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Il movimento occulto nel secolo XIX e il mondo della cultura

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1°Veggenza e pensiero. La simbolica delle scuole iniziatiche. La scienza dello spirito come realizzazione del principio essoterico

Dornach, 10 Ottobre 1915

Se prendete le argomentazioni di questo genere che abbiamo sviluppato negli ultimi tempi, capirete come nella nostra epoca, non per arbitrio umano bensì per necessità storica, predomina una visione del mondo materialistica, un pensiero materialistico. Chi conosce lo sviluppo dell’umanità riguardo alle sue questioni spirituali sa che fondamentalmente tutti i secoli e i millenni precedenti hanno mostrato una partecipazione maggiore dell’umanità alla vita spirituale rispetto agli ultimi quattro o cinque secoli. Sappiamo bene a quale fenomeno generale questo si collega. Sappiamo che originariamente nello sviluppo terrestre l’umanità possedeva l’eredità dell’antica chiaroveggenza lunare. Possiamo anche farci un’idea che nei primi tempi dello sviluppo terrestre questa antica chiaroveggenza era molto significativa, molto attiva, cosicché allora gli uomini potevano scrutare spiritualmente in misura straordinaria. Poi l’antica chiaroveggenza divenne sempre più debole. Giunsero i tempi in cui per la grande maggioranza degli uomini scomparve la capacità di guardare nel mondo spirituale, e giunse il tempo in cui per lo sviluppo dell’anima umana il Mistero del Golgota intervenne come sostituto. Ma rimase sempre un certo resto delle antiche capacità animiche umane. Troviamo questo resto, ad esempio, quando volgiamo lo sguardo a ciò che fino al 14°, 15°, e ancora fino al 16°, 17° secolo era scienza della natura. Questa infatti era qualcosa di completamente diverso dalla scienza della natura odierna. Era una scienza della natura che, anche se non con una chiara chiaroveggenza immaginativa, poteva in parte contare ancora sui resti delle antiche ispirazioni e intuizioni, che furono elaborate dai cosiddetti alchimisti.

Un simile alchimista, se era onesto e non mirava al guadagno egoistico, operava in certo modo ancora con le antiche ispirazioni e intuizioni. Mentre agiva esteriormente, operavano in lui, anche se non più con una conoscenza forte, i vecchi resti della chiaroveggenza. Ma sempre più piccolo divenne il numero degli uomini che possedevano simili resti di chiaroveggenza. Ho già spesso accennato: questi resti di chiaroveggenza oggi possono essere estratti molto facilmente dall’animo umano nella chiaroveggenza visionaria atavistica. Abbiamo mostrato in molteplici modi come nella nostra epoca attuale possa manifestarsi questa chiaroveggenza visionaria atavistica. Da tutto questo ne segue però che, quanto più ci avviciniamo nello sviluppo umano ai nostri tempi, tanto più abbiamo a che fare con una diminuzione delle antiche forze animiche e con l’affiorare di tali inclinazioni dell’anima umana che si orientano maggiormente verso l’osservazione del mondo sensibile esteriore. Questo si preparò lentamente, e davvero nel 19° secolo raggiunse il suo apice, proprio intorno alla metà del 19° secolo. Per quanto poco tutto ciò sia ancora chiaro oggi all’uomo che si occupa meno di queste cose, così chiaro sarà all’uomo del futuro che davvero riguardo alle inclinazioni materialistiche nella seconda metà del 19° secolo, specialmente intorno alla metà del secolo, fu raggiunto un apice. Le inclinazioni materialistiche più forti si svilupparono allora. Ma ogni inclinazione ha come conseguenza contemporanea la formazione di determinati talenti.

E la grandezza, la potenza che si è formata nel metodo scientifico materialistico, proviene appunto dal fatto che queste inclinazioni dell’anima, di attenersi al mondo sensibile esteriore, allora emersero. Ora però dobbiamo pensare che ciò che è stato indicato come momento dello sviluppo dell’umanità fosse accompagnato da un altro fenomeno. Se vi trasportate spiritualmente indietro nei tempi primordiali dello sviluppo spirituale dell’umanità, troverete: allora gli uomini, specialmente per quanto riguarda la conoscenza spirituale, si trovavano in una condizione relativamente felice. La maggior parte, quasi tutti gli uomini sapevano del mondo spirituale attraverso la contemplazione immediata. Come gli uomini odierni hanno percezioni dei minerali, delle piante e degli animali, come sanno dei suoni e dei colori, così questi uomini sapevano del mondo spirituale. Sapevano anche in modo completamente concreto di questo mondo spirituale, cosicché nei tempi antichi praticamente non c’era nessuno che, nel tempo in cui la piena coscienza di veglia per il mondo sensibile esteriore s’offuscava dormendo o sognando, non avesse avuto una connessione con i morti che gli erano stati vicini nella vita. Si poteva durante lo stato di veglia stare in rapporto con i viventi, durante lo stato di sonno o di sogno con i morti. Una dottrina che ci fosse un’immortalità dell’anima sarebbe stata nei tempi primordiali dell’umanità naturalmente una cosa superflua, come lo sarebbe oggi provare che esistono le piante. Pensate come sarebbe se oggi qualcuno volesse provare: esistono le piante.

Ma così sarebbe stato nei tempi primordiali, se qualcuno avesse voluto provare: c’è una vita dell’anima anche dopo la morte. Questa capacità di vivere insieme al mondo spirituale si è gradualmente persa nell’umanità. Certamente ci furono sempre singoli individui che sviluppavano il dono del veggente, che sfruttavano l’occasione ancora concessa all’umanità di sviluppare un dono particolare del veggente. Ma anche questo divenne sempre più difficile. Come si sviluppava nei tempi antichi un dono particolare del veggente? Vedete, se oggi ancora con intimità elaborate la filosofia di Platone o ciò che di Eraclito è disponibile, dovete prendere queste filosofie, specialmente le più antiche filosofie greche, in modo completamente diverso dalle filosofie dei tempi successivi. Provate a leggere il primo capitolo dei «Misteri della filosofia», dove ho mostrato come questi antichi filosofi, Talete e Parmenide, Anassimene ed Eraclito, sono ancora connessi al loro temperamento. Fino a ora ciò non è stato mostrato. È la prima volta che è mostrato nel mio libro «I misteri della filosofia». Ci vorrà quindi ancora molto tempo prima che sia creduto. Ma questo non importa. Fino a Platone si ha il sentimento che la filosofia che viene offerta ancora abbraccia l’uomo intero. Questo cessa con Aristotele. Con lui si ha il sentimento che si ha a che fare con una filosofia imparata, una filosofia dotta. Perciò ci vuole qualcosa di più per comprendere Platone di quanto il filosofo odierno di solito possa fornire. Per questo motivo esiste un abisso tra Platone e Aristotele. Aristotele è già dotto nel senso moderno; Platone è l’ultimo filosofo nel senso greco antico, è un filosofo che ancora possiede qualcosa dei concetti viventi.

Finché si ha una tale filosofia, non va perduta la connessione con il mondo spirituale, e si è propagata a lungo, fino al Medioevo. Il Medioevo non ha sviluppato la filosofia, bensì ha adottato la filosofia aristotelica. E per sua epoca fece bene ad adottare semplicemente questa filosofia aristotelica per un certo tempo. Anche la filosofia platonica fu adottata. Bene, finché almeno nei tempi antichi erano presenti le disposizioni per una certa chiaroveggenza, accadeva qualcosa di molto significativo quando gli uomini si lasciavano agire questa filosofia. Oggi una filosofia agisce solo sulla testa, solo sul pensiero. Perciò molti evitano la filosofia perché non amano il pensiero. E particolarmente perché non offre sensazioni, non vogliono studiare filosofia. Ma l’antica filosofia, introdotta nell’anima umana, ancora fecondava attraverso la sua maggiore forza vivente i resti rimasti delle disposizioni veggenti. Una tale filosofia era ancora quella platonica, persino ancora quella aristotelica. Non erano ancora così astratte come le filosofie odierne; ancora fecondavano le disposizioni veggenti. E così accadde che quegli uomini che si dedicavano a tale filosofia fecondavano le disposizioni veggenti che altrimenti sarebbero affondate al di sotto del livello. Così nacquero i veggenti. Perché ora ciò che si doveva imparare riguardo al mondo fisico - e anche la filosofia - aveva significato solo per il piano fisico, ma acquistava sempre più importanza, ci si allontanava sempre più dai resti dell’antica chiaroveggenza. Lì non si poteva più scendere.

Sorsero sempre più difficoltà nel diventare un veggente. Questo sarà di nuovo possibile solo quando il nuovo metodo, il cui inizio è stato fatto con «Come si acquistano conoscenze dei mondi superiori?», apparirà plausibile all’umanità. Vedete, dunque all’inizio va tutto verso il basso, fino a giungere a un periodo materialistico che, come abbiamo visto, ha il suo apice, si potrebbe dire anche il suo punto più profondo, a metà del 19° secolo. È certo: le condizioni diventano sempre più difficili, ma non si devono spezzare i fili con i precedenti impulsi dello sviluppo umano. Se ci disegniamo le linee come si è sviluppato il dono del veggente, allora è così: qui (giallo) il dono del veggente è ancora presente in piena fioritura, si affievolisce sempre di più (verde); qui avemmo la metà del 19° secolo, il punto più profondo, e da lì dovrebbe di nuovo salire. Ma se ora prendiamo la comprensione del mondo spirituale - sì, la comprensione del mondo spirituale è di nuovo qualcosa di diverso dal dono del veggente. Come la scienza per il mondo è qualcosa di diverso dalla semplice percezione sensoria, così la chiaroveggenza è qualcosa di diverso dalla comprensione di ciò che è visto. Così accade che nei tempi più antichi gli uomini si contentavano in gran parte di vedere, che non arrivavano affatto a riflettere molto; avevano tutto nel loro dono del veggente. Ma sempre di più veniva alla luce anche il pensiero. Così che posso tracciare la linea del pensiero sui mondi spirituali così (vedi il disegno): quella sarebbe la linea della contemplazione, della visione: a-b, e quella sarebbe la linea del pensiero: c-d.

Nei tempi antichi della visione, l’uomo è occupato con la sua visione, il pensiero giace nell’inconscio dell’anima. Gli antichi veggenti non pensano. Tutto è dato loro immediatamente attraverso la loro visione. Solo nei tempi intorno al 3° e 4° millennio il pensiero afferra la visione. C’era un’epoca d’oro nella cultura indiana, persiana, egizio-caldea e anche nell’antichissima cultura greca; un’epoca d’oro in cui nell’anima umana il pensiero ancora fresco si univa alla contemplazione. Allora il pensiero non era ancora così eccessivamente elaborato come nei nostri tempi. Allora si avevano alcuni grandi, concetti comprensivi e insieme la contemplazione (e). Qualcosa di simile era, anche se già indebolito, per esempio particolarmente presente presso i veggenti che fondarono i misteri di Samotracia e vi portarono la grande, monumentale dottrina dei quattro dei: Axieros, Axiokersos, Axiokersa e Kadmillos. Questa grande, monumentale dottrina dei quattro dei cabirici, che una volta era presente sull’isola tracica di Samos, in Samotracia, era tale che colui che veniva iniziato in essa otteneva alcuni grandi concetti e poteva allora collegare con essi ciò che ancora era presente come risultati dell’antico dono del veggente. Forse potremo anche descrivere più dettagliatamente tali cose un’altra volta. Poi vediamo il dono del veggente sprofondare al di sotto della soglia della coscienza. Divenne sempre più difficile tirar fuori dalle profondità dell’anima il dono del veggente. Ma naturalmente si potevano conservare alcuni dei concetti, persino svilupparli ulteriormente. Così finalmente giunse un’epoca in cui vi erano iniziati che non dovevano necessariamente essere veggenti; cioè bene inteso, iniziati che non dovevano necessariamente essere veggenti.

Nei vari luoghi dove questi iniziati avevano organizzazioni, nelle scuole di iniziazione, si prendeva semplicemente ciò che era stato in parte conservato dai tempi antichi, di cui si poteva dire che antichi veggenti l’avevano visto, in parte si prendeva anche ciò che poteva essere estratto da uomini che ancora possedevano le disposizioni atavistiche della chiaroveggenza. Se ne erano convinti in parte attraverso tradizioni storiche, in parte attraverso esperimenti. Si erano convinti che era vero ciò che si pensava. Ma gradualmente in questi circoli si verificò che sempre meno uomini potevano guardare nel mondo spirituale, e sempre più coloro che avevano la teoria del mondo spirituale e l’esprimevano in simboli e simili. Pensate solamente a ciò che doveva risultarne nel tempo intorno alla metà del 19° secolo, quando le inclinazioni materialistiche degli uomini avevano raggiunto un punto più basso. C’erano naturalmente persone che sapevano che esiste un mondo spirituale e che sapevano anche ciò che vi è nel mondo spirituale, ma che non avevano mai visto il mondo spirituale. Sì, gli uomini più eminenti fra i sapienti nel 19° secolo erano persone che in realtà non avevano visto nulla della natura spirituale, ma che sapevano che esiste un mondo spirituale e che potevano riflettere sul mondo spirituale, che potevano anche trovare nuove verità con l’aiuto di certi metodi, con l’aiuto di una certa simbologia conservata nella tradizione antica. Se ad esempio si disegna un uomo, non si può ottenere nulla di particolare guardando il disegno. Ma se si disegna una figura umana con una testa di leone e un’altra con una testa di toro, allora colui che ha imparato a interpretare tali cose può trarre moltissimo da una tale rappresentazione simbolica.

O se si dipinge un toro con una testa d’uomo o un leone con una testa d’uomo, allora colui che è iniziato a tali cose può imparare molto da ciò. Tali simboli furono registrati molto e c’erano serie organizzazioni in cui si poteva imparare il linguaggio simbolico, su cui non dirò più di quanto ho detto, poiché le scuole di iniziazione custodivano questi simboli molto strettamente e non li comunicavano a nessuno che non si fosse impegnato a mantenere il silenzio su queste cose. Per essere un buon sapiente, uno aveva bisogno semplicemente di questo linguaggio simbolico, cioè di una certa scrittura simbolica. Così era la situazione intorno alla metà del 19° secolo, che l’umanità generale, proprio l’umanità civilizzata, aveva profondamente nell’inconscio tutta la visione del divino, ma che questa umanità aveva però solo inclinazioni materialistiche. Ma c’era un gran numero di persone che sapevano che esiste un mondo spirituale, che sapevano che così come siamo circondati dall’aria, siamo circondati da un mondo spirituale. Ma queste persone erano allo stesso tempo gravate da una certa responsabilità, perché non potevano indicare capacità direttamente disponibili per mostrare che esiste un mondo spirituale, e tuttavia non volevano lasciar sprofondare il mondo esterno nelle sue inclinazioni materialistiche. Così coloro che erano iniziati stavano di fronte nel 19° secolo a una situazione molto particolare, la situazione per cui dovevano dirsi: Dovremo continuare a conservare solo in stretti circoli, nei circoli di organizzazioni, ciò che ci è pervenuto dai tempi antichi, e dovremmo stare a guardare come l’intera umanità insieme con la sua cultura e la sua filosofia sprofonda nel materialismo? Dovremmo stare semplicemente a guardare? - Non potevano affatto rimanere indifferenti, specialmente coloro che prendevano le cose molto seriamente.

Così accadde allora che intorno alla metà del 19° secolo fra gli uomini che erano iniziati le parole «esoterici» e «essoterici», quando stavano insieme, acquistarono un significato diverso da prima. Si divisero infatti proprio gli occultisti in due partiti, in essoterici ed esoterici. Se si vuole usare comparativamente le espressioni dei parlamenti odierni, che naturalmente in fondo sono inadatte, si potrebbero paragonare gli essoterici ai partiti che siedono a sinistra nei parlamenti, e gli esoterici ai partiti che siedono a destra. Gli esoterici infatti erano coloro che volevano continuare a stare sul rigoroso punto di vista di non lasciar emergere al pubblico nulla di ciò che è sapienza sacra tramandata, e di non lasciar emergere al pubblico nulla di ciò che potrebbe condurre l’uomo pensante a penetrare nel linguaggio simbolico. Gli esoterici erano dunque i conservatori fra gli occultisti. E gli essoterici - bene, ci si può chiedere, cosa sono dunque gli essoterici? Sono in realtà coloro che vogliono rendere esoterico una parte dell’esoterico. In fondo, gli essoterici non erano altro che gli esoterici, solo che erano inclini ad ascoltare il loro senso di responsabilità e a rendere pubblico una parte della conoscenza esoterica. Vi fu allora davvero una discussione diffusa, di cui il mondo esteriore certo non sa nulla, ma che era particolarmente accesa intorno alla metà del 19° secolo. Davvero, molto più accese che nei parlamenti le controversie fra conservatori e liberali, erano le liti e le discussioni fra gli esoterici e gli essoterici. Gli esoterici assumevano il punto di vista di parlare solo a coloro che accettavano il più rigoroso obbligo di segretezza e volevano appartenere a una società, di trasmettere qualche conoscenza del mondo spirituale.

Gli essoterici dicevano: Su questo cammino sprofondano nel materialismo gli uomini che non si associano a tale società, a tale alleanza. E ora gli essoterici proposero un cammino, e oggi posso dirvi: il cammino che gli essoterici allora proposero, lo percorriamo oggi. Il cammino che percorriamo, è il cammino che gli essoterici proposero, cioè rendere popolare una parte determinata della conoscenza esoterica. Vedete pure come abbiamo lavorato con l’aiuto di ciò che si può trovare in scritti popolari, così che gradualmente si possa salire nei mondi spirituali. Intorno alla metà del 19° secolo non si era ancora giunti al punto che qualcuno osasse ammettere una tal cosa dalle opinioni. Naturalmente in tali circoli le cose non funzionano così che vi siano votazioni. È, se si dice ciò che segue, anche già simbolico, ma si può tuttavia dire: al primo voto gli esoterici avevano vinto, e gli essoterici dovevano arrendersi. Non ci si opponeva alla comunità, perché si capiva qual era l’antico buon comandamento di stare insieme nella fratellanza. Solo nei tempi moderni si è giunti al punto che si escludono i membri, o che i membri si ritirano. Prima non c’era nulla di simile, perché si capiva ciò che deve stare insieme nella fratellanza. Così naturalmente gli essoterici non potevano fare altro che arrendersi. Ma gravava su di loro la loro responsabilità, la responsabilità verso l’intera umanità. Si sentivano come custodi dell’evoluzione. Ciò gravava su di loro, e così accadde che non rimase al primo voto, se devo usare di nuovo la parola, bensì passarono a ciò che si chiama compromesso, a una specie di compromesso. Questo significava quanto segue.

Si dissero, e anche gli esoterici vi acconsentirono: È urgentemente necessario che l’intera umanità venga a sapere che non c’è soltanto materia e non soltanto leggi materiali e niente di spirituale intorno, bensì che l’intera umanità venga a sapere che così come siamo circondati da cose materiali, siamo circondati da cose spirituali. E che l’uomo non è solo quello che ci appare quando lo guardiamo in senso materiale, bensì che ha ancora in sé qualcosa di natura spirituale-animica. Si deve salvare la possibilità per l’umanità di sapere una cosa simile. Su questo si era d’accordo, questo era il compromesso. Ma di pubblicare la conoscenza esoterica, gli esoterici del 19° secolo non erano disposti. La conoscenza esoterica non doveva essere resa pubblica. Perciò si dovette permettere un altro metodo, che si manifestava nel mondo. Come è sorto è una storia complicata. Ne ho parlato spesso; specialmente in occasione della fondazione di singoli rami ho parlato spesso dei fatti che si verificarono. Si disse quindi: Rendere pubblica la conoscenza esoterica, questo non vogliamo; ma vogliamo contare con il materialismo dell’epoca. In un certo senso era una proposizione d’esperienza fondata, da cui soprattutto gli esoterici partivano. Poiché se vediamo come nel presente la conoscenza esoterica è accolta in molti modi, allora possiamo già avere comprensione e simpatia con coloro che allora da esoterici dicevano: Non vogliamo saperne di una pubblicazione della conoscenza esoterica. - Dobbiamo solo capire che possiamo osservare ancora e ancora come la pubblicazione della conoscenza esoterica diventa proprio una calamità, e come coloro che ricevono la conoscenza esoterica stessi gettano ostacoli e impedimenti contro la diffusione della conoscenza esoterica. Ne abbiamo parlato molto nelle ultime settimane. Tali ostacoli e impedimenti che vengono gettati sono ancora troppo poco considerati.

Si devono davvero fare le peggiori esperienze quando si tratta di rendere pubblica la conoscenza esoterica. Se si ha la migliore volontà, di aiutare anche il singolo: già nelle cose più elementari sorgono calamità! Voi non credete quanto spesso accada che al singolo sia dato questo o quel consiglio. Ma il consiglio non gli piace. Se il mondo esteriore parla del fatto che un occultista che opera come qui si opera abbia una grande autorità, è solo una chiacchiera. Finché i consigli che piacciono sono dati, l’occultista di solito se la cava. Ma se sono dati consigli che non piacciono più, non li si accetta. Gli uomini minacciano persino e dicono: Se non mi dai altri consigli, non so come stare con me stesso. - Fino alle minacce arriva, e tutto ciò non è altro che il fatto che è stato detto ciò che è bene per la persona in questione. Ma poiché vuole qualcosa di diverso, dice: Ho aspettato abbastanza a lungo, dimmi ora di che cosa si tratta! Gli è già stato detto a lungo, ma questo non gli piace. Questo conduce allora sempre avanti e infine al fatto che coloro che furono i seguaci più credenti nell’autorità, diventano i nemici più amari. Sperano infatti in consigli che desiderano, e non appena ricevono consigli diversi da quelli che desiderano, si trasformano in nemici implacabili. Proprio la nostra epoca ci insegna dunque che non possiamo semplicemente condannare gli esoterici che dicevano di non volersi imbarcare in una popolarizzazione delle verità esoteriche. E così intorno alla metà del 19° secolo non si arrivò a una tale popolarizzazione, bensì si volle contare con le inclinazioni materialistiche dell’epoca. Sì, è difficile esprimere ciò che deve essere detto, posso dargli forma solo in parole che non sono mai state così pronunciate, ma sono vere. Allora disse l’esoterico: Che cosa devo fare con questa umanità!

Potrei parlarle a lungo delle vere dottrine dell’esoterismo, me la riderebbe in faccia. Otterreste solo alcuni creduli, alcune donne credule, pochi uomini creduli, ma quelli che tengono alla scientificità non li potrete conquistare. Dovete contare con le inclinazioni del tempo! La conseguenza fu che si tentò di trovare un metodo attraverso cui si potesse attirare l’attenzione al mondo spirituale, e infatti proprio così come si richiama l’attenzione materialistica su qualcosa come il fatto che nel criminale il lobo occipitale il cervelletto non copre affatto o non copre completamente. Così accadde che fu messo in scena consapevolmente il medianismo. In certo modo i medium erano gli agenti di coloro che in questo modo volevano convincere gli uomini dell’esistenza di un mondo spirituale, perché per mezzo loro si poteva vedere con occhi esteriori ciò che proveniva dal mondo spirituale, perché producevano qualcosa che si poteva mostrare sul piano fisico. Il medianismo era un mezzo per convincere gli uomini che esiste un mondo spirituale. Gli essoterici e gli esoterici si erano accordati di proteggere il medianismo, per venire incontro all’inclinazione dell’epoca. Prendete - perché in certo modo questo non è male - ciò che il signor von Wrangell ha scritto a pagina 41 della sua brochure: «Basta ricordare nomi come Zöllner, Wallace, du Prel, Crookes, Butlerow, Rochas, Oliver Lodge, Flammarion, Morselli, Schiaparelli, Ochorowicz, James e altri.» Come sono arrivati alla convinzione di un mondo spirituale? Grazie al fatto che avevano ricevuto manifestazioni dal mondo spirituale e forse dovevano riceverle. Ma tutto ciò che può essere fatto dal mondo spirituale e dal mondo degli iniziati sono in sostanza tentativi con il mondo umano.

Si deve sempre verificare per che cosa l’umanità è già matura. Era dunque questo proteggere il medianismo, lo spiritismo, in certo modo un tentativo. E questo tentativo è stato allora in effetti tale che essi potevano solo dire, sia gli essoterici che gli esoterici che avevano concluso il compromesso: Vogliamo vedere che cosa succede. - E che cosa ne è risultato? La maggior parte dei medium riferivano di un mondo in cui vivono i morti. Leggete solo la letteratura relativa. Quello che ne risultò fu per coloro che erano iniziati nel grado massimo desolante. Era risultato il peggiore risultato che si potesse ottenere. Vedete, erano possibili due cose. L’una era: Si usavano i medium. I medium comunicavano qualcosa. Quello che comunicavano potevano riportarlo solo all’ambiente ordinario, che contiene spirito anche nei suoi elementi sensibili. Allora le persone si aspettavano che i medium avrebbero rivelato tutte sorte di leggi naturali segreti, leggi naturali elementari. Inizialmente non poteva venire nient’altro, perché appare da quanto segue. Sappiamo che l’uomo consiste di corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e Io. L’uomo vero è dunque dal dormire al svegliarsi nello Io e nel corpo astrale. Ma allo stesso tempo è anche nel mondo in cui sono i morti. Ma il medium che siede là, non è uno Io e un corpo astrale. In questo medium che siede, si attenua la coscienza dell’Io e anche la coscienza astrale; si rende piuttosto vivace il corpo fisico e il corpo eterico. Per questo può allora entrare in rapporto con un ipnotizzatore o con un ispiratore, cioè con un’altra persona. L’Io di un’altra persona o anche l’ambiente può allora agire sul medium. In realtà manca al medium la possibilità di penetrare nel regno dei morti, perché ha proprio annullato ciò che esiste nel regno dei morti.

Così i medium hanno fallito. Hanno dato relazioni supposte proprio da quel regno in cui sono i morti. Si è dunque visto che con questo tentativo non si era ottenuto altro che diffondere un grande errore. Ci si poteva allora un giorno dire che si era percorso un cammino che conduceva gli uomini in un errore, perché li conduceva in una dottrina puramente luciferica, che era unita con osservazioni puramente arimaniche. Si era dunque diffuso un errore, e non poteva venire nulla di buono da ciò. Questo si è gradualmente compreso. Così vedete come un tentativo ha avuto il suo decorso, contare con le inclinazioni materialistiche dell’epoca e tuttavia dare agli uomini la consapevolezza che un mondo spirituale ci circonda. Il cammino ha condotto inizialmente a un errore, come abbiamo visto. Ma da ciò si può trarre come sia necessario percorrere davvero l’altro cammino. Questo cammino, di incominciare davvero a rendere esoterico una parte della conoscenza esoterica, deve essere percorso, e lo si deve percorrere anche se porta calamità su calamità. Il fatto che pratichiamo scienza dello spirito è in certo modo un riconoscimento della necessità che il principio degli essoterici dalla metà del 19° secolo sia realizzato. E nient’altro è il carattere e lo sforzo della scienza dello spirito che vogliamo coltivare che realizzare questo principio in un certo modo, onestamente realizzato. Da tutto questo però si vede che nel materialismo abbiamo a che fare con qualcosa di cui non solo si può speculare, ma che si deve comprendere nella necessità della sua emersione, specialmente del suo apice o punto più profondo intorno alla metà del 19° secolo. La cosa ha cominciato certamente già molto tempo prima, già tre, quattro, cinque secoli fa. Allora sempre di più le inclinazioni spirituali degli uomini scendevano nell’inconscio.

Era dunque intorno alla metà del 19° secolo solo raggiunto l’apice. Ma questo era anche necessario, affinché, senza impedimenti da capacità occulte, potessero svilupparsi i talenti puramente materialistici degli uomini. Un filosofo materialista come Kant, un filosofo materialista dal punto di vista degli idealisti del 19° secolo - potete facilmente leggerlo nel mio libro «I misteri della filosofia» - non sarebbe mai stato possibile se non fossero regredite le capacità occulte. Certe capacità si sviluppano nell’uomo quando altre regrediscono. Ma mentre in certo modo un tipo di capacità, di talenti, si sviluppa verso l’esterno, l’altro tipo va il suo cammino interno. Questi tre, quattro, cinque secoli dello sviluppo materialistico non erano dunque perduti per lo sviluppo spirituale dell’umanità. Al di sotto della soglia della coscienza lo spirituale ha continuato a svilupparsi. E se gli uomini riflettono su ciò che ho accennato nella discussione sulla brochure del signor von Wrangell, su ciò che ha chiamato il sognante, allora potrete estrarre le capacità occulte che stanno solo aspettando di essere sviluppate. Sono lì, sono abbondantemente presenti nelle anime degli uomini, devono solo essere estratte, nel modo giusto devono essere estratte. Queste sono le cose che dovevo anzitutto dire, per poi domani passare alla questione di che prospettive si aprono riguardo al rapporto tra i viventi e i morti, se si tiene conto di come il falso cammino sia stato in certo modo illuminante, quel cammino che è risultato dal compromesso degli essoterici e degli esoterici. Proprio per capire il nesso della natura di questo compromesso, dobbiamo fare considerazioni sulla nascita e la morte, e poi mostrare il collegamento con i metodi materialistici.

2°La Società Teosofica e la via individuale di conoscenza della scienza dello spirito. La personalità di Blavatsky

Dornach, 11 Ottobre 1915

ottobre 1915

Nella considerazione odierna desidero chiedere il permesso di mescolare elementi personali con elementi oggettivi, perché ciò che devo collegare con la discussione di ieri è proprio quello che renderà necessaria la considerazione odierna e che dopo attenta considerazione devo ritenere giusto esporre più dettagliatamente oggi qui. Desidero partire da un’esperienza completamente specifica che è collegata con il nostro movimento. Sapete bene: esternamente abbiamo iniziato il nostro movimento in questo modo, che ci collegammo - ma proprio esternamente ci collegammo - alla cosiddetta Società Teosofica, e che abbiamo fondato la cosiddetta Sezione Tedesca all’interno della Società Teosofica nell’autunno del 1902 a Berlino. Ora nel corso dell’anno 1904 avemmo una visita in diverse città della Germania da parte di illustri membri della Società Teosofica, della Theosophical Society. Nel periodo di questa visita cade l’esperienza da cui partirò. Era allora già apparso nel primavera del 1904 il mio libro «Teosofia», e era stata fondata la rivista «Luzifer-Gnosis». E nella rivista «Luzifer-Gnosis» avevo fino a un certo punto pubblicato gli articoli che trattavano il problema atlantico, sulla natura dell’era atlantica. Ciò che avevo pubblicato in questi articoli in «Luzifer-Gnosis» è poi apparso anche in una pubblicazione speciale con il titolo: «I nostri antenati atlantici.» Se vi ricordate, troverete che lì è stato fatto un gran numero di comunicazioni sulla natura del mondo atlantico; furono anche ricondotte in «Luzifer-Gnosis» alla natura della cosiddetta era lemurica. Così era apparso un gran numero di articoli di questo tipo, e proprio quando allora i membri della Theosophical Society erano presso di noi, era stato completato uno di questi numeri che doveva portare comunicazioni significative, e fu inviato agli abbonati.

Ciò accadde proprio nei giorni in cui questi teosofi erano qui. Un personaggio molto rispettato nella Società Teosofica lesse nel numero quelle comunicazioni sul mondo atlantico e poi mi rivolse una domanda. E questa domanda è ciò che desidero menzionare come un’esperienza notevole insieme con ciò di ieri. Questo membro della Società Teosofica, che aveva partecipato proprio nel periodo in cui la Società era stata fondata da Blavatsky alle questioni più importanti, che dunque stava completamente dentro nell’attività della Società Teosofica, questo membro, dopo aver letto le comunicazioni sul mondo atlantico, mi rivolse la domanda: In quale modo sono dunque venute a esistenza queste comunicazioni sul mondo atlantico? - Questa domanda conteneva molto e era molto significativa, poiché quel membro fino ad allora conosceva solo il modo in cui tali comunicazioni nella Società Teosofica erano venute a esistenza. Erano infatti venute a esistenza attraverso il fatto che nella Società Teosofica si era ricorsi a una specie di ricerca medianistica. Nel caso delle comunicazioni che allora erano già state pubblicate nella Società Teosofica, ci si era basati su ricerche che in certo modo avevano a che fare con ricerche medianistiche. Cioè, una personalità era stata messa in uno stato medianistico, non si può dire trance, ma in uno stato medianistico, e allora erano state create le condizioni che rendevano possibile che la personalità, che non si trovava nella coscienza ordinaria, facesse comunicazioni su ciò che non si poteva raggiungere con la coscienza ordinaria.

Su questa via erano venute a esistenza le comunicazioni in quel periodo, e il membro interessato della Società Teosofica riteneva che le comunicazioni su eventi preistorici potessero essere ottenute solo in questo modo e chiedeva dunque quale personalità avessimo fra noi che potessimo usare in questo modo come un medium per tali ricerche. Poiché dovetti rifiutare di ricercare su questo cammino e stavo rigorosamente sul terreno della ricerca individuale, e poiché già allora avevo trovato tutto semplicemente mediante la mia ricerca personale propria, quella personalità non mi capì per nulla. Non capiva di che cosa si trattasse, non capiva che si trattava di qualcosa di diverso da ciò che si era fatto fino ad allora nella Società Teosofica. Ma quel modo era stato prescritto a me: respingere tutto ciò che era il precedente metodo di ricerca, e anche se con mezzi di contemplazione soprasensibile, ricercare come si fa quando ci si serve solo di ciò che può essere rivelato alla personalità che è allo stesso tempo la personalità ricercatrice. Secondo tutto ciò, il modo in cui devo intervenire nel movimento spirituale, non è possibile nient’altro che far valere in modo molto rigoroso questo metodo di ricerca così spesso descritto per voi, indubbiamente necessario per il mondo moderno e per l’umanità presente. Vedete: qualcosa di significativo separa l’intero metodo di ricerca della scienza dello spirito dai cammini che nella Società Teosofica erano stati intrapresi. Perché tutto ciò che loro avevano come comunicazioni dal mondo spirituale, per esempio anche quello nel libro di Scott-Elliott su Atlantide, era completamente venuto a esistenza nel modo descritto prima, perché lo si era considerato come soltanto determinante, perché soltanto oggettivo.

In questo riguardo dunque l’inserimento della nostra direzione spirituale scientifica dall’inizio era qualcosa di completamente nuovo rispetto ai metodi della Società Teosofica. Era qualcosa che contava completamente con i metodi scientifici moderni, che dovevano essere solo ulteriormente sviluppati affinché si potesse salire con essi nei territori spirituali. Proprio questa discussione è significativa. Ha avuto luogo nel 1904 e ha mostrato che fra ciò che qui nella scienza dello spirito si pratica e ciò che nella restante Società Teosofica si praticava, c’era una grande differenza; che ciò che abbiamo nella scienza dello spirito allora non esisteva, bensì che la Società Teosofica continuava il metodo che era sorto come compromesso fra gli essoterici e gli esoterici. Questo è in generale il risultato necessario del corso dello sviluppo che vi ho descritto ieri. Ho detto: Gradualmente il dono del veggente cessò, e rimasero solo casi isolati di veggenti che si potevano rendere medianistici e da cui si poteva ottenere qualcosa. Così si erano formati i cosiddetti ordini occulti, che avevano bensì molti iniziati, ma nessun veggente. Questi avevano gradualmente dovuto sviluppare i metodi stessi - che peraltro erano già da molto tempo uso corrente nell’era materialista - e avevano dovuto procurarsi gli strumenti di ricerca cercando tali personalità in cui potevano ancora essere sviluppate capacità medianistiche, cioè chiaroveggenza atavistica, per ricavare così da loro qualcosa. Avevano dottrine diffuse e anche simboli. Ma se realmente si voleva ricercare, allora si doveva ricorrere a tali personalità con chiaroveggenza atavistica.

Questo metodo fu poi continuato in certa misura nella Società Teosofica, e il compromesso di cui ho parlato ieri consisteva essenzialmente in nient’altro se non che nelle logge, nei vari ordini erano stati fatti tali esperimenti attraverso cui si proiettavano influssi spirituali nel mondo; cosicché si poteva o si voleva mostrare agli uomini: Ci sono influssi dal mondo spirituale sugli uomini. Così era stato estratto da quanto si era svolto nelle scuole esoteriche. Questo tentativo fallì. Perché mentre ci si era aspettati che le leggi spirituali vere venissero fuori dal medium, non si era ottenuto altro che i medium quasi tutti cadessero nell’errore che ciò che era stato loro dato provenisse dai morti; che dunque avessero lo sforzo di trasformare ciò che era stato dato loro in comunicazioni che sarebbero venute loro dai morti. Questo condizionò allora una conseguenza ben precisa. Se gli anziani fra voi ripensano ai primi tempi del movimento teosofico e considerano la letteratura che allora era stata data ancora sotto questo influsso della Società Teosofica, allora saprete che il mondo astrale, cioè immediatamente dopo la morte, fu descritto in libri della signora Besant, che però repetevano solo ciò che stava nella «Dottrina Segreta» di Blavatsky o ciò che si poteva leggere nei libri di Leadbeater. Da tutto ciò proveniva anche tutto ciò che era stato dato sulla vita degli uomini fra la morte e una nuova nascita. Se ora confrontate con questo ciò che dovetti dare nella mia «Teosofia», ciò che vi fu dato sul paese dell’anima e sul paese dello spirito - in un primo momento lo si voleva sempre negare, ma credo che oggi si troveranno già sufficienti persone che possono pensarvi in modo oggettivo - allora troverete differenze molto considerevoli, proprio perché i metodi di ricerca erano diversi anche per questi campi.

Perché tutti i metodi di ricerca che la Società Teosofica aveva conducevano indietro a quei metodi di cui ho parlato; anche i metodi che si usavano per ricercare la vita dei morti. Vedete dunque che ciò che la Società Teosofica in un primo tempo diede al mondo era in certo riguardo una continuazione del tentativo degli occultisti. In quale altro riguardo ciò non fosse, lo vedremo subito. Ma in generale era la continuazione del tentativo che dalla metà del 19° secolo era venuto a esistenza attraverso un compromesso fra gli essoterici e gli esoterici; solo che più tardi attraverso la Società Teosofica la cosa era stata resa un po’ più esoterica. Mentre prima si era tentato di mettere il medium di fronte al mondo, i membri della Società Teosofica preferirono farlo solo nel circolo interno e poi comunicare solo i risultati. Questa è una differenza essenziale, perché si tornava a un metodo di ricerca che i vari ordini prima della metà del 19° secolo avevano riconosciuto come uso generale. Devo sottolineare questo, perché devo una volta affermare chiaramente che con l’introduzione del nostro movimento spirituale scientifico è stato introdotto nel movimento occulto un metodo completamente nuovo che conta assolutamente sulle convinzioni della scienza moderna. Ora vi dissi: il compromesso fra gli essoterici e gli esoterici, di convincere il mondo materialistico attraverso vari medium che esiste un mondo spirituale, ha subito un fiasco. Lo si vide dal fatto che i medium sempre parlavano di un mondo che sotto le circostanze disponibili non era affatto loro accessibile: dal mondo dei morti. Parlavano di ispirazioni che sarebbero venute loro da un mondo in cui vivono i morti. Ora la cosa stava così: gli essoterici e gli esoterici videro che il tentativo che avevano fatto non portava a ciò che realmente volevano.

Attraverso cui cosa allora era venuto a esistenza quello che accadde? Voglio dire, che cosa si era realmente mostrato attraverso questo strano tentativo che era venuto a esistenza attraverso il compromesso descritto? Si era mostrato che un certo tipo di iniziati aveva strappato il timone dalle mani di coloro che avevano concluso il compromesso. Gli iniziati che stavano molto a sinistra si erano impadroniti del movimento che era stato protetto nel modo che vi ho descritto. Acquisivano una grande influenza, perché tutto ciò che veniva fuori dai medium non proveniva dal regno dei morti bensì dal regno dei viventi, che erano allo stesso tempo gli iniziatori che si mettevano in rapporto da lontano o da vicino con i medium. Perché tutto ciò che veniva fuori da questi iniziatori e dai medium aveva la colorazione delle teorie di coloro che volevano impossessarsi dei medium. Coloro fra gli essoterici e gli esoterici che avevano concluso il compromesso volevano insegnare agli uomini: Vedete, c’è ancora un mondo spirituale! - Questo si voleva insegnare loro. Ma quando allora a coloro che credevano di poter tenere le redini sfuggirono le redini, si impossessarono di esse gli occultisti che stavano molto a sinistra e tentarono di comunicare al mondo le loro teorie, le loro opinioni attraverso il mezzo dei medium, se mi permetto questa tautologia. Ora era davvero per coloro che per il bene dell’umanità avevano concluso questo compromesso la cosa assai fatale. Sempre di più sentirono: in sostanza stanno venendo introdotte sempre più dottrine false sul soprasensibile nel mondo. Questa era la situazione nello sviluppo dell’occultismo pressappoco negli anni quaranta, cinquanta, persino ancora negli anni sessanta del 19° secolo passato.

Ora però mentre si rifletteva ancora nei circoli degli occultisti onesti, si era in una situazione fatale. Perché quanto più gli occultisti stavano a sinistra, tanto meno si preoccupavano di portare solo ciò che si poteva portare: cioè l’universalmente-umano. Si sta «a sinistra» nell’occultismo quando si vuol raggiungere come fine ultimo qualcosa con l’aiuto di ciò che si espone come dottrina occulta. Si sta «a destra» nell’occultismo quando lo si diffonde solo per se stesso. Il partito di mezzo consiste appunto nel rendere esoterico l’esoterismo che è necessario per l’universale-umano nei nostri tempi. Ma coloro che stanno completamente a sinistra sono coloro che collegano scopi particolari con ciò che diffondono come dottrina occulta. Si sta a sinistra nella misura in cui si perseguono scopi particolari, si conducono gli uomini nel mondo spirituale, si danno loro varie manifestazioni dal mondo spirituale e in maniera scorretta vi si immette dentro ciò che serve solo alla realizzazione di tali scopi particolari. Di fronte a tale situazione stava dunque la direzione degli iniziati moderni. Videro la cosa nelle mani di persone che perseguivano scopi particolari. Di fronte a questa situazione stavano gli esoterici e gli essoterici che avevano concluso il compromesso indicato.

Si sentiva allora - se pronuncio questa parola, forse non è del tutto preciso, ma non si possono scegliere con precisione le parole, perché siamo legati al linguaggio esteriore e il contatto fra gli occultisti è qualcosa di diverso da ciò che il linguaggio esteriore è in grado di designare - che doveva imminere un evento significativo per il proseguimento ulteriore dello sviluppo spirituale sulla terra, e questo evento era nient’altro che quello che devo descrivere nel modo seguente. Nei metodi di ricerca dei singoli ordini si era preferito fino ai tempi più recenti, per quanto possibile, usare meno i medium femminili. Negli ordini severi che volevano stare sul punto di vista giusto, non si usavano affatto medium femminili per rivelazioni dal mondo spirituale. Ora è così che l’organismo femminile per la sua costituzione è adatto a conservare più a lungo la chiaroveggenza atavistica di quanto lo sia l’organismo maschile. Mentre i medium maschili stavano molto sull’elenco dei moribondi, medium femminili erano ancora presenti, e ci si era serviti di un gran numero di medium femminili anche nel compromesso in questione. Ma ora una personalità entrava nel campo visivo degli occultisti che era nel più spiccato modo mediale. Questa era la signora H. P. Blavatsky, una personalità che era particolarmente idonea, attraverso certi membri inconsci del suo organismo, a estrarre dal mondo spirituale molto, moltissimo. Ora facciamoci chiaro che cosa era possibile in tal modo per il mondo.

Proprio in uno dei più importanti punti nel tempo per lo sviluppo occulto entra in mondo una personalità che per la natura particolare del suo organismo era proprio colma di ogni possibilità di estrarre dal mondo spirituale attraverso le sue capacità inconsce la molteplicità. L’occultista che allora considerava i suoi tempi doveva dirsi: ora appare nel momento giusto una personalità che per la particolare costituzione del suo organismo può darci le prove più forti per ciò che è dottrina tramandatasi dai tempi primordiali, ciò che presso di noi esiste solo in simboli. - Era nel grado massimo il caso che c’era una personalità che semplicemente attraverso la sua organizzazione offriva la possibilità di provare di nuovo molto di ciò che l’epoca ormai da tanto tempo non sapeva più se non attraverso la tradizione. Di fronte a questo fatto si stava, proprio dopo aver subito un fiasco, proprio dopo essersene usciti così in un vicolo cieco. Questo dobbiamo mantenere fermamente: si stava di fronte a Blavatsky come a una personalità, da cui, come da una bottiglia di Leida carica elettricamente, si potevano estrarre come scintille le verità occulte. Ora sarebbe troppo lungo se volessi raccontare tutti gli anelli intermedi, ma devo indicare qualcosa di importante. Si trattava del fatto che era un momento veramente significativo, che posso descrivere così; è espresso più simbolicamente, ma corrisponde completamente ai fatti.

Quegli occultisti che stavano a destra, in connessione con il partito di mezzo, così coloro che avevano concluso il compromesso, potevano dirsi: ora è possibile estrarre qualcosa di molto significativo da questa personalità. - Ma coloro che stavano dal lato della sinistra potevano dirsi: ora è possibile raggiungere qualcosa in maniera intensivissima nel mondo con l’aiuto di questa personalità! - E adesso sorse realmente un’agone, una lotta vera intorno a questa personalità, da una parte nell’intenzione onesta di trovare confermato molto di ciò che sapevano gli iniziati, dall’altra parte per scopi potenti particolari. Nel primo periodo della vita di H. P. Blavatsky ho spesso accennato e ho mostrato come fu realmente così che si tentò di estrarre da lei molto. Ma la cosa divenne relativamente presto diversa, e ciò accadde attraverso il fatto che H. P. Blavatsky relativamente presto entrò nella sfera di coloro che stavano in certo modo sul fianco sinistro. E sebbene H. P. Blavatsky sapesse molto bene quello che lei stessa poteva contemplare - ed era per questo anche particolarmente significativa, in quanto non era solo un medium passivo, bensì aveva una memoria estremamente forte per tutto ciò che le si manifestava dai mondi superiori - tuttavia dovevano certe personalità esercitare un influsso su di lei, se voleva provocare manifestazioni dal mondo spirituale. Perciò si appella sempre a ciò che propriamente dovrebbe restare nascosto, ai Mahatma. Possono ben stare dietro, ma ciò non è importante,

se si tratta di promuovere l’umanità. H. P. Blavatsky stava dunque relativamente presto di fronte a una decisione. Da un lato, che apparteneva ai sinistra, ebbe notizia che era una personalità importante. Sapeva ben quello che lei contemplava, ma non conosceva il significato complessivo della sua personalità. Le fu rivelato solo dal lato sinistro. Era però nel fondo della sua natura una natura fondamentalmente onesta. Tentò anzitutto, dopo avere avuto notizia da quel lato che le dovette dapprima a malapena piacere - proprio perché era una natura fondamentalmente onesta - di propria iniziativa di concludere una specie di compromesso con una confraternita occulta in Europa. Avrebbe potuto venire fuori qualcosa di molto bello, perché avrebbe potuto davvero fornire conferme fenomenalmente significative di ciò che gli iniziati dalla teoria e dal simbolismo conoscevano grazie al suo grande dono medianistico. Ma non era solo una natura fondamentalmente onesta, bensì era anche quello che in tedesco si chiama un «testa calda». Era già così. Aveva un certo tratto fondamentale nella sua natura che è particolare alle personalità di inclinazione mediale: un’eterogeneità nel suo comportamento esteriore. Aveva dunque momenti in cui poteva diventare molto sfrontata. E in uno di tali momenti di sfrontatezza aveva posto alla confraternita occulta che era determinata a fare l’esperimento condizioni che erano impossibili da soddisfare. E poiché sapeva che attraverso di lei molte cose potevano realizzarsi, si risolse di provare con altre confraternite. Così arrivò a una confraternita americana. Questa confraternita americana era una di quelle in cui la maggioranza oscillava continuamente fra destra e sinistra, che però stava in ogni caso di fronte alla possibilità di ottenere cose straordinariamente significative sui mondi spirituali. Ora cade in questo tempo anche la più intensa partecipazione da parte di altri fratelli che stavano a sinistra in H. P. Blavatsky. Questi fratelli del lato sinistro avevano già allora i loro interessi particolari. Non voglio pronunciarmi molto su questi interessi particolari. Se dovesse diventare necessario, potrei dirlo in futuro. Per ora basti dire che erano fratelli che avevano interessi particolari, soprattutto forti interessi politici particolari, a cui si prospettava la possibilità di realizzare qualcosa di politico in America con gente che era stata prima preparata in maniera occulta. La conseguenza fu che in un momento in cui H. P. Blavatsky aveva già conquistato un’enorme quantità di conoscenza occulta attraverso la collaborazione con quella loggia americana, cioè era stata in connessione con la loggia americana, dovette esserne espulsa, perché si scoprì che c’era dietro qualcosa di politico. Così non andava più. Ora la situazione divenne ancor più difficile, straordinariamente difficile. Perché ciò che era stato intrapreso per indicare il mondo a un mondo spirituale dovette, in certo modo, perché aveva subito un fiasco, essere ritirato dai serio occultisti. Si dovette mostrare che non c’era nulla da fare di ciò che lo spiritismo portava avanti, sebbene avesse molti seguaci. Era solo materialistico e un dilettantismo estremo. Solo tali dotti si occupavano di ciò che in maniera esteriormente materialistica volevano avere notizia da un mondo spirituale. Del resto Blavatsky aveva fatto sentire alla loggia americana al suo andarsene che non era assolutamente disposta a tacere su ciò che sapeva - e sapeva molto, perché poteva ricordarsi posteriormente di ciò che era venuto a esistenza attraverso di lei. Aveva una quantità straordinaria di sfrontatezza! Ora era, come si dice, difficile trovare buoni consigli. Che cosa doveva farsi? E adesso veniva a esistenza qualcosa che anche ho più volte già accennato. Perché parti di quello che oggi espongo in maniera coerente, ho già detto qua e là ripetutamente. Veniva a esistenza quello che si chiama nell’occultismo: prigionia occulta. H. P. Blavatsky era stata messa in prigionia occulta. Questa consiste in questo: attraverso certe cose che possono essere fatte solo da certi fratelli - e solo confraternite che si lasciano coinvolgere in arti non propriamente lecite le fanno - attraverso certe arti e macchinazioni fu conseguito che H. P. Blavatsky in un certo periodo vivesse in un mondo che le gettava tutto il suo sapere occulto verso l’interno. Se vi immaginate - simbolicamente disegnato - Blavatsky e nella sua aura fosse il sapere occulto, così attraverso certi eventi fu conseguito che per lungo tempo quello che viveva in questa aura venisse gettato di nuovo nella sua anima. Dunque tutto il sapere occulto che aveva doveva essere chiuso. Doveva essere separata riguardo al mondo esteriore e riguardo al suo occultismo. Questo avvenne nel tempo in cui H. P. B. avrebbe potuto diventare davvero pericolosa attraverso la diffusione delle cose che era proprio fra le più interessanti all’orizzonte del movimento occultistico.

Ora alcuni occultisti indiani che a loro volta stavano molto dal lato sinistro, che soprattutto avevano un interesse a mantenere l’occultismo che poteva venire nel mondo attraverso H. P. B. cosicché funzionasse nel senso di ciò che avevano come interessi particolari, seppero di questa cosa. Attraverso gli sforzi di questi occultisti indiani che conoscevano le pratiche corrispondenti, si realizzò che da lei venisse tolta questa reclusione, che tornasse di nuovo libera, così che adesso potesse di nuovo usare correttamente le sue forze spirituali, così che queste non venissero più gettate indietro. Vedete da ciò già che cosa tutto era accaduto in questa anima nel fondo, e da che elementi era composto quello che veniva al mondo attraverso questa personalità. Ma attraverso il fatto che certi occultisti indiani si erano acquisiti il merito di farla libera dalla reclusione, l’avevano anche in certo modo nella loro mano, e non era possibile far nulla contro il fatto che questi occultisti indiani usassero la personalità Blavatsky per mandare nel mondo quella parte dell’occultismo che era loro gradita. Così veniva a esistenza qualcosa di completamente bizzarro. Era - se mi permetto l’espressione grezza - qualcosa di arranggiato. Quello che fu arranggiato posso esprimerlo grosso modo nel modo seguente. Gli occultisti indiani volevano contro gli sforzi particolari che gli altri avevano, far valere i loro propri sforzi particolari e si servivano per questo della signora Blavatsky. H. P. B. era dipendente dal ricevere un’influenza da fuori: lo stato medianistico doveva essere sempre generato da fuori su di lei. Perciò era anche possibile portare nel mondo le più diverse cose per mezzo di lei.

In questo tempo si verificò l’unione di H.P.B. con quella personalità che nel fondo non aveva direttamente interessi teosofici dall’inizio, ma era una personalità dotata di straordinario talento organizzativo: cioè con Olcott. Non posso dirlo con certezza, ma sospetto che fosse già una certa connessione nel tempo in cui H.P.B. apparteneva alla loggia americana. Poi entrava sotto la maschera di un’individualità precedente, una personalità nel campo visivo spirituale di H.P.B., che era nel suo essenziale il portatore di ciò che si voleva lanciare nel mondo da Oriente. Alcuni di voi sanno forse che proprio il Colonnello Olcott nel suo libro «Gente dall’altro mondo» ha scritto molto su questa individualità che ora entrava nel campo visivo di H.P.B. sotto la maschera di un’individualità precedente, che era designata come Mahatma Koot Hoomi. Sapete forse che Olcott ha scritto molto, molto su questo Mahatma Koot Hoomi, incluso il fatto che nell’anno 1874 questo Mahatma Koot Hoomi si è espresso su quale individualità abitasse in lui. Ha indicato che in realtà si chiamava John King ed era l’individualità di un potente pirata del 17° secolo. Ciò sta nel libro «Gente dall’altro mondo» del Colonnello Olcott. Dunque si sarebbe dovuto avere a che fare nel Mahatma Koot Hoomi con lo spirito di un pirata brillante del 17° secolo, che poi nel 19° secolo aveva eseguito quelle che erano state designate come fenomeni significativi con l’aiuto del medium H. P. B. e anche altrimenti. Ha portato tazze da lontano, ha fatto apparire ogni sorta di documenti dal sarcofago del padre defunto di H.P.B. e simili. Dunque secondo la dichiarazione del Colonnello Olcott si sarebbe dovuto supporre che fosse stata l’opera del pirata brillante del 17° secolo. Ma già il Colonnello Olcott si esprimeva in maniera strana su questo John King.

Dice che forse non si avrebbe affatto a che fare con lo spirito di quel pirata, ma forse con la creatura di un ordine che come ordine visibile fra gli uomini fisici esiste, mentre riguardo ai suoi risultati dipende da invisibili. Sarebbe dunque Mahatma Koot Hoomi stato membro di un ordine che durante la sua vita esercitava quelle cose che ho descritto, e i cui risultati dovevano venire trasmessi al mondo attraverso H. P.B., ma legati con ogni sorta di interessi particolari. Questi consistevano in questo, che soprattutto ci si sentiva spinti a diffondere una dottrina indiana. Così stava la cosa pressappoco negli anni settanta del 19° secolo. Vedete dunque processi molto significativi che però si devono considerare nel loro insieme se si guarda il corso dell’intero movimento occultistico. Questo stesso John King è colui che sulla via della precipitazione ha realizzato i libri di Sinnett, tanto il primo libro, le «Lettere sul mondo occulto», quanto specialmente il libro «L’esoterismo buddhista». Questo libro «L’esoterismo buddhista» mi cadde in mano, nella verità solo pochissimo tempo dopo che era apparso, solo poche settimane dopo, e potei allora da questo libro riconoscere come ci si era essenzialmente sforzati, specialmente da un certo lato, di dar al insegnamento spirituale una forma completamente materialistica. Perché se vi occupate del libro «L’esoterismo buddhista» con tutto l’equipaggiamento che avete intanto acquisito, sareste stupiti delle forme materialistiche in cui le cose vi sono comunicate. Avete a che fare con una delle forme peggiori del materialismo. Vi è rappresentato il mondo spirituale proprio materialisticamente. Nessuno che prenda in mano il libro «L’esoterismo buddhista» può elevarsi dal materialismo.

La materia vi viene ben molto raffinata, ma con il libro di Sinnett non si esce dal materiale nemmeno se si sale ancora così in alto. Così che non solo era il caso che coloro che ora erano i fornitori spirituali - mi perdonate l’analogia materialistica - di H. P. B. non avevano solo interessi particolari nel senso indiano, ma facevano anche le concessioni più acute al materialismo dell’epoca. Quanto bene speculate, si poteva vedere dall’influsso che il libro di Sinnett aveva su molte persone. Ho conosciuto scienziati della natura che erano incantati dal libro di Sinnett perché tutto si accordava con quello che loro va bene e potevano tuttavia pensare un mondo spirituale. Il libro veniva incontro a tutti i bisogni del materialismo e dava però la possibilità di soddisfare i bisogni verso il mondo spirituale, di concedere un mondo spirituale. Ora sapete che proprio sotto lo sviluppo ulteriore di questi processi H.P.B. - era fine degli anni ottanta del 19° secolo - ha scritto la sua «Dottrina Segreta» e poi è morta nel 1891. Questa «Dottrina Segreta» è tenuta completamente nello stile come il «L’esoterismo buddhista», solo che gli errori molto grossolani che ogni occultista poteva immediatamente correggere nella «Dottrina Segreta» erano stati messi a posto. Ho parlato spesso delle peculiarità della «Secret Doctrine» di Blavatsky. Non devo ripetere questo nel presente contesto. Poi sulla base di quello che in questo modo era venuto a esistenza, è stata fondata la Società Teosofica e ha fondamentalmente mantenuto il suo carattere indiano, anche se non più in modo così intensivo come era ancora sotto l’influsso di John King; ma l’influsso indiano, la colorazione indiana rimase tutto il tempo.

Era dunque questo che vi ho adesso descritto in qualche modo un nuovo cammino che calcolava fortemente con il materialismo dell’epoca, ma che era adatto a indicare all’umanità che si ha a che fare con un mondo spirituale e non solo con il mondo esteriore materiale. Ora si dovrebbero collegare molti dettagli particolari - ma non abbiamo il tempo - a quello che vi ho appena raccontato. Ma desidero subito mostrarvi come il nostro movimento spirituale scientifico doveva posizionarsi nel movimento che era ormai presente. Sapete che abbiamo fondato nel ottobre 1902 la Sezione Tedesca della Società Teosofica. Ora avevo già tenuto dal inverno 1900, anche nell’inverno 1901, a Berlino lezioni che si possono designare come lezioni teosofiche, perché erano tenute nel circolo dei teosofi berlinesi, cioè di quei teosofi, che mi avevano invitato a tenere queste lezioni. Le prime lezioni erano quelle che divennero il libro «La mistica all’alba della vita spirituale moderna». Queste erano tenute in un circolo di membri della Società Teosofica di cui non ero membro. Desideriamo anzitutto mantenere fermo che avevamo a che fare con un insegnamento diffuso, un insegnamento che aveva conquistato gli uomini affinché avessero un orientamento verso il mondo spirituale. Così c’erano, per così dire, in tutto il mondo persone preparate che volevano sapere qualcosa del mondo spirituale. Di quello che vi ho raccontato oggi, questi uomini non sapevano nulla, non ne avevano la minima idea. Avevano un’onesta brama del mondo spirituale e si erano uniti nel movimento in cui una tale brama poteva essere placata. Si trovavano dunque in questo movimento quei cuori che branavano una conoscenza del mondo spirituale. Ora sapete che mi viene rimpoverato in modo grotesco di aver fatto un’improvvisa svolta da una visione del mondo completamente diversa che è stata espressa in ultimo nel mio libro «Visioni del mondo e concezioni della vita nel 19° secolo».

La prima parte è apparsa nel febbraio 1900 e la seconda parte è apparsa nell’ottobre 1900. Mi viene rimpoverato di aver fatto una svolta verso la direzione teosofica. Le ho spesso raccontato che non solo era il caso che il libro di Sinnett mi fosse caduto in mano subito dopo la sua apparizione, ma che avevo avuto anche relazioni intime con l’ancora giovanissima Società Teosofica viennese. Dovete riunire oggi le relazioni temporali; e vorrei brevemente darvi ancora in modo spregiudicato, oggettivo la possibilità di guardare a questa, direi, preistoria della Sezione Tedesca. C’erano dentro persone che avevano brama della mondo spirituale, e nel loro circolo avevo tenuto le lezioni. Queste erano le lezioni che avevo tenuto nel piccolo spazio presso il Conte Brockdorff sulla mistica e sui mistici. Non ero io stesso membro allora. La prefazione alla stampa di queste lezioni è datata: settembre 1901. Avevo dunque riunito nel estate 1901 quello che era stato tenuto in lezioni nell’inverno 1900/1901, e il libro è poi apparso in settembre sotto il titolo «La mistica all’alba della vita spirituale moderna». Ora dovete prendere le prime parole della prefazione di questo libro. Desidero leggerle: «Quello che presento in questo scritto era il contenuto prima di lezioni che ho tenuto nei tempi passati in inverno nella biblioteca teosofica a Berlino. Sono stata invitata dai Conti Brockdorff a parlare di mistica a un uditorio per che le cose sono una questione di vita importante. - Dieci anni fa non avrei ancora osato soddisfare un tale desiderio. Non come se il mondo ideale che esprimo oggi non fosse ancora allora vissuto in me. Questo mondo ideale è già completamente contenuto nella mia «Filosofia della libertà» (Berlino 1894, Emil Felber).

Ma per esprimere questo mondo ideale come faccio oggi, e per renderlo fondamentale di una considerazione come accade in questo scritto, ci vuole qualcosa di completamente diverso che essere saldamente convinti della verità ideale. Ci vuole un intimo rapporto con questo mondo ideale, come solo molti anni di vita possono portare. Solo adesso, dopo aver goduto questo rapporto, osso parlare come si percepisce in questo scritto.» Ora potete immaginare perché quello che ho tenuto in vari circoli come lezioni l’ho fatto confluire in un movimento occulto. Già nel primo volume dei miei «Visioni del mondo e concezioni della vita» c’è nei capitolo su Schelling quanto segue. Cito secondo la prima edizione che era dedicata a Ernst Haeckel e apparve nel febbraio 1900. Leggerò alcune affermazioni da lì che sono scritte in un libro di cui si dice che è scaturito da una visione del mondo completamente diversa da quella che sta nella «Mistica»: Pagina 80: «Ora ci sono due possibilità di descrivere quell’essere che è spirito e natura allo stesso tempo. L’una è: io mostro le leggi naturali che realmente sono attive. Oppure io mostro come lo spirito fa per giungere a questi leggi. Tutte le due volte mi guida uno e lo stesso. L’una volte mi mostra la regolarità come è attiva nella natura; l’altra volta mi mostra lo spirito che cosa fa per rappresentarsi questa medesima regolarità. In un caso pratico scienza della natura, nell’altro caso scienza dello spirito. Come questi due vanno insieme lo descrive Schelling in maniera attraente: la tendenza necessaria di tutta la scienza della natura è di giungere dalla natura all’intelligente. Questo e nient’altro sta alla base dello sforzo di portare teoria nei fenomeni naturali.

Il perfezionamento più alto della scienza della natura sarebbe la completa spiritualizzazione di tutte le leggi naturali a leggi della contemplazione e del pensiero. I fenomeni (il materiale) devono completamente scomparire e rimanere solo le leggi (il formale). Da qui viene che quanto più il regolare emerge nella natura stessa, tanto più l’involucro scompare, i fenomeni stessi diventano più spirituali e infine completamente cessano. I fenomeni ottici non sono altro che una geometria le cui linee sono tracciate dalla luce, e questa luce stessa è già di una materialità equivoca. Nei fenomeni del magnetismo scompare già ogni traccia materiale, e dei fenomeni della gravità che gli stessi ricercatori della natura non potevano comprendere se non come immediata azione spirituale a distanza, non rimane nulla se non la loro legge la cui esecuzione nel grande è il meccanismo dei movimenti celesti. La teoria completata della natura sarebbe quella in virtù del che tutta la natura si risolvesse in un’intelligenza. I prodotti morti e inconsci della natura sono solo tentativi falliti della natura di riflettere se stessa, la cosiddetta natura morta è dunque un’intelligenza imatura, perciò nei suoi fenomeni è già consapevolmente trasparente il carattere intelligente. Il grado massimo, di diventare completamente oggetto a se stessa, la natura lo raggiunge solo attraverso la riflessione più alta e più ultima che non è altro che l’uomo, o più generalmente quello che noi chiamiamo ragione, attraverso cui per la prima volta la natura ritorna completamente in se stessa, e per che diventa manifesto che la natura è originalmente identica con quello che è riconosciuto in noi come intelligente e consapevole.» E proseguendo il collegamento con Schelling dico allora pagina 85:

«Col suo progredire il pensiero, per Schelling la contemplazione del mondo divenne contemplazione di Dio o teosofia. Interamente stava già sul terreno di una tale contemplazione di Dio quando nel 1809 pubblicò le sue Investigazioni filosofiche sull’essenza della libertà umana e gli oggetti a essa collegati. Ora tutte le questioni di visione del mondo gli si posizionavano in una nuova luce. Se tutte le cose sono divine: come sta che c’è il male nel mondo, dal momento che Dio può solo essere la bontà perfetta? Se l’anima dell’uomo è in Dio: come sta che nondimeno segue i suoi interessi egoistici? E se è Dio che agisce in me: come posso io, che non agisco dunque come essere indipendente, nondimeno essere chiamato libero?» Questa visione del mondo non è respinta. - E oltre dico pagina 90: «Con tali opinioni Schelling si è provato come il più ardito e coraggioso dei filosofi che si sono lasciarsi stimolare da Kant a una visione del mondo idealistica. La filosofia che ragiona su cose che stanno oltre quello che gli occhi umani osservano e quello che il pensiero dice sulle osservazioni, la si è, sotto l’influenza di questo stimolo, abbandonata. Si cercò di accontentarsi con quello che sta dentro osservazione e pensiero. Mentre però Kant dalla necessità di un tale accontentarsi ha concluso che non si può sapere nulla su cose dell’aldilà, dichiararono i post-kantiani: dal momento che osservazione e pensiero non indicano nulla a una divinità aldilà, sono loro stessi il divino. E di quelli che dichiararono così, Schelling era il più energico. Fichte aveva portato tutto nell’egoità; Schelling ha diffuso l’egoità su tutto.

Non voleva come quello mostrare che l’egoità è tutto, bensì inversamente che tutto è egoità. E Schelling ebbe il coraggio di dichiarare per divino non solo il contenuto di idea dell’io, bensì l’intera personalità spirituale umana. Fece non solo della ragione umana una divinità, bensì del contenuto della vita umana la divinità personale, un’essenza. Si chiama una spiegazione del mondo antropomorfismo che dalla parte dell’uomo e si immagina che sotto il corso del mondo sta un’essenza che lo guida come l’uomo guida le sue proprie azioni. Anche colui spiega il mondo antropomorficamente che mette sotto gli eventi una ragione universale del mondo. Perché questa ragione universale del mondo non è altro che la ragione umana che è resa universale. Se Goethe dice: L’uomo non capisce mai quanto sia antropomorfico è così, allora pensa a quello che negli affermazioni più semplici che facciamo sulla natura sono nascoste gli antropomorfismi. Se diciamo che un corpo rotola più lontano perché un altro l’ha spinto, così formiamo una tale idea dalla nostra egoità. Noi spingiamo un corpo e rotola più lontano. Se adesso vediamo che una sfera si muove verso un’altra e questa poi rotola più lontano, così ci immaginiamo che la prima abbia spinto la seconda, analogo all’effetto spingente che noi stessi esercitiamo. Ernst Haeckel trova il dogma antropomorfico assimila la creazione del mondo e il governo del mondo di Dio con le creazioni d’arte di un tecnico ingegnoso o di un ingegnere di macchine e con il governo dello stato di un sovrano saggio. Dio il Signore come creatore, conservatore e reggente del mondo viene nella sua concezione completamente rappresentato simile a una persona nei suoi pensieri e nelle sue azioni.

Schelling ebbe il coraggio dell’antropomorfismo più coerente. Dichiarò infine l’uomo con il suo intero contenuto di vita come la divinità. E dal momento che in questo contenuto di vita non appartiene solo il razionale bensì anche l’irrazionale, così aveva la possibilità di spiegare anche l’irrazionale dentro il mondo. Dovette allora completare la visione della ragione attraverso un’altra che non ha la sua fonte nel pensiero. Questa opinione, a suo parere più alta, l’ha chiamato . È la vera filosofia libera; chi non la vuole, la lasci stare, la lascio libera a tutti, dico soltanto che se uno ad esempio il decorso effettivo, se una creazione libera del mondo e così via, deve avere tutto questo solo sulla via di una tale filosofia. Se gli è sufficiente la filosofia razionale e non pretende nulla al di là di questa, allora rimanga a questa, solamente deve abbandonare di avere con la filosofia razionale e in essa quello che in se stessa non può assolutamente avere, cioè il Dio vero e il decorso vero e un rapporto libero di Dio al mondo>. La filosofia negativa rimarrà preferibilmente la filosofia per la scuola, la positiva per la vita. Attraverso ambedue insieme soltanto sarà data la completa iniziazione che si deve esigere dalla filosofia. È ben noto che alle iniziazioni eleusine si distinguevano i piccoli e i grandi misteri, i piccoli valevano come uno stadio introduttivo dei grandi… La filosofia positiva è la conseguenza necessaria della filosofia negativa rettamente compresa, e così posso ben dire: nei piccoli misteri della filosofia negativa, nei grandi misteri della filosofia positiva vengono celebrati.» Questa capitolo dei «Visioni del mondo e concezioni della vita» è chiuso con le parole: «Se la vita interiore è dichiarata il divino, allora appare incoerente fermarsi a una parte di questa vita interiore.

Schelling non ha commesso questa incoerenza. Nel momento in cui ha detto: spiegare la natura significa crearne la natura, ha dato al tutta la sua visione della vita la direzione. Se la considerazione pensante della natura è una ripetizione del suo creare, allora il carattere fondamentale di questo creare deve corrispondere a quello dell’attività umana; deve essere un atto di libertà, non uno di necessità geometrica. Un creare libero però non possiamo conoscerlo attraverso leggi della ragione; deve rivelarsi attraverso un altro mezzo.» Avevo una storia delle visioni del mondo nel 19° secolo da scrivere. Più in là non potevo andare; perché quello che stava nella progressione sviluppo allora, erano nient’altro che tentativi dilettanteschi, non aveva nessun influsso sul progresso della ricerca in senso filosofico. Questo poteva non formare nessun capitolo in questo libro. Ma la teosofia, per quanto accolta nel pensiero serio, la troverete lì dentro nel capitolo su Schelling. Ora vi prego, questo libro porta nel secondo parte che tratta primamente Hegel la data: ottobre 1900. Allora ho solo cominciato a tenere quelle lezioni, e nell’settembre 1901 la «Mistica» è già apparsa. Davvero non per portare qualcosa di personale, bensì per permettervi un giudizio indipendente, desidero mettervi davanti a una discussione che apparve sul libro «Visioni del mondo e concezioni della vita nel 19° secolo» il 15 dicembre 1901 nell’organo della Lega dei liberi pensatori tedesca «Il libero pensatore».

Lì se dice dopo un’introduzione e dopo che è stato detto che sarà mancante una descrizione leggibile dello sviluppo della visione del mondo nel 19° secolo: «Specialmente nel campo della filosofia, dove si «può litigare bellamente con le parole, si può preparare facilmente un sistema con le parole» si è peccato molto in scritti popolari. Agli spie di Sion e ai maestri dell’ordine di ogni stile e a loro dotto clichè, a cui pure appartiene disgraziatamente molti insegnanti universitari, c’è molto da scrivere sulla tavola di rendiconti.» Attraverso il seguente paragrafo si vuole solamente sulla forma benevola con che il libro era stato allora ricevuto: «Tanto più gioiosamente deve dunque essere salutato, che il Dr. Steiner, uno scrittore che è conosciuto come moderno pensatore e combattente, ha intrapreso di dare al pubblico tedesco una presentazione oggettiva delle lotte spirituali intorno alla visione del mondo che furono combattute in Germania nel 19° secolo.» Poi fornisce un estratto dal libro. Allora però è detto qualcosa di curioso, e per causa di questo devo farvi partecipe di tutto questo. Colui che ha scritto questa critica, vuole nel libro qualcosa, e l’esprime nel modo seguente: «Se anche lo spiritismo del Du Prel e l’anacoresi del cristianesimo primitivo di Tolstoi per un’attività di cultura basata sulla concezione dello sviluppo siano divenuti inutili, tuttavia il loro valore sintomatico non è da negare. Egualmente il neo-buddhismo (teosofia) che ha sviluppato una peculiare fraseologia, una sorta di «gergo mistico» avrebbe potuto trovare un posto. Una psicologia del moderno credenza spiritica di un uomo così spiritoso come Steiner ci sarebbe stata certamente gradita.

La lingua dell’opera è facilmente comprensibile. Nessun periodo scolastico filosofico lunghissimo disturba al lettore il godimento.» Ciò è scritto nel dicembre 1901, poco dopo che avevo cominciato a tenere le lezioni teosofiche a Berlino. Si può dire: oggettivamente fu allora richiesto, pubblicamente è stato esigito che io mi esprima su quello che la teosofia vuole. Non era un arbitrio, era un chiaro suggerimento del karma, come si dice. Ora ho nel inverno 1900/1901 tenuto le lezioni sulla mistica e nell’inverno 1901/1902 quelle che erano come lezioni un po’ più diffusamente il sistema di mistero greco e anche egiziano, e che poi nel estate 1902 divennero il libro «Il cristianesimo come fatto mistico». Una gran parte della «Mistica all’alba della vita spirituale moderna» fu immediatamente tradotta in inglese, e cioè ancora prima che io fossi membro della Società Teosofica. Ora potrei raccontare molto - ma il tempo non lo consente - che è importante, che però può essere raccontato un’altra volta. Però devo raccontare una cosa. Vedete come niente nella continuazione dello sviluppo ha in nulla un salto o simile, come tutto è venuto in maniera completamente auto-evidente. Certamente all’inizio del ciclo di lezioni che ho tenuto sul sistema di mistero greco e egiziano - di nuovo nella biblioteca di Berlino nella casa di Brockdorff - , così al secondo ciclo di lezioni avevo già una piccola occasione per sentire all’orecchio qualcosa che allora non era così cattivo, ma che nella ulteriore esecuzione coerente poteva condurre alle cose che qui sotto il titolo «Stravaganze mistiche» sono state trattate. Questo titolo credo che sia stato coniato dal signor Bauer.

Così ho parlato nell’anno 1901/1902 sul sistema di mistero greco e egiziano, e di queste lezioni era presente anche l’attuale signora Dr. Steiner, che aveva anche ascoltato la lezione che avevo tenuto nella Società Teosofica sul Gustav Theodor Fechner nell’inverno 1900. Era una lezione speciale che non apparteneva all’altro ciclo. Così già nell’inverno 1900 l’attuale signora Dr. Steiner era presente a una parte delle lezioni che avevo allora tenuto. Sarebbe interessante raccontare alcuni piccoli dettagli su questa presenza. Potrebbero però anche restare non dette, colorerebbero solo un po’ la cosa. Questo potrebbe avvenire un’altra volta se dovesse essere necessario. Dopo che allora la signora Dr. Steiner era stato assente per qualche tempo da Berlino, tornò nell’autunno dalla Russia a Berlino e poi ascoltò con un’amica della Contessa Brockdorff le prime lezioni del secondo ciclo nell’inverno 1901/1902. Allora quella amica dopo una delle lezioni che avevo tenuto sul misteri greci, mi si avvicinò e disse - bene, qualcosa della maniera come l’ho caratterizzato prima. Questa signora fu poi una seguace sempre più entusiasta della Società Teosofica e si acquisì più tardi anche una posizione elevata nell’ordine che era stato fondato per la rinascita del Cristo. Questa signora era allora anche presente e si avvicinò a me dopo una lezione che avevo tenuto sul misteri greci, prese la mimica di un’iniziata della Società Teosofica, la mimica di una piuttosto profondamente iniziata, che dapprima testimoniava la sua iniziazione con il fatto che diceva: Sì, lei adesso parla di misteri, ma ce ne sono ancora oggi. Ci sono anche ancora oggi società completamente segrete.

Lei non lo sa? Dopo una successiva lezione di nuovo sul misteri greci, mi si avvicinò di nuovo e disse: Si vede che lei si ricorda bene di quello che, quando era ancora nei misteri greci, le era stato insegnato! - Questo è quello che in ulteriore sviluppo già confina con il capitolo «Stravaganze mistiche». Nel contesto posso bien menzionare che nell’autunno 1901 quella amica della Contessa Brockdorff aveva organizzato una serata di tè. Era sempre chiamato dalla signora Dr. Steiner il «tè dei crisantemi», perché molti di questi fiori c’erano. L’invito veniva da quella amica, e dopo allora mi ha molto formata l’idea: Questa signora voleva - bene non so che cosa. Era stato scelto il giorno della fondazione della Società Teosofica, un giorno particolarmente importante per questa signora. Voleva forse tentare di farmi un collaboratore convinto nel suo senso, tastava così un po’, era a volte insistente. Ma altrimenti nulla di significativo ne è uscito. Però una conversazione dall’autunno 1901 desidero ora menzionare, che ebbe luogo fra l’attuale signora Dr. Steiner e me a quel tè dei crisantemi, e in cui lei mi ha rivolto la domanda se non fosse davvero molto necessario fondare un movimento spirituale in Europa. Nel corso della conversazione dissi chiaramente le parole: Certamente è necessario fondare un movimento scientifico spirituale; mi lascerò trovare però solo per un tale movimento che si ricollega esclusivamente all’occultismo occidentale e lo continua a sviluppare. - E ho detto al proposito che doveva essere collegato a Platone, a Goethe e così via. Ho indicato il programma intero che è stato allora eseguito.

In questo programma un’attività non salutare non aveva davvero nessun posto, ma naturalmente entrarono in seguito anche personalità con tali inclinazioni, perché si aveva a che fare con personalità che erano state influenzate da tutti i lati dal movimento di cui le ho raccontato. Ma come con questo programma era necessariamente legato un completo abbandono di ogni medianismo e atavismo, lo vedete dalla conversazione che ho avuto con un membro della società inglese, che ho citato all’inizio di questa lezione. Vedete che coscientemente è stato scelto il cammino che ci ha guidati per i lunghi anni. Se anche su questo cammino molti elementi sono venuti con varie inclinazioni medianistiche e atavistiche di chiaroveggenza, su questo cammino non si è deviato, e ci ha guidato a quello a cui siamo stati condotti. Così però ero costretto a trovare all’interno della movimento teosofico quegli uomini che avevano cuore e senso per un tale metodo completamente salutare. Tutti coloro che non volevano un movimento così salutare e ancora rigorosamente scientifico e che si svolge sotto rigorosa responsabilità scientifica, hanno sempre trattato quello che abbiamo praticato in maniera tale che anzitutto hanno distorto quello che è stato conseguito presso di noi nel loro modo, come vedete al esempio che vi fa ora tanto male la testa - forse anche no! - e che ha poi recato tanta inimicizia, come vedete di nuovo a questo esempio. Ma questo può risultarvi di nuovo da una considerazione storica, che attraverso tutto l’operare si tira un’assenza di ritirata davanti all’entrata nei mondi spirituali più alti, nella misura che ora si aprono con grazia all’umanità dal mondo superiore; che però al contempo viene rigorosamente respinto in maniera severa quello che non è venuto a esistenza su cammino sano, attraverso i metodi per l’entrata corretta nei mondi spirituali.

Chi può ricoscerlo, seguirlo storicamente, non ha bisogno di prenderlo solo come una semplice assicurazione, bensì lo vede dal tutto il modo dell’operare, come è stato praticato attraverso gli anni. Abbiamo avuto la possibilità di andare molto, molto più lontano nella vera ricerca del mondo spirituale, che la Società Teosofica ha mai potuto andare. Ma camminiamo non su cammini incerti, bensì camminiamo i cammini sicuri. Questo può essere detto franco e libero. Perciò ho sempre respinto di avere a che fare con qualsiasi antico occultismo, con qualsiasi fraternità o comunità di questo tipo nel campo dell’esoterismo in qualche modo. E solo mantenendo la completa indipendenza ho lavorato per un certo tempo in una connessione esterna con la Società Teosofica e le sue istituzioni esoteriche, ma non però nella sua direzione. Già nell’anno 1907 ogni esoterismo è stato completamente separato dalla Società Teosofica, e quello che è accaduto poi, lo sapete sufficientemente. È accaduto anche che varie fraternità occultistiche mi hanno fatto proposte; e specialmente quando una fratellanza occultistica piuttosto stimata mi ha fatto la proposta di partecipare alla diffusione di un occultismo che si chiama anche rosacrociano, l’ho lasciato senza risposta, sebbene venisse da un movimento occultistico piuttosto stimato. Devo dire questo per mostrare che presso di noi un cammino indipendente, adatto ai tempi presenti, è perseguito, e che elementi non salutari devono toccarci nel modo più sgradevole.

3°Il materialismo del XIX secolo. Il raccoglimento nel pensiero come premessa per riconoscere la desolazione materialistica. La vera origine dell'atomismo

Dornach, 16 Ottobre 1915

Desidero oggi - poiché ci sono ancora altre questioni da discutere - inserire solo un breve episodio alle considerazioni che abbiamo avuto nei giorni precedenti. Domani avremo ancora da dire qualcosa di più preciso sul movimento occulto nel 19° secolo e la sua relazione con la cultura mondiale. Devo però inserire nel corso complessivo della considerazione una cosa che è molto importante. Se ricordate le varie argomentazioni che abbiamo sviluppato, specialmente alcune osservazioni che ho potuto fare in connessione con la brochure del signor von Wrangell: «Scienza e Teosofia» - devo dire ancora una volta, sebbene l’abbia già sottolineato - allora vedrete che dal punto di vista della nostra scienza dello spirito siamo stati spinti ad attribuire grande importanza all’emergere del materialismo, alla visione del mondo materialistica nel 19° secolo, a non porsi di fronte al sorgere del materialismo così da assumere un atteggiamento puramente critico. Un atteggiamento critico è sempre la cosa più facile quando ci si trova di fronte a una cosa. È dunque necessario porsi così da comprendere che proprio nel 19° secolo quella corrente doveva venire nel corso dello sviluppo umano che si può chiamare una visione del mondo materialistica. Caratterizzati come siamo, possiamo anzitutto citare due punti di vista attraverso cui può diventarci chiaro il significato complessivo della visione del mondo materialistica. Nella forma in cui il materialismo nel 19° secolo è emerso come visione del mondo, in precedenza non era presente. Certamente, ci sono stati singoli filosofi materialisti come Democrito e altri - potete leggerlo nei «Misteri della filosofia» - che sono, per così dire, i precursori di questo materialismo come teoria.

Ma se confrontiamo la loro visione del mondo, così come è davvero, con ciò che si esprime nel materialismo del 19° secolo, dobbiamo dire: Nella forma in cui il materialismo nel 19° secolo è diventato una visione del mondo, non era presente prima. In particolare non poteva essere presente, diciamo nel Medioevo o nei secoli che precedevano l’alba della vita spirituale moderna. Non poteva essere presente, perché gli uomini nella loro anima avevano ancora troppo collegamento con gli impulsi del mondo spirituale. Rappresentarsi che il mondo intero è fondamentalmente nient’altro che una somma di atomi che si muovono nello spazio, che si raggruppano in molecole, attraverso il cui raggruppamento emergono tutti i fenomeni della vita e dello spirito, questo era riservato al 19° secolo. Ora si può dire: qualcosa è presente che sempre, come una specie di filo rosso, può essere seguito, anche nelle peggiori visioni del mondo. E se si segue questo filo rosso che si avvolge così attraverso lo sviluppo umano, allora si deve almeno riconoscere l’impossibilità della visione del mondo materialistica attraverso questo filo rosso. E questo filo rosso consiste semplicemente nel fatto che gli uomini devono pensare. Senza il pensiero è infatti impossibile che l’uomo giunga anche solo alla visione del mondo materialistica. L’ha infatti pensata, questa visione del mondo materialistica! Solo che nella visione del mondo materialistica ci si dimentica di un’auto-conoscenza, cioè questo piccolissimo pezzetto di auto-conoscenza: Tu pensi, e gli atomi non possono pensare. - Se si pratica questo piccolissimo pezzo di auto-conoscenza, allora si ha qualcosa a cui ci si può aggrappare. E se ci si aggrappo, allora si troverà sempre che il materialismo non funziona.

Ma per trovare correttamente che il materialismo non funziona, doveva prima essere elaborato nella sua vera forma. Pensate solo: finché si aveva in certo modo un’immagine falsificata del materialismo, un’immagine in cui erano ancora pensati impulsi spirituali, allora ci si poteva aggrappare al piccolissimo spirito che ancora si cercava nei fenomeni naturali e così via. Solo quando tutto lo spirito era stato scartato - per mezzo dello spirito, perché il pensiero è solo possibile per lo spirito - , solo quando per mezzo dello spirito lo spirito era stato scartato dall’immagine del mondo, allora poteva venirsi incontro a tutta la desolazione della visione del mondo materialistica. Era del tutto necessario che agli uomini venisse incontro questa intera desolazione dell’immagine mondana materialistica. Ma vedete, necessario per questo è l’auto-consapevolezza del pensiero. Senza questo non funziona. Ma non appena guardiamo un poco all’auto-consapevolezza del pensiero, allora dobbiamo dirci: Era necessario che nel corso dello sviluppo l’intera immagine vuota del materialismo venisse fuori, affinché gli uomini diventassero consapevoli di quello che vi è dentro. Così il primo punto è caratterizzato. Ma non lo si comprende del tutto se non lo si caratterizza anche dal suo altro lato. D’altro canto caratterizzato, vedete: immagine materialistica - spazio - nello spazio atomi che si muovono - questo il tutto. Sarebbe fondamentalmente tutto solo una conseguenza esterna, un’illusione del lato unico della realtà dello spazio e degli atomi che si muovono in esso, così quelle parti più piccole di cui abbiamo già mostrato nei precedenti interventi che il pensiero non lo sopporta che siano realmente.

Ma sempre di nuovo si torna a questi atomi. Come li si trova in realtà? Come viene l’uomo in realtà all’ipotesi di atomi? Nessuno può averli visti, perché sono pensati, sono correttamente pensati. Deve dunque l’uomo avere una causa, a parte la realtà, per pensarsi un mondo atomistico. Deve essere spinto da qualcosa, inclinato a pensarsi un mondo atomistico. La natura stessa non conduce l’uomo a rappresentarsela atomisticamente. Proprio con il fisico - non parlo qui ipoticamente di qualcosa di pensato, ma ho davvero avuto tali conversazioni con fisici - proprio con il fisico si può discutere di questo, perché conosce la fisica esterna. Proprio non potrebbe cadere nell’atomismo! E si deve dire, come infatti hanno compreso negli anni ottanta i fisici più intelligenti: l’atomismo è un’ipotesi, un’ipotesi di lavoro, affinché si abbia in esso un’abbreviazione, una moneta per il calcolo, ma si deve essere consapevoli che non si ha a che fare con una realtà. I fisici pensanti preferibilmente rimanevano a quello che percepiscono con i sensi. Ma sempre di nuovo, come il gatto cade sui piedi, cadono nell’atomismo. Se seguite quello che nel corso degli anni ci siamo elaborati - è già stato parlato molte volte di queste cose, poiché ho tenuto i discorsi sulla «Teosofia del rosacrociano» a Monaco - se seguite questo, vedrete che l’uomo ha ricevuto l’organizzazione per il corpo fisico sul vecchio Saturno, che poi ha gradualmente attraversato lo sviluppo del Sole e della Luna e poi nella vecchia era lunare ha ricevuto incorporato nel suo organismo, in quello che allora era disponibile del suo organismo fisico, il suo sistema nervoso.

Ora ci si immagina però la cosa del tutto male se si supponesse che il sistema nervoso fosse durante il vecchio tempo lunare così come si presenta oggi a un anatomico o fisiologo. Il sistema nervoso nel tempo lunare era in realtà solo come immagine primordiale, come immaginazione. Fisicamente, o meglio mineralogicamente, così come è fisico-chimicamente, è solo durante l’era terrestre diventato. E tutta l’articolazione come siede ora nel nostro corpo è un risultato dell’organizzazione terrestre. Durante l’organizzazione terrestre il minerale, la materia, fu incorporato come negli archetipi immaginativi del nostro sistema nervoso così come negli altri archetipi. E così è sorto il nostro sistema nervoso presente. Ora il materialista si dice: Con questo sistema nervoso io penso o io percepisco. - Sappiamo che è un’assurdità. Perché se vogliamo realmente rappresentarci il processo, possiamo rappresentarci un certo nervo che corre nell’organismo. Rappresentiamoci ora però nervi diversi che corrono nell’organismo. Questi corrono allora così che mandano rami come rami. Un nervo corre in certo modo così che ha un tronco e poi manda rami; è persino così che rami vengono vicino ai rami di altri rami e allora lì continua un altro filo. Questo è naturalmente solo schematicamente e imprecisamente disegnato. Ora come procede in realtà la vita emotiva umana entro questo sistema nervoso? Questa è la domanda che soprattutto dobbiamo porci. Non si giunge a nessuna rappresentazione di come la vita emotiva procede nel sistema nervoso finché si ha solo in vista la coscienza completamente sveglia.

Non appena però l’uomo ha in vista il momento in cui con il suo Io e con il suo corpo astrale esce dal sistema nervoso - esce da tutto il corpo e così pure dal sistema nervoso - , e specialmente nel momento in cui al risveglio di nuovo vi entra dentro, allora nota il fenomeno peculiare: in realtà si è stati al di fuori dei propri nervi durante il sonno, cioè con il corpo astrale e l’Io. Si scivola di nuovo dentro nei propri nervi, vi si sta realmente dentro. Dapprima ci si sente posizionati al di fuori e poi come si fluisce nei nervi. Così specialmente al risveglio si scivola così dentro ai propri nervi. Il processo del risveglio è molto più complicato di quanto si possa rappresentarlo schematicamente a prime vista. E così si è in realtà durante il giorno con la propria anima così dentro al proprio corpo che si riempie, come altrimenti con il corpo astrale si riempie il corpo fisico, i nervi. Questo riempimento non è così che come con una specie di nebbia si riempie il corpo fisico, bensì si riempie organizzandolo. Perché ci si va dentro nei vari organi, si scivola anche come con fili di sensibilità fino alle ultime ramificazioni dei nervi. Vi prego di rappresentarvelo molto vivamente. Desidero disegnarlo ancora una volta schematicamente, posso però solo disegnarlo così che in certo modo è rovesciato, come una specie di immagine speculare. Devo disegnare da fuori, dovrei però disegnare da dentro. Supponiamo che fosse il corpo astrale e che fossero i fili di sensibilità che estende (rosso). È tutto corpo astrale quello che ora disegno. Qui estende certi fili di sensibilità dentro i nervi. Lo disegno così. Così davvero, qui scivola dentro nei nervi. Rappresentatevi che la mia manica fosse cucita di fronte e io scivoli come in un sacco con il mio braccio. Rappresentatevi che avessi cento braccia e le infilassi così in sacchi, allora mi urterei con le cento braccia lì dove le maniche sono cucite.

Così quindi noi scivoliamo dentro fino a dove il nervo termina. Questo lo si può seguire nel corpo fisico, dove termina il nervo, e fino lì scivoliamo dentro. Finché scivolo così dentro, non sento nulla. Sento solo quando arrivo lì dove la manica è cucita. Egualmente con i nervi: sentiamo il nervo solo dove finisce. Stiamo il giorno intero nella sostanza nervosa e tocchiamo sempre le estremità dei nostri nervi. L’uomo non se lo porta certo alla consapevolezza, ma viene alla espressione nella sua consapevolezza, senza che lo voglia. Se ora egli pensa - e pensa davvero con il suo Io e corpo astrale - allora possiamo dire: il pensiero è un’attività che vi viene esercitata e si trasferisce dal Io e corpo astrale al corpo eterico. Dal corpo eterico scivola ancora dentro qualcosa, almeno il suo movimento. Ciò che è la causa della consapevolezza è che arrivo sempre con il pensiero a un punto dove urto. A innumerevoli punti urto quando scivolo così dentro, ma non arriva alla mia consapevolezza. Alla consapevolezza arriva solo a colui che consapevolmente sperimenta il processo del risveglio: Se consapevolmente tuffa dentro la guaina di nervi, allora sente che da tutte le parti lo punge. Ho persino conosciuto una volta un uomo interessante che in modo anomalo aveva ricevuto questo nella sua consapevolezza, in maniera che desidero rappresentare così. L’uomo era un matematico distinto e versato in tutto lo stato allora superiore della matematica superiore. Si era naturalmente occupato molto con il calcolo differenziale e integrale. Il differenziale è in matematica l’atomistico, il più piccolo, ciò che ancora può essere rappresentato come il più piccolo. Non posso dire di più su questo oggi.

Allora gli si presentò senza che venisse così propriamente sulla soglia della consapevolezza all’uomo il fatto che ovunque veniva punzecchiato quando così penetrava dentro. Se non viene regolarmente alla consapevolezza come può essere portato alla consapevolezza dagli esercizi in «Come si acquistano conoscenze dei mondi superiori?», allora possono verificarsi cose straordinarie. Così credeva ovunque di sentire i differenziali, era pieno di differenziali, sentiva i differenziali dovunque. Sono pieno di differenziali - diceva - , non sono affatto integrale. Lo provava anche in un modo molto acuto, che era pieno di differenziali da per tutto. Rappresentatevi vivamente queste punture. Che cosa fa l’uomo con ciò se non viene alla sua consapevolezza? Le proietta nello spazio e riempie lo spazio con esse, e questi sono allora gli atomi. Questo è in verità l’origine dell’atomismo. Proprio così lo fa l’uomo come farebbe voi se avesse davanti a noi uno specchio e non aveste idea che c’è uno specchio. Certo credereste che fuori c’è ancora un assembramento di persone. Perciò l’uomo si immagina lo spazio intero riempito di ciò che vi proietta. Questo intero processo nervoso si rispecchia nell’uomo indietro a causa del fatto che lì urta. Ma non è consapevole all’uomo che lì urta, e perciò intorno a lui lo spazio gli appare completamente riempito di atomi. Gli atomi sono le punture che le sue terminazioni nervose compiono. La natura non obbliga da nulla ad assumere atomi, ma la natura umana obbliga noi. Nel momento in cui ci si ritrova svegli, si affonda in se stessi e si diventa consapevoli in se stessi di un innumerevole numero di punti spaziali.

In questo momento si è esattamente nella stessa situazione in cui ci si troverebbe se si andasse incontro a uno specchio, si urtasse contro di esso e sapesse allora che non si può andare oltre. Similmente è al risveglio. Nel medesimo momento in cui ci si ritrova svegli, si urta contro i nervi, e si sa: lì non puoi andare oltre, non puoi andare oltre ciò. - È dunque l’intera immagine atomica così come se fosse un muro di specchio: nel momento in cui si nota che non si può andare oltre, si sa la cosa. E adesso prendete un’affermazione che vi ho già portato come proveniente da Saint-Martin. Che cosa dice il ricercatore della natura? Il ricercatore della natura dice: Analizza i fenomeni naturali e troverai il mondo atomistico. - Sappiamo, il mondo atomistico non è presente. In verità sono solo le nostre terminazioni nervose che sono presenti. Che cosa c’è dunque dove si sospetta il mondo atomistico? Lì non c’è nulla! Dobbiamo fermarci allo specchio, alle terminazioni nervose. L’uomo è lì, e l’uomo è un apparato specchio. Se non si riconosce che è un apparato specchio, allora si sospetta dietro di lui ogni sorta di roba: a cioè la visione del mondo materialistica, in verità però si deve trovare l’uomo. Questo però non si può, se si dice: Analizza i fenomeni naturali - , poiché questi danno all’uomo l’atomismo. Lì si deve già dire: Tenta di penetrare oltre l’apparenza! - Si deve dunque dire: Tenta di penetrare l’apparenza! - Allora però non si può dire: E troverai il mondo atomistico - , bensì si deve dire: Tu troverai l’uomo! - E adesso ricordatevi di ciò che come da una profezia di cui egli stesso non ha compreso completamente, Saint-Martin ha detto con la frase che mi avete scritto: «Dissipez vos ténèbres matérielles et vous trouverez l’homme.» È la medesima frase, è completamente la medesima cosa, solo che ora può essere compresa con l’aiuto della considerazione che abbiamo sviluppato.

Vedete, noi compiamo attraverso il modo in cui uniamo la nostra scienza dello spirito con la scienza della natura e con gli errori della scienza della natura un programma che vive nella brama umana, poiché ci sono umani che presentono qualcosa dell’impossibilità della visione del mondo materialistica moderna. Questo è appunto l’infinitamente significativo che vi viene incontro nei suoi effetti, quando considerate il carattere complessivo della nostra visione del mondo: La scienza dello spirito c’è, perché è stata bramosia da coloro che hanno avuto un sentimento per il vero, per ciò che deve venire come la verità che sola e solamente può portare all’umanità nella nuova epoca ciò che l’umanità nella nostra epoca ha bisogno. Domani avrò da mostrarvi perché il falso passo doveva verificarsi quando si provò con lo spiritismo nel 19° secolo. Come vi ho mostrato così frequentemente, avevate a che fare con suggestioni di uomini viventi, mentre si credeva di avere a che fare con influssi da parte dei morti. Questi sono ottenibili solo quando ci si ritira in quella parte dell’uomo psichico che può essere estratta dal corpo fisico. Tutto ciò che l’uomo attraversa fra la morte e una nuova nascita può essere ricercato solo in tal modo che l’uomo al di fuori del corpo fisico può sperimentare; cosicché per questo non si possono veramente usare medium nel giusto senso della parola. Però su questo domani ancora più. E questo collegherà pure con il capitolo sulla vita fra la morte e una nuova nascita, su cui ho già fatto un’allusione in una delle ultime discussioni, che su questo ancora qualcosa dovrà venire.

4°Il tentativo degli occultisti di portare salvezza dal cadere nel materialismo. La distorsione della dottrina dell'ottava sfera in Sinnett e Blavatsky

Dornach, 17 Ottobre 1915

Vorrei oggi ancora dire qualcosa in continuazione a quanto ho osservato riguardo allo sviluppo della vita spirituale nel XIX secolo. Sarà per noi particolarmente importante considerare quale ruolo gioca da un lato la visione del mondo materialistica, e come si è tentato, contro quello che già ho detto, il necessario fluire della visione del mondo materialistica, come la corrente spirituale del XIX secolo è stata contrapposta dal lato dei vari occultisti, come si è tentato di portare salvezza agli uomini dal cader nel materialismo. D’altro lato possiamo connettere bene a ciò una considerazione di quello che ci sta di fronte in questi giorni: una considerazione particolare, per arrivare un po’ dietro a quello che è peculiare di quelle potenze e forze che si manifestano esteriormente sul piano fisico in modo da averci già costato così tante sedute, e che, per quel che ne so, vi ha causato parecchia perplessità. Si troverà una linea che va da certi punti di vista più grandi nello sviluppo spirituale del XIX secolo a queste cose che ora ci colpiscono direttamente. Dovrò tuttavia proprio oggi essere costretto a spaziare molto largo, e vi prego di trattare fin dall’inizio con una certa cautela le varie comunicazioni che ho da fare, per il semplice motivo che le cose riguardano effettivamente comunicazioni che, come vedrete, non possono naturalmente divenire note che a pochissime persone nella presente epoca. Più tardi si rivelerà già che potrete trovare le prove complete. Prima di tutto partiamo ancora una volta da un unico punto: che nel XIX secolo fu il tempo in cui il materialismo come visione del mondo ascese nel corso naturale del progresso dell’umanità; che intorno alla metà del XIX secolo fu il tempo in cui tutta l’umanità doveva essere sottoposta a prova attraverso l’emergere del materialismo.

Il materialismo doveva stare come una Circe seducente all’orizzonte della visione del mondo, e le inclinazioni umane, i sentimenti e le sensazioni umane dovevano assumere una forma tale che gli uomini si innamorassero quasi del materialismo. Si può veramente dire che gli uomini del XIX secolo si innamorarono del materialismo. D’altro lato abbiamo visto quale grande encomio si deve fare del materialismo. Abbiamo dovuto mostrare che il materialismo come metodo ha appunto generato i grandi successi della scienza naturale. Questi grandi successi della scienza naturale con tutti i loro successi tecnici, economici e sociali non avrebbero potuto verificarsi se non fossero state create capacità dell’anima umana per il modo materialistico di considerare il mondo. Due cose si univano. Da un lato doveva procedere il corso dello sviluppo dell’umanità e giungere al punto dove nella considerazione della natura doveva emergere un’interpretazione materialistica, se si procedeva oltre. Proprio le persone oneste dovevano arrivare al materialismo, se continuavano i percorsi di ricerca che la scienza naturale aveva intrapreso. Poiché il materialismo era buono, buono come metodo di ricerca per l’osservazione dei segreti del mondo sensibile. Questo era l’uno, quello che risultava. L’altro era che, per così dire, il cuore, l’anima degli uomini era predisposta in modo che si amasse il materialismo, cosicché tutto tendeva verso di esso. Tutto dunque convergeva al fine di sottoporre gli uomini a prova attraverso una visione del mondo materialistica.

Ora io vi ho già detto che quelli tra gli occultisti che hanno, per così dire, la responsabilità perché l’umanità non sprofondasse completamente nel materialismo, tentarono l’esperimento col medianismo, e vi ho anche mostrato che il medianismo ha portato in strade sbagliate. Ho già indicato uno dei più importanti di questi errori. Ho detto che era straordinario che i medium pretendessero dappertutto di poter dare notizie, rivelazioni dal regno dei morti, dal regno in cui gli uomini vivono dopo la morte. Ora, quello che era ancora più strano, oltre a tutto quello che ho già enunciato, era che questi fenomeni, che venivano attraverso i medium e pretesamente provenivano dal regno dei morti, mostravano dappertutto una colorazione tendenziale molto forte. Potete passare in rassegna tutte le manifestazioni e troverete che dappertutto c’è una colorazione tendenziale molto forte in questi messaggi dei medium, proprio riguardo alla vita dell’anima dopo la morte. In luoghi importanti, dove ci si serviva dei medium, venivano tali manifestazioni riguardo al che gli antichi esoterici, dunque coloro che non volevano mettere a disposizione del pubblico certe verità occulte, erano nel massimo grado turbati. Il motivo per cui potevano esserne turbati, posso spiegarvelo con le seguenti parole. Leggete, per chiarirvi bene la cosa, il ciclo di lezioni che ho tenuto tempo fa a Vienna: «La natura intima dell’uomo e la vita tra la morte e la nuova nascita». Contiene cose molto importanti che vengono alla luce quando ci si avvicina al regno dei morti in modo regolare, quando cioè ci si mette nella condizione di poter essere parlati dai morti. Ma in moltissimi luoghi dove ci si serviva dei medium, venivano rivelazioni completamente diverse.

E prima di tutto, se seguite la letteratura che si è accumulata dai messaggi dei vari medium, troverete che attraverso i medi più svariati, in particolare là dove questi medium erano guidati dalle anime dei viventi, le cose erano colorate in modo completamente tendenziale. Venivano descrizioni della vita dopo la morte che, se le confrontate con quello che nel ciclo di lezioni sulla vita tra la morte e una nuova nascita sta scritto, sono completamente sbagliate. Allora vedrete anche che la tendenza nei vari medium era di non lasciar emergere nulla sul fatto che ci siano vite terrene ripetute. I medium descrivevano dappertutto, dove pretendevano che i morti parlassero loro, la vita dopo la morte cosicché da ciò emergesse: non possono esserci vite terrene ripetute. La tendenza sta una volta nello sviluppo del medianismo, proprio nei suoi punti più importanti, di dare false indicazioni sulla vita tra la morte e una nuova nascita, e precisamente tali indicazioni che escludono direttamente la cosiddetta reincarnazione. Si voleva dunque parlare attraverso i medium in questo modo. Cioè, certi uomini, che inseguivano proprio questa tendenza in virtù della loro direzione particolare, volevano lasciar emergere nel pubblico, attraverso i medium, tali rivelazioni che indicassero che non ci sono vite terrene ripetute. Si voleva dunque combattere la dottrina delle vite terrene ripetute attraverso i medium. Questo era un fatto molto vistoso, un fatto davanti a cui gli occultisti che stavano più sulla destra potevano spaventarsi nel massimo grado, perché loro stessi avevano evocato il medianismo tutto intero e quello che il medianismo produceva, che era al servizio di una tendenza e non al servizio della verità schietta. Tutte queste cose potevano essere fatte perché era presente la tendenza così caratterizzata verso il materialismo.

Era proprio lì la forte tendenza degli uomini verso il materialismo. Ora, con nessun tipo di materialismo come visione del mondo è compatibile quello che come metodo di ricerca spirituale sta nel ciclo sulla vita tra la morte e una nuova nascita. Ma si può nel proprio modo di pensare essere materialisti e credere a quello che i vari medium hanno detto sulla vita dopo la morte. Poiché questo è fondamentalmente solo una specie di materialismo travestito, che si vergogna di essere materialismo e perciò impiega i medium per scoprire qualcosa del mondo spirituale. Dunque col materialismo doveva fare i conti, e meglio se la passavano quelli che veramente facevano i conti col materialismo. Ora a tutto questo si aggiunge qualcos’altro. Nel corso del XIX secolo si era generata una grande confusione, persino tra coloro che sapevano qualcosa dei mondi spirituali, riguardo a una certa cosa, riguardo al che, se deve proseguire un qualsiasi movimento spirituale, è assolutamente necessario che chiarezza sia creata. La confusione era quella che continuamente si mescolavano Arimane e Lucifero. Non si riusciva più a distinguerli. Si aveva un principio cattivo e il rappresentante del male, ma in modo netto non si voleva e non si poteva distinguere. Ricordatevi solo quello che ho esposto a Pasqua: come lo stesso Goethe non era più in grado di fare una distinzione tra Arimane, che lui chiamava Mefistofele, e Lucifero. Non si lasciano distinguere, poiché il Mefistofele nella rappresentazione goethiana è un miscuglio, una via di mezzo tra Arimane e Lucifero. Gli uomini nel corso del XIX secolo non avevano la disposizione a distinguere tra i rappresentanti delle correnti spirituali, tra Arimane e Lucifero.

Oggi avrò solo cose da dire a titolo di comunicazione, più tardi potrò svilupparle ulteriormente, e allora si riveleranno anche le prove. Ora molte cose dipendono dal fatto che, quando si tratta di ottenere chiarezza sul mondo spirituale, si possa distinguere giustamente tra Arimane e Lucifero. Perciò questa distinzione rigorosa deve essere fatta, distinzione che sta alla base persino della nostra rappresentazione figurativa, dove troverete le due potenze rappresentate: sia Arimane che Lucifero. Dunque dipende molto dal fatto che si sappia distinguere bene queste due potenze, Arimane e Lucifero. Se non le si distingue bene, ciò genera una strana specie di confusione nella scienza dello spirito. Questo è caratterizzabile così: continuamente, quando le si mescola in questo modo, come Goethe ha fatto nel pasticcio con Arimane e Lucifero nel Mefistofele, c’è il pericolo che Arimane vi si presenti continuamente nella forma di Lucifero. Non si sa bene con chi si ha a che fare. Non si sa se si ha a che fare con Arimane o con Lucifero nella forma di Arimane. Arimane vuole ingannarci, ingannarci attraverso la visione del mondo materialistica. Ma la visione del mondo materialistica non porterebbe alle conseguenze menzionate ieri se soltanto si procedesse sufficientemente lontano e ci si attenesse al filo del pensiero. Senza questo pensiero che procede lontano non si può venir a capo del materialismo. Se invece le si mescolano insieme, Arimane e Lucifero, in un guazzabuglio, allora accade che si accetti quello che vi inganna come immagine arimanica, come mondo arimanico, poiché Lucifero viene in aiuto ad Arimane, e allora si ottiene una certa brama di accogliere certi errori come verità.

Questo fatto straordinario si è formato nel massimo grado: errori che propriamente potevano fiorire solo nell’epoca del materialismo - si potrebbe dire, nell’epoca della seduzione di Arimane - di accoglierli per il fatto che Lucifero aiuta dall’interno. Arimane si mescola nella concezione dei fenomeni esteriori e vi inganna. Ma si scoprirebbe i suoi trucchi se non si suscitassero nell’intimo di se stessi delle bramosia luciferiche, proprio per eccitare queste concezioni materialistiche nella visione del mondo. Ora, questa era una situazione che c’era una volta nel corso del XIX secolo. Gli uomini erano in questa posizione, e colui che lo voleva, poteva sfruttare questa situazione a proprio vantaggio. Poteva quindi venire qualcuno che comprendeva la cosa, e sviluppare una qualche tendenza unilaterale, dunque una qualche strada di sinistra. Non avrebbe potuto farlo così bene se nel XIX secolo l’umanità non fosse stata nella situazione di essere facilmente sedotta e tentata dal pasticcio di Arimane e Lucifero. Così poteva accadere che nature veramente costituite in modo materialistico nella loro visione del mondo avessero in se stesse abbastanza di luciferesco, per non credere al materialismo, ma per cercare una visione del mondo spirituale all’interno del materialismo. Immaginate che nel XIX secolo potesse sorgere il tipo di un uomo così costituito: che la testa fosse veramente di disposizione materialistica, che l’uomo pensasse completamente in modo materialistico, ma che il cuore anelasse allo spirituale. Dove questo fosse il caso, colui che ne fosse interessato cercherebbe lo spirituale nel materiale, e si adopererebbe a dare una forma materialistica al spirituale stesso.

Se ora dietro a una tale personalità stesse forse una qualche individualità che comprende il tutto, allora questa individualità ha un gioco particolarmente facile con una tale personalità. Poiché questa individualità può allora, se ha un interesse, preparare questo uomo in modo che seduca gli altri uomini a vedere lo spirituale in modo materiale, e allora riescono cose che sono calcolate a ingannare gli uomini. Riescono meglio quando è fatto nel posto giusto, quando si trasmettono agli uomini cose che sono giuste, si apre loro la porta a cose verso cui anelano. Si poteva così portare all’umanità certe verità spirituali e si poteva realizzare una tendenza unilaterale in una certa direzione, dando da un lato un certo numero di verità con colorazione materialistica, ma pur sempre verità, e mettendo d’altro canto in un luogo qualcosa che doveva portare nel massimo grado all’errore, ma non poteva essere notato così facilmente, dunque doveva portare nel massimo grado all’errore. Vedete, una cosa così è accaduta nell’elaborazione del «Buddhismo esoterico» di Sinnett. Questo libro ha come autore Sinnett. Ma dietro a esso c’è colui che chiama suo ispiratore, e che noi conosciamo come la maschera posteriore di un’individualità Mahatma. Sinnett era giornalista, era cioè completamente dentro alle tendenze materialistiche del XIX secolo, quindi si ha a che fare con una personalità la cui testa era completamente di disposizione materialistica, ma anche il desiderio di un mondo spirituale era in lui. Aveva quindi la migliore disposizione per cercare il mondo spirituale nella forma del materialismo, e così poteva accadere che quella individualità che aveva un interesse proprio a usare il materialismo in modo spirituale al fine di raggiungere scopi particolari, aveva gioco facile nel «Buddhismo esoterico» di Sinnett nello sviluppare una dottrina apparentemente spirituale con una tendenza eminentemente materialistica.

Ora potete dire: ma il «Buddhismo esoterico» di Sinnett pur non è una dottrina materialistica! - Che non lo si noti, questo è proprio il punto! Che la cosa sia così travestita e così nascosta, questo è proprio il punto su cui tutto dipende e che si può capire solo se si fanno le premesse che ho appena fatto. Certamente, l’articolazione dell’uomo, la dottrina del karma e della reincarnazione, queste sono cose che sono verità. Ma ora c’è una connessione intima della cosa materialistica con tutte queste verità. Una connessione della vera concezione spirituale con una cosa nel massimo grado materialistica sta nel libro di Sinnett «Il Buddhismo esoterico», ma che non poteva essere notata facilmente, poiché raramente c’era un uomo che potesse vedere nel modo giusto che dentro una dottrina spirituale era fluito qualcosa di assolutamente materialistico. Qualcosa che era materialistico, non soltanto davanti all’intelletto umano esteriore, ma che è anche materialistico riguardo alla visione del mondo spirituale, riguardo a quello che dalla concezione spirituale può essere compreso come spirituale: questa è la dottrina data nel «Buddhismo esoterico» sull’ottava sfera. Sono dunque dottrine che hanno un alto grado di correttezza e in cui è tessuta come un inganno eminentemente materialistico questa dottrina dell’ottava sfera. E precisamente questa dottrina culmina nell’affermazione che l’ottava sfera sia la luna. Questa affermazione si trova nel «Buddhismo esoterico» di Sinnett. Sapete, proprio attraverso qualità giornalistiche, attraverso il buon modo in cui il «Buddhismo esoterico» di Sinnett è scritto, esso ha tracciato circoli enormemente ampi e conquistato molti cuori.

Questi hanno assunto non la vera dottrina dell’ottava sfera, bensì l’affermazione strana che Sinnett fa: che la luna sia l’ottava sfera. Ora c’era il «Buddhismo esoterico» di Sinnett. Sappiamo che è stato redatto nel tempo in cui Blavatsky, dopo tutti i procedimenti che vi ho descritto, era già stato spinto nella direzione unilaterale degli occultisti indiani, di quei sinistratori che avevano i loro scopi particolari. Perciò nel «Buddhismo esoterico» emerge l’articolazione dell’uomo, la dottrina del karma e della reincarnazione. Dunque è redatto, in contrasto con coloro che volevano far scomparire la dottrina della reincarnazione. Vedete da ciò anche la forza della lotta. Lei, Blavatsky, era in connessione con spiritisti americani, che volevano far scomparire la dottrina della reincarnazione. Il medianismo era il mezzo, e quindi si assunsero queste forme medianici. Poiché lei si ribellò, fu scacciata e cadde sempre più e più nelle mani degli indiani. Fu spinta nelle mani degli indiani. Da lì si tentò una corrente opposta, e, si potrebbe dire, venne a una lotta tra l’americanismo e l’indeanismo riguardo all’occultismo. Da un lato si aveva la tendenza assoluta di far scomparire la dottrina delle vite terrene ripetute e d’altro canto si aveva la tendenza di portare questa dottrina nel mondo, ma in modo che ci si tenesse conto delle inclinazioni materialistiche del XIX secolo. Questo poteva essere fatto se si preparava la dottrina dell’ottava sfera come è preparata nel «Buddhismo esoterico» di Sinnett. D’altro lato c’è un certo numero di fatti che forse sono così importanti da meritare almeno di essere indicati, poiché non vi voglio spaventare con queste osservazioni, bensì illuminarvi sul punto di vista spirituale da cui stiamo.

Per il fatto che il «Buddhismo esoterico» di Sinnett era redatto in modo che la dottrina preparata dell’ottava sfera fosse contenuta in esso, erano sorte due difficoltà. Una difficoltà era quella che H.P. Blavatsky stessa aveva creato. Sapeva che quello che Sinnett aveva scritto era falso. D’altro lato però era nelle mani di coloro che volevano che la dottrina falsa arrivasse all’umanità. Perciò ha tentato - potete leggerlo nella sua «Dottrina segreta» - di correggere proprio questa visione dell’ottava sfera e di quello che a essa è connesso, in un certo modo. Ma l’ha fatto in un modo tale che gli uomini ancora meno se ne intendevano, e così è emersa una certa discrepanza tra il «Buddhismo esoterico» di Sinnett e la «Dottrina segreta» di Blavatsky. Blavatsky ha corretto in un modo che andava proprio a sostenere la tendenza unilaterale degli occultisti indiani di sinistra. Ha cioè tentato in un modo completamente peculiare - lo vedremo ancora - di lasciar trasparire più verità rispetto all’errore. Ha dovuto quindi creare un contrappeso. Poiché dal punto di vista degli occultisti indiani sarebbe stato molto pericoloso lasciar emergere la verità in questo modo. Per creare questo contrappeso - lo capiremo poco a poco - , ha intrapreso una via particolare. Mediante questo ha creato il contrappeso per il fatto che da un lato si è avvicinata di più alla verità dell’ottava sfera di Sinnett. Ma d’altro lato nella «Dottrina segreta» ha levato una denuncia selvaggia contro tutto ciò che è l’ebraismo e il cristianesimo, e li ha immerse in una certa dottrina sulla natura di Jahvé.

Mediante questo ha tentato di compensare quello che da un lato aveva riparato, d’altro canto di nuovo, cosicché alla corrente indiana dell’occultismo non potesse accadere troppo male. Sapeva che tali verità non rimangono teoriche, non senza effetto come altre teorie che si riferiscono al piano fisico. Queste teorie entrano nella vita generale dell’anima e tingono i sentimenti e i sentimenti. Erano appunto calcolate per portare le anime in una certa direzione. È come se aveste un’isola di errori inestricabili lì dentro. È ovvio che H.P. Blavatsky non sapeva che le forze motrici che stavano dietro ai due, avevano un interesse a coltivare uno scopo particolare, questa forma particolare di errore piuttosto che la verità; una forma di errore tale che era favorevole alla corrente materialistica del XIX secolo, un errore che poteva emergere solo nell’alta marea del materialismo. Questo è da un lato. D’altro lato persino questa cosa ha avuto un grande impatto. Il «Buddhismo esoterico» di Sinnett e in certo modo anche la «Dottrina segreta» di Blavatsky hanno avuto un grande impatto specialmente su coloro che veramente volevano cercare il mondo spirituale. E questo naturalmente spaventò di nuovo proprio coloro che avevano ragione di temere che una volta un tale flusso occulto orientaleggiante avesse successo. Ora ci sono un sacco di polemiche completamente insensate contro H.P. Blavatsky, contro Sinnett, contro il movimento teosofico e così via. Ma tra le varie polemiche che sono emerse nel corso del tempo contro il movimento teosofico, ce ne sono anche di quelle che provengono da esperti della materia, ma da esperti unilaterali. La vita intellettuale anglicana aveva la tendenza di lasciar emergere il meno possibile di orientaleggiante, e di lasciar emergere il meno possibile la dottrina delle vite terrene ripetute tra il popolo.

Ora indubbiamente appartengono a coloro che si opposero alle dottrine orientali dal punto di vista che lì c’era un pericolo per la cultura cristiana europea: esoterici cristiani. Dal questo punto di vista occultisti europei, cristiani esoterici che stavano vicini al partito della chiesa alta, se ne opposero. E da questo lato allora si produssero manifestazioni che erano adatte a respingere quello che come flusso orientale proveniva da H.P. Blavatsky e Sinnett, ma d’altro lato a coltivare un tale esoterismo nel mondo esteriore che era adatto specialmente a velare la dottrina delle vite terrene ripetute. Aggiungere a forma del cristianesimo a cui si era abituati in Europa, una certa corrente, questo era l’interesse di questo gruppo, che non voleva contare con la dottrina delle vite terrene ripetute, che però doveva essere data. Si scelse allora una strada simile al modo di Sinnett. Ora devo esplicitamente osservare ancora una volta che coloro che fecero le corrispondenti preparazioni, probabilmente non sapevano completamente che erano strumenti dell’individualità che stava dietro a loro. Proprio come Sinnett non sapeva della vera tendenza di coloro che stavano dietro a lui, così neppure quelli che stavano vicini alla chiesa alta sapevano molto di quello che stava dietro. Ma sapevano che quello che facevano doveva fare una grande impressione sugli occultisti, e questo li determinò a portare avanti l’altra direzione, che vuole estinguere la dottrina delle vite terrene ripetute. Se dopo queste comunicazioni preliminari guardiamo a quello che deve esprimere l’errore particolare che si trova presso Sinnett, vediamo: è la dottrina che nell’ottava sfera si manifesti preferibilmente la luna, che la luna con i suoi influssi e i suoi effetti sull’uomo significhi l’ottava sfera.

Così enunciato, è un errore. Su questo dipende tutto. Se si deve esaminare l’influsso della luna e si parte dalla premessa sinnettica, allora si sta in un grave errore, che emerge dalla concezione materialistica e che non si riesce a penetrare così facilmente. Che cosa era necessario se si voleva coltivare la verità? Era necessario indicare il vero stato di cose riguardo alla luna rispetto alla rappresentazione errata che si trova nel «Buddhismo esoterico» di Sinnett. Ora leggete una volta la mia «Scienza occulta nei suoi lineamenti generali». Avevo il compito di descrivere come la luna è stata espulsa dalla terra. Ho posto un particolare valore nel descrivere questo allontanamento della luna in modo particolarmente chiaro. Doveva qui opposto all’errore almeno una volta puntare sulla verità. Era così necessario rispetto alla corrente indiana, descrivere chiaramente la funzione della luna nello sviluppo terrestre. Questo era l’uno che doveva accadere nella mia «Scienza occulta». L’altro, che doveva accadere, si rivelerà quando considerate come poi apparvero quelli che accennai per ultimi, che stavano anche sotto una certa guida, e che non volevano che la dottrina delle vite terrene ripetute, di cui credevano che cambiasse la forma del cristianesimo così come l’avevano conosciuto in Europa e in America, venisse come verità tra la gente. Hanno intrapreso una via particolare. Possiamo studiare questa via chiaramente se immaginiamo come questi occultisti sono all’opera per refutare il «Buddhismo esoterico» di Sinnett. Occultisti vicini alla chiesa alta si sono proposti di confutare il «Buddhismo esoterico» di Sinnett e la «Dottrina segreta» di Blavatsky.

Rispetto a quello che nel libro di Sinnett sta scritto sull’ottava sfera, è davvero successo qualcosa di molto buono, poiché è stato sottolineato acutamente da questo lato che gli accenni all’ottava sfera e alla luna in Sinnett sono falsi. Contemporaneamente però è stata connessa un’altra dottrina: cioè che da questo lato è stato detto che l’uomo non sia così connesso alla luna come Sinnett ha detto, bensì in un’altra maniera. Questo altro modo non è stato però enunciato, ma si è visto che questa gente aveva compreso qualcosa della maniera di come la luna si allontana dalla terra, come l’ho rappresentato nella mia «Scienza occulta». Ma ora queste persone sottolinearono particolarmente il seguente. Dissero: la terra non è mai stata in connessione - specialmente l’uomo non in connessione - con gli altri pianeti del sistema solare, cosicché l’uomo non avrebbe mai potuto vivere su Mercurio, Venere, Marte o Giove. - Da questo lato è stato dunque sottolineato acutamente che non esiste una connessione tra l’uomo e gli altri pianeti del sistema solare. Ma questo è il migliore dei modi per introdurre di nuovo un altro errore nel mondo e diffondere la più profonda oscurità sulla dottrina della reincarnazione. L’altro errore, l’errore del Sig. Sinnett, anzi favorisce in un certo senso la dottrina della reincarnazione, ma in una concezione materialistica. Questo errore però, che consiste nel dire che l’uomo non avrebbe mai avuto nulla a che fare durante il suo sviluppo terrestre con Mercurio, Venere, Marte, Giove e così via, questo errore non è stato diffuso da coloro che l’hanno pubblicato, bensì da coloro che stavano dietro.

Loro agirono sulle anime degli uomini in modo che queste anime umane non potessero mai seriamente credere alla reincarnazione. Perciò da questo lato è stato sottolineato acutamente che l’uomo non ha mai avuto a che fare con niente altro che con la terra, e non ha mai avuto a che fare coi pianeti del nostro sistema solare. Se ora prendiamo l’uomo come è tra la nascita e la morte, potete immaginarvi che l’uomo in relazione all’evoluzione è sotto l’azione degli Spiriti della Forma. Questo è rappresentato anche nella «Scienza occulta». Se però poi aggiungete la vita dalla morte fino alla nuova nascita, allora deve essere considerato qualcosa di essenziale. Vale a dire che la sfera di azione di questi Spiriti della Forma si divide in certo modo in sette divisioni, e di queste sette divisioni solo una divisione è assegnata a Jahvé, e questa riguarda preferibilmente la vita tra la nascita e la morte. Le altre sei guidano la vita tra la morte e una nuova nascita. Questo si può trovare solo se si segue la vita tra la morte e una nuova nascita. Proprio come Jahvé ha a che fare con la terra e persino ha fatto il sacrificio di andare verso la luna per paralizzare da lì certe cose nello sviluppo terrestre, così gli altri Spiriti della Forma hanno a che fare con gli altri pianeti. Ma questo deve essere celato, messo al silenzio, se non si vuole insegnare agli uomini la visione delle vite terrene ripetute; e si deve fare questo celamento in concreto, lo si deve fare in modo che gli uomini non prestino attenzione a questo segreto che ho appena affermato. Poiché se sono distratti da una vera considerazione della vita tra la morte e una nuova nascita, allora arriveranno al fatto di prendere la vita tra la nascita e la morte senza questo segreto e di farsi raccontare dai medium come se vi fosse un essere che continuasse solo questa vita terrena così.

In tutte le cose che accadono in questo campo, c’è enormemente molto calcolo. Poiché naturalmente l’occultista che intraprende una cosa simile, se appartiene al sentiero della sinistra, sa in quale direzione deve portare i pensieri al fine di portare anche i sentimenti in questa direzione e distogliere gli uomini da certi segreti, affinché non escano fuori. Questo è accaduto da questo lato, e potete seguirlo nella letteratura. Troverete lì spesso l’affermazione che l’uomo non abbia nulla a che fare con gli altri pianeti del nostro sistema solare, dietro che però sta: nulla con gli spiriti direttori di questi pianeti del nostro sistema solare. Questo è stato sottolineato acutamente da questo lato, affinché non si formino mai concetti che conducano alla plausibilità della dottrina della reincarnazione. E questo, vedete, era ora l’altro compito: rappresentare la verità opposta all’errore da questo lato. Leggete la «Scienza occulta nei suoi lineamenti generali», e troverete che anche questa cosa è stata tirata fuori acutamente: come l’uomo deve allontanarsi dalla terra per passare una parte della sua vita su altri pianeti. Nella «Scienza occulta» è stato tirato fuori acutamente: da un lato la relazione con la luna e d’altro canto la relazione con gli altri pianeti. Quello che questi uomini volevano raggiungere, si può designare brevemente così: è usata di nuovo la concezione materialistica del tempo, persino da questi uomini. Poiché, pensate, se rappresentate la cosa come l’ho rappresentata nella mia «Scienza occulta», allora assegnate nel nostro corso di sviluppo della terra, alla connessione degli altri pianeti con la nostra terra il suo compito!

Gli altri pianeti appartengono anche allo sviluppo della terra, vi appartengono. Per il materialista i pianeti galleggiano come semplici blocchi materiali nello spazio. Dovevi tornare alla loro essenza spirituale, tornare agli spiriti dei pianeti, rappresentando le funzioni che hanno per lo sviluppo spirituale dell’umanità. Così vedete come il movimento spirituale era come un cuneo tra due direzioni, di cui l’una mirava a distorcere la verità sulla luna, l’altra mirava a distorcere la verità sui pianeti. Questa era la situazione. Questi fatti erano completamente presenti alla fine del XIX secolo. H.P. Blavatsky con Sinnett voleva distorcere la verità sulla luna, gli altri, che volevano anche distorcere, volevano distorcere la connessione dei pianeti con lo sviluppo terrestre. Non crediate che sia facile essere incastrati tra due tali correnti; poiché abbiamo a che fare con occultismo, e l’occultismo significa che è necessaria una forza maggiore per comprendere le sue verità di quella necessaria per comprendere le comuni verità del piano fisico. Ma è presente anche una forza più grande dell’inganno che deve essere penetrata. Da un lato la verità sulla luna è oscurata dalla distorsione e d’altro canto la verità sui pianeti. Non è facile da penetrare, poiché una forza contraria più grande è necessaria che si deve applicare per penetrare l’inganno. Così si era incastrati tra due errori che erano fatti a favore del materialismo. Da un lato si doveva fare i conti col materialismo che proveniva dal lato orientale, con il lato che aveva fatto la cosa con la luna, al fine di introdurre la dottrina orientale della reincarnazione.

Quello con la reincarnazione era sì giusto; ma nella misura in cui si è fatto una forte concessione al materialismo col cosiddetto «Buddhismo esoterico», lo vedremo ancora. D’altro lato si voleva salvare una particolare forma di esoterismo cattolico contro l’assalto della direzione indiana, al fine di far scomparire così ancora di più tutto lo spirituale nel materialismo, quello che si riferisce allo sviluppo dell’intero sistema planetario. Nel mezzo era incastrato quello che la scienza dello spirito ha da fare. Si stava di fronte a questa situazione. Ovunque erano in gioco forze forti che volevano mettere in scena l’uno o l’altro flusso, come li ho caratterizzati. Ora si tratta di mostrare come questa dottrina distorsiva sulla luna è una concessione particolare al materialismo, e come la correzione che H.P. Blavatsky apportò, praticamente rese ancora peggio la cosa, poiché da un lato con un grande talento occultistico - che Sinnett non aveva - corresse le comunicazioni di Sinnett, ma d’altro lato si servì di mezzi particolari che potevano conservare l’errore ancora di più. Prima di tutto si tratta di capire in quale misura la dottrina sinnettica dell’ottava sfera è un errore. Allora dovete attenervi alla dottrina giustamente esposta dell’evoluzione della terra nella sua totalità, dunque alla dottrina del passaggio attraverso lo sviluppo di Saturno, Sole, Luna e poi dello sviluppo della Terra. Allora dovete ricordarvi che l’antica luna era costituita in modo essenzialmente diverso dalla terra. Il vero regno minerale è arrivato solo durante il tempo della terra, e quello che costituisce il mondo sensibile del piano fisico è tutto impregnato del minerale. Non vedete nient’altro nel regno vegetale, animale e umano che quello che è impresso come minerale. Il vostro intero corpo è penetrato dal minerale.

Quello che non è minerale, il lunare, il solare, è solo occulto lì dentro. Vedete solo il minerale, l’elemento terrestre. Questo deve essere tenuto fermo se ci si parte da quello che l’uomo è ora sulla terra e si vuole rispondere alla domanda: che cosa è nell’uomo l’eredità dell’antica luna? Vedete, abbiamo già lungamente preparato l’intera considerazione. Allora dobbiamo dire: in questo uomo c’è già il vecchio uomo lunare, ma così che non dobbiamo immaginarci nulla di minerale in lui. Quindi, se fissate l’uomo terrestre in modo da vedere solo il suo influsso minerale, dovete immaginarvi dentro il vecchio uomo lunare. Ma questo uomo lunare non ha nulla di minerale, non lo potete quindi vedere con occhi fisici. Si può arrivarvi solo se lo vedete con l’occhio spirituale. Potrei forse rappresentarlo meglio tratteggiando il vecchio uomo lunare ancora dentro. Certi arti hanno una forma lunare come base. È là dentro, ma diventa chiaro solo a uno sguardo chiaroveggente. È naturale che quello che è là dentro era presente sulla vecchia luna. Ma ricordate come è stato visto sulla vecchia luna: è stato visto attraverso conoscenza immaginativa. Erano immagini ondeggiaanti, fluttuanti. Le troverete anche oggi; ma dovevano - almeno all’epoca - essere contemplate con chiaroveggenza atavistica. Il vecchio uomo lunare poteva essere afferrato solo con chiaroveggenza atavistica. All’epoca questo era lo sguardo normale. Infine, tutto quello che è connesso con questo vecchio sviluppo lunare può essere contemplato solo in immaginazioni, nell’antico sguardo visionario chiaroveggente. Dall’arida terra minerale il vecchio uomo lunare non può mai essere formato, può essere formato solo dalla luna che può essere afferrata nella chiaroveggenza immaginativa.

Così dobbiamo immaginarci anche per il vecchio tempo lunare che l’ambiente intero - così come il nostro ambiente, cioè piante, animali, fiumi, montagne, è visibile all’occhio fisico - era visibile alla chiaroveggenza immaginativa dei vecchi uomini lunari. Ora sappiamo che le forze che risiedono in questa vecchia luna riappaiono, si ripetono nello sviluppo terrestre e devono riapparire. Pero lo sviluppo terrestre avrebbe dovuto morire, come l’ho mostrato nella «Scienza occulta», se queste forze lunari non fossero state successivamente sviluppate. Entro le forze terrestri non potevano mantenersi. E perché no? Considerate che l’intero pianeta terrestre doveva accogliere il regno minerale; il pianeta terrestre doveva così a dir così mineralizzarsi. Nel tempo in cui la luna era sulla terra, la forza lunare era ancora lì dentro. Ma questa doveva andarsene, e così la luna dovette separarsi per se stessa dalla terra. L’ho rappresentato tutto nella «Scienza occulta». Dovette andarsene, poiché all’interno della terra mineralizzata non avrebbe potuto sussistere, cioè, gli uomini non si sarebbero potuti sviluppare come si sono sviluppati. Ma pensate bene: vi ho detto che questa luna è raggiungibile solo attraverso chiaroveggenza immaginativa. Se quindi vi immaginate l’uomo come si è sviluppato come uomo terrestre ed è stato così disposto da percepire con i sensi fisici, allora capirete che non avrebbe mai potuto vedere l’allontanamento della luna. L’allontanamento della luna e anche il suo stare fuori sarebbe stato afferrabile solo chiaroveggentemente.

Era la disposizione dell’uomo in modo che tutta la luna nel suo allontanarsi sarebbe potuta essere vista solo chiaroveggentemente, e gli effetti che sarebbero venuti da lui sarebbero potuti essere solo quelli che erano effetti della vecchia luna, che agivano sull’uomo in modo che tra l’altro avessero suscitato in lui la chiaroveggenza immaginativa. Immaginate in quale situazione l’uomo allora stava! Stava nella situazione che potesse sorgere l’«uomo», che l’anima potesse scendere dai pianeti e così via. Ma la luna sarebbe agita come luna, e avrebbe agito così che le forze con cui l’uomo era sceso sarebbero state le stesse forze come nella vecchia luna che aveva preceduto la terra. Non avrebbe mai visto questa luna nessun altro uomo se non colui che avesse sviluppato chiaroveggenza visiva. Allora è venuto come fenomeno secondario materiale di questo processo, di questo allontanamento delle forze lunari, qualcos’altro. Vi ho già spiegato la relazione che Jahvé ha con la luna. È accaduto che con questa connessione di Jahvé con la luna, la luna sia stata resa anche materiale, minerale, ma con una materialità molto più rozzezza della materialità terrestre. È quindi quello che oggi può essere visto come luna fisica e che presuppone che la luna abbia un influsso minerale, da ricondurre all’azione di Jahvé; da ricondurre al fatto che alla vecchia luna si siano aggiunti pezzi che vi Jahvé ha messo dentro. Questo è il prodotto di Jahvé. Ma in tal modo anche le vecchie forze lunari sono state paralizzate e agiscono ora in un modo completamente diverso. Se la luna fosse rimasta non mineralizzata, allora le sue forze sarebbero agite così che, quando la luna brillava, avrebbe sempre suscitato nell’uomo la vecchia chiaroveggenza atavistica, o che avrebbe agito sulla volontà in modo che gli uomini sarebbero diventati sonnambuli nella forma più straordinaria.

Questo è stato paralizzato dal fatto che la luna è stata anche mineralizzata. Adesso le vecchie forze non possono più svilupparsi in questo modo. Questa è una verità molto importante, una verità enormemente importante, poiché ora capite che la luna proprio dovette essere mineralizzata affinché non agisse in modo lunare nell’antico senso. Se quindi si parla della luna come ripetizione dell’antica luna, allora si deve parlare di un corpo mondiale che non è visibile agli occhi fisici, che riguarda il mondo spirituale, anche se solo il mondo spirituale inconscio, che è visibile alla chiaroveggenza visionaria. Si deve dunque parlare di qualcosa di spirituale se si parla della ripetizione dell’antica luna. E quello che è minerale nella luna è stato aggiunto al spirituale. Non appartiene a quello quando si parla della luna nell’antico senso. Come si contava ora col materialismo del XIX secolo? Non credeva che dietro la luna materiale stesse ancora l’importante resto della vecchia luna non mineralizzata. Non credeva a questo. Quindi si fece una concessione al materialismo. Si prese solo la luna materializzata e fisica. Così Sinnett ha lasciato fuori lo spirito proprio sulla luna. Ha solo detto - leggitelo nel «Buddhismo esoterico»: la luna ha una materialità molto più rozzezza della terra. - Ha veramente anche essa, deve anche averla. Ma che dietro sia lo spirituale che vi ho accennato, ha completamente lasciato fuori. Ha quindi fatto la concessione che parla solo della materialità della luna. Ma in questo non si considera lo spirituale che sta dietro la luna. Questo non appartiene alla terra, sta molto più vicino alla vecchia luna della terra. Questo stato di cose è stato completamente occultato, e questo ha conseguenze enormi.

Poiché mediante questo Sinnett ha messo una cosa giusta - vale a dire quella che la luna ha qualcosa a che fare con l’ottava sfera - in una luce completamente distorta e l’ha deformata in un modo enormemente astuto. Poiché ha lasciato fuori la parte spirituale della luna, cioè il fatto che l’ottava sfera, di cui la luna è presentata come rappresentante, è quello che sta dietro la luna, e ha parlato di quello che è stato dato come correzione, come paralizzazione dell’ottava sfera, come se fosse l’ottava sfera stessa. Il materiale è là nella luna al fine di paralizzare l’ottava sfera, al fine di renderla inefficace. Gli uomini trascurano di vedere come agirebbe l’ottava sfera se si estraesse il materiale dalla luna. L’intera natura dell’anima umana sarebbe diversa sulla terra, e che non è diversa è dovuto al fatto che una certa materialità più rozzezza è stata incorporata nella luna. Quello che rende l’ottava sfera inefficace, la materialità, Sinnett chiama l’ottava sfera, e quello che è l’ottava sfera, le vecchie forze lunari, lo copre. Questo è un trucco spesso usato nell’occultismo: dire qualcosa che è fondamentalmente vero, ma dirlo in modo che sia totalmente falso - scusate la contraddizione! È falso dire che il materiale della luna sia l’ottava sfera, perché è proprio il guaritore dell’ottava sfera. Ma è completamente vero che la luna sia l’ottava sfera, poiché veramente lì in alto nella luna è lì, perché l’ottava sfera è incentrata nella luna, perché vive lì dentro. E ora siamo così lontano che possiamo dire in modo più preciso di prima che cosa sia veramente l’ottava sfera, e cosa sia intimamente connesso con la sfera spirituale dello sviluppo del XIX secolo. A questo punto continuerò domani.

5°L'ottava sfera. La contrazione degli Spiriti della Forma attraverso le forze lunari e dell'ereditarietà. La lotta di Lucifero e Arimane

Dornach, 18 Ottobre 1915

Parlare della cosiddetta ottava sfera, di cui il Sig. Sinnett ha propriamente fatto menzione per la prima volta, è in realtà assai difficile. Non si potrebbero dire comunicazioni, poiché le comunicazioni erano immerse in un errore, bensì menzione: parlare di questa ottava sfera è arduo. E potete facilmente comprendere i motivi per cui è difficile parlarne. Anche qui deve essere detto di nuovo: il nostro linguaggio è naturalmente creato per il mondo sensibile esteriore, e in questo mondo sensibile esteriore l’ottava sfera è stata considerata un segreto fino a che il Sig. Sinnett ne ha fatto menzione. Perciò naturalmente non sono state coniate molte parole che potessero essere facilmente impiegate per caratterizzare questa ottava sfera. Anche da questo vi diverrà chiaro che cosa significhi parlare dell’ottava sfera, poiché si è evitato così a lungo di parlarne. Dovrete quindi accogliere quello che oggi ho da dire aforisticamente come una specie di discussione preliminare. È il lancio di un paio di caratterizzazioni che inizialmente possono dare solo poco sulla cosa. Speriamo però che si troveranno ulteriori occasioni per parlarne ancora. Cercherò, sulla base di quello che ho esposto ieri e in parte anche prima, di dare una caratterizzazione di questa ottava sfera. Così potremo sostarvi sopra e dire qualcosa sullo sviluppo del movimento spirituale nel XIX e nel primo XX secolo. Avrete già capito dalle discussioni di ieri che l’ottava sfera non può essere qualcosa che vive entro il mondo sensibile, poiché ho proprio caratterizzato come l’affermazione più errata di Sinnett il fatto che la luna fisica esterna debba avere una qualche relazione diretta con l’ottava sfera, che debba immediatamente avere una qualche relazione con essa.

E ho cercato di chiarire che proprio l’elemento materialistico, proprio il fatto che sia stata indicata una qualche cosa fisicamente materiale, costituisce fondamentalmente la base dell’errore. Da questo potrete già, se non derivare, almeno presentire che quello che si chiama l’ottava sfera non può avere immediatamente nulla a che fare con qualcosa che vive all’interno del mondo sensibile. Cioè: dall’ottava sfera è precisamente escluso tutto quello che può essere percepito dai sensi dell’uomo e che può essere pensato sulla base della percezione sensibile. Dunque non potrete inizialmente cercare l’ottava sfera da qualche parte nel mondo sensibile. Ora avrete anche, in un certo senso, un certo tipo di via su cui ci si può avvicinare in concetti a una rappresentazione dell’ottava sfera. Ho detto che questa ottava sfera ha qualcosa a che fare con quello che, come residuo, come resto della vecchia luna e del suo sviluppo, rimane. Potete già derivare da varie discussioni che abbiamo tenuto nel corso del tempo il fatto che l’ottava sfera deve avere qualcosa a che fare con quello che rimane dalla luna e dal suo sviluppo come precursore della terra. Ieri ho cercato di chiarire che sulla luna la giusta visione dell’uomo era quella visionario-immaginativa. Così tutta la sostanza che si potrebbe cercare nell’ottava sfera deve essere trovata lì dove si può scoprire qualcosa immaginativamente-visionariamente; cioè, si potrà presumere che l’ottava sfera sia da scoprire sulla via di immaginazioni visionarie. Perché si usa proprio l’espressione ottava sfera? L’ottava sfera si chiama così perché ci sono sette sfere che già conoscete: Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere, Vulcano. In queste sette sfere il corso dell’evoluzione umana procede nel modo come l’ho spesso indicato.

Se c’è qualcosa al di là di queste sette sfere - e supponiamo inizialmente che ci sia qualcosa - e se questo sta in una qualche relazione con la terra, allora si può con una certa ragione chiamare questo l’ottava sfera. È necessario pensare che essa stia al di fuori delle sette sfere e in una relazione con la terra. Voglio indicarlo così.

Dovremmo allora presumere qui, disegnato graficamente e schematicamente, una struttura mondiale che è da vedere solo immaginativo-visionariamente. Essa sta come un ottavo corpo mondiale accanto ai sette corpi mondiali che dobbiamo designare come il territorio dello sviluppo regolare dell’umanità. Solo che naturalmente tutti questi disegni sono schematici: si disegnano come separate quello che si può osservare solo come intrecciate. Poiché potrete aver presentito dalle varie discussioni che si sono tenute già da tempo che entro il sensibile, entro l’osservazione sensibile, quando si pensa con l’intelletto e si osserva con i sensi, si sta nella quarta sfera. Ma quando lo si porta al punto che si vede la terza sfera, la sfera lunare, attraverso lo sviluppo dell’anima, allora non si vola nel mondo lontano nello spazio. Si osserva, ma non da un altro luogo, bensì si osserva, preso fisicamente, preso spazialmente, dallo stesso luogo. Così si dovrebbero disegnare queste sette sfere intrecciate. Sono stati successivi sviluppi; e fondamentalmente lo schema che si disegna in questo modo non ha più valore di quello che si potrebbe dire: gli uomini si sviluppano dalla nascita fino al settimo anno in un primo stadio, dal settimo al quattordicesimo anno in un secondo stadio e così via. Là non è così che l’uomo che si è sviluppato dal primo al settimo anno possa essere messo a fianco dell’uomo che si è sviluppato dal settimo al quattordicesimo anno.

Proprio come questo non è il caso con l’uomo, così non è il caso quando si considerano i sette stadi successivi dello sviluppo terrestre messi accanto gli uni agli altri. Ma da ciò presentirete che l’ottava sfera è osservata entro la sfera terrestre. Non la potete dunque disegnare sopra e non sotto, bensì dovete disegnarla entro la terra. Ho spesso scelto l’esempio grossolano: come intorno a noi è l’aria fisica, così intorno a noi è anche tutto lo spirituale. Fino nel nostro fisico abbiamo a cercare tutto lo spirituale nel nostro ambiente. Dunque si dovrebbe presumere che, come tutto il resto dello spirituale ci sta attorno, anche l’ottava sfera dobbiamo cercarla nel nostro ambiente. Cioè: dovrebbe svilupparsi nell’uomo un organo che sia appropriato per l’ottava sfera così come i sensi fisici lo sono per la terra. Allora ne sarebbe chiaramente consapevole. Ma in realtà è inconsciamente sempre lì dentro. Proprio come siete sempre nell’aria anche se non sapete nulla di lei, così l’ottava sfera è anche sempre lì. Quando uno sviluppa un organo per essa, allora la coglie consapevolmente intorno a sé. Cosicché, se vogliamo caratterizzarla, abbiamo naturalmente da descrivere qualcosa in cui continuamente viviamo, in cui continuamente siamo. Ora posso, come detto, in queste considerazioni preliminari fare solo qualcosa come una comunicazione. Il resto si rivelerà nelle discussioni. Quello che vive nell’ottava sfera consiste in quanto segue. Prima di tutto potete sapere, presentire, che quello che ci circonda come ottava sfera è raggiungibile dalla chiaroveggenza immaginativo-visionaria. È dunque impossibile sviluppare chiaroveggenza immaginativa senza sapere qualcosa dell’ottava sfera. Poiché attualmente così poca gente ha veramente una chiaroveggenza chiara e che conduce a distinzioni, è così difficile parlare di cose come l’ottava sfera.

Dunque abbiamo lì immaginazioni, e nell’ottava sfera non si trova quello che è proprio il fondamentale dello sviluppo terrestre, cioè della quarta sfera. Il fondamentale della quarta sfera è, come ho già indicato ieri, l’impregnazione minerale dell’immagine mondiale. Che viviamo sulla terra è generato dal fatto che questo quarto corpo mondiale è impregnato mineralmente, che siamo sempre circondati dal minerale, cioè che esso è percepito attraverso i sensi e che il sensibilmente percepito può essere combinato dall’intelletto. Ma questo minerale dovete immaginarvelo lontano dall’ottava sfera. Esso è nell’ottava sfera completamente e totalmente non presente.

Se dunque ce l’immaginiamo via, allora naturalmente non rimane per noi altro che uno stadio posteriore di sviluppo della vecchia luna, poiché da dove dovrebbe venire da un’altra parte? Le cose si sviluppano però oltre. Così qualcosa che è sostanzialmente percettibile attraverso la chiaroveggenza immaginativo-visionaria, che però non sarebbe altro che un resto della vecchia luna, non sarebbe ancora un’ottava sfera. Allora si potrebbe dire solo: la terza sfera ha lasciato qualcosa. Per capire almeno un po’ come stanno le cose con l’ottava sfera, teniamo fermo quanto segue. Nella misura in cui la luna, la terza sfera, si è regolarmente sviluppata, questa terza sfera è diventata la quarta sfera. È cioè entrato un transito dal terzo regno elementare - così dobbiamo designarlo - al regno minerale. Dunque il minerale è arrivato. Altrimenti dovremmo immaginarci la vecchia luna come una somma di sostanzialità immaginativamente rappresentabile. Così dovremmo assumere: il procedere regolare dalla luna alla terra, dalla terza sfera alla quarta sfera, consiste nel fatto che quello che era solo immaginativamente percettibile diventa sensibilmente percettibile, cioè si trasforma mineralmente.

Come ottava sfera rimane prima di tutto il lunare. Ma questo lunare diventa qualcos’altro per il fatto che accade qualcosa di determinato. Sappiamo che cosa accade affinché dalla terza sfera possa sorgere la quarta. Questo è chiaramente descritto nella «Scienza occulta nei suoi lineamenti generali», lì dove agli Spiriti del Movimento si aggiungono gli Spiriti della Forma e operano tutta la trasformazione. Possiamo dunque dire che la quarta sfera sorge dalla terza per il fatto che gli Spiriti della Forma si aggiungono agli Spiriti del Movimento. Se gli Spiriti della Forma volessero e potessero raggiungere tutto quello che vive nella loro stessa natura, allora naturalmente, nel momento in cui la sfera tre ha assolto il suo compito nell’universo, non potrebbe sorgere da essa nient’altro che la sfera quattro. Questo è naturale. Che ora esistono spiriti luciferici e arimanici, questo lo sappiamo. Essi trattengono per se stessi qualcosa della sostanzialità lunare. In ciò dobbiamo vedere il loro carattere essenziale: essi trattengono qualcosa della sostanzialità lunare. Questo essi lo strappano per così dire agli Spiriti della Forma. Così accade che, nella misura in cui la sfera tre procede, si aggiunga il fatto che agli Spiriti della Forma è strappato qualcosa da Lucifero e Arimane. In questa parte che è strappata agli Spiriti della Forma entrano ora, invece degli Spiriti della Forma, Lucifero e Arimane. Questi si aggiungono agli Spiriti del Movimento, e così sorge Otto da Tre. Dunque abbiamo detto che deve esserci qualcosa di diverso dalla pura vecchia luna. E questo altro, che ora è lì, che sorge al di là della sfera quattro, è il fatto che il minerale, nel momento in cui sorge, è strappato nello stato nascente della quarta sfera.

Dunque nel momento in cui dall’immaginativo sorge il minerale, nel momento del sorgere il minerale è strappato da Lucifero e Arimane ed è portato nell’immaginazione. Invece che dalla rimanente qualità lunare sorga una terra, un corpo mondiale è impresso nel modo che in quello proveniente dalla luna è portato sostanzialmente quello strappato dalla terra. Ora immaginate come ho descritto nella «Scienza occulta» i rapporti della vecchia luna. Queste cose della vecchia luna vengono prodotte dal fatto che ancora non c’è niente di minerale. Se questo fosse presente, sarebbe una terra e non una luna. Nel momento in cui il minerale sorge, sorge la sfera quattro. Nel momento in cui Lucifero e Arimane vengono e strappano dalla sfera quattro il minerale e in questa sfera tre imprimono questo minerale, la luna è ancora una volta ripetuta, ma con il materiale che propriamente appartiene alla terra.

Notate dunque bene: invece che ci siano pure immaginazioni, le immaginazioni sono condensate con quello che è strappato della terra come minerale. Con questo sono condensate, e così sono create immaginazioni condensate. Siamo dunque tesi in un mondo di immaginazioni condensate, che non sono immaginazioni lunari solo per il fatto che sono condensate col materiale della terra. Ma questi sono i fantasmi. Cioè, dietro il nostro mondo c’è un mondo di fantasmi, creato da Lucifero e Arimane. Potrei rappresentarvelo schematicamente così: sulla vecchia luna c’erano immagini di qualche tipo. Queste sarebbero dovute passare sulla terra come qualcosa che si percepisce dappertutto sulla terra. Ma Lucifero e Arimane se le sono tenute indietro. Essi strappano dalla terra parti terrestri e le riempiono con immaginazioni, così che queste sostanze terrestri non diventino formazioni terrestri, bensì formazioni lunari.

Abbiamo dunque racchiuso nella nostra quarta sfera una sfera che propriamente è sfera lunare, ma che è completamente riempita di materiale terrestre, dunque una cosa completamente falsa nell’universo. Alle sette sfere abbiamo aggiunto un’ottava sfera, che è fatta contro gli spiriti che procedono. Ma da ciò emerge la necessità che, intorno a ogni particella sostanziale che può diventare minerale, gli Spiriti della Forma sulla terra devono combattere, affinché non sia loro strappata da Lucifero e Arimane e portata nell’ottava sfera. In verità le cose stanno dunque così: la nostra terra, la quarta sfera, non è affatto quello che esternamente si rappresenta. Se consistesse veramente di atomi, tutti questi atomi sarebbero ancora impregnati delle formazioni dell’ottava sfera, che sono percettibili solo alla chiaroveggenza visionaria. Queste formazioni stanno lì dentro dappertutto, e il contenuto dell’ottava sfera è dappertutto presente in modo spettrale; può dunque essere percepito come veramente sono percepiti i fantasmi. Lì dentro dunque stanno essenzialmente tutte le cose terrene. Continuamente Lucifero e Arimane si danno da fare per ottenere dalla sostanza terrestre quello che solo possono afferrare, al fine di formare la loro ottava sfera. Questa poi, se sono giunti sufficientemente lontano, sarà staccata dalla terra e seguirà i propri cammini mondiali con Lucifero e Arimane. Naturalmente la terra si svilupperebbe allora come un torso verso Giove. Ora però l’uomo è, come vedete, completamente posto in questo intero sviluppo terrestre, poiché il minerale lo pervade, è continuamente in esso. Il processo minerale va dappertutto attraverso di noi, e il processo minerale è dappertutto tirato in questo combattimento, così che gli vengono continuamente strappate particelle di questa sostanza.

Dunque noi stessi ne siamo pervasi. Lucifero e Arimane combattono contro gli Spiriti della Forma, e dovunque deve esserci strappata sostanza minerale. Questo è però nei vari settori del nostro organismo in modo diversamente forte. Siamo diversamente formati, abbiamo organi più perfetti e meno perfetti. Il più perfetto è il nostro organo di pensiero, il nostro cervello e il nostro cranio. Lì dentro è massimamente forte il combattimento che ho appena indicato. E precisamente è lì il massimo, poiché questo cranio umano, questo cervello umano è formato come è formato. Ed è formato così come è perché Lucifero in questo luogo del nostro corpo è riuscito al massimo - e anche Arimane - nello strappare da noi sostanza minerale. Lì la sostanza fisica è massimamente spiritualizzata. La nostra formazione cranica è sorta per il fatto che lì ci è stato strappato il massimo. Così proprio con la nostra testa possiamo liberarci al massimo dal nostro organismo. Possiamo elevarci in pensieri, possiamo distinguere il bene e il male. E proprio così è riuscito al massimo a Lucifero e Arimane estrapolare sostanzialità, poiché loro potevano strappare il massimo dalla sostanzialità mineralizzata proprio dal cosiddetto nobile organo dell’uomo.

È il caso che lì sia massimamente rilasciata la sostanza minerale. Questa alchimia, per cui la sostanza minerale è trasportata nell’ottava sfera, avviene continuamente dietro le quinte del nostro essere. Do inizialmente comunicazioni; le prove per questo si riveleranno sempre più. Se ora tutto andasse tranquillo per Lucifero e Arimane, se tutto funzionasse, se Lucifero e Arimane potessero continuamente strappare così tanto come strappano dall’organo della testa, allora lo sviluppo terrestre arriverebbe presto a un punto in cui a Lucifero e Arimane riuscirebbe di distruggere la nostra terra.

Devierebbero l’intero sviluppo mondiale nell’ottava sfera, cosicché l’intero sviluppo terrestre prenderebbe un’altra direzione. Perciò l’aspirazione di Lucifero è anche quella di dispiegare la sua più grande forza proprio nel punto più attaccabile dell’uomo, nella sua testa. Questa è la fortezza per lui più facilmente conquistabile: la testa umana. E tutto quello che è simile alla testa umana rispetto alla distribuzione del minerale, così che può essere assorbito, è esposto al pericolo di essere tirato nell’ottava sfera. Niente di meno è imminente secondo questa intenzione di Lucifero e Arimane: fare scomparire l’intero sviluppo dell’umanità nell’ottava sfera, così che prenderebbe un’altra direzione. Vediamo: dal principio dello sviluppo terrestre era intenzione di Lucifero e Arimane far scomparire l’intero sviluppo terrestre nell’ottava sfera. Contro questo coloro che appartengono agli Spiriti della Forma dovevano creare un contrappeso. Il contrappeso esteriore che hanno creato consiste nel fatto che essi, per così dire, nello spazio dell’ottava sfera hanno messo qualcosa che vi si oppone. Ora dobbiamo, se vogliamo disegnare del tutto rettamente, rappresentare la cosa così: quando abbiamo lì la terra, dobbiamo disegnare qui l’ottava sfera. Essa è lì come quello che appartiene alla nostra terra fisica. Siamo dappertutto fondamentalmente circondati dalle immaginazioni, in cui continuamente dovrebbe essere tirato il minerale, il materiale. Perciò dunque ha avuto luogo il sacrificio, la separazione delle forze lunari attraverso Jahvé o Geova. Essa è avvenuta con una sostanza molto più densa dell’altrimenti mineralizzata sostanza fisica, e Jahvé ha posto lì la luna come una contropesatura.

Era una sostanza molto rozza - e questa rozzezza l’ha descritta in particolare Sinnett -, una sostanza molto più fisica, mineralizzata, di quanto sia presente da qualche parte sulla terra, affinché Lucifero e Arimane non potessero dissolverla nel loro mondo immaginativo. Così questa luna gira intorno come una materia rozza - vetrosa, rozza, densa, infrangibile. Troverete in accordo con questo le descrizioni fisiche della luna quando le leggete con sufficiente attenzione. Lì è stato estratto tutto quello che era disponibile sulla terra ed è stato messo lì, affinché fosse presente sufficiente materia fisica che non poteva essere assorbita. Se consideriamo la luna, vediamo che nell’universo c’è una materia molto più mineralizzata, più densa, fisicamente molto più densa che in qualsiasi luogo sulla terra. Così dobbiamo rivolgerci a Jahvé o Geova come a quella essenza che già sul territorio fisico ha provveduto che non tutta la materia potesse essere assorbita da Lucifero e Arimane. Poi al tempo giusto, dallo stesso spirito, sarà provveduto che la luna rientri nella terra, quando la terra sarà sufficientemente forte per riprenderla, quando il pericolo sarà rimosso attraverso la corrispondente evoluzione. Questo è sul territorio esteriore fisico-minerale. Nel territorio umano però doveva essere creato un contrappeso anche all’intenzione che controllava la testa umana. Proprio come fuori la materia dovette essere condensata, affinché Lucifero e Arimane non potessero dissolverla attraverso la loro alchimia, così nell’essere umano qualcosa doveva essere opposto all’organo che poteva essere massimamente attaccato da Lucifero e Arimane.

Geova dovette così provvedere, come aveva provveduto sul territorio esteriore minerale, che non tutto cadesse sotto l’attacco di Lucifero e Arimane.

Doveva provvedere che nell’essere umano Lucifero e Arimane non potessero conquistare tutto ciò che procede dalla testa. Doveva provvedere che non tutto riposasse su lavoro di testa e percezione sensibile esterna, poiché altrimenti Lucifero e Arimane avrebbero avuto la partita vinta. Dovette essere creato un contrappeso nel territorio della vita terrestre. Doveva esserci nell’uomo qualcosa che era propriamente indipendente dalla testa. E ciò fu raggiunto per il fatto che, attraverso il lavoro dei buoni Spiriti della Forma, al principio di ereditarietà della terra fu impiantato il principio dell’amore. Cioè: nel genere umano ora vive qualcosa che è indipendente dalla testa, che passa di generazione in generazione e che ha il suo primo ancoraggio nel corpo fisico umano. Tutto quello che è connesso con la riproduzione e con l’eredità, tutto quello che è indipendente dall’uomo così che con il suo pensiero non potrebbe penetrarvi, tutto quello che la luna è alla volta celeste, quello è nell’uomo quello che, penetrando la riproduzione e l’eredità, è presente dal principio dell’amore. Perciò questo furioso combattimento di Lucifero e Arimane che procede attraverso la storia, contro tutto quello che emerge da questo territorio. Lucifero e Arimane vogliono sempre imprimere all’essere umano la sovranità esclusiva della testa e dirigono i loro attacchi, per la strada della testa, contro tutto quello che è parentela esterna, puramente naturale. Poiché tutto quello che è sostanza di eredità sulla terra non può essere preso da Lucifero e Arimane. Quello che la luna è al cielo, è sulla terra, tra gli uomini, l’eredità. Tutto quello che si basa sull’eredità, tutto quello su cui l’uomo non riflette, quello che è connesso con la natura fisica, è il principio di Jahvé.

Il principio di Jahvé è massimamente attivo lì dove opera, per così dire, la natura naturale. Lì ha sparso al massimo il suo amore naturale, al fine di creare un contrappeso contro l’assenza di amore, contro la tendenza della pura saggezza di Lucifero e Arimane. Si dovrebbero ora attraversare a fondo certi capitoli che sono stati discussi in ultimo tempo da punti di vista completamente diversi, al fine di mostrare come nella luna e nell’eredità umana siano state costruite dagli Spiriti della Forma barricate contro Lucifero e Arimane. Se riflettete più profondamente su queste cose, troverete che con questi cenni qualcosa di straordinariamente importante è stato detto. Ora si deve, al fine di intendere almeno qualcosa di questo, considerare la cosa ancora da un punto di vista un po’ diverso. Se prendete secondo la nostra «Scienza occulta» lo sviluppo dell’uomo, così come è proceduto attraverso Saturno, Sole e Luna, vedrete che su Saturno, sul Sole e sulla Luna della libertà non può essere la parola. Lì l’uomo è intessuto in una rete di necessità. Lì tutto è necessario. All’uomo dovette essere incorporata la natura minerale, dovette diventare un essere pervaso dal minerale, al fine di diventare maturo per la libertà. Così l’uomo può essere educato alla libertà solo entro il mondo terrestre sensibile. Questo è già un significato enormemente importante del mondo terrestre sensibile: quello che l’umanità deve acquisire, la libertà della volontà, lo si può acquisire solo durante lo sviluppo terrestre. Su Giove, su Venere e su Vulcano gli uomini avranno bisogno di questa libertà. Si entra dunque, quando si tiene d’occhio la libertà, in un territorio di significato completamente nuovo, poiché si riconosce che la terra è la generatrice della libertà, proprio per il fatto che il minerale impregna l’uomo.

Da ciò però riconoscerete che quello che proviene dal libero arbitrio deve essere conservato proprio nel terrestre.

Si può, quando si sviluppa ulteriormente in modo chiaroveggente, portare avanti dal terrestre negli sviluppi posteriori, ma non si deve portare nella sfera tre, due e uno. In esse non è possibile quello che proviene dal principio di libertà. Esse sono per loro natura impossibili per la libertà. Lucifero e Arimane hanno però lo sforzo di trascinare proprio il libero arbitrio dell’uomo nella loro ottava sfera. Vogliono non lasciar procedere proprio tutto quello che proviene dal libero arbitrio dell’uomo, bensì trascinarlo nell’ottava sfera. Cioè: l’uomo è continuamente esposto al pericolo che gli sia strappato il libero arbitrio e trascinato nell’ottava sfera. Questo avviene allora quando l’elemento libero di volontà è trasformato per esempio in chiaroveggenza visionaria. Lì l’uomo è già dentro nell’ottava sfera. E questo è qualcosa che dalla parte degli occultisti non si dice volentieri, poiché è propriamente una verità terribile: nel momento in cui il libero arbitrio è trasformato in chiaroveggenza visionaria, quello che si sviluppa nell’uomo è una preda di Lucifero e Arimane. Questo è subito afferrato da Lucifero e Arimane ed è fatto scomparire di nuovo per la terra. Da ciò potete vedere come per mezzo della costrizione della libera volontà siano creati per così dire i fantasmi dell’ottava sfera. Continuamente Lucifero e Arimane sono occupati nel legare il libero arbitrio dell’uomo e nell’immaginarvi tutto il tipo di cose, per poter poi strappare via quello che vi è immaginato e farlo scomparire nell’ottava sfera.

E quello che queste persone così ingenuamente credenti, ma anche superstiziose, sviluppano in ogni sorta di chiaroveggenza, è spesso così fatto che lì il loro libero arbitrio è impiastrato. Allora Lucifero glielo crea via, e mentre le persone credono allora di raggiungere qualcosa dell’immortalità, guardano in verità nelle loro visioni come un pezzo o un prodotto del loro essere spirituale è strappato e preparato per l’ottava sfera. Potete quindi immaginarvi come gravemente debbano essere state toccate quelle persone che, per compromesso, si erano accorte di questo. Esse si erano date a portare agli uomini, sulla strada del medianismo, ogni sorta di verità dal mondo spirituale, e allora hanno vissuto come i medium credessero che i morti parlassero loro. Gli occultisti hanno però allora saputo: quello che accade tra medium e uomini viventi consiste nel fatto che il flusso del libero arbitrio va nell’ottava sfera. Invece di attaccarsi all’eterno, portavano fuori proprio quello che continuamente scompariva nell’ottava sfera. Da ciò potete anche vedere che Lucifero e Arimane hanno una fame: portare dentro nell’ottava sfera tanto quanto possibile. Lì Goethe, anche se ha mescolato Lucifero e Arimane, ha però ben dipinto come un’anima è strappata a Mefistofele-Arimane! Poiché quella sarebbe la preda più forte, se mai a Lucifero e Arimane riuscisse di conquistare per sé un’intera anima, di strappare via un’intera anima. Così un’anima sarebbe scomparsa nell’ottava sfera per lo sviluppo terrestre. La vittoria più grande per Lucifero e Arimane sarebbe dunque poter dire una volta che tanti uomini morti sarebbero entrati nel loro regno. Questa sarebbe la loro più grande vittoria. E c’è una strada per raggiungerlo. Vale a dire, Lucifero e Arimane possono dire per così dire: gli uomini vogliono ora effettivamente sapere qualcosa sulla vita tra la morte e una nuova nascita.

Diciamo loro dunque che sperimentano qualcosa dai morti, allora saranno soddisfatti, e allora orienteranno il loro sentimento verso il regno da cui sarà loro proclamato qualcosa come venente dai morti. Vogliamo noi così che le disposizioni degli uomini siano orientate verso l’ottava sfera, allora diciamo agli uomini: noi vi raccontiamo qualcosa dai morti. - Catturiamo gli uomini, in quanto usiamo la finzione che presso noi siano i morti.

Questo piano diabolico - poiché parliamo ora del diavolo - Lucifero e Arimane lo portarono in vigore quando l’occultismo era caduto in questo, di voler fare qualcosa attraverso il medianismo. Essi ispirarono tutti i medium, attraverso cui hanno organizzato l’intera cosa, affinché gli uomini fossero orientati verso il regno da cui i morti avrebbero dovuto parlare, e Lucifero e Arimane potessero ora afferrare le anime. Questo spaventò gli occultisti quando videro quale corso aveva preso la cosa, ed essi pensarono a come tornare da questa strada. Persino quelli della sinistra videro questo in chiaro, e dissero perciò: facciamo qualcos’altro! - Per questo ci fu allora un’occasione attraverso l’ingresso di una personalità così strana come era H.P. Blavatsky. Per Lucifero e Arimane si trattò, ora che il piano era penetrato, di arrivare a capo di questo piano da realizzare in un’altra maniera, poiché per così dire gli occultisti della terra non davano più la mano a ciò. Ora era entrato il materialismo nello sviluppo naturale della terra. Si doveva perciò, al fine di portare l’occhio sullo sviluppo minerale come tale, orientare l’attenzione solo al materiale. Questo è però il materialismo! Gli occultisti che avevano scopi particolari dissero a se stessi: contiamo allora una volta col materialismo.

Se uno prende il puro materialismo terrestre, allora il materiale umano deve una volta venire dietro a questo attraverso il suo pensiero, che non ci sono atomi. Lì non si può piantare molto verde, se uno rimane solo al materialismo terrestre. Ma sicuramente si può distruggere il pensiero umano, se uno fa il materialismo occulto. E per questo la migliore occasione è che uno metta come ottava sfera la luna, che doveva essere creata come contrasto all’ottava sfera! Poiché se gli uomini credono che la materia che doveva essere creata come contrasto all’ottava sfera sia l’ottava sfera, allora si supera ogni materialismo terrestre e pensabile. - E ogni materialismo terrestre è superato attraverso questa affermazione di Sinnett. Lì il materialismo è portato sul territorio occulto, lì l’occultismo è materialismo. Ma non doveva, né per poco né per lungo, accadere che gli uomini venissero dietro a questo. H.P. Blavatsky, che guardava profondamente in questo divenire terrestre, sentiva qualcosa di questo, dopo che era venuta dietro ai trucchi di quella strana individualità di cui ho già parlato nelle ultime ore. Disse a se stessa: questo non può procedere così, questo deve essere fatto diversamente. - Questo lei lo disse però sotto l’influenza degli occultisti indiani del sentiero della sinistra: deve essere fatto diversamente, però deve comunque essere creato qualcosa su cui uno non viene così facilmente. Per essere creato ora, da parte sua, qualcosa che andasse al di là del Sinnetico, lei fu ispirata sulle proposte degli occultisti indiani. Questi non avevano altro nell’occhio, in quanto seguaci del sentiero della sinistra, che i loro interessi indiani particolari. Avevano nell’occhio di fondare sopra la terra un sistema di saggezza da cui il Cristo era escluso, e da cui era escluso anche Jahvé, Geova.

Così doveva essere nascosto qualcosa dentro il mistero nella teoria, per cui dopo e dopo il Cristo e Jahvé erano eliminati. Lì fu concordato quanto segue. Uno disse: guarda una volta a Lucifero. - Di Arimane non si parlò, lo si riconobbe così poco che si usò un nome per entrambi. - Questo Lucifero è in realtà il grande benefattore dell’umanità. Egli porta agli uomini tutto quello che gli uomini hanno per la loro testa, per il loro capo: scienza, arte, in breve tutto il progresso. Questo è il vero spirito di luce, questo è colui a cui ci si deve tenere. E Jahvé che cosa ha effettivamente fatto? Lui ha sparso l’eredità sensibile sopra gli uomini! È un dio della luna, che ha portato dentro il lunare.

- Perciò l’affermazione della «Dottrina segreta»: a Jahvé non ci si deve tenere, poiché egli è solo il signore della sensibilità e di tutto il basso terrestre; il vero benefattore dell’umanità è Lucifero. - L’intera «Dottrina segreta» è ordinata così, che questo traspare, ed è anche chiaramente lì detto. Perciò H.P. Blavatsky dovette essere preparata, da ragioni occulte, a essere un’odiatrice di Cristo-Jahvé. Poiché sul territorio occulto il detto è esattamente lo stesso che sul territorio sinnetico il detto: che la luna sia l’ottava sfera. A tali cose uno viene solo attraverso conoscenza, giusto solo attraverso conoscenza si arriva a tali cose. Perciò quando iniziammo la nostra rivista «Lucifero-Gnosis» dovemmo già trattare il primo articolo su Lucifero, al fine che uno fissasse giustamente l’occhio su di lui, che si veda che egli, attraverso quello che fa, è un benefattore dell’umanità, in quanto porta il lavoro della testa. Però il contrappeso deve anche essere lì: come contrappeso doveva esserci l’amore. Era già scritto nel primo articolo in «Lucifero», poiché a questo punto propriamente doveva essere iniziato.

Vedete, le cose sono piuttosto complicate. Fondamentalmente, anche quello che si voleva raggiungere attraverso H.P. Blavatsky era questo: sedurre gli uomini alla credenza nell’ottava sfera. Si potevano sedurre massimamente facilmente gli uomini alla credenza nell’ottava sfera se si presentava loro nella «Dottrina segreta» qualcosa di falso come ottava sfera. - Naturalmente gli uomini sono stati orientati al mondo spirituale. Questo grande merito ha la «Dottrina segreta» di H.P. Blavatsky: che gli uomini sono stati orientati attraverso di lei al mondo spirituale. Però la strada era tale quale perseguiva interessi particolari, non gli interessi dello sviluppo generale dell’umanità. Tutte queste cose dobbiamo urgentemente tenere davanti agli occhi se ci vogliamo completamente chiarificare quale è il sentiero salutare. Non dobbiamo accogliere parole vuote senza prove se vogliamo avere un vero occultismo. Dobbiamo proprio voler vedere chiaramente le cose. Specialmente nel presente momento del nostro sviluppo dovetti fare alcune indicazioni proprio su queste cose, indicazioni che un’altra volta ancora possono essere completate per mezzo di cose più significative. Dovetti fare loro il motivo che, se tenete giustamente fissi gli occhi su queste cose, vedrete come dall’inizio del nostro movimento di scienza dello spirito la nostra nave è stata governata. Così è stata governata, che si è contato con tutti gli errori che potevano essere assunti, e con tutto quello che minacciava lo sviluppo spirituale dell’umanità. Non doveva essere indicata una strada nel mondo spirituale cieca, né in qualche modo da una follia fuori. Perciò continuamente, di nuovo e di nuovo, fra voi, miei cari amici, dovette essere sparsa l’esortazione che è necessario, urgentemente necessario, non lasciarsi sedurre da quello che conduce gli uomini all’ottava sfera.

E se sempre di nuovo è stato detto che si dovrebbe essere più cauti sul territorio della chiaroveggenza visionaria, che si dovrebbe lasciar valere come giusta solo quella chiaroveggenza che esclude Lucifero e Arimane e conduce nei mondi superiori, allora si vede che doveva essere espulso quello che l’anima può portare in comune con l’ottava sfera. Se sempre di nuovo emerge la tendenza di legare il libero arbitrio e di incatenarlo al territorio della chiaroveggenza visionaria, questo è un segno che fondamentalmente al chiaro sforzo entro il nostro movimento è stata esercitata una resistenza, dall’amore al legame del libero arbitrio nella chiaroveggenza visionaria. Come erano felici alcuni, se potevano solo legare questo libero arbitrio!

Questo si è mostrato nel fatto di come molti di quei movimenti che ho caratterizzato sono stati portati da fuori nel nostro movimento. Non da Blavatsky e non da fuori, bensì per mezzo dei nostri stessi membri di continuità è stata battuta breccia in quello che doveva essere raggiunto. E questo è accaduto ed accade per il fatto che si ammira sempre di nuovo quello che è stato portato dai chiaroveggenti visionari! Se uno ammirò quello che è stato portato dai chiaroveggenti visionari, allora era questo un tale battere-breccia, e allora era questo un’espressione del perverso amore all’ottava sfera. E se il o quello ha detto: il dottore ha detto che dovrebbe essere fatto -, allora significa questo, che uno consegnava così il libero arbitrio a influenze esterne, che lui non dovesse essere determinato attraverso se stesso, bensì per mezzo di qualcos’altro. Lui voleva che l’altro nel mondo fisico porti un’inclinazione, di lasciar legare il libero arbitrio.

Anche ogni volta che gli uomini si affidano al fatalismo, invece di decidere attraverso il loro giudizio, mostrano la loro inclinazione all’ottava sfera. E tutto quello che noi viviamo per l’ottava sfera scompare dallo sviluppo terrestre, non va col sviluppo terrestre nel modo giusto avanti. Siamo arrivati a un punto in cui dobbiamo essere attenti su tutte queste cose. Perciò sono state dette queste cose. Siamo arrivati a un punto in cui uno dovrebbe essere attento al poco piacevole oscillare della bilancia che fluttua continuamente tra esoterica ed essoterica. La pratica che è stata osservata presso noi nell’esoterica mostra come fondamentalmente non si possa dire con parole quello che propriamente deve essere presente come la vita occulta. Lo si dice una volta essotericamente, una volta esotericamente. Quando si parla essotericamente ed esotericamente, questi sono come due dialetti diversi di una lingua inesprimibile. E se un uomo nel suo orgoglio ha voluto sostituire l’essoterico per mezzo dell’esoterico, allora dimentica che l’esoterico e l’essoterico sono due dialetti di una lingua inesprimibile, e che dipende molto da come uno sa tenere il piatto tra l’esoterico e l’essoterico. Quello però che si trova ancora tra l’essoterico e l’esoterico, quello deve valere per noi come una lingua inesprimibile; quello è sempre qualcosa che non può essere enunciato così immediatamente. Se qualcosa è pubblicato essotericamente, come ad esempio la mia «Scienza occulta», allora nella pubblicazione deve essere ben visto che in un tale libro tutto sia detto così che è da capire attraverso il tempo l’immagine che è fuori nel mondo non occultistico. Se un qualcosa rimane esotericamente, questo significa solo che deve rimanere presso quelli che fanno tutto quello che è offerto nell’esoterico.

Se tutto non è in ordine, allora l’esoterico sarà portato nell’essoterico, e allora si va sempre incontro a un pericolo. Quello però accade sempre quando è offerta l’occasione che quello che deve vivere solo in un cerchio più stretto sia portato fuori nel mondo, così che si perde l’occasione di seguire ulteriormente quello che è portato fuori al mondo. Questo accade nel caso in cui persone che hanno alla mano i nostri cicli si separano dalla nostra società, e fuori, fanno con i nostri cicli quello che vogliono; quando non abbiamo più alla mano quello che dovremmo avere alla mano. Questo accade anche ogni volta - quello che può valere entro il nostro cerchio - quando uno pensa a tali cose come le seguenti.

Vedete, negli anni in cui ho impegnato la nostra scienza dello spirito di esercizio, di quello che noi esercitiamo, l’ho fatto così che ognuno che vi entra dentro a tutto possa capire come le cose possono essere capite anche se non è ancora venuto a una chiaroveggenza. Ho tentato di non pubblicare niente che non potesse essere compreso dal competente territorio. Da ciò però segue che contro questo movimento di scienza dello spirito possono avere qualcosa solo quelli che vogliono venire al transito degli uomini nell’ottava sfera. Quando ho pubblicato la cosa più delicata, vale a dire la storia dei due bambini Gesù, allora si è sollevata, da una parte che ancora non capiva niente, da una parte dove si vuol lasciar valere solo il medianismo - posso leggervi il competente saggio -, contraddizione, mentre ognuno che vuole studiare oggi la Bibbia può già capire che situazione ha una cosa con la storia dei due bambini Gesù. Perciò dobbiamo stare sul terreno di perseguire le cose che ci sono portate, non però di dire che esse sono accolte da noi su autorità di credenza.

Non dovrebbe mai sorgere la frase che le verità sono accolte solo perché io le dico! Noi peccheremmo contro la verità, se dicessimo tale cosa. Qualcosa può basarsi sulla fiducia; ma questo non dovrebbe mai essere fatto al principio, perché deve esserci una motivazione di fondo, una che ognuno dovrebbe tenere per sé, poiché un altro potrebbe andare meglio la strada: non prendere su fiducia, bensì esaminare. Proprio attraverso l’esaminazione uno troverà come stanno le cose. Così spesso, quando presso noi è sorta la parola fiducia, è stato anche pericoloso, è stato un segno che siamo entrati in un tempo in cui siamo minacciati da pericoli. Quel modo in cui finora ci eravamo comportati dovrebbe smettere, poiché la scienza dello spirito non riposa su autorità, bensì sulla conoscenza della cosa. Il tempo in cui abbiamo avuto comodamente la rappresentanza della scienza dello spirito è passato. Dappertutto il nemico sarà in agguato e avremo molto da combattere; dovremo prepararci sul combattimento. E se da qualche parte ci sono teste confuse che si sentono spinte all’uso delle loro teste confuse, allora questo darà un’occasione particolare di sviluppare le potenze contrarie allo sviluppo del nostro movimento di scienza dello spirito. Queste cose dobbiamo considerarle come procedenti dalla natura della cosa stessa. Dovremo decidere di fare i conti con tutto questo. Poiché movimenti unilaterali trovano qua e là validità, trovano qua e là seguaci, perché ci sono sempre qua e là gruppi di uomini che hanno un interesse per l’unilateralità. Considerate però che l’umanità consiste di puri gruppi di uomini, e quando prendete insieme tutti i gruppi, allora avete tutta l’umanità. Quando ora un occultista si occupa di un gruppo, allora trova già presso il suo gruppo un sostegno, e da lì può procedere, perché questo gruppo l’aiuta.

Perciò ognuno che procede da una concezione unilaterale ha da aspettarsi un pezzo di convinzione e di amore. Se uno però procede dalla verità, allora ha inizialmente tutta l’umanità contro di sé. La verità deve conquistare il suo territorio anche senza che ci sia un interesse per essa. Perciò in realtà niente è più odiato della verità, della non abbellita verità. E perciò manca così, che lì dove c’è un seguace, effettivamente nel suo più profondo interno ha un odio alla sua anima. Nessuna meraviglia quando questo odio una volta spezza la potenza contraria che forma una parete contro di lui, e una volta attraverso un essere è spezzato quello che effettivamente è presente come odio da lungo accumulato. Questo essere già nel suo nome dà sempre un’indicazione di dover dare, che è il contrario della forza all’odio, lo «spezza». Però può essere così in questo riguardo. Tale odio è in realtà molto più diffuso di quanto si pensi; con questo odio uno deve fare i conti. La verità è cioè effettivamente sempre odiata, e perciò sussiste sempre, quando da qualche parte vuole imporsi la verità, anche già lo sforzo di trasformare e riposizionare quello che da sé vuole imporsi come verità, così da poter servire in qualche modo le potenze nemiche. E nelle svariate prove che emergono al presente nel nostro mezzo dobbiamo proprio vedere la prova che quello che presso noi emerge come verità venga diffamato. Uno si sente troppo debole per confutare la dottrina, dunque accusa il portatore della dottrina. Così è connesso che uno stesso è troppo debole per penetrare la dottrina. È un problema enormemente notevole per quello che sta nel nostro con serietà e dignità di fila, poiché queste cose dobbiamo penetrarle da un punto di vista più alto.

6°La corretta rappresentazione dell'ottava sfera. La volontà di alcuni occultisti di rivelarla ma di velarla. La luna nel suo rapporto con la Terra

Dornach, 19 Ottobre 1915

ottobre 1915

Se voi ancora una volta fate una specie di riepilogo di sentimento — con cui voglio dire più un riepilogo che mette insieme, senza entrare nei dettagli — , se dunque fate una specie di riepilogo di sentimento su quello che mi permettevo di esporre davanti a voi nei precedenti discorsi e considerazioni, allora vedrete che il corso dello sviluppo, che la corrente di visione del mondo di scienza dello spirito ha dovuto prendere, impone forti responsabilità a colui che si sente responsabile verso questa visione del mondo di scienza dello spirito. Poiché voi, precisamente dalle considerazioni dei tempi recenti, avrete potuto derivare che emergono forti difficoltà per l’uomo — una specie diversa di difficoltà da quella che si ha altrimenti nella vita — per orientarsi e per percorrere un corso retto e diritto. Non è vero che nella vita del piano fisico siamo in molti rispetti protetti da aberrazioni da un lato o dall’altro. Ho già da molti anni reso attenti su questa protezione, quando ho dato alcune descrizioni sul problema del Guardiano della Soglia, che nel corso dei tempi è stato completato. Già nei vecchi saggi che sono stati incorporati nel libro «Come si ottiene la conoscenza dei mondi superiori?» si può vedere come l’uomo, sul piano fisico, sia protetto da una troppo leggera deviazione da un lato o dall’altro in relazione intellettuale e morale. Non è vero che arriviamo nella vita in modo tale che nel corso della nostra infanzia ci vengano date forze di direzione per la vita. Sappiamo esattamente: al nostro libero esercizio del giudizio ci svegliamo fondamentalmente solo più tardi nella vita. Osservate una volta il bambino e confrontate la sua vita dell’anima con quella dell’adulto.

Allora vedrete come voi, in una certa relazione, possiate tuttavia supporre una sfumatura nella differenza tra la vita del bambino e la vita dell’adulto, per il fatto che potete dirvi: l’uomo cresce da una certa vita crepuscolare, che egli conduce durante la sua infanzia, negli anni posteriori al libero esercizio della sua capacità di giudizio. Si tratta veramente del fatto che si tenga bene d’occhio questa nuance di vita. Se uno guarda troppo intensamente al bambino durante l’intero corso della vita umana, dalla nascita alla morte, potrebbe forse osservare poco questa metamorfosi della vita interiore dell’anima. Ma è importante che ci si dedichi a questa nuance. Poiché nel tempo in cui la nostra capacità di giudizio non è ancora completamente sveglia, è precisamente quello che può venirci incontro, quello che ci guida e ci dirige nella vita posteriore. Dobbiamo essere nei primi anni di vita ottusi nella propria libera capacità di giudizio, affinché certe forze di direzione penetrino nel nostro intelletto e nei nostri impulsi morali. In tal modo non assolviamo troppo presto le forze che ci vengono date per la vita, le forze che vengono infuse nella nostra essenza — non voglio dire incorporate. Così abbiamo qualcosa per la vita intera, così ci dirigiamo veramente nella vita intera secondo tali impulsi intellettuali e morali a noi infusi. In un certo modo veniamo liberati quando ci avviciniamo ai concetti dei mondi spirituali. Si è spesso parlato, e si deve parlare spesso, del fatto che questo ingresso nei mondi spirituali è di nuovo una specie di risveglio dallo stato di vita ordinario, fuori dalle condizioni di vita ordinarie; dunque di nuovo una nuance simile nelle metamorfosi di vita, come quella dall’infanzia alla capacità di giudizio della vita.

Ma per questo siamo veramente molto facilmente posti nella posizione di vedere oscillare la direzione salda della vita, che prima avevamo, se accogliamo concettualmente, come dev’essere, la visione del mondo di scienza dello spirito. Si tratta dunque precisamente di mettere insieme l’intero uomo, che ci è stato impiantato quando entriamo nella comprensione dei mondi spirituali. Poiché abbiamo proprio bisogno del capitale di vita infuso nell’infanzia, quando ci avviciniamo a quelle cose della scienza dello spirito impiantate in noi che ci dovrebbero essere rivelate dal mondo al di là della soglia della vita. E vi ho mostrato come sia facile, sotto influenze auto-evidenti dei vari flussi del tempo, deviare da un lato o dall’altro. Poiché una deviazione tale, quale è ad esempio nel «Buddhismo esoterico» di Sinnett, è generata dal fatto che il forte impulso del materialismo può agire sulle anime degli uomini; posso dire: può agire. Così però come da ciò — per il fatto che c’erano influenze orientaleggianti — era possibile una deviazione nella direzione di negare propriamente la vera natura dell’odierna luna, così al contrario, dall’altro canto, possiamo vedere la possibilità di una deviazione per il fatto che certi uomini hanno un interesse a non far emergere la verità delle vite terrene ripetute. Colui — e questo non è in questo caso il Signor Sinnett, bensì colui che stava dietro di lui — che ha un interesse a disegnare la vita terrena umana in modo tale che il materialismo sia ancora ulteriormente materializzato, porta una dottrina come la dottrina sulla luna in un sistema altrimenti vero e lo devia così verso una direzione determinata.

Ora sappiamo che la cultura occidentale, con il suo erede americano, sta da ultimi secoli sotto un forte impulso del cristianesimo. Mi sono impegnato a mostrare che con il cristianesimo non si può intendere solo quello che si può comprendere del cristianesimo oggi. Si comprenderanno molte cose prima in futuro, e cominciamo già noi stessi ad abbracciare molte cose del Mistero del Golgota. Però gli impulsi del cristianesimo sono impulsi reali; essi agiscono anche allora, quando gli uomini non li comprendono ancora. Solo che dovevano nei secoli passati agire in modo tale che fosse escluso un pezzo della verità mondiale generale, che è bene compatibile col cristianesimo. Ma l’intuizione non era sufficiente per capire chiaramente che è compatibile con esso. È stato escluso dal cristianesimo quello che si riferisce alle vite terrene ripetute. E così è sorta una cultura occidentale e un erede americano con un cristianesimo che ha escluso certi componenti, come la dottrina delle vite terrene ripetute. Ora ho mostrato come certi occultisti, da parte loro, si siano impegnati a proseguire questo, come abbiano voluto portare tutto da una parte unilaterale per salvaguardare gli impulsi di questa visione del cristianesimo, allora ereditata: questa visione che ha escluso la verità delle vite terrene ripetute. Ho indicato certi indirizzi occultistici che, ad esempio, sono in relazione col governo della chiesa alta. Si trattava di gente completamente consapevole. Sì, si può dire che essi fossero scolasticamente molto meglio addestrati in occultismo dei principali della Società Teosofica. Ma a loro stava tutto a cuore di continuare a eliminare la dottrina delle vite terrene ripetute; e questo è connesso col fatto che negavano che l’uomo — così come l’ho rappresentato nella «Scienza occulta nei suoi lineamenti» — nel corso del suo sviluppo terrestre entri tuttavia in una relazione con gli altri pianeti del nostro sistema solare.

Quelle forze che vi sono impiantate nell’anima umana hanno principalmente a che fare con la partecipazione dell’uomo al cosmo extra-terrestre; e su questa partecipazione dell’anima umana al cosmo extra-terrestre si vorrebbe, da questo lato, mantenere proprio gli uomini nell’oscurità. Si vorrebbe distoglierli dalla consapevolezza che l’anima ha non solo una connessione con gli esseri terrestri e gli eventi terrestri, bensì anche con quello che fuori, nel cosmo, ci risplende ad esempio dagli altri pianeti del nostro sistema solare. Gli impulsi che procedono dagli altri pianeti del nostro sistema solare hanno principalmente, nel momento in cui agiscono sull’uomo, il potere di strappare l’anima, come anima vivente, dalla morte fisica. Hanno principalmente a che fare con ciò, come potete vedere dalle descrizioni sulla vita tra la morte e una nuova nascita, che ho dato in vari contesti e da vari punti di vista. Se però tornate indietro nello sviluppo dell’umanità, allora vedrete che precisamente nei tempi in cui era ancora presente, come un’eredità da tempi antichi, una conoscenza atavica chiaroveggente, la gente rivolgeva lo sguardo agli altri pianeti del nostro sistema solare; e quello che per la nostra epoca è diventato una scienza così dubbia, l’astrologia, giocava un ruolo enormemente grande nei tempi antichi. Perché, potremmo domandarci, l’astrologia ha smesso di giocare questo ruolo? Perché, per dare tempo al cristianesimo di vivere dentro all’elemento terrestre, lo sguardo delle anime doveva essere distratto.

Così come la visione chiaroveggente doveva essere distratta dal mondo immaginativo, così doveva essere distratto lo sguardo dagli impulsi che procedono dai pianeti del nostro sistema solare. Quello che rimane dell’astrologia è tutto vecchia tradizione. Mi sono espresso spesso su questo. Per così dire, possiamo dire: la vecchia chiaroveggenza, e anche il vecchio sguardo e la conoscenza degli impulsi che procedono dai pianeti del nostro sistema solare, tutto questo è stato ristretto. L’uomo è stato rimandato al nostro semplice mondo percettibile ai suoi sensi, con cui dovrebbe solo vedere quello che procede sulla terra. Affinché potessero diventare forti gli impulsi dal Mistero del Golgota, affinché potessero essere affondati nelle anime e nei sentimenti dei credenti, affinché gli uomini potessero interiorizzarsi. Poiché la chiaroveggenza era nei tempi antichi tuttavia una capacità esterna. Non dovevi acquisirla, l’avevi per eredità. Come oggi hai occhi e orecchi, così tu avevi allora la chiaroveggenza. Ma stanno arrivando i tempi in cui la si dovrà acquisire sempre più di nuovo. Si è dovuti una volta essere chiusi dal mondo spirituale e limitati al mondo minerale esteriore, affinché dall’interno verso l’esterno tutto potesse essere di nuovo ricostruito. Così deve essere ricostruito dall’interno verso l’esterno quello che prima si era visto da fuori verso dentro. Voglio indicarvelo una volta schematicamente. Immaginate un uomo con il vecchio sguardo chiaroveggente. Costui dirigeva il suo sguardo — voglio prendere l’occhio come rappresentante dello sguardo chiaroveggente, non legato all’occhio, è vero — fuori, nella sfera stellare, e vedeva in essa i diversi impulsi spirituali che da essa provengono. Poi, nel corso dei tempi, si estinse questa chiaroveggenza, e lo sguardo dell’uomo fu limitato alla vita terrestre.

Al posto della precedente chiaroveggenza dovette subentrare qualcos’altro. Quello che dovette subentrare lo potremmo ora disegnare così. Potremmo dire: quello che prima è venuto da fuori dentro, questo dovette ora andare da dentro fuori. L’uomo dovette imparare a proiettare di nuovo quello che il cielo aveva impiantato in lui, affinché ritrovi la sua connessione con i fenomeni celesti. Dovette essere fatta proprio la strada opposta. È veramente così che la natura umana, proprio in questo momento, si trova in una riorganizzazione. È passata, io vorrei dire, attraverso il punto dell’oscurità più estrema, e uno dei chiarimenti per questo è quello che ho chiamato l’alta marea del materialismo nel XIX secolo. Però per l’umanità si sta già preparando di nuovo una vita verso fuori. Se vogliamo caratterizzare ciò occultisticamente, possiamo dire: gli uomini prima non hanno solo percepito e pensato con il loro corpo fisico, bensì hanno percepito e pensato con il loro corpo eterico. Il percepito nel corpo eterico fu cosciente nel corpo astrale come astrologia; oggi nell’astronomia tutto è calcolato. Adesso il corpo eterico dovrebbe essere di nuovo vivificato, ed è connesso con la riapparizione eterica del Cristo. Nel momento in cui i corpi eterici sono di nuovo vivificati, essi guardano il Cristo. Però voi vedete: una vivificazione, una vitalizzazione del corpo eterico deve realizzarsi. Si possono fare scoperte veramente straordinarie, se si entra veramente nelle cose. È sparito il sentimento intero che l’uomo abbia un corpo eterico; invece è emerso il sentimento come se l’uomo avesse solo un corpo fisico.

Ma vi fareste un’idea completamente falsa, se credeste che questa opinione, che l’uomo abbia solo un corpo fisico, sia veramente così molto vecchia. Non è affatto così vecchia. Se veramente questo limitarsi al corpo fisico è stato causato attraverso l’alta marea del materialismo del XIX secolo, allora gli uomini prima dovevano tuttavia aver presentito qualcosa del corpo eterico, che si è inabissato sotto terra e che ora riaffiora. Ora, prove del fatto che la gente sapeva veramente qualcosa del corpo eterico, aveva un sapere che ora gradualmente non viene considerato e che è lasciato cadere, ve ne potrei dare molte. Potrei portarvi molti passi da più vecchie opere. Voglio però leggervi solo un luogo, da un libro che è apparso nel 1827. Lì trovate, a pagina 208, un luogo straordinario. Lo leggerò abbastanza lentamente, così che durante la lettura possiate prestare attenzione a come oggi, sotto l’influenza della visione del mondo diventata completamente materialistica, si scrive diversamente su queste cose. «Si connette falsamente con il puro assorbimento di cibo e bevanda, e della loro elaborazione negli organi di digestione, il concetto di nutrizione. Non dal cibo e dalla bevanda, bensì dal sangue viene nutrito l’organismo, e mantenuta la vita organica, e vale a dire anche dal sangue (il principio di vita terrestre ed eterico neutralizzato)» — dunque egli mostra che non parla del sangue fisico, bensì di quello che soggiace al sangue come principio di vita eterico — «non prima che in membrane plastiche sia aumentato al respiro vivificante e formativo (aura vitalis) e per così dire sublimato». Che cosa vuole dire l’uomo? L’alimentazione esterna, questo non è propriamente il fenomeno principale; bensì quello di cui si tratta è che, mentre l’alimentazione esterna si compie, i cibi mandano certi estratti nel sangue, così che procede un processo in quello che soggiace al sangue come principio di vita eterizzato.

Nel 1827 si scrive questo. Lo scrittore ha persino fatto lì una parentesi, dove dice: «… non prima che in membrane plastiche sia aumentato al respiro vivificante e formativo (aura vitalis) e per così dire sublimato.» Questo «plastico» è la stessa parola di «immaginativo». Potrei assolutamente bene leggere: «… non prima che nelle membrane immaginativamente plastico sia aumentato al respiro vivificante e formativo (aura vitalis) e per così dire sublimato.» In parentesi sta: «Aura vitalis.» Questo non potete tradurlo altrimenti che: corpo eterico. L’uomo che ha scritto questo era professore della medicina psichica all’università di Lipsia, e medico nella casa di San Giorgio lì. È il Dott. Johann Christian August Heinroth, di cui ho parlato una volta in relazione a Goethe. Potrete da ciò presentire — e un tale esempio potrebbe poi essere moltiplicato per cento — come fosse completamente diverso il tono, come sia affondato nella visione del mondo materialistica il sapere che non tanto tempo fa era ancora presente. Si può dire: c’era un flusso di sapere. Si potrebbe registrare schematicamente così. Il flusso di sapere sprofonda lì, e la visione del mondo materialistica sale su. Però sotto il flusso, per così dire come un sottoflusso, si sviluppa nella natura umana quello che ho detto: dall’interno verso l’esterno si ricostruisce di nuovo la connessione con il cosmo. Potete ora di nuovo dire: provaci, che ci sono stati uomini i quali sentissero qualcosa; che mentre da un lato sprofonda il sapere della vecchia importanza del corpo eterico, che riceveva da fuori le impressioni, ci siano però stati persino già uomini, dall’altro canto, che hanno saputo che dall’interno verso l’esterno il corpo eterico viene di nuovo vitalizzato.

Lì voglio leggervi un luogo da un libro che è stato pubblicato certamente ancora prima, e da cui potete vedere che già ci sono state persone che hanno fatto attenzione a come si cambierà l’organizzazione dell’umanità in futuro. Certamente la cosa è raccontata in modo molto velato, però è comunque raccontata. È raccontato in questo libro di una figura femminile. La maggior parte di voi saprà, quando leggo il luogo, da dove è. Questa donna si trova al nostro sistema solare — così è detto — «in una relazione che si osa appena dire. Nello spirito dell’anima dell’immaginazione lei la contiene, non la guarda soltanto, bensì ne rende una parte: lei si vede in quei circoli celesti tirata insieme, però in un modo completamente proprio; lei cammina dalla sua infanzia intorno al sole, e precisamente come ora è scoperto, in una spirale sempre più allontanandosi dal centro e girando intorno verso le regioni esterne.» Dunque qui è raccontato che c’è un’anima, in un corpo femminile, che non va più con la vita terrestre, bensì con la vita solare, che nel corso della vita tira sempre più grandi circoli; sì, si può supporre che gli esseri, nella misura in cui sono corporei, si sforzano verso il centro, e nella misura in cui sono spirituali, verso la periferia. È dunque descritta un’anima che vive con il cosmo: «Makaria si trova al nostro sistema solare in una relazione che si osa appena dire. Nello spirito dell’anima dell’immaginazione lei la contiene, la guarda non soltanto, bensì ne rende una parte: lei si vede in quei circoli celesti tirata insieme, però in un modo completamente proprio; lei cammina dalla sua infanzia intorno al sole, e precisamente come ora è scoperto, in una spirale sempre più allontanandosi dal centro e girando intorno verso le regioni esterne.

Se si può supporre che gli esseri, nella misura in cui sono corporei, si sforzano verso il centro, e nella misura in cui sono spirituali, verso la periferia, allora la nostra amica appartiene ai più spirituali; lei sembra nata solo per staccarsi dall’etereo, per penetrare gli spazi più vicini e più lontani dell’essere. Questa proprietà, per quanto sia gloriosa, le è stata tuttavia data dal tempo più prematuro come un compito pesante. Lei si ricorda dal tempo più tenero del suo io interno come penetrato da esseri luminosi, da una luce chiarito, a cui persino la luce solare più brillante non poteva nulla farle. — Lei porta dunque in sé fonti di luce, e la luce esterna non poteva farle nulla. — «Spesso lei vedeva due soli, uno interno cioè, e uno fuori al cielo; due lune, di cui l’esterna rimase uguale nella sua grandezza in tutte le fasi, l’interna si riduceva sempre più e più. Questo dono separa il suo pezzo dalle cose ordinarie; però i suoi eccellenti genitori rivolsero tutto alla sua educazione; tutte le capacità si animarono, vennero in lei tutte le attività efficaci, così che lei poteva essere sufficiente a tutte le condizioni esterne, e mentre il suo cuore, il suo spirito era completamente riempito da visioni soterrene, il suo fare e l’agire rimase tuttavia continuamente il più nobile e sensibile. Come lei crebbe, dappertutto utile, inarrestabile in grandi e piccoli servizi, camminava come un angelo di Dio sulla terra, mentre il suo spirituale intero si muoveva sì intorno al sole mondiale, ma secondo il sovrumano in circoli continuamente aumentanti.

L’esuberanza di questo stato fu in qualche modo mitigata dal fatto che le sembrò anche in lei di essere giorno e notte; così lei, nel suo interno dimezzato la luce, si sforzava di adempiere nel massimo grado fedele i compiti esterni; nel suo interno di fresco illuminato si arrendeva alla più beata quiete. Sì, lei volle aver osservato che una specie di nubi la circondavano di volta in volta, e per un certo tempo le offuscavano la visione dei compagni celesti, un’epoca che lei sapeva di usare continuamente al benessere e al gioia dei suoi ambienti. Finché lei teneva coperte le visioni, apparteneva molto al sopportarle. Quello che lei rivelava da ciò non fu riconosciuto o malinteso; ella perciò lo lasciò valere verso fuori, nella sua lunga vita, come malattia, e così ancora se ne parla nella famiglia; infine però fortunatamente lei portò il marito — lo vedete presso noi come medico, ugualmente stimato matematico e astronomo, del tutto un uomo nobile — tuttavia si avvicina a lei all’inizio a partire da pura curiosità. Come però lei guadagnò fiducia verso di lui, gli descrisse gradualmente i suoi stati, il presente connesso al passato, e prodotta negli eventi una connessione, gli divenne di ciò così occupato che non se ne poteva più staccare, bensì tentò di penetrare giorno per giorno sempre più profondamente nel segreto. All’inizio, come egli non diede indistintamente di comprendere, lo teneva per inganno; poiché lei non negava che dalla sua prima gioventù si era dedicata attentamente alle stelle e alla scienza celeste, che era lì bene istruita, e che non aveva omesso nessuna occasione di sensualizzare sempre più il corpo mondiale per mezzo di macchine e di libri.

Perciò egli non si poteva risolvere da sé, che si dicesse imparato l’effetto di un’immaginazione altamente ordinata, l’influenza della memoria fosse da sospettare, una cooperazione del giudizio, assai particolarmente un calcolo nascosto. Egli è un matematico e dunque testardo, uno spirito luminoso e dunque miscredente; resistette a lungo, però osservò accuratamente quello che lei indicava, cercò di venire a capo della sequenza di diversi anni, si teneva particolarmente ai più recenti, con accordi sullo stato reciproco dei corpi di luce, e gridò infine: «Ora, perché Dio e la natura non avrebbero anche dovuto creare e ordinare una viva sfera d’arilli, un apparato spirituale, che come gli orologi prestano a noi giornalmente e a ogni ora il corso dei corpi celesti, egli potesse propriamente seguirli da sé!» Qui però non osiamo procedere ulteriormente; poiché l’incredibile perde il suo valore, se lo si vuole guardare più da vicino in singole cose. Tuttavia diciamo così tanto. Quello che servì alla base delle annotazioni che si dovrebbe fare era il seguente: alla veggente il nostro sole apparve nella visione molto più piccolo di quanto lo vedesse di giorno; diede anche motivo a deduzioni una posizione inusuale di questo corpo di luce superiore nel zodiaco. Al contrario emersero dubbio ed errori, poiché la scena accennò a un e l’altro corpo celeste come parimenti apparendo nel zodiacale, di cui però al cielo nulla potrebbe essere consapevole. Potevano essere i piccoli pianeti allora ancora non scoperti; poiché da altri indici poteva essere dedotto che lei lo stava già sopra l’orbita di Marte, lontano avvicinava l’orbita di Giove.

Apparentemente lei aveva osservato per un certo tempo questo pianeta — probabilmente difficile dire a quale distanza — con meraviglia nella sua enorme magnificenza, e aveva visto il gioco delle sue lune intorno a lui; poi però lo vedeva nel modo più raro come luna calante, e precisamente rovesciato, come a noi appare la luna crescente. Da ciò fu concluso che lei lo vede dal lato, e veramente nel processo è oltre la sua orbita, e nello spazio infinito incontrerà Saturno. Lì non la segue nessuna immaginazione; però speriamo che una tale entelechia non si allontani completamente dal nostro sistema solare, bensì, quando arriverà al confine del medesimo, si volterà di nuovo indietro, per il bene dei nostri pronipoti, a influenzare di nuovo nella vita terrestre e nel benessere.» Lì abbiamo, in un modo veramente significativo, rappresentata la visione di come l’anima dell’uomo dovrebbe veramente volere, di come l’anima dell’uomo ritornerà dall’interno di nuovo al mondo stellare. Ho letto a voi la descrizione di Makarie da «Wilhelm Meister Wanderjahre» di Goethe, ed egli ha aggiunto espressamente che non aveva detto tutto. Ha indicato che è una composizione eterica, sono le parole: «In cui ora chiudiamo questa composizione eterica, scusateci richiedendo, noi arriviamo di nuovo a quel racconto terrestre, di cui sopra abbiamo dato un’indicazione passante.» E prima che Goethe dia la descrizione di Makarie, dice: «A questo punto però arrivato, non possiamo resistere alla tentazione di comunicare un foglio dai nostri archivi» — Goethe intende archivi spirituali — «che concerne Makarie, e la proprietà particolare che il suo spirito gli fu data. Sfortunatamente questo saggio è stato scritto solo lungo tempo dopo che il contenuto riferito fu della memoria, e non, come in un caso così strano sarebbe desiderabile, da considerarsi completamente autentico.

Comunque sia, come sia, così qui è già tanto comunicato, al fine di provocare il pensiero, e di raccomandare l’attenzione, se non forse da qualche parte già qualcosa di simile o approssimativo è stato osservato e registrato.» Voglio fare attenzione a questo episodio da «Wilhelm Meister Wanderjahre», poiché potete da ciò vedere che noi, con la nostra scienza dello spirito, andiamo veramente incontro alle richieste del tempo. La natura umana si cambia in modo tale, che da sé stessa genera di nuovo quello che ha perso dalla vecchia eredità, dal mondo prerituale. E gli uomini dovranno sapere quello che li incontra, altrimenti sarebbero completamente confusi. Così deve essere, che la scienza dello spirito si metta dentro nel nostro tempo. Però nel momento in cui gli uomini diventano attenti su quello che qui è stato accennato, arriva infallibilmente che essi devono venire anche sulla dottrina di reincarnazione. Poiché essi devono dirsi che una tale entelechia, dal mondo dell’al di là della sfera di Giove, Saturno e così via, dopotutto potrebbe avere qualcosa a che fare con la terra, e potrebbe tornare a noi. Perciò quegli occultisti che non vogliono fare emergere la dottrina di reincarnazione dicono che devono essere rialzate barricate contro l’arrivo di questa visione; e queste barricate sono rialzate in tale modo, che si distolgono gli uomini il massimo possibile dalla connessione con i corpi mondiali del sistema solare. Così vediamo come precisamente da questo lato sia presente un interesse intenso a non lasciar emergere certe cose. Ho detto ieri: è presente un interesse per una direzione unilaterale, così essa trova sempre un appoggio; la verità in generale tuttavia è attaccata, e tutto il possibile è fatto affinché la verità stessa del gioco non venga affatto fuori.

E sarà al ritto stare entro il nostro movimento spirituale, che noi siamo pienamente consapevoli che la verità, che è cercata da molti molti lati, sarà attaccata. Però niente è più necessario che noi proviamo, al fine di essere armati veramente, a sviluppare la chiarezza del pensiero verso tutte le direzioni. Dovete tenere nell’occhio che quello che emerge come avversario, specialmente come avversarie personalità contro il nostro movimento, è veramente nella grande parte figuranti per i poteri avversari. Noi entriamo lì in un effetto di poteri soprasensibili. Questi poteri soprasensibili, a cui appartengono Arimane e Lucifero, operano naturalmente nella vita umana attraverso anime umane, che sono semplici loro attrezzi. Perciò è necessario sapere esattamente di che cosa si tratta in uno e nell’altro caso; però l’assolutamente necessario è non omettere mai, se uno per sé vuole acquisire un pensiero completamente chiaro ed esatto, il meglio che può. Sapete, la vita stessa ha le sue contraddizioni, e Hegel ha costruito la sua filosofia intera sulla scoperta delle contraddizioni nell’essere. Non si tratta quindi di evitare le contraddizioni nella vita, poiché queste sono lì. Però si tratta di riconoscere la contraddizione e di tenerla nell’occhio. Arimane e Lucifero possono solo fare qualcosa, se una contraddizione rimane non osservata, se noi non abbiamo la forza e la volontà di scoprire la contraddizione. Dappertutto dove ci ingarbugliamo in una contraddizione, che non riconosciamo come contraddizione, bensì semplicemente lasciamo valere come contenuto vero vivente, dappertutto lì hanno Arimane e Lucifero la possibilità di impadronirsi della nostra anima.

Prendete una volta una contraddizione straordinaria, che ci si è incontrata qui nelle ultime settimane. Ho dovuto, costretto dalle circostanze, leggervi un luogo da una lettera di una signora, che conteneva le parole, che da quel lato fu desiderato non la dottrina e non l’insegnante, bensì l’uomo. Dunque non la dottrina e non il maestro, bensì l’uomo fu cercato. La dottrina fu presa come qualcosa come un addendum, e il valore principale fu posto sull’uomo. Così fu rappresentata la cosa. Allora è venuto qualcos’altro, allora è venuto proprio il contrario. L’uomo fu respinto in modo intenso, e dalla dottrina fu affermato che la si deve riconoscere come veramente. Pensate: da un lato fu affermato, non si cerchi la dottrina e non il maestro, bensì l’uomo; e d’altro lato fu affermato: l’uomo io l’odio, l’uomo io lo respingo, l’uomo promette e non tiene quello che promette; però la dottrina è buona, la dottrina io l’accetto. Che cosa significa questo effettivamente? Questo significa: io stavo una volta in una certa relazione a un uomo; la dottrina mi interessava poco. Allora mi volto via dall’uomo, e allora sottolineo quello che effettivamente del tutto non mi interessava. Quello che ho prima respinto, quello sottolineo; io non ho affatto assunto la dottrina, e dico allora: lei sia buona. — È pur chiaro, io parlo su un nulla nel momento in cui mi esprimo così. Dico: io mantengo quello che del tutto non volevo prendere, quello che del tutto non potevo avere, poiché ho prima respinto di assumerlo. Lì avete così un esempio vivo di una contraddizione che esiste nel mondo. Come potete dunque dubitare che, lì dove una tale contraddizione si rende notevole, ancora una qualche relazione interiore veramente al nostro movimento di scienza dello spirito potrebbe essere presente!

Lì non è presente nessuna relazione interiore a quello che è il nostro movimento di scienza dello spirito. È importante di condurre davanti agli occhi una tale vera contraddizione. Poiché se noi non notiamo tali cose nel mezzo nostre, allora non troveremo mai il sentiero diretto nelle conoscenze del mondo spirituale. Naturalmente molte cose ci possono sfuggire, però noi dobbiamo avere la buona volontà di notare veramente tali contraddizioni di vita. Però d’altro lato, tali contraddizioni sono usate precisamente al fine di levare la verità dai cardini. Pensate, ad esempio, qualcuno direbbe: un uomo porta una dottrina, però l’uomo è pieno di contraddizioni, persino pieno di immoralità, persino dominato dalla potenza del male; la dottrina però, e diverso altro che è connesso con la dottrina, sia buono: quello si può assumere del tutto. — Sì, se però la dottrina, per cui si tratta, consiste precisamente in questo, che colui che rappresenta la dottrina e il movimento per questa dottrina, attraverso questa dottrina stabilisce i suoi rapporti agli altri — che egli non vuole altro che essere il portatore della dottrina: allora uno fuori da una tale impostazione fa a lui questa colpa, che dovrebbe essere altro! E mentre uno pretende dall’uomo tutto il tipo, e tuttavia fondamentalmente respinge quello che la dottrina dà, dice: la dottrina è buona, però l’uomo è cattivo! Veramente, si può in una tale maniera, se ci si sente troppo deboli ad attaccare in qualche modo la dottrina, già raggiungere qualcosa contro la dottrina, presso quelli i quali si trova credenza.

È il miglior sentiero, per forare nei fondamenti e nel suolo una dottrina che non si può confutare in questo modo, poiché la si consegna ai poteri luciferici e arimanici, come già ieri ho accennato. Come spesso è stato detto precisamente nel nostro movimento, il nostro insegnamento non dovrebbe essere sola teoria, bensì dovrebbe essere immediata vita. Nel momento in cui uno la rende semplice teoria, l’uccide; la consegna ad Arimane, il dio della morte. È il miglior metodo di consegnare ad Arimane quello che è insegnato, e di farne fuori dal mondo in ordine modo, così che è un metodo che è molto simile, come vedete, a quello che certi personalità hanno fatto, che sì, dicono, stava dietro il Sig. Sinnett. Loro gli hanno dato una direzione certa, che non era giusta, al fine di condurlo dopo una direzione falsa certa. Questa direzione consiste in che precisamente il giusto era diffamato. La luna, che effettivamente come luna fisica è una paralizzazione davanti all’ottava sfera, è dichiarata all’ottava sfera. L’ottava sfera diventa così precisamente coperta, diventa cancellata. E più tardi viene questo da H.P. Blavatsky così corretto, che è detto — mentre Jahvé nella luna ha creato un rimedio davanti all’ottava sfera — che egli solo la bassa sfera di vita, la sfera sensuale dell’uomo ha creato. Così questo metodo consiste in questo, che uno diffonde un fosco del dispregio su qualunque cosa, e così la mette in una luce falsa. Se voi entrate esattamente sulle cose, allora vedrete che quello che qui presso noi è successo è nel principale della stessa sezione, solo in scala minore. È un tentativo di diffamare quello che, come verità, vuole entrare nel mondo. Uno si sente troppo debole a confutare la dottrina, così uno accusa colui che ha da rappresentare la dottrina.

È così connesso, che uno stesso è troppo debole a penetrare la dottrina. È un problema enormemente notevole per colui che con serietà e dignità sta nel nostro di file; poiché queste cose dobbiamo penetrarle da un punto di vista più alto. Voglio fare ancora un esempio. Io porto questi esempi perché sono vicini, e perché ci mostrano in quale direzione dobbiamo dirigere lo sguardo, e come potrebbero servire le cose seguenti, da un punto di vista più alto per giudicare. Deve essere sottolineato nel nostro movimento nel modo massimo acuto — ed è accaduto durante gli interi anni in cui il nostro movimento viene rappresentato da me — che la vecchia chiaroveggenza atavistica sia messa nella corretta luce, che mai si inganni sulla vecchia atavistica chiaroveggenza. Quello che si ha inventato di questo, quello che facciamo o vogliamo, viene stravolto nel modo massimo acuto; per esso è un esempio che si è detto: si può vedere, lì è un movimento che si mette su questo, di coltivare la chiaroveggenza — e ci si è impegnati di rivolgere la cosa così, come se in questo movimento tutti gli uomini fossero indotti a coltivare la chiaroveggenza. Se viene fatto così qualcosa, allora si diffonde una nebbia su questo movimento. La verità è esattamente capovolta, se è anche pienamente giustificato che noi dobbiamo coltivare la chiaroveggenza. Però si ha lì un buon mezzo al fine di fare gli uomini pieni di odio contro il movimento. Si può sì dire, se un movimento oggi emerge, deve emergere così, che non coltiva più la vecchia atavistica chiaroveggenza. Se però si appende: questo però fa questo movimento — così questo significa, si dice lo stesso quello che anche il movimento dice, però si appende proprio al movimento il rimprovero che con queste parole è espresso.

Si capovolge così la direzione della freccia. Questo ci incontra ad esempio nella nostra prossimità. Nella nostra prossimità viene predicato, presentato, che specialmente da me quelli che qui in Dornach sono riuniti vengono incoraggiati alla chiaroveggenza. Lì si lascia brillare che questo sia una chiaroveggenza malata atavista. Naturalmente colui che parla così non ha nessuna idea di quello che egli effettivamente dice. Egli è naturalmente un figurante. Però noi dobbiamo guardare più profondamente nella connessione. Noi dobbiamo essere chiaramente consapevoli, che viviamo in un tempo dove tali impulsi vengono ad affermarsi contro noi. E specialmente grottesco ci potrebbe incontrare, allora, se il nostro insegnamento stesso fosse preso come arma contro noi, e noi fossimo confutati dalla nostra dottrina. Persino questo è già accaduto. Voi sapete, in uno dei contrascritti della scorsa settimana è stato formato, con citazioni dei «Drammi dei misteri» e della «Scienza occulta», un attacco contro quello che viene rappresentato da me. Voi avete dunque dappertutto i poteri all’opera che non vogliono fare emergere la verità. Sulla verità stessa non dobbiamo farci nessuna preoccupazione, specialmente allora no, se percepiamo che siamo attaccati persino con i nostri stessi verità, che si rivolge così contro noi quello che noi stessi diciamo. Dunque non su una confutazione, però su quello che noi effettivamente facciamo si tratta. Non abbiamo dunque avuto bisogno, finché non siamo stati attaccati in qualche modo, di impegnarci in polemica. Dunque è il nostro respingimento della polemica, come spesso prima è stato sottolineato. La verità dà nel mondo per il fatto che essa sottolinea solo il positivo.

Però nel momento in cui vanno nel mondo affermazioni che non toccano affatto la verità, lì dobbiamo essere armati, e dobbiamo riconoscere da quale punto di vista tali cose sono da giudicare. Noi non dobbiamo stare solo sul punto di vista, che noi pensato sulla quello che sta nei libri, bensì dobbiamo attutire nella vita quello che come principio di vita è nel nostro insegnamento. Questo significa però, che noi giudichiamo la vita secondo i principi del nostro insegnamento; che dunque noi su qualunque assalti esteri non pensiamo così, come solo dovremmo pensare, se avessimo preso il nostro insegnamento come una teoria. La necessità della polemica comincia per primo, se noi siamo attaccati. Allora però dobbiamo sapere, che abbiamo un insegnamento che molto facilmente potrebbe essere travolto nel suo opposto, che noi dunque abbiamo da proteggere e da custodire. Specialmente dobbiamo guardarci davanti a tutte le unilateralità. Si poteva ad esempio udire questo o quel Undertone nei luoghi che o lì è stato parlato: Undertone che proviene da qualcosa, che molto facilmente cade nell’estremo. E lì uno è abbastanza facilmente confutabile. Pensate soltanto una volta, che siamo stati costretti molte volte a parlare su varia immaginazione, con riferimento a questa o quella reincarnazione. Se noi spingessimo quello fino all’estremo, che ridessimo di ogni tale cosa, allora i nostri avversari avrebbero potuto dire: quelli insegnano lì qualcosa! Però se loro in qualche maniera solo dovrebbero accennare, allora loro stessi se ne ridono. Noi non abbiamo naturalmente nessun motivo di respingere le esperienze dell’anima chiaroveggente; abbiamo solo l’obbligo di andare loro sulla ragione, nel momento in cui si tratta del fatto che tali esperienze dell’anima siano travisate al servizio dell’orgoglio personale, o persino quando il corso esteriore degli eventi mostra che queste esperienze dell’anima non sono giuste.

Noi potevamo così, se devo dirlo banalmente, non buttare fuori il bambino insieme all’acqua del bagno. La nostra società certamente non dovrebbe trasformarsi in una scienza teorica. E persino lì vedete che questo pericolo può venire molto facilmente. Ho notato che un certo scritto, che ci è stato inviato negli ultimi giorni, è scritto abilmente. È veramente scritto abilmente, poiché il nostro movimento in nessun modo potrebbe essere attaccato più credibilmente, che se uno dice: quelli si comportano così, come se loro respingessero ogni relazione del mondo sensibile sul mondo spirituale, come se loro negassero ovunque questo tutto. — Ma questo sta in quello scritto. In uno scritto allegato è straordinariamente strano detto: perché non dovrebbe anche ancora incarnarsi la madre di Dio? — Certamente si può dire, perché non lo dovrebbe? Non c’è ragione che non potrebbe essere. Però potete di certo essere sicuri, che la vita esoterica di questa madre di Dio sarebbe stata allora completamente diversa, che la reincarnazione non sarebbe apparsa in tale maniera, come lei è apparsa, non come personalità, bensì nella maniera della rappresentazione. Veramente nelle cose si tratta di qualcosa che io sottolineo da molti anni, così che ho trovato necessario incorporarlo della mia filosofia di scritto fondamentale. Tentate di leggere le altre filosofie. Voi troverete nella teoria, nelle forme di espressione, persino in precedenti scritti, molto che ritorna della mia «Filosofia della libertà».

Però uno è lì dentro, almeno nella maniera come è tessuto come principio etico, come impulso morale — che, così come lì è espresso, è veramente originale: è al primo volte il tatto morale come qualcosa che non potrebbe essere afferrato attraverso il puro giudizio, bensì che potrebbe essere afferrato solo attraverso l’interezza del sentimento; che uno, se qualcosa facilmente non dovesse essere toccato, non dovrebbe cadere proprio negli estremo, e voler fare il bucato con l’altro un peccato, questo è tatto morale. Io ho tentato di definirlo così chiaramente come possibile, precisamente nella «Filosofia della libertà». Oggi è veramente necessario di sottolineare, che noi dobbiamo scappare al pericolo di cadere negli altri estremo; perciò in un caso simile noi abbiamo da fare con una cosa fatale. Ho ieri indicato sui vari pericoli. Però proprio lì ho sentito il bisogno di aggiungere ancora qualcosa oggi, poiché il volevamo dirigere l’attenzione su questo, che uno non dovrebbe forse cadere negli altri estremi. Tutto il nostro operare, e l’interezza dell’essenza del nostro movimento, deve poggiare sul fatto di affermare il mondo spirituale; deve poggiare sul sentire e vivere la connessione delle nostre proprie vita con il mondo spirituale. Allora però, se noi sacro questo è, dobbiamo riceverlo in maniera piena di tatto, che la vita immediatamente personale, la vita soggettivamente personale, non sia tirata nelle cose. Questo non è così connesso, che noi non dovremmo ricercare in quale misura noi stessi siamo la reincarnazione di qualcuno. Però ora non si tratta di procedere da una persona all’altra personalità a ricercare. Questo sarebbe un cammino comodo. Bensì è da ricercare in una tale maniera, come io stesso ho accennato in uno discorso.

Quello è così da ricercare, che noi prima diventiamo penetrati su quali segreti della nostra vita. Allora avanzeremo già. Noi statuiamo in questa relazione veramente a un punto infinitamente di significato: che noi sappiamo e di beachte il detto banale: non si dovrebbe versare il bambino con l’acqua del bagno. Però d’altro lato si deve procedere con la rigore massima, così che non entri quello che sarebbe nel massimo grado nocivo per un movimento occulto, vale a dire il graduale vivere dentro un’atmosfera di nebbia, in una sfera della poca chiarezza. E che cosa è questo di un’incredibile poca chiarezza, se si potrebbe dire: non la dottrina e non l’insegnante, bensì l’uomo è cercato — e allora di nuovo: ah, l’uomo è del male, l’uomo è dal male, la dottrina è però buona — la dottrina che si è prima appena respinta. Questo è un vivere dentro una sfera nebulosa; però si tratta di chiarezza, di esattezza. Da questo punto di vista dobbiamo, al servizio del nostro movimento, considerare la cosa. Ci potrebbero essere il pratico punti di vista, che fanno necessaria una certa durezza nel maniera di trattare. Questo è un’altra cosa. Però noi dobbiamo nel nostro interiore sempre tenere nell’occhio su quale terreno stiamo; dobbiamo tenere nell’occhio che noi stiamo sul terreno di una seria, dignitosa movimento di spirito. Questi sono così parecchi punti di vista, che ci potrebbero condurre a una conoscenza, quale sono le condizioni di vita per il nostro movimento. Se si parla che la realtà esterna sia Maja, così si deve anche veramente studiare questa Maja. Non si dovrebbe solo sottolineare l’enunciato teorico: la realtà esterna sia Maja —, e allora trattare l’enunciato così, come se essa fosse la maggior importanza, se la si incontra nel concreto, nel mondo.

7°Forze che non giungono a pieno sviluppo e vengono abusate da potenze avversarie. Forze della sfera solare e culti settentrionali

Dornach, 22 Ottobre 1915

ottobre 1915

Ho fatto un’osservazione nel corso delle discussioni degli ultimi giorni, a cui voglio tornare oggi, perché in base alle sue conseguenze ulteriori dovrebbe formare una sorta di base per ciò che avrò da dire nei prossimi giorni. Ho detto che era necessario, sotto certi aspetti, fondare con il nostro movimento di scienza dello spirito un movimento spirituale che tenga pienamente conto delle esigenze del ciclo evolutivo attuale dell’umanità, che consideri realmente tutto ciò che emerge dallo sviluppo dell’umanità come una necessità per un movimento di scienza dello spirito nel nostro tempo. Un movimento, quindi, che consideri la chiaroveggenza atavistica e anche la conoscenza che è rimasta dalla chiaroveggenza atavistica come antiquata, come non più utile per il nostro tempo, che quindi non conti più, sotto certi aspetti, con ciò che proviene da fonti atavistiche. Con questo era dato che una gran parte di quella conoscenza che era stata fornita nella cosiddetta Società Teosofica, così come era stata fornita lì, dovesse essere semplicemente respinta o ignorata, e che da certi lati si costruisse completamente di nuovo. Era perciò anche il massimo sforzo sin dall’inizio da parte dei vecchi rappresentanti della Società Teosofica di opporsi a noi. Voglio fare solo un esempio. Potete confrontare ciò che ho pubblicato nel 1904 nella prima edizione della mia «Teosofia» riguardante la descrizione del mondo dell’anima e della terra dello spirito con ciò che c’era prima. Dovete considerare particolarmente la precisa distinzione che ho fatto riguardante il mondo dell’anima e l’interno spirituale dell’uomo, e allora vedrete come vi era stato attribuito grande valore nel mantenere fermamente la distinzione in anima senziente, anima razionale e anima cosciente. Questa triplice distinzione non era mai stata fatta nella letteratura della Società Teosofica, presso di noi è stata proposta subito con questa distinzione. Proprio con questa distinzione accadde che d’altro canto c’era lo sforzo di confonderla, di non farla emergere. Mi ricordo ancora vividamente come il nostro ormai defunto amico Ludwig Lindemann, che si sforzava di diffondere la nostra causa in Italia, sia stato ripetutamente cercato di dissuadere dicendo: è solo la stessa cosa espressa con altre parole, quella che è già stata detta nei nostri insegnamenti. Insomma, non si voleva che emergesse che c’era qualcosa di nuovo; ed era necessario rimandare ripetutamente a questa distinzione triplice, affinché la gente vedesse di che cosa si trattasse. E così fu per moltissime altre cose. Così sin dall’inizio presso di noi era stato intrapreso l’indirizzo richiesto dal nostro attuale ciclo di epoche: considerare realmente e prendere in esame tutto ciò che vi ho potuto esporre, almeno in modo sommario, negli ultimi giorni e settimane. Ma per portare avanti questo rigorosamente era necessario trasformare l’intera modalità di operare, così come era presente ovunque nella Società Teosofica. E da ciò emergeva naturalmente molto laborioso, molto assai laborioso. L’espressione di questo aspetto laborioso risiede nel modo in cui io stesso potevo intervenire nella letteratura. Certe cose dovevano naturalmente essere esposte nei primi anni con grande cautela da parte mia, semplicemente perché erano necessari anni per verificare attentamente certe cose, e perché sin dall’inizio mi ero proposto di non pubblicare e di non dire sostanzialmente nient’altro se non per quello che potrei farmi garante nel senso di aver verificato. Ora, come potrete vedere proprio dalle osservazioni che ho fatto qui negli ultimi giorni, si erano instaurate confusioni perché la ricerca sulla vita tra la morte e una nuova nascita era stata incanalata in un percorso completamente sbagliato. Ve l’ho descritto nelle conferenze precedenti.

Ma non è sempre stato del tutto facile verificare queste cose in prima mano. Se si voleva procedere consapevolmente e con piena responsabilità, allora si doveva realmente stare attenti a tutto ciò che si presentava come occasione per verificare. E queste occasioni non possono essere provocate, piuttosto nella ricerca spirituale tutto deve essere atteso. Non devono essere nemmeno vagamente desiderate. Ciò che maggiormente garantisce attraverso tutto ciò che vi ho già presentato, secondo come voi ve l’immaginate, erano le presunte conoscenze che esistevano sulla vita tra la morte e una nuova nascita. Ma mentre si possono correggere i risultati di ricerca errati nel piano fisico semplicemente verificandoli con mezzi fisici, e allora è relativamente facile scoprire che non sono corretti, naturalmente nelle mondi spirituali è diverso. Nei mondi spirituali, l’esistenza di un’idea falsa e non corretta su un fatto è di per sé confusionaria per la ricerca stessa. Se quindi le cose sono venute fuori nel modo in cui ve l’ho accennato riguardante le comunicazioni sulla vita dopo la morte attraverso medium, così che in realtà non erano comunicazioni dei morti, ma comunicazioni di viventi determinate da varie inclinazioni, allora questi presunti risultati di ricerca erano comunque presenti. Stanno lì di fronte a voi. E quando si ricerca in questo campo, si devono combattere questi risultati di ricerca come poteri reali. Qualcosa che si dice nel piano fisico si può respingere. Ci si siede alla scrivania e si respinge. Un risultato di ricerca falso nel mondo spirituale è un essere vivente. Lì è presente, lo si deve prima combattere, lo si deve prima eliminare. Proprio come vi ho detto che i pensieri sono esseri viventi, così i risultati di ricerca falsi sono poteri reali che sono immediatamente presenti quando si oltrepassa la soglia del mondo spirituale. Così si può dire che si entra ora nel mondo spirituale e si vuole portare alla luce la conoscenza della vita tra la morte e una nuova nascita. Ma ora i pensieri falsi che sono stati prodotti stanno di fronte a voi come esseri viventi. Sono reali.

Essi suscitano inizialmente l’apparenza che siano reali, che siano veri. Si deve quindi prima combatterli, si deve prima esaminare se hanno quelle proprietà che hanno i pensieri non veri, o se hanno le proprietà del vero, cioè proprietà vitali. Si deve prima esaminarli, e questo talvolta richiede molto tempo. E così era naturalmente difficile, quando ci si poneva questo compito di verifica, ricercare proprio in questo campo della vita tra la morte e una nuova nascita, difficile perché tanti risultati falsi erano stati portati alla luce. Per questo era necessario imporsi grandi cautele proprio in questo riguardo, nel senso che le cose venissero comunicate solo quando potessero essere sostenute come assolutamente e rigorosamente vere. Per questo era necessario molto prima che, per esempio, potesse essere tenuto il ciclo di conferenze che ora esiste sulla «Natura interiore dell’uomo e vita tra morte e nuova nascita». Questa vita tra la morte e una nuova nascita—in generale è facile da descrivere. Inizia con il fatto che l’uomo, dopo aver compiuto quello sguardo retrospettivo che è dato dalla separazione del corpo eterico dal corpo fisico, vive in ciò che era normalmente chiamato nella letteratura della Società Teosofica: Kamaloka. Ma confrontate ciò che era chiamato Kamaloka in quella letteratura con ciò che è stato gradualmente pubblicato nel corso degli anni, e allora già troverete la differenza considerevole. Ora non dico—vi prego di non fraintendermi—che nel presente tutti abbiano il compito di verificare tutto. Molte cose possono essere diffuse per ragioni che si hanno nell’anima. Il compito dell’uno non è quello dell’altro. Considero come mio compito di non dire nulla che non possa sostenere come verificato. Considero questo come il mio compito particolare, completamente individuale. Ora voglio dire ancora qualcosa che è importante considerare quando vengono alla ribalta questi primi anni della vita tra la morte e una nuova nascita. Riguardo questi primi anni o decenni si può effettivamente ottenere un’immagine positiva e buona solo se si confrontano molte cose. Solo attraverso molti confronti si può ottenere un’immagine buona, si può, se posso dire così, completare l’immagine generale che ho dato nella «Teosofia» con molti dettagli; e su questo si basa tutta la nostra evoluzione. Nella «Teosofia» è dato, per così dire, un grande schema generale, e allora il nostro lavoro dovrebbe consistere nel riempire le singole voci, nel riempire ciò che è stato tracciato secondo il grande piano. Si tratta quindi di portare diverse cose con cui si può riempire questo o quello, e se partite dalla presentazione nella «Teosofia» e poi passate a ciò che sta nei cicli, a ciò che è stato detto sempre più intimamente, ciò che è stato anche poi stampato, allora vedrete che abbiamo realmente avuto un progresso, una conoscenza sempre più intima. Così è necessario, se si vuole ottenere un’immagine precisa dei primi anni o decenni della vita dopo la morte, confrontare come si presenta questa vita in persone che sono morte molto giovani, diciamo nella più tenera infanzia, e come si presenta in persone che sono morte un po’ più tardi, approssimativamente a metà della vita. E poi di nuovo in persone che sono morte in tarda età. Le cose sono dappertutto assai diverse. In realtà la vita dopo la morte è assai diversa a seconda che si sia morti presto o tardi. E un’immagine veramente fedele emerge solo da tali confronti delle esperienze di persone morte in diverse età della vita. Per esempio, era una base essenziale e importante per giungere a certe cose il convincersi di come stia con le persone che si sono distaccate dalla vita presto, voglio dire con i bambini piccoli, e poi di nuovo con le persone che si sono distaccate dalla vita a undici, dodici, tredici anni. C’è veramente una grande differenza da notare nella vita post mortem, nella vita dopo la morte, se una persona è morta prima dell’ottavo, nono anno o prima del sedicesimo, diciassettesimo anno.

Questo si evince chiaramente da certe esperienze che si possono avere con i morti. Così si può osservare in persone morte molto presto, in persone morte nella più tenera infanzia, che dopo la morte si occupano molto, molto dei compiti che ha l’umanità immediatamente nel tempo che segue queste morti. I rappresentanti esterni delle comunità religiose non fanno nulla per contrastare che certe idee si fissino nelle persone che non coincidono con la verità. Saprete dalla vostra stessa pratica di vita che da parte dei rappresentanti delle comunità religiose non si fa molto per contrastare l’idea che quando un uomo vecchio o un bambino muore, le persone se l’immaginino così: che allora il vecchio da là continua a vivere come vecchio e il bambino da là continua a vivere come bambino. Ma il modo in cui le anime vivono qui non ha nulla a che fare con il modo in cui vivono da là. Anche se muoio come bambino di tre o sei mesi, entrano in considerazione molte intere vite terrene, e posso entrare nel mondo spirituale come un’anima molto matura. È quindi totalmente falso immaginarsi che il bambino continui a vivere come bambino. Allora si scopre che tali anime che sono morte presto nell’infanzia ricevono compiti che sono collegati con ciò che la terra ha bisogno per ottenere il giusto fondo spirituale per continuare il lavoro. Vorrei dire che gli uomini non possono lavorare sulla terra senza ricevere impulsi dal mondo spirituale. Ma gli impulsi non vengono nel modo vago come l’immagina il panteismo, piuttosto vengono da esseri reali, e tra questi si trovano anche le anime dei bambini morti prematuramente. Concretamente parlando: Supponiamo che vediamo Goethe crescere. Naturalmente Goethe ha parte della sua genialità anche dal fatto che il mondo spirituale viene in suo aiuto. Ma se si prosegue in questo, si arriva alle anime dei bambini che sono morti presto. Lo spirituale che vive nel mondo ha a che fare con le anime dei bambini morti prematuramente. Se invece muoiono bambini che hanno dai nove ai dieci anni, ma non ancora sedici, diciassette anni, allora li si trova poco dopo la morte in compagnia di esseri spirituali. Ma questi esseri spirituali sono anime umane. Le si trova molto in comunione con anime umane, cioè con quelle che devono presto scendere sulla terra, con quelle che aspettano la loro prossima incarnazione. Quelle persone che muoiono molto presto nell’infanzia, cioè fino al settimo, ottavo anno, le si trova molto occupate con persone che sono qui in basso. Quelle però che muoiono all’età di sette, otto fino a sedici, diciassette anni, le si trova occupate con quelle anime che si sforzano di incarnarsi presto. Sono allora per queste anime sostegni significativi e aiuti, si potrebbe dire, messaggeri importanti per ciò di cui hanno bisogno per prepararsi per la loro esistenza terrena. È importante sapere questo se non si vuole parlare in modo generico, ma veramente penetrare in questi mondi spirituali. Ora però non è così semplicemente facile vedere attraverso queste cose. Si può scoprire come stanno se, per esempio, ci si dice: come si trovano effettivamente meglio i morti? Allora risulta che si trovano i morti, sia che siano morti anni fa, persino decenni fa, o nel tempo più recente, per il fatto che si si risveglia con la coscienza per il mondo spirituale nel sonno. Ve l’ho descritto più volte: si può svegliarsi in due modi diversi. Ci si risveglia o nel mezzo del sonno e si sa che ora non stai dormendo, ma sei nel mondo spirituale—accenni su questo li trovate già nel librretto «Un cammino verso l’autoconoscenza dell’uomo. Otto meditazioni», che è uscito anche a Monaco—, oppure ci si risveglia nel mezzo della veglia. Ma questa ricerca sulla vita dei morti si svolge meglio se ci si risveglia nel mezzo del sonno, perché allora si è sé stessi più affini nella propria attività all’attività dei morti. Allora si fa una scoperta assai curiosa. Non è vero che nella vita fisica il fatto è che l’uomo dal risveglio all’addormentamento ricorda sempre la vita precedente dal risveglio all’addormentamento. Come vive effettivamente l’uomo? Non è vero, così: risveglio, vita diurna, addormentamento; risveglio, vita diurna, addormentamento e così via. Durante la vita diurna ricorda sempre ciò che era rimasto in una vita diurna precedente.

In realtà, la vita diurna, se si svolge ordinariamente, consiste nel ricordare in questo modo. È diverso quando l’Io viene interrotto dal sonno, quando non ricordiamo così. Ma la cosa curiosa è che durante il sonno ricordiamo sempre solo gli stati di sonno precedenti. Solo che per l’uomo è inconscio. Nella maggior parte dei casi non ricorda gli stati di sonno precedenti. Ma c’è un ricordo inconscio durante tutta la vita nel sonno. Consideriamo la vita che comprende addormentamento, notte, risveglio; addormentamento, notte, risveglio. Procede proprio così: dalla vita diurna la vita notturna è interrotta, ma c’è un flusso di vita continuo. La cosa curiosa è che nel ricordo diurno siamo passivi. Le cose ricordate sono lì, emergono nel ricordo, e solo in casi eccezionali dobbiamo sforzarci di ricordare qualcosa di passato. È diverso nel sonno, in quanto, se vogliamo ricordare qualcosa per uno scopo qualsiasi, dobbiamo fare sforzi. Questo sforzo nel sonno è la regola. Ma l’uomo di solito non ha la forza di diventare consapevole di questa attività, perciò non ricorda durante il sonno. Ma l’uomo durante il sonno di solito è molto più attivo, molto più operoso nell’anima che durante la veglia. È sempre così. Non c’è sogno. Il sognare corrisponde a quello che abbiamo durante la veglia quando ci sforziamo davvero di ricordare. Ma se durante la notte facciamo uno sforzo leggero, corrisponde al ricordo ordinario durante il giorno, dove non facciamo sforzo, dove ricordiamo perché i ricordi vengono da soli. Il ricordo che abbiamo della vita diurna viene rapidamente consumato dopo la morte nello sguardo retrospettivo sulla vita terrena conclusa.

Il ricordo di ciò che l’uomo ha sperimentato durante la notte viene invece percorso all’indietro. L’uomo percorre all’indietro tutte le esperienze delle notti durante il periodo di Kamaloka. Non è vero, qui nella vita siamo realmente occupati con ciò che ci ha dato il giorno, e inoltre con ciò che abbiamo sperimentato durante la notte, ma senza saperlo. Dopo la morte però tutto ciò che abbiamo sperimentato durante la notte diventa consapevole. Notte dopo notte ci ritorna. Ed è importante scoprire che il morto in realtà dapprima vive le sue notti. Si scopre solo gradualmente, e non è così facile scoprire che il morto in realtà vive le sue notti. Naturalmente vive la sua vita, ma la sperimenta per la via delle sue esperienze attraverso le notti. Ho detto più volte: è circa un terzo della durata della vita che si trascorre in Kamaloka. Se ora pensate che un uomo che non muore da bambino dorme circa un terzo della sua vita, allora capirete perché il periodo di Kamaloka occupa circa un terzo della durata della vita terrena. Il periodo di Kamaloka dura quanto il tempo del sonno notturno, che costituisce circa un terzo della durata totale della vita terrena. Vedete, così le cose si incastrano. È assolutamente necessario tenere insieme attentamente le conoscenze concrete un po’ alla volta. Perciò è così, come devo dire, è shoccante — la parola comunque non esprime completamente quello che intendo, ma l’userò comunque —, quando si vuole parlare del mondo spirituale con piena responsabilità, e dopo le conferenze si viene interrogati da chiunque su questo o quello. La gente vorrebbe sapere tutto. D’altro canto si vuole dire solo quello che si è pensato direttamente.

Così si è costretti allora a parlare di molte cose per cui non si ha ancora avuto l’occasione di fare una verifica attenta. Si può certo parlare, perché la scienza dell’occultismo esiste. Ma se ci si è posto il principio di dire solo quello che si è verificato, allora questo parlare è qualcosa che non si vorrebbe fare in questo modo. Ora ricordate che ho detto: quando si entra così attraverso la soglia del mondo spirituale, si trova una persona che è morta all’undicesimo, dodicesimo, tredicesimo, quattordicesimo anno, relativamente presto dopo la sua morte tra quelle persone che vogliono presto tornare sulla terra e svolgere compiti sulla terra. Ora aiuta affinché trovino i percorsi giusti nell’incarnazione. Sembra strano quando lo si dice, ma è così. Queste cose però sono di nuovo legate a certi segreti della vita, a ben determinati segreti della vita. La cosa sta così: si giunge a certe cose nel modo giusto solo se si può porre la domanda giusta. Non ogni domanda che si pone è posta correttamente; bisogna prima aspettare finché non si è, per così dire, ritenuti degni di porre la domanda giusta. Ora vi dirò qualcosa che forse vi toccherà come assai strana, ma che però è corretta. Vedete, qui si pone una domanda che emerge dal seguente: non è vero che l’uomo ha i denti due volte. Dapprima riceve quei denti che cadono verso il settimo anno, e poi una seconda volta ha i denti. Questo è un fatto. Non credo che molte persone si pongano la domanda: come stanno effettivamente le cose con questo ricevere i denti due volte? Poiché ho sempre scoperto che quando è stata affrontata questa questione tra gli esperti, parlano come se fosse la stessa cosa, il primo ricevere i denti e il secondo ricevere i denti.

Ma se ci si pone la cosa come occultista, allora sono cose completamente diverse, il primo e il secondo ricevere i denti. Così dovetti una volta dare una risposta assai grottesca a qualcuno che come esperto medico mi pose la domanda. Anche se dal punto di vista dell’occultismo è corretta, a lui parve buffo. Disse che bisognerebbe abituare i bambini con i denti da latte al più presto al mordere, poiché gli uomini hanno i denti per quello, e perciò bisogna abituarli a mordere. Questo ragionamento però non è corretto, dal punto di vista occulto almeno solo a metà. Deve essere comunque visto più attentamente. Dei secondi denti è completamente indubbio che li si ha per mordere. Dei primi denti però è una questione. Li si ha cioè per eredità. Li si ha perché li avevano i genitori e gli avi; sono qualcosa di ereditato. Solo quando li si è persi si sviluppano i secondi denti. Questi sono allora una conquista individuale. I primi li si ha ereditati. Questo è una differenza. È qualcosa che viene in considerazione solo se si prestano attenzione alle differenze sottili. Non è una cosa particolarmente importante, non si possono fare errori particolarmente grandi se non si solleva questa questione. Ma è importante sapere che i primi denti stanno in una relazione completamente diversa all’impulso ereditario rispetto ai secondi. I secondi denti li si troverà in connessione con la salute generale, con l’intera organizzazione dell’uomo, mentre i primi denti, specialmente nel loro valore di salute, sono molto più in connessione con la salute dei genitori e degli avi.

In tal senso c’è già una differenza che si può proseguire ulteriormente nel campo empirico. Queste sono differenze sottili. Ma se in questo modo una volta si è messi in guardia sulla storia dei denti, allora emerge qualcosa di diverso, e ora viene quello che forse vi toccherà come strano, ma che è però effettivamente vero. Supponiamo che un bambino muoia prima di aver ricevuto completamente i secondi denti, o poco dopo. Lì è strano, poiché per la ricerca occulta risulta che si realizza nel mondo spirituale se il bambino non ha ancora o da qualche tempo ha già ricevuto i secondi denti. Supponiamo che il bambino avesse otto, nove anni e poi fosse morto. Allora si scopre che lì agisce qualcosa degli impulsi che altrimenti entreranno nel mondo fisico. Allora si fa la scoperta che queste sono le forze che avrebbero dovuto entrare nei denti, ma che ora sono a disposizione del bambino. Particolarmente però lo si nota nel bambino che è morto presto, che ha perso i primi denti, ma non ha ancora ricevuto i secondi denti, o li ha appena ricevuti. Lì risulta in modo curioso che il bambino ha certe forze, e che queste forze sono esattamente dello stesso tipo di quelle con cui nel piano fisico i denti vengono promossi nel loro sviluppo dal corpo intero. Così, non è vero che quando si sta nel mondo fisico, bisogna sviluppare certe forze fisiche per sviluppare i denti dal corpo intero. Se non si hanno ancora o appena sviluppato questi denti e si muore prima, allora si hanno queste forze libere nel mondo spirituale per agire con esse in questo mondo terreno. Quando si è nel mondo fisico, queste forze crescono nei denti, con cui allora si agisce nel mondo fisico.

Lì si vede realmente in questa relazione meravigliosa con il cosmo e si riconosce la profonda verità di ciò che è descritto nella prima scena della «Prova dell’anima», nel secondo dramma mistico: come i mondi spirituali con i loro esseri lavorano per far sorgere l’uomo. Questo è presentato così che, se Capesius se ne lascia montare la testa, come l’uomo è lo scopo di tutto l’agire divino, potrebbe renderlo presuntuoso. Ma questo così grandioso è appena notato. Ho inoltre detto che le anime umane che muoiono tra l’ottavo, nono e sedicesimo, diciassettesimo anno sono tra quelle anime che vogliono incarnarsi presto. Queste hanno di nuovo forze speciali dell’anima che sono anche il risultato di una trasformazione. L’uomo diventa pubere nel quattordicesimo, quindicesimo, sedicesimo anno. Le forze che portano alla pubertà si trasformano, se la pubertà non è ancora venuta a espressione o è ormai trascorsa, nel mondo spirituale in quelle forze con cui si può agire tra quelle anime che aspettano la loro prossima incarnazione terrena, per aiutarle a preparare la loro prossima incarnazione terrena. Pensate quale profonda relazione infinita esiste: le forze di produzione vengono trasformate nel mondo spirituale in forze di aiuto per le anime che stanno per scendere nel mondo fisico. Questi sono veramente i nessi che ci mostrano come lo spirituale che agisce al di là della soglia continua ad agire qui nel particolare, nel concreto. Impariamo veramente a conoscere il mondo fisico correttamente solo quando seguiamo la cosa così e ci diciamo: di solito non notiamo affatto che ci sono sviluppi di forze dal fatto che l’uomo perde i denti e ne sviluppa altri.

Questi sono sviluppi di forze. E di nuovo: che diventa pubere significa sviluppi di forze. Quando l’uomo è maturo, le forze sono qualcosa di completamente diverso. Tutto questo porta a porsi una volta la domanda: quale è veramente la ragione per cui l’uomo nella sua vita normale non può guardare nel mondo spirituale? Il mondo spirituale è sbarrato in due direzioni. Una volta attraverso la natura esterna. Percepiamo la natura esterna per così dire come un velo di ciò che sta dietro. Se si può penetrare il velo, allora si è dentro il mondo spirituale. La visione del mondo materialistica tenta in tutti i modi di impedire alle persone di riconoscere che c’è lo spirito dietro. Ho più volte esposto pubblicamente che c’è una paura inconscia. Ma allo stesso modo sta all’interno. L’uomo percepisce il suo pensare, sentire e volere. Ma dietro sta qualcosa di diverso: dietro sta tutta la natura dell’anima che va da incarnazione a incarnazione. E le comunità religiose attuali non vogliono lasciare che ci si accorga che dietro il pensare, sentire e volere c’è ancora l’altro. Perciò il libro «Gli enigmi della filosofia» sarà completamente sgradevole per la gente, perché l’ho presentato nell’ultimo capitolo. Il cammino verso il mondo spirituale è sbarrato da due lati, si potrebbe dire. Mentre i ricercatori della natura da un lato si sforzano, sì, di non produrre nulla che potrebbe portare nel mondo dietro la natura, i rappresentanti delle comunità religiose d’altro canto si sforzano, sì, di non lasciare che nulla arrivi alle anime che potrebbe illuminarle su ciò che va oltre la morte e poi fino alla prossima vita. Perché impediscono da un lato i ricercatori della natura che si giunga dietro la natura, e dall’altro i sacerdoti che si giunga dietro i segreti dell’anima? Questa domanda è importante e degna di porsi. Poiché troverete che le cose si acuiranno sempre di più. Coloro che costruiscono una visione del mondo dalla scienza naturale saranno nostri avversari, perché non vogliono lasciar passare il mondo spirituale che sta dietro la natura. E i sacerdoti saranno nostri avversari, perché non vogliono lasciar passare ciò che sta dietro il pensare, sentire e volere, ciò che va da incarnazione a incarnazione. Da un lato il ricercatore della natura attraverso la scienza naturale dice. Q ui sono i limiti della conoscenza—, dall’altro i rappresentanti della religione dicono. V oler andare oltre è un peccato, è una presunzione dell’uomo.—In che cosa hanno fondamento questi due tipi di avversione, questa domanda ce la porremo domani e passeremo dalla risposta a questa domanda ad altro.

8°Ulteriori aspetti della lotta di certe fratellanze occulte. L'insegnamento di Blavatsky sulla Luna. L'impulso del Cristo. Sulla dottrina degli Avatara

Dornach, 23 Ottobre 1915

Ho attirato l’attenzione ieri alla conclusione sul fatto che—per così dire naturalmente—da due lati si manifestano avversari del movimento di scienza dello spirito. Da un lato dal campo della scienza naturale, nel senso che la struttura stessa, la caratterizzazione generale della scienza naturale nel presente deve essere, fino a un certo grado, tale che colui che passa attraverso un’educazione scientifica naturale e crede di poter costruire una visione del mondo da questa educazione scientifica naturale, si senta spinto verso una visione del mondo che attraverso la sua colorazione materialistica in certo senso deve essere avversaria rispetto a ciò che la nostra scienza dello spirito vuole essere. Si deve pensare correttamente su questo campo. Ci si deve rendere conto che una persona che cresce nel metodo naturalistico-materialista del nostro tempo, che abbiamo riconosciuto come necessità, nella maggior parte dei casi in realtà non può farci niente se attraverso i pensieri stimolati in lui diventa un avversario. Naturalmente questo non può dispensare nessuno dal dovere di combattere questa avversione, se si manifesta. Ma la si combatterà solo correttamente se si prende in considerazione quello che ho appena detto. D’altro lato si manifesta allo stesso modo un’avversione che proviene dai rappresentanti delle varie comunità religiose. Proprio come il campo della scienza naturale nel presente ha un interesse nel nascondere lo spirituale che sta dietro la natura, così i rappresentanti attuali di una comunità religiosa per lo più hanno un interesse nel nascondere lo spirituale che sta dietro l’anima. Così si può dire: dalla parte della scienza naturale non può sorgere una scienza dello spirito, perché lo spirituale dietro la natura deve rimanere nascosto. D alla parte delle comunità religiose non può sorgere una scienza dello spirito, perché lo spirito dietro le manifestazioni dell’anima deve rimanere nascosto. Qui è proprio così di nuovo. Così come le comunità religiose sono, avranno sempre la tendenza di combattere ciò che emerge dalla scienza dello spirito verso il pubblico, perché non hanno interesse nel mostrare lo spirito dietro le manifestazioni dell’anima, ma piuttosto hanno effettivamente un interesse nel nascondere lo spirito dietro le manifestazioni dell’anima. Si deve sapere questo, e non deve portare di nuovo a trascurare l’avversione, ma a trovare la giusta posizione verso di essa. Ora è estremamente difficile parlare proprio di questo capitolo. Poiché si toccano fondamentalmente cose su cui tutti dovrebbero arrivare in tal modo che leggono fra le righe negli scritti di scienza dello spirito, ciò che sentono nelle comunicazioni della scienza dello spirito. Poiché c’è veramente qualcosa di molto profondo, qualcosa di molto significativo alla base delle cose che ho toccato. La base di queste cose è che per certi motivi è effettivamente pericoloso, per così dire senza ulteriori indugi, indicare dalla natura, dirò dalla superficie della natura, ciò che sta dietro la natura. E poiché in certo senso è pericoloso, esiste effettivamente ciò che ho designato più o meno simbolicamente, dicendo: le cosiddette società segrete o ordini hanno ovunque una sorta di destra: quegli esoterici che vogliono rimanere rigorosamente fedeli al silenzio su tutto ciò che è connesso con i segreti superiori. Tali ordini hanno tutti—ma come ho detto, le espressioni sono intese simbolicamente—una sorta di destra, una sorta di centro e una sorta di sinistra. La sinistra è sempre incline a pubblicare certe cose dell’esoterismo. Ma coloro che stanno sul lato destro sono effettivamente completamente riluttanti a portare nella sfera pubblica qualcosa di ciò che credono debba essere custodito dagli ordini segreti. Poiché ritengono che la conoscenza che credono debba essere preservata dagli ordini sia pericolosa se è nelle mani di persone inadatte, se potrebbe essere rappresentata pubblicamente da persone che non sono sufficientemente preparate per questa rappresentazione.

Ora è proprio per questo difficile parlare di questo argomento. Nel momento in cui se ne parla, si è già obbligati a dare certi accenni che per così dire rendono pubblica la cosa. Gli ordini segreti che credono realmente, con ragione o senza, di preservare una conoscenza superiore, scelgono naturalmente un metodo per mettere salvaguardie alla penetrazione della loro conoscenza reale o presunta nella sfera pubblica. Tali ordini di solito hanno gradi, e i gradi sono tali che ce ne sono tre inferiori e tre superiori. I tre gradi inferiori di solito non ricevono quella conoscenza di cui gli iniziati di grado superiore ritengono di avere ragione a dire: questa conoscenza è pericolosa nelle mani di persone non preparate—; piuttosto, si cerca di vestire la conoscenza reale o presunta in questi tre gradi inferiori in simboli, in vari simboli, e ho già parlato di tali comunicazioni simboliche nelle conferenze della settimana passata. Ora, riguardo questi simboli si deve forse dire quanto segue: sono tali che, se vengono veramente fedelmente preservati dai tempi antichi e non sono stati corrotti da varie macchiavelliche macchinazioni di ignoranti posteriori, rappresentano per chi li penetra una sorta di linguaggio che può essere gradualmente compreso. E quando questo linguaggio viene compreso, trasmette una certa conoscenza. Certo, si potrebbe ancora dire che questi simboli sono una comunicazione cautamente messa in scena, una comunicazione molto cautamente messa in scena. Non ci si mette dal punto di vista egoistico di trattenere i tesori della conoscenza nel più ristretto circolo. Li si dà in certo senso a coloro che si prendono nel circolo esteriore.

Ma nel darli, li si nasconde simultaneamente nella simbologia, così che solo colui che è in grado di sciogliere i simboli può penetrare alle verità. Ci sono ordini che sorvegliano rigorosamente in modo che non vengano date affatto spiegazioni teoriche dei simboli, ma che i simboli siano solo insegnati o praticati. Così effettivamente chiunque voglia leggere i simboli, quando parla di loro come di un linguaggio, deve arrivare a questo da sé. Ora si potrebbe dire: è anche veramente una protezione? La conoscenza non arriva comunque nelle mani sbagliate?—Bene, almeno fino al quattordicesimo, quindicesimo secolo si potrebbe dire: gli ordini che così hanno lavorato con la simbologia non hanno portato la conoscenza nelle mani sbagliate. Ma da quella volta le cose sono diventate assai diverse, essenzialmente diverse. Vi dirò subito perché. Allora per favore, ritenete prima questo fermamente: se gli ordini occulti erano sorti prima del quattordicesimo, quindicesimo, sedicesimo secolo, i tre gradi inferiori a cui il circolo esteriore è stata data la conoscenza in simboli, fondamentalmente non potevano abusarne, proprio perché ci si era limitati a dare solo i simboli e lasciare tutto il resto a coloro che dovevano penetrare i simboli. Questo era quindi fondamentalmente una protezione, perché penetrare i simboli richiedeva una certa elaborazione spirituale. Supponiamo quindi che qualcuno entrasse in un grado inferiore di un ordine occulto. Lì riceveva simboli che erano insegnati o praticati. Riceveva solo questi simboli, non altro, e doveva lasciar agire questi simboli su di sé come fenomeni naturali. Se voleva andare oltre, se voleva ricercare il significato segreto dei simboli, allora doveva semplicemente ricercare, doveva applicare una forza spirituale. Se gli si fosse aiutato, non avrebbe dovuto applicare questa forza spirituale.

Ma non gli si aiutava; doveva quindi applicare da sé questa forza spirituale, e utilizzava questa forza spirituale per decifrare i simboli. Ora si tratta di chiedere: che tipo di forza spirituale è questa che usava per decifrare i simboli? È la stessa forza spirituale che, se non l’avesse usata per decifrare i simboli, ma per penetrare i fenomeni naturali, gli avrebbe servito per diventare una persona raffinata, così da applicare certe capacità in un servizio che non avrebbe dovuto applicare in questo servizio. Era quindi compito della simbologia assicurarsi che quelle forze che avrebbero potuto diventare pericolose fossero distolte dalla decifrazione dei simboli. In questo modo le forze erano distolte dal causare danno. Una seconda cosa da osservare riguardo questi simboli è che la natura umana è incline a considerarli moralmente. Si deve dire particolarmente che questi simboli erano anche così ordinati che dovevano essere considerati moralmente. Ma quando si osservano i fenomeni naturali, non li si può considerare moralmente. Non si può misurare il giglio, perché sboccia, con principi morali, piuttosto si deve procedere in modo completamente obiettivo e disinteressato. I simboli non sono così; piuttosto suscitano sentimenti morali. E questi sentimenti morali che sorgono nell’anima durante la contemplazione erano appropriati per combattere la mistica non sana nell’anima. Così anche la forza della mistica non sana era deviata attraverso gli effetti interiori dell’impressione dei simboli. Questa simbologia aveva quindi ragioni molto buone. Ma dal quattordicesimo, quindicesimo, sedicesimo secolo queste ragioni non agiscono più correttamente, non si puòno più veramente rappresentare.

Perciò gli ordini occulti da quel tempo non hanno più avuto l’importanza che avevano prima. Sono diventati persino in molti aspetti società che perseguono tutti i possibili scopi finali, tutti i possibili scopi particolari. Sono più società per la coltivazione di particolari vanità e simili; spesso non sono affatto così da contenere una conoscenza particolare, ma al massimo possiedono un vuoto ritualismo. Il fatto che sia così, in realtà lo sviluppo scientifico naturale dal tempo di Galileo, Copernico e così via ha una parte essenziale. Poiché attraverso il fatto che questi metodi scientifici naturali sono emersi e coltivati, l’anima umana gradualmente perde la capacità di mantenersi con la vecchia dedizione verso la simbologia. I simboli sono effettivamente tutti adatti a portare alla luce lo spirituale dietro la natura. Ma la scienza naturale con i suoi metodi materialistici, come ha raggiunto il suo apice nel diciannovesimo secolo, prepara l’anima umana così che perda interesse per ciò cui serve la simbologia. Questo si mostra praticamente nel fatto che colui che crede di poter costruire una visione del mondo dalla scienza naturale non ha più la giusta inclinazione a occuparsi della simbologia con serietà e piena dignità. E così è venuta un’apparizione che, potrei dire, oggi si manifesta in tutta la sua significatività. Se si considerano i simboli delle società segrete che sono stati tramandati ai gradi inferiori fino al quattordicesimo, quindicesimo, sedicesimo secolo, sono tutti espressioni di verità profonde, profonde. Ma esprimono queste verità nel modo in cui allora si esprimevano queste verità.

Sotto l’influenza del modo di pensare scientifico naturale, specialmente delle inclinazioni che sono venute dal modo di pensare scientifico naturale, non si è lavorato per sviluppare questi simboli in modo progressivo. Da quando dal quattordicesimo, quindicesimo, sedicesimo secolo si sarebbe dovuto sviluppare un lavoro un po’ più libero sulla simbologia; lo sviluppo dei simboli avrebbe dovuto progredire. Ma così non si contava su ciò che l’umanità semplicemente aveva sperimentato esternamente nel mondo. Perciò a una persona che padroneggia l’orizzonte della nostra formazione temporale appaiono antiquati. Sono anche in gran parte antiquati. Ma proprio tra coloro che vogliono avvicinarsi all’occulto da un certo punto di vista, si è sviluppato un’inclinazione che ho spesso rimproverato: l’inclinazione a scavare fuori molti di tali simboli che sono piuttosto antichi. E se si può allora dire di un simbolo che lo si può marchiare con questo o quel vecchio vignetta, allora si è tremendamente felici. Non si affronta la simbologia come tale, ma che sia sorta da qualche parte in un tempo antico da qualcosa. Spesso rinuncia persino alla comprensione. Si accontenta di aver frugato un simbolismo molto antico. Così dal quattordicesimo, quindicesimo, sedicesimo secolo c’è stato poco lavoro nello sviluppo della simbologia. Di fatto, quando la simbologia è oggi trasmessa nei discendenti dei vecchi ordini occulti—si possono veramente solo chiamare discendenti—, questa simbologia è per lo più antiquata, e non ci sono sforzi per svilupparla ulteriormente secondo il progresso dell’umanità negli ultimi secoli. Ora i punti di vista delle persone sono semplicemente diventati diversi. Nel modo in cui in precedenza si poteva mantenere qualcosa segreto, secondo la nostra opinione oggi non si può più mantenere nulla segreto.

Provi solo una volta davvero a catturare la vera simbologia più antica. Vedrà già quanto sia poco difficile. Il nostro tempo è il tempo della pubblicazione, il nostro tempo non tollera molto il misterioso in questo modo, intendo il misterioso artificiale, cioè reso misterioso. Il nostro tempo non lo tollera molto, il nostro tempo vuole pubblicare tutto subito. Perciò d’altro canto si può anche dire che per chiunque conosca la letteratura pubblicata su vari tipi di simbologia, quasi nulla di non pubblicato esiste più. Fondamentalmente tutto è già passato nei libri, e molti ordini oggi lo fanno così: semplicemente non indicano ai loro membri dove si può leggere questo o quello. Così ciò che da lungo tempo si può leggere nei libri i membri l’accettano come se solo i loro superiori dovessero saperlo come segreto. Poiché non c’è nessun campo in cui si pratica tanto raggiro quanto proprio il campo degli ordini occultistici! Dico che non va più bene mantenere questo principio di segretezza e di trinceramento attraverso la simbologia. Ma si capiscono queste cose completamente bene solo se si tenta di penetrare le ragioni per cui in tempi precedenti certe cose erano tenute segrete. Bene, dalle cause indicate è difficile parlare di queste cose, come ho già detto, perché se si parla di questo, si dovrebbe dire molte cose che non si possono dire così liberamente. Perciò cercherò oggi e domani di scegliere un altro percorso. Vi dirò certe cose attraverso il cui perseguimento consequenziale potete arrivare a presentire molto sui segreti del mondo, ciò che tuttavia non è saggio esprimere direttamente nel presente. Oggi e domani continuerò a trattare le cose.

Innanzitutto oggi dirò certe cose che possono essere perseguite consequenzialmente nel vostro proprio pensare e sentire, e che possono essere perseguite anche nella vostra vita interiore. E se le perseguite, queste cose vi porteranno assai lontano. Poiché è tempo di dire le cose, cercherò di dirle come è possibile. Prenderò un esempio. Carlyle, il grande scrittore inglese, disse in uno dei suoi discorsi, in quello che si potrebbe dire non è molto significativo, qualcosa su Dante, l’autore della «Divina Commedia». Ho detto così: non così significativo disse Carlyle in questo luogo su Dante. Il discorso riguardava Dante e Shakespeare. Ma ha detto comunque qualcosa che è strano. «Chi legge questo discorso come un lettore ordinario—e la maggior parte delle persone oggi differenzia a malapena tra leggere un discorso di Carlyle e leggere un articolo di giornale—non troverà nulla di particolarmente notevole. Ma colui che ha accolto qualcosa della scienza dello spirito non solo in teoria, ma nel suo sentimento, può proprio a questo punto diventare attento a qualcosa. Carlyle infatti indica come sia strano che da cose che esternamente assomigliano a un caso o persino appaiono come qualcos’altro, come qualcosa che non è accaduto secondo il desiderio delle persone, sia nato comunque qualcosa di straordinariamente grande. Carlyle mostra questo nel destino di Dante. Dante era stato bandito dalla sua città natale per la sua direzione politica. Dovette prendere il bastone del pellegrino. Dal fatto che era stato bandito, che dovette prendere il bastone del pellegrino, è diventato quello che è oggi. Così come un esiliato è stato spinto a scrivere la «Divina Commedia». Ora Carlyle dice: Dante non desiderava certo di essere bandito dalla sua città natale!

Ma se fosse rimasto, sarebbe diventato in Firenze una sorta di Lord Mayor, avrebbe avuto molto da fare come uno dei capi di Firenze, e la «Divina Commedia» non sarebbe stata scritta. Così Dante dovette soffrire, Dante dovette accadere qualcosa di completamente indesiderato, affinché l’umanità ricevesse la «Divina Commedia». Quindi l’umanità deve la «Divina Commedia» a un destino di Dante che Dante sicuramente non avrebbe desiderato. E Carlyle ha sicuramente ragione. Questo commento è ingegnoso. Per chi legge il discorso nel senso ordinario, non è molto significante; ma per chi legge il discorso attentamente, potrebbe accadere comunque qualcosa. Forse non si chiarirà perché il suo sentimento si ferma qui, perché il suo sentimento sente qualcosa di particolare a questo punto. Lo stesso Carlyle non ha sentito questo; ha fatto questo commento perché era un uomo molto ingegnoso. Ma non ha sentito nulla di quello che intendo ora. Quello che intendo devo chiarire per un percorso indiretto. Supponiamo che Dante non fosse stato scacciato, ma fosse diventato una sorta di consigliere o capo di Firenze; avrebbe raggiunto tutto quello a cui la sua natura l’avrebbe portato. Avrebbe potuto diventare Prior. Se lo fosse diventato, sarebbe stato un Prior importante e così via. Insomma, molto sarebbe accaduto attraverso Dante, ma non ci sarebbe stata nessuna «Divina Commedia». Ma la cosa non è così semplice. Supponiamo veramente che Dante avesse raggiunto il suo obiettivo, non fosse stato sradicato a Firenze, fosse diventato uno dei capi della città o della chiesa, il che è abbastanza simile nell’attività pubblica. Poiché Dante—l’ammetterete dopo quello che viene presentato nella «Divina Commedia»—aveva capacità significative, sarebbe stato un Lord Mayor importante, avrebbe rappresentato qualcosa di straordinariamente significativo.

Così la storia sarebbe apparsa completamente diversa, Firenze avrebbe avuto un capo di città e di stato molto significativo. Sì, non solo questo! Ma immaginate dentro questo Firenze che sarebbe stata amministrata da tutti questi consiglieri con le capacità che poi sono fluide nella «Divina Commedia». Questa amministrazione in un modo così geniale, significherebbe che molte, molte forze che erano lì sarebbero state ostacolate nel loro agire misterioso. È la cosa più sciocca se si sostiene che non ci siano persone genienti nel mondo. Ce ne sono molte. Vanno semplicemente perdute perché non sono risvegliate. Se Dante fosse diventato capo della città, avrebbe avuto anche un successore che sarebbe stato molto significativo, e avrebbe avuto sette di tali successori. Proprio sette persone sarebbero venute una dopo l’altra—chiariremo queste cose un giorno—, sette persone importanti avrebbero regnato una dopo l’altra come capi di Firenze. Qualcosa di completamente grandioso sarebbe sorto, ma non ci sarebbe stata nessuna «Divina Commedia». Nel 1265 è nato Dante. Viviamo ora in un’epoca in cui, se tutte queste sette persone allora avessero agito a Firenze, ne sentiremmo ancora le conseguenze a Firenze, perché sette secoli avrebbero durato! Sette secoli sarebbero trascorsi completamente diversamente da come sono trascorsi. Non è accaduto. La Chiesa cattolica è ancora lì, ma anche la «Divina Commedia» è lì. Vi ho dato un esempio di come le forze vengono trasformate fuori nel grande ordine della storia mondiale. Vi ho dato un esempio di ciò che effettivamente abbiamo a che fare fuori nella grande trasformazione della storia mondiale.

Cose straordinariamente significative, quando le consideriamo così, stanno davanti a noi, cose straordinariamente significative stanno davanti a noi! Ho usato questo esempio perché voglio attirare la vostra attenzione sul fatto che a volte nella storia evolutiva dell’umanità è necessario che le forze vengano trasformate, che si riversino in una corrente completamente diversa da quella in cui sarebbero naturalmente inclinate. Questo esempio apparentemente non ha nulla a che fare con quello che effettivamente voglio dire, eppure ha tutto a che fare. Poiché se perseguite conseguenzialmente quello che è in questo esempio, arriverete al perché è difficile rendere pubblica senza ulteriori indugi certa verità che riguarda ciò che sta dietro la natura esterna. È necessario portare molte cose alle persone cosicché leghi le forze, così che certe forze non possono diventare pericolose. Con questo esempio ho alludato a quelle forze che si svilupperanno nella natura umana quando l’uomo penetra il velo dei fenomeni naturali. Ma anche quando le persone non penetrano questo velo dei fenomeni naturali, e piuttosto si sforzano di penetrare il velo delle esperienze dell’anima, quando vogliono entrare nelle profondità dell’anima, anche allora certi pericoli stanno davanti. E anche lì voglio attraverso un racconto darvi l’opportunità di arrivare a certe cose che altrimenti non si potrebbero spiegare. Voglio attaccare un racconto che è ben noto, ma di cui di solito non si sa che esprime qualcosa di così profondo. Un giorno un uomo di nome Paolo andò dal Padre Antonio. Quest’uomo voleva diventare suo studente. Così come si presentava, era una persona piuttosto semplice. Ma Antonio prese lo stesso l’uomo semplice, che possiamo chiamare Paolo il Semplice, come studente e gli fece eseguire certe opere anno dopo anno.

Non credo che molti di voi sarebbero felici di fare le opere che Antonio ha assegnato al suo studente. Lo studente doveva portare acqua, ma in vasi forati, così che quando arrivava a destinazione non rimaneva nulla dentro. E lo doveva fare anno dopo anno. Doveva cucire vestiti, e quando li aveva cuciti, doveva strapparli di nuovo. Doveva portare pietre su montagne, e quando le aveva portate in alto, doveva farle rotolare di nuovo giù, così che fossero di nuovo al loro luogo originale. Lo doveva fare anno dopo anno. Il risultato fu che Paolo il Semplice subì un approfondimento enorme del suo sentimento e notò come dal suo inconscio sorgessero forze significative dell’anima, e come queste forze dell’anima gradualmente lo trasformassero in un uomo saggio. Da Paolo il Semplice divenne Paolo il Saggio. Non voglio raccomandare l’esempio di Antonio, che fece con Paolo il Semplice, da imitare. Ma come fatto l’ho dovuto raccontare. Supponiamo che Antonio non avesse scelto questo metodo, di portare pietre su montagne e farle rotolare di nuovo giù, di portare acqua in vasi attraverso cui l’acqua filtrava di nuovo, ma gli avesse reso più facile a Paolo il Semplice. Che cosa sarebbe accaduto? Paolo il Semplice un giorno avrebbe detto: Sì, Antonio, la tua dottrina è molto buona, ma sei effettivamente una persona molto cattiva. Ora devo prendere la tua dottrina e devo portarla nel mondo con essa. Devo combatterti con la tua stessa dottrina, perché ho riconosciuto che sei una persona molto cattiva. E inoltre non mi fai quello che ho il diritto di volere. Mi hai promesso che da un certo punto in poi dichiarerai che dal principio, quando sono venuto da te, ero solo apparentemente il Semplice, e che stavo già molto più in alto.

Allora mi hai promesso di dichiarare che la tua intera dottrina è ispirata da me.—A tali cose lo studente avrebbe potuto arrivare. Ma è stato risparmiato da questo attraverso il metodo che Antonio ha usato, che però, come è stato detto, non è più così applicabile ora, anche se non si deve sostenere che questo metodo con certe nature, se fosse applicato, non porterebbe molto buon frutto. Da questi due esempi che ho addotto, se li perseguite conseguenzialmente, potete arrivare a certi pericoli che minacciano il genere umano quando si impegna con le forze che stanno dietro la natura esterna come forze spirituali della natura. Potete dal mio esempio riguardante Dante vedere a quali cose grandiose, straordinariamente significative, vi siete effettivamente opposti. Bene, allora come mai la scienza naturale, che ha veramente un metodo davvero buono, eccellente, splendido, non arriva a certe cose che stanno dietro la natura? La domanda può essere risposta molto semplicemente. Alla scienza naturale mancano le forze per questo, le forze conoscitive. Non lavora per sviluppare le forze conoscitive. Non è vero, così come stanno le cose nella scienza naturale esterna, semplicemente non si lavora per questo, perché, come ho spesso accennato, c’è una certa paura di ciò che sta dietro i fenomeni naturali. Ma—come si potrebbe chiedere d’altro canto—, perché coloro che sanno qualcosa dello spirituale nella natura non sono pronti in misura sufficiente rispetto a quello che accade al presente ad aprire i metodi e i percorsi affinché il genere umano possa sviluppare le forze conoscitive che lo guidano dietro la natura, che gli permettono di attraversare la soglia, che lo spingono verso ciò che sta dietro la natura?

Vedete, non appena si attraversa la soglia che porta agli esseri spirituali dietro la natura, si entra in relazione con esseri spirituali. Lo vedete da tutte le presentazioni che ho dato nelle ultime settimane. Tali fenomeni naturali passivi, come li studia oggi la scienza naturale, si hanno solo in questo mondo fisico. Non appena si attraversa la soglia, si entra in un mondo di esseri spirituali viventi. La particolarità è che gli esseri che si incontrano per primi sono tutti esseri che effettivamente rendono una persona molto più capace rispetto a prima in termini di pensiero chiaro e così via. È veramente così: se considero la somma dei fenomeni naturali, come sono usati oggi dalla scienza naturale materialistica, come una tenda su cui sono scritte le leggi naturali, dietro di essa c’è un agitarsi di esseri spirituali. Uno deve passare attraverso. Ma con le capacità che uno ha per studiare la scienza naturale, non si può penetrare il velo. Se si potesse, lo si farebbe già secondo le inclinazioni odierne. Era diverso prima. Ma non si può penetrare. Ci sono effettivamente persone che attraverso una vera interpretazione dei simboli potrebbero portare la gente a penetrare. Allora la gente naturalmente verrebbe in relazione con esseri spirituali, vale a dire con esseri che nel senso più eminente hanno un interesse nel rendere il genere umano molto acuto, molto perspicace, acutamente sagace: questi sono certi esseri elementari che mettono tutta la loro aspirazione nell’insegnare al genere umano certe capacità conoscitive che lo rendono davvero diverso da come era prima che penetrasse. E oltre a questo il genere umano è in relazione con questi esseri.

Ma questi esseri hanno una proprietà molto particolare: rendono il genere umano acuto, gli insegnano certe capacità conoscitive, ma non sono esseri amichevoli. Sono esseri ostili al genere umano e agli animali nel senso più eminente, così che penetrando, si perde la solita, ordinaria umanità e benevolenza verso gli animali. Senza perdita di umanità e benevolenza verso gli animali, non si passa facilmente se non preparati. Si acquista direttamente l’inclinazione a fare tutto ciò che non è amichevole, e si acquisisce persino una certa abilità nel fare cose non amichevoli. Insomma, vedrete da questo che non è proprio consigliabile permettere così semplicemente alle persone di passare; che ha i suoi pericoli, perché gli esseri che si incontrano innanzitutto non sono affatto amichevoli. Bene, ma colui che penetrerebbe in quel modo attraverso cui si potrebbe penetrare, se continuasse il metodo odierno della scienza naturale, incontrerebbe nel senso più eminente questi esseri ostili al genere umano, e conoscerebbe questi, inoltre non solo ostili al genere umano, ma direttamente ostili alla natura, esseri e una gran somma di forze attraverso cui si può veramente distruggere molto. Non è quindi desiderabile permettere il passaggio a quelle persone che hanno ancora l’inclinazione ad applicare veramente queste forze distruttive, poiché molte forze distruttive sarebbero per così dire consegnate alle mani. Piuttosto si deve cercare di permettere il passaggio solo a persone che attraverso la loro disciplina hanno progredito al punto che, quando si offrano questi esseri distruttori, non fanno uso di tali aiuti distruttivi. Proprio in questa direzione la decifrazione dei simboli ha avuto un effetto straordinariamente significativo.

Queste forze sono necessarie allora, si consumano le forze che quegli esseri avrebbero potuto usare per trasformare le persone in distruttori. Era quindi una tendenza nel non permettere al genere umano di arrivare a consegnarsi agli esseri della distruzione, e coloro che erano per il mantenimento del segreto di una certa parte alta della conoscenza esoterica avevano il seguente ragionamento. Dissero: se rendiamo la nostra conoscenza e il modo di conoscenza così come esisteva negli ordini segreti e simili, così accessibile facilmente alla gente, così che gli viene risparmiato il lavoro dell’auto-penetrazione dei simboli, allora trasformiamo queste persone in ribelli contro la natura, allora le trasformiamo in portatori di forze distruttive. Era questa la tendenza. Dissero: abbiamo una conoscenza che invariabilmente comporterebbe questo, quindi non possiamo rendere questa conoscenza esoterica. Dobbiamo rimanere fermamente su base del fatto che educhiamo innanzitutto le persone che portiamo all’amore assoluto del genere umano, all’amore assoluto delle piante, degli animali e del genere umano; così che prima le sottoponiamo a una disciplina attenta. Ora, la gente di oggi non tollera questa disciplina. Semplicemente non la tollera, vi si oppone. L’umanità è progredita. Che cosa fa allora? Supponiamo che questa disciplina dovesse essere esercitata, che si potessero mettere le persone negli ordini interessati e che già quello che deve essere prescritto alla maggior parte, si prendesse molto sul serio! Quale sarebbe il risultato? Bene, in particolare le donne sarebbero completamente scappate in tre mesi. Non lo tollererebbero affatto. Certi ordini hanno quindi, per poter esistere, rinunciato a esercitare questa disciplina. Perciò ciò che era una volta una conoscenza profonda è degenerato in pura paglia che non contiene nulla.

Ma d’altro lato la tendenza è continuata tra coloro che veramente sapevano qualcosa, di mantenere segreta la cosa. Vedete, la cosa si completa con quello che ho detto: che quando venne il flusso pieno del materialismo, si scelse il metodo del medianismo. Si pensava che quello che l’uomo altrimenti avrebbe avuto dalla spiegazione teorica dei simboli, si potrebbe vederlo nel metodo del medianismo. Da tutto ciò comprenderete che per coloro che sanno qualcosa in questo campo, ci sono certamente ragioni per non lasciar semplicemente penetrare il velo dei segreti della natura. Ma da questo sorgerà per voi qualcosa di molto definito. Vi sorgerà che il nostro movimento spirituale non può consistere nel prendere semplicemente qualche segreto dell’ordine così come era stato custodito ed esporlo. Se si facesse semplicemente questo, che consisterebbe nel fatto che prendessi semplicemente alcuni segreti dell’ordine antico e li insegnassi al pubblico—così come dobbiamo insegnare—, allora prenderemmo con questi segreti dell’ordine varie cose curiose di magia e simili che non porterebbero nulla di buono. Questo significa quindi nient’altro che nella nostra attività è escluso il portare fuori qualche segreto dell’ordine antico. Non possiamo usare i segreti dell’ordine antico per risolvere i segreti della natura. Domani vi mostrerò che non possiamo nemmeno semplicemente prendere verità religiose, perché ciò porterebbe un altro pericolo. Così sorgerà per noi perché non potevamo prendere né uno né l’altro, perché dovevamo intraprendere un percorso particolare. E proprio questo percorso particolare ci porta l’ostilità da entrambi i lati, dalla scienza naturale e dalla religione. Lo spiegherò domani.

9°La conoscenza della reincarnazione e del karma. L'incontro di Helena Blavatsky con il colonnello Olcott. La genialità di Blavatsky

Dornach, 24 Ottobre 1915

Se vi ricordate di quello che ho cercato di esporre ieri, potrete dirvi che, fondamentalmente, l’ascesa del materialismo — non dico della concezione del mondo materialistica, ma del materialismo — ha davvero i suoi buoni aspetti. Il male consiste nel fatto che il materialismo viene reso fondamento di una concezione del mondo. Il bene del materialismo consiste nel fatto che viene usato come metodo per indagare le manifestazioni esteriori del mondo fisico-sensibile, che, come avete visto, ci è dato come mondo minerale durante l’epoca terrestre. Per questo il materialismo è uno strumento eccellente per indagare il mondo minerale. Questo mondo minerale è appunto qualcosa di particolarmente importante per lo sviluppo terrestre. E ancora, qualcosa di importante per lo sviluppo terrestre è il fatto che l’uomo attraversa questa incarnazione nel mondo materiale-minerale, e che insieme a ciò attraversa lo sviluppo di quelle capacità che noi possiamo acquisire soltanto se abbiamo un corpo fisico-minerale. L’intelligenza e la libera volontà devono essere acquisite fino a un certo grado durante l’epoca terrestre. Durante l’epoca di Giove, Venere e Vulcano l’uomo potrà maneggiare queste capacità, ma è impossibile per qualsiasi essere nel mondo acquisirle in un altro modo se non nel fatto che un tale essere animico, come l’uomo, attraversa l’epoca terrestre in modo che sia incarnato in un corpo mineralizzato. Un contrappeso al nostro sviluppo nel corpo terrestre mineralizzato si crea nell’uomo dal fatto che ripetutamente attraversa la vita tra la morte e una nuova nascita, la vita dell’anima senza un simile corpo mineralizzato.

Si può dire che l’uomo deve attraversare molte cose sulla terra tra la nascita e la morte unicamente perché possiede un corpo mineralizzato. Ma quello che egli attraversa in certo senso a suo svantaggio cosmico attraverso l’incarnazione in un corpo mineralizzato, tutto questo viene compensato da quello che egli attraversa tra la morte e una nuova nascita, quando egli non è incarnato nella materia, ma è invece reso spirituale, se si usa la parola nel giusto senso. Investigare quello che i minerali, le piante, gli animali e gli uomini hanno assunto di minerale — ciò spetta al metodo materialistico. E poiché l’uomo, nel corso di secoli, pratica questo metodo materialistico, fondamentalmente acquisisce quello che egli deve acquisire durante l’epoca terrestre. I metodi di ricerca che precedettero il metodo materialistico erano ancora tutti influenzati dall’eredità chiaroveggente che l’uomo aveva portato con sé dai suoi precedenti stati evolutivi. E quando l’uomo, dopo la nostra quinta epoca culturale post-atlantidea e nel corso dell’intera epoca post-atlantidea, avrà in sostanza completato il suo sviluppo minerale. Quando entrerà di nuovo in uno sviluppo diverso, allora dovrà stare di nuovo così vicino al mondo spirituale da dover aver acquisito durante l’epoca terrestre l’intelligenza che gli è destinata. E similmente dovrà aver acquisito già la misura di libera volontà che gli è destinata, altrimenti non potrebbe cavarsela con il suo sviluppo.

Considerata in questo modo, la metodo materialistico significa qualcosa di molto significativo; ma deve rimanere metodo, metodo per investigare il mondo fisico, materiale e esteriore. E ha anche, in senso più elevato, il suo significato, il suo grande significato. Ha il bene che l’uomo, nel percepire puramente nel mondo minerale e nel ricercare e nel operare nel mondo minerale, sviluppa gradualmente la sua libera volontà. Poiché nel fatto che l’uomo sta così dentro il mondo minerale, si cela a lui quello che in realtà sta alla base del mondo fisico-minerale, quello che esso veramente è. In queste settimane abbiamo visto a cosa si arriva quando si rimane speculando teoricamente entro le percezioni fisico-sensibili. Si giunge all’atomistica. Abbiamo anche visto che l’atomistica non è nient’altro che un’illusione soggettiva degli uomini. Ma se qualcuno andasse oltre, nel mondo reale, dove l’uomo che si lascia ingannare cerca gli atomi, troverebbe Arimane con le sue entità. Poiché attraverso quegli esseri spirituali di cui ho parlato ieri, e a che l’uomo arriva quando penetra il velo della natura, l’uomo verrebbe a sviluppare forze distruttive; questi sono anche esseri cosmici. Così possiamo vedere come stanno le cose con questo metodo materialistico. Esso fornisce all’uomo un’illusione, una maya. Ma questa illusione è persino vantaggiosa per l’uomo, poiché in ogni momento in cui egli vede attraverso questa illusione, penetra anzitutto nel regno di Arimane e delle sue entità spirituali, che mirano alla distruzione, all’uccisione, che fanno sì che nella sua stessa natura umana si sviluppino, fino a un certo raffinamento, forze distruttive. In particolare l’intelletto, l’astuzia puramente esteriore, vengono così coltivati dalle potenze nel cui ambito si entra che si diventa astutamente intelligenti. Se non si è ancora portata così lontano la propria intelligenza terrestre da penetrare queste cose, allora lo si diventa inconsciamente, ma in modo raffinato. La filosofia della natura materialistica rappresenta così, per così dire, una “tregua”, durante che l’uomo può maturare per poter successivamente entrare senza pericolo nel regno di Arimane.

Così si può dire che i naturalisti o i filosofi della natura materialisti seguono un istinto certamente assai giustificato. I custodi dei vecchi simboli non hanno osato rendere esoterico l’esoterico e consegnare all’uomo i segreti. I naturalisti si dicono, naturalmente non realmente, ma si può esprimerlo simbolicamente così: Facciamo un gran bene se conduciamo gli uomini soltanto fino al velo e non oltre. Lo fanno naturalmente soltanto istintivamente, ma lo fanno. Fondamentalmente rendono all’umanità un buon servizio, poiché se i naturalisti arrivassero a penetrare il velo, il sipario, farebbero conoscere agli uomini le forze di quegli esseri distruttivi di cui ho parlato ieri: esseri al servizio di Arimane. E la conseguenza sarebbe che gli uomini ancora impreparati accetterebbero a mani tese le forze che da quella parte provengono. E con queste forze gli uomini potrebbero fare molto, ma tutto al servizio della distruzione, al servizio dell’uccisione del bene. Così anche l’ignoranza nel che l’uomo dovrebbe essere lasciato dalla concezione naturalistico-scientifica ha, in un certo senso, un bene. Questo è un lato della questione. L’altro lato della questione è però questo. Affinché l’uomo possa vivere in questo mondo dell’illusione in cui è instintivamente posto dai naturalisti, deve viverci per un certo tempo, secoli interi. Abbiamo già una quantità di secoli durante che l’uomo vive in questa illusione, in questa maya. Ma questo non passa attraverso la natura umana senza conseguenze! L’uomo vive infatti, se vive nell’illusione riguardo a qualcosa, non nella realtà, e così l’uomo si è veramente fin da secoli immerso sempre più profondamente in un’illusione. Questa illusione non afferra le sue forze animiche con la forza con cui verrebbe afferrata dalla realtà. E la conseguenza è che nell’anima umana, gradualmente, sorgono dubbio su dubbio, che, come ho già accennato, si sono fatti valere anche in questo contesto. Eminenti studiosi della natura hanno eretto lo “Ignorabimus”. Il diciannovesimo secolo, nella sua seconda metà, ha già fatto emergere tutto quello che si può chiamare: l’immersione in dubbio su dubbio. Ma la verità è che si avvicina un’epoca che viene determinata dal fatto che l’uomo vive sempre più e più nell’illusione e crede di avere una realtà in quello che esiste. Sempre più si immerge nell’idee del materialismo come concezione del mondo, ma sempre più ne deriveranno dubbi, e non passerebbe molto tempo che ovunque, in ogni anima umana, per mezzo della filosofia naturalistico-scientifica vi sarebbero soltanto dubbi. Gli uomini non potrebbero più afferrare nulla, dovrebbero avere dubbi su dubbi riguardo a ogni problema, ogni compito. Lo scetticismo diventerebbe un mare immenso in cui l’anima umana annegherebbe.

È il compito della ricerca spirituale che una cosa del genere venga riconosciuta; che venga riconosciuto come un mare immenso di scetticismo, di dubbiosità, che vuole rompere dentro, in cui l’anima umana annegherebbe. E il suo ulteriore compito è erigere dighe affinché questi dubbi, questo mare della dubbiosità, questo mare dello scetticismo non possano irrompere. Stiamo di fronte a una prospettiva di qualcosa che certamente verrà sugli uomini se l’insegnamento naturalistico continua come concezione del mondo. Questo è l’altro aspetto. Quello che ora dico è collegato con un profondo segreto, il segreto che nel mondo esteriore sensibile tutto quello che si svolge deve svolgersi nella dualità. Il numero due è il numero della rivelazione, ho detto una volta; il numero due è il numero che governa tutta la rivelazione sensibile. Ma anche soltanto per la rivelazione sensibile ha il numero due il suo significato. È sempre così nel mondo della rivelazione, che dobbiamo dire: una certa evoluzione viene compiuta. Prendiamo l’evoluzione della maya della natura. Voglio chiamare quello che qui disegno maya della natura, che si è gradualmente elevata dall’ascesa della concezione naturalistico-scientifica e ha raggiunto un culmine nel diciannovesimo secolo. Ma il fatto che si vive in questa maya ha per conseguenza che, in un certo aspetto, sotto questa visione che vive nella maya della natura, si compie qualcosa di diverso: la preparazione di un’altra visione, per un’immersione nella realtà.

Nel subconscio si prepara. E bisogna provvedere affinché ora il prossimo sviluppo entri nella realtà, altrimenti la maya della natura continua come scetticismo, come la terribile dubbiosità che fa annegare l’anima umana. Così che andiamo incontro a un’epoca di cui possiamo dire. S e la scienza dello spirito non venisse, allora l’uomo immergerebbe sempre più nella dubbiosità. S e viene la scienza dello spirito, allora al posto di quello che sarebbe nella dubbiosità dell’anima umana, quello che farebbe annegare l’anima umana, verrà quello che gli uomini hanno bisogno. Vedete, è una dualità. La maya della natura continua. Ma sotto di essa è la vita verde, la preparazione per la scienza dello spirito. Tutto nel mondo sensibile continua nella dualità. Quindi l’occultista dice: il numero due è il numero della rivelazione sensibile. Nel momento in cui si entra dal mondo sensibile in un altro mondo, il numero due non ha questo significato, e si sbaglia completamente se si vuole caratterizzare subito i mondi superiori con la dualità. Solo la legge fondamentale del mondo fisico-sensibile si può caratterizzare con la dualità. Nel mondo superiore, se si vuol partire dal numero, ci si deve esser chiari che si deve partire, per esempio, dalla triplice unità, e che essa governa tutto proprio come il mondo sensibile è governato dalla dualità. Proprio come il mondo sensibile è governato dalla dualità, così nei mondi spirituali si ha immediatamente a che fare con una triplice unità. Non è talvolta inutile saperlo. Così per esempio è bene sapere che tutto quello che può essere caratterizzato nel senso di una dualità ha generalmente significato soltanto per il mondo sensibile. Se qualcuno dice che la magia si divide in magia bianca e magia nera, ha stabilito una dualità. Ma una tale dualità può avere significato soltanto per il mondo sensibile. Così mostra subito che non ha nessun concetto delle leggi fondamentali del mondo spirituale, poiché nel mondo spirituale non si potrebbe mai mettere a fondamento il numero due. Per quanto è vero che nel mondo fisico-sensibile bisogna porre a fondamento il numero due, è altrettanto vero che nel mondo soprasensibile non si ha mai a che fare con il numero due. Ora esiste una relazione dell’uomo con tutto il cosmo. L’uomo, così come vive come uomo terrestre, è — come abbiamo spesso sottolineato — comunque un microcosmo. Una relazione esiste con il cosmo intero, e per certe cose, per conoscerle, è necessario rivelare la relazione dell’uomo al cosmo.

Abbiamo puntato a un fatto, una realtà, al fatto cioè che l’uomo, quando penetra il velo della natura ed entra nel mondo che esiste dietro di esso, incontra esseri arimanici, esseri che hanno carattere distruttivo. Questi esseri sono in realtà dapprima nell’ordine mondiale nemici acuti della natura umana terrestre. C osì che, se ci si unisce a loro per debolezza, cosa che può accadere come ho accennato, ci si unisce con nemici dell’uomo terrestre. Si viene realmente in un’alleanza con nemici dell’uomo terrestre, e questa alleanza è particolarmente favorita da un certo rapporto dell’uomo al cosmo. Queste entità che stanno dietro il velo della natura sono intelligenti, hanno la loro intelligenza. Ho parlato prima dell’intelligenza dell’uomo, ma questi esseri hanno il loro pensiero, la loro intelligenza, hanno un sentimento, anche se è diverso dal sentimento umano, una volontà, anche se è diversa dalla volontà umana. Compiono certe azioni che si esprimono esteriormente in fenomeni naturali, la cui sostanza essenziale sta però dietro il velo. Ora però esiste una strana affinità tra qualcosa nell’uomo e le capacità più alte di questi esseri. Voglio chiarire questo nel seguente modo. Quando colui che oltrepassa la soglia del mondo spirituale si avvicina a questi esseri — possa sembrargli di entrare all’inferno o come volete immaginarlo, ma non importa. S i tratta di giudicare correttamente questa esperienza —, allora a un tale uomo deve anzitutto colpire l’alta, la straordinaria intelligenza di tali esseri. Sono straordinariamente sagaci, sapienti. In questo si esprime la loro forza animica. Ma queste forze animiche, queste forze più alte di questi esseri sono tutte affini alle forze della natura inferiore dell’uomo. Quello che sono i desideri sensibili dell’uomo, sono presso questi esseri quelle forze che particolarmente impressionano. Esiste dunque un’affinità tra le forze più basse dell’uomo e le più alte di questi esseri spirituali. Perciò cercano di identificarsi con le forze inferiori dell’uomo. Quando si entra in questo mondo, essi stimolano istinti di distruzione e di odio o altri istinti, perché tali spiriti tirano verso il loro superiore quello che è l’inferiore nell’uomo, e con il loro superiore agiscono attraverso l’inferiore umano. Non si può bene concludere un patto con questi esseri senza abbassare la propria natura, senza sviluppare particolarmente fortemente certi desideri sensibili. Questo è un fatto che deve essere considerato molto particolarmente, poiché ci mostra come dobbiamo immaginarci il nostro rapporto al cosmo. Vi sono nella nostra propria natura umana desideri inferiori. Ma questi desideri inferiori sono forze che in noi umani rappresentano soltanto desideri inferiori. Non appena quegli esseri spirituali hanno queste forze, quegli stessi desideri sono presso loro forze superiori. Ma questi esseri spirituali agiscono sempre nella nostra natura. Sono sempre dentro di essa. L’essenza del progresso della ricerca spirituale consiste soltanto nel fatto che li riconosciamo, che sappiamo che sono lì, così che possiamo dire: abbiamo le nostre forze superiori e abbiamo le nostre forze inferiori, e riconosciamo come un terzo: le forze che sono forze inferiori in noi, sono presso gli esseri caratterizzati forze superiori. Questo integra la dualità del nostro mondo, delle nostre forze superiori e inferiori, in una triplice unità. Così tocchiamo già la soglia del mondo spirituale quando, invece della dualità delle nostre forze inferiori e superiori, tocchiamo questa triplice unità.

Ora vi ho detto che è impossibile al presente fare qualcosa di simile a quello che ha fatto, per esempio, Padre Antonio con Paolo il Semplice. È pure impossibile fare molte cose come le hanno fatte certi ordini. Il vecchio sapere semplicemente non è più utilizzabile. Poiché se lo si portasse agli uomini, si otterrebbe esattamente quello che ho ora esposto: si sveglierebbe negli uomini istinti inferiori. È assolutamente certo che lo si farebbe. Esiste nel mondo persino un ordine che conduce gli uomini senza esitazione alla conoscenza di quegli esseri misteriosi di cui ho appena parlato. Ma tali uomini acquisiscono tutti istinti distruttivi, così che questo ordine semplicemente nella realtà condiziona il fatto che da esso escono uomini con istinti distruttivi. Nietzsche una volta accenna a questo ordine nei suoi scritti, senza che egli conosca veramente il vero stato di fatto e lo consideri nel suo procedere. Dunque questo è l’uno, su cui devo attirare l’attenzione, che abbiamo qui un velo rispetto ai segreti della natura. Il velo rappresenta tutto quello che può essere acquisito per mezzo dei metodi materialisti. Dietro di esso giace il vero mondo. Entrare in esso non è inizialmente una cosa così semplice. Manteniamo fermamente questo da un lato. D’altro canto sta la nostra vita animica umana col pensare, sentire e volere. Ma così come si presenta al nostro sguardo interiore, così come lo viviamo, è pure un’illusione, così come la natura esterna è soltanto un’illusione. Non è la vera forma della nostra vita interiore, che si ci presenta all’anima stessa come pensare, sentire e volere; invece dietro il pensare, sentire e volere giace di nuovo la vera realtà.

Come ora i naturalisti sviluppano istintivamente l’opinione che la natura stessa presenta già la realtà, ma al massimo arrivano all’atomismo, così i rappresentanti di certe comunità religiose oggi si sforzano di presentare la cosa rispetto all’anima come se l’anima col suo pensare, sentire e volere fosse già il reale, e vivrebbe poi dopo la morte con questo pensare, sentire e volere. Come i naturalisti descrivono la maya della natura, così i rappresentanti di certe comunità religiose descrivono la maya dell’anima, e con queste visioni servono di nuovo istintivamente l’evoluzione dell’umanità. Sapete forse che ho spesso accennato al fatto che già dal Medioevo in poi nella forma storica del cristianesimo la cosiddetta tricotomia, la tripartizione dell’uomo in corpo, anima e spirito, cominciò a essere un’eresia. Dal primo Medioevo in avanti cominciò a essere un’eresia. Un concilio relativamente antico ha, come sapete, abolito lo spirito, e si divide ora l’uomo in corpo e anima. Ci si è abitati in Occidente da quel tempo a dividere l’uomo in corpo e anima. Era nel Medioevo qualcosa di terribilmente male se qualcuno parlava di spirito, anima e corpo, di una triplice unità. Era l’eresia peggiore, perché lo spirito era stato abolito, e corpo e anima erano stati stabiliti come dualità. Questo corrisponde all’istinto di rimanere in una numerologia soltanto in quello che ha significato soltanto in questo mondo qui. Così che veramente esiste questa tendenza di cui ho parlato: tenere gli uomini dentro il mondo che in realtà è soltanto una maya, perché si rimane nel pensare, sentire e volere illusori. Allora si considera veramente soltanto quello che dalla presente incarnazione viene consumato nel tempo seguente tra la morte e una nuova nascita. Quello che si sviluppa nell’uomo per apparire nella prossima incarnazione lo si lascia completamente fuori dal gioco. Forse lo disegno schematicamente nel modo seguente. Supposte che io disegni qui il corpo dell’uomo (rosso). Se ora volessi disegnare quello che sta dietro il corpo dell’uomo, dovrei disegnarlo così. Naturalmente è schematico; giace al di fuori del corpo umano. In verità dovrei disegnare qui; non sarebbe visibile. Lo si vedrebbe se si penetrasse attraverso le terminazioni nervose. Se non si ponessero gli atomi del mondo a fondamento, ma si andasse oltre dal corpo col vedere, si giungerebbe a dove gli esseri distruttivi tengono occupato tutto l’uomo. E ora voglio disegnare dentro quello il psichico che l’uomo sviluppa inizialmente nel mondo fisico (blu). Il rosso e il blu sono dunque quello che l’uomo percepisce qui: la sua corporalità e il suo psichico. Ma mentre viviamo qui tra la nascita e la morte, si sviluppa lo non-percepibile (giallo). Questo rimane completamente non-percepibile per noi. Ora moriamo. Quando moriamo, il nostro pensare, sentire e volere non si sviluppa oltre. Viene consumato, e mentre viene consumato, si sviluppa questo qui giallo, lo non-percepibile. Questo non-percepibile diviene sempre più e più potente tra la morte e una nuova nascita e, mentre si sviluppa sempre più potente, diviene la base della nuova incarnazione. Con nuovo pensare, sentire e volere, con nuova corporalità veniamo reincar nati.

Se dunque parliamo di quello che ora qui sulla terra si rivela alla nostra anima, parliamo di qualcosa che cessa, che non passa nella prossima incarnazione. Se parliamo della psiche completa, allora dobbiamo lasciare il modo di parlare come i rappresentanti religiosi: L’uomo muore, entra in cielo o all’inferno, e non ci curiamo più di lui. Questo è sufficiente secondo l’opinione di certi rappresentanti religiosi, è già sufficientemente immortale, quell’altro che passa alla prossima incarnazione non è così importante. Il fatto deve essere celato che lo spirituale entra nei mondi spirituali e continua a vivere fino alla prossima incarnazione. Ora possiamo dire: i rappresentanti delle varie comunità religiose sono molto impegnati nel non far giungere l’uomo al giallo del suo essere, nel non lasciargli sapere nulla di esso. E così servono — così si può anche dire — a un certo istinto corretto, che però propriamente mostra ancora più chiaramente che nella nostra epoca ha già perso il suo valore, di quanto lo mostri l’altro istinto a cui i naturalisti seguono.

Tutto lo sforzo dei rappresentanti delle varie comunità religiose è principalmente e decisamente rivolto a celare il fatto che vi è un mondo spirituale a cui appartiene il nostro nucleo essenziale più intimo, che è destinato ad apparire in vite terrene ripetute e a mezzo tempo a vivere una vera vita spirituale. A celarla consolando gli uomini col fatto che quello della qualità animica che si svolge nel pensare, sentire e volere è già sufficientemente immortale. Quello che i guardiani dell’anima istintivamente fanno e pensano è che tengono gli uomini lontani dal venire in contatto ancora con certi esseri. Non si può mai penetrare nel mondo che è il nostro vero interiore senza venire in contatto con certi esseri in maniera simile al modo in cui si viene in contatto con certi esseri se si vuole penetrare il velo della natura e se lo si può. S oltanto che quelli con cui adesso si viene in contatto sono di natura luciferica. Vedete, se l’uomo attraverso il fatto che gli si consegnano senza la dovuta cautela certe dottrine, viene veramente in contatto con certi esseri distruttivi dietro il velo della natura, allora diviene di tale natura che non stima nulla nel mondo, e presto mostrerà di avere gioia nel distruggere, nell’annichilire. Non deve essere sempre qualcosa di esteriore quello che distrugge. Molti, a che è accaduto questo, hanno mostrato gioia nel tormentare altre anime, nel straziarle. Queste caratteristiche appaiono. Ma non si può dire che gli uomini con tali caratteristiche a causa dell’alleanza con i poteri elementari arimanici siano sempre egoisti. Non hanno affatto bisogno di essere egoisti, di solito non lo sono nemmeno. Lo fanno da un istinto completamente diverso, non da un istinto egoistico. Lo fanno dalla lust per la distruzione, e distruggono anche se non ne hanno il minimo vantaggio. Gli esseri nella cui sfera si entra sono veramente esseri distruttivi, e cercano di tentare e sedurre a distruggere. Gli altri esseri nella cui sfera si entra quando si va dietro il velo della vita animica sono di natura completamente diversa. Questi non hanno nessuna lust particolare per la distruzione. In realtà non conoscono nemmeno quello che si chiama distruzione. Hanno una vera rabbia nel creare, nel far nascere qualcosa; hanno un enorme istinto di attività e di produzione. E anche loro hanno certe capacità più alte che adesso sono meno affini al nostro pensare, ma invece sono molto più affini al nostro sentire e particolarmente al nostro volere. Qui entriamo in una sfera dove ci sono esseri eminentemente affini al nostro volere, ma con i lati più nobili del nostro volere, curiosamente. Così se nel mondo inizialmente, senza che sappiamo quello che sa l’iniziato — che dietro il mondo della natura come dietro il mondo dell’anima c’è un mondo spirituale —, se impregniamo il nostro volere, lo permeiam con ideali, se sviluppiamo un volere nobile, spiritualizzato e entriamo in questo mondo, allora questo volere nobile viene alleato proprio con le proprietà inferiori di questi esseri nella cui sfera entriamo. C’è un misterioso legame di attrazione tra il nostro nobile lato della volontà e i desideri inferiori e i bisogni di questi esseri. Pensate ora, quando un uomo sta di fronte a un guardiano dell’anima che per la cura della sua anima gli dà il conforto dell’immortalità, il valore dell’anima umana, il valore del divino e così via, allora può accadere che per un piccolo impulso l’uomo, soprattutto se era un uomo nobile, sfonda la membrana sottile della sua anima da qualche parte e viene dietro i segreti del pensare, sentire e volere. Ma entra nella regione di questi esseri di volontà, e la conseguenza è che il lato ideale della volontà cominci ad assumere un carattere sensibile.

Ora, per favore, leggete con queste linee guida molte descrizioni di mistici e mistiche. Notate, quando leggete biografie di mistici e mistiche, in quale atmosfera soffocante entrate. Pensate soltanto come lì gli ideali più alti assumono un carattere sensibile. Vi ricordo soltanto il forte vissuto di mistici e mistiche con la loro sposa dell’anima e il loro sposo dell’anima, dove l’unione mistica presso la mistica è come un’unione sensibile col Salvatore, oppure presso il mistico come una vera connessione con la sposa dell’anima, con la Vergine Maria. È lo sforzo di questi esseri di volontà di versare nel nostro pensare, nei nostri ideali quello che altrimenti conosciamo solo come sensualità. È una parola grave quella che si esprime così. Questi esseri nelle cui regioni si entra hanno lo sforzo — e dal loro punto di vista è pure del tutto appropriato — di versare i loro istinti sensibili nella nostra volontà idealizzata. E allora è così, come se in quella che una volta era la fredda volontà della nostra testa vivesse ora un’atmosfera soffocante della percezione del mondo spirituale, quello che spesso appare come carattere della mistica calda, soffocante. Di questo hanno una terribile paura i rappresentanti di varie comunità religiose, e di nulla hanno più paura i rappresentanti di certe comunità religiose che di coloro che nella loro comunità credente si presentano come mistici. È veramente uno Scilla e Cariddi. Se vogliamo andare attraverso il velo della natura, arriviamo a Scilla, agli esseri di intelligenza arimanica, che vogliono equipaggiarci abbondantemente con forze di intelligenza distruttiva. Se vogliamo attraversare il velo degli esseri dell’anima, arriviamo a Cariddi degli esseri di volontà di natura luciferica, che vogliono equipaggiarci abbondantemente con vapore spirituale, atmosfera soffocante spirituale e istinti spirituali.

Gli ordini spirituali che volevano particolarmente coltivare la vita religiosa dovettero quindi con un certo diritto assicurarsi che, se pur comparivano mistici in loro mezzo, questa mistica almeno non apparisse con i suoi lati oscuri. Pertanto erigevano barriere prima dell’entrata nei mondi spirituali. Pensate soltanto come certi ordini religiosi — non intendo ordini segreti, bensì ordini religiosi — vennero collegati con lavoro esteriore, con tale lavoro che infondesse nelle anime umane la gioia della natura, la gioia di tutto quello che vive laggiù nel mondo, così che tali ordini, se comprendevano il vero principio, facevano fare lavoro manuale esteriore. Poiché coloro che fondarono tali ordini si dissero: La cosa peggiore che potremmo fare è se isolassimo gli uomini e in loro sviluppassimo la vita mistica, e questa vita mistica si sviluppasse dall’ozio, dall’inattività esteriore. Leggete i vari regolamenti monastici che derivano da tempi migliori e da ordini migliori, e vedrete dappertutto come si è tenuto conto pienamente di quello che ho detto, come vi si è contrastato i vapori mistici e l’atmosfera soffocante mistica attraverso il lavoro esteriore. Ora capirete anche perché Antonio fece fare al Paolo il lavoro a se stesso, anche se non aveva uno scopo esteriore. Poiché se l’avesse lasciato stendersi e coltivare l’ozio per anni, questo Paolo il Semplice sarebbe divenuto un mistico completamente sensibile. Vedete, abbiamo a che fare con una dualità: con l’occultismo oggettivo, che, se semplicemente consegnato agli uomini che non vi sono preparati, rende gli uomini esseri distruttivi. E con la mistica soggettiva, che, se è coltivata dagli uomini o sorge, trasforma questi uomini da idealisti a egoisti, in egoisti così come ci si presentano in numerosi mistici, che sviluppavano soltanto un egoismo più raffinato, una brama più sofisticata di coltivare la loro anima. Leggete le biografie dei mistici, e spesso sarete toccati nel modo più terribile da quel egoismo animico che vive in tali mistici. Gli spiriti che servono Arimane e nella cui sfera entriamo se coltiviamo non l’egoismo ma il senso di distruzione sono lo Scilla, nella cui sfera entriamo. Se coltiviamo la mistica soggettiva degli spiriti di volontà luciferici, nella cui sfera entriamo, allora l’altro lato ci si farà incontro Cariddi. P oiché questi coltivano particolarmente l’egoismo interiore, così che il nostro proprio interiore forma per noi il mondo. Questa è la dualità nel mondo sensibile: occultismo oggettivo — mistica soggettiva. Entrambi possono avere i loro sentieri deviati. Ma fondamentalmente in quello che si è così sviluppato per secoli dalla moderna epoca da un lato l’occultismo oggettivo vive, negli ordini segreti custodito, ma non più veramente custodito, perché la gente non può più veramente custodire, perché tutto penetra nella pubblicità. Ma abbiamo visto quale fatica la gente ha avuto per trovare una qualche via d’uscita. L’ho mostrato in queste settimane. E d’altro canto vive la mistica soggettiva. Che cosa ne segue? Ne segue che, se volevano fondare una scienza dello spirito, non potevano lasciarsi attirare né dalla Scilla né da Cariddi, ma dovevano passare nel mezzo. C he non potevano coltivare l’antico occultismo tramandato, né potevano coltivare le antiche forme tramandate della mistica. E qui avete colto ancora più profondamente quello che dà la direzione al nostro flusso della ricerca spirituale. Entrambi, l’occultismo oggettivo nel senso antico come la mistica soggettiva nel senso antico, dovevano essere evitati, e la nostra scienza dello spirito doveva avere un carattere per che sia la Scilla che la Cariddi vengono evitate. Vi dovrò ora esporre il carattere fondamentale della nostra scienza dello spirito che essa deve avere, perché deve evitare entrambi gli scogli. Ma naturalmente non può essere evitato al presente che in maniera fraintesa, da un lato vengano persone nella nostra direzione che veramente cercano un antico occultismo oggettivo, e d’altro canto vengano persone che cercano la mistica soggettiva antica. Entrambi trovano presso di noi appena quello che cercano. Ma credono di trovare quello che cercano semplicemente reinterpretando la nostra dottrina. Come deve essere la nostra dottrina, e come dobbiamo intenderla affinché riusciamo a navigare sulla nostra barca della vita spirituale, affinché riusciamo a passare tra la Scilla e Cariddi, di questo dovrò ancora parlare domani.

10°L'ulteriore storia del movimento teosofico in rapporto con le correnti occulte. Le logge occulte dell'Occidente. Legare il soprasensibile al sensibile

Dornach, 25 Ottobre 1915

ottobre 1915

Se vogliamo affrontare le questioni che ora devono interessarci, è necessario che esaminiamo da un certo punto di vista il concetto della coscienza umana così come essa è oggi, guardandolo chiaramente. Ricordiamo a noi stessi alcune particolarità di questa coscienza, di cui abbiamo parlato negli ultimi giorni e nelle ultime settimane. Sappiamo che questa coscienza umana è innanzitutto strutturata cosicché mantiene l’uomo, così come egli è attualmente, entro un territorio che abbiamo circoscritto in questi giorni in una certa misura. Questa coscienza mantiene l’uomo entro un territorio che da un lato è chiuso dal velo che i fenomeni naturali pongono davanti a noi — dietro questo velo la coscienza umana non può penetrare per il momento — , d’altro canto c’è il velo dei nostri stessi eventi animici: il nostro pensare, sentire e volere. La nostra coscienza è strutturata cosicché siamo in grado, quando ci osserviamo interiormente, di vivere il nostro pensare, sentire e volere fino a un certo grado in modo umano, di viverli consapevolmente. Ma dietro il velo non possiamo penetrare neanche lì. Dietro di esso giace un mondo reale. Così possiamo dire: se poniamo il velo dei fenomeni naturali da un lato e pensiamo la realtà oggettiva dietro di esso, la nostra coscienza è rivolta verso il velo che per il momento non deve essere perforato. D’altro canto vi sono i fenomeni animici; dietro di essi giace la realtà soggettiva.

Lì guardiamo dentro, ma non possiamo perforare il velo senza ulteriore considerazione. — Entro questi confini, entro questi due confini paralleli, giace dunque la nostra coscienza presente: da un lato, mentre guarda attraverso gli organi di senso, le è dato il mondo naturale, d’altro canto, mentre guarda dentro di sé, le è dato il mondo animico; dal mondo naturale dunque ciò che si mostra come velo; dal mondo animico ciò che si presenta alla nostra visione interna immediata. Così è strutturata la coscienza che noi uomini attualmente abbiamo. Sappiamo bene che questa coscienza è diversa da una coscienza precedente che ancora come antica eredità chiaroveggente si affaccia. Ma sappiamo anche che queste antiche eredità chiaroveggenti sono andate sempre più perdute all’uomo, che ora la nostra coscienza, quando funziona normalmente sul piano fisico, è costituita così come abbiamo potuto caratterizzarla. Ora si può formulare la domanda: perché mai abbiamo noi uomini attualmente proprio questa coscienza così particolarmente configurata? Per la ragione che durante il nostro attuale ciclo di sviluppo, insieme a tutto ciò che già è stato caratterizzato, dobbiamo acquisire il giusto rapporto in cui un’anima umana deve stare rispetto a un’altra anima umana nell’universo. Dunque questa forma di coscienza ha un compito ben preciso. Voi sapete che in precedenza durante il tempo del Sole e della Luna e così via siamo passati attraverso coscienze diverse, e che più tardi, durante il tempo di Giove, durante il tempo di Venere passeremo attraverso coscienze diverse.

Ci prepariamo gradualmente alle varie forme di coscienza. Ora, nel presente ciclo di sviluppo, dobbiamo sviluppare questa forma di coscienza attraverso il modo in cui viviamo il mondo. E insieme a tutto ciò a cui questa forma di coscienza deve essere educata dal punto di vista morale, vi è anche il fatto che attraverso questa forma di coscienza possiamo giungere al giusto rapporto da anima umana ad anima umana, rapporto in cui non eravamo ancora prima dell’inizio dell’era terrestre, e senza che, se non ce lo fossimo acquisito durante l’era terrestre, non potremmo stare in piedi durante il tempo di Giove, di Venere, di Vulcano. Dunque dobbiamo acquisire attraverso questa forma di coscienza il giusto rapporto da uomo a uomo. Consideriamo lo sviluppo che precede la nostra era terrestre nei tempi di Saturno, Sole e Luna. In quei tempi l’uomo non era ancora nel giusto rapporto con gli altri uomini in questo senso. Stava in certo senso troppo vicino agli altri uomini. Ancora durante il tempo della Luna era così — potete ricavarlo da varie descrizioni che ho dato — che, se uno voleva qualcosa, questo agiva sull’altro uomo. L’altro uomo percepiva in certo senso la volontà del suo prossimo. E che ciò accadesse nel modo giusto era regolato dagli spiriti delle gerarchie superiori. Questa regolazione da parte degli spiriti delle gerarchie superiori, se fosse continuata, non avrebbe mai permesso all’uomo di giungere veramente alla libertà nel cosmico. Una volta questa regolazione doveva cessare.

Perciò dovette entrare in vigore una tale forma di coscienza che rendesse possibile che tra uomo e uomo vi fosse in certo senso un confine. Per il fatto che da un lato non penetriamo attraverso la natura, d’altro canto non penetriamo attraverso il mondo animico, il rapporto da un’anima all’altra è veramente tale che tra due anime si crea un certo confine. Questo confine è precisamente presente attraverso la nostra attuale forma di coscienza. È appunto una proprietà particolare e caratteristica della nostra attuale forma di coscienza che noi sperimentiamo propriamente dei riflessi. Questo vale naturalmente anche per il nostro rapporto reciproco tra uomo e uomo. Per il fatto che, quando ci troviamo di fronte a un uomo, abbiamo per la nostra attuale forma di coscienza propriamente un riflesso della coscienza in se stessa, non possiamo avvicinarci all’uomo in modo così brutale da versare il contenuto della nostra coscienza nella sua anima. Se dunque la nostra coscienza è normalmente ben sviluppata, ci impedisce di avvicinarci troppo alla coscienza dell’altro. Potrei anche dire: le nostre forze di coscienza e di intelligenza sono disposte cosicché non possiamo esercitare un influsso troppo grande sull’altro uomo, né l’altro uomo può esercitare un influsso troppo grande su di noi, perché siamo separati dall’altro uomo attraverso il riflesso della nostra coscienza. Questa è una questione molto significativa, che si dovrebbe considerare molto attentamente per comprendere lo sviluppo umano.

Ovunque appaia un difetto nella coscienza normale, si vede subito come stanno veramente le cose. Pensate a un uomo la cui coscienza non è completamente sviluppata normalmente, che, diciamo, ha un po’ di quella che forse con una parola fastidiosa ma talvolta molto corretta è stata chiamata nelle ultime settimane «eccentricità mistica» o di altro genere. Supponiamo che la coscienza non fosse completamente normale, ma tendesse verso fantasie sostenute da certi esperimenti di coscienza anomali, anomali per il nostro tempo: sperimenterete sempre di nuovo che tali coscienze anomale esercitano un’influenza molto maggiore su altre anime rispetto alla coscienza normale. Un uomo che, per dirla un po’ rozzamente, è un po’ pazzo in una certa direzione, esercita un’influenza molto più grande sui suoi simili di un uomo normale. E l’uomo normale deve proteggersi rafforzando la sua coscienza, per non subire un influsso dall’anomalo. L’anomalo significa sempre, finché non è riconosciuto, un certo pericolo per i suoi simili, perché questi si lasciano influenzare troppo da lui, perché lo considerano facilmente come qualcosa di particolare. Proprio dove lo specchio della coscienza è un po’ bucherellato, dove la coscienza non vede chiaramente, attraverso il buco della coscienza passa un’influenza troppo forte verso l’altro uomo. Dunque la coscienza che acquisiamo nel tempo presente di sviluppo l’acquistiamo per essere posti nel giusto rapporto da anima umana ad anima umana nell’universo.

Ora possiamo dire — dal materiale che vi ho illustrato negli ultimi giorni risulta chiaramente: Lì, al di là del velo della natura, giace il mondo arimanico con tutti gli esseri che vi ho descritto. Lì, al di là del velo della vita animica, giace il mondo luciferino con tutte le peculiarità che vi ho descritto. L’uomo è dunque in certo senso racchiuso tra il mondo arimanico e quello luciferino. Se egli va anche solo un poco oltre la sua coscienza verso la natura, allora non può fare a meno di fare conoscenza con il mondo arimanico. Se egli esce con la sua coscienza verso il mondo animico, non può fare a meno di fare conoscenza con il mondo luciferino. Ora abbiamo alle spalle un certo periodo durante che gli uomini erano protetti dal fare un’irruzione troppo forte da una parte o dall’altra. Ma ora viviamo di nuovo in un tempo di transizione, dove non può essere diversamente che le anime umane facciano un’irruzione verso una parte o l’altra. Non può essere diversamente che tale irruzione verso una parte o l’altra accada. Non può essere fatto diversamente; deve accadere. Di nuovo lo sviluppo dei tempi lo richiede dagli uomini, perché la questione è la seguente. Viviamo ora nello sviluppo dell’anima della coscienza, come sapete, e proceediamo verso lo sviluppo del Sé spirituale. Un tale sviluppo si prepara a lungo. Quando questo Sé spirituale si sarà completamente sviluppato nel sesto periodo culturale post-atlantideo, allora la vita animica umana sarà in molti aspetti diversa da quella di oggi. L’intelletto umano avrà una forza molto più oggettiva di quella che ha attualmente. Vivrà in modo molto più oggettivo. Gli uomini stanno già procedendo verso questa vita molto più oggettiva dell’intelletto. Lo si può vedere ovunque. Ho caratterizzato ripetutamente questo in vari punti delle mie conferenze. Gli uomini stanno procedendo verso una vita animica del che si può dire che l’intelletto si diffonde come una sorta di forza pubblica tra gli uomini. V eramente come una sorta di forza pubblica, al che gli uomini devono piegarsi, come una sorta di forza oggettiva operante fuori dalle anime umane. Attualmente viviamo ancora in un tempo in cui un certo numero di persone si proteggono da questa forza oggettiva per mezzo di una certa forte esplicazione della loro individualità. Ma questo diventerà sempre meno e meno possibile, man mano che ci avvicineremo al sesto periodo culturale post-atlantideo. Verrà veramente un tempo in cui fenomeni che ora sono appena all’inizio appariranno molto, molto più fortemente. Già ora si può, se si è in grado di valutare correttamente le esperienze mondiali per quanto riguarda questo punto, formarsi certi giudizi corretti. Si può ad esempio già osservare ora come qui o lì viene scritto questo o quello. Si sa molto bene che gli scrittori di certi giornali sono in realtà ben lontani dal dire solo ciò che scaturisce dalla loro anima. Rappresentano l’intelligenza di certi ambienti, l’intelligenza che cresce così obiettivamente e di cui essi sono solo i portavoce. È straordinariamente significativo che si guardi a questo, perché è un fenomeno che assumerà sempre più le forme di un eccesso. Ma ora esiste una prospettiva ben precisa. Quando l’intelligenza di alcune persone si oggettivizza — e si oggettivizza già da quando esiste una letteratura pubblica — , allora Arimane ha sempre più l’opportunità di impadronirsi dell’intelligenza degli uomini. Questa è una prospettiva che la scienza dello spirito deve porre di fronte alla nostra anima, perché Arimane ha sempre lo sforzo più intenso di privare gli uomini della loro intelligenza individuale e di appropriarsene, così che secondo l’opinione di Arimane l’intelletto umano dovrebbe passare sotto il potere arimanico. Arimane ha propriamente — come vi ho detto riguardo ai suoi servitori, le cui forze intellettuali superiori hanno una connessione misteriosa con le forze inferiori umane — sempre lo sforzo di impadronirsi dell’intelletto umano e di non far capire all’uomo tutto ciò che può il suo intelletto. Considerate l’ultima scena tra Benedetto e Arimane nel dramma mistico «Il Risveglio dell’Anima». Prima che Arimane scompaia, egli dice le parole: È ora il momento che io dalla sua cerchia io rapidamente mi allontani. P erché non appena il suo sguardo possa pensarmi anche nella mia verità, se stesso crea con il suo pensiero, allora per me Una parte della forza, che lentamente mi annienta.

Vi è in ciò un mistero profondo, che chi si interessa della scienza dello spirito deve riconoscere. Gli uomini devono sforzarsi di imparare a usare il loro intelletto individualmente, veramente individualmente verso il futuro, a non lasciare il loro intelletto incustodito; sì, sì, a non lasciare mai il loro intelletto incustodito. Questo è molto necessario, ed è buono sapere in quali belle, forti, piene parole Arimane si avvicina agli uomini e cerca, anche se l’uomo non vuole permetterlo, come Arimane cerchi di estrarre all’uomo l’intelletto — scusate l’espressione — come vermi dal naso. Gli uomini dovranno sempre più prestare attenzione a tali momenti. Perché proprio in tali momenti Arimane usa il suo mestiere, quando l’uomo nello stato di completa veglia cade in una sorta di vertigine, in una sorta di stato di penombra consapevole, dove non si sente proprio a casa nel mondo fisico, dove comincia ad abbandonarsi alla danza circolare dell’universo, dove non vuole più stare propriamente in piedi come individualità sulle sue gambe e piedi. Questi sono i momenti in cui ci si deve guardare, perché lì Arimane facilmente acquista vantaggio nel nostro ambiente. Ci proteggiamo meglio se cerchiamo sempre più di sviluppare un pensiero chiaro e preciso, di pensare con la massima precisione possibile, non semplicemente di scorrere superficialmente nel pensiero sulle cose, come è l’uso sociale odierno. Non saltare le cose, ma pensare chiaramente. Si dovrebbe andare ancora oltre: si dovrebbe cercare sempre più di guardarsi dal dire frasi fatte e parole comuni.

Perché nel momento in cui si usano parole comuni, che non vengono dal pensiero ma dall’abitudine linguistica, si diviene, anche se solo per un breve momento, senza pensiero. E questi sono momenti particolarmente pericolosi, perché non vi si bada. Si dovrebbe badare a evitare di dire tali parole, per cui non si pensa sufficientemente. Una tale auto-educazione dovrebbe colui che prende sul serio i compiti del tempo, proprio in tali intimità, affrontare in modo molto eminente, e voi potrete facilmente associare il necessario dopo quello che ho espresso in questi giorni. Ma anche Lucifero ha lo sforzo di portare l’uomo attraverso la sua volontà a non agire da impulsi pensati, spiritualizzati, bensì da impulsi che scaturiscono dal mero temperamento, dalle mere inclinazioni. Lì di nuovo Lucifero interviene e ci rende sua preda. E troverà meglio la sua preda se il maggior numero possibile di uomini sviluppa impulsi di inclinazione, temperamento, che turbinano e affondano nelle profondità oscure della vita animica, che non sono nella sfera individuale. Se permettiamo a impulsi di temperamento e ad altre inclinazioni oscure in noi di essere presenti, che ci mettono in connessione con gruppi di uomini, che dunque si caratterizzano nel fatto che ci si sente come membro di un gruppo umano, allora subito si entra in un turbine, in cui ci viene strappato il giudizio di volontà individuale. E ciò non deve esserci strappato, altrimenti Lucifero acquista troppo potere su di noi. Dobbiamo cercare di renderci obiettivi in questo riguardo.

Anche questo può sviluppare momenti favorevoli per Lucifero, dove l’animo in certo senso si discosta dalla sfera della coscienza normale. Questi sono allora fenomeni radicali. Ma le manifestazioni più intime sono quelle quando ci lasciamo determinare da sentimenti oscuri di appartenenza e simili. Le deviazioni più evidenti e più radicali della coscienza sono quelle quando la volontà diviene difettosa, in qualche modo debole, quando l’uomo non può fare a meno di abbandonarsi alla sua vita animica, direi, con esclusione parziale della sua volontà. Questi fenomeni particolarmente radicali i medici più recenti hanno persino già codificato in certi termini. Così i medici più recenti già parlano di ossessioni ossessive. Tali ossessioni si presentano negli uomini che non hanno strutturato la loro coscienza in una forma regolata, come dovrebbe essere per il piano fisico. Se nella coscienza non è presente il quantum sufficiente di volontà, allora sorgono rappresentazioni che l’uomo non può allontanare dalla coscienza. Ossessioni, come si chiamano, sorgono. Diciamo ad esempio — voglio portare un esempio che è stato osservato nelle cliniche — un uomo ha una volta visto come un uomo affetto da carcinoma facciale è entrato in una casa. Ha visto il tumore in faccia ed è un uomo debole per quanto riguarda la volontà; i suoi impulsi di volontà non sono abbastanza forti. Da quando ha visto questo uomo con il cancro della faccia, crede che dappertutto vi siano germi cancerogeni, e non può fare a meno di sospettare germi cancerogeni ovunque vada.

Cioè non ha una volontà abbastanza forte per spingere questa rappresentazione, che allora è stata suscitata, nell’inconscio. Questo è un caso particolare di ossessione. Ma cose del genere si presentano in grande varietà negli uomini che non sono sufficientemente sviluppati nella sfera della volontà. Lì Lucifero facilmente acquista potere su di loro. Un’altra deviazione della coscienza è stata chiamata dai medici più recenti la fobia del tocco, che si esprime nel fatto che uomini, la cui sfera della volontà è troppo poco sviluppata, si ritraggono davanti a ogni contatto con altri uomini o oggetti, cioè non vogliono essere toccati da altri uomini o oggetti. La fobia del tocco è un termine ben preciso della psichiatria più recente. Così potremmo ancora addurre molte altre deviazioni della coscienza. In queste deviazioni si mostra appunto come la nostra coscienza deve normalmente essere costituita per il piano fisico. Ora siamo in un’epoca in cui non può essere altrimenti che certi esseri si rivelino a noi, tanto dal lato dietro il velo della natura quanto dal lato dietro il velo del mondo animico. Le cose devono rivelarsi a noi, perché appunto quando le cose non si rivelano a noi, questo sarà pericoloso per l’ulteriore sviluppo degli uomini. Appunto quando Arimane e Lucifero non vengono notati nella loro connessione con lo sviluppo umano, questo diventerà una cosa pericolosa per gli uomini. Allora, appunto, quando non vengono notati, possono lavorare nel migliore dei modi. Vi voglio chiarire questo riguardante il lavoro arimanico attraverso un piccolo aneddoto, che è più vero che vero, in quanto è veramente vero.

In un villaggio un giorno arrivò uno straniero, che era un conoscente del sindaco. Arrivò a cavallo e cavalcò nel villaggio. Per il villaggio era un’apparizione interessante. La gente corse in strada e guardò lo straniero. Egli mise il suo cavallo nella stalla del sindaco e sostò da sabato a domenica nella casa del sindaco. Lunedì voleva partire e chiese il suo cavallo. Allora il sindaco disse: Ma sei venuto a piedi, non avevi alcun cavallo. — Tutte le obiezioni a questo furono dal sindaco risposte con le parole: Non avevi alcun cavallo. — Infine disse: Allora chiediamo pure alla gente nel villaggio, loro ti devono aver visto quando entravi nel villaggio a cavallo. — Fece quindi venire tutta la gente del villaggio e chiese loro se non avevano visto l’uomo venire a piedi, e tutti dissero: Sì. — Dopo che tutti avevano fatto questa concessione, disse: Ora giuratemi tutti che l’uomo è venuto a piedi. — E tutti giurarono che questo uomo era venuto a piedi. Così dovette lasciare il villaggio a piedi e senza il suo cavallo. Dopo qualche tempo il sindaco cavalcò dietro di lui e gli portò il suo cavallo. Allora disse l’uomo: Ma allora, a cosa serviva tutta questa commedia? Allora il sindaco rispose: Volevo solo presentarti il mio comune! Naturalmente Arimane era in gioco lì, e ha agito come forza oggettiva; ha lavorato molto bene. L’aneddoto è più vero che vero, perché continua a svolgersi tra noi. Tutta la vita umana tende a fare in modo che la gente che giura sull’assenza del cavallo diventi sempre più numerosa.

Dobbiamo dunque fare attenzione rigorosamente ad avere la coscienza più concreta, perché solo quella è una buona, giusta coscienza per la nostra vita terrestre ora. Se prendete tutto ciò che potete seguire dalla mia «Scienza occulta nelle sue linee generali», dalle otto meditazioni «Una via all’autocoscienza dell’uomo», dal libro «La soglia del mondo spirituale», dal libro «Come si acquisisce la conoscenza dei mondi superiori?» e da vari cicli di conferenze, allora vedrete che lì vengono indicate strade per penetrare già nei territori appropriati. Le strade vengono indicate cosicché gli uomini, nel modo giusto, ben preparati, penetrino dietro la natura e dietro l’anima. Lì vengono descritte le strade attraverso cui si può penetrare nel modo giusto dietro le quinte dell’esistenza. Ma la tendenza, lo sforzo soggettivo di molta gente in realtà non tende a giungere dove dovrebbe giungere, se posso dire così, se si seguito fedelmente quello che è accennato in questi scritti. Perché in questi scritti è chiaramente accennato che si deve propriamente uscire dalla forma di coscienza normale, se si vuole entrare nell’altro mondo; che si deve uscire da queste forme di coscienza normali e giungere a un’altra forma di coscienza. Questo è importante sapere. Perché esiste una tendenza nella maggior parte degli uomini, anche in molti dei nostri amici, a non uscire da questa forma di coscienza, ma rimanere in essa e tuttavia portare il mondo spirituale nella coscienza ordinaria: dunque non portare l’Io fuori, bensì portare il mondo spirituale nell’Io. Nella coscienza ordinaria si dovrebbe portare la conoscenza del mondo spirituale, non il mondo spirituale stesso.

Se ora seguite fedelmente ciò che è contenuto negli scritti accennati, allora accade così: siete messi in stati attraverso cui sperimentate il mondo spirituale, e attraverso cui potete portare esperienze di questo mondo spirituale nella coscienza normale. E allora non sperimentate, mentre siete in un’altra coscienza, ciò di cui si tratta nella vostra coscienza normale, bensì lo sperimentate forse in un momento completamente diverso. Ma molti non vogliono questo. Vogliono semplicemente sperimentare nella coscienza normale quello di cui si tratta. Ma deve venire da un’altra coscienza nella coscienza normale. In molti dei nostri amici invece è presente lo sforzo di avere visioni nella coscienza normale e non qualcosa come un ricordo di un’altra coscienza. Ma se avete visioni nella coscienza normale, cioè in sostanza non volete sviluppare un’altra coscienza, bensì mantenere la coscienza ordinaria, ma tuttavia guardare nei mondi spirituali, allora ciò significa: in realtà non volete uscire seriamente dalla vostra coscienza, bensì volete restarvi dentro, e lì dovrebbero presentarsi a voi figure che in realtà somigliano a figure del mondo sensibile. Cioè, molti si sforzano di vedere spiriti o atti spirituali, ma non di vederli diversamente di come vedono le cose sensibili. Vorrebbero vedere uno spirito, ma questo spirito dovrebbe essere un uomo, una donna o un animale, ad esempio un barboncino. Un barboncino, un uomo o una donna, questi qui nel mondo fisico sono per la coscienza fisica. Ma nell’altro mondo non è così che si veda una donna, un uomo o un barboncino.

Bisogna essere chiari: l’evento reale è al di fuori della coscienza ordinaria. Ciò che entra nella coscienza è al massimo qualcosa di figurativo, un’immagine che dopo appare. Insomma, non si deve avere lo sforzo di voler avere nel mondo spirituale semplicemente una sorta di mondo sensibile più raffinato. D’altra parte non si deve avere lo sforzo di avere nel mondo spirituale qualcosa che parla come parlano le parole umane, tranne che proviene dal mondo spirituale. Gli amici spesso vorrebbero semplicemente ascoltare le voci che parlano loro; ma queste voci dovrebbero somigliarsi a quelle del mondo fisico, dovrebbero essere anche queste solo un’altra edizione, un’edizione più raffinata del mondo fisico. Cioè, gli amici vorrebbero entrare con questa coscienza ordinaria, che è solo per il mondo fisico, nel mondo spirituale. Davvero la maggior parte delle visioni o delle voci di cui si racconta sono di questo genere, che ho appena caratterizzato. Ma c’è un fatto ben preciso: quando abbiamo tali visioni o ascoltiamo tali voci, allora Lucifero e Arimane hanno sempre un facile gioco con noi, si impadroniscono di queste cose e le rivendicano, perché gli uomini hanno lo sforzo di interpretare tutto questo propriamente in modo errato. Quando queste cose vengono interpretate nel modo giusto, allora Lucifero e Arimane non ne ricavano nulla. Vedete, ci sono distinzioni che devono veramente essere osservate correttamente. Dobbiamo dunque rimanere pienamente consapevoli della possibilità: non appena portiamo qualcosa di diverso nella coscienza ordinaria, che è propriamente strutturata solo per il mondo fisico, cadiamo tra Scilla e Cariddi di Arimane e Lucifero.

Arimane e Lucifero in questo rapporto come poteri reali, dobbiamo già convincerci di riconoscerli. Quindi è stato posto un così grande peso sul rapporto tra Arimane e Lucifero, e perciò anche la nostra statua è stata costruita in modo che questo sia presentato correttamente come immagine. Ora potete dire: se le cose stanno così, non sarebbe davvero più saggio fare come i naturalisti, che presentano le cose in modo che Arimane sia sì dentro quello che dicono, ma tuttavia non vogliono ammettere Arimane? O fare come i comuni responsabili spirituali delle singole comunità religiose, che presentano la cosa in modo che Lucifero sia dappertutto dentro, ma non lo dicono? Lo considerano come qualcosa di cattivo se si scopre che lì c’è la porta per Lucifero. — Ma chi parla così nel nostro tempo, parla non molto saggiamente. Perché dire: Allora è più saggio fare come fanno i filosofi della natura e i responsabili spirituali delle singole comunità religiose — questo sarebbe, riguardante lo spirituale, pari al richiedere a qualcuno che deve attraversare un abisso su una tavola non molto larga e deve camminare per un tratto considerevole su questa tavola, di non dirgli che si mette in pericolo. Ma il dirlo si rivela come una necessità. Altrimenti sarebbe come se si dicesse: È giusto che l’uomo possa venire in pericolo, ma è più saggio non dirgli nulla. — Per il fatto che si sa delle cose — e bisognerà saperne — , il pericolo non diventa né più grande né più piccolo.

Verrà un tempo in cui Arimane vorrà impadronirsi dell’intelletto e Lucifero della volontà degli uomini, e a questo si può opporre solo per il fatto che queste cose vengono riconosciute; e possono essere riconosciute solo attraverso un appropriato movimento della scienza dello spirito. È molto strano vedere come Arimane e Lucifero sono all’opera, come compiono cose attraverso cui non vengono notati. È interessante se si studia la psichiatria più recente da questo punto di vista. Questa psichiatria moderna ha davvero riconosciuto molte cose che sono dei fatti, ma che non possono essere caratterizzate nel modo giusto perché non si prende in considerazione che questi poteri spirituali, che giacciono dietro la soglia, si avvicinano agli uomini. Vedete, qui voglio leggervi un passo che è molto interessante da un libro di Cullerre. Egli dice, riguardante una certa tendenza della psichiatria moderna, una cosa molto strana. Non è vero, la psichiatria moderna mira a portare tutto ciò che nell’uomo non è completamente normalmente standard, che abbandona un certo livello da uno o d’altro canto, vicino alla pazzia. Così ci sono numerosi trattati che vedono in Giovanna d’Arco solo una personalità isteria. Ora, poco a poco, si accumulano anche trattati che vedono in Cristo Gesù un uomo non completamente normale. Cullerre dunque dice: Ci sono ancora uomini, «che sono fuori di sé dallo sdegno al pensiero che la scienza, che non può contaminare nulla che tocca, ritiene di poter pesare la parte di follia che potrebbe trovarsi mescolata alla saggezza di un Socrate o al genio di un Pascal.» Ci sono anche trattati che dimostrano la follia di Goethe e così via.

Lì abbiamo una scienza direttamente arimanica, ma una falsa scienza arimanica, una scienza che si sforza di mostrare come Goethe sotto certi aspetti sia davvero un genio morale, ma come potesse arrivarvi solo per il fatto che nella sua essenza era mescolata una certa quantità di follia. Socrate lo sapeva meglio: ha parlato del suo demone, sapeva che la sua anima era confinante con poteri spirituali oggettivi. Per lui era chiaro. Ma lo studioso moderno, lo psichiatra moderno vorrebbe caratterizzarlo cosicché la follia sia mescolata a Socrate o a un altro qualsiasi. Arimane vuole essere nascosto, e vuole restare nascosto! E in modo simile è anche con Lucifero. Ora è così: se si praticasse senza ulteriore considerazione oggi ciò che figura in certi ordini occulti come conoscenza segreta con tutto il suo simbolismo, allora, come già ho esposto ieri, molto facilmente si consegnerebbe alle mani di Arimane ciò che finora è stato praticato come occultismo. Se si praticasse oggi ciò che finora è stato praticato come mistica per l’uomo, allora molto facilmente si consegnerebbe la mistica alle mani di Lucifero. Tra entrambe le scogliere la nave della scienza dello spirito deve essere condotta. Questo è straordinariamente importante. Dunque la scienza dello spirito deve essere formata cosicché né le deviazioni mistiche né quelle occulte possano veramente attecchire. Ora ieri vi ho detto che, se si perfora il velo della natura, si penetra in una regione dove si presentano esseri che hanno il senso della distruzione. Ma questo senso di distruzione è appunto affine all’intelletto umano. Ho descritto come può diventare l’uomo se cade preda a questi esseri.

Questo non deve essere. Vi ho anche descritto come l’uomo può diventare ardente riguardante i suoi affari spirituali se cade in una falsa mistica, cioè incapace di restare spiritualmente freddo riguardante le sue inclinazioni religiose. Entrambe le cose non devono accadere. Ho detto che gli esoterici tra gli occultisti si sono particolarmente sforzati di forzare gli uomini a usare il loro intelletto per decifrare i simboli, in modo che non penetrino in modo ingiustificato là dentro e non vengano abusati dai poteri che si presentano così orribilmente in queste regioni di confine. Si possono tenere lontani questi esseri usando il proprio intelletto in tale maniera, come accade circa nella decifrazione dei simboli. Questo è stato fatto in precedenza. Ma semplicemente non è sufficiente per il tempo presente. In realtà non è proprio applicabile al tempo presente. E ora scoprirete che nel modo in cui la nostra scienza dello spirito si presenta all’umanità, in un altro modo si evita la deviazione nella regione di Arimane. Qui dovete badare a una peculiarità nella vita della nostra società, nella misura in cui la nostra società vuole praticare la scienza dello spirito. È una parola molto, molto frequente che si incontra quando la scienza dello spirito si avvicina a questo o a quello, la parola: Non posso comprendere queste cose prima di vederle io stesso chiaroveggentemente. Le accetto in buona fede. — Ho spesso sottolineato: da un punto di vista corretto, la questione non è così. Gli uomini hanno attualmente il grado di intelletto grazie a cui tutto ciò che viene dato può veramente essere conosciuto.

L’intera scienza dello spirito, così come viene data, può essere compresa con il grado di intelletto che attualmente è presente tra gli uomini. Trovata non può essere, ma può essere compresa. E quanto spesso si fa appello a questo intelletto, miei cari amici. È presente, questo intelletto, può essere mobilitato; e chi non vuole ammetterlo, erra. Se ciò che viene dato nella scienza dello spirito viene elaborato cosicché l’intelletto venga anche applicato, allora viene applicato nel modo giusto. Allora è completamente impossibile penetrare in modo ingiustificato nel territorio arimanico. Non si può penetrare in modo ingiustificato nel territorio arimanico attraverso la scienza dello spirito così come viene data. Perché sono possibili solo due casi. Uno: gli uomini si sforzano di comprenderla, allora usano l’intelletto, che può essere abusato dagli spiriti arimanici, per la comprensione della scienza dello spirito, e allora non può essere loro strappato. Arimane può fare ciò che vuole: l’intelletto che gli uomini nel presente o nel futuro applicano allo studio della scienza dello spirito, non l’ottiene. Potete esserne sicuri. Oppure: se gli uomini non si sforzano di comprendere la scienza dello spirito, allora non vi applicano alcun intelletto, ma allora la scienza dello spirito non è responsabile di nulla. Allora solo la pigrizia nei confronti della scienza dello spirito può essere responsabile. Vedete, in che tipo di regione di spiriti distruttivi si può penetrare. Questo si mostra meglio quando si osserva un’anima nel momento preciso in cui è passata attraverso la porta della morte. In questo momento, questi esseri spirituali si precipitano particolarmente intorno, molti di loro.

Lì sono presenti in abbondanza, e non c’è da stupirsi che siano lì, perché sono appunto gli spiriti della distruzione. La loro attività normale è quella di lavorare alla distruzione dell’organizzazione fisica. Questo appartiene al loro mestiere. Devono solo non stare lì troppo a lungo. Gli uomini ora che hanno assorbito la comprensione spirituale in se stessi, tengono questi esseri lontani dal loro corpo. Ma questi spiriti hanno molto potere sulle anime che pensano materialisticamente, sulle anime che non acquisiscono comprensione per il mondo spirituale. E molte anime soffrono per Arimane, quelle che in vita hanno disdegnato di acquisire la comprensione spirituale. Il mito greco ha rappresentato molto bene questo disdegno della comprensione del mondo spirituale nella figura di Tantalo. Questo è colui a cui gli dei hanno presentato cibo, ma cosicché non potesse raggiungerlo, e quindi hanno osservato come soffrisse tormenti. Molti di questi Tantalus si possono vedere oggi. Sono tutte anime materialiste che non vogliono acquisire comprensione per il mondo spirituale. Sono tutti Tantalus. Lo sono nel senso che dopo la morte, durante il tempo di Kamaloka, quando rivivono la loro vita all’indietro in un terzo, come sapete, tutto viene loro strappato. Allora hanno dappertutto, mentre vedono in cosa hanno vissuto, il sentimento: a che scopo ho fatto questo o quello? Vedete, appare subito uno degli spiriti distruttori e glielo strappa, così che trovano: davvero l’ho fatto per nulla! — È naturalmente un’illusione, ma soffrono i tormenti di Tantalo, perché gli spiriti della distruzione sono vicini a loro.

Perché non si sono acquisiti la comprensione, non possono vedere che davvero la nostra intera vita terrestre dalla nascita alla morte sarebbe priva di significato se non fosse penetrata dagli spiriti delle gerarchie superiori. Ma questi spiriti delle gerarchie superiori non possono vederli quando rivivono all’indietro, e così tutto deve sembrare loro privo di significato. La nostra scienza dello spirito evita il falso occultismo per il fatto che veramente usa il quantum di intelletto sempre più crescente che viene tra gli uomini, per fondare una scienza per che è necessario un più grande quantum di intelletto di quello che era necessario in precedenza. La nostra scienza deve essere tale da richiedere più intelletto di quanto sia stato solito applicare in precedenza. Se si dice, non si può comprendere la scienza dello spirito, allora non dipende dal fatto che non si ha abbastanza intelletto, ma che non si vuole applicare abbastanza intelletto. Su questo si vorrebbe ingannare se stessi volentieri. Se si applicasse tanto intelletto quanto l’uomo oggi può già mobilitare, allora la scienza dello spirito la si comprenderebbe già. E deve essere così che la scienza dello spirito conti con questo intelletto: così con la nostra scienza dello spirito da un lato evitiamo Scilla; per il fatto che viene mobilitato così tanto intelletto, superiamo Scilla. Lo studioso di scienza dello spirito sa perché gli uomini non sono inclini a imbarcarsi sulla scienza dello spirito. È perché non vogliono applicare abbastanza intelletto, perché sono pigri. Per questo ho parlato poco fa della pigrizia. D’altro canto anche la scogliera della falsa mistica deve essere evitata.

Questo può avvenire per il fatto che si evita questo, direi, rannicchiarsi nella pura interiorità umana. Questo continuo vivere e tessere solo nella propria anima, questo continuo fantasticare nella propria anima, deve essere superato. La propria anima deve uscire da se stessa e guardare amorosamente alle connessioni più profonde nella vita esterna. Perciò è stato tentato di offrire la possibilità di poter guardare a tali connessioni, che possono anche essere viste esternamente; a questo fine sono stati dati i drammi misteri. In essi vi si mostrano sempre processi animici interiori. Imparando a comprendere ciò che accade ad esempio in Capesius, e vedendo come Capesius va da evento a evento, grazie a ciò stirate la vita interiore attraverso l’attività formativa creativa e plastica. E questa è anche l’essenza della nostra arte. È alla base della nostra intera costruzione che le anime si liberino da se stesse, che non cadano in una falsa mistica. È necessario che questo sia tenuto bene in vista, e così eviteremo anche la Cariddi della falsa mistica. Tutto ciò che facciamo per interpretare i segreti della vita umana fuori di noi, questo ci protegge dalla falsa mistica. Se così seguiamo Capesius, allora viviamo nella vita e nella tessitura animica, ma non fantastichiamo sulla nostra propria vita e tessitura animica, usciamo da noi stessi. Arriviamo anche a ciò a cui altrimenti arriva il mistico. Dunque il naviglio della scienza dello spirito deve davvero essere condotto in modo consapevole tra le due scogliere. Deve essere dato propriamente ciò che evita il falso occultismo e la falsa mistica. Così la nostra scienza dello spirito veramente vive in armonia con i bisogni, con le esigenze del nostro tempo.

È veramente molto importante che guardiamo a questo, e perciò ho dovuto spesso oppormi a una falsa popularizzazione della scienza dello spirito, a una tale popularizzazione che non richiederebbe un pensiero sufficientemente faticoso. E così mi sono dovuto opporre a tutto ciò che lavora verso una mistica ardente, egoistica, che sempre solo si muove in ciò che può essere designato con l’espressione: Nel tuo interiore trovi la realtà, il divino e così via — , che non vuole cercare il divino nel corso esteriore della vita, seguendo amorevolmente i fenomeni. Ho recentemente detto a qualcuno che la scienza dello spirito potrebbe essere considerata come qualcosa di molto utile. Non l’ho detto per mettere in evidenza in qualche modo presuntuosamente i meriti del movimento della scienza dello spirito, bensì semplicemente per mostrare che in questo movimento il positivo potrebbe davvero essere colto. Dissi: anche se si prende solo quel positivo che si può ammettere, e si lascia tutto il resto da parte, ciò che non interessa, la nostra scienza dello spirito potrebbe comunque essere considerata come qualcosa di straordinariamente utile. Seguite il modo in cui abbiamo praticato la nostra scienza dello spirito durante un anno e mezzo, allora vedrete che insieme a tutto ciò che abbiamo dato dal punto di vista della scienza dello spirito, proprio in mezzo alla scienza dello spirituale, abbiamo dato una grande massa di verità naturalistiche, di verità di storia dell’arte, un sacco di tali cose.

Si assuma solo ipoteticamente che non daremmo nulla di scientifico spirituale, bensì solo ciò che portiamo come verità naturalistiche e scientifico-artistiche, allora potrebbe già essere preso anche solo come qualcosa di positivo. Ma che il positivo venga offerto, questo accade anche di nuovo intenzionalmente e con ponderazione, perché così si libera lo spirito umano da questo fantasticare continuo. — E così in ogni modo è stato cercato di formare il nostro movimento della scienza dello spirito in modo che avanzi nel modo giusto. Così questo movimento della scienza dello spirito è stato davvero concepito come una sorta di organismo. E se lo concepiamo come un organismo, allora possiamo forse pensare così: allora deve anche crescere come un organismo, come un organismo umano, che intorno al settimo anno ottiene i secondi denti. Deve usare i secondi denti, i denti individuali che ha. Ho negli scritti precedenti esposto che dovevamo collegarci al movimento teosofico. Nel 1902 fondammo la Sezione Tedesca e così ci collegammo al movimento teosofico. Potevamo all’inizio procedere, sviluppandoci completamente autonomamente, come vi ho mostrato, e tuttavia così da vivere nel movimento teosofico. Ma allora dovemmo ottenere denti propri. Ne avevamo grande bisogno. Nel 1909, 1902 più 7 è 1909, era allora necessario ottenere anche denti propri. Ricordate che allora erano proprio gli anni in cui i dissidi di Leadbeater rendevano tutto incerto. Vedete, allora era già necessario sviluppare gradualmente i propri denti. L’anno 1916 non è lontano. Allora avremo alle spalle i secondi sette anni. Se abbiamo questi secondi sette anni alle spalle e pensiamo seriamente a un organismo, allora questo organismo deve divenire maturo.

Ora il movimento della scienza dello spirito, se è un vero organismo, deve mostrare di essere divenuto maturo. Deve veramente essere maturo, deve poter compiere qualcosa da sé. Secondo tutto ciò che è stato dato, si dovrebbe ora essere così lontani da poter anche senza l’insegnante essere ancora qualcosa, poter sussistere e agire. Una cosa del genere doveva essere preparata. Ho spesso attirato l’attenzione sul fatto che una cosa del genere è necessaria. E davvero, dobbiamo considerare che una cosa del genere è necessaria. L’ho detto anche prima a Berlino: la Società per la Teosofia e l’Arte dovrebbe essere qualcosa che si stacca da me e conduce una vita propria. Ma questo diventerà sempre più necessario: lo stacco da me e la condotta di una vita propria, almeno come possibilità. Dobbiamo superare il pericolo che consiste nel fatto che le cose in realtà vanno bene solo per il fatto che ciò che è stato da me fondato continua a fluire settimanalmente. Siamo ora negli anni in che la Società dovrebbe dimostrare di se stessa che potrebbe ugualmente pacificamente coltivare insieme tutto ciò che una volta esiste, potrebbe davvero coltivarlo come se io non fossi più presente. Questo è un pensiero assolutamente necessario. Le cose stanno già cosicché, se ora agiscono nelle anime, già molte cose potrebbero essere staccate, per che non avrei più bisogno di me. Non voglio dire con questo che non continuerò a essere presente. Ma la prova di sussistenza consiste nel fatto che in certo senso io divento sempre più superfluo. Dobbiamo assolutamente superare la possibilità che è presente: che i nostri membri come tali non si riconoscono tra di loro uno di fronte all’altro!

Perché dovete solo porre l’ipotesi e farvi una chiara idea di quale cattivo servizio si farebbe se sempre tutti vivessero così da dire: Costui è nel consiglio, bisogna seguirlo — , oppure: Costui è nel consiglio, farà lui le cose. — Questo non funziona. Dove si andrebbe se un giorno io non fossi più presente? Allora la Società sembrerebbe subito disintegrarsi. Ma raggiungiamo solo ciò che dovremmo raggiungere se dopo quattordici anni siamo davvero così avanti da avere una vita propria che può produrre di nuovo qualcosa di ulteriore. E questo non è impossibile, se ci ripensiamo sulla nostra volontà. Certo, ora alcuni anni sono difficili; ma dobbiamo superare anche tali difficoltà. E potremo utilizzare in un altro modo molte cose che ho da portarvi, se ciò che vi ho ora accennato viene realizzato. Molte cose ora sono difficili. Voglio dirlo attraverso un paradosso, ciò che è difficile, su cui però bisogna essere consci: vi sono certe cose — questo è già così — che non si possono dire così, senza ulteriore riguardo, così che negli ultimi quattro giorni avrei volentieri convocato un piccolo cerchio più ristretto per dire certe cose che non posso dire davanti all’intera assemblea. Ma ho dovuto abbandonare questo, perché viviamo in un’epoca nel che semplicemente non è possibile organizzare una cosa del genere. Non si può fare. Per vedere chiaramente, dobbiamo proprio considerare molto bene queste cose che ho cercato di esporre in questi giorni. Dobbiamo cercare di immaginarci bene il carattere interno della scienza dello spirito, allora già comprenderemo perché da un lato dobbiamo avere come nemici i naturalisti che vogliono fare della conoscenza della natura una concezione del mondo, e d’altro canto dobbiamo avere come nemici quegli spirituali che vogliono lasciare velare ciò che giace dietro la vita animica ordinaria.

Dobbiamo tenerci saldamente fedeli alla nostra dottrina, dobbiamo penetrarla profondamente nella sua particolarità. Consideriamo ad esempio come abbiamo posto il Mistero del Golgota al centro dei nostri sforzi e come abbiamo dovuto sottolineare che Cristo è entrato in Gesù di Nazareth nel modo spesso descritto, cioè da altre sfere di coscienza proprio nella sfera di coscienza che è la giusta sfera di coscienza per la vita terrestre fisica dell’uomo. Con questo è già dato che Cristo è sì una potenza cosmica, ma che il Cristo Gesù è una potenza terrestre, che vive nella coscienza terrestre degli uomini, in generale negli eventi terrestri. Perciò il Nuovo Testamento non può essere una scienza della natura, perché ciò che giace dietro la natura deve, se procede dalla realtà, stare al di fuori della nostra coscienza; ma non può neanche essere scienza dello spirito, perché anche lì bisogna transitare all’altro lato. Questo è appunto la cosa meravigliosamente grande, il significato del Nuovo Testamento, che non vuole essere né una scienza della natura né una scienza dello spirito, quindi non deve neanche essere usato per la polemica contro la scienza dello spirito. Ma in questo vediamo anche i motivi indicati per cui sempre di nuovo i rappresentanti di questa o quella comunità religiosa si insurrezionano contro la scienza dello spirito, si insurrezionano comprensibilmente, perché in realtà non vogliono mai lasciar penetrare l’uomo nel mondo di cui hanno terrore.

Hanno paura che l’uomo là penetri e potrebbe scoprire ciò che veramente sta in lui come sostanza eterna dell’anima. Vogliono far capire all’uomo solo che ciò che l’uomo già sa di se stesso vive eternamente in lui. Vedete, ieri ho già detto: se veramente fosse fondata una concezione materialista del mondo, se questa sola sussistesse e nessuna scienza dello spirito penetrasse tra gli uomini, allora si arriverebbe al punto che gli uomini dovrebbero affogare nello scetticismo e nella diffidenza, perché questa creerebbe qualcosa come un mare spirituale in cui le anime dovrebbero affogare. Ma ciò che deve sorgere se gli uomini devono essere trattenuti dal penetrare il velo dei mondi animici, è l’ignoranza. L’ignoranza nel che l’uomo infine affogherebbe, dovrebbe diffondersi se coloro che oggi sono largamente i rappresentanti delle singole comunità religiose vincerebbero. Se i naturalisti vincerebbero, si diffunderebbe un mare di dubbio in cui gli uomini affogherebbe. Se vincerebbero coloro che pensano nel modo indicato, responsabili spirituali delle singole comunità religiose, si diffunderebbe un’atmosfera di ignoranza nel che le anime umane affocherebbero. Così grave è dunque il compito che è assegnato alla scienza dello spirito. E questo carattere grave del compito dobbiamo tenere bene davanti agli occhi. Dobbiamo considerarci in certo senso come uomini che attraverso il nostro karma siamo stati condotti alla scienza dello spirito, per mettere a disposizione non della scienza dello spirito, bensì del progresso umano generale, ciò che abbiamo di intelletto e anche ciò che abbiamo di sentimento animico. E il mondo ne ha bisogno, ne ha veramente grande bisogno.

Vedete, da un lato veramente una concezione materialista del mondo vuole affermarsi, e nulla aiuta a contrastare ciò! E vedete, d’altro canto si lavora alla diffusione dell’ignoranza, come sempre più viene offuscato ciò che è fatto della vita spirituale! Vedete come da parte di certi responsabili di questa o quella comunità religiosa ogni comunicazione positiva dal mondo spirituale viene addirittura perseguita con un certo odio! Ho tenuto queste conferenze per indicare la direzione che la scienza dello spirito deve prendere; per indirizzare la vostra coscienza al fatto che dobbiamo imparare a comprendere: quei naturalisti, dobbiamo combatterli; ma non possono fare diversamente, perché Arimane li ha, e lui vorrebbe nascondere loro qual è la molla della loro azione. E gli altri, sì, dobbiamo combatterli, ma non possono fare diversamente, perché Lucifero li ha. Raggiungiamo davvero il giusto se in modo positivo affrontiamo ciò che la scienza dello spirito può darci. Se almeno una volta vi fosse un numero di persone che comprendessero questo carattere unico della scienza dello spirito, che comprendessero che la scienza dello spirito non deve essere confusa con questo o quello, allora questo sarebbe davvero sufficiente, miei cari amici. Si può anche imparare molto dagli errori e da questo punto di vista anche affrontare gli errori. Questo è ancora più importante che assumersi un atteggiamento critico verso questi errori, il che talvolta è anche necessario.

Ho detto: Arimane ha propriamente, detto secchezza, lo sforzo di privare gli uomini del loro intelletto in futuro. — Ma con questo connette — perché i suoi spiriti con le loro forze superiori stanno in relazione con le forze inferiori dell’uomo — ancora qualcosa di diverso, in quanto vuole stabilire un’alleanza tra le forze superiori e inferiori. Arimane ha normalmente il compito di dirigere nel mondo quelle cose che producono malattie. Sappiamo che devono anche essere presenti, perché producono la morte nel mondo fisico. Tutta la distruzione nel mondo fisico gli è affidata. Ma ora bisogna riconoscere la connessione. Se si solleva ciò che è nella sfera inferiore verso l’alto, lo si connette agli esseri che sono dietro, con questi esseri distruttori. Allora si consegnano da sé ad Arimane e ai suoi spiriti varie cose. E quando si consegnano varie cose ad Arimane e ai suoi spiriti, ci si accorge già che certe parti inferiori dell’organismo cominciano a funzionare come di solito funzionano le parti superiori dell’organismo. Se si ha paura di pensare veramente esattamente in modo ordinato, e tuttavia si vuole entrare nel mondo spirituale, allora è così: si entra nel mondo spirituale. Certamente, si può vivere obiettivamente lì; si vive veramente in questo territorio spirituale dove giacciono le potenze distruttive; si supera la soglia. Allora si ritorna nel proprio corpo; si è conclusa un’alleanza con queste potenze distruttive e non se ne sa nulla. Non ci si orienta, se non si è sviluppato il proprio intelletto correttamente. Allora accade che si sentono queste potenze distruttive dentro di sé.

E invece di pensare, invece di udire con le orecchie e vedere con gli occhi, allora varie potenze segrete nel nostro organismo subordinato cominciano a vedere e udire. Il nostro corpo non ci è più dato come di solito ci è dato. Troviamo, quando ritorniamo nel corpo, di essere riempiti di vari ingredienti. È per noi un nuovo essere. Questa mancanza di conoscenza del proprio corpo, questo entrare nel corpo come in un essere speciale, in cui siede qualcosa di sconosciuto, è qualcosa che può accadere a chi non rimane fedelmente al cammino. Perché Arimane ha lo sforzo di stabilirsi nel corpo umano e trasformare certi organi in organi di conoscenza. Ma Lucifero ha di nuovo lo sforzo che i suoi spiriti, che sono così ardenti spiriti di volontà, estraggono da noi certe cose per renderle autonome. Così, quando si supera la soglia dal lato luciferino e si ritorna, ci si sente vuoti per certe parti, come se qualcosa fosse stato tolto da noi. Arimane dà qualcosa a uno, perché entra in uno; te ne riempie. Lucifero toglie gli organi e rende autonomo ciò che altrimenti appartiene a uno. Questo è veramente uno sforzo luciferino: rendere autonomo ciò che appartiene a noi. Per questo è anche facile in quella che ho chiamato falsa mistica, che tali mistici, trasformando la loro volontà libera in chiaroveggenza visionaria, preparano il loro sapere per Lucifero, che poi può estrarlo. È veramente così: lì è l’uomo e lì viene Lucifero, e dal cervello viene estratto qualcosa: l’intelletto. L’intelletto viene estratto come un pezzo di cervello eterico, o dal cuore viene estratto e reso autonomo un pezzo di materia eterea, e allora ci si sente vuoti lì.

Ha la tendenza a diventare autonomo, a separarsi da uno. È veramente un fenomeno in spiriti abbastanza egoisti che hanno raggiunto una certa altezza di sviluppo. Lì si può vedere come certe parti delle loro forze vengono staccate, che poi sono come nel mondo esterno. Lucifero ruba all’uomo certe forze, attraverso cui agisce. Questa è la sua inclinazione. Questo deve naturalmente essere impedito, ed è impedito attraverso il fedele adempimento del cammino giusto. Ma rimane luciferino il punto di vista che si può togliere all’uomo qualcosa e usarla poi come qualcosa di presente all’esterno, ad esempio che si possa togliere a un maestro il suo insegnamento e usarlo obiettivamente nel mondo. Ma lì avete il territorio in cui queste cose devono essere ricercate. Si può imparare molto da un errore, da quell’errore cioè che l’insegnamento possa essere separato dal maestro. Attraverso l’osservazione di questi fatti si può imparare ancora qualcosa di completamente diverso da quello che si può imparare attraverso una critica certo molto giustificata. Si può imparare quale pericolo consiste nel fatto che una cosa del genere diventi più usuale in futuro dello sviluppo dell’umanità. E questo pericolo esiste! D’altra parte l’umanità va incontro al pericolo che nello sviluppo autonomo del Sé spirituale Arimane si impossessi di questo Sé spirituale. Già ora si può, se si ha sensibilità per questo, vedere come gli uomini diventino non-autonomi, e come in realtà Arimane guida la loro mano quando scrivono questo o quello.

Questo è da un lato e d’altro canto questo, che di nuovo le cose vengono prese e usate e che esiste la convinzione che si potessero separare dal loro creatore. Questi due pericoli esistono. Ma il modo giusto e unico giusto sarà che i principi della scienza dello spirito vengano accettati dagli uomini: che da un lato la natura sia illuminata cosicché con i principi della scienza dello spirito, il velo della natura, si perfori. Deve fiorire una zoologia, una botanica, un’agricoltura secondo i principi della scienza dello spirito. Tutto, anche la medicina, deve essere fertilizzato dai principi della scienza dello spirito. Ma solo coloro che non temono di perforare il velo della natura potranno fertilizzare la medicina nel modo giusto dai principi della scienza dello spirito, così che si penetri nel mondo arimanico e si debba combattere gli spiriti della distruzione. Per trovare ciò che è salutare per gli uomini, si deve andare nella regione di quegli spiriti che dissolvono la vita umana, che producono malattia e morte, perché solo dove giacciono le cause più profonde di morte e malattia, si possono cercare i rimedi. Così colui che vuole imparare a conoscere ciò che germina nelle anime umane, non deve temere di intraprendere la lotta con gli esseri luciferini. Deve conservare il coraggio morale quando supera la soglia. Deve sapere che penetra in una regione di esseri spirituali in cui ogni pensiero continuamente, come in una leggera perdita di coscienza, si vuole inclinarti, perché ti deve essere strappato, perché il pensiero solo così si affaccia, così che lo devi afferrare rapidamente, così che non ti sfugga.

Non si penetra in questa regione senza intraprendere veramente con serenità la lotta con tutto ciò che, se esce unilateralmente, appunto alletta l’uomo verso la mistica unilaterale e soggettiva. Ma la scienza dello spirito ci guida cosicché, se la comprendiamo, veramente troviamo la forza in ogni situazione di combattere le potenze arimaniche distruttive. E quando applichiamo la scienza dello spirito alla vita umana che si dispiega, come facciamo nei drammi misteri, e alla vita naturale che si dispiega, come facciamo quando andiamo dietro le forze della natura nelle nostre forme di pilastri e architravi, o perseguiamo i segreti dello sviluppo mondiale, quando opponiamo Cristo a Lucifero e Arimane nel nostro gruppo plastico, quando affrontiamo le cose cosicché le potenze spirituali ci divengono oggettive, così che vivono nella realtà, allora troviamo la forza che il mistico unilaterale per lo più non ha: di lottare contro gli spiriti luciferini. Da questo vedete che la scienza dello spirito doveva già essere esattamente così come vi è stata portata, e che anche ciò che la scienza dello spirito ancora accanto alla sua formazione teorica crea da una parte o dall’altra, necessariamente le appartiene. Cerchiamo sempre più di dirigere il nostro pensiero come il pensiero della scienza dello spirito deve essere diretto. Perché solo quando ci manteniamo liberi dai pregiudizi che regnano nel mondo esterno, possiamo stare correttamente nella scienza dello spirito.

11°Ulteriori considerazioni sugli scopi delle logge e fratellanze occulte dell'Occidente. Le logge dei «fratelli della sinistra»

Dornach, 31 Ottobre 1915

Durante gli ultimi insegnamenti qui tenuti ho cercato di mostrarvi da una certa prospettiva come, verso la metà del diciannovesimo secolo, una specie di ondata materialista si è imposta all’interno dell’evoluzione dell’umanità, e come da diversi lati si è avvertito che un’ondata siffatta nella storia dello sviluppo umano non c’era ancora stata. E che aveva una certa importanza — caratteristica che abbiamo già delineato — il modo in cui è sorta. D’altro canto, ho cercato di far comprensibile il sentimento che gli uomini devono equipaggiarsi in modo da poter comunque percorrere il cammino evolutivo una volta tracciato per l’umanità. Ora, in particolare negli ultimi insegnamenti, vi ho mostrato come ci si è sforzati da diverse parti, coloro cioè che sono coinvolti nel proseguimento di quegli obiettivi della cultura umana che si collegano con la scienza dello spirito, di incorporare al corso dello sviluppo umano ciò che sembrava loro necessario, per mostrare all’umanità che al vecchio doveva assolutamente aggiungersi qualcosa di nuovo. Certamente molto potrebbe ancora essere detto a questo proposito, e nel corso del tempo avremo occasione di discutere ancora molte cose in questa direzione, poiché avremo molti esempi da addurre per ciò che finora abbiamo esposto principalmente in forma narrativa. Oggi vorrei attirare la vostra attenzione sul fatto che anche nella vita spirituale esterna, attorno alla metà del diciannovesimo secolo che si avvicinava, si manifestarono sotto molti aspetti segni di quanto i tempi fossero importanti. Nella vita spirituale esterna — cioè in quello che si esprime nei vari movimenti filosofici, nei movimenti letterari e simili — molte cose potrebbero essere citate come esempio di un elemento convulsivo che si è mescolato al corso dello sviluppo umano. Naturalmente, poiché molte cose potrebbero essere citate, posso soltanto evidenziarne alcune.

Voglio usare come punto di partenza, per illuminare in tal modo il corso dello sviluppo umano, due esempi dalla vita letteraria europea. Questi esempi dovranno mostrarci come nei cuori, negli animi, fosse presente una sensazione che in qualche modo nei mondi invisibili stesse accadendo qualcosa di significativo. Come primo esempio citerò il romanzo di Gutzkow intitolato «Maha Guru», il gran Guru, e come secondo esempio — cosa straordinaria, questo secondo esempio è sorto nello stesso periodo del «Maha Guru» — citerò un dramma di straordinaria importanza che si conclude con il grido: «Tu hai vinto, Galileo!», e che, per quanto posso giudicare, rappresenta un apice particolare nella letteratura polacca del diciannovesimo secolo. È strano che il giovane Gutzkow, negli anni trenta del diciannovesimo secolo. Quando era nei suoi venti anni, un libero pensatore di quel tempo, si sia scelto questo argomento per alludere a certe cose che vivono e tessono nei tempi. E che abbia scelto per farlo un uomo che in Tibet divenne il Dalai Lama: il «Maha Guru», il Gran Guru, come lo chiamava. Cerchiamo di portare alla mente, con poche parole, questo quadro dei tempi che, sebbene apparentemente tanto lontano dalle condizioni europee, è in realtà infinitamente vicino a esse: il «Maha Guru», che apparve negli anni trenta del diciannovesimo secolo, quando spuntava l’alba dell’era materialista.

In una delle figure principali del romanzo «Maha Guru» abbiamo a che fare con un fabbricante di dei. Che cos’è un fabbricante di dei in Tibet? È uno che produce, fabbrica dei; cioè modella dei da ogni sorta di materiali — come oggi lavoriamo con il nostro plastilina — dei secondo le tradizioni che nel canone tibetano sono rigorosamente prescritte. Queste cose devono corrispondere esattamente: le proporzioni prescritte riguardo alla formazione del volto, le misure delle mani, il tipo di posa che assumono. Tutto deve corrispondere esattamente. Il nostro eroe, uno dei personaggi del romanzo, discende da un’antica famiglia che ha sempre avuto la fabbricazione di dei come suo particolare mestiere, e comprende straordinariamente bene il suo lavoro. È celebre in tutta la regione come fabbricante di dei; in tutto il regno tibetano i suoi dei vengono acquistati. Ora gli accade qualcosa di terribile durante la fabbricazione di uno degli dei principali. Bisogna naturalmente immedesimarsi nel cuore e nell’anima di un tibetano per comprendere tutta la forza della parola «terribile» in questo contesto. E quando ci si immedesima nel cuore di un tibetano pio, allora è qualcosa di terribile ciò che è accaduto a questo fabbricante di dei. Quello che gli è accaduto è che la distanza tra le ali del naso e il labbro superiore di uno degli dei principali è diventata leggermente diversa da quella che dovrebbe essere, l’ha formata diversamente da quanto era prescritto nel canone. Era dunque qualcosa di terribile e molto importante. Ha deviato dal vecchio e venerabile canone e ha reso la distanza tra le ali del naso e il labbro superiore leggermente più grande di quanto fosse prescritto. In Tibet questo è un peccato terribile, qualcosa di spaventoso, quasi altrettanto spaventoso di quando qualcuno, in Occidente, si presenta davanti a una società pia e sostiene che sarebbero stati necessari due bambini Gesù per contenere il Cristo in Gesù, o quando parla di una capacità conoscitiva che va oltre la capacità conoscitiva ordinaria — allora si dice che egli seduce i suoi seguaci con ogni sorta di esperimenti chiaroveggenti e simili, e si dice che queste dottrine sono fantastiche. Così si fa oggi. Ma all’epoca in cui il nostro romanzo è ambientato, era qualcosa di simile, una colpa enorme, che nella statua del dio principale le ali del naso fossero stati separati dal labbro superiore più del dovuto. Solo che allora i castighi erano diversi. Oggi al massimo si tengono conferenze piene di asserzioni scorrette e si prendono altre misure di natura più lieve. Allora, invece, in quella regione, il fabbricante di dei doveva essere sottoposto al tribunale inquisitorio tibetano supremo, al terribile consiglio dei neri inquisitori. Così si potrebbe dire in termini europei comuni.

Ora — in Tibet una polizia non è necessaria, la gente obbedisce da sé quando le viene comunicato che lo straniero è entrato a cavallo senza cavallo, o che devono presentarsi davanti al tribunale inquisitorio nero, non hanno bisogno di essere ricercati — il nostro fabbricante di dei doveva partire e presentarsi. Partì con i suoi fratelli e anche con sua figlia affascinante, che possedeva una bellezza veramente particolare tibetana. Questa figlia l’aveva aiutato con dedizione e comprensione per molti anni, con il suo dominio del canone tibetano, e si era dimostrata un essere straordinariamente affascinante. I fratelli dovevano venire perché erano corresponsabili del suo atto. La carovana si è diretta verso Lhasa, affinché il peccatore potesse essere sottoposto al tribunale nero. Quando erano già giunti a una certa distanza da casa, verso Lhasa, incontrarono un strano, rumoroso, danzante, fischiante corteo di persone che suonava ogni sorta di strumenti, condotto da uno sciamano, e che era anch’esso diretto a Lhasa. Ora questo era un conoscente, un compagno di giochi della figlia del fabbricante di dei. C onosceva l’intera carovana, il cui capo era effettivamente il nostro fabbricante di dei, che nel più profondo senso di colpa per il suo dio fabbricato in modo scorretto stava viaggiando verso Lhasa per presentarsi alla corte. Lo sciamano lo rese particolarmente consapevole della pericolosità della sua situazione, dicendogli. S arebbe bene se fosse ancora presente il Vice Dalai Lama, ma potrebbe essere che il vero Dalai Lama sia già stato trovato e da Lhasa governi già il Tibet. Allora le cose potrebbero andare ancora peggio. Poiché il vice governante avrebbe potuto esercitare clemenza invece che giustizia, ma se il nuovo Dalai Lama fosse già presente, non si saprebbe se non debba prevalere la piena giustizia. E se ci si è allontanati dal canone nel modo in cui il fabbricante di dei l’ha fatto — che il naso è a una distanza errata dal labbro superiore — allora è ovviamente comprensibile che su questo pesi la morte.

Il peccatore apprende dunque che si sta procedendo al rinvenimento del Dalai Lama, del Maha Guru. Che cosa significa questo in Tibet? Vedete, in Tibet è chiaro a tutti che l’anima del grande Bodhisattva che governa il Tibet passa da corpo a corpo. Quando un Dalai Lama muore, deve essere ricercato un nuovo Dalai Lama, e questo deve avvenire in modo estremamente democratico, poiché la costituzione tibetana è estremamente democratica. Non c’è niente di eredità di cariche, niente di ciò che potrebbe passare in qualche modo in modo fisico da padre a figlio. Questo contraddirebbe completamente la dignità del Dalai Lama, secondo le concezioni tibetane. Quando dunque un Dalai Lama è morto, il clero deve accingersi a trovare un nuovo Dalai Lama, e allora ogni giovane ragazzo deve essere esaminato, poiché anche nella famiglia più povera potrebbe essersi incarnata la grande anima. Si deve esaminare tutto il paese, e vengono fatti vedere loro ogni ragazzo in ogni casa e per la strada, e a seconda che si veda se possiede questo o quel segno, se dà questo o quel segnale, che secondo l’opinione dei sacerdoti di lì indica la necessaria intelligenza, ha la prospettiva di essere riconosciuto come Dalai Lama. Da colui che dà il maggior numero di segni si è convinti che sia la grande anima del Bodhisattva, che si sia incarnata in questo ragazzo, e allora è il Dalai Lama. Nel frattempo, nel periodo in cui si è ancora alla ricerca dell’incarnazione del dio in forma umana, un Vice Dalai Lama deve provvisoriamente amministrare il paese. Ora Gutzkow continua a raccontare: Si seppe dunque già che eventualmente il nuovo Maha Guru o il nuovo Dalai Lama poteva essere incoronato o introdotto nella sua particolare dignità a Lhasa. E qui devo inserire una piccola storia che Gutzkow racconta. La racconta in qualche modo diversamente, ma vogliamo semplicemente evocare un’immagine del suo «Maha Guru». L’affascinante ragazza viaggiava con suo padre, il peccatore. Secondo la costituzione tibetana, anche gli altri fratelli del padre sono padri, perché lì vige una specie di poligamia. Quando un uomo in Tibet si sposa, i suoi fratelli sposano anche la stessa donna con lui.

I fratelli del padre sono dunque anche padri, solo che uno è il padre principale. — La carovana è rappresentata in modo molto bello nel «Maha Guru»: i padri sono disposti davanti come in un cerchio, poi il padre principale — nel nostro caso il nostro peccatore — e l’affascinante ragazza, la figlia di questo peccatore. Questa figlia del peccatore, quando era ancora piccola, da bambina, proprio quando iniziava ad aiutare suo padre, aveva avuto un compagno di giochi con che, secondo le usanze tibetane, amava giocare, che amava molto allora, e di cui ricordava con nostalgia. Lo sciamano principale del corteo urlante, soffiante era stato anche tra i suoi compagni di giochi, e questo sciamano era il fratello del compagno di giochi della ragazza già menzionato. Ho dovuto inserire questo affinché quanto segue sia più facilmente comprensibile. Ora l’intera carovana si dirige verso Lhasa, e quando si entra a Lhasa, si apprende che il nuovo Maha Guru, il nuovo Dalai Lama è già stato introdotto nella sua dignità. Inizialmente però siamo informati che il nostro grande peccatore, che ha reso troppo lunga la distanza tra il naso e il labbro superiore di uno degli dei principali del Tibet, è condotto davanti al tribunale nero. Nel terribile procedimento che si svolge, emerge che è un peccato che non può essere espiato se non con la morte. Nel frattempo il peccatore con il suo séguito familiare è gettato in prigione, affinché si possa tenere un ulteriore procedimento in cui tutto dovrebbe rivelarsi di quello che quest’uomo ha peccato. Devo osservare esplicitamente che fino a quel momento non aveva peccato d’altro se non che nel dio principale aveva reso la distanza tra le ali del naso e il labbro superiore appena di un millimetro più lunga del dovuto. Ma là questo è già un peccato degno di morte. Ora emergono gli ampi rituali di introduzione del nuovo Dalai Lama nel suo ufficio. Ci vengono mostrate tutte le usanze tibetane, e tutte le cose che accadono attorno alla corte di Lhasa. Dettagliate descrizioni vengono fornite e molte parole vengono spese. In questo contesto, con la dignità di un inviato cinese presso la corte di Lhasa, vi era anche un uomo che aveva un’affascinante giovane sorella ed occupava un grado particolare tra i mandarini. Era al sesto grado, ma sperò di salire ben presto più in alto; il suo ideale particolare era di ottenere l’ordine con la piuma di pavone.

Ora, mentre questo inviato cinese insegue i suoi sogni — il più audace dei quali è di acquisire il grande ordine della piuma di pavone — il nuovo Dalai Lama è stato stabilito nella sua dignità. Il nuovo Dalai Lama sa che ha fatto il sole, la luna, le stelle, il lampo e le nuvole, le piante e le pietre, e dichiara a coloro che fanno le loro visite come corrisponde, come l’ha fatto, come è l’autore di ciò che è visibile nel vasto universo, e anche di ciò che è invisibile. Così come è l’autore del mondo visibile, e anche di ciò che è contato come mondi invisibili al mondo visibile. In Tibet ci sono due partiti. Altrove ci sono anche partiti, solo che questi due partiti sono ancora più intimamente collegati con l’intero sviluppo spirituale tramandato dell’umanità. Questi due partiti, a cui appartengono il clero di sette diverse, sono designati di solito secondo le loro coperture per la testa. Un partito si chiama: i Cappelli Gialli, e l’altro: gli Orselli Rossi. Questi sono in continua lotta gli uni contro gli altri. Nel nostro linguaggio diremmo — e qui è veramente intimamente collegato con lo spirituale — : i Cappelli Gialli si collegano con l’elemento luciferino della vita, gli Orselli Rossi più con l’arimanico. Questo passa attraverso il loro insegnamento, ma anche attraverso le loro azioni.

In modo che gli insegnamenti e le azioni dei Cappelli Gialli siano formati e fatti cosicché l’elemento luciferino regna in essi, e in tutto ciò che i Rossi compiono regna più l’elemento arimanico. Ne consegue — e spiegarvene il motivo richiederebbe troppo — che i Rossi attribuiscono il loro peso principale al fatto che il Dalai Lama di Lhasa sia considerato il dio legittimo, che ha portato in essere le piante, gli animali e gli uomini. Hanno interesse a che il nuovo Dalai Lama sia trovato, e che tutto nel paese creda che egli è il dio legittimo, mentre i Cappelli Gialli, una volta che il Dalai Lama è trovato e siede sul trono, sono continuamente indignati. Poiché in Tibet, oltre al Dalai Lama, c’è un Tesciu Lama, più riconosciuto dai tibetani del nord e dalle tribù mongole, che esiste accanto al Dalai Lama e trascorre tutta la vita cercando di rovesciare l’altro e di mettersi lui stesso sul trono. I Cappelli Gialli sono dunque quelli che sostengono il Tesciu Lama e cercano di metterlo sul trono. Colui che aveva l’ideale dell’ordine della piuma di pavone vide ora: c’è un nuovo Dalai Lama. La Cina, il suo paese, esercitava una sorta di supervisione sul Tibet. Ma il Tesciu Lama vuole contendere al Dalai Lama il trono, e lì c’è qualcosa da intrigare. E quest’uomo ordisce questi intrighi. Organizza una sorta di corteo di carovana, una sorta di spedizione militare, per andare dal Tesciu Lama e aumentare il suo potere.

Ma in realtà non gli importa che il Tesciu Lama arrivi al trono; piuttosto vuole che il regime cinese possa stringere meglio le redini. In tutta la confusione che ne risulta, emerge che l’affascinante ragazza, la figlia del nostro peccatore, è riuscita a fuggire dalla prigione. E accade ciò che non dovrebbe mai accadere, ciò che dovrebbe essere completamente escluso: nel giardino, dove solo il dio, il Dalai Lama, può passeggiare, scopre il Dalai Lama, e guarda, il Dalai Lama era il suo compagno di giochi, quello che un giorno non c’era più, quello che improvvisamente era scomparso, e che nel frattempo era stato educato a diventare Dalai Lama. Ora era Dalai Lama, e scopriva questa ragazza, la figlia del nostro terribile peccatore. Si sviluppa un dialogo piuttosto interessante. E potete immaginare quali situazioni possono nascere quando la compagna di giochi, che amava intensamente il suo compagno di giochi, incontra questo compagno di giochi che è convinto di aver fatto il sole, la luna e le stelle, e la compagna di giochi non è indisponibile a credere nel suo dio fino a un certo punto. Ora accadde che i sacerdoti scoprissero questa cosa terribile e rilanciassero la ragazza nella prigione. Ma il Dalai Lama rimane seduto sul morbido cuscino di seta e gli effetti che ha, e medita ulteriormente su come regola il lampo e le nuvole e come ha portato in essere le altre cose che sono associate al mondo visibile e le sostiene ulteriormente.

Siamo poi ricondotti al tribunale nero nel prosieguo del romanzo. Una scena terribile si svolge, perché il nostro peccatore, che inizialmente non aveva nulla sulla coscienza se non che aveva reso la distanza tra il naso e il labbro superiore di un millimetro più lunga, appare ora come un grande criminale. Era diventato pazzo in prigione nel frattempo, aveva preso plastilina e aveva creato i dei più curiosi. Ora pensate che un tribunale tibetano deve far portare una massa intera di dei che ha fabbricato male in prigione! Questa è una cosa terribile. Un urlo di indignazione sorge mentre cerca comunque di difendersi. Poiché i giudici sono tutto intorno, negli ampi balconi la gente, e i giudici sono tutti monaci che dicono al popolo quanto lunghe devono essere le ali del naso, quanto grande deve essere ogni linea in ogni dio, quanto più grande del corpo di un uomo ordinario può essere il ventre di un dio, e tutto il male che l’uomo ha ancora commesso con i dei che ha fabbricato in prigione. Questa è una cosa spaventosa. È dilaniato proprio dai fanatici giudici del tribunale inquisitorio. Il grande peccatore e il suo séguito, anche la sua graziosa figlia, il cui fascino particolare consiste nel fatto che non ha i piedi eccessivamente piccoli e in questo si discosta dall’usanza orientale dei piedi eccessivamente piccoli — e per il resto è una creatura affascinante — , vengono ricondotti in prigione.

Ma il séguito dell’uomo con l’aspirazione all’ordine della piuma di pavone provoca confusione a Lhasa, e in questa confusione scoppia un fuoco, e proprio la casa in cui la ragazza si trova prende fuoco. Appare anche in alto in mezzo al fumo e alle fiamme nello stesso momento in cui il Dalai Lama passa di sotto con suo fratello. Nel momento giusto il cuore umano del dio, del Dalai Lama, si risveglia. Ora non invia il tuono e il lampo in aiuto, ma si getta lui stesso nelle fiamme, salva la ragazza e la porta giù. Lo sciamano, suo fratello, istruito di tutto, l’aiuta a fuggire.

Il Dalai Lama fugge con la ragazza in una regione montuosa isolata, insieme a suo fratello; il Tesciu Lama dei Cappelli Gialli viene messo al suo posto. La ragazza va dunque con il Maha Guru e suo fratello, lo sciamano — perché quando uno si sposa, l’altro si sposa con lui secondo l’usanza tibetana e così è sposato con l’affascinante ragazza. Lo sciamano muore già dopo un anno. Il buon Dalai Lama diventa molto vecchio. Diventa così l’unico uomo di sua moglie, e questo è stato un lungo periodo di anni, poiché lo sciamano è morto poco dopo. Sopravvive anche a questa moglie, diventa un vecchio completamente solitario, da tempo ha smesso di credere di governare il lampo e il tuono, di aver creato montagne, foreste e fiumi, che sole, luna e stelle percorrano i loro corsi secondo la sua volontà. Diventa uno yogi nei suoi vecchi giorni. Cerca di assimilare la saggezza attraverso cui la sua anima sale nei mondi spirituali. Sta su una gamba, l’altra arrotolata in forma di serpente attorno a essa, una mano all’indietro, l’altra rivolta verso l’alto: così sta ora, muovendo solo le labbra. I poveri della valle gli portano il cibo; ma lui non abbandona più questa posizione. L’erba, le piante rampicanti crescono intorno a lui, e così aspetta la morte. — Questa ultima scena è raffigurata in modo straordinario nel romanzo. È raffigurato come l’uomo fatto Dalai Lama trova davvero il suo dio nella vecchiaia, e come la sua anima si dissolve in quegli elementi che voleva conoscere e di cui aveva creduto per un certo tempo della sua vita che lui stesso li aveva creati. È un prodotto letterario molto strano, un prodotto degli anni trenta del diciannovesimo secolo, in cui con grande comprensione da parte di un uomo relativamente giovane è descritto ciò che le usanze sono in Tibet, in quella terra strana: è ciò che nel quinto periodo post-atlantideo poteva rimanere da molto di ciò che esisteva in modo completamente diverso nel quarto, nel periodo principale atlantideo della nostra evoluzione terrestre. Ciò che è significativo esteriormente, in primo luogo, è che in questa epoca potrebbe sorgere un tale romanzo, che un’anima umana sente la necessità di presentare qualcosa che in verità può essere compreso solo se si almeno intravede l’intero corso dello sviluppo umano anche dal suo lato spirituale. Almeno intravede in Europa uno, che in questa strana terra in vari modi bizzarri degli insediamenti tibetani — in caricatura si intende — è presente più fedelmente ciò che esisteva completamente diversamente nel mondo atlantideo. Questo è il significato esteriore di come questo romanzo potesse sorgere in quel momento, che in qualche modo è stata indicata quella terra dove soprattutto si può vedere come persino nei cosiddetti Cappelli Gialli e negli Orselli Rossi vivono l’elemento luciferino e arimanico, con che gli abitanti di Atlantide, in particolare nel quarto periodo atlantideo, erano altamente familiari, con che hanno agito e lavorato.

Ma c’è ancora qualcos’altro che è interiormente significativo in questo «Maha Guru». È interiormente significativo ciò che possiamo portare davanti all’anima quando di nuovo presentiamo alla nostra mente il momento in cui avviene il procedimento davanti al tribunale inquisitorio nero indicato. Una strana difesa pronuncia il nostro peccatore. Sappiamo già che in prigione ha fabbricato innumerevoli dei; ma li ha fabbricati in pazzia, è diventato pazzo. È descritto molto bene come la pazzia si prepara già durante il viaggio verso Lhasa, come poi si estende sempre più e infine scoppia come ho già descritto. Ora, completamente pazzo, fabbrica tutti i tipi di dei che violano il canone nel modo più terribile. Sappiamo da questo ciò che Gutzkow ha sviluppato in modo straordinariamente bello e preciso; ma scopriamo ancora qualcosa di molto strano. Questo grande peccatore è caratterizzato per noi più o meno nel modo seguente. L’ha ereditato dai suoi padri e nonni — così si deve sempre dire per il Tibet — che fabbricava dei. Sempre, sempre i dei che fabbricava erano tali che tutto quadrava fino alla linea. C he ogni distanza e disposizione degli arti era corretta, che la distanza tra il labbro superiore e le ali del naso era corretta e così via. Mai, mai gli era accaduto che anche solo per la minima cosa la distanza tra l’ala del naso e il labbro superiore fosse diventata un po’ troppo grande. Poi gli è accaduto una volta, e ora doveva aspettarsi la morte. Ma come uomo pazzo, cioè in uno stato in cui la sua anima era già un po’ fuori dal suo corpo, usa il suo corpo così da fabbricare dei completamente eretici. E ora tiene un lungo discorso nella sua difesa, lui che non ha mai assimilato niente di arte se non ciò che era prescritto dal canone — poiché i dei venivano sempre fabbricati secondo il canone — , un discorso in cui sviluppa principi artistici dalla sua pazzia. È una scena profondamente commovente per chi la comprende. A questo uomo, finché era intatto con i suoi quattro corpi, poteva accadere solo il minuscolo errore della distanza leggermente più grande tra il naso e il labbro superiore. Ma ora, dopo che il corpo astrale e il corpo eterico si sono allentati dal corpo fisico, diventa un artista e lavora con principi artistici grotteschi. L’Inquisizione non comprende questo e crede che si sia alleato con il Male per distruggere le opere degli dei. Molte di quelle cose che ho detto riguardo alla perdita dell’anima umana verso questo o quell’abisso si presentano quando si legge la scena commovente davanti al tribunale inquisitorio in Gutzkow. Così è stato davanti all’anima anche di questo giovane come una volta potrebbe venire il tempo in cui gli uomini non riescono più a trovare il loro equilibrio.

Poi mette tali uomini in una comunità religiosa tibetana, perché naturalmente queste domande possono essere sviluppate più intensamente dal romanziere dal fatto che i contrasti si scontrano in modo brusco. E così può mostrare come improvvisamente emerge l’arte. E merge l’arte da un’anima umana caduta negli abissi, da un’anima umana che è venuta molto vicina a Lucifero, per salvarsi dalle grinfie arimaniche dei Rossi che fungono da giudici eretici. Da lì emerge l’arte. È una legge meravigliosamente profonda a cui si allude, riguardante il collegamento degli uomini con il mondo spirituale e i suoi abissi: il mondo luciferino e arimanico. Prima di continuare questo pensiero, voglio fare alcune osservazioni riguardo al dramma polacco di Krasinski, riguardo a quel dramma che si conclude con le parole: «Tu hai vinto, Galileo!» e di cui Mickiewicz nelle sue lezioni parigine fornisce una traduzione parziale intitolata: «La comedia infernale». Osservo esplicitamente che non sono in grado di giudicare il dramma dal punto di vista artistico, perché conosco solo l’idea e l’intenzione di questo dramma. Secondo la bella espressione che Adam Mickiewicz ha dato a questo dramma nelle sue lezioni parigine nel 1842, posso parlare solo dell’idea e dell’intenzione di questo dramma e non posso dire niente su quanto sia artistico, solo su idea e intenzione. Dovete fare questa restrizione. E si può veramente parlare del dramma in questo modo, poiché Mickiewicz l’ha analizzato proprio secondo idea e intenzione. Ci sono ottimi saggi in francese, tali che si può essere abbastanza convinti della grandiosità e dell’importanza di questo dramma quando si penetra le comunicazioni del signor Mickiewicz. Si vede ancora di più quando si legge, nella bella prefazione a questo dramma riprodotta da Mickiewicz, riguardante lo spirito della poesia, e ci si convince che si ha a che fare con un dramma che proviene dalle profondità più profonde dell’anima umana. In modo meraviglioso vengono toccati i misteri della vita dell’anima umana in questo dramma.

Ci sta davanti un conte polacco come figura principale; a sinistra e a destra di lui, rivolgendosi a lui, buoni angeli, cattivi angeli, di cui alcuni vogliono guidare l’umanità verso il lato buono dell’evoluzione, gli altri verso il lato cattivo dell’evoluzione. Le scene interessate sono tradotte in francese e mostrano come con meravigliosa semplicità il poeta polacco era alla ricerca di rappresentare il rapporto di questi genii della gerarchia degli Angeli al nostro eroe, il conte polacco. Poi apprendiamo la vita familiare del conte. Questa vita familiare del conte ha sofferto a causa della personalità del conte. Il conte vive completamente nel passato, che penetra nella sua vita personale, nel passato dell’umanità, nel passato di ciò che ha agito nell’evoluzione dell’umanità fino a quel momento. M a anche nel passato che gli appartiene in mezzo al vecchio lignaggio ancestrale polacco, in mezzo alle immagini dei suoi padri e dei suoi antenati. Si preoccupa poco del presente, e così non riesce a trovare una connessione con sua moglie. Ma in ciò che in lui vive come eredità, in ciò che è stato trapiantato in lui attraverso il sangue raffinato di molte generazioni, c’è una disposizione spirituale straordinariamente raffinata, un senso per i mondi che fluttuano completamente al di sopra di ciò che è terreno, un senso completamente spirituale. E così accade che non riesce a trovare una connessione con sua moglie. Vive solo nello spirito, vive cosicché coloro che gli stanno intorno lo sentono come un profeta dotato da Dio. Sua moglie gli ha appena partorito un figlio. Siamo poi portati al battesimo di suo figlio; ma lui stesso non è lì. Non riesce a trovare una connessione con quello che è terreno. Attraverso questo battesimo e in tal modo che vi è collegato, la moglie, la madre del bambino, diventa pazza. Lui, il conte, si era allontanato, e quando torna a casa dopo il battesimo, deve scoprire che sua moglie è stata collocata in un ospedale psichiatrico, cioè in quello che oggi chiameremmo un sanatorio. Straordinariamente, siamo di nuovo portati davanti a una personalità i cui corpi umani sono allentati. Scopriamo quali erano le parole della moglie prima che diventasse pazza al battesimo del bambino. Quando il bambino stava per essere battezzato, la moglie concepì l’idea della sventura che circonda il bambino dal fatto che lei non era all’altezza con i suoi talenti e la sua umanità di come suo marito viveva nel mondo spirituale, e non poteva aver partorito un bambino che potesse vivere sufficientemente nei mondi spirituali affinché il padre potesse amarlo. E vuole con tutta la forza della sua anima, con tutto il suo desiderio, penetrare nei mondi spirituali per far scendere al suo figlio quello che si trova lì. Desiderava poter raccogliere dal mondo spirituale tutto quello che potrebbe dare capacità spirituali al bambino.

Diventa pazza nel quasi tirare giù le capacità spirituali per il bambino. Viene così, come diremmo oggi, collocata in un sanatorio. Lì il vecchio conte la cerca ancora; la trova e parla con lei. E allora lei pronuncia parole straordinariamente commoventi. Per prima cosa annuncia che vorrà trarre dal mondo spirituale per il bambino quelle forze che lo renderanno amabile al padre. E poi pronuncia parole meravigliose, più o meno come segue. P osso penetrare tutti i mondi. L e mie ali si levano in tutti i mondi, voglio raccogliere tutto ciò che dimora e irradia nei mondi spirituali per infonderlo a mio figlio, e voglio raccogliere tutto ciò che vive nella luce dello spirito e nella sfera celeste per fare dell’anima del bambino in modo che il bambino diventi un poeta. — Una parola ci guida molto profondamente nella vita di presentimento del poeta, nei mondi spirituali. Dove il poeta lascia dire al vecchio conte, che sente che sua moglie è diventata pazza, una cosa: Dove dimora la sua anima adesso? In mezzo ai gemiti dei pazzi! Questo spirito purificato che viveva con timore nei confronti dell’universo è diventato oscuro. Ha mandato i suoi pensieri nel deserto per cercarmi! — Poi il padre va una volta dal bambino. Il bambino è nato fisicamente cieco, ma è diventato chiaroveggente, e parla di sua madre. Il bambino rimane inizialmente cieco, e quando parla, il conte pronuncia parole strane un po’ dopo questa scena. La madre nel frattempo è morta. Il bambino racconta al padre che la sua anima potrebbe sempre elevarsi lassù dove è la madre, la madre che non ha mai conosciuto. E così il bambino racconta, descrivendo come guarda nel mondo spirituale, esattamente quello che il padre ha sentito dall’ultima volontà della moglie pazza. Allora il conte pronuncia di nuovo una parola strana, strana per chi può guardare nel senso spirituale scientifico in queste cose. È dunque possibile che colui che è passato attraverso la morte nel mondo spirituale mantenga per un certo tempo le idee che aveva per ultimo qui, prima di aver varcato la porta della morte? Così vediamo come madre e bambino crollano fisicamente, e come vengono trascinati in modo atavista nel mondo spirituale. Si può solo trovare una connessione interna tra il modo atavista in cui vengono trascinati nel mondo spirituale quelli che stanno vicino al conte polacco, e il modo in cui viene trascinato il fabbricante di dei, questo grande peccatore nel «Maha Guru», che descrive la sua arte, che coniura un intero nuovo mondo di dei, quando era diventato pazzo, fisicamente crollato. Da quasi qualsiasi parte si sente dal dramma polacco più che da «Maha Guru» il grido dell’umanità. C he cosa avverrà se non in modo corretto e puro le anime umane ricevono gli insegnamenti dai mondi spirituali? Che cosa avverrà dell’umanità in futuro? Gli uomini, per entrare nel mondo spirituale, devono fisicamente crollare? Questi sono seri domande che coloro che erano seri dovevano porre al destino. E proprio quando si legge la prefazione a questa «Comedie infernale», si riceve il sentimento che il poeta polacco aveva completamente davanti alla sua anima le domande che ho appena sollevato. Non c’è forse nella poesia nessuna descrizione più fine e intensiva di questa tragedia di quella data in questa prefazione al «Comedie infernale». — Allora nel prosieguo al conte, che vede così la sua famiglia intorno a lui crollare fisicamente, viene contrapposta una personalità che il poeta mette nel mondo come una personalità potente, che non vuole sapere niente di un passato. I nteriormente un carattere completamente tataro-mongolo, esteriormente una personalità che ha assimilato gli insegnamenti socialisti di Fourier, Saint-Simon e altri, che metterà tutto al servizio della distruzione di quello che è e darà una nuova vita sociale all’umanità. Dice: Ciò che esiste, in cui il conte vive, deve essere completamente spazzato via dalla terra. — Gli uomini si indicano verso questo uomo potente, che vuole distruggere tutto, che non sopporta che le cose siano come sono. E una lotta scoppia tra colui che porta il passato e colui che porta il presente, una lotta di grande violenza, che è descritta in modo splendido.

Le singole scene che sono trasferite in francese sono tali che si può parlare completamente in questo modo. Poi ci viene dato anche un dialogo, un colloquio tra l’uomo potente e il vecchio conte, un dialogo che solo gli uomini possono condurre nelle cui anime vivono e si oppongono: il destino del mondo opposto al destino del mondo. Una lotta scoppia, nel che persino il vecchio conte con il bambino chiaroveggente appare. Mentre avviene: il bambino perisce, il vecchio conte polacco perisce, e l’uomo potente ha vinto. La servitù, l’intero séguito del conte viene distrutto. Ciò che era antico è superato, l’uomo potente ha la meglio, il presente ha vinto sul passato. La descrizione del campo di battaglia è completamente grandiosa. Poi ci si mostra ancora una scena: Dopo la battaglia, l’uomo potente sta con un amico, guarda verso il cielo, o forse, è meglio dire, verso una roccia dietro che il sole tramonta e che la dora mentre tramonta, e improvvisamente ha una visione. L’amico non vede niente di particolare, vede solo la roccia splendente nel sole. M a l’uomo potente, che ha caricato così tanto sulla sua anima, che ha ancora l’impressione di un uomo che ha sperimentato così tanto della vita come il vecchio conte, sta lì e vede l’immagine del Cristo Gesù apparire su quella vetta. Da questo momento sa che né il vecchio conte, il rappresentante del passato, che con la sua vita atavista nello spirito non poteva salvare il passato che crollava intorno a lui, né che egli, colui che vive nel mondo del presente, porterà la vittoria. Vede che scoppia una lotta, ma che nessuno dei due deve vincere, né il passato, che non può portare la vita nel mondo spirituale oltre l’atavismo, né il presente, rappresentato dall’uomo potente. Il presente, costruito su insegnamenti di Fourier e Saint-Simon, che schernisce gli angeli e gli insegnamenti di Dio. Il Cristo Gesù, che gli appare ora, gli mostra: Non è da un lato né dall’altro che arriva la vittoria, ma in quello che sta sopra entrambi. — E quello che l’uomo potente ora guarda sopra la vetta rocciosa dorata dai raggi del sole, il Cristo Gesù, lo porta a dire: «Tu hai vinto, Galileo!» Così grida l’uomo potente e cade morto. Questa grande conseguenza tragica emerge da ciò che è più alto dei due flussi che sono così magnificamente contrapposti in questo dramma. In questo — come risulta dalle singole scene — meraviglioso dramma della letteratura polacca apprendiamo una manifestazione significativa del messianismo polacco. Vediamo come con l’avvicinarsi dei tempi moderni gli uomini devono porre grandi domande sul destino della loro razza.

12°Il passaggio dal terzo al quarto periodo postatlantideo. Evoluzione dell'anima cosciente. Gnosticismo. Il problema del male. Culti settentrionali

Dornach, 1 Novembre 1915

Ieri ho parlato del grande dramma polacco «Comedie infernale» di Krasinski e ho sottolineato il significato particolare di questo dramma. Si potrebbe dire che è veramente portato consapevolmente nel mondo come il risultato di un dialogo con gli spiriti dell’evoluzione umana, che nella metà del diciannovesimo secolo parlavano con coloro che li volevano ascoltare. Manteniamo per un momento fermo nella mente i pensieri che abbiamo potuto ottenere vedendo come ciò che vive nell’intimo dell’evoluzione umana si spinse verso l’esterno nella cultura letteraria esterna. Dobbiamo dire: tanto dal «Maha Guru» quanto dalla «Comedie infernale» — potremmo addurre molti altri esempi simili, ne ho scelti solo due molto marcati — vediamo che dietro le quinte degli eventi mondani esterni si svolge qualcosa di significativo nell’umanità culturale. E da così tante fonti sempre di nuovo abbiamo dovuto trarre insegnamenti, che dovrebbero dirigere i nostri sentimenti verso il grande momento dello sviluppo mondiale in cui siamo, verso il momento che rende necessario ascoltare ciò che di nuovo deve venire nello sviluppo umano, ma che deve venire con la partecipazione delle anime umane che possono avere comprensione per questo.

Si usano diverse espressioni per caratterizzare l’importanza del momento; forse bisogna solo dire una cosa, e già questa sola cosa è sufficiente a caratterizzare il significato del momento. Nei tempi antichi gli uomini hanno ricevuto un’eredità antichissima di grandi sapienze, che consiste in una chiaroveggenza atavista e in conoscenze acquisite in modo atavista. Ma questa eredità è, potrei dire, sprofondato nella penombra, e salì — in particolare negli ultimi tre secoli e sviluppandosi fino a un apice nel diciannovesimo secolo — l’ondata materialista. Su tutte le possibilità di guardare nel mondo spirituale stese un velo completo, e un nuovo cammino, un nuovo modo sale di nuovo nella scienza dello spirito. Ho spesso sottolineato come naturalmente questo sviluppo entra nelle anime umane. Oggi è ancora così: le anime devono imparare, nella loro stragrande maggioranza devono imparare, che ci sono vite terrestri ripetute. Ma è quello che ho spesso portato alla discussione, che le anime che ora vivono. Quando verranno reincarnate, sapranno in gran parte non solo sulla base di una teoria che ci sono vite terrestri ripetute, ma che queste anime vivranno in un’epoca in cui una conoscenza naturale si diffonderà nel senso che: ci sono vite terrestri ripetute.

Come ora naturalmente le anime umane si ricordano fino a un certo momento della loro infanzia, come pensieri dell’infanzia continuamente emergono, così sarà naturale una volta che le anime umane avranno l’impressione vivente che emerge dal loro interiore. S iamo stati qui molte volte. — Come da altri stadi primitivi della vita umana fino allo stadio odierno le anime umane si sono sviluppate, così si svilupperanno anche in questo. Non c’è bisogno che accada nulla, questo avverrà già. Ciò che però deve accadere è il seguente. Inevitabilmente le anime che oggi non hanno imparato nulla dalla scienza dello spirito moriranno e verranno di nuovo. Non avranno imparato nulla dalla scienza dello spirito e poi con l’impressione che emergerà dalle vite terrestri ripetute dal loro interiore non sapranno che cosa farne, o piuttosto saranno portate alla disperazione da ciò che così emerge come da loro stesse . Poiché solo attraverso i pensieri sarà afferrato ciò che come impressione interna sale nell’anima; e i pensieri che sono necessari per comprendere ciò che naturalmente emerge, questi sono i pensieri della scienza dello spirito. Poiché questi pensieri della scienza dello spirito devono renderci comprensibile l’intero corso dell’Io e mostrarci come questo Io è contenuto nell’uomo. Solo quando si ha la forza di questi pensieri si comprenderà l’impressione che verrà da sé, e di cui il ricordo sarà in qualche modo presente. Ma la comprensione di questo ricordo dovrà d’ora in poi essere fondata dalla scienza dello spirito; la conoscenza della connessione dell’Io dovrà essere acquisita. E coloro che non l’hanno acquisita non potranno dire se non quando questi ricordi emergono in loro. N on mi capisco! e questo sarà terribile in futuro, quando gli uomini dovranno gridare in disperazione: Non mi capisco!

Cerchiamo quindi di comprendere correttamente: Ciò che deve venire, per evitare che l’anima umana non disperati, può essere illuminato solo cosicché le anime umane si procurino la conoscenza. Così che, quando l’Io che va da incarnazione a incarnazione si manifesta negli uomini del futuro — cioè nella nostra reincarnazione nel futuro — , abbiano anche la possibilità di comprendere questo Io. Lo comprenderanno se avranno lavorato sulle loro anime attraverso i pensieri della scienza dello spirito. L’Io, per la cui comprensione completa il Mistero del Golgota si è svolto, l’Io non può mai essere compreso dal fatto che qualcuno conserva nella sua anima — come ho caratterizzato nel conte polacco ieri — i sentimenti più santi, e sia anche in connessione con gli eventi del Mistero del Golgota: i sentimenti del passato. Con tale atteggiamento si possono accogliere gli eventi del Mistero del Golgota storicamente, ma non si può veramente comprendere il Mistero del Golgota. Il Mistero del Golgota è comprensibile nella sua realtà solo quando la dichiarazione diventa vera: «Non io, ma il Cristo in me!» Ma allora sarà possibile che il Cristo nel suo agire continuo all’interno dello sviluppo terrestre non rimanga inudito agli uomini. Udibile dovrà essere reso in tal modo che, sotto la sua ispirazione, la scienza dello spirito ha da dire. Attraverso nessun sentimento che voglia collegarsi ai ricordi l’umanità può essere guidata verso la salvezza del futuro. Ma neppure attraverso l’uomo del presente, l’uomo potente che abbiamo caratterizzato ieri, il futuro dell’umanità può essere promosso, poiché questo uomo potente certamente fa valere l’Io, ma non fa valere il Cristo nell’Io. Questo è un profondo mistero che ci sta di fronte così chiaramente nella poesia polacca. Così queste due personalità stanno l’una di fronte all’altra, di cui una ha il Cristo nella tradizione, nella trasmissione, nella storia, ma corre il rischio che gli sfugga. E ciò che vive e si svolge intorno a lui nella moglie e nel bambino ricade nel rapporto atavista con il mondo spirituale. Un grande pericolo è così pronunciato per il nostro tempo: che coloro che non vogliono accogliere in una nuova maniera le conoscenze della connessione dell’umanità con il mondo spirituale, se pure lo sentono in sé, vengono fuori dalla corretta connessione con il mondo spirituale, in cui i loro corpi umani sono posti. L’umanità dovrebbe separarsi in coloro che devono disperare e morire nel passato, come il conte, e in coloro che salgono nei mondi spirituali in modo atavista, come la moglie e il bambino, che, perché non hanno veramente accolto il Cristo nel loro interiore, entrano nei mondi spirituali senza trovare il giusto baricentro umano in sé.

Che cosa non hanno pienamente sviluppato i membri della famiglia del conte? Non pienamente sviluppato hanno l’Io. Sono fondamentalmente reliquie da quel tempo che nel corso regolare dello sviluppo umano era già passato dal Mistero del Golgota, in particolare negli ultimi secoli. Reliquie da tempi antichi sono essi, in cui l’Io non aveva ancora afferrato completamente l’uomo. U omini senza io, che, perché non possono accogliere il Cristo nel loro Io, che non hanno potuto sviluppare con la necessaria intensità completamente, perdono il Cristo. E al conte si contrappone l’uomo potente, che ha sviluppato l’Io, che lo porta in tutta la sua intensità, che senza accogliere il Cristo nell’Io vuole fare felice il mondo, ma non può. Bellamente, magnificamente, davanti alla morte dell’uomo potente, si leva dalla visione — che egli non comprende, come non comprende come si possa arrendersi alla morte — la dichiarazione: «Galileo, tu hai vinto!» Questo significa che per coloro che hanno conquistato il loro Io, ma non hanno accolto il Cristo in questo Io, c’è solo un momento in cui possono entrare in relazione con il Cristo: il momento in cui escono da questo mondo per entrare nell’altro mondo. Poiché il Cristo è venuto da un altro mondo in questo, per trovare i cuori umani in questo mondo, devono perderlo subito quando, dopo il momento della morte, arrivano nell’altro mondo.

Tutti gli impulsi più profondi del nostro tempo vivono in una tale sfera, in cui veramente qualcosa di grandioso è inteso, posso solo dire, inteso. Ora però dobbiamo ancora penetrare ulteriormente nelle cose che già conosciamo, che però dobbiamo considerare in una certa connessione, se vogliamo comprenderle completamente nel senso del nostro tempo. Come sappiamo, dobbiamo dividere lo sviluppo terrestre in un tempo prima del Mistero del Golgota e in un tempo dopo il Mistero del Golgota. Sappiamo che prima del Mistero del Golgota negli spiriti che devono essere designati come spiriti luciferini e ahrimaniani hanno agito nella vita dell’anima umana. Proprio quando consideriamo i tempi prima del Mistero del Golgota, dobbiamo diventare completamente chiari che non funziona con lo stupido discorso: Non vogliamo avere nulla a che fare con Arimane e Lucifero. Poiché Arimane e Lucifero sono stati ammessi dagli esseri spirituali che si sviluppano regolarmente in modo che potessero intervenire adeguatamente nello sviluppo terrestre umano. Ora sappiamo che sono esseri spirituali che fondamentalmente stanno più alti degli uomini, che durante lo sviluppo lunare non hanno raggiunto quella altezza che avrebbero potuto raggiungere, ma comunque stanno più alti degli uomini. In modo che ora, quando consideriamo la connessione degli esseri ahrimaniani e luciferini, possiamo anche comprendere meglio quella che si chiama l’antica saggezza dello sviluppo terrestre. Per esempio, l’antica saggezza che è stata abusata nel tempo lemuriano ed è scomparsa con i lemoriani; che fu poi abusata nel tempo atlantideo, il cui abuso portò al declino dell’Atlantide. Che cosa viveva tra gli uomini? Che cosa c’era in realtà? Designiamo in modo molto astratto ciò che era presente se diciamo semplicemente: C’era una grande saggezza là che è stata abusata in modo magico nero — , ma non si arriva a una nozione precisa. Vogliamo esaminare come la saggezza era costituita verso la fine del tempo lemuriano. Da dove veniva questa saggezza?

Con lo sviluppo terrestre dell’uomo erano collegati esseri spirituali che durante il tempo lunare non si erano pienamente sviluppati, ma che comunque stavano più in alto dell’uomo. Ora l’uomo era lì, ma, potete immaginarlo, nei suoi stati più primitivi. Tutto quello che gli uomini svilupparono in seguito nel tempo atlantideo e post-atlantideo non era ancora lì, gli uomini dovevano svilupparlo solo in seguito. L’uomo era allora nel tempo lemuriano, come apparve come uomo, completamente così che era ancora non intelligente, poiché l’intelligenza doveva svilupparsi gradualmente durante lo sviluppo terrestre. Era primitivo nel suo volere e agire, primitivo nel suo sviluppo spirituale, completamente come un bambino. Se fosse stato il caso che degli uomini ci fossero stati solo i loro corpi con tutti i loro corpi più alti, sviluppati dagli esseri spirituali che si sviluppatano regolarmente delle gerarchie superiori, allora gli uomini non avrebbero potuto sviluppare nulla di particolare in quei tempi antichi di saggezza eminente. Ma non è stato così; piuttosto, proprio in questo tempo lemuriano una saggezza superiore, una saggezza veramente straordinaria è stata sviluppata.

Per esempio, allora tra questi primitivi terrestri uomini la conoscenza era diffusa, come si tratta un bambino nel tempo tra la nascita e il settimo anno cosicché attraverso una certa trasformazione del suo corpo eterico, che poi ha agito di ritorno sul cervello, un uomo straordinariamente intelligente potesse emergere. Notate bene: Oggi si devono applicare mezzi pedagogici approfonditi se si vuole fare di un bambino un uomo intelligente, e in quanti casi non si riesce, chiunque lo saprà. Ma in ogni caso, quest’arte è completamente perduta oggi, attraverso una certa influenza sul corpo eterico del cervello, il cervello stesso così da preparare che la persona interessata diventa un uomo intelligente. Quest’arte, lo noto subito, oggi non è nemmeno più utilizzabile, non è assolutamente più utilizzabile, poiché se anche solo il grado più primitivo di quest’arte si diffondesse, allora sarebbe perpetrato abusi terribili con essa. Come era presente tale arte nel tempo lemuriano? Era presente perché esseri che sulla luna non avevano raggiunto la piena altezza del loro sviluppo, ma che dei loro sette arti avevano sviluppato solo i primi sei, non ancora il settimo, si incarnarono in uomini che sarebbero stati altrimenti completamente primitivi. Presero tali corpi umani, questi esseri spirituali, che sarebbero stati altrimenti completamente primitivi. Con la loro arte che superava ogni conoscenza umana terrestre, andarono al lavoro.

Ora potete immaginare che cosa un tale essere, che aveva sviluppato il sesto arto, la vita dello spirito, in un modo che era ancora più alto del modo umano, potesse realizzare in un corpo umano primitivo, che era flessibile e morbido. Erano maghi terribili, terribili maghi! E di nuovo, quale conoscenza era diffusa nel tempo atlantideo? C’era prima di tutto la saggezza diffusa, che si doveva applicare per trasmettere tali talenti che erano nei progenitori, puramente attraverso l’eredità ai discendenti e per aumentarli ancora nei discendenti. Anche gli esseri del tempo lunare che non erano completamente sviluppati, ma che erano sviluppati al di là dell’uomo terrestre, comprendevano quest’arte. La comprendevano in modo molto significativo. Voglio dire, come se si aveva un genio e le caratteristiche di questo genio, in certe condizioni, che avevano a che fare con costellazioni di stelle e simili, si proponevano ai discendenti, in modo che qualità spirituali dei geni non solo ereditavano, ma persino aumentavano. Bisogna dire: Cose enormi potevano realizzare allora questi esseri più elevati in forma umana. Tutto questo è spazzato via. Ora molto dipende da queste arti particolari. Molto dipende da questo! Dipende il possibilità di osservare il corso dello sviluppo spirituale, la possibilità di far confluire il flusso dello spirituale nel flusso della eredità fisica. Così c’erano allora nel tempo atlantideo comunità, i cui leader erano tali esseri in forma umana di cui ho parlato, e di cui volevano che una certa individualità venisse nuovamente sulla terra, agevolando questa individualità a un incarnazione umana dal fatto che evocare certe caratteristiche per eredità e poi cercare ripetutamente discendenti. Cioè, la questione era così: Supponiamo che un tale essere avesse guidato un’individualità a un corpo umano sulla terra, in modo che fosse in questo corpo umano. Ora questo corpo umano muore. L’individualità è nel frattempo nel mondo spirituale, e ora si trattava di creare, all’interno del genere umano, attraverso varie regolamentazioni ereditarie, un tale corpo umano, in cui questa individualità potesse essere di nuovo. Questo corpo umano doveva essere creato, per così dire, si dava a quella stessa individualità un corpo. La stessa individualità è stata quindi mantenuta successivamente sulla terra. Tutto questo è andato perduto, doveva andare perduto, perché l’umanità doveva svilupparsi nel modo spesso indicato. Ma Arimane ha un grande interesse nel mantenere ciò che deve svilupparsi, nel tenerlo effettivamente nel mondo. E così abbiamo nello sviluppo della nostra umanità infinitamente molto — e anche la semplice osservazione può mostrarvelo — che una volta aveva la sua giustificazione, che però è conservato nella forma in cui è.

Nel piccolo e nel grande è così. Ora Gutzkow voleva mostrare un esempio nel grande, nel suo romanzo «Maha Guru», una cosa simile. Voleva mostrare: Come appare, ciò che una volta aveva significato negli antichi tempi dello sviluppo umano — nel vecchio tempo atlantideo. Quando gli uomini avevano ancora la possibilità di regolare l’eredità — , come appare se si trasferisce questo in un’epoca e in una comunità che avevano preservato le tradizioni, ma non conoscevano del tempo antico se non un’arte subordinata, che nel settarismo si chiama chimica occulta? E lì ha mostrato che qualcosa di simile era presente in Tibet. Questo clero in Tibet certamente non aveva più la conoscenza di come potrebbe creare attraverso le circostanze dell’eredità un corpo per un’individualità, di cui credeva che andasse da corpo a corpo, ma preservava le vecchie usanze. Abbiamo così un esempio, dove ciò che nella realtà esterna è presente, nel massimo grado contraddice ciò che, date le circostanze che ora si trovano nello sviluppo umano, può essere. Come la realtà rispetto alle sue condizioni può essere una Maya! — così si è tentati di gridare leggendo il «Maha Guru». O un’altra cosa, miei cari amici. Potete anche immaginare che gli uomini del tempo lemuriano, del tempo atlantideo non assomigliavano agli uomini di oggi, poiché ciò che si sviluppava allora interiormente nella psiche anche dava forma all’apparenza esterna. L’intera forma esterna era diversa, era morbida, flessibile.

Ora, è vero che la forma esterna degli uomini del tempo lemuriano e atlantideo non era affatto simile a una scimmia. G li antenati reali degli uomini, i veri antenati degli uomini, non hanno avuto una forma simile a una scimmia. L’ho spesso sottolineato. Sarebbe dovuta essere un’eccezione dello sviluppo mondiale proprio per coloro che loro stessi hanno scritto di potersi ricordare che discendono dalla scimmia! Comunque, questo non abbiamo bisogno di investigare adesso. Così gli uomini non assomigliavano a una scimmia, ma se vi immaginate i nostri bambini, ancora molto più tirati verso il bambinesco, molto, molto più tirati verso il bambinesco, e un elemento naturale, elementare effuso sull’intero corpo, così forse potrete farvi un’immagine di come era il corpo umano allora. Ma per il fatto — leggete gli articoli «Dalla cronaca dell’Acasha» — che in questi corpi più morbidi si incarnarono tali esseri, come li ho descritti, che erano rimasti indietro dalla luna, questi corpi morbidi diventavano piuttosto simili agli animali che simili agli uomini. Emergevano forme distorte, persino strani dislocamenti degli arti: E così avete l’origine delle figure di dei, che si trovano presso vari popoli. Queste strane forme, che hanno volti non umani e arti enormi, derivano dal fatto che dovevamo considerare questa interazione degli esseri lunari che si incarnavano con il corpo umano. Se nel tempo atlantideo ci fossero stati pittori e scultori, avrebbero potuto rappresentare quelle figure che vivevano nel corpo umano come esseri lunari incarnati. Ma in Tibet non c’era più. Per questo si doveva seguire il canone, altrimenti gli artisti avrebbero fatto tutto ad arbitrio. Se qualcuno non volesse attenersi al canone, ma volesse creare secondo la sua fantasia, allora era meritevole di morte. Naturalmente si può chiedere: Ha forse un significato che qualcuno che cambia anche solo leggermente la figura di un dio — come ho alluso ieri — viene immediatamente punito con la morte? Ha un significato? — Sì, in Tibet non aveva più significato. Ma una volta aveva significato, poiché, come avete sentito, queste figure erano lì, e se non le rappresentavate come erano, vi siete allontanati da ciò che era, così modellate una bugia. Ma una bugia era in quei tempi antichi qualcosa che aveva un potere molto maggiore di oggi. Se al presente chiunque pronunciasse una bugia soffocasse, allora — no, preferisco non esprimermi al riguardo, poiché credo che la paura di soffocare sarebbe troppo grande per far sì che la gente menta! Non penso che la gente soffocherebbe adesso per una bugia, ma allora sarebbero veramente soffocati. P oiché il pensiero che era formulato in parole aveva il potere di plasmare l’aria nella laringe, e allora soffocava la persona.

Chiunque avesse rappresentato male un tale essere, che sulla luna non si era pienamente sviluppato, sarebbe stato soffocato: cioè, è passato attraverso un evento naturale nella morte. In questo modo le cose sono collegate. Cioè, lo sviluppo dell’umanità è una cosa piuttosto complicata, e bisogna già penetrare nella scienza dello spirito se si vuole comprendere ciò che è. Ma ora è necessario che si debba, per stare correttamente di fronte alle cose che nel sviluppo mondiale si avvicinano alla nostra anima, veramente accogliere senza timore ciò che la scienza dello spirito ha da annunciare dai mondi spirituali. Poiché questa scienza dello spirito è, per così dire, un primo impulso, a cui devono aggiungersi sempre più e più altri impulsi in modo che l’umanità possa procedere nel futuro verso il suo sviluppo appropriato. Avete visto da quello che ho esposto, che tra una Scilla e una Cariddi si deve navigare, che deve essere intrapreso un cammino molto definito nella nostra scienza dello spirito, e questo deve essere compreso molto, molto seriamente. Ora abbiamo, vero, una scienza naturale condotta con metodi materialisti. Ho cercato di sviluppare e caratterizzare le sue peculiarità proprio nelle ultime settimane davanti a voi. Ve l’ho detto nelle ultime settimane nel senso che un metodo materialistico della scienza naturale sia veramente pienamente giustificato. Ma perché questo metodo materialistico deve essere? Possiamo caratterizzare questo metodo materialistico proprio dicendo — abbiamo sentito questo nelle ultime settimane — : È idoneo a nascondere, a velare il vero spirituale che sta dietro.

Perché allora questo metodo materialistico deve essere? Perché è oggi, proprio nel nostro tempo? Vedete, nel nostro tempo una conoscenza naturale precedente doveva essere sostituita da una nuova conoscenza naturale. Una precedente conoscenza naturale doveva essere sostituita da una nuova conoscenza naturale. Vi ho alluso qualcosa di questa conoscenza precedente. Pensate a che cosa era questa conoscenza naturale! Attraverso misure molto specifiche, che erano scientificamente regolamentate nel senso antico, formare genialmente una testa umana, che potesse essere uno strumento per un’anima geniale, questo significa una conoscenza enorme, o di nuovo, regolare l’eredità cosicché qualità geniali passino ai discendenti. Sì, anche ancora più intensamente è tale conoscenza. Superava in migliaia di casi ciò che ora sale di nuovo negli insegnamenti dello sviluppo, della fisica, della chimica e così via. Ma proprio quella vecchia conoscenza doveva essere coperta, velata dal metodo materialistico odierno, che è pienamente giustificato ed è rimasta nel puro campo fisico.

Poiché l’uomo al tempo in cui quella conoscenza elevata era presente, non era un essere libero, era solo sulla strada per sviluppare gradualmente la libertà. Era guidato e diretto. Non era un essere con volontà libera, e la maggior parte di ciò che così accadeva per guidare gli uomini era operato dalle gerarchie superiori. E solo quei pochi che si allontanavano dal cammino, che spingevano troppo lontano sulla strada della libertà, causavano la caduta nell’abisso, causavano l’inabissamento dell’Atlantide. Ma quando la volontà diventava sempre più libera, l’uomo non avrebbe potuto tollerare una tale conoscenza. Oggi è impensabile avere una tale conoscenza, come una volta c’era sulla terra, perché gli uomini hanno quel grado di libera volontà che ovviamente oggi potrebbero ancora abusare. Come viene la volontà libera che gli uomini hanno guidata nei canali giusti? Già da certi suggerimenti che ho fatto negli ultimi tempi potete ricavare che la libera volontà viene guidata nel sentiero giusto dal fatto che l’uomo si impegna nel metodo scientifico naturale, nel metodo scientifico naturale con la sua severità e precisione. D ’altro canto è una meravigliosa misura pedagogica per lo sviluppo della libera volontà. Così non abbiamo alcuna ragione per combattere il metodo scientifico naturale di oggi, che accettiamo pienamente nella sua giustificazione per il tempo. E se leggete tutto ciò che nei nostri cicli e libri si trova, troverete completamente confutato tutto ciò che i singoli diffamatori sostengono, ad esempio che noi ci rivolgiamo contro la scienza naturale.

Contro le pretese di alcuni ricercatori e naturalisti bisogna talvolta rivolgersi; ma contro i risultati della scienza naturale non si troverà mai nulla nei nostri scritti. Sarebbe una completa calunnia se si affermasse che in qualche modo nei nostri scritti si ribella qualcosa contro la scienza naturale, e per noi non può nemmeno essere questione di rivolgersi contro la scienza naturale. Solo si deve essere chiari che si può essere attaccati da un cosiddetto lato scientifico-naturale. Allora bisogna rivolgersi contro l’attacco, se necessario. Ma deve sempre più entrare nella coscienza dei veri credenti della scienza dello spirito che dobbiamo comprendere pienamente la necessità del metodo scientifico naturale, e che dobbiamo tenerlo puro, questo metodo scientifico naturale, da ogni concetto non scientifico-naturale possibile, ad esempio dall’atomo e dal movimento atomico, di cui ho parlato recentemente. Queste sono fantasie nella scienza naturale. Bisogna notare la differenza.

Bisogna sforzarsi di chiarire dove c’è vera scienza naturale, e dove ci sono solo fantasie scientifico-naturali. Quanto spesso non si sente dire oggi che questo o quello è stato stabilito nella scienza, dove non è stato stabilito nulla, perché si segue semplicemente la parola. Non è mai stato il riconoscimento cieco dell’autorità più grande di quanto non sia oggi nel campo scientifico, dove ognuno praticamente affida a colui in cui crede la questione di decidere. Questo è il significato del Mistero del Golgota, che in un certo modo gradualmente viene di nuovo corretto — è anche indicato simbolicamente nella Bibbia — ciò che è entrato nel mondo attraverso Lucifero. I vostri occhi saranno aperti, e potrete distinguere il bene dal male — , cioè, dal di fuori distinguere il bene e il male. Ma quando si percepisce da fuori nel mondo delle percezioni, allora è impossibile ricevere dal mondo delle percezioni qualcosa di diverso dalle percezioni. Non appena si inizia a pensare, a speculare, e a trarre ogni sorta di idee dalle percezioni, allora si è sul cammino di trovare veramente ciò che è stato messo dentro da Arimane e Lucifero.

Le idee devono venire dal mondo spirituale, e dobbiamo prima collegarle con le percezioni: allora queste idee sono divine. Allora sono divine, queste idee! Nella vita umana deve prima essere contratto il matrimonio tra le idee, che vengono date all’uomo dal spirituale, e ciò che vede fuori attraverso i suoi sensi. Questo deve prima unirsi nella vita umana. Come è inteso scientificamente, potete vederlo nel mio scritto «Verità e scienza». Che si potrebbero trovare scientificamente idee, pensieri dall’esterno, dalle percezioni dentro, è qualcosa che riposa sull’inganno, sull’inganno di Arimane e Lucifero. Ma finché in un certo modo giustificato le potenze sono state ammesse del. I vostri occhi saranno aperti e distaccarvi il bene e il male — , cioè, cercare le idee nel mondo esterno, finché questo era giustificato, cioè fino al Mistero del Golgota, finché Lucifero e Arimane erano giustificatamente ammessi, non si poteva fare obiezioni. Ma ora è diverso; ora sono ancora ingiustificatamente dentro la penetrazione esterna della percezione. Anche questo è emerso nella metà del diciannovesimo secolo attraverso una crisi particolare. Questa crisi si è annunciata attraverso grandi, davvero attraverso singolari prestazioni: che ad esempio sorse l’analisi spettrale e nella metodologia scientifico-naturale radicalmente ripulì la vista che si trattasse di esseri spirituali quando si guarda alle stelle, e mostrò che ovunque si diffondono le stesse materie che sono anche sulla terra. Lì non è più da fare la vecchia confusione di idee con la percezione, perché tali scoperte rendono necessario che le idee ritrovino di nuovo il cammino spirituale nelle nostre anime. Così è con il darwinismo. Se si combina semplicemente ciò che si trova nella percezione esterna, cioè si cercano le idee nel mondo esterno, si arriva a un’interpretazione puramente materialista del mondo.

Brevemente, la crisi si annuncia ovunque, ovunque è lì, e ovunque c’è la rivolta anche contro il fatto che dalle regioni dello spirito le idee debbano crescere nell’anima umana se l’umanità deve procedere. Cioè, dobbiamo riconoscere l’essenza di Arimane e Lucifero, affinché possiamo osservarli d’ora in poi, quando vogliono continuare ciò che è nelle parole. I vostri occhi saranno aperti e potrete distinguere il bene e il male. — Dobbiamo impararli a osservare, sia Arimane che Lucifero. Saremo in grado di farlo se penetriamo l’Io, come si è sviluppato, con il Cristo, penetriamo davvero con il Cristo. Ma anche qualcos’altro risuonava in tempi antichissimi attraverso il mondo, e questo veniva da un’altra parte, dopo che l’uomo aveva ottenuto la possibilità di distinguere il bene e il male, dopo che aveva ottenuto la possibilità di dirigere i suoi occhi verso l’esterno, cioè di usare i suoi sensi e di ottenere idee sensibili. Allora ha anche sentito la parola: L’uomo deve venire fuori dalla regione dello spirito, in cui finora ha vissuto, affinché non mangi anche dall’albero della vita. — Ma continuamente il Cristo darà all’uomo di mangiare dall’albero della vita, e le idee che si riversano dal regno dello spirito direttamente nelle anime umane devono essere sperimentate. Ma possono essere sperimentate solo se l’anima umana accoglie il Cristo in sé. E allora abbiamo qualcosa di completamente diverso dal concetto di conoscenza, allora otteniamo il concetto di vita. Mentre dobbiamo osservare Lucifero e Arimane, per così dire, sulle dita, affinché — se in futuro ci permettono una conoscenza dall’esterno — osserviamo che ciò viene da Arimane e Lucifero, così dobbiamo essere consapevoli che attraverso il Mistero del Golgota negli esseri umani è stato realizzato che gli uomini ricevono idee in sé per la vita, non solo per la mera conoscenza, ma per la vita. E se dalla prospettiva della vita noi consideriamo le singole religioni del mondo, allora saremo lontani dal ricercare queste religioni per vedere se coincidono con la nostra concezione del mondo. Non è affatto il nostro compito applicare il concetto di conoscenza, ma il concetto di vita.

Ci sono determinate forme di religione nel genere umano. Non dovremmo guardare a se le riteniamo vere, piuttosto se sono adatte a portare nutrimento spirituale agli uomini in tal modo che vive nel loro culto, e a vivificare le loro anime. E così, naturalmente, poiché ci sono diverse anime umane, può anche esserci un cibo diverso che serve alla loro vita. Se comprendiamo questo, allora vedremo che non possiamo mai impegnarci nel combattere alcuna forma religiosa, piuttosto dobbiamo cercare di comprenderla, nella misura in cui è il nutrimento della vita per le anime a cui è data come vita; non solo per la conoscenza, ma come vita. Allora notiamo anche che il punto di vista è del tutto spostato quando la religione inizia a contendere con una scienza sul suo contenuto. Allora notiamo anche che è del tutto comprensibile che la religione assume una posizione opposta rispetto alla scienza della natura o dello spirito che avanza. Poiché queste religioni ancora non riescono a liberarsi dal vecchio tentatore, ancora non vogliono ricorrere solo a Dio, che all’uomo ha detto. H a voluto dare loro la vita, non dovrebbero mangiare da soli dall’albero della vita. — I rappresentanti delle religioni non vogliono ricorrere solo a Dio, ma vogliono ricorrere allo spirito luciferino e arimanico, e attraverso la religione vogliono ottenere l’occhio aperto per la distinzione del bene e del male. «Conoscenza» vuol essere la religione. Ma non può essere, perché è sostanza vitale.

Sotto questa tentazione, che ancora sussurra alle orecchie dei singoli rappresentanti delle comunità religiose, questi credono di dare conoscenze nelle loro religioni e combattono le crescenti conoscenze della scienza, mentre la questione della conoscenza non può praticamente venire in considerazione tra religione e scienza. Non abbiamo il minimo motivo per combattere alcuna comunità religiosa, e non possiamo mai avere un’ostilità verso alcuna comunità religiosa sulla base che interroghiamo le comunità religiose per la loro sostanza vitale e non per il loro contenuto di conoscenza. Ma le comunità religiose saranno sempre tentate di interrogare la scienza che progredisce per vedere se essa coincide con ciò che considerano conoscenza. Poiché però la vita è in sviluppo, la scienza che progredisce non potrà mai concordare con la religione che tende al conservatorismo.

Ora vedete l’intero conflitto, che ovviamente si ripeterà sempre di nuovo. Voglio che guardiate a questo conflitto, nel modo giusto guardiate a questo conflitto e impariate a comprendere che, naturalmente, i rappresentanti delle comunità religiose, perché sono afflitti dalla tentazione, dalla loro prospettiva combatteranno sempre la scienza dello spirito. Come la scienza naturale è stata combattuta, così la scienza dello spirito sarà combattuta. Ma dovete essere consapevoli: i combattenti combattono per ignoranza. Questo non dà loro una scusa, naturalmente devono essere controbattuti; ma dovete voi stessi essere consapevoli: combattono per ignoranza, non possono mettersi nel punto di vista giusto.

Voglio porre una parola come un segno davanti alle vostre anime, una parola che nel quattordicesimo secolo un uomo ha pronunciato, che ha visto l’epoca che si avvicinava, in cui la scienza naturale, il modo di pensare scientifico-naturale dovevano arrivare, che ha visto l’umanesimo che sorge. E che dai suoi amici ha sentito dire che non ci si dovrebbe occupare di ciò che si può conoscere e di ciò che non è nella Bibbia o che non è preservato dalla tradizione ecclesiastica. È diventato diverso dal quattordicesimo secolo in questo riguardo. La «Divina Commedia» di Dante è una grande poesia che abbraccia il mondo. Ma Dante viveva proprio al momento in cui l’era scompariva, in cui ci si limitava soltanto al cristianesimo puramente storico. Per Dante Virgilio era semplicemente il dannato all’inferno. Dante non sapeva molto di diverso da ciò che era il cristianesimo, che gli appariva come un grande ordine. Diverso era per Petrarca. Un secolo dopo, nel quattordicesimo secolo, Petrarca leggeva già Virgilio con più fede. Si rivolge indietro, non solo al cristianesimo, ma anche alla vita spirituale pagana. Quando allora uno dei suoi amici scrisse a Petrarca che un essere spirituale gli era apparso in sogno e gli aveva detto che non dovrebbe occuparsi di alcuna letteratura che non vivesse nel cristianesimo, allora ha dato una risposta significativa. Ma allora era l’era scientifico-naturale, ora è l’era della scienza dello spirito. Voglio sottolinearlo, perché persino dal mondo spirituale l’amico — e così Petrarca — è stato ammonito di occuparsi solo di ciò che il cristianesimo di allora considerava cristiano. Ha scritto le parole bellissime, che allora valevano per l’era che si avvicinava. Oggi valgono ancora.

Petrarca rispose al suo amico Boccaccio in parole serie e significative e gli chiarì il suo punto di vista, spiegando perché leggesse queste cose non cristiane e cosa fossero per lui. Disse: «Perché dovremmo fuggire dai poeti e dagli scrittori pagani, che il nome di Cristo nominano solo per questo non, perché non l’hanno mai sentito? Eppure non dovrebbero i libri degli increduli sembrare molto più pericolosi, che Cristo nominano e tuttavia lo combattono — e intanto i difensori della vera fede li leggono con il massimo entusiasmo. Credimi: Molte cose che sono determinate soltanto dalla pigrizia e dalla vigliaccheria sono attribuite a una considerazione consapevole. Gli uomini disprezzano spesso quello che non riescono a raggiungere; ed è proprio dell’ignoranza giudicare ciò che non può comprendere, e nessuno vuol permetterle uno sforzo a cui è incapace. Da ciò provengono i giudizi distorti su cose sconosciute, in che non è tanto la cecità di chi giudica, quanto la comodità di costui che salta agli occhi. Noi però non dobbiamo farci scoraggiare da alcun ammonimento morale, né dal ricordo della vicinanza della morte, dalle scienze. Se queste siano accolte in un animo buono, suscitano amore della moralità, e tolgono da noi la paura della morte oppure la riducono. S e le abbandoniamo, questo potrebbe proprio suscitare il sospetto di increduità, che era stato preteso per il sapere. Le scienze dunque non tengono indietro dalla perfezione colui che le possiede nel modo giusto, ma l’aiutano; gli livellano i sentieri della vita e non l’intralciano. A uno stomaco debole e malato potrebbe non convenire un cibo che un sano, che ha fame, digerisce senza difficoltà. C osì pure per uno spirito sano e vigoroso potrebbe essere salutare ciò che porterebbe danno a una natura debile. So bene che molti hanno raggiunto una santità sublime senza istruzione, ma so anche che l’istruzione nessuno ne ha escluso… Se devo dirvi il mio vero parere, è questo. L a strada della virtù attraverso l’ignoranza è forse facile, ma codarda. Un solo scopo hanno tutti i buoni, ma vari sentieri conducono là, e coloro che camminano insieme sono tra loro diversissimi: uno va più lentamente, un altro più velocemente, uno nel segreto, un altro pubblicamente visibile, questo umilmente piegato, e quello elevato. Tutti questi cammini sono benedetti; ma il più glorioso è quello che si svolge libero e alto di fronte a tutti gli occhi. Il sapere che si è fatto strada fino alla fede è ben migliore della semplicità, per quanto santa sia, e nessuno dei folli che mai entrò nel regno dei cieli sta così in alto come un sapiente che ha ottenuto la corona della beatitudine.»

Così è anche con la nostra scienza dello spirito! E non soltanto al pastore Riggenbach, ma a tutti gli altri che ci combattono e si oppongono a noi, potremmo rivolgere queste parole che Petrarca scrive al suo amico: «A uno stomaco debole e malato potrebbe non convenire un cibo che un sano, che ha fame, digerisce senza difficoltà; così pure per uno spirito sano e vigoroso potrebbe essere salutare ciò che porterebbe danno a una natura debile.» Se si vuol restare nella contraddizione del primo e terzo Vangelo e non si vuol vedere che la contraddizione si scioglie non appena si considerino i due bambini Gesù, se si crede di dover restare al semplice e di non aver bisogno della roba fantastica «di quelli lassù», se non si vuol vedere che tutte le forme della vita sono fluite nelle nostre forme costruttive, ma si parla di «forme distorte, fantasiose», allora si deve dire: «Il sapere che si è fatto strada fino alla fede è ben migliore della semplicità, per quanto santa sia, e nessuno dei folli che mai entrò nel regno dei cieli sta così in alto come un sapiente che ha ottenuto la corona della beatitudine.» Tali pensieri sono necessari, affinché almeno siamo consapevoli che non può mai stare nel nostro principio il combattere alcuna comunità religiosa. E che non può essere che una calunnia se qualcuno si presenta come nostro nemico di fronte alle correnti religiose.

Già il fatto che si fa questo testimonia che non ci vogliono capire. Dobbiamo almeno saperlo; e dobbiamo contrastare ogni tendenza aggressiva contro alcuna comunità religiosa, così come dobbiamo astenerci da ogni tendenza aggressiva contro la scienza naturale, per la ragione che da sé emergeranno come si incontreranno con la scienza dello spirito! Nessuna comunità religiosa abbiamo bisogno di combattere. I conflitti in verità non possono provenire da noi, poiché non è nella nostra natura attaccare. Attaccare è completamente lontano da noi. Ed è necessario comprendere che è un assioma che, se non abbiamo pace, è così perché non piace al brutto vicino; poiché non è nella nostra natura combattere. Provate una volta e lasciateci in pace, se la pace non continua. Provate! Ma ovviamente dobbiamo essere veramente penetrati da questi sentimenti. Molto si pecca anche da parte nostra, dal momento che questa o quella dottrina o cosa di culto è contesa, spesso persino senza che la si comprenda bene. Dobbiamo comprenderle; ma quando le comprendiamo correttamente, allora vale quello che è stato indicato come nostro principio. E così voglio allo stesso modo appellarmi a questa vostra comprensione del principio di pace.

Come ho dovuto esortarvi ad avere pazienza nel tempo presente, così devo esortarvi a essere vigili, affinché facciamo ciò che è necessario per custodire veramente il bene sacro affidato a noi. Poiché dovremo sempre più e più andare attraverso il mondo con una certa forza interiore sicura, per rimanere saldamente a terra su cui la scienza dello spirito vuole metterci. Il Mistero del Golgota e il principio del Cristo sono intimamente collegati con la necessità di vedere lo spirituale nel mondo. Non basterà mai una mera osservazione, se volete anche solo imparare a comprendere la realtà storica del Mistero del Golgota. Solo spiritualmente il Mistero del Golgota può essere compreso, e colui che si arrenderà a una scienza che ottiene tutto dall’esterno, e non vorrà guardare alle nuove rivelazioni che sempre possono fluire verso di noi rispetto al Mistero del Golgota, non comprenderà ciò che è stato cantato nella metà del diciannovesimo secolo, nel 1838, attraverso uno degli altri, di ciò che, eternamente mutevole e pur eternamente esistente, dal Mistero del Golgota attraverso l’umanità terrestre regna. Lasciate che vi legga un brano che può descriverci come l’anima umana si sente spinta a confrontarsi con ciò che è giunto nei tempi.

[Segue il poema «Der Bannspruch» «La maledizione» di Julius Mosen, che descrive Ahasver nel Quarto Canto: la Pasqua a Gerusalemme, l’entrata di Cristo nella città, e Ahasver che nega accoglienza al Cristo morente; e nel Quinto Canto: la visione di Ahasver nel Tempio, l’apparizione dell’Arcangelo Michele che rivela a Ahasver il suo destino eterno di vagare sulla terra fino a quando non trovi la salvezza nel Cristo]

Di nuovo un tale esempio, di come l’anima umana si sente spinta a confrontarsi con ciò che è giunto nei tempi. E ora, dopo che abbiamo lascciato passare tali immagini attraverso le nostre anime, vorrei ricordarvi quello che ho già detto da questo posto. D obbiamo cambiare il nostro modo di concepire, se vogliamo veramente guardare giustamente nel mondo spirituale. Non dobbiamo credere di poterlo osservare come il mondo sensibile. Dobbiamo persino abituarci a altri modi di espressione. Gli alberi, i fiumi, i monti, tutto questo noi vediamo, noi percepiamo, quando siamo nel mondo fisico. Gli esseri spirituali però li sperimentiamo così, che dobbiamo dire: essi ci vedono, essi ci percepiscono. Per una vera comprensione del Mistero del Golgota è però necessario saperlo, poiché questo può essere compreso correttamente solo nello spirituale. Ma così vogliamo comprendere il Mistero del Golgota.

Tempi devono venire, dove attraverso una vera comprensione della parola: «Non io, ma il Cristo in me», sarà possibile elevare se stessi alla conoscenza verso i mondi spirituali. Nel 1838 è apparso questo poema epico «Ahasver» di Julius Mosen, e ci mostra anche che egli ha potuto scrivere questa leggenda così che Mosen potesse veramente essere colpito dal destino tragico che l’ha colpito. Ha passato quasi l’intero tempo della sua vita a letto, poiché il suo corpo fisico era quasi completamente paralizzato. Così ha potuto elevarsi a idee più elevate. Ci ricorda in questo quel peccatore di cui ho parlato ieri, nel romanzo del «Maha Guru», che quando era già pazzo, ha trovato la sua arte, e ci ricorda la moglie del conte dal dramma polacco, che allo stesso modo doveva cadere in una condizione patologica per stare in connessione con il mondo spirituale. Oggi dovrebbe essere il compito della scienza dello spirito far salire l’uomo nello stato sano e normale nel mondo spirituale. Tutti questi sono segni per la serietà e la dignità con cui dobbiamo considerare il compito del movimento scientifico-spirituale.

Oggi, quando ci pensiamo in una parola, in una parola vera, a ciò che può animarci come forza, così lo riassumiamo con le parole. I l Mistero del Golgota ci mostra che è necessaria una comprensione spirituale, che dobbiamo cercare il Cristo come spirito. — Allora dobbiamo anche dire: Il Cristo ci vede, ci percepisce. Questo vogliamo imprimerci profondamente e tenere sempre davanti ai nostri occhi, e la nostra coscienza spirituale-animale deve poter essere soddisfatta se sosteniamo le nostre conoscenze scientifico-spirituali cosicché possiamo portare le parole con buona coscienza nell’anima. I l Cristo può guardare ciò che facciamo come nostra scienza dello spirito. — Questo è la nostra fede, ma può anche animarci come una volta la gente è stata animata dalla parola di Bernardo di Chiaravalle: «Dio lo vuole!», che è diventata una parola che si è trasformata in fatti. Possa essere lo stesso per noi, che possiamo credere di comprendere correttamente il Cristo quando viviamo secondo l’impressione della parola: Il Cristo ci conosce. —

Se lo comprendete correttamente, non potrei darvi nulla di più esoterico per l’anima che guarda la nostra scienza dello spirito nella giusta luce e per il cuore che sente la scienza dello spirito nel senso giusto, che la parola: Il Cristo ci vede! Così viva nella nostra anima la parola: Il Cristo ci vede! — poiché possiamo credere questo, quando comprendiamo correttamente la scienza dello spirito: Il Cristo ci vede!

[Legge da «Ahasver» di Julius Mosen, il cui brano principale è il Quarto Canto, che descrive la Pasqua in Gerusalemme, e il Quinto Canto con la visione del Cristo e la parola conclusiva: «Tu hai vinto, Galilaeo!»]

Di nuovo tale esempio, di come l’anima umana si sente spinta a confrontarsi con ciò che è giunto nei tempi. E ora, dopo che abbiamo lascciato passare tali immagini attraverso le nostre anime, vorrei ricordarvi ciò che ho già detto da questo posto. D obbiamo cambiare il nostro modo di concepire, se vogliamo veramente guardare giustamente nel mondo spirituale. Non dobbiamo credere di poterlo osservare come il mondo sensibile. Dobbiamo persino abituarci a altri modi di espressione. I alberi, i fiumi, i monti, tutto questo noi vediamo, noi percepiamo, quando siamo nel mondo fisico. Gli esseri spirituali però li sperimentiamo così, che dobbiamo dire: essi ci vedono, essi ci percepiscono. Per una vera comprensione del Mistero del Golgota è però necessario saperlo, poiché questo può essere compreso correttamente solo nello spirituale. Ma così vogliamo comprendere il Mistero del Golgota.

Tempi devono venire, dove attraverso una vera comprensione della parola: «Non io, ma il Cristo in me», sarà possibile elevare se stessi alla conoscenza verso i mondi spirituali. Nel 1838 è apparso questo poema epico «Ahasver» di Julius Mosen, e ci mostra anche che egli ha potuto scrivere questa leggenda così che Mosen potesse veramente essere colpito dal destino tragico che l’ha colpito. Ha passato quasi l’intero tempo della sua vita a letto, poiché il suo corpo fisico era quasi completamente paralizzato. Così ha potuto elevarsi a idee più elevate. Ci ricorda in questo quel peccatore di cui ho parlato ieri, nel romanzo del «Maha Guru», che quando era già pazzo, ha trovato la sua arte, e ci ricorda la moglie del conte dal dramma polacco, che allo stesso modo doveva cadere in una condizione patologica per stare in connessione con il mondo spirituale. Oggi dovrebbe essere il compito della scienza dello spirito far salire l’uomo nello stato sano e normale nel mondo spirituale. Tutti questi sono segni per la serietà e la dignità con cui dobbiamo considerare il compito del movimento scientifico-spirituale. Oggi, quando ci pensiamo in una parola, in una parola vera, a ciò che può animarci come forza, così lo riassumiamo con le parole. I l Mistero del Golgota ci mostra che è necessaria una comprensione spirituale, che dobbiamo cercare il Cristo come spirito. — Allora dobbiamo anche dire: Il Cristo ci vede, ci percepisce. Questo vogliamo imprimerci profondamente e tenere sempre davanti ai nostri occhi, e la nostra coscienza spirituale-animale deve poter essere soddisfatta se sosteniamo le nostre conoscenze scientifico-spirituali cosicché possiamo portare le parole con buona coscienza nell’anima. I l Cristo può guardare ciò che facciamo come nostra scienza dello spirito. — Questo è la nostra fede, ma può anche animarci come una volta la gente è stata animata dalla parola di Bernardo di Chiaravalle: «Dio lo vuole!», che è diventata una parola che si è trasformata in fatti. Possa essere lo stesso per noi, che possiamo credere di comprendere correttamente il Cristo quando viviamo secondo l’impressione della parola. I l Cristo ci conosce. — E se lo comprendete correttamente, non potrei darvi nulla di più esoterico per l’anima che guarda la nostra scienza dello spirito nella giusta luce e per il cuore che sente la scienza dello spirito nel senso giusto, che la parola: Il Cristo ci vede!

Così viva nella nostra anima la parola: Il Cristo ci vede! — poiché possiamo credere questo, quando comprendiamo correttamente la scienza dello spirito: Il Cristo ci vede!

13°Il cammino della scienza dello spirito attraverso il mondo. I pericoli nel cammino. Il rapporto dell'uomo con il mondo soprasensibile nel sonno

Dornach, 7 Novembre 1915

novembre 1915

Poiché è possibile che possiamo ancora parlare insieme qui oggi, voglio toccare alcuni punti che in questo contesto si legano insieme con quanto abbiamo considerato nel corso del tempo. Anzitutto desidero attirare la vostra attenzione sul fatto che l’atteggiamento di cui ho parlato l’ultima volta — l’atteggiamento di un certo rifiuto dei mondi spirituali, dei mondi spirituali veramente concreti — è in realtà qualcosa di piuttosto generale nel nostro mondo esteriore contemporaneo. Mentre invece l’atteggiamento di avvicinarsi ai mondi spirituali per attingerne qualcosa in vista dell’arricchimento e del rafforzamento della vita esiste solo in un piccolo gruppo di persone. Lo possiamo chiaramente osservare. Non si potranno affrontare queste cose con la giusta comprensione se non si è consapevoli del fatto che oggi molte persone ancora non conoscono quello che diventerà sempre più diffuso nel mondo: la lotta tragica con la conoscenza. La sensazione che si abbisogna dei saperi dei mondi spirituali, ma che possono essere raggiunti solo attraverso un paziente abbandono dell’anima ai mondi spirituali — questa sensazione, questo sforzo interiore con la conoscenza — non poteva ancora esistere nei tempi antichi, quando la conoscenza perveniva agli uomini, per così dire, attraverso la chiaroveggenza atavica. È proprio dalle circostanze che ho esposto nelle ultime settimane qui che nel nostro tempo può formarsi per la prima volta questo sforzo con la conoscenza.

Così accade che nel nostro tempo, dove si tratta di conoscenza, di ricerca conoscitiva, gli uomini sono troppo inclini a illudersi. Da un lato gli uomini vorrebbero essere liberi da ogni credenza nell’autorità, d’altro canto gli uomini attualmente cadono nel peggiore dei creduli culti dell’autorità. Poiché quando qualcuno porta qualcosa — l’ho discusso spesso in altri contesti — che rechi il mantello della scientificità, la credenza in una cosa così scientifica è di carattere completamente generale. Gli uomini non vogliono elevarsi a quello che è il vero sforzo conoscitivo individuale. In verità, senza accorgersene, sono troppo pigri, troppo apatici per mettere in attività quelle forze dell’anima che appunto si attivano quando si lotta veramente con la conoscenza. E così gli uomini vogliono tranquillizzarsi con quello che è universalmente riconosciuto come autorevole e scientifico, come mediante un narcotico psichico-spirituale. Vogliono far loro consegnare già fatto ciò che è così universalmente riconosciuto, per non doversi sobbarcare lo sforzo conoscitivo individuale. Nel fondo, la resistenza nei confronti della concezione del mondo spirituale è essenzialmente da ricondurre al fatto che questa concezione richiede all’anima individuale di mettere in attività le proprie forze individuali, di pensare insieme, di sentire insieme. Ma gli uomini non lo vogliono. Vogliono che un sapere autoritativo sia loro consegnato già confezionato.

Certamente, le anime che per la loro intera costituzione sono immerse nello sforzo del nostro tempo — e «nostro tempo» significa, come abbiamo continuamente mostrato in questo contesto, gli ultimi tre o quattro secoli — cioè quelle anime che veramente stanno immerse nello sforzo di questi secoli, sentono nel presentimento come abbiano bisogno di evocare tutto ciò che giace nelle profondità dell’anima per poter avvicinarsi ai mondi spirituali, per poter collegare le proprie anime a ciò che spiritualmente tesse e opera nel mondo. In tali anime possiamo studiare come esse si sentono immerse nello sforzo del tempo. L’ultima volta abbiamo già attirato attenzione su tali anime. Ho citato opere letterarie significative da cui possiamo ricavare tale sforzo dell’anima entro gli impulsi del tempo. Ma quelle anime che vogliono anestetizzarsi come mediante un narcotico psichico-spirituale si immergono in una certa corrente di concezione del mondo in cui sono nate o state educate. Sono certamente un gran numero di anime nel nostro tempo, che per il loro karma e per ciò che con esso si collega sono più inclini al materialismo. Esse si appropriano della concezione del mondo che il materialismo ha sviluppato. Altre sono anime orientate più spiritualmente; esse si appropriano di quello che lo spiritualismo o l’idealismo ha portato al mondo, e si anestetizzano in ciò che accolgono, senza sviluppare la volontà di porsi in quello sforzo in cui l’anima entra quando vuole veramente penetrare nei mondi spirituali. Un esempio invece di un’anima che lotta — un’anima che, per così dire, nonostante la sua importanza è umile e che lotta — voglio discutere oggi: un’anima che ha pienamente partecipato allo sforzo spirituale del diciannovesimo secolo. Allora, quando la grande ondata filosofica è passata attraverso il tempo, questo uomo di cui voglio parlare era giovane. Ha partecipato a tutti quei grandi pensieri che i filosofi idealisti all’inizio del diciannovesimo secolo hanno portato in alto — i filosofi idealisti e i filosofi della natura che, come Fichte, Schelling, Hegel, hanno creduto di poter penetrare, attraverso uno sforzo intenso del pensiero, del pensiero individuale, nella sfera dove i misteri dell’universo si svelano. Questo uomo ha attraversato quella ondata filosofica, che principalmente da una certa unilateralità rigida del pensiero, si potrebbe dire, voleva costruire l’intero mondo. Poi ha vissuto il passaggio al tempo in cui si è creduto che il pensiero non potesse assolutamente nulla, che in questo modo non si potesse giungere a nessuno svelamento dei misteri dell’universo. Così egli cresce in quella consapevolezza dove si è detto. I l pensiero non può proprio nulla, bisogna volgere lo sguardo al vasto campo dell’esperienza esterna, sensibile, bisogna misurare le esperienze sensibili, pesarle, confrontarle reciprocamente, bisogna derivarle in modo esteriore. — Bisogna aggiungere: gli rimangono ancora presenti coloro che credono ancora nella forza del pensiero. Mentre nella seconda metà del diciannovesimo secolo prevaleva una certa sfiducia nel pensiero e l’opinione che solo l’osservazione esterna, sensibile fosse ciò in cui come uomini si poteva credere. Allora questo stesso uomo fece scoperte molto significative in questo campo esterno e sensibile, proprio in un’area che è straordinariamente illuminante da un punto di vista epistemologico.

Ma per il fatto che egli vive oltre il passaggio dalla fase orientata al pensiero a quella orientata al sensibile, si è destato e agitato in lui tutto ciò che l’anima possiede di forze interne, quelle forze che lottano con la domanda. C ome può l’uomo veramente trovare il collegamento alla realtà effettiva, a ciò che è vero nell’universo? Allora vengono sull’anima umana strani momenti, momenti in cui essa si sente come se stesse di fronte a un abisso oscuro, in cui si dice. Q ualunque cosa si tenti di sviluppare in costruzioni di pensiero e in ogni genere di cosa interiormente. Dove ha dunque una certezza. Dove ha un criterio che ciò non sia ugualmente tratto dall’anima stessa, che non sia umano-soggettivo, eventualmente persino perda la sua piena importanza con la morte, in modo che in fondo non condurrebbe nell’intero meccanismo del mondo? Poi tornano momenti sull’anima in cui essa si dice: Perché si dovrebbe tentare di estrarre alcunché dall’anima stessa? Non c’è certezza! Se si ricerca chimicamente, fisicamente, se ci si affida al mondo fisico esteriore, almeno si può sentire di essere condotti dal filo del mondo esteriore. Si devono prendere tali stati d’animo come stati, così come stati che lanciano l’anima avanti e indietro tra la ricerca e il rifiuto di ogni ricerca. Quando si contempla un’anima simile, essa è solitamente una di quelle che possiede veri, autentici impulsi conoscitivi, ma nel nostro tempo è posta in modo peculiare nel meccanismo del mondo, specialmente dove questo meccanismo si protende verso la conoscenza, proprio perché un’anima simile può facilmente dirsi. Quando guarda gli uomini attorno a sé. C ome facilmente, quanto facilmente si fanno la vita facile questi uomini nel credere a questo o a quello come a qualcosa di inoppugnabile! Si deve solo aprire un poco gli occhi spirituali e si vede come sia fragile una tale fede. Così l’anima di cui parlo potrebbe, per esempio, scoprire come gli uomini, anche quelli che portano la responsabilità di certe cose nel mondo, vedono sorgere questa o quella scoperta apparentemente importante, che viene annunciata come qualcosa di grande e maestoso, e la ritengono importante, e poi non è nulla per qualche anno. In particolare, era vicino a quell’anima di cui parlo il fatto di come stanno le cose con i vari rimedi curativi: come qui e là viene scoperto un rimedio che viene annunciato al mondo come guarente di questa o quella malattia. Gli uomini che si fanno la vita facile lo prendono come qualcosa di magnifico; ma coloro che sanno qualcosa, sanno anche che tali cose sorgono e ricadono.

Così verso i trent’anni del diciannovesimo secolo quest’anima aveva osservato come un rimedio avesse fatto carriera: l’iodio. Ma l’uomo non poteva semplicemente dirsi: prendo parte a tutto questo chiasso dello iodio — poiché era troppo consapevole della facilità con cui gli uomini per lo più, per la loro comodità, acquisiscono conoscenze. E così eccolo lì: era nell’anno 1821, l’iodio aveva fatto la sua carriera, ed egli scrive nella seconda edizione di un piccolo opuscolo — la seconda edizione uscì nel 1832 — che la luna fosse composta di iodio e che per questo si potesse guarire anche attraverso la luna. «La prima edizione di questo piccolo scritto uscì nell’anno 1821, al tempo in cui l’iodio cominciava a far sensazione come rimedio. Era pertanto principalmente destinato a un interesse temporaneo e in parte locale; lascio in sospeso in quale misura qualcuno potrebbe ancora interessarsi a ciò ora.» «L’iodio è un rimedio di straordinaria efficacia. Molto naturalmente. Non è ancora passato un anno da quando ha cominciato a mostrare efficacia contro il gozzo, e quindi non ha perso nulla della sua forza iniziale neanche con l’età. Poiché in ogni rimedio troviamo che all’inizio del suo uso mostra effetti insuperabili e rende completamente superflui tutti i rimedi precedentemente usati contro la stessa malattia. Ma non appena è rimasto per un po’ nella cassetta medicinale della materia medica, diviene merce pigra e senza forza, proprio come i bambini in cui si nota negli anni giovanili un’intelligenza straordinaria solitamente in età avanzata diventano sciocchi. Abbiamo visto un esempio notevole di questo genere nella radice di ratania alcuni anni fa.

Non minacciava forse, nella sua sfacciataggine, di buttare fuori dalla cassetta dell’apotecario tutti i nostri tonici e astringenti, e non mortificò persino la china, che sa sempre mantenere il rispetto, con le miracolose guarigioni di cui parlava di sé? Ora la ratania vorrebbe curare sé stessa con la ratania, poiché, come accade ai medici, che dalle malattie che curano più frequentemente vengono più spesso contagiati, essa soffre di una debolezza così cronica che dimentica tutte le sue vanterie e tranquillamente si affida alla tormentilla e al columbo, su cui prima guardava con aria così nobile. E se non c’era flusso mucoso e di sangue che non tremasse al solo nome ratania, ora vediamo queste malattie disobbedienti spesso ridere dritto in faccia alla grande maestra e mostrare una contumacia di cui all’inizio della sua pratica, secondo tutti i resoconti, non aveva mai sentito una traccia. Non si può consigliare abbastanza ai medici di usare l’iodio il più spesso possibile ora che è ancora nella sua prima giovinezza, prima che il marasmo senile lo renda inutilizzabile. Ora in verità difficilmente vi dovrebbe essere un gozzo che l’iodio non guarisse completamente; e non solo questo. Un nuovo rimedio aggredisce l’uomo dapprima in un punto debole; ma poi si dilata come un cancro; e così l’iodio ha anche aggredito già la scrofola e le malattie dell’utero, e non vi è dubbio che da lì si estenderà ancora oltre. Accade ai rimedi come agli uomini intelligenti: possono passare lunghi anni prima che qualcuno pensi di usarli; si sa appena che esistono. Ma una volta mostrato di avere abilità in una cosa, man mano gli si accumulano addosso tante funzioni, onori e dignità, che possano avervi attitudine o no, che essi, poiché non possono compiere tutto simultaneamente, non riescono più a compiere nulla e vivono solo della loro vecchia reputazione.

L’iodio certamente non è ancora arrivato così lontano; deve ancora essere attivo e muoversi prima che potrà mettersi a riposo dal suo lato. Lo si sostenga in ciò; così prima si avrà il piacere di passare a un altro rimedio. Nel frattempo è inutile esortare ancora particolarmente, poiché comunque in tempi più recenti si sta già facendo il possibile, lanciare un rimedio attraverso tutte le malattie finché alla fine, stancato, si ritira. Inoltre ora si ha il vantaggio di arrivare al doppio della velocità di prima, poiché, mentre un rimedio contro la metà delle malattie è prescritto dall’allopatia, viene contemporaneamente usato dall’omeopatia contro tutte le malattie di natura direttamente opposta, così che nessuna malattia può facilmente sfuggirle. Così certamente prossimamente assisteremo che gli uni raccomandano l’iodio contro l’obesità, poiché fa dimagrire le persone, e gli altri contro la tisi, anche perché fa dimagrire le persone: e poiché quindi l’iodio per questo motivo può compiere due effetti direttamente opposti, non saprei che cosa nel cielo e sulla terra l’iodio non dovrebbe riuscire a compiere, semplicemente perché fa dimagrire le persone. Per il resto mi rallegrerebbe se l’iodio si rivolgesse ora dapprima contro la tisi. È davvero passato troppo tempo da quando Herz, nel Journal di Hufeland, assegnò al phellandrium aquaticum il suo posto sulle tavole ricettive al letto del malato, come sintomo della tisi che a volte si può riconoscere anche quando gli altri sintomi ne mancano (in quale caso avvengono particolarmente felici guarigioni). Che abbandoni pure il suo posto allo iodio; e questo gli cederà volentieri un’altra malattia in cambio. Certamente, basta questo suggerimento per indurre un medico a realizzare la cosa.

Certo però queste e simili proposte rimangono solo pie aspirazioni, se non sappiamo trovare una via per ottenere l’iodio in quantità più abbondante di quanto sia stato possibile finora. Nel caso dell’omeopatia il disagio non consiste tanto nel come ottenere abbastanza iodio, bensì nel come ottenerne abbastanza poco; poiché, se regalassimo un grano a tutti gli omeopati messi insieme, correranno attorno disperati come le formiche attorno al Chimborazzo per riuscire ad abbassarlo e frammentarlo. Solo gli allopati, che sono meno sobri, voglio comunque curare. Per questi sarebbe veramente desiderabile che fosse scoperta anche una miniera di iodio che fornisse la quantità necessaria di quintali che il consumo annuale richiederebbe. Poiché già ora non bastano più tutte le varietà di fucus dell’oceano mondiale a fornire il fabbisogno necessario di iodio, dal momento che finora non abbiamo nulla di più che la tintura. Come sarà allora quando avrà generato un’intera discendenza di unguenti, cerotti, pillole e altre composizioni in poligamia con altri rimedi, che non può mancare a un rimedio così potente. Quindi, poiché finora nessun’ombra di tale miniera è apparsa, faccio il seguente suggerimento per scoprirla. D’ora in poi si lascino lavorare nelle miniere solo minatori afflitti da gozzi e donne che soffrono di disturbi mestruali. Se si trova allora che qui un gozzo sprofonda, là una ghiandola gonfia scompare, o in una donna il ciclo mestruale ritorna, allora si ha ipso facto la prova che questa miniera deve contenere iodio. E si può quindi coraggiosamente usare la terra da essa estratta come contenente iodio in opportune combinazioni contro le malattie citate.

In modo simile fu scoperta l’efficacia del biossido di manganese contro la scabbia, salvo che qui inverso la conclusione, sebbene spero di non aver violato le regole logiche. Mi apro ora il cammino al compito principale di questo libretto, per il fatto che brevemente illumino le vie ordinarie sul che finora si è usato investigare e provare la presenza dello iodio, e al contempo mostro in quale misura potrebbero dare risultati utili o no. Un farmacista, Courtois, scoprì l’iodio per primo nella cenere del varech, una pianta marina. Subito si nutrì il sospetto nei confronti di tutti gli abitanti del mare che nascondessero questo rimedio; in tutto l’oceano fu subito effettuata la perquisizione più rigorosa, e gli spagnoli avidi di denaro non trattarono peggio i poveri indiani di come trattammo le creature del mare. Poiché quale tortura, quale prova d’acqua o di fuoco è stata lasciata inesplorata nei nostri laboratori chimici per estorcere ai poveri prodotti marini la confessione che nascondessero iodio. E come tale si considerò un vapore rosso che si usava loro estorcere mediante acido solforico bollente. Un tale vapore rosso era sufficiente, proprio come altrimenti gli occhi rossi di una strega, per condannare al rogo tutti gli individui del tipo, che ora si estraevano dai loro nascondigli con rigor di legge per ottenere dalla loro cenere l’iodio. Questo è ancora oggi il metodo più comune per ricercare e preparare l’iodio, e ogni prodotto marino può quindi ringraziare Dio di conoscersi libero da questa merce pericolosa. Certo si notò ben presto che su questa strada si otteneva solo un rendimento molto scarso, e pieni di disgusto che così poco era da ricavare dai figli dell’oceano, si afferrò persino il vecchio Oceano stesso, lo si versò in un alambicco (in fatto si esaminò l’acqua marina per l’iodio) e si cercò di forzarlo, attraverso ebollizione e cottura, a confessare le sue ricchezze; ma finora ha sostenuto fermamente la tortura.

Che cosa fare ora? L’iodio dovevano averlo i medici, e gli speziali non ne fornivano. Caddero così su un modo assai più ingegnoso di ricercare la presenza dello iodio di quanto fosse avvenuto finora, e furono davvero così fortunati da trovarlo in sostanze in cui il chimico, con i suoi reagenti, non potrebbe scoprire alcuna traccia. E come fecero allora i tizi? Eh bene, liquidarono la chimica e fecero della logica l’aiutante della fornace. Quella gettò fuori dalla finestra tutte le storte e gli alambicchi della chimica, si sedette al mantice, scaldò un po’ con sillogismi e soriti, e guarda, in breve stava là, da una massa di sostanze, un bel granello marrone di iodio, come non avrebbe potuto desiderare meglio…» «Poiché abbiamo stabilito come fondamento delle nostre ricerche il principio che ogni sostanza che guarisca il gozzo contiene iodio: vogliamo ora elencare i mezzi che dovrebbero possedere questo potere in grado eccellente. Questi sono i seguenti: spugna bruciata, di cui si è già parlato sopra, estratto di cicuta, digitale, antimonio crudo, mercurio dolce, gusci d’uovo bruciati, cuoio russo e stracci di tessuto. Ora non vi è alcun dubbio che tutti questi mezzi veramente contengano iodio, che si lascerebbe estrarre da essi molto facilmente secondo il nostro metodo di analisi; e persino il coltello che effettua l’estirpazione del gozzo non potrebbe compierla altrimenti che attraverso il suo contenuto di iodio. Tuttavia è da temersi che nella nostra epoca sempre più scrofolosa alla fine tutti questi mezzi non basteranno più, e quindi ho riflettuto, per prevenire anticipatamente questa carenza, se non si potesse scoprire un altro corpo che contenesse iodio in quantità ancora più abbondante.

E guarda: sono incappato in una scoperta meravigliosa di cui nessun medico, nessun chimico né fisico si è mai sognato, e che, posso dirlo con orgoglio, brillerà come una meteora luminosa negli annali della scienza. Ascoltatelo e stupitevi! La luna, sì la luna non è nient’altro che un grande grumo di iodio. Come vero prodotto marino nuota là nell’oceano blu del cielo, per scacciare i gozzi su questa terra, come è noto persino a ogni vecchia donna, e testimonia così splendidamente che nulla è posto al suo posto senza utilità e scopo. Si potrebbe certo allora domandare: a che cosa servirebbero i piccoli spruzzi di iodio, le stelle? Eh bene, sicuramente per curare le verruche, come gozzo più piccolo di mani e volto, la cui eliminazione altrimenti erroneamente si attribuiva alla luna. Quale sorgente ricca di iodio ci è aperta a un tratto con questa vista! Come splendidamente si possono accordare tutti i fenomeni della luna con essa, e a quali risultati gloriosi ci condurrà ancora, così che posso asserire che l’intero secolo non ha avuto scoperta più consequenziale e per la scienza più importante. Del resto non avrei più bisogno di addurre ulteriori prove dell’iodiosità della luna, poiché, se si mette la luna sulla pietra di paragone del nostro principio enunciato sopra, essa sostiene la prova così splendidamente. Ma voglio mostrare al mondo che non devo temere nemmeno un’illuminazione più ravvicinata della mia scoperta, e al contempo attirare l’attenzione sui risultati importanti che ne derivano. Adesso siamo finalmente in grado di spiegare in modo completamente adeguato il periodico decrescere della luna.

Poiché troviamo che la luna guarisce il gozzo solo quando sta decrescendo, non segue assai naturalmente da ciò che proprio questo grande consumo da parte degli affetti da gozzo produce la perdita di sostanza della luna, che si riproduce mensile in un modo ancora sconosciuto a noi, ciò che certamente non possiamo spiegare nemmeno così bene quanto il perché il granchio ricuperi le sue chele. Attraverso questa nostra visione anche l’antica opinione guadagna di nuovo molta probabilità, che la luna sia un’escrezione e quasi sputo della terra, che essa abbia rigurgitato probabilmente dopo un sovraccarico. Almeno si spiega così assai sufficientemente perché ora si trova così poco iodio sulla terra, poiché se si è escreta molta bile, lo stomaco è pulito. Inoltre arriviamo finalmente anche a chiarire l’origine dei cosiddetti meteoriti lunari. Li si è finora frequentemente considerati come una sorta di disertori e transfughi dalla luna alla terra. Ma se veramente fossero originati dalla carne e dall’osso della luna, allora necessariamente dovrebbe dimostrarsi l’iodio in essi, o piuttosto dovrebbero consistere completamente di iodio. Poiché ora nessuno dei difensori della loro origine selenitare l’ha provato, per me è assai più probabile una delle seguenti due opinioni: sia che debbano considerarsi come una sorta di concrementi gottosi che si formano nell’atmosfera, il liquido articolare fra due corpi celesti, che non si può male paragonare alle ossa dell’universo; oppure che siano una coagulazione simile a formaggio dell’etere, che, come il latte, si rapprenda attraverso processi elettrici e galvanici…» «Ma se la luce lunare non è una vera luce, che cosa è allora?

Eh bene, naturalmente nient’altro che un’emanazione di iodio. — Ma appare giallo? — Eh bene, ciò dipende solo dalla diversa potenzializzazione che l’iodio ha subito qui, rispondo io, e spero di avere risposto chiaramente e comprensibilmente a un filosofo della natura; e poiché scrivo solo per persone intelligenti: ogni filosofo della natura saprà subito che sono già soddisfatto se l’ha solo compreso. Da questo, inoltre, si può spiegare perché nel chiarore lunare si produce freddo, che sempre si verifica quando una sostanza si volatilizza, quindi anche con questa volatilizzazione dello iodio. Consiglierei ora vivamente che un chimico raccogliesse il chiarore lunare in una ciotola e lo sottoponesse a analisi chimica…» «Aggiungo ora alla caratterizzazione della luna, come grumo di iodio, solo quanto segue: la carnagione giallognola della luna dipende in ogni caso dalla proprietà dello iodio di colorare la pelle di giallo, cosa che ha sperimentato prima sulla sua stessa pelle; e il rossore serale e mattutino in cielo si possono molto agevolmente spiegare dal fatto che la luna probabilmente suda più la sera e il mattino che a altre ore del giorno; ciò che forse riposa su uno stato ettico della stessa, poiché spesso diminuisce notevolmente in tale circostanza; e che l’iodio sudi splendidamente di rosso o violetto è noto. Attraverso questi ultimi due punti di vista spero di avere anche riconciliato con me i chimici ordinari, che forse nel corso di questo scritto non sarebbero stati completamente soddisfatti di me, poiché le conclusioni su cui poggiano le prove, schivando ogni speculazione, si basano solo su puri fatti. Così mi congedo da tutti con ciò in pace e tranquillità e alla fine desidero solo ancora allo iodio una giovinezza più lunga di quella che nel mio pronostico ho potuto predire.»

È qualcosa che apparentemente ogni uomo illuminato con pieno diritto chiamerebbe assurdo. Ma questo non gli impedisce, a questo uomo illuminato, di commettere ogni ora un errore simile. Solo non se ne accorge, quando si tratta di qualcosa che ha incluso negli oggetti della sua fede. L’uomo che ha scritto questo, nell’anno 1821 — si chiamava allora Dr. Mises — è lo stesso che dalla letteratura scientifica conoscete come Professor Gustav Theodor Fechner, lo stesso che nei cinquanta anni tentò di fondare un’estetica dal basso sulla base di esperimenti sensibilmente intuitivi, non dall’alto verso il basso, cioè dal materiale dei pensieri e dei sentimenti dell’anima. Era un uomo che, si può davvero dire, ha attraversato tutte le sofferenze della lotta per la conoscenza del diciannovesimo secolo. Era lo stesso uomo che ebbe una disputa con il botanico Schleiden sull’influsso della luna su vari processi della terra. Vi ho raccontato come allora dovessero decidere la signora professore Schleiden e la signora professore Fechner su chi dei due avesse ragione. È anche lo stesso uomo che ha tentato, dal suo sforzo, di guadagnare una sorta di concezione del mondo idealistico-spirituale. Potete vedere come ha tentato ciò dalla presentazione che ho dato di Gustav Theodor Fechner nei miei «Enigmi della filosofia». Si potrebbe dire: in un’anima simile si vede proprio la realtà come l’uomo può sentirla, ciò in cui vive con il suo sforzo conoscitivo, quando questo sforzo l’ha veramente sul serio.

Ora la scienza dello spirito è veramente la prima cosa che possa chiarire a noi tutta la serietà e tutta l’importanza della cosa. Quando un uomo come Gustav Theodor Fechner enuncia qualcosa come sta scritto nel piccolo opuscolo: «Prova che la luna consiste di iodio», allora vuole così mostrare come il pensiero degli uomini sia leggermente affrontato, e come il pensiero umano facilmente non si avvicini affatto alla realtà, stia completamente lontano dalla realtà. Appunto il tutto serio e l’importanza profonda dello sviluppo umano non è sentito dagli uomini. La scienza dello spirito perciò vuole allargarci un poco l’orizzonte che vediamo riguardo all’essenza umana, in misura maggiore di quanto si possa con la scienza oggi riconosciuta. Vuole indicarci epoche molto antiche dello sviluppo umano, per esempio i tempi atlantici, vuole mostrarci come era l’uomo in Atlantide, e vuole allora indicarci in quale trasformazione evolutiva questo uomo è veramente impegnato.

Facciamo allora ben chiara una sola cosa, quando lasciamo passare davanti alla nostra anima ciò che abbiamo appreso sull’antica Atlantide: come è quando volgiamo lo sguardo a ciò che oggi come mondo animale, come uomini vive tutt’attorno a noi? Tutto era ancora diversissimo al tempo dell’antica Atlantide! Rivigiliamoci in memoria ciò che in questa relazione sappiamo. Sappiamo che fu solo durante l’antica Atlantide che gli uomini come anime vennero giù dal viaggio che avevano fatto nel mondo stellare. Cercarono nuovamente corpi umani, che furono loro formati dal materiale, dalla sostanza del terrestre. E sappiamo dalla presentazione che è stata data come erano diversi in tempo atlantico questi corpi umani. Ho ripetutamente sottolineato — e potete leggerlo anche nei miei scritti — che il corpo umano allora era ancora soffice, flessibile, plasmabile, così che le anime provenienti dai mondi celesti potevano ancora formare i corpi. Immaginate una volta, una donna — oppure perché non essere bilaterali — , un uomo oggi diventa arrabbiato, proprio cattivo, e pensa cose malvagie di un’altra persona. Non è vero, non emerge così fortemente nella trasformazione del volto, un po’ sì, ma non così fortemente. Gli uomini oggi possono essere molto cattivi, e non emerge così fortemente nella loro fisionomia. Era diverso nel tempo atlantico antico. Allora il volto, quando l’uomo aveva cattive intenzioni, diveniva completamente l’espressione del suo interno, si trasformava completamente, così che allora non sarebbe stato inesatto dire. Q uello ha l’aspetto di un gatto. — Allora l’uomo sembrava veramente come un gatto o come un’iena, quando diveniva completamente falso. L’esteriore dell’uomo era allora completamente e totalmente espressione del suo interno.

Dunque l’uomo era allora plasmabile al più alto grado. Negli animali questa plasmabilità era già minore, ma era anche presente; il loro corpo fisico era già molto più indurito che quello dell’uomo, e una trasformazione avveniva solo molto gradualmente. Specialmente gli animali erano trasformabili nel genere, non così che ereditassero le proprietà stereotipicamente come oggi. Tutto si è così per il corpo umano fisico sempre più indurito, per così dire, gettato in forme rigide sin dal tempo atlantico. L’uomo oggi ha sì ancora la possibilità di muovere la mano, anche di sviluppare un certo mimica del volto; ma in certo senso la forma del suo corpo è divenuta rigida. E completamente irrigiditi sono i corpi degli animali, che quindi ci mostrano una durezza nella loro fisionomia. Questo non era ancora nel medesimo grado negli animali nel tempo atlantico antico. Possiamo, se vogliamo caratterizzare l’uomo, generalmente dire: Oggi il suo corpo fisico è in alto grado rigido, il suo corpo eterico, quello è ancora facilmente mutevole. Il corpo eterico si forma dunque ancora secondo come l’uomo interiormente è. Così ha già una certa importanza, persino una certa realtà, quando per esempio qualcuno diventa cattivo, che esteriormente il suo volto si formi un poco a somiglianza dell’iena, il suo corpo eterico diviene già più simile a un’iena. Il corpo eterico è ancora metamorfosabile, il corpo eterico ha ancora qualcosa che lo rende trasformabile. Ma è altresì sulla via verso la rigidità come il corpo fisico. Come il corpo fisico dal tempo atlantico fino al nostro quinto periodo postatlantico ha assunto forme rigide, così dal quinto al sesto periodo postatlantico anche il corpo eterico assumerà forme più rigide, più fisse, e la conseguenza sarà — l’ho accennato in vari discorsi — che questo corpo eterico, che con le sue forme entra nuovamente nel corpo fisico, si farà fortemente valere.

Siamo nel quinto periodo della prima epoca postatlantica, poi viene il sesto e poi il settimo periodo. D unque nel sesto e settimo periodo questo corpo eterico nella sua rigidità avrà una grande influenza sul corpo fisico, lo farà un fedele specchio di se stesso. Questo ha conseguenze importanti. Questo ha per conseguenza che in questo sesto periodo del nostro sviluppo evolutivo postatlantico gli uomini nasceranno con corpi assolutamente determinati che esprimono le loro qualità morali interne. Si incontrerà l’uomo e dalla sua apparenza si saprà: è moralmente così costituito. La fisionomia morale sarà allora particolarmente fortemente espressa, mentre ciò che ora più costituisce la fisionomia sarà più arretrato. Ora l’uomo è molto determinato dalla ereditarietà nella sua fisionomia: rassomiglia ai suoi genitori, ai suoi antenati, rassomiglia al suo popolo e così via. Questo nel sesto periodo non avrà più alcuna importanza. Allora l’uomo attraverso la sua sequenza di incarnazioni darà a se stesso l’impronta del suo aspetto. Gli uomini saranno molto diversi, ma avranno un’impronta nitida. Si saprà con precisione: ora incontri una persona compassionevole o una persona malvola. Come oggi si sa: ora incontri un italiano o un francese — , così allora si saprà: ora incontri una persona malvola o una persona compassionevole, con i vari gradi. — Sarà così sempre più e più che il morale si esprime nel volto. Anche la fisionomia esteriore dell’ambiente cambierà molteplicamente in questo sesto periodo. Specialmente quegli animali si estingueranno che gli uomini oggi scelgono particolarmente come cibo carnei. Allora gli uomini canteranno una grande lode al cibo senza carne, poiché sarà allora un vecchio ricordo che i padri in tempi antichi persino mangiavano carne. Non è così che tutti gli animali si estinguano, ma solo certe forme animali; specialmente quelle che hanno assunto le forme più rigide scompariranno dalla terra. Anche la fisionomia esteriore della terra avrà così cambiato un po’. Vedete, questo dimora in una fisionomia morale così rigida, come verrà successivamente, sarà al contrario all’uomo come un fato, come un vero fato, come un destino, un destino impresso a tutto il suo essere. In se stesso allora non troverà la possibilità di fare alcunché contro questo fato, contro questo destino.

Ora immaginate questa tragedia! L’uomo allora si dovrà veramente dire: Nel quinto periodo postatlantico c’erano singoli materialisti che credevano che, se il lobo occipitale non copre esattamente il cervelletto, allora gli uomini dovessero diventare criminali. Per questi uomini allora era teoria, ma ora è veramente diventato così, ora è ciò che è saldamente formato, di cui hanno detto che non è formabile, cioè il corpo eterico. Andiamo veramente verso la tendenza di realizzare le teorie della concezione del mondo materialista per così dire. Ora non sono ancora una realtà, ma andiamo verso la tendenza. Allora siamo a un punto peculiare dei misteri della concezione del mondo.

Coloro che si opporrebbero completamente all’essere profeti, sono i veri profeti, sono coloro che oggi raccontano: Si è criminali perché il lobo occipitale non copre il cervelletto. Questi si riveleranno come precursori di una verità; sarà così! I materialisti di oggi sono i peggiori profeti, solo che non lo vogliono essere. Oggi esiste ancora la possibilità che attraverso l’educazione una formazione così peculiare del corpo fisico, come un lobo occipitale troppo corto, possa essere paralizzata da un contrappeso. N ell’epoca postatlantica sesta non sarà più possibile, i corpi eterici allora non saranno più trasformabili. Allora occorrono mezzi più forti, mezzi completamente diversi, più forti, per prevenire ciò. Se a ciò non si provvede, allora viene lo stato che i materialisti descrivono e che allora è una realtà: allora viene lo stato che si trova descritto in modo così dolorosamente penetrante nelle poesie di Marie Eugenie delle Grazie, che oggi sono state lette. Potete queste poesie collegare a un tempo, che è già presentito, che veramente entrerà nel sesto periodo postatlantico. Facilmente si può sentire dalle poesie: è un’anima che in tal modo che come conoscenza odierna può guadagnare, si sente come immersa nel nulla. Vuole andare oltre, ma non ha ancora nulla che sia come contromisura, e allora le viene un’immagine, come sarà, se così proseguisse nei tempi prossimi con il materialismo! E in nulla gli uomini potevano preoccuparsi nel sesto periodo postatlantico, se non di ciò che le delle Grazie già oggi esprime, se non fosse creata una contromisura contro la direzione dello sviluppo che l’uomo intraprende con le forze che possiede. Tutti i sistemi religiosi precedenti del mondo non potrebbero impedire che l’uomo nel sesto periodo postatlantico fosse sottoposto a un terribile fato, al fato che nel suo volto, nella sua intera fisionomia corporea — contro che non potrebbe fare nulla, se lasciasse tutto così come la concezione del mondo oggi vigente vuole che sia — , le sue qualità morali fossero espresse.

Sono considerazioni serie, estremamente serie. Ci sarebbe un buon mezzo per trasformare in realtà i sogni dei materialisti, e questo mezzo consisterebbe in ciò, che coloro che prevarrebbero riguardo alla concezione del mondo, che così dicono. L a scienza dello spirito sogna che l’umanità nel futuro vedrà forme eteriche, dapprima il Cristo in forma eterea e poi ancora altre forme eteriche vedrà; di questo sogna la scienza dello spirito! Coloro che così dicono, sono sciocchi, li rinchiudiamo in un manicomio. — Persone intelligenti sono quelli che considerano una cosa simile come deliri. Se questa concezione del mondo vincerebbe, allora verrebbe ciò che ho descritto. Ma questa concezione del mondo non deve vincere, questa deve essere la nostra indistruttibile convinzione. Sapere dobbiamo: se i nostri corpi eterici devono essere così forti che possano correggere gli errori del nostro corpo fisico, allora questa forza deve venire dal fatto che gli uomini impareranno a prendere seriamente e veracemente ciò che gli viene incontro dal mondo eterico. Allora questo continuerà sempre più e più a guarire contro il futuro. Per questo dobbiamo anzitutto assorbire la scienza dello spirito, per poterci preparare, quando viene a noi il compito di vedere la forma eterea del Cristo, perché sappiamo prenderlo seriamente nel giusto modo. Un grande trattino potremmo tracciare nello sviluppo dell’umanità. Prima l’eterico ha operato nell’uomo e ancora formato il fisico; ma d’altro canto verrà il tempo, quando il fisico e l’eterico saranno fissi. L’uomo deve abituarsi a vedere l’eterico all’esterno, in ogni genere di forme e figure, e sarà l’eterico verso cui dobbiamo orientarci, come le percezioni sensibili ci si pongono davanti.

Verso un tempo dobbiamo andare, dove dapprima troviamo il Cristo, e nel suo seguito sempre più l’eterico. Questo eterico avrà la forza, di farci ancora uomini individuali.

Molti sono i misteri che giacciono dietro il divenire del mondo, e molti sono i misteri sconvolgenti. C’è stato una volta un Omero. Leggete con intelligenza ciò che ho detto in diversi cicli e anche nel piccolo libretto: «La guida spirituale dell’uomo e dell’umanità»; così dovrete dirvi: Per che cosa Omero è diventato Omero? Per il fatto che un’entità spirituale più elevata lo guidava. — Omero lo sapeva bene. I suoi canti non cominciano quindi con le parole: Io canto —, bensì cominciano con le parole: «Canta, o Musa . . .» Questo deve essere preso del tutto seriamente. Sapeva che un’entità spirituale più elevata l’ispirava. Solo il nostro tempo attuale lo prende come frase, così come prende come frase le frasi di Goethe: «Il sole canta secondo l’antica usanza, in sfere fraterne gara di canto, e il suo cammino prescritto compie con tuono di tuono» e così via. Allo stesso modo Omero si reincarnerà di nuovo, si reincarnerà l’«uomo», non invece lo spirito che lo guidava allora. Ma si incontrerà in forma eterea quella figura che allora ispirò Omero, o lo spirito che ispirò Socrate, Platone, poiché furono ispirati.

Dobbiamo cominciare a comprendere il mondo spirituale attraverso la scienza dello spirito. Il resto viene da sé. Ma se non cominciamo con la scienza dello spirito, allora andiamo verso il tempo che impone all’umanità un terribile fato. La concezione del mondo materialista non ha bisogno di essere vera, ma ha una verità interiore. Si può dire di questa verità interiore questo: ciò che la concezione del mondo materialista descrive degli uomini, questo diventerebbe, se questa concezione del mondo materialista vincesse. Ed è messo nelle mani degli uomini, attraverso un’altra concezione del mondo, far sì che questo materialismo non arrivi alla vittoria. Non è così semplice la cosa, che si potrebbe dire: la concezione del mondo materialista è falsa; piuttosto sta così, che è messo nella mano dell’uomo sconfiggerla, non attraverso il debole pensiero della confutazione, bensì attraverso l’azione. E quanti più uomini si trovano che aprono gli occhi verso lo spirituale, tanto più si troveranno uomini che comprendono che la realizzazione del materialismo può essere mantenuta in bando; e tanto più ne risulta anche la possibilità che il materialismo sia mantenuto in bando.

Adesso ancora l’uomo siede e presagisce questo o quello — egli è forse un poeta, un artista — e dice: Sento il mio genio in me! — Certamente, questo durerà ancora un po’. Ma scomparirà questo stato d’animo, totalmente scomparirà questo stato d’animo. Poiché verrà quello stato d’animo dove gli uomini diranno: Avevo un’ora determinata, allora mi apparve un’entità eterea, che mi comunicò questo o quello. Io sono lo strumento attraverso cui questo essere spirituale opera in questo mondo! — Sempre più e più il mondo spirituale deve diventare realtà consapevole. Certamente il mondo spirituale è dato; ma gli uomini possono staccarsi da esso. E la concezione del mondo materialista può essere chiamata: la grande cospirazione contro lo spirito. Questa concezione del mondo materialista non è solo un errore: è una cospirazione, ed è la cospirazione contro lo spirito. Spero che questo, nonostante i pochi tratti con cui ho potuto indicarlo, afferrerà le vostre anime, così che le vostre anime lavorino in questi pensieri. Proprio i credenti della concezione del mondo spirituale devono sapere qualcosa degli impulsi dello sviluppo mondiale entro cui l’umanità vive.

Ed è possibile che ancora vengano uomini e dicano: Non è così, non è così, non è cristiano, il cristianesimo è diverso e così via. Quando questi vengono, allora noi, se abbiamo colto con profondità e seriamente e con dignità da parte della scienza dello spirito ciò che muove il mondo, nel nostro sforzo meditativo potremo presentire le leggi fondamentali eterne. Possono uomini asserire che siamo sognatori o qualcos’altro: noi sappiamo come stanno le cose con lo sviluppo dell’umanità e del mondo. E colui che per suo amore è passato attraverso il Mistero del Golgota, colui vede anche ciò che emerge nella nostra anima come l’espressione dello sviluppo mondiale. «Il Cristo ci vede»: a questo vogliamo attenerci.


In memoria di Frater Stefano Ravaglia

anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.

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