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O.O. 219

Il rapporto del mondo stellare verso l’uomo e dell’uomo verso il mondo stellare. La comunione spirituale dell’umanità

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1°La formazione del germe spirituale dell'organismo fisico umano fra la morte e una nuova nascita

Dornach, 26 Novembre 1922

Dal passaggio dell’uomo attraverso i due lati della sua esistenza — attraverso il mondo spirituale fra la morte e una nuova nascita e attraverso il mondo fisico-terrestre fra la nascita e la morte — tratteranno queste conferenze.

Oggi vorrei ricordare ai vostri animi alcune cose che potrebbero esservi venute incontro nelle recenti conferenze qui tenute. Vi ho detto: nel periodo più importante che trascorre fra la morte e una nuova nascita, l’uomo si trova nel mondo spirituale con una coscienza essenzialmente più elevata di quella che possiede qui, nel suo corpo fisico sulla terra. Quando qui sulla terra stiamo nel nostro corpo fisico, questa coscienza terrestre-sensoriale e nervosa dipende dall’organizzazione totale dell’uomo. Ci sentiamo come uomini qui, poiché portiamo dentro la nostra pelle l’organizzazione del cervello, l’organizzazione dei polmoni, del cuore e così via. È questo ciò che possiamo dire essere dentro di noi. Ma con tutto ciò che ci circonda sentiamo di essere connessi, sia attraverso i nostri sensi, sia attraverso la nostra respirazione, sia attraverso l’assunzione di nutrimento.

Quando invece viviamo in quello stato che trascorre fra la morte e una nuova nascita, non possiamo parlare del nostro interno nello stesso senso. Poiché nel momento in cui varchiamo la porta della morte — sì, persino nel momento in cui entriamo nel sonno, sebbene la coscienza sia allora paralizzata — gli stati di vita incoscienti si svolgono come io li ho rappresentati. Ci troviamo in tale stato, che propriamente possiamo designare il tutto, l’universo, come nostro interno.

Mentre dunque qui sulla terra abbiamo un’organizzazione che si rivela nei nostri organi e nella loro interazione dentro la pelle — nel sonno solo incoscientemente, ma pienamente consapevoli fra la morte e una nuova nascita —, il nostro interno si rivela come un interno stellare. Ci sentiamo di fronte al mondo stellare in modo tale che agli esseri delle stelle diciamo, esattamente come qui ai polmoni e al cuore diciamo che appartengono al nostro interno fisico, che essi sono il nostro interno. Dal cadere nel sonno fino al risveglio abbiamo una vita cosmica. Dalla morte a una nuova nascita abbiamo una coscienza cosmica. Ciò che qui sulla terra è mondo esterno, specialmente quando dirigiamo lo sguardo verso le vastità dello spazio cosmico, diventa il nostro interno. E cosa ci si presenta nel mondo spirituale come l’esterno?

Il nostro esterno diventa precisamente ciò che ora è il nostro interno. Il nostro esterno diventa l’uomo stesso, ma l’uomo in modo del tutto particolare: l’uomo così che ciò che allora è esterno, lo costruiamo come una specie di germe spirituale, da cui deve scaturire il nostro futuro corpo terrestre fisico. In connessione con gli esseri delle gerarchie superiori elaboriamo questo germe spirituale. Esso è presente in un determinato punto del percorso della vita fra la morte e una nuova nascita. Esiste come entità spirituale, ma porta in sé, come entità spirituale, le forze che allora organizzeranno il corpo fisico dell’uomo, così come, diciamo, il germe vegetale porta in sé le forze che organizzeranno la pianta successiva. Solo che dobbiamo raffigurarci il germe vegetale piccolo e la pianta grande; il germe spirituale dell’organismo fisico umano è invece un universo di grandezza incommensurabile, sebbene propriamente parlare di «grande» per questi stati non sia del tutto corretto.

Ho però anche indicato che questo germe spirituale ci sfugge in una certa epoca. Sentiamo, da un certo momento in poi: abbiamo elaborato il germe spirituale del nostro organismo fisico in connessione con altri esseri dell’universo, con esseri delle gerarchie superiori; l’abbiamo condotto fino a un certo punto. Allora esso ci sfugge, e si immerge nelle forze terrestri fisiche, con cui è affine, e che provengono dal padre e dalla madre. Si unisce con l’elemento umano del flusso ereditario. Scende sulla terra prima di noi stessi come uomini spirituale-animici, così che noi trascorriamo ancora, sebbene per breve tempo, nel mondo spirituale, quando la connessione di forze del nostro organismo fisico è già scesa sulla terra e vive come tale nel germe umano nel grembo della madre.

In questo tempo, noi attingiamo dall’etere cosmico le forze e le sostanze dell’etere cosmico stesso e formiamo il nostro corpo eterico verso il nostro corpo astrale e l’Io. E come tale essere nell’Io, nel corpo astrale e nel corpo eterico, scendiamo noi stessi sulla terra e ci uniamo con ciò che è diventato dal germe spirituale mandato giù precedentemente. A chi osserva attentamente questo processo, diventa particolarmente chiaro come l’uomo in realtà stia in rapporto con l’universo. E questo diventa chiaro a colui che, prima di tutto, osserva tre manifestazioni dell’entità umana — a cui è già stata attirata l’attenzione in altre occasioni, anche nel contesto antroposofico — quando osserva quelle tre manifestazioni della natura umana, per cui l’uomo diventa effettivamente l’essere che è sulla terra.

Nasciamo davvero diversamente da bambini di quel che siamo poi. Impariamo solo sulla terra a camminare, a parlare, a pensare. Ciò che rimane oscuro nell’uomo fra la nascita e la morte — la volontà — e ciò che rimane mezzo oscuro — il sentimento — sono già presenti, anche se in modo primitivo, nel bambino piccolissimo. La vita sentimentale, anche se completamente rivolta alle funzioni interne, è presente nel bambino piccolo. La vita volontaria è presente. Ne sono prova i movimenti, anche se caotici, che il bambino compie.

Che dalla vita sentimentale e dalla vita volontaria, in età successiva, diventi qualcosa di diverso da quanto è nel bambino, la causa ne è che gradualmente il pensiero si sviluppa, e questo pensiero permea il sentimento, permea la volontà: così il sentimento e la volontà diventano qualcosa di più perfetto. Ma essi sono già presenti nel bambino. Il pensiero, invece, è qualcosa che il bambino elabora solo qui sulla terra, in connessione con altri uomini, sotto l’insegnamento degli altri uomini. Egualmente avviene con il camminare e il parlare, che il bambino si appropria prima del pensiero.

A chi ha un sentimento sufficientemente profondo per il vero umano, già dalla considerazione di come il bambino si sviluppa attraverso il camminare, il parlare e il pensiero, si apre quale ruolo significativo abbiano questo camminare, parlare e pensiero nello sviluppo umano terrestre. Ma l’uomo non è solo un essere terrestre. L’uomo è un essere che, così come appartiene alla terra e alle sue forze, alle sue sostanze, appartiene anche al mondo spirituale, agli esseri delle gerarchie superiori, alle attività che si dispiegano fra i singoli esseri di queste gerarchie superiori. L’uomo appartiene solo con una parte del suo essere all’esistenza terrestre; con un’altra parte del suo essere appartiene a un mondo che non è quello sensibile.

In questo mondo, che non è quello sensibile, egli prepara, come ho già menzionato, il suo germe spirituale. Vi ho detto che non si deve credere che tutti gli atti culturali e civilizzativi dell’uomo sulla terra, per quanto complicati e grandiosi possano essere, raggiungano in grandiosità ciò che viene compiuto fra gli uomini e gli esseri delle gerarchie superiori per costruire inizialmente, in questo meraviglioso intero, l’organismo fisico umano nel mondo spirituale. Ma ciò che è costruito là, e che, come ho mostrato, è in realtà mandato giù prima di noi sulla terra, è tuttavia qualcosa di diversamente organizzato rispetto a ciò che allora qui sulla terra è presente come uomo fra la nascita e la morte.

Ciò che l’uomo costruisce sul germe spirituale del suo organismo fisico ha anche forze in sé. L’intera costruzione, che poi si congiunge con il germe umano fisico — che propriamente diventa il germe umano fisico poiché assume le sostanze dai genitori —, è dotata di tutte le proprietà e forze possibili. Solo per tre cose non riceve forze all’interno del mondo spirituale stesso, e sono precisamente il pensare, il parlare, il camminare. Pensare, parlare e camminare sono attività interamente umane sulla terra.

Prendiamo il camminare, prendiamo in generale tutto ciò che è connesso con il camminare, potrei dire l’orientamento dell’uomo nella sua esistenza fisica terrestre in generale. In fondo, quando muovo il braccio, quando muovo la testa, anche questo è qualcosa di connesso con il meccanismo del camminare. L’erigimento dell’uomo in età infantile è un orientamento. Tutto ciò è connesso con quella che si chiama la gravità della terra, è connesso con il fatto che tutto ciò che fisicamente vive sulla terra ha un peso. In ciò che si sviluppa come germe spirituale fra la morte e una nuova nascita, però, non si può parlare di peso, non di pesantezza.

Tutto ciò che è connesso con il camminare ha dunque a che fare con la gravità. È un superamento della gravità. È un immergersi nella gravità. Quando solleviamo una gamba per fare un passo, ci immergiamo nella gravità. Ce l’appropriamo solo sulla terra, questo immergersi nella gravità: esso non è presente fra la morte e una nuova nascita, ma ha un analogo là. Anche là abbiamo un orientamento, solo che non è quello nella gravità, poiché nel mondo spirituale non c’è gravità, non c’è peso. Là l’orientamento è puramente spirituale, e precisamente così che a ciò che qui sulla terra corrisponde al sollevamento di una gamba, all’immergersi nella gravità, corrisponde nel mondo spirituale il diventare affine, diciamo, con un essere delle gerarchie superiori, che appartiene alla forma degli Angeloi o degli Archangeloi. Se mi sento interiormente prossimo sotto l’influsso di un essere della gerarchia degli Angeloi, o diciamo degli Exusiai, con cui l’uomo collabora, così l’uomo si orienta fra la morte e una nuova nascita. Come qui sulla terra abbiamo a che fare col nostro peso, là abbiamo a che fare con ciò che di forze di simpatia emana dai singoli esseri delle gerarchie superiori verso il nostro stesso essere umano.

Non è come con la gravità, che ha una direzione: verso la terra. Ciò che nel mondo spirituale corrisponde là alla gravità ha tutte le direzioni, poiché gli esseri spirituali delle gerarchie superiori non sono ordinati centralmente, sono ovunque, e l’orientamento non è uno così geometrico, potremmo dire, come l’orientamento verso il peso verso il centro della terra: è un orientamento verso tutte le direzioni. A seconda che l’uomo debba costruire il proprio polmone, o debba elaborare qualcos’altro in connessione con gli esseri delle gerarchie superiori, egli può dire: Sono attratto verso la terza gerarchia, sono attratto verso la prima gerarchia. — Si sente immerso nell’intero mondo delle gerarchie. Si sente tirato o anche respinto verso tutti i lati — non fisicamente come mediante la gravità, ma spiritualmente. Questo corrisponde, nel mondo spirituale, all’orientamento fisico entro la pesantezza sulla terra.

Qui sulla terra l’uomo impara a parlare, e anche questo appartiene al suo essere terrestre. Non possiamo parlare all’interno del mondo spirituale fra la morte e una nuova nascita. Per il parlare occorrono gli organi vocali fisici. Questi non ci sono; abbiamo però, all’interno del mondo spirituale fra la morte e una nuova nascita, la seguente forma di esperienza: ci sentiamo alternati ritmicamente ristretti dentro il nostro stesso essere umano. Lì la nostra coscienza molto più elevata si contrae. Come qui sulla terra abbiamo il sonno, dove ci chiudiamo in noi stessi, così anche fra la morte e una nuova nascita ci chiudiamo in noi stessi. Poi però ci apriamo di nuovo. Come qui sulla terra fisica dirigiamo verso l’universo il nostro occhio e i nostri altri sensi, così anche là: dirigiamo i nostri organi di percezione spirituali verso gli esseri delle gerarchie superiori, lasciamo irradiare il nostro essere verso le vastità, lo ritiriamo di nuovo in noi. È un processo respiratorio spirituale, ma si svolge così che lo si potrebbe rappresentare più o meno così. Se si volesse rappresentare con parole terrene, con rappresentazioni tratte dalla vita terrestre, quello che l’uomo si dice là nel mondo spirituale, si dovrebbe dire più o meno il seguente: Ho come uomo nel mondo spirituale questo o quello da fare. Lo so per mezzo di quelle possibilità di percezione che nel mondo spirituale mi sono proprie fra la morte e una nuova nascita. Mi sento come questo essere umano, come questa individualità. Ma così come io sulla terra espiro, così mi lascio fluire animicamente nell’universo — divento uno con il cosmo. E così come io sulla terra inspiro, così riprendo in me, come uomo, ciò che ho sperimentato nel mio essere fluito. — Questo accade continuamente fra la morte e una nuova nascita. Schematicamente lo potrei rappresentare così:

Supponiamo che l’uomo si senta nel suo proprio essere (rosso). Allora l’uomo si sente dilatato nelle vastità cosmiche. Espande il suo proprio essere in ciò che è fuori (giallo). Presto l’uomo è dunque concentrato nel suo proprio essere (rosso), presto è espanso col suo proprio essere verso le vastità dell’universo. Voglio disegnare ancora una volta questa concentrazione, dopo che l’espansione è avvenuta, in modo particolare: ecco dunque l’essere umano (rosso), e ora ritirate ciò che è fuori (giallo) di nuovo in sé, così che è concentrato nel proprio essere, come l’uomo dalle vastità fisiche dell’universo ritira l’aria in sé durante l’inspirazione.

Sì, ma se prima abbiamo espanso il nostro essere su tutto il cosmo, poi lo ritiriamo di nuovo in noi, allora inizia in noi — non posso esprimerlo diversamente — ciò che abbiamo abbracciato, espandendo il nostro essere verso le vastità cosmiche, e che ritiriamo di nuovo in noi, inizia in noi a dire ciò che esso è. E allora diciamo, fra la morte e una nuova nascita: il Logos, in cui ci siamo dapprima immersi, il Logos parla in noi.

Noi abbiamo qui sulla terra, riguardo al linguaggio fisico, prevalentemente la sensazione che sviluppiamo le parole espirando. Noi abbiamo, fra la morte e una nuova nascita, la percezione che le parole, le quali sono sparse nell’universo e significano l’essenza dell’universo, durante l’inspirazione del nostro essere entrano in noi e si rivelano loro stesse come parola cosmica in noi. Parliamo qui sulla terra espirando, parliamo nel mondo spirituale inspirando. E mentre uniamo in noi ciò che il Logos, ciò che la parola cosmica ci dice, nei nostri esseri si accendono i pensieri cosmici. Qui ci affatichiamo attraverso il nostro sistema nervoso a coltivare i pensieri terrestri; là aspiriamo dentro noi stessi i pensieri cosmici dal linguaggio del Logos, che emerge dopo che prima abbiamo espanso il nostro essere su tutto l’universo.

Ora comprendete in tutta la vivacità questa connessione! Vi dite fra la morte e una nuova nascita: Ho questo da fare — lo prendete come esperienza interiore da ciò che prima avete sperimentato, che dobbiate fare questo o quello. Con questa intenzione, di fare questo o quello, espandete il vostro essere verso le vastità del mondo, ma così che questa espansione accade in orientamento. Se qui vi dite: Devo comprare del burro — questa è un’intenzione. Vi mettete in movimento verso Basilea, per esempio, per comprarvi il burro e portarlo qui. Fra la morte e una nuova nascita coltivate anche un’intenzione rispetto a quelle cose che devono essere compiute lì nell’altro mondo, e espandete il vostro essere. Nella vostra intenzione c’è che voi fate dentro di voi tutto ciò che ora anche vi orienta; ma quando questo viene fatto, vi attrae verso un essere angelico, quando quello viene fatto, forse verso un essere di volontà e così via. Essi si uniscono col vostro essere espanso. Inspirate: questo essere esprime ciò che è sua parte del Logos, e i pensieri cosmici da questo essere vi si accendono.

Propriamente, quando l’uomo qui sulla terra, riguardo al suo germe spirituale, fluisce giù — noi stessi rimaniamo allora ancora qualcosa, come ho mostrato, lassù nel mondo spirituale —, non è dal mondo spirituale portato a pensare nel senso terrestre, a parlare nel senso terrestre, nemmeno a camminare nel senso terrestre della gravità, bensì è portato a muoversi, a orientarsi fra gli esseri delle gerarchie superiori. Non è portato al parlare, bensì è portato a far risuonare in sé il Logos. Non è portato ai pensieri oscuri della vita terrestre, bensì è portato ai pensieri che brillano in lui all’interno del cosmo.

Ciò che qui sulla terra è camminare, parlare, pensiero, ha le sue analogie lassù nel mondo spirituale: primo, l’orientamento all’interno delle gerarchie; secondo, il diventare vivo-risonante-interiore della parola cosmica; terzo, lo splendore spirituale interiore dei pensieri cosmici.

Figuratevi ora vividamente l’uscita dell’uomo dopo la morte verso le vastità dell’universo. Egli passa così attraverso le sfere planetarie nel circuito della terra. Ho parlato di tali cose nelle recenti conferenze qui tenute. Egli passa attraverso la sfera lunare, la sfera di Venere, la sfera di Mercurio, la sfera di Giove, la sfera di Saturno. Immaginatevi che sia uscito nelle vastità cosmiche. Allora vede le stelle sempre d’altro canto. Dalla terra guardiamo verso le stelle (freccia verso l’alto); ma quando siamo fuori, guardiamo da fuori verso l’interno (freccia verso il basso). Le forze che qui ci permettono di vedere le stelle, ci danno l’immagine fisica delle stelle. Le forze che ci permettono di vedere le stelle d’altro canto non ci fanno sembrare le stelle come appaiono qui, ma d’altro canto vediamo le stelle interamente come entità spirituali. E quando poi — naturalmente devo usare espressioni terrene — usciamo dall’ambito della nostra sfera planetaria, così come lo sviluppo cosmico ora è (questo «ora» è certamente un ora cosmico, che dura a lungo), allora ci diciamo, dalla comprensione che ci appropriamo mediante la coscienza più elevata che abbiamo fra la morte e una nuova nascita: La più grande benedizione è per noi il fatto che le forze di Saturno non solo brillano nella terra planetaria della terra, ma anche verso le vastità dello spazio cosmico. — Allora sono certamente qualcosa di completamente diverso dai piccoli insignificanti raggi bluastri di Saturno che qui sulla terra possono essere visibili. Allora ci appaiono i raggi spirituali che splendono nell’universo, che persino smettono di essere spaziali, che brillano in un non-spaziale, così che diciamo fra la morte e una nuova nascita: Guardiamo con riconoscenza indietro qui verso il pianeta più esteriore del nostro sistema planetario terrestre, verso Saturno — infatti Urano e Nettuno non sono veri pianeti della terra, sono venuti dopo —, siamo consapevoli che non solo brilla sulla terra, ma brilla anche verso le vastità dello spazio cosmico. A ciò che irradia là di raggi spirituali, lo dobbiamo il fatto che siamo spogliati della pesantezza terrestre, spogliati di quelle che sono le forze vocali fisiche, di quelle che sono le forze di pensiero fisiche. Saturno è veramente il nostro più grande benefattore fra la morte e una nuova nascita nel suo irradiare verso le vastità cosmiche; egli è, da questo punto di vista spirituale, l’opposto esatto delle forze lunari.

Le forze lunari spirituali ci incatenano sulla terra; le forze spirituali di Saturno ci permettono di vivere nelle vastità dell’universo. Qui sulla terra siamo uomini a cui le forze lunari hanno un significato del tutto particolare; ho mostrato come svolgono persino il loro ruolo nel nostro risveglio quotidiano. Ciò che per noi sulla terra sono le forze lunari, sono per noi ciò che dalla sfera più esteriore del nostro sistema planetario, come forze di Saturno, irradiano nello spazio cosmico. In verità, questo irradiare non è così che dobbiate immaginarvi: Bene, Saturno ha un lato anteriore, irradia giù sulla terra, ha un lato posteriore, irradia nello spazio cosmico. Non è così, bensì Saturno, se fosse così (vedi disegno), si muove in questa orbita. Ora irradia spiritualmente da tutte le parti (rosso), così che l’irradiare accade così. — Al contrario: Saturno fisico appare, direi, come un buco in questa sfera di Saturno cosmico, che brilla spiritualmente nello spazio cosmico. È proprio così che ciò che irradia là copre tutto ciò che è terrestre per noi da un certo punto dopo la morte, ma lo copre con la luce.

Ora, contemplato cosmicamente è così: qui sulla terra l’uomo sta sotto l’influsso delle forze lunari spirituali; fra la morte e una nuova nascita sta sotto l’influsso delle forze di Saturno. E mentre scende nuovamente sulla terra, si sottrae alle forze di Saturno e gradualmente viene nella sfera delle forze lunari. Cosa accade? Finché l’uomo è affine alla sfera delle forze di Saturno — e a Saturno, se posso dire così, aiutano Giove e Marte, che hanno un compito particolare, di cui parlerò la prossima volta —, finché l’uomo cioè sta sotto l’influsso di Saturno, Giove e Marte, egli vuole proprio diventare un essere che non cammina e parla e pensa nel senso terrestre, bensì che si vuole orientare fra esseri spirituali, che vuole vivere il Logos in sé risonando, che vuole avere i pensieri cosmici in sé splendendo. E con questi intenti interiori allora, in verità, il germe spirituale dell’organismo fisico è mandato giù sulla terra.

L’uomo che scende dai mondi spirituali sulla terra non ha cioè la minima inclinazione a sottomettersi alla pesantezza terrestre, non ha inclinazione a camminare, a mettere in vibrazione gli organi vocali così che la sua lingua fisica risuoni, a pensare con un cervello fisico alle cose fisiche. Non ha niente di tutto questo. Lo riceve per il fatto che, mentre come germe spirituale fisico è mandato giù dalla sfera delle forze di Saturno sulla terra, passa attraverso il sole e allora viene nella sfera planetaria dell’altro, nella sfera di Mercurio, Venere, Luna. Mercurio, Venere e Luna trasformano le disposizioni cosmiche all’orientamento spirituale, all’esperienza del Logos, allo splendere dei pensieri cosmici dentro, nelle disposizioni al parlare, al pensare, al camminare. E la trasformazione è effettuata dal sole, cioè dal sole spirituale.

Per il fatto che l’uomo viene nella sfera lunare — e alle forze lunari aiutano proprio le forze di Venere e Mercurio —, quelle che, se posso esprimermi così, disposizioni celesti all’orientamento e al Logos e al pensiero sono trasformate in disposizioni terrestri. Propriamente, rivolgendoci al bambino umano qui sulla terra, mentre inizia a eriggersi dalla posizione strisciante, dovremmo rivolgerci a lui così che diciamo: Tu eri, prima di essere accolto da forze di Mercurio, Venere, Luna, disposto lassù nelle sfere celesti per l’orientamento spirituale entro le gerarchie, per l’esperienza interiore del Logos risonante, per l’illuminazione interiore con i pensieri cosmici. La metamorfosi di quelle capacità celesti in capacità terrestri hai tu compiuto, e hai lavorato a questo compimento, mentre passavi attraverso l’intera sfera planetaria, e il sole proprio ha effettuato la trasformazione del celeste in ciò che è terrestre.

Ma intanto accade qualcosa di perfettamente tremendo: accade questo, che l’uomo, mentre entra dal celeste nel terrestre, sperimenta solo un lato dell’eterico. L’eterico è diffuso all’interno dell’intera sfera planetaria e stellare. Ma nel momento in cui le capacità celesti si trasformano in capacità terrestri, l’uomo perde l’esperienza della moralità cosmica. Quando si sperimenta l’orientamento entro gli esseri delle gerarchie superiori, lo si sperimenta non solo permeato di leggi naturali, ma lo si sperimenta come orientamento morale. Là tutto è al contempo morale. Egualmente il Logos parla nell’uomo, non come i fenomeni naturali amoralmente — anche se non antimoralmente, ma amoralmente parlano i fenomeni naturali —: il Logos parla con moralità. E egualmente i pensieri cosmici brillano nel senso della moralità.

Saturno, Giove, Marte contengono, anche se ciò deve essere espresso all’orrore dei fisici, accanto alle loro altre forze, decisamente forze che sono orientanti dal punto di vista morale. Solo quando l’uomo trasforma queste caratterizzate capacità nel camminare, parlare, pensiero, perde gli ingredienti morali.

Questo è straordinariamente importante. Quando qui sulla terra parliamo dell’etere, in cui inizialmente viviamo, quando ci avviciniamo alla terra per allora nascere, parliamo dell’etere così che gli attribuiamo tutte le proprietà. Ma questo è solo un lato dell’etere. L’altro lato è che esso è una sostanza che agisce moralmente, che è permeato ovunque da impulsi morali. Come è permeato di luce, così è permeato da impulsi morali. Questi non sono presenti nell’etere terrestre.

Ora però è così, che l’uomo, come essere terrestre, non è completamente abbandonato dalle forze all’interno delle quali vive fra la morte e una nuova nascita. Potrebbe essere — se per qualche disposizione divina nell’ordine mondiale fosse accaduto così, che l’uomo qui sulla terra non avesse nemmeno il sospetto che, oltre a un essere fisico, dovrebbe essere un essere morale — che il suo camminare, parlare, pensiero qui sulla terra corrispondesse a un orientamento celeste, a un Logos celeste, a un’illuminazione celeste con i pensieri cosmici. L’uomo non sa, se non gli è suscitato dentro, sulla terra molto dei controcampi celesti di ciò che è suo terrestre; ma presentimenti di questi sono ben presenti in lui. Tutto ciò che unirebbe l’uomo al mondo spirituale sarebbe sulla terra puramente dimenticato, nemmeno la coscienza si muoverebbe, se non ci fossero tuttavia residui del celeste sulla terra.

Voglio partire da qualcosa di del tutto determinato. Quello che vi dico ora apparirà anzitutto paradossale, ma corrisponde interamente ai fatti stabilibili spiritualmente. Supponiamo che abbiamo qui la terra stessa (rosso), abbiamo qui la sua aria circostante (chiaro). Naturalmente non è disegnato nel giusto rapporto, ma questo non importa. E abbiamo poi, più lontano fuori, quello che gradualmente transita nel mondo spirituale: abbiamo l’etere cosmico, che gradualmente transita nel mondo spirituale. Allora smette. Se disegno, devo ancora disegnare spazialmente, ma propriamente diventa non-spaziale lì fuori (vedi disegno, giallo). Bene, qui sulla terra respiriamo, inspiriamo ed espiriamo l’aria, ed è il ritmo respiratorio. Ma fuori espandiamo il nostro essere nel cosmo, così che il Logos, i pensieri cosmici li prendiamo in noi. Là lasciamo il mondo parlare in noi. Questo accade anche in ritmo, in un ritmo che si orienta secondo gli esseri stellari. Fuori c’è anche ritmo. Qui sulla terra è così che in noi umani sta il ritmo respiratorio, che sta in un certo rapporto con il ritmo circolatorio, come uno a quattro, quattro battiti del polso durante un respiro. Fuori, ciò che inspiriamo ed espiriamo spiritualmente è ritmo mondiale. Qui viviamo dal fatto che abbiamo un numero determinato di respiri, un numero determinato di battiti circolatori al minuto. Viviamo come uomini sulla terra dal nostro ritmo respiratorio, dal nostro ritmo circolatorio. Spingiamo fuori nel mondo, viviamo fuori in un ritmo mondiale, inspirando il mondo morale-eterico — là siamo in noi; e respirandolo di nuovo — là siamo insieme agli esseri delle gerarchie superiori. Così come qui nel nostro corpo fisico, entro la pelle, abbiamo movimenti regolari suscitati ritmicamente, così abbiamo fuori, nell’andamento e nella posizione delle stelle, questi stimolatori nel ritmo mondiale, in cui ci immemoriamo fra la morte e una nuova nascita.

È quindi veramente così: là (vedi disegno) è la terra con la sua prossima circostante. Viviamo nell’aria, dispieghiamo nell’aria il nostro ritmo respiratorio. È straordinariamente regolare. La sua irregolarità significa malattia per l’uomo. Fuori là, però, dovremmo, direi, passare attraverso uno spazio cosmico intermedio — sperimentiamo il ritmo mondiale, mentre viviamo nell’etere mondiale moralmente permeato fuori. Questi sono due ritmi differenti: il ritmo umano, il ritmo mondiale; entrambi sono ritmi umani, poiché il ritmo mondiale è il ritmo umano fra la morte e una nuova nascita.

Il mondo ha qui sulla terra il ritmo dell’umanità regolare; fuori, il ritmo a cui noi stessi partecipiamo fra la morte e una nuova nascita. Cosa c’è fra entrambi? Il ritmo dell’umanità ci permette, fra la nascita e la morte, di parlare parole umane, di appropriarci le parole umane, il linguaggio umano. Il ritmo mondiale ci permette, fra la morte e una nuova nascita, di far risuonare in noi la parola cosmica. La terra ci dà il linguaggio; l’universo, l’universo spirituale, ci dà il Logos. Voi intuirete che appare del tutto diversamente, dove quel ritmo tesse, che ci dà il Logos, di quanto qui sulla terra nell’aria, dove dispieghiamo la parola umana.

Come sono delimitati dunque i due ambiti? Guardiamo fuori al mondo fisico. Guardiamo fuori non il ritmo mondiale. Entrambi sono connessioni interne armoniche e interamente conformi a leggi. Cosa c’è fra entrambi? Fra entrambi c’è quello a cui il ritmo mondiale, mentre, direi, si avvicina troppo alla terra, si disperde, e che eventualmente porta anche il ritmo respiratorio umano in disordine: fra entrambi sono tutti quei fenomeni che si esprimono nei fenomeni aerei, in tutto ciò che appartiene alla meteorologia. Se sulla nostra terra non accadessero grandinate, temporali, formazione di nuvole, vento, se l’aria, inizialmente, accanto a quello che significa regolarmente per la nostra respirazione ossigeno e azoto, non avesse questo carattere della meteorologia in sé — perché è sempre là, anche quando sembra pura —, noi guarderemmo fuori nell’universo e fuori contempleremmo un ritmo di diversa natura, ma l’immagine completa, solo tradotta nella grandiosità, del nostro ritmo respiratorio. I fenomeni caotici del tempo stanno fra le due regolarità del mondo. I fenomeni caotici del tempo separano l’uno dall’altro il ritmo mondiale e il ritmo respiratorio dell’uomo.

In una maniera simile l’uomo qui sulla terra è sottoposto alla pesantezza. Ordina la sua andatura, ordina ogni movimento della mano in questa pesantezza, in queste forze di pesantezza. Fuori sono completamente diverse, là sono orientate verso tutti i lati. Là corrono le linee da essenza a essenza delle gerarchie superiori. Cosa c’è fra entrambi? Così come il tempo è fra il ritmo celeste e il ritmo umano-terreno — cosa c’è fra il contrasto della pesantezza del cosmo e della pesantezza della terra?

Bene, proprio così come il tempo è fra i ritmi, così è fra le forze contrapposte, la gravità e la forza spirituale di orientamento celeste, quello che si svolge sulla terra come le forze vulcaniche, come le forze dei terremoti. Sono irregolari.

Con quale interesse sono stati descritti, per esempio, i meravigliosi insediamenti dell’isola di Pasqua, che giace nel Pacifico, che contiene resti particolarmente meravigliosi di formazioni antiche. Ricorderete come proprio queste formazioni sono state descritte. Dall’inizio di novembre tutto sparito! Un terribile terremoto e maremoto ha fatto scomparire l’isola di Pasqua dalla terra; è sprofondata nel mare.

Quello che si svolge in vento e tempo sta in intima connessione con i nostri processi respiratori, nel modo come l’ho descritto, visto dal cosmo. Quello che si svolge nelle forze vulcaniche sta così in connessione con la gravità, che effettivamente ci appare, se vogliamo solo vederlo in questa connessione, come se le potenze soprasensibili di tanto in tanto si riprendessero pezzi dalla terra, mentre intervengono nella conformità alle leggi delle forze di gravità, mentre da un altro lato imprimono nel caotico quello che le forze di gravità hanno gradualmente costruito, per riprenderlo. Così effettivamente agisce, su tutta la formazione terrestre come è sorta per mezzo della gravità, attraverso tali, direi, fenomeni terrestri. Ma mentre nel tempo si muovono l’aeriforme, il caldo e l’acqueo, qui abbiamo a che fare col solido terrestre e con l’acqueo, attraverso cui la terra rivolta.

Abbiamo a che fare con quello che conduce oltre la regolarità dei rapporti di peso, e che gradualmente porterà via la terra nello stesso modo in cui è sorta per mezzo della gravità. Che a questo se ne aggiunga un terzo rispetto alla meteorologia e al vulcanismo, di questo parlerò allora la prossima volta.

Una scienza ordinaria effettivamente non sa molto da fare con i fenomeni vulcanici e li spiega spesso così come ho letto, per esempio, poco tempo fa, in connessione con questo terribile terremoto. Là qualcuno scrisse un articolo al riguardo. Un geologo, cioè un sapiente in questo campo, descrisse la faccenda e allora disse: Sì, ma se ripensiamo alla causa di questi fenomeni, che di tanto in tanto tornano sempre e distruggono così tante cose sulla terra, dobbiamo contare questo ultimo terremoto nella categoria delle perturbazioni tettoniche della terra. — Che cosa significa: Se ripensiamo alla causa, dobbiamo contare questo nella serie delle perturbazioni tettoniche della terra? — Se si dice perturbazioni tettoniche della terra, questi sono sconvolgimenti, dove le diverse parti della terra si capovolgono intorno le une alle altre. Così, se vogliamo parlare della causa di questo capovolgimento, allora dobbiamo parlare del capovolgimento! La povertà viene dalla povertà!

È proprio così: se vogliamo vedere connessioni in queste cose, allora dobbiamo farci avanti verso lo spirituale. Poiché nel momento in cui prendiamo quello che la regolare conformità alle leggi naturali su qualche campo — diciamo sul campo della gravità o su quello dei fenomeni ritmici nell’etere — ci dà, se passiamo da questo a quello che dal cosmo conduce in un apparente caos (ma che però conduce attraverso questo caos su all’alto del cosmo), se, in altre parole, vogliamo penetrare per mezzo del vulcanismo e della meteorologia, allora dobbiamo farci avanti verso lo spirituale.

Quello che si presenta come una casualità — così allora la si chiama — si rivela all’interno dello spirituale nella sua piena connessione conforme alle leggi. Si può sapere che l’uomo, attraverso il meteorologico, fra la nascita e la morte viene tolto da quello in cui è fra la morte e una nuova nascita. Se si parla concretamente di fronte alle molte astrazioni che oggi ci sono, si può dire: Nelle regioni celesti l’uomo è dentro una conformità alle leggi, che qui sulla terra gli è coperta dal fatto che è legato nei fenomeni meteorologici della circolazione dell’aria. Il meteorologico è il muro divisorio fra quello che l’uomo sperimenta sulla terra e quello che sperimenta fra la morte e una nuova nascita.

In questo modo voglio sforzarmi di mostrarvi sempre più e più connessioni che veramente vanno nel concreto e non sono semplici parafrasi.

2°Lo stato di sonno dell'uomo d'inverno e d'estate. Angeli e Arcangeli alle finestre invernali

Dornach, 1 Dicembre 1922

Le conferenze che ho tenuto qui per una serie di settimane avevano essenzialmente il compito di mostrare come l’uomo partecipa, per mezzo della sua vita spirituale, a ciò che possiamo chiamare il mondo stellare, esattamente come partecipa attraverso la sua vita fisica terrestre

I vari corsi di conferenze che ho tenuto qui nel corso delle ultime settimane hanno avuto principalmente il compito di mostrare come l’uomo — attraverso la sua vita spirituale — partecipi alle cose che possiamo chiamare il mondo stellare, così come attraverso la sua vita fisica terrestre partecipa all’esistenza e agli accadimenti terrestri. Secondo quella concezione che abbiamo accolto attraverso l’antroposofia, occorre innanzitutto suddividere l’uomo nelle forze che vivono nel suo corpo fisico e nel suo corpo eterico — o corpo delle forze formative — e in quelle forze che vivono nel suo Io e nel suo corpo astrale. Voi sapete che egli separa da sé questi due lati della sua essenza in ogni stato di sonno.

Rivolgiamo lo sguardo per alcuni istanti a questo uomo addormentato. Da un lato abbiamo il corpo fisico umano, il corpo eterico o corpo delle forze formative — incoscienti, ma anche incoscienti l’essenza dell’Io e il corpo astrale. Possiamo ora chiederci: esiste anche una relazione fra questi due lati incoscienti della natura umana durante lo stato di sonno? — Sappiamo che nello stato di veglia, in cui si produce la coscienza ordinaria dell’uomo contemporaneo, quella relazione sorge attraverso il pensare, il sentire, il volere. Dobbiamo rappresentarci le cose cosicché, quando l’essenza dell’Io e il corpo astrale si immergono nel corpo eterico e nel corpo fisico, allora da questa compresenza sorge — e si accende — il pensare, il sentire, il volere.

Il pensare, il sentire, il volere non sono presenti nell’uomo addormentato. Ma se guardiamo al corpo fisico terrestre, dobbiamo allora dire: in questo corpo fisico terrestre sono attive tutte quelle forze che, secondo la nostra osservazione umana, appartengono all’esistenza terrestre. Possiamo pesare questo corpo fisico umano, e scopriremo che ha un peso. Si potrebbero — o almeno ci si potrebbe rappresentare ipoteticamente la possibilità di — compiere esami su come i processi materiali si svolgono in esso. Si troverebbero in esso processi materiali che sono la continuazione di quei processi che troviamo all’esterno nell’esistenza terrestre, che si continuano nell’interno dell’uomo attraverso la nutrizione. Nel corpo fisico troviamo anche ciò che si compie attraverso il processo respiratorio. Solo che si spegne o si immerge in completa oscurità tutto ciò che proviene dall’organizzazione della testa dell’uomo, ciò che appartiene al sistema nervoso sensoriale.

Quando poi consideriamo il corpo eterico, che permea il corpo fisico, non è certamente facile procurarsi un chiarimento su come questo corpo eterico agisce durante lo stato di sonno. Ma chi è già penetrato un po’ in ciò che la scienza dello spirito ha da dire sull’uomo, riconoscerà facilmente come l’uomo, anche attraverso il suo corpo eterico, vive addormentato in tutto ciò che sono le condizioni eteriche, le forze eteriche nel circondario dell’esistenza terrestre. Possiamo dunque dire: troviamo attivo, all’interno del corpo fisico, durante lo stato di sonno, tutto ciò che appartiene all’esistenza terrestre; troviamo attivo nel corpo eterico tutto ciò che appartiene al mondo eterico che avvolge e permea la terra.

Ma la cosa diventa più difficile quando naturalmente rivolgiamo lo sguardo spirituale — a quello che sta al di là del corpo fisico e del corpo eterico —, quando lo rivolgiamo all’essenza dell’Io e all’essenza astrale dell’uomo. Non possiamo affatto abbandonarci alla rappresentazione che questa essenza dell’Io, questa essenza astrale dell’uomo abbia qualcosa a che fare con la terra fisica, qualcosa a che fare con ciò che, come etere, avvolge e permea la terra.

Ciò che accade durante il sonno — ve l’ho già, potrei dire, descritto nei corsi che ho tenuto qui poco tempo fa; oggi voglio schizzarlo da un altro punto di vista —, ciò che accade nell’essenza dell’Io e nel corpo astrale dell’uomo, non possiamo riconoscerlo se non quando, attraverso la scienza dello spirito, penetriamo in ciò che, al di là degli sviluppi di forze fisiche e al di là dell’efficacia di forze eteriche, avviene ancora sulla terra e attorno alla terra.

Qui innanzitutto rivolgiamo lo sguardo al mondo vegetale. Vediamo il mondo vegetale spuntare dalla terra ogni primavera — almeno per la parte principale, per quanto non si tratta di alberi permanenti e simili. Vediamo poi il mondo vegetale diventare sempre più colorato e rigoglioso, e vediamo poi — con l’autunno — appassire di nuovo. Lo vediamo scomparire in un certo senso dalla terra, quando la terra si ricopre di neve.

Ma questo è solo un lato nello sviluppo del mondo vegetale. La conoscenza fisica ci dice che questo sviluppo del mondo vegetale in primavera, il suo appassimento verso l’autunno, sono legati al sole. La conoscenza fisica ci mostra anche come, per esempio, il pigmento verde del mondo vegetale può formarsi solo sotto l’influenza della luce solare. Ciò che quindi si compie all’interno dell’azione fisica, ce lo mostra la conoscenza fisica; non ci mostra però che, mentre tutto questo avviene — il germogliare, il diventare verde, il fiorire, l’appassire delle piante —, si svolge anche qualcosa di spirituale. Ma proprio come nel corpo umano fisico avviene, per esempio, la circolazione del sangue, come i processi eterici nel corpo fisico si manifestano come effetti vascolari e così via, e come tuttavia questo corpo fisico umano è permeato dallo spirituale-animico, così anche i processi che si svolgono nel germogliare, nel diventare verde, nel fiorire, nell’appassire delle piante, e che osserviamo come processi fisici, sono dappertutto permeati e attraversati da effetti mondiali spirituali e animici. E come noi, quando vediamo il volto di un uomo — quando il suo sguardo cade su di noi, la sua mimica, forse il rossore del suo viso —, allora, secondo la nostra convivenza con il resto dell’umanità, non possiamo fare a meno di volgere attraverso il fisico, per così dire, lo sguardo della nostra anima verso lo spirituale, così dovremmo abituarci anche a scorgere, in ciò che accade nella — se così posso dire — fisionomia e nel cambiamento di colore della copertura vegetale della nostra terra, qualcosa di spirituale-animico.

Per quanto vogliamo riconoscere solo fisicamente, diciamo: il calore solare e la luce solare agiscono sulla pianta, formano in essa i succhi della pianta, formano in essa la clorofilla e così via. — Ma quando contempliamo tutto questo con lo sguardo spirituale, quando ci comportiamo di fronte a questa fisionomia vegetale della terra come ci comportiamo abitualmente di fronte alla fisionomia umana, allora ci si rivela qualcosa che voglio esprimere con una parola ben precisa, perché questa parola in realtà riproduce la realtà che si svolge lì. Il sole, che verso l’esterno invia solo la sua luce alla terra, non è solamente una sfera di gas luminosa, ma ancora qualcosa di essenzialmente diverso. Invia i suoi raggi verso la terra; ma così come invia i suoi raggi verso l’esterno e ovunque, quando si guarda verso il sole — per così dire il raggio ha il suo esteriore —, così il raggio ha anche il suo interno. Se qualcuno potesse guardare attraverso la luce solare, se potesse considerare la luce solare solo come una pelle esterna e guardare attraverso verso lo spirituale, allora vedrebbe il potere animico, l’essenza animica del sole. Noi vediamo effettivamente il sole, con la coscienza umana ordinaria, come vedremmo un uomo fatto di carta. Se vi fate fare un calco di voi stessi, in cui non c’è nulla se non la forma — la forma morta —, e lo collocate lì, allora è naturalmente qualcosa di diverso da un uomo che voi vedete veramente davanti a voi. Nel vero uomo vedete attraverso questa forma esterna verso lo spirituale-animico. Con il sole, per la coscienza umana ordinaria, è così che esso effettivamente si trasforma, per questa coscienza ordinaria, in un calco di carta. Non si vede attraverso la sua pelle, che è intessuta di luce. Ma se si guarda attraverso, allora si vede tutto l’essere spirituale-animico del sole.

Questo essere spirituale-animico del sole può arrivare alla nostra coscienza nella sua attività così come il lato fisico di carta del sole. Dal punto di vista della conoscenza fisica dico: il sole splende sulla terra, brilla sulle pietre, sul suolo. Lì la luce è riflessa. Così si vede tutto ciò che è minerale. I raggi solari penetrano nelle piante, le fanno diventare verdi, le fanno germogliare. Questo è tutto esteriore. — Se si guarda ora all’essere spirituale-animico del sole, allora non si può solo dire: la luce solare brilla sulle pietre, la luce solare è riflessa, così si vedono i minerali, la luce solare o il calore solare penetra nelle piante, così diventano verdi —, ma si deve dire: il sole — e ora si intendono le innumerevoli entità spirituali che abitano il sole e che sono il suo spirituale-animico —, il sole sogna, e i suoi sogni avvolgono la terra e formano le piante.

Se vi rappresentate la superficie della terra, con le piante fisiche che ne emergono, che raggiungono il fiore, allora in questo avete l’effetto dei raggi solari fisici. Ma al di sopra di ciò vive e ondeggia il mondo dei sogni del sole. Queste sono pure immaginazioni. E si può dire: quando il mantello di neve si scioglie in primavera e il sole ritorna a guadagnare la sua forza, allora poco a poco le immaginazioni del sole circondano e intessono la terra.

Queste immaginazioni del sole sono forze immaginate, e queste tessono il mondo vegetale. Se ora dobbiamo dire anche che questo mondo immaginativo, questa atmosfera immaginativa che circonda la terra, è particolarmente vivace dalla primavera all’autunno in una qualche regione dove per l’appunto è primavera o autunno sulla terra, allora naturalmente, in un certo modo, questo elemento da sogno dell’effetto solare esiste anche durante il periodo invernale. Solo che durante il periodo invernale, potrei dire, sono sogni opachi, mentre durante la stagione estiva sono sogni che si muovono e si plasmano. Questo elemento è quello in cui si sviluppano le immaginazioni del sole, quello in cui vivono e ondeggiano soprattutto anche l’essenza dell’Io e il corpo astrale dell’uomo, quando essi sono al di là del corpo fisico e del corpo eterico.

Da quel che ho detto potrete ricavare che effettivamente il sonno in estate significa qualcosa di completamente diverso che in inverno, benché all’inizio la vita umana e la sua coscienza, all’interno dello stato di coscienza attuale, siano così opache e paralizzate che queste cose non siano percepite. Nelle epoche più antiche dello sviluppo dell’umanità, gli uomini, attraverso i loro sentimenti, distinguevano molto precisamente fra il sonno invernale e il sonno estivo. E sapevano anche quale significato il sonno invernale e il sonno estivo avevano per loro. Gli uomini sapevano, in questi tempi antichi, che il sonno estivo era tale che potevano dire: durante l’estate la terra è intessuta di pensieri formativi. — Gli uomini dei tempi antichi l’esprimevano così: allora discendono gli dèi superiori durante l’estate e circondano la terra; durante l’inverno salgono gli dèi inferiori dalla terra e circondano la terra. — Questo mondo immaginativo, che è formato diversamente durante l’inverno e l’estate, lo si sentiva come il tessere degli dèi superiori e inferiori. Ma si sapeva anche, in questi tempi antichi della civiltà umana, che l’uomo, con la sua essenza dell’Io e con il suo corpo astrale, stava in questo mondo immaginativo che tesseva.

Ma proprio il fatto che ho appena sviluppato per voi ci mostra, quando l’osserviamo dalla scienza dello spirito, in quale relazione l’uomo stia con il cosmo al di là della terra già durante la sua esistenza terrestre. D’estate, quando è estate in una qualche regione della terra, l’uomo, durante il suo sonno, è effettivamente sempre avvolto da un’immaginazione cosmica nettamente delineata. Per questo, durante questo periodo estivo, egli è — potrei dire — spinto verso la terra, con il suo essere spirituale-animico. Durante il periodo invernale è diverso. Durante il periodo invernale, i contorni di queste immaginazioni diventano, per così dire, più larghi.

Durante l’estate ci sono immaginazioni chiaramente marcate — in figure variatissime — entro cui viviamo durante il nostro sonno con la nostra essenza dell’Io e la nostra essenza astrale. Durante l’inverno ci sono figure a maglie larghe attorno alla terra, e questo ha come conseguenza che ogni volta, quando inizia l’autunno, ciò che vive nella nostra essenza dell’Io e nel nostro corpo astrale viene — durante la notte — portato lontano nel mondo. Durante il caldo periodo estivo, ciò che vive nel nostro Io e nel nostro corpo astrale rimane, per così dire, di più nell’atmosfera spirituale-animica degli uomini. Durante il periodo invernale, ciò che vive nella nostra essenza dell’Io e nella nostra essenza astrale viene portato nelle vastità cosmiche. Si può già dire, senza che si dica qualcosa di puramente figurativo, bensì qualcosa di interamente reale: quello che l’uomo forma spiritualmente in sé, e che può portare fuori fra l’addormentarsi e lo svegliarsi attraverso la sua essenza dell’Io e attraverso il suo corpo astrale, dal suo corpo fisico e dal suo corpo eterico, questo si accumula durante la stagione estiva e fluisce durante la stagione invernale nelle vastità del cosmo.

Non possiamo come uomini pensare che, per così dire, ci rinchiudiamo nell’esistenza terrestre e il vasto mondo non sa nulla di noi. Non è così. Si può certamente dire che al tempo del solstizio d’estate, in estate, l’uomo può per primo nascondersi dagli spiriti mondiali, e potrebbe riuscire ad avere anche sentimenti riprovevoli; la fitta rete di immaginazioni non li lascia passare. Ma questo rimane. E al tempo del Natale, allora gli dèi guardano giù sulla terra; allora si rivela tutto quello che vive negli esseri umani e che, con il loro Io e con la loro essenza astrale, passa fuori. E si potrebbe già collocare l’immagine, che rappresenta una realtà: che con il periodo invernale le finestre della terra si aprono e gli angeli e gli arcangeli guardano giù per vedere come sono gli uomini sulla terra.

Noi sulla terra ci siamo abituati gradualmente, nella civiltà contemporanea, a esprimere ciò che ci permettiamo davanti alla conoscenza in modo filisteo-sobrio, non poetico. Gli esseri superiori rimangono sempre poeti, e perciò l’essenza di questi esseri non si esprime mai correttamente se la si descrive con parole fisicamente sobrie; allora si deve ricorrere a parole come quelle che ho appena usato: al tempo del Natale le finestre della terra si aprono, e gli angeli e gli arcangeli guardano attraverso le finestre quello che gli uomini fanno tutto l’anno. Gli esseri delle gerarchie superiori, anche quando pensano, sono poeti e artisti. La logica, come ordinariamente la vogliamo sviluppare, è solo un risultato della pesantezza terrestre, il che non significa che non sia altamente utile sulla terra.

Di ciò che vive nell’uomo è però così, nel suo comportamento come l’ho ora descritto, essenzialmente per questi esseri superiori, ciò che vive nell’animo dell’uomo. Quello che i professori escogitano, agli angeli non interessa: quelli che guardano alla finestra del Natale, lo guardano oltre. Dei pensieri non se ne curano così tanto per il momento. Ciò che accade nei sentimenti dell’uomo, nell’animo umano, è collegato a questo ciclo annuale del sole rispetto alla sua validità cosmica. Dunque, non è tanto che al tempo del Natale si presenti davanti al viso dei mondi divino-spirituali se siamo stupidi o intelligenti sulla terra, ma unicamente se siamo uomini buoni o cattivi, se siamo uomini dall’animo sensibile o egoisti. Questo è ciò che, attraverso la regolazione del ciclo annuale, è comunicato ai mondi cosmici.

Quello che pensiamo, così potreste credere, rimane sulla terra, perché poco fa ho detto che gli angeli e gli arcangeli non se ne curano quando guardano alle finestre del Natale. Ma non se ne curano per la ragione che — se mi esprimo ora in modo un po’ sobrio — appunto ricevono i coni di maggiore valore, le monete di maggior valore, che sono coniate dall’essere spirituale-animico dell’uomo. E queste monete di maggior valore sono coniate dall’animo, dal sentimento e da ciò per cui, per il contenuto del suo sentimento, del suo animo, l’uomo vale. I pensieri sono, per il cosmo, solo le monete di scambio, le monete di scarso valore; e queste monete di scarso valore sono ascoltate ogni notte da spiriti inferiori. Dunque, se siamo stupidi o intelligenti, questo è ascoltato ogni notte per il cosmo — certamente non per vaste porzioni del cosmo, ma solo per il circondario della terra, dagli, potrei dire, esseri più prossimi, quindi anche più subordinati, più elementari, che sono nel circondario della terra. Il ciclo diurno del sole è lì per comunicare al cosmo il valore dei nostri pensieri, per quanto i pensieri vanno: essi appartengono solo al circondario terrestre. Il ciclo annuale del sole è lì per portare più lontano nel cosmo il nostro animo, la nostra essenza affettiva. E la nostra natura volitiva non può, in questo modo, essere portata nel cosmo. Poiché il ciclo diurno è severamente regolato, si svolge in ventiquattro ore. Il ciclo annuale del sole è severamente regolato. Notiamo la severa regolazione del ciclo diurno nella severa regolazione logica dei nostri pensieri. Notiamo la regolazione del ciclo annuale nella conseguenza nei nostri sentimenti, in quanto ci sono certi sentimenti che dicono di qualcosa che l’uomo fa: è bene —, di qualcos’altro: è male.

Ma una terza cosa vive nell’uomo, ed è la volontà. La volontà è certo in collegamento con il sentire, e il sentimento non può fare a meno di dire di certe azioni: sono moralmente buone —, di altre: non sono moralmente buone. — Ma la volontà può fare il bene morale e può anche fare il non-bene morale. Qui vediamo che una severa regolazione non è presente. Come la nostra volontà sta al nostro essere umano, non è regolata nello stesso senso rigoroso come il pensare e il sentire. Non possiamo dire che un’azione cattiva sia buona o un’azione buona sia cattiva; non possiamo nemmeno dire che un pensiero logico sia illogico, uno illogico sia logico. Questo proviene dal fatto che il pensare è sotto l’influsso dell’effetto diurno del sole, il sentire è sotto l’influsso del ciclo annuale del sole. La volontà, però, sulla terra è lasciata all’umanità. E ora l’uomo potrebbe dire: sì, al massimo mi accade, se penso in modo illogico, che i miei pensieri illogici ogni notte siano portati nel cosmo e causino danno, ma cosa me ne importa? Non sono mica qui per mettere in ordine il cosmo. Qui sulla terra, dove vive in un’illusione, potrebbe dire così, ma fra la morte e una nuova nascita non direbbe mai così, poiché fra morte e nuova nascita egli stesso è nei mondi in cui ha potuto causare danno con i suoi pensieri stupidi, e deve attraversare tutto il danno. Allo stesso modo, fra morte e nuova nascita, è nei mondi in cui i suoi stati di sentimento e d’animo sono fluiti. Ma qui potrebbe ancora dire, sulla terra: orbene, nel cosmo certamente evapora ciò che vive nei miei sentimenti, ma lascio agli dèi quello che potrebbe essere causato di danno attraverso di me.

Ma la mia volontà è sola sulla terra, non regolata. L’uomo materialista, che conta la vita umana solo secondo il tempo fra la nascita e la morte, non può mai arrivare al pensiero che la sua volontà abbia un significato cosmico. Non arriva nemmeno al pensiero che i suoi pensieri o che i suoi sentimenti abbiano un significato cosmico. Ma anche colui che sa bene che i pensieri, attraverso il ciclo diurno, e i sentimenti, attraverso il ciclo annuale del sole, hanno un significato cosmico, vede ciò che accade attraverso la buona o cattiva volontà degli uomini sulla terra, e deve abbandonare il cosmico e avvicinarsi alla natura umana stessa, per vedere come ciò che agisce nella volontà umana entra nel cosmo. Precisamente ciò che agisce nella volontà umana, l’uomo stesso deve portarlo nel cosmo, e lo porta quando è passato attraverso la porta della morte. Per questo non sono cicli diurni, non cicli annuali; ma per questo è la porta della morte, attraverso cui l’uomo allora porta quello che ha compiuto di bene o di male attraverso la sua volontà qui sulla terra.

Questo è un rapporto particolare dell’uomo al cosmo, riguardo al suo animico. Diciamo dei nostri pensieri: abbiamo i pensieri. — Ma essi non stanno nella nostra arbitrarietà. Dobbiamo regolarci secondo le leggi del mondo, se pensiamo, altrimenti entreremo in conflitto con tutto ciò che avviene nel mondo. Se un piccolo bambino mi sta davanti e penso: questi è un vecchio —, allora magari ho ceduto alla mia arbitrarietà riguardo al pensare, ma allora non sto dentro il mondo con i pensieri. Dunque, riguardo ai pensieri, non siamo affatto indipendenti, e siamo così poco indipendenti che i nostri pensieri, subito, con il ciclo diurno del sole, sono portati nel cosmo.

Nemmeno con i nostri sentimenti siamo indipendenti; questi sono portati attraverso il ciclo annuale. Dunque, già durante l’esistenza terrestre, ciò che nel nostro capo, attraverso i pensieri, e nel nostro petto, attraverso i nostri sentimenti, non vive solo in noi, ma vive un’esistenza cosmica insieme. Solamente ciò che vive nella nostra volontà, questo conserviamo presso di noi fino alla nostra morte. Allora, quando abbiamo deposto il corpo, quando non abbiamo più a che fare con le forze terrestri, le portiamo attraverso la porta della morte.

Ora l’uomo passa attraverso la porta della morte, carico di ciò che è diventato dalle sue azioni volitive. Come egli qui attorno a sé ha quello che vive nei minerali, nelle piante, negli animali, nell’uomo fisico, ciò che vive nelle nuvole, nei fiumi, nelle montagne, nelle stelle, per quanto sono visibili esternamente attraverso la luce — come durante la sua esistenza fra nascita e morte l’ha attorno a sé —, così ha attorno a sé un mondo quando ha deposto il corpo fisico e il corpo eterico ed è passato attraverso la porta della morte. Proprio il mondo in cui ogni notte sono entrati i suoi pensieri, in cui in ogni ciclo annuale sono entrati i sentimenti: quello che hai pensato, quello che hai sentito. — Ed è per lui come se gli esseri delle gerarchie superiori gli portassero incontro i suoi pensieri e i suoi sentimenti. Li hanno osservati nel modo in cui l’ho caratterizzato. Ora gli rifulge il suo intelletto, ora gli rifulge il suo animo. Come qui all’esistenza terrestre il sole brilla dal mattino alla sera, come tramonta e diventa notte, così ci brillano incontro i nostri saperi come giorno, quando abbiamo passato la porta della morte; così si spengono e si offuscano le luci spirituali attorno a noi, e diventa notte attraverso i peccati accumulati. Quello che qui è giorno e notte su questa terra è per noi, dopo aver passato la porta della morte, attorno a noi come il risultato dei nostri saperi e delle nostre follie. E quello che qui, su questo globo terrestre, l’uomo vive come primavera ed estate, autunno e inverno, nel ciclo annuale — come cambiamento dello stato di calore, cambiamento dell’altro sentirsi —, lo vive anche, dopo aver passato la porta della morte, come una specie di ciclo, che certamente dura essenzialmente più a lungo. Egli vive il riscaldante, il promovente della vita, cioè il promovente del suo Sé spirituale, dei suoi buoni sentimenti, della sua simpatia per il bene; egli vive rabbrividendo, dopo aver passato la porta della morte, la sua simpatia con il male, con l’immorale. Come qui attraversiamo il calore estivo e il freddo invernale sulla terra, così viviamo dopo la morte: riscaldati dai nostri buoni sentimenti, rabbrividenti per i nostri cattivi sentimenti. E gli effetti della nostra volontà portiamo attraverso questi periodi spirituali e attraverso questi tempi spirituali.

Noi, nel momento in cui abbiamo passato la porta della morte, siamo innanzitutto l’effetto del nostro essere morale sulla terra. E abbiamo un’atmosfera che è permeata dai nostri peccati e dai nostri saperi, dalle nostre simpatie e antipatie per il bene. Possiamo dunque dire: come sulla terra abbiamo l’aria estiva attorno a noi — quella calda, promovente della vita —, come abbiamo l’aria fredda invernale attorno a noi, così dopo la morte abbiamo un’atmosfera attorno a noi, l’atmosfera spirituale-animica, che è calda, promovente della vita, per quanto è preparata dai nostri buoni sentimenti, e abbiamo un’atmosfera rabbrividente attorno a noi, per quanto è preparata dai nostri cattivi sentimenti. — Qui su questa terra, per noi, è condivisa la calura estiva e invernale, almeno per certe regioni. Nel tempo dopo la morte ognuno ha la sua atmosfera, che egli stesso genera. E proprio queste sono le esperienze più significative dopo la morte: che uno, accanto all’altro, cammina rabbrividendo, mentre l’altro è nel caldo promovente della vita.

Queste sono le esperienze che possono essere fatte dopo la morte. E alle esperienze che vengono attraversate nel mondo dell’anima, come l’ho descritto nella mia «Teosofia», appartiene principalmente che quegli uomini che hanno sviluppato cattivi sentimenti qui sulla terra debbono sviluppare le loro cupe esperienze davanti al viso di quelli che hanno sviluppato buoni sentimenti.

Si può già dire: tutto quello che inizialmente rimane nascosto nel segreto dell’uomo si rivela quando l’uomo ha passato la porta della morte. E il sonno acquista ora anche un’importanza cosmica, e l’esistenza durante l’inverno acquista anche un’importanza cosmica. Noi dormiamo ogni notte affinché ci prepariamo la luce in cui dobbiamo vivere dopo la morte; facciamo esperienza del periodo invernale affinché ci prepariamo le condizioni di calore di tipo spirituale-animico, in cui entriamo dopo la morte. E in quello che noi stessi prepariamo, per così dire, come l’atmosfera del mondo spirituale, in quello portiamo dentro gli effetti delle nostre azioni.

Qui sulla terra viviamo attraverso il nostro corpo fisico come esseri gravati dalla pesantezza terrestre. Viviamo attraverso la nostra respirazione nel circolo dell’aria, e vediamo le stelle all’esterno. Quando siamo passati attraverso la porta della morte, fuori nel mondo spirituale-animico, siamo sottratti alla terra; siamo, per così dire, al di fuori delle stelle, guardiamo le stelle da dietro, guardiamo indietro al mondo stellare. Non stiamo sul suolo della terra, viviamo nei pensieri mondiali e nelle forze mondiali. Viviamo nell’atmosfera che noi stessi abbiamo preparato spirituale-animicamente, come l’ho descritto. Guardiamo indietro alle stelle, non vediamo le stelle brillare, ma vediamo le gerarchie, gli esseri spirituali che nei pianeti fisici hanno solo la loro immagine.

In questo modo, sempre più e più, l’uomo può imparare qui su questa terra come sarà la sua vita quando passerà attraverso la porta della morte. Ci sono uomini che dicono: che bisogno ho di sapere tutto questo? Lo vedrò dopo la morte! — Sì, è all’incirca come se l’uomo dubitasse del valore della sua vista. Poiché l’uomo entra, una volta, nel corso dello sviluppo terrestre, sempre più e più in una vita, in cui deve acquisire per il tempo dopo la morte il co-vivere di quello che ho descritto, attraverso il fatto che qui sulla terra prima l’afferra nel pensiero. Escludere la conoscenza dei mondi spirituali sulla terra significa accecarsi spirituale-animicamente per la vita dopo la morte. E semplicemente si entra come uno storpio nel mondo spirituale, quando si passa attraverso la porta della morte, se qui in questo mondo si disprezza di sapere qualcosa del mondo spirituale, poiché l’umanità si sviluppa verso la libertà.

Questo è qualcosa che dovrebbe diventare sempre più chiaro all’umanità, e da cui dovrebbe comprendere la necessità della conoscenza del mondo spirituale.

3°Relazioni fra uomo e mondo nell'esistenza terrestre e ultraterrestre. Lotta di esseri arimanici e luciferici

Dornach, 3 Dicembre 1922

Nel corso di queste considerazioni che ora ho condotto, voglio rendere sempre più comprensibile come l’uomo non solo con la sua essenza appartenga al mondo terrestre, all’esistenza terrestre, ma anche all’esistenza cosmica, all’esistenza del mondo stellare. Molto di ciò che è da dire in questa relazione l’ho già esposto. Voglio solo, affinché non nascano fraintendimenti, far precedere alle seguenti considerazioni un’osservazione. Si sarà forse sempre esposti al rimprovero di tendere all’astrologia dilettantistica, che viene oggi praticata in molti modi, quando si parla del collegamento dell’uomo con il mondo stellare. Solo che ciò che si adduce in questa relazione deve essere afferrato nella giusta maniera: allora già emergerà la tremenda differenza fra quello che qui si intende e tutti i dilettantismi che oggi appaiono così frequentemente in collegamento con le antiche tradizioni astrologiche.

Diciamo che l’uomo, qui fra la nascita e la morte, è un essere che sta in collegamento con la terra e i suoi accadimenti. Cosa intendiamo con ciò? Intendiamo con ciò che l’uomo, fra la nascita e la morte, ha la sua esistenza attraverso il fatto che innanzitutto egli introduce nel suo sistema metabolico le sostanze della terra come alimenti e le elabora nel suo organismo; che attraverso la sua respirazione e attraverso i processi che nell’interno seguono la respirazione, egli sta inoltre in un rapporto con la terra, cioè con il circolo d’aria della terra. Parliamo inoltre del fatto che l’uomo, attraverso i suoi sensi, percepisce le cose esterne della terra, sì, anche ancora un riflesso dell’esteriore alla terra, quale riflesso, per altro, è molto più terrestre di quanto comunemente si creda. Possiamo dunque dire, nel complesso, che l’uomo assume attraverso i suoi sensi, attraverso la sua organizzazione ritmica e attraverso la sua organizzazione metabolica, l’esistenza terrestre in sé, e ha in sé stesso la continuazione di quei processi che vengono stimolati dall’esistenza terrestre e dai suoi processi. Nello stesso modo, però, è nell’uomo la continuazione dei processi cosmici, dell’esteriore alla terra. Solo che non si deve credere che, quando si parla di questo, sull’uomo venga esercitata, diciamo, dal pianeta Luna o Venere o Marte, un’influenza che sia da intendersi come se solo radiazioni qualsiasi e simili di Marte o Venere o Luna fossero inviate in basso e l’uomo fosse permeato da queste. Si deve, quando per esempio si dice che l’uomo subisce l’influenza della Luna, comprendere ciò decisamente in analogia con ciò che si intende quando si dice che l’uomo subisce l’influenza delle sostanze della terra.

Quando l’uomo passa davanti a un melo, coglie una mela e la mangia, allora si può dire che il melo ha un’influenza sull’uomo; ma non ci si rappresenterà la cosa così direttamente, che il melo abbia inviato semplicemente le sue radiazioni verso l’uomo. O quando l’uomo, per esempio, passa davanti a una riva e c’è un bue lì, e l’uomo mangia la carne di questo bue dopo otto giorni, allora non ci si rappresenterà nemmeno così immediatamente che il bue abbia esercitato un’influenza sull’uomo. Così naturalmente non ci si deve rappresentare nemmeno così direttamente quello che è da dire circa l’influenza del mondo stellare sull’uomo. Il rapporto del mondo stellare all’uomo e dell’uomo al mondo stellare è effettivamente presente, così come il rapporto dell’uomo al bue, davanti a cui passa, e la cui carne egli poi mangia.

Ora ho da parlare oggi di certi rapporti che sussistono fra l’uomo e il mondo, sia dell’esistenza terrestre sia anche dell’esistenza al di là della terra. Se di nuovo rivolgiamo lo sguardo a come l’uomo vive negli stati alternati della veglia e del sonno, allora dobbiamo innanzitutto essere chiari su questo: che effettivamente nello stato di veglia preferibilmente il rapporto alternato dell’uomo alle sostanze e alle forze terrestri è stabilito. L’uomo percepisce attraverso i suoi sensi durante la veglia. Non percepisce attraverso i suoi sensi durante il sonno. L’uomo mangia e beve anche solo, generalmente, durante la veglia diurna, benché forse molti vorrebbero farlo anche nel sonno. Solo il processo respiratorio e il processo che sta in collegamento con la respirazione, il processo della circolazione sanguigna — questi sono processi, come in generale i processi ritmici, che si svolgono nell’uomo negli stati di veglia e di sonno. Solo che essi, tuttavia, si differenziano gli uni dagli altri nello stato di veglia e di sonno. Di questo voglio parlare più tardi, di quale differenza, per esempio, ci sia fra la respirazione della veglia e la respirazione del sonno. Ma teniamoci ora al fatto che l’uomo, attraverso i suoi sensi e anche attraverso il suo metabolismo, sta in rapporto con il mondo esterno durante la veglia, innanzitutto in relazione a quelle cose che ognuno conosce; dunque, non si vuole constatare nient’altro che qualcosa di noto con questo.

Ebbene, partiamo dal fatto che l’uomo assume gli alimenti dal mondo esterno durante il suo stato di veglia. Durante il suo stato di veglia si verifica anche un’attività interna nell’uomo sotto l’influenza dell’elaborazione degli alimenti. Ma non deve essere trascurato che, mentre nella veglia, dopo che gli alimenti sono stati assunti e sotto l’influenza degli alimenti, l’attività fisica e anche eterica avviene nell’uomo, l’organismo umano, sia quello fisico sia quello eterico, è permeato dall’essenza dell’Io e dall’essenza astrale dell’uomo.

È anche così che durante la veglia l’essenza dell’Io e l’essenza astrale dell’uomo si impadroniscono effettivamente di quello che si compie in collegamento con la nutrizione nell’uomo fisico e in quello eterico. Ma quello che si compie sotto l’influenza dell’essenza dell’Io e dell’uomo astrale non si compie durante lo stato di sonno. Durante lo stato di sonno viene esercitato sull’uomo fisico e sul corpo eterico dell’uomo un’attività, un’efficacia, che ora non proviene dalla terra, ma dal circondario cosmico della terra, dal mondo stellare.

Si potrebbe dire — ed è questo, di nuovo, non detto figurativamente, ma ha un significato reale —: di giorno l’uomo mangia la sostanza dei suoli terrestri, e di notte l’uomo in sé assume quello che gli danno le stelle e i loro processi. Appunto l’uomo, per il fatto che veglia, è legato alla terra; e viene, per così dire, tolto via dalla terra e si svolgono in lui, se così posso dire, processi celesti, mentre dorme, e precisamente processi celesti nel corpo fisico e nel corpo eterico.

La conoscenza materialistica sostiene che, quando l’uomo si addormenta, solo le sostanze che ha assunto svegliano le loro forze proprie in lui; mentre, in verità, qualunque sostanza l’uomo assuma, in lui, durante il suo stato di sonno, queste sostanze vengono elaborate dalle forze dell’ambiente della terra, dalle forze cosmiche. Diciamo per esempio che noi assumiamo proteina. Questa proteina è tenuta legata alla terra solo per il fatto che durante lo stato di veglia siamo permeati, come uomo, dal nostro animico e spirituale, cioè dal nostro essere astrale e dall’essenza dell’Io. Durante lo stato di sonno agisce su questa proteina l’intero mondo planetario dalla Luna fino a Saturno, agisce il mondo delle stelle fisse. E un chimico che volesse esaminare l’uomo riguardo ai suoi processi interni durante il sonno, non dovrebbe conoscere solo una chimica terrestre, ma dovrebbe anche conoscere una chimica spirituale, poiché i processi allora sono diversi da quelli durante la veglia diurna.

Allo stesso modo è con l’essenza dell’Io e l’essere astrale dell’uomo, che nel sonno sono separati dal corpo fisico e dal corpo eterico. Questi certamente non stanno in rapporto immediato al mondo stellare, ma bene a quegli esseri le cui immagini fisiche sono sole, Luna e stelle, dunque agli esseri delle gerarchie superiori. Si potrebbe dunque dire: l’uomo addormentato è una duplicità. Il suo Io e il suo corpo astrale — potrei dire il suo spirito e la sua anima — sono abbandonati agli esseri-spirito dei regni mondiali superiori. I suoi corpi, il corpo fisico e il corpo eterico, sono abbandonati all’immagine fisica, all’immagine della realtà, all’immagine cosmica-fisica di questi esseri superiori. — L’uomo, per il fatto che sa di sé come un’essenza terrestre, è, sotto l’influsso dell’intellettualismo, effettivamente diventato sempre più e più un filisteo materialista. Quasi altrettanto bene come si possono chiamare i tempi moderni l’epoca del progresso scientifico intellettuale, si potrebbe chiamarli l’epoca del progresso della filistei, della filistei materialista. Poiché l’uomo non è consapevole che dipende da qualcosa di diverso che dalle impressioni sensoriali della terra, dai processi ritmici che in lui sono suscitati da processi terrestri, dai processi metabolici che sono anche causati da cose terrestri. Quindi l’uomo non è consapevole di come effettivamente stia nel cosmo. E questo stare nel cosmo è qualcosa di straordinariamente complicato. Non appena si solleva, potrei dire, il velo che sempre si distende davanti all’uomo, cosicché l’uomo vede solo il mondo sensibile e non lo spirituale che sta dietro — non appena si solleva questo velo, la vita diventa effettivamente una cosa straordinariamente complicata. Si mostra innanzitutto che non solo le entità che ora possono essere osservate immediatamente e la loro immagine fisica, le stelle, hanno un’influenza sull’uomo, ma che all’interno dell’esistenza terrestre stessa ci sono entità soprasensibili, che sono affini agli esseri stellari, ma che hanno creato i loro luoghi di residenza nell’ambito di ciò che è terrestre.

Voi sapete che il popolo dell’Antico Testamento ha venerato Jahve. L’adorazione era rivolta a un’entità effettiva. Questa entità ha un collegamento con quello che nel mondo fisico si manifesta come Luna. Naturalmente è sempre più o meno figurativamente, ma nella figuratività insieme realmente parlato, quando si dice che quella entità Jahve ha la sua residenza nella Luna. E tutto ciò che appartiene a questa entità Jahve è collegato con l’esistenza della Luna.

Ma ora ci sono entità che, quando la Luna si è separata dalla terra, hanno disprezzato — se posso esprimermi così — il viaggio sulla Luna con gli esseri Jahve, e che sono rimaste nell’ambito di ciò che è terrestre. Possiamo dunque intuire gli esseri Jahve ordinari quando guardiamo la Luna. Possiamo dire: questa è l’immagine fisica esterna di tutto quello che in modo legittimo partecipa all’ordine mondiale come entità Jahve. — Ma quando apprendiamo quello che dentro la superficie della terra, sia nella terra solida che in quella liquida, si compie, allora abbiamo entità che hanno disprezzato di stabilire la loro residenza sulla Luna, che hanno illegittimamente stabilito la loro residenza sulla terra.

Ora ci sono aiutanti di quelle entità che mi piacerebbe chiamare entità lunari. Questi aiutanti appartengono allo stesso modo a Mercurio e a Venere come gli esseri lunari appartengono alla Luna, cosicché gli esseri lunari, gli esseri di Venere e gli esseri di Mercurio formano una specie di trinità. Gli esseri legittimi nel cosmo, di questo genere, appartengono appunto a queste stelle. Ma sia nella terra della terra sia nell’acqueo della terra si trovano entità che appartengono assolutamente alla stessa categoria, ma, si potrebbe dire, a un’altra epoca, che non sono andate con la marea quando la terra è diventata cosmica attraverso la Luna e attraverso Venere e così via. Queste entità hanno ora, sull’uomo addormentato, un’influenza così come le entità cosmiche stesse, ma hanno un’influenza dannosa. Hanno l’influenza dannosa che posso caratterizzare così per un caso: quando l’uomo si addormenta, allora, nello stato di sonno, fra l’addormentarsi e lo svegliarsi, questi illegittimi esseri lunari, di Venere e mercuriali si avvicinano a lui e si pongono il compito di dirgli, di suggerirgli — tutto questo si svolge fra addormentarsi e svegliarsi nello stato inconscio — che il male sia bene e il bene sia male.

Questo è effettivamente l’allarmante, il terribilmente doloroso che l’iniziazione dà, che per mezzo di essa si conoscono cose al di là della soglia della coscienza ordinaria, che per l’uomo non rappresentano affatto qualcosa di inoffensivo. Non ci si fa, nell’esterno orientato materialmente, nessuna idea di che cose l’uomo è esposto fra l’addormentarsi e lo svegliarsi. Effettivamente è esposto a questi esseri che, nel suo stato di sonno, gli dicono assolutamente che il bene è male e il male è bene. Poiché l’ordine morale terrestre è legato al corpo eterico umano, e i suoi risultati morali l’uomo, effettivamente, quando dorme, li lascia nel letto. Egli non va equipaggiato, inizialmente, con le sue qualità morali nello stato di sonno.

Dappertutto, le cose che si devono necessariamente esporre nella scienza dello spirito, vi si avvicinano già oggi dalla scienza naturale. Voi avrete forse letto di recente nei giornali una comunicazione interessante, che è stata raccolta statisticamente ed è assolutamente basata sulla verità. Fu detto che i criminali nelle prigioni hanno effettivamente il sonno più sano; essi non sono affatto disturbati durante il loro sonno, se sono veri criminali incalliti, da cattivi sogni e simili. Questo emerge di nuovo solo quando si immergono nel loro corpo eterico: lì è di nuovo la qualificazione morale dentro. È proprio colui che si sforza di essere morale a cui può più facilmente accadere che, attraverso la costituzione morale del suo corpo eterico, porti anche qualcosa nel suo corpo astrale e allora sia tormentato da sogni con un’immoralità relativamente insignificante. Ma comunque è così che l’uomo quello che acquisisce come la sua costituzione morale durante l’esistenza terrestre, in parte non lo porta affatto nello stato di sonno, in parte lo porta con scarsa intensità; ma che durante lo stato di sonno è, per esempio, esposto a quegli esseri di cui ho appena parlato.

Queste entità sono identiche con quelle entità che altrimenti mi trovo sempre a classificare nella categoria degli esseri arimanici. Hanno il compito di mantenere il più possibile l’uomo sulla terra. Lo sapete dalla rappresentazione nella mia «Scienza occulta nelle sue linee generali» che la terra si dissolverà una volta e passerà nello stato di Giove. Questo vogliono impedire questi esseri. Vogliono particolarmente impedire che l’uomo si sviluppi regolarmente con la terra fino alla fine e poi, in una maniera normale, cresca nello stato di Giove; vogliono conservare la terra nel suo essere, vogliono mantenere la terra e vogliono mantenere l’uomo per la terra. Perciò questi esseri si sforzano nella maniera più intensiva, di continuo, di fare quanto segue. Questi sono eventi, potrei dire dietro le quinte dell’essere, che, da quando la terra ha un genere umano, si svolgono come eventi reali. L’uomo entra nello stato di sonno nella sua essenza dell’Io e nella sua essenza astrale. Questi esseri di Luna, Venere, Mercurio, che dimorano illegittimamente sulla terra, tentano ora di dare all’uomo, effettivamente, in ogni stato di sonno, un corpo eterico dall’etere terrestre. Riesce loro, effettivamente, quasi mai. In rari casi, di cui parlerò più tardi, l’hanno fatta franca, ma riesce loro quasi mai. Ma non abbandonano il tentativo, poiché sembra ripetersi ancora e ancora, a questi esseri, che potrebbe loro riuscire, se l’uomo dorme — dove ha lasciato il corpo eterico nel letto —, di circondarlo, di permearlo dall’etere terrestre, con un corpo eterico. Questo vogliono questi esseri.

Se a un tale essere arimanico riuscisse effettivamente di portare gradualmente, ogni volta che l’uomo dorme ripetutamente, un intero corpo eterico dentro, allora l’uomo, dopo la morte, quando è nel suo corpo eterico, potrebbe mantenersi nel corpo eterico. Il corpo eterico altrimenti si dissolve in pochi giorni. Ma l’uomo potrebbe mantenersi nel suo corpo eterico, e poco a poco nascerebbe un genere umano eterico. Questo è quello che è voluto da questo lato del mondo spirituale. Allora la terra potrebbe essere conservata così. In effetti abbiamo all’interno della struttura della terra solida e di quella liquida un tale esercito di entità che vorrebbero trasformare gradualmente l’umanità, fino alla fine della terra, in puri fantasmi, in fantasmi eterici, in modo che lo scopo, lo scopo normale dello sviluppo terrestre, non potrebbe essere raggiunto. Nottetempo questi esseri non perdono affatto il coraggio. Credono sempre di nuovo che potrebbe loro riuscire il tentativo.

Si deve solo essere chiari su questo: noi uomini abbiamo effettivamente una ragione tollerabile; particolarmente negli attuali tempi di progressiva filistei questa ragione ha avuto una dannosa formazione. L’uomo, quindi, può vantarsi di una certa ragione, ma questa ragione nemmeno lontanamente si avvicina alla ragione di questi esseri effettivamente molto più alti, che vogliono compiere quello che vi ho ora detto. L’uomo non dovrebbe quindi dire: sì, ma questi esseri devono essere terribilmente stupidi. No, non sono sciocchi. Nemmeno, per il fatto che mettono in atto la loro azione solo sull’uomo addormentato, sono comunque trattenuti da nulla dalla credenza che potrebbe loro riuscire, prima della fine della terra, di impedire a una gran parte del genere umano di raggiungere i suoi futuri destini, che sono legati all’incarnazione di Giove.

Ma chi guarda dietro le quinte dell’essere sensibile può vedere che questi esseri talvolta perdono il coraggio, sono delusi. E le delusioni che questi esseri vivono, le vivono non durante la notte, bensì durante il giorno. Si vede come le vivono quando si incontra con questi esseri arimanici, per esempio negli ospedali. Poiché certamente le malattie che colpiscono gli uomini hanno il loro lato che ci chiede, in tutte le circostanze, di contribuire a tutto quello che possiamo per la loro guarigione. Ma dobbiamo, sull’altro lato, chiederci: come emergono dal seno scuro dell’essere naturale gli stati di malattia dell’uomo? — Quelle malattie che non vengono da influenze esterne, ma che emergono dal seno dell’uomo, hanno effettivamente a che fare col fatto che, quando gli esseri arimanici, presso un qualche uomo, hanno quasi raggiunto che egli assuma un corpo eterico al di fuori del suo corpo eterico ordinario, questi uomini, che quindi già portano nella veglia, quando si svegliano nel corpo fisico e nel corpo eterico ordinario, la legalità del corpo eterico, portano cause di malattia in loro stessi. Attraverso queste cause di malattia si proteggono, dal lato degli esseri legittimi di Venere, Mercurio e lunari, rispetto all’influenza dannosa degli illegittimi.

Sì, se un uomo talvolta non avesse questa o quella malattia, soggiacerebbe al pericolo di cui ho appena parlato. Il suo corpo si infrange in qualche malattia, affinché possa sudare fuori quello che ha assorbito di processi eterici illegittimi attraverso l’influsso arimanico — se posso usare l’espressione.

Un altro, quello che viene provocato come reazione affinché l’uomo non cada preda a questo influsso arimanico, è la possibilità dell’errore. E un terzo è l’egoismo. L’uomo non dovrebbe essere malato, non dovrebbe cadere in errore, non dovrebbe essere egoista nel senso eccessivo. L’egoismo come tale è di nuovo una resistenza dell’uomo allo strappamento dell’essenza umana, dalle entità arimaniche, al normale sviluppo terrestre.

Questo è un genere di essere che si scopre dietro le quinte dell’ordinario essere sensibile. L’altro genere di essere ci si può portare alla rappresentazione per il fatto che si sa che sul nostro uomo, dal cosmo dentro, non solo Luna, Venere e Mercurio hanno influenza, ma, dietro il sole, anche Marte, Giove, Saturno.

Lo sapete dai corsi che ho tenuto qui nel cosiddetto Corso Francese, che la Luna è preferibilmente l’immagine fisica di quegli esseri che introducono l’uomo nel mondo fisico. Saturno è l’immagine fisica di quelle entità che portano l’uomo di nuovo fuori dal mondo fisico della terra. La Luna porta l’uomo sulla terra giù. Saturno lo porta di nuovo, prima, nelle vastità cosmiche, e da lì poi nel mondo spirituale dentro. Così come la divinità lunare Jahve ha per aiutanti gli esseri di Venere-Mercurio, così Saturno ha Giove e Marte per suoi aiutanti nel portare fuori l’essenza umana nelle vastità cosmiche e nel mondo spirituale. Questi sono di nuovo influssi che agiscono sull’uomo in modo opposto rispetto alle influenze affini all’essenza della Luna.

La cosa è effettivamente così, che su noi uomini preferibilmente sono esercitate azioni fino al nostro diciassettesimo, diciottesimo anno da Luna, Venere, Mercurio. Allora, più tardi, si verifica preferibilmente un’influenza, quando abbiamo superato il nostro ventesimo, ventunesimo anno, da Marte, Giove, Saturno, che certamente solo più tardi ci fa procedere, da noi, dal dasein terrestre, nel mondo spirituale. È effettivamente dalla costituzione umana interna dipendente questa, mi si potrebbe dire, transizione dai pianeti interiori ai pianeti esteriori. Siamo per esempio, fino al nostro diciassettesimo, diciottesimo anno, come uomini, preferibilmente dipendenti dalla grande circolazione sanguigna, che va verso il corpo intero. Diventiamo più tardi dipendenti dalla piccola circolazione sanguigna. Ma queste sono cose che dobbiamo lasciare per lezioni successive. Ora ci interessa l’altro: che, così come illegittimi esseri di Luna, Venere e Mercurio hanno nella terra solida e in quella liquida i loro luoghi di residenza, così anche illegittimi esseri di Marte, Giove e Saturno hanno nel calore e nell’aria che circondano la terra le loro condizioni di esistenza, figurativamente espresse i loro luoghi di residenza. E questi esseri hanno di nuovo un grande influsso sull’uomo durante il suo stato di sonno. Ma il loro influsso va verso il lato completamente opposto.

Questi esseri vogliono fare dell’uomo un automa morale, se posso esprimermi così, nel modo che l’uomo nello stato di veglia non dovrebbe proprio ascoltare i suoi istinti, i suoi impulsi, la lingua del suo sangue, dovrebbe disprezzare tutto questo, dovrebbe obbedire solo alle ispirazioni di appunto questi illegittimi esseri di Marte, Giove e Saturno, e diventare appunto un automa morale senza la prospettiva di una libertà che una volta si manifesti. Questo vogliono questi esseri, e il loro influsso è anche forte, uno straordinariamente forte. Sono loro che vorrebbero determinare l’uomo, effettivamente, ogni notte, ad assorbire l’influsso del mondo stellare e a non tornare più indietro, ad assorbire l’influsso del mondo terrestre. Vogliono sollevare l’uomo completamente dal dasein terrestre. Vogliono — l’hanno peraltro voluto dall’inizio della formazione del genere umano sulla terra — che l’uomo disprezzi la terra, che sulla terra, in cui soltanto potrebbe svegliarsi alla libertà, non si svegli alla libertà, bensì rimanga un automa morale, come era durante la precedente metamorfosi della formazione della terra durante il dasein della Luna.

Mi piacerebbe dire: nel mezzo di questi due accampamenti, di cui uno è accampato negli elementi di calore e di aria, l’altro negli elementi di terra e di liquido — nel mezzo, fra questi due accampamenti militari cosmici che si combattono, effettivamente sta l’uomo. Quello che è nel corpo fisico gli nasconde il fatto che una terribile lotta per la sua essenza nel cosmo è combattuta. E l’uomo oggi deve consciamente entrare in una tale conoscenza che lo riguarda come uomo, poiché è effettivamente proprio di questo che diventa uomo, che sì per lui si sforzano forze dal mondo spirituale. È importante che l’uomo oggi acquisisca una conoscenza di in che cosa effettivamente sta come uomo.

Una volta avrà molto più ragione, sulla terra, di piccolare la nostra cupa conoscenza materialista di oggi rispetto a ciò che l’umanità nel futuro saprà dello spirituale che sta dietro il fisico, di quanto oggi abbiamo il diritto di dire: Oh, che conoscenza naturalistica infantile hanno avuto ancora i Greci! Erano proprio bambini, abbiamo progredito magnificamente! — Soprattutto nella filistei abbiamo progredito magnificamente, e si avrà molto più diritto a tale critica quando si potrà parlare da piena conoscenza dei combattimenti su cui combatte l’essenza dell’uomo sulla terra.

Ma che nel nostro tempo deve iniziare una diffusione della conoscenza di queste cose, anche per questo sono presenti segni. Certamente, per la maggior parte degli uomini rimane ancora oggi nascosto nel crepuscolo scuro del loro dasein quello che vi ho raccontato oggi dei combattimenti fra esseri luciferici e arimanici che si svolgono intorno all’essenza dell’uomo nel cosmo. Ma questi combattimenti penetrano in ciò che l’umanità molto bene percepisce, in cui consciamente sta dentro. E si deve oggi comprendere per giudicare le prime onde che dal mondo spirituale, dai lati che vi ho descritto, si precipitano dentro, se non si vuole sviluppare comunque un dasein addormentato all’interno della nostra vita civilizzata.

Questi due accampamenti, il luciferico negli stati di calore, negli stati di aria della terra, l’arimanico negli stati terrestri e negli stati di acqua, gettano le loro onde dentro la nostra vita culturale. La schiera luciferica oggi avvelena soprattutto la teologia diventata vecchia, e vediamo come un efflusso di questo potere luciferico, nel mezzo della vita culturale, quelle affermazioni che vogliono fare del Cristo un mito. Poiché il Cristo è disceso sulla terra attraverso il Mistero del Golgota come un’entità reale. Questo è naturalmente qualcosa che, agli esseri che non vogliono fare dell’uomo un automa morale, non un essere libero, va soprattutto contro le loro intenzioni. Perciò: cancellare l’entità reale del Cristo, il Cristo è un mito! E voi potete seguire nella letteratura del diciannovesimo secolo come ingegnosamente le ipotesi di teologi come, per esempio, David Friedrich Strauß, Kalthoff e così via, o di quelli che li imitano — si potrebbe dire meglio: di quelli che li scimmiottano —, come per esempio Arthur Drews, sono rappresentate, come ovunque questa concezione è rappresentata: il Cristo è una figura mitologica, un’immagine semplice che si è impossessata dei poteri di fantasia degli uomini. — Oh, ancora molto più entrerà da questo accampamento! Ma questa è la prima ondata che è entrata.

L’altra prima ondata, che viene dall’accampamento arimanico, da quell’accampamento che si mantiene negli stati fisici-terrestri e negli stati acquei della terra, lancia la visione opposta dentro: lì il Cristo è disapprovato, e solo l’«uomo semplice di Nazareth», Gesù come la personalità fisica, è accolto — di nuovo una specialità teologica!

La trasformazione del Cristo in un mito: puramente luciferica; la trasformazione di Colui che è passato attraverso il Mistero del Golgota in un semplice uomo a cui è certamente dotato di tutte le proprietà possibili: puramente arimanica. Ma essa riesce male: si devono sempre escludere le notizie e le tradizioni, per poter riunire questo «uomo semplice di Nazareth»! Ma in questa specialità della teologia si mostra assolutamente il gettarsi dell’ondata arimanica nella cultura umana.

Se si vogliono giudicare bene queste cose, allora le si devono poter seguire dietro le quinte dell’ordinario essere terrestre. Altrimenti, se l’umanità non volesse condiscendere a rivolgere lo sguardo a quello che oggi può essere detto dal mondo spirituale, avrebbe sempre meno la capacità di giudicare tali fenomeni, e per questo questi fenomeni prenderebbero l’umanità nell’inconscio. Ma diventa sempre più pericoloso, per l’umanità, consegnarsi all’inconscio. Chiara, limpida consapevolezza, guardare quello che è, senso della realtà: questo è quello di cui l’umanità avrà sempre più bisogno.

Forse si può sentire più fortemente dove questa chiara consapevolezza, dove questo senso di realtà deve dirigersi, quando si vede come tali strani fenomeni — cioè che la teologia da un lato nega il Cristo, dall’altro lo fa un mito — oggi si manifestano. Tali fenomeni, che si diffonderanno sempre di più, mostrano appunto che l’umanità deve ottenere uno sguardo chiaro, uno sguardo sicuro sulle influenze spirituali sul mondo fisico, particolarmente sugli esseri umani stessi, se questi non devono afferrare gli uomini a loro danno.

Ebbene, l’ho già detto una volta probabilmente qui: c’erano una volta due uomini che trovavano un pezzo di ferro formato. Allora uno disse: Un bel ferro di cavallo! Voglio ferrare il mio cavallo con questo. — L’altro disse: Non si può fare; è una calamita, la si può usare per qualcosa di completamente diverso dal ferrare i cavalli! — Non vedo niente del magnete, disse il primo; sei un pazzo se dici che ci sono forze magnetiche invisibili dentro. Ferrare i cavalli! Per questo è adatto.

Così sono gli uomini oggi, che non vogliono ricevere le cose che si parlano dal mondo spirituale. Vogliono, se mi posso esprimere così figurativamente, con il mondo intero ferrare cavalli, poiché non vogliono riconoscere le forze soprasensibili che dentro; ferrare cavalli, non fare qualcosa dove le forze magnetiche che sono dentro vengono usate. Ma c’era naturalmente una volta un’epoca — non è così lontana dietro di noi — in cui si usava effettivamente questo ferro così formato per ferrare i cavalli. Solo, oggi non lo si può più fare.

Così verrà un’epoca in cui l’uomo, anche nella convivenza sociale ordinaria, avrà bisogno dei messaggi dal mondo spirituale. Questo dobbiamo tenere in mente. Allora l’antroposofia non andrà solo nella ragione — questo ha scarso significato —, ma soprattutto nella volontà. Questo ha un grande significato. E a questo dobbiamo pensare sempre di più e più.

4°Ritmo nel mondo spirituale fra la morte e una nuova nascita. Amore e memoria come riflessi terrestri

Dornach, 15 Dicembre 1922

Ricordiamoci delle esposizioni che vi ho presentato per la comprensione della vita dell’uomo fra la morte e una nuova nascita. Dalle varie presentazioni abbiamo potuto guadagnare la conoscenza che questa vita dell’uomo, soprattutto nel suo periodo principale, intorno alla metà dell’intervallo fra la morte e una nuova nascita, si svolge in comunione con quelle entità che nella mia Scienza occulta nelle sue linee generali sono indicate come le entità delle gerarchie superiori. Questa vita con le entità delle gerarchie superiori è tale, come è qui per l’uomo che dimora nel suo corpo fisico, rispetto alle entità dei tre regni della natura.

Tutto fondamentalmente quello che abbiamo nel nostro ambiente terrestre appartiene ai tre regni della natura: al regno minerale o al regno vegetale o al regno animale, oppure al regno umano fisico, che sotto questo aspetto può anche essere contato insieme al regno animale. L’uomo ha i suoi sensi, e attraverso le impressioni dei suoi sensi vive insieme con queste entità dei tre regni della natura. Quello che si sviluppa nel suo sentire si riferisce, innanzitutto fra la nascita e la morte, in quanto è acquisito dal vivere con l’ambiente, anche a questi tre regni; altrettanto quello che proviene dalla volontà, l’azione umana. L’uomo vive dunque, fra la nascita e la morte, intessuto in quello che gli danno i suoi sensi dai tre regni della natura.

Così l’uomo vive, nel periodo indicato fra la morte e una nuova nascita, all’interno, potremmo dire, dei regni superiori, all’interno delle entità delle gerarchie superiori. E questo vivere insieme con gli esseri delle gerarchie superiori è propriamente un agire, un’attività continua. Abbiamo visto che il germe spirituale del corpo fisico nasce dalla collaborazione con queste entità delle gerarchie superiori. Qui sulla terra sentiamo noi stessi, mentre percepiamo le cose, oppure mentre compiamo le nostre azioni all’interno delle cose dei tre regni della natura, al di fuori degli altri esseri. Fra la morte e una nuova nascita c’è uno stato attraverso cui ci troviamo completamente all’interno di queste entità delle gerarchie superiori. Siamo affidati a questi esseri. Questo è uno stato in cui siamo. Facciamoci ben chiaro come sia.

Se qui sulla terra, diciamo, cogliamo un fiore, il dato di fatto è correttamente espresso quando diciamo: Io colgo il fiore. — Se fosse così espresso, il dato di fatto non sarebbe correttamente dato per il nostro vivere insieme con gli esseri delle gerarchie superiori. Se lì facciamo qualcosa in connessione con questi esseri, allora dobbiamo dire: L’altro essere agisce in noi. — Così siamo in uno stato attraverso cui continuamente siamo spinti a non designare l’attività di cui partecipiamo come nostra attività, ma come l’attività di questi esseri delle gerarchie superiori in noi. Abbiamo una coscienza cosmica. Proprio come qui sentiamo il polmone, il cuore e così via in noi, così allora sentiamo il mondo in noi, ma il mondo delle entità delle gerarchie superiori, e tutto quello che accade, accade attraverso un’attività nella quale anche noi stessi siamo intessuti. Ma se vogliamo designare il dato di fatto correttamente, allora dobbiamo dire: Un qualche essere delle gerarchie superiori agisce in noi. — Ma questo è solo uno stato, e non potremmo essere in modo retto uomini se vivessimo solo in questo unico stato. Non potremmo sopportare questo stato nel mondo spirituale fra la morte e una nuova nascita, così come qui sulla terra non potremmo sopportare il semplice inspirare senza l’espirare. Questo stato che ho appena descritto deve alternare con un altro. E questo altro stato consiste nel fatto che, attraverso la nostra coscienza cosmica, estinguiamo tutto il pensare e il sentire verso le entità delle gerarchie superiori, che estinguiamo anche tutta la volontà che in questa maniera agisce in noi dalle entità delle gerarchie superiori.

Possiamo dunque dire: ci sono tali tempi all’interno della vita fra la morte e una nuova nascita, dove ci troviamo completamente riempiti, luminosamente riempiti dalle entità delle gerarchie superiori, dove le sentiamo in noi. Ma c’è un altro stato, dove prima abbiamo smorzato e poi completamente estinto questa intera coscienza degli esseri superiori che ci appaiono in noi. Allora siamo, se usiamo espressioni terrestri, fuori dal nostro corpo — è tutto spirituale, ma diciamolo così —, siamo allora fuori dal nostro corpo. Non sappiamo niente del mondo che vive in noi, ma in tali stati allora siamo venuti a noi stessi. Non viviamo più negli altri esseri delle gerarchie superiori, viviamo allora in noi stessi. Non avremmo mai, fra la morte e una nuova nascita, una coscienza di noi stessi, se vivessimo solo nell’unico stato. Proprio come qui sulla terra dobbiamo alternare l’inspirazione con l’espirazione, o il sonno con la veglia, così fra la morte e una nuova nascita dobbiamo essere in un alternamento ritmico fra il vivere interiore dell’intero mondo delle gerarchie superiori in noi e uno stato in cui siamo venuti a noi stessi.

Ora tutta la vita terrestre è una conseguenza, una conseguenza di quello che abbiamo vissuto nel nostro essere prenatale fra la morte e una nuova nascita. Ricordate come vi ho rappresentato che anche tali acquisizioni della vita umana terrestre, come il camminare, il parlare, il pensare, sono trasformazioni di certe attività nell’essere prenatale. Vogliamo oggi guardare più al psichico.

Quello che viviamo nell’essere prenatale, nella collaborazione con le entità delle gerarchie superiori, lascia nel nostro essere terrestre un’eredità, una debole ombra di questo vivere insieme con le entità delle gerarchie superiori. Se non avessimo, fra la morte e una nuova nascita, questo vivere insieme con le entità delle gerarchie superiori, non potremmo sviluppare qui sulla terra la forza dell’amore. Poiché quello che sviluppiamo qui sulla terra come la forza dell’amore è certamente solo un debole riflesso, un’ombra di questo vivere insieme con gli esseri spirituali delle gerarchie superiori fra la morte e una nuova nascita; ma è pur sempre un riflesso, un’ombra di questo vivere insieme. Che possiamo sviluppare qui sulla terra l’amore umano, che possiamo sviluppare qui sulla terra la comprensione per un altro uomo, proviene dal fatto che fra la morte e una nuova nascita siamo in grado di vivere con le entità delle gerarchie superiori. E attraverso la contemplazione della scienza dello spirito si può ben vedere come quelle persone che, nelle vite terrestri precedenti, hanno acquisito solo un dono scarso — lo vedremo fra poco come ci si procura questo dono — per vivere, dopo la morte, nel tempo conveniente, in giusta comunione con le entità delle gerarchie superiori, completamente consegnate in certi stati a questi esseri delle gerarchie superiori, come queste persone qui sulla terra sviluppano solo una scarsa forza dell’amore, specialmente dell’amore universale umano, che si esprime nella comprensione degli altri uomini.

Fra gli dèi ci procuriamo, nell’essere prenatale, il dono di guardare l’altro uomo, di stare attenti a come sente, come pensa, di cogliere con partecipazione interiore quello che è. E se non avessimo — si può chiamarla così — la convivenza descritta con gli dèi, non potremmo mai sviluppare sulla terra quel guardare dentro all’altro uomo che solo, fondamentalmente, rende possibile la vita terrestre. Dovete persino, quando in questo contesto parlo di amore e specialmente di amore universale umano, pensare all’amore in questo significato concreto, come l’ho appena descritto: nel significato di una vera comprensione intima dell’altro uomo. E se all’amore universale umano aggiungete questa comprensione dell’altro uomo, allora avete contemporaneamente dato tutto quello che è moralità umana. Poiché la moralità umana terrestre si basa, se non si muove solo in vuote frasi o begli discorsi o in propositi che non vengono eseguiti o simili, sull’interesse che una persona prende per l’altra, sulla possibilità di guardare dentro nell’altro uomo.

Quell’uomo che ha comprensione umana riceverà da questa comprensione umana proprio gli impulsi socio-morali. Si può anche dire, dunque, che tutta la vita morale, all’interno dell’esistenza terrestre, l’uomo l’ha conquistata nell’essere prenatale — conquistata così che, da questa convivenza con gli dèi, gli rimane l’impulso a realizzare una tale convivenza almeno nell’anima anche sulla terra. E questa realizzazione di tale convivenza, così che una persona con l’altra compia i compiti terrestri, la missione terrestre, questa, solo, in realtà conduce alla vita morale sulla terra. Vediamo dunque che amore e l’effetto dell’amore, la moralità, sono assolutamente una conseguenza, una conseguenza di quello che l’uomo ha spiritualmente attraversato nell’essere prenatale.

Consideriamo ora l’altro stato, dove l’uomo ha smorzato la sua coscienza per la convivenza con le entità delle gerarchie superiori, dove, come nel sonno terrestre, i sentimenti dall’ambiente tacciono, dove questo vivere per volontà insieme con le entità delle gerarchie superiori tace, dove l’uomo dunque viene a se stesso fra la morte e una nuova nascita. Anche questo stato ha una conseguenza, un’eco, un’eredità qui nella vita terrestre, ed è la forza della memoria, della consapevolezza.

La possibilità che abbiamo esperienze a un certo tempo, e poi, dopo un certo tempo, dalle profondità del nostro essere umano possiamo trarre su qualcosa che porta nella nostra coscienza immagini di queste esperienze — dunque la forza della memoria, di cui abbiamo bisogno così tanto nella vita terrestre — è un debole riflesso, un’ombra della nostra vita autonoma nel mondo spirituale. Non potremmo vivere qui sulla terra solo nel momento presente, non avremmo ricordi, se non venissimo anche, fra la morte e una nuova nascita, nella posizione di uscire dall’essere del mondo e di stare completamente con noi stessi.

Quando dormiamo qui sulla terra, il nostro corpo fisico e il nostro corpo eterico sono nel letto. Il nostro corpo astrale e il nostro Io sono al di fuori di questo corpo fisico e di questo corpo eterico, sono in posizione, certamente inconsciamente, di partecipare a quello che accade nell’ambiente psichico-spirituale dell’uomo. L’uomo è inconsapevole fra l’addormentarsi e il risveglio. Che l’uomo abbia esperienze fra l’addormentarsi e il risveglio, ve l’ho descritto. Vi ho anche descritto le singole esperienze, ma le esperienze non vengono nella coscienza. Così deve essere nella vita terrestre. Perché? Se dalla caduta del sonno al risveglio, nel nostro Io e nel nostro corpo astrale, vivessimo quello che viviamo così intensamente che potremmo portarlo alla coscienza, allora ogni volta che ci svegliamo, quello che abbiamo vissuto nel sonno, lo spingeremmo nel corpo fisico e nel corpo eterico, e ogni volta vorremmo fare di noi stessi un essere completamente diverso. Chi ha la conoscenza di quello che si vive fra l’addormentarsi e il risveglio deve abituarsi a una grande rinuncia. Deve cioè potersi dire: Rinuncio a spingere nel corpo fisico e nel corpo eterico quello che vivo fra l’addormentarsi e il risveglio con il mio Io e con il mio corpo astrale, poiché questi non lo tollerano nel periodo della vita terrestre.

Si potrebbe a volte parlare di queste cose in modo grottesco; allora appare quasi comico, ma le cose sono intese molto seriamente. Così l’uomo vive effettivamente, come una volta ho potuto descrivere qui, propriamente immagini riflesse del cosmo. Per questo è sempre tentato, uscendo dal sonno per esempio, di darsi un volto diverso. Se quello che non viene alla coscienza venisse alla coscienza dell’uomo, continuamente vorrebbe cambiare il suo volto, poiché questo volto che ha, continuamente lo ricorda di vite terrestri precedenti, di peccati in vite terrestri precedenti. C’è già al mattino, prima del risveglio, nell’uomo un forte impulso di fare al corpo fisico qualcosa, come se gli si mettessero indumenti. Chi ha conoscenza di questo deve consapevolmente rinunciare; altrimenti verrebbe completamente in disordine, vorrebbe continuamente cambiare tutto il suo organismo, in particolare se questo organismo non è completamente sano sotto un certo aspetto e simili.

Ma quando siamo nella vita fra la morte e una nuova nascita, viviamo così consapevolmente, che questa consapevolezza porta a plasmare il nostro prossimo corpo fisico. Se fosse completamente lasciato a noi stessi, non plasmeremmo questo corpo fisico secondo il karma. Ma lo plasmiamo in connessione con le entità delle gerarchie superiori, che vegliano sul nostro karma. E così otteniamo, per esempio, quegli occhi, quel naso e così via, che difficilmente ci daremmo da soli, poiché siamo, in certi momenti fra la morte e una nuova nascita, straordinariamente egoisti, specialmente allora quando abbiamo smorzato questa coscienza della connessione con le entità delle gerarchie superiori, poiché allora viviamo così intensamente, che il corpo fisico può essere plasmato dalle forze di questo vivere. Lo plasmiamo davvero. È dunque un vivere molto più intenso, una vita che ha in sé il germe della creazione. E proprio perché è completamente indebolito nella vita terrestre, si vive in parte come l’amore terrestre, in parte, come ho rappresentato, come il ricordo, la capacità di ricordare, come la memoria.

Da questa memoria dipende, qui sulla terra, il fatto che ci sentiamo così veramente in un Io. Se vivessimo solo nel presente, non avessimo ricordi, il nostro Io non avrebbe connessione interiore. Non ci sentiremmo affatto — l’ho già esposto spesso — in un Io così pronunciato. Ma al contempo vedete: questo ricordo nasce come una facoltà terrestre ombra attraverso il fatto che nel mondo spirituale, nell’essere prenatale, c’è una facoltà potente: la facoltà che, potremmo dire, riceviamo secondo le indicazioni delle entità delle gerarchie superiori, quando viviamo con loro nell’altro stato, la facoltà che, secondo le indicazioni di queste entità delle gerarchie superiori, allora, quando veniamo a noi stessi, prepariamo il nostro corpo.

Quello che dunque agisce nel nostro corpo come forza di plasmare, quello che ancora nel bambino continua come forza di plasmare, finché il bambino non ha una coscienza che conduce alla memoria, come è il caso nei primi periodi di vita infantile, questa forza più forte la vediamo come continua ancora nelle forze di crescita. Allora qualcosa si separa da queste forze più forti, che è più sottile, più fine, e questa è la capacità umana di ricordare, questa è la memoria.

Con questa memoria è connesso di nuovo il fatto che l’uomo, innanzitutto, anche sulla terra vive con se stesso. Questa memoria è però anche molto fortemente connessa con quello che, da una parte, è l’egoismo umano e, dall’altra, è la libertà umana. La libertà nascerà in una persona che rettamente rivive quello che, nell’essere prenatale, deve essere vissuto come una specie di ritmo: sentirsi insieme con le entità delle gerarchie superiori, venire fuori da questo sentirsi, allora di nuovo entrarvi e così via. Qui si vive così fianco a fianco, non come un ritmo, ma come due facoltà coesistenti dell’uomo: la facoltà per l’amore, la facoltà della memoria. Ma all’uomo può rimanere una certa eredità di questo ritmo nell’essere prenatale. Allora la memoria e l’amore avranno anche nella vita terrestre il giusto rapporto l’una verso l’altra. L’uomo potrà, da una parte, sviluppare comprensione, comprensione amorevole, per gli altri uomini, e porterà anche, nel suo pensiero ricordante, quello che a lui stesso può divenire per il suo perfezionamento, per il consolidamento del suo essere, da vivere il mondo con altri uomini.

Tale giusto rapporto può rimanere dal necessario ritmo nell’essere prenatale, ma questo rapporto può anche essere disturbato, così che, per esempio, l’uomo continuamente si rivolge a quello che lui stesso ha vissuto. Questo è molto in particolare il caso, quando l’uomo ha poco interesse per quello che gli uomini fuori da lui vivono, quando può poco guardare dentro gli animi degli altri, quando sviluppa principalmente l’interesse per quello che gradualmente si accumula nel suo proprio ricordare, nella sua propria memoria, poiché questo è di nuovo intimamente connesso con il suo Io, che rinforza l’egoismo.

Un tale uomo viene in disordine con se stesso, poiché non ha questo, fra la morte e una nuova nascita, del tutto certamente giusto rapporto, e cioè non ha un ritmo. E al contempo, se l’uomo ha solo interesse per quello che si accumula nel suo essere psichico, se si occupa continuamente solo di se stesso, allora si accumula, potremmo dire, un’incapacità talentuale verso il vivere fra la morte e una nuova nascita. Attraverso questo interessarsi solo per se stesso, l’uomo si chiude in una certa relazione per la convivenza con le entità delle gerarchie superiori.

Ma colui che ha il giusto rapporto fra amore e memoria sviluppa, invece del semplice guardare egoisticamente in se stesso, il sentimento umano di libertà. Poiché questo sentimento umano di libertà è, in altro aspetto, anche un’eco del venire fuori dalla convivenza con le entità delle gerarchie superiori fra la morte e una nuova nascita. Si potrebbe dire: il sentimento di libertà è il sano rivivere questo venire fuori; l’egoismo è il malato rivivere questo venire fuori. — E così come la convivenza con le entità delle gerarchie superiori fra la morte e una nuova nascita è il fondamento della moralità dell’uomo sulla terra, così il venire fuori da questa convivenza, che è necessario, è al contempo sulla terra il fondamento per l’immoralità degli uomini, per l’allontanamento degli uomini, per l’agire degli uomini così che le azioni di uno disturbano le azioni dell’altro e così via, poiché è su questo che si basa tutta l’immoralità. Vedete, l’uomo ha bisogno di stare attento, in quale misura qualcosa che qui sulla terra può apparire come una nocività, ha per i mondi superiori un significato determinato. È anche sulla terra così, che l’aria di inspirazione è sana, l’aria di espirazione è insana, sì nociva, poiché espiriamo anidride carbonica. Così quello che qui sulla terra è il fondamento dell’immoralità è qualcosa di necessario per il nostro vivere nel mondo spirituale.

Bisogna considerare queste connessioni dal fondo, poiché dalle condizioni terrestri la moralità e l’immoralità non sono affatto spiegabili. Chi tenta tali spiegazioni dovrà sempre sbagliare. Poiché dal fatto che l’uomo è morale o immorale, già si pone psichicamente in una relazione con un mondo che sta nel soprasensibile. E possiamo dire: mentre la scienza dello spirito antroposofica, nel modo indicato, orienta il senso dell’uomo verso la contemplazione di questo rapporto con un mondo soprasensibile, rende, prima di tutto, possibile che si acquisisca una base per fissare l’occhio sul morale. Per la concezione del mondo che vuol ammettere solo una conoscenza naturale, il morale può esistere solo in immagini apparenti, in illusioni, che si generano dai processi naturali, che dovrebbero svolgersi anche nell’uomo.

Supponiamo una volta che fosse veramente così, che al principio dell’esistenza terrestre stesse la nebulosa Kant-Laplace con le sue forze meccaniche e le sue leggi meccaniche, e supponete che da queste masse nebulari vorticose si fossero sviluppati gradualmente, attraverso leggi naturali indifferenti, neutrali, i regni dell’esistenza terrestre, e che infine l’uomo se ne fosse sollevato: allora i suoi impulsi morali sarebbero sogni. Poiché tutto quello che chiama morale scomparirebbe, se la terra di nuovo, secondo leggi meccaniche, arrivasse al termine e scomparisse nella morte termica. Da una tale concezione non può seguire mai una giustificazione della vita morale, se onestamente si vogliano ammettere le ultime conseguenze di questa concezione del mondo. Una giustificazione del morale risulta unicamente e soltanto dal fatto che, proprio come fa la scienza dello spirito antroposofica, si mostrano quei campi dell’essere dove il morale ha una realtà come il naturale qui nella vita fra la nascita e la morte. Come qui le piante crescono e sbocciano, così si sviluppano certi agire, quando l’uomo, fra la morte e una nuova nascita, è sotto gli dèi. E questi agire sono il morale in realtà, sono la realtà del morale. Questo morale ha lì realtà, mentre sulla terra c’è solo un riflesso di questa realtà. Ma l’uomo appartiene a entrambi i mondi. Quindi per lui, se lo vede rettamente nel senso della scienza dello spirito, il mondo morale ha una realtà tale, solo che non si può mai conoscerlo dall’esistenza fisica.

Con ciò, però, avete dato il fondamento, per cui è necessario per l’uomo appropriarsi la scienza dello spirito. L’uomo non potrebbe, senza questa scienza dello spirito, essere onesto con il suo sapere, poiché non potrebbe riconoscere realtà al mondo morale, poiché non vuole esplorare il campo cui appartiene la realtà del mondo morale. È qualcosa di straordinariamente significativo intendere rettamente un tale concetto.

Ma ancora in un altro aspetto voglio evidenziarvi proprio oggi, in quale misura la conoscenza che può essere acquisita attraverso la scienza dello spirito sia una necessità per l’uomo. Anche qui dovremo di nuovo sguardare alle realtà di un altro mondo. Già se si sale soltanto fino alla conoscenza immaginativa, fino a quella conoscenza che, cioè, consente di vivere nell’etere invece che nel mondo fisico, così che, al posto delle cose fisiche, si percepiscono le attività nell’etere — poiché attività sono — , già se si sale fino a lì, lo spazio si dissolve, così come è sulla terra. Lo spazio tridimensionale si dissolve. Non ha senso parlare dello spazio tridimensionale, poiché essenzialmente viviamo allora nel tempo. Perciò vi ho anche, in altre considerazioni, rappresentato il corpo eterico come un organismo temporale.

Come qui abbiamo un organismo spaziale, per esempio la testa e, diciamo, la gamba, e come lo percepite nella testa, se vi pungete o tagliate la gamba, come dunque un organo è connesso spazialmente con l’altro per questo corpo spaziale, così nell’organismo temporale, che consiste in accadimenti, in accadimenti di tutto quello che sottende più profondamente il nostro essere umano fra la nascita e la morte, così tutti questi particolari sono connessi. Ricordatevi come in conferenze, per esempio sulla pedagogia, ho detto: se in un certo periodo dell’infanzia si è imparato a venerare, questa forza della venerazione si trasforma in un’età successiva in una certa mitezza benedicente che si può avere per altri uomini, mentre colui che nell’infanzia mai ha avuto l’occasione di venerare rettamente, non può sviluppare questa mitezza benedicente nell’età posteriore. — Come il piede o la gamba è connesso con la testa nell’organismo spaziale, così l’infanzia è connessa con l’età, e potrei anche dire, l’età con l’infanzia. Poiché solo per la concezione esterna fisica il mondo confluisce da una parte, dal passato al futuro. Per la contemplazione superiore c’è anche il corso inverso: dal futuro al passato. Entriamo in questo corso, come ho descritto, dopo la morte, camminando indietro. Nell’organismo temporale tutto è connesso.

Proprio come non potete rimuovere certi organi dall’organismo spaziale, come questi devono essere presenti affinché tutto l’organismo sia in ordine, come, per esempio, non potete rimuovere una gran parte del vostro volto senza distruggere l’organismo, altrettanto non potete rimuovere niente da quello che nell’uomo confluisce nel tempo.

Ora pensate, fosse nell’organismo spaziale, al posto dove avete gli occhi, una crescita completamente diversa, così che non nascano occhi, ma in qualche modo tumori. Allora non potremmo vedere. Come gli occhi sono nell’organismo spaziale in una certa posizione, così nell’organismo temporale — e con questo intendo non solo l’organismo temporale fra nascita e morte, ma l’organismo temporale che va oltre tutte le morti e tutte le nascite dell’uomo —, così è integrato quello che è fra nascita e morte e si sviluppa in questa esistenza fra nascita e morte attraverso concetti, attraverso idee, attraverso rappresentazioni di un mondo spirituale. E quello che lì si sviluppa sono gli occhi per l’esistenza soprasensibile. Se qui, fra la nascita e la morte, non sviluppate una conoscenza del mondo soprasensibile, questo significa, per l’esistenza nel mondo soprasensibile fra la morte e una nuova nascita, un essere accecati, come la mancanza degli occhi nell’organismo spaziale significa essere accecati. Si passa per la morte, anche se non si sviluppa qui sulla terra alcuna conoscenza del mondo soprasensibile, ma si entra in un mondo in cui non si vede nulla, in cui si può solo tastare.

Questo è l’enorme dolore che, potremmo dire, appare come l’immagine speculare dell’era materialistica per colui che rettamente guarda nella scienza dell’iniziazione. Vede come, sulla terra, gli uomini cadono nel materialismo. Ma sa anche quello che questo cadere nel materialismo significa per l’esistenza spirituale, sa che è uno strappo degli occhi, che significa che gli uomini, nell’esistenza che li attende dopo la morte, possono solo tastare. Nei tempi più antichi dello sviluppo dell’umanità, dove c’era una conoscenza istintiva del mondo soprasensibile, gli uomini passavano per la porta della morte potendo vedere. Questa antica conoscenza soprasensibile istintiva si è estinta. Oggi deve essere acquisita consapevolmente una conoscenza spirituale, sia ben chiaro: conoscenza spirituale, non chiaroveggenza! Ho sempre sottolineato: la chiaroveggenza può essere acquisita, ma non è su questo che conta, ma sulla comprensione di quello che risulta dalla ricerca chiaroveggente, attraverso il comune buon senso umano, poiché può essere compreso attraverso questo.

Chi sostiene che la conoscenza ordinaria, attraverso il buon senso umano, non gli dà l’occhio per l’esistenza soprasensibile, che ha bisogno della chiaroveggenza — la chiaroveggenza serve per esplorare le cose, ma non serve per acquisire dopo la morte la capacità del vedere nel mondo soprasensibile —, chi sostiene questo, potrebbe altrettanto bene affermare che non si può pensare se gli occhi non pensano. Così poco gli occhi, qui nella vita fisica, hanno bisogno di pensare, così poco la conoscenza dei mondi soprasensibili, per quello che oggi ho indicato, ha bisogno della capacità chiaroveggente. Non ci sarebbe naturalmente, sulla terra, alcuna conoscenza soprasensibile se non ci fosse una chiaroveggenza, ma anche il chiaroveggente deve trasformare in ordinaria comprensione quello che contempla nel soprasensibile. Se un uomo, qui sulla terra, fosse anche così chiaroveggente, potesse scorgere così chiaramente nel mondo spirituale — se fosse troppo pigro a trasformare quello che contempla nel mondo spirituale in rappresentazioni ordinarie, logicamente comprensibili —, sarebbe comunque accecato dopo la morte nel mondo spirituale.

Questo, dico, è il grande dolore per colui che rettamente guarda nella scienza dell’iniziazione dei nostri giorni, che deve dirsi: il materialismo rende gli uomini ciechi quando passano per la porta della morte. — E abbiamo di nuovo qualcosa da cui si vede che ha significato, per la realtà, per tutto l’essere del mondo, se l’uomo oggi si piega verso una conoscenza soprasensibile o no. Il tempo in cui deve farlo è appunto venuto. Sta nel progresso dell’umanità oggi elevarsi a una conoscenza soprasensibile.

5°Esseri elementari che rendono permanenti i nostri pensieri. Tre specie di elementari in via di sparizione

Dornach, 16 Dicembre 1922

Le facoltà che l’uomo ha bisogno di avere per stare di fronte al mondo e lavorare in esso, all’interno della vita terrestre, sono connesse, come ho appena mostrato in questi tempi qui, con l’agire dell’uomo nel mondo spirituale, che compie fra la morte e una nuova nascita. Con ciò è condizionato che l’uomo qui sulla terra stia in certi contesti, che non sono reali sulla terra stessa, che mostrano la loro realtà solo quando si considera il tutto nel campo soprasensibile.

Ora vogliamo, oggi, da questo punto di vista, dirigere la nostra attenzione ai tre campi che propriamente comprendono tutta l’attività umana sulla terra. Vogliamo dirigere la nostra attenzione ai pensieri, attraverso cui l’uomo vuol appropriarsi la verità nel mondo; vogliamo poi dirigere la nostra attenzione ai sentimenti, in quanto l’uomo, nel e attraverso il suo mondo senziente, vuol appropriarsi il bello; e vogliamo dirigere la nostra attenzione alla natura della volontà dell’uomo, in quanto l’uomo, attraverso la sua natura di volontà, deve realizzare il bene.

Quando si parla di pensieri, si intende quel campo attraverso cui l’uomo può appropriarsi la verità. Ma i pensieri stessi non possono essere nulla di reale. Proprio se siamo consapevoli che attraverso i nostri pensieri dovremo informarci sulla verità del reale, allora deve essere ammesso che i pensieri, in quanto tali, non possono essere nulla di reale. Poiché supponete una volta che sareste prigionieri nei vostri pensieri come nel vostro cervello o nel vostro cuore: allora questi pensieri stessi sarebbero qualcosa di reale. Non potremmo appropriarci la realtà attraverso questi pensieri. Non si potrebbe nemmeno, attraverso il linguaggio umano, esprimere quello che dovrebbe essere espresso, se il linguaggio umano, nel senso ordinario terrestre, contenesse una piena realtà.

Se ogni volta che parliamo una frase dovessimo elaborare dal nostro respiro qualcosa di completamente pesante e reale, non potremmo esprimere qualcosa, ma produrremmo qualcosa. In questo senso il parlato non è una realtà in se stesso, ma «significa» una realtà, così come i pensieri non sono in se stessi una realtà, ma significano una realtà.

Se guardiamo al bene, allora troveremo: quello che si fa da se stesso attraverso la realtà fisica non può essere chiamato un bene. Dobbiamo, dall’abisso del nostro essere, tirar fuori, innanzitutto come una completa irrealtà, l’impulso al bene, e poi realizzarlo. Se l’impulso al bene apparisse come la fame, come una realtà esterna, non potrebbe essere il bene.

Se guardate una statua, non vi viene in mente di potervene parlare. È una pura apparenza. Nell’apparenza si esprime qualcosa che è bellezza. Cosicché nella verità abbiamo «il significato della realtà», ma la verità stessa si muove in un elemento irreale, come la bellezza, come la bontà.

Ma così necessario è per l’uomo che i suoi pensieri non siano in se stessi reali — pensate, se i pensieri nella testa si muovessero come figure di piombo, allora certamente sentireste una realtà, ma questi pensieri di piombo non potrebbero significarvi nulla, sarebbero in se stessi qualcosa di reale —, così vero è che i pensieri, così vero è il bello e il bene non possono essere nulla di direttamente reale, così vero è che una realtà è necessaria in questo mondo fisico-terrestre, affinché possiamo avere pensieri, affinché possiamo realizzare il bello nel mondo attraverso l’arte, e affinché possiamo anche realizzare il bene.

Mentre ne parlo, giungo oggi a un campo della contemplazione della scienza dello spirito, che può condurci molto profondamente in quello che è anche sulla terra qui intorno a noi come essenza spirituale, che è molto necessario alla nostra esistenza terrestre, che però sfugge del tutto all’osservazione possibile ai sensi e perciò anche non può essere pensata dalla coscienza ordinaria, che si basa solo sulla percezione sensibile. Siamo ovunque circondati, in verità, da esseri spirituali dei più diversi tipi, solo che la coscienza ordinaria non vede questi esseri spirituali. Ma sono necessari, affinché possiamo, come uomini, sviluppare le nostre attività, affinché possiamo avere i pensieri nella loro leggerezza e fugacità senza realtà, così che non siano in se stessi come pesi di piombo nella nostra testa, non siano in se stessi qualcosa, ma possano significare qualcosa. Per questo è necessario che nel mondo siano presenti esseri che fanno in modo che i nostri pensieri, con la loro mancanza di realtà, non ci sfuggano continuamente. Noi uomini siamo propriamente, con la coscienza ordinaria, potremmo dire, troppo pesanti come esseri, troppo goffi, affinché possiamo così, senza altro, con questa coscienza ordinaria, tenere fermi i pensieri; e devono essere esseri elementari che continuamente ci aiutano a mantenere i nostri pensieri fermi. Tali esseri elementari sono anche lì, solo sono straordinariamente difficili da scoprire, poiché, potremmo dire, continuamente si nascondono.

Se ci si chiede: come accade dunque che si possa tenere fermo un pensiero, sebbene non sia affatto una realtà, chi aiuta in questo? — allora molto facilmente ci si lascia ingannare proprio dalla contemplazione della scienza dello spirito. Poiché, nello stesso momento in cui ci si mette a chiedere: chi tiene fissi i pensieri per l’uomo? —, si viene già, da questa tendenza di voler sapere quali esseri spirituali tengono fissi i pensieri, spinti nel regno delle entità arimaniche. Ci si immerge nel regno delle entità arimaniche, e ben presto si comincia a credere — ma è una credenza ingannevole — che ci si deve fare aiutare dagli spiriti ahrimaniani per tenere fissi i pensieri, affinché non scompaiano rapidamente quando li afferriamo. Perciò la maggior parte degli uomini, inconsciamente, è persino grata agli esseri ahrimaniani per il fatto che li sostengono nel pensare. Ma è veramente una gratitudine male riposta, poiché c’è un intero regno di esseri che, proprio per quanto riguarda il nostro mondo di pensiero, ci sostengono e che non sono affatto di natura ahrimaniana.

Questi esseri sono difficili da scoprire anche per la contemplazione già progredita nel mondo spirituale. Li si trova talvolta, se per esempio si osserva un uomo molto intelligente nella sua attività e nel suo agire. Infatti, se si osserva un uomo molto intelligente nella sua attività e nel suo agire, allora questo uomo ha propriamente un seguito fugace. Non va da nessuna parte da solo, ma ha un seguito fugace di esseri spirituali, che non appartengono al regno ahrimaniano, che però hanno una proprietà completamente curiosa, che si conosce propriamente solo quando si possono osservare quegli esseri che appartengono ai regni elementari, che non appaiono per gli occhi sensibili, che si attivano quando, nelle forme della natura, nelle forme cristalline per esempio e simili, sorgono. Tutto quello che è formale è soggetto all’attività di questi esseri, che vedete descritti anche nei miei Misteri nella loro attività come esseri che plasmano e battono forme fisse. Se seguite, nei Misteri, gli esseri gnomanici, allora avete là questi esseri che producono forme. Ora — come potete già riconoscere dal modo in cui l’ho rappresentato nei miei drammi misteriosi — questi esseri sono astuti, e dalla loro astuzia deridono lo scarso intelletto che gli uomini hanno. Rappresentatevi questa scena, se la conoscete dai miei Misteri.

Quando si osserva un vero uomo intelligente, come nel suo corteo può avere un intero esercito di tali esseri, come ho detto prima, allora si constata che questi esseri sono straordinariamente disprezzati dagli spiriti gnomanici del mondo elementare, poiché sono goffi, e soprattutto poiché sono terribilmente sciocchi. La sciocchezza è la loro principale caratteristica. E così si può dire: proprio gli uomini più intelligenti del mondo, se li si può osservare da questo punto di vista, sono seguiti da interi gruppi di stolti dal mondo spirituale. — È come se questi stolti volessero appartenergli. E questi stolti sono, come detto, straordinariamente disprezzati dagli esseri che plasmano le forme nella natura, nel modo descritto nei Misteri. Possiamo dunque dire: nei mondi che sono, per il momento, sconosciuti alla coscienza ordinaria, c’è uno che è popolato da un popolo, da un popolo spirituale di stolti, di stolti che si spingono in particolare verso la saggezza umana e l’intelligenza.

Questi esseri, in questa era attuale, propriamente non hanno una vita propria. Acquisiscono una vita per il fatto che usano la vita di coloro che muoiono, che muoiono per malattie, ma hanno ancora forze vitali in loro. Possono usare solo vita passata. Sono dunque spiriti sciocchi che usano la vita che rimane dai morti, che cioè, per così dire, si saziano di quello che di vita rimane ancora nei cimiteri e simili.

Proprio quando si penetra in tali mondi, si acquista il concetto di quanto infinitamente popolato sia il mondo che sta dietro il mondo sensibile umano, e quanto variegata sia la classe di tali esseri spirituali, e come questi esseri spirituali siano del tutto in connessione con le nostre facoltà. Poiché l’uomo intelligente che si segue nella sua attività può, se non è chiaroveggente, ma solo intelligente, proprio tenere fermi i suoi pensieri intelligenti per il fatto che è seguito da questo stuolo di spiriti sciocchi. Questi si agganciano ai suoi pensieri, li tirano e danno loro peso, così che gli rimangono, mentre altrimenti i pensieri gli svanirebbero rapidamente.

Questi esseri sono dunque straordinariamente derisi dagli esseri gnomanici. Gli esseri gnomanici non li vogliono tollerare nel loro regno, ma appartengono allo stesso regno. Li scacciano continuamente, ed è una lotta dura fra il popolo dei Gnomi e questo popolo di spiriti sciocchi, che propriamente per primo rende possibile la saggezza all’uomo, poiché altrimenti la saggezza sarebbe fugace, scomparirebbe nel momento in cui sorge, non potrebbe restare. Come detto, sono difficili da scoprire, questi esseri, poiché molto facilmente si finisce ad arrolarsi nell’Arimanico, se si pone la domanda corrispondente. Ma li si può trovare in tali occasioni come le ho indicate, osservando specialmente uomini intelligenti che hanno uno stuolo intero di tali esseri dietro di loro. D’altronde, se non ci sono sufficienti pensieri intelligenti che aderiscono all’uomo, si trovano questi esseri su tutti i tipi di monumenti della saggezza. Si tengono per esempio — ma sono anche difficili da trovare lì — nelle biblioteche, quando nelle librerie c’è qualcosa d’intelligente. Se nei libri c’è qualcosa di stupido, allora questi esseri non si trovano, sono trovabili solo dove c’è intelligenza; a quello si aggrappano.

Acquistiamo così, per così dire, un’intuizione in un regno che completamente ci circonda, che, come i regni della natura, è presente, e che ha qualcosa a che fare con le nostre stesse facoltà, che però è anche difficile per noi giudicare. Perciò, se lo si vuole giudicare, già si deve affidare agli esseri gnomanici e dar credito alle loro dichiarazioni, e loro li trovano straordinariamente stupidi e sfrontati. Ma questi esseri hanno ancora una proprietà. Se sono inseguiti troppo dai naturgeister di tipo gnomanico, allora si rifugiano nelle teste umane, e mentre, proprio nel mondo esteriore della natura, sono quasi giganti — sono cioè straordinariamente grandi —, diventano completamente piccoli quando sono nelle teste umane. Si potrebbe dire che sono una sorta di esseri naturali anomali, che però sono intimamente connessi con tutto lo sviluppo umano sulla terra.

Un’altra classe è quella che vive principalmente nell’elemento acquoso e aeriforme, così come quegli esseri che troverete nei drammi misteriosi indicati come gli esseri di tipo silfico e così via. Questi esseri che intendo ora hanno principalmente a che fare con il mondo dell’apparenza, della bella apparenza, si aggrappano meno agli uomini intelligenti che alle nature artistiche. Ma anche loro sono di nuovo molto difficili da scoprire, poiché possono facilmente nascondersi.

Si trovano dove ci sono vere opere d’arte, dove cioè, nell’apparenza, è presente la forma umana o forme naturali o simili. Lì si trovano. Questi esseri, come detto, anche noi li scopriamo con difficoltà. Se ci chiediamo: come accade che la bella apparenza ci interessa, che in certe circostanze abbiamo un piacere più grande davanti a una bella statua che davanti a un uomo vivo — certamente un piacere di tipo diverso, ma proprio un piacere più grande —, oppure che ci edifichiamo e deliziamo nella elaborazione melodica o armonica dei suoni? —, allora di nuovo molto facilmente arriviamo a rotolare in un altro regno, nel regno delle entità lucifiane.

Ma non sono solo le entità lucifiane che portano il lato artistico, bensì di nuovo un tale regno di esseri elementari, che mantiene desta l’interesse dell’uomo, che altrimenti sempre sarebbe incline, di fronte alla bella apparenza artistica, nessun interesse ad avere, poiché è irreale, in questo interesse, che, anzi, suscitano l’interesse artistico.

Ora è proprio così difficile scoprire questi esseri, poiché si nascondono ancora più facilmente dei pazzi del mondo spirituale, poiché propriamente sono presenti solo dove la bellezza si afferma. E quando si è abbandonati al bello, quando si gode il bello, allora questi esseri certamente non si vedono. Perché?

Bisogna infatti, per vedere questi esseri in una maniera normale, tentare, quando si è in qualche modo abbandonati alle impressioni artistiche, di dirigere lo sguardo chiaroveggente su quegli esseri che troverete descritti nella stessa scena come esseri di tipo ninfa o silfico, che sono anche presenti nei regni elementari della natura, e ci si deve mettere in questi. Bisogna, per così dire, guardare insieme a questi esseri d’aria e acqua gli altri esseri presenti nel godimento della bellezza. E poiché questo è difficile, allora bisogna aiutarsi in un altro modo. Bene, per fortuna, potremmo dire, si possono allora scoprire facilmente questi esseri, quando si ascolta qualcuno che parla piuttosto bello e la cui lingua non si capisce bene, dove si sentono solo i suoni, senza comprenderli nel loro significato.

Se ci si abbandona a questo — al bello-parlare — ma deve essere bellamente parlato, deve essere parlato in modo oratorio, e pur non si comprende bene —, allora ci si può appropriare la capacità (è una capacità intima, delicata) di vedere questi esseri. Così si deve, per così dire, tentare di appropriarsi il talento dei Silfi e fortificarlo attraverso quel talento che si sviluppa quando si ascoltano discorsi bellamente parlati che non si comprendono, dove inoltre non si ascolta quello che dovrebbero significare, ma solo il bel parlare. Allora si scoprono questi esseri, che sono ovunque dove c’è il bello, e forniscono il loro supporto, così che l’uomo può avere il giusto interesse per il bello.

Allora segue la grande delusione, segue il grande terribile stupore. Questi esseri sono infatti orribilmente brutti, i più brutti, quello che si può scoprire, spaventosi esseri, le immagini originali della bruttezza. E se una volta vi siete appropriati lo sguardo spirituale per questi esseri e allora, con questo sguardo spirituale, visitate un atelier dove si crea arte, allora troverete che sono questi esseri che, come ragni, sono propriamente sul fondo dell’essere del mondo sulla terra, affinché l’uomo abbia interesse per la bellezza. Questi spaventosi esseri ragno elementare di tipo sono quelli attraverso cui l’interesse per la bellezza si mantiene sveglio. L’uomo non avrebbe affatto il giusto interesse per la bellezza, se non fosse, con la sua anima, intessuto in un mondo di orribilmente brutti esseri ragno.

Non si sospetta nemmeno, quando si passa così in una galleria — poiché quello che ho raccontato è tutto solo per scoprire le forme di questi esseri, loro sono lì ogni volta, quando l’uomo gode il bello —, come nel vostro interesse per le più belle immagini siete sostenuti dal fatto che in tutti gli orecchi e in tutte le narici questi ragni più brutti entrano ed escono. Sul fondo della bruttezza si eleva l’entusiasmo dell’uomo per la bellezza. Questo è un segreto del mondo. Si ha bisogno, potremmo dire, dello stimolo dalla bruttezza, affinché proprio la bellezza sia portata alla manifestazione. E le grandi nature artistiche erano tali da sopportare, attraverso la loro forte corporalità, l’essere pervasi di questi ragni, per produrre una Madonna Sistina o simile. Quello che, nel mondo, di bello si produce, viene proprio prodotto così che si eleva da un mare di bruttezza attraverso l’entusiasmo dell’anima umana.

Non si deve credere che, quando si viene dietro il velo del sensibile, quando si viene al territorio oltre la soglia, si venga nel puro bello. Non credete che, da chiunque conosce queste cose, sia detto leggermente: Gli uomini devono, se non sono opportunamente preparati, essere trattenuti alla soglia del mondo spirituale. — Poiché innanzitutto, per tutto quello che si ha come elevante ed edificante, per così dire, davanti al sipario, si devono conoscere i fondamenti certamente non edificanti. E se dunque nel mondo elementare che appartiene all’aria e all’acqua vi muovete vedendo, allora vedete di nuovo la grande lotta del fugace mondo dei Silfi e del mondo delle Ondine verso queste immagini originali della bruttezza. Io dico esseri ragno; non sono costituiti dal tessuto di ragnatela, ma sono costruiti dall’elemento dell’acqua e dall’elemento del vapore acqueo. Sono forme di aria sfuggenti, che aumentano la loro bruttezza per il fatto che in ogni secondo hanno una bruttezza diversa, per cui continuo si ha il sentimento che ogni bruttezza successiva, che si pone su una precedente, è ancora più grande della precedente. Questo è il mondo che è così presente nell’aria e nell’acqua come quello che è piacevole nell’aria e nell’acqua.

Affinché l’uomo possa sviluppare l’entusiasmo per il bene, accade ancora qualcos’altro. Negli altri esseri si può dire che, in più o meno, sono presenti, ma negli esseri di cui ora voglio parlare si deve propriamente dire: si sviluppano continuamente, e cioè si sviluppano proprio quando l’uomo ha un certo calore interiore per il bene. Lì si sviluppano, in questo calore, quegli esseri che sono di natura più focosa, più calda, esseri che vivono nel presente, che però propriamente hanno una tale natura, come l’ho descritta nella mia Scienza occulta nelle sue linee generali per l’esistenza di Saturno dell’uomo.

Come era l’uomo nell’antico Saturno, così sono questi esseri oggi. Solo che non sono formati come l’uomo, ma hanno una tale natura. Non si può dire di loro che siano belli o brutti o simili; ci si deve giudicarli dal punto di vista che è fornito da normali esseri elementari di calore, che sono anche presenti. L’intera ricerca spirituale è straordinariamente difficile, poiché si viene a questi esseri che vivono solo nel calore, dunque — nel senso antico parlato — nel «fuoco», ci si viene come uomo straordinariamente difficilmente, e quando ci si viene, non è piacevole. Ci si viene, per esempio, quando si ha una febbre acuta. Ma allora non si è, in genere, un osservatore molto obiettivo. Altrimenti si tratta del fatto che, per lo sviluppo ulteriore dei mezzi indicati nei miei libri, ci si sviluppa la contemplazione per tali esseri di calore. Ma questi esseri di calore hanno già un certo rapporto con quegli esseri che appaiono particolarmente quando l’uomo sviluppa un entusiasmo caldo per il bene. Ma il rapporto è di tipo completamente proprio.

Voglio assumere per ipotesi — poiché solo così posso propriamente descrivere la cosa — che ci siano tali esseri di calore di tipo normale, da cui provengono dal calore fisico umano, che è più grande del calore dell’ambiente. L’uomo ha il suo proprio calore. Per questo nella sua vicinanza sono questi esseri. E ora, in un uomo che ha entusiasmo per il bene, si producono questi altri esseri, che sono anche esseri di calore, ma di tipo diverso. Ma quando sono nella vicinanza dei normali esseri di fuoco, subito si tirano indietro da loro e scivolano nell’intimo dell’uomo. Se infatti ci si dà molta pena, dal punto di vista dei normali esseri di calore, di scoprire le proprietà di questi esseri, allora si trova: questi esseri hanno un sentimento di vergogna intimo, ma spaventosamente fortemente sviluppato. Non vogliono assolutamente essere osservati da altri esseri, da cui fuggono poiché si vergognano di essere visti, fuggono soprattutto nell’intimo degli uomini, così che sono difficili da scoprire. Sono propriamente scopribili solo quando, diciamo, vi osservate in certi momenti che non si possono così facilmente provocare volontariamente. Supponete una volta che leggiate qualcosa e veniate semplicemente dal fatto che leggete una scena che vi colpisce drammaticamente, senza che siate una persona sentimentale, commossi fino alle lacrime. Un’azione grande e buona, mettiamo nel romanzo, viene descritta, venite commossi fino alle lacrime. Se allora avete auto-osservazione, allora potete scoprire come interi sciami di tali esseri — che hanno un sentimento di vergogna così fine e intimamente sviluppato, che non vogliono essere visti da tutti gli altri esseri del mondo spirituale — si rifugiano nel vostro cuore, propriamente in tutto il vostro petto interiore, come vengono da voi, come cercano protezione dagli altri esseri dei mondi elementare-spirituali e in particolare dagli altri esseri di calore.

C’è una potenza di ripulsione significativa fra i normali esseri di calore e questi esseri di calore dotati di straordinariamente forte sentimento di vergogna, che vivono solo nella sfera morale degli uomini e fuggono dal contatto con altri esseri spirituali. Questi esseri sono presenti in un numero molto più grande di quanto si pensi comunemente, e sono loro che specificamente dotano l’uomo con l’entusiasmo per il bene morale. L’uomo non avrebbe facilmente questo entusiasmo per il bene morale, se questi esseri non gli venissero in aiuto. E quando l’uomo ama il morale, allora sta propriamente in un’alleanza, in un’alleanza inconsapevole, con questi esseri.

Certe proprietà di questi esseri sono del tutto tali che si può facilmente fraintendere questo intero regno. Poiché infatti: poiché si vergognano questi esseri? Si vergognano veramente dal motivo che tutto il resto del mondo spirituale del regno elementare in cui questi esseri sono, li disprezza propriamente, non vuol saperne nulla. E questi esseri lo sentono, e per il fatto che sono così esseri disprezzati, proprio per questo agiscono verso l’entusiasmo per il bene.

Certe altre proprietà di questi esseri preferisco del tutto non toccare, poiché già si vede come la particolare anima umana è toccata, quando si riferisce sugli esseri ragno orribilmente brutti. Perciò alcune proprietà di questi esseri preferisco lasciarle intatte. Ma abbiamo visto come quello che si sviluppa qui nel regno del sensibile come il vero, il bello, il bene, si sviluppa del tutto da fondamenti che hanno bisogno di questi tre regni spirituali che ho descritto, come noi, come uomini sulla terra, abbiamo bisogno del suolo su cui camminiamo. Non come se questi esseri producessero il vero, il bello e il bene — questo non lo fanno. Ma i pensieri che esprimono il vero, che significano il vero, hanno bisogno degli sciocchi spirituali, affinché possano muoversi sulle loro spalle. E il bello che l’uomo produce ha bisogno dei bruttissimi ragni d’acqua e d’aria, affinché possa elevarsi da questo mare di bruttezza. E il bene ha bisogno di un regno di esseri che non può mostrarsi fra gli altri esseri decenti di calore, che sempre deve vergognarsi, e proprio per questo provoca l’entusiasmo per gli impulsi del bene.

Se tutti questi esseri non fossero, allora invece dei nostri pensieri nella testa, se non proprio scadute soldatini di piombo, avremmo almeno vapori pesanti. Non molto intelligenti sarebbero le cose che ne verrebbero fuori. E per produrre il bello, avremmo già il bisogno del dono di rendere vivace un po’ questo bello, affinché gli uomini vi avessero interesse e così via. Affinché qui nel regno del sensibile sia presente quello di cui abbiamo bisogno per la nostra attività di pensiero, per la nostra attività di sentimento nel bello, per la nostra attività di volontà nel bene, sono necessari tre tali regni elementari.

Se consideriamo i regni elementari normali, dunque se usiamo l’espressione popolare — i regni dei Gnomi, dei Silfi, delle Ondine, dei Salamandri —, abbiamo in essi propriamente regni che ancora vogliono diventare qualcosa nel mondo. Si muovono verso formazioni simili che abbiamo nel nostro mondo sensibile, solo saranno diversi, ma diventeranno percettibili per tali sensi come quelli che gli uomini hanno oggi, mentre oggi nel loro essere elementale non sono percettibili ai sensi ordinari.

Ma gli esseri che ho appena descritto sono già rimbalzati sopra il grado che hanno oggi gli uomini e gli animali o le piante, sono più avanzati, sono già rimbalzati oltre. Cosicché, se per esempio potessimo tornare indietro all’antico essere lunare che ha preceduto l’esistenza terrestre, troveremmo là questi esseri, che oggi qui sulla terra troviamo come quegli esseri che moralmente e timidamente spingono — questi esseri. Li troveremmo, sulla vecchia luna, come una vera fauna che sarebbe visibile anche per occhi terrestri, che si muove così nel mondo naturale. Ma dovete portarvi a memoria l’essere della luna come l’ho descritto nella mia Scienza occulta. Questo essere lunare è naturalmente morbido e fugace, e le cose si metamorfosizzano, si trasformano. E fra questi esseri, allora, si muovono gli esseri brutti che ho descritto, questi ragni originali, di cui la vecchia luna era completamente pervasa, ed erano visibili. E poi erano anche presenti quegli esseri che oggi, come gli sciocchi, accompagnano i saggi. Erano presenti lì, e hanno fatto sì che la vecchia luna si dissolva, così che da essa potesse diventare la terra. Anche durante l’esistenza terrestre questi esseri non hanno gioia nella generazione dei cristalli, ma nel frantumare tutto quello che è mineralico.

Così, mentre degli altri, normali esseri elementari, possiamo dire: diventeranno una volta visibili, percettibili ai sensi —, dobbiamo dire di questi esseri: erano una volta percettibili ai sensi e ora sono rimbalzati attraverso la spiritualità ahrimaniana e luciferina nell’elemento spirituale. Abbiamo dunque due tipi di esseri elementari, un tipo ascendente e uno discendente. E vorrei dire: sulla melma della vecchia bruttezza lunare — poiché era abbondantemente presente durante l’antico essere lunare — cresce il nostro mondo della bellezza.

Avete un’analogia nella natura, se portate il letame, il concime nei campi, e allora da quello sbocciano le più belle piante. Lì avete l’analogia della natura, solo che lì il letame vi si presenta sensibilmente. Così è quando si considera spiritualmente quello che è solo mezzo reale come il mondo del bello. Questo che è solo mezzo reale come il mondo del bello, lasciatelo stare di fronte a voi, senza considerazione per quello che altrimenti vive e brulica nei tre regni della natura sulla terra, lasciate sorgere di fronte al vostro spirito tutto quello che è le più belle conseguenze dalla terra. A ogni modo, come in un prato sbocciano i più bei fiori, così dovete pensare spiritualmente sotto di esso quel letame, quel concime, il concime lunare che contiene questi brutti ragni che ho descritto. Così come il vostro cavolo non cresce senza che concimiate, così nemmeno la bellezza può sbocciare sulla terra, senza che gli dèi concimino la terra con la bruttezza. Questa è la necessità interiore della vita, e questa necessità interiore della vita si deve conoscere, poiché questa sola dà la facoltà di stare consapevolmente di fronte a quello che propriamente ci circonda nella natura.

Chi crede che sulla terra la bellezza nell’arte possa essere prodotta senza il fondamento di questa bruttezza, è simile a un uomo che dice: Ma è comunque spaventoso che la gente concimi, avrebbero piuttosto dovuto lasciar crescere le belle cose senza letame. — Non è possibile che la bellezza sia prodotta senza il fondamento della bruttezza. E se non si vuol dare credibilità a illusioni sul mondo, cioè se si vuol riconoscere veramente il reale e non l’illusorio, allora si devono conoscere queste cose. È già necessario. Chi crede che nel mondo l’arte esiste senza la bruttezza, non conosce l’arte neanche. Perché no? Bene, semplicemente poiché solo colui che ha un presentimento di quello che vi ho descritto oggi gode genuinamente le opere d’arte, poiché sa quello che costano nel mondo. E chi vuol godere opere d’arte senza questa consapevolezza, è simile a un uomo che vorrebbe abolire la concimazione dei campi. Non conosce allora quello che cresce nella natura, ma ha in realtà davanti solo l’illusione, per così dire di piante di carta. Anche se ha piante vere, ha solo piante di carta! Chi non sente la bruttezza nei suoi fondamenti, non ha il vero delizia per la bellezza.

Così è nel mondo ordinato. E questo è ciò che l’umanità deve imparare, se non vuol continuare a vagare per il mondo — l’ho già detto una volta — come i vermi della terra, che si tengono attaccati al loro elemento e non guardano su a quello che è veramente. Gli uomini, però, possono sviluppare quello che è nelle loro possibilità, solo se si confrontano con la realtà. La realtà, però, non è data per il fatto che si parla di spirito, spirito, spirito, ma per il fatto che si conosce veramente il mondo spirituale. Allora, però, si deve anche esporre se stesso al fatto che, in certi campi del mondo spirituale, sortisce l’effetto qualcosa di quello che vi ho descritto oggi.

6°La naturale connessione dell'uomo con gli dèi nei periodi culturali anteriori. Il compito di Michele

Dornach, 17 Dicembre 1922

L’ho menzionato più volte, come grosso modo dal primo terzo del XV secolo un tempo particolare nell’evoluzione dell’umanità sia iniziato. Si può dire che il periodo che è iniziato approssimativamente nell’8° secolo prima di Cristo, e che poi è durato fino al primo terzo del XV secolo, sia stato il periodo dello sviluppo culturale greco-latino, e che la più recente fase di tempo, in cui ora stiamo ancora, sia cominciata nel punto temporale indicato. Vogliamo oggi, da un certo punto di vista, considerare un po’ i compiti dell’umanità nel presente in collegamento con questo fatto.

Sappiamo cioè, e lo sappiamo particolarmente dalle conferenze che ho tenuto recentemente qui, come l’uomo durante il suo sviluppo terrestre, dunque fra la nascita e la morte, sia nello sviluppo fisico sia in quello psichico sia in quello spirituale, porti con sé l’eredità di quello che ha attraversato nell’essere prenatale. E abbiamo visto in particolare come la vita socio-morale sia l’eredità di quello stato fra morte e nuova nascita, in cui l’uomo vive in intima connessione con le entità delle gerarchie superiori.

L’uomo porta con sé, da questo vivere insieme, che — come ho esposto — vive ritmicamente in alternazione con un altro stato, la facoltà, la forza dell’amare, e questa forza dell’amare è il fondamento della moralità sulla terra. L’altro stato che alterna con questo è quello dove l’uomo si ritrae su se stesso, dove, per così dire, si trae fuori dalla convivenza con le entità delle gerarchie superiori. E come eredità di questo stato, porta con sé la forza del ricordo, la forza della memoria, che certamente da una parte si esprime nel suo egoismo, ma d’altra parte è anche la disposizione per la libertà, per tutto quello che dà all’uomo la solidità interiore e l’indipendenza. Ma quello attraverso cui l’uomo ha ordinato la sua civiltà dall’interno era anche, fino a questo periodo greco-latino di cui ho parlato prima, in un certo aspetto, un’eredità dell’essere prenatale.

Se andiamo ancora indietro a tempi più antichi dello sviluppo dell’umanità, nel periodo urindiano, nel proto-persiano, nel periodo egiziano, troviamo ovunque una conoscenza dell’umanità, una vita rappresentativa dell’umanità che fluisce dalle profondità dell’uomo, ma che è anche connessa alla vita fra la morte e una nuova nascita. Troviamo, nel periodo urindiano, come l’uomo ha una consapevolezza chiara che propriamente, si potrebbe dire, appartiene al genere stesso a cui appartengono le entità divine-spirituali delle altre gerarchie. Il sapiente della cultura antica indiana si sente molto meno come cittadino della terra che come cittadino di quel mondo a cui appartengono questi esseri divine-spirituali. Si sente come se fosse stato mandato giù dalla schiera di questi esseri divine-spirituali sulla terra, e quello che diffonde sulla terra come civiltà, questo antico indiano sente che accade per plasmare i compiti terrestri degli uomini, anche gli oggetti terrestri, gli esseri terrestri, così come è conveniente per gli esseri divine-spirituali a cui si sente affine.

Questo sentimento di appartenenza comune è già un po’ affievolito nell’uomo proto-persiano, ma ancora chiaramente sente come sua vera patria quello che chiama il regno di luce, a cui, fra la morte e una nuova nascita, appartiene, e vuol farsi combattente per gli spiriti di questo regno di luce. Vuol, per così dire, combattere quegli esseri che provengono dalle tenebre della terra, così che questi esseri oscuri non possano essere al séguito degli spiriti del regno di luce, e pone tutto il suo compito al servizio di questi spiriti del regno di luce. E se procediamo alla popolazione egiziana e caldaica, vediamo la scienza di questi egiziani e caldei completamente pervasa da ciò che riguarda i movimenti degli astri. I destini degli uomini sono misurati da quello che si manifesta negli astri. Quello che, sulla terra, è fatto, è fatto così che prima si consultano gli astri, se si debba fare questo o quello. Anche questa scienza, che regola tutta la vita terrestre, è sentita come un’eredità di quello che l’uomo ha vissuto fra la morte e una nuova nascita, in quale periodo le sue esperienze sono di tale tipo che è uno con i movimenti, con le leggi degli astri, così come qui sulla terra, fra la nascita e la morte, è uno con gli esseri del regno minerale, del regno vegetale, del regno animale.

Allora entra il quarto periodo post-atlantideo, il greco-latino, che giace fra l’8° secolo prima di Cristo e il XV secolo dopo Cristo, allora certamente gli uomini già sentono chiaramente se stessi come cittadini terrestri. Sentono che nel loro mondo rappresentativo, nel periodo fra la nascita e la morte, non c’è più un’eco intensiva di quello che si vive nell’essere prenatale. Gli uomini si sforzano, per così dire, di sentirsi a casa su questa terra. Ma se si penetra veramente nello spirito della civiltà greca, anche ancora della primitiva civiltà latina, allora è così che si può asserire circa quanto segue. Gli uomini che, in quel periodo, fondano una conoscenza, si dicono: Vogliamo conoscere tutto quello che qui sulla terra, nei tre regni della natura, si compie, ma vogliamo conoscerlo così che la nostra conoscenza sia comunque qualcosa che si può mostrare anche nell’esistenza extra-terrestre. — È nei greci pienamente presente il sentimento: attraverso la conoscenza che serve all’uomo sulla terra, attraverso cui l’uomo regola sulla terra le sue azioni, l’uomo dovrebbe anche al contempo avere qualcosa come un oscuro ricordo del mondo divine-spirituale. Il greco sa bene che può acquisire la sua conoscenza solo dall’osservazione del mondo terrestre, ma ha un sentimento chiaro di questo: quello che osserva nei minerali, nelle piante, negli animali, quello che osserva negli astri, nelle montagne, nei fiumi e così via, dovrebbe essergli un riflesso del divine-spirituale che può vivere in un altro mondo che il sensibile.

È così, poiché l’uomo in quel periodo ancora sente che, con la parte migliore del suo essere, appartiene a un mondo soprasensibile. Questo mondo soprasensibile si è certamente oscurato per l’osservazione umana, così l’uomo se l’immagina, ma ci si dovrebbe anche sforzare durante l’esistenza terrestre per uno schiarimento dell’oscurato. E anche se in quei tempi non si poteva più, come per esempio nell’antico Egitto o nell’antica Caldea, regolare le azioni ordinarie dell’umanità terrestre secondo il corso degli astri, poiché non si domina la scienza degli astri allo stesso modo come caldei ed egiziani, si è però in ogni caso, almeno in una maniera un po’ offuscata, in uno sforzo, attraverso l’esplorazione delle manifestazioni di volontà degli esseri divine-spirituali, di portare qualcosa di divine-spirituale nel mondo terrestre.

Nelle sedi degli oracoli, nei templi, è attraverso le corrispondenti sacerdotesse, profetesse, nel modo che vi è noto dalla storia, che si esplora la volontà degli dèi. E vediamo come quest’esplorazione della volontà divine-spirituale, nella quale l’uomo stesso, nell’essere prenatale, sta dentro, in quel tempo, in cui nel sud dell’Europa la cultura greco-latina, sia anche consueta nel resto dell’Europa. Vediamo, per esempio, come all’interno del mondo germanico-europeo-centrale sacerdotesse, profetesse siano altamente venerate, come verso di loro si pellegrina, e come dalla loro condizione di anima estatica la volontà del divine debba diventare nota all’uomo, affinché l’uomo, nel suo agire terrestre, regoli se stesso secondo questa volontà. Sì, si potrebbe dire, anche se completamente attenuato, pur sempre chiaramente vediamo nell’uomo fino al XII, XIII secolo durante il Medio Evo, che tutto quello che cerca di conoscenza, l’ordina in tal modo che questa conoscenza propriamente contiene la volontà del mondo divine-spirituale. Possiamo, per tutti questi secoli, ancora fino al XII, XIII secolo, guardare in quei luoghi che allora ancora valevano come una specie di sedi sacre, che sono poi diventate i nostri astratti laboratori o i nostri astratti gabinetti fisici. Possiamo guardare in quei luoghi in cui i cosiddetti alchimisti cercavano di esplorare le forze delle sostanze e le forze dei processi naturali. Possiamo sfogliare quegli scritti che ancora, in maniera debole, contengono una specie di rappresentazione della maniera di pensare che era sviluppata in questi antichi luoghi di ricerca, e troveremo ovunque che è presente la volontà di mettere le sostanze stesse in connessione e in interazione fra loro, così che il divine-spirituale agisca nella fiala, nella storta.

Vediamo bene come Goethe, ancora nel suo Faust, lascia risuonare qualcosa di questa condizione d’anima là dove Wagner, nel suo laboratorio, lavora alla rappresentazione dell’Homunculus. Possiamo vedere come propriamente solo verso la transizione dal XIV al XV secolo, nel mondo civilizzato occidentale, sorga quell’atmosfera attraverso cui l’uomo, appoggiato su se stesso, senza portare i suoi concetti in una connessione immediata con una volontà divine-spirituale che pervade il mondo, vuol fondare una conoscenza per la sua civiltà. Vediamo solo intorno a questo tempo una conoscenza puramente umana, una conoscenza emancipata dalla volontà divine-spirituale. E questa conoscenza puramente umana, emancipata dalla volontà divine-spirituale, è quella che dobbiamo chiamare la conoscenza galileiano-copernicana. Quella conoscenza per cui il mondo si presenta all’uomo in un’immagine così astratta come è il quadro del mondo odierno, per cui ci immaginiamo uno spazio come quello che per primo Giordano Bruno aveva in mente: in cui gli astri circolano come semplici corpi materiali, o anche prendono parte nella quiete agli avvenimenti del mondo. Attraverso questo quadro del mondo, ci si immagina che un enorme meccanismo dello spazio cosmico agisca verso la terra, e si rimane fondamentalmente anche nella considerazione del terrestre a quello che si può calcolare e misurare, che così si incasella anche in un meccanismo astratto. Ma questo è un mondo rappresentativo che l’uomo può filare da se stesso, in connessione con l’osservazione esterna e con l’esperimento, per cui, potremmo dire, devono agire solo le sostanze stesse le une sulle altre, i processi stessi devono mostrarsi che sono nella natura, e nulla di divine-spirituale deve più essere esplorato nella natura.

C’è una grande differenza in questo mondo rappresentativo da tutto il precedente nello sviluppo dell’umanità. Solo in questo tempo, dal primo terzo del XV secolo, il mondo rappresentativo umano è diventato puramente umano, e quello che, da quel tempo, è stato principalmente elaborato dagli uomini nel loro mondo rappresentativo, è lo spaziale.

Se andate ancora indietro a quei tempi a cui ho accennato anche oggi, ai tempi della cultura urindiana, proto-persiana, egiziano-caldaica, ovunque troverete: in questi quadri del mondo si accenna a epoche cosmiche. Si rimanda indietro a una vecchia epoca dove gli uomini ancora si scambiavano con gli dèi in un’età dell’oro. Si rimanda indietro a un’altra epoca dove gli uomini almeno sulla terra avevano ancora sperimentato lo splendore solare del divine, un’età dell’argento e così via. Il tempo e il suo corso giocano un ruolo potente nell’immagine del mondo dello sviluppo dell’umanità più antica. E anche se ancora considerate l’epoca greca — sì, se considerate il quadro del mondo che contemporaneamente, nel mondo del nord-Europa centrale, esisteva insieme a questo quadro del mondo greco —, allora troverete: ovunque il concetto di tempo gioca un grande ruolo. Il greco rimanda a quella vecchia epoca dove Urano e Gea, negli scambi reciproci, hanno causato gli avvenimenti del cosmo. Rimanda all’epoca successiva, a Crono e Rea, poi all’epoca in cui Zeus, con gli altri dèi che si conoscono dalla mitologia greca, regola il cosmo e il terrestre. E similmente troverete nella mitologia germanico-europea. Il tempo gioca ovunque, in questi quadri del mondo, un ruolo potente.

Un ruolo molto minore gioca, in questi quadri del mondo, lo spazio. Come rimane oscuro lo spaziale, se per esempio prendiamo il quadro del mondo nord-germanico, con l’albero universale, con il gigante Ymir e così via. Che qualcosa accada nel tempo, è completamente chiaro. Ma la rappresentazione dello spazio albeggia appena. Con l’epoca di Galilei, Copernico, Giordano Bruno, propriamente lo spazio comincia a giocare un grande ruolo nel quadro del mondo. Anche il sistema tolemaico del mondo, anche se già lavora con lo spazio, è tuttavia più orientato al tempo di quanto sia quel quadro del mondo che si ha dal XV secolo, in cui il tempo propriamente gioca un ruolo secondario. Da cosa si parte è la presente distribuzione degli astri nello spazio cosmico, e si conclude per calcolo al modo come questo quadro del mondo era formato in precedenza. Ma soprattutto il rappresentare spaziale, il quadro del mondo spaziale, e da questo tutto il giudizio dell’uomo, è orientato in generale allo spazio.

L’uomo moderno ha sempre più sviluppato questo orientamento verso lo spazio, sviluppato riguardo al suo quadro del mondo esteriore, sviluppato però anche riguardo a tutto il pensare, e stiamo propriamente oggi, potremmo dire, in un apice di questo rappresentare spaziale. Pensate come difficile è diventato, per l’uomo dei nostri tempi, seguire un’esposizione puramente temporale. Gli uomini sono già contenti se almeno si aiuta lo spazio nel fatto che si disegna qualcosa sulla lavagna. Ma se si aiuta ancora lo spazio con immagini luminose, allora l’uomo moderno lo percepisce quasi come se lì propriamente iniziasse la decenza dell’insegnamento. Visualizzazione, si intende propriamente spazializzazione, è quello che propriamente l’uomo moderno per tutte le esposizioni persegue. Il temporale, come così fluisce, è diventato per lui qualcosa di spiacevole. Lo lascia ancora valere un po’ nell’elemento musicale, ma anche nell’elemento musicale cerca di tutto cuore verso lo spaziale.

Abbiamo solo da guardare a un elemento ben determinato nel presente, allora vedremo già questa bramosia dell’uomo moderno di appoggiarsi allo spaziale. Nel cinema è per lui propriamente già del tutto indifferente se sotto c’è qualcosa di temporale. Si accontenta con il meno possibile di quello che temporale sottende. Si assorbe completamente in un mondo spaziale. Questo orientamento di tutta l’anima allo spaziale è la caratteristica del presente. Abbiamo da una parte, oggi, questo anelito per un tale orientamento verso lo spaziale. Chi con occhi aperti considera la cultura e la civiltà presente, troverà ovunque questo orientamento verso lo spaziale.

Ma dall’altra parte aspiriamo, con quello che chiamiamo scienza dello spirito antroposofica, a un uscire dallo spaziale. Certamente andiamo incontro all’anelito spaziale, in quanto sensorializziamo anche lo spirituale. Questo può già essere, non è vero, per venire in aiuto alla capacità di rappresentazione. Ma dobbiamo, però, rimanere consapevoli che questo è solo una sensorializzazione, e che propriamente quello che conta è uno sforzo — dovrebbe essere almeno uno sforzo — di uscire dallo spaziale. Talvolta ci confondono certi fissati dello spazio che vivono fra noi, portando le successive epoche in tutti gli schemi, disegnandole: prima epoca con sotto-epoche tavola 7 e così via, e allora molte parole stanno lì e il susseguirsi è allora stato portato nello spaziale. Ma noi aspiriamo a uscire da questo spaziale. Aspiriamo nel temporale e anche nell’atemporale, in quello che completamente fuori dal sensibile.

Ora il sensibile, nella sua forma più grossolana, è presente nello spaziale, ma va in una certa direzione. L’ho spesso caratterizzato, quello che propriamente vuole la scienza dello spirito antroposofica. Vuole in nessun modo disprezzare o persino respingere quello che è venuto nella maniera di pensare umana attraverso l’epoca galileiano-copernicano-giordano-bruniana. Questo giudizio, che è orientato verso lo spazio, la nostra scienza dello spirito antroposofica lo vuole assolutamente lasciar valere. Vuole calcolarvisi. Perciò dovrebbe anche poter illuminare tutti i campi di rappresentazione scientifica. Non dovrebbe comportarsi in maniera inesperta verso questi campi di rappresentazione scientifica, ma con il suo modo di considerare le cose dovrebbe illuminare questi campi di rappresentazione. Ma sempre di nuovo dobbiamo sottolineare come attraverso la scienza dello spirito antroposofica viene perseguito di ricondurre questo giudizio orientato verso lo spazio, questo sapere puramente umano, questo sapere emancipato dal divine-spirituale, di nuovo verso il divine-spirituale. Non vogliamo aspirare alle vecchie condizioni d’anima, ma vogliamo propriamente condurre la più recente condizione d’anima dal pendere dal mero spaziale materiale verso lo spirituale. Vogliamo, in altre parole, imparare, così come ci si è abituati nell’epoca galileiano-copernicana a parlare di sostanze, di forze, ora di parlare dello spirituale. Cosicché, effettivamente, questa scienza dello spirito è cresciuta dalla maniera particolare di quello che, per le cose esterne sensibili e i processi dal primo terzo del XV secolo, è stato sviluppato come maniera di rappresentazione. Così viene perseguito un sapere spirituale che è affine a questo sapere naturale, anche se a esso contrapposto, poiché va al soprasensibile.

Internamente considerato, cosa si cerca di raggiungere per mezzo di questo? Bene, se ci mettiamo mentalmente nei panni degli esseri divine-spirituali, nelle file di cui, fra la morte e una nuova nascita, viviamo, come questi, potremmo dire, rivolgono il loro occhio spirituale in giù — l’ho descritto poco tempo fa proprio qui — e per i diversi mezzi che ho descritto considerano il corso del terrestre, allora troviamo che questi esseri, per i periodi più antichi dello sviluppo dell’umanità, per l’epoca urindiana, proto-persiana, caldaico-egiziana, guardavano la terra giù, quello che gli uomini facevano e come gli uomini guardavano quello che è presente nella natura e nella loro stessa vita sociale. E allora gli dèi potevano, se mi posso esprimere così, di fronte a quello che gli uomini facevano e rappresentavano, dirsi: Stanno facendo lì sotto quello che risulta loro dal ricordo o dall’eco di quello che hanno vissuto con noi qui su. — Era ancora fra i caldei e presso gli egiziani completamente chiaro che la gente, giù sulla terra, propriamente voleva solo eseguire quello che gli dèi su avevano pensato o continuavano a pensare. Gli dèi vedevano, quando guardavano giù sulla terra, qualcosa di loro affine sulla terra che accadeva, e vedevano quando guardavano nei pensieri degli uomini — e gli dèi possono penetrare i pensieri degli uomini —, qualcosa di loro affine.

Questo è cambiato dal primo terzo del XV secolo. Se, da quel tempo e particolarmente al presente, gli esseri divine-spirituali guardano giù sulla terra, trovano fondamentalmente ovunque quello che è loro estraneo. Gli uomini fanno lì sotto, sulla terra, qualcosa che si combinano da soli dai processi e dalle cose della terra. È, per gli dèi con cui gli uomini, fra la morte e una nuova nascita, vivono, un elemento estraneo.

Se l’alchimista nel suo laboratorio ancora cercava di esplorare la volontà divine-spirituale nel combinare e dividere gli elementi, allora vedeva il dio ancora nel laboratorio in tal modo che vedeva qualcosa di affine negli agire di questo alchimista. Se il dio oggi guarda in un laboratorio, allora per lui propriamente tutto quello che là è condotto è terribilmente estraneo. Questo è veramente una verità: che fra gli dèi, se posso esprimermi così, da quando il primo terzo del XV secolo la concezione si diffonde, come se l’intero genere umano fosse caduto loro dalle mani, come se gli uomini, lì sotto, conducessero i loro propri affari sulla terra, cose che gli dèi propriamente non riescono più a comprendere rettamente — quegli dèi certamente no, che ancora nel periodo greco-latino hanno diretto la mano e l’intelletto degli uomini, degli uomini che giù hanno ricercato scientificamente o simile. Questi esseri divine-spirituali hanno un vivo interesse, ma non a quello che nei laboratori odierni o persino nelle cliniche odierne è condotto.

Ho, in una considerazione precedente, dovuto indicare che, attraverso le finestre, come l’ho chiamato allora, gli dèi guardano giù, e che per loro il meno interessante è quello che la classe professorale, sulla terra, conduce. Ma proprio questo è quello che, per colui che rettamente guarda nella moderna scienza dell’iniziazione, va molto particolarmente al cuore. Dice a se stesso: Noi uomini, in questo ultimo periodo, siamo diventati estranei agli dèi. Dobbiamo di nuovo cercare ponti di connessione verso il mondo divine-spirituale. E questo è quello che, se consideriamo le cose internamente, dà l’impulso per la scienza dello spirito antroposofica. Vogliamo di nuovo trasformare i concetti scientifici, incomprensibili agli dèi, in maniera tale che vengano espiritualizzati, affinché diano di nuovo un ponte verso il divine-spirituale.

Ci si dovrebbe propriamente già essere consapevoli che — nel mondo culturale proto-persiano questo emerge particolarmente fortemente — la luce, per esempio, è qualcosa in cui vive un divine. Ma quando oggi l’uomo disegna una lente, un punto luminoso, e allora per mezzo di tutti i tipi di linee vuol stabilire come lì i raggi si rompono, è questo un linguaggio spaziale che nessun dio comprende, che è completamente extra-divino e non-divino, che per gli dèi non ha nemmeno il minimo senso. Tutto questo deve di nuovo essere riportato in una tale condizione d’anima umana, che il ponte al divine possa essere ritrovato. Si approfondisce, se si considera la cosa così, incommensurabilmente il sentimento per quale compito al presente deve incombere al presente con la trasformazione, con la metamorfosi della non-spirituale maniera di rappresentazione.

Ora, però, tutto questo si basa su un fatto cosmico straordinariamente importante. La contemplazione dello spaziale è propriamente un’intuizione soltanto umana. Gli dèi, con cui l’uomo, nel suo tempo più importante fra la morte e una nuova nascita, vive insieme, hanno bene una chiara concezione del tempo; ma questa intuizione dello spaziale che l’uomo, sulla terra, acquisisce, non ce l’hanno affatto. È uno specificamente umano, questa intuizione dello spaziale. L’uomo propriamente entra nello spazio per il fatto che scende dal mondo divine-spirituale nel mondo fisico terrestre. Certamente, da qui visto, tutto appare in una prospettiva spaziale, ma il giudizio in dimensioni è qualcosa di completamente terrestre.

Nel massimo grado l’uomo, nello sviluppo culturale occidentale dal XV secolo, si è immerso in questo contemplare lo spaziale. Ma se si comprende rettamente questo contemplare lo spaziale, se dunque, nel modo appena descritto, per mezzo della spiritualizzazione del puro sapere spaziale, i ponti verso il mondo divino vengono di nuovo gettati, allora quello che l’uomo — proprio nel tempo in cui si è emancipato il più dal suo mondo divino, appunto dal XV secolo — ha acquisito nel sapere spaziale, diviene anche importante per il mondo divine-spirituale. E l’uomo può, per gli dèi, conquistare un nuovo pezzo di mondo, se lo fa nel modo retto, se non rimane allo spazio, ma di nuovo porta lo spirituale nella contemplazione dello spaziale. Poiché cosa succede allora?

Per gli dèi è propriamente presente solo nella linea temporale quello che ho esposto nella mia Scienza occulta nelle sue linee generali: l’antico tempo di Saturno, tempo di sole, tempo di luna, tempo di terra, i tempi futuri: tempo di Giove, di Venere, di Vulcano. Questo è, per gli dèi, nella sequenza temporale. Qui sulla terra, però, tutto questo si vive anche spazialmente. Viviamo oggi nell’epoca del tempo della terra, quello è giusto. Ma in questo accadimento, che appartiene alla terra, stanno ancora dentro gli echi del tempo di luna, di sole, di Saturno. Cercate una volta di lasciar agire su di voi la descrizione dell’epoca di Saturno, come l’ho data nella Scienza occulta. Allora direte: Certo non abbiamo più un tempo di Saturno, ma i loro effetti termici sono ancora dentro il nostro accadimento terrestre. — Saturno, sole, luna, terra si incastrano insieme, sono contemporaneamente presenti. Gli dèi li vedono uno dopo l’altro. Noi, proprio come li abbiamo visti prima — anche ancora durante il tempo caldaico — nel loro susseguirsi, ora li vediamo incastrati insieme, spazialmente incastrati insieme. Sì, va ancora molto più oltre, e proprio quando consideriamo queste cose nei particolari, allora arriviamo su quello che propriamente sta dietro a queste cose.

Supponiamo una volta che stendiate la vostra mano sinistra. In tutto il terrestre vive il divine. Nei vostri muscoli, nei vostri nervi vive il divine. Nel vostro tendere la mano vive il divine. Allora toccate, con le dita della vostra mano sinistra, le dita della vostra mano destra — questo può essere eseguito solo nello spazio. Questo, che toccate la vostra mano sinistra con la vostra mano destra, la vostra mano destra con la vostra mano sinistra, gli esseri divine-spirituali non seguono. Seguono la mano sinistra e la mano destra fino al contatto, ma il sentire che si svolge fra i due — il sentire della mano sinistra con la mano destra, della destra con la sinistra —, questo gli dèi, attraverso le loro facoltà proprie, non hanno; è qualcosa che esce proprio attraverso lo spazio. Così come gli dèi non vedono Saturno, sole, luna, terra simultaneamente, ma solo uno dopo l’altro — vedono nel tempo —, così gli dèi non hanno tutto quello che l’uomo propriamente vive nel modo più spaziale. Se guardate con il vostro occhio sinistro e con il vostro occhio destro e avete la direzione dello sguardo da destra e da sinistra, allora avete, nello sguardo da destra, l’effetto degli dèi, nello sguardo da sinistra l’effetto degli dèi; l’incontro è il puramente umano. Viviamo dunque come uomini, proprio poiché siamo posti nello spazio, qualcosa che viene vissuto in emancipazione dall’effetto degli dèi.

Dovete solo estendere l’immagine che ho usato della mano destra e sinistra a ulteriori accadimenti nel circolo dell’umanità terrestre, e troverete molto di quello che, dalle esperienze degli uomini, cade fuori dalle concezioni degli dèi. Su tutti questi campi, che sono di tipo puramente umano, l’uomo, nel suo rappresentare, propriamente è giunto così rettamente proprio dal primo terzo del XV secolo, cosicché in effetti, per gli dèi, il rappresentare dell’umanità, quando guardano giù, è diventato sempre più incomprensibile e incomprensibile. E proprio se mettiamo in vista questo, dobbiamo indicare quell’evento decisivo, importante nell’ultimo terzo del XIX secolo, di cui spesso abbiamo già parlato e che si esprime così, che diciamo: la signoria di quella entità spirituale che si designa come Gabriele è stata sostituita dalla signoria di quell’altra entità spirituale che si designa come Michele.

Nell’ultimo terzo del XIX secolo, quella entità spirituale che si designa come Michele diviene signore in tutto lo spirituale che corrisponde all’accadimento umano sulla terra. Mentre l’essere gabrielico è più un essere orientato alle proprietà passive degli uomini, Michele è l’essere attivo, quell’essere che ripulsa nel nostro respiro, nelle nostre vene, nei nostri nervi, affinché noi elaboriamo, acquistiamo attivamente il nostro umano nel contesto cosmico. Questo è quello che, come un comando di Michele, ci sta davanti, che siamo attivi fin nei nostri stessi pensieri, cosicché ci elaboriamo la nostra concezione del mondo attraverso attività interiore come uomini. Proprio per il fatto che, fin nei nostri pensieri, diventiamo attivi, apparteniamo all’era di Michele, che non ci sediamo inattivi e vogliamo lasciar venire su di noi gli illuminamenti esterni e interni, ma che attivamente collaboriamo a quello che ci si presenta in osservazioni, in esperienze dal mondo.

Se uno mette insieme un esperimento, allora è fondamentalmente non un’attività, non un’attività del suo spirito, ma è un accadimento come ogni altro accadimento naturale, solo che è orientato dall’intelletto umano. Ma anche tutto l’accadimento naturale è stato orientato dall’intelletto. Ma come usa l’uomo oggi, per la sua rappresentazione, l’esperimento? Non con attività, poiché guarda e vuol essere il meno possibile attivo, vuol farsi dire tutto dall’esperimento, trova tutto subito fantastico quello che esce dall’attività interiore. È il meno possibile, proprio nelle sue rappresentazioni scientifiche, dentro l’era di Michele. Deve entrare nell’era di Michele, poiché questa era ha una caratteristica ben determinata e importante.

Se ci poniamo la domanda: quale significato ha propriamente, nel contesto cosmico complessivo, che, se posso dire così, Gabriele ha consegnato lo scettro a Michele? — allora dobbiamo dirci: ha questo significato, che Michele è lo spirito che, di tutti gli esseri che possono essere spiritualmente guida nell’umanità, è quello che più facilmente può arrivare a quello che gli uomini, qui sulla terra, in questa emancipazione del sapere dal primo terzo del XV secolo, conducono.

Gabriele sta del tutto sconvolto da quello che, in qualche modo, un uomo colto dei giorni nostri ha per contenuto della sua rappresentazione. Michele, che è straordinariamente affine alle forze del sole, può almeno trasferire la sua attività in quello che l’uomo elabora in pensieri che sono impulsi per il suo agire libero. In tutto quello può Michele lavorare, quello che ho, per esempio, chiamato nella mia Scienza occulta il pensiero libero, il puro pensiero, che per il volere individuale dell’uomo, in libertà, nel tempo nuovo, deve essere l’impulso vero. E per quell’agire che esce dall’impulso dell’amore, per quello Michele ha la sua particolare affinità. Perciò è il messaggero che gli dèi hanno mandato giù, affinché riceva quello che ora viene condotto dal sapere emancipato nel sapere espiritualizzato. La scienza che, come scienza dello spirito antroposofica, il giudizio dello spazio di nuovo espiritualizza, di nuovo rende soprasensibile, lavora dal basso verso l’alto, tende le mani dal basso verso l’alto, per afferrare le mani tese dall’alto verso il basso di Michele. Poiché lì può il ponte essere creato fra gli uomini e gli dèi. E Michele è diventato il regnante di questa epoca dal motivo che deve ricevere quello che gli dèi vogliono ricevere da quello che gli uomini, al mero concetto temporale, per mezzo della concezione dello spaziale possono aggiungere al sapere degli dèi.

Possiamo dire: gli dèi rappresentano Saturno, sole, luna, terra nella sequenza temporale; l’uomo vede, se sviluppa nella maniera retta la più recente fase della sua rappresentazione, spazialmente. Gli dèi possono rappresentare la mano sinistra nel suo tendere innanzi, la mano destra nel suo tendere innanzi. Gli uomini si appropriano il contatto. Gli dèi possono vivere nella direzione dello sguardo dell’occhio sinistro, nella direzione dello sguardo dell’occhio destro. L’uomo rappresenta spazialmente come si trovano la direzione dello sguardo dell’occhio destro e la direzione dello sguardo dell’occhio sinistro. Michele dirige il suo occhio giù sulla terra. È capace, attraverso l’ancoraggio a quello che gli uomini sviluppano nel pensiero puro, nel puro volere realizzare, di prendere cognizione di quello che, dalla concezione dello spaziale, qui dai cittadini terrestri, dagli uomini, viene conquistato, per portarlo nei mondi divini.

Se gli uomini solo il sapere spaziale sviluppassero, non l’espiritualizzassero, rimanessero all’antropologia e non volessero venire all’antroposofia, allora l’era di Michele passerebbe. Michele si ritrarrebbe dalla sua signoria e porterebbe agli dèi il messaggio: L’umanità vuol separarsi dagli dèi. — Se Michele deve portare il giusto messaggio al mondo divino, allora dovrà dire: L’umanità, durante la mia epoca, ha quello che, a parte dal mondo divine-spirituale, ha sviluppato in puri giudizi spaziali, elevato a un soprasensibile, e possiamo di nuovo ricevere gli uomini, poiché hanno unito il loro pensiero, la loro rappresentazione con il nostro pensiero, la nostra rappresentazione. — Sì, Michele non potrà dire agli dèi, se gli uomini vogliono la loro giusta evoluzione: Gli uomini si sono abituati a guardare tutto solo spazialmente, hanno imparato a disprezzare quello che vive solo nel tempo. — Piuttosto dovrà dire, se gli uomini vogliono raggiungere il loro scopo terrestre: Gli uomini si sono impegnati a portare di nuovo nello spaziale il temporale, il soprasensibile, e così gli uomini che non vogliono solo guardare lo spaziale, che non vogliono solo accettare tali sensorializzazioni come le si amano all’inizio del XX secolo, possono essere di nuovo colti così, che la loro vita si annodi immediatamente alla vita divina.

Se si conduce veramente dalla scienza dell’iniziazione spirito antroposofia, allora è un interessarsi degli affari cosmici, di qualcosa che l’umanità deve realizzare in armonia con il mondo divine. E nella presente epoca propriamente si tratta di molto. Si tratta del fatto se vogliamo porre il germe a quello che è il giusto ulteriore vivere insieme con il mondo divine-spirituale, o se non vogliamo porlo. E se considerate quale straordinariamente significativo con ciò sia detto, allora misurerete con quale serietà, con quale solidità interiore quella condizione d’anima deve essere fondata, che l’antroposofia vuole avere per contenuto della sua rappresentazione.

7°L'incontro del ritmo respiratorio negli organi sensoriali con il corpo astrale come tessitura degli Angeloi

Dornach, 22 Dicembre 1922

L’uomo percepisce attraverso i suoi sensi le cose del mondo, ma non percepisce con la coscienza ordinaria ciò che accade dentro i sensi stessi. Se lo facesse nella vita ordinaria, non potrebbe percepire il mondo esterno. I sensi devono, per così dire, rinnegare se stessi quando vogliono portare all’uomo la conoscenza di ciò che sta al di là dei sensi, nel mondo che ci circonda sulla Terra. Se, in un certo senso, i nostri orecchi parlassero, se i nostri occhi parlassero, e percepissimo quindi i processi che avvengono nei nostri orecchi e nei nostri occhi, non potremmo sentire ciò che è esternamente udibile, non potremmo vedere ciò che è esternamente visibile. Ma è proprio per questo che l’uomo conosce il mondo che lo circonda, nella misura in cui è prima di tutto un essere terrestre; però non conosce se stesso. La conoscenza di sé presuppone che durante questo processo di autoconoscenza si possa portare a una sosta la conoscenza del mondo esterno, cioè che non si sappia nulla del mondo esterno.

È sempre stato il fine della ricerca scientifico-spirituale trovare metodi attraverso cui l’uomo possa veramente conoscere se stesso; e voi sapete, da varie conferenze che ho tenuto, che con questa autoconoscenza non intendo la solita meditazione sulla vita quotidiana ordinaria, poiché così non si fa altro che esperire una sorta di immagine riflessa del mondo esterno. Si impara, per così dire, nulla di nuovo. Si impara soltanto, come in uno specchio, ciò che si è sperimentato con il mondo sensibile esterno. La vera autoconoscenza deve, come sapete, ricercare metodi che non solo facciano tacere il solito mondo esterno terrestre, ma facciano tacere anche la solita vita interiore quotidiana — che del resto non è nulla di diverso, nella misura in cui esiste nella vera coscienza, da un’immagine riflessa del mondo esterno. E attraverso i metodi che trovate descritti nel mio scritto Come si acquistano conoscenze dei mondi superiori?, sapete che la ricerca spirituale procede dapprima verso la cosiddetta conoscenza immaginativa. Chi procede verso tale conoscenza immaginativa ha dapprima dinanzi a sé tutto ciò del mondo soprasensibile che può rivestirsi delle immagini della conoscenza immaginativa. Ma una volta che ha acquisito la pratica animica per poter contemplare il mondo in modo immaginativo, allora è in grado di seguire proprio quello che accade negli organi sensoriali umani. Non si potrebbe seguire ciò che accade negli organi sensoriali, se accadesse qualcosa negli organi sensoriali solo quando percepiamo attraverso di essi il mondo esterno.

Quando vedo un oggetto del mondo esterno, il mio occhio tace. Quando odo una qualche sequenza di toni del mondo esterno, il mio orecchio tace; vale a dire, attraverso l’orecchio non si percepisce il processo interno all’orecchio, ma si percepisce ciò che, dal mondo esterno, continua dentro l’orecchio. Ma se, ad esempio, l’orecchio esercitasse un’attività solo in relazione al mondo esterno, finché questa percezione esterna è presente, non potremmo mai giungere a osservare il processo che avviene indipendentemente dal mondo esterno dentro l’orecchio stesso. Voi tutti sapete, però, che un’impressione sensoriale ha un’azione persistente nei sensi, a parte il fatto che i sensi partecipano sempre anche quando pensiamo vivamente con la coscienza ordinaria.

Può accadere che, in un certo senso, astraiamo dall’intero mondo esterno, nella misura in cui esso è un mondo di colori, un mondo di suoni, un mondo di odori e così via, e tuttavia ci dedichiamo a ciò che accade nei nostri organi sensoriali stessi, rispettivamente attraverso di essi. Quando arriviamo a fare questo, arriviamo alla vera conoscenza dell’uomo, precisamente al primo stadio della conoscenza umana. Diciamo, per esempio, soltanto — vogliamo considerare la cosa più semplice —, vogliamo chiarirci come, in un occhio, si estingue un’impressione che il mondo esterno esercita su di esso. Chi ha acquisito il dono della conoscenza immaginativa segue allora, senza vedere nulla all’esterno, questa estinzione dell’impressione sensoriale, cioè un evento, un processo che coinvolge l’organo sensoriale in quanto tale, senza che l’organo sensoriale sia in questo momento in corrispondenza con il mondo esterno. Oppure qualcuno che, pensando in modo vivente, può rappresentarsi ciò che ha visto, segue la partecipazione dell’organo visivo a questo tipo di vivace pensare a colori e simili. Si può fare questo per tutti i sensi. Allora ci si accorge davvero che ciò che accade nei sensi dell’uomo stesso può essere soltanto oggetto di una conoscenza immaginativa.

Subito, per così dire, si materializza dinanzi all’anima un mondo di Immaginazioni quando non viviamo nel mondo esterno, quando viviamo nei sensi. E lì notiamo come i nostri sensi stessi appartengano a un’altra realtà di quella che percepiamo attraverso di essi all’interno della nostra esistenza terrestre. Nessuno che sia veramente capace, attraverso la conoscenza immaginativa, di osservare la propria attività sensoriale, può mai dubitare che l’uomo, già come essere sensorio, appartiene al mondo soprasensibile. Il mondo che si conosce in questo modo, quando ci ritiriamo, per così dire, dal mondo esterno e viviamo nei nostri propri sensi, è quello che ho descritto nella mia Scienza occulta nelle sue linee generali come il mondo degli Angeloi, il mondo di quegli esseri che stanno un grado al di sopra dell’uomo.

Che cosa accade dunque veramente nei nostri sensi? Possiamo comprenderlo osservando in questo modo l’interno dei sensi mentre non percepiamo. Proprio come possiamo avere un ricordo di ciò che abbiamo sperimentato anni fa, benché ora non sia presente, possiamo, quando possiamo osservare i sensi senza che percepiamo, ottenere anche una conoscenza in ciò che osserviamo. Non si può chiamare ricordo, poiché darebbe un concetto molto impreciso, ma possiamo tuttavia, in ciò che percepiamo, percepire anche ciò che abbiamo nei sensi come processi dal mondo esterno, quando ci troviamo di fronte all’intero mondo colorato e sonoro e profumato e gustoso e tattile e così via.

Possiamo penetrare, in questo modo, in qualcosa che altrimenti rimane sempre inconscio all’uomo: l’attività dei suoi stessi sensi, mentre la sua attività gli mediava il mondo esterno. E allora ci accorgiamo che il processo respiratorio, l’inspirazione dell’aria, la distribuzione dell’aria nell’organismo umano, l’espirazione, agisce in modo straordinario attraverso l’intero organismo. Quando inspiriamo, per esempio, l’aria inspirata arriva fino alle ramificazioni più fini dei sensi. E in queste ramificazioni più fini dei sensi, il ritmo respiratorio si incontra con quello che, nella scienza dello spirito, chiamiamo il corpo astrale dell’uomo. Ciò che accade nei sensi si basa sul fatto che il corpo astrale dell’uomo sente il ritmo respiratorio. Quando udite un suono, ciò accade poiché, nel vostro organo uditivo, il corpo astrale può venire in contatto con l’aria vibrante. Questo non può accadere, per esempio, in nessun altro organo dell’organismo umano, può accadere solo nei sensi. I sensi esistono nell’uomo affinché il corpo astrale possa incontrarsi con ciò che si crea nel corpo umano attraverso il ritmo respiratorio. E questo non accade solo nell’organo uditivo, accade in ogni organo sensoriale. In ognuno, anche nel senso tattile o senziente diffuso per tutto l’organismo, è così: il corpo astrale si incontra con il ritmo respiratorio, cioè con le azioni dell’aria nel nostro organismo.

Proprio quando si considera una cosa del genere, si nota particolarmente quanto sia necessario, per una considerazione dell’uomo intero, tenere presente che l’uomo non è solo una formazione nello stato di aggregazione solido: è per quasi il novanta per cento una colonna d’acqua, e ha continuamente il cambio dell’aria nei suoi processi interni, quindi è anche un organismo aereo. E questo organismo aereo, che rappresenta un tessuto vivo, si incontra, nell’organo sensoriale, con il corpo astrale dell’uomo. Questo accade certamente negli organi sensoriali in modi molteplici, ma in generale si può dire che questo incontro è l’essenziale del processo sensoriale. Non si può osservare esternamente come un’astraliche si incontra con l’aria, senza entrare nel mondo immaginativo. Certamente, quando si arriva alla conoscenza immaginativa, si vede anche altro nell’ambiente terrestre che si svolge cosicché un’astraliche viene in contatto solo con l’aria. Ma in noi come uomini è essenziale che l’astraliche si incontri con i processi respiratori, precisamente in modo sostanziale con ciò che viene mandato attraverso il corpo umano dal processo respiratorio.

Così impariamo a conoscere il tessere e l’essenza di quegli esseri che appartengono alla gerarchia degli Angeloi, di modo che, come uomini, possiamo solo rappresentarci che in quel processo inconscio che si svolge nella percezione sensoriale, questo mondo di esseri soprasensibili tesse e vive, per così dire, entra ed esce attraverso le porte dei nostri sensi. Quando sentiamo o vediamo, questo è un processo che non avviene solo attraverso la nostra volontà, ma appartiene anche al mondo oggettivo, si svolge in un mondo in cui, inizialmente, come uomini, non siamo nemmeno dentro, ma attraverso cui siamo veramente uomini, precisamente come uomini già dotati di sensi.

Quando il nostro corpo astrale, fra lo svegliarsi e l’addormentarsi, si pone in relazione, nei territori dei nostri sensi, con l’aria che è divenuta ritmo respiratorio e naturalmente trasformata, apprendiamo, per così dire, la periferia più esterna dell’uomo. Ma possiamo salire ancora più in alto. Possiamo conoscere ancora di più dell’uomo. Questo accade nel modo seguente. Questo corrisponde a quel livello della conoscenza soprasensibile che, nelle opere citate, ho designato come conoscenza ispirata.

Qui si deve considerare come l’uomo sia soggetto all’alternanza fra la veglia e il sonno. Questo stato in sé non è così lontano dalla percezione sensibile. Anche la nostra percezione sensibile è soggetta a un’alternanza. Avremmo percezioni, certo, ma queste non avrebbero il giusto significato per la nostra coscienza, se non potessimo continuamente interrompere la percezione. Sapete anche, da semplici esperienze, che il protrarsi a lungo in una percezione sensoriale danneggia la coscienza di questa percezione sensoriale. Dobbiamo, per così dire, sempre sollevare di nuovo il senso da una singola impressione sensoriale, dobbiamo cioè alternarci fra l’impressione e uno stato in cui non abbiamo l’impressione. E il fatto che la nostra coscienza sia in ordine riguardo alle impressioni sensoriali si basa sul fatto che possiamo sempre ritirare questi sensi dalle loro impressioni, che in realtà continuamente esercitiamo la percezione sensoriale in brevi stati alternati. L’esercitiamo per lunghi periodi della nostra esperienza nel modo che, nel corso di ventiquattro ore, continuamente alterna fra veglia e sonno.

Voi sapete che, quando entriamo nello stato di sonno, il nostro corpo astrale con il nostro Io esce dal nostro corpo fisico e corpo eterico. E questo corpo astrale entra in relazione, fra l’addormentarsi e lo svegliarsi, con il mondo esterno, mentre fra lo svegliarsi e l’addormentarsi era in relazione solo con ciò che accade all’interno del corpo umano. Considerate questi due stati o questi due eventi: il corpo astrale, fra lo svegliarsi e l’addormentarsi, in relazione con ciò che accade all’interno del corpo fisico ed eterico umano, e il corpo astrale, fra l’addormentarsi e lo svegliarsi, in relazione con ciò che è il mondo esterno, non più in relazione con ciò che è il corpo fisico ed eterico dell’uomo stesso.*

I territori dei sensi in noi — potrei usare l’espressione paradossale, capirete bene che cosa intendo — sono già quasi un mondo esterno. Considerate una volta l’occhio umano, per esempio: è come un’entità indipendente — è tutto solo comparativamente, naturalmente —, ma è veramente come un’entità indipendente posta in una cavità del cranio, continua poi ulteriormente verso l’interno con relativa indipendenza. Ma se considerate l’occhio stesso: è permeato di vita, ma è stranamente simile a un apparato fisico. Possiamo caratterizzare i processi nell’occhio in modo stranamente simile a come li caratterizziamo anche in un apparato fisico. L’anima certamente abbraccia i processi che sorgono in questo modo, ma si può già dire che gli organi sensoriali sono ciò che ho spesso scelto come designazione per dire: che gli organi sensoriali o i territori sensori sono come golfi che mandano il mondo esterno dentro il nostro stesso mondo interiore umano. Il mondo esterno si continua dentro di noi nei sensi, e noi uomini partecipiamo al mondo esterno molto più nel nostro territorio sensoriale che nelle altre aree del nostro organismo.

Quando si considera un organo qualsiasi, diciamo il rene o un altro organo interno dell’organismo umano, non si può dire di partecipare a qualcosa di esterno sperimentando i processi dell’organo in se stessi. Ma sperimentando ciò che accade nei sensi, sperimentiamo anche il mondo esterno. Vi prego, astenetevi completamente da cose che voi eventualmente conoscete dalla fisiologia sensoriale e così via. Non intendo quelle affatto, ma intendo il fatto completamente accessibile al buon senso ordinario, che veramente il processo che si svolge nel territorio sensoriale può essere concepito piuttosto come qualcosa che si estende in noi da fuori, e che noi sperimentiamo, che come qualcosa che produciamo internamente attraverso la nostra organizzazione.

Ecco perché nei sensi il nostro corpo astrale è quasi nel mondo esterno. In particolare, quando ci dedichiamo completamente volontariamente al mondo esterno nella percezione sensoriale, il nostro corpo astrale è veramente quasi immerso nel mondo esterno, non egualmente per tutti i sensi, ma è quasi immerso nel mondo esterno. È completamente immerso quando dormiamo, di modo che il sonno è, da questo punto di vista, una sorta di intensificazione dell’abbandono sensoriale al mondo esterno. Se i vostri occhi sono chiusi, il vostro corpo astrale si ritira più all’interno della testa, appartiene più a voi stessi. Se guardate ordinariamente verso l’esterno, allora il vostro corpo astrale si ritira nell’occhio e partecipa al mondo esterno. Se esce completamente dal vostro organismo, dormite. L’abbandono sensoriale al mondo esterno non è cioè quello che di solito s’intende, è piuttosto una tappa sul cammino verso l’addormentarsi, riguardo alla caratteristica della coscienza.

Così, quando percepiamo sensorialmente, l’uomo partecipa quasi al mondo esterno; quando dorme, partecipa completamente al mondo esterno. Allora si può percepire con conoscenza ispirata ciò che accade in quel mondo in cui si è dentro con il proprio corpo astrale, fra l’addormentarsi e lo svegliarsi. Ma con questa conoscenza ispirata si può percepire anche qualcos’altro, precisamente il momento dello svegliarsi, il ritorno indietro. Il momento dello svegliarsi diventa qualcosa che è solo più intenso, più forte, ma tuttavia si confronta con la chiusura degli occhi.

Quando sto di fronte a un colore, do il mio corpo astrale a ciò che, nell’occhio, è — come ho detto — quasi esterno, precisamente al processo causato dal fatto che un colore dal mondo esterno fa un’impressione sul mio occhio. Se chiudo l’occhio, ritiro il mio corpo astrale dentro di me. Mi svegli ritiro il mio corpo astrale dal mondo esterno, dall’intero cosmo. Faccio infatti molto spesso, infinite volte durante la veglia, per esempio riguardo agli occhi, riguardo alle orecchie, la stessa cosa con il mio corpo astrale che — solo nella totalità, riguardo all’intero organismo — faccio quando mi sveglio. Ritiro il mio intero corpo astrale quando mi sveglio. Questo ritiro del corpo astrale quando ci si sveglia rimane naturalmente anche per la coscienza ordinaria inconscio, proprio come il processo sensoriale stesso rimane inconscio. Ma quando, per colui che è dotato di conoscenza ispirata, questo momento dello svegliarsi diviene conscio, allora si mostra che questo venire dentro del corpo astrale appartiene a un mondo completamente diverso da quello in cui siamo altrimenti, e soprattutto è frequentemente fortemente percepibile come il corpo astrale abbia difficoltà a rientrare nel corpo fisico e nel corpo eterico. Lì sono presenti degli ostacoli.

Si può dire che colui che comincia a percepire questo processo del ritorno del corpo astrale nel corpo fisico e nel corpo eterico sperimenta temporali spirituali con vari contraccolpi, temporali spirituali con tali contraccolpi che mostrano che il corpo astrale si immerge nel corpo fisico e nel corpo eterico, ma che ora il corpo fisico e il corpo eterico, in questo immergere, non appaiono come l’anatomista e il fisiologo li descrivono, ma sono qualcosa che appartiene anche a un mondo spirituale. Ciò che altrimenti è il corpo fisico innocente, o quello che si suppone essere il corpo eterico alquanto nebuloso e innocente, si rivela come radicato in un mondo spirituale. Nella sua verità il corpo fisico si rivela come qualcosa di completamente diverso da ciò che appare esternamente in un’immagine sensibile all’occhio o alla scienza ordinaria.

In migliaia di varietà può apparire questo immergere del corpo astrale nel corpo fisico e nel corpo eterico, come per esempio quando un pezzo di legno ardente si immerge con fragore in qualcosa di acquoso. Questa è ancora la forma più semplice, la più astratta, quella che può apparire inizialmente a colui che comincia a conoscere una cosa del genere. Ma allora il processo si concretizza internamente in modo molto vario, si spiritualizza poi, in modo che quello che prima solo, vorrei dire, nella sua apparenza si poteva paragonare a un temporale fragore, con tempeste ascendenti — che questo si penetra con movimenti armonici, che però in tutte le loro parti contemporaneamente sono qualcosa di cui si deve dire: parla, dice qualcosa, annuncia qualcosa.

All’inizio, certamente, ciò che si annuncia si riveste di reminiscenze dalla vita ordinaria. Ma questo si trasforma nel corso del tempo, e si scopre gradualmente moltissimo di un mondo che è anche intorno a noi, e in cui si sperimentano cose di cui non si può dire che siano reminiscenze della percezione ordinaria, poiché sono completamente di natura diversa, poiché si sa veramente, in questo sperimentare, che si ha a che fare con un altro mondo. Allora ci si accorge che l’uomo, mentre con il suo corpo astrale viene dal suo ambiente dentro il suo corpo fisico e il corpo eterico, lo fa ora per mezzo del processo di respirazione completa. Il corpo astrale, che è attivo nei sensi, tocca le ramificazioni fini del processo respiratorio, interviene negli antichi ritmi in cui il processo respiratorio si continua nei territori sensoriali. Il corpo astrale che, al risveglio, viene dal mondo esterno dentro il corpo fisico e il corpo eterico, afferra l’intero processo respiratorio che, fra l’addormentarsi e lo svegliarsi, è stato lasciato a se stesso. Sulle vie dei processi respiratori, dei movimenti respiratori, il corpo astrale entra nel corpo fisico e nel corpo eterico, si diffonde come lo stesso respiro si diffonde.

La coscienza ordinaria entra, vorrei dire, rapidamente al risveglio nella percezione del mondo esterno, unisce rapidamente l’esperienza del processo respiratorio all’esperienza organica totale. La coscienza ispirata può separare questo decorso del corpo astrale sulle vie del ritmo respiratorio e percepire il resto del processo organico separatamente. Naturalmente non si svolge separatamente. Non solo in questo momento, ma in ogni momento naturalmente nell’organismo umano il movimento respiratorio è in intima connessione con i restanti processi nell’organismo. Ma nella conoscenza, nella conoscenza ispirata, questo può essere separato. Si segue come il corpo astrale entra, sulle vie del ritmo respiratorio, nel corpo fisico, e si impara là qualcosa che altrimenti rimane completamente inconscio. Dopo aver attraversato tutti gli stati che sono stati affettivi — non soggettivi — che accompagnano questo venire dentro, si sa che, in quanto l’uomo non è solo un essere sensoriale, ma un essere respiratorio, radica in quel mondo che, nella mia Scienza occulta, ho chiamato il mondo degli Archangeloi. Proprio come gli esseri soprasensibili della gerarchia degli Angeloi, che stanno un grado al di sopra dell’uomo, sono attivi nel suo processo sensoriale, sono attivi nel suo processo respiratorio gli esseri spirituali che stanno due gradi al di sopra dell’uomo. Entrano ed escono con il nostro addormentarsi e svegliarsi.

Ora, quando consideriamo questi processi, si presenta dinanzi all’anima qualcosa di molto significativo per la vita umana. Se avessimo una vita che non fosse interrotta dal sonno, riceveremmo impressioni del mondo esterno, ma queste impressioni sarebbero solo di breve durata. Non potremmo sviluppare una memoria duratura. Sapete come le immagini nei sensi, come postimmagini, agiscono in modo fugace. Certamente, ciò che viene stimolato più profondamente nell’organismo agisce più a lungo. Ma non agirebbe più a lungo che alcuni giorni se non dormissimo.

Che cosa accade dunque veramente nel sonno? Qui devo ricordarvi una discussione che ho dato di recente qui, e in cui vi ho descritto come l’uomo veramente, fra l’addormentarsi e lo svegliarsi, con il suo corpo astrale e il suo Io vive effettivamente all’indietro, tutto ciò che ha sperimentato nel periodo di veglia precedente nel mondo fisico. Supponiamo una veglia regolare e un sonno regolare — è vero che è simile anche per quello irregolare —, supponiamo dunque di svegliarsi una mattina, occuparci durante il giorno, andare a dormire la sera e dormire la notte circa un terzo del tempo che stiamo svegli. Un tale uomo sperimenta dunque, fra lo svegliarsi e l’addormentarsi, una serie di esperienze, precisamente le sue esperienze diurne. Sperimenta durante lo stato di sonno veramente, in movimento all’indietro, ciò che è stato sperimentato durante il giorno. E la vita del sonno va all’indietro con una velocità maggiore, di modo che si ha bisogno solo di un terzo del tempo.

Ora, che cosa è veramente accaduto? Se la cosa fosse tale che voi dormiste secondo le leggi del mondo fisico — non intendo che il corpo dorma secondo le leggi del mondo fisico esterno, quello naturalmente lo fa, ma se voi, negli stati al di fuori del corpo fisico e del corpo eterico, se dunque nel vostro Io e nel vostro corpo astrale, dormiste secondo le stesse leggi secondo cui state svegli di giorno —, allora non potreste compiere questo movimento, poiché dovreste semplicemente andare avanti con il tempo. Sono del tutto altre leggi quelle a cui siamo soggetti quando, nel nostro corpo astrale e nel nostro Io, siamo al di fuori del corpo fisico e del corpo eterico.

Da un punto di vista esterno, come sta veramente la cosa? Ebbene, considerate, oggi è il 22 dicembre, stamattina quando vi siete svegliati eravate alla mattina del 22 dicembre. Ora andate a dormire, allora quando domani vi svegliate, con la vostra esperienza all’indietro, sarete alla mattina del 22 dicembre. Avete dunque attraversato un processo interiore per cui vi siete girati indietro. Mentre vi svegliate la mattina del 23 dicembre, siete arrivati con questo processo alla mattina del 22 dicembre. Vi svegliate. Nello stesso momento siete costretti — dal momento che il vostro corpo astrale ora, contrariamente alle leggi che ha mantenuto fra il vostro addormentarsi e svegliarsi, lo scatto attraverso il vostro corpo nel mondo fisico ordinario — nel vostro essere più intimo, con il vostro Io e con il vostro corpo astrale, a spiccare il salto rapidamente alla mattina del 23 dicembre. Voi veramente sperimentate questo processo all’interno.

Vi prego ora di afferrare ciò che dico qui nel suo pieno significato, cioè nel suo pieno significato. Se voi, diciamo, in un recipiente che è chiuso da qualche dispositivo, avete un corpo gassoso, potete comprimere questo corpo gassoso: diventa sempre più denso. Questo è un processo spaziale. Ma è paragonabile — naturalmente solo paragonabile — a ciò che vi ho appena descritto. Voi andate indietro nel vostro corpo astrale e nel vostro Io fino alla mattina del 22 dicembre e saltate rapidamente in avanti al risveglio alla mattina del 23 dicembre. Voi spingete il vostro essere animico in avanti nel tempo. Questa è una condensazione del tempo, o, più esattamente, di ciò che vive nel tempo. E attraverso questo processo il nostro essere animico, il nostro corpo astrale è condensato nel tempo, di modo che porta le impressioni del mondo esterno non solo brevemente, ma come memoria duratura. Come un gas che condensate esercita una pressione più forte, quindi internamente ha più forza, così il vostro corpo astrale acquista la forte forza del ricordo, la forte forza della memoria, attraverso questo interno spingersi insieme nel tempo.

Si acquista così una concezione di qualcosa che altrimenti sempre ci sfugge. Ci si rappresenta il tempo come qualcosa che scorre uniformemente, e tutto ciò che accade nel tempo scorre anche uniformemente con il tempo. Nello spazio si sa: ciò che è esteso nello spazio può essere condensato, cresce la sua forza di espansione interna. Ma anche ciò che vive nel tempo, l’animico, può — è vero, detto comparativamente — essere condensato, allora cresce la sua forza interna. E per l’uomo una di queste forze è la forza del ricordo.

Questa forza del ricordo la dobbiamo veramente al processo durante il nostro sonno. Dall’addormentarsi allo svegliarsi siamo nel mondo degli Archangeloi, e insieme agli esseri della gerarchia degli Archangeloi formiamo questa forza della nostra memoria. Come sviluppiamo la forza della percezione sensoriale e della combinazione delle percezioni sensoriali con gli esseri della gerarchia degli Angeloi, così sviluppiamo questa forza più interiorizzata, più connessa al centro, del ricordare, nel mondo degli Archangeloi.

Non esiste vera conoscenza dell’uomo nel senso nebuloso-mistico, dove si medita dentro di sé; vera conoscenza dell’uomo conduce, con ogni passo che si fa verso l’interno, direttamente verso i mondi superiori. Oggi abbiamo parlato di due tali passi. Se si guarda il territorio dei sensi — si è nel territorio degli Angeloi; se si guarda il territorio del ricordo — si è nel territorio degli Archangeloi. Autoconoscenza significa al tempo stesso conoscenza degli dèi, conoscenza dello spirito, poiché ogni passo che porta all’interno umano conduce al tempo stesso nel mondo spirituale. E quanto più profondamente si penetra all’interno, tanto più — vorrei dire, per usare questo paradosso — si sale nel mondo degli esseri spirituali. L’autoconoscenza è vera conoscenza del mondo, cioè conoscenza del contenuto spirituale del mondo, quando questa autoconoscenza è seria.

Anche da questa discussione potete vedere perché nei tempi più antichi, quando presso i popoli orientali era perseguita un’istintiva forma di contemplazione spirituale, il processo respiratorio doveva essere reso conscio attraverso particolari esercizi respiratori. Si entra, non appena il processo respiratorio diviene conscio, in un mondo spirituale. Non devo ripetere oggi che quegli esercizi più antichi non dovrebbero essere ripetuti dall’uomo moderno con la sua costituzione trasformata, ma dovrebbero essere sostituiti da altri che trovate descritti nei libri citati. Ma per entrambi i tipi di conoscenze — per la conoscenza della chiaroveggenza mistica più antica, per la conoscenza della chiaroveggenza esatta più recente — vale questo: che, attraverso la vera osservazione di quei processi che si svolgono internamente nell’uomo, si entra al tempo stesso nel mondo spirituale.

Ci sono persone che dicono: Sì, ma in questo modo si finisce nell’inspirituoso. Si vogliono investigare i processi sensoriali, i processi respiratori. — Alcune persone lo chiamano, contrapposto a una mistica nebulosa, perfino una materialistica autoconoscenza. Bisogna solo provarci! Si vedrà che il processo sensoriale diviene subito spirituale quando lo si conosce veramente, e che è solo un’illusione se lo si ritiene un processo materiale. Così pure il processo respiratorio. Il processo respiratorio è solo, visto dall’esterno, un processo materiale. Visto dall’interno, è completamente un processo spirituale, persino uno che si svolge in un mondo molto più alto di quello che percepiamo attraverso i nostri sensi.

Domani avrò una conferenza che dovrebbe collegarsi a quella di oggi, forse però introdurrà più una sorta di considerazione natalizia.

8°Antichi e nuovi Misteri. Sacrificio della saggezza in estate e permeazione di Cristo dei pensieri d'inverno

Dornach, 23 Dicembre 1922

Il mistero che sta alla base della festa di Natale può dare occasione di paragonarlo ai Misteri che sono sorti da altre condizioni dello sviluppo dell’umanità. Il mistero natalizio, quando è concepito come mistero, si esprime come un mistero pronunciatamente invernale. È sorto da visioni del mondo spirituale che, in primo luogo, hanno guardato a quelle relazioni che si instaurano fra l’uomo e il suo intero palcoscenico terrestre all’inizio della stagione invernale.

Quando volgiamo lo sguardo a quei Misteri che, da un lato, in una parte dell’Asia erano celebrati molto tempo prima della fondazione del Cristianesimo ed erano collegati a grandi pensieri cosmici, quando paragoniamo il mistero natalizio anche con quei Misteri che, in Europa centrale, in Europa occidentale, in Europa settentrionale, erano celebrati anche nel tempo prima della fondazione del Cristianesimo, allora ci colpisce soprattutto il fatto che questi Misteri erano misteri estivi, cioè in essi si trattava di considerare le unioni che collegano l’essenza umana a ciò che accade nella vita terrestre durante la stagione estiva. Si comprende di che cosa si tratti qui soltanto se si volge prima lo sguardo a quella parte dello sviluppo dell’umanità che è stata precedente al Mistero del Golgota.

Quando guardiamo indietro a tempi molto antichi dello sviluppo dell’umanità, come abbiamo fatto spesso, troviamo quello che, nei Misteri, era detto collocato in un’umanità che possedeva ancora un’antica, istintiva chiaroveggenza, che possedeva ancora, in certi stati di coscienza che stavano fra lo stato di completo sonno e lo stato di veglia, in uno stato di sogno reale, una visione nei mondi spirituali da cui l’uomo era disceso per assumere sulla Terra la sua organizzazione fisica. Era un’epoca in cui praticamente ogni uomo poteva raccontare così dei mondi spirituali, poteva pensare così ai mondi spirituali, come oggi l’uomo racconta di ciò che gli dicono le conoscenze ordinarie che impara a scuola. L’ho già accennato spesso: ciò che gli uomini di quegli antichi tempi contemplavano come spirituale-soprasensibile si presentava loro in immagini. Non in immagini oniriche — le immagini erano solo simili alle immagini oniriche. Ma mentre nelle immagini oniriche si sa esattamente che sono tessute da reminiscenze della vita, sorgono dalle organizzazioni umane, non formano, come i pensieri, una realtà, così attraverso quelle Immaginazioni dell’antica chiaroveggenza si sapeva che certamente non si riferivano a una realtà sensibile esterna, nemmeno alla realtà storica degli uomini, ma si riferivano a un mondo spirituale nascosto dietro quella sensibile. Il mondo spirituale era dunque dato all’uomo, inizialmente, in immagini.

Ma non bisogna immaginarsi che questi uomini più antichi non avessero affatto dei pensieri. Avevano dei pensieri, ma non acquistavano i loro pensieri come oggi l’uomo acquisisce i suoi pensieri. Se oggi l’uomo vuole avere pensieri, deve sforzarsi internamente per questi pensieri. Deve plasmarli internamente. Un’attività simile compivano già questi uomini più antichi, proprio per le loro immagini, che rappresentavano loro un’esistenza spirituale. Ma quando ricevevano le immagini, ricevevano i pensieri con esse. Si può addirittura essere meravigliati, tremendamente meravigliati, dei grandi e luminosi pensieri di questa umanità più antica. Non erano escogitati, erano ricevuti come una rivelazione. Proprio come oggi abbiamo scuole e università, così allora si avevano i Misteri, in cui scienza, arte, religione erano uno. Non si faceva distinzione fra credenza e conoscenza. La conoscenza era divenuta immaginativa, ma ciò che si credeva era basato completamente sulla conoscenza.

Nemmeno si faceva distinzione fra ciò che si plasmava attraverso diversi materiali come opere d’arte e ciò che si acquisiva come saggezza. Oggi l’uomo fa la distinzione, dicendo che ciò che acquisisce come saggezza deve essere vero. Ciò però che incorpora nei suoi materiali come pittore, come scultore, come musicista è semplicemente fantasia. Si potrebbe dire: Goethe era l’ultimo seguace che non aveva questa visione. Poiché Goethe considerava ciò che, come artista, incorporava nel suo materiale esattamente come contenuto di verità, come considerava contenuto di verità ciò che gli era scientificamente. La vera meschinità della distinzione fra l’artistico e il pedantesimo scientifico, questa vera meschinità è iniziata solo più tardi. E Goethe non ha preso parte a questa meschinità. Goethe poteva ancora pronunciare la grande parola quando stava di fronte alle opere d’arte che aveva visto in Italia: «Ho il sospetto che i Greci, nel creare le loro opere d’arte, procedessero secondo le stesse leggi secondo cui procede la natura stessa, e di cui seguo le tracce.» Aveva, a Weimar, prima di andare in Italia, studiato attentamente insieme a Herder la filosofia di Spinoza, aveva tentato di sprofondare in un Divino-Spirituale che penetra tutti gli esseri dell’ambiente umano. Ma ha tentato di seguire questo Divino-Spirituale fino nei dettagli, fino alla foglia della pianta e al fiore della pianta. E il modo in cui si era formato, nella sua ricerca su piante e animali, la forma vegetale e animale, era per lui animicamente la stessa cosa che voleva imprimere alle sue opere d’arte.

Oggi è considerato non scientifico parlare di una verità nell’arte, nella scienza e nella religione. Come detto, quegli antichi istituti educativi dell’umanità erano del tutto tali che arte, scienza, religione formavano un’unità completa. E coloro che erano capi di questi Misteri erano in primo luogo quelli che gradualmente iniziarono a estrarre come pensieri, come pensieri particolari, quello che si rivelava agli altri uomini nella loro chiaroveggenza istintiva, e a fondare una saggezza di pensiero. Dappertutto, nei Misteri, vediamo la saggezza di pensiero scaturire dalla contemplazione chiara. Mentre la maggior parte dell’umanità era fondamentalmente soddisfatta di vivere e tessere nella contemplazione di immagini, mentre la maggior parte dell’umanità era contenta e soddisfatta che questa visione di immagini fosse modellata per loro in miti, leggende, saghe, fiabe, da coloro che erano capaci di formare tali saghe, miti, fiabe — i capi dei Misteri plasmavano l’insegnamento dell’umanità: una saggezza di pensiero. Ma erano consapevoli: questa saggezza di pensiero non è acquisita attraverso le proprie forze dell’uomo, questa saggezza di pensiero è rivelata.

Bisogna solo pensare in questo stato d’animo completamente diverso. Questo stato d’animo è tale che si può dire che l’uomo moderno l’attribuisce alla sua propria attività di pensiero quando afferra un pensiero. Egli plasma i nessi di pensiero secondo regole logiche, che sono le sue regole, le regole della sua attività di pensiero. L’uomo antico riceveva i pensieri. Non rifletteva affatto su come plasmare i nessi, perché riceveva queste strutture come rivelazioni già complete. Ma per questo l’uomo più antico non viveva nei suoi pensieri come noi viviamo in questi pensieri. Noi consideriamo questi pensieri come proprietà della nostra anima: sappiamo che ce li siamo acquisiti. Per così dire sono emersi dal nostro essere animico, sono sorti da noi stessi. Li consideriamo come nostra proprietà. L’uomo più antico non poteva considerare i suoi pensieri come sua proprietà. Erano illuminazioni, questi pensieri. Erano venuti con le immagini illuminate. Producevano in questi uomini più antichi un sentimento completamente determinato di fronte al pensiero pieno di saggezza. L’uomo si diceva, guardando ai suoi pensieri: Un Divino da un mondo superiore si è calato in me. Io partecipo ai pensieri che esseri altri, esseri superiori agli uomini, pensano realmente, e che mi inspirano, che vivono in me, che mi danno questi pensieri. Posso solo considerare questi pensieri come mi sono stati concessi attraverso una grazia dall’alto.

Poiché l’uomo più antico si diceva questo, sentiva il bisogno di sacrificare questi pensieri attraverso i suoi sentimenti a certi tempi agli esseri superiori. E ciò accadeva nei Misteri estivi. Nei Misteri estivi l’uomo è quindi abbandonato alle vastità del mondo, perché la Terra vive più nella sua circonferenza, nella sua atmosfera, nel suo vapore, perché la Terra non si è contratta attraverso il freddo, perché la Terra non si è avvolta nel mantello di neve dell’inverno, perché si apre nel continuo scambio atmosferico con il suo ambiente atmosferico. Nel tempo estivo si sentiva connesso agli dèi superiori. Cercava in questi tempi più antichi il periodo dell’alto sole estivo, ciò che oggi chiameremmo il periodo del Johannesio, il tempo in cui il sole ha il suo punto più alto dell’estate: cercava questo tempo per mettersi in connessione con gli dèi superiori in certi luoghi che gli erano sacri, tentava di usare quella che è una connessione naturale dell’uomo con l’intero ambiente eterico, con la stagione estiva, per sacrificare dai sentimenti agli dèi che gli avevano dato i loro pensieri, rivelato.

Se guardiamo dentro i Misteri, guardiamo a ciò che gli insegnanti dei Misteri insegnavano ai loro allievi, era all’incirca il seguente. Dicevano: Ogni anno al tempo dell’alto sole estivo deve essere sacrificato agli dèi, agli dèi superiori deve essere sacrificato per i pensieri che danno agli uomini, perché altrimenti si mescolano troppo facilmente nelle esperienze del pensare nell’uomo potenze luciferiche. L’uomo è permeato da potenze e forze luciferiche. Vi si sottrae se ogni estate ricorda che gli dèi superiori gli hanno dato questi pensieri, che li riconduce di nuovo in questo tempo dell’alto sole estivo. Per salvarsi dalle influenze luciferiche, l’uomo più antico tentava, mentre i capi dei Misteri radunavano coloro che erano i suoi seguaci, e compivano dinanzi a loro quel culto che culminava nel fatto che ciò che si era ricevuto come pensieri rivelati dagli dèi superiori si sacrificasse in sentimenti ascendenti verso questi dèi superiori.

Ciò che esternamente veniva compiuto nel culto — il fumo ascendente, in cui si parlava la parola recitativa, che portava il fumo in onde corrispondenti — era inteso solo come se gli uomini inscrivessero in un mezzo esterno ciò che veramente saliva agli dèi superiori come il fumo sacrificale animico della loro interiorità: inscrivessero il fumo sacrificale attraverso la parola che forma la forma. La preghiera inscriveva nel fumo sacrificale solo ciò che l’anima voleva mandare su in sentimenti per i pensieri rivelati. Questo era essenzialmente il sentimento da cui sorgevano le celebrazioni dei Misteri dell’alto sole estivo. Queste celebrazioni dei Misteri dell’alto sole estivo avevano veramente un significato finché gli uomini ricevevano i loro pensieri rivelati.

Ma nei secoli, già a partire dall’8°, 9° secolo prima di Cristo, nei secoli che precedevano il Mistero del Golgota, i pensieri dall’alto, questi pensieri rivelati, si oscurarono, e sempre più e sempre più nell’uomo si sveglia la capacità di conquistarsi i suoi pensieri attraverso le sue stesse forze. Per questo l’uomo fu messo in un sentimento completamente diverso. Mentre prima sentiva i pensieri come qualcosa che gli veniva come dalle vastità cosmiche, si calava nella sua interiorità, cominciò a sentire i pensieri come qualcosa che cresceva in lui, che gli apparteneva come il suo sangue. Nei tempi antichi si vedevano i pensieri come qualcosa che appartiene a uno come l’aria che si riceve dall’atmosfera e sempre di nuovo si restituisce all’atmosfera. Come si vede l’aria come ciò che vi circonda, che si respira dentro di sé, ma sempre di nuovo si espira, così si sentivano i pensieri come qualcosa che non si respirava dentro di sé, ma che si riceveva rivelato, che sempre di nuovo all’alto tempo estivo si doveva consegnare agli dèi.

Queste celebrazioni erano anzi strutturate drammaticamente cosicché i capi dei Misteri andavano alle loro celebrazioni sacrificali portando i simboli della saggezza. Nel compiere quei sacrifici che ho descritto, deponevano un simbolo dopo l’altro. E se ne andavano da queste celebrazioni sacrificali apparendo, dopo la deposizione dei simboli della saggezza, come stolti, che dovevano nuovamente nel corso dell’anno procurarsi la loro saggezza. Ed era per così dire una confessione di questi antichi modi sacrificali che, avendo compiuto il loro sacrificio, confessavano dinanzi alla moltitudine che erano loro seguaci: Siamo divenuti nuovamente stolti.

Veramente, si sentiva questo come un mezzo per non cadere nelle potenze luciferiche, se si sperimentava il corso dell’anno in modo che si salisse verso l’alto tempo estivo nel possesso della saggezza, si passasse poi alla follia, per ritornare di nuovo alla saggezza. Si voleva per così dire sperimentare il cosmo insieme con sé. Come il cosmo alternava l’inverno e l’estate, così si voleva alternare in se stessi il tempo della saggezza con il tempo dell’entrare nell’oscurità della follia. Ed era così che coloro la cui saggezza era necessaria tutto l’anno, per esempio i capi dei Misteri che praticavano l’arte medica — perché anche l’arte medica era inclusa nel mistero dei Misteri, era uno con il resto dei Misteri —, non potevano partecipare. Perché naturalmente non si poteva — se parlo con le nostre designazioni di mesi — in agosto, settembre, divenire sciocco come medico. Naturalmente dovevano mantenere la saggezza, ma recavano il sacrificio di essere solo membri servienti nei Misteri, mentre coloro che erano proprio le personalità guida nei Misteri andavano ogni anno in follia.

Qualcosa di simile a questo andare nella follia è rimasto come ciò che Goethe per esempio descrive come il Tredicesimo nei suoi «Segreti», dove un uomo guida altri nella oscurità, non nella saggezza. Questo era un sentimento completamente diverso da quello che la saggezza guida dell’uomo era, da quello più tardivo in cui gli uomini allora cominciavano a vedere i loro pensieri come acquisizione di sé. Mentre, come detto, quello che una volta si sentiva come saggezza era simile all’aria che si respira, più tardi si sentivano i pensieri come qualcosa che nell’uomo stesso viene generato come il sangue. Si potrebbe dire che nella vecchia epoca si sentivano i pensieri in modo simile all’aria che si respira. In modo simile al sangue si cominciò a sentire i pensieri nell’epoca che vide il Mistero del Golgota. Ma con ciò l’uomo disse anche a se stesso: Ciò che sperimenta come pensiero non è più celeste, non è più qualcosa che si è calato dall’alto. È qualcosa che sorge nell’uomo stesso, che è terrestre.

Questo sentimento, che nei pensieri dell’uomo vi sia qualcosa di terrestre, era particolarmente significativo presente tra i tardi seguaci dei vecchi Misteri, anche ancora al tempo del Mistero del Golgota. Coloro che allora stavano all’altezza della formazione dell’epoca si dicevano: Non si possono avere più pensieri come li avevano i vecchi saggi, che per così dire vivevano insieme agli dèi nel custodire i loro pensieri; si devono sviluppare pensieri puramente umani. — Ma questi pensieri puramente umani sono in pericolo di cadere nelle potenze arimaniche. Come i pensieri che si rivelano dall’alto agli uomini sono in pericolo di cadere nelle potenze luciferiche, così i pensieri umani, i pensieri acquisiti da sé, sono in pericolo di cadere nelle potenze arimaniche.

Coloro che potevano pensare così proprio al tempo del Mistero del Golgota — nel 4° secolo questo sentire è poi andato perso — sentivano il Mistero del Golgota come la vera redenzione dell’umanità. Si dicevano: Quella potenza spirituale che vive con il sole, prima poteva veramente essere raggiunta solo dall’ultraumano. Ora deve essere raggiunta dall’umano, perché l’uomo ha portato i suoi pensieri dentro di sé. Deve ora realizzare qualcos’altro: deve ora elevare questi suoi pensieri interiormente al Divino. L’uomo, come pensatore terrestre, deve penetrare interiormente i pensieri con il Divino. Può farlo attraverso la sua connessione sentimentale e di pensiero col Mistero del Golgota.

Ma con ciò la celebrazione misterica da una celebrazione dell’alto sole estivo è divenuta una celebrazione invernale. D’inverno, quando la Terra si avvolge nel suo mantello di neve, quando la Terra non si trova nello scambio vivace con il suo ambiente atmosferico, anche l’uomo è più legato alla Terra. Lì l’uomo non vive le vastità insieme, ma vive insieme ciò che, vorrei dire, radica sotto la superficie terrestre. Dovete solo comprendere correttamente questo radicamento sotto la Terra. Continuamente possiamo accorgerci come nell’ambiente della Terra non vive solo quello che viene immediatamente dal sole, che viene dall’ambiente, ma quello che partecipa alla vita della Terra sotto la sua superficie. Ho già esposto questa cosa qui attraverso fatti molto semplici. Alcuni di voi che hanno vissuto in campagna sapranno che i contadini in inverno scavano buche e vi mettono dentro le loro patate. Le patate passano bene l’inverno lì, cosa che non farebbero se semplicemente le mettessero in una cantina. Perché?

Se vi rappresentate qui (vedi disegno) un pezzo di superficie terrestre: la superficie terrestre accoglie ciò che affluisce come calore solare e luce solare durante l’estate. Si abbassa per così dire nel suolo. Di modo che quando in inverno rivolgiamo l’attenzione a ciò che è sotto il suolo, abbiamo ancora l’estate lì dentro. Durante l’inverno l’estate è sotto la Terra. E questa estate sotto la Terra durante l’inverno fa prosperare anche le radici delle piante. I germi diventano radici, il germe si sviluppa così che se vedete una pianta crescere quest’anno, in questo anno, essa cresce veramente dalla forza del sole dell’anno scorso, che per prima è entrata nella Terra.

Così se guardate alle radici, sì ancora a una parte delle foglie, allora avete l’estate scorsa nella pianta, e l’estate di quest’anno l’avete solo apparsa nel fiore attraverso la luce solare attuale e il calore solare attuale. Abbiamo davvero nella pianta nello spuntare ancora l’anno scorso e nei fiori prima questo anno. E se guardate dentro il carpello della pianta, che sta nel mezzo del fiore, dovete dire: Questo è ancora il risultato dell’inverno, veramente dell’estate scorsa, e solo ciò che circonda il carpello è di quest’anno. — I tempi si spingono l’uno nell’altro, come in un altro caso, come vi ho esposto ieri, nel sonno nel tempo gli uomini si spingono l’uno nell’altro i tempi: così anche qui i tempi si spingono l’uno nell’altro.

Così potete rappresentarvi: quando la Terra indossa il suo mantello di neve invernale, sotto il mantello di neve invernale c’è la continuazione dell’estate. L’uomo ora non si connette con ciò che è nelle vastità fuori, ma volge il suo essere animico dentro l’interiorità della Terra. Si rivolge agli dèi inferiori. E questa era la visione proprio di coloro che erano in possesso dell’eredità della vecchia saggezza al tempo del Mistero del Golgota, ciò che li spingeva a dirsi: Abbiamo a cercare in ciò che è connesso con la Terra, la forza del Cristo, della nuova saggezza, che penetra il divenire terrestre.

Nella misura in cui l’uomo è passato ai pensieri acquisiti da sé, sentiva il bisogno di portare questi pensieri acquisiti da sé ora internamente insieme con la Divinità, in altre parole: di cristicizzarli internamente. Può fare ciò nel tempo in cui è più rivolto alla Terra, nel profondo tempo invernale. Può farlo quando la Terra stessa si chiude per così dire dal cosmo, quando anche lui è chiuso. Allora è più vicino al Dio che da queste vastità, dal che si è chiusi durante il tempo invernale, è sceso e si è connesso con la Terra. Ed è un bel pensiero connettere proprio il tempo della festa natalizia con quel tempo in cui la Terra è chiusa dal cosmo, dove l’uomo nella solitudine terrestre cerca la sua comunanza con il Divino-Spirituale-Soprasensibile per i suoi pensieri acquisiti da sé. E nella misura in cui egli comprende ciò che qui veramente si intende, cerca di preservarsi dalle forze arimaniche, come nei tempi antichi si era preservato attraverso i Misteri dell’alto sole estivo dalle forze luciferiche.

Come veramente l’uomo antico sotto la guida dei suoi capi dei Misteri si è sentito in un crepuscolo del suo mondo di pensiero attraverso le celebrazioni dell’alto sole estivo, così l’uomo che comprende nel modo giusto il mistero natalizio, nella misura in cui nella stagione natalizia si penetra con tali verità come abbiamo di nuovo indicato, dovrebbe sentirsi rafforzato. Dovrebbe in un certo senso sentire come, attraverso il giusto rapporto che sviluppa verso il Mistero del Golgota, i pensieri che si conquista interiormente nell’oscurità possano essere illuminati dal fatto che veramente comprende: una volta nel divenire terrestre è accaduto che l’Essere il quale altrimenti poteva essere pensato in connessione solo con il sole nei tempi precristiani più antichi, ha trovato il passaggio al divenire terrestre, abita la Terra con l’uomo come Essere spirituale. E il sacrificio natalizio dovrebbe veramente essere così pensato, che in contrasto con le vecchie celebrazioni sacrificali dell’alto sole estivo, che erano il più possibile esterne, rappresenta un andare possibilmente dentro di sé dell’uomo: proprio il Natale è quello in cui l’uomo tenta di interiorizzare, di spiritualizzare interiormente ciò che come sapere si tenta di appropriarsi di tutto il mondo.

L’uomo antico non sentiva il sapere come sua proprietà, ma come un dono. Lo restituiva ogni anno di nuovo. L’uomo del presente deve considerare il suo mondo di pensiero, il suo sapere di pensiero come sua proprietà. Perciò deve accogliere nel suo proprio cuore Colui a cui si unisce come all’Essere spirituale connesso con la Terra, a Cui per così dire consegna dentro di sé i suoi pensieri, per non stare in una solitudine egoistica col suo possesso di pensiero, ma per unire questo possesso di pensiero

Con Colui che come l’Essere solare è divenuto Essere terrestre attraverso il Mistero del Golgota.

I vecchi Misteri avevano in un certo aspetto una sorta di carattere, si potrebbe dire aristocratico; sì, tutto l’aristocratico ha fondamentalmente la sua origine da questi vecchi Misteri, perché i singoli sacerdoti dei Misteri stavano lì e compivano i sacrifici per tutti gli altri.

La celebrazione misterica natalizia ha un carattere democratico, perché ciò che gli uomini dell’epoca più recente acquisiscono come quello che veramente li rende uomini, è il possesso interno di pensiero. E il mistero natalizio è visto solo nella giusta luce quando non uno compie il sacrificio per l’altro, ma uno con l’altro sperimenta un comune: l’uguaglianza degli uomini di fronte all’Essere che come l’Essere solare è disceso sulla Terra. E questo è anche quello che proprio nei primi tempi dello sviluppo cristiano fino nel 4° secolo circa è stato sentito come particolarmente significativo per il Cristianesimo. Solo allora si sono di nuovo propagate le vecchie forme misteriose dall’Egitto attraverso Roma e verso l’Europa occidentale: hanno, si potrebbe dire, coperto il Cristianesimo originale e l’hanno anche avvolto in tradizioni che di nuovo devono essere abbandonate se il Cristianesimo deve essere compreso correttamente. Perché l’Essere in cui il Cristianesimo è stato rivestito a Roma è completamente ancora vecchio mistero.

Il Cristianesimo stesso richiede completamente questo trovare del Divino-Soprasensibile nell’uomo allora, quando l’uomo in un certo senso non esce da sé e si abbandona al cosmo, ma quando l’uomo è dentro sé. Lo è di più quando è connesso con la Terra, nel tempo in cui la Terra stessa è chiusa dalle vastità cosmiche, cioè nel profondo tempo invernale.

Con questo ho tentato di caratterizzarvi perché nel corso dello sviluppo dei tempi le celebrazioni misteriose dell’alto sole estivo si sono trasformate nel mistero natalizio del profondo inverno. Questo deve solo essere compreso nel significato giusto. E proprio uno sguardo retrospettivo allo sviluppo dell’umanità può particolarmente interiorizzare ciò che il mistero natalizio dovrebbe contenere. Si può veramente sentire ciò che l’uomo deve sempre più divenire, nella misura in cui deve cercare dentro di sé i segreti che altrimenti ha cercato fuori di sé, nel contrasto coi tempi antichi.

Da questo punto di vista è scritta anche la mia Scienza occulta nelle sue linee generali. Se un tale libro — ebbene, se fosse divenuto un libro, sarebbe divenuto qualcosa di diverso! — fosse stato composto nei tempi antichi, si sarebbe cominciato a descrivere dalle vastità stellari. Nella mia Scienza occulta si è partiti completamente dall’uomo: l’uomo contemplato per così dire internamente e da cui si è cercato il mondo, l’interiorità dell’uomo estesa all’antico Saturno, all’antico Sole, all’antica Luna e di nuovo alle future epoche dello sviluppo terrestre.

Si andava, nel cercare il contenuto di conoscenza del mondo nei tempi antichi, dalle stelle che si contemplavano esternamente, e si tentava di accogliere nell’interiorità umana ciò che le stelle dicevano. Si studiava dunque il sole. Nella vecchia conoscenza immaginativa molto si apriva quando si conosceva il sole. Oggi il sole per lo scienziato reale è una palla di gas, qualcosa che naturalmente non può essere per la contemplazione candida. Per l’uomo più antico, nella misura in cui lo vedeva esternamente con l’occhio, era così l’espressione corporea di un Divino-Spirituale, come il corpo umano è l’espressione corporea di un Divino-Spirituale. L’uomo vedeva molto nel sole. Poi, quando nel cosmo aveva letto ciò che vedeva nel sole, poteva battersi il petto e poteva dire: Ora comprendo il cuore umano. Il sole mi ha detto qual è l’essenza del cuore umano. — E così anche negli altri corpi celesti l’uomo trovava quello che egli stesso era.

Non poteva dunque procedere così nella mia Scienza occulta. Se là non è esposto in tutti i dettagli, perché non è ancora venuto il tempo, si è però proceduto così che dapprima l’uomo è considerato come un tutto (è disegnato), dentro che il cuore, i polmoni e così via, i singoli organi, così che nel comprendere i singoli organi, si comprende l’universo intero. Di modo che oggi si studia il cuore dell’uomo, che si legge nel cuore dell’uomo. E ciò che lì si è letto, dice che cosa è il sole, dice qualcosa sull’essenza del sole. Si impara così attraverso il cuore dall’interno verso l’esterno l’essenza del sole. Nei tempi antichi si imparava l’essenza del sole, e conoscendo l’essenza del sole, si sapeva che cosa era il cuore umano. Nei tempi più recenti si impara che cosa è il cuore, che cosa è il polmone, e si impara l’intero cosmo, l’intero universo dall’uomo.

Se si vuole esprimere solennemente un’attenzione sentiente da questa posizione dell’uomo verso l’universo, così come uomo più antico poteva farlo solo mettendosi in piedi al tempo dell’alto sole estivo e guardando veramente verso l’alto, perché era più facile e migliore guardare verso l’alto al sole e al resto del cielo stellato, per divenire uno con il cosmo.

Se si vuole oggi assumere intensivamente nel proprio mondo senziente come si può conoscere l’universo, allora si deve volgere profondamente lo sguardo nell’interiorità umana. Per questo, secondo ciò che vi ho esposto, il momento giusto è il profondo tempo invernale, il periodo natalizio.

Cercate di stare dentro questo pensiero natalizio, perché nel tempo odierno abbiamo veramente bisogno che tali vecchie abitudini — perché sono già divenute tali — sperimentino un rinnovamento, così che di nuovo siamo onesti verso ciò che viviamo come esperienza viva insieme al corso dell’anno. Quanto sanno oggi molte persone di circoli vari della stagione natalizia di più, se non che ci si scambia doni, e che in modo piuttosto esteriore, ebbene, partecipano più o meno ai pensieri che ricordano il Mistero del Golgota! Tali esteriorizzazioni sono proprio responsabili della grande sfortuna in cui l’umanità oggi con la sua civiltà è naufragata, sono la vera colpa. La vera colpa risiede nel mantenimento abituale e nell’avversione verso la necessità di rinnovare quello che per esempio il pensiero natalizio o il sentimento natalizio dovrebbe essere. Abbiamo davvero bisogno di tale rinnovamento. Ne abbiamo bisogno, perché solo attraverso questo possiamo di nuovo divenire veri uomini, trovando la nostra parte spirituale nel mondo. Un Natale cosmico, come ho detto spesso proprio in questo tempo, un Natale cosmico abbiamo bisogno, una nascita della vita spirituale. Allora di nuovo come uomini onesti celebreremo il Natale, allora avrà di nuovo un significato volersi avvicinare proprio allora, quando la Terra si avvolge nel suo mantello di neve, nella sensazione della cristificazione del nostro mondo di pensiero, che ora è come il sangue in noi, in contrasto col vecchio mondo di pensiero, che era come il respiro in noi.

Certamente, bisognerà di nuovo vivere più con il tempo di quanto si è abituati oggi. Non è molto tempo fa, due decadi, che è emerso il pensiero di spostare sempre il Pasqua, che è almeno ancora ordinato secondo il corso dei tempi, al 1 aprile, così che i libri contabili non vengono sempre messi in disordine dal fatto che questa festa cade in un giorno diverso ogni anno.

Tutto dovrebbe essere incluso nel corso materialistico dello sviluppo dell’umanità anche riguardo alla sperimentazione del corso dei tempi. Si poteva comprendere come il pensiero materialistico gradualmente infine diventasse conveniente, siccome si è sperimentato che gli uomini per esempio cominciano il corso dell’anno con il Capodanno odierno, il 1 gennaio, benché il Dicembre — decem è il decimo mese e ovviamente il Gennaio e il Febbraio appartengono all’anno precedente, e il nuovo anno al massimo può cominciare a marzo, come è anche cominciato nel tempo romano. Ma è piaciuto una volta a un re francese sciocco, riconosciuto anche dalla storia come sciocco, in mezzo all’inverno, il 1 gennaio, di iniziare l’anno, e l’umanità se ne è attenuta.

Bisogna già afferrare pensieri forti se onestamente si vuol dire a se stessi: La salvezza dello sviluppo dell’umanità deve essere cercata nel fatto che l’uomo si connette con la saggezza. Perché ci sono molti fatti che parlano del fatto che l’uomo non si è sempre connesso con la saggezza, ma anche con la follia. Afferra una volta il pensiero natalizio così che l’uomo diventi onesto in esso, nel connettere con questo pensiero natalizio quella potenza che ha detto: «Io sono la via, la verità e la vita.» Ma la via verso la verità e verso la vita nello spirito deve essere cercata. Per questo è necessario, veramente immergersi proprio per l’umanità presente nelle profondità della mezzanotte, per trovare la luce che si accende nell’uomo stesso.

Non deve rimanere alla vecchia tradizione che solo attorno alla mezzanotte sia letta la prima Messa natalizia, ma deve tornare a accadere che l’uomo sperimenta che il suo migliore, cioè il suo luminoso, sia nato dalla sua oscurità. Perché è già una verità che la vera luce è nata dall’oscurità. Ma deve nascere da questa oscurità non sempre ulteriore oscurità, ma la luce.

Cercate di penetrare il pensiero natalizio con quella forza per la vostra anima, che viene dal fatto che vi penetrate con la necessità che l’oscurità dell’altro sapere deve essere penetrata dalla luce della visione spirituale e della contemplazione spirituale. Allora vi nascerà nella Veglia natalizia il Cristo in ognuno dei vostri cuori. E sperimenterete di nuovo dentro di voi insieme agli altri uomini una Veglia-Natale cosmico. N O N A C O N F E R E N Z A Dornach, 24 dicembre 1922

9°La rivelazione dei segreti della natura umana dal ciclo dell'anno nei Misteri precristiani. Dalla rivelazione di Michele al Natale

Dornach, 24 Dicembre 1922

Se vogliamo approfondire i nostri pensieri nel periodo festivo odierno secondo lo spirito del nostro tempo, faremo bene a farlo nel modo già accennato ieri, rivolgendo lo sguardo dell’anima all’evoluzione dell’umanità, per riconoscere dalle guide spirituali dell’umanità quali compiti incombono all’uomo nel presente. Non dobbiamo trascurare come la parte più importante del pensiero natalizio sia questa: nella notte che sta iniziando, la luce del Cristo ha brillato nell’evoluzione dell’umanità nel momento di questa evoluzione che, attraverso questo evento, attraverso l’integrazione del Mistero del Golgota nella vita terrestre, dà senso all’umanità e in tal modo a tutto l’essere terrestre.

Ieri ho potuto parlare a voi come nei tempi che precedevano il Mistero del Golgota, quelle feste dei Misteri che venivano celebrate nell’alto mezzo dell’estate abbiano svolto un ruolo significativo, quando l’uomo apre il suo essere alla vastità cosmica insieme con la terra stessa, quando può entrare in una connessione animica con le potenze sovraterrene. E ci siamo rappresentati come i conduttori dei Misteri negli antichi tempi presso certi popoli abbiano percorso quella strada che l’anima umana può intraprendere nell’alto mezzo dell’estate, al nostro tempo di San Giovanni, verso i mondi divino-spirituali, attraverso il fatto che hanno sacrificato il mondo dei pensieri penetrato dai sentimenti a queste potenze divino-spirituali. Erano consapevoli che ciò che si rivelava loro nel corso dell’anno è esposto alle tentazioni delle potenze luciferiche, se non in quel mezzo dell’estate, dove la terra apre ampie le ali nelle vastità cosmiche, tutto ciò che è collegato a questi pensieri non è sentito come un sacrificio, come una grazia conferita all’umanità dalle potenze divino-spirituali.

Ho poi fatto notare ieri come sia avvenuto in modo naturale nell’evoluzione dell’umanità che presso una parte dell’umanità il mezzo dell’estate sia stato sostituito dal mezzo dell’inverno, e come nel nostro sbiadito pensiero natalizio sia ancora contenuto questo mezzo dell’inverno, in quanto l’uomo, come è presso certi comuni di culto, celebra festivamente in questa profonda notte invernale la nascita del Salvatore, oppure l’uomo che deve di nuovo ricercare i cammini verso la luce spirituale celebra questa notte sacra nel silenzio del suo cuore in modo che diventi consapevole che in questo tempo più assomiglia alla terra e alla sua vita, quando si raccoglie completamente in se stesso. Poiché la terra in questo tempo è anch’essa chiusa dalle vastità cosmiche, vive premuta in se stessa nello spazio del mondo per il suo manto di neve e dal freddo che raccoglie.

Ma una certa importanza hanno avuto i pensieri natalizi anche nei tempi in cui l’uomo celebrava principalmente presso certi popoli la festa dell’alto mezzo dell’estate. Solo che nei tempi precristiani il pensiero natalizio aveva un senso diverso da quello che ha oggi. L’alto spirito solare apparteneva ancora allora alle vastità cosmiche, non era ancora disceso sulla terra. La situazione generale dell’uomo nella profonda notte invernale, quando si sentiva in solitudine cosmica con la terra stessa, era diversa da oggi. E conosciamo questa situazione quando rivolgiamo lo sguardo a certi Misteri che soprattutto nel sud erano familiari in tempi molto antichi prima del Mistero del Golgota. Nel modo antico, in tali Misteri, coloro che potevano cercarlo venivano iniziati, ricevevano la scienza iniziatica di allora. Questa scienza iniziatica consisteva in certi tempi antichi e presso certi popoli antichi nel fatto che gli iniziandi imparavano a leggere il mondo non dalle lettere morte che stanno sulla carta, ma da ciò che gli esseri del mondo stesso offrono. Chi scorge i segreti del cosmo sa che ciò che cresce e prospera sulla terra è completamente un’immagine di ciò che risplende giù dalle stelle dalle vastità cosmiche.

Chi apprende la lettura cosmica, come oggi si apprende la lettura molto più semplice attraverso lettere morte, sa che in ogni pianta deve contemplare un segno che gli rivela qualcosa dei segreti dell’universo, e che quando volge lo sguardo, per esempio, al mondo vegetale o anche al mondo animale molteplice, questo vagare dello sguardo è una lettura. E in tal modo i vecchi iniziati di certi Misteri leggevano ai loro allievi. Ma leggevano loro in modo che non leggevano da un libro, bensì comunicavano loro ciò che percepivano sotto l’ispirazione del cosiddetto Dio dell’Anno sui segreti del corso dell’anno e il suo significato per la vita umana. Una sapienza primordiale ha in questa maniera letto nel divenire del mondo e negli esseri del mondo ciò che concerne l’uomo. I vecchi saggi, mentre leggevano questo ai loro allievi, percepivano l’ispirazione di tali entità divino-spirituali come il Dio dell’Anno.

Chi era questo Dio dell’Anno che stava all’interno delle gerarchie e apparteneva all’ordine delle potenze di Uriele? Era un essere a cui si elevavano certi possessori della scienza iniziatica e in questa elevazione ricevevano da lui la forza e la luce interiore per leggere qualcosa di diverso mentre i boccioli delle piante spuntavano in primavera, qualcosa di diverso mentre i frutti dell’estate raggiungevano la maturazione, qualcosa di diverso per leggere quando diventano rosse le foglie in autunno, quando i frutti maturano, qualcosa di diverso quando gli alberi brillano nei fiocchi di neve e la terra è coperta dal manto nevoso. Un anno intero durava questa lettura che procedeva attraverso primavera, estate, autunno e inverno. E in questa lettura tra i maestri e gli allievi si rivelavano i segreti dell’uomo stesso. Allora il ciclo ricominciava.

Se oggi vogliamo formarci un’idea approssimativa di ciò che gli ispirati e gli iniziati antichi, sotto l’ispirazione del Dio dell’Anno, insegnavano ai loro allievi, possiamo dire circa il seguente: dapprima indicavano agli allievi ciò che si manifesta in primavera, quando la neve è passata e il sole acquista nuova forza, in quanto i primi germogli delle piante escono dalle forze terrestri risuscitate. Facevano attenzione ai loro allievi su come la pianta parli diversamente del segreto dell’universo quando cresce nel prato, come diversamente quella che cresce all’ombra degli alberi della foresta. Facevano attenzione ai loro allievi su come in una pianta e nell’altra il calore solare in ascesa e la luce solare in ascesa parlino diversamente nelle foglie dentate e nelle foglie rotonde dalle vastità cosmiche verso gli uomini sulla terra rotonda. E ciò che in questa maniera sotto l’influsso del Dio dell’Anno poteva essere rivelato attraverso quelle lettere che la terra stessa lascia spuntare da sé, il maestro dei Misteri di allora rivelava agli allievi come i segreti del corpo fisico umano.

Era così che questi insegnanti indicavano la produzione fisica della terra, le forze terrestri che germinano nella pianta: in ogni singolo luogo della crescita terrestre in cui gli allievi venivano indirizzati, stava una lettera diversa. Le lettere che erano esseri vegetali viventi, oppure anche forme animali viventi, si formavano insieme, come oggi raccogliamo le singole lettere in una parola in una frase, esse venivano poste. Si viveva, vivendo insieme la primavera, nella lettura della natura. In questo consistevano le iniziazioni del Dio dell’Anno. E si aveva, quando la primavera era finita, circa nel maggio, l’impressione: ora comprendo come il corpo fisico umano è plasmato, formato dal grembo dell’universo.

Allora veniva l’estate. Quelle stesse lettere e parole del grande Logos del mondo venivano utilizzate, ma si mostrava come sotto i raggi solari che cadevano diversamente, la luce solare che agisce diversamente, il calore solare che agisce diversamente, le lettere cambiavano le loro forme: come i primi germogli che raccontavano del segreto del corpo fisico umano si aprivano al sole nei fiori. Venivano letti i fiori multicolori, in cui ogni raggio solare bacia in amore le forze vegetali che spuntano dalla terra. E dalla meravigliosa, fine e delicata tessitura delle forze cosmiche sui fiori vegetali che sbocciano sulla terra veniva letto quel tendere della terra alle vastità cosmiche. Si viveva con la terra che si apriva alle vastità cosmiche, alle vastità stellari, si viveva con questa terra stessa nelle infinite distanze.

Ciò che però contengono queste infinite distanze si rivelava quando si guardavano le lettere fiorite delle piante. Allora si leggeva da queste lettere fiorite delle piante come l’uomo si comportava quando è sceso dalle terre spirituali all’esistenza terrestre fisica, come ha riunito da tutte le direzioni la sostanza eterea per formare il suo corpo eterico. E i segreti di questo corpo eterico si leggevano in questa maniera da ciò che più tardi accade di nuovo nella vita eterea tra la terra e l’universo nel Logos del mondo, che dipinge i suoi segni sulla superficie terrestre stessa, lasciando fiorire le piante, dando ai vari animali certi modi di vivere durante l’alto mezzo dell’estate.

Quando si avvicinava l’autunno si vedeva come ancora una volta queste lettere del Logos del mondo si trasformavano: come il sole ritirava il suo calore e la sua forza luminosa, come le piante cercavano rifugio in ciò che il sole stesso aveva comunicato alla terra durante l’alto mezzo dell’estate, come esalavano la vita fiorita e germinante che avevano ricevuto durante l’alto mezzo dell’estate, tuttavia sviluppavano nel loro grembo i frutti maturanti, che ricondizionavano la vita vegetale a se stessa, in quanto racchiude in sé le forze dei semi. Di nuovo si decifrava ciò che il Logos del mondo aveva scritto sulla superficie della terra stessa nei frutti maturanti, di nuovo si rivelava e si decifrava ciò che le forme della vita animale in autunno possono rivelare. Si leggevano gli intimi segreti dell’universo dal movimento degli uccelli. Si leggevano questi intimi segreti dell’universo dal modo e dalla maniera come la vita animale più piccola, quando si avvicina l’autunno, si trasforma. Nel mondo degli insetti si leggeva. Si leggeva nella ricerca di rifugio del mondo degli insetti presso la terra, nel cambiamento della forma del mondo degli insetti, il raccogliersi dell’intera terra rispetto al silenzio morto. Si leggeva ciò che si percepiva come un ripensamento della terra nel cosmo.

Ci si chiariva questo in modo particolare anche attraverso certi festeggiamenti che venivano celebrati nella seconda metà di settembre e che nelle zone rurali hanno lasciato ancora i loro vecchi residui nella festa di San Michele. Si ricordava attraverso queste feste come allora, quando come uomo si è abbandonati da tutto ciò che gli uomini trovano nella terra come cammini verso le vastità cosmiche, come si deve annettersi a qualcosa che non è legato all’accadimento fisico ed eterico esteriore, come si deve appoggiare l’anima al contenuto spirituale del cosmo. E ancora nella scolorita festa di San Michele alla fine di settembre è conservato quel ricorrere della razza umana allo spirito delle gerarchie, lo spirito che deve guidare l’umanità in modo spirituale, quando la guida esteriore attraverso le stelle e il sole ha perso forza.

In tutto ciò che si leggeva — una lettura che allo stesso tempo si trasformava in una contemplazione — , attraverso tutto ciò che si contemplava, si penetrava con i segreti del corpo astrale umano. Ed era nel periodo autunnale che gli ispirati e gli iniziati del Dio dell’Anno leggevano dalla natura e insieme leggevano i segreti del corpo astrale umano. E nel periodo autunnale era quando gli iniziati parlavano ai loro allievi: Vi annetterete a quell’essere che sta dinanzi al volto del sole — il nome di Michele ricorda ancora questo —, ricordatevi di questo essere che sta dinanzi al volto del sole. Avrete bisogno della forza quando dovrete attraversare tutto ciò che trattenete nel vostro essere astrale dall’esistenza terrestre, quando sarete entrati attraverso la porta della morte nei mondi soprasensibili.

I segreti del corpo astrale umano venivano estratti da ciò che come il Logos si rivelava nella natura vegetale che matura, ma anche in quella che dissecca, negli insetti che si nascondevano nella terra e così via. Sì, l’uomo sapeva già che se voleva cercare la giusta umanità per questa parte del suo essere, doveva rivolgersi al mondo spirituale. Perciò si rivolgeva lo sguardo dell’anima di coloro che dovevano essere iniziati a un tale essere che possiamo fissare nel nome di Michele.

Allora però venne il tempo, il cui mezzo è la nostra attuale notte di Natale. Venne il tempo in cui gli iniziati e gli ispirati del Dio dell’Anno indicavano ai loro allievi ciò che è singolare, ciò che si rivela quando l’acqua nei fiocchi di neve artisticamente conformati copre la terra. Allora la lettura, che già in autunno era diventata una contemplazione, diventava una vita interiore: l’osservazione dell’anima, che nei periodi precedenti dell’anno procedeva insieme al lavoro fisico esteriore, diventava lavoro spirituale interiore. Mistica, approfondimento mistico diventava la lettura. L’uomo sapeva che può comprendersi solo nel suo essere più profondo, nel suo essere Io, quando gli si dice su questo essere Io, ciò che il Logos del mondo nasconde in tutto ciò che accade con la natura, quando il manto di neve copre la terra e il freddo raccoglie la vita nel perimetro della terra. Gli iniziati e gli ispirati del Dio dell’Anno dovevano imparare la sua scrittura da questa scrittura della stagione invernale. Lo sguardo è stato affinato affinché potesse seguire il chicco di seme che è stato seminato nella terra, affinché potesse seguire i piccoli animali insetti che cercavano di svernare all’interno delle forze terrestri che si raccoglievano. Dalla luce fisica gli sguardi sono stati condotti nell’oscurità fisica.

In certi Misteri era così che agli allievi veniva reso comprensibile: Ora dovete vedere il sole a mezzanotte, il sole di mezzanotte, ora dovete vedere il sole attraverso la terra. Facendo sì che il vostro occhio interiore si penetri della forza che segue le piante e gli animali inferiori nella terra, la terra stessa può diventare trasparente per la forza animica interiore. — Quando la terra ha raccolto su se stessa la maggior parte della sua forza rispetto all’universo, allora l’uomo può innalzarsi al punto da poter contemplare il sole come sole di mezzanotte attraverso questa terra, perché essa è completamente spiritualizzata in se stessa, mentre altrimenti nell’alto mezzo dell’estate raggiunge il sole con i sensi fisici, quando volge lo sguardo dalla terra nello spazio universale, senza guardare attraverso la terra.

Contemplare il sole in ora di mezzanotte, in una profonda notte invernale, era qualcosa che gli allievi degli iniziati del Dio dell’Anno dovevano imparare. E dovevano allora comunicare a coloro che non potevano loro stessi diventare iniziati dei Misteri, allievi dei Misteri, ma che erano fedeli confessatori dei Misteri, i segreti che leggevano dal sole di mezzanotte. E sempre più negli antichi tempi così accadde che gli iniziati, mentre indicavano ai loro allievi il sole della profonda stagione invernale in ora di mezzanotte, dovevano annunziare loro come l’uomo sulla terra nel suo Io si senta abbandonato. Una festa del dolore divenne sempre più e sempre più proprio per coloro che appartenevano ai più sapienti, la festa della profonda notte invernale, una festa del dolore e della sofferenza, attraverso cui l’uomo doveva imparare come non possa trovare il cammino verso il suo Io all’interno dell’esistenza fisico-terrestre. Doveva impararlo attraverso il fatto che dalle lettere leggeva ciò che in questa profonda stagione invernale il Logos scriveva sulla terra, come con il suo Io è abbandonato nel corso del mondo, perché la terra fu sola sentita, e ciò verso cui l’Io deve anelare, la forza solare, fu coperta dalla terra. Il sole appariva sì in ora di mezzanotte, ma l’uomo sentiva sempre meno forza di giungere a questo essere solare in ora di mezzanotte. Ma nello stesso tempo questa attenzione all’abbandono dell’Io umano nel cosmo era l’indicazione profetica su come quell’essere solare dovesse avvicinarsi alla terra, dovesse penetrare l’essenza dell’uomo nel corso dell’evoluzione dell’umanità, dovesse apparire per guarire l’umanità malata, l’umanità malata per soffrire nell’isolamento dal cosmo.

Ma con ciò è già indicato quel fatto nell’evoluzione dell’umanità per cui una festa invernale antica di dolore e sofferenza divenne proprio presso i popoli meridionali, per l’apparire del Cristo sulla terra, una festa animica interiore di gioia. E ciò che si è rivelato in quanto l’essere solare dalle vastità cosmiche è disceso all’esistenza terrestre, lo mostrano ancora gli annunziatori appropriati di questo evento nei loro simboli, indicando come il messaggio se ne è risuonato a tutti gli uomini sulla terra, come l’antica festa di dolore e sofferenza si sia trasformata in una festa di gioia. Nel profondo interiore dei cuori dei pastori, per cui ai pastori sono stati tessuti i sogni, risuonava la parola:

Si rivela il Divino Nelle altezze delle vastità cosmiche, E pace scenderà sulla terra Agli uomini di buona volontà.

Così nell’interiore del semplice cuore del pastore. — E all’altro polo dell’umanità, dove erano maturati fino alla più penetrante magia, poteva giungere dal patrimonio della vecchia sapienza stellare il messaggio di questa penetrazione dello spirito universale nel letargo terrestre.

Oggi, quando parliamo del mistero del Natale, dobbiamo trovare ciò che in esso sentiamo sullo sfondo di quella festa antica di dolore e sofferenza, dobbiamo ricordare come all’interno dell’evoluzione dell’umanità sia entrata in questa evoluzione la forza attraverso cui l’uomo può liberarsi da ciò che lo lega al pesci alla terra stessa. Dobbiamo poter conformare il pensiero natalizio in modo da dirci: Sì, sono ancora vere le ispirazioni del Dio dell’Anno che egli rivelò ai vecchi iniziati, che la terra durante la profonda stagione invernale si ritira dall’universo per pensare se stessa, che l’uomo può ancora comprendere come è collegato a questo segreto dell’anno il segreto dell’Io umano. Ma dall’intuizione umana, dal sentimento umano pieno di intuizione, dalla saggezza del cuore umano piena di intuizione, l’uomo può circondarsi delle immagini del Cristo Gesù che entra nella vita umana terrestre, l’uomo può imparare a sentire il profondo pensiero della notte sacra. Ma lo sentirà nel modo giusto solo se veramente ha la volontà di seguire il Cristo che si rivela attraverso tutti i tempi.

Ai vecchi iniziati della vecchia scienza iniziatica era il compito di rivelare dal ciclo dell’anno i segreti della natura umana. Dobbiamo comprendere ciò che l’anno rivela, ma dobbiamo anche poter guardare dentro l’interiore della natura umana. E se si guarda correttamente dentro l’interiore della natura umana — questo ci mostra la scienza dello spirito antroposofica — allora le lettere che sono iscritte nel cuore e nel polmone, nel cervello e in tutte le parti dell’organismo umano ci rivelano i segreti dell’universo, così come questi segreti dell’universo si erano rivelati agli ispirati del Dio dell’Anno attraverso i segni del Logos nei germogli spuntanti, negli animali formati, in ciò che questi animali formati vivono sulla terra rotonda. Dobbiamo imparare a guardare dentro l’uomo. L’interiore dell’uomo stesso deve diventarci una scrittura. Allora leggiamo da questo interno dell’uomo l’evoluzione dell’umanità stessa. Ma dobbiamo abbandonarci al significato di questa evoluzione dell’umanità, dobbiamo attraverso un’osservazione interiore unirci a ciò che come forze spirituali attraverso l’evoluzione dell’umanità tessono e fremono. Allora, poiché questa evoluzione dell’umanità è in continuo progresso, dobbiamo rivivere di nuovo in ogni epoca il Mistero del Golgota, il Mistero della notte sacra. Allora dobbiamo veramente vivere che quello Spirito che si è scelto quell’organismo che nella notte sacra a Betlemme è stato generato, che Egli ha detto: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi terresti.» Allora dobbiamo acquisire anche un orecchio spirituale per la rivelazione continua di questo Logos attraverso l’essere umano stesso. L’umanità deve imparare ad ascoltare le ispirazioni di questo Dio dell’umanità, che è il Cristo stesso, come una volta aveva imparato ad ascoltare le ispirazioni del Dio dell’Anno.

Allora l’umanità non resterà semplicemente nel guardare indietro a ciò che è stato tramandato biblicamente sul percorso spirituale terrestre del Cristo Gesù, ma allora l’umanità avrà una comprensione, un’intuizione per il fatto che il Cristo da quel momento si è unito all’uomo nella vita terrestre e che Egli, se l’uomo vuole semplicemente ascoltare, si rivela sempre. Allora l’umanità nel nostro tempo può acquisire una comprensione e un’intuizione per il fatto che, così come una volta la festa del Natale nel corso dell’anno ha seguito la festa di Michele dell’autunno, così anche sulla rivelazione di Michele che si è verificata in una stagione autunnale nell’ultimo terzo del diciannovesimo secolo, deve seguire una festa di consacrazione, una festa di Natale, attraverso cui si deve acquisire di nuovo una comprensione per una nascita spirituale, per la nascita spirituale che l’umanità ha bisogno di continuare il suo percorso sulla terra, affinché la terra un giorno, spiritualizzata, possa trovare la trasformazione in forme future.

Ora viviamo in un tempo quando non c’è solo l’autunno annuale, la festa annuale di Michele e deve esserci la festa annuale del Natale; ora viviamo in un tempo quando dobbiamo comprendere profondamente nella nostra anima la rivelazione di Michele dall’ultimo terzo del diciannovesimo secolo dall’essere umano stesso, e dove dobbiamo cercare la via verso la vera festa del Natale, cioè verso la penetrazione con lo spirito da conoscere.

Allora comprenderemo le parole che sono riportate nel Vangelo: «Avrei ancora molte cose da dirvi, ma non potete portarle ora.» L’umanità è predisposta a portare sempre di più ciò che il Cristo ha da dirle. L’umanità non è predisposta a prestare ascolto sempre solo a coloro che vogliono ostacolare il progresso e che indicano ciò che una volta è stato scritto con secche lettere sul Mistero del Golgota, che non vogliono che la forza di questo Mistero del Golgota si riveli all’uomo in modo vivente attraverso tutti i tempi. Oggi inoltre non è il tempo di ascoltare ancora coloro che vogliono restare fermi al tempo della primavera universale, che la natura fisica esterna mostra nel massimo splendore, ma che non può mostrare lo spirituale. Oggi è il tempo in cui dalla festa di Michele alla festa della profonda inverno, che però deve contenere un’alba dello spirito, dobbiamo trovare la via. Non troveremmo mai questa via se nel divenire umano terrestre ci abbandonassimo all’illusione che oggi negli eventi esterni, nella civiltà terrestre esterna, nella cultura terrestre esterna c’è luce: solo se ci abbandoniamo alla verità che c’è lì oscurità, ma in questa oscurità deve essere ricercata quella luce che il Cristo attraverso il Gesù voleva portare al mondo.

Si segua così con quella stessa devozione con cui i pastori, con cui i magi dal paese del mattino cercavano una volta il cammino verso la mangiatoia nella notte di Natale, si segua così le tracce che ora in lettere ancora confuse, ma che sono destinate a diventare sempre più chiare, possono essere lette dall’essere umano stesso, e si potrà celebrare di nuovo il mistero del Cristo della notte sacra. Ma lo si potrà celebrare solo se si vuole cercare la luce nell’oscurità.

Oggi molti non chiamano scienza ciò che spiega il mondo — «spiegare» viene dalla chiarezza della luce —; oggi molti chiamano scienza ciò che non spiega, ma che oscura, che ottenebra. L’oscurità deve abbracciare la luce. Si tenti di trovare in questa maniera da un’oscurità che veramente esiste, con il sentimento più intimo, con la più forte volontà, la luce dello spirito: allora brillerà come hanno brillato le stelle che annunziavano la nascita di Gesù ai pastori, ai magi nella grande notte sacra.

Nel divenire storico dell’umanità dobbiamo imparare a porre il pensiero natalizio. Non dobbiamo aspettare un nuovo Messia, un nuovo Cristo, bensì ciò che è stato rivelato all’umanità attraverso la natura che conduce la profonda materia negli ultimi secoli, ciò che può essere rivelato a questa umanità attraverso il Cristo Gesù veramente inteso vivente e continuante. Così non dobbiamo irrigidire il pensiero natalizio in una festa da celebrare una sola volta convenzionalmente nell’anno: così dobbiamo renderlo fluido affinché ci illumini, come ha illuminato la stella di Betlemme.

Di questa luce, di questa stella illuminante volevo parlarvi questa sera di Natale e vorrei aver contribuito un po’ affinché voi, con la volontà che, sebbene in modo debole, anima la scienza dello spirito antroposofica, possiate unire questa volontà con quell’altra volontà che consiste nel seguire quella stella che certamente attraverso la notte di Natale illumina agli uomini in modo vero.

Penetrarsi di questa luce nel silenzio, nell’intimità da oggi a domani, è per il nostro tempo la più profonda consacrazione di Natale. Tutto il resto dovrebbe in fondo essere solo un segno esteriore per questo sentire di Natale che possiamo portare da questa sera fino al prossimo mattino. Allora questa notte non potrà essere solo un simbolo per noi, ma il simbolo si renderà vivente. Forse ci ricorderemo come intimamente dobbiamo unirci allo sforzo spirituale che continua nel futuro presso tutti i veri uomini, e che nello stesso tempo è il vero sforzo natalizio: lo sforzo verso quello Spirito che si voleva incarnare nella carne, che è nato a Betlemme nella notte sacra della storia universale.

10°Necessità e libertà come vecchia questione. La soluzione attraverso le due totalità del ciclo diurno e annuale

Dornach, 29 Dicembre 1922

Nelle conferenze che ho tenuto qui immediatamente prima del Natale, era dato indicare la connessione dell’uomo con l’intero cosmo, in particolare anche ciò che pervade e pervive il cosmo come potenze divino-spirituali. Vorrei in un certo modo riallacciarmi oggi a ciò in una considerazione che è però indipendente e autonoma da quella.

La vita umana, così come viene vissuta nel partecipare la natura e come vita interiore dell’anima umana e dello spirito umano, sta fra due poli; un gran numero di pensieri che gli uomini devono farsi sulla loro connessione con il mondo è influenzato dalla prospettiva su questi due contrasti polari.

Da un lato sta dinanzi al pensiero e al sentire umano la cosiddetta necessità naturale. L’uomo si sente dipendente e deve sentirsi dipendente dalle leggi che agiscono con necessità, si potrebbe dire in modo ineluttabile, che trova dappertutto nel mondo esteriore, e che, poiché il suo organismo fisico e anche il suo organismo eterico sono inseriti in questo mondo esteriore, passano anche attraverso di lui.

D’altro canto vive allora nell’uomo il sentimento — e in ogni natura umana sana deve insediarsi questo sentimento — che la dignità dell’uomo non sarebbe pienamente soddisfatta se nella sua vita fra la nascita e la morte non gli spettasse la libertà. Questi sono i due contrasti polari: necessità e libertà.

Voi sapete come l’epoca naturalistica, che tratto in un’altra serie di conferenze che ho ora da tenere, quanto profondamente questa epoca naturalistica estenda la necessità dell’accadere, che si trova dappertutto nella natura, anche a tutto ciò che procede dall’uomo stesso, e come in molti dei suoi rappresentanti poco a poco è venuto il momento di considerare la libertà come qualcosa di impossibile, come un’illusione che vive nell’anima umana solo perché l’uomo, quando con la sua volontà è posto di fronte a una decisione, da una parte ha le ragioni a favore, dall’altra parte le ragioni contro, che agiscono su di lui con necessità da entrambi i lati. E propriamente secondo questa concezione non è lui a prendere la decisione, ma alla fine sono quelle ragioni che rappresentano la forza più forte e la somma più grande. Esse vincono le altre ragioni, che pure agiscono con una certa necessità sull’uomo, che hanno però minore forza e una somma minore. E l’uomo viene semplicemente trascinato, si potrebbe dire, dalla risultante degli impulsi che agiscono su di lui con necessità. Che egli si ritenga libero — così dicono molti rappresentanti di questa concezione — dipende solo dal fatto che le ragioni polari contrapposte di sì e no nella loro totalità rappresentano qualcosa di così complicato che l’uomo non si accorge come viene agitato avanti e indietro, e come alla fine in un fine oscillazione della bilancia una categoria di ragioni vince ed egli viene appunto trascinato da questa.

Ma contro ciò non sta solo la considerazione etica che la dignità dell’uomo nel mondo non sarebbe soddisfatta se fosse un giocattolo degli impulsi di sì e no: sta contro ciò il fatto che nel volere umano vive il sentimento di libertà, che per l’imparziale è propriamente molto indubbio. Se egli per mezzo di una qualche teoria deve divenire dubbioso di questo sentimento di libertà, propriamente dovrebbe divenire dubbioso anche dei più elementari sentimenti sensoriali. Se la percezione di libertà così elementare presente nella sfera del sentimento umano potesse ingannare, potrebbe anche ingannare la percezione di rosso, la percezione di Do o Do diesis e così via. Ed è caratteristico che la recente concezione del mondo naturalistica in molti dei suoi rappresentanti stima così altamente il teorico che per mezzo del teorico si lascia tentare dalla necessità naturale assoluta e senza eccezioni, che dovrebbe comprendere anche le azioni umane e la volontà umana, a semplicemente sorvolare su un’esperienza, come la rappresenta il sentimento di libertà.

Ma questa domanda, necessità e libertà, con tutti i suoi fenomeni concomitanti nella vita animica — e questi sono straordinariamente numerosi — è una domanda che è collegata con qualcosa di molto più profondo nel corso del mondo di quanto sia collegata con ciò che è scientifico-naturale o anche nell’esperienza animica immediata quotidiana dell’uomo. Perché quando la concezione umana era ancora completamente diversa, questa domanda di dubbio angosciante era già stata posta dinanzi all’anima umana.

Avete visto dall’altra serie di conferenze che ho da tenere qui che il vero pensiero naturalistico, il pensiero scientifico-naturalistico dei tempi moderni, non è affatto così antico. Se andiamo in tempi più antichi, troviamo un pensiero umano, concezioni umane che sono altrettanto unilateralmente spirituali come oggi le concezioni sono divenute unilateralmente naturalistiche. Scopriamo, quanto più andiamo indietro in epoche più antiche, come sempre meno nel contemplare umano sia presente proprio quello che oggi chiamiamo necessità naturale. Nemmeno nella più antica concezione greca era presente nulla di quello che oggi chiamiamo necessità naturale, perché la necessità greca nel suo vero carattere di pensiero era qualcosa di completamente diverso.

Ma se andiamo ancora più indietro, scopriamo che al posto della necessità naturale stanno completamente le azioni di forze, azioni che in tutta la loro portata vengono attribuite a una provvidenza divino-spirituale. Oggi, se posso esprimermi in modo triviale, per colui che pensa veramente in modo scientifico-naturalistico, tutte le cose sono fatte dalle forze naturali; una volta, per il pensatore dei tempi antichi, tutte le cose erano fatte da forze spiritualmente pensate, che agivano con intenzioni, come l’uomo stesso agisce con intenzioni, solo che le loro intenzioni erano di gran lunga più comprensive di quanto possono essere le intenzioni umane. Ma anche all’interno di questa concezione del mondo che era completamente spirituale, l’uomo rivolse lo sguardo alla determinazione della sua volontà da parte di potenze divino-spirituali, e come si sente oggi determinato dalle forze naturali e dalle leggi naturali, quando pensa in senso scientifico-naturale, così si trovò allora determinato da forze divino-spirituali o leggi divino-spirituali. E per molti che in questo più antico senso spiritualistico erano deterministi, la libertà dell’uomo, sebbene un’esperienza immediata, valeva altrettanto poco quanto per gli odierni naturalisti. Oggi i naturalisti pensano: attraverso l’azione umana agisce la necessità naturale. Allora i spiritualisti pensavano: attraverso l’azione umana agiscono le forze divino-spirituali secondo le loro intenzioni.

Ci basta semplicemente tenere presente come su questi mondi di concezione completamente opposti si presenta la domanda su libertà e necessità, e dirsi: Sulla superficie delle cose e degli accadimenti certamente non si può determinare nulla su questa domanda che penetra profondamente in tutta la vita e nel corso del mondo. — Si deve già guardare più profondamente in ciò che è il corso del mondo — corso del mondo da un lato come corso naturale, corso del mondo dall’altro come sviluppo spirituale — , come è possibile solo con la concezione antroposofica, per pervenire affatto al senso complessivo di questa domanda che scuote l’uomo.

Ora si considera il corso naturale ordinariamente in modo straordinariamente limitato. Oggi il corso naturale è considerato in modo che si tenta di portare accadimenti isolati, processi isolati di tipo molto specifico nella stanza di osservazione, anzi proprio nel campo visivo del telescopio o di sottoporlo all’esperimento, e ci si trova così all’interno di un’area molto ristretta, in cui si limita l’osservazione del corso naturale, del corso del mondo in generale. Si potrebbe dire che coloro che considerano lo spirituale e l’animico lo fanno seguendo l’esempio degli osservatori di natura. Ci si guarda dal considerare la totalità dell’uomo in rapporto alla sua vita animica. Ci si «specializza» per stabilire qualche singolo pensiero o frammento di sentimento con piccole relazioni, e si spera che si possa compilare una psicologia da tali piccole relazioni come si tenta di ottenere una sorta di concezione del mondo del fisico dalle osservazioni e dagli esperimenti singoli che si compiono nel gabinetto fisico-chimico, nella clinica e così via.

Ma tutte queste considerazioni in realtà non conducono mai a una concezione complessiva, né nel campo fisico né nel campo spirituale-animico. E per quanto qui non si debba dire nulla contro la legittimità di queste ricerche speciali — sono legittimate dai punti di vista che ho spesso addotto nei miei discorsi —, tanto più fortemente deve essere sottolineato: se la natura, se il mondo non mostra all’uomo stesso da qualche parte ciò che emerge dal lavoro congiunto dei singoli elementi, allora l’uomo non sarà mai in grado di compilare un edificio universale illuminato dagli eventi universali dalle sue osservazioni singole e dai suoi esperimenti singoli.

Proprio come si possono esaminare le cellule epatiche e i piccoli processi epatici, come si possono esaminare le cellule cerebrali e i piccoli processi cerebrali, come ci si può specializzare sempre più in queste direzioni, e come da questi esami, poiché conducono proprio all’isolamento e non al tutto, non si può mai ottenere una concezione sulla totalità dell’organismo umano, se non si ha di fronte fin da principio in un’idea spiritualmente comprensiva, sentiente, questa totalità, questa totalità dell’organismo umano, per poi con il suo aiuto fare di nuovo dei singoli esami in un tutto, altrettanto poco la chimica o l’astrochimica, la fisica o l’astrofisica o la biologia, nella misura in cui si limitano a esami singoli, potranno mai fornire un’immagine di come le diverse forze naturali e leggi naturali che vivono nella nostra circondario mondiale lavorino insieme a un tutto, se non nasce nell’uomo la capacità di contemplare qualcosa di simile in natura, come si può contemplare di fronte ai singoli elementi, i processi epatici, i processi renali, i processi cardiaci, i processi cerebrali, nella totalità dell’organismo umano. Dipende semplicemente dal fatto che si possa mostrare da qualche parte nell’essere del mondo qualcosa dove tutte le forze che ci appaiono nel nostro ambiente lavorano insieme in una totalità chiusa.

Non è vero, possiamo dire: forse certi processi nel fegato umano, nel cervello umano saranno scoperti in tempo molto più tardi, in modo che si abbia una soddisfazione biologica. — Ma in ogni caso si può e si è sempre potuto, finché gli uomini hanno osservato gli uomini, dire: Ciò che nel fegato, ciò che nello stomaco, ciò che nel cuore è in mutua interazione, agisce all’interno del confine della pelle umana nel tutto umano insieme. Si ha una volta, senza che sia necessario guardare ai singoli elementi, in pura totalità il lavoro congiunto di tutto ciò che per la natura umana viene preso in considerazione come azioni chimiche, fisiche, biologiche; lo si ha in un tutto chiuso davanti.

Si può avere allo stesso modo il tutto chiuso anche la somma delle forze naturali e delle leggi naturali che agiscono intorno all’uomo? Si può averlo in un certo modo. Sottolineo esplicitamente ancora, affinché non sia frainteso, che naturalmente tali totalità sono sempre relative, che possiamo anche, diciamo, nel nostro orecchio esteriore raccogliere i processi e abbiamo un tutto relativo. Ma possiamo anche raccogliere i processi della continuazione dell’organo dell’udito verso il cervello e abbiamo anche un tutto relativo. Se raccogliamo ambedue, abbiamo un tutto relativo più grande, che appartiene di nuovo alla testa e questo di nuovo a tutto l’organismo. Così sarà anche quando tentiamo di abbracciare la totalità nel contesto umano, come le forze e le leggi che inizialmente riguardano l’uomo, in una visione totale.

Ora, direi che una tale prima visione totale è il corso giornaliero. Per quanto paradossale suoni al primo ascolto: è il corso giornaliero in un certo rapporto una sintesi di una certa somma di leggi naturali intorno a noi in questo tutto. Durante il corso giornaliero procedono semplicemente nei nostri dintorni e attraverso di noi processi che, se li si scompone, si dividono nei più diversi processi fisici e chimici e così via. Si può dire che il corso giornaliero è una sorta di organismo temporale, un organismo temporale che in sé racchiude una somma di processi naturali che altrimenti possiamo studiare singolarmente.

Una totalità più grande è il corso annuale. Se passate al corso annuale e prendete in considerazione tutto ciò che durante il corso annuale accade collegato con la terra e l’umanità nello spazio sferico esteriore in cambiamenti — prendiamo solo la regione atmosferica — , se raccogliete tutto quello che dalla primavera fino di nuovo alla primavera accade in processi nelle piante e anche nei minerali, allora avete una sintesi temporale organica di quello che altrimenti vi appare disperso nelle diverse indagini naturalistiche, proprio come abbiamo nell’organismo umano una sintesi dei processi epatici, renali, splenici e così via. È davvero il corso annuale una sommatoria organica — non è parlare correttamente, ma si devono usare parole — di quello che altrimenti esaminiamo singolarmente in modo scientifico-naturalistico.

Si potrebbe dire, in modo un po’ superficiale, ma è qualcosa di molto profondo quello che si intende, come sentirete: affinché l’uomo non abbia quel rapporto astratto all’ambiente naturale che ha alle descrizioni degli esperimenti fisici e chimici, o a ciò che gli si dice oggi in molti casi nella teoria delle piante o nella teoria degli animali, gli deve essere presentato nel cosmo l’organismo del corso giornaliero, l’organismo del corso annuale. Allora trova il suo simile. — E che trovi il suo simile, vogliamo considerarlo un po’.

Esaminiamo anzitutto il corso annuale. Se l’esaminiamo in un modo simile come già è accaduto l’ultima volta prima del Natale, abbiamo una somma di processi nei germogli spuntanti, sporgenti delle piante, che tendono alle foglie verdi, poi ai fiori. Abbiamo una somma incommensurabile di processi naturali che si svolgono dalla vita nella radice alla vita nelle foglie verdi, alla vita nei petali colorati. E abbiamo di nuovo un tipo completamente diverso di processi quando vediamo in autunno l’appassimento, l’essicazione e la morte della natura esterna. Abbiamo veramente raccolto in un’unità organica l’accadimento universale intorno a noi. Vediamo, quando passiamo attraverso l’estate, ciò che cresce sulla terra, incluso il mondo animale, soprattutto il mondo animale inferiore. Contemplate il lavoro e il brulichio del mondo degli insetti, come per così dire si leva dalla terra, come è dedicato al cosmo, in particolare a tutto ciò che nella carica solare da parte del cosmo si assembla. Vediamo lì come la terra per così dire apre tutti i suoi organi alle vastità universali e come in tal modo i processi ascendenti dalla terra emergono e tendono verso le vastità universali. Vediamo come dall’autunno e attraverso l’inverno quello che dalla primavera spunta e tende verso le vastità universali cade di nuovo nell’irdano, come la terra, vorrei dire, sempre più ottiene potere su tutto ciò che è vita sporgente e germinante, come riduce questa vita sporgente e germinante in una sorta di morte apparente, almeno l’avvolge in un sonno, come dunque la terra chiude tutti i suoi organi di fronte agli influssi dalle vastità cosmiche. Vediamo qui due contrasti nel corso annuale che contengono innumerevoli singoli elementi, che però rappresentano un tutto chiuso.

Se lasciamo che lo sguardo animico vada vagando su un tale corso annuale, che già per il fatto che semplicemente si ripete da un punto determinato, si svolge di nuovo in modo approssimativamente uguale, è un tutto chiuso, allora scopriamo che in esso non c’è nulla d’altro che la necessità naturale. E noi uomini partecipiamo con questa necessità naturale nel corso terrestre. Se la partecipassimo completamente, allora saremmo anche incondizionatamente sottomessi a questa necessità naturale. Ora certamente nel corso annuale sono in primo luogo presenti quelle forze naturali e poteri naturali che come cittadini della terra entrano in considerazione per noi umani, poiché la terra non cambia così velocemente. Arriveremo ancora in prossimi giorni a altri cicli, ma la terra non cambia così velocemente che i piccoli cambiamenti che compaiono da anno ad anno si facciano notare durante una vita umana, anche se l’uomo diventa ancora molto vecchio. Partecipiamo dunque ogni anno, per il fatto che stando in primavera, estate, autunno e inverno, con il nostro corpo la necessità naturale.

Così bisogna considerare, perché solo l’esperienza reale dà conoscenza. Nessuna teoria dà conoscenza. Ogni teoria parte da qualche campo speciale e generalizza questo campo. Si ottengono conoscenze reali solo quando si parte dalla vita e dalle esperienze. Non bisogna pertanto esaminare isolatamente le leggi della gravitazione, le leggi della vita vegetale, le leggi degli istinti animali, le leggi della costrizione del pensiero umano, perché allora si esamina sempre questi nelle loro singolarità, li si generalizza e si arriva allora a generalizzazioni completamente sbagliate. Bisogna esaminare dove le forze naturali si mostrano nella loro interazione reciproca. Questo è il corso annuale.

Ora mostra già una considerazione superficiale che l’uomo ha una libertà relativa di fronte al corso annuale. Ma una considerazione antroposofica mostra questo ancora più fortemente. In questa considerazione antroposofica rivolgiamo lo sguardo ai due stati alternati in cui ogni uomo vive all’interno di ventiquattro ore: allo stato di sonno e allo stato di veglia. E sappiamo: durante lo stato di veglia il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e l’organismo dell’Io sono un’unità relativa nell’uomo. Nello stato di sonno rimangono nel letto il corpo fisico e il corpo eterico nell’intima compenetrazione, e al di fuori del corpo fisico e del corpo eterico sono l’Io e il corpo astrale. Se ora con tutti i mezzi che la ricerca antroposofica ci fornisce e che conoscete dalla nostra letteratura, guardiamo a cosa questo corpo fisico e l’organismo eterico dell’uomo nel sonno e cosa sono nella veglia, allora risulta il seguente.

Se l’Io e il corpo astrale sono al di fuori del corpo fisico e dell’organismo eterico, allora comincia nel corpo fisico e nell’organismo eterico una vita che esteriormente vediamo realizzata con la natura solo nel campo minerale e in quello vegetale. La vita minerale e vegetale per sé comincia lì. Il fatto che l’organismo fisico e l’organismo eterico dell’uomo non si trasformino gradualmente semplicemente in una somma di processi che sono minerali e vegetali, dipende solo dal fatto che sono organizzati come conviene al corpo astrale temporaneamente in esso con l’Io. Si trasformerebbero nella vita minerale e vegetale se l’uomo con il suo Io e il suo corpo astrale ritornasse troppo tardi nel corpo fisico ed eterico. Ma subito dopo che l’uomo si è addormentato, comincia in lui la tendenza a diventare minerale-vegetale. Questa tendenza ottiene il sopravvento durante la vita del sonno.

Se si guarda con i mezzi della ricerca antroposofica all’uomo che dorme, allora si vede in questo uomo che dorme — naturalmente con la dovuta variante — una fedele immagine di ciò che la terra è dalla primavera attraverso il periodo estivo. Quello che è minerale-vegetale germoglia e spunta, certamente in forma diversa da quella che è il caso per le piante verdi che crescono dalla terra. Ma con una variante, dico, quello che durante il sonno accade nell’organismo fisico ed eterico umano è una fedele immagine della primavera e dell’estate della terra. Per questa natura esterna l’uomo dell’epoca universale attuale è organizzato. Può lasciar vagare il suo sguardo fisico su questa natura esterna. Vede la vita che germoglia e spunta. Nel momento in cui l’uomo acquista ispirazione e immaginazione, gli viene semplicemente rivelato dallo stato di sonno dell’uomo fisico lo spettacolo di un’estate. Dormire significa: la primavera e l’estate si insediano per il corpo fisico e il corpo eterico. La vita che germoglia e spunta comincia.

Quando ci svegliamo, quando l’Io e il corpo astrale ritornano di nuovo, allora tutta la vita che germoglia e spunta del corpo fisico e dell’organismo eterico si ritrae. Per lo sguardo che vede spiritualmente comincia la vita nell’organismo fisico ed eterico dell’uomo a diventare molto simile alla vita autunnale e invernale della terra. E in realtà, se si segue l’uomo in un periodo di veglia e sonno uno dopo l’altro, si ha in breve un’immagine microcosmica di autunno, inverno, primavera, estate. Dovete solo seguire spiritualmente un uomo per ventiquattro ore come organismo fisico ed eterico, e passate attraverso un corso annuale in modo microcosimico. Così che si può dire, se si guarda solo a quello che rimane nel letto o cammina di giorno: il corso annuale si compie microcosmicamente.

Ma consideriamo ora d’altro canto quello che si separa nel sonno: l’Io e il corpo astrale dell’uomo. Allora scopriremo, se di nuovo procediamo con i mezzi della ricerca spirituale, con l’Ispirazione e l’Intuizione, che mentre l’uomo dorme, l’Io e il corpo astrale sono consegnati a potenze spirituali, all’interno del che consci potranno vivere solo in uno stato normale in un’epoca terrestre successiva. E dovremo dire: Durante il sonno, dal dormire al svegliarsi, l’Io e il corpo astrale sono tolti al mondo così come la terra durante la stagione invernale è tolta dalle vastità cosmiche. — L’Io e il corpo astrale sono veramente durante il sonno nella loro stagione invernale. Così l’uomo durante il sonno ha mescolato insieme quello che la terra inizialmente ha solo per le sue superfici di globo opposte: che cioè durante il sonno, per quanto riguarda il suo essere fisico ed eterico, ha stagione estiva e per il suo essere Io e astrale ha stagione invernale.

È il contrario durante la veglia. Lì l’organismo fisico ed eterico hanno stagione invernale. L’Io e l’organismo astrale sono consegnati a quello che loro inizialmente da vastità cosmiche nello stato umano cosciente sveglio può venir loro incontro. Se dunque l’Io e il corpo astrale si immergono nel corpo fisico ed eterico, allora l’Io e il corpo astrale sono nella stagione estiva. Di nuovo è accanto stagione invernale nell’organismo fisico-eterico, stagione estiva nell’Io e nell’organismo astrale.

Se si prende la terra: anche essa deve avere su suoi diversi territori estate e inverno contemporaneamente, ma non le si possono mescolare insieme. Nell’uomo si mescolano costantemente estate e inverno microcosmicamente. Quando l’uomo dorme, la sua estate fisica è mescolata con l’inverno spirituale; quando l’uomo si sveglia, il suo inverno fisico è mescolato con l’estate spirituale. L’uomo ha nel corso annuale della natura esterna inverno e estate separati; in se stesso le mescola costantemente da due lati diversi l’inverno e l’estate.

È così nel corso naturale esteriore che, se devo disegnare schematicamente, stagione invernale e stagione estiva devono essere disegnate una dopo l’altra per un’area terrestre, dunque temporalmente susseguenti, così per l’essere umano questi due flussi devono essere disegnati accanto uno all’altro, certamente in un modo particolare, devo disegnarli così accanto uno all’altro:

Così nell’essere umano è sempre contemporaneamente dentro inverno ed estate. Solo alterna un lato l’estate dello spirito con l’inverno del corpo, l’altro lato l’inverno dello spirito con l’estate del corpo.

Quello che così abbiamo nel corso naturale esteriore, in questo compendio delle forze naturali e delle leggi naturali intorno a noi, che per un’area terrestre non può neutralizzarsi perché agisce successivamente, questo si neutralizza nell’essere umano, scompare lì. Il corso naturale è tale che, proprio come attraverso due forze opposte può essere prodotta una posizione di riposo, così innumerevoli legalità naturali possono neutralizzarsi, annullarsi. Questo accade nell’uomo rispetto a tutte le leggi naturali esterne attraverso il fatto che dorme e si sveglia nella maniera necessaria come fa.

Poiché nell’uomo si mescola ciò che appare solo come necessità naturale quando viene steso nel tempo, si neutralizza, lo rende un essere libero. Perciò non c’è comprensione della libertà se l’uomo non comprende come alla sua natura esterna fisico-eterico, in cui può esserci estate e inverno, vengono aggiunti, neutralizzando i contrari, inverno e estate della sua vita spirituale.

Vedete dunque: se guardiamo alla natura esterna, otteniamo immagini che non dobbiamo affatto guardare dentro di noi, né nello stato di veglia né in quello di sonno. Non dobbiamo affatto guardarle dentro, ma dobbiamo dirci: All’interno della natura umana queste immagini del corso naturale perdono la loro validità, e dobbiamo guardare a qualcosa di diverso. — E quando il corso naturale all’interno della natura umana non ci disturba più, otteniamo la possibilità di guardare ancora di più all’essenza divino-morale-spirituale dell’uomo. Otteniamo nello stesso modo un rapporto etico, un rapporto morale all’uomo come otteniamo alla natura un rapporto naturale.

Se ci contempliamo noi stessi con così acquisite conoscenze — ci sono ancora molte altre cose che possono essere caratterizzate in modo simile —, allora otteniamo mescolato insieme quello che è spiegato nel corso dei tempi. Guardando dentro il nostro interiore, se comprendiamo questo interiore in modo giusto nel senso presentato oggi, allora lo mettiamo in un rapporto diverso con il corso dei tempi di quanto sia abituale oggi.

La considerazione puramente esterna-scientifica non sale al punto di dire: Se guardi dentro l’uomo, devi sentire insieme quello che nel corso dei tempi può essere percepito solo come singoli toni. Se sviluppi l’orecchio spirituale, i toni di estate e inverno risuonano insieme nella contemplazione di uno spazio momentaneo, quelli che udiamo fuori nel mondo quando entriamo nel corso dei tempi. — Il tempo diviene veramente spazio. La circonferenza universale, anche per quanto riguarda il tempo, risuona verso di noi, quello che da noi stessi esce come da un centro, come raccolto in un punto, spiegato nella vastità.

Allora in realtà s’insedia il momento in cui la considerazione scientifica si immette nella considerazione artistica, dove l’arte e la scienza non stanno più l’una di fronte all’altra come è il caso nell’epoca naturalistica, ma dove si stanno l’una di fronte all’altra, come l’ha percepito ad esempio anche Goethe, sebbene in una sfumatura non molto forte, dicendo: l’arte apre una sorta di segreti della natura senza cui non si comprende mai completamente la natura. — Bisogna comprendere la conformazione artistica universale da un certo punto. E una volta che si è intrapreso questo cammino dal puro concetto scientifico alla conoscenza artistica, allora si compie anche il terzo passo, quello verso l’approfondimento religioso.

Se si è trovato nel centro in sé stesso il lavoro congiunto delle forze universali fisiche, animiche e spirituali, si guarda a esse fuori nelle vastità universali. La volontà umana si eleva alla creazione artistica e infine a un tale rapporto al mondo, che non è solo una conoscenza passiva, ma che è una positiva dedizione, che vorrei caratterizzare così che dico: L’uomo non guarda più in modo astratto con le forze della sua testa nel mondo, ma comincia sempre di più a guardare dentro con tutta la sua essenza. E la convivenza con il corso universale gli diventa un accadimento di tipo diverso rispetto alla convivenza con i fatti quotidiani. La convivenza con il corso universale gli diventa un culto, e sorge il culto cosmico, in cui l’uomo in ogni istante della sua vita può stare.

Di questo culto cosmico ogni culto terrestre è un’immagine simbolica. Questo culto cosmico è il più alto rispetto a ogni culto terrestre. E se ci penetriamo correttamente con quello che oggi è stato detto, abbiamo acquisito la possibilità di considerare il rapporto della prospettiva universale antroposofica con un qualche culto religioso. E quello faremo nei prossimi giorni: considereremo un po’ le relazioni dell’antroposofia alle varie forme di culto.

11°L'unità armonica di scienza, arte e religione nei Misteri antichi. Il Movimento per il rinnovamento religioso

Dornach, 30 Dicembre 1922

In questo luogo ho spesso affermato come nei tempi più antichi dello sviluppo dell’umanità un’unità armonica racchiudeva in sé scienza, arte e religione. Chi in una o nell’altra forma può acquisire conoscenza dell’essenza dei Misteri antichi, sa che all’interno di questi Misteri la conoscenza, la cognizione era cercata come una rivelazione dello spirituale nella sua forma figurativa, nel modo come poteva essere cercata nei tempi antichi. Questo modo non può più essere il nostro, ma dobbiamo nel nostro tempo avanzare nuovamente fino alla conoscenza dell’essenza spirituale del mondo.

Tutte le concezioni più antiche del mondo si basavano su una conoscenza figurativa dello spirituale. Ma questa conoscenza dello spirituale si viveva in modo immediato, cosicché essa non era comunicata soltanto attraverso la parola, bensì attraverso quei mezzi che gradualmente sono divenuti i nostri mezzi artistici: la rappresentazione corporeo-figurativa nelle arti figurative, la rappresentazione attraverso il suono e la parola nelle arti musicali e oratorie. Ma da questo secondo stadio si veniva al terzo stadio, alla rivelazione religioso-cultuale dell’essenza del mondo, per mezzo del che l’intera persona umana si elevava verso il fondamento divino-spirituale del mondo — non solo in modo pensiero-cosciente, non solo in modo sentimentale come attraverso l’arte, bensì cosicché i pensieri e i sentimenti e anche l’impulso di volontà più interiore si abbandonassero a questo Divino-Spirituale. E quello attraverso cui i compimenti volontari esterni dell’uomo dovevano essere spiritualizzati erano gli atti sacrificali, gli atti cultuali. Si sentiva l’unità vivente nella scienza, come allora la si concepiva, nell’arte, nella religione.

L’ideale della vita spirituale contemporanea deve tendere a questo: acquisire nuovamente una conoscenza che possa realizzare quello che Goethe ha già presentito: che essa si elevi all’arte — non a un’arte simbolica o allegorica, bensì a un’arte vera, alla creazione e formazione nei suoni, nelle parole —, ma che essa anche s’immerga nell’esperienza religiosa immediata. Solo colui che comprende la scienza dello spirito antroposofica così da vedervi questo impulso la comprende veramente nella sua vera essenza. È naturalmente vero che l’umanità dovrà compiere vari passi nel suo sviluppo spirituale per giungere alla realizzazione di un tale ideale. Ma nell’abbandonarsi pazientemente a questi passi risiede ciò che il movimento antroposofico deve anzitutto attuare.

Ora vorrei all’interno di queste conferenze antroposofiche da tenersi qui parlare da un particolare punto di vista proprio di questo impulso del movimento antroposofico che ora ho caratterizzato. Quando avrò terminato le mie esposizioni, forse vedrete quale è veramente la ragione più profonda di queste dissertazioni. E vorrei anzitutto notare che oggi già il movimento antroposofico tutt’altro che si identifica più con la Società Antroposofica, ma la Società Antroposofica, se vuole realizzare la sua essenza, deve veramente in pieno portare l’impulso del movimento antroposofico.

Il movimento antroposofico ha raggiunto cerchie più ampie della sola Società Antroposofica. Questo ha reso necessario che negli ultimi tempi il modo di agire per il movimento antroposofico dovesse essere alquanto diverso da quello in cui, sostanzialmente, il movimento antroposofico era racchiuso nella Società Antroposofica. Ma la Società Antroposofica può realizzare la sua essenza solo se sente se stessa come nucleo del movimento antroposofico.

Ora devo, per rendere non solo teoricamente ma realmente comprensibile quello che ho detto, comunicarvi qualcosa di quello che negli ultimi tempi si è verificato riguardo a un altro movimento che non sia quello antroposofico, perché se non lo facessi potrebbero facilmente insorgere fraintendimenti. Voglio perciò oggi raccontare in modo episodico la forma in cui è sorto un movimento religioso-cultuale che ha effettivamente molto a che fare con il movimento antroposofico, ma non dovrebbe essere confuso con esso: il movimento religioso-cultuale che si chiama «Movimento per il rinnovamento religioso», per il rinnovamento del cristianesimo. La posizione di questo movimento verso il movimento antroposofico diventerà comprensibile se anzitutto, allo scopo di stabilire questa comprensione, si parte dalle forme in cui questo movimento per il rinnovamento religioso si è sviluppato.

Circa poco tempo fa dei pochi giovani teologi entusiasti sono venuti da me, teologi cristiani che si trovavano a concludere i loro studi teologici per passare alla pratica attività pastorale. Sono venuti da me e mi hanno detto circa questo: Chi oggi con un cuore cristiano veramente devotato accoglie come studente la teologia proposta dall’università, alla fine sente come se per la sua prevista pratica attività pastorale non avesse un fondamento saldo sotto i piedi. — Il movimento teologico-religioso ha gradualmente assunto forme che non le permettono di immettere veramente nel ministero pastorale quello che deve vivere provenendo dal Mistero del Golgota, quello che deve vivere provenendo dalla coscienza che attraverso il Mistero del Golgota l’Essenza del Cristo, che precedentemente dimorava nei mondi spirituali, si è unita con la vita terrena umana e continua a operare nella vita terrena umana. Mi è stato fatto intendere approssimativamente che nelle anime di coloro che erano venuti vive la sensazione che fosse necessario un rinnovamento dell’intero impulso teologico e dell’intero impulso religioso se il cristianesimo deve essere mantenuto vivo, se il cristianesimo deve essere mantenuto in modo da essere anche la vera forza vivente per tutta la nostra vita spirituale. Ed è chiaro che l’impulso religioso ha il suo vero significato solo perché coglie l’uomo nella sua essenza così profondamente che penetra veramente tutto il resto che l’uomo produce dal suo pensare, sentire e volere.

Notai anzitutto a coloro che erano venuti da me, per aiutarli in ciò che desideravano e non potevano trovare altrove che dove la scienza dello spirito antroposofica oggi viene nel mondo, notai anzitutto a questi uomini che cercavano il rinnovamento religioso, che era necessario non agire da alcun entusiasmo singolo, bensì che si trattava di raccogliere in certo qual modo quello che in cerchie più ampie è uno stesso sforzo, per quanto più o meno inconsciamente presente. Notai a queste personalità che il loro sforzo non era naturalmente un sforzo isolato, ma che forse più intensamente che altri, tuttavia sentivano nel loro cuore soltanto quello che numerosi uomini dell’epoca contemporanea sentono. Se però si tratta di rinnovamento religioso, anzitutto si deve partire dalla base larga entro che si trova un numero maggiore di persone dalle cui anime sgorga lo sforzo verso il rinnovamento religioso.

Dopo un certo tempo allora quelle stesse personalità tornarono da me. Avevano totalmente accolto come giustificato quello che avevo detto loro, e allora mi dissero che a loro si era unito già un numero maggiore di giovani teologi che si trovavano nella medesima situazione, di desiderare di passare dal malcontento della presente ricerca teologico-religiosa universitaria al pastorato, cioè alla pratica attività pastorale, e che esistesse la prospettiva che il cerchio si ampliasse. Dissi: È completamente naturale che anzitutto non si tratta solo di avere una certa quantità di predicatori e ministri, e che non solo coloro che insegnano ed esercitano il ministero pastorale dovrebbero essere attratti nel rinnovamento religioso, bensì soprattutto coloro che con il carattere del puro e devoto confessante oggi sono numerosi presenti; che ci si debba rendere consapevoli che numerosi uomini oggi vivono nel mondo i quali — più o meno sordi nel loro animo — hanno un forte impulso religioso, e cioè un impulso specificamente cristiano-religioso, che però questo impulso cristiano-religioso non può essere soddisfatto da quello che oggi, secondo lo sviluppo che il religioso-teologico ha subito, non può essere soddisfatto.

Ho indicato come vi siano cioè cerchie di popolazione che non stanno all’interno del movimento antroposofico, che inizialmente non trovano nemmeno una strada dall’assetto della loro anima, dall’assetto del loro cuore verso il movimento antroposofico. Ho inoltre notato che per il movimento antroposofico inizialmente si tratta di penetrare chiaramente e distintamente questo: che viviamo in un’epoca in cui semplicemente per lo sviluppo del mondo una somma di verità spirituali, verità su un vero contenuto spirituale mondiale, può essere trovata dagli uomini se divengono ricercatori dello spirito — se lo vogliono diventare. Però, se non vogliono diventare ricercatori dello spirito, ma aspirano alla verità come oggi deve rivelarsi all’uomo se egli è consapevole della sua dignità umana, questi uomini possono comprendere queste verità trovate dai ricercatori dello spirito con il semplice buon senso, ma veramente sano, buon senso umano.

Ho notato che il movimento antroposofico si basa sul fatto che colui che trova la strada verso il movimento antroposofico, sappia anzitutto che sostanzialmente si tratta che le verità spirituali oggi accessibili all’umanità si impadroniscano dei cuori e delle anime come cognizioni. Tutto quello che sostanzialmente conta è che queste cognizioni anzitutto penetrino la vita spirituale umana. Naturalmente non si tratta affatto di come chi sta all’interno del movimento antroposofico sia per caso erudito in questa o quella scienza. Nel movimento antroposofico si può stare senza avere in nessun modo né una spinta scientifica né una disposizione scientifica, perché, come detto, per il buon senso che è sano, le verità antroposofiche, se non si può offuscare da alcun pregiudizio, sono perfettamente comprensibili. E ho notato: se oggi un numero abbastanza grande di uomini già dalla disposizione del loro cuore e della loro anima trovasse la strada verso il movimento antroposofico, allora tutto quello che è necessario per gli scopi religiosi e gli ideali religiosi seguirebbe gradualmente anche dal movimento antroposofico.

Ma vi sono numerosissimi uomini che hanno l’indicato impulso e la spinta verso un rinnovamento religioso, in particolare verso il rinnovamento cristiano-religioso, e che semplicemente perché stanno entro certi contesti culturali non trovano la strada verso il movimento antroposofico. Per questi uomini è oggi necessario questo: che in modo per loro appropriato sia trovata la strada verso la vita spirituale confacente all’umanità contemporanea.

Ho notato che si tratta di formazione di comunità, che quello che va raggiunto dall’antroposofico può certo anzitutto essere raggiunto entro la singola individualità, che però da questa cognizione che risulta in modo individuale, deve seguire per necessità interiore quel compimento sociale, il compimento etico-religioso-sociale che l’avvenire dell’umanità necessita.

Si tratta cioè di dare a quelli uomini qualcosa che anzitutto — bisogna tenere a mente la necessità storica data — non siano in grado di intraprendere immediatamente il cammino verso il movimento antroposofico. Per questi, attraverso la formazione di comunità in una cooperazione cordiale, animica e spirituale deve essere cercata la via spirituale che è oggi confacente allo sviluppo umano. In modo che quello che allora dovetti dire a queste personalità cercanti da necessità del nostro sviluppo dell’umanità, si può circa riassumere con le parole: È necessario per lo sviluppo dell’umanità contemporanea che il movimento antroposofico cresca sempre più, cresca dalle sue condizioni, non sia disturbato in questa crescita dalle sue condizioni, che consiste principalmente nel fatto che quelle verità spirituali che semplicemente dalle mondi spirituali vogliono venire a noi, anzitutto penetrino immediatamente i cuori, in modo che gli uomini si rafforzino attraverso queste verità spirituali. Allora troveranno il cammino che da un lato sarà artistico, d’altro canto sarà religioso-etico-sociale. Questo cammino percorre il movimento antroposofico, da quando esiste. Per questo movimento antroposofico, se questo cammino è correttamente compreso, nessun altro è necessario.

La necessità di un altro cammino risulta per quegli uomini che non possono percorrere questo cammino immediatamente, che attraverso la formazione di comunità, nel lavoro insieme entro la comunità, devono percorrere un altro cammino che, vorrei dire, si riunisce con l’antroposofico solo più tardi. Così che per mezzo di ciò era aperta la prospettiva per due movimenti procedenti uno accanto all’altro: Il movimento antroposofico, che realizza allora i suoi veri scopi, quando esso davvero persegue secondo il senso e la forza quello che originariamente era in esso, e non si può distogliere in questa persecuzione da qualsiasi specifico settore di lavoro che deve aprirsi nel suo corso. Anche il settore di lavoro scientifico non deve per esempio compromettere l’impulso del movimento antroposofico generale. Dobbiamo essere chiari su questo: che l’impulso antroposofico è quello che costituisce il movimento antroposofico, e che se negli ultimi tempi

La necessità di un altro cammino risulta per quegli uomini che non possono percorrere questo cammino immediatamente, che attraverso la formazione di comunità, nel lavoro insieme entro la comunità, devono percorrere un altro cammino che, vorrei dire, si riunisce con l’antroposofico solo più tardi. Così che per mezzo di ciò era aperta la prospettiva per due movimenti procedenti uno accanto all’altro: Il movimento antroposofico, che realizza allora i suoi veri scopi, quando esso davvero persegue secondo il senso e la forza quello che originariamente era in esso, e non si può distogliere in questa persecuzione da qualsiasi specifico settore di lavoro che deve aprirsi nel suo corso. Anche il settore di lavoro scientifico non deve per esempio compromettere l’impulso del movimento antroposofico generale. Dobbiamo essere chiari su questo: che l’impulso antroposofico è quello che costituisce il movimento antroposofico, e che se negli ultimi tempi questi e quei settori di lavoro scientifico all’interno del movimento antroposofico sono stati creati, esiste assolutamente la necessità che la forza e l’energia dell’impulso antroposofico generale non venga indebolita, che precisamente non all’interno di singoli settori scientifici, nella forma di pensiero e rappresentazione di singoli settori scientifici, l’impulso antroposofico sia attratto cosicché da quello odierno esercizio scientifico, che appunto dovrebbe essere vivificato dall’impulso antroposofico, si trasmetta ancora così tanto che l’Antroposofia diventi più o meno chimica come la chimica oggi, fisica come la fisica oggi, biologica come la biologia oggi. Questo assolutamente non deve essere. Questo colpirebbe il nervo vitale del movimento antroposofico. Si tratta che il movimento antroposofico conservi la sua purezza spirituale, ma anche la sua energia spirituale. Per questo deve incorporare l’essenza della spiritualità antroposofica, deve vivere e operare in essa, deve fare tutto ciò che dalle rivelazioni spirituali contemporanee deve anche per esempio penetrare nella vita scientifica.

A parte questo, così pensai allora, potrebbe procedere un tale movimento per il rinnovamento religioso, che naturalmente per quelli che trovano la strada verso l’Antroposofia non ha significato, bensì per quelli che inizialmente non la possono trovare. E poiché questi sono numerosi, naturalmente un tale movimento non è solo giustificato, ma anche necessario.

Contando dunque su questo, che il movimento antroposofico rimanga quello che era e quello che deve essere, ho dato, indipendentemente da tutto il movimento antroposofico, a una serie di personalità che di loro iniziativa, non da me, volevano agire per il movimento per il rinnovamento religioso, quello che ero in grado di dare riguardo al contenuto di ciò che una futura teologia necessitta: il contenuto anche di ciò che è cultuale, che una tale nuova formazione comunitaria necessita.

Quello che è stato dato, è stato da me assolutamente dato in modo che io come uomo ho dato ad altri uomini quello che potevo dar loro dalle condizioni della conoscenza spirituale contemporanea. Quello che ho dato a queste personalità non ha nulla a che fare con il movimento antroposofico. L’ho dato loro come privato cittadino, e l’ho dato così da aver sottolineato con necessaria precisione che il movimento antroposofico non deve avere nulla a che fare con questo movimento per il rinnovamento religioso; che però soprattutto non sono il fondatore di questo movimento per il rinnovamento religioso; che conto che al mondo ciò sia perfettamente chiarito, e che io ho dato a singole personalità che di loro iniziativa volevano fondare questo movimento per il rinnovamento religioso, i consigli necessari, consigli che erano idonei a esercitare un culto valido e spiritualmente forte, spiritualmente colmo di essenza, in modo appropriato con le forze dal mondo spirituale. Io stesso nell’impartire questi consigli non ho mai eseguito alcun atto cultuale, bensì ho solo mostrato a coloro che volevano coltivare questo atto cultuale, passo dopo passo, come un tale atto cultuale deve accadere. Ciò era necessario. E oggi è anche necessario che all’interno della Società Antroposofica ciò sia correttamente compreso.

Il movimento è quindi stato fondato, indipendentemente da me, indipendentemente dalla Società Antroposofica, solo in base ai miei consigli. E colui che ha fornito il punto di partenza, che per così dire ha compiuto il primo atto cultuale originario all’interno di questo movimento, l’ha bensì compiuto secondo la mia guida, ma non sono io in nessun modo partecipe nella fondazione di questo movimento. È un movimento che è sorto da se stesso, e che ha ricevuto i consigli da me per la ragione che quando qualcuno richiede consiglio legittimo in qualche campo, è dovere umano, se si può dare il consiglio, darlo effettivamente.

Così deve essere compreso nel senso più rigoroso della parola, che accanto al movimento antroposofico un altro movimento da se stesso, non dal movimento antroposofico, si è fondato. Si è fondato per la ragione che al di fuori della Società Antroposofica ci sono numerosi uomini che non trovano da sé il cammino nel movimento antroposofico, ma che possono più tardi giungere con esso.

Perciò deve essere rigorosamente distinto tra quello che è movimento antroposofico, quello che è anche Società Antroposofica, e quello che è il movimento per il rinnovamento religioso. Ed è importante che non si consideri l’Antroposofia come la fondatrice di questo movimento per il rinnovamento religioso.

Questo non ha nulla a che fare con il fatto che in tutto l’amore e anche con tutta la dedizione a quelle potenze spirituali che possono oggi immettere nel mondo un tale movimento religioso, i consigli sono stati impartiti che rendono questo movimento religioso una vera formazione comunitaria spirituale nel senso appropriato allo sviluppo umano contemporaneo. Così che questo movimento è sorto in modo appropriato quando considera quello che è all’interno del movimento antroposofico come quello che lo precede, che gli fornisce il fondamento saldo, quando da parte sua si appoggia al movimento antroposofico, quando cerca aiuto e consiglio da coloro che stanno all’interno del movimento antroposofico e così via. Proprio in considerazione del fatto che l’ostilità al movimento antroposofico oggi è costituita cosicché qualsiasi punto d’attacco le va bene, tali cose devono essere completamente chiare.

Devo proprio dire che chiunque prenda sul serio il movimento antroposofico, dovrebbe ovunque rigettare una cosa del genere se fosse detto: A Dornach nel Goetheanum e per mezzo del Goetheanum è stato fondato il movimento per il rinnovamento religioso — se il movimento antroposofico fosse presentato addirittura come il fondatore. Perché ciò non è il caso. È così come me l’ho proprio ora rappresentato.

Così ho dovuto immaginarmi proprio dal modo in cui io stesso ho aiutato a fondare questo movimento per il rinnovamento religioso, che questo movimento cerchi il suo appoggio nel movimento antroposofico, che veda il movimento antroposofico come suo precursore, che cerchi confessanti al di fuori della Società Antroposofica, e che considererebbe come un grave errore se per esempio intervenisse con quella ricerca che è appunto necessaria al di fuori della Società Antroposofica nella Società Antroposofica stessa. Perché la Società Antroposofica non è compresa da chi non si concepisce così da poter essere un consigliere e un aiutante di questo movimento religioso, che però non può immergersi direttamente in esso. Se egli fa questo, allora lavora per due cose: primo lavora per la distruzione e la devastazione della Società Antroposofica, secondo lavora per l’infruttuosità del movimento per il rinnovamento religioso. Perché all’interno dell’umanità tutti quei movimenti che sorgono in modo giustificato devono cooperare come in un tutto organico. Ma ciò deve accadere nel modo appropriato.

È per l’organismo umano assolutamente impossibile che il sistema sanguigno diventi sistema nervoso e il sistema nervoso diventi sistema sanguigno. I singoli sistemi devono operare in una netta separazione l’uno dall’altro nell’organismo umano. Allora coopereranno appunto nel modo appropriato. Perciò è necessario che senza riserve la Società Antroposofica con il suo contenuto Antroposofia rimanga, indebolita dal nuovo movimento; che colui che comprende quello che è movimento antroposofico, riunisca tutto — ora non in alcun senso di superbia, altezzosità, bensì in un senso che veramente si confronta con i compiti del nostro tempo —, raccoglie in parole tutto quello che conta: Coloro che una volta hanno trovato il cammino nella Società Antroposofica, non hanno bisogno di rinnovamento religioso. Perché quale sarebbe la Società Antroposofica se anzitutto avesse bisogno di rinnovamento religioso!

Ma il rinnovamento religioso è necessario nel mondo, e poiché è necessario, poiché è una necessità profonda, è stata offerta la mano per la sua fondazione. Le cose procederanno in modo appropriato se la Società Antroposofica rimane come è, se coloro che la vogliono comprendere, comprendono veramente anche la sua essenza e non credono di avere bisogno di appartenere a un altro movimento, che ha il suo contenuto, sebbene nel senso reale sia appropriato che non sia l’Antroposofia che ha fondato questo movimento di rinnovamento religioso; ma il movimento di rinnovamento religioso che si è fondato da sé ha preso il suo contenuto dall’Antroposofia.

Chi quindi non distingue queste cose opportunamente, lavorando perché sia meno diligente verso il vero impulso del movimento antroposofico, lavora per togliere il fondamento e la spina dorsale anche per il movimento di rinnovamento religioso e per distruggere il movimento antroposofico. Colui che, stando sul terreno del movimento di rinnovamento religioso, pensa che debba estendere questo al movimento antroposofico, si toglie il terreno stesso da sotto i piedi. Perché quello che è cultuale deve alla fine dissolversi se la spina dorsale della conoscenza viene meno.

Proprio per il prosperare dei due movimenti è necessario che siano mantenuti in netta separazione. Perciò per l’inizio è assolutamente necessario — perché queste cose nel nostro tempo dove tutto dipende dal fatto che sviluppiamo forza per quello che vogliamo —, è nel primo tempo assolutamente necessario che ci si guardi rigorosamente che il movimento per il rinnovamento religioso agisca in tutte le direzioni in cerchie che stanno al di fuori del movimento antroposofico. Che cioè né per quanto riguarda l’approvvigionamento dei suoi mezzi materiali — devo già, perché le cose siano comprese, parlare anche di queste cose — intervenga in quello che sono le fonti, comunque molto difficili oggi, per il movimento antroposofico, dunque per così dire non gli sappi il terreno materiale, né d’altra parte, perché non riesce subito a trovare confessanti tra i non-antroposofisti, faccia ora dei proseliti all’interno della fila degli Antroposofisti. Per questo è fatto un impossibile, è fatto quello che dovrebbe portare alla rovina di entrambi i movimenti.

Oggi veramente non si tratta di procedere con un certo fanatismo, bensì di essere consapevoli che facciamo solo il necessario umano quando agiamo dalla necessità della cosa. Quello che ora dico come conseguenza era allo stesso tempo la premessa per l’offerta della mano per la fondazione del movimento per il rinnovamento religioso, perché solo sotto queste condizioni si poteva offrire la mano. Se questa premessa non ci fosse stata, attraverso i miei consigli il movimento per il rinnovamento religioso non sarebbe mai sorto.

Perciò vi prego semplicemente di comprendere che è necessario che il movimento per il rinnovamento religioso sappia: che deve rimanere al suo punto di partenza, che ha promesso di cercare i suoi seguaci al di fuori dei cerchie del movimento antroposofico, perché là naturalmente si trovano e là devono essere cercati.

Quello che vi ho detto non l’ho detto perché sia preoccupato che possa essere sottratto qualcosa al movimento antroposofico, certamente non l’ho detto da alcun intento personale, bensì dalla necessità della cosa. Con questa necessità è anche connesso che sia compreso come sia soltanto possibile agire in modo appropriato nell’uno e nell’altro campo. È già necessario che per cose importanti sia chiaramente detto di che si tratta, perché c’è troppa tendenza oggi di confondere le cose, di non prenderle in modo chiaro. Ma chiarezza è oggi necessaria su tutti i campi.

Se quindi qualcuno dicesse: Ora ha lui stesso immesso questo movimento per il rinnovamento religioso nel mondo e parla così — sì, mie molto stimate presenti e cari amici, si tratta di questo: che se io mai avessi parlato diversamente su queste cose, non avrei offerto la mano per la fondazione di questo movimento per il rinnovamento religioso. Deve rimanere al suo punto di partenza. Quello che esprimo è naturalmente espresso soltanto affinché all’interno della Società Antroposofica le cose siano comprese in modo appropriato, affinché non sia detto, come sembra essere accaduto, per esempio: Ora con il movimento antroposofico non era possibile, ora è stato fondato il movimento per il rinnovamento religioso come la cosa giusta. — Sono bensì convinto che le eccellenti e eminenti personalità che hanno fondato il movimento per il rinnovamento religioso, opporranno con tutta la forza ogni tale leggenda, e che queste eminenti ed eccellenti personalità rifiuteranno con tutta la forza di fare proseliti all’interno del movimento antroposofico. Ma deve essere compresa la cosa appropriata all’interno del movimento antroposofico.

So che ci sono sempre nuovamente singoli a cui queste dissertazioni, che di volta in volta diventano necessarie — non come lamento in una direzione o nell’altra, neppure come critica, bensì semplicemente come esposizione di quello che deve essere compreso in totale chiarezza —, so che ci sono sempre singoli a cui è spiacevole quando al posto della confusione nebulosa si vuol mettere la chiarezza. Ma per il prosperare, per la salute sia del movimento antroposofico che del movimento per il rinnovamento religioso è assolutamente necessario. Il movimento per il rinnovamento religioso non può prosperare se in qualche modo compromette il movimento antroposofico.

Ma questo soprattutto gli Antroposofisti devono comprendere molto a fondo, affinché ovunque si tratti di stare dalla parte della giustezza della cosa, possano effettivamente stare dalla parte della giustezza della cosa. Se quindi si tratta della posizione di un Antroposofista verso il rinnovamento religioso, può essere solo questa: che egli sia un consigliere, che dia quello che può dare di bene spirituale, che, quando si tratta di partecipare agli atti cultuali, resti sempre consapevole che lo fa per aiutare questi atti cultuali sulla loro strada. Un aiutante spirituale soltanto per questo movimento di rinnovamento religioso può essere colui che si comprende come Antroposofista. Ma in ogni direzione questo movimento per il rinnovamento religioso deve essere portato da uomini che non hanno ancora trovato da sé il cammino nella Società Antroposofica attraverso la particolare configurazione e la disposizione della loro vita spirituale.

Così spero che ora nessuno vada da nessuno che agisce attivamente nel movimento di rinnovamento religioso e dica: A Dornach è stato detto questo o quello contro di esso. — Non è stato detto nulla contro di esso; è stato provvisto in amore e in dedizione alle potenze spirituali e in modo giustificato dal mondo spirituale con consigli così da potersi fondare da sé. Ma dai Antroposofisti deve essere saputo che si è fondato da sé dal suo interno, che sebbene non il contenuto del suo culto, ma il fatto del suo culto l’ha formato da propria forza, da propria iniziativa; che l’essenza del movimento antroposofico non ha nulla a che fare con il movimento per il rinnovamento religioso. C’è certamente nessun desiderio così grande quanto il mio, che il movimento per il rinnovamento religioso prosperi incommensurabilmente, ma nel mantenimento delle condizioni originali. Le sezioni antroposofiche non devono essere trasformate in comunità per il rinnovamento religioso, né per quanto riguarda i mezzi materiali né per quanto riguarda quelli spirituali.

Dovevo dire questo oggi per la ragione che infatti, la dovranno essere dati consigli per un culto il cui prosperare è nel presente molto, molto desiderato da me. Affinché non sorgano fraintendimenti guardando a questo culto così dato, se ora parlerò affatto sulle condizioni della vita cultuale nel mondo spirituale domani, dovevo inserire questo come episodio oggi. È una considerazione episodica per la migliore comprensione di quello che dovrò dire domani in continuazione delle dissertazioni date l’altro ieri.

12°L'uomo tripartito. Il cuore come organo di equilibrio. La conoscenza spirituale come culto cosmico

Dornach, 31 Dicembre 1922

Ho parlato l’altro ieri di come si possa trovare nell’uomo il ciclo annuale. Ho attirato l’attenzione su come gli effetti naturali che sono intorno a noi si svolgono per così dire in un organismo temporale durante un ciclo annuale, così che si possa trovare una specie di cooperazione, di reciproca azione tra quello che ordinariamente vedriamo come singoli fenomeni naturali, fatti di natura che si svolgono nel corso di un anno. Ora, però, tra questo ciclo naturale e il suo rispecchiamento nell’uomo c’è la differenza essenziale che quello che si svolge successivamente per una certa regione terrestre, nell’uomo è contemporaneo. Vero è che l’uomo come un tutto è uguale alla terra intera anche per il fatto che quando in un emisfero terrestre c’è estate, nell’altro c’è inverno e così via. Ma con la terra è così che i corrispondenti effetti invernali di una regione e gli effetti estivi di un’altra regione stanno in certo qual modo separati l’uno dall’altro di fronte allo spazio vasto del mondo, così che quando prendiamo gli effetti invernali di una regione, gli effetti estivi di un’altra regione nella loro contemporaneità, essi si dileguano, si indeboliscono così mutuamente nella loro esistenza, non si disturbano.

Nell’uomo, però, è così che quando dorme, il suo corpo fisico e anche il suo corpo eterico sono in una sorta di stato estivo, in una vita che spunta e germoglia. La visione spirituale ci mostra per il sonno, quando l’Io e il corpo astrale sono separati dal corpo fisico e dal corpo eterico, questo stato estivo che spunta e germoglia del corpo fisico e del corpo eterico. Si può dire, mentre l’uomo dorme, nel suo abbandonato organismo fisico ed etereo si svolge successivamente una sorta di stato primaverile ed estivo. Ma il suo corpo astrale, ora in reciproca azione con questo intero organismo umano, e il suo Io sono contemporaneamente in una sorta di stato invernale. Così che qui sono contemporaneamente lo stato estivo e lo stato invernale, che però interagiscono l’uno con l’altro, non sono quindi uno di fronte all’altro, ma interagiscono. Così pure è nel momento dello stato di veglia dell’uomo. Quando l’uomo è sveglio, il suo corpo fisico e il suo corpo etereo sono in una sorta di stato autunnale e invernale. Invece, stimolati dalle impressioni del mondo esterno, stimolati dai pensieri che l’uomo forma su questo mondo esterno, il corpo astrale e l’organizzazione dell’Io sono in uno stato completamente estivo o completamente primaverile. Nuovamente l’interno autunno, l’interno estate e l’interno inverno nell’uomo agiscono insieme, non sono uno di fronte all’altro, ma si attraversano a vicenda.

Ciò risulta effettivamente dalla ricerca spirituale, che per così dire, se volessimo confrontare la terra intera con l’uomo riguardo ai processi dell’inverno e dell’estate, dovremmo capovolgere gli emisferi terrestri opposti. Nell’uomo è così come se sulla terra capovolgessimo l’estate di un emisfero facendola cadere direttamente sull’inverno dell’altro emisfero. Ma così si creerebbe effettivamente qualcosa che può essere caratterizzato dicendo: Gli effetti invernali sollevano gli effetti estivi, gli effetti estivi sollevano gli effetti invernali a una sorta di stato di equilibrio. Questo è un risultato importante a cui fino a oggi la scienza esteriore non è giunta e per cui essa deve effettivamente fraintendere completamente la natura che abita nell’uomo. Nell’uomo l’operare della natura è in effetti così che inverno ed estate — se mi posso servire di queste espressioni, perché si riferiscono veramente a un accadimento che le giustifica —, che lo stato estivo e quello invernale si annullano reciprocamente.

L’uomo porta certo in sé la natura che lo circonda, ma gli effetti si annullano reciprocamente, e subentra uno stato che veramente nel fondo riduce l’operare della natura nell’uomo al riposo. Proprio come su una bilancia, quando è caricata di pesi su entrambi i lati, nel mezzo del braccio della bilancia c’è un punto di riposo su cui non agisce né lo sviluppo di forza da destra né da sinistra, uno stato di equilibrio riguardo a quello che altrimenti agirebbe tirando verso il basso il braccio della bilancia: così effettivamente nell’uomo c’è un’uguaglianza tra gli opposti effetti della natura.

Chi guarda l’uomo tripartito, così come l’ho schizzato nell’appendice al mio libro «Enigmi dell’anima», veramente in modo corretto, come non siamo ancora abituati a farlo, troverà effettivamente quanto segue. Dividiamo l’uomo in un’organizzazione neuro-sensoriale, in un’organizzazione ritmica e in un’organizzazione di ricambio-membra. Queste tre organizzazioni agiscono l’una nell’altra. Si può dire che l’organizzazione neuro-sensoriale agisce principalmente nella testa; ma l’intero uomo è in una certa relazione funzionalmente di nuovo una testa. Così è anche con gli altri sistemi, l’organizzazione ritmica, l’organizzazione membra-ricambio.

Ora possiamo schematicamente rappresentare l’uomo approssimativamente nel modo seguente, se teniamo conto della sua natura tripartita. Abbiamo dunque l’organizzazione neuro-sensoriale, l’organizzazione ritmica e l’organizzazione membra-ricambio.

Quando osserviamo i due sistemi organizzativi esterni dell’uomo, l’organizzazione neuro-sensoriale e l’organizzazione membra-ricambio, esiste un contrasto tra loro, che per l’anatomia e la fisiologia spirituale si mostra molto chiaramente. Quando ad esempio camminiamo, abbiamo nel nostro organismo di membra un movimento che è perfino un movimento nello spazio. A questo movimento corrisponde in una certa parte della nostra organizzazione neuro-sensoriale, in una certa parte della nostra organizzazione della testa un riposo nella stessa misura in cui l’organismo di membra è in movimento. Vi prego di fare il tentativo di comprendere la cosa correttamente. Ho detto «nella stessa misura è in riposo». Riposo si prende comunemente come un concetto assoluto. Chi siede, siede, e non si distingue se si siede con più intensità o con meno intensità. Nel nostro vivere di ogni giorno in una certa relazione abbiamo anche ragione di questo. Non si distinguono molto fortemente queste cose l’una dall’altra.

Ma con la nostra organizzazione neuro-sensoriale è diverso. Quando corriamo più velocemente, quando con il nostro organismo di membra corriamo più velocemente, vi è una certa tendenza al riposo nella nostra organizzazione neuro-sensoriale, che come tendenza al riposo, come desiderio di restare tranquillo, è più forte che quando camminiamo lentamente. E a tutto quello che accade con il nostro organismo di membra, anche quello che accade con il nostro organismo di ricambio, quando per esempio i succhi nutrienti fanno il loro percorso attraverso il movimento dei visceri, corrisponde una tendenza al riposo nel nostro organismo neuro-sensoriale. Ciò si esprime anche all’esterno.

La testa, che è la principale sede dell’organizzazione neuro-sensoriale, è effettivamente riguardo al nostro organismo di membra un pigro. Si comporta approssimativamente come uno che si siede comodamente in una carrozza e si fa portare dal cavallo. Rimane tranquillo. Così la nostra testa è continuamente seduta tranquillamente sul nostro organismo restante. Non le importa nemmeno se per esempio brandisco gli arti. Se brandisco il mio braccio sinistro, ciò produce una tendenza al riposo nella mia metà destra della testa; quando brandisco il mio braccio destro, ciò produce una tendenza al riposo nella mia metà sinistra della testa. E per mezzo di questa tendenza al riposo è possibile che accompagniamo i nostri movimenti con pensieri, con rappresentazioni.

È completamente inesatto, se una concezione del mondo materialistica pensa che le rappresentazioni si basino su movimenti nervosi. Si basano invece, se sono rappresentazioni di qualche movimento nello spazio, su tranquille tendenze del sistema nervoso. Il sistema nervoso si calma, e perché il sistema nervoso si calma, si attenuisce perfino nella sua attività vitale, i pensieri penetrano in questo riposo, diventano reali. Colui che è in grado di osservare spiritualmente nell’uomo quello che si svolge durante il pensiero, durante la rappresentazione, non può assolutamente diventare materialista, perché sa che nella stessa misura in cui i pensieri agiscono vigorosamente e attivamente come sostanza spirituale-animica, nel che proprio i nervi diventano tranquilli e perfino perdono intensità di vita, perfino rimangono paralizzati. Il sistema nervoso deve attraverso l’interruzione della sua attività materiale fare spazio al spirituale-animico dei pensieri. Proprio in tali cose vediamo perché abbiamo un materialismo. Abbiamo un materialismo dal tempo in cui la scienza non conosce la materia. Proprio questo è caratteristico della scienza materialistica, che non ha alcuna idea dell’essenza dei processi materiali e quindi a essa attribuisce cose diverse che non ci sono.

Potete già vedere da qui come stati opposti, che però tendono verso un equilibrio, sono presenti nell’uomo. Proprio come in piena estate effetti di natura opposti sono presenti nel rapporto al profondo inverno, così pure si distribuiscono effetti opposti all’organismo umano che però si mantengono in equilibrio reciproco. Penseremo però correttamente su questi effetti opposti e mutuamente equilibranti solo quando ancora divideremo l’uomo nel modo seguente. Se dividiamo il suo sistema centrale, il suo sistema ritmico in due parti, distinguiamo nell’essenza — non è del tutto esatto, ma nell’essenza — il ritmo respiratorio e il ritmo di circolazione sanguigna, e allora parliamo di un sistema ritmico centrale superiore e di un sistema ritmico centrale inferiore. Allora però è nel mezzo di questo sistema ritmico tra il sopra e il sotto quella parte dell’uomo che tende maggiormente verso l’equilibrio, perché è attraversata e influenzata da effetti di natura in modo opposto dall’alto e dal basso.

Se voglio quindi inserire in questo mio disegno schematico questo stato di fatto degli effetti di natura opposti nell’uomo, devo integrare questo disegno schematico nel modo seguente: ho nella parte superiore di questa linea a otto schematicamente delimitato gli effetti di natura che sono diretti in modo opposto rispetto agli effetti di natura che ho delimitato con la parte inferiore della linea a otto.

Così l’uomo si divide per così dire in due metà, in un’superiore e in un’inferiore. La superiore comprende il sistema neuro-sensoriale, che naturalmente si estende su tutto l’uomo. Il disegno è schematico. Talvolta si deve cercare qui il «Sopra» nel grande dito del piede, perché ci sono anche organi neuro-sensoriali. Così il disegno è schematico, ma potrete facilmente applicare a voi questo disegno schematico sulla realtà. Devo così rappresentarmi come da un lato il sistema neuro-sensoriale e appartenente a esso sostanzialmente il sistema respiratorio, d’altro canto il sistema di circolazione sanguigna e il sistema di ricambio-membra hanno effetti di natura opposti. Si annullano reciprocamente.

Quell’organo nell’uomo in cui si verifica il pareggio, in cui veramente continuamente si aspira all’equilibrio dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso, è il cuore umano, che non è per niente nel senso della fisiologia odierna una pompa che pompa il sangue attraverso il corpo, bensì rappresenta l’organo di equilibrio per il sistema superiore e inferiore dell’uomo. Così che anche nell’organismo fisico esteriore dell’uomo ciò che è causato spiritualmente in lui si esprime attraverso il fatto che sempre contemporaneamente in lui si annullano gli effetti di natura estiva e invernale.

Su qualche regione terrestre non può esser inverno a meno che non sia contemporaneamente estate altrove, altrimenti l’estate porterebbe l’inverno a uno stato di equilibrio, il che significherebbe che non ci sarebbe né estate né inverno, bensì uno stato di equilibrio. Ma è effettivamente così nell’uomo. L’uomo è in sé un pezzo di natura, ma perché gli effetti di natura nell’organismo umano sono diretti in modo opposto l’uno all’altro, si annullano, e l’uomo è così come se non fosse affatto natura. Per questo l’uomo è però un essere libero. Non gli si possono applicare le leggi della necessità naturale, perché non c’è una necessità naturale singola, bensì due effetti naturali orientati in modo opposto l’uno all’altro, e questi si annullano nell’uomo. E in questo campo di effetti naturali che si annullano è lo spirituale-animico dell’uomo, non influenzato dagli effetti naturali, e deve essere compreso dalla sua propria legalità. Vedete da ciò come dobbiamo procedere a un’osservazione fondamentale e comprensiva, se vogliamo comprendere l’uomo, e come l’applicazione semplice delle leggi di natura esterna, che sono sempre orientate in una sola direzione, all’uomo non è affatto possibile.

Ora, però, dopo che da un lato ci siamo rappresentati l’essenza umana vera e propria, consideriamo quale conseguenza ha questo. Si conosce l’uomo veramente solo quando lo si osserva così: porta un pezzo di natura in sé, così che gli effetti di natura opposti si annullano. Ma se ora si impara questo pezzo di natura attraverso l’osservazione spirituale, si mostra per lo stato di sonno dell’uomo riguardo al corpo fisico e al corpo eterico come in sé penetrato da modi di azione minerali e vegetali, che, se guardiamo solo a quello che è rimasto nel letto durante il sonno dell’uomo, rappresentano lo stato estivo. Ma ora si apprende, per il fatto che si può osservare nel modo appropriato questa vita che spunta e germoglia, a conoscerla prima nella sua vera significanza. Quando spunta, quando germoglia? Quando l’Io e il corpo astrale non sono presenti, quando l’Io e il corpo astrale durante il sonno sono fuori. E da dove viene allora il spuntare e germogliare? Questo si mostra proprio attraverso l’osservazione spirituale.

Se volessi disegnarvelo schematicamente, dovrei farlo nel modo seguente. Quello sarebbe lo schema dell’uomo che dorme. La linea inferiore luminosa-verde è il corpo fisico che giace nel letto e il corpo eterico che si mostra per l’osservazione spirituale come terreno, minerale, da cui spunta la vita vegetale, naturalmente in forma diversa, ma riconoscibile per l’osservazione spirituale. Sopra di esso brillano come una fiamma che non può avvicinarsi, l’Io e il corpo astrale, rappresentati nella linea rosso-gialla che c’è sopra. Si ha così, se si osserva l’uomo nel sonno, un pezzo di terra che spunta e germoglia nel letto e a esso appartenente, separato, glimmering astrale-Io.

Come è quando si è svegli? Ora, dovrei comporre lo schema nel modo seguente: avvizzente, inferiore mineralesco, vegetale, e quasi questo minerale, vegetale che si consuma, che in esso brilla dentro, l’astrale-Io. Così abbiamo l’uomo sveglio con in sé un minerale sgretolante. Il minerale si sgretola durante il giorno di veglia nell’uomo. L’agire vegetale produce ovunque tale impressione — anche se appare completamente diversamente — come gli alberi in autunno, come le foglie di piante cadenti, avvizzenti, tutto morente, diminuendo, ma come incenerito e brillantemente glimmering dalle fiamme, dai piccoli fiammiferi. Queste fiamme e piccoli fiammiferi che inceneriscono e brillantemente glimmering sono il corpo astrale e l’Io che vivono nel corpo fisico e nel corpo eterico. E la domanda sorge: Sì, come sta effettivamente con il glimmering fiammeggiante durante il sonno, dove è separato nel Io e corpo astrale dal corpo fisico ed eterico?

Quando si affronta questo con la ricerca spirituale — e potete formarvi voi stessi come conseguenza dalla riunione di varie esposizioni che ho dato nel corso del tempo —, si giunge al seguente. Ciò che anzitutto soprattutto fa sussultare il glimmering fiammeggiante dell’Io e del corpo astrale e che allora stimola la vita vegetale che spunta e germoglia, lo stato estivo del corpo fisico che dorme e questo che sviluppa anche in sé una sorta di vita minerale, cosa fa sì che i briciole, direi, le particelle, l’atomizzazione del minerale nel corpo fisico sembrasse nuovamente come se gli atomi si dissolvessero, come se da tutto si formasse una massa continua, in sé mobile, dappertutto attiva, minerale-fluida-aria che è dappertutto attraversata dalla vita che germoglia — questa forza interiore che fa ciò, cosa è? Ora, quello che là vibra, mentre dormiamo, nel corpo fisico e nel corpo eterico, è l’onda ancora risonante della nostra vita dall’esistenza preTerrena. Quella portiamo durante la nostra veglia in vita terrestre a riposo.

Quando questo glimmering fiammeggiante del corpo astrale e dell’Io è uno con il corpo fisico e il corpo eterico, allora portiamo a riposo quei stimoli che durante il sonno sono presenti dall’esistenza preTerrena. E ora impariamo prima da quello che impariamo da noi stessi nel modo appropriato guardare alla natura esterna, imparando a guardare a questa natura esterna così che ci diciamo: Tutto ciò che nella natura esterna è attivo di leggi di natura, di forze di natura nel minerale e nella vita vegetale, è uguale a quello che in noi durante il sonno è vita minerale e vegetale, estivo, spuntante, germinante — Ciò significa che proprio come quando osserviamo il nostro corpo fisico ed eterico che dorme siamo rimandati al nostro passato, alla vita spirituale che abbiamo avuto nell’esistenza preTerrena, così la natura esterna, per quanto è minerale e vegetale, ci rimanda al passato.

Se vogliamo capire correttamente le forze di natura e le leggi di natura operanti nella natura che ci circonda, a eccezione dell’animale e del fisico-umano, allora dobbiamo dirci: Nelle leggi di natura e nelle forze di natura siamo rimandati al passato della terra, all’estinzione della terra. — Se quindi pensiamo alla natura esterna, questi pensieri sono dedicati all’elemento estinguibile dell’esistenza terrestre. Se questa esistenza terrestre estinguibile deve essere di nuovo vivificata, avere impulsi di futuro, allora questo può accadere solo nello stesso modo in cui accade nell’uomo, per il fatto che lo spirituale-animico si inserisce nel minerale e nel vegetale. L’animico si inserisce negli animali, lo spirituale allora nell’uomo.

Ma in tal modo il nostro essere mondiale si divide in realtà in due articolazioni. Guardiamo nella natura esterna e per quanto è — e questo è la cosa principale della natura esterna — di tipo minerale e vegetale, dobbiamo solo compararla con il nostro organismo fisico ed etereo che dorme. Se guardiamo agli effetti fisici esterni, dobbiamo anche dirci: Da questi effetti della natura esterna nel minerale e dal vegetale tutti gli altri effetti fisici dipendono. — Perché se guardate gli effetti fisici che si legano all’alimentazione degli esseri, dovete dire: L’alimentazione inizia con l’assorbimento delle sostanze minerali e vegetali. L’animale le elabora allora ulteriormente con l’alimentazione per l’uomo. — Ma anzitutto tutto ciò che è natura esterna dipende, nei suoi effetti fisici esterni e anche eterici, da tale entità che troviamo nel nostro organismo fisico ed etereo che dorme. Quello che portiamo però in noi come l’Io e l’organismo astrale, quello che per esempio durante lo stato di veglia — dove l’organismo fisico ed etereo si trovano nel loro sonno invernale, se mi posso esprimere così, è naturalmente paradossale alla realtà, come voi sentite — si trova nello stato estivo, stimolato dalle impressioni esterne sensoriali e dai pensieri che si formano, forma con lo stato invernale del corpo fisico ed etereo un equilibrio.

Ma chi procede spiritualmente trova, sebbene quello che deve pensare contemporaneamente nell’uomo sia separato nel corso annuale dei tempi, tuttavia sempre allo stato invernale della terra appartiene uno stato estivo spirituale, allo stato estivo uno stato invernale spirituale. Solo che questi sulla terra non formano uno stato di equilibrio, bensì si affermano su emisferi terrestri opposti, così che sulla terra è così che lo stato invernale fisico è rafforzato dallo stato invernale animico-spirituale, lo stato estivo fisico è rafforzato dallo stato estivo spirituale. Ma così si indica che, così come l’uomo porta in sé la sua passato e il suo presente, così anche tutta la natura che ci circonda porta in sé la sua passato e il suo presente.

Abbiamo presente effettivamente solo nel nostro corpo fisico per quanto riguarda l’attività e la legalità che l’attraversa, quando siamo svegli. Abbiamo l’irruzione del passato, e cioè di un passato che è stato trascorso nel Spirituale, per l’organismo fisico ed etereo nello stato di sonno. Troviamo il corrispondente anche nella natura mineralica e vegetale che ci sta davanti, che agisce su di noi: esse sono fondamentalmente i risultati dell’esistenza passata, e presente diventano solo per il fatto che la terra è parimenti avvolta di Spirituale-Animico, come l’uomo è penetrato di Spirituale-Animico. E nel presente c’è già il germe verso il futuro.

Ma se è vero — ed è vero quello che vi ho presentato — che abbiamo nel corpo fisico ed etereo, precisamente quando sono indipendenti dall’attività spirituale-animica, effetti del passato in noi, allora non possiamo cercare l’irruzione nel futuro se non nel nostro Io e nel nostro corpo astrale, ma non possiamo nemmeno per la terra cercare il futuro se non nel Spirituale.

L’uomo oggi è arrivato così lontano che si è aggiunto il corpo astrale e il corpo dell’Io all’organismo fisico ed etereo attraverso potenze elementari evidenti. Il mondo terrestre mineralico e vegetale non se l’è ancora aggiunto. Essi avvolgono spiritualmente e animicamente la terra, ma non penetrano il modo di azione mineralico e vegetale della terra. L’entità mineralica della terra si mostra, così come l’abbiamo davanti, come qualcosa che non lascia il Geist e l’anima penetrare in sé, bensì si lascia solo circondare da Spirito e anima. La natura vegetale si mostra così che non lascia nemmeno l’Animico penetrare in sé, ma si tocca nei suoi strati superiori in una certa manera, direi, con lo Spirituale-Animico. Perché per la ricerca spirituale si mostra nelle piante quanto segue: Se ho sotto la radice, nel mezzo il fusto e sopra il fiore della pianta, allora devo considerare questo fiore cosicché nella fiore la pianta che tende verso l’alto si tocca con l’Astrale, che non penetra in essa, ma la tocca. Grazie a ciò che subentra un contatto tra la parte superiore della pianta e l’Astrale che avvolge la terra, si crea il fiore. L’ho spesso espresso in un confronto, che però naturalmente deve essere preso in modo appropriatamente delicato, che il fiorire della pianta è nell’essenza il bacio che il sole, la luce solare, scambia con la pianta stessa. È un’azione astrale, che però è un semplice toccarsi.

Se quindi guardiamo nella natura che ci circonda, non vediamo immediatamente nel Mineralico, nel Vegetale lo stesso che vediamo in noi come uomini. In noi come uomini vediamo insieme una natura mineralica, una natura vegetale, una natura astrale, una natura dell’Io. Gli animali ora dobbiamo metterli da parte. Parleremo di loro in futuro. Ma quello di cui gli effetti fisici dipendono sostanzialmente, dobbiamo trovarlo nel mondo mineralico e vegetale. Questo si mostra a noi, direi, nella natura esterna spoglio dall’astrale-pensieroso e da quello che è esperienza dell’Io: il senso spirituale consapevole di sé. Non sono fuori, non nel Mineralico, non nel Vegetale. Il Mineralico e il Vegetale sono fondamentalmente risultati del passato.

Chi osserva correttamente il terreno mineralico, le piante che spuntano sulla terra, deve realmente dirsi davanti alla vita terrestre: In voi forme cristalline, in voi formazioni montuose, in voi piante che spuntano e germogliano vedo i monumenti di quello che una volta creava, creava la vita, che ora sta morendo. Ma nell’uomo stesso — se comprendiamo nel modo corretto come dividere questo agonizzante, questo che dal precedente-terrestre-esistenza risuona dentro e nel corpo fisico ed etereo si paralizza, agonizza — vediamo l’organismo fisico ed etereo penetrato da quello che brilla nel futuro del corpo astrale e dall’essenza dell’Io, che come vita concettuale-rappresentativa si sviluppa in modo libero nell’equilibrio degli effetti di natura nell’uomo.

Vediamo, per così dire, nell’uomo uno accanto all’altro il passato e il futuro. Se guardiamo nella natura, per quanto è mineralica e vegetale, vediamo solo il passato. Quello che nell’uomo già nel presente agisce come futuro, è proprio quello che gli dà l’essenza della libertà. Questa essenza della libertà non è presente nella natura esterna. Se la natura esterna fosse condannata a rimanere come è attraverso il suo regno mineralico e vegetale, sarebbe anche condannata a morire, come l’organismo solo fisico ed etereo dell’uomo muore nell’universo. L’organismo fisico ed etereo muoiono, l’uomo non muore, perché l’entità astrale e l’entità dell’Io portano in sé non la morte, bensì il divenire, l’origine.

Se quindi la natura esterna non deve agonizzare, allora deve essere data a essa quello che l’uomo ha attraverso il suo corpo astrale e attraverso il suo corpo dell’Io. Ciò significa che, poiché egli ha rappresentazioni autoconscie attraverso il suo corpo astrale e attraverso il suo corpo dell’Io, così l’uomo, se vuole assicurare il futuro della terra che altrimenti agonizza, deve collocare in essa lo stesso che è in lui soprasensibile-invisibile. Come deve aspettare da quello che è in lui soprasensibile e invisibile la reincarnazione in una successiva esistenza terrestre, questo non può aspettarlo dal suo corpo fisico ed etereo che agonizza, così nemmeno dal quello che è il globo terrestre mineralico e vegetale e come tale ci circonda può sorgere un futuro della terra. Solo se siamo in grado di collocare in questa terra qualcosa che non ha, può sorgere una terra del futuro. Quello che non è spontaneamente sulla terra sono i pensieri operanti dell’uomo, che vivono e operano nel suo organismo che per lo stato di equilibrio è indipendente dalla natura esterna. Se realizza questi pensieri autonomi, allora dà alla terra il futuro. Ma per questo deve prima possederli, questi pensieri autonomi, perché tutti i pensieri come ci facciamo su quello che agonizza nella conoscenza ordinaria della natura, sono pensieri-specchio, non sono realtà. I pensieri che assumiamo dalla ricerca dello spirito vengono vivificati in Immaginazione, Ispirazione, Intuizione. Se li assumiamo, allora sono formazioni autonomamente nell’esistenza terrestre esistenti.

Di questi pensieri creatori una volta potei dire nel mio piccolo librello sulla teoria della conoscenza della concezione del mondo goethiana: Questo pensiero rappresenta la forma spirituale della comunicazione dell’umanità. — Perché mentre l’uomo si abbandona ai suoi pensieri-specchio sulla natura esterna, ripete solo il passato, vive in cadaveri del Divino. Mentre egli vivifica i suoi pensieri autonomamente, si connette attraverso la sua propria essenza, comunicando, ricevendo la comunione, con il Divino-Spirituale che penetra il mondo, assicurando il suo futuro.

Così la conoscenza spirituale è una vera comunione, l’inizio di un culto cosmico confacente all’umanità contemporanea, che allora può crescere per il fatto che l’uomo ora diventa consapevole di come penetra il suo organismo fisico-mineralico e il suo organismo vegetale con il suo organismo astrale e dell’Io, come per il fatto che vivifica lo spirito in se stesso, ora incantesima lo spirito in quello che altrimenti come Morto, come Agonizzante lo circonda.

Allora lo sperimenta l’uomo che, quando guarda al suo organismo che opera in stato fisso, si sente connesso nel mondo delle stelle, per quanto è essere che riposa. Per quanto il mondo delle stelle è essere che riposa, per esempio si relaziona tranquillamente nelle immagini dello Zodiaco nello spazio mondiale alla terra, per quanto è l’uomo connesso nel suo organismo fisico con queste forme create dello spazio mondiale. Ma mentre in esse, in queste forme create, fa fluire il suo Spirituale-Animico, egli stesso trasforma il mondo.

Così pure l’uomo è penetrato dal suo flusso di linfa. Nel flusso di linfa vive già l’organismo etereo. Quello che fa circolare il sangue in noi, che muove gli altri succhi in noi, è l’organismo etereo. Con questo organismo etereo l’uomo ora è in connessione, direi, con le azioni delle stelle, con il movimento dei pianeti. Proprio come le immagini che riposano del cielo delle stelle fisse agiscono sulla forma fisso-in-sé dell’organismo umano o sono in relazione con essa, così con il flusso di linfa i movimenti dei pianeti del sistema planetario a cui apparteniamo.

Ma così come è nell’aspetto immediato, è un mondo morto. L’uomo lo trasforma dal suo proprio Spirituale quando comunica del suo Spirituale al mondo, quando vivifica i pensieri all’Immaginazione, Ispirazione, Intuizione, quando compie la comunione spirituale dell’umanità.

Di questo l’uomo deve anzitutto avere una coscienza. Questa coscienza deve essere mantenuta sempre più viva e sempre più attiva, allora l’uomo trova sempre più il cammino verso questa comunione spirituale.

Voglio oggi darvi solo una piccola base per questo, comunicandovi anzitutto quelle parole che, se le lasciate agire sulla vostra anima in modo opportuno, se le vivificate ancora e ancora nell’anima in modo che sperimentiate il pieno senso, il senso mobile nella vostra anima, creare qualcosa nell’anima umana, per mezzo di cui il Morto nel mondo con cui l’uomo è in relazione, si trasforma in un Vivente, per mezzo di cui il passato è vivificato, così che dalla sua mortalità possa diventare la vita del futuro. Questo può accadere solo se ci si rende consapevoli della propria appartenenza al cosmo nel modo seguente. Scriverò una prima formula in questa direzione:

Mi si avvicina nell’operare terreno — mi rappresento la sostanza terrena che absorbo con quello che forma la formazione fisica del mio organismo —

Mi si avvicina nell’operare terreno, In immagine della sostanza a me data, L’essere del cielo delle stelle —

È infatti così che quando guardiamo una formazione qualsiasi della terra che prendiamo in noi come nostro nutrimento, abbiamo in essa allora un’immagine dei quieti raggruppamenti delle stelle. Lo prendiamo su. Prendiamo l’essere stellare, l’essere celestiale in noi con la sostanza della terra che è contenuta nell’operare terreno. Ma dobbiamo essere consapevoli che come uomini nel nostro volere, nel nostro volere penetrato d’amore, riportiamo in spirito quello che è divenuto sostanza, compiamo una vera transustanzazione, quando ci rendiamo consapevoli del nostro stare nel mondo, così che la vita concettuale-spirituale in noi diventa vivace.

Mi si avvicina nell’operare terreno, In immagine della sostanza a me data, L’essere del cielo delle stelle: Vedo come nel volere si trasformano amandosi.

Quando pensiamo a quello che così prendiamo che penetra la parte liquida del nostro organismo, l’azione della linfa, la circolazione del sangue, allora è, per quanto proviene dalla terra, un’immagine ora non dell’essere del cielo o dell’essere delle stelle, bensì delle azioni delle stelle, cioè dei movimenti dei pianeti.

Posso rendermi consapevole come lo spiritualizzo, se sto correttamente nel mondo, attraverso la seguente formula:

Mi penetrano nella vita dell’acqua, Nella potenza della sostanza mi formano, Le azioni del cielo delle stelle —

Cioè le azioni dei movimenti planetari. E ora:

Vedo come nel sentire si trasformano sapientemente.

Mentre posso vedere nel volere l’essere delle stelle e l’operare nell’essere delle stelle come si trasforma amandosi nel contenuto spirituale del futuro, così vedo nel sentire trasformarsi sapientemente quello che mi è dato qui sulla terra, assorbendo nel mio organismo di linfa l’immagine delle azioni del cielo. Così collocato, l’uomo può esperimentare sé stesso volendo e sentendo. Abbandonato all’operare di tutto quello che lo circonda, dell’esistenza mondiale, dell’esistenza cosmica, può esperimentare quello che si compie attraverso di lui nel grande tempio del cosmo come transustanzazione, stando in sacrificio puro spiritualmente.

Quello che altrimenti sarebbe sola conoscenza astratta, diventa una relazione sentente e volente al mondo. Il mondo diventa tempio, il mondo diventa casa di Dio. L’uomo conoscente, raccogliendosi nel sentire e nel volere, diventa un’essenza sacrificale. Il rapporto fondamentale dell’uomo al mondo si eleva dalla conoscenza al culto mondiale, al culto cosmico. Che tutto quello che il nostro rapporto al mondo è sia riconosciuto dapprima come culto cosmico nell’uomo, questo è il primo inizio di quello che deve accadere se l’Antroposofia deve compiere la sua missione nel mondo.

Questo era quello che per il momento volevo dirvi come un inizio. Continuerò ciò che è l’essenza del cultuale nel rapporto alla conoscenza della natura il prossimo venerdì. Oggi volevo particolarmente dirvi questo. Ho collocato questa conferenza in questo giorno per la ragione che proprio oggi questo contenuto dovrebbe emergere, perché pienso che, quando ci si presenta nuovamente quella natura dell’epoca che è data nel ciclo annuale, quando si completa per l’osservazione esterna, per l’esperienza esterna un tale ciclo annuale, deve venire a nostra coscienza come il nostro rapporto al tempo dovrebbe configurarsi, come dal passato dovremmo cercare il futuro, come dovremmo sapere creare per il futuro per generare lo Spirituale.

Nel pomeriggio odierno uno dei poemi che è stato recitato iniziava così: Ogni nuovo anno incontra nuove tombe. — Profondamente vero! Ma è altrettanto vero: Ogni nuovo anno incontra nuove culle. — Come incontra il passato, così incontra il futuro. Oggi è soprattutto compito degli uomini afferrare questo futuro, ricordare che la vita che spunta e germoglia come ci si presenta esternamente contiene la morte in sé, che però dovremmo cercare la vita dalla nostra propria forza d’azione. E ogni anno il rinnovamento è per noi simbolo di questo. Guardiamo, se anche con ragione da un lato guardiamo alle tombe, d’altro canto guardiamo alla vita che si rinnova, che aspetta di ricevere il seme per il futuro in sé.

Questo è oggi il nostro grande compito: notare come nel mondo c’è umore di San Silvestro, ciò che se ne va, ciò che agonizza, come però nel cuore di quegli uomini che diventano consapevoli del loro vero essere umano, del loro essere umano-Divino, deve esserci l’umore di Capodanno, umore del nuovo tempo, umore di rivivere. Non dirigiamo i nostri pensieri solo in modo trivialmente festivo filisteo da San Silvestro simbolico al Capodanno simbolico: dirigiamoli, così che diventino forti d’azione e creativi, come lo sviluppo terrestre li necessita, da quello che ora ci si presenta dappertutto nella vita di civiltà come agonizzante, come vecchie tombe, dal San Silvestro verso il Capodanno, verso il Capodanno mondiale! Ma questo verrà soltanto se l’uomo si decide a creare su di esso.

Mi si avvicina nell’operare terreno, In immagine della sostanza a me data, L’essere del cielo delle stelle: Vedo come nel volere si trasformano amandosi.

Mi penetrano nella vita dell’acqua, Nella potenza della sostanza mi formano, Le azioni del cielo delle stelle: Vedo come nel sentire si trasformano sapientemente.

APPENDICE

I

Introduzione alla conferenza del 26 novembre 1922 Relazione sui viaggi in Olanda e Inghilterra

Come movimento antroposofico — questo voglio osservare oggi in introduzione — abbiamo nuovamente dietro di noi una serie di manifestazioni su Antroposofia ed Euritmia, ossia in Olanda e a Londra. Voglio fare solo alcune osservazioni a proposito.

Soprattutto voglio sottolineare il fatto straordinariamente gratificante che per quanto riguarda la ricezione delle conferenze antroposofiche in pubblico così come delle rappresentazioni euritmiche rispetto all’ultima volta un progresso straordinario è da registrare. In Olanda ho potuto tenere in L’Aia tre conferenze pubbliche, due in senso stretto su argomenti antroposofici e una su un argomento dichiaratamente pedagogico: sull’educazione morale e religiosa dal punto di vista antroposofico. A Rotterdam ho dovuto tenere una conferenza antroposofica generale. Nella città dell’università tecnica olandese, a Delft, ho dovuto parlare delle relazioni dell’Antroposofia con la Scienza. E certamente i partecipanti, che erano anche presenti da qui, potranno confermarlo, che c’era interesse per quello che poteva essere detto sia sull’ambito anthroposoficher ristretto sia su quello educativo.

È certamente da notare in tutte queste cose che il generale declino nella civiltà contemporanea si fa sentire straordinariamente fortemente, così che il numero di visitatori naturalmente non ha raggiunto l’altezza che raggiungerebbe se non vivessimo in un tempo così straordinariamente difficile in generale.

Questo è da notare dappertutto, ed è qualcosa che tanto più esorta a mettere in gioco ciò che l’Antroposofia può dare a questa civiltà contemporanea in modo intensivo. Voglio dire: ogni passo avanti lo prova proprio a uno.

Con mia particolare gratificazione posso notare che proprio a L’Aia in questo momento le rappresentazioni euritmiche, che là potevano aver luogo nella sala del Teatro Reale, sono state accolte in modo straordinariamente favorevole. È dopo le rappresentazioni l’opinione da molti lati che, più spesso si vedono tali rappresentazioni euritmiche, più si può penetrare lo spirito proprio di questo tentativo di nuova creazione artistica.

A Londra ho potuto tenere tre conferenze semi-pubbliche e tre conferenze di sezione. In L’Aia ho anche tenuto una conferenza di sezione alla fine. Mi è stato particolarmente gratificante che una delle conferenze pubbliche a Londra potesse anche affrontare l’argomento educativo. Saprete forse già che in Inghilterra ho potuto parlare in parte sotto l’impressione di quelle conferenze che ho tenuto qui lo scorso Natale, e durante che erano numerosi seguaci inglesi del movimento antroposofico e altre personalità interessate alla pedagogia. In parte sotto l’impressione di queste conferenze natalizie, in parte sotto l’impressione delle mie conferenze di Oxford tenute questa estate sulla pedagogia antroposofica, in Inghilterra si è fondata un’unione educativa sul modello dell’associazione della Scuola Waldorf, che si sforza di realizzare quello che la pedagogia antroposofica può dare attraverso la fondazione di scuole anche in Inghilterra. Questa unione educativa ha allora organizzato una delle conferenze pubbliche particolarmente per gli insegnanti, e si può vedere da questo che l’argomento pedagogico trova effettivamente interesse anche in Inghilterra.

Siamo venuti a Londra questa volta in un momento relativamente sfortunato, proprio durante le elezioni. Soprattutto le rappresentazioni euritmiche si sono svolte durante i giorni di voto. Ma tuttavia si può dire che proprio per le rappresentazioni euritmiche a Londra da una rappresentazione all’altra l’interesse e la gioia con cui la cosa è stata accolta è cresciuta, così che si può veramente dire che da questo lato si può già trovare che l’Antroposofia e quello che le appartiene fa un buon progresso.

II

Conclusione della conferenza del 1 dicembre 1922

«Come secondo voglio menzionare che vengono nuovamente realizzate serie di figure dell’Euritmia, qui nello studio di Miss Maryon. Le figure, che ora sono semi-finite, saranno finite in circa 10 giorni. Una serie di esse sarà ora a un prezzo un po’ più basso. 20 pezzi saranno disponibili per 250 franchi; figure singole saranno disponibili per 13 franchi. — Voglio notare che ora viene il periodo natalizio, e si potrebbe in tal modo venire a bellissimi regali di Natale.»

La sera seguente Rudolf Steiner allora ha aggiunto ancora quanto segue:

«Ho solo una piccolezza da aggiungere a quello che ho detto ieri, che ho dimenticato riguardo a queste figure. Ho detto: possono servire come bel regalo di Natale, e con ciò ho inteso una piccola allusione. Ho dimenticato di dire che il risultato complessivo che così entrerebbe in cassa per tali regali di Natale, cioè andrà a beneficio del Goetheanum che ora ne ha bisogno!»

APPENDICE

Annotazioni dal quaderno di appunti alle conferenze del 30 e 31 dicembre 1922

Connotazioni del curatore


In memoria di Frater Stefano Ravaglia

anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.

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