatto per esempio che all’interno della società c’è qualcuno come il Signor Steffen, di cui è stato giustamente detto nell’ultima assemblea svizzera qui, è approssimativamente quella personalità che oggi scrive lo stile tedesco migliore; è comunque qualcosa che dovrebbe essere incluso come positivo. Ma veramente, questo fatto per esempio, che significa molto per l’intera campagna antroposofica, che il movimento antroposofico racchiude in sé lo stilista tedesco migliore nel Signor Steffen, questo dovrebbe quindi essere un motivo affinché la rivista «Das Goetheanum», al servizio della Società Antroposofica avendo il Signor Steffen come redattore regalato, che questo «Goetheanum» venisse accolto in un modo tutto diverso, come realmente accade.
Sento così poco eco di quello che veramente sta nel «Goetheanum», da parte della società. Potei sì, quando due settimane fa, credo, fu fatto il tentativo se si potesse produrre un’eco in questo modo, che ora si proponesse la soluzione di enigmi in un modo; si poteva lì vedere, allora volevano almeno le persone scoprire quello che si intende con questi enigmi.* Ma altrimenti vive molto troppo poco nella società di quello che sta in questo «Goetheanum». Vive molto troppo poco dentro. E veramente, credetemi, è veramente straordinariamente difficile per il Signor Steffen o eventualmente per me stesso, stare lì e dire che cos’è veramente il «Goetheanum» come rivista. Si può già… [Lacuna nello stenogramma]. Ma vedete, in molti casi ho sentito il giudizio: Sì, il «Goetheanum» per noi è semplicemente ancora molto poco. Ma fino a oggi ho comunque dubbi se la rivista «Das Goetheanum» secondo l’opinione della Società Antroposofica significhi qualcosa per il movimentoantroposofico. Esiste per noi ancora oggi sempre la possibilità che la rivista «Goetheanum» sia considerata qualcosa di massimamente inutile da parte dell’associazione. Questa possibilità esiste ancora tutto sommato completamente. Non esiste nessuna vera partecipazione per una cosa così, nel che veramente ogni settimana vengono riposte alcune delle migliori forze qui. Sì, non è vero, non è una filippica quella che voglio tenere qui; bensì è appunto qualcosa su cui voglio attirare l’attenzione, se si dice: Non possiamo averne abbastanza con il «Goetheanum», questo è esoterico, che le persone nel mondo esteriore possono leggere, abbiamo bisogno di qualcosa molto più esoterico. — Sì, aspettate un poco che cosa vengono, se prima si coltivano le radici.
Ma le radici devono prima essere coltivate. È così. Abbiamo ancora il pomeriggio intero di oggi, e vi dirò quello che vuol dire conclusivamente come congedo alla fine della riunione nel mio discorso. Emil Leinbas ritorna sulla questione della diffusione degli appunti dalle conferenze di Rudolf Steiner e ritiene che entri in considerazione anche il fatto che «Dr. Steiner ha ripetutamente espresso il suo dispiacere riguardo agli appunti e anche riguardo alla diffusione indiscriminata, che non corrisponde per nulla al suo gusto. Certamente si può comprendere il desiderio di avere gli appunti, ma non si dovrebbe nemmeno trascurare il desiderio del Dr. Steiner che gli appunti non si diffondano così.» Albert Steffen: Prima che io quindi aggiorna l’assemblea a oggi pomeriggio alle tre ore, vorrebbe Rudolf Steiner: Sarebbe molto difficile riunirsi in questa sala nel pomeriggio. Albert Steffen: Si possono subito sentire le difficoltà che sussistono finché non c’è un Goetheanum. I Tedeschi volevano riunirsi nella Sala di vetro, per quanto mi risulta, alle tre ore. Questa sala può essere usata al massimo fino alle quattro ore, perché alle cinque ore deve esserci l’Euritmia. Rudolf Steiner: Non volevo prima proporre nulla, ma volevo solo dire: Secondo il programma gli eventi alle cinque e alle otto ore appartengono ancora alla riunione. Perciò non volevo dire nessuna parola conclusiva, prima che la riunione sia finita. Albert Steffen: Devo solo ancora ringraziare il Dr. Steiner per quello che ha detto di me come scrittore. Devo dire che mi considero completamente come un principiante in questa
relazione, così che quando mi esercito nella parola, forse posso un giorno portarla a qualcosa. In ogni caso sono ancora solo sulla strada. E vorrei almeno rispondere alla osservazione che quella personalità ha rivolto a me, che possiede la parola del presente e del passato nel modo migliore, questa personalità ringraziare per la fiducia. Ore 15, Sala di vetro: Proseguimento della riunione mattutina dei Tedeschi (nessun protocollo). Un partecipante, Hans Büchenbacher, ne ha riferito in «Mitteilungen, herausgegeben vom Vorstand der Anthroposophischen Gesellschaft in Deutschland» n. 7, Stoccarda, settembre 1923, il seguente: Nelle assemblee che gli circa ottanta Tedeschi presenti a Dornach avevano, stavano in primo piano gli amici del Reno. Erano della convinzione che i renani dovessero offrire alla società importanti suggerimenti e che cose importanti dovessero emanare da loro per lo svolgimento di tutta la riunione. Nel contempo però erano in una certa disposizione di lotta e in particolare in un atteggiamento oppositivo nei confronti della direzione della Società Antroposofica in Germania. Da questo risultò però il seguente. All’inizio della riunione plenaria dei Tedeschi domenica mattina nella Sala di vetro il SIGNOR Dr. Steiner parlò in una maniera che toccava profondamente il cuore della questione spirituale del popolo tedesco. [Pagina 585] Che su queste parole del Dr. Steiner nella discussione che seguì non si potesse entrare, ciò stava principalmente meno nella direzione dell’assemblea che nell’atteggiamento caratterizzato sopra degli amici renani. L’intera discussione assunse così un corso caotico, e la situazione era tale che Dr. Büchenbacher doveva confrontarla con quella della riunione dei delegati di Stoccarda a febbraio. Non si voleva nemmeno entrare nel progetto di una dichiarazione pubblica per IL SIGNOR DR. Steiner, che il Dr. Unger portò in occasione della questione Lempp."" Fu deciso di tenere un’altra seduta nel pomeriggio, al fine di ascoltare prima nella loro interezza, secondo il loro desiderio, solo gli amici renani. Questi rivendicavano che anche un renano dovesse presiedere l’assemblea. Su questo, il che è completamente legittimo, la direzione non acconsentì, e il SIGNOR Leinhas come direttore dell’assemblea nel pomeriggio fornì ai renani ampiamente l’occasione di esprimere tutto quello che avevano da dire. Che il risultato che così emerse fosse molto scarso, non sarebbe stato male in sé.* Vedi a proposito pagina 596.
Ma, ci si può chiedere, doveva quindi per ore parlarsi inutilmente e in parte molto irritati, così che non si potesse entrare nelle parole del Dr. Steiner, nella dichiarazione pubblica per lui? Vorremmo che i negoziati così importanti per la società nel settembre, con tutto l’accento sulla propria posizione, non venissero condotti con un atteggiamento che, come già la riunione dei delegati di Stoccarda ha mostrato, mette in serio pericolo l’esistenza della società. Così il tempo a disposizione per le trattative era quasi esaurito quando il Signor Leinhas poteva dare ai soci tedeschi una presentazione della questione Lempp. Con grande asprezza e determinatezza, per che possiamo solo essergli grati, il Dr. Steiner intervenne qui e presentò questa questione nel suo significato fondamentale. La conseguenza fu una comprensibile agitazione dell’assemblea. Ora si spingeva per una dichiarazione pubblica per il Signor Dr. Steiner. Questi era già andato via, era iniziata l’esibizione di Euritmia. Non c’era più tempo per una discussione ordinata… Ore 17, Falegnameria: Esibizione di Euritmia con discorso introduttivo di Rudolf Steiner (in GA 277). Ore 20, Falegnameria: 3. Conferenza di Rudolf Steiner su «Tre prospettive dell’Antroposofia» (in GA 225) con le parole di congedo annunciate ai partecipanti della riunione: Parole di congedo di Rudolf Steiner ai partecipanti dell’assemblea Dornach, 22 luglio 1923 (Parole conclusive della conferenza) È stato oggi indicato in una maniera esteriore che dalla Antroposofia dovrebbe realizzarsi un’immagine o qualcosa del genere. Sì, non è forse nella sua realtà presente? Abbiamo ancora bisogno di un’immagine? Ma di cosa abbiamo bisogno è per mezzo della nostra stessa sincerità interiore diventare intimi con l’Antroposofia. ALLORA essa penetra nel tessuto più intimo della nostra vita dell’anima e dell’essenza dell’anima. NON in una maniera esteriore dobbiamo tentare di crearci un’immagine. Ma interiormente dobbiamo diventare intimi con questa vivente essenza, che come Antroposofia, voglio dire, dovrebbe passare dovunque fra le nostre fila, se siamo riuniti come uomini che capiscono tali cose. Se viviamo quindi realmente con l’Antroposofia come una realtà vivente, che in un senso superiore vaga fra noi, se siamo uomini reali, se diventiamo intimi con questa Antroposofia, allora in noi sorgerà l’impulso di vivere veramente quello che l’umanità ha così grande bisogno di vivere nel nostro tempo: non solo per l’occhio dell’anima un’immagine, ma per il cuore un amore per l’essenza dell’Antroposofia. Questo è quello che abbiamo bisogno, e questo sarà soprattutto un impulso del nostro tempo. Con ciò comunque ho tentato di aggiungere alla prospettiva fisica dell’Antroposofia che è stata tracciata e alla prospettiva psichica che è stata tracciata la prospettiva spirituale. La prospettiva spirituale non è un’inseguimento esteriore dello spirito, la prospettiva spirituale è invece proprio il vivere dell’Antroposofia nel più profondo, più intimo interno dell’anima umana e del cuore umano. E questa vivere profondamente intimo di Antroposofia nell’anima umana e nel cuore umano, questo è quella meditazione che ci conduce all’incontro, all’incontro reale con l’Antroposofia.’1" Con ciò è stato tentato di caratterizzare le tre prospettive che l’Antroposofia può aprire: la prospettiva fisica, la prospettiva psichica, la prospettiva spirituale. E mi rimane solo ancora alla fine di questa riunione, al che da molti lontani del mondo molti nostri soci qui sono venuti a un fare che sta tanto nel loro cuore, nel nome di questa Antroposofia di esprimere la più profonda soddisfazione su quello che essi con riguardo alla costruzione del Goetheanum hanno voluto negoziare. Sarà completamente indubbiamente un incontro memorabile, miei cari soci, se ora da essa può emanare la costruzione di un nuovo Goetheanum. E sarebbe bello se questo nuovo Goetheanum potesse diventare in modo che anche di nuovo nelle sue forme potesse rifulgere verso di noi quello che attraverso la parola sul fondamento dell’Antroposofia dovrebbe essere detto all’umanità. Con ciò avrete fatto molto per l’Antroposofia. In tutte queste cose posso parlare in questo momento in maniera impersonale. Per me non si tratta affatto, e nemmeno voglio parlare della deliberazione che è stata presa, del contenuto che mi dovrebbe essere lasciato di prendere le disposizioni interiori sulla costruzione. Poiché avendone richiesto di edificare il costruito, Su questo incontro reale viene discusso più ampiamente nelle conferenze che sono stampate con il titolo: «La storia e le condizioni del movimento antroposofico in relazione alla Società Antroposofica», GA 258.
se dovessi elevarlo, di poterlo fare sotto queste condizioni, così ciò accadde dal fatto che potevo assumere la responsabilità per la ricostruzione solo sotto questa condizione — e tutto ciò rimane nell’ambito dell’oggettivo. Rimane degno di nota in senso completamente oggettivo che si sia venuti incontro comprensivamente a questo desiderio. Quello che ne risulta già tornerà a vantaggio della campagna antroposofica come tale. E così vorrei in realtà, mentre alla fine di questa riunione dico il più caloroso saluto ai soci qui venuti, essere solo l’interprete della comprensione antroposofica. E la controreazione di questa comprensione antroposofica dal mondo spirituale non mancherà per tutti coloro che hanno questa comprensione. È veramente vero che era semplicissimo da vedere come grande sacrificio portavano i nostri soci per la ricostruzione del Goetheanum. Ma è appunto il sentimento penetrato nelle nostre fila che il volere di quello che come ideale sta davanti all’occhio dell’anima non può realizzarsi senza tali grandi sacrifici. Vedete, questa mattina è stata pronunciata la parola, che è detta qua o là: Sì, perché mai questa costruzione? Ora, vogliamo edificarla perché lo vuole il Dr. Steiner. — L’ho espresso molto decisamente proprio nella mia rappresentazione delle circostanze del Goetheanum dopo l’incendio nella rivista «Das Goetheanum» che la deliberazione per la costruzione era un tempo emanata dagli amici dell’Antroposofia e che io ero solo l’anello servente, esecutivo.* E non avrebbe dovuto in nessun luogo nascere l’opinione che così un volere da parte mia venisse in considerazione; nemmeno potrebbe starvi nessun vero benedetto se si segue un tale volere.
Poiché il vero benedetto resterà con il Goetheanum solo se lo vogliono quelli che portano i sacrifici, e se i sacrifici vengono da un volere sacro. Ma la bellezza, il bel carattere serio di questo volere, voglio dire, dovrebbe attraverso l’interprete dell’Antroposofia così essere espresso dinanzi a voi come un caloroso saluto di congedo. Mi avrebbe personalmente procurato una certa soddisfazione se alle discussioni sul fondo fisico si fossero aggiunte anche discussioni sul fondo morale. POICHÉ di questo posso assicurarvi: Si edificherà il Goetheanum, dopo che ormai i sacrifici sono stati realizzati, nel migliore dei modi, in conformità a questi sacrifici. La costruzione di questo secondo Goetheanum costerà lotte più forti, più dure e più severe di quanto abbia costato la costruzione del primo; e un fondo morale ad aggiunta del fisico sarebbe già nel massimo grado necessario. Ma su ciò probabilmente regnano opinioni diverse da quelle che io devo avere, e perciò non dovete credere che io lasci cadere un’ombra da quello che ultimo ho detto dal primo detto. Se io riguardo quello che l’Antroposofia deve essere nel mondo e lascio che parli attraverso me, allora sono comunque nel NOME dell’ ANTROPOSOFIA profondamente grato a coloro che qui si sono affrettati per negoziare e operare in questa importante questione. E se così è che la retta comprensione sempre più diffusamente circonda, allora sarà così che la benedizione non potrà mancare, e allora si potrà tranquillamente guardare incontro alle grandi lotte che proprio questa opera comporterà. Perciò vorrei anche oggi in una maniera particolarmente seria, ma anche particolarmente calorosa dire il saluto di congedo ai cari soci che qui per questi negoziati e per questi atti sono venuti. [Dopo che Rudolf Steiner aveva finito, prese la parola Emil Leinhas.
Lo stenogramma molto lacunoso è riassunto dal curatore come segue:] Emil Leinhas: Sono incaricato dai soci tedeschi qui presenti, che oggi pomeriggio sono stati insieme per esprimere nel nostro il nostro protesto riguardo agli articoli apparsi nel n. 2 e n. 4 dell’ «Antroposofia» e di presentare brevemente il caso qui. Di seguito è riportata la storia del caso. I documenti stessi sono riprodotti a pagina 795. Un po’ di tempo fa è apparso nell’ «Antroposofia» un articolo del Dr. Rittelmeyer su una riunione che si è tenuta a Berlino dei non-antroposofi che conoscitori dell’Antroposofia, di un’organizzazione estremamente seria e complessa essenzialmente dell’intera opposizione. Ha pubblicato un rapporto su questa riunione e l’ha inviato dappertutto dove c’è un’associazione contro l’Antroposofia. La base principale è formata da una relazione che il Dr. Goesch, ben noto a tutti voi, ha tenuto. Coloro che conoscono la questione Goesch [vedi GA 253] potranno facilmente immaginare che contiene approssimativamente le peggiori diffamazioni del Dr. Steiner. Il Dr. Rittelmeyer ha indicato ciò nel suo primo articolo. Ora a Stoccarda un sacerdote evangelico, il Dr. Lempp, presidente dell’Unione evangelica popolare di Württemberg che comprende molte centinaia di migliaia di membri, si è sentito in dovere di scrivere un contributo alla rivista «Antroposofia» in risposta all’articolo del Dr. Rittelmeyer, sebbene non avesse nemmeno partecipato alla riunione, quindi non potesse riferire dalla propria esperienza diretta, ma solo dal protocollo, in cui la relazione del Dr. Goesch era stata esplicitamente consigliata come materiale di conferenza contro l’Antroposofia. In una conferenza del Dr. Lempp, durante che il Dr.
Hahn si era schierato nella discussione e si era scontrato con lui, ha parlato con il Dr. Hahn del fatto che intendeva portare un contributo contro l’articolo di Rittelmeyer. Il Dr. Hahn sembrava avergli prospettato questo contributo, ha cioè ricevuto un piccolo scritto da Lempp con cui gli era stato trasmesso questo contributo per passarlo al redattore dell’ «Antroposofia», von Grone. Von Grone a sua volta intendeva portare questo contributo di Lempp in una riunione di 30-40 collaboratori di Stoccarda, a cui apparteneva anche il Dr. Rittelmeyer, che si incontrano settimanalmente, e aveva chiesto al Dr. Rittelmeyer, che era assente e durante la riunione era atteso di tornare, di venire. Quando il Dr. Rittelmeyer arrivò, von Grone lo chiamò per sentire cosa di speciale per lui fosse presente. Von Grone non aveva ancora avuto la possibilità di portare il contributo, e lo consegnò al Dr. Rittelmeyer su sua richiesta, che voleva assumere la risposta. Von Grone allora considerò inizialmente la cosa come risolta e non l’ha più portata nella riunione. Dopo un po’ ricevette l’articolo di risposta del Dr. Rittelmeyer e l’ha inserito insieme al contributo di Lempp nell’ «Antroposofia» con l’avviso redazionale «Copia e risposta sfortunatamente in ritardo». Ora da Leinhas dalle articoli vengono citate ciò che Rudolf Steiner apostrofa così: Rudolf Steiner: Ma prego, di non dimenticare che questo è stampato nella propria rivista dell’antroposofia, che questa è così il megafono per tali cose che mi vengono gettate addosso. Siamo così giunti al PUNTO in cui nella rivista che appare a Stoccarda vengono stampate parola per parola le diffamazioni dei nemici; cioè non abbiamo più bisogno dei nemici per diffamare, abbiamo per questo le nostre stesse riviste.
Emil Leinhas: Ora, questo contributo è stato allora risposto dal Dr. Rittelmeyer in una maniera che inizia: «Rassicurante di questo contributo è che comunque un certo distacco dal protocollo…» e così via esiste. Nello stile allora continua: «Caro Signor Dottore! Ella ha una posizione molto responsabile in Württemberg…» Così si adula in tutte le direzioni. Alla fine Lempp è invitato da Rittelmeyer a una discussione spiritualmente elevatissima o piuttosto a dare «il modello mondiale di una discussione spiritualmente elevatissima». — Questo articolo è così stato stampato dalla redazione dell’ «Antroposofia» e, come il Dr. Steiner ha appena esposto, senza che vi fosse aggiunta alcuna parola efficace contro, del tutto a parte dal fatto che è stato addirittura superfluo includere l’articolo di Lempp. Dr. Lei. Quindi il fatto è presente che nella stessa rivista si forma la portavoce per le calunnie dei nemici, che i nemici non hanno più bisogno di usare le loro riviste. Come è possibile che questi nemici calunniosi vengono esaltati in un articolo nella nostra stessa rivista? Emil Leinhas: Naturalmente si deve porre la domanda: Come era possibile che nel momento in cui era dipeso dal fatto che coloro che sono responsabili della rivista «Antroposofia», facessero passare una cosa simile, che una cosa simile possa accadere? Ebbene, non voglio assolutamente accusare il redattore di «Antroposofia» in particolare a questo proposito, ma piuttosto esprimere il fatto che dovrebbe esserci una responsabilità affinché tali cose non siano possibili all’interno della nostra società. Il signor von Grone si è semplicemente lasciato sedurre dall’attività del Dr. Rittelmeyer, lasciando a lui la risposta, e non ha badato a ciò che ne è risultato e a quale presa di posizione da parte della redazione sarebbe stata necessaria. Non ha nemmeno ritenuto necessario presentare la cosa nel cerchio dei collaboratori che sono responsabili per la condotta degli affari antroposofici in Germania. Aveva l’intenzione di farlo in un momento, ma si è lasciato dissuadere dal fatto che il Dr. Rittelmeyer non è venuto affatto alla riunione. Ebbene, forse non è il più essenziale come tutto ciò sia accaduto nel dettaglio, ma ciò che conta è che tali cose siano possibili affatto, che in un tale caso, dove si tratta di calunnie della peggiore specie, nel cerchio degli amici non se ne sia discusso affatto. E allora tutti noi che siamo coinvolti dobbiamo giungere all’intuizione di ciò che veramente sta a fondamento: che nel momento decisivo viene a mancare l’interesse e l’amore per la causa, che semplicemente non c’è un gruppo di persone che, sebbene non sia ufficialmente responsabile — quello sarebbe il redattore in questo caso — , è in una responsabilità che va da sé, perché ama l’antroposofia, è pronta a esaminare tutto attentamente, a verificare esattamente, a stare sveglia alle cose che riguardano l’antroposofia. Non può essere mio compito scusare o abbellire in alcun modo, ma piuttosto, al contrario, dire qui che non c’è nulla da scusare e da abbellire, che non si tratta di cercare in qualche modo un capro espiatorio o il responsabile, ma di vedere che in tutti noi che siamo coinvolti, questa vigilanza non è presente nei momenti decisivi, che si deve sforzare affinché questa vigilanza sia finalmente sempre con noi. Dovrebbe penetrare in noi l’intuizione che si tratta di stare saldi, di difendere la causa antroposofica, di respingere le accuse sporche e di non accoglierle. Il trattamento di un tale caso dovrebbe essere proprio quello che è adatto a far sorgere gradualmente un fondo morale. Dr. Steiner: Cari amici, sebbene non riesca a capire perché questi affari non siano stati risolti all’interno della società tedesca — ho preso un tono obiettivo stasera proprio per non passare al personale — , comunque, poiché è accaduto che qui sia stato discusso ciò che forse non avrebbe dovuto raggiungere gli amici esteriori, non posso fare altro che aggiungere ancora alcune parole. Vedo — lo dico con completa calma e con dedizione assoluta alle parole che ho pronunciato alla fine della mia conferenza di stasera e che avrei preferito formassero la conclusione di questo memorabile convegno — , ma cari amici, vedo tuttavia in ciò che qui si è verificato come qualcosa di quasi incredibile, che le accuse dei nemici appaiono nella stessa rivista, che il nemico riceve complimenti per le accuse che sono dirette contro di me, vedo in questo qualcosa che sta in un certo rapporto con cose che da lungo tempo sono in gioco.
Ebbene, è così: la Società Antroposofica ha attraversato tre epoche della sua esistenza. È un lungo tempo. Alcuni dei vecchi amici sono — forse senza rendersene pienamente conto — giunti a sentire l’abituale come qualcosa che gradualmente non va più bene. Potrei dire: Se la solidarietà reciproca dei singoli membri con me si è formata originariamente, si è trasformata in un’abitudine — è gradualmente diventato qualcosa di scomodo. Con i membri più giovani un rapporto simile è sorto da altri fondamenti. E io sono stato già a lungo costretto a badare a come sia assolutamente necessario dedicarmi con tutta la forza e con tutta l’energia ai doveri che mi derivano dal lato della Società Antroposofica. Anche in futuro non mancherò di lavorare con devozione — per quanto posso — a tutto ciò che mi deriva dalla Società Antroposofica, ma tuttavia non posso fare diversamente — perché non funziona del tutto mentre si è umani sulla terra — che non separare il personale dall’oggettivo. Lo farò, naturalmente, ma nella vita generale non è così interamente possibile. E così non posso fare diversamente che puntare il dito su come da lungo tempo, riguardo alle cose più diverse, si sia formata la visione abituale, che si deve necessariamente già una volta accettare con l’antroposofia la mia personalità come un male necessario e tollerarla, altrimenti però quelle cose che si esprimono in questa maniera come accuse o simili, assolutamente quelle cose che si riferiscono più a me, considerarle come una specie di quantité négligeable.
E ora ciò è arrivato solo al picco massimo, ciò che si manifesta in modo molto evidente in varie occasioni. Ciò che ha relazione con me si considera all’interno di cerchi piuttosto ampi della Società Antroposofica come una quantité négligeable. Mi si lascia valere tutt’al più; ma poi non si fa nulla che sia in alcun modo collegato con questo. E se in questa maniera lascio trattare la mia persona nelle proprie riviste, allora la causa ne soffrirà seriamente. Ma il sentimento della quantité négligeable è così grande, che si spinge le cose fino al punto che si ha un’accusa simile per tre, quattro settimane a Stoccarda, che nessuna delle personalità responsabili se ne cura, che essa si insinua nel giornale con un’esaltazione dell’accusatore e che poi non nessuno vuole essere veramente responsabile per questo. E ciò accade nonostante un cerchio più ampio si riunisca più volte ogni settimana, che tratta cose molto importanti. Ma il fatto che qui nel proprio giornale venga qualcosa che è un’accusa terribile contro di me, questo non viene discusso. Poi si dice: Sì, non ne sapevamo nulla. Lo dico senza amarezza, ma voglio nondimeno che anche in questo caso i fatti vengano formulati correttamente e non rimangano formulati. La cosa è così una volta, cari amici, e la si deve considerare in un certo rapporto più ampio. Non si può isolarla da un rapporto più ampio. Vengo così in situazioni completamente diverse. Devo svolgere i miei doveri anche all’interno di quei cerchi che trattano ciò che ho caratterizzato lì come una quantité négligeable. Sì, questo deve già accadere, non è vero, non può andare diversamente.
Ma posso dire che ho ragioni piuttosto forti per il fatto che la cosa si sarebbe svolta completamente diversamente se non fosse accaduto quanto segue. Non è vero, dopo che già una volta vi è stato detto questo davanti — non sono d’accordo che questo sia stato portato alla discussione davanti a questo grande cerchio qui affatto — , allora devo aggiungere anche questo necessariamente. Avevo, quando ero stata l’ultima volta a Stoccarda — dopo che questo bel articolo, questa accusa, era rimasto per settimane, nessuno lì se ne era curato, ma si era insinuato nel giornale con questa ammirevole esaltazione dell’accusatore — , così avevo venerdì [13 luglio] dalle 8 alle 9 [20-21 ore] un’ora. Dopo quest’ora avevo ancora un colloquio molto importante. Poi, quando dovevo andare verso le nove e mezza a un altro cerchio, negli ulttime cinque minuti che rimanevano, trovai su mio tavolo per la cena questo numero di «Antroposofia». Me lo presi in mano e trovai questa sorpresa. Andai in quel cerchio che è in una certa misura responsabile per tutti i cerchi di Stoccarda. E si cominciò a discussioni. Ma questa quantité négligeable non formava un oggetto delle discussioni, invece dovetti io stesso segnalare la cosa, dovetti io stesso richiamare l’attenzione sul fatto che ciò era accaduto affatto. Dovetti così sottopormi al compito sgradevole di portare io stesso questa cosa alla discussione. Ora avevo ragione sufficiente di credere che la cosa non sarebbe stata portata alla parola affatto, se io stesso non avessi attirato l’attenzione su di essa, perché appartiene proprio a quella serie della quantité négligeable di cui ho parlato.
Ora, cari amici, io non cambierò affatto ciò che devo fare per la Società Antroposofica dal fatto che proprio questi affari che stanno in rapporto diretto con le diffamazioni della mia persona, che vengono stampate nei nostri giornali, che rimangono non discussi nei nostri giornali, mentre il nemico viene invitato a venire piuttosto bene. Gli si vuole «stendere la mano», si trova «gratificante» che scriva una cosa simile. Non so dove nel mondo ancora avvenga una cosa simile come all’interno della Società Antroposofica, che si stampi una cosa simile, poi segua un articolo in cui la cosa si designa come «gratificante», in cui il nemico viene quasi pregato con le mani levate in umiltà di «stendere la mano». Non so dove ancora avvenga. Ora, non avrò nemmeno bisogno di «abituarmi» a una cosa simile. Quando si guarda nel mondo spirituale, ci si abitua a queste cose. Ma voglio richiamare l’attenzione sul fatto che l’uso si è instaurato di considerare le cose che riguardano proprio me come una quantité négligeable. E in rapporto con questo sta anche questa cosa, e da essa difficilmente si può sottrarre qualcosa. Mi dispiace straordinariamente che con questa cosa proprio questo convegno si concluda, cari amici; avrei preferito che il convegno si concludesse con ciò che vi dissi alla fine della mia conferenza di oggi. Perché non so che cosa veramente sia diventato molto meglio per il fatto che è stato qui discusso; rimarrà comunque la quantité négligeable.
Assemblea per la Costituzione della Società nazionale inglese’1 "
DISCORSO DI RUDOLF STEINER
Londra, 2 settembre 1923 Cari amici! Se ora deve essere parlato, in generale, di determinate questioni di costituzione della società nei singoli paesi, ciò dipende principalmente dal fatto che il movimento antroposofico, negli ultimi anni, ha subito un certo sviluppo ulteriore. Il movimento antroposofico ha cominciato più o meno così: inizialmente, dalla vita spirituale che vuole mediare, ha agito; ha agito addirittura per lungo tempo insieme al movimento teosofico. Ed è solo negli ultimi anni che è accaduto che il movimento antroposofico, in quanto tale, si presenta davanti al mondo intero e viene giudicato molto — pertanto, anche — ciò che deve essere una conseguenza naturale — viene molto combattuto. La forma generale del movimento antroposofico — non all’interno, ma verso l’esterno — è un’altra. Ora è così: in un movimento spirituale come è l’antroposofico, è completamente connesso alle leggi interne che non si faccia nulla di diverso da ciò che si riconosce come necessità dalla vita spirituale stessa. Così, naturalmente, in questo movimento stesso non può essere presa in considerazione alcuna considerazione per ciò che viene dall’esterno, sia contraddizione e ostilità, sia riconoscimento. Il significato del movimento antroposofico deve essere quello che scaturisce puramente dalla * Della riunione — eccettuato il discorso di Rudolf Steiner, che è stato stenografato da Helene Finckh — non c’è verbale.
cosa stessa. Non si deve fare nulla di diverso da ciò che si riconosce come necessario dalla vita spirituale per un determinato periodo. Ogni considerazione per l’esterno, sia per il riconoscimento, sia per il successo, sia per la contraddizione e l’ostilità, ogni considerazione conduce a un danneggiamento della vita spirituale che deve essere promossa in tale movimento. E ciò produce necessariamente sempre una specie di conflitto: Si deve seguire le forze interne e naturalmente, affinché il movimento non vada in rovina, si deve fare ciò che il movimento può anche portare avanti nel mondo. Questo produce sempre un conflitto che richiede una vigilanza costante da parte dei membri. E così la costituzione della società deve essere tale da rendere possibile questa vigilanza, che in una certa misura a un tale movimento spirituale si crea anche una specie di vuoto, uno spazio libero e vuoto in cui può veramente dischiudersi. Questo è possibile solo se i singoli gruppi e le connessioni dei gruppi sono organizzati e amministrati nel modo corretto. Ora in realtà nessun movimento spirituale può prosperare nel nostro tempo che sia un movimento speciale dell’umanità. È semplicemente una legge occulta, diciamo, che ogni movimento spirituale veramente sostenibile e fecondo è universalmente umano, è ciò che si chiama nel senso triviale della vita come internazionale, universalmente umano. Nel momento in cui oggi, in questa era, non l’universalmente umano, ma un gruppo di persone in qualche forma diventa un portatore egoistico del gruppo di un movimento spirituale, in quel momento si danneggia il progresso universalmente umano, non l'aiuta, non lo porta veramente avanti. A questo proposito non c’è propriamente nulla da discutere, tanto poco quanto c’è da discutere su una legge naturale.
È una legge spirituale che ogni movimento spirituale che davvero promuova l’umanità deve essere universalmente umano. Ciò naturalmente non impedisce che sia giusta verso tutti i raggruppamenti umani. Si può essere egualmente giusti verso la propria nazione come verso le altre. Ogni nazione naturalmente ha più o meno i suoi grandi impulsi da portare all’intera umanità. E credere che l’internazionale sia legato con un disprezzo del proprio nazionale, questo non è completamente giustificato. Proprio all’interno dell’internazionale vengono dati i punti di vista per stimare il proprio nazionale nel modo corretto e metterlo nella giusta luce. Se pertanto ciò che il signor Collison ha riferito corrisponde a un giudizio reale, non illusorio, allora naturalmente è uno sbaglio se dovessero formarsi due gruppi da questo fatto, che un gruppo non si potrebbe abbandonare al suo sentimento nazionale, vuole in una certa misura vedere un genere di assenza di sé in questo, si sta persino opponendo al valore della propria nazione. Se si è veramente sulla base dell’antroposofia, se si capisce completamente l’essenza dell’antroposofia, allora non può trattarsi del fatto che una diversa opinione su queste cose sorgesse nemmeno. Tanto poco quanto nel mondo — mi scusi se dico questa banalità — un conflitto può sorgere dal fatto che l’aria di montagna è buona e l’aria di mare è buona; se gli uomini sono di costituzione diversa, allora uno ha bisogno di aria di montagna, è forse buona per un certo tipo di disposizione patologica, l’altro ha bisogno di aria di mare, è buona per lui.
Tanto poco quanto si può capire che ora colui che viene mandato all’aria di montagna, maledica terribilmente l’aria di mare, tanto poco si può aspettare che l’entusiasmo per una nazione debba danneggiare in qualche modo l’internazionale, cioè il giudizio imparziale di tutto ciò che nel mondo dai nazionalismi deve agire insieme, non deve separarsi. Così con la vera comprensione di ciò che deve essere l’impulso più profondo dell’antroposofia, non può effettivamente sorgere un tale conflitto. E questo naturalmente deve essere detto: Il compito più essenziale dei rami antroposofici è allora precisamente evitare tali conflitti, intendersi su queste cose. Se le cose sempre si svolgono cosicché un gruppo si rivolge contro l’altro e dice sempre, se quello o l’altro lo fa, questo è contro ciò che dice il Dr. Steiner, questi non sono antroposofi corretti — se allora queste cose procedono negli sfondi e si parla sempre solo del fatto che non ci sono gruppi omogenei e nessun gruppo generale, allora naturalmente non può sorgere nulla di particolarmente fecondo. Ma perché non dovrebbe essere possibile che proprio tali cose attraverso l’apertura dei dibattiti nei rami antroposofici fossero ordinate? Vede, questo è ciò che voglio — accanto all’osservazione di come il mondo esterno si relaziona all’antroposofia, se ostilmente o amichevolmente — chiamare: la vigilanza all’interno di un ramo antroposofico. Si può vegliare nella vita, si può dormire. Non intendo i soliti stati — ne parleremo allora nella conferenza [in GA 228] — , ma intendo gli stati di fronte a ciò che accade nel mondo. Si può dormire, pur sembrando esteriormente svegli. Ma dormire non significa davvero nulla se non distogliere l’attenzione da qualcosa. Quando dormiamo veramente di notte, non significa nulla se non distogliere l’attenzione da tutto ciò che può occuparci nel mondo terreno.
Dirigi l’attenzione allora a cose per che non abbiamo ancora la facoltà percettiva nell’attuale evoluzione dell’umanità. Perciò dormire [di fronte a ciò che accade nel mondo] significa veramente nulla se non distogliere l’attenzione da qualcosa. Ma come antroposofi dobbiamo interessarci intensamente a ciò che accade nel mondo. Il mondo si interessa per l’antroposofia; se non ci interessiamo [per il mondo], allora il mondo diventa ostile. Ciò richiede una vigilanza. E nel significato di questa vigilanza deve allora effettivamente la Società Antroposofica essere costituita nel suo insieme. Perciò devo da qualche tempo richiamare l’attenzione sul fatto che le singole società nazionali dovrebbero dividersi in società nazionali. Tali società nazionali si sono divise in Svizzera, in Germania, nella Cecoslovacchia, in Norvegia, si formeranno quest’anno in Austria e Olanda e così via. Ed è di importanza straordinariamente grande che una tale società nazionale si formi anche qui e che questi singoli società nazionali a loro volta si uniscano alla Società Antroposofica Internazionale, che nel futuro può avere il suo centro a Dornach. Deve accadere a Natale, come è stato progettato dall’assemblea dei delegati nel luglio 1923 a Dornach, che avvenga l’unione alla società internazionale a Dornach. Ma questo può accadere solo se le società nazionali si sono precedentemente organizzate, poiché solo ciò che si è già formato può unirsi. E pertanto sarebbe buono se dalla discussione di questo incontro emergesse la costituzione della Società Antroposofica inglese come un corpo nazionale, con la tendenza di unirsi poi a Natale con la società internazionale e di avere il centro nazionale a Londra, il centro internazionale a Dornach in Svizzera.
Sarebbe bene. Questo è fondamentalmente tutto ciò che è da raccomandare da parte mia. Poiché naturalmente tutto ciò che nel dettaglio, nello specifico deve essere fatto, questo deve dipendere da ciò che gli amici qui considerano il migliore. Se posso sottolineare qualcosa, è che in futuro deve verificarsi una connessione molto più forte, una cooperazione degli antroposofi di tutti i paesi. Ancora e ancora, dovunque vado, mi si indica che si ha un vero desiderio di conoscere qualcosa di ciò che accade qui o là. Oggi gli antroposofi vivono, si può davvero dire, in quasi tutto il mondo civilizzato, ma sanno pochissimo gli uni degli altri. A volte è così forte che colui che vive in una strada non sa nemmeno che un altro vive intorno all’angolo. Non sanno nulla gli uni degli altri. E si desidera un organo di comunicazione internazionale. Ma questo non può essere creato dall’idea, ma può essere creato solo se veramente i gruppi nazionali esistono e si sono riuniti in un gruppo internazionale. Allora troveremo anche veramente in Dornach le possibilità di creare una tale intesa in tutto il mondo. Non è vero, finora è sempre stato cercato in astratto. Quando la rivista «Das Goetheanum» è stata fondata a Dornach, naturalmente c’era anche l’idea che dovesse mediare comunicazioni dappertutto. Sì, ma prima si devono ricevere! Si deve prima riportare tutto a Dornach, e poi da Dornach si può riportare di nuovo oltre. Allora otteniamo anche percezioni internazionali, opinioni internazionali. Questo sarebbe il cammino. Ma non si può crearlo dai pensieri, può essere creato solo in vera cooperazione internazionale. Anche in Francia una tale gruppo nazionale è stata fondata sotto il segretariato generale della Sig.ra Sauerwein.
Per quanto riguarda le altre domande discusse qui, mi sembra veramente che da tutto ciò che è stato presentato nel dettaglio non sorga il minimo ostacolo che il signor Collison abbia le migliori precondizioni per il suo segretariato generale. Non posso vedere che qualcosa si oppone a questo. Quelle cose che ha espresso lui stesso qui, in particolare quella sulla massoneria, mi sembrano completamente non risolutive. Perché — mi scusi che si debba diventare banali in tali cose, ma sono cose della vita quotidiana, e nella vita quotidiana molte cose quotidiane scorrono, mi scusi che si debba essere banali — ho sempre detto quando si è trattato della questione se qualcuno da un’altra movimento — allora era inteso la massoneria — dovrebbe venire nel movimento antroposofico: Non si tratta veramente di ciò che qualcuno è in un altro movimento, ma si tratta del fatto che, quando entra in questo movimento antroposofico, è un buon antroposofo. Non si tratta veramente della questione se qualcuno, diciamo, appartiene anche a un’associazione di calzolai o di fabbri — non sto facendo un confronto, sto solo dicendo il principio — , non deve comunque danneggiare in alcun modo il fatto che appartiene a un’associazione di calzolai o di fabbri e così via, ciò che è antroposofico in lui. Se è un buon antroposofo, allora questo è per il movimento antroposofico ciò che conta. Se è un buon o cattivo o mediocre massone oltre a questo, non riguarda affatto la Società Antroposofica. E lo trovo davvero un po’ strano che si dia peso a giudizi che questo o quello ha, se le supposizioni del signor Collison dovessero essere corrette — altrimenti si modificherebbe — ; dico comunque sempre: Tra gli antroposofi questo non accade, ma così nella vita generale comune accade comunque che questo o quello faccia un giudizio privo di comprensione.
E sarebbe un giudizio privo di comprensione se si facesse dipendere il valore di un membro come antroposofo da ciò se ora è massone o meno. L’ho risposto una volta in Olanda alla domanda del signor Collison proprio da questo punto di vista. Ho detto che proprio un numero dei più antichi e pregevoli membri sono massoni. Non riesco affatto a capire quale ostacolo dovrebbe sorgere da alcuna forma di massoneria per l’appartenenza alla Società Antroposofica. Non riesco affatto a capire. Trovo che il movimento antroposofico vuole essere qualcosa lui stesso. Non è vero, non potrebbe essere fecondo nel mondo se non — mi permetta di usare l’espressione — , dal suo stesso seme, agisse positivamente da sé. È questo che conta: ciò che agisce positivamente. Come questo ora appaia se lo si confronta con uno o l’altro, questo non conta. Se mi compro un abito, si tratta del fatto che corrisponde al mio gusto, emerge dalle mie intenzioni. Che cosa ha a che fare il fatto che qualcuno viene e dice: L’abito non appare come quello che l’altro indossa. — Non si tratta proprio del fatto che si debba indossare l’abito dell’altro, ma il proprio. Non si indossa, se si diventa antroposofi, la massoneria. Così è veramente completamente impossibile pronunciare questo giudizio. Ma naturalmente c’è qualcos’altro dietro a una cosa simile. È — mi scusi che dica così — , è secondo la mia opinione l’antroposofia non sempre viene stimata abbastanza altamente dai membri. C’è una tale tendenza nell’attuale umanità che si stima sempre ciò che è più antico, ciò che ha più apparenze, ciò che si atteggia in modo più misterioso e così via, si stima più in alto e ciò che si presenta in modo aperto e onesto viene sottovalutato secondo il metro dell’apparenza e simili, che si atteggia così a dare un’impressione in una maniera indeterminata.
È una specie di degradazione del movimento antroposofico se lo si valuta in questo modo, che si dica: Può essere danneggiato dal fatto che questo o quel membro viene da questo o quel altro movimento. — Dovrebbe essere terribilmente debole se potesse essere danneggiato da tali cose! Così io credo che dietro c’è precisamente il fatto che si ha sempre da qualche parte una segreta nostalgia di dire: Questo o quello non è un buon antroposofo. — Allora si cercano ragioni. Si cerca sempre, per ciò che è simpatico o antipatico, ragioni — non si fa la simpatia secondo la ragione, ma si cercano allora le ragioni a ciò che è simpatico o antipatico — , allora si cercano ragioni, e allora si trova per esempio: L’altro è massone, quindi non può essere un antroposofo decente e così via. — Si guardi se è un antroposofo, un vero, e allora si giunga solo al giudizio se appartiene o meno; non si badi affatto se è massone o simili. Questo mi ricorda sempre un giudizio che ho sentito nella illuminata Weimar — ma non l'intendo ironicamente, è qualcosa che ho veramente sentito una volta sulla piazza del mercato — : Due donne parlavano insieme, e una diceva di qualcuno che era un liberale. L’altra disse: Che, un liberale è? Lo conosco da anni, è un calzolaio! La cosa è precisamente questa, che si starebbe all’incirca nella stessa direzione di giudizio se si dicesse: I massoni non possono venire nel movimento antroposofico! Non è vero, è così che io stesso, se non ci fosse opposizione o inimicizia, veramente sempre mi astengo dal pronunciare un giudizio su altri movimenti attuali. Nel momento naturalmente in cui da un movimento viene inimicizia, inimicizia aperta o nascosta, allora si tratta di prendere posizione, allora devo farlo, io potrei dire, per l’onore dell’antroposofia.
Ma finché non è il caso, non è proprio possibile prendere una qualunque posizione ufficiale o ufficiosamente verso altri movimenti. E questo appartiene persino alle leggi interne di sviluppo di un tale movimento come è l’antroposofico. Se si preme continuamente da un lato, si guarda da un altro, allora non si ha lo spazio libero per procedere interiormente positivo dal proprio germe della cosa. Si deve cercare di abbandonarsi completamente agli impulsi interni, di non andare verso l’esterno. E questo, ritengo, dovrebbe diventare la base delle discussioni. E se questo sarà la base effettiva delle discussioni, allora, ritengo, tutto potrà andar bene. Credo che il signor Collison sotto questi punti di vista, che indubitabilmente saranno i suoi, assuma il segretariato generale. È l’uomo che ha fatto di più per la traduzione e per la diffusione della letteratura antroposofica qui in Inghilterra e nelle colonie; continuerà anche in futuro a rappresentare ciò che di forza impulsiva è nella società qui, e potrà servirla nel migliore dei modi. Che naturalmente un uomo come il signor Collison non possa scrivere ogni lettera da solo, nemmeno essere a ogni riunione, consiglio, è naturalmente completamente ovvio. Deve quindi avere un segretario veramente capace. In quale maniera si compone ora il consiglio di amministrazione qui, questo i cuori dei membri che si posizionano sul punto di vista appena caratterizzato e dimenticheranno per un po’ quali difficoltà ci sono qui, troveranno essi stessi meglio dalla loro comunità. Con ciò credo di aver toccato al meglio la questione che qui viene in considerazione. Dr. Steiner sulla proposta di aggiungere il suo nome alla Società Antroposofica:
Posso dire qualche parola al riguardo: Proprio per la forma che il movimento antroposofico ha assunto nel corso degli anni, di cui ho parlato poco fa, è sempre stata per me una questione difficile portarmi a qualcosa di nominato esteriormente in qualche modo. Ho attirato l’attenzione su questo: Il movimento antroposofico ha in sé certe leggi per un movimento spirituale così conformato, ed è questo ancora e ancora ciò che naturalmente deve farmi riflettere quando si tratta di una tale questione come quella che il signor Dunlop mi ha posto alcuni giorni fa o in realtà già mesi fa, già nella discussione dell’anno precedente, e perciò è necessario che io dica qui alcune parole sulla questione. Verso l’esterno il movimento antroposofico deve essere rappresentato nella vigilanza. All’interno, come ho già espresso oggi, deve agire puramente dal suo proprio germe e non fare nulla se non ciò che è in accordo con vere leggi occulte. Questo mi ha mosso, già da lungo tempo, riguardo a tutto ciò che realmente gioca tra me e il movimento antroposofico, riguardo a tutto questo, a voler essere in sostanza nella società nulla se non ciò che scaturisce da ciò per cui sono assolutamente necessario all’interno della società. Così all’interno della società stessa voglio essere nulla di diverso da ciò che accade da solo per il fatto che determinate cose devono essere fatte da me. In una certa relazione questo varrà anche per la Signora Dr. Steiner con che è stato discusso più volte per anni che anche lei non dovrebbe essere nominata come nulla se non ciò che deve essere assolutamente fatto da lei. Da questo scaturisce già da solo la posizione. E questa posizione non dovrebbe essere migliorata né da elezione né da nulla d’altro — o il più delle volte viene solo peggiorata — , ma dovrebbe essere il caso che tutto ciò che è relazione sia risultato direttamente dal modo in cui le personalità sono necessarie. Ora, naturalmente si tratta del fatto che questo come fondamento sia completamente compreso all’interno della società, allora sì potete in riguardo a ciò che si considera necessario, validare pienamente tali ragioni come quelle che il signor Dunlop ha messo in avanti. E in quanto questo è compreso nella società, che sia solo le ragioni che il signor Dunlop ha messo in avanti, presso la rappresentazione, anche della rappresentazione ideale della società verso l’esterno — dell’identificazione della società in una certa relazione con me — , in quanto siano solo queste ragioni che forse oggi lo rendono desiderabile che io non mi opponga, di assumere ciò che è offerto con questo proprio per questa regione, lo farò. Ma appunto quello è uno: l’assunzione, l’assunzione di questo nome. Ma l’altro però è che nella società sia veramente compreso che io dalla tale denominazione ufficiale non tragga alcun’altra conseguenza se non quella che fino a ora ho tratto anche dalla naturalezza dei fatti: Nessun altro potere, nessun altro prestigio, nulla che possa ricordare un diritto, vorrei conquistare attraverso una tale denominazione, ma vorrei solo agire nella società come risulta dalla cosa stessa. Vorrei solo essere nella società ciò che devo essere una volta, perché le cose che vengono in considerazione devono essere fatte da me. E questo è ciò che rende la cosa una dualità. Entrambi i lati devono essere considerati in modo sufficientemente. Se è il caso — e questo giace nelle intenzioni del signor Dunlop, le ragioni scaturiscono da questo — , allora nulla si oppone in alcun modo al fatto che il suggerimento del signor Dunlop sia accettato. Non credo che conduca allora a qualcosa di diverso da quello da cui non posso neanche deviare di un passo.
Il movimento antroposofico deve rimanere un movimento interno, deve in una certa relazione portare il carattere esoterico: che da me stesso non sia fatto nulla, se non ciò che scaturisce immediatamente dalla cosa. Così, la cosa deve solo essere veramente considerata a fondo: non aspiro a nessun altro potere se non a quello che scaturisce dalla cosa stessa. Devo farlo a causa delle leggi di un movimento spirituale. — E proprio per il modo in cui la Società Antroposofica e il movimento stanno oggi nel mondo, deve nel modo più rigido essere osservato che non si vada nemmeno di un passo oltre a ciò che è prefissato dalla legalità interna del movimento stesso.
Raduno di settembre della Società Antroposofica in Germania Delegiertentagung" alla preparazione della fondazione della Società Antroposofica Internazionale Stoccarda, 13-17 settembre 1923
Lettera di invito nel n. 6 del «Mitteilungen, redatto dal Consiglio della Società Antroposofica in Germania», Stoccarda, luglio 1923
Ai membri della Società Antroposofica in Germania Con questo invitiamo tutti i membri della Società Antroposofica in Germania, in particolare i membri del consiglio allargato e le persone di fiducia, a un raduno principale che si terrà nel tempo tra il 10 e il 15 settembre di quest’anno, a Stoccarda. Un programma dettagliato di questo convegno non possiamo oggi ancora presentarvelo, ma abbiamo la grande gioia di comunicarvi che il signor dott. Steiner, dal 12 al 15 settembre, ha promesso una serie di conferenze. Le iscrizioni a questo convegno principale possono essere già ora indirizzate alla Società Antroposofica in Germania, Stoccarda, Champignystraße 17. Cari amici! Dall’assemblea dei delegati, il signor dott. Steiner, in vari luoghi — ad esempio durante le due assemblee generali della Società Antroposofica in Svizzera — ha parlato del fatto che la Società Antroposofica deve porsi un nuovo compito, che le procuri anche il rispetto del mondo esterno. La questione emerge con massima chiarezza nelle otto conferenze che ha tenuto a Dornach dal 10 al 17 giugno. Portiamo in questo * Dall’annuncio di Rudolf Steiner del suo viaggio a questo convegno dopo la sua conferenza a Dornach del 10 settembre e dai documenti che seguono, emerge che questo convegno fu inteso come un «convegno dei delegati».
numero dei «Comunicati» un rapporto riassuntivo su queste conferenze e vogliamo soprattutto richiamare l’attenzione al brano finale: «Su questo dovrebbe essere discusso dappertutto, come si dia alla Società Antroposofica un carattere determinato.» Tali discussioni furono anche già allora al centro di molti circoli, e quello che abbiamo potuto apprendere dalle lettere giunte ci è stato straordinariamente prezioso, e siamo sinceramente riconoscenti per questo. Ora sarà certamente, così come qui a Stoccarda, in misura ancora infinitamente accresciuta a toccare i cuori, e siamo lieti di sperare che riuscirà a raccogliere i frutti del lavoro di questa estate da tutti i lati per portarli al convegno principale, per poter così porre il lavoro dell’inverno prossimo, che sarà certamente particolarmente difficile, sotto i nuovi punti di vista. Vediamo la necessità di presentarci con il più rapido possibile, alla ripresa del lavoro pubblico con conferenze incisive sulla natura dell’antroposofia in tutti i maggiori centri. Ci appare uno stile nuovo per tali conferenze un nuovo linguaggio. I seguaci dell’ antroposofia, che a lungo hanno attinto dalla fonte spirituale vivente, dovrebbero presentarsi così che nessuno possa dire che si tratta di un’imitazione servile di quello che il dott. Steiner ha detto o scritto. Dobbiamo mettere molta nostra propria forza persuasiva sul piatto della bilancia, per dimostrare la forza generativa dell’antroposofia nell’uomo vivente. Per una tale presentazione ogni singolo ha bisogno dietro a sé di una società la cui organizzazione assicuri l’unità dell’azione. Già oggi si manifestano spontaneamente in vari luoghi i germi fecondi di un’articolazione naturale. Sentiamo ad esempio dai nostri amici dell’Italia centrale che tengono riunioni trimestrali, così che una serie di gruppi di lavoro attraverso i loro rappresentanti giungono allo scambio di esperienze e al reciproco resoconto. Lo stesso hanno realizzato gli amici sul Reno nonostante la difficoltà infinita che deriva dall’occupazione. Qui a Stoccarda possiamo guardare indietro con grande soddisfazione alle riunioni che si sono tenute ogni quattro settimane nel modo che amici da tutti i comuni circostanti sono venuti qui per il lavoro comune. Se sviluppiamo consapevolmente le tendenze qui presenti, potremo realizzare quello che non ci riesce per nessuna corrispondenza e per nessun invio di scritti. Abbiamo negli uffici della Società Antroposofica scritto e ricevuto innumerevoli lettere e possiamo tranquillamente affermare che, a parte le cose puramente «burocratiche», che hanno il loro posto e sono necessarie, le migliori cose che abbiamo da dirci e da darci reciprocamente, non possono trovare espressione. Ma immaginiamo che creiamo su tutta la Germania circa sei o otto centri, che siano regolarmente raggiungibili per tutti i membri che abitano in un raggio maggiore, allora forse sei o otto lettere basterebbe affinché tutti gli amici ricevano un’informazione regolare e rapida. Anche l’attività di viaggio acquista prospettive di successo, quando in tali riunioni dei distretti più ampi è possibile una visita reciproca e in particolare la partecipazione della direzione di questo luogo. Il convegno principale potrà affrontare tali questioni. Inoltre vogliamo giungere alla costituzione della giunta allargata e dell’ente dei rappresentanti di fiducia; e questi affari indicheranno di nuovo il lavoro interiore dei singoli gruppi di lavoro. Si menzioni ad esempio solo l'importante questione dell’introduzione all’antroposofia: «Fino nei dettagli dobbiamo lavorarci per arrivare a linee direttive, che funzioneranno poi come ovvietà.» Così recita la conclusione della settima delle conferenze di Dornach. Il superamento dei «tre punti», che nella loro fondamentalità ricordano le più antiche società occulte, è forse il compito più grande che ci pongono le conferenze di Dornach. Speriamo di potervi presentare presto un progetto che metta in rilievo tre linee direttive: 1. Ciò che coloro che vengono dall’esterno possono vedere come scopo della società, 2. ciò che le persone riunite nella società vogliono porsi come compito, 3. ciò che la società vuole influenzare in tutti gli ambiti della vita. Se portiamo la giusta consapevolezza di sé per ciò che ognuno di noi è stato condotto all’antroposofia, allora troveremo anche le giuste parole, che le «anime senza patria» possono sentire. Il tempo è breve e i compiti sono grandi. Con cordiali saluti La giunta della Società Antroposofica in Germania per conto: Ing. dott. Carl Unger. Dott. Walter Johannes Stein.
Circolare della giunta della Società Antroposofica in Germania ai gruppi di lavoro in Germania e Austria nonché ai rappresentanti di fiducia: Cari amici!
Stoccarda, 31 luglio 1923 Champignystraße 17
Oggi possiamo darvi informazioni più precise sul convegno principale di settembre, a cui è stato invitato nei «Comunicati» N. 6, anche se il programma non può ancora assumere la sua forma definitiva. Per quanto riguarda la data è dovuta a questo punto una piccola modifica, in quanto il convegno non avrà luogo tra il 10 e il 15 settembre, ma da giovedì 13 a lunedì 17 settembre 1923.
Lo svolgimento del convegno è pensato in modo che, al mattino, dalle 10/41 in poi, si tengano riunioni e consultazioni della giunta allargata, dei rappresentanti di fiducia e dei capi dei gruppi di lavoro (sulla base di comunicazioni speciali ai partecipanti). Per il pomeriggio, dalle 4 alle 6, sono previste le relazioni principali, in particolare anche quelle di collaboratori di questo luogo. Subito dopo discussione. Nelle serate avranno luogo (dalle 8 in poi) conferenze del signor dott. Steiner ed eventualmente di altre personalità. Come argomenti di trattazione per i pomeriggi e le serate verranno considerati soprattutto i seguenti: I. La Società Antroposofica e il suo compito spirituale all’interno e verso l’esterno. Come punti particolari sono previsti: 1. Organizzazione della fiducia, giunta allargata ecc. 2. Associazioni regionali di gruppi di lavoro 3. Attività di conferenze 4. «Corsi introduttivi» 5. Trascrizioni di conferenze 6. Ammissione dei soci 7. Questioni finanziarie. II. Lotta contro gli avversari. III. Formazione delle società antroposofiche nei singoli paesi e fondazione della società internazionale a Dornach. IV. La ricostruzione del Goetheanum. Relazioni dei gruppi di lavoro (in particolare su I e II) ed eventuali comunicazioni, vi chiediamo di registrarle al massimo entro il 1. settembre, affinché possano essere considerate adeguatamente nella compilazione dell’ordine del giorno. Eventuali altri desideri riguardanti il programma, vi chiediamo di comunicarli anche al più presto possibile. Società Antroposofica in Germania La giunta: Dott. Carl Unger. Dott. W. J. Stein
Ai rappresentanti di fiducia della Società Antroposofica in Germania!
Cari amici! Vi invitiamo con questo a un’assemblea dei rappresentanti di fiducia, che dovrà precedere il nostro convegno. Giovedì 13 settembre 1923, verso le 10 antimeridiane, vogliamo riunirci al Gustav-Siegle-Haus a Stoccarda, per deliberare sullo scopo del convegno. Perché solo se il pensiero direttivo sarà sostenuto e accolto da tutti i rappresentanti di fiducia, riusciremo a tenere un convegno in cui la coscienza della società si risvegli. In futuro, la giunta e la giunta allargata, insieme ai rappresentanti di fiducia, dovranno formare attivamente molte cose. In questa riunione preliminare pianifichiamo, innanzitutto, di costituire i due enti della giunta allargata e dei rappresentanti di fiducia. Ognuno di questi due enti deve sentirsi come ente, e consapevole del proprio compito. Alla produzione di una coscienza di società appartiene che i membri della giunta allargata, distribuiti su tutta la Germania, si sentano come rappresentanti pienamente agenti del loro ente, e lo portino anche all’esterno alla loro espressione. Dovrebbe esistere una consapevolezza che i gruppi di lavoro (rami) siano articolazioni della Società Antroposofica in Germania, alle quali spetta il lavoro interiore. Non dovrebbero presentarsi pubblicamente all’esterno. Tutte le manifestazioni pubbliche dovrebbero essere organizzate dai singoli membri della giunta allargata, a nome della Società Antroposofica in Germania. Così, verso l’esterno, la società sarà rappresentata rappresentativamente dalla giunta e dalla giunta allargata. I rappresentanti di fiducia ammettono i soci. Anche loro realizzano un’efficacia verso l’esterno. L’ammissione avviene nella Società Antroposofica (inizialmente, in nessun ramo). La giunta effettua l’ammissione; il rappresentante di fiducia la propone attraverso la domanda di ammissione da lui sottoscritta. Così, ogni socio dapprima diviene un socio libero, cioè socio della società. Solo allora può diventare socio di un ramo, cioè socio di un gruppo di lavoro che lavora esotericamente. Questo dovrà essere solo un esempio, per mostrare quale genere di attività sia quella del rappresentante di fiducia. È pianificato di far controfirmare ogni tessera di socio a Dornach (la proposta proviene dal signor dott. Steiner), affinché, infine, ogni singolo socio si senta come socio della società internazionale, che avrà il suo centro a Dornach. Ma questo potrà essere stabilito solo nel convegno della società internazionale, a Natale. Vedete, si tratta di preparare le società nazionali per questo raggruppamento internazionale. Ma questo aspetto organizzativo, per quanto importante, starà tuttavia in secondo piano. L’obiettivo più importante del nostro convegno è la discussione sullo scopo della società e la modifica dei tre principi, contenuti nel progetto dei fondamenti. [*] Questi tre principi contengono ancora qualcosa del settarismo della Società Teosofica e sono quindi come principi di un vero movimento mondiale non appropriati. Se la nostra società vuole espandersi come corrisponde al suo compito nel presente, allora non deve venire richiesto da nessuno di dichiararsi fedele a principi, ma ogni persona deve poter diventare socio che ha interesse nel fatto che esista una società, nel che in modo legittimo si cerchino i percorsi nei mondi soprasensibili, per fecondare la vita e i suoi singoli campi pratici dalla conoscenza soprasensibile. Ma le persone che vogliono questo sono molte più di quanti non siano i soci della nostra società, e tale trasformazione della società avrebbe quindi una conseguenza di un’espansione completamente straordinaria della stessa. In questa espansione tuttavia tutto dipenderà dalla conoscenza dell’uomo dei rappresentanti di fiducia e dall’aiuto che viene loro dalla parte dell’intera compagine associativa. Perché in futuro tutte le specie di misure settarie nell’ammissione dei soci, come la richiesta di completare corsi introduttivi, leggere certi libri ecc., dovranno cadere, ma tutto dipenderà invece dalla conoscenza dell’uomo. I rappresentanti di fiducia dovranno imparare a cercare e trovare gli uomini che per la loro essenza appartengono a noi, non coloro che hanno ascoltato una dottrina e ora si dichiarano a favore di essa. Questa tendenza e i resti di un’essenza confessionale dovranno essere superati. Tutto questo dovremo discutere e molte altre cose che gli amici stessi vorranno realizzare. Ma speriamo che tale discussione preliminare possa creare un’unanimità e un’affettuosità, che conferirà al corso dell’intero convegno calore antroposofico e slancio giovanile. Sinceri cordiali saluti Per conto: Dott. Walter Johannes Stein [*] Vedi sotto le annotazioni.
Invito con programma, con note manoscritte di Rudolf Steiner
Invito al convegno di settembre della Società Antroposofica in Germania Con questo invitiamo tutti i soci della Società Antroposofica in Germania al convegno della nostra società, che si terrà dal 13 al 17 settembre dell’anno corrente, presso il Gustav-Siegle-Haus a Stoccarda. I soci della Libera Società Antroposofica in Germania, nonché delle Società Antroposofiche estere, sono cordialmente benvenuti come ospiti. Il convegno dovrà offrire una panoramica sulla situazione attuale della Società Antroposofica in Germania, e dovrà deliberare sul compito della società che dovremo porci per il prossimo futuro. In connessione con ciò, dovranno essere discussi i tre principi contenuti nei fondamenti della società. Un compito del convegno sarà, inoltre, che la società tedesca si prepari per l’assemblea costituente della Società antroposofica internazionale, che si terrà a dicembre a Dornach. Poiché in un’assemblea della Società Antroposofica non si tratta di risultati di votazione, non è necessario che i nostri gruppi di lavoro inviino delegati speciali; piuttosto, vogliamo desiderare che il più possibile dei soci della società si presentino in modo libero, così che al convegno saranno rappresentati tutti gli orientamenti di volontà che esistono nella Società Antroposofica. I BIGLIETTI DI ACCESSO verranno rilasciati contro esibizione della tessera di socio e pagamento di una quota per le conferenze del dott. Steiner e per coprire le spese. Questa quota sarà circa 37 2 marchi base, moltiplicati per il rispettivo indice di borsa dei librai (al momento 1600 000).
GLI ORDINI SCRITTI per i BIGLIETTI DI ACCESSO al convegno vengono ora accettati dall’ufficio amministrativo di Stoccarda, Champignystraße 17. I biglietti ordinati, tuttavia, non verranno inviati all’ordinante, ma verranno depositati presso l’ufficio amministrativo, e potranno essere ritirati là nel periodo dal 10 al 12 settembre incluso, contro esibizione della tessera di socio e pagamento della quota summenzionata di 3x/s marchi base. Dal 13 settembre, i biglietti di accesso non ritirati presso l’ufficio amministrativo verranno depositati al Gustav-Siegle-Haus per i richiedenti. I biglietti di accesso valgono per tutte le manifestazioni, salvo le due rappresentazioni di euritmia. Per le tre conferenze serali del signor dott. Steiner vengono rilasciati speciali biglietti di accesso per quei soci delle Società Antroposofiche che non possono partecipare al convegno stesso. Questi biglietti speciali per le tre conferenze serali del signor dott. Steiner e le due rappresentazioni di euritmia verranno venduti durante il convegno, zXX, a orari e prezzi che verranno comunicati presso la cassa al Gustav-SiegleHaus. LE ISCRIZIONI vi chiediamo al più presto possibile, affinché i biglietti di accesso possano essere messi a disposizione in tempo. Per quanto possibile, siamo pronti a provvedere per gli alloggi. Cercheremo, come in altre occasioni, di procurare ospitalità gratuita, presso i nostri soci di questo luogo, per un numero limitato di partecipanti. Vi chiediamo quindi di comunicare i nomi dei partecipanti che ne hanno bisogno, e i loro desideri riguardanti l’alloggio, al massimo entro il 3 settembre. Tutte le comunicazioni riguardanti il convegno, vi chiediamo di indirizzarle all’ufficio amministrativo della Società Antroposofica in Germania, Stoccarda, Champignystraße 17, e di apporvi la dicitura «Convegno».
Programma Giovedì 13 settembre 1923: SERA ORE 8: Apertura e saluto da parte del presidente. Relazione del dott. Carl UNGER. Discussione.
[facsimile manoscritto]
Venerdì 14 settembre^ 1923^ ^ 4^ - &.&&£ MATTINA ore 10: Relazione del dott. EUGEN KOTISKO Discussione. * - ’ • • POMERIGGIO ore 4:
Conferenza di EMIL. LEINHAS: »I punti nodali della questione sociale«
Discussione. Sera ore 8:
Prima conferenza del dott. Rudolf Steiner:
«L’uomo nel passato, presente e futuro».
Sabato 15 settembre 1923: "
[facsimile manoscritto]
Mattina ore 10: Conferenza di LOUIS WERBECK: «Sulla fondazione psicologica del lavoro di società» POMERIGGIO ore 5: Prima presentazione nell’arte euritmia, proveniente dalla Libera scuola superiore di scienza dello spirito a Dornach, sotto la direzione di signora Marie Steiner. Sera ore 8: Seconda conferenza del dott. Rudolf Steiner: «L’uomo nel passato, presente e futuro».
Domenica 16 settembre 1923:
MATTINA ore 10: Conferenza di Louis Werbeck: «La conoscenza del nemico e la critica del nemico». Singoli ritratti degli avversari attraverso il dott. Stein, dott. Kolisko, dott. Husermann e altri. Discussione. POMERIGGIO ore 5: Seconde presentazioni nell’arte euritmia, proveniente dalla Libera scuola superiore di scienza dello spirito a Dornach, sotto la direzione di signora Marie Steiner. Ripetizione del programma di sabato. Sera ore 8:
Terza conferenza del dott. Rudolf Steiner: «L’uomo nel passato presente e futuro». Lunedì 17 settembre 1923: MATTINA ore 10: Conferenza del dott. WALTER JOHANNES STEIN. Discussione.
[facsimile manoscritto]
[facsimile manoscritto]
POMERIGGIO ore 4: Discussione. SERA / ore: Conferenza del dott. Carl UNGER: «Dalla vita dell’anima» come esempio di una conferenza pubblica sull’antroposofia. Discussione sull’attività di conferenze pubbliche.
La giunta della Società Antroposofica in Germania.
Trascrizione della scrittura manoscritta di Rudolf Steiner della pagina 623: ogni mattina: Visite alle ore 1/4 alle 8 attraverso l’Istituto [clinico-/terapeutico]. Discussione sulla questione degli avversari. Dal fenomeno primordiale del lavoro antrop. Ore 3 [Invito scuola Waldorf]. (Nota stenografica sulla «Conferenza di Louis Werbeck»:) Dal puramente formale (secondo il titolo della conferenza «La conoscenza del nemico e la critica del nemico»:) psicologicamente e [segue una parola non leggibile] Ore 3 [Istituto di ricerca scientifico] Theberath. Scuola Waldorf. (Nota stenografica sulla conferenza del dott. Stein di lunedì 17 settembre 1923:) Dallo spirito della verità Per gli amici da fuori = marche di pane.
Parole di Rudolf Steiner al convegno di Stoccarda all’inizio della sua prima delle tre conferenze del convegno (in GA 228) Stoccarda, 14 settembre 1923
Qualche parola d’introduzione mi sia permesso di anteporre al mio discorso odierno. Devo ringraziare nel modo più cordiale per il bel saluto che, sia a me sia alla signora dott. Steiner, è stato rivolto all’inizio di questo convegno. Era cosa ovvia che ci presentassimo proprio a questo convegno, poiché sapevamo che coloro che lo hanno promosso, i nostri amici di Stoccarda, si promettevano da parte loro straordinariamente molto proprio da questo incontro degli amici antroposofici, e continuano a promettersi. Il convegno ha cominciato promettentemente; siamo stati condotti, in un modo che conquista i cuori, nello sviluppo del movimento antroposofico; e anche questo pomeriggio è stato indicato molto di importante, che è nato dal movimento antroposofico. Di molte cose che sono state accennate dalla storia del movimento antroposofico, sarà tuttavia necessario, più e più volte, rettificare qualcosa: non tanto nella discussione di ciò che era prima, quanto nella caratterizzazione di ciò che — almeno doveva essere inteso così — all’inizio del movimento antroposofico non doveva esserci. Molte delle osservazioni che sono state fatte in questo senso, sarà certamente necessario rettificarle in seguito. E sarebbe allora auspicabile che il protocollo, se in questi tempi cari un tale verrà completato di questa assemblea, fosse redatto con particolare cura. * Desidero non tralasciare di esprimere qui la speranza che, dopo il corso promettente straordinariamente favorevole, il corso ulteriore del convegno possa procedere in modo molto fruttuoso per lo sviluppo della Società Antroposofica tedesca.
È già una necessità che, proprio a questo convegno, si realizzi qualcosa di quello che è stato sperato dai nostri amici di Stoccarda. E così, in questa breve introduzione, mi sia permesso di esprimere il desiderio che, anche quando avrà inizio domani la discussione vera e propria sul contenuto sachlich che questo convegno deve avere, tale discussione possa procedere in modo molto favorevole al corso ulteriore della questione antroposofica in Germania. Non posso fare a meno, in questa occasione — poiché effettivamente, a tali cose, non sempre si trovano occasioni, e ognuna che si offre dovrebbe effettivamente essere colta — non posso fare a meno, proprio in questa occasione, in queste parole introduttive, di richiamare l’attenzione su qualcosa che, effettivamente, col contenuto interiore del movimento antroposofico, in senso più ampio, si riferisce direttamente in questo tempo. È stato menzionato parecchio di ciò che il movimento antroposofico ha realizzato. E proprio nella situazione in cui siamo, dove si offrono così poche possibilità che venga destata l’attenzione per ciò che emerge dal grembo di questo movimento antroposofico, non dovrebbe venire tralasciato che, certamente, anche di nuovo in questi giorni, il movimento antroposofico ha da indicare qualcosa di importantissimo riguardo alla ricerca che viene condotta all’interno di questo movimento antroposofico.
Potremmo oggi, se le nostre cose fossero accolte nel mondo allo stesso modo di quelle che si svolgono nel campo della ricerca scientifica esterna, indicare di nuovo come risultati di ricerca di primo rango sono cresciuti dal grembo del movimento antroposofico. Si saprà come la disputa medica tra omeopati e allopati è stata condotta per un tempo lungo, come contro l’uso di entità minime di sostanze siano stati adotti i più vari argomenti e come effettivamente fino a oggi non si è stati in grado di presentare esperimenti esatti e autorevoli, che in modo ineccepibile mostrino che entità con corrispondente, proprio grande diluizione entrano in una metamorfosi di un’efficacia, che ormai è qualcosa di completamente diverso dalla loro modalità di azione materiale-sostanziale. Ora nel nostro Istituto di ricerca biologica è riuscito, in particolare attraverso il lavoro devoto di signora Kolisko, stabilire risultati sull’efficacia di minime entità in modo ineccepibile fino a 1 a un trilione in modo scientificamente valido. Vedi, queste sono cose che sono nate sul suolo del lavoro antroposofico. E non dobbiamo all’interno della nostra società passare in modo assonnato accanto a tali cose, ma appartiene già al conseguimento di una consapevolezza comprensiva della società che questa società sappia ciò che accade all’interno del suo orizzonte, in realtà all’interno del suo corpo.
Perché veramente non ci si può immaginare che qualcuno possa avere una giusta consapevolezza del suo completo benessere, se ad esempio non sa quali processi della nutrizione — non intendo ora in senso scientifico, ma nel senso come si avverte attraverso sentimenti di fame e sete — si svolgono in lui. Perciò ho voluto afferrare questa occasione per richiamare l’attenzione sul fatto che nel trattato che è uscito dall’Istituto di ricerca biologica, scritto da signora Kolisko, e che ora si può acquistare, è entrato di nuovo nel mondo qualcosa a cui effettivamente dovrebbe essere indicato oggi. Così che possiamo effettivamente già dire: All’interno della presenza antroposofica succede qualcosa che vale la pena che entri nella consapevolezza generale della Società Antroposofica. Perché da questo verrà certamente in su un rafforzamento e un rinvigorimento di questa consapevolezza. Non so se abbia così anticipato a qualcuno che voleva parlare della cosa, ma ho voluto comunque afferrare l’occasione di questa introduzione e anche portare con questo proprio il nostro cordialissimo saluto alla parte biologica della nostra ricerca antroposofica oggi, dove io parlo per la prima volta durante questi giorni. La terza delle tre conferenze del convegno (in GA 228) ha chiuso Rudolf Steiner con le parole: Stoccarda, 16 settembre 1923
… che allora, domani, una tale discussione qui inizi, che all’interno della Società Antroposofica qualcosa si noti di ciò che veramente ora si voglia, in siffatta maniera, formare questa società; che in questa società sia veramente presente una consapevolezza molto viva di ciò che l’uomo completo debba essere — l’uomo completo, che debba correttamente comprendere se stesso come l’uomo del futuro. Poiché questi tre sono anche uno. E ciò che l’uomo è stato nel passato, è nel presente, ciò che sarà nel futuro — questo abbraccerà, una volta, voglio dire, dinanzi all’ordine divino del mondo, l’intero Antropos. Ma dovrà essere perseguito per mezzo di un’antroposofia presa con entusiasmo e con tutto il cuore, che guidi verso il giusto, vero Antropos, l’uomo totale, l’uomo completo.
RELAZIONE COMPLESSIVA SUL CONVEGNO DI SETTEMBRE A STOCCARDA (CONVEGNO DEI DELEGATI)
[Di questo convegno di settembre a Stoccarda non esiste — con l’eccezione delle tre conferenze di Rudolf Steiner tenute stenograficamente — nessun protocollo. Carl Unger diede nel settimanale pubblico tedesco «Antroposofia» (5. anno, n. 13, del 27 settembre 1923) il seguente rapporto complessivo:] Convegno della Società Antroposofica in Germania dal 13 al 17 settembre Carl Unger La Società Antroposofica esiste da 10 anni, ma guarda indietro a una vita di 21 anni: si trova nell’età della sua maturità. Essa fu fondata come società particolare, quando si era rivelato che quei membri della Società Teosofica che, nella scienza dello spirito del dott. Rudolf Steiner, vedevano il compimento dei loro ideali teosofici, non dovevano più essere tollerati nella Società Teosofica; ma essa entrò in vita già allora, quando al dott. Steiner fu avanzata la richiesta di cercare diffusione, per le sue ricerche, all’interno della struttura della Società Teosofica. Così la Società Antroposofica esiste attraverso l’unione di persone che, nell’opera di Rudolf Steiner, hanno trovato il compimento della loro sete di vita. Ma la sua maturità ha un significato più profondo! L’uomo singolo sta nella storia del suo tempo; e non è molto tempo fa che l’azione di personalità eminenti poteva agire in modo determinante sulla storia. Nel nostro tempo l’uomo singolo ha grande importanza, se è una personalità compatta. L’assembramento di singoli in una massa, nelle assemblee, associazioni, parlamenti, agisce oggi per lo più in modo disastroso sull’individuale. Ma la Società Antroposofica, come società, vuole avere un significato più grande di quanto non potrebbe ogni singolo dei suoi soci; vuole agire in modo determinante sulla storia, nell’elevazione dell’individualità nel senso serio. Il convegno che dal 13 al 17 settembre si è tenuto presso il Gustav-Siegle-Haus a Stoccarda ha iniziato il fatto che la Società Antroposofica prende consapevolezza della sua importanza mondiale, e affronta il suo compito storico. La scienza dello spirito orientata antroposoficamente si rivolge a tutti gli uomini. Dovunque essa formi il contenuto spirituale di una società, questa dovette essere fondata fin dall’inizio come società mondiale. L’antroposofia come tale e le opere di Rudolf Steiner sono diffuse su tutto il mondo. Ma è legato con la catastrofe mondiale degli ultimi anni che si formino proprio ora rapidamente l’una dopo l’altra le società di paesi indipendenti antroposofiche, che si trovano nel loro centro spirituale Dornach nel
Goetheanum che risorge, l’officina del dott. Steiner, si riuniscono nella grande società mondiale, a dispetto di tutto ciò che divide, che vuole strappar l’uomo dall’uomo, il popolo dal popolo. È stato negli ultimi anni dal movimento antroposofico molte cose intraprese che hanno potuto dimostrare la fecondità di vita dell’antroposofia su tutti i campi di vita: Corsi universitari, congressi, fondazioni scientifiche ed economiche hanno tracciato cerchi ampi; la Libera scuola Waldorf e la meravigliosa arte dell’euritmia hanno condotto a successi inauditi; gli impulsi artistici del Goetheanum non sono certo bruciati nel fuoco, anche se i meravigliosi drammi-misteri di Rudolf Steiner devono ancora aspettare più a lungo, fino a che potranno riapparire sulla scena nella forma loro consona. Per tutto questo la Società Antroposofica è necessaria come centro umano-spirituale; essa dovrà essere il luogo di raccolta dei veri valori spirituali del presente. Una società forte e sana dovrà dare dimora stessa all’antroposofia nei cuori dei suoi soci. Essa dovrà però formare una casa forte contro l’assalto dei suoi avversari, un muro ben costruito di anime viventi, perché forse per lungo tempo lo spirito ha bisogno di luoghi fissi nella terra dell’uomo, che è devastata da ciò che è privo di spirito.
Qui non vogliamo dare un rapporto conforme ai protocolli sul convegno, bensì indicare la domanda centrale intorno a cui girava in tutte le conferenze e discussioni: Come la Società Antroposofica vuole organizzare il suo lavoro per adempiere i suoi compiti in mezzo a un mondo che sta crollando? Si tratta qui non di formulazioni definitive o misure organizzative. Certamente si deve poter affermare quello che si vuole; certamente si ha bisogno di forme di cooperazione. Ma la vita di una tale società si forma nelle reali relazioni degli uomini singoli e dei gruppi di uomini; quello che bisogna fare lo decide in ultimo il caso singolo. «La Società Antroposofica vuole essere una comunità umana per la coltivazione dei veri valori spirituali del presente; nella Società Antroposofica si debbono cercare i percorsi nel mondo spirituale e si deve servire la diffusione della vera scienza dello spirito.» Fu discusso riguardo ai «Fondamenti» [*] della Società Antroposofica. Ma quel che è più importante, nella discussione del convegno si impose la consapevolezza che gli uomini del presente hanno bisogno di una conoscenza soprasensibile e che il mondo deve avere interesse nel fatto che esista una società, in cui veramente si cerchino i percorsi nel mondo spirituale. Gli ostacoli, che nascono dinanzi alla consapevolezza dell’uomo del presente di fronte a queste necessità, debbono essere superati attraverso il lavoro della società stessa.
L’antroposofia si rivolge al libero giudizio, vuole rispondere a domande libere; la società ora vuole aprire largamente le sue porte a tutti gli uomini, che chiedono sui percorsi nel mondo spirituale. I tempi delle vecchie società segrete, che vollero legare gli uomini attraverso giuramenti, sono passati. La Società Antroposofica riceve gli uomini del presente nelle sue file sulla base di fiducia libera e di libertà di responsabilità. La società deve dare agli uomini quello di cui hanno bisogno; essa deve organizzare il suo lavoro così che trovino ciò che cercano. Per il suo rapporto col mondo la società ha bisogno di un’organizzazione della fiducia. Sulle sue linee direttive fu discusso, ma l’importante è l’applicazione nel caso singolo. A questo l’antroposofia offre il senso dei fatti e la conoscenza dell’uomo. L’ammissione dei soci avviene attraverso i rappresentanti di fiducia direttamente nella società, che per questo motivo rimarrà libera dalle inclinazioni così diffuse oggi di tipo settario. Ma il lavoro interiore si svolge in gruppi di lavoro, che si formano dalla volontà reale di lavoro nel modo più vario. Per una rappresentanza della società verso il mondo esteriore debbono aiutare associazioni più grandi. Organi della società debbono dappertutto custodire gli interessi della società al di là di tutte le differenze locali e regionali.
Su tali linee direttive fu discusso, e il convegno diede unanime approvazione ai punti di vista proposti dalla giunta. Al tema della conoscenza del nemico e al problema della lotta contro il nemico fu dato ampio spazio, e speriamo che gli effetti presto si notino. Il signor dott. Steiner diede tre conferenze serali: «L’uomo nel passato, presente e futuro» [in GA 228]. Esse introdussero in modo nuovo nella storia dell’umanità come sviluppo della consapevolezza, e la loro forza di impulso diede a tutto il convegno il loro sostegno spirituale. La figura eminente di questa guida dell’umanità offre prospettive di futuro grandiose. Personalmente il signor dott. Steiner quasi per nulla intervenne nelle discussioni, ma ciò che egli disse ebbe una forza di monito di massima intensità, e la sua presenza significò per tutti il profondamente sentito bisogno di dichiararsi a favore di lui e della sua opera. Il comunicato, che poco prima del convegno dalla giunta e da un circolo di fiducia fu pubblicato in questo giornale, agì in tutti i cuori, e quando fu proposto che il convegno questo comunicato da parte sua accogliesse e diffondesse, si levò tutta l’assemblea come un uomo e portò con entusiasmo e approvazione. Le pause tra i dibattiti ufficiali, e persino molte ore notturne, furono ampiamente riempite con discussioni in piccoli gruppi. L’Associazione della Scuola Waldorf riunì i suoi soci e ospiti.
L’Istituto Clinico-Terapeutico organizzò visite guidate. L’Istituto di Ricerca Scientifica presentò i risultati di ricerca più recenti, in particolare il lavoro rivoluzionario di L. Kolisko: «Prova fisiologica e fisica dell’efficacia delle entità più piccole», la cui portata è incalcolabile. Le ore festive più belle furono offerte dalla signora Marie Steiner con il circolo delle artiste di euritmia di Dornach. Due rappresentazioni per i partecipanti alla conferenza e quattro ulteriori per il pubblico nella sala scenica Landhausstraße 70 fecero particolarmente forte impressione attraverso la resa euritmico-artistica di poesie di Albert Steffen. Come poesia ed euritmia si interpenetrano spiritualmente fu appena mai sperimentato così incisivamente. Appartiene ai più forti effetti vitali dell’antroposofia ciò che essa porta a rivelazione come arte. — La grande sala nella Casa Gustav-Siegle, che ha 1300 posti, era sempre piena e strapiena quando il signor Dr. Steiner teneva i suoi possenti discorsi pubblici. A questa conferenza si riunirono solo i soci delle società antroposofiche, ma di nuovo i posti nella sala non bastarono. Chi poteva venire era venuto, dalle regioni più remote della Germania, nonostante le grandi difficoltà, nonostante l’incertezza che bisognava contare; e ora dopo la conclusione della conferenza possiamo dire: Tutti ritorneranno, anche se le difficoltà cresceranno ancora in maniera senza precedenti, forse dovranno venire a piedi, ma ci saranno, quando si tratterà di nuovo di questioni importanti della Società Antroposofica.
[Progetto di statuto per la società nazionale tedesca, presumibilmente presentato per discussione alla conferenza] Società Antroposofica in Germania Presidente onorario dal 3 febbraio 1913 Dr. Rudolf Steiner Statuto 1. Fondazione della Società Antroposofica. La Società Antroposofica fu fondata il 28 dicembre 1912 a Colonia. La fondazione si compì in questo modo: un comitato di tre personalità assunse la direzione complessiva. I soci della società vi si aggregarono, in libera adesione, all’atto di fondazione. La fondazione avvenne come società complessiva internazionale. Era previsto che, all’interno del suo quadro, si formassero singoli reparti, associazioni e simili. In seguito si costituirono singole società nazionali autonome. Il consiglio direttivo di fondazione originario si integrò per cooptazione, e si espanse a un consiglio di nove personalità. Nell’assemblea dei delegati di febbraio 1923, a Stoccarda, queste personalità assunsero la direzione della Società Antroposofica in Germania. Con ciò, la Società Antroposofica in Germania fu fondata come società nazionale. Contemporaneamente ebbe luogo anche la fondazione della Libera Società Antroposofica in Germania. Nella conferenza della Società Antroposofica in Germania a Stoccarda, nel settembre 1923, fu confermato il procedimento di questo consiglio, nel frattempo ampliato a dieci persone, e fu deciso l’adesione alla società mondiale da fondare, con il centro a Dornach. Inoltre, il consiglio fu autorizzato a elaborare lo statuto della Società Antroposofica in Germania. 2. Obiettivi e compiti. La fondazione della Società Antroposofica è avvenuta dalla convinzione che i risultati della ricerca naturale-scientifica moderna, malgrado la loro grande importanza per la cultura umana, potranno agire soltanto nel senso del progresso spirituale dell’umanità, se, attraverso una scienza dello spirito che oggi già esiste in misura considerevole, si promuove una ricerca sana rivolta al soprasensibile. Le personalità riunite nella Società Antroposofica vedono quindi, come il compito più importante della Società Antroposofica, la coltivazione della scienza dello spirito antroposofica e la promozione della sua efficacia nei più vari ambiti della vita. Nel campo della pedagogia, della medicina, delle scienze naturali, come pure dell’artistico e del religioso, esistono risultati così significativi, che sono scaturiti dalla Società Antroposofica. Solo attraverso tale configurazione concreta dei singoli ambiti della vita, il lavoro della Società Antroposofica può condurre allo scopo che sorga una nuova fraternità nella collaborazione reciproca degli uomini sulla terra. Così essa può attraverso una comprensione delle diverse concezioni del mondo e religioni di tutti i popoli e i tempi permettere al singolo il conseguimento di una concezione del mondo autonoma, e in questo modo comunicherà una comprensione dell’essenza spirituale dell’uomo e dei fondamenti spirituali della natura e del mondo. Centro dei propositi della Società Antroposofica è il Goetheanum, la Libera Scuola Superiore di scienza dello spirito a Dornach e ciò che da essa procede in relazione scientifica, artistica e religiosa.
Adesione. Chi si interessa ai fini e ai compiti qui indicati può acquisire l’adesione alla Società Antroposofica. La dichiarazione di adesione avviene mediante la presentazione di una domanda di ammissione. Questa domanda di ammissione porterà regolarmente la firma di una personalità di fiducia (v. sotto), ma può anche essere presentata direttamente al consiglio. L’ammissione avviene mediante riconoscimento da parte del consiglio. L’importo della tassa di iscrizione e della quota associativa è determinato dal consiglio. 4. Consiglio. Al consiglio incombe la rappresentanza totale della Società Antroposofica in Germania verso i suoi soci e verso l’esterno. Esso è composto in modo che le istituzioni derivanti dal movimento antroposofico possano trovare in esso la loro rappresentanza. I membri del consiglio esercitano il loro incarico a tempo indeterminato; l’esercizio dell’incarico dei singoli membri del consiglio può giungere al termine: 1) per dimissioni, 2) in conseguenza del fatto che la maggioranza di un’assemblea generale regolarmente convocata della Società Antroposofica in Germania non sia più d’accordo con l’esercizio dell’incarico. L’ampliamento o il completamento del consiglio avviene per cooptazione. La sede amministrativa della Società Antroposofica in Germania si trova attualmente a Stoccarda, Champignystr. 17, dove anche il consiglio ha attualmente la sua sede. Il consiglio ha il compito di determinare dalla propria compagine i membri dirigenti. Organo della Società Antroposofica in Germania sono i «Comunicati» editi dal consiglio. 5. Il consiglio ampliato. Il consiglio ha formato, mediante nomina di singole personalità provenienti dalle diverse regioni della Germania, un consiglio ampliato. Ai membri del consiglio ampliato incombe la rappresentanza degli interessi della società verso l’interno e l’esterno per il circolo più prossimo del loro luogo di residenza. Proposte di nomina di membri del consiglio ampliato possono essere indirizzate dal consiglio da parte dei comitati regionali (vedi sotto). I membri del consiglio ampliato sono automaticamente personalità di fiducia (vedi sotto). I membri del consiglio ampliato esercitano il loro incarico a tempo indeterminato; l’esercizio dell’incarico può giungere al termine:
per dimissioni, 2) per deliberazione del consiglio. 6.
Personalità di fiducia.
Il consiglio ha nominato personalità di fiducia [vedi pagina 463], al che incombe il compito di accogliere le dichiarazioni di adesione dei soci. Assumono verso il consiglio la garanzia per i soci da loro proposti. La nomina di ulteriori personalità di fiducia avverrà sia da parte del consiglio sia in questo modo: un socio è designato da altri sette soci o personalità che chiedono l’iscrizione come loro rappresentante e si riconosce come tale dal consiglio. Le personalità di fiducia costituiscono insieme con i membri del consiglio ampliato un corpo che il consiglio può convocare per sedute speciali allo scopo di dibattere gli affari della società. Il consiglio convocherà un incontro di questo corpo anche qualora almeno 12 personalità di fiducia lo richiedono. Le personalità di fiducia hanno il loro carattere di tali per tempo indeterminato. La loro funzione può giungere al termine: 1) per dimissioni, 2) per deliberazione del consiglio, 3) per deliberazione della maggioranza di un’assemblea regolarmente convocata del corpo delle personalità di fiducia. 7. Gruppi di lavoro. L’adesione generale deve essere acquisita da ogni socio individualmente e significa che il consiglio riconosce una singola personalità come appartenente alla Società Antroposofica. Il lavoro della Società Antroposofica in Germania si svolge in gruppi di lavoro, che si possono formare in ogni luogo attraverso il libero riunirsi di personalità che hanno acquisito l’adesione generale» . Questi gruppi di lavoro hanno bisogno del riconoscimento da parte del consiglio. Per la formazione di gruppi di lavoro sono necessari almeno 7 soci; qualora in un luogo vi siano meno di 7 soci, essi possono unirsi in un centro. I gruppi di lavoro e i centri possono unirsi in comitati, secondo le necessità della regione nel che si formano.* Tali comitati (comitati regionali) esistono attualmente per la Germania centrale, l’Assia, il Palatinato, la regione del Bodensee, la Germania sud-occidentale, la Renania-Westfalia. Per la Germania settentrionale come pure per la Slesia tali comitati sono in corso di formazione. Assemblea generale.
L’assemblea generale della Società Antroposofica in Germania è convocata e diretta dal consiglio. È considerata regolarmente convocata qualora l’invito è stato inviato 3 settimane prima. Il consiglio convocherà anche un’assemblea generale qualora lo richiedono almeno 12 dei gruppi di lavoro riconosciuti dal consiglio. All’assemblea generale hanno accesso tutti i soci della Società Antroposofica. Hanno diritto di voto le personalità di fiducia e i delegati dei gruppi di lavoro riconosciuti dal consiglio. Per 7-50 soci ogni gruppo di lavoro riconosciuto può designare un delegato; per 51-100 soci due delegati e così via. I centri possono designare un delegato ciascuno. In caso di votazione nell’assemblea generale decide la semplice maggioranza. L’assemblea generale dibatte l’ordine del giorno trasmesso dal consiglio con l’invito; ha il diritto di esprimere il voto di fiducia del consiglio per il periodo dalla precedente assemblea generale. Le proposte per l’assemblea generale devono essere presentate al consiglio al più tardi il terzo giorno prima dell’assemblea generale. 9. Relazione con la società mondiale. Rimane riservato alle trattative a Dornach. [Il seguente «Progetto dei principi della Società Antroposofica» pubblicato in «Comunicati…» n. 8, ottobre 1923 e qui riprodotto in facsimile si basa sul «Progetto dei principi di una Società Antroposofica» di Rudolf Steiner del 1912/13 (vedi sotto «Annotazioni»). La società nazionale tedesca seguì così la deliberazione dell’«Assemblea internazionale dei delegati» dal 20 al 23 luglio 1923, secondo che «eventuali statuti elaborati da parte delle società nazionali, nella misura in cui il presente avrebbe dovuto essere modificato o integrato» (vedi pagina 571), dovevano essere presentati a Dornach in occasione dell’assemblea di fondazione della «Società Antroposofica Internazionale» a Natale 1923.] [CARL UNGER]
Progetto dei principi della Società Antroposofica Il* seguente progetto dei «principi» è stato sottoposto alla discussione dal signor Dr. Unger nella conferenza di settembre a Stoccarda. L’assemblea ha deliberato di affidare al consiglio la sua ulteriore elaborazione e la sua trasmissione alla conferenza di Dornach a dicembre.
MOTTO: La saggezza è solo nella verità.
Per un ordinamento della vita soddisfacente e sano la natura umana ha bisogno della conoscenza e della coltivazione della sua stessa essenza soprasensibile e dell’essenza soprasensibile del mondo extramano. A tale scopo non possono condurre le ricerche naturale-scientifiche dei tempi moderni, malgrado che esse siano chiamate a compiere l’indicibile entro i loro compiti e i loro limiti per la cultura umana. La Società Antroposofica vuole perseguire questo scopo attraverso la promozione della ricerca autentica e sana rivolta al soprasensibile e attraverso la coltivazione di • la sua influenza sulla condotta della vita umana. La storia degli ultimi decenni ha mostrato che l’umanità possiede nel presente una ricerca dello spirito, che il Dr. Rudolf Steiner ha presentato davanti a tutti gli uomini nella sua opera. Quest’opera mostra i mezzi e le vie che possono servire all’uomo nel senso dello sviluppo dei nostri tempi, per condurre le grandi questioni enigmatiche dell’esistenza umana a una soluzione tale che la ricerca estenda il sensibile al soprasensibile, senza cadere in quegli errori che non possono soddisfare il vero senso della verità. Per quanto i nostri tempi abbiano bisogno della coltivazione delle conoscenze soprasensibili, così forti sono gli ostacoli che nascono dalla coscienza dell’uomo presente. Innanzitutto, il pensiero del presente si è arenato in solchi rigidi e incontra ogni vero progresso della coscienza, che progressivamente si annuncia, con scetticismo e critica. L’opera di Rudolf Steiner fornisce dappertutto i mezzi stessi per trovare e superare le giuste obiezioni per tutti gli ambiti della vita e della conoscenza, e attraverso un sano sviluppo del pensiero, di mettere il dubbio al servizio della verità. La disposizione sentimentale degli uomini del presente è influenzata nel più alto grado dalla superstizione del materialismo, che si combina con una sete di autorità in tutti gli ambiti della conoscenza. Al contrario, l’antroposofia vuole rivolgersi alla capacità di giudizio libera come disposizione d’animo. Alla libera domanda dell’anima umana deve essere resa accessibile la risposta della ricerca soprasensibile. Anime senza patria devono nel • libero commercio umano giungere a una fiducia nelle facoltà che dormono nell’uomo, a una fede nella natura essenziale spirituale dell’uomo. L’aspirazione giustificata verso l’individualità ha portato nel presente al fatto che gli uomini si dividono atomisticamente gli uni dagli altri. L’intero corso della vita esterna si produce dalla disistima del veramente Spirituale, talché dalle condizioni sociali. strane, che pongono l’uomo contro l’uomo. La conoscenza e lo sviluppo dello Spirituale comune a tutti gli uomini può esercitare un’azione feconda in tutti gli ambiti della vita e nella giusta aspirazione spirituale verso l’individuale gettare il fondamento per la libera comunità umana, per condizioni di vita socialmente possibili. La vera ricerca dello spirito, come è fondata nell’opera di Rudolf Steiner, conduce nel mondo soprasensibile, e la sua coltivazione e diffusione possono essere compito di una società allo stesso modo come qualsiasi altra scienza. La Società Antroposofica deve avere il carattere dato da vera ricerca dello spirito e dalla disposizione che da essa segue, che può trovare espressione nel seguente principio guida: «La Società Antroposofica vuole essere una comunità umana per la coltivazione dei veri valori spirituali del presente; nella Società Antroposofica si devono cercare le vie nel mondo spirituale, e si deve servire la diffusione della autentica scienza dello spirito.» A ciò può aggiungersi ciò che ne consegue, quando queste vie sono percorse nella giusta maniera: «Attraverso il libero riconoscimento di uno Spirituale comune in tutte le anime umane, indipendentemente dalle loro differenze individuali, deve realizzarsi una collaborazione di uomini sulla terra nel senso di scopi universalmente umani.»
Alti obiettivi della conoscenza spirituale possono essere perseguiti insieme dagli uomini soltanto quando la disposizione fraterna colma gli antagonismi, che troppo facilmente nascono da tutto ciò che nel pensiero, nella fede, negli interessi di vita particolari divide gli uomini. Questo che divide non turberà mai la collaborazione, se il fondamento di quest’ultima è lo Spirituale comune in tutte le anime umane, e perciò ciò che divide rimane indisturbato e nella sua peculiarità pienamente rispettato all’interno della società. Così costituita, questa per la disposizione che le è stessa necessaria, perseguirà l’ideale della convivenza umana, che sulla base di una considerazione perfetta del pensiero e del sentimento del singolo tuttavia trova il terreno su cui l’amore reciproco e la fraternità possono prosperare. La società potrà raggiungere il suo scopo spirituale soltanto se in tal modo i suoi soci si dedicano a un ideale di vita, che può essere l’ideale universalmente umano di una condotta di vita: «Senza esigere un qualsiasi tipo di professione di fede, la Società Antroposofica vuole servire la conoscenza della verità e attraverso una comprensione per le concezioni del mondo dei popoli e dei tempi fecondare tutte gli ambiti della vita del presente, per agire per il futuro spirituale dell’umanità.» I frutti più nobili dello sviluppo dello spirito umano, le diverse concezioni del mondo e le professioni di fede dei popoli e dei tempi, la ricerca dello spirito non le considera secondo il loro valore confessionale, bensì nella misura in cui in esse si esprime la lotta dell’umanità per le grandi questioni dell’esistenza spirituale. Sarà perciò il carattere fondamentale della società non può essere contrassegnato da una designazione derivata da una professione di fede speciale. SE per esempio la ricerca dell’impulso di Cristo all’interno dello sviluppo dell’umanità trova la sua coltivazione attraverso la ricerca dello spirito, ciò non accade nel senso di una professione di fede religiosa, bensì in modo che il seguace di ogni orientamento religioso possa porsi di fronte al corrispondente risultato della ricerca dello spirito, come il seguace della religione indù o del buddhismo si pone di fronte all’astronomia copernicana, nonostante questa non si trovi nei suoi documenti religiosi originari. L’impulso di Cristo viene portato alla validità come risultato della ricerca in una maniera, che ogni aderente di una confessione religiosa può accettare, non solo il credente cristiano. Segue lo statuto della Società Antroposofica Mondiale, sede Dornach, e della Società Antroposofica in Germania e della Libera società antroposofica. U.
RAPPORTO SULLA ASSEMBLEA DEI DELEGATI DI SETTEMBRE A STOCCARDA con note introduttive di commemorazione della posa della pietra fondamentale del Goetheanum il 20 settembre 1913 Discorso, Dornach, 21 settembre 1923 Cari amici! Se le distruggenti fiamme del fuoco a Capodanno non avessero colpito il nostro Goetheanum in modo così terribile, allora avremmo oggi il dovere di guardare in una maniera profondamente soddisfacente a quella posa della pietra fondamentale che abbiamo compiuto per questo Goetheanum dieci anni fa qui sulla collina di Dornach. Così possiamo solo guardare al fatto che ci è rimasto veramente molto poco di questo Goetheanum, all’infuori della pietra fondamentale. E certamente — questa pietra fondamentale era infatti concepita in modo che non dovesse essere solo ciò che immediatamente si presentava, e allo stesso modo la celebrazione di allora non era concepita in modo che dovesse essere solo ciò che si manifestò immediatamente verso l’esterno. Il destino, che è collegato al movimento antroposofico, ha generato questo Goetheanum dal suo grembo, e la pietra fondamentale è stata posta innanzitutto naturalmente per il Goetheanum. Ma il modo in cui la celebrazione fu condotta allora, quel modo che poi dal mondo esterno, come sapete, è stato rappresentato in modo così terribilmente brutto ed è stato insultato — questa celebrazione è stata in realtà consacrata al rafforzamento dell’essenza antroposofica in generale. Essa ha dovuto essere qualcosa che dovesse penetrare profondamente il lato spirituale dei cuori di coloro che hanno partecipato a questa celebrazione della posa della pietra non solo fisicamente — come pochi potevano —, ma che hanno partecipato a essa spiritualmente.
E in questo senso fu tenuta allora. Possiamo oggi forse affermare che, benché inizialmente l’edificio è andato perduto, quello che è cresciuto da quella posa della pietra fondamentale, il lato spirituale possa tuttavia mantenere la sua solidità; quella solidità che il mondo ha già bisogno in questo tempo, che è diventato difficile e che continuerà a diventare ancora più difficile. Si sta progressivamente penetrando in singole anime del presente la convinzione che una manifestazione dello Spirituale possa essere l’unico rimedio per questa epoca. Ma questa convinzione si fa strada solo straordinariamente faticosamente, poiché per gli uomini esistono gli ostacoli più vari; così che, se questa convinzione brillasse solo come una fiamma straordinariamente piccola e debole, essa non potrebbe svilupparsi. Esistono ostacoli che ancora una volta giacciono nelle circostanze del tempo. Poiché è così: che una gran parte delle cause per cui l’umanità è caduta nelle difficoltà presenti sta nel fatto che le circostanze del mondo esterno si sono complicate in misura così straordinaria. E l’uomo oggi si trova nelle più varie relazioni, in cui è stato generato, trascinato dentro, in cui è caduto attraverso le circostanze sociali. E in realtà per la maggior parte manca il coraggio — non voglio dire, uscire da queste relazioni, questo non avrebbe nemmeno bisogno di avvenire —, ma non esiste il coraggio, che è veramente necessario, di chiarirsi riguardo a queste relazioni, che il singolo uomo ha con il mondo, ai suoi simili e così via, a partire dalla straordinaria complicazione dello sviluppo degli ultimi decenni. L’uomo spesso cerca di attenuare le intuizioni che gli porterebbero chiarezza su queste circostanze.
E quello che agisce come forza attenuante, paralizzante per questa convinzione, ciò attenuisce anche la piccola fiamma, che in realtà nel profondo di molti cuori oggi già dice: Sì, la salvezza dell’umanità è ancora possibile soltanto sulla via di una corrente spirituale mondiale. — E così è straordinariamente difficile che queste fiamme, che sono in quelle anime, che io tempo fa qui ho chiamato le anime senza patria, conducano davvero a ciò a cui devono condurre. E proprio per il rafforzamento di tali convinzioni la posa della pietra fondamentale dieci anni fa per il Goetheanum è stata qui plasmata. In considerazione di questa posa della pietra fondamentale è stato sempre fatto ciò che è stato fatto per il Goetheanum da allora. E in realtà non è affatto strano che ai sfoghi senza misura dei nemici si siano aggiunti anche quelli che si riferiscono a questa posa della pietra fondamentale. È così: che da un lato oggi — ho detto spesso questo — la necessità esiste nel massimo grado, più che in qualsiasi epoca dello sviluppo dell’umanità, di lavorare con tutte le fibre dell’animo umano verso una Spiritualità, ma che d’altro canto esiste un terribile odio — «odio» deve dirsi —, un terribile odio contro tutto ciò che porta una vera spiritualità nel senso della parola sul suo volto. I sintomi di un tale odio si manifestano talora in maniera paradossale. Avemmo appena poco fa la conferenza di Stoccarda, su cui nel complesso è da riferire che su di essa le cose andarono sostanzialmente più pacificamente che alla conferenza di febbraio; che inoltre, direi, speranze di futuro più gioiose si manifestarono, che la volontà si espresse di porre la Società Antroposofica in maniera energica su una nuova base.
Tutto tendeva a questo, e in questa proposizione si può effettivamente raccogliere tutto insieme, così che, per quanto riguarda la società tedesca, una giusta preparazione può essere creata per l’assemblea internazionale dei delegati, che dovrà tenersi qui a Natale. Ma inoltre c’erano anche singoli episodi; e a questi episodi appartiene uno che mi piacerebbe raccontare qui, perché forse non è inutile che voi, cari amici, ascoltiate anche di questa cosa. Vi si presentò un uomo più giovane, uno di quelli che si sforzano a Stoccarda di mantenere la veglia per la Landhausstraße 70, e parlò veramente in modo molto penetrante e serio della necessità urgente di giungere a una forte consapevolezza all’interno della Società Antroposofica. E allora disse anche che l'esigevano già molte cose, che si potevano osservare, a esortarlo sempre in modo più serio su questa urgenza. Per esempio avrebbe visto, mentre vegliava per la Landhausstraße 70, cioè per il locale secondario a Stoccarda, come un venditore di verdure fosse passato dicendo a qualcuno: Sì, quella è la casa; Dornach ha bruciato, ma in questa casa dovrebbe anche gettarsi la torcia incendiaria, e lassù sotto il tetto, là abitano le persone che effettivamente rendono necessario che si spari lassù dentro. Ora, vedete, non è molto credibile che questa «verdura» sia cresciuta nel cuore stesso, nell’anima stessa di questo venditore di verdure, ma si deve già assumere che questa voce del venditore di verdure è l’eco frequente di parole d’ordine che vengono da tutt’altrove. Ma non è comunque inutile menzionare anche qui questa cosa, che a Stoccarda fu portata avanti dinanzi alla grande assemblea.
Dall’osservazione forse di questi o quei episodi, come furono portati avanti alla conferenza di Stoccarda davanti alla grande assemblea e che dicono comunque qualcosa di sintomatico, può forse formarsi ciò che giustificherà davvero quello che ormai da molti anni ripeto: La vigilanza in tutte le direzioni è già quello di cui abbiamo bisogno, e l’assopimento è quello di cui abbiamo bisogno nel modo assolutamente minore proprio all’interno della Società Antroposofica. Ora, tutto questo mi viene in mente quando si vede come è andato in fiamme quello che è scaturito da quella posa della pietra fondamentale dieci anni fa. Mi viene in mente perché in realtà oggi si deve avere la nostalgia più entusiasta nel vero senso della parola, che quello che era collegato spiritualmente con quella posa della pietra fondamentale, che spiritualmente penetrava quella posa della pietra fondamentale, che questo significhi una posa della pietra fondamentale per un edificio che forse può essere costruito solo sotto immense difficoltà e fatiche, di cui oggi forse straordinariamente poco ancora rimane: Intendo la parte spirituale! Si dovrebbe dire lo stesso anche se già fosse di nuovo eretto esternamente un nuovo Goetheanum come casa! Ma che questo edificio spirituale, di cui oggi forse ancora poco rimane, attraverso l’entusiasmo intenso di coloro che hanno riconosciuto quanto sia necessaria l’antroposofia alla nostra epoca, diventi sempre più saldo e più saldo, sempre più impressionante e impressionante per il mondo, questo è già quello che oggi volevo dire di fronte a voi. Possiamo proprio nel ricordo di quella posa della pietra fondamentale dire: Malgrado la grave sventura che ci ha colpito, questa posa della pietra fondamentale deve ricordarci ancora meno questa sventura che quello che è il nostro compito nel costruire.
Non dobbiamo sostare nel contemplare quello che è stato distrutto e che è solo una parte di un’opera di distruzione, che come opera di distruzione è lungi dall’essere conclusa. Ora, cari amici, vorrei aggiungere ancora qualcos’altro, che ha un certo collegamento con questo. Non deve essere presentato in forma sentimentale. L’ho presentato a Stoccarda all’assemblea dei delegati, ma nemmeno lì in forma sentimentale. E poiché ora veramente — sebbene non sia presentato in forma sentimentale — è detto in tutta serietà, da un certo punto di vista è detto in tutta serietà, permettetemi di presentarlo anche qui — sebbene naturalmente anche qui, come ho fatto a Stoccarda debba chiedere scusa per il fatto che presento le cose in questa forma. Ma poiché veramente presento qui così tanto, che, direi, è stato ottenuto dal sangue del cuore — nel senso spirituale questo è naturalmente completamente inteso —, che quindi testimonia che per me non si tratta di diventare qui ironico da questo luogo, ma che è sempre inteso seriamente, così posso bene anche in questo circolo parlarne. È stato un episodio alla conferenza di Stoccarda; si insisteva per esprimere proprio prima dell’ultima assemblea alle 8 di lunedì questo piccolo episodio. Così posso forse presentare qui questo evento. All’assemblea dei delegati di Stoccarda si parlò molto di come gradualmente una certa, direi, rilassatezza si sia infiltrata per quanto riguarda la gestione della Società Antroposofica in quanto tale; o meglio dire, la concezione dei singoli antroposofi di quello che dovrebbero effettivamente fare nell’interesse della solidità e della sicurezza interna della Società Antroposofica.
Fu spesso sottolineato come certamente persone senza tessere di adesione vengono lasciate entrare nelle assemblee, come i nemici continueamente possono infiltrarsi in queste assemblee. Fu sottolineato per esempio un caso che si verificò durante l’assemblea dei delegati stessa, dove qualcuno si è presentato con una tessera di adesione che era stata prestata da qualcun altro — e precisamente, credo, dalla sorella. Fu allora dibattuto il fatto che le circostanze rendevano necessario che si applicassero fotografie sulle tessere di adesione dei antroposofi. Mi sono permesso di fare l’osservazione che queste avrebbero aiutato solo se contemporaneamente le si fosse timbrate con un timbro, perché altrimenti si potrebbe togliere la cosa e incollarci sopra. Fu allora subito comunicato che la personalità che aveva avuto questa tessera di adesione avrebbe detto: Una fotografia non aiuterà a nulla, perché assomiglio a mia sorella in modo da poter essere confusa. — Ora, queste sono proprio concezioni molto strane, che portano a ogni sorta di cose. Vedete, una tale concezione si è veramente infiltrata particolarmente anche per quanto riguarda i cicli, di cui oggi si può dire che forse non sono letti da così tante persone individualmente all’interno dell’opposizione come nell’aderenza, ma che sono dai nemici — direi, nel senso dei nemici — letti in modo fruttuoso: Vengono cioè messi in pratica, si utilizzano dall’opposizione. Vengono letti molto attentamente lì, e viene fatto tutto il possibile di quello che si può fare in base ai cicli da parte dei nemici. Le cose sono oggi già così che si può dire che cosa viene fatto con i cicli da parte dei nemici. L’abbiamo appena imparato come il ciclo più recente fu subito sfruttato in uno scritto ostile.
Così là c’è un grande zelo che si vorrebbe talora vedere molto più all’interno delle nostre mura. Furono fatti anche a Stoccarda vari proposte, senza naturalmente considerare che tutte queste proposte non possono servire a nulla. Perché non si può attraverso tali misure, proprio dal modo e dalla maniera come altrimenti la membership si gestisce, agire contro ciò che necessariamente doveva sorgere, dopo che la società aveva acquisito una certa diffusione, non si può agire contro una cosa del genere in quel modo. Si può solo dire una cosa — nella piena consapevolezza che oggi tutto, non solo quello che è stampato, ma anche quello che è detto, finisce nelle mani e negli orecchi dei nemici; nella piena consapevolezza e nel non sprecare il tempo con ogni sorta di misure per prevenire questo, perché ciò significa appunto sprecare il tempo—, si può solo dire una cosa: Se nel senso positivo per ciò che sta nei cicli, per la corrente spirituale che fluisce nei cicli, si agisce della stessa maniera come i nemici agiscono contro l’antroposofia, allora questa è la miglior protezione per i cicli con la diffusione che la Società Antroposofica ha oggi per il momento. Qui oggi non aiuta una protezione negativa, aiuta solo il positivo, l’attivo: che si può anche agire per la causa in modo consapevole. E così furono discusse molte cose. Molte cose anche cosicché sempre si aveva il sentimento: Ciò che si dice non tocca più realmente la situazione odierna. Per esempio, in contrasto grottesco con tutto ciò che era stato appena detto per proteggere la società dai nemici, stava qualcosa che il Dr. Husemann ha presentato quando ha discusso il nemico Dr. Goesch. Questo Dr.
Goesch ha fatto un'impressione davvero grandiosa — brevemente solo dirò questo, naturalmente era in gran parte un’impressione affettata — , ma ha fatto davvero un’impressione grandiosa su quelle persone che si erano riunite a Berlino poco tempo fa sotto il motto: I conoscitori non antroposofici dell’antroposofia. Questa assemblea era composta da pastori illuminati, licenziati, professori e così via. E accanto a una certa Dora Hasselblatt questo Dr. Goesch ha fatto una particolare impressione lì. Ora non voglio stendere di nuovo il tutto. È già stato spiegato nella assemblea dei delegati di Stoccarda molto di come proprio il Dr. Goesch persegue la sua opposizione. Ma ciò che ha significato sintomatico è questo: Oggi persegue ancora questa opposizione in modo che dice: 90 percento di tutto ciò che l’antroposofia dà è qualcosa a cui egli aderisce assolutamente con piena convinzione. Non combatte affatto l’antroposofia, combatte solo me e gli antroposofi. Ora, quella è una distinzione, non è vero, che si fonda effettivamente in una strana disposizione d’animo. Ma non voglio nemmeno menzionarlo oggi, bensì voglio menzionare qualcos’altro. Voglio menzionare che c’erano dunque persone riunite — come detto, pastori illuminati, licenziati, professori — , che sono poi diventate d’accordo nel mandare oratori in giro, per che quello che era stato discusso in questa assemblea avrebbe fornito in parte il materiale dei discorsi ostili. Questi discorsi ostili hanno già davvero iniziato, e fu sottolineato in modo straordinariamente forte nella assemblea dei delegati di Stoccarda che si hanno tutte le ragioni di credere che riceveranno una continuazione proprio da ottobre.
Poiché nei tempi recenti, precisamente all’interno dell’Europa centrale, il numero dei discorsi ostili di gran lunga supera il numero di quei discorsi tenuti dai sostenitori, così potrebbe davvero essere una brutta cosa, se ora aumentassero ancora. Ma anche questo a cui vorrei richiamere l’attenzione e quindi a quello che il Dottor Husemann ha presentato, è come queste personalità, che erano lì riunite e che dalla riunione avrebbero dovuto ricevere l’impulso di presentarsi come acuti avversari dell’antroposofia, come queste sono state convinte dal Dottor Goesch e che cosa ancora di positivo ha presentato per farle diventare avversari dell’antroposofia. Le persone dicono e sottolineano continuamente — come emerge dai discorsi che sono stati tenuti in questo Congresso di persone che non sono antroposofi ma conoscitori dell’antroposofia — che l’antroposofia rappresenti un grande pericolo per la salute fisica e psichica dell’umanità. Ora, di fronte a ciò, appare davvero strano quando si ascolta quello che il Dottor Goesch ha presentato di positivo. Tra questo positivo c’era per esempio questo: egli ha detto di sapere con esattezza quale sia propriamente l’intenzione centrale dell’antroposofia. L’intenzione consisterebbe infatti nel fatto che attraverso la Signora Dottore Steiner e me un pianeta proprio venga creato, che sia separato dalla Terra e su cui inizialmente i soci della Società Antroposofica debbano essere insediati, in modo da avere in tal modo una separazione del nostro pianeta terrestre con la Società Antroposofica su un pianeta proprio. E per questo fine sia propriamente — benché il 90 per cento dell’antroposofia sia la pura verità — che la Società Antroposofica sia stata fondata, e in questo pericolo si trovassero i poveri soci della Società Antroposofica. Ora vi prego di immaginarvi la situazione, miei cari
Amici: Illuminati Pastori, Licenziati, Professori si fanno raccontare al loro studio contro l’antroposofia che un pezzo del pianeta terrestre debba essere separato da noi, per fondare una colonia cosmica. — Questa è la legittimazione con cui il Dottor Goesch si presenta a questa assemblea illuminata nel nostro tempo illuminato di cultura. Ora vi chiedo: Quanti dunque di questi illuminati Pastori, Licenziati, Professori e così via avranno ascoltato una cosa così, da considerarla per stoltezza? Poiché io non saprei veramente quello che nei cervelli dei illuminati Pastori, Licenziati e Professori dovrebbe accadere — Antroposofi non lo sono, vogliono proprio combatterci — , che cosa propriamente dovrebbe accadere nei cervelli, se non lo considerassero per stoltezza! Ma nonostante tutto da questo «positivo» scaturisce l’impulso di combattere l’antroposofia. Ora, vi prego, immaginate un po’ bene le condizioni psichiche di questa assemblea. Tale assemblea è oggi possibile! Tale assemblea nasce dalla vita spirituale del nostro presente! Ma questo non è ancora tutto, miei cari Amici, il motivo per cui porto avanti questa questione, bensì porto avanti questa questione ancora per un ragione completamente diversa, e questa voglio caratterizzarvi ora. Vedete, se pensate un po’ oltre di coloro che semplicemente prendono i fatti folli per guardarli così come stanno, e non pensano oltre — se pensate un po’ oltre, allora dovete dirvi: Qui sedevano in questa condizione psichica dell’assemblea degli illuminati Licenziati, Pastori e Professori, forse il terzo, quarto giorno un certo numero di questi signori insieme con altri loro simili in altre assemblee, da cui escono cose importanti per l’ordinamento della vita sociale odierna.
Nel decimo giorno, diciamo, siede di nuovo un gruppo di questi uomini con loro simili. Dovete, miei cari Amici, pensare qualcosa al di là di questa assemblea e considerare che questi sono quegli uomini che altrimenti siedono insieme nelle assemblee, quando vengono ordinate le grandi questioni dell’umanità del presente. E questo è l’importante, se si vuol giudicare la nostra cultura, è questo quello che conta! Soprattutto: Si può già essere così obiettivi proprio sul terreno dell’antroposofia, che naturalmente si deplora quello che tutto segue dal mondo fisico da una tale assemblea; ma ci si deve rendere conto che una tale assemblea stessa dagli spiriti più inferiori del mondo spirituale propriamente può essere accolta solo con il riso più radicato. Questa è una verità interiore. Ma questo rimane il fatto che in tal modo si si indica in un modo terribile alla costituzione intera dell’anima del presente, che una tale assemblea è un sintomo enormemente parlante per quello che accade nel vasto mondo della cosiddetta spiritualità oggi! E questo è l’importante. Ho voluto mostrarlo su questi esempi concreti, come le cose diverse oggi vengono prese in considerazione. Ci sono nemici. Ci saranno persone che credono che gli impulsi di questi nemici si debbano combattere con questo o quell’altro. Sì, miei cari Amici, nella stragrande maggioranza dei nemici non è nemmeno possibile prendere sul serio gli impulsi che là inizialmente si presentano!
Poiché queste persone, che ora si presentano come nemici i cui oratori vengono mandati fuori, i cui articoli sono stati scritti, queste persone della categoria del signor Lempp, su cui qui in una maniera almeno non molto felice anche poche settimane fa è stato parlato in connessione con il fatto che la nostra «Antroposofia» ha pubblicato un articolo di lui: queste persone, si fecero davvero convincere sulla base dell’affermazione che noi vogliamo staccare un pezzo di pianeta e insediarci su di esso! Sì, ora dovete dirvi: Dunque non solo nessuna parola, bensì nessun atomo di verità credevano proprio tutti questi uomini di quello che è stato loro presentato! Con nessun filo di verità si collega ciò che ora sviluppano come inimicizia, con quello che è stato loro presentato come motivi per questa inimicizia. Con nessun filo di verità per quanto sottile si collega! Così forte è il senso di verità del lato opposto oggi spento. Lo si deve veramente considerare oggi. D’altro canto ci si deve render conto chiaramente di quale natura è la restante cultura, se tali cose sono possibili. Poiché le persone, che così poco con un filo di verità in quello che fanno si collegano con il punto di partenza del loro fare, queste persone sono spesso oggi le stesse che in maniera ufficiale la cultura dirigono. Non abbiamo nemmeno bisogno di dedicarci all’egoismo della società antroposofica, se consideriamo queste cose, bensì proprio se non pratichiamo l’egoismo e prendiamo tali cose come punti di partenza, per afferrare sintomaticamente la vita spirituale del presente, allora è qualcosa che deve toccarci più intimamente.
E in connessione dunque soprattutto con il fatto che davvero di fronte a questi fatti veramente decisivi buona parte di quello che oggi si dice nelle nostre assemblee si presenta, direi, assai poco sapiente, poco pervaso dalla coscienza di come propriamente ci si confronta, dissi appena lunedì sera a Stoccarda: Non voglio parlare dei nemici nominati e non nominati, che nella maniera assai pregnante sono trattati nel libro del signor Werbeck, che lavora veramente in maniera geniale alla redazione di questo libro. Ma, dissi, non voglio affatto affrontare in maniera dettagliata la questione dei nemici, perché veramente non ho il tempo per questo e tralascerei molte altre cose infinitamente più importanti, se io stesso affrontassi questa questione dei nemici. Ma tre nemici, dissi, voglio affrontare, che — e ora vi chiedo anche scusa che parli di questi tre nemici — , che effettivamente si trovano quasi in tutte tali assemblee, come ora di nuovo quelle di Stoccarda! Anche lì c’erano tre nemici — non precisamente avversari, ma nemici — , che ora non come persone con tessere di socio false, bensì senza nessuna tessera di socio sempre vengono ammessi e effettivamente sono sempre lì e che veramente causano gran danno con la loro inimicizia. Sono due nemici di genere femminile e un nemico di genere maschile. Il primo nemico di genere femminile è propriamente ancora di età terribilmente giovanile, pienotto, con un viso giovanile, quasi ancora infantile, e qualcosa di civettante nel modo come si presenta — non sempre, ma particolarmente spesso quando nelle assemblee antroposofiche fa valere i suoi impulsi. Questo è propriamente un nemico che si è insinuato così terribilmente anche nelle più intime assemblee di Stoccarda! Sempre i tre erano lì. Perfino tra i responsabili erano lì.* Si veniva nello spazio ristretto * Si intende il Circolo dei Trenta.
sempre insieme — i tre erano sempre presenti! Dunque anche questo essere vergine, Ingenuità per nome — questo è veramente un nemico molto forte nelle nostre assemblee — , viene interamente senza tessera di socio. Il secondo nemico è anche di genere femminile, è sostanzialmente più anziano, con gli occhiali a montatura metallica, dissi, sul naso, un naso appuntito. La si potrebbe chiamare Zia, ma altrettanto bene «Signora particolare». Questa è proprio la Signora Illusione. Lei viene però straordinariamente amata, benché faccia veramente straordinario danno. Proprio a questi due personaggi riesce di fomentare quei pensieri che poi diventano le proposte sulle tessere di socio, sulle misure di protezione per la diffusione dei cicli; da ciò in particolare quello che si può spesso udire e che ha causato tanto danno: Di nuovo quello o quell’altro ha parlato «completamente antroposoficamente». — Naturalmente non ha parlato affatto antroposoficamente, bensì ora non voglio dire come. Ma in ogni caso, questo desiderio di coloro che parlano in tal modo, di trovare «completamente antroposofico», così da potersi comoda calmare, appartiene anche a quello che viene fomentato dai due personaggi femminili Ingenuità e Illusione. Il terzo è un uomo, un uomo che porta il nome: Signor Libero Barone dalla Mancanza di Discernimento. Questo uomo è anche sempre nelle nostre assemblee. E lui previene che quello che nel senso antroposofico ha un valore interiore, di distinguerlo dalla cialtroneria antroposofica. Questi sono però solo i poli più estremi: solidità antroposofica e cialtroneria antroposofica — in mezzo ci sono molte gradazioni. E se non abbiamo un nucleo all’interno della nostra società, che consista di personalità, a questo personaggio che appare sempre senza tessera di socio e che è libero da ogni discernimento e questa sua qualità come Signor Libero Barone dalla Mancanza di Discernimento così a molti la trasmette — se non ci sono anche coloro che al Barone Libero tirano fuori la lingua, allora saremo tutto sicuramente con tutto quello che altrimenti sviluppiamo, però sempre di nuovo solo ostacoli su ostacoli, debolezza su debolezza e così via. Questi sono già tre nemici forti, su che talvolta si potrebbe credere che si insinuino dalla serratura: le Signore Ingenuità, Illusione e il Barone Mancanza di Discernimento. A questi personaggi dobbiamo dunque essere veramente molto attenti. Vedete, è una questione difficile e mi sono scusato di averla presentata; ma io di solito, quando presento qualcosa del genere, dico sempre: I presenti sono esclusi. Sì, di solito dico così. Ora, miei cari Amici, non è così male inteso, è però inteso come un richiamare l’attenzione su questi nemici, che sono sempre lì. E davvero, anche per questi nemici vale quello che potete trovare come una sorta di caratteristica nell’ultima scena dell’ultimo dramma mistico, dove di certe entità spirituali — poiché voi avete già visto: entità spirituali è quello che intendo, nemici spirituali — si dice che hanno il loro potere finché non se ne sviluppa la coscienza, che il loro potere però cessa immediatamente quando se ne sviluppa la coscienza. In questo consiste propriamente il segreto per moltissime cose nel mondo spirituale, che le potenze cattive del mondo spirituale propriamente possono conservare il loro potere solo finché non se ne sviluppa la coscienza, finché non se ne sviluppa nessuna coscienza. Contro questo la sviluppo della coscienza agisce per certe potenze spiritualmente nemiche o cattive spirituali come il giorno per i fantasmi sgraditi: loro fuggono, quando la coscienza si sviluppa. L’ho enfatizzato spesso, è dannoso se si dice: Questo o quello è un’entità nociva; dunque si stia in guardia, si eviti di avere qualcosa a che fare con essa, si fugga da essa stessi. — No, ci si ponga davanti a questa potenza nemica con tutta la forza interiore e la si impari a riconoscere! Poiché quando sorge un’immagine riflessa di essa nella propria coscienza, allora agisce come una luce davanti al che essa fugge. L’ho spesso caratterizzato così, dicendo: Molti dicono, quando sentono parlare di Lucifero e Arimane: Oh, allora ci si deve stare in guardia! Via, via, via da ciò! — Ma questo non è il compito; bensì il compito è propriamente afferrare anche queste due potenze così esattamente nella coscienza, che esse davanti a noi fuggano. Questo è qualcosa che veramente fa progredire. Poiché nel mondo spirituale vigono molte volte leggi diverse da quelle che abbiamo nel mondo fisico.
Ho già portato avanti qualcosa di ciò. Nel mondo fisico vige per esempio la legge che il tutto è sempre maggiore di una delle sue parti. I quattro triangoli sono le parti del triangolo grande; il triangolo grande è maggiore di una delle sue parti. Ora si pensa che questo sia assolutamente giusto. Per il mondo spirituale non è affatto giusto: là, anzi, la parte è sempre maggiore del tutto. Direte: ciò non può essere. Ma, appunto, non lo si può immaginare nel mondo fisico! Eppure è un fatto: nel mondo spirituale il vostro fegato è infinitamente molto più grande di voi come il tutto. — E così si deve dire, anche questo, vigente nel mondo spirituale: se fuggo davanti a
Lucifero, così egli mi viene sempre più e più vicino. Solo quando mi fermo, ed è lui a fuggire, allora lo fa nel senso della fuga nel mondo spirituale — e allora mi viene veramente lontano, non vicino. Contro ciò, se fuggo davanti a lui — ora bene, dal punto di vista spirituale non lo farei, poiché là si conosce questo segreto che ho appena esposto — ma se fuggo davanti a Lucifero, allora lo faccio come si fugge nel mondo fisico: se uno ha gambe più lunghe, allora gli si sfugge, fuggendo, appunto, nel mondo fisico. Ma nel mondo spirituale gli si viene sempre più e più vicino: là vigono le leggi contrarie. Contro ciò, se lo si fa fuggire, allora egli osserva le leggi del mondo spirituale, e lo fa come i fantasmi sgraditi davanti all’alba: davanti al suo riflesso nell’anima umana, egli veramente si allontana. Queste cose devono davvero essere prese molto sul serio! Se le prendiamo sul serio, allora sapremo anche che, questi nostri invisibili nemici — Ingenuità, Illusione, Mancanza di Discernimento — possiamo combatterli solo così: che noi — sì, come devo dire, nel momento in cui se ne parla, loro vogliono subito di nuovo esserci — che noi non ce ne facciamo illusioni, che li respingiamo. Così, io stesso devo dire: si deve arrivare a non farsi illusioni su Ingenuità, Illusione e Mancanza di Discernimento. Si deve dunque di nuovo stare sul terreno giusto di fronte all’Illusione. Ma vedete, questa è ora la mia osservazione, che nel corso degli ultimi dieci anni si è sempre più e più confermata: che da quello che era inteso nella posa della pietra di fondazione, impariamo a portare fuori dalle nostre cerchie antroposofiche anche questi nemici invisibili, ma per questo non meno potenti e significativi. E se stiamo fermamente in quello che, allora, dieci anni fa, con la posa della pietra di fondazione era inteso, allora cacceremo questi nemici all’interno delle nostre stesse assemblee. Altrimenti, però, questi nemici — potrei nominarne ancora altri, ma per oggi è abbastanza — questi nemici nelle nostre file potranno veramente contribuire in modo incommensurabile a far sì che il potere dei nemici al di fuori delle nostre file cresca di giorno in giorno. Questo ho voluto portare oggi, in primo luogo, come un ricordo della posa della pietra di fondazione; poi, anche, come un piccolo rapporto sulla riunione di Stoccarda.
La FONDAZIONE della società territoriale austriaca in occasione della manifestazione autunnale del movimento antroposofico in Austria a Vienna dal 26 settembre al 2 ottobre 1923
Assemblea di fondazione Vienna, 1º ottobre 1923 (pomeriggio) [Non esiste verbale dell’assemblea. Nei «Comunicati del Consiglio Generale in Germania» (n. 8 dell’ottobre 1923) si legge nel rapporto di Dr. Carl Unger «Giorni viennesi dal 26 settembre al 2 ottobre» sulla fondazione della società territoriale austriaca:] Rapporto di Carl Unger «La fondazione della Società Antroposofica in Austria pone gli Amici là di fronte a grandi compiti e alla necessità di superare ancora molte difficoltà. Ma il primo passo è stato fatto, che deve condurre a una rappresentanza significativa dell’antroposofia nel luogo più importante. La guida della Società Antroposofica in Austria è stata assunta da un consiglio che è composto dalle seguenti personalità: Julius Breitenstein, Dr. Norbert Glas, Dr. Franz Halla, Dr. Hans Erhard Lauer, Conte Polzer-Hoditz, Alfred Zeißig. Un circolo di persone di fiducia, che comprende anche le città di Graz, Klagenfurt, Linz e Salisburgo, sta a fianco del consiglio. L’assemblea si concluse con una dichiarazione di consenso al comunicato per il Dottor Steiner, ascoltato in piedi.» Testo della risoluzione allora presa: Di fronte agli attacchi nemici sempre più brutali e concentrati che si presentano negli ultimi tempi sulla persona del Dr. Steiner, il consiglio della Società Antroposofica in Germania poco tempo fa è comparso davanti al pubblico con un comunicato. In seguito a questo sentiamo come nostra prima responsabilità, alla fondazione della società antroposofica austriaca, anche davanti al mondo intero di confessare al Signor Dr. Steiner la nostra gratitudine indelebile per la straordinaria abbondanza di intuizioni spirituali che ha donato all’umanità.
Riconosciamo in lui la più pura incarnazione della vera umanità, della più forte volontà morale e l'osserviamo come colui che è il capo designato, che come portatore della verità è solo in grado di guidare l’umanità dal caos del tempo presente a una nuova epoca dello sviluppo dello spirito umano. Noi antroposofi abbiamo imparato sotto la sua guida attraverso la sua parola e il suo atteggiamento di vita, come il pensare può giungere alla saggezza, il sentire alla bellezza e il volere alla forza morale. Abbiamo imparato a comprendere come queste nuove fonti spirituali-morali dell’umanità debbono essere aperte. Sappiamo che anche la Società Antroposofica in Austria può adempiere ai compiti che le sono assegnati solo sotto la sua guida spirituale, e le chiediamo di assumerla, senza che noi le diamo un nome esteriore. La Società Antroposofica in Austria si sforzerà di dimostrarsi degna di questa guida. Ma oggi la riconosce come suo dovere particolare, proteggere il Dottor Rudolf Steiner da attacchi calunniosi e rendere chiaro al mondo esterno, che questa protezione è il dovere di tutti gli uomini che cercano la verità e sono decenti, siano essi all’interno o all’esterno della Società Antroposofica. Ludwig Polzer-Hoditz riferisce nei suoi «Ricordi di Rudolf Steiner» pubblicati per la prima volta nel 1937: «Nell’assemblea in questione, al che partecipò Rudolf Steiner, il signor Zeißig presiedette, il vecchio consiglio della filiale viennese sedeva nel podio. L’assemblea si svolse in modo molto insoddisfacente. Si parlò molto in giro, così che fino all’ultimo momento non poteva essere presa nessuna delibera. Il Dottor Steiner doveva andar via in pochi minuti, guardava già continuamente l’orologio, l’assemblea minacciava di non portare risultati. Allora io mi alzai, presentai una mozione breve per la fondazione della società, riguardante la composizione del consiglio e per la rinuncia al dibattito ulteriore, invitai coloro che erano d’accordo a alzarsi. La mozione ebbe la maggioranza, e la società era fondata. Poiché non avevamo nessun regolamento obbligatorio, tale procedimento era possibile. Comunque la società territoriale esiste fino a oggi ed era la prima fra i paesi che tale società si istituì su richiesta del Dr. Steiner.» [Era, come si evince dal presente volume di documentazione, non la prima, ma una di quelle che allora si istituirono su «richiesta del Dr. Steiner».]
PAROLE SULLA ASSEMBLEA DI FONDAZIONE DELLA SOCIETÀ TERRITORIALE AUSTRIACA
Vienna, 1º ottobre 1923 (conclusione della conferenza) nell’ultima
conferenza per i soci durante la manifestazione autunnale austriaca
Miei cari Amici! Nell’assemblea di questo pomeriggio avete accolto una risoluzione per cui vi devo essere grato. Vi esprimo questa gratitudine dal sentimento più profondo e cordiale. Ma non dovete offendervi, se anche un po’ esprimo la mia opinione su quello che tuttavia deve essere collegato con quello di cui si è parlato questo pomeriggio a volte con parole così sonore: dello sviluppo ulteriore, della nuova configurazione, del raggiungimento della maggiore età della Società Antroposofica. Certamente tutto questo è straordinariamente bene, se dietro c’è una volontà molto forte. Ma, miei cari Amici, mi trovo spesso nella posizione di dover parlare qualcosa di più concreto di quello che propriamente è necessario. Poiché purtroppo non posso stare spesso a Vienna, ho appunto parlato qui a Vienna di queste cose in modo meno concreto che per esempio a febbraio in altre occasioni a Stoccarda. Eppure alcuni dei discorsi che a Stoccarda o a Dornach dissi a volte riguardanti quello che sarebbe necessario per questo raggiungimento della maggiore età della Società Antroposofica, saranno anche filtrati. Su una parola ho dovuto sempre di nuovo richiamare l’attenzione, che è molto necessaria nello sviluppo della Società Antroposofica: La parola Svegliati, stare attenti a quello che accade nell’ambiente, avere un cuore per la vita — non solo per teorie sulla vita — nella Società Antroposofica. Mi scusi, se caratterizzo anche piccolezze; ma a chi osserva la vita, essa spesso si rivela nelle piccolezze. Posso richiamare l’attenzione su una piccolezza del genere, non è male inteso, ma è accaduto in questi giorni quanto segue. Non vero, io mi importo così poco quanto possibile di quello che nel pubblico si dice sui miei discorsi o su quello che faccio.
Ma ci sono casi eccezionali. In quel giorno, quando il mio secondo discorso pubblico fu qui, è apparso un articolo di giornale, che — ora voglio astenermi completamente dal considerare se esprime lode o no, per me gli articoli elogiativi non sono più preziosi di quelli terribilmente schifosi — , ma che tuttavia ha alcune parole caratteristiche, che dicono quanto segue. Lo menziono a causa del raggiungimento della maggiore età della nostra società. Si dice lì della conoscenza soprasensibile: «Essa (l’antroposofia) non ha soddisfatto la richiesta di tempo di miglioramento della nostra esistenza, non si è quindi fino a ora provata come richiesta di tempo. E neppure lo sarà, finché alla sua
Non vero, se uno dei nostri Amici qui avesse avuto la gentilezza di darmi questo articolo il ventinove nel corso della giornata, allora avrebbe significato: Si sta svegli, ci si importa delle cose che accadono, si procede! Poiché avrei, se anche solo in cinque righe, in collegamento con la conclusione di questo articolo, detto qualcosa di molto importante, e si sarebbe potuto fare qualcosa così. Con il puro parlarne, che fondiamo una nuova fase della società, non è fatto. Dobbiamo veramente svegliarci e cooperare. Possiamo farlo nel più piccolo e nel più grande. Poiché altrettanto come ho ricevuto questo articolo, quando la mucca era già fuori dalla stalla, avrei potuto riceverlo, quando la mucca era ancora nella stalla. Questo è quello che mi sono richiesto come il raggiungimento della maggiore età della società una volta. Devo diventare spiacevole, se caratterizzo le cose dal mio punto di vista; ma è accaduto, e neppure è così male inteso! Ma su queste cose si deve indicare, poiché si può veramente cooperare! Sarebbe stato bellissimo… so che molti hanno letto l’articolo, ma non l'hanno trovato degno di darmi questo articolo il giorno prima del discorso. È solo un sintomo, e scelgo per rendere visibile che non intendo male, il sintomo più veniale, ma è perciò caratteristico. E così voglio pregare di prendere nel serio quello che intendo con lo svegliarsi. Svegliarsi significa: Stimolare l’attenzione per l’ambiente, cooperare al mondo, cooperare per la nostra grande causa, quando la nostra grande causa viene in considerazione. Discussioni teoriche, che siamo «ora ventuno anni vecchi», non lo fanno. Che aiuta, se si è ormai ventuno anni vecchi?
Se tuttavia nel profondo dell’anima lo si è veramente raggiunto, lo svegliarsi è quello che abbiamo bisogno. — È propriamente inteso come una gentilezza, quello che così dico. Mi è stato chiesto nel pomeriggio, se volessi parlar io stesso, e ora voglio aggiunger detto: In generale è anche bene per i nostri cari Amici in Austria, se loro — poiché l’Austria mi è molto cara — non solo partecipassero a questo svegliarsi, ma se fossero perfino un modello di esempio per lo svegliarsi. Ma allora deve cominciare dalle cose più quotidiane, finché riguarda la vita della società. In Austria si ha veramente l’occasione di fare molto, molto proprio per questo movimento spirituale, a cui siamo dedicati. Poiché l’Austria, con un certo, vorrei dire, continuo sviluppo di qualcosa di esteriore o di molto inserito burocratico-mecanicamente della vita degli spiriti vitali, ha tuttavia sempre avuto una forte interiorità propriamente in quel campo dove l’intellettualità passa nell’affettività. E vorrei veramente mai omettere di esprimere questo. Se uno risale ai cinquanta, sessanta anni o ancora all’inizio dei settanta anni del secolo scorso, allora c’erano allora in Austria i migliori libri scolastici del mondo intero, e questo bene non si estendeva affatto solo ai cosiddetti libri scolastici umanistici, bensì fino nei libri di matematica e geometria. E lì si deve essere assolutamente giusti. Si può essere giusti anche verso coloro che sono nostri nemici. Sarebbe veramente arrivato il momento, se si comprendesse che l’antroposofia non è nemica di nessuno: gli altri sono nemici dell’antroposofia. Dovetti poco fa sottolineare fortemente questo a una questione poco edificante a Stoccarda. Si parla di fatto che questo o quel tale mi tratta come un «nemico».
A ciò egli non ha proprio alcun diritto, poiché io non mi comporto come un nemico, finché non mi vedo forzato ad allontanare gli attacchi nemici; gli altri diventano nemici. Per questo si deve un fine discernimento. Perciò si deve essere giusti e dire: Da quella fine educazione che ha cesellato la vita spirituale, che in Austria fino alle scuole medie era l’educazione dei Benedettini, dei Cistercensi, da questa educazione è fluito qualcosa di spirituale nell’animo austriaco, che non si trova altrove. Non voglio altrimenti lusingrarvi, ma i più anziani di voi lo portate in voi inconsciamente, forse non lo considerate. Non impunemente si è introdotto i successivi terribili libri di geometria al posto per esempio di Fialkowski o del vecchio Mocnik, che allora si aveva come libro di geometria in Austria, dove tutto nella geometria descrittiva, senza che lo si avvertisse, era condotto nell’affettivo. Già alle figure lo si poteva avvertire: Uno aveva un fondo nero e sopra linee bianche, invece dei tratti neri che per lo più si trovano oggi. Tutto questo stava all’animo infinitamente più vicino. Ancora molto di questo vive qui. Vive nelle anime; solo che le persone maltrattano la loro propria anima: L'opprimono. E propriamente la circostanza che quell’intellettualismo riformatore protestante-evangelico non è passato come un’onda penetrante attraverso l’animo austriaco, proprio questo condiziona un ambiente dell’anima austriaco del tutto particolare. La germanicità in Austria è qualcosa di diverso che la germanicità in qualunque altro luogo del mondo. Basta solo segnalare quelli spiriti fini, che nell’ultimo terzo del 19° secolo hanno operato in Austria.
Non voglio fare nomi, ma si trovano dappertutto, talvolta proprio nei posti più insignificanti. Tutto questo potrebbe indicare che mi è venuto in mente in un momento decisivo: Parla un po’ una volta di antroposofia e dell’animo umano propriamente in Austria e propriamente a Vienna. E se voi anche nelle vostre anime superiori coglieste tutto così, come il resto del mondo lo coglie: Nelle vostre anime inferiori non potete farlo! Poiché lì c’è qualcosa di quel vibrazione fine, che è sorta dalla educazione che tuttavia era profonda, che in Austria verso la metà del secolo scorso era presente. E si deve rispondere con l’animo la domanda: Che cosa può l’Austria tedesca fare per l’antroposofia? — Non si deve speculare a questo proposito, come è la differenza fra questo o quell’altro territorio terrestre, bensì si deve sentire come qui veramente sta una forte interiorità. Ciò si esprime nei più piccoli dettagli. Gli altri Tedeschi talvolta lo sentono come qualcosa di molto straniero. Vedete, che voi qui avete un compito particolare, di agire dall’animo, questo potrebbe venir fuori da singoli dettagli. Io sedevo una volta a Weimar con Herman Grimm insieme. Nel corso della conversazione veniamo a parlare di Grillparzer, e Herman Grimm disse: «Ho udito una volta da Scherer (che fu chiamato da Vienna a Berlino) che Grillparzer sarebbe anche un poeta.» Immaginate: L’uomo che allora era il più spirituale tra i rappresentanti della vita spirituale tedesca, così ha parlato! E poi raccontò ancora: «Ho avuto una volta durante un soggiorno a Monaco un’ora libera e mandai alla biblioteca di corte per farmi venire qualcosa di Grillparzer; e quando leggevo, mi sembrò come se ciò fosse scritto propriamente non in lingua tedesca, bensì in una lingua straniera, mi sembrò come qualcosa di completamente straniero.» Questo disse Herman Grimm!
Chi coglie l’Austria con l’animo, non può parlare così; a lui questa lingua, che proprio in Grillparzer così fortemente emerge, si rivelerà come la lingua dell’animo. Si deve già con il cuore rispondere a questa domanda: Che cosa dovrà l’Austria fare per l’antroposofia? — È bene per l’austriaco che nella parola «antroposofia» ci sia solo una R; poiché voi sapete — mi darete ragione — , l’austriaco propriamente non impara mai a pronunciare correttamente la R. Questa è propriamente la sua peculiarità, che dove c’è una R, propriamente sempre parla una vocale. Noi vocalizziamo la R. Esaminate solo i vostri segreti di vocali e consonanti, e troverete che non avete un grande genio per la R! È così nell’austriaco che egli questo «rotolare» della R propriamente mai con il suo organo vocale capisce. L’austriaco parla appunto una R «affettuosa»; ma non è affettuosa — e così non diviene un’ordinaria R. Ma è così che uno deve afferrare l’essenziale dove esso è. E così pensai: Vorrei una volta con questa serie di conferenze afferrare il vostro animo! Questa è la risposta alla domanda che il nostro caro Amico Zeißig mi ha posto oggi pomeriggio. Questo è quello che volevo dire come saluto di commiato. Con questo concludo questa serie di conferenze, e vorrei solo aggiungere ancora, che mi ha procurato una soddisfazione profonda, di stare di nuovo una volta fra voi a Vienna. E spero che nella nostra movimento spirituale, anche se siamo separati esternamente, ci sappiamo sempre interiormente insieme. E poiché noi ci sappiamo sempre insieme e insieme sentiamo, così saremo, anche se siamo spazialmente separati, spiritualmente insieme!
Breve rapporto a Dornach sulla fondazione della società territoriale austriaca Dornach, 5 ottobre 1923 (all’inizio della conferenza)
Lunedì 1º ottobre ebbe luogo una riunione dei soci austriaci della Società Antroposofica. Alle altre società territoriali verrà ora aggiunta anche la Società Antroposofica austriaca, così che, fra le società territoriali che alla fondazione della Società Antroposofica Internazionale a Natale a Dornach saranno presenti, si presenterà anche questa Società Antroposofica austriaca.
La fondazione della società territoriale olandese durante la manifestazione autunnale del movimento antroposofico in Olanda L’Aia, 13-18 novembre 1923
PAROLE DI BENVENUTO davanti alle conferenze per i soci («L’uomo soprasensibile, colto antroposoficamente», 5 conferenze, GA 231). L’Aia, 13 novembre 1923
Miei cari Amici! Potete a ragione supporre che io sia venuto qui da voi di nuovo con grande soddisfazione, per parlare con voi e davanti a voi di cose antroposofiche. Ciò, naturalmente, può accadere abbastanza di rado, ma sarà pur possibile che, proprio in tali occasioni, venga espressa qualcosa come una determinazione della direzione, e così l’occasione sia data per ulteriore elaborazione di quello che è stato espresso. E questo è sempre la base per uno stare insieme anche allora, quando non possiamo realizzarlo spazialmente. Questa volta siamo venuti insieme anche per questa occasione, per formare in questo momento la Società Antroposofica olandese. La formazione di queste singole società antroposofiche territoriali, di fronte alle condizioni presenti, è necessaria, se vogliamo creare una individuale, buona, solida base, possibilmente, per quello di cui nel presente abbiamo bisogno. La Società Antroposofica Internazionale, che poi avrà la sua fondazione a Natale a Dornach, potrà propriamente essere fondata solo se le singole società territoriali saranno rappresentate in tale maniera, che i loro rappresentanti — vorrei dire — quegli esseri, che i loro rappresentanti possano davvero — potrei dire — esprimere la sostanza intima delle singole individualità antroposofiche. In questo modo, però, potremo anche, nella fondazione della Società Antroposofica generale, realizzare qualcosa di molto necessario, qualcosa di molto importante e significativo. Se riuscite a sentire con me quanto queste questioni siano importanti per il presente, allora tutti noi porteremo il giusto atteggiamento in questi giorni. E da questo atteggiamento vorrei ringraziarvi cordialmente per le vostre parole, e dire a tutti voi i miei più caldi saluti per questi giorni.
ESPOSIZIONI ALLA RIUNIONE FONDATIVA DELLA SOCIETÀ NAZIONALE OLANDESE L’Aia, 18 novembre 1923 (pomeriggio)
[Un resoconto completo dei negoziati condotti in lingua olandese non è disponibile. Tuttavia i vari interventi di Rudolf Steiner sono stati riportati come segue:]
Cari amici! Per quanto posso comprendere con l’aiuto degli interpreti il corso dei negoziati, devo comunque dire alcune parole circa l’ordine dei lavori. Mi sembra assolutamente necessario che la risoluzione che è appena stata approvata sia approvata alla fine dei negoziati. Desidero quindi proporre di annullare la risoluzione solenne, di consentire che i negoziati si svolgano e poi di considerare se si possa prendere la decisione di fondare la Società olandese. Circa il carattere della Società da fondare:
Cari amici! Mi sembra che il prossimo oggetto dei negoziati dovrebbe essere la costituzione della Società, nel modo tale che questo possa portare alle risoluzioni che consistono in: dichiarare la Società come fondata, eleggere il Segretario Generale, eleggere il Consiglio e così via. Ma devono comunque precedere alcune considerazioni sui motivi per che ora si entra in assoluto in tali negoziati, come devono formare il contenuto dei negoziati odierni. Saprete, cari amici, che poco tempo fa ha dovuto emergere il pensiero di fondare una Società Antroposofica Internazionale che abbia il suo centro a Dornach. Abbiamo certamente sperimentato a Dornach, all’inizio di questo anno, il profondo dolore di perdere il luogo su cui volevamo costruire tutto ciò che deve accadere a Dornach. Ma speriamo anche che con l’aiuto dei nostri amici in tutto il mondo sarà possibile ricostruire questo Goetheanum a Dornach. Non desidero dilungarmi qui sulla profondità del dolore che ci ha colpito a causa della distruzione del Goetheanum, poiché vogliamo dedicarci oggi ai negoziati commerciali positivi della Società Antroposofica. Comunque il pensiero di fondare una Società Antroposofica Internazionale deve riempirci anzitutto, e dobbiamo riflettere sulla sua importanza e sulla sua portata. Voi, cari amici, avete sentito proprio all’inizio di questo convegno odierno una serie di discussioni davvero significative su singoli settori del lavoro all’interno del movimento antroposofico, ad esempio sulla intenzioni riguardanti la clinica appena fondata del Dr. Zeylmans e sulla volontà di far funzionare qui anche una scuola fondata sul modello della Waldorfschule.
In ambedue le istituzioni ho potuto partecipare questi giorni, con mia grande soddisfazione, anche se brevemente nel tempo ma così intimamente. Desidero solo accennare a come il Dr. Zeylmans sia riuscito in maniera straordinariamente significativa a interessare un numero relativamente grande di medici ai nostri moderni sforzi medici, davanti a che ho poi potuto tenere nel Istituto del Dr. Zeylmans due conferenze su questo nostro movimento medico [in GA 319]. Questo è un successo che è stato ottenuto grazie all’ambito della nostra azione medica, un successo che davvero nel presente immediato non può essere riconosciuto a sufficienza e che ha un significato molto grande, immenso. Il secondo è la scuola. Anche della scuola si deve dire qualcosa di simile. La scuola è davvero permeata — per quanto è stato possibile constatare nelle due visite — la scuola è permeata da una volontà consapevole dello scopo e da un uso del tutto intelligente, comprensivo, saggio del nostro contenuto pedagogico, come esso è richiesto dal movimento antroposofico. La consapevolezza dello scopo e già un grado molto alto di arte dell’orientamento nel nostro ambito pedagogico, questo è ciò che si incontra in questa scuola. Il lavoro devoto e la competenza sono proprio ciò che colpisce immediatamente. Se noi consideriamo ciò che è particolarmente nuovo per i nostri sforzi scolastici, se poniamo attenzione alla pratica dell’euritmia in questa scuola, allora posso proprio esprimere una profonda, intima soddisfazione, perché la cosa è permeata da una dedizione straordinaria, da disponibilità al sacrificio e da competenza. Tutto questo si diffonde davvero su tutta la scuola, per quanto sia ancora piccola — si spera che diventerà più grande — ciò che è già atto a ispirare fiducia.
E proprio nel sottolineare una cosa così, cari amici, desidero ancora aggiungere, per quanto riguarda queste cose, come in parentesi, alcuni dettagli che mi hanno colpito. Vedete, si è parlato della presunta carezza dei rimedi medicinali. Ebbene, la cosa sta così: i rimedi medicinali devono costare esattamente quanto è necessario per coprire i costi della fabbricazione, della spedizione e così via. Questo è comunque più sano — bisogna anche pensare nella medicina alla salute sociale e finanziaria, altrimenti si è incoerenti — è molto più sano pagare i rimedi medicinali come devono già costare secondo i costi di fabbricazione e così via, piuttosto che pagarli meno e avere un disavanzo; comunque dovreste pagare di nuovo, se non dovesse essere pagato dalla luna. Queste non sarebbero condizioni sane. Queste cose devono essere considerate proprio così anche da noi, che in tal caso, se a uno o all’altro i rimedi medicinali sono troppo cari, si crei un fondo o qualcosa di simile, da cui questi rimedi medicinali vengono pagati. Anche lì dobbiamo sviluppare una certa fiducia, dobbiamo portare questa fiducia verso la comprensione di coloro che devono lavorare per questi rimedi. Questo solo in parentesi. Nel complesso dalle esposizioni della Signora Mulder e del Dr. Zeylmans risulterà con assoluta chiarezza: Dove iniziamo con qualcosa che ha da principio un contenuto comprensibile, che si può vedere come delimitato, si mostra subito che avanziamo, che possiamo agire spiritualmente. Così, vedete, è nei settori speciali legittimi del nostro movimento antroposofico. Abbiamo visto come negli ultimi tempi — e spero che questo accada anche in Olanda — l’euritmia ha fatto progressi completamente enormi.
È appena possibile per la Signora Dr. Steiner soddisfare anche solo in parte tutti i desideri che appaiono ovunque nel mondo riguardo alla visione dell’arte euritmica. Abbiamo visto anche qui proprio durante questo convegno come ciò che è davvero profondamente necessario nel movimento antroposofico, in particolare quando l’euritmia da un lato, la scuola dall’altro si espandono, come l’arte del parlare, l’elemento declamatorio, recitativo, ha acceso l’interesse e davvero richiede che sia coltivato ora anche in modo appropriato. Ho già detto: nell’Istituto Clinico e nella Scuola vediamo come allora, quando abbiamo proprio un contenuto sostanziale, comprensibile, avanziamo anche. Ora, vedete, cari amici, accade così che tutti questi singoli sforzi non potrebbero esistere senza lo sforzo centrale che rimane comunque la cosa principale: il movimento antroposofico stesso. Tutti provengono da esso, e tutti devono essere alimentati dal movimento antroposofico stesso. Ora potremmo proprio guadagnare un’idea modello per l’azione della Società Antroposofica dal modo di agire di questi singoli sforzi. Bisogna davvero parlare in modo completamente aperto e onesto. Supponiamo che qualcuno, che almeno vuole pensare professionalmente, visiti la scuola che è stata fondata qui. Starà attento ovunque se ciò che permea l’arte dell’educazione e dell’insegnamento ha prospettive di far davvero progredire i bambini, di collocarli nella vita come devono essere collocati secondo le attuali esigenze temporali. Non gli verrà in mente nemmeno per un momento — ho visto la scuola, posso dirlo — non gli verrà in mente nemmeno per un istante di dire: Questa è una scuola settaria; non si può starci, vi si lavora in modo settario.
E passiamo all’Istituto Clinico. Certamente, coloro che hanno sentito questi due discorsi negli ultimi giorni, saranno certamente in molti modi non d’accordo con l’uno o l’altro, forse anche con l’insieme; questo non fa nulla, deve essere così all’inizio di un movimento; si deve avere fiducia in ciò che è la forza sottostante. Ma anche se le persone non sono d’accordo con i dettagli o con l’insieme, l’impressione che ci si trovi di fronte a una setta medica, nessuno dei partecipanti avrebbe potuto ricevere questa impressione in alcun modo. Era completamente impossibile. Non ci si sentirà nemmeno tentati di parlare di euritmia settaria, di recitazione settaria o di declamazione settaria. Ora però ci chiediamo se lo stesso vale per il movimento centrale, nella misura in cui è incentrato nella Società Antroposofica. Allora un buon numero di coloro che vengono da fuori ricevono l’impressione del settarismo, di ciò che è permeato da tutto ciò che è possibile, dal fanatismo, dall’ostinazione, dall’idealismo astratto, dal misticismo vago e così via, da tutto quello che al lui sembra, come sa di settaria, spiritualmente-psichicamente. Dico questo naturalmente solo perché le cose devono essere dette, non perché voglia fare rimproveri e simili. Lo dico anche solo per contrapportare il quadro opposto, il quadro opposto settario, perché voglio sottolineare: Come è in questi singoli sforzi, che sono così fecondi, così deve essere anche nella Società Antroposofica stessa. Lì davvero deve esserci uno spirito oggettivo, puramente oggettivo, che si documenta come tale davanti al mondo. Questo era il fondamento, cari amici, dell’idea di fondare da Dornach la Società Antroposofica Internazionale.
Non ho mai compreso nulla meglio all’interno della Società Antroposofica, se non quando mi è stato detto, ad esempio — e vedo anche qui personalità che mi hanno ripetutamente detto questo negli anni in cui sono stato qui — : Sì, questa Società Antroposofica, si riunisce in circoli più piccoli e così via, ma abbiamo bisogno di qualcosa d’altro. Abbiamo bisogno, ad esempio, a Dornach di una centrale in cui in qualche modo, forse attraverso una pubblicazione o qualcos’altro, sia indicato tutto ciò che uno che appartiene alla Società Antroposofica dovrebbe sapere, per cui dovrebbe interessarsi. Questo dovrebbe poi essere disponibile per i singoli membri. — Finora eravamo, per la frammentazione, la divisione, perché uno non poteva sapere nulla dell’altro, una Società di cui anche altri non potevano sapere nulla. Non siamo stati in grado di soddisfare questa richiesta completamente legittima. È una delle richieste che semplicemente deve essere soddisfatta. Abbiamo avuto negli ultimi tempi nel campo scientifico due scoperte eminentemente significative, dirò, da registrare. Voglio solo sottolineare questo. Sono due scoperte biologiche sulla milza e sulla efficacia delle più piccole entità. Non voglio eseguire tutto questo ora, ma sarebbe interessante se si votasse una volta e se si alzassero tutti quelli che non hanno ancora sentito parlare del significato di queste scoperte scientifiche. Deve davvero esserci da noi qualcosa attraverso cui si apprende ciò che accade. Moltissimo accade nella Società Antroposofica, ma il singolo non ha nemmeno la possibilità di conoscere le cose. Ho sentito questo, come ho detto, come una richiesta molto legittima.
Ma tutto questo può essere fatto solo se la Società è come dovrebbe essere. Perciò è stata presa la decisione di formare la Società internazionale a Dornach — e questo dovrebbe accadere nei prossimi giorni di Natale — in modo che possa svolgere tali compiti. Quindi non solo esteriormente in modo formale questa Società deve stare lì, così che, ad esempio, si abbiano biglietti di iscrizione uniformi, che si abbiano registri dove tutti sono registrati, che si abbia un centro dove tutti devono pagare e così via. Quindi non solo in modo esteriormente formale una Società Antroposofica Internazionale deve esistere, bensì in una circolazione organica di ciò che accade in essa. Immaginate solo, quando una volta esiste in questa forma, la Società Antroposofica Internazionale, allora innumerevoli difficoltà che abbiamo oggi semplicemente spariranno. Ma una tale Società internazionale può essere fondata solo a Dornach, se prima le singole Società nazionali si sono costituite e mandano i loro delegati a Dornach. Allora dalle Società nazionali può derivare la fondazione della Società Antroposofica Internazionale. Questo era il motivo per che durante la mia presenza in vari paesi sono state fondate Società nazionali. In Svezia ne abbiamo già una [dal 1913]; in Norvegia ne è stata fondata una durante il mio soggiorno [nel maggio 1923]; la Società Antroposofica Svizzera e quella inglese sono state fondate. In Italia è stato fatto un tentativo. La Società Antroposofica tedesca è stata fondata. La Società Antroposofica francese è stata fondata in una forma un po’ diversa, il che è dovuto alle circostanze; è stata fondata in quanto la Signorina Sauerwein è stata nominata da me Segretaria Generale.
Così tutte queste Società nazionali sono state fondate, e durante la mia presenza qui potevo contare sulla fondazione della Società Antroposofica olandese, che a sua volta invierà a Natale a Dornach delegati forniti di tutti i possibili contenuti di volontà dell’intera Società. In questo modo arriviamo allora a una Società Antroposofica Internazionale che finalmente lavora davvero. Ora si tratterà anzitutto oggi — nella piena consapevolezza che anche l’intera Società Antroposofica deve portare il carattere che portano i singoli sforzi, la Scuola, la Medicina e così via, che sono stati fondati da questo carattere — si tratterà di lasciare davvero fuori tutte le altre differenze e comunque considerare che la causa antroposofica stessa può davvero essere rappresentata davanti al mondo oggi. Per questo è naturalmente necessario che nella direzione delle singole Società nazionali le personalità siano consapevoli di agire così oggettivamente, come si agisce nei singoli ambiti. Non si può dire che nei singoli ambiti le personalità di guida non escono dalle loro opinioni soggettive. Entrano in un’azione oggettiva, sostanziale. Ma questo deve accadere anche nell’ambito dell’intera Antroposofia. E perciò dapprima ci si deve intendere sui Statuti, dal cui contenuto deve risultare: La Società Antroposofica oggi può stare davanti al mondo in modo completamente non settario, come i singoli sforzi. Anche circa la forma, il contenuto dell’azione della Società Antroposofica — che questo risulti dagli Statuti — su questo si dovrebbe anzitutto parlare. Sono completamente d’accordo con l’opinione di un signore che ha parlato qui di Statuti o qualcosa di simile. Anche a me gli Statuti sono un orrore; ma non è questo il punto.
Ci si potrebbe semplicemente intendere circa le condizioni della Società Antroposofica, ma gli Statuti sono, purtroppo, esteriormente necessari. Vorrei dire: se io stesso, ad esempio, fossi qui olandese tra voi, e mi venisse chiesto se voglia diventare Segretario Generale della Società olandese, e farmi eleggere ora, direi: «Sì, devo prima sentire che cosa questa Società debba diventare, come dovrebbe apparire; solo allora potrò decidere se accettare l’elezione o no». — È ovvio che non si possa deliberare dapprima di fondare la Società, poi di eleggere il Segretario Generale: tutto questo deve stare alla fine dei negoziati. Così: dapprima si deve parlare del contenuto degli Statuti, di ciò attraverso cui la Società Antroposofica si deve mostrare al mondo; attraverso cui deve mostrare ciò che vuole. Questo deve esprimersi in frasi formulate negli Statuti. Solo allora si può procedere all’elezione dei funzionari. Dapprima la costituzione della Società, poi l’elezione dei funzionari: perché allora i funzionari potranno sapere se vogliano essere eletti. Nel corso della discussione sugli Statuti Rudolf Steiner prende la parola:
Forse posso aiutare qualcosa se dico alcuni di ciò che ho l’intenzione di portare anche a Natale a Dornach. Prendiamo il vostro Articolo 2: «La Società Antroposofica Olandese vuole essere una comunità umana per la cura dei veri valori spirituali del presente…» e così via. Questo può essere modellato sul «Bozza dei Principi di una Società Antroposofica». Questa bozza era inizialmente indirizzata a quelle personalità che erano allora nella Società Teosofica e che avrebbero dovuto decidere di fondare una Società Antroposofica. Chi pensa realisticamente pensa sempre dalle circostanze attuali. Dovete quindi rappresentarvi la situazione del passaggio dalla Società Teosofica alla Società Antroposofica 1912/13. Lì questa bozza degli Statuti è stata scritta come istruzioni, da cui gli Statuti dovevano prima emergere. Se allora si fanno tali Statuti che devono ora servire come Statuti finiti per quelle persone che vi entreranno di nuovo, allora si deve evitare, nel senso di ciò che mi sono permesso di dire questa mattina, di creare l’impressione del settarismo. Questa è una questione vitale per la Società Antroposofica che sia evitato. Se si vuole fornire un esempio classico di come si possa creare l’impressione di settarismo, lo si fa appunto così, che si portino in Statuti questo Articolo 2 e questo Articolo 3 immediatamente dopo la denominazione. Ma non si può fare così negli Statuti. Bisogna parlare negli Statuti in modo più mondano.
Ognuno subito se ne avverte male, se trova una tale formulazione: «La Società Antroposofica Olandese vuole essere una comunità umana…» e così via. Primo, non è detto nulla, perché ognuno considera già naturalmente i veri valori spirituali del presente come i veri valori spirituali del presente che riconosce. Così, primo, non è detto nulla di particolare; ma secondo, crea l’impressione di essere una setta. Dovete anche considerare: La Società Teosofica era una setta, lo è ancora oggi; la Società Antroposofica non deve esserlo e non può esserlo per tutto il suo contenuto. Così non è nemmeno da meravigliarsi che la bozza allora degli Statuti si elabori gentilmente e lentamente fuori dalla disposizione settaria della Società Teosofica. Ma oggi siamo comunque già di nuovo oltre dieci anni più avanti di allora, quando questa bozza è stata scritta. Così che ritengo sarà necessario davvero — devo usare di nuovo la parola — dare a questi Statuti uno stile più mondano. Non ho nemmeno riflettuto bene sulla questione, perché dovrei parlarne solo a Natale. Vorrei sempre dire le cose onestamente. Non è giusto dire che a Dornach si dovrebbe negoziare prima e che non avrebbe senso fissare tutto. A Dornach le singole Società nazionali devono venire con Statuti completamente finiti. Così il giusto è stabilire gli Statuti già oggi fino al più piccolo dettaglio. Vi suggerisco, ma naturalmente solo come direzione, cercate di mantenere lo stile degli Statuti così: «La Società Antroposofica Olandese deve avere il compito di coltivare una vita spirituale nel modo come ciò dall’Assemblea Fondativa il 18 novembre 1923 all’Aia nel l’essenziale è considerato corretto.» — Avete un punto di partenza positivo.
Dite: Abbiamo un’opinione oggi, e la Società Antroposofica deve essere quella Società che continua questa opinione. «Le personalità qui riunite sono del parere che in ciò che già oggi esiste in misura ampia, la scienza dello spirito antroposofica, qualcosa sia presente che può avere un influsso ancora più grande sui lati spirituali e fisici della civiltà e della vita umana singola, di quanto i risultati della ricerca naturale, della scienza naturale hanno sui lati materiali e tecnici.» Allora si dovrebbe dire più o meno tra parentesi: «Tra questi risultati che emerge-ranno da ciò che qui è intenzionato, ci sarà: una vera cooperazione umana nelle civiltà nel senso della fratellanza; una vera comprensione dei diversi mondiali-visionali che differenziano esteriormente; il conseguimento della propria, individuale concezione del mondo attraverso la comprensione delle diverse religioni e concezioni del mondo e una vera comprensione del nucleo spirituale in tutti gli esseri e in tutti i processi.» In questo modo più o meno si potrebbe dire in modo mondano qualcosa, per cui nessuno pensa: tu entri in una setta, perché suona così come suonano in generale tali cose in altre associazioni, ad esempio in assemblee di ricercatori naturali. Ma nel momento in cui dite alla gente qualcosa che è già una teoria, in quel momento crea l’impressione di settarismo.
È già una teoria dire: «Chiunque abbia un interesse autentico…» e così via. Lì c’è già un intero ambito di dogmatismo. Chi legge questo come un estraneo, deve pensare: Entro fino al collo nell’acqua del settarismo. — E questo deve essere strettamente evitato. Altrimenti continuerete a sperimentare che il movimento antroposofico non è più arrestabile, ma la Società Antroposofica non è più in grado di comprendere ciò che è contenuto nel movimento antroposofico. Le Società Antroposofiche fanno in molti modi l’impressione di piccole sette al mondo. Il movimento antroposofico non lo è. In questo modo vorrei raccomandare di riflettere sulla questione. Si può naturalmente portare tutto dentro, ma si tratta del «Come», come lo si porta dentro. I tre punti devono essere dentro, il Signor van Leer ha ragione, ma come devono entrarvi. Bisogna formularlo in modo che nessuno possa prendersene male, che non suoni settario. Così l’Articolo 2 sarebbe dato. L’Articolo 3 dovrebbe essere formulato largamente, così che si possa certamente in singoli casi allontanare richiedenti indesiderati, ma anche così che non siano sempre proprio quelli esclusi che sarebbero meglio nella Società. Oggi davvero molte persone sono allontanate dall’entrare nella Società, perché si incontra loro dai Consigli in un certo modo. Non possono entrare se li si tratta con condizioni di ammissione come oggi spesso accade. Le persone non lo tollerano, semplicemente non entrano.
Non si deve criticare, né colpire qualcuno, ma devo comunque dire quanto segue: Ci sono corsi di introduzione dove semplicemente è detto ciò che sta in questo o quel libro o ciclo. Allora arriva qualcuno che davvero attraverso la sua altra vita ha ampiamente l’educazione attraverso cui appartiene a noi, e gli è detto: Sì, ma tu non hai frequentato un corso di introduzione. — Cari amici, se la Società fa una cosa simile, allora non crescerà mai come dovrebbe crescere. Vorrei orientare la discussione in questa direzione, non per dare qualcosa di specifico con ciò che è stato detto. L’accento dell’Articolo 3 dovrebbe trovarsi nel modo dell’ammissione dei membri, per l’iscrizione. L’Articolo 2 dovrebbe essere formulato come ho appena caratterizzato, che abbia un carattere mondano. Ma l’Articolo 3 deve allora dare una certa direzione per l’intero carattere della Società. Deve dunque contenere negli Statuti qualcosa attraverso cui si possa determinare chi possa diventare membro. Ma anche questo di nuovo in una forma il più possibile tollerante, liberale, di nuovo mondana. Ma tutto questo sono solo suggerimenti, nemmeno proposte. Attribuisco grande importanza al fatto che tutto ciò che sta negli Statuti delle Società nazionali non venga da me, ma dalle Società nazionali stesse. Voglio solo intervenire e aiutare se la discussione si blocca.
Intendo dire dunque che naturalmente negli Statuti dovrebbe contenere: «Gli sforzi qui caratterizzati hanno il loro centro in tutto ciò che in modo scientifico, medico, in artistico, in relazione religiosa proviene dal Goetheanum, la Libera Scuola Superiore per la scienza dello spirito a Dornach, e a esso può essere collegato.» Se avete questo paragrafo in qualche forma in esso, allora avete come personalità che riceve fiducia il diritto di rifiutare qualcuno che magari dice: Ho uno sforzo di coltivare la vita spirituale, ma Dornach lo vedo come sporcizia. — Così una certa direzione deve essere già indicata. Non basta dire: L’ammissione avviene attraverso personalità di fiducia. — Non può regnare semplicemente l’arbitrio. Deve seguire un paragrafo simile, e allora si potrebbe dire: Chiunque abbia interesse per gli sforzi qui caratterizzati può registrarsi per l’iscrizione. L’ammissione avviene così e così — sceglietelo come le Società nazionali ritengono giusto. Così il pensiero dovrebbe più o meno muoversi; perché comunque bisogna dire qualcosa negli Statuti. Veramente in tali questioni dipende tutto dalla formulazione. Considerate quale differenza c’è se usate un nome personale, come nell’Articolo 2, o se dite: «Gli sforzi qui caratterizzati hanno il loro centro in tutto ciò…» e così via. Ci sono numerose persone a cui non verrebbe mai in mente di aderire a un movimento che si fonda su un nome. Principialmente non lo fanno. Con la formulazione appena data nessuno si tirerà indietro davanti al passo. Chi si tira indietro da questa formulazione, non possiamo proprio usarlo. Dobbiamo sapere e considerare tali cose, altrimenti si vive fuori della realtà quando si fanno Statuti. Sul ruolo di Segretario Generale:
Il ruolo di Segretario Generale delle Società nazionali è un ruolo eminentemente importante; e anche se non lo fosse già oggi, dovrebbe comunque diventarlo. Al Segretario Generale spettano due obblighi: in primo luogo l’intera rappresentazione della Società Antroposofica nazionale verso i propri membri; in secondo luogo, la rappresentazione della Società nazionale verso la direzione della Società Antroposofica Internazionale a Dornach. Ma viene, inoltre, una terza cosa, una cosa assolutamente necessaria, se la società deve di nuovo fiorire. Il Segretario Generale deve diventare una personalità nelle singole società nazionali che si conosca, che si nomini quando si nomina la società. Da ciò consegue che non può essere nominato per un breve periodo, ma che deve agire effettivamente per un tempo il più possibile lungo. Ora avete oggi, così mi sembra — addirittura prima ancora che il contenuto degli Statuti diventi tale — eletto il Signor Dr. Zeylmans come Segretario Generale. Ora dovrebbe, dunque, innanzitutto, trovarsi per questo incarico di Segretario Generale un paragrafo degli Statuti corrispondente. Indicativamente, dovrebbe stare così: «L’incarico di Segretario Generale vale per tempo indeterminato, e può terminare solo: 1. per dimissioni volontarie; 2. se la maggioranza dei soci della Società Antroposofica Olandese non è più d’accordo con il Segretario Generale; 3. se la Direzione della Società Antroposofica Internazionale a Dornach solleva obiezioni.» Sul rapporto tra le società nazionali e la direzione della società internazionale:
È meglio tralasciare completamente interi paragrafi e formulazioni di direzione internazionale e così via. Le società nazionali stesse, devono emergere in qualche modo dai Statuti. Le società nazionali vengono infatti formate prima della fondazione della società internazionale a Dornach. Questa società internazionale deve sorgere proprio sulla base delle società nazionali. Pertanto dovrebbe risultare da questi Statuti che l’assemblea costitutiva odierna designa il Consiglio. E allora deve di nuovo essere espresso, come anche per il Segretario Generale, quanto a lungo rimane il Consiglio. E riguardo all’ampliamento del Consiglio dovrebbe allora dirsi qualcosa. Il Consiglio odierno si designa dall’assemblea costitutiva sovrana, non ha bisogno del riconoscimento della direzione internazionale. Ma allora potrebbe forse dirsi: «Il Consiglio può essere cooptato; può essere ampliato attraverso un’assemblea di soci, al che siano presenti almeno un certo numero di soci con una maggioranza di un certo numero.» - Se volete, potreste anche dire: «Il Consiglio può essere ampliato attraverso la nomina da parte del Consiglio precedente…» e così via: «L’elezione o la nomina dei futuri membri del Consiglio è valida se da parte della direzione internazionale a Dornach non sono sollevate obiezioni.» - È mia opinione che questo sarebbe troppo esteso, ma se lo volete, potete farlo così. È in certa misura bene, se, qualora una volta la società internazionale esista, la comunanza si esprime anche nel fatto che la direzione internazionale può interrompere l’elezione con un veto, che però non ha un diritto di codeterminazione positiva. Un diritto di obiezione è tutt’altro da un diritto di codeterminazione positiva.
RETROSPETTIVA SULL’ASSEMBLEA COSTITUTIVA DELLA SOCIETÀ NAZIONALE OLANDESE nell’ultimo di «L’uomo soprasensibile, colto antroposoficamente» L’Aia, 18 novembre 1923 (conclusione della conferenza)
Mi rimane solo ancora di dire, in chiusura, qualcosa di mio intimo desiderio e mia speranza. È in connessione con quello che ho potuto dirvi durante la mia permanenza qui, da questa consapevolezza dei mondi spirituali, e si annoda a quello che si è svolto per la fondazione della Società Antroposofica Olandese: che da questa riunione possa sorgere qualcosa che si accenda nei vostri cuori e nei vostri animi. Se siamo in grado di accogliere la conoscenza antroposofica non solo leggendo o ascoltando, ma se, attraverso la contemplazione antroposofica viva, arriviamo sempre più al punto di vivere il contenuto dell’antroposofia con il nostro cuore, con il nostro animo, allora ci accadrà veramente, quando siamo riuniti nei rami antroposofici e pratichiamo l’antroposofia con altri uomini, o quando rimaniamo nella nostra piccola stanzetta solitaria, come se non solo il significato delle idee penetrasse nelle nostre anime; ma allora ci accadrà come se esseri viventi del mondo penetrassero nelle nostre anime. Allora ci appare sempre più l’antroposofia stessa come qualcosa di vivamente essenziale. E ci accorgeremo allora già come qualcosa bussi alla porta del nostro cuore, con l’antroposofia, e dica: «Lasciami entrare, perché io sono Te stesso; io sono la tua vera essenza umana!»
Dall’antroposofia non vuole soltanto raccontare di questa vera essenza umana, ma con questa vera essenza umana vuole l’antroposofia riempire l’anima umana e l’animo umano. E realizzerete quello che vi siete proposto oggi nel miglior modo, se più volte — sia lungo il percorso verso l’assemblea, sia prendendo in mano un libro o altro che iniziate, di cui credete possa diventare fecondo nel movimento antroposofico— se più volte vi ricordate come da una vera contemplazione antroposofica del mondo può risplendere in noi il sentimento e la sensazione che l’antroposofia effettivamente bussa ai nostri cuori, per portarci il nostro vero uomo, il nostro effettivo uomo, per portarci — noi stessi, e con ciò portare in noi quello che di nuovo trova la strada verso fuori nell’autentica amore umano verso gli altri uomini. Allora, quando accogliamo l’antroposofia nei nostri cuori, dopo che ha bussato, allora l’antroposofia ci porta attraverso quello che è essa stessa, il vero amore umano. Oh, nel nostro tempo presente è estremamente necessario che consideriamo il contenuto dell’antroposofia in questo stile. Perché vedete un po’ intorno nel mondo: È giunto il tempo, in cui l’umanità è duramente messa alla prova. Perché l’umanità è così duramente messa alla prova? Sì, pochi volgono lo sguardo su quello, miei cari amici, che accade nelle profondità dell’accadimento storico del mondo, dove non penetra più la consapevolezza umana attuale, ma dove penetra soltanto l’inconscio. Piuttosto incoscientemente e assonnacchiati vive effettivamente la maggior parte dell’umanità oggi con la coscienza ordinaria. Ma mentre abbiamo nella testa questa coscienza ordinaria, la nostra coscienza più profonda, che afferra il cuore, procede proprio storicamente per la civiltà moderna attraverso la soglia verso il mondo spirituale. Sopra nella testa vivono gli uomini con tutto quello che oggi si dicono l’uno l’altro, soprattutto con tutto quello che si mentono gli uni agli altri circa le condizioni pubbliche, e sotto l’intera umanità — senza che se ne accorga, come se uno camminasse su un vulcano — passa attraverso la soglia. E al di là l’uomo deve o perire — o deve avanzare con buona volontà verso una conoscenza del mondo soprasensibile. L’antroposofia è oggi già connessa con il vero procedimento della civiltà umana. Ma la miseria, che oggi si vede dentro questa civiltà, dovrebbe essere un appello, ad accostarsi a una contemplazione soprasensibile dell’uomo e del mondo. Ma ciò possiamo fare soltanto se abbiamo un occhio aperto per tutto quello che accade nel mondo. E così considerate il giorno odierno come l’inizio di ciò, che veramente non vi riuniate soltanto nei vostri rami antroposofici, per isolarvi in certo senso soli dal mondo, ma che voi guardiate verso quello che accade nella vita. Prendete la parola che oggi ho usato molte volte — che per così dire ho «calpestato a morte» — la parola «mondano», «mondana» in piena serietà: Cercate di crescere insieme con il mondo! Questo sarà il migliore, il più importante «programma». Non si può portare questo nei Statuti; ma dovremmo poter portare questo come una fiamma nei nostri cuori. Non con punti di programma posso servirvi al massimo, ma guidandovi verso i giusti sentimenti, i giusti sentimenti, che devono accompagnare la vita antroposofica. E se diventerete un po’ caldi dall’impulso verso questi giusti sentimenti, questi giusti sentimenti, allora è compiuto qualcosa di quello che effettivamente volevo raggiungere con le considerazioni che vi ho esposto sull’uomo soprasensibile, come lo si può cogliere antroposoficamente. E se di nuovo crederete che molte cose non fossero possibili, che voi programmaticamente volete nella Società Antroposofica: sempre aiuterà, se proprio pensate indietro a quello che in questi pochi Conferenze poteva vivere solo suggeritivamente sull’uomo soprasensibile. Perché potrà ricordarvi sempre di nuovo del peso dell’antroposofia. E per la propagazione, per il giusto portare avanti dell’antroposofia di fronte al mondo non possiamo fare nulla di meglio che se diventiamo sempre più consapevoli dell’impulso pesante che l’antroposofia deve essere per il prosieguo della nostra civiltà. Con questo, miei cari amici, vorrei concludere il giorno odierno e queste conferenze e così raccomandarvi di cuore quello che effettivamente ho voluto lasciar passare come corrente di sentimento * Nella riunione costitutiva della società nazionale olandese che si è tenuta nel pomeriggio.
attraverso le parole che vi ho rivolto, proprio in questi giorni, sull’uomo soprasensibile. Se manteniamo vivi e caldi nel nostro cuore tali pensieri, allora potremo sempre essere riuniti, anche se siamo separati nello spazio. Allora potremo lasciar diventare le occasioni in cui di nuovo staremo insieme, punti di partenza di un ulteriore stare insieme spirituale. Allora un tale stare insieme fisico sarà per noi motivo di un autentico stare insieme spirituale. Possa un tale stare insieme spirituale, fra tutti noi, stringersi di nuovo ancora più saldamente come risultato di quello che abbiamo potuto vivere insieme in questi giorni.
RELAZIONE A DORNACH SULLA FONDAZIONE DELLA SOCIETÀ NAZIONALE OLANDESE Dornach, 23 novembre 1923 (introduzione)
Miei cari amici! Domenica scorsa, in Olanda, è stata fondata la Società Antroposofica Olandese, e con ciò si è formata, dunque, l’ultima delle società nazionali che devono essere là come fondazioni preparatorie, quando ora, a Natale, qui, la Società Antroposofica Internazionale deve sorgere da queste singole società nazionali. Sarà il compito, rendere reale quello che d’ora in poi accade sulla base di queste singole società nazionali, renderlo qualcosa di davvero reale, così che il movimento antroposofico possa in tal modo avere uno strumento per la società. Oggi è già completamente così, che si vede dalle più svariate manifestazioni singolari, dai più svariatissimi sintomi, come questo movimento antroposofico sia colto in modo molto, molto più penetrante altrove, che spesso dentro la Società Antroposofica. Non voglio, con ciò, essere frainteso, miei cari amici; non voglio dire con ciò che, dentro la Società Antroposofica, manchi ai singoli uomini, i quali stanno con cuore e senso nel movimento, che dispiegano i loro sentimenti continuamente nella direzione del pensare e del sentire della società, come deve essere effettivamente una volta. Quello che, invece, manca dentro la società, quello che sta effettivamente sempre a fondamento delle parole che devo pronunciare su questa mancanza, è l’attività reale nella direzione che è data attraverso gli impulsi del movimento antroposofico.
Ho detto: in questa direzione accade molto di più altrove, cioè dai nemici. È così, che oggi, effettivamente, da un lato più o meno nemico — o, spesso, come si dice anche, obiettivo — difficilmente appare una qualche esposizione unificante dei flussi spirituali del presente, senza che il movimento antroposofico sia preso in considerazione in modo energico: naturalmente, in gran parte, preso in considerazione in senso denigratorio, o, se non in un senso denigratorio, in un tale senso che al movimento antroposofico sia arrecato di nuovo danno. Tutte queste cose non possono essere considerate se non si sviluppa l’interesse attivo, dentro la Società Antroposofica così come presso coloro che stanno al di fuori, sia come nemici, sia come cosiddetti Obiettivi. Ciò si presenta ovunque. Proprio i nemici prendono l’antroposofia, al massimo grado, sul serio. Vi prego, considerate solo una cosa. Se si guardano le cose così esteriormente, e si stima il peso dell’antroposofia nel presente secondo il numero dei soci della Società Antroposofica, allora appare quasi ridicolo — si potrebbe dire — che, da parte nemica, questa antroposofia sia presa così sul serio. Dovete solo considerare che, veramente, se si conta il numero dei soci della Società Antroposofica, è davvero, nel rapporto a qualunque altra società o connessione spirituale, un piccolissimo gruppetto.
E ai grandi, antichi movimenti spirituali dovrebbe essere completamente indifferente quello che è creduto o non creduto in un tale piccolissimo gruppetto di uomini. Non sta, dunque, in questo, il fatto che l’antroposofia è oggi combattuta in una maniera così eclatante; sta già in ciò: i nemici sanno perfettamente che cos’è l’antroposofia. I nemici stimano l’antroposofia — naturalmente nel loro senso — e la stimano attivamente. Ora, certamente, si può dire: dentro la Società Antroposofica non abbiamo, semplicemente, personalità inclinate all’attività. - Certamente, è completamente un momento — poiché la grande maggioranza delle personalità è venuta appunto a ricevere una concezione del mondo, non a essere attiva in qualche direzione dentro la società. Ma d’altro lato c’è oggi questa necessità: Se la Società Antroposofica vuole sussistere, ha bisogno di lavoro attivo, di agire attivo. Questo deve essere sempre di nuovo detto. Può essere una sventura, che ne abbiamo bisogno, ma ne abbiamo appunto bisogno. Ciò si presenta particolarmente fortemente, quando si vede, lo dico in modo completamente positivo, come sia necessario oggi, potendo contare con forti prospettive che a Natale dalle singole società nazionali sorga una società antroposofica internazionale molto vigorosa; perché non possiamo effettivamente lasciar stare l’intero movimento antroposofico così come è.
La necessità sta appunto di fronte, che si trovino — indifferentemente chi sia — ma che si trovino dentro la Società Antroposofica uomini, che abbiano interesse per quello che accade nel mondo, che sappiano occuparsi di quello che accade nel mondo! È sempre effettivamente un grande stupore vedere quando qualcosa viene addotto di quello che accade nel mondo. Certamente so che molti uomini veramente eccellenti dentro la Società Antroposofica realmente la prendono male, se oggi viene richiesto affatto dalla società un posizionarsi nell’evoluzione spirituale dell’umanità del presente. Posso anche capire che molti preferirebbero se la Società Antroposofica fosse un’associazione di uomini che tranquillamente stanno seduti sulle loro sedie e praticano una concezione del mondo e non dovrebbero preoccuparsi di quello che accade altrimenti nel mondo. Posso comprenderlo, certamente; da tutto il procedimento che si è svolto nella fondazione e sviluppo della Società Antroposofica è comprensibile. Ma d’altro lato invece stanno le necessità del mondo. E lì è completamente necessario che noi in un certo senso per lo meno ci pieghiamo a queste necessità. Quello che è l’agire puro antroposofico va bene dappertutto. Si può dire soltanto: Va bene. È stato riguardo a questo stare insieme antroposofico e sentire insieme antroposofico
ora all’Aia un’atmosfera eccellente. Si sono svolte le conferenze che ho tenuto come conferenze di ramo sulla connessione dell’uomo con il mondo soprasensibile, in un’atmosfera eccellente. Anche le conferenze antroposofiche pubbliche hanno apportato un’atmosfera eccellente. Anche quelle conferenze che sono state organizzate nel senso pedagogico hanno apportato un’atmosfera eccellente. Inoltre avevamo il piacere di vedere una piccola scuola Waldorf fondata all’Aia con una prima, quarta e ottava classe, che produce un’impressione straordinariamente soddisfacente. Siamo stati in grado, così come abbiamo già fatto a Londra e a Vienna, in quello che può essere compiuto in una direzione antroposofico-medica, di fare un passo avanti, in quanto è venuto meno il fatto che all’Aia di fronte a medici, su invito del Dr. Zeylmans, che ha eretto una clinica nel nostro senso lì, potessero essere tenute conferenze antroposofico-mediche, organizzate da Frau Dr. Wegman e da me. Anche questo ha potuto realizzarsi. Tutto questo è, come detto, senza che si possa sollevare il minimo richiamo. Le cose che sono fattive vanno eccellentemente. Ma quando si tratta di mantenere insieme le cose attraverso la Società Antroposofica, allora naturalmente va anche solo nella misura in cui si tratta di qualcosa di sentimentale, di sensazionale; ma allora subito appare quello, che effettivamente la Società Antroposofica vorrebbe essere un po’ più una famiglia estesa che si chiude contro il mondo esterno. E lo è anche nei suoi usi. Non è vero, io per parte mia posso fare gli Statuti come si vuole; quelli non sono l’essenziale. L’essenziale è come ci si comporta, come ci si comporta già nell’ammissione dei soci. Nell’ammissione dei soci si può procedere così da chiudere la società o così da portarla alla massima espansione. E semplicemente la mentalità riguardo all’ammissione di soci è in molti aspetti tale che non possiamo contare di vedere la Società Antroposofica ingrandita nella direzione in cui deve ingrandirsi, se deve portare nel mondo quello — non dico portare nel mondo voglia: Oggi non è più libero a chiunque portare qualcosa nel mondo voglia o no — ciò che la Società Antroposofica è diventata attraverso la sua sostanza. Non è oggi più libero questo: Certe cose devono semplicemente essere fatte! E per ciò manca spesso l’entusiasmo. Questo entusiasmo vorrebbe che si dispiegasse così volentieri nella società! Non dico questo, proprio perché è un’esperienza che è stata fatta negli ultimi giorni dell’Aia, ma un’esperienza che si è rivelata dalla fondazione delle società nazionali e che deve essere di nuovo esposta, prima che procediamo a fondare quello per cui le società nazionali sono lì: la Società Antroposofica Internazionale, che in Dornach dovrebbe avere il suo centro. Questo è un rapporto — apparentemente — non del tutto fattivo, ma forse tuttavia più fattivo nel proprio interno di quello che all’inizio appare esteriormente, da dare su quello che si è svolto all’Aia.
Assemblea di delegati della Società ANTROPOSOFICA in Svizzera in vista della fondazione imminente a Natale della Società Antroposofica Internazionale
Dornach, 8 dicembre 1923 (in seguito alla conferenza serale di Rudolf Steiner) Protocollo di Helene Finckh Albert Steffen saluta il Dr. Steiner e i presenti e dice: Si tratta oggi di un’assemblea di delegati, a cui è stato invitato ogni socio. Egli propone di elegger una commissione degli anziani: Dr. Steiner, il Signor Geering, Dr. Grosheintz, Albert Steffen, Dr. Lagutt, e aggiunge: Ora vorrei pregare questa commissione degli anziani di deliberare sulla questione di quanti delegati ogni ramo dovrebbe inviare. Rudolf Geering si esprime su questo. Dr. Steiner: Ora ci renderemo dunque chiaro nel seno della venerabilità anziana, quanti delegati da ogni ramo si desidererebbero nominare. E allora mi permetterò di domandare i delegati stessi se danno anche il loro assenso a questo. Nel quale però naturalmente prego di considerare che, se una commissione degli anziani è eletta, viene sempre eletta dal motivo, che la si considera saggia. Così si presuppone che abbia motivi straordinariamente buoni per quello che fa. Si tratterà dunque semplicemente di decidere la questione di quanti delegati da ogni ramo dovrebbero essere nominati. Albert Steffen propone di ammettere due delegati da ogni ramo svizzero. Dr. Steiner: È proposto di ammettere due delegati da ogni ramo svizzero. Si tratterebbe dunque di ciò che ogni ramo che è rappresentato qui ha due voti dei delegati. Così anche se da qualche ramo viene solo un delegato, avrebbe anche due voti, anche per questa sera. Dove non viene affatto un delegato, non so naturalmente chi dovrebbe fornire i due voti. Ora domando i venerabilissimi anziani se sono d’accordo con questa proposta? (Viene assentito.) Poiché gli anziani sono d’accordo, prego allora i delegati di esprimersi se hanno obiezioni da sollevare, forse volete fare un’altra proposta. - Non sembra essere il caso. - Allora i voti dei delegati dei singoli rami dovrebbero essere registrati. Abbiamo dunque rami: il ramo al Goetheanum — i due voti sono presenti, chi li esercita? Albert Steffen: Potremmo fare così, Signor Dottore, che questi due voti si lascino rappresentare da tutta la commissione di lavoro. Dr. Steiner: Così: la commissione di lavoro! - Allora c’è il ramo «Nuova generazione». Questi due voti sono rappresentati? Chi li esercita? Risposta: Il Signor Stokar e il Signor Storrer. Dr. Steiner: Ramo Basilea: Dr. Lagutt, Signor Geering; in rappresentanza: Signor Rudolf Hahn e Dr. Oskar Grosheintz. Ramo Berna: Signorina Ramser, Signorina Knüpfer. Ramo Zurigo: Signora Weiß, Dr. Hugentobler. Ramo San Gallo: Signor Dürler, Signor Knopfli. Ölten: È presente il Signor Wulschleger e [probabilmente il Signor Widmer]. Romanshorn: ? Rorschach: ? Neuchâtel: Signor Hotz. Incroci: Signorina Müller. Sciaffusa: Signor Gnädinger. Da Lugano non c’è nessuno. Con ciò avremmo 22 voti. Così la semplice maggioranza: 12 voti, maggioranza dei due terzi: 15 voti. Sarebbe dunque il rapporto dei voti: la semplice maggioranza con 12 voti, la maggioranza dei due terzi, se qualcuna viene in considerazione, con 15 voti. Con ciò l’assemblea è costituita. E si tratterebbe adesso che questa assemblea elegga da se stessa l’ufficio. Desidera qualcuno la parola su ciò? Albert Steffen: Forse devo proporre il Signor Dr. Steiner stesso come presidente di questa assemblea di delegati?
Dr. Steiner: se su ciò si dovesse discutere, vi prego, un momento, di assumere la presidenza. (Ciò accade. La proposta del Signor Steffen è accettata.) Albert Steffen: è, dunque, accettato all’unanimità. Dr. Steiner: allora vi ringrazio molto, e cercherò di assumere la presidenza. — Allora dovranno ancora essere eletti un segretario e due assessori. Willy Stokar vuole proporre, come segretario, il Dr. Guenther Wachsmuth. Dr. Steiner: è stata fatta la proposta di eleggere il Dr. Wachsmuth come segretario. Se qualcuno dei delegati ha qualcosa in contrario, lo prego di alzare la mano. - Non sembra essere il caso. Allora prego il Dr. Wachsmuth di assumere l’incarico di segretario. Ora vi prego di proporre ancora due assessori. Desidera qualcuno di esprimersi al riguardo? — Il Signor Dr. Hugentobler e il Dr. Grosheintz sono proposti. — Desidera qualcuno parlare in proposito? Dr. Grosheintz: Propone il Signor Steffen. Dr. Lagutt: Propone il Signor Steffen. Dr. Steiner: desidera ancora qualcuno fare proposte? — Desidera qualcuno parlare delle proposte? — Se non è il caso, allora passiamo al voto. Si dovrebbe votare per acclamazione? — Prego quei cari amici che sono per l’acclamazione di alzare la mano. - (Si vota per acclamazione.) I proposti sono: Dr. Hugentobler e Dr. Grosheintz. Albert Steffen: prego quei cari amici per i quali i due signori devono essere eletti come assessori, di alzare la mano. (Accade.) I due signori sono stati eletti come assessori. Avevamo effettivamente l’intenzione che ai signori delegati venuti da lontano fosse data la parola per prima, così che essi stessi possano esprimersi su quello che consigliamo loro di studiare. Dr. Steiner: è dunque stata fatta la proposta che i venerabilissimi amici delegati si esprimano su quello che hanno portato dai loro rami. Prego, dunque, di prendere la parola.
Edgar Dürler, San Gallo, ha una mozione per il regolamento: Abbiamo ricevuto un invito su cui due punti figurano come ordine del giorno. Vorrei precisarli un po’ di più e vorrei menzionare che parlo per incarico di Neuchâtel, San Gallo, Sciaffusa, della «Nuova generazione» e di un gruppo di lavoro a Winterthur. - Egli propone come traktandum di trattare oggi come unico traktandum la trasformazione della Società Antroposofica in Svizzera in una Società Antroposofica Svizzera. - Vorrei esporvi brevemente il fondamento: Siamo di fronte alla fondazione della Società Antroposofica Internazionale. In questa fondazione le singole società nazionali, rappresentate dai loro delegati, qui dovranno dichiarare la loro adesione alla Società Antroposofica Internazionale a Natale. È necessario che anche dalla Società Antroposofica Svizzera sia data una tale dichiarazione di adesione. È in realtà così, che non si ha una Società Antroposofica Svizzera unitaria. Attraverso questo nuovo, che entrerà, questa società internazionale, si crea una situazione completamente diversa. Credo che, così come le singole società nazionali stanno in una determinata posizione, così anche la società svizzera deve poter assumere una posizione. Vorrei sottolineare che il ramo al Goetheanum, che appartiene effettivamente alla Società Antroposofica in Svizzera, rappresenta qualcosa di del tutto particolare e che questo ramo al Goetheanum, che conta anche molti stranieri come soci, assume una posizione completamente particolare. Così come c’è una Società Antroposofica in Olanda, in Inghilterra e così via e questi sono soci della Società Antroposofica Internazionale, così bene dovrebbe anche una Società Antroposofica Svizzera esistere e accanto a questo allora con gli stessi diritti e i medesimi doveri autonoma. Vorrei ripetere ancora una volta il mio voto: Trasformazione della Società Antroposofica in Svizzera in una Società Antroposofica Svizzera. Dr. Steiner: Innanzitutto vorrei solo, così che non sia condotta la discussione in modo erroneo, osservare — non intendo entrare nell’esoterico della discussione — ma vorrei osservare che sarebbe tutt’altro che naturale se una Società Antroposofica Internazionale fosse fondata a Natale, che questo non sarebbe identico alla Società Antroposofica in Svizzera, ma che anche la Società Antroposofica attuale in Svizzera, così come ora esiste, avrebbe lo stesso rapporto allora alla Società Internazionale da fondarsi come per esempio la Società Antroposofica inglese o la
Società Antroposofica olandese. Questo è l’uno. - COSÌ non darebbe luogo a confusione sotto questo aspetto. Qualcos’altro è naturalmente discutere se il ramo al Goetheanum — questo un ramo al Goetheanum — perché contiene naturalmente sempre soci di tutti i paesi, se questo ramo al Goetheanum rimane ulteriormente un ramo congiunto della — diciamo pure «Società Antroposofica in Svizzera» o «Società Antroposofica Svizzera» —. Questo sarebbe qualcos’altro, sarebbe un’altra questione. Ma come detto, questo non sarebbe conforme, che per esempio la Società Antroposofica Internazionale coinciderebbe con la Società Antroposofica in Svizzera. Questo avrebbe proprio, se la Società Antroposofica Internazionale fosse fondata in Svizzera, due amministrazioni completamente diverse e così via, due cose completamente diverse tra loro. Credo che il vero fondamento di quello che intendete dovrebbe essere formulato in un altro modo, pressappoco così: Si dovrebbe diventare consapevoli di come il ramo al Goetheanum dovrebbe essere trattato. - Pensate un po’ solo: Se il ramo al Goetheanum è escluso, allora vi accorgete subito che la Società Antroposofica in Svizzera ha esattamente la stessa posizione verso la Società Antroposofica Internazionale come la società olandese o un’altra. Walter Knopfli (San Gallo) vorrebbe ancora brevemente aggiungere: Noi intendiamo che proprio ciò dovrebbe essere tenuto separato. Se una società svizzera esiste, che davvero sussiste in modo autonomo, e accanto un ramo al Goetheanum, allora anche la società antroposofica svizzera può essere rappresentata meglio.
Dovrebbe una volta avere luogo una vera e propria assemblea generale svizzera. Non l’abbiamo effettivamente mai avuta, c’erano sempre solo due, tre delegati che abitano qui intorno a Dornach, e lo svizzero effettivo non era rappresentato. Quello che accade qui a Dornach porta più un carattere internazionale, è diretto più verso l’universalmente umano. È necessario che la società in Svizzera sia riconosciuta come una Società Antroposofica Svizzera. - Desidero quindi una separazione della società svizzera e del ramo al Goetheanum. Willy Storrer crede che si possa fondare il voto che il rappresentante del ramo San Gallo, Signor Knopfli, ha proposto, anche nel modo in cui si dice: A noi importa che non solo in teoria una Società Antroposofica in Svizzera o una Società Antroposofica Svizzera — sul nome non ci importa — esista, ma che una tale società esista nella pratica, nella realtà. E che per ciò sia ancora fatta una modifica su larga scala. Per ciò, abbiamo pensato, dovrebbe oggi essere una buona opportunità. Volevamo proporre che al più presto si svolga un’assemblea generale dei soci svizzeri, forse a Ölten o a Zurigo, dove più facilmente c’è la possibilità per i soci in tutta la Svizzera di venire in numero maggiore, per trattare allora in questa occasione gli affari di tutta la società svizzera estesamente — non solo dopo una conferenza, ma forse con inizio al mattino e con dibattito verso il pomeriggio, come per esempio è stato fatto anche in Olanda e in altri paesi. Riteniamo che tutto debba essere fatto affinché sorga una concreta società svizzera.
Anche perché il ricostruzione del Goetheanum dovrebbe presto iniziare, e per questa ricostruzione dovrebbero anzitutto qui in Svizzera, dove dovrebbe stare, essere creati degli strumenti di sicurezza, e infatti proprio adesso. Perché dovremmo farci certi rimproveri, che questi strumenti di sicurezza non c’erano, che intorno al Goetheanum nella Svizzera non esisteva una vera e propria società, ma solo rami completamente slegati e singoli soci. Affinché ciò diventi diverso, adesso vorremmo darvi l’impulso in proposte concrete. Dr. Steiner: Vorrei solo osservare: Le cose che regoliamo devono essere corrette interiormente. E è del tutto fuori questione che, per esempio, se i delegati sono d’accordo, deve realizzarsi quello che voi e il rappresentante di San Gallo intendete sotto una Società Antroposofica Svizzera. È tutt’altro che naturale che ciò debba realizzarsi se i delegati lo determinano. Solo si deve essere consapevoli che sulla via come la propone il Signor Storrer, inizialmente è semplicemente impossibile secondo le regole procedurali. Non è vero, attualmente sussiste la Società Antroposofica in Svizzera, che contiene il ramo al Goetheanum. Se dunque si convoca un’assemblea generale, non può andare diversamente se non che il ramo al Goetheanum sia rappresentato. Nella costituzione attuale non c’è assolutamente nulla nient’altro che il fatto che è rappresentato! Sarebbe dunque necessario, se la cosa deve essere decisa prima dell’Assemblea dei delegati di Natale, che non si convochi un’Assemblea generale — perché essa conterrebbe allora anche i soci del Ramo al Goetheanum —, bensì un’Assemblea, per così dire un’Assemblea primordiale dei soci svizzeri si convochi e che questi soci svizzeri allora deliberino di fondare una Società antroposofica svizzera senza il Ramo al Goetheanum.
Questo è l’uno. Ma ciò significherebbe in principio una sorta di esclusione del Ramo al Goetheanum. Quindi probabilmente non potrebbe essere consigliato. - Si potrebbe naturalmente anche scegliere la via per cui si convocasse un’Assemblea generale e, se il Ramo al Goetheanum si presentasse, si proponesse l’esclusione del Ramo al Goetheanum, naturalmente con ogni ripetizione, se questa proposta fosse accettata. Questa sarebbe la seconda via. Ma la terza, questa la ritengo la più percorribile e quella che mi sembra la più giusta. L’opportunità maggiore, come mi sembra, sarebbe se veramente i soci svizzeri, che sono dell’opinione che ciò debba accadere, tenessero un’Assemblea e che questa, da parte sua attraverso i suoi soci o i delegati o un numero di delegati, perseguisse lo scopo: che l’Assemblea dei delegati a Natale presenti la proposta di permettere l’istituzione di una Società antroposofica svizzera, che consista di veri soci svizzeri, cioè che si determini il paragrafo, che il Ramo al Goetheanum diventi un ramo internazionale, dunque venga escluso. Se questo su ricorso dei soci svizzeri accadesse allora all’Assemblea dei delegati a Natale, allora lo ritenerei veramente la via più favorevole: che cioè il Ramo al Goetheanum se si tratta solo di questo — diventi un ramo internazionale. Allora è fuori. Allora la questione si risolverebbe — per ragioni altre ritengo auspicabile, indipendentemente dalla vostra proposta —, che il Ramo al Goetheanum non sia nazionale, bensì internazionale.
È qualcosa che allora può essere deliberato. E allora potreste sulla base di questa deliberazione, proprio come volete, fondare la Società antroposofica svizzera; allora il Ramo al Goetheanum non c’è più, perché prima è diventato internazionale. — Dunque io ritengo che questo sarebbe anche il modo più amichevole, come mi sembra, semplicemente per la RAGIONE che ogni altro modo ha l’aspetto come se gli svizzeri volessero buttare fuori quelli che oggi sono anche soci della Società antroposofica in Svizzera. E, non è vero, questo potrebbe comunque lasciare una spina. Non voglio davvero presentarlo come una proposta mia — altrimenti non conserverei la presidenza, bensì la cederei nel frattempo —, ma voglio soltanto per l’illustrazione questo gettare nella discussione, affinché la discussione non venga condotta su premesse errate; poiché è stato presentato il suggerimento che si convochi un’Assemblea generale. Ma un’Assemblea generale può SOLTANTO essere convocata con i soci. Dunque questo è una semplice illustrazione della necessaria conduzione d’affari che faccio. Albert Steffen dice che per lui due punti non sono del tutto chiari: non è forse escluso per uno straniero aderire? Willy Storrer: No, questo è un malinteso. Non abbiamo voluto dire che la società svizzera allora consisterebbe soltanto di svizzeri, bensì che sia organizzata cosicché il carattere svizzero della società trovi molto miglior espressione di quanto sia stato finora il caso. E crediamo di portare a termine questo per il fatto che conduciamo veramente una volta l’Assemblea svizzera in un luogo dove possiamo giungere tutti più facilmente, che se fosse a Dornach. Potevo naturalmente benissimo immaginarmi che anche i soci del Ramo al Goetheanum vi saranno presenti. — Il secondo consiglio del Dott. Steiner lo ritengo assolutamente giusto. E i rappresentanti dei vari Rami che il sig. Knopfli ha citato l’avrebbero compreso così, che si terrebbe un’Assemblea generale di tutti i soci svizzeri, dunque di tutti i soci appartenenti alla società svizzera — affatto indipendentemente dal fatto che siano francesi, tedeschi o svizzeri —, e che allora in questa Assemblea generale l’organizzazione della società dalla massa dei soci venisse nuovamente eletta, e precisamente come organo dell’assemblea dei soci l’Assemblea dei delegati, e poi un vero comitato di lavoro attivo. E questo non l'immaginiamo identico al comitato di lavoro già esistente, bensì dovrebbe essere un nuovo comitato di lavoro, nella misura in cui viene eletto. Dott. Steiner (al SIGNOR Knopfli): Le esposizioni del SIGNOR Storrer sono conformi alle vostre?
Walter Knopfli: Non del tutto. Credo che i soci del Ramo al Goetheanum dovrebbero avere il sentimento di essere qualcosa di diverso da, diciamo, i soci del Ramo di San Gallo, perché a San Gallo abbiamo comunque altri compiti. Naturalmente si può essere socio in entrambi i luoghi, soltanto allora si deve pagare il contributo due volte. Non è un voto di sfiducia personale, bensì solo una questione legale, che lo si tenga separato. — Credo che sia bene se una società esiste veramente con una sede, con una registrazione legale, così che possa presentarsi come qualcosa che esiste e si riconosce. E questo è quello che vogliamo. Questo si riconosce propriamente soltanto se viene dai svizzeri e se non qui a Dornach, bensì da qualche parte in Svizzera, a Zurigo ad esempio, c’è una sede della nuova Società antroposofica. Sarebbe una soluzione migliore e una collaborazione molto migliore. Dott. Steiner: Voglio solo osservare: questa proposta, di internazionalizzare il Ramo al Goetheanum, arriverà in ogni caso, perché sarebbe veramente di cattivo gusto che, se Dornach diventa veramente un centro internazionale, qui non ci sia un ramo internazionale. — Credo che la possibilità di ottenere quello che volete viene veramente meglio realizzata se questo ramo viene internazionalizzato. Ma naturalmente questo non impedisce che ora si convochi una sorta di Assemblea primordiale — se volete a Zurigo o il più lontano possibile da Basilea, da Dornach, che allora deliberi qualcosa della sua natura. — Ma non è vero, non si devono fare queste cose cosicché si pensi: SOLTANTO per il fatto che si convoca un’Assemblea a Zurigo, avrà allora il carattere svizzero!
Che cosa fate se allora gli abitanti di Dornach tutti decidono di andarvi? Allora non si differenzia affatto da questo! Credo che la questione sia veramente risolvibile SOLTANTO — l’ho anche potuto notare dalla vostra discussione —, se il Ramo al Goetheanum viene eseguito, esce dalla cosa. Allora è già una questione svizzera. Albert Steffen: Ma non posso ancora capire come quella società possa avere il carattere svizzero quando ci sono così tanti stranieri. Ci sono ad esempio tutti i soci della «Nuova generazione» in questa società, e una percentuale abbastanza grande in questa società sono stranieri. Com’è dunque che questo ramo è allora svizzero? Walter Knopfli: Siamo 40 soci a San Gallo e abbiamo almeno 5 stranieri. Non ha alcuna importanza. I delegati dei Rami svizzeri dovrebbero esprimersi se magari in linea di principio sono d’accordo nel fondare una società svizzera, e in linea di principio sono d’accordo, cioè proprio internazionalizzare il Ramo al Goetheanum. Allora si potrebbe anche, come il Sig. Dott. Steiner ha portato il suggerimento, convocare un’Assemblea primordiale di questi soci e dal seno di questa Assemblea primordiale deliberare la fondazione della Società antroposofica svizzera e poi venire a Natale con una proposta: che da una parte c’è la Società antroposofica svizzera e dall’altra parte il Ramo al Goetheanum è un ramo autonomo al Goetheanum, con gli stessi diritti. E che fin dall’inizio in un’Assemblea primordiale ci si renda chiari: questo non è un’Assemblea generale, bensì un’Assemblea primordiale. — Coloro che sono al Goetheanum, naturalmente vorranno appartenere a questo Ramo al Goetheanum, di questo sono completamente convinto.
I meno vorranno pagare due volte. Albert Steffen: Ho solo il timore che allora il Ramo al Goetheanum non sarà più sostenuto da svizzeri e che avrà nei confronti delle autorità nella misura più difficile, nel che l’ha più facile adesso. Dott. Steiner: Questo è un punto di vista che verrà messo fortemente in questione. Dott. Emil Grosheintz: Per quanto comprendo, volete affidare alla società svizzera un compito speciale, un compito che deve essere diverso da quello che ad esempio il Ramo al Goetheanum ha rappresentato. Non è vero, è chiaro che sul territorio svizzero la nazionalità non può giocare nessun ruolo, ma i vari paesi possono assegnarsi i vari compiti. E qui è per la Svizzera una questione di opportunità se si deve fare in questo modo che una società svizzera in generale esista in Svizzera e ancora accanto un ramo internazionale al Goetheanum. Dott. Steiner: La forma, quella deve allora essere trovata. E io sono convinto che ad ESEMPIO anche coloro che presentano la proposta oggi ad ESEMPIO contro il MODO non avrebbero nulla, che la Società antroposofica svizzera si formi E che il Ramo al Goetheanum come un ramo della Società antroposofica svizzera tuttavia appartiene, ma SENZA diritto di voto E SENZA rappresentanza nelle Assemblee generali. ALLORA cadrebbe il dubbio che voi avete. — Dunque, non è vero, il MODO dovrebbe essere trovato! È una differenza, come sta l’amministrazione all’interno della Società antroposofica stessa e come si sta dopo l’esterno. Dopo l’esterno avere un ramo interamente separato al Goetheanum, cioè su territorio svizzero un ramo direttamente internazionale, quello non sarebbe consigliabile.
Ma la vostra proposta è pienamente soddisfatta se il Ramo al Goetheanum è soltanto membro della Società antroposofica svizzera, ma non ha sede e diritto di voto nelle Assemblee generali della Società antroposofica svizzera. Poiché se vi ho inteso bene, per voi si tratta soltanto del fatto che il carattere svizzero nella Società antroposofica svizzera venga alla luce, che voi vedete messo in pericolo se la società consiste completamente soltanto di un paio di svizzeri, che stanno fuori da Dornach, e poi dalla massa di quelli che sono volta per volta a Dornach. Poiché non è possibile al contrario che coloro che sono soltanto temporaneamente a Dornach si astengono dal trovarsi anche lì. E questo è quello che — se vi ho inteso correttamente — per tutta la questione dà fastidio. Willy Storrer: Questo comporterebbe che i soci svizzeri perderebbero il diritto di voto, e ce ne sono comunque parecchi. Dott. Steiner: Questo non è affatto possibile. Willy Storrer: Dato che vivono in Svizzera, è ben la cosa giusta — Dott. Steiner: Possono certo aderire alla Società antroposofica svizzera, se vogliono avere diritto di voto! Dott. Lagutt: Vuole chiedere al Sig. Knopfli se abbiano qualche disposizione per i cinque soci di un’altra nazionalità? Se ad esempio ce ne fossero 20, prendete il 21esimo ancora? Supposto che ne aveste 21, lo prendete ancora allora? Avete delle disposizioni a riguardo? O lo prendete comunque? Walter Knopfli: Sì. Dott. Lagutt: Non comprendo perché allora il ramo svizzero al Goetheanum non possa essere ammesso! Se si volesse essere conseguenti, si dovrebbe insistere che non abbiate affatto una maggioranza di stranieri di fronte agli svizzeri a San Gallo.
Rudolf Geering: Mi è piaciuto oggi che fin dall’inizio i delegati venissero contati con precisione e il diritto di voto fosse distribuito. È un progresso. Credo che se questo in futuro viene fatto così a Dornach nelle Assemblee dei delegati della Società antroposofica in Svizzera, allora tutte le considerazioni diventeranno superflue su quello che qui è stato proposto. Si mostrano oggi i frutti di qualcosa che è accaduto nelle ultime Assemblee dei delegati della Svizzera: che veramente nessuno sapeva chi fosse veramente delegato e avesse qualcosa da dire nelle votazioni. Sono state presentate proposte da ogni sorta di persone che non avevano nulla a che fare con la Svizzera e che erano di pura natura commerciale. Questo ha fatto in tutta la Svizzera l’impressione: quando ci riuniamo a Dornach, non siamo affatto una società svizzera, bensì una società internazionale. Si dispone semplicemente su di noi. E se in futuro si agisce come oggi, allora possiamo restare tranquilli nelle vecchie circostanze. Dott. Steiner: A questo voglio dire solo una cosa. È vero che la Svizzera si trova naturalmente in una posizione un po’ diversa nei confronti della Società antroposofica, nei confronti della Società mondiale, che adesso deve essere fondata, di quanto gli altri paesi. E ogni paese, dove starebbe il Goetheanum, sarebbe nello stesso rapporto a esso come la Svizzera, perché il Goetheanum deve diventare una sorta di centro per la Società mondiale. Così naturalmente la Svizzera già si trova in una relazione particolare a quello che ora si forma come Goetheanum. E potrei già immaginarmi che ancora più volontà ci fosse di adesso per sostenere il Goetheanum, se la Società antroposofica svizzera si sentirebbe omogenea — potrei già immaginarmi questo — se cioè saprebbe dove è il confine tra la Società antroposofica svizzera e il Goetheanum, che naturalmente appartiene alla società svizzera proprio come a quella olandese e così via. Ma questi sono semplicemente protetti dal fatto che sono più lontani. E ora gli amici vogliono erigere un muro che pone la Svizzera appunto in quella relazione al Goetheanum, come l’hanno l’Olanda o l’Inghilterra. Dunque posso già immaginarmi bene i motivi di questa proposta, e penso che si tratterà soltanto di trovare il modo. Poiché qui si incontreranno sempre per tempi più brevi o più lunghi soci di tutti i paesi. Dovrà dunque essere negoziato sulla base del fatto che è auspicabile qui semplicemente creare un confine giusto tra i soci svizzeri e tra quelli che magari sono solo casualmente lì. La cosa ha comunque le sue difficoltà! Vede, se allora si convoca un’Assemblea generale della Società antroposofica svizzera a Dornach, naturalmente gli ospiti casualmente presenti di tutti i paesi non saranno presenti, ma sarà sempre nel Ramo al Goetheanum un luogo dove si possono incontrare di nuovo — questo è auspicabile — e dove potranno anche incontrarsi con gli amici svizzeri. Non è vero, si possono già creare circostanze più chiare di quelle che ora sono. E proprio quello che voi avete rilevato adesso, questo è naturalmente qualcosa che si è verificato, come molte cose nella Società antroposofica purtroppo si verificano: cioè molte cose semplicemente si verificano per il fatto che non ci si sente vincolati per le nostre riunioni alle usanze che si producono da sé. Infatti in tutto il resto del mondo non può capitare che veramente non si sa chi appartiene a un’Assemblea. All’Assemblea di cui voi avete appena parlato nessuno sa — nella pratica naturalmente — chi appartiene all’Assemblea, poiché ognuno che era lì ha parlato, e il tutto era una massa assolutamente eterogenea. Ma ognuno si è sentito uguale nei diritti, ognuno ha votato e così via. Non si sapeva affatto chi avesse diritto di voto, quale fosse una maggioranza e così via. Oggi si è abbandonato questo soltanto perché ieri ho presentato la proposta che questo deve accadere così, affinché si sappia di chi consiste veramente l’Assemblea. Oggi è dunque solo sulla base di un’intesa precisa della situazione diversa. Ma se non farete qualcosa per cui questo verrebbe precisato — chi ve lo garantisce che in futuro non avrete di nuovo assemblee come le ultime? Walter Knopfli pensa che, se qui al Goetheanum accade qualcosa, un corso o una manifestazione di conferenze, allora ogni socio ha accesso, sia dalla Olanda o dalla Svizzera; qui non c’è differenza. Ma se ci sono altre questioni, questioni di contributi e così via, cose commerciali da fare, allora questo viene fatto in Olanda a parte, e anche la Svizzera * Evidentemente il 7 dicembre c’è stata una riunione preparatoria, di cui tuttavia nessun rapporto esiste.
deve sistemare la cosa per se stessa. Si stabiliranno ancora molte più persone qui, e che il Ramo al Goetheanum debba assumere un’altra posizione, perché principalmente stranieri sono qui, lo trova del tutto naturale. Se questo Ramo diventa autonomo e cioè internazionale, allora ugualmente una collaborazione può avvenire. Dott. Steiner: Questo è completamente giusto. Allora si rivelerà che questa società svizzera ha preferibilmente nel suo consiglio direttivo rappresentanti svizzeri o almeno rappresentanti dei rami svizzeri. Dunque risulterà un ufficio, che ha il carattere che voi volete, mentre, se non mi sbaglio, la faccenda finora è stata gestita sempre da un ufficio che per una gran parte consisteva di non-svizzeri, fatta eccezione per il Sig. Steffen. Albert Steffen: I presidenti dei Rami erano sempre gli stessi. Dott. Steiner: Intendo l’ufficio che ha convocato. Certamente il Sig. Steffen è firmato qui. Ma coloro che hanno convocato oltre al Sig. Steffen, sono tutti svizzeri? Albert Steffen: Non tutti, ma il Sig. Storrer, il Sig. Stokar e il Dott. Grosheintz. Dott. Steiner: Desiderate adesso presentare una proposta determinata, su cui allora si possa votare? Walter Knopfli: Vorrei prima presentare la proposta, che si voti se in linea di principio in questo modo una Società antroposofica svizzera è da prendere in considerazione e deve essere fondata in futuro e se il Ramo al Goetheanum in questo senso deve diventare internazionale. Dott. Steiner: La proposta è stata presentata. — Devo ora soltanto chiedere: desiderate qualcuno una proposta formulata diversamente sullo stesso oggetto? Rudolf Geering: Vorrei solo nell’interesse del Goetheanum stesso desiderare che verso l’esterno, nei confronti del mondo esterno, il Ramo al Goetheanum appartenga comunque alla Società antroposofica svizzera. Credo che sia necessario per la sicurezza del Ramo, per il rispetto che egli deve godere in Svizzera. Dott. Steiner: Non è vero, il modo si può allora trovare, dato che quello che veramente volete non esclude la presentazione della proposta. Il modo si può allora già trovare. E si troverà semplicemente in modo facile: il Ramo al Goetheanum appartiene alla Società antroposofica svizzera, senza avere lì sede e voce. — Ora il Sig. Knopfli ha presentato la proposta che si voti se si debba continuare a negoziare in linea di principio su una distinzione da coloro che sono volta per volta qui presenti o anche permanentemente presenti soci che meno rappresentano la Svizzera, se si debba continuare a negoziare in linea di principio sulla cosa. — Ora voterei su questa proposta, se non fosse presentata una proposta modificata in modo particolare. Albert Steffen: Siamo tutti qui completamente impreparati, così che la cosa debba ancora essere meditata meglio e questa proposta debba essere presentata soltanto a Natale. Non vedo ancora bene il pro e il contro, non mi è ancora completamente chiaro. La signora Emma Ramser vorrebbe unirsi al Sig. Steffen, poiché crede che per la maggior parte questa proposta significhi una piccola sorpresa, così che si debba prima chiarire il tutto. Dott. Steiner: Credo che non sia escluso da questo, poiché la proposta deve essere presentata se a questa questione, fondare una Società antroposofica svizzera, si debba avvicinare o se su di essa si debba negoziare. Intendo che questo non l'esclude. — Anche il vostro non l'esclude! Non si presenta ora la proposta che si debba fare questo o quello, bensì soltanto di avvicinarsi al trattamento della questione, se una proposta pertinente deve essere presentata all’Assemblea dei delegati. — Se qualcuno desidera presentare una proposta modificata a questo riguardo, vi prego di farlo. Dott. Lagutt desidera presentare la proposta che fondiamo soltanto una società svizzera e lasciamo al Ramo al Goetheanum se come Ramo vuol aderire o no. Dunque non che noi determiniamo, che escludiamo un Ramo, bensì sia lasciato al Ramo. Poiché a seconda di come corrisponde agli Statuti, questo diventerà possibile o impossibile. Dott. Steiner: Questo, anche secondo l’ordine degli affari, non è attuabile, poiché la Società antroposofica in Svizzera esiste. Dunque non la si può fondare, si può soltanto cambiare il nome.
Se ora si chiama «Società svizzera» o «Società in Svizzera» è un semplice cambio di nome. Dunque deve essere fatto qualcosa nella direzione che il Ramo al Goetheanum cioè non partecipa ai negoziati della società, che dunque veramente deve rappresentare quello che qui si intende. — Questo si deve sentire piuttosto, non è vero, non è così determinatamente delimitabile — là non posso dire come la si debba nominare. Ma altrimenti si tratterebbe soltanto di un cambio di nome. Dott. Lagutt: Credo che sia soltanto un cambio di nome. Dott. Steiner: Ma se è soltanto un cambio di nome, è subito qualcosa di diverso. Se si fonda una Società antroposofica svizzera, che ha il Ramo al Goetheanum ben come mi-Ramo — ma questo Ramo nella Società antroposofica svizzera non ha sede e voce —, d’altra parte la Società antroposofica svizzera è rappresentata nella società internazionale come ogni altra società nazionale — dunque intendo, questo darebbe un fatto completamente chiaro! E allora sarebbe soltanto da considerare se questo nei confronti della rappresentazione verso l’esterno fosse opportuno. Poiché potrei ben immaginarmi che questo, allo stesso modo in cui potrebbe rendere più difficile da una parte il traffico con le autorità, potrebbe anche agevolarlo dall’altra parte. Se dunque si dice alle autorità: abbiamo una Società antroposofica svizzera — e coloro che hanno un carattere manifestamente non-svizzero, un carattere di tutto-il-mondo — la parola internazionale vogliamo evitarla completamente — che la rappresentano, questi non hanno sede e voce nella società svizzera.
Questo potrebbe anche fare una buona impressione, no? Non è vero, le cose devono sempre essere più ponderate che non discusse a riguardo. Non siete d’accordo, Sig. Dott. Lagutt? Dott. Jan Lagutt le ripugna in qualche modo il modo in cui si debba escludere un Ramo. Questo dovrebbe essere lasciato a questo Ramo. Rudolf Hahn crede che, se si forma una società nazionale svizzera senza l’Associazione al Goetheanum, allora questa Associazione nei confronti delle autorità svizzere ha un peso maggiore, altrimenti l’Associazione al Goetheanum sarà direttamente considerata dalle autorità come una società straniera. E particolarmente i nostri oppositori avranno allora un’arma molto forte, dicendo: «Questi strani ciarlatani dovrebbero far sì che escano!» — Queste espressioni si sentono già molto nel nostro paese. — Se invece l’Associazione al Goetheanum rimane nella società nazionale, allora questa forse ha nei confronti dell’autorità una posizione un po’ più difficile, ma allo stesso tempo la protegge il Ramo al Goetheanum. Credo che lui ha bisogno di questa protezione! Credo che questo vale più che se la società in Svizzera senza un Ramo al Goetheanum si presenta all’autorità. — Perciò penso che il Ramo al Goetheanum debba restare dentro, così che abbia nel fondo della società svizzera il supporto che ha bisogno. Dott. Steiner: Ma non sarebbe questo il caso anche se questo Ramo al Goetheanum — non sarà una società, SOLTANTO un ramo non avrebbe sede E voce nella Società antroposofica svizzera? Rudolf Hahn: Quello sarebbe naturalmente giusto. Dott.
Steiner: Sì, come i SIGNORI qui vedono, dovrebbero cioè concordare, se questo Ramo al Goetheanum fosse «mi-Ramo» e solamente non avesse sede e voce nella società svizzera. Rudolf Hahn non ha finora sentito dire che si sia negoziato a riguardo. Dott. Steiner chiede: NON L’AVETE ALLORA FATTO? Albert Steffen: È forse possibile che gli svizzeri, proprio perché sono antroposofi, non sentono più così nazionalmente. E non è forse pensabile che tali svizzeri in una tale separazione proprio vogliano aderire al Ramo al Goetheanum? Questo è ben pensabile — così che questo Ramo crescerebbe molto. E allora in certe circostanze la società svizzera come tale potrebbe anche essere danneggiata e perderebbe comunque forse spiritualmente un certo peso. Un Signore presenta la proposta che non si debba entrare nella proposta del Sig. Knopfli. Se questa proposta non è necessaria, allora è una questione dell’Assemblea stessa, e allora un’Assemblea primordiale degli svizzeri debba essere convocata, e in questa Assemblea primordiale degli svizzeri la cosa debba essere discussa e sottoposta a votazione. Il proponente crede che il parere del Sig. Knopfli certamente non sia condiviso da tutti, solo da una parte degli antroposofi. Ritiene che il Sig. Steffen pensi piuttosto molto più internazionalmente di quanto avrebbe un carattere troppo fortemente sciovinistico. Dott. Steiner: Se l'intendo correttamente, allora questo è una proposta di passare all’ordine del giorno? Qualcuno desidera parlare a questo proposito? Willy Storrer: Vorrebbe parlare ancora una volta e sottolineare che trova il consiglio del Dott.
Steiner come la vera soluzione, anche secondo il parere dei suoi amici: che il Ramo di fatto internazionalizzato, ma appartenga formalmente alla società svizzera; allora però i soci del Ramo al Goetheanum non abbiano diritto di voto nella Società antroposofica svizzera, ma tuttavia i soci svizzeri di quel Ramo dovrebbero avere semplicemente la possibilità di essere soci in un altro Ramo, più orientato verso la Svizzera. E poiché molti non hanno la possibilità di pagare i contributi due volte, gli dovrebbe essere consentito di essere soci nell’altro Ramo senza contributo. Ma su cosa importa è: noi consideriamo la forma precedente e gli organi della società come provvisori, e la nostra proposta è indirizzata a che un’Assemblea primordiale dei soci svizzeri da qualche parte, a Olten o a Zurigo, abbia luogo e in questa vengano eletti gli organi di una società svizzera — dunque i delegati e la vera direzione della società svizzera, una sorta di comitato di lavoro — affinché appunto davanti al pubblico nel ricostruire il Goetheanum una società svizzera forte esista, che ha la possibilità, attraverso i suoi organi, attraverso la sua direzione attiva appunto di contrastare con forza tutti gli ostacoli e l’opposizione che esiste in Svizzera. Crediamo che con le forme precedenti questo non sia possibile così bene come sarebbe in futuro se i suggerimenti e le proposte che vogliamo presentare fossero realizzati. Dott. Steiner: Per quanto so, nessun altro ha preso la parola? — Adesso dobbiamo innanzitutto discutere sulla proposta di passare all’ordine del giorno.
Qualcuno desidera prendere la parola su questa proposta? Walter Knopfli desidera che si voti prima sulla proposta delle questioni di principio: se in linea di principio la questione debba essere affrontata. Dott. Steiner: Se una proposta di passare all’ordine del giorno è presentata, allora DEVE essere trattata prima E votata. Questo non va diversamente. Sarà naturalmente questione che, se il passaggio all’ordine del giorno viene accettato, comporterebbe che semplicemente su un’altra via le cose vengono proseguite. Questo non va diversamente. Ma certamente si può parlare contro la proposta di passare all’ordine del giorno. Willy Storrer presenta la proposta che si voti su questa proposta di passare all’ordine del giorno. Dott. Steiner: Questo è certo naturale! Se però nessun altro desidera prendere la parola, allora vi prego, coloro che sono delegati a favore del passaggio all’ordine del giorno, quelli che rappresentano due voti, di alzare entrambe le MANI. Coloro che hanno SOLTANTO una voce, una MANO. — (Accade.) 13 voti dunque per il passaggio all’ordine del giorno. La semplice maggioranza sarebbe 12 voti. La proposta è accettata, così non c’è nulla da fare. Il PROSSIMO PUNTO sarebbe — Albert Steffen: Sì, c’è qualcosa che è in stretto collegamento con questa questione. Avevamo l’intenzione di portare una Risoluzione o di proporre ai Delegati qualcosa che più o meno suona così: «Nei giorni in cui a Dornach si tiene l’Assemblea di fondazione della Società antroposofica internazionale, la Società antroposofica in
Svizzera desidera esprimere la sua gratitudine e il suo entusiasmo che il Goetheanum, al servizio della vita culturale dell’intera umanità, possa essere eretto di nuovo proprio in Svizzera. Vede in questo un buon destino e un grande onore per il suo paese. Desidera testimoniare la sua volontà di fare tutto affinché possa trasmettere da qui in tutto il mondo l'inesauribile pienezza degli impulsi spirituali che l’opera di Rudolf Steiner medita al mondo. Si rallegra di poter aiutare nella collaborazione comune con le altre società dei paesi, affinché la fonte pura e benefica trovi accesso a tutti gli uomini che la ricercano. La Società antroposofica in Svizzera.» Dott. Steiner: Poiché il mio NOME appare in questa proposta e il SIGNOR Steffen è il proponente, prego il Sig. DOTT. Grosheintz di assumere la presidenza. Dott. Emil Grosheintz: Qualcuno desidera parlare a questa proposta? Rudolf Geering pensa che si possa accettare senza ulteriori questa Risoluzione. Dott. Emil Grosheintz: È stata presentata la proposta di accettare questa Risoluzione. Willy Stokar: Mi scusi, ma vorrei che precisiate di nuovo lo scopo della Risoluzione.
Albert Steffen: Lo scopo della Risoluzione è appunto che la nostra società in Svizzera l’abbia più facile nei confronti delle autorità, se ad esempio la nostra società proprio mostra che è qualcosa in Svizzera e che noi vogliamo stare per questo, così che si veda che significhiamo qualcosa come Società antroposofica in Svizzera. Dott. Emil Grosheintz: È previsto che venga pubblicata? Albert Steffen: Sì. Willy Stokar: In questo caso vorrei tuttavia desiderare, almeno da parte mia, dai miei sentimenti, che accadesse soltanto quando tutte le storie di fondazione saranno dietro di noi, quando potremo presentarci come una società che veramente è in grado di sostenere vigorosamente anche qualcosa come questa Risoluzione, e che questo accadesse soltanto dopo Natale, quando saremo oltre la montagna. Albert Steffen: L’ho veramente preso in considerazione, poiché così ho iniziato: «Nei giorni in cui a Dornach l’Assemblea di fondazione della Società antroposofica avrà luogo...» Dunque non intendo che venga pubblicata ora, bensì intorno a Natale. Dott. Elisabeth Vreede: Voglio comunque dire: la Società antroposofica in Svizzera è veramente presente ed esiste ancora! Forse verrà presa una decisione di trasformarla in un’altra, ma per il momento esiste ancora e potrebbe accettare la Risoluzione. E allora può forse negli ultimi giorni o ore anche comunicarlo. La nuova società può accettare e comunicare di nuovo la Risoluzione. Ma la Società antroposofica in Svizzera, esiste ancora! Credo che sia piuttosto una Risoluzione che potrebbe trovare un po’ più di consenso e di entusiasmo. Dott. Emil Grosheintz: Si tratta dunque se volete acconsentire a questa Risoluzione o rifiutarla. Chi è favorevole, vi prego di alzare la mano. — È la grande maggioranza. Dott. Steiner: Ora, il prossimo PUNTO dell’ordine del giorno sarebbe quello elencato nel nostro rapporto nella riunione di luglio * indicato PUNTO. Albert Steffen: Sarebbe particolarmente, Signor Dottore, che i Delegati ci dovrebbero dire chi durante le discussioni mattutine sui settori collegati all’Antroposofia prenda la parola, * Assemblea dei delegati internazionali della Società antroposofica a Dornach dal 20-23 luglio 1923, vedi pagina 557.
cioè chi faccia una relazione. Chi faccia una relazione sulla Scuola o sulle prestazioni mediche e così via, come appare nel programma. Dott. Wachsmuth: Posso dire a questo proposito alcune parole? Dice approssimativamente così: adesso nomineremo una persona che, diciamo, farà una relazione su Pedagogia, Medicina, Letteratura e così via. Innanzitutto, diciamo, cosa si sia fatto in Olanda o Inghilterra o da qualche parte nel campo pedagogico, della scuola e della preparazione come è stata fatta ora in Inghilterra nel campo scolastico. Secondariamente, cosa si intenda fare in futuro in quella materia. E terzo, cosa ci si aspetti dalla società internazionale per l’aiuto. — Un altro parla più del Medico, della fondazione della clinica in Olanda o della relazione su questo lavoro in Inghilterra. Un altro più del lavoro letterario. Penserebbe che nei giorni previsti alla discussione, allora ogni relatore, anche in Svizzera, faccia una relazione su quello che finora è stato compiuto e cosa è da aspettarsi in futuro, così che ne risulti un quadro del lavoro internazionale. Dott. Steiner: Qualcuno desidera ancora parlare a questo riguardo? ALLORA si tratterebbe soltanto del fatto se qualcuno dal circolo dell’Assemblea dei delegati abbia qualcosa da annunciare su questi temi pertinenti, se cioè abbia qualcosa da segnalare. Willy Storrer desidera segnalare una breve relazione sul lavoro della rivista settimanale «Das Goetheanum» per l’Assemblea dei delegati. Dott. Steiner: Qualcuno desidera ancora segnalare un TEMA? Non sembra essere il caso. ALLORA arriviamo al PROSSIMO PUNTO dell’ordine del giorno: i 12 PUNTI indicati nel nostro rapporto sulla riunione di luglio. QUALCUNO desidera dire qualcosa a questo proposito? Qualcuno desidera presentare una proposta particolare a questo proposito? (Al SIGNOR Steffen:) Desiderate presentare una proposta a questo proposito? Albert Steffen: Aspetto questo dalle file dei Delegati. Dott. Steiner: Qualcuno desidera che questi 12 PUNTI vengano letti?* Willy Storrer desidera suggerire che forse il Sig. Steffen indichi un paio di questi 12 Punti che dovrebbero venire alla discussione, poiché si tratta di pochi Punti di cui si può discutere qui. Dott. Wachsmuth: Il Punto 8 è il seguente: In Olanda è stata discussa: l’istituzione del Segretario generale. — Poi qualcosa riguardante la * Vedi pagina 571 ss.
ammissione di nuovi soci; un Punto straordinariamente importante. Sapete che era stata proposta l’ammissione di soci, cioè nuovi soci, da parte del Segretario generale del paese e che allora queste carte di iscrizione venissero controfirmate dal Presidente internazionale o da un funzionario. Era proposto in Olanda allora, anche in Inghilterra e verrà proposto qui a Natale, puramente formalmente. Ora sarà necessario che si chieda se si vuol procedere così anche in Svizzera o lasciarlo all’Assemblea. Il Punto 10: Difesa contro gli oppositori. Il Punto 11: Collaborazione dei soci di tutti i paesi al sostegno delle imprese create dalla Società antroposofica. Il Punto 12 è la ricostruzione del Goetheanum e quello che può essere fatto per esso. Dott. Steiner: Qualcuno desidera ancora un altro Punto nel diventare. Dr. Steiner: Qualcuno desidera ancora portare un altro punto all’attenzione? Albert Steffen: È arrivato qui un manoscritto, riguardante una proposta per la regolazione della capacità finanziaria della Società. Non so se dovrebbe essere letto, proviene dal signor Hahn. Forse Lei stesso desidera leggerlo, signor Hahn? Rudolf Hahn legge la proposta. Ricorda che il Dr. Steiner una volta ha menzionato non le tasse sui redditi, bensì le tasse sulla spesa sarebbe la cosa giusta, ciò che porterebbe denaro. Propone che i membri paghino una tassa sulla spesa. Dr. Steiner: Vorrei soltanto osservare che la frase contenutavi, secondo che io avrei parlato di una «tassazione sulla spesa», non si riferiva alla tassazione da parte dei membri antroposofici della Società. — Potrebbe facilmente sorgere l’opinione che io abbia già parlato in qualche modo di tale tassazione, ma ciò non è affatto il caso. Ho parlato solo di questo: Se si riscuotono tasse pubbliche, tasse di Stato, allora un calcolo non può giustamente essere effettuato secondo i redditi, bensì secondo le spese. Dico questo perché non sorga l’opinione che io abbia qualcosa a che fare con la proposta o abbia detto questo prima. Rudolf Hahn dice che l’ha proposto interamente di sua iniziativa. Dr. Steiner: Qualcun altro ancora desidera la parola sui punti 8, 10, 11, 12 oppure sulla proposta del signor Hahn?
La signora Weiß (Zurigo) non può certo rappresentare il punto di vista del ramo, bensì solo parlare personalmente, perché il ramo non conosceva ancora la proposta. Ma desidera soltanto dire che personalmente le è molto antipatica questa proposta del signor Hahn. Sembrerebbe effettivamente una forma di coercizione, se si dovesse introdurre la tassazione come diversamente in chiese, come tassa per i poveri, come tassa scolastica. Non accoglierebbe favorevolmente tale tassazione della Società Antroposofica in Svizzera sulla base di condizioni di reddito e patrimonio. Dovrebbe restare affidato alla libertà del singolo. Dr. Steiner: Qualcun altro ancora desidera la parola? — Lo presenta come proposta, signor Hahn? Rudolf Hahn chiede che ci si preoccupi di procurare denaro in qualche modo per aumentare la prestazione finanziaria della Società. Lo ritiene una possibilità per giungere a un miglioramento. E denaro dobbiamo averlo, con i nostri attuali redditi non ce la facciamo. Forse qualcuno sa qualcos’altro? — Non capisce perché si parli di tassazione. Paghiamo un contributo di 24 franchi, ciò non è sufficiente. Ma abbiamo un gran numero di membri che non riescono più a pagare affatto. Si dice bene che dovrebbero essere versati contributi volontari, ma così non entra nulla. Walter Knopfli non può nemmeno approvare questa proposta. Crede che si debbano distinguere nettamente i contributi associativi di una Società e le donazioni messe a disposizione dell’Istituzione. I contributi sono necessari per l’amministrazione, il funzionamento e così via. Ciò che si dà per il Goetheanum o per la Scuola è un’altra cosa, quindi denaro per donazioni. E qui dovrebbe essere preservata la libertà del singolo. Dr. Steiner: Qualcun altro ancora desidera la parola? Walter Knopfli: Il contributo di 10 franchi dovrebbe in realtà essere sufficiente. Allora spetterà alla Società internazionale decidere quanti i membri delle Società estere dovrebbero contribuire alla sede centrale della Società internazionale. Da questi contributi, credo, sia allora possibile questo funzionamento amministrativo. Dr. Steiner: Quindi Lei ritiene che la Società Antroposofica in Svizzera dovrebbe presentare la proposta che venga stabilito dalla Società internazionale quanto le singole Società nazionali debbano versare? Qui naturalmente c’è di nuovo la differenza se si consegna una somma fissa oppure una percentuale determinata del contributo associativo delle relative Società nazionali. Non credo che sia possibile introdurre in alcun modo tale misura nella Società Antroposofica. Credo che l’antipatia nei confronti di un sistema di tassazione — a prescindere da come dovrebbe essere praticamente attuato — sarebbe straordinariamente grande. Ma non è vero che una tale Società, quale la Società antroposofica è al presente, dovrebbe davvero fondarsi sulla libertà dei membri riguardo al pagamento dei contributi e riguardo ai pagamenti in generale. Non si può certo dire che la fissazione del contributo associativo violi il principio della libertà, perché chi non vuole pagare non aderisce affatto, o se è già dentro esce. È pur vero che è libero a ognuno pagare il contributo associativo se non è troppo alto. Ma se si introduce un paragrafo, una tassa vera e propria, credo che farebbe apparire noi stessi in una luce molto strana. — E devo infine dire: Le cose che qui sono citate nel punto 11 difficilmente prospereranno se si vuole risolverle soltanto in tal modo. I singoli rami, non è vero, possono naturalmente disporre dei loro contributi associativi o decidere dal seno dei loro membri ciò che vogliono. Ma per tutti questi movimenti particolari come la Scuola Waldorf, la Medicina e così via, sarà sempre necessario che vengano versati contributi particolari, che allora verserà colui che può versarli. Qui veramente si può solo fare appello alla buona volontà. Esercitare coercizione in tal senso — cosa che del resto sarebbe possibile solo per alcuni membri che già appartengono alla Società — , una tale misura negli Statuti naturalmente eriggerebbe un muro di fortificazione intorno alla Società, e nessuno o pochissimi sarebbero ancora disposti ad aderire. Non è vero, è un po’ strano a dirsi, ma vorrei comunque dire: Infine non si può basare il pagamento dei contributi sul fatto di obbligare la gente a farvi guardare dentro il portafoglio. Rudolf Hahn dice che non era così inteso. Se si dice che è auspicabile versare l’1 o l’1/4 per cento dalla spesa, allora è del tutto affidato alla libertà o alla coscienza del singolo. Denaro dobbiamo comunque averlo!
Si continua a discuterne. Dr. Steiner: In che cosa si differenzia nel merito ciò di cui Lei parla qui da ciò che la Società veramente incassa? Se per esempio si dice: Il contributo associativo è tale e tale, e dove non è possibile versarlo, uno può essere esentato. — Ma è libero a ognuno versare un contributo associativo più alto? Abbiamo nel paragrafo: … può pagare di più! In che cosa si differenzia? Rudolf Hahn: Che si suggerisca, forse di pagare di più. Forse nessuno paga 100 o 200 franchi; ma ci sono membri che potrebbero versarli. D’altra parte ci sono membri a cui potrebbe benissimo essere concesso il condono del contributo. Dr. Jakob Hugentobler: Il signor Hahn ha in realtà menzionato un unico esempio dove i contributi non sono sufficienti. Ha parlato della Biblioteca. Che con questo contributo non si possano alimentare gli altri scopi della Società, ma che i 24 franchi dovrebbero comunque essere sufficienti per l’amministrazione propriamente detta, è la sua opinione. Il signor Hahn dovrebbe cercare di lavorare nel suo ramo a Basilea cosicché da caso a caso ottenesse contributi per questi scopi particolari. Gli riuscirà sicuramente, come in altri rami. Rudolf Hahn dice che a Basilea possono farsi cattive esperienze in proposito. Dr. Steiner: Ma ciò non è nemmeno un suggerimento. Si deve già, direi, portare un suggerimento morale in proposito. Non intendo dire che ciò sia immorale, ma intendo pensare a impulsi più morali che a tali. Perché vede, non è possibile che chiunque sia incaricato di calcolare qualcosa come un contributo associativo alla Società Antroposofica secondo il suo reddito o addirittura secondo il suo avere! Perché bisogna prendere in considerazione quanto egli sia in grado di fare detrazioni da un vero reddito. Si pensi: Se uno ha un reddito di 1000 marchi al mese, e lui è un celibe scapolo, e un altro ha la stessa somma e ha dieci figli: Come si potrebbe procedere in proposito? Rudolf Hahn: Forse attraverso una commissione speciale?
Dr. Steiner: Lo ritengo il più pericoloso. A parte il fatto che sento già la commissione tributaria come sufficientemente pericolosa — allora ancora una commissione tributaria più grande nella Società Antroposofica? Non riesco a immaginare che ciò ci conferisca un onore particolare. La signora Weiß chiede se la questione non sia stata completamente regolata nell’ultima assemblea, così che l’ufficio di segreteria presenti le proposte. Dr. Wachsmuth dice che desidera menzionare che la proposta non proviene dall’ufficio di segreteria. Rudolf Hahn: Il signor Dr. Blümel ha detto che non sono necessari il 10, bensì il 20 per cento. Per parte mia so già ciò che devo fare con il denaro. Dr. Steiner: Sono addirittura convinto che non l'utilizzerai per te stesso, bensì per la Società. Ma non so — non funziona affatto bene avere un paragrafo così formulato o uno Statuto o qualcosa del genere. Perché avrebbe davvero un effetto dissuasivo su quelle persone che vogliono diventare membri. Domanda: Non potrebbe il signor Dr. Steiner sottoporre a votazione sperimentalmente questa proposta? Dr. Steiner: Ma ciò significherebbe soltanto che c’è una proposta per la chiusura del dibattito. C’è una proposta presentata. — Per favore, levare la mano! Per favore, la contro-prova! È stata accettata. — Allora la proposta va a votazione. Quindi sottopongo la proposta del signor Hahn a votazione e chiedo a coloro che sono favorevoli di levare la mano. — È stata respinta all’unanimità — con una voce, intendo dire. Non è vero, si tratta di — non sono veramente un pedante, ma vorrei comunque richiamare l’attenzione sul fatto che — si procede meglio nei negoziati se vengono rispettate già queste piccole sfumature: Si vota subito se qualcuno presenta una proposta di chiusura del dibattito. Quindi le cose che una volta si sono correttamente affermate nella vita parlamentare contribuiscono molto a far procedere l’assemblea in maniera regolamentare. Qualcuno ha ancora qualcosa da dire su uno di questi altri punti? Penso che i venerati amici delegati al momento saranno poco preparati a discutere di questi 12 punti, perché probabilmente non ci hanno ancora riflettuto. Certo è scritto nell’invito, ma sarà produttivo solo all’assemblea dei delegati a Natale quando si potrà discutere davvero di queste cose. — Se qualcuno ha ancora un suggerimento da dare, lo prego di farlo. Un signore non è chiaro riguardo al punto 8, perché l’ammissione di un nuovo membro dovrebbe essere controfirmata dal segretariato internazionale. Quale valore dovrebbe avere? Dr. Steiner: Ciò ha davvero un determinato valore. Soltanto, devo dire, al punto 8 non viene alla luce con la necessaria chiarezza. Ma naturalmente su questo punto si parlerà all’assemblea dei delegati a Natale. Ha comunque un certo valore. Avrebbe un significato se tutte le tessere di membro che fossero emesse per la Società Antroposofica avessero una sottoscrizione unitaria. Come detto, avrebbe un valore. E non è vero, le responsabilità si determineranno dalla maniera in cui per così dire l’ufficio della Società internazionale si forma a Natale. Non riesco a immaginare che questa responsabilità si determini diversamente se non per il fatto che i funzionari responsabili qui a Dornach per la Società internazionale possono avere la necessaria fiducia nei funzionari presenti nei singoli paesi: Quindi per esempio dove i Segretari Generali sono stati nominati, come in Norvegia e in Inghilterra e in Olanda. Naturalmente colui che qui firma responsabilmente per la Società deve avere fiducia nei relativi Segretari Generali lì. Solo in questo modo può esserci una responsabilità reciproca. Ciò era già stato stabilito recentemente all’assemblea dei delegati della Società olandese per il fatto che si è detto: L’assemblea di fondazione elegge un Segretario Generale. — È stato eletto. E ora, non è vero, è naturalmente fatta salva la condizione che il relativo funzionario, che sarà a capo della Società internazionale, in seguito dia il suo consenso e che, se avviene un cambiamento della Società — la Società olandese ha deciso questo — , allora si domandi a Dornach se si è d’accordo.
Ciò naturalmente non impedirebbe che il Consiglio della relativa Società nazionale si senta completamente autonomo. Ma i funzionari della Società nazionale che mediano il rapporto con Dornach, questi devono quindi essere in qualche modo designati o eletti in accordo con Dornach, non è vero? Altrimenti non avremmo la Società internazionale, se non si fondasse qualcosa di tale genere. Walter Knopfli desidera sentire più dettagli sul primo punto di questi 12 articoli, su cui non è stato ancora negoziato affatto. Intende: Siamo ora qui come delegati della Società svizzera e dovremmo comunque procurare tanto da avere in qualche modo riassunto ciò che la Società svizzera ha da rappresentare a questo incontro internazionale. Ma se ora chiudiamo l’assemblea dei delegati, e dovrei riferire al mio ramo ciò che è appena accaduto, non potrei riferire nulla. Si è parlato bene, ma sempre si è desiderato la chiusura del dibattito. Proprio questo punto 1 è ciò che era già stato dichiarato all’inizio dell’ordine del giorno come necessario da discutere. Dr. Steiner: La proposta è presentata che si negozi sul PUNTO 1. Qualcuno desidera parlarne? Willy Storrer: Ripeteremmo a questo punto la nostra proposta: Si desidererebbe che la forma finora esistente della Società Antroposofica in Svizzera venisse considerata come una provvisoria, e si desidererebbe forse il prossimo sabato o domenica a Zurigo o Olten di tenere una fondazione, un’assemblea originaria dei membri svizzeri e in questa di deliberare l’organizzazione della Società ed eleggere coloro che dovrebbero rappresentarla all’assemblea dei delegati. Dr. Steiner: Qualcuno desidera parlarne? Edgar Darier desidera solo molto sostenere la proposta del signor Storrer e spera che non sia di nuovo rovinata da parole come sciovinismo. La signora Emma Ramser desidera proporre che ciò sia rimandato dopo Natale. Che se ne parli a fondo le sembra anche necessario. Sembra che ci sia molto contro l’attuale Società. Da questo emergono allora le ragioni per la nuova formazione di una Società svizzera. Ma in ogni caso il tempo prima di Natale è troppo breve per organizzare tutto.
Una signora [nome incompleto nel ms.] ritiene che se ogni delegato che è qui riferisce a casa, allora a Natale i delegati possono riferire anche come il loro ramo si posiziona di fronte a questa questione. Anche la signora Weiß ritiene che questa assemblea dovrebbe tenersi ancora prima di Natale, così che si sappia allora come si dovrebbe aderire alla Società internazionale. Albert Steffen: Non vedo ragione per che i membri svizzeri non dovrebbero assembrarsi. Dovrebbero davvero assembrarsi. Willy Storrer: Nemmeno io vedo ragione per che ciò non dovrebbe essere attuato. Perché sono stati invitati anche i delegati e i membri dei dintorni, proprio per portare a termine questi interi preparativi per l’assemblea dei delegati, e questo invito è stato fatto per un orario che in realtà non consente una tale discussione, vale a dire per le 22. Se si è pensato che in questo lasso di tempo relativamente breve si potesse portare a termine la cosa, allora almeno una settimana dovrebbe bastare perché i membri possano esprimersi. Crede che il tempo sia sufficiente, specialmente se si sceglie un sabato o una domenica come data dell’assemblea. Dr. Steiner: Sì, chi deve convocare l’assemblea? Non è vero, la situazione è questa: Attualmente esiste la Società Antroposofica in Svizzera. È rappresentata oggi dai suoi delegati. Su di essa si è sinora contato, quando si trattava di riunire le singole Società nazionali. Quindi per la riunione di Natale tutto sarebbe formalmente in ordine, e certamente l’impulso, che il signor Knopfli ha dato per primo, potrebbe essere fatto all’assemblea di Natale. Quindi due cose sole potrebbero accadere: O potrebbe dalla stessa fonte essere convocata di nuovo un’assemblea come oggi o anche, per parte mia, un’assemblea dei membri svizzeri, oppure dovrebbe essere convocata un’assemblea originaria. E questa può essere convocata solo dal fatto che qualcuno la convoca. Willy Storrer crede che si potrebbe risolvere questa questione dicendo: Gli attuali delegati dei rami svizzeri tornano a casa e convocano un’assemblea di membri e informano questa assemblea di membri che è stato deciso dai precedenti delegati di voler condurre un’assemblea originaria a Zurigo per i singoli membri, che allora si associrebbero. La cosa potrebbe essere fatta dalla segreteria. Dr. Steiner: Ciò naturalmente non è formalmente possibile. I delegati che sono qui ora sono delegati della Società Antroposofica in Svizzera. Questi non possono decidere di convocare un’assemblea originaria. Possono solo decidere di convocare un’assemblea di coloro che sono attualmente membri della Società Antroposofica in Svizzera. Un’assemblea originaria può essere convocata solo da qualcuno che lo fa dal suo stato originario. Un’assemblea originaria può essere convocata solo dal fatto che qualcuno ne assume la responsabilità — da solo o con un numero di compagni che si sceglie — , emette un invito a tutti quei membri che vuole e con che intende fare un’assemblea originaria; e questa assemblea può allora presentare una proposta all’assemblea dei delegati a Natale. Ma l’assemblea dei delegati della Società Antroposofica non può in alcun modo presentare una proposta di convocare un’assemblea originaria, perché non esiste un’«assemblea originaria» di una Società già esistente. Willy Storrer: In questo caso noi, cioè i rappresentanti dei rami St. Gallen, Neuchâtel, Sciaffusa e della «Nuova Generazione», che siamo presenti qui, convocheremmo questa assemblea originaria. Dr. Steiner: Allora potete convocarla da questi rami fra di voi, ma dovete anche creare da voi stessi, dalla vostra idea, un ufficio indipendente. Ma veramente non può essere convocata un’«assemblea originaria» di qualcosa che già esiste. Si può decidere di convocare una seconda assemblea, da qualche parte, per parte mia, ma non un’assemblea originaria. Walter Knopfli: Non dovrebbe qui essere preso un deliberato, ma si dovrebbe procedere in modo che i rami si accordino fra di loro, su chi vuol prendre in mano la cosa. Allora il relativo signore, fuori dalla Società Antroposofica in Svizzera, fuori dall’assemblea dei delegati, farà questo invito e allora fuori, del tutto neutrale, del tutto dallo stato originario, convocherà. Su chi lo faccia, quelli che lo desiderano potranno benissimo mettersi d’accordo. Ma i delegati che sono qui possono piuttosto essere pregati di informare almeno a titolo orientativo i loro membri a casa, di assumere una posizione preparatoria a riguardo.
Dr. Steiner: Ciò può già accadere, ma non si può prendere un deliberato riguardo. Non è vero, lo vede pur sempre? Non è possibile prendere un deliberato riguardo! Walter Knopfli: Sì, questo è un punto che mi è molto importante riguardo al punto 1: Rapporto sulle Società nazionali. C’è un certo stato d’animo favorevole. Dr. Steiner: Sì, è veramente così poco noto questo proposito di fondare qui una Società internazionale? È veramente così poco noto? Walter Knopfli: La fondazione progettata della Società internazionale è naturalmente nota a tutti i membri, ma si tratta di come noi come Società svizzera ci posizioniamo di fronte. Si tratta di… Dr. Emil Grosheintz (interviene): Pero vi state opponendo ora contro la Società svizzera! È qualcosa di completamente impossibile quello che Lei richiede qui. Siamo qui i delegati della Società Antroposofica in Svizzera. Ora questa Società non le piace, e Lei dice: Vogliamo strangolarci noi stessi facendo convocare una differente assemblea o facendo qualcos’altro della Società. — È semplicemente questa Società, che attualmente esiste, che a Lei non piace! Vuole che noi stessi — non posso dire altrimenti — ci strangoliamo, che decidiamo di voler formare un’assemblea originaria e subito ricominciare? — E allora non si capisce nemmeno come il signor Storrer possa dire che questa Società, come attualmente esiste, è un provvisorio. Non è un provvisorio, esiste! E credo che se qualcos’altro dovrebbe accadere nella Società, se dovrebbe modificarsi in modo che i membri svizzeri si stringano più fortemente insieme, allora il gruppo qui, perché ha un carattere internazionale, questo carattere dell’internazionalità, come esso naturalmente esiste a Dornach, questo carattere l'esprime meglio, se nasce un ramo internazionale al Goetheanum. Se la cosa si può fare in questo modo, come il signor Dr. Steiner ha proposto, questo è il migliore e il più naturale dei modi. Non so perché Lei stia premendo ora e voglia insistere per causare questo capovolgimento ancora prima di Natale. Dr. Steiner: Ma poco fa si poteva ben discutere della cosa! Era tutto assolutamente chiaro, e in realtà non c’era RAGIONE per tornare ancora sulla proposta.
Fa perfino l’impressione — poiché vi si torna di nuovo — che ancora vi operino dei retropensieri, che non si vuol esprimere. Perché ora siamo in un punto dove in realtà non si riesce più a capire cosa si vuole. Per esempio di ciò che il signor Storrer vuole, non capisco una parola. Willy Storrer: Per noi si tratta solo che si tenga un’assemblea di membri. Dr. Steiner: Ma un’assemblea di membri può essere solo deliberata qui dalla Società Antroposofica in Svizzera. Willy Storrer: Questo lo vogliamo, signor Dottore! Per noi è indifferente che l’assemblea sia ordinaria o straordinaria. Il ramo al Goetheanum ha qui rappresentazione attraverso il Dr. Grosheintz e ancora qualcun altro. Per esempio non ho sentito che sia stato fatto in modo che costoro prendessero posizione come delegati dei loro membri. Dr. Steiner: Naturalmente qui potete deliberare che venga convocata un’assemblea di membri della Società Antroposofica in Svizzera. Martha Schelling dice che crede che soltanto pochi membri potranno seguire questo appello, perché non possono venire due volte nel breve tempo. Dr. Steiner: Dovrebbe comunque se ne parli obiettivamente su questa questione. Vorrei, dopo che abbiamo già eletto i presidenti dell’assemblea, attirare l’attenzione sul fatto che sarebbe veramente necessario, se si parla di qualcosa del genere, di fondare le cose. Che si dice: Vogliamo questo e quello, in realtà non è una fondazione della cosa. Credo cioè che ora — oggi è l’8 dicembre, e il 24 inizia l’assemblea dei delegati — che una convocazione di un’assemblea di membri in Svizzera ora in qualche luogo sia una misura così penetrante, qualcosa di così decisivo, che ci si dovrebbe naturalmente riflettere molto bene. E soprattutto credo che non si dovrebbe procedere leggermente in una tale faccenda. Perché si deve tener conto che ogni scelta di un luogo che faccia oggi, può essere fatta cosicché un gruppo maggorizzi tutta la Svizzera e tutta la Società Antroposofica in Svizzera. Semplicemente sceglie il luogo di conseguenza. Sa, in qualche luogo nei pressi, ci sono membri che vogliono qualcosa di specifico. Vogliono procurarsi una maggioranza, e per questo sceglie un luogo. Sa: Se scegliamo St. Gallen, abbiamo lì la maggioranza, se scegliamo Olten, abbiamo lì la maggioranza e così via. Queste cose sono di tale importanza che devono essere considerate in riferimento all’altro, che in realtà dovrebbe essere sostenuto.
È veramente presente una così grande insoddisfazione riguardo alla Società Antroposofica in Svizzera che ora di colpo si dovrebbe convocare un’assemblea di membri? È questa insoddisfazione veramente così grande? Oppure ciò che il signor Knopfli ha portato, che io comprendevo molto bene, non potrebbe semplicemente essere portato nella forma che quei membri che lo ritengono una necessità, lo portano come una proposta, nella forma di una proposta? — Potrebbe molto bene essere portato nella forma di una proposta di singoli membri, allora avreste una cosa molto pulita. Allora c’è una proposta che, per parte mia, è sostenuta da 30 o quanti altri membri. C’è una proposta pulita, e non avreste ora di colpo con qualche retropensiero una convocazione dell’assemblea attraverso la volontà di una maggioranza disuguale, la volontà di singoli membri, quindi di una minoranza che scompare! Tutto ciò deve essere considerato! Naturalmente non ho il diritto di interferire in alcun modo nella faccenda. Ma lo ritengo assolutamente pericoloso, se dopo che finora non è stato detto nulla della cosa, dopo che finora c’è stata per un tempo più lungo una soddisfazione con la Società Antroposofica in Svizzera, ora dall’8 al 24 dicembre di colpo un’assemblea debba essere convocata. Allora si dovrebbe almeno dire perché si ha bisogno di un’assemblea di membri. Perché per presentare la proposta che il signor Knopfli ha presentato, non si ha bisogno di un’assemblea di membri. Sono completamente convinto che — Walter Knopfli dice che può già essere d’accordo con questo. Pensa che a Natale anche singoli rappresentanti prenderanno una posizione — il delegato del ramo al Goetheanum ha preso posizione. Se allora veramente si porta a deliberato la costituzione della presupposta nuova Società Antroposofica, l’ingresso nella Società internazionale, allora la precedente Società in Svizzera formalmente darà il consenso, e soltanto dopo dovrebbe seguire il cambiamento. Dr. Steiner: Veda, comunque qualcosa in questa relazione sarà ottenuto a Natale.
Vi entrerebbe già una determinata internazionalizzazione del ramo al Goetheanum, e secondo me verranno create condizioni, con che Lei potrà essere soddisfatto. Credo già che complessivamente la cosa — che ora ancora si cambi il nome o no, questa è veramente una questione secondaria — , credo veramente che Lei possa avere ciò che vuole, se non vi è dietro semplicemente qualcos’altro! Ciò che si dice come ciò che Lei vuole, può essere completamente raggiunto con i deliberati, dove le cose procedono giustamente. La signora Emma Ramser: I signori hanno dichiarato che se la loro proposta fosse accettata, farebbero proposte concrete. Se la proposta fosse così che si accettasse la separazione, allora avrebbero voluto fare proposte concrete. Dr. Steiner: Ma non si può affatto accettare la separazione! Ciò è completamente impossibile. La signora Emma Ramser: I signori non potrebbero forse, ciò che devono portare, nel corso della prossima settimana comunicare ai rami punto per punto, così che se ne potesse discutere, non che i delegati si trovino di nuovo di fronte a un fatto compiuto, non voglio dire: sorpresi. Ma se un grande numero di membri non può venire a Natale... che si sappia cosa dovrebbe essere discusso... Dr. Steiner: Sarebbe ben potuto, se l’opinione sussiste che a parte ciò che è stato detto, molte cose nella Società Antroposofica in Svizzera siano difettose, sarebbe ben potuto essere portato oggi! Walter Knopfli: Non dovrebbe essere un voto di sfiducia, solo ciò che è stato portato, ho detto. E quello che sono proposte concrete, era la considerazione di qualcosa che è simile a un’assemblea originaria e come la Società deve costituirsi di nuovo, come si dovrebbe fare per prevenire fraintendimenti. Non ci sono retropensieri di alcun genere. Willy Storrer si offre di prendere la parola. Dr. Steiner: Ciò che ha proposto è veramente il modo più facile di regolare, anche in vista del punto 1. Non è vero, ho bene il breve rapporto su questa assemblea internazionale di delegati a Dornach con questo allegato della fondazione della Società Antroposofica Internazionale a
Dornach letto [vedi p. 557]; ma devo ben dire: Naturalmente questo ha un aspetto terribile, questi 12 punti! E se continuiamo a dibattere a riguardo in questa maniera come adesso, domani mattina non avremo ancora finito. Si dovrà parlare della riunificazione delle singole Società nazionali già fondate. Questo primo punto può infatti svolgersi all’assemblea dei delegati in cinque minuti. Non sembra così, non è vero, perché qui ci sono quattro righe; ma è necessario solo che la volontà venga espressa di fondare questa Società internazionale. E la rapporto sulle diverse forme delle singole Società nazionali non richiederà nemmeno un tempo particolarmente lungo. Se è presente la buona volontà di fondare questa Società Antroposofica Internazionale, allora, credo, non si dovrebbe proprio discutere molto delle formalità, ma si dovrebbe trovare il passaggio per parlare di molte cose veramente importanti nel campo antroposofico, di cui allora dovrebbe essere discusso. Non credo che sarà bene, a Natale in questa riunione, discutere a lungo di queste questioni, che questa sera ancora sono state trasformate in questo andirivieni e in cui di solito non si sa cosa veramente si vuole. Non è vero, avrei according alla procedura affatto non dovuto permettere ancora la discussione della proposta. È stato una concessione che l’ho ancora permessa per la discussione, ma allora avrebbero dovuto essere portati i motivi. Willy Storrer: Sì, signor Dottore, abbiamo bene portato questi motivi! Perché crediamo che sia necessario che l’organizzazione della Società Antroposofica in Svizzera si costituisca di nuovo, che deve farlo, e in questa direzione allora volevamo fare proposte. Volevamo che questa assemblea di membri si pronunciasse esplicitamente a riguardo — Dr. Emil Grosheintz: Signor Storrer! Siamo ora in un’assemblea di delegati della Società Antroposofica in Svizzera. Se Lei presenta la proposta che questa Società debba costituirsi di nuovo — non dica «deve», deve costituirsi di nuovo — , allora dica i motivi, perché Lei crede che ciò debba accadere, e quali sono i suoi difetti e danni, al di là di quelli che sono già stati portati. Willy Storrer dice che sia il signor Knopfli che il signor Stokar e lui siano d’accordo in questa direzione che ritengono sarebbe meglio per l’effetto verso l’esterno, se la direzione della Società Antroposofica svizzera consistesse più di svizzeri, se al posto della commissione di lavoro, che potrebbe ben continuare a esistere al Goetheanum, esistesse ancora una commissione di lavoro, forse composta proprio dai singoli rami in Svizzera. Dr. Steiner: Per favore, allora presenti nella prossima assemblea, dove c’è un’elezione, altre personalità per l’elezione. Ciò non è affatto un oggetto di discussione. Non si può presentare una proposta in un momento arbitrario! Willy Stokar: Propongo la chiusura del dibattito. Dr. Steiner: La proposta per la chiusura del dibattito è presentata. Chiedo ai delegati che sono favorevoli di levare la mano. — Chiedo ora a coloro che sono contrari di levare la mano. — La proposta per la chiusura del dibattito è quindi accettata. C’è ancora qualcosa? Questo non sembra essere il caso. Allora arriviamo alla conclusione. Ringrazio i venerati amici che sono venuti a questa assemblea dei delegati. Spero che, benché abbiamo parlato di molte cose un po’ «poco trasparenti», comunque ciò che abbiamo parlato porterà i suoi buoni frutti alla riunione molto importante dei delegati a Natale.
Assemblea di fondazione della Società Antroposofica Internazionale, Dornach, Natale 1923 Lunedì 24 dicembre 1923 Mattina alle 10.00
Conferenza di Albert Steffen:
«Dalla storia del destino del Goetheanum»
Conferenza introduttiva di
Dr. Rudolf Steiner
Nel pomeriggio Spettacolo del Paradiso
Martedì 25 dicembre 1923
Mercoledì 26 dicembre 1923
Giovedì 27 dicembre 1923
Venerdì 28 dicembre 1923
Sabato 29 dicembre 1923
Domenica 30 dicembre 1923
Lunedì 31 dicembre 1923
Martedì 1º gennaio 1924
Jung
[facsimile manoscritto]
Antroposofia e
Antroposofia e
Assemblea della Società Antroposofica, Relazione introduttiva: Louis Werbeck: Sull’opposizione all’antroposofia. Relazioni e discussione su problemi della Società, Pedagogia ecc.
Antroposofia
Assemblea della Società Antroposofica: Relazioni e discussione. Medicina, Ricerca ecc.
Antroposofia Assemblea della Società Antroposofica: Relazioni e discussione. Letteratura antroposofica, riviste ecc.
della Società Antroposofica Internazionale attraverso
Tema:
Natura-Conoscenza Dr. Guenther Wachsmuth:
Arte
Religione
Il futuro lavoro della Società Antroposofica Internazionale e delle società nazionali
«Volto della Terra e destino dell’umanità»
«La Musica e il mondo spirituale»
Mistero della Natività
Euritmia
Gioco dei Tre Re
Euritmia
Mistero della Natività
Euritmia
Gioco dei Tre Re
Dr. Rudolf Steiner
Conferenza: Dr. Rudolf Steiner
Conferenza: Dr. Rudolf Steiner
Conferenza: Dr. Rudolf Steiner
Conferenza: Dr. Rudolf Steiner
Conferenza: Dr. Rudolf Steiner
Conferenza: Dr. Rudolf Steiner
Dr. Rudolf Steiner
Jan Stuten:
Assemblea fondativa della Società Antroposofica Internazionale
Dr. Karl Schubert: una guida verso Cristo»
Gioco del Paradiso (martedì) 1. Conferenza: Dr. Rudolf Steiner
Conferenza: Dr. Rudolf Steiner
Ciclo di conferenze: «La STORIA MONDIALE NELL’ILLUMINAZIONE ANTROPOSOFICA e come fondamento della conoscenza DELLO SPIRITO UMANO Vogliamo richiamare l’attenzione sul fatto che proprio i primi due giorni dell’evento sono i più importanti. Nel suo discorso di apertura lunedì 24 dic., il Signor Dott. Steiner darà le linee guida per la Riunione Natalizia e per il futuro lavoro. Martedì 25 dic., nella posa della pietra fondativa attraverso il Dott. Rudolf Steiner, la Società Antroposofica Internazionale riceverà la sua consacrazione. Nella successiva Assemblea Costitutiva martedì 25 dic., i Segretari Generali, rispettivamente i Presidenti delle diverse società nazionali faranno relazione sullo sviluppo e la fondazione realizzata nel loro paese, dopodiché dovrà avvenire la fondazione della Società Antroposofica Internazionale. Coloro che desiderano partecipare attivamente alla strutturazione dell’evento, sono pertanto pregati di trovarsi a Dornach già entro domenica 23 dic. Preghiamo i Segretari Generali, rispettivamente i Presidenti, di darne ampia notizia nei loro paesi. Per le questioni di alloggio, per quanto non già regolate, ci si rivolga alla Sig.ra Dott.ssa Vreede, Dornach presso Basilea (Svizzera), Casa Friedwart, 1° piano. Tutta la corrispondenza riguardante la Riunione Natalizia la preghiamo di inviare a: Il Segretariato della Società Antroposofica, Dornach presso Basilea (Svizzera), Casa Friedwart, 1° piano. Per tutte le conferenze verrà riscosso un contributo di fr. 15.—. Per l’Euritmia e i Giochi Natalizi si dovrà procurarsi biglietti individuali. Poiché la Riunione Natalizia è riservata esclusivamente ai soci della Società Antroposofica, i presenti sono pregati di portare con sé i loro tessere sociali.
Per la Società Antroposofica in Svizzera: Albert Steffen.
Copyright Amministrazione del Lascito Rudolf Steiner
Libro: 259
Pagina: 726 Dr. Guenther Wachsmuth.
Preparativi per la Riunione Natalizia
Discussione di Rudolf Steiner con la Dott.ssa Ita Wegman, Albert Steffen E Dr. Guenther Wachsmuth sulla futura composizione del Direttivo. Dopo che Rudolf Steiner aveva definitivamente deciso di assumere personalmente la direzione della Società in futuro e si era consultato con Marie Steiner sulla composizione del Direttivo, informò allora i vari personaggi in questione. La Dott.ssa Ita Wegman era già stata informata prima del 2 dicembre (vedi pagina 864), la Dott.ssa Elisabeth Vreede in certo senso il 10 dicembre, Albert Steffen e il Dr. Guenther Wachsmuth in presenza della Dott.ssa Ita Wegman il 16 dicembre. Albert Steffen fece relazione sulla discussione del 16 dicembre nell’Assemblea Generale Straordinaria del dicembre 1930 secondo il protocollo come segue: «Nel dicembre prima della Riunione Natalizia, il 16 dicembre 1923, ebbe luogo una riunione, una riunione preparatoria. Il Signor Dott. Steiner convocò me, la Dott.ssa Wegman, il Dr. Wachsmuth e io e parlò allora cosicché per la prima volta l'udii dire, come concepiva la composizione del Direttivo, e allora disse - l’ho scritto -: «Vice-Presidente la Signora Dott.ssa Steiner e il Signor Steffen. Poi disse: «La Dott.ssa Wegman = Segretaria, Dr. Wachsmuth = Tesoriere. La Signorina Dott.ssa Vreede non fu menzionata allora ancora.» Albert Steffen, nella registrazione nel suo diario cui fa riferimento qui, annota testualmente: «Il 16 dicembre nella Villa Hansi (Dott.ssa Wegman, Dr. Wachsmuth, io). Il Dott. Steiner legge gli Statuti e poi dice come concepisce il Direttivo. Lui: Presidente. La Signora Dott.ssa Steiner e io Vice-Presidente. La Signora Wegman Segretaria. Wachsmuth Tesoriere (Wachsmuth propone [*] Secondo Elisabeth Vreede, Rudolf Steiner le aveva però già fatto un’osservazione in una conversazione il 10 dicembre, «che conteneva sostanzialmente l’idea che stesse considerando di includerla nel Direttivo». (E. Vreede, «Sulla storia della Società Antroposofica dalla Riunione Natalizia del 1923», Ariesheim 1935.)
Invito nella rivista settimanale «Das Goetheanum» 3º anno, n. 19 del 16 dicembre 1923
Assemblea Costitutiva della Società Antroposofica Internazionale, Dornach, Natale 1923 Ciclo di conferenze del Dr. Rudolf Steiner: «La storia mondiale nell’illuminazione antroposofica e come fondamento della conoscenza dello spirito umano». Lunedì 24 dicembre 1923. Ore 10 mattina: Conferenza di Albert Steffen: «Dalla storia del destino del Goetheanum. Ore 11.15 mattina: Discorso di apertura del Dr. Rudolf Steiner. Ore 16.30 pomeriggio: Gioco del Paradiso. Ore 18.00 pomeriggio: Gioco del Paradiso (ripetuto). Ore 20.00 sera: 1. Conferenza: Dr. Rudolf Steiner. Martedì 25 dicembre 1923. Ore 10.00 mattina: Posa della pietra fondativa della Società Antroposofica Internazionale attraverso il Dr. Rudolf Steiner. Ore 11.15 mattina: Assemblea Costitutiva della Società Antroposofica Internazionale. Ore 16.30 pomeriggio: Mistero della Natività. Ore 20.00 sera: 2. Conferenza: Dr. Rudolf Steiner. Mercoledì 26 dicembre 1923. Ore 10.00 mattina: Assemblea dei Soci. Tema: Il futuro lavoro della Società Antroposofica Internazionale e delle società nazionali. Ore 16.30 pomeriggio: Euritmia. Ore 20.00 sera: 3. Conferenza: Dr. Rudolf Steiner. Giovedì 27 dicembre 1923. Ore 10.00 mattina: Antroposofia e Natura-Conoscenza. Dr. Guenther Wachsmuth: «Volto della Terra e destino dell’umanità». Ore 16.30 pomeriggio: Gioco dei Tre Re. Ore 20.00 sera: 4. Conferenza: Dr. Rudolf Steiner. Venerdì 28 dicembre 1923. Ore 10.00 mattina: Antroposofia e Arte. Jan Stuten: «La Musica e il mondo spirituale». Ore 16.30 pomeriggio: Euritmia. Ore 20.00 sera: 5. Conferenza: Dr. Rudolf Steiner. Sabato 29 dicembre 1923. Ore 10.00 mattina: Assemblea della Società Antroposofica. Relazione introduttiva Louis Werbeck: «Sull’opposizione all’Antroposofia». Relazioni e discussione su problemi della Società, Pedagogia ecc.
Ore 16.30 pomeriggio: Mistero della Natività. Ore 20.00 sera: 6. Conferenza: Dr. Rudolf Steiner. Domenica 30 dicembre 1923. Ore 10.00 mattina: Antroposofia e Religione. Dr. Karl Schubert: «Antroposofia, una guida verso Cristo». Ore 16.30 pomeriggio: Euritmia. Ore 20.00 sera: 7. Conferenza: Dr. Rudolf Steiner. Lunedì 31 dicembre 1923. Ore 10.00 mattina: Assemblea della Società Antroposofica: Relazioni e discussione, Medicina, Ricerca ecc. Ore 16.30 pomeriggio: Gioco dei Tre Re. Ore 20.00 sera: 8. Conferenza: Dr. Rudolf Steiner. Martedì 1 gennaio 1924. Ore 10.00 mattina: Assemblea della Società Antroposofica: Relazioni e discussione. Letteratura antroposofica, Riviste ecc. Ore 16.30 pomeriggio: Rappresentazione. Ore 20.00 sera: 9. Conferenza: Dr. Rudolf Steiner. Vogliamo richiamare l’attenzione sul fatto che proprio i primi due giorni dell’evento sono i più importanti. Nel suo discorso di apertura lunedì 24 dicembre, il Signor Dott. Steiner darà le linee guida per la Riunione Natalizia e per il futuro lavoro. Martedì 25 dicembre, nella posa della pietra fondativa attraverso il Dr. Rudolf Steiner, la Società Antroposofica Internazionale riceverà la sua consacrazione. Nella successiva Assemblea Costitutiva martedì 25 dicembre, i Segretari Generali, rispettivamente i Presidenti delle diverse società nazionali faranno relazione sullo sviluppo e la fondazione realizzata nel loro paese, dopodiché dovrà avvenire la fondazione della Società Antroposofica Internazionale. Coloro che desiderano partecipare attivamente alla strutturazione dell’evento, sono pertanto pregati di trovarsi a Dornach già entro domenica 23 dicembre. Preghiamo i Segretari Generali, rispettivamente i Presidenti, di darne ampia notizia nei loro paesi. Per le questioni di alloggio, per quanto non già regolate, ci si rivolga alla Sig.ra Dott.ssa Vreede, Dornach presso Basilea (Svizzera), Casa Friedwart, 1° piano. Tutta la corrispondenza riguardante la Riunione Natalizia la preghiamo di inviare a: Il Segretariato della Società Antroposofica, Dornach presso Basilea (Svizzera), Casa Friedwart, 1° piano. Per tutte le conferenze verrà riscosso un contributo di fr. 15.—. Per l’Euritmia e i Giochi Natalizi si dovrà procurarsi biglietti individuali. Poiché la Riunione Natalizia è riservata esclusivamente ai soci della Società Antroposofica, i presenti sono pregati di portare con sé i loro tessere sociali.
Per la Società Antroposofica in Svizzera: Albert Steffen.
Dr. Guenther Wachsmuth. 729
Tesoriere, a cui il Dott. Steiner con un sorriso dice: Il nome non conta alla cosa.) Poi Direttori dei singoli settori. Il Dott. Steiner della Scuola Superiore intera. Io mi occupo di letteratura. Wachsmuth di economia nazionale. Lui preferirebbe scienze naturali. Ma il Dott. Steiner dice che sarebbe un peccato che non fosse matematico.» Albert Steffen dà due volte come data il 16 dicembre: nel suo diario e nell’Assemblea Generale Straordinaria del dicembre 1930. Solo nell’Assemblea Generale del 1934 nomina come data il «19 dicembre». A questo riguardo il Dr. Heinz Matile della Fondazione Albert Steffen, Dornach, fornisce la seguente spiegazione: «La registrazione del 16 dicembre si trova nel diario dopo registrazioni retrospettive al 19./20.12., 18./19.12., 17./18.12., 17.12. (in questo ordine). La registrazione datata successiva (nel diario seguente) si riferisce al 20./21.12.1923. Da questo potrebbe spiegarsi perché Steffen all’Assemblea Generale della Società Antroposofica Generale il 27 marzo 1934, quando si riferiva a questa registrazione nel diario, nominò il 19 dicembre 1923 come data della discussione. (Cfr. Protocollo dell’AG nel Nachrichtenblatt dal 22 aprile 1934, p. 63).» Sulla questione delle ragioni per cui Rudolf Steiner accolse Guenther Wachsmuth nel Direttivo, luce viene gettata da una relazione di Albert Steffen a Marie Steiner nella sua lettera a lei dell’8 agosto 1943, in cui dice: «… Era il 22 aprile 1923, quando il Signor Storrer si dimise e io dovetti suggerire un aiutante per l’incarico dell’Assemblea dei Delegati [della Società Antroposofica in Svizzera, di cui era Segretario Generale] per l’attività in Segreteria. Avevo discusso questo suggerimento con il Dott. Steiner e di conseguenza suggerisci il Dr. Wachsmuth. Questa scelta fu in presenza del Dott. Steiner unanimemente accettata da tutti i Delegati. Il Dr. Wachsmuth dichiarò di voler assumersi volentieri e gratuitamente l’attività in Segreteria a supporto del Signor Steffen.» Lo stesso Dr. Wachsmuth relazionò nell’Assemblea Generale del 1943 (secondo il protocollo) quanto segue: «Si ripensa al tempo dell’incendio, quando perdemmo il primo Goetheanum per fuoco, all’anno prima della Riunione Natalizia; molti ancora ricorderanno che allora tutte le cose erano amministrate dalla Segreteria della Società Antroposofica in Svizzera nella Casa
Friedwart. Da quel tempo mi ricordo lunghe riunioni nella Casa Friedwart, che riguardavano il fatto che la cassa aveva un grande deficit, un grande buco nella cassa. E così accadde che il Dott. Steiner mi disse: Non le andrebbe di assumere questa amministrazione finanziaria, questa amministrazione della tesoreria? Lo feci, devo confessare, con una certa apprensione; ma tutto ciò che il Dott. Steiner diceva, lo si faceva volentieri. E quando l’anno era passato, accadde per la prima volta che non c’era deficit, ma un piccolo avanzo. E mi è ancora vivo in memoria come il Dott. Steiner accolse con uno sguardo raggiante pieno di bontà questo risultato rincuorante.»
Rudolf Steiner informa i principali organi tedeschi a Stoccarda sulla sua decisione di assumere personalmente la direzione della Società a Natale. Stoccarda, 18 o 19 dicembre 1923 [Dopo la riunione di orientamento con la Dott.ssa Wegman, Albert Steffen e il Dr. Wachsmuth domenica 16 dicembre, Rudolf Steiner si era recato a Sciaffusa, dove si occupava della rappresentazione dei Giochi Natalizi e pronunciava parole introduttive. Il 17 o 18 viaggiò poi a Stoccarda per incontrarsi là con Marie Steiner, che il mattino del 18, proveniente da Berlino, arrivò a Stoccarda, e con lei fare ritorno insieme a Dornach. A Stoccarda - potrebbe essere solo il 18 o 19 - Rudolf Steiner informò allora, alla presenza di Marie Steiner, i Presidenti delle due società tedesche sulle sue intenzioni riguardanti la nuova formazione della Società. Un protocollo non esiste a questo proposito. Ma un partecipante, Ernst Lehrs, relaziona nelle sue memorie «Attesa vissuta», Stoccarda 1979, p. 250 ss.:] «Allora venimmo a sapere che aveva l’intenzione di fondare una nuova Società, e cioè sotto la sua presidenza. A questo si aggiungerebbero un certo numero (a noi allora non ancora nominato) di personaggi che insieme a lui formerebbero il suo Direttivo. Venimmo ulteriormente a sapere della nuova apertura di una scuola esoterica come «Libera Scuola Superiore per la scienza dello spirito» e di alcuni principi fondamentali della sua organizzazione. Ai soci sarebbe stato libero accettare la sua proposta; ma una volta che questo fosse accaduto, allora le azioni provenienti da questo Direttivo sarebbero vincolanti per l’associazione.»
Rudolf Steiner dà a Dornach i primi ordini amministrativi per la Riunione Natalizia. Dornach, 21 dicembre 1923
[Dopo che Rudolf Steiner e Marie Steiner il 20 dicembre erano tornati da Stoccarda a Dornach, Rudolf Steiner il giorno seguente, introducendo il discorso serale, rivolse le seguenti parole ai soci presenti, dopo che in precedenza qualcun altro aveva chiesto di consegnare i passaporti:]
Ho ancora, prima di cominciare il discorso, varie cose da annunciare per i prossimi giorni. Innanzitutto desidererei pregare quelli tra i nostri cari amici che sono qui sempre o almeno principalmente sempre, di prendere i loro posti durante la Riunione Natalizia in quella struttura che faremo qui fuori. La circostanza è infatti che in modo particolarmente gratificante la partecipazione alla Riunione Natalizia sarà molto grande, e dovremo ampliare la falegnameria qui [mostra dove] in questo modo - i visitatori qui non entreranno -, ampliare il fatto che facciamo qui - sì, come devo chiamarlo - una «villa interna» a cui conducono grandi finestre. Spero che lì, si potrebbe dire, certamente si ascolterà altrettanto bene come si sente qui nella sala. Ma ora, non è vero, nel mondo c’è una cosa come la cortesia e perciò desidererei pregare che quelli tra i nostri cari amici che siedono sempre qui al centro della sala, almeno in parte si piazzino fuori, dove i nuovi posti sono messi a disposizione. Nella sala qui mettiamo al massimo 600 persone, e questo sarà già molto difficile. Vi prego dunque di considerare questa richiesta. Poi desidererei pregare che l’accesso agli eventi si faccia solo di volta in volta, una mezz’ora prima che l’evento incominci, per i visitatori. Perché nel frattempo, poiché ci sono le ragioni che ho appena caratterizzato, nella sala qui avremo molto, molto da ventilare. Dunque questa falegnameria qui e la struttura non potranno essere entrate fino a una mezz’ora prima dell’inizio dell’evento in questione.
Inoltre ho ancora un’istanza importante. Consiste nel fatto che io stesso i soci più anziani - intendo ora i più anziani per durata di iscrizione - desidererei pregare, per tutti gli eventi dei prossimi giorni, di portare con sé il loro tesserino di iscrizione, perché una stretta verifica deve avvenire e davvero non può avvenire, se i tesserini non sono presenti. Per i soci che per qualche ragione - certo non ho ancora sentito dire che tra gli antroposofi esista dimenticanza, ma potrebbe comunque accadere -, per i soci che per qualche ragione non hanno il loro tesserino di iscrizione, esiste la possibilità di registrarsi presso la Segreteria qui in basso nella Casa Friedwart e farsi rilasciare un tesserino temporaneo per l’evento. Poi ce n’è ancora un quarto — nei prossimi giorni ne verrà aggiunto ancora molto -: i nostri amici sono pregati di lasciare riservate le due prime file questa volta esclusivamente, così di non prendere posto nelle due prime file, se non si è sordi o zoppi o in altro modo conformati in maniera tale da avere una pretesa particolare su queste prime file. Anche questo desidererei pregare di osservare come regola senza eccezioni. Queste sono le cose che per prima cosa devo proporre oggi. [Segue poi il discorso vero e proprio, vedi GA 232.]
Rudolf Steiner annuncia ufficialmente per la prima volta a Dornach la sua proposta sulla composizione del Direttivo. Dornach, 22 dicembre 1923. Parole introduttive prima del discorso serale.
Miei cari amici! Devo anch’io venire con varie istanze, che stanno in connessione con l’Assemblea dei Delegati. In parte le cose mi sono già state comunicate. Anche quelle cose che mi sono già state comunicate le comunicherò ancora una volta, perché ogni giorno arrivano qui nuovi amici. Prima il Dr. Wachsmuth aveva parlato della consegna dei passaporti.
La prima cosa è che saremo costretti, per la partecipazione estremamente gratificante e straordinariamente grande, a fare una struttura aggiunta — ho detto già ieri una specie di «villa interna, interiore» — per creare la possibilità che tutti i visitatori davvero possano sentire quello che dovrà essere portato in questi giorni. Poi però desidererei anche pregare di considerare che le due prime file questa volta debbono rimanere senza eccezione riservate per tutti gli amici, che sono in qualche modo sordi o zoppi o simili e che hanno bisogno di queste file. Poi però desidererei in questo contesto particolarmente pregare di osservare questa volta che siamo costretti, per la grande partecipazione, a mettere le sedie ai loro posti, e siamo costretti a fare in modo che le sedie rimangano ai loro posti. Quindi per favore si è pregati — per motivi di sicurezza antincendio dobbiamo creare spazi liberi — si è pregati di non fare quello che altrimenti accade dopo le conferenze qui; quindi che ogni sedia rimanga al posto dove è stata. Ancora prego di osservare che le sale sono sempre aperte solo una mezz’ora prima di un evento e chiuse una mezz’ora dopo l’evento. Altrimenti non è possibile. Voglio anche ancora una volta sottolineare che siamo costretti a controllare rigorosamente questa volta; per questo anche gli amici più anziani devono permettere di mostrare il loro tesserino di iscrizione all’entrata. Altrimenti non si può dire con facilità chi non dovrebbe mostrarlo e chi dovrebbe mostrarlo. Ho detto già ieri, di solito non accade, ma se fosse comunque accaduto che qualcuno avesse dimenticato il tesserino di iscrizione, allora prego di farsi rilasciare un tesserino temporaneo, che si mostra ogni volta che si entra.
Poi voglio ancora rimandare al fatto che domani alle cinque ci sarà qui una rappresentazione di Euritmia. Queste rappresentazioni, la rappresentazione di Euritmia e la rappresentazione del Gioco Natalizio, naturalmente possono sempre essere tenute solo davanti a un piccolo gruppo. Ora farà sì, già dal fatto che la maggior parte è due volte, se c’è una certa disponibilità da parte degli amici, che ognuno possa visitare le rappresentazioni. Domani per primo verranno distribuite così tante carte per posti, da cui si vede qualcosa. E poi gli amici, che domani non potranno ricevere carte, dovranno sforzarsi e dire, questa rappresentazione di domani verrà ripetuta venerdì 28 dicembre, così che tutti avranno l’opportunità di vederla. Ma prego davvero di non prendere questo come occasione per pensare che domani nessuno venga e poi si dica: Allora la vediamo venerdì prossimo. - Così prego davvero, nonostante la neve e così via, di sopportare che se si arriva tardi, allora non si ricevono più carte. Così domani alle cinque. Poi, miei stimati presenti, ho ancora qualcosa da proporre proprio riguardo a quello che dovrà svolgersi nei giorni in cui la nostra Assemblea dei Delegati è qui. Infatti questa Assemblea dei Delegati la Società Antroposofica dovrà dar forma, e questa formazione dovrà essere adesso tale, miei cari amici, che questa Società Antroposofica soddisfi le condizioni che semplicemente derivano dalle circostanze odierne. E allora devo dire, questa Riunione Natalizia deve svolgersi cosicché ci si possa promettere: Ora sorgerà una Società Antroposofica che sia in grado di lavorare. — Devo già dire, se questa prospettiva non fosse presente, allora dovrei davvero tirar fuori quelle conseguenze di cui ho ripetutamente parlato.
Perciò considero quello che durante e per mezzo di questa celebrazione Natalizia deve accadere per la fondazione della Società Antroposofica, cui hanno preceduto la [fondazione delle] società nazionali, come qualcosa di straordinariamente serio e qualcosa di straordinariamente significativo. Così che davvero qui a Dornach dovrà crearsi qualcosa che semplicemente grazie alla sua stessa esistenza è reale. Del vero e proprio contenuto parlerò nella riunione di apertura, che avrà luogo lunedì prossimo; ma quello che già oggi deve essere detto - perché fin dal principio, vorrei dire, l’inizio primigenio, deve accadere cosicché si veda: Adesso dalla Società Antroposofica che qui sarà fondata avrà inizio un tono diverso -, questo è il fatto che fin d’ora, e precisamente dal giorno di domani, quando la maggior parte degli amici sarà qui, che questa Società vogliano cofondare, un Direttivo provvisorio, che però nel corso dei prossimi giorni dovrà diventare il Direttivo definitivo, sia presente, che come tale davvero possa lavorare. E davvero, miei cari amici, mi sono occupato molto, molto, della questione di come la Società debba esser formata negli ultimi tempi. Ho partecipato anche a varie fondazioni di società nazionali, ho appreso molte cose, quello che ora vive tra i soci e così via, e mi sono occupato abbastanza approfonditamente di quello che è immediatamente necessario nel prossimo periodo. E allora desidererei oggi per prima cosa esprimere i miei suggerimenti, preliminarmente per il momento, perché semplicemente la cosa deve già esserci, prima che si cominci.
Vedete, non può essere diversamente: alla serietà della cosa non viene resa giustizia, se le condizioni per la continuazione, cioè propriamente per il rifondamento della Società, di cui parlerò lunedì, se queste condizioni non sono soddisfatte. Ma per soddisfare queste condizioni, devo io stesso imporre certe condizioni, che forse all’inizio a molti sembreranno un po’ radicali. Ma queste sono condizioni che propriamente sono tali che io dico: Vedo solo la possibilità di continuare a lavorare con la Società su terreno antroposofico, se queste condizioni sono soddisfatte. E così da parte mia desidererei, affinché possiate familiarizzarvi con il pensiero, di fare la proposta per la costituzione del Direttivo, che semplicemente per il fatto che gliela propongo oggi, inizialmente funzionerà in modo provvisorio, e spero che diventi un Direttivo definitivo. Questo Direttivo deve essere tale che davvero possa mettere Dornach al centro della Società Antroposofica. Come detto, mi sono occupato molto della questione di come la Società sia da costituire, e potete credermi, approfonditamente. E dopo questo approfondito impegno non posso fare nessun altro suggerimento, miei cari amici, se non quello che eleggiate Presidente della Società Antroposofica, e cioè a Presidente ufficiale vero e proprio, me stesso. Devo così dalle esperienze degli ultimi anni semplicemente trarre la conseguenza che propriamente posso cooperare solo se sono io stesso eletto a vero Presidente. Voglio rinunciare a tutto, dalla Presidenza Onoraria e così via; lì non vado più, su tutte quelle cose, dove diciamo si deve stare solo dietro le quinte e essere bravi per quello che fanno gli altri. Sarò quindi davvero solo in grado di continuare a lavorare, se sono io stesso eletto a vero
Presidente della Società Antroposofica, che qui deve essere fondata. Naturalmente è allora necessario che, poiché io stesso prenderò il lavoro in mano, mi stiano accanto quelle persone che ora già dalle circostanze nel lavoro, che si è preparato, sono le più prossime, che qui possono lavorare con me al centro. Così, se sono eletto Presidente — altrimenti non parteciperei affatto -, allora da parte mia suggerirò quale secondo Presidente, quindi Vice-Presidente, il Signor Steffen; come terzo membro del Direttivo la Signora Dott.ssa Steiner; come quarto membro del Direttivo la Signora Dott.ssa Wegman come Segretaria. Come quinto membro del Direttivo suggerisco da parte mia la Signorina Dott.ssa Vreede, come sesto membro del Direttivo il Signor Dr. Guenther Wachsmuth, che allora dovrebbe assumere l’ufficio di Segretario e Tesoriere. Esporrò lunedì le ragioni per cui per il vero Direttivo centrale faccio suggerimenti solo di quelle personalità che risiedono direttamente qui a Dornach sul posto. Un Direttivo che si debba raccogliere dappertutto nel mondo, davvero non potrà mai lavorare in modo adeguato e non può propriamente lavorare. Quindi devono essere persone che abitano a Dornach. E coloro che ho ora suggerito, come detto me stesso, il Signor Steffen come Vice-Presidente, la Signora Dott.ssa Steiner, la Signora Dott.ssa Wegman come Segretaria, la Signorina Dott.ssa Vreede e il Dr. Wachsmuth come Segretario e Tesoriere, questo sarebbe allora il Direttivo che dovrebbe lavorare da qui. Ora però concepisco, come ho mostrato ad alcuni amici tempo fa all’Aia, la Presidenza cosicché davvero essa non sta solo sulla carta, ma essa sta sulla postazione di Presidente in tutta la responsabilità e rappresenta la Società. Perciò pregherò che da domani in poi questo Direttivo provvisorio in ogni occasione davanti agli amici qui si rappresenti anche davvero come Direttivo, così che la cosa davvero sia così, come ho chiarito agli amici all’Aia: Non si può andare avanti senza una certa forma in una società ordinata, che debba funzionare. La forma deve esserci fin dal principio. Prego quindi che sia considerato che tante sedie quanti sono per il momento i membri del Direttivo provvisorio stiano lì, e questi membri del Direttivo, con i volti rivolti verso gli altri soci, siano posizionati, così che si abbia continuamente davanti agli occhi che questo è il Direttivo. Se uno siede qui e un altro là, così non si riesce mai a riunirli quando se ne ha bisogno. Quindi si tratta del fatto che adesso davvero le cose vengano assunte come realtà. Come detto, questo è solo perché desideravo che da domani avessimo già un Direttivo, perciò ho designato questo Direttivo provvisorio. Le motivazioni per le cose che già si trovano in quello che ho detto, le porterò poi in dettaglio lunedì nel discorso di apertura. Allo stesso modo lunedì stesso farò una proposta di Statuti — spero che gli Statuti siano stampati entro allora —, che a partire dalle attuali circostanze debba stare a fondamento della costituzione della Società. Ora, miei cari amici, con questo ho per prima cosa espresso quello che era mia intenzione all’inizio della nostra Riunione Natalizia qui. Ho però per ora, in questi due discorsi ancora oggi e domani, da elaborare e continuare quello che nei discorsi precedenti a partire dalla natura misterica di diversi periodi è stato detto qui da parte mia.
Rudolf Steiner dà nuovamente istruzioni amministrative per la Riunione Natalizia e ripete la sua proposta riguardante la futura direzione della Società. Dornach, 23 dicembre 1923. Parole introduttive prima del discorso serale.
Miei cari amici! Anch’io desidererei prima del discorso ancora portare le cose che ho già in parte portato, che però, poiché ogni giorno in modo gratificante arrivano qui nuovi amici, desidererei portare nuovamente. [*] Per anni è circolato un documento, che presumibilmente riporta dichiarazioni di Rudolf Steiner che avrebbe fatto in un incontro avvenuto prima del discorso serale con le personalità previste come Direttivo fondativo. Questo testo, che circola con alcune varianti, tuttavia non può essere considerato autentico per varie ragioni. Per ulteriori dettagli vedi «Contributi alla Gesamtausgabe di Rudolf Steiner», n. 105 (1990).
La prima cosa è già stata sistemata: abbiamo dovuto, per il piacevole gran numero di visitatori, allargare i nostri locali attraverso questa villa per le conferenze qui, e desidererei pregare che proprio gli amici, che altrimenti possono sentire le conferenze qui, preferibilmente prendano posto nella stanza accanto, così che la sala principale qui rimanga libera per quegli amici che sono venuti da fuori e possono partecipare raramente ai nostri eventi. Ma sarebbe comunque interessante sentire se esista una possibilità in questo arrangiamento di sentire fuori quello che si dice qui. (Viene risposto affermativamente dalla stanza accanto.) La seconda cosa è che dovremmo pregare gli amici di considerare che possiamo sempre aprire i locali qui solo una mezz’ora prima dell’inizio di un evento e che dobbiamo chiuderli di nuovo una mezz’ora dopo un evento. Altrimenti non possiamo mantenere l’ordine con il gran numero di visitatori, soprattutto non possiamo provvedere alla ventilazione e simili. Vi pregherei dunque di non presentarvi prima di una mezz’ora prima dell’inizio di un’assemblea, e anche dopo non rimanere più a lungo di una mezz’ora. Inoltre desideriamo pregare di portare sempre a tutti i singoli eventi le tessere sociali, anche i soci più anziani — non c’è confine da tracciare tra i soci più anziani e più giovani. Dobbiamo avere un controllo rigoroso per ragioni facilmente comprensibili. Quegli amici — certo non ho ancora sentito dire che tra gli antroposofi esista dimenticanza —, quegli amici che comunque dovessero aver dimenticato la loro tessera sociale, sono pregati di farsi rilasciare una tessera temporanea nella Casa Friedwart.
Poi desidererei ancora una volta pregare che ogni sedia rimanga al posto, esattamente dove è, così che tutti i corridoi e le file di posti rimangano in ordine, come sono stati sistemati. Altrimenti non riusciamo a cavarcela, nemmeno rispetto alle prescrizioni di polizia. Abbiamo infatti bisogno dei corridoi liberi. Poi desidererei pregare di sottomettersi all’insolito di mangiare in turni. Domani darò istruzioni più precise. Si ricevono numeri da 1-113, diciamo, questo è il primo turno; quelli possono scendere insieme nella mensa e ricevere il cibo lì. Ma chi ha 114, non è nel turno che finisce con 113, può venire solo al secondo turno. Poi ci sarà ancora un terzo turno. Deve essere rispettato così per cavarsela in questo modo. È anche ancora possibile attuare una certa comodità. I biglietti porteranno solo numeri, così uno può scambiare il suo biglietto con un biglietto di un altro. Non si vedrà dal biglietto 125 se è stato scambiato o no. Ma nessuno potrà farsi da solo un biglietto 125, per esempio, per venire al secondo anziché al terzo turno. Poi devo ancora annunciare che i biglietti per tutti i Giochi Natalizi che si daranno saranno sempre disponibili prima e dopo ogni conferenza al tavolo, dove altrimenti si hanno i biglietti per l’Euritmia e per questi giochi. Sarà bene procurarsi questi biglietti, così che si possa creare una visione d’insieme di come gli accessi per queste cose devono essere organizzati.
Poi ho ancora da comunicare dalla ricchezza di quello che domani dovrà essere discusso, di nuovo quello che comunicai ieri alla fine, perché questo è collegato con l’intero arrangiamento della nostra Assemblea dei Delegati, che già doveva essere preparato e che anche per così dire deve essere amministrato prima dell’inizio. Devo ancora menzionare che in effetti ho ripensato molto bene negli ultimi tempi a come propriamente la Società Antroposofica, se deve raggiungere il suo compito, in futuro debba essere formata. Ho sottolineato in vari luoghi che la Società Antroposofica dovrà acquisire qui a Natale una forma definita, che può nascere dal fondamento di quello che è accaduto nelle singole società nazionali. Non ho mai pensato, miei cari amici, a una semplice sintesi delle società nazionali. Lì arriveremmo di nuovo a un’astrazione. Dobbiamo qui — se dovrà accadere qualcosa con questa Società Antroposofica —, dobbiamo qui davvero formare una società che porta in sé stessa le sue forze di esistenza. Secondo le diverse esperienze che ho fatto, secondo tutto quello che ho conosciuto, mi sono deciso, ora nella formazione della Società di non cooperare solo come è accaduto nei tempi precedenti, ma davvero intensamente e centralmente nella formazione di questa Società.
Presenterò quindi domani agli amici una proposta di Statuti, che è venuta fuori dal cerchio più stretto dei miei collaboratori qui a Dornach; e desidererei già oggi annunciare — come ho fatto anche ieri —, che io, per quanto doloroso sia, tuttavia di fronte al corso che gli affari della Società Antroposofica hanno preso, non posso fare altrimenti, se non farvi semplicemente la proposta di costituire in futuro la direzione della Società in modo tale, che io stesso abbia questa direzione come Presidente della Società, che qui a Dornach si forma. E allora sarà già necessario che proprio quei collaboratori mi stiano accanto nel cerchio più stretto, che finora hanno partecipato al lavoro di Dornach in modo tale, come lo caratterizzerò domani, così che proprio dalla continuazione di questo lavoro posso promettere a me stesso il corretto sviluppo della Società Antroposofica. E così io stesso ho da fare la proposta che io stesso eserciti la presidenza della Società Antroposofica, che qui viene fondata; che allora il Signor Steffen mi stia accanto come Vice-Presidente. Poi sarebbe inoltre in questo Direttivo la Signora Dott.ssa Steiner; poi inoltre la Signora Dott.ssa Wegman come Segretaria. Inoltre sarebbe in questo Direttivo di lavoro più stretto — dovrà essere un Direttivo di lavoro — la Sig.na Dott.ssa Vreede e il Dr. Guenther Wachsmuth. Con questo avremmo il Direttivo di lavoro, e dovrebbe essere giustificato domani da me nel discorso di apertura, perché propriamente in questo modo devo pensare sulla fondazione e il corso della Società Antroposofica. È proprio così, che attualmente le cose devono essere prese molto, molto seriamente, amaramente seriamente. Altrimenti dovrebbe propriamente verificarsi di nuovo quello di cui ho spesso parlato, che dovrei ritrarmi dalla Società Antroposofica.
NOTE MANOSCRITTE PER IL DISCORSO DI APERTURA DELLA RIUNIONE NATALIZIA Quaderno, Numero d’archivio N B 570 24 dic. 1923 Collegamento al 1913 = Condotta a un mucchio di macerie All’inizio nella Società c’era un bene spirituale — questo fu coltivato in un certo modo La guerra irruppe nella Società = L’aveva trovata impreparata 1.) Era accaduta una rivelazione dello spirito all’umanità / bisognava cercarla — / Teosofia Antroposofia 1.) La difficoltà della pubblicità o della chiusura 2.) La difficoltà del consolidamento interno = non spaccate nell’esterno — 1.) Antroposofia stessa 2.) Artistico 3.) Euritmia — Recitazione ecc.
24 dic. 1923 1.) Condotta a mucchio di macerie = 1922-23 Editore — ecc. 2.) questo solo apparente. Ci sono dappertutto i semi 3.) Quello che è sorto non si adatta da nessuna parte nelle forme che c’erano
Conferenza di Berlino / Articolo di giornale Direttivo: che cosa deve essere? Dovrebbe essere preso in modo che ci si unisce a lui come autonomi Libri come «Teosofia» diventano sempre / più ricchi di contenuto, man mano che invecchiano Libri come «Punti essenziali» perdono / sempre più contenuto. 2 Punti = Pubblicità / Consolidamento Stoccarda = Giochi Natalizi / con gli insegnanti
[facsimile manoscritto]
Copyright Amministrazione del Lascito Rudolf Steiner
Libro: 259
Pagina: 743
[facsimile manoscritto]
Copyright Amministrazione del Lascito Rudolf Steiner
Libro: 259
Pagina: 744
Appendice I Sull’incendio A. Documenti ufficiali B.
Articoli di giornale
II Documenti sulla vicenda della rivista settimanale tedesca «Antroposofia» III
Visione d’insieme della storia della problematica societaria dell’anno 1923 (Hella Wiesberger)
© by Verlag am Goetheanum, Doraach
© Hoffmann Photo Kino AG, Basel
I A. Documenti ufficiali sull’incendio
Per il tramite di un cosiddetto «caso fortunato» sono pervenuti di recente all’archivio dell’Amministrazione della successione di Rudolf Steiner i documenti ufficiali qui riprodotti. Purtroppo si tratta soltanto di una parte del materiale documentale che con sicurezza era più ampio. Per quanto manca, si deve presumere che non esista più. Rapporto del maresciallo R. Meister dalla stazione di polizia di Dornach al comando di polizia di Solothurn su modulo prestampato Incendio domenica, 31 dicembre 1922 pomeriggio ore 10 e 1/2 a Dornach Numero civico e stima: Edificio Goetheanum n. 383, stima 3 milioni e 1/2. Proprietario: Società del Goetheanum di Dornach Abitanti della casa: nessuno Beni mobili assicurati: presso la Società svizzera di assicurazione incendi a San Gallo per Fr. 90.000,—. Entità del danno causato dall’incendio ca.: Danno all’edificio 3 milioni e 1/2. Danno ai beni mobili Fr. 90.000,—. Luogo dello scoppio: nella sala bianca dell’ala sud sopra il portale sud al II piano sotto il tetto a volta. Questioni pendenti riguardanti la polizia antincendi: nessuna Ultima spazzolatura (da chi e quando): nessuna spazzolatura, perché nessun camino (riscaldamento ad acqua calda con vapore). Vigili del fuoco intervenuti: Dornach, Ariesheim, Münchenstein e Basilea città. Ha diritto al premio per la pompa Ariesheim. Causa presunta dell’incendio: la causa dell’incendio è al momento totalmente sconosciuta. Altre comunicazioni: lo scoppio dell’incendio fu notato da entrambi i custodi notturni, Umber e Pozzo, che diedero immediatamente l’allarme. I vigili del fuoco di Dornach, Ariesheim, Münchenstein e Basilea città si precipitarono sul luogo dell’incendio e si misero in azione.
Inizialmente si credette di poter estinguere l’incendio. Poco prima delle 12 di notte l’incendio divampò sulla sinistra dall’ala sud del Goetheanum verso il tetto e si estese alla grande cupola. Ormai era perduta ogni speranza di salvezza. I vigili del fuoco rimasero totalmente impotenti e si occuparono dei lavori di salvataggio della falegnameria adiacente, che dovette essere continuamente irrorata e che poté essere salvata. L’edificio Goetheanum, già completato, è bruciato interamente. I beni mobili presenti nell’edificio furono anch’essi preda delle fiamme. Bruciarono i seguenti beni mobili: requisiti di scena, elementi di allestimento, quinte, sfondi, sipari teatrali, guardaroba degli attori, strumenti musicali e altro inventario. Dornach, 1 gennaio 1923 R. Meister, maresciallo
Ispettorato dell’assicurazione incendi dei fabbricati e della polizia antincendi del cantone Solothurn
Solothurn, 2 gennaio 1923
Spett. Dipartimento delle finanze del cantone Solothurn
L’1 gennaio 1923, ore 00:13, il sottoscritto ha ricevuto il comunicato telefonico «Goetheanum Dornach incendio totale». Abbiamo trasmesso questo comunicato al signor landammanno, consigliere di Stato F. von Arx, e al responsabile del dipartimento delle finanze, signor consigliere di Stato dott. Affolter, e poi ci siamo diretti con l’auto della polizia verso il luogo dell’incendio. Poco dopo le 4 della mattina del 1 gennaio giungemmo sul luogo dell’incendio. La struttura superiore del Goetheanum era già bruciata, solo alcuni pilastri di legno della grande cupola s’innalzavano ancora ardenti dal suolo dalle masse di legno incandescente. I primi accertamenti sul luogo dell’incendio mostrarono che il fuoco deve essere scoppiato già prima delle 22:15 del 31 dicembre 1922. Per mezzo di una guardia del Goetheanum fu notato fumo nella sala bianca, un grande locale nell’ala sud, in quel momento. Circa un quarto d’ora dopo che il fumo fu avvistato, fu scoperto il focolaio nella parete cava occidentale dell’ala sud; tuttavia, a causa del forte sviluppo di fumo, [non] era possibile combattere efficacemente l’incendio. Alle 22:30 furono allarmati i vigili del fuoco di Dornach e Ariesheim e nello stesso tempo fu richiesto l’aiuto della caserma dei vigili del fuoco di Basilea. Dornach era sul posto alle 22:50 con tutti gli equipaggiamenti. Un attacco dall’interno non era più possibile, perciò furono prese posizioni offensive dall’esterno dell’edificio. Nel frattempo l’incendio si era propagato attraverso la parete cava dell’ala sud verso la struttura della cupola e aveva raggiunto la costruzione in legno di tipo traliccio della stessa; si propagò con una velocità straordinariamente grande nello spazio tra le cupole e la vera e propria facciata, in modo che alle 23:45 il Goetheanum era completamente in fiamme. I vigili del fuoco dovettero affrettatamente cambiare posizione per proteggere gli edifici adiacenti, che erano minacciati dalla stessa sorte dell’oggetto in fiamme, cosa che riuscirono a fare. Con il cambio della posizione dei vigili del fuoco, il fuoco divampò tutt’attorno all’edificio dal tetto, in modo che alle 24:00 tutto ardeva brillantemente e le potenti cupole crollarono. Il Goetheanum aveva una stima di Fr. 3.500.000,—, il danno dell’incendio presumibilmente supererà Fr. 3.000.000,—. Riguardo alla causa dell’incendio i nostri primi accertamenti non hanno dato risultati tangibili. Cordiali saluti! Per l’ispettorato dell’assicurazione incendi dei fabbricati R. Reinhardt
Corpo di polizia del cantone Solothurn
Stazione di polizia di Dornach, 3 dic. 1922 [3 gen. 1923]
Oggetto: Catastrofe d’incendio al Goetheanum
RAPPORTO a: Spett. Comando di polizia del cantone Solothurn a Solothurn
Riguardo alla catastrofe d’incendio al Goetheanum di Dornach comunico quanto segue: martedì e mercoledì, 1° e 2 gennaio 1923, furono interrogati più testimoni dall’ufficio superiore D. Tri. in presenza del giudice istruttore locale. Oggi gli elettrotecnici Müller Friedrich a Münchenstein e Bloch Karl, assistente a Solothurn, furono chiamati come periti sul luogo dell’incendio allo scopo di esaminare l’impianto di forza e illuminazione elettrica. Entrambi fornirono il seguente rapporto peritale: «Che l’incendio non fosse causato dall’impianto di forza risulta dal fatto che il ventilatore dopo lo scoppio dell’incendio era ancora in funzione, fino a quando non fu spento da Pfeiffer Ehrenfried, elettrotecnico al Goetheanum. Che l’incendio fosse causato da un cortocircuito dell’impianto di illuminazione si considera escluso. Fu provato da più testimoni che la luce nell’ala sud dopo lo scoppio dell’incendio era ancora accesa. L’impianto di forza era stato installato in tubi d’acciaio blindato e realizzato con il miglior materiale.» Si sospetta ora un incendio doloso.
Oggi abbiamo ricevuto la notizia che dalla notte di Capodanno sia scomparso da Ariesheim Ott Jakob, figlio di Fritzen e di Katharina, nata Putzi di Bischofszell, Turgovia, nato il 21 ottobre 1895 a Zurigo, orologiaio ad Ariesheim. Ott si fece ammettere come socio della Società antroposofica l’estate scorsa e frequentò le conferenze e i corsi. La notte di Capodanno fu ancora visto sul luogo dell’incendio. Da allora non è più tornato dai suoi genitori ed è scomparso. Ott potrebbe anche essere perito nelle fiamme. Gli accertamenti da noi effettuati hanno mostrato che Ott la notte di Capodanno dalle 21:15 alle 22:30 si era trattenuto presso Franz Kilcher, agricoltore ad Ariesheim. Più tardi fu ancora visto sul luogo dell’incendio. La Società antroposofica ritiene che Ott sia stato lo strumento di un certo gruppo che da tempo aveva in mente un tale attentato o la distruzione del Goetheanum. Ott avrebbe detto ad alcuni soci che il Goetheanum era in pericolo. Domani mattina sarà avviata un’inchiesta contro Ott. Una signorina Hess Klara sostiene di aver udito la notte di Capodanno alle 22 circa un colpo, come un’esplosione, nella direzione dell’ala sud del Goetheanum. Nella stanza, nella cui parete fu scoperto il fuoco per primo, la ballerina di euritmia Marie Walter [Mieta Waller] verso le 19 ha trovato lo specchio, che pendeva proprio vicino al successivo punto d’incendio, gettato a terra e rotto. Vi era un ponteggio dal suolo fino al punto dove l’incendio era scoppiato. Su questo ponteggio si era lavorato in precedenza. Poiché secondo il parere peritale e i rapporti dei due periti Müller e Bloch il cortocircuito sia dell’impianto di forza che dell’impianto di illuminazione è escluso, e poiché secondo l’interrogatorio dei testimoni vi sono forti indizi sospetti di incendio doloso, gli atti furono trasmessi dall’ufficio superiore al giudice istruttore questa sera per la prosecuzione dell’inchiesta. A vostra conoscenza. R. Meister, maresciallo
Lettera del dipartimento di polizia del cantone Solothurn, divisione cancelleria del dipartimento, all’ex consigliere nazionale Hirter a Berna riguardante l’incendio del Goetheanum Solothurn, 4 gennaio 1923 Egregio signore, la vostra lettera d’espresso del 3 gennaio c.a. mi è appena pervenuta. Mi onoro di comunicarvi qui di seguito il rapporto preliminare del 3 gennaio c.a. dell’oberamtmann di Dorneck-Thierstein al dipartimento delle finanze del cantone Solothurn:
«Nella notte tra il 31 dicembre 1922 e l’1 gennaio 1923 il Goetheanum di Dornach è bruciato quasi completamente, cosa che vi abbiamo comunicato telegraficamente l’1 gennaio. Da allora ci siamo sforzati continuamente di accertare la causa dell’incendio. L’inchiesta preliminare è conclusa. Poiché sulla stampa sono apparse notizie premature e contraddittorie, che sono state addirittura interpretate come comunicati «ufficiali», riteniamo opportuno comunicarvi a disposizione del consiglio di Stato in anteprima rispetto a un rapporto più dettagliato sul sinistro incendio quanto segue in sintesi. Dai rapporti dei periti elettrotecnici, i signori Müller, capo montatore della Elektra Birseck, e Bloch, assistente dell’ispettorato dell’assicurazione incendi dei fabbricati e della polizia antincendi del cantone Solothurn, nonché del signor Pfeiffer, membro della Società del Goetheanum, che ha sorvegliato e controllato l’impianto elettrico durante l’incendio, risulta che il cortocircuito è escluso; infatti l’intero impianto elettrico era stato montato in conformità alle prescrizioni. L’illuminazione funzionava in tutti gli ambienti fino a poco prima del crollo della grande cupola quando fu spenta; un ventilatore, che era collegato a una conduttura separata, fu spento anch’esso durante l’incendio; inoltre le condutture non erano passate nei punti dell’edificio dove lo scoppio dell’incendio secondo i rapporti dei testimoni deve essere avvenuto. Le circostanze fanno sospettare con grande certezza un incendio doloso. Abbiamo perciò, conformemente all’art. 64 della legge riguardante l’assicurazione incendi dei fabbricati e la polizia antincendi, disposto l’intervento del presidente della corte. Per mantenerlo informato da subito, lo abbiamo incluso nell’inchiesta amministrativa. — A favore dell’ipotesi dell’incendio doloso parlano i seguenti elementi: Allo scoppio dell’incendio non si notò fuoco da nessuna parte, ma da per tutto soltanto fumo forte, molto acre; soltanto dopo una lunga ricerca, ca. un quarto d’ora dopo che il fumo fu notato, si vide fumo emergere tra le giunture dalla parete esterna occidentale sopra il portale sud. Quando qui dall’interno fu abbattuta la parete, si trovò un fuoco forte nello spazio intermedio largo ca. 10 cm della parete. Attraverso gli spazi intermedi il fuoco si propagò anche verso le cupole; infatti non era possibile contenerlo. Nello spazio intermedio della parete ovest al primo piano sopra il portale sud l’incendio deve essere stato appiccato. Questo luogo era facilmente raggiungibile per mezzo di un ponteggio che stava al portale sud. D’altro canto non è esclusa la possibilità che l’incendiario potesse arrivare a quel punto da dentro. È ricercato come sospetto al momento un orologiaio Ott di Ariesheim, che è scomparso dallo scoppio dell’incendio. Si presume che sia perito nelle fiamme. Ott era stato socio della Società antroposofica per qualche tempo, cosicché gli era ben noto l’edificio. Al momento circolano vari pettegolezzi sui motivi. A vostra conoscenza.» I vostri timori che il sinistro incendio potesse essere il segnale di atti di violenza contro la vita e il patrimonio dei soci della Società antroposofica potrebbero essere eccessivi. Ci siamo informati telefonicamente sulla situazione e appreso che naturalmente a seguito del sinistro incendio la vita e le attività degli antroposofi sono stati l’argomento della giornata; che tuttavia non vi sono indizi che planino atti di violenza. Pogrom non sono «comuni» in Svizzera. L’enorme contraccolpo comunque porrà ai nemici del movimento antroposofico la domanda se una ricostruzione debba essere tollerata oppure no. Per ora non è stato ancora presentato alcun desiderio. Così crediamo di avervi fornito ampie informazioni. Cordiali saluti Per il dipartimento di polizia dott. R. Schöpfer
Corpo di polizia del cantone Solothurn Oggetto: Incendio del Goetheanum
Stazione di polizia di Dornach, 6 gen. 1923 RAPPORTO a: Spett. Comando di polizia del cantone Solothurn
Vi invio due fotografie del fuggitivo Ott Jakob di Bischofszell, Turgovia, nato 1895, orologiaio. Per mezzo delle lastre presso il fotografo di Basilea ho potuto ottenere 12 copie di profilo e 12 copie del viso intero [non presenti]. Un testimone ha provato oggi di aver visto Ott l’1 gennaio 1923 poco dopo mezzogiorno a Dornachbrugg mentre si dirigeva verso il Goetheanum o Ariesheim. Vi invio il giornale nazionale con la fotografia di Ott. I comunicati contenuti nel giornale sono distorti. R. Meister, maresciallo
Comando di polizia Solothurn
Solothurn, 6 gennaio 1923
Rapporto all’ufficio del giudice istruttore Dorneck-Thierstein a Dornach Nel caso dell’inchiesta criminale per incendio doloso commesso al Goetheanum di Dornach nella notte di Capodanno 1923, il sottoscritto ha effettuato d’incarico il 5 corr. a Basilea i seguenti accertamenti: Riguardante il visto d’espatrio di Martin Ott rilasciato presso la polizia dei passaporti tedesca il 28 dicembre 1922 e l’espatrio di Ott Jakob,
Allegato al rapporto del maresciallo Meister del 6 gennaio 1923 Dalla «National-Zeitung», Basilea, domenica, 7 gennaio 1923. Allegato all’edizione domenicale nr. 10
Copertina di un protocollo non presente
Salvo il suddetto termine e il nome Martin Ott, non vi è nessun’altra iscrizione presso l’ufficio dei passaporti menzionato, in altre parole: i visti rilasciati non sono registrati lì in dettaglio. Sulla base della fotografia di Jakob Ott, nessuno dei funzionari e impiegati dell’ufficio passaporti tedesco di Basilea ricorda un individuo che di recente abbia chiesto informazioni riguardanti questioni di passaporto o che sia espatriato dalla fine di dicembre. Il console tedesco, signor von Köllenbach, ritiene del resto escluso che il ricercato Jakob Ott, che comprovabilmente non era in possesso di un passaporto estero, si fosse rivolto al consolato per un visto d’espatrio. Le inchieste presso il posto di controllo svizzero dei passaporti, ufficio di frontiera, alla stazione centrale di Basilea, sono rimaste senza risultati. A un individuo di nome Ott Jakob non è stata rilasciata nessuna certificazione necessaria per l’espatrio via ferrovia verso la Germania, fosse essa una carta di banchina, carta di transito, biglietto giornaliero o carta di transito. Secondo la fotografia e la descrizione, nella situazione critica nemmeno nessuna persona così vistosa e quindi memorabile deve essere espatriata dalla stazione centrale. I rapporti dei posti di controllo frontalieri verso la Germania… [la parte di frase mancante è andata perduta durante la copia dell’originale non più disponibile]. Le nostre inchieste presso la stazione dell’Alsazia e i posti di controllo frontalieri del piccolo traffico di frontiera al confine francese sono rimaste senza risultati. Gli organi di controllo al confine depongono che secondo loro un individuo sulla base della fotografia e descrizione di Ott Jakob non è espatriato verso l’Alsazia nel periodo critico. Secondo la nostra opinione e secondo l’opinione degli organi di vigilanza al confine non è tuttavia escluso che qualcuno che vuol espatriare senza controllo (di contrabbando oltre il confine) possa cavarsela bene, sia verso la Germania che verso la Francia. Di notte e in un luogo opportuno l’attraversamento illegale di frontiera sarebbe facile. L’esistenza del suddetto Martin Ott non l’abbiamo potuta accertare nemmeno a Basilea. A Basilea questo nome non è contenuto nei registri degli abitanti. È pertanto da presumere che questo individuo risieda in uno dei cantoni Basilea campagna, Argovia o Solothurn, che rientrano nella giurisdizione del consolato tedesco di Basilea. Riguardante la lettera anonima e l’accusa di un certo Rene Feigenwinter a Basilea Questo giovane uomo abita presso i suoi genitori a Basilea, Huningerstraße 5, II piano. I dati personali sono: Feigenwinter Rene, figlio di Johann e Josephine Marie nata Lichtle, nato 1903 di Reinach, meccanico, precedentemente residente ad Ariesheim e Aesch. Il detective J. Fluri a Basilea conosce personalmente bene Feigenwinter junior e lo ritiene non capace di commettere un tale crimine. D’altro canto a Fluri sarebbe ben da attendersi che Feigenwinter potesse commettere danni alle proprietà, come è stato suggerito nella lettera. Feigenwinter intende espatriare il 9 gennaio c.a. verso la Francia per entrare in servizio a Parigi presso la fabbrica di automobili «Delage» come meccanico d’automobili. . . . [il resto manca] Domenica, 7 gennaio 1923, ore 15, il maresciallo Meister a Dornach comunica telefonicamente quanto segue: I. Un operaio di fabbrica di cemento, Steiner Hans di Münchenstein, comunica alla stazione: ha visto la notte dell’incendio tra le 12:30 e le 12:45 Jak. Ott in piedi proprio sotto il Goetheanum presso la pompa antincendio di Basilea. Stava presso due signori sconosciuti che indossavano cappelli duri (cosiddetti cilindri mezzo). In quel momento la cupola era già crollata, è perciò da presumere che Ott non sia perito. II. Poco fa l’architetto Aisenpreis [Aisenbreis] ha portato alla stazione i resti di un apparecchio a petrolio, che ha trovato al luogo dove si presume lo scoppio dell’incendio. L’apparecchio in questione o i resti si trovano presso la stazione di polizia di Dornach. Si continua a cercare le parti mancanti dell’apparecchio. Domani seguirà un rapporto dettagliato. Il capo-guardia: H. Schwägli, caporale
Corpo di polizia del cantone Solothurn
Stazione di polizia di Dornach, 7 gen. 1923
Oggetto: Inchiesta incendio del Goetheanum
RAPPORTO a: Spett. Comando di polizia del cantone Solothurn a Solothurn
Steiner Hans, figlio di Johann di Eggiwil, Berna, nato 1897, macellaio, attualmente presso la fabbrica di cemento di Münchenstein, Untergasse 3, si è presentato oggi alla stazione di polizia e ha fatto la seguente comunicazione: Steiner Hans ha visto Jakob Ott nella notte tra il 31 dic. e l’1 gennaio 1923 tra le 12:15 e le 12:45, quando stava presso la pompa antincendio di Basilea proprio sotto il Goetheanum. Presso Ott vi erano ancora due signori che indossavano cappelli duri, cosiddetti bombette. Steiner sostiene di aver riconosciuto Ott esattamente perché gli aveva personalmente espresso gli auguri di Capodanno.
Perciò Ott non è perito nelle fiamme. Quando Hans Steiner vi giunse, la cupola era già crollata. Sarebbe molto di interesse per la cosa sapere chi stava presso Ott e come si relazionava con lui. A vostra conoscenza. R. Meister, maresciallo
Corpo di polizia del cantone Solothurn Oggetto: Inchiesta sinistro incendio
Stazione di polizia di Dornach, 7 gen. 1923 RAPPORTO a: Spett. Comando di polizia del cantone Solothurn
Aisenpreis Ernst, architetto a Dornach, e Wahler [Waller] Elisabeth Marie, ballerina di euritmia a Dornach, hanno trovato oggi, 7 gennaio 1923, a mezzogiorno nel Goetheanum bruciato dell’ala sud i resti di un apparecchio cucina a petrolio. L’apparecchio fu trovato al luogo dove si presume lo scoppio dell’incendio. L’apparecchio non era stato scavato fuori dal detrito in quel luogo, ma secondo quanto affermano Aisenpreis e Wahler si trovava al luogo dove l’incendio era scoppiato, messo a nudo. L’apparecchio deve perciò essere stato messo lì in quel giorno. È da presumere che una ballerina di euritmia, che aveva usato l’apparecchio da cucina durante il corso per fare il tè, l’avesse tirato fuori, e precisamente per scrupolo di coscienza l’avesse messo lì per far sapere alle autorità o alla direzione antroposofica che l’incendio probabilmente si fosse originato da questo apparecchio cucina a petrolio. A vostra conoscenza. R. Meister, maresciallo
N. B. Il giudice istruttore si recò accompagnato dal sottoscritto immediatamente sul luogo e dispose quanto segue. Il focolaio, cioè l’interno dell’oggetto incendiato, deve essere immediatamente interdetto dagli organi di polizia, e specificamente anche a tutti i soci degli antroposofi. Chiediamo di mettere a nostra disposizione ancora due uomini per portare avanti l’interdizione dell’oggetto incendiato giorno e notte. Nel detrito dell’ala sud dovrebbero ancora trovarsi i rimanenti resti dell’apparecchio da cucina nonché le altre stoviglie, come cucchiai, tazze, pentole ecc.
Corpo di polizia del cantone Solothurn Oggetto:
Stazione di polizia di Dornach, 9 gen. 1923 RAPPORTO a: Spett. Comando di polizia del cantone Solothurn
Il 9 gennaio 1923 al mattino si presentarono sul luogo dell’incendio due super-periti che il governo aveva designato. Nel pomeriggio fu iniziato lo sgombero e l’esame del detrito. La supervisione dell’esame del detrito fu condotta dal maresciallo Zimmermann. Nel pomeriggio furono trovati nel luogo dello scoppio dell’incendio i rimanenti componenti dell’apparecchio cucina a petrolio. A vostra conoscenza. R. Meister, maresciallo
Corpo di polizia del cantone Solothurn Oggetto: Ritrovamento di cadavere
Stazione di polizia di Dornach, 10 gen. 1923 RAPPORTO a: Spett. Comando di polizia del cantone Solothurn
Mercoledì, 10 gennaio 1923, a mezzogiorno, furono rinvenute da Pfeiffer Ehrenfried, elettricista al Goetheanum di Dornach, nel seminterrato dello studio nel lato est del luogo dell’incendio, sotto la piccola cupola bruciata, parti di ossa di un uomo. Immediatamente il personale della corte si recò accompagnato dal dott. Hertenstein sul luogo al fine di procedere all’esame del cadavere. Innanzitutto fu fotografato il luogo dove si trovavano le parti di ossa. Quasi l’intera salma era bruciata in piccoli frammenti di ossa, a eccezione dei femori ecc. Per mezzo del dott. Hertenstein con ragionevole certezza poterono essere riconosciuti come parti di ossa di un uomo: frammenti del cranio, femori anteriori e posteriori, colonna vertebrale, denti ecc. Le parti di ossa furono accuratamente raccolte, imballate in sacchi di carta messe in una cassa e trasportate al deposito di cadaveri dell’ospedale locale. Le parti del cadavere saranno esaminate a Basilea da un professore e si tenterà di accertare se le stesse possano essere identificate con la persona di Ott Jakob. A vostra conoscenza. R. Meister, maresciallo
Stazione di polizia
Dornach, 12 gennaio 1923
Rapporto al comando di polizia del cantone Solothurn Oggetto: Inchiesta incendio
RAPPORTO a: Spett. Comando di polizia del cantone Solothurn
Oggi, 12 gen. 1923, mi è stato comunicato che nella falegnameria del Goetheanum, dall’incendio in poi, vi sono indumenti che finora non sono stati ritirati dai proprietari. Immediatamente mi sono recato nella falegnameria del Goetheanum. Lì si trovava su uno stendino un mantello nero con colletto di velluto, contenente 1 programma e 1 astuccio da toilette. Ott Jakob il pomeriggio della vigilia di Capodanno, all’uscita alle 19, indossò il mantello di suo fratello Fritz Ott, Liesbergerstraße 5 a Basilea, e alle 23 si diresse così verso il luogo dell’incendio. Ott fu visto al luogo dell’incendio mentre si occupava dei lavori di estinzione, e non indossava il mantello. Perciò lì si tolse il mantello e lo mise nella falegnameria. Il mantello fu oggi mostrato a suo fratello a Basilea. Fritz Ott riconobbe il mantello immediatamente come suo. È perciò quasi con certezza da presumere che J. Ott sia perito nelle fiamme. A vostra conoscenza. R. Meister, maresciallo
Dornach, 14 gennaio 1923
Inchiesta incendio
Spett. Ufficio del giudice Dorneck-Thierstein a Dornach
Il sottoscritto, su vostro incarico, il 13 gennaio 1923 si è recato a Basilea e presso la ditta Max Wolf e C.ia, fabbrica di abbigliamento, ha effettuato i seguenti accertamenti: il 12 novembre 1922 Jakob Ott di Bischofszell, orologiaio a Neu-Ariesheim, ottenne presso Max Wolf e C.ia un vestito blu di cheviot per Fr. 120,—. Questo vestito lo indossava la notte di Capodanno. Al luogo dove si trovavano le parti di ossa di un uomo nel Goetheanum fu trovato: 1 bottone dei pantaloni, con l’iscrizione «Solide, Elegant», 1 gancio dei pantaloni, 1 fibbia dei pantaloni. Questi oggetti trovati furono presentati a Max Wolf, fabbrica di abbigliamento a Basilea. Questi dichiara che gli oggetti trovati, come bottone dei pantaloni, gancio dei pantaloni e fibbia dei pantaloni, sono identici a quelli che la ditta Wolf aveva cucito al vestito di Jakob Ott nel mese di novembre 1922.
Come prova M. Wolf allega un pezzo corrispondente al rapporto. Max Wolf dichiara inoltre che il frammento di indumento bruciato presentato non sia del vestito venduto a Ott, ma piuttosto di tessuto per signora o biancheria intima. A vostra conoscenza. R. Meister, maresciallo
Dornach, 19 gen. 1923
Inchiesta incendionovembre 1922 avevano cucito alla veste di Jakob Ott.
Quale prova, M. Ott [Wolf?] allega rispettivamente un controbrano al rapporto. Max Wolf dichiara inoltre che il pezzo bruciato di resto tessile presentato non provenga dall’abito venduto a Ott, ma piuttosto da stoffa da donna o da biancheria intima. A vostra gentile conoscenza. R. Meister, Ufficiale di guardia
Dornach, 19 gen. [192]3
Inchiesta incendio
All’Ill.mo Tribunale di Dorneck-Thierstein a Dornach
Un certo J. Drescher, studente al Goetheanum di Dornach, ha rinvenuto oggi, 19 gen. 1923, nel pomeriggio nel luogo dove si trovavano i resti di un essere umano, frammenti di carta bruciati presso la scala destra, 1 piccolo pezzo di feltro e presso il muro sinistro della scala ancora 1 piccolo pezzo di osso. Inoltre è stato rinvenuto oggi nel grande vano della cupola al quarto sedile sotto le macerie due pezzi di stoffa, colore: marrone, come tessuto da pantaloni. Questi oggetti sono stati inventariati e si trovano in allegato al rapporto. A vostra gentile conoscenza. R. Meister, Ufficiale di guardia
Brutta minuta autografa di Rudolf Steiner con l’annotazione:
Prego di spedire subito questa lettera con la firma del Consiglio di amministrazione all’Oberamtmann Harbertür a Breitenbach. Steiner Al venerabile Signor Ober-Amtmann a
Breitenbach
Il sottoscritto Consiglio di amministrazione dell’Associazione Goetheanum si permette di comunicare al Signor Ober-Amtmann che il contratto tra la Società svizzera d’assicurazioni
«Helvetia» e il Goetheanum in merito all’assicurazione della dotazione mobiliare, nella misura in cui questa è stata distrutta dalla catastrofe incendiaria dal 31 dic. 1922 al 1 gennaio 1923, è stato concluso alla presenza del Signor Sovrintendente Schunck della medesima società d’assicurazioni, e ai fini dell’erogazione della somma assicurata è ormai necessaria soltanto l’autorizzazione amministrativa alla società menzionata. Il sottoscritto Consiglio si permette di rivolgere al Signor Ober-Amtmann la preghiera di far pervenire questa autorizzazione alla società d’assicurazioni. Il Consiglio del
Goetheanum
Titolo esatto da inserire
Minuta autografa di Rudolf Steiner per una lettera all’Oberamt Dorneck-Thierstein a Breitenbach senza data, presumibilmente 21 gennaio 1923
Poiché il venerabile Oberamt ha già autorizzato tempo fa l’erogazione dell’assicurazione mobiliare per i beni mobili andati perduti per l’incendio del Goetheanum, il sottoscritto Consiglio di amministrazione dell’Associazione Goetheanum Dornach ritiene ora lecito rivolgere la preghiera per l’autorizzazione all’erogazione della somma di assicurazione incendio per l’edificio Goetheanum. Il Consiglio dell’Associazione Goetheanum si permette di rivolgere questa preghiera perché si vede costretto a dover prendere al più presto decisioni circa il futuro destino del Goetheanum. Con distinta considerazione, il Consiglio dell’Associazione del Goetheanum
Minuta autografa di Rudolf Steiner per una lettera all’Oberamtmann di Dorneck-Thierstein a Breitenbach senza data, presumibilmente 21 gennaio 1923
Il sottoscritto Consiglio di amministrazione dell’Associazione Goetheanum Dornach, su sollecitazione dei desideri provenienti dalla sua base associativa, si è visto costretto a istituire un servizio di vigilanza privata per i fabbricati rimasti in piedi dopo l’incendio. Questo servizio di vigilanza è svolto da soci dell’Associazione antroposofica. Essi, al fine di assicurare il necessario avvicendamento, sono in numero di 25. Ora questi addetti al servizio di vigilanza ritengono di poter svolgere correttamente il loro incarico soltanto se è loro consentito portare un’arma di difesa. Il sottoscritto Consiglio si permette quindi di rivolgere al venerabile Oberamt la preghiera relativa all’autorizzazione di permessi di porto d’arma per queste persone. L’Associazione del Goetheanum intende assumersi personalmente la responsabilità per gli addetti al servizio di vigilanza. Con distinta considerazione, il Consiglio dell’Associazione del Goetheanum
Dornach, 22 gen. [192]3 Inchiesta incendio Goetheanum
ALL’ILL.MO TRIBUNALE DI DORNECK-THIERSTEIN A DORNACH
Secondo incarico il sottoscritto ha effettuato una trasferta a Basilea, allo scopo di svolgere accertamenti per l’inchiesta: Incendio Goetheanum. Le due persone di seguito nominate, indicate come testimoni, dichiarano che Pfund Augustin, nato 1899, domiciliato presso Frohburgstraße 27, al momento operaio presso la legatoria Birkhäuser, Elisabethenstraße a Basilea, la scorsa primavera o estate, in occasione del turno di lavoro presso la legatoria Chr. Jäger, Weiße Gasse n. 3 a Basilea, si era espresso nei loro confronti così: «Il Goetheanum a Dornach brucerà ancora una volta.» Testimoni: 1. Stadiin Alois, legatore, Hutgasse 11 a Basilea. 2. Thierstein Rosa, Clarahofweg 18 a Basilea. A vostra gentile conoscenza. Pfund avrebbe dovuto essere seguace della Sentinella (Catt.).
R. Meister, Ufficiale di guardia
Relazione [del 22 gennaio 1923] dell’OBERAMTMANN DI DORNECK-THIERSTEIN al Governo del CANTONE SOLETTA riguardante l’incendio del GOETHEANUM A DORNACH, avvenuto il 31 DICEMBRE 1922 alle 22 e 1/2
Oggetto dell’incendio: Catasto n. 2542. Edificio n. 383.
Proprietario: Associazione del Goetheanum a Dornach. Con lo scampanellio che annunciava l’avvento del nuovo anno, una gigantesca fiamma si levò verso il cielo al di sopra di Dornach, annunciando a una vasta zona circostante la rovina del Goetheanum. Nella notte tra la vigilia e il Capodanno dell’anno 1922 il Goetheanum a Dornach è diventato preda delle fiamme. Il sottoscritto si è recato il 1 gennaio 1923 di prima mattina sul luogo dell’incendio, dove della già volta maestosa struttura si poteva ancora vedere soltanto la base in cemento, screpolata dal calore in molti punti, piena di legname ancora ardente e fumante. L’accesso e la ricerca dei resti dell’edificio era possibile soltanto dopo alcuni giorni. Riguardo alla causa dell’incendio circolavano i più diversi pettegolezzi nella regione. In certi ambienti della zona più prossima a Dornach si manifestò un’atmosfera abbastanza tesa verso i soci dell’Associazione del Goetheanum. È possibile che a ciò abbia contribuito non poco il fatto che Dr. Steiner e i suoi collaboratori conducevano essi stessi un’inchiesta e gestivano i contatti con la stampa. In uno dei primi comunicati stampa si avanzò l’affermazione che vi fosse stato un incendio doloso dall’esterno, cosa che irritò molto gli avversari del Dr. Steiner. L’inchiesta ufficiale, che era stata immediatamente avviata, accertò quanto segue: Il 31 dicembre 1922 alle 17 ore aveva luogo al Goetheanum una rappresentazione di euritmia, che terminò poco prima delle 19 ore. Dopo la rappresentazione, come di consueto, l’intero edificio fu sgombrato dai visitatori, rigorosamente controllato e non si notò nulla di sospetto. Alle 20 ore iniziò una conferenza del Dr.
Steiner, che terminò verso le 22 ore. Dopo di che l’intero edificio fu di nuovo sgombrato, controllato da una guardia e chiuso. All’esterno l’edificio fu sorvegliato dalle 17 alle 19 ore da una guardia e dalle 19 ore in poi da due guardie. Nel lasso di tempo tra le 19 e le 20 ore la Sig.ra Dr. Steiner si trovava, come di consueto, nella grande sala e nella sua stanza al I piano dell’ala sud. Non notò nulla di insolito. Dopo la rappresentazione, verso le 19 ore, una Signorina Wahler [Waller] si recò nel suo guardaroba, situato al I piano dell’ala sud, e notò che lo specchio, che era stato appeso al muro poco prima, era rotto e giaceva sul pavimento; tuttavia a questa osservazione non si attribuì grande importanza. Quando, dopo lo sgombero, il controllo e la chiusura dell’edificio, due guardie nel loro giro di ronda si incontrarono al portale sud, erano le 22 e 1/2 ore. In questo momento una guardia sentì odore di fumo. Nel piano inferiore dell’ala sud, nel III piano nella cosiddetta sala bianca, trovarono forte fumo che emergeva da dietro i caloriferi. Quando, all’allarme della linea campanello, i vigili del fuoco del Goetheanum si precipitarono sul posto e si cercò l’incendio, si trovò dappertutto soltanto fumo, ma nessun fuoco. Passò circa mezza ora prima che finalmente al I piano al di sopra del portale sud si vedesse fumo fuoriuscire dalle giunture nella parete ovest. Si abbattè questa parete e si trovò il fuoco. È stato accertato da più testimoni oculari che non c’era stato fuoco in nessun altro luogo dell’edificio prima di questo, così che si deve presumere che lo scoppio dell’incendio sia avvenuto all’interno della parete ovest al di sopra del portale sud.
Secondo i piani allegati la parete era costituita da elementi costruttivi e da doppio rivestimento interno ed esterno (vedi schema). All’interno della parete vi erano dunque intercapedini. Attraverso queste intercapedini passava un canale di immissione d’aria fresca in lamiera, che iniziava in una cornice di finestra e sfociava dietro i caloriferi nella cosiddetta sala bianca al III piano. Perciò è spiegabile che in questo spazio si notò per primo il fumo. Dopo che questa parete fu aperta, l’incendio si sviluppò con estrema rapidità verso le cupole. Quando verso le 22 e 1/2 i vigili del fuoco di Dornach e Ariesheim e un poco più tardi quelli di Münchenstein e il motopompa di Basilea arrivarono al luogo dell’incendio, il permanere all’interno dell’edificio era divenuto quasi impossibile, e si dovettero limitare alla lotta all’incendio dall’esterno. Verso le 23 e 1/2 ore si dovette ordinare la ritirata generale dei vigili del fuoco, e verso le 24 ore le cupole crollarono. Nelle ore successive fluiva dal luogo dell’incendio tanto calore che la segheria che si trovava nelle vicinanze era in continuo pericolo, e i vigili del fuoco dovettero concentrare tutte le loro forze sul salvataggio di questo edificio, cosa che riuscì. La gratifica ai motopompe deve essere assegnata al corpo dei vigili del fuoco di Ariesheim. Dall’interrogatorio di numerose persone risultò che il focolare dell’incendio deve essere presumibilmente ubicato nella parete ovest sopra menzionata al I piano dell’ala sud. Come è sorto l’incendio? Questa domanda occupò nei primi giorni dopo l’incendio l’attenzione generale, talora anche con molta temerarietà.
Molto plausibile sembrava il sospetto che un cortocircuito negli impianti elettrici potesse esserne la causa. Questa domanda fu, come vi comunicammo nel nostro rapporto del 3 gennaio, decisa in senso negativo con certezza. Nel corso dell’inchiesta ulteriore divenne noto che l’orologiaio Ott di Ariesheim, che era membro dell’Associazione del Goetheanum da poco tempo, risultava scomparso. Questo fatto e le dichiarazioni di singoli soci dell’Associazione del Goetheanum riguardanti gli avvertimenti che Ott aveva formulato, inoltre l’accertamento che l’incendio nello spazio intercapedine della parete indicata, dove però non passava nessun impianto elettrico, deve essere scoppiato, nonché il fatto che al lato esterno della struttura nelle vicinanze del portale sud si trovava un’impalcatura, per mezzo della quale il luogo dello scoppio dell’incendio poteva essere raggiunto con facilità, conducevano al sospetto di un possibile incendio doloso. Tracce di un incendio appiccato non potevano accertarsi, poiché la parete sopra menzionata più volte era bruciata completamente fino alle fondamenta. L’unico accesso dall’interno dell’edificio ai locali sopra indicati al I piano al di sopra del portale sud doveva essere stato continuamente sorvegliato e l’accesso doveva essere consentito soltanto ai soci dell’Associazione. Il fatto dello specchio sopra ricordato potrebbe essere messo in relazione con l’incendio doloso, in quanto ci si potrebbe immaginare che un individuo entrato verosimilmente da una finestra non chiusa nella stanza della Sig.na Wahler [Waller] (stanza d’angolo al I piano) avrebbe gettato lo specchio nella fretta. Questo dovrebbe essere avvenuto durante la rappresentazione del 31 dicembre dalle 17 alle 19 ore pomeridiane. Se Ott è il colpevole? Su questo lasso di tempo il suo alibi non è stato accertato in modo ineccepibile. Conformemente al §64 della legge concernente l’assicurazione dei fabbricati contro gli incendi, il sottoscritto il 3 gennaio ha disposto l’intervento del Presidente del tribunale, che da allora ha continuato l’inchiesta. I successivi interrogatori dei testimoni hanno messo in evidenza che Ott fu visto nello spazio intermedio della cupola prima del crollo delle cupole. In occasione dei lavori di sgombero effettuati sistematicamente sotto controllo della polizia si rinvennero nella zona della scena i resti di uno scheletro umano, e alcuni giorni dopo nella segheria si trovò anche il mantello che Ott aveva indossato a Capodanno. Tenuto conto che non risulta scomparso nessun altro, è molto probabile che Ott sia perito nell’incendio del Goetheanum. L’inchiesta da parte del Presidente del tribunale non è ancora conclusa oggi. Il 4 gennaio si procedette, secondo il decreto del governo N. 29 del 2 gennaio 1923, alla stima del danno effettuata dalla commissione straordinaria eletta. L’edificio incenerito era assicurato per Fr. 3’500’000.— I resti furono valutati a Fr. 317’000, così che il danno ammonta a Fr. 3’183’000. Contro questa stima non è stata presentata dal proprietario, l’Associazione del Goetheanum, alcuna opposizione entro il termine utile (scaduto il 19 gennaio).
Calcolo dei costi 1. Danno da incendio:
Da erogare all’Associazione Goetheanum a Dornach
[facsimile manoscritto]
Costi della stima: Al Signor Joh. Boder, Presidente della commissione di stima dei fabbricati Dorneck-Thierstein a Dornach
[facsimile manoscritto]
Al Sig. Theodor Heinis, membro della commissione di stima dei fabbricati Dorneck-Thierstein a Hofstetten
[facsimile manoscritto]
Al Signor Alfred Probst, Presidente della commissione di stima dei fabbricati Soletta-Lebern a Soletta
34,50
Costi dell’inchiesta: Al Sig. A. Haberthür, Oberamtmann, a Breitenbach, 4 volte rimborso spese di viaggio da Breitenbach a Dornach e 4 diarie
51,20 Spese telegrafiche dell’Oberamt D.-Th.
[facsimile manoscritto]
Gratifica ai motopompe: Al corpo dei vigili del fuoco Ariesheim
[facsimile manoscritto]
Totale
[facsimile manoscritto]
Breitenbach, 22 gennaio 1923. Per l’Oberamt Dorneck-Thierstein L’Oberamtmann: gez. Haberthür.
Allegati: [non disponibili] a) 1 Rapporto di polizia; b) 1 Scheda di conteggio; c) Il verbale di stima fu inviato alla tesoreria dello Stato il 19 d.m.; d) I fascicoli dell’inchiesta fu trasferiti il 3 gennaio 1923 al Presidente del tribunale.
Corpo di polizia del Cantone Soletta
Posto di polizia Dornach, 20 febbraio 1923
Oggetto: Identificazione del cadavere
RAPPORTO all’Ill.mo Comando di polizia del Cantone Soletta
Presso questo tribunale si trova il parere del basileese esperto in anatomia patologica, Prof. Dr. Rössle, riguardante i resti umani rinvenuti sul luogo dell’incendio del Goetheanum durante l’incendio. Il vastissimo, dettagliatissimo rapporto contiene alla fine le seguenti considerazioni: «Riassumendo, quindi, in risposta alla domanda 3 è possibile affermare con certezza che la persona ai cui resti appartengono possedeva una particolare conformazione corporea. Si è trattato di un adulto, assai probabilmente maschio, che diversi anni prima deve aver subito una curvatura della colonna vertebrale nella zona delle vertebre toraciche inferiori. Il sito stesso della gibbosità è appena ancora al suo inizio in uno dei resti conservati, precisamente nel pezzo di colonna vertebrale toracica; inoltre nel 2° pezzo di vertebre lombari sono presenti le parti immediatamente al di sotto della gobba. Ma i riscontri disponibili sono sufficienti per affermare con assoluta certezza che vi era una gobba acuta, e cioè molto probabilmente dovuta a tubercolosi. Un’ulteriore conclusione, come quella che i resti appartenessero al disperso Jakob Ott, non è autorizzata dal punto di vista scientifico; si può soltanto affermare che i resti mortali appartenevano a un essere umano che era fisicamente conformato esattamente come Ott. Questo risulta dall’esame della fotografia di Ott allegata ai fascicoli, specialmente da quella nel suo grembiule da lavoro, e dalla storia clinica dell’Ospedale pediatrico di Basilea reperita dagli anni 1899 e 1907.» A vostra gentile conoscenza. R. Meister, Ufficiale di guardia
Minuta lettera autografa di Rudolf Steiner (si veda la riproduzione in facsimile pp. 772/773): Ricorso al Dipartimento delle finanze del Cantone Soletta per l’erogazione della somma assicurata. L’erogazione è avvenuta il 15 giugno 1923.
Dornach, 2 giugno 1923 Al (venerabile) Dipartimento delle finanze del Cantone Soletta a Soletta
In risposta al cortese comunicato del 29 marzo del venerabile Dipartimento delle finanze, e nel senso del colloquio accordato dal medesimo Dipartimento al Consiglio dell’Associazione Goetheanum il 1 giugno, il presente Consiglio si permette di sottoporre quanto segue. Il Consiglio e i soci dell’Associazione Goetheanum erano sin dal primo giorno dopo la catastrofe dell’incendio animati dall’intenzione di ricostruire il Goetheanum. Perciò il sottoscritto Consiglio richiede al venerabile Dipartimento delle finanze l’autorizzazione all’erogazione dell’indennizzo da incendio in seguito all’inchiesta giudiziaria conclusa. Il sottoscritto Consiglio si permette di rivolgere questo ricorso perché si sente obbligato verso i suoi soci a iniziare i lavori di ripristino del Goetheanum al più presto possibile. Richiede l’erogazione il 15 giugno secondo il senso del colloquio avvenuto presso la Banca cantonale di Soletta a Soletta, e prega di ricevere una comunicazione dopo l’erogazione. Con distinta considerazione, il Consiglio dell’Associazione Goetheanum Dornach
[facsimile manoscritto]
[facsimile manoscritto - testo illeggibile]
B. Articoli di giornale
«National-Zeitung», n. 1, Basilea, martedì, 2 gennaio 1923
L’incendio del tempio antroposofico Goetheanum a Dornach
E. S. Il centro spirituale degli antroposofi, il Goetheanum a Dornach, con le sue doppie cupole visibili da lontano nel paese, è caduto vittima di un incendio terribile nella notte di Capodanno. In tutto il mondo questa notizia susciterà profonda costernazione e cordoglio tra i numerosi seguaci di Rudolf Steiner. Quale enorme interesse destò nella zona di Basilea la catastrofe lo mostrò il flusso di gente che, dalla mezzanotte in poi, continuò ininterrottamente fino alla notte del giorno di Capodanno, in migliaia innumerevoli verso il luogo dell’incendio. Al centralino sul Dornacherberg il telefono squillava continuamente per trasmettere la notizia dell’evento così importante per così tanti migliaia in tutto il mondo. Anche chi come noi per nulla concorda con le teorie degli antroposofi e con il tempio che le incarna, deplorerà senza dubbio la sventura che ha colpito questo ambiente. L’allarme antincendio nella notte di Capodanno. Le piogge torrenziali dei giorni di Natale cessarono improvvisamente quando arrivò la vigilia. Tutti si rallegravano per questa sera, che è divenuta una festa popolare pubblica. Già alle 16 ore saltellarono i primi rospi impertinenti sui marciapiedi e tra i piedi dei passanti. L’Esercito della Salvezza predicava per la conversione e l’autocoscienza. Nelle chiese si tennero i consueti servizi divini della vigilia. Nelle case ci si preparava alla festa di famiglia, e i buoni ristoranti chiusero le loro porte per accompagnare amorevolmente con musica e danza i loro ospiti a lungo annunciati dalla vecchia al nuovo anno. Nella città interna gli espositori dei negozi brillavano di mille luci, e a gruppi la gioventù canticchiava, rideva e gridava per le strade, mentre sulla piazza della cattedrale come ogni anno la folla si radunava per ascoltare il corale delle trombe sulle torri e le campane, che in toni solenni dovevano salutare l’anno vecchio e introdurre il nuovo.
Le campane battevano la dodicesima ora. Mentre ancora echeggiavano i rintocchi finali nella notte, il vigile del fuoco di servizio che si trovava lungo la strada per Dornach sentì un bagliore giallo rosso al di sopra del Dornacherberg e subito gridò l’allarme. Ora. Con gioia si desiderava un felice nuovo anno. Le strade e le piazze risuonavano dei lieti gridi della FOLLA. . . . Allora il cielo iniziò a colorarsi di rosso. Era un fuoco d’artificio, come è usanza per aumentare la gioia nei grandi giorni festivi? Sempre più potente appariva il bagliore rosso nel cielo, finché l’intera città, con le silhouette dei suoi tetti e campanili, stava nera sullo sfondo rosso sangue. Non è un fuoco d’artificio. . . È un incendio — passò di bocca in bocca — e ben presto lo seppero i primi: Il tempio dei teosofi, il «Goetheanum», è in fiamme! Nei salotti familiari il pettegolezzo penetrò, dirottando subito i pensieri, che si erano sviluppati allegramente per la notte di Capodanno, in un’altra direzione. Alle porte dei salone festivi e dei ristoranti si bussava: «Brucia a Dornach.» «Il massiccio edificio in legno degli antroposofi brucia!» Già alle 22:50 il telefono aveva dato l’allarme al corpo dei vigili del fuoco di Basilea. Rapidamente la pompa a vapore era pronta. L’autocarro con benzina fu portato fuori, e avanti si andava nell’oscurità della notte, verso Dornach. Una seconda chiamata telefonica raggiunse il comandante della colonna della Croce Rossa a Basilea. Rapidamente questi allertò telefonicamente la sua colonna, e anche lei si precipitò verso il luogo del sinistro in auto.
Ora iniziò anche la folla a riversarsi fuori. Tutti gli auto disponibili furono rapidamente messi in servizio, e nell’insostenibile tensione attendevano coloro che erano rimasti indietro una possibilità di trasporto, poiché nessun tram circolava. Così il singolo era già felice se possedeva una bicicletta per arrivare più velocemente al luogo dell’incendio. Gli altri semplicemente facevano il cammino a piedi, se non si contentavano di osservare lo spettacolo grandioso da qualche punto elevato, fosse esso la batteria di artiglieria o anche soltanto un lucernario del proprio tetto. Come nacque l’incendio. A Dornach gli antroposofi avevano invitato i loro seguaci da vicino e da lontano a un corso di scienze naturali. Nel pomeriggio di Capodanno alle cinque fu data ancora una rappresentazione euritmica, e la sera il Dr. Rudolf Steiner tenne una conferenza davanti ai soci e agli ospiti nel Goetheanum. Erano le 21:30 quando gli ultimi ascoltatori abbandonarono la sala. Il Dr. Steiner, come ci ha riferito lui stesso, si era ritirato nella sua vicina Villa Hansi, quando già mezz’ora dopo il primo allarme gli giunse. Uno dei custodi appositamente incaricati aveva notato fumo nella cosiddetta «sala bianca» nel piano superiore del ala sud, situata accanto alla falegnameria. Invano cercò di scoprire la fonte di questo sviluppo di fumo. Scese un piano più in basso e lì pure non trovò alcuna traccia di fuoco. Allora gli venne il pensiero di sfondare un pezzo del muro. E con suo orrore notò come qui nella costruzione il fuoco stava covando e probabilmente da due ore aveva trovato nutrimento. Con apparecchi Minimax i custodi cercarono ora di controllare il fuoco.
Contemporaneamente azionarono anche l’allarme incendio e così i vigili del fuoco formati da membri della Società Antroposofica giunsero. Arrivarono proprio in tempo per trascinare fuori i custodi, che erano stati intorpiditi dal fumo e dai gas tossici prodotti dall’incendio, e salvarli dalla morte certa nelle fiamme. L’allarme dei vigili locali. Stavamo seduti comodamente davanti al nostro bicchiere — ci raccontò un anziano cittadino di Dornach — quando un ragazzo irruppe dicendo di cercare il comandante dei vigili del fuoco. «Brucia nel Goetheanum» — gridò. Noi non ci sbrigammo molto, perché pensavamo che fosse scoppiato un piccolo incendio, forse nella falegnameria. Che il «Johannisbau» stesso fosse in fiamme, non l'avremmo mai pensato. Nel frattempo presso di noi il telefono iniziò a funzionare e le campane di allarme a suonare. I vigili del fuoco di Dornach, Arlesheim e Münchenstein si affrettarono, mentre noi anziani salimmo tranquillamente il monte per osservare l’effetto del fuoco. Inizialmente non c’era niente da vedere, poiché il fuoco si propagava all’interno del tempio senza divenire visibile esternamente. L’approvvigionamento d’acqua. Fortunatamente a Dornach non andò come poche settimane prima sul Chrischonaberg, quando il grande edificio economi bruciò la seconda volta e abitanti e vigili stettero impotenti di fronte all’elemento, poiché gli idranti mancavano e l’acqua dovette essere faticosamente pompata dal suolo o passata in lunghe catene di secchi alla pompa. Con la costruzione degli antroposofi era stata posta anche la condotta dell’acqua con allacciamento degli idranti, che portava l’acqua sorgiva dal Dornacherberg a valle e aveva la pressione necessaria per alimentare un buon numero di idranti. Così furono posizionati sei tubi flessibili.
Con questi, le scale antincendio e gli ami antincendio, i coraggiosi vigili del fuoco osarono affrontare il fuoco. Avanzarono sulla struttura in cemento; una parte di loro però salì fino alle doppie cupole del tempio coperte di ardesia nordica, illuminate dalla luna, per controllare il fuoco da sopra. Nel frattempo il fuoco con grande velocità aveva penetrato all’interno del muro dietro i rivestimenti verso il punto di giunzione delle due cupole, dove pendeva il grande sipario che separava le due cupole. L’energia, con cui sotto la guida dei cittadini del luogo il fuoco fu combattuto e represso internamente, purtroppo si rivelò impotente. A mezzanotte. . . . Sui campanili della regione iniziarono le campane a suonare, per concludere l’anno vecchio e salutare il nuovo. Era mezzanotte, la transizione nel nuovo anno e contemporaneamente, in strana coincidenza, il momento della virata nella potenza del fuoco che continuava a divorare. Con il rintocco della mezzanotte, sotto il suono di tutte le campane, improvvisamente l’elemento liberated si scagliò in una fiamma maestosa dalle cupole verso il cielo. Un’immagine che rimarrà indelebile nella memoria di tutti coloro che l’hanno vista si sviluppò ora davanti agli occhi abbagliati degli spettatori. Come un gigantesco faro la fiamma salì al cielo notturno, illuminandolo e arrossandolo da lontano. E mentre i vetri levigati in lungo lavoro brillavano in meravigliosi toni di colore, già cadevano tintinnando insieme, dando libera via all’elemento indomabile. Il bagliore dell’incendio però, che già aveva riempito il cielo di un audace tramonto rosso, lasciava ora brillare fantasticamente i monti circostanti, soprattutto il Gempenstollen coperto di foresta in magnifico porpora.
Come metallo fuso i rocce tra gli alberi sembravano gocciare verso il basso. In un cambio repentino impallidivano e brillavano ardenti i campi e le foreste notturni. Ombre fantastiche si ritiravano bruscamente nelle gole quando la fiamma si elevava più in alto, e fino lontano nella città, oltre il Reno e verso l’Alsazia brillava il segno di fuoco dal monte di Dornach. Le rovine del castello di Dornach però, che avevano già subito molti assedi e battaglie furiose e infine erano cadute loro stesse preda del fuoco, videro ora nel bagliore notturno come l’enorme costruzione nelle loro vicinanze, che poco prima minacciava di schiacciarle con le sue doppie cupole, crollava in cenere e stessa diveniva una rovina. I candelabri d’argento. Quando le cupole crollarono in se stesse, si innalzò al cielo un enorme pennacchio di fuoco, una pioggia di scintille che minacciava l’intera vasta zona circostante, sicché il corpo dei vigili del fuoco dovette inviare pattuglie di soccorso in tutte le direzioni per prevenire la propagazione dell’incendio. Una grande fortuna fu che il föhn, che poco prima aveva soffiato sul paese con forza irresistibile, si era addormentato. Altrimenti oggi non solo il Goetheanum, ma anche Dornach e forse anche Arlesheim sarebbero stati mucchi di cenere. Sugli edifici circostanti, specialmente sulle baracche di legno della falegnameria situate all’indietro sul pendio su terrazza elevata con copertura in carta catramata, era posizionato il corpo dei vigili indefesso e bagnava continuamente i tetti per spezzare l’effetto delle scintille spesso di grandezza di nocciola che volavano tutt’intorno. Circa 15 posti di guardia erano dispersi nel villaggio, pronti in ogni momento a intervenire, se malgrado tutte le precauzioni la pioggia di scintille riuscisse a portare il fuoco verso il basso.
Poco prima che le cupole crollassero, i temerari vigili del fuoco, che cercavano di combattere l’incendio lassù, si erano ritirati, e fu quasi un miracolo in questa bravura che scendessero a terra senza ferite. Con il crollo delle cupole se rivelò ora una seconda immagine, pari alla prima in grandezza sublime. Le possenti colonne, che con i loro capitelli di legno erano state artificiosamente lavorate e cesellate, si innalzavano ora dal cerchio di cemento come giganteschi candelabri d’argento verso il cielo. Piccole fiammelle e fiamme scintillavano su tutta la loro altezza dal corpo compatto e saettavano largamente dai capitelli. E sul loro bagliore argenteo si stendeva un velo rosso incandescente. Gli archi costruttivi però, che non erano ancora crollati, apparivano con i loro strati di legno ben assemblati come rovine di antichi castelli romani costruite con mattoni, mentre il fuoco ondeggiava selvaggiamente in danza sui loro ampi vani di archi. Sulle molte file degli spettatori, che ora curiosi ora commossi stavano attorno al tempio morente, scivolavano i riflessi delle fiaccole che bruciavano per ore come da sé, mentre tra i fanali ardenti su scale traballanti tirate in alto apparivano le nere silhouette dei vigili del fuoco. Nel giorno di Capodanno. Chi non aveva già visto il fuoco arrossare il cielo nella notte di Capodanno, a lui gli amici e i conoscenti gridavano nella mattina di Capodanno, nello stesso respiro dei congratulamenti, la notizia della disgrazia. Il cielo era coperto di nuvole e sembrava voler impedire ogni escursione più grande. Così accadde che quasi per tutta la popolazione di Basilea e dei suoi dintorni: Fuori verso Dornach.
Per ore la processione di persone si inerpicava ininterrottamente su per il monte sui sentieri fangosi e i prati scivolosi, mentre un’altra scendeva altrettanto ininterrottamente. Dal disastro di Münchenstein non riusciamo a ricordare di aver visto una tale massa di gente lassù. Il fantastico effetto notturno del fuoco era ceduto alla luce torbida del giorno. Del tutto rimase solo la struttura in cemento armato, che come un anello chiudeva le braci ancora ardenti. Con stupore si notò come le porte e le finestre, che si innalzavano dietro i gradini della scala ricoperti di legno carbonizzato, erano rimaste intatte. Intatto sembrava anche nel complesso l’interno della struttura di base, nel che potevamo entrare sotto la guida del comandante dei vigili del fuoco. Immacolati e intatti ci accolsero i fantasiosi manufatti della copertura dei radiatori, in parte ancora incompiuti. La scala in cemento armato si innalzava in audace spirale, per terminare improvvisamente nel vuoto invece che nella volta alta della sala. Quasi intatta era rimasta la centrale telefonica e accanto, a soli pochi metri dal campo di macerie incandescente, un ufficio, su cui la cartella di documenti giaceva ancora sul doppio scrittoio, stavano alle pareti e un tavolino con coperta blu decorava a colori lo spazio. Attraverso le aperture ad arco però si guardava fuori nel cerchio incandescente, che tutto intorno era circondato da radiatori rovesciati, piegati, incandescenti, semifusi, mentre l’arena era circondata da un folle groviglio di barre di ferro e fili piegati e contorти, che ricordavano quelle ore, in cui ciò che era stato pensato e creato in lunghi anni si era trasformato in un caos insensato. Un’intervista con il Dr. Steiner. [Vedi Parte II, p. 59]
«Basler Nachrichten», 2 gennaio 1923 Il Goetheanum distrutto — /. Il «Goetheanum» a Dornach-Arlesheim è in fiamme — questo era il terribile messaggio d’allarme che la sera di Capodanno, poco prima che le campane suonassero in solenne rintocco, si diffuse come un fuoco attraverso Basilea. Un saluto di Capodanno desolato e orribile per la grande comunità spirituale entusiasta a Dornach. Ciò che la laboriosità di decenni aveva realizzato, ciò che l’arte creatrice caratteristica aveva creato di grande, una sola ora ridusse in cenere e macerie. Là, dove il sole nel massiccio edificio a cupola che si innalzava lontano si era frazionato in mille luci, lanciando ai passeggianti un segno dello sforzo temerario e indomabile, ora sorgono desolati orribili scheletri, corpi di colonne carbonizzati e travi di ferro piegate fantasticamente. Piccole fiammelle giallo-zolfo svolazzano sui resti degli scisti da tetto, e solitaria come in tempi precedenti si erge l’Eremitage. Un’insegna della Birsegg è scomparsa. Molti avversari aveva la scienza dello spirito del Dr. Steiner, ma anche questi certamente senza eccezione sentiranno il grande dolore. Prima dell’incendio. Nel pomeriggio di Capodanno alle 17 e la sera alle 19 nel Goetheanum una rappresentazione euritmica e una conferenza del Dr. Steiner davanti ai soci della Società Antroposofica e agli scienziati naturali e medici che si erano affrettati al ciclo di conferenze di Capodanno di Steiner. Alle 21:45 gli ultimi ascoltatori avevano abbandonato la sala delle conferenze. Come ricordiamo, nel settembre 1913 era iniziata la costruzione dell’edificio che è stato bruciato, i laboratori erano stati costruiti e i fondamenti erano stati gettati.
Durante la guerra ci fu una notevole stasi, ma i membri continuavano sempre a lavorare sull’edificio disegnato dal Dr. Steiner o sulla sua decorazione. Nel 1915 ebbe luogo la costruzione dell’impianto di riscaldamento centrale isolato dal tempio, che quando completato poteva alimentare tutte le case dell’area. Nel 1918 i lavori erano progrediti così tanto che gli impalcature interne potevano essere rimosse. Nel 1920 furono tenuti i primi corsi universitari, e a Pasqua 1921 il «Goetheanum» poteva essere solennemente inaugurato. Nell’anno precedente le decorazioni eseguite dai soci erano state così avanzate che si poteva considerare il lavoro colossale come terminato. E l’anno non era ancora finito, che l’intera creazione era nuovamente diventata niente; completamente in cenere giace l’enorme cupola di legno. L’inizio dell’incendio. Sull’inizio dell’incendio lasciamo che testimoni autentici, che dalla momento dell’allarme incendio hanno aiutato a contenere l’incendio, riferiscano. Poco prima delle 22 gli ultimi visitatori della conferenza del Dr. Steiner avevano abbandonato l’edificio, quando poco dopo il custode in pattuglia sentì odore di fumo nella cosiddetta «sala bianca» (che nell’ala sud dell’edificio sopra la sala delle conferenze si trova). Subito fu messa in funzione la linea di allarme del «Goetheanum» dei vigili del fuoco, per cui in brevissimo tempo i membri della Società Antroposofica organizzati come corpo dei vigili del fuoco apparvero nell’edificio in pericolo. Nel frattempo i due custodi permanenti avevano cercar diligentemente l’origine dell’incendio, ma dapprima invano, in nessuna delle stanze dell’ala sud era visibile il fuoco.
Poiché il fumo proveniva dalla parete esterna in una stanza d’angolo della fronte sud, alla fine la parete fu sfondato, e allora si rivelò che la costruzione all’interno della parete esterna doveva bruciare; però dal fuoco stesso qui non si vedeva ancora nulla. Gli apparecchi Minimax furono sostituiti dagli idranti del corpo dei vigili del fuoco del «Goetheanum», proprio al momento giusto per salvare i custodi semiprivi di sensi. Nel trambusto generale le maschere antigas non erano state trovate. L’allarme incendio. Subito, dopo che la gravità della situazione fu chiara, i distress call telefonici furono inviati ai villaggi circostanti e a Basilea! Le campane di allarme si mescolarono orribilmente con il rintocco di Capodanno, le sirene dei vigili guaivano, e il telefono suonava in continuo richiamo. Naturalmente la prontezza di marcia dei vigili del fuoco si ritardò, poiché la maggior parte dei membri celebravano Capodanno a casa o altrove. Tuttavia, considerata questa circostanza aggravante, il rapido intervento non può essere abbastanza apprezzato. Come primi i Dornachesi erano sul posto alle 23:14, seguiti un quarto d’ora dopo dagli Arlesheimesi e alle 23:45 da quelli di Münchenstein. Il corpo permanente dei vigili di Basilea era stato allertato alcuni minuti prima delle 23. Subito il Tenente Colonnello Groschupf con 3 uomini e maschere antigas si mise in cammino in auto, alle 23:20 seguito dal pompa a vapore armata di 9 uomini. Nel frattempo l’incendio era diventato noto anche a Basilea. Proprio mentre le campane concludevano l’anno vecchio e introducevano il nuovo, si videro sopra il quartiere di San Albano una chiarore giallo-dorato.
In mezzo sulla città, in mezzo al cielo scuro, passava minacciosamente una rossa nuvola di fuoco. «Questo deve essere un grande fuoco di Capodanno» — si udiva dire da qualche parte la gente, ma ben presto il vero motivo divenne chiaro, e in tutti i veicoli possibili, su biciclette e motociclette, in auto e carrozze e perfino a piedi iniziò la fretta corsa verso Dornach. Nel frattempo era stata anche allertata la colonna della Croce Rossa, che anch’essa si recò auto al sito della disgrazia. L’incendio. Nel frattempo però, nonostante gli sforzi sovrumani dei vigili del fuoco privati e statali uniti, il fuoco si era diffuso irresistibilmente. Da dentro e fuori, da tutti e quattro i lati si cercava di combattere l’origine dell’incendio. Estremamente ostacolante era soprattutto (il che si manifestò specialmente a causa della insufficiente dotazione di maschere antigas) l’enorme sviluppo del fumo. Il fuoco con enorme velocità aveva penetrato all’interno della parete verso il punto di giunzione delle due cupole, fino al luogo dove pendeva il sipario che separa le due cupole. I 3 grandi idranti doppi (purtroppo la pompa a vapore di Basilea era rimasta bloccata nel fango del ripido monte di Dornach) non poterono impedire che l’incendio si estendesse sulla cupola interna e intorno a mezzanotte sfondasse il foro sparato nella cupola principale. Con ciò il destino dell’edificio era segnato; poiché attraverso il corridoio centrale che il fuoco aveva divorato, il tutto esplose in due metà. Proprio in tempo gli ultimi vigili del fuoco erano scesi dalla cupola, ed è quasi un miracolo, una grazia nella disgrazia, considerare che nessuna vita umana è da piangere.
Era uno spettacolo incomparabile di maestà sublime, quando fischiando e crepitando la gigantesca fiamma di fuoco sibilava nella notte di Capodanno. In un bagliore magico era avvolta all’improvviso tutta la zona circostante. Un brillare ondeggiante passava sulle case nelle vicinanze, e gli occhi luminosi di finestre incandescenti proiettavano la luce riflessa sui figli umani che si affrettavano, impotenti nel loro agire. I vicini alberi della foresta di Dornach gettavano ombre giganteschi, e con dignità e maestà, toccate di rosa, ascoltavano l’Eremitage, il Reichenstein e le gigantesche rovine di Dorneck. I successivi lavori di spegnimento. potevano, quando con fragore da uragano le cupole crollarono su se stesse, limitarsi soltanto al salvataggio degli edifici annessi. Giganteschi mazzi di scintille di fuoco sferzavano minacciosamente l’aria; è quindi di nuovo motivo di fortuna il fatto che si sia riuscito a salvare gli edifici di legno nelle immediate vicinanze (atelier, falegnameria, magazzini di legno e la sala di rappresentazione provvisoria). Numerose mani disposte ad aiutare, nonostante il comportamento villano isolato di alcuni festaioli di Capodanno ubriachi, misero in salvo i numerosi oggetti preziosi di questi edifici e i pezzi di arredamento del tempio salvati prima in sicurezza. L’intero edificio restò in fiamme per la notte intera. Più a lungo si ressero le grandi colonne, che stettero in piedi fino verso le 7 di mattina, e il portale occidentale, che lunedì era ancora completamente intatto.
Una desolata area di macerie si presentò il giorno di Capodanno ai migliaia e migliaia di curiosi, che da tutta la regione circostante, soprattutto anche da Basilea, si erano affrettati al sito dell’incendio. Già dalle 6 di mattina la ferrovia della Birsegg con numerosi tram extra, ognuno con almeno tre o quattro vagoni, cercava di gestire il gigantesco flusso di persone. A cavallo e su vetture aperte accanto ai numerosi pedoni arrivò la popolazione rurale, e al monte di Dornach era stato schierato un accampamento di auto e carrozze, che era appena sorpassato dal gigantesco garage improvvisato per biciclette. Ora finalmente si poteva misurare la portata della catastrofe. Scoperchiato e bruciato bruciato stava il bianco, massiccio cemento armato, alcuni intatti portali gialli e telai di finestre, perfino pezzi di vetro guardavano tranquilli fuori nel magnifico mattino di Capodanno. Attraverso gli ingressi si entrava nella struttura anteriore rimasta intatta, bene alcuni apparecchi Minimax distrutti, parti di legno carbonizzato stavano tutt’intorno, altrimenti però era tutto intatto, persino la centrale telefonica. All’interno però si spalancava il vuoto terribile, bruciato. L’origine dell’incendio avrebbe dovuto continuare a covare per alcuni giorni ancora. La causa dell’incendio. Sulla causa dell’incendio per il momento si può dire soltanto che l’ipotesi di un cortocircuito non è possibile; poiché le luci bruciavano ancora quando il fuoco era già stato scoperto. I fusibili erano intatti, come è stato accertato. Inoltre i fili erano rivestiti di tubi blindati in acciaio antincendio, che non avevano sofferto; inoltre nel luogo di scoppio dell’incendio non c’erano affatto impianti elettrici.
Allo stesso modo è escluso che l’incendio sia dovuto all’impianto di riscaldamento centrale; poiché con riscaldamento ad acqua calda e aria il pericolo di fuoco è escluso, specialmente in questo caso, dove l’impianto di riscaldamento era stato posizionato completamente separato e anch’esso continuava a funzionare completamente intatto. Una notevole circostanza però è che nella stanza lasciata aperta, nella cui parete il fuoco era stato scoperto per primo, una signora che l'utilizzava intorno alle 19 trovò lo specchio, che pendeva proprio vicino al successivo luogo dell’incendio, rovesciato e rotto sul pavimento. A causa di lavori di riparazione si trovava nel luogo dove il fuoco fu visto per la prima volta un’impalcatura, così che si poteva facilmente arrivarvi. Questi fatti addotti indicano incendio doloso dall’esterno. Questo sospetto è stato pronunciato da molte persone dall’ambiente del «Goetheanum» (Dornach-Arlesheim). Il danno. Anche il danno per il momento può essere stimato soltanto approssimativamente. I costi di costruzione dovevano ammontare approssimativamente a sette milioni di franchi. Da ottobre 1913 al 31 dicembre 1921 solo alle ditte svizzere che eseguivano lavori in amministrazione nella costruzione erano stati erogati 4,3 milioni di franchi. A questo si aggiungono ancora le spese per le spese dal quella data nel importo di 1,7 milioni di franchi. Inoltre devono essere contati i lavori artistici eseguiti per lo più gratuitamente dai soci, i meravigliosi vetri dipinti e le sculture in legno, che parimenti possono essere valutate con almeno un milione. Purtroppo di tutto ciò quasi nulla è stato salvato, soltanto piccoli oggetti di arredamento come tappeti e armonium.
Il «Goetheanum» era assicurato presso la Solothurnische Gebäudeassekurranz per 3 milioni 800.000 franchi, di cui 2.900.000 franchi per la struttura in legno e 900.000 franchi per la struttura in cemento armato. L’arredamento estremamente prezioso era assicurato presso la «Helvetia», Società svizzera di assicurazione incendi a San Gallo, e precisamente per 500.000 franchi per installazioni di palcoscenico, decorazioni, scenari, guardaroba degli attori così come per altri requisiti come organi, armonium, altri strumenti musicali e tappeti. Quanto pagheranno queste società di assicurazione, non è ancora noto. Anche se assegnamo un milione alla struttura in cemento armato intatta, i costi effettivi di ricostruzione non sono affatto coperti da queste somme. La questione della ricostruzione. Incessantemente il Dr. Steiner e i suoi seguaci continuano a lavorare. Già il giorno di Capodanno ripresero i loro incontri nella sala di rappresentazione provvisoria. Tutti però, anche se momentaneamente depressi, sono di fermo proposito di innalzare di nuovo ciò che è caduto in cenere. Naturalmente non sarà possibile restaurare l’edificio nella sua forma precedente. La maggior parte dei soci, così come le fonti di sostegno, provengono da paesi con valute deboli; dipenderà quindi principalmente da come si potranno mobilizzare grandi risorse. Una cosa sola è certa, che il nuovo edificio sorgerà in costruzione più semplice e non più in legno.
«Basler Nachrichten», 4 gennaio 1923 Sull’incendio del Goetheanum Uno scomparso — 1. Come risulta solo da mercoledì, dal momento dell’incendio nel «Goetheanum» manca un uomo. È un certo orologiaio Ott. Nato nel 1895, celibe; originario di Bischofszeil (Turgovia), abitava ad Arlesheim ed era anch’esso seguace del movimento antroposofico. Era stato visto il giorno di Capodanno alle 23:30 ancora da un vigile del fuoco mentre andava da un portale all’altro. Da allora non si sa niente di definitivo da lui. In compenso circolano le più strane voci, che però devono essere accolte con la massima cautela. Mentre gli uni suppongono che Ott sia rimasto vittima dei lavori di spegnimento e sia bruciato, altri affermano invece che viveva in condizioni finanziarie molto difficili, provate. Egli avrebbe chiesto — come si racconta ad Arlesheim-Dornach — un prestito agli antroposofi, ma avrebbe sempre ricevuto rinvii e infine sarebbe stato convocato per Capodanno dopo la conclusione della conferenza del Dr. Steiner.
Come ci è stato comunicato da fonte competente, Ott d’altro canto aveva buona reputazione; il giovane orologiaio non era soprattutto un bevitore, il che sia sottolineato particolarmente di fronte alle voci che pretendono che Ott fosse ubriaco. Il tribunale al lavoro. Il mercoledì pomeriggio gli esami amministrativi conclusi dal sovrintendente Haberthür di Breitenbach (come testimoni fino a ora erano stati sentiti solo soci antroposofi) furono trasmessi al tribunale di Dornach (presidente Haberthür). Finora la causa dell’incendio non è stata chiarita. Sul sito dell’incendio. L’incendio poteva finalmente essere spento dal lavoro plurigiornaliero. Comunque i resti delle colonne ancora carbonizzate continuano a fumare e covare. Gli antroposofi sorvegliano il sito dell’incendio, la falegnameria e le ville nelle vicinanze. I lavori di sgombero sono stati temporaneamente vietati dalla commissione d’inchiesta, ma da parte di questa istanza sono state prese le più severe misure di isolamento. Si disse che fossero stati eseguiti sette arresti. Come però abbiamo appreso da fonte competente, questa voce non si conferma. Dai residenti di Arlesheim-Dornach oltre ai soci antroposofi nessun altro è stato ancora sentito. Questo avverrà nei prossimi giorni da parte del tribunale di Dornach.
«Basler Nachrichten», 5 gennaio 1923 Sull’incendio nel Goetheanum Ott sospettato come incendiario o complice — 1. L’Ott scomparso (vedi «B. N.» Nr. 5) è ricercato dalla polizia, in primo luogo perché si può quasi escludere con certezza che sia morto durante l’incendio; poiché le uniche persone che erano in pericolo a causa degli enormi sviluppi di fumo, del fuoco e delle macerie crollanti erano le squadre di spegnimento private e statali che hanno aiutato nella prima fase dell’incendio dalle 22:30 alle 24, come ad esempio il vigile del fuoco Schieutermann, che cadde in grave incoscienza ai primi tentativi di spegnimento. Ma Ott è dimostrabilmente stato visto dopo le 24 da diverse persone ancora sul sito dell’incendio, dove tra l’altro stringeva la mano ai soci della Società Antroposofica. Un essere umano poteva — come è anche l’opinione del Dr. Steiner, che abbiamo avuto occasione di intervistare in questo e in altri fatti — in questa catastrofe perire soltanto se era volenteroso di togliersi la vita.
Dopo l’esclusione di questa possibilità e dato che tutti gli indizi indicano che Ott è fuggito, e inoltre, come si dice, oltre il confine, era dato cercarlo e seguirlo, dato che il scomparire di Ott è estremamente strano, poiché finora i testimoni sentiti hanno presentato gravi motivi di sospetto contro di lui, mentre in altre direzioni non vi è alcun sospetto. Poiché da testimonianze e perizie è stato stabilito inequivocabilmente che né un cortocircuito né difetti dei macchinari delle condutture hanno potuto causare l’incendio, è da assumere con quasi assoluta certezza che sia stato un incendio doloso deliberato. Anche l’indagine ufficiale sembra ora essere giunta a questa ipotesi, che il Dr. Steiner già il giorno dell’incendio aveva affermato. Secondo lui, che si intende della costruzione dell’edificio meglio di chiunque altro, l’incendio deve essere stato appiccato fra le 17 e le 19. Poiché: Il fumo fu notato poco dopo le 22 per la prima volta nella cosiddetta «sala bianca» nel terzo piano. Le indagini qui e al secondo piano sulla ricerca del fuoco rimasero senza successo, soltanto quando al piano terreno nella parete sud fu sfondato un foro nelle costruzione, le fiamme si paventarono davanti ai custodi. Il fuoco dunque, poiché poteva spingersi fino al terzo piano, deve essere stato appiccato parecchie ore prima delle 22. In questa stanza intorno alle 18 o 18:30 una signora, che era abituata a cambiarsi d’abiti qui, trovò lo specchio che prima pendeva dal muro sul pavimento rotto. Questa signora aveva partecipato alla rappresentazione di Natale dell’Euritmica e era venuta dopo il prologo nel cielo (dato che il suo ruolo era finito), per cambiarsi d’abiti nella suddetta stanza. A causa di lavori di riparazione, come i nostri lettori sanno già, una scala era stata posizionata fuori della stanza, così che per un colpevole Dopo l’esclusione di questa possibilità e poiché tutti gli indizi indicano che Ott è fuggito, e cioè, come si sostiene, oltre il confine, era dato il dovere di indagare su Ott, la cui scomparsa è estremamente strana, e di perseguirlo, dal momento che i testimoni finora ascoltati hanno rivelato gravi sospetti a suo carico, mentre in altre direzioni non esiste alcun sospetto. Poiché è stato stabilito in modo inequivocabile da testimoni e perizie che né un cortocircuito né difetti nei sistemi di conduttori meccanici potevano aver causato l’incendio, è da presumere con quasi assoluta certezza che c’è stata una piromane intenzionale. Anche l’indagine ufficiale sembra ora essere giunta a questa conclusione già sostenuta da Dr. Steiner il giorno stesso dell’incendio. Secondo lui, che certo conosce meglio la costruzione dell’edificio, l’incendio deve essere stato appiccato tra le 5-7 di sera. Infatti: il fumo fu notato per la prima volta poco dopo le 10 della sera nella cosiddetta «sala bianca» al terzo piano. Le indagini condotte qui e al secondo piano per il fuoco rimasero senza risultato, solo quando fu praticato un foro nella costruzione nella stanza del pianterreno dal lato sud, le fiamme si scagliarono contro le guardie. Il fuoco, dunque, poiché poteva risalire al terzo piano, deve essere stato appiccato parecchie ore prima delle 10. In questa stanza, intorno alle 6 o alle 6 e mezzo, una signora che era solita cambiarsi di abito lì trovò lo specchio che prima era appeso alla parete frantumato sul pavimento. Questa signora aveva partecipato al gioco natalizio di euritmica ed era venuta dopo il prologo in cielo (poiché il suo ruolo era così terminato) a cambiarsi di abito nella stanza in questione. A causa dei lavori di riparazione, come i nostri lettori già sanno, era stata posta una scala fuori della stanza, cosicché per un colpevole era estremamente facile accedere al focolaio da fuori. Attraverso colpi da fuori, per l’appiccamento del fuoco, si può spiegare facilmente anche la caduta dello specchio. Questo luogo dovrebbe essere stato l’unico dell’intero edificio dove, a causa della costruzione precedentemente descritta, la localizzazione di un incendio era impossibile. Il colpevole deve quindi aver avuto una conoscenza estremamente profonda della costruzione e delle circostanze presenti, nonché essere un buon meccanico. La ragione per cui Ott è sospettato di essere il colpevole o un complice, e per cui il suo coinvolgimento certamente porterà alla luce qualcosa, si basa sulle seguenti testimonianze: Ott è stato riferito come scomparso dalla notte dell’incendio. L’amministrazione della casa editrice presso il Goetheanum ha cercato martedì sera, quando Ott, che lavorava come agente pubblicitario per il giornale «Antroposofi», non si era più presentato, presso il padre di Ott per sapere il suo paradero. La risposta ottenuta qui era che non era tornato a casa dal momento dell’incendio, sebbene questo non fosse stato notato, poiché Ott aveva spesso l’abitudine di pernottare fuori presso una famiglia conosciuta.
Ott era membro degli Antroposofi dal luglio 1922. Tuttavia, se non presso l’amministrazione della rivista antroposofica, era poco conosciuto. Dr. Steiner stesso non lo conosceva e seppe solo successivamente che questi aveva raccolto firme per Steiner nella famosa «campagna di naturalizzazione» a Dornach-Ariesheim e aveva guadagnato notevole fama. Ott in difficili condizioni finanziarie Ott aveva raccontato all’amministratore che il suo laboratorio di orologeria andava male, che se non riceveva altri guadagni dovrebbe trasferirsi altrove. Su lamento di Ott, questi l'assunse come agente pubblicitario e, poiché aveva avuto un certo successo, poteva pagargli all’inizio di dicembre 30 franchi come commissione del dieci percento. Giovedì prima dell’incendio Ott si presentò da questa stessa persona. Disse di avere litigio a casa (confermato anche da altri) perché era fra gli Antroposofi, inoltre aveva bisogno di 2000 franchi per allestire un negozio in una posizione centrale ad Ariesheim. L’amministratore promise di esaminare la cosa, lo convocò per sabato dopo pranzo quando si ripresentò venerdì, ma dovette dichiarare che gli era impossibile anticipare 2.000 franchi. Questi sono i fatti riguardanti la richiesta di prestito, che Ott aveva presentato privatamente all’amministratore e non alla Società Antroposofica come tale. Dr. Steiner, a cui abbiamo anche rivolto domande riguardo a Ott, considera la faccenda non ancora matura per la diffusione, poiché c’è ancora molto da chiarire e investigare. Lui stesso non esprime alcun sospetto contro Ott. L’unico fatto certo è che Ott è scomparso. Oltre alla possibilità già confutata da Dr. Steiner che Ott sia morto nel fuoco, ce ne sono per lui altre due: O Ott aveva la coscienza sporca, oppure era stato spedito via con del denaro da un’altra persona, a cui premeva la sua scomparsa. A favore di quest’ultima opinione parlano due testimonianze che riferiscono che Ott aveva lanciato l’avvertimento che la direzione del Goetheanum dovrebbe ben guardarsi, perché presto una bomba sarebbe scoppiata lassù. Se Ott stesso fosse stato il colpevole, si sarebbe costruito un alibi splendido. Ott fu visto: alle 5 all’apertura della rappresentazione euritmica. Nel periodo dalle 6 e mezzo alle 11 la sua presenza a casa, ad Ariesheim o Dornach, sebbene in uno stato nervoso, era verificabile. Dopo le 12 fu visto, come già notato, sul luogo dell’incendio. È vero che manca proprio l’informazione sul momento che, secondo la teoria di Dr. Steiner, è quello dell’appiccamento: dalle 5 e un quarto fino alle 6 e venti. L’ulteriore indagine porterà sperabilmente chiarimento in questa storia misteriosa.
«Basler Nachrichten», 11 gennaio 1923 Sull’indagine circa l’incendio del Goetheanum - 1. Dornach, 11 gen. (Comunicato privato) Nei lavori di sgombero presso il Goetheanum incendiato, iniziati all’inizio della settimana, i lavoratori mercoledì hanno fatto una scoperta che porta in un’indagine ufficiale precedente un nuovo momento. Mercoledì mattina prima delle 12 alcuni lavoratori nel sottopalco dal lato est dell’antico tempio sotto la piccola cupola, precisamente nel punto dove il 21 settembre 1913 era stato posato il primo sasso, trovarono ossa. Dopo aver preso tutte le misure di sicurezza, la direzione naturalmente riferì subito all’autorità incaricata dell’indagine, al tribunale distrettuale di Dorneck-Thierstein. Presto furono presenti il presidente della corte, il maresciallo di polizia e poco dopo anche il medico legale. Risultò che si trattava di ossa umane. Dopo la fotografia dei resti ossei trovati, furono raccolti e portati all’ospedale di Dornach per un’indagine medico-legale. I resti ossei sono stati estremamente deformati, frantumati e d’altra parte cementati dal fuoco. La maggior parte non è più grande di un franco da cinque e appartiene a tutte le parti del corpo. Relativamente ben conservati sono l’anca, la colonna vertebrale e i frammenti di mandibola, a cui ancora aderivano tessuti muscolari bruciati. Furono trovati anche alcuni denti. Di fondamentale importanza è che su un muro ancora in piedi che si elevava considerevolmente al di sopra delle fondamenta, furono trovati anche resti ossei, inoltre ricoperti di lacca di sigillo, il che prova che lo sfortunato non poteva essere bruciato nel luogo del ritrovamento, ma deve essere caduto dal palco o dalla piccola cupola durante il crollo dell’edificio. Naturalmente sorge spontanea la supposizione che il cadavere sia quello del disperso Ott. Un chiarimento completo sarà dato dall’indagine medico-legale, particolarmente riguardo alla colonna vertebrale trovata, poiché, come si ricorderà, Ott aveva una gobba. Purtroppo fino a ora, a eccezione di un bottone di pantaloni, non sono stati trovati indumenti. Contro il sospetto che Ott fosse bruciato stanno le testimonianze che sostengono di avere visto Ott il giorno dopo l’incendio. Ma andrà come con la presentazione a venti giuristi, dove poi solo tre potevano descrivere correttamente l’accaduto. D’altronde non è neppure escluso (sebbene improbabile) che nell’incendio sia rimasto vittima anche un altro visitatore della rappresentazione euritmica, poiché gli antroposofi non conoscono spesso molti numerosi partecipanti ai corsi. Per il resto l’incendio del Goetheanum occupa ancora molto fortemente gli animi in un’altra direzione. Come i nostri lettori sanno, la stima ufficiale del danno è di 3.180.000 franchi. L’istituto di assicurazione degli edifici del cantone di Soletta deve pagarne 900.000 franchi, il resto è coperto da riassicurazione.
Attraverso questa catastrofe da fuoco viene meno soprattutto il previsto ribasso dei premi. Tuttavia d’altro canto dovrebbe essere evitato anche un aumento. L’anno commerciale 1922 era stato estremamente favorevole per l’assicurazione degli edifici, poiché senza l’incendio del Goetheanum si sarebbe potuto depositare un avanzo di circa 300.000 franchi nelle riserve. Ma ora il patrimonio della società di stato (3,5 milioni) subisce una perdita di 600.000 franchi. Al Gran Consiglio del cantone di Soletta è stata sottoposta una mozione relativa alla revisione della legge sull’assicurazione degli edifici. Secondo questa, le basi legali dovrebbero essere ampliate per proteggere in futuro l’istituto di stato da tali catastrofi. Questa revisione dovrebbe muoversi soprattutto nella direzione di una copertura totale dei rischi nei confronti di oggetti assicurativi straordinari, e infatti lo stato dovrebbe essere in grado di escludere completamente certi oggetti dall’assicurazione e d’altra parte creare un minimo di rischio attraverso una riassicurazione ancora più forte.
«Basler Nachrichten», 12 gennaio 1923 Sull’indagine circa l’incendio del Goetheanum Purtroppo nel nostro rapporto telefonico riguardante il ritrovamento di ossa sulla discarica del Goetheanum si è insinuato un deplorevole errore di audizione, che però i nostri lettori avranno sicuramente già corretto. I resti di ossa trovati non erano ricoperti di lacca di sigillo, bensì quasi completamente coperti da frammenti di lavagna, che provengono dalla copertura della cupola. Lo sfortunato deve essersi precipitato nel sottopalco durante il crollo della cupola nel periodo tra le 12 e l’1. Sebbene già alle 14.12 tutte le squadre antincendio siano state richiamate vista l’edificio in pericolo e non più salvabile, è facilmente possibile che a causa del denso fumo una persona forse già stordita non fosse stata notata. Come già sottolineato, nonostante questi ritrovamenti sarà estremamente difficile stabilire con precisione chi fosse la persona sfortunata, poiché i resti ossei delle singole parti del corpo sono così minimi e deformati che un assemblaggio ragionevolmente completo difficilmente sarà più possibile. Soprattutto i resti della colonna vertebrale e dei denti dovrebbero fornire i massimi indizi, nel senso che si tratta di provare se il disperso Ott è morto nell’incendio. Jakob Ott, alto circa 1,50 metri, aveva a causa di un incidente una curvatura della spina dorsale. Riguardo alla dentatura di Ott, parenti e conoscenti testimoniano, tra l’altro anche un parrucchiere che ha dovuto cancellare a Ott un dente durante una rappresentazione teatrale, che i molari erano estremamente forti e gli incisivi quasi anormalmente larghi. Il luogo dell’incendio stesso giace in pace tranquilla. Solitario il camino isolato si erge nel paesaggio invernale. Delicati fiocchi di neve hanno coperto gli scheletri di ferro anneriti e le macerie carbonizzate. Nella struttura rimasta il basamento, i cancelli giallo chiaro sono chiusi, porte di emergenza bloccano gli altri ingressi, finestre vuote spiano. Grande silenzio regna ovunque, e solo su un cumulo di detriti in costante crescita, nero nella parte superiore, il visitatore nota che qui si lavora. Solo però dalla piattaforma davanti alla falegnameria vediamo le persone che lavorano tranquillamente e metodicamente. Chi sa cosa porterà ancora alla luce il loro sforzo?
«Neue Zürcher Nachrichten», 13 gennaio 1923 Un importante ritrovamento nei lavori di sgombero presso il «Goetheanum». Dornach, 11 gen. ag. Nelle macerie del Goetheanum incendiato furono ritrovati mercoledì resti ossei umani. Non è ancora stabilito se si tratti del disperso orologiaio Ott. — L’importante constatazione, che si basa su dichiarazioni mediche, avrà ulteriori indagini approfondite nel corso, che si concentreranno principalmente sulla domanda se le ossa provengono dal disperso orologiaio Ott. L’indagine dovrà estendersi anche all’eventuale presenza di altri resti non bruciati di Ott. A un giornale di Basilea un testimone oculare riferisce i seguenti dettagli: Dal martedì i lavori di sgombero sono in corso sotto la sorveglianza della polizia. Tutti i lavoratori a giornata che erano impiegati nelle varie costruzioni degli antroposofi, complessivamente circa 50 uomini, sono stati comandati dai lavori restanti al luogo dell’incendio al fine di accelerare i lavori di sgombero. Poco prima di mezzogiorno due antroposofi, Pfeiffer e Bollinger, credevano di incontrare in un corridoio dal lato est dei ruderi del tempio un pezzo di legno e scoprirono con orrore che erano i resti di un cadavere umano. Alla presenza della procura, del presidente della corte, del medico legale Dr. Hertenstein, di Dr. Steiner e del direttore dei lavori del Goetheanum, Eisenpreis [Aisenpreis], il cadavere intatto fu fotografato da vari lati e poi le parti ossee furono estratte singolarmente alla luce e stese su un tavolo all’aperto. Si tratta delle ossa di una singola persona che presumibilmente è caduta dal pavimento della costruzione della cupola nella profondità della cantina. Il cranio era frantumato, ma i singoli frammenti permisero anche ai profani di riconoscere che si trattava di ossa umane. Ai molari erano ancora attaccati frammenti di tessuto. Dopo la prima ispezione e la fotografia, i resti furono accuratamente imballati e portati all’ospedale di Dornach per ulteriori indagini. Poiché a eccezione dell’orologiaio Ott nessun altro è stato riferito come disperso dalla fatidica notte, naturalmente sorge il pensiero che solo la sua persona possa considerarsi. Per la medicina legale deve essere non troppo difficile, sulla base di ulteriori resti, parti metalliche di scarpe e altri indumenti, soprattutto sulla base delle vertebre cervicali conservate, stabilire se il sospetto più ovvio è anche quello corretto. Sarà già più difficile scoprire i dettagli tragici che hanno portato alla perdita di una giovane vita. Basilea, 12 gen. * L’ulteriore indagine ha, come riferito ai «B.N.», stabilito che i resti ossei trovati erano quasi completamente coperti da frammenti di lavagna, che provengono dalla copertura della cupola. Lo sfortunato deve essersi precipitato nel sottopalco durante il crollo della cupola nel periodo tra le 12 e l’1. Sebbene già alle 11.30 tutte le squadre antincendio siano state richiamate vista l’edificio in pericolo e non più salvabile, è facilmente possibile che a causa del denso fumo una persona forse già stordita non fosse stata notata. Nonostante questi ritrovamenti sarà estremamente difficile stabilire con precisione chi fosse la persona sfortunata, poiché i resti ossei delle singole parti del corpo sono così minimali e deformati che un assemblaggio ragionevolmente completo difficilmente sarà più possibile. Soprattutto i resti della colonna vertebrale e dei denti dovrebbero fornire i massimi indizi, nel senso che si tratta di provare se il disperso Ott è morto nell’incendio. Jakob Ott, alto circa 1,50 metri, aveva a causa di un incidente una curvatura della spina dorsale. Riguardo alla dentatura di Ott, parenti e conoscenti testimoniano, tra l’altro anche un parrucchiere che ha dovuto cancellare a Ott un dente durante una rappresentazione teatrale, che i molari erano estremamente forti e gli incisivi quasi anormalmente larghi.
«Basler Nachrichten», 14 gennaio 1923 Dopo l’incendio del Goetheanum Dornach, 14 gen. (Comunicato privato) Nell’indagine e nei lavori di sgombero presso il Goetheanum negli ultimi giorni è stata fatta solo una scoperta direttamente importante; e cioè nel punto dove erano state trovate le ossa, si trovò anche un bottone di pressione con piccoli resti di un portafoglio. Come emerso da domande rivolte ai genitori di Ott, Ott possedeva veramente un simile portafoglio con chiusura a bottone di pressione. Le indagini mediche non hanno finora condotto a nessun risultato univoco. Le selezioni di materiale hanno invece portato a un nuovo ritrovamento. Nella falegnameria, sopra il Goetheanum, fu scoperto un mantello, che inizialmente nessuno voleva riconoscere come suo. Durante e dopo l’incendio parecchi membri degli antroposofi avevano perso indumenti. Solo quando nessuno di questi si presentò come proprietario, il mantello fu mostrato anche ai parenti di Ott, e risultò che apparteneva a un fratello di Ott (che abita e lavora a Basilea). La notte dell’incendio glielo aveva prestato al suo fratello ora disperso, poiché senza uno non avrebbe voluto allontanarsi da casa verso il luogo dell’incendio. Nelle tasche del mantello furono trovati certificati di corsi antroposofici, un pettine e uno specchio. Chi abbia portato il mantello nella falegnameria, se l’abbia depositato Ott stesso qui oppure se sia stato successivamente trovato dal luogo dell’incendio da una terza persona e portato lassù, non è ancora stabilito.
Giornale sconosciuto Vicinanza solotta e bernese Integrazione sull’incendio del Goetheanum di Dornach L’indagine giudiziaria — La questione dell’assicurazione —o— Soletta, 14 febbraio. L’indagine sulla causa dell’incendio del tempio antroposofico di Dornach, a quanto si dice, non è ancora conclusa e presumibilmente non porterà mai a un completo chiarimento delle circostanze parzialmente misteriose della catastrofe da fuoco. I vari resti di scheletri trovati nelle macerie vengono sottoposti a un’attenta analisi medico-legale; allo stesso modo naturalmente anche i resti di indumenti e gli oggetti d’uso trovati sono sottoposti a un’attenta verifica. Attualmente non sono disponibili dichiarazioni specifiche sui risultati di queste indagini, e rimane solo da augurarsi che il pubblico sia adeguatamente informato immediatamente dopo la loro conclusione, in modo che le numerose congetture e voci che sono state diffuse siano poste nella giusta luce. Nel frattempo la commissione di economia dello stato si è occupata dell’incendio due volte. Questo organo, che ha il compito di preparare i lavori del consiglio cantonale, ha deciso su proposta del redattore Otto Walliser di Soletta (partito popolare) di richiedere al governo una relazione e una proposta su una revisione della legge sull’assicurazione degli edifici e la polizia antincendio cantonale. Lo scopo della modifica della legge è la prevenzione di simili pagamenti di danni, come quelli derivati dall’istituto di assicurazione degli edifici cantonale dall’incenerimento del tempio di Dornach e di cui è stato riferito a suo tempo. Senza dubbio il plenum del consiglio cantonale sarà d’accordo con il suggerimento. A quanto si dice gli antroposofi intendono ricostruire il tempio incendiato in cemento armato. Nella commissione di economia dello stato, alla luce di questa possibilità, è stato richiesto che il governo della regione incarichi il comune di Dornach di emanare un regolamento costruttivo che contenga determinate disposizioni di precauzione antincendio. Una nuova costruzione difficilmente verrebbe più accettata dall’istituto di assicurazione degli edifici cantonale senza che le disposizioni legali di stima di simili strutture fossero sottoposte a una revisione.
Nr. 42
aprile 1923
Editore: Bund für freies Geistesleben, Stoccarda — Direzione editoriale: Jürgen von Grone. — Ufficio commerciale: Stoccarda, Champignystraße 17. Telefono 2555 e 2556 Trasferimenti al conto corrente postale The Coming Day A — Q. Casa editrice, Stoccarda 20100. — Esce una volta la settimana. — Prezzo del singolo numero Mk 300. Mensile per posta in Germania Mk. 1200.— (senza diritti di ordinazione). Per l’estero trimestrale sotto fascio incrociato: Argentina pes. —.95, Austria-Ungheria tedesca Kr 6000.—, Inghilterra 1 sh. 3 p., Finlandia Mk. 10.—, Francia, Belgio, Lussemburgo fr. 3,75, Olanda fl. —.95, Italia Lire 5.—, Nord America 30 cts., Norvegia, Danimarca kr. 1.85, Svezia kr. 1.05, Svizzera fr. 2.50, Spagna pes. 1.85, Cecoslovacchia Kr. 7.—. — La ristampa è consentita solo con indicazione esatta della fonte.
DAL CONTENUTO: Rudolf Steiner: Goethe e Goetheanum. Friedrich Rittelmeyer: I «Conoscitori non-antroposofici dell’antroposofia». Albert Steffen: Sulla concezione del mondo apollinica e dionisiaca. (Conclusione.) Ernst Uehli: Euritmica e recitazione al convegno artistico-pedagogico della Libera Scuola Waldorf di Stoccarda Max Rodi: Impressioni dal convegno artistico-pedagogico a Stoccarda.
Goethe e Goetheanum*. Rudolf Steiner. Chiunque abbia considerato le forme dal che la configurazione complessiva del Goetheanum si è composta in articolazione vivente, poteva scorgere come le idee di metamorfosi di Goethe erano entrate nel pensiero costruttivo. Queste idee di metamorfosi divennero evidenti a Goethe quando volle abbracciare la molteplicità del mondo delle piante nell’unità dello spirito. Per raggiungere questo scopo cercò la pianta originaria. Questa doveva essere una forma di pianta ideale. In essa un organo poteva svilupparsi a grandezza e perfezione particolari, altri piccoli e insignificanti. In questo modo dalla pianta originaria ideale si potevano pensare forme speciali in numero incommensurabile; e allora si poteva lasciar vagare lo sguardo sulle forme esterne del mondo delle piante. Si trovava in una forma questo, nell’altra quell’immagine di pensiero derivata dalla pianta originaria realizzata. L’intero mondo delle piante era in certo modo una pianta nelle forme più diverse. Ma con ciò Goethe aveva presupposto che nella molteplicità delle organizzazioni agisce un principio di formazione che l’uomo ricrea nella mobilità interiore delle sue forze di pensiero. Con ciò aveva attribuito alla conoscenza umana qualcosa per cui questa non è soltanto una considerazione esteriore dell’esseri del mondo e dei processi mondiali, ma con questi cresce verso un’unità. Goethe aveva fatto valere lo stesso per la comprensione anche della singola pianta. Nella foglia vedeva già in modo semplicissimo idealmente un’intera pianta. E nella pianta di molte forme vedeva una foglia formata in modo complicato; per così dire molte piante-foglia nuovamente unite secondo il principio di foglia verso l’unità. — Allo stesso modo per lui i diversi organi della formazione animale erano trasformazioni di un organo fondamentale; e l’intero regno animale le manifestazioni più svariate di un «animale originario» ideale. Goethe non ha sviluppato il pensiero da tutti i lati. La coscienziosità lo fece fermare, soprattutto di fronte al mondo animale, su sentieri incompiuti. Non si permise di procedere troppo lontano nella sola formazione di pensiero, senza che l’ideato si confermasse sempre di nuovo dai fatti sensibili. Ora si può avere un duplice rapporto con queste idee di metamorfosi di Goethe. Le si può considerare come una particolarità interessante dello spirito di Goethe e fermarsi lì. Ma si può anche tentare di condurre la propria attività di idee nella direzione di Goethe. Allora si scoprirà che in effetti in questo modo si rivelano i misteri della natura, a cui non si ha accesso in altro modo. Io, come credetti di notare più di quarant’anni fa (nei miei Introduzioni agli scritti scientifici di Goethe nella Letteratura nazionale tedesca di Kürschner), chiamai Goethe il Copernico e Keplero della scienza dell’organico. In questo ero partito dalla concezione che per l’inorganico l’atto copernicano consiste nel notare una connessione di fatti indipendente dall’uomo; ma che l’atto corrispondente per l’organico risiede nello scoprire l’attività dello spirito corretta, attraverso cui l’organico dal genio umano nella sua mobilità vivente può essere colto. Goethe ha compiuto questo atto copernicano poiché ha introdotto l’attività dello spirito, attraverso cui agiva artisticamente, nella conoscenza. Ha cercato il cammino dall’artista al conoscitore e l'ha trovato. L’antropologo Heinroth ha chiamato per questo il pensiero di Goethe un pensiero oggettuale. Goethe si è espresso su questo profondamente soddisfatto. Ha accolto la parola e ha anche chiamato la sua poesia un’opera oggettuale. Con ciò espresse come la natura nella sua anima della attività artistica e della attività conoscitiva. L’immedesimazione nel mondo dello spirito di Goethe poteva dare il coraggio di ricondurre proprio la concezione della metamorfosi all’artistico. Ciò ha contribuito al pensiero costruttivo del Goetheanum. La natura crea, dove si dispiega nella vitalità, in forme che crescono l’una dall’altra. Si può avvicinarsi al creare della natura nella forza di formazione artistico-plastica, se con amore si afferra come essa vive nelle metamorfosi. Così si può chiamare un edificio «Goetheanum» che nella sua architettura e plastica è nato cosicché nelle sue forme l’immedesimazione nella concezione goethiana della metamorfosi ha osato il tentativo di realizzarsi.
Appendice II / Documenti relativi alla vicenda del settimanale tedesco «Anthroposophie»
[Il seguente rapporto, non firmato e non datato, fu presumibilmente inviato nel novembre 1922 da pastore Dr. Schweitzer. Circa sei mesi dopo divenne noto alla redazione del settimanale tedesco «Anthroposophie». Il redattore Jürgen von Grone chiese a Friedrich Rittelmeyer di prendere posizione su questo, e questa presa di posizione nella n. 42 dell’«Anthroposophie» del 19 aprile 1923 segue subito dopo il rapporto.] Rapporto sulla conferenza di conoscitori non-antroposofici dell’antroposofia da domenica 29 a martedì 31 ottobre 1922 a Berlino, Kronenstr. 70 Il piano di convocare una tale conferenza esisteva da tempo. Alla discussione su questioni apologetiche in occasione del 40° Congresso per la Missione interna a Monaco fu accolto con gioia da tutti. Furono invitati circa 60 persone, tra cui anche alcuni stranieri, che risultava non fossero sostenitori, ma conoscitori dell’antroposofia. Quasi tutti gli invitati espressero il loro consenso. Per ragioni esterne dovettero essere scelti gli ultimi giorni di ottobre, sebbene il termine non convenisse a molti. In tutto si presentarono 35; tra loro Dr. Goesch (Lichtenrade), Frau Hasselblatt (Norden-Berlino), Cons. Prof. Holl (Berlino), Pastore Dr. Hoppe (Potsdam), Pastore Prof. D. Jeremias (Lipsia), Pastore urbano Keppler (Heidenheim), Lic. Dr. Kesseler (Berlino), Lic. Leese (Amburgo), Privatdozent Dr. Leisegang (Lipsia), Prof. Julius Richter (Berlino), Pastore Dr. Schulz-Sydow, Lic. Dr. Tillich (Berlino), Pastore Violet (Berlino), Lic. Dr. Werdermann-Löwenberg. In particolare Dr. Goesch e Frau Hasselblatt, che erano entrambi passati a fondo attraverso l’antroposofia, hanno reso preziosi servizi per la nostra conferenza.
Il rapporto di Dr. Goesch sulla personalità di Rudolf Steiner è stato direttamente decisivo per il risultato complessivo. Per anticipare subito il risultato: per tutti i partecipanti, anche quelli che avevano portato le simpatia relativamente più forti per l’antroposofia, è divenuto una terribile chiarezza che si tratta nella antroposofia di Steiner di una potenza che non si può diversamente chiamare che diabolica. Domenica pomeriggio ha iniziato Dr. Leisegang (Lipsia) con il suo rapporto su: L’essenza del movimento antroposofico, presentato sulla base degli scritti segreti della Società Antroposofica. Ha posto la richiesta che ognuno indicasse come fosse entrato in contatto con l’antroposofia. Lui stesso è arrivato a Steiner attraverso l’occupazione con il neoplatonismo e la mistica e nel contesto dei suoi esperimenti psicologici. Secondo la sua convinzione scientifica, che ha fondato, Steiner non ha attinto da fonti originali. La domanda morale a Steiner: hai conoscenze dei mondi superiori? è stata finora dalla parte antroposofica mai chiaramente affermata. Leisegang la nega. Dopo aver cercato a lungo inutilmente gli scritti segreti, i cosiddetti cicli, tra l’altro anche da Rittelmeyer al fine della ricerca scientifica, gli è stata messa a disposizione % anni fa da una famiglia di Lipsia ben nota, la cui figlia era diventata pazza spiritualmente come antroposofa, la raccolta di tutti i cicli. Il numero dei seguaci non sarebbe così grande se tutti avessero letto i cicli o se i seguaci li avessero conosciuti prima del loro ingresso nella Società Antroposofica.
I campioni selezionati da Leisegang dai cicli mostrano, paragonati con i corrispondenti passi dei libri destinati al pubblico, un sistema assolutamente raffinato di «influenza ritmica, regolare dell’anima» nel senso di Steiner. Solo i cicli contengono il nucleo dell’antroposofia, mentre Steiner presenta al pubblico solo il guscio esteriore in modo calcolato per esso. La conoscenza dei cicli è non solo indispensabile per il giudizio completo della dottrina, del metodo e del carattere di Steiner, ma spiega in parte anche il fatto notevole che gli antroposofi, una volta caduti nella dipendenza spirituale dal loro maestro, non possono essere distolti dalla loro causa da nessuna confutazione per quanto convincente, ma combattono per il loro «Dottore» tanto più fanaticamente quanto più devastanti sono gli attacchi contro di lui. L’antroposof è infatti in possesso dei «fondamenti della scienza dello spirito» e guarda con dispregio gli sciocchi studiosi specializzati che vedono solo l’esterno e secondo la volontà del maestro devono vedere solo questo. Già nel libro: «Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori» è richiesta la «devozione», ma non solo verso la «verità e la conoscenza», ma anche verso persone (al luogo indicato, p. 4, 1918). Per buone ragioni viene prima comunicato ampiamente ciò che è stato ricercato dai mondi spirituali come fatti, prima di passare a quello che si può chiamare i «metodi della educazione dell’anima» (Escursioni nel campo del Vangelo di Marco, 1910/11, p. 8 ss.). Ma la comunicazione dei «fatti dal mondo spirituale» appartiene già, cosa che Steiner non dice, al metodo dell’educazione dell’anima; agisce attraverso la costante ripetizione dei medesimi motivi in modo così suggestivo che questi motivi si fissano nell’inconscio dell’antroposofo condannato alla assenza di critica, senza che egli lo sappia, in modo indissolubile.
Ogni studente esoterico deve leggere e meditare tutti i giorni alla stessa ora lo stesso di Steiner nello stesso posto. Per Leisegang certi stati di sogno soprasensibile degli studenti si spiegano dalle rappresentazioni represse durante il giorno a causa del dovere di silenzio, tanto più che ci si deve osservare esattamente durante l’addormentarsi. Leisegang diede allora estratti dai «Studi Psichici» del 1917 con varie testimonianze su magia sessuale, tra gli altri anche la ben nota di Ruth —: «Attraverso tutto ciò che era venuto prima ero così indebolita che c’erano tutte le premesse di usare il mio corpo per un esperimento. Durante la seconda visita di Signore e Signora Dr. Steiner baciai la Signora Dr. Steiner per tutto il tempo in una posizione particolare su entrambe le mani. In questo processo il Dr. Steiner deve aver lavorato con forze occulte in modo illecito. Nella terza visita fui indotta a baciare la Signora Dr. Steiner allo stesso modo per tutto il tempo su entrambe le mani. Anche allora il Dr. Steiner deve aver lavorato in modo illecito. I processi che dovetti sperimentare sul mio corpo, in particolare la parte inferiore del corpo, non possono essere descritti in poche parole. In parte potei proteggermi solo da quello che sembrava tentazioni sulla mia parte inferiore del corpo cantando ad alta voce, il che però mi mise in conflitto con il mio ambiente. Non è possibile descrivere quali sofferenze, fisiche e spirituali, dovetti subire attraverso l’esperimento di Dr.
Steiner.» Inoltre una signora, (che) da Steiner, presumibilmente per avviare un processo di guarigione, era stata baciata e toccata in altri modi in modo particolare, cosicché si erano insediate sensazioni sessuali straordinarie. Se questa personalità rifiuta di dire di più al pubblico, sarebbe comunque pronta a farlo sia davanti al giudice sia a uno psichiatra (Hofrat Seiling. Lettera alla redazione Monaco, 23.10.1917). È un «caos di immoralità», Steiner stesso «uno strumento di forze tenebrose». È notevole che gli antroposofi non abbiano mai proceduto legalmente contro tutte queste accuse pubbliche. Leisegang viene poi anche a parlare dell’efficacia politica di Steiner, per mettere in luce soprattutto la personalità di Steiner. Giunge al seguente risultato devastante: È inutile discutere di antroposofia come concezione del mondo. Si tratta di un consapevole traviamento dell’opinione pubblica, di banale insensatezza; Steiner non agisce in buona fede. Il libro: «Dell’opera di vita di Rudolf Steiner» è «l’opera più bugiarda della letteratura mondiale». La relazione di Leisegang naturalmente ha suscitato disagio in molti uditori, che fu anche espresso da vari nel senso che il positivo nell’antroposofia non fosse sufficientemente apprezzato, che la personalità di Steiner, in particolare anche il suo atteggiamento politico, fosse stato troppo sottolineato. In questo senso si espressero tra l’altro Lic. Dr. Kesseler, Pastore Dr. Koehler, che ha osservato Steiner per 30 anni e lo giudica considerevolmente più favorevolmente, e così come Direttore Wilhelm Spiecker sperano molto dall’influenza cristiano-teologica di Rittelmeyer sull’antroposofia. Similmente si espresse successivamente D. von Rohden e Prof.
Jeremias, che parte dalla necessità degli studenti che richiedono un nuovo orientamento, come offre l’antroposofia; inoltre Rittelmeyer e Geyer sono ormai i più importanti predicatori da pulpito della Germania. 300 pastori hanno dichiarato che sarebbero pronti a lasciare la chiesa se Steiner lo richiede. Esiste una società segreta di teologi antroposofici, la «Comunità cristiana», che vuole portare i pensieri antroposofici nella loro attività di predica senza che la comunità lo noti inizialmente. Jeremias usa l’immagine di un treno merci che, anche se la sua locomotiva non vale nulla, può comunque contenere merci nei suoi vagoni. Si deve porre la domanda della verità, se qualcosa rimane dell’antroposofia come tale. La parola conclusiva di Leisegang vede in ciò un oscuramento tipico, la sua domanda principale era stata una questione morale; la locomotiva deve essere sganciata se il danno deve essere prevenuto. Poiché questo dibattito generale doveva rimanere infruttuoso finché le «merci» nei vagoni non fossero state esaminate per la loro qualità in rapporti individuali, è stato iniziato la sera stessa della domenica, poiché Prof. D. Richter ha riferito sulla «preistoria dell’antroposofia». Secondo lui la sostanza dei pensieri di Steiner forma essenzialmente la tradizione indù-teosofica, accanto al che riconosce una serie cristiana-islamica e una serie cinese all’interno dell’atmosfera mistico-gnostica. Nuovo in Steiner è solo l’introduzione del pensiero evolutivo scientifico e un nuovo universalismo culturale. Che Steiner per il resto veda il soprasensibile è per Richter indubbio. — A questo Prof. Jeremias ha dato una contro-relazione storico-religiosa lunedì mattina.
Ha riferito di altri chiaroveggenti, come i profeti Paolo, Agostino, Ghazali, Plotino. altri chiaroveggenti, come i profeti Paolo, Agostino, Al-Ghazali, Plotino. Steiner in ogni caso appartiene alla storia delle religioni, anche se è un falso profeta. Il contenuto delle visioni dipende dalla purezza del cuore; in Steiner questo contenuto è indifferente dal punto di vista etico e morale. Il Dr. Hoppe formulò i seguenti princìpi su «Antroposofia e Scienza»: 1. Come scienza dello spirito, l’antroposofia sostiene di rientrare in quella forma specifica della vita spirituale umana che il linguaggio comune designa semplicemente come «scienza». Crede di poter fondare questa pretesa su una nuova teoria della conoscenza che ha elaborato per i suoi scopi. 2. Come ogni altra teoria della conoscenza che voglia essere scientificamente discussa, anche l’antroposofia non può sottrarsi al riconoscimento di una struttura a priori del pensiero umano — anche se ristretta — che rende possibile la scienza in quanto tale. 3. I risultati della ricerca antroposofica, che sono di importanza decisiva per il sistema dell’antroposofia, contraddicono le norme critiche secondo che, secondo le esigenze finora consuete, un risultato «scientifico» della ricerca deve resistere. 4. L’antroposofia non è quindi una scienza, e non è neppure una «scienza dello spirito». Anche formalmente il suo carattere non scientifico si tradisce nella manchevolezza della sua metodologia. 5. Per quanto riguarda i ricercatori antroposofici specializzati nel loro campo che sperino di giungere a risultati pregevoli, stando ai primi tentativi, i punti di vista critici non sono affatto specificamente antroposofici, bensì già da lungo tempo elaborati al di fuori della comunità antroposofica.
Risultati che avrebbero potuto essere trovati soltanto per via antroposofica e che avrebbero retto a una verifica scientifica non si trovano in nessun luogo fino a oggi. 6. La valutazione dell’antroposofia come scienza è possibile soltanto in un’epoca di sottovalutazione dei criteri spirituali e di una volontà infranta verso la verità. Nel dettaglio Hoppe sottolinea l’atteggiamento naturalistico di Steiner. Riguardo al punto 2.: devono esistere misure di giudizio sul fatto che qualcosa sia illusione o verità; il credo quia absurdum non appartiene alla scienza. Chi rifiuta il giudizio logico fa saltare in aria se stesso. Neppure l’errore può essere confutato. Steiner stesso esige la verifica mediante il sano senso umano. Riguardo al punto 3.: lo spirito non è una cosa, non può diventare corpo neppure mediante condensazione. Per il punto 4.: il concetto di evoluzione è stato assunto nel sistema soltanto esteriormente (cfr. Leese). Per il punto 5.: la teologia antroposofica ignora ad esempio nuovi approcci presso Heim e altri. Ne seguì un più lungo dibattito epistemologico. Dr. Koehler: L’antroposofia non vuole essere soltanto scienza, bensì un anello di congiunzione tra religione e scienza. Ogni cosa ha la sua propria logica. Steiner non fa alcuna distinzione tra spirito e materia. Prof. Schulz-Sydow: che lo spirito si materializzasse è una primitiva non-spiegazione. Tillich riconosce accanto alla scienza occidentale una condizione spirituale metafisico-mistica, come l’ha avuta in particolare l’Oriente, ma anche l’idealismo tedesco. L’antroposofia commette l’errore di confondere insieme questi due mondi. Il concetto di spirito dell’Occidente deve essere mantenuto in modo assoluto. Lo spirito non è qualcosa, bensì il senso di qualcosa. Lic. Leese: bisogna distinguere fra la chiaroveggenza, che nella misura in cui è descrittiva è anche scientifica, e una concezione del mondo scientifica; fra le due non c’è un legame indissolubile. È la nostra situazione desolante il fatto che ancora non abbiamo criteri per quella chiaroveggenza. Dr. Schweitzer: si oppone al concetto di scienza di Tillich e Leese. Hoppe: constata che le sue tesi non sono state confutate. Dalle singole discipline, oltre la teologia, fu coinvolta soltanto la pedagogia. Jeremias: riferisce entusiasticamente di quello che ha visto nella Scuola Waldorf. Invece Goesch attira l’attenzione sul pericolo delle preghiere infantili steineriane calcolate sull’autosuggestione, ad esempio della seguente: «Dalla testa ai piedi sono immagine di Dio, dal cuore alle mani sento il soffio di Dio; se parlo con la bocca, seguo la volontà di Dio. Quando riconosco Dio nel padre e nella madre, in tutti gli esseri umani, nell’albero e nella pietra, nulla mi dà paura, soltanto amore per tutto quello che mi circonda.» Prof. Keppler riferisce dalla scuola antroposofica di Heidenheim: i bambini lì educati sono in gran parte sfrenati e presuntuosi, anzi, «una vera eccezione di bambini»! L’insegnamento religioso ne soffre in particolare.
Il lunedì pomeriggio fu dedicato alla teologia. Dr. Ritter, che ha parlato a fondo di queste questioni con il suo collega Rittelmeyer, critica l’epistemologia antroposofica sostenendo che rimane ferma al vecchio realismo, anche se in una nuova presentazione, e sviluppa in contrasto il rapporto tra fede e conoscenza nel senso dell’idealismo brunstadtiano. Tillich pone e nega le seguenti due questioni: Gli oggetti che Steiner sostiene di vedere hanno per essenza carattere religioso? L’antroposofo vuole arrivare a Dio per gradi anziché per grazia; gli manca l’umiltà; crede di possedere un biglietto di ingresso razionalistico ed etico in paradiso. Ritter: I teologi antroposofici accanto alla loro antroposofia hanno il loro cristianesimo. Dr. Schweitzer ricorda il detto di Rittelmeyer: «Umanamente non possiamo essere aiutati se rimaniamo come siamo.» Prof. Seeberg teme giustamente che dall’antroposofia sorga una ricaduta nell’ortodossia crassa. Entrambe sono razionalismo. Lic. Werdermann: Purtroppo i nostri teologi positivi a Halle hanno sempre girato intorno ai punti delicati. Schulz-Sydow: Dobbiamo tornare all’obbedienza di Lutero, alla fede nella sofferenza della croce e alla preghiera. I nervi e i cervelli della grande città non potranno mai venire a capo dei cervelli e dei nervi degli antroposofi. Tillich formula l’alternativa: dobbiamo usare gli antroposofi come critica stimolante alla nostra teologia e chiesa, per combatterli in tutto il resto, oppure: li consideriamo come realtà, per ottenere con loro successi tattici tra i nostri fedeli. Una tale tattica è irreligiosa. Jeremias: Dio userà l’antroposofia. La domanda di Werdermann: In quale misura Steiner è stato cristianamente influenzato da Rittelmeyer?
Ritter risponde così: Rittelmeyer è soltanto discepolo, mentre D. v. Rohden sostiene che Rittelmeyer sottovaluti la sua influenza su Steiner. Sulla cristologia fantastica di Steiner riferisce Jeremias. Goesch ne segnala le contraddizioni. Frau Hasselblatt conclude il lunedì sera con la sua relazione molto seria, orientata in senso puramente religioso: «L’antroposofia come inimicizia verso Dio». Sulla base di esperienze personali è giunta alla conclusione che come cristiani dobbiamo bensì non combattere gli antroposofi, ma lo spirito satanico che sta dietro l’antroposofia. Non dobbiamo spingere i cercatori di Dio fra gli antroposofi ancora più profondamente nell’antroposofia mediante un trattamento scorretto. L’antroposofia è apparentemente religiosa; in verità ha capovolto la freccia direzionale «Verso Dio». La cristologia di Steiner è avvelenata fino all’ultimo dallo spirito anticristiano. Per superare l’antroposofia aiuta soltanto l’evangelizzazione positiva. Dobbiamo chiederci: Offriamo motivo per cui anime che cercano fuggano nell’antroposofia? (cfr. 5. Mos. 13,4). I suoi princìpi suonano così: 1. La caratteristica della lotta finora tra la teologia e l’antroposofia era che si trattava essenzialmente di uno scontro della teologia con l’antroposofia. 2. Ma poiché la teologia poggia sul fondamento chiaro della confessione della Bibbia come rivelazione, è suo dovere non solo scontrarsi con l’antroposofia ma passare al combattimento aperto contro di essa. 3. L’osservanza di due punti le facilita questo combattimento: a) Non voler spiegare l’origine dell’antroposofia soltanto da fonti storiche, bensì per un'interpretazione più profonda ricorrere alle parole di Ef. 6,1 e 2. b) Cercando di comprendere la costituzione psicologica degli uomini che si lasciano conquistare dall’influenza dell’antroposofia. 4.
Sviluppi dettagliati al punto b) sulla domanda: Quale è la differenza tra il bisogno psichico degli antroposofi e ciò con cui l’antroposofia soddisfa questo bisogno? 5. Sviluppi dettagliati al punto a) sulla domanda: Con che cosa si può fondare l’asserzione che l’antroposofia ha origine ostile a Dio? 6. Sintesi: Dovere della teologia di combattere gli antroposofi contro l’antroposofia. Dopo questi sviluppi enunciati con calma e fondati biblicamente, anche coloro che finora avevano confidato un gran bene all’antroposofia se ne tornarono a casa scossi da questo convincimento. Martedì mattina il D. v. Rohden lesse i suoi princìpi sulla questione: «Quali momenti conferiscono all’antroposofia il suo straordinario potere di attrazione soprattutto presso la gioventù?» 1. In larga misura l’antroposofia sembra andare incontro a un’urgente esigenza dei tempi. Mentre essa cerca di condensare le rappresentazioni del soprasensibile a realtà tangibili, essa soddisfa il più vivo senso di fatto e di realtà del nostro tempo. 2. Essa offre una nuova scienza dello spirito, e precisamente una scienza basata su osservazione ed esperienza, quindi fondata naturalisticamente della realtà soprasensibile. Così essa fa da ponte sul vecchio contrasto tra la concezione del mondo empirica (positivistica) e quella idealistica. In particolare cerca di rendere intelligibile la rottura della continuità causale terrestre che si compie con ogni nuova vita umana. 3. Alla sensibilità religiosa vuole aprire un accesso migliore alla comprensione della Bibbia, promettendole di porla in una connessione più stretta con il mondo spirituale da cui parla la Sacra Scrittura.
Getta una nuova luce sul significato reale dei sacramenti. 4. Essa conduce a esercizi di concentrazione spirituale e così all’auto-educazione e alla coltivazione consapevole e pianificata della vita interiore, dal che dal punto di vista religioso dovrebbe seguire una più alta capacità di devozione e gioia nel pregare. 5. Essa offre nuovi impulsi e metodi dell’autodisciplina morale, del superamento della debolezza sensuale, della penitenza quotidiana. 6. Con tutto questo l’antroposofia si raccomanda al senso serio, soprattutto al desiderio della gioventù di verità e realtà, di rinnovamento spirituale, nella misura in cui si sente insoddisfatta dalle offerte della chiesa. Il D. v. Rohden non voleva identificarsi con questi princìpi. Racconta come sarebbe venuto all’antroposofia da necessità di cura pastorale, ancora più che da necessità scientifiche. Ha tentato di distaccare Rittelmeyer da Steiner. Si potrebbe dire che l’antroposofia sia una pestilenza spirituale nel nostro genere decadente; tuttavia il positivo che, per disposizione divina, vi risiede deve prima essere estratto. Al contrario prof. Keppler sottolinea: Anch’io sono spinto qui dalla necessità del pastore d’anime. C’è molta speculazione nel campo dello spirituale. La colpa della chiesa è che manca una comunità religiosa per i colti accanto a quella per essi per lo più insufficiente. Frau Hasselblatt: Realtà devono essere riconosciute, ma soltanto di carattere negativo. C’è un bisogno religioso, ma gli viene dato un fine falso. Invece di: come ottengo un Dio misericordioso? — Come si ottiene la conoscenza di mondi superiori?
Frau Hasselblatt sa di una dama antroposofica colta di Berlino che sulla Floradiele compie danze nude per fondersi con Cristo. Jeremias evidenzia il positivo nell’antroposofia. I teologi liberali ne traggono vantaggio, a noi manca la meditazione. Il D. v. Rohden vuole piuttosto essere troppo giusto che ingiusto. Non si deve solo far fronte agli antroposofi, bensì anche andargli incontro. La personalità di Steiner non è univoca, bensì complicata; per il momento dobbiamo considerarla moralmente sana. Anche Leese (pag. 119) e Gennrich (pag. 11) riconoscono nei loro scritti il positivo. Ora venne la relazione più importante del Dr. Heinrich Goesch (Lichtenrade) su: «La personalità di Steiner». Goesch è venuto a Steiner attraverso esperimenti psicologici e occupazione con l’occultismo e fu molto presto ammesso nel circolo esoterico. Nel circolo più ristretto non fu ammesso, nonostante molte promesse. A giustificazione Steiner gli ha spesso dato la risposta caratteristica: «Lei deve ancora essere preparato.» In 5 fino a 5 anni e mezzo ha imparato tutto, alcuni dettagli glieli hanno forniti amici. A Dornach infine ebbe modo di riflettere quando si accorse che Steiner mentisce. Ci è voluto molto tempo e sforzo per estirpare in sé le tracce della meditazione che aveva praticato con zelo per anni; all’inizio si presentavano sempre spontaneamente. Goesch oggi non ha interesse personale, soltanto interesse fattuale. Ha fatto inoltre su tutti i raduni un’impressione in niente fanaticheggiante, bensì fattualmente tranquilla e ha parlato sine ira et studio. — Secondo Goesch bisogna anzitutto fare una distinzione fondamentale fra l’occultismo in generale, i cui fenomeni gli risultano reali da esperienza personale, anche se il loro significato per la religione è all’inizio non meno irrilevante di quanto lo siano i nuovi risultati naturalistici, e l’antroposofia di Steiner.
Per giudicare quest’ultima, si deve far entrare la persona di Steiner nel dibattito; poiché gli apparati del chiaroveggente, la cui affidabilità deve essere controllata, risiedono esclusivamente nell’uomo. Lo stesso Steiner lo riconosce, quando ad esempio sostiene che senza veridicità gli organi astrali sarebbero rovinati. Steiner non ci ha avvicinato all’occultismo genuino; ha soltanto fiutato la congiuntura, ma ha falsificato la sua essenza. L’occultismo è per lui soltanto esca. Così come Frau Hasselblatt anche Goesch giunge alla conclusione che Steiner serve un cosiddetto diavolo della volontà, un Asura, il terzo nella serie dei diavoli antroposofici, riguardo a cui soltanto non si fanno affermazioni nella dottrina segreta antroposofica. (Il primo, Lucifero o Demone, vale come il più innocuo diavolo sentimentale; il secondo, Arimane-Satana, come il diavolo della magia nera, qui di nuovo il metodo di distogliere il sospetto dalla sua persona. — Asura si identifica con il Cristo cosmico.) Secondo Goesch è totalmente fuori luogo se uno crede di poter sondare Steiner. Solo in una cosa è rimasto sempre coerente: nella pura costruzione e sistematizzazione di concetti; egli guarda oltre le cose e gli uomini. Prima del suo tempo teosofico legava i suoi concetti a personalità storiche come Goethe e altri, dopo a esseri angelici e umani; con quest’ultimi ha intensificato l’interesse per la sua causa. In sostanza per Steiner non si è mai trattato e non si tratta tuttora delle cose e delle persone in questione, bensì esclusivamente dei suoi propri concetti e della sua propria persona.
Una seguace lungamente «preparata», che aveva anche compiuto la «dedizione del cuore», una signorina Petersen a Copenaghen, ebbe una volta una visione nel che Steiner e sua moglie le dovevano rivelare il loro ultimo fine: Nel prossimo eone vogliono separare un nuovo pianeta e su di esso regnare su tutti quelli che in questo eone da loro sono stati catturati e privati dell’Io. Se si dice ai antroposofi una cosa del genere, si può forse scuoterne uno o l’altro o convertirlo. Soltanto pochissimi veramente riescono a liberarsi dal vincolo quando una volta sono stati risucchiati in esso. Nella discussione Ritter dichiara che quanto appena udito gli fornisce la chiave anche per lo sviluppo enigmatico di Rittelmeyer, che ha osservato nel contatto con lui negli ultimi 2 anni e mezzo. Era sorprendente ad esempio che in un periodo in cui non poteva svolgere alcuna attività di cura pastorale per la sua malattia, scrivesse tuttavia articoli su l’antroposofia. Al suo ritorno dal sud Ritter lo trovò, lui che prima aveva stimato e venerato, completamente cambiato. Nei colloqui era illogico, evitava seria domande di verità, le distorceva nel ridicolo. Ammise apertamente che nella antroposofia si deve rinunziare alla continuità della personalità, e che poi ci si ritrova in una forma nuova e migliore. Quando Ritter gli spiegò dopo il corso universitario antroposofico che Steiner gli aveva fatto un'impressione veramente repellente e aveva parlato sciocchezze teologiche, lui disse: «Questo dipende da lei. All’inizio è andata così anche per me, ma nel contatto personale questa impressione scompare. Bisogna soltanto tornare ai fondamenti da cui si dice.
Solo se si riflette continuamente su di esso si può arrivare alla verità.» Ritter reputa Rittelmeyer ora inabile a un giudizio e a una critica fattuale. Siffatti artifici demagogici, come egli l’ha ad esempio utilizzato il 10 marzo nel suo conclusivo— verso Tillich e Schweitzer sarebbero in passato stati impossibili per questo uomo fine. — Sulla questione sessuale conferma che anche donne completamente pure provano nell’immediata vicinanza di Steiner un vero disgusto fisico. Leese si meraviglia che il gruppo di attori composto da antroposofi di Haass-Berkow faccia tuttavia un’impressione così pura interiormente. Jeremias muove le seguenti obiezioni: Goesch gli sembra veramente attendibile, ma Steiner sostiene appunto di stare al di là del bene e del male. «Solo il contemplatore ha coscienza.» Chiede: Steiner ha condotto la magia sessuale per suo conto o per conto delle donne? Non vuole giocare l’avvocato del diavolo, neppure egli crede che sulla terra l’egoismo possa essere escluso in questo campo, neppure attraverso l’astinenza apparentemente praticata da Steiner. Anche una tromba impura può produrre un bel suono (!). Al contrario Dr. Schweitzer segnala la conseguenza dalla stessa asserzione di Jeremias fatta ieri: «Solo un cuore puro può vedere Dio» e «L’unico criterio dell’antroposofia è l’attendibilità del suo guida». Qui vale soltanto un O questo o quello! Prof. Keppler ritiene che gli antroposofi che credono di vivere un approfondimento del loro cristianesimo in verità non vivono niente di antroposofico, bensì qualcosa di cristiano che finora aveva dormito in loro. Werdermann ritiene che la dishonestà di Steiner non sia provata. Altri grandi uomini come Rousseau o Maometto non si puòno scrutare in maniera così limpida.
Goesch dice nella sua conclusione: La differenza tra Steiner e Cristo, sulla cui potenza ipnotica Leese voleva fare assegnamento, è che Steiner spezza la coscienza dell’altro e agisce in modo puramente negativo, mentre Gesù conduce alla libertà. Il pathos morale è preso sul serio soltanto nei gradi inferiori, a che è calcolato, mentre nei gradi superiori è deriso. L’attore Haass ha anche notevoli forze ipnotiche. I suoi giochi dovrebbero attirare determinate persone, in particolare tra la gioventù, che proprio per questo lato sono accessibili. Del resto qui pure vale: prima si ingrassano i vitellini prima di macellinarli. — Proprio uomini moralmente capaci vengono volentieri usati da Steiner. Anche la magia sessuale per lui non è fine ultima, bensì mezzo per privare dell’Io i suoi strumenti. Steiner vuole appunto dispiegare il suo potere con ogni mezzo — ecco perché inoltre rappresenta la sua causa apparentemente male; — così il primo discorso in un ciclo contiene per lo più una quantità immensa di sciocchezze senza coesione, ma per ognuno degli uditori accessibili un boccone che lo rende ansioso di più. Il parroco urbano Keppler riferisce sulle «Pericoli dell’antroposofia per la chiesa». Li ha conosciuti a fondo nella città industriale sveva di Heidenheim con 18 000 abitanti negli ultimi 4 anni. Heidenheim è completamente infestato di antroposofia, veramente una cittadella dell’antroposofia. Si è tentato di conformare la vita comunitaria ed economica così come il sistema scolastico in senso antroposofico. I suoi princìpi suonano: 1. Con il suo atteggiamento non storico l’antroposofia non ha comprensione per la chiesa popolare diventata storicamente e mina i fondamenti del prestigio ecclesiastico e dell’influenza ecclesiastica.
L’attrazione che l’antroposofia esercita su ampi cerchi di cercatori fra i ranghi dei colti, dell’operaismo e della gioventù conduce con necessità interiore all’alienazione o alla rottura con la chiesa, il che significa una perdita di sangue successiva per la chiesa popolare.
Il movimento antroposofico diviene apripista per l’abbandono della chiesa. Se la sua graduale trasformazione in chiesa settaria si conclude, non cederà in nulla alle altre per il metro ecclesiastico.
La pretesa dell’antroposofia di aver realizzato l’idea di una religione sovraconfessionale porta con sé un ammollimento della coscienza evangelico-ecclesiastica, che in un’epoca di nuova forza progettuale di Roma può avere effetti disastrosi.
L’atteggiamento estetico-intuitivo e il modo di pensare dell’antroposofia ridimensionano anche il mondo di pensiero religioso della chiesa evangelica nella sua realtà spirituale. 6. L’induzione in errore dell’interesse religioso attraverso l’antroposofia provoca anche danno sensibile alla vita interiore della chiesa evangelica, nella misura in cui sorgono in essa bisogni pervertiti e, soddisfatti o insoddisfatti, rovinano una pietà evangelica sana. 7. Il capovolgimento dei motivi morali e degli scopi dell’antroposofia danneggiano nella loro reazione la moralità evangelica. 8. L’assenza di obiettività nella lotta antroposofica a seguito della sua patologica ipersensibilità rende la lotta della chiesa con l’antroposofia una difficoltà non insignificante. Astensione o attacco possono provocare effetti controproducenti sulla vita esterna e interna della chiesa. Chi sostiene che l’antroposofia non rappresenta un pericolo per la chiesa, che stia soltanto su due occhi, che si possa e si debba lasciarla fare, dato che contiene anche parecchie cose buone, non sa quanto grande sia il danno. Certamente la vita della chiesa difficilmente ne subirà danno; a questo le manca infine una forza veramente religiosa. Con fanatismo e denaro non si fa tuttavia tutto. Nella polemica l’antroposofia combatte esattamente come i liberi pensatori chiesa evangelica e cattolica come la chiesa.
Quando Keppler una volta in una controversia giornalistica difese il carattere volitivo personale del peccato, la confutazione recitava semplicemente: «Questo è appunto concezione ecclesiastica.» Il carattere autoritario di Steiner e del suo insegnamento agisce indubbiamente in modo attraente su anime lacerate dal dubbio. Presto seguirà il grido: Antroposofia o chiesa! Non appena l’ordine viene impartito. A Heidenheim il capo degli antroposofi ha già compiuto la rottura. Lì un tempio antroposofico sarà presto completato; già adesso è pronto un parroco antroposofico, un ex-teologo. Già adesso si sostituisce la chiesa con riunioni in piccolo cerchio, dove si legge uno dei Vangeli o anche Goethe, si danza in euritmia, si disegna, si fa musica. (Una prova che forse non ci manca nulla tanto quanto nella chiesa forme di comunità nuove per i colti.) Battesimi antroposofici con i simboli cenere, sale e acqua così come corrispondenti celebrazioni di comunione e simili presto non saranno più eccezione, e avremo una contro-chiesa con la nota passione settaria contro la chiesa mondiale disprezzata. Poliedrica sa presentarsi l’antroposofia all’uomo moderno come religione moderna, sovracconcessioniale, all’operaio come socialismo e così via, e intanto Roma diviene sempre più potente! A Heidenheim stesso nel 1921 da matrimoni misti 14 bambini furono battezzati evangelici e 20 cattolici, benché i 7/8 della popolazione siano evangelici. — La Bibbia viene letta perversamente e innaturalmente.
È un gioco estetico, infantile e tuttavia pericoloso, poiché si può rischiare la propria anima. Si può discutere se l’antroposofia ha chiarito questo o quel punto che prima era sottovalutato; più disastroso però è il danno per il fatto che la cosa secondaria diviene cosa principale e le domande fondamentali come peccato, grazia, Gesù Cristo vengono oscurate. I pensieri apparentemente morali abbagliuno. Non si tratta dei pensieri e delle linee guida, bensì dell’immagine che appare quando questi pensieri vengono incastonati insieme. Allora i pensieri cristiani diventano trine su un tutt’altro vestito, vale a dire indiano. Un pericolo particolare è rappresentato da Rittelmeyer, che è tanto più pericoloso quanto che in lui l’antroposofia ha in parte tolto il lato sciocco. Un’intesa con gli antroposofi non c’è mai, perché essi hanno sempre ragione, anche se conosciamo il sistema antroposofico meglio dei suoi sostenitori. Eppure la lotta è necessaria. In ultimo la vittoria rimane allo spirito. Frau Hasselblatt complementa gli sviluppi in una contro-relazione. Come ha visto con i propri occhi, gli antroposofi si gettano in particolare su parroci evangelici. Parimenti il suo influsso sulla gioventù non è da sottovalutare, il cui bisogno di misticismo essa soddisfa fortemente.
Qui c’è una negligenza della chiesa. Non ha la chiesa in parte stessa causato il fatto che l’antroposofia le sia diventata un pericolo? Soprattutto bisogna che si senta di più nei sermoni evangelici che noi abbiamo un messaggio gioioso, non noiosa. Infine tutto quello che suona a partiti politica deve scomparire dai servizi divini. Goesch ha ripercorso la storia della vita di Steiner fino alle sue origini non chiarite. Mentre faceva ciò risultarono fra l’altro le seguenti particolarità[::~]: Alla sua promozione a dottore non ha pubblicato la sua vita, come di consueto. La sua celebrata attività scientifica come ricercatore su Goethe viene messa in seria questione da esperti come Semper; tutt’al più soffre di scorrettezze. È accertato che in passato era dedito all’ubriachezza. Dalla ubriachezza lo guarì la sua governante, che poi sposò. Probabilmente ha subito una formazione gesuitica, benché lo neghi. Comunque conosce i segreti dei gesuiti, e nella libreria antroposofica di Berlino in Motzstraße, fra i «grandi iniziati» è appesa il ritratto di un padre gesuita. Nel 1905 seguì l’adesione [*] Le asserzioni seguenti di Goesch abbondano di inesattezze e di diffamazioni malintenzionate. Cfr. Rudolf Steiner, «Il mio cammino» GA 28; «Sulla storia e dai contenuti della Scuola Esoterica 1904-1914», GA 264 e 265; inoltre «Problemi della convivenza nella Società Antroposofica» (Crisi Goesch), GA 253.
alla massoneria internazionale, precisamente all’O.T.O. (Ordo Templi Orientis), un ordine di Andrea riconosciuto dal Grande Oriente francese con rito scozzese, che comprende soltanto i gradi superiori. Allora fu concluso un contratto tra l’emissario di quell’ordine, Theodor Reuß, un tedesco anglicizzato, e Steiner rispettivamente la sua successiva seconda moglie, signorina von Sivers, secondo che Steiner doveva pagare una provvigione annuale per il corpo di dottrina ricevuto (!). Steiner fu anche ammesso nella scuola esoterica della Besant, cosa che egli nega. — Goesch stesso fece l’esperienza che Steiner già dopo una settimana gli mandò un «corvo» con la domanda se volesse essere ammesso nell’ordine. Quando rispose che sperava di esserne degno, non fu ammesso. Più tardi accertò che soltanto persone straordinariamente ambiziose, persone cioè con forze volitive impure, potevano costituire la comunità kerneliana di Steiner. Nel O.T.O. viene praticato quello che la «Hidallah» di Wedekind rappresenta: i gradi inferiori non sanno che sopra ogni sorella deve essere a disposizione di ogni fratello. Riguardo alla pratica personale di Steiner è difficile accertare qualcosa; egli ha spostato il campo sessuale anche sul piano astrale. Goesch adduce sei casi singoli esattamente descritti, in che Steiner e sua moglie hanno praticato magia sessuale su altre donne e ragazze. Alcuni di questi furono pubblicati nel 1917 negli «Studi Psichici», ma mai chiariti da parte antroposofica.
Questi attentati di magia nera operano ad esempio con meditazioni eccitanti lussuria, con rappresentazioni oniriche ipnotiche, con compiti post-ipnotici. I testimoni vengono bensì volentieri rifiutati come isteriche da parte antroposofica, ma sono persone tutt’altro che irragionevoli, anzi diventate nuovamente ragionevoli persone, fra esse uomini, e le donne successivamente designate come isteriche avevano prima rivestito i gradi più alti nel circolo di Steiner. Fra le altre cose una signora si svegliò dopo un colloquio di tre quarti d’ora con Steiner, in cui non si era parlato del vero argomento, di notte di cattivo umore, si stropicciò il viso e ebbe la sensazione di qualcosa di ripugnante. Aveva sognato di essere stata baciata da Steiner su tutto il viso, soltanto non sulla bocca. Quando il giorno dopo entrò nel circolo più ristretto, fu accolta dalle seguaci di Steiner per la prima volta come una di loro. Ciò che questa signora aveva sognato è accaduto in realtà a un’altra più tardi indipendentemente da questo. Si tratta secondo Goesch di un ordine post-ipnotico. O un’altra signora, che di solito viaggiava con Steiner e, presumibilmente per proteggere la sua aura, era solita dormire nella stanza accanto in albergo, una volta eccezionalmente era andata a letto soltanto dopo mezzanotte. La mattina seguente Steiner le rivolse le parole: «Lei ieri è arrivato così tardi.» (!) Questa signora è disposta a testimoniare.
Nel complesso Goesch ha designato questo aspetto della cosa come Blocksberg e stregoneria. — Poi Goesch ha provato la sua accusa di disonestà ad esempio sulla base dei cambiamenti di proposizioni importanti nella sua «Filosofia della libertà» nella seconda edizione, cambiamenti da Steiner negati. Solo sotto suggestione Rittelmeyer può asserire: «Non c’è alcun argomento serio per la disonestà di Steiner che richiederebbe neppure una controreplica.» Tipiche sono tutte le difese degli antroposofi contro simili attacchi, che costantemente girano intorno al nucleo, portano in primo piano questioni secondarie. Anche Steiner stesso ama distogliere l’attenzione da punti deboli del suo sistema consapevolmente; ad esempio quando dice in una conferenza pubblica: «Vada dunque una volta nelle grandi sale berlinesi e veda come il pubblico senza proprio giudizio si lascia suggerire qualcosa da colui che tiene la conferenza.» (sic!) Riguardo alle esperienze con l’ipnosi steinerliana, che rappresenta soltanto una parte della vecchia magia, riferisce Goesch: Quando il «corvo» venendo per la seconda volta da lui gli chiese se volesse essere ammesso nell’ordine massonico, aveva completamente dimenticato l’esistenza dell’ordine, il che nel suo altrimenti eccellente memoria poteva attribuirsi soltanto a un effetto ipnotico. Quando dopo un certo tempo un altro gli chiese dell’ordine, lo negò, e gli divenne chiaro solo successivamente di aver detto senza riflessione una grossa menzogna automaticamente, nella opinione di compiere una buona azione. Il trucco principale di Steiner è la sua stretta di mano, durante che i centri delle due mani devono toccarsi.
Da essa emanano indubbiamente forti forze. Quando Steiner entra in una sala, fiuta letteralmente persone che può dominare, si scaglia su di esse e stringe loro la mano. Le sue allieve anelavano dopo simili strette di mano. Goesch visse ancora il seguente: Dopo che a Dornach si era già liberato da Steiner, tornò a casa da sua moglie da un breve incontro con Steiner. Allora non sapeva nulla degli avvenimenti della settimana precedente e della sua rottura con Steiner. Lui e sua moglie non si capirono più, finché lei lentamente non gli fece tornare alla memoria gli ricordi dell’accaduto. Per tali mezzi Steiner separava matrimoni. Anche chi riceve lettere di mano di Steiner non è al sicuro dall’influenza ipnotica. Ma come dovremmo combattere l’antroposofia? a. Polemicamente 1. Non con parole d’ordine o mediante pura ridicolizzazione, bensì da conoscenza esatta, anche se talvolta una certa maniera rude di combattimento è opportuna. 2. Si tratta di organizzare opera di educazione sull’essenza vera dell’antroposofia e del suo fondatore, naturalmente con il pericolo che si attiri l’attenzione su di essa da parte di non-conoscitori. 3. L’opera di educazione non deve iniziare al pubblico largo, bensì nelle università (professori e studenti) e in corsi per pastori. 4. Il piano di un colloquio religioso con antroposofi è stato abbandonato sulla base della nostra conferenza, non soltanto perché il fronte unitario degli evangelici non è sufficientemente compatto, ma anche perché i nemici sono non-educabili e lavorano con controrazioni suggestive.
I tre metodi di verifica consigliati da Rittelmeyer — tramite l’intelletto pensante, tramite la ricerca scientifica, tramite l’esperienza ~ non ci conducono oltre, perché singoli risultati, presupposto che se ne possa verificare la correttezza, non possono modificare la nostra posizione fondamentale. Finora gli antroposofi hanno ignorato tutte le proposte di verifica fatte da parte non-antroposofica, anche quelle non sperimentali-psicologiche, ad esempio quelle di Hauer. 6. Su proposta di Lic. Peters (Hannover) si dovrebbe riflettere se non un’abile satira, ad esempio nella maniera dell’aureo articolo di Stapel, e quindi non nella forma di un pamphlet, non potrebbe essere un mezzo efficace di combattimento.
Il piano di P. Priebes di pubblicare un’opera collettiva, circa col titolo: «Dall’opera di vita di Rudolf Steiner, 2° volume», merita seria considerazione. b. Più importante ancora di ogni polemica è il superamento positivo. Ci serve 1. una migliore scienza, e precisamente una nuova critica della conoscenza nel senso di Brunstädt, che ci mostri contemporaneamente vie verso l’auspicato naturalismo universale, ma anche ad esempio una nuova psicologia e teologia; 2. una più forte forza di coraggioso credenza evangelica e da essa una grande evangelizzazione. 3. Ci servono forze di cura pastorale che possano agire anche su antroposofi e su coloro che vogliono diventarlo. 4. Ci serve una nuova consapevolezza ecclesiastica, nuove forme di comunione, specialmente anche per colti, a che le «comunità» sembrano troppo strette. Si tratta di una lotta per la vita e la morte; la parte che si lascia guidare dallo Spirito Santo avrà la vittoria. di Rudolf Steiner». Con straordinaria dettagliatezza viene riprodotto nel protocollo ciò che Goesch — e prima di lui già Leisegang — ha detto sul sessuale in questa assemblea. Dopo che è stato riferito: «Nell’ordine del tempio orientale si pratica ciò che rappresenta la «Hiddalah» di Wedekind: i gradi inferiori non sanno che in alto ogni sorella deve stare a disposizione di ogni fratello» — il protocollo continua immediatamente: «Sulla pratica sessuale di Steiner è difficile affermare qualcosa; egli ha anche traslato il campo sessuale sul piano astrale».
Goesch cita in particolare «sei casi singoli precisamente descritti, in che Steiner e sua moglie hanno praticato magia sessuale su altre donne e ragazze». E — gli stessi uomini che prima non volevano sapere nulla dell’Astrale, ora credono improvvisamente tutti all’«piano astrale». Gli stessi uomini che non volevano sapere nulla dello sviluppo di facoltà superiori, ora credono improvvisamente tutti alla «magia sessuale», sebbene nessuno di loro potrà spiegare che cosa sia propriamente. E nessuno fra i partecipanti è stato che chiedesse se con tutto lo sforzo della ricerca ostile non si fosse trovato nulla di più concreto e credibile? Nessuno che sapesse o volesse sapere che cosa si è detto da parte antroposofica a questi rimproveri, ad esempio al frequentemente trattato caso tipico di R. v. S.? Nessuno che abbia dichiarato l’assemblea incompetente a trattare tali casi in questo modo, che dalla propria esperienza di vita avesse almeno indicato il carattere discutibile delle testimonianze di donne non coniugate? «Sorprende che gli antroposofi non siano mai ricorsi legalmente contro tutte queste accuse pubbliche». Sì, non si presentano altri motivi oltre al sentimento di colpa? Che un uomo di considerevole significato storico ha altre cose da fare che trascinarsi in tribunale con siffatti nemici? Che non può nemmeno permettersi di prendere tempo per questo?
Che possono esistere casi dove è semplicemente la dignità a richiedere di aspettare come l’umanità si pone dinanzi a tali accuse e se esistono sufficienti persone che si sollevano indignate contro siffatta forma di lotta? Che può trovarsi una domanda rivolta ai contemporanei stessi, una domanda assai seria in questo silenzio? Una volta sarà avvertita come una profonda ignominia dell’umanità che si permettesse di attribuire tutto questo proprio a un uomo che — secondo il giudizio di tutti coloro che vivono nella sua cerchia — e sono veramente pedagogisti chiaroveggenti, medici consapevoli della responsabilità, teologi a sufficienza — non potrebbe presentarsi di certo più puro in questo ambito! Che genere di pettegolezzo si potesse offrire all’assemblea senza incontrare indignazione, solo un esempio: «Un’altra signora, che soleva viaggiare con Steiner e, presumibilmente per protezione della sua aura, dormiva nella stanza accanto in albergo, era eccezionalmente andata a letto dopo la mezzanotte. La mattina dopo Steiner le si rivolse con le parole:
Esistono molteplici diavoli antroposofici, un innocuo diavolo dei sentimenti, un diavolo della conoscenza e un diavolo della volontà, Asura, «di cui soltanto nessuna affermazione è stata fatta dalla dottrina segreta antroposofica». Così tutto diviene chiaro! È il suo maestro a cui serve! E ora diviene completamente intelligibile la grande influenza che Steiner esercita sugli uomini e per che non potrebbe darsi nessun’altra spiegazione! Ora diviene anche completamente intelligibile la testimonianza di tutti coloro che attraverso l’antroposofia hanno acquisito libertà spirituale, nuovi impulsi morali, comprensione per Cristo! «Dai loro frutti li conoscerete!» Si crede improvvisamente in tre diavoli, dopo che prima non si voleva sapere nulla degli angeli, e anche in una specie d’incarnazione di un diavolo — solo per finalmente farla finita con questo scomodo Steiner! E si crede tutto a un uomo il cui stesso riconoscimento personale, di non poter talvolta ricordare più il discorso avvenuto dopo le sue conversazioni con Steiner, dovrebbe portare ogni vero giudice cauto ed esperto di vita a tutt’altre supposizioni che alla supposizione di un’influenza manifestamente incontrollabile da parte di Steiner! [1] * A questo punto prese la parola mio precedente collega specialista della «Nuova Chiesa» a Berlino, il pastore dott. Ritter, membro dell’assemblea statale prussiana e consulente culturale nazionalista tedesco, presidente dell’associazione nazionale dei giovani tedeschi.
Fino a quel momento l’assemblea sembrava ancora essere stata alquanto danneggiata dal fatto che ora l’uno ora l’altro, che mi conosceva da Berlino, prendesse il mio intervento per l’antroposofia come pretesto per dare una
Evidentemente furono tenute anche diverse relazioni al congresso, in cui si manifestava uno sforzo più serio di confrontarsi scientificamente con l’antroposofia. Il rapporto stesso non attribuisce loro l’importanza principale. Nel contesto dell’intero protocollo, l’esposto su di esse ha l’effetto come se si infilassero un paio di piume di pavone a un falco, affinché non sia riconosciuto subito. Goesch, di cui addirittura si racconta che ha fatto « su tutti gli assembrati un’impressione per niente fanattica, ma piuttosto tranquilla e fattuale», è stato «decisivo». ^«Mediante nessuna confutazione per quanto convincente gli antroposofi si lasciano distogliere dalla loro causa», dice Leisegang. Dunque, mi sono sforzato in ogni modo di trovare nel rapporto lungo dodici pagine fitte della riunione una qualsiasi «confutazione convincente», e mi sono esercitato, per quanto ho potuto, a lasciarmi confutare. Ma se per esempio il pastore dott. Hoppe diceva: «I risultati della ricerca antroposofica, che hanno significato essenziale per il sistema dell’antroposofia, contraddicono le norme, secondo che — secondo le pretese finora consuete — un risultato di «ricerca» scientifica deve reggersi» — allora si dovrebbe prima dirci di che risultati ciò vali, e indagare quali siano le norme «consuete», e soprattutto se queste norme abbiano diritto di sussistere per il campo in questione. O se dall’esposizione di questo stesso asserto si riferisce soltanto che lo spirito non è una cosa e nemmeno può diventare corpo mediante condensazione — allora ci si domanda stupiti se esistono ancora persone che credono di poter dire così qualcosa contro una concezione del mondo, che secondo le sue stesse dichiarazioni chiare e reiterate non è nemmeno la cosa una cosa nel senso di questo avversario, tanto meno lo spirito. O se il dott. Tillich, libero docente di teologia all’università di Berlino, dichiara: «Lo spirito non è qualcosa, bensì il significato di qualcosa» — allora ci si domanda meravigliati: Come può una tale affermazione essere accettata senza contraddizione da un’assemblea così grande di teologi istruiti? Come si può credere a Dio, se si conosce lo spirito solo come «significato di qualcosa», se dunque nemmeno Dio può essere «qualcosa» in sé, bensì soltanto «il significato di qualcosa», cioè circa il significato del mondo nella testa del teologo? Come è possibile che non si noti l’apertezza l’importanza maggiore alla lotta. Allora è venuto in aiuto al suo amico dott. Schweitzer il dott. Ritter. Non mi si esigerà che io mi difenda contro tutte queste pretese, a es. che io sia stato «completamente trasformato» dal mio precipizio in montagna e «incapace di giudizio», nemmeno con una parola. Ma per la caratteristica di ciò che la polemica teologica riesce a permettersi e certamente permetterà contro la nostra nuova impresa religiosa negli anni prossimi, sia riferito soltanto un periodo: «Era notevole ad esempio che egli (Rittelmeyer) in un momento in cui non poteva fare alcun lavoro pastorale a causa della sua malattia, scrivesse tuttavia articoli sull’antroposofia». Questo lo dice — adesso, dopo anni, quando non sono più a Berlino — l’uomo che deve sapere che nell’inverno 1920/21 a causa della malattia non potei lasciare la stanza per mezzo anno, che ciò nonostante utilizzai ogni possibilità di cura d’anima personale, anche dal letto di malattia, che redissi i due articoli del libro «Dell’opera di Rudolf Steiner», dettando pochi periodi al giorno durante lunghi mesi di giacenza!
dell’ateismo scoperto in una tale concezione — nemmeno allora? E che cosa rimane allora dello «Spirito Santo», nel nome di cui si vuole ora annichilire l’antroposofia nella «lotta aperta», teoricamente ancora, persino se si fosse brillantemente fornita la prova che lo si possiede praticamente? Che in una tale assemblea si diffondessero e apparentemente credessero anche le più selvagge favole sulla nostra movimento religioso, è naturale. Il professor Geremia, Lipsia, che mediante una semplice domanda a me avrebbe potuto conoscere la verità in ogni momento — racconta che esiste un «associazione segreta di teologi», la «Comunità dei Cristiani», che «vuole introdurre i pensieri antroposofici nella sua predicazione senza che la comunità all’inizio se ne accorga». «Trecento pastori hanno dichiarato di essere disposti a uscire dalla chiesa se Steiner lo richiede». O se Leisegang, per provare l’influenza suggestiva di persone da parte del dott. Steiner, afferma: «Ogni discepolo segreto deve leggere e meditare nello stesso posto ogni giorno alla stessa ora lo stesso di Steiner» — tale affermazione selvaggiamente fantastica è possibile solo perché sono radunati soltanto «esperti» dell’antroposofia, fra che nessuno conosce nemmeno i primi requisiti di ogni educazione spirituale antroposofica. Il documento potrebbe davvero far giungere a ogni uomo ben disposto e ricercatore di verità la consapevolezza della tremenda serietà della nostra situazione spirituale. «Si deve combattere una lotta per la vita e per la morte. Vincerà il lato che si lascia guidare dallo Spirito Santo». La sensazione di che cosa sia lo Spirito Santo è così completamente scomparsa che in un tale scritto si può scrivere questo periodo? Allo Spirito Santo appartiene la verità e l’amore. Non si potrebbe almeno una volta cominciare osservando cautela riguardo a calunnie della più grossa specie? Avremmo una società di persone oneste che rigettassero risolutamente con orrore tutte siffatte calunnie, se a esse non seguisse immediatamente la severa prova di verità! Un esame responsabile, spiritualmente e moralmente profondamente consapevole dell’antroposofia — non chiediamo più, ma chiediamo questo! Sembra una domanda di destino per lo spirito tedesco, se dispone della forza spirituale e morale per questo. Se fallisce in ciò — allora non vale la pena vivere per quello che rimane come «Spirito Santo» e «vince»!
[Di seguito sono riprodotte la risposta alla lettera del dott. Lempp, presidente dell’associazione evangelica del popolo nel Württemberg, in seguito all’articolo precedente di Rittelmeyer, e la controreplica di Rittelmeyer. Entrambi apparvero insieme in «Antroposofia» il 12 luglio 1923, 5. anno, n. 2.] I «Conoscitori non antroposofici dell’antroposofia»*
Alla lettera al seguente articolo apparso di Fr. Rittelmeyer ci giunge da parte non antroposofica la seguente lettera con la preghiera di stamparla: 1. Il rapporto menzionato non è un «protocollo», bensì un rapporto molto abbreviato, distribuito oltre al piccolo cerchio dei partecipanti solo a poche persone, su un convegno di tre giorni, in cui soltanto il rendiconto è stato trattato più ampiamente, che ha offerto materiale completamente sconosciuto. 2. Un lettore obiettivo può vedere anche da questo rapporto con quale accuratezza e con quale impegno così completo per la comprensione dell’antroposofia si sono messi al lavoro la direzione e i partecipanti. 3. Fra le voci che si sono battute per l’antroposofia, non sono mancate nemmeno fra i relatori; le esposizioni dei rendiconti avversari non sono state credute affatto subito, bensì hanno trovato energica contrarietà da vari lati, come risulta chiaramente anche dal rapporto della riunione originale. 4. I due rendiconti degli ex antroposofi hanno incontrato forte contrarietà, ma anche fatto profonda impressione, il primo per la serietà religiosa che vi stava dietro, il secondo per il modo completamente dispassionato, freddo, con cui un dott. in giurisprudenza ha presentato il suo giudizio — elaborato sulla base del lungo contatto personale con Steiner — ciò nonostante annientatore sulla personalità del dott. Steiner. Ciò che il dott. Goesch ha presentato, è peraltro, per quanto ne sappiamo, da coloro che combattono l’antroposofia difficilmente utilizzato una volta sola. 5. L’accusa di Rittelmeyer, che lo spirito tedesco non abbia ancora sottoposto l’antroposofia a un esame responsabile, spiritualmente e moralmente profondamente consapevole, deve essere respinta nel modo più deciso. Su nessun’altra corrente spirituale è stato scritto così tanto e così tanto di serio quanto sull’antroposofia negli ultimi anni. Certo potrebbe essere ancora molto più approfondito, e non avremmo bisogno di simili congressi e simili infelici controversie, se il dott. Steiner adempisse la controrrichiesta che è naturale per tale esigenza: Via con i segreti dei circoli interni e interiori! Fuori i testi segreti! Risposta aperta alle serie questioni scientifiche, come ad esempio quelle che Hauer e altri hanno rivolto a Steiner! Discussione scientifica aperta dinanzi a una facoltà filosofica, a cui Steiner è già stato ripetutamente invano sollecitato! Dott. R. Lempp
Pubblicazione e controreplica purtroppo tardive. [Nota della redazione]
È incoraggiante in questa comunicazione che si noti un certo distacco dal protocollo — o se preferite, dal rapporto molto dettagliato — della riunione, come abbiamo appreso anche altrove. «Solo a poche persone» il rapporto sarebbe stato inviato. Purtroppo siamo stati per mesi ripetutamente confrontati con la sua effetto, prima che decidessimo di affrontare l’argomento. Che il materiale di Goesch «difficilmente sia stato utilizzato anche una sola volta», l'accetteremmo volentieri come una promessa per il futuro, solo si dovrebbe consequenzialmente combattere anche ogni effetto di umore susseguente di questo materiale in se stessi. Ma il dott. Lempp apparentemente non riesce a staccarsi dal materiale del «completamente dispassionato, freddo» «dott. in giurisprudenza», che è così «annientatore». Ciò che il rapporto ne comunica, è una pettegolezzo ripugnante, contraria a ogni realtà — che conosciamo davvero dieci volte meglio — come ci si vergognerebbe di ascoltarla nemmeno su un Eucken o Tröltsch. Non è migliore del sempre utilizzato materiale dalla «Ricerca Psichica» dalla nota, già da tempo riconosciuta spiritualmente purtroppo non sana R. v. S. Il dott. Lempp può contare che nell’ambiente del dott. Steiner ci sono abbastanza persone, fra cui anche donne spiritualmente eminenti, che non potrebbero giustificare il loro intervento per il movimento antroposofico, se fosse vero anche solo un barlume di ciò che qui è affermato. Che alla riunione si levassero alcune voci che esortassero a grande cautela e prudenza, l’abbiamo, nella misura in cui il rapporto lo permettesse, esplicitamente riconosciuto, ma l'ascoltiamo volentieri ancora una volta sottolineato.
In particolare vorremmo presupporre che l’altamente onorato consigliere consistoriale D. von Rohden abbia trovato poco gradimento a gran parte di ciò che proprio il rapporto mette in evidenza. Ma è caratteristico come il rapporto tratta proprio questo uomo. Una dichiarazione di D. von Rohden viene menzionata, la personalità del dott. Steiner non sia univoca, bensì complicata; «per il momento dobbiamo considerarla moralmente». Il rapporto continua: «Ora venne il rendiconto più importante del dott. Heinrich Goesch», che aveva già annunciato all’inizio come «decisivo» per il congresso e di cui aveva detto in precedenza che aveva portato a tutti, anche a quelli che finora avevano preso l’antroposofia più simpaticamente, la «terribile chiarezza» che si tratti in antroposofia di qualcosa di direttamente diabolico. Ora il dott. Lempp ci dice che questo non è stato «creduto» da tutti. Ma il rapporto lo diffonde con l’autorità dei trentacinque uomini che hanno partecipato al congresso, e crea un’impressione con i loro nomi e con la loro più dettagliata conoscenza del «materiale». Può il dott. Lempp approvare questo? Ma passiamo al principale. «Un esame responsabile, spiritualmente e moralmente profondamente consapevole dell’antroposofia — non chiediamo più, ma chiediamo questo! Sembra una domanda di destino per lo spirito tedesco, se dispone della forza spirituale e morale per questo». Questa «accusa» il dott. Lempp la respinge «nel modo più deciso».
L’esame dell’antroposofia gli è già spiritualmente e moralmente sufficientemente approfondito. Ma dove si trova in questi «molti» scritti contro l’antroposofia nemmeno un vero confronto con i metodi della conoscenza superiore, che non si accontenti di tentativi di classificazione storica o di rapide ipotesi psicologiche? Dove si trova un’orazione da vera esperienza in questo campo? O dove si trova una vera confutazione di errori? Dove si trova una confutazione veramente seria e obiettiva, che abbia anche compreso correttamente l’avversario? Per quanto dunque sia in metodo che in risultato il confronto con l’antroposofia non sia nemmeno veramente iniziato, il dott. Lempp trova «così tanto di serio». Deve permetterci di esprimere il parere che questa letteratura contraria sarà una volta — un singolare documento della vita spirituale tedesca. Per quanto concerne infine le ultime richieste del dott. Lempp, non si dovrebbe propriamente parlare di «segreti» se esiste il bisogno di rivolgersi anche una volta a un cerchio di persone che hanno già acquisito conoscenze più approfondite in un campo. È «segretezza» se non chiunque può assistere a una lezione o a un seminario? Un professore universitario non sentirebbe tale critica semplicemente come un insulto? Allo stesso modo i cicli e i discorsi di Dornach sono completamente travisati e maltrattati con la parola «testi segreti». Essi sono stati forniti, senza alcuna condizione straordinaria, alle mani di migliaia, e sono già da lungo tempo giunti alle mani degli avversari, possono in ogni momento essere pubblicati e saranno pubblicati.
La loro riproduzione autentica è solo ritardata dal fatto spiacevole che ogni esperto dovrebbe desiderare che il dott. Steiner nella sua straordinaria ricchezza spirituale abbia piuttosto piuttosto utilizzare gli anni che gli sono ancora concessi per comunicare molta di quella che non ha ancora detto, che per revisionare i resoconti di ciò che già ha detto. Per quanto concerne la «aperta» — perché questa parola completamente superflua? — «discussione scientifica dinanzi a una facoltà filosofica», questo è proprio la questione fondamentale dell’antroposofia, se l’atteggiamento spirituale generale della filosofia attuale sia il giusto, l’unico possibile, se le capacità conoscitive che sviluppa bastino veramente per penetrare il regno dello spirito. E la filosofia odierna stessa deve decidere autorevolmente su ciò? Rivela veramente una comprensione non molto «approfondita» delle questioni principali antroposofiche, se si può elevare tale richiesta in questo modo. «Questioni scientifiche», che provengono dal vero, serio, se pure critico collaborare in questo campo, che non provengono da uno spirito che mediante la sua precipitosa contrapposizione all’antroposofia suscita sé stesso dubbio sulla vera imparzialità e sulla serietà ultima del domandante — dove sono mai state rivolte finora? Ce le proponga, e volentieri starà, dove non il dott. Steiner stesso, così uno degli antroposofi, per quanto non abbia tempo e forza. Caro signor dott.! Lei ricopre una posizione assai responsabile nel Württemberg come guida spirituale dell’Associazione evangelica del popolo, che abbraccia diversi cento-
mila uomini fiduciosi. Che possa aprirsi a ciò che l’antroposofia, proprio inizialmente nel suo paese natale Württemberg, porta nel mondo di straordinaria importanza, posso difficilmente sperare, per quanto gliene auguri. Ma certo lei è d’accordo con me nel desiderio che il confronto avvenga nella forma più degna e, con tutto il contrastare, spiritualmente più pura. Senza con ciò voler muovere un’accusa contro i suoi discorsi, di cui non ne ho ancora sentito alcuno, vorrei ricordare alcune cose comuni che abbiamo avuto, dover affermare alcunché che a ciò sarebbe necessario e di cui l’esperienza dolorosa mi ha mostrato che non è ancora scontato. Resistere a tutte le tentazioni di far passare una cosa seria in qualche modo ridicolo! Non staccare nessun passo dal contesto, né dal contesto di parole né dal contesto spirituale! Dinanzi a tutto ciò che non si comprende subito, dubitare anzitutto di se stesso e poi, prima del giudizio di rifiuto, chiedere a persone che potrebbero avere comprensione per esso! Non esercitare una critica facile da presupposti che sono proprio combattuti dall’avversario! Andare seriamente e indipendentemente soprattutto dopo i metodi! Attribuire all’avversario che potrebbe essere altrettanto intelligente come noi stessi! Mantenersi liberi per la possibilità che il mondo potrebbe essere molto più ricco e anche completamente diverso da come finora abbiamo pensato! Nel confronto religioso nessuna paura per Dio, ma paura davanti a Dio, di non poterlo comprendere correttamente in un’ora decisiva della storia mondiale! Se lei potesse darci la mano in questi principi, dache vorrei presupporre che le siano scontati, allora potremmo una volta dare al mondo l’esempio di un vero confronto spiritualmente eminente e essere certi che in questo modo serviamo meglio lei e noi e la verità. Dott. Friedrich Rittelmeyer
La posizione di Rudolf Steiner nel circolo dei Trenta riguardo alla pubblicazione della lettera di Lempp SEDUTA CON IL CIRCOLO DEI TRENTA
Stoccarda, 14 luglio 1923 a) Appunti di Karl Schubert
Il dott. Steiner si lamenta del modo spiacevole in cui uno scrittore ha inviato un articolo che contiene un’insinuazione contro di lui. Dott. Rittelmeyer: . . . (non annotato)
Dott. Steiner: Questa controreplica[1] la vedo come insufficiente. Ma che la redazione non dica nulla contro, non è giusto. Quante volte ho pregato che soprattutto la qualità morale degli avversari debba essere considerata. Per queste cose non si trova nessun sentimento qui. Senza che sia stata toccata l’intera inferiorità morale, si stampa questo nella nostra propria rivista. Io sono esposto a questo nella nostra propria rivista. Prego, si consideri solo questo. Marie Steiner: … [nel stenogramma non chiaramente leggibile] Dott. Steiner: Ma la redazione, che non fa nulla contro, è una redazione che si può farsi esporre. Prego, si sarà gradualmente spinti a un livello inferiore dalle proprie azioni della Società Antroposofica, mediante cui non è possibile lavorare. Io sarò così a dire costretto, per cui semplicemente agirò — se non dalla direzione «dell’Antroposofia» saranno intraprese misure — per proibire che gli articoli «Goetheanum» siano stampati in «Antroposofia». Ciò che dichiaro viene gettato al vento. Si delibera sulle cose più senza sostanza, e ancora se ne aggiungono tali. Infine è impossibile partecipare a Stoccarda, quando tali cose accadono. Quel che ogni abietto morale produce, deve qui essere stampato. Non si trova scritto da nessuna parte che un tale uomo, che afferma una tale cosa, si giudichi da sé. Si rimane sempre indietro dall’esporre l’intera immoralità terribile nella giusta luce. Si è contenti se la gente dice: Abbiamo discusso se Steiner è indecente o no. — Non è possibile condurre seriamente la scienza dello spirito. — Un uomo che sospetta un altro, è respinto solo se Questo è scritto solo per presentare Lempp come una persona onesta, che cade vittima di una causa. Mi si tratta con escrementi gettati addosso e la gente si tratta con guanti. La rivista, che è sostenuta dal movimento, si da volentieri; e questo si deve accettare senza contraddizione. Vedo che nessuno ha una parola di giudizio. Dott. W.J. Stein: Questo assalto al dott. Steiner è diventato un’abitudine. Il dott. Steiner è messo al bando, anche all’interno di questo cerchio. Dott. Steiner: Ripeto ancora una volta: Quelli che sono responsabili per l’apparizione «dell’Antroposofia», non hanno il compito di prendere seriamente un tale uomo, è materiale come l'hanno i nemici. Alexander Strakosch: Ci siamo decisi a febbraio di caratterizzare il dott. Goesch. Dott. Steiner: Delibere non attuate sono un indebolimento. Prossimamente leggeremo un’annunziazione lodevole della brochure Frohnmeyer! Questa faccenda non può essere aggiustata di nuovo nel giornale stesso. È materiale per i nemici, come non si potrebbe creare meglio. Non è più aggiustabile. Sento per mezzo anno che su signor Goesch si scrive. È terribile che signor Goesch sia glorificato. Non è mai venuto nulla fuori. Mi devo permettere la domanda se non fosse stata la possibilità che si fosse notato a Stoccarda questa enormità. Emil Leinhas: La negligenza morale nella controreplica mi è giunta ben conscia. Devo comprenderlo nel modo che signor von Grone si sia affidato al dott. Rittelmeyer. Dott. Rittelmeyer: Devo proprio dire che devo considerare completamente su di me l’accusa. Ho creduto che il modo con cui mi difendo sia giusto. Jürgen von Grone: So che Dott. Steiner: Mi è indifferente l’allusione di un abietto morale. Non mi è indifferente quando questo uomo è glorificato. Un tale uomo è glorificato quando gli si risponde in tale modo, soprattutto quando si dice che è un guida spirituale di parecchie centinaia di migliaia di persone. Che l'abbiate inteso bene, in questo non ripongo dubbio. Ma che si fornisce materiale ai nemici, questo è il grave. Infine si ammette: «Se lei potesse darci la mano in questi principi, potremmo una volta dare al mondo l’esempio di un vero confronto spiritualmente eminente». Con un tale canaglione insieme dovremmo dar l’esempio? Si chiede la mano di un canaglione! «L’Antroposofia» si schiera così contro di me. Il nemico lo sfrutta, e una tale cosa viene stampata e non contraddetta. Si pensa così che siano personalità molto più serie da prendere. Che cosa sia Goesch, lo sappiamo soli noi. Quelli che ne leggono dal dott. Lempp, no. Inoltre è un dovere ricercare se non sia falso. Dunque, la gente può mentire indisturbata. Si ha nessun sentimento che la menzogna sia qualcosa che non va. Dott. Rittelmeyer: Se il caso fosse stato affrontato Fatto da me, poiché vedo il corso.
Io rincrescemi, questa
Emil Leinhas o Dott. Steiner: È la prima cosa propria che in questo periodo è stata lì. Il Lempp non era stato attaccato, e nemmeno avrebbe dovuto portare l’articolo di contrapposizione. Per il procedimento è responsabile la redazione. Dott. Steiner: Sta il fatto che un canaglione morale è glorificato dal fatto che viene stampato. Il consiglio come tale non può dichiararsi d’accordo che questa cosa sia accaduta. È qualcuno responsabile per esso, che l’ha letto e incorporato. È passato poco tempo da quando se n’è parlato, che si dovrebbero accogliere articoli contrari scritti così di fatto. Questa rivista diventa altoparlante di canaglioni e bugiardi morali. «L’Antroposofia» stampa articoli di «Goetheanum», per poi sfornare tale sfarinatura. Marie Steiner: Non si potrebbe esprimere così, che il vincolo della collaborazione ecclesiastica dott. Rittelmeyer ha impedito dott. Lempp di riconoscere subito? Il consiglio della Società Antroposofica potrebbe improvvisamente avere un occhio più acuto di quello che aveva colui che era collegato a esso con l’intera attività della sua vita. È probabilmente solo così da spiegare. Non si viene subito sul fatto che i precedenti colleghi e adesso nemici sono menzogneri. Alexander Strakosch: La redazione non potrebbe scrivere che accolse l’articolo dott. Rittelmeyers e adesso replica? Marie Steiner: Credo che sia possibile che si dichiari l’ulteriore esistenza della rivista come impossibile, mediante cui sia provato che il livello dei nemici è tale che non è discutibile. Dott. Steiner: La sorella acquisita e il fratello dovrebbero dir qualcosa. La sorella acquisita di Goesch dovrebbe avere il coraggio di dire la verità. Dovrebbe lei stessa comparire. Infine anche la vecchia signora Langen ha avuto più coraggio. La dichiarazione di signor von Grone potrebbe essere controfirmata. Non le creda che mi era ripugnante dire che il conte Keyserlingk è un bugiardo? Un tale cosa si è obbligati nel caso dato a dichiarare. Perché non dovrebbe esserci il coraggio di illuminare i Württemberghesi, che si affidano a un uomo che mente? Se non fosse ammesso che è una menzogna, allora dovrei ritirarmi dalla società. La redazione non avrebbe dovuto essere soddisfatta dall’articolo. Ciò non avrebbe dovuto bastare alla redazione della rivista, che è stata da me coffondata e per che ho anche scritto. Non si trova scritto da nessuna parte che dott. Lempp è un bugiardo. Se questa opinione fosse messa in dubbio, che dott. Lempp è un bugiardo, allora mi ritiro dalla Società Antroposofica nel momento stesso. La cosa più grave è la falsità della chiesa. A un uomo come dott. Lempp la verità è indifferente. Mente allora, quando crede di dire ai suoi aderenti ciò che le piace. Non è bene per la nostra causa se si considerano come complicate uomini moralmente falsi. Deve si difendere moralmente un uomo che diffama? Solo perché dalle terribili circostanze dell’epoca è diventato il capo di centinaia di migliaia di persone? Non avanziamo, se non guardiamo la verità direttamente negli occhi. Ritengo fosse un saluto di benevolenza al dott. Lempp. È vostro buon diritto, ma la redazione è obbligata a non accettare un tale saluto di benevolenza o a portare un articolo difensivo energico. Non è possibile che dai lati della redazione si dica che si stende la mano alla gente. Esistono concezioni strane, come gli articoli siano ricevuti nel mondo. Ogni uno può riferirsi all’articolo [e dire]: Che cosa devono avere nel passato queste persone, che reagiscono in tale modo, lasciandosi dare schiaffi e lasciando che anche colui che riconoscono come capo sia schiaffeggiato! — Che in una tale faccenda si debba andare con sentimento scrupoloso della verità, un tale sentimento non esiste. L’ho espresso come condizione fondamentale, che non sussista la tendenza a considerare la depravazione morale fra le dita e a non prenderla sul serio. Non è solo una superficialità, è un peccato contro il senso di responsabilità. Dott. Kolisko ritiene che signor von Grone debba dire che sia venuto sull’infondatezza delle cose. Marie Steiner: Era un'imprevedutezza e non una consultazione.
Dott. Steiner: Mancanza di riflessione, che risiede nel sistema di trattare ogni canaglione morale con i guanti di cotone. È sempre stato così. Ci si è talmente abituati alle accuse, che si tratta l’avversario con cortesia. Che cosa possa dire il consiglio, lo si può esprimere; che cosa il signor von Grone stesso possa dire, è difficile.
Emil Leinhas: Non c’è quasi nulla da editare. Dott. Steiner: La questione non sarebbe davvero stata sollevata, se non l’avessi sollevata io stesso. Poiché non è accaduto, devo anche sopportare l’odio per il fatto che — dato che da nessuno è stata sollevata la questione —, sia stata da me sollevata la questione.
Appunti della medesima seduta di Theodor Lauer Per questa seduta Unger aveva redatto un ordine del giorno. Quando il dott. Steiner arrivò un po’ più tardi, era già stato discusso una parte dei punti e gli fu comunicato il risultato: che la delegazione per il 22 luglio[1] sarebbe stata composta da Büchenbacher, Leinhas, Mücke, Röschl e Unger e che essa avrebbe presentato l’appello sottoscritto da Rittelmeyer, Bauer, Peipers, Heydebrand e Lehrs.*[1] Quando Unger voleva proseguire, per riferire ciò che si potesse portare innanzi a Dornach, il dott. Steiner improvvisamente l'interruppe in modo violento, riferendosi eccitato e con insolita asprezza d’espressione all’articolo nel n. 2 di «Antroposofia» «I conoscitori non antroposofici dell’antroposofia», che teneva in mano ed aveva ricevuto poco prima. Rimproverò con i toni più duri che la redazione stampasse affatto la comunicazione di un «canaglione intellettuale e morale» come Lempp, che traboccava di verità incontrollate, menzogne e diffamazioni. Essa si degradasse così in un modo impossibile. Perché non vi era stata nessun motivo nemmeno minimo di prendere nota di questi «attacchi di un abietto». E poi questa comunicazione era stata stampata per intero, senza seguire nemmeno una sola parola che esprimesse l’indignazione per tali attacchi e scoprisse qualità morali di Lempp. Anzi, si dispiaceva addirittura che il testo non fosse stato pubblicato prima («spiacevolmente tardivo»).
Infine si era ritenuto soddisfacente come controreplica un articolo così impossibile come quello di Rittelmeyer. Per l’Assemblea Internazionale dei Delegati, vedi Parte III. Potrebbe riferirsi all’appello per la creazione di un Fondo Goetheanum.
Volto a Rittelmeyer, gliene disse spietatamente che non poteva capire come avesse iniziato la sua controreplica alla comunicazione di un uomo che mentiva in modo avventato, invece di mettere in gogna questo, non solo a difesa, ma nell’interesse della verità e della vita spirituale attuale, con parole come: «È incoraggiante nella comunicazione», che lo rivolgesse come «Caro signor dottore» e anzi andasse così lontano nel leccare i piedi che dicesse che presumeva fosse lui fosse comprensibile come principio di onesta discussione, e sperasse insieme con lui di dare al mondo l’esempio di una discussione spiritualmente eminente. Stendesse così la mano ancora a un uomo che appena aveva provato di essere una canaglia. Ma ciò derivava dal fatto che ci si era abituati a non fare del male a nessun avversario, bensì di affrontarli con guanti di seta e a sue spese, a cui si credeva di poter offrire tutto, a recitare il nobile. Ma infine Rittelmeyer poteva scrivere ciò che voleva, se non poteva, per il suo passato ecclesiastico, non poteva chiamare una canaglia un collega che fosse una canaglia. Si rivolgeva soprattutto alla redazione, che non aveva trovato necessario, di fronte alla presentazione del dott. Goesch come «completamente dispassionato, freddo dott. in giurisprudenza», di aggiungere nemmeno una parola per la caratterizzazione di questo uomo e di indagare se l’altro relatore menzionato, che «ha fatto così profonda impressione per il suo serio religioso» fosse davvero stato precedentemente membro. Infatti il fatto era che si trattava di una donna che non era stata membro della Società Antroposofica, bensì della nostra movimento di scienza dello spirito il massimo rigore di coscienza è condizione fondamentale, di questo non ha idea nessuno!» Egli non aveva pensato di doverlo venire a sapere da un giornale che egli stesso aveva cofondato e per che metteva a disposizione un articolo ogni settimana dal «Goetheanum». Che cosa dovrebbero pensarne i nemici! «Gli antroposofi devono avere molto sulla coscienza, se osano rispondere a un articolo così in modo così fiacco e debole!» Doveva riflettere se poteva ancora mettere articoli dal «Goetheanum» a disposizione di questa rivista. Se la Società non si opponesse a un’enormità del genere, egli si sarebbe ritirato da essa. Si riflettè su come procedere. Unger e Stein ritenevano che il giornale dovesse cessare le pubblicazioni dopo che nell’ultimo numero si era mostrata l’ * La formulazione «leccare lo sputo» potrebbe venire dal verbale, non da Rudolf Steiner, poiché essa non appare negli appunti stenografici di Karl Schubert, sebbene lacunosi.
impossibilità di continuare a pubblicarlo dopo l’accaduto. Leinhas trovò necessario solo che von Grone si ritirasse. Il giornale avrebbe potuto continuare a essere pubblicato come edizione tedesca del «Goetheanum». Non c’era bisogno di un redattore che non avesse nulla da redigere, e von Grone infatti non aveva ancora scritto nulla. Nel frattempo Rittelmeyer cercò di difendersi: aveva agito con la migliore intenzione, ma adesso vedeva che, quando si trattasse del Dott. Steiner, doveva essere molto più vigile che normalmente. Però fu ripreso dal Dott. Steiner ancora più duramente. Con sgomento generale il Dott. Stein esclamò: «Come si può ancora tollerare un tale uomo nel consiglio della Società!» Allora la Signora Dott. Steiner lo riprese: «Non dimentichi, Signor Dott. Stein, che è ancora così giovane!» Infine si convenne che von Grone cercasse di rimediare con una dichiarazione nel numero seguente per salvare la situazione nel migliore dei modi possibili, poiché la Società o il consiglio, a cui egli stesso apparteneva, non poteva agire pubblicamente contro di lui; e von Grone stesso, per non precludersi ogni possibilità, ad esempio di agire contro von Gleich, non doveva compromettere completamente la sua posizione. Si tornò allora all’ordine del giorno. Il Dott. Steiner restò seduto apatico, scriveva qua e là qualcosa, uscì una volta. Evidentemente non prendeva più parte alla discussione. Era deprimente vederlo. Verso le 21 Leinhas propose di sospendere per non impegnare ulteriormente il tempo del Dott. Steiner. Nota dell’editore: Rudolf Steiner era in questi giorni a Stoccarda per delle conferenze. Era prevista anche una conferenza per un cerchio ristretto, la cosiddetta ora esoterica, probabilmente per il 15 luglio. A questo cerchio apparteneva anche Jürgen von Grone e probabilmente doveva partecipare anche il Dott. Rittelmeyer. Questa ora esoterica fu annullata dal Dott. Steiner a causa dell’incidente dell’«Antroposofia». Albert Steffen, che era presente allora, riferì nell’assemblea generale della Società Antroposofica Generale dell’anno 1944 (il 2 aprile) che Rudolf Steiner gli aveva detto: La conferenza non poteva svolgersi se era possibile una cosa del genere. E aveva aggiunto testualmente: «Mi hanno colpito da sinistra, da destra e in pieno volto.»
Il trattamento ulteriore della questione in vari organi di Stoccarda
SEDUTA DEL CIRCOLO DEI TRENTA
Stoccarda, 25 luglio 1923 (senza Rudolf Steiner) Appunti di Theodor Lauer L’assemblea internazionale dei delegati, che il 22 luglio a Dornach si era conclusa con una conferenza serale del Dott. Steiner, sembra che sia terminata con una nota discordante. * Sul rimprovero contenuto nelle ultime parole del Dott. Steiner, in cui egli esprimeva il rammarico che, oltre al fondo finanziario, non si fosse parlato anche del fondo morale per la ricostruzione del Goetheanum, Leinhas avrebbe portato in discussione l’affare Lempp-Rittelmeyer, interrotto però due volte dal Dott. Steiner. Successivamente il Dott. Steiner aveva di nuovo preso la parola e aveva detto che si rammaricava che queste cose fossero state portate in discussione; ma dato che era accaduto, doveva dire che la sua persona era stata considerata da sempre e ancora come un male necessario nel movimento e le cose che lo riguardavano erano viste come quantité negligeable. Il turbamento al riguardo era stato grande, ci si era scagliati contro Leinhas e, in relazione con l’atteggiamento anche altrimenti molto poco felice della delegazione tedesca, si era dichiarato che, finché le personalità attualmente dirigenti a Stoccarda fossero rimaste al timone, non si sarebbe sperimentato altro che una catastrofe dopo l’altra. Unger, che in precedenza non era stato informato dei provvedimenti di Leinhas, era tornato indietro lunedì ed aveva riferito alla riunione del mercoledì sera. Tutto questo veniva fatto circolare prima dell’inizio della seduta. Leinhas era designato come compromesso. Ci si trovava sotto l’impressione dell’attesa di ciò che sarebbe accaduto in questa situazione. Il numero 4 appena stampato dell’«Antroposofia», che conteneva una protesta delle personalità dirigenti locali contro la redazione precedente, veniva distribuito.** Per la redazione firma ora il Dott. Piper. Questi, presente per la prima volta nel cerchio, viene salutato dal Dott. Unger. Quindi Leinhas prende la parola. Descrive ciò che era accaduto a Dornach. Ne emerge che il Dott. Steiner non aveva ripreso personalmente lui, bensì aveva voluto colpire la cosa stessa. * Vedi pagina 596 ss. ** Vedi documento seguente.
Dopo questa difesa Leinhas passa alla descrizione del comportamento della delegazione tedesca. I rappresentanti della Renania (soprattutto i giovani Hessenbruch e Kessler) si erano comportati a Dornach in modo molto ribelle. Essi erano anche comparsi lunedì sera al ramo contro il consiglio. Si decise allora di parlare nel ramo del «Circolo dei Trenta» e di rendere noti pubblicamente i suoi membri. Tutto il mercoledì sera fu discusso nei dettagli: che Unger doveva relazionare sulle conferenze a Dornach, poi Kolisko doveva comunicare le informazioni sul cerchio e in generale doveva dirigere l’assemblea in modo che i tentativi di golpe dei Coloniesi fossero respinti e il timone dell’assemblea fosse saldamente nelle proprie mani. Tra l’altro veniva comunicato che il consiglio aveva scritto una lettera a Rittelmeyer, in cui sperava che Rittelmeyer non si dimettesse dal consiglio a causa dell’affare.
«Antroposofia», anno 5, n. 4 del 26 luglio 1923. Dichiarazione di nove personalità dirigenti della Società Antroposofica in Germania Ancora una volta: «I conoscitori non antroposofici dell’antroposofia» Nel n. 2 dell’«Antroposofia» ha trovato spazio uno scritto su questo tema del Dott. R. Lempp e una risposta del Dott. Friedrich Rittelmeyer. Ci vediamo costretti a prendere posizione su questo fatto. Poiché non si comprende perché questo scritto fosse stato affatto accolto. Né per la sua qualità logica né per la sua qualità morale si trovava motivo di trattarlo diversamente da un documento che una redazione manda nel cestino della carta. Anche la risposta del Dott. Rittelmeyer si riduce a un’adulazione dell’avversario, per la quale l’«Antroposofia» davvero non ha motivo. L’intera faccenda, per una concatenazione di circostanze, senza che lo sapessero coloro che sono responsabili della conduzione degli affari della Società Antroposofica, era stata accolta nell’«Antroposofia». Le colonne di questa rivista devono restare sempre aperte a un’opposizione fattuale, se presentata con spirito. Ma non può essere suo compito lasciar parlare in essa quegli avversari che si fanno portatori di ingiurie personali contro il Dott. Steiner; sia che le portino essi stessi, sia che si basino su calunnie altrui, senza sentire l’obbligo di sottoporre il materiale e le personalità su cui si basano a un esame consenziente, prima di usarli per ledere l’onore dei loro simili.
Il Dott. Lempp, che egli stesso non aveva partecipato alla conferenza dei «conoscitori non antroposofici dell’antroposofia», sostiene di avere ricavato dal rapporto l’impressione che la direzione e i partecipanti di questa conferenza fossero proceduti con «accuratezza» e «ampio sforzo di comprensione dell’antroposofia». A questo dobbiamo obiettare: Quali sono i fondamenti di prova da cui il Dott. Lempp trae che le tesi presentate nel rapporto sono vere? Quali sono le possibilità che il Dott. Lempp ha di verificare la sincerità delle personalità che vi compaiono? — Se il Dott. Lempp non può provare la sua consapevolezza in questi due punti, allora dobbiamo contare il suo scritto tra quelli che abbiamo caratterizzato sopra. — Da dove sa il Dott. Lempp che quel Dott. in giurisprudenza ha il diritto di parlare di una «lunga relazione personale» con il Dott. Steiner, mentre sappiamo che il Dott. Steiner ha visto il Dott. Goesch come ogni membro qua e là, ma non è mai stato in una relazione con lui che potrebbe essere descritta nel modo sopra indicato? Il Dott. Lempp usa come argomenti basi così discutibili nei confronti di un uomo come il Dott. Steiner, che si trova al centro dell’interesse pubblico dei nostri tempi; di cui il Dott. Lempp sa come sia esposto da ogni lato alle calunnie personali più vili; nei confronti di un uomo, sulla cui capacità spirituale avrebbe potuto facilmente formarsi un giudizio attraverso lo studio serio anche di una sola delle sue opere estese di scienza dello spirito e la cui moralità al di sopra di ogni dubbio avrebbe potuto ricevere testimonianze impeccabili da persone a lui stesso note come affidabili. Il giudizio sulla valenza morale di un tale procedimento l'affidiamo volentieri a quei contemporanei che ancora si sono conservato il sentimento che non si deve trattare leggermente l’onore del prossimo. Rimandiamo invece il rappresentante della religione al ottavo comandamento. Il Dott. Rittelmeyer ha tentato di confrontarsi con il Dott. Lempp in maniera collegiale. Questa è una sua faccenda personale. Ci sembra però necessario sottolineare che il procedimento del Dott. Lempp si trova in una relazione con la ricerca delle fonti della verità che non ci si potrebbe aspettare da un rappresentante ufficiale del cristianesimo. Non troviamo nulla di «gratificante» nella comunicazione del Dott. Lempp; non abbiamo nemmeno il minimo desiderio di «tendere la mano a lui, per dare al mondo l’esempio di una vera discussione spiritualmente elevata»; poiché non sentiamo alcuna inclinazione a scendere al livello morale su cui si pone il Dott. Lempp attraverso la sua comunicazione. Del resto troviamo impossibile che il Dott. Steiner sia designato come avversario del Dott. Lempp, che il Dott. Steiner ha conosciuto soltanto attraverso questa polemica. Il Dott. Steiner è stato da anno a anno sommerso da ogni lato con calunnie e ingiurie personali del tipo più grave. Gli avversari dell’antroposofia si astengono deliberatamente da una discussione fattuale con essa. In parte conoscono molto bene il suo contenuto di verità, in parte lo sentono istintivamente; ma poiché non amano la verità, ricorrono sempre di nuovo al mezzo di ingiuriare personalmente il Dott. Steiner. In questo si trovano unanimamente d’accordo gli avversari di tutti i campi. Nel fare ciò è loro indifferente se, per i loro scopi, sia menzogna o verità quello che utilizzano. Il desiderio di diffondere menzogne su cose la cui verità non si desidera verificare, lo si trova in un’epoca in cui tutti i rapporti sono caduti in corruzione, sufficientemente di frequente. L’obbligo invece di verificare le fonti da cui si attinge il loro contenuto di verità, praticamente non lo sente nessuno. A questo contrapponiamo noi, a che il Dott. Steiner attraverso la sua opera intera si è sforzato nel corso di decenni di versare nel cuore l’amore per la verità, sentiamo la responsabilità di riconoscere la menzogna in ogni aspetto e in ogni forma, anche in quella dell’ipocrisia devota, e di strapparle spietatamente la maschera dal volto. Siamo pienamente consapevoli che nel nostro tempo il potere della menzogna è diventato grande nel mondo e che la voce della verità trova ancora udito solo in pochi. Solo a questi ci rivolgiamo; anche se non possono accettare gli insegnamenti dell’antroposofia. Poiché più alta di ogni insegnamento sta per noi l’amore per la verità. Dott. Hans Büchenbacher, Dott. Eugen Kolisko, Emil Leinhas, Dott. Otto Palmer, Dott. Kurt Piper, Dott. Maria Röschl, Dott. W. J. Stein, Dott. C. Unger, Wolfgang Wachsmuth.
SEDUTE DEL CIRCOLO DEI TRENTA Seduta del 1. agosto 1923 (senza Rudolf Steiner) Appunti di Theodor Lauer Viene comunicato che il Dott. Steiner, durante la sua attuale permanenza prima del viaggio in Inghilterra, ha dichiarato che non verrà nel cerchio finché questo non avrà riguadagnato la sua giustificazione d’esistenza attraverso l’intraprendimento di qualcosa nell’affare del giornale. Fino ad allora lo considerava come non esistente. Ha inoltre caratterizzato il fatto di non essere stato invitato a questa seduta come sintomo del suo trattamento come «quantité negligeable». Si decide quindi di pubblicare le varie risoluzioni di protesta, un appello per il Dott. Steiner e una comunicazione del «Circolo dei Trenta» nel giornale pubblicato dalla Società Antroposofica.
Tutto questo deve essere discusso con una delegazione composta da Arenson, Leinhas e Stein con la Signora Dott. Steiner.
Seduta del 3. agosto 1923 (senza Rudolf Steiner) Appunti di Theodor Lauer … In seguito Arenson e Stein (Leinhas non era presente) riferirono sulla loro discussione con la Signora Dott. Steiner. Poterono comunicare che la Signora Dottoressa aveva approvato le pubblicazioni che avevamo deciso nella seduta precedente. Di fronte all’obiezione del Dott. Palmer, secondo cui sarebbe indegno farsi consigliare dalla moglie del Dott. Steiner su quello che si deve fare per dargli soddisfazione, si era fatto valere che non ci si era rivolti a sua moglie, bensì al suo collaboratore più anziano e più esperto, e si è confermato che in futuro lo si desiderava fare più che finora…
Seduta del 5. agosto 1923 (senza Rudolf Steiner) Appunti di Theodor Lauer … Le pubblicazioni nel numero seguente dell’«Antroposofia» furono nuovamente discusse e definitivamente rielaborate.
«Antroposofia», anno 5, n. 6 del 9 agosto 1923 Comunicazione del consiglio della Società Antroposofica in Germania
In proprio affare Stoccarda, 3 agosto 1923 In prosecuzione della dichiarazione pubblicata nel n. 4 di questa rivista: «Ancora una volta: I conoscitori non antroposofici dell’antroposofia» comunichiamo per mezzo di questa nota che il consiglio della Società Antroposofica in Germania, allo scopo di rendere impossibile in futuro un incidente analogo a quello trattato, ha deciso di fare della rivista «Antroposofia» l’organo ufficiale della Società e di esprimerlo nel fatto che d’ora in avanti firmerà come editore dell’«Antroposofia» nei confronti del pubblico.
Il consiglio ha incaricato il Sig. Dott. Kurt Piper come redattore responsabile di questa rivista. Sarà compito dell’«Antroposofia» di intervenire in questo tempo di declino generale per i valori spirituali che scaturiscono dall’antroposofia del Dott. Rudolf Steiner, perché di questi il nostro tempo ha urgente bisogno. Ma sarà anche suo compito proteggere il Dott. Rudolf Steiner stesso in maniera efficace dalle ingiurie personali e dalle calunnie cui è esposto dalla parte di un nemico inaudito e scrupoloso ormai da anni. Di fronte a questo nemico da tutti i campi può proteggere solo un deciso sostegno della verità e della sincerità. Confidiamo che ancora oggi la voce della verità non cadrà completamente inascoltata. Nel seguente portiamo a conoscenza dei nostri lettori alcuni proclami che stanno in connessione con l’affare trattato nel n. 4 di questa rivista. Il consiglio della Società Antroposofica in Germania Jürgen von Grone, Dott. Eugen Kolisko, Emil Leinhas, Dott. Otto Palmer, Dott. Friedrich Rittelmeyer, Dott. Walter Johannes Stein, Dott. Carl Unger, Wolfgang Wachsmuth Risoluzione dei delegati e dei membri della Società antroposofica tedesca presenti in occasione dell’assemblea internazionale dei delegati della Società Antroposofica a Dornach. Dornach, 22 luglio 1923. I delegati e i membri della Società antroposofica tedesca riuniti a Dornach hanno ricevuto comunicazione della comunicazione del Dott. Lempp pubblicata nel n. 2 della rivista «Antroposofia» e della risposta del Dott. Friedrich Rittelmeyer. Sono indignati per il fatto che questa comunicazione del Dott. Lempp, che ingiuria il Signor Dott.
Steiner nel modo più grave, sia stata accolta nella rivista «Antroposofia». Rigettano anche la risposta del Dott. Rittelmeyer, che equivale a una glorificazione di un avversario di tachetà morale, nel modo più deciso. Considerano come uno dei compiti principali della Società Antroposofica proteggere il Signor Dott. Steiner, come rappresentante della verità nel nostro tempo, attraverso l’unanime sostegno dei membri per la verità contro la menzogna e la calunnia. Chiedono che questa loro presa di posizione sia riferita al Signor Dott. Steiner e sia pubblicata con le loro firme nella rivista «Antroposofia». Heinrich Aldag, Oberzwehren; Marie Becker, Elberfeld; Fr. Bittiner; M. O. Bremner, Friburgo; Hilde Bregel, Berlino; Dott. Dauner, Costanza; Hermann Eichenberger, Sondelfingen; A. Everbeck, Hannover; J. Flor, Lipsia; Helene von Grunelius, Stoccarda; Maria Hachez, Stoccarda; W. Hahne, Hannover; M. Hoyer, Hannover; Hedda Hummel, Colonia; Gottfried Husemann, Colonia; Johannes Kessler, Bonn; Bruno Korell, Berlino; Ernst Körner, Stoccarda; J. Kutscher, Dresda; Hans Kühn, Stoccarda; Martha Langen, Dornach; A. Maier-Smits, Einsingen; Erwin Maier, Einsingen; Lory Maier-Smits, Einsingen; Dott. R. Maier, Stoccarda; Clara Michels, Hameln; Ernst Müller, Lipsia; Johanna Mücke, Berlino; Walter Ostheimer, Amburgo; Dott. Kurt Piper, Stoccarda; Luise Pohl, Berlino; Ludwig Polzer-Hoditz, Tannbach (Alta Austria); Ortrud Prausnitz, Jena; M. Rascher, Vienna; C. Ritter, Mannheim; Dott. Maria Röschl, Stoccarda; Ulrich Schenker, Vienna; E.
Schilbach, Dornach; Adolf Schneidewind, Kassel; Hans Schwedes, Bensheim; Bianca Schwimmer, Amburgo; Walter von Thun, Amburgo; Wilhelm Trommsdorf, Stoccarda; Walter Vegelahn, Berlino; Wolfgang Wachsmuth, Stoccarda; Hedwig Walter, Berlino; Ernst Weingand, Heilbronn; Paul Werner, Berlino; Signora Wittenstein, Barmen; Marie Wundt, Düsseldorf; Magda Zoeppritz, Mergelstetten; Dott. R. Zoeppritz, Mergelstetten. Risoluzione del gruppo di lavoro Stoccarda della Società Antroposofica in Germania. Stoccarda, 23 luglio 1923. I membri del gruppo di lavoro Stoccarda della Società Antroposofica riuniti per il lavoro (200 membri presenti) si associano dopo aver sentito il rapporto sulla questione della comunicazione del Dott. Lempp e dopo aver compreso la portata di questo incidente alla protesta delle nove personalità, che è stampata nel n. 4 della rivista «Antroposofia», e danno espressione alla loro indignazione per il fatto che questa comunicazione del Dott. Lempp abbia potuto trovare spazio nell’organo della Società Antroposofica e che una tale risposta potesse essere data a essa, come è apparsa nell’«Antroposofia». Il gruppo di lavoro Stoccarda rivolge al consiglio della Società la richiesta di riferire al più presto su quello che intende fare affinché tali incidenti non si ripetano in futuro. A. A.: A. Arenson. Nella assemblea del 25 luglio 1923 il consiglio dette risposta a questa domanda, da cui dovrà essere comunicato il seguente: A Stoccarda prevalgono circostanze particolari, e cioè dal fatto che da qui sono partite fondazioni che intendono dare effetto all’antroposofia in vari ambiti della vita. A questo appartiene soprattutto la «Scuola Waldorf Libera», in quanto la pedagogia di questa scuola scaturisce dalla conoscenza umana antroposofica.
La «Società Anonima del Giorno Avvenire» è sì un’impresa puramente economica, ma si propone come compito la promozione dei valori spirituali. Essa comprende l’Istituto clinico-terapeutico, gli Istituti di ricerca scientifica, l’Editore e altro. Negli istituti viene elaborato su vari campi della scienza fino all’esperimento scientifico stesso quello che scaturisce dalla ricerca di scienza dello spirito del Dott. Steiner come nuovi impulsi scientifici. L’Editore e le riviste intendono sostenere i valori spirituali del presente, in particolare l’opera di Rudolf Steiner. Il movimento per il rinnovamento religioso ha ricevuto i suoi impulsi spirituali viventi dall’antroposofia. Attraverso le varie attività dei membri della Società Antroposofica in questi campi così come anche nel campo della tripartizione dell’organismo sociale è sorta una gran parte dell’opposizione, che non si sarebbe rivolta a un movimento puramente spirituale che non comprendesse tali fondazioni. Da questo è sorto per coloro che dal loro volere hanno creato queste fondazioni il compito di garantire la corretta integrazione di queste imprese nel movimento totale. Un numero di personalità dirigenti, che operano nei singoli istituti, si riunirono per consultazioni comuni. Il consiglio della Società Antroposofica ha quindi deciso (al di là della summenzionata assunzione della pubblicazione della rivista «Antroposofia») il 24 luglio di impegnare questo cerchio, nella sua natura ovviamente naturale, in maniera ufficiale come il cerchio di fiducia delle istituzioni di Stoccarda in modo di partecipare agli affari del consiglio, in modo che le responsabilità che sorgono alla Società Antroposofica da queste istituzioni siano portate congiuntamente da questo cerchio intero.
Tra i suoi compiti appartiene soprattutto un’orientazione reciproca ininterrotta sui campi di lavoro che riguardano la Società dei singoli istituti e la vigilanza comune nei confronti di tutto ciò che potrebbe diventare nocivo al movimento antroposofico. Il consiglio spera che attraverso una collaborazione coscienziosa in futuro tali incidenti siano evitati. Nella sua seduta del 5 agosto 1923 il cerchio di fiducia delle istituzioni di Stoccarda decise di accettare la nomina del consiglio e di affrontare i suoi compiti attraverso una corrispondente articolazione interna. Il cerchio di fiducia delle istituzioni di Stoccarda è composto dalle seguenti personalità: Cornelius Apel, Adolf Arenson, Dott. Hermann von Baravalle, Paul Baumann, Eugen Benkendoerfer, Christoph Boy, Wilhelm Fink, Jürgen von Grone, Dott. Caroline von Heydebrand, Dott. Eugen Kolisko, Dott. Bruno Krüger, Hans Kühn, Dott. Friedrich Husemann, Dott. Herbert Hahn, Dott. Karl Heyer, Theodor Lauer, Jose del Monte, Emil Leinhas, Dott. Rudolf Maier, Emil Molt, Dott. Ludwig Noll, Dott. Otto Palmer, Dott. Felix Peipers, Dipl.-Ing. Wilhelm Pelikan, Dott. Kurt Piper, Otto Reebstein, Dott. Maria Röschl, Wilhelm Schrack, Dott. Erich Schwebsch, Dott. Simon Strelecher, Dipl.-Ing. Alexander Strakosch, E. A. K. Stockmeyer, Dott. Karl Schubert, Dott. Friedrich Rittelmeyer, Dott. Walter Johannes Stein, Dott. Hans Theberath, Dott. Carl Unger, Wolfgang Wachsmuth, Max Wolfhügel.
L’incidente spiacevole che ha reso necessaria questa esposizione ci offre l’occasione di rivolgerci ai lettori di questa rivista con il seguente «Proclama». Con ciò vogliamo esprimere in modo positivo come stiamo di fronte al Dott. Rudolf Steiner e come pensiamo all’opposizione, alle cui ostilità personali e ingiurie il Dott. Steiner è esposto. Proclama. L’esempio che il Dott. Rudolf Steiner da più di una generazione umana propone significa per molte migliaia di persone che si sforzano seriamente fiducia spirituale e forza morale nel mezzo di un mondo di declino e rovina generale. A questo uomo finora non è sorta quasi alcuna opposizione fattuale che potrebbe essere discussa seriamente. Nessuna proposizione delle sue opere è stata confutata. Al contrario, il Dott. Steiner è stato di anno in anno sommerso da ogni lato con menzogne, calunnie e ingiurie. Gli autori di queste macchinazioni oscure, che ora operano ovunque, sanno molto bene che non possono colpire la verità; di qui la loro furia contro il portatore della verità. La menzogna nel nostro tempo è diventata potente come non mai prima, e la voce della verità incontra dovunque orecchi sordi. Perciò importa trovare gli uomini che vogliono ascoltare la voce della verità e che quindi dal loro sentimento della verità e dalla loro coscienza della verità possano trovare la forza morale di riconoscere le diffamazioni personali a cui il Dott. Steiner è esposto, come quello che sono: segni dell’impotenza spirituale e il basso tentativo di ingannare il mondo. Noi sappiamo che il Dott. Steiner non solo attraverso il suo insegnamento, ma attraverso il suo intero essere e essenza è un portatore della verità e della purità. Perciò dobbiamo considerare il sostegno della persona del Dott. Steiner come una questione che non riguarda solamente gli uomini che hanno fatto dell’antroposofia la loro concezione del mondo, ma ogni uomo che ama la verità. L’insegnamento e l’esempio di questo uomo sono diventati per noi rinnovamento della vita e sostegno solido, e lo sentiamo dall’amore e dalla gratitudine verso di lui come nostro dovere umano dirlo a tutto il mondo. Non ci rivolgiamo ai professanti una concezione del mondo, bensì agli uomini per cui la vittoria della verità o della menzogna non è indifferente. Li invitiamo, indipendentemente dal fatto che stiano all’interno o all’esterno del movimento antroposofico, a mettere il loro nome per la verità e per il vero umanesimo contro la menzogna e la calunnia nei piatti della bilancia della storia spirituale del presente, esprimendo il loro assenso in una forma che corrisponde al loro sentimento personale. Il consiglio della Società Antroposofica in Germania Jürgen von Grone, Dott. Eugen Kolisko, Emil Leinhas, Dott. Otto Palmer, Dott. Friedrich Rittelmeyer, Dott. Walter Johannes Stein, Dott. Carl Unger, Wolfgang Wachsmuth.
Per il cerchio di fiducia delle istituzioni di Stoccarda: Adolf Arenson, Cornelis Apel, Dott. Rudolf Maier. Tutte le manifestazioni su questa questione vi chiediamo di indirizzare al consiglio della Società Antroposofica in Germania, Stoccarda, via Champigny 17. Con gli scritti vi chiediamo di indicare se l’autore è un membro della Società Antroposofica.
Nota dell’editore Questo proclama suscitò una forte eco in Germania. Nei mesi seguenti arrivò una pioggia di scritti alla redazione da molte persone all’interno e all’esterno della Società Antroposofica e del movimento antroposofico, così come da gruppi di lavoro interi. Tutti essi si associarono con il più caloroso assenso al proclama e testimoniarono attraverso le più personali confessioni il grande valore che la loro vita aveva ricevuto attraverso l’opera di Rudolf Steiner. Gli scritti furono pubblicati in vari numeri dell’«Antroposofia». Il 7 settembre Rudolf Steiner, tornato dal suo viaggio in Inghilterra, partecipò alla seduta del Circolo dei Trenta, che si chiamava ora «Cerchio di fiducia delle istituzioni di Stoccarda». Nel corso di essa «Kolisko lesse una serie di dichiarazioni di assenso che erano pervenute al proclama nel n. 6 dell’«Antroposofia». Quasi tutte erano impressionanti e commoventi per il cuore e testimoniavano vividamente ciò che la personalità del Dott. Steiner significava per innumerevoli persone. Il Dott. Steiner annotava tutti i nomi degli autori che non erano membri.» (Dagli appunti della seduta di Theodor Lauer, cfr. pagina 179.)
Ultimo orientamento dei membri da parte del consiglio della Società Antroposofica in Germania in «Comunicati, pubblicati dal consiglio della Società Antroposofica in Germania» n. 7, Stoccarda, settembre 1923. Cari amici! Nel n. 6 dell’«Antroposofia» troverete un proclama per il SIGNOR DOTT. Steiner. Esso si rivolge innanzitutto ai lettori dell’«Antroposofia» all’interno e all’esterno della Società Antroposofica. Si tratta di una questione straordinariamente importante, su cui qui nei comunicati dobbiamo necessariamente dare un ulteriore chiarimento. Siamo consapevoli che non possiamo attenderci molta approvazione dal pubblico; tuttavia sappiamo che molte persone, che non sono membri della Società Antroposofica, sono indignate per il fatto che il Dott. Steiner, la cui importanza spirituale eccezionale è vista da molte più persone di quanto possiamo forse immaginare, sia diffamato e ingiuriato così scandalosamente personalmente. È un sintomo dei tempi che questo assalto della menzogna e della diffamazione abbia aperto gli occhi a così pochi e li abbia spinti a impegnare il loro nome per la verità.
A una generazione più tarda sembrerà difficilmente comprensibile che una personalità come il Dott. Steiner potesse essere così diffamata senza che tra i contemporanei onesti si levasse una mano per lui. Una posizione del tutto particolare è però quella dei membri della Società Antroposofica di fronte a questa questione. La Società è infatti quella che ha il dovere di proteggere il Signor Dott. Steiner dall’opposizione. Immaginate che non fosse mai stata fondata una Società Antroposofica, ma che il Signor Dott. Steiner avesse scritto tutti i suoi libri, tenuto conferenze in tutto il mondo, parlato da uomo a uomo, in breve, che l’antroposofia fosse stata portata all’umanità solo attraverso parola e scritto dal Dott. Steiner, allora oggi sarebbe sicuramente ancora più ampiamente conosciuta e — il Dott. Steiner avrebbe difficilmente un'opposizione considerevole. Senza l’esistenza di una Società Antroposofica e dei suoi membri, l’opposizione non sarebbe mai diventata così diffusa. Inoltre, il numero di coloro che considerano l’antroposofia una buona cosa dalla conoscenza degli scritti o delle conferenze del Dott. Steiner, ma non vogliono entrare nella Società Antroposofica, è grande. Sì, si può dire proprio: la Società Antroposofica è quella che dalla sua attuale costituzione rende difficile che l’antroposofia trovi la strada verso gli straordinariamente numerosi uomini che più o meno consapevolmente la desiderano. Attraverso la Società è cresciuta l’opposizione.
Sarebbe diventato un nemico del Consigliare Seiling solo attraverso Steiner stesso? No, lo è diventato all’interno della Società Antroposofica, i cui membri non se ne sono saputi gestire. O un Dott. Goesch, o un Generale v. Gleich? E come fu soprattutto con i molti nemici che sono sorti in relazione alla fondazione delle istituzioni realizzata da singoli membri della Società? La Società ha dunque assunto un’enorme responsabilità. Deve portarla oggi. Ha il compito di essere uno strumento attraverso cui l’antroposofia può giungere all’umanità. Deve perciò stare rispettata anche di fronte al mondo. E soprattutto deve oggi proteggere il fondatore dell’antroposofia dall’opposizione. Per i membri della Società Antroposofica è dovere esporsi. I nemici devono trovare la Società sul suo cammino. Potrebbe essere espressa l’opinione che sia superfluo gettare il proprio nome nella bilancia per il Dott. Steiner; poiché lo si era fatto già attraverso l’ingresso nella Società Antroposofica. Ma i fatti qui stanno del tutto diversamente. Il Dott. Steiner è stato attaccato nel modo più straordinario da una serie di persone che in gran parte, abusando dell’autorità data loro dalla loro posizione pubblica contemporanea, non arretrano davanti a nessuna diffamazione. Di più, si è formata una vera e propria organizzazione di tali nemici per che tutti i mezzi sono idonei. I membri della Società sono quelli che soprattutto verso l’esterno devono mostrare che stanno con il Dott.
Steiner e condannano la depravazione di questi nemici. Non si tratta qui dell’atto dell’ingresso nella Società, che esprimeva che si aveva interesse per l’esistenza e la coltivazione dell’antroposofia, bensì della confessione personale al Dott. Steiner, che solo finora se la vede dinanzi a un’opposizione chiusa e senza scrupoli. Perciò per noi ha valore ogni risposta al nostro proclama; poiché già una sola risposta corretta, sia che provenienza da personalità all’esterno della Società, sia che data da singoli o da gruppi di lavoro all’interno della Società, può far procedere. L’incidente dell’«Antroposofia» è innanzitutto da valutare sintomaticamente. Ciò che qui accadde, vale a dire che invece di una rigetto e una difesa da parte della Società comparve un articolo che volle soddisfare solo le forme convenzionali esterne di cortesia, non è accaduto una sola volta. Accadde cose simili in molti luoghi all’interno della Società. Questo difetto nella coscienza della Società, che come una malattia si mostrava dovunque, doveva in qualche luogo venire alla luce. Non è un incidente isolato. Per questo alcuni esempi. Poco tempo fa un membro della Società organizzò una discussione pubblica del libro di Dott. Leisegang e l'invitò cortesemente. Chi ha letto il libro di Leisegang sa che è pieno di diffamazioni contro la persona del Dott. Steiner, sa che un tale nemico è inemendabile e che attinge indiscriminatamente dalle fonti più torbide, come provato dalla sua relazione con il pastore Kully, e che sa molto bene che le sue accuse non sono vere.
Invitare cortesemente questo uomo è un insulto contro il Dott. Steiner. Qual che tempo fa un membro della Società cercò il Professore Dessoir, il cui essere né il suo libro «Dal di là dell’anima» né la caratteristica da parte del Dott. Steiner nel libro «Misteri dell’anima», né infine quello apparso nei fascicoli VII/VIII del secondo anno della «Tre» lasciarano alcun dubbio, ma era già allora in parte noto, nella sua casa e volle impegnarsi con lui in una discussione su una sua conferenza. Invece di una caratterizzazione annientatrice da parte della Società Antroposofica, Dessoir ricevette la visita cortese di un membro. Quando Karl Rohm nel suo foglio sporco «Il Faro» pubblicò le più terribili diffamazioni contro il Dott. Steiner, ricevette due lettere da membri noti della Società Antroposofica, che credevano di fare un bene scrivendo a Rohm nel tono dell’indignazione morale. Ma a tali persone non si scrive lettere. Rohm rise tra sé e ridacchiò e stampò le lettere «moralmente indignate» con cattivi commenti marginali. Quei membri avevano creduto di operare con mezzi convenzionali contro un uomo il cui livello morale era chiaro a tutti e che aveva diffamato il Dott. Steiner in un modo basso e spregevole. Non si pensa talvolta che scrivere una lettera a qualcuno significa: lo si considera come una persona con cui si può ancora trattare nei modi esterni della cortesia.
Così è accaduto molto spesso. Con la maggior parte dei nemici, sulla cuchetà e cattive intenzioni non poteva esserci dubbio, in seguito i membri della Società ancora agirono secondo le forme esterne della cortesiadiscusso, corrispondenza o convenzionalmente dibattuto. Così è stato anche con la controreplica di Sigismund v. Gleich, che dal punto di vista accademico si è confrontata riga per riga con il Generale v. Gleich, invece di illuminare obiettivamente il livello morale di questo uomo, come ha fatto successivamente Jürgen v. Grone nel n. 3 del 4º volume dell’«Antroposofia». Completamente diversa è la discussione umana con i pochi avversari obiettivi e onestamente corretti come quelli che il Dr. Büchenbacher caratterizza nel suo articolo nel n. 7 dell’«Antroposofia». Come d’altra parte in generale una discussione con le personalità della vita spirituale di oggi nel vero senso umano e libero è possibile, di questo danno il più bel esempio la risposta del Dr. Steiner a Richard Wähle in «Die Drei» e molti articoli del Dr. Steiner e di Albert Steffen nel «Goetheanum». Se riconosciamo che la questione dell’invio del Dr. Lempp è solo un caso sintomatico tra molti altri, allora abbiamo il dovere di considerarla cosicché, come è accaduto in parte, non se ne tragga la giustificazione per scagliare pietre contro chiunque — sia la redazione, sia il consiglio direttivo, sia il circolo fiduciario di Stoccarda o qualsiasi singola personalità.
Se la Società deve essere all’altezza dei suoi grandi compiti, occorre innanzitutto che la discussione e la soluzione di seri problemi all’interno della Società non scenda al livello di crisi amministrative e questioni personali, come è accaduto nell’ultima assemblea dei delegati. L’intera questione deve dunque essere vista da un punto di vista più ampio. Spesso questo non accade. Così uno dei membri del consiglio direttivo ricevette poco dopo quella risoluzione dei membri tedeschi presenti a Dornach, che abbiamo pubblicato con le firme nel n. 6 dell’«Antroposofia», una lettera. In essa una partecipante all’assemblea dei membri tedeschi esprimeva le sue obiezioni alla decisione presa riguardo alla pubblicazione nell’«Antroposofia», attraverso lo scrittore, un membro attivo nella Società. Qui si dice: «Anche se non si considerassero corrette le argomentazioni e l’intera condotta del Dr. Rittelmeyer, si dovrebbe accordare al prestigio e alla posizione eminente di questo uomo, anche così meritevole per l’Antroposofia, il riguardo necessario affinché non venga come pubblicamente ripudiato. Si dovrebbe, così è l’opinione, comportarsi da uomini di fronte a quanto è accaduto, anche se si è causato dolore al Dr. Steiner, e non aumentare il male facendo pubblicamente del Dr. Rittelmeyer un capro espiatorio.» In questa lettera è raccolto una buona parte dei possibili fraintendimenti. Per questo la si affronterà qui. Non si tratta affatto di rendere il Dr. Rittelmeyer o qualcun altro un capro espiatorio, bensì di qualcosa di completamente diverso. I sintomi più vari hanno mostrato che i membri della Società non si sono resi completamente consapevoli di quello che devono al Dr.
Steiner come persona di fronte a un’opposizione senza scrupoli. Questa lacuna si manifestò in tutta la sua forza quando, proprio nell’organo della stessa movimento antroposofico, a cui il Dr. Steiner aveva collaborato, apparve un articolo diffamatorio incontrastato dalla redazione e accompagnato da una controreplica nel che mancava la consapevolezza della responsabilità della Società verso gli avversari. Allora era necessario che qualcosa accadesse. «Esposto» era stato così lo stesso Dr. Steiner. Non si trattava di «causare dolore», bensì del fatto che la Società avrebbe perso la sua ragion d’essere se non si fosse ripresa e non avesse detto pubblicamente al mondo la verità. Non il Dr. Rittelmeyer è stato reso un capro espiatorio, bensì la Società deve comprendere che la tiepida posizione verso gli uomini che in modo senza coscienza hanno diffamato il Dr. Steiner e che non erano isolati, deve essere definitivamente rotta. È proprio questo: accanto al riguardo per la «posizione eminente» di un membro, non si è ciechi di fronte alla posizione eminente del Dr. Steiner, in cui l'ha messo la Società Antroposofica e che è stata ancora più accentuata da questo episodio. In quella lettera si dice poi: «Forse la maggior parte dei sottoscrittori hanno agito solo in modo impulsivo e con una riflessione calma avrebbero volentieri annullato il loro gesto — così come io.» Speriamo che non sia così; poiché pretendere dai membri della Società Antroposofica che abbiano firmato un documento importante come una risoluzione in modo impulsivo, significa in realtà credere a qualcosa di mostruoso.
Una Società Antroposofica i cui membri compiano una questione così importante come una risoluzione con firma in modo impulsivo, ebbene, quella società si taglia il ramo su cui siede. Con membri che ritirano al mattino le loro firme che avevano dato la sera in modo impulsivo, non porteremo una Società Antroposofica ai suoi grandi compiti spirituali. Questi compiti sono stati indicati dal Dr. Steiner nei due discorsi all’assemblea dei delegati, che sono stati pubblicati di recente dal Verlag Philosophisch-Anthroposophisch. Conoscere questi discorsi è una necessità per i membri come preparazione alla riunione di settembre. In un singolare contrasto si trovano le numerose lettere che riceviamo dai membri e che contengono rimproveri secondo che questo o quel discorso del Dr. Steiner non è ancora stato pubblicato — cioè in realtà questi membri rivolgono questi rimproveri direttamente al Dr. Steiner, che non li ha fatto pubblicare — e il numero esiguo di copie che il Verlag Philosophisch-Anthroposophisch ha venduto di questi due importanti discorsi. Se si conosce la visione di questi compiti spirituali, allora ci si riempie del desiderio che la Società prima esca dalle malattie infantili del suo sviluppo e stia consolidata davanti al mondo e interiormente, affinché siano create le premesse iniziali per quell’attività dei membri che è la presupposizione per l’affrontamento dei compiti spirituali della Società.
Nella questione della manifestazione per il Dr. Steiner si tratta quindi di fare il tentativo se i membri abbiano il senso per il significato di un’azione naturale della Società di fronte al pubblico. La riunione di settembre porrà anche la questione del destino alla Società, se essa è capace di essere all’altezza dei compiti che ci sono affidati ora, oppure se non può affermarsi. Ora stiamo, per quanto riguarda lo sviluppo della Società, in un momento molto importante. All’esterno ha avuto luogo — oppure sta avendo luogo nei prossimi tempi — la fondazione delle Società dei singoli paesi. Non bastava più una semplice astratta internazionalità, bensì in ogni paese la Società Antroposofica dovette consolidarsi in modo particolare, affinché tutti le Società dei paesi potessero essere riunite in un’assemblea pianificata a Dornach per dicembre di quest’anno in una comune Società mondiale internazionale con il centro a Dornach. Con questo la Società Antroposofica starà davanti al mondo esterno con una costituzione chiaramente espressa. Con questo si conclude un lungo sviluppo, che esprime vividamente la posizione della Società davanti al mondo. Questa posizione può indicare le linee direttrici che dovranno essere seguite nella discussione dei compiti esterni della Società Antroposofica in Germania nel settembre. La Società Antroposofica deve esprimere di fronte al mondo esterno, e cioè nella rappresentazione dell’Antroposofia davanti al mondo, nella questione degli avversari, nell’atteggiamento verso la persona del Dr. Steiner, nel modo in cui accoglie i membri, che deve essere liberata da ogni ristrettezza mentale e settarismo, nel comportamento verso le più importanti questioni della vita culturale pubblica, che essa è una Società mondiale degna di trasmettere al mondo un bene spirituale come quello dell’Antroposofia. In questo senso si dovrà trattare, lontani dalla ristrettezza delle questioni personali, che ha reso quasi intollerabile l’ultima assemblea dei delegati. In quella assemblea dei delegati è stata pronunciata la parola secondo cui la Società avrebbe nella Antroposofia la cosa più splendida del mondo. Certo, ma a questa grandezza dell’Antroposofia, che si esprime in ogni discorso del Dr. Steiner, all’intensità con cui alcuni dei membri vivono questo bene di sapienza, contrasta aspramente l’imperfezione di quello che oggi la Società Antroposofica ancora è. Basta vivere intensamente il contrasto che esiste quando da un lato il Dr. Steiner, come ad esempio nell’assemblea dei delegati, parla di Antroposofia o anche altri parlano di Antroposofia e quando i membri parlano degli affari della Società. Lì stiamo agli inizi. Così sebbene ognuno nella Società Antroposofica veneri il Dr. Steiner come il suo maestro, che dalle regioni spirituali trasmette il bene di sapienza antroposofico, la Società non ha ancora potuto trovare il giusto rapporto verso la persona del Dr. Steiner, come egli come uomo sta dentro la lotta accanita di un’opposizione senza scrupoli. Si ha una concezione del significato dell’Antroposofia, del significato spirituale del maestro, ma al volere manca la retta illuminazione spirituale quando si tratta di trovare, nella lotta della vita, la giusta parola, l’azione giusta, che mostrino come una Società Antroposofica sta inviolabile e vigile verso il suo maestro. Nella prima fase della Società, era sufficiente l’accoglimento dell’Antroposofia, la contemplazione di quello che vi era offerto, non si stava fuori nel mondo, bastava l’atteggiamento passivo della partecipazione, la Società poteva essere debole di fronte al poderoso essere dell’Antroposofia, oggi abbisogna la volontà che renda la Società capace di divenire forte, che tutti nell’interesse più intenso per la compattezza della Società verso l’interno e verso l’esterno la salda insieme, che trovi comprensione e coraggio per stare per la verità e che garantisca un atteggiamento attivo della partecipazione. In questo senso, cari amici, considerate la manifestazione per il Dr. Steiner, in questo senso venite alla riunione di settembre. È un’ora di decisione per la Società Antroposofica. Se questa disposizione d’animo prevarrà, se il maggior numero possibile di quelli che verranno capirà di che cosa si tratta, allora non dobbiamo temere una ripetizione delle piccolezze dall’assemblea di febbraio, allora si può sperare che nel senso dei discorsi del Dr. Steiner di quella assemblea dei delegati si possa formare alla riunione che viene la base per una Società Antroposofica che sia all’altezza dei suoi grandi compiti. Il consiglio direttivo della Società Antroposofica in Germania per incarico: Dr. Eugen Kolisko.
La presentazione di questo avvenimento da parte di Friedrich Rittelmeyer nel suo libro «Il mio incontro di vita con Rudolf Steiner» (Stoccarda 1928, p. 153-155) Raramente il Dr. Steiner aveva l’opportunità di elogiare. Sebbene l’abbia anch’io sperimentato, tuttavia preferisco ancora raccontare dell’ora in cui il suo biasimo mi colpì. Questo appartiene ugualmente all’«incontro di vita». Fra i più stretti collaboratori del Dr. Steiner c’è ben difficilmente uno che non abbia sperimentato la sua forte critica. Poiché il Dr. Steiner esigeva molto da ogni persona, soprattutto riguardo all’obiettività senza riguardi e all’abnegazione. Per estrarre il massimo possibile dalle persone, che erano tutte insufficienti, di fronte all’enorme difficoltà del compito mondiale, non poteva coprire con gentilezze i difetti e le violazioni che vedeva. Allora, circa un anno dopo la fondazione della Comunità cristiana, avevo scritto un articolo in difesa del Dr. Steiner. Questo articolo era per lui nel confronto con gli avversari troppo indulgente e conciliante. È vero che ripetutamente nella riunione, non meno di cinque volte, disse che non mi rivolgeva alcun rimprovero nel merito. Ma dal rimprovero che rivolse alla direzione editoriale e al consiglio direttivo generale, che l’articolo era stato pubblicato, dovetti sentirmi fortemente coinvolto. Le conversazioni nel che aveva espresso i suoi desideri in questa direzione mi erano naturalmente sconosciute. Non tutto in questa controversia mi era umanamente comprensibile. Anche altrimenti talvolta no. Ma nessuna occasione per ridurre il mio giudizio più alto sulchetà umane di Rudolf Steiner mi fu mai data, nemmeno in queste ore più intime e più difficili. Non molto dopo ho visto che non avevo correttamente valutato l’effetto di tali articoli, che essi, forse non consapevolmente, ma tuttavia nell’inconscio, agiscono diversamente da quello che si desidera, e cioè non solo presso i non-Antroposofi, ma anche, come il Dr. Steiner mi disse particolarmente una volta, presso gli Antroposofi. Ma soprattutto mi è diventato chiaro, sebbene pienamente solo dopo la morte del Dr. Steiner: soffrì evidentemente molto più di quanto sapessimo per il fatto che non era adeguatamente protetto dagli Antroposofi. Gli avversari lo seppellivano sotto scherno e disprezzo, e gli Antroposofi lo permettevano troppo tranquillamente e godevano i suoi discorsi. Non si trattava della sua persona come tale, ma dell’effetto dei vili attacchi degli avversari sul suo lavoro e sulla sua opera. Sapeva che gli avversari non tiravano invano proprio la sua personalità nel fango, per distruggere l’opera. E vide — che gli Antroposofi non lo vedevano. Si ritiravano nella fortezza dell’Antroposofia e non notavano che il fuoco veniva appiccato attorno alla fortezza. In queste parole io stesso l’ho espresso una volta in presenza del Dr. Steiner, e lui ha assentito con particolare vivacità. Ma non poteva dirlo in quegli anni come lo sentiva, bensì doveva aspettare quello che emergesse dalla comprensione e dalla libertà degli altri — se non voleva esprimere la dolorosa richiesta che finalmente lo difendessero. «Come un’unica ferita aperta» era stato in quei tempi, mi disse poi uno. Da questa prospettiva si può guardare alla serena tranquillità e alla bontà con cui scrisse il suo «Corso della vita». Così questo libro possa contribuire a che il Dr. Steiner finalmente appaia alla pubblica opinione nella luce corretta!
Appendice III / Visione d’insieme della storia della problematica societaria dell’anno 1923 (Hella Wiesberger)
Se oggi … si deve riflettere su come la Società Antroposofica debba essere governata, d’altra parte non deve essere dimenticato che la Società Antroposofica ha avuto una vita di due decenni … Poiché la storia, la vera storia, la storia vissuta, operante non può essere cancellata. Stoccarda, 27.2.1923, GA 257 Con la decisione di Rudolf Steiner, all’inizio del XX secolo, di sostenere pubblicamente la sua scienza dello spirito orientata antroposoficamente, inizia anche l’efficacia sociale dell’essere vivente Antroposofia, che per il suo sviluppo ha bisogno di un organismo sociale della vita culturale. Qui affonda le radici l’attività di Rudolf Steiner come costruttore di un luogo mistico, attività legata a tutta la sofferenza dell’agire sociale, la cui modernità egli caratterizzò molto presto nel modo seguente: «Non abbiamo il diritto di forzare l’autorità: Prima comunità che persegue l’organizzazione con libertà.»1 Era invece proprio perché precedentemente l’appartenenza a comunità in cui il sapere spirituale veniva coltivato era sempre collegata a obblighi rigorosi. La storia della Società Antroposofica è così fondata nello sforzo di creare, per il movimento antroposofico quale corrente spirituale creata da Rudolf Steiner, una sede adatta alla sua essenza; essa è il risultato della cooperazione di Rudolf Steiner come maestro spirituale con il suo circolo di discepoli. Le difficoltà che necessariamente devono insorgere in una formazione comunitaria siffatta, nel che la libertà del singolo è pienamente rispettata, dovranno essere viste alla luce della parola: «La lotta su campo spirituale non è un male; lì è l’elemento vitale» — presupposto che sia condotta con il dovuto rispetto verso l’altro. Il contrasto tra movimento e Società Il presente volume documenta indubbiamente la fase più difficile nella storia della Società Antroposofica durante la vita di Rudolf Steiner: il difficile cammino che la Società, a partire dall’incendio del Goetheanum nella notte di San Silvestro 1922/23 attraverso tutto l’anno 1923 fino alla sua nuova formazione a fine anno, dovette percorrere. Una sorta di chiave per la comprensione dell’intera problematica risiede nel contrasto tra movimento e Società oppure — detto diversamente — tra vita e forma. Su questo Rudolf Steiner stesso ha più volte richiamato l’attenzione, ad esempio in modo lapidario con il titolo per il ciclo di conferenze «La storia e le condizioni del movimento antroposofico in rapporto alla Società Antroposofica», che ha tenuto nella situazione decisiva del giugno 1923 come stimolo all’autoriflessione; oppure dopo la nuova fondazione della Società effettuata a Natale attraverso le parole con cui introdusse il suo rapporto ai membri (in GA 260 a): «Dare alla Società Antroposofica una forma come la richiede il movimento antroposofico per il suo mantenimento, questo era l’intento della conferenza natalizia che si era appena conclusa al Goetheanum.» Questo semplice comunicato era il risultato della sua lotta intensa con le personalità leader della Società durante l’intero anno 1923. In fondo, tuttavia, quell’anno rappresentò solo il culmine degli oltre 20 anni di sforzo di equilibrare il contrasto tra movimento e Società attraverso una forma societaria adatta alla vita del movimento antroposofico. A lungo Rudolf Steiner aveva sperato che la Società risolvesse questo problema indipendentemente da lui. Solo quando verso la fine del 1923 dovette riconoscere definitivamente che questo evidentemente non era possibile, si decise a assumere la necessaria riforma e infine anche la direzione stessa. Il termine «movimento antroposofico» Rudolf Steiner l’usava in doppio senso: talvolta così come è oggi usuale, per designare gli istituti indipendenti dalla Società Antroposofica come organizzazione, ma il più delle volte nel senso qui inteso come designazione per una corrente spirituale diretta nei mondi soprasensibili da potenze spirituali e rappresentata nel mondo fisico attraverso la sua persona, per cui la Società Antroposofica doveva costituire un recipiente adeguato.
Attraverso questa decisione, strappata «dopo il superamento interno difficile» 3, il contrasto tra movimento e Società dovrebbe essere equilibrato fino alla composizione del consiglio direttivo. Poiché, come espresse in una conversazione personale, nel ritiro natalizio non aveva ragione di ricercare «una certa parità dello spirito femminile e maschile all’interno del consiglio direttivo», poiché tuttavia fossero percepibili le tendenze, dai vecchi legami, ad escludere lo spirito femminile. L’aveva già sottolineato «agli inizi»; ma sebbene si trattasse di una corrente profonda significativa all’interno della Società, probabilmente non era stato compreso. 4 — Con la designazione «agli inizi» si intende ciò che aveva presentato negli anni 1904-1906 in connessione con la formazione di forme di comunità esoteriche sul contrasto tra spirito maschile e femminile come espressione del contrasto tra vita e forma. 5 Il peso di questo contrasto si spiega dalla conoscenza spirituale allora descritta, secondo la quale esso non giace solo dietro la diversità dello spirito maschile e femminile, bensì dietro tutti i fenomeni della vita naturale, spirituale e culturale-sociale, e quindi «vita» e «forma» dovevano costituire i due concetti che potevano condurre attraverso il «labirinto dei fenomeni mondiali». Tutta la vita potrebbe manifestarsi solo attraverso la forma, ma dovrebbe perdersi nella «rigidità della forma» se non generasse costantemente dalle vecchie forme nuove formazioni. 6 In connessione con la problematica societaria dell’anno 1923 la stessa cosa è stata chiamata molto prosaicamente un «problema del sarto». Così come una persona ha bisogno di volta in volta di nuovi vestiti, così anche la Società: «Perché mai in una formazione socialmente organica si dovrebbe voler lavorare per l’eternità!» Quello che vuole vivere deve trasformarsi, e in realtà è vivo solo quello che si trasforma. Perciò proprio il movimento antroposofico, che nel senso più eminente vuole essere vivo, deve avere un’organizzazione che vive. Naturalmente non si potrebbe occuparsi di una riorganizzazione ogni giorno, ma «ogni paio d’anni» sarà necessario. 7 Nel corso dell’attività di Rudolf Steiner ci furono tre forme organizzative: dal 1902 al 1912 la «Sezione Tedesca della Società Teosofica»; dal 1912/13 al 1922/23 la «Società Antroposofica»; dal 1923/24 in poi la «Società Antroposofica Generale». Sullo sfondo stava sempre come problema da risolvere il contrasto tra movimento e Società.
Dopo che Rudolf Steiner nel 1902 insieme a Marie von Sivers, in seguito Marie Steiner, aveva fondato la Sezione Tedesca della Società Teosofica e per 10 anni aveva compiuto il più intenso lavoro di costruzione, attraverso la direzione centrale si determinarono circostanze che gradualmente gli resero impossibile rappresentare responsabilmente il movimento antroposofico nel contesto della Società Teosofica. 8 Di conseguenza fu fondata la Società Antroposofica. Rudolf Steiner non assunse più alcuna funzione direttiva, anzi, non divenne nemmeno membro. Agiva come maestro spirituale indipendente, la Società doveva amministrarsi da sé. Tuttavia le circostanze mondiali di allora non davano possibilità di sufficiente consolidamento. Già nell’estate del 1914 scoppiò la Prima guerra mondiale. La collaborazione internazionale fu paralizzata, l’organo «Comunicazioni per i membri» e le riunioni dei membri dovettero essere sospese. Rudolf Steiner poteva tenere conferenze solo in Svizzera, in Germania e in Austria. Il proseguimento dei lavori al Zentralbau, iniziato nell’autunno 1913 a Dornach, era estremamente impedito. L’impresa aveva inoltre suscitato un’opposizione sempre crescente. Essa si inasprì ancora quando, dopo la fine della Prima guerra mondiale (1918/19), nacque il movimento per la tripartizione dell’organismo sociale e l’Antroposofia finì molto più fortemente sotto i riflettori della pubblica opinione. Numerosi giovani, per lo più orientati scientificamente, aderirono alla Società e svilupparono l’esigenza di applicare l’Antroposofia nella vita scientifica e pratica. Nacquero la Scuola Waldorf, imprese economiche, cliniche ecc. Rudolf Steiner dalle nuove circostanze ebbe sempre più esigenze per una rappresentazione scientificamente fondata dell’Antroposofia di fronte al mondo. Molti membri più anziani però ne erano insoddisfatti; non volevano «Scienza», bensì più «Esoterismo» nel senso precedente. La gioventù a sua volta si opponeva alla vita societaria rappresentata dagli «Anziani», e così si levò il conflitto generazionale. Nella primavera del 1922 Rudolf Steiner si vide costretto ad attirare l’attenzione sulla «crisi attuale» come un «abisso», un «baratro» che si era aperto tra le due direzioni di sforzo. 9 Dal 1922 in poi, come riferisce in seguito Marie Steiner, «dovette porsi la domanda se gli sarebbe ancora stato possibile continuare a lavorare con la Società, che aveva abbandonato il suolo dell’Antroposofia e si era frammentata nei più vari fondamenti, alcuni dei quali stavano isolati o si combattevano reciprocamente, oppure creasse un altro strumento per il movimento». 10
La questione degli avversari A queste grandi difficoltà interne si aggiunse ancora l’opposizione esterna sempre più massiccia. Gli attacchi venivano allora da tutte le parti. Rudolf Steiner non fu attaccato solo da rappresentanti della scienza e delle chiese, ma fu anche incitato demagogicamente dai gruppi politici come ebreo, comunista, massone ecc. Ad esempio il 15 marzo 1921 apparve come articolo di apertura sulla prima pagina del giornale nazionalsocialista di Monaco «Völkischer Beobachter» un articolo di Adolf Hitler «Statisti o criminali nazionali», in cui in connessione con l’allora ministro degli esteri tedesco Simons si dice che fosse finalmente necessario esaminarsi più da vicino questo signor ministro — era di origine ebraica — «amico intimo dello gnostico e antroposofo Rudolf Steiner, sostenitore della tripartizione dell’organismo sociale e come questi interi metodi ebraici per la distruzione della normale costituzione spirituale dei popoli si chiamano». «E chi è la forza motrice dietro tutti questi diavoli? L’ebreo! Amico del dottor Rudolf Steiner, amico di Simons
Il movente principale di questi membri evidentemente giaceva nel bisogno di una comunità più stretta e dell’esoterismo, di cui credevano che fosse troppo poco soddisfatto nella Società Antroposofica. Questo è da trarre dalla lettera di un membro a Rudolf Steiner, nel che si dice: «Molti amici antroposofici credevano di ottenere l’esoterismo nel rinnovamento religioso attraverso l’azione rituale — il desiderio di ciò è grande.» 16 Si stava allora in pericolo che attraverso «la soddisfazione del bisogno umano di comunità nella comunità cultuale» molti venissero distratti dalla Società, che molti «scambiassero il sentiero della conoscenza, che una volta avevano intrapreso, con il sentiero più piacevole del culto» e alla Società non solo ne derivassero perdite di persone, ma le venisse sottratto anche «aiuto finanziario», come fu espresso dal capo della Società di rinnovamento religioso di allora, Friedrich Rittelmeyer, nel febbraio 1923 nel ramo di Stoccarda, nei giorni in cui Rudolf Steiner lì parlava del rapporto in questione. 17 A causa di tutti questi eventi la necessità, da tempo sentita da Rudolf Steiner, di porre la Società su una nuova base, era diventata il dovere più urgente dell’ora. All’inizio di dicembre 1922 fece chiedere al consiglio centrale a Stoccarda di elaborare proposte per la consolidazione della Società. Ci aspettava inoltre che il consiglio orientasse la membresina sul giusto rapporto verso il movimento di rinnovamento religioso. Tre settimane dopo — prima che ancora una reazione da Stoccarda fosse arrivata — il Goetheanum a Dornach andò a fuoco. La catastrofe colse proprio durante gli eventi natalizi 1922/23. Anche della loro formazione completamente focalizzata sulla ricerca specialistica Rudolf Steiner era sommamente insoddisfatto, dopo che già nella primavera 1922 aveva biasimato il fatto che non si dovesse credere di poter diffondere l’Antroposofia «attraverso la scorciatoia della ricerca specialistica». 18 Uno di quelli che avevano organizzato il programma riferisce: «Proprio al primo colloquio con il Dr. Steiner sulla formazione di questa conferenza naturalistico-scientifica avremmo potuto sentire che il Dr. Steiner fondamentalmente non era d’accordo con una tale, che sentiva come una sorta di costrizione che gli veniva esercitata. Stranamente ne prestavamo poca attenzione, e nessuno di noi gli pose la domanda se non preferisse piuttosto una manifestazione diversa da una naturalistico-scientifica.» 19 All’inizio o durante questa conferenza disse «apparentemente molto adirato» a una relatrice: «La
[Dornach, novembre 1922.]
[Invito agli]
[Avvenimenti nel Goetheanum a Dornach Natale 1922.]
[Corrispondendo a molteplici desideri, gli avvenimenti che si svolgeranno a Natale 1922 nel Goetheanum saranno principalmente sotto il segno della scienza della natura. Soprattutto il Signor Dr. RUDOLF STEINER terrà un corso sul tema:]
[«Il momento di origine della scienza della natura nella storia mondiale e il suo sviluppo da allora.» Lo stesso comprende 14 conferenze, di cui la prima avrà luogo domenica 24 dicembre, mattina ore 11, e le altre nei giorni seguenti fino al 6 GENNAIO 1923, ciascuna alle ore 8 di sera. L’accesso a queste conferenze è libero per ogni membro della Società Antroposofica e per quelle personalità che mostrano un interesse aperto per il nostro movimento. La registrazione di queste ultime avviene mediante l’intervento di un membro della Società Antroposofica. Inoltre dovranno essere tenute la maggior parte delle mattine dalle 10-12 conferenze e DISCUSSIONI su temi naturalistico-scientifici, che sono accessibili solo per gli specialisti. La prima di queste manifestazioni mattutine sarà martedì 26 dicembre. Parleranno presumibilmente il Dr. Rudolf Steiner, il Dr. Hans Theberath, l’Ing. Wilhelm Pelikan, il Dr. Eugen Kolisko e il Dr. Rudolf Maier. Nei pomeriggi sono previste esecuzioni di euritmia e rappresentazioni di giochi natalizi medievali. (La prima rappresentazione di questi giochi avrà luogo sabato 23 dicembre, ore 5 del pomeriggio.) Inoltre conferenze di contenuto pedagogico e artistico. Parleranno presumibilmente il Dr. Walter Johannes Stein, il Dr. Hermann von Baravalle, il Dr. Erich Schwebsch e altri ancora. Queste manifestazioni pomeridiane sono aperte al pubblico. Nel restante tempo, secondo il bisogno e il desiderio, vi sarà l’opportunità di libera discussione su vari temi (come su questioni pedagogiche). Se desiderato, le conferenze del Dr. Steiner saranno ripetute per visitatori stranieri in lingua inglese eventualmente francese. Il programma dettagliato è disponibile contemporaneamente ai biglietti d’ingresso. Per tutte le manifestazioni, a eccezione delle esecuzioni di euritmia e dei giochi natalizi, per i quali bisogna procurarsi biglietti speciali, il prezzo d’ingresso è fissato a 20 Fr. Per le manifestazioni per specialisti è inoltre riscosso un contributo secondo il giudizio della partecipazione. Le iscrizioni per la partecipazione al corso e le richieste riguardanti l’alloggio devono essere inoltrate possibilmente al più presto alla Sig.na E. Vreede, Ufficio amministrativo per le manifestazioni natalizie, Casa Friedwart, Dornach.]
[Associazione dei naturalisti al Goetheanum. Ramo al Goetheanum della Società Antroposofica.]
[Avvenimenti nel Goetheanum a Dornach Natale 1922 x]
[facsimile manoscritto]
[DOMENICA 24. DICEMBRE]
[SABATO 23. Dicembre]
[I. CORSO - DISCORSO di Dr. STEINER]
[Mattina ore 11]
[«Il momento di origine della scienza della natura nella storia mondiale»]
[Pomeriggio ore]
[Sera ore]
[facsimile manoscritto]
[PARADESPIEL Rappresentazione 1. Ore 5 pom. … «…»]
[facsimile manoscritto]
[Discorso di]
[Dr. STEINER]
[facsimile manoscritto]
[Gioco della nascita di Cristo … Discorso di]
[facsimile manoscritto]
[Dr. STEINER]
[facsimile manoscritto]
[LUNEDI 25. Dicembre]
[Martedì]
[Giovedì]
[Mercoledì 26. Dicembre 27. Dicembre 28. Dicembre Mattina e pomeriggio/specialisti sul Lavoro al seminario su specialisti Riunione di discussione secondo le indicazioni fornite nel programma. Una sessione sul Dr. H. v. BARAVALLE Dr. Ricerca pratica - Discussioni specialistiche - Discussioni, Dr. H. THEBERA TH Dr. R. MAIER]
[Esecuzione di euritmia]
[5 ore Dr. W. J. STEIN • Dr. H. v. Baravalle Gioco della Parata Dalla mia Dalla mia 6’ Ore insegnamento pratico insegnamento pratico Nascita di Cristo - dalle specialità] [facsimile manoscritto]
PARATA Spiel I.Aufführ.Suhr it. ., « » * „
[facsimile manoscritto]
Conferenza di
Dr. STEINER
[facsimile manoscritto]
Spiel della Nascita di Cristo .. Conferenza di
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Dr. STEINER
[facsimile manoscritto]
LUNEDI 25. Dicembre
Martedì
Giovedì
Mercoledì 26. Dicembre 27. Dicembre 28. Dicembre Matrtodik
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Venerdì 29.
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[facsimile manoscritto]
Negli altri momenti, secondo le necessità e i desideri, viene data l’occasione per un libero dibattito su vari argomenti. (Fissazione dei temi e degli orari lunedì 25 dicembre, ore 11).
[facsimile manoscritto]
DOMENICA 31. DICEMBRE
LUNEDI 1. GENNAIO
Mattina ore II
[facsimile manoscritto]
Pomeriggio ore 5
Sera ore 8
Rappresentazione di euritmia
Spiel dei Tre Rè
o Conferenza di Dr. STEINER
[facsimile manoscritto]
CORSO conferenza di Dr. STELNER
Martedì
Giovedì
Mercoledì
4. GENNAIO 3. GENNAIO lata bat ARBALTANAM 60 wl aaanae h*tttl eh anrof »
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Corso conferenza di
Dr, stelner
Corso conferenza Dr. stelner
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IX. CORSO Conferenza di Dr. Stelner
Sabato
Domenica ^
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Gennaio
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| Spiel dei Tre Rè
Conferenza di
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Dr, Stelner
Conferenza di
Rappresentazione di euritmia
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Dr. Stelner
Conferenza di Dr. STELNER :
» Conferenze TENUTE CONTINUATIVAMENTE sulla ANTROPOSOFIA .
’i: IN QUESTE SERATE IL SIGNOR Dr. STELNERSUESONSTT (Ingresso per tutti i partecipanti ai corsi). * # Solo per SCIENZIATI DELLA NATURA ,
I biglietti per le rappresentazioni di euritmia e gli spettacoli natalizi sono disponibili rispettivamente presso la cassa serale.
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Copyright Rudolf Steiner Nachlass-Verwaltung
Libro: 259
Pagina: 8 51
Gennaio oo Dr. EKNAUEN Zur StnnaaphvaKHOfltB.
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Le persone mi trattano qui come il loro lustrascarpe! Organizzano convegni senza chiedere il mio parere, e poi mi presentano il programma finito, e io dovrei allora tenere conferenze a questi convegni. Non continuerò più a tollerare questo.»20 Dietro questa forte espressione di irritazione doveva stare anche la delusione che dal consiglio centrale della Società a Stoccarda non era seguita alcuna reazione al suo appello. Per questo motivo probabilmente si rivolse, nelle sue due conferenze del 30 e 31 dicembre 1922 (in GA 219), al problema della Società e al chiarimento della relazione fra la Società e il movimento di rinnovamento religioso direttamente ai soci presenti a Dornach. La catastrofe del fuoco Nella conferenza della sera di capodanno, il 31 dicembre 1922, che fu l’ultima che potesse essere tenuta nell’«Edificio», fu esposto, mediante illustrazioni di adatte parole di meditazione, come la conoscenza spirituale potesse diventare una «vera comunione», l’inizio «di un culto cosmico adatto all’umanità odierna». Questa conferenza dovette esercitare un’impressione particolarmente profonda sugli ascoltatori. Uno di loro ne riferisce nei suoi ricordi: 21 «La solennità, la penetrabilità del suo linguaggio si accentuò nel corso della conferenza. Si aveva il sentimento: qui un grande iniziato celebra il culto del futuro, il culto cosmico dell’umanità. Dopo aver nuovamente proferito le massime, si ritirò dal podio con la massima modestia, e così era ovvio che nessuno applaudisse, cosa che in altre conferenze era solita accadere. Le due massime stavano ancora nella sua bella grafia sulle due lavagne scritte, 22 quando noi, i vecchi e i giovani, profondamente commossi uscimmo nella notte stellata.» E Marie Steiner riferisce: 23 «Quando uscimmo nella notte illuminata dalla luna, era come se una vita intensamente potenziata permeasse questa notte; così scintillante, così luminosa, bianca opale fluendo brillava la Barca di Iside nel profondo etere blu: lanciai un grido di ammirazione e sentii, risalendo sulla mia sedia per invalidi, la beatitudine e la gioia che mi innalzava . . . Il Donatore di tutti i doni era ancora, come sempre quando usciva, circondato e assediato da coloro che lo importunavano con domande e richieste. Come sempre amichevolmente, nel peggiore dei venti di corsa, dopo il surriscaldamento di un discorso di due ore, tenuto con fuoco e senza riserve. Come sempre allora, quando era a— »
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by Verlag ara Goetheanum» Dornach
Disegno manoscritto delle due massime per la conferenza 31. dicembre
1922 (GA 219) Quaderno cartella d’archivio n. 212
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Mi si avvicina nell’operare terrestre Nel quadro della materia mi è dato , , . , , c ,
T , _ „ i Mi sperimanto — come anima T T. Gli esseri stellari dei cieli Nel volere li vedo trasformarsi con amore. Mi si penetrano nella vita dell’acqua Nel potere della materia mi formo ^ „ . TT . ° Le azioni stellari dei cieli Nel sentire le vedo trasformarsi con saggezza.
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, , •1 i ^ Mi sperimento come spirito
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[facsimile manoscritto] licevole, ma esausto e bruciato a tavola la sera, sentii: Fisica bruciata. — Per quanto tempo ancora potrà fare l’impossibile? — Subito risuonò una campanella affrettata e breve, parole timide echeggiarono nell’anticamera. La signorina Geck doveva parlare al Dottore, e con durezza ella proferì: Il Goetheanum sta bruciando. — Egli andò... A me, che da un anno avevo perso la forza delle gambe, non era destinato salire su per il colle, i piedi vennero meno dal servizio, da una certa distanza dovetti sperimentare l’incendio.» Rudolf Steiner verificò immediatamente in persona, di fronte a testimoni, tutti i fili elettrici e le protezioni. Tutto era in ordine. Un cortocircuito come causa dell’incendio era escluso.24 Nonostante gli sforzi ininterrotti dei vigili del fuoco e di molti aiutanti volontari, il fuoco si diffuse rapidamente. Al tocco di mezzanotte verso le 12 le due cupole si infiammarono in una fiamma gigantesca visibile da lontano. La sorte dell’edificio era decisa. Fino al mattino era completamente bruciato fino alle fondamenta di calcestruzzo. La distruzione dell’edificio, per cui per 10 anni molti uomini avevano fatto i più grandi sacrifici, colpì Rudolf Steiner severamente, perfino nella sua salute, come egli espresse nelle sue lettere a Marie Steiner del 15. e 26. ottobre 1924; nell’ultimo così: «Io sono appunto, come tu sai, da gennaio 1923 molto estraniato dal mio corpo fisico.»25 Altri del circolo dei collaboratori di Dornach riferiscono: «La risata giovanile e serena, che spesso illuminava i severi lineamenti del volto del Dr. Steiner, i suoi rapidi movimenti leggeri, la sua andatura ritmica — nessuno poteva camminare come lui — tutto questo non l’abbiamo più provato dal giorno dell’incendio. Un peso grave gravava sulle sue spalle. Dovette raccogliere forze per mantenere la sua postura eretta, e l’andatura era accompagnata da sforzo»,26 da allora si appoggiava a un bastone.27 La sua sofferenza per la perdita l’espresse in queste parole:28
Pensiero si legò a pensiero Nel creare la gioia bruciava l’anima Nel formare il sentimento respirò E così lo spirito dell’arte si legò. Vuoi scoprire i dolori In cui il destino ci immerse Il sentimento è stato consumato in fiamme Il felice creare ha trovato una fine Fra le rovine lo sguardo guarda —
Nonostante ciò non era disposto a interrompere il lavoro nemmeno per un istante. Al contrario: si addossò nel tempo seguente un carico di lavoro ancora più grande. Già la mattina dopo la notte dell’incendio impartì l’ordine di proseguire con gli eventi annunciati secondo il programma. Alle 14 riferì ai corrispondenti dei giornali basilesi notizie dell’incendio ed espresse la sua volontà di erigere un nuovo edificio. Alle 17 ebbe luogo nella falegnameria del Goetheanum, risistemata provvisoriamente, lo Spiel dei Tre Re annunciato. All’inizio pronunciò alcune prime parole sulla disgrazia dell’incendio. La sera tenne secondo il programma la 6. conferenza del suo corso in corso «Il momento di origine della scienza della natura nella storia mondiale e il suo sviluppo sinora» (GA 326). Successivamente Albert Steffen comunicò che i drammi dei misteri, «che avrebbero dovuto aver luogo nelle settimane di agosto di quest’anno e a cui un gran numero di stranieri, specialmente inglesi e olandesi, intendevano venire», non potevano essere rappresentati; in primo luogo la sede doveva essere ricostruita. Fece appello ai presenti per fare donazioni per la ricostruzione.29 — Quando lasciò la sala Rudolf Steiner sembrò un istante le vennero meno le forze: «Si appoggiò al muro, tanto che si cercò di sostenerlo. Ma ben presto si riprese.»30 Nel weekend — venerdì/sabato/domenica, 5., 6., 7. gennaio 1923 — tenne come al solito le sue conferenze per i soci. In esse affrontò in particolare la relazione fra i giovani antroposofici e i soci più anziani. Infatti i «Giovani» avevano tenuto qualche assemblea di carattere rivoluzionario. Una nel pomeriggio del 6 gennaio, al che Rudolf Steiner aveva partecipato in silenzio. Ciò determinò evidentemente il tono della sua conferenza serale, prima della quale riferì dei molti segni di partecipazione alla disgrazia dell’incendio, che non solo erano giunti da soci, ma da tutto il mondo. Dopo la conferenza ebbe luogo ancora per disposizione del consiglio centrale un’assemblea della Società. In conclusione di essa Rudolf Steiner tenne un discorso sulla disgrazia dell’incendio, l’opposizione e la questione della ricostruzione. Rese chiaro che egualmente necessario come la ricostruzione era anche il consolidamento della Società, e fece appello nuovamente ai membri del consiglio presenti a Dornach provenienti da Stoccarda, di diventare attivi in questa direzione.
Annuncio degli spettacoli dei misteri per agosto 1923 Grafia di Rudolf
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La fondazione delle Società nazionali I più importanti eventi in questo contesto divennero ora le fondazioni delle varie Società nazionali. In questo Rudolf Steiner vide la miglior premessa per una riorganizzazione significativa della Società nel suo insieme. Al momento della fondazione della Società nazionale norvegese espresse questo chiaramente e decisamente così:31 «La vita internazionale e l’attività dell’Associazione antroposofica prospererebbero al meglio nel fatto che si fondassero Società nazionali nei singoli ambiti linguistici e che queste si riunissero a Dornach in una Società mondiale antroposofica internazionale. Questa sarebbe la forma migliore in cui la Società antroposofica potrebbe continuare a lavorare. Perché, vede, se la cosa deve procedere come deve procedere, se gli avversari non devono — scusi se uso questa parola — «divorarci», se quindi si deve lavorare correttamente, allora dovrebbe sempre esserci una connessione con un centro. E questo può essere, secondo lo stato delle cose, soltanto Dornach.» Sulla base di questa convinzione aveva già l’8 gennaio dato il suo consenso scritto alla fondazione di una Società antroposofica francese.32 E poiché già esistevano alcune di queste Società nazionali — in Inghilterra, Svezia e Svizzera — per lui il passo logicamente successivo era di ordinare anche i rapporti della Società tedesca in questo senso. Ciò avvenne alla fine di febbraio alla riunione di delegati di Stoccarda mediante la fondazione di una Società nazionale tedesca e di una Libera Società antroposofica in Germania per la gioventù insoddisfatta della vecchia generazione. Seguirono ulteriori fondazioni di Società nazionali. La ricostruzione del Goetheanum e la nuova costituzione della Società antroposofica Poiché i soci da tutto il mondo desideravano la ricostruzione del Goetheanum, per iniziativa degli amici inglesi avvenne a luglio 1923 a Dornach una riunione internazionale di delegati. Ora, in primo luogo, fu ufficialmente deliberato il rifacimento, e in secondo luogo, la fondazione di una Società antroposofica internazionale mediante l’unione delle singole Società nazionali, che avevano il loro centro al Goetheanum e dovevano essere dirette da un segretario generale ancora da eleggersi. Come data fu fissato il Natale.
In quel momento Rudolf Steiner non era affatto disposto a assumere egli stesso la direzione. Piuttosto continuava a cercare con tutta la forza che poteva, di portare i responsabili a dare alla Società come tale un compito positivo, poiché il movimento antroposofico poteva vivere soltanto in una Società che fosse una realtà. In questo senso aveva già nelle sue conferenze di giugno intitolate «La storia e le condizioni del movimento antroposofico in relazione alla Società antroposofica» invitato insistentemente all’autoriflessione. Senza mezzi termini aveva sottolineato che negli ultimi anni nella Società era sorta un’atmosfera «contraria alle condizioni di vita del movimento antroposofico», anzi perfino un’«opposizione interiore» contro ciò che egli stesso doveva fare nella Società. E ha sottolineato la mancanza di consapevolezza del fatto che doveva formarsi una Società che «compisse i primi passi in una questione in cui una gran parte dell’umanità dovrà seguire». Per coloro che precorrono un movimento, questo significava cioè un obbligo potenziale: «Vale a dire, hanno l’obbligo di praticare in tutti i dettagli più coraggio, più energia, più pazienza, più tolleranza e soprattutto più verità.»33 Ma evidentemente non si comprendeva che cosa Rudolf Steiner veramente volesse. Ci si sentiva, sebbene pieni di buona volontà, sopraffatti. Che Rudolf Steiner sapesse questo e come lo giudicasse, è chiaramente evidente dalla sua lettera da Stoccarda del 13 settembre 1923 alla collaboratrice di Dornach Edith Maryon, quando le scrive che nonostante tutta la buona volontà difficilmente si otterrà «il giusto»: «Poiché questa non è la forza spirituale della volontà, ma la rappresentazione (illusione) che si abbia la volontà. Queste personalità hanno grandi capacità — lo si mostra per esempio negli insegnanti Waldorf; sono perfino in molti aspetti geniali—; ma della volontà solo la . E così dicono a sé stessi: abbiamo la , ma non comprendiamo ciò che dovremmo fare. Ma la verità è che dovrebbero dirsi: Comprendiamo pure il meglio possibile ciò che dovremmo fare; ma non vogliamo. Sì, la verità sta solo dietro l’illusione.»34 In senso simile, secondo un breve appunto disponibile dell’insegnante Waldorf Christoph Boy, egli ebbe modo di esprimere anche in una delle riunioni di Stoccarda: «Dobbiamo volere, non solo desiderare.» «Finché siamo nostri nemici stessi, non dovremmo sorprenderci dei nemici esterni.» «Metodi scorretti». «Con volontà ferrea condurre le cose a termine.»
«Non dipende dalla capacità, le persone non vogliono.» «Non si lavora mano nella mano.» «Si ha il campo di battaglia esterno solo perché gli uomini hanno paura del campo di battaglia interiore.»35 Evidentemente per non togliere ai suoi studenti la possibilità di sviluppare la «forza spirituale» della volontà, non voleva dire lui stesso che cosa dovesse essere fatto, in che cosa potesse consistere il compito positivo che la Società dovesse darsi da sé. In questo senso deve considerarsi che era solo per l’interesse della causa, se egli, in particolare nelle cosiddette riunioni del Circolo dei Trenta, più volte molto chiaramente, anzi talvolta assai duramente, parlò a uno o all’altro dei responsabili, che altrimenti da lui erano molto stimati. La decisione di Rudolf Steiner di assumere egli stesso la direzione della Società in futuro Se durante il primo semestre Rudolf Steiner si era confrontato con la domanda se non dovesse ritirarsi dalla Società nell’interesse della causa antroposofica, dal secondo semestre in poi si aggiunse come seconda domanda quella se non fosse forse più necessario, anziché ritirarsi dalla Società, unirsi completamente con essa, cioè assumersi personalmente la responsabilità di tutto ciò che da essa provenisse, assumere egli stesso la direzione. Che cosa gli sia costata questa decisione, si può immaginare in certa misura dai documenti di questo volume e dagli accenni che egli fece nel corso dell’anno in lettere, in particolare alla collaboratrice di Dornach Edith Maryon, se in esse per esempio si legge (da GA 263/1):
Stoccarda, 25 marzo 1923: « ... Per la Società ho propriamente soltanto da dire che mi piacerebbe non aver più niente a che fare con essa. Tutto quello che i suoi consigli fanno mi ripugna.» Stoccarda, 11 maggio 1923: « ... l'A.G. continua a dormire; non si riesce a portarla a nessun risveglio.» Vienna, 30 settembre 1923: « ... Per il resto tutto andava bene con l’eccezione notevole che anche i nostri soci viennesi dormono.» L’Aia, 16 novembre 1923: « ... la Società è anche qui in una condizione terribile, disaccordo, insufficienza ecc.»
L’evento decisivo nel suo conflitto su come procedere ulteriormente era tuttavia, secondo la descrizione di Marie Steiner, l’affare con la rivista settimanale tedesca «Antroposofia», che si era svolto a luglio a Stoccarda (per i dettagli si veda pagina 795 segg.). Marie Steiner scrisse più tardi a proposito:36 «Ancora a luglio 1923 il Dr. Steiner dovette subire le più crude delusioni. La rivista fondata proprio per proteggere la Società in questa lotta aveva completamente fallito a causa della mancanza di discernimento dei suoi rappresentanti; non aveva riconosciuto che ora era suonata e credeva di dover trattare anche i nemici più sporchi con guanti di seta. Il Dr. Steiner espresse la sua indignazione per la mancanza inerente a essa di rettitudine e volontà di verità inconcussa. Per lui era tanto più amaro e deludente, in quanto aveva già provato a dire di sì all’istanza urgente di coloro che gli avevano chiesto di riprendere il lavoro esoterico. (Si veda per questo pagina 824.) Così il lavoro antroposofico era stato elevato a una sfera da cui non poteva essere ricacciato senza gravi conseguenze interiori nelle controversie sociali. Invece di creare allora, come aveva pensato prima, un nuovo strumento per la sua azione spirituale, decise di portare il sacrificio della sua persona. Decise di unire il suo karma con quello della Società, mentre prima aveva cercato di metterla per così dire su sé stessa e di educarla come consigliere spirituale verso l’indipendenza. Ora vide che non aveva ancora raggiunto questo stadio di maturità e assunse la presidenza.»
Dopo che Rudolf Steiner allora evidentemente per la prima volta aveva riconosciuto che non aveva praticamente altra scelta che assumere egli stesso la direzione della Società, se ne espresse di conseguenza durante il successivo soggiorno inglese in agosto al Dr. Ita Wegman.37 Presto dopo dovette venire ulteriormente confermato nella sua decisione da parte degli eventi politici in Germania. Quando la notizia del putsch di Hitler-Ludendorff avvenuto a Monaco il 9 novembre giunse a Dornach, avrebbe detto: «Se questi signori vanno al governo, mio piede non potrà più calpestare il suolo tedesco.»38
Ancora lo stesso giorno le avrebbe chiesto a Anna Samweber, la collaboratrice berlinese che si trovava giusto a Dornach, di tornare immediatamente a Berlino per trasmettergli l’ordine di rescindere i contratti di affitto della sua abitazione berlinese.39 Di conseguenza su questa base dell’evento politico si era immediatamente deciso a rinunciare alla sua e alla residenza berlinese di Marie Steiner e di trasferire la Casa Editrice Filosofico-Antroposofica da Berlino a Dornach. Con Marie Steiner allora dovette aver concordato che lei dall’Olanda — verso cui aveva dovuto recarsi per un convegno antroposofico e la fondazione della Società nazionale olandese il 12./13 novembre — proseguisse direttamente verso Berlino e disponesse il trasferimento, mentre lui stesso sarebbe tornato a Dornach per preparare il convegno natalizio.40 Inoltre dovettero — probabilmente ancora a Dornach, eventualmente già in Olanda — consultarsi sul nominativo del futuro consiglio della Società. Come tramandò Marie Steiner, Rudolf Steiner voleva che lei assumesse la vice-presidenza. Lei tuttavia oppose che i suoi mezzi di salute probabilmente non sarebbero stati sufficienti, per aggiungere al suo lavoro artistico ancora questo nuovo grande compito. Inoltre le sembrò non conveniente al di fuori se la nuova Società mondiale fosse rappresentata da una coppia. Rudolf Steiner accettò quest’ultima obiezione, e quando lei successivamente gli propose di nominare al suo posto il poeta e redattore della rivista settimanale «Il Goetheanum», Albert Steffen, fu d’accordo a condizione che con lui assumesse congiuntamente la vice-presidenza. Lei gli aveva anche proposto la dottoressa Dr. Ita Wegman. 41 — Dovevano venire aggiunti altri personaggi più giovani, residenti a Dornach, quelli cioè che avevano dedicato la loro vita «in modo totale alla causa antroposofica; esternamente e internamente»
(Dornach, 24 dicembre 1923, in GA 260). Nonostante ciò era ancora chiaramente in lotta con la domanda se non dovesse ritirarsi completamente. Come fu tramandato da Willem Zeylmans van Emmichoven, egli durante il soggiorno in Olanda, il 17 novembre, alla vigilia della fondazione della Società nazionale olandese, in un piccolo circolo in modo doloroso e impressionante aveva espresso i suoi dubbi se un continuare con la Società fosse ancora possibile per lui e si era lamentato che «da nessuna parte sembrasse che si capisse ciò che egli volesse e che forse sarebbe stato necessario continuare a lavorare con solo poche persone all’interno di un’unione ristretta.» 42 In un’altra versione Zeylmans riferisce l’espressione così: «Che cosa devo fare allora? Devo fondare un Ordine?» 43 Da un altro dei presenti allora fu inoltre tramandato che su questo la Signora Dr. Wegman avrebbe detto a Rudolf Steiner: «Ma Signor Dottore, non può certo abbandonare la Società. Mi raccontò quest’estate come intendesse costruire la nuova Società sotto la sua guida.»
Lui avrebbe risposto: «Sì, Signora Dottore, se lei mi aiuta, allora oserò!»44 Lo stesso appello a non abbandonare la Società, che senza di lui non potrebbe esistere, era stato anche rivolto da Marie Steiner, solo che il momento esatto non è noto.45 Tornato dall’Olanda a Dornach, Rudolf Steiner nella prima conferenza per i soci il 23 novembre riferì dei manifestazioni olandesi e iniziò con la serie di conferenze «Configurazioni misteri» O.O. 259 — Sezione finale e Annotazioni
Non potesse esistere, tuttavia non si sarebbe abbandonato, cosa che era stata pronunciata anche da Marie Steiner, solo che il momento esatto non era noto.45 Rientrato da Amsterdam a Dornach, Rudolf Steiner riferì nella prima conferenza per i soci il 23 novembre sugli eventi nei Paesi Bassi e iniziò con il ciclo di conferenze «Gestalt dei Misteri» (O.O. 232) a preparare gli ascoltatori per l’Assemblea di Natale. Il 1 dicembre scrisse a Marie Steiner a Berlino: «Qui abbiamo un numero fantastico di persone in attesa per Natale. E oggi appare praticamente impossibile alloggiarle tutte… E non voglio davvero che si rifiutino le persone che desiderano venire. Poiché in certo senso pongo le ultime speranze della Società su questo incontro natalizio». (O.O. 262). Il fatto che in quel momento la sua «decisione» fosse già definitivamente fissata è documentato da una lettera di Ita Wegman del 2 dicembre a Toni Völker, direttrice del ramo Kerning a Stoccarda. I passaggi pertinenti recitano:46 «… Qualcosa nella vostra lettera mi ha colpito, e cioè il fatto che vogliate venire qui a Dornach con tre altri membri del vostro ramo per avanzare proposte. Naturalmente non so su quali si basino queste proposte. Ma se dovessero riguardare la fondazione della Società internazionale, allora vorrei dirvi in confidenza quanto segue: questa volta la cosa sarà fatta completamente diversamente rispetto a come è stato fatto finora con le fondazioni dei singoli rami nazionali. Ora qui c’è il Signor Dr. Steiner, che desidera assumere tutta la questione, anzi assumerà perfino la presidenza e dirigerà completamente la cosa come la ritiene opportuna.
Darà anche gli statuti, e gli affari della Società internazionale saranno condotti sotto la sua direzione diretta con l’aiuto di collaboratori che vivono qui a Dornach e che il Signor Dr. sceglie personalmente. Le proposte di altri non entrano quindi più in considerazione; le Società nazionali devono quindi solo aderire o non aderire e occuparsi solo della questione di sì o no. I singoli gruppi o rami non hanno quindi nulla a che fare con questo, poiché l’Internazionale viene fondata a partire dalle Società nazionali, e i rami si trovano in queste Società nazionali. Potete quindi stare completamente tranquilli, cara signorina Völker, che la cosa procede come il Signor Dr. desidera. E sarete probabilmente molto felici che il Signor Dr. manifesti ancora una volta la sua volontà in modo completamente energico, e di nuovo voglia guidare energicamente la Società. Non possiamo che essere grati al Signor Dr., e tutti i soci dovrebbero valutare questo il più altamente possibile. Gli affari saranno condotti solo da Dornach a partire dal giorno della fondazione, così che ogni Società nazionale deve attenersi a Dornach. Noi tutti, che siamo ora così strettamente legati al Dr., siamo così profondamente lieti della decisione del Signor Dr. e speriamo che tutti coloro che desiderano stargli fedele al fianco possano rallegrarsi con noi. Lasciate quindi tutte le proposte a casa, venite da noi a Dornach come ospiti con la miglior disposizione e l’entusiasmo più grande, e contribuirete a costruire una terza fase della Società antroposofica, che, se non sterata ora nella giusta direzione, cadrebbe certamente in pezzi.
Dopo l’anniversario della nostra terribile perdita della nostra casa dovrebbe venire la rinascita di un forte movimento antroposofico, a cui ogni singolo deve contribuire con la sua forza e il suo lavoro». Pochi giorni dopo questa lettera di Ita Wegman del 2 dicembre, Rudolf Steiner scrisse nuovamente il 6 dicembre a Marie Steiner a Berlino e riferì ancora una volta: «Solo dalla Germania si sono registrate 200 persone, per che non c’è ancora alloggio, per non parlare del fatto che non abbiamo neanche i soldi per pagare gli alloggi per quelli che non pagano. Eppure ora tutto dipende dal fatto che la celebrazione natalizia si svolga in modo degno nell’anniversario dell’incendio, anche per il numero dei partecipanti. Se non fosse così, riterrei meglio non costruire affatto. Dopo gli amari incontri a Londra e all’Aia, le cose dovrebbero andare bene qui; ma bisogna fare il possibile per questo». (O.O. 262). Il 10 dicembre, dopo aver accennato a Dr. Elisabeth Vreede, le indicò che l’aveva designata per il nuovo consiglio di amministrazione (vedi pagina 727). E lo stesso giorno in cui la rivista settimanale «Das Goetheanum» pubblicò l’invito ufficiale all’Assemblea di Natale, domenica 16 dicembre, orientò Albert Steffen e Dr. Guenther Wachsmuth sulla futura composizione del consiglio di amministrazione in presenza di Dr. Ita Wegman, che era già a conoscenza della decisione di Rudolf Steiner. Comunicò anche i nuovi statuti che aveva frattanto redatto e chiese al Dr. Wachsmuth di farli stampare, in modo che potessero essere consegnati a ogni partecipante per Natale. Il giorno dopo, il 17 dicembre, si recò a Stoccarda per incontrarsi lì con Marie Steiner, che arrivò da Berlino la mattina del 18, e poi tornare insieme a Dornach.
A Stoccarda — deve essere stato il 18 o 19 dicembre — furono da lui informati, in presenza di Marie Steiner, anche gli organi direttivi delle due Società tedesche riguardo alle sue intenzioni per la nuova formazione della Società (vedi pagina 731). E dopo essere rientrato a Dornach il 19 o 20 dicembre con Marie Steiner, informò qui anche i soci riuniti durante le sue conferenze del 22 e 23 dicembre riguardo alle proposte che avrebbe presentato all’assemblea costituente (vedi pagina 732 ss.). Per la prima volta fu menzionato anche ufficialmente il Dr. Elisabeth Vreede come membro designato del consiglio di amministrazione. Una volta ancora sottolineò che «attualmente le cose devono essere prese molto, molto seriamente, terribilmente sul serio», altrimenti sarebbe accaduto «di cui ho parlato tante volte», che «dovrei ritirarmi dalla Società Antroposofica». Questo fu ripetuto ancora nel discorso inaugurale dell’Assemblea stessa, il 24 dicembre, quando si dice che in lui «nelle ultime settimane» dopo «grave superamento interiore» era emersa la consapevolezza che gli sarebbe stato impossibile continuare il movimento antroposofico all’interno della Società Antroposofica, se questa Assemblea di Natale «non acconsentisse che io stesso di nuovo in forma piena assumessi la direzione cioè la presidenza della Società Antroposofica da fondare qui a Dornach presso il Goetheanum» (O.O. 260). L’affermazione «nelle ultime settimane» e gli eventi citati dimostrano che Rudolf Steiner deve essersi definitivamente deciso per la sua decisione dell’Assemblea di Natale nel corso di novembre.
Effetti della decisione divenuta realtà
Ciò che si realizzò nell’Assemblea di Natale che iniziò il 24 dicembre 1923 non era la fondazione precedentemente prevista di una «Società Antroposofica Internazionale» attraverso l’unione delle varie Società nazionali, come era ancora stato scritto nell’invito ufficiale del 16 dicembre, bensì — dopo l’assenso completo dell’assemblea alle proposte di Rudolf Steiner — una completa ricreazione. Egli desiderava che l’espressione «Internazionale» fosse sostituita dall’espressione «Generale». E così fu fondata la «Società Antroposofica Generale» e la «Libera Scuola di scienza dello spirito» con sede presso il Goetheanum a Dornach. I negoziati costituenti nei giorni natalizi 1923/24 e i successivi passi verso l’attuazione delle forme organizzative intese da Rudolf Steiner si trovano documentati nei due volumi
«L’Assemblea di Natale per la fondazione della Società Antroposofica Generale 1923/24», O.O. 260, e «La Costituzione della Società Antroposofica Generale e della Libera Scuola di scienza dello spirito — La Ricostruzione del Goetheanum», O.O. 260 a. In particolare, quest’ultimo volume contiene le dichiarazioni di Rudolf Steiner sul significato e il peso che aveva attribuito alla sua decisione dell’Assemblea di Natale. Poiché ogni volta che parlava delle intenzioni associate alla decisione dell’Assemblea di Natale, sottolineava che il nuovo elemento fondamentale consistesse nel fatto che egli personalmente aveva assunto la guida e che il movimento e la Società fossero diventati uno in questo modo, occorre ancora brevemente toccare la questione: in che cosa si differenzia questo nuovo dalla decennale attività come Segretario Generale della sezione tedesca della Società Teosofica, durante la quale però magistero e amministrazione erano esercitati simultaneamente? A questo proposito occorre considerare che l’assunzione della guida della sezione tedesca della Società Teosofica nell’anno 1902 non era una nuova fondazione della società da parte di Rudolf Steiner, bensì l’adesione a una Società mondiale già esistente. Grazie a ciò, sebbene si fosse riservato la libertà di insegnamento, per quanto riguardava l’amministrazione le sue mani erano legate. Infatti le norme amministrative provenienti dalla direzione centrale erano per lui come Segretario Generale tedesco altrettanto vincolanti come per i Segretari Generali di altri paesi. Da ciò risulta che nella visione interiore di Rudolf Steiner allora magistero e amministrazione dovevano essere stati due sfere diverse. Questo rimase così durante il successivo decennio di esistenza della Società Antroposofica (1913-1923), durante il quale non aveva assunto alcuna funzione amministrativa, infatti non era nemmeno diventato membro. Proprio questo divenne diverso con la decisione dell’Assemblea di Natale di assumere personalmente la guida in futuro. Il movimento e la Società dovevano diventare uno in quanto, da allora in poi, l’antroposofia non solo sarebbe stata insegnata, bensì praticata fino in ogni dettaglio amministrativo. In tal modo, in futuro, attraverso la Società e la nuova scuola esoterica, conformemente alle esigenze dei tempi moderni come «Libera Scuola di scienza dello spirito», l’antroposofia sarebbe stata rappresentata nella vita culturale. Con ciò Rudolf Steiner voleva inaugurare qualcosa di completamente nuovo nella storia del movimento esoterico. Era la grande responsabilità che ne derivava che rendeva così difficile la sua decisione.
In una visione di insieme di tutti gli eventi e dei problemi dall’incendio del Goetheanum fino all’Assemblea di Natale risulta così chiaramente che l’anno 1923 nella storia della Società Antroposofica così come per Rudolf Steiner personalmente è diventato l’anno cruciale del destino.
Annotazioni
1 Alla Assemblea Generale della sezione tedesca della Società Teosofica nell’anno 1906. 2 Annotazione da quaderno dell’anno 1918 (numero archivio del quaderno 101). 3 Conferenza Dornach, 24 dicembre 1923, in O.O. 260. 4 Trasmesso da Ludwig Polzer-Hoditz. Cfr. O.O. 260 a, p. 680. 5 Vedi «La Leggenda del Tempio e la Leggenda Dorata», O.O. 93, e «Sulla storia e dai contenuti della prima sezione della Scuola Esoterica 1904-1914», O.O. 264, specialmente la conclusione dell’editore, in cui il problema movimento/Società viene presentato dal punto di vista dell’atteggiamento di Rudolf Steiner nei suoi confronti. 6 Berlino, 3 novembre 1904, in «Origine e meta dell’uomo», O.O. 53. 7 Dornach, 2 marzo 1923, in «La Formazione della Comunità Antroposofica», O.O. 257. 8 Vedi a questo proposito «La storia e le condizioni del movimento antroposofico in relazione alla Società Antroposofica», O.O. 257; nonché «Sulla storia e dai contenuti della prima sezione della Scuola Esoterica 1904-1914», O.O. 264. 9 Per la prima volta a Stoccarda, la sede principale degli sforzi scientifici e pratici, il 23 maggio 1922; poi anche a Dornach il 28 maggio e a Vienna l’11 giugno 1922. 10 Nella lettera del 3 settembre 1947 a Richard Dührich in «Marie Steiner, Lettere e Documenti», Dornach 1981. 11 Citato da «Hitler. Tutti gli Appunti 1905-1924. A cura di Eberhard Jäckel insieme ad Axel Kuhn», Deutsche Verlagsanstalt, Stoccarda 1980. 12 e 13 Hans Büchenbacher «Monaco 1922» in «Ricordi di Rudolf Steiner. Contributi raccolti dalle Comunicazioni del Lavoro Antroposofico in Germania 1947-1978», Stoccarda 1979. 14 Nell’Assemblea Generale della Società Antroposofica in Svizzera il 22 aprile 1923 (in questo volume pagina 478). 15 Secondo il rapporto di Friedrich Rittelmeyer «Sul movimento religioso», in: «Ciò che accade nella Società Antroposofica. Comunicazioni per i suoi Soci», anno 1, n. 22 dell’8 giugno 1924. 16 Lettera di Lia Stahlbusch del 23.1. 1923 da Stoccarda (in questo volume pagina 219). 17 Cfr. la conferenza di Rudolf Steiner Stoccarda, 27 febbraio 1923, in O.O. 257. Le parole citate di Friedrich Rittelmeyer sono prese dagli scritti conservati nell’Archivio dell’Amministrazione dell’Eredità Rudolf Steiner, che evidentemente deve aver pronunciato al ramo di Stoccarda in quel momento.
18 Conferenza Stoccarda, 23 maggio 1922 (non ancora apparsa nell’O.O.). 19 Oskar Schmiedel, citato da «Rudolf Steiner, Una Cronaca» di Christoph Lindenberg, Stoccarda 1988. 20 Rudolf Steiner a Lilly Kolisko. L. K. in «Eugen Kolisko. Un Profilo di Vita», 1961, pagina 68. 21 Heinz Müller, «Tracce del Cammino. Ricordi», Stoccarda 1970. 22 Questi due quaderni murali sono stati bruciati. Vedi il bozza manoscritta dei due detti da un quaderno a pagina 854 ss. 23 In «Dalla Vita e dalla Morte di Rudolf Steiner» in «Ciò che accade nella Società Antroposofica — Comunicazioni per i suoi Soci» (1926, n. 1 del 3 gennaio) nonché in «Ricordi di Marie Steiner», Fascicolo I, Dornach 1949. 24 Una minaccia di incendio era già stata pronunciata nel numero di ottobre 1920 della rivista «Il Faro» e citata in un opuscolo astrologico (1921). In questo volume viene fatto riferimento più volte da Rudolf Steiner. 25 In «Carteggio e Documenti 1901-1925», O.O. 262. 26 Assja Turgenieff in «Ricordi di Rudolf Steiner e del Lavoro al Primo Goetheanum», Stoccarda 1972. 27 Natalie Turgenieff-Pozzo in «Dodici Anni di Lavoro al Goetheanum», Dornach 1942. 28 In «Parole di Verità», O.O. 40. 29 Nella rivista settimanale «Das Goetheanum» del 7.1. 1923: «La Distruzione del Goetheanum dal Fuoco». 30 Emil Leinhas in «Dal Lavoro con Rudolf Steiner», Basilea 1950, p. 156. 31 Il 17 maggio 1923; testo completo dell’indirizzo in questo volume, pagina 469. 32 In questo volume pagina 488. 33 Conferenza Dornach, 16 giugno 1923, in O.O. 258. 34 In «Rudolf Steiner/Edith Maryon, Lettere — Detti — Schizzi», O.O. 263/1. 35 L’annotazione è datata 14 gennaio 1923, che però non può essere corretto poiché Rudolf Steiner era a Dornach il 14 e 15 gennaio. 36 Cfr. n. 10. 37 In «Chi era Ita Wegman. Una Documentazione. Volume I — 1876 fino 1925» di J.E. Zeylmans van Emmichoven, Edition Georgenberg Reutlingen 1991. 38 e 39 Comunicazione personale di Anna Samweber a Hella Wiesberger. 40 Marie Steiner nella sua Prefazione a O.O. 260. 41 Vedi «Un Ricordo di Marie Steiner dall’anno 1947, registrato da Lidia Gentilli-Baratto», 1. edizione s.d., 2. edizione Friburgo 1966. 42 F.W. Zeylmans van Emmichoven in «Sviluppo e Lotta Spirituale 1923-1935», traduzione tedesca di Elisabeth Vreede 1935, p. 10. 43 «Willem Zeylmans van Emmichoven. Un Pioniere dell’Antroposofia, La sua Vita Raccontata da Emanuel Zeylmans», Ariesheim 1979. 44 Cfr. n. 37. 45 Comunicazione personale di Marie Steiner a Febe Arenson-Baratto e da questa passato a Hella Wiesberger. 46 Cfr. n. 37.
Annotazioni al testo
Alla presente edizione. Pubblicazioni precedenti: «Rudolf Steiner e i Compiti Civili dell’Antroposofia. Uno Sguardo Retrospettivo sull’anno 1923 e gli Eventi che lo Precedettero. Introdotto e continuato da Marie Steiner», Dornach 1943. «Rudolf Steiner, Materiale di Studio dalle Sedute del Circolo dei Trenta a Stoccarda 1923», pubblicato come riproduzione privata da Marie Steiner nel 1947. Tutte le altre pubblicazioni di testi di Rudolf Steiner all’interno dell’Opera Omnia sono attestate nell’indice dettagliato dei contenuti attraverso la designazione «(da O.O. n.)». Basi testuali: Per la Parte I: La pubblicazione di Marie Steiner «Rudolf Steiner e i Compiti Civili dell’Antroposofia», Dornach 1943. Per le Parti II, III e Appendice: Le dichiarazioni orali di Rudolf Steiner (discorsi, introduzioni e conclusioni di conferenze, estratti di conferenze o voti in assemblee) sono trascrizioni stenografiche che, tranne laddove diversamente indicato nel volume stesso, sono state redatte dalla stenografa professionista Helene Finckh e da lei trascritte in testo chiaro. Questi testi non erano previsti da Rudolf Steiner per la stampa e non sono stati da lui revisionati. I restanti documenti, se non forniti di un riferimento alla fonte, provengono dall’Archivio dell’Amministrazione dell’Eredità Rudolf Steiner. Sul titolo del volume: Il titolo proviene dall’editore. In origine era previsto di mantenere il titolo di Marie Steiner del 1943 «Rudolf Steiner e i Compiti Civili dell’Antroposofia». Tuttavia l’ampliamento sostanziale del contenuto e la posizione del volume all’interno dell’Opera Omnia nella serie «Scritti e Conferenze sulla Storia del Movimento Antroposofico e della Società Antroposofica» ha reso necessario adattare il titolo alle nuove circostanze.
Annotazioni al testo Alla Parte I pagina
19 Ti è ancora nascosto: Vedi Rudolf Steiner «La Prova dell’Anima», 9. Quadro, in «Quattro Drammi Misteriosi», O.O. 14. Se le parole di molti uomini: Dal 1. Quadro del dramma mistico «La Porta dell’Iniziazione», O.O. 14. 20 Chi per grazia: Dal 8. Quadro del dramma mistico «La Prova dell’Anima», O.O. 14.
Alla Parte II 60/61 Gioco dei Tre Re… altri due Spettacoli Natalizi: Vedi «Spettacoli Natalizi dall’Antico Folclore», Dornach 1990. 64 Opuscolo di un’Astrologa: Elsbeth Ebertin «Uno Sguardo al Futuro? Ai Fautori dell’Astrologia Scientifica», Friburgo (Baden) 1921. La citazione si trova a pagina 63 ed era tratta dalla rivista «Il Faro», Lorch/Württ., ottobre 1920. un nemico particolarmente pieno di odio: L’articolo in questione nella rivista «Il Faro» non era firmato. Secondo Karl Heyer (in «Come si Combatte Rudolf Steiner», Stoccarda 1932) proveniva dal redattore Karl Rohm (ex membro della Sezione Tedesca della Società Teosofica). Jung-Solothum: Nel Giorno Federale Svizzero, domenica 19 settembre 1920, si tenne un incontro nel pomeriggio alle 3 nella chiesa di Dornach-Brugg diretto contro il movimento antroposofico, organizzato dall’«Associazione Cattolica» di Dornach, Ariesheim e Reinach. Vari oratori, tra cui il parroco Max Kully di Ariesheim, eccitavano le emozioni dei presenti. In un articolo della «Aargauer Zeitung» n. 228 del 29 settembre 1920 si legge tra l’altro: «… Un SIGNORE… da Basilea chiede a Jung-Solothurn: Unitevi! Assalite il Goetheanum!…» e «… Sarebbe bastato una parola avventata, sciocca-sfortunata, l’intera folla sarebbe stata spinta alle più grandi follie e atti di violenza. Ho già partecipato e visto molte assemblee politiche selvagge, fanatizzate, tumultuose; mai una più selvaggia».
67 Per rendere possibile gli spettacoli misteriosi: I «Quattro Drammi Misteriosi» di Rudolf Steiner, O.O. 14.
68 I tre corsi: Calore, Ottica, Astronomia: Vedi «Impulsi di scienza dello spirito per lo Sviluppo della Fisica», primo e secondo corso scientifico, O.O. 320 e 321, nonché «La Relazione dei Diversi Campi Scientifici con l’Astronomia», O.O. 323. Scuola Waldorf, che deve essere mantenuta attentamente come una scuola non-confessionale: Vedi in proposito a es. la conferenza di Rudolf Steiner del 25 agosto 1922 in O.O. 305.
sedia curulica: Cfr. annotazione a pagina 112. Allora, verso la fine di dicembre, nasce un bambino terribilmente tardi: Rudolf Steiner si aspettava dal Consiglio Centrale un orientamento della Società sulla fondazione del movimento per il rinnovamento religioso («Comunità Cristiana»). Invece, nel n. 2 delle «Comunicazioni del Consiglio Centrale della Società Antroposofica» di gennaio 1923, la conferenza di Rudolf Steiner del 30 dicembre 1922 fu ripresa liberamente con il seguente preambolo: «L’apparizione del movimento per il rinnovamento religioso ha portato in ampli strati della Società Antroposofica difficoltà e malintesi. Poco prima dell’inizio della sua attività pubblica, i tre membri del Consiglio Centrale della Società Antroposofica a Dornach ebbero un colloquio con i quattro personaggi dirigenti del movimento per il rinnovamento religioso sulla collaborazione di entrambi i movimenti. Nel senso di questo colloquio, il Consiglio Centrale aveva deciso di portare a conoscenza dei soci una breve esposizione della genesi storica e dei compiti del movimento per il rinnovamento religioso.
Questa esposizione doveva essere inviata ai soci subito dopo la conclusione degli eventi che si svolgevano a Dornach fra Natale e Capodanno. L’evento sconvolgente della distruzione del Goetheanum mediante un incendio malvagiamente appiccato è nel frattempo penetrato come dolore terribile in tutti i cuori. Le ultime conferenze che il Signor Dottor Steiner ha ancora tenuto al Goetheanum affrontavano i compiti del movimento e della società antroposofici, e il 30 dicembre 1922, il giorno prima della catastrofe, il Signor Dottor Steiner parlò del movimento per il rinnovamento religioso; al posto della nostra esposizione, che era già pronta, dovrà stare nel seguito una ripresa libera di questa conferenza.» 221 Famiglia Unger-Arenson… la questione dell’unione dei due rami: A Stoccarda esistevano allora due rami: il ramo principale fondato nel 1905 da Carl Unger e Adolf Arenson e da allora diretto, e il «ramo Kerning» diretto dalla signorina Toni Völker. Cfr. annotazione a p. 161. 223 i due appelli: Non conosciuti. 224 fino alla fine di dicembre il Consiglio Centrale viene e vuole fare un puro movimento di difesa, che arriva molto troppo tardi: Vedi annotazione a pagina 217. 225 che il Signor Leinhas ha assunto il risanamento del «Futurum»: Vedi annotazione a p. 108. 226 Appello del Dottor Unger…: Vedi annotazione a p. 223. 227 nove ricercatori: Theberath, Maier, Strakosch, Smits, Lehofer, v. Dechent, Pelikan, Streicher, Schiller. e quattro medici: Friedrich Husemann, Ludwig Noll, Otto Palmer, Felix Peipers. vanno a passeggio: Questa parola è da intendersi in senso traslato. Rudolf Steiner aveva molto a cuore di arrivare presto a risultati, perché il momento era maturo. Ma i compiti assegnati erano difficili. «Difficoltà ve ne erano molte, e non avanzavamo così velocemente quanto sarebbe stato necessario, il che riempiva Rudolf Steiner di preoccupazione.» Vedi Alexander Strakosch «Cammini di vita con Rudolf Steiner, 2. Parte 1919-1925», autopubblicazione Dornach 1952. 229 l’opuscolo sulla milza: Vedi annotazione a p. 70. La storia del pendolo di Rudolf Maier: Vedi «Il tentativo Villard», Stoccarda 1923, Editore Der Kommende Tag; «Die Drei», 2. anno 1923, fascicolo 12, e «Antroposofia», 4. anno n. 20 del 5 aprile 1923. 232 Vademecum: Vedi annotazione a p. 165.
233 Elenco di medicamenti: 1. edizione: luglio 1921, 2. edizione ottobre 1922. 234
Congresso di Vienna: «Est-Ovest. Secondo congresso internazionale del movimento antroposofico». Le conferenze di Rudolf Steiner vedi «Contrapposizioni fra il mondo occidentale e orientale», O.O. 83.
Schwäbisch-Gmünd: si intendono gli «Stabilimenti chimici» a Schwäbisch-Gmünd (dal 1924 filiale della «Weleda AG» ad Arlesheim/Svizzera), in cui venivano prodotti i medicamenti necessari per l’Istituto terapeutico di Stoccarda.
questo opuscolo: si intende probabilmente «Metodologico per la terapia presso l’Istituto clinico-terapeutico
opuscolo stimolante: si tratta presumibilmente di «La religione del medicamento. Cioè la farmacia del Signore. Medicina curativa ingegnosa per tutti. La dottrina delle firme come scienza» di Emil Schlegel, Lipsia 1915. Elenco di medicamenti: cfr. annotazione a p. 233.
nella conferenza dei maestri: si intendono le regolari conferenze che Rudolf Steiner teneva con il collegio dei maestri della Libera scuola Waldorf di Stoccarda.
del laboratorio lì presente: si intende il «Laboratorio internazionale AG» ad Arlesheim; oggi «Weleda AG».
Programma: Vedi annotazione a p. 68. Articolo del Dottor Theberath: Presumibilmente «Risposta al precedente saggio
l’elaborazione
di Dottor Maier: Vedi annotazione a p. 229.
Disputa sull’atomismo: vedi «Die Drei», 1. anno 1921, fascicolo 11; 2. anno fascicoli 5 e 7/8; 3. anno fascicoli 1, 2, 3.
Articolo sull’idrogeno in «Die Drei»: 2. anno 1922, fascicolo 5: «L’idrogeno. Esempio di una considerazione fenomenologica in contrasto con l’attuale atomismo comune. (Dal laboratorio di ricerca scientifica)» di Wilhelm Pelikan. Colori prodotti: Vedi il volume «Conoscenza dei colori», O.O. 291a.
I [compiti assegnati] si devono risolvere e non preoccuparsi di cose superflue, come ad esempio il fatto che un libro, Moltke, sia stato ordinato per decisione di conferenza. Ci sono punti nel libro, attraverso cui si sarebbe potuto giustificare: Questo voto di Rudolf Steiner è evidentemente stato ripreso dallo stenografo non completamente, poiché la seconda frase non si collega completamente logicamente alla prima. Con «un libro, Moltke» è inteso il volume pubblicato nel 1922 da Eliza von Moltke presso l’Editore Der Kommende Tag Stoccarda «Generale Helmuth von Moltke. Ricordi, lettere, documenti 1877—1916». In questo volume sono contenute considerazioni di Moltke, che originariamente nell’estate 1919 come pubblicazione autonoma («La colpa della guerra. Considerazioni e ricordi del capo di stato maggiore H. v. Moltke») con premesse di Rudolf Steiner avrebbero dovuto apparire, il che però fu impedito da parte della famiglia e di alcuni personaggi politici influenti. (Cfr. «Contributi alla Gesamtausgabe di Rudolf Steiner» n. 27/28, Michele/Natale 1969 («1919 L’anno del movimento per la tripartizione e della fondazione della scuola Waldorf»). Quando allora nell’ottobre 1921 il giornalista Jules Sauerwein pubblicò il suo intervista con Rudolf Steiner su queste memorie non pubblicate nel grande quotidiano parigino «Le Matin» (contenuto in O.O. 24), questo suscitò in vari ambienti grande inquietudine. Di conseguenza Eliza von Moltke (moglie di H. v. Moltke) considerò la pubblicazione all’interno del volume di memorie che lei aveva compilato con ricordi di H. v. Moltke, ma voleva ancora consultarsi con Rudolf Steiner al riguardo. Se si è verificato il colloquio da lei proposto per il 31 gennaio 1922 a Breslavia non è noto. Tramandato è che ella abbia parlato con Rudolf Steiner a Stoccarda il 22 novembre 1922 del libro. Anche su questo non è noto alcun dettaglio. Comunque, nel volume commemorativo pubblicato verso la metà di dicembre 1922 sono state allora pubblicate anche le considerazioni sulla colpa della guerra, sebbene senza le premesse di Rudolf Steiner del 1919 e senza alcuna spiegazione sui punti controversi. Presumibilmente questa pubblicazione suscitò nuovamente critiche, a cui presumibilmente si riferisce l’osservazione di Rudolf Steiner: «Ci sono punti nel libro, attraverso cui si sarebbe potuto giustificare [la pubblicazione]». - Ciò che però è inteso con l’osservazione che il libro sia stato «ordinato per decisione di conferenza», non è stato possibile chiarire. 245 alla [riunione dei soci] rinviata del 6 gennaio: Cosa significhi «rinviata» non è stato possibile stabilire. 248 il vantaggio, di scrivere il libro più efficace: Friedrich Rittelmeyer (curatore) «Dall’opera di vita di Rudolf Steiner», Monaco 1921. 250 che l’opuscolo sulla milza [di Lilly Kolisko] è stato boicottato: Vedi annotazione a p. 70. qui si tiene un corso per medici: Durante la settimana medica nell’ottobre 1922 Rudolf Steiner tiene dal 26.-28. ottobre 4 conferenze, vedi O.O. 314.
254 con questa polemica sull’atomismo: Cfr. annotazione a p. 70. 256 i compiti assegnati nel 1920: Sui lavori presso il Laboratorio di ricerca scientifica del Der Kommende Tag vedi Rudolf Steiner «Conoscenza dei colori», O.O. 291a.
mediante la visita dei maestri inglesi: Dal 8./9. fino a circa il 15 gennaio 1923. Vedi a questo proposito anche le esposizioni di Rudolf Steiner nella conferenza del 9 dicembre 1922, in O.O. 300b.
mi è stato consegnato oggi questo documento: Non disponibile.
I congressi: A Stoccarda dal 29 agosto al 7 settembre 1921 (cfr. annotazione a p. 379); a Vienna dal 1º al 12 giugno 1922 («Est-Ovest. Secondo congresso internazionale del movimento antroposofico per l’intesa fra le contrapposizioni del mondo occidentale e orientale» con 10 conferenze di Rudolf Steiner «Contrapposizioni fra il mondo occidentale e orientale», O.O. 83); a Dornach dal 21 al 27 agosto 1921 («Corso estivo d’arte» per amici inglesi con alcuni discorsi di Rudolf Steiner; non ancora pubblicato nell’Opera Omnia). la disgrazia con il Congresso di Vienna: Durante e poco dopo il Congresso di Vienna apparvero molti articoli di giornale ostili, a che non si rispose in modo sufficientemente efficace.
Allora il Signor von Grone ha scritto questo saggio nell’ultima «Antroposofia»: «Strisce di luce al presente da un saggio di Rudolf Steiner dell’anno 1888», 4. anno n. 31 del 1º febbraio 1923.
quando qui il corso pedagogico si riuniva… questo circolo giovanile che aveva organizzato il corso: vedi l’annotazione «Circolo universitario antroposofico» (Registro delle istituzioni antroposofiche) e Rene Maikowski «Vie del destino alla ricerca del Graal vivente», Friburgo/Baden 1980.
«Circolo di non-antroposofici conoscitori dell’antroposofia»: Vedi pagina 795 ss. in questo volume e Karl Heyer, «Come si combatte Rudolf Steiner» (sezione: Dottor Heinrich Goesch e gli antroposoficamente non-competenti), Stoccarda 1932.
Saggio del Signor von Grone: Vedi annotazione a p. 267.
Corsi universitari: Vedi il capitolo «Circolo universitario antroposofico» nel Registro delle istituzioni antroposofiche.
«Corso pedagogico giovanile»:
296 Corso per oratori: Vedi O.O. 338.
i congressi… in
personaggio celebre, che vuole tirarsi su dai capelli verso l’alto: si tratta del barone Karl Friedrich Hieronymus von Münchhausen (1720-1797), noto attraverso le stravaganze a lui attribuite come il «Barone della menzogna». Gottfried August Bürger rielaborò le sue storie e le pubblicò nel 1786.
Corsi universitari: Cfr. annotazione a p. 549. Vedi O.O. 217.
Vienna, a Stoccarda, a Dornach: Cfr. annotazione a p. 265.
Questo opuscolo di Albert Steffen: «Il corso per maestri di Rudolf Steiner al Goetheanum», presentato da Albert Steffen con un’appendice sulla Scuola Waldorf libera e sui fini dell’Associazione svizzera di scuola, Dornach 1923. Questo riassunto del «Corso di Natale per maestri» (O.O. 303) fu stampato per la prima volta in «Das Goetheanum», 1. anno 1921/22, n. 22-33.
cajolato: Parola antiquata per carezzare, lusingare.
il secondo foglio informativo:
Olcott ha fatto questa affermazione: La fonte non è potuta essere accertata.
Vedi annotazione a p. 217.
Calamità con la crisi Leadbeater:
Ulteriori dettagli in O.O. 264, pagina 269 ss.
Teoria, che nella teoria dell’evoluzione è tornata indietro fino alla scimmia: si intende Annie Besant «Uomo — donde, come e dove», Londra 1913.
:Vedi
Landhausstraße 70: La casa della Società antroposofica a Stoccarda, che era stata particolarmente rifinita. Vedi O.O. 284.
al «Goetheanum» le mie conferenze sulla Scolastica: «La filosofia di Tommaso d’Aquino. Relazione su conferenze di Rudolf Steiner, Dornach 22.-24. maggio 1920», in «Das Goetheanum», 2. anno, n. 27-29. La trascrizione stenografica parola per parola è pubblicata in O.O. 74.
Leone XIII. ha… riportato in vita il tomismo: Attraverso l’enciclica aeterni patris del 4 agosto 1879 il tomismo fu dichiarato filosofia ufficiale della chiesa cattolica (neotonismo).
richiamare l’attenzione sulla centrifuga: Con essa erano, secondo le indicazioni di Rudolf Steiner, trattati i preparati di vischio per la terapia del cancro.
il caso Schmettau: Vedi Karl Heyer, «Come si combatte Rudolf Steiner», Stoccarda 1932 (sezione: Il caso Ruth, p. 37 ss.).
335, 344 Lo scritto… di Dottor C. von Heydebrand: «Contro la psicologia sperimentale e la pedagogia sperimentale», Stoccarda 1921, Editore Der Kommende Tag. 336
Calunnie… negli «Studi psichici»… Così esisteva a Monaco un uomo: Si riferisce a Max Seiling. Ulteriori dettagli in Karl Heyer, «Come si combatte Rudolf Steiner», Stoccarda 1932. Un libero docente di un’università famosa da secoli: Si riferisce al Dottor J. W. Hauer, Tubinga. Vedi: Werbeck «Gli avversari scientifici di Rudolf Steiner…», Stoccarda 1924.
Nietzsche ha mostrato in modo penetrante: Nei suoi corsi «Sulla futura istituzione dei nostri centri di insegnamento» tenuti nei primi mesi dell’anno 1872 a Basilea (pubblicati per la prima volta con il lascito).
nei corsi di economia nazionale come esempio: Vedi la conferenza di Rudolf Steiner a Dornach, 12 ottobre 1920, «Associazioni, sindacati, cooperative della vita economica», in «Fogli per l’antroposofia», 18. anno n. 4, aprile 1966.
«le persone veramente pratiche»: Poesia umoristica di Christian Morgenstern, che è rappresentata anche euritmica; in «Palmström, Korf e Palma Kunkel», opere complete, curate da H. O. Proskauer, Stoccarda 1973.
che nel 1918 si è corsi presso il presidente dello stato del Württemberg: Carl Unger ed Emil Molt cercarono «il 2 dicembre 1918 il ministro-presidente del Württemberg Wilhelm Bios, occasione in cui Emil Molt probabilmente gli esppose i principi direttivi per una corretta socializzazione mantenendo la libera iniziativa imprenditoriale. Molt riporta nei suoi ricordi come Bios in un primo momento ascoltò con interesse, ma subito cadde in favore al suo pregiudizio quando sentì il nome di Rudolf Steiner.» In: Hans Kühn «Epoca di tripartizione», Dornach 1978. Vedi anche Carl Unger «Dismissione delle memorie di Blos», in «Tripartizione dell’organismo sociale», 3. anno n. 45 dell’11 maggio 1922; l’articolo di Rudolf Steiner «Abwehr di falsità», in «Antroposofia», 4. anno n. 15 del 12 ottobre 1922; Emil Molt «La verità nella questione Blos/Steiner come retrospettiva storica», in «Antroposofia», 4. anno n. 24 del 14 dicembre 1922; Karl Heyer, cit., p. 85.
Il «Tageblatt» berlinese… ha detto: Non è stato possibile verificare. Basta prendere il denso elaborato che il Goesch ha scritto poco dopo che era stato escluso: Un manoscritto di 280 pagine dattiloscritte di Alice Sprengel, Heinrich Goesch e Gertrud Goesch «La nostra esclusione dalla Società antroposofica», gennaio 1916, che era stato inviato dai compilatori a molti soci.
l’ho affrontato in una conferenza di Dornach: Vedi O.O. 253.
La ripresa Steffeniana del corso pedagogico: Vedi annotazione a p. 309.
le due conferenze, che io terrò: Contenute in O.O. 257.
377 Appello per la fondazione del «Der Kommende Tag»: Dovrebbe essere inteso il «Prospetto per l’emissione di cedole di prestito al 5% per l’importo totale di M. 10 000 000 della Società Der Kommende Tag, società anonima per la promozione di valori economici e spirituali», inviato con circolare n. 46 del 24.3.1920 attraverso l’Associazione per la tripartizione dell’organismo sociale, ripubblicato in Hans Kühn, «Epoca di tripartizione», Dornach 1978, p. 234. 379
Nel settembre 1921 si svolse un congresso, con che si svolse anche una sorta di assemblea della Società antroposofica: La Società antroposofica, il Circolo universitario antroposofico, l’Associazione per la tripartizione e la scuola Waldorf di Stoccarda organizzarono dal 28 agosto al 7 settembre 1921 nella casa Gustav-Siegle di Stoccarda un congresso pubblico generale sul tema «Prospettive culturali del movimento antroposofico». Rudolf Steiner tenne la sera la serie di conferenze «L’antroposofia, le sue radici di conoscenza e frutti di vita…» (O.O. 78), e il 7 settembre sera la conferenza con proiezioni luminose «L’idea costruttiva di Dornach» (in O.O. 289). Il 4 settembre circa 1.200 membri della Società antroposofica si riunirono per consultarsi sulle premesse, i compiti e gli obiettivi della Società
(vedi «Comunicazioni del Consiglio Centrale», Stoccarda, novembre 1921, n. 1). Il Consiglio Centrale, composto da Carl Unger, Michael Bauer e Kurt Walther, fu ricostituito, in quanto Emil Leinhas ed Ernst Uehli subentrarono ai due ultimi menzionati. La conclusione dell’assemblea fu formata da un discorso di Rudolf Steiner, dopo che gli era stato chiesto di dare un consiglio alla Società. Esso è ripubblicato in: Rudolf Steiner «Cultura orientale e occidentale in illuminazione spirituale. I compiti di una Società antroposofica nel presente», Dornach 1954, autopubblicazione dell’Amministrazione del lascito Rudolf Steiner, previsto per O.O. 255. 382
Abbiamo tenuto una serie di congressi: Vedi annotazione a p. 265.
Louis Werbeck, Amburgo: Relazione su «L’opposizione»: Di questa relazione Rudolf Steiner disse nel suo rapporto sulla riunione dei delegati di Stoccarda a Dornach il 4 marzo 1923 (in O.O. 257), che Werbeck «ha tenuto un discorso geniale sul modo come si può affrontare letterariamente l’opposizione». La relazione sull’opposizione era stata affidata a Werbeck perché in quel momento stava già lavorando a un’opera sui nemici. (Pubblicata nel 1924 presso l’Editore Der Kommende Tag, Stoccarda, in due volumi: «Gli avversari scientifici di Rudolf Steiner e dell’antroposofia, confutati da loro stessi» (I); «Gli avversari cristiani di Rudolf Steiner e dell’antroposofia…» (II). Un terzo volume pianificato da Werbeck su letterati e occultisti non fu più completato.) Il manoscritto dei due volumi era stato presentato da Werbeck a Rudolf Steiner durante i giorni della riunione dei delegati di Stoccarda e con lui ne aveva discusso. Rudolf Steiner lo portò a Dornach e apparentemente lo lesse attentamente. Perché il 12 marzo gli scrisse: «Quello che già ti dissi a Stoccarda: l’intera struttura e composizione del tuo scritto mi appare geniale; l’autoconfutazione dell’opposizione un’idea straordinariamente felice.» Dopo che si è preso in considerazione singoli punti, la lettera si conclude con le parole: «Se riesci a esporre chiaramente quello che l’ della seconda parte accenna, allora renderai il servizio più grande immaginabile alla causa antroposofica. Sono profondamente soddisfatto che tu proprio da questo punto di vista abbia fatto il tuo. Probabilmente è il più fecondo. Nel nome della nostra causa sacra vanno a te i pensieri della gratitudine più sincera del cuore e della forza per la freschezza e la forza di intuizione per il tuo lavoro.» Il riconoscimento così forte di questo lavoro è probabilmente anche legato al fatto che durante la relazione di Werbeck alla riunione dei delegati era stata avanzata la proposta di sospendere le relazioni per poter continuare a discutere. A questo proposito Rudolf Steiner disse nel rapporto di Dornach del 4 marzo 1923 che in quel momento avrebbe dovuto effettivamente dire: «Ora devo vedere di rappresentare l’antroposofia in altro modo al mondo; devo ritrarmi dalla Società antroposofica», perché allora si era dimostrato che l’intera Società — la riunione dei delegati rappresentava effettivamente l’intera Società in Germania — «non voleva saperne nulla dell’opposizione!» Che tuttavia non l'abbia fatto, ci sono stati altri motivi determinanti. (O.O. 257).
La signorina Dottor Rabel domanda: Questo punto è un po’ poco chiaro. Dovrebbe significare che la signorina Rabel si pone la domanda di cosa mai diranno gli uomini che in precedenza non credevano agli atomi. Non lo sa, però ha sempre creduto agli atomi. - Vedi a questo proposito anche il parere di Bartsch a p. 456.
Walter Johannes Stein, Stoccarda: Relazione su «I nemici»: Mentre Werbeck (cfr. annotazione a pagina 412) aveva parlato del modo come si può affrontare letterariamente i nemici, la relazione di Stein doveva riguardare l’opposizione concreta. Ma, come disse Rudolf Steiner a Dornach il 4 marzo 1923 (in O.O. 257), «Stein, con mia sorpresa, non aveva parlato dell’opposizione concreta, ma aveva sviluppato una sorta di metafisica dell’opposizione antroposofica, per cui effettivamente la cosa non era diventata così chiaramente visibile. Era una relazione molto ingegnosa, ma non sulla concretezza dei nemici, bensì sulla metafisica dei nemici.»
Conferenze, che il Padre Muckermann S.I. tenne qui a Stoccarda: Il gesuita Muckermann tenne nell’aprile 1920 conferenze che fece annunciare sotto il titolo «Conferenze etico-religiose».
Io potrei nominarvi ad esempio un’organizzazione: Presumibilmente è inteso il «Circolo di non-antroposofici conoscitori dell’antroposofia».
da parte nemica le parole sono state stampate: Vedi annotazione a p. 64. un corso pedagogico…, di cui il Signor Steffen ha riferito al «Goetheanum»: Vedi annotazione a p. 309.
la fondazione dell’associazione mondiale internazionale per le questioni educative: In seguito al congresso di Oxford «Spiritual Values in Education and Social Life» del 15.-29. agosto 1922. Vedi anche «Antroposofia», 4. anno n. 13 del 28 settembre 1922, e «Das Goetheanum», 2. anno n. 7 del 17 settembre 1922. Incidente a Monaco: Vedi annotazione a p. 68.
si è sempre cercato di refutare le affermazioni del Generale von Gleich: Sigismund von Gleich, «Verità contro bugia su Rudolf Steiner», Stoccarda 1921. Vedi Walter Johannes Stein, «Generale a.D. Gerold von Gleich. Materiale per la formazione di un proprio giudizio sulla sua persona», Stoccarda 1922. ultimo scritto del Sichler a Berna: Albert Sichler, «La teosofia (antroposofia) in valutazione psicologica» (ulteriori dettagli non sono potuti essere accertati). Scritto di Ragaz: Leonard Ragaz, «Teosofia o Regno di Dio?», Erlenbach/Zurigo, Monaco e Lipsia 1922.
di avere il Signor Steffen come segretario generale: Il 7 maggio 1922 Albert Steffen fu nominato segretario generale nella seduta del consiglio della Società antroposofica in Svizzera a Dornach, casa Friedwart.
497 Opuscolo Baltz: Non è stato possibile stabilire di quale opuscolo si tratti. Ho… scritto un articolo sulla lirica di Albert Steffen: In «Das Goetheanum», 1. anno n. 22 del 15 gennaio 1922, ripubblicato in O.O. 36. 513 come aveva fatto il «Goetheanum» allora mi pubblicare: 2. anno n. 10 dell’8 ottobre 1922. 528 Piccolo opuscolo del professore Beckh sui suoni del linguaggio: Dovrebbe essere inteso uno dei tre opuscoli pubblicati nel 1921 a Stoccarda — «
Werbeck, che veramente scrive un libro molto ingegnoso sui nemici: Sono intesi i due volumi pubblicati nel 1924: «Gli avversari cristiani di Rudolf Steiner e dell’antroposofia mediante loro stessi confutati»; «Gli avversari scientifici di Rudolf Steiner e dell’antroposofia mediante loro stessi confutati».
541 Punti nodali: O.O. 23. 549 primo corso universitario antroposofico: O.O. 322 (Discorso di apertura del Dottor Steiner: non ancora pubblicato nell’O.O.); un secondo corso universitario: O.O. 76; corso estivo per artisti inglesi: non ancora pubblicato nell’O.O.; nell’inverno 1921 un corso pedagogico: O.O. 303; nell’estate 1922 la cosiddetta settimana francese: O.O. 215; Natale 1922 un corso scientifico naturale: O.O. 326. 562
«I cavalieri dello spirito»: Romanzo di Paul Gutzkow. Prima edizione Lipsia 1850/1851.
571 insofar as the present draft [of the principles] had to be changed or supplemented: Rudolf Steiner Entwurf der Grundsätze einer Anthroposophischen Gesellschaft 1913 Motto: La saggezza è soltanto nella verità Per una soddisfacente e sana formazione della vita la natura umana abbisogna della conoscenza e della cura della propria essenza soprasensibile e dell’essenza soprasensibile del mondo extramano. A un tale obiettivo non possono condurre le ricerche scientifico-naturali del tempo moderno, sebbene esse siano chiamate a conseguire l’inesprimibile per la cultura umana nei limiti dei loro compiti e dei loro confini. La Società antroposofica perseguirà questo obiettivo mediante la promozione della ricerca autentica e sana diretta al soprasensibile e mediante la cura della sua influenza sulla condotta della vita umana. La vera ricerca dello spirito e la disposizione che ne consegue devono conferire alla Società il suo carattere, che può trovare espressione nei seguenti principi guida: 1. Nella Società possono cooperare fraternamente tutti coloro che considerano come base di una cooperazione amorevole uno spirituale comune in tutte le anime umane, benché possano essere diverse per quanto riguarda la fede, la nazione, la classe, il sesso ecc. 2. Deve essere promossa l’indagine del soprasensibile nascosto in tutto il sensibile e deve essere servita la diffusione della vera scienza dello spirito. 3. Deve essere coltivata la conoscenza del nucleo di verità nelle diverse concezioni del mondo dei popoli e dei tempi.
Il primo di questi tre principi guida è necessario nella Società antroposofica, perché elevati obiettivi cognitivi spirituali possono essere perseguiti comunemente da uomini solo quando la disposizione fraterna supera le contrapposizioni, che molto facilmente nascono da tutto ciò che nel pensare, nella fede, negli interessi di vita particolari separa gli uomini. Questo separato non disturberà mai la cooperazione, se la base di quest’ultimo è lo spirituale comune in tutte le anime umane e perciò il separato rimane intatto e nella sua particolarità pienamente rispettato all’interno della Società. Così costituita, la Società per la disposizione che le è necessaria perseguirà l’ideale della convivenza umana, che nonostante la completa valutazione del pensare e del sentire del singolo trova il terreno su cui possono prosperare l’amore reciproco e la fraternità. La Società potrà raggiungere il suo obiettivo spirituale solo se così i suoi membri si dedicano a un ideale di vita che possa essere un ideale universalmente umano di condotta della vita. Alla Società deve stare completamente lontano agire a favore o contro questa o quella direzione di fede, poiché essa si dedica alla ricerca dello spirito, non a nessuna confessione. Pertanto ogni propaganda religiosa le sta completamente lontana. Essa però non la combatterà mai. Allo stesso modo sono strettamente escluse da ogni attività della Società tutte le forme di efficacia politica o sociopolitica.51» La sua opera è dedicata alle vie e ai mezzi che possono servire all’uomo nel senso dello sviluppo del nostro tempo, per condurre alla soluzione in tal modo i grandi enigmi della domanda del dàsein umano, che la ricerca sul sensibile si estende al soprasensibile, senza cadere in quegli errori che al vero senso di verità non possono bastare.
Essa mostrerà che l’umanità nel presente possiede una ricerca dello spirito tale, che questa conduce nel mondo soprasensibile e che la cura e la diffusione di essa può essere compito di una Società tanto quanto qualsiasi altra scienza. I frutti più nobili dello sviluppo dello spirito umano, le diverse concezioni del mondo e confessioni dei popoli e dei tempi, questa ricerca dello spirito non le considera rispetto al loro valore confessionale, ma insofar come in esse si esprime la lotta dell’umanità per i grandi enigmi spirituali dell’essere. Perciò il carattere fondamentale della Società non potrà essere contrassegnato con una designazione che sia tratta da una confessione particolare. Se ad esempio l’indagine dell’impulso cristico nell’evoluzione dell’umanità trova la sua cura mediante la ricerca dello spirito, questo non accade nel senso di una confessione religiosa, ma in modo che il confessore di ogni direzione religiosa possa comportarsi rispetto al corrispondente risultato geisteswissenschaftlich, come ad esempio si comporta il confessore della religione indù o del buddhismo rispetto all’astronomia copernicana, sebbene questa non si trovi negli urkunden religiosi. L’impulso del Cristo viene portato alla validità come risultato di ricerca cosicché ogni seguace di una confessione religiosa può accoglierlo, non solo il confessore cristiano.
La fondazione della Società si è effettuata per il fatto che una commissione di fondazione di tre personalità, cioè il Dottor Carl Unger, la signorina Marie von Sivers e Michael Bauer, hanno inizialmente assunto la direzione generale della Società antroposofica. A loro si affianca un consiglio, che inizialmente vale come consiglio di fondazione. I membri della commissione di fondazione nomineranno persone fiduciarie, al che spetterà di accogliere le registrazioni di membriQuesto naturalmente non impedisce che singoli membri o gruppi di membri si occupino di attività politica o sociopolitica. D. V ricevere a fronte di ciò e che per i membri da loro proposti assicurino la garanzia nei confronti del consiglio. La nomina di una persona fiduciaria avverrà o per iniziativa della commissione di fondazione o per il fatto che un membro da sette altri membri o personalità, che come membro rappresentante e riconosciuto come tale dal comitato centrale. L’iscrizione come socio viene acquisita attraverso la comunicazione either direttamente alla giunta direttiva oppure presso una delle personalità di fiducia. Il riconoscimento dell’iscrizione viene concesso dal comitato centrale e inizialmente dai tre fondatori designati. L’integrazione della giunta direttiva o del comitato avviene attraverso cooptazione da parte dello stesso comitato, e per questo è possibile avanzare proposte nell’assemblea annuale dei soci. Il lavoro della società avviene in gruppi liberi, che possono costituirsi indipendentemente in tutti i paesi della terra in qualsiasi luogo.
Questi gruppi potranno costituirsi singolarmente o associarsi, formare associazioni o federazioni libere ecc., a seconda delle circostanze delle rispettive regioni in cui si costituiscono. La Società Antroposofica in quanto tale non è un’associazione, la sua coesione non si basa su un’organizzazione associativa o simile, ma sulla coltivazione della scienza dello spirito in quanto tale, e l’iscrizione non comporta niente di associativo, ma per esempio il diritto di ricevere certi scritti di scienza dello spirito riservati ai soli soci, e cose simili. Nel senso esteriore, dunque, il vincolo della Società Antroposofica non sarà diverso da quello che potrebbe sussistere, per esempio, presso una società antropologica o simile. Ogni gruppo di lavoro si elabora suoi propri statuti ecc. e elegge la sua giunta. L’iscrizione generale, che deve essere acquisita individualmente da ogni socio, significa che il comitato centrale riconosce una singola personalità come appartenente alla Società Antroposofica. La sede permanente della Società Antroposofica sarà provvisoriamente Berlino. La gestione amministrativa spetterà ai membri del comitato centrale residenti a Berlino. Questa gestione amministrativa consiste in nient’altro che in provvedimenti che possono servire agli scopi spirituali espressi sopra. Per il funzionamento della Società Antroposofica ogni socio paga un contributo di iscrizione una tantum di 5 marchi e un contributo annuale di 6 marchi. In casi particolari può avvenire una riduzione del contributo annuale.
come in giornale
nel «Goetheanum» stesso un quadro del Goetheanum ormai scomparso: Gli articoli di Rudolf Steiner «Il Goetheanum nei suoi dieci anni», pubblicati in «Das Goetheanum», vol. 2, nn. 23-32, così come nella rivista settimanale tedesca «Antroposophie», vol. 4, nn. 29-39; all’interno dell’Opera Omnia in O.O. 36.
è stato pubblicato un corso pedagogico: Vedi annotazione a p. 309.
Scritto… redatto da Frau Kolisko: «Proof fisiologico e fisico dell’efficacia delle entità più piccole», Stoccarda 1923, Der Kommende Tag Verlag.
Organizzazione di fiducia: Questa è stata costituita dopo la convocazione dei delegati di Stoccarda di febbraio 1923, vedi pagina 463 di questo volume. Comunicato:
di Ginevra: Non è stato possibile stabilire ciò sinora.
Vedi nell’appendice di questo volume pagina 833.
Principi: Vedi annotazione a pagina 571.
come a quel tempo la celebrazione [della posa della pietra angolare]… è stata vilipesa: Subito dopo i primi preparativi per l’inizio della costruzione, iniziò una campagna stampa che riportava in modo in parte disinformativo e distorto gli eventi di Dornach. Si scriveva di una «setta vegetariana», di un «monastero buddhista» e di un «tempio teosofico». La «Neue Rheinfeldener Zeitung» (12 ottobre 1913) e l’«Aargauer Volksblatt» (17 ottobre 1913) titolarono un articolo «Un nuovo paradiso dei folli». Negli «Oltener Nachrichten» del 4 ottobre 1913 si legge: «Una costruzione templare misteriosa. La sera del 20 settembre, dopo il calar della notte, è stata posta la pietra angolare per il tempio dei teosofi. Alle 5 tutto i lavoratori edili erano stati mandati via e rimandati a casa. Successivamente, i maschi e le femmine dei teosofi si misero loro stessi al lavoro, iniziarono a scavare e a spalare e a trasportare il materiale su carri. La pietra angolare dovrebbe trovarsi esattamente a 3,60 metri di profondità. Alla luce di fiaccole di pece e durante cerimonie misteriose il sotterramento è stato eseguito. Alla celebrazione avrebbero partecipato 200 persone, e cioè soprattutto donne…»
che ho definito qui qualche tempo fa anime senza patria: Vedi la
conferenza Dornach 10 giugno 1923, in O.O. 258. per sorvegliare la
Landhausstraße 70: Poiché Rudolf Steiner era personalmente minacciato allora e abitava a Stoccarda nella casa della società, Landhausstraße 70, la casa era sorvegliata.
come il ciclo più recente è stato immediatamente sfruttato in uno scritto avversario: Lo scritto avversario non ha potuto essere identificato.
ultima scena dell’ultimo dramma mistico: si dice nella 15. immagine:
«Il risveglio dell’anima», O.O. 14. Lì
Arimane: Egli mi guarda bene, ma non mi conosce adesso, così non mi porta ancora il dolore del terrore, quando voglio operare al suo fianco… È giunto il momento che io dal suo cerchio in fretta mi allontani; perché non appena il suo sguardo potrà ritenere di conoscermi nella mia verità, allora si crea per me nel suo pensiero subito una parte di quella forza che lentamente mi annienta. 669 due scoperte biologiche:
In Italia è stato fatto il tentativo di una fondazione Ulteriori dettagli non sono stati più stabiliti.
685 numero dei soci 12000.
che il Dr. Steiner una volta menzionò che non l’imposta sul reddito, ma l’imposta sulla spesa sarebbe la cosa giusta: Presumibilmente si tratta di un’affermazione in un ambito più ristretto.
Presidente onorario… a questo non entro più: Alla fondazione della Società Antroposofica nel 1913, Rudolf Steiner era stato nominato presidente onorario.
della Società Antroposofica
PER 788
Vedi annotazione a p. 70 e 627. Società nazionale: Società: Allora, fine 1923, ca.
APPENDICE
Campagna di naturalizzazione: Nel 1922 Rudolf Steiner aveva presentato una richiesta di naturalizzazione svizzera. Contro ciò furono mosse pubbliche forti opposizioni da parte di elementi ostili a lui. Albert Steffen scrisse in proposito «a nome di molti svizzeri» nella rivista «Das Goetheanum» del 3 settembre 1922 un articolo «Sulla richiesta di naturalizzazione di Rudolf Steiner»: «… Certo, conosciamo i giochi sotterranei che si sviluppano in scritti ordinari contro il Dr. Steiner e che persino sono stati portati al Consiglio nazionale per crearvi un’atmosfera. Ma non riusciamo a immaginarci che le autorità competenti si lascino determinare da tali opuscoli, dacché persino gli onesti avversari si ritraggono spaventati. Questi autori di opuscoli si servono, come è stato sufficientemente provato, dei mezzi più riprovevoli: della diffusione di menzogne da tempo stigmatizzate, della citazione di passi di lettere falsificati, delle minacce e i loro seguaci persino di attacchi violenti. Proprio questo ci spinge pubblicamente a pregare il Dr. Steiner di non ritirare la sua richiesta di naturalizzazione. Ci onora se diventa svizzero.» * Oltre 1300 persone di tutte le professioni: tra loro sacerdoti, insegnanti, commercianti, operai, contadini e artisti hanno sottoscritto questo appello. Il Dr. Steiner sarebbe rimasto straniero agli svizzeri e non desiderato come cittadino (così affermarono alcuni giornali). Queste voci, che si moltiplicavano quotidianamente, la vedevano diversamente…». La richiesta di naturalizzazione è stata infine comunque respinta.
tra gli altri anche quella famosa di Ruth v.-u.: Vedi Karl Heyer, «Come si combatte contro Rudolf Steiner» (sezione: Il caso Ruth), Stoccarda 1932. Il libro: «Dalla vita d’opera di Rudolf Steiner»: pubblicato nel 1921 per il 60. compleanno di Rudolf Steiner da Friedrich Rittelmeyer.
il 10 marzo (1922) nella sua conclusione: Durante il corso universitario antroposofico dal 5-12 marzo a Berlino, che era stato diretto da Friedrich Rittelmeyer.
Caso R. v. S.: Cfr. annotazione a p. 797.
Opuscolo Frohnmeyer:
Infine la vecchia signora Langen aveva comunque dimostrato ancora più coraggio: Madre di Ruth von Schmettau; cfr. annotazione a p. 797.
Qual che tempo fa un membro della società organizzò una discussione pubblica del libro del Dr. Leisegang: Non è stato possibile provare ciò sinora.
Cfr. annotazione a p. 530.
un membro cercò di contattare… il professor Dessoir…: Il responsabile del ramo di Berlino, Rudolf Meyer, ebbe il 9 gennaio 1921 una conversazione di due ore con Max Dessoir. 837 la risposta del Dr. Steiner a Richard Wähle ne «Die Drei»: vol. 2, quaderno 12, marzo 1923.
REGISTRO DEI NOMI (H = Annotazione)
Dati biografici riguardanti determinate persone, che sono menzionate nel registro seguente, sono contenuti soprattutto nei volumi dell’Opera Omnia: O.O. 260: «La Conferenza natalizia per la fondazione della Società Antroposofica Generale 1923/1924» (pp. 301-314). O.O. 260a: «La Costituzione della Società Antroposofica Generale e della Libera Scuola di scienza dello spirito. La ricostruzione del Goetheanum» (pp. 725-748). così come nei volumi illustrati «L’opera di Rudolf Steiner»: Volume 3: 1907-1917 Monaco, Berlino, Dornach. Curatore Wolfram Groddeck. 1980 (già Novalis-Verlag), Verlag am Goetheanum Volume 4: 1917-1925 Berlino, Stoccarda, Dornach. Curatore Heinz Schöffler, 1987, Verlag am Goetheanum
A . B . E . 481,482 Aeppli, Willi (1894-1972) 524,534 Affolter, Dr. 126,748 Aisenpreis, Ernst (1884-1949) 63,541,542,757,758,791 Aldag, Heinrich 830 Alwes, Franz 465 Apel, Cornelis 274,467,832,834 Arenson, Adolf (1855-1936) 159,164, 214,221A, 222,249,254,259-261, 268,270,276,277,279,280,283,388, 465,829,831,832,834 Arenson-Baratto, Febe (1897-1984) 870 Aristoteles (384-322 v. Chr.) 454 Arnold, Lina (?-1928) 465 Arx, Ferdinand von 748 Aschoff, Prof. Dr. Ludwig (1866-1942) 395 Augustinus (354-430) 798 Baltz, Karl von (1898-1987) 497A Baravalle, Dr. Hermann von (1898-1973) 304,314,335,344,346, 353,400,407,467,487,832 Bartsch, Moritz (1869-1944) 169,359, 384,389,437,456,465 Baster, Otto (1877-1949) 465
Bauer, Michael (1871-1929) 197,465,822 Baumann, Paul (1887-1964) 203,211, 215,221,232,257,260,270,274,299, 467,832 Baumgartner, Alexander (1841-1910) 452 Becker, Marie 830 Beckh, Hermann (1875-1937) 322,528A Behrens, Bernhard (1892-1952) 418 Benirschke, Max (1880-1961) 465 Benkendörfer, Eugen (1878-1939) 161,215,233,252,467,832 Benzinger, Max (1877-1949) 388,390,465 Besant, Annie (1847-1933) 161,807 Binder, Theodor (?-1947) 552 Bittiner (Frau) 830 Bloch, Karl 750,752,753 Blümel, Dr. Ernst (1884-1952) 260,277,482,486,487,506,511,522, 524,525,527,536,587 Blum-Ernst, Alfred 534 Blume, Hellmut 165 Blumenthal, Oskar (1852-1917) 328 Bock, Lic. Emil (1895-1959) 201,205,217,249,250
BODERJOH . 769 Bollig (Frau) 540 Bollinger 791 Boos, Dr. Roman (1889-1952) 406,452 Borchart, Martin (1894-1972) 465 Boy, Christoph (1887-1934) 467,832,861 Bregel, Hilde 830 Breitenstein, Julius (1870-1950) 655 Bremner, Martha Ottilie (1872-1958) 830 Brentano, Franz (1838-1917) 454 Brincken, Max von den 467 Brunstädt, Hermann Friedrich Th. (1883-?) 800,809 Büchenbacher, Dr. Hans (1887-1977) 34,165,169,359,371,373,377,389, 417,430,434,437,567,574,592,822, 828,837,869 Buddha (560-480) 191 Cagliostro, Alexander Graf von (1743-1795) 192 Cayard, Luise 465 Classmann, Waker 465 Collison, Harry (1868-1945) 523,524,605,608,610 Comenius, Johann Arnos (1592-1670) 452 Conrad, Wilhelm 29,390,391,465 Conrad, Willy (1879-1951) 29,465 Coppel, Otto 433 Craemer, Prof. Hermann (1861-1933) 367,435,465 Cromton-Smith, Bernard 523 Daeglau, Otto 465 Dahn, Felix (1834-1912) 549 Damnitz, Felix von (1860-1943) 296,297,465 Darius (521-485) 188 Darwin, Charles (1809-1882) 442 Dauner, Prof. Dr. Fritz (1876-1935) 465,830 Davis, Heinrich 465 Dechend, Dr. Hermann von (1883-1956) 226,241 Decken, Claus von der (1888-1977) 465
Dennhardt, Clara 465 Dessoir, Max (1867-1947) 836A Detert, Hugo 465 Deutzmann, Anton 465 Dibbern, Albert 467 Dibbern, Anton 465 Dickens, Charles (1812-1881) 560 Doldinger, Dr. Friedrich (1897-1973) 465 Dostojewski, Fjodor M. (1821-1881) 560 Drachenfels, Hedwig 166 Drescher, J. (Herr) 763 Dresler, Emmi 468 Drews, Arthur (1865-1935) 336 Drury-Lavin, Ada (1858-1931) 507,508 Du Bois-Reymond, Emil (1818-1896) 395 Dührich, Richard (1890-1983) 868 Dürler, Edgar (1895-1970) 523,524,691,692,717 Dunlop, Daniel Nicol (1868-1935) 515,610,612 Ebersold, Walter (1897-1967) 486 Ebertin, Elsbeth Paula (1880-?) 64A Eckinger, Friedrich 126 Eggers, Wilhelm (1868-1946) 465 Eichenberger, Hermann (1894-1984) 830 Eisenberg, Dr. Otto (1886-1943) 465 Eljakim-Werner, Lili-Maria 68,369 Elkan, Josef 368,465 Erikson, Richard (1869-1941) 73 Etienne, Ernest (1876-?) 511,574,583 Eucken, Rudolf (1846-1926) 815 Everback, August 465,831 Ewerbeck, August 435 Feigenwinter, Johann 756 Feigenwinter, Josefine Marie 756 Feigenwinter, Rene 756,757 Ferdinand II (1578-1637) 452 Ferreri, Charlotte (?-1924) 514 Fialkowski, Nikolaus 660 Fichte, Johann Gottlieb (1762-1814) 415,457
Fink, Wilhelm (1887-1970) 273,468,832 Finckh, Helene (1883-1960) 557 FISHER , H . A . L . 479 Flor, Paul 831 FLURIJ . 756 Förster, Toni (1894-?) 370 Fritz (Herr) 370 Frohnmeyer, Johannes (1850-1921) 481,530A,534,819A Gaben, Erich (1890-1968) 199,200 Gantenbein, Bernhard (1874-1962) 466 Gauf, Ludwig 468 Gaurn, Wilhelm 468 Geck, Henny (1884-1951) 856 Geering-Christ, Rudolf (1871-1958) 486,502,503,689,690,701,703, 708 Gennrich, Paul (1865 -?) 802 Gentilli-Baratto, Lidia 869 Gerst, Ernst 466 Gertsch 500,504 Geuter, Fred 390 Geyer, Johannes (1882-1964) 797 Ghazali, Mohammed (1059-1111) 798 Glas, Dr. Norbert (1897-1986) 183,655 Gleich, Gerold von 491A, 824,835,837 Gleich, Sigismund von (1896-1953) 165,240 Gnädinger, Franz (?-1971) 486,691 Goesch, Fritz 820 Goesch, Heinrich (1880-1930) 165A, 273,285,332,333,351A, 352,528, 546,597,645-647,795,799,802-804, 806-808,810-812,814,815,819,823, 827,835 Goethe, Johann Wolfgang (1749-1832) 66,67,121,128,129,188,191,374, 410,411,415,452,453,526,803,805 Goldstein, Kurt 367 Goyert, Wilhelm Rudolf (1887-1954) 370,465 Goyert (Frau) 574 Greber, Karl 465 Green (Mrs.) 514 Grillparzer, Franz (1791-1872) 661 Grimm, Herman (1828-1901) 11,661
Grone, Jürgen von (1887-1978) 115, 169,180,215,257,260,267A, 268, 281,283A, 293,304,306,332,337, 338,346,359,437,438,465,468,597, 598,819-821,824,830,832,833,837 Groschupf (Herr) 782 Grosheintz, Dr. med. dent. Emil (1867-1946) 65,146,486,547,689, 691,692,699,703,708,709,721,724 Grosheintz, Dr. Oskar (?-1944) 709,720 Grosheintz-Laval, Nelly (1875-1955) 73 Groves, Irene 562,576 Grunelius, Dr. Andreas Nikolaus von (1900-1987) 370 Grunelius, Dr. Helene von (1897-1936) 831 Gümbel-Seiling, Max 468 Günther, Hanna (?-1923) 536 Gumppenberg, Emilie von 466 Haan, Pieter de (1891-1968) 559,565 Haaß-Berkow, Gottfried (1888-1957) 804 Haberthür, A. (Herr) 763,769,786 Hachez, Maria (1896-1966) 370,831 Haeckel, Ernst (1834-1919) 442,443,447 Häfliger, Anna 251 Hahn, Dr. Herbert (1890-1970) 30,69, 203,211,215,221,252,257,260,269, 270,321,327,328,332,346,355,389, 401,468,597,832 Hahn, Rudolf (1877-1932) 691,705,711-715 Hahne, W. 831 Halla, Franz (1884-1971) 655 Hallbauer, Ulrich 418 Hannemann, Richard (?-1941) 466 Härder, Hugo 466 Hartwig, Walter 417,466 Hasselblatt, Dora 645,795,800,802,803,806 Hauck, Hedwig (1873-1949) 221,486,496 Hauer, Jakob Wilhelm (1881-1962) 809,814
Hauffen, Prof. Dr. Adolf 134 Hauptmann, Gerhart (1862-1946) 560 Heim (Herr) 799 Heinis, Theodor 769 Heins, Georg 468 Heinzelmann, Gerhard Otto (1884-?) 534 Henning, Horst von 466 Henström, Sigrid 569,587 Herdener, Karl 388,390 Herostrat 167 Hermann, Elfriede 466 Hertenstein, Dr. 759,791 Hess, Klara 752 Hessenbruch, Dr. Helmut (1901-1974) 826 Heydebrand, Caroline von (1886-1938) 30,68,69,197,260,274,333,335A, 344A, 355,392,466,822,832 Heyer, Dr. Karl (1888-1964) 30,121,201,233,240,246,256,257, 260,261,272,274,280,281,284,314, 315,321,322,324,329,330,333,346, 348,350,414,468,832 Heywood-Smith, Herbert J. (?-1951) 478,505-507,514,559,567,587 Hirsch, Friedrich 466 Hirter, Johannes (1855-1926) 750 Hitler, Adolf (1889-1945) 847,863,868 Holl, Karl (1866-1926) 795 Hoppe, Dr. 795,798,799,812 Horstmann, Erwin 416 Hotz, Paul (?-1943) 691 HOYER , M . 831 Hubo, Bernhard (1851-1934) 466 Hugentobler, Dr. Jakob (?-1961) 486,527,691,692,714 Hummel, Hedda 584,831 Husemann, Dr. Friedrich (1887-1959) 165A, 166,233,238,251,269,270, 468,623,645,646,832 Husemann, Gottfried (1900-1972) 831
Ignatius von Loyola (1491-1556) 451,452 Imrie, Arthur Peter 486 Ingerö, Karl (1889-1972) 138,143,469
Jäckel, Eberhard 869 Jeremias, Alfred K. Gabr. (1864-1935) 285,286,532,795,797-800,802,813 Jung, Johannes 466 Kälber, Carl 466 Kandier, Max (1871-1936) 328,329,356 Kalckreuth, Pauline Gräfin von (1856-1929) 169,468 Kalkhof, Dr. med. Josef (1886-1952) 435,466 Kant, Immanuel (1724-1804) 410 Karl August von Sachsen-Weimar (1757-1828) 526 Kaufmann (später Adams), George (1894-1963) 73,76,514,520,521, 535,559,562,563,574,583,587 Kaufmann, Otto (1902-1963) 541 Keller, Karl (1896-1979) 525 Keppler (Herr) 795,799,802,804,805 Kesseler, Lic. Dr. 795,797 Kessler, Johannes 826,831 Keyserlingk, Carl Wilhelm Graf von (1869-1928) 433,466 Keyserlingk, Hermann Graf von (1880-1946) 820 Kiem, Friedrich 466 Kieser, Karl 215,466 Kieser, Luise (1891-1962) 466 Kilcher, Franz 752 Klein, Gerhard (1902-1981) 205,291 Klein, Werner 466 Klenk, Georg 468 Knauer, Dr. Helmut (1896-1980) 239,240 Knauer, Dr. med. Sigfrid (1894-1984) 537 Knigge, Adolf Freiherr von (1752-1796) 543,545 Knoop, Paul 368 Knopfli, Walter (1893-?) 515,521,691,694,697,698,700, 702-704,706,707,712,717-724 Knüpfer (Frl.) 691 Koehler, Dr. 797,799 Köhler, Rudolf 468
Köllenbach, von 756 Körner, Andreas 385,466 Körner, Ernst 831 Kolisko, Dr. med. Eugen (1893-1939) 27,30,33,34,67,68,115,169,179, 197,203,211,215,221,227,228,232, 234,239-241,245,248,252,254,257, 260-262,267,268,282,300,304,306, 314-316,318-321,329,331-333,337, 338,346,348,359,362,365,367,370, 371,373,378,385,388,389,398,422, 433,446,465,468,623,625,631,821, 826,828,830,832-834,840,869 Kolisko, Lilly (1893-1976) 70A, 180, 250A, 335,398,626,627A, 631,869 Koller, Theodor 522 Korell, Bruno 831 Korth, Wilhelm 466 Kretzschmar, Paul Arthur (1882-1964) 161,165 Kries, Dr. med. Manfred von (1899-1984) 437 Krüger, Dr. Bruno (1887-1979) 214,319,346,350,468,832 Kühn, Hans (1889-1977) 214,260,428,468,831,832 Kühne, Walter (1885-1970) 428 Kuenstler, Eugen (1869-1942) 466 Kugelmann, Georg (1892-1959) 466 Kuhn, Axel 869 Kully, Max (1878-1936) 302,452,541,836 Kutscher, Friedrich 466 Kutscher, J. 831 Lagutt, Dr. Jan von Ostheim (1873-1944) 486,689,690,692,700, 704,705 Langen, Martha (1865-1950) 820A,831 Lauer, Hans Erhard (1899-1979) 230,655 Lauer, Theodor 178,318,468,822,825, 828,829,832,834 Leadbeater, Charles Webster (1847-1934) 322 Leer, Emanuel Josef van (1880-1934) 183,236A,237,486,496,502,517,
520,521,531,559,674 Leese, Lic. 795,799,802,804 Lehmann, Dr. Willibald 466 Lehofer, Karl (1897-?) 226 Lehrs, Dr. Ernst (1894-1979) 30, 72,123,169,359,386,407,417, 419,433,436,437,446,731,822 Leicher (Frau) 166 Leinhas, Emil (1878-1967) 27,29,68, 73,79,108A, 115,160,161,166,169, 197,203,205,211,212A,214,215, 217,223,225A, 227,234,236,238, 239,244,245,247,253,262,267,268, 277,283,284,291,294,295,300, 304-306,314-316,318-321,324,325, 327,329,331-333,337,338,346,359, 361,362,366,368,370,373,376, 384-386,388,391,407,414,415,418, 423,432,433,436,437,446,458,462, 465,468,479,486,496,497,499,502, 503,559,567,574,587,588,591-593, 596-598,623,819-822,824,825, 828-830,832,833,870 Leisegang, Hans (1890-1951) 68,286, 310,311,333,528,546,795-798,810, 812,813,836A Lempp, Dr. R. 587,592,593,597,598, 648,814-822,825-827,830,831,837 Leo XIII. (1810-1903) 328A Lerchenfeld, Otto Graf von (1868-1938) 169,466,574 Levi, Eliphas (um 1810-1875) 191 Lienhard, Friedrich (1865-1929) 180 Linde, Hermann (1863-1923) 41,157,158 Linde, Marie (?-1943) 158 Lindenberg, Christoph (*1930) 869 Lindemann, Erdwine 468 Linke, Erika 370 Love (Mrs.) 514 Ludendorff, Erich (1865-1937) 863 Luther, Dr. Martin (1483-1546) 800 Lyell, Sir Charles (1797-1875) 442
Mackenzie, Prof. Millicent 478 Mahn, Anna (1878-1959) 466 Maier, Erwin 831
Maier, Dr. Rudolf (1886-1943) 30,226, 229A,232,241A,256,274,284,331, 346,397,398,468,831,832,834 Maier-Smits, Alfred 831 Maier-Smits, Lory (1893-1971) 831 Maikowski, Rene (*1900) 123,160,169,230,293,359,437 Malchus, Freifrau Nora von (1882-1973) 468 Maneval, Otto 437,438 Maryon, Edith (1872-1924) 136,861,862 Matile, Dr. Heinz 730 Mauthner, Fritz (1849-1923) 42,190A, 191 Mayen, Dr. med. Walter 386,466 McMillan, Margaret (1860-1931) 46 Meebold, Alfred (1863-1952) 466 Meier, Edmund 763 Meier, Meta 468 Meister, R. (Herr) 747,748,753, 757-759,764,765,770 Melland (Miss) 562 Mellinger, Dr. Julia Charlotte (1880-1951) 215,229,230,266,267, 466 Metaxa, George (1889-1956) 508,514,517,518,521,554,555 Meyer, Oskar 468 Meyer, Rudolf (1877-1947) 30,66-68,289,466 Meyrink, Gustav (1868-1932) 191 Michels, Clara (1880-1944) 831 Mocnik, Franz (1814-?) 660 Mohammed (570-632) 804 Mollwo, Anna (1874-1952) 466 Molt, Dr. h. c. Emil (1876-1936) 16, 179,387,388,392,436,437,466,832 Moltke, Helmuth von (1848-1916) 192,244A Monte, Jose del (1875-1950) 161,212,274,281,318,319,466,832 Morus, Thomas (1487-1535) 454 Moser (Herr) 73 Moses (um 1225 v. Chr.) 448,449 Muckermann, Friedrich SJ (1883-1946) 453 Mücke, Johanna (1864-1949)
115,169,267,304,337,338,359,465, 468,574,822,831 Müller (Frl.) 691 Müller (Herr) 487 Müller, Ernst 831 Müller, Friedrich 750,752,753 Müller, Heinz (1899-1968) 869 Müller-Thalwitzer, Gertrud 376,466 Münch, Martin (1893-1960) 416,468 Mulder-Seelig, E. (Frau) 666 Mund, Emil 466 Mustert, Henny (1874-1940) 466 Napoleone I. (1769-1821) 188 Nedella, Wilhelm R. (1883-1941) 519 Nietzsche, Friedrich (1844-1900) 26,116,345A, 410,447 Noll, Dr. med. Ludwig (1872-1930) 165A, 214,233,234,236,238,239, 256,260,273,274,466,832 Oleott, Henry Steel (1832-1907) 322A Ostheimer, Walter Richard (1902-1965) 831 Ott, Fritz 752,762 Ott, Jakob (1895-1922/23) 751-753, 756,757,759,762-764,768,770, 785-792 Ott, Katharina 752 Ott, Martin 753, 756 Palmer, Dr. med. OTTO (1867-1945) 30, 115,133,166,169,215,221,232-234, 238,239,246,247,256,267,268,293, 304,306,331,332,337,338,359,373, 393,406,465,468,828-830,832,833 Paracelso Theophrastus Bombastus von Hohenheim (1493-1541) 395 Paulus (gest. 64 n.Chr.) 798 Peipers, Dr. Felix (1873-1944) 236,238,239,256,284,291,292,295, 466,563,574,822,832 Pelikan, Wilhelm (1893-1981) 226,468,832 Peters, Lic. 809 Petersen (Frl.) 803 Pfeiffer, Dr. Ehrenfried (1899-1961) 486,521,750, 752,759,791
Pfläumer, Else 367,371 (senza menzione del nome) Pfund, Augustin 765 Picht, Carlo Septimus (1887-1954) 466 Pingel, Johannes 418 Piper, Dr. med. Kurt (1875-1952) 468,825,828,830-832 Platone (427-347 v. Chr.) 312 Plotino (205-270) 798 Pohl, Luise 831 Pohlmann, Hans (?-1947) 328,329,356 Polzer-Hoditz, Ludwig Graf von (1869-1945) 230,233,246,416,569, 587,655,656,831,869 Poppelbaum, Dr. Hermann (1891-1979) 466 Pozzo, Alexander Michailowitsch (1882-1942) 747 Praußnitz, Ortrud 831 Praußnitz, Dr. PAUL H. (1866-1962) 436,443,468,564 Priebe 809 Probst, Alfred 769 Pyle, William Scott (?-1938) 184,185, 554,555,559,561,567, 587 Rabel, Dr. Gabriele 242,439,443-445, 446A, 447-449,456 Raether, Hans 466 Ragaz, Leonhard 491A, 529A Rämanäthan, Ponnambalam (1851-1930) 163 Ramser, Emma (1885-1964) 691,704,723 Rascher, Dr. Hanna (?-1937) 237,251 Rascher, M. 831 Rath, Wilhelm (1897-1973) 169,359,386,437 Rathenau, Walther (1867-1922) 198 Reebstein, Alfred (1882-1974) 372,466 Reebstein, Otto (?-1944) 468, 832 Reden, Thekla von (1857-1944) 466 Reiche, Dr. Paul 466 Reinhardt, P. (Herr) 750 Rembrandt, Harmensz van Rijn (1606-1669) 395 Rennefeld, Otto 468 Reuß, Theodor (1855-1923) 807
Richter, Julius (1862-?) 795,798 Rietmann, Otto (1856-1942) 486 Rittelmeyer, Dr. Friedrich (1872-1938) 115,159,162,169,179,205,217, 267-269,272-276,279,281,283,285, 286,290,304,310,321,324,332,337, 338,346,359,369,371,377,386,417, 446,449,450,465,468,480,596-598, 795-797,800,802,803, 806,807,809, 813-815,817,819,820,822-827,830, 832,833,837,838,840,849,869 Ritter, C. 831 Ritter, Karl B. (1890-?) 800,803,813 Röchling, Helene (1866-1945) 466 Römer, Prof. Dr. Oskar (1866-1952) 466 Röschl-Lehrs, Dr. Maria (1890-1969) 169,197,223,273,274,280,303,332, 359,437,468,574,822,828,831,832 Roesel, Dr. Ludwig 468 Rössle, Prof. 770 Rohden, D. v. 797,800-802,815 Rohm, Karl 836 Rosenkrantz, Baron Arild (1870-1964) 46,478,576 Rosenkrantz, Baronin Tessa (?-1944) 175,563,564 Rosenthal, Werner (1898-1961) 160, 406,437 Rousseau, Jean-Jacques (1712-1778) 804 Rüben (Frl.) 248-250 Rubischum, Theodor 482 Rubner, Max (1854-1932) 42 Ruhtenberg, Wilhelm (1888-1954) 179,214,468 Salewski, Wilhelm (1889-1950) 370,437 Samweber, Anna (1884-1969) 863,870 Sauerwein, Alice (?-1931) 472,476,486-488,535,607,670 Sauerwein, Dr. Jules (1880-1967) 479 Schäfer, Lothar 468 Schäffler, Franz 468 Schelling, Martha 721 Schenker, Ulrich (1905-1983) 831 Scherer, Wilhelm (1841-1886) 661
Schübach, E. 831 Schüler, Friedrich (1759-1805) 374,452 Schlegel, Emil (1852-1935) 237 Schlesinger, Kathleen 515 Schieutermann (Herr) 63,541,786 Schütte, Werner 468 Schmeling, Dorothea von (?-1937) 466 Schmettau, Ruth von 333A,797,810A,815 Schmiedel, Oskar (1887-1959) 229,240,536,537,546,869 Schneidewind, Adolf 831 Schöpfer, Dr. R. 751 Schrack, Wilhelm 468,832 Schröder, Johannes Gottfried William (1870-1942) 169,359,437,467 Schubert, Dr. Karl (1889-1949) 197,199-201,251,324,327,726,729, 817,823,832 Schulz-Sydow, Dr. 795,799,800 Schunck (Herr) 764 Schuster, Friedrich (1875-1955) 467 Schwägli, H. (Herr) 757 Schwarz, Lina (1876-1947) 569,587 Schwebsch, Dr. Erich (1889-1953) 197,221,222,260,268,269,280,301, 315,317,318,468,832 Schwedes, Hans 467,831 Schweitzer, Dr. 530,531,795,799,800, 804,809,813 Schweitzer, Dr. Albert (1875-1965) 42 Schwimmer, Bianca 831 Seeberg, Reinhold (1859-1935) 800 Seebohm, Richard 467,574,587 Seel, Albert 467 Seiler, Franz (1868-1959) 467 Seiling, Max (1852-1928) 285,332,333,352,797,835 Selling, Wilhelm (1869-1960) 467 Semper, Karl (1832-1893) 806 Shakespeare, William (1564-1616) 559,568,569 Shaw, George Bernard (1856-1950) 560 Sichler, Albert 491A Simons, Friedel (1896-1974) 535 Simons, Walter (1861-1937) 847 Smits, Henri 226
Spengler, Oswald (1880-1936) 191A,560 Spiecker, Wilhelm 797 Spieß, Wilhelm (1885-1965) 227,229 Spörri, Gertrud (1894-1968) 205 Spranger, Eduard (1882-1963) 410 Stadiin, Alois 765 Stahlbusch, Carl 467 Stahlbusch, Lia (?-1941) 166A,219,220,869 Stammer, Hans Heinrich Carl (1886-1956) 169 Stapel 809 Staudt, Emma von 434 Stavenhagen, Carl 467 Steffen, Albert (1884-1963) 58,68,73, 134,305,309A, 327,353A, 373,376,
393,476,477,478A, 481,482, 485-487,495,496A, 497A, 498,500, 501,503-506,512,517-528,529A, 534-537,540-543,545-547,554-557, 559,564-566,569,573-575,587, 589-591,630,631,689-692,697-699, 703,704,706,708-711, 718,726-731, 737,741,824,837,857,864,866 Stein, Gertrud (1875-1958) 467 Stein, Walter Johannes (1891-1957) 11, 30,68,161,164,165,169,180,197, 211,225,230,232,245,247,249, 260-262,268,274,276,329,332,346, 386,404,406,408,437,444,451,459, 463,465,468,482-486,527,534,546, 555,617,618,623,625,818,823,824, 828-830,832,833 Steiner, Hans 757,758 Steiner, Marie (1867-1948) 9,10,137, 162,164,179,180,197,201,202,204, 221-223,227-229,245,251,260,262, 275,278,284,286,291,293,295,299, 301,305,321,324,325,327,333,334, 339,348,349,361,374,458,480,532, 569,610,623,625,631,646,667,727, 731,732,741,766,797,807,810,818, 820,821,824,829,846,852,862-866, 868,870 Stinde, Sophie (1853-1915) 295 Stockmeyer, Ernst August Karl (1886-1963) 260,273,274,321,346,
433,438,467,832 Stockmeyer, Johanne 467 Stokar, Willy (1893-1953) 486,496, 512,691,692,703,708,709,724,725 Störck, Eugen 417 Storrer, Willy (1896-1930) 486,487,503,504,512,521,522,524, 525,691,694,695,697,700,703,707, 708,710,717-721,723,724,730 Strakoscri, Alexander (1879-1958) 226,228,256,260,269,274,284,295, 331,467,819,820,832 Streicher, Dr. Simon (1887-1971) 215,227,256,324,468 Strelecher, Dr. Simon 832 Stutenjan (1890-1948) 568,569,726,729 Swift, Jonathan (1667-1745) 560 Theberath, Dr. Hans (1891-1971) 68A, 70,226,240A, 241,242,254, 256,257,446,468,832 Thielemann, Hans (1901-1973) 390 Thierstein, Rosa 765 Thomas von Aquino (1225-1274) 328,453,480 Thorwirth, Otto 467 Thun, Walter von 831 Thylmann, Joanna (1888-1976) 467 Tillich, Dr. Lic. Paul (1886-?) 795,799,800,804,812 Toepel, Dr. Rudolf (1889-1965) 30,31,415,416 Tolstoj, Leo (1828-1910) 560 Traub, Dr. theol. Friedrich (1860-?) 454 Tröltsch, Ernst (1865-1923) 815 Trommsdorf, Wilhelm (1881-1961) 467,831 Turgenieff, Assja (1890-1966) 870 Turgenieff-Pozzo, Natalie (1886-1942) 870 Überhahm, Alfred 372 Uehli, Ernst (1875-1959) 33,73,197, 198,201-205,210-212,214-217,219, 222,223,244,245,247,249,253,261, 270,277,281,294,296,302,327,350,
365,379,384,385,419,420,422,423, 428,429,435,467 Umber (Herr) 747 Unger, Dr. Carl (1878-1929) 28,33,34, 49,67,73,115,121,159,161,162,164, 166,169,197,201-203,205,206, 210-212,214,216,219,220,221A, 222,223,226A, 232,233,242,245, 247,251,252,254,256,257,259,260, 262,267,271,274,275,278,280,295, 300,304,306,316-318,320-322,329, 332,337,338,359,365,384-386,389, 420,422,429,431,434,436,450,451, 459,465,468,486,503,555,574,584, 592,617,618,622,623,628,655,822, 823,825,826,828,830,832,833 Usteri, Dr. Alfred (1869-1948) 486,540 Vacäno, Harriet von (1862-?) 73,517 Vacano, (Frau) von 486 Vegelahn, Walter (1880-1959) 557,831 Veitheim, Hildegard von 467 Vett (Herr) 486 Villard (Frau) 398 Violet 795 Vischer, Friedrich Theodor (1807-1887) 39 Völker, Toni (1873-1938) 161A, 162,164-166,215,232,301, 302,314,450,451,467,865 Vreede, Dr. Elisabeth (1879-1943) 73,486,506,525,536,709,726,729, 731,734,737,741,865,866,869 Wachsmuth, Dr. Guenther (1893-1963) 179,496,506,521,557,559,561,562, 573-575,690,692,710,715,726-731, 734,737,741,866 Wachsmuth, Dr. Wolfgang (1891-1953) 115,169,247,267,281,293,306,314, 332,337,348,359,465,468,486,566, 574,828,830-833 Wagner, Ellida 467 Wagner, Günther (1842-1930) 467 Wähle, Richard (1857-1935) 837A Wallach, Dr. Robert Wolfgang 417 Walleen-Bornemann, Baron Alfons (?-1941) 587
Waller-Pyle, Mieta (1883-1954) 214,752,758,766,768 Walliser (Herr) 126,793 Walter, Hedwig 831 Walther, Kurt (1874-1940) 467,574 Wedekind, Frank (1864-1918) 807,810 Wegfraß, August (1884-1974) 467 Wegman, Dr. Ita (1876-1943) 183,479,480,515,517,520,521,537, 554,555,559,561,562,687,726,731, 737,741,863-866,870 Weingand, Ernst (?-1943) 831 Weiß (Frau) 691,712,715,718 Weißbrod, Anna (1885-1953) 467 Weißhaar, Ella 467 Weißhaar, Heinrich 436,450 Werbeck, Louis Michael Julius (1879-1928) 30,115,169,267,314, 315,319,328,329,346,351,355,356, 359,369,412,434,436,437,465,468, 531,533A, 623,646,726,729 Werdermann-Löwenberg, Lic. Dr. 795,800,804 Werner, Paul 831 Westphal, Otto (1883-1946) 368 Westphal, Peter Paul 187A Wheeler (Mr.) 514 Widmer, Friedrich (1889-1966) 486,691 Wilhelm II. von Preußen (1858-1941) 192
Wittenstein, Ilse 370,831 Wittkopf, Wilhelm 467 Wohlbold, Prof. Dr. Hans (1877-1949) 467 Wolf, Max 762,763 Wolffhügel, Max (1880-1963) 274,467,832 Wolfram, Elise (1868-1942) 262,319,341,467 Woloschin, Margarita (1882-1973) 587 Woolley, Ruth (1890-1980) 568,587 Wullschleger, Fritz (1896-1969) 487,691 Wundt-Grunelius, Marie (1892-1972) 370,831
Zeissig, Alfred (1881-1957) 655,656,662 Zeuch, Wilhelm 467 Zeylmans van Emmichoven, Dr. F. Willem (1893-1961) 665,666,680,687,864,870 Zeylmans van Emmichoven, J. Emanuel 870 Zimmermann (Herr) 759 Zimmermann, Otto SJ 454 Zitkowsky, Dr. Wilhelm von 368 Zoeppritz, Dr. R. 468,831 Zoeppritz-Ney, Magda 467,831 Zychlinsky, Clara von 467
REGISTRO DELLE ISTITUZIONI ANTROPOSOFICHE con riferimenti di pagina (A = Annotazione)
Accademia Hochschulbund vedi Associazione universitaria antroposofica
«Antroposofia» (Rivista) Originariamente (1919-1922/23): «Tripartizione dell’organismo sociale» fino al n. 39 (aprile 1923). Redattore Ernst Uehli, poi Jürgen von Grone; dal 26 luglio 1923 Kurt Piper. P. 166, 179, 227, 228, 251, 257, 267A, 273, 323, 324, 333, 346, 347, 353, 359, 427, 490, 497, 588, 596, 597, 598, 601, 628, 818-820, 825, 826, 830-832, 834, 837, 863. Società Antroposofica
1902 Ottobre: Fondazione della Sezione Tedesca della Società Teosofica, sede Berlino, con Rudolf Steiner come Segretario Generale e Marie von Sivers, successivamente Marie Steiner, come Segretaria. Numero dei soci circa 100. 1912/1913 Esclusione della Sezione Tedesca dalla Società Teosofica e in relazione a ciò fondazione della Società Antroposofica ora internazionalmente composta, sede Berlino. Comitato centrale: Marie von Sivers, Berlino — Dr. Carl Unger, Stoccarda — Michael Bauer, Norimberga. — Numero dei soci circa 3000. 1921 Settembre: Ricostituizione del consiglio e trasferimento della sede della società da Berlino a Stoccarda. 1923 Febbraio: Con la fondazione di una società nazionale tedesca e di una «Società Antroposofica Libera» come portatrice del movimento giovanile, entrambe sede Stoccarda, inizia la formazione di singole società nazionali. Natale: Riforma della Società Antroposofica, sede Goetheanum, Dornach, attraverso «le personalità riunite, sia singolari che i gruppi che si fecero rappresentare» (§2 dei nuovi statuti). Consiglio: presidente Dr. Rudolf Steiner, vice-presidente Albert Steffen, segretario Dr. Ita Wegman, consiglieri: Marie Steiner e Dr. Elisabeth Vreede, segretario e tesoriere: Dr. Guenther Wachsmuth. La società ha ora circa 12000 soci, che sono riuniti nelle seguenti società nazionali e gruppi singoli: America Finlandia Australia Francia, aprile 1923 Belgio Olanda, novembre 1923 Danimarca Norvegia, maggio 1923 Germania, febbraio 1923 Austria, ottobre 1923 (due società) Svezia, dal gennaio 1913 Inghilterra, settembre 1923 Svizzera, 1920/22 Estonia Cecoslovacchia, aprile 1924
Gruppi singoli in Argentina, Brasile, Danzica, Honolulu, Italia, Lettonia, Nuova Zelanda, Polonia; e singoli membri in Africa centrale, Bolivia, Bulgaria, Cile, Grecia, Giava, Iugoslavia, Italia, Canada, Lussemburgo, Ohio (USA), Perù, Portogallo, Romania, Spagna, Texas, Ungheria. L’ulteriore sviluppo vedi O.O. 260a, 2a edizione 1987, p. 712. Associazione universitaria antroposofica Nel contesto del movimento per la tripartizione, a Stoccarda si formò il «Circolo per il lavoro universitario antroposofico» con l’obiettivo di operare tra gli studenti per l’antroposofia e la tripartizione. Esso si presentò nell’autunno 1920 con un «Appello ai giovani accademici» al pubblico, formò gruppi locali in molte città universitarie e organizzò insieme all’«Associazione Goetheanesimo» a Dornach nell’autunno 1920 e primavera 1921 i due cosiddetti «corsi universitari» (O.O. 322 e O.O. 76). Altri eventi universitari seguirono in Germania e Olanda (L’Aia). Attraverso l’iniziativa dell’associazione universitaria nacque anche il «Corso pedagogico per i giovani» (O.O. 217) dal 3-15 ottobre 1922. P. 21, 27, 30, 108, 109, 258, 293, 310, 329, 354, 382, 404 «Anthroposophy» (Rivista) Foglio mensile della Società Antroposofica della Gran Bretagna. Pubblicato per la prima volta novembre 1920. P. 175 Movimento per il rinnovamento religioso vedi «Comunità Cristiana» Istituto di ricerca biologica al Goetheanum 1920-1924 reparto biologico (direzione Lilly Kolisko) dell’istituto di ricerca scientifica della Kommende Tag A.G., Stoccarda. 1924 allegato alla Libera Scuola di scienza dello spirito al Goetheanum da Rudolf Steiner. Vedi anche «Istituti di ricerca». P. 243 Circolo per la tripartizione dell’organismo sociale
Fondato a Stoccarda il 22 aprile 1919, inizialmente diretto da Hans Kühn, successivamente da Walter Kühne e poi da Ernst Uehli. Nel luglio 1922 il circolo è stato trasferito, su consiglio di Rudolf Steiner, al «Circolo per il libero spirito». L’annuncio è avvenuto nella rivista «Antroposofia» vol. 4, n. 2, dal 15 luglio 1922. P. 27, 29, 30, 121, 122, 216, 225, 247, 296, 297, 320, 329, 330, 346, 347, 354, 363, 377, 378, 380, 382, 384, 387-390, 414, 427, 428, 435, 492 Circolo per il libero spirito,
Stoccarda
Vedi «Circolo per la tripartizione dell’organismo sociale» Circolo per il libero spirito, Lipsia Ob e per quanto tempo questa fondazione è esistita non è noto.
Comunità Cristiana, Il movimento per il rinnovamento religioso, sede principale Stoccarda. Fondato settembre 1922 come movimento completamente indipendente dalla Società Antroposofica, promosso da teologi protestanti che avevano cercato consiglio e aiuto da Rudolf Steiner per i loro sforzi nel rinnovamento religioso. Primo Arcivescovo Dr. Friedrich Rittelmeyer. P. 28, 205, 206, 209, 224, 248, 265, 267, 274, 306, 310, 320-322, 324, 325, 327, 347, 359, 363, 366, 401, 450, 482, 832, 848, 849 Fondo tedesco del Goetheanum Fondato estate 1923 per la raccolta di fondi, di cui solo Rudolf Steiner aveva pieno potere di disposizione. P. 159, 160, 166-169, 822 «Die Drei» (Rivista) Mensile per l’antroposofia, la tripartizione, Stoccarda. Vignetta del titolo di Rudolf Steiner. Primo numero febbraio 1921. P. 243, 384, 427, 435, 440, 442, 443, 448, 452, 837 Cerchio dei Trenta (successivamente Cerchio di fiducia delle istituzioni di Stoccarda) Sorse nell’autunno 1921 a Stoccarda e fu così denominato in base al numero di partecipanti che si aggirava intorno a 30. Per la formazione e i nomi dei partecipanti vedi p. 832. P. 197, 199, 201 Fondo per la ricostruzione del Goetheanum Dopo l’incendio dell’edificio, istituito per i paesi non tedeschi. Indice dei nomi
Comunità cristiana, La Movimento per il rinnovamento religioso, sede centrale Stoccarda. Fondata settembre 1922 come movimento completamente indipendente dalla Società antroposofica, su iniziativa di teologi protestanti che nei loro sforzi per un rinnovamento religioso si erano rivolti a Rudolf Steiner per consiglio e aiuto. Primo Arcivescovo Dr. Friedrich Rittelmeyer. Pp. 28, 205, 206, 209, 224, 248, 265, 267, 274, 306, 310, 320-322, 324, 325, 327, 347, 359, 363, 366, 401, 450, 482, 832, 848, 849 Fondo tedesco Goetheanum Fondato estate 1923 per la raccolta di fondi su cui solo Rudolf Steiner aveva potere di disposizione. Pp. 159, 160, 166-169, 822 «Die Drei» (Rivista) Rivista mensile per l’antroposofia, la trimembrazione sociale, Stoccarda. Vignetta del titolo di Rudolf Steiner. Primo numero febbraio 1921. Pp. 243, 384, 427, 435, 440, 442, 443, 448, 452, 837 Cerchio dei Trenta (successivamente Cerchio di fiducia delle istituzioni di Stoccarda) Sorto nell’autunno 1921 a Stoccarda e denominato così sulla base del numero di partecipanti che si aggirava intorno a 30. Sulla origine e sui nomi dei partecipanti vedi pp. 832. Pp. 197, 199, 201 Fondo per la ricostruzione del Goetheanum Istituito dopo l’incendio della struttura per i paesi non tedeschi.
[facsimile del manoscritto]
Istituti di ricerca Istituti della «Commenda Giorno A.G.», Stoccarda. Sezione biologica: Direzione Lilly Kolisko; sezione naturalistico-fisica: Direzione Dr. Rudolf Maier. Pp. 29, 30, 145, 240-244, 267, 331, 334, 344, 348, 359, 363, 397, 421, 831 Libera Società antroposofica in Germania
In vigore dal 1923 al divieto dei nazionalsocialisti nel 1935. Pp. 116, 123-126, 160, 162, 359, 406 Scuola libera, La La Scuola Waldorf a Amburgo-Wandsbek. Fondata 1923. Futurum
[facsimile del manoscritto]
Futurum A.G., Società economica per la promozione internazionale di valori economici e spirituali, Dornach 1920-1924. Fondata il 16. giugno 1920 come impresa associativa nel senso della trimembrazione sociale, sulla medesima base della Commenda Giorno A.G., Stoccarda. Fino a marzo 1922 Rudolf Steiner era presidente del Consiglio di amministrazione. L’impresa non riuscì a mantenersi a causa della crisi economica generale e dovette essere liquidata nel 1924. Pp. 225, 490, 492 «Das Goetheanum» (Rivista) Settimanale internazionale per l’antroposofia e la trimembrazione sociale. Redattore (su suggerimento di Rudolf Steiner) era Albert Steffen. Il primo numero con una tiratura di 25.000 esemplari uscì il 21. agosto 1921. Pp. 21, 81, 327H, 328, 353, 427, 452, 478H, 479, 481, 497, 499, 513H, 564, 588H, 590, 591, 595, 607, 710, 818, 820, 823, 824, 837, 864, 866, 870
Società costruttrice Goetheanum Vedi Associazione del Goetheanum Fondo di fondazione Goetheanum Vedi Fondo tedesco Goetheanum Associazione universitaria Vedi Associazione universitaria antroposofica Laboratori internazionali A.G. (successivamente Weleda A.G.) Per la preistoria vedi GA 260a, pagina 723. Clinica del Dr. Zeylmans Clinica Rudolf Steiner fondata nel 1923 all’Aia.
P. 537
[facsimile del manoscritto]
Istituto clinico-terapeutico, Stoccarda Fondato dopo il 1° Corso medico del Dr. Steiner - Pasqua 1920 - dai medici tedeschi Dr. Ludwig Noll, Dr. Otto Palmer, Dr. Felix Peipers, Dr. Friedrich Husemann. Aperto il 15. agosto 1921 come sezione della Commenda Giorno A.G., Stoccarda, sotto la direzione del Dr. Otto Palmer. 1924-1935 Impresa privata del Dr. Otto Palmer. Per la preistoria di queste cliniche vedi GA 260a, pagina 716. Pp. 28-30, 145, 166, 235, 236, 268, 359, 387, 391, 393, 394, 396, 421, 481, 490, 495, 499, 573, 831, 846 Commenda Giorno A.G., La Società per azioni per la promozione di valori economici e spirituali, Stoccarda, 1920-1925. Un’impresa associativa nel senso della trimembrazione sociale, fondata 13. marzo 1920. Presidente del Consiglio di sorveglianza fino al 1923 Rudolf Steiner. L’impresa, secondo il rapporto commerciale del 1921, aveva lo scopo di «costituire un germe di una nuova vita economica che si sviluppa sulla base associativa», dovette essere liquidata gradualmente a partire dall’ inizio dell’anno 1925 a causa della crisi economica generale (inflazione). Pp. 28, 29, 115, 144, 145, 161, 166, 212, 227, 243, 247, 268, 276, 278, 306, 321, 334, 346, 359, 362, 363, 366, 377H, 378, 387, 388, 391, 421, 427, 490, 831, 846 «Lucifer-Gnosis» (Rivista) Fondata e pubblicata da Rudolf Steiner 1903-1908. Nr. 1 (giugno 1903) fino a nr. 7 con il titolo «Lucifero»; nr. 8 (gennaio 1904) «Lucifero con la Gnosis»; da nr. 9 «Lucifer-Gnosis». Dopo il nr. 35 la pubblicazione dovette essere interrotta a causa del sovraccarico dell’editore. Pp. 387, 443, 493 Bollettino (Rivista) Foglio informativo resp. bollettino «Ciò che avviene nella Società antroposofica. Notizie per i suoi membri», Dornach. A partire dal 1937 con vignetta del titolo di Rudolf Steiner. Esce dal gennaio 1924 come supplemento del settimanale «Das Goetheanum». Pp. 9, 178
Casa editrice filosofico-antroposofica, Berlino-Dornach. Fondata nel 1908 come Casa editrice filosofico-teosofica a Berlino da Marie von Sivers, esclusivamente per la pubblicazione delle opere di Rudolf Steiner. 1913-1923 Casa editrice filosofico-antroposofica, Berlino. 1923/1924 Trasferimento da Berlino a Dornach. Dal 1925 Sottodivisione della Società antroposofica generale. Pp. 115, 267, 306, 348, 349, 359, 366, 421, 864 Cerchio dei sette (Comitato dei sette) In vigore solo per breve tempo all’inizio dei negoziati di Stoccarda gennaio fino a febbraio 1923. Pp. 197, 199, 201, 257 Società fiduciaria di Stoccarda Nel novembre 1918 Carl Unger e Emil Molt con un gruppo di industriali fondarono una Società fiduciaria industriale che doveva costituire una transizione verso la trimembrazione sociale. Vedi a questo proposito «Contributi all’Opera omnia di Rudolf Steiner», nr. 24/25, Pasqua 1969. P. 349
Suryhof Il territorio dell’odierna casa per bambini che necessitano di cura dell’anima «Fattoria del sole» a Ariesheim. P. 481 Società fiduciaria per il Goetheanum Sembra essere esistita solo temporaneamente.
P. 169
Associazione del Goetheanum, della libera Scuola superiore per la scienza dello spirito (Società costruttrice) Corso storico vedi GA 260a, 2. ed. pagina 721. Pp. 41, 146, 157 Casa editrice della «Commenda Giorno» «Casa editrice Commenda Giorno». Sezione della «Commenda Giorno A.G.», fondata 1920, Direttore Dr. Wolfgang Wachsmuth. Pp. 145, 267, 348, 349, 359, 366, 421, 832 Cerchio di fiducia di Stoccarda vedi «Cerchio dei Trenta».
Istituzioni Pp. 178, 832
Scuola Waldorf, Libera scuola unitaria elementare e superiore, Stoccarda. Fondata 1919 da Consigliere commerciale Dr. h. c. Emil Molt in connessione con il movimento per la trimembrazione sociale. Inizialmente impresa della fabbrica di sigari Waldorf-Astoria, Stoccarda. A partire da maggio 1920 tramite la fondazione dell’Associazione della Scuola Waldorf autonoma. Direzione pedagogica Rudolf Steiner, Direttore dell’amministrazione: E. A. Karl Stockmeyer. Pp. 29, 30, 215, 226, 254, 255, 267, 276, 278, 320, 321, 323, 328, 347, 348, 362, 366, 380, 387, 392, 421, 427, 713, 831, 846 Scuola Waldorf all’Aia «De Vrije School», fondata 1923.
[facsimile del manoscritto]
Associazione mondiale per la scuola Suggerita da Rudolf Steiner come organismo portatore organizzativo-economico di un movimento mondiale di scuole Waldorf nel corso del 27. febbraio 1921 all’Aia e nell’assemblea degli insegnanti del 16. ottobre 1920 (senza appunti). Vedi a questo proposito la parola conclusiva alla disputa del corso del 6. aprile 1921 in «L’azione feconda dell’antroposofia sulle scienze specialistiche», GA 76, e «Opuscolo del rapporto dell’Unione delle Scuole Waldorf libere», Stoccarda, Avvento 1985. Pp. 355, 356, 392 Istituti scientifici di ricerca Vedi «Istituti di ricerca» Riviste vedi sotto «Antroposofia» «Antroposofia» «Die Drei» «Trimembrazione dell’organismo sociale» cfr. «Antroposofia» «Das Goetheanum» «Lucifer-Gnosis» «Bollettino»
Registro delle istituzioni antroposofiche
REGISTRO
DELLE OPERE DI
RUDOLF
STEINER al che si rimanda in questo volume; secondo i numeri dell’Opera Omnia di Rudolf Steiner (O.O.)
Scritti e 4 9 10 12 13 14 18 21 23 24 27 28 30 33 36 40 La filosofia della libertà Teosofia.
Introduzione alla conoscenza soprasensibile del mondo e alla determinazione umana Come si conseguono le conoscenze dei mondi superiori? Gli stadi della conoscenza superiore La scienza occulta nel suo profilo Quattro drammi misteri Gli enigmi della filosofia Dai segreti dell’anima I punti essenziali della questione sociale Saggi sulla trimembrazione dell’organismo sociale e sulla situazione contemporanea 1915-1921 Fondamenti per un’ampliamento dell’arte medica secondo le conoscenze della scienza dello spirito. Di Dr. Rudolf Steiner e Dr. Ita Wegman Il corso della mia vita Fondamenti metodici dell’antroposofia 1884-1901. Saggi raccolti Biografie e schizzi biografici 1894-1905 L’idea del Goetheanum in mezzo alla crisi culturale attuale Aforismi Saggi
[facsimile del manoscritto]
pubblici
Conferenze
Origine e fine dell’uomo. Concetti fondamentali della scienza dello spirito La filosofia di Tommaso d’Aquino L’azione feconda dell’antroposofia sulle scienze specialistiche L’antroposofia, le sue radici conoscitive e i frutti della vita La realtà dei mondi superiori Contrapposizioni mondiali occidentali e orientali. Vie alla loro comprensione attraverso l’antroposofia Che cosa volle il Goetheanum e che cosa deve essere l’antroposofia? Conferenze davanti ai membri della Società antroposofica
93 La leggenda del tempio e la leggenda aurea 104a Dalla scrittura delle immagini dell’Apocalisse di Giovanni 121 La missione dei singoli popoli nel contesto della mitologia germanico-nordica 128 Una fisiologia occulta
[facsimile del manoscritto]
L’uomo alla luce dell’occultismo, della teosofia e della filosofia Dalla ricerca akashica. Il quinto vangelo La responsabilità dell’uomo per lo sviluppo mondiale attraverso il suo legame spirituale con il pianeta Terra e il mondo stellare 213 Domande umane e risposte mondiali 215 La filosofia, la cosmologia e la religione nell’antroposofia 217 Forze spirituali attive nella convivenza di generazioni vecchie e giovani 217a Il compito conoscitivo della gioventù 219 Il rapporto del mondo stellare all’uomo e dell’uomo al mondo stellare. La comunione spirituale dell’umanità 220 La conoscenza viva della natura. Peccato intellettuale e elevazione spirituale 221 Conoscenza terrena e conoscenza celeste 222 L’impulso degli eventi storici mondiali attraverso potenze spirituali 223 Il ciclo annuale come respirazione della Terra e i quattro grandi tempi di festa. L’antroposofia e l’animo umano 224 L’anima umana nel suo legame con individualità divine-spirituali. L’interiorizzazione delle feste annuali 225 Tre prospettive dell’antroposofia - Fenomeni culturali, il pensiero materialista e gli impulsi spirituali 226 Essenza umana, destino umano e sviluppo mondiale 227 La conoscenza iniziatica. Lo sviluppo spirituale e fisico del mondo e dell’umanità nel passato, presente e futuro, dal punto di vista dell’ antroposofia 228 La scienza iniziatica e la conoscenza stellare. L’ uomo nel passato, presente e futuro dal punto di vista dello sviluppo della coscienza 229 La partecipazione al corso dell’anno in quattro immaginazioni cosmiche 230 L’uomo come armonia della parola mondiale creatrice, formatrice e plasmatrice 231 L’ uomo soprasensibile, colto antroposoficamente 232 Configurazioni misteri 233 La storia mondiale sotto illuminazione antroposofica e come fondamento della conoscenza dello spirito umano 235-240 Considerazioni esoteriche sui legami karmici (Vol. I-VI) Scritti e conferenze sulla storia del movimento antroposofico e della Società antroposofica 253
[facsimile del manoscritto]
Movimento
Problemi della convivenza nella Società antroposofica. Sulla crisi di Dornach dell’anno 1915. Con riflessi sulla capacità di chiaroveggenza di Swedenborg, visioni della psicoanalisi freudiana e il concetto di amore in relazione al misticismo Il movimento occulto nel diciannovesimo secolo e il suo rapporto con la cultura mondiale Formazione di comunità antroposofica La storia e le condizioni del movimento antroposofico in relazione alla Società antroposofica. Un’esortazione all’auto-riflessione
La Conferenza natalizia per la fondazione della Società antroposofica generale 1923/24 260a La Costituzione della Società antroposofica generale e della Libera Scuola superiore per la scienza dello spirito. La ricostruzione del Goetheanum 261 I nostri morti. Discorsi, parole commemorative e detti meditativi 1906-1924 262 Rudolf Steiner / Marie Steiner-von Sivers: Corrispondenza e documenti 1901-1925 263/1 Rudolf Steiner / Edith Maryon: Lettere - Detti - Schizzi 1912-1924 264 Sulla storia e dai contenuti della prima sezione della Scuola esoterica 1904 fino a 1914 265 Sulla storia e dai contenuti della sezione conoscitivo-cultuale della Scuola esoterica dal 1904 fino a 1914
Conferenze e corsi su singoli 276
Campi di vita
L’artistico nella sua missione mondiale. Il genio della lingua. Il mondo dello splendore che si rivela - Antroposofia e arte. Antroposofia e poesia 277 Euritmia. La rivelazione dell’ anima che parla. Uno sviluppo ulteriore della visione steineriana della metamorfosi nel campo del movimento umano 277a L’ origine e lo sviluppo dell’euritmia 278 L’euritmia come canto visibile. Corso di euritmia del suono 284 Immagini di sigilli occulti e colonne. Il congresso di Monaco Pentecoste 1907 e i suoi effetti 289/90 L’ idea costruttiva del Goetheanum (titolo previsto) 291a Conoscenza del colore 293 Antropologia generale come fondamento della pedagogia (I) 294 L’arte dell’educazione. Metodico-didattica (II) 295 L’arte dell’educazione. Discussioni seminari e lezioni sul piano di studi (III) 299 Considerazioni linguistiche della scienza dello spirito. Un’esortazione per gli educatori 300a-c Conferenza con gli insegnanti della Scuola Waldorf libera 1919 fino a 1924 302a Educazione e insegnamento dalla conoscenza dell’uomo 303 Lo sviluppo sano dell’essere umano. Un’introduzione alla pedagogia e didattica antroposofiche 304a Antropologia e pedagogia antroposofiche 306 La pratica pedagogica dal punto di vista della conoscenza antroposofica dell’uomo. L’ educazione del bambino e del giovane 307 La vita spirituale contemporanea e l’educazione 314 Fisiologico-terapeutico su fondamento della scienza dello spirito. Sulla terapia e l’igiene 319 Antropologia e medicina antroposofiche 320 Impulsi della scienza dello spirito per lo sviluppo della fisica I. Primo corso naturalistico: luce, colore, suono - massa, elettricità, magnetismo 321 Impulsi della scienza dello spirito per lo sviluppo della fisica II. Secondo corso naturalistico: il calore al confine della materialità positiva e negativa 322 Limiti della conoscenza naturale e il suo superamento
323 Il rapporto dei vari campi naturalistici all’ astronomia. Terzo corso naturalistico: La conoscenza celeste in relazione all’uomo e all’antropologia 326 Il momento dell’origine della scienza naturale nella storia mondiale e il suo sviluppo fino a oggi 338 Come si agisce per l’impulso della trimembrazione dell’ organismo sociale? Un corso per oratori 339 Antroposofia, trimembrazione sociale e arte retorica. Corso di orientamento per l’attività pubblica con particolare riferimento alla Svizzera 340 Corso di economia nazionale. Compiti di una nuova scienza economica, Volume 1 341 Seminario di economia nazionale. Compiti di una nuova scienza economica, Volume II Conferenze per i lavoratori della costruzione del Goetheanum, 349 Dalla vita dell’uomo e della Terra. Sulla natura del cristianesimo 351 Uomo e mondo. L’operare dello spirito nella natura. Sulla natura delle api
PROSPETTIVA
CRONOLOGICA dei passi verso la nuova formazione della Società antroposofica e verso la ricostruzione del Goetheanum nel corso dell’anno 1923 in base ai testi pubblicati nel volume, integrati da alcuni dati aggiuntivi
I numeri di pagina con l’indicazione II o III o A = Parte II, Parte III, Appendice, rimandano ai documenti contenuti nel volume. Tutti gli eventi di Dornach ebbero luogo, salvo diversa indicazione, nella grande sala della falegnameria risparmiatasi dall’incendio, tutti gli eventi di Stoccarda, salvo diversa indicazione, nella casa della Società antroposofica, Landhausstraße 70.
GENNAIO
[facsimile del manoscritto]
Lunedì, 1 gennaio: Dornach: Rudolf Steiner, che aveva passato tutta la notte sul luogo dell’incendio, dà istruzioni per pulire la falegnameria e annuncia che gli eventi continueranno secondo il programma. A mezzogiorno viene affisso un avviso corrispondente nella falegnameria. 14h: Casa Hansi (abitazione privata di Rudolf Steiner): Rudolf Steiner riceve corrispondenti di giornali di Basilea e riferisce sull’incendio. II 59 17 h: Gioco dell’Epifania. Prima dell’inizio prime parole di Rudolf Steiner sull’accadimento. II 61 20 h: Conferenza di Rudolf Steiner (continuazione del corso in corso). All’inizio parole sull’accadimento. II 62 Dopo la conferenza viene annunciato da Albert Steffen che i drammi mistici di Rudolf Steiner, «che avrebbero dovuto aver luogo nelle settimane di agosto e a cui un gran numero di stranieri, soprattutto inglesi e olandesi, intendevano venire», non possono essere rappresentati. «Prima il luogo deve essere ricostruito.» Egli fa appello ai presenti, a donare per la ricostruzione. («Das Goetheanum», 7 gennaio 1923, «La distruzione del Goetheanum dal fuoco» di Albert Steffen.) Bozza manoscritta di Rudolf Steiner: Annuncio dei drammi mistici per agosto 1923, in tedesco e inglese (Facsimile). A 858/859 Dornach: Rapporto del posto di polizia al comando di polizia Soletta. A 747 Martedì, 2 gennaio: Dornach: Lettera del presidente della società costruttrice, Dr. Emil Grosheintz, a Rudolf Steiner (dichiarazione di disponibilità per la ricostruzione). II 65 Dr. Guenther Wachsmuth inizia a organizzare una guardia per gli edifici ancora esistenti. Basilea: «National-Zeitung»: «L’incendio del tempio antroposofico Goetheanum a Dornach». A 775
Soletta: Lettera dell’ufficio di assicurazione contro gli incendi agli edifici al dipartimento finanziario del cantone di Soletta. A 748 Mercoledì, 3 gennaio: Dornach: Rapporto del posto di polizia al comando di poliziaA 750
Giovedì, 4 gennaio (?): Dornach: Discussione di Rudolf Steiner con alcuni importanti membri tedeschi sulla realizzazione di un congresso internazionale pianificato. II 66 Soletta: Lettera del dipartimento di polizia del cantone di Soletta al consigliere nazionale emerito Hirter a Berna sull’incendio del Goetheanum. A 751 Venerdì, 5 gennaio: Dornach, mattina: Prima conferenza di Rudolf Steiner per i lavoratori alla costruzione del Goetheanum dopo l’incendio. (I lavoratori si alzano all’ingresso di Rudolf Steiner nella sala in segno di partecipazione al disastro.) Parole introduttive al disastro. II 70 Basilea: «Basler Nachrichten»: «Sull’incendio al Goetheanum». A 786 Sabato, 6 gennaio: Dornach, pomeriggio, Casa di vetro: Assemblea di membri più giovani. (Nessun verbale.) Rudolf Steiner avrebbe dovuto partecipare in silenzio. Emil Leinhas riporta nel suo libro di memorie «Dal lavoro con Rudolf Steiner» (Basilea 1950): «Nei giorni che seguirono l’incendio del Goetheanum, mentre molti membri da tutto il mondo erano ancora presenti a Dornach, arrivarono notizie della catastrofe dell’incendio inoltre molti amici da vicino e da lontano. In questi giorni si svilupparono tra i membri vivaci discussioni. Si affrontavano soprattutto il rapporto tra la gioventù antroposofica e i membri più anziani della società. I giovani tenevano assemblee speciali che avevano un carattere piuttosto rivoluzionario. Queste discussioni portarono i membri gradualmente in uno stato di agitazione generale… Il conflitto che nel febbraio 1923 nell’assemblea dei delegati a Stoccarda doveva deflagrare si stava preparando allora.» Sera: Conferenza di Rudolf Steiner il cui tono era evidentemente determinato dai problemi della gioventù sollevati nel pomeriggio. All’inizio: Comunicazione delle manifestazioni di solidarietà giunte finora da tutto il mondo, e non solo dai membri, in relazione al disastro. II 72 21.30 h: Successivamente alla conferenza di Rudolf Steiner, un’assemblea dei membri convocata brevemente dal consiglio centrale sulla questione della ricostruzione. Allocuzione conclusiva di Rudolf Steiner. II 73 Rapporto del posto di polizia di Dornach al comando di polizia di Soletta. A 753 Allegato dal «National-Zeitung» di Basilea (Facsimile). A 754 Sabato 6./domenica 7 gennaio: Soletta: Rapporto del comando di polizia al tribunale istruttore Dorneck-Thierstein a Dornach. A 753 Domenica, 7 gennaio: Dornach: Nel primo numero della rivista settimanale «Das Goetheanum» uscito dopo l’incendio, articolo di apertura di Albert Steffen «La distruzione del Goetheanum dal fuoco». Inoltre annuncio di un conto aperto nel nome di Rudolf Steiner per la ricostruzione. II 81 20 h:
Conferenza di Rudolf Steiner. All’inizio annuncio di ulteriori manifestazioni di solidarietà. Dopo la conferenza Rudolf Steiner annuncia il suo prossimo viaggio a Stoccarda: «Non posso dire oggi ancora quando [la prossima conferenza] potrà avere luogo, perché da un lato dovrò recarmi presto a Stoccarda per alcuni giorni, dove amici inglesi verranno a visitare la scuola Waldorf, dall’altro però a causa delle indagini ufficiali sulla disgrazia rimango vincolato, cosicché oggi non posso dire se venerdì ci sarà una conferenza o meno. L'annuncerò poi di conseguenza.» Con questa conferenza terminò la
Conferenza natalizia 1922/23. Due rapporti del posto di polizia di
Dornach al comando di polizia di Soletta. A 757/58 Lunedì, 8 gennaio: Dornach: Rudolf Steiner dà il suo consenso scritto ad Alice Sauerwein, Parigi, per la formazione da lei prevista di una Società antroposofica in Francia. III 488 Rudolf Steiner si reca a Stoccarda (Il 9 dicembre 1922 aveva detto nella conferenza degli insegnanti: «Sarò l’8, 9 gennaio, forse anche il 10»). Martedì, 9 gennaio: Stoccarda, Scuola Waldorf: Rudolf Steiner riceve amici inglesi che desiderano conoscere la scuola. Da parte della direzione della società gli viene chiesto di tenere discussioni sulla situazione della società. Il 16./17 gennaio è stato fissato per questo. Ritorno a Dornach. Dornach: Rapporto del posto di polizia al comando di polizia di Soletta. A 759 Mercoledì, 10 gennaio: Rapporto del posto di polizia di Dornach al comando di polizia di Soletta (con notizia di ossa trovate nelle macerie del Goetheanum). A 759 Giovedì, 11 gennaio: Basilea: «Basler Nachrichten»: «Sull’indagine sull’incendio del Goetheanum». A 789 Venerdì, 12 gennaio: Dornach: Rapporto del posto di polizia al comando di polizia di Soletta. A 762 Basilea: «Basler Nachrichten»: «Sull’indagine sull’incendio del Goetheanum». A 790 Sabato, 13 gennaio: Zurigo: «Neue Zürcher Nachrichten»: «Un importante ritrovamento durante i lavori di pulizia al Goetheanum». A 791 Domenica, 14 gennaio: Dornach: Nella rivista settimanale «Das Goetheanum» inizia la serie di articoli di Rudolf Steiner «Il Goetheanum nei suoi dieci anni» (Facsimile) II 82/83 Sera:
Conferenza di Rudolf Steiner. Alla fine parole ammonitrice per
l’evocazione della necessaria consapevolezza della società. II 85
Basilea: «Basler Nachrichten»: «Dopo l’incendio del Goetheanum». A 792 Giornale?: «Vicinato solettese e bernese. Supplemento sull’incendio del Goetheanum di Dornach. L’indagine giuridica. La questione assicurativa». A 793 Martedì, 16 gennaio: Stoccarda: Rudolf e Marie Steiner arrivano la sera e vengono ricevuti per le discussioni richieste sulla situazione della società da quello che è chiamato il Cerchio dei sette formato da Ernst Uehli, che si compone dei 7 insegnanti della Scuola Waldorf: Caroline von Heydebrand, Eugen Kolisko, Maria Röschl, Karl Schubert, Erich Schwebsch, W. J. Stein, Ernst Uehli. Risultato della seduta notturna: dimissioni di Ernst Uehli dal consiglio centrale, Eugen Kolisko prende il suo posto. Nessun verbale. Racconto descrittivo di M. Steiner. III 201 Mercoledì, 17 gennaio: Stoccarda, pomeriggio: 2° seduta con il Cerchio dei sette e i 3 nuovi arrivati (Carl Unger, Paul Baumann, Herbert Hahn). Primi suggerimenti per il consolidamento della società. Rudolf Steiner propone di riunirsi lunedì con un «Cerchio dei trenta» ampliato. III 203 Giovedì, 18 gennaio: ritorno.
Rudolf e Marie Steiner si recano a Dornach.
Venerdì, 19 gennaio: Dornach, sera: Conferenza di Rudolf Steiner. Alla fine chiede che non si diffondano aneddoti sulla catastrofe dell’incendio. II 87 Rapporto del posto di polizia di Dornach al tribunale Dorneck-Thierstein a Dornach. A 763 Sabato, 20 gennaio: Dornach, sera: Conferenza di Rudolf Steiner. 2° parte: Appello ai membri di rendere la società una realtà. II 89 Domenica, 21 (?) gennaio: Dornach: Rudolf Steiner elabora 3 lettere alle autorità in materia di incendio della struttura. A 763-765 Sera: Conferenza di Rudolf Steiner. Parole conclusive: Esortazione a non comportarsi in modo settario. II 97 ? h: Discussione con i signori della guardia notturna (nessun verbale). Lunedì, 22 gennaio: Rudolf e Marie Steiner si recano nuovamente a negoziati della società a Stoccarda. Stoccarda, pomeriggio: 3° seduta con il Cerchio dei sette (nessun verbale). Sera: Evento nel ramo di Stoccarda sulla situazione della società (partecipazione di Rudolf Steiner?). Il presidente del ramo, Carl Unger, legge il discorso di Rudolf Steiner nell’assemblea dei membri del 6 gennaio a Dornach. Egli dichiara di essere disponibile, se ciò serve il proposito, a mettere a disposizione il suo incarico. Successivamente, verso le 22 h: L’assemblea suggerita da Rudolf Steiner con il Cerchio dei trenta ampliato a circa 60 partecipanti. II 206
Dornach: Rapporto del posto di polizia al tribunale Dorneck-Thierstein. A 765 Dornach: Rapporto del consigliere superiore di Dorneck-Thierstein a Dornach al governo del cantone di Soletta. A 766 Martedì, 23 gennaio: Stoccarda: Lettera di una partecipante all’ assemblea del Cerchio dei trenta ampliato a Rudolf Steiner. III 219 Sera: Rudolf Steiner tiene nel ramo la prima di quattro conferenze sulle fasi di sviluppo della Società antroposofica, la sua necessaria riorganizzazione e le condizioni della formazione di comunità antroposofica (in GA 257). Mercoledì, 24 gennaio: Verbale).
Stoccarda, ? h: 4° seduta con il Cerchio dei sette (nessun Giovedì, 25 gennaio: ritorno.
Rudolf e Marie Steiner si recano a Dornach.
Lunedì, 29 gennaio: Rudolf e Marie Steiner si recano nuovamente a Stoccarda. Stoccarda, ? h: Discussione del Cerchio dei trenta. Rudolf Steiner può partecipare solo alla 2° metà (secondo quanto detto nella conferenza del 30.1. 1923 in GA 257). Non è disponibile nessun verbale di questa seduta. Mercoledì, 30 gennaio: Stoccarda, 20 h: 2° conferenza di Rudolf Steiner nel ramo sulla formazione di comunità antroposofica (in GA 257). Stoccarda, di notte: 5° e al contempo ultima seduta con il Cerchio dei sette, che si scioglie di nuovo. Vengono affrontati tra gli altri un’assemblea dei delegati da convocare al più presto e una nuova direzione provisoria della società. III 221 Giovedì, 31 gennaio: Stoccarda, sera: Seduta con il Cerchio dei trenta (seduta notturna fino al mattino). Vengono affrontati tra gli altri il «sistema di Stoccarda», un vademecum medico, la mancanza di collaborazione tra le istituzioni. III 230 FEBBRAIO Giovedì, 1 febbraio: ritorno.
1923
Rudolf e Marie Steiner si recano a Dornach.
Sabato, 3 febbraio: Situazione della società.
Dornach, sera: Conferenza per i soci. Parole conclusive sulla II 99
Domenica, 4 febbraio: situazione della società.
Dornach: Conferenza di Rudolf Steiner. 2° parte sulla Soc. II 101
Lunedì, 5 febbraio: Rudolf e Marie Steiner si recano nuovamente a Stoccarda. Stoccarda, 23 h: Seduta con il Cerchio dei trenta. Rudolf Steiner chiede di elaborare un appello per l’assemblea dei delegati. III 256
Martedì, 6 febbraio: Stoccarda, sera: Rudolf Steiner tiene nel ramo la 3° delle quattro conferenze sulla formazione di comunità antroposofica (in GA 257). Successivamente seduta con il Cerchio dei trenta (seduta notturna). Punto all’ordine del giorno: l’appello. La bozza presentata è insoddisfacente. Un piccolo gruppo dovrà elaborare una nuova versione. III 260 Mercoledì, 7 febbraio: Stoccarda, 18 h: Seduta con il Cerchio dei trenta. Proseguimento dei negoziati sull’appello. La seduta viene interrotta alle 20 h, affinché i vari partecipanti possano elaborare ulteriori bozze per l’appello III 268 22.30 h: Proseguimento della discussione. III 274 Giovedì, 8 febbraio: Stoccarda, sera: Seduta con il Cerchio dei trenta. (Poiché è disponibile un appello accettabile, la fine di febbraio è fissata come termine per l’assemblea dei delegati). III 284 Stoccarda. 22.30 h: Discussione di Rudolf Steiner con un gruppo giovanile. III 306 Venerdì, 9 febbraio: Presto al mattino: Rudolf e Marie Steiner si dirigono nuovamente a Dornach. II 119 Dornach, sera:
Conferenza di Rudolf Steiner. Alla fine relazione su Stoccarda e annuncio della prossima assemblea dei delegati tedesca. II 113 Lunedì, 12 febbraio: Rudolf e Marie Steiner si recano nuovamente a Stoccarda, tuttavia arrivano così tardi la sera che non possono più partecipare alla seduta del Cerchio dei trenta iniziata alle 17 h. III 316 Martedì, 13 febbraio: Stoccarda: L’appello, l’invito e il programma per l’assemblea dei delegati del 25.-28. febbraio 1923 a Stoccarda sono disponibili stampati e vengono inviati. III 334-339 Stoccarda, 16 h: Seduta con il Cerchio dei trenta. La seduta viene interrotta a causa della conferenza di Rudolf Steiner nel ramo. III 313 20 h: Rudolf Steiner tiene nel ramo l’ultima delle quattro conferenze sulla formazione di comunità antroposofica (in GA 257). 22.45 h: Proseguimento della seduta con il Cerchio dei trenta. III 317 Mercoledì, 14 febbraio: Stoccarda, 20.30 h: Rudolf Steiner parla in un incontro con il gruppo giovanile sulle tre principali questioni del lavoro giovanile antroposofico. III 339 Giovedì, 15 febbraio: Ritorno a Dornach.
Venerdì, 16 febbraio: Dornach, sera: Conferenza di Rudolf Steiner. Parole conclusive sul «problema dei sarti» della Società antroposofica. II 116
Domenica, 18 febbraio: Dornach: Conferenza di Rudolf Steiner. Dopo la
conferenza annuncia: «Ora, miei cari amici, è necessario che io vada a
Stoccarda già venerdì per la nostra assemblea per la riorganizzazione della società, perciò mi permetterò giovedì (22.) verso le 20.30 h di tenere ancora una breve conferenza prima del viaggio a Stoccarda.» Martedì, 20 febbraio: comando di Soletta.
Dornach: Rapporto del posto di polizia al Polizia A 770
Giovedì, 22 febbraio: Dornach, sera: Conferenza di Rudolf Steiner. Alla fine relazione sullo stato dei negoziati di Stoccarda. II 119 Venerdì, 23 febbraio:
Rudolf e Marie Steiner si recano nuovamente a Stoccarda.
Sabato, 24 febbraio: Stoccarda: Ultima seduta con il Cerchio dei trenta prima dell’assemblea dei delegati. III 346 Domenica, 25 febbraio, sera - mercoledì, 28 febbraio, sera: Stoccarda, Casa Gustav Siegle. Assemblea dei delegati. III 359-462 Interventi e conferenze di Rudolf Steiner: Lunedì, 26.2., mattina: Intervento. III 376 Martedì, 27.2., mattina: Intervento. III 390 Pomeriggio: Intervento. III 415 Sera: Prima conferenza sulle condizioni della formazione di comunità antroposofica in una Società antroposofica (in GA 257). Mercoledì, 28.2., 9 h: Allocuzione III 423 Mattina:
Seconda conferenza sulle condizioni della formazione di comunità in una Società antroposofica (in GA 257). Risultato dell’assemblea dei delegati: Formazione di una società nazionale tedesca: «Società antroposofica in Germania» così come della «Libera Società antroposofica in Germania» (per la gioventù). Con questa e le fondazioni di società nazionali di altri paesi che seguiranno nel corso dell’anno, è stata avviata la trasformazione della vecchia società centrale fino ad allora diretta dalla Germania in una Società antroposofica internazionale rispetto generale con sede al Goetheanum a Dornach.
MARZO 1923 Giovedì, 1 marzo: Stoccarda: Allocuzione di Rudolf Steiner in una seduta della «Federazione per la libera vita spirituale». II 121 Venerdì, 2 marzo: Stoccarda, mattina: Rudolf Steiner si reca a Dornach per le abituali conferenze del fine settimana di Dornach. Marie Steiner rimane con il gruppo di euritmia a Stoccarda.
Dornach, sera: Relazione di Rudolf Steiner sull’assemblea dei delegati di Stoccarda, il lavoro in due società, il «problema dei sarti» della società (in GA 257). Sabato, 3 marzo: Dornach, sera: Conferenza di Rudolf Steiner (proseguimento della relazione su Stoccarda, in GA 257). Domenica, 4 marzo: Dornach, sera: Conferenza di Rudolf Steiner (ulteriore proseguimento della relazione su Stoccarda, in GA 257). Dopo la conferenza viene annunciato: «Ora devo recarmi nuovamente a Stoccarda martedì, non so se potrò già essere lì venerdì. Mi permetterò allora di annunciare la prossima conferenza in modo particolare.» Sabato, 3 e domenica, 4 marzo: Stoccarda: Due rappresentazioni pubbliche di euritmia del gruppo di Dornach. Erano le prime rappresentazioni a Stoccarda dopo l’incendio della struttura. Nella relazione di Ernst Uehli sulla rivista «Antroposofia» (15 marzo 1923) si legge tra l’altro : « … Così dovette colpire profondamente il modo in cui la sig.ra Marie Steiner aveva compilato il programma della prima rappresentazione pubblica. Si poteva sentirla come un’intima, nobile e degna commemorazione del Goetheanum scomparso.» Martedì, 6 marzo:
Dornach: Rudolf Steiner si reca a Stoccarda.
Mercoledì, 7 marzo: Stoccarda: Discussione di Rudolf Steiner con i dirigenti delle due società (nessun verbale). Ai rappresentanti della gioventù dà suggerimenti per la formazione della loro società e promette loro un memorandum per la struttura interna della loro società. II 123 Domenica, 11 marzo: Rudolf Steiner consegna a Rene Maikowski il memorandum e osserva che potrebbe denominare la loro società «Libera Società antroposofica». II 123 Giovedì, 15 marzo: Dornach: Rudolf Steiner comunica a Marie Steiner, che si trova in un viaggio di euritmia, per lettera sulle discussioni nel consiglio cantonale di Soletta, riguardanti la ricostruzione del Goetheanum. II 126 Venerdì, 23 marzo: Dornach, sera: Conferenza di Rudolf Steiner con la nota conclusiva: «Ora, miei cari amici, la prossima conferenza la terrò solo dopo il mio ritorno da Stoccarda. Allora farò annunciare se la prossima conferenza potrà essere fra 8 giorni.» Sabato, 24 marzo: Partenza di
Rudolf Steiner per Stoccarda per la «Riunione artistico-pedagogica della Scuola Waldorf libera» del 25.-29 marzo. Domenica, 25 marzo - giovedì, 29 marzo: Stoccarda, Casa Gustav Siegle: «Riunione artistico-pedagogica della Scuola Waldorf libera». Rudolf Steiner tiene 3 conferenze pubbliche (Pedagogia e morale / Pedagogia e arte /
Recitazione e declamazione - Esempi di recitazione: Marie Steiner). Inoltre parla introduttivamente a diverse rappresentazioni di euritmia del gruppo del Goetheanum (Direzione Marie Steiner). Venerdì, 30 marzo: ritorno.
Rudolf e Marie Steiner si recano insieme a Dornach
Senza data: Stoccarda: Lettera circolare della direzione della Società antroposofica in Germania alle personalità di fiducia previste della Società antroposofica in Germania (con elenco dei nomi). III 463
APRILE
1923
Mercoledì, 4 aprile: Basilea, 14 h: Assemblea generale della Futurum A.G. (senza Rudolf Steiner). Viene deliberata la fusione con i Laboratori internazionali e l’Istituto clinico-terapeutico Ariesheim A.G., così come lo scioglimento di Futurum. Giovedì, 5 aprile: Berna, 20 h, Sala del Gran consiglio: Conferenza pubblica di Rudolf Steiner «Che cosa volle il Goetheanum e che cosa deve essere l’antroposofia?» con parole introduttive sull’accadimento. II 127 Lunedì, 9 aprile: Basilea, 20 h, Città-Casino (sala Hans-Huber): Conferenza pubblica di Rudolf Steiner (tema come Berna). Parole conclusive sull’incendio. II 131 Aforisma per la conferenza: «Il Goetheanum volle nel sensibile…» II 132 Martedì, 10 aprile: Dornach: Lettera di invito di Albert Steffen per l’assemblea generale della Società antroposofica in Svizzera il 22 aprile 1923 a Dornach. III 477 Zurigo, 20 h, Sala del tribunale:
Conferenza pubblica (come il 5 a Berna e il 9 a Basilea). Mercoledì, 11 aprile: Rudolf Steiner ispeziona insieme ad Albert Steffen il castello Warth offerto per l’acquisto da Superiore divisionale Gertsch vicino a Winterthur, eventualmente per ricostruire il Goetheanum là. Winterthur, sera: Conferenza pubblica (tema come il 5, 9, 10 aprile). Giovedì, 12 aprile: S. Gallo, sera, piccola sala del Tonhalle: Conferenza pubblica (tema come il 5, 9, 10, 11 aprile). Sabato, 14 aprile: Dornach, 22.15 h: Discussione di Rudolf Steiner con Albert Steffen, Guenther Wachsmuth, Ita Wegman e Josef van Leer sull’offerta di Superiore Gertsch di acquistare il castello Warth. Si arriva alla conclusione che sarebbe bene se la Società antroposofica svizzera manifestasse che accetterebbe l’offerta di costruire altrove, solo se qui non potesse costruire a Dornach e in tal modo sarebbe cacciata. (Secondo la nota del diario di Albert Steffen.) ## Registro delle opere citate di Rudolf Steiner
19 aprile: Stoccarda: Nel n. 42 della rivista «Antroposofia» Friedrich Rittelmeyer prende posizione rispetto al rapporto sulla «Conferenza di studiosi non antroposofisti dell’antroposofia» tenutasi a Berlino dal 29-31 ottobre 1922. III 795
Domenica, 22 aprile: Dornach, ore 10.30: Apertura dell’assemblea generale della Società Antroposofica in Svizzera da parte del Segretario Generale Albert Steffen. III 478
14.30: Inizio della riunione pomeridiana. Allocuzione di Rudolf Steiner. (Discussione sull’offerta del Divisionsgeneral Gertsch. L’assemblea si pronuncia a favore della ricostruzione a Dornach.) III 483
20 h: Conferenza di Rudolf Steiner con l’osservazione conclusiva: «Voglio così per il momento concludere questi corsi. Devo ora recarmi a Stoccarda e a Praga. La prossima conferenza ve la farò annunciare, cari amici, quando sarò di ritorno.» Seguito dalla conferenza (fino all’1 di notte): Seduta con un circolo più ristretto della Società Antroposofica in Svizzera. (Secondo quanto riferito da Frau Thut in una discussione dei capi di sezione svizzeri del 23.5.1942.)
Lunedì, 23 aprile: Dornach, ore 16.30: Rudolf e Marie Steiner partono per Stoccarda. Arrivo a causa di una foratura alle 1.30 di notte.
Giovedì, 26 aprile: Proseguimento del viaggio da Stoccarda a Praga.
Venerdì, 27 - domenica, 29 aprile: Giorni di lavoro a Praga: Rapporto di Otto Palmer. II 133. Si tengono 2 conferenze pubbliche di Rudolf Steiner nonché una conferenza rispettivamente davanti alla sezione ceca e a quella tedesca.
Sabato, 28 aprile: Praga, scuola reale ceca, ore 20: Parole introduttive di saluto prima della conferenza per i soci. II 134
Praga, presumibilmente nel pomeriggio: Discussione sulla formazione di una società nazionale ceca (nessun verbale. La fondazione avvenne un anno dopo, quando Rudolf Steiner tornò di nuovo a Praga, il 30 marzo 1924.)
Panoramica cronologica dell’anno 1923
MAGGIO 1923
Martedì, 1 maggio: Dornach: Rapporto di H.J. Heywood-Smith per gli amici inglesi sull’assemblea generale della Società Antroposofica in Svizzera del 22 aprile. Egli suggerisce di convocare un’assemblea dei gruppi in Inghilterra, affinché si possa deliberare su come il Goetheaneum debba essere ricostruito. Si parla di una risoluzione di vari paesi che si dovrebbero decidere per la ricostruzione. III 507
Praga: Rudolf e Marie Steiner partono da Praga, dirigendosi prima a Stoccarda. (Arrivo il 2, a mezzogiorno).
Venerdì, 4 maggio: Ritorno da Stoccarda a Dornach.
Sabato, 5 maggio: Dornach, sera: Conferenza di Rudolf Steiner. In apertura breve rapporto sui giorni di lavoro a Praga. II 136
Lunedì, 7 maggio: Dornach: Conferenza di Rudolf Steiner. In seguito richiesta ai soci di non ostacolare il lavoro dei custodi del Goetheaneum. II 137
Giovedì, 10 - lunedì, 14 maggio: Viaggio da Dornach attraverso Stoccarda e Berlino verso Kristiania (Oslo). Arrivo il 14 maggio a mezzogiorno.
Lunedì, 14 - lunedì, 21 maggio: Rudolf Steiner tiene 13 conferenze.
Lunedì, 14 maggio: Dornach: Circolare di Albert Steffen ai capi di sezione della Società Antroposofica in Svizzera. Allegato: Rapporto di Heywood-Smith sull’assemblea generale del 22 aprile. III 505
Mercoledì, 16 maggio: Kristiania, ore 20.30: 1. Conferenza di Rudolf Steiner per i soci con parole introduttive sulla tragedia dell’incendio. II 138
Giovedì, 17 maggio: Kristiania, ore 14: Assemblea di fondazione della società nazionale norvegese. Esposizioni di Rudolf Steiner. III 469
Lunedì, 21 maggio: Partenza da Kristiania, dirigendosi prima verso Berlino.
Mercoledì, 23 maggio: Berlino: Conferenza di Rudolf Steiner, che è diventata l’ultima da lui tenuta a Berlino. Parole introduttive e conclusive sulla tragedia dell’incendio e la situazione della società. II 140
Londra: Assemblea generale (sulla base della relazione epistolare di H.J. Heywood-Smith del 1 maggio). Viene espressa l’unanime intenzione che il Goetheaneum sia ricostruito. Un comitato deve organizzare una collaborazione internazionale. Rudolf Steiner ne riceve comunicazione per via telegrafica. III 507
Giovedì, 24 maggio: Berlino, di notte: Partenza verso Stoccarda.
Venerdì, 25 maggio: Mattina: Arrivo a Stoccarda. Ada Drury-Lavin informa Rudolf Steiner per lettera dell’assemblea di soci inglese del 23 maggio a Londra. III 507 Sabato, 26 maggio: Ritorno a Dornach.
Domenica, 27 maggio: Dornach, sera: Conferenza di Rudolf Steiner. In apertura breve rapporto sul viaggio in Norvegia. II 143
Giovedì, 31 maggio: Stoccarda: Nel settimanale tedesco «Antroposofia» (4. ann., n. 48) appare una lettera aperta di Rudolf Steiner riguardante le sue dimissioni da presidente del consiglio di sorveglianza della Kommenden Tag A.G. II 144
Fine maggio: Dornach: Circolare di Albert Steffen, Segretario Generale della Società Antroposofica in Svizzera, «Ai soci della Società Antroposofica». Annuncio dei risultati della assemblea generale della Società Antroposofica in Svizzera del 10 giugno con un ciclo di conferenze di Rudolf Steiner su «Storia e condizioni del movimento antroposofico in relazione alla Società Antroposofica». III 506
GIUGNO 1923
Venerdì, 1 giugno: Dornach: Rudolf Steiner e Dr. Emil Grosheintz, presidente dell’Associazione del Goetheaneum, si recano a Soletta, per parlare con il consigliere governativo Affolter del versamento della somma assicurativa per il Goetheaneum.
Sabato, 2 giugno: Dornach: Brutta copia manoscritta di Rudolf Steiner per il documento dell’Associazione del Goetheaneum al Dipartimento Finanziario del Cantone di Soletta. A 771
Mercoledì, 6 giugno: Londra: Continuazione dell’assemblea generale dal 23 maggio. Viene riferito sulle discussioni che i delegati partiti per Dornach dopo il 23 maggio hanno condotto con Rudolf Steiner sulla loro iniziativa. Viene emanato l’appello del 8 giugno.
Venerdì, 8 giugno: Londra: La Società Antroposofica in Gran Bretagna spedisce a tutti i rami di tutti i paesi l’appello per unirsi internazionalmente per la ricostruzione del Goetheaneum e convocare un’assemblea internazionale di delegati a Dornach per fine luglio. III 508
Stoccarda: I collaboratori della Kommenden Tag A.G. rivolgono a Rudolf Steiner per lettera la richiesta di partecipare alle sue conferenze del 10-17 giugno su storia e condizioni del movimento antroposofico in relazione alla Società Antroposofica.
Sabato, 9 giugno: Dornach, ore 15, Casa Friedwart: Assemblea dei delegati svizzeri (senza Rudolf Steiner). Rapporto epistolare di Ernest Etienne. III 511
20 h: Conferenza di Rudolf Steiner. 22 h fino all’1 di notte, Casa Friedwart: Continuazione dell’assemblea dei delegati svizzeri con Rudolf Steiner. Rapporto di Ernest Etienne. III 511
Domenica, 10 giugno: Dornach, ore 10: Assemblea generale della Società Antroposofica in Svizzera (continuazione dell’assemblea del 22 aprile) con Rudolf Steiner. III 512
Venerdì, 15 giugno: Dornach: Dopo lunghe trattative personali di Rudolf Steiner per conto dell’«Associazione del Goetheaneum» con autorità e compagnia assicurativa, viene versata una somma di indennizzo per incendio di 3.183.000 franchi svizzeri (somma assicurativa 3.500.000 meno 317.000 per il basamento in calcestruzzo ancora in piedi).
Sabato, 16 giugno: Dornach: Invito della commissione di lavoro (Dr. J. Heyman, W. Scott Pyle, Albert Steffen, G. Metaxa) a tutte le società e i gruppi all’assemblea internazionale di delegati a Dornach. III 553
Domenica, 17 giugno: Dornach, ore 10: Decima assemblea generale ordinaria dell’Associazione del Goetheaneum con la deliberazione sulla ricostruzione. III 547
Allocuzione di Rudolf Steiner. II 146
Nel settimanale svizzero «Das Goetheanum» appare ora anche la lettera aperta di Rudolf Steiner riguardante le sue dimissioni da presidente del consiglio di sorveglianza della «Kommenden Tag A.G.», già pubblicata il 31 maggio nel settimanale tedesco «Antroposofia». II 144
Mercoledì, 20 giugno: Dornach: Partenza verso Stoccarda.
Venerdì, 22 giugno: Stoccarda: Rudolf Steiner partecipa all’assemblea generale della Kommenden Tag A.G. e tiene un’allocuzione (senza trascrizione).
Dornach: Secondo comunicato della commissione di lavoro Dr. Ita Wegman, William Scott Pyle, Albert Steffen e G. Metaxa, con cui vengono spediti la lettera di invito del 16 giugno all’assemblea internazionale di delegati e l’allocuzione nel frattempo stampata di Rudolf Steiner presso l’assemblea generale dell’Associazione del Goetheaneum del 17 giugno. III 555
Sabato, 23 giugno: Stoccarda: Ritorno a Dornach.
Venerdì, 29 giugno: Dornach, sera: Conferenza di Rudolf Steiner con parole commemorative per la morte di Hermann Linde, vice-presidente dell’Associazione del Goetheaneum. II 157
LUGLIO 1923
Lunedì, 2 luglio: Dornach: Partenza verso Stoccarda.
Mercoledì, 4 luglio: Stoccarda: Seduta con il cerchio dei trenta (Proposta: fondare un fondo tedesco per il Goetheaneum). II 159
Venerdì, 6 luglio: Stoccarda: Ritorno a Dornach.
Sabato, 7 luglio: Ariesheim, a mezzogiorno: Rudolf Steiner, Albert Steffen e Guenther Wachsmuth partecipano al funerale dell’orologiaio Ott, di cui erano state trovate ossa tra i resti del Goetheaneum.
Martedì, 10 luglio: Dornach: Partenza verso Stoccarda. Stoccarda: Seduta del cerchio dei trenta (senza Rudolf Steiner).
Mercoledì, 11 luglio: Stoccarda: Seduta con il cerchio dei trenta.
Giovedì, 12 luglio: Stoccarda: Nel settimanale «Antroposofia» (n. 2, 5. ann.) appare, in risposta alla presa di posizione di Rittelmeyer sul rapporto della conferenza di studiosi non antroposofisti dell’antroposofia, pubblicata nel numero del 19 aprile, una lettera a riguardo del Dr. R. Lempp (che aveva partecipato alla conferenza) e la controreplica di Rittelmeyer. A 814
Sabato, 14 luglio: Stoccarda, sera: Seduta con il cerchio dei trenta. R. Steiner affronta la questione della rivista «Antroposofia». A 817 (Si vedano anche le esposizioni di Rudolf Steiner presso l’assemblea internazionale di delegati del 22 luglio.) III 599
Domenica, 15 luglio: Stoccarda: Rudolf e Marie Steiner ripartono la mattina per Dornach.
Venerdì, 20 - lunedì, 23 luglio: Dornach: Assemblea internazionale di delegati della Società Antroposofica con due deliberazioni ufficiali: Ricostruzione del Goetheaneum e per Natale fondazione di una Società Antroposofica Internazionale con sede presso il Goetheaneum a Dornach.
Venerdì, 20 luglio: Riunioni preparatorie dei delegati dei vari paesi. III 574
Sabato, 21 luglio: 10-13 h: Prima assemblea generale. III 575
15 h: Discussione speciale di tutti i delegati su problemi di finanziamento (nessun verbale).
17 h: Spettacolo di euritmia con allocuzione introduttiva di Rudolf Steiner.
20 h: Conferenza serale di Rudolf Steiner.
22 h 30: Assemblea dei delegati con Rudolf Steiner. III 583
Domenica, 22 luglio: 8 h: Assemblea dei delegati tedeschi in presenza di Rudolf Steiner, che parla in apertura. III 585
10 h: Seconda assemblea generale. III 587
15 h: Continuazione dell’assemblea dei delegati tedeschi. III 592
17 h: Spettacolo di euritmia con allocuzione introduttiva di Rudolf Steiner.
20 h: Conferenza serale di Rudolf Steiner. Parole di congedo ai partecipanti all’assemblea. III 593
Lunedì, 23 luglio: 15 h, Casa Friedwart: Discussione di Rudolf Steiner con 26 delegati sulla fondazione prevista per Natale di una Società Antroposofica Internazionale (nessun verbale).
Mercoledì, 25 luglio: Stoccarda: Seduta del cerchio dei trenta (senza Rudolf Steiner). A 825
Giovedì, 26 luglio: Stoccarda: Nella rivista «Antroposofia» (n. 4, 5. ann.) appare una dichiarazione di 9 personalità di spicco della Società Antroposofica in Germania riguardante la pubblicazione della lettera di Lempp del 12 luglio. A 826
Domenica, 29 luglio: Dornach, sera: Conferenza di Rudolf Steiner. In conclusione parole di congedo prima del viaggio in Inghilterra di parecchie settimane. II 162
Lunedì, 30 luglio: Dornach: Partenza verso l’Inghilterra attraverso Stoccarda.
Martedì, 31 luglio: Stoccarda: Lettera di invito del consiglio tedesco ai gruppi di lavoro in Germania e Austria per il convegno di settembre a Stoccarda. III 617
Allegati: Ai rappresentanti di fiducia della Società Antroposofica in Germania. III 619
Invito con programma. III 621
Senza data giornaliera: Lettera di invito del consiglio tedesco «Ai soci della Società Antroposofica in Germania» per il convegno di settembre, pubblicata nel n. 6 dei «Comunicati», Stoccarda luglio 1923. III 615
AGOSTO 1923
Mercoledì, 1 agosto: Stoccarda: Rudolf e Marie Steiner e altri partecipanti al viaggio partono attraverso l’Olanda verso l’Inghilterra. Arrivo a Harwich il 4 agosto a causa di un ritardo del treno.
Mercoledì, 1°, venerdì, 3°, domenica, 5°, giovedì, 9 agosto: Stoccarda: Sedute del cerchio dei trenta (senza Rudolf Steiner). Il cerchio vuole chiamarsi in futuro «Cerchio di fiducia delle istituzioni di Stoccarda». II 164-166
Sabato, 4 - venerdì, 17 agosto: Ilkley (Yorkshire): Rudolf Steiner tiene presso la Holiday Conference, organizzata dall’«Educational Union for the Realisation of Spiritual Values in Education» un ciclo di 11 conferenze (O.O. 307).
Sabato, 18 agosto: Viaggio da Ilkley a Penmaenmawr (Nord-Galles).
Sabato, 18 - venerdì, 31 agosto: Penmaenmawr: Rudolf Steiner tiene presso la manifestazione «International Summer School» un ciclo di 13 conferenze (O.O. 227).
Domenica, 19 agosto: Penmaenmawr, sera: Allocuzione di Rudolf Steiner in una discussione sul futuro della Società Antroposofica in Inghilterra. II 170
Senza data giornaliera: Appello del consiglio tedesco per la fondazione di un fondo tedesco per il Goetheaneum. II 167
SETTEMBRE 1923
Sabato, 1 settembre: Viaggio da Penmaenmawr a Londra.
Domenica, 2 settembre: Londra, mattina: Assemblea per la costituzione della società nazionale inglese. Allocuzione di Rudolf Steiner. III 603
Londra: Conferenza per i soci. Parole di congedo. II 177
Mercoledì, 5 settembre: Viaggio di ritorno da Londra a Dornach attraverso Stoccarda.
Venerdì, 7 settembre: Stoccarda: Seduta con il «Cerchio di fiducia…» (cerchio dei trenta). Rapporto sull’Inghilterra. II 179 Sabato, 8 settembre: Viaggio a Dornach.
Domenica, 9 settembre: Dornach, sera: Conferenza per i soci (Descrizione delle impressioni della cultura dei druidi in Inghilterra. La conferenza comparirà in futuro in O.O. 228).
Giovedì, 13 settembre: Dornach: Rudolf e Marie Steiner si recano a Stoccarda, tuttavia arrivano solo verso l’1 di notte, cosicché non poterono partecipare all’apertura del convegno.
Giovedì, 13 - lunedì, 17 settembre: Stoccarda, Casa Gustav Siegle: «Convegno di settembre della Società Antroposofica in Germania». Rudolf Steiner tiene 3 conferenze serali (in O.O. 228). Il convegno è al contempo un’assemblea di delegati per la preparazione alla fondazione della Società Antroposofica Internazionale a Natale a Dornach (nessun verbale). Rapporto di Carl Unger. Per la discussione è stato presentato un progetto di statuto per la società nazionale tedesca, così come il «Progetto dei principi della Società Antroposofica» di Carl Unger come proposta per la fondazione della Società Antroposofica Internazionale prevista per Natale. L’assemblea ha deliberato di affidare alla direzione l’ulteriore elaborazione e trasmissione al convegno di Dornach. III 628-635
Venerdì, 14 settembre: Stoccarda, ore 20: Conferenza di Rudolf Steiner. Parole introduttive sulla questione antroposofica in Germania. III 625
Sabato, 15 settembre: Stoccarda, ? h: Discussione sui «Principi della Società Antroposofica» presentati da Carl Unger (nessun verbale).
Domenica, 16 settembre: Stoccarda, ore 20: Terza (ultima) conferenza del convegno di Rudolf Steiner. Parole conclusive sulla situazione della società. III 627
Lunedì, 17 settembre: Stoccarda, mattina: Parole in seguito alle esposizioni del Dr. W.J. Stein. II 180
Pomeriggio: Discussione su questioni della Società Antroposofica con una parola conclusiva di Rudolf Steiner (nessun verbale).
Mercoledì, 19 settembre: Ritorno a Dornach.
Venerdì, 21 settembre: Dornach, sera: Rudolf Steiner riferisce sul convegno di settembre di Stoccarda con parole ricordo introduttive sulla posa della pietra di fondazione del Goetheaneum il 20 settembre 1913. III 639
Martedì, 25 settembre: Dornach: Partenza verso Vienna.
Mercoledì, 26 settembre - 1 ottobre: Vienna: «Manifestazione autunnale del movimento antroposofico in Austria» e fondazione della società nazionale austriaca. Rudolf Steiner tiene 1 conferenza pubblica, 1 per medici e 4 conferenze per i soci (in O.O. 223).
Giovedì, 27 settembre: Stoccarda: Nel settimanale «Antroposofia» appare un rapporto complessivo di Carl Unger sul convegno di settembre di Stoccarda. III 628
Senza data giornaliera: Informazione conclusiva sulla questione Lempp da parte della direzione della Società Antroposofica in Germania (in «Comunicati…» n. 7, settembre 1923). A 834
OTTOBRE 1923
Lunedì, 1 ottobre: Vienna, pomeriggio: Assemblea di fondazione della società nazionale austriaca (nessun verbale). Rudolf Steiner è presente, ma non partecipa alle discussioni.
Vienna, sera: Conferenza di Rudolf Steiner. In conclusione esposizioni sull’assemblea di fondazione. III 657
Rapporti sull’assemblea di fondazione di Carl Unger e Ludwig Polzer-Hoditz. III 655/656
Giovedì, 4 ottobre: Viaggio di ritorno da Vienna a Dornach.
Venerdì, 5 ottobre: Dornach, sera: Conferenza di Rudolf Steiner. All’inizio breve rapporto sugli eventi di Vienna e la fondazione della società nazionale austriaca. II 182
Domenica, 21 ottobre: Dornach, sera: Conferenza di Rudolf Steiner. In seguito osservazioni sulla cassetta di risparmio del Goetheaneum. II 185
Schizzo a matita per la cassetta di risparmio (Facsimile). II 184
Venerdì, 26 ottobre: Dornach, sera: Conferenza di Rudolf Steiner. In seguito rapporto sui più recenti attacchi all’antroposofia. II 186
NOVEMBRE 1923
Martedì, 13 novembre: Dornach: Partenza per la manifestazione autunnale del movimento antroposofico in Olanda (Den Haag 13.-18. novembre 1923) e la fondazione della società nazionale olandese. Rudolf Steiner tiene conferenze pubbliche e per i soci e partecipa all’assemblea di fondazione della società nazionale olandese.
Den Haag, sera: Arrivo. Conferenza di Rudolf Steiner. Parole di saluto introduttive. III 663
Sabato, 17 novembre: Den Haag, sera: Conferenza di Rudolf Steiner. Dopo la conferenza nell’hotel «De Oude Doelen», si veda al riguardo il rapporto di Zeylmans van Emmichoven. A 864
Domenica, 18 novembre: Den Haag, pomeriggio: Assemblea di fondazione della società nazionale olandese. Esposizioni di Rudolf Steiner. III 664
Progetto preliminare degli statuti di una Società Antroposofica nei Paesi Bassi con annotazioni manoscritte di Rudolf Steiner. Facsimile. III 677
Den Haag, sera: Conferenza di Rudolf Steiner. In conclusione retrospettiva sull’assemblea di fondazione. III 681
Martedì, 20 (?) novembre: Den Haag: Rudolf Steiner ritorna a Dornach dopo la conclusione del convegno, mentre Marie Steiner prosegue verso Berlino al fine di sciogliere il domicilio berlinese e preparare il trasferimento dell’Editoria Filosofico-Antroposofica a Dornach.
Venerdì, 23 novembre: Dornach, sera: Conferenza di Rudolf Steiner. In apertura rapporto sulla fondazione della società nazionale olandese. III 684
In seguito annotazione che i corsi fino a Natale dovranno predisporre interiormente alla riunione natalizia. II 193
Domenica, 25 novembre: Dornach: Rudolf Steiner scrive a Marie Steiner a Berlino sulla ricostruzione del Goetheaneum. II 194
DICEMBRE 1923
Giovedì, 1 dicembre: Dornach: Lettera di Rudolf Steiner a Marie Steiner a Berlino con l’osservazione: «…Poiché io ripongo sulla riunione natalizia, per così dire, gli ultimi speranze per la società». A 865
Dornach: Lettera di invito di Albert Steffen all’assemblea di delegati della Società Antroposofica in Svizzera l’8 dic. a Dornach. III 690
Giovedì, 6 dicembre: Dornach: Lettera di Rudolf Steiner a Marie Steiner a Berlino sulla ricostruzione del Goetheaneum. II 194
Venerdì, 7 dicembre: Dornach, ? h: Riunione preparatoria per l’assemblea di delegati svizzera del giorno successivo (nessun verbale).
Sabato, 8 dicembre: Dornach, sera: Conferenza di Rudolf Steiner. In seguito assemblea di delegati della Società Antroposofica in Svizzera. Rudolf Steiner assume la direzione dell’assemblea. III 689
Domenica, 16 dicembre: Dornach: Nel settimanale «Das Goetheanum» appare l’invito alla «Assemblea di fondazione della Società Antroposofica Internazionale, Dornach, Natale 1923». III 728
Dornach, Casa Hansi: Discussione di Rudolf Steiner con Dr. Ita Wegman, Albert Steffen e Dr. Guenther Wachsmuth sulla futura composizione della direzione. III 727
Lunedì, 17 o martedì, 18 dicembre: Dornach: Rudolf Steiner si reca a Stoccarda, incontra lì Marie Steiner che viene da Berlino, e in sua presenza orienta i principali organi direttivi tedeschi sulla sua decisione di assumere lui stesso la direzione della società a Natale. III 731
Giovedì, 20 dicembre: Rudolf e Marie Steiner ripartono insieme per Dornach.
Venerdì, 21 dicembre: Dornach, sera: Conferenza di Rudolf Steiner. All’inizio prime istruzioni amministrative per il convegno natalizio. III 732
Sabato, 22 dicembre: Dornach, sera: Conferenza di Rudolf Steiner. All’inizio comunica per la prima volta ufficialmente la sua proposta per la composizione della direzione. III 733
Domenica, 23 dicembre: Dornach, sera: Conferenza di Rudolf Steiner. All’inizio comunica nuovamente le istruzioni amministrative per il convegno natalizio e ripete la sua proposta riguardante la futura direzione della società. III 738
Lunedì, 24 dicembre: Dornach: Inizio del convegno natalizio (O.O. 260). Appunti manoscritti dell’allocuzione di apertura (Facsimile). III 742
Indice analitico dettagliato
Le trattative per la riorganizzazione dei rapporti sociali tedeschi Osservazioni preliminari del curatore con osservazioni necessarie sulla qualità e la riproduzione dei verbali delle trattative di Stoccarda Le prime trattative di Stoccarda
Trattative
Prima seduta con il Cerchio dei Sette Stoccarda, 16 gennaio 1923 (Seduta notturna)*
Seconda seduta con il Cerchio dei Sette Stoccarda, 17 gennaio 1923 (pomeriggio)*
Le seconde trattative di Stoccarda
Seduta con il Cerchio allargato dei Trenta Stoccarda, 22 gennaio 1923 (Seduta notturna)* Reazione all’assemblea del 22 gennaio 1923 da parte di un membro Due lettere di Lia Stahlbusch a Rudolf Steiner Stoccarda, 23 gennaio e 4 febbraio 1923
[facsimile manoscritto]
Le terze trattative di Stoccarda Seduta con il Cerchio dei Sette Stoccarda, 30 gennaio 1923 (Seduta notturna)-1 ’
Seduta con il Cerchio dei Trenta Stoccarda, 31 gennaio 1923 (Seduta notturna)*
Le quarte trattative di Stoccarda Seduta con il Cerchio dei Trenta Stoccarda, 5 febbraio 1923 (Seduta notturna) *
Seduta con il Cerchio dei Trenta Stoccarda, 6 febbraio 1923 (Seduta notturna)51"
Seduta con il Cerchio dei Trenta Stoccarda, 7 febbraio 1923 (ore 18, prosecuzione ore 22,30)*
Seduta con il Cerchio dei Trenta Stoccarda, 8 febbraio 1923 (sera)*
Discussione con un gruppo di giovani in preparazione dell’assemblea dei delegati Stoccarda, 8 febbraio 1923 (ore 23,30, da GA217a)
Le quinte trattative di Stoccarda Seduta con il Cerchio dei Trenta Stoccarda, 13 febbraio 1923 (ore 16; prosecuzione ore 22,45)*
Ai membri della Società Antroposofica in Germania (Appello per l’assemblea dei delegati) Stoccarda, 13 febbraio 1923
Ai gruppi di lavoro della Società Antroposofica in Germania (Invito per l’assemblea dei delegati) Stoccarda, 13 febbraio 1923
Programma dell’assemblea dei delegati
Discorso durante un incontro con il gruppo di giovani Stoccarda, 14 febbraio 1923 (da GA 217a)
Le seste trattative di Stoccarda e contemporaneamente ultime prima dell’assemblea dei delegati Seduta con il Cerchio dei Trenta Stoccarda, 24 febbraio 1923*
La fondazione della società nazionale tedesca «Società Antroposofica in Germania» e della «Libera Società Antroposofica in Germania» presso l’assemblea dei delegati di Stoccarda (25-28 febbraio 1923) Programma dell’assemblea dei delegati con appunti manoscritti di Rudolf Steiner (Facsimile)
Rapporto redatto da Dr. Carl Unger e Dr. Walter Johannes Stein sull’assemblea dei delegati 26 febbraio 1923, Discorso di Rudolf Steiner 28 febbraio 1923, Discorso di Rudolf Steiner
[facsimile manoscritto]
Circolare della presidenza della Società Antroposofica in Germania alle persone di fiducia prese in considerazione (con lista dei nomi) Stoccarda, marzo 1923
La fondazione della società nazionale norvegese Esposizioni di Rudolf Steiner all’assemblea di fondazione Cristiania (Oslo), 17 maggio 1923* (Questo discorso è stato anticipato cronologicamente per non doversi interrompere il nesso dei documenti che iniziano a p. 477 ss. (22.4.—17.6.))
Assemblee della Società Antroposofica in Svizzera, della Società Antroposofica in Gran Bretagna e dell’Associazione del Goetheanum tra il 22 aprile e il 17 giugno 1923 L’iniziativa che ne è derivata per un’assemblea internazionale dei delegati Invito all’assemblea generale della Società Antroposofica in Svizzera Dornach, 10 aprile 1923
Assemblea generale della Società Antroposofica in Svizzera Dornach, 22 aprile 1923*
Nomina di Alice Sauerwein a segretaria generale della Società Antroposofica in Francia (Facsimile) . . . .
Due circolari di Albert Steffen ai presidenti dei rami della Società Antroposofica in Svizzera Dornach, 14 maggio 1923 L’iniziativa degli amici inglesi per un’assemblea internazionale dei delegati a Dornach Dornach, 1 maggio 1923, Lettera di H.J. Heywood-Smith Sonning-on-Thames, 25 maggio 1923, Lettera di A.Drury-Lavin Londra, 8 giugno 1923, Bozza di lettera della società inglese ai gruppi degli altri paesi. Facsimile della 1ª pagina (resto mancante).
[facsimile manoscritto]
Assemblea dei delegati della Società Antroposofica in Svizzera Dornach, 9 giugno 1923 (rapporto epistolare di Ernest Etienne)
Assemblea generale della Società Antroposofica in Svizzera Dornach, 10 aprile 1923 (Prosecuzione dell’assemblea del 22 aprile)"".
Rapporto commerciale della decima assemblea generale ordinaria dell’associazione del Goetheanum Dornach, 17 giugno 1923* (Il discorso di Rudolf Steiner vedi parte II, pagina 146) Invito alla decima assemblea generale ordinaria (Facsimile) . Prima pagina del rapporto stampato (Facsimile) Invito a tutte le società e ai gruppi per l’assemblea internazionale dei delegati a Dornach Dornach, 16 giugno 1923 Dornach, 22 giugno 1923 Integrazione dalle «Comunicazioni, pubblicate dalla presidenza della Società Antroposofica in Germania», N. 6 Stoccarda luglio 1923 Programma dell’assemblea internazionale dei delegati (Facsimile) . .
Gli assemblea internazionale dei delegati dal 20 al 23 luglio 1923
[facsimile manoscritto]
a Dornach
I. RAPPORTO ABBREVIATO sull’assemblea internazionale dei delegati della Società Antroposofica a Dornach dal 20 al 23 luglio 1923 nonché alcune osservazioni preliminari per la FONDAZIONE della Società Antroposofica Internazionale a Natale 1923 a Dornach . Di Albert Steffen e Dr. Guenther Wachsmuth Pagina del titolo (Facsimile)
[facsimile manoscritto]
Panoramica cronologica dei giorni dell’assemblea con la riproduzione letterale dei voti di Rudolf Steiner 21 luglio* 22 luglio (ore 8 mattino)* 22 luglio (mattina)* 22 luglio (Parole di addio)*
[facsimile manoscritto]
Assemblea per la costituzione della società nazionale inglese Discorso di Rudolf Steiner Londra, 2 settembre 1923*
Assemblea di settembre della Società Antroposofica in Germania Assemblea dei delegati in preparazione della fondazione della Società Antroposofica Internazionale Stoccarda, 13-17 settembre 1923 Lettera di invito della presidenza tedesca: «Ai membri della Società Antroposofica in Germania» .
Circolare della presidenza tedesca: Ai gruppi di lavoro in Germania e Austria
Alle persone di fiducia della Società Antroposofica in Germania
Invito con programma (Facsimile)
Le parole di Rudolf Steiner per l’assemblea di Stoccarda: Stoccarda, 14 settembre 1923 (Introduzione al primo dei tre discorsi dell’assemblea)* Stoccarda, 16 settembre 1923 (Parole conclusive del terzo discorso dell’assemblea, da GA228)
[facsimile manoscritto]
Carl Unger: Rapporto complessivo sull’assemblea di settembre di Stoccarda (Assemblea dei delegati)
Bozza di statuti per la società nazionale tedesca
Carl Unger: Bozza dei principi fondamentali della Società Antroposofica
(come proposta per la fondazione della Società Antroposofica Internazionale stabilita per Natale). Facsimile
Rapporto di Rudolf Steiner a Dornach sull’assemblea dei delegati di settembre di Stoccarda con parole introduttive di ricordo alla posa della pietra di fondazione del Goetheanum il 20 settembre 1913 Dornach, 21 settembre 1923*
La fondazione della società nazionale austriaca Vienna, 1 ottobre 1923 Rapporto di Carl Unger
Rapporto di Ludwig Polzer-Hoditz
Parole di Rudolf Steiner sulla riunione di fondazione Vienna, 1 ottobre 1923 (Introduzione al discorso serale)*
Breve rapporto di Rudolf Steiner a Dornach Dornach, 5 ottobre 1923 (Introduzione al discorso serale)*
La fondazione della società nazionale olandese L’Aia, 18 novembre 1923 Parole di saluto di Rudolf Steiner L’Aia, 13 novembre 1923 (da GA 231)
Esposizioni di Rudolf Steiner all’assemblea di fondazione L’Aia, 18 novembre 1923 (pomeriggio)*
Bozza preliminare degli statuti di una Società Antroposofica olandese, con appunti manoscritti di Rudolf Steiner (Facsimile)
Retrospettiva sull’assemblea di fondazione della società nazionale olandese L’Aia, 18 novembre 1923 (Conclusione del discorso, da GA 231) . . .
Rapporto a Dornach sulla fondazione della società nazionale olandese Dornach, 23 novembre 1923 (Introduzione del discorso serale)* . . . .
Assemblea dei delegati della Società Antroposofica in Svizzera in vista della fondazione della Società Antroposofica Internazionale prevista per Natale Dornach, 8 dicembre 1923 (dopo il discorso serale)*
Invito all’assemblea dei delegati della Società Antroposofica in Svizzera a Dornach l’8 dicembre 1923 (Facsimile)
Preparativi per l’assemblea di Natale Programma della riunione di fondazione della Società Antroposofica Internazionale, Dornach, Natale 1923 (Facsimile)
Discussione di Rudolf Steiner con Dr. Ita Wegman, Albert Steffen e Dr. Guenther Wachsmuth sulla futura composizione della presidenza Dornach, 16 dicembre 1923
Invito alla «Riunione di fondazione della Società Antroposofica Internazionale, Dornach, Natale 1923» nella rivista settimanale «Das Goetheanum» (Facsimile) Dornach, 16 dicembre 1923
[facsimile manoscritto]
Rudolf Steiner informa a Stoccarda i principali organismi tedeschi della sua decisione di assumersi personalmente la direzione della società a Natale Stoccarda, 18 dicembre 1923
Rudolf Steiner dà a Dornach le prime istruzioni amministrative per l’assemblea di Natale Dornach, 21 dicembre 1923*
Rudolf Steiner comunica ufficialmente per la prima volta a Dornach la sua proposta sulla composizione della presidenza Dornach, 22 dicembre 1923 (Parole introduttive prima del discorso serale)*
Rudolf Steiner dà nuovamente istruzioni amministrative per l’assemblea di Natale e ripete la sua proposta riguardante la futura direzione della società Dornach, 23 dicembre (Parole introduttive prima del discorso serale)* . .
Appunti manoscritti per il discorso di apertura dell’assemblea di Natale dal Quaderno di appunti numero d’archivio 570 (Facsimile) . . 742-44
APPENDICE
I Sull’evento dell’incendio A. Documenti ufficiali
Rapporto del maresciallo R. Meister dalla stazione di polizia di Dornach al comando di polizia Soletta Dornach, 1 gennaio 1923
Lettera dell’ispettorato dell’assicurazione incendi degli edifici al dipartimento finanziario del cantone Soletta Soletta, 2 gennaio 1923
Allegato: Schizzo (Facsimile)
Rapporto del maresciallo R. Meister dalla stazione di polizia di Dornach al comando di polizia del cantone Soletta Dornach, 3 gennaio 1923
Lettera del dipartimento di polizia del cantone Soletta all’ex Consigliere nazionale Hirter a Berna sull’incendio del Goetheanum Soletta, 4 gennaio 1923
Rapporto del maresciallo R. Meister dalla stazione di polizia di Dornach al comando di polizia del cantone Soletta Dornach, 6 gennaio 1923
Rapporto del comando di polizia Soletta all’ufficio del giudice istruttore Dorneck-Thierstein a Dornach Soletta, 6/7 gennaio 1923
Allegato al rapporto del maresciallo R. Meister del 6 gennaio 1923 (Facsimili)
Pagina di copertina di un protocollo non disponibile (1-4 gennaio 1923) (Facsimile)
Rapporti del maresciallo R. Meister dalla stazione di polizia di Dornach al comando di polizia del cantone Soletta Dornach, 7 gennaio 1923 Dornach, 7 gennaio 1923 Dornach, 9 gennaio 1923 Dornach, 10 gennaio 1923 Facsimili: Rapporto di R. Meister, maresciallo, 10 gennaio 1923. . . Rapporto di R Meister, maresciallo, 12 gennaio 1923. . .
[facsimile manoscritto]
Dornach, 12 gennaio 1923 Dornach, 13 gennaio 1923 Dornach, 19 gennaio 1923
[facsimile manoscritto]
Bozza di lettera di Rudolf Steiner all’Oberamtmann Haberthür a Breitenbach (presumibilmente 21 gennaio 1923)
Bozza di lettera di Rudolf Steiner all’Oberamt Dorneck-Thierstein a Breitenbach (presumibilmente 21 gennaio 1923)
Bozza di lettera di Rudolf Steiner all’Oberamtmann di Dorneck-Thierstein a Breitenbach (presumibilmente 21 gennaio 1923)
Rapporto del maresciallo R. Meister dalla stazione di polizia di Dornach all’ufficio giudiziale Dorneck-Thierstein a Dornach Dornach, 22 gennaio 1923
Rapporto dell’Oberamtmann di Dorneck-Thierstein al governo del cantone Soletta Dornach, 22 gennaio 1923
Rapporto del maresciallo R. Meister dalla stazione di polizia di Dornach al comando di polizia del cantone Soletta Dornach, 20 febbraio 1923
Bozza di lettera manoscritto di Rudolf Steiner per la richiesta dell’associazione del Goetheanum al dipartimento finanziario del cantone Soletta per il pagamento della somma assicurata Dornach, 2 giugno 1923
Facsimile della bozza manoscritto
[facsimile manoscritto]
B. Alcuni rapporti essenziali dai quotidiani L’incendio del tempio degli antroposofi Goetheanum a Dornach Basilea, 2 gennaio 1923, «National-Zeitung» Facsimile della prima pagina
[facsimile manoscritto]
Il Goetheanum bruciato completamente 2 gennaio 1923, «Basler Nachrichten»
Sull’incendio del Goetheanum 4 gennaio 1923, «Basler Nachrichten»
Sull’incendio nel Goetheanum 5 gennaio 1923, «Basler Nachrichten»
Sull’inchiesta sull’incendio del Goetheanum 11 gennaio 1923, «Basler Nachrichten» 12 gennaio 1923, «Basler Nachrichten»
[facsimile manoscritto]
Un importante ritrovamento durante i lavori di pulizia del Goetheanum 13 gennaio 1923, «Neue Zürcher Nachrichten»
Dopo l’incendio del Goetheanum 14 gennaio 1923, «Basler Nachrichten»
Considerazioni successive sull’incendio del Goetheanum di Dornach. L’inchiesta giudiziaria - La questione assicurativa Giornale e data sconosciuti
II Documenti sulla vicenda della rivista tedesca settimanale «Antroposofia» Rapporto sulla conferenza di esperti non antroposofici dell’antroposofia (29-31 ottobre 1922 a Berlino)
Friedrich Rittelmeyer: Gli «esperti non antroposofici dell’antroposofia»
Lettera di R. Lempp con conseguente controreplica di Friedrich Rittelmeyer
La posizione di Rudolf Steiner sulla stampa della lettera di Lempp nella seduta con il Cerchio dei Trenta Stoccarda, 14 luglio 1923
Seduta del Cerchio dei Trenta (senza Rudolf Steiner) Stoccarda, 25 luglio 1923
Dichiarazione di 9 personalità di spicco della Società Antroposofica in Germania: Ancora una volta: «Gli esperti non antroposofici dell’antroposofia»
Sedute del Cerchio dei Trenta (senza Rudolf Steiner) Stoccarda, 1, 3, 5 agosto 1923
[facsimile manoscritto]
Comunicazione della presidenza della Società Antroposofica in Germania: In proprio nome Stoccarda, 3/9 agosto 1923 (con risoluzioni successivamente pubblicate e una dichiarazione)
Ultimo indirizzo dei membri da parte della presidenza della Società Antroposofica in Germania in «Comunicazioni, pubblicate dalla presidenza della Società Antroposofica in Germania» settembre 1923
La presentazione di Friedrich Rittelmeyer di questo evento nel suo libro «Il mio incontro di vita con Rudolf Steiner»
III Sintesi della storia dei problemi della società dell’anno 1923 Hella Wiesberger: Sintesi della storia dei problemi della società dell’anno 1923
Annotazioni relative
Facsimili: Invito e programma degli eventi Natale 1922
[facsimile manoscritto]
Bozza manoscritto di Rudolf Steiner dei due massime dal discorso Dornach, 31 dicembre 1922
[facsimile manoscritto]
Scrittura di Rudolf Steiner: Annuncio delle rappresentazioni mistiche per agosto 1923 in tedesco e inglese
[facsimile manoscritto]
In memoria di Frater Stefano Ravaglia
anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.
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