Si tratta di discutere alcune questioni intime della reincarnazione, che possono essere esaminate soltanto in un ramo di antroposofi preparati. Con questo non si intende soltanto che tali antroposofi debbano essere teoricamente preparati: si intende soprattutto che, attraverso il loro lavoro attivo in un ramo, hanno sviluppato la loro capacità di sentimento. Ci ricordiamo tutti, infatti, che attraverso questo lavoro attivo sono avvenuti dei cambiamenti nei nostri sentimenti e nelle nostre emozioni nei confronti della verità. Ciò che oggi non soltanto crediamo, ma consideriamo come qualcosa che « sta al di sopra » di ogni credenza, come verità, era una volta per noi incredibile; ed è ancora oggi fantastico, sciocco, vagheggiamento per coloro che stanno lontani. Essersi quindi abituati a vivere veramente in queste concezioni è il segno di chi è più avanzato, e costui può allora accostarsi all’esame di questioni speciali. Molte cose che qui vengono dette sembrano lontane; eppure tutte servono a chiarire la vita e i suoi fenomeni, benché inizialmente si debba tornare indietro a periodi molto remoti dello sviluppo dell’umanità. Dobbiamo partire dalla considerazione di come il processo della reincarnazione si presenti in generale.
Quando l’uomo passa attraverso la porta della morte, ha innanzitutto determinate esperienze. La prima consiste nel fatto che egli ha il sentimento di divenire più grande, come se crescesse fuori dalla sua pelle. Acquisisce allora una diversa concezione delle cose rispetto a quella che aveva nella vita fisica. Nel mondo fisico ogni cosa ha un luogo determinato, qui o là, al di fuori dell’osservatore; in questo nuovo mondo, invece, è diverso. Là è come se l’uomo fosse dentro le cose, come se fosse esteso insieme a esse o nelle cose, mentre prima era soltanto un membro nel suo luogo. La seconda esperienza consiste nel fatto che l’uomo ha un quadro della memoria della sua vita trascorsa: tutti gli eventi della vita si presentano in una memoria onnicomprensiva. Questo dura un tempo ben determinato. Per ragioni che oggi non possono essere indicate, tale tempo è più lungo o più breve secondo l’individuo. In generale si può determinare la durata di questo stato dal modo in cui l’uomo, nel suo passato, era riuscito a mantenersi sveglio senza essere vinto dal sonno. Supponiamo che egli abbia avuto come limite estremo per la durata della veglia il tempo di quarantotto ore: allora anche dopo la sua morte il quadro della memoria dura quarantotto ore. Questo stadio è quindi come una rassegna della vita passata.
Il corpo eterico si ritira quindi dal corpo astrale, in cui vive l’Io. Finora questi tre erano uniti, dopo che era stato abbandonato il cadavere fisico; ora si ritira anche il corpo eterico e diventa un cadavere eterico. Presso nessun uomo contemporaneo, però, il corpo eterico è completamente abbandonato: l’uomo porta con sé un estratto o un’essenza del suo corpo eterico per tutto il tempo successivo. Il cadavere eterico è dunque abbandonato, ma il frutto della vita passata è portato con sé dal corpo astrale e dall’Io. Se si vuole parlare in modo completamente preciso, va detto che anche dal corpo fisico qualcosa è portato con sé: una specie di essenza spirituale di questo corpo — la tintula dei mistici medievali. Ma questo estratto del fisico è uguale in tutte le vite, e rappresenta soltanto il fatto che l’Io era incarnato. L’essenza del corpo eterico, invece, è diversa in tutte le vite, secondo le esperienze che vi sono state raccolte, secondo quanto si è progredito molto o poco.
Segue quindi lo stato del Kamaloka, il tempo dell’abituazione al distacco dalla vita fisica e sensibile, che dura circa un terzo della vita fisica. Quando il corpo eterico è abbandonato, il corpo astrale ha ancora tutte le passioni, i desideri e così via, che aveva alla fine della vita; queste devono ora essere disabituate, purificate, e questo è il Kamaloka. Poi viene abbandonato anche il corpo astrale. Anche qui il frutto, l’essenza astrale è portata con sé; il resto, il cadavere astrale, si dissolve nel mondo astrale. E ora l’uomo entra nel Devachan, dove si prepara nel mondo spirituale per una nuova vita futura. Qui vive con eventi ed esseri spirituali, finché non viene richiamato nel mondo fisico, sia perché il suo karma così lo determina, sia perché è necessario sulla terra fisica.
Questa è una descrizione generale del processo. Ma la vita nello spirituale procede costantemente avanti, poiché il futuro si unisce al passato e il veniente si costruisce con l’aiuto del precedente. Quando si entra nel dettaglio di come questo accade singolarmente, si rivelano cose meravigliose, molte delle quali non sono contenute nella semplice esposizione del processo della reincarnazione. È infatti chiaro che ci sono grandi differenze nel corso dello sviluppo degli uomini; anche gli estratti o le essenze dei loro corpi saranno di valore completamente diverso, secondo quale frutto abbiano tratto dalla vita. Quando ci ricordiamo che ci sono grandi guide dell’umanità, degli iniziati, che introducono altri uomini nei mondi spirituali, allora ci dobbiamo domandare: come rimane preservato per il futuro ciò che gli iniziati hanno conquistato? La storia esterna, naturalmente, non può darci alcuna informazione in proposito. Dobbiamo considerare più da vicino la reincarnazione degli iniziati, e precisamente, in un primo momento, quella degli iniziati più antichi, per poi applicare i risultati.
Prima che l’umanità abitasse gli attuali continenti, la fisionomia della terra era completamente diversa. Esisteva là, dove oggi è l’Oceano Atlantico, il continente dell’Atlantide. Esso fu poi distrutto attraverso grandi catastrofi, che sono contenute nella leggenda del diluvio dei popoli. Gli Atlantidei — quindi noi stessi — avevano le loro grandi guide e iniziati, e già a quel tempo c’erano luoghi di insegnamento o scuole, in cui gli iniziati insegnavano. Oggi possono essere ricercati in modo chiaroveggente. Vediamo allora che c’era un numero di tali luoghi, in cui le guide insegnavano e vivevano. Un buon nome per gli stessi è « Oracoli ». Uno dei più grandi e importanti Oracoli era l’Oracolo del Sole; in esso viveva la guida più significativa. Il suo compito principale consisteva nel dare rivelazioni sui misteri del sole: non del sole fisico — poiché questo è soltanto l’esterno — bensì del sole reale. Questo sole reale consiste di esseri spirituali, che si servono del sole fisico come gli uomini si servono della terra. Contemplare e rivelare i misteri interiori di questa esistenza solare: tale era il compito del grande Oracolo del Sole. Per questo, la luce solare non era semplicemente qualcosa di fisico: ogni raggio solare è l’atto degli esseri spirituali, che hanno il loro teatro sul sole. Questi grandi esseri stavano, al tempo della vecchia Atlantide, esclusivamente sul sole. Più tardi questo cambiò, poiché la grande essenza, chiamata in seguito Cristo, si unì alla terra. Si può quindi chiamare l’Oracolo del Sole anche Oracolo di Cristo. L’unione dell’essenza di Cristo con la terra avvenne quando sul Golgota scorse il sangue del Cristo Gesù. Allora la sua essenza si unì all’atmosfera della terra, come questo può ancora oggi essere percepito nella retro-visione chiaroveggente. Così l’essenza di Cristo veniva dal sole sulla terra. Quando a Damasco la luce dell’illuminazione spirituale cadde su Saulo-Paolo, Paolo vide il Cristo unito alla terra, e seppe contemporaneamente che era lui, colui che aveva versato il suo sangue sul Golgota.
Già l’Oracolo del Sole della vecchia Atlantide indicava il Cristo veniente. Esso profetizzava la venuta del Dio del Sole, che peraltro fu chiamato Cristo solo molto più tardi; possiamo comunque chiamare l’Oracolo del Sole anche Oracolo di Cristo. Questi Oracoli ebbero molti seguaci in tempi successivi: c’erano Oracoli di Saturno, di Giove, di Marte, di Venere, di Mercurio, di Vulcano, ciascuno con i suoi grandi misteri e insegnamenti. Verso la fine del tempo atlantideo si sviluppò, nelle vicinanze dell’attuale Irlanda, una schiera di avanzati, fra cui la più grande guida ne scelse un numero di eletti, per continuare la cultura attraverso di loro, quando sarebbe intervenuta la catastrofe che si stava preparando. Nel frattempo, grandi migrazioni avevano già avuto luogo in tempi lontani verso le terre che si innalzavano dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa; in queste sorsero molti successori dei vecchi Oracoli, ma sempre più decrescenti in significato. La grande guida, però, scelse i migliori per condurli in una terra particolare. Erano persone semplici, comuni, e si distinguevano dalla maggior parte degli altri Atlantidei per il fatto che avevano quasi completamente perso la chiaroveggenza. La maggior parte degli Atlantidei era ancora chiaroveggente. Quando dormivano la notte, non diventavano inconsci: il mondo sensibile scompariva, e al suo posto si costruiva il mondo spirituale, in cui erano compagni degli esseri divino-spirituali. Gli avanzati, invece, avevano incominciato a sviluppare l’intelletto. Erano però semplici, profondamente caldi di sentimento, profondamente fedeli alla loro guida. Con loro essa si mosse verso est, verso l’interno dell’Asia, e fondò là il centro per la cultura post-atlantidea. La schiera degli altri viventi fu tenuta lontana, perché inadatta a questo compito. L’educazione dei discendenti fu coltivata con particolare cura. Solo in questi discendenti si sviluppò ciò per cui divennero grandi insegnanti. Lo si raggiunse in modo misterioso. Fu preparato ciò che era necessario, per salvare tutto il bene della cultura atlantidea e introdurre una nuova cultura progressiva. Era questo il compito del Manu, della grande guida; poiché i saggi che vivevano ai minori Oracoli non potevano farlo. Era stato conservato dal Manu, dai grandi saggi degli Oracoli, ciò che noi chiamiamo il corpo eterico. Mentre questo corpo eterico, come abbiamo visto, altrimenti come secondo cadavere si dissolve, fu in certi casi conservato. I più grandi di questi saggi degli Oracoli avevano lavorato nel proprio corpo eterico in tal modo che esso divenne troppo prezioso per andare nel mondo eterico generale. Perciò furono conservati i sette migliori corpi eterici dei sette più grandi saggi, finché il Manu non ebbe formato così bene i sette migliori della sua schiera, da renderli adatti a questi corpi eterici. Solo il corpo eterico del grande iniziato dell’Oracolo di Cristo fu in certa misura trattato diversamente da questi altri. Questi sette saggi, dunque, i sette grandi Rishi, che avevano ricevuto i sette corpi eterici dei più grandi iniziati, andarono in India e divennero là i grandi fondatori della cultura indiana, i sette grandi insegnanti.
Questa antichissima, sacra cultura del tempo pre-vedico proviene dai sette Rishi, che portavano gli estratti conservati dei corpi eterici degli iniziati degli Oracoli di Venere, Marte, Giove e così via. In loro agiva un’impronta di questi iniziati, una ripetizione delle loro capacità. Esteriormente erano del tutto semplici. La loro grande importanza non era riconoscibile dall’esterno. Anche il loro intelletto non stava all’immensa altezza delle loro profezie. Non erano dotti, non stavano così in alto nel giudizio come molti altri, anzi erano più bassi di molti uomini odierni. Il loro corpo astrale e il loro Io erano veramente i loro; solo il corpo eterico era stato dato loro da quei grandi saggi. Ma in tempi ispirati essi erano colti da questi esseri degli Oracoli: il corpo eterico era allora attivo, ed essi erano soltanto strumenti attraverso cui veniva annunziata quella antichissima saggezza — i Veda —, che per l’uomo contemporaneo è molto difficile, anzi incomprensibile. Così la vecchia saggezza degli antichi Oracoli si rivelava. Solo l’Oracolo del Sole o di Cristo non poteva essere completamente rivelato per questa via. Un riflesso soltanto della saggezza solare poteva essere tramandato, poiché era così alta che nemmeno i santi Rishi potevano raggiungerla.
Qui vediamo che la reincarnazione non sempre, e non universalmente, procede così agevolmente come spesso si assume: quando un corpo eterico è particolarmente prezioso, si conserva qualcosa come un modello, per esprimerlo figuratamente, e viene dato a un uomo successivo. Questo caso non è così raro. Molti uomini semplici possono avere un corpo eterico molto prezioso, e questo viene conservato. Non tutti i corpi eterici semplicemente si dissolvono di nuovo: quelli che sono particolarmente utili vengono trasferiti ad altri uomini. E certamente non è lo stesso « Io » che riceve di nuovo questo corpo eterico o corpo astrale conservato, bensì un altro Ego, che non ha assolutamente nulla a che fare con l’Io che prima aveva il corpo eterico. Questo dà facilmente occasione a grandi illusioni, quando il passato di un uomo è ricercato con mezzi chiaroveggenti imperfetti. Perciò le teorie occulte sulle vite passate degli uomini sono spesso completamente errate, come sarebbe altrettanto errato dire che i sette Rishi fossero gli stessi Io degli iniziati di cui hanno i corpi eterici.
Molte cose nello sviluppo umano diventano chiare soltanto quando si conoscono questi processi: soltanto allora diventa spiegabile come ciò che una volta è stato conquistato rimane conservato e preservato nell’economia della natura. Così il massimo della cultura atlantidea poteva esserci salvato attraverso il trasferimento di questi sette corpi eterici.
Un altro esempio deve essere riferito qui, su cui prima non poteva essere parlato. Risaliamo al tempo della vecchia Persia, al periodo della cultura di Zarathustra. Vediamo in esso un periodo importante, perché è il primo tempo post-atlantideo, in cui il mondo fisico fu maggiormente conquistato. Nel tempo indiano è ancora il desiderio del Divino che predomina. Il mondo spirituale era per quegli uomini il reale, si sentivano stranieri nel fisico, il terrestre è passeggero, illusorio, Maya. Nella cultura persiana preistorica questo divenne diverso attraverso gli insegnamenti di Zarathustra, cioè dello Zarathustra originale o primo, poiché ce ne furono molti. Il suo compito come guida consistette nell’indicare agli uomini il piano fisico, fare invenzioni, fabbricare strumenti e attrezzi, per conquistare questo mondo fisico. Questo era necessario. L’uomo doveva imparare a conoscere il fisico come qualcosa di importante per lui. Ma il seduttore gli dice che il fisico è l’unico, che c’è solo il terrestre. Zarathustra insegna allora che questo è falso, che dietro tutto il fisico c’è lo spirituale, come il sole fisico è per noi il segno esteriore della grande essenza solare, del divino-spirituale, dell’aura grande, Ahura Mazdao, Ormuzd. Questa essenza è ora fisicamente invisibile e ora lontana dalla terra, sul sole. Ma, dice Zarathustra, una volta si manifesterà; più tardi apparirà anche sulla terra, come ora è sul sole.
In questi misteri iniziò i suoi allievi più intimi, e in particolare a due di loro diede gli insegnamenti più profondi. L’uno lo formò specialmente riguardo a tutto ciò che concerne il giudizio, nelle scienze, nell’astronomia e nell’astrologia, nell’agricoltura e altro. Tutto questo trasferì su questo allievo, e ciò fu reso possibile attraverso un processo tra loro, che è un mistero. L’allievo fu così preparato da poter portare, nella seguente incarnazione, il corpo astrale dell’insegnante. Questo allievo reincarnatosi con il corpo astrale del suo insegnante è Ermete. Ermete era il grande insegnante e saggio dei misteri egiziani. Con il corpo astrale di Zarathustra, Ermete nasce; attraverso questo diventa il portatore della grande saggezza.
Il secondo allievo intimo fu istruito nelle cose che si imprimono particolarmente nel corpo eterico, quindi proprietà più profonde. Questo allievo ricevette nella seguente incarnazione il corpo eterico di Zarathustra. I documenti religiosi raccontano cose su questo, che diventano comprensibili soltanto attraverso simili spiegazioni. L’allievo dovette rinascere in modo molto particolare: il corpo eterico doveva essere forte, prima che si svegliasse il corpo astrale. Questo si raggiunge con quanto era connesso con la nascita di Mosè — poiché egli è l’allievo rinato. L’essere stato messo in una cassa e gettato nell’acqua, e così via, aveva lo scopo di svegliare completamente il corpo eterico fin da bambino. Attraverso questo Mosè fu reso capace di guardare indietro nel ricordo a tempi assai lontani, di scrivere la Genesi della terra in immagini, di leggere nella Cronaca dell’Akasha. Si vede così come dietro le quinte agiscano queste cose, per cui tutto il valido viene preservato e utilizzato.
Ci sono anche altri esempi da tempi successivi. Così, nel 15° secolo, visse una personalità straordinaria: Niccolò di Cusa — Cusano. Vediamo qui il caso straordinario di un uomo che nelle sue ricerche ha preparato l’intera dottrina di Copernico del 16° secolo. È vero che nei suoi libri non è ancora così maturo come in Copernico, ma vi è contenuto in tutti gli elementi essenziali: un fatto che alla ricerca ordinaria è completamente inesplicabile. In realtà il corpo astrale di Cusano fu trasferito su Copernico, benché l’Io di Copernico fosse completamente diverso da quello di Cusano. Attraverso questo Copernico ricevette i fondamenti, tutte le preparazioni del suo insegnamento.
Casi simili si presentano più spesso. Si conserva sempre ciò che è particolarmente prezioso: nulla perisce. Ma naturalmente da questo si presentano facilmente confusioni, specialmente anche quando la vita precedente di un uomo deve essere ricercata per mezzo di medium spiritici. Il trasferimento del corpo eterico o astrale su uomini successivi accade ordinariamente così: quando un corpo astrale è trasferito, rimane nello stesso popolo — linguisticamente —; un corpo eterico, invece, può andare in un altro popolo.
Un altro caso caratteristico è il seguente. Quando muore una personalità che fa epoca, il corpo eterico è sempre conservato. Per questo ci sono metodi artificiali, che nelle scuole segrete erano sempre conosciuti. Così, per certi scopi dei tempi moderni, era importante che il corpo eterico di Galilei fosse conservato. Egli era il grande riformatore della fisica meccanica, ha compiuto cose enormi; si può anzi dire che senza le sue scoperte molti puri successi pratici dei tempi moderni non sarebbero stati affatto possibili, poiché tutti i progressi della tecnica si basano sulla scienza di Galilei. Un tunnel del Gottardo o del Sempione divenne possibile solo perché Leibniz, Newton, Galilei hanno elaborato le scienze del calcolo integrale e differenziale, della meccanica e così via. Sarebbe stato dunque, anche riguardo a Galilei, uno spreco nell’economia della natura, se il suo corpo eterico, portatore del suo ricordo e delle sue capacità, fosse andato perduto. Così questo corpo eterico fu trasferito a un altro uomo. Da un povero villaggio di contadini sorse costui e divenne più tardi il creatore della grammatica russa, della letteratura classica: Michail Lomonossow. Ma questi non è il Galilei rinato, come una ricerca superficiale potrebbe forse trovare.
Troviamo così che tali casi sono molto frequenti, e che il processo della reincarnazione non è così semplice come per lo più si assume. Va perciò usata una grande cautela ancora maggiore, quando uomini con mezzi occulti ricercano le loro incarnazioni precedenti. In molti casi è veramente puerile, quando persone affermano o si immaginano di essere il rinato tale o talaltro: forse Nerone, Napoleone, Beethoven o Goethe. Questo è naturalmente sciocco e detestabile. Ma la cosa è molto più pericolosa quando occultisti avanzati in questo campo commettono errori, e si immaginano forse di essere la rinascita di questo o quel grande uomo, mentre in realtà ne hanno solo il corpo eterico. Allora questo non è solamente un errore — in sé sgradevole — ma l’uomo vive sotto l’influenza di questa idea falsa, e ciò ha effetti veramente devastanti. L’intero sviluppo dell’anima prende, attraverso questa illusione, una falsa strada.
Vediamo quindi che non solo gli Io si reincarnano, ma anche i membri inferiori subiscono un processo simile. Attraverso questo il processo complessivo della reincarnazione acquista una forma molto più complicata di quanto comunemente si assume. Vediamo così che l’Io dello Zarathustra si reincarna come Zarathas-Nazarathos, che divenne l’insegnante di Pitagora. Il suo corpo astrale riemerge in Ermete, e il suo corpo eterico in Mosè. Nulla quindi va perduto nel mondo: tutto è conservato e trasferito, se è soltanto sufficientemente prezioso.
IL CRISTIANESIMO NEL CORSO DELLO SVILUPPO DELLA NOSTRA UMANITÀ CONTEMPORANEA
INDIVIDUALITÀ GUIDA E ESSERI AVATARICI
Dalla conferenza qui tenuta su questioni più complicate della reincarnazione, avrete potuto constatare come, con il progressivo avanzamento nella concezione del mondo della scienza dello spirito, ciò che all’inizio era possibile fornire come verità elementari si modifichi, e come giungiamo gradatamente a verità sempre più alte ed elevate. Rimane dunque corretto che all’inizio si presentino le verità mondiali generali nel modo più elementare, il più semplice possibile. È però anche necessario che, poco a poco, partendo dall’abc, si avanzi lentamente verso le verità più alte: per mezzo di queste verità più elevate si realizza appunto gradatamente ciò che fra l’altro la scienza dello spirito deve fornire, ossia la possibilità di comprendere, di penetrare il mondo che ci circonda nella sfera sensibile, nella sfera fisica. Abbiamo ancora una strada molto lunga da percorrere prima di poter tracciare un qualche nesso nelle linee e nelle forze spirituali che stanno dietro il mondo sensibile. Ma già da molte cose dette nelle ultime ore, certi fenomeni della nostra esistenza diventeranno più intelligibili, più chiari. Oggi vogliamo proprio sotto questo aspetto fare un passo avanti, e anche stavolta vogliamo parlare di questioni più complicate della reincarnazione, della rinascita.
A questo scopo, vogliamo anzitutto chiarirci che fra gli esseri che occupano una posizione di guida nello sviluppo dell’umanità della Terra esiste una differenza. Nel corso dello sviluppo terrestre dobbiamo distinguere le individualità guida che si sono sviluppate fin dall’inizio insieme all’umanità della nostra Terra, come essa è, solo che hanno progredito più velocemente. Si potrebbe dire: se si risale fino all’epoca lontanissima lemurica del passato, si trovano fra gli esseri umani allora incarnati i gradi evolutivi più diversi. Tutte le anime che erano allora incarnate hanno attraversato la seguente epoca atlantidea, e la nostra epoca post-atlantidea, ancora e ancora, incarnazione dopo incarnazione. Le anime si sono sviluppate con velocità diversa. Ci sono anime che si sono sviluppate relativamente lentamente attraverso le varie incarnazioni, e che devono ancora percorrere lunghissime distanze in futuro. Ma ci sono anche anime che si sono sviluppate rapidamente, che hanno utilizzato le loro incarnazioni in misura più ampia, e che oggi si trovano pertanto a un grado spirituale-animico, a un grado spirituale, così elevato, che l’uomo normale dei nostri giorni non vi giungerà se non in un futuro molto, molto lontano. Restando in questa sfera di anime, possiamo tuttavia dire: per quanto progredite siano queste singole anime, per quanto possano sporgere al di sopra dell’uomo normale, esse hanno tuttavia percorso un cammino omogeneo con gli altri uomini all’interno dello sviluppo terrestre; sono semplicemente progredite più velocemente.
Oltre a queste individualità guida, omogenee con gli altri uomini e solo collocate a un grado più elevato, esistono nel corso dello sviluppo dell’umanità anche altre individualità, altri esseri che per niente affatto sono passati attraverso incarnazioni diverse come gli altri uomini. Possiamo rappresentarci ciò che sta alla base, dicendoci: vi sono stati esseri all’epoca dello sviluppo lemuriano che abbiamo appena considerato, i quali non avevano più bisogno di scendere così profondamente nell’incarnazione fisica come gli altri uomini, come tutti gli esseri che sono stati appena descritti. Erano esseri che avrebbero potuto continuare il loro sviluppo in regioni più alte, più spirituali, e che non avevano bisogno, per il loro ulteriore progresso, di scendere nei corpi carnali. Un tale essere può tuttavia, per intervenire nel corso dello sviluppo dell’umanità, scendere rappresentativamente proprio in un corpo come quello degli uomini. A un certo momento può dunque apparire un essere; se l’esaminiamo chiaroveggentemente per quanto riguarda la sua anima, non possiamo dire, come per altri uomini, che lo seguiamo indietro nel tempo e lo troviamo in una precedente incarnazione carnale, lo seguiamo ancora più indietro e lo ritroviamo in un’altra incarnazione e così via. Dobbiamo dire piuttosto: se seguiamo l’anima di un tale essere nel corso del tempo verso il passato, forse non arriviamo affatto a una precedente incarnazione carnale di un tale essere. Se vi arriviamo, è solo perché un tale essere può anche scendere più volte negli intervalli e incarnarsi rappresentativamente in un corpo umano. Un tale essere spirituale, che scende in un corpo umano per intervenire come uomo nello sviluppo, senza che esso stesso ne tragga beneficio da questa incarnazione, senza che ciò che qui esperisce nel mondo abbia per esso questa o quella importanza, viene chiamato nella saggezza orientale «Avatar». Questa è la differenza fra un essere guida sorto dallo sviluppo dell’umanità stessa e un tale essere che si chiama Avatar: un essere Avatar non ha frutti da trarre dalle sue incarnazioni fisiche, o dall’unica incarnazione fisica a cui si sottopone, perché si attrae in un corpo fisico per la salvezza e il progresso degli uomini. Dunque, come detto: una o più volte di seguito un tale essere Avatar può scendere in un corpo umano, ed è allora completamente qualcosa di diverso da un’altra individualità umana.
Il più grande essere Avatar che abbia mai vissuto sulla Terra, come potete ricavare dallo spirito di tutte le conferenze qui tenute, è il Cristo: quell’essere che noi designiamo come il Cristo, e che al trentesimo anno di vita di Gesù di Nazareth prese possesso del suo corpo. Questo essere è venuto a contatto con la nostra Terra solo al principio del nostro computo dei tempi, ed è stato incarnato per tre anni in un corpo carnale. Da allora è in connessione con la sfera astrale, cioè con la sfera spirituale del nostro mondo soprasensibile: come essere Avatar, è di un significato completamente unico. Cercheremmo del tutto invano il Cristo-essere in una precedente incarnazione umana sulla Terra, mentre altri esseri Avatar inferiori possono bensì incarnarsi più volte. La differenza non sta nel fatto che si incarnino più volte, ma nel fatto che non traggono frutti per se stessi dalle incarnazioni terrestri. Gli uomini non danno nulla al mondo, essi prendono soltanto. Questi esseri danno soltanto, non prendono nulla dalla Terra. Dovete però distinguere, se volete comprendere interamente questa questione, fra un essere Avatar così elevato come era il Cristo, e gli esseri Avatar inferiori.
I compiti più vari possono avere tali esseri Avatar sulla nostra Terra. Possiamo anzitutto parlare di uno di questi compiti. E affinché non rimaniamo nello speculativo, accostiamo subito un caso concreto e rappresentiamoci come può consistere un tale compito.
Voi tutti sapete, dalla narrazione che si raggruppa intorno a Noè, che nella rappresentazione ebraica antica una grande parte dell’umanità post-atlantidea, dell’umanità dopo Noè, è ricondotta ai tre patriarchi Sem, Cam e Iafet. Oggi non vogliamo approfondire ulteriormente ciò che Noè e questi tre patriarchi vogliono rappresentarci in un altro aspetto. Vogliamo solo chiarirci che la letteratura ebraica, parlando di Sem, uno dei figli di Noè, riconduce l’intera stirpe dei Semiti a Sem come loro patriarca. Una visione veramente occulta di una tale cosa, di una tale narrazione, ha sempre alla base verità più profonde. Coloro che sanno ricercare una tale cosa partendo dall’occultismo sanno del Sem, il patriarca dei Semiti, quanto segue.
Per una tale personalità, che deve divenire il patriarca di un’intera stirpe, deve essere provveduto fin dalla nascita, anzi ancora prima, affinché essa possa essere appunto questo patriarca. Per mezzo di che cosa viene provveduto affinché una tale individualità, come qui per esempio Sem, il patriarca di un’intera comunità popolare o tribale, possa esserlo? Nel caso di Sem ciò è accaduto per il fatto che egli ricevette un corpo eterico particolarmente preparato. Sappiamo che quando l’uomo nasce in questo mondo, intorno alla sua individualità si articola il suo corpo eterico o corpo vitale, insieme alle altre parti della natura umana. Per un tale patriarca deve essere preparato uno speciale corpo eterico, che è come il corpo eterico-modello per tutti i discendenti che seguono questa individualità nelle generazioni. Così in una tale individualità tribale abbiamo un corpo eterico tipico, quasi il corpo eterico-modello; e poi la cosa procede attraverso le generazioni per mezzo della parentela consanguinea, di modo che in una certa misura i corpi eterici di tutti i discendenti che appartengono alla medesima stirpe sono immagini del corpo eterico dell’antenato. Così in tutti i corpi eterici del popolo semitico era come tessuto un’immagine del corpo eterico di Sem. Per mezzo di che cosa si realizza una tale cosa nel corso dello sviluppo dell’umanità?
Se esaminiamo questo Sem più da vicino, troviamo che il suo corpo eterico ha ricevuto la sua forma archetipica perché nel suo corpo eterico s’era tessuto un Avatar — sebbene non un Avatar così elevato che potessimo paragonarlo con certi altri esseri Avatar; ma in ogni caso un’elevata entità Avatar s’era inchinata nel suo corpo eterico, che non era unita al corpo astrale e nemmeno all’Io di Sem, ma s’era tessuta nel corpo eterico di Sem. Proprio da questo esempio possiamo studiare quale significato abbia il fatto che un essere Avatar partecipi alla costituzione, alla composizione dell’uomo. Che significato ha dunque che un uomo, che come Sem ha un tale compito, che è il patriarca dell’intero popolo, riceva nel suo corpo per così dire tessuto un essere Avatar? Significa questo: ogni volta che un essere Avatar è tessuto in un uomo carnale, un arto, o anche più arti di questa natura umana, possono essere moltiplicati, possono essere frammentati.
In effetti, poiché un essere Avatar era tessuto nel corpo eterico di Sem, era data la possibilità che si creassero innumerevoli immagini dell’originale, e che queste potessero essere tessute in tutti gli uomini che, nella successione generazionale, seguivano il patriarca. L’inchinamento di un essere Avatar ha dunque, tra l’altro, il significato di contribuire alla moltiplicazione di uno o più arti dell’essere animato dall’Avatar. Si creano innumerevoli immagini dell’originale, tutte formate secondo di esso. Come potete da ciò vedere, era presente in questo Sem un corpo eterico particolarmente prezioso, un corpo eterico archetipico, preparato da un elevato Avatar e poi tessuto in Sem, di modo che potesse poi discendere in molte immagini a tutti coloro che dovevano essere consanguinei con questo antenato.
Già nell’ora inizialmente menzionata abbiamo parlato di un'economia spirituale, consistente nel fatto che ciò che è particolarmente prezioso rimane conservato e viene portato nel futuro. Abbiamo sentito che non solo l’Io si reincarna: anche il corpo astrale e il corpo eterico possono reincarnarsi. A parte il fatto che si crearono innumerevoli immagini del corpo eterico di Sem, il corpo eterico proprio di Sem venne conservato nel mondo spirituale, poiché poteva più tardi essere molto bene usato nella missione del popolo ebraico. In questo corpo eterico erano originariamente giunte a espressione tutte le peculiarità del popolo ebraico. Se doveva accadere una volta qualcosa di particolarmente importante per l’antico popolo ebraico, se doveva essere affidato a qualcuno un compito particolare, una missione particolare, ciò poteva accadere nel miglior modo per mezzo di un’individualità che portasse in sé questo corpo eterico del patriarca.
In effetti, più tardi un’individualità che interveniva nella storia del popolo ebraico portava il corpo eterico del patriarca. Abbiamo qui veramente uno di quegli straordinari intrecciamenti nel divenire dell’umanità, che ci possono spiegare tanto. Abbiamo a che fare con un’individualità molto elevata, che per così dire dovette umiliarsi per parlare al popolo ebraico in un modo appropriato e dargli la forza per una missione particolare. È quasi come quando un uomo spiritualmente eccellente debba parlare a una tribù popolare bassa: deve imparare la lingua di questa tribù, ma per questo non si deve affermare che la lingua sia qualcosa che l’innalzi; l’interessato deve solo adattarsi a questa lingua. Così un’elevata individualità dovette adattarsi al corpo eterico di Sem stesso, per poter dare un impulso ben preciso all’antico popolo ebraico. Questa individualità, questa personalità è quella che nel racconto biblico trovate sotto il nome di Melchisedek. È l’individualità che per così dire indossò il corpo eterico di Sem, per poi dare l’impulso ad Abramo, che trovate poi così bellamente descritto nella Bibbia. Dunque, a parte il fatto che ciò che era contenuto nell’individualità di Sem si moltiplicò — poiché un essere Avatar era incarnato in esso e poi tessuto negli altri corpi eterici degli appartenenti al popolo ebraico —, il corpo eterico proprio di Sem fu conservato nel mondo spirituale, affinché più tardi Melchisedek potesse indossarlo: colui che, attraverso Abramo, doveva dare un impulso importante al popolo ebraico.
Così finemente intrecciati sono i fatti che stanno dietro il mondo fisico, e che soli ci rendono intelligibile ciò che accade nel mondo fisico. Conosciamo la storia soltanto perché possiamo indicare tali fatti: fatti di natura spirituale che stanno dietro ai fatti fisici. La storia mai potrà essere resa intelligibile da se stessa, se rimaniamo fermi solo ai fatti fisici.
Di una straordinaria importanza diventa ciò che abbiamo ora discusso — che cioè, per mezzo dell’inchinamento di un essere Avatar, si moltiplicano gli arti costitutivi di quell’uomo che è portatore di un tale essere Avatar e si trasferiscono ad altri, presentandosi in immagini dell’archetipo —: di una straordinaria importanza diventa ciò attraverso l’apparizione del Cristo sulla Terra. Poiché l’essere Avatar del Cristo dimorava nel corpo di Gesù di Nazareth, era data la possibilità che il corpo eterico di Gesù di Nazareth fosse moltiplicato innumerevoli volte, così come il corpo astrale e persino l’Io: l’Io come un impulso quale era stato acceso al tempo nel corpo astrale, come il Cristo era penetrato nel triplice involucro di Gesù di Nazareth. Ma anzitutto vogliamo tenere conto del fatto che, per mezzo dell’essere Avatar, potevano essere moltiplicati il corpo eterico e il corpo astrale di Gesù di Nazareth.
Ora emerge nell’umanità uno dei più significativi tagli, proprio attraverso l’apparizione del principio-Cristo nello sviluppo terrestre. Ciò che vi ho raccontato di Sem è nel fondo tipico e caratteristico per il tempo precristo. Quando in questa maniera un corpo eterico o anche un corpo astrale viene moltiplicato, le immagini dello stesso passano di regola a persone consanguinee con colui che aveva l’archetipo. Così le immagini del corpo eterico-Sem furono trasferite ai membri della stirpe ebraica. Ciò divenne diverso attraverso l’apparizione dell’essere Avatar-Cristo. Il corpo eterico e il corpo astrale di Gesù di Nazareth furono moltiplicati e, come tali moltiplicazioni, furono conservati finché nel corso dello sviluppo dell’umanità potessero essere usati. Ma essi non erano legati a questa o quella nazionalità, a questo o quel popolo: dovunque, nel tempo susseguente, si trovasse un uomo che, indipendentemente da quale nazionalità portasse, fosse maturo, adatto a ricevere nel proprio corpo astrale un’immagine astrale del corpo astrale di Gesù di Nazareth, o un’immagine eterica del corpo eterico di Gesù di Nazareth, a costui potevano essere tessute.
Vediamo così come era data la possibilità che, nel tempo susseguente, a ogni sorta di gente fossero tessute come impronte le immagini del corpo astrale o del corpo eterico di Gesù di Nazareth.
Con questo fatto è legata l’intima storia dello sviluppo cristiano. Ciò che ordinariamente viene descritto come storia dello sviluppo cristiano è una somma di processi completamente esteriori. Per questo si presta molta poca attenzione al principale, cioè alla distinzione riguardante i periodi veramente reali nello sviluppo cristiano. Chi può avere uno sguardo più profondo nel corso evolutivo del cristianesimo, facilmente riconoscerà che nei primi secoli dell’epoca cristiana il modo con cui il cristianesimo era diffuso era completamente diverso dai secoli posteriori. Nei primi secoli cristiani la diffusione del cristianesimo era per così dire legata a tutto ciò che si poteva ottenere dal piano fisico. Abbiamo solo da guardarci intorno tra i primi maestri del cristianesimo, e vedremo come i ricordi fisici, i nessi fisici e tutto ciò che era rimasto fisico, vengano messi in evidenza. Pensate solo a come Ireneo, che nel primo secolo ha contribuito molto alla diffusione della dottrina cristiana nei diversi paesi, ponga appunto grande valore sul fatto che i ricordi risalgono a coloro che avevano ancora ascoltato personalmente i discepoli degli Apostoli. Si poneva grande valore sul fatto che, per mezzo di tali ricordi fisici, si potesse provare che il Cristo in persona aveva insegnato in Palestina. Qui viene sottolineato in particolare che Papia in persona aveva seduto ai piedi dei discepoli degli Apostoli. Si mostrano persino i luoghi, e si descrivono, dove tali personalità si erano sedute, che ancora come testimoni oculari erano presenti al fatto che Cristo aveva vissuto in Palestina. Il ricordo vivente, trascinato avanti, della continuità dei fatti fisici è ciò che viene sottolineato particolarmente nei primi secoli del cristianesimo.
Quanto tutto ciò che è rimasto fisico viene messo in evidenza, lo vedete dalle parole del vecchio Agostino, che sta alla fine di questo periodo e che dice: perché credo allora alle verità del cristianesimo? Perché l’autorità della chiesa cattolica mi vi costringe. — Per lui l’autorità fisica, ossia il fatto che qualcosa esista nel mondo fisico, è l’importante e l’essenziale: che si sia conservata una corporazione, che, personalità per personalità, si raccordi fino a chi fu un compagno del Cristo come Pietro. Questo è per lui il determinante. Possiamo dunque vedere: i documenti, le impressioni del piano fisico sono ciò su cui, nei primi secoli della diffusione cristiana, si pone il massimo valore.
Questo diviene diverso dopo l’epoca di Agostino, fino a circa il 10°, 11°, 12° secolo. Lì non è più possibile fare affidamento sul ricordo vivente, chiamare solo i documenti del piano fisico, poiché sono troppo lontani nel passato. Anche in tutto il sentimento, nella disposizione morale delle persone che ora assunsero il cristianesimo — ed è questo particolarmente il caso dei popoli europei —, è presente qualcosa di completamente diverso. In questo periodo c’è in effetti qualcosa come una sorta di sapere immediato che un Cristo esiste, che un Cristo è morto sulla croce, che continua a vivere. C’era nel periodo dal 4°, 5° secolo fino al 10°, 12° secolo un gran numero di persone, alle quali sarebbe parso estremamente stupido se si fosse loro detto che si potrebbe dubitare degli eventi di Palestina, perché lo sapevano meglio. Particolarmente nei paesi europei erano diffuse queste persone. Avevano potuto sempre esperire in se stessi qualcosa che era una sorta di Rivelazione di Paolo in piccolo: ciò che Paolo, che fino ad allora era stato Saulo, aveva sperimentato sulla strada verso Damasco, e per mezzo di cui era divenuto Paolo.
Per mezzo di che cosa un numero di persone, in questi secoli, ha potuto ricevere tali rivelazioni per così dire chiaroveggenti sugli eventi di Palestina? Ciò era reso possibile dal fatto che, in questi secoli, le immagini del corpo eterico moltiplicato di Gesù di Nazareth, conservate, erano state tessute in un gran numero di persone, che potevano quasi dirsi indossarle. Il loro corpo eterico non consisteva esclusivamente di questa immagine del corpo eterico di Gesù: era tessuta nel loro corpo eterico un’immagine dell’originale primitivo di Gesù di Nazareth. Persone che potevano avere in sé un tale corpo eterico, e che per questo potevano avere sapere immediato di Gesù di Nazareth e anche del Cristo: tali persone c’erano in questi secoli. Per mezzo di ciò il quadro del Cristo fu anche staccato dalla trasmissione esterna storica, fisica. Appare più staccato per noi in quella straordinaria poesia del 9° secolo conosciuta come la poesia Heliand, che proveniva dal tempo di Luigi il Pio, regnante dall’814 all’840, e che fu scritta da un uomo esternamente semplice della Sassonia. Riguardo al suo corpo astrale e al suo Io, non poteva neanche avvicinarsi a ciò che era nel suo corpo eterico: nel suo corpo eterico, infatti, era tessuta un’immagine del corpo eterico di Gesù di Nazareth. Questo semplice cantore sassone, che ha scritto questa poesia, aveva dalla visione chiaroveggente immediata la certezza: il Cristo è presente sul piano astrale, ed è lo stesso che fu crocifisso a Golgota! Poiché per lui era una certezza immediata, non aveva più bisogno di attenersi ai documenti storici. Non aveva più bisogno della mediazione fisica che il Cristo era presente. Perciò lo descrive anche staccato dall’intera scenografia in Palestina, staccato da ciò che è peculiare dell’ebraico. Lo descrive piuttosto come un capo di una tribù centro-europea o germanica, e coloro che come suoi credenti, come Apostoli gli stanno intorno, li descrive pressappoco come gli uomini d’arme di un principe germanico. Tutta la scenografia esterna è cambiata; solo ciò che è veramente l’essenziale, l’eterno nella figura del Cristo, ciò che è la struttura degli eventi, questo è rimasto. Lui dunque, che aveva un tale sapere immediato, fondato su una base così importante come l’impronta del corpo eterico di Gesù di Nazareth, non era costretto, quando parlava di Cristo, ad attenersi strettamente agli eventi storici immediati. Rivestì ciò che aveva come sapere immediato con una scenografia esterna diversa. E così come in questo scrittore della poesia Heliand abbiamo potuto descrivere una di quelle straordinarie personalità che aveva tessuto nel proprio corpo eterico un’immagine del corpo eterico di Gesù di Nazareth, così potremmo trovare altre personalità in questo tempo, che avevano lo stesso. Vediamo così come dietro gli eventi fisici accade l’assolutamente più importante, ciò che ci può spiegare la storia in modo intimo.
Se ora proseguiamo ulteriormente lo sviluppo cristiano, arriviamo fino all’11°, 12° fino al 15° secolo circa. Allora c’era ancora un mistero completamente diverso, che portava avanti l’intera evoluzione. Prima era per così dire il ricordo di ciò che era sul piano fisico, poi era l’etereo che immediatamente si tesseva negli eteri di coloro che portavano il cristianesimo nell’Europa centrale. Nei secoli posteriori, dal 12° al 15° secolo, era particolarmente il corpo astrale di Gesù di Nazareth che, in numerose immagini, era tessuto nei corpi astrali dei più importanti portatori del cristianesimo. Tali persone avevano allora un Io che, come Io, poteva farsi rappresentazioni molto false su tutto; ma nei loro corpi astrali viveva un’immediatezza di forza, di dedizione, un’immediatezza di certezza delle verità sante. Profondità di ardore, certezza completamente immediata, e in circostanze anche la capacità di fondare questa certezza, giaceva in tali persone. Ciò che talvolta deve parerci così strano proprio in queste personalità è che nel loro Io spesso non erano nemmeno cresciuti a ciò che il loro corpo astrale conteneva, perché vi era tessuta un’immagine del corpo astrale di Gesù di Nazareth. Talvolta sembrava grottesco ciò che il loro Io faceva, grandioso ed elevato però il mondo dei loro sentimenti e delle loro emozioni, del loro ardore. Una tale personalità è per esempio Francesco di Assisi. Proprio se studiamo Francesco di Assisi e non possiamo comprendere, come uomini odierni, il suo Io consapevole, e tuttavia dobbiamo avere il più profondo rispetto per l’intero mondo dei suoi sentimenti, per tutto ciò che ha fatto, ciò diviene spiegabile sotto una tale prospettiva. Era uno di coloro che avevano tessuto un’immagine del corpo astrale di Gesù di Nazareth. Per mezzo di ciò era capace di compiere proprio ciò che ha compiuto.
Numerosi suoi seguaci dall’ordine dei Francescani, con i Servi e i Minoriti, avevano in simile modo tali immagini tessute nel proprio corpo astrale.
Proprio tutte quelle apparizioni straordinarie, altrimenti enigmatiche, di quel tempo diverranno lucide e chiare per voi, se vi rappresentate propriamente questo mediare nel divenire del mondo tra passato e futuro. Allora si trattava di sapere se a questi uomini del Medioevo, dal corpo astrale di Gesù di Nazareth, era tessuto più ciò che noi chiamiamo anima senziente, oppure più l’anima razionale-affettiva, o ciò che noi chiamiamo anima cosciente. Il corpo astrale dell’uomo deve infatti in un certo senso pensarsi contenente tutto questo: l’Io che abbraccia e contiene l’anima senziente, l’anima razionale-affettiva e l’anima cosciente. Tutta l’anima senziente di Gesù di Nazareth era tutta in Francesco di Assisi. Tutta l’anima senziente di Gesù di Nazareth era tutta in quella straordinaria personalità che seguirete biograficamente con tutta l’anima, se conoscete il mistero della sua vita: in Elisabetta di Turingia, nata nel 1207. Lì abbiamo una tale personalità che aveva tessuto nell’anima senziente un’immagine del corpo astrale di Gesù di Nazareth. L’enigma di questa figura umana viene risolto proprio per mezzo di tale sapere.
Soprattutto diviene chiaro per voi un fenomeno, quando sapete che in questo tempo le più svariate personalità avevano tessuto in sé — anima senziente, anima razionale-affettiva o anima cosciente come immagini dal corpo astrale di Gesù di Nazareth: diviene comprensibile per voi quella scienza che altrimenti oggi è così poco compresa e così tanto dileggiata, e che si suol chiamare Scolastica. Quale compito si era proposta la Scolastica? Si era proposta il compito di trovare, dalle basi del giudizio, dall’intelletto, prove e dimostrazioni di ciò a cui non si aveva legame storico, nessuna mediazione fisica, e di cui non si aveva nemmeno certezza chiaroveggente immediata, come era nei secoli precedenti per mezzo del corpo eterico tessuto di Gesù di Nazareth. Queste persone dovevano porsi il compito così: ci è stato comunicato per trasmissione che nella storia è apparsa quella entità che è conosciuta come il Cristo Gesù; che sono intervenute nello sviluppo dell’umanità altre entità spirituali, di cui ci testimoniano i documenti religiosi. Dal loro corpo razionale-affettivo, dall’intelletto dell’immagine del corpo astrale di Gesù di Nazareth, si posero il compito di provare, con concetti finemente elaborati e affilati, tutto ciò che nei loro scritti era contenuto come verità misteriose. Nacque così quella straordinaria scienza che ha tentato di realizzare il massimo di acume, di intelletto, che sia mai stato forse realizzato nell’umanità. Per diversi secoli — si pensi al contenuto della Scolastica come si vuole — fu coltivata e impressa alla cultura del tempo la capacità del pensiero umano, semplicemente perché veniva praticata questa finissima, finissima distinzione concettuale e delineazione concettuale. Fu nel 13° fino al 15° secolo che l’umanità, per mezzo della Scolastica, ha ricevuto impressa la capacità di pensare acutamente, profondamente e logicamente.
In coloro a cui di nuovo era più impressa l’anima cosciente, rispettivamente l’immagine che si viveva come anima cosciente di Gesù di Nazareth, sorse — poiché nell’anima cosciente siede l’Io — la conoscenza particolare che il Cristo può essere trovato nell’Io. E poiché avevano loro stessi in sé l’elemento dell’anima cosciente del corpo astrale di Gesù di Nazareth, si illuminò dentro di loro il Cristo interno, e per mezzo di questo corpo astrale riconobbero che il Cristo nel loro interno era il Cristo stesso. Questi erano coloro che voi conoscete come Maestro Eckhart, Giovanni Tauler e gli interi portatori della Mistica medievale.
Vedete così come le varie fasi del corpo astrale, moltiplicate per mezzo dell’inchinamento della elevata entità Avatar del Cristo nel corpo di Gesù di Nazareth, continuarono a operare nei tempi successivi e causarono il vero sviluppo del cristianesimo. Si tratta comunque anche di un importante passaggio. Vediamo come l’umanità, nel suo sviluppo, è anche altrimenti costretta a incorporare questi pezzi della natura di Gesù di Nazareth. Nei primi secoli c’erano persone completamente dipendenti dal piano fisico; nei secoli seguenti arrivarono poi persone ricettive, capaci di avere tessuto nel proprio corpo eterico l’elemento del corpo eterico di Gesù di Nazareth. Più tardi le persone erano per così dire più orientate al corpo astrale: poteva loro ora essere incorporata l’immagine del corpo astrale di Gesù di Nazareth. Il corpo astrale è il portatore della facoltà di giudizio. La facoltà di giudizio si risveglia particolarmente nel 12° fino al 14° secolo. Lo potete anche vedere ancora da un’altra apparizione.
Fino a questo tempo era molto particolarmente chiaro quali profondità misteriose contenesse la Cena. La Cena era accolta così — al massimo nel piccolo se ne discuteva — che si poteva comprendere sentendo in sé tutto ciò che era nelle parole: «Questo è il mio corpo e questo è il mio sangue…», poiché il Cristo indicava che sarebbe stato unito alla Terra, che sarebbe stato lo spirito planetario della Terra. E poiché il più prezioso che viene dalla Terra fisica è il grano, il grano divenne per l’uomo il corpo del Cristo, e il succo che scorre attraverso le piante, attraverso le viti, divenne per loro qualcosa del sangue del Cristo. Per mezzo di questo sapere il valore della Cena non era diminuito, ma al contrario elevato. Qualcosa di queste profondità infinite si sentiva in questi secoli, fino a quando la facoltà di giudizio si risvegliò nel corpo astrale. Da allora si risveglia anche il dubbio. Da allora iniziò anche la disputa sulla Cena. Pensate come, nell’Hussitismo, nel Luteranesimo e nelle sue scissioni dello Zwinglianismo e Calvinismo, si discusse cosa la Cena dovesse essere! Tali discussioni non sarebbero state possibili prima, poiché allora si aveva ancora sapere immediato della Cena. Ma qui vediamo confermata una grande legge storica, che dovrebbe essere particolarmente importante per chi studia la scienza dello spirito:
Finché le persone sapevano cosa fosse la Cena, non discutevano; solo quando perdettero il sapere immediato della Cena cominciarono a discutere. Consideratelo come un segno che non si conosce veramente una questione, quando si comincia a discutere di questa questione. Dove c’è sapere, il sapere è raccontato, e lì non c’è davvero una disposizione particolare alla discussione. Dove c’è disposizione alla discussione, di regola non c’è sapere della verità. La discussione inizia solo con il non-sapere, ed è sempre e ovunque un segno della decadenza riguardante la serietà di una cosa, quando le discussioni iniziano. L’estinzione della corrente in questione si annuncia sempre con discussioni. È molto importante che, su terreno spirituale-scientifico, si impari sempre e sempre di nuovo a comprendere come la volontà di discutere debba essere interpretata come un segno dell’ignoranza. Al contrario, ciò che sta opposto alla discussione, la volontà di imparare, la volontà di poco a poco riconoscere di che cosa si tratti, dovrebbe essere coltivata.
Vediamo qui una grande verità storica confermata nello sviluppo del cristianesimo stesso. Possiamo però imparare ancora qualcosa di diverso, quando vediamo come, nei secoli caratterizzati di questo cristianesimo, sia stata sviluppata la facoltà di giudizio — ciò che è nel corpo astrale —, questa acuta saggezza intellettuale. Certamente, se fissiamo realtà, non dogmi, allora possiamo imparare da ciò ciò che il cristianesimo nel corso del tempo ha fatto tutto sommato. Che cosa è diventato della Scolastica, se non la consideriamo dal contenuto, ma la fissiamo come coltivazione, educazione di capacità? Sapete cosa ne è diventato? La scienza naturale moderna ne è diventata! La scienza naturale moderna non è affatto pensabile senza la realtà di una scienza cristiana del Medioevo. Non solo Copernico era un canonico, Giordano Bruno era un domenicano: tutte quelle forme di pensiero con cui, dal 15°, 16° secolo, ci si avventò sugli oggetti naturali, non sono niente di diverso da ciò che è stato educato, coltivato dall’11° al 16° secolo per mezzo della scienza cristiana del Medioevo. Coloro che non vivono nella realtà ma nelle astrazioni, sfogliano i libri della Scolastica, li paragonano con la scienza naturale moderna e poi dicono: Haeckel e così via affermano qualcosa di completamente diverso. Sulla realtà ci si deve concentrare! Un Haeckel, un Darwin, un Du Bois-Reymond, un Huxley e altri sarebbero tutti impossibili se non fosse andata avanti la scienza cristiana del Medioevo. Il fatto di poter pensare così, lo devono alla scienza cristiana del Medioevo. Questa è la realtà. L’umanità ha imparato su di essa a pensare nel vero senso della parola.
La cosa va ancora oltre. Leggete David Friedrich Strauss. Tentate di guardare al suo modo di pensare. Tentate di chiarirvi le sue formazioni di pensiero: come voleva rappresentare che l’intera vita di Gesù di Nazareth è un mito. Sapete da dove proviene la finezza di pensiero? Proviene dalla scienza cristiana del Medioevo. Tutto ciò con cui oggi si combatte il cristianesimo così radicalmente è imparato dalla scienza cristiana del Medioevo. Oggi propriamente non potrebbe esserci nessun nemico del cristianesimo, di cui non si potrebbe facilmente provare che non potrebbe affatto pensare come pensa, se non avesse imparato le forme di pensiero dalla scienza cristiana del Medioevo. Questo significherebbe considerare la storia mondiale in modo reale.
Cosa è accaduto dal 16° secolo in poi? Dal 16° secolo l’Io stesso è venuto sempre più a prevalere, e con esso anche l’egoismo umano e il materialismo. Si è disimparato e dimenticato ciò che l’Io ha assunto come contenuto: ci si dovette quindi limitare a ciò che l’Io può osservare, a ciò che lo strumento della sensibilità poteva dare all’intelletto ordinario, e solo questo poteva essere portato nel suo interno alloggio. Una cultura dell’egoità è la cultura dal 16° secolo in poi. Cosa deve ora entrare in questo Io? Lo sviluppo cristiano ha attraversato uno sviluppo nel corpo fisico esteriore, uno sviluppo nel corpo eterico, uno nel corpo astrale, ed è penetrato fino all’Io. Ora deve incorporare in questo Io i misteri e i segreti del cristianesimo stesso. Ora deve essere possibile fare dell’Io un organo ricettivo al Cristo, dopo che per un po’ l’Io ha imparato il pensare per mezzo del cristianesimo e ha applicato il pensiero al mondo esterno. Ora questo Io deve di nuovo trovare la saggezza che è la saggezza primitiva del grande Avatar, del Cristo stesso. Per mezzo di cosa deve accadere ciò? Per mezzo dell’approfondimento spirituale-scientifico del cristianesimo. Accuratamente preparato per mezzo dei tre gradi dello sviluppo fisico, etereo e astrale, ora si tratterebbe che all’interno l’organo si aprisse all’uomo, per ora guardare nel suo ambiente spirituale con quell’occhio che il Cristo gli può aprire. Come la più grande entità Avatar, il Cristo è sceso sulla Terra. Fissiamo questa prospettiva: tentiamo di guardare il mondo così, come possiamo guardarlo, se abbiamo incorporato il Cristo in noi. Allora troviamo l’intero corso del nostro divenire mondiale incandescente e pervaso dalla natura del Cristo. Ciò significa che descriviamo come poco a poco sul Saturno è sorto il corpo fisico dell’uomo, come sul Sole si è aggiunto il corpo eterico, sulla Luna il corpo astrale, e sulla Terra poi si è aggiunto l’Io; e troviamo come tutto ciò tenda verso il fine di diventare sempre più autonomo e individuale, per incorporare nel divenire terrestre quella saggezza che passa dal Sole alla Terra. Per così dire al centro prospettico della visione mondiale deve, per l’Io liberatosi dei tempi moderni, diventare il Cristo e il cristianesimo.
Vedete così come il cristianesimo si è poco a poco preparato a ciò che deve diventare. Con la sua capacità di conoscenza fisica, nei primi secoli, il cristiano ha accolto il cristianesimo; poi più tardi con la sua capacità di conoscenza eterica e con la sua capacità di conoscenza astrale attraverso il Medioevo. Poi il cristianesimo nella sua vera forma fu per un po’ ricacciato indietro, finché l’Io, attraverso i tre corpi nel corso dello sviluppo post-cristiano, fosse educato. Ma dopo che questo Io ha imparato a pensare e il suo sguardo a dirigersi nel mondo oggettivo, è ora pronto a vedere, in questo mondo oggettivo, in tutte le apparizioni, ciò che come fatti spirituali è così intimamente legato alla natura del centro, alla natura del Cristo: il Cristo, nelle forme più molteplici, ovunque, come il fondamento da vedere.
Stiamo così al punto di partenza appunto della comprensione e della conoscenza spirituale-scientifica del cristianesimo, e riconosciamo quale compito, quale missione è affidato a questo movimento per la conoscenza dello spirito. Riconosciamo al contempo la realtà di questa missione. Come il singolo uomo ha corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e Io, e poco a poco sale a altezze sempre più alte, così è anche nel corso storico del cristianesimo. Si potrebbe dire: anche il cristianesimo ha un corpo fisico, un corpo eterico, un corpo astrale e un Io, un Io che può persino rinnegare la sua origine come nei nostri tempi, come l’Io in generale può diventare egoistico; un Io tuttavia che, al tempo stesso, può anche incorporare in sé la vera natura del Cristo e ascendere a gradi sempre più elevati dell’esistenza. — Ciò che l’uomo è nel singolo, è il grande mondo sia nella sua totalità sia nel corso del suo divenire storico.
Se consideriamo la cosa così, si apre per noi, dal punto di vista spirituale-scientifico, un’ampia prospettiva futura. Sappiamo come questa possa afferrare il nostro cuore e riempirci di entusiasmo. Comprendiamo sempre più ciò che abbiamo da fare, e sappiamo anche che non camminiamo al buio. Non abbiamo infatti escogitato idee che vogliamo mettere arbitrariamente nel futuro: vogliamo avere e seguire solo quelle idee che, poco a poco, attraverso i secoli dello sviluppo cristiano, sono state preparate. Così vero è che l’Io deve prima apparire e poi poco a poco svilupparsi verso il Sé spirituale, lo Spirito vitale e l’Uomo-Spirito, dopo che prima il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale erano presenti, così vero è che il moderno uomo, con la sua figura-Io, con il suo pensare odierno, solo poteva svilupparsi dalla figura astrale, eterica e fisica del cristianesimo. L’Io è diventato il cristianesimo. Così vero come questo lo sviluppo dal passato, così vero è che la figura-Io dell’umanità può apparire solo dopo che la figura astrale ed eterica del cristianesimo è stata sviluppata. Il cristianesimo continuerà a svilupparsi nel futuro, offrirà ancora cose completamente diverse all’umanità, e lo sviluppo cristiano e l’atteggiamento di vita cristiana risorgeranno in nuova forma: il corpo astrale trasformato apparirà come il Sé spirituale cristiano, il corpo eterico trasformato come lo Spirito vitale cristiano. E in una luminosa prospettiva futura del cristianesimo brilla davanti alla nostra anima, come la stella cui noi viviamo, l’Uomo-Spirito, completamente luminoso e pervaso dallo spirito del cristianesimo.
È mio compito adesso, nei diversi rami, parlare di un tema ben determinato, poiché questo tema deve sempre più diventare noto a noi interiormente e deve permearci: si tratta del tema delle « questioni più intime della reincarnazione » e di varie cose collegate. Perciò oggi avremo anche da discutere di queste questioni più intime della reincarnazione e della loro importanza per la vita intera dell’umanità. Dovremo partire da tempi molto antichi, e poi gradualmente ci avvicineremo a importanti questioni del presente. Nella nostra scienza dello spirito succede così: si deve procedere diversamente che in altre concezioni della vita o nelle questioni sociali. Nella scienza dello spirito bisogna anzitutto trattare i fatti della vita in generale, per poi svilupparli più nel dettaglio. Nella nostra visione del mondo, nel senso più elementare, si parla anzitutto di come il nucleo essenziale interiore dell’uomo, il suo Io divino, di incarnazione in incarnazione sempre di nuovo si sviluppi ulteriormente, di come si reincarni. Con ciò però la questione della reincarnazione è propriamente trattata solo in senso elementare, e ora si tratta di descrivere queste cose in modo più accurato e più intimo. Non è finita la questione con il fatto che l’Io dell’uomo corre da una vita all’altra: ci sono ancora molte altre cose collegate con queste questioni di reincarnazione, che in realtà portano la giusta luce su queste questioni di reincarnazione e sui loro nessi con la vita. Se ora guardiamo indietro ai tempi antichi, vogliamo caratterizzarli da questo punto di vista.
Abbiamo spesso parlato del fatto che l’umanità deve cercare i suoi antenati nell’antica Atlantide, cioè nel territorio tra l’attuale Africa e l’Europa da un lato, e l’America dall’altro. Lì, in corpi che in parte erano molto diversi dai corpi umani odierni, erano già incarnate tutte le anime che oggi qui siedono. Lì dobbiamo cercare l’antenato più prossimo dell’umanità. Questa umanità atlantica aveva una guida ben determinata. Ma le forze animiche, tutte le capacità dell’umanità atlantica erano diverse da quelle della nostra umanità odierna. Perciò nella vecchia Atlantide non esisteva ciò che abbiamo come guida oggi. E se estraiamo qualcosa da questa vecchia Atlantide: chiese, luoghi di culto e scuole nel senso odierno non c’erano allora. C’era qualcosa come una via intermedia tra un luogo di culto e una scuola: c’era, nel modo più marcato, ciò che conosciamo come i misteri. Questi esercitavano sulla conoscenza e sulla vita esterna una guida assoluta degli Atlantidi. Si potrebbe dire che le guide spirituali erano contemporaneamente i re delle tribù atlantiche. Una parola, naturalmente coniata solo più tardi, può darci il significato del compito di questi misteri atlantici, di questi templi di culto e scuole, da cui agivano gli iniziati atlantidi, da cui essi nutrivano con la conoscenza i singoli uomini e al tempo stesso esercitavano la guida su di loro. Questa parola, coniata solo più tardi ma che oggi ci dà il significato del compito dei misteri, è la parola «Oracolo». Perciò parliamo degli oracoli atlantici come dei grandi centri della cultura atlantica.
Dobbiamo farci un’idea di ciò che questi oracoli avevano da fare. Avevano da proclamare agli uomini insegnamenti sul mondo spirituale che sta dietro al mondo fisico. Questo insegnamento del mondo spirituale non è — se sottolineiamo anzitutto solo questa caratteristica — limitato nello spazio come la nostra conoscenza rispetto al mondo fisico. Chi sa quali sono i segreti, per esempio, di Marte, sa in realtà una gran parte dei segreti spirituali del nostro mondo. Tutti questi corpi mondiali fisici del nostro sistema solare sono in collegamento fra loro, sono l’espressione esterna di esseri spirituali. Chi conosce questi esseri spirituali conosce anche le forze che vanno da pianeta a pianeta, che perciò nel mondo spirituale, dove noi ci troviamo fra la morte e la nuova nascita, sono attive. C’era un oracolo che aveva principalmente il compito di proclamare agli uomini i segreti di Marte, un altro che aveva il compito di proclamare i segreti di Giove e così via, e da queste singole conoscenze si guadagnava la possibilità di guidare certe masse di popolo. Un’altra volta parleremo di perché era così; oggi vogliamo solo accennarlo. Il nostro compito oggi è un altro.
I popoli atlantici erano divisi in gruppi, e con lo sviluppo intero era collegato che un gruppo di uomini doveva essere particolarmente guidato con le forze che si potevano guadagnare dalla conoscenza di Marte. Un altro gruppo doveva essere guidato con le forze che si potevano guadagnare dalle conoscenze di Giove, o con quelle di Venere, Mercurio e così via. C’era nella vecchia Atlantide ciò che si poteva chiamare uomini di Giove o uomini di Marte. Sette oracoli c’erano, poiché la vita dell’Atlantide si divideva in sette gruppi secondo le varie caratteristiche della formazione razziale. C’era l’oracolo di Marte, di Venere, di Mercurio, di Giove e così via: tutti nomi coniati più tardi, ma che si applicano a questi templi oracolari. La guida, per così dire il dominio supremo su di essi, l’aveva l’oracolo che possiamo designare come il primissimo oracolo solare atlantico. Tutto ciò che di oracoli c’era dopo il tempo atlantico in Grecia, in Egitto e così via, tutto ciò che di oracoli c’era in Asia, erano epigoni dei grandi oracoli atlantici. L’oracolo di Apollo della Grecia era un epigono dell’oracolo solare della tenuta atlantica. L’iniziato che stava a capo dell’oracolo solare era il portatore dei misteri più profondi del nostro sistema solare. Con i suoi subordinati doveva ricercare quale fosse la vita spirituale del sole stesso. Lui doveva proclamare come messaggio all’umanità atlantica tutti i segreti del nostro intero sistema pianeta-sole, e doveva esercitare il dominio supremo sugli altri templi oracolari.
A questo iniziato dell’oracolo solare toccava un compito ben particolare. Gli toccava il compito di guidare l’umanità in modo che, quando fosse passata la grande catastrofe atlantica — che terminò con il tramonto dell’Atlantide —, essa potesse continuare a propagarsi nel tempo postatlantico e fondare le culture che abbiamo spesso discusso come le culture postatlantiche. Il grande iniziato dell’oracolo solare aveva quindi il compito di preparare gli uomini già durante il tempo atlantico, in modo che nel tempo postatlantico potessero venire la cultura antica indiana, l’antica persiana, quella egizio-babilonese-ebraica, la cultura greco-latina, e che potesse esservi il materiale umano adatto.
Ora dobbiamo un po’ istruirci su quale fosse il compito di questo grande iniziato dell’oracolo solare. Cos’era in realtà la cultura atlantica? Era del tutto diversa dalle culture successive. Chi stava a capo della cultura nella vecchia Atlantide, come un grande condottiero odierno nella dottrina o nell’arte o nell’industria o nel commercio, era qualcuno che possedeva particolari forze chiaroveggenti e sapeva agire in modo particolarmente magico. Ciò che rende un uomo a capo, uno studioso e così via nella versione odierna, allora non esisteva, o tutt’al più nei primissimi inizi. Contare, numerare, combinare, il giudizio razionale come oggi, non c’era. C’erano forze primitive di tipo chiaroveggente, forza chiaroveggente presente, capace di guardare dentro i mondi spirituali. Senza l’autocoscienza odierna, allora l’uomo guardava nei mondi spirituali, e chi guardava meglio dentro era il portatore della cultura atlantica. Abbiamo sottolineato che gli Atlantidi dominavano certe forze interiori della natura, per esempio le forze di seme delle piante, con cui dirigevano i loro veicoli, come oggi l’uomo dirige i suoi veicoli con le forze del carbone fossile. Così, coloro che erano le guide della cultura atlantica non erano come gli uomini di oggi, che cercano di ricercare i segreti del mondo attraverso il potere di giudizio: alla testa andavano coloro che erano i più grandi veggenti e maghi. E quegli uomini che avevano i primissimi semi di sviluppo nel contare, numerare, combinare, nel giudizio razionale, erano in una certa relazione disprezzati per la loro semplicità, e non appartenevano a ciò che costituiva l’aristocrazia della cultura.
Proprio questi uomini, però, che avevano i primissimi inizi di queste capacità postatlantiche, e che avevano il minimo di chiaroveggenza e di forze magiche, la grande guida dell’oracolo solare li raccolse da tutte le regioni. Erano la gente più semplice, in una certa relazione la più disprezzata della vecchia Atlantide; egli li raccolse. Con loro doveva proprio fondare quella che sarebbe diventata la cultura postatlantica. Ciò che marciava alla testa della cultura atlantica, ciò che dominava di più la chiaroveggenza crepuscolare, non era materiale utilizzabile per essere condotto al di là della grande catastrofe atlantica. Alla gente semplice dell’Atlantide, che per prima sviluppò le capacità intellettuali, si rivolse l’appello del grande iniziato dell’oracolo solare.
Solo di passaggio sia menzionato che viviamo oggi in un tempo simile, che oggi di nuovo un appello simile si rivolge all’umanità — naturalmente nel modo che deve essere oggi, dove l’umanità vede solo esteriormente, solo sul piano fisico. Dalle profondità spirituali sconosciute, che l’umanità gradualmente imparerà a conoscere, si rivolge l’appello all’umanità di preparare di nuovo qualcosa che, come nuova cultura del futuro, di nuovo attraversata da forze chiaroveggenti, dovrà stare davanti. Una catastrofe verrà, simile a quella atlantica, e allora sorgerà una nuova cultura con capacità spirituali, collegata con ciò che noi chiamiamo l’idea universale della fratellanza dell’umanità.
Anche oggi non può rivolgersi e comprendersi l’appello a coloro che stanno alla testa della nostra cultura. La posizione che i veggenti e i maghi atlantici avevano occupato, destinati a estinguersi per così dire con la loro cultura, la stessa posizione occupano oggi coloro che stanno alla testa della dottrina e della vita industriale esterna, i grandi inventori e scopritori del presente. Per quanto ancora avranno da fare, occupano la stessa posizione. Guardano con disprezzo verso il basso a coloro che cominciano a sentire la vita spirituale che deve seguire. Questa consapevolezza deve piantarsi nell’anima di chi oggi vuole essere rafforzato nella sua partecipazione al lavoro nei gruppi teosofici. Se il disprezzo viene gettato sui piccoli conventicoli da parte delle guide della cultura odierna, colui che assiduamente lavora nella propria anima alla preparazione di ciò che verrà nel futuro, deve dirsi: su quelli che oggi stanno alla testa con la loro forza intellettuale, su di loro non si conta. Proprio coloro che sono disprezzati da loro, di cui si dice che non sono all’altezza della dottrina odierna, proprio questi uomini vengono oggi raccolti — così come la gente semplice della vecchia Atlantide fu raccolta dalla guida dell’oracolo solare — per preparare una cultura futura, per essere l’alba di essa, mentre nella dottrina il tramonto della cultura odierna sta davanti a noi. Questo sia detto di passaggio per il rafforzamento di coloro che devono sopportare gli attacchi da parte di quelli che vogliono camminare alla testa della nostra cultura, e per opporsi a essi.
Questo grande iniziato dell’oracolo solare raccolse ora la sua gente semplice in una regione all’incirca a ovest dall’Irlanda odierna. Dobbiamo renderci chiara la situazione. L’Atlantide andò in rovina nel corso di lunghi, lunghi periodi. Sempre di nuovo potenti masse di popoli si trasferirono da ovest a est. In zone molto diverse dell’Asia, dell’Europa e dell’Africa sedevano popoli che erano arrivati in epoche diverse e si mescolavano. Poi la grande guida dell’oracolo solare si mosse anche con la sua piccola schiera, per fondare una colonia nel mezzo dell’Asia, da cui dovevano partire le correnti che fondavano le culture postatlantiche. Accanto alla sua gente semplice, però, la grande guida aveva portato con sé anche qualcos’altro. E qui arriviamo a uno dei capitoli dove abbiamo veramente bisogno di un cuore reso più saldo e un po’ rafforzato da una fede consolidata nella scienza dello spirito, per avere almeno una nozione della verità di ciò che si dice.
La grande guida ispezionò gli altri templi oracolari, e doveva cercare i più grandi iniziati dei diversi oracoli. Esiste un certo metodo attraverso cui si può attuare ciò che si potrebbe chiamare «economia spirituale». Voi lo sapete, ed è del tutto giusto se viene così descritto, che dopo che l’uomo è morto, il suo corpo eterico si dissolve. Solo un estratto rimane e viene portato con sé. Ma questa è solo la verità elementare. Questa verità deve essere modificata se si sale più avanti nella conoscenza spirituale. Non tutti i corpi eterici di tutti gli uomini si dissolvono in questo modo nell’etere generale. Tali corpi eterici come li avevano i più grandi iniziati dei sette antichi oracoli atlantici sono preziosi. In essi sono intessute le opere spirituali di questi iniziati, e sarebbe contrario all’economia spirituale se questi corpi eterici dei grandi iniziati semplicemente si dissolvessero. Rimangono conservati come modelli per un tempo posteriore, e il grande iniziato dell’oracolo solare aveva il compito di conservare i sette modelli dei sette più importanti iniziati. Li portò con sé. Mentre portava la sua semplice schiera al di là verso l’Asia, portò con sé i sette corpi eterici dei sette più importanti iniziati della vecchia Atlantide. Una cosa del genere è possibile attraverso i metodi che vengono elaborati nei misteri. Una cosa del genere si può fare. Dovete assolutamente rappresentarvi processi spirituali, e non immaginare che i corpi eterici si possano imballare in scatole: si possono però conservare per tempi posteriori.
In Asia, la guida fece allora quanto segue. Di generazione in generazione si propagavano la gente semplice che si era raccolta come una schiera intorno alla guida. Avevano anzitutto un’enorme devozione e un attaccamento infinito alla loro grande guida. Di generazione in generazione si propagavano, e la loro educazione veniva diretta in modo determinato, intelligente e spiritualmente significativo, diretta in modo che, dopo lunghe generazioni, fosse possibile quanto segue, di nuovo attraverso uno dei metodi elaborati nei misteri, che si svolgono dietro le quinte della vita esterna. Vedremo come tali metodi funzionino. Il presente discorso deve essere l’inizio di molti che potranno spiegare i singoli dettagli.
È attraverso tali metodi del tutto possibile che, quando l’uomo di nuovo scende a una nuova incarnazione, dove deve di nuovo circondarsi di un corpo eterico, si possa intessere in questo corpo eterico un vecchio corpo eterico che è stato conservato. Così, quando era venuto il momento, attraverso un’educazione accurata della schiera immigrata e dei suoi discendenti, erano presenti sette persone alle quali poteva essere fatto qualcosa del genere: a esse vennero intessuti, al momento della loro nascita, i sette corpi eterici conservati dei sette più importanti iniziati degli oracoli atlantici. Uno di quelli che stavano attorno alla grande guida dell’oracolo solare ricevette intessuto il corpo eterico del più importante iniziato di Saturno, un altro quello di Marte, un terzo quello dell’iniziato di Giove e così via. Così la grande guida aveva sette persone alle quali erano intessuti i sette corpi eterici dei sette più importanti iniziati dei vecchi oracoli atlantici. Se vi foste incontrati da qualche parte nella vita quotidiana con questi sette uomini, li avreste trovati come gente semplice, poiché non erano gli Io reincarnati degli iniziati atlantici, ma erano appunto gente semplice con le nuove capacità del tempo postatlantico. Nel loro Io non si distinguevano particolarmente da ciò che era la prima, semplice e primitiva cultura in questo tempo immediatamente dopo la catastrofe atlantica. Ma nel loro corpo eterico avevano le forze dei sette grandi iniziati atlantici. Abbiamo qui una reincarnazione non dell’Io, ma dei corpi eterici degli iniziati atlantici. Vediamo così che non solo l’Io può reincarnarsi, ma anche il secondo membro dell’essenza umana può reincarnarsi per sé. E poiché questi Sette dalla sequela del grande iniziato dell’oracolo solare ricevettero questi corpi eterici con le forze che erano nella tenuta del tempo atlantico, per questo erano grandi ispirati. Avevano in certe ore la capacità di lasciar fluire nei loro corpi eterici le forze che contenevano i segreti del sole, di Marte, di Saturno e così via. Apparivano perciò come ispirati, che nel loro messaggio raggiungevano ben lontano oltre ciò che avrebbero potuto giudicare nel loro corpo astrale o nel loro Io. Come un meraviglioso coro armonico agivano insieme i messaggi che questi Sette, riuniti nella Loggia dei sette Rishi e inviati in India, facevano risuonare insieme dai membri più diversi del mondo: questi Sette dovevano ispirare l’antica cultura indiana. Molto e grande di questa cultura ci è rimasto in forma meravigliosa nei Veda, meraviglie ci sono rimaste della profonda natura scientifica di questa cultura indiana nelle Upanishad, nella filosofia Vedanta e così via; ma ciò che gli antichi santi Rishi avevano insegnato, dove ancora nulla era stato messo per scritto, si estende ben al di là di quanto ci è stato comunicato come il più bello negli scritti indiani. Come un debole richiamo sembra ciò che più tardi è stato scritto. Poiché dalla primissima santa cultura dei Rishi nulla fu scritto, essa si propagò attraverso i misteri in modo spirituale.
A noi oggi deve interessare come i corpi eterici possano reincarnarsi, e come ciò che era stato elaborato nel vecchio tempo atlantico, attraverso i misteri, sia stato trasmesso dal grande iniziato dell’oracolo solare nel tempo postatlantico e nella prima cultura, la cultura indiana, che così splendidamente risplende.
Solo i segreti dell’oracolo solare stesso non potevano essere dati direttamente nell’India antica. Perciò questi sette Rishi parlano di un essere che stava al di là della loro sfera di conoscenza. Parlavano di quell’essere che guida il sole stesso e porta alla terra le forze solari, e di cui dicevano che stava al di là della loro possibilità di conoscenza: il Vishva-Karman. Questo Vishva-Karman non è nient’altro che il successivo Cristo. Egli fu già proclamato anche nella vecchia cultura indiana.
Il secondo importante discepolo dell’iniziato dell’oracolo solare, che ricevette la trasmissione dei segreti dell’essere solare, era colui che una volta doveva fondare la seconda cultura postatlantica: Zarathustra. Non lo Zarathustra di cui parla la dottrina. Era antica usanza che il successore di un grande maestro dell’umanità prendesse lo stesso nome del grande antenato. Dello Zarathustra di cui parliamo adesso non parla nessun libro: solo del suo ultimo successore parlano i libri. Questo primissimo Zarathustra era colui che fondò una primissima cultura persiana, che per la prima volta indicò ai popoli persiani che in verità esiste una potenza spirituale nel sole, così come esiste una potenza fisica, che fluisce verso il basso sulla terra. Una cosa simile l’antico Zarathustra cercava di risvegliare nei suoi uomini, e la possiamo caratterizzare dicendo: se volgiamo gli occhi alle piante e a tutto il resto che ha vita intorno, dobbiamo domandarci: cosa sarebbe senza la luce del sole? Ma come la luce fisica del sole fluisce verso il basso, così scende anche la forza spirituale, la cui guida è un grande essere sovraeminente. Come l’uomo ha il suo corpo fisico e la sua aura — quell’aura che noi chiamiamo la piccola aura —, così anche il sole ha il suo corpo fisico e la sua aura: Ahura Mazdao, la grande aura, la schiera dei grandi esseri solari con la loro guida. Di questo Ahura Mazdao o Aura Mazdao, della grande aura, parlava Zarathustra. Così come Zarathustra proclamava questa forza che produceva lo sviluppo dell’aura solare, proclamava anche le forze ostili all’essenza solare come Ahriman. Erano questi gli insegnamenti di Zarathustra esteriormente.
Ma Zarathustra aveva i suoi discepoli intimi, che iniziava nei grandi misteri del mondo. Due dei discepoli di Zarathustra vengono in considerazione per noi. A uno dei discepoli, Zarathustra trasmise tutta la saggezza che conduce alla chiaroveggenza nel corpo astrale. Gli trasmise tutto ciò che si può percepire nel mondo dello spazio fisico e spirituale nello stesso tempo in cui ci si trova. Aveva così un discepolo da lui reso chiaroveggente nel corpo astrale, capace di guardare dentro i mondi spirituali delle sfere astrali e Devachaniche e in mondi ancora superiori. Tutto ciò che è spiegato simultaneamente in misteri fisici e spirituali fu trasmesso a questo discepolo. A un altro discepolo trasmise tutto ciò che si potrebbe designare come lettura nella Cronaca dell’Akasha, come quella forza chiaroveggente che viene quando il corpo eterico diventa chiaroveggente, per cui l’uomo percepisce le diverse fasi dello sviluppo che si svolgono successivamente. Mentre l’uno ricevette trasmesso ciò che si svolge simultaneamente, l’altro ricevette trasmesso ciò che è la Cronaca dell’Akasha della terra e del sole stesso, ciò che si svolge successivamente, e che può condurre alla comprensione dello sviluppo terrestre e solare. Poiché Zarathustra diede questo ai suoi discepoli, agì nella direzione che la cultura del tempo postatlantico potesse continuare. Uno dei discepoli, infatti, fu rinato come il grande ispiratore, come l’iniziatore della cultura egiziana, come l’essere che noi conosciamo con il nome di Ermes, Ermete Trismegisto. Anche questo Ermete ricevette trasmesso, affinché potesse proclamare il messaggio dai mondi superiori e dai loro misteri e potesse incorporarlo alla cultura egiziana: ricevette trasmesso, attraverso processi che sono conosciuti nei misteri, il corpo astrale di Zarathustra. Vediamo così che il corpo astrale di Zarathustra era stato conservato attraverso quei processi che gradualmente impareremo a conoscere, e ora fu trasferito al momento della rinascita di uno dei discepoli, fu trasferito a Ermete. Come un vestito, Ermete portava questo corpo astrale rinato di Zarathustra.
Anche l’altro discepolo fu rinato. Gli si doveva aprire tutto ciò che nella Cronaca dell’Akasha della terra si presenta. Doveva ricevere intessuto il corpo eterico di Zarathustra. Per questo doveva accadere una cosa del tutto particolare. Si dovevano rivelare in sé, in una certa maniera, le forze di questo corpo eterico. Ciò che accadde ci è indicato in un modo bello e meraviglioso nel documento religioso corrispondente. Portiamo davanti all’anima come doveva proprio svolgersi.
Questo discepolo rinato di Zarathustra aveva il proprio corpo astrale, il proprio Io, e ricevette intessuto il corpo eterico di Zarathustra. Doveva dunque sentire da bambino piccolo, prima ancora che il proprio potere di giudizio dal corpo astrale fosse stimolato, prima che l’Io vi mettesse mano, le forze di questo corpo eterico di Zarathustra. Doveva aver luogo una sorta di iniziazione. Come bambino piccolissimo, prima ancora che lo sviluppo individuale proprio entrasse in gioco, dovevano essere risvegliate in questo discepolo rinato le forze del corpo eterico di Zarathustra. Perciò il bambino fu chiuso in una cassetta e messo nell’acqua, in modo che fosse separato dal resto del mondo e il resto non potesse penetrare. Lì germogliavano le forze del corpo eterico di Zarathustra. Questo discepolo rinato di Zarathustra è precisamente Mosè; e nel racconto di Mosè e del suo abbandono non abbiamo nient’altro che quel profondo mistero, svoltosi dietro le quinte del mondo esterno, della conservazione del corpo eterico di Zarathustra e del suo risveglio in Mosè. Attraverso questo, Ermete e Mosè potevano continuare a trasmettere la cultura postatlantica come accadde.
Abbiamo qui esempi di reincarnazioni di corpi eterici, e della reincarnazione di un corpo astrale. Non parliamo dunque solo di una reincarnazione dell’Io, ma anche della reincarnazione dei membri della natura umana che abbiamo altrimenti conosciuto: del corpo eterico e del corpo astrale. Nell’economia spirituale è fondato che ciò che è stato conquistato non vada perduto, ma rimanga conservato e venga trasmesso ai posteri. Anche in un altro modo può però accadere ciò che è stato detto. Su un altro esempio vogliamo vedere come ci sono di nuovo altri metodi per portare il passato nel futuro.
Vi ricordate di una personalità menzionata nella Bibbia, di uno dei figli di Noè, dell’antenato della stirpe semitica, di Sem. C’è — ed è anche dimostrabile occultisticamente — dietro a Sem un’individualità che dobbiamo designare come l’individualità ancestrale dei popoli semitici. Da questo antenato originario discendono i popoli semitici. Quando succede una cosa simile, che da un antenato discenda un numero di persone, deve essere presa una misura particolare nel mondo spirituale. Questa misura si svolse, nel caso particolare di Sem, così: fu tessuto per Sem, dal mondo spirituale, un proprio corpo eterico. Sem portava dunque un corpo eterico tessuto in modo particolare dal mondo spirituale. In questo modo era stato reso capace di portare nel proprio corpo eterico un essere molto elevato dal mondo spirituale, un essere elevato che altrimenti non avrebbe potuto incarnarsi sulla terra, un essere che non avrebbe potuto arrivare fino al corpo fisico denso, e che ora si incarnò in questo modo, poté penetrare nel corpo eterico di Sem. Sem, in primo luogo, era se stesso — aveva il proprio corpo fisico, eterico, astrale e il proprio Io —; ma in Sem era intessuto un corpo eterico preparato in modo particolare per lo scopo così caratterizzato della fondazione di una stirpe. In questo corpo eterico era poi intessuto un essere elevato diverso dal mondo spirituale. Alla coscienza chiaroveggente, se si fosse trovata di fronte a Sem, si sarebbe presentato Sem stesso, e sporgente da lui, come un secondo essere, unito al corpo eterico di Sem, questo essere superiore: un essere simile, che scendendo — dunque non Sem — si incarnava in un uomo per un compito particolare. Esso non ha dietro di sé diverse incarnazioni come gli uomini, ma scende in questa un’unica incarnazione. Tale essere si chiama Avatar. Non è spiritualmente a casa nel nostro mondo, ma scende per dimorare una volta, per una missione particolare, dentro questo mondo.
Poiché un tale essere avatarico dimora in un uomo, la parte dell’uomo che esso dimora ha ancora una proprietà del tutto particolare: può cioè moltiplicarsi. Proprio come quando mettete un seme di grano nella terra e il fusto cresce fuori, e trovate nella spiga una moltiplicazione del grano, così il corpo eterico di Sem si moltiplicò in molte immagini, e queste furono intessute a tutti quelli che appartenevano alla stirpe di Sem. Così va. Abbiamo così in quelli che erano veri discendenti di Sem, intessute nei loro propri corpi eterici, le immagini del corpo eterico preparato in modo particolare come l’archetipo in Sem.
Ma ancora in un altro modo questo corpo eterico di Sem fu usato più tardi. Come fu questo uso, possiamo portarci davanti all’anima nel modo migliore attraverso un confronto. Potete essere una persona di cultura europea di grande importanza. Se però volete portare la vostra cultura agli Ottentotti, dovete imparare la lingua degli Ottentotti. Così anche gli esseri elevati, che scendono, se vogliono guidare l’umanità, devono intessere in sé le forze per cui possono parlare agli uomini sulla terra. In una fase posteriore dello sviluppo del popolo semitico, c’era la necessità che un essere molto importante scendesse sulla terra, per comunicarsi agli uomini e spingere la cultura avanti. Questo essere, menzionato con il nome Melchisedek, doveva indossare il corpo eterico conservato di Sem, in modo che nel corpo eterico di Melchisedek abbiamo intessuto quel corpo eterico una volta presente in Sem, dimorato da un essere avatarico e di nuovo usato da Melchisedek, affinché potesse dare ad Abramo l’impulso al progresso della cultura semitica. Così abbiamo imparato a conoscere di nuovo uno strano modo in cui il corpo eterico si sviluppa in un uomo determinato, e da un uomo determinato si guida di nuovo a un’individualità così destinata.
Tali esempi possiamo seguire fino ai tempi più recenti. Seguendoli così fino ai tempi recenti, ci diventa gradualmente chiaro ciò che l’occultismo oggi può già veramente dire: la maggior parte degli uomini del presente non hanno per niente un corpo eterico, o un corpo astrale, che originariamente fosse tessuto dal tessuto generale del mondo. Quasi ogni uomo ha un pezzo, nel proprio corpo eterico e astrale, che è stato conservato dai tempi antichi, poiché nell’economia spirituale ciò che è utile è sempre ulteriormente conservato.
Ancora dal nuovo tempo devono essere menzionati due esempi, che ci possono illustrare in quale modo i misteri di volta in volta agiscono. In primo luogo l’esempio che si collega alla personalità che trovate menzionata nel mio « Misticismo nell’alba della vita spirituale moderna e il suo rapporto con la visione del mondo moderna », a Nicola da Cusa. Se leggete i suoi scritti, ne trovate uno da lui nominato «De docta ignorantia», l’ignoranza istruita, sebbene vi stia dentro più dottrina che in molti libri nominati dottrina istruita. Viene nominato così per certe ragioni. Se leggete altri suoi scritti, troverete che in modo strano vi è intessuta la predizione profetica dell’immagine del mondo di Copernico. Interamente dentro è, per chi vuol leggere. In Copernico era così, che il mondo era maturo per ricevere direttamente questa immagine del mondo. Se si ricerca il nesso, si ottiene quanto segue. In Nicola da Cusa stava, in uno dei suoi membri essenziali, un’individualità molto elevata e antica. Per questo era possibile che il corpo astrale di Nicola da Cusa fosse conservato e fosse condotto in modo che potesse essere intessuto a Nicola Copernico: questi ebbe così intessuto il corpo astrale di Nicola da Cusa. Perciò poteva in lui risorgere ciò che Nicola da Cusa aveva in sé. È questo un esempio di come il corpo astrale si è reincarnato.
Un altro esempio è il seguente. Quelli fra voi che hanno riflettuto su questa cosa sanno quale enorme significato Galilei ha per il nuovo pensiero. La nostra intera fisica, infatti, non esisterebbe propriamente se non ci fosse stato Galilei. Tutto il modo in cui oggi si pensa fisicamente risale a Galilei. Ogni bambino di scuola trova oggi nei primi libri, nei libri elementari, che c’è l’inerzia o la legge di inerzia, secondo cui un corpo tenta di restare nel movimento in cui si trova, finché non viene un ostacolo. Così, se gettiamo qualcosa, continuerà a volare in virtù della propria inerzia, finché non viene un ostacolo. Così si pensa oggi, e così viene insegnato ai bambini nei libri di scuola. Prima di Galilei non si pensava così. Allora si pensava: se una pietra viene lanciata oltre, non potrebbe volare se l’aria non la spingesse oltre, non la spingesse dietro. Del tutto diversamente si pensava allora a queste cose. Dunque le leggi della caduta, del movimento pendolare, le leggi della macchina semplice, tutto ciò è da ricondurre a Galilei.
Galilei trasse le sue conoscenze da una certa ispirazione. Voglio solo ricordarvi come riconobbe le leggi del pendolo a quella lampada della chiesa che oscillava nel Duomo di Pisa. Un’azione geniale fu la scoperta delle leggi del pendolo da parte di Galilei! Molti uomini sono passati davanti a quella lampada, e non gli è venuto nulla in mente. A Galilei si sono aperti i grandi principi meccanici. Un tale uomo, che in questo modo può essere ispirato, ha un corpo eterico che sarebbe contrario all’economia spirituale lasciar perire. Questo corpo eterico è stato anche conservato, e dopo un tempo relativamente breve appare di nuovo. Viene usato in modo che sia intessuto a una personalità che ha anch’essa compiuto qualcosa di significativo. Fu intessuto a quella personalità che cresce in un villaggio di contadini molto lontano della Russia, che un giorno scappa dai genitori e parte verso Mosca. Presto in questo uomo si sviluppa un’alta capacità, e rapidamente percorre nelle scuole della Russia e della Germania tutto ciò che lo può portare all’altezza della cultura del suo tempo. Doveva solo recuperare ciò che sulla terra era passato da quando era morto come Galilei — nel corpo eterico. Poi questo stesso uomo diventa il fondatore di tutta la letteratura classica in Russia. Come dal nulla crea questi scritti. Non solo: diventa anche un importante stimolatore in tutti i campi della meccanica, della vita fisica e chimica della scienza. È Michail Lomonossov, che dunque poteva assolutamente arrivare alla sua azione riformatrice solo perché gli era intessuto il corpo eterico di Galilei. Se vediamo come verso la fine del 17° secolo muore Galilei e all’inizio del 18° secolo nasce Michail Lomonossov con lo stesso corpo eterico, vediamo una di quelle reincarnazioni intime dove si reincarna un altro membro essenziale rispetto all’Io. Tali cose ci conducono profondamente nel comprendere il corso intero dello sviluppo dell’umanità, e ci conducono al comprendere di molti altri fatti che si sono sviluppati nel corso del tempo, e che ci hanno condotti al nostro presente.
Il più grande Avatar sulla terra era il Cristo stesso, il Cristo che ha dimorato per tre anni nei tre corpi del Gesù di Nazareth. Poiché il Cristo ha dimorato nei tre corpi di Gesù di Nazareth come Avatar, è diventato possibile anche che per questi tre corpi, prima di tutto per il corpo astrale e il corpo eterico di Gesù, accadesse ciò che ho appena caratterizzato: una moltiplicazione. In verità, dopo che il Mistero del Golgota si era compiuto, nel mondo spirituale, attraverso la meravigliosa economia, c’erano molte, molte immagini del corpo astrale e del corpo eterico di Gesù di Nazareth. Era come se avessimo gli archetipi nel corpo astrale e nel corpo eterico di Gesù di Nazareth, e adesso c’erano molte immagini. Poiché un Avatar si precipita in un guscio umano, esso si disperde e sta in molte immagini. Ora, queste immagini del corpo astrale e del corpo eterico di Gesù di Nazareth, rispetto per esempio alle immagini del corpo eterico di Sem, avevano ancora una proprietà particolare. Le immagini del corpo eterico di Sem potevano essere piantate solo a coloro che discendevano da Sem, mentre i corpi astrali ed eterici provenienti dal corpo astrale e dal corpo eterico di Gesù di Nazareth potevano essere piantati a tutti gli uomini dei più svariati popoli e razze. A chiunque, per proprio sviluppo, si fosse preparato a ricevere una tale cosa intessuta nel proprio corpo astrale o eterico, indipendentemente dalla razza a cui appartenesse, poteva essere piantato questo corpo astrale o eterico, che erano immagini dell’archetipo dal corpo astrale e dal corpo eterico di Gesù di Nazareth. Vediamo nello sviluppo seguente del Cristianesimo come dietro gli eventi storici esteriori si svolgano cose strane, che per primo rendono comprensibile il corso esteriore degli eventi medesimi.
Come è la diffusione del Cristianesimo? Nei primi secoli, così che possiamo dire: questa diffusione è consegnata al piano fisico. Vediamo anche enfatizzato che il Cristianesimo si propaga attraverso ciò che sul piano fisico vive. È enfatizzato dagli Apostoli che alla propagazione del Cristianesimo sta la percezione immediata, visibile ai sensi. «Abbiamo le mani nei suoi segni della ferita», questo è addotto a prova che il Cristo ha camminato in un corpo umano. Era enfatizzato ciò che il piano fisico, come base, poteva offrire allo sviluppo del Cristianesimo. È sempre menzionato come quelli che erano ancora loro stessi discepoli degli Apostoli avevano propagato il Cristianesimo, enfatizzando di aver conosciuto quelli che avevano seguito il Signore stesso. Sulla testimonianza si costruisce. E in un senso ancora più profondo si costruisce fino ad Agostino. Agostino dice: io non crederei alla verità dei Vangeli, se l’autorità della Chiesa cattolica non mi vi forzasse. — Perché allora crede? Perché è dell’opinione che la Chiesa visibile abbia propagato questo Vangelo decennio dopo decennio, secolo dopo secolo, sul piano fisico. Ma nei secoli seguenti, dal 5° al 10° secolo, questa propagazione avviene in un altro modo. Perché e come? Questo è illuminante, se vogliamo seguire il corso spirituale dello sviluppo dell’umanità.
Il modo di propagazione in questo periodo voi potete rendervi visibile se, per esempio, prendete un’opera come l’armonia evangelica alto-sassone, il «Heliand». Lì avete ciò che è l’idea del Cristo, la visione dell’essere del Cristo, rappresentato attraverso una sorta di iniziato. L’Heliand che l’iniziato sassone rappresenta è sovrumano; ma viene rivestito non negli eventi della Palestina, bensì come un principe di una tribù germanica. I discepoli sono persone singole da terre germaniche. Tutto il Cristianesimo è lì immerso in un vestito dell’Europa centrale. Perché? Perché l’iniziato che sta dietro l’Heliand, che, stimolato da Luigi il Pio, scrisse questa storia, aveva un potere chiaroveggente per vedere il Cristo in un modo simile a Paolo stesso all’evento di Damasco. Attraverso l’evento del Golgota, l’essenza del Cristo si era unita al corpo astrale della terra: ha così penetrato l’aura della terra con la sua forza, e quando Paolo divenne chiaroveggente, poteva percepire: il Cristo è qui. Non si era lasciato muovere alla fede attraverso ciò che era accaduto in Palestina; ma per il fatto che l’aveva visto lui stesso, lui che era intessuto alla terra, per questo da Saulo era diventato Paolo. Similmente il Cristo eterno, il Cristo risorto, il Cristo che vive nel mondo spirituale dal Golgota, vide l’autore dell’«Heliand», e per lui era più importante del Cristo storico della Palestina. Lo veste in un’immagine diversa, poiché non l’immagine esterna era per lui l’importante, ma il Cristo spirituale. Perché l’autore dell’«Heliand» poteva comunicare un’immagine simile dalla visione chiaroveggente? Perché nel suo corpo eterico era intessuta un’immagine del corpo eterico di Gesù di Nazareth. In questi secoli, dal 5°, 6° fino nel 9°, 10° secolo, nei corpi eterici di quelli che dovevano compiere qualcosa per il progresso del Cristianesimo era intessuta un’immagine del corpo eterico di Gesù di Nazareth. Uno che aveva intessuto un’immagine del corpo eterico di Gesù di Nazareth era lo scrittore dell’«Heliand».
Ma molti ricevettero intessuta un’immagine del corpo eterico di Gesù di Nazareth. Vediamo perciò che in questi secoli questi uomini vivevano in immaginazioni che si collegavano agli eventi del Golgota. Tutti quelli che le immagini originali del Salvatore sulla Croce, della Maria con il Bambino Gesù avevano creato, immagini che poi furono ripetute, erano persone che a queste rappresentazioni figurative dell’evento del Golgota e di ciò che vi è collegato erano arrivate per il fatto che era loro intessuta nel proprio corpo eterico un’immagine del corpo eterico di Gesù di Nazareth. In questi tempi queste immagini sono sorte tipicamente per il fatto che queste persone erano chiaroveggenti. Per questo è sorto ciò che poi si propagò attraverso la tradizione. Ciò che abbiamo in rappresentazioni figurative dell’evento del Golgota proviene da persone a cui erano intessute tali immagini del corpo eterico di Gesù. Guardavano appunto, per questo, nelle loro visioni, l’evento del Golgota e ciò che vi è collegato. Anche colui che ha scritto la «Divisione della natura» al tempo di Carlo il Calvo, Giovanni Scoto Eriugena, aveva intessuta un’immagine del corpo eterico di Gesù. E dall’11°, 12°, 13° fino al 15° secolo venivano poi gli uomini che ricevevano intessuta nel proprio corpo astrale un’immagine del corpo astrale di Gesù di Nazareth.
Vediamo così, nei secoli dal 5° al 10°, nascere uomini che nel loro corpo eterico ricevevano intessuta un’immagine del corpo eterico di Gesù di Nazareth; nei successivi uomini, dall’11° al 15° secolo, vediamo intessute nel proprio corpo astrale immagini del corpo astrale di Gesù di Nazareth. Attraverso questo molte personalità di questo tempo divengono comprensibili. Come apparirà una tale personalità che ha intessuta nel proprio corpo astrale un’immagine del corpo astrale di Gesù? L’Io di Gesù non è già incarnato in questi uomini; l’Io è della personalità stessa. Attraverso il giudizio dell’Io possono entrare molti errori nella sua vita, ma poiché nel corpo astrale è intessuta questa grande immagine del grande archetipo, apparirà perciò devozione, apparirà in tutti i sentimenti, in tutto ciò che percorre questo corpo astrale, qualcosa con cui forse l’Io stesso sta in contraddizione, e che però — appunto perché radica nel corpo astrale — fa apparire come qualcosa di particolare. Prendete Francesco d’Assisi! Lì avete una personalità nel cui corpo astrale era intessuta un’immagine del corpo astrale di Gesù di Nazareth. Potete trovare molte cose estreme in Francesco d’Assisi: il suo Io le ha fatte, questo non era alla stessa altezza del corpo astrale. Ma se ora studiate l’anima di Francesco d’Assisi sotto il presupposto che il suo Io non sempre potesse pronunciare il giudizio giusto sui meravigliosi sentimenti e la meravigliosa umiltà del corpo astrale, allora lo comprenderete. In Francesco d’Assisi era reincarnata un’immagine del corpo astrale di Gesù di Nazareth. In molti altri al tempo erano reincarnate tali immagini appunto nel corpo astrale. Presso i Francescani e i Domenicani trovate molti che avevano tali immagini del corpo astrale incarnate al tempo. Anche presso altre personalità del tempo, che potete comprendere solo così, era così. Per esempio la famosa santa Elisabetta di Turingia era una tale personalità, in cui era intessuta un’immagine del corpo astrale di Gesù di Nazareth. Ciò che accade esteriormente diviene comprensibile solo quando vediamo come lo spirituale viene dato di volta in volta, come esso si propaga nel corso del tempo.
Come ora il Cristo si incarnò in Gesù di Nazareth, fu inoltre creato nel corpo astrale di Gesù di Nazareth qualcosa come un’impronta dell’Io. Possiamo facilmente immaginarci che, se è l’essenza del Cristo a penetrare nel corpo astrale, nelle parti circostanti del corpo astrale sorga qualcosa come un’immagine. Di questa immagine dell’Io del Cristo, che nel corpo astrale di Gesù aveva provocato molte moltiplicazioni, erano conservate nel mondo spirituale numerose moltiplicazioni. Singoli avevano nel proprio Io, come profeti di un nuovo tempo, qualcosa intessuto: così per esempio alcuni dei mistici tedeschi, che proclamavano per questo il Cristo interiore con tale ardore, poiché in loro si era incarnato qualcosa come un’immagine dell’Io del Cristo; ma un’immagine, naturalmente. Soltanto gli uomini che poco per poco si preparano alla completa comprensione del Cristo — che attraverso la conoscenza dei mondi spirituali comprenderanno cosa è il Cristo, mentre di volta in volta, trasformandosi, sempre di nuovo si ritrova nel corso dello sviluppo terrestre — diventeranno poco per poco maturi ad avere in sé questa esperienza del Cristo, per così dire ad accogliere le immagini in attesa dell’Io del Cristo, che il Cristo nel corpo di Gesù aveva formato attraverso un’impronta.
Appartiene alla missione interiore della corrente spirituale dei mondi preparare gli uomini, affinché il loro animo sia maturo e adesso anche un numero sempre più grande di uomini possa ricevere in sé un’immagine dell’essenza dell’Io del Cristo Gesù. Poiché così è il corso dello sviluppo cristiano: anzitutto la propagazione sul piano fisico, poi la propagazione attraverso i corpi eterici, poi attraverso i corpi astrali, che per molti erano i corpi astrali reincarnati di Gesù. Ora deve venire il tempo in cui, sempre più, negli uomini si apre la natura dell’Io del Cristo Gesù stesso come l’essenza più interiore della loro anima. Sì, attendono queste immagini stampate dell’individualità del Cristo-Gesù, che siano accolte dalle anime, attendono! E qui vedete da quali profondità agisce la corrente dei mondi della scienza dello spirito. Non è una teoria, non una somma di concetti che sono dati solo per illuminare gli uomini: essa è una realtà, e realtà devono essere date all’anima attraverso la scienza dello spirito. Colui che comprenderà spiritualmente il Cristianesimo e lo sperimenterà in sé, contribuirà a che, o nell’incarnazione attuale o in una successiva, sia intessuta nel suo Io un’immagine dell’Io dell’individualità Cristo-Gesù. Non solo a una conoscenza: a una fattualità reale si preparano coloro che comprendono la vera interiore, la verace realtà della corrente dei mondi della scienza dello spirito, poiché è la loro vera realtà spirituale interiore. Sentite che nel nostro movimento mondiale non si tratta della comunicazione di sole teorie, ma della preparazione di fattualità, dell’accoglienza di qualcosa che attende nel mondo spirituale e che gli uomini possono ricevere dal mondo spirituale, se si preparano a ciò nel modo corrispondente.
RISULTATI DELLA SCIENZA DELLO SPIRITO SULLO SVILUPPO DELL’UMANITÀ
Questa sera parleremo del peccato, del peccato originale, della malattia e così via. Guardiamo innanzitutto al passato, e lasciamo poiché il futuro passi dinanzi al nostro occhio spirituale. Prima dei nostri tempi abbiamo l’epoca di Roma e di Atene, alla quale ha preceduto l’epoca egizio-caldea; ancora più indietro mancano i veri documenti storici originali. Per le epoche ancora più antiche abbiamo due fonti dalle quali possiamo attingere informazioni: gli antichi insegnamenti religiosi, se si sa decifrarli, e le immagini retrospettive che la coscienza chiaroveggente può contemplare. Di queste ultime vogliamo parlare.
Tutto sulla terra è sottoposto alle leggi dell’evoluzione, e ciò vale in modo particolare per la vita dell’anima umana. Nei tempi antichi la vita dell’anima era diversa da quella attuale. Gli uomini dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa avevano nell’epoca preistorica una vita dell’anima completamente diversa da quella dell’uomo contemporaneo. Se guardiamo indietro di migliaia di anni, scopriamo che i precursori dell’umanità odierna avevano un orizzonte psichico molto più vasto del nostro. Non avevano il discernimento che ci consente la lettura e il calcolo, ma avevano in compenso una chiaroveggenza primitiva e inoltre una memoria straordinaria, della quale la nostra non può nemmeno dare una pallida idea. Vedremo ancora come ciò fosse possibile. Per darvi un’idea di come il mondo apparisse loro, vi dirò per esempio che, quando si svegliavano nella loro coscienza diurna, vedevano tutto come circondato da un’aura. Un fiore, per esempio, appariva loro circondato da un cerchio di luce, simile a quello che vediamo intorno ai lampioni nella nebbia serale. Durante il sonno, però, questi uomini potevano percepire effettivamente entità psichico-spirituali. Gradualmente l’uomo imparò a vedere i contorni delle cose più distintamente, ma nello stesso tempo il consapevole commercio con il mondo spirituale e con gli esseri che vi si trovano diventava sempre minore, fino a cessare completamente quando l’Io si individuò in ogni singolo essere. Prima di questa individuazione gli uomini non erano separati l’uno dall’altro. Anche la terra aveva in quei tempi una configurazione completamente diversa da quella attuale. L’umanità viveva in altri territori, continenti, e proprio i nostri antenati vivevano su una parte di terra ora occupata dall’Oceano Atlantico. La tradizione chiama questo continente Atlantide. La scomparsa di questa parte di terra ci è narrata dai miti di tutti i popoli, e la leggenda del diluvio universale si riferisce appunto a essa. La cultura atlantica era grandiosa, e con la sua rovina l’umanità perse molte conoscenze importanti che ora deve faticosamente riconquistare. Come sappiamo utilizzare per il commercio e l’industria le forze nascoste nelle piante fossili — il carbone — così gli Atlantidi sapevano utilizzare le forze motrici nei semi, per esempio per far muovere le loro navi aeree, che si spostavano leggermente al di sopra del suolo, in quell’aria molto più densa della nostra.
Guardiamo ora l’organismo fisico degli Atlantidi. Mostrava una caratteristica significativa: il corpo eterico non era completamente simile al corpo fisico, e la testa eterica sporgeva al di là della testa fisica. Questa caratteristica è appunto legata alle capacità chiaroveggenti degli Atlantidi, alla loro memoria straordinaria e ai loro poteri magici. La testa eterica aveva un centro speciale di percezione. Nel corso dell’evoluzione, questo corpo eterico della testa si ritirò sempre più nel capo fisico, e ciò determinò il cambiamento del profilo. Adesso abbiamo, al punto in questione, l’organo il cui sviluppo restituirà all’umanità la chiaroveggenza: la ghiandola pineale. Così la forza chiaroveggente degli Atlantidi scomparve gradualmente, e insieme scomparvero la loro memoria straordinaria e i loro poteri magici, mentre si sviluppò la nostra capacità di pensiero e di calcolo.
Se guardiamo ancora più indietro, troviamo altre catastrofi. Allora interi continenti furono distrutti dal fuoco. I nostri vulcani odierni sono gli ultimi resti di quella epoca. Il continente che allora andò perduto è designato con il nome «Lemuria», ed era il territorio ora in gran parte occupato dal Grande Oceano e dall’Oceano Indiano. Gli abitanti di quel continente avevano una forma molto diversa dalla nostra, che ci apparirebbe persino grottesca secondo le nostre concezioni. Il loro corpo fisico e il loro corpo astrale si comportavano diversamente l’uno rispetto all’altro. Il vertice era aperto, e in questa apertura penetravano i raggi luminosi, così che il capo era circondato da un’aura raggiante e gli uomini apparivano come se avessero una lanterna in cima. Il corpo era gigantesco e formato da una sostanza fine, quasi gelatinosa. L’ultima traccia della struttura del vertice dei Lemuriani la vediamo nel capo di un bambino appena nato, precisamente nella piccola apertura in cima, che rimane aperta per circa un anno o poco più. L’uomo, allora, non era affatto autonomo: poteva fare solo ciò che gli era suggerito dalle forze spirituali, in mezzo alle quali era per così dire incorporato. Riceveva tutto da loro, e agiva come spinto da un istinto psichico. Si manifestava allora l’azione delle forze di esseri spirituali che non erano discesi all’incarnazione fisica. Erano esseri non ben disposti verso l’umanità, e agivano su di essa in modo che acquisisse l’indipendenza che le mancava. Secondo il piano divino, l’umanità doveva un giorno guadagnare sicuramente questa indipendenza, ma questi esseri la realizzarono prima. Insieme alle altre forze, essi si insinuarono nel corpo astrale dell’uomo, non ancora entrato in stretta connessione con il suo essere, e diedero all’uomo una specie di volontà, che, poiché era soltanto astrale e non guidata dalla ragione, lo rese capace di fare il male. Queste forze sono chiamate forze luciferiche. Come vediamo, l’influsso di queste forze ha un lato buono e uno cattivo: sedussero l’umanità da un lato, ma dall’altro le diedero la libertà.
La nostra coscienza odierna discende dalla coscienza chiaroveggente, e troviamo quest’ultima sempre più sviluppata quanto più indietro andiamo nell’evoluzione dell’umanità. I Lemuriani potevano percepire soltanto spiritualmente. Di un fiore, per esempio, non percepivano la forma né il colore, né le proprietà esteriori. Si presentava loro un’immagine astrale luminescente, che percepivano con una specie di organo interiore. Secondo il piano divino gli uomini avrebbero dovuto iniziare a percepire con gli organi sensoriali esteriori solo nel mezzo dell’epoca atlantica, ma le forze luciferiche causarono questo fatto già prima, mentre gli istinti umani non erano ancora maturi. In questo consiste la «caduta» dell’umanità. I testi religiosi dicono che il serpente aprì gli occhi dell’uomo. Senza l’intervento dell’influsso luciferico, il corpo umano non sarebbe diventato così solido come è adesso, e l’umanità atlantica avrebbe visto il lato spirituale di tutte le cose. Invece l’uomo cadde nel peccato, nell’illusione e nell’errore. Per rendere la cosa ancora peggiore, verso il mezzo dell’epoca atlantica si aggiunse l’influsso di forze arimmaniche. Le forze luciferiche avevano agito sul corpo astrale; le forze arimmaniche, invece, agivano sul corpo eterico, in particolare sulla testa eterica. Per mezzo di questo gli uomini caddero nell’errore di considerare il mondo fisico esteriore come il mondo vero. Il nome «arimmanico» viene da Ahriman, secondo il nome che i Persiani davano a questo principio. Zoroastro parlò al suo popolo di esso e disse che doveva guardarsi da esso e aspirare all’unione con Ahura Mazdao — Ormuzd. Ahriman è lo stesso di Mefistofele, e non ha nulla a che fare con Lucifero. Mefistofele proviene dalla parola ebraica: Me-phis-to-pele, che significa il bugiardo, l’ingannatore. Anche Satana nella Bibbia è Ahriman, e non Lucifero.
L’antica Atlantide andò gradualmente in rovina nel corso di secoli per opera dei flutti, e gli abitanti rimasti si ritirarono in territori che rimasero preservati dalla catastrofe, in Asia, in Africa e in America. Il primo territorio dove la cultura atlantica continuò a svilupparsi fu quello che in seguito fu chiamato India.
Lì gli uomini conservarono un chiaro ricordo della precedente chiaroveggenza e della contemplazione del mondo spirituale. Per questo, ai loro maestri, i Rishi, non era difficile attirare la loro attenzione al lato spirituale del mondo, e l’iniziazione era un’impresa facile. La chiaroveggenza non si perse mai completamente, e fino a Cristo ci furono sempre chiaroveggenti. Un residuo di questa chiaroveggenza primitiva lo vediamo nella mitologia, il cui nucleo si riferisce a esseri che veramente hanno vissuto, come Apollo, Zeus e così via. Sebbene l’influsso arimmanico, come abbiamo detto, ebbe inizio nell’epoca atlantica, si manifestò pienamente nell’umanità solo più tardi. Gli antichi Indiani erano sufficientemente protetti da esso, e il mondo fisico per loro non fu mai nient’altro che Maya, illusione. Solo nell’epoca di Zarathustra, la primitiva epoca persiana, il mondo fisico iniziò ad avere un valore per gli uomini, che per questo caddero sotto il potere di Ahriman. In questo modo diviene chiaro per noi l’insegnamento di Zarathustra di cui abbiamo già parlato.
Così l’evoluzione dell’umanità proseguì fino all’epoca greca. Allora si avvicinò agli uomini un’altra forza, che iniziò di nuovo a spingerli verso il mondo spirituale, da cui erano stati per così dire cacciati dall’epoca lemurica. La nuova forza era il Principio del Cristo, che si incarnò in Gesù di Nazareth, penetrando i suoi tre corpi: fisico, eterico e astrale. Quando l’anima umana è completamente riempita dal Principio del Cristo, le forze arimmaniche e luciferiche sono sconfitte, e attraverso questo principio si compie un capovolgimento nell’evoluzione. Il Cristo non avrebbe potuto agire sugli uomini se il suo venire non fosse stato loro annunziato molto tempo prima. Egli li ha però sempre guidati interiormente: lo vediamo dalle immagini grandiose in cui fu profetizzato agli uomini che egli sarebbe venuto. Chi altrimenti avrebbe dato loro la forza di formare tali potenti immaginazioni? Un grande cambiamento si compie nel corpo fisico, eterico e astrale dell’umanità attraverso l’incarnazione del Cristo, subito dopo che il Mistero del Golgota fu compiuto, quando il sangue scaturì dalle cinque ferite e il Cristo penetrò nei regni più bassi. Il suo corpo eterico e il suo corpo astrale si moltiplicarono come un grano di seme, e il mondo spirituale si riempì di queste immagini. Così, per esempio, dal 5°, 6° secolo fino al 10° secolo, coloro che avevano raggiunto un grado sufficiente di sviluppo ricevettero al momento della nascita un’immagine di questa incarnazione del Cristo di Gesù di Nazareth. L’uomo in cui appare più chiaramente tale partecipazione al corpo eterico del Cristo è Agostino. A questo fatto è da attribuire la grande importanza della sua vita. Dal 10° fino a circa il 16° secolo viene incorporato il corpo astrale del Cristo. A questo fatto dobbiamo l’apparizione di uomini come il santo Francesco d’Assisi e dei grandi Domenicani, pieni di umiltà e di virtù, che appunto rispecchiano le grandi proprietà astrali del Cristo. Per questo avevano in sé un’immagine così chiara delle grandi verità che praticavano nella loro vita, in contrasto con Agostino, che mai rimase libero dai dubbi e sempre si trovò in conflitto tra la teoria e la pratica. Tra i grandi Domenicani deve essere particolarmente menzionato il santo Tommaso, in cui l’influsso del corpo astrale del Cristo si manifestò in alto grado, come vedremo ancora in seguito. A partire dal 16° secolo inizia l’epoca in cui si preparano a intrecciarsi nell’Io di singole individualità le immagini dell’Io del Cristo. Uno di questi era appunto Christian Rosenkreutz, il primo Rosacroce. A questo fatto dobbiamo il fatto che divenne possibile un’unione più intima con il Cristo, come ci rivela l’insegnamento esoterico.
La forza del Cristo renderà l’uomo sempre più perfetto, lo spiritualizzerà e lo ricondurrà nel mondo spirituale. L’umanità sviluppò la sua ragione a scapito della chiaroveggenza; la forza del Cristo renderà capace l’uomo di imparare qui sulla terra, e di risalire di nuovo con ciò che avrà acquisito. L’uomo proviene dal Padre, e la forza del Cristo lo riconduce al Padre.
RISULTATI DELLA SCIENZA DELLO SPIRITO SULL’EVOLUZIONE DELL’UMANITÀ
Lentamente e gradualmente si svilupperà ciò che nel seme si è realizzato al Golgota. Con questo mistero fu costruito il ponte dal passato verso l’avvenire: la vita dell’anima dell’umanità fu completamente trasformata. Ciò si esprime in modo particolarmente chiaro in due grandi spiriti che prepararono la strada al cristianesimo: Agostino e Tommaso d’Aquino. Per comprenderli correttamente è necessario gettare uno sguardo all’antico sistema mistico, dove veniva insegnato il supremo che poteva essere raggiunto come conoscenza. Senza questo sguardo è impossibile comprendere a fondo personalità così particolari. Come sappiamo, presso tutti i popoli c’erano i cosiddetti misteri. Qui parleremo solo dei loro tratti fondamentali. I misteri erano istituzioni che racchiudevano sia la chiesa sia la scuola. Ciò che vi si insegnava dapprima era la dottrina dell’origine della creazione e della sua continuazione, ma non un insegnamento arido come la moderna dottrina della creazione, bensì una conoscenza che conduceva alla contemplazione chiaroveggente. Nei veri misteri non c’era separazione tra fede e conoscenza. Si dividevano in misteri superiori e inferiori. Nei secondi si descriveva in immagini grandiose l’evoluzione della Terra, così che tutto era saturo e permeato di arte e bellezza. Arte, religione e conoscenza erano tutte tratte dalla medesima fonte.
Colui che voleva ascendere ancora più in alto riceveva esercizi elementari e generali. Ciò che oggi chiamiamo conoscenza teosofica era allora solo la preparazione. A essa erano collegati esercizi come quelli descritti nelle conferenze precedenti, anche se in forma diversa, non cristiana né rosacrociana. Per lunghi anni, in questo modo, veniva organizzato il corpo astrale. Poi accadeva quanto segue, che oggi non è più necessario a causa delle mutate circostanze: quando il Gerofante vedeva che il corpo astrale era divenuto sufficientemente maturo, l’iniziando veniva immerso per tre giorni e mezzo in uno stato simile alla morte, come il corpo di Lazzaro. In questa occasione il suo corpo eterico veniva quasi interamente separato dal corpo fisico, insieme con gli altri corpi superiori. Durante questi tre giorni e mezzo il discepolo aveva la visione del mondo spirituale. Veniva illuminato, poteva giungere alle più alte regioni e contemplare tutto ciò che riguarda il passato e l’avvenire. Trascorsi i tre giorni e mezzo, il discepolo veniva risvegliato, e allora poteva raccontare ciò che accade nelle altezze. Aveva potuto contemplare come lo spirito guida della nostra evoluzione, il Cristo, un giorno avrebbe subito lo stesso processo e sarebbe rimasto nel sepolcro per tre giorni e mezzo. Per questo fatto i misteri divennero una realtà storica. Il mistero del Golgota era l’apice di ciò che accadeva nei misteri inferiori. In esso divenne realtà effettiva ciò che prima era solo un presentimento. Con gli esercizi dell’immaginazione e così via, l’Io dello studente aveva trasformato il proprio corpo astrale; ma attraverso il mistero del Golgota fu trasformato anche il suo corpo eterico. Tutto ciò che del corpo astrale veniva trasformato diventava il Manas, il corpo spirituale — lo spirito proprio —, l’Io superiore. Tutto ciò che del corpo eterico viene trasformato forma il Buddhi, lo spirito vitale. Lo studente tenta quindi anche di trasformare il proprio corpo fisico, e per questo nasce l’Atma — Atma: respiro — perché in realtà la trasformazione del corpo fisico avviene attraverso particolari esercizi respiratori. Solo attraverso la nascita del Buddhi l’uomo può riconoscere e contemplare il Cristo come essenza spirituale.
Perché il corpo astrale doveva essere separato? Perché, se fosse rimasto unito al corpo fisico, non avrebbe avuto la forza di imprimere impressioni nel corpo eterico. Ma il Cristo ci ha liberati da questa prova dei tre giorni e mezzo, e attraverso di lui sono divenuti possibili anche gli esercizi di cui sopra senza l’intervento del Gerofante. Il primo esempio ne abbiamo in Saulo, quando divenne Paolo. In ciò che gli accadde sulla via di Damasco dobbiamo vedere qualcosa di simile all’iniziazione. I pochi istanti gli bastarono, poiché nella precedente incarnazione aveva acquisito la maturità. I punti di collegamento con ciò che si è imparato in incarnazioni precedenti possono essere separati da intervalli di parecchie incarnazioni, ma possono anche apparire solo tardi in una vita. Ciò rende comprensibile perché la conversione di Saulo, cioè il ricongiungersi con la sua precedente evoluzione, avvenne in un’età relativamente matura. A questo si aggiunge che Paolo non doveva elevarsi fino ai mondi superiori per contemplare il Cristo, come sarebbe stato necessario per un altro iniziato nei tempi precristiani. Cristo infatti da allora era sulla Terra, intimamente unito al corpo astrale della Terra. Un osservatore chiaroveggente, capace di osservare da un altro pianeta, avrebbe visto la grande trasformazione provocata dal mistero del Golgota. Prima si doveva imparare e comprendere tutto nei misteri per acquisire la conoscenza; ora le cose si svolgono diversamente, e ne sono testimonianza Agostino e Tommaso d’Aquino. Prima del loro tempo sarebbe stato inutile discutere sulle gerarchie spirituali, poiché nessuno che non fosse iniziato poteva contemplarle. Questa incapacità di contemplare era attribuibile al fatto che già seicento anni prima della nostra era i misteri avevano cessato di esistere, e le iniziazioni non si compivano più. Al posto dei veri misteri subentrarono le scuole di filosofia, e al posto dell’iniziazione si pose la filosofia. Essa però non era sempre un sistema così astratto come lo è quella odierna; anzi, specialmente all’inizio, era più o meno una memoria consapevole dei misteri. Aristotele è l’ultimo da cui abbiamo una tale filosofia; in lui, però, l’eco dei misteri è già ridotta al minimo. Dopo Aristotele si giunse addirittura al punto di dimenticare completamente che ogni filosofia è riconducibile alla saggezza dei misteri. Posteriormente abbiamo solo un’infiltrazione di concetti astratti, qualcosa di simile a un tetto di paglia.
Il primo passo avanti è caratterizzato dal mistero del Golgota. Fino ad allora le facoltà umane, ad esempio la ragione, erano poco sviluppate. L’uomo non poteva fare progressi, poiché il suo intelletto era legato agli organi di senso. Doveva venire il momento in cui il suo intelletto potesse svilupparsi in modo indipendente. Con il solo intelletto, infatti, non si sarebbe potuto comprendere ciò che si realizzò al Golgota. Ma quando il Cristo lasciò il mondo sensibile, sorsero innumerevoli ripetizioni del suo corpo eterico e astrale, destinate a essere intrecciate nei corpi di coloro che erano idonei a diffondere il cristianesimo. Uno di costoro era Agostino, che, quando scendeva verso l’esistenza fisica per incarnarsi di nuovo, volendo formarsi un nuovo corpo eterico, ebbe intessuta nel proprio corpo eterico una di queste ripetizioni del corpo eterico del Cristo. Così egli giunse a trovare in se stesso le fonti della sua dottrina sulla vera forma della mistica cristiana. Ma poiché aveva solo il corpo eterico del Cristo in sé, il suo Io era soggetto all’errore e poteva diventare il giocattolo delle passioni. In questo modo Agostino sviluppò il suo Io, ma cadde anche in errori e passò attraverso tutti gli stadi del dubbio riguardo alla dottrina di Cristo. Era in lui come un materialismo più elevato: anche allora, infatti, esisteva già l’errore di voler materializzare tutto. Solo colui che se ne libera comprende le cose dello spirito. Quando finalmente Agostino trovò il cristianesimo nelle parole di Giovanni e Paolo, allora il corpo eterico del Cristo cominciò ad agire in lui. Egli non parla del corpo fisico, ma del corpo eterico, che è la stessa cosa di ciò che chiama «soma». Del corpo astrale parla come della «sensazione», e dell’Io dice che può elevarsi in esso attraverso la purificazione. La trasformazione del corpo astrale la chiama « l’afferrare la verità », e quella del corpo eterico « il gioire e godere delle cose spirituali ». Del grado più alto della spiritualizzazione parla come della « visione ». Gli scritti di Agostino sono per noi una buona preparazione, poiché in essi è rappresentato lo sviluppo interiore del mistico. Il momento in cui egli penetra nel mondo spirituale è chiaramente riconoscibile. Agostino è il miglior interprete delle lettere di Paolo.
Prendiamo ora l’altro grande rappresentante del cristianesimo: Tommaso d’Aquino. Confrontandolo con Agostino, vediamo che non era, come questi, prigioniero di errori, e che fin dall’infanzia non ha mai conosciuto dubbio né incredulità, poiché il giudizio e la convinzione hanno la loro sede nel corpo astrale, ed egli nel proprio corpo astrale aveva avuto intessuto quello del Cristo. Un’incorporazione di un qualsiasi principio in un corpo umano può avvenire solo se un fatto esterno muta il corso naturale delle cose. Quando Tommaso era ancora bambino, un fulmine scoppiò nelle sue vicinanze e uccise la sorellina. Questo evento fisico, solo apparentemente fisico, lo rese idoneo a ricevere nel proprio corpo astrale quello del Cristo.
Il tomismo coincide con il periodo in cui l’intelletto umano, così come lo conosciamo, si formava. Lo stimolo più forte a questa formazione viene dall’arabismo, che era una vera scienza intellettuale, mentre gli antichi sapienti sapevano come fosse possibile poter contemplare direttamente. Per l’elaborazione della nuova filosofia Aristotele era utile da usare, poiché aveva già preferito il lavoro dell’intelletto alla saggezza dei misteri. Quest’ultima scomparve completamente con l’arabismo, che era solo una pura speculazione intellettuale: essa al massimo porta al panteismo dei concetti (razionalistico), ma non va oltre questo pensiero di un tutto unitario. Tommaso allora assimilò la scienza intellettuale che gli era accessibile, ma lasciò immutata la conoscenza della rivelazione, e si servì della dialettica per comprenderla. — Nel Nuovo Testamento è contenuto tutto, così che Tommaso, alla dottrina che vi si espone, doveva solo aggiungere la scienza finemente raffinata. La scolastica, oggi così poco stimata, rendeva possibile questa scienza intellettuale, e così pure l’elevarsi di nuovo fino al pensiero divino attraverso una dialettica progressiva. Scolastica viene dal greco «scole», significa quindi « attenzione », ciò che è stato tradotto erroneamente in «scuola». Il sistema scolastico è il più perfetto intreccio logico. In questo modo troviamo nuovamente in Tommaso pensati i pensieri divini precreazionali, liberi da errore e inganno, come solo potevano essere pensati in una cella monastica, lontani dal rumore del mondo. — L’uomo del mondo si affretta a comprendere, a farsi rapidamente una concezione e a semplificare tutto. Ma la Divinità non è così semplice! Con Tommaso d’Aquino il pensiero umano si eleva. Egli non è meno mistico che scolastico. Poteva infatti fornire tali descrizioni perché vedeva le gerarchie spirituali così come ce le ha presentate il veggente Dionigi l’Areopagita, e nelle sue lunghe meditazioni notturne davanti all’altare poteva risolvere i problemi più difficili. Così in lui si trovano riuniti il mistico e un pensatore luminoso come un diamante e non compromesso dai sensi.
Dopo di lui {Aristotele} non ci fu più un aumento di concetti. Anche il concetto dell’evoluzione si trova già in Aristotele, e forse persino meglio descritto. Abbiamo già detto come nel Nuovo Testamento si trovi tutto. Esso contiene infatti il germe della mistica, e abbiamo visto come questo germe sia maturato e come infinite ricchezze siano state scavate dai Vangeli. Oggi abbiamo la teosofia; più tardi verranno altre onde spirituali e nuovi tesori saranno di nuovo scoperti nei Vangeli. Nell’Apocalisse di Giovanni si chiude il futuro della Terra.
Oggi volevo mostrarvi come la liberazione dell’intelletto fosse il primo gradino del cristianesimo. Si tratta solo di una foglia, ma sulla potente pianta del cristianesimo sorgeranno ancora nuove foglie, una dopo l’altra. Il fiore sarà la bellezza totale della Terra, rinnovata dal cristianesimo; il frutto sarà il nuovo mondo, di cui la Terra odierna è la preparazione. Cristo si può trovare da colui che lo cerca, come insegnò, come ancora insegna e sempre insegnerà fino alla fine.
Siamo riuniti oggi qui per dare consacrazione al nostro ramo antroposofico a Malsch. Benché questo ramo sia già da lungo tempo in piena attività operosa, solamente oggi siamo in grado di impartirgli la consacrazione inaugurale.
Per questa celebrazione i cari amici antroposofici di varie regioni del nostro sforzo antroposofico si sono riuniti, e hanno così dimostrato di voler unire i loro sentimenti e i loro pensieri antroposofici con quel serio gruppo di persone laboriose che qui — si potrebbe dire, travolte in montagna, ma al tempo stesso circondate da tutte le belle, grandi e nobili forze della natura — svilupperanno la vita antroposofica. Coloro fra voi che hanno lasciato vagare lo sguardo intorno a questa casa ospitale di Malsch avranno visto che è stato compiuto un certo lavoro anche per l’aspetto esteriore, affinché nella manifestazione esteriore venga chiaramente mostrato che la vita spirituale che anima tutti noi qui, in questo luogo della terra, debba trovare una particolare espressione.
Se volgiamo lo sguardo indietro agli inizi della nostra vita antroposofica in occasione della fondazione della nostra sezione tedesca, di cui Malsch si inserisce come fattore, se volgiamo lo sguardo ai modestissimi inizi della nostra vita nella sezione tedesca, dove abbiamo cominciato con un piccolo gruppo di persone entusiaste di scienza dello spirito, e poi lasciamo vagare lo sguardo su eventi come quello odierno, e vediamo quanto numerose siano le anime che si uniscono a noi in sentimenti e sensibilità di scienza dello spirito, allora possiamo con soddisfazione guardare indietro ai nostri ultimi anni di sforzo.
La famiglia Stockmeyer, che qui in questo luogo della terra si è prodigata al massimo per sviluppare questa vita spirituale nel seno di quegli spiriti della natura che veramente molto la favoriscono, può di nuovo con soddisfazione constatare come verso questo loro ospitale luogo si siano affrettate così tante vere e sincere amicizie; vere e sincere amicizie, infatti, devono essere chiamati tutti gli amici antroposofici. L’antroposofia deve essere innanzitutto verità nei nostri cuori. La verità è sincerità. L’antroposofia deve quindi essere sincerità e amicizia antroposofica, che si esprime nel celebrare insieme una tale festa, una tale festa di consacrazione. Tutto questo deve essere immerso nella sincerità. L’amicizia nella sincerità ci unisce con coloro che qui hanno lavorato così attivamente affinché anche qui vi sia un campo di azione dell’opera antroposofica. Tutti i cuori che si sono accostati qui saranno colmi di gratitudine verso ciò che proprio qui è stato compiuto dalla famiglia Stockmeyer, e essa può essere sicura di questi sentimenti di vera sincerità, di gratitudine antroposofica.
D’altro lato, proprio il successo di una tale festa di consacrazione, con il numeroso concorso di anime, dimostra che la scienza dello spirito nella nostra epoca attuale è un potente magnete per l’aspirazione umana. Forse, in una tale festa di consacrazione, si può affermare che possiamo anche guardare al di là degli spazi che, così bellamente circondati dagli spiriti di una natura meravigliosa, ci circondano oggi: possiamo guardare verso il resto del mondo. Si può dire: la vita e l’aspirazione di scienza dello spirito sono veramente qualcosa che si mostra come munito di una necessità interiore. È proprio così, come se molte pagine delle antiche culture, che attraverso millenni hanno sostenuto l’umanità europea e occidentale e le hanno dato sicurezza e forza per la vita, stessero oggi cominciando ad appassire, a sembrare fredde e aride ai cuori degli uomini. Vediamo perciò come in molte sfere della vita viva oggi il desiderio di scienza dello spirito. È veramente una cosa come una forza del futuro quella che negli ultimi giorni si è potuta svolgere intorno a me, da parte di colui che qui può parlarvi.
Posso ora trasmettere qui in questo luogo la parola dei nostri grandi annunziatori della nuova saggezza, la parola dei nostri Maestri della saggezza e dell’accordo dei sentimenti, in questo luogo che è circondato da alberi verdi e dalla vita germogliante della natura, dalla meravigliosa luce solare che tutto vivifica e di spirito permeata, che oggi così favorevolmente splende sulla nostra cara celebrazione. Oggi questo può accadere.
Solo pochi giorni fa ho potuto parlare dal medesimo spirito in un ciclo di conferenze, ben lontano da qui. Ho potuto parlare in un ciclo che ho potuto tenere a Roma. Proprio questo fatto mi simboleggia chiaramente quale magnete sia l’aspirazione di scienza dello spirituale. Ben diverso si presentava il luogo dove le parole dovevano essere rivolte a coloro che nel cuore hanno anch’essi la sete di scienza dello spirito, sebbene talvolta una sete ancora parecchio non chiarita. Su un suolo dove in realtà le questioni spirituali sono state toccate solo da cardinali, solo da coloro che agiscono dal cattolicesimo positivo e più ortodosso, su questo suolo, negli ultimi giorni, ha potuto essere annunziato il libero respiro della concezione mondiale di scienza dello spirito. La medesima parola ha potuto risuonare attraverso l’aria di quegli spazi in cui in realtà era stata annunziata la sola messaggistica dal centro ortodosso di Roma.
Vediamo così che gli spiriti liberi dell’epoca presente, che si sentono qui più nel nord attratti dall’antroposofia, possono comunque guardare con una certa soddisfazione anche a quelle anime che si struggono per liberarsi da un’antica tradizione tenuta come da ferrei ceppi, da un antico ortodossismo. Ed è certamente un segno dei tempi che sia stato possibile parlare dei veri antroposofici con la medesima libertà e senza imbarazzo su quel suolo dove fino a ora hanno parlato solo cardinali, come qui sul libero suolo nordico.
È vero ciò che è stato detto poc’anzi: l’antroposofia è sincerità. Dove si chiama, dove le anime ne hanno bisogno, là va. Ma in nessun momento lascerà, per qualche riguardo verso il suolo dove viene annunziata, nemmeno il più piccolissimo dettaglio di ciò che è la grande linea guida che ci anima nell’annunzio.
Dovunque viene annunziata la verità antroposofica, dovunque viene coltivato lo spirituale che ci pervade: alla luce della sincerità deve essere annunziata questa messaggistica, anche là dove sarà ancora circondata dai pensieri di coloro che odiano l’antroposofia. Eppure nel mezzo di coloro che odiano l’antroposofia vivono le anime che più o meno consapevolmente anelano nonetheless verso la luce dell’antroposofia. Proprio un tale contrasto, quale è passato accanto a me negli ultimi quattordici giorni, può insegnarci quanto sia un magnete potente la vita antroposofica.
Se così la considerazione dell’immediato presente ci insegna che questa forza antroposofica è una forza forte nella presente epoca, la considerazione dei tempi ci insegna invece ancor più che possiamo sperare, con gioia e con fiducia che ci soddisfa, che ciò che oggi piantiamo come piccoli germi si svilupperà in un albero potente nel futuro. Noi siamo come teosofisti oggi in una situazione che possiamo soltanto paragonare a quella in cui si trovava l’umanità nell’antica epoca atlantica. E come da quel tempo la vita è divenuta diversa, così la vita in un certo futuro diventerà di nuovo diversa, dopo una catastrofe. Ma questa grande prospettiva deve presentarsi dinanzi alla nostra anima.
Ricordiamoci di un movimento simile, che ha avuto inizi modesti come il nostro nell’ultimo terzo dell’epoca atlantica. Allora la vita spirituale atlantica aveva raggiunto un apice. Questa vita spirituale era in molti aspetti ancora chiaroveggente. Ciò che l’umanità si è conquistato è l’autocoscienza, è il forte sentimento dell’Io. Questo sentimento dell’Io, questa autocoscienza, l’umanità atlantica non li aveva ancora. L’umanità atlantica aveva invece una certa chiaroveggenza e certe forze magiche. Lo sguardo poteva penetrare nel mondo spirituale per l’Atlantideo. E coloro che marciavano alla testa della civiltà erano quelli che meglio potevano penetrare nel mondo spirituale nel vecchio modo, quelli che maggiormente potevano trarre notizie dal regno dell’astrale. Gradatamente, però, questa chiaroveggenza si estinse. L’umanità dovette perderla come totalità, per conquistarsi l’autocoscienza sulla base del mondo fisico esteriore. Ma la conoscenza chiaroveggente, nell’ultimo terzo dell’epoca atlantica, era ascesa a un’altura particolare.
Vi ricordate di come fosse la vera tecnica degli Atlantidei. Viaggiavano gli Atlantidei su piccoli aerosiluranti sulla terra, prossimi alla terra, poiché l’aria era intessuta di masse di nebbia fitta. Per questo mare d’aria e d’acqua avevano i loro piccoli veicoli, che mettevano in movimento con la forza della pianta germogliante. Coloro che in fatto di tale tecnica raggiungevano l’estremo erano quelli che si possono paragonare ai nostri grandi industriali odierni, a coloro che costruiscono macchine ingegnose da forze morte. E coloro che dal mondo spirituale potevano annunziare di più erano quelli che si possono paragonare con coloro che oggi sono i nostri dotti, ricercatori della natura, che marciano alla testa della cultura.
All’interno di questa umanità, però, se ne stava preparando un’altra: un’umanità che aveva solo deboli forze di chiaroveggenza, ma aveva in compenso la capacità di osservare il mondo esterno con amore. Si stavano preparando i primi elementi del calcolare e del contare. Potevano partecipare però solo in modo limitato ai grandi progressi dell’industria atlantica, alla costruzione dei sempre più possenti veicoli che attraversavano il mare d’aria e d’acqua. Si era così formata una piccola, insignificante massa di uomini proprio nell’ultimo terzo dell’epoca atlantica, in certo modo disprezzata, poiché era poco chiaroveggente, poco capace di partecipare a questa grande industria. Ma essa preparava la conoscenza che oggi è la nostra conoscenza, di cui il mondo esteriore nella nostra epoca va così orgoglioso, poiché l’ha sviluppata unilateralmente.
In coloro che stavano alla testa della civiltà atlantica, che dominavano tutto quello che si poteva conoscere dal sapere atlantico, che erano più avanzati nel dominio della tecnica dell’Atlantide, comparve allora, verso la fine dell’epoca atlantica, anzitutto un pensiero tecnico che poi divenne fertile per la nostra epoca. Possiamo paragonarlo con un altro progresso nella nostra epoca, un progresso che si estenderà al di là della prossima catastrofe. Gli Atlantidei, durante il loro periodo di fioritura, avevano veicoli che si muovevano attraverso l’aria satura d’acqua. Ma più tardi, quando la cultura atlantica era già in declino, sorse la necessità di navigare anche l’acqua. E presso le ultime razze colturali dell’epoca atlantica nacque il pensiero della navigazione, della conquista dell’acqua. Era un pensiero gigantesco che irrompe nell’antica epoca atlantica. E fu una sensazione enorme nella vita atlantica quando per la prima volta su un veicolo non solo ci si sollevò nell’aria e si attraversò l’aria, ma si navigò sulla superficie del mare-acqua. Un pensiero che ebbe un effetto enormemente sensazionale e che nelle ultime razze atlantiche venne trasformato in realtà. Lunghi tentativi furono fatti per navigare sulla pura acqua. Poi riuscì. Riuscì in quel tempo, quando la cultura atlantica era in declino.
Da coloro che partecipavano a questo gigantesco progresso non poteva reclutarsi la gente semplice che era stata dotata per prima delle capacità per il mondo fisico, che doveva trasportare la vera vita spirituale dall’epoca atlantica nella nostra epoca: persone semplici e umili, che si erano conservate i minori resti della chiaroveggenza, ma tuttavia ancora tanto quanto era necessario per chi era un inviato dal mondo spirituale. Persone con questo dono dello spirito radunava allora intorno a sé un grande iniziato, colui che noi chiamiamo il grande iniziato dell’oracolo del sole. Erano gli uomini che si erano conservati il minor numero di capacità tecniche, e dall’alto li guardavano con dileggio coloro che stavano alla testa. Tutti coloro che erano i grandi ricercatori e scopritori guardavano con disprezzo questo piccolo gruppo. Ma erano proprio questi che il grande iniziato dell’oracolo del sole guidò da occidente a oriente, attraverso l’Europa verso l’Asia. E questo piccolo gruppo fornì la possibilità che le culture post-atlantiche venissero fondate.
Poiché il meglio che i diversi popoli svilupparono in seguito, il potente albero della cultura post-atlantica, scaturì dai discendenti della gente semplice e disprezzata dell’epoca atlantica. Soprattutto da mezzo a coloro che erano i discendenti di questo gruppo semplice uscì ancora qualcos’altro. Affianchiamo gli eventi esteriori agli eventi interiori della nostra cultura.
Guardiamo la grande sensazione dell’epoca atlantica, quando venne compiuta l’invenzione presso quella sottorazza i cui discendenti erano i Fenici: guardiamo la navigazione. Che cosa ha creato questa navigazione?
Abbiamo soltanto bisogno di ricordarci dei grandi eventi dall’inizio della nuova epoca, di quello che hanno fatto Colombo e gli altri navigatori, dei grandi viaggi di scoperta che non avrebbero potuto essere compiuti senza la navigazione; e vedremo che questa sensazione ha portato alla graduale conquista del piano fisico della terra. La terra si è per così dire chiusa. Su piccoli cerchi erano ristretti gli uomini post-atlantici. Ma l’invenzione delle navi ha arrotondato la terra in una formazione chiusa del piano fisico. Così l’invenzione sensazionale del mondo atlantico si prolunga nella nostra epoca e contribuisce a realizzare i grandi progressi sul piano fisico.
La più grande conquista, però, sorse nell’epoca post-atlantica da coloro che erano i successori di quella semplice schiera intorno al grande iniziato dell’oracolo del sole. E dopo che questa gente semplice ebbe preparato, attraverso il proprio sviluppo, le culture indiana, persiana, egiziana, greco-latina e la nostra, era possibile allora fornire alla terra il materiale in cui il Cristo poteva nascere. E così il più grande evento spirituale, il più grande atto spirituale dell’epoca post-atlantica scaturì dal popolo che apparteneva agli strati più disprezzati di uomini presso coloro che marciavano alla testa della civiltà nell’Atlantide. Da questo uscì il grande progresso spirituale che porta e sostiene e feconda e permea tutta la vita spirituale nella nostra epoca.
Vediamo qualcosa di simile svolgersi nella nostra epoca. Vediamo come quelle capacità che nell’Atlantide erano contenute nei loro primi germi, il calcolare, il contare, sono tutte sviluppate oggi in una meravigliosa conquista del piano fisico, attraverso tutti i possibili progressi tecnici. Vediamo oggi i grandi inventori e scopritori applicare proprio in certo senso su un culmine quelle forze che in un gruppo di uomini disprezzato dell’epoca atlantica germogliavano per la prima volta. E quello che allora era conoscenza chiaroveggente nell’epoca atlantica, oggi è conoscenza della natura, è conoscenza del mondo fisico. E si possono paragonare con i vertici della civiltà atlantica i nostri attuali ricercatori della natura e dotti. Ma anche oggi vi è di nuovo una classe semplice di uomini, senza distinzione dalle altre posizioni nel mondo, diffusa dappertutto, e porta nel cuore quel potente magnete che attrae alla vita spirituale, come allora attraeva verso la vita nelle capacità esteriori per il piano fisico.
Ma vi è una certa differenza. Mentre allora restavano ancora gli ultimi resti della chiaroveggenza, potevano riconoscere il grande iniziato. Oggi gli uomini in certa direzione l’hanno ancora più difficile. Oggi risuona a un simile piccolo gruppo un appello dal mondo spirituale, che noi chiamiamo l’appello dei Maestri della saggezza e dell’accordo dei sentimenti. Poiché però oggi gli uomini sono posti sul piano fisico, i Maestri della saggezza e dell’accordo dei sentimenti rimangono inizialmente come qualcosa di sconosciuto al piccolo nucleo di uomini odierni che si cristallizza dalla grande massa. Ma nei loro cuori queste persone sentono, come possiamo constatare dai fatti del presente, che c’è qualcosa come un nuovo messaggio spirituale; e questo messaggio deve agire nel futuro nello stesso modo come il messaggio di allora ha agito nel nostro presente. Queste persone che oggi escono da tutti gli strati della nostra popolazione, con la sete nel cuore di vita spirituale, quella che deve fondare le culture del futuro, queste persone che troviamo dappertutto, sono proprio i veri teosofi.
I veri teosofi fanno la loro comparsa nella nostra epoca, proprio mentre nella nostra epoca si fa una sensazione simile a quella dell’epoca atlantica.
Allora l’acqua venne conquistata attraverso i progressi massimi della tecnica. L’aria viene conquistata nella nostra epoca. Certo questa conquista si estenderà in un’epoca successiva. Ma come nella nostra epoca le navi hanno soltanto apportato la conquista del piano fisico, così l’aerosilurante porterà gli uomini nell’aria; nell’aria, però, i navigatori aerei troveranno soltanto materia, soltanto materialità. E anche se nuove aree del piano fisico vengono conquistate, e anche se avrà un effetto benedetto per il mondo esteriore quello che accade nella tecnica esterna, la vita interiore e spirituale la portano nel seno coloro che si sentono spiritualmente colmi di quello che nel futuro dovrà condurre a uno sguardo nel mondo spirituale con autocoscienza.
Coloro che oggi marciano alla testa della civiltà, che si possono paragonare con i saggi e i tecnici atlantici — guardate, fuori agiscono come inventori e scopritori e dotti e ricercatori della natura. Su un tale piccolo gruppo che oggi si recluta a nuovo portatore di cultura, come sta qui seduto, come si unisce nelle nostre associazioni di scienza dello spirito, questi grandi ricercatori e dotti che portano la cultura esterna guardano di nuovo con disprezzo e scherno. I fenomeni dell’antica epoca atlantica si ripetono.
Ma se la vita spirituale prende i vostri cuori così fortemente che vi potete paragonare con dignità a coloro che si erano radunati intorno al grande iniziato del Sole, se la medesima forza di fiducia vive in voi, allora sarete nei tempi successivi i portatori della vita spirituale, quella vita che dà all’umanità, ai corpi esterni e materiali, il re-penetrare nel mondo spirituale. Allora era il grande iniziato che in modo simile raccoglieva intorno a sé gli uomini; oggi sono i Maestri della saggezza e dell’accordo dei sentimenti. Il loro appello risuona verso di voi. E se sentite così, se sentite dalla storia la vostra missione, allora i vostri cuori diventeranno forti per sopportare quello che dall’esterno si effonde come scherno e disprezzo sulla scienza dello spirito, da parte di coloro che si chiamano portatori di cultura. E se comprendete così la vostra missione, allora i vostri pensieri saranno forti, e nessun dubbio che suona dall’esterno potrà scuotervi nella vostra convinzione. Poiché i vostri pensieri stessi saranno spiritualizzati dalla forza che può scaturire da una tale conoscenza della nostra missione. E anche se dobbiamo gettare lo sguardo oltre millenni e dobbiamo formulare ideali che si estendono lontano: dove tali ideali non vengono formulati, la vita è morta; dove vengono formulati, la vita si trasforma. Ideali che sono sì tolti dai grandi periodi di tempo, che potrebbero sembrare a molti pusillanimi, si trasformano in una forza dell’attimo. Sarete forti per la più piccola azione, se siete capaci di trarre l’ideale dalle più grandi altezze. Così starete fermamente quando coloro che dominano il mondo con la loro cultura parlano di scherno e disprezzo dei piccoli rami di scienza dello spirito in cui siedono coloro che «non vogliono partecipare alla cultura odierna». Oh, essi vogliono partecipare, sanno ugualmente apprezzare quello che nel mondo esterno e fisico viene conquistato, ma sanno anche che, come un corpo non è senza anima, altrettanto una cultura esterna non potrebbe sussistere senza vita spirituale.
Come l’umanità che è stata caratterizzata, che come un piccolissimo gruppo disprezzato allora si era radunata intorno al grande iniziato, dopo generazioni ha fornito il materiale per rendere possibile il Cristo sulla terra, così l’umanità antroposofica odierna deve di nuovo rendere possibile comprendere pienamente il Cristo. Il Cristo nel quarto periodo è disceso. Comprenderlo completamente sarà dato a coloro che vorranno comprenderlo dall’antroposofia.
Perché da una coscienza indeterminata vengono coloro che finora erano stati nutriti dalle religioni positive, dalle religioni ortodosse, perché vengono anche alla scienza dello spirito? Perché sentono la parola antroposofica mentre finora hanno sentito soltanto il Vaticano? Perché? Si può ancora dire oggi che l’antroposofia sia qualcosa che esista soltanto per coloro che guardano con indifferenza al fatto spirituale più grande della nostra epoca, il fatto dell’Impulso del Cristo? Che cosa chiedono queste persone a noi? Che gli diciamo chi era il Cristo, che cosa ha fatto il Cristo! Vengono perché coloro che oggi si designano come i portatori privilegiati del nome di Cristo non possono dirgli chi era il Cristo. Perciò vengono all’antroposofia, perché questa può dire che cosa è il Cristo. Non gli attuali portatori di cultura che alla trasmissione esterna, attaccata a questa o quella religione, oppongono la negazione del Cristo: non questi possono nuocere ai flussi spirituali positivi e che decadono. Chi non sa dire che cosa è il grande Cristo, chi nega il Cristo nella sua spiritualità, di fronte a costui le antiche correnti religiose si mostreranno sempre ancora più forti. Solo le direzioni spirituali che si pongono direttamente in mezzo a coloro che si danno il privilegio sul nome di Cristo, che sanno dire che cosa è la vera essenza del Cristo a coloro che lo chiedono in altro senso, riuniranno intorno a sé un’umanità che nel seno porta l’avvenire. Di fronte a ogni nichilismo religioso le antiche correnti religiose si mostreranno ancora più forti.
Non nel senso piccolo e dogmatico comprendiamo la vita antroposofica. Non con singoli dogmi, non con singole proposizioni di conoscenza vogliamo abbracciare questa vita antroposofica, ma cosicché comprendiamo la missione e il compito della nostra epoca. Vogliamo abbracciarla cosicché da noi parli il vero spirito della nostra epoca, e cosicché la più grande realtà della nostra epoca post-atlantica possa essere espressa per mezzo delle parole dell’antroposofia. Allora queste parole saranno vita vivente e forza viva nella nostra anima. Allora si comprenderà che cosa sia la vita antroposofica. Questo non si può declamare, ma soltanto vivere dal profondo dello spirito della nostra epoca.
Se sentiamo così, le nostre forze diventeranno sempre più grandi. Se sentiamo così, otteniamo la forza di afferrarci fermamente al nostro ideale. E allora sappiamo come possiamo rappresentare questo ideale, indifferentemente che sia su questo o quel suolo dove un’antica cultura anela a un nuovo contenuto, o su questo suolo qui dove tutto intorno è circondato da quello che attraverso il lavoro quotidiano dell’antroposofia viene realizzato, dalla natura e dai meravigliosi raggi solari spirito-permeati che ora qui ci brillano intorno. Poiché di nuovo sapremo, qualunque cosa ci dica la ricerca esterna, riconoscere nei raggi solari che ci brillano qui lo spirito di questi raggi. E sapremo che, quando il sole sarà tramontato, lo spirito che abita il sole brillerà nei nostri cuori. Impareremo che cosa significhi vedere il sole a mezzanotte, contemplare lo spirito del sole. E quando comprenderemo lo spirito del sole, allora vedremo come questo è disceso, si è unito come vita spirituale con quello che nella nostra epoca vive come il meglio. È necessario che l’Impulso del Cristo sia compreso, che sappiamo dire chi era il Cristo. A questo proposito l’umanità è ancora all’inizio. Nella misura in cui crescerà l’intuizione spirituale, nella stessa misura l’umanità riconoscerà come l’Impulso del Cristo si è inserito in questo edificio mondiale.
Qualcosa di simile si sente con ragione quando un ramo entra nella vita a cui si deve dare consacrazione, come abbiamo fatto oggi qui, e che da un profondo bisogno degli uniti in questo ramo si è rivestito di un nome che sta in così profonda relazione intima con l’intero sviluppo del cristianesimo. Da un profondo bisogno di coloro uniti in questo ramo, questo ramo si chiama: Ramo Francesco d’Assisi. Oh, aleggia un profondo e spirituale mistero su quel Francesco di Assisi.
Quando il Cristo discese sulla terra, si avvolse nei tre corpi di Gesù di Nazareth, nel corpo fisico, nel corpo eterico e nel corpo astrale di Gesù di Nazareth. Per tre anni il Cristo, lo spirito del Sole, visse nel guscio di Gesù di Nazareth. E quando entrò il Mistero del Golgota, accaddero molte cose. Il Cristo discese dalle altezze sulla terra. Ma accadde, a parte quello che conoscete, ancora qualcos’altro. Attraverso l’abitazione del Cristo in Gesù di Nazareth accadde qualcosa di molto speciale ai tre corpi di Gesù di Nazareth, in particolare al corpo astrale e al corpo eterico. Quando il Cristo ebbe deposto i corpi di Gesù di Nazareth, questi erano presenti spiritualmente nel mondo spirituale, ma moltiplicati in molti, molti simulacri. Non andarono perduti nell’etere universale o nel mondo astrale, ma continuarono a vivere nel mondo spirituale in simulacri. Come il chicco di grano che seminiamo nella terra appare in molti chicchi secondo il mistero del numero, così nel mondo spirituale erano presenti in simulacri il corpo eterico e il corpo astrale di Gesù di Nazareth. E a che servivano nel grande insieme dell’economia spirituale? Per essere conservati e per svolgere il loro servizio nel grande progresso del genere umano.
Uno dei primi a cui fu accordata la grande grazia che così è divenuta possibile all’umanità — che il corpo eterico di Gesù fosse presente in molti, molti simulacri nel mondo spirituale — fu colui che si chiama Agostino. Quando Agostino, dopo la precedente incarnazione, discese di nuovo sulla terra, non gli fu intessuto un corpo eterico arbitrario: nel suo corpo eterico fu intessuto un simulacro del corpo eterico di Gesù di Nazareth. Il corpo astrale e l’Io li aveva per sé. Nel suo corpo eterico aveva un simulacro di Gesù di Nazareth. Dovette faticosamente penetrare attraverso la cultura del suo Io e del suo corpo astrale. Quando giunse al corpo eterico, allora gli vennero le grandi verità che ci si presentano nella sua mistica. E molte persone dei secoli VI, VII, VIII e IX ottennero nei loro stessi corpi eterici intessuti dei postumi del corpo eterico di Gesù di Nazareth. Molti di coloro che in quel tempo avevano accolto la grande concezione cristiana di quelle immagini che l’arte poi così ha glorificato — la Madonna, il Cristo in croce — tutti coloro che hanno operato in modo da creare quelle immagini, portavano intessuto nei loro corpi eterici un simulacro del corpo eterico di Gesù di Nazareth. Perciò rivivevano in sé quello che gli uomini avevano sperimentato al tempo dell’evento del Golgota.
Negli XI, XII, XIII, XIV e XV secoli era giunto il momento in cui, nella incarnazione di certe anime, veniva intessuto nel corpo astrale un simulacro del corpo astrale di Gesù di Nazareth. Molti uomini degli XI, XII, XIII, XIV secoli non ricevevano soltanto il corpo astrale al discendere, ma mentre il loro corpo astrale si formava nella reincarnazione, in questo corpo astrale si tesseva un simulacro del corpo astrale di Gesù di Nazareth. Perciò queste persone potevano annunziare le grandi verità cristiane. Poiché nel loro corpo astrale, da cui derivava la loro conoscenza, era stato intessuto quello che era simulacro dello stesso corpo astrale di Gesù di Nazareth. Ma tra coloro che avevano intessuto in sé un tale simulacro del corpo astrale di Gesù di Nazareth era Francesco d’Assisi. Erano molti in quel tempo, fra gli altri Elisabetta di Turingia, che avevano intessuto nel loro corpo astrale un simulacro del corpo astrale di Gesù di Nazareth. Perciò potevano annunziare le grandi verità del cristianesimo come giudizio, come conoscenza logica, come saggezza scientifica. Ma potevano anche qualcos’altro: potevano vivere in sé quello che si può sentire quando si porta in sé lo stesso corpo astrale di Gesù di Nazareth.
Ora lasciate agire su voi tutta l’umiltà, il devoto abbandono, l’amorevole cristianesimo di Francesco d’Assisi, e vi cadrà come scaglie dagli occhi. E comprenderete come potete intendere Francesco d’Assisi: in tutti i suoi errori, perché aveva il suo Io per sé; in tutta la sua grandezza, poiché portava in sé un simulacro del corpo astrale di Gesù di Nazareth.
Tutti i sentimenti umili, la profonda, profondissima mistica, tutta la vita psichica spirituale che vive in Francesco d’Assisi, diviene comprensibile quando conosciamo questo mistero della sua vita. E allora possiamo scorgere buone prospettive per il futuro di questo ramo nello spirito, se esso si innalza così veramente su questa grande figura di Francesco d’Assisi. Poiché coloro che sono stati chiamati dalla tale grazia, come Francesco d’Assisi, a guidare l’umanità cristiana occidentale, fanno anche brillare la loro luce spirituale là dove in senso spirituale si lavora in tutti i tempi. E se in vero senso spirituale opera appunto il Ramo Francesco d’Assisi, allora nell’unione dei pensieri e dei sentimenti che regnano in questo ramo vi regnerà la luce armonicamente unificante di Francesco d’Assisi, che l’ha ricevuta attraverso una tale grazia, come è stato descritto, nel penetrare del suo proprio corpo astrale con il corpo astrale di Gesù di Nazareth. Una cosa brillerà da questa sua luce in questo ramo.
Avremo i giusti sentimenti di consacrazione oggi, quando siamo riuniti per dare consacrazione a questo ramo, a questo ramo che opera in luogo modesto, se lasciamo passare davanti alla nostra anima la considerazione di tali prospettive. Guardiamo alla luce di Francesco d’Assisi, prendiamo quello che può accendersi in noi in questo momento, e pensiamo indietro con tali sentimenti a questo ramo e a questo istante; allora i nostri sentimenti e i nostri pensieri invisibilmente circonderanno anche questo Ramo Francesco d’Assisi, in cui si lavorerà cosicché quello che da sotto si eleva con sforzo si riveli degno della luce che viene da fuori. In un tale istante diveniamo consapevoli che siamo qui per operare per i veri, reali progressi della nostra epoca post-atlantica. E viveva bene nelle anime dei fondatori di questo ramo, quando sorse il bisogno di chiamarlo così, qualcosa della consapevolezza di questo grande progresso nella nostra epoca, quel grande progresso nella nostra epoca post-atlantica.
Qual è stato il più profondo taglio nella nostra intera evoluzione? Lì, quando il Cristo è disceso. Guardiamo indietro seicento anni prima di questo periodo e guardiamo seicento anni dopo, quando il Cristo era sulla terra. Duemiladuecento anni giacciono fra i due tempi.
Guardiamo a un’individualità così grande che veramente non si devono pronunciare parole di ammirazione, guardiamo al grande Buddha che visse seicento anni prima di Cristo. Vediamo quel momento dove è condotto fuori, dove non ha potuto vivere la vita che avrebbe dovuto vivere, dove è condotto fuori nella vita. Vediamo come gli si presenta per primo un bambino sgraziato. E si forma la visione: Sì, c’è sofferenza in quello in cui l’uomo entra attraverso la nascita. E allora vede un malato. E si dice: Sì, c’è sofferenza, c’è malattia. Alla malattia l’uomo vi è esposto su questo piano. E vede un uomo anziano che non può più muovere le sue membra. E si dice: C’è sofferenza, invecchiare. E vede un cadavere. E questo suscita in lui la visione: La morte, essa è sofferenza. E allora si forma ancora la visione: l’essere separati da quello che si ama è sofferenza. L’essere uniti con quello che non si ama è sofferenza. Non ottenere quello che si desidera è sofferenza. E questo insegnamento si diffuse come l’insegnamento del grande Buddha, seicento anni prima di Cristo.
Afferriamo quel momento dove il Buddha esce nel mondo e vede un cadavere, guarda negli occhi la morte. Seicento anni prima di Cristo era questo. E seicento anni dopo l’evento del Golgota sorge per la prima volta quella immagine verso cui migliaia rivolgono i loro occhi, il legno della croce a cui pende il cadavere del Redentore. Buddha ha contemplato un cadavere e il cadavere gli ha personificato tutta la sofferenza della terra. I credenti della comunità di Cristo guardano verso un cadavere, seicento anni dopo Cristo, e nel contemplare il cadavere i credenti vedono la vittoria di tutta la vita spirituale sulla morte, il diritto alla beatitudine. Così un cadavere fu contemplato da uno dei più grandi uomini seicento anni prima di Cristo, e così fu contemplato seicento anni dopo l’evento del Golgota da una comunità credente.
Che cosa ci dice l’evento del Cristo circa le altre proposizioni della sofferenza? La nascita è sofferenza? Il Buddha l’ha detto. Alla contemplazione del Cristo la parte dell’umanità che lo comprende si dice: Attraverso la nascita entriamo in quest’essere, che si è rivelato degno di portare il Cristo. Nasciamo in una vita in cui possiamo unirci al Cristo. La malattia non è sofferenza, quando si comprende il Cristo. Si imparerà dallo Impulso del Cristo a comprendere quello che dallo spirito crea la salute. In modo spirituale la malattia sarà guarita dalla vita più intima, cristianizzata. Nel morire all’esteriore diventiamo certi che quello che abbiamo nella unione con l’Impulso del Cristo, lo portiamo oltre in ogni vita.
La morte ci appare, attraverso il fatto che il Cristo ha ottenuto la vittoria, come quello che ci porta oltre in un mondo spirituale. Impariamo a comprendere la morte nel suo significato per il mondo spirituale attraverso l’Impulso del Cristo.
Non si può più dire che sia sofferenza l’essere separati da quello che si ama. Poiché la forza del Cristo ci riunirà con tutto quello che vorremo amare da anima a anima. A quello che si ama, la forza del Cristo avvolgerà i legami. La sofferenza che potrebbe venire dal fatto che si separi quello che si ama: con il Cristo questa separazione sarà superata.
Se impariamo ad amare tutti, non guarderemo più il mondo come se l’essere uniti con quello che non si ama fosse sofferenza. Ogni creatura vogliamo imparare ad amare secondo la sua misura. E il nostro desiderio sarà così purificato che ci possa toccare quello che deve toccare all’anima, quando non sono più presenti gli ostacoli del mondo fisico, quando fluiscono le fonti spirituali. Possono fluire attraverso l’Impulso del Cristo. Nello spirito, nello spirito del Cristo otterranno quello che desiderano. Poiché avranno un desiderio purificato.
Così si è posto accanto all’antico la nuova vita spirituale attraverso l’Impulso del Cristo. Così profondo era il progresso nella vita spirituale prima e dopo l’Impulso del Cristo.
Qualcosa di simile sente colui che si rivolge a uno dei più gioiosi, dei più ardenti veneratori e messaggeri dell’Impulso del Cristo, per avere un nome per l’associazione in cui la vita spirituale deve essere coltivata. Possa questo nome essere un buon presagio, affinché qui in questo ramo si lavori come è necessario dallo spirito della nostra epoca, dallo spirito veramente compreso della nostra epoca, per quel progresso che ci siamo dipinto dinanzi all’anima.
Nello spirito che ha parlato dalle parole, nello spirito sia consacrato oggi questo ramo, attraverso l’invocazione di una benedizione che abbiamo già invocato ieri quando ponemmo la pietra fondamentale al tempio esteriore. Ancora una volta sia invocato questo spirito, affinché abiti e tessa in questo Ramo Francesco d’Assisi.
Possano unirsi con questo spirito tutti i sentimenti di noi tutti, che oggi ci siamo affrettati qui per dare consacrazione a questo ramo, per unirci fraternamente con coloro che qui lavorano nel serio senso antroposofico, affinché in mezzo agli alberi e alla foresta, tra le piante germoglianti e prosperanti, in mezzo a una natura soleggiata possa germogliare la vita spirituale. E se fuori i luminosi raggi solari annunziano quello che nella natura è bello e meraviglioso, se fuori anche possa giacere fitta la neve e se dense nuvole possano oscurare la luce solare esterna, il fisico: in ogni tempo, nei tempi in cui la natura esterna si rinnova, o nei tempi in cui assume il suo abito cupo, sempre deve regnare qui lo spirito della vita spirituale che oggi con la nostra consacrazione su questo ramo desideriamo ardentemente da tutti gli spiriti che dirigono questa spiritualità.
Così dalla nostra anima sia data a tutti consacrazione a questo Ramo Francesco d’Assisi. Esso continui ad agire nel senso in cui ha iniziato, attraverso la potenza spirituale che fluisce in ogni ramo dai Maestri della saggezza e dell’accordo dei sentimenti. Esso continui ad agire attraverso il buon spirito che si è dato da sé, invocando lo splendente portatore di Cristo nel suo nome. Esso continui ad agire come ha incominciato.
Buoni spiriti regneranno su di esso. Esso sarà uno dei santuari di quella vita di cui la nostra epoca, secondo tanti segni, ha bisogno, per gettare i germi a quello che un futuro lontanissimo avrà necessità.
Possano coloro che adesso di nuovo debbono lavorare in solitudine uscire rafforzati da questa odierna festività, in cui tanti amici concordi e sinceri uniscono i loro sentimenti con i loro! Allora rifluirà a tutti la vita spirituale che su questo suolo qui viene coltivata. E una delle fonti possa zampillare anche qui in questo luogo, confluire nella grande armonia della vita antroposofica. I pensieri che qui nascono incontreranno i nostri. I nostri pensieri fluiranno qui. Questa armonia, però, significa qualcosa come un abito esteriore della spiritualità che, come un vento spirituale, deve passare attraverso l’evoluzione dell’umanità, affinché forze benedette regnino sulla parte spirituale dell’umanità.
Così sia aperto questo ramo nel senso più pieno della parola, consacrato, trasformato in un campo di lavoro su cui possiamo sempre sperare, con il medesimo amore, con la medesima soddisfazione interiore, di guardare come facciamo ora in questo istante di consacrazione, dove siamo così bellamente riuniti.
IL FUOCO MACROCOSMICO E IL FUOCO MICROCOSMICO LA SPIRITUALIZZAZIONE DEL RESPIRO E DEL SANGUE
In modo commovente uno dei geni più ispirati dei tempi moderni, Goethe, ha saputo raffigurare la potenza e la forza dei toni pasquali, delle campane di Pasqua. Goethe infatti pone dinanzi a noi il rappresentante dell’umanità che aspira, Faust, così come è giunto al margine dell’esistenza terrestre; e ci mostra come sono precisamente i toni pasquali, come è la luminosità della festa di Pasqua, quello che riesce a sconfiggere, perfino nel cuore di colui che ricerca la morte, il pensiero della morte e l’impulso della morte.
Così come Goethe espone dinanzi a noi questo impulso interiore dei suoni pasquali, questo impulso ha attraversato l’intera evoluzione dell’umanità. E quando l’uomo nel prossimo futuro, attraverso un rinnovato approfondimento spirituale, comprenderà come le feste devono mettere la nostra anima in relazione con tutto ciò che vive e si muove nel grande spazio cosmico, allora anche in una forma rinnovata, in questi giorni dell’inizio della primavera, la nostra anima si sentirà ampliata, per cogliere come le fonti della vita spirituale possono redimere noi dalla vita materiale, dall’angustia dell’esistenza incatenata alla materia.
Proprio nel tempo pasquale la nostra anima umana imparerà a sentire più intensamente quello che sa versare nella nostra anima la ferma fiducia: che nel più intimo dell’uomo abita una fonte dell’eterno, divino essere. Una fonte che ci spinge fuori da ogni angustia e ci rende uno, senza che ci perdiamo, con la fonte dell’essere universale, in cui risorgiamo in ogni momento, se sappiamo innalzarci, attraverso l’illuminazione, alla conoscenza di essa. Nient’altro e niente di inferiore è quello che costituisce la vera essenza della festa pasquale, se non un segno esteriore del più profondo che l’umanità ha potuto vivere — un segno esteriore del più profondo mistero cristiano. Così è a noi, nella festa pasquale di oggi, come se nel festeggiamento esteriore e nei segni esteriori della festa stesse un simbolo di quello che gli uomini al principio dell’evoluzione terrestre dell’umanità potevano trovare soltanto, e di quello che conoscevano soltanto, nelle profondità dei sacri Misteri.
Dovunque i popoli sulla terra hanno celebrato quello che noi chiamiamo festa di Pasqua — e nei circoli più vasti dell’umanità presso i popoli antichi era celebrato — lo vediamo dappertutto fiorire emanando dai sacri Misteri. E dappertutto esso suscita il presentimento e la convinzione che la vita nello spirito può sconfiggere la morte nella materia. Qualunque cosa abbia infuso nella nostra anima umana questa convinzione, doveva essere annunziata, negli antichi tempi, dalle profondità dei sacri Misteri.
Ma proprio in questo consiste lo sviluppo futuro dell’umanità: che ora sempre più e sempre di nuovo dilaghi fuori quello che è mistero dei luoghi sacri, e che la saggezza dei luoghi sacri misteri si diffonda in tutta l’umanità, che diventi proprietà comune dell’umanità. E così il festeggiamento di oggi e di domani sia dunque dedicato, riguardo alla sua contemplazione, al tentativo di una rappresentazione: di come questo presentimento, questo sentimento, questa convinzione, nel corso dell’evoluzione dell’umanità sempre più si apre una strada ed esce dall’antica conoscenza verso circoli sempre più vasti. Oggi vogliamo guardare indietro al passato, affinché domani possiamo descrivere quello che il presente sente di fronte a questa festa.
Dobbiamo in effetti, poiché la festa pasquale è la festa della risurrezione dello spirito dell’umanità, riunirci oggi a una seria contemplazione nel nostro interiore, per poter penetrare a quella saggezza che in un certo senso è in grado di condurre alle più alte vette della visione della scienza dello spirito.
La nostra festa pasquale cristiana è soltanto una delle forme della festa pasquale dell’umanità in generale. E quello che i saggi dell’umanità potevano dire dalle più forti, più profonde convinzioni, dalle più profonde fondamenta della saggezza, della vittoria sulla morte attraverso la vita, fu celato nei simboli della festa pasquale. Dappertutto troveremo presso di loro gli elementi per procurarci una comprensione per la festa pasquale, per la festa della risurrezione dello spirito.
Una bella, profonda leggenda orientale racconta il seguente:
Il grande maestro dell’Oriente, Shakyamuni, il Buddha, ha benedetto le regioni dell’Oriente con la sua profonda saggezza, che era stata tratta dalle fonti originarie dell’essere spirituale e perciò ardeva nei cuori dell’umanità con la più profonda beatitudine. Quello che era profondamente beatificante per i cuori dell’umanità, mentre l’uomo poteva ancora guardare nei mondi divini — l’antica saggezza dei mondi divino-spirituali — Shakyamuni ha salvato per l’umanità fino ai tempi successivi. Aveva un grande discepolo, e mentre gli altri discepoli più o meno non comprendevano la vasta saggezza che il Buddha insegnava, Kashyapa — così si chiamava questo discepolo — la comprese. Egli era uno dei più profondi iniziati in questo insegnamento, uno dei più significativi successori del Buddha. La leggenda racconta: quando Kashyapa giunse a morire e per la sua maturità doveva entrare nel Nirvana, andò in una montagna scoscesa e si nascose in una caverna. E in questa caverna il suo corpo rimase dopo la sua morte incorruttibile e durò nel tempo. Soltanto gli iniziati sapevano di questo segreto e di dove riposa il corpo. Infatti, in luogo nascosto, segreto riposa questo corpo incorruttibile del grande iniziato, di Kashyapa. Ma il Buddha aveva predetto che sarebbe giunto un giorno il suo grande successore, il Buddha Maitreya, il rinnovato grande maestro e guida dell’umanità; e questi, quando avesse raggiunto il vertice di quell’essere che dovrebbe raggiungere durante la vita terrestre, cercherebbe quella caverna di Kashyapa, con la sua mano destra toccherebbe il corpo incorruttibile dell’Illuminato, e dal cielo fluirebbe un meraviglioso fuoco; e in questo fuoco il corpo incorruttibile del grande Illuminato, di Kashyapa, si solleverebbe dall’esistenza terrestre in un’esistenza spirituale.
Così parla la grande leggenda dell’Oriente, forse un po’ incomprensibile per l’Occidente. Anche essa parla di una risurrezione, di un rapimento dall’esistenza terrestre, di una vittoria sulla morte, che è portata avanti in modo che le forze di corruzione della terra non hanno alcun potere sul corpo purificato di Kashyapa; e quando il grande iniziato viene e lo tocca con la mano, il meraviglioso fuoco lo solleva nelle sfere celesti. E precisamente in ciò in cui questa leggenda dell’Oriente si discosta da ciò che noi conosciamo come contenuto del resoconto pasquale occidentale, cristiano, sta una possibilità di giungere a una comprensione più profonda della festa pasquale. In una tale leggenda è nascosta un’antica saggezza, a cui possiamo avvicinarci solo gradualmente. E così potremmo domandare: perché là Kashyapa non è — come il Redentore, come ci è detto nel resoconto pasquale cristiano — vincitore sulla morte dopo tre giorni? Perché il corpo incorruttibile dell’iniziato orientale rimane in attesa attraverso lunghi tempi, finché non sia rapito nelle alte sfere celesti da un meraviglioso fuoco?
Possiamo oggi soltanto far risuonare la profondità che sta in tali cose. Gradualmente riceveremo soltanto un presentimento della saggezza che si esprime in tali profonde leggende. Precisamente in tali giorni di festa dobbiamo, con i nostri sentimenti, dapprima restare timidi e pieni di riverenza da lontano, e soltanto gradualmente imparare ad alzare lo sguardo, attraverso tali celebrazioni festive, alle altezze della saggezza. Non dobbiamo subito, con il nostro intelletto sobrio, voler cogliere quello che sta in tali leggende. La giusta comprensione si raggiunge soltanto quando ci avviciniamo a queste verità in tal modo che dapprima prepariamo i nostri sentimenti in modo idoneo e maturo, prima di avvicinarci alle grandi verità, per poi in pieno fuoco e con pieno calore afferrare le grandi verità con i nostri sentimenti.
Per l’umanità di oggi stanno come potenti fari all’orizzonte dello spirito due verità — contrassegni che sono intimamente imparentati tra loro. Due importanti punti di riferimento sono questi per l’umanità che si sviluppa, che si sforza nello spirituale dell’attuale stadio di sviluppo.
Come primo contrassegno appare il roveto ardente di Mosè, e come secondo il fuoco che appare sul Sinai fra lampo e tuono, attraverso cui a Mosè è annunziato: «Io sono colui che è.»
Quale entità spirituale si è allora rivelata a Mosè, che parla in entrambe le manifestazioni — chi è essa?
Chi comprende il messaggio del cristianesimo nel senso spirituale, comprende anche le parole che annunziano chi è l’entità che nel roveto ardente, e successivamente sul Sinai fra lampo e tuono, si rivela a Mosè e gli pone dinanzi alla anima i Dieci Comandamenti. Lo scrittore del Vangelo di Giovanni stesso ci dice che Mosè ha preannunziato il Cristo Gesù, e l’evangelista lo fa appunto indicare a quei passi dove nel roveto ardente e più tardi nel fuoco sul Sinai si annuncia la potenza che più tardi è stato chiamato il Cristo. Nessun’altra divinità deve essere raffigurata che il Cristo in colui che a Mosè parla di se stesso dicendo: «Io sono colui che è.»
Quel Dio che più tardi è apparso nel corpo umano e che ha posto dinanzi all’umanità il mistero del Golgota, egli governa invisibilmente, preannunziandosi nell’elemento del fuoco della natura, nel fuoco del roveto ardente e nel fuoco del lampo sul Sinai. E soltanto comprende l’annunzio dell’Antico Testamento, soltanto comprende il Nuovo Testamento, colui che sa che il Dio che Mosè annunzia è il Cristo, che deve camminare tra gli uomini. Così si annuncia il Dio che deve portare salvezza agli uomini, in un modo che non può essere visto nella forma umana. Egli si annuncia nell’elemento fiammeggiante della natura; perché in questo elemento vive il Cristo. Quello che la sua essenza divina è, si annuncia nelle forme più svariate. Durante tutto l’antichità dimora la stessa entità che poi visibilmente si manifestò attraverso l’evento di Palestina.
Così guardiamo indietro all’Antico Testamento e ci domandiamo: chi venera in realtà il popolo ebraico antico? Chi è il Dio del popolo ebraico antico? — I partecipi dei Misteri ebraici lo sapevano: il Cristo hanno venerato; il Cristo hanno visto in colui che pronunciò la parola: «Di’ al mio popolo: Io sono colui che è.» — Ma anche se tutto questo non fosse conosciuto, il fatto che entro il nostro ciclo umano il Dio si annuncia nel fuoco sarebbe sufficiente, per colui che guarda nei profondi segreti della natura, a riconoscere che la divinità del roveto ardente e la divinità che si rivelò sul Sinai è la medesima che discende dalle altezze spirituali per realizzare il mistero del Golgota attraverso la discesa nel corpo umano. Perché esiste una relazione misteriosa tra il fuoco che si accende attraverso gli elementi della natura al di fuori e quello che pulsa come calore attraverso il nostro sangue. Spesso è stato già sottolineato nella nostra scienza dello spirito che l’uomo è un microcosmo, che si contrappone al grande mondo, il macrocosmo. Se quindi guardiamo in modo corretto, quello che nell’uomo sono processi interiori deve corrispondere a processi esteriori nell’universo. Ai processi interiori dobbiamo poter trovare corrispondenti processi esteriori. Dobbiamo penetrare profondi pozzi della scienza dello spirito, se vogliamo comprendere il significato di questo. Qui tocchiamo il margine di un profondo mistero, di una grande verità — quella verità che dà risposta alla domanda: che cosa è, nel grande mondo esteriore, quello che corrisponde al mistero della nascita del pensiero umano in noi?
L’uomo è l’unico essere veramente pensante sulla nostra terra. Attraverso i suoi pensieri l’uomo vive un mondo che lo conduce al di là di questa terra. Nella forma in cui nel pensiero si accendono in lui, nessun altro essere terrestre vive i pensieri. Che cosa accende in noi il pensiero, che cosa accade in noi quando il più semplice o il più splendido pensiero ci percorre? — Due elementi cooperano in noi quando lasciamo passare pensieri attraverso la nostra anima: il nostro corpo astrale e il nostro Io. L’espressione fisica del nostro Io è il sangue; l’espressione fisica del nostro corpo astrale è il nostro sistema nervoso, quello che noi chiamiamo vita nel nostro sistema nervoso. E mai il nostro pensiero percorrerebbe la nostra anima, se non ci fosse una cooperazione tra l’Io e il corpo astrale, che trova la sua espressione nella cooperazione tra il sangue e il sistema nervoso. Apparirà strano una volta alla scienza umana futura, che la scienza odierna ricerchi l’origine del pensiero soltanto nel sistema nervoso. Non nei nervi soltanto sta l’origine del pensiero. Soltanto nel gioco vitale tra sangue e sistema nervoso abbiamo il processo che fa sorgere il pensiero.
Quando il nostro sangue, il nostro fuoco interno, e il nostro sistema nervoso, la nostra aria interna, cooperano così, allora il pensiero percorre la nostra anima. E la nascita del pensiero nell’interno della nostra anima corrisponde nel cosmo al tuono che rotola. Quando il fuoco del lampo si accende nelle masse d’aria, quando fuoco e aria cooperano e generano il tuono, allora questo nel grande mondo è lo stesso evento macrocosmico che corrisponde al processo, quando il fuoco del sangue e il gioco del sistema nervoso si scaricano nel tuono interiore, che certamente dolce e tranquillo e impercettibile per il mondo esteriore risuona nel pensiero. Quello che il lampo nelle nubi è per noi è il calore del nostro sangue, e l’aria fuori con tutto quello che contiene in elementi nell’universo corrisponde a quello che percorre il nostro sistema nervoso. E come il lampo nella contrapposizione con gli elementi genera il tuono, così la contrapposizione tra sangue e nervi genera il pensiero che percorre l’anima. Guardiamo al di fuori nel mondo che ci circonda: vediamo il lampo guizzante nei fenomeni dell’aria e udiamo il tuono che si scarica, che rotola. E allora guardiamo nella nostra anima e sentiamo il calore interno che pulsa nel nostro sangue, sentiamo la vita che percorre il nostro sistema nervoso — allora sentiamo il pensiero percorrerci e diciamo: entrambi sono uno.
Veramente e realmente è così! Perché in noi pensiamo, e quando il tuono nel cielo rotola, questo non è soltanto una manifestazione fisico-materiale. Questo è soltanto per la mitologia materialistica. Per colui invece che vede gli esseri spirituali che tessono e pervadono l’esistenza materiale, per lui è verità e realtà quando l’uomo guarda in alto e vede il lampo e ode il tuono e si dice: ora pensa Dio nel fuoco, come deve annunziarsi a noi. Questo è il Dio invisibile che tesse e pervade l’universo, che ha il suo calore nel lampo e i suoi nervi nell’aria e i suoi pensieri nel tuono che rotola. Colui che parlò a Mosè nel roveto ardente e sul Sinai nel fuoco del lampo.
Gli stessi elementi fuoco e aria che sono nel macrocosmo, sono nell’uomo, nel microcosmo, sangue e nervi; e come nel macrocosmo lampo e tuono, così nell’uomo sono i pensieri. E il Dio che Mosè vide e udì nel roveto ardente, che a lui parlò nel fuoco del lampo sul Sinai, questi appare come Cristo nel sangue di Gesù di Nazaret. Nel corpo umano di Gesù di Nazaret appare il Cristo, che discende nella forma umana. Quando egli pensa come un uomo nel corpo umano, agisce come il grande modello dello sviluppo dell’umanità verso il futuro.
Così si incontrano i due poli dello sviluppo dell’umanità: il Dio macrocosmico sul Sinai, che si annuncia nel tuono e fuoco del lampo, e lo stesso Dio microcosmico, incarnato nell’uomo di Palestina.
Dalle più profonde profondità della saggezza sono stati tratti i misteriosi sublimi dell’umanità. Non sono leggende inventate, ma profonda verità. Ma sono così profonda verità, che abbiamo bisogno di tutti i mezzi della scienza dello spirito per svelare i segreti che circondano questa verità. — E quale impulso ha ricevuto l’umanità dal suo più grande modello, dall’entità che è discesa e si è congiunta con le immagini microcosmiche degli elementi in un corpo umano — dall’entità del Cristo?
Guardiamo ancora una volta agli annunzi dei popoli antichi. Tutti i popoli antichi, fino nella grigia lontananza del tempo post-atlantideo, sapevano bene come procedeva lo sviluppo umano. Dappertutto, in tutte le scuole misteri era annunziato quello che oggi di nuovo è annunziato dalla scienza dello spirito: che l’uomo consiste di quattro arti — il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e l’Io — ma che egli può salire a gradi più alti del suo essere, quando attraverso il suo Io trasforma attivamente il corpo astrale nel Sé spirituale — Manas —, il corpo eterico nello Spirito vitale — Buddhi — e spiritualizza il corpo fisico in Atman o Uomo-Spirito. Questo corpo fisico deve essere nei suoi arti gradualmente spiritualizzato; deve, nella nostra vita terrestre, essere spiritualizzato così profondamente che quello che ha fatto l’uomo uomo — l’influsso del soffio divino — sia spiritualizzato. E poiché la spiritualizzazione del corpo fisico inizia con la spiritualizzazione del respiro, perciò il corpo trasformato, spiritualizzato fisico si chiama: Atma o Atman — Respiro: Atman. L’annunzio dell’Antico Testamento dice che l’uomo all’inizio della sua esistenza terrestre ha ricevuto il respiro vitale, e tutte le antiche saggezze vedono nel respiro vitale quello che l’uomo deve gradualmente spiritualizzare. Tutte le antiche concezioni del mondo vedevano il grande ideale da perseguire in Atman, in quello che divinizza il respiro talmente che l’uomo è permeato da un’aria spirituale di respiro.
Ma ancora di più deve essere spiritualizzato nell’uomo. Se tutto il suo corpo fisico deve essere spiritualizzato, non soltanto il respiro, ma anche quello che dal respiro continuamente è rinnovato — il sangue, l’espressione dell’Io — deve essere spiritualizzato. Il sangue deve essere colto da un impulso che spinge verso lo Spirituale. I misteri del sangue — del fuoco che è rinchiuso nell’uomo — il cristianesimo ha aggiunto ai misteri antichi. I misteri antichi dicono: l’uomo sulla terra, così come nella forma terrestre vive, è disceso dalle altezze spirituali nella corporalità fisico-terrestre. L’uomo ha perso quello che costituisce la sua essenza spirituale. Si è avvolto con corporalità fisica. Ma egli deve tornare di nuovo nella spiritualità, deve di nuovo gettare da sé l’involucro fisico, deve salire in un’esistenza spirituale.
Finché l’Io dell’uomo, che ha la sua espressione fisica nel sangue, non era stato colto da un impulso che si trovava sulla terra, gli insegnamenti non potevano insegnare quello che si chiama la forza dell’auto-redenzione dell’Io umano. Così ci viene descritto come i grandi esseri spirituali, i grandi Avatar, scendono e si incarnano di tanto in tanto in corpi umani, quando gli uomini hanno bisogno di aiuto. Sono esseri che non hanno bisogno di scendere in un corpo umano per il loro proprio sviluppo, perché avevano completato il loro sviluppo umano in un precedente ciclo mondiale. Scendono perché vogliono aiutare gli uomini. Così di tanto in tanto, quando l’umanità ha bisogno di aiuto, il grande Dio Visnù scende nell’esistenza terrestre. Una delle incarnazioni di Visnù, Krishna, parla di se stesso, dicendo chiaramente quale sia l’essenza di un Avatar. Lui stesso esprime quello che è, nel divino canto, nella Bhagavad Gita. In essa abbiamo le splendide parole che il Krishna, in cui Visnù vive come Avatar, esprime di se stesso: «Io sono lo spirito della creazione, il suo inizio, il suo mezzo, la sua fine; io sono tra le stelle il sole, tra gli elementi il fuoco, tra le acque il mare cosmico, tra i serpenti il serpente eterno. Io sono il fondamento del mondo.»
Non si può annunziare più bellamente, più splendidamente la divinità onnipervadente di quanto è accaduto in queste parole. La divinità che Mosè vede nell’elemento del fuoco, che non soltanto come divinità macrocosmica tesse e pervade il mondo, si trova anche nell’interiore dell’uomo. Perciò l’essenza di Krishna vive in tutto quello che porta il volto umano, come grande ideale a cui il germe umano da dentro si sviluppa. E se, come aspirava la saggezza dell’antichità, il respiro dell’uomo può essere spiritualizzato attraverso l’impulso che assumiamo in noi dal mistero del Golgota, abbiamo il principio della redenzione attraverso quello che vive in noi stessi. Tutti gli Avatar hanno redento l’umanità attraverso la forza che viene dall’alto, attraverso quello che lasciano fluire sulla terra dalle altezze spirituali. L’Avatar Cristo, però, ha redento l’umanità attraverso quello che ha preso dalle forze dell’umanità stessa, e ci ha mostrato come le forze della redenzione, le forze per sconfiggere la materia attraverso lo spirito in noi stessi, possono essere trovate.
Così anche un tale illuminato come Kashyapa, sebbene avesse reso il suo corpo incorruttibile attraverso la spiritualizzazione del suo respiro, ancora non poteva trovare la completa redenzione. Il corpo incorruttibile deve attendere nella caverna misteriosa, finché non lo raccolga il Buddha Maitreya. Perché soltanto allora, quando il corpo fisico dall’Io è così spiritualizzato che l’impulso del Cristo fluisce nel corpo fisico, non è più necessario il meraviglioso fuoco cosmico per portare la redenzione, ma il fuoco che dimora nell’interno dell’uomo stesso, nel nostro sangue, porta la redenzione. Perciò possiamo anche, dalla luce che emana dal mistero del Golgota, illuminare una leggenda così meraviglia profonda come questa del Kashyapa raccontata.
Dapprima il mondo è per noi oscuro e pieno di enigmi; ma lo possiamo confrontare con una stanza scura in cui ci sono molti splendidi oggetti che dapprima non possiamo vedere. Se però accendiamo una luce, allora appare la splendida ricchezza degli oggetti nella stanza e tutto quello che questi oggetti sono. Così può essere per l’uomo che aspira alla saggezza. L’uomo aspira dapprima nell’oscurità. Egli guarda nel mondo verso il passato e verso il futuro, e dapprima può soltanto vedere l’oscurità. Se però allora la luce che viene dal Golgota è accesa, allora tutto è illuminato, fino nel più lontano passato, fino nel più lontano futuro. Perché tutto il materiale è nato dallo spirito, e dalla materia lo spirito nuovamente sorgerà. E questa certezza espressa in una festa legata agli eventi del mondo, come la festa pasquale, è il senso di questa festa che noi celebriamo in questi giorni. E quando l’umanità si rende consapevole di dove, attraverso la scienza dello spirito, può penetrare — che l’anima, poiché conosce i segreti dell’esistenza, può immergersi in tali importanti periodi simbolici della festa, come il tempo della festa pasquale, nei segreti dell’universo — allora l’anima sentirà qualcosa di quello che significa: non più vivere soltanto nella propria ristretta esistenza personale, ma con tutto quello che splende nelle stelle, che risplende nel sole, che vive nell’universo. Si sentirà ampliata all’universo. Diventerà sempre più spirituale in questo immergersi nell’universo.
Dalla vita umana attraverso la risurrezione alla vita universale — questi sono i toni che facciamo risuonare nel nostro cuore attraverso le campane pasquali spirituali. E quando le udiamo, queste campane pasquali spirituali, allora scomparirà da noi ogni dubbio verso il mondo spirituale. Allora la certezza sorgerà in noi che nessuna morte nella materia può farci qualcosa. Allora la vita nello spirito ci prende di nuovo, se le comprendiamo, queste campane pasquali spirituali.
Colonia, domenica di Pasqua 11 aprile 1909
Un guadagno immediato di simboli temporali così significativi come la festa di Pasqua è quello che rende i nostri cuori e le nostre anime più idonei a penetrare sempre più profondamente nei misteri umani e nell’essenza umana. E così sia di nuovo presentato al nostro sguardo spirituale il mito orientale che si è illuminato ieri di fronte alla nostra anima, quel mito di cui già ieri abbiamo potuto presentire ciò che racchiude riguardo al mistero umano e all’essenza umana: la leggenda di Kashyapa, il grande saggio, l’illuminato discepolo di Shakyamuni. Egli aveva raccolto insieme con grande visione d’insieme e con un immenso impulso d’azione tutta la sapienza dell’Oriente, e di lui a ragione si disse che tutti i suoi successori non potettero conservare nemmeno da lontano ciò che egli aveva tratto dal profondo pozzo della sapienza di Shakyamuni e aveva dato all’umanità come ultimo dono della sapienza primordiale. E la leggenda prosegue così: quando la morte si avvicinò a Kashyapa ed egli sentì giungere il suo Nirvana, si ritirò nella caverna di una montagna. Lì morì consapevolmente e il suo corpo rimase incorruttibile, inaccessibile all’umanità esteriore, accessibile soltanto a coloro che attraverso l’iniziazione erano divenuti maturi per penetrare tali misteri. Nella caverna della montagna riposava così misteriosamente celato il corpo incorruttibile di Kashyapa. E fu predetto che sarebbe apparso come nuovo grande annunziatore della sapienza primordiale in forma nuova il Buddha Maitreya, che, quando avrà raggiunto il culmine della sua esistenza terrena, si recherà alla caverna dove riposa il cadavere di Kashyapa. Lo toccherà con la sua mano destra, e un fuoco meraviglioso scenderà dall’universo, e il corpo incorruttibile di Kashyapa ne sarà afferrato ed elevato nei mondi spirituali superiori.
Così l’uomo d’Oriente che intende tale sapienza aspetta la riapparizione del Buddha Maitreya e la sua azione sul corpo incorruttibile di Kashyapa. Si realizzeranno questi due eventi? Apparirà il Buddha Maitreya? Il resto incorruttibile di Kashyapa sarà allora elevato attraverso il fuoco meraviglioso e celeste? — La profonda sapienza che vi riposa, potremo presentirla con i nostri veri sentimenti pasquali, se cerchiamo il fuoco meraviglioso che dovrà accogliere i resti di Kashyapa.
Abbiamo visto ieri come la Divinità nella nostra epoca si rivela attraverso due poli: da un lato attraverso il fuoco del fulmine macrocosmico, dall’altro attraverso il fuoco microcosmico del sangue. Abbiamo visto come si è annunziato a Mosè nel roveto ardente e sul Sinai, nel tuono e nel fuoco del fulmine, il Cristo. Poiché nessun’altra potenza che il Cristo gli parlò dicendo «Io sono l’Io-sono.» Egli diede i Dieci Comandamenti dal fuoco del fulmine sul Sinai. Con ciò si preparò […apparentemente una lacuna nel testo]. Poi apparve nel polo microcosmico in Palestina. Nel fuoco che vive nel nostro sangue risiede lo stesso Dio che si annunziò nel fuoco celeste e che poi, incarnato nel Mistero della Palestina in un corpo umano, penetrò con la sua forza il sangue umano, in cui il fuoco umano ha la sua sede. E attraverso questo evento, se ne seguiamo le conseguenze nel significato che ha per l’esistenza terrena, saremo in grado di trovare quel fuoco ardente che accoglierà i resti di Kashyapa.
Tutto il processo del mondo consiste nel fatto che il materiale si spiritualizza gradatamente, si espiritualizza. Nel fuoco materiale del roveto ardente e sul Sinai apparve a Mosè un segno esterno della potenza divina. Attraverso l’evento del Cristo, però, questo fuoco si è espiritualizzato. E dopo che la potenza del Cristo è intervenuta in questa terra, chi vede allora il fuoco spirituale ardente? Chi può percepirlo? — L’occhio spirituale, che viene aperto dallo stesso impulso del Cristo e che l’impulso del Cristo aveva risvegliato. Questo vede il fuoco sensibile del roveto espiritualizzato, spiritualizzato.
Dopo che l’impulso del Cristo ebbe risvegliato l’occhio spirituale, allora questo fuoco operava anche spiritualmente, spiritualmente sulla nostra terra.
Quando fu di nuovo percepito questo fuoco? Fu di nuovo percepito quando l’occhio illuminato, divenuto chiaroveggente, di Saulo sulla strada verso Damasco vide brillare nel fuoco celeste e riconobbe colui che aveva compiuto il Mistero del Golgota. Così entrambi videro il Cristo: Mosè nel fuoco materiale — nel roveto ardente e nel fuoco del fulmine sul Sinai — e poteva annunziarsi solo interiormente che il Cristo gli parla; all’occhio illuminato di Paolo, invece, il Cristo si mostra dal fuoco spirituale, dal fuoco espiritualizzato. Come la materia e lo spirito stanno in rapporto l’uno con l’altro nel divenire del mondo, così stanno in rapporto nel processo del mondo il meraviglioso fuoco materiale del roveto ardente, del Sinai, e la meravigliosa apparizione: il fuoco dalle nuvole che brillò a Saulo divenuto Paolo. E che cosa accadde per l’intero processo del divenire mondiale attraverso questo evento?
Guardiamo indietro alla grande serie dei redentori dell’umanità, dei salvatori dell’umanità, alle grandi figure dell’umanità che erano l’espressione esteriore degli avatar, delle potenze divine-spirituali che discesero di epoca in epoca da altezze spirituali e presero forma umana, come Vishnu, Krishna e così via. Dovevano apparire affinché l’umanità ritrovasse la via verso i mondi spirituali. L’umanità aveva bisogno, per poter ritrovare il cammino in tempi antichi, di una potenza divina che discendesse. Ma per il fatto che il Mistero del Golgota è accaduto, all’uomo è stata data la capacità di trovare dal suo intimo le forze che possono sollevarlo, condurlo nei mondi spirituali. Più profondamente, molto più profondamente di quei conduttori del mondo e dell’umanità è disceso il Cristo, poiché non solo portò le forze celesti nel corpo terrestre, ma espiritualizzò questo corpo terrestre stesso in tal modo che ora gli uomini potevano ritrovare il cammino verso i mondi spirituali a partire da queste forze. Con forze divine i salvatori preconcristi salvarono l’umanità. Con forze umane il Cristo salvò l’umanità. Ma con ciò le forze umane sono state poste di fronte alla nostra anima come potrebbero essere nella loro forza originaria. Che cosa sarebbe accaduto sulla nostra terra se il Cristo non fosse apparso sulla terra? — Questa domanda seria, così profondamente significativa, vogliamo porci oggi.
Redentori del mondo su redentori del mondo avrebbero potuto scendere dai mondi spirituali: alla fine avrebbero trovato soltanto uomini, così radicati nella materia, così sprofondati nella sostanza, che da questa sostanza impura le pure forze divine-spirituali non avrebbero potuto di nuovo innalzare l’uomo. E i saggi orientali guardavano in avanti con profonda tristezza e cordoglio al futuro, di cui sapevano: il Buddha Maitreya apparirà per rinnovare la sapienza primordiale, ma nessun discepolo potrà ricevere la sapienza primordiale. E se il processo del mondo continuasse così, il Buddha Maitreya predicherebbe a orecchi sordi, e non sarebbe più compreso dagli uomini così completamente sprofondati nella materia. Ciò che era divenuto così materiale sulla terra avrebbe fatto seccare il corpo di Kashyapa, così che il Buddha Maitreya non sarebbe più stato in grado di elevare i resti di Kashyapa in altezze divine-spirituali. Con profonda tristezza, proprio coloro che comprendevano più profondamente la sapienza orientale guardavano al futuro e si chiedevano se la terra sarebbe stata in grado di portare ancora qualcosa di comprensione e sentimento al Buddha Maitreya che appariva.
Era necessario che una potente forza celeste si irradiasse nella sostanza fisica, si sacrificasse nella sostanza fisica. Non doveva essere soltanto un Dio nella maschera della forma umana, ma doveva essere un vero uomo, con forze umane, che porta il Dio in sé. Doveva accadere l’evento del Golgota, affinché la sostanza in cui l’uomo è stato posto divenisse pronta, fosse purificata e trasformata, affinché la materia della sostanza così purificata e santificata fosse idonea, affinché per incarnazioni future la sapienza primordiale potesse di nuovo essere comprensibile. E ora l’umanità deve essere condotta a comprendere come in questo senso l’evento del Golgota ha veramente operato. Poiché che cosa è stato l’evento del Golgota per l’umanità? Come profondamente determinante si è collocato nell’essenza e nell’essere umani?
Lasciamo che lo sguardo si diffonda su dodici secoli! Guardiamo sei secoli prima dell’evento del Golgota e sei secoli dopo lo stesso. Vediamo allora certi eventi che si sono svolti nelle anime umane in questo tempo. Veramente, difficilmente si può presentare di fronte all’anima umana sentiente qualcosa di più grande e significativo di quei momenti possenti che la leggenda del Buddha ha conservato della graduale illuminazione del Buddha. Egli esce dall’ambiente reale. Non è nato nella stalla, tra poveri pastori. Ma non è questo ciò che deve essere sottolineato, bensì che egli esce da questo ambiente reale, e che allora trova quello che finora non aveva trovato: la vita nelle sue diverse forme.
Trova un bambino, debole e miserabile. La sofferenza è stata assegnata all’esistenza, in cui è entrato attraverso la nascita. Sentì: la nascita è sofferenza. — E inoltre il Buddha con la sua anima ricettiva vede un ammalato, un malato. Così può divenire l’uomo, se portato nel mondo terrestre dal desiderio di esistenza: la malattia è sofferenza. — Trova un vecchio decrepito per l’età. Che cosa è ciò che viene assegnato all’uomo attraverso la sua vita, così che non può gradualmente più essere padrone dei suoi arti? La vecchiaia è sofferenza. — E vide un cadavere. La morte sta di fronte a lui con tutta la sua distruzione e estinzione della vita: la morte è sofferenza. — E inoltre il Buddha ricerca la vita e si dice: essere separati da ciò che si ama è sofferenza; essere uniti con ciò che non si ama è sofferenza; non ottenere ciò che si desidera è sofferenza.
Grande, potente e pressante risuonò la dottrina della sofferenza attraverso il cuore e il petto dell’umanità. Innumerevoli uomini impararono la grande verità della liberazione dalla sofferenza attraverso l’estinzione della sete di esistenza; impararono come dovrebbero anelare fuori dall’esistenza terrestre-fisica, come dovrebbero aspirare a uscire dalle incarnazioni terresti, e come soltanto l’estinzione della sete di esistenza può condurre alla redenzione e alla liberazione dalla sofferenza. Veramente, un culmine supremo dello sviluppo dell’umanità si pone di fronte alla nostra anima.
Ora lasciamo che gli sguardi si diffondano su un periodo che comprende dodici secoli, seicento anni prima della nostra era e seicento anni dopo la nostra era. Allora uno deve essere sottolineato: nel mezzo di questo periodo ebbe luogo il Mistero del Golgota. Dall’epoca del Buddha evidenziamo ora soltanto uno: il cadavere e ciò che il Buddha sentì e insegnò alla vista di tale cosa. E seicento anni dopo l’evento del Golgota: allora innumerevoli anime, innumerevoli occhi si rivolsero a un legno di croce, su cui pende un cadavere; ma da questo cadavere si irradiano per l’umanità gli impulsi che spiritualizzano la vita, gli impulsi attraverso cui la morte è vinta dalla vita. È il polo opposto di ciò che il Buddha sentì alla vista di un cadavere.
Il Buddha ha visto un cadavere e ha riconosciuto in esso l’inutilità della vita. Gli uomini che hanno vissuto seicento anni dopo l’evento del Golgota hanno guardato con devota ardente inbrunst al cadavere sulla croce. Per loro era il segno della vita, e nell’anima sorse la certezza che l’esistenza non è sofferenza, bensì conduce oltre la morte nella beatitudine. Il cadavere di Gesù Cristo sulla croce divenne, seicento anni dopo l’evento del Golgota, il segno commemorativo della vita, della resurrezione della vita, della vittoria sulla morte e su tutte le sofferenze, così come il cadavere seicento anni prima del Mistero del Golgota era il segno della conoscenza che la sofferenza deve colpire l’uomo che entra nel mondo fisico attraverso la sete di esistenza. Mai vi fu un più grande rovesciamento nell’intero sviluppo dell’umanità.
Se seicento anni prima l’entrata nel mondo fisico era sofferenza per l’uomo, come si presenta alla nostra anima adesso, dopo l’evento del Golgota, la grande verità della sofferenza della vita? Come si presenta a coloro che comprensivamente guardano alla croce del Golgota? La nascita è sofferenza, come disse il Buddha? Coloro che comprensivamente guardano alla croce del Golgota, che si sentono con esso collegati, si dicono: questa nascita conduce l’uomo a una terra che aveva la possibilità di rivestire dalle sue sostanze il Cristo. — Vogliono volentieri calpestare questa terra su cui il Cristo ha camminato. E attraverso l’unione con il Cristo sorge nell’anima la forza per mezzo della quale essa può ritrovare il cammino nei mondi spirituali; sorge la conoscenza che la nascita non è sofferenza, bensì la porta per trovare il Redentore, che si è rivestito anche delle stesse sostanze terrestri che formano l’involucro del corpo umano.
La malattia è sofferenza? — No! — così si dissero coloro che compresero l’impulso del Golgota nel vero senso — no, la malattia non è sofferenza. Anche se oggi l’umanità non può ancora comprendere ciò che è veramente la vita spirituale che scorre con il Cristo, gli uomini impareranno a comprenderlo nel futuro, e sapranno che colui che si lascia permeare dall’impulso del Cristo, nel cui intimo entra la forza del Cristo, costui può superare ogni malattia attraverso le forti forze salutari che sviluppa da se stesso. Poiché il Cristo è il grande guaritore dell’umanità. Nella sua forza è contenuto tutto ciò che può sviluppare dalla spiritualità la vera forza curativa potente e può superare la malattia. La malattia non è sofferenza. La malattia è un’occasione, un impedimento da superare, mentre l’uomo sviluppa in se stesso la forza del Cristo.
Sui disturbi della vecchiaia l’uomo deve chiarirsi allo stesso modo. Quanto più aumentiamo nella debolezza delle nostre membra, tanto più possiamo crescere nello spirito; possiamo divenire signori attraverso la forza del Cristo che dimora in noi. La vecchiaia non è sofferenza, poiché con ogni giorno cresciamo verso il mondo spirituale. E nemmeno la morte è sofferenza, poiché è vinta nella resurrezione. Attraverso l’evento del Golgota la morte è stata vinta.
Può l’essere separati da ciò che amiamo ancora essere sofferenza? — No! Le anime che si fanno attraversare dalla forza del Cristo sanno che l’amore può intessere legami da anima ad anima oltre ogni ostacolo materiale, legami nello spirituale che sono indistruttibili. E non c’è nulla nella vita tra nascita e morte e tra morte e nuova nascita a cui non possiamo trovare il cammino spiritualmente, attraverso l’impulso del Cristo. È impensabile che, se ci penetriamo con l’impulso del Cristo, possiamo restare separati da ciò che amiamo. Il Cristo ci riunisce con ciò che amiamo.
Così pure «essere uniti con ciò che non amiamo» non può essere sofferenza, poiché l’impulso del Cristo ci insegna, se l’accogliamo nella nostra anima, ad amare tutto secondo la sua corretta misura. L’impulso del Cristo ci mostra il cammino; e se troviamo questo cammino, mai più «essere uniti con ciò che non amiamo» può essere sofferenza, poiché non c’è più nulla che non abbracci con amore. — E «non ottenere ciò che si desidera» non può più essere sofferenza con il Cristo, poiché i sentimenti dell’uomo, il suo desiderio, sono purificati e nobilitati dall’impulso del Cristo, così che gli uomini desiderano solo ciò che dovrebbe loro accadere. Non soffrono più per ciò che manca; poiché se devono mancare di qualcosa, è per purificazione, e la forza del Cristo dà loro la forza per sentirlo come purificazione, e perciò non è nemmeno sofferenza.
Che cosa è dunque l’evento del Golgota? È la graduale rimozione dei fatti della sofferenza presentati dal grande Buddha. Non c’è alcun impatto più grande e significativo nel divenire e nell’essere del mondo dell’evento del Golgota. Perciò possiamo anche comprendere che continua a operare e ha conseguenze positive e potenti per l’umanità futura. Il Cristo è il più grande avatar che sia disceso sulla terra, e quando una tale entità discende nell’esistenza, come fu il Cristo in Gesù di Nazaret, allora accade qualcosa di misterioso, sommamente significativo: proprio come nel piccolo, quando seminiamo un chicco di grano nella terra, germina e crescono steli e spighe, che portano molti, molti chicchi, immagini dell’unico chicco di grano che abbiamo posto nella terra, così è anche nel mondo spirituale. Poiché «tutto ciò che è effimero è solo un’immagine» — e in questa moltiplicazione del chicco di grano possiamo vedere un’immagine, un’analogia per i mondi spirituali.
Quando l’evento del Golgota si era compiuto, allora era accaduto qualcosa con il corpo eterico e il corpo astrale di Gesù di Nazaret: attraverso la forza del Cristo che vi dimorava furono moltiplicati, e nel mondo spirituale erano allora presenti molti, molti riflessi del corpo eterico e del corpo astrale di Gesù di Nazaret. E questi riflessi continuarono a operare.
Quando un’individualità umana discende da altezze spirituali nell’esistenza fisica, si riveste di un corpo eterico e di un corpo astrale. Ma allora, se nel mondo spirituale esiste qualcosa come i riflessi del corpo eterico e del corpo astrale di Gesù di Nazaret, accade per gli uomini qualcosa di veramente straordinario. Se il karma di un’individualità lo permetteva — dopo che il Mistero del Golgota era stato compiuto — allora le veniva intessuto un riflesso del corpo eterico o del corpo astrale di Gesù di Nazaret. Così fu nei primi secoli della nostra era, per esempio nel caso di Agostino. Quando questa individualità discese da altezze spirituali e si rivestì di un corpo eterico, allora al suo corpo eterico fu intessuto un riflesso del corpo eterico di Gesù di Nazaret. Il suo corpo astrale e il suo Io li aveva per sé, ma intessuto nel suo corpo eterico era un riflesso del corpo eterico di Gesù di Nazaret.
Così si trasferì ciò che aveva rivestito l’Uomo-Dio della Palestina ad altri uomini, che ora dovevano portare avanti il grande impulso in tutta l’umanità. Poiché Agostino era assoggettato al suo proprio Io e al suo proprio corpo astrale, era esposto a tutto il dubbio, a tutte le vacillazioni, agli errori che poteva difficilmente superare; essi derivavano da queste parti ancora imperfette della sua essenza. Tutto ciò che ha affrontato, l’ha affrontato attraverso il suo giudizio errante e gli errori del suo Io. Ma quando si era faticosamente conquistato, quando il suo corpo eterico iniziò a operare, allora urtò contro le forze che gli erano state intessute nel suo corpo eterico dal riflesso del corpo eterico di Gesù di Nazaret. E allora divenne colui che poteva annunziare una parte delle grandi verità dei misteri alla civiltà occidentale. Così c’erano molti di quelli che conosciamo come i grandi portatori del cristianesimo in Occidente, chiamati a far continuare il cristianesimo nel 4°, 5°, 6° fino al 10° secolo, a cui potevano sorgere le grandi idee esemplari: avevano intessuto nel loro corpo eterico un riflesso del corpo eterico di Gesù di Nazaret. Perciò potevano sorgere a loro le grandi visioni, le grandi idee esemplari, che hanno poi trovato le loro rappresentazioni presso i grandi pittori e scultori.
Come sono nati questi tipi esemplari per le immagini che ancora oggi ci rallegrano? Questi nacquero quando, attraverso il riflesso intessuto del corpo eterico santificato di Gesù di Nazaret negli uomini del 5°, 6°, 7° e 8° secolo della nostra era, vennero i grandi illuminamenti, con un contenuto del cristianesimo a cui non era necessario fare ricorso alle tradizioni storiche. Al contenuto della dottrina del Cristo ricevettero intessuto un riflesso del corpo eterico di Gesù di Nazaret, e non avevano bisogno di alcuna tradizione storica dei fatti del cristianesimo; sapevano dall’illuminamento interiore che il Cristo vive, perché portavano in sé una parte di Gesù di Nazaret. Lo sapevano come Paolo lo sapeva, che il Cristo vive, quando vide l’apparizione del Cristo nel fuoco spiritualizzato, ardente fuoco celeste. Si era Saulo lasciato convertire fino ad allora da ciò che si poteva raccontare degli eventi della Palestina? Nessuno degli eventi che potevano raccontargli era in grado di fare di Saulo un Paolo, e tuttavia l’impulso più importante per la diffusione esterna del cristianesimo proveniva da Paolo, attraverso colui che rimase incredulo riguardo alle narrazioni sul piano fisico, ma che divenne credente attraverso un evento occulto compiutosi nel mondo spirituale. Strani appaiono coloro che vogliono un cristianesimo senza illuminamento spirituale! Poiché mai il cristianesimo si sarebbe diffuso nel mondo senza l’illuminamento spirituale di Paolo. La diffusione esterna del cristianesimo deve la sua esistenza a un evento sovrasensibile.
Di nuovo il cristianesimo si diffuse in tempi posteriori attraverso coloro che, nel modo descritto in illuminamento interiore, potevano esperire il Cristo, potevano anche esperire il Cristo storico, perché portavano in sé ciò che era rimasto come resto del Cristo storico e dei suoi involucri. Nell’11°, 12°, 13° e 14° secolo altri uomini, se per il loro karma erano chiamati e maturi, ricevettero riflessi intessuti del corpo astrale di Gesù di Nazaret. Tali uomini, che portavano in sé riflessi del corpo astrale di Gesù di Nazaret, erano per esempio Francesco d’Assisi, Elisabetta di Turingia e molti altri. Senza questa conoscenza, per noi per esempio la vita di Francesco d’Assisi e di Elisabetta di Turingia sarebbe incomprensibile. Tutto ciò che ci appare così singolare oggi nella vita di Francesco d’Assisi deriva dal fatto che l’Io di Francesco d’Assisi era l’Io umano di questa individualità umana; ma tutta l’umiltà, l’abbandono, l’ardore che tanto ammiriamo in Francesco d’Assisi deriva dal fatto che gli era intessuto nel suo corpo astrale un riflesso del corpo astrale di Gesù di Nazaret. A molte altre personalità di questo tempo era intessuto un tale riflesso. Essi diventano per noi modelli a cui aspirare, se sappiamo questo. Colui che vuole penetrare in fondo alla questione, come dovrebbe comprendere la vita di Elisabetta di Turingia, se non sapesse che le era intessuto un riflesso del corpo astrale di Gesù di Nazaret? Molti, molti furono chiamati, attraverso questa forza del Cristo che continua a operare, a portare questo impulso possente nelle generazioni future.
Ma ancora qualcosa d’altro era rimasto per tempi ancora più posteriori: innumerevoli riflessi dell’Io di Gesù di Nazaret sono rimasti conservati. Il suo Io era certo scomparso dai tre involucri, quando il Cristo vi entrò, ma un riflesso, un riflesso ancora elevato attraverso l’evento del Cristo è rimasto presente, e questo riflesso dell’Io è infinitamente moltiplicato. In questo riflesso dell’Io di Gesù di Nazaret abbiamo qualcosa che ancora oggi è rimasto presente nel mondo spirituale. Sì, questo riflesso dell’Io di Gesù di Nazaret può essere trovato da uomini che si sono resi maturi per questo: questo riflesso, e nello stesso tempo lo splendore della forza del Cristo e dell’impulso del Cristo che porta in sé.
L’espressione fisica esterna dell’Io è il sangue. Questo è un grande mistero. Ma ci sono sempre state persone che lo sapevano e a cui era nota la verità che riflessi dell’Io di Gesù di Nazaret sono presenti nel mondo spirituale. E ci sono state sempre persone che attraverso i secoli, dal momento dell’evento del Golgota, in segreto dovevano assicurare che l’umanità maturasse gradualmente, così che ci fossero persone che potessero accogliere i riflessi dell’Io di Gesù di Nazaret-Cristo, proprio come ci sono state persone che hanno accolto i riflessi del suo corpo eterico e del suo corpo astrale. Per questo doveva essere trovato il mistero di come, nel più profondo silenzio, nel mistero più profondo, questo Io potesse essere conservato fino al momento appropriato dello sviluppo dell’umanità e della terra. Per questo si formò una fratellanza di iniziati, che conservava questo mistero: la fratellanza del Santo Graal. Essa custodiva questo mistero. Questa società è sempre esistita. E si dice che il suo capostipite prese la coppa che il Cristo Gesù aveva usato all’Ultima Cena, e in questa coppa raccolse il sangue del Redentore che fluiva dalle sue ferite dalla croce. Raccolse il sangue, l’espressione dell’Io, in questa coppa, nel Santo Graal. Conservò la coppa con il sangue del Redentore, con il mistero del riflesso dell’Io di Gesù Cristo, nel luogo santo, nella fratellanza, che attraverso le sue istituzioni e la sua iniziazione sono fratelli del Santo Graal.
Oggi è giunto il tempo in cui questi misteri possono essere annunziati, se i cuori degli uomini si fanno preparare attraverso una vita spirituale, così che possano elevarsi a comprendere questo grande mistero. Se le anime si fanno infiammare dalla scienza dello spirito per la comprensione di tali misteri, se le nostre anime si compenetrano con tale comprensione, allora le anime diventano mature, alla vista di quella santa coppa, per conoscere il mistero dell’Io del Cristo, dell’eterno Io, a cui ogni Io umano può divenire. Qui è, questo mistero: gli uomini devono soltanto essere richiamati dalla scienza dello spirito per comprendere questo mistero come fatto, per accoglierlo come fatto.
Allora, quando gli uomini saranno sempre più preparati per l’accoglimento dell’Io del Cristo, l’Io del Cristo si verserà sempre più nelle anime degli uomini. Essi allora si evolveranno fino a quel punto dove stava il loro grande modello, il Cristo Gesù. Solo allora gli uomini impareranno a comprendere come il Cristo Gesù sia il grande modello dell’umanità. E quando l’umanità l’avrà compreso, comincerà nel suo più profondo intimo a presentire che la certezza, la verità dell’eternità della vita provenga dal cadavere morto sulla croce di legno del Golgota. Coloro che sono ispirati e penetrati dall’Io del Cristo, i cristiani del futuro, comprenderanno ancora altro. Comprenderanno ciò che finora hanno compreso solo gli illuminati. Non soltanto il Cristo che è passato attraverso la morte comprenderanno, bensì il Cristo trionfante, che risurge nel fuoco spirituale dell’Apocalisse, che è stato preannunziato. E la festa di Pasqua può essere per noi sempre un simbolo per il Risorto, un vincolo che è stretto dal Cristo sulla croce al Cristo trionfante, al Cristo risorto ed elevato, a colui che eleva tutti gli uomini con sé alla destra del Padre.
Così il simbolo pasquale ci mostra prospetticamente nell’intero futuro della terra, nel futuro dello sviluppo dell’umanità, e così è per noi un pegno di ciò che gli uomini ispirati dal Cristo diverranno una volta: sempre più da uomini di Saulo a uomini di Paolo, e sempre più vedranno un fuoco spirituale. Veramente, come a Mosè e a coloro che si confessarono con lui, nel fuoco sensibile del roveto ardente e del fulmine sul Sinai il Cristo apparve preannunziando, così il Cristo ci apparirà in un fuoco espiritualizzato del futuro. «Egli è con noi ogni giorno fino alla fine del mondo», e apparirà nel fuoco spirituale a coloro che hanno lasciato illuminare il loro sguardo attraverso l’evento del Golgota. Gli uomini lo vedranno nel fuoco spirituale. Dapprima l’hanno visto in un’altra forma; allora solo vedranno la vera forma del Cristo in un fuoco spirituale.
Per il fatto che il Cristo ha operato così profondamente nel divenire terrestre, fino nello scheletro osseo fisico, ciò che dalle sostanze della terra ha formato il suo involucro, questa sostanza fisica è stata così purificata e santificata che non potrà mai più divenire come i saggi dell’Oriente temevano nella loro tristezza, poiché credevano che l’illuminato del futuro, il Buddha Maitreya, non troverebbe uomini sulla terra che possano salire a una comprensione per lui, perché sono sprofondati troppo profondamente nella sostanza. Perciò il Cristo è stato condotto al Golgota, affinché potesse di nuovo elevare la sostanza in altezze spirituali, affinché il fuoco non diventasse scoria sulla terra, bensì fosse espiritualizzato. Così gli uomini comprenderanno di nuovo la sapienza primordiale, quando essi stessi saranno espiritualizzati: la sapienza primordiale, da cui essi stessi un tempo, come dal mondo spirituale, erano nati. Così il Buddha Maitreya troverà la comprensione sulla terra — che altrimenti non avrebbe potuto trovare — dopo che gli uomini saranno passati attraverso una comprensione ancora più profonda. Poiché tutto ciò che abbiamo imparato in gioventù, lo comprendiamo meglio dopo che siamo divenuti più maturi attraverso le prove e possiamo guardare indietro su di esso più tardi. E così l’umanità comprenderà la sapienza primordiale per il fatto che guarderà indietro su questa sapienza primordiale alla luce del Cristo, attraverso l’evento del Golgota.
Come, allora, possono essere salvati i resti incorruttibili di Kashyapa, e dove saranno salvati? Si dice: il Buddha Maitreya apparirà e lo toccherà con la sua mano destra, e il cadavere sarà elevato in un fuoco.
Nel medesimo fuoco che Paolo vide sulla strada per Damasco, dobbiamo vedere il fuoco meraviglioso ed espiritualizzato, in cui è conservato il corpo di Kashyapa. In questo fuoco saranno conservati tutto il Grande e il Nobile dell’antichità nel futuro. Nel fuoco espiritualizzato, in cui il Cristo apparve a Paolo, il Buddha Maitreya conserverà il corpo incorruttibile di Kashyapa. Così vedremo riversarsi, fluire il Grande, lo Splendido, il Saggio di tutto il passato in ciò che l’umanità è divenuta attraverso l’evento del Golgota.
Una resurrezione dello spirito della terra stesso, una redenzione dell’umanità ci viene incontro nel simbolo delle campane pasquali. Questo simbolo diede ancora a ciascuno che sapeva comprenderlo un’idea di come l’uomo si innalza verso altezze spirituali attraverso il mistero pasquale. — Non è senza significato che Faust, che sta al limite della morte, è richiamato dalle campane pasquali a una nuova vita, che lo conduce al grande momento in cui si dice, come sta per morire: «Solo interiormente risplende una luce luminosa.» Così può penetrare nei mondi spirituali, dove i nobili membri dell’umanità sono salvati.
Salvato, purificato, conservato è tutto ciò che ha vissuto nel passato, nella spiritualità purificata che si è effusa attraverso il Mistero del Golgota sulla terra e nell’umanità, così come un giorno sarà purificato, quando il Buddha Maitreya apparirà, il corpo incorruttibile di Kashyapa, il grande saggio orientale, nel meraviglioso fuoco, nella luce del Cristo che apparve a Paolo sulla strada per Damasco.
Kristiania (Oslo), 16 maggio 1909
Oggi deve venire a espressione il lato più occulto della nostra considerazione di ieri. Le quattro culture postatlantiche dovevano, per così dire, rispecchiare nelle anime degli uomini i grandi processi cosmici, così come si sono svolti nella successione dei tempi, mentre nella nostra epoca di cultura, dal 13° e 14° secolo in poi, non abbiamo più un tale rispecchiamento, perché quello che si svolge esternamente nello sviluppo dell’umanità è da ricondurre a fondamenti più profondi.
Sappiamo come per i sette santi Rishi erano conservati i corpi eterici dei grandi iniziati atlantici, e sappiamo anche come il corpo eterico e il corpo astrale di Zoroastro furono intessuti a Mosè e a Ermete. In tutti i tempi c’era la possibilità che tali corpi eterici, elaborati e preparati dagli iniziati, venissero ulteriormente utilizzati nell’economia spirituale del mondo. Accadde anche altro. Per personalità particolarmente importanti, tali corpi eterici venivano formati nei mondi superiori. Se qualcuno era particolarmente importante per la missione dell’umanità, allora nei mondi superiori veniva tessuto un tale corpo eterico o corpo astrale, e veniva impresso a queste personalità speciali.
Così accadde con Sem, che in realtà ha qualcosa a che fare con tutto il popolo dei Semiti. Per un tale patriarca fu coniato un corpo eterico particolare. Sem era così una sorta di doppia personalità. Per quanto fantastico questo possa sembrare al senso umano odierno, a un veggente una tale personalità come Sem appariva come un uomo ordinario con la sua aura, ma cosicché un essere superiore, che si estendeva dai mondi superiori, riempiva il suo corpo eterico, e l’aura di questo uomo formava così il mediatore tra questa personalità e i mondi superiori. Un tale essere divino, però, abitando in un uomo, ha un potere tutto particolare: può allora moltiplicare un tale corpo eterico; e questi corpi eterici moltiplicati formano allora una trama che viene ripetutamente intessuta nei discendenti. Così i discendenti di Sem ebbero impressi gli archetipi del suo corpo eterico. Ma anche il corpo eterico di Sem stesso, non soltanto le immagini moltiplicate, fu conservato nei Misteri. E una personalità che doveva ricevere una missione particolare doveva, per potersi intendere pienamente con il popolo semitico, utilizzare questo corpo eterico; così come un europeo molto colto dovrebbe imparare la lingua degli Ottentotti per potersi intendere con loro. La personalità che aveva una missione particolare doveva quindi, per farsi comprendere al popolo semitico, portare in sé il vero corpo eterico di Sem. Una tale personalità, per esempio, era Melchisedek; che poteva mostrarsi ad Abramo soltanto nel corpo eterico di Sem.
Ora dobbiamo porci la domanda: se soltanto ora, nella quinta epoca di cultura postatlantrica, possiamo sviluppare una comprensione per il cristianesimo, come era allora nel resto del tempo greco-latino, che durò ancora fino al 13° e 14° secolo?
Qui ha luogo un processo occulto misterioso. Cristo visse infatti soltanto durante tre anni negli involucri di Gesù di Nazareth, che è un’individualità così elevata che nel trentesimo anno di vita poteva abbandonare il mondo fisico per entrare nel mondo spirituale, in quel momento quando sopra il suo capo apparve la colomba. I tre corpi molto sviluppati vengono ora riempiti dalla individualità del Cristo, in virtù del fatto che questa individualità del Cristo vive nel corpo fisico umano. Questi corpi di Gesù di Nazareth, invisibili all’occhio fisico, vengono ora moltiplicati in modo simile a come un tempo il corpo eterico di Sem, così che dalla morte sulla croce in poi sono presenti archetipi del corpo eterico e del corpo astrale di Gesù di Nazareth. Questo non ha nulla a che fare con il suo Io; questo infatti andò nel mondo spirituale e si è successivamente reincarnato ancora e ancora.
Nei primi secoli dopo l’evento del Cristo vediamo come gli scrittori cristiani ancora lavoravano sulla base della tradizione tramandata oralmente dagli allievi degli Apostoli. Essi attribuivano importanza alla trasmissione fisica. Ma su questa sola i secoli successivi non avrebbero potuto costruire. Dal 6° e 7° secolo in poi accade che agli annunciatori cristiani particolarmente eminenti fu intessuto un archetipo del corpo eterico di Gesù di Nazareth. Un tale uomo era Agostino. Aveva grandi lotte da affrontare nella sua giovinezza. Poi, però, l’impulso del corpo eterico di Gesù di Nazareth divenne efficace in lui in modo significativo, e allora egli comincia a coltivare la mistica cristiana da se stesso, a partire da se stesso. Possiamo comprendere i suoi scritti soltanto in questa luce. Molte personalità andarono in giro nel mondo, portando in sé una tale copia. Colombano, Gallo, Patrizio, tutti portavano una tale immagine del corpo eterico, e proprio per questo erano in grado di diffondere il cristianesimo. Così poteva essere gettato un ponte dall’evento del Cristo al tempo successivo.
Ora vediamo nell’11° e 12° secolo tali uomini che ricevevano intessuto nel loro corpo astrale un archetipo del corpo astrale di Gesù di Nazareth. Una tale personalità era Francesco d’Assisi. Se seguiamo la sua vita, in molti aspetti rimarrà per noi incomprensibile; ma proprio i suoi impulsi di umiltà, di abbandono cristiano, possiamo comprenderli quando riconosciamo che un tale mistero viveva in lui. Attraverso tali intessimenti di archetipi del corpo astrale di Gesù di Nazareth diventano, intorno all’11°, 12° e 13° secolo, tali uomini annunciatori del cristianesimo. Essi hanno quindi ricevuto il cristianesimo per grazia.
L’Io di Gesù di Nazareth ha infatti abbandonato i tre involucri al battesimo giovannideo; ma rimase comunque un archetipo di questo Io come un’impronta di sigillo nei tre involucri. Di questi tre corpi prende possesso l’essenza del Cristo, ma anche di qualcosa che rimane come un’impronta dell’Io di Gesù. Una specie di copia dell’Io di Gesù viene ora intessuta, dal 12°, 13°, 14° secolo in poi, in tali uomini che cominciano allora a parlare di un «Cristo interiore». Meister Eckhart, Taulero parlano allora dalla loro propria esperienza, come da un’impronta dell’Io di Gesù di Nazareth.
Ci sono ora ancora molti uomini che portano in sé una cosa come copie dei vari corpi di Gesù di Nazareth, ma questi non sono più le personalità guida. Vediamo ora sempre più come, nel nostro quinto periodo di tempo, ci sono uomini che devono stare su se stessi, sul loro proprio Io. Sempre più rari diventano tali uomini ispirati. Perciò dovette essere provveduto che nel nostro quinto periodo sorgesse una corrente spirituale che dovrebbe provvedere affinché conoscenze spirituali potessero ancora giungere all’umanità. Dovette essere provveduto per gli uomini che dipendono dal loro mero Io umano, da quelle individualità che potevano guardare nel futuro. Ci viene raccontato in una tale leggenda che il vaso in cui il Cristo Gesù aveva consumato la cena con i suoi discepoli era stato conservato. Questa è la leggenda del Santo Graal, e vediamo nel racconto di Parsifale espresso in modo tipico un cammino di discepolo della nostra quinta epoca di cultura postatlantrica. Parsifale ha omesso una cosa: gli era stato detto di non fare molte domande. Questo è il passaggio importante dal tempo antico al tempo nuovo: una dedizione passiva il più possibile era il necessario nell’antica India per il discepolo; più tardi ancora presso Agostino, presso Francesco d’Assisi. Tutta questa gente umile si lasciava ispirare attraverso quello che viveva in loro, quello che era stato intessuto in loro. Ma ora l’Io doveva portare in sé la domanda. Ogni anima che oggi semplicemente riceve passivamente quello che le viene dato, non va oltre se stessa per questo. Può allora soltanto osservare quello che accade nel mondo fisico intorno a lei. L’anima deve oggi domandare, deve elevarsi al di sopra di se stessa, deve crescere fuori da se stessa. L’anima deve oggi domandare, come un tempo Parsifale dovette domandare sui misteri del castello del Graal.
Così oggi la ricerca spirituale comincia proprio dove c’è il domandare. Le anime che oggi vengono stimolate dalla scienza dello spirito a domandare, che domandano e cercano, sono le anime di Parsifale. Così è stata introdotta la corrente misteri, la così combattuta formazione rosacrociana, che non conta su nessuna sapienza tramandata, anche se riceve con gratitudine le trasmissioni.
Ma quello che oggi caratterizza la direzione spirituale rosacrociana è stato ricercato immediatamente nei mondi superiori, con l’occhio spirituale e con i mezzi che vengono assegnati allo studente. Non perché questo o quello sta in vecchi libri, perché questo o quello ha creduto questo o quello, ma sapienza ricercata oggi viene annunciata attraverso la direzione spirituale rosacrociana. E tale sapienza è stata preparata poco a poco nelle scuole rosacrociane che furono fondate nel 13°, 14° secolo, attraverso l’individualità che è chiamata Christian Rosenkreuz.
Così questa sapienza può essere oggi annunciata come scienza dello spirito. Oggi semplicemente non ci sono più tali uomini che, senza il loro contributo, ricevono impressi in loro quello che li ispira interiormente. Oggi gli uomini che sentono che la scienza dello spirito parla al cuore devono accedervi. Non deve essere agitata propaganda per la scienza dello spirito; ognuno deve accedere alla scienza dello spirito attraverso il suo proprio impulso libero, attraverso il fatto che viene afferrato in modo vivo dalla conoscenza spirituale.
Così, attraverso questa corrente spirituale teosofica-rosacrociana, attiriamo di nuovo a noi quello che esiste di copie dell’Io di Gesù di Nazareth. Così coloro che si preparano per questo attireranno nella loro anima l’archetipo dell’Io di Gesù di Nazareth. Per il fatto che il suo interiore è come un’impronta di sigillo dell’Io di Gesù, un tale uomo assumerà il principio del Cristo nella sua anima. — Così la Rosacroceria preparò qualcosa di positivo, l’antroposofia deve divenire vita, e l’anima che davvero l’accoglie in sé si trasforma poco a poco. Accogliere l’antroposofia in sé significa trasformare l’anima in modo che possa giungere a una comprensione del Cristo.
L’antroposofo si fa un ricevitore vivente di quello che nella rivelazione di Jahvé-Cristo è stato dato a Mosè, a Paolo. Così dice nella quinta lettera dell’Apocalisse come gli uomini della quinta epoca di cultura siano quelli che davvero accolgono in sé quello che, allora, nell’epoca di cultura della comunità di Filadelfia sarà qualcosa di naturale. La sapienza della quinta epoca di cultura sorgerà come fiore d’amore nella sesta.
L’umanità oggi è chiamata ad accogliere in sé qualcosa di nuovo, di divino, e per questo a riprendere l’ascesa nel mondo spirituale. L’insegnamento dello sviluppo della scienza dello spirito viene comunicato; non deve essere creduto, ma l’umanità deve giungere attraverso il suo proprio giudizio a comprenderlo. Viene annunciato a coloro che portano in sé il germe della natura di Parsifale. E non localmente, non in un luogo particolare viene annunciato, ma da tutta l’umanità saranno riuniti gli uomini che odono il richiamo della sapienza spirituale.
DIO DELL’ALFA E IL DIO DELL’OMEGA
Con ragione si sottolinea spesso che la scienza dello spirito non deve essere soltanto una teoria sul mondo, sulla vita e sull’uomo, ma che deve diventare il contenuto più profondo dell’anima umana: contenuto vitale. Se ci si avvicina alla scienza dello spirito con il giusto atteggiamento interiore, essa diventerà effettivamente così nell’uomo. Si sottolinei esplicitamente che essa lo diventerà gradualmente, poiché la scienza dello spirito assomiglia a ciò che cresce e si sviluppa: dapprima c’è il germe, che diventa sempre più grande e così sempre più efficace.
Ma è così: nessuno può sperare di ricavare il giusto orientamento di vita dalla scienza dello spirito attraverso il semplice intendimento razionale. Considerata esteriormente, appare come se la scienza dello spirito fosse una concezione del mondo, certamente più esauriente e più grandiosa di altre. Ma essa è ancora qualcosa di più; perché quale teoria sarebbe in grado di avere quelle visioni così esaustive circa Saturno, il Sole e la Luna? Quali concezioni del mondo oserebbero oggi fare affermazioni ben determinate su ciò? Esse rimangono ferme a concetti astratti, quando si elevano oltre a ciò che gli occhi sensibili vedono e gli orecchi sensibili sentono. Tali concezioni del mondo e teorie hanno concetti indeterminati riguardo al Divino che tesse dietro la realtà. Anche riguardo ad altre verità meno ambiziose, come le dottrine della reincarnazione e del karma, in ciò la ricerca spirituale va molto avanti rispetto a ciò che la scienza osa dire riguardo allo sviluppo dell’uomo. Potrebbe cercare di arrivare anche a queste dottrine; perché se si volessero veramente trarre le conseguenze dei fatti scientifici materialistici, allora reincarnazione e karma sarebbero da lungo tempo dottrine popolari. Ma poiché nella scienza odierna non si osa trarre queste conseguenze, ci si ferma davanti ad esse. Si parla di sviluppo naturale e storico, ma dello sviluppo vero della individualità umana — che va da una vita all’altra e che porta l’anima umana nel futuro — di questo non si vuol sentir parlare.
Coloro che considerano la vita devono arrivare, proprio attraverso le conseguenze di questa vita, anche alla dottrina che viene testimoniata dalla ricerca chiaroveggente: alla dottrina dei quattro arti dell’uomo. Ma poiché l’epoca odierna nel suo pensiero è così timida, questa dottrina viene proclamata soltanto dalla scienza dello spirito. Così la scienza dello spirito ha, anche come dottrina, molti vantaggi rispetto ad altre concezioni del mondo e filosofie che si avvicinano agli uomini nel presente.
Ma tutto ciò, sostanzialmente parlando, non è il vero frutto della scienza dello spirito. Il suo frutto non consiste nel fatto che essa venga accettata come una dottrina soddisfacente e di vasta portata. Non si può avere il frutto senza il germe. Ciò che oggi sviluppiamo come frutto della concezione del mondo antroposofica, ciò che può rendere beate le nostre anime e riscaldare il nostro amore: questo frutto della concezione del mondo spirituale non si può avere senza il germe, cioè senza la conoscenza spirituale stessa. Taluno dice: «Che bisogno abbiamo di queste rappresentazioni sulla reincarnazione e il karma, sui membri dell’uomo e lo sviluppo del mondo? Si tratta dello sviluppo dell’amore umano e di un nobile sentimento». — Certamente si tratta di questo, ma un vero amore umano, fecondo per il mondo, è possibile soltanto sulla base della conoscenza, e precisamente della conoscenza spirituale.
Come conoscenza, la scienza dello spirito ha molti vantaggi rispetto alle altre concezioni del mondo. Se in noi viene veramente vissuta interiormente, se non ci stanchiamo di risvegliare continuamente in noi stessi questi grandi, esaustivi pensieri, se portiamo i pensieri sempre con noi, allora vediamo che questa dottrina può diventare un contenuto vitale in un senso ben determinato. La dottrina della scienza dello spirito è una somma di idee che ci conducono in mondi sovrasensibili, e dobbiamo perciò, nel nostro pensiero spirituale, elevarci verso mondi più alti. Ogni ora di scienza dello spirito è un protendersi dell’anima oltre il quotidiano. Nel momento in cui ci abbandoniamo alla dottrina, il nostro pensiero è sollevato in un altro mondo. Il nostro Io è allora unito con il mondo spirituale; e se consideriamo che è da lì che il nostro Io è nato, allora siamo, quando pensiamo spiritualmente, con il nostro Io nella nostra patria spirituale, presso la fonte originaria da cui proveniamo.
Se comprendiamo questo nel giusto senso, allora possiamo veramente paragonare il pensiero spirituale con quello stato di coscienza che — dal punto di vista spirituale — riconosciamo come il sonno. Quando l’uomo si addormenta la sera e si addormenta in un mondo spirituale, allora il suo Io si trova anche in quel mondo da cui il suo Io è nato, da cui esce ogni mattina per entrare nel corpo e penetrare il mondo sensibile. Un giorno l’anima sarà consapevolmente in questo mondo spirituale; nella coscienza umana normale l’Io non è consapevolmente lì dentro. Perché? Perché nel corso dei tempi è diventato sempre più debole nella sua coscienza per il mondo spirituale.
Nel tempo atlantico l’Io si vedeva circondato nel sonno da esseri divino-spirituali. Dopo la catastrofe atlantica l’Io fu trasferito nel mondo sensibile e perse sempre più la capacità di guardare dentro quel mondo in cui si trova nel sonno. Perché è insensato il pensiero che esso si estinguerebbe la sera e risurgerebbe di nuovo la mattina. Esso è nel mondo spirituale, solo non consapevolmente!
Il pensiero della scienza dello spirito ci rende forti, per unirci gradualmente consapevolmente con questi mondi spirituali. Per il fatto che l’antroposofia almeno nel pensiero ci conduce in questo mondo, ha certe proprietà — proprietà benefiche — comuni con il sonno. Nel sonno cessano tutti i turbamenti e le afflizioni che provengono dalle cose del mondo sensibile. Quando l’uomo può dormire e il suo pensiero è spento, egli dimentica tutte le afflizioni. Questo è l’effetto più benefico del sonno, ed esso si basa sul fatto che l’Io durante il sonno lascia fluire in sé le correnti del mondo spirituale. Queste correnti hanno forze rinforzanti e fanno sì che non solo durante il sonno avvenga l’oblio delle afflizioni e dei turbamenti, ma anche che siano superati quei danneggiamenti del nostro organismo che riceviamo attraverso le afflizioni e i turbamenti. Ciò che questi hanno reso cattivo, quella potenza spirituale l’estingue, e quindi il rinfresco, la rinascita che ogni sonno sano dà. Tali proprietà il pensiero della scienza dello spirito ha in comune con il sonno, in un senso più elevato.
I pensieri spirituali sono pensieri forti, quando li abbracciamo vitalmente. Quando ci innalziamo ai pensieri del passato e del futuro della Terra e lasciamo che questi eventi grandiosi agiscano su di noi, allora la nostra anima sarà tesa verso di essi e sarà trasportata molto al di là dei turbamenti della giornata. Pensieri come quello che dal karma, da questo piano del destino, nasce a noi l’ideale della nostra stessa volontà regale, ci danno coraggio e forza, così che possiamo dire a noi stessi: anche se oggi questi o quelli ostacoli nella mia vita sono insuperabili, la mia forza cresce da incarnazione a incarnazione. Sempre più forte diventerà la volontà regale in me, e tutti gli impedimenti mi aiuteranno a rendere questa volontà sempre più regale. Io vincerò gli ostacoli e da ciò la mia volontà si svilupperà sempre più, la mia energia crescerà. Le piccolezze della vita, tutto il minore dell’esistenza, si scioglieranno come brina al sole, quel sole che sorge nella saggezza che ci pervade nel pensiero spirituale. Il nostro mondo dei sentimenti viene penetrato, riscaldato, infiammato, illuminato; la nostra esistenza si allarga e ci sentiremo in essa beati.
Se ripetiamo tali momenti e li lasciamo agire su di noi, allora da ciò fluirà un rafforzamento di tutto il nostro essere in tutte le direzioni. Certamente non da un giorno all’altro, ma con la costante ripetizione di tali pensieri, la malinconia, il lamento sul nostro destino, il temperamento triste, gradualmente scompariranno. Un rimedio della nostra anima sarà la conoscenza spirituale! E quando essa lo diviene, quando la nostra esistenza si amplia così, allora essa pianta in noi il sentimento che è il frutto della conoscenza spirituale. Quello che così sorge in noi deve essere considerato come l’ideale della scienza dello spirito. Ogni discordia, tutte le disarmonie della vita cadranno dinanzi ai pensieri e ai sentimenti armonici, che trascinano dietro di sé una volontà energica. Con ciò la ricerca spirituale si mostra non soltanto come sapere e dottrina, ma come forza della vita e come contenuto della nostra anima. Se così viene compresa, allora sarà capace di agire nella vita cosicché liberi l’uomo da tutti i turbamenti e afflizioni. E così deve agire nel nostro tempo, perché deve la sua esistenza non a un arbitrio, ma alla conoscenza che è necessaria.
Le individualità che hanno progredito molto oltre l’essere umano normale, i Maestri della Saggezza e dell’Armonia dei Sentimenti, hanno riconosciuto che la scienza dello spirito deve fluire nella nostra cultura, se questa non deve appassire. La scienza dello spirito è un nuovo succo vitale, e l’umanità deve ricevere di tanto in tanto nuovi succhi vitali. La scienza dello spirito è una corrente necessaria nel nostro tempo. Coloro che hanno un sentimento per queste grandi verità devono affrettarsi e accogliere le verità, per essere una sorta di fermento per il resto dell’umanità, per essere sale per la vita spirituale di tutta l’umanità. Chi si sforza deve sentire ciò come una specie di dovere. Non è difficile riconoscere perché proprio nel nostro tempo dall’alto è stato lanciato l’appello alla scienza dello spirito, per raccogliere coloro che hanno cuore aperto e mente libera per essa. Abbiamo lasciato passare dinanzi alla nostra anima l’umanità post-atlantica e abbiamo seguito le epoche culturali da quella indiana sino al nostro tempo, la quinta epoca. Abbiamo visto come durante questo tempo gli uomini hanno perso pezzo per pezzo la coscienza del mondo spirituale.
Nella prima epoca gli uomini avevano ancora un profondo desiderio del mondo spirituale. Il mondo sensibile è per loro Maya, illusione. Ma poi vennero tempi che hanno chiamato l’uomo al lavoro esteriore, fisico. Egli deve amare il mondo sensibile, perché soltanto allora può lavorarlo. Non più l’uomo può dire che il mondo esteriore è solo Maya, ma egli deve immergersi in esso con le sue forze e la sua saggezza. Ma così egli perde gradualmente la coscienza del mondo spirituale; e Zarathustra, l’iniziatore della cultura persiana, deve dire ai suoi discepoli: la forza che irradia dal sole come forza fisica chiama tutto ciò che vive all’esistenza. Ma questa forza fisica non è l’unica. Nel sole vive Ahura Mazdao, l’essere spirituale del sole. — Doveva essere mostrato all’uomo come in tutto ciò che è sensibile è dato l’espressione esterna di qualcosa di spirituale.
Così avvenne che dapprima nella cultura persiana sorse quel sentimento: ciò che è illuminato dal sole è bensì Maya, ma dietro questa Maya deve essere cercato lo Spirito. Il mondo spirituale è sempre intorno a me, ma con occhi sensibili e orecchi sensibili non posso sperimentarlo, soltanto con coscienza sovrasensibile. Quando questa coscienza è risvegliata, allora posso anche nell’essere sensibile riconoscere il grande Spirito del sole con tutti i suoi esseri subordinati che appartengono al sole. Viene un tempo in cui la mia anima non riconoscerà più questo. — Ma era difficile trasmettere pienamente ciò agli uomini. Essi devono, in sempre nuove incarnazioni, essere gradualmente resi maturi per riconoscere dietro tutto ciò che è fisico un Divino-Spirituale, per riconoscere che tutta la natura ne è permeata.
L’uomo poteva in questa vita riconoscere il Divino, ma non poteva portare questa coscienza nel tempo tra la morte e una nuova nascita. Perché questa era la particolarità di questo tempo, che la coscienza dell’uomo tra la morte e una nuova nascita diventava sempre più oscura. Prendiamo un’anima di un antico indiano. Quando passava attraverso la morte ed era nell’altro mondo, essa viveva ancora in un mondo relativamente luminoso dentro esseri spirituali. Nella cultura persiana questo era già meno il caso. Il mondo tra la morte e la nuova nascita era diventato più buio. Ostacoli si ammucchiano tra anima e anima, e l’anima si sente sola. Non può per così dire tendere la mano a un’altra anima. Questo è il pesante e buio di questa vita nel mondo spirituale: che non si può camminare insieme agli altri.
Durante il tempo egiziano una grande parte della forza era già stata persa dall’anima, quella forza che le permetteva di tendere la mano ad altre anime; così tanto, che l’anima egiziana desiderava il mantenimento del corpo. Doveva restare conservato nella mummia. Ciò avveniva perché l’anima sentiva: la forza che porto con me in questa vita tra morte e nuova nascita è scarsa. Si vuol conservare il corpo, così che l’anima possa guardare a esso come a qualcosa che le appartiene, e così sostituire la forza che non riceve più lassù. Tali manifestazioni culturali come la mummificazione sono profondamente connesse con lo sviluppo dell’anima umana.
L’egiziano aveva la rappresentazione che nel momento della morte si univa a Osiride. Egli si diceva: un tempo, negli anni antichi, l’anima poteva guardare lassù. Ora ha perso la forza, ma può farsi un sostituto, se qui nella vita acquista tali proprietà, che diventi sempre più simile a Osiride. Allora essa stessa diventa una specie di Osiride e sarà unita a lui dopo la morte. — Così l’anima, mediante l’aggrapparsi a Osiride, aveva tentato di crearsi un sostituto per quello che non poteva più ricevere dai tempi antichi. Ma quello che Osiride non può dare all’anima, lo mostra la leggenda egiziana, che dice che Osiride un tempo abitava la terra insieme agli uomini. Ma allora fu rinchiuso da suo fratello malvagio Seth in una cassa, come in una bara. Questo vuol dire che Osiride un tempo, quando gli uomini erano ancora più spirituali, era con loro sulla terra; ma allora dovette restare nel mondo spirituale, perché era troppo buono per la forma umana fisica. Tale essere l’anima deve diventare, un essere che è troppo buono per la forma umana, se questa anima avesse voluto procurarsi un sostituto per la forza spirituale della visione tra morte e nuova nascita. Attraverso il divenire simile a Osiride l’anima poteva superare lassù la sua solitudine, ma non poteva portare quello che così riceveva nel mondo spirituale attraverso la comunione con Osiride, di nuovo indietro in una nuova incarnazione, perché Osiride appunto non poteva stare dentro a questa incarnazione sensibile-fisica. L’anima si rendeva tollerabile l’esistenza tra morte e nuova nascita, ma non poteva portare nulla di ciò in una nuova incarnazione.
Questo era il grave pericolo in cui l’umanità allora si trovava: che le incarnazioni diventavano sempre peggiori. Perché nulla di nuovo poteva aggiungersi alla forza spirituale. Soltanto quello che era rimasto dai tempi antichi poteva essere sviluppato. Questo era maturo nel tempo greco-romano. Come dalla fioritura il frutto, ciò si manifestava nell’arte meravigliosa dei greci. Quella era la più bella frutto di quello che era stato dato all’umanità come antico eredità dai tempi primordiali. Ma con ciò era connessa oscurità e tenebre nella vita tra morte e nuova nascita, e aveva ragione il nobile greco quando diceva: piuttosto un mendicante sulla terra, che un re nel regno delle ombre! — Sì, in questo mondo delle terre greche e degli stati romani, dove l’uomo possedeva tanto che rendeva beata e soddisfaceva i suoi sensi, era proprio dove non poteva portare nulla nella vita tra morte e nuova nascita.
Allora venne l’evento del Golgota, quell’evento che non ha significato soltanto per il mondo esteriore fisico, ma per tutti i mondi che l’uomo attraversa. Nel momento in cui il sangue fluiva dalle ferite del Redentore, quando il cadavere pendeva dalla croce, il Cristo apparve negli inferi e accese la luce, che di nuovo rese vedenti le anime laggiù. E da quel momento in poi fu che l’anima poteva intendere che anche da laggiù potrebbe venire forza per il mondo esteriore. Non più l’anima si unisce a Osiride per avere un sostituto per la visione perduta, ma da quel momento in poi poteva dirsi: trovo anche laggiù la luce del Cristo, quella che si è tuffata nella terra, perché il Cristo è diventato lo Spirito della Terra. E io aspiro forza nella vita tra morte e nuova nascita dal Divino-Spirituale, una tale forza che io posso portare con me, quando ritorno alla terra per una nuova nascita. — Ma che cosa era necessaria, perché questa forza fluisse nel modo giusto? A ciò era necessario che si effettuasse un completo rovesciamento riguardo al sensibile.
Chiediamoci, che cosa provavano questi antichi indiani, quando dicevano: questo mondo è Maya, la grande illusione, e quando mi unisco a esso attraverso i miei sensi e lo percepisco, allora io stesso sono caduto nella grande illusione. Soltanto quando mi ritraggo da esso e mi elevo a quello che sta al di là del sensibile, quando mi elevo al primordiale Divino-Spirituale, allora sono nel mondo degli Dei! Unicamente per il fatto che mi ritraggo dal mondo esteriore, vengo, attraverso il mio interiore che mi è rimasto come un’antica eredità di questi mondi spirituali, ritorno alla mia antica patria. Devo tornare in questa primordiale terra sacra da cui sono entrato nel mondo sensibile. Posso ritornare soltanto per il fatto che faccio agire il mio Divino, quando distoglie lo sguardo dal mondo esteriore. — Questo si poteva fare in quel tempo: si poteva volgere il passo indietro. Era ancora rimasto così tanto in questo interiore della forza di guardare ai vecchi Dei, che con l’uso di questa forza la strada ai Dei poteva essere trovata. Così il trovare il suo Devas, da cui tutto è sorto.
Allora venne il tempo persiano, in cui l’anima umana non aveva più così tanta della forza che come eredità proveniva dal tempo antico. Se ora l’anima avesse detto: io volgo i miei passi indietro, non voglio restare in questo mondo —, allora non avrebbe più trovato gli antichi Dei. Per questo non aveva più la forza. Ciò è connesso con il progredire dello sviluppo dell’umanità. Se ora l’anima tentasse di distogliere lo sguardo dal mondo esteriore e lo considerasse soltanto come Maya, questo avrebbe condotto, non a vedere gli alti Dei, ma soltanto i Devas inferiori, gli esseri spirituali cattivi, che non appartengono agli alti Dei, e che sono caduti nel male. Questi avrebbe trovato le anime. Perché questo pericolo esisteva, doveva essere mostrato all’anima come essa, non distaccandosi dal mondo sensibile, ma partendo da esso, può vedere in esso di più, come il mondo sensibile è un’espressione esterna di qualcosa di spirituale. Se lo sguardo si rivolge verso il sole, allora l’anima impara in esso non soltanto a vedere la forza esterna solare fisica, ma Ahura Mazdao, il Dio del sole; e così l’anima diviene capace di sapere anche dentro il mondo sensibile qualcosa di Divino-Spirituale.
L’anima persiana era diventata debole per le forze spirituali che conducevano ai vecchi Dei, e dovette prima essere educata a guardare attraverso il velo del Materiale che si trova sopra lo Spirituale. Nel mondo esteriore se le nascondevano gli Asuras cattivi, ma essa non poteva ancora vedere gli esseri spirituali buoni che stanno dietro la Maya. Perciò tra la cultura indiana e quella persiana si rovescia tutta la denominazione per lo Spirituale. I Devas nella cultura indiana sono gli esseri buoni; nella cultura persiana i Devas sono diventati gli Dei cattivi. Questo è il vero motivo di questo capovolgimento; esso vive nel progredire dello sviluppo dell’anima umana. Essa era diventata sempre più forte riguardo al mondo esteriore, ma sempre più debole riguardo al mondo interiore. Ma ora da coloro che devono guidare lo sviluppo dell’umanità il futuro fu preparato.
Quando Zarathustra aveva imparato a rivolgere lo sguardo verso il sole e, nella solare aura, a guardare il Dio del sole, egli sapeva già che questo non era altro che lo Spirito del Cristo, che per il momento poteva rivelarsi soltanto dall’esterno. Nell’anima sulla terra l’uomo non poteva ancora contemplare l’essenza del Cristo. Quello che come Ahura Mazdao era stato visto nel sole in passato, questo deve discendere sulla terra. Soltanto allora l’uomo può imparare, attraverso il suo interiore, a vedere di nuovo un Deva, un Divino-Spirituale, in se stesso. La vita nel corpo umano nel tempo persiano non era ancora capace di accogliere lo Spirito del Cristo e di saturarsi di esso. Questo doveva venire lentamente e gradualmente. Dobbiamo abituarci al pensiero che gli Dei possono rivelare sé stessi soltanto a colui che si prepara come ricettore degli Dei. Soltanto all’umanità che si era preparata poteva venire il Deva che poteva essere contemplato attraverso l’interiore.
Tutto nello sviluppo dell’umanità procede lentamente e gradualmente; non ovunque essa procede nello stesso modo. Dopo il diluvio atlantico i popoli avevano proceduto verso l’oriente. Questa o quell’altra parte dei discendenti atlantici era rimasta in questa o quell’area, e questi popoli si erano sviluppati diversamente. Per quale motivo l’indiano era diventato capace di avere un sentimento vivente del mondo spirituale? Per il fatto che lo sviluppo dell’Io aveva preso una strada molto particolare. L’Io era rimasto profondamente dentro il mondo spirituale, così che era inclinato a trovare poco contatto con il mondo fisico. Questa era la peculiarità dell’indiano: che aveva questa inclinazione verso lo Spirituale dei tempi antichi e aveva poco contatto con il mondo fisico, con cui non voleva connettere il suo Io. Perciò i risultati della cultura esterna non prosperano nell’oriente; i popoli lì non hanno il dono dell’invenzione per questo. A occidente l’uomo aveva più il talento di mettere mano alle cose del mondo esteriore, poiché aveva il compito di elaborarlo. La Persia costituiva in certo modo il confine tra occidente e oriente. Più a oriente rimasero i popoli che poco rivolgevano lo sguardo al sensibile esteriore. Perciò poteva avvenire che seicento anni prima di Cristo per l’oriente fosse ancora necessaria una dottrina come quella del Buddha. Egli doveva essere collocato in questo punto dello sviluppo del mondo, perché doveva mantenere sveglio nelle anime il desiderio per i mondi spirituali dei tempi antichi. Per questo doveva predicare contro la sete di penetrare nel mondo fisico. E perciò predica in un tempo in cui l’anima aveva bensì l’inclinazione, ma non più la capacità di elevarsi nei mondi spirituali. Buddha predica agli uomini le alte verità sulla sofferenza, e porta loro le conoscenze che elevano le anime oltre questo mondo della sofferenza.
Per il mondo occidentale questa dottrina sarebbe stata impossibile. Per esso doveva essercene una che fosse all’altezza dell’inclinazione verso il mondo sensibile. L’occidente doveva avere una dottrina che dicesse: nel mondo esteriore dovete lavorare cosicché le forze di questo mondo siano messe al servizio degli uomini. Ma voi potete anche portare i frutti di questa vita nel mondo spirituale dopo la morte.
Di solito non si comprende correttamente la peculiarità del Cristianesimo. Nel mondo romano trovò poco consenso presso coloro che potevano godere i tesori e le ricchezze di questo mondo; invece trovò molto consenso presso coloro che dovevano fare il lavoro nel mondo sensibile. Nonostante tutto il lavoro nel mondo sensibile, dentro il mondo fisico, questi sapevano che qui stavano sviluppando qualcosa che potevano portare con sé dopo la morte. Questo era il sentimento elevato che ispirava coloro che accoglievano il Cristianesimo. Gli uomini potevano dirsi: mentre tu poni il Cristo come tuo ideale, svilupperai qualcosa in questo mondo, che non sarà distrutto nemmeno dalla morte. — Questa coscienza poteva svilupparsi soltanto per il fatto che il Cristo era veramente sulla terra, non come essenza Deva, ma come essenza che si era incarnata in un corpo umano, così che ogni uomo potesse prenderla come modello e ideale. Ma per questo dovevano essere creati l’impulso e la forza. E Zarathustra creò le condizioni preliminari per questo. Aveva sperimentato così tanto da essere preparato ad assumere questa missione.
Lo Zarathustra che in Persia, nella solare aura, contemplò il Dio del sole, doveva essersi preparato in incarnazioni precedenti, per poter contemplare questo Dio. Aveva già nel tempo ancora pieno degli insegnamenti dei santi Rishi alte ed elevate esperienze di incarnazione dietro di sé. Era iniziato negli insegnamenti dei santi Rishi. Li aveva ricevuti gradualmente in sette incarnazioni successive. Allora fu nato in un corpo che era cieco e sordo e aveva il minimo rapporto col mondo esteriore. Come un uomo che era proprio incapace di ricevere impressioni sensibili esterne, doveva nascere Zarathustra; e da questo gli veniva, dal suo interiore, il ricordo dell’insegnamento dei santi Rishi che aveva ricevuto un tempo. E proprio allora il grande Dio del sole poteva accendere in lui qualcosa che andava oltre l’insegnamento dei Rishi. Questo nacque di nuovo alla prossima incarnazione, e fu allora che Ahura Mazdao si rivelò a Zarathustra dall’esterno.
Così Zarathustra aveva sperimentato molto prima di diventare l’insegnante e l’ispiratore del popolo persiano. Allora sappiamo che aveva Mosè e Hermes come discepoli, e che diede il suo corpo astrale a Hermes, il suo corpo eterico a Mosè. Da Mosè procede l’insegnamento fluito dalla Cronaca dell’Akasha del «Io sono l’Io-sono» — Ejeh asher ejeh. Così Zarathustra si preparò gradualmente a un sacrificio ancora molto più grande e potente. Quando il corpo astrale di Zarathustra apparve di nuovo in Hermes e il corpo eterico in Mosè, allora l’Io, che si era sempre più sviluppato, nella nuova incarnazione poteva formarsi un corpo astrale ed eterico corrispondenti all’Io perfetto. E Zarathustra fu rigenerato dentro le antiche terre caldaiche, seicento anni prima di Cristo, e divenne maestro di Pitagora — come Zarathos o Nazarathos. Allora prepara dentro la cultura caldaica l’impulso che deve venire nel mondo. Lo troviamo di nuovo in quel sentimento che si esprime nella parte della Bibbia dove si dice: i Saggi da oriente vengono a salutare il Cristo come la nuova stella della saggezza, che era sorta. Zarathustra aveva insegnato che il Cristo sarebbe venuto, e coloro che come discepoli rimasero fedeli a questo importante insegnamento di Zarathustra sapevano quando sarebbe giunto il momento del grande impulso del Golgota.
Ora tra coloro che così stanno nel mondo — un Buddha, Zarathustra, Pitagora — c’è sempre un certo nesso. Perché quello che agisce nel mondo è una forza, è fatto. Gli Spiriti agiscono insieme, non sono nati insieme in un’epoca invano. Così gli impulsi grandiosi dello sviluppo dell’umanità si intrecciano. Zarathustra indicò colui che, attraverso l’evento del Golgota, avrebbe fatto sì che gli uomini potessero trovare il mondo dei Devas attraverso la forza del loro stesso interiore, sempre più, quanto più si sviluppano nel futuro e possono dirigere i passi in avanti. E nello stesso tempo il Buddha diceva: sì, è un mondo spirituale, di fronte a cui tutto il mondo sensibile è Maya. Volgete i passi indietro nel mondo in cui sareste stati, prima che il desiderio di essere terreno si svegliasse, e troverete il Nirvana, il riposo nel Divino! — Questa è la differenza nell’insegnamento del Buddha e di Zarathustra. Il Buddha insegna che l’uomo può venire al Divino attraverso il volgimento indietro dei passi, e Zarathustra insegna come Zarathos: verrà il tempo in cui la luce si incarnerà dentro la terra stessa, e così l’anima, quando procede in avanti, verrà più vicina al Divino. — Il Buddha dice: nel camminare indietro. Zarathustra dice: nel camminare in avanti l’anima troverà Dio.
Se si cerca Dio nell’Alfa o nell’Omega: lo si trova. Se si procede indietro o in avanti: a Dio si arriva! Ma gli uomini dovrebbero trovarlo con le forze umane elevate. Le forze che sono necessarie per trovare il Dio dell’Alfa sono le forze primordiali dell’uomo. Le forze che sono necessarie per trovare il Dio dell’Omega, l’uomo deve conquistarle da sé sulla terra. Non è lo stesso andare indietro all’Alfa o in avanti all’Omega. Chi vuole soltanto trovare Dio, vuole soltanto entrare nel mondo spirituale, può procedere in avanti o indietro; ma a chi importa che l’umanità lasci la terra in uno stato elevato, deve mostrare la strada all’Omega.
Questo fece Zarathustra. Egli aprì la strada per quella umanità che doveva metter mano alle forze della terra stessa. La comprensione più piena portò Zarathustra al Buddha, perché entrambi cercavano lo stesso. Che cosa doveva fare Zarathustra? Doveva rendere possibile che l’impulso del Cristo potesse discendere sulla terra. Zarathustra fu rigenerato come Gesù di Nazareth, e in tal modo, ciò che era avvenuto nella precedente incarnazione, Zarathustra poteva unirlo con parecchio di quello che era rimasto attraverso l’economia spirituale. Il mondo è profondo e la verità è complicata!
All’uomo Gesù di Nazareth fu anche incorporata l’essenza del Buddha, che era stata proseguita per varie strade, perché in colui che deve agire molto, agisce molto. L’Io di Gesù lasciò al battesimo nel Giordano il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale; e il Dio del sole, lo Spirito del Cristo, entra e vive tre anni nei corpi di Gesù di Nazareth. Così Zarathustra aveva operato affinché l’umanità diventasse ricettore dell’impulso del Cristo.
Con ciò era giunto un importante momento dello sviluppo della terra. Era diventato ora possibile che gli uomini potessero trovare Dio nel loro interiore, e potevano ora portare qualcosa da questa vita tra morte e nuova nascita nella nuova incarnazione. E ora già ci sono anime che sentono fortemente: io ero in un mondo in cui ha brillato la luce del Cristo. — Il fatto che questo sia oscuramente presagito in molte anime rende gli uomini capaci di comprendere oggi la parola della scienza dello spirito. Perché ci sono oggi tali uomini, dissero i Maestri della Saggezza e dell’Armonia dei Sentimenti, possiamo sperare che sentano le verità della scienza dello spirito e che le faranno diventare il loro contenuto di vita. Perché i Maestri lo sanno, affidarono a coloro che ne avevano comprensione la missione di proclamare l’antroposofia nel presente.
È una necessità che la scienza dello spirito cominci ora a diventare una corrente spirituale nel nostro presente. Le anime per essa le ha preparate il Cristo stesso, e una completa garanzia del suo permanere è il fatto che la luce del Cristo, una volta accesa, non può più essere estinta. Di questo sentimento della necessità della corrente spirituale antroposofica ci riempiamo; allora stiamo in essa nel giusto senso, ed essa ci starà dinanzi come un ideale fisso.
Sì, una personalità umana dovette svilupparsi tanto, che fu reso possibile che la luce discendesse e in un corpo umano potesse dire: « Io sono la luce del mondo! »
Essa brillò dapprima nell’anima di Zarathustra e parlò a questa anima. Questa anima comprese la luce del mondo e si sacrificò per essa, affinché essa trovasse un luogo per poter dire agli uomini, da un corpo terreno: « Io sono la luce del mondo! »
VON BUDDHA ZU CHRISTUS
Non voglio presentarvi alcuna considerazione storico-filosofica sulla religione, alcuna trattazione letteraria, alcuna lezione scientifica su questo tema, ma voglio solamente esprimere ciò che la scienza dello spirito e l’occultismo hanno da comunicare al riguardo, e precisamente ciò che possono darvi dall’occultismo della Rosa-Croce, ciò che devono dire riguardo a figure così significative come Buddha, come Cristo.
In una lezione congressuale destinata a teosofi più maturi, mi è concesso di parlare in modo più intimo su queste verità. Si parlerà per grandi linee, e in esse potranno inserirsi anche le questioni di dettaglio. L’occultismo della Rosa-Croce rappresenta uno dei grandi principi della ricerca occulto-teosofista, da cui la vita spirituale deve fluire nei cuori. Gli obiettivi e gli ideali della teosofia li troviamo anche nel mondo esteriore, al di fuori della Società Teosofica. Ma sussiste una differenza nei mezzi che vengono applicati per conseguire la conoscenza occulta e la verità, e per utilizzarle correttamente; la ricerca occulta può e deve fluire direttamente nella vita. Permettetemi di chiarirvi questo con un esempio banale: con l’anima umana è come con una stufa, che non occorre persuadere di riscaldare la stanza, poiché questo è il suo compito di stufa. Lo fa da sé, quando vi introduciamo la legna e l’accendiamo. Forse qualcuno potrebbe dire: dalla legna non si vede affatto che dia calore. Eppure produce calore. Quando portiamo questa legna così diversa nell’aspetto dentro la stufa, l’accendiamo, portiamo calore nella nostra casa. Man mano che ci abituiamo ai concetti della scienza dello spirito, ci abituiamo a un libero giudizio, a una libera capacità di orientamento nel mondo.
Non è nostro compito predicare ideali, ma fornire alle anime umane il carburante — il materiale combustibile della saggezza spirituale, della vera fraternità e della vera umanità. Realizzare ciò è il nostro obiettivo.
Nel periodo in cui un oscuramento si verificò nel corso spirituale del cristianesimo, perché il cristianesimo si era esteriorizzato, nel XIII e XIV secolo prese forma quella corrente che noi chiamiamo la corrente rosacrociana. A essa fu affidato il compito di coltivare l’antica saggezza, di custodire i tesori della saggezza primordiale, mentre nel mondo esteriore il cristianesimo si esteriorizzava sempre più e nella sua vera forma impallidiva. Dove nel mondo esteriore valevano solo le forme esteriori e i dogmi ossificati, lì per la vera vita spirituale vi erano solo maledizione ed esecrazione. Maledizione ed esecrazione per ciò che nei Misteri era considerato il più alto e il più santo, e veniva venerato. Così allora si potevano spesso udire le parole: Maledico Scithiano, maledico Buddha, maledico Zarathas. — Questi sono i tre nomi di coloro che in segreto più profondo, e nell’interno dei Misteri e delle scuole misteriche dei Rosacrociani, erano venerati come santi nomi di maestri.
Zarathas è la stessa personalità di Zarathustra: non il Zarathustra di cui parla la storia, ma quella nobile individualità che fondò l’antica cultura persiana ed era l’insegnante delle scuole segrete di quel tempo. Scithiano è una personalità antichissima e molto sviluppata, che in una posteriore incarnazione guidò le scuole occulte nell’Asia interna e divenne poi anche l’insegnante delle scuole interne europee. Bodda o Buddha è una e medesima personalità.
Per poter comprendere ciò che l’iniziato provava a questi tre nomi, e per poter intuire ciò che potevano donare, dobbiamo risalire nell’evoluzione dell’umanità e dobbiamo approfondire l’occultismo della Rosa-Croce e la natura rosacrociana. Vogliamo intendere nell’ascolto. Volgiamo lo sguardo indietro nel passato. Uomini progrediti, tali da elevarsi dalla massa, ce ne furono sempre. Erano coloro verso cui l’uomo medio rivolge lo sguardo con venerazione, come verso alti ideali. Un’azione infiammante sui suoi costumi e sulla sua energia vitale si esercitava quando egli guardava a tali personalità, che avevano raggiunto tali altezze in saggezza e intellettualità. Ancora oggi la forza degli spiriti elevati fluisce nei nostri corpi più sottili. Volgiamo lo sguardo indietro nel passato verso tutte le individualità spirituali di cui ora sarà argomento, rimandiamo fino all’antica epoca della cultura indiana. Risaliamo ancora oltre nell’evoluzione dell’umanità, fino ai tempi dell’antica Atlantide e al suo tramonto, all’evento che ci separa da un’epoca ancora più remota dell’umanità, dove le nostre anime hanno vissuto diversamente che negli attuali corpi. Non vogliamo ora approfondire la descrizione della cultura e della vita di allora, ma solo cercare di illuminare oggi la risposta alla domanda: come era nel passato il governo della nostra umanità e da dove provenivano le influenze?
Quando il veggente, il cui occhio spirituale si è aperto, e che sa leggere in quella scrittura sottile che noi chiamiamo la Cronaca dell’Akasha, rivolge lo sguardo indietro nei mondi spirituali, trova i luoghi da cui allora ebbe origine la cultura e tutta la vita spirituale. La nostra anima trova i luoghi in cui nei Misteri di allora i maestri erano riuniti con i loro discepoli. Molteplici Misteri esistevano nell’antica Atlantide; diversi erano da quelli odierni, erano anche chiamati diversamente. Non erano Chiese, e non erano Scuole soltanto, ma ambedue insieme. Nei luoghi dove si cercava la verità, si trovavano la religione e la saggezza, entrambe erano una nel Mistero. Con una parola odierna possiamo caratterizzare il concetto degli antichi luoghi di culto, dei luoghi misterici, sebbene allora fossero denominati completamente diversamente: possiamo chiamarli oracoli atlantidei. Così si chiamano all’interno dei Misteri europei.
Come oggi la conoscenza esteriore e i campi della professione e dell’attività della vita esteriore si distinguono in rami singoli della conoscenza e divisioni, così era nell’antica Atlantide nella vita spirituale degli oracoli atlantidei e dei loro luoghi di saggezza. Esistevano rami diversi della ricerca oracolare, della conoscenza occulta nell’antica Atlantide. Era diverso allora da oggi, dipendeva anche da altre condizioni. L’antica saggezza oracolare era diversa nei singoli luoghi oracolari, secondo la capacità dei popoli di allora. Si orientava a ciò che esteriormente circondava gli uomini. Sussistevano connessioni tra determinate facoltà umane e determinati pianeti; e così determinate facoltà mistiche-occulte si legavano a determinati pianeti. Abbiamo pertanto da distinguere, nell’antica Atlantide, un oracolo della Luna, di Mercurio, di Venere, del Sole, di Marte, di Giove, di Saturno.
Anche le nostre odierne facoltà si sono sviluppate dal cosmo così come la nostra terra, e dipendono a seconda dei casi da altri pianeti e dalle loro influenze. Si raccoglievano cioè ogni volta dalla popolazione di allora uomini che erano idonei a sviluppare l’una o l’altra facoltà cognitiva; in tal modo diventavano appartenenti all’uno o all’altro luogo oracolare. Sette erano tali luoghi oracolari nell’antica Atlantide, denominati secondo i sette pianeti dell’antica Atlantide. L’oracolo del Sole si elevava al di sopra di tutti gli altri. Nel nascondimento si preparava ancora l’oracolo di Vulcano per il suo futuro compito.
Proveniente dal cosmo era ogni oracolo secondo la sua facoltà; ma in un determinato territorio, lì confluivano le facoltà di tutti i sette luoghi oracolari. Lì si riuniva l’intera conoscenza di tutti i sette oracoli dell’Atlantide. Un luogo esisteva, il sacro oracolo del Sole, i cui iniziati erano iniziati nel mistero e nel servizio di ciò che noi oggi chiamiamo il Sole. Il Sole fisico non è che l’espressione esterna, la fisionomia esterna della vita spirituale dell’alto essere, che possiede il Sole fisico quale suo corpo, quale suo mantello.
In quel tempo, di cui tutti voi avete sentito parlare, quando il Sole si separò dalla Terra, insieme al Sole fisico abbandonarono il teatro della Terra quei soli che erano così avanzati che per la loro evoluzione non avevano più bisogno della Terra, che cioè avevano già completato il loro stadio di umanità. Dopo che anche la Luna fu uscita, la Terra poté adempiere il suo destino, diventare dimora dell’umanità. Se solo il Sole avesse agito sulla Terra, essa avrebbe subito uno sviluppo così rapido che gli uomini, appena nati, sarebbero già stati vecchi. Se invece solo la Luna avesse agito sulla nostra Terra, gli uomini sarebbero rimasti irrigiditi come mummie. Sarebbe avvenuta un’ossificazione, un irrigidimento dei corpi; lo sviluppo sarebbe proceduto troppo lentamente. Ma grazie al fatto che Sole e Luna dall’esterno, in saggio governo, mantengono l’equilibrio nella loro azione sulla Terra, grazie a ciò è possibile che la Terra e gli uomini abbiano ora trovato il tempo appropriato per loro. Gli esseri che non necessitavano più per la loro evoluzione di ciò che si è staccato al di fuori di Luna e Terra — Marte, Mercurio, Venere e così via — questi si allontanarono con il Sole, e là avevano il loro luogo di dimora. Tuttavia rimasero uniti alla Terra e inviarono nella loro luce le loro benefiche forze su di essa.
Con il Sole e la Terra è unito ora un essere, che è un essere molto nascosto e misterioso; però di questo non vogliamo ora parlare, bensì di quell’essere che precedeva la schiera di quegli alti esseri del Sole, che erano così avanzati da potersi separare dalla Terra. Un dio del Sole conduttore è colui che dal Sole invia la sua forza spirituale sulla nostra Terra così come luce fisica dal Sole splende sulla Terra. Calore e luce del Sole emana egli, questi attirano la vita dalla Terra, il fiorire e il prosperare. Ma insieme con la luce fisica del Sole, i lavori, le azioni di un essere spirituale del Sole fluirono sulla nostra Terra.
Iniziati nelle azioni di questo augusto essere del Sole erano gli iniziati dell’oracolo del Sole dell’antica epoca atlantidea. Il capo di questo massimo oracolo, egli, il grande iniziato, era iniziato nella maniera più vasta in questi misteri. Tutta l’antica cultura atlantidea e, come vedremo, la cultura postatlantidea, proveniva da lui. Il «Manu», così era chiamato il capo dell’oracolo del Sole — ma il nome non è la cosa importante — non cercava di trovare i portatori della cultura postatlantidea tra i cosiddetti sapienti e scienziati, tra i grandi veggenti e maghi di quel tempo. Costoro, che possedevano conoscenze spirituali, psichiche, e che allora rappresentavano all’incirca quello che oggi rappresentano gli scienziati e gli studiosi, non erano idonei a ciò. Idonei erano invece gli uomini semplici, che avevano cominciato gradualmente a perdere la chiaroveggenza. La coscienza del presente si sviluppa solo negli ultimi tempi dell’Atlantide, quando l’antica coscienza chiaroveggente gradualmente diminuisce e al suo posto compare la piena consapevolezza di sé, il dire-Io-a-se-stessi. Coloro che potevano pensare intellettualmente, questi il grande Manu raccoglieva; non i veggenti, non i maghi, ma coloro che acquisivano e sviluppavano i primi elementi del calcolo, del conteggio: i disprezzati, che non potevano nulla secondo il parere dei circoli autorevoli — così come oggi i teosofi — questi li raccoglieva e si mosse con loro verso il luogo sacro dell’Asia, il punto da cui doveva provenire la cultura postatlantidea. Europa, Asia e Africa — l’America la lasceremo qui da parte — furono popolate dai discendenti dei vecchi Atlantidei, che sotto la guida del Manu si erano trasferiti là. L’iniziato dell’oracolo del Sole doveva ora provvedere a che la fondazione di queste culture postatlantidee e lo sviluppo dell’umanità postatlantidea procedesse con le giuste influenze. Dovette già presto provvedere a che tutto ciò che era prezioso per lo sviluppo futuro fosse trasportato là. È una legge dell’occultismo, questa conservazione, una legge dell’economia spirituale. Solo dalla conoscenza dell’occultismo, dalla saggezza spirituale si può sapere ciò.
Il grande iniziato portò allora con sé verso l’Europa qualcosa di prezioso dall’antica Atlantide. A questo scopo aveva precedentemente visitato, per così dire, ispezionato gli altri luoghi oracolari, se così potete dirlo. Sapete che nell’uomo ordinario poco dopo la morte il corpo eterico si separa dal corpo astrale e dall’Io e gradualmente si dissolve nell’etere cosmico generale; similmente dopo un certo tempo il corpo astrale. Una rottura di questa legge si verifica nell’interesse dell’economia spirituale. Così accadde anche con i corpi eterici dei sette più grandi iniziati dei luoghi oracolari dell’antica Atlantide.
Che cosa significa lavorare su se stessi? Ciò significa purificare il corpo eterico e il corpo astrale. Ora, il corpo eterico e astrale, che è completamente purificato, spiritualizzato, non si dissolve dopo la morte, bensì rimane conservato secondo la legge dell’economia spirituale. In breve, nei Misteri esistono i mezzi della conservazione — dare dettagli su ciò porterebbe troppo lontano in questo momento — di ciò che è stato conseguito in corpi eterici e astrali preziosi da grandi iniziati. Questo è conservato dai custodi nelle scuole misteriche. Perciò l’iniziato dell’oracolo del Sole si mosse verso gli altri luoghi oracolari atlantidei, raccolse i sette corpi eterici dei più grandi iniziati atlantidei e li portò con sé. E ora per mezzo della sua saggezza sviluppò un numero di uomini che dovevano diventare idonei per la cultura avvenire. Così sviluppò gli uomini che attorno a questa grande individualità erano riuniti, che diventavano sempre più capaci e puri. Un’arte deve essere chiamata ciò che ora seguiva. Dopo un certo tempo, infatti, i sette corpi eterici più significativi dei sette più grandi iniziati dei vecchi oracoli atlantidei potevano essere incarnati in sette uomini, che per il loro Io, per il loro giudizio e così via in questo senso erano uomini semplici, e che non significavano nulla esteriormente. Ma in loro portavano i sette corpi eterici sviluppatissimi dei sette più significativi iniziati. Questi se li erano lasciati fluire dentro, e così potevano lasciar fluire, in determinati momenti, per ispirazione dall’alto, le grandi, potenti visioni e verità dell’evoluzione. Potevano parlare di tutta questa alta conoscenza.
Questi sette il grande iniziato inviò là, dove ancora esisteva il maggior senso e comprensione per lo spirituale, per i mondi spirituali. Questi sette portatori di saggezza li inviò nella vecchia India. Là gli uomini avevano ancora il sentimento e la consapevolezza di essersi in un tempo remoto originati dal mondo spirituale primordiale, dal seno della divinità; erano nati. Maya, illusione, sembrò loro perciò questo intero mondo fisico. Essi rimpiangevano questo mondo degli dei, degli esseri divino-spirituali, con cui una volta avevano convissuto. A questi uomini potevano allora parlare i sette portatori di saggezza. I Rishi sacri sono essi chiamati. Sono loro che conducono il primo albeggiare della nostra cultura postatlantidea.
Con ciò fu data la possibilità a tutti questi popoli, che dall’Atlantide si erano trasferiti e avevano conservato la consapevolezza e il desiderio per il mondo spirituale con i suoi esseri divino-spirituali, di ricevere notizie di questo mondo e di trovare di nuovo la via verso di esso.
Ma vennero altri tempi. Vi erano popoli non destinati solamente a osservare nei mondi spirituali, ma tali che volevano fondare una nuova cultura e dovevano imparare ad amare il mondo fisico; che non dovevano solamente vedere Maya o illusione in questo mondo fisico, ma che cominciavano a comprendere come questo mondo fisico sia solo l’espressione, la fisionomia per il mondo spirituale che sta dietro di esso. Questo secondo periodo è la cultura urpersiana, la cultura di Zarathustra. La storia esteriore conosce solo uno Zarathustra relativamente tardivo; non intuisce che in questi tempi antichi era usanza assegnare ai successori anche i nomi dei grandi guide. Qui si intende il più grande Zarathustra, uno degli allievi più intimi dell’iniziato dell’oracolo del Sole. Doveva trovare la connessione tra il mondo dei sensi e il mondo spirituale; questo era il suo compito. Per lui valeva il far comprendere ai suoi allievi che questo globo solare fisico è il corpo degli esseri spirituali che hanno il loro luogo di dimora nel Sole, e che questo intero mondo fisico è da considerarsi come membra e parti del corpo fisico di esseri divino-spirituali. Come il Sole ha una grande aura intorno a sé, così l’uomo ha la sua piccola aura, l’espressione microcosmica di quella grande aura. Il Sole è il corpo del dio del Sole, che si è manifestato nell’oracolo del Sole dell’antica epoca atlantidea. Questo dio del Sole divenne visibile a Zarathustra nella chiaroveggenza. La grande aura solare la chiamò il dio del Sole — Ormuzd la chiama la dottrina segreta successiva; è il medesimo essere, che Zarathustra chiamò anche Ahura Mazdao. Gli uomini dovevano vedere nel Sole fisico l’Ahura Mazdao e non farsi sedurre da Ahriman, da lui che dal penultimo terzo dell’epoca atlantidea vive nel fisico, e che assale l’anima dell’uomo con la percezione sensoriale, dunque da fuori. Lucifero invece è colui che assale l’anima dell’uomo da dentro. Zarathustra doveva accendere negli uomini il sentimento, l’inclinazione del cuore per il grande dio del Sole. Con parole potenti lo fece, con parole che non sono trasferibili nella nostra lingua. Tutto ciò che di magnifico trovate nell’Avesta, nelle Gathas, per quanto belle siano queste scritture, sono pur sempre solo la debole espressione esteriore delle grandi, sublimi, originarie parole di Zarathustra. Più o meno possiamo riprodurre nella nostra lingua le parole con quanto segue:
«Voglio parlare, ora ascoltate e prestate attenzione a me, voi che da vicino, voi che da lontano desiderate ciò — voglio parlare di ciò che nel mondo mi è il più alto, ciò che mi ha rivelato il grande, il potente Ahura Mazdao. Ora ascoltate e prestate attenzione a me e notate tutto attentamente: Non più l’insegnatore dell’errore, il malvagio, colui che con la sua bocca ha confessato la cattiva fede, sedurrà l’umanità — poiché Egli si manifesterà, Ahura Mazdao, il Possente! Chi non vuol sentire le mie parole, come le dico, come le intendo, sperimenterà il male quando il corso dei tempi giunge a termine.» E in altri tempi diceva Zarathustra: «Così grande e così potente è Colui che si è manifestato a me nel Sole, che io rinuncio a tutto per Lui. Volentieri gli sacrifico la vita del mio corpo, l’essere eterico dei miei sensi, l’espressione dei miei atti» — il corpo astrale. Questo era il voto che un tempo il grande Zarathustra fece.
Due erano gli allievi di Zarathustra. A uno di loro comunicò per mezzo di mezzi spirituali tutto ciò che si può vedere con gli organi astrali chiaroveggenti. Questi fu rigenerato con il nome di Hermes, l’Hermes egizio. Al secondo comunicò ciò che si può sapere con il corpo eterico chiaroveggente, la saggezza della Cronaca dell’Akasha: era Mosè. Lo trovate di nuovo nei Libri di Mosè.
Hermes, che alla sua rigenerazione portava il corpo astrale di Zarathustra, gli comunicò non solo l’insegnamento, ma l’essenza dell’insegnante, ciò può accadere: il corpo astrale sacrificato di Zarathustra. Era dunque saggezza di Zarathustra quella che Hermes, il portatore della terza epoca culturale, proclamava.
Fu rigenerato anche l’altro allievo, a cui aveva dato la saggezza nel corpo eterico. A lui era stato intessuto, al momento della rigenerazione, il proprio corpo eterico di Zarathustra, che egli aveva sacrificato: era Mosè questo allievo. Potete trovare tali fatti sempre negli antichi documenti religiosi, però solo velato è ciò che è accennato nelle sante scritture. Leggete il racconto della nascita di Mosè. Che cosa accadde allora? Il bambino fu messo in una cesta di paglia di papiro e gettato in acqua. Che cosa significa questo? Egli fu isolato da tutto il mondo. L’Io e il corpo astrale non potevano manifestarsi prima che il principio del corpo eterico non fosse penetrato. Come avviene ciò? Durante il tempo in cui Mosè riposava isolato nella cesta nell’acqua, il corpo eterico intessuto si illuminava in lui. Solo dopo allora potevano agire il corpo astrale e l’Io. Quali sono le immagini potenti della Genesi, che ancora a lungo occuperanno l’umanità, se non immagini dalla Cronaca dell’Akasha? — Senza occultismo questo non si può comprendere.
Ora stiamo nella quarta epoca della cultura postatlantidea, la greca-romana. Fino a ora gli uomini erano stati sempre così educati che dovevano conquistare la Terra. Ma vi erano anche coloro che nel tempo atlantideo erano stati compagni degli dei. La domanda è dunque ben giustificata: Dove sono loro, gli Io dei grandi iniziati di quel tempo? In un tale Io del tempo atlantideo, che allora era in quella corporalità più tenera e più sottile, l’esistenza sulla Terra deve essere compresa così, che queste individualità dovevano solo incarnarsi finché era necessario per mantenere la connessione della saggezza primordiale e della spiritualità primordiale con gli uomini.
Una tale individualità è il grande Buddha, che potette veramente riempire gli scritti orientali con quella saggezza profonda e forza spirituale che noi vi troviamo. Le comunicazioni su di lui, noi le comprendiamo come occultisti e sappiamo prenderle alla lettera. Se per esempio si dice: «Risplendette alla sua nascita come la luce solare brillante», questo è vero; o se egli dice: «L’ultima delle incarnazioni ho percorso, d’ora in poi non ho più bisogno di venire su questa Terra, se non volontariamente.»
Nell’epoca postatlantidea egli si è anche praticato nella conoscenza intellettuale, e lo comprendiamo quando dice, come a lui si illuminò la serie delle incarnazioni e degli stadi di iniziazione che aveva dietro di sé:
«Davanti a me stava lo splendore luminoso delle figure — ma la mia intuizione non era ancora pura!
Vidi gli spiriti della conoscenza — ma la mia intuizione non era ancora pura!
Vidi il luogo dell’iniziazione —
ma la mia intuizione non era ancora pura!
Ero il compagno fra quelli: Ora la mia intuizione era pura!
Qui abbiamo l’illuminazione di Buddha.
Egli era uno di quelli con cui viviamo nella teosofia della Rosa-Croce. Tre dei maestri abbiamo nominato: Zarathas, Scithiano, Bodda o Buddha.
Così vediamo come queste grandi personalità conduttrici si collocano nel presente. L’occultista può verificare tutte queste cose. Però non solo ciò che tali figure hanno lasciato, ma tutto ciò che è prezioso per l’umanità viene conservato nell’amministrazione dell’economia spirituale. Prendete per esempio una personalità come Galilei, che nel XVI secolo nella fisica ha realizzato cose grandi e significative. In Galilei viveva un corpo eterico, che dopo la sua morte non doveva andare perso. Lontano dal luogo dove un tempo Galilei aveva operato, nella metà del XVIII secolo viveva una personalità che, dopo decenni di un’infanzia devotissima, si era preparata a cose grandi. Profondamente in Russia, al Mar Bianco, in condizioni semplicissime viveva una personalità che si chiamava Michail Lomonossov. Sconosciuto, senza mezzi, errò verso Mosca, studiò là, fondò la grammatica russa. Lomonossov portava in sé il corpo eterico di Galilei. E avvenne così: una personalità sapeva che il corpo eterico di Galilei era rimasto conservato ed era presente; proprio in quel momento questa realtà veniva ricercata nell’occultismo. Trovò questo collegamento: ma chi sapeva tutto ciò non sapeva nulla di Michail Lomonossov. Non è una vergogna, non si può sapere tutto nel piano fisico.
Così vediamo che attraverso la legge dell’economia spirituale il prezioso rimane conservato e il passato viene legato al futuro. Così nei misteri della Rosa-Croce si incontra anche l’individualità che era incarnata in Buddha e viveva sul piano fisico, che nell’Atlantide come Bodhisattva viveva solo nel corpo eterico, e poi come Buddha discese fino nel corpo fisico.
Ora rivolgere lo sguardo al tempo di Buddha, a quello di Zarathustra, e a ciò che le anime dovettero fare nel frattempo.
Là abbiamo da una parte l’insegnamento dell’Ahura Mazdao e dall’altra quello che è nell’uomo, che la Terra sempre più ama. Rappresentiamoci di nuovo l’epoca indiana, quella persiana, quella caldaico-assiro-babilonese. In questo tempo l’anima perdeva sempre più la connessione con il mondo spirituale. Ella guadagnò nell’epoca greca talmente l’amore per la Terra, che il detto di quel grande greco divenne verità, colui che disse: Preferisco essere un mendicante nel mondo superiore, piuttosto che un re nel regno delle ombre!
In questa quarta cultura postatlantidea, quella greco-latina, tutto era incantevole nel mondo esteriore. Il veggente contempla per esempio con l’occhio fisico le rovine del Tempio di Paestum. Può ammirare ed estasiarsi nella bellezza delle forme, nel fascino delle linee. Ma se allora rivolge lo sguardo lontano e cerca questo nel mondo spirituale, non vi trova nulla di ciò: tutto è come estinto. E così accadde alle anime tra la morte e una nuova nascita. Gelide, chiuse nella loro individualità, si trovavano tagliate fuori da tutto lo spirituale e solo rimpiangevano il fisico, tutta la bellezza. Là dentro, in questa gelida chiusura, doveva allora brillare l’Ahura Mazdao. Il conduttore del Sole stesso dovette scendere. Uomo dovette diventare nel mondo fisico, per portare aiuto ai morti e ai viventi: doveva essere Uomo fra gli uomini! Ciò che vive nel Sole, l’alto e il magnifico, scende sulla Terra e ora si annuncia nell’uomo stesso. Prima si era annunciato negli elementi. Nel fuoco del roveto ardente e nel fuoco sul Sinai si annunciò a Mosè. Il popolo israelita non doveva farsi un’immagine del suo Dio — perché? Nessun nome esteriore può nominarmi, questo essere; un nome completamente diverso solo può esprimerlo: «Io sono colui che Io Sono!» Non c’è possibilità di trovare il nome del dio del Sole altrove se non nell’uomo. Ciò che come Io vive nell’uomo, quello è l’essere di Cristo.
L’annuncio di Jehova precedeva il Cristo. Quello fu il tempo in cui l’essere di Cristo poteva sempre più discendere. Come si era una volta impegnato Zarathustra verso il nobile essere del Sole? Che cosa voleva sacrificargli? Corpo, sensi, vita e parola. Zarathustra fu rigenerato come contemporaneo del grande Buddha. Poteva allora ricostruirsi il corpo eterico e il corpo astrale, che aveva sacrificato. Come Zarathas o Nazarathos fu rigenerato e divenne là l’insegnante di Pitagora; egli stesso fu rigenerato come uno dei tre Magi da Oriente e poi un allievo del Gesù di Nazareth. Lo Zarathustra che aveva sacrificato una volta il suo corpo astrale e una volta il suo corpo eterico era ora capace di cedere anche l’involucro esteriore a colui che una volta aveva proclamato: ora come il Gesù di Nazareth dell’occultismo occidentale. Gesù di Nazareth poté mettere a disposizione il suo corpo al dio del Sole stesso; poté dire: «Io sono la luce del mondo!»
Nei Misteri era sempre nota l’essenza di Cristo: nell’antica India dei sette Rishi la si chiamava, che stava al posto del Cristo, Vishva-Karman; Ahura Mazdao la chiamava Zarathustra; Osiride era il suo nome in Egitto; Jahvé o Jehova la chiamava il popolo ebraico. E ora, nella quarta epoca culturale, il medesimo essere visse tre anni sulla nostra Terra fisica. Ed è colui che in futuro unirà di nuovo il Sole con la Terra. Quando il sangue scorse a Golgota dalle ferite del Redentore, allora il Cristo si è unito mistericamente con la Terra; allora appare l’essenza di Cristo stessa nell’aura della Terra. Da allora è là da vedersi. E il primo che l’ha vista là, chi era? Paolo, che ha più contribuito alla diffusione del cristianesimo. Che cosa ha fatto di Saulo un Paolo? Non le dottrine, non gli avvenimenti in Palestina, ma l’avvenimento di Damasco, un avvenimento sovrasensibile. Prima non poteva credere che colui che era morto così vergognosamente sulla croce fosse il Cristo; ma sapeva come iniziato della Kabbalà che il Cristo, quando fosse apparso sulla Terra, sarebbe stato visibile nell’aura della Terra. E questa era l’esperienza di Paolo. Così da Saulo divenne Paolo. Un’opera prematura la chiama egli — anche di Buddha si dice questo. Significa che un tale non è disceso troppo profondamente nella materia. Egli vide e seppe chi era il Cristo, quando divenuto chiaroveggente stava davanti a Damasco.
Il Cristo agì come Bodhisattva in Buddha. Dal momento dell’evento del Golgota è lui lo spirito planetario della Terra, e da allora è da trovare nell’aura della Terra fisica. Una luce nuova in questo e in quel mondo è stata accesa attraverso l’impatto del principio di Cristo. Il corpo del Gesù di Nazareth, il corpo eterico, il corpo astrale e l’Io del Gesù di Nazareth, essi sono in grande moltiplicazione nel mondo spirituale. Questo è qualcosa di estremamente significativo, ciò che con ciò si dice. Per comprendere questo, la natura ci fornisce numerosi esempi illuminanti. Pensiamo solo al granello di sementa, che diventa il gambo di grano e si moltiplica così fortemente. Una parabola è questo processo apparentemente semplice in natura per gli avvenimenti che si svolgono secondo legge nel mondo sovrasensibile. Molte copie del corpo eterico, del corpo astrale e dell’Io del Gesù di Nazareth sono lì, per essere incarnate nei portatori provvisori del principio di Cristo. È così significativo ciò che è collegato con il principio di Cristo, che solo gradualmente può essere compreso dall’umanità.
Una copia del corpo eterico del Gesù di Nazareth, per esempio, portava Agostino. Potrete ora comprendere meglio la sua vita, i suoi errori e le sue realizzazioni. Il suo Io e il suo corpo astrale rimasero affidati a se stessi, e solo nel corpo eterico si sviluppò la sua grande dote mistica. In Francesco di Assisi, in Tommaso di Aquino è il corpo astrale del Gesù di Nazareth, la cui copia è loro intessuta, e che li fa agire come maestri così potentemente. Agiscono da quella, in cui un tempo era il Cristo.
A volte il tessere insieme ha bisogno anche di avvenimenti esterni, per esempio sono necessarie catastrofi naturali o simili. Così viene raccontato di Tommaso di Aquino che il fulmine colpisce lo spazio in cui si trova, e uccide la piccola sorella nella culla accanto a lui, ma lo risparmia. Per lui questo colpo di fulmine accanto a lui significa che la forza che proviene dagli elementi, aiuta, affinché egli possa ricevere la copia del corpo astrale del Gesù di Nazareth. Anche un’Elisabetta di Turingia, ella aveva un’impronta del corpo astrale del Gesù di Nazareth.
Zarathustra o Gesù di Nazareth è uno dei tre maestri dei Rosacrociani. Immagini del suo Io, cioè di un Io in cui ha dimorato lo spirito di Cristo stesso, si trovano in moltiplicazione nel mondo spirituale. Nel riguardo dello sviluppo futuro dell’umanità, nel mondo spirituale attendono a noi le copie dell’Io del Gesù di Nazareth. Tali uomini, che sanno elevarsi alle altezze della saggezza spirituale e dell’amore, sono candidati per le copie dell’Io del Gesù di Nazareth; sono allora i portatori di Cristo, i veri Cristofori. Dovranno essere su questa Terra i preparatori per la sua riapparizione.
La forza ci dà per il nostro operare nel futuro, quando sappiamo quali individualità stanno dietro la missione di uomini significativi. C’è una possibilità del controllo di questi fatti. Non tutti possono ricercare ciò che accade dietro le quinte del mondo fisico; provare però il ricercato, questo può ognuno nelle sante scritture prima e dopo il tempo cristiano. E questi fatti possono illuminarsi alla comprensione. Ci diventano allora sangue vitale spirituale.
II
TEOSOFIA E OCCULTISMO DELLA ROSA-CROCE
TEOSOFIA E OCCULTISMO DELLA ROSA-CROCE
Sarà compito mio in questo ciclo di conferenze presentarvi un quadro della concezione del mondo teosofca, e precisamente dal punto di vista del cosiddetto metodo della Rosacroce. E vi prego di non fraintendere questa designazione: «metodo della Rosacroce» nel senso che si parli dello sviluppo storico della Rosacroce, che se ne dia una rappresentazione storica. La designazione «metodo della Rosacroce» deve solo dire che la teosofia sarà presentata secondo quel metodo secondo cui è sempre stata presentata nelle scuole misteriche europee dal 13° e 14° secolo, e che appunto si chiama l’insegnamento della Rosacroce.
Voi sapete che la teosofia è quello che nei tempi antichi si effuse sulla umanità come verità, per formare ovunque nei cuori un fondamento della conoscenza umana. Quanto più risaliamo indietro, tanto più segrete diventano queste conoscenze. Perché? Tornerò ancora su questo nei miei discorsi, sul perché questa saggezza universale è stata comunicata in scuole misteriche segrete e in istituti di educazione solo a quelli che ne erano ritenuti maturi. A coloro che non dovevano soltanto imparare, ma dovevano intraprendere qualcosa che trasformava intera la loro anima, così che diventavano veggenti. Attraverso questo ricevevano visione nei mondi superiori. E tali persone venivano poi mandate fuori, per così dire come messaggeri, che erano chiamati a guidare e dirigere gli altri. Ora però il progresso consiste nel fatto che sempre più persone sono capaci, attraverso il loro giudizio e la loro ragione, di comprendere questa saggezza. Perciò è diventato necessario che sempre più di quello che prima era tenuto segreto venisse reso pubblico.
Nel corso del 19° secolo, attraverso circostanze esterne che impareremo a conoscere, nacque la necessità di far fluire nella sfera pubblica una grande mole, una somma considerevole di conoscenze della scienza occulta per il bene e il progresso dell’umanità. Nel 19° secolo i custodi di questo sapere si dissero: Nei tempi precedenti, le comunicazioni su cose spirituali, come si sono presentate alle persone nelle religioni o in altri modi, bastavano per soddisfare i bisogni umani riguardo all’eterno. Ma i bisogni dell’umanità cambiano. E così questi custodi della saggezza primordiale dovettero riconoscere che in futuro sempre più persone le cui anime non avrebbero più potuto essere soddisfatte dalle forme antiche di comunicazione delle questioni spirituali. Per tali persone è possibile trovare soddisfazione nella teosofia. La teosofia, questa nuova forma di comunicazione, scaturisce dall’osservazione, fatta nei tempi moderni, di una necessità dell’umanità. I custodi del sapere segreto avevano naturalmente saputo che tali tempi sarebbero venuti, ma solo in un momento determinato era necessario fare i preparativi per il fluire di questa saggezza e dirsi: Dobbiamo prenderci cura che questi segreti possano essere compresi dall’intelletto del 19° e del 20° secolo. Questo accadde nel 13° e nel 14° secolo. Molto pochi erano coloro che in quel momento si accorsero di questa preparazione entro l’Europa. Erano i primi Rosacroce, quelli che si erano riuniti intorno a un’individualità significativa, nota con il nome di «Christian Rosenkreutz». Christian Rosenkreutz era colui che nel senso più evidente poteva dirsi: Abbiamo ricevuto nei Misteri un sapere, un tesoro di saggezza dal soprasensibile. Se ci fermiamo qui, possiamo sperare che in futuro possiamo fare quello che è stato fatto finora: mandare fuori persone singole, maturatesi nelle nostre scuole, che hanno imparato e contemplato i segreti della saggezza primordiale, per istruire gli altri. Questo antico metodo di diffusione della saggezza primordiale deve continuare, ma ancora altro deve essere preparato. Egli era capace di dirsi: Una moltitudine molto più grande di persone verrà, che chiederà la saggezza primordiale. Potremmo comunicarla nella forma che ora ne abbiamo. Ma per assumerla così è necessario un alto grado di fede e di riconoscimento della nostra autorità, che però scomparirà sempre più e più dall’umanità. Quanto più il giudizio critico crescerà nelle persone, tanto meno crederanno agli insegnanti come prima. Per la forma anteriore di comunicazione la fede e la fiducia erano la condizione. Ora si doveva dirsi: Verranno persone che vorranno esaminare loro stesse quello che è loro comunicato. Diranno: Vogliamo applicare lo stesso intelletto logico che usiamo nell’osservazione del mondo sensibile a ciò che voi ci dite. Ammesso che per l’indagine dello spirituale sia necessario qualcosa di più di questo intelletto, vogliamo tuttavia esaminare con esso. Perciò era necessario, all’inizio della nostra epoca, versare la saggezza primordiale in nuove forme. Questo era il lavoro della Rosacroce: plasmare la saggezza primordiale in modo che potesse gradualmente trovare adattamento allo spirito e all’anima moderni.
Che cosa è la teosofia secondo il metodo della Rosacroce? La teosofia in sé è sempre e dappertutto la stessa. Un teosofo secondo la maniera della Rosacroce oggi è un teosofo del 19° e del 20° secolo. La sua saggezza nei suoi modi è precisamente adattata a quello che oggi le persone vogliono comprendere e di cui hanno bisogno. Qual è lo specifico della nostra epoca? Il corso dello sviluppo dell’umanità è stato tale che gli uomini hanno dovuto sempre più familiarizzarsi con la realtà fisica esterna. Guardate indietro a tempi antichi, per esempio alla cultura egizia antica, con quali semplici mezzi e forze gli uomini lavoravano, costruivano loro stessi le loro strutture, soddisfacevano i loro bisogni personali. Osservate invece la nostra vita odierna, con tutta la sua elaborata spesa di lavoro per il benessere fisico. Quale immensa somma di capacità intellettuale e di lavoro del pensiero è sprecata per i bisogni fisici quotidiani! Era naturalmente necessario, anzi proprio il compito del mondo occidentale, dare forma alla cultura esterna così, dominare la natura esterna così, che il piano fisico sia veramente dominato dallo spirito umano. Un tale mondo, come il nostro è diventato, ha bisogno di altri mezzi per poter ricevere la saggezza delle scuole misteriche rispetto a quel tempo antico. Se confrontiamo il sapere dei Caldei e le loro conoscenze riguardo al sapere spirituale con il nostro sapere di oggi, i Caldei stanno incontestabilmente molto al di sopra di noi. Oggi ammiriamo un Copernicio, un Galilei, quello che la scienza esterna ha da registrare, ma tutto questo è un gioco da bambini paragonato alla saggezza antica dei Caldei. Per il ricercatore moderno il pianeta Marte è semplicemente un corpo esterno, il cui corso e movimento si può misurare; i Caldei però sapevano anche quali forze e quali esseri sono connessi con il Marte, quale volontà divina governa tutto, quale connessione esiste tra queste forze e l’uomo. Il mistero, l’operare di queste forze spirituali era loro noto. Perciò il ricercatore moderno è così impotente di fronte all’essenza interiore di questa antica cultura caldaica. Ha i mezzi esterni per la sua ricerca, ma non quelli interni. I teosofi e i Rosacroce hanno i mezzi interiori spirituali per penetrare il loro spirito.
I grandi nomi delle nostre autorità scientifiche, di cui oggi si legge che dissotterrano i cilindri di argilla e i cocci su cui è impressa l’antica saggezza babilonese, stanno di fronte a ciò come un bambino di tre anni davanti a un apparecchio elettrico. Il ricercatore non sa che farsene di quello che dissotterra: così potente, così profondamente penetrante era allora il sapere spirituale. Ma la scienza esterna fu capace, per mezzo dell’intelletto e attraverso i mezzi esterni della nostra cultura, di creare quello che oggi — e con ragione — ammiriamo come i grandi progressi culturali degli ultimi secoli. Una tale epoca però ha bisogno di un’altra maniera di pensare, di sentire, per comprendere lo spirituale. Qui forse si deve inserire un avvertimento. Oggi si parla tanto di gradi di sviluppo più alti o più bassi. Si discute se il Buddha o il Cristo sia più grande. Ma questo è completamente indifferente. Non è questo che importa. Non importa se la saggezza assira è più alta o la nostra saggezza è più profonda. Viviamo nel presente di sentimento materialistico e abbiamo bisogno del fluire del sapere spirituale nella nostra cultura, affinché il desiderio dell’umanità al riguardo sia soddisfatto. E nel modo in cui l’uomo moderno ha bisogno di questo sapere, ve lo dà la saggezza della Rosacroce. Quello che qui è detto, forse suona un po’ audace, ma vi prego, accettatelo ora: più tardi tutto si chiarirà. Infatti la saggezza rosacrociana è stata più fraintesa di qualsiasi altra cosa al mondo.
Come le cose si svolsero, accadde che una volta la grande individualità di Christian Rosenkreutz previdde quali esigenze di comprensione sarebbero effettivamente venute da parte degli uomini che pensano razionalisticamente, e come già allora era diventato necessario versare tutto il sapere spirituale in una forma che si sarebbe trasformata in quello che è l’esigenza dell’epoca odierna. Dobbiamo renderci chiari che i Rosacroce ebbero un compito molto più difficile di qualsiasi movimento simile precedente, poiché il loro operare iniziale nel 13° e nel 14° secolo cadde nel tempo del materialismo sempre più avvicinantesi. Tutti i moderni successi, come le macchine a vapore, il telegrafo e così via dovevano spingere l’uomo completamente sul piano fisico. I Rosacroce dovevano lavorare per un’epoca che deve pensare matematicamente. Dovevano fare i loro preparativi in questo senso, e dovevano perciò essere anche i più fraintesi. Della Rosacroce non potete istruirvi attraverso quello che ne viene reso pubblico. Niente di quello che era coltivato nella Rosacroce si trova propriamente in questa letteratura. I più profondi contenuti di verità spirituale della Rosacroce furono intesi come se si potesse preparare lo spirituale nelle cucine alchemiche con alambicchi e così via. Attraverso questa comprensione dell’alchimia nacque quella caricatura materialistica della Rosacroce, come oggi è presentata. I Rosacroce dovevano preparare una scienza, attraverso cui potevano lasciar fluire gradualmente la loro saggezza nel mondo.
Da tutto ciò vedete che, se presentiamo la teosofia all’uomo moderno, dobbiamo presentargli la teosofia della Rosacroce. Con l’applicazione di forme più antiche potremmo conquistare alcuni uomini, ma sarebbero uomini che non sono connessi con tutte le fibre del loro essere con il mondo e la cultura di oggi. Ci sono tali egoisti che si sottraggono al compito odierno; noi vogliamo però prendere seriamente questo presente e le sue forme. Dobbiamo prendere la nostra epoca come è, ma cercare di agire su di essa spiritualmente. In questo senso la teosofia della Rosacroce ha il compito di comprendersi.
Nel corso dei procedimenti del congresso avete avuto l’opportunità di vedere come questa teosofia può operare fecondi; per esempio come interviene nella medicina. Lasciate pure che la medicina continui a svilupparsi così materialisticamente: se poteste prevedere quarant’anni nel futuro, sareste inorriditi della maniera brutale in cui questa medicina procederà, fino a quali forme di morte gli uomini sarebbero curati da questa medicina. Come ricerca oggi la medicina l’effetto dei suoi rimedi? Bene, sul materiale umano che trova negli ospedali e altrove, cioè attraverso l’osservazione esteriore. La saggezza spirituale è però quella che agisce connessioni interiori dello spirituale, quella che sa cosa nel fisico corrisponde allo spirituale. Un completo rinnovamento di tutto il sapere medico sorgerà da quello che si chiama la Rosacroce. Ma questo è solo un ambito. Confrontate le nostre complicate condizioni di vita di oggi con quelle degli antichi Caldei. Pensate quale somma di capacità intellettuale e di potenza di combinazione è spesa per incassare in Tokio un assegno emesso a New York. Un’epoca così costituita, che ha una tale cultura con tali mezzi stesa sulla intera superficie terrestre, ha bisogno di altri metodi spirituali dei tempi precedenti. L’occultista lo sa. Semplicemente il pensiero odierno non basta per vincere il caos delle condizioni esterne e dei compiti, in che l’uomo sempre più si verrà a trovare. Il pensiero diventerà rigido. Oggi siamo in un’epoca di transizione, ma presto il pensiero non sarà più abbastanza liquido e flessibile per cogliere e trasformare le condizioni complicate. Perché dunque diffondere la teosofia? Per ottenere effetti pratici. I pensieri teosofici rendono il pensiero più elastico, più fluido, permettono una visione più rapida di connessioni più grandi. Così la Rosacroce ha il compito di fecondare tutti i campi della vita. Affinché vediate come la teosofia opera praticamente, prendete il piccolo opuscolo che ho scritto su «L’educazione del bambino dal punto di vista della scienza dello spirito». Quello che vi è contenuto semplicemente non lo potete sapere senza la teosofia della Rosacroce. Non deve rimanere teoria, ma deve diventare un applicarsi alle attività pratiche e quotidiane. Cercate questo nelle forme anteriori della teosofia: semplicemente non è là. La teosofia della Rosacroce è là per soddisfare i desideri spirituali dell’uomo, e anche per lasciar fluire lo spirito nelle attività quotidiane. La teosofia della Rosacroce non è là per il salotto o per l’eremita, ma per tutta la cultura umana.
La saggezza è sempre una. Ma come il singolo uomo vive e continua a svilupparsi sempre, così anche l’umanità nel suo insieme. E perciò le forme della saggezza loro rivelata devono cambiare secondo il cammino di sviluppo degli uomini. I grandi maestri dell’umanità operano tra noi oggi come sempre. Anche noi, che siamo presenti qui come anime, siamo stati già incarnati prima, siamo passati attraverso tutti i periodi di sviluppo, quello greco-latino, quello egizio-caldaico, e ancora indietro nel tempo, per assimilare sempre nuovi e nuovi risultati, per imparare sempre cose nuove. Pensate un’anima che era incarnata quando le gigantesche piramidi, le misteriose sfingi la circondavano in Egitto! Come diversamente questo agiva su questa anima da quello che la circonda oggi. Finché la Terra può offrire qualcosa di nuovo — e la Terra progredisce continuamente — altrettanto continuamente l’anima assimila sempre qualcosa di nuovo. L’anima non è incarnata sulla Terra per il piacere degli dèi, ma per imparare. Diversamente era la Terra quando l’anima vi entrò nella sua prima incarnazione, diversamente sarà quando vi entrerà nell’ultima. Solo allora torniamo su questa Terra quando possiamo imparare su di essa qualcosa di nuovo; perciò l’intervallo tra le incarnazioni è così grande. Pensate soltanto come diversamente la regione settentrionale dell’Europa era configurata da come è oggi, solamente dal punto di vista paesaggistico, al tempo quando il Cristo camminava sulla Terra. Non entriamo due volte sulla Terra senza poter imparare qualcosa di nuovo. Tutto nel mondo è in sviluppo. Ma sviluppo significa elaborare e vivere successivamente sempre cose nuove.
Ma non solo gli uomini, bensì tutti gli esseri si sviluppano. Dovremo cercare qui il cammino verso entità che si trovano su gradi più alti dell’uomo; tuttavia l’uomo già in questa vita entra spesso in relazione con loro. Anche questi esseri superiori sono soggetti alla legge dello sviluppo, e come le nostre anime millenni fa erano diverse, così gli esseri che si manifestano erano diversi nei tempi precedenti. Anche loro imparano continuamente. E quando parliamo di uno degli esseri superiori che discese da noi per annunciarci con i mezzi dello spirito i segreti dei mondi superiori, dobbiamo dirci: è un’arte sublime, che deve essere imparata. Anche se si è un Dio, bisogna impararlo. Perché si deve parlare diversamente agli uomini di oggi, diversamente a quelli che vivevano diecimila anni fa. Gli esseri superiori fanno il loro sviluppo allo stesso modo degli uomini. E quello che durante i procedimenti del congresso è stato detto da me riguardo all’evento di Damasco mostra come gli esseri superiori si sviluppano. Immaginate che uno fosse stato veggente duemila anni prima dell’apparizione di Cristo Gesù. Un veggente spirituale vede non solo l’ambiente esteriore, ma anche tutto ciò che appartiene alla sfera spirituale, all’aura della Terra. Come gli uomini sono circondati da un’aura, così lo sono i corpi cosmici. E lo spirito di un corpo cosmico, si impara a vederlo. Un veggente spirituale duemila anni fa avrebbe visto qualcosa di completamente diverso nell’aura terrestre da uno di mille anni fa e da uno che è diventato chiaroveggente oggi. Proprio come l’immagine della natura esternamente, così cambia anche intorno a noi l’immagine del mondo spirituale in cui si guarda.
Di un evento voglio parlare, su cui tornerò più tardi: del roveto ardente e dell’annunziazione sul Sinai. Cosa significa questo? Cosa accadde a Mosè? La sua capacità di chiaroveggenza si era sviluppata fino a un certo punto, e aveva percepito il soprasensibile nel sensibile. Chi non è chiaroveggente avrebbe semplicemente percepito un evento naturale. Ma Mosè vide nel roveto ardente quell’essere che gli si annunziò come «Io sono l’Io Sono!» E sapeva che questo essere era presente, che quel fuoco non era solo fuoco esteriore, ma che dietro di esso si nascondeva qualcosa di spirituale. Gli si manifestò un essere intimamente connesso con tutto il successivo sviluppo dell’umanità, che si diede il nome: «Io sono l’Io-Sono». Cosa sapevano tutti gli alunni di Mosè? L'impararono nelle scuole misteriche di allora: Lo stesso essere che si manifestò sul Sinai discenderà sulla Terra, abiterà in un corpo umano e per tre anni parlerà in un uomo, e quest’uomo sarà il Cristo Gesù. Lo sapevano gli iniziati. Lo sapeva anche Saulo, che più tardi divenne Paolo. Ma si disse: Certo, questo essere esiste, e discenderà sulla Terra. Ma non posso immaginarmi che finisca nella morte vergognosa sulla croce, quell’essere che si manifestò nel roveto ardente come Jahve. Cosa poteva convincerlo? L’evento di Damasco. Nel momento in cui divenne chiaroveggente e l’aura terrestre divenne visibile per lui e vi scorse il Cristo, il Cristo vivente, che gli si mostrò come lo stesso che era morto sulla croce, in quel momento Saulo diventò Paolo.
Ma questo poteva vedersi solo a quel tempo. Prima, duemila anni fa, il Cristo non era ancora nell’aura terrestre, era ancora visibile nel Sole. Zarathustra vide il Sole circondato da un’aura: Ahura Mazdao la chiamava, la grande aura di Ormuzd. Questo essere però è disceso, si è manifestato prima a Mosè nel roveto ardente e poi abitò come uomo tra noi nel corpo di Gesù di Nazaret. «Io sono la luce del mondo» poteva dunque dire il Cristo di se stesso. Prima nessuno avrebbe potuto parlare così, perché la luce del mondo prima non era vissuta in nessuno.
Queste cose vogliamo elaborare fino alla loro piena comprensione. Ma oggi deve solo essere accennato che l’essere di Cristo non poteva manifestarsi sempre come per esempio nel caso di Paolo. L’entità di Cristo doveva prima acquistarselo; doveva sviluppare la sua forza in modo che potesse manifestarsi in tal modo. Duemila anni fa non le sarebbe stato ancora possibile. Ogni anima fa progressi in ogni incarnazione. Questo è importante, è questo che importa per le individualità guida. Dobbiamo riconoscere che il Cristo non è sempre lo stesso; dobbiamo riconoscerlo nei suoi modi di azione specifici, in come anche lui progredisce di sviluppo in sviluppo. Ed è per l’uomo un sentimento travolgente di elevazione quando riconosce come — uguale alla sua anima e alla sua incarnazione e ai suoi progressi — anche le entità spirituali sempre più in alto si innalzano e sempre più potenti diventano. Questo dà il sentimento vivo dello sviluppo. È proprio nella teosofia della Rosacroce che si tratta di mostrare come un tale essere, come il Cristo, ha operato una volta e ora, come in Mosè e in Paolo, e di vedere da questo come anche un tale essere progredisce. Questo dà un concetto più intimo dello sviluppo.
Guardiamo a un bambino. Nasce, vede — così si chiama l’espressione tecnica — la luce del mondo, cambia, e proprio nelle primissime settimane di vita cambia particolarmente velocemente: il corso dello sviluppo procede qui più velocemente che nei periodi successivi. Anche la scienza materialista esterna può stabilire molte cose qui. Può per esempio osservare, quando esamina il cervello — questo è accertabile con mezzi esterni — come nel bambino là in alto sulla testa, nel luogo che rimane morbido a lungo, le parti del cranio si chiudono solo più tardi e il cervello gradualmente si forma. La differenziazione e la connessione ha il compito di formare uno strumento per ciò che il bambino potrebbe fare solo più tardi: pensare; deve connettere percezioni. Il veggente ora vede nel bambino come nei primissimi giorni e settimane dello sviluppo è circondato da forze potentemente agenti, che appartengono alla seconda parte costitutiva dell’uomo, al corpo eterico. Sappiamo che questo nell’uomo moderno ha all’incirca la stessa grandezza del corpo fisico; nel bambino però sporgeva ancora molto al di là del corpo fisico, specialmente sulla testa. E qui c’è anche questo operare delle forze, che appare come un gioco di luci al veggente, particolarmente vivido. È meraviglioso da vedere come forze certe sparano dal corpo verso l’alto da basso, come poi dall’alto irradia, dalla nuca, da tutti i lati e dove i capelli si arricciano, irradia in un gioco vivente delle forze, diventa un gioco di luci astrale-eterico nel corpo eterico del bambino, che poi gradualmente si perde con il tempo. In questo gioco di luci stanno le forze che creano quei legami fisici nel cervello. Il cervello è formato nel tempo, quando il bambino è già nato, e precisamente da una sostanza spirituale. Quaranta o cinquanta flussi di forze potete vedere lavorare insieme — da loro è composto il corpo di luce — uno spettacolo meraviglioso se così osservate il bambino nelle prime settimane di vita. Gradualmente questo corpo di luce penetra nel cervello del bambino, è allora dentro. All’inizio il corpo eterico del bambino era fuori, circondava la testa, era molto primitivo; lo circondava un corpo di luce, da cui raccoglieva forze, e ora gradualmente entra nella testa del bambino, siede lì dentro come l’organismo eterico complicato. Questo è il meraviglioso dello sviluppo, che tutto il fisico è costruito dal mondo spirituale, è lavorato dallo spirituale, che poi noi stessi assorbiamo. Lo psichico si è prima elaborato da sé la dimora, in cui poi abita. Così vediamo come succede nel piccolo mondo, nel cervello umano del bambino; così è anche nel grande mondo. Guardate un’individualità particolarmente avanzata come quella di Gesù di Nazaret, nel cui corpo per tre anni abitò come anima il Cristo. Proprio come nel bambino il corpo eterico si prepara da sé il cervello fisico, per poi dopo entrarvi, così il Cristo si preparò anche prima il luogo, in cui poteva abitare. Ma prima dovette lavorarselo. All’inizio era solo esternamente connesso con la Terra, ma la Terra non poteva ancora accoglierlo in sé. I migliori però hanno lavorato su di essa così che il Cristo poteva sempre più avvicinarsi, e lui stesso, il Cristo, ha aiutato in questo. Chi allora trasformò il corpo di Gesù di Nazaret e infine lo portò così che poteva accogliere il Cristo? Il Cristo stesso lo fece. Prima lavorò da fuori su di esso e dopo il Cristo stesso poteva entrare nell’uomo.
Lo stesso accade nel piccolo mondo come nel grande. E solo per il fatto che questi esseri, che stanno al di sopra di noi, anche loro si sviluppano, lo sviluppo è possibile. Solo per il fatto che il Cristo poteva manifestarsi soprasensibilmente, è diventato lo spirito planetario della Terra. Il microcosmo corrisponde sempre al macrocosmo.
Non potei nemmeno mettere davanti a voi oggi il primo capitolo della Rosacroce, ma solo per ora caratterizzare il modo in cui l’uomo del presente deve imparare a pensare e a sentire. Perché il vero significato del «Conosci te stesso» sta in questo, che seguiamo in questo modo lo sviluppo del cosmo. Dov’è il nostro Io? Eppure non in noi soli. Pensare ciò sarebbe egoista. È costruito fuori e generato dal cosmo intero e anche la nostra ascesa deve portarci a dissolverci nel cosmo intero. L’autoconoscenza vuole mettere l’uomo nel mondo intero, per mostrargli lì il vero significato della parola: autoconoscenza.
Come ho già detto ieri nell’osservazione introduttiva, questo ciclo è destinato a dare un quadro generale della visione del mondo teosofica. Sarà necessario menzionare molte cose che già sono note a una parte maggiore dei presenti. Ma soltanto quando conosceremo queste verità partendo dai fondamenti, ci sarà possibile elevare il nostro sguardo, nelle conferenze successive, a sfere più elevate.
Prima di entrare nella vera e propria trattazione, desidero affrontare una questione di straordinaria importanza: perché dobbiamo occuparci di pensieri e teorie teosofiche prima ancora di poter vivere personalmente qualcosa nel mondo spirituale? Molti diranno: ci vengono comunicati i risultati della ricerca chiaroveggente; io stesso però non posso ancora guardare dentro. Non sarebbe allora più giusto se, anziché risultati di ricerca chiaroveggente, ci venisse detto soprattutto come io stesso posso svilupparmi fino a diventare chiaroveggente? Allora ognuno potrebbe poi compiere personalmente il successivo sviluppo. — Chi sta fuori dalla ricerca occulta potrebbe credere che sarebbe bene non parlare di tali cose e fatti già prima di tutto. Ma esiste nel mondo spirituale una legge ben determinata, di cui vogliamo chiarire l’intero significato mediante un esempio. Immaginate che in un anno qualsiasi un chiaroveggente regolarmente istruito abbia percepito una tal cosa o un’altra nel mondo spirituale. Ora rappresentatevi che dieci o venti anni più tardi un altro chiaroveggente altrettanto bene istruito percepirebbe la stessa cosa, anche se non avesse affatto conosciuto i risultati del primo chiaroveggente. Se credeste questo, vi trovereste in un grande errore. In verità un fatto del mondo spirituale, una volta scoperto da un chiaroveggente o da una scuola occulta, non può essere ricercato una seconda volta, se chi lo vuole ricercare non ha prima ricevuto la comunicazione che è già stato ricercato. Se quindi un chiaroveggente nel 1900 ha ricercato un fatto, e un altro nel 1950 è arrivato al punto di poterlo percepire, può farlo soltanto quando in precedenza ha imparato e saputo che uno l’ha già trovato e ricercato. Così anche fatti già noti nel mondo spirituale possono essere osservati soltanto quando ci si decide a riceverli comunicati per via ordinaria e a conoscerli.
Questa è la legge che nel mondo spirituale, per tutti i tempi, fonda la fratellanza universale. È impossibile penetrare in una qualsiasi sfera senza prima collegarsi a ciò che è già stato ricercato e osservato dai fratelli più anziani dell’umanità. Nel mondo spirituale è stato provveduto affinché nessuno diventi un cosiddetto solitario e dica: non mi importa di ciò che già esiste, ricerco per me solo. — Tutti i fatti che oggi sono comunicati dalla Teosofia non potrebbero essere visti nemmeno dalle persone più colte e più progredite, se non si fosse saputo prima. Proprio perché è così, perché ci si deve collegare a ciò che è già stato ricercato, la ricerca teosofica doveva essere fondata in questa forma.
In tempo relativamente breve ci saranno molte persone dotate di chiaroveggenza; ma esse vedrebbero soltanto vuoto, e non la verità nel mondo spirituale, perché non potrebbero vedere il significativo, ciò che è già stato ricercato nel mondo spirituale. Per primo bisogna imparare queste verità come le dà la Teosofia; solo allora si possono percepire. Così anche il chiaroveggente deve prima imparare ciò che è già stato ricercato, e poi, con coscienziosa formazione, può egli stesso osservare i fatti. Si può dire: soltanto una volta, per una prima visione, le entità divine fecondano un’anima umana, e quando questa fecondazione unica, vergine, si è compiuta, è necessario che gli altri dirigano per primo lo sguardo a ciò che questa prima anima umana si è acquistato, per avere il diritto di acquistare se stesso lo stesso e vederlo. — Questa legge fonda intimamente una fratellanza universale, una vera fraternità umana. Di epoca in epoca il tesoro della saggezza è così passato attraverso le scuole occulte ed è stato fedelmente custodito dai Maestri. E anche noi dobbiamo aiutare a portare questo tesoro e mantenere fraternità con coloro che hanno già conseguito qualcosa, se vogliamo elevare lo sguardo verso le sfere più elevate del mondo spirituale. Ciò che viene ricercato come legge morale sul piano fisico è dunque una legge naturale del mondo spirituale, spirituale.
La Teosofia ci insegna che dallo Spirituale nascono tutte le cose fisico-sensibili. Ma non ci si deve contentare al nostro tempo di questa consapevolezza di un mondo spirituale. Che lo Spirituale sia l’essenziale, che dietro tutto il sensibile, tutto il fisico, stia uno Spirituale, questa è una consapevolezza astratta dello Spirito. È necessario acquisire concetti e rappresentazioni determinate di come lo Spirituale si presenta nei suoi singoli domini. Oggi si può condurre qualcuno a questo soltanto facendolo compiere coscienziosamente tutti i passi dal mondo esteriore verso quello spirituale.
La prima cosa che consideriamo nei regni fisici che ci circondano è il regno minerale, il mondo delle pietre. Chi l'osserva soltanto sensibilmente, dirà: il regno dei minerali si differenzia dal regno degli uomini, per esempio, per il fatto che l’uomo sa che quando ha colpito duramente un altro, questi sente dolore. Non è il caso apparente che un minerale senta dolore quando viene percosso. Da ciò si trae la conclusione: nell’uomo è presente un’anima che sente gioia e sofferenza, al minerale questo non è dato. — Non vogliamo dire da principio che anche il minerale ha un’anima; no, dobbiamo esaminare più attentamente i risultati della ricerca chiaroveggente. La pietra, così come dapprima sta davanti a noi, non ha nulla di psichico. Ma ciò che conta nella visione del mondo spirituale è che si inizi l’osservazione nel punto giusto e non in uno sbagliato. Pensate a un piccolo animale che osservasse l’uomo e fosse capace di vedere soltanto le sue unghie. Direbbe che sono cose per sé stesse, perché il piccolo animale non può scorgere che le unghie appartengono a un organismo. Soltanto quando lo vede, quando si eleva all’osservazione del tutto, arriva a una corretta osservazione. Così accade al ricercatore spirituale con il mondo delle pietre. Se contemplate la pietra come qualcosa per sé, state nella situazione del piccolo animale che tiene le unghie o i denti per l’intero uomo, per un essere indipendente. Prendete le rocce della terra: non sono pensabili senza essere cresciute dall’intero organismo. Dove è allora l’essere di cui tutto è parte, a cui tutto appartiene? Esistono entità spirituali a cui appartiene l’intero nostro mondo di pietre. Esse sentono gioia e dolore, piacere e sofferenza come l’anima umana, sicché possiamo effettivamente parlare di un’anima minerale. Non dovete però giudicare soltanto da analogie vuote, altrimenti potreste pensare che quando si spacca una pietra, l’anima minerale sente dolore. Non è questo il caso. Al contrario: l’uomo sente dolore quando gli si ferisce un dito, l’anima minerale in un caso simile sente gioia e piacere. La gioia più grande è per l’essere che appartiene al minerale quando le pietre vengono spaccate; al contrario, il minerale sente dolore quando le pietre, le singole parti di essa, vengono rimesse insieme. Poiché nel mondo esteriore tutto procede così che continuamente parti minerali si sciolgono e si ricompongono, si crea, come potete capire, continuamente gioia e sofferenza nelle anime degli esseri che appartengono al regno minerale. Pensate di avere qui del sale e un bicchiere d’acqua calda. Che cosa accade quando versiamo il sale nell’acqua? Con osservazione chiaroveggente non soltanto le particelle di sale si sciolgono nell’acqua, ma nascono sentimenti di voluttà, vera gioia si vede quando esse gradualmente penetrano l’intero bicchiere. Poi, quando l’acqua si raffredda di nuovo e un cubo di sale si ricristallizza da essa, questo accade in dolore e sofferenza dell’anima minerale. Nelle montagne, dove le rocce si sono formate, questo è avvenuto così. E quando nella terra si formano cristalli, questo è accompagnato da dolore e sentimento di sofferenza per gli esseri che stanno alla base del minerale.
Quando un pianeta sorge, si addensa, si compatta, questo accade con il sentimento del dolore e della sofferenza dei corrispondenti esseri spirituali. Un pianeta come la nostra Terra sorge in mezzo a dolore e sofferenza. Ora potete chiedermi: dove sono allora gli esseri che l’occhio non vede, che soffrono il dolore e la sofferenza e provano piacere e gioia, quando per esempio in una cava di pietra i lavoratori spaccano le pietre? Dove sono questi esseri? — In un mondo spirituale relativamente molto elevato. Ciò che l’occhio vede come minerale è in realtà soltanto un’ombra di essi. Questi esseri sono nel mondo che noi chiamiamo il mondo della formlessità. Nell’intero nostro mondo minerale vivono entità spirituali, e secondo la ricerca occulta esse sono nel mondo della formlessità. Perché chiamiamo questo mondo così? Lo capiremo immediatamente quando saliamo al mondo delle piante. Anche la pianta è l’espressione di determinati esseri psichici. Anche qui vogliamo considerare i risultati della ricerca chiaroveggente. Questa sa riferire che, quando per esempio in autunno il grano viene mietuto, quando la falce sui campi passa attraverso i gambi, le anime il cui corpo è rappresentato dalle piante non sentono sofferenza. Oh no, non dovete credere a sofferenza; intere correnti di gioia e beatitudine ondeggiano su essa. Similmente quando l’animale al pascolo passa e razzola l’erba: è beatitudine per l’anima della pianta, non dolore. Lo si può paragonare al sentimento che il mammifero sente quando il giovane succhia il latte dalla madre; è un certo sentimento di beatitudine. Ciò che il nostro pianeta offre sulla sua superficie come nutrimento per i suoi abitanti è come il latte degli esseri che appartengono al pianeta e che effettivamente abitano nel centro della terra. Potete chiedermi: sì, hanno tutti spazio là? — Certo, tutti si trovano bene lì, in virtù della legge della permeabilità, della trasparenza. Questo abbandono di sé, quando si raggiunge un certo stato di maturità, è beatitudine per l’anima della pianta. Dolore significa per essa tutto ciò che viene strappato dalle piante dal suolo. Ora potete dire: sì, ma se giovani sciocchi strappano i fiori senza utilità, come può questo essere gioia per l’anima della pianta? Non sarebbe allora molto meglio estirparli con cura? Come può questo arrecarle male? — Dal punto di vista appropriato per il mondo fisico, avete ben ragione. Ma non dobbiamo dimenticare che questi punti di vista non sono sempre decisivi per i mondi spirituali. Più bello potrebbe sembrare qualcuno se strappasse i primi capelli grigi, ma tuttavia gli fa male. Dipende dal punto di vista, e contro la legge del mondo occulto non possiamo combattere con dubbi morali. Anche alle piante appartengono esseri, anime, cui il mondo delle piante dà il corpo. Vogliamo ora tentare di rappresentarci come gioia e sofferenza procede nel mondo delle piante.
Il mondo delle piante è un’ombra del mondo spirituale. Dove sono allora gli esseri a esso appartenenti? Nel mondo della forma. Li si designa anche diversamente. Così gli esseri spirituali del regno minerale vivono in un regno spirituale, il regno della formlessità, quelli delle piante vivono nel regno della forma.
Regno della formlessità, Arupa o Devachan superiore.
Regno della forma, Rupa o Devachan inferiore. A un determinato dominio del mondo spirituale, e precisamente alle sue parti superiori, appartengono le anime del regno minerale. Non dovete sorprendervi di questo, perché le anime sono da cercare in un regno tanto più elevato quanto più si nascondono, quanto meno riescono a manifestarsi. Perché chiama l’uno dominio un regno della formlessità, l’altro un regno della forma?
Quando un cristallo si spacca, è soltanto la sua forma a esserne distrutta; questa può però formarsi di nuovo altrove, indipendente da quella distrutta, parimenti. Se in natura sorge un cristallo di sale, non è necessario che esca da uno altro. Esso può pure nascere soltanto dalla sostanza del sale e scomparire di nuovo come forma: questa è la natura della sostanza senza forma. Con la pianta la forma non può nascere nello stesso modo dalla sostanza, da ciò che è senza forma. Essa deve, e questa è la caratteristica della pianta, svilupparsi da una pianta antenata. Dalla generazione ai discendenti la forma deve trasmettersi. Là dove abbiamo le anime degli esseri nel regno della forma, la riproduzione avviene mediante trasmissione della forma. Soltanto la forma, nient’altro, risiede nel seme.
È una considerazione superficiale della scienza il credere che non c’è gran differenza tra il seme della pianta e il seme dell’animale. Nel seme dell’animale è la forma e la vita che si trasmettono dal progenitore al discendente: la vita si trasmette. Nel seme del giglio niente altro è conservato che la forma, e questa viene trasmessa al nuovo giglio. Nel minerale accade così: dal Devachan superiore provengono le forze che imprimono la forma. Nel cristallo ciò che è senza forma si proietta davanti all’occhio nella forma. Dobbiamo allora dirci che l’intero pianeta su cui si sviluppa la vita della pianta è circondato da una vita globale, in cui risiede l’impulso affinché la vita della pianta possa nascere da essa, e dal seme soltanto la forma della pianta. Dalla vita dell’antico giglio nulla si trasmette al letto o al vaso di fiori in cui il seme riposa. Che il nuovo giglio sia animato proviene dal fatto che il seme è stato accolto nella Vita-Tutto del nostro pianeta.
In tal modo il passaggio al regno animale è già creato. Mediante il seme si trasmette soltanto la forma; la vita entra perché il seme è stato accolto nella Vita-Tutto del nostro pianeta. La natura psichica nell’animale è evidente; è quindi ovvio che parliamo di gioia e sofferenza, gioia e dolore nell’animale. Se vogliamo rendere chiaro ciò che gioia e sofferenza significano nel regno vegetale, dobbiamo passare all’osservazione di altri esseri. Perché gioia e sofferenza sono sentite fuori dalle singole piante; l’intero organismo della terra lo sente all’interno della nostra sfera terrestre proprio come voi non sentite propriamente il dolore nel dito quando vi tagliate il dito: il dolore nasce dal fatto che esso viene condotto all’intero organismo. Se volete comprendere il dolore della pianta, dovete passare all’intera terra per cogliere là l’anima della pianta. L’essenziale è la seguente distinzione: quando ferite un animale, il dolore nell’animale risiede all’interno della pelle, così pure nell’uomo per quanto riguarda la sua natura animale. Qui ci avviciniamo sempre più all’individualizzazione: quanto più sale lo sviluppo dei regni naturali, tanto più arriviamo a esseri che hanno il loro centro in sé stessi, in se stessi sentono gioia e sofferenza. La pianta la consideriamo correttamente soltanto quando la consideriamo in collegamento con l’intera terra. L’animale ha un’anima e sente veramente gioia e sofferenza all’interno della sua pelle. Questa anima non la vedete; essa è in quel regno che noi chiamiamo astrale.
Esseri che hanno un centro in se stessi, le cui anime vivono nel regno astrale. Vedete che abbiamo al tempo stesso una certa suddivisione della nostra idea del mondo: il minerale nasconde molto la sua anima, la pianta meno, l’animale ancora meno; ha il suo centro in sé, cioè là dove l’Invisibile è. Le anime degli animali dobbiamo cercarle in un mondo diverso da quello fisico.
Così distinguiamo quattro regni. Primo: il regno dove il Visibile è del minerale, della pianta e dell’animale; il mondo fisico. Secondo: il regno dove l’Invisibile dell’animale è, il regno astrale. Terzo: il regno delle piante, le cui anime si nascondono nel Devachan inferiore. Quarto: il regno, le cui anime si nascondono nel Devachan superiore.
Questa distinzione risulta già dalla considerazione del mondo esteriore. Ora vogliamo passare ai risultati della ricerca chiaroveggente. Nello spazio che il minerale stesso occupa, non c’è nulla di psichico. Psichicamente questo spazio è vuoto, nero, ma intorno comincia a brillare; un po’ più lontano questo brillare diventa ancora più forte. Che cos’è? È il corpo eterico del minerale che esiste nel cosmo, che là dove il minerale stesso non è, ha lasciato vacante una parte dell’etere. E le forze cosmiche psichiche del minerale sentono gioia e sofferenza in quello spazio dove il corpo eterico del minerale è lasciato vacante: là comincia a far male, oppure la gioia vola, per esempio, davanti al frammento della pietra dalla cava di pietra, come un raggio luminoso spirituale. Il corpo eterico del minerale è ciò che circonda il fisico. Là dove il minerale è, si potrebbe dire, il corpo eterico si è così condensato da diventare fisico. La differenza tra il minerale e la pianta nasce dal fatto che il corpo eterico nella pianta è dentro di essa, che tutte le sue parti sono attraversate da esso, che lo permea completamente. Tutto ciò che come qualcosa di verde attraversa la pianta è proprio la sostanza che precedentemente abbiamo descritto come corpo eterico del minerale, al di fuori di esso.
Se però nella pianta fosse il caso soltanto che fosse attraversata dal corpo eterico, non fiorirebbe, ma continuerebbe sempre solo a produrre foglie verdi. Quando la pianta comincia a fiorire, la consapevolezza chiaroveggente vede qualcosa stendersi sopra la pianta, che la circonda: è la vita astrale, che porta questa corona della crescita. La pianta verde cresce, e per concludere si stende qualcosa di nuovo su di essa, l’Astrale, ma non entra mai in essa.
L’animale ha spiritualmente in sé ciò di cui la pianta è circondato. Se ciò che circonda la pianta è all’interno della pelle, allora è un animale. Ciò che volteggia sopra la pianta, l’Astrale, circonda l’intera terra. È l’astralità totale della terra, che come un fumo volteggia sopra la pianta quando essa viene alla fioritura. Dentro, nella pianta stessa, non risiede gioia e sofferenza, ma la terra la sente. L’animale ha stesso gioia e sofferenza in sé; ciò che nell’animale come corpo astrale è dispiegato dentro di esso, tesse nella nostra astralità terrestre complessiva. Il regno minerale è come incorporato in un mondo eterico, ha il suo corpo eterico intorno a sé. Penetrata dal corpo eterico è la pianta, e poiché il mondo delle piante è incorporato in un corpo astrale che corrisponde all’astralità totale della terra, per questo il dolore e la gioia sono al di fuori della pianta. E l’essere che non è soltanto circondato dall’Astrale, ma può accoglierlo in sé, è l’animale.
Così ci siamo procurati una visione d’insieme dei tre regni del mondo che ci circonda nel loro collegamento con i mondi superiori.
L’uomo ora è un piccolo mondo per sé. Dobbiamo costruirlo da tutto ciò che lo circonda. Ciò che oggi abbiamo trovato, l'useremo domani per comprendere la costituzione dell’uomo.
Ieri ho cercato di darvi una panoramica sul modo diverso in cui il mondo che ci circonda è stato animato. Oggi vogliamo orientarci in modo più preciso sulla natura dell’uomo stesso. Molte cose già note dovranno essere menzionate anche qui. Vogliamo portare davanti ai nostri occhi innanzitutto i fatti concreti riguardanti l’essenza dell’uomo, nel modo che si inserisce meglio nell’immagine che ho potuto darvi ieri. Allora vedremo come l’uomo, in relazione al suo corpo più basso, sembra quasi crescere fuori dal primo regno che ci circonda e che abbiamo caratterizzato come il regno minerale. Se consideriamo l’uomo così come si presenta davanti a noi, la prima cosa che percepiamo di lui è la più tangibile: il suo corpo fisico. Ma per gli studiosi occulti questo è solo un membro della natura umana. È facile farsi una falsa idea di questo corpo fisico, se si pensa che il corpo fisico sia appunto ciò che si può vedere con gli occhi e afferrare con le mani. Si commette così lo stesso errore come se si volesse considerare l’idrogeno per l’acqua. Al corpo fisico umano sono infatti già mescolati i membri superiori. Nel modo in cui ci si presenta fisicamente, questo corpo fisico umano è già attraversato dagli altri membri della natura umana, cosicché ciò che ci si presenta come carne e ossa non può senza più essere chiamato il corpo fisico. Questo corpo fisico umano consiste certamente nelle stesse sostanze e forze di ciò che avete fuori nel mondo minerale, ma queste stesse sostanze e forze sono unite in modo tanto sapiente nel corpo umano che il modo in cui appare, il modo in cui si sente, proviene dal fatto che gli sono già mescolati gli altri membri essenziali. Ciò che l’occhio vede del corpo fisico umano non è propriamente il corpo fisico. Esso esiste come tale quando l’uomo ha appena passato la porta della morte: il cadavere, ecco il vero corpo fisico, ciò che è liberato da tutti i membri della natura umana superiore. Quando questo corpo fisico è abbandonato a se stesso, esso segue leggi completamente diverse da quelle fino a questo momento. Finora ha infatti sempre contraddetto le leggi fisico-chimiche. Il corpo dell’uomo sarebbe ogni istante un cadavere nella vita terrena, se non fosse continuamente attraversato dal corpo eterico, che è un combattente contro il disfacimento del corpo fisico per tutta la vita. Il corpo eterico o corpo vitale è il secondo membro dell’essenza umana.
Vogliamo notare subito che anche la pianta e anche l’animale hanno un corpo eterico. Ma l’uomo si differenzia tuttavia in certa misura anche nel suo corpo eterico dall’animale. E questa differenza dovrebbe particolarmente interessarci: come si differenzia il corpo eterico umano da quello dell’animale? — Ma prima vogliamo ancora chiedere: come giunge la coscienza chiaroveggente a conoscere qualcosa del corpo eterico dell’uomo? Per rispondere a questa domanda dobbiamo descrivere la chiaroveggenza.
Chi ha raggiunto un certo grado di chiaroveggenza ha anche acquisito la facoltà, ha guadagnato la forza potente di dominare il suo spirito in modo molto più elevato, cosicché è molto più capace di dirigere la sua attenzione su qualcosa, o di distoglierla. Se voi esigeste da un uomo ordinario di distogliere la sua attenzione così da poter quasi auto-suggerirsi via la forma fisica, questo gli sarebbe possibile solo estremamente raramente; il chiaroveggente invece ne è completamente capace. Lo spazio in cui altrimenti si trova il corpo fisico, per il chiaroveggente è allora riempito, illuminato da questo corpo eterico o corpo vitale. Lo stesso ha approssimativamente la forma umana alla testa, al tronco e alle spalle. Quanto più procede verso il basso, tanto meno assomiglia alla forma umana. Nell’animale il corpo eterico è molto diverso dal corpo fisico. Nel cavallo, per esempio, come sapete, la testa eterica si estende molto al di là. E se voi poteste osservare chiaroveggentemente il corpo eterico dell’elefante, sareste stupiti da quale costruzione enorme lo stesso ha. Quanto più con la forma umana veniamo verso il basso, tanto più il corpo eterico cambia rispetto alla forma fisica.
Ma altrimenti sinistra e destra corrispondono in certa misura nel corpo fisico e nel corpo eterico. Un po’ a sinistra si trova il cuore fisico; l’organo corrispondente nel corpo eterico è il cuore eterico, che si trova sul lato destro. Ma la massima differenza tra corpo fisico e corpo eterico è quella per cui il corpo eterico dell’uomo è femminile e quello della donna è maschile. Questo fatto è molto importante e molti enigmi della natura umana si spiegano sulla base di questo risultato della ricerca occulta. Così nel caso dell’uomo c’è una sorta di corrispondenza, nell’animale una grande differenza tra questo secondo membro dell’essenza umana e il primo.
Il corpo astrale potete farvi ancora molto più chiaramente un’idea nel caso dell’uomo. Esso è il terzo membro dell’essenza umana. Già il corpo eterico è un fatto per il chiaroveggente, per il materialista naturalmente una fantasia. La scienza esterna, anatomica, fisiologica esamina nell’uomo solo il corpo fisico. Ma in questo corpo fisico c’è qualcosa che, come sangue e nervi, sta ancora molto più vicino alla coscienza dell’uomo. Egli infatti sa della sua gioia, della sua sofferenza, della sua felicità, e questo si svolge nello spazio che è riempito dal suo corpo fisico. Il portatore di ciò, che gli è invisibile, diventa visibile per la coscienza chiaroveggente come una nuvola luminosa: è il corpo astrale. Questo si differenzia molto dal corpo eterico.
Il movimento nel corpo fisico non è paragonabile con la straordinaria mobilità del corpo eterico. Nel corpo sano questo ha il colore del fiore del giovane pesco. Tutto in esso risplende e brilla nella sua particolare sfumatura, in rosso-rosa, nello scuro e nel chiaro fino al bianco luminescente; inoltre il corpo eterico ha un confine definito, anche se vacillante. Nel corpo astrale è tutto diverso. Questo mostra i più vari colori e forme, come una nuvola che scorre via in un movimento continuamente mutevole. E ciò che si forma nella nuvola si esprime nei sentimenti e nelle sensazioni che l’uomo rivolge all’uomo. Se il chiaroveggente vede il colore bluastro-rosso apparire nel corpo astrale, vede come fluire l’amore da uomo a uomo, ma vede anche tutte le brutte sensazioni che giocano da uomo a uomo. E siccome l’attività animica dell’uomo continuamente cambia, così anche continuamente cambiano i colori e le forme del corpo astrale, appaiono e si estinguono in un gioco variopinto e formano le loro inclusioni.
Il quarto membro dell’essenza umana è il portatore dell’Io.
Così abbiamo nell’uomo ora il corpo fisico, che nella natura fuori corrisponde al minerale, poi il corpo eterico, che è paragonabile alla pianta, e come terzo il corpo astrale, che l’animale ha in comune con l’uomo. Solo che il corpo astrale nell’uomo è molto più mobile che nell’animale.
Il portatore dell’Io, il quarto membro dell’essenza umana, è come una sorta di figura ovale, la cui origine si può tracciare fino nel cervello anteriore. Lì esso è visibile al chiaroveggente come una sfera luminescente bluastra. Da questa fluisce una forma ovale, come uno spazio-uovo, potremmo dire, che gioca dentro l’uomo, una sorta di azzurrità. Come si vede questo portatore dell’Io? Solo quando il chiaroveggente è capace di auto-suggerirsi via anche il corpo astrale dell’uomo, solo allora è in grado di percepire il portatore dell’Io. Gli altri tre corpi li condivide l’uomo con i tre regni della natura, il regno minerale, il regno dei vegetali e il regno animale. Ma attraverso il portatore dell’Io egli si differenzia da questi, ed è per questo che è la corona della creazione.
Considerando così la natura quadruplice dell’uomo, abbiamo al contempo portato davanti ai nostri occhi ciò che l’uomo ha ricevuto dai mondi superiori, indipendentemente da quale stadio di sviluppo egli occupi. Per il fatto che ha questi quattro membri dell’essenza umana, egli è appunto uomo. Solo ora, quando l’Io lavora sui tre altri corpi, comincia il lavoro dell’uomo stesso. Un uomo sta più alto o più basso nel suo sviluppo, a seconda di quanto egli compie il suo lavoro sui tre membri inferiori della sua essenza. L’Io comincia a lavorare innanzitutto sul corpo astrale. Questo lavoro si esprime in un modo molto diverso in un uomo non progredito e in una personalità altamente evoluta, come per esempio Schiller. L’uno ha compiuto meno nella trasformazione del suo corpo astrale che l’altro. Questo lavoro interiore su se stesso si chiama nel linguaggio segreto la purificazione o l’epurazione: Katharsis. In questo modo l’Io lavora al perfezionamento del corpo astrale. In tutti gli uomini troverete quindi che il corpo astrale si divide in due parti: una parte è elaborata, purificata, l’altra no. Supponiamo ora che l’Io continui ininterrottamente a lavorare al corpo astrale: allora l’uomo arriverà gradualmente al punto di non doversi più impartire il comandamento di fare il bene, ma il bene diventerà per lui un’abitudine. Vi è infatti una differenza se l’uomo segue solo un comandamento, o è così fortemente nell’amore che non può fare altro che il bene, il saggio, il bello. Se l’uomo segue solo il comandamento, allora l’Io lavora al corpo astrale; se però il bene diviene per lui abitudine, allora l’Io è già anche al lavoro nel corpo eterico.
In quale modo allora l’Io lavora nel corpo eterico? Per riconoscere questo, vogliamo portare un esempio a nostro aiuto. Quando vi viene spiegato qualcosa e voi avete compreso la cosa, allora l’Io ha lavorato nel corpo astrale. Ma se giorno dopo giorno eseguite una preghiera, per esempio se giornalmente pregate il Padre Nostro, allora lavorate nel corpo eterico per il fatto che ogni giorno ripetete lo stesso, che l’anima ogni volta compie la stessa attività. La ripetizione è qualcosa di completamente diverso dalla comprensione una sola volta. Vogliamo chiarirci come l’un'elabori il corpo astrale, l’altra il corpo eterico, da parte dell’Io.
Guardate la crescita della pianta. Essa spinge il seme, il fusto, aggiunge foglia dopo foglia, sempre nuove foglie verdi. Per il fatto che essa è dotata di un corpo eterico, può fare questo, poiché il principio del corpo eterico è quello della ripetizione. Dovunque appare la ripetizione, lì opera un corpo eterico. La conclusione della pianta, il fiore, lo realizza un altro principio, il corpo astrale che la domina. Così una conclusione, questo è il principio dell’astralità. Notate bene — Potete osservare questo anche negli uomini nella struttura del loro corpo fisico. Guardate la spina dorsale, le vertebre che continuamente si ripetono: lì avete il corpo eterico espresso nel fisico. Ora considerate la testa dell’uomo, il cervello: lì avete la conclusione, il corpo astrale nella forma fisica. Avete lo stesso procedimento spiritualmente, come la comprensione una sola volta attraverso l’effetto sul corpo astrale, e come l’attività acquisita attraverso la ripetizione giornaliera della stessa preghiera o del medesimo esercizio di meditazione, un lavoro al corpo eterico. In ciò risiede l’essenziale della meditazione, che attraverso il principio della ripetizione non opera solo nel corpo astrale, ma nel corpo eterico. I grandi maestri religiosi hanno perciò operato cose così grandi, perché hanno dato all’umanità contenuti in cui la forza operante si rivelava, che ancora continua a operare. Così anche il corpo eterico dell’uomo è bipartito: ha una parte elaborata, che tuttavia nell’uomo medio è ancora esigua, e la parte ancora non elaborata da parte dell’Io.
Una terza cosa ancora esiste per l’uomo: Egli può dal suo Io operare nel corpo fisico. Questo è il lavoro più difficile. L’uomo ha già inconsciamente da sempre lavorato al suo corpo fisico; ma non dal suo Io. Questo è possibile solo ai più progrediti.
Così conosciamo i quattro membri inferiori dell’uomo e i tre membri superiori, che sono prodotti trasformativi dei tre corpi inferiori attraverso il lavoro dell’Io. In questa elaborazione dei tre membri inferiori vi è una considerevole differenza: la medesima avviene consapevolmente o inconsciamente. Inconsciamente, cioè senza che l’uomo interessato lo sappia, attraverso la contemplazione e l’accoglienza in sé di opere artistiche, immagini e così via, attraverso la dedicazione devota e le pratiche di preghiera. Ma gli uomini non sono consapevoli del fatto che lavorano al loro corpo eterico e astrale; il lavoro consapevole su di esso comincia relativamente tardi. Abbiamo quindi da distinguere un lavoro consapevole e uno inconscio dell’uomo sui membri inferiori dell’essenza. Il corpo astrale umano si compone di due articolazioni: di una parte inconscia e di una conscia. La parte del corpo astrale che dall’Io è stata elaborata in modo inconscio si chiama l’anima sentiente; questa oggi è completamente sviluppata nell’uomo. Ciò che inconsciamente al corpo eterico dall’Io è stato elaborato, è l’anima razionale. Ciò che nel corpo fisico inconsciamente da lungo tempo è stato rielaborato, è l’anima conscia. Così distinguiamo nell’uomo il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e l’Io, e da questo, come dal corpo astrale elaborato inconsciamente, l’anima sentiente; dal corpo eterico l’anima razionale; dal corpo fisico l’anima conscia. Abbiamo dunque sei, rispettivamente sette membri della natura umana, che sono così nati perché l’uomo ha inconsciamente lavorato su se stesso. Ora comincia il lavoro consapevole. Che cosa ne risulta? Ciò che l’uomo consapevolmente lavora nel corpo astrale, è lo spirito del sé o Manas; ciò che l’uomo consapevolmente lavora al suo corpo eterico — ma questo avviene solo con uno addestramento occulto consapevole — si chiama la Buddhi o lo spirito vitale. E che cosa succede allora quando l’Io una volta viene nella posizione di elaborare consapevolmente il corpo fisico, cioè di lavorare forze fino nel corpo fisico? Attraverso l’addestramento occulto, attraverso il processo respiratorio questo può realmente accadere consapevolmente; ma bisogna procedere in modo molto prudente e molto sottile, poiché con un addestramento sbagliato, come spesso è dato in scritti pubblici, si può anche danneggiare assai il corpo dell’Europeo, e si deve sapere ciò che è appropriato alla costituzione dell’uomo moderno. Attraverso tale respirazione consapevole il corpo fisico viene allora dall’Io trasformato in Atman o l’uomo spirituale. L’essenza dell’uomo era quadruplice quando assunse la forma terrestre. Con la prima incarnazione terrestre egli comincia già il lavoro su se stesso attraverso l’Io. In ciò sviluppa attraverso gli incarnamenti inconsciamente i tre aspetti animici: l’anima sentiente, l’anima razionale, l’anima conscia. Vedremo ancora come la trasformazione consapevole di corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale avviene nei tre membri superiori. Qui avete intanto ciò che è l’essenza settemplice dell’uomo; essa si sviluppa così attraverso l’incarnazione. I quattro membri — corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale con l’Io — sono la cosiddetta sacra quaternità, come era venerata in tutte le scuole occulte, cui si unì ancora una sacra trinità, che consapevolmente si articola in una settenità e una decenità. Così abbiamo posto davanti alla nostra anima l’uomo universale, che ha in sé tutto ciò che lo circonda come un ventaglio, ma che attraverso il suo portatore dell’Io si innalza al di sopra di questo.
Ora vogliamo anche considerare l’uomo nello stato di veglia e nel sonno, per riconoscere come gli sono uniti i corpi. Che cosa succede quando la gioia e il dolore in lui taciono, quando la coscienza sprofonda nel sonno? Il corpo astrale e l’Io sono allora al di fuori del corpo fisico e del corpo eterico. Per l’uomo avviene allora nello stato di sonno qualcosa di molto particolare. Come una pianta di giorno, così l’uomo di notte: ha solo il corpo fisico e il corpo eterico in sé, è sceso alla vegetalità. L’essenza umana si divide in due membri: corpo fisico e corpo eterico rimangono nel letto, e corpo astrale e Io sono al di fuori. Ora voi potete fare la domanda: dunque, l’uomo nel letto è una pianta? — No, non questo, ma entrambi sono costituiti dalla medesima composizione corporea. Sulla nostra terra un essere con corpo fisico e corpo eterico può esistere solo se è una pianta. Per il fatto che un corpo astrale e un Io in esso dimorano, anche gli altri corpi si trasformano, il corpo fisico e il corpo eterico. Negli impianti non si trovano fasci nervosi, e sangue caldo ha solo il corpo fisico in cui un Io dimora. Gli animali superiori sono da considerarsi come forme decadute dell’uomo originario. Nel corpo fisico l’Io si esprime nel sistema sanguigno, il corpo astrale nei nervi, il corpo eterico nel sistema ghiandolare e la natura fisica nel corpo proprio dell’uomo. Quando allora il corpo astrale è il vero formatore del sistema nervoso, e lo è, questo cade di notte in una situazione molto tristissima, perché è abbandonato dal suo signore; il sistema ghiandolare però no, perché il corpo eterico gli rimane fedele. Ma anche il sistema sanguigno del corpo fisico e del corpo eterico è abbandonato di notte dall’Io in modo sleale. Il corpo fisico può per sé sussistere, perché la natura fisica rimane la medesima, così pure il sistema ghiandolare, perché il corpo eterico rimane nel corpo fisico di notte. Ma il sistema nervoso è abbandonato dal suo signore. Vogliamo allora interrogare la coscienza chiaroveggente: che cosa allora accade nel corpo fisico? Nella stessa misura in cui il corpo astrale umano durante la notte esce dal corpo fisico e dal corpo eterico, nella medesima misura un corpo astrale divino-spirituale penetra nei corpi che giacciono nel letto. Lo stesso avviene con il sistema sanguigno: un Io divino-spirituale entra e lo provvede. L’uomo è anche di notte un essere quadruplice, ma qualcosa d’altro vive in lui: un essere di ordine superiore prende possesso dei due corpi nel letto. E quando l’uomo, cioè il suo corpo astrale e il suo Io, al mattino ritorna ai suoi corpi eterico e fisico, il suo piccolo corpo astrale scaccia qualcosa di più potente. Lo stesso accade al suo sistema sanguigno: il suo Io scaccia l’Io divino-spirituale che durante la notte l'ha provvisto.
Intorno a noi ci sono sempre esseri divino-spirituali. Questi devono allora di giorno ritirarsi, noi facciamo lo stesso di notte. Questi esseri divino-spirituali dormono appunto di giorno: il sonno degli dèi e il sonno dell’uomo si corrispondono completamente. Un Io divino-spirituale e un corpo astrale divino-spirituale entrano la sera nel corpo fisico e nel corpo eterico dell’uomo che giace nel letto e si ritirano al mattino. Nell’uomo accade tutto il contrario: egli abbandona la sera i suoi corpi e di nuovo al mattino ne prende possesso. Persino nelle religioni è rimasto un sentimento per il sonno degli dèi di giorno. Vi sono paesi dove le chiese a mezzogiorno sono chiuse, perché allora gli dèi dormono più profondamente.
Vogliamo anche considerare ora ciò che di notte è fuori dal suo corpo: il corpo astrale e l’Io. Sappiamo che nel corpo astrale hanno radice i desideri, le brame e le passioni; ma l’uomo non percepisce queste di notte. Da dove viene questo? Perché il corpo astrale e l’Io dell’uomo nello sviluppo attuale non hanno organi per percepire. Solo con gli organi fisici l’uomo attuale può percepire. Perché tanti organi ha l’uomo, tanti mondi gli si aprono, lo circondano. Se ha un organo in più, allora gli si dischiude un nuovo mondo. Il corpo astrale dell’uomo, se l’uomo non è ancora diventato chiaroveggente, non ha ancora organi, perciò l’uomo di notte non percepisce nulla. Possiamo facilmente immaginarci che l’uomo allora sia senza sensi. Sappiamo, ci sono ciechi e quelli a cui mancano altri sensi; nessun mondo c’è per l’uomo se non può usare i suoi sensi. Perciò al mattino, quando l’uomo di nuovo può usare i sensi fisici, il mondo di nuovo lo circonda. Diversamente però è in caso di morte. Il corpo eterico e il corpo fisico rimangono uniti l’uno all’altro durante tutta la vita; nella morte ora il corpo eterico per la prima volta di regola esce e abbandona il corpo fisico. Il momento della morte è perciò descritto da colui che ne sa qualcosa come il momento della retrospezione, dove tutta la vita trascorsa passa come un panorama davanti all’uomo. Perché? Perché il corpo eterico è il portatore della memoria, e questa memoria ora diventa libera. Finché il corpo eterico è nel corpo fisico, non può sviluppare tutta la sua forza, ma solo quella che lo strumento fisico permette. Ora però, nella morte, esso diventa libero e può sviluppare senza il corpo fisico ciò che durante tutta la vita vi è stato iscritto. Anche attraverso uno shock, in cui però la coscienza non deve abbandonare l’uomo come dopo la morte, questo panorama può insorgere, per esempio in caso di pericolo di morte. Ma questo è un caso eccezionale.
Ora voi potete chiedere: quanto a lungo dura questo quadro? Questo è molto diverso nei vari uomini. In generale si può dire: dura finché l’uomo durante la vita può vegliare senza essere sopraffatto dal sonno; cioè venti ore, cinquanta, sessanta fino a ottanta ore. Il limite estremo che l’uomo può raggiungere nello stato di veglia è approssimativamente la durata di questo panorama. Così a lungo dura questo ricordo retrospettivo, poi fluisce via, e contemporaneamente il chiaroveggente vede come il corpo eterico si stacca, ma non completamente, e questo è l’essenziale. Un’essenza, un estratto l’uomo prende con sé, e con l’essenza del suo corpo eterico i frutti della sua ultima vita. Per questo l’uomo sale. Ora conserva l’essenza del suo corpo eterico, il suo corpo astrale e il suo Io, fino a che non abbandona anche il corpo astrale. Ora ha deposto due cadaveri, e allora entra nel mondo spirituale.
Domani allora considereremo la vita dopo la morte e l’ingresso nel mondo devachanico.
Ieri ci siamo rappresentati dinanzi all’anima come scorre il momento della morte, come il corpo eterico insieme al corpo astrale e al portatore dell’Io esce dal corpo fisico e il quadro-memoria sorge dinanzi all’anima. Con questo quadro si manifesta una particolarità. È infatti così che gli eventi stanno contemporaneamente dinanzi all’anima e permettono una visione d’insieme come una sorta di panorama. Ma l’essenziale di ciò è che lo si sperimenta realmente come un’immagine. Nella vera vita fisica gli eventi sono connessi con gioia e dolore; questi contenuti di sentimento sono assenti nei pochi giorni dopo la morte. Questa immagine-ricordo è un quadro oggettivo. Cerchiamo di chiarircelo con un esempio. Ci troviamo in una situazione piuttosto fatale e dolorosa, viviamo il suo corso, ma lo straziante rimane assente. È come un’immagine che osserviamo e che raffigura per esempio un martirizzato: non sentiamo il dolore davvero, ma l'osserviamo soltanto in modo oggettivo. Così è con l’immagine-ricordo dopo la morte. Nel momento in cui il corpo eterico si stacca in gran parte, si separa dal corpo fisico e poi si dissolve nell’etere universale del mondo. E da esso rimane l’estratto che contiene il frutto della vita trascorsa. — Ora comincia per l’anima un tempo veramente essenzialmente diverso, il tempo del disabituarsi dall’attaccamento al mondo fisico. Ci formiamo le migliori rappresentazioni di ciò dicendoci:
Per l’occultista, la somma di impulsi e desideri è qualcosa di reale. Ora, ciò che esiste nel corpo astrale non cessa dopo la morte con l’abbandono del corpo fisico, ma tutti questi impulsi e desideri rimangono. Chi in questa vita è stato un buongustaio non perde dopo la morte il piacere per i cibi prelibati, perché il piacere rimane attaccato al corpo astrale, e soltanto i mezzi fisici, il palato, la lingua e così via non li ha più, con cui potrebbe soddisfare l’ingordigia. Possiamo paragonare la sua situazione — perché anche la cosa è così per un altro motivo — a un uomo che ha una sete terribile e non ha alcuna possibilità di estinguerla. Soffre questi desideri, soffre per la necessaria privazione della loro soddisfazione. Il significato di questa sofferenza è di sentire cosa significa avere desideri che possono essere soddisfatti soltanto con mezzi fisici. Kamaloka: privazione, « luogo dei desideri » si chiama questo stato. Dura, forse potremmo ancora affondare su questo, un terzo del tempo che l’uomo trascorre tra nascita e morte. Muore dunque qualcuno a sessant’anni, così si può dire che venti anni, un terzo della sua vita trascorsa, li passa in Kamaloka. Di norma quindi Kamaloka dura finché non si è disabituato da tutti i desideri che lo legano ancora al piano fisico. Questo è un aspetto del tempo del Kamaloka. Ma vogliamo considerare il Kamaloka anche da un altro aspetto.
Ciò che l’uomo sperimenta nel corpo fisico ha valore per lui perché nel corso di quelle esperienze si sviluppa sempre più in alto grazie a ciò che compie sulla terra. Questo è l’essenziale. D’altro canto, tra nascita e morte si presentano all’uomo numerose occasioni di crearsi ostacoli allo sviluppo. A ciò appartiene tutto ciò che dal nostro agire nuoce al prossimo. Ogni volta che ci procuriamo una soddisfazione egoistica a spese del nostro prossimo, o intraprendiamo qualcosa di egoistico, che però è connesso e interferisce in qualche modo nel mondo, creiamo un ostacolo al nostro sviluppo. Diamo a qualcuno uno schiaffo: il dolore fisico e morale dello stesso è per noi un ostacolo dello sviluppo. Questo ostacolo dello sviluppo ci perseguiterebbe per tutti i tempi e le vite futuri, se non l'estirpassimo dal mondo. L’uomo riceve ora nel tempo del Kamaloka uno stimolo per estirpare questi ostacoli dello sviluppo dalla sua strada. Ora il tempo del Kamaloka si svolge cosicché l’uomo rivive tutta la sua vita, e precisamente la ripercorre all’indietro tre volte più velocemente. Questo è proprio la particolarità del mondo astrale, del Kamaloka: tutte le cose appaiono come immagini specchiate. E questo è anche ciò che confonde lo scolaro al suo ingresso nel mondo astrale. Il numero 346 per esempio deve leggerlo 643. Deve rovesciare tutto quando osserva nel mondo astrale. Così è con tutte le cose che si riferiscono al mondo astrale. Ma così è anche con tutte le vostre passioni. Supponiamo che qualcuno diventi chiaroveggente attraverso l’istruzione o stati patologici: così vede per primo i propri impulsi e le proprie passioni che fluiscono da lui, gli si presentano sotto forma di ogni sorta di figure e forme, e gli giungono da raggi da tutti i lati. Chi diventa veggente regolarmente o in modo irregolare nello spazio astrale, vede per primo queste forme che come maschere grottesche o figure demoniache si abbattono su di lui. Questo è una cosa molto fatale, particolarmente per coloro che diventano veggenti e non hanno mai sentito parlare di questa particolarità. Questo diventerà sempre meno raro, perché siamo oggi appunto in uno stato di sviluppo dove si apre l’occhio alla realtà spirituale per un numero di uomini. Così anche questo deve essere detto affinché coloro a cui succede allora non abbiano paura. Perché la scienza dello spirito è ivi per essere guida all’uomo nel mondo spirituale. Per molti che diventano chiaroveggenti, è legato a questo molto sventura animica, perché sono ignoranti su tutti questi fatti e stati. Vedono dunque tutte queste cose in immagine speculare nel mondo astrale. Vedono anche altro nel mondo spirituale. Nel mondo fisico vedete, quando la gallina depone un uovo, prima la gallina e poi l’uovo; astralmente vedete il processo come l’uovo ritorna nella gallina. Tutto dunque viene rivissuto all’indietro. Immaginate che si muoia a sessant’anni e poi si arrivi nel Kamaloka al punto dove a quarant’anni si è dato uno schiaffo all’altro: ora nel Kamaloka si rivivono tutte quelle cose che l’altro ha provato attraverso di noi, si è dentro la natura dell’altro. Così si rivive la propria vita fino alla nascita. Ma non solo dolore, anche gioia si rivive: la gioia, la felicità che si è causata ad altri. Pezzo per pezzo l’anima pone così via quello che sono gli ostacoli al suo sviluppo. E deve essere grata alla saggia guida che le dà la possibilità della compensazione. Perché essa prende con la volontà di rimediare, ogni volta qualcosa di simile come un marchio, un impulso di volontà di rimediare a quello che per essa sono ostacoli dello sviluppo. E viene nella vita prossima in una situazione per fare ciò. Vediamo così che il quadro oggettivo è qualcosa di tutt’altro da ciò che viene rivissuto nel Kamaloka. Nel Kamaloka si rivive esattamente quello che l’altro ha provato dal nostro comportamento, si rivive l’altro lato dei nostri atti. Ma non è soltanto vivere questa croce là, ma ciò che qui si è sperimentato come sofferenze, là è lussuria e gioia. Si rivive così lussuria e sofferenza come l’opposto di quello che era nel mondo fisico. Proprio a questo serve il Kamaloka, per dare all’anima quello che l’immagine-ricordo non dà: il rivivere di sofferenza e gioia.
Ora, quando il Kamaloka è stato ripercorso, viene abbandonato una sorta di terzo cadavere. Per primo era il cadavere fisico, poi quello eterico, che si dissolve nell’etere universale del mondo, e adesso è il cadavere astrale. Questo racchiude tutto ciò del corpo astrale dell’uomo che non ha ancora purificato e ordinato dal suo Io. Ciò che ebbe una volta come portatore dei suoi impulsi e delle sue passioni, e che non ha trasformato dal suo Io, spiritualizzato, si stacca dopo lo stato del Kamaloka. L’uomo porta con sé sul suo ulteriore cammino un estratto dal corpo astrale: primo, la somma di tutti i buoni impulsi di volontà, e secondo tutto ciò che ha trasformato dal suo Io. Tutto ciò che ha nobilitato dai suoi impulsi: il bello, il buono, il morale, questo forma l’estratto del suo corpo astrale. L’uomo consiste ora alla fine del tempo del Kamaloka dall’Io, e attorno a questo come depositato ha l’estratto del corpo astrale e dell’etere, i buoni impulsi di volontà.
Ora comincia per l’uomo un nuovo stato, quello della vita spirituale esente da sofferenza, del Devachan. Per l’occultista è molto elevante quando sperimenta tali cose come fatti e poi le ritrova negli scritti sacri e nei testi religiosi. Il passo nel Nuovo Testamento è uno di questi, quello che dice: « Se non diventerete come i piccoli, non potrete entrare nei regni dei cieli. » Qui si accenna al rivivere fino alla nascita: questi sono tali grandi momenti che si possono avere di fronte agli scritti religiosi. Mi dovete comprendere bene: l’occultista non giura su nessun scritto e autorità; per lui sono « soltanto i fatti del mondo spirituale determinanti, ma gli scritti diventano per lui oggettivamente di nuovo preziosi. La teosofia non è costruita su nessun scritto religioso, ma direttamente sulla ricerca dei fatti spirituali. Il fondamento di tutta la scienza dello spirito è la ricerca oggettiva; se poi gli scritti contengono simili cose, allora l’occultista potrà valutarli molto più appropriatamente.
Ora comincia la vita nel Devachan, nel regno spirituale. Questo mondo spirituale, deve sempre essere osservato, è sempre là; il morto entra appena in esso, ma è sempre là. I metodi attraverso cui lo si può percepire impareremo in seguito. Questo mondo spirituale è assai difficile da descrivere, poiché le nostre parole sono precisamente coniate per il mondo fisico. Perciò soltanto comparativamente si può dare una rappresentazione di esso. Qui nel nostro mondo terrestre troviamo terra ferma, vi camminiamo attorno, liquido, l’acqua, una sfera d’aria, e il tutto permeato da calore. Così approssimativamente potete rappresentarvi anche il regno spirituale. C’è una terra ferma là, che è formata in modo assai singolare, il territorio continentale del Devachan: là è contenuto tutto il minerale nelle sue forme. Sapete che il chiaroveggente là, dove il minerale è solido, non vede nulla nello spazio, lo spazio è cavato e tutt’intorno sono le forze spirituali per lo sguardo chiaroveggente, circa come figure di luce eterica. Immaginate un cristallo: quello che è riempito da materia fisica, questo non è per la coscienza, quando si innalza al mondo spirituale, l’essenziale, ma lo spirito del cristallo, le forze che intorno a esso sono visibili. Come un negativo il cubo di cristallo si presenta al chiaroveggente. Ciò che è in forme fisiche nel nostro mondo è un suolo fisso nel Devachan. Molto altro ancora è là nel Devachan. Tutto ciò che è vita sulla terra, vita vegetale, animale e umana, e come è là distribuito nei vari esseri, questo appare al veggente come l’elemento liquido del mondo spirituale, come territorio marino e fluviale. La vita fluida che scorre là, non possiamo però nel suo ordine paragonarla bene con i nostri fiumi e mari, piuttosto con il sangue, come scorre attraverso il corpo umano. Questo è il territorio oceanico e fluviale del Devachan. Non discendente o ascendente, non in forma graduata appare questo territorio fisso e fluido là, ma in una relazione simile a come qui terra e mare. Il terzo territorio è paragonabile alla nostra sfera d’aria. È formato nello stesso Devachan da ciò di cui consistono i nostri e i sentimenti animali. È la somma di tutto ciò che vive nell’astrale. Dolore fluente, lussuria fluente, è la sostanzialità che nel Devachan forma ciò che qui è l’aria. Immaginate che il chiaroveggente vedesse dal Devachan una battaglia. Se la guardate fisicamente, vedete combattenti, cannoni e così via; il chiaroveggente vede però più che le figure umane fisiche e gli strumenti fisici: vede come le passioni dei combattenti si oppongono l’un'all’altra. Ciò che vive nelle anime, quello vedreste là: come passione si urta a passione. Come un terribile temporale, come imperversa in alta montagna, così circa si presenta una tale battaglia per il chiaroveggente dal Devachan. Ma anche i sentimenti pieni d’amore percepisce l’uomo là: come un suono meraviglioso penetrano questi la sfera d’aria devachanca. — Così tre territori: fisso, liquido e aereo del Devachan li abbiamo nominati comparativamente con quelli della nostra terra. • Come il calore attraversa i tre territori inferiori in noi, così pervade anche un elemento collettivo i tre territori nominati del Devachan. E ciò che lì tutto attraversa, questa è la sostanza dei nostri pensieri, che là vivono come forme ed esseri. Ciò che qui l’uomo sperimenta in pensieri, è soltanto un’immagine ombra dei veri pensieri. Immaginate una tela stesa e dietro di essa esseri e forme viventi, sulla tela però potreste soltanto vederne le immagini. Esattamente così si comportano i pensieri che l’uomo conosce nel mondo fisico, a ciò che i pensieri sono nel regno spirituale. Là sono esseri con cui si può relazionare, che come stati di calore pervadono tutto lo spazio del Devachan. In questo mondo entra l’uomo. Molto esattamente lo sente l’uomo in questa vita dopo la morte, quando entra nel Devachan.
Ancora dobbiamo menzionare che nella stessa misura in cui l’uomo nel Kamaloka si disabita dalle connessioni fisiche, anche la sua coscienza si rischiari di nuovo. Dopo l’immagine acuta e chiara della visione sulla sua vita, nella vita dopo la morte subentra un oscuramento della sua coscienza, quanto più forte diviene il desiderio del fisico. Ma quanto più l’uomo si disabita dall’attaccamento al fisico, tanto più si rischiari la coscienza oscurata. E nel Devachan l’uomo sperimenta consapevolmente, non per caso in modo onirico, gli eventi e tutte le esperienze del Devachan. Parleremo ancora su come si formano gli organi per questo.
L’uomo lo sa esattamente quando entra nel mondo spirituale. La prima impressione del Devachan è quella che vede il corpo fisico della vita precedente nella sua forma fuori dal suo Io. Questo corpo è infatti incorporato nel territorio continentale del mondo spirituale; appartiene alla terra ferma del Devachan. Nella vita fisica dite: Io faccio questo. — Constatate che vivete nel vostro corpo fisico e quindi dite « Io » a esso; non così nel Devachan. Là siete fuori dal corpo fisico, ma esso diviene a voi cosciente nella forma nel momento in cui entrate nel Devachan, e là dite a esso: Sei tu! — Non dite più ora al vostro corpo fisico Io. Questo è un evento significativo e assai profondo per l’anima, in cui le diviene chiaro: non più nel fisico, ma nel mondo spirituale, là sono adesso. Per questo voi rivolgetevi al vostro corpo fisico non più con Io, ma dite: Sei tu! — Su questa esperienza riposa anche veramente la massima della filosofia Vedanta: Tat tvam asi — sei tu. — Tutto ciò che si dice così nella filosofia orientale, questi sono fatti del mondo spirituale. Se la Vedanta quindi insegna allo scolaro a meditare sul « Sei tu », così significa nulla di diverso che egli già in questa vita debba risvegliare in sé quelle rappresentazioni che poi gli si apriranno all’entrare nel Devachan. Vere formule di meditazione non sono nulla di diverso da fotografie dei fatti del mondo spirituale. E il « Tat tvam asi » è la pietra di confine, il marchio che indica a uno che entra nel mondo spirituale. Oltre a ciò si impara lì poco a poco a considerare obiettivamente ciò che è connesso con la propria vita fisica, senza simpatia e antipatia, come immagini che si contemplano.
Un altro ancora sono le esperienze dell’anima di fronte alla vita fluente del Devachan. Nel mondo fisico la vita è distribuita sui molti esseri individuali. Come un tutto invece appare la vita nel Devachan. L’unica, vita onnicomprensiva viene allora incontro a uno, e la sensazione che se ne ha è assai forte, perché in questa unica vita non ci sono gli eventi dentro come qualcosa di astratto. Pensate appena come tutto ciò che i grandi fondatori di religioni hanno riposto nella vita, come questo viene di nuovo ripercorso dall’uomo nel suo corpo astrale e nel suo corpo eterico: tutto questo viene nuovamente sperimentato come qualcosa di elevante nel Devachan. Ciò che è scaturito attraverso i grandi fondatori e confluito durante le singole incarnazioni — e proprio le esperienze più preziose sono state riposte nel corpo eterico — questo voi l'incontrate nel regno spirituale come un’esperienza. Tutto ciò che è confluito nella vita fisica, voi l’avete dinanzi in grandi, immagini potenti. Voi sperimentate ciò che unisce gli uomini. Ciò che li armonizza, lo sperimentate nel Devachan; quello che qui ci divide, che ci è estraneo, lo portiamo là in armonia. E ciò a cui siamo qui interiormente così fortemente partecipe, lussuria e sofferenza, ci appare là come vento e tempo. In immagini lo sperimentiamo intorno a noi, quello che prima sperimentavamo in noi: è adesso la sfera d’aria intorno a noi. Questo è importante: che quello che nel fisico proviamo personalmente, lo sperimentiamo là in connessione con il tutto. Non diversamente proviamo gioia, se non in connessione con l’intera lussuria; non diversamente sofferenza, se non in connessione con l’intera sofferenza. Così si mostrano la nostra lussuria e la nostra sofferenza, come agiscono nella loro portata intera per il tutto. Tale esperienza di lussuria e sofferenza otteniamo nella vita dopo la morte. Con i pensieri viviamo là come con le cose.
Ora ci chiediamo: cosa provoca questo nell’essenza dell’uomo quando così vive in tutto nel Devachan? Vogliamo rendercelo chiaro attraverso un paragone. Perché l’uomo vede nel mondo fisico? Perché la luce penetra in lui e forma per lui l’organo. Goethe dice non senza intenzione: L’occhio è formato dalla luce per la luce. — La correttezza di questo fatto si vede dal fatto che, quando animali si trasferiscono in grotte oscure, i loro occhi si atrofizzano e altri organi, come gli organi del tatto, che là sono necessari, si sviluppano più finemente. L’organo della percezione si forma dall’elemento esteriore. Se non ci fosse il sole, non ci sarebbe un occhio; la luce ha partorito l’occhio. Il nostro organismo è un risultato degli elementi che si trovano attorno a lui; tutto quello che abbiamo fisicamente è formato dall’ambiente intorno a noi. E così anche nel Devachan si formano all’uomo dal suo ambiente spirituale gli organi spirituali. E l’uomo continuamente nel Devachan assorbe qualcosa dalla vita del suo ambiente e si costruisce dagli elementi del suo ambiente una sorta di organismo spirituale. Si sente là continuamente come un divenire, in cui membro per membro del suo organismo spirituale sorge. E ora considerate che tutta la percezione di una produttività viene sperimentata come sentimento di beatitudine, e anche nella vita fisica è connessa con tale! Pensate all’artista, all’inventore. Questo crescimento e divenire ora, pezzo per pezzo, l’uomo lo sente attraversando il Devachan come un sentimento di beatitudine. E così si forma là il prototipo spirituale di un uomo. Uno tale se l’è già formato spesso, ogni volta quando l’uomo dopo la sua morte rimase nel Devachan; ma ogni volta ci viene lavorato dentro come nuovo quello che l’uomo come frutto della sua ultima vita, come estratto nel suo corpo eterico ha portato nel Devachan.
La prima volta che l’uomo entrò nel Devachan, allora si era già costruito un prototipo dell’uomo spiritualmente, e questo poi si addensò nell’uomo fisico. Ora, dato che ha attraversato molte incarnazioni, ogni volta porta l’estratto della vita trascorsa e secondo questo allora si forma il prototipo di un nuovo uomo. Questo lavoro dura a lungo; oggi lo vogliamo soltanto menzionare in generale. Non è dunque inutile che l’uomo appaia sulla terra in incarnazioni successive e sempre di nuovo compia il passaggio attraverso il Devachan. Ogni volta la terra mostra a lui un volto diverso, e si presenta a lui nuovo nella cultura esteriore e per quanto riguarda tutte le possibili relazioni. L’anima non appare prima sul piano fisico di quanto possa imparare di nuovo qui. Il tempo che tra le reincarnazioni si frappone, vi darò ancora in numeri; così a lungo ha bisogno l’uomo anche di costruire il suo nuovo prototipo. Quando è costruito, ha allora ogni volta questo prototipo l’impulso di apparire di nuovo sulla terra, questo prototipo che è veramente l’uomo stesso. Non è facile descrivere questo impulso. Prendete un esempio. Qualcuno ha un pensiero, e ora ha anche l’impulso di esprimerlo: il pensiero dal lato dell’impulso ha assunto la forma fisica. Oggi la forza per realizzare il prototipo creato nel Devachan non è ancora nell’arbitrio dell’uomo. In questo ciclo di vita l’uomo non può ancora dirigere da solo le proprie reincarnazioni; ha bisogno di esseri spirituali superiori che lo guidino verso la coppia genitoriale che è capace di dare il corpo fisico adatto al prototipo. Lo guidano verso il popolo e la razza che gli si addice meglio per questo prototipo. Quando è giunto il momento della reincarnazione, allora l’uomo circonda se stesso inizialmente, in base a ciò che come prototipo ha sviluppato nel Devachan, di sostanzialità astrale, e di fatto si forma come di per sé: questa come sprizza fuori. Ora comincia la guida attraverso esseri superiori verso la coppia genitoriale. E poiché soltanto approssimativamente adatto si può trovare il corpo fisico che i genitori danno al corpo astrale e all’Io, così viene da questi esseri il corpo eterico incorporato all’uomo, attraverso cui allora l’adattamento il più possibile avviene tra il terrestre e quello dato dal mondo spirituale. Di questa angliederung del corpo eterico e della nascita fisica parleremo domani. Ma già oggi vediamo: alla nascita, all’apparire di nuovo sulla terra l’uomo fa la strada opposta come dopo la morte. Per primo ora si anglidera il corpo astrale, poi il corpo eterico e infine il corpo fisico. Alla morte depone per primo il corpo fisico, poi il corpo eterico e per ultimo il corpo astrale.
Quando l’uomo riceve il corpo eterico, succede con esso qualcosa di simile a quando passa attraverso la porta della morte. Allora ha avuto una vista riepilogativa della sua vita passata, ora ha una prospettiva, una profetica, della vita che ora sta per entrare. Questo è assai significativo per lui. Succede nel momento in cui il corpo eterico si angliera. Il momento poi gli scompare di nuovo dalla memoria. Non sono particolari che vede là, ma è un’immagine delle possibilità di vita. Questa prospettiva può diventargli fatale soltanto nella misura in cui attraverso questo riceve un cosiddetto shock, cioè si oppone all’entrare nella vita fisica. All’entrata regolare il corpo eterico e il corpo fisico si ricoprono; in tali casi, come in uno shock, no. Allora il corpo eterico non entra del tutto nel corpo fisico, particolarmente alla testa rimane sporgente, e perciò non può elaborare correttamente gli organi dell’intelletto. Una parte dei casi, dove emerge l’idiozia, proviene da questo, ma assolutamente non tutti; sia questo sottolineato in aggiunta.
Così ci diviene comprensibile la vita fisica attraverso quella spirituale che sta dietro di essa. E questa conoscenza ci aiuterà a mettere la nostra conoscenza al servizio della vita soccorrevole.
Ora dobbiamo illuminare un po’ le condizioni del nostro mondo fisico nelle sue relazioni con il mondo spirituale descritto ieri, attraverso cui l’uomo passa tra la morte e una nuova nascita. Per colui che si impegna nelle verità della scienza dello spirito, è evidente che tutto ciò che accade nel mondo fisico è l’espressione di effetti spirituali, fatti ed esseri spirituali, così che nel mondo spirituale, nel Devachan, si devono ricercare i fondamenti di tutti i nostri eventi fisici. Ora potete domandarmi: esiste anche reciprocamente un’azione dal nostro mondo fisico nel mondo spirituale? — Sì, e comprenderemo meglio queste relazioni osservando la vita umana. Fili vengono tessuti qui nel mondo fisico da anima ad anima, come risultano dalle molteplici condizioni di vita; si annodano vincoli di amicizia, di amore e così via. E tutto ciò che viene così annodato da uomo a uomo non ha significato e realtà solo per questo mondo fisico, bensì è anche importante per il mondo spirituale. E proprio si può dire: quanto più spirituali sono state qui le relazioni, tanto più significative sono per il mondo devachanico. Quando l’uomo muore, cade via da questi rapporti di amore e di amicizia tutto ciò che è fisico in loro, e rimane solo lo spirituale-animico. Per esempio, nel rapporto tra madre e figlio. Innanzitutto tra questi due si tesse un rapporto che emerge dalla base naturale; questo si spiritualizza gradualmente, anzi, nel corso dei tempi questa base naturale originaria è qualcosa che propriamente ha dato solo occasione di tessere un vincolo tra anima e anima. Quando l’uomo muore, cade via questa base naturale, ma ciò che si è avvolto come vincolo tra anima e anima rimane conservato. E quando vi rappresentate l’intero genere umano della terra, tutti i vincoli di amicizia e di amore che esistono, dovete pensare questi legami come una grande rete, come un tessuto immenso, e questo tessuto è veramente presente nel Devachan. E quando il chiaroveggente guarda la terra dal punto di vista del Devachan, allora vede questo tessuto di legami spirituali. Il tessuto di questi legami spirituali il ser umano lo ritrova quando dopo la morte entra nel Devachan. Viene posto dentro tutti i legami spirituali che egli stesso ha tessuto. Di qui si risponde anche alla domanda: nel Devachan vediamo di nuovo i nostri cari? — Sì, li vediamo di nuovo, e liberati da tutti gli ostacoli dello spazio e del tempo, che si stendono come un velo su tutti questi rapporti animici quaggiù. Nel Devachan le anime stanno dinanzi l’un'all’altra. Il rapporto da anima ad anima è molto più interiore che nel mondo fisico e molto più intimo. Nel Devachan non può mai esservi dubbio se l’uno riconosce l’altro, quando l’uno entra nel Devachan prima e l’altro molto più tardi dopo un lungo intervallo. Il riconoscimento dei propri cari là non è particolarmente difficile, perché là ognuno porta la propria essenza spirituale interiore scritta sul proprio volto spirituale. Pronuncia il proprio nome stesso, e precisamente in modo molto più appropriato di quanto sia possibile qui, come il proprio tono fondamentale — come si dice nell’occultismo —, che egli è anche stesso nel mondo spirituale. Un tale convivere indisturbato di coloro che si amano è possibile solo quando entrambi sono nel Devachan. Ma per il decorporato rispetto a colui che ancora si trova sulla terra, non vigila l’incoscienza; può persino seguire le sue azioni. I colori e le forme fisiche terrene il Devachani naturalmente non vede, perché non ha più organi fisici nel Devachan. Ma tutto nel mondo fisico ha la sua controparte spirituale nella sfera spirituale, e quella il preceduto percepisce. Ogni movimento della mano nel mondo fisico, infatti le va innanzi una volontà, conscia o inconscia, ogni cambiamento nell’uomo fisico ha una controparte spirituale, che egli può percepire nel Devachan. L’essere nella sfera spirituale non è una specie di sogno o sonno, bensì è completamente una vita conscia. Immaginate che l’uomo riceva impulsi e stimoli nel Devachan per rimanere in una relazione più stretta con i cari, per ritrovarli in una successiva incarnazione sulla terra. Questo è spesso il significato dell’incarnazione terrena, tessere legami sempre più intimi. La convivenza nel Devachan è un’intimità almeno quanto ogni vita qui. L’empatia nel Devachan è molto più energica, più intima che sulla terra; il dolore lo sperimentate là come vostro proprio dolore. Sulla terra è più o meno possibile la felicità personale a spese degli altri, nel Devachan questo è escluso. Là l’infelicità che qualcuno causa a un altro, per essere egli stesso felice, ritornerebbe su di lui, e non si potrebbe veramente essere felici a spese degli altri. Questo è l’equilibrio che proviene dal Devachan. Gli impulsi per realizzare la fraternità sulla terra, voi li portate di là. Quello che nel Devachan è legge ovvia, deve essere realizzato sulla terra come compito.
Ancora molto sarebbe da dire sul legame del mondo spirituale e della terra. Potete ora riflettere e poi rispondere voi stessi a molte domande sul rivedersi e sul convivere con i cari nel Devachan.
Ieri fu detto che quando l’uomo ha formato nel Devachan il suo archetipo spirituale, riceve l’impulso di scendere di nuovo sul piano fisico, pressappoco come quando un pensiero è maturo e sentite il desiderio di trasformarlo in azione. Ma questo è ancora detto in modo mezzo astratto. Cosa spinge veramente l’anima a scendere di nuovo nel mondo fisico, cosa le comunica particolarmente questo impulso? Durante il periodo di Kamaloka, quando l’anima gradualmente si disabituua dall’attaccamento alla vita fisica, assorbe continuamente nelle esperienze impulsi che accendono in lei la volontà di rimuovere gli ostacoli allo sviluppo. Sperimenta in sé il dolore e il danno che ha causato agli altri. In questa esperienza del dolore degli altri sorge in lei l’impulso: devi rimediare! — un impulso per il momento ineliminabile. Così l’anima accoglie passo dopo passo da Kamaloka nel Devachan gli impulsi della correzione dei suoi errori. Nei mondi superiori sussiste ancora maggiormente la possibilità che ciò che si forma rimanga conservato nella maniera corrispondente. Quando l’uomo ora dopo il periodo di Kamaloka depone il corpo astrale come terzo cadavere, allora si dissolve da lui tutto ciò su cui l’Io non ha ancora lavorato. Ma rimane indietro nella sfera astrale, di quello che egli stesso ha posto nel mondo come ostacoli allo sviluppo, qualcosa come un tessuto. L’uomo veramente si lastrica da sé il cammino attraverso il mondo con tutte le forme che esprimono che ha causato questo o quel danno agli altri. Quando l’uomo ha ora completato il suo archetipo nel Devachan e vi ha tessuto dentro tutto ciò che come estratto dal suo corpo eterico della scorsa incarnazione ha portato con sé, allora accade una specie di fecondazione. L’archetipo viene fecondato dal tessuto dei propri atti non ancora equilibrati. La prima cosa dunque che accade all’anima, dopo che si è maturata nel Devachan, è che riceve una fecondazione con ciò che noi chiamiamo il suo karma. E per questo riceve l’impulso di scendere di nuovo sulla terra per equilibrare il più possibile il danno causato prima. Con le conseguenze dei propri atti l’anima viene fecondata alla fine del Devachan. Solo allora è completamente matura per scendere a una nuova esistenza terrena.
Il chiaroveggente vede dappertutto nella sfera astrale anime che vogliono incarnarsi. Le relazioni spaziali e temporali della sfera astrale sono certamente diverse da quelle del mondo fisico. Un’anima siffatta può muoversi con enorme velocità nello spazio astrale, e viene spinta da forze particolari nel luogo dove per questa anima viene generato un corpo fisico e corpo eterico costruito correttamente. Una distanza come quella tra Budapest e New York non gioca affatto un ruolo. Le relazioni temporali entrano in considerazione solo nella misura in cui attraverso esse si possono raggiungere le migliori condizioni terrene di incarnazione. Dalla terra viene incontro a questa anima, che quando attraversa lo spazio astrale ha l’aspetto di una campana che si allarga dall’alto verso il basso, il fisico che è stato creato dalla linea ereditaria.
Ora dobbiamo ancora discutere un po’ quello che attrae verso il basso l’anima, e quello che vuole incarnarsi. Sapete, alla riproduzione corrisponde una certa somma di impulsi emotivi, più o meno spirituali impulsi d’amore, simpatia amorosa. Alla processo riproduttivo precede una simpatia amorosa, che il chiaroveggente percepisce come un ondeggiare di forze astrali, un gioco di correnti astrali tra uomo e donna. Vive là qualcosa che altrimenti non è presente quando l’uomo è solo; la convivenza delle anime stesse si esprime nell’ondeggiare delle correnti astrali. Ora ogni atto d’amore è però individuale. Ogni amore procede nel gioco da una particolarità individuale. E ora vi si specchia, prima di ogni fecondazione terrena, prima dell’atto fisico nel desiderio amoroso, in questo gioco astrale l'individualità, la natura dell’essere che di nuovo scende sulla terra. Questo è il particolare di ogni singolo atto d’amore. Così che si può dire: Prima della fecondazione fisica, comincia già a operare ciò che scende dal mondo spirituale; il ritrovarsi di uomo e donna è pure determinato dal mondo spirituale. Qui entrano in gioco in una maniera intima meravigliosa forze dal mondo spirituale. E ciò che scende, che si abbassa, è in generale fin dall’inizio legato al risultato della fecondazione. Affatto non è così che solo dopo un certo tempo qualche individualità si unisca con esso. Dal momento della fecondazione questa individualità che scende è, unitamente al risultato della riproduzione fisica. Eccezioni ce ne sono certamente anche. Nei primi giorni dopo la fecondazione, certo, questa individualità spirituale che scende non agisce ancora sullo sviluppo dell’uomo fisico, ma è presente, è già legata all’embrione che si sviluppa. L’intervento accade pressappoco dal diciottesimo, diciannovesimo, ventesimo e ventunesimo giorno dopo la fecondazione; là lavora allora già insieme all’uomo che sorge ciò che è sceso da un mondo superiore. Così che fin da principio viene preparato, secondo le capacità precedenti, quel tessuto organico sottile e intimo che è necessario, quando l’individualità umana deve usare il corpo fisico come strumento. Che l’uomo sia un’unità proviene dal fatto che il più piccolo organo corrisponde all’intero organismo, cioè anche il più piccolo deve essere di una certa natura, affinché il tutto possa essere così, affinché accada che già dal diciottesimo al ventunesimo giorno l’Io collabori alla formazione del corpo fisico e del corpo eterico.
In quale misura agisce allora da quello che fisicamente si riproduce, cioè da quello che danno i genitori — l’elemento femminile e l’elemento maschile —, influenza sulla formazione dell’uomo che nasce? Ora, se vi impegnate in quello che spiritualmente-occulto giace alla base del fisico, allora molto vi diventerà comprensibile. Qui naturalmente può essere schizzato solo l’essenziale. Se alla riproduzione umana partecipasse solo il femminile — sentiremo che prima, prima della separazione dei sessi, la riproduzione accadeva senza il contributo del maschile —, se oggi fosse ancora così, cosa accadrebbe? Fino a che punto cioè agisce il femminile come femminile? Questo vogliamo ora vedere. — Se agisse solo il femminile, allora l’ulteriore sviluppo sarebbe accaduto così che il figlio nel massimo grado somiglierebbe ai suoi antenati. Sempre solo esseri completamente uguali in forma sarebbero sorti. Il generale, l’uguale proviene dall’elemento femminile. Solo attraverso la separazione dei sessi è divenuto possibile che l’individualità umana potesse dispiegarsi. Perché ciò che causa che il discendente presenti differenze dai suoi antenati, è l’influenza dell’uomo. L’elemento maschile specializza; nel femminile si conserva la specie, riproduce l’uguale; il maschile, quello conferisce l’individualità.
Perciò anche era solo quando la bisessualità era sorta sulla terra, possibile che le incarnazioni e le reincarnazioni potessero succedersi l’una dopo l’altra. Solo allora l’uomo aveva la possibilità di incarnare in qualche modo sulla terra quello che era il risultato del precedente. Che ciò che laggiù sulla terra si compie, e quello che da incarnazione a incarnazione si deve sviluppare e arricchire, ciò che è individuale, si accordi, proviene dal fatto che elemento maschile e femminile agiscono insieme. L’Io umano oggi non troverebbe più un corpo adatto, se non venisse modificato il principio generale di umanità attraverso l’elemento maschile, cioè se il tipo generale non si trasformasse nell’individuale. Dall’elemento femminile opera nel sostanziale il corpo eterico. Nel corpo eterico, in cui giacciono le tendenze durevoli, è la forza motrice dell’elemento femminile. In esso è ancorato ciò che è generale, ciò che è generico. Nel corpo eterico della donna è ancora presente oggi l’immagine speculare di quello che si trova fuori come l’anima popolare, come lo spirito di razza. L’anima popolare e lo spirito di razza si somigliano. Se ora guardiamo a quello che come spirituale giace alla base della fecondazione, dobbiamo dire: La fecondazione in sé non è nient’altro che una sorta di uccisione delle forze viventi del corpo eterico. Già alla fecondazione la morte viene tessuta nel corpo umano. È qualcosa che indurisce il corpo eterico, che altrimenti si moltiplicherebbe all’infinito, che l'uccide. Quello che proviene dalla natura femminile, il corpo eterico, che altrimenti plasmerebbe solo copie, viene condensato attraverso l’influenza maschile e così diventa il formatore della nuova individualità umana. La riproduzione consiste nella generazione di una copia del corpo eterico femminile; per il fatto che attraverso la fecondazione in una certa relazione viene indurito, ucciso, viene così anche individualizzato. E nel corpo eterico ucciso giace nascosta la forza formativa che produce il nuovo uomo fisico. Così riproduzione e fecondazione si riuniscono insieme. Vediamo dunque che due fecondazioni si compiono: giù la fecondazione fisica, umana, e sulla fecondazione dell’archetipo attraverso il proprio karma. Già dal diciottesimo al ventunesimo giorno, dicemmo, lavora l’Io sull’embrione; ma solo molto più tardi, dopo sei mesi, lavorano sull’embrione altre forze, che possiamo chiamare le forze che condizionano il karmico dell’uomo. Possiamo esprimerlo così, che diciamo: là interviene quel tessuto che è tessuto da karma. Poco a poco intervengono queste forze. — Ora ci sono però anche qui eccezioni, così che in tempo più tardo può entrare una permutazione dell’Io.
Questo vogliamo discutere ancora più tardi. Il tutto ciò che interviene per la formazione, è l’Io.
Se vogliamo farci un quadro approssimativo di quello che si trova nei mondi spirituali e scende laggiù, dobbiamo dire: l’individuo che si incarna porta insieme gli amanti. — L’archetipo che vuole incarnarsi, si è appropriato della sostanza astrale, e questa sostanza astrale agisce ora dentro la passione amorosa, nel sentimento amoroso. Ciò che laggiù sulla terra ondeggia qua e là come passione astrale, in questo si specchia di nuovo l’astrale dell’essere che scende. Così la sostanza astrale di sopra viene incontro al sentimento astrale di coloro che amano; viene influenzato dalla sostanza di ciò che scende per incarnarsi. Se ripensiamo completamente a questo pensiero, dobbiamo dire: l’uomo che si reincarna è completamente partecipe nella scelta dei suoi genitori. Secondo quello che è, viene spinto verso quella coppia di genitori. L’obiezione è facile, che si sostiene: con tale fondazione della scelta dei genitori si perde il sentimento di risorgere di nuovo nei propri figli, e che l’amore che si fonda su ciò che si è comunicato ai figli quelche di originario, si diminuisce per questo. Questa è una paura priva di fondamento; perché questo amore genitoriale è compreso in un senso molto più elevato e più bello, quando vediamo che il figlio ama i genitori prima, già prima della fecondazione, e così viene spinto verso di loro. L’amore genitoriale è dunque la risposta all’amore del figlio, è l’amore contraccambiato. Così abbiamo una spiegazione dell’amore genitoriale come riconsegna di quello che è stato dato come amore filiale prima della nascita fisica dell’umanità.
Fu già menzionato che esseri superiori collaborano all’incarnazione del nuovo uomo. Lo capirete, se considerate che mai una completa corrispondenza accade tra quello che scende dall’alto per incarnarsi e quello che questo si attira come involucri laggiù. Essa può accadere per la prima volta, questa completa corrispondenza dell’alto e del basso, quando l’uomo sarà giunto al fine della sua evoluzione, quando avrà raggiunto l’Atma. Quando avrà trasformato il corpo fisico in Atma, il corpo eterico in Buddhi, il corpo astrale in Manas, allora l’uomo sta in quel punto evolutivo dove sceglie con libera volontà completamente la sua ultima incarnazione. Prima di questo una vera corrispondenza è impossibile. Considerate: così come l’uomo oggi è, ha trasformato solo una parte del suo corpo astrale, una parte del suo corpo eterico e del suo corpo fisico. E solo su questo è signore. Ma quello che non ha ancora trasformato, quello gli deve essere cristallizzato attorno dall’esterno. Altre essenze devono appropriarglielo. Sono due specie diverse di essenze che vi partecipano: quelle che gli appropriano il corpo eterico, e quelle che lo conducono alla coppia genitoriale. Il corpo eterico appropriarselo l’uomo allo stadio attuale del suo sviluppo ancora non potrebbe. Attraverso le forze che giacciono nel corpo eterico, sorge per l’uomo il momento della prescienza, di cui abbiamo parlato ieri. Quando l’uomo ha allora il corpo eterico e il corpo astrale, e il corpo fisico viene poi appropriato, allora viene il momento dove la prescienza deve sparire; là il corpo eterico si deve adattare al corpo fisico. Il corpo eterico, egli non è solo il portatore della memoria, bensì di tutto il temporale: del ricordo e della previsione. Quando però entra nel corpo fisico, è legato alle leggi fisiche, e queste estinguono la sua potenza in una certa relazione. Così come l’uomo attraverso l’influenza del corpo fisico può sviluppare la memoria solo fino a un certo grado, mentre dopo la morte, quando il corpo eterico è di nuovo libero, riforma l’intera immagine del ricordo, così è con la previsione: lo scorgere nel tempo futuro viene limitato nel mondo fisico dal corpo fisico. Questo è il corso normale dell’incarnazione. La sconfitta che l’anima riceve attraverso una previsione anormale di condizioni difficili della sua vita successiva.
Ora abbiamo raggiunto il momento dove il vero uomo, l’Io stesso, comincia a lavorare su quello che gli è stato dato e con cui viene portato in relazione nel mondo fisico. Le forze dei diversi corpi spirituali dell’uomo, che nel tempo prima della nascita devono operare, operano ora innanzitutto attraverso i corpi corrispondenti della madre. Nel primo tempo prima della nascita l’uomo può vivere solo perché sia in tutti i sensi avvolto dall’involucro materno. Questo involucro materno fisico, l’uomo lo getta da sé alla nascita. Innanzitutto diviene libero solo il corpo fisico, il corpo eterico — il chiaroveggente vede — rimane ancora circondato da un involucro eterico materno; rimane protetto e custodito da esso fino al cambio dei denti del corpo fisico. Questo è un punto importante nello sviluppo dell’umanità, dove l’involucro eterico materno viene gettato via e accade una seconda nascita. Poi, quando il corpo eterico ha gettato il suo involucro materno, il corpo eterico proprio nasce, diviene libero. Con questo è dato qualcosa di molto importante per lo sviluppo umano. Fino al cambio dei denti è ancora presente la possibilità che le forme umane rimangano elastiche in questa o quella direzione, si cambino; da questo tempo in poi si ingrandiscono solamente. Nel sostanziale con il cambio dei denti le forme sono già formate. Questo è importante sapere. Perciò tutto quello che viene dall’esterno come formativo per il corpo fisico, quello che deve rimanere durevole in esso, deve essere accuratamente considerato e formato fino a questo tempo del cambio dei denti. Ora però tutto l’esterno che agisce sull’uomo forma anche i corpi più sottili e gli organi in lui, così per esempio la luce e il colore. Tutto questo forma l’uomo nel sostanziale fino al settimo anno. Non è quindi indifferente quale colore, quale ambiente il bambino ha attorno a sé, e cosa gli fate fare. Se non usaste mai la mano, si atrofizzerebbe. Così è con tutti gli organi. Anche i più fini si formano attraverso l’attività. Il rosso per esempio ha un’azione diversa sugli organi più fini nell’uomo, che si stanno proprio formando, che il blu; e così, secondo il colore che circonda il bambino, l’effetto è diverso. Nel lavoro si formano gli organi. L’occhio vede abitualmente, certamente, ma quello che vede, agisce sull’intera natura umana. Non è indifferente per lo sviluppo del bambino se l’occhio vede il rosso o il blu. Qui sarà il luogo dove la teosofia nel senso più eminente si mostrerà pratica in tempo non molto distante. Perché conduciamo la teosofia? Per amore dell’uomo la conduciamo, perché essa permette di intervenire utilmente anche in legami così sottili.
Con il settimo anno dunque il corpo eterico diviene libero. È il portatore della memoria. L’importante è ora, riguardo alla memoria del bambino, che non la si sviluppi prima del settimo anno con mezzi pedagogici. Solo dal settimo anno in poi è il tempo dove la vera educazione deve agire sulla formazione della memoria. Talvolta ci si oppone dicendo: la natura stessa provvede a che molto prima del settimo anno il bambino eserciti la memoria. Questo è giusto; ma questo è proprio il lavoro preliminare che la natura compie. L’occhio del bambino è anche già nel grembo materno prima della nascita dalla natura finito, ma cosa accadrebbe se faceste agire la luce solare sull’occhio dell’embrione? Proprio affinché la luce solare più tardi agisca correttamente sull’occhio, l’occhio deve venire preparato dalla natura prima della nascita. Così è anche con gli altri organi prima della nascita fisica. La natura li prepara prima, ma essi sono protetti dall’involucro esteriore dell’involucro materno. E così anche fino al settimo anno deve lavorare sulla memoria del bambino la natura, affinché poi dal settimo anno possa essere ulteriormente sviluppata nella giusta maniera. E come si deve agire sulla memoria del bambino da allora? Come la natura agisce fino a quando il bambino è fisicamente nato.
Un involucro astrale materno porta l’uomo con sé fino al quattordicesimo, quindicesimo anno, fino alla pubertà. Allora lo getta via, e il corpo astrale diviene libero: accade per così dire una terza nascita. Il corpo astrale è il portatore del giudizio umano, della critica umana. Si dovrebbe abbandonare l’opinione che il bambino debba venire a un giudizio autonomo il più presto possibile. Dal settimo al quattordicesimo anno è necessario raccogliere un saggio tesoro di memoria per la vita, affinché così nel tempo dove il corpo astrale nasce, ci si crei un contenuto animico possibilmente maturo e ricco. Solo allora il giudizio deve cominciare. Il precedente metodo nelle scuole di far imparare semplicemente a memoria il novero: 1+1=1 e così via, così come è puramente un fatto di memoria, è significativamente preferibile al metodo astratto attuale, di «provare» il novero con le «sfere» rosse e bianche. Questo è decisamente dannoso. Anche qui vale la stessa cosa come nel bambino piccolo; questi comprende la lingua a lungo prima di poterla parlare. Così si dovrebbe fargli giudicare solo quando ha acquisito un buon tesoro di memoria per il corpo eterico, ha sviluppato determinate tendenze e abitudini durevoli. È molto importante sviluppare la vita sentimentale nel bambino: gratitudine, riverenza e sacra soggezione sono sentimenti che nella vita posteriore si manifestano come forza della benedizione, dell’amore umano che fluisce. Gli impulsi più forti vengono dati al corpo eterico attraverso esperienze religiose, attraverso il sentirsi uniti a qualcosa di divino-spirituale, a un tutto universale. Il giudizio astratto, quello deve essere sviluppato solo verso il tempo in cui avrete reso così morbido e flessibile quello che fluisce dal corpo eterico, che il pericolo dell’abitudine al pensiero astratto e empio sia evitato. Quanto più per immagini e simbolicamente la conoscenza è portata al bambino, tanto meglio. Il mondo sentimentale si sviluppa attraverso similitudini e simboli, specialmente attraverso tutto quello che viene presentato dalla storia di uomini caratteristici, e attraverso l’approfondimento nei misteri e bellezze della natura. Di grande importanza è come vengono risposte al bambino le domande. Per esempio, come spiegazione per il divenire dell’uomo, per la morte e la nascita, il divenire della farfalla dalla crisalide. Questo è un’immagine per l’animicità dell’uomo, che dal corpo fisico anela verso l’alto. Ma naturalmente, se lo dite al bambino, dovete crederci voi stessi, altrimenti il bambino nemmeno ci crederà. Per la verità delle immagini si trovano dappertutto i fatti corrispondenti nella natura. L’occultista sa che proprio l’immagine della farfalla e della crisalide può servire come simbolo di un processo molto più elevato. Dobbiamo imparare di nuovo a credere a quello che oggi solo una filosofia astratta etichetta come dicerie e favole. Anche la storia della cicogna, anche canzoni come « Vola, coleottero, vola » possono essere interpretate sensatamente. Non fu inventata questa favola nei tempi antichi per raccontare una menzogna al bambino, bensì fu ideata da uno che sapeva che alla nascita qualcosa scende dal mondo spirituale. Più tardi si potrà altrettanto bene dire: è una menzogna che vi siano stati in passato uomini che si dovrebbe aver creduto che nella nascita, al divenire di un nuovo uomo, non si compia nessun altro processo che l’unione fisica di due persone. Questa è una favola, la favola del XIX e XX secolo, noi lo sappiamo meglio! — dirà in futuro. E i nostri discendenti saranno sperabilmente più comprensivi e tolleranti con le nostre debolezze di quanto lo siamo noi con quelle dei nostri antenati.
Il simbolo è il modo migliore per agire sul corpo astrale. L’immaginazione deve essere coltivata fino alla formazione del corpo astrale liberato; solo allora il giudizio. Perché così tanti uomini della contemporaneità nella loro anima sono, sfortunatamente, persone storpie? Perché? Perché hanno imparato troppo presto a dire « Sì » e « No » alle cose. Devono imparare a venerare nel tempo fino alla pubertà i grandi modelli, i grandi processi nella natura; solo tra il quattordicesimo e il ventunesimo anno il giudizio deve maturare. Allora sarebbe anche liberato in circolazione un numero minore di quella sorta di scrittori sulla umanità, che hanno l’abitudine di scrivere sopra e sotto il tratteggio. Il risultato della formazione del giudizio troppo precoce di uomini immaturi, ma che scrivono, è il materialismo superficiale della nostra epoca. Questo materialismo nascosto è molto peggiore di quello battagliero, scientifico. Un’opinione ha peso solo quando si regge su esperienza animica. Imparare deve l’uomo a giudicare; le opinioni sono quindi così diverse, perché le opinioni vengono formate troppo presto. Solo con il ventunesimo anno nasce l’Io, e solo da allora viene in considerazione che l’uomo dalla propria base giudichi il mondo. Solo allora sta di fronte al mondo indipendentemente.
Inoltre, così pressappoco dal ventunesimo al ventottesimo anno, allora si forma ancora quello che si chiama l’anima sentimentale; poi l’anima razionale e l’anima cosciente in periodi di sette anni ciascuno. È quindi una legge occulta che uno prima del trentacinquesimo anno non è capace di dare o raggiungere nulla nel campo dell’occultismo. Di grande importanza è particolarmente il trentacinquesimo anno. Vi ricordo di Dante, la sua visione, il suo guardare dentro il mondo spirituale: calcolatelo, l’ebbe al trentacinquesimo anno. Là dove viveva la tradizione occulta, si sapeva che tali cicli si vivono anche nel singolo uomo. Si sapeva come le forze spirituali dell’uomo che scende lavorano, dove si mettono a posto e quanto tempo hanno bisogno per il giusto dispiegamento. Si sapeva che la vita tutta è un’unità, un grande tutto. Da questa visione la convivenza della società umana deve anche formarsi. La teosofia deve insegnarci che la saggezza deve passare nell’atto, nell’atto sociale e nella quotidianità della vita immediata. La teosofia ha tanto maggior valore, quanto meno rimane saggezza astratta, quanto più fluisce attraverso l’anima nella destrezza della mano. L’abilità manuale è allora una specie di espressione fisica dello spirito del mondo, un’espressione sensibile dello spirituale.
Oggi vogliamo, proseguendo dall’evoluzione dell’umanità considerata ieri entro determinati limiti ristretti, retrocedere fino alle epoche assai remote della evoluzione, e considerare ciò che vi si connette. Prima di discutere il fatto della reincarnazione in questo contesto, che potremmo collegare direttamente a essa, e prima di affrontare le questioni del destino umano, della legge del karma, vogliamo ancora retrocedere a tempi più antichi e lasciar vagare lo sguardo su grandi periodi dell’evoluzione umana.
L’uomo odierno si presenta a noi come una compagine di corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e Io — il portatore dell’Io e dell’autentica indipendenza. Non l’Io o il corpo astrale sono i membri più compiuti nell’uomo, perché spiritualmente più elevati, bensì il corpo fisico. Esso è il membro più compiuto dell’entità umana, una compagine, una composizione dai particolari più meravigliosi. Quale struttura mirabile è questo corpo fisico umano! Il corpo astrale, per quanto sia più spirituale, è però meno perfetto; esso è il portatore di gioia e sofferenza, di impulso, desiderio e passione. Perché il corpo fisico è tuttavia più perfetto? Considerate il cuore fisico umano. Quale formazione meravigliosa è questo, che resiste al corso della vita intera a tutti gli attacchi! E così è con tutti gli altri organi del corpo fisico: una saggezza parla da loro. E come stanno le cose con il corpo astrale rispetto a questo cuore? Non certo sempre con saggezza. Il corpo astrale ha bisogno di mezzi di godimento per ansia di godimento, e in tal modo maltratta continuamente il corpo fisico; continuamente porta attacchi al cuore fisico, e questo gli oppone resistenza. Perché? Perché la struttura del corpo fisico ha già richiesto un tempo assai più lungo nel passato rispetto agli altri corpi. Il corpo fisico umano è il membro più antico dell’entità umana, per questo anche il più perfetto. Una moltitudine di esseri perfetti hanno già lavorato su di esso. Tutto ciò che è fisico, che è sensibile, si è sviluppato dallo spirito, si è elaborato dallo spirito fino alla sua forma fisica. La prima cosa che era presente dell’uomo nel mondo fisico era la disposizione del corpo fisico umano. Allora non c’era ancora alcuna disposizione del corpo eterico, del corpo astrale e del portatore dell’Io nel mondo fisico.
Tutto nel mondo è in evoluzione, non solo l’uomo, ma anche un pianeta come la nostra Terra. Come l’uomo, anche questa nostra Terra ha già subito altre incarnazioni planetarie. La prima di esse la chiamiamo Saturno, la seconda il Sole e la terza la Luna. Qui dobbiamo prescindere dalla Luna odierna; essa è solo un resto, un avanzo, una scoria dell’antica Luna.
Vogliamo ora vedere perché sin da tempi antichi il nostro satellite è stato chiamato «Luna». A questo proposito dobbiamo ricordare che la nomenclatura degli antichi occultisti è assolutamente priva di casualità, ma ha significato profondo. Il nome dato a una cosa o a un essere era organicamente sempre connesso con ciò che l’essere doveva esprimere. Lo stato planetario precedente della nostra Terra era dunque l’antico «Sole»; quello ancora precedente era l’antico «Sole», non il Sole odierno; questo è come un ricordo di quel sole antico. Alla fine arriviamo allora a quel corpo cosmico a cui oggi è per la prima volta possibile retrocedere con i mezzi occulti: è il «Saturno», l’antico Saturno, di cui abbiamo già parlato parecchie volte. Voglio descrivervi ora schematicamente questo antico Saturno nel suo sviluppo. A questo scopo vogliamo prima chiarircci quali siano, secondo l’occultista, gli elementi fondamentali del nostro mondo esterno. Nel vecchio occultismo si è distinto tra i quattro elementi: terra, acqua, aria, fuoco o calore. Per il fisico odierno questo non ha più senso giusto; ciò che la scienza odierna chiama elemento non si accorda più bene con ciò che intende l’occultista. La denominazione odierna «stato di aggregazione» corrisponde più o meno a «elemento». L’occultista chiama terreo o solido tutto ciò che alle temperature odierne sulla Terra è solido: un cristallo di quarzo, per esempio, è alle condizioni di temperatura odierne per l’occultista «terra». Tutto il liquido, anche i metalli liquidi e così via sono per lui «acqua», tutto ciò che è gassoso è chiamato «aria». E ciò che il fisico odierno considera come uno stato tra i tre stati di aggregazione, il fuoco, è per l’occultista il quarto elemento. So benissimo che è vero orrore per la scienza se non si considera il fuoco solo come uno stato, ma come qualcosa di equiparato alla terra, all’acqua e all’aria. Osare si può nell’occultismo l’affermazione che il calore è qualcosa di ancor più fine di sostanza rispetto ai tre altri: terra, acqua, aria. Sulla Terra non avreste trovato nulla di terra, acqua e aria; il calore o il fuoco era presente. Se aveste potuto allora seguire tutto ciò con sguardo di chiaroveggente, ponendovi una sedia nello spazio cosmico e osservando lo sviluppo di Saturno, una sola percezione avreste potuto fare con il senso del calore, ed era dapprima solo calore animico. Di tutti gli esseri che oggi sono sulla Terra, sull’Antico Saturno era presente solo l’uomo; nessun regno minerale, vegetale, animale era là. Secondo le condizioni odierne, l’uomo ha bisogno dei tre regni per la sua costruzione; nello stato di allora non ne aveva bisogno. L’intero uomo era per così dire presente solo come una forma di calore. Niente, niente d’altro era presente dell’uomo. Immaginate di togliere dall’uomo odierno tutto ciò che percepite fisicamente in lui, anche l’aria respirata, e di lasciargli sussistere soltanto ciò che oggi lo percorre come il suo calore sanguigno odierno, ma così configurato come se oggi disegnaste il sistema sanguigno: solo tali uomini esistevano sull’antico Saturno, nient’altro. Un corpo celeste è per l’occultista solo una composizione di entità. Anche la Terra non è nient’altro che una composizione di entità minerali, vegetali, animali e umane.
La coscienza degli antichi uomini di Saturno era anch’essa in sviluppo. Era torpida, ma onnicomprensiva. La coscienza luminosa di veglia odierna è diventata possibile solo sulla Terra. Gli uomini dell’antico Saturno avevano uno stato di coscienza assai singolare e torpido. Sapete, l’uomo è già nel sonno incosciente. Ebbene, prendete la pianta, solo la pianta fisica, senza gli esseri che si nascondono dietro la pianta: qui avete uno stato di sonno ancora più profondo, sonno senza sogni. La pianta è un essere che dorme profondamente. E ora immaginate uno stato del sonno ancora più profondo, ancora più torpido, la coscienza di trance profonda: allora avete la coscienza di Saturno. Ve la descriverò facendovi un esempio di uno stato anormale dei tempi odierni — di un essere rimasto in condizioni precedenti, ora anormali —, su un esempio osservato: una ragazza che fino ai diciotto anni era del tutto disabituata a qualsiasi consumo di alcol, viene sedotta da un evento a ingoiare rapidamente alcuni bicchieri di vino rosso. Questo, per via di altre condizioni del suo organismo, fece un’impressione tale che era come morta. Le fu dato allora una matita in mano, e iniziò a disegnare ogni sorta di cose e a scrivere nomi accanto. Non aveva alcuna idea di ciò che faceva. Era come una macchina; non aveva vita, nessuna coscienza. Se ora confrontate ciò che questa ragazza aveva disegnato con ciò che nei libri teosofici si dice di pianeti e di ciò che oggi è la struttura cosmica e così via, trovereste che ciò che questa ragazza ha scritto è sì una cosmologia assai singolare, ma che concorda con la cosmologia occulta in qualcosa. Era in uno stato più profondo del sonno ordinario. Eppure l’essere è capace, ben, ben al di là della Terra nel suo contenuto di coscienza torpido, di andare oltre e di esprimere cose cosmiche. L’occultista sa che in una pietra fisica esiste una tale coscienza: torpida e onnicomprensiva, pietra senza gli Io che le appartengono, e che la pietra, se potesse così esprimersi, farebbe similmente. Vasti ambiti abbraccia questa coscienza, ma torpida. Così era la coscienza degli uomini sull’antico Saturno.
Saturno stesso è un essere che di se stesso è incosciente, o meglio, aveva una coscienza inferiore, che si può così descrivere: portava in sé un’immagine speculare dell’intero cosmo, e sarebbe stato capace di disegnarla. Per intendere questo, dobbiamo considerare ancora altro. Mentre dunque l’uomo sull’Antico Saturno trovava il luogo dove poteva formarsi la prima disposizione per il suo corpo fisico, Saturno era nel contempo il teatro dove potevano svilupparsi anche altri esseri, esseri che oggi stanno ben, ben al di sopra dell’umanità. Vogliamo chiarire questo a noi stessi con un detto che un saggio egiziano ha rivolto a un greco. Disse: Voi Greci, rimanete sempre dei gran bambini. Non sapete nulla del più grande mistero-segreto, che una volta gli dèi erano uomini! — Questi esseri non hanno più bisogno di entrare nell’esistenza fisica.
L’uomo era dunque sull’antico Saturno come una specie di minerale; aveva anche una coscienza come il minerale. Nel corpo umano però hanno abitato esseri che oggi stanno ben elevati sopra il livello umano. Sono gli Inizi primordiali o Archai o Spiriti della Personalità. Questi hanno compiuto il loro livello di umanità sul Saturno. Non uomini, come siamo noi oggi, erano essi, ma usavano il corpo fisico umano per porsi di fronte al mondo, per vivere il loro livello di umanità, per ottenere la coscienza dell’Io. Essi avevano dunque la loro coscienza dell’Io su Saturno, questi esseri elevati, e come un carro usavano il corpo umano, che valeva loro per delegazione come loro dimora corporea. Certi esseri compenetravano allora il corpo fisico umano e lo compenetravano con le loro proprietà, e l’uomo deve a loro due cose. Innanzitutto la capacità che un portatore dell’Io potesse mai trovare spazio in lui; questi Spiriti della Personalità sono coloro che hanno dato al corpo umano la forma che scaturiva dalla loro personalità. In secondo luogo, ma diedero anche all’uomo la possibilità di sviluppare l’egoismo. Attraverso l’influsso degli Spiriti della Personalità, il corpo umano ricevette come in germe la capacità di svilupparsi come personalità libera, simultaneamente però anche l’egoismo, l’egotismo in se stesso. Non una conferenza o un ciclo, ma anni mi occorrerebbero, se qui volessi descrivervi tutti i particolari. Possiamo dunque solo considerare tappe, gradi, e cioè vogliamo pensare sette siffatte tappe nello sviluppo di Saturno, che tra di loro sono diverse.
Alla prima tappa dovete immaginarvi che non c’era ancora nulla di calore fisico, ma che questo si preparava solo. C’era solo qualcosa di animico, calore animico era presente, e solo nel mezzo dello sviluppo di Saturno era allora il corpo fisico umano, formato da sostanza di calore fisico, presente. Questo corpo di calore umano si dissolve allora alla fine dello sviluppo di Saturno di nuovo. Abbiamo sette tappe: tre pre-tappe, una tappa di calore fisico e tre tappe discendenti, e ognuna di queste sette tappe ha a sua volta sette suddivisioni che qui piuttosto vogliamo tralasciare, e a cui vogliamo tornare allora nello sviluppo della Terra. I libri teosofici odierni ne parlano come di Ronde e Globi.
Vogliamo ora porci la domanda: da dove veniva dunque la sostanza da cui era formato il corpo umano? Erano alte entità spirituali coloro che lasciavano fluire il loro proprio essere, lo gocciolavano in giù come sostanza per il corpo fisico umano: erano gli Spiriti della Volontà o i Troni, coloro che portavano il sacrificio, lasciavano fluire la loro propria essenza. Così abbiamo sul Saturno gli Spiriti della Volontà o i Troni, che danno la sostanza al corpo umano, poi gli Spiriti della Personalità che l’abitano durante il loro livello di umanità, e l’uomo stesso come germe fisico. Lo sviluppo di Saturno procede così, che dobbiamo immaginarci l’inizio, l’apice e il riflusso. Dopo il tutto passa attraverso un Pralaya. Possiamo immaginarci il processo più o meno come nell’essere vegetale. Il germe è posto nella terra, marcisce e salva la forma verso una nuova esistenza. Come ora tra la prima e la seconda pianta c’è uno stato intermedio, uno stato nascosto, così è col pianeta. Questo stato è chiamato il Pralaya. La differenza è solo che la pianta allora produce una ripetizione della vecchia, il pianeta però ha raggiunto un’evoluzione superiore. Il suo cammino è quello di una spirale come nell’uomo. Lo stato visibile del pianeta è chiamato dalla teosofia indiana un Manvantara. Nella pianta è il suo sviluppo sopra la terra. Così i pianeti passano anche attraverso un’esistenza manifesta e attraverso un’esistenza nascosta. Quest’ultima è chiamata un sonno cosmico.
Dopo questo sonno cosmico di Saturno, quando questo dal buio emerse di nuovo in una nuova forma di trasformazione, era l’antico Sole che ora sorgeva. La differenza tra Saturno e Sole è che nei loro stati medi la sostanza di calore del Saturno si era condensata in uno stato di aria o di gas. Il Sole conserva il calore, ma sviluppa ancora qualcosa di nuovo, l’aria, così che abbiamo ora calore e aria sul Sole. E ancora qualcosa: diventa Luce sul Sole. Saturno era costituito da calore oscuro, il secondo pianeta, il Sole, è costituito da Luce — il gas brucia —, da etere di calore e aria. Attraverso il Saturno è entrato per sempre nell’evoluzione il fondamento perché il germe al corpo fisico umano sia presente. Ora, sul Sole, viene aggiunto qualcosa di nuovo. Come versato da entità spirituali è ora in questa sostanza il corpo eterico: il secondo stato planetario, in cui l’uomo ha ora acquistato il valore di una pianta. Vita è in lui. Attraverso questa incorporazione del corpo eterico, il corpo fisico dell’uomo però si è trasformato. Non conserva la forma di uovo dell’epoca di Saturno, ma si articola in se stesso. Esso è ora un uovo di calore vibrante, che brilla e si oscura in formazioni di luce e ha intaccature. Il corpo eterico ora elabora il corpo fisico.
Mentre sul Saturno i Troni hanno effuso da se stessi la sostanza del corpo fisico, sono ora altre entità che lasciano fluire come loro grande sacrificio la sostanza: sono gli Spiriti della Saggezza, Signori o Kyriotetes detti. Il sacrificio più grave l'hanno portato i Troni. Se da loro non fosse stato creato il fondamento, gli Spiriti della Saggezza non avrebbero potuto iniziare il loro lavoro.
Sul Sole hanno compiuto la loro tappa di umanità anche altre entità. Sono gli Arcangeli o Spiriti di Fuoco, Archangeloi nella esoterica cristiana detti. In delegazione abitavano il corpo umano e così ottenevano la loro coscienza dell’Io.
Una cosa è da notare qui, a cui bisogna fare attenzione. Se il Saturno dopo il Pralaya fosse subito emerso come Sole, allora i corpi umani non avrebbero potuto ricevere in sé il corpo eterico. Il nuovo pianeta, il Sole, doveva dunque prima subire una breve ripetizione del Saturno. Gli esseri dovevano quasi di nuovo assumere la loro vecchia forma.
Quali esseri c’erano ora ancora su questo Sole? C’erano certi Spiriti della Personalità che non erano diventati uomini sul Saturno, a cui non era riuscito di conseguire sul Saturno la loro coscienza dell’Io. Questi dovevano rattrappare questo sul Sole. Dovevano ora sul Sole rattrappare questo, stavano dunque ancora al medesimo livello dei loro compagni sul Saturno. Potevano dunque sul Sole abitare quasi in un guscio, un corpo minerale senza corpo eterico, che non era compenetrato da un corpo eterico. Doveva dunque sul Sole ancora una volta formarsi un’entità che consisteva solo del corpo fisico. C’erano dunque entità inferiori accanto a quelle che consistevano di corpo fisico e corpo eterico, e questi sono i precursori dei nostri animali odierni. Sul Sole abbiamo dunque due regni: un regno umano e il regno di esseri che sul Sole stavano al livello dello sviluppo di Saturno, il regno animale. Due regni abbiamo sul Sole, un regno umano e un regno animale. I discendenti di quest’ultimo li abbiamo negli animali superiori odierni.
Ora il Sole di nuovo passa in una specie di notte cosmica e viene nel terzo stato di trasformazione di nuovo nato come l’antica Luna, che per prima è capace di ripetere gli stati precedenti, cui si aggiunge la sostanza acquosa. Alla separazione, con il Sole esce ciò che è calore e luce. Anche gli esseri elevati partono con le essenze fini. L’acquoso uscito partecipa come Luna e diventa sempre più denso e più denso e diventa una specie di pianeta satellite. Sull’antica Luna abbiamo dunque calore, luce e acqua. L’uomo ha il suo corpo eterico o corpo di luce come sul Sole; il nuovo che si aggiunge sulla Luna è ciò che possiamo designare come suono o rumore. Per immaginarvi questo meglio, voglio farvi un esempio. Pensate a una lastra di metallo coperta di polvere, su cui si traccia con l’archetto del violino: la polvere si ordina in figure determinate, le figure sonore del fisico. Ciò che oggi riconosciamo come suono è la configurazione fisica del suono. L’acqua sulla Luna era compenetrata dal suono e era da ciò portata in un movimento regolare. Il corpo fisico degli esseri viene da ciò sulla Luna in un’esperienza interiore; si formano nella forma membra, per esempio il fegato; ma questo di nuovo svanisce. È una formazione e una nuova dissoluzione di organi, un’esperienza in figure e ritmi. Questo rende i corpi maturi a ricevere in sé la sostanza astrale. Tale colpo dell’Ur-suono nella sostanza acquosa, questo la Bibbia l'esprime così: Dio ordinò tutto secondo misura, numero e peso. L’essenziale, il nuovo dello sviluppo della Luna è dunque il fremito interiore, che come colpo entra nella materia fisica. Di questo fremito interiore, ordinato in ritmo numerico regolare, dovete immaginarvi l’antica Luna compenetrata. Prima, sul Saturno, erano formazioni di tipo calorico che formavano il corpo umano; più tardi, sull’antico Sole, erano formazioni di tipo aereo, che apparivano come un miraggio, simili a una Fata Morgana. Sulla Luna ora la sostanza è acquosa, ondeggiante, messa in movimento da fremito interiore. Articolazioni che si trasformavano interiormente nascono da questo fremito; da quelle il corpo umano era irradiato. Come un divenire e svanire fugace dovete immaginarvi questo: così nel corpo umano si formava un fegato o un polmone e di nuovo si dissolveva. Questi erano dunque gli stati sull’antica Luna. La Bibbia l'esprime così: Dio una volta ordinò tutto secondo numero, misura e peso. — Con ciò è inteso il fremito interiore. All’interno dell’antica Luna nascono ora dapprima di nuovo le formazioni precedenti del corpo umano, si forma di nuovo il corpo fisico e il corpo eterico. Perché? Perché sull’antica Luna di nuovo per prima la ripetizione di Saturno e Sole avviene; solo allora nacque l’autentica antica Luna. Nel corpo fisico umano, che da un lato aveva l’acquoso in sé, dall’altro era compenetrato dal fremito interiore dal Ur-suono e dal corpo eterico, lasciano scorrere ora gli Spiriti del Movimento, Potenze o Dynameis detti, il corpo astrale umano. Sacrificano, come gli Spiriti della Volontà sul Saturno e gli Spiriti della Saggezza sul Sole, così sacrificano ora dalla loro propria sostanza il corpo astrale umano. Così la Terra è continuamente in evoluzione progressiva, e così anche l’uomo stesso che l’abita.
Così avete visto il corpo fisico svilupparsi sul Saturno. Attraverso le tre trasformazioni — Saturno, Sole, Luna — è ora diventato così che aveva raggiunto il terzo livello di perfezione. Questo corpo fisico umano viene ora sulla Luna ancora più vicino alla sua forma odierna. Il suo ulteriore sviluppo, che era necessario al suo corpo astrale, questo l’uomo non avrebbe potuto ricevere sulla Terra, se in un determinato momento non si fosse verificata una separazione. Rimane una sostanza fondamentale del pianeta, dell’antica Luna, indietro, e una parte esce, che circonda allora la sostanza fondamentale, che percorre il corpo della sua sostanza fondamentale. Ora abbiamo primo Saturno, secondo Sole, terzo Luna. Il meglio delle sostanze e delle entità si è ora separato in un corpo fondamentale. Esso esce dalla Luna come Sole nel nostro tempo terrestre e sta nel suo rango più elevato di un pianeta, diviene una stella fissa. E un altro corpo si separa da esso, che rimane un pianeta. Anche il Sole odierno è diventato solo allora Sole, un tempo era un pianeta. Se mescolaste il Sole odierno, la Luna odierna e la nostra Terra nella loro sostanza e nei loro esseri in una grande pentola, allora avreste l’antico Sole; mescolaste Terra e Luna insieme, allora avreste l’antica Luna.
Nel corso dell’evoluzione umana il nostro Sole si separa dal pianeta Terra. Con esso vanno le sostanze migliori e le entità da Terra. Accanto al Sole va l’acquoso, che diviene sempre più denso e più denso. Le forme dense sono i portatori delle entità che abitano l’antica Luna; in isolamento si scelgono un teatro gli uomini. Una stella fissa, un Sole sorge sempre perché una specie di avanzamento di un pianeta avviene. Durante questa evoluzione umana non erano presenti solo gli uomini e così sviluppati che avevano incorporato i tre corpi, corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale. C’erano anche entità che erano rimaste indietro.
Gli uomini che sull’antica Luna avevano compiuto il loro livello di umanità, erano gli Angeli, nella esoterica cristiana Angeloi chiamati, in India anche Pitris lunari. Questi uomini avevano una coscienza diversa da quella degli uomini oggi. Ora erano però sull’antica Luna anche altre entità. C’erano certi Arcangeli che sul Sole erano rimasti indietro e ora dovevano rattrappare il loro livello di umanità sulla Luna; poi c’erano entità che avevano raggiunto il livello degli Spiriti della Personalità, dunque la tappa di umanità di Saturno, solo ora sull’antica Luna.
Gli Arcangeli che sul Sole erano rimasti indietro, questi formavano come corpi umani entità che avevano solo un corpo fisico e un corpo eterico. Questo era un regno tra gli uomini, un regno che si continuava sulla Terra come regno animale; essi sono i precursori dei corpi fisici dei mammiferi odierni. E tali entità che sulla Luna avevano solo un corpo fisico, questi sono i precursori del regno vegetale odierno. Dunque un regno umano, un regno animale e un regno vegetale c’era sull’antica Luna. Sul Saturno solo un regno umano, sul Sole un regno umano e un regno animale, e sulla Luna abbiamo persino un regno umano, un regno animale e un regno vegetale. Il regno minerale è l’ultimo dei regni che sono sorti nell’intera evoluzione cosmica. L’uomo è il regno più antico nell’evoluzione dell’umanità, era già là prima che ci fosse una Terra. Sulla Terra riceve allora ancora ai suoi tre corpi il quarto membro della sua essenza, il portatore dell’Io.
Settimo Discorso, Budapest, 9 giugno 1909. Gli stadi evolutivi della nostra terra fino all’epoca lemurica
Ieri siamo giunti nella nostra considerazione dello sviluppo del nostro pianeta fino alla metamorfosi lunare della Terra. Abbiamo visto che essa ha subito la sua prima incarnazione come l’antico Saturno, poi come Sole, e ora come Luna è apparsa di nuovo. Ieri siamo giunti al punto dove abbiamo visto che, se tutto fosse proceduto nella stessa maniera come finora, l’uomo non sarebbe stato in grado di procedere di pari passo con il tempo dello sviluppo cosmico degli altri esseri. Perciò dovette avvenire durante il tempo lunare del pianeta una sorta di scissione in un punto determinato di questa terra lunare. Si verificò una sorta di emergere del Sole che avanzava nel tutto cosmico insieme alle più fini sostanze e esseri. E il meno progredito, l’antica Luna vera e propria, che conteneva ancora tutto ciò che è oggi la nostra Terra e la nostra attuale Luna, rimase indietro come una sorta di corpo nebuloso. Per questo, in condizioni particolari, avvenne una condensazione, una sorta di indurimento sull’antica Luna, e contemporaneamente un simile indurimento degli esseri corporei che l’abitavano.
Quando il Sole se ne fu andato, le sue forze agivano dall’esterno sull’antica Luna. Ciò di cui si dice che in seguito sia sorto come un regno umano, animale e vegetale, era ora emerso dal Sole insieme all’antica Luna e si lasciava illuminare dal Sole, assumendone le forze dall’esterno. Dopo la scissione, i tre regni sulla Luna si configurarono come segue: non esisteva ancora un regno minerale, ma ciò che si sviluppò dopo l’indurimento come regno più basso era una sorta di regno mineralico-vegetale; mineralico, che aveva carattere vegetale, oppure, se preferite: vegetale, che ha carattere mineralico. E questo costituiva il suolo della Luna, per così dire, una base semiliquida. Come oggi sulla Terra camminate sul mineralico, così là il suolo consisteva di una base semiliquida, che era una sorta di pianta-minerale. Immaginate una massa come il cavolo cotto, una sostanza vegetale, su cui camminate: così era il regno più basso della Luna, che era al contempo, potremmo dire, semianimato. Il nostro suolo terrestre è oggi relativamente quieto; solo quando si manifestano attività vulcaniche, questo ci ricorda ancora di una certa vita interiore della nostra Terra. Sulla Luna non era così. Ciò che l’occultista ha da dire sui terremoti e l’attività vulcanica, potremmo forse parlarne più tardi. Come gli organi in una pianta crescono e poi di nuovo muoiono, così questo semianimato si manifestava sulla Luna. Come un organismo vivente, mobile, grande, così era questa antica Luna, su cui gli esseri che vi abitavano potevano sentirsi in qualche modo come parassiti nei tempi odierni. Queste piante lunari erano di sostanza mineralica, avevano qualcosa di vita ed erano mobili, quindi un mineralico-vegetale. Ciò che oggi sono le nostre rocce, l’avremmo trovato anche lì, ma erano indurimenti di natura cornea o lignea, cioè di sostanza simile. Tutt’intorno alla Luna, come una sorta di atmosfera, c’erano masse nebulose meno dense, di sostanza meno densa, semiacquosa, semianimata, entro cui gli esseri del regno successivo — di natura semianimale, semianimale — erano incorporati. Se poteste schiacciare un albero e esso avesse qualcosa come un accenno a una sensazione animale, avreste qualcosa di simile a questo regno semianimale-semianimale. Questo non potrebbe oggi vivere come tale entro la nostra Terra.
Come già spesso è stato detto, non solo a scuola gli scolari restano indietro: anche nell’evoluzione ci sono sempre esseri che rimangono indietro, e le forme a essi collegate, che ne sono l’espressione, rimangono allora indietro, vengono conservate. Così c’erano allora sulla Terra certi esseri lunari che per così dire non erano ancora abbastanza avanzati da poter seguire lo sviluppo terrestre. Questi dovettero allora ricreare nel loro aspetto esteriore ciò che era stata la loro condizione di vita sulla Luna. Sapete, le piante sulla Luna non avevano radici in un suolo minerale come oggi, ma nel semianimato suolo lunare. Il vischio, ad esempio, è un discendente, un ritardatario di un’antica forma lunare; deve avere radici nel suolo vegetale. Nei miti dei popoli potete trovare molto che si riferisce a questo: per esempio la leggenda di Balder e Loki, dove uno è un essere proveniente dalla Luna, mentre Balder è un essere intimamente connesso con lo sviluppo terrestre e solare. Se si vuole interpretare una leggenda, bisogna sapere da quale ambito della ricerca occulta sono stati trovati i nessi. In tal modo, ciò che il chiaroveggente apporta può fecondare una scienza esterna, così che essa possa riconoscere in una leggenda più di una semplice fantasia popolare. Ricercare con l’intera anima, invece che solo con l’intelletto: questo deve insegnare la scienza dello spirito.
Abbiamo allora un terzo regno sulla Luna, un regno intermedio tra il regno animale e quello umano: il regno semiumano. Certamente, trovereste in questi semiumani esseri configurati in modo completamente diverso da come se li immagina l’odierna scienza materialistica. Sono semiumani solo perché membri importanti del loro essere non erano ancora dentro di loro, entro la loro stessa essenza. Oggi l’uomo addormentato ha il suo corpo fisico e il suo corpo eterico distesi nel letto e il corpo astrale al di fuori. Egli è quindi fondamentalmente nel mondo fisico solo con la metà del suo essere, e non con quella più importante; appartiene con il corpo fisico e il corpo eterico in qualche modo a un precedente stadio cosmico di coscienza. Sulla Luna lo sguardo chiaroveggente vede questo stato come permanentemente vigente. Il corpo astrale non era mai completamente dentro nel corpo fisico e nel corpo eterico; solo che sulla Luna era connesso con l’uomo in modo più radicale e distinto di quanto lo sia oggi nel sonno. La testa dell’uomo lunare non era ancora così chiusa in sé come oggi. Un residuo di come allora gli organi erano lassù nella testa è ancora il punto in cima alla testa del lattante, che rimane a lungo molto morbido e aperto. La testa dell’uomo era allora completamente aperta verso l’alto. L’organo che si trova tracciando una linea perpendicolare sotto questo punto morbido — la ghiandola pineale, oggi certamente secca e atrofizzata — era durante lo sviluppo lunare un organo molto importante. Era una sorta di organo sensoriale che mediava la connessione del corpo fisico e del corpo eterico umano con il corpo astrale dell’uomo. Il corpo astrale umano mandava attraverso questo organo, che era come un corpo fine, brillante, le sue più importanti forze di radiazione negli altri corpi. Non era la coscienza dell’uomo né coscienza di sonno né di veglia. L’uomo non percepiva le cose esterne. La sua coscienza sarebbe stata comparabile al sogno odierno. Questa ghiandola pineale era allora una sorta di organo di calore, e mandava potenti, brillanti raggi di calore.
Se sulla antica Luna l’uomo si muoveva nel mondo esterno, questo organo serviva a mostrargli la direzione che doveva prendere. La sua percezione sulla Luna era tale che l’uomo sentiva salire qualcosa come un’immagine vivente onirica. Non c’era ancora una visione o una percezione oggettiva, ma un’oscillazione interiore di immagini viventi. Le attuali immagini oniriche sono solo deboli ombre di ciò. Tutto ciò che l’uomo intraprendeva sulla Luna, come cercava il suo nutrimento e così via, tutto accadeva attraverso queste immagini. Queste immagini lunari erano in connessione con il mondo esterno. Da esse poteva farsi dirigere e guidare. Quando cercava il suo nutrimento, era guidato dal fatto che certe immagini si alzavano davanti a lui; il danno gli era indicato attraverso immagini ben determinate. E il corpo astrale si estendeva ben lontano oltre il corpo fisico e il corpo eterico, solo il corpo fisico aveva una forma che possiamo designare come umana.
Sulla Luna l’uomo non aveva ancora una certa costanza del suo calore interiore. Oggi l’ha, se l’è acquisito sulla Terra. Sull’antica Luna l’uomo assorbiva calore dal calore che lo circondava e di nuovo lo emanava, come oggi respira dentro e fuori l’aria. E questo si manifestava visibilmente nel suo organo di calore. Questo brillava, splendeva, quando assorbiva calore, e quando emanava calore, questo si oscurava. Se aveste potuto vederlo, sarebbe apparso come il drago di fuoco che oggi vedete come un’immagine di ciò. Tutto questo ha un significato profondo. Quando vedete figure come l’Arcangelo Michele che calpesta il drago di fuoco sotto i piedi, o San Giorgio in lotta con il drago, tali rappresentazioni ricondurranno a quegli stati. È una figura che una volta è esistita: quel respiratore di fuoco dell’antica Luna, l’antico drago — uno stadio che dovette essere superato.
Questa è la spiegazione, ricavata dalla conoscenza occulta, di tali cose. Quando più tardi la scienza dello spirito sarà più diffusa, anche tali cose, come si sono conservate in tali immagini e rappresentazioni, verranno guardate di nuovo diversamente. Questa figura semiumana era certamente completamente diversa da quella degli uomini odierni, perché il corpo astrale non si immergeva ancora così profondamente nel corpo fisico umano come più tardi sulla Terra. L’uomo è la creazione di oggi perché il corpo astrale si è completamente immerso in lui. Si potrebbe dire: ciò che durante lo sviluppo lunare non si era ancora risolto a scendere così profondamente nel mondo fisico, ora durante lo sviluppo terrestre si risolse a farlo. Ma se questo processo nel cosmo fosse accaduto prima, l’uomo sarebbe rimasto in una fase molto più bassa. Durante lo sviluppo terrestre si è sforzato dallo spirito a raggiungere questa forma nobile, che è divina. Se sulla Luna fosse già stata possibile la conformazione umana, questa immersione per il corpo astrale sarebbe stata troppo precoce. I divini conduttori hanno sempre scelto il momento giusto. Perché l’essenziale dello sviluppo lunare è questo: al corpo fisico fu ancora dato, per così dire, tempo per il suo sviluppo, e per la Terra fu risparmiato che l’uomo fosse attraversato dal corpo astrale, dopo che sulla Luna si era sviluppato fisicamente in una fase inferiore. Poi accadde di nuovo un certo ritorno della Luna nel Sole precedentemente scisso; la vecchia sfera lunare fu di nuovo assorbita dal Sole, e tutto entrò di nuovo in un sonno cosmico, attraverso un Pralaya. Questo comincia nello stesso momento in cui la Luna ritorna al Sole.
Lo sviluppo dell’antica Luna procedette quindi nel seguente modo: primo, una sorta di preparazione, secondo, separazione in Sole e Luna, terzo, formazione dei tre regni sulla Luna, quarto, ritorno al Sole, quinto, deflusso, sesto, il sonno cosmico.
Fuori da questo sonno cosmico emerge allora la quarta metamorfosi della nostra Terra: il nostro pianeta, la Terra stessa. Questa prima forma della Terra è certamente completamente diversa da quella che la nostra Terra mostra ora come forma. Quando prima questa Terra splendette dall’oscurità cosmica, dal crepuscolo oscuro, era enorme, enormemente grande, perché di nuovo conteneva in sé il Sole e la Luna; tutte le scissioni avvennero solo più tardi. Era così grande che si estendeva fino all’attuale Saturno. La differenziazione del nostro sistema avvenne solo più tardi. La teoria di Kant-Laplace dà, per quanto il pensiero fisico lo permette, questo primo emergere della nostra Terra in modo molto comprensibile. Parla di una nebulosa, una sorta di nebulosa primordiale, in cui tutto è disciolto, e dalla quale quindi emerge l’intero sistema solare. Attraverso la rotazione di questa nebulosa si sono formati degli anelli; questi anelli si condensano, e attraverso la rotazione si formano allora i pianeti. A scuola questo è spesso presentato con un esperimento: si mette una sfera d’olio in rotazione in un liquido di uguale peso, per mezzo di un semplice dispositivo meccanico. Si può allora osservare come questa sfera si appiattisce, come da essa si staccano gocce che si formano di nuovo in sfere e circondano la sfera principale; in questo modo si vede in piccolo una sorta di sistema planetario che emerge dalla rotazione. Questo ha un effetto tremendamente suggestivo. Perché non dovrebbe essere così immaginato nel mondo? Lo vedi qui chiaramente come da una rotazione emerge un sistema planetario, ce l’hai proprio davanti! Dimentichi solo una cosa — te stesso o il signor insegnante che fa la rotazione. Con questo fatto esteriore non si spiega nulla. Qualcosa come questo sistema mondiale non emerge dal nulla, non emerge dalla nebulosa da sé, ma perché molti esseri spirituali hanno lavorato su di essa, e in un punto determinato del loro sviluppo hanno estratto dalla sostanza caotica le più fini sostanze e lanciato fuori le più grossolane, la Luna.
Nel primo tempo dopo il Pralaya, la Terra, che aveva di nuovo riunito in sé tutte le sostanze e gli esseri, ripetette lo stato di Saturno. All’inizio di questo sviluppo non era una sfera di gas, come spesso viene erroneamente assunto, ma una sfera di calore. Perché proprio ripetette lo stato di Saturno e si estese così lontano come fino all’attuale Saturno. Gli esseri spirituali sono quelli che su una certa fase del loro sviluppo si prendono con sé le loro sostanze. A tutto sta alla base lo spirito, tanto nella separazione del Sole quanto nello sviluppo dell’antica Luna. Niente di esteriore ne era responsabile, ma era una necessità interiore per una parte degli esseri. Gli esseri più elevati estraggono dalla sostanza caotica ciò di cui hanno bisogno. Lo spirito è ovunque quello che guida l’esteriore. Quando la Terra per prima splendette, tutto era in essa; gli esseri erano in essa su diverse fasi del loro sviluppo. Affronteremo questo nelle considerazioni che seguono.
La Terra dunque, dopo il Pralaya, ripetette anzitutto lo stato di Saturno; questo è uno stato di calore. Poi questa sfera gigantesca, possente si condensò, così che divenne gassosa, e solo in un punto determinato per essa era possibile formare il liquido, ripetere lo stato lunare. In questo momento si ripeté allora anche ciò che prima sulla Luna era accaduto: il Sole si separò anche dalla nostra Terra, e la Terra più Luna divenne un corpo autonomo con le sostanze e gli esseri della Terra e della Luna, come esistono anche oggi. Erano quindi per un certo tempo Terra più Luna e Sole connessi insieme. Poi fu esclusa la Terra più Luna, perché l’uomo non poteva ulteriormente tenere il ritmo degli esseri solari. Se il Sole fosse rimasto nella Terra, l’uomo, appena nato, sarebbe stato anche già vecchio. Gli esseri dell’universo stanno su fasi completamente diverse dello sviluppo. Potremo solo indicare le cose principali per il nostro quarto periodo, il tempo terrestre. Ci sono tutti i gradi possibili, anche negli esseri più maturi. C’erano quelli che non potevano usare né il rapido ritmo solare né il ritmo lento della Terra. Questi ora si separarono già prima della separazione, quando Sole, Terra e Luna erano ancora insieme, e formarono scene particolari per la loro azione, dove ebbero i loro regni di dominio appropriati. Proprio grazie a questo si formarono i pianeti esterni Saturno, Giove e Marte.
Durante la ripetizione dello stato di Saturno si separano dalla Terra Urano, Vulcano e Saturno. Durante la ripetizione dello stato solare si separano Giove e Marte. Dopo che il Sole si è separato dalla Terra, da se stesso ha scisso Mercurio e Venere; dopo la separazione solare, la Terra ha scisso la Luna.
Lo strappamento dell’antica Luna è avvenuto attraverso le forze delle potenze avanzate, che hanno estratto il corpo solare, mentre quelle normali e rimaste indietro hanno formato la Luna che lo circonda. In tutti i Misteri si chiama questo la guerra in cielo. Gli asteroidi dispersi sono i detriti di quel campo di battaglia, in cui deve essere cercato anche il mistero primordiale sull’origine del male.
Quei spiriti planetari, per così dire, non hanno potuto aspettare finché il Sole si fosse separato dalla Terra, altrimenti non avrebbero trovato il terreno giusto per il loro lavoro, quando lo sviluppo in quel momento si incamminava in altri percorsi. Perché i rapporti di spazio e movimento dei pianeti sono tutti l’espressione e l’effetto dell’attività dei loro esseri; essi attestano lo stadio evolutivo degli esseri spirituali che abitano i pianeti. Esseri che allora avevano creduto di poter venire anche con il Sole, perché prima avevano potuto, e ora non venivano, questi si separarono da esso solo dopo la separazione del Sole dalla Terra. Si staccarono solo più tardi, questi esseri, che ancora ben al di sopra degli uomini si innalzavano. Avevano bisogno di un’altra scena della loro attività. Venere e Mercurio, questi due, che si separarono dal Sole solo durante la separazione della nostra Terra dal Sole, essi formarono i pianeti interni del nostro sistema solare.
Per la Terra iniziò ora, dopo la sua separazione dal Sole, un tempo grave, scuro, in un certo senso il più tetro, il più duro per la Terra. Era ancora connessa con la Luna e quindi conteneva in sé tutte le forze che ritardavano lo sviluppo. Bloccare la vita nel senso eminente appartiene alle forze che agiscono principalmente nella Luna. Queste forze bloccanti erano allora molto attive nella Terra. Se fossero rimaste connesse con essa, la vita non avrebbe proceduto al ritmo giusto. L’uomo si sarebbe indurito fino alla mummificazione; la Terra sarebbe diventata un cimitero reale, un grande cimitero, in cui si sarebbero trovate statue di corpi umani mummificati. Nessuna riproduzione avrebbe potuto più aver luogo. Quando il Sole era andato via dalla Terra, accadde un’enorme devastazione e indurimento di tutta la vita sulla Terra. C’erano quindi già allora tempi in cui il corpo fisico era abbandonato dalla parte spirituale, come oggi il corpo fisico è abbandonato dalla sua parte spirituale alla morte. C’era già allora un ritirarsi dello spirituale-animico, il suo emergere dal fisico e il suo ricercare di nuovo questo fisico, come oggi avviene nelle incarnazioni. Ma sempre più spesso accadeva che, quando lo spirituale-animico volesse di nuovo trovare un corpo umano — mentre la Luna era ancora connessa con la Terra — semplicemente non ne trovava, perché il corpo non era più adatto a riceverlo in sé. Immaginate che gli uomini morissero oggi in grandi masse, e per proprietà del corpo fisico questi corpi venissero a tale decadenza che le anime si dicessero: Non possiamo usare questi corpi. Sono troppo cattivi per noi, non troviamo in essi nessuna occasione per il proseguimento dello sviluppo. — Attraverso un particolare eccessivo consumo dell’alcolismo, per esempio, la discendenza diventerebbe gradualmente così cattiva, che i corpi semplicemente non sarebbero usabili per le anime discendenti. Così potete immaginarvi approssimativamente lo stato allora sulla Terra prima dell’uscita della Luna. Indurito, incrostato, disseccato, mummificato era spesso tutto ciò che dovrebbe essere stato abitato. C’era veramente un tempo in cui le anime cercavano inutilmente dei corpi per il loro proprio sviluppo terrestre. La conseguenza di ciò era che certi esseri spirituali-animici allora semplicemente non potevano tornare come uomini nel piano fisico. Non potevano reincarnarsi sulla Terra. E questi esseri andarono allora ad altri corpi mondiali, a quelli che si erano scissi dal Sole, a Venere, a Giove, a Saturno e a Marte. E c’era un tempo in cui una parte più grande di questi esseri, che normalmente avrebbero dovuto incarnarsi sulla Terra — secondo come erano configurati e secondo lo stadio evolutivo su cui stavano — si misero sotto la protezione di Marte, Giove, Venere o degli esseri di Saturno, salirono a questi corpi mondiali e li popolarono. E la nostra Terra venne così devastata per un certo tempo. Solo le anime più forti trovarono la possibilità di vincere i corpi ribelli, di mantenerli per così dire morbidi. Intendiamoci bene: era solo il miglior materiale animico che tornava sulla Terra, perché aveva la maggior potenza di vincere i corpi ribelli. Lo sviluppo però non poteva procedere in questo modo.
Gli esseri più elevati, che appartenevano al nostro sistema solare, allora fecero una nuova disposizione. Dalle forze che si indurivano, le sostanze più dense furono estratte dalla Terra e separate: avvenne la separazione della Luna. Con ciò, le forze che rimanevano non furono più disturbate nel loro sviluppo. Questa Luna però divenne solo più tardi come è oggi. Per lo sviluppo fisico, eterico dell’umanità, era venuto il momento in cui potesse trovare il ritmo giusto, che corrispondeva al suo stadio. Ora le forze del Sole e della Luna agivano dall’esterno sulla Terra insieme e si mantenevano l’equilibrio, l’equilibrio. Gradualmente, mentre la Luna si allontanava, avvenne di nuovo una sorta di ammorbidimento, di miglioramento dei corpi umani. Questo tempo, che abbiamo appena descritto, si chiama nell’occultismo il tempo lemurico, il tempo della separazione della Luna nel periodo terrestre fisico. Il tempo, in cui il Sole si stacca dalla Terra, si chiama il tempo iperboreo, e quello, dove Sole, Luna e Terra erano ancora insieme, il tempo polare.
Nel corso di tutto il tempo, in cui il Sole era separato dalla Terra e la Luna inizialmente agiva indurendo la Terra e poi la lasciava, in tutto quel tempo, esseri elevati agivano su questa differenziazione. E i loro più significativi servitori erano gli Spiriti della Forma, nell’esoterismo cristiano chiamati Exusiai, anche Spiriti della Rivelazione, Potenze.
Su Saturno erano i Troni, Spiriti della Volontà, che si sacrificavano e facevano gocciolare dalla loro propria sostanza la materia per il corpo fisico dell’uomo. Sul Sole sono le Dominazioni o Spiriti della Saggezza, che forniscono la sostanza per i corpi eterici; sulla Luna gli Spiriti del Movimento o le Potenze, che rendono possibile la formazione del corpo astrale. Sulla Terra ora sono gli Spiriti della Forma o le Potenze, che infondono l’Io, e così, efficacemente, in questa fase di sviluppo, gradualmente, lentamente, questo Io si inserisce in ciò che di nuovo era sorto: il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale. Questo è il lavoro degli Spiriti della Forma. Affinché potesse emergere un uomo Io, l’espressione di una coscienza di Io, e affinché potesse formarsi una tale articolazione degli altri tre corpi — corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale — era necessario tutto ciò che abbiamo descritto. Per questo era necessario l’emergere di Sole e Luna dalla Terra, era necessario che l’uomo sperimentasse tale indurimento e di nuovo un’attenuazione dello stesso. Tutto ciò poteva accadere perché quegli esseri pieni di saggezza, che condussero tutto questo, dapprima fecero tutto questo in via sperimentale per il bene dell’evoluzione. Molto di ciò che accade nello sviluppo terrestre è fatto in via sperimentale dagli alti esseri che stanno dietro l’evoluzione, anche oggi. Che cos’è il movimento teosofico? È venuto nel mondo perché attraverso gli alti esseri, che noi chiamiamo i Maestri — e che vivono in un corpo umano fisico, ma stanno su uno stadio evolutivo molto più alto di quello dell’uomo odierno — irradiò dall’ultimo terzo del 19° secolo una certa somma di saggezza. L’influsso vivente di questa saggezza da regioni più elevate nella nostra cultura, questa è la base reale del nostro movimento teosofico. Non crediate che non fosse possibile che l’influsso che viene tentato trovasse un orecchio sordo nell’umanità. Allora i Maestri si direbbero: Deve essere tentato un esperimento più tardi, quando l’umanità è matura per questo. Si chiama nell’occultismo: la prova sulla maturità dell’umanità. Non è sufficiente che da tali individualità superiori la saggezza confluisca nella nostra umanità, ma come vi si risponde, da ciò dipende il successo della prova. Tali prove sono spesso già state tentate, ma non sempre hanno avuto successo. L’umanità si è rivelata spesso matura per questo solo entro confini stretti; non sempre si trovavano anime e cuori disposti. Come qui per lo scopo del movimento teosofico, così accade nel grande universo. Quando l’Io dell’umanità doveva confluire, la prova consistette nel tentare gradualmente di penetrare, dal punto di vista dell’Io, ciò che prima era solo corpo astrale. E allora si rivelò che il corpo astrale, che era penetrato dall’Io, non poteva penetrare nel corpo fisico. Si dovette effettuare un adattamento, e questo accadde perché si allontanò la Luna. Solo nel mezzo del tempo lemurico si verificò l’infissione dell’Io, del principio di Cristo.
Con questo era però connesso quanto segue. Durante la separazione della Luna la Terra era devastata. Abbiamo sentito che i corpi erano diventati così cattivi che non potevano essere un rifugio per le anime. Nella leggenda sono rimasti tali processi cosmici, ma la ricerca occulta ne mostra la vera origine, e ci insegna che, durante la separazione della Luna, quando la Terra era devastata, molte anime nello spazio cosmico cercavano un’incarnazione appropriata, e poi andavano via dalla Terra e si incarnavano su altri pianeti. Ma ora, dopo che la Luna se ne era andata, si mostrò che la Terra di nuovo era in grado di fornire corpi appropriati. E ora si presentarono di nuovo sulla Terra le anime che verso la fine della Lemuria erano già andate su altri pianeti, e dopo durante lo sviluppo atlantico, e si incarnarono di nuovo in questi corpi sulla Terra. Si formarono ora sulla Terra gruppi umani: quelli che avevano corpi per anime che provenivano da incarnazioni su Giove; per quelli che venivano da Marte, Venere o Saturno e ora trovavano ciò che era loro adatto. Questo raggruppamento delle anime diede occasione all’origine delle razze umane. Per questo le razze sono in una certa connessione con i corpi mondiali. Così si potrebbe quindi parlare di uomini di Saturno, uomini di Giove e così via, e ora aveva anche prima il diritto, ciò che si chiama il concetto di razza.
Sulla Luna, e anche sulla Terra al suo tempo di Luna, c’erano uomini di diversi stadi evolutivi. Possiamo seguirlo fino all’era lemurica, dove attraverso l’uscita della Luna l’umanità si differenziò; dopo emerge il concetto di razza e da questo momento in poi comincia ad avere un certo senso, un certo significato. La razza è qualcosa che è sorta e di nuovo scomparve. L’era, in cui le razze si formarono, è l’era lemurica e atlantica. Oggi abbiamo solo i ritardatari delle razze.
Ottavo Intervento, Budapest, 10 giugno 1909. Gli stadi di sviluppo della nostra Terra. Epoca lemurica, atlantica, post-atlantica.
Ieri siamo giunti nelle nostre considerazioni fino all’epoca che si chiama lemurica dello sviluppo terrestre. In quel tempo abbiamo un grande evento cosmico da registrare: l’uscita della Luna dalla sostanza terrestre nostra. Proprio in tal modo venne il giusto ritmo nella possibilità di sviluppo dell’uomo. Allora la nostra Terra era vastamente diversa nella forma e nella temperatura dalla nostra Terra odierna. La temperatura era molto più alta, così che gli uomini d’oggi non avrebbero potuto vivere su questa Terra. Anche la forma era sostanzialmente diversa. Molto gradualmente la Terra si addensò poi, così che su di essa si formarono sostanze solide. E se ieri abbiamo parlato dell’indurimento dei corpi, ciò non deve intendersi fisicamente, ma rispetto alla densità e alla qualità. Certe materialità si dissolsero. Tutta la Terra era in uno stato infuocato-liquido e divenne solo gradualmente sempre più solida. Questo però non deve intendersi come se fosse divenuta nel senso fisico odierno dura e spessa, bensì concerne appunto la densità e la qualità. Queste forze erano tali che avrebbero mummificato l’uomo. Dallo stato infuocatoliquido della Terra si articolarono allora formazioni simili a isole, e gli esseri su di esse avevano una lontana somiglianza con i nostri attuali animali e piante. L’uomo stesso però durante la prima metà dell’epoca lemurica non abitava direttamente sulla Terra, bensì nella sfera al di sopra della Terra in una corporalità sottile, fine; erano uomini più spirituali. L’uomo all’inizio dell’epoca lemurica non possedeva ancora la corporalità più tarda e non assumeva il cibo più solido. Sì, perfino ancora alla fine della Lemuria non trovereste negli uomini, i cui corpi erano divenuti già i più densi nella sostanza, le forme di ossa come le nostre attuali. La sostanza di cui era composto il corpo fisico umano era ancora morbida, gelatinosa, così che esternamente si differenziava difficilmente dalla rimanente sostanza. Quelle anime che erano scese sulla Terra troppo presto, quelle assunsero nei loro corpi questa specie di sostanza terrestre più densa. Vivevano allora gli uomini che erano spiritualmente i meno evoluti, già sulla Terra, gli altri ancora al di sopra della Terra.
Proprio in questo tempo, durante l’epoca lemurica, sorge, per così dire, attraverso la caduta di fini masse di cenere, di masse metalliche infuocate, il primo deposito di ciò che è minerale. Queste masse formano quasi l’inizio di isole. Questo è espresso più in modo figurato, ma allo sguardo chiaroveggente questa graduale addensazione si presenta così. Allora emerge da questa massa ciò che possiamo chiamare un regno vegetale, più tardi si forma solo allora il regno animale. Sarebbe troppo lungo se vi volessi raccontare dettagliatamente come gradualmente il fisico si addensa. Davvero tutto scende giù dalle sfere superiori, anche i continenti che si addensano. Ciò però che l’uomo è oggi, inizialmente si mantenne in una sfera al di sopra della Terra. In essa vivevano gli uomini e formavano in questa sfera morbida i loro corpi morbidi, fini. Il corpo eterico e il corpo astrale dell’uomo allora non erano ancora in così stretta connessione con il corpo fisico, erano ancora più liberi. Ma con l’indurimento del corpo fisico, che ora diveniva sempre più denso, anche la connessione con il corpo eterico e il corpo astrale divenne più stretta, e l’uomo da un essere fluttuante, nuotante diventò un essere che ora calpestava la Terra.
In questo tempo un’influenza si fece valere nell’uomo, che è molto importante. Che cosa sarebbe accaduto all’uomo senza questa influenza? Sarebbe rimasto a lungo, a lungo un essere senza iniziativa, senza autonomia interiore, sarebbe rimasto un automa, che sarebbe stato trascinato da esseri spirituali superiori, dalle loro forze. Nel corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale fluivano continuamente forze spirituali dagli esseri spirituali. C’erano allora anche esseri che agivano preferibilmente nel suo corpo astrale, e che erano loro stessi rimasti indietro nella loro evoluzione: questi sono gli esseri luciferici. Questi trascinarono l’uomo ancora più rapidamente sul piano fisico di quanto facessero gli esseri spirituali buoni, normali nella loro evoluzione.
Gli esseri luciferici erano spiriti che propriamente avrebbero dovuto completare il loro compito sulla Luna. Se avessero esercitato lì la loro influenza sull’uomo, avrebbero potuto agire solo sul corpo astrale, poiché questo era il membro più elevato dell’essenza umana sulla Luna. Ma ciò non potevano farlo sulla Luna, perché erano esseri rimasti indietro. E sull’Io non potevano agire, poiché ciò non avevano imparato sulla Luna. Ora gli esseri luciferici erano giunti al punto che potevano agire sul corpo astrale dell’uomo. Ma l’uomo nel frattempo era progredito e aveva il suo Io incorporato. Sull’Io gli esseri luciferici non potevano ancora agire; sull’Io agivano esseri superiori, anche sul corpo astrale, ma solo attraverso l’Io. Agire direttamente sul corpo astrale, loro non se lo sarebbero permesso: era un compito che questi esseri superiori avevano già compiuto durante l’evoluzione lunare. Se gli esseri luciferici non avessero avuto nessuna influenza sull’uomo, allora gli esseri superiori soli avrebbero agito sul corpo astrale attraverso l’Io e così avrebbero purificato il corpo astrale. Invece, durante l’epoca lemurica, gli esseri luciferici agivano da tutti i lati direttamente sul corpo astrale, e così il corpo astrale umano fu esposto a tutte le influenze che propriamente avrebbero dovuto terminare già sulla Luna. Furono così piantati nell’uomo certi istinti, desideri e passioni che non avrebbe ricevuto se gli esseri superiori avessero agito su di lui soli. Gli Dei semplicemente non avrebbero fatto entrare queste influenze. L’uomo ricevette due cose dall’influenza luciferica. In primo luogo poteva essere infiammato da una certa rabbia, un certo entusiasmo, un’ispirazione a fare questo o quello; ma questo entusiasmo non era guidato dal suo Io, non era influenzato dagli esseri superiori nell’uomo. In secondo luogo ricevette la possibilità di cadere dagli esseri superiori, di fare il male, ma anche la possibilità della libertà. Così l’iniziativa, l’entusiasmo, la libertà erano ciò che l’uomo doveva agli esseri luciferici, ma contemporaneamente nacque in lui la possibilità del male. Così gli esseri luciferici si insinuarono nel corpo astrale dell’uomo e fondamentalmente vi sono ancora oggi, poiché sono loro che da un lato lo rendono libero, dall’altro lo spingono verso il male.
Dal fatto che il corpo astrale dell’uomo fosse permeato dagli esseri luciferici, l’uomo fu condotto sulla Terra troppo presto, prematuramente da quella atmosfera al di sopra della Terra. In questo gli esseri luciferici erano sostanzialmente responsabili. Il corpo astrale dell’uomo fu danneggiato da loro e così si addensò troppo presto, altrimenti sarebbe rimasto ancora a lungo in questa atmosfera, che la Bibbia chiama il Paradiso. Così l’espulsione dal Paradiso avvenne per l’influenza degli Dei. Raffiguratevi dunque la Terra nel suo stato infuocato-liquido e poi l’uomo, come era condotto sulla Terra — troppo presto — dagli esseri luciferici, sul che si stavano proprio formando i continenti. Allora il corpo astrale dell’uomo aveva ancora un'influenza molto maggiore sul suo ambiente, l’uomo aveva forze magiche più grandi che più tardi; non c’era ancora una separazione così rigorosa tra legge naturale e volontà umana. Oggi un uomo malvagio non potrebbe provocare nulla di particolare in questo senso. Nulla accadrebbe in natura per mezzo di lui. Allora era diverso. Desideri malvagi nell’anima dell’uomo avevano un effetto magico-naturale visibile, attiravano su di sé le forze del fuoco e sulla Terra, e l’uomo infiammava le forze naturali attraverso i suoi desideri malvagi, la sua volontà magica. Oggi non più lampeggiano per questo; allora però lampeggiano il fuoco attraverso l’aria, quando gli uomini diventavano malvagi.
Così accadde che masse di uomini diventarono malvage e l’uomo si abbandonò molto all’influenza degli esseri luciferici, si inclinò verso il male; le forze di fuoco si infiammarono sui continenti della Lemuria, e la Lemuria affondò nel turbine delle masse infuocate, nella malvagità di una gran parte dei suoi abitanti. Gli uomini che furono salvati si trasferirono a ovest su un continente che si trovava tra l’attuale Africa, Europa e America: l’Atlantide. In lunghe, lunghe epoche temporali il progredire dell’umanità continuò su questo continente. L’umanità aumentò gradualmente ancora, e su questo continente scesero le anime che durante il tempo della desolazione erano andate a Giove, a Marte e così via. Questo richiese un lungo tempo. E così si formarono nell’antica Atlantide i concetti razziali. Si dice nell’occultismo: Nell’antica Atlantide c’erano uomini i cui corpi erano abitati da anime che prima erano stati su Marte, Giove, Venere e così via. Uomini di Marte, uomini di Giove e così via li si chiamava. Anche le forme esterne dei corpi divennero così diverse tra loro. In tutta la prima metà dell’Atlantide il corpo umano era ancora di una materia molto più morbida, cedeva alle forze dell’anima. Queste forze dell’anima erano sostanzialmente più forti che oggi e dominavano, formavano il corpo fisico. Un uomo dell’antica Atlantide avrebbe potuto, diciamo, spezzare facilmente una rotaia ferroviaria — non perché le sue forze fisiche fossero molto forti, poiché non aveva nemmeno ancora sviluppato il suo sistema osseo, bensì in virtù delle sue forze magico-psichiche. Una pallottola di fucile, per esempio, sarebbe rimbalzata via da questa forza psichica. La densità della materia carnale si formò solo più tardi. Troviamo oggi ancora un fenomeno simile in certi pazzi che, per il liberarsi di forti forze psichiche — perché in questo stato il corpo fisico non è nella giusta connessione con i corpi superiori — possono sollevare e lanciare oggetti pesanti.
Poiché il corpo fisico nella Atlantide era ancora morbido, poteva più facilmente conformarsi agli eventi dell’anima; la forma fisica poteva diventare più piccola o più grande. Se per esempio l’uomo dell’Atlantide era stupido o sensuale e così via, allora cadeva nella materia e diventava un gigante di forma. Gli uomini più spirituali si articolavano più finemente e erano più piccoli di forma, gli stupidi erano grandi. La forma esterna nella sua materia morbida si orientava molto, molto più alle forze dell’anima che oggi, dove la materia è divenuta rigida. I corpi dunque si formavano secondo le proprietà dell’anima, per questo anche le razze erano così diverse.
Se i miti e le leggende hanno descritto gli gnomi come intelligenti, i giganti come stupidi, vediamo rispecchiato in esso un profondo tratto occulto. Se un’anima così, proveniente da Marte, scendeva ora di nuovo sulla Terra, le proprietà di là, al che era affine, avevano ancora lungo influsso su di essa e sul corpo che abitava. Da questo fatto si spiegano le diversità e le particolarità razziali.
Se lo sviluppo dell’umanità fosse andato fino a metà del tempo atlantico senza l’influenza di Lucifero, allora l’uomo avrebbe sviluppato fino a quel punto una coscienza di immagini altamente chiaroveggente. Nella sua anima sarebbe stato qualcosa che attraverso la sua forza gli avrebbe rivelato il mondo esteriore in immagini interiori; non attraverso il suo occhio avrebbe percepito gli oggetti esterni. Attraverso l’influenza luciferica ora l’uomo ha percezione della sfera fisico-sensibile prima, nei tempi post-atlantici. Così non ha più sviluppato questa coscienza di immagini chiaroveggente, e ha guadagnato come compenso la percezione sensoriale ordinaria e il pensiero intellettuale. Ma anche questa percezione sensoriale ordinaria e il pensiero intellettuale che oggi possiede sono un dono degli esseri superiori. Se lo sviluppo fosse andato secondo il piano degli Dei, l’uomo avrebbe conservato la chiaroveggenza e sarebbe divenuto altresì capace di pensiero intellettuale. Attraverso l’influenza luciferica la chiaroveggenza fu perduta, ma al posto di ciò venne un differente sviluppo della facoltà intellettiva, quella che possiede oggi. Così l’uomo perse il suo paradiso originario. Era previsto, era proprio così espresso: «In un colpo» — per favore, non prendete questo letteralmente, sarebbe comunque durato un certo tempo —, senza Lucifero, il mondo esteriore sarebbe apparso all’uomo in un certo momento; egli sarebbe stato sveglio. Il mondo interiore sarebbe scomparso improvvisamente, ma la coscienza dello spirito, da cui esso proviene, sarebbe rimasta. L’uomo non avrebbe visto solo le piante, gli animali e così via, ma simultaneamente anche lo spirito da cui erano cresciuti. Perché gli esseri luciferici hanno trascinato l’uomo sulla Terra troppo presto, il mondo esteriore è divenuto per l’uomo tale che il mondo dello spirito dietro di esso è nascosto per lui, e vede la realtà fisica in modo opaco; altrimenti vedrebbe attraverso di essa il fondamento spirituale del mondo. Perché l’uomo scese troppo presto nella materia, questa materia divenne per lui troppo densa. Non poteva più penetrarla. Ma altri, esseri spirituali rimasti indietro, potevano dalla metà del tempo atlantico in poi mischiarsi in questa materia, così che era come attraversata dal fumo, era intorbidata, e l’uomo non poteva più vedere lo spirituale. Questi sono gli esseri ahrimanici o mefistofelici. Mefistofele-Ahriman è qualcosa di diverso da Lucifero. Attraverso una menzogna — il bugiardo lo chiama Zarathustra — intorbida lo spirito umano puro, gli nasconde lo spirituale. Ahriman segue Lucifero; egli insegna all’uomo l’illusione che la materia sia qualcosa per se stessa. Così dunque l’uomo, mentre progredisce, mentre gli esseri spirituali divini con la loro influenza volevano agire su di lui, ha lasciato che agissero su di lui due altre influenze: Lucifero, che attacca l’uomo dall’interno, nel corpo astrale, e cerca di confonderlo; e Ahriman, che dall’esterno fa sembrare qualcosa all’uomo, gli fa apparire il mondo esteriore come Maya, come materia. Lucifero dobbiamo considerare come lo spirito che agisce dall’interno; Ahriman invece è lo spirito che stende la materia come un velo sullo spirituale e rende impossibile la conoscenza del mondo spirituale. E questi due spiriti trattengono l’uomo nel suo sviluppo verso la spiritualità. E fu soprattutto l’influenza ahrimanica quella che si fece valere nell’uomo e causò che una parte della Terra andasse in rovina: l’Atlantide.
Nella Lemuria gli uomini agivano con le loro forze magiche molto fortemente sulla natura. Potevano, per esempio, dominare il fuoco. Gli Atlantidi non potevano più farlo. Ma potevano con la loro volontà dominare le forze del seme, in cui giacciono profonde oscurità, le forze dell’aria e dell’acqua; il fuoco era loro tolto. Comprendiamo chiaramente che quando oggi vediamo una locomotiva che l’uomo ha costruito e ora domina, c’è qualcosa di completamente diverso. L’uomo comprende oggi come servirsi delle forze nascoste nella pietra carbone, trasformarle in una forza motrice. Questo processo significa che domina la forza morta, la forza minerale che vi dimora; ma l’Atlantido dominava la forza vitale stessa, che dimora nel seme. Immaginate che la forza che come forza vivente fa germogliare il fusto dalla terra, l’Atlantido poteva farla uscire dal seme e renderla utilizzabile. Nei loro magazzini, dove gli Atlantidi avevano i loro veicoli, avevano enormi quantità di semi immagazzinate, così come noi oggi abbiamo depositi di carbone. E con la forza immagazzinata in esso muovevano i loro veicoli in avanti. Quando il chiaroveggente guarda indietro fino a quel tempo, vede questi veicoli vicino alla Terra nella ancora più densa aria, nell’atmosfera più densa, elevarsi e muoversi con una specie di guida. Queste forze viventi dominavano gli Atlantidi. Ora è però inimmaginabile supporre che si possono usare magicamente tali forze, che sono nelle piante, dunque forze dell’anima, senza agire simultaneamente anche sulle forze dell’aria e dell’acqua. E quando la volontà degli Atlantidi diventò malvagia e usò queste forze dell’anima per scopi egoistici, allora invocò anche le forze dell’acqua e dell’aria, le scatenò, e così l’antica Atlantide andò in rovina. I continenti sono stati creati attraverso il lavoro congiunto degli elementi e degli uomini. Ora però l’influenza ahrimanica poteva gradualmente diventare così forte che l’uomo non poteva più vedere lo spirituale. Poteva dietro la materia fisica non riconoscere nient’altro che il minerale, l’inorganico, e con questo le forze magiche svanivano sempre più dall’uomo.
Nell’epoca atlantica l’uomo poteva dominare la forza vitale. Nel tempo lemurico apparteneva alle forze dell’uomo dominare le forze del seme animale, e arrivò perfino al punto che l’uomo, il lemuriano, usava queste forze del seme animale per trasformare le forme animali in forme umane. Con ogni tale effetto magico dell’uomo sulle forze del seme è connessa un’azione, uno scatenamento delle forze del fuoco. Se allora tale volontà diventa malvagia, allora vengono sviluppate e invocate le peggiori forze della magia nera. E ancora oggi le peggiori forze sulla Terra vengono scatenate dal fatto che maghi neri fanno danni con tali forze che sono generalmente tolte all’umanità. Sono forze, enormi e sante, che nelle mani sagge di degni guida possono essere usate per il servizio più elevato e più puro dell’umanità.
L’uomo ora gradualmente perde la capacità di formare il suo corpo. Cartilagine e ossa, le parti dure si articolano, e sempre più simile diventava l’uomo alla sua forma odierna. Quello che prima è stato descritto accadde solo nel tempo atlantico. È quindi comprensibile che per il ricercatore l’antico Atlantido non sia rintracciabile. Anche la speranza degli studiosi, di trovare tracce ancora di tali antichi tempi dello sviluppo umano, non si avvererà mai, poiché l’uomo allora era un essere le cui parti erano ancora materialmente morbide. Un tale corpo non può conservarsi, nemmeno come i molluschi odierni, da cui dopo cento anni non si troverà più nulla. Resti di animali si trovano ancora da tali periodi antichi, poiché gli animali allora erano già induriti, quando l’uomo era ancora morbido. Gli animali erano diventati fisici troppo presto, non potevano aspettare. Dalle primissime forme umane, diventate troppo presto fisiche, erano sorte le formazioni umane più degeneri. Le più nobili erano rimaste più a lungo in alto, morbide rimaste; avevano aspettato finché non fossero cadute in un tempo dove avrebbero dovuto fermarsi su un grado di indurimento, come accadde agli animali. Gli animali si fermarono a un grado irrigidito, indurito, perché non potevano aspettare.
Abbiamo descritto lo sviluppo terrestre fino al punto dove le forze dell’acqua furono scatenate e l’antica Atlantide andò in rovina. Gli uomini che si salvarono dalla Atlantide si trasferirono da un lato verso l’America, dall’altro verso l’Europa, l’Asia e l’Africa odierni. Questi spostamenti, grandi migrazioni, avvennero, richiesero lunghi periodi di tempo.
Ora vogliamo osservare ancora una volta l’antica cultura atlantica. Nei tempi più antichi dell’Atlantide l’uomo aveva forti forze magiche. Con quelle dominava le forze del seme, dominava le forze naturali e poteva ancora guardare nel mondo spirituale. Gradualmente la chiaroveggenza si addormentò, perché gli uomini dovevano fondare la cultura terrestre; dovevano veramente scendere sulla Terra. Così alla fine dell’Atlantide c’erano due tipi di uomini dentro tutti i popoli e le razze. In primo luogo i chiaroveggenti, grandi maghi, che stavano al vertice della cultura atlantica, e che potevano agire attraverso forze magiche e guardare nel mondo spirituale. Accanto a loro c’erano quelli che si preparavano a fondare l’umanità odierna. Avevano già le capacità per le abilità dell’uomo moderno. Non potevano fare assolutamente nulla nel senso dell’antico Atlantido, ma preparavano l’intelligenza, il giudizio. Possedevano gli inizi del calcolo, del contare, del combinare e così via. Erano quelli che sviluppavano l’intelligenza odierna, ma non usavano più le forze magiche che i vecchi maghi atlantici usavano nel tempo in cui il loro uso era già pericoloso a causa della grande influenza ahrimanica. Erano i «Diversi», i Disprezzati, appunto come i teosofisti odierni che si riuniscono in piccoli conventicoli, o come i primi cristiani nell’antica Roma, che si radunavano nelle catacombe.
Ora c’erano nell’Atlantide anche potenti centri di cultura e culto — vogliamo chiamarli gli oracoli atlantici — in cui era coltivato ciò che si chiama la saggezza atlantica. Secondo le anime degli uomini, che erano diverse, poiché erano scese dai diversi corpi celesti, dovevano esserci anche diversi centri oracolari per gli uomini di natura diversa. C’era un oracolo di Marte, un oracolo di Giove, un oracolo di Venere e così via. Tali oracoli esistevano. Erano centri di culto guida, in cui gli iniziati, i saggi fino a una certa altura, la razza di Marte, la razza di Giove e così via erano guidati e diretti. Ma tutti questi oracoli erano di nuovo guidati da un oracolo più potente: l’Oracolo del Sole. Questo era il centro dei misteri direttore, da cui la cultura usciva per gli altri. Accanto a ciò, tutti gli uomini di Marte erano guidati dal luogo dove l’iniziato dell’oracolo di Marte viveva con i suoi studenti; tutte le anime di Mercurio dall’oracolo di Mercurio, tutte le anime di Giove dall’oracolo di Giove e così via. Ma tutti questi centri oracolari erano sotto il comando del grande iniziato dell’Oracolo del Sole.
Questo grande guida dell’Oracolo del Sole, il più grande iniziato dell’Atlantide, dirigeva ora la sua attenzione dappertutto su quegli strati di uomini che si distinguevano dalla popolazione ordinaria nell’antica Atlantide. Questi erano semplici persone che non possedevano più alcuna forza magica; il grande iniziato li raccoglieva, quei Disprezzati, che avevano sviluppato in loro le nuove abilità, sebbene in modo primitivo, dai quali era da aspettarsi una comprensione per il nuovo tempo. Prendeva il buon materiale per il futuro, e inoltre anche quei vecchi iniziati o maghi che non stavano egoisticamente attaccati alle vecchie forme. Possiamo confrontare il nostro tempo odierno, che presenta un’immagine simile a quella dell’Atlantide di allora, con quel tempo. Anche oggi da un lato ci sono i dettatori della cultura dominante e diffusa, che sono maghi nel loro genere, che lavorano solo con l’inorganico; dall’altro ci sono i Disprezzati che vogliono lavorare per il futuro, oggi pure. Allora, nell’Atlantide, i membri della loro cultura, i vecchi maghi, guardavano con disprezzo al piccolo numero di coloro che avevano sviluppato in loro la nuova abilità, un’abilità che sulla vecchia Atlantide non serviva a niente. Solo il grande iniziato dell’Oracolo del Sole non li disprezzava. E così oggi i grandi portatori della nostra cultura guardano dall’alto un piccolo pugno di uomini, ai teosofisti, che si riuniscono in piccoli conventicoli e fanno ogni sorta di cose pazze, che sono in generale laici e dovrebbero condurre il futuro avanti. Sono loro, sono le persone che oggi sviluppano in loro e preparano un’abilità che agli altri appare inutile, che però è adatta a creare di nuovo, dall’intuizione del futuro, un legame con il mondo spirituale, il mondo spirituale. Allora nell’Atlantide si trattava di trovare il legame con il mondo fisico, il sensibile; oggi il compito è che lo spirituale, il spirituale sia ritrovato. E così come allora il vecchio iniziato raccoglieva localmente la sua schiera, lanciava il suo appello ai Disprezzati, ai Semplici, così oggi di nuovo, sotto condizioni diverse, non localmente, viene un appello dai grandi Maestri della saggezza, che lasciano fluire un certo bene spirituale di saggezza nell’umanità. E quelli seguono questo appello che sono predisposti, come allora coloro che avevano predisposte in loro le proprietà primitive del calcolo, del contare e così via. Questi insegnamenti sono impartiti non solo per comprendere con l’intelletto i dogmi teosofici, bensì per afferrarli con il cuore. Così si ottiene allora la forza di sapere perché la teosofia è oggi presente. È qui per rispondere a una grande esigenza dello sviluppo dell’umanità. E chi lo sa, trova anche la forza di superare gli ostacoli, qualunque cosa accada; cammina la sua strada perché sa che ciò che deve accadere deve accadere attraverso la teosofia per l’ulteriore sviluppo dell’umanità sul sentiero spirituale.
Il grande iniziato dell’Oracolo del Sole guidava il piccolo pugno e formava in Asia una specie di centro culturale. Si tirava questi uomini così vicino a sé che potevano fondare la cultura post-atlantica. Negli enormi spostamenti di massa tutto ciò che era sorto nell’Atlantide era stato confusamente mescolato, mischiato.
Ora vogliamo considerare le culture che si susseguivano nel tempo post-atlantico. La prima cultura è l’antica indiana. Una miscela popolare straordinaria si era salvata dalla catastrofe atlantica e si era riunita nell’antica India. Gli uomini che vivevano lì avevano ancora il più profondo, il più eminente desiderio del mondo spirituale, di cui sapevano di essere nati e che avevano perduto. A loro il grande iniziato dell’Oracolo del Sole invia i sette santi Rishi. L’Indiano sentiva profondamente, con dolorosa nostalgia: il mondo sensibile è falso, vero soltanto è il mondo da cui siamo scesi, il mondo spirituale. Fu facile per i santi Rishi insegnare a quelli che avevano la nostalgia del mondo spirituale ciò che avevano da dire della saggezza primordiale, dai Misteri. Maya o Illusione, il grande inganno, era per gli antichi Indiani il mondo sensibile.
Uno spirito completamente diverso era quello che dominava nella seconda cultura post-atlantica, nell’antico persiano. Il pensiero occidentale e la ricerca occidentale nel fisico impara a riconoscere che questo fisico, questo mondo meravigliosamente costruito secondo leggi così armoniche, è degno di essere permeato dallo spirito. Un tale popolo, a cui si era aperto tale presentimento, era il popolo di Zarathustra. Chi conosce questo antico popolo persiano, potrà distinguere esattamente tra questo popolo e il popolo degli Indiani. Maya, Illusione era per loro tutto ciò che li circondava; vero e degno di sforzo era per loro solo il mondo spirituale, solo esso permeato dal Sé supremo. Non si poteva conquistare il mondo fisico con tale sentimento. Questo era possibile solo con la cultura di Zarathustra, il grande studente del grande iniziato dell’Oracolo del Sole. Egli sapeva e insegnava che l’esteriore non è Maya, bensì l’espressione di un Divino-Spirituale, che dietro di esso riposa ciò che Ahriman aveva nascosto all’uomo. Questo che giace dietro il mondo sensibile, doveva essere svelato. Verso questo agisce Zarathustra: trovare lo spirito nel sensibile. Questo è il suo compito. In Ormuzd e Ahriman si contrappongono Luce e Tenebra.
Nella terza epoca, l’egiziana-caldaica-assira-babilonese, l’uomo ha trovato già più il legame con il mondo fisico. Nella scrittura stellare enormemente grandiosa del firmamento vede i fatti, la saggezza degli Dei incisa, e dirige lo sguardo verso l’alto e cerca di comprenderla, di approfondirla. La meravigliosa saggezza stellare dei saggi sacerdoti caldaici è un monumento di ciò.
La quarta cultura, la greco-romana, conduce l’uomo completamente giù sul piano fisico. L’ha amato così bene ora che ha completamente dimenticato da dove è venuto. La comprensione per il mondo spirituale gli è andata perduta. Profondamente mostra questo la parola dell’eroe greco Achille: Piuttosto essere un mendicante nel mondo superiore che un re nel regno delle ombre. — La meravigliosa scultura dei Greci e il cittadino romano sono i tratti caratteristici di questa cultura. La quinta cultura è la nostra. Il materialismo e il grande magazzino impongono un certo timbro su di essa.
Il senso di tutte queste culture è che sempre più e più del piano fisico viene conquistato dall’uomo, e due correnti, due sentimenti fondamentali si esprimono nelle culture che si sono conservate fino a oggi. Oggi si contrappongono il mondo orientale e il mondo occidentale, le loro visuali e i loro flussi emotivi. Maya o Illusione chiama il mondo orientale il piano fisico, e non vuole mischiarsi con esso nel suo pensare, agire e sentire. Lavorare dentro questo mondo sensibile, mettere la mano su di esso, questo è il principio della visuale mondiale occidentale. Esternamente può quindi venire a un conflitto, ma ognuno ha la sua piena giustificazione. Che l’occidentale lavori nella cultura esterna e così sviluppi le forze dell’anima, e che l’orientale vada il suo cammino: la vetta li conduce insieme.
Così abbiamo l’Indiano che conduce una vita spiritualmente in sé, staccato dal mondo sensibile esterno, e il Persiano che ancora vede qualcosa di ostile nella materia, ma già lavora lo spirito dentro di essa. Abbiamo l’Egiziano che studia le sue leggi, il Caldeo che nel corso delle stelle vede la firma di Dio nello spazio, che venera la saggezza stellare come espressione degli esseri divino-spirituali. Davanti a noi sta il Greco che ha compreso di imprimere l’ideale della bellezza e della perfezione di ciò che la natura ha creato, nella materia stessa; con lui il tempo in cui possiamo ammirare il matrimonio tra lo spirito e la materia nelle meraviglie fisiche dell’arte. Un profondo sfondo occulto è da menzionare qui. Considerate il tempio greco nella sua pura magnificenza e bellezza: il Dio vi abitava veramente dentro. La differenza essenziale tra queste opere di architettura e scultura e quelle di altre epoche culturali è che il tempio greco nella sua forma pura si erge già dal punto di vista puramente architettonico, artistico, in così alta perfezione della forma che nulla può raggiungerla. Se l’anima si approfondisce in esso — nelle rovine del tempio di Paestum potete ancora percepirlo — guarda un tempio dorico, uno ionico, e se ha in sé qualcosa di ciò che si chiama coscienza dello spazio, allora sente come queste linee sono versate letteralmente nello spazio. Sapete che certi flussi sono presenti nello spazio. Utilizzando la necessità di questi flussi, rappresentandoli fisicamente, il tempio greco si forma. Ciò che il Greco già trova nello spazio, lo crea nello spazio. Nel tempio greco la cosa principale è che il Dio stesso vi è dentro; la cattedrale gotica appartiene alla comunità fedele. Il tempio greco è un tutto in sé; la cattedrale gotica con le sue finestre ad arco acuto è concepibile solo con la comunità, le cui mani devotamente giunte rispecchiano le sue forme e con essa formano un tutto. Nel tempio greco era veramente la spiritualità dentro: esso dava agli esseri spirituali l’occasione di scendere e di prendervi dimora.
Ma in questo tempo, che così magnificamente ha saputo ornare la Terra con tali meraviglie, gli uomini perdevano sempre più il legame con il mondo spirituale. Era luce e luminoso nel mondo fisico per l’uomo; ma quando passava attraverso la morte, era nel mondo spirituale per lui, al tempo della civiltà greco-latina, desolato, freddo e buio. L’uomo si era conquistato il mondo fisico nel tempo post-atlantico, ma nel mondo spirituale era per lui triste e torbido, e nemmeno gli iniziati, che sono qui come là maestri dell’umanità, potevano portare conforto. Quando raccontavano a coloro che erano nella vita tra la morte e una nuova nascita di ciò che accadeva nel mondo fisico, quelle anime umane diventavano solo ancora più infelici, poiché con tutte le fibre della loro anima erano attaccate a questo mondo sensuale, che ora era loro tolto. Un cambiamento è pure entrato qui attraverso l’evento del Golgota e l’apparizione di Gesù Cristo sulla Terra. Egli scese dopo la sua morte sulla croce negli inferi — lo si chiama la discesa agli inferi — e annunciò anche a coloro che non vivevano più nel corpo fisico che la vita aveva veramente vinto la morte. Così fu data di nuovo alle anime la possibilità dell’ascesa nel mondo spirituale.
Spesso abbiamo già sottolineato come il presente possa diventarci più comprensibile partendo dal passato e dai suoi avvenimenti, e anche le caratteristiche dei nostri ideali spirituali per il futuro le troveremo e le comprenderemo più facilmente se guardiamo indietro verso epoche antichissime, da tempo passate. Oggi vogliamo dunque indicare ciò che si è sviluppato dopo il tramonto dell’antica Atlantide, e vogliamo occuparci di ciò che l’uomo ha vissuto nel tempo dopo la morte.
Lo stato dell’anima tra la morte e una nuova nascita non è stato sempre lo stesso; anch’esso si è modificato nel corso dello sviluppo dell’umanità. Durante le quattro grandi epoche di cultura — l’indiano antichissimo, quello dei santi Rishi, il persiano primordiale, la cultura di Zoroastro, l’egiziano-caldeo, il greco-latino e la nostra contemporaneità — l’uomo si unì sempre più strettamente al piano fisico, lo desiderò sempre più volentieri. In ogni tale arco di tempo, la coscienza dell’uomo scese sempre più profondamente nel mondo sensibile. Quanto più comprensione l’uomo aveva per questo mondo, tanto più gli divenne estranea la realtà spirituale dopo la morte. Questo accadde soprattutto nella cultura greco-latina. I Greci amavano il mondo fisico, questa esistenza sensibile, perché nella loro meravigliosa arte, in questo splendido abbellimento dell’esistenza fisica, potevano vivere pienamente tutta la loro anima. Ai Romani questo mondo era caro, perché nella scoperta dell’Io potevano sviluppare pienamente in sé il sentimento della propria personalità. Il concetto del cittadino romano e il diritto romano sono pietre miliari di quest’epoca di cultura. Il Romano si sentiva a casa sua in questo mondo fisico-sensibile. Solo da questo tempo insorgono i concetti di diritto, sicché si può giustamente parlare dell’emergere della giurisprudenza nell’Impero Romano: essa è il segno della venerazione della singola personalità. E la morte divenne il grande ignoto, che incuteva paura. Il detto di Achille — preferire essere un mendicante nel mondo superiore, piuttosto che un re nel regno delle ombre — caratterizza meglio l’atteggiamento di quel tempo riguardo allo stato delle anime durante la vita dopo la morte. Esso corrisponde all’esperienza dell’anima nel mondo spirituale. Quanto più queste anime vivevano pienamente tutte le loro capacità nel regno del terreno, tanto più si spegneva in loro la capacità di orientarsi nel mondo spirituale dopo la morte. L’anima si sentiva sola nei mondi che ora entrava. Anche nel territorio dello spirito essa aveva il sentimento che intorno a lei fosse buio, vuoto e freddo. Le mancava la capacità di vivere insieme, di condividere lo spirituale del mondo dell’aldilà. Neanche i grandi maestri dell’umanità, gli Iniziati, potevano cambiare questo stato — essi, che non sono soltanto qui sulla terra gli insegnanti degli uomini, ma anche là nei mondi dell’aldilà. Se raccontavano ai morti qualcosa del mondo di qua, questi lo provavano allora come doppio dolore, di dover mancare il mondo fisico che avevano amato tanto. Non potevano dunque portare ai morti nulla che desse loro qualcosa, che fosse prezioso per loro, e così tutti costoro anelavano alla reincarnazione. L’uomo si sentiva come chiuso fuori dai suoi fratelli, sentiva se stesso abbandonato perfino nel territorio dello spirito. Se questo fosse rimasto così, allora anche sulla terra l’amore e la fraternità sarebbero scomparsi sempre più. Perché il soggiorno nel territorio dello spirito non avrebbe provocato nelle anime nulla di diverso se non che esse, come disposizione, avrebbero portato con sé nel mondano-fisico l’egoismo, la vita nel proprio Io.
Mentre nel tempo antichissimo indiano l’uomo ancora considerava il mondo terreno come Maya, la questione divenne diversa nel corso dello sviluppo. Zoroastro già indicò che l’uomo potesse ritrovare lo spirituale anche nel mondo fisico. Egli aprì quel cammino per cui i popoli dovevano comprendere che nel corpo luminoso esteriore del sole risiede solo il corpo esteriore di un alto essere spirituale, che chiamò — in contrasto con la piccola aura umana — la grande aura, Ahura Mazdao. Egli voleva così indicare che questo essere, per il momento ancora molto lontano, un giorno sarebbe disceso sulla terra, per unirsi sostanzialmente con la terra entro la storia dell’umanità e continuare ad agire nello sviluppo umano. Così attraverso Zoroastro questi popoli furono indicati verso lo stesso essere che visse più tardi nella storia come Cristo. Se gradualmente imparerete — disse ai suoi discepoli — che in tutto il fisico-sensibile risiede lo spirituale, che il fisico è penetrato dalla grande aura solare, da Ahura Mazdao, allora Ahriman non vi sedurrà più.
In altri momenti Zoroastro parlò così: Così grande e così potente è colui che si è manifestato a me nel sole, che per lui io do tutto. Volentieri sacrifico a lui la vita del mio corpo, l’essere eterico dei miei sensi, l’espressione dei miei atti — il corpo astrale.
Questo fu il giuramento che una volta il grande Zoroastro fece. Egli indicò ai suoi discepoli che il grande spirito solare nella terra stessa, nei suoi fatti si manifesterà direttamente. Così Zoroastro fece l’inizio con la dottrina che nel sensibile vede solo la fisionomia, l’espressione dello spirituale.
Poi venne il tempo in cui questo stesso essere, che Zoroastro aveva proclamato, si manifestò a Mosè nel roveto ardente e sul Sinai. Mosè ora insegnò che questo essere solare è contemporaneamente l’essenza dell’Io, il più alto che l’uomo possa accogliere in sé. Ma non solo nell’uomo è stato versato un goccio dello spirito solare: anche in tutto ciò che c’è fuori nella natura, negli elementi, dappertutto. La stessa divinità che si manifestò a Mosè nel nome «Io sono l’Io sono», ciò che una volta si manifestò a Zoroastro come Ahura Mazdao, come l’intimo, l’intimissimo, come il fondamento di tutto l’essere, fu così proclamata a un intero popolo come il Supremo, il cui nome era ineffabile e poteva essere pronunciato solo nel Santo dei Santi dal sacerdote. La divinità che vive nell’uomo, che non solo si manifestò nell’essenza degli elementi, nel brillare del fuoco: questa è qui proclamata.
In Zoroastro noi possiamo così vedere il precursore di Jahve, lo stesso essere che all’inizio della nostra era abitò nel corpo di Gesù di Nazareth e vi rimase per tre anni. Esso è lo stesso Dio che Mosè e Zoroastro hanno proclamato.
«Come credete a me se non avete creduto a Mosè e ai profeti», dice Cristo. Con ciò Cristo conferma che l’Antico Testamento ha proclamato anticipatamente lo stesso Dio, solo sotto un altro nome ha proclamato anticipatamente il Cristo. Tutti gli eventi nel mondo hanno bisogno di un certo tempo per svolgersi. Sul Sinai, nel roveto infuocato, questo essere solare che scendeva da altezze spirituali era arrivato al punto in cui poteva comunicarsi agli uomini attraverso gli elementi. Ora esso si avvicinò sempre più alla terra: col battesimo nel Giordano entrò nel rivestimento di Gesù di Nazareth. E quando il Mistero del Golgota si compì sulla terra e il sangue fluì dalle ferite del Redentore, questo non era solo l’espressione di un grande evento cosmico, ma anche del più grande evento terreno: il Cristo entrò come spirito della terra nell’aura della terra. Un nuovo inserimento era avvenuto. In modo chiaroveggente era possibile seguirlo così: in questo istante l’aura della terra si modificò, mostrava colori ben determinati. Colori nuovi apparvero in essa, nuove forze le furono incorporate. Nel momento in cui il sangue fluì dalle ferite del Redentore sul Golgota — il sangue che è l’espressione fisica dell’Io — allora l’Io del Cristo si unì con la terra. Era però anche il momento in cui poteva cominciare ad accadere qualcosa di diverso nel mondo spirituale per le anime dopo la morte. Questo è il significato della discesa di Cristo agli inferi.
Chi prima dell’evento del Golgota era veggente, non avrebbe visto nell’aura della terra ciò che più tardi poteva essere percepito, quando Cristo Gesù sul Golgota aveva attraversato la morte. Consideriamo l’evento di Damasco. Saulo, che come Iniziato dei Misteri giudaici sapeva molto bene che la grande aura — Ahura Mazdao — si sarebbe un giorno unita alla terra, si rifiutava di credere che questo essere potesse aver finito sulla croce ignominiosa. Benché vivesse contemporaneamente gli eventi in Palestina, non credeva che in Gesù di Nazareth avesse dimorato questo grande spirito. Solo quando divenne veggente davanti alle porte di Damasco, vide allora nell’aura della terra lo spirito-Cristo, il Cristo vivente, che prima non si poteva vedere in essa. Allora egli si disse: Sì, ciò che era stato predetto, che l’aura della terra si sarebbe modificata, questo ora è accaduto! — e da Saulo divenne Paolo. Paolo stesso si chiama un aborto, che per grazia è diventato veggente; un aborto, perché non ancora completamente maturo, non così profondamente disceso nella materia e meno fermamente legato al corpo fisico. Chi segue il corso del cristianesimo sa che Paolo è la personalità più importante, quella che più ha contribuito alla sua diffusione. Un fatto occulto, un evento sovrasensibile dunque era quello che convertì Paolo, e si può dire che per questo evento chiaroveggente l’umanità è venuta a Cristo.
Allora, quando l’aura della terra si modificò — ed è stata modificata da allora —, quando il sangue fluì dalle ferite del Redentore, allora si compì ciò che è celato nelle parole del Vangelo di Giovanni: «Chi mangia il mio pane, mi calpesta con i piedi.» Il Cristo è da allora divenuto lo spirito della terra, lo spirito planetario. La terra è il corpo del Cristo; egli ha la sua dimora nell’interno della terra. Questo profondo detto del Vangelo di Giovanni non è da intendere in modo dispregiativo, né solo come un accenno a Giuda che tradisce il Cristo, ma deve essere riferito alla divinità Cristo-Jahve e al suo rapporto con la terra.
Il ricercatore occulto trova, quando confronta l’arte dei Greci con l’arte post-cristiana nel loro effetto su quel mondo che l’uomo entra dopo la morte, ancora il seguente. Quando il veggente guarda, per esempio, un tempio greco con le sue colonne doriche — diciamo le rovine di Paestum — con l’occhio sensibile, può stare bene nel godersi le forme armoniche, che sono nate dalle linee guida spirituali stesse e che così veramente fanno di questo tempio una dimora del Dio. Come un’anima si sente attratta verso il corpo che le corrisponde, così il Dio scende in queste forme che corrispondono così perfettamente alla sua essenza. Ma quando l’occhio del veggente vuol rivolgersi all’immagine spirituale di questo tempio, non trova nulla di esso nel mondo spirituale. Come spento giace lì questo tempio, come risparmiato è lo spazio nel mondo spirituale; nulla di esso si vede là. Considerate invece nello stesso modo dal veggente le opere dell’arte post-cristiana — o per esempio il Vangelo di Giovanni, ciò che è legato al Cristo-Jahve, l’Antico e il Nuovo Testamento, oppure le Madonne di Raffaello: se egli contempla queste creazioni prima sensibilmente e poi chiaroveggentemente, allora nel mondo spirituale non sono perdute, ma brillano lì ancora molto più magnificamente. Particolarmente col Vangelo di Giovanni è così. Allora vi si apre davanti la grandezza di questa creazione. Chiaro e luminoso vi diventa nel mondo spirituale ciò che può essere designato come legato all’evento del Golgota.
Contemporaneamente all’evento storico nel piano fisico accadde qualcosa di spirituale, che era contemporaneamente anche qualcosa di simbolico, in quanto dalle ferite del Redentore fluì il sangue. Nel momento in cui il Cristo non viveva più nel corpo fisico di Gesù di Nazareth, nel momento in cui era morto sul Golgota, il Cristo apparve nel mondo spirituale alle anime che vivevano tra la morte e la nascita, e allora lì svanì l’oscurità. Come da una luce il mondo spirituale fu all’improvviso attraversato. Come in una stanza buia gli oggetti diventano tutti all’improvviso visibili quando un raggio di luce penetra dentro, come voi all’improvviso vedete tutto ciò che sempre c’era ma che prima non potevate percepire, così la luce si riversò in quel mondo dei defunti. E questi poterono di nuovo percepire ciò che stava intorno a loro, poterono di nuovo sentirsi uniti nel territorio dello spirito con i loro fratelli e poterono ora come disposizione portare nel mondo fisico l’amore e la fraternità. Una nuova luce entrò così in questo mondo dei morti, perché il Mistero del Golgota non ha significato soltanto per il mondo in cui si compì fisicamente, ma ha significato per tutti i mondi con cui l’uomo ha a che fare nel corso del suo sviluppo. Se fosse rimasto così nel mondo spirituale come era per i morti nel tempo greco-latino, se l’anima fosse rimasta nel freddo glaciale e nella solitudine di allora, allora nel mondo fisico sarebbe sempre più scomparso ciò che si chiama fraternità e amore. L’uomo avrebbe portato dal Devachan il pendio verso l’isolamento. Perché la luce che allora fluì nel mondo terreno, e che ha illuminato anche il mondo dei morti, questa deve fondare il regno della fraternità e dell’amore sulla terra. Questa è la missione dell’impulso del Cristo.
Ora vogliamo ancora da un altro lato rendere chiaro il Mistero del Golgota, il segreto del sangue che fluisce dalle ferite del Redentore.
Sappiamo che l’uomo sulla terra ha ricevuto un’eredità dalla luna. I tre corpi inferiori, corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale erano a lui preparati, e solo sulla terra si aggiunse l’Io, l’espressione della libertà e dell’indipendenza umana. Era importante nei tempi antichi stabilire l’appartenenza reciproca dell’umanità. Accadde dapprima così, che erano salvate soltanto le relazioni da uomo a uomo per il fatto che si dava loro una base fisica. Il sangue, esso è l’espressione dell’Io. La consanguineità e i legami di sangue dominavano il genere umano. Il sangue fisico era il mezzo, il medium, per agire da uomo a uomo. Così era nei tempi antichi. Ma ora, attraverso il Cristo Gesù, l’amore è diventato un legame non sensibile. Il vigore dell’Io-gruppo umano si ritira. Prima l’uomo singolo apparteneva a un Io-tribale comunitario, e si sentiva protetto in esso, nel seno del padre Abramo. Molto più importante era questa appartenenza reciproca della sua singola persona. Nell’appartenenza reciproca della consanguineità consiste il suo sé superiore. Sentiamo nell’Antico Testamento di Noè e altri patriarchi che vivevano per secoli. Questo deve essere inteso così, che siamo ricondotti in tempi in che l’uomo aveva memoria non solo di ciò che egli stesso aveva sperimentato, ma questa memoria risaliva molto indietro nelle generazioni. Egli non diceva «Io» a sé stesso, ma viveva come nel suo Io fino ai lontani antenati. La sua vita non cominciava alla sua nascita, non cominciava allora a dire Io a sé stesso, ma diceva Io a tutto ciò che i suoi antenati avevano sperimentato.
Contro l’amore di sangue, in tutte le epoche gli esseri luciferici condussero i loro attacchi più acuti. Volevano porre ogni singolo uomo su se stesso. Questa autocoscienza, volevano impiantarla agli uomini tra la morte e una nuova nascita. Esseri divini, portatori dell’amore, si sforzavano di riunire l’uomo all’uomo nell’amore per mezzo di altri legami diversi da quelli di sangue, legami che non contano con la libertà. Il principio del Cristo unisce con la piena manifestazione dell’Io la forza che proviene dallo spirito dell’amore e la lascia regnare da uomo a uomo. Perciò un detto suona: Christus verus Lucifer — Cristo il vero Lucifero o portatore di luce, e infine l’avversario del Lucifero decaduto. L’amore di sangue fu trasformato dal Cristo nell’amore spirituale, nell’amore fraterno fluente da anima ad anima. Il detto del Cristo — Chi non abbandona padre e madre, non può essere mio discepolo — è da intendersi così: l’amore di sangue deve trasformarsi nell’amore fraterno, che abbraccia tutti gli uomini con pari forza. Nulla vuol togliere la scienza dello spirito da tutti questi detti della Bibbia, ma può solo aggiungere una comprensione più profonda della grazia cristiana, quando è accolta nel senso giusto. La forza dell’amore spirituale, questa il Cristo ha per primo portato all’anima umana al suo apparire sulla terra; e con il sangue che sul Golgota fluì dalle ferite del Redentore, era come se il sangue sovrabbondante dell’umanità fosse stato sacrificato, mediante il fatto che era stata suggellata la dottrina che l’individuo deve stare di fronte all’individuo come fratello umano a fratello umano. La comprensione del Cristo è ancora oggi molto piccola nel mondo. Bisogna prima imparare a intendere l’intera grandezza di questo più potente evento cosmico. Alcuni hanno sempre presentito l’intera importanza dell’essenza del Cristo e del suo apparire sulla terra. Come l’hanno presentita? Guardate gli uomini e i popoli che più a lungo hanno mantenuto la connessione con il mondo spirituale. L’indiano non si curò molto della connessione con il mondo fisico. Verità sovrasensibili e la vita spirituale più alta voleva conquistare nel mondo spirituale, ma amare il mondo fisico non voleva. Una leggenda orientale mi lasciate raccontarvi, che in modo grandioso vi indica come il principio del Cristo è stato qui presentito.
Nel corso del tempo — così racconta — apparve la potenza che governa la nostra terra. Una leggenda orientale che su ciò riferisce, è stata raccontata nei templi del Tibet, nelle sue parti settentrionali, allo studente della saggezza primordiale del Buddha e da allora si è conservata. Kashyapa, così riferisce la leggenda orientale, il miglior discepolo del Buddha, viveva in un tempo in cui scarsa era la comprensione perfino in Oriente per la saggezza. E quando sentì approssimarsi la fine, si ritirò in una caverna; vi visse a lungo, e il suo cadavere doveva restare conservato lì e aspettare l’apparire del Maitreya-Buddha, per potere allora salire al cielo.
Questa leggenda vuol dire: Se non fosse accaduto nulla di speciale, cioè se il Cristo non fosse apparso sulla terra, allora l’Oriente e l’Occidente non avrebbero più potuto trovare il cammino nel mondo spirituale. Il corpo di Kashyapa è conservato, finché il Maitreya-Buddha libererà il cadavere dalla terra, cioè l’uomo avrà di nuovo forze nel futuro, per cui ciò che è terreno può essere spiritualizzato. Più profondamente di quanto un tale essere sia mai disceso, scenderà l’alto essere, che condurrà il corpo di Kashyapa nel mondo spirituale. Il Cristo stesso libera il corpo di Kashyapa. E nel tempo che segue questo evento, il corpo non c’è più. Che cosa significa questo? Il corpo è contemporaneamente trasferito nel mondo spirituale. Nell’elemento del fuoco il corpo di Kashyapa può essere liberato. Dove è questo fuoco? È stato spiritualizzato nel momento in cui lo vede il Paolo davanti a Damasco. Così l’apparire del Cristo sulla terra è il grande punto di svolta, dove l’uomo può di nuovo salire dal mondo fisico nel mondo spirituale.
Ora guardate a ciò che il Buddha ha insegnato. Al Buddha attraverso la contemplazione dell’età, della malattia, della morte e così via si è manifestata la grande verità della sofferenza. E insegnò ora l’abolizione della sofferenza, la liberazione dal dolore attraverso l’estinzione del desiderio di nascita, di incarnazione sensibile.
Ora considerate l’umanità seicento anni dopo. Che cosa riconoscete allora? L’umanità venera un cadavere: essa guarda al Cristo sulla croce, che è morto e attraverso la sua morte ha portato la vita. La vita ha vinto la morte.
Primo: L’essere nato è sofferenza? — No, perché il Cristo è entrato nella nostra terra attraverso la nascita, da allora per me, il cristiano, il nascere non è più sofferenza. — Secondo: La malattia è sofferenza? — Ma sorgerà il grande rimedio, la forza dell’anima, che è stata accesa dall’impulso del Cristo. Nel momento in cui l’uomo si unisce all’impulso del Cristo, spiritualizza la sua vita. — Terzo: L’età è sofferenza? — Ma mentre il suo corpo diviene fragile, egli stesso diviene sempre più forte e potente. — Quarto: La morte è sofferenza? — Ma per il Cristo il cadavere è diventato il simbolo per cui la morte, il fisico, attraverso la vita, lo spirito, è stata vinta, che la morte è stata definitivamente vinta dalla vita. — Quinto: L’essere separato da ciò che si ama è sofferenza? — Ma l’uomo che ha afferrato il Cristo non è mai separato da ciò che ama, perché il Cristo ha illuminato il mondo tra la morte e una nuova nascita, così che l’uomo rimane unito a ciò che ama. — Sesto: Non ottenere ciò che si desidera è sofferenza? — Chi vive con Cristo, non desidererà più ciò che non gli appartiene, ciò che non gli è dato. — Settimo: L’essere unito a ciò che non si ama è sofferenza? — Ma l’uomo che ha riconosciuto il Cristo, accende in sé quell’amore grande, comprendente, che abbraccia ogni essere, ogni cosa e ama secondo il suo valore. — Ottavo: L’essere separato da ciò che si ama non è più sofferenza, perché nel Cristo non c’è più separazione.
Così per la malattia della sofferenza, che il Buddha ha insegnato e riconosciuto, il Cristo ha dato il rimedio.
Questo sviluppo dell’umanità verso il Cristo e il cadavere sulla croce è il più grande rovesciamento che mai sia accaduto nell’evoluzione.
Alcunché sul karma, sulla reincarnazione e sull’iniziazione
Abbiamo visto come gli Atlantidei con la loro coscienza erano ancora a casa nel mondo spirituale, come là era propriamente giorno per loro e la cosiddetta notte era qui nel mondo fisico. Poi abbiamo seguito il discendere dell’umanità nel periodo post-atlantico attraverso le varie epoche di cultura fino al tempo greco-latino, fino all’apparizione del Cristo Gesù sulla terra.
Ora vogliamo ancora una volta considerare il nostro tempo, la quinta epoca culturale. Per mezzo della sua intelligenza rivolta solo al piano fisico, l’umanità odierna è scesa molto più profondamente al di sotto del livello della discesa di quanto accadde negli altri grandi insediamenti culturali. Il materialismo spinse a un enorme dispendio di forza mentale e di lavoro di pensiero, che lavora solo per il benessere fisico. Il caratteristico del nostro tempo si è cristallizzato, per esempio, nel grande magazzino. La cultura del presente lavora solo per il piano fisico, ma con una raffinatezza finora senza precedenti. All’occultista è perciò chiaro perché proprio nel nostro tempo il contrasto tra religione e scienza, che si esprime nei movimenti più diversi, è così grande, e l’abisso tra di esse così vasto. Uno scisma tra religione e scienza — di cui allora anche l’arte ne soffre — si manifesta sempre quando il livello della cultura scende. Possiamo osservarlo nella scienza contemporanea, che si è interamente invischiata nel pensiero materiale e astratto. La filosofia non è qualcosa di assoluto, bensì qualcosa che nel corso dello sviluppo dell’umanità ha dovuto sorgere e trasformarsi da certe premesse. Prima che esistesse un modo di considerazione filosofico — e cominciò solo nel sesto secolo pre-cristiano presso i Greci — esisteva un modo di conoscenza che era tratto dalla saggezza dei Misteri. Questa saggezza aveva come fonte un’esperienza interiore dell’anima, in cui i segreti dell’accadimento mondiale venivano alla rivelazione. Quando la vecchia facoltà della visione intuitiva nell’anima umana andò persa, allora si presentò l’osservazione orientata dal pensiero razionale delle percezioni sensibili e animiche. Ma nei tempi antichi era ancora così che i filosofi, attraverso una visione interiore ancora loro possibile oppure attraverso la trasmissione della vecchia conoscenza misterica, ne sapevano ancora qualcosa e l’intrecciavano con la facoltà razionale che ora emergeva. Pitagora e Platone hanno ancora le loro fonti nella chiaroveggenza. Solo Aristotele lavora dalla pura tecnica del pensiero e fonda la logica. L’aristotelismo rimase determinante durante il Medioevo e conobbe una fioritura nella prima scolastica. Gradualmente però si aprì un abisso tra il sapere e la fede. Tra la ragione e la sua tecnica del pensiero da un lato e la verità soprasensibile dall’altro sorse un’abissale frattura, che ha trovato la sua ultima espressione in Kant. In Kant e nella sua filosofia abbiamo uno dei vicoli ciechi in cui il pensiero materiale ha condotto. E Kant fu purtroppo colui che ha fertilizzato tutta la filosofia moderna. Ma il ricercatore dello spirito non punta l’attenzione su tali fatti per criticare la scienza moderna. Li mostra per gettare luce su quel sentiero che può ricondurre fuori dall’ossificazione dei pensieri. C’è un solo sentiero a questo scopo: scienza, arte e religione, i tre rami della cultura, devono essere riuniti di nuovo e permearsi reciprocamente, devono irradiare vita spirituale. E il conseguimento di ciò è il compito della teosofia occidentale. Essa deve portare pace tra i due aspetti dell’anima stessa, che non riesce più a unire in sé fede e conoscenza. Persino nel nostro mondo materiale nulla accade a cui lo spirituale non lavori. Lo spirituale è sempre il creatore del fisico. Abbiamo nella scuola filosofica così sensazionale del pragmatismo di James qualcosa che si può caratterizzare solo come pseudospiritualismo, che concepisce lo spirituale in modo materialistico. Comunque ha al contempo prodotto qualcosa di buono.
Un’enorme e decisiva importanza la nostra epoca attribuisce all’eredità patologica. Anche per quanto riguarda l’eredità patologica è da dire, dal punto di vista della scienza dello spirito che vede il fisico come conseguenza dello spirituale, che nelle manifestazioni patologiche ricondotte a essa lo spirituale è inibito dal fisico, non può venire ad attuazione. Lo spirito tuttavia è solo disceso nella materia fisica, così pure risalirà di nuovo quando avrà raccolto le sue esperienze nel fisico. Tutto nel mondo è in evoluzione, così pure l’uomo fisico e i suoi organi. Sappiamo che il corpo fisico umano contiene organi che oggi non hanno più funzioni; sono organi del passato, di cui portiamo in noi i rudimenti. Parimenti abbiamo le disposizioni verso organi del futuro, che oggi si trovano in transizione o in una trasformazione. Menzioneremo soprattutto il cuore umano. È un organo che ha muscoli trasversali. Il cuore è una crux per l’anatomia della scienza materialistica, poiché è un organo involontario e ha, invece di fibre muscolari longitudinali, fibre muscolari trasversali, come tutti gli organi volontari dell’uomo. È appunto, cosa che la scienza non sospetta, un organo del futuro e sulla via di diventare un organo volontario dell’uomo. Nell’iniziato è già oggi sviluppato. Parimenti la laringe: anch’essa è un organo del futuro. Il profondo segreto della generazione è legato a essa. Questo si manifesta nel presente al tempo della pubertà nel cambio di voce. Nel futuro l’uomo esprimerà il suo simile, la laringe diventerà un organo creativo. Il trasformare l’interiore, lo spirituale-animico in forme materiali: questo è il futuro dell’umanità. L’umanità è sulla via di spiritualizzarsi, per lavorare sempre più consapevolmente alla rielaborazione dei suoi corpi. La forza per questo compito nel futuro dovremmo attingerla da una visione del mondo spirituale. Con gioia e con forza il sentimento deve penetrarci di diventare un collaboratore a questa grandiosa evoluzione.
Permettetemi di dire ancora alcune parole qui sui due grandi insegnamenti cosmici del karma e della reincarnazione. Sulla vecchia Luna questi due insegnamenti non esistevano ancora. Solo con l’incarnazione dell’Io sulla Terra, cominciando a metà del periodo lemurico fino circa a metà del periodo atlantico, si può parlare dell’inizio di una reincarnazione come l’abbiamo ora. Per l’animale, il cui Io è l’anima di gruppo, non c’è oggi ancora reincarnazione. La connessione tra una specie animale e il corrispondente Io la troviamo nel mondo astrale. Per l’anima di gruppo dei leoni, per esempio, la morte di un leone qui nel piano fisico significa tanto per loro quanto per voi quando vi tagliate un’unghia. Un tale animale, un leone, è dapprima una formazione astrale che come un filo scende dall’anima di gruppo; così discende nel piano fisico, si condensa, e questo astrale ritorna dopo la morte del singolo leone di nuovo nel piano astrale. L’anima di gruppo lo ritrae come un membro di nuovo. Sulla vecchia Luna era lo stesso processo che ancora si svolgeva con l’anima umana. Era un membro della sua anima di gruppo e tornava nel suo grembo. Era, come la Bibbia l'esprime, protetta nel grembo del padre Abramo. Solo durante il periodo lemurico le parole reincarnazione e karma cominciano ad avere un significato, e cesseranno una volta ancora di averne uno. Allora l’uomo entra permanentemente in un mondo spirituale, in cui continuerà a lavorare. Quando l’uomo, per esempio, avrà sviluppato in sé l’impulso della fraternità, allora cesserà lo sviluppo delle razze, sarà superato. Nella sesta cultura gli uomini sapranno già ordinarsi meglio; i concetti di razza non varranno più là. Dall’interno, dallo spirituale, gli uomini si ordineranno allora, e non più dall’esterno attraverso le connessioni fisiche. E nella settima cultura, che rifletterà quella indiana, ci sarà di nuovo una divisione in caste, ma una volontaria. Tutto nell’evoluzione cambia continuamente; tuttavia è da registrare un progresso costante. Il periodo atlantico, questo centro del nostro sviluppo terrestre, ci mostra il punto importante contrassegnato dall’ormai completato ingresso dell’Io nel corpo fisico umano. Comincia a metà del periodo lemurico, dopo l’estrusione della Luna dalla Terra. L’umanità si sviluppa poi sempre più, e quando il concetto di fraternità sarà realizzato praticamente sulla Terra, allora le razze saranno superate. Anche il karma sarà allora superato.
Che cosa è la legge del karma? La tendenza a riconciliare in una delle prossime incarnazioni quello che fu male in una delle incarnazioni precedenti. In questo si deve distinguere tra un karma che agisce interiormente e un karma che agisce più esteriormente. A quello che agisce interiormente appartiene la formazione del carattere, delle qualità e delle abitudini. Ciò che si presenta più esteriormente sono le condizioni di vita, in cui si è inseriti, famiglia, popolo e così via. Come il karma opera nella vita fisica vogliamo considerare più esattamente. Quello che, per esempio, in una vita si presenta come pulsione, brama e rappresentazione, si presenta nella prossima vita, o in una delle prossime vite, come abitudine. E da buone abitudini sorgerà nel prossimo corpo fisico bello e ben ordinato, sano; una cattiva abitudine appare come una malattia o come una disposizione alla malattia in un’altra vita. Così le cause delle malattie vanno cercate nelle inclinazioni e abitudini di vite precedenti. Il destino dell’uomo, invece, è il risultato dei suoi atti precedenti. Chi dà molto amore in una vita, avrà in un’altra la qualità di mantenersi a lungo giovane, anche esteriormente. Chi nutre molti sentimenti d’odio in una vita, invecchierà presto in un’altra. Le persone che si lasciano andare alla vita normale pigra, che agisce contro la spiritualità, quelle trascurano qualcosa per le loro vite successive, il cui recupero sarà loro molto difficile.
Ora permettetemi di aggiungere ancora alcune parole sull’iniziazione. Dalle sue fonti hanno attinto sempre i conduttori dell’umanità. I grandi individualità che presiedevano ai Misteri, che noi chiamiamo i Maestri, fueron quelli che guidavano e conducevano l’umanità. Per capire meglio ciò, vogliamo occuparci del principio dell’iniziazione. Di un’iniziazione che viene concessa agli uomini si può propriamente parlare solo a partire dal tempo della catastrofe atlantica. Poiché anche l’iniziazione ha subito uno sviluppo, si è modificata, non solo nelle sue forme esteriori, a seconda delle necessità degli uomini.
Perché l’uomo nel sonno non percepisce alcuna impressione sensibile, benché sia circondato da un mondo sensibile? Perché il suo intelletto non lavora di notte. Nel letto rimangono nell’uomo che dorme il corpo fisico e il corpo eterico; il corpo astrale e l’Io si estraggono e sono nel mondo spirituale. Perché però non percepisce nulla nemmeno del mondo spirituale che lo circonda, in cui il corpo astrale e l’Io entrano di notte? Perché il corpo astrale dell’uomo ordinario, che abbandona il corpo fisico di notte, non ha organi astrali; quindi non può percepire astralmente. Attraverso l’iniziazione o la formazione, il mucchio caotico astrale — come si manifesta il corpo astrale dell’uomo medio — viene organizzato, cosicché gradualmente riceve organi e allora può percepire di notte. Nella vita normale l’uomo non è ancora abbastanza forte per formare organi nel suo corpo astrale. Per poterlo fare, la forza dell’uomo deve essere considerevolmente rafforzata dall’interno. Questo si raggiunge attraverso esercizi ben determinati di meditazione e concentrazione e altri insegnamenti. Lo studente deve dedicarsi a determinate rappresentazioni nella sua vita emotiva e di pensiero, e nel farlo scegliere cose che corrispondono poco o per nulla alla realtà. Le rappresentazioni che rappresentano cose esterne, infatti, non sono adatte alla formazione dell’organizzazione del corpo astrale. Se vi rappresentate però una formazione, come per esempio la Croce Rosata, la croce nera con le sette rose rosse, allora voi, se esercitate l’esercizio con la dovuta energia e pazienza, dopo un tempo più o meno lungo, a seconda del vostro grado di sviluppo, sperimenterete qualcosa da essa. Trasformerete il vostro corpo astrale, gli inserirete organi. Non devono essere solo rappresentazioni astratte, bensì deve aggiungersi la corretta vita emotiva e di sensazione. Solo allora otterrete i risultati corretti.
Tre specie d’iniziazione abbiamo da distinguere, che conducono tutte e tre allo stesso scopo. Tre sentieri sono, che secondo l’individualità dell’uomo sono da scegliere. L’un'iniziazione è quella della saggezza: a essa corrisponde la formazione indiana od orientale. La seconda, quella del sentire, è la cristiana. Solo poche persone al giorno d’oggi possono ancora percorrere questa strada, perché una forza molto forte di dedizione e di pietà è necessaria per essa. Il primo sentiero, quello indiano, è però per i corpi europei occidentali legato a grandi pericoli e perciò non è quello giusto. Il terzo sentiero dell’iniziazione è la formazione rosacrociana, il sentiero dell’iniziazione del pensiero e della volontà. Esso conduce a una connessione con le forze degli altri sentieri d’iniziazione. La conclusione è determinata in ogni iniziazione, essa stessa però deve adattarsi nel corso dello sviluppo alle necessità rispettive delle anime e alle possibilità date dal corpo umano.
Tre giorni e mezzo il discepolo dell’antica iniziazione doveva stare giacente nella tomba ed era come morto. Il suo corpo eterico e il suo corpo astrale erano fuori e sperimentavano il mondo spirituale. L’Ierofante sorvegliava il processo e richiamava il neofita alla vita. Dopo il suo risveglio era un testimone del mondo spirituale. Questa è la forma dell’antica iniziazione; oggi non è più necessaria in quel modo. L’iniziazione cristiana e quella rosacrociana agiscono così fortemente sull’uomo che egli può raggiungere ciò che nell’antica iniziazione doveva essere causato dall’estrazione dei membri esseri superiori dal corpo fisico: cioè che le impressioni del mondo spirituale si imprimano nel corpo astrale e nel corpo eterico, senza quella letargia di tre giorni e mezzo. L’iniziazione moderna, se così vogliamo chiamarla, produce, dopo che la purificazione o catarsi del corpo astrale è stata compiuta, quegli effetti che conducono a visioni reali e danno una conoscenza sperimentale del mondo spirituale, poiché le impressioni ricevute dall’anima nel mondo spirituale si imprimono allora nel corpo astrale e nel corpo eterico. Questo è ciò che nello sviluppo occulto è chiamato illuminazione.
Al giorno d’oggi, nella Società Teosofica, e soprattutto tra i suoi giovani membri, emergono spesso delle domande che meritano di essere approfondite. Una di queste domande, che viene sollevata molto frequentemente, è questa: perché dovremmo dedicare tanto tempo allo studio approfondito della Teosofia? Perché ci opprimiamo con tutto il carico di teorie riguardanti l’origine del Cosmo dall’inizio fino alla formazione dell’uomo con i suoi diversi corpi e principi? — Poi di nuovo: la dottrina delle molteplici incarnazioni che l’uomo deve attraversare, la dottrina della legge della causa e dell’effetto, a che cosa ci serve tutto questo? Non avanziamo molto di più se accogliamo in noi il lato etico della dottrina teosofica, per svilupparci meglio e diventare persone buone? Non è questa, in fondo, la cosa principale? Allora perché tutto questo studio?
Sì, è vero che lo sviluppo della nostra anima è la cosa principale! Ma per giungere a questa cosa principale, è prima di tutto necessario appropriarsi degli insegnamenti elevati della Teosofia. Possiamo svilupparci più rapidamente e meglio, e lavorare su noi stessi, se sappiamo come è composta la natura umana, come si collega al Cosmo, se impariamo a conoscere come tutto lo sviluppo mondiale, così come il nostro, è influenzato e guidato da esseri superiori. Ora si può di nuovo chiedere: da dove provengono tutte queste scienze e teorie? La Teosofia non è forse una visione del mondo, una filosofia come ogni altra, diciamo quella di Haeckel, Kant e Schopenhauer? — No, la Teosofia non è così. Quelle sono incorporate, versate in certe forme, diciamo dogmi; rappresentano un sistema definito. Ma con la visione teosofica del mondo è del tutto diverso: essa è vita fluente, che penetra nei mondi superiori verso l’umanità, e la sua saggezza ci viene annunciata attraverso gli Illuminati, gli Iniziati, che grazie alla loro forza chiaroveggente vedono il mondo spirituale così chiaramente, anzi ancora molto più chiaramente di quanto noi vediamo il mondo degli oggetti intorno a noi. Gli Iniziati hanno il dovere di istruire l’umanità. Hanno ricevuto, negli ultimi trent’anni, di nuovo questo messaggio dagli esseri superiori che hanno già oltrepassato lo sviluppo dell’uomo, dai Maestri dell’armonia dei sentimenti, da questi esseri elevati che effettivamente influenzano ogni corrente spirituale sulla nostra Terra, e che gradualmente lasciano fluire sempre più della loro saggezza nel mondo, man mano che l’uomo sale sempre più in alto nel suo sviluppo. Ora si potrebbe di nuovo chiedere: è forse sufficiente per noi esseri umani ordinari imparare soltanto a comprendere questi insegnamenti? Non dobbiamo allora tutti diventare Iniziati per poter comprendere la Teosofia?
Sì, tutti gli uomini dovrebbero, a un certo stadio dello sviluppo, sforzarsi di diventare Iniziati con l’aiuto dei metodi dati, che tuttavia possono portare a uno sviluppo riuscito delle forze dormienti nell’anima solo attraverso la forza morale. Ma anche coloro che per il momento non sono ancora in grado di sviluppare queste forze, coloro che possono accogliere e comprendere gli insegnamenti elevati della Teosofia solo attraverso lo studio e con l’aiuto del loro maestro, anche loro godono già di un grande privilegio. Quando dopo la morte si trovano nel regno astrale, nel loro contemplare stanno allo stesso livello del loro maestro. Il maestro non ha nulla in più di loro, ha dato ai suoi discepoli tutto ciò che aveva conquistato per se stesso, non vede più dei suoi discepoli, non ha dato per egoismo per giungere egli stesso più in alto. Non esiste egoismo nei mondi superiori o tra i veramente Iniziati: essi danno solo per aiutare l’umanità.
Un’altra domanda emerge anche tra i Teosofi, quando si dicono: devo allora passare attraverso così tante incarnazioni, allora posso anche aspettare a studiare fino alla prossima incarnazione; ora ho ancora così tante altre cose da fare, e sono anche troppo pigro per questo. — Questo sarebbe proprio come se il mughetto dicesse: sono troppo pigro per fiorire ora, voglio dormire ancora un po’ nella terra, preferisco aspettare fino a ottobre. — Ma in ottobre non troverebbe più le condizioni per la sua fioritura. E così sarà anche per l’uomo: se rifiuta in questa vita l’occasione che gli viene offerta di ricevere le verità spirituali, per pigrizia o altri motivi, può essere certo che già in questa vita crea le condizioni che gli impediranno di accoglierle nella vita successiva.
Che l’uomo sia in grado di accogliere queste verità, l’impulso per questo è stato dato dall’evento del Golgota. In esso risiede il germe della comprensione spirituale dell’evoluzione umana.
Consideriamo le fasi dello sviluppo dell’umanità, tornando indietro di seicento anni prima dell’apparizione di Gesù Cristo sulla nostra terra, fino a seicento anni dopo questo evento. Seicento anni prima di Cristo, nella personalità di Siddharta Gautama, si incarnò l’elevata essenza del Buddha, che attraverso la sua saggezza portò all’umanità un insegnamento meraviglioso. Egli era un figlio di re, protetto e preservato fin dalla giovane età da ogni miseria, vizio e sofferenza che il mondo porta con sé. Quando raggiunse l’adolescenza e gli riuscì di oltrepassare i confini del giardino del suo palazzo, incontrò per la prima volta la vita nella sua realtà completa. Incontrò un mendicante avvolto in stracci e un malato, e infine vide un cadavere; da ciò trasse l’esperienza che tutto sulla terra è solo sofferenza. La nascita è sofferenza, la morte è sofferenza, la separazione da coloro che si amano è sofferenza, l’unione con coloro che non si amano è sofferenza, il non ottenere ciò che si desidera è sofferenza, e l’ottenere ciò che non si desidera è sofferenza. Perciò egli dice: tutto ciò che è terreno è vano, quindi l’uomo deve negare la vita, staccarsi da tutto ciò che è terreno; deve estinguere la sete di esistenza, perché tutto è Maya. — Egli non tornò nel suo palazzo reale, ma andò nel deserto.
Come era progredito lo sviluppo umano seicento anni dopo l’evento in Palestina? Il Buddha aveva detto: tutto è sofferenza, la vita è sofferenza, la morte è sofferenza, quindi estinguete la sete di esistenza. — Cristo invece ci ha mostrato come, precisamente penetrando profondamente nella vita, possiamo superare tutta la sofferenza attraverso l’amore; e come, mentre superiamo il materialismo attraverso lo spirito, preserviamo anche lo spirito in un mondo superiore e in tal modo superiamo anche la morte. Seicento anni prima di Gesù Cristo, il Buddha, dalla vista del cadavere, aveva acquistato la certezza e insegnato al mondo che la morte fosse sofferenza. Cristo mostrò al mondo seicento anni dopo, attraverso il suo stesso cadavere sulla croce, che la morte non è sofferenza, ma è la vincitrice della sofferenza del mondo, che essa non porta distruzione ma genera una nuova vita. Cristo portò luce nel mondo astrale dopo la sua morte. E da quando il sangue è fluito sul Golgota, l’aura della terra si è trasformata, e questo nuovo principio nell’aura terrestre è quello che infonde nella nostra umanità l’impulso di Cristo. Vogliamo illuminare più da vicino il fluire di questa elevata individualità, che sulla terra portò l’impulso di Cristo.
Quando ripercorriamo i tempi remoti, quando i santi Rishi proclamavano l’elevata saggezza di Vishva-Karman, il grande dio del sole, troviamo che parlano della medesima individualità di cui in seguito annunciò anche Zoroastro, che egli chiama Ormuzd e di cui vede la forma fisica in Ahura Mazdao, la grande aura solare. E la medesima grande essenza è quella che appare a Mosè nel roveto ardente sul monte Sinai, la medesima individualità solare spirituale, che si inchinò sempre più dalla sole, che venne sempre più vicina alla terra. E quando Mosè chiese: «Che cosa devo dire al popolo quando mi chiede chi sei?» — egli rispose: «Io sono colui che sono, colui che ero e colui che sarò», e gli annunciò che, quando fosse giunto il momento in cui la terra potesse riceverlo, egli avrebbe dimorato tra noi nella carne.
Quando giunse questo momento? Questo momento era giunto quando era nato un corpo puro, che poteva servire come portatore di questa elevata essenza. E questo portatore era il corpo di Gesù di Nazaret, in cui egli dimorò per tre anni. Questo grande mistero: la vita dell’essenza divina in un corpo terreno, la sua morte sul Golgota, si trova alla base dello sviluppo che segue come sostanza e impulso di forza.
Non sono solo gli insegnamenti di Cristo quelli che hanno causato la diffusione del Cristianesimo: altri fondatori di religioni avevano già proclamato gli stessi insegnamenti. Al tempo in cui Cristo era vivo, il piccolo gruppo di cristiani era così poco conosciuto che in molti paesi non si sapeva nemmeno dell’esistenza di Cristo. Che cosa fu allora ciò che diffuse successivamente il Cristianesimo? Fu l’azione di Gesù Cristo, il fatto che egli si materializzò sulla terra. Solo in questo modo fu posto in noi l’impulso cristiano. Paolo divenne il vero diffusore e fondatore del Cristianesimo, e precisamente dopo l’evento di Damasco. Anche lui, che aveva ricevuto e accolto gli insegnamenti di Gesù Cristo, non poté credere e confessare Gesù Cristo, perché non poteva credere che una divinità dovesse sopportare l’ignominia della morte sulla croce. Che cosa lo condusse allora alla fede in lui? Nient’altro se non che egli improvvisamente divenne chiaroveggente, e che vide l’immagine del Cristo vivente nel mondo astrale, nell’aura della terra. Allora riconobbe che Gesù Cristo non era morto, ma era rimasto unito con il mondo. L’umanità comprenderà solo in tempi lontani ciò che il Cristo sia. Il Cristo è lo spirito planetario della nostra terra, lo spirito che dal principio si è inchinato dalla sole fino a noi, che, abbandonando i regni elevati, è sceso sempre più profondamente nelle sfere, finché non si materializzò in Gesù di Nazaret, per risvegliare in noi l’impulso di Cristo attraverso questo grande sacrificio. La sua evoluzione più elevata è il fine del nostro sviluppo terrestre, che adempirà il suo scopo solo quando tutti gli uomini saranno diventati come era il Maestro.
Le parole che Cristo pronuncia: «Chi mangia il mio pane mi calpesta con i piedi», devono essere prese letteralmente, perché Cristo è lo spirito della nostra terra, la terra è il suo corpo fisico. Attraverso l’evento del Golgota, quando lo spirito della grande individualità solare divina abbandonò il corpo di Gesù di Nazaret, e nel momento in cui il sangue fluiva dalle ferite, accadde qualcosa di significativo per l’umanità. Supponiamo che un chiaroveggente da un altro pianeta avesse osservato l’aura della nostra terra in questo momento tremendo: avrebbe percepito un grande cambiamento in essa, avrebbe scoperto un nuovo colore nell’aura, qualcosa come un nuovo elemento che prima non c’era e che da quel momento in poi fecondò l’umanità, affinché potesse accogliere il principio cristiano dell’amore e dell’auto-sacrificio. Se cerchiamo di appropriarci di queste verità attraverso uno studio approfondito degli insegnamenti teosofici, imparando a comprendere che l’intera evoluzione cosmica e umana in tutti i suoi dettagli è collegata con l’intervento di potenze superiori, con l’azione delle gerarchie spirituali, e che da loro è guidato tutto il nostro sviluppo spirituale, solo quando questo è diventato certo per noi, solo allora l’elevata e sublime saggezza agirà su di noi cosicché l’etica degli insegnamenti teosofici riceva la sua vera consacrazione, che riscalda la nostra anima dall’interno attraverso la nostra propria conoscenza delle verità, in modo che sia anche in grado di portare i veri frutti della Teosofia o della scienza dello spirito nella vita pratica. Solo quando impariamo a comprendere il Cristo e con esso il suo intero significato per il nostro sviluppo terrestre, come la saggezza antichissima, la Teosofia, ci insegna, che ci guida nei misteri del pensiero creativo e ci rivela lo scopo della nostra esistenza, solo allora possiamo afferrare l’etica meravigliosa degli insegnamenti teosofici con tutta la nostra anima, così come deve essere afferrata. I più bei sermoni morali e le considerazioni etiche aiutano l’uomo molto poco. Spesso lo vedremo nel mondo: diventano solo un’abitudine pia, ma aiutano molto poco. È proprio come se si dicesse a quella stufa: cara stufa, adempi il tuo dovere morale come buona stufa e scaldami la stanza. — Si aspetterà un po’ — ma non avrà caldo. Però se date a questa stufa del carburante, in poco tempo diffonderà un calore piacevole. Così è con l’uomo. Predicategli morale ed etica quanto volete, vi aiuterà poco. Ma se gli date carburante per il suo spirito, allora farà caldo nel suo interno, e adempirà il suo dovere nel mondo dalla sua anima, non perché deve farlo come uomo morale, ma perché secondo la sua natura interiore non può fare altrimenti. Quando portiamo la scienza dello spirito nella vita, qualunque professione esercitiamo, ovunque essa porterà un cambiamento. Pensate un po’: che diversa prospettiva creerebbe nella giurisprudenza, soprattutto nell’epoca attuale, quando l’avvocato spesso non sa come affrontare la marea di paragrafi e articoli di legge! Ogni caso è trattato e considerato solo come un numero, inserito in una certa categoria. Se l’avvocato fosse un confessore della scienza dello spirito, vedrebbe tutta la natura intorno a lui, tutta l’umanità, ogni singolo uomo con tutt’altri occhi, comprenderebbe meglio il suo cliente, perché si sentirebbe uno con lui. Il suo pensiero — che come ogni pensiero che si rinchiude senza la scienza dello spirito in certe forme, schemi, dogmi, diventa rigido — attraverso la scienza dello spirito diventerebbe più flessibile, più fluido, si espanderebbe; e perciò, se avesse il pensiero spirituale, collaborerebbe al bene dell’umanità. E se consideriamo il medico: un campo completamente diverso, molto più ampio, si aprirebbe davanti a lui. Qui siamo già sulla giusta strada, perché ci sono già molti medici che attraverso l’illuminazione della scienza dello spirito si dedicano in questa direzione. — Per tutti questi motivi, dopo aver diligentemente studiato e compreso gli insegnamenti della scienza dello spirito, dobbiamo portare i suoi frutti nella vita pratica per il bene e la salvezza dell’umanità.
Quando si pronunciano parole per l’inaugurazione di un ramo di lavoro, è più importante illustrare lo scopo e l’obiettivo del lavoro della scienza dello spirito, piuttosto che portare rivelazioni significative sui misteri dei mondi superiori. Se vogliamo intendere quale significato la concezione del mondo della scienza dello spirito ha per l’anima umana, dobbiamo rivolgere i nostri sguardi su vari campi e oltre di essi.
Immaginate un uomo del XIII al XIV secolo. Egli viveva in un’epoca in cui l’arte della stampa non era ancora stata inventata, attraverso cui nei tempi moderni si è verificato un influsso così potente sull’anima umana. Immaginate dunque un uomo di quel tempo e domandate a voi stessi che cosa accadeva nella sua anima quando, ad esempio, dirigeva i suoi occhi verso il cielo. Egli, le cui concezioni non erano ancora influenzate da un sapere accumulato e da un’erudizione materiale come lo sono quelle di un uomo che vive oggi, vedeva durante il giorno lo spazio illuminato dal sole, durante la notte attraversato dallo splendore delle stelle. E allora la sua anima sentiva lo spazio del mondo percorso da forze spirituali e da entità spirituali. Le sentiva. Per mezzo dei mezzi culturali di allora sorgevano in lui rappresentazioni di fatti divino-spirituali, e le sentiva immediatamente. E così era anche quando in primavera vedeva le piante germogliare dalla terra: la sua anima sentiva questa natura illuminata e pervasa da forze essenziali divino-spirituali.
Questo sentire, questa percezione immediata delle forze essenziali spirituali si ritrae sempre più quanto più ci avviciniamo ai tempi attuali. Con ciò non si vuol esercitare una critica sprezzante sull’epoca presente, poiché il ritirarsi di questo sentimento è accompagnato dall’insorgere di un altro tipo di conoscenza della natura, da una concezione del mondo più razionale ed esteriore. Ed è del tutto giusto che gli uomini abbiano imparato così a procurarsi il dominio delle forze naturali, con i microscopi a esplorare il mondo nel piccolo e con i telescopi a seguire le stelle nel loro corso attraverso lo spazio. È giusto che gli uomini siano in certo senso orgogliosi di poter aumentare ulteriormente il dominio delle forze naturali; ma dobbiamo anche renderci chiari contemporaneamente che attraverso questo tutti gli impulsi dell’umanità sono diventati diversi.
Quando l’uomo guardava prima le stelle, si diceva: Io sento il Divino-Spirituale nelle stelle. Oggi invece vede soltanto i corpi fisici, ed è difficile per l’uomo contemporaneo immaginarsi il Divino-Spirituale. L’umanità ha veramente perso la comprensione per questa visione divino-spirituale. Eppure è vero che ancora oggi vi sono molte anime che sono meravigliosamente toccate nel conoscere il Divino-Spirituale. Oh, l’anima ha una sete di immaginarsi come lo spazio è riempito da Divino-Spirituale, riempito da una forza spirituale, e ha il bisogno di conoscere questo Divino.
Ora lo sviluppo materiale descritto è proceduto così lontano che proprio i ricercatori di verità più seri e zelanti, negli ultimi tempi, sono giunti poco a poco ad assumere che potrebbe essere soltanto un’interpretazione infantile sentire qualcosa di Divino nel mondo, e che l’umanità sia ora entrata in un’epoca più matura, dove si debbono mettere da parte i punti di vista superati. Già il bambino a scuola è esposto a una spaccatura che conduce a conseguenze profondissime per la vita. Da un lato gli viene dato l’insegnamento naturalistico in maniera puramente materialistica, d’altro canto l’insegnamento religioso. Tra i due non c’è ponte, nessun elemento connettivo. Che ne risulta nella vita successiva? Si può dire che l’intera umanità è divisa da questo in due campi, secondo le conseguenze che scaturiscono da questa spaccatura. Vi sono da un lato coloro che sono diventati indifferenti e non si curano più di nulla; e d’altro canto coloro che l'affrontano tragicamente, riflettono ma non riescono a chiarirsi, finendo per disperare della risolvibilità dei misteri della vita. In questi due campi si divide effettivamente l’umanità pensante. Forse alla fine sono soltanto gli animi più semplici a conservare ancora un certo sentimento per lo Spirituale. Chi non contempla soltanto esteriormente sa che proprio nel mezzo del XIX secolo il pericolo dell’inabissarsi totale dell’umanità nella vita materialistica era il più grande. L’intera disposizione e il sentimento dell’uomo era diventato un sentire e percepire materialista. In ciò consisteva un pericolo terribile per l’umanità. Sapete che cosa sarebbe accaduto se la scienza dello spirito non fosse intervenuta? La forma di pensiero sarebbe sprofondata sempre più nel corso materialista. Le forme di pensiero si sarebbero irrigidite sempre di più e sarebbero diventate sempre più ossificate, i loro confini sarebbero diventati sempre più netti e immutabili, invece di adattarsi in un fluire vivace. Nessun uomo avrebbe potuto sentire con un altro e insieme a un altro, e soltanto ciascuno per sé avrebbe sentito di aver ragione e avrebbe disprezzato e odiato chiunque pensasse e sentisse diversamente. Il pensiero avrebbe assunto forme completamente rigide, prive di ogni amore, e lo spirito sarebbe stato infine respinto così nell’ombra che una connessione sarebbe diventata per sempre impossibile, e la via nel mondo spirituale sarebbe stata perduta. La Terra sarebbe diventata una Luna. Per questa ragione coloro che hanno intuizione nei mondi spirituali superiori hanno portato all’umanità la scienza dello spirito. Da quali fonti fluiscono ora questi insegnamenti, che sono destinati a salvare l’umanità da questo grande pericolo?
Proprio in un giorno in cui occorre inaugurare un gruppo di lavoro appena formatosi, è opportuno dire qualcosa su questo. Queste fonti rimangono ancora nascoste ai più, ma diverranno sempre più manifeste poco a poco. Ma da queste fonti è stata fondata la scienza dello spirito. Che cosa dice dunque la scienza dello spirito? Dice molte cose che l’uomo ordinario non percepisce con i suoi sensi ordinari. Dice ad esempio che l’uomo non è composto soltanto dal corpo visibile esteriormente, bensì che è quadripartito: oltre al corpo visibile ha anche un corpo della vita o corpo eterico invisibile alle persone ordinarie, inoltre un corpo del sentimento o corpo astrale, e in quarto luogo possiede l’Io, che va di incarnazione in incarnazione, per compiere uno sviluppo progressivo in un tempo lungo. La scienza dello spirito ci dice ancora di più. Ci dice ad esempio che la Terra stessa subisce anche uno sviluppo di incarnazione in incarnazione, uno sviluppo di natura cosmica. Ci mostra inoltre che il Sole e i Pianeti giocano i ruoli più importanti in questo processo di sviluppo, e che l’esistenza di tutti questi corpi celesti e dei loro processi è connessa con l’esistenza di esseri spirituali.
Che cosa è tutto questo? Dove sono le fonti di queste verità? Vengono dagli Iniziati. E chi sono gli Iniziati? Sono coloro i cui occhi spirituali sono aperti, e che perciò parlano del mondo spirituale perché conoscono questo mondo spirituale. Sono i vedenti fra i ciechi. Già Fichte alludeva a questo rapporto, e veramente per il vedente le cose spirituali sono reali come le cose corporee, anzi ancora molto più reali, poiché per lui le ultime sono soltanto l’espressione delle prime. Certo molte persone diranno, quando un veggente parla di corpo eterico, corpo del sentimento e così via e di altre manifestazioni di natura spirituale, che costui sia un sognatore e un fantastico, che confonda teorie e ipotesi con realtà. Il veggente comprende perfettamente che coloro che non vedono possono fare simili obiezioni. In una società di ciechi fisicamente si può parlare ancora così tanto e così accuratamente di e sui colori e sulla luce: per il cieco rimane teoria, ma il concetto effettivo di realtà di colore e luce il fisicamente vedente non può trasmetterlo al fisicamente cieco. Per questo i ciechi dovrebbero poter vedere essi stessi; e soltanto al cieco operato con successo si può aprire il mondo della luce.
Vogliamo tentare di rappresentarci questo rapporto ancora in un’altra immagine. Vogliamo immaginarci di avere un grande recipiente d’acqua davanti a noi, e vogliamo supporre che vi sia un uomo che con i suoi sensi non possa vedere l’acqua, non possa sentirla, non possa affatto percepirla. Per questo uomo il recipiente sarebbe vuoto. Ora vogliamo inoltre supporre che si potesse in qualche modo far sì che correnti di freddo agissero sull’acqua, che la facessero congelare. Dapprima qui e là sorgerebbero aghi di ghiaccio, che si potrebbero poi raggruppare fino alla formazione di blocchi. Poiché però il ghiaccio è un corpo solido, quell’uomo che non ha sensazione per l’acqua potrebbe percepire le parti di ghiaccio che si formano. Che cosa percepisce dunque? Percepisce che il ghiaccio si forma. Ma da che cosa si formerebbe per lui? Dal nulla. Così sta l’Iniziato nel suo rapporto con gli altri uomini. Dove questi non vedono nulla, egli vede. Ma allora gli uomini dicono: Come posso credere in ciò che non posso verificare? E poiché non posso farlo, quale scopo avrebbe occuparsi affatto di simili cose, imbarazzarsi con simili cose? — A ciò soprattutto i dogmatici filosofico-monisti esigono quanto segue: in primo luogo, che sia concesso tutto ciò che essi stessi asseriscono; e in secondo luogo, che nessuno osi saperne più di quanto sappiano loro stessi. Si presentano come gli uomini infallibili, che possono determinare i confini della conoscenza. Il vero Iniziato non metterà mai in dubbio i fatti ricercati scientificamente, ma riconoscerà benevolmente le verità e i meriti della scienza. Tuttavia deve rifiutare di ammettere che il dogmatico scientifico sia in grado di fissare i confini della conoscenza. Lo scienziato è orgoglioso della conoscenza, in contrasto con la fede. Ma quando si parla di fede e di non-fede e lo scienziato pensa che i suoi risultati di ricerca siano liberi dalla fede, egli erra. È semplicemente impossibile ricercare e insegnare qualcosa senza credere. Si prenda ad esempio la teoria cellulare. Abbiamo nei libri le belle rappresentazioni di cellule, divisioni cellulari, vita cellulare e così via, chiare e distinte, con tutti i dettagli. Ma chi di noi ha visto questo con tale chiarezza? Crediamo tutti che sia così. Persino gli insegnanti universitari che insegnano questo, nei casi più rari hanno visto loro stessi tutto ciò, eppure l'insegnano. Non hanno potuto vederlo loro stessi perché è così difficile e raro da osservare che riesce a pochi soltanto vederlo, e inoltre, perché in realtà non è così chiaro e distinto come le rappresentazioni sembrano. Si pensi all’embriologia. Di ogni momento della gravidanza crediamo di conoscere esattamente l’aspetto dell’embrione. Ma come è estremamente raro che un ricercatore sia in grado di avere un’intuizione, ad esempio per mezzo di una morte improvvisa che si verifica proprio in un certo momento della gravidanza. Quanti di questi ricercatori non hanno mai visto ciò che insegnano. Fino al momento in cui vide lui stesso, dovette credere, e gli altri insieme a lui. E tuttavia pone alla scienza dello spirito l’esigenza che non si debba credere, e che nessuno debba saperne più di quanto sappia lui stesso. L’essenza dell’Iniziato consiste nel fatto che può vedere nel mondo spirituale. Negli Iniziati sono le fonti della conoscenza della scienza dello spirito.
Sì, ma a che cosa giova questo a coloro che non possiedono questa conoscenza? Una parabola deve insegnarlo. Guardate questo fornello! Ora immaginate che qualcuno si ponga di fronte a questo fornello e gli parli così: Tu fornello, tu sei stato creato per riscaldare, ricordati della tua missione e rendi calda la stanza! — Lo farà? Avrà valore il discorso? No, il fornello non si muove. Ma non si parli, bensì si procuri legna e carbone e si riscaldi, allora adempirà la sua missione.
Così è con la comunicazione delle verità della scienza dello spirito. Esse sono il materiale di riscaldamento per l’anima umana. Da migliaia di anni è stata predicata morale agli uomini ed è stato loro detto: Siate buoni, amatevi! — Ma lo fanno forse? Non sembra piuttosto abbastanza grave nonostante tutta la dottrina della Chiesa cristiana? In una città della Germania meridionale un pastore mi disse una volta: Quello che voi dite sui Vangeli, contro questo non posso dire assolutamente nulla; ma quale scopo ha il formare qua e là piccoli conventicoli della scienza dello spirito, quando invece la Chiesa compie l’educazione pratica su scala massiccia? — Sì, se questo pastore avesse ragione, allora non avrebbe scopo. Ma non ha ragione: se la Chiesa adempisse il suo compito in piena estensione, da dove verrebbero allora sempre ancora le molte malvagità? Vanno davvero tutti in chiesa? La Chiesa non predica morale pratica, bensì morale da fornello. Al giorno d’oggi non ce ne sono più molti di uomini che diventano migliori per mezzo di una semplice esortazione. E ora si sono anche allontanati dalla Chiesa proprio gli uomini più capaci. E se le cose continuassero così, allora i seguaci della Chiesa diventerebbero sempre più rari e il materialismo sempre più diffuso, finché un giorno non resterebbe più molto della Chiesa. Per questa ragione la scienza dello spirito è venuta, è diventata necessaria per procurare il materiale di riscaldamento. Essa è materiale di riscaldamento, poiché la semplice comunicazione di fatti dai mondi spirituali agisce in modo attraente e favorevole sullo sviluppo spirituale dell’individuo, favorevole non soltanto in relazione alla morale, ma anche in relazione alla visione spirituale.
Vi sono anche fra gli scienziati dello spirito coloro che pensano che si debba soltanto essere buoni e nobili e aspirare alla perfezione, allora gli occhi spirituali alla fine si apriranno da sé. Contemporaneamente credono che le comunicazioni di verità superiori siano di scarso valore, e che si debba soltanto attendere di poter vedere da sé, finché il velo non si sollevi da sé. Coloro che così pensano sbagliano. Non comprendono il carattere di simili comunicazioni nella sua azione come materiale di riscaldamento. Si tratta di eccitare nella anima vibrazioni che non verrebbero a essa in altro modo o da sé.
Che cosa è però ciò che può illuminarsi nel uomo, che deve illuminarsi, quando egli intende e favorisce il suo giusto sviluppo, come la scienza dello spirito si propone come compito? Per questo dobbiamo riandare lontano. Fino alla cultura dell’antica India dobbiamo tornare indietro, che designiamo come il tempo dei sette Rishi. Essi erano gli Iniziati di quel tempo, che guidavano lo sviluppo degli uomini. Quando portavano notizia agli uomini dal loro sguardo spirituale del Più Alto, dicevano: Molto al di sopra di tutto l’essere, inconoscibile, insondabile, giace una causa, un essere, che noi chiamiamo Vishva-Karman, che però possiamo soltanto intuire. Esso ci sta come in una certa lontananza per poterlo conoscere. Tuttavia dopo di noi, molto più tardi, esso si avvicinerà all’umanità. Poi in un’epoca culturale molto più tarda un altro Iniziato parlò di questo essere. Era Zarathustra, non lo storico, bensì un predecessore di questi. Quando egli parlava al popolo nella sua lingua sacra altopersiana, la cui maestà difficilmente si può rappresentare oggi, diceva: Io vedo l’essere supremo nel sole, intorno al sole. Nell’atmosfera del sole è esso! — E per questa ragione lo chiamò: Ahura Mazdao, la grande Aura, in contrasto con l’uomo, la piccola Aura. Riconobbe nella grande Aura un’immagine o prototipo per la piccola Aura, l’uomo. Ahura Mazdao è uguale a Ormuzd. E ha predicato che l’Ahura Mazdao una volta si manifesterà nell’uomo. Questo ha preconosciuto. Ma vide anche che nell’uomo vi sono forze che l'impediscono e l'allontanano dalla manifestazione dell’essere supremo in lui. Queste designò come Ahriman, il male.
Ancora più tardi, in un’altra epoca culturale, abbiamo di nuovo un grande Iniziato. A lui la conoscenza era diventata ancora più vicina. Presso i Rishi l’essere supremo era come nascosto in una distanza enorme nello spazio celeste, presso Zarathustra era avanzato fino al sole, ma presso Mosè la conoscenza aveva già raggiunto una vicinanza tangibile. Nel roveto ardente che parlò a Mosè, abbiamo l’Aura come componente degli elementi terrestri. Mosè riconobbe che l’essere supremo è presente nella Terra. L’essere era disceso per l’Iniziato dal sole alla Terra. Ora viveva negli elementi. E quando Mosè chiese all’essere che cosa dovesse dire al popolo, esso gli disse: « Io sono l’Io-sono, Jahvé. » Con ciò abbiamo la spiegazione che l’essere era venuto per dispiegarsi nell’Io dell’uomo. Allora questo non era ancora il caso. L’uomo non aveva ancora sviluppato la coscienza del Più Alto nel suo interiore. Mosè però sapeva che questo doveva accadere.
Ancora più tardi venne un altro uomo che divenne chiaroveggente: Paolo. Sapeva che in Gesù Cristo questo essere supremo era incarnato. Ma non poteva credere, non poteva afferrare che quell’essere dovesse morire in croce. Allora fu iniziato. Che potesse essere iniziato, lo doveva alla circostanza particolare che era una nascita pretermine. Un prematuro, un uomo che non fu portato per nove mesi interi, è uno che non è sceso così profondamente nella materia, per cui gli si facilita la visione nel mondo spirituale. E quando Paolo divenne chiaroveggente, riconobbe che in Cristo viveva l’essere supremo. Ora era veramente risorto nell’uomo. Per questa ragione Cristo dice nell’Ultima Cena: « Il pane è il mio corpo, il vino è il mio sangue. » Pane: Terra; Vino, succo di pianta: Spirito.
Fino a qui volevo condurvi oggi, per farvi sentire che cosa significa che un tale essere si sia avvicinato alla Terra, si sia abbassato nella Terra. E questo accadde a Golgota. Allora è veramente questo essere fluito sulla Terra a Golgota? Per questo esaminiamo e confrontiamo il tempo, per esempio seicento anni prima della nascita di Cristo con il tempo seicento anni dopo la nascita di Cristo. Che cosa è accaduto, quale è la differenza?
Seicento anni prima di Cristo, allora viveva Buddha. Egli viveva in un palazzo regale. Poi uscì nel paese e imparò a conoscere la vecchiaia, la malattia, la povertà, la morte, il cadavere. Vide che l’intera vita umana è sofferenza: la vecchiaia è sofferenza, la malattia è sofferenza, la povertà è sofferenza, la morte è sofferenza, la nascita è sofferenza, il vivere separati da coloro che amiamo è sofferenza, in breve tutto l’esistere è sofferenza. — Così egli si disse e così insegnò al popolo: Voi dovete disimparare la sete di esistere. — Lì abbiamo la rinuncia senza speranza alla creazione.
Ma seicento anni più tardi venne Golgota. Lì vediamo come simbolo una croce eretta e sulla croce un cadavere umano. E gli uomini guardano al cadavere e presentono che vi è la guarigione da tutte le sofferenze. Questa è una differenza. Gli uomini non vedono più nella morte il segno della sofferenza, bensì il segno della guarigione della sofferenza. Possono diventare vincitori su quello che è nella vita qui. E questo significa: Una frutto è portato nella vita successiva.
Quando l’uomo comprende che la nascita e la vita non è sofferenza, bensì la possibilità concessa di venir fuori dalla sofferenza, in quanto la vita dà occasione di sviluppare lo Spirituale, che conduce al di là di ogni sofferenza, allora la vecchiaia non è più sofferenza, bensì avvicinamento al frutto della vita. La morte non è più sofferenza, bensì liberazione; il non-stare-insieme con coloro che amiamo non è più sofferenza, quando ci si è uniti all’essere di Cristo, all’Amore-di-Tutto, e si avvolgono tutti gli esseri in tutti i mondi nel proprio amore.
Tutto questo si sentiva seicento anni dopo Cristo, e da allora l’uomo poteva sentirsi unito al Cristo, lo spirito solare, che è anche lo spirito della Terra. Esso, come permea la Terra, permea anche ciascuno di noi, e risveglia mitezza, calore, amore nella nostra anima, risveglia l’Amore-di-Tutto e trasforma la Terra.
Perché la scienza dello spirito, attraverso la comunicazione di verità spirituali, non insegna morale, ma fonda morale pratica, così essa diventerà per l’uomo più moderno il ponte che conduce nel mondo spirituale. Può essere che coloro che stanno alla testa della cultura odierna, le personalità direttrici dell’industria e dell’erudizione, i portavoce, possano sorridere di questi piccoli conventicoli della scienza dello spirito e di quello che vi si studia. Lasciateli pensare quello che vogliono! Vi fu anche una volta un potente mondo di cultura romano, questo antico Roma imperiale, che ancora oggi ammiriamo nelle sue rovine. L’antico enorme Colosseo era il luogo dove l’incenso era bruciato per coprire il fumo di carne che si alzava dai cristiani lacerati dalle bestie selvagge. Questo era l’antico Roma, in alto alla luce del giorno. E in basso? Scendiamo nelle catacombe! Lì troviamo i primi confessori del cristianesimo, del mistero di Golgota, perseguitati e disprezzati. Laggiù nascosti venerano Cristo, laggiù compiono le loro azioni simboliche, laggiù vengono fondate le prime comunità cristiane. Sebbene piccoli di numero e disprezzati, non dubitavano. Laggiù una piccola schiera disprezzata e ripudiata, lassù una grande schiera che dà il tono: alcuni secoli più tardi l’antico Roma non c’è più, ma quelli che stavano laggiù, il mondo inferiore, esso è asceso verso l’alto. Così anche la scienza dello spirito in alcuni secoli ascenderà al di sopra dell’industria, dell’erudizione e dei rapporti umani odierni. Ma sentite questo non nel superbo orgoglio, bensì con umiltà, quando nei vostri piccoli conventicoli vi confrontate con quelli della Roma sotterranea. E se vi immaginate che la scienza odierna gloriosa è svanita dinanzi alla scienza dello spirito, allora immaginate ciò soltanto in umiltà. Se prendete con voi da questa ora un tale sentimento, così che rimanga sempre vivente in voi, allora collaborerete alla diffusione dell’amore generale dell’umanità, e allora potrete immergervi in una nuova cultura.
Invoco tutte le buone forze spirituali, affinché veglino sul ramo di lavoro appena fondato e vi aiutino a raggiungere lo scopo e ad alleviare il vostro lavoro.
Appendice — Estratti da altre conferenze
Dalla conferenza di Basilea, 3 febbraio 1909:
Nel collegio dei Rishi confluiva nei suoni più belli, fluiva ora in bellissima, in massima armonia, ciò che presso i seguaci dell’oracolo si era contraddetto. Il Manu stesso non poteva rivelarsi in questo periodo, non era compreso. Per i veri misteri del Sole c’erano dei rappresentanti. Uno dei Rishi era questo.
«Nel Manu abitava non soltanto l’insegnamento di Zarathustra, ma anche tutta la forza per conoscere i misteri del sistema mondiale.»
«L’Io di Zarathustra prende un’altra strada. Entrò in un corpo che viveva nell’antico Assiria, in Nazarathos o Zarathas, l’insegnante di Pitagora. Così vediamo che la saggezza pitagorica, che risale a una profonda saggezza occulta e è rivestita in forma intellettuale, risale a Zarathas, l’Io di Zarathustra rincarnato nell’antico Assiria. Così vediamo come si mantiene la continuità, vediamo come colui che assume i misteri del Sole continua ad agire sulla cultura post-atlantica, poi sull’insegnante di Pitagora. Pitagora ha visitato durante i suoi viaggi i centri di iniziazione del suo insegnante Nazarathos.»
«Molti semplici esseri umani che camminano in giro, hanno nei loro corpo astrale e corpo eterico resti di individualità significative. — Le persone che possono ricercare attraverso certi mezzi la reincarnazione e che lo fanno onestamente, se non conoscono questi fatti, devono sapere: non è l’Io che trovano attraverso mezzi sonnambuli. — Non si verifica soltanto la reincarnazione dei singoli Io, ma anche dei singoli membri. È importante che noi attiriamo l’attenzione su tali cose: si è infatti rivelato che concezioni errate producono effetti funesti non soltanto su coloro che sono principianti, ma influenzano anche coloro che sono avanzati in modo fatale, se credono che questa o quell’individualità sia incarnata in questa o quella personalità. Si potrà mettere un freno a questo, se si sa che anche i singoli membri possono reincarnarsi.»
Dalla conferenza di Stoccarda, 7 febbraio 1909:
Zarathustra ritornò come Nazarathos o Zarathas e fondò una scuola dove insegnò i segni che dovevano accadere in cielo, quando il Cristo sarebbe venuto sulla Terra. Da questa scuola uscirono i tre Re Magi dal Levante.
Oggi mi è permesso di comunicare questi fatti, e precisamente soltanto da otto giorni, poiché ho trovato nei « Gatha » degli antichi Persiani il seguente passo: « Come dono Zarathustra della propria vita del corpo a Mazdao… »
Dalla conferenza di Lipsia, 19 febbraio 1909:
«Oggi non c’è nessun essere umano che non porti con sé un frammento del corpo eterico o astrale del passato. Queste sono questioni complicate della reincarnazione, e poiché in prossimo tempo molti insegnamenti sulla reincarnazione divulgheranno, sono obbligato a parlare di queste questioni. Un errore nelle questioni di reincarnazione ha grandi conseguenze dannose. Danneggia meno i principianti che i più avanzati.»
«Anche in epoche successive possiamo portare molte cose diverse su questo argomento. Voglio portare un esempio dall’antichità. Noè aveva tre figli: Sem, Cam e Iafet. Erano gli antenati di popoli. C’è anche un evento sovrasensibile a questo riguardo. Poiché Sem — di lui parleremo qui, anche Mosè discendeva da lui — era destinato a essere capostipite, ricevette un corpo eterico completamente particolare, che gli fu perfettamente incorporato. Un tale capostipite aveva un corpo eterico che, si potrebbe dire, si può moltiplicare all’infinito, e così a tutti i membri della tribù semitica si comunicò come una copia, un’impronta, una parte del corpo eterico di questo capostipite. Tuttavia il corpo eterico di Sem fu conservato.»
«Qui si potrebbe domandare: il corpo eterico non si consuma e non diminuisce? Un nocciolo di ciliegia, che è piantato nella terra, produce un albero, che produce ciliegie con noccioli, che producono di nuovo alberi, e così non si può parlare di diminuzione. Per infinitamente lunghi periodi di tempo il corpo eterico persiste, finalmente però le condizioni diventano troppo diverse e il corpo eterico accumulato non si adatta più, e allora si dissolve nell’etere mondiale.»
«Una particolare condizione deve essere data, se il corpo eterico si deve moltiplicare. L’essere umano propriamente è soltanto con il suo Io solo. Quando un corpo eterico passa a tali esseri umani, allora salgono esseri superiori: Avatar. Attraverso tali esseri di natura avatariche la rispettiva parte si moltiplica; senza ciò non c’è mai una moltiplicazione di tale essenza. Vishnu e molti illustri Bramani sono tali esseri. Un corpo eterico che è acquistato attraverso diverse incarnazioni, può essere conservato come un singolo; uno che si distribuisce dà copie, impronte. Un corpo eterico che si conserva come singolo si può chiamare Nirmanakaya, e un tale corpo eterico che proviene dalla divisione si può chiamare Dharmakaya.»
«Ma anche nel tempo post-cristiano c’erano tali trasmissioni. Alla personalità del Cristo sta a fondamento un grande mistero. Se passiamo dall’antico al nuovo, menziono qui un esempio del XV secolo. Dal 1401 al 1464 visse Niccolò da Cusa, anche chiamato Nicolaus Cusanus. Scrisse un’opera « De docta ignorantia », il cui titolo doveva soltanto nascondere il suo contenuto. In lui viveva il corpo astrale di Cristo e questo passò più tardi a Niccolò Copernico. Un altro esempio: il corpo eterico di Cristo splendette in Galilei. Come intervenne significativamente nel pensiero fisico! Tutto risale a Galilei. Fino al suo tempo si credeva che una palla che vola attraverso l’aria fosse spinta dall’aria dietro di essa, come se la palla fosse spinta attraverso di essa. Non si conosceva il principio d’inerzia. Una personalità per che il corpo eterico di Galilei fu conservato è Michail Lomonossov (nato nel 1711). Fu fondatore della letteratura russa. Vivendo come contadino in Russia, andò più tardi a Mosca per operarvi, più tardi venne anche in Germania.»
«Come si distingueva Gesù di Nazaret dal Cristo? Nato come Gesù viveva fino al suo trentesimo anno come una personalità di somma importanza. Nel battesimo di Giovanni il suo Io abbandona i tre corpi e va altri cammini. Ma questi tre corpi furono animati dal più grande Avatar, così che in questo triplo involucro avemmo il Cristo che vive sul Sole per tre anni in mezzo a noi. Era la più grande delle essenze di natura avatariche.»
«Con il suo Io è incarnato come Zarathas, l’insegnante di Pitagora, inoltre nei seguaci della scuola di Zarathas o Nazarathos e nei seguaci dei tre Re Magi dal Levante. L’Io di Gesù di Nazaret prosegue come insegnante di Ario; più tardi è incarnato nell’Italia del Nord e in una persona dei tempi moderni. — Mentre prima parti del corpo eterico passavano soltanto ai consanguinei, quelle di Gesù di Nazaret potevano passare alle più diverse personalità. Tale personalità fu il poeta dell’« Heliand ». Visse al tempo di Luigi il Pio nel IX secolo. Lo spirituale dell’immagine di Cristo viveva in lui e lo presentava a suo modo, come se lo figurava. Un’altra figura fu Francesco d’Assisi. Molti tratti sono uniti nella sua figura. Portava in sé una delle molte copie del corpo astrale di Cristo. Il suo Io non era all’altezza, era negli errori, non era ancora interamente cristificato; tuttavia quello che percepiva nel corpo astrale era tutto autentico e grande. Abitava una moltiplicazione dei tre corpi, quegli stessi tre involucri che Cristo abitava. Nell’XI, XII, XIII e XIV secolo c’erano molte tali moltiplicazioni. Una fu per esempio la santa Elisabetta d’Ungheria. Coloro che oggi si preparano, preparano così un’impronta dell’Io di quell’essenza, e questo è lo sviluppo del cristianesimo futuro. Così il passato agisce nel futuro. Così l’essere umano riconoscerà per la prima volta la sua destinazione e con ciò diviene collaboratore al grande compito spirituale.»
«Dopo la negazione del Cristo dal XVI secolo in poi, dobbiamo ora sforzarci di cogliere lo spirituale del cristianesimo, e allora l’Io di Cristo giungerà a essere immagine. Che ciò sia possibile, ha la sua ragione nel sacrificio mortale di Cristo. Più tardi si compirà l’immagine o un’impronta del Manas, ancora più tardi della Buddhi e infine dell’Atma. Avverrà un continuo sacrifizio.»
Dalla stessa conferenza (Lipsia, 19 febbraio 1909):
«In note di altra mano si trovano le seguenti varianti: Oggi dobbiamo affrontare alcuni capitoli superiori della scienza dello spirito, altrimenti non riusciremmo ad andare avanti. Certamente anche questi capitoli appartengono ai primi elementi, ma in relazione a ciò che finora abbiamo discusso, sono tuttavia capitoli superiori.»
«Il fondatore della seconda epoca culturale post-atlantica, Zarathustra, era anche allievo del Manu. Ma c’è una grande differenza tra lui e i Rishi. Quest’ultimi sapevano attraverso l’ispirazione il mistero dei pianeti, ma non il mistero del Sole.»
«Per questo parlano di Vishva-Karman, la potenza che sta al di là della conoscenza dei Rishi e che è precisamente il potere del Sole, il potere di Cristo più tardo. Precisamente in questo il Manu iniziò il suo allievo preferito Zarathustra.»
«Quando un corpo eterico viene moltiplicato, devono regnare particolari condizioni. Un’essenza superiore deve agire come Avatar nel corpo eterico o astrale con che un’altra essenza deve essere dotata. Senza questo non è possibile alcuna moltiplicazione. Così in Krishna agiva Vishnu come Avatar; per questo il corpo eterico poteva essere moltiplicato per molti illustri Bramani successivi.»
Dalla conferenza di Kassel, 25 febbraio 1909:
«Il Cardinale Niccolò da Cusa ha scritto il libro « Sulla dotta ignoranza ». Ha anticipato la concezione copernicana del sistema planetario. In forma più velata la presentò. Il corpo astrale di Niccolò da Cusa viene trasferito a Niccolò Copernico, e questi descrive e spiega ciò che prima aveva dato in forma velata. Vi era contenuto un pezzo importante dell’antico Hermes.»
«Nella ricerca occulta si tratta una volta di cercare il persistere del corpo eterico di Galilei. Circa sei anni fa queste ricerche erano ancora in corso. Chi cercava era poco versato nella letteratura russa. Vide soltanto che questo corpo eterico riapparve in un essere umano che si chiamava Michail Lomonossov ed era nato nel 1711. Il ricercatore non sapeva nulla di più preciso su questa personalità. Con ciò la cosa è ancora più interessante.»
Dalla conferenza di Berlino, 22 marzo 1909 (intera conferenza nel volume « Antroposofia — la scienza dello spirito dell’uomo », GA 107):
«Quando ci si dice che è una visione bassa degli Orientalisti dire che il Buddha è perito per l’eccesso di carne di maiale — come affermano gli eruditi signori — e siamo istruiti che questo ha un significato più profondo, il significato che il Buddha ha dato troppa saggezza esoterica a coloro che gli stavano intorno, così che ebbe come conseguenza una sorta di karma, l'ammettiamo; diciamo: naturalmente stanno dietro le saggezze esoteriche più profonde che voi affermate, voi che siete esoterici orientali. Ma se poi ci si dice che nessuno potrebbe comprendere che Giovanni ricevette l’Apocalisse sotto lampi e tuoni a Patmos, allora diciamo: Chiunque sappia cosa significa ciò, sa che è una verità. Non neghiamo l’una; ma non possiamo andare d’accordo, se si volesse negare che l’altro è corretto. Non ci passa neppure per la testa di dire qualcosa contro se si afferma che il corpo astrale del Buddha fu conservato e più tardi incorporato a Shankaracharya. Ma non può impedirci di insegnare che il corpo astrale di Gesù di Nazaret fu conservato e apparve in così e così molte immagini e fu incorporato a diversi, che allora operavano nel senso del cristianesimo, come a Francesco d’Assisi o a Elisabetta d’Ungheria. Non neghiamo nemmeno una verità dell’esoterismo orientale. Se dunque ci si domanda: Perché si nega qualcosa? Perché c’è antagonismo? — allora non tocca a noi rispondere. Poiché toccherebbe a noi rispondere se avessimo in noi un qualche antagonismo. Non ne abbiamo! Il dovere di rispondere ha colui che nega qualcosa, non colui che ammette qualcosa. Questo è completamente ovvio.»
Dalla conferenza di Stoccarda, 1º gennaio 1911 (da « Storia occulta », GA 126)
«Per alcuni di voi l’ho già detto, che si può constatare una vista storica straordinaria nel passaggio da Michelangelo a Galilei. E un uomo per il resto molto intelligente — ben inteso, non dico che qui si tratti di una reincarnazione, bensì di una continuità storica — una personalità molto intelligente ha chiamato l’attenzione sul fatto che è veramente singolare come, di fronte alla meravigliosa architettura della Basilica di San Pietro, vediamo come lo spirito umano vi ha tessuto dentro ciò che chiama scienza meccanica. Oh, in queste forme grandiose della Basilica di San Pietro vediamo incarnati i pensieri meccanici che l’intelletto umano poteva concepire, inoltre trasformati nel bello, nel grandioso: il pensiero di Michelangelo! Come l’aspetto della Basilica di San Pietro possa agire, cari amici, questo si presenta nelle più svariate relazioni, e forse ogni uno ha provato un po’ ciò che lo scultore viennese Natter provò — o ciò che fu provato con lui. Guadagnava verso la Basilica di San Pietro con un amico; non l’avevano ancora scorta, improvvisamente l’altro sente che Natter, balzando dal suo sedile, perde completamente la compostura e dice: Mi prende il terrore! Poiché in questo momento ha scorto la Basilica di San Pietro — — più tardi non volle nemmeno ricordarsene. Qualcosa di simile ogni essere umano può infine provare, quando vede qualcosa di così grandioso. E ora un uomo molto intelligente, il Professore Müllner, in un discorso rettorale ha attirato l’attenzione sul fatto che il grande pensatore dei pensieri meccanici, Galilei, insegnò intellettualmente all’umanità ciò che Michelangelo costruì nelle forme spaziali della Basilica di San Pietro. Così che nei pensieri di Galilei ci si presenta intellettualmente di nuovo ciò che come cristallizzato in meccanica, come meccanica umana sta nella Basilica di San Pietro. Ma è singolare che lo stesso uomo in questo discorso dovette attirare l’attenzione sul fatto che il giorno di morte di Michelangelo fosse il giorno di nascita di Galilei. Cioè, l’intellettuale, i pensieri che meccanicamente attraverso Galilei furono impressi nell’intellettualità, apparvero in una personalità che nacque nel giorno di morte di colui che li aveva collocati nello spazio. E così si dovrebbe domandare: Chi ha costruito attraverso Michelangelo la meccanica, che l’umanità ebbe più tardi attraverso Galilei, nella Basilica di San Pietro?»
Da un’ora esoterica (di istruzione) a Berlino, 11 dicembre 1911 (secondo appunti da memoria di un ascoltatore)
«Quando attraversiamo il portale della morte dopo la vita fisica, dopo aver lavorato sulla Terra al nostro progresso e alla trasformazione dei nostri corpi, consegniamo quella parte che del nostro corpo eterico abbiamo trasformato a un’essenza angelica come suo tributo, a cui egli attende e a cui ha diritto. Questo tributo, questa quota viene irradiata dall’Angelo e resa utile alle generazioni di esseri umani che seguono, per cui i pensieri delle invenzioni e del progresso in generale si propagano e possono venire all’apparenza. Se questo non accadesse, se gli esseri umani non lavorassero sulla trasformazione dei loro corpi eterici, ma si occupassero esclusivamente delle futilità del piano fisico, allora il mondo si sentirebbe completamente solo e infine dovrebbe andare in rovina.»
«I risultati che si conseguono nella trasformazione del corpo astrale sono consegnati dopo la morte a un’Arcangelo, che a sua volta li irradia su altri esseri umani. Così delicate e nascoste agiscono queste forze cedute dei nostri corpi astrali, che si può soltanto dall’occultismo indicare come avviene. Così per esempio Paracelso visse dal 1493 al 1541 e morì, dopo aver lavorato tremendamente sul suo corpo astrale attraverso le molte esperienze che aveva attraversato, vigoroso nel suo 48º anno di vita. Le forze trasformate del suo corpo astrale furono trasferite dagli Arcangeli a Goethe nel suo 48º anno di vita così importante per lui, quando per lui cominciò un nuovo periodo completamente nuovo della vita, dove per esempio rielaborò il « Faust » e approfondì molti misteri. Aggiunse al suo « Faust » il « Prologo nel Cielo », per cui il « Faust », invece di essere soltanto la storia di un singolo uomo, fu collegato con lo sviluppo di tutta l’umanità.»
«Ora rimane ancora l’Io da considerare. Anche la forza da esso portata, in particolare presso individualità molto forti, viene trasmessa a uno degli Archai, che l'usa dopo lunghi periodi di tempo per far discendere nuove forze nell’umanità. Questo è ciò che accade nello spirituale dopo la morte.»
In memoria di Frater Stefano Ravaglia
anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.
Libera AntroposofiaArchivio digitale della Scienza dello Spirito di Rudolf SteinerInfo e ContattiTutti i contenuti presenti in questa piattaforma sono esenti da copyright
o sono stati legalmente concessi dai tenenti diritto.