Libera Antroposofia

Sostienici
LoginRegistrati

O.O. 112

Il Vangelo di Giovanni in rapporto agli altri tre Vangeli, in particolare a quello di Luca

Acquista il libro

Hai cercato nella conferenza

1°L'antroposofia quale nuovo annuncio dell'evento del Cristo

Kassel, 24 Giugno 1909

In una gran parte dell’umanità che aspira fu celebrato proprio nel giorno odierno dell’anno una festa determinata. E coloro che qui in questa città si considerano nostri amici del movimento antroposofico hanno posto un certo valore sul fatto che questa serie di conferenze potesse cominciare proprio in questo giorno odierno, nel giorno di San Giovanni. Il giorno dell’anno che con ciò è designato era già una festa nell’antico persianesimo. Lì si celebrava, in un giorno che corrisponderebbe circa a un odierno giorno di giugno, la festa della cosiddetta battesimo dell’acqua e del fuoco. Nell’antico Roma si celebrava in un giorno simile di giugno la festa della Vesta; era di nuovo la festa della battesimo del fuoco. E se risaliamo al tempo della cultura europea prima del cristianesimo, in quei tempi in cui il cristianesimo non era ancora diffuso, troviamo di nuovo una simile festa di giugno. Una festa che coincideva col tempo in cui i giorni divengono più lunghi e le notti più brevi, in cui i giorni cominciano di nuovo a diminuire, e in cui il sole quindi comincia di nuovo a perdere una parte della sua forza che essa elargisce a tutto il crescimento e a tutto il prospero della terra. Come un declino, una scomparsa graduale del dio Balder, che si pensava collegato al sole, così questa festa di giugno appariva ai nostri antenati europei. E nei tempi cristiani gradualmente questa festa di giugno divenne la festa di San Giovanni, per celebrare il Precursore di Gesù Cristo. Con ciò essa può diventare per noi in certo senso il punto di partenza di quelle considerazioni che vogliamo intraprendere nei prossimi giorni su questo evento più significativo nello sviluppo dell’umanità, che noi chiamiamo l’opera di Gesù Cristo. Questa opera, il suo intero significato per lo sviluppo dell’umanità, e come essa si presenta anzitutto nel più significativo documento cristiano, nel Vangelo di Giovanni, e poi in confronto a esso negli altri Vangeli. La considerazione su ciò sarà l’oggetto di questo ciclo di conferenze.

Il giorno di San Giovanni ci ricorda che a questa massima individualità, che ha partecipato allo sviluppo dell’umanità, ha preceduto un Precursore. Con ciò tocchiamo subito un punto importante, che dobbiamo mettere come una sorta di considerazione preliminare al punto di partenza delle nostre conferenze. Nel corso dello sviluppo dell’umanità compaiono ancora e ancora eventi profondamente significativi, che diffondono una luce più forte di altri eventi. Di epoca in epoca vediamo come tali eventi essenziali si manifestano nella storia. E ci viene sempre detto di nuovo che vi sono uomini che in una certa relazione possono conoscere in anticipo, possono annunciare anticipatamente tali eventi. Con ciò viene contemporaneamente chiarito che questi eventi non sono arbitrari, bensì che colui che guarda dentro nel senso intero e nello spirito intero della storia dell’umanità sa come tali eventi debbano venire, e come egli stesso debba operare in modo preparatorio, affinché essi possano verificarsi.

Nei prossimi giorni parleremo ancora spesso del Precursore di Gesù Cristo. Oggi vogliamo considerarlo anzitutto solo dal punto di vista che egli era uno di coloro che, per mezzo di doni spirituali particolari, possono guardare più profondamente nella connessione dello sviluppo dell’umanità. Per questo sanno che vi sono punti distinti all’interno di questo sviluppo dell’umanità, e quindi era adatto a preparare le vie a Gesù Cristo. Ma se guardiamo a Gesù Cristo stesso, per venire così subito all’oggetto principale della nostra considerazione, dobbiamo renderci chiaro che veramente non è senza ragione che una gran parte dell’umanità divide il computo del tempo in un’epoca prima dell’apparizione di Gesù Cristo sulla terra e in un’epoca dopo la medesima. Con ciò questa parte dell’umanità mostra che ha una sensazione dell’importanza decisiva del Mistero di Cristo. Ma ciò che è vero, ciò che è reale, deve essere di nuovo e di nuovo annunciato all’umanità in nuove forme e in nuovi modi. Infatti i bisogni dell’umanità cambiano di tempo in tempo. Il nostro tempo ha bisogno in certo senso di un nuovo annuncio anche di questo maggior evento dello sviluppo dell’umanità sulla terra, dell’evento di Cristo, e questo annuncio vuole essere l’antroposofia.

Questo annuncio antroposofico del Mistero di Cristo non è quanto al contenuto nulla di nuovo, nemmeno per noi. Ma è qualcosa di nuovo quanto alla forma. Infatti ciò che qui nei prossimi giorni sarà enunciato, fu enunciato anche nei circoli più ristretti e all’interno della nostra cultura e della nostra vita spirituale da secoli. Una sola cosa distingue l’annuncio odierno da ogni precedente. Che esso può parlare a un cerchio più grande. Quei circoli più piccoli, in cui lo stesso annuncio da secoli risuonava già all’interno della nostra vita spirituale europea, riconoscevano come loro simbolum lo stesso segno che vi guarda incontro qui [nell’aula], la Rosa-Croce. E così anche ora, quando questo annuncio nella nostra epoca sta davanti a un pubblico più grande, può di nuovo valere la Rosa-Croce come il simbolum di questo annuncio. Mi permetta di caratterizzare inizialmente in senso simbolico su quale fondamento all’incirca riposa questo annuncio Rosa-Crociano su Gesù Cristo.

I Rosa-Crociani sono una comunità che dal quattordicesimo secolo all’interno della vita spirituale europea hanno coltivato un cristianesimo spirituale, un autentico cristianesimo spirituale. Questa società dei Rosa-Crociani, che, indipendentemente da tutte le forme storiche esteriori, cercava di portare alla luce la verità più profonda del cristianesimo per i suoi seguaci, ha sempre denominato i suoi seguaci anche «cristiani-giovannei». Quando comprenderemo l’espressione cristiani-giovannei, allora comprenderemo lo spirito intero e la disposizione d’animo dei discorsi seguenti, se non certo spiegandolo con l’intelletto, almeno però intuendolo.

Voi sapete, il Vangelo di Giovanni, questo documento straordinario del genere umano, comincia infatti con le parole, « Nel principio era la Parola. E la Parola era presso Dio, e Dio era la Parola. Questo era nel principio presso Dio. »

La Parola — o il Logos — era dunque nel principio presso Dio. E di esso si dice ulteriormente che la luce risplendette nelle tenebre, e che le tenebre inizialmente non compresero la luce; che questa luce era nel mondo, che era tra gli uomini, ma che questi uomini di nuovo contavano solo un piccolo numero tra i loro, coloro che potevano comprendere la luce. Allora apparve la Parola fatta carne come un uomo, in un uomo, il cui Precursore era il Battista, Giovanni. E ora vediamo come coloro che hanno compreso qualcosa del significato di questa apparizione di Cristo sulla terra si sforzano di rendersi chiaro che cosa il Cristo sia realmente. Lo scrittore del Vangelo di Giovanni indica direttamente che ciò che viveva in Gesù di Nazaret come l’essenza più profonda non era niente di diverso da ciò da cui tutte le altre essenze sorte, che sono attorno a noi, sono sorte — che era lo spirito vivente, la Parola vivente, il Logos stesso.

Ma anche gli altri evangelisti, ciascuno alla sua maniera, si sono sforzati di rappresentare che cosa in realtà apparì in Gesù di Nazaret. Così vediamo ad esempio come lo scrittore del Vangelo di Luca si sforza di mostrare come qualcosa di interamente particolare apparì quando, per mezzo del battesimo di Gesù Cristo da parte di Giovanni il Battista, lo spirito si unì al corpo di Gesù di Nazaret. E allora lo scrittore del Vangelo di Luca rappresenta ulteriormente come questo Gesù di Nazaret è il discendente di antenati che si estendono lontano, lontano. Ci è detto che l’albero genealogico di Gesù di Nazaret si estende fino a Davide, fino ad Abramo, fino ad Adamo, sì fino a Dio stesso. Attenzione, nel Vangelo di Luca dappertutto è indicato. Gesù di Nazaret era il figlio di Giuseppe, Giuseppe era il figlio di Eli, questi era figlio di Mattat…, poi. Questi era figlio di Davide, e poi continua. Questi era figlio di Adamo, e Adamo era di Dio! Questo significa che lo scrittore del Vangelo di Luca pone un valore particolare su ciò che da questo Gesù di Nazaret, con cui si è unito lo spirito nel battesimo di Giovanni, una linea genealogica diritta sale fino a colui che egli chiama il padre di Adamo, Dio. Tali cose si devono prendere assolutamente letteralmente.

Nel Vangelo di Matteo si tenta di nuovo di condurre questo Gesù di Nazaret secondo il suo albero genealogico fino ad Abramo, a cui Dio si era rivelato.

Con ciò, e per molte altre cose, attraverso molte parole che possiamo trovare nei Vangeli, l’individualità che è il portatore di Cristo, e l’intera apparizione di Cristo, è presentata come qualcosa che non è solo una delle più grandi, ma è la più grande di tutte le apparizioni nello sviluppo dell’umanità. Con ciò è tuttavia assolutamente espresso ciò che si può dire con parole semplici nel seguente modo. Quando Gesù Cristo, da coloro che intuiscono la sua grandezza, è visto come l’apparizione più importante nello sviluppo dell’umanità sulla terra, allora questo Gesù Cristo deve in qualche modo essere collegato con l’essenziale e il più santo nell’uomo stesso. Deve dunque all’interno dell’uomo stesso esistere qualcosa che si può direttamente riferire all’evento di Cristo. Non potremmo forse sollevare la domanda. Se Gesù Cristo è veramente secondo i Vangeli l’evento più importante dello sviluppo dell’umanità, non deve allora in ogni anima umana trovarsi qualcosa che ha rapporto con Gesù Cristo?

Proprio questo era il più importante e l’essenziale per i cristiani-giovannei delle società Rosa-Crociane. Che in ogni anima umana si trovi qualcosa che ha direttamente rapporto, che ha una relazione con ciò che è accaduto in Palestina attraverso Gesù Cristo. E se Gesù Cristo per l’umanità può essere chiamato l’evento più grande, allora anche in ogni anima umana ciò che corrisponde all’evento di Cristo deve essere il più grande e il più significativo. Che cosa può essere questo? A questa domanda i discepoli dei Rosa-Crociani hanno risposto. Per ogni anima umana esiste qualcosa che si designa con le parole «Risveglio» o «Rinascita» o «Iniziazione». Vogliamo vedere che cosa si intende con queste parole.

Quando dirigiamo lo sguardo sulle varie cose intorno a noi che i nostri occhi vedono, che le nostre mani afferrano, vediamo come queste cose nascono e scompaiono. Vediamo come il fiore nasce e scompare, come tutta la vegetazione dell’anno viene su e scende di nuovo. E sebbene vi siano cose nel mondo come le montagne e le rocce che sembrano resistere ai secoli, già nel proverbio « La goccia costante perfora la pietra » si esprime come l’anima umana abbia una presentimento di ciò che anche le maestose rocce e montagne sono soggette alle leggi della caducità. E l’uomo sa. Quello che nasce e scompare è ciò che da solo è costruito dagli elementi; ciò che nasce e scompare è quello che l’uomo non solo chiama la sua corporalità, bensì quello che egli chiama il suo «Io transitorio». Ma coloro che sanno come si può giungere a un mondo spirituale, sanno anche che l’uomo, benché non penetri in questo mondo spirituale per mezzo degli occhi, orecchi e altri sensi, può tuttavia giungere là per la via del risveglio, della rinascita, dell’iniziazione. ***

Che cosa è rinato?

L’uomo, quando guarda nel suo interno, giunge infine a dire: quello che mi si presenta nel mio interno è quello a cui io dico «Io». Questo Io si distingue già per il nome da tutte le cose del mondo esteriore. A ogni cosa del mondo esteriore si può aggiungere il nome dall’esterno: alla tavola ogni persona può dire «tavola», all’orologio ogni persona può dire «orologio». Mai però il nome «Io» può giungere al nostro orecchio se deve significare noi stessi; poiché l’«Io» deve essere pronunciato internamente. Per ogni altro siamo un «tu». Per questo già l’uomo trova come questa essenza-Io si distingue da ciò che è altrimenti in lui e attorno a lui. Ma ora s’aggiunge ciò che i ricercatori dello spirito di tutti i tempi hanno ripetutamente sottolineato dalle loro stesse esperienze per l’umanità: che all’interno di questo Io nasce un altro, un Io superiore, nasce come il bambino dalla madre.

Che cosa possiamo dire quando il genere umano fa la sua comparsa? Lo vediamo anzitutto da bambino, come esso guarda le cose in modo goffo in rapporto all’ambiente esteriore, come poi gradualmente impara a comprendere le cose, gradualmente diventa intelligente e cresce in intelletto e in volontà; vediamo come l’uomo aumenta in forza e in energia. Ma vi sono uomini che non aumentano solo in questa maniera, bensì vi sono stati sempre uomini che giungono a una sviluppazione superiore rispetto all’ordinaria. Arrivano al punto che trovano un secondo Io, che al primo Io può dire «tu», come l’Io stesso dice «tu» al mondo esteriore e al suo corpo, che guarda dall’alto su questo primo Io.

Così esso sta come un ideale davanti all’anima dell’uomo, e così esso si presenta come una realtà per coloro che seguono le istruzioni dei ricercatori dello spirito e si dicono: l’Io di cui finora ho saputo partecipa al mondo intero esteriore, è con il mondo esteriore transitorio. Ma in me dorme un secondo Io, di cui gli uomini non sono consapevoli, ma di cui possono diventare consapevoli, che è altrettanto unito all’imperituro come il primo Io è unito al transitorio e al temporale. E con la rinascita questo Io superiore può altrettanto guardare dentro un mondo spirituale, come l’Io inferiore per mezzo dei sensi — occhi, orecchi e così via — può guardare nel mondo sensibile. Ciò che così si chiama risveglio, rinascita, iniziazione, è l’evento più grande dell’anima umana anche secondo l’opinione di coloro che si chiamavano confessori della Rosa-Croce. Essi sapevano che con questo evento della rinascita dell’Io superiore, che può guardare dall’alto all’Io inferiore come l’uomo guarda alle forme esteriori, deve stare collegato l’evento di Gesù Cristo. Cioè: come per il singolo uomo all’interno della sua evoluzione può verificarsi una rinascita, così per l’intera umanità una rinascita è entrata con Gesù Cristo. Ciò che per il singolo uomo è un evento interiore, come si dice, mistico-spirituale, ciò che egli può vivere come la nascita del suo Io superiore, è nel mondo esteriore, nella storia, entrato con l’evento della Palestina per mezzo di Gesù Cristo per l’intera umanità.

Come si presentò questo, ad esempio, a un uomo come colui che ha scritto il Vangelo di Luca? Egli poteva dirsi: l’albero genealogico di Gesù di Nazaret sale fino ad Adamo e a Dio stesso. Ciò che oggi è umanità, ciò che oggi dimora nel corpo umano fisico, è disceso una volta da altezze divine-spirituali, è nato dallo spirito, era una volta presso Dio. Adamo era colui che dalle altezze spirituali è stato mandato giù nella materia; egli è in questo senso il figlio di Dio. Era dunque una volta un regno divino-spirituale, si diceva lo scrittore del Vangelo di Luca; questo si addensò alla materia transitoria terrena: Adamo nacque. Adamo era un’immagine terrena del figlio di Dio, e dagli uomini provengono gli uomini che sono nel corpo fisico. E in questo Gesù di Nazaret viveva in una maniera particolare non solo ciò che vive in ogni uomo, e ciò che altrimenti è nell’uomo, ma viveva in lui qualcosa che si può trovare solo nella sua essenza quando ci si rende consapevoli che l’essenziale nell’uomo proviene dal divino. In Gesù di Nazaret era ancora visibile qualcosa di questa provenienza divina. Lo scrittore del Vangelo di Luca si sente quindi costretto a dire: guardate colui che è stato battezzato da Giovanni. Egli ha segni particolari su di sé per il divino, da cui originariamente Adamo proveniva. Questo può rinnovarsi in lui. Come il Dio è disceso nella materia e come Dio è scomparso nel genere umano, così riappare. L’umanità potrebbe nel suo più intimo, divino, rinascere in Gesù di Nazaret. — Lo voleva dire lo scrittore del Vangelo di Luca: se noi seguiamo l’albero genealogico di Gesù di Nazaret fino alla sua origine, così troviamo l’origine divina e le proprietà del Figlio di Dio in lui in una maniera rinnovata e più che sia stato possibile nel precedente genere umano.

Lo scrittore del Vangelo di Giovanni enfatizza ancora più nettamente che nell’uomo vive qualcosa di divino, e che questo divino apparve nella sua forma più grandiosa come il Dio e il Logos stesso. Il Dio, che è stato sepolto nella materia, è rinato come Dio in Gesù di Nazaret: questo volevano dire coloro che quindi introducevano i loro Vangeli.

Coloro che volevano continuare la saggezza di questi Vangeli, come dicevano? Come dicevano i cristiani-giovannei? Così dicevano: nel singolo uomo vi è un grande, potente evento, che si può chiamare la rinascita dell’Io superiore. Come il bambino è nato dalla madre, così l’Io divino è nato dall’uomo. L’iniziazione, il risveglio è possibile, e quando una volta è accaduto — così dicevano coloro che ne capivano qualcosa —, allora diventa importante qualcosa d’altro che non lo era prima. Ciò che così diventa importante, vogliamo avvicinarci attraverso un confronto.

Pensiamo che abbiamo un uomo davanti a noi che è diventato settanta anni, ma un uomo risvegliato che ha ottenuto il suo Io superiore. E pensiamo che fosse nel quarantesimo anno che egli ha vissuto la rinascita, il risveglio del suo Io superiore. Se allora qualcuno gli si fosse avvicinato e avesse voluto descrivere la sua vita, avrebbe potuto dirsi: ho qui un uomo davanti a me che ha appena partorito il suo Io superiore. È lo stesso che ho conosciuto in questa condizione cinque anni fa, e in quella condizione dieci anni fa. — E se avesse voluto rappresentarci l’identità di quest’uomo, se avesse voluto mostrarci che quest’uomo aveva un punto di partenza interamente particolare già alla sua nascita, allora avrebbe seguito gli anni da quaranta indietro in rapporto al suo essere fisico, e questo essere fisico, così come è rilevante, l’avrebbe descritto nel senso di colui che parla dal punto di vista della scienza dello spirito. Ma nel quarantesimo anno è nato in quest’uomo un Io superiore. Da ora in poi l’Io superiore risplende su tutte le condizioni della vita. Ora è un uomo nuovo. Ora non è più importante per noi ciò che era prima: ora si tratta di ciò, cioè che noi in primo luogo riconosciamo come l’Io superiore cresce di anno in anno e si sviluppa ulteriormente. Se allora quest’uomo è diventato settanta anni, allora ci chiederemmo quale cammino dal quarantesimo al settantesimo anno l’Io superiore ha percorso. E importante sarebbe per noi che sia l’Io genuinamente spirituale che egli ci presenta nel suo settantesimo anno, quando noi ci impegniamo a ciò che allora trent’anni fa è nato nell’anima di quest’uomo. — Così lo fecero gli scrittori dei Vangeli, e così lo fecero in connessione con ciò i cristiani-giovannei del rosacrocianesimo con l’essere che noi chiamiamo Gesù Cristo.

Gli scrittori dei Vangeli si erano posto il compito di mostrare anzitutto che Gesù Cristo ha la sua origine nello spirito primordiale del mondo, in Dio stesso. Il Dio che ha vissuto nascosto in tutta l’umanità emerge particolarmente in Gesù Cristo. È lo stesso Dio di cui il Vangelo di Giovanni dice che era nel principio, dall’inizio. Questo interesse: mostrare che proprio questo Dio era in Gesù di Nazaret, l'avevano gli scrittori dei Vangeli. Ma coloro che fino ai nostri tempi dovevano continuare la saggezza eterna avevano ora l’interesse di mostrare come l’Io superiore degli uomini, come lo spirito divino dell’umanità, che è stato partorito nell’evento della Palestina in Gesù di Nazaret, sia rimasto lo stesso e sia stato preservato in tutti coloro che ne hanno avuto la giusta comprensione.

Come noi abbiamo descritto dell’uomo che abbiamo posto a confronto, che nel quarantesimo anno ha partorito il suo Io superiore, così gli scrittori dei Vangeli hanno descritto il Dio nell’uomo fino all’evento della Palestina: come il Dio si è sviluppato, come è rinato e così via. Ma coloro che dovevano mostrare che essi erano i continuatori degli scrittori dei Vangeli dovevano indicare che è il tempo della rinascita dell’Io superiore, dove si ha a che fare solo con la parte spirituale che ora risplende su tutto il resto. Coloro che si chiamavano cristiani-giovannei e che avevano la Rosa-Croce come loro simbolum dicevano: proprio ciò che per l’umanità è rinato come il mistero di questo Io superiore dell’umanità, è stato preservato. È stato preservato da quella comunità più stretta che ha avuto la sua origine dal rosacrocianesimo. Simbolicamente questa continuità è indicata: quel calice sacro da cui Gesù Cristo ha mangiato e bevuto con i suoi discepoli, che si chiama il «Santo Graal» e in cui il sangue che fluiva dalla ferita fu raccolto da Giuseppe di Arimatea, è stato — come si racconta — portato in Europa da angeli. Gli fu costruito un tempio, e i Rosa-Crociani divennero i custodi di ciò che era nel vaso, cioè di ciò che costituiva l’essenza del Dio rinato. Il mistero del Dio rinato regnava nell’umanità: questo è il mistero del Graal.

Questo è il mistero che come un nuovo Vangelo è presentato e di cui si dice: noi guardiamo fino a un tale saggio come lo scrittore del Vangelo di Giovanni, che poteva dire: nel principio era la Parola, e la Parola era presso Dio, e Dio era la Parola. Ciò che nel principio era presso Dio, è stato partorito in colui che abbiamo visto soffrire e morire a Golgota, e che è risorto. — Questa continuità del principio divino attraverso tutti i tempi, e la rinascita di questo principio divino, voleva rappresentare lo scrittore del Vangelo di Giovanni. Ma tutti coloro che volevano rappresentare una tale cosa sapevano: ciò che era dall’inizio è rimasto preservato. Nel principio era il mistero dell’Io superiore dell’uomo; nel Graal era preservato; con il Graal rimase unito, e nel Graal vive l’Io che è unito all’eterno e all’immortale come l’Io inferiore è unito al transitorio e al mortale. E chi conosce il segreto del Santo Graal sa che dal legno della croce sorge la vita vivamente germinante, l’Io immortale, che è simboleggiato dalle rose sul nero legno della croce. Così il segreto della Rosa-Croce è qualcosa che come una continuazione del Vangelo di Giovanni può sembrare. E noi possiamo dire tutto proprio in rapporto al Vangelo di Giovanni e a ciò che lo continua, le seguenti parole:

« Nel principio era la Parola, e la Parola era presso Dio, e Dio era la Parola. Questo era nel principio presso Dio. Tutto per mezzo di esso è stato fatto, e senza di esso nulla di ciò che è fatto è stato fatto. In esso era la vita, e la vita era la luce degli uomini. E la luce splendette nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno compresa. » Solo alcuni degli uomini che avevano qualcosa di ciò che non è nato dalla carne hanno compreso la luce che splendette nelle tenebre. Ma là la luce è diventata carne e ha dimorato tra gli uomini nella forma di Gesù di Nazaret.

Ora potrebbe dire proprio nello spirito dello spirito del Vangelo di Giovanni: e ciò che come Cristo viveva in Gesù di Nazaret era l’Io superiore divino dell’intera umanità, del Dio rinato, diventato terreno come sua immagine in Adamo. Questo Io dell’uomo rinato si proseguì come un segreto santo, fu preservato sotto il simbolum della Rosa-Croce e oggi è proclamato come il segreto del Santo Graal, come la Rosa-Croce.

Ciò che in ogni anima dell’uomo può nascere come l’Io superiore, ci indica la rinascita dell’Io divino nello sviluppo dell’intera umanità per mezzo dell’evento della Palestina. Come in ogni singolo uomo l’Io superiore è partorito, così in Palestina l’Io superiore dell’intera umanità, l’Io divino, è partorito, ed è preservato e ulteriormente sviluppato in ciò che si nasconde dietro il segno della Rosa-Croce.

Ma quando consideriamo lo sviluppo dell’uomo, non abbiamo solo questo un grande evento, la rinascita dell’Io superiore, bensì oltre a questo un grande molti più piccoli. Prima che l’uomo possa partorire il suo Io superiore, prima che questo grande, comprensivo, permeante vivere per l’anima possa entrare — la nascita dell’Io immortale nel mortale —, devono essere percorse preparazioni comprensive. L’uomo deve prepararsi in molti modi. E quando ha avuto in sé il grande vivere, per mezzo di cui si dice: ora sento qualcosa in me, ora so qualcosa in me che guarda dall’alto il mio Io ordinario, come il mio Io ordinario guarda alle cose sensibili, ora sono un secondo nel primo; ora sono risalito in quei regni dove sono unito con gli esseri divini, — quando l’uomo ha avuto questo vivere, allora vengono altri, ulteriori stadi che deve percorrere, di natura diversa dalle preparazioni, ma che comunque devono essere percorsi.

Così abbiamo un grande, decisivo evento: la nascita dell’Io superiore in ogni singolo uomo. Ma anche nell’intera umanità abbiamo una tale nascita: la rinascita dell’Io divino. E allora vi sono stadi preparatori a esso, e stadi che devono seguire a questo decisivo evento. Agli stadi preparatori guardiamo indietro dall’evento di Cristo. Là vediamo altre grandi manifestazioni all’interno dello sviluppo dell’umanità, vediamo come gradualmente si avvicina questo evento di Cristo. Lo scrittore del Vangelo di Luca disse, ad esempio: dapprima era un Dio, un essere spirituale in altezze spirituali. È disceso nel mondo materiale, ed è diventato uomo, è diventato umanità. — Nell’uomo, così come si sviluppa, si poteva sì vedere che Dio gli sta a fondamento. Ma Dio non si poteva vedere se si guardava allo sviluppo dell’umanità solo con occhi fisici esteriori. Dio era dietro il mondo fisico-terreno, e lì lo vedevano coloro che sapevano dov’era, coloro che potevano guardare dentro nei suoi regni.

Torniamo una volta fino alla prima cultura dopo una grande catastrofe, fino alla cultura urindiana. Là vediamo sette grandi santi maestri, che si designano come i santi Rishi. Essi indicano verso un essere superiore, di cui dicevano: la nostra saggezza può intuire questo alto essere, ma la nostra saggezza non può vedere questo alto essere! I sette santi Rishi vedono molto. Ma al di là della loro sfera è questo alto essere, che essi chiamavano « Vishva Karman ». E Vishva Karman è un essere che riempiva sì il mondo spirituale, ma era al di là di ciò che il chiaro-vedente occhio umano in questi tempi poteva vedere. Poi vide la cultura denominata dal suo grande condottiero Zarathustra, e Zarathustra disse a coloro che doveva guidare: quando l’occhio chiaroveggente guarda alle cose del mondo, ai minerali, piante, animali e uomini, allora vede dietro queste cose vari esseri spirituali. Ma l’essere spirituale a cui l’uomo deve il suo vero essere, che deve vivere una volta nell’Io più profondo dell’uomo, quello non si vede ancora quando si guardano le cose della terra, non con occhi fisici e nemmeno con occhi chiaroveggenti. — Ma quando Zarathustra dirigeva lo sguardo chiaroveggente verso il sole, allora — disse — non si vede solo il sole, bensì come si vede un’aura che circonda l’uomo, così si vede nel sole la grande aura solare, Ahura Mazdao. — E la grande aura solare è quella che una volta in un modo che dovrà essere caratterizzato più tardi ha prodotto l’uomo. L’uomo è l’immagine dello spirito del sole, dell’Ahura Mazdao. Sulla terra però Ahura Mazdao non vi dimorava ancora.

Poi viene il tempo in cui l’uomo che diviene chiaroveggente comincia a vedere nell’Ahura Mazdao ciò che lo circonda sulla terra. Il grande momento è arrivato in cui poteva accadere ciò che non era ancora possibile nei tempi di Zarathustra. Quando lo sguardo chiaroveggente di Zarathustra si apriva e poteva vedere ciò che nel fulmine terrestre, ciò che nel tuono si manifestava, allora non era Ahura Mazdao, non era il grande spirito solare, che è l’immagine primordiale dell’umanità. Ma quando si voltava verso il sole, allora vedeva Ahura Mazdao. — Quando Zarathustra aveva trovato un successore in Mosè, allora l’occhio chiaroveggente di Mosè si apriva, e poteva allora vedere nel roveto ardente e nel fuoco sul Sinai quello spirito che gli si annunciava come « ehjeh asher ehjeh », come l’« Io sono, colui che era, colui che è, colui che sarà », il Jahvé o Jehovah.

Che cosa era accaduto?

Dall’antica epoca, dall’apparizione di Zarathustra, prima dell’apparizione di Mosè sulla terra, lo spirito che prima era solo sul sole era sceso sulla terra. Splendeva nel roveto ardente, splendeva nel fuoco del Sinai. Era negli elementi della terra. E ancora un tempo, e lo spirito che i grandi Rishi intuivano, di cui però dovevano dire: la nostra chiaroveggenza non può ancora vederlo, — lo spirito che Zarathustra doveva cercare sul sole, che a Mosè si manifestava nel fulmine e nel tuono, era apparso in un uomo, in Gesù di Nazaret.

Questo era lo sviluppo: dal cosmo disceso dapprima fino agli elementi fisici, poi fino dentro un corpo umano; lì solo il divino Io, da cui l’uomo proveniva e a cui lo scrittore del Vangelo di Luca riconduce l’albero genealogico di Gesù di Nazaret, è stato partorito di nuovo. Lì è entrato il grande evento della rinascita di Dio nell’uomo.

Guardiamo indietro agli stadi preparatori. Stadi preparatori quindi ha percorso anche l’umanità. E coloro che avevano progredito con l’umanità come suoi condottieri precedenti, anche essi dovevano percorrere questi stadi preparatori, fino a che uno di loro era giunto così lontano da potere diventare il portatore del Cristo. Così vediamo come davanti a una considerazione spirituale si presenta lo sviluppo dell’umanità.

Un’altra cosa ancora è importante. Ciò che i santi Rishi veneravano come Vishva Karman, ciò che Zarathustra invocava come Ahura Mazdao del sole, ciò che Mosè venerava come « ehjeh asher ehjeh », doveva apparire in un singolo uomo, in Gesù di Nazaret, nell’umanità terrena limitata. Doveva giungere così lontano. Ma che in un tale uomo, come era Gesù di Nazaret, questa alta essenza potesse dimorare, per ciò era necessario molto. Per questo doveva Gesù di Nazaret stesso stare già su una scala alta. Non ogni uomo poteva diventare il portatore di un tale essere, che viene nel mondo nel modo descritto.

Ora sappiamo, noi che siamo accorti alla scienza dello spirito, che vi è una reincarnazione. Perciò dobbiamo dirci che Gesù di Nazaret — non il Cristo — aveva molte incarnazioni dietro di sé, e che era asceso attraverso i gradi più vari nelle incarnazioni precedenti, prima che poteva diventare Gesù di Nazaret. Questo non significa niente di diverso da: Gesù di Nazaret stesso doveva diventare un alto iniziato prima di potere diventare il portatore del Cristo. Quando dunque un alto iniziato è nato, come si distingue una tale nascita e la vita successiva dalla nascita e dalla vita successiva di un uomo ordinario? In generale si può presumere che l’uomo, quando nasce, anche solo per approssimazione, sia formato secondo ciò che viene da un’incarnazione precedente. Ma non è così per un iniziato. L’iniziato non potrebbe essere una guida dell’umanità se avesse solo in se stesso ciò che corrisponde completamente all’esteriore. Infatti il suo esteriore l’uomo deve costruire secondo le condizioni dell’ambiente esteriore. Quando un iniziato è nato, deve venire nel suo corpo un’alta anima, che nei tempi precedenti ha già vissuto cose potenti nel mondo. Perciò è in tutti tali, la leggenda che la loro nascita è accaduta in un altro modo che negli altri uomini. Perché e come?

La domanda « Perché? » abbiamo già toccato: perché un Io comprensivo che precedentemente ha già vissuto cose significative si unisce al corpo. Ma il corpo non può da princìpio accogliere ciò che come natura spirituale vuole incarnarsi in questo corpo. Perciò è necessario, per un’essenza che come un alto iniziato si incarna in un uomo transitorio, che più che in un altro uomo l’Io che si reincarna da principio avvolga la forma fisica. Mentre in un uomo ordinario la forma fisica non molto dopo la nascita è simile e adattata alla forma spirituale o all’aura umana, l’aura umana di un iniziato che è rinato è luminosa. È la parte spirituale che annuncia che qui è presente più di quanto si possa vedere nel senso ordinario. Che cosa annuncia questo spirituale? Annuncia che non solo nel mondo fisico è nato un bambino, bensì che nel mondo spirituale qualcosa è accaduto! Questo vogliono dire i racconti che si connettono a tutti gli iniziati rinati: non solo un bambino è nato; bensì nel spirituale qualcosa è nato, che non può essere compreso da quello che là sotto è nato. — Ma chi lo riconosce?

Solo colui che ha egli stesso un occhio chiaroveggente per il mondo spirituale lo riconosce. Perciò si racconta che alla nascita di Buddha un iniziato riconobbe che qui si verificava un evento diverso da quello che altrimenti accade alla nascita di un uomo. Perciò si racconta di Gesù di Nazaret che il Battista doveva dargli un precedente annuncio. Chi ha una visione nei mondi spirituali sa che l’iniziato deve venire e essere rinato, e sa che è un evento nel mondo spirituale. Ma questo lo sapevano anche i tre re dal paese orientale, che vennero per offrire alla nascita di Gesù di Nazaret. E lo stesso è rappresentato anche dal sacerdote iniziato nel tempio, che dice: ora posso volentieri morire, dopo che i miei occhi hanno visto colui che sarà la salvezza dell’umanità!

Così vediamo che qui dobbiamo distinguere esattamente. Abbiamo un alto iniziato che è rinato come Gesù di Nazaret, della cui nascita si deve dire: un bambino è nato. Ma con questo bambino appare qualcosa che non è compreso dal corpo fisico del bambino. — E poi abbiamo con questo Gesù di Nazaret insieme qualcosa che nel mondo spirituale ha significato, che gradualmente svilupperà questo corpo fino a un punto dove questo corpo sarà maturo per questo spirito. Ma quando questo corpo era maturo per questo spirito, allora è accaduto anche l’evento dove il Battista si avvicina a Gesù di Nazaret, e dove uno spirito superiore si abbassa, si unisce a Gesù di Nazaret, dove il Cristo entra in Gesù di Nazaret. Ma allora colui che era il Battista, il Precursore di Gesù Cristo, può dire: io entrai nel mondo. Ero colui che preparai la via a uno superiore. Ho annunciato con la mia bocca esterna che il regno di Dio, il regno dei cieli è vicino, che gli uomini devono cambiare mentalità. Sono entrato tra gli uomini e ho potuto parlare del fatto che un impulso particolare verrà nell’umanità. Come il sole in primavera sale più in alto per annunciare che qualcosa di nuovo germoglia, così sono apparso per annunciare ciò che germoglia nell’umanità come l’Io rinato dell’umanità!

Ma allora, quando l’umano in Gesù di Nazaret era salito al massimo così che il corpo umano di Gesù di Nazaret era un’espressione dello spirito di Gesù di Nazaret, allora era anche maturo a ricevere il Cristo nel battesimo di Giovanni. Il corpo di Gesù di Nazaret era sviluppato come il sole splendente nel giorno di San Giovanni in giugno. Questo era stato annunciato in precedenza. Allora lo spirito dal buio doveva nascere come il sole che fino al giorno di San Giovanni cresce sempre più in forza, sempre cresce e cresce e poi comincia a declinare. Così era ciò che il Battista doveva annunciare. Doveva annunciare come il sole sale in splendore sempre maggiore fino al punto dove poteva dire: colui che i vecchi profeti hanno promesso, colui che dai regni spirituali il figlio dei regni spirituali è stato chiamato, è apparso! — Fino a quel punto Giovanni il Battista ha operato. Ma allora, quando i giorni diventano di nuovo più brevi, quando l’oscurità di nuovo prevale, allora per mezzo delle preparazioni la luce spirituale interiore deve splendere, deve diventare sempre più luminosa, come il Cristo in Gesù di Nazaret risplende.

Così vide Giovanni Gesù di Nazaret avvicinarsi. E sentì la crescita di Gesù di Nazaret come il suo proprio declino, e come il declino del sole. Io diminuirò da ora in poi, dice, come il sole dal giorno di San Giovanni diminuisce. Lui invece aumenterà, lui, il sole spirituale, e splenderà dall’oscurità! — Così si è annunciato. Così ha cominciato la rinascita dell’Io dell’umanità, da cui dipende la rinascita di ogni singolo Io superiore umano nell’umanità.

Con ciò è caratterizzato l’evento più importante nello sviluppo del singolo uomo: la rinascita di ciò che come immortale può emergere dall’Io ordinario. È legato al più grande evento, all’evento di Cristo, a cui i prossimi momenti dovranno essere dedicati.

2°La Cronaca dell'Akasha. La vivente storia spirituale

Kassel, 25 Giugno 1909

Quando dal punto di vista della scienza dello spirito si parla di un argomento come il nostro, non succede nel senso che si prenda a fondamento un documento qualsiasi, un’opera scritta nata nel corso dello sviluppo dell’umanità, e si illuminino certe somme di fatti secondo l’autorità di questo scritto. Così non accade nella scienza dello spirito. Piuttosto, ciò che si è verificato nel corso dello sviluppo dell’umanità viene ricercato dalla scienza dello spirito del tutto indipendentemente da tutti i documenti; e soltanto quando lo scienziato dello spirito ha ricercato con i mezzi indipendenti da qualunque documento le cose in questione e sa caratterizzarle, allora ci si avvicina al documento corrispondente e si vede se in esso si trova effettivamente quello che in un primo momento si è ricercato in maniera completamente indipendente da qualunque tradizione. Dunque tutto ciò che in queste conferenze si dice circa lo svolgimento di eventi non è detto nel senso che sia stato attinto dalla Bibbia, dai quattro Vangeli, bensì sono i risultati della ricerca dello spirito indipendente da tutti i Vangeli. Ma a ogni occasione deve essere sottolineato che tutto ciò che lo scienziato dello spirito può indagare e osservare si ritrova nei Vangeli e in particolare nel Vangelo di Giovanni.

C’è una parola singolare del grande mistico Jakob Böhme. Solo coloro che stanno fuori dall’ambito della scienza dello spirito si meravigliano di questa parola. Jakob Böhme attira l’attenzione sul fatto che egli parla dei tempi trascorsi dello sviluppo dell’umanità — ad esempio della personalità di Adamo — come di esperienze che si svolgono immediatamente intorno a lui, e dice: forse qualcuno potrebbe chiedere: eri forse presente quando Adamo camminava sulla terra? E Jakob Böhme risponde senza giri di parole: certamente, ero presente! — E questa è una parola singolare. Perché la scienza dello spirito è effettivamente in grado di osservare veramente con gli occhi dello spirito ciò che è accaduto, anche se risale a tempi molto lontani. Vorrei soltanto, nell’introduzione, con alcune parole generali indicare su che cosa ciò si basa. Tutto ciò che accade nel mondo sensibile-fisico ha il suo controimmagine nel mondo spirituale. Quando una mano si muove, non c’è soltanto quello che il vostro occhio vede come mano in movimento, ma dietro la mano in movimento, dietro l’immagine visiva della mano, sta ad esempio il mio pensiero e la mia volontà: la mano deve muoversi. C’è dietro di essa qualcosa di spirituale. Mentre l’immagine visiva, l’impressione sensibile del movimento della mano svanisce, l’immagine spirituale rimane iscritta nel mondo spirituale e lascia sempre una traccia, cosicché noi, quando abbiamo aperto l’occhio spirituale, possiamo seguire le tracce di tutte le cose che sono accadute nel mondo, tracce che rimangono delle loro contoimmagini spirituali. Nulla può accadere nel mondo senza che lascino tali tracce.

Supponiamo che lo scienziato dello spirito faccia tornare lo sguardo fino a Carlo Magno, o fino ai tempi romani, o all’antichità greca. Tutto ciò che è accaduto rimane conservato nel mondo spirituale secondo le sue immagini spirituali originarie e può essere contemplato lì. Questo contemplare le tracce che tutti gli eventi lasciano nel mondo spirituale si chiama « leggere nella Cronaca dell’Akasha ». Esiste una tale scrittura vivente che l’occhio spirituale può vedere. E quando lo scienziato dello spirito vi descrive gli eventi della Palestina o le osservazioni dello Zoroastro, non descrive quello che sta nella Bibbia, quello che sta nei Gatha, bensì descrive quello che egli stesso sa leggere nella Cronaca dell’Akasha. E allora si ricerca se quello che è stato decifrato nella Cronaca dell’Akasha si trova anche nei documenti, nel nostro caso nei Vangeli. È dunque un punto di vista completamente libero rispetto ai documenti quello che la ricerca dello spirito assume. Proprio per questo essa sarà il vero giudice di ciò che si trova nei documenti. Ma se nei documenti ci viene incontro lo stesso che siamo in grado di seguire nella Cronaca dell’Akasha stessa, allora per noi risulta che questi documenti sono veri, e inoltre che devono essere stati scritti da qualcuno che ha il dono di contemplare la Cronaca dell’Akasha. La scienza dello spirito in questo modo riconquista molti dei documenti religiosi e altri dell’umanità. Vogliamo illustrare ciò che è stato ora detto su un capitolo particolare dello sviluppo dell’umanità, il Vangelo di Giovanni e la sua relazione agli altri Vangeli. Ma non dovete immaginarvi che la Cronaca dell’Akasha, la storia spirituale, che riposa come un libro aperto davanti all’occhio aperto del veggente, sia come una scrittura del mondo ordinario. È una sorta di scrittura vivente, e vogliamo tentare di chiarircelo attraverso il seguito.

Supponiamo che lo sguardo del veggente torni indietro — diciamo ai tempi di Cesare. Cesare ha fatto questo e quello, e nella misura in cui l'ha fatto sul piano fisico, l’hanno visto i suoi contemporanei. Tutto ha lasciato una traccia nella Cronaca dell’Akasha. Ma se si guarda indietro come veggente, si vedono i fatti come se si avesse dinnanzi un’immagine spirituale ombra o un’immagine spirituale originaria. Pensate ancora una volta al movimento della mano. L’immagine visiva non potete vederla come veggente; ma l’intenzione di muovere la mano, le forze invisibili che hanno mosso la mano, quelle le vedrete sempre. Così si vede tutto quello che è vissuto nei pensieri di Cesare, sia che egli volesse compiere questo o quel passo, o condurre questa o quella battaglia. Tutto quello che i contemporanei hanno visto è sorto dagli impulsi di volontà di lui, si è realizzato attraverso le forze invisibili che stanno dietro le immagini visive. Ma quello che stava dietro queste immagini visive è realmente visibile come il Cesare che cammina e agisce, come un’immagine spirituale di Cesare, quando si guarda indietro come veggente spirituale nella Cronaca dell’Akasha.

Ora potrebbe dire qualcuno che non è esperto di queste cose: se ci raccontate dei tempi trascorsi, crediamo che tutto sia soltanto fantasticheria. Perché conoscete dalla storia quello che Cesare ha fatto, e allora credete di vedere attraverso la vostra potente fantasia qualche immagine invisibile dell’Akasha. — Ma colui che è esperto di queste cose sa che è tanto più facile leggere nella Cronaca dell’Akasha, quanto meno si conoscono le stesse cose dalla storia esterna. Perché la storia esterna e la sua conoscenza è proprio un disturbo per il veggente. Quando arriviamo a una certa età della vita, ci rimane addosso varia educazione della nostra epoca. Anche il veggente arriva con l’educazione della sua epoca al momento in cui può generare il suo Io chiaroveggente. Ha imparato dalla storia, ha imparato come la geologia, la biologia, come la storia della cultura e l’archeologia gli tramandano le cose. Tutto ciò disturba in realtà lo sguardo e può renderlo prevenuto rispetto a quello che c’è da leggere nella Cronaca dell’Akasha. Perché nella storia esterna non si deve assolutamente cercare la stessa obiettività e la stessa certezza che sono possibili nel decifrare la Cronaca dell’Akasha. Pensate soltanto a ciò da cui dipende nel mondo che questo o quel fatto diventi « storia ». Di qualche evento rimangono conservati questi o quei documenti, mentre altri, e forse proprio i più importanti, sono andati perduti. Con un esempio possiamo vedere quanto incerta possa essere tutta la storia.

Tra i vari progetti poetici di Goethe che rimangono incompiuti, e che sono una bella aggiunta per chi si occupa più da vicino di Goethe alle sue grandi opere meravigliose che ci ha consegnate compiute, tra questi progetti si trova anche il frammento di una composizione Nausicaa. Voleva scrivere una Nausicaa. Ma ci sono soltanto pochi schizzi dove si è annotato come voleva realizzare questa composizione. Così ha lavorato in molti modi, talvolta buttando giù alcune frasi, e spesso ne è rimasto poco. Così anche della Nausicaa. Ci sono alcuni foglietti con alcune note. Ora ci sono stati due uomini che hanno entrambi tentato di scrivere di nuovo questa Nausicaa. Entrambi erano ricercatori: lo storico letterario Scherer e Hermann Grimm. Ma Hermann Grimm non era solo un ricercatore, bensì anche un pensatore fantasioso; è lo stesso da cui provengono anche gli scritti « La vita di Michelangelo » e su « Goethe ». Hermann Grimm lo fece tentando di penetrare nello spirito di Goethe, e si domandò: se Goethe era così e così, come avrebbe probabilmente concepito una figura come la Nausicaa che appare nell’Odissea? Allora, con una certa noncuranza di questo documento storico, scrisse di nuovo una Nausicaa nell’idea di Goethe. Scherer, che ovunque ricercava quello che in bianco e nero c’era nei documenti, disse che una Nausicaa di Goethe si potrebbe ricostruire soltanto sulla base del materiale disponibile. E tentò anche di costruire una Nausicaa, ma soltanto da quello che si ricavava da questi foglietti. Allora Hermann Grimm disse: ma che cosa succederebbe se fosse capitato che il cameriere di Goethe avesse preso alcuni dei foglietti su cui c’era scritto qualcosa di molto importante, e li avesse bruciati? È data qualche garanzia che questi foglietti disponibili abbiano valore rispetto agli altri con cui forse si è fatto riscaldamento?

Come con questo esempio, così potrebbe essere con tutta la storia che si costruisce su documenti. E spesso accade così. Quando si costruisce su documenti, non si deve mai dimenticare che proprio i più importanti potrebbero essere andati perduti. Perciò nella storia non abbiamo altro che una « favola concordata ». Ma se il veggente porta con sé questa « favola concordata » e vede le cose nella Cronaca dell’Akasha completamente diversamente, allora ha difficoltà a credere all’immagine dell’Akasha. E coloro che appartengono al pubblico esterno lo rimprovereranno se dalla Cronaca dell’Akasha racconta qualcosa diversamente. Perciò per colui che è esperto di queste cose è il più piacevole il momento in cui può parlare di tempi antichi di cui non esistono documenti, quando può parlare di stadi di sviluppo passati ormai molto tempo del nostro pianeta. Non ci sono documenti su ciò. Lì la Cronaca dell’Akasha riferisce nel modo più fedele, perché si è turbati il meno possibile dalla storia esterna. Da queste osservazioni potete dedurre che nessuno che sia esperto di queste cose avrebbe mai il pensiero che le descrizioni della Cronaca dell’Akasha potessero essere in qualche modo un’eco di quello che già si conosce dalla storia esterna.

Quando allora ricerchiamo il grande evento, di cui ieri abbiamo fatto alcuni accenni al significato, nella Cronaca dell’Akasha, troviamo essenzialmente il seguente. L’intero genere umano, nella misura in cui vive sulla terra, discende da un regno spirituale, da un’esistenza spirituale-divina. Possiamo dire: prima che fosse in qualche modo possibile che un occhio fisico esterno vedesse corpi umani, che una mano potesse afferrare corpi umani, l’uomo era presente come un’entità spirituale, e nei tempi più antichi era presente come parte di entità divino-spirituali. È nato come un essere dalle entità divino-spirituali. Gli dèi sono, così dire, gli antenati degli uomini, e gli uomini sono i discendenti degli dèi. Gli dèi avevano bisogno di uomini come loro discendenti, perché in certo qual modo non erano in grado, senza tali discendenti, di scendere nel mondo fisico-sensibile. Gli dèi continuavano allora la loro esistenza in altri mondi e agivano dal di fuori sull’uomo, che si sviluppava gradualmente sulla terra.

Ora gli uomini dovevano superare passo dopo passo gli ostacoli che la vita terrena comportava. Quali sono questi ostacoli? È essenziale per l’uomo che gli dèi siano rimasti spirituali, mentre gli uomini come loro discendenti sono diventati fisici. L’uomo, che aveva lo spirituale soltanto come l’interiorità del fisico e come entità esterna era diventato fisico, doveva superare tutti gli ostacoli che l’esistenza fisica comporta. All’interno dell’esistenza materiale doveva continuare a svilupparsi. In tal modo si sviluppò passo dopo passo, diventò sempre più maturo, e così gli divenne sempre più possibile volgersi verso gli dèi, dal cui grembo era nato. Dunque una discesa dagli dèi e un nuovo volgersi agli dèi, per raggiungere gradualmente di nuovo gli dèi e unirsi di nuovo a loro: questo è il cammino dell’uomo attraverso la vita terrena. Affinché l’uomo potesse compiere questo sviluppo, tuttavia, alcune individualità umane dovevano svilupparsi sempre un poco più velocemente delle altre, anticiparle, per diventare loro guide e insegnanti. Tali guide e insegnanti si trovano allora all’interno del resto dell’umanità e trovano, così dire, il cammino verso gli dèi prima degli altri. Così possiamo immaginarci: in una certa epoca gli uomini hanno raggiunto una certa maturità di sviluppo; allora forse intuiscono soltanto il cammino di ritorno agli dèi, ma è ancora lontano. C’è una scintilla di questo divino nell’uomo, ma nelle guide ce n’è più. Stanno più vicino al divino che l’uomo deve di nuovo raggiungere. E quello che vive in queste guide dell’umanità, colui il cui occhio è aperto al spirituale lo vede come l’essenziale e la cosa principale in loro.

Supponiamo che una grande guida dell’umanità stesse davanti a un altro uomo, che non sarebbe uguale a questa guida, ma che tuttavia si solleverebbe al di sopra della media degli uomini. Questo uomo, supponiamo, ha un sentimento vivido che l’altro è una grande guida, che lo spirituale che il resto degli uomini dovrà raggiungere è già presente in lui in un grado più elevato. Come descriverebbe questa guida un tale uomo? Direbbe all’incirca: c’è davanti a me un uomo, un uomo nel corpo fisico come gli altri. Ma il corpo fisico è l’insignificante in lui, non viene per nulla in considerazione. Ma quando dirigo l’occhio spirituale su di lui, mi appare con lui unito un potente essere spirituale, un essere divino-spirituale. E questo è così significativo che rivolgo tutta l’attenzione solo a questo essere divino-spirituale e non a quello che fisicamente gli appare come a un altro uomo. — Così al veggente spirituale si rivela in una guida dell’umanità qualcosa che per essenzialità supera tutta il resto dell’umanità, e che deve descrivere in modo completamente diverso. Perché descrive quello che vede con l’occhio spirituale.

Coloro che oggi hanno la voce autorevole nel pubblico, certamente riderebbero di una tale guida dell’umanità così eminente. Vediamo già come oggi vari dotti comincino a trattare figure eminenti dell’umanità dal punto di vista psichiatrico! Solo coloro che hanno affinato il loro sguardo spirituale lo riconoscerebbero. Ma coloro sanno che non è un folle o un visionario, e nemmeno semplicemente un « uomo di talento », come forse lo designerebbero coloro più benevoli, bensì che appartiene alle più grandi figure della vita dell’umanità nel senso spirituale. Così sarebbe oggi. Ma nel passato era ancora diverso, e anche in un passato non tanto lontano da noi.

Sappiamo che l’umanità ha attraversato diverse metamorfosi riguardo alla sua coscienza. Una volta tutti gli uomini avevano una chiaroveggenza confusa e crepuscolare. Anche al tempo in cui il Cristo viveva, la chiaroveggenza era ancora sviluppata fino a un certo grado, e nei secoli precedenti ancora di più, anche se era solo un’ombra della chiaroveggenza dei tempi atlantici e dei primi tempi post-atlantici. Gradualmente la coscienza chiaroveggente degli uomini scomparve. Ma c’erano sempre alcuni sparsi tra gli uomini che la conoscessero, e anche oggi ci sono quelli che sono « naturalmente chiaroveggenti », che hanno una chiaroveggenza confusa e perciò possono distinguere riguardo all’entità spirituale dell’uomo.

Prendiamo il tempo in cui il Buddha apparve al popolo indiano antico. Allora non era come oggi. Oggi, se apparisse ancora un Buddha, e perfino in Europa, non sarebbe particolarmente rispettato. Ma ai tempi di Buddha era diverso. Perché allora c’era ancora un gran numero di persone che potevano vedere quello che veramente stava accadendo: che con questa nascita del Buddha era accaduto qualcosa di completamente diverso da qualunque altra nascita ordinaria. Negli scritti dell’Oriente, e particolarmente in quegli scritti che trattano questa cosa con la più profonda comprensione, la nascita del Buddha è descritta, così dire, in gran stile. È detto che « l’Immagine della Grande Madre » era la regina Maya, e le era stato predetto che avrebbe portato al mondo un essere potente. Quando allora questo essere nacque, venne al mondo come un parto prematuro.

Molto spesso questo è uno dei mezzi per mandare al mondo un essere di rilievo: il fatto che sia un parto prematuro, perché allora l’essere umano in cui l’essere spirituale superiore deve incarnarsi non si unisce così profondamente alla materia come se venisse portato fino alla completa maturazione.

Allora è riportato negli scritti significativi dell’Oriente che nello stesso momento in cui il Buddha era nato, era illuminato, e subito aprì gli occhi e li rivolse verso i quattro punti cardinali del mondo, verso il nord, il sud, l’est, l’ovest. E inoltre ci è detto che subito fece sette passi, e le tracce di questi sette passi rimasero impresse nel suolo dove li fece. E anche subito parlò, così ci è detto, e le parole che pronunciò erano: « Questa è la vita in cui da Bodhisattva diventerò Buddha, l’ultima delle incarnazioni che devo attraversare su questa terra ».

Quanto bizzarra sembri tale comunicazione per l’uomo che pensa oggi in modo materialistico, e quanto poco la si possa interpretare senza altro in modo materialistico, è così vera per colui che sa contemplare le cose con occhi spirituali. E c’erano ancora allora persone che dalla dote naturale della chiaroveggenza sapevano contemplare spiritualmente quello che era nato con il Buddha. Sono frasi bizzarre quelle che vi ho riportato dagli scritti dell’Oriente riguardo al Buddha. Oggi si dice che ciò sia leggenda e mito. Ma colui che comprende queste cose sa che si nasconde qualcosa che è verità rispetto al mondo spirituale. E tali eventi come la nascita del Buddha non significano qualcosa soltanto nel ristretto cerchio della personalità che è nata, bensì significano qualcosa per il mondo, irrradiano, così dire, forze spirituali. E coloro che ancora vivevano in tempi in cui il mondo era più ricettivo alle forze spirituali, videro che realmente alla nascita del Buddha si irradiavano forze spirituali.

Sarebbe molto equo se qualcuno ora dicesse: perché allora non succede più oggi? Oh, oggi ci sono pure effetti, ma è necessario il veggente per vederli. Perché non basta che colui da cui si irradiano le forze sia presente, ma anche l’altro che le accoglie. Nei tempi in cui gli uomini erano ancora più spirituali, erano anche più ricettivi a tali irradiamenti. Perciò c’è di nuovo una profonda verità dietro quando ci è detto che alla nascita del Buddha agivano forze di natura guaritrice e riconciliatrice. Non è soltanto una leggenda, bensì profonde verità stanno dietro quando è detto che allora, quando il Buddha venne al mondo, coloro che prima si odiavano ora si unirono nell’amore, coloro che avevano litigato ora si incontravano in lodi reciproche, e così via.

Chi contempla lo sviluppo dell’umanità con l’occhio del veggente, non gli appare come a uno storico un cammino piano, che al massimo è superato un poco da coloro che si considerano figure storiche. Che ci siano anche altezze e montagne, gli uomini non vogliono ammetterlo, non lo tollerano. Ma chi contempla il mondo con occhi spirituali sa che ci sono potenti altezze, potenti montagne che si levano al di sopra il cammino del resto dell’umanità. Quelle sono proprio le guide dell’umanità.

Su che cosa si basa allora una tale guida dell’umanità? Una tale guida si basa sul fatto che l’uomo gradualmente attraversa i gradi che lo conducono alla vita nel mondo spirituale. Uno dei gradi l’abbiamo mostrato ieri come il più importante: la nascita dell’Io superiore, dell’Io spirituale. E abbiamo detto che ci sono presupposti e che ci sono conseguenti. Da quello che abbiamo detto ieri, potete vedere che quello che designiamo come l’evento del Cristo è l’elevazione più potente nello sviluppo dell’umanità, e che era necessaria una lunga preparazione affinché l’essere del Cristo potesse incarnarsi in Gesù di Nazareth. Per comprendere queste preparazioni, è necessario che portiamo dinnanzi ai nostri occhi la stessa apparizione in piccolo.

Supponiamo che un uomo intraprenda il sentiero della conoscenza spirituale in qualche incarnazione, cioè egli compie alcuni degli esercizi — di cui parleremo ancora — che rendono l’anima sempre più spirituale, sempre più ricettiva allo spirituale, e la conducono verso il momento in cui essa genera l’Io superiore, imperituro, che può guardare dentro il mondo spirituale. Molte esperienze l’uomo compie fino ad allora. Ora non deve immaginarsi che l’uomo possa affrettare nulla in senso spirituale. In pazienza e perseveranza deve passare attraverso a queste cose. Supponiamo allora che un uomo cominci un tale sviluppo. Il suo scopo è la nascita dell’Io superiore. Ma arriva soltanto fino a un certo grado. Raggiunge certi presupposti della nascita dell’Io superiore. Ora muore e viene rinato. Ora quando un tale uomo, che in un’incarnazione ha passato una certa istruzione spirituale, viene rinato, possono accadere due cose. O egli può sentire l’impulso di cercarsi di nuovo un maestro, per imparare da lui come ripetere velocemente quello che ha fatto prima, e come salire ai gradi corrispondentemente più elevati. O per qualche ragione non cerca un tale cammino. Anche lì la sua vita si plasmerà spesso diversamente da quella di un altro uomo. In un uomo che ha già compiuto qualcosa del sentiero della conoscenza, la vita porterà spontaneamente qualcosa che assomiglia agli effetti dell’altezza di conoscenza che ha già raggiunto nell’incarnazione precedente. Avrà altre esperienze, e le esperienze faranno un’impressione diversa su di lui rispetto a quanto accade negli altri uomini. E allora in tali esperienze raggiungerà di nuovo quello che prima aveva ottenuto attraverso il suo sforzo. Nell’incarnazione precedente doveva agire sforzandosi punto per punto. Nella vita successiva, dove così dire la vita stessa gli porta ripetutamente quello che prima cercava, allora gli si presenta così dire dall’esterno, e può essere che egli viva in forma completamente diversa i risultati dell’incarnazione precedente. Così può accadere che già nell’infanzia in qualche esperienza gli si presenti qualcosa che fa tale impressione su tutta la sua anima che le forze che si era appropriato nell’incarnazione precedente risorgono in lui. Supponiamo che un tale uomo abbia raggiunto in un’incarnazione un certo grado dello sviluppo della saggezza. Nella prossima incarnazione viene rinato come un bambino come ogni altro. Ma intorno ai sette o otto anni passa attraverso qualcosa di grave. Questo ha l’effetto sulla sua anima che tutto quello che prima aveva conquistato come saggezza risorge in lui, così che egli ora di nuovo sta sul grado precedentemente raggiunto e da lì può salire al grado successivo. Supponiamo inoltre che egli allora si sforzi di avanzare di alcuni gradi. Muore di nuovo. Nell’incarnazione successiva può andare di nuovo così. Di nuovo può presentarglisi un’esperienza esterna che così dire lo mette alla prova, per cui allora di nuovo viene alla luce prima quello che si era elaborato nell’incarnazione precedente a quella, poi quello che aveva raggiunto nell’incarnazione precedente, e allora può salire di nuovo un grado più in alto.

Da questo vedete che possiamo comprendere la vita di un tale uomo, che ha già attraversato certi gradi dello sviluppo precedentemente, soltanto se lo teniamo in conto. C’è ad esempio un grado che si raggiunge presto quando ci si impegna sul sentiero della conoscenza, ed è il grado del cosiddetto uomo senza patria, quello che cresce al di sopra dei pregiudizi immediati dell’ambiente circostante, che diventa libero da quello che lo tira in tutti i modi possibili dalle catene dell’ambiente circostante. L’uomo non deve diventare per questo empio, anzi può diventare ancora più religioso. Ma deve essere libero dalle catene dell’ambiente circostante. Supponiamo il caso che un tale uomo muoia in uno stadio in cui si sia elaborato fino a una certa libertà e indipendenza. Ora viene rinato, e lì può accadere che relativamente presto si presenti un’esperienza per cui il sentimento di libertà e indipendenza venga rinato. Ordinariamente accade attraverso il fatto che la persona in questione perde il padre o qualcun altro con cui altrimenti è collegato, o anche che questo padre non si comporti bene con lui, lo ripudia forse o qualcosa di simile. Questo ce lo raccontano fedelmente le leggende dei vari popoli; perché in queste cose i miti e le leggende dei popoli sono veramente più saggi della scienza odierna. Troverete ovunque il tipo che il padre dà l’ordine che il bambino sia esposto; il bambino si trova da pastori, viene nutrito e allevato da loro e più tardi viene ricondotto al suo compito, come ad esempio Chirone, Romolo e Remo. Affinché risorgesse quello che essi si erano già conquistato in incarnazioni precedenti, dovevano così dire giungere al tradimento della loro patria in loro stessi. Anche la leggenda dell’abbandono di Edipo appartiene a ciò.

Ora potete anche immaginarvi che, quanto più avanzato è l’uomo — sia sul grado della nascita del suo Io superiore, o oltre — tanto più ricca di esperienze deve essere la sua vita, affinché egli pervenga al punto che di nuovo viva un’esperienza nuova, che prima non aveva ancora avuto.

Colui che doveva incarnare in sé quell’essere potente che noi chiamiamo il Cristo, naturalmente non poteva assumere questa missione in un’età qualsiasi della vita. Per questo doveva diventare gradualmente maturo. Nessun uomo ordinario poteva assumere questa missione. Doveva essere già uno che attraverso molte vite aveva raggiunto alti gradi dell’iniziazione. Quello che doveva accadere ce lo racconta fedelmente la Cronaca dell’Akasha. Ci racconta come attraverso molte vite un’individualità ha sforzato passo dopo passo verso alti gradi di iniziazione. Allora fu rinata, e ora in questa incarnazione terrena fece esperienze che erano inizialmente preparatorie. Ma in quello che si era incarnato viveva già un’individualità che aveva attraversato alti gradi. Un iniziato era colui che era destinato, a un momento successivo della sua vita, ad accogliere in sé l’individualità del Cristo. Le esperienze che questo iniziato ora ha inizialmente sono ripetizioni dei suoi gradi di iniziazione precedenti. Attraverso questo dalla sua anima viene tirato fuori tutto quello a cui questa anima si era precedentemente elevata.

Ora sappiamo: l’uomo consiste del corpo fisico, del corpo eterico, del corpo astrale e dell’Io. Sappiamo però anche che nel corso della vita umana inizialmente con la nascita fisica nasce soltanto il corpo fisico dell’uomo, che poi fino al settimo anno il corpo eterico dell’uomo è ancora circondato da una sorta di involucro eterico materno, e intorno al settimo anno, con il cambio dei denti, questo involucro eterico materno viene respinto proprio come l’involucro fisico materno, quando il corpo fisico nasce nel mondo fisico esterno. Poi più tardi con la pubertà viene nello stesso modo respinto un involucro astrale, e il corpo astrale viene nato. Intorno al ventunesimo anno allora l’Io viene nato, ma anche di nuovo soltanto gradualmente.

Dopo che abbiamo considerato la nascita del corpo fisico, quella del corpo eterico intorno al settimo anno, del corpo astrale intorno ai quattordici-quindici anni, dobbiamo considerare in modo simile una nascita dell’anima del sentimento, dell’anima della ragione e dell’anima della coscienza; e così intorno al ventunesimo anno viene nata l’anima del sentimento, intorno al ventottesimo anno l’anima della ragione e intorno al trentacinquesimo anno l’anima della coscienza.

Ora vedremo che l’essere del Cristo in un uomo della terra non poteva incarnarsi prima, non poteva avere posto in questo uomo prima che l’anima della ragione fosse completamente nata. Così l’essere del Cristo in quell’iniziato in cui fu nato non poteva incarnarsi prima del ventottesimo anno. Questo ce lo mostra anche la ricerca spirituale. Tra il ventottesimo e il trentacinquesimo anno l’essere del Cristo si trasferì in quell’individualità che come un grande iniziato mise piede sulla terra. Allora gradualmente, sotto lo splendore e sotto la luce di questo grande essere, sviluppò tutto quello che l’uomo per il resto, senza questo splendore, senza questa luce, sviluppa: cioè il corpo eterico, il corpo astrale, l’anima del sentimento e l’anima della ragione. Così possiamo dire: fino a questa età della vita abbiamo in colui che era destinato a diventare il portatore del Cristo, un grande iniziato davanti a noi, che gradualmente fa le esperienze che infine portano alla luce tutto quello che in incarnazioni precedenti ha sperimentato e conquistato alle conquiste del mondo spirituale. Allora per lui giunge la possibilità di dire a se stesso: ora sono qui, sacrifico tutto quello che ho. Non voglio più essere un Io indipendente. Mi faccio portatore del Cristo. Egli dovrà abitare in me, e d’ora in avanti dovrà essere tutto in me!

Questo momento, in cui il Cristo si incarnò in una personalità della terra, l’indicano tutti quattro i Vangeli. Anche se hanno diversità altrimenti, questo momento, in cui il Cristo così dire si inserisce nell’iniziato, l’indicano tutti quattro i Vangeli: è il battesimo di Giovanni. In quel momento che l’autore del Vangelo di Giovanni designa così chiaramente, dicendo che lo Spirito discese nella forma di una colomba e si unì a Gesù di Nazareth, lì abbiamo la nascita del Cristo: in quel momento nella sua anima viene nato il Cristo come un nuovo, più elevato Io. Fino a allora un altro Io, quello di un grande iniziato, si era sviluppato così lontano che era maturo per questo evento.

Chi avrebbe dovuto nascere nell’entità di Gesù di Nazareth? Questo l’abbiamo già accennato ieri: il Dio che era dal principio, che così dire si era tenuto nel mondo spirituale e aveva lasciato sviluppare gli uomini per il momento, egli doveva ora scendere e incarnarsi in Gesù di Nazareth. — L’autore del Vangelo di Giovanni l’accenna forse? — Abbiamo solo bisogno una volta prendere sul serio le parole del Vangelo in questa relazione. Leggiamo per questo l’inizio dell’Antico Testamento: « In principio Dio creò i cieli e la terra. E la terra era desolata e vuota, e c’era disordine e oscurità sull’abisso. E lo spirito divino si librava sulle acque ». Immaginiamoci la situazione: lo spirito di Dio si librava sulle acque. In basso sta la terra con i suoi regni come i successori dello spirito divino. Fra loro si sviluppa un’individualità fino al punto che può accogliere questo spirito che si librava sulle acque. Che cosa dice l’autore del Vangelo di Giovanni? Egli ci dice che il battezzatore Giovanni aveva riconosciuto che l’entità appropriata era presente, di cui parla l’Antico Testamento. Dice: « Vidi che lo Spirito discese come una colomba dal cielo, e rimase su di lui ». Sapeva, se lo Spirito scende su qualcuno, allora è colui che deve venire: il Cristo. Lì avete l’inizio dello sviluppo del mondo, lo spirito che si librava sulle acque, lì avete Giovanni che battezza con acqua, e lo Spirito che prima si librava sulle acque, che ora entra nell’individualità di Gesù di Nazareth. Non si può in modo più grandioso, di come fa l’autore del Vangelo di Giovanni, connettere l’evento della Palestina a quell’altro evento che è raccontato all’inizio dello stesso documento, a cui il Vangelo si collega.

Ma anche in un’altra maniera l’autore del Vangelo di Giovanni si collega a questo documento più antico. Lo fa precisamente con le parole con cui esprime che con Gesù di Nazareth si unisce lo stesso che dal principio ha creato tutta l’evoluzione terrestre. Sappiamo che le prime parole del Vangelo di Giovanni sono:

« In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio ».

Che cosa è il Logos? E come era presso Dio? Prendiamo una volta l’inizio dell’Antico Testamento dove abbiamo questo Spirito davanti a noi, di cui è detto:

« E lo spirito divino si librava sulle acque. E lo spirito divino gridò: Sia la luce! E la luce fu ».

Teniamo fermo questo, e esprimiamo adesso in modo un po’ diverso. Ascoltiamo come lo spirito divino chiama la parola creatrice attraverso il mondo. Che cosa è la parola? In principio era il Logos, e lo spirito divino gridò, e accadde quello che lo spirito gridò. Cioè: nella Parola era la vita. Perché se non ci fosse stata vita dentro, non potrebbe essere accaduto. E che cosa accadde? È raccontato: « E Dio disse: Sia la luce! e la luce fu ».

Ora prendiamo di nuovo il Vangelo di Giovanni.

« In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio ».

Allora la Parola era confluita nella materia, era là così dire diventata la forma esterna della divinità.

« In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini ».

Così l’autore del Vangelo di Giovanni si collega direttamente al documento più antico, alla Genesi. Soltanto con altre parole indica lo stesso spirito divino. E allora ci chiarisce che è lo spirito divino che appare in Gesù di Nazareth. In questo l’autore del Vangelo di Giovanni è d’accordo con gli altri evangelisti: al battesimo di Giovanni di Gesù di Nazareth il Cristo nasce in Gesù di Nazareth, e Gesù di Nazareth prima dovette prepararsi a ciò.

Dobbiamo essere chiari su questo: tutto quello che ci è raccontato della vita di Gesù di Nazareth prima non è altro che una somma di esperienze che ci espongono la sua ascesa nei mondi superiori in incarnazioni precedenti, come egli aveva gradualmente preparato tutto quello che aveva in sé, nel suo corpo astrale, nel suo corpo eterico e nel suo corpo fisico, affinché finalmente potesse accogliere il Cristo.

L’autore del Vangelo di Luca addirittura esprime in parole piuttosto paradigmatiche che Gesù di Nazareth si preparò in ogni aspetto per questo grande evento, per la nascita del Cristo in lui. Quali siano le singole esperienze che lo condussero fino all’esperienza del Cristo, di questo domani parleremo. Oggi vogliamo ancora indicare come l’autore del Vangelo di Luca con una sola frase dice: colui che accolse il Cristo si preparò bene negli anni precedenti. Nel suo corpo astrale divenne così virtuoso, nobile e saggio come doveva diventare affinché il Cristo potesse nascere in lui. E anche il suo corpo eterico lo rese così maturo e il suo corpo fisico così morbido e bello, che il Cristo potesse stare in lui.

Bisogna soltanto intendere correttamente il Vangelo. Prendiamo il versetto 52 del secondo capitolo del Vangelo di Luca. Certamente come questo versetto sta nelle Bibbie ordinarie, non dirà quello che ho appena detto. Lì questo versetto 52 del secondo capitolo recita: « E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia presso Dio e gli uomini ». Si vorrebbe ancora legare un certo senso con ciò, se un tale uomo, come l’autore del Vangelo di Luca, di Gesù di Nazareth dice che cresceva in sapienza. Ma se allora come un evento importante racconta che cresceva in « età », questo non è senza ulteriori spiegazioni comprensibile, perché è pur sempre qualcosa che non ha bisogno di essere particolarmente evidenziato. Che ciò accada tuttavia indica che qui deve esserci qualcosa d’altro. Prendiamo una volta il versetto 52 del secondo capitolo nel testo originale:

xal ’Irjcrou? 7rpo£X07CT£V sv T9] aocpiqc xai Y]Xtx£a xod x<*PtTt Tcapa &SG> xal avO-pco7CQt<;.

Questo in realtà è il seguente: « Cresceva in sapienza », cioè egli formò il suo corpo astrale. Chi sa a cosa pensava lo spirito greco quando pensava alla parola yjXixia (helikia), può dirvi che qui si intende lo sviluppo che il corpo eterico attraversa, per cui la sapienza gradualmente diventa abilità. Sapete che il corpo astrale sviluppa le qualità che servono per un singolo uso; cioè si comprende una volta qualcosa e l’hai compreso. Il corpo eterico forma quello che sviluppa come abitudini, inclinazioni e abilità. Accade attraverso la costante ripetizione. Quello che è sapienza diventa abitudine. Lo si compie perché è diventato una seconda natura. Quindi questo significa il crescere in « maturità ». Proprio come il corpo astrale è cresciuto in sapienza, così il corpo eterico è cresciuto in nobili abitudini, in abitudini verso il bene, il nobile e il bello.

Il terzo, in cui Gesù di Nazareth cresceva, x<*Pl? (charis), è in realtà quello che si manifesta come bellezza e diventa visibile. Tutte le altre traduzioni non sono corrette. Dobbiamo tradurre che cresceva in « bellezza grazioso », che cioè anche il suo corpo fisico si formò bello e nobile:

« E Gesù cresceva in sapienza (nel suo corpo astrale), in mature inclinazioni (nel suo corpo eterico), e in bellezza grazioso (nel suo corpo fisico), così che era visibile presso Dio e gli uomini ».

Ecco la descrizione di Luca, che ci mostra come sapeva che colui che doveva accogliere il Cristo in sé dovette sviluppare al massimo l’espressione il triplo involucro, il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale.

In questo modo riconosceremo che nei Vangeli si può ritrovare quello che la scienza dello spirito, indipendentemente dai Vangeli, dice. In tal modo la scienza dello spirito è proprio una corrente culturale che ci riconquista i documenti religiosi, e questa riconquista non sarà soltanto un evento della conoscenza e della comprensione umana, bensì una conquista del sentimento e della comprensione, nel sentire e nella sensibilità. E una tale comprensione abbiamo particolarmente bisogno quando vogliamo comprendere questo evento, l’irruzione del Cristo nello sviluppo dell’umanità.

3°La quadruplice struttura dell'uomo

Kassel, 26 Giugno 1909

Coloro tra voi che hanno ascoltato più volte cicli di conferenze o comunque conferenze nel campo della scienza dello spirito da parte mia, hanno ricevuto una rappresentazione dei fatti dei mondi superiori da una o l’altra prospettiva tra le più diverse. E una o l’altra entità, uno o l’altro fatto ci si è presentato in un ambito o nell’altro ed è stato illuminato sempre da una o dall’altra prospettiva. Può accadere — e in particolare oggi desidero sottolineare questo affinché non nascano fraintendimenti — che, considerati superficialmente, esistano apparentemente contraddizioni quando questa o quella entità, questo o quel fatto viene illuminato una volta da una prospettiva e un’altra volta da un’altra prospettiva. Ma se osservate attentamente, scoprirete che proprio attraverso questa illuminazione da diverse prospettive i fatti complicati dei mondi spirituali possono diventare chiari. Ho dovuto dire questo perché oggi dovrò illuminare da una prospettiva nuova, almeno in parte, certi fatti che sono già noti alla stragrande maggioranza degli ascoltatori da una certa prospettiva. Proprio quando prendiamo il più profondo documento del Nuovo Testamento, il Vangelo secondo Giovanni, e leggiamo le parole significative con cui abbiamo concluso la nostra considerazione di ieri, allora diventa ben presto evidente che misteri quasi infiniti del divenire mondiale e del divenire umano si trovano già in queste prime parole del Vangelo di Giovanni. Forse avremo ancora l’occasione nel corso delle nostre considerazioni di mostrare perché i grandi rappresentanti degli eventi spirituali spesso esprimono proprio le grandi, ampie verità in forma breve e paradigmatica, come è avvenuto nei primi versi del Vangelo di Giovanni. Oggi vogliamo, in un modo diverso rispetto a ieri, tornare su certi fatti ben noti della scienza dello spirito e vedere come si manifestano a noi nel Vangelo di Giovanni. I fatti relativamente più semplici della scienza dello spirito dovranno essere il nostro punto di partenza.

Sappiamo che l’uomo, così come si presenta a noi nel suo stato quotidiano, si compone di quattro elementi: il corpo fisico, il corpo eterico o vitale, il corpo astrale e l’Io. Sappiamo che la vita quotidiana dell’uomo varia cosicché dalla mattina, quando si sveglia, alla sera, quando si addormenta, questi quattro elementi della sua natura rimangono uniti organicamente tra loro. Sappiamo che quando l’uomo dorme di notte, il corpo fisico e il corpo eterico giacciono nel letto, mentre il corpo astrale e il portatore dell’Io — l’Io brevemente — sono estratti dal corpo fisico e dal corpo eterico.

Ora dobbiamo renderci particolarmente chiari oggi. Quando abbiamo davanti un uomo nello stato di sviluppo attuale, abbiamo questa quaternità — corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e Io — come una necessità incastonata l’una dentro l’altra. Quando poi di notte vediamo questo uomo giacere nel letto e soltanto il corpo fisico e il corpo eterico vi giacciono, questo uomo nel letto ha, in certo qual modo, il valore di una pianta. Perché la pianta, come ci appare nel mondo esterno, consiste del corpo fisico e del corpo eterico o vitale; essa non ha in sé né corpo astrale né Io. Con questo si distingue dall’animale e dall’uomo. L’animale per primo ha un corpo astrale e soltanto l’uomo ha un Io in sé. Perciò possiamo dire: dalla sera alla mattina giaciono nel letto il corpo fisico e il corpo eterico dell’uomo; in quella condizione è come un essere simile a una pianta e eppure non come una pianta. Dobbiamo renderci questo chiar.

Se oggi esistesse un'entità libera, autonoma, che non avesse corpo astrale e non avesse Io, che consistesse soltanto di corpo fisico e corpo eterico, dovrebbe assomigliare a una pianta, dovrebbe essere una pianta. Ma l’uomo, quando giace nel letto, è cresciuto oltre il valore della pianta, perché nel corso dello sviluppo al suo corpo fisico e al suo corpo eterico ha aggiunto il corpo astrale, il portatore di piacere e dolore, gioia e sofferenza, istinti, desideri e passioni, e ha aggiunto il portatore dell’Io. Ma ogni volta che un membro superiore viene aggiunto a un'entità, tutto cambia anche nei membri inferiori di questa entità. Se si aggiungesse alla pianta, come ci si presenta oggi come entità nella natura, un corpo astrale, se un corpo astrale non soltanto circondasse la pianta, ma la penetrasse, allora ciò che nella sostanza vegetale vediamo penetrato dalla pianta dovrebbe diventare carne animale. Perché il corpo astrale che penetra trasforma proprio la pianta cosicché la sostanza diventa carne animale. E corrispondentemente simile la pianta dovrebbe essere trasformata se avesse in sé un Io nel mondo fisico. Perciò possiamo anche dire: quando abbiamo davanti un’entità che, come l’uomo, non ha soltanto il corpo fisico, ma membri invisibili, superiori, sovrasensibili della sua natura, i membri sovrasensibili si manifestano nei membri più bassi. Così come le vostre qualità interiori dell’anima si manifestano superficialmente nei vostri tratti fisionomici, nella vostra fisiognomia, così il vostro corpo fisico è anche un’espressione del lavoro del corpo astrale e dell’Io. E il corpo fisico non rappresenta soltanto se stesso, ma rappresenta anche un’espressione fisica dei membri fisicamente invisibili dell’uomo.

Così il sistema ghiandolare dell’uomo e tutto ciò che vi contiamo è un’espressione del corpo eterico nell’uomo. Tutto ciò che attribuiamo al sistema nervoso è un’espressione del corpo astrale, e tutto ciò che attribuiamo al sistema sanguigno è un’espressione del suo portatore dell’Io. Così nel corpo fisico stesso abbiamo di nuovo una quaternità da distinguere, e soltanto chi si dedica a una visione del mondo di rozza sensorialità può designare le diverse sostanze nel corpo fisico umano come equivalenti. Ciò che ci fluisce come sangue è diventato tale sostanza perché in questo uomo abita un Io. Il sistema nervoso è formato e di tal sostanza perché in noi si manifesta un corpo astrale. E il sistema ghiandolare è diventato così perché nel corpo umano c’è un corpo eterico. Se osservate questo, capirete facilmente che fondamentalmente l’essere umano dalla sera, quando l’uomo si addormenta, fino alla mattina, quando si sveglia, è un essere pieno di contraddizioni in sé. Si vorrebbe dire che dovrebbe essere una pianta, ma non lo è. Perché una pianta non ha nella sua sostanza fisica l’espressione del corpo astrale, il sistema nervoso, e nemmeno l’espressione dell’Io, il sistema sanguigno. Una tale entità fisica come quella dell’uomo, con il sistema ghiandolare, nervoso e sanguigno, può sussistere soltanto se in essa si trovano un corpo eterico, un corpo astrale e un Io.

Ora voi però come uomo, per quanto riguarda il vostro corpo astrale e il vostro Io, la notte abbandonate il vostro corpo fisico e il vostro corpo eterico. Potremmo dire che li abbandonate in modo vile, li rendete un’entità piena di contraddizioni in sé. Se non accadesse nulla di spirituale dal vostro addormentamento fino al vostro risveglio e voi soltanto estraeste il vostro corpo astrale e il vostro Io dal corpo fisico e dal corpo eterico, allora al mattino trovereste il vostro sistema nervoso e il vostro sistema sanguigno distrutti, perché questi non possono sussistere senza un corpo astrale e un Io in essi. Perciò accade, percettibile per la coscienza chiaroveggente, il seguente.

Nella stessa misura in cui l’Io e il corpo astrale si estraggono, il chiaroveggente vede come un Io divino e un corpo astrale divino entrano nell’uomo. In verità anche di notte, dall’addormentamento dell’uomo al suo risveglio, vi è un corpo astrale e un Io, o almeno un loro sostituto, nel corpo fisico e nel corpo eterico. Quando il corpo astrale dell’uomo si estrae, un corpo astrale più elevato entra nell’uomo per mantenerlo fino al risveglio, e così pure un sostituto per l’Io. Da ciò vedete che nella sfera della nostra vita, nella sfera della nostra esistenza, ci sono ancora altre entità all’opera di quelle che inizialmente si manifestano nel mondo fisico. Nel mondo fisico si manifestano i minerali, le piante, gli animali, gli uomini. Questi uomini sono inizialmente, nella nostra sfera fisica, le più alte entità. Soltanto loro hanno un corpo fisico, un corpo eterico, un corpo astrale e un Io.

Dal fatto che di notte il corpo astrale e l’Io si estraggono dal corpo fisico e dal corpo eterico, potete dedurre che il corpo astrale e l’Io hanno oggi una certa autonomia, che si separano e possono vivere separati per un certo tempo della giornata dal portatore fisico ed eterico.

Dunque nella notte si manifesta quanto segue. Così come il corpo fisico umano e il corpo eterico umano durante il giorno sono portatori dell’Io umano e del corpo astrale umano — cioè proprio dei membri più intimi dell’uomo —, di notte diventano portatori o templi di entità astrali e di Io più elevati. Ora vediamo diversamente ciò che giace nel letto, perché in esso è presente un’entità astrale, ma un’entità astrale divino-spirituale, ed è presente anche un Io, ma un Io divino-spirituale. Possiamo dire: mentre l’uomo dorme per quanto riguarda il suo corpo astrale e il suo Io, entità che appartengono pure al nostro ambito vitale vegliano in lui e mantengono eretto l’ordine della sua organizzazione, entità che entrano nel nostro corpo fisico e nel nostro corpo eterico quando noi li abbandoniamo.

Un fatto come questo può insegnarci molto; e in particolare, quando lo colleghiamo con certe osservazioni del chiaroveggente, può darci molti insegnamenti sulla sviluppo dell’uomo. Vogliamo proprio questo fatto della differenza tra veglia e sonno mettere in relazione con i grandi fatti dello sviluppo spirituale dell’uomo.

Benché il corpo astrale e l’Io dell’uomo appaiano come i membri più alti, come i più intimi della natura umana, tuttavia non si rivelano affatto come i più perfetti. Più perfetto del corpo astrale è già per un’osservazione superficiale il corpo fisico. Ho già anche sottolineato due anni fa come il corpo fisico dell’uomo ci appaia sempre più meraviglioso per quanto riguarda l’intera sua struttura, quanto più guardiamo dentro. Sulla struttura meravigliosa del cuore umano e del cervello umano non soltanto l’intelletto può soddisfare il suo sofisticato bisogno intellettuale di conoscenza quando l’esamina anatomicamente, ma colui che si accosta a esso con l’anima sente innalzato il suo sentimento estetico e morale quando può dire a se stesso quali disposizioni eccelse e sagge vi sono in questo corpo fisico.

Il corpo astrale non è ancora così avanti. È il portatore di piacere e dolore, istinti, desideri e godimenti e così via, e dobbiamo dire che l’uomo per quanto riguarda i suoi desideri afferra nel mondo tutte le cose che non servono affatto a promuovere le disposizioni sagge e artistiche del cuore o del cervello. Attraverso la sua ricerca di piacere l’uomo cerca di procurarsi soddisfazione attraverso cose che, come il caffè, sono veleni cardiaci o simili. Con questo fornisce la prova che il corpo astrale ha sete di piaceri che, per esempio, danneggiano le disposizioni sagge nel cuore umano: per decenni il cuore resiste a tali veleni cardiaci che l’uomo, dalla ricerca di piacere del suo corpo astrale, si procura. Da ciò potete vedere che il corpo fisico è più perfetto del corpo astrale. Anche se in futuro il corpo astrale sarà un giorno incomparabilmente più perfetto, oggi il corpo fisico è il più perfetto nel suo sviluppo. Questo proviene dal fatto che il corpo fisico è in verità il più antico tra i membri della natura umana. È la prova che è stato lavorato su questo corpo fisico molto tempo prima che la nostra terra sorgesse.

Ciò che la presente teoria della cosmogonia, nata da pure concezioni materialistiche, dice non è che una fantasia materialistica; sia che si chiami teoria di Kant-Laplace o qualche teoria più recente, non importa. Per comprendere la struttura esterna del nostro sistema mondiale, queste fantasie materialistiche sono certo utili, ma non valgono quando vogliamo comprendere quello che è superiore alle immagini esterne dei sensi.

La ricerca spirituale ci mostra che così come l’uomo va da incarnazione a incarnazione, anche un corpo mondiale come la nostra terra ha subito in tempi remotissimi altri stati, altre condizioni planetarie. Prima che la nostra terra divenisse, era in un altro stato planetario. Era quella che nella ricerca dello spirito si chiama la «luna antica». Non è la luna attuale, ma un antenato della nostra terra come entità planetaria. E così come l’uomo si è sviluppato da una precedente incarnazione a quella attuale, così la nostra terra si è sviluppata dalla luna antica alla terra. La luna antica è un'incarnazione precedente della terra. Di nuovo un’incarnazione precedente della luna antica è il sole, non il sole attuale, ma ancora un antenato della nostra terra attuale. E infine un antenato di questo sole antico è il Saturno antico. Questi stati precedenti ha attraversato la nostra terra: uno stato di Saturno, uno stato di sole, uno stato di luna. E ora è arrivata al suo stato terrestre.

Il primo germe del nostro corpo fisico è stato posto nel Saturno antico. Potremmo anche dire: nulla di tutto ciò che oggi circonda l’uomo, nulla del nostro regno animale attuale, del regno vegetale, nulla del nostro regno minerale attuale era presente su questo corpo mondiale remotissimo che designiamo come il Saturno antico — non come il Saturno attuale. Ma era presente su di esso il primo germe del corpo fisico umano attuale. Questo corpo fisico umano esisteva in una manera completamente diversa da oggi. Era allora presente in uno stato di germe primordiale, e poi si sviluppò durante lo sviluppo di Saturno. E quando questo era terminato, il Saturno antico passò attraverso una sorta di notte mondiale, come l’uomo attraversa un Devachan, per giungere a una nuova incarnazione. E poi il Saturno antico divenne sole.

Come la pianta sorge dal germe, così il corpo fisico umano sorse di nuovo sul sole antico. Gradualmente questo corpo fisico umano fu penetrato da un corpo eterico o vitale, in modo che sul sole al germe iniziale del corpo fisico si aggiunse il corpo eterico o vitale. L’uomo non era una pianta, ma aveva il valore di una pianta. Consisteva di corpo fisico e corpo eterico, e la sua coscienza allora era simile alla coscienza del sonno o simile a quella che la massiccia coperta vegetale del mondo fisico attorno a noi ha oggi. L’esistenza solare giunse al termine; di nuovo venne una notte mondiale, o se così vogliamo dire, un Devachan mondiale. Dopo che il sole passò attraverso questo Devachan mondiale, si trasformò nello stato di luna antica.

Di nuovo germogliano quelle parti della natura umana che erano già presenti su Saturno e sul sole: il corpo fisico umano e il corpo eterico umano. E durante lo sviluppo di luna si aggiunse il corpo astrale. Ora l’uomo aveva corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale. Da ciò vedete che il corpo fisico, dopo essere sorto su Saturno, su luna era già nel suo terzo stato. Il corpo eterico si era aggiunto sul sole, ora era elevato a un secondo livello di perfezione. Il corpo astrale, che era appena stato aggiunto, su luna stava al suo primo livello.

Ora su luna accade qualcosa che non poteva accadere durante Saturno e il sole. Mentre lo sviluppo di Saturno e del sole contenevano l’uomo come un'entità relativamente unitaria, in un certo stato dello sviluppo della luna antica si verificò quanto segue. L’intero corpo mondiale si divise in due membra: in un sole e in un pianeta secondario di questo sole, nella luna. Mentre dunque durante lo sviluppo di Saturno possiamo parlare di uno sviluppo planetario, e così pure del sole, durante la luna parliamo di uno sviluppo soltanto nel primo periodo di questo sviluppo di luna. Questo accade perché all’inizio tutto ciò che è la nostra terra, il sole e la luna, era in questo unico corpo mondiale antico in uno stato insieme. Poi sorgono due corpi. Ciò che sorge come sole non è il nostro sole, né è il sole antico di cui abbiamo parlato prima. È uno stato particolare che si separò dal Saturno antico come uno stato di sole, e accanto sorge un pianeta, che si trova al di fuori di questo sole, che orbita intorno a questo sole, che noi di nuovo chiamiamo la «luna antica». Qual è dunque il senso di questa divisione del nostro predecessore terrestre durante lo sviluppo della luna antica?

Il senso di questa divisione è che col sole che si separò, le entità superiori e le sostanze più fini uscirono dalla massa intera, uscirono come sole. Le sostanze più grossolane e le entità inferiori rimasero indietro con la luna antica. Così abbiamo ora durante lo sviluppo della luna antica, invece di un corpo mondiale, due corpi: un corpo solare che ospita entità superiori, e un corpo lunare che ospita entità inferiori. Se il tutto fosse rimasto insieme e la divisione non fosse accaduta, allora certe entità che si sviluppavano sul luna separata non avrebbero potuto seguire il ritmo dello sviluppo delle entità solari. Non erano mature per questo. Dovevano quindi separare le sostanze più grossolane e crearsi uno scenario separato. Ma nemmeno le entità superiori avrebbero potuto rimanere unite a queste sostanze più grossolane; questo avrebbe impedito il loro progresso più veloce. Avevano bisogno anche loro di uno scenario speciale dello sviluppo, e questo era il sole.

Consideriamo ora le entità che si trovano sul sole antico dopo la divisione, e quelle che abitano la luna antica dopo la divisione. Sappiamo che durante lo stato di Saturno il corpo fisico umano è stato ordinato, che sul sole si è aggiunto il corpo eterico, e sulla luna il corpo astrale. Ora questi esseri umani, o se così possiamo dire, questi uomini primordiali erano sulla luna in verità andati con la luna separata. Erano proprio loro che non potevano seguire il ritmo veloce dello sviluppo delle entità solari, quelle entità che si erano separate col sole e che ora vivevano entro le sostanze più fini e la materia sul sole. Quindi anche questi esseri umani si fecero più grossolani durante lo sviluppo di luna. Troviamo quindi durante lo sviluppo di luna l’uomo in uno stato in cui consiste di corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale. Aveva quindi quel livello dello sviluppo che l’animale attuale ha. Anche l’animale ha corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale. Ma non dovete immaginarvi che l’uomo sulla luna antica fosse veramente un animale. La forma dell’uomo sulla luna antica appariva completamente diversa dall’animale terrestre attuale. Vi apparirebbe molto fantastica se la descrivessi. Così troviamo per così dire sul questa luna antica predecessori del nostro attuale uomo che avevano corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale, e che, dopo che il tutto si era separato dal sole, questi membri si indurirono, diventando più grossolani di quanto sarebbe accaduto se fossero rimasti presso il sole.

Ma ciò che si era separato col sole aveva anche subito questo triplice sviluppo: sviluppo di Saturno, di sole e di luna. Solo che tutto questo seguiva per così dire la direzione del sole, mentre i predecessori degli uomini seguivano la direzione della luna. In queste entità che andavano col sole, possiamo ugualmente distinguere una triplice natura che procede in modo del tutto parallelo alla triplice natura dell’uomo. Anche sul sole c’erano entità che avevano raggiunto una sorta di tre membri. Solo che, invece che questi tre membri fossero spinti alla grossolanità dopo la separazione, i tre membri ora giungevano al raffinamento. Immaginatevi il processo così: dopo la separazione gli antenati umani diventano entità più grossolane di prima, si induriscono. Le entità corrispondenti sul sole invece si raffinano. Ciò che è diventato dell’uomo dal fatto che durante lo sviluppo di luna ha ricevuto un corpo astrale, lo porta in un certo modo al livello dell’animalità. Le entità che non ne partecipano, che si tirano sulle sostanze più fini al sole, si raffinano. Come quindi l’uomo sulla luna si indurisce, così sorgono sul sole entità di alta spiritualità. Questa spiritualità è designata nella scienza dello spirito come l’immagine speculare di ciò che si sviluppò sulla luna.

L’uomo sulla luna si sviluppò per così dire al valore dell’animale, benché non fosse animale. Ora si è sempre avuto motivo, dove emerge l’animalità, di distinguere animali di diversi livelli. Gli uomini-animali sulla luna si presentavano in tre livelli essenzialmente diversi, che nella scienza dello spirito sono designati come il livello del «Toro», del «Leone» e dell’«Aquila». Questi sono come la tipificazione della animalità.

C’erano dunque sulla luna antica tre diverse raggruppamenti: uomini-Toro, uomini-Leone e uomini-Aquila. Benché di certo non possiamo designare con questi nomi gli animali attuali Toro, Leone e Aquila, è tuttavia in certa misura la natura degradata di quegli uomini primordiali, che sulla luna deve essere designata come uomini-Leone, è espressa nei felini. E nel carattere degli ungulati è espressa la natura degradata di quegli uomini che si designavano come uomini-Toro, e così via. Questa era la natura grossolanizzata dopo uno sviluppo tripartito. Ma sul sole c’erano gli equivalenti spirituali di questo. C’erano anche lì tre gruppi. Mentre lo sviluppo dell’astrale sulla luna formava questi tre diversi uomini-animali, sorgevano i corrispondenti uomini spirituali sul sole, e cioè come entità angeliche, entità spirituali, che sono anche designate — ora però come equivalenti spirituali — come Leone, Aquila e Toro. Così se guardate verso il sole, avete entità spirituali, del che potete dire: esse mi rappresentano le belle, saggie immagini originarie! E sulla luna antica avete qualcosa come immagini indurite di ciò che è lassù sul sole. Ma c’è ancora qualcosa che riposa dietro come un mistero.

Questi immagini in basso sulla luna non sono senza una connessione con i loro equivalenti spirituali sul sole. Lì abbiamo sulla luna antica un gruppo di uomini primordiali, gli uomini-Toro, lassù sul sole un gruppo di entità spirituali, che si designano come gli spiriti-Toro, ed esiste una connessione spirituale tra immagine originaria e immagine riflessa. Perché l’anima di gruppo è l’immagine originaria e agisce come immagine originaria sulle immagini riflesse. Le forze escono dall’anima di gruppo e dirigono in basso l’immagine: lo spirito-Leone dirige le entità che sono come uomini-Leone sua immagine riflessa, lo spirito-Aquila gli uomini-Aquila e così via. Se questi spiriti che sono lassù fossero rimasti uniti con la terra, fossero rimasti legati alle loro immagini, avessero dovuto abitare nelle loro immagini riflesse, non avrebbero potuto muoversi, non avrebbero potuto esercitare le forze che dovevano esercitare per il bene e lo sviluppo delle immagini. Dovevano dire a se stessi: ora dobbiamo prenderci cura in uno stile più elevato di ciò che deve svilupparsi sulla luna! Lo spirito-Toro diceva a se stesso: devo prendermi cura degli uomini-Toro. Sulla luna in basso non posso trovare per il mio proprio avanzamento le condizioni. Per questo devo abitare sul sole e dalla luna devo mandare giù le mie forze agli uomini-Toro. — Così era per lo spirito-Leone e così per lo spirito-Aquila.

Così è il senso dello sviluppo. Certe entità avevano bisogno di uno scenario più elevato di quello delle entità che erano per così dire la loro immagine fisica. Queste immagini fisiche avevano bisogno di uno scenario inferiore, minore. Affinché le entità spirituali potessero agire, dovevano tirarsi sul sole e da fuori mandare giù le loro forze. Così vediamo che da una parte uno sviluppo scende per così dire, dall’altra parte uno sviluppo sale.

Ora lo sviluppo della luna antica prosegue. Per il fatto che le entità spirituali agiscono dall’esterno sulle loro immagini, spiritualizzano la luna, in modo che più tardi possa di nuovo unirsi al sole. Le immagini originarie prendono di nuovo le immagini riflesse, per così dire le assorbono. Si forma di nuovo un Devachan mondiale, una notte mondiale. — Questo si chiama anche «Pralaya», mentre quei stati come Saturno, Sole, Luna si chiamano «Manvantara». — Dopo questa notte mondiale dal buio del grembo del mondo sorge il nostro stato terrestre, che è destinato a condurre l’uomo così lontano che possa aggiungere al corpo fisico, eterico e astrale ancora l’Io o il portatore dell’Io.

Ma ora tutto ciò che si era sviluppato prima deve essere di nuovo ripetuto. Questa è una legge cosmica: quando deve sorgere uno stato più elevato, deve prima essere ripetuto ciò che era precedentemente. Così all’inizio la terra dovette ancora di nuovo attraversare il vecchio stato di Saturno. Di nuovo si sviluppò come da un germe mondiale la prima struttura del corpo fisico. Poi viene una ripetizione dello stato di sole e una ripetizione dello stato di luna.

Sole, terra e luna sono ancora uniti in un corpo. Poi si verifica una ripetizione di ciò che era precedentemente già accaduto: il sole si separa di nuovo. Di nuovo vanno con il sole quelle entità superiori che hanno bisogno di questo scenario più elevato dello sviluppo. Portano con sé le sostanze più fini, affinché possano fondare il loro scenario mondiale proprio in esse. Così dalla terra, che allora ancora aveva la luna nel suo corpo, si separa il sole e porta con sé quelle entità che sono mature per trovare il loro ulteriore avanzamento sul sole. Potete immaginare che tra queste entità soprattutto c’erano quelle che precedentemente avevano funzionato come le immagini originarie. Tutte queste entità che durante il tempo della luna antica avevano raggiunto la giusta maturità progredirono e di conseguenza non potevano più abitare nelle sostanze e nelle entità più grossolane che la terra più luna possedevano. Dovevano separarsi, dovevano fondare una nuova esistenza sul nuovo sole, il sole attuale.

Quali erano queste entità? Erano i discendenti di quelle entità che già sul sole durante lo stato della luna antica si erano sviluppate come spirito-Toro, spirito-Leone e spirito-Aquila. E i più elevati, i più avanzati tra loro, erano coloro che avevano riunito la natura di Aquila, Leone e Toro in un’unità armonica. Le entità spirituali più avanzate che ora presero dimora sul sole erano quelle entità che si possono designare come «immagini originarie-umani», come «uomini-spirituali» nel vero senso. Così immaginatevi che tra quelle entità spirituali che durante il tempo della luna antica sul sole si trovavano come spirito-Toro, spirito-Aquila, spirito-Leone, ce ne fossero che avevano raggiunto un livello più elevato dello sviluppo. Sono gli autentici uomini-spirituali, che ora principalmente occupano la loro dimora sul sole. Sono per così dire equivalenti spirituali di ciò che si sviluppa in basso sulla terra separata più luna. Ma in basso si sviluppano i discendenti di quelle forme che erano sulla luna antica. Ora potete immaginare: poiché già sulla luna antica in un certo senso era avvenuta un’addensamento, un indurimento di queste entità, così i discendenti di queste entità della luna antica dovevano apparire ora ancor più con la tendenza alla addensamento, all’indurimento, all’essiccamento. Per la parte separata che allora conteneva terra più luna, entra in verità un tempo triste e desolato. Lassù sul sole uno sviluppo sempre più fresco e vivido, una vita sempre più piena — in basso sulla terra tristezza, desolazione, sempre più un’indurimento che emerge.

Ora accadde qualcosa che soltanto ha reso possibile l’ulteriore sviluppo: ciò che il luna attuale è si separò dal corpo mondiale comuni terra più luna, e ciò che oggi è la terra rimase indietro. Con questo uscirono le sostanze più grossolane, che avrebbero spinto la terra in una completa indurimento, e la terra fu liberata da ciò che l’avrebbe portata a una completa desolazione.

All’inizio del nostro sviluppo terrestre la terra era unita al sole attuale e alla luna attuale. Se la terra fosse rimasta presso il sole, l’uomo non avrebbe mai potuto arrivare allo sviluppo attuale; non avrebbe potuto stare al passo con uno sviluppo come quello che gli esseri sul sole richiedevano. Lassù non si sviluppò l’uomo come vive sulla terra; lassù si sviluppò un’immagine originaria spirituale dell’uomo, dal che fondamentalmente l’uomo attuale, come ci si presenta nella forma fisica, è soltanto un’immagine riflessa. Ma d’altro canto, se la luna fosse rimasta sulla terra, l’uomo gradualmente si sarebbe disseccato, sarebbe stato mummificato e non avrebbe trovato possibilità di sviluppo sulla terra. La terra sarebbe diventata un corpo mondiale desolato e secco. Invece dei corpi umani come sono oggi sulla terra, sarebbe sorto qualcosa di simile a monumenti morti, che come uomini disseccati sarebbero cresciuti dal suolo terrestre. Ciò fu impedito dal fatto che la luna si separò e con le sostanze più grossolane andò nello spazio cosmico. Con ciò sulla terra sorse la possibilità che a ciò che nei discendenti delle forme della luna antica era presente come corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale, si aggiunse in modo corrispondente l’Io, così che l’uomo proprio attraverso questo potette esperire la fecondazione con l’Io, in quanto le forze del sole e della luna agivano dall’esterno e lì si mantenevano in equilibrio.

Sulla terra l’uomo trovò il suo ulteriore sviluppo. Ciò che era venuto dalla luna antica rappresentava in un certo aspetto uno sviluppo verso il basso, in uno stato inferiore. Ma ora ricevette un nuovo stimolo, un impulso verso l’alto. Durante tutto questo tempo le entità spirituali corrispondenti che si erano separate col sole continuavano a svilupparsi sempre più.

Cosa era diventato possibile dal fatto che la luna si era separata dalla terra? Potete facilmente immaginarlo se usate un paragone. Immaginate di avere davanti un blocco di ferro duro, e diciamo che siamo persone di media forza muscolare. Bussando e bussando vogliamo battere l’ferro per allargarlo, ma non riusciamo a dargli forma. Solo quando liquifichiamo la sostanza con il calore la possiamo forgiare. Qualcosa di simile era accaduto alla terra, dopo che le sostanze più grossolane erano andate via col luna. Ora gli esseri terrestri potevano essere formati. Ora intervennero di nuovo quelle entità che avevano la loro dimora sul sole, e che già durante lo stato della luna antica dal sole erano intervenute sulla luna antica come anime di gruppo. Prima della separazione della luna le sostanze erano troppo dense. Ora queste entità che avevano la loro dimora sul sole si affermavano, si affermavano come forze che formavano e plasmavano gradualmente l’uomo nella sua forma attuale.

Consideriamo questo un po’ più attentamente. Immaginate di potervi mettere su questo antico corpo mondiale che consisteva di terra più luna. Lì avreste visto fuori il sole. Se foste stati anche chiaroveggenti, avreste visto le entità spirituali che abbiamo descritto prima. Sulla terra avreste visto una sorta di indurimento, di desolazione, e avreste potuto dirvi: tutto intorno a noi è desolazione. Tutto sembra morto sulla terra. Le forze del sole non possono guadagnare influenza su ciò che si sta preparando a diventare un grande campo di cadaveri terrestri. — E poi avreste provato come la massa lunare si separava dalla terra. Morbide e formabili e plastiche sarebbero diventate le sostanze della terra, e allora avreste potuto dirvi: tutto è diventato formabile e plastico; le forze che scendono dal sole trovano ora di nuovo la possibilità di agire. Avreste visto come gli spiriti-Toro potevano di nuovo guadagnare influenza sugli esseri umani che erano immagini di questi spiriti-Toro, e così pure per gli spiriti-Leone e per gli spiriti-Aquila. E avreste detto: fuori c’è la luna. Ha attenuato la sua influenza dannosa perché è uscita e ora agisce solo da lontano. Con ciò ha reso la terra capace affinché le entità spirituali possano di nuovo agire su di essa.

Domani vedremo quale immagine si presenta al chiaroveggente quando segue dalla Cronaca dell’Acasha le immagini più lontane nello sviluppo del passato.

Guardiamo indietro allo stato antico di Saturno e diciamo a noi stessi: lì è stata formata la prima struttura del corpo fisico dell’uomo. Ciò che oggi vediamo come la forma della corporalità fisica sorse per la prima volta su Saturno come da un caos mondiale. Poi venne lo stato di sole. Alla prima forma del corpo fisico si aggiunse il corpo eterico. Sulla luna antica si aggiunse l’elemento astrale, sia negli esseri che si svilupparono sulla luna separata che negli spiriti sulla sole separata. Sulla luna vivono le immagini riflesse al livello animale, sul sole vivono le immagini originarie spirituali. Sulla terra infine si è gradualmente formato uno stato in cui l’uomo è diventato capace di ricevere di nuovo in sé ciò che durante lo sviluppo di luna si è sviluppato come elemento astrale sul sole e che ora agiva in lui come forza. E ora seguiamo questi quattro stati come ci sono descritti nel Vangelo di Giovanni.

Quella alta forza che dal caos mondiale durante lo sviluppo di Saturno fornisce il germe spirituale della forma umana fisica, il redattore del Vangelo di Giovanni la chiama il «Logos». Ciò che sul sole si aggiunse e si uní a ciò che era sorto su Saturno, egli lo chiama la «Vita» — che noi in modo corrispondente chiamiamo il corpo eterico o il corpo vitale. Ciò che sulla luna si aggiunse, egli lo chiama la «Luce», perché è la luce spirituale, la luce astrale. Questa luce astrale produce sulla luna separata un indurimento, sul sole stesso una spiritualizzazione. Ciò che era sorto come spiritualizzato poteva continuare a svilupparsi e effettivamente si sviluppò. E quando il sole si separò nuovamente sulla terra, allora ciò che si era sviluppato al terzo livello brillava negli uomini. Ma l’uomo non era ancora capace di vedere ciò che brillava dal sole. Modellava l’uomo, agiva come forza, ma l’uomo non poteva vederlo.

Ciò che abbiamo così chiarito come l’essenza dello sviluppo di Saturno, l'enuciamo ora con le parole del Vangelo di Giovanni:

«In principio era il Logos.»

Ora andiamo al sole. Se enuciamo la realtà come ciò che era sorto su Saturno si sviluppò ulteriormente sul sole, diciamo: Si aggiunse il corpo eterico:

«E il Logos era la Vita.»

Sulla luna si aggiunse l’essere astrale, sia nel tipo corporeo che in quello spirituale:

«Nel Logos vivificato è diventata la Luce.»

La luce si sviluppa ulteriormente. Da un lato verso la luce chiaroveggente, quando il sole si separò dalla terra; d’altro canto, con l’uomo, verso le tenebre. Perché quando dovette ricevere la luce, lui che era le tenebre non l’intese.

Così leggiamo, quando illuminiamo il Vangelo di Giovanni dalla Cronaca dell’Acasha, nel modo seguente sullo sviluppo mondiale:

In principio, durante lo sviluppo di Saturno, tutto era sorto dal Logos. Durante lo sviluppo del sole era nel Logos la Vita. E dal Logos vivificato, durante lo sviluppo di luna, è sorta la Luce. E dal Logos brillante-vivificato, durante lo sviluppo terrestre sul sole, è sorta la Luce in una forma elevata; gli uomini però in uno stato di tenebre.

Dal sole brillavano le entità che erano gli spiriti-Toro, Leone, Aquila e uomini-spirituali avanzati come luce sui corpi umani che si formavano sulla terra.

Questi però erano le tenebre e non potevano intendere la luce che brillava giù. - Solo che non dobbiamo immaginarvi sotto questo la luce fisica, ma la luce che era la somma delle radiazioni delle entità spirituali, degli spiriti-Toro, Leone, Aquila e uomini-spirituali, che erano il proseguimento dello sviluppo spirituale della luna. - Ciò che fluiva giù era la luce spirituale. Gli uomini non potevano riceverla, non l'intendevano. Erano promossi nel loro intero sviluppo, ma senza avere una coscienza di ciò: «La luce brillò nelle tenebre, ma le tenebre non potevano intendere la luce.»

Così paradigmaticamente il redattore del Vangelo di Giovanni presenta queste grandi verità. E coloro che sapevano questo furono sempre chiamati i «servitori» o «sacerdoti del Logos come era fin dal principio». Un tale sacerdote o servitore del Logos così com’era fin dal principio è colui che parla. Nel Vangelo di Luca troviamo fondamentalmente esattamente lo stesso nell’introduzione. Provate una volta a leggere con corretta comprensione ciò che il redattore del Vangelo di Luca dice. Vuole fornire informazioni sulle cose che dall’inizio sono accadute, «come ce le hanno trasmesse coloro che da principio le videro e furono servitori della parola».

Crediamo che servitori della parola o del Logos abbiano scritto questi documenti. Impariamo a crederlo quando dalla nostra stessa ricerca spirituale vediamo come stavano le cose, quando vediamo come attraverso Saturno, Sole e Luna il nostro sviluppo terrestre diventa comprensibile. Quando poi nelle parole ampie del Vangelo di Giovanni e nelle parole del Vangelo di Luca vediamo che questo possiamo trovare indipendentemente da ogni documento, allora impariamo questi documenti di nuovo a stimare. E diciamo a noi stessi: Essi sono per noi una prova che sono stati scritti da coloro che potevano leggere nel mondo spirituale, e sono per noi un mezzo di intesa con coloro che vivevano nel passato remoto. Li guardiamo in un certo senso negli occhi e diciamo: Vi riconosciamo! - in quanto troviamo ciò che essi hanno conosciuto riscoperto nella scienza dello spirito.

4°Le entità delle gerarchie e i regni della Terra

Kassel, 27 Giugno 1909

La considerazione di ieri ha preso il suo punto di partenza dal fatto che nella vita quotidiana dell’uomo si verifica un tale cambiamento di stati: l’uomo durante la notte, dalla sera quando si addormenta fino alla mattina quando si sveglia, ha il suo corpo fisico e il suo corpo eterico o corpo vitale nel letto, e al di fuori del letto è presente ciò che chiamiamo corpo astrale e Io. Nello stesso tempo, però, abbiamo dovuto sottolineare che ciò che rimane nel letto — corpo fisico e corpo eterico — non potrebbe continuare a esistere se non si infiltrassero un’astralità divino-spirituale e un Io divino-spirituale. In altre parole: il cambiamento in questi stati della vita umana quotidiana consiste nel fatto che l’uomo la sera, quando si addormenta, abbandona il suo corpo fisico e il suo corpo eterico con il suo Io umano e il suo corpo astrale umano. In questo corpo fisico e corpo eterico si insediano invece entità astrali divino-spirituali ed entità Io divino-spirituali. Nel tempo di veglia è così: l’uomo stesso con il suo corpo astrale e il suo Io riempie il suo corpo fisico e il suo corpo eterico. Questo era l’uno dei punti che abbiamo collocato in primo piano nella nostra considerazione di ieri.

L’altro invece era ciò che abbiamo ottenuto attraverso una considerazione esauriente di tutta la nostra evoluzione umana attraverso le precedenti incarnazioni della Terra — Saturno, Sole, Luna — fino a oggi. Abbiamo inoltre discusso particolari da questa considerazione esauriente. Ne è risultato che per quanto riguarda il progresso del nostro pianeta Terra si è verificata una scissione sin dallo sviluppo lunare: certe entità, che avevano bisogno di sostanze inferiori e più grossolane per il loro ulteriore sviluppo, si staccarono con l’antica Luna, mentre si staccarono come una forma più antica dello sviluppo solare entità superiori di natura più spirituale. Abbiamo poi visto come entrambe le parti si ricongiunsero in seguito, come insieme passarono attraverso un Devachan o Pralaya cosmico, e poi giunsero all’evoluzione terrestre. Questa evoluzione terrestre si è svolta a sua volta cosicché si verificò una ripetizione della scissione solare: per un certo tempo abbiamo la Terra più la Luna come un corpo più grossolano e denso, e il Sole con entità superiori e più elevate come un corpo separato più sottile. Abbiamo visto che la Terra, se fosse rimasta unita alla sostanza lunare, avrebbe dovuto diventare desolata e indurirsi; tutta la vita su di essa sarebbe scomparsa, o per dire meglio, sarebbe stata mumificata. A un certo momento doveva essere la Luna, con ciò che contiene oggi, a essere scagliata fuori dall’evoluzione terrestre. Così con ciò che doveva svilupparsi come essenza umana, si verificò un processo di ringiovanimento. Abbiamo visto come le entità elevate che avevano preso il loro progresso sul Sole non potessero agire sulle sostanze umane e le essenze umane, prima che la Luna si staccasse; potessero però poi agire di nuovo in modo ringiovanente su di esse, cosicché il vero sviluppo dell’umanità divenne possibile solo dal momento in cui la Luna si separò dalla Terra. Questa scissione lunare significa qualcosa di straordinariamente importante per l’intera evoluzione, e vogliamo considerarla oggi ancora più da vicino. Ma innanzitutto vogliamo solo attirare l’attenzione su come i due punti di partenza della nostra considerazione di ieri si chiudano insieme. Osserviamo l’uomo come si presenta a noi nella vita diurna. Là è un’entità composta di corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e Io. Ora osserviamo l’uomo durante il suo sonno notturno, quando, per quanto riguarda il corpo fisico e il corpo eterico, è sdraiato nel letto. Là la coscienza chiaroveggente vede come entità superiori si insediano nel corpo fisico e nel corpo eterico. Chi sono queste entità? Sono appunto le entità di cui abbiamo potuto dire che hanno generalmente il loro campo d’azione sul Sole. Questo non è impossibile. Solo chi immagina tutto lo spirituale in modo fisico e vorrebbe applicare tutto il fisico alle rappresentazioni di entità spirituali, costui solo potrebbe dire: Come possono le entità solari, che abitano il Sole, insediarsi di notte nel corpo fisico e nel corpo eterico umano? — Per entità che si trovano a un’altezza così elevata da abitare il Sole, non valgono le stesse condizioni spaziali di quelle che si trovano nel mondo fisico. Tali entità possono benissimo abitare il Sole e tuttavia inviare le loro forze di notte nel corpo fisico dell’uomo. Possiamo quindi dire: Di giorno l’uomo è sveglio, cioè abita il suo corpo fisico e il suo corpo eterico. Di notte egli dorme, cioè è al di fuori del suo corpo fisico e del suo corpo eterico. Gli dèi o altre entità non terrene vegliano nei confronti del corpo fisico e del corpo eterico dell’uomo durante la notte. Anche se questo è in parte un modo di dire figurato, è tuttavia perfettamente esatto. Sappiamo quindi da dove vengono le entità che devono insediarsi nel nostro corpo fisico e nel nostro corpo eterico durante la notte. E così questi due punti si chiudono insieme per noi.

Ma subito vedremo che queste entità hanno importanza non solo per la vita notturna: gradualmente acquisiscono importanza anche per la vita diurna. Innanzitutto, però, per farci un’idea chiara del significato complessivo dell’uscita della Luna dall’evoluzione terrestre, dobbiamo considerare ancora qualcos’altro. Vogliamo considerare oggi anche le altre entità che ci circondano, per quanto riguarda il modo in cui si sono originate.

Se guardiamo indietro ancora una volta a Saturno, possiamo dire: questo Saturno è composto solo di esseri umani. Non c’è ancora alcun regno animale, alcun regno vegetale e alcun regno minerale su di esso. L’intera sfera saturniana è composta solo dai primi rudimenti umani. Come una mora è composta da singoli acini, così Saturno era composto da esseri umani. E ciò che apparteneva a Saturno lo circondava e agiva su Saturno dalla circonferenza. Ci chiediamo ora: da dove è venuto ciò che ha dato all’uomo sull’antico Saturno il primo rudimento del suo corpo fisico? In un certo senso possiamo dire che è venuto da due lati. Entità spirituali superiori hanno riversato innanzitutto la loro propria sostanza. Un grande sacrificio si è compiuto sull’antico Saturno, e le entità che hanno compiuto questo sacrificio le chiamiamo nel senso dell’esoterica cristiana i «Troni». È difficile che il pensiero umano e persino la chiaroveggenza umana si presumano di penetrare nel quell’elevato sviluppo che i Troni dovevano attraversare prima di essere capaci di sacrificare ciò che poteva formare il primo rudimento del corpo fisico umano. Cerchiamo di comprendere un poco che cosa significhi un tale sacrificio.

Quando osservate l’essere per voi più noto, l’uomo, così come è oggi, potrete dire: l’uomo, come è oggi, esige certe cose dal mondo e dà certe cose al mondo. Goethe l’ha riassunto molto bene nelle parole: «La vita umana trascorre nella metamorfosi tra il ricevere e il dare.» L’uomo non deve solo prendere il nutrimento fisico dal mondo esterno, ma anche il suo intelletto deve attingere il suo nutrimento dal mondo esterno. Così cresce e ottiene ciò di cui ha bisogno per il suo proprio sviluppo. Ma sviluppa anche capacità di dare a sua volta ciò che sviluppa in idee e sentimenti e infine in amore. Prende qualcosa dal mondo e dà qualcos’altro all’ambiente circostante; così le sue capacità diventano sempre più alte. Diventa un uomo intelligente e intellettuale, può sviluppare concetti che può sacrificare alla vita comune dell’umanità. L’uomo sviluppa sentimenti e sensazioni che si trasformano in amore, e quando offre questi sentimenti e sensazioni ai suoi simili, allora anima le sue creature. Abbiamo solo bisogno di evocare nella nostra mente come l’amore può agire in modo vivificante sulle creature, come colui che è veramente capace di versare amore sui suoi simili, attraverso il suo amore solo può vivificare, confortare ed elevare. Così l’uomo ha il dono di sacrificare qualcosa. Ma per quanto molto possiamo acquisire per quanto riguarda tale possibilità di sacrificio, è poco rispetto a quello dei Troni. Lo sviluppo però consiste nel fatto che un essere gradualmente acquisisce sempre di più la capacità di sacrificare, fino a che infine è capace di sacrificare la propria sostanza e la propria essenza; e lo sente come la massima beatitudine, il dare quello che ha sviluppato come materia e sostanza.

Ci sono entità così elevate che ascendono a uno stadio più alto dell’esistenza attraverso il fatto che sacrificano la loro propria sostanza. Naturalmente una mente materialista dirà ancora una volta: Se entità sono arrivate così lontano che sacrificano la loro propria sostanza, come possono allora ascendere a uno stadio più alto? Là si sacrificano loro stesse, là non rimane più nulla di loro! — Questo è quello che dice la mente materialista, perché non può comprendere che esiste un’esistenza spirituale: un tale essere rimane quando, a sua volta, restituisce ciò che ha gradualmente acquisito. I Troni erano su Saturno a un tale livello che potevano riversare la sostanzialità che si erano appropriati durante lo sviluppo precedente. Così salgono loro stessi a uno stadio più elevato dello sviluppo. E ciò che fluiva dai Troni, come quello che il ragno estrae da sé per tessere la sua ragnatela, era inizialmente la base per formare il corpo fisico umano. Poi venne un altro tipo di entità — non così elevate come i Troni — che chiamiamo gli «Spiriti della Personalità» o le «Forze primordiali», gli «Archai» nel senso dell’esoterica cristiana. Questi Spiriti della Personalità elaboravano ciò che era fluito dai Troni. E dal lavoro congiunto di questi due tipi di entità sorse il primo rudimento del corpo fisico umano.

Per lunghi periodi di tempo questo primo rudimento del corpo fisico umano fu elaborato. Poi arrivò, come abbiamo già menzionato ieri, una notte cosmica o un Devachan cosmico, e si formò la seconda incarnazione della Terra, lo stadio solare. Gli uomini sorsero di nuovo, altre entità spirituali arrivarono ora: furono gli «Spiriti del Fuoco» o «Arcangeli» nel senso dell’esoterica cristiana, e gli «Spiriti della Saggezza» o «Kyriotetes». Questi dovevano ora occuparsi principalmente dell’ulteriore sviluppo di ciò che era riapparso come corpo fisico umano. E ora gli Kyriotetes, le Dominazioni o Spiriti della Saggezza, potevano sacrificare la loro sostanzialità, e ciò che chiamiamo il corpo eterico fluì nel corpo fisico. L'elaborarono insieme con gli Spiriti della Personalità, gli Spiriti del Fuoco o Arcangeli. Così l’uomo divenne allora un’entità del valore della pianta. Possiamo dire: su Saturno l’uomo aveva il valore del nostro minerale. I nostri minerali hanno solo un corpo fisico. Su Saturno anche l’uomo aveva solo un corpo fisico; perciò era ancora nell’esistenza minerale. Sul Sole l’uomo aveva il valore della pianta; aveva un corpo fisico e un corpo eterico.

Ora viene qualcosa che dobbiamo farci nostra come concetto particolarmente importante, se vogliamo comprendere lo sviluppo completo.

Dico volentieri in questo caso che esiste un tale evento, come si presenta nella nostra vita ordinaria a preoccupazione e talvolta anche al fastidio dei genitori: bambini rimangono indietro, non raggiungono l’obiettivo di una classe e devono ripetere — esiste anche nel cosmo. Certe entità rimangono indietro rispetto all’obiettivo di uno stadio cosmico. Così certi Spiriti della Personalità, che avrebbero dovuto raggiungere l’obiettivo su Saturno, rimasero indietro. Non avevano fatto tutto ciò che era stato necessario per dare all’uomo il valore del minerale e così condurlo al suo completamento proprio in questo stadio. Tali entità devono allora recuperare nei prossimi stadi ciò che avevano trascurato in precedenza. In quale modo potevano dunque questi Spiriti della Personalità, che erano rimasti indietro, agire durante l’esistenza solare? Non potevano creare un’entità come sarebbe stato l’uomo sul Sole, un’entità con corpo fisico e corpo eterico. Per questo erano necessari gli Spiriti del Fuoco. Loro, questi Spiriti della Personalità, potevano sul Sole creare solo ciò che avevano creato su Saturno: un primo rudimento fisico del valore del minerale. Così durante il tempo solare, attraverso la loro influenza, sorsero entità che stavano un livello più basso. Queste entità formarono allora un regno inferiore rispetto al regno umano. Questi sono i progenitori del nostro attuale regno animale. Mentre il nostro attuale regno umano era già progredito sul Sole al valore delle piante, il nostro attuale regno animale stava sul Sole al valore di un’entità minerale, aveva solo il corpo fisico. Così il nostro regno animale, nel suo primo rudimento, si aggiunse al regno umano.

Ci chiediamo dunque: Quale di tutte le entità che ci circondano ha dietro di sé l’evoluzione più antica? Chi è il primogenito della nostra creazione? L’Uomo! E le altre entità si sono originate per il fatto che le forze evolutive, che sono collegate all’esistenza umana, hanno tenuto indietro ciò che avrebbe potuto diventare uomo in un altro stadio, e poi in uno stadio successivo l’hanno fatto diventare un’entità inferiore. Se gli Spiriti della Personalità rimasti indietro avessero compiuto il lavoro su Saturno che compirono sul Sole, allora il regno animale non sarebbe sorto.

Analogamente — ciò che ora devo solo accennare — durante la Luna è successo il seguente: l’uomo avanzò, ricevendo da certe entità che chiamiamo Angeli, e da altri spiriti superiori, attraverso gli «Spiriti del Movimento» — nella terminologia cristiana: «Dynameis» — il corpo astrale. Così l’uomo durante l’esistenza lunare divenne un’entità del valore dell’animale. Ma quelle entità che erano sorte come un secondo regno durante l’esistenza solare ricevevano ora sulla Luna, per la maggior parte, il valore di piante. Questi furono i precursori dei nostri animali. Poi si aggiunsero, di nuovo attraverso entità spirituali che erano rimaste indietro nel modo indicato, quegli esseri che oggi appartengono al nostro regno vegetale. Sul Sole non c’era ancora alcun regno vegetale, solo il regno umano e il regno animale. Sulla Luna si aggiunse per la prima volta il regno vegetale. Un regno minerale, come è oggi il suolo su cui tutto il resto si trova, non esisteva ancora sulla Luna. Così i regni si svilupparono gradualmente uno dopo l’altro. Il più elevato dei regni, il regno umano, si sviluppò per primo. Il regno animale è un’espulsione da questo regno umano, qualcosa di rimasto indietro da esso. E ciò che rimase ancora più indietro divenne il regno vegetale.

Quando l’antico sviluppo lunare fu completato, iniziò l’evoluzione terrestre. Di questa evoluzione terrestre abbiamo descritto come il Sole e la Luna si separarono dalla Terra. Durante questo periodo riapparvero tutti i germi dei regni precedenti: il regno animale, il regno vegetale, e infine, mentre la Luna era ancora unita alla Terra con la sua sostanza, il regno minerale. Proprio per il fatto che il regno minerale si aggiunse come base solida, avvenne l’indurimento e l’essiccazione che resero così desolata la Terra. Perché il regno minerale che oggi ci circonda non è altro che ciò che è stato escreto dai regni superiori. Ho già in precedenza sottolineato che dovete solo riflettere consideratamente su ciò che la scienza odierna riconosce. Allora potrete già immaginarvi come il regno minerale sia stato gradualmente escreto. Pensate che il carbone fossile, un vero prodotto minerale, viene estratto dalla Terra. Che cosa era il carbone fossile tanto, tanto tempo fa? Erano alberi che crescevano sulla Terra, piante che scomparivano e diventavano proprio masse rocciose, minerali. Ciò che ora scavate come carbone fossile erano una volta masse vegetali. Quindi è un prodotto che è stato prima escreto; originariamente invece di carbone fossile c’erano esseri vegetali. Così potrete anche immaginarvi che anche tutto il resto che forma il suolo della nostra Terra sia stato escreto dai regni superiori. Pensate solo a come anche oggi certi prodotti minerali sono escrezioni da entità animali, come i gusci delle lumache, delle cozze e così via. Tutto il minerale non era presente in precedenza; è stato escreto solo nel corso del tempo. Sulla Terra si aggiunse il regno minerale, e si formò proprio perché sulla Terra erano ancora presenti tali entità che agiva come avevano agito su Saturno. Il regno minerale si originò complessivamente attraverso l’attività degli Spiriti della Personalità, e su tutti i livelli superiori tali entità sono attive. Ma se lo sviluppo fosse continuato così, sarebbero venuti così tanti inserimenti minerali, così tante indurimenti e condensazioni, che tutta la Terra sarebbe stata gradualmente resa desolata.

Ora arriviamo a un punto importante dell’evoluzione della nostra Terra. Ci immaginiamo che il Sole si sia già separato, e che con le sostanze più sottili se ne siano andate anche le entità, che ora sono entità spirituali sul Sole. Osserviamo la Terra, come diventa desolata, come il suo inserimento minerale diventa sempre più denso, come però anche le figure su di essa, anche le figure umane, diventano sempre più aride. Già allora si verificò un certo cambiamento negli stati di vita delle entità umane. Vorrei illustrarvelo attraverso lo sviluppo delle piante, ciò che allora accadde anche per gli uomini.

Dal seme insignificante la pianta germoglia in primavera, si svolge fino al fiore e al frutto e appassisce di nuovo durante l’autunno. Ciò che rallegra l’occhio durante la primavera e l’estate scompare in autunno, e rimane esternamente, fisicamente solo qualcosa di insignificante. Ma se voleste credere che durante l’inverno non fosse presente nulla della vera essenza della pianta, o la cercaste solo nel seme fisico, allora non comprendereste bene la pianta. Come è oggi, la pianta consiste certamente di corpo fisico e corpo eterico; ma quando la si osserva in chiaroveggenza, è circondata anche da una sostanza astrale, come da un orlo. E questa sostanza astrale è vivificata da una forza che fluisce dalla Terra dalla divinità spirituale del Sole. Per la coscienza chiaroveggente ogni fiore è circondato come da una nuvola. Questa nuvola respira la vita che viene scambiata tra il Sole e la Terra. Durante la primavera e l’estate, mentre le piante germogliano e sbocciano, qualcosa dell’essenza solare si avvicina e circonda le piante in superficie. Quando viene l’autunno, allora l’essenza astrale si ritira, si unisce con la vita solare. Possiamo dire: ciò che è astrattità vegetale nel fresco primavera cerca il suo corpo vegetale fisico sulla Terra, si incarna, se non proprio in esso, almeno a esso. In autunno allora ritorna al Sole e lascia solo il germe. Per così dire come pegno lascia il germe, affinché possa ritrovarsi di nuovo con la sua essenza fisica.

In modo analogo c’era una sorta di scambio tra le entità umane fisiche e le entità solari, anche se la forma degli uomini era ancora primitiva e semplice. E c’erano tempi in cui gli spiriti solari agivano cosicché circondavano i corpi umani di astrattità, come oggi l’astrattità vegetale dalla primavera all’autunno circonda le piante. Possiamo quindi per questi tempi dire che l’essenza astrale dell’uomo era unita al corpo fisico sulla Terra attraverso certe epoche, che poi si ritirasse al Sole e poi tornasse di nuovo. Lasciato indietro in ciò che era fisico era solo il germe.

Ma la Terra si indurì sempre di più. E allora si manifestò qualcosa di grande importanza, e prego di tenere bene presente. Prima, quando il Sole aveva appena lasciato la Terra, era ancora possibile che le essenze astrali che lasciavano la Terra si riunissero di nuovo con il corpo fisico quando, dopo la loro separazione, tornavano. Attraverso l’influenza della Luna sempre crescente, però, questo corpo lì sotto, che le essenze in discesa volevano occupare, divenne così indurito che non potevano farci più nulla.

Qui avete ora una descrizione più precisa di ciò che ieri potevo descrivervi più in astratto. Dissi: le forze solari hanno perso la possibilità di modellare le sostanze sulla Terra. Espresso più concretamente, si può dire: le sostanze si essiccarono, e le entità non trovavano più corpi adatti. Questo causò anche la desolazione della Terra, e le anime umane che volevano di nuovo scendere scoprirono infine che i corpi non erano più adatti per loro. Dovevano abbandonarli a se stessi, e solo i corpi con le forze più forti potevano mettersi in salvo attraverso questo periodo di desolazione. Questa desolazione raggiunse il suo apice più alto quando la Luna era ancora dentro la Terra e proprio stava per uscirne. Allora le anime che volevano essere ancora anime umane non erano più capaci di occupare questi corpi. Solo pochissimi uomini abitavano allora la Terra. Come un graduale estinzione sulla Terra appare questa desolazione. E si descrivono abbastanza esattamente le condizioni se si dice: Quando la Luna uscì, allora c’erano solo pochissimi uomini rimasti, che avevano resistito, che ciò che voleva unirsi con le figure lì sotto, si fosse veramente unito.

Ora devo descrivere questi rapporti ancora più precisamente. Torniamo ancora una volta al momento, dopo che l’evoluzione lunare era passata, e la Terra sorse di nuovo dal grembo cosmico. Allora non sorse come l’antico Saturno: quello che se ne sviluppò dentro conteneva i successivi effetti di tutto ciò che era accaduto prima. Non era solo materia fisica collegata a esso, ma anche tutte le entità che avevano agito. Che i Troni si unissero a Saturno significa che rimasero collegati a tutto lo sviluppo; e sorsero di nuovo quando dalla oscurità del grembo cosmico la Terra si sollevò di nuovo. Similmente riapparvero gli Spiriti della Personalità, gli Spiriti del Movimento e così via, e anche i germi umani, animali e vegetali, perché tutto era lì dentro.

La nostra scienza fisica formula ipotesi che sono pura fantasia. Oggi nella dottrina dell’origine del cosmo si presenta la teoria che una volta c’era stata una grande nebulosa cosmica che si estendeva oltre Saturno. Tale nebulosa cosmica costituita da soli vapori o fumi è una rappresentazione fantastica — non è mai esistita. Se si fosse potuto osservare solo con occhi fisici esterni ciò che accadde, allora certamente si sarebbe potuto percepire una cosa del genere; in verità si sarebbe vista una gigantesca massa nebulosa. Ma in questa massa nebulosa c’era qualcosa che occhi fisici non avrebbero potuto vedere: tutte le entità che erano collegate a questo sviluppo! Che più tardi tutto si divise e si formò non è avvenuto attraverso un semplice movimento rotatorio, ma attraverso i bisogni delle entità collegate al tutto. Avrete una concezione ragionevole di queste cose solo quando vi sarete completamente liberati da quella che è oggi la concezione scolastica, che viene insegnata ai nostri bambini fin dall’inizio della scuola. Lì si dice ai bambini che i tempi antichi avevano solo rappresentazioni e concezioni infantili: Questi poveri antichi Indiani credevano a un Brahma che riempisse tutto lo spazio cosmico! E un uomo come un antico Persiano credeva in Ormuzd, il dio buono, e in Ahrimane che gli si opponeva!

Gli antichi Greci con tutta la loro moltitudine di divinità, Zeus, Pallade Atena e così via! Oggi sappiamo bene che questi erano tutti esseri inventati dalla fantasia popolare, da una concezione infantile! E gli dèi degli antichi Tedeschi, Odino, Thor, sono figure mitologiche, siamo ormai andati molto oltre! Oggi sappiamo che tali dèi non avevano nulla a che fare con l’evoluzione del mondo. All’inizio c’era una grande nebulosa primordiale nello spazio cosmico, ha cominciato a ruotare. Prima ha scagliato una palla dalla sua massa. Poi ha continuato a ruotare; con il tempo una seconda palla si è staccata, poi una terza palla ecc. Ma queste rappresentazioni sono solo la forma di una mitologia fisica-copernicana odierna. Sarà rimpiazzata da un’altra mitologia. Solo le mitologie precedenti hanno il vantaggio rispetto a questa forma odierna che sono più vere delle successive, che hanno solo estratto l’astratto, solo il puramente esteriore e materiale. Bisogna tenersi sempre davanti agli occhi che è assai comodo far credere ai bambini quanto bello e plausibile si formi un tale sistema cosmico: si prende una goccia di grasso, si taglia un disco circolare da un foglietto di carta, lo si infila in direzione equatoriale, vi si infila un ago dall’alto e lo si mette in acqua; galleggia. Ora si comincia a far ruotare il tutto, «come una volta si girò la nebulosa cosmica», si dice. Si forma prima un appiattimento, poi si stacca una goccia, una seconda goccia, una terza goccia, e una grande goccia rimane al centro: è nato un piccolo sistema cosmico! E ora si può rendere assai plausibile: Come nel piccolo si rappresenta, così è andato anche nel grande. Coloro che fanno una tale osservazione dimenticano solo una cosa, che in altre occasioni può essere assai bello dimenticare: se stessi. Dimenticano che sono loro stessi lassù che fanno girare. L’intero paragone varrebbe solo se un tale coraggioso professore si decidesse a dire: Come sto qui e faccio girare il piccolo ago, così fuori c’è un gigantesco professore e si prende cura che il tutto ruoti e i pianeti si stacchino, come abbiamo ottenuto noi nel piccolo con la goccia di grasso. —

In questo caso potrebbe ancora andare.

Sappiamo che non c’è un gigantesco professore che fa girare l’ago fuori, ma che vi sono presenti entità di ogni grado, e che sono questi esseri spirituali ad attirare la materia corrispondente a sé. Le entità che avevano bisogno di certi rapporti vitali, quando andavano al Sole, attiravano a sé la materia, se la prendevano e formavano il loro campo d’azione attraverso il potere delle loro forze spirituali; e altre entità ancora si separavano la sostanza terrestre. Lo Spirito è quello che agisce fino alla più piccola particella materiale, fino all’atomo, se vogliamo chiamarlo così! E non è vero se si attribuisce un modo di agire alla sola materia. Solo allora si comprenderà come avviene nello spazio più piccolo, quando si comprende che lo Spirito agisce fino alla più grande estensione spaziale. E non lo Spirito in generale, di cui si dice «c’è semplicemente spirito in generale nel materiale», uno «spirito universale» o uno «spirito primordiale». Là potreste mescolare di nuovo tutto ciò che vi piace. Con questo non si conclude nulla. Dobbiamo riconoscere gli «spiriti» nella loro concretezza, nei loro dettagli e nei loro diversi bisogni vitali.

Ora voglio dirvi qualcosa come integrazione a ciò che abbiamo già toccato ieri, al fatto che il Sole si separò da Terra più Luna, e che poi a sua volta la Luna si staccò dalla Terra. Questo è corretto nella relazione principale, ma questa immagine deve essere completata.

Prima che il Sole potesse separarsi, si manifesta già la necessità per certe entità di separarsi da sé particolari campi d’azione. Ciò che si separavano figura oggi come i pianeti esterni Saturno, Giove e Marte. Possiamo quindi dire: nella materia generale, dove il Sole e la Luna erano dentro, anche Saturno, Giove e così via erano dentro, e certe entità si separavano prima con questi corpi cosmici. Erano entità che avevano tali bisogni vitali, come appunto potevano essere soddisfatti attraverso una vita su questi pianeti. Poi il Sole si separò con le entità più elevate, e rimasero la Terra più la Luna. Questo si sviluppò ulteriormente, fino a quando la Luna fu scagliata fuori nel modo descritto. Ma non tutte le entità che erano andate con il Sole erano capaci di compiere anche l’evoluzione solare. Se possiamo parlare in modo figurato — è difficile trovare parole dal linguaggio prosaico per questo; perciò a volte è necessario parlare per comparazione — possiamo dire: Quando il Sole si separò, certe entità credevano di poter sostenere il viaggio del Sole. In realtà solo le entità più elevate potevano farcela, le altre dovevano separarsi più tardi. E attraverso il fatto che queste entità si crearono particolari campi d’azione, nacquero Venere e Mercurio. Così vediamo la scissione di Saturno, Giove, Marte prima della separazione del Sole dalla Terra. Dopo, la scissione di Venere e Mercurio dal Sole, e poi la Luna si separa dalla Terra.

Così abbiamo raffigurato questa evoluzione una volta partendo dallo Spirito davanti a noi. Abbiamo compreso l’evoluzione del nostro sistema solare cosicché abbiamo le diverse entità sui diversi corpi cosmici. Quando abbiamo messo questo davanti alla nostra anima, allora possiamo ora dare una risposta alla domanda: Che cosa accadde alle entità astralità divino-spirituali, che come uomini volevano scendere e trovavano lì corpi induriti che non potevano occupare?

Non tutte potevano unirsi agli spiriti solari, non erano nemmeno mature per questo. Così accadde il seguente: quelle entità che dovevano abbandonare i corpi sulla Terra si ritirarono per un po’ su Saturno, Giove, Marte. Mentre lì la Terra diventa desolata, mentre genera solo corpi che non sono capaci di accogliere essenze animali umane, abbiamo il fatto che le anime si recano verso l’alto in questi mondi planetari, per aspettare lì finché non sia giunto il momento in cui potranno trovare di nuovo per sé corpi umani.

Solo pochi, solo i corpi umani più e più forti erano capaci di accogliere anime, per far passare la vita attraverso la crisi lunare. Le altre anime salivano verso gli altri corpi cosmici. E allora la Luna fu scagliata fuori dalla Terra. Così le forze solari potevano di nuovo agire sulle figure umane. La figura umana ricevette un nuovo impulso e divenne di nuovo morbida, pieghevole e plastica; e in questi corpi umani formati plasticamente potevano di nuovo insediarsi quelle anime che avevano aspettato su Saturno, Giove e così via. Mentre queste anime prima dovevano abbandonare la Terra, ora dopo l’uscita della Luna gradualmente ritornavano e popolavano i corpi umani rivivificati appena sorti. Così abbiamo dopo l’uscita della Luna un periodo in cui sempre più e più corpi emergono. Abbiamo al di là della crisi lunare solo un numero molto piccolo di uomini. I discendenti, gli uomini li hanno sempre avuti. Ma le anime, quando scendevano, non potevano usare le figure e le lasciavano deperire. Il genere umano si estinse gradualmente. Ma quando il rinnovamento era entrato in vigore, allora i discendenti di coloro che avevano superato la crisi lunare erano di nuovo capaci di accogliere le anime da Saturno, Giove, Marte. La Terra fu gradualmente popolata di anime. E ora potete comprendere quale evento significativo e profondo era stato questo ritiro della Luna. Tutto cambiò attraverso l’uscita della Luna.

Consideriamo ancora una volta l’evoluzione prima dell’uscita della Luna. Abbiamo dovuto considerare l’uomo come il primogenito della nostra creazione. Egli nacque già durante Saturno. Sul Sole si aggiunse il regno animale, sulla Luna il regno vegetale, e il regno minerale si aggiunse sulla Terra. Ma ora, dall’uscita della Luna in poi, la cosa cambia. Se la Luna non fosse uscita, tutto sulla Terra sarebbe morto. Prima gli uomini, poi gli animali, infine le piante. La Terra sarebbe stata mumificata. Da questo la Terra fu salvata dall’uscita della Luna. Tutto si ravvivò di nuovo e subì un rinnovamento. Come avvenne allora questo ravvivamento?

Ciò che era il regno più profondo, il regno minerale, aveva bisogno di meno per questo. Il regno vegetale era certamente disseccato, ma poteva anche rapidamente ravvivare. Anche il regno animale poteva svilupparsi in una certa misura gradualmente. Più tardi potevano le figure umane giungere al loro valore, per accogliere le anime che fluivano loro dalle regioni più elevate del mondo. Quindi tutto l’intero sviluppo si inverte dopo l’uscita della Luna. Mentre prima il regno umano sorgeva per primo, poi il regno animale, poi il regno vegetale e infine il regno minerale, ora il regno minerale è il più capace di portare alla manifestazione le forze rivitalizzanti. Poi viene il regno vegetale e si sviluppa verso le forme più elevate, poi il regno animale; solo infine il regno umano può svilupparsi verso le forme più elevate. Dopo l’uscita della Luna si inverte l’intero significato dello sviluppo. E le entità che hanno potuto aspettare più a lungo, per unire il loro spirituale con il fisico, sono tali che, nel senso più elevato della parola, dopo l’uscita della Luna sono ascese a una sfera più spirituale. Quelle che avevano concluso prima il loro sviluppo spirituale rimasero indietro a uno stadio meno perfetto. Dopo l’uscita della Luna gli rimasti indietro appaiono prima. Potrete comprendere facilmente perché.

Consideriamo un’anima umana qualunque, o un qualsiasi essere animale, che prima per l’indurimento non voleva incarnarsi. Questo poteva avere all’incirca la seguente considerazione, se la trasformiamo di nuovo nel linguaggio umano: Devo incarnarmi ora o devo ancora aspettare? Supponiamo che la Luna non sia stata fuori ancora molto a lungo, così che le cose sono ancora molto dure. L’entità che vuole incarnarsi però ha fretta; così scende comunque e si accontenta dei corpi non ancora molto sviluppati. Così deve restare a uno stadio inferiore. Un’altra entità dice a se stessa: Preferisco aspettare più a lungo e rimanere ancora un po’ nello spazio cosmico, finché la Terra abbia reso ancora più leggera e rara la sua essenza fisica. Un tale essere aspetta quindi fino a un momento successivo, e così le riesce di elaborare fisicamente l’entità in cui si incarna, farla fisicamente a sua immagine. Così tutte le entità che si incarnano troppo presto devono rimanere a stadi subordinati. Quelle che possono aspettare giungono agli stadi più elevati. I nostri animali superiori rimangono perciò al livello animale, perché non hanno potuto aspettare dopo l’uscita della Luna. Si sono accontentati dei corpi che proprio potevano ricevere. Quelle che scendevano più tardi potevano modellare i corpi solo verso le razze umane inferiori, che si estinguevano o erano in via di estinzione. Poi venne un momento che era proprio giusto, dove le anime si unirono ai corpi, e questo creò quello che era veramente capace di sviluppo umano.

Così vediamo una desolazione della Terra fino all’uscita della Luna, poi un rinascere delle condizioni terrestri dopo l’uscita della Luna, e da allora in poi un discendere di quelle entità che si erano allontanate dalla Terra, perché le era diventata troppo cattiva. Ma questo ora non riguarda solo le entità che formano solo gli uomini superiori, ma altre entità ancora, che scesero a fare cose completamente diverse che formare l’uomo. Anche lì si tratta di aspettare sempre il momento giusto, affinché un tale essere possa occupare un corpo sulla Terra.

Torniamo all’epoca indiana. Lì c’erano uomini a un alto livello di sviluppo. Proprio come le anime discendenti da Marte, Saturno e Giove cercavano i loro corpi, così anche entità superiori cercavano corpi di livello più elevato, per agire all’interno dell’uomo. Prendiamo i grandi insegnanti sacri degli antichi Indiani, i Rishi: una parte della loro essenza la misero a disposizione; certe entità superiori presero dimora in loro. Ma altre entità superiori dicevano: No, aspettiamo, finché laggiù non siano presenti altre entità, che esse stesse attraversino uno sviluppo superiore. Non vogliamo ancora scendere, restiamo ancora là, finché gli uomini non abbiano reso ancora più maturo il loro interno; allora scenderemo, perché ora trovo l’interno degli uomini solo poco preparato per noi.

Poi durante la cultura persiana certe entità superiori dissero a se stesse: Ora possiamo scendere nell’interno umano, così come si è sviluppato fino a ora. — E così pure durante l’epoca egiziana.

Ma quell’entità che era la più elevata fra gli esseri solari, aspettava ancora. Da fuori inviava le sue forze ai sacri Rishi che scendevano. I sacri Rishi guardavano verso l’alto a colui che chiamavano Vishva Karman e di cui dicevano: Vishva Karman è al di fuori della nostra sfera. — Egli aspettava, perché si diceva: Non è ancora preparato l’interno umano affinché abbia posto in esso. — Poi venne la cultura persiana. Allora Zarathustra guardò verso il Sole e vide Ahura Mazdao nel Sole. Ma sempre ancora questa entità elevata non scese nella sfera terrestre. Poi venne la cultura egiziana e la cultura di quel popolo che aveva aspettato più a lungo. E venne quell’uomo che aspettò più a lungo, che aveva già sviluppato il suo interno attraverso molte incarnazioni. Allora l’essenza solare guardò giù, vide l’interno di quest’uomo, che abitava Gesù di Nazareth e che aveva preparato il suo interno. L’essere solare più elevato guardò giù e disse: Come una volta le entità inferiori scesero per costruire i corpi, così io scendo ora e occupo l’interno di quell’uomo che ha aspettato più a lungo. — Certamente, entità superiori si erano unite prima anche agli uomini. Ma colui che aveva aspettato più a lungo accolse il Cristo in sé; egli era al Battesimo del Giordano così avanzato che lo stesso Spirito, che fino ad allora si era mantenuto nelle sfere dello spazio cosmico, potesse scendere e unirsi al suo interno. Il Cristo era dalla Battesimo di Giovanni nel corpo di Gesù di Nazareth, perché l’individualità che permeava Gesù di Nazareth attraverso ripetute incarnazioni aveva raggiunto la maturità, per accogliere in quel corpo così spiritualizzato questo spirito elevato.

Questo spirito di Cristo era sempre presente. Ma dopo la separazione della Luna tutti gli esseri dovevano prima maturare. Prima vennero gradualmente gli esseri inferiori, che avevano avuto meno capacità di aspettare dal loro aspetto spirituale, poi esseri sempre più elevati. E quando l’uomo poteva sempre più sviluppare il suo interno, e quando era arrivato il momento in cui Gesù di Nazareth aveva raggiunto la maturità per accogliere il Cristo in sé, allora colui che aveva la capacità della visione superiore poteva dire: «Ho visto come lo Spirito scese su di lui!» E cosa poteva dire colui, su cui lo Spirito era sceso, se lasciava parlare ciò che ora viveva nel suo interno? Era lo stesso essere che i Rishi conoscevano come Vishva Karman. Che cosa avrebbe dovuto dire Vishva Karman di se stesso, non se gli avessero parlato i Rishi, ma se avesse parlato egli stesso? Egli è appunto lo spirito solare elevato, che agisce come spirito nella luce; avrebbe dovuto dire: Io sono la luce del mondo! — Che cosa avrebbe dovuto dire Ahura Mazdao, se avesse voluto parlare di se stesso? Io sono la luce del mondo! — E che cosa disse lo stesso Spirito, quando un uomo era maturato per accoglierlo in sé? Come parla quello che era prima nello spazio cosmico, sul Sole, ora da un interno umano? «Io sono la luce del mondo!»

Quello che è risuonato dalle altezze cosmiche sulla Terra come l’autocaratterizzazione più intima dello spirito cosmico guida, noi lo riasuoniamo da un interno umano, quando l’essere stesso ha preso posto in un interno umano. Allora suona nel corpo di Gesù di Nazareth, quando il Cristo è in lui, con ragione: «Io sono la luce del mondo!»

5°L'evoluzione dell'uomo. Lucifero e Arimane

Kassel, 28 Giugno 1909

Se consideriamo l’uomo nella sua forma attuale, come si compone di corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e Io, risulta per la coscienza chiaroveggente soprattutto il fatto importante che il corpo fisico e il corpo eterico rispetto alla grandezza e alla forma — almeno per le parti superiori dell’uomo — sono approssimativamente uguali. Particolarmente se pensiamo alla testa dell’uomo, così come si presenta fisicamente, essa coincide quasi completamente con la parte eterea della testa; solo da tutti i lati la testa eterea dell’uomo sporge un poco al di là della testa fisica. Ciò non è affatto il caso negli animali. Già nei mammiferi superiori esiste una differenza enorme tra la forma e la grandezza della parte eterea della testa e la testa fisica. Se osservate un cavallo, per esempio, con coscienza chiaroveggente, vedrete che ben al di là della testa fisica sporge la testa eterea, in forma piuttosto diversa da questa. Se vi disegnassi quale struttura l’elefante ha sopra la sua proboscide e sopra la testa, sareste piuttosto sorpresi dalla natura di tale animale. Poiché quello che la percezione fisica vede di un tale animale è soltanto la parte fisica solidificata nel mezzo. Vogliamo considerare attentamente questo fatto.

La perfezione dell’uomo sul nostro piano fisico si fonda essenzialmente sul fatto che il suo corpo eterico si sovrappone così fortemente al suo corpo fisico. Ma non è sempre stato così. Nelle epoche dello sviluppo della nostra Terra, che abbiamo seguito nelle ultime considerazioni, vi erano anche periodi in cui il corpo eterico dell’uomo non coincideva affatto in questo modo con il corpo fisico, come accade oggi. Anzi, il progresso dell’uomo nel corso della sua evoluzione consiste nel fatto che gradualmente il corpo eterico che sporgeva al di là del corpo fisico si insinuò nel corpo fisico e lentamente arrivò a coincidere con esso. Ora è essenziale considerare attentamente che questa compenetrazione del corpo eterico e del corpo fisico doveva verificarsi in un momento ben preciso dello sviluppo della Terra, se l’umanità doveva percorrere la sua evoluzione nel modo giusto. Se il corpo eterico dell’uomo fosse giunto prima a coincidere con il corpo fisico, l’uomo avrebbe raggiunto uno stadio determinato dell’evoluzione troppo presto e si sarebbe induriti in esso, così che avrebbe dovuto fermarsi. Che l’uomo acquisisse una certa possibilità di sviluppo dipende dal fatto che questa coincidenza si verificò in un momento ben preciso. Per questo dobbiamo esaminare più attentamente l’evoluzione che abbiamo portato davanti al nostro sguardo spirituale in grandi linee ieri e l’altro ieri.

Rappresentiamoci di nuovo che all’inizio dello sviluppo della nostra Terra, la Terra era unita al Sole e alla Luna. Allora l’uomo era risorto dal suo germe originario, che conteneva il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale. Era presente nella sua prima forma terrestre, per così dire, così come poteva essere quando la Terra ancora conteneva in sé il Sole e la Luna. Questo periodo dello sviluppo della Terra, che l’uomo ha attraversato con il suo pianeta, si chiama comunemente nella letteratura della scienza dello spirito il «tempo polare» dello sviluppo della Terra. Spiegare perché si chiama tempo polare andrebbe troppo oltre oggi: accettiamo semplicemente questo nome. Poi viene l’epoca in cui il Sole si prepara a separarsi dalla Terra, quando quelle entità che, per così dire, non possono proseguire con le sostanze più grossolane o che diventano più grossolane della Terra, si separano dalla Terra con le sostanze più sottili del Sole. Questo periodo lo chiamiamo tempo iperboreo. Poi viene un’era in cui la Terra è unita soltanto alla Luna, in cui si verifica una continua desolazione della vita terrestre. Abbiamo visto ieri come le anime umane abbandonano questa Terra, e come rimangono solo forme umane degenerate. È il periodo che nella letteratura della scienza dello spirito si chiama tempo lemuriano. In questo tempo avviene la separazione della Luna dalla Terra, e sulla Terra si verifica una rivitalizzazione di tutti i regni che vi si sono sviluppati. Il regno minerale ha bisogno della minore rivitalizzazione; il regno vegetale ne ha già bisogno di più, il regno animale ancora di più, e il genere umano ha bisogno delle forze più significative e forti per potersi sviluppare ulteriormente. Questa rivitalizzazione inizia con la separazione della Luna. Allora vi era solo un piccolo numero di uomini, come abbiamo discusso ieri, e questi uomini consistevano dei tre corpi che avevano acquisito durante lo sviluppo di Saturno, Sole e Luna, a che si era aggiunto il germe dell’Io sulla Terra.

Ma l’uomo allora, al momento della separazione della Luna dalla Terra, non era ancora presente in quella sostanza carnale in cui si presenta a noi successivamente. Era presente nelle materie più sottili di quel tempo. Nel tempo lemuriano la Terra era in uno stato tale che, per esempio, molto di quello che oggi esiste come minerale solido era ancora liquido, dissolto nelle altre sostanze che oggi sono separate come acquose, come per esempio l’acqua. Era il tempo in cui l’aria era ancora pervasa di vapori densi delle sostanze più svariate. Aria pura e acqua pura nel senso odierno non esistevano praticamente in questo periodo, o almeno solo nelle zone più piccole della Terra. Così nelle sostanze più pure di allora l’uomo formò il suo corpo fluidico e sottile. Se allora avesse formato il suo corpo in una sostanza più grossolana, la forma di questo corpo si sarebbe sviluppata in contorni ben definiti, in una forma con confini netti. Questi contorni si sarebbero ereditati sui discendenti, e il genere umano sarebbe rimasto fermo in questo punto. In tale materia l’uomo non poteva creare la sua forma; doveva invece provvedere affinché potesse muovere liberamente la materia della sua corporeità secondo gli impulsi dell’anima. La materia era così tenera allora, in cui il suo corpo si plasmava, che obbediva in tutte le direzioni all’impulso della volontà. Oggi potete stendere la mano, ma non potete rendere la mano tre metri di lunghezza tramite la vostra volontà. Non potete dominare la materia perché la forma si eredita così come è oggi. Non era così allora. L’uomo poteva essere modellato come voleva, poteva plasmare la forma secondo quello che voleva la sua anima.

Questo era per così dire la condizione per lo sviluppo ulteriore dell’uomo: dopo la separazione della Luna doveva incarnarsi nelle sostanze più tenere, così che il suo corpo rimanesse ancora plastico e flessibile e seguisse l’anima in ogni aspetto.

Poi venne il tempo in cui gradualmente certe parti della materia, che oggi sono così necessarie per la nostra vita, l’acqua e l’aria, si purificarono da quello che contenevano di materia densa, in cui per così dire dall’acqua si separò quello che prima vi era disciolto. Come in acqua che si raffredda le sostanze disciolte si depositano sul fondo, così la materia disciolta cadde per così dire sul fondo della Terra. L’acqua divenne libera, dalla aria fu separata la materia, aria e acqua si formarono. L’uomo era in grado di usare questa materia raffinata per la sua struttura.

Da questo terzo periodo l’uomo passò gradualmente a un’epoca dello sviluppo della Terra che noi chiamiamo atlantica. Durante questo tempo la parte principale del genere umano viveva su una parte del mondo oggi scomparsa, che era situata tra l’attuale America, l’Europa e l’Africa, dove ora si trova l’Oceano Atlantico. Quindi dopo che il periodo lemuriano durò ancora un po’, gli uomini si svilupparono ulteriormente sul continente atlantico. E lì accadde tutto quello che ora devo descrivervi, e anche molto di quello che abbiamo già dovuto menzionare ieri.

Nel momento in cui la Luna lasciò la Terra, sulla Terra vi era il minor numero di anime umane che furono successivamente incarnate. Là le anime umane erano distribuite sui vari corpi celesti. Durante l’ultimo tempo lemuriano e il primo tempo atlantico queste anime umane scesero. Pochi uomini, ve l’ho detto, avevano potuto attraversare la crisi durante l’epoca lemuriana, poiché solo i più forti, che prima della separazione della Luna avevano potuto ricevere la materia che si stava indurendo e non si era ancora rammorbidita, si erano conservati attraverso questa crisi lunare della Terra. Ma quando poi tutto quello che si era indurito durante la crisi lunare si rammorbidì di nuovo, quando si formarono discendenti che non erano trattenuti da rapporti ereditari in contorni fissi, ma erano mobili, allora le anime dai vari pianeti scesero gradualmente di nuovo e assunsero questi corpi. Quelle forme che molto presto divennero fisiche dopo la separazione della Luna conservarono la forma fissa per eredità e non potevano più accogliere anime umane nemmeno dopo la separazione della Luna. Possiamo rappresentarci il processo così: queste anime hanno il bisogno di scendere di nuovo sulla Terra. Laggiù sorgono le forme più svariate, discendenti di quelle forme rimaste dopo la separazione della Luna, e tra queste vi sono i gradi più vari di indurimento. Quelle anime umane, anzi quelle entità animiche che non avevano ancora in una certa misura la spinta a unirsi completamente con una materia, scelsero le forme più tenere tra queste e le abbandonarono presto di nuovo. Al contrario, gli altri esseri animici che ora si unirono con le forme indurite furono legati a queste forme, e di conseguenza rimasero indietro nell’evoluzione. Proprio gli animali più prossimi all’uomo sorsero dal fatto che certe anime che discesero dallo spazio cosmico non potevano aspettare. Cercarono troppo presto i corpi laggiù e li fecero diventare forme ben delimitate, prima che questi corpi potessero compenetrarsi completamente col corpo eterico. La forma umana rimase plastica finché non potesse adattarsi completamente al corpo eterico. In questo modo sorse quella coincidenza di cui ho parlato, e che si realizzò approssimativamente nell’ultimo terzo del tempo atlantico. Prima accadeva così: la parte animica dell’uomo che scendeva manteneva il corpo fluido e provvedeva affinché il corpo eterico non si fondesse completamente con nessuna parte del corpo fisico. Questo agire insieme di corpo eterico e corpo fisico avvenne in un momento ben determinato. Solo durante l’epoca atlantica il corpo fisico umano assunse una configurazione determinata e iniziò a indurirsi. Se a questo punto dello sviluppo atlantico non fosse accaduto nient’altro, se non fosse successo nulla di diverso, lo sviluppo sarebbe proceduto diversamente da come effettivamente è accaduto. Allora l’uomo sarebbe passato da uno stato di coscienza precedente a uno posteriore abbastanza rapidamente. Prima che l’uomo fosse completamente unito nel suo aspetto fisico e animico, era un essere chiaroveggente, ma questa chiaroveggenza era una chiaroveggenza crepuscolare, offuscata. L’uomo aveva la possibilità di guardare nel mondo spirituale, ma non poteva dire a se stesso « Io », non poteva distinguersi dall’ambiente circostante. Gli mancava l’autocoscienza. Questo sopravvenne nel punto dell’evoluzione in cui il corpo fisico si unì con il corpo eterico. E se nient’altro fosse accaduto, entro un lasso di tempo relativamente breve sarebbe accaduto quanto segue.

L’uomo aveva prima di questo momento una coscienza del mondo spirituale. Non poteva vedere chiaramente gli animali, le piante e così via, ma poteva vedere qualcosa di spirituale intorno a loro. Non avrebbe visto chiaramente la forma dell’elefante, per esempio, ma avrebbe visto l’elemento eterico che si estende al di là del corpo fisico dell’elefante. Questa coscienza degli uomini sarebbe gradualmente svanita, l’Io si sarebbe sviluppato nella compenetrazione del corpo fisico e del corpo eterico, e l’uomo avrebbe visto il mondo avvicinarsi da un’altra prospettiva. Mentre prima aveva contemplato immagini chiaroveggenti, da questo momento avrebbe percepito un mondo esterno, ma allo stesso tempo anche gli esseri spirituali e le forze spirituali che stanno alla base di questo mondo esterno. Non avrebbe visto l’immagine fisica della pianta come la vediamo oggi, ma contemporaneamente a questa immagine fisica avrebbe percepito l’essenza spirituale della pianta. Perché nel corso dell’evoluzione la coscienza crepuscolare chiaroveggente non è stata semplicemente sostituita da una coscienza di oggetti che però contemporaneamente avrebbe fatto percepire all’uomo l’elemento spirituale e avrebbe consentito di conoscere ciò che è spirituale?

Questo non è accaduto perché proprio durante la crisi lunare, quando l’uomo fu rianimato, entità agirono su di lui che devono essere designate come rimaste indietro, ma che sono comunque più elevate dell’uomo. Già conosciamo diverse di queste entità superiori. Sappiamo che ve ne sono che ascesero al Sole, e altre che andarono ad altri pianeti. Ma vi erano anche entità spirituali che non avevano completato l’incarico che avrebbero dovuto espletare sulla Luna. Queste entità, inferiori agli dèi, superiori all’uomo, noi le designiamo secondo il loro capo, il più elevato e il più forte tra loro, Lucifero, come le entità luciferiche. Nel momento della crisi lunare l’uomo si era sviluppato così lontano da avere il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e il suo Io. L’Io lo doveva agli influssi degli «Spiriti della Forma», così come aveva il corpo astrale dagli « Spiriti del Movimento », il corpo eterico dagli « Spiriti della Saggezza » e il corpo fisico dall’influsso dei « Troni ». Gli Spiriti della Forma — gli « Esusiai » o le « Potestà » nell’esoterismo cristiano — erano coloro che rendevano possibile l’aggiunta del germe dell’Io agli altri tre corpi. Se l’uomo fosse rimasto solo nello sviluppo normale e tutte le entità intorno a lui avessero svolto i loro compiti corrispondenti, allora certe entità avrebbero agito sul suo corpo fisico, altre sul suo corpo eterico, altre sul suo corpo astrale e ancora altre sul suo Io. Potremmo dire: ogni genere di entità sul corpo a cui apparteneva, così come avrebbe dovuto essere. Ma ora c’erano queste entità rimaste indietro allo stadio della Luna, le entità luciferiche. Se avessero potuto continuare a operare correttamente, sarebbero state destinate ad agire sull’Io. Però sulla Luna avevano imparato solo a operare sul corpo astrale, e questo ebbe una conseguenza significativa. Se questi spiriti luciferici non fossero stati presenti, l’uomo avrebbe acquisito il germe dell’Io e si sarebbe sviluppato fino all’ultimo terzo del tempo atlantico così da aver scambiato la coscienza crepuscolare chiaroveggente con la coscienza esterna degli oggetti. Ma invece, come raggi di forze, gli effetti degli spiriti luciferici penetrarono nel corpo astrale dell’uomo. Quali erano questi effetti?

Il corpo astrale è il portatore dei desideri, dei bisogni, delle passioni, degli istinti e così via. L’uomo avrebbe avuto un assetto molto diverso del suo corpo astrale se gli spiriti luciferici non fossero venuti a lui. Allora avrebbe sviluppato solo impulsi che l'avrebbero guidato con certezza e l'avrebbero portato solo in avanti. Gli spiriti l'avrebbero guidato verso la contemplazione del mondo negli oggetti, dietro che gli esseri spirituali sarebbero divenuti visibili. Ma libertà, entusiasmo, sentimento di indipendenza e passione per questo più elevato sarebbero mancati. L’uomo avrebbe perso la vecchia coscienza chiaroveggente. La magnificenza del mondo l’avrebbe contemplata come una sorta di dio, poiché sarebbe diventato un membro della divinità. E questa contemplazione del mondo avrebbe creato il suo riflesso nella sua ragione con grande perfezione. Ma l’uomo sarebbe stato semplicemente come uno specchio gigantesco dell’universo nella sua perfezione.

Ora gli spiriti luciferici versarono nel corpo astrale, prima di questo momento, passioni, impulsi, bisogni che si unirono a quello che l’uomo acquisì nel suo cammino evolutivo. In questo modo egli non poteva solo contemplare le stelle, ma contemporaneamente accendere il fuoco, destare entusiasmo e passione, non solo seguire gli impulsi divinizzati del corpo astrale, ma sviluppare i propri impulsi dalla sua libertà. Questo gli spiriti luciferici avevano versato nel suo corpo astrale. Ma al contempo gli diedero anche qualcosa di diverso: la possibilità del male, del peccato. Non l’avrebbe avuta se fosse stato guidato passo dopo passo dagli dèi più sublimi. Gli spiriti luciferici hanno reso libero l’uomo, hanno piantato in lui l’entusiasmo; ma nello stesso tempo gli hanno dato la possibilità dei desideri inferiori. L’uomo avrebbe, con un corso di sviluppo normale, per così dire associato a ogni cosa i sentimenti normali. Ma così poteva piacergli le cose del mondo sensibile più di quanto avrebbero dovuto piacergli. Poteva agganciare il suo interesse alle cose del mondo sensibile. E la conseguenza fu che entrò più presto di quanto altrimenti sarebbe accaduto in questo indurimento fisico.

L’uomo dunque giunse a una forma fissa più presto di quanto fosse stabilito, per così dire, dalle entità spirituali-divine. In realtà, secondo i piani degli dèi, egli avrebbe dovuto emergere dall’ultimo terzo del tempo atlantico con una forma ancora un po’ plastica, ancora mobile. Ma a causa dell’influsso dei desideri e degli interessi superiori che gli spiriti luciferici gli avevano inculcato, cercò di dar forma al suo corpo in modo da fissare questa forma nel più breve tempo possibile. Così arrivò a quella solidificazione e a quella divisione sessuale ben prima di quanto non fosse nell’intenzione dell’evoluzione spirituale. Questa è una delle ragioni per cui l’uomo ha mantenuto una doppia natura, per cui persiste il conflitto interno tra le facoltà superiori del corpo astrale e l’elemento animale inferiore. Ma di questa conseguenza ne parlerò domani. Oggi non posso affrontare questo tema senza compiere un passo ingiusto verso voi.

Così venne, appunto, che quando l’uomo ricevette il suo corpo fisico e il suo corpo eterico in quella forma determinata, il suo corpo astrale conservò qualcosa dell’antico stato di coscienza chiaroveggente; sì, si può dire che il corpo astrale rimase, per così dire, nel crepuscolo della chiaroveggenza antica. Mentre il corpo fisico e il corpo eterico formavano quella nuova unità e il corpo astrale si sviluppava in una forma separata da quella nuova unità, il corpo astrale conservò una certa indipendenza dalla materia. Il corpo astrale rimase, nel profondo, una sorta di essere chiaroveggente. E così, quando il corpo fisico si era già durificato, il corpo astrale continuava ancora a percepire il mondo spirituale, anche se in forma oscurata, indebolita. Questo era lo stato della coscienza umana durante il tempo atlantico.

Quando poi il continente atlantico sprofondò sotto l’acqua, l’uomo si trasferì sulla nostra terra attuale, e accadde il grande evento della storia universale. L’antico rimpianto, il desiderio del passato si unì, per così dire, con l’impulso luciferico a una nuova forza. Vi era in questo tempo una concezione e una ricerca della divinità che si esprimeva così: Io ritrovo nella mia stirpe, nel mio sangue, una connessione con gli dèi. Solo attraverso la stirpe, attraverso il sangue, posso trovare la via verso la divinità.

Questo era lo stato della coscienza umana, quando apparvero sulla Terra i grandi insegnanti, gli avatara, come Zarathustra, Mosè, i grandi figure dei tempi antichi, e in seguito il Sommo Insegnante, Cristo Gesù. Il Cristo portò qualcosa di radicalmente nuovo. Egli insegnò: Non è la stirpe, non è il sangue, non è l’eredità che mi unisce con la divinità. Piuttosto, vi è qualcosa di eterno, l’Io-sono, che è il mio vero essere divino, qualcosa che mi unisce in tutti gli esseri umani con il Divino.

Ora, quando il Cristo parlava così, si opponeva ai maestri che insegnavano la via della stirpe. In quel tempo, quando tra i popoli semitici viveva una certa comunità, essi credevano: Io sono figlio d’Abramo; attraverso la stirpe di Abramo si compie il collegamento tra l’uomo e la divinità. Così era la fede in molti popoli semitici. Il Cristo portò una nuova testimonianza su ciò che è il vero Io eterno. E quando insegnava ai suoi discepoli quale dovesse essere la loro meta, la loro aspirazione, non diceva: Dovete diventare figli d’Abramo, dovete appartenere a una determinata stirpe. Piuttosto diceva: Dovete rinascere dall’alto, dovete diventare puri e trasparenti, dovete sviluppare una nuova forma di coscienza. Quando il Cristo disse ai Farisei: « Voi siete di vostro padre il diavolo » — riferendosi al fatto che costoro cercavano di costruire il loro collegamento con la divinità esclusivamente attraverso la continuità della stirpe — voleva dire: Non è la stirpe quella che crea il rapporto con la divinità. Il rapporto con la divinità si crea quando vi liberate da quella spinta che gli spiriti luciferici hanno inculcato in voi, quando non cercate il vostro Io-sono nella stirpe, ma nella vostra propria anima. Così il Cristo portò il messaggio che trasformò il male in bene. Egli insegnò agli uomini a cercare in se stessi quella forza che era in loro da prima di Abramo.

Perché il Cristo poteva parlare così ai suoi discepoli, ai Farisei e in generale agli uomini? Perché poteva portare una forza e una conoscenza del tutto diverse, nuove, che nel circolo in cui era inserito non vigevano? Era la forza dell’Io eterno, la forza che egli poteva risvegliare in ogni anima umana, la consapevolezza che nel proprio Io vive qualcosa di eterno, di divino. Gli antichi insegnanti, gli avatara prima di lui, potevano insegnare: C’è una via che porta alla divinità attraverso la stirpe, attraverso la comunità. Poi, però, il Cristo ha insegnato qualcosa di diverso. Donde ricavava il Cristo questa forza nel circolo in cui era collocato? Era la forza dell’Io eterno che egli portava agli uomini. Così quando il Cristo insegnava qual era il vero legame tra l’uomo e la divinità, egli portava una forza del tutto diversa da quella che regnava nel circolo in cui era collocato. Allora si diceva: « Io e il padre Abramo siamo uno! Questo devo sapere, se voglio ritrovare il cammino verso il Divino. » Ma il Cristo diceva: « C’è un altro Padre per che l’Io troverà il cammino verso il Divino; poiché l’Io o l’Io-sono e il Divino sono uno. Vi è un Eterno che puoi trovare se rimani in te stesso. » Perciò il Cristo poteva designare la forza che voleva comunicare agli uomini con le parole del Vangelo di Giovanni: « Prima che Abramo fosse, l’Io-sono era! » E l’Io-sono non era altri che il nome che il Cristo stesso attribuiva a se stesso. E quando l’uomo accende in sé questa consapevolezza: In me vive qualcosa che esisteva molto prima di Abramo; non ho bisogno di andare fino ad Abramo, trovo in me lo spirito paterno divino! — allora egli può trasformare in bene quello che fu portato da Lucifero per la coltivazione e la cultura dell’Io, e che ha condotto all’ostacolo dell’umanità. Questa è l’azione del Cristo, di aver trasformato in bene l’influsso di Lucifero.

Supponiamo che soltanto le entità superiori spirituali-divine avessero agito, quelle che hanno legato l’amore solo ai vincoli di sangue, che sempre chiedevano solo all’uomo: Devi risalire tutta la linea di sangue se vuoi trovare il cammino verso gli dèi! — allora gli uomini, senza la loro piena consapevolezza, sarebbero stati spinti insieme a una comunità umana, e mai avrebbero raggiunto una consapevolezza piena della loro libertà e indipendenza. Questo gli spiriti luciferici hanno instillato nell’uomo nel suo corpo astrale prima dell’apparizione del Cristo. Hanno separato gli uomini, hanno voluto mettere ognuno in piedi da solo. Ma il Cristo ha trasformato in bene quello che avrebbe dovuto accadere se l’influsso luciferico fosse giunto all’estremo. Se l’influsso luciferico fosse giunto all’estremo, allora gli uomini sarebbero caduti in assenza di amore. Lucifero ha portato all’uomo la libertà e l’indipendenza; il Cristo ha trasformato questa libertà in amore. E attraverso il vincolo del Cristo gli uomini sono condotti all’amore spirituale.

Da questo punto di vista cade una luce diversa su quello che gli spiriti luciferici hanno fatto. Possiamo ancora designarlo sempre come negligenza e indolenza il fatto che una volta « rimasero indietro »? No! Sono rimasti indietro per compiere una missione determinata durante la Terra: per evitare che gli uomini fossero come impastati in una semplice poltiglia attraverso soli vincoli naturali. E dovevano preparare la via verso il Cristo. Hanno detto sulla Luna: Vogliamo rinunciare al nostro scopo lunare, affinché sulla Terra possiamo operare nel senso dello sviluppo ulteriore! — Questo è uno dei esempi di come un male apparente, un errore apparente nella totalità del contesto del mondo sia comunque trasformato nel bene. Affinché il Cristo potesse intervenire nel momento giusto nello sviluppo della Terra, certe entità lunari dovevano sacrificare la loro missione lunare e preparare il Cristo. Da ciò vediamo che possiamo considerare il rimaner indietro di Lucifero sulla Luna altrettanto bene come un sacrificio.

In questo modo ci avvicineremo sempre più a una verità che l’uomo deve scrivere nella sua anima come morale elevata: Quando nel mondo vedi un male, non dire « Qui c’è un male, quindi un’imperfezione », ma domanda: Come posso svilupparmi fino alla conoscenza che questo male in un contesto superiore è trasformato in bene dalla saggezza che è nel cosmo? Come giungo a dirmi: Che tu veda qui un’imperfezione dipende dal fatto che non sei ancora così avanzato da poter riconoscere anche la perfezione di questa imperfezione. — Dove l’uomo vede un male, deve guardare nella propria anima e domandarsi: Come avviene che qui, dove il male mi incontra, non sono così avanzato da riconoscere il bene in questo male?

Di questo continueremo domani.

6°Gli oracoli atlantici e il battesimo di Giovanni

Kassel, 29 Giugno 1909

Abbiamo detto ieri che l’umanità ha avuto grandi guide anche nel periodo che noi designiamo come il periodo atlantico dello sviluppo umano. Sappiamo dalla considerazione di ieri che questo periodo si è svolto in una regione terrestre che noi chiamiamo l’antica Atlantide, e che si estendeva tra l’odierna Europa e Africa da un lato e l’America dall’altro. E abbiamo anche menzionato come in quel tempo la vita umana fosse profondamente diversa, specialmente riguardo allo stato di coscienza dell’uomo. Abbiamo potuto ricavare dalla considerazione di ieri che la coscienza che l’uomo ha oggi si è sviluppata gradualmente, che l’uomo ha avuto inizio da una sorta di chiaroveggenza crepuscolare. E sappiamo che gli uomini nel tempo atlantico avevano un corpo costituito di una sostanza essenzialmente più morbida, flessibile, plastica di quella dell’uomo odierno. E sappiamo inoltre, come ci insegna la coscienza chiaroveggente, che allora l’uomo non era ancora capace di percepire con contorni così netti, per esempio, gli oggetti solidi che oggi il nostro occhio vede. È vero che l’Atlantideo poteva già percepire gli oggetti del mondo esterno, il regno minerale, quello vegetale e quello animale, ma in modo indistinto, confuso. Come oggi in una sera d’autunno molto nebbiosa si vedono le luci sulla strada circondate di sfumature colorate, così l’uomo di allora percepiva intorno agli oggetti qualcosa come dei bordi colorati, le « aure », come si dice. Queste erano le indicazioni degli esseri spirituali che appartengono alle cose. In certe ore del corso della giornata la percezione di questi esseri spirituali era piuttosto indistinta; ma in altri tempi, specialmente negli stati intermedi tra la veglia e il sonno, era molto chiara.

Se vogliamo farci una rappresentazione vivace della coscienza di un antico Atlantideo, dobbiamo dirci: così netto, con contorni così marcati come oggi, egli per esempio una rosa non l’ha vista. Era tutto confuso, sfumato nel nebbioso e circondato di bordi colorati. Era indistinto già durante il giorno, ma diventava ancora più indistinto e scompariva completamente nello stato intermedio tra veglia e sonno. Però l’uomo percepiva con chiarezza completa quello che noi dobbiamo designare come lo spirito della rosa, come l’anima della rosa. E così era con tutti gli oggetti dell’ambiente. Lo sviluppo successivo consistette nel fatto che gli oggetti esterni diventavano sempre più chiari, e sempre meno chiari diventavano le percezioni degli esseri spirituali che appartengono alle cose. Ma in cambio l’uomo sviluppava sempre più la sua autocoscienza, imparava sempre più a sentire se stesso.

Abbiamo designato ieri il momento in cui sorse una percezione netta dell’Io. Abbiamo detto che il corpo eterico giunse a coincidere con il corpo fisico quando si avvicinava l’ultimo terzo del tempo atlantico. Potete immaginare che anche la guida fosse completamente diversa prima. Una tale comprensione tra uomo e uomo, dove si ricorre al giudizio dell’altro, non esisteva affatto nei tempi atlantici. In questi tempi di chiaroveggenza crepuscolare la comprensione si basava sul fatto che un’influenza inconscia passava da uomo a uomo. Soprattutto era presente ciò che noi oggi conosciamo soltanto negli ultimi eredità spesso fraintese e incomprese: questa era una suggestione, un’influenza inconscia da uomo a uomo, che faceva appello soltanto debolmente alla partecipazione dell’altra anima. Se guardiamo agli antichi tempi dell’Atlantide, vediamo che allora si esercitava un’azione potente sull’altra anima non appena un’immagine, una sensazione sorgesse nell’anima dell’uomo e questi dirigesse la sua volontà sull’altro uomo. Tutti gli influssi erano potenti, e anche la volontà era potente nel ricevere tale influsso. Di ciò rimangono oggi soltanto dei resti.

Immaginate un uomo di allora che si fosse mosso accanto a un altro compiendo certi movimenti. L’altro, che lo guardava, avrebbe avuto bisogno di essere soltanto un poco più debole, e l’effetto sarebbe stato che avrebbe voluto imitare tutti i movimenti. Oggi rimane soltanto come una vecchia eredità il fatto che quando uno sbadiglia e un altro lo vede, questi sente il bisogno di sbadigliare a sua volta. C’era un legame molto più intimo tra uomo e uomo. Ciò si basava sul fatto che l’uomo viveva in un’atmosfera completamente diversa da quella di oggi. Oggi viviamo in un’aria penetrata d’acqua solo quando piove molto intensamente. Allora l’aria era continuamente piena di densi vapori acquei. E l’uomo nel primo tempo atlantico era fatto di una sostanza non più densa di quella di certi animali gelatinosi che oggi vivono nel mare, e che sono difficilmente distinguibili dall’acqua circostante. Così era l’uomo, e si addensò soltanto gradualmente. Ma sappiamo già che comunque quest’uomo era sottoposto a influssi, non soltanto dei veri e propri esseri spirituali superiori che dirigevano, che abitavano il sole o erano distribuiti sui vari pianeti del nostro sistema solare, ma anche degli spiriti luciferici che influenzavano il suo corpo astrale. E abbiamo anche caratterizzato in quale direzione si facevano valere questi influssi. Abbiamo anche detto che coloro che dovevano essere guide del popolo atlantideo dovevano combattere questi influssi luciferici nel loro stesso corpo astrale. Poiché l’uomo di allora era spiritualmente consapevole e chiaroveggente nella sua coscienza, percepiva tutto quello che viveva in lui di influssi spirituali.

Oggi un uomo che non sa nulla di scienza dello spirito ride se gli si dice: « Nel tuo corpo astrale risiedono gli effetti degli spiriti luciferici ». Egli naturalmente non sa che questi esseri hanno un’influenza molto più forte su di lui di quanto non ce l’abbiano quando li nota:

« Il diavolo la gente mai lo sente, Anche se fosse per il collo preso. »

Questo è un detto molto profondo nel Faust di Goethe. E molti influssi materialistici non sarebbero presenti oggi se gli uomini sapessero che gli influssi luciferici non sono ancora completamente scomparsi dall’uomo.

Allora presso i guide e i loro discepoli si stava attentamente a tutto quello che suscitava passioni, istinti e desideri dalla parte che procurava all’uomo un interesse più profondo verso il suo ambiente fisico-sensibile di quanto fosse bene per il suo sviluppo nell’universo. Così colui che voleva svilupparsi come guida doveva soprattutto esercitare questa autocoscienza, stare attentamente a se stesso per notare tutto quello che poteva venire dall’influsso di Lucifero. Doveva studiare acutamente questi esseri spirituali di Lucifero nel suo stesso corpo astrale. In questo modo poteva tenerli lontani dal suo corpo. E vedeva così gli altri, gli esseri superiori, spirituali divini che dirigevano, soprattutto quelli che avevano trasferito il loro campo d’azione dalla Terra al Sole o sugli altri pianeti. E cioè, gli uomini, a seconda di quale provenienza avessero, vedevano questo o quel dominio. C’erano anime umane che, diciamo, erano discese da Marte. Se queste si abbandonavano allo sviluppo, combattevano gli influssi luciferici nel loro stesso corpo astrale; allora venivano elevate a un grado più alto di chiaroveggenza, a una chiaroveggenza buona e pura, e vedevano gli esseri spirituali superiori del regno da cui loro stesse erano discese, cioè gli esseri spirituali superiori di Marte. Anime che erano discese dal regno di Saturno giungevano a vedere gli esseri di Saturno. Le anime che erano venute da Giove o da Venere contemplavano gli esseri di Giove o di Venere. Ogni uomo vedeva il suo regno corrispondente.

Ma gli esseri più elevati tra gli uomini, quelli che erano passati attraverso la crisi lunare, potevano prepararsi gradualmente non soltanto a vedere gli esseri spirituali di Marte, Giove o Venere, ma gli esseri spirituali del Sole stesso, gli alti esseri solari. Per il fatto che gli esseri che venivano iniziati erano discesi dai vari pianeti, si rendevano loro nuovamente visibili i mondi di questi pianeti per quanto riguarda la loro spiritualità. Perciò vi sarà chiaro che c’erano istituzioni o centri nell’antica Atlantide dove, per esempio, coloro che provenivano da Marte venivano accolti quando erano maturi per studiare i misteri di Marte. C’erano altri centri dove coloro che provenivano da Venere imparavano i misteri di Venere. Se designiamo con la parola successiva « oracolo » questi luoghi, allora avevamo sull’Atlantide un oracolo di Marte dove si ricercavano i misteri di Marte, un oracolo di Saturno, uno di Giove, uno di Venere e così via. Il più elevato era l’oracolo del Sole. E il più elevato tra gli iniziati era il più elevato iniziato dell’oracolo del Sole.

Poiché l’uomo era sottoposto a un’influenza suggestiva e si esercitavano su di lui influssi di volontà, anche tutto l’insegnamento era diverso. Cerchiamo di farci un’idea di come si parlassero maestro e discepolo. Supponiamo che ci fossero maestri spirituali che avevano ricevuto l’iniziazione come per grazia. Come venivano iniziati i successivi, i discepoli, nel tempo atlantico?

Dobbiamo immaginare che innanzitutto gli già iniziati esercitavano attraverso il loro intero portamento, per il loro semplice essere, un’influenza straordinaria su coloro che erano predestinati a diventare loro discepoli. Nessun iniziato atlantideo poteva mostrarsi senza che coloro che dovevano diventare discepoli sentissero subito risuonare in se stessi le corde della loro anima che davano loro la possibilità di una tale discepolia. Erano influssi completamente sottratti alla coscienza del giorno, influssi che in quel tempo passavano da uomo a uomo. E quel tipo di insegnamento come lo conosciamo oggi non era necessario allora. Tutto il contatto con il maestro, tutto quello che faceva, agiva insieme con la capacità di imitazione degli uomini. Molto passava inconsciamente dal maestro al discepolo. Perciò la cosa più importante era che coloro che erano maturi grazie alle loro precedenti circostanze di vita venissero soltanto introdotti nei centri oracolari e vivessero nell’ambiente dei maestri. E attraverso il vedere quello che i maestri facevano, e attraverso l’influenza dei sentimenti e delle sensazioni erano preparati - preparati naturalmente in un tempo molto, molto lungo. Poi arrivava il momento in cui c’era una concordanza così significativa tra l’anima del maestro e l’anima del discepolo che tutto quello che il maestro possedeva di segreti superiori si trasferiva al discepolo. Così era nei tempi antichi. Come fu invece dopo che si era formato il mantenersi insieme del corpo eterico e del corpo fisico?

Sebbene nel tempo atlantico il corpo eterico e il corpo fisico si fossero completamente portati a coincidenza, il legame tra corpo eterico e corpo fisico non era ancora molto forte, e bastava uno sforzo di volontà da parte del maestro per estrarre il corpo eterico in una certa misura. Non era più possibile, quando il momento giusto era arrivato, che passasse come da sé al discepolo quello che era nel maestro; il maestro poteva tuttavia facilmente estrarre il corpo eterico del discepolo, e allora il discepolo poteva vedere la stessa cosa che vedeva il maestro. Era quindi possibile con il legame facile o lasco del corpo eterico col corpo fisico estrarre il corpo eterico del discepolo, e allora la saggezza, l’osservazione chiaroveggente del maestro si trasferiva al discepolo.

Poi venne la grande catastrofe che spazzò via il continente atlantico. Avvenimenti giganteschi nelle regioni dell’aria e dell’acqua, tremendi scuotimenti della terra provocarono il fatto che il volto intero della Terra si modificò gradualmente. Europa, Asia e Africa, che erano terra soltanto nella minima parte, si elevarono dall’acqua, così come l’America. L’Atlantide scomparve. Gli uomini migrarono verso est e ovest, e sorsero gli insediamenti più vari. Ma dopo questa gigantesca catastrofe l’umanità aveva fatto nuovi progressi. Nel rapporto tra corpo eterico e corpo fisico si era verificato un cambiamento. Ora nel tempo post-atlantico c’era un legame molto più stretto tra corpo eterico e corpo fisico nell’uomo. Non era più possibile mediante un impulso di volontà del maestro estrarre il corpo eterico e trasferire ogni osservazione. Perciò l’iniziazione, che portava a guardare nel mondo spirituale, dovette assumere una forma diversa, una forma che si può descrivere più o meno nel modo seguente.

Al posto di quell’insegnamento che si basava più sull’influenza animica immediata da maestro a discepolo, dovette gradualmente subentrare un insegnamento che lentamente si avvicinasse a quello che intendiamo oggi. E quanto più il tempo post-atlantico procedeva avanti, tanto più gli assomigliava. Come nel tempo atlantico esistevano gli oracoli, così adesso i grandi guide dell’umanità istituirono istituti che contenevano gli echi degli antichi oracoli atlantici. I Misteri, i centri di iniziazione sorsero nel tempo post-atlantico. E come gli uomini idonei nei tempi atlantici erano accolti negli oracoli, così adesso lo erano nei Misteri. Lì i discepoli, poiché non potevano più essere influenzati come prima, dovevano essere preparati accuratamente mediante uno stretto insegnamento. Troviamo quindi per lunghi periodi presso tutte le culture tali Misteri. Che vi volgiate alla cultura che conosciamo come la prima post-atlantica, quella che si svolse nell’antica India, o che andiate alla cultura di Zarathustra o a quella degli Egizi, dei Caldei, dappertutto troverete che i discepoli erano accolti in Misteri che erano una via di mezzo tra chiesa e scuola. E lì erano dapprima rigorosamente insegnati: imparavano a pensare e a sentire non solo riguardo a quello che era nel mondo sensibile, ma a quello che accadeva nel mondo invisibile, nel mondo spirituale.

Quello che si insegnava, possiamo designarlo precisamente oggi: è in gran parte lo stesso che noi oggi impariamo come antroposofia. Questo era l’oggetto dell’insegnamento nei Misteri. Soltanto che era più appropriato ai costumi del tempo e in modo rigorosamente regolato, non come oggi, dove in una forma, almeno in parte, libera, ai popoli che in certa misura ne sono maturi, i segreti dei mondi superiori sono comunicati in modo relativamente rapido.

Allora l’insegnamento era rigorosamente regolato. Nel primo grado, per esempio, era comunicata soltanto una certa somma di conoscenze, tutto il resto si manteneva completamente segreto. Soltanto quando il discepolo aveva assimilato questo, gli si comunicava quello che apparteneva a un grado superiore. Per il fatto che il discepolo era così preparato, riceveva concetti, idee, sensazioni e sentimenti piantati nel suo corpo astrale che si riferivano al mondo spirituale. In questo modo aveva anche in certa misura combattuto gli influssi di Lucifero. Perché tutto quello che è comunicato di nozioni geisteswissenschaftlichen si riferisce ai mondi superiori, non al mondo per che Lucifero vuole suscitare interesse negli uomini, non al mondo sensibile soltanto. Poi, dopo che il discepolo era stato così preparato, arrivava il momento in cui era condotto al guardare indipendente. Doveva guardare da solo nel mondo spirituale. Ciò era necessario perché l’uomo potesse riflettere tutto quello che si era elaborato nel suo corpo astrale nel corpo eterico. Perché soltanto in questo modo l’uomo arriva a guardare nel mondo spirituale. Tutto quello che ha lavorato nel suo corpo astrale con l’imparare, attraverso un certo sentire e un provare così intensamente lo sente in se stesso, che non soltanto il suo corpo astrale, ma anche il corpo eterico più denso viene influenzato. Se il discepolo doveva ascendere dall’imparare al guardare, doveva portare effetti quello che gli era stato insegnato. Perciò attraverso il tempo indiano, persiano, egiziano, greco si univa all’imparare un certo atto conclusivo che consisteva nel seguente.

Il discepolo era dapprima nuovamente a lungo preparato, non mediante l’imparare, ma mediante quello che si chiama meditazione, e mediante altri esercizi, a sviluppare interiorità, quiete interiore, tranquillità interiore. Era preparato a rendere il suo corpo astrale completamente un cittadino dei mondi spirituali. E nel momento giusto, come conclusione di questo sviluppo, era portato per tre giorni e mezzo in uno stato simile alla morte. Mentre nei tempi atlantici il corpo eterico era ancora così lasco nel corpo fisico che poteva essere estratto in modo più facile, ora l’uomo doveva essere portato in un sonno simile alla morte nei Misteri. Era durante questo tempo posto in una scatola simile a una bara, oppure legato a una specie di croce o simile. E colui che era designato come l’iniziatore, l’Ierofante, aveva la capacità di agire sul corpo astrale e specialmente sul corpo eterico: il corpo eterico veniva infatti estratto attraverso questa procedura durante questo tempo. Questo è diverso dal sonno. Nel sonno rimangono nel letto il corpo fisico e il corpo eterico, fuori sono il corpo astrale e l’Io. Ora invece, nell’atto conclusivo dell’iniziazione, rimane disteso il corpo fisico, e il corpo eterico viene semplicemente estratto, almeno per la maggior parte del corpo fisico - soltanto le parti inferiori rimangono, le parti superiori vengono estratte - e la persona si trova allora in uno stato simile alla morte. Tutto quello che era stato prima imparato mediante meditazione e altri esercizi, era ora in questo stato pressato nel corpo eterico. In questi tre giorni e mezzo l’uomo realmente percorso i mondi spirituali dove si trovano gli esseri superiori. E dopo questi tre giorni e mezzo colui che l’aveva iniziato lo richiedeva ancora, cioè aveva il potere di farlo di nuovo svegliare. Allora la persona portava con sé la conoscenza del mondo spirituale. Ora poteva guardare nel mondo spirituale, e poteva diventare un proclamatore dei fatti del mondo spirituale per i suoi simili, che ancora non avevano la maturità per poter guardare anche loro.

Così i maestri antichi nei tempi pre-cristiani erano stati iniziati alle profondità dei segreti dei Misteri. Lì erano stati condotti nei tre giorni e mezzo dall’Ierofante, ed erano testimoni viventi del fatto che esiste una vita spirituale, e che dietro il mondo fisico esiste un mondo spirituale, a cui l’uomo con le sue parti superiori appartiene e in cui deve crescere.

Ma lo sviluppo continuava. Quello che ora vi ho raccontato come un’iniziazione era ancora più e più intensamente presente nel primo tempo dopo la catastrofe atlantica. Ma sempre più e più il legame fu serrato tra corpo eterico e corpo fisico. Perciò questa procedura diventava sempre più e più pericolosa, perché gli uomini si abituavano sempre più al mondo fisico sensibile con tutta la loro coscienza. Questo è proprio il senso dello sviluppo dell’umanità: gli uomini si abituavano a vivere nel mondo fisico con tutta la loro inclinazione e simpatia. È il grande progresso dell’umanità che gli uomini svilupparono veramente questo amore per il mondo fisico.

Nel primo tempo della cultura post-atlantica existeva ancora una memoria vivida del fatto che esiste un mondo spirituale. Gli uomini si dicevano: Noi come i nati tardi possiamo ancora guardare nel mondo spirituale dei nostri antenati. - Avevano ancora la loro coscienza ottusa, crepuscolare. Sapevano dove si trova la verità del mondo, dove si trova la loro patria. Quello che ci circonda nella coscienza del giorno, dicevano, è come un velo che si stende sulla verità, ce nasconde il mondo spirituale, è Maya o illusione. -

Non ci si abituava subito a quello che si poteva ora vedere. Non si poteva facilmente comprendere che si dovesse perdere la coscienza del vecchio mondo spirituale. Questo è il carattere distintivo della prima cultura post-atlantica. Perciò era anche più facile condurre gli uomini nel mondo spirituale, perché avevano ancora un ardente desiderio del mondo spirituale. Naturalmente non poteva rimanere così, perché la missione terrestre consiste nel fatto che gli uomini acquisiscano amore per le forze della Terra e conquistino il piano fisico.

Se poteste sguardare nell’antica India, trovereste un’altezza della vita dello spirito che è immensa. Quello che i primi antichi maestri potevano proclamare agli uomini, al rendere comprensibile all’uomo di oggi, è possibile soltanto se l’uomo ha attraversato uno studio della scienza dello spirito. Per ogni altro la dottrina dei grandi santi Rishi è insensatezza, follia, perché non può affatto immaginarsi che vi sia senso in quello che gli si dice sui segreti del mondo spirituale. Dal suo punto di vista naturalmente ha ragione, perché ognuno dal suo punto di vista ha sempre ragione.

La contemplazione spirituale era immensa, ma la gestione dei più semplici attrezzi non esisteva. Ci si provvedeva del modo più primitivo. Non esisteva alcuna scienza naturale o quello che oggi così si chiama. Perché in tutto quello che si poteva vedere sul piano fisico si vedeva Maya, la grande illusione; e soltanto nell’elevazione all’essere solare grande o a esseri simili si trovava il reale e il vero. Ma non poteva rimanere così. Gli uomini dovevano imparare gradualmente ad amare questa Terra. Doveva accadere che tra i popoli post-atlantici ci fossero anche coloro che avevano la volontà di conquistare il regno terrestre. L’inizio fu fatto al tempo di Zarathustra. È un passo gigantesco in avanti quando troviamo la transizione dal vecchio indiano all’antichissimo persiano. Per Zarathustra il mondo esterno non era più soltanto Maya o illusione. Mostrò agli uomini che quello che fisicamente ci circonda ha valore, ma che dietro a esso sta il spirituale. Mentre per la contemplazione dell’antico indiano il fiore era Maya e andava allo spirito dietro il fiore, Zarathustra disse: Questo è qualcosa che si deve stimare, perché è un membro dello spirito totale dell’universo. Il materiale cresce dal spirituale. - E su questo abbiamo già attirato l’attenzione, che Zarathustra ha indicato che il sole fisico è il campo di esseri spirituali. Ma l’iniziazione era difficile. E per coloro che non soltanto volevano ascoltare dagli iniziati che esiste un mondo spirituale, ma volevano loro stessi guardare nell’aura solare grande, occorrevano misure di iniziazione più severe.

Tutta la vita umana cambiò anche gradualmente. E nel tempo successivo, della cultura egiziana-caldea, gli uomini conquistarono ancora più il mondo fisico. Lì l’uomo non è più soltanto proteso verso una scienza puramente spirituale che ricerca quello che dietro il fisico si trova. Osserva il corso delle stelle e cerca di riconoscere nelle posizioni e nei movimenti delle stelle, nel visibile esterno, una scrittura degli esseri divino-spirituali. Riconosce la volontà degli dèi nel segni che portano da cosa sensibile a cosa sensibile. Così studia le cose nei loro rapporti. In Egitto vediamo nascere una geometria che viene applicata alle cose esterne. Così l’uomo conquista il mondo esterno.

Il greco è progredito ancora di più in questo. Lì vediamo come avviene il matrimonio tra quello che l’anima vive e la materia esterna. Quando Pallade Atena o Zeus ci stanno dinanzi, è alla materia comunicato quello che prima viveva nell’anima umana. È come se da dentro l’uomo quello che si era conquistato fosse fluito nel mondo sensibile.

Ma nella misura in cui l’uomo diventava sempre più e più potente nel mondo sensibile e l'amava sempre più volentieri con la sua anima, nella stessa misura nel tempo tra la morte e la nuova nascita divenne sempre più estraniato dal mondo spirituale. Quando l’anima usciva da un corpo dell’antico indiano e entrava nel mondo spirituale per fare lì lo sviluppo fino alla nuova nascita, il spirituale era ancora vivido per lei. Perché durante tutta la vita l’uomo si protendeva verso un mondo spirituale, e tutti i suoi sentimenti erano infiammati da quello che ascoltava di proclamazioni sulla vita nei mondi spirituali, anche se lui stesso non era un iniziato. Perciò quando passava per la porta della morte, il mondo spirituale gli era aperto luminoso e chiaro dinanzi.

Ma nella misura in cui l’uomo acquistava simpatia per il mondo fisico, diventava più capace nel mondo fisico, nella stessa misura si oscurava per lui il tempo tra la morte e la nuova nascita. E al tempo egiziano è già così progredito che con la coscienza chiaroveggente possiamo stabilire che diventa oscuro e tetro per l’anima quando esce dal corpo nel mondo spirituale, che l’anima si sente solitaria e come separata dalle altre anime; e come una sensazione gelida lo sente l’anima quando si sente solitaria e non trova comprensione con l’altra anima. E mentre i Greci vivevano in un tempo in cui gli uomini per un’esteriore bellezza così meravigliosa nella cultura avevano fatto della Terra qualcosa di tutto particolare, per le anime era il più oscuro, il più tetro e il più gelido nel tempo tra la morte e la nuova nascita. E non è leggenda, ma corrisponde alla realtà, che il nobile greco, quando gli si chiedeva del soggiorno nell’aldilà, rispondeva: Preferibilmente un mendicante nel mondo di sopra cui un re nel regno delle ombre!

Così possiamo dire che gli uomini con la cultura crescente diventavano sempre più e più estranei al mondo spirituale. Gli iniziati, che guardavano nei settori superiori del mondo spirituale, divennero sempre più rari, perché la procedura dell’iniziazione diventava sempre più pericolosa. Divenne sempre più difficile stare tre giorni e mezzo in uno stato simile alla morte e lasciar separare il corpo eterico senza che subentrava la morte.

Ora per la vita umana intera subentrò un rinnovamento mediante quell’impulso di cui già negli ultimi giorni abbiamo parlato: l’impulso del Cristo. Abbiamo già caratterizzato che il Cristo, l’alto spirito solare, si è gradualmente avvicinato alla Terra. Abbiamo visto come al tempo di Zarathustra doveva ancora essere cercato nel Sole come « Ahura Mazdao », e come Mosé poteva vederlo già nel roveto ardente e nel fuoco sul Sinai. È entrato gradualmente nell’ambito terrestre, che doveva diventare diverso. Dapprima era importante per questo spirito che gli uomini lo conoscessero qui su questa Terra.

Quale era essenzialmente collegato a tutte le antiche iniziazioni? Che il corpo eterico doveva essere estratto dal corpo fisico. E anche nelle iniziazioni post-atlantiche l’uomo doveva essere portato in uno stato di sonno simile alla morte, cioè essere privo di coscienza per la coscienza fisica. In questo modo l’uomo veniva nella signoria di un altro Io. Era sempre legato a ciò. Era con il suo Io completamente sotto la signoria di colui che era il suo iniziatore, il suo iniziatore. Così lasciava completamente il suo corpo fisico, non l'abitava e non esercitava alcuna influenza dal suo Io sul corpo fisico.

Ma questo è il grande scopo dell’impulso del Cristo, che l’uomo deve attraversare uno sviluppo dell’Io che rimane completamente in se stesso, dove non ha bisogno di immergersi in uno stato inferiore di quello che ha l’Io per arrivare nei mondi superiori. Per questo era necessario che dapprima uno si offrisse in sacrificio per accogliere lo stesso spirito del Cristo in un corpo umano. Su questo abbiamo anche già accennato, che un iniziato, che si era reso maturo attraverso molte, molte incarnazioni, era divenuto capace di, da un certo momento della sua vita in poi, rimuovere il suo stesso Io da se stesso e accogliere lo spirito del Cristo in se stesso. Questo è indicato nel Vangelo di Giovanni nel battesimo del Giordano. Che significato aveva allora questo battesimo? Sappiamo che questo battesimo era praticato dal precursore, dal precursore del Cristo Gesù, dal battezzatore Giovanni su coloro che li aveva preparati a ricevere il Cristo nel modo appropriato. Soltanto se consideriamo che Giovanni battezzava al fine di preparare al Cristo nel modo appropriato, soltanto allora capiremo quello che sul battesimo del Giordano sta nel Vangelo di Giovanni. Se vi immaginate un battesimo odierno, che è soltanto un’imitazione del simbolo originale, allora non giungerete a una comprensione. Non era così semplice che si aspergesse soltanto l’uomo con l’acqua: consisteva nel fatto che la persona era completamente immersa sotto l’acqua, che rimaneva un tempo - lungo o breve - sotto l’acqua. Che cosa significava, vogliamo chiarirlo dal mistero della natura umana.

Pensate al fatto che l’uomo consiste di corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e Io. Nello stato di veglia il corpo ha questi quattro membra strettamente annessi l’uno nell’altro. Nel sonno rimangono nel letto il corpo fisico e il corpo eterico, fuori sono il corpo astrale e l’Io. Nella morte accade che il corpo fisico rimane come cadavere, il corpo eterico esce fuori, e allora per un breve tempo sono uniti Io, corpo astrale e corpo eterico. E per coloro che hanno ascoltato anche soltanto alcuni dei miei discorsi, è già chiaro che in questo momento dapprima compare un’esperienza ben determinata: l’uomo ha il suo precedente vita come un quadro magnifico dinanzi a sé; come spazialmente uno accanto all’altro stanno tutte le circostanze della vita intorno all’uomo. Il corpo eterico è infatti il portatore della memoria, e durante la vita il corpo fisico l’impedisce di avere tutto questo dinanzi a sé. Dopo la morte il corpo fisico è deposto; allora tutto può entrare nella coscienza di quello che l’uomo ha sperimentato nella sua ultima vita. Ora ho anche già menzionato che una tale rivisitazione della vita accade anche quando l’uomo è in qualche pericolo di morte o quando in qualche modo un grande spavento, uno shock, su di lui si esercita. Voi lo sapete già da racconti, che l’uomo, quando è vicino all’annegamento o a una caduta in montagna e non perde la coscienza, come in un grande quadro sperimenta tutta la sua vita precedente. Quello che l’uomo così sperimenta attraverso un pericolo, se per esempio è vicino all’annegamento, questo l’ha sperimentato nel battesimo del Giordano quasi ognuno. In questo consisteva il battesimo, che l’uomo rimaneva così a lungo nell’acqua che sperimentava la sua vita precedente. Ma quello che così sperimentava, era come un’immagine spirituale sperimentato. E allora risultava che in questo stato anormale quello che lo spirito sperimentava si univa al resto del mondo spirituale; e colui che era di nuovo tirato fuori dopo il battesimo del Giordano, egli sapeva: C’è un mondo spirituale! In verità è quello che ho in me un qualcosa che può stare senza il corpo. -

Ne era convinto dopo il battesimo che esiste un mondo a cui egli appartiene per lo spirito. Che cosa dunque aveva compiuto il battezzatore Giovanni con questo battesimo?

Gli uomini erano arrivati sempre più e più ad amare il mondo fisico, sempre più a trovarsi insieme nel mondo fisico, sempre più ad avere la credenza che il fisico è veramente il reale. Ma coloro che venivano al battezzatore speriminavano la loro stessa vita come una vita spirituale. Se erano stati battezzati, sapevano: Io sono ancora qualcosa di diverso da quello che sono attraverso il mio corpo fisico. Il senso degli uomini si era gradualmente formato in modo che era rivolto al mondo fisico. Giovanni aveva suscitato nei suoi battezzati la coscienza: C’è un mondo spirituale, io appartengo con una parte superiore di me stesso a questo mondo spirituale. Perciò dovete soltanto riformulare il suo parlare in altre parole, e avete: Mutate il senso che è rivolto al mondo fisico! Lo mutavano, se ricevevano il battesimo veramente nel modo giusto. Allora sapevano: Ho uno spirituale in me; il mio Io appartiene al mondo spirituale. L’uomo aveva acquisito questa convinzione nel corpo fisico dentro. Non era subentrata alcuna procedura particolare come nell’iniziazione. L'aveva sperimentato nel corpo fisico. E per il modo in cui l’intera dottrina che era stata fino da quando il proclamazione di Mosé era stata ricevuta e si era unita all’anima, l’intera esperienza del battesimo del Giordano riceveva ancora un senso particolare.

L’uomo dopo il battesimo non aveva soltanto la coscienza: Io sono uno con il mondo spirituale - ma riconosceva anche quale mondo spirituale si avvicina alla Terra. Un tale uomo sapeva: Quello che si era proclamato a Mosé come « ehjeh asher ehjeh » nel roveto ardente e nel fuoco sul Sinai, questo attraversa la Terra; e con la parola Jahve o Jehova, o « ehjeh asher ehjeh » o « Io sono l’Io-sono » questo mondo spirituale è designato nel modo giusto. - L’uomo sapeva quindi attraverso il battesimo del Giordano non soltanto che era uno con il mondo spirituale, ma sapeva anche: In questo mondo spirituale vive l’Io-sono, da cui io per lo spirito sono stato generato. - Così il Giovanni attraverso il battesimo aveva preparato i suoi battezzati. Questo sentimento, questa sensazione aveva suscitato in loro. Potevano naturalmente essere soltanto pochi. La maggior parte era già impreparata, nell’immergersi lo sperimentare. Ma alcuni riconoscevano che lo spirito si stava avvicinando, che successivamente è stato chiamato il Cristo.

Ora cercate di mettere insieme quello che abbiamo detto oggi con quello di ieri. Quello che gli antichi esseri spirituali avevano compiuto era un amore fondato su vincoli di sangue, su comunanza fisica. Ma gli spiriti luciferici volevano porre ogni uomo sulla sua propria personalità, sulla sua propria individualità. Lucifero e gli alti esseri spirituali avevano agito insieme. Gradualmente i vecchi vincoli di sangue si erano allentati. Potete voi stessi seguire questo storicamente. Guardate il miscuglio dei popoli nel grande Impero Romano. Ciò era accaduto perché i vecchi vincoli di sangue si erano allentati e ognuno più o meno voleva stare sul punto fermo della sua personalità. Ma perciò avevano anche perso il legame con il mondo spirituale, erano cresciuti insieme col mondo fisico, avevano acquisito amore per il piano fisico. Nella misura in cui la coscienza dell’Io era aumentata per Lucifero, l’uomo era cresciuto insieme col mondo fisico, la sua vita tra la morte e la nuova nascita era diventata desolata. Ora il battezzatore aveva già preparato qualcosa di grande e significativo per l’uomo. Aveva preparato che l’uomo nella sua personalità potesse rimanere, e che all’interno della sua personalità mediante l’immersione sotto l’acqua potesse trovare lo stesso che aveva sperimentato come « dèi » allora, quando lui stesso ancora viveva nell’acqua, quando i vapori d’acqua e le nebbie d’acqua penetravano l’atmosfera. Questa esperienza nei mondi divini era ora stata ripetuta. L’uomo era, nonostante fosse un Io, stato preparato per di nuovo come uomo essere condotto all’uomo, ancora una volta per essere condotto nell’amore ora spiritualizzato.

Con questo avete da un altro lato caratterizzato il nervo dell’evento del Cristo. Il Cristo rappresenta il discendere della forza d’amore spirituale sulla nostra Terra, che oggi è soltanto all’inizio della sua azione. Se continueremo a seguire questo pensiero sulla base dei Vangeli di Giovanni e di Luca, allora vedremo come proprio il nervo dell’impulso del Cristo è l’amore spirituale, come per mezzo di ciò gli Io, che erano stati separati, sono sempre più e più riuniti, ma riguardo all’intimo della loro anima. Gli uomini fin dal principio hanno soltanto potuto presagire quello che il Cristo è diventato per il mondo. E oggi è ancora poco, molto poco di ciò realizzato, perché il separante, l’effetto susseguente delle potenze luciferiche, è ancora lì, e il principio del Cristo ha agito soltanto brevemente. E se anche oggi in certi settori esterni della vita si cerca di procedere insieme, per le cose più intime, per le cose più importanti gli uomini non hanno neppure il presentimento - al massimo con il pensiero, con l’intelletto, e questo è il minimo - quello che è armonia e concordanza delle anime. È veramente così che il cristianesimo è soltanto all’inizio dell’azione. Penetrerà sempre più e più nelle anime e l’Io sempre più nobilitarà. Proprio quelli che oggi sono ancora nazioni più giovani se ne accorgono. Si accorgono che devono congiungersi alla forza del Cristo, che devono penetrarsi della forza del Cristo se vogliono progredire ancora.

Uno dei nostri contemporanei nell’est, che è l’esecutore testamentario del grande filosofo russo Solowjow, ha pronunciato la parola: « Il cristianesimo deve riunirci come popolo; altrimenti perdiamo il nostro Io e con ciò la possibilità di essere un popolo! » Una parola gigantesca, che è emersa come da un interesse istintivo per il cristianesimo. Ma si vede anche da ciò come sia necessario che il cristianesimo penetri nelle profondità delle anime. Cercate di esaminare un fenomeno che appartiene ai più radicali, e che ci mostra come proprio per l’intimo della vita stessa dell’anima i più elevati e i più nobili stiano ancora lontano da quello che un giorno afferreranno quando il cristianesimo si sarà riversato nei più intimi pensieri, nei più intimi pareri e sentimenti dell’uomo. Pensate a Tolstoi e all’azione di costui negli ultimi decenni, che nel suo modo cerca di scoprire il vero senso del cristianesimo. Si avrà un enorme rispetto per un tale pensatore proprio in occidente, dove con lunghe e prolisse disquisizioni filosofiche si riempiono intere biblioteche con lo stesso che un Tolstoi in un libro come « Sulla vita » scrive in modo grande e maestoso. C’è in Tolstoi pagine dove in modo elementare certe grandi conoscenze di verità teosofica sono esposte, che certo il filosofo occidentale non riesce a cogliere così. Almeno dovrebbe scrivere molta letteratura su di esse, perché è detto qualcosa di completamente gigantesco. In Tolstoi, possiamo dire, risuona qualcosa che si può chiamare l’impulso del Cristo. Approfondatevi nei suoi scritti, e vedrete che è l’impulso del Cristo che lo riempie. Prendete ora il suo grande contemporaneo, che è già interessante dal fatto che si è elevato da una visione filosofica del mondo comprensiva fino ai confini di una vita veramente visionaria, così che egli un’epoca in modo prospettico, apocalittico l’abbraccia. Anche se proprio queste visioni, perché il fondamento non è giusto, vengono distorte, tuttavia Solowjow si eleva fino a una contemplazione visionaria del futuro. Espone una tale prospettiva futura per il ventesimo secolo. E se ci impegniamo con lui, troviamo cose grandi e nobili, specialmente riguardo al cristianesimo. Ma egli parla di Tolstoi come di un nemico del cristianesimo, come dell’Anticristo! Così oggi due uomini nei loro pensieri più profondi credono di dare il meglio al loro tempo, possono operare dalla profondità più profonda della loro anima e tuttavia stare l’uno di fronte all’altro senza comprensione, così che l’uno è l’« anti » dell’altro!

Non si pensa oggi affatto al fatto che, se armonia esterna, una vita tuffata nell’amore deve essere possibile, l’impulso del Cristo deve essere penetrato fino alla profondità, affinché l’amore umano deve essere qualcosa di completamente diverso da quello che è oggi anche negli spiriti più nobili.

L’impulso che prima fu precursore e poi entrò nel mondo è soltanto all’inizio della sua azione e sarà sempre meglio e meglio compreso. Cosa manca proprio in questo nostro tempo a tutti coloro che gridano per il cristianesimo e lo dichiarano necessario, ma tuttavia non possono evocarlo? Manca loro l’antroposofia, la scienza dello spirito - il modo odierno di comprendere il Cristo! Perché il Cristo è così grande che ogni epoca dovrà trovare nuovi mezzi per conoscerlo. Nei secoli passati si sono usati altri tipi e forme della ricerca di saggezza. Oggi l’antroposofia è necessaria. E varrà ancora per lunghi tempi quello che noi oggi nell’antroposofia abbiamo per comprendere il Cristo. Perché l’antroposofia si rivelerà come qualcosa che stimola tutte le capacità cognitive umane. L’uomo gradualmente crescerà nella comprensione del Cristo. E anche la rappresentazione antroposofica è dapprima soltanto una rappresentazione transitoria. Ne siamo consapevoli, e anche consapevoli che dovremo racchiudere qualcosa di grande, che è compreso in rappresentazioni transitorie, in rappresentazioni ancora più grandi.

7°Il battesimo con l'acqua e con il fuoco e lo Spirito

Kassel, 30 Giugno 1909

Nella nostra considerazione di ieri siamo giunti al punto in cui potevamo comprendere cosa fosse propriamente il battesimo del Precursore del Cristo Gesù, cosa fosse il battesimo di Giovanni. E oggi ci sarà relativamente facile comprendere la differenza tra quello che si può chiamare il battesimo di Cristo e il battesimo di Giovanni. E tutta l’essenza dell’influsso del Cristo nel mondo diverrà per noi chiara e distinta proprio dal fatto che potremo esporre l’essenza del battesimo di Cristo, dell’Impulso di Cristo, in distinzione dal battesimo di Giovanni.

Innanzitutto dobbiamo sottolineare che, fondamentalmente, lo stato in cui l’uomo doveva entrare attraverso il battesimo di Giovanni era anormale rispetto all’ordinario stato di coscienza quotidiana dell’uomo. Abbiamo infatti sentito che, per esempio, l’antica iniziazione si basava sul fatto che il corpo eterico dell’uomo, che altrimenti è fermamente unito al corpo fisico, veniva in una certa misura sollevato dal corpo fisico, e che in tal modo diveniva possibile al corpo astrale di imprimere le sue esperienze nel corpo eterico. Questo valeva per l’antica iniziazione. E anche attraverso il battesimo di Giovanni doveva entrare uno stato anormale. L’uomo veniva immerso in acqua. In tal modo il corpo eterico veniva in una certa misura separato dal corpo fisico, cosicché l’uomo poteva giungere a una visione della sua vita e poteva divenire consapevole della connessione di questa vita individuale con i regni del mondo divino-spirituale. Se vogliamo essere qualcosa di più espliciti, possiamo dire: Colui che veniva tirato fuori dall’acqua con successo, attraverso questo processo sapeva: Io ho qualcosa di spirituale in me, non sono soltanto un essere in questo corpo materiale-fisico. E questo Spirituale in me è connesso con lo Spirito che sta dietro a tutte le altre cose. — Sapeva inoltre che questo Spirituale che gli si presentava era lo stesso che Mosè aveva percepito nel fuoco del roveto ardente e nel fulmine sul Sinai come Jahvé, come « Io sono l’Io-sono », come « ehjeh asher ehjeh ». Tutto questo lo sapeva attraverso il battesimo di Giovanni.

In quale modo questa coscienza si differenziava da quella di un antico iniziato? Un antico iniziato, quando veniva portato in quello stato anormale che vi ho descritto ieri, percepiva gli antichi esseri divino-spirituali che erano già uniti alla terra prima che quello che Zarathustra ha chiamato « Ahura Mazdao », quello che Mosè ha chiamato « Jahvé », si unisse alla terra. Il vecchio mondo spirituale dunque, da cui l’uomo era emerso, in cui si trovava ancora nell’antica epoca atlantica, e verso cui l’antico popolo indiano si volgeva con nostalgia, gli antichi dèi, l’uomo li percepiva attraverso l’antica saggezza primordiale. Ma il Dio che si era tenuto lontano dalla terra per un tempo corrispondentemente lungo, proprio per agire in modo più efficace, che l’aveva influenzata soltanto dall’esterno per lunghe epoche e lentamente vi si avvicinava, cosicché Mosè poteva percepire questo avvicinamento, questo Dio l’antico iniziato non lo conosceva ancora. Soltanto coloro che furono iniziati nel senso dell’iniziazione veterotestamentaria percepivano qualcosa dell’unità di tutto il Divino.

Consideriamo per un momento lo stato emozionale di un iniziato, non dei misteri persiani o dei misteri egiziani posteriori, ma di un iniziato che inoltre aveva vissuto anche quello che si poteva acquisire nella ricerca esoterica ebraica. Supponiamo che un tale iniziato avesse per esempio subito anche l’iniziazione sull’antico Sinai, diciamo in un’incarnazione durante lo sviluppo ebraico antico o ancora prima. Era stato condotto allora alla conoscenza del vecchio mondo divino, da cui l’uomo era emerso. Allora egli entrava nell’insegnamento esoterico ebraico con l’antica saggezza primordiale, con questo dono di osservazione per il vecchio mondo divino. Allora imparava a dire più o meno così: Quello che ho conosciuto prima erano dèi che erano uniti alla terra prima che la Divinità Jahvé-Cristo si unisse alla terra. Ma ora so che lo Spirito principale tra loro, lo Spirito conduttore, è colui che lentamente si è avvicinato alla terra. —

In tal modo un tale iniziato conosceva l’identità del suo mondo spirituale con quel mondo spirituale in cui il Cristo che stava avanzando regna. Colui che veniva immerso nell’acqua da Giovanni non aveva bisogno di essere un iniziato; ma imparava in tal modo a conoscere il legame della sua individualità, quello che era come personalità, con il grande Spirito Padre del mondo. Certamente soltanto pochi potevano avere questo risultato. I più dovevano prendere questo battesimo soltanto come un simbolum, soltanto come quello che serviva loro a dire in fede e in buona credenza, sotto l’influsso significativo dell’insegnamento del Battista Giovanni, che erano persuasi dell’esistenza del Dio Jahvé. Ma tra coloro che venivano immersi, c’erano alcuni che nelle incarnazioni precedenti si erano già preparati a conoscere alcune cose dalla propria osservazione. Uno stato anormale era però quello in cui l’uomo veniva messo dal battesimo di Giovanni.

Giovanni battezzava con acqua, e questo aveva l’effetto che il corpo eterico veniva separato per poco tempo dal corpo fisico. Ma Giovanni il Battista voleva essere il Precursore di colui « che battezza con il fuoco e con lo Spirito ». Il battesimo con il fuoco e con lo Spirito è venuto attraverso il Cristo sulla nostra terra. Quale è dunque la differenza tra il battesimo di acqua di Giovanni e il battesimo del Cristo con il fuoco e lo Spirito? Solo colui che impara questa comprensione a partire dagli elementi più primordiali può comprendere questo. Perché riguardo alla comprensione del Cristo siamo ancora veramente oggi affidati ai princìpi. Questa comprensione diventerà sempre più grande, ma oggi l’uomo può soltanto acquisire i più primordiali princìpi. Abbiate la pazienza di incominciare il cammino della comprensione del Cristo dall’ABC con me.

In primo luogo si deve sottolineare che veramente dietro tutti i processi fisici stanno processi spirituali, anche dietro tutti i processi fisici umani. Questo sarà molto difficile da credere per l’uomo dei giorni nostri. Il mondo l'imparerà gradualmente, e allora giungerà prima alla piena comprensione del Cristo. Oggi credono anche coloro che vorrebbero parlare dello Spirito, non seriamente al fatto che tutto quello che accade fisicamente nell’uomo è in ultima analisi guidato dallo Spirituale. Non possono, inconsciamente — se possiamo usare questo termine — credervi seriamente, nemmeno se vogliono essere idealisti.

C’è per esempio un americano che raccoglie diligentemente i fatti che l’uomo in stati anormali giunge a elevarsi in un mondo spirituale, e così tenta di acquisire una certa base di fondazione per i fatti più disparati. Questo americano, William James, procede nel modo più fondamentale possibile. Ma nemmeno i migliori tra gli uomini possono resistere allo Spirito dei tempi che agisce fortemente. Non vogliono essere materialisti, eppure lo sono. Questa filosofia di William James ha anche esercitato un influsso su alcuni eruditi europei, e perciò si devono segnalare alcune affermazioni grottesche di William James che confermano quello che è stato appena detto. Ha per esempio fatto l’affermazione: L’uomo non piange perché è triste, bensì è triste perché piange! — Fino a ora gli uomini sono stati sempre dell’opinione che si debba prima essere tristi, cioè che si debba verificare un processo spirituale-animico, e che allora soltanto questo processo spirituale si prema nel Fisico del corpo umano. Se la lacrima sgorgasse, un processo animico dovrebbe stare alla base della separazione dell’acqua lacrimale. Anche oggi ancora, dove tutto lo Spirituale è sepolto sotto il velo del Materiale e deve ancora essere ritrovato dalla visione mondiale spirituale, abbiamo processi in noi che sono eredità di un’epoca primordiale, dove lo Spirituale era ancora più potente, e che ci possono mostrare in modo significativo come lo Spirituale agisce. Su due cose attiro qui abitualmente l’attenzione: sul sentimento di vergogna e sul sentimento di paura e di terrore. Sia detto in anticipo che sarà facile per me enumerarvi qui tutti i tentativi di spiegazione ipotetici per queste due specie di esperienze. Ma questo non ci interessa qui; e se qualcuno volesse protestare contro questo, non creda che il ricercatore dello spirito non conosca anche queste ipotesi.

Sul sentimento di vergogna possiamo dire: Quando l’uomo si vergogna, è come se volesse far sì che il suo ambiente non veda qualcosa che accade in lui; è come un voler nascondere quello che si verifica nel sentimento di vergogna dell’uomo. E cosa produce questo evento animico fisicamente nell’uomo? Spinge il rossore di vergogna sul volto, il sangue sale al volto. Cosa accade dunque sotto l’impressione di un evento animico-spirituale, come è il sentimento di vergogna? Una trasformazione, una diversa circolazione del sangue! Il sangue viene spinto da dentro verso la periferia, verso l’esterno. Il sangue nel suo corso — questo è un fatto fisico — viene alterato da un fatto spirituale-animico!

Quando l’uomo si spaventa, vuole proteggersi da qualcosa che vede come minaccioso: diventa pallido, il sangue si ritira dalla superficie esterna. Di nuovo abbiamo un evento esterno, prodotto da uno spirituale-animico, dalla paura e dal terrore. Ricordatevi che il sangue è l’espressione dell’Io. Cosa vorrà fare l’uomo quando vede avanzare qualcosa di minaccioso? Vorrà proprio raccogliere le sue forze e rendersi forte nel punto centrale del suo essere. L’Io che vuole raccogliersi ritira anche il sangue nel punto centrale del suo essere. Ecco che avete processi fisici come effetto di processi spirituali-animici. Così anche lo sgorgare delle lacrime è un processo fisico che è prodotto dallo Spirituale-Animico. Non è così che eventuali influssi fisici nascosti si raccolgono, spremono fuori le lacrime, e che l’uomo allora, sentendo uscire le lacrime, diventa triste. Così la visione materialistica mette il più semplice sottosopra. Se entrassimo in molte cose che possono accadere all’uomo anche come mali fisici e che sono connesse con processi spirituali-animici, allora potremmo moltiplicare enormemente tali casi. Ma per noi oggi si tratta di comprendere: I processi fisici sono effetti di processi spirituali-animici. E dove un processo fisico ci appare come se non ci fosse nulla di Spirituale-Animico dietro di esso, dobbiamo sempre essere consapevoli che semplicemente non abbiamo ancora riconosciuto lo Spirituale-Animico.

L’uomo oggi non è affatto inclinato a riconoscere immediatamente lo Spirituale-Animico. Il ricercatore di oggi vede come l’uomo sin dal primo momento del concepimento, dai primi stadi germinali, si sviluppa, prima nel grembo materno, poi al di fuori del corpo materno. Vede crescere la figura fisica esterna dell’uomo. E perché l'osserva con i mezzi della ricerca odierna, si forma l’opinione che l’uomo nasca soltanto con lo sviluppo della figura fisica, come l'osserva al concepimento, e non è affatto inclinato a considerare che dietro i processi fisici stanno ancora processi spirituali. Non crede che dietro il germe umano fisico stia ancora qualcosa di Spirituale e questo Spirituale si unisca al Fisico e lavori fuori quello che deriva da un’incarnazione precedente. Ora si potrebbe dire, se si volesse tener conto soltanto della teoria e non della pratica della vita: Ebbene, può essere che a una conoscenza più elevata fosse accessibile l’intuizione che lo Spirituale sta dietro il Fisico. Ma noi uomini semplicemente non possiamo riconoscere lo Spirituale dietro il Fisico! — Così dicono gli uni. Gli altri dicono: Ma noi non vogliamo fare le esigenze che ci vengono prescritte per giungere a questa conoscenza dello Spirituale-Divino. Cosa cambia quindi nel mondo se noi lo riconosciamo o no! — Ma è una credenza sbagliata, sì, una superstizione sbagliata, se si è dell’opinione che da una tale conoscenza non dipenda nulla nella pratica della vita. Che dalla pratica della vita dipenda moltissimo da questa conoscenza, questo vogliamo ora rendercelo il più possibile evidente.

Supponiamo un uomo che non voglia avere nessun sospetto che dietro tutto il Fisico nell’uomo ci sia uno Spirituale-Animico, che inoltre non comprenda che per esempio con l’ingrandimento di un fegato fisico è espresso uno Spirituale. Un altro accede volentieri, per amore dell’ispirazione della scienza dello spirito diciamo, al fatto che penetrando nello Spirituale si giunge prima a un presentimento, poi a una fede e infine a una conoscenza e osservazione dello Spirituale. Così avremmo davanti a noi due uomini: l’uno rifiuta lo Spirituale, è soddisfatto dell’osservazione sensoria delle cose; l’altro accoglie quello che si può chiamare la volontà di conoscenza dello Spirituale. L’uomo che non è disposto ad accogliere in sé la conoscenza spirituale diventerà sempre più debole, perché in tal modo, non dando al suo Spirito il necessario nutrimento — e questo è soltanto e unicamente la conoscenza —, lascerà il suo Spirito morire di fame, appassire e perire. Allora lo Spirito diventa debole e non può diventare forte, e quello che è indipendente da questo Spirito prende il sopravvento, sopraffà l’uomo. L’uomo diventa debole di fronte a quello che accade nel suo corpo fisico e nel corpo eterico senza il suo apporto. L’altro invece, che ha la volontà della conoscenza, dà nutrimento al suo Spirito; il suo Spirito diventa forte, e lo Spirito ottiene il dominio su quello che indipendentemente da lui accade nel suo corpo eterico e nel corpo fisico. Questo è l’essenziale. Possiamo applicare questo immediatamente a un caso che nel nostro tempo odierno gioca un grande ruolo.

Sappiamo che l’uomo entra nel mondo da due lati. Il suo corpo fisico si trasmette dai suoi antenati, dal padre e dalla madre e dai loro avi. Così l’uomo eredita dai suoi avi caratteri di genere buono e cattivo, che appunto si trovano nella linea ereditaria del sangue. Ma ogni volta che attraverso tale eredità determinate proprietà appaiono in un bambino, si uniscono con queste proprietà quelle forze che il bambino porta con sé dalle sue incarnazioni precedenti. Ora sapete che oggi, quando appare in un uomo questa o quella malattia, si parla molto di « disposizioni ereditarie ». Quali assurdità si perpetrano oggi con questa parola « disposizione ereditaria » che in certi limiti più stretti è completamente legittima! Ci si appella dappertutto a disposizioni ereditarie dove appaiono in un uomo questo o quello e dove si può dimostrare che consiste nelle proprietà dei suoi antenati. E perché non si sa di forze spirituali che vengono dall’incarnazione precedente e che agiscono nell’uomo, si crede che queste disposizioni ereditate abbiano una forza travolgente. Se si sapesse che uno Spirituale viene dall’incarnazione precedente, si direbbe: Bene, crediamo completamente alle disposizioni ereditate, ma sappiamo anche quale forza centrale interna nell’anima viene dall’incarnazione precedente. Se la rafforziamo e la fortifichiamo, ottiene il sopravvento sul Materiale, cioè sulle disposizioni ereditate. — E un tale uomo che fosse capace di elevarsi a una conoscenza dello Spirituale, direbbe inoltre: Possono le disposizioni ereditate agire ancora così fortemente, io voglio dare nutrimento allo Spirituale in me! Per mezzo di questo diventerò vincitore su queste disposizioni ereditate. — Ma chi non lavora sullo Spirituale, su quello che non è ereditato, cadrà proprio attraverso questa incredulità vittima delle disposizioni ereditate.

Così davvero attraverso la superstizione materialistica le disposizioni ereditate acquisteranno sempre più potenza sull’uomo. Gli uomini affonderanno nelle disposizioni ereditate se non rafforzano il loro Spirito e attraverso questo superano sempre di nuovo quello che si trasmette, per mezzo di uno Spirito forte. Naturalmente dovete nel nostro tempo, dove per l’effetto del Materialismo è già accaduto tanto, non sopravvalutare troppo le forze dello Spirituale. Non dovete dire: Se fosse così, allora dovrebbero tutti gli Antroposofi essere persone completamente sane, perché credono nello Spirito. — L’uomo come si trova nel mondo non è semplicemente un essere isolato. L’uomo sta nel mondo intero, e lo Spirituale deve anche crescere nella sua forza. Se però lo Spirituale è già divenuto debole, allora non agirà nemmeno presso l’uomo ancora così antroposofico, presso colui che dà ancora tanta alimentazione allo Spirito, così che immediatamente diventi vincitore sulle cose che vengono dal Materiale. Ma tanto più sicuramente si manifesterà nella sua salute e forza nell’incarnazione successiva. Gli uomini diventeranno sempre più deboli se non credono nello Spirito, perché allora si consegnano alle disposizioni ereditate. L’hanno essi stessi fatto sì che lo Spirituale sia debole. Dipende da tutto ciò come l’uomo si pone verso lo Spirituale. Non crediate nemmeno che si possono facilmente trascurare i rapporti che giocano un ruolo qui.

Voglio esprimervi in modo grottesco come l’uomo può sbagliarsi se forma i suoi giudizi soltanto dai dati esteriori. Uno può dire: C’era un uomo che era un buon seguace della visione mondiale antroposofica. Ma proprio gli Antroposofi affermano che la salute è sempre elevata dalla visione mondiale antroposofica, e che per mezzo di questo anche la vita è prolungata. Bella dottrina! L’uomo è morto a quarantatré anni! — Una cosa la sanno gli uomini, che l’uomo è morto a quarantatré anni! L’hanno visto. Ma cosa non sanno gli uomini? Non sanno quando sarebbe morto l’uomo se non avesse avuto l’Antroposofia! Forse senza l’Antroposofia l’uomo sarebbe diventato solo quarantenne.

Se l’arco della vita di un uomo senza l’Antroposofia giunge al quarantesimo anno, può però con l’Antroposofia giungere a quarantatré anni. E per il fatto che l’Antroposofia penetra sempre più nella vita, gli effetti si mostreranno nella vita. Certamente se l’uomo in una vita tra la nascita e la morte vuole vedere gli effetti in tutto, allora è un egoista, vuole tutto soltanto per i suoi scopi egoistici. Se però acquisisce per sé l’Antroposofia per l’umanità, allora l’ha anche per tutte le incarnazioni restanti che seguiranno.

Ora vediamo che l’uomo attraverso l’influsso del suo essere spirituale, se si abbandona a quello che viene veramente dallo Spirito, può dare al suo Spirito almeno una forza fresca, può rendere lo Spirito forte e robusto. Questo è quello che dobbiamo comprendere: esiste una possibilità di lasciarsi influenzare dallo Spirituale e per mezzo di questo diventare sempre più il signore in se stesso. E ora cerchiamo il mezzo nel mondo che è il più efficace nel nostro sviluppo odierno per lasciarci influenzare dallo Spirito.

Avevamo in una certa misura già indicato come la scienza dello spirito attraverso i mezzi della ricerca spirituale dà al nostro Spirito il nutrimento. Possiamo forse dire: è ancora poco quello che l’uomo riceve di nutrimento spirituale, ma vediamo anche che può crescere e crescere sempre nelle incarnazioni seguenti. Ma questo avviene soltanto sotto una condizione, e per conoscerla vogliamo guardare una volta la visione mondiale antroposofica stessa.

La visione mondiale antroposofica ci insegna di che membra l’uomo consiste per quanto riguarda la sua essenza. Ci insegna quello che è invisibilmente presente in un uomo visibile che ci sta davanti. Allora ci mostra come l’uomo va da vita a vita nel nucleo della sua essenza, come nel Fisico-Materiale che abbiamo dai nostri antenati si articola tutto quello che portiamo dalla nostra ultima vita come Spirituale-Animico. L’Antroposofia ci mostra inoltre come l’umanità sulla terra si è sviluppata, come è passata attraverso il tempo atlantico, attraverso i periodi precedenti e attraverso le culture postatlantiche. Ci mostra inoltre che la terra stessa ha subito trasformazioni, che la terra ha subito un’incarnazione precedente in quello che abbiamo chiamato il vecchio stato di Luna, un’altra prima ancora nel vecchio stato di Sole, nello stato di Saturno. Così la visione mondiale della scienza dello spirito ci guida dal restare attaccati al più prossimo che i nostri occhi vedono, che le nostre mani afferrano, che la nostra scienza odierna ricerca, ai grandi fatti comprensivi del mondo e soprattutto nel Sovrasensibile. Dà all’uomo il nutrimento spirituale, conducendolo fuori dal Sensibile. Coloro che si sono ulteriormente coinvolti con noi in questa visione mondiale antroposofica, essi sanno che per sette anni abbiamo elaborato in dettaglio il divenire dell’uomo, che abbiamo descritto in dettaglio le forme di trasformazione della terra e la vita dell’uomo nei diversi stadi culturali. Così finemente fino nei dettagli possiamo descrivere oggi già. E se ci sarà offerta la possibilità, penetreremo ancora più profondamente nelle cose. Allora dipingiamo davanti alla nostra anima un quadro di fatti sovrasensibili. Ma questo quadro ha ancora una particolarità.

Mostramo anche come il nostro Sole in un certo tempo si è separato, come i Devachan ascendevano al Sole quelli che dovevano compiere la loro ulteriore evoluzione su questo Sole. Il Guida di questi esseri solari è il Cristo, ed egli è colui che come Guida degli esseri solari va con il Sole mentre questa si separa dalla terra. Allora invia dapprima la sua forza dal Sole giù sulla terra. Ma si avvicina sempre più e più alla terra. Zoroastro deve vederlo ancora come Ahura Mazdao. Mosè lo vede già negli elementi esterni. E quando il Cristo appare nella Jesus di Nazareth sulla terra, allora questa forza di Cristo entra in un corpo umano. Così nella visione mondiale antroposofica si stabilisce in tutto il quadro di reincarnazione, dell’essenza dell’uomo, considerazione del cosmo e così via, l’essenza del Cristo come un punto centrale. E chi nel senso giusto considera questa visione mondiale antroposofica, dice a se stesso: Posso considerare tutto questo, ma comprenderlo posso soltanto quando per me il quadro intero mira verso il grande punto focale, il Cristo. Ho dipinto diversamente la dottrina della reincarnazione, la dottrina delle razze umane, dello sviluppo dei pianeti e così via, ma ho qui da un punto dipinto l’essenza del Cristo, e per mezzo di questo si diffonde luce su tutto il resto. È un’immagine che ha una figura principale, e tutto il resto vi si riferisce; comprendo il significato e l’espressione delle altre figure soltanto se comprendo la figura principale.

Così è con la visione mondiale antroposofica: Disegniamo un grande quadro sui diversi fatti del mondo spirituale; allora però vediamo la figura principale, il Cristo, e allora prima comprediamo tutti i dettagli del quadro.

Coloro che hanno partecipato al nostro sviluppo nella scienza dello spirito, sentiranno come tutto può essere compreso per mezzo di questo. La scienza dello spirito stessa diventerà più perfetta in futuro, e la comprensione del Cristo di oggi sarà sostituita da una comprensione ancora molto più elevata. Per mezzo di questo la forza dell’Antroposofia diventerà sempre più grande; per mezzo di questo però anche l’uomo che accoglie questa forza dell’Antroposofia si svilupperà, e il dominio dello Spirituale in lui sul Materiale diventerà sempre più forte. Perché l’uomo una volta ha il suo corpo ereditato odierno, può oggi soltanto produrre processi come il rossore di vergogna, l’impallidimento e manifestazioni come il riso e il pianto. Ma guadagnerà sempre più potere su tali manifestazioni, e l’uomo dalla sua anima spiritualizzerà le funzioni del suo corpo e si metterà così nel mondo esterno come un signore potente spirituale-animico. Questa allora sarà la forza del Cristo. Questo è l’Impulso del Cristo che opera attraverso l’umanità. Questo è l’Impulso che però anche oggi già, se viene sufficientemente rafforzato, può condurre a quello a cui conduceva l’antica iniziazione.

L’antica iniziazione procedeva nel modo seguente. L’uomo imparava dapprima completamente tutto quello che oggi apprendiamo nell’Antroposofia. Questa era la preparazione dell’antica iniziazione. Allora tutto questo veniva condotto verso una certa conclusione. Questa conclusione veniva effettuata dal fatto che la persona in questione riposava nel sepolcro per tre giorni e mezzo, come morta. Quando allora il suo corpo eterico veniva sollevato e egli nel suo corpo eterico percorreva il mondo spirituale, diventava un testimone del mondo spirituale. Era necessario che per questo tempo, quando l’uomo doveva essere iniziato per primo nei mondi spirituali, il corpo eterico venisse sollevato, cosicché l’uomo all’interno delle forze del corpo eterico giungesse alla visione del mondo spirituale. Queste forze non le aveva prima a disposizione nello stato di coscienza normale sveglio: l’uomo doveva essere messo in uno stato di coscienza anormale. Anche per l’iniziazione il Cristo ha portato questa forza sulla terra, perché oggi è possibile che senza il distacco del corpo eterico l’uomo possa diventare chiaroveggente.

Quando l’uomo raggiunge la maturità di ricevere un impulso così forte dal Cristo, questo Impulso di Cristo, anche se soltanto per breve tempo, può influenzare in lui la circolazione del sangue. Questo influsso del Cristo si esprime in una circolazione del sangue speciale, in un influsso fino nel Fisico; e allora l’uomo è capace di essere iniziato all’interno del corpo fisico. A questo è capace l’Impulso del Cristo. Chi può immergersi veramente nei fatti che allora accaddero attraverso l’evento della Palestina e attraverso il Mistero del Golghota, così fortemente che vi vive completamente dentro e diventano per lui reali, cosicché li vede spiritualmente vivo davanti a sé, che agiscono come una forza che si comunica al suo stesso flusso sanguigno, costui raggiunge attraverso questa esperienza lo stesso che prima era raggiunto attraverso il distacco del corpo eterico.

Così vedete che attraverso l’Impulso del Cristo qualcosa è venuto nel mondo per mezzo di cui l’uomo può agire su quello che fa pulsare interiormente il suo sangue. Nessun evento anormale, nessuna immersione in acqua, bensì soltanto il potente influsso della personalità del Cristo è quello che qui agisce. Non si è battezzati con alcuna materia sensoria, bensì si è battezzati con influsso spirituale, senza che la coscienza ordinaria quotidiana subisca un mutamento. Per mezzo dello Spirito che è fluito come l’Impulso del Cristo, fluisce nel corpo qualcosa che altrimenti può essere prodotto soltanto sulla via dello sviluppo fisico-fisiologico: per mezzo del Fuoco, del fuoco interno, che si esprime nella circolazione del sangue. Giovanni ancora immergeva gli uomini; allora il corpo eterico usciva, e l’uomo poteva guardare nel mondo spirituale. Se però l’uomo lascia agire l’Impulso del Cristo, allora questo Impulso del Cristo agisce cosicché le esperienze del corpo astrale si versano nel corpo eterico e l’uomo diventa chiaroveggente.

Qui avete spiegato l’espressione « battezzare per mezzo dello Spirito e per mezzo del Fuoco ». E qui avete la differenza tra il battesimo di Giovanni e il battesimo del Cristo, come corrisponde ai fatti, esposta davanti a voi. Così è stata resa possibile una classe di nuovi iniziati attraverso l’Impulso del Cristo. Prima gli uomini avevano tra loro pochi che erano discepoli dei grandi maestri e venivano condotti nei Misteri. A loro veniva tirato fuori il corpo eterico, cosicché potessero diventare testimoni dello Spirito e potessero uscire davanti agli altri e dire: Esiste un mondo spirituale — noi l’abbiamo visto noi stessi. Come voi vedete le piante e le pietre, così abbiamo visto noi il mondo spirituale! — Questi erano gli « Testimoni oculari ». Coloro che potevano uscire così dalle profondità dei Misteri proclamavano il Vangelo dello Spirito, certamente dall’antica saggezza primordiale. Mentre riconducevano gli uomini a una saggezza da cui l’uomo era emerso, attraverso il Cristo divennero possibili tali iniziati che all’interno del corpo fisico, all’interno della coscienza quotidiana potevano giungere all’osservazione del mondo spirituale. Riconobbero attraverso questo Impulso del Cristo lo stesso che era diventato chiaro agli antichi iniziati: che esiste un mondo spirituale. E potevano allora a loro volta di nuovo proclamare il Vangelo di questo mondo spirituale. Per essere dunque un iniziato e proclamare il Vangelo del mondo spirituale nel nuovo, nel senso del Cristo, era necessario che la forza che era nel Cristo affluisse come un impulso sull’altro, che diventava discepolo e che doveva diventare il proclamatore di questa forza. Quando accadde per la prima volta che un tale iniziato del Cristo nacque?

Sempre nello sviluppo deve unirsi l’Antico con il Nuovo. Così anche il Cristo doveva condurre lentamente l’antica iniziazione nella nuova. Doveva creare una transizione. Doveva ancora contare con certi processi dell’antica iniziazione, ma cosicché tutto quello che derivava dai vecchi Dèi venisse inondato dalla natura del Cristo. Il Cristo intraprese un’iniziazione con uno dei suoi discepoli, quello che doveva comunicare il Vangelo del Cristo al mondo nella maniera più profonda. Tale iniziazione si nasconde dietro un racconto del Vangelo di Giovanni, dietro la storia di Lazzaro (cap. 11).

Molto è stato scritto su questa storia di Lazzaro, incredibilmente tanto. Ma l’hanno compresa soltanto coloro che hanno saputo dalle scuole esoteriche e dalla propria osservazione quello che si nasconde dietro. Voglio anzitutto addurvi una sola parola caratteristica della storia di Lazzaro. Quando è comunicato al Cristo Gesù che Lazzaro è malato, allora risponde: « La malattia non è per la morte, bensì perché il Dio sia manifestato in lui! » Per la manifestazione di Dio in lui è la malattia. È soltanto per una mancanza di comprensione nella traduzione che la parola δόξα (doxa), che sta nel testo greco, è stata tradotta con « per la gloria di Dio ». Non per la gloria di Dio viene compiuto, bensì perché il Dio da lui nascosto emerga perciò perciò perché il Dio emerga da lui visibile! Questo è il senso giusto di questa parola. Cioè, il Divino che è nel Cristo deve fluire nel Divino, il Divino che è nel Cristo deve fluire nella individualità di Lazzaro, il Divino, il Divino-Cristic deve diventare visibile in Lazzaro, per mezzo di Lazzaro.

Se comprendiamo così la risurrezione di Lazzaro, essa diventa completamente trasparente. Non crediate però che dove vengono comunicate verità della scienza dello spirito, si parli così apertamente che tutto sia subito offerto a portata di mano a tutti. Sotto molteplice velamento e occultamento viene comunicato quello che si nasconde dietro un tale fatto della scienza dello spirito. Deve essere così. Perché chi vuole giungere alla comprensione di un tale Mistero, deve prima elaborarsi attraverso apparenti difficoltà, cosicché il suo Spirito sia rafforzato e fortificato. E proprio per il fatto che ha fatica a contorcersi attraverso le parole, giunge allo Spirito che sta dietro una tale cosa.

Ricordate come, dove si parla della « Vita » che dovrebbe essere scomparsa da Lazzaro e che le sorelle Marta e Maria vogliono riottenere, il Cristo Gesù risponde: « Io sono la Risurrezione e la Vita ». La Vita deve apparire di nuovo in Lazzaro! Prendete una volta tutto letteralmente, proprio nei Vangeli! Vedremo quello che viene fuori da un tale intendere letteralmente dei Vangeli. Non speculate per nulla, ma prendete letteralmente il detto: « Io sono la Risurrezione e la Vita! » Cosa porta allora il Cristo quando può apparire e risuscita Lazzaro? Cosa passa a Lazzaro? L’Impulso del Cristo, la forza che è fluita dal Cristo! La Vita ha il Cristo dato a Lazzaro, come il Cristo ha anche detto: « La malattia non è per la morte, bensì perché il Dio sia manifestato in lui ». Così come tutti gli antichi iniziati riposavano come morti per tre giorni e mezzo e allora il Dio in loro diventava visibile, così anche Lazzaro giaceva in uno stato simile alla morte per tre giorni e mezzo. Ma il Cristo Gesù sapeva esattamente che così le antiche iniziazioni finiscono. Sapeva che questa apparente morte conduceva a qualcosa di più elevato, a una vita più elevata, che dunque Lazzaro in questo tempo percepiva il mondo spirituale. E poiché il Guida in questo mondo spirituale è il Cristo, allora Lazzaro ha accolto in sé la forza del Cristo, la visione del Cristo. — I dettagli li troverete nel mio libro « Il Cristianesimo come fatto mistico », dove in un capitolo speciale si è tentato di rendere intelligibile il Miracolo di Lazzaro nel senso della scienza dello spirito. — Il Cristo ha versato la sua forza in Lazzaro; Lazzaro si leva come un Nuovo.

Una parola è notevole nel Vangelo di Giovanni. Si dice al Miracolo di Lazzaro che il Signore « amava » Lazzaro. La parola è poi usata ancora per il discepolo, « che il Signore amava ». Cosa significa questo? Tutto questo ci rivela soltanto la Cronaca dell’Akasha. Chi è Lazzaro quando è risuscitato di nuovo? È lo scrittore del Vangelo di Giovanni stesso, il Lazzaro iniziato da Cristo. Il Cristo ha versato il messaggio della sua propria natura nella natura di Lazzaro, affinché allora questo messaggio del quarto Vangelo, del Vangelo di Giovanni, possa risuonare nel mondo come la descrizione della natura del Cristo. Perciò anche nel Vangelo di Giovanni non si parla del discepolo Giovanni prima della storia di Lazzaro. Ma leggete attentamente e non lasciatevi sedurre da quei strani teologi che hanno trovato che in un certo punto del Vangelo di Giovanni, cioè nel versetto 35 del primo capitolo, il nome Giovanni dovrebbe già ricorrere come un riferimento al discepolo Giovanni. In questo punto dice:

« Il giorno dopo stava di nuovo Giovanni e due dei suoi discepoli. »

Nulla, ma proprio nulla, a questo punto indica che colui che più tardi è chiamato discepolo, « che il Signore amava », sia qui inteso. Questo discepolo non ricorre nel Vangelo di Giovanni fino al punto dove Lazzaro è risuscitato. Perché è così? Perché colui che si nasconde dietro il discepolo, « che il Signore amava », è lo stesso che il Signore aveva già amato prima. L'amava così perché l’aveva riconosciuto invisibilmente, nella sua anima, già come il suo discepolo che sarà risuscitato e che dovrà portare il messaggio del Cristo nel mondo. Perciò il discepolo, l’Apostolo, « che il Signore amava », appare anche soltanto dalla descrizione della risurrezione di Lazzaro in poi. Allora era per la prima volta diventato tale. Allora l’individualità di Lazzaro era stata così trasformata che era diventata l’individualità di Giovanni nel senso del Cristianesimo. Così vediamo nel senso più elevato un battesimo per mezzo dell’Impulso del Cristo stesso compiuto su Lazzaro: Lazzaro è diventato un iniziato nel nuovo senso della parola, in quanto ancora è stata mantenuta in una certa misura fermezza alle vecchie forme, alla letargia, e così è stata creata una transizione dall’antica alla nuova iniziazione.

Da questo potete vedere come profondamente i Vangeli riproducono le verità spirituali che possono essere ricercate indipendentemente da tutti i documenti. Di tutto quello che nel Vangelo è, il ricercatore dello spirito deve sapere che può trovarlo prima, indipendentemente da ogni documento. Ma quando trova quello che ha prima ricercato spiritualmente nel Vangelo di Giovanni, allora questo Vangelo diventa per lui un documento che è stato dato da colui che era stato iniziato dal Cristo Gesù stesso. Perciò il Vangelo di Giovanni è una così profonda Scrittura.

Degli altri Evangelisti è particolarmente sottolineato oggi che differiscono in molte cose da Giovanni. Questo deve avere una ragione. Ma questa ragione la troveremo soltanto quando penetriamo il veramente basilare dei vari Vangeli nello stesso modo in cui l'abbiamo fatto adesso con il Vangelo di Giovanni. E quando giungiamo al veramente basilare dei singoli Vangeli, allora troviamo che la differenza poteva sorgere soltanto dal fatto che lo scrittore del Vangelo di Giovanni era stato iniziato da Cristo Gesù stesso. Per mezzo di questo è diventato possibile descrivere l’Impulso del Cristo nel modo in cui lo scrittore del Vangelo di Giovanni l’ha descritto. E nello stesso modo dobbiamo ricercare il rapporto degli altri scriventi di Vangeli al Cristo e vedere in quale misura hanno ricevuto il battesimo di fuoco e di Spirito. Allora troveremo prima i rapporti interiori del Vangelo di Giovanni con gli altri Vangeli e così penetreremo sempre più profondamente nello Spirito del Nuovo Testamento.

8°I misteri delle iniziazioni. L'evento di Damasco

Kassel, 1 Luglio 1909

Ieri abbiamo ottenuto come risultato delle nostre considerazioni che l’impulso del Cristo, dopo aver agito per un tempo dalla persona di Gesù di Nazaret, si è unificato con lo sviluppo della Terra. E d’ora innanzi esso è un impulso così forte entro lo sviluppo dell’umanità terrestre, che agisce oggi sull’uomo come agiva un tempo quella procedura, divenuta sempre più pericolosa per la vita umana, il fare uscire il corpo eterico dal corpo fisico per tre giorni e mezzo durante l’iniziazione. Così fortemente come un’anormalità di tal fatta agisce sulla coscienza, così agisce l’impulso del Cristo.

Ora dovete comprendere che un tale capovolgimento poteva soltanto lentamente e gradualmente integrarsi nello sviluppo umano, che non poteva affatto presentarsi fin dall’inizio con questa forza e potenza. Per questo era necessario che nella risurrezione di Lazzaro si creasse una sorta di transizione. Lazzaro si trovò ancora in uno stato simile alla morte per tre giorni e mezzo. Ma tuttavia dovete essere chiari al riguardo che questo stato era ancora qualcosa di diverso da quello che gli antichi iniziati avevano attraversato. Lo stato di Lazzaro non era provocato artificialmente dall’iniziatore come nei tempi antichi, quando mediante processi che qui non devo descrivere il corpo eterico veniva estratto dal corpo fisico. Era accaduto, possiamo dire, in modo più naturale. Potete ricavare dal Vangelo stesso che il Cristo aveva già in precedenza commerciato con Lazzaro e con le due sorelle Marta e Maria, perché vi si legge (11, 3): « Il Signore l’amava », cioè il Cristo Gesù aveva da lungo tempo esercitato un’impressione grande e potente su Lazzaro, che era sufficientemente preparato e maturo per questo. E la conseguenza fu che per Lazzaro non era necessario provocare in modo artificiale durante l’iniziazione uno stato di rapimento per tre giorni e mezzo: questo gli accadde completamente da sé sotto l’impressione potente dell’impulso del Cristo. Lazzaro era quindi agli occhi del mondo esterno morto per tre giorni e mezzo, anche se durante questo tempo aveva vissuto l’aspetto più importante, così che soltanto l’ultimo atto, la risurrezione, fu compiuto dal Cristo. E chi sa bene riguardo a ciò che avvenne, riconosce ancora l’eco dell’antico procedimento di iniziazione nelle parole che il Cristo Gesù usò: « Lazzaro, vieni fuori! »

Il Lazzaro risuscitato era, come abbiamo visto, il Giovanni, o meglio, lo scrittore del Vangelo di Giovanni, colui che come primo iniziato nel senso cristiano, poteva portare nel mondo il Vangelo dell’essenza del Cristo.

Possiamo pertanto presumere fin dall’inizio che questo Vangelo di Giovanni, che dalla odierna ricerca teologica puramente storico-critica è così maltrattato e presentato soltanto come un inno lirico, come un’espressione soggettiva di questo scrittore, ci permetterà di guardare nei misteri più profondi dell’impulso del Cristo. Oggi il Vangelo di Giovanni costituisce per i materialisti nella ricerca biblica una pietra d’inciampo se lo si confronta con gli altri tre, i cosiddetti vangeli sinottici. L’immagine del Cristo che si formano secondo i primi tre vangeli piace così tanto ai nostri signori dotti contemporanei. Persino la parola è già stata pronunciata — e addirittura da parte teologica — che si ha a che fare con l’« uomo semplice di Nazaret ». E continuamente viene sottolineato che si può ottenere un’immagine del Cristo come quella del più nobile forse che ha camminato sulla terra, ma pur sempre soltanto l’immagine di un uomo. Sì, esiste perfino la tendenza di semplificare questa immagine il più possibile, e si sente dire che c’è stato un Platone, un Socrate e altri grandi ancora. Si ammette pure che ci sono differenze di grado fra i singoli individui.

Naturalmente, l’immagine del Cristo che ci offre il Vangelo di Giovanni è molto diversa! Già all’inizio si dice che quello che abitò nel corpo di Gesù di Nazaret per tre anni era il Logos, la Parola eterna o — secondo l’espressione che esiste per ciò — la saggezza creativa eterna. Questo la nostra epoca non può comprendere: che un uomo nel trentesimo anno della sua vita sia così maturo da essere in grado di sacrificare il proprio Io e di accogliere un’altra essenza, un’essenza che è decisamente di natura sovrumana: il Cristo, che Zarathustra ha designato come Ahura Mazdao. Quindi tali ricercatori teologici critici credono che lo scrittore del Vangelo di Giovanni abbia voluto descrivere soltanto in una sorta di inno lirico come si rapportava al suo Cristo, e nulla di più. Da un lato vi sia il Vangelo di Giovanni e dall’altro i tre altri vangeli; se però si vuol ottenere un’immagine media del Cristo, si possa comunque delineare l’« uomo semplice », per quanto con la grandezza storica. Non piace ai ricercatori contemporanei di dover avere un’essenza divina in Gesù di Nazaret.

Dalla Cronaca dell’Akasha risulta che nel suo trentesimo anno quella personalità che denominamo Gesù di Nazaret, attraverso tutto ciò che aveva attraversato nelle incarnazioni precedenti, era pervenuta a una tale maturità che poteva sacrificare il proprio Io. Poiché questo è ciò che accadde: questo Gesù di Nazaret, quando fu battezzato da Giovanni, potè prendere la risoluzione di uscire, come Io, come quarto membro dell’essere umano, dal corpo fisico, dal corpo eterico e dal corpo astrale. E ora esisteva una nobile struttura di involucri, un nobile corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale, permeato dall’Io più puro e più sviluppato. Era come un vaso puro, e poteva accogliere al battesimo di Giovanni il Cristo, l’Logos eterno, la saggezza creatrice. Così ci dice la Cronaca dell’Akasha. E così lo riconosciamo di nuovo, se lo vogliamo, nella descrizione del Vangelo di Giovanni.

Ma non dobbiamo noi misurarci con quello che pensa la nostra epoca materialistica? Forse alcuni di voi si stupiranno che io parli di teologi, cioè di persone che parlano dello spirituale, come di pensatori materialisti. Ma non si tratta di ciò in cui uno crede e su cui ricerca, bensì di come ricerca, indipendentemente dal contenuto. Chi non vuol sapere nulla di ciò che qui ci occupa, chi non vuol sapere nulla di un mondo spirituale e guarda soltanto a ciò che esternamente esiste nel mondo materiale sotto forma di documenti e così via, e da ciò vuol farsi un’immagine del mondo, costui è un materialista. Tutto dipende dai mezzi della ricerca. Ma dobbiamo pur misurarci con questo.

Se leggete i vangeli, vedrete che contengono certi contrasti. Per quanto riguarda le questioni principali, ciò che possiamo descrivere come essenziale dalla Cronaca dell’Akasha, possiamo dire che concordano in modo notevole. Concordano innanzitutto riguardo al battesimo di Giovanni stesso. E questo risulta da tutti e quattro i vangeli, che gli scrittori di questi vangeli attribuiscono al battesimo di Giovanni del Gesù di Nazaret il massimo valore concepibile. Concordano inoltre con il fatto della morte in croce e il fatto della risurrezione. Questi sono appunto i fatti che per il pensatore materialista odierno sono i più meravigliosi. Su questo non vi è quindi alcun contrasto. Ma come dobbiamo misurarci con gli altri apparenti contrasti?

Abbiamo da un lato due scrittori di vangeli: Marco e Giovanni. Entrambi cominciano dal battesimo di Giovanni. Narrano gli ultimi tre anni dell’attività del Cristo Gesù, solamente cioè quello che accadde dopo che lo Spirito del Cristo aveva già preso possesso dei tre involucri di Gesù di Nazaret, del suo corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale. Poi abbiamo i due vangeli di Matteo e di Luca. In una certa misura perseguono anche la storia anteriore, che cioè nel nostro senso nella Cronaca dell’Akasha sarebbe la storia di Gesù di Nazaret prima del suo sacrificio per il Cristo. E qui si presenta subito a coloro che vogliono ricercare contrasti che Matteo comunica una storia genealogica che risale fino ad Abramo, mentre Luca offre una storia di discendenza che risale fino ad Adamo e da Adamo fino al padre di Adamo, fino a Dio stesso. Un altro contrasto risulterebbe dal fatto che secondo Matteo tre saggi o maghi, guidati da una stella, giungono per salutare il neonato Gesù, mentre Luca racconta dell’apparizione che i pastori hanno, dell’adorazione dei pastori, della presentazione al tempio. Matteo invece riferisce della persecuzione da parte di Erode, della fuga in Egitto e del ritorno. Questo e molte altre cose si potrebbero considerare come contrasti nei dettagli. Possiamo misurarci con questo se esaminiamo un po’ più attentamente i fatti che ci sono forniti indipendentemente dai vangeli dalla lettura della Cronaca dell’Akasha.

La Cronaca dell’Akasha ci dice che all’incirca al tempo in cui è fissato nella Bibbia — su un paio d’anni di differenza non importa — il Gesù di Nazaret nacque. Nel corpo di Gesù di Nazaret viveva un’individualità che nelle incarnazioni precedenti aveva già sperimentato alte fasi dell’iniziazione e aveva già ottenuto profonde intuizioni nel mondo spirituale. Sì, la Cronaca dell’Akasha ci dice ancora qualcosa di più, e voglio inizialmente concentrarmi sui contorni esteriori di ciò che dice. La Cronaca dell’Akasha, che fornisce la sola vera storia, ci dice che colui che apparve in questo Gesù di Nazaret aveva attraversato nelle sue incarnazioni precedenti le iniziazioni più diverse nelle regioni più diverse. E ci conduce al fatto che questo successivo portatore del nome Gesù di Nazaret aveva originariamente nel mondo persiano acquisito un’alta e significativa fase di iniziazione e un’attività alta e significativa. Così ci mostra la Cronaca dell’Akasha come questa individualità che era nel corpo di Gesù di Nazaret aveva operato anche entro il mondo spirituale della Persia antica, come aveva guardato verso il sole e designato il grande spirito del sole come Ahura Mazdao.

Ora dobbiamo essere chiari al riguardo che in corpi di questa stessa individualità che aveva attraversato tali incarnazioni penetrò il Cristo. Cosa significa: il Cristo penetrò nei corpi di questa individualità? Significa nulla di diverso da questo: il Cristo usò questi tre corpi per la sua attività, il corpo astrale, il corpo eterico e il corpo fisico di Gesù di Nazaret. Tutto ciò che pensiamo, tutto ciò che esprimiamo in parole e quello che proviamo e sentiamo, dipende dal nostro corpo astrale. Questo è il portatore di tutto. Per trenta anni Gesù di Nazaret come Io aveva vissuto in questo corpo astrale, aveva comunicato a questo corpo astrale tutto ciò che nella sua esperienza interiore e che aveva accolto nelle incarnazioni precedenti. In quale senso dovette questo corpo astrale formare i suoi pensieri? Doveva formarli in modo da adattarsi e integrarsi all’individualità che in esso abitò per trenta anni. Quando lo Zarathustra nella Persia antica aveva guardato verso il sole e aveva parlato di Ahura Mazdao, ciò si era impresso nel corpo astrale. In questo corpo astrale penetrò il Cristo. Non era quindi completamente naturale che il Cristo, quando aveva bisogno di immagini di pensiero, quando aveva bisogno di espressioni di sentimento, potesse vestirle soltanto in ciò che gli offriva il suo corpo astrale, quali che fossero! Poiché se voi indossate una giacca grigia, apparite al mondo esterno in una giacca grigia! Il Cristo apparve al mondo esterno nel corpo di Gesù di Nazaret, nel suo corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale. Così i suoi pensieri e i suoi sentimenti furono colorati dai pensieri e dalle immagini sentimentali che erano nel corpo di Gesù di Nazaret. Che meraviglia quindi che nei suoi detti risuoni qualcosa delle antiche espressioni persiane, e che nel Vangelo di Giovanni risuoni qualcosa delle espressioni già usate nella primitiva iniziazione persiana! Poiché l’impulso che era nel Cristo si trasmise al discepolo, al Lazzaro risuscitato. Così parla il corpo astrale di Gesù di Nazaret attraverso Giovanni nel suo vangelo a noi. E che meraviglia che sentiamo riverberare qualcosa di persiano, che quindi si parli in espressioni che risuonano l’antica iniziazione persiana e la sua forma di pensiero. Ora non soltanto in Persia si designavano gli spiriti che sono riuniti nel sole con Ahura Mazdao, ma per gli spiriti del sole si usava l’espressione « Vohumanu », cioè: la parola creatrice o lo spirito creativo. Il Logos nel senso della forza creatrice viene usato per primo nell’iniziazione persiana. E questo ci appare di nuovo proprio nel primo verso del Vangelo di Giovanni.

Molte altre cose nel Vangelo di Giovanni comprenderemo quando sappiamo che il Cristo stesso parlava attraverso un corpo astrale che per trenta anni aveva servito Gesù di Nazaret, e che questa individualità era la reincarnazione di un antico iniziato persiano. E così potrei mostrarvi molte cose nel Vangelo di Giovanni. Vedreste come diventa comprensibile che proprio il vangelo più intimo, dove usa parole che appartengono ai segreti dell’iniziazione, risuona della maniera di esprimersi persiana, come si era trasmessa nei tempi successivi.

Come stano le cose ora con gli altri evangelisti? Se vogliamo comprendere questo, dobbiamo ricordarci di qualcosa che già abbiamo svolto nei precedenti discorsi.

Abbiamo già sentito che c’erano alte essenze spirituali che avevano trasferito il loro ambito di azione al momento della separazione della Terra dal Sole, appunto al Sole. Abbiamo chiamato l’attenzione sul fatto che la forma astrale esterna di queste alte essenze, che si erano elevate verso il Sole, erano in certo modo le immagini specchiate di certe forme animali qui sulla Terra. Vi era innanzitutto la forma dello Spirito del Toro, l’immagine spirituale di quelle nature animali che hanno come essenziale nel loro sviluppo quello che si potrebbe chiamare l’organizzazione di nutrizione e digestione. L’immagine spirituale è naturalmente qualcosa di spiritualmente elevato; l’immagine terrestre può apparire come qualcosa di ancora così basso. Così abbiamo alte essenze spirituali che hanno trasferito il loro ambito di azione al Sole e da lì agiscono sulla sfera della Terra, e vi appaiono come gli Spiriti del Toro. Altri appaiono come Spiriti del Leone, che hanno la loro immagine speculare in quelle nature animali che preferibilmente hanno sviluppato gli organi della circolazione cardiaca e del sangue. Poi abbiamo essenze spirituali che sono immagini specchiate di quello che ci si presenta nella natura dell’aquila nel regno animale, gli Spiriti dell’Aquila. E infine abbiamo tali essenze spirituali che armonicamente unificano le altre nature come in una grande sintesi, gli Spiriti dell’Uomo. Questi erano in una certa misura i più progrediti.

Ora procediamo da qui all’iniziazione antica. Essa dava all’uomo la possibilità di vedere faccia a faccia le alte essenze spirituali che erano progredite rispetto all’uomo. Ma nella misura in cui gli antichi uomini, secondo le antiche epoche, erano discesi da Marte, Giove, Saturno, Venere, dovevano essere iniziati in un modo diverso. Quindi c’erano anche nell’Atlantide i più vari santuari oracolari. C’erano oracoli che avevano indirizzato la loro visione spirituale preferibilmente a vedere quegli spiriti che abbiamo caratterizzato come Spiriti dell’Aquila, mentre altri vedevano gli Spiriti del Leone, altri gli Spiriti del Toro e ancora altri gli Spiriti dell’Uomo. Era secondo la natura specifica degli uomini da iniziare. Questa diversità era una delle particolarità dell’epoca atlantica, e ne echeggiavano ancora tracce fino nella nostra epoca post-atlantica. Così avreste potuto trovare in Asia Anteriore e in Egitto santuari dei misteri dove si iniziava in modo che gli iniziati vedessero le alte essenze spirituali come Spiriti del Toro o come Spiriti dell’Aquila.

Dai misteri fluì quindi la cultura esterna. Coloro che potevano contemplare in modo da vedere le alte essenze spirituali nella forma del Leone, crearono anche un’immagine di ciò che avevano visto nel corpo del Leone. Ma soltanto hanno detto: Questi spiriti partecipano al divenire dell’uomo — e hanno quindi dato al corpo del Leone una testa umana. Da questo divenne poi la Sfinge. Coloro che avevano visto le immagini spirituali specchiate come Spiriti del Toro l'espressero introducendo la venerazione del Toro, proclamando il loro testimonio dal mondo spirituale, il che portò una volta alla venerazione del Toro Api in Egitto e dall’altra alla venerazione del Toro Mithra persiano. Poiché quello che troviamo negli usi cultuali esterni presso i vari popoli, è fluito dai riti d’iniziazione.

Così ovunque c’erano iniziati la cui visione spirituale era più orientata verso gli Spiriti del Toro, altri che erano più orientati verso gli Spiriti dell’Aquila e così via. Possiamo in una certa misura indicare anche la differenza tra i vari tipi di iniziazione. Tali uomini per esempio che erano stati iniziati in modo che le essenze spirituali apparissero loro nella forma degli Spiriti del Toro, erano principalmente istruiti su quelle condizioni della natura umana che contenevano i segreti legati al sistema ghiandolare, legati all’etereo. E in un altro ambito della natura umana furono iniziati: In ciò che dell’uomo, per così dire, rimane fisso sulla Terra, ciò che è incatenato alla Terra. Tutto questo compenetrarono coloro che erano stati iniziati nei segreti del Toro.

Cerchiamo di immedesimarci nello stato emotivo di un tale iniziato. Questi iniziati avevano ricevuto dai loro grandi maestri più o meno il seguente insegnamento: L’uomo è disceso da altezze divine. Coloro che erano i primi uomini erano i discendenti di essenze divine-spirituali. Perciò facevano risalire il primo uomo al suo Dio Padre. Così l’uomo è disceso sulla Terra, è passato da una forma terrestre all’altra. Ciò che era incatenato alla Terra interessava questi uomini principalmente, e avevano interesse per tutto ciò che gli uomini avevano esperito quando contavano come loro padri le essenze divine-spirituali. — Così era presso gli iniziati del Toro.

Diversamente era presso gli iniziati dell’Aquila. Essi vedevano quelle essenze spirituali che si rapportano in modo completamente peculiare a ciò che è l’uomo. Ma per comprendere questo dobbiamo dire almeno poche parole sulla natura spirituale della natura aviare.

Negli animali, che per le loro funzioni inferiori stanno sotto gli uomini, abbiamo da vedere quelle essenze che, per così dire, si indurirono troppo presto, che non mantennero la loro sostanza corporea morbida e flessibile fino al momento in cui avrebbe potuto essere assunta nella forma umana. Abbiamo però nella natura aviare tali essenze che certamente non hanno assunto le funzioni più basse, ma che verso l’alto hanno superato il punto. Non sono discese abbastanza in profondità, hanno mantenuto sé stesse in sostanze troppo morbide all’inizio, mentre le altre hanno vissuto in sostanze troppo dure. E man mano che lo sviluppo procedeva sempre più avanti, dovettero già condensarsi per via delle circostanze esterne. Così furono condensate in un modo che corrisponde a una natura troppo morbida, troppo poco discesa sulla Terra. Questo è certamente espresso rozzamente e popolarmente, ma corrisponde ai fatti. A queste nature aviare corrispondono come archetipi quelle essenze spirituali che hanno anch’esse superato il punto verso l’alto. Si erano mantenute in una sostanza spirituale troppo morbida e quindi nel loro progresso, per così dire, hanno sorvolato ciò che avrebbero dovuto diventare in un determinato momento. Deviavano verso l’alto, mentre le altre deviavano verso il basso. Per così dire, nel mezzo stanno gli Spiriti del Leone e gli spiriti armonici, che avevano mantenuto il punto giusto, gli Spiriti dell’Uomo.

Ora ci siamo già chiariti come coloro che avevano ricevuto qualcosa dell’antica iniziazione accolsero l’evento del Cristo. In precedenza avevano già potuto guardare nel mondo spirituale, e cioè nel modo come era possibile secondo la loro specifica iniziazione. Coloro che avevano ricevuto l’iniziazione del Toro — diciamo gli iniziati di una grande parte del paese d’Egitto — sapevano: Possiamo guardare verso l’alto nel mondo spirituale; perciò apparissero anche a noi le alte essenze spirituali negli specchi dell’immagine della natura del Toro nell’uomo. Ma ora, si dicevano coloro che si erano avvicinati all’impulso del Cristo, ora ci è apparso nella vera forma colui che è il signore del regno spirituale. Ciò che abbiamo sempre visto in precedenza, a cui ci eravamo elevati attraverso le fasi della nostra iniziazione, questo ci ha presentato un’immagine preliminare del Cristo. È il Cristo che dobbiamo inserire in ciò che abbiamo visto prima.

Se ci ricordiamo di tutto ciò che abbiamo visto, ciò che gradualmente ci ha aperto i mondi spirituali, dove ci avrebbe condotto se fossimo stati già al livello corrispondente allora? Al Cristo ci avrebbe condotto! — Un tale iniziato descriveva il cammino nel mondo spirituale nel senso dell’iniziazione del Toro. Ma poi diceva: Il vero che è in esso, è il Cristo. — E così parlava un iniziato del Leone, un iniziato dell’Aquila.

Tutti questi misteri dell’iniziazione avevano le loro prescrizioni ben definite, come colui che era interessato doveva essere condotto nel mondo spirituale. I rituali si differenziavano a seconda di come si doveva penetrare nel mondo spirituale. E in particolare in Asia Anteriore e in Egitto c’erano le più varie sfumature dei misteri, dove era particolarmente consueto guidare gli iniziati in modo che alla fine giungessero alla natura del Toro, e tali iniziazioni che giungevano alla contemplazione degli Spiriti del Leone e così via.

Ora affrontiamo da questo punto di vista coloro che attraverso precedenti iniziazioni della più varia natura si erano resi maturi per sentire l’impulso del Cristo, per afferrare il Cristo nel modo giusto. Consideriamo un iniziato che era passato attraverso quelle fasi che lo avevano condotto alla contemplazione dello Spirito dell’Uomo. Un tale iniziato poteva dire a sé stesso: Il vero signore del mondo spirituale mi è apparso, è il Cristo che ha vissuto in Gesù di Nazaret! Cosa mi ha condotto a ciò? La mia antica iniziazione! — Conosceva il cammino che condusse alla contemplazione dello Spirito dell’Uomo. Così descrive ciò che l’uomo sperimenta per giungere all’iniziazione e in generale per poter riconoscere la natura del Cristo. Conosceva l’iniziazione come era prescritta nei misteri che conducevano all’iniziazione dell’Uomo. Perciò anche l’alto iniziato che era nel corpo di Gesù di Nazaret gli apparve nell’immagine dei misteri che aveva attraversato e conosciuto; e lo descrisse come lui stesso vedeva la cosa. Questo è il caso nella descrizione secondo Matteo. Quindi una tradizione più antica ha toccato completamente il giusto quando collega lo scrittore del Vangelo di Matteo con uno dei quattro simboli che vedete qui sui capitelli delle colonne a destra e a sinistra, quello che designiamo come il Simbolum dell’Uomo. Una tradizione più antica unisce lo scrittore del Vangelo di Matteo con lo Spirito dell’Uomo. Questo proviene dal fatto che lo scrittore del Vangelo di Matteo, per così dire, conosceva come suo proprio punto di partenza l’iniziazione al mistero dell’Uomo. Poiché nei tempi della composizione dei vangeli non era ancora consueto scrivere biografie come oggi. Allora appariva a questi popoli come la cosa più essenziale che un alto iniziato fosse lì, che avesse accolto il Cristo in sé. Come ci si diventa iniziato, cosa si deve attraversare come iniziato, questo era per loro la cosa più importante. Perciò saltano gli eventi esterni da giorno a giorno, che oggi ai biografi sembrano così importanti.

Quante cose non fa oggi uno scrittore di biografie per ottenere materiale sufficiente! Una volta il « Schwaben-Vischer », Friedrich Theodor Vischer, ha usato un’immagine molto buona su un signore dotto, ironizzando sulla maniera come oggi si scrivono le biografie. Intendeva dire: Una volta un giovane dotto si mise a scrivere una dissertazione di dottorato, cioè su Goethe. Dapprima si dedicò al lavoro preparatorio e a questo scopo raccolse tutto ciò che gli serviva. Ma poiché non era soddisfatto, andò su tutte le soffitte in tutte le città dove Goethe aveva vissuto, rovistò lì, cercò anche in tutte le altre stanze. Dappertutto scavava la polvere da tutti gli angoli, rovesciava contenitori di rifiuti puzzolenti, per trovare tutto ciò che ancora avrebbe potuto trovare, per scrivere poi una dissertazione « Sul nesso fra i geloni della signora Christiane di Goethe e le figure mitologico-allegoriche-simboliche nella seconda parte del Faust »! È certamente molto esagerato, ma nello spirito si addice ai biografi contemporanei. Gli scrittori che vogliono scrivere su Goethe fiutano in tutti i mucchi di immondizia possibili per scrivere le loro biografie. La parola discrezione oggi non la conoscono più. Ma diversamente hanno descritto coloro che nel loro vangelo descrissero Gesù di Nazaret. Per loro scompariva tutto negli eventi esterni di fronte alle tappe che Gesù di Nazaret come iniziato doveva attraversare. Questo descrissero, ma anche ognuno a modo suo, come lo sapeva.

Matteo lo descrive secondo il modo degli iniziati che erano stati iniziati allo Spirito dell’Uomo. Questa iniziazione era vicina alla saggezza egiziana. — E ora possiamo anche comprendere come colui che scrisse il Vangelo di Luca giunse alla sua peculiare rappresentazione. Era uno di coloro che nelle sue incarnazioni precedenti aveva ottenuto iniziazioni che conducevano allo Spirito del Toro. Poteva descrivere ciò che corrispondeva a una tale iniziazione, poteva dire: Attraverso queste tappe dovette passare un grande iniziato! E lo descrisse nella sua colorazione. Era uno di coloro che in precedenza avevano principalmente vissuto entro i misteri egiziani. Perciò non ci meraviglia che egli ci presenti proprio quel tratto che ci rappresenta, per così dire, il carattere più egiziano dell’iniziazione. Prendiamo lo scrittore del Vangelo di Luca secondo quanto abbiamo ora guadagnato da questo punto di vista. Egli si diceva: In quella individualità che viveva nel corpo di Gesù di Nazaret viveva un alto iniziato. Ho imparato come si penetra mediante i misteri egiziani nell’iniziazione del Toro. Lo so. — Per lui era particolarmente presente questo tipo di iniziazione. E ora si diceva: Colui che era diventato un così alto iniziato come Gesù di Nazaret, è passato nelle sue incarnazioni precedenti, accanto a tutte le altre iniziazioni, anche attraverso un’iniziazione egiziana. — Così abbiamo in Gesù di Nazaret un iniziato che era passato attraverso l’iniziazione egiziana. Naturalmente anche gli altri evangelisti lo sapevano. Ma non apparve loro come una cosa particolarmente importante, perché non conoscevano così bene l’iniziazione da questo lato. Perciò non notavano nemmeno un tratto particolare in Gesù di Nazaret.

Già nelle prime ore ho detto: Quando un uomo ha precedentemente attraversato un’iniziazione, accade qualcosa di particolare quando riappare. Allora entrano certi eventi ben definiti che appaiono come una ripetizione di quello che si era precedentemente attraversato nel mondo esterno. Supponiamo che un uomo abbia attraversato un’iniziazione nella vecchia Irlanda, allora dovrebbe ora essere ricordato attraverso un evento di vita esterno a questa vecchia iniziazione irlandese. Questo si dimostrerebbe per esempio per il fatto che lui veniva indotto attraverso un evento esterno a fare un viaggio in Irlanda. A colui che conosce meglio l’iniziazione irlandese colpirà il fatto che questa persona proprio si reca in Irlanda. Chi non la conosce, non lo considererà come un tratto particolare.

Quella individualità che viveva in Gesù di Nazaret era anche stata iniziata nei misteri egiziani. Perciò anche il tratto verso l’Egitto. A chi dovette particolarmente colpire questa « fuga in Egitto »? A chi la conosceva dalla propria esperienza di vita, e un tale descrisse quindi anche questo tratto particolare, perché sapeva che cosa significava. Essa è descritta nel Vangelo di Matteo, perché lo scrittore dalla sua propria iniziazione sapeva che cosa significava per molti iniziati nei tempi antichi un viaggio in Egitto.

Quando ora sapete che abbiamo nello scrittore del Vangelo di Luca qualcuno che in particolare conosceva l’iniziazione dai misteri egiziani, che conducevano al servizio del Toro, allora non troverete ingiustificato se una tradizione più antica unisce lo scrittore del Vangelo di Luca con il Simbolum del Toro. Egli non descrive per ragioni valide — di cui qui manca il tempo di esporre — alcun viaggio egiziano. Ma offre tali processi tipici il cui valore di giudizio era principalmente affidato a qualcuno che stava vicino all’iniziazione egiziana. Lo scrittore del Vangelo di Matteo offre le relazioni di Gesù di Nazaret con l’Egitto più esternamente attraverso il viaggio in Egitto. Lo scrittore del Vangelo di Luca vede tutti i processi che descrive nello spirito che un’iniziazione egiziana ha dato.

Ora consideriamo lo scrittore del Vangelo di Marco. Egli tralascia tutta la preistoria, descrive particolarmente l’attività del Cristo nel corpo di Gesù di Nazaret per tre anni. In questo il Vangelo di Marco concorda completamente con il Vangelo di Giovanni. Lo scrittore del Vangelo di Marco era passato attraverso un’iniziazione molto simile alle iniziazioni dell’Asia Anteriore, sì, alle stesse iniziazioni greche, se così vogliamo dire, alle iniziazioni pagane europeo-asiatiche, come erano allora le più moderne. Esse si rispecchiano tutte nel mondo esterno in tal modo che colui che è una personalità elevata, che è in un certo senso iniziato, non deve la sua origine soltanto a un evento naturale, ma a un evento sovrannaturale. Pensate a coloro che veneravano Platone e che volevano intendere Platone nel modo giusto, non avevano per nulla particolare interesse per chi fosse il padre carnale di Platone. Per loro la spiritualità di Platone eclissava tutto il resto. Perciò dicevano: Quello che come anima di Platone aveva vissuto nel corpo di Platone, questo Platone nasce per noi come un’alta essenza spirituale che feconda l’umanità inferiore. E perciò attribuirono la nascita di quel Platone che era loro prezioso, del Platone risvegliarsi, al Dio Apollo. Platone era per loro un figlio di Apollo. Proprio in questi misteri era consueto non preoccuparsi particolarmente del passato della persona interessata, bensì di considerare il momento in cui la persona interessata diventava quello che nei vangeli si menziona così spesso: un figlio degli Dèi, un figlio di Dio. Platone, figlio di Dio! Così lo descrissero coloro che erano i suoi veneratori più nobili e i suoi conoscitori più nobili.

Su questo dobbiamo essere chiari: che significato aveva tale descrizione per la vita umana di tali figli degli Dèi sulla terra. Proprio nel quarto periodo accadde che gli uomini si integrassero il più possibile al mondo fisico-sensibile, che amassero questa Terra. Gli antichi dèi erano loro cari perché potevano rappresentare come i figli guida della Terra fossero figli degli Dèi. Quello che camminava sulla Terra doveva essere rappresentato in questo modo.

Un tale era lo scrittore del Vangelo di Marco. Perciò descrive soltanto ciò che accadde dopo il battesimo di Giovanni. Un’iniziazione come quella che lo scrittore del Vangelo di Marco aveva attraversato conduceva alla conoscenza del mondo superiore sotto l’immagine dello Spirito del Leone. Perciò una tradizione antica collegava lo scrittore del Vangelo di Marco con il Simbolum del Leone. E ora guardiamo ancora indietro a ciò che oggi abbiamo già toccato — al Vangelo di Giovanni.

Abbiamo detto: Colui che ha scritto il Vangelo di Giovanni è stato iniziato dal Cristo Gesù stesso. Mediante questo poteva dare qualcosa che, per così dire, contiene il germe non soltanto per l’attività presente dell’impulso del Cristo, ma per l’attività dell’impulso del Cristo nel tempo più lontano. Annuncia qualcosa che avrà validità nel tempo più lontano. È uno degli iniziati dell’Aquila che aveva superato il punto normale. Il normale per il tempo di allora lo dà lo scrittore di Marco. Quello che supera questo tempo, che ci mostra come il Cristo agisce nel futuro più lontano, quello che vola oltre tutto quello che rimane legato alla Terra, lo troviamo in Giovanni. Perciò la tradizione unisce Giovanni con il Simbolum dell’Aquila.

Così vedete che una tale tradizione antica, che unisce gli evangelisti con quello che, per così dire, costituisce l’essenza della loro propria iniziazione presente, non è affatto fondata su una semplice fantasia, ma è nata dai fondamenti più profondi dello sviluppo cristiano. Così profondamente si deve guardare nei fatti. Allora si comprenderà che i più grandi eventi, gli eventi più prominenti nella vita del Cristo sono descritti nella stessa maniera, ma che ognuno degli evangelisti descrive il Cristo Gesù così come lo comprende secondo il suo tipo di iniziazione. Ho già accennato a questo nel mio libro « Il Cristianesimo come fatto mistico », ma nel modo in cui lo si poteva accennare a un pubblico ancora non preparato, poiché è stato scritto all’inizio del nostro sviluppo della scienza dello spirito. Lì è stata considerata l’incomprensione della nostra epoca verso i reali fatti occulti.

Così comprendiamo che il Cristo è illuminato da quattro lati: da ognuno degli scrittori di vangeli dal lato che meglio conosceva. Che il Cristo ha molti lati, questo lo crederete dopo il possente impulso che ha dato. Ma ciò che dissi: Si trova in tutti i vangeli uno: il discendimento della stessa essenza del Cristo dalle altezze divine-spirituali al battesimo di Giovanni, e che questa essenza del Cristo abitò nel corpo di Gesù di Nazaret, passò attraverso la morte in croce e ha vinto questa morte. Su questo mistero dovremo ancora entrare più dettagliatamente. Comprendiamo oggi questa morte in croce cosicché innanzitutto chiediamo: Per quale caratteristica si distingue la morte in croce per questa essenza del Cristo? Allora dobbiamo dire: Si distingue così, che è un evento che non crea nessuna differenza fra la vita prima e la vita dopo. Questo è l’essenziale della morte del Cristo, che il Cristo non divenne altro attraverso la morte, che rimase il medesimo, che fu Uno che rappresentò la morte nella sua insignificanza. Così coloro che potevano sapere l’essenza della morte del Cristo, si tennero sempre al Cristo vivente.

Che cos’è allora, da questo punto di vista, l’evento di Damasco, dove da colui che prima era un Saulo divenne un Paolo? Paolo sapeva da quello che aveva prima appreso, che gradatamente si avvicinava alla Terra lo Spirito che prima era stato cercato da Zarathustra come Ahura Mazdao sul Sole. Sapeva inoltre che già da Mosè era stato visto nel roveto ardente e nel fuoco sul Sinai. E sapeva anche che questo Spirito doveva penetrare in un corpo umano. Ma questo Paolo, mentre era ancora un Saulo, non aveva potuto comprendere: che questo uomo che doveva portare il Cristo in sé doveva esperire la morte vergognosa in croce! Non poteva pensare che il Cristo, se fosse venuto, dovesse trionfare, che dovesse rimanere in tutto ciò che la Terra ha, dopo che una volta si fosse avvicinato alla Terra. Colui che era appeso alla croce, non poteva pensarlo come portatore del Cristo. Questo è l’essenziale nella concezione di Paolo, prima che il Saulo diventasse Paolo. E la morte in croce, la morte vergognosa in croce con tutto ciò che ne consegue, questo è ciò che dapprima impedì a Paolo di riconoscere che veramente il Cristo era già stato sulla Terra. Che cosa dovette quindi accadere? Dovette accadere qualcosa a Paolo, così che potesse in un certo momento convincersi: Quella individualità che nel corpo di Gesù di Nazaret aveva penduto dalla croce, era il Cristo; il Cristo era stato sulla Terra! Paolo divenne veggente mediante l’evento di Damasco. Allora potè convincersi. Se uno come veggente guardava nel mondo spirituale, allora appariva a lui cambiato dopo l’evento del Golgota. Prima si trovava il Cristo nei mondi spirituali. Dal momento dell’evento del Golgota si poteva trovare il Cristo nell’aura della Terra. Prima dell’evento del Golgota il Cristo non era da vedere lì, dopo però era da vedere nell’aura terrestre. Questa è la differenza.

Il Saulo si diceva: Se io sono veggente, posso convincermi che in colui che aveva penduto dalla croce e come Gesù di Nazaret aveva vissuto, il Cristo era, che ora è nell’aura terrestre. — E egli vide lo stesso nell’aura terrestre che Zarathustra aveva visto per primo come Ahura Mazdao sul Sole. Ora sapeva: Colui che era sulla croce era risorto. Perciò potè dire: Cristo è risorto, mi è apparso, come era apparso a Cefa, agli altri fratelli e ai cinquecento in una volta! E ora diventò l’annunciatore del Cristo vivente, per che la morte non ha il significato come per gli altri uomini.

Chi conosce bene questi fatti, colui, se la morte in croce, se la morte del Cristo viene proprio dubitata in questa forma, assentirà a un altro svevo. Costui, nel suo « Urchristentum », con tutta la possibile precisione storica ha raccolto ciò che appartiene alle cose più sicure che ne sappiamo. Gfrörer — è lui — ha con ragione proprio enfatizzato la morte in croce. E gli si può assentire in un certo senso, quando nel suo modo un po’ sarcastico così si esprime, che a chiunque gli contraddicesse, guarherebbe criticamente in faccia e gli chiederebbe se in lui fosse veramente in ordine sotto il berretto!

Questo appartiene alle cose più certe del cristianesimo: questa morte in croce e ciò che domani descriveremo come la risurrezione e come l’effetto delle parole: « Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo! » E questo è ciò che la proclamazione di Paolo ha costituito. Egli poteva quindi dire: « Se Cristo non è risorto, allora la nostra predicazione è vana e vana è la nostra fede! » Paolo collega il cristianesimo alla risurrezione del Cristo. Per così dire soltanto nel nostro tempo si riprende a pensare un poco su queste cose, là dove non si fa di questa cosa una questione teologica controversa, ma una questione di vita per il cristianesimo.

Il grande filosofo Solowjow sta quindi sostanzialmente completamente sul punto di vista paolino, quando sottolinea: Tutto nel cristianesimo dipende dall’idea di risurrezione, e un cristianesimo del futuro è impossibile se l’idea di risurrezione non è creduta e non è compresa. — E ripete a suo modo le parole di Paolo: Se il Cristo non è risorto, allora la nostra predicazione è vana e vana è la nostra fede. Allora l’impulso del Cristo è impossibile. Non ci sarebbe nessun cristianesimo senza il Cristo risorto, il Cristo vivente!

È caratteristico, e perciò si deve sottolinearlo, che singoli spiriti profondi soltanto dalla loro filosofia, senza alcun occultismo, giungono a riconoscere come giusto questo detto paolino. Se uno si occupa un po’ di tali spiriti, allora vede: Inizia già nel nostro tempo a darsi uomini che si formano concezioni di quello che deve essere una futura convinzione umana e una futura visione del mondo umano, quello che la scienza dello spirito appunto deve portare. Ma coloro che non hanno la scienza dello spirito non lo portano a più che a un recipiente di concetti vuoti. Così è anche nel profondo pensatore Solowjow. Come recipienti di concetti sono i sistemi della sua filosofia, e versato deve essere ciò di cui già chiedono, a cui già danno la forma, ma che non hanno, e che soltanto e unicamente può venire dalla corrente antroposofica. Essa sarà l’acqua viva, le comunicazioni sui fatti del mondo spirituale, l’occulto, versato in questi recipienti. Questo porterà questa visione del mondo della scienza dello spirito ai migliori spiriti che già oggi mostrano che ne hanno bisogno, e la cui tragedia consiste nel fatto che non hanno potuto riceverlo. Possiamo per questi spiriti usare proprio la parola: Dopo l’antroposofia ardono di sete! Non l’hanno trovata. Attraverso il movimento antroposofico deve fluire nei recipienti da loro preparati, ciò che può formare concezioni chiare, distinte, vere sui più importanti eventi, su tali eventi come l’evento del Cristo, come il mistero del Golgota. Su questo solo l’antroposofia o la ricerca dello spirito può illuminarci con le sue rivelazioni sui campi dei mondi spirituali. Sì, il mistero del Golgota può per il nostro tempo presente soltanto attraverso l’antroposofia, attraverso la ricerca dello spirito essere compreso!

9°La composizione artistica del Vangelo di Giovanni

Kassel, 2 Luglio 1909

Le nostre esposizioni di ieri si concludevano con la constatazione che davanti a noi sta la considerazione del più importante all’interno dell’impulso del Cristo: la morte e il suo significato stesso. Prima però di giungere all’esposizione della morte del Cristo, e con essa al culmine di questa nostra considerazione ciclica, sarà necessario parlare oggi di qualcosa riguardante il vero senso e il significato di molte cose nel Vangelo di Giovanni stesso. Andranno illustrate anche le relazioni di quanto vi è esposto con gli altri Vangeli.

Nei giorni scorsi abbiamo tentato, da fonti completamente diverse, dalla considerazione chiaroveggente della Cronaca dell’Akasha, di comprendere l’impulso del Cristo e di presentarlo come un evento reale nello sviluppo dell’umanità. E ci siamo riferiti solo a ciò che nel Vangelo appare come una conferma di ciò che poteva essere affermato come vero prima attraverso la ricerca chiaroveggente. Oggi però, per il progredire della nostra considerazione, vogliamo gettare alcuni sguardi al Vangelo di Giovanni stesso e caratterizzare una volta questo importante documento dell’umanità da un aspetto particulare. Questo Vangelo di Giovanni, di cui abbiamo detto ieri che la ricerca teologica contemporanea, per quanto è colpita dal materialismo, non può giungere a una giusta posizione nei suoi confronti, non è in grado di cogliere lo storico, l’aspetto storico. Questo Vangelo di Giovanni si presenterà a noi, quando lo consideriamo con lo sguardo della scienza dello spirito, come uno dei documenti più meravigliosi che l’umanità possieda.

Si può dire che il Vangelo di Giovanni, non solo tra i documenti religiosi, ma tra tutti — usiamo pure la parola profana — tra tutti i documenti letterari nel loro insieme, annoveri i più grandi. Vogliamo avvicinarci una volta al contenuto di questo documento da questo lato.

Questo Vangelo di Giovanni, per quanto riguarda la sua composizione, già nei primissimi capitoli, se li si comprende correttamente, se si sa che cosa propriamente giace nelle parole, è uno dei più stili, dei più arrotondati documenti che esistono al mondo. Ciò non si può però riconoscere in una considerazione superficiale. Lì si mostra anzitutto in una considerazione superficiale che lo scrittore del Vangelo di Giovanni — che ormai conosciamo — riguardo all’enumerazione dei miracoli fino al vero evento del Lazaro, enumera esattamente sette di tali miracoli. — Il significato del numero sette sarà approfondito nei prossimi giorni. — Quali sono questi sette miracoli o segni?

Il segno dato dal matrimonio a Cana di Galilea, il segno dato dalla guarigione del figlio dell’ufficiale reale, quello dato dalla guarigione dell’uomo ammalato da trentotto anni presso la vasca di Betesda, il nutrimento dei cinquemila uomini, il segno dato dalla contemplazione del camminare del Cristo sul mare, quel segno dato dalla guarigione del cieco nato. E infine il più grande segno: l’iniziazione o l’illuminazione del Lazaro — la trasformazione del Lazaro nel medesimo scrittore del Vangelo di Giovanni.

Questi sono sette dei segni. Ora dobbiamo però certamente porci la domanda: Come stanno le cose, a dire il vero, con questi segni, con questa questione dei miracoli?

Se avete ascoltato attentamente ciò che vi è stato comunicato nei giorni scorsi nella più varia forma, ricorderete che è stato detto che lo stato di coscienza degli uomini si è modificato nel corso di tutto il nostro sviluppo umano. Abbiamo rivolto lo sguardo a tempi molto antichi. Abbiamo visto che gli uomini non sono partiti da un puro standpoint animale nello sviluppo, bensì da una forma nel che gli uomini avevano ancora il dono della chiaroveggenza come una capacità naturale. Gli uomini in tempi antichi erano chiaroveggenti, sebbene avessero una tale coscienza che non potevano ancora dire «Io sono». L’uomini dovettero conquistarsi gradualmente la capacità dell’autocoscienza; per questo però dovettero sacrificare l’antica chiaroveggenza. In futuro verrà un tempo in cui tutti gli uomini saranno chiaroveggenti, sebbene si saranno mantenuti l’Io-sono, l’autocoscienza. Questi sono i tre stadi che l’umanità in parte ha percorso e in parte deve ancora percorrere. In Atlantide era ancora così, che gli uomini là vivevano in una sorta di coscienza onirica, ma in una coscienza chiaroveggente. Poi accadde che conquistassero gradualmente l’autocoscienza, la coscienza del mondo dei fenomeni esteriori, per che però dovettero sacrificare l’antica facoltà chiaroveggente ottusa. E infine una coscienza chiaroveggente, unita a questa autocoscienza, avrà l’uomo in futuro. Così l’uomo percorre un cammino da un’antica ottusa chiaroveggenza attraverso una coscienza del fenomeno non chiaroveggente, e di nuovo sale a una chiaroveggenza consapevole di sé.

Ma oltre alla coscienza, tutto il resto nell’umanità si è modificato. È veramente solo miopia umana quando si crede che così come accade oggi, deve essere sempre accaduto. Tutto si è sviluppato. Non è sempre stato così. Neppure il rapporto da uomo a uomo è sempre stato quale è oggi.

Dalle indicazioni dei giorni scorsi abbiamo potuto dedurre che nei tempi antichi, fino al tempo in cui l’impulso del Cristo si è inserito nello sviluppo umano, esisteva un’influenza molto più grande da anima a anima. Gli uomini erano predisposti a ciò. L’uomo non solo udiva ciò che l’altro, colui che gli stava davanti, gli diceva con parole esternamente udibili, bensì, quando l’altro sentiva vivamente e intensamente qualcosa, quando pensava vivamente qualcosa, l’uomo che gli stava davanti poteva, in un certo modo, sentirlo, saperlo. L’amore nei tempi più antichi, dove era certamente più legato alla consanguineità, era ancora qualcosa di completamente diverso da quello che è oggi. Oggi ha assunto un carattere più psichico, ma si è indebolito. Riacquisterà la sua forza solo quando l’impulso del Cristo fluirà in tutti i cuori umani. Quando l’amore ha operato nei tempi antichi, questo amore aveva insieme qualcosa di curativo, qualcosa di balsàmico per l’altra anima. Con lo sviluppo dell’intelletto e della sagacità, che si sono formati anch’essi gradualmente, queste antiche influenze da anima a anima sono scomparse.

Fluire nell’anima dell’altro, riversare lì la forza che si ha nella propria anima, era un dono che era del tutto proprio dei popoli dei tempi antichi. Perciò dovete pensare anche a un’influenza molto più grande, che allora anima da anima poteva ricevere, dovete pensare a un’influenza molto più grande che poteva essere esercitata da anima a anima. Anche se nessun documento storico esteriore ne parla, anche se pietre e monumenti non dicono nulla, tuttavia l’osservazione chiaroveggente nella Cronaca dell’Akasha ci mostra che in questi tempi antichi, per esempio, guarigioni di malattie potevano avvenire in modo comprensivo attraverso l’influenza psichica da una persona all’altra. E molte altre cose poteva fare l’anima in quei tempi. Ciò che oggi suona all’uomo come una fiaba: che la volontà dell’uomo avesse, per esempio, il potere, se lo cercava, se si allenava particolarmente a ciò, di agire calmando la crescita delle piante, di accelerare o ritardare la crescita delle piante — era un fatto in quei tempi. Oggi di tutto ciò rimangono solo sparuti resti.

Dunque, la vita dell’uomo era allora completamente diversa. Nessuno nei tempi antichi si sarebbe meravigliato che da qualche parte, quando c’era il giusto rapporto da uomo a uomo, una tale influenza psichica fosse passata da una personalità all’altra. Certamente, dobbiamo stabilire questo: che sempre due o più erano necessari perché tale influenza psichica potesse essere esercitata. Ci si potrebbe pensare anche nel nostro tempo che un uomo con la forza del Cristo venisse tra gli uomini. Coloro però che avessero la forza della fede in lui sarebbero molto rari, e non potrebbe compiere ciò che attraverso l’influenza psichica da un’anima all’altra può essere operato.

Per questo non è solo necessario che si operi, ma che ci sia qualcuno che sia maturo per ricevere questa operazione. Se nei tempi antichi gli uomini erano più frequenti coloro che potevano ricevere tali operazioni, non ci meraviglieremo se si dice che allora per le guarigioni delle malattie c’erano proprio i mezzi attraverso cui si operava sulla via dell’influenza psichica. Anche altri influssi, che oggi possono avvenire solo in modo meccanico, avvenivano allora attraverso l’influenza psichica.

In quale tempo cadde l’evento del Cristo all’interno dello sviluppo umano? Cadde in un tempo ben determinato — dobbiamo tenere questo dinanzi agli occhi. Di tali correnti di anime da una persona all’altra rimanevano solo gli ultimi resti, che sporgevano dal tempo atlantideo come un’eredità. Proprio in quel momento l’umanità si apprestava a penetrare sempre più nella materialità e sempre meno ad avere la possibilità di far operare tali correnti psichiche. Lì doveva cadere l’impulso del Cristo, che proprio per la sua essenza poteva operare infinitamente molto tra coloro che erano ancora ricettivi a ciò.

Chi conosce davvero lo sviluppo nell’umanità troverà dunque naturale che, dopo che l’essenza del Cristo una volta era entrata nel corpo di Gesù di Nazareth, approssimativamente nel trentesimo anno della sua vita, essa in questo corpo, in questo involucro potesse operare molto particolarmente. Perché questo involucro era maturato da tempi molto antichi. Ieri abbiamo menzionato che l’individualità di Gesù di Nazareth in una vita precedente era già una volta incarnata nella Persia antica, che poi è sempre di nuovo passata attraverso incarnazioni e in ogni incarnazione è salita sempre più in alto nello sviluppo spirituale. Da ciò dipendeva che il Cristo potesse abitare in un tale corpo, che questo corpo potesse essere offerto a lui come sacrificio. Gli evangelisti lo sapevano molto bene. Perciò hanno esposto tutto in modo che sia completamente comprensibile per lo sguardo del ricercatore spirituale.

Solo dobbiamo prendere tutto nei Vangeli letteralmente, cioè, prima imparare a leggerli. Perché, per esempio, proprio nel primo dei segni — come detto, conoscerete ancora il significato più profondo dei miracoli — nella discussione del matrimonio a Cana di Galilea, è particolarmente sottolineato che questo accadde « a Cana di Galilea »? Non c’è — potete cercare dove volete — nell’antica Palestina, nel raggio di ciò che allora poteva essere noto, una seconda Cana. Ma ha forse bisogno, nei luoghi che sono unici, di un’aggiunta particolare? Perché comunque l’evangelista, quando parla di questo miracolo, dice che accadde « a Cana di Galilea »? Perché è importante sottolineare che lì accadde qualcosa che doveva accadere in Galilea. Ciò significa che il Cristo non avrebbe potuto trovare le persone che gli erano necessarie in altre regioni che precisamente in Galilea. Ho già detto, a un’operazione non appartiene solo colui che opera, ma appartengono anche gli altri che sono appropriatamente idonei a ricevere questa operazione. Il suo primo manifestarsi il Cristo non avrebbe potuto averlo all’interno della comunità ebraica stessa, ma bensì in Galilea, in quel luogo dove erano mescolate le più diverse tribù e gruppi di popoli. Proprio perché in un luogo si erano riuniti da varie parti del mondo i popoli più diversi, proprio per questo qui in Galilea non c’era più la stessa consanguineità e soprattutto non c’era più la fede in questa consanguineità come in Giudea, presso il popolo ebraico più stretto. In Galilea gli uomini erano completamente mescolati. Ma a che cosa doveva il Cristo sentirsi particolarmente chiamato per il suo impulso?

Abbiamo detto che una delle sue parole più importanti era: « Prima che Abramo fosse, ero l’Io-sono », e l’altra: « Io e il Padre siamo uno ». Voleva dire con ciò: In coloro che si attaccano alle vecchie istituzioni di vita, l’Io è protetto solo entro una consanguineità. Colui che era un vero credente dell’Antico Testamento provava qualcosa di molto particolare alle parole: « Io e il Padre Abramo siamo uno », qualcosa che oggi è difficile per l’uomo rivivere. Ciò che l’uomo chiama il suo Sé proprio, ciò che è compreso tra nascita e morte, lo vede l’uomo passare. Colui però che aveva una vera confessione dell’Antico Testamento, che era toccato dagli insegnamenti che fluivano attraverso l’umanità in quel tempo, diceva, e non solo come una parola allegorica, ma come un fatto: Per me sono un individuo. Ma sono un membro in un grande organismo, in un grande nesso di vita, che si estende fino al Padre Abramo. Come il dito quale membro vivente può esistere solo finché è nella mia mano, così anche io ho un senso solo finché sento di essere un membro dell’uomo popolo grande, che si estende fino al Padre Abramo. Sono legato al grande nesso popolare esattamente come il dito al mio corpo. Se si stacca il dito, ben presto non è più un dito; esso è protetto solo quando è nella mia mano, la mano è nel mio braccio e il braccio è nel mio corpo, non ha più un senso quando è separato dalla mano.

Ugualmente, io ho un senso solo se mi sento come membro di tutte le generazioni, attraverso cui scorre il sangue dal Padre Abramo. Allora mi sento protetto! Il mio Io singolo è passeggero e sfuggevole, ma non è passeggero questo grande e intero organismo popolare fino al Padre Abramo. Se mi sento completamente dentro di esso, se mi sento completamente dentro di esso, allora supero il mio Io temporaneamente passeggero; allora divento protetto in un grande Io, nell’Io popolare, che attraverso il sangue delle generazioni dal Padre Abramo fino a me è fluito! Così si diceva il credente dell’Antico Testamento.

Attraverso la forza di questo intimo vissuto, che giace nelle parole: « Io e il Padre Abramo siamo uno », accadde tutto ciò che fu grande, che ancora oggi appare meraviglioso all’interno dell’Antico Testamento. Ma poiché venne il tempo in cui gli uomini non dovevano più avere un tale stato di coscienza, questo gradualmente si perse. Il Cristo quindi non doveva andare da coloro che da un lato avevano perso la capacità di operare attraverso quella forza magica che giace nei legami di sangue, e che d’altro canto avevano ancora la fede solo nella comunità con il Padre Abramo. Perché presso coloro non poteva trovare quella fede che era necessaria per operare ciò che poteva fluire dalla sua anima alle altre anime. Doveva quindi andare da coloro che attraverso la loro mescolanza di sangue non avevano più una tale fede: doveva andare ai Galilei.

Qui doveva iniziare la sua missione. Se nel complesso lo stato di coscienza antico era in declino, trovò tuttavia presso loro proprio una mescolanza di popolo che stava all’inizio della mescolanza di sangue. Da ogni parte venivano qui tribù di popoli che prima di questo confluire erano ancora state sotto le forze degli antichi legami di sangue. Erano appena giunti a trovare la transizione. Avevano ancora il sentimento vivente in loro: I nostri padri avevano ancora gli antichi stati di coscienza, avevano ancora le forze magiche che operano da anima a anima. — Presso di loro poteva operare con la sua nuova missione, che consisteva nel dare all’uomo una coscienza dell’Io non più legata alla consanguineità. Una coscienza dell’Io che poteva dire: In me stesso trovo il nesso con il Padre spirituale, con il Padre, che non fa scorrere il suo sangue fisicamente attraverso le generazioni, bensì che invia la sua forza spirituale in ogni singola anima individuale. L’Io che è in me e che ha un rapporto immediato con il Padre spirituale del mondo, esso era prima che Abramo fosse. Perciò sono chiamato a versare una tale forza nell’Io, che è rafforzata dalla consapevolezza del nesso con la forza paterna spirituale del mondo. « Io e il Padre siamo uno », non io e il Padre Abramo, cioè un antenato carnale, siamo uno.

Dai Galilei andò il Cristo, che erano appena giunti al punto di comprendere questo — che avevano proprio bisogno, non nei legami di sangue che essi proprio attraverso la loro mescolanza avevano infranto, ma nell’anima singola di trovare la forte forza. Tale forza di nuovo può condurre l’uomo, poco a poco, a far apparire lo spirituale nel fisico. Non dite: Perché allora non vediamo oggi che tali cose accadano come accaddero allora? Prescindendo dal fatto che colui che vuole vedere può vederlo, deve considerarsi che proprio gli uomini sono progrediti fuori da questo stato di coscienza, che sono discesi nel mondo materiale. Quei tempi allora erano proprio il confine, e il Cristo mostrava agli ultimi esemplari dell’umanità in evoluzione ciò che lo spirito può sul fisico. A un modello e simbolo, a un simbolo di fede furono collocati quei segni che accaddero quando lo stato di coscienza antico era ancora presente, ma proprio nel declino.

Ora guardiamo questo matrimonio a Cana di Galilea stesso. Se dovessi qui sviluppare dinanzi a voi tutti i dettagli del Vangelo di Giovanni letteralmente, ciò che è veramente contenuto nel Vangelo, allora certamente quattordici conferenze non basterebbero, bensì sarebbero necessari un paio di anni. Ma tutto questo sviluppo letterale sarebbe solo una conferma di ciò che vi posso indicare in brevi esposizioni.

Prima di tutto ci si dice in questo primo segno: C’era un matrimonio a Cana di Galilea. Ora dobbiamo essere consapevoli che nel Vangelo di Giovanni non c’è una parola che non abbia un significato particolare. Perché dunque un « matrimonio »? Perché attraverso il matrimonio si realizza ciò che attraverso la missione del Cristo viene realizzato in modo così eminente: attraverso il matrimonio gli uomini vengono riuniti insieme. E un matrimonio « in Galilea »? In Galilea era dove gli antichi legami di sangue erano stati spezzati, dove sangue straniero si mescolava con sangue straniero. Ciò che il Cristo doveva fare era tuttavia legato proprio alla mescolanza di sangue. Dunque abbiamo a che fare con un’unione tra persone, per avere discendenti, di persone che non sono più consanguinee. Ora vi sembreranno senza dubbio veramente meravigliose ciò che vi dico ora. Che cosa avrebbero sentito le persone in tempi molto antichi in un tale caso, come quello che stava dinanzi, in tempi in cui ancora c’era ciò che nel senso della scienza dello spirito si potrebbe chiamare il « matrimonio stretto »? Perché questo è certamente qualcosa che appartiene allo sviluppo dell’umanità, che un originario « matrimonio stretto » si sia trasformato in un « matrimonio lontano ». E in ciò che ho esposto finora è già espresso che cosa sia il matrimonio stretto. Presso tutti i popoli nei tempi antichi troverete l’uno, che sarebbe stato contro una legge del popolo il matrimoniarsi fuori dalla tribù, dalla consanguineità. Ciò che era consanguineo, ciò che apparteneva alla stessa tribù, si sposava. E questo sposarsi all’interno della stessa tribù, all’interno del sangue imparentato, aveva appunto come effetto lo stupendo, che può essere constatato in ogni momento dalla ricerca della scienza dello spirito, che una grande forza magica poteva essere esercitata. I discendenti all’interno di una tribù consanguinea avevano attraverso questo matrimonio tra parenti forze magiche che operavano da anima a anima.

Se fossimo stati invitati a un matrimonio in tempi molto antichi, che cosa sarebbe successo? Immaginiamo pure, per il bene dell’argomento, che la bevanda che si usava proprio allora, cioè il vino, fosse finita. Che cosa sarebbe successo? Sarebbe bastato che attraverso i legami della consanguineità il giusto rapporto fosse presente in questa famiglia di matrimonio consanguinea. Si sarebbe potuto allora attraverso il potere magico dell’amore di sangue vivere il fatto che, per esempio, l’acqua che in un momento successivo della festa di matrimonio sarebbe stata servita invece del vino, attraverso l’influenza psichica di queste personalità sarebbe stata percepita dagli altri come vino. Vino avrebbero bevuto gli altri, se il giusto rapporto magico di una personalità con l’altra fosse stato presente. Non dite: Questo vino sarebbe stato comunque acqua! Un uomo ragionevole deve darsi questa risposta: Per l’uomo le cose sono ciò che si comunicano al suo organismo, ciò che gli diventano, non come appaiono. Credo che ancora oggi molti amanti del vino avrebbero molto volentieri che gli venisse servita acqua, se solo attraverso qualche influenza potesse essere portato a realizzarsi che l’acqua avesse il sapore del vino e avesse nel loro organismo l’effetto del vino. Non è necessario più di questo, che per l’uomo l’acqua sia vino. Che cosa era dunque necessario nei tempi antichi, affinché un tale segno potesse accadere, che nei vasi c’era acqua, ma che era vino quando veniva bevuto? Era il potere magico che era prodotto dalla consanguineità era necessario.

Ma la forza nelle anime di sentire una tale cosa era presente presso la gente al matrimonio a Cana di Galilea. Un passaggio doveva solo essere creato.

Si legge nel Vangelo di Giovanni (2, 1 sgg.): « E la madre di Gesù era lì. Gesù ma anche i suoi discepoli furono invitati al matrimonio ». E poiché mancava il vino, la madre di Gesù lo fece notare e gli disse: « Non hanno vino ».

Un passaggio, dissi, doveva essere creato affinché tale cosa potesse accadere. La forza psichica doveva essere sostenuta da qualcosa. Da che cosa poteva essere sostenuta? Qui arriviamo alla parola che nel modo come è solitamente tradotta, è propriamente una bestemmia. Perché non credo che un uomo sensibile non dovrebbe sentirla come sgradevole quando dice: « Non hanno vino! » e gli viene risposto: « Donna, che cosa ho da fare con te? La mia ora non è ancora venuta! » È proprio impossibile che questo sia accettato in un tale documento. Si pensi pure: L’ideale dell’amore, come ci è descritto nei Vangeli, Gesù di Nazareth, dovrebbe usare nei rapporti con sua madre l’espressione: « Donna, che cosa ho da fare con te? » Non c’è bisogno di dire altro: il resto lo dovete sentire.

Ma queste parole non sono lì! Guarda questa posizione nel Vangelo di Giovanni. Devi solo aprire il testo greco: lì non hai nient’altro che le parole che sono dette, in cui Gesù di Nazareth indica qualcosa: « O donna, questo passa da me a te! » Proprio a questa fine forza intima da anima a anima, ciò che passa da lui alla madre, a questo egli allude. Questo però ha bisogno di lui in questo momento. Non può operare niente di più alto in questo momento, per ciò il suo tempo deve prima maturare. Perciò dice: Il mio tempo, quando opererò solo attraverso la mia forza, non è ancora venuto! — Perché adesso è ancora necessario il legame psichico magnetico che passa dall’anima di Gesù di Nazareth alla madre. « O donna, questo passa da me a te! »

Come potrebbe la madre altrimenti, dopo questo discorso, « Donna, che cosa ho da fare con te! », arrivare a dire ai servi: « Fate tutto ciò che vi dirà »? È necessario che sia dotata delle antiche forze di cui oggi gli uomini non hanno alcuna idea, e sa che egli allude a questo legame di sangue tra figlio e madre, allude al legame che deve condurre agli altri. Allora sa che adesso c’è qualcosa che agisce come una forza spirituale invisibile, che qui può operare qualcosa.

Ora vi prego, leggete veramente il Vangelo. Vorrei sapere come quelli che credono che qualcosa — sì, non so che cosa propriamente — debba essere accaduto, che credono che stessero lì sei vasi comuni, come dicono, « per la purificazione ebraica ». Come allora, secondo questa vista completamente ordinaria, senza alcun’altra cosa — che giace propriamente in ciò che è stato discusso — l’acqua avrebbe dovuto diventare vino, come ciò avrebbe dovuto accadere solo esternamente?!

Che cosa è? E ugualmente: Qual è la fede che colui che qui parla davanti a voi ha in questo miracolo? Quella fede che chiunque può avere in un miracolo, che qui una sostanza si sia trasformata in un’altra per gli uomini? Ma con un’interpretazione ordinaria non si arriva a nulla.

Ci si deve immaginare che i vasi che stessero lì probabilmente non erano riempiti di acqua. Non è affatto detto che fossero stati versati. Non è scritto. Ma se fossero stati versati e di nuovo riempiti — sta scritto che fossero riempiti — allora si dovrebbe veramente credere che si trattasse, se veramente l’acqua fosse stata trasformata in vino come un trucco da prestigiatore: che allora anche l’acqua che prima era stata dentro sarebbe stata trasformata in vino. Così non si arriva a nulla. Tutta la cosa non concorda. Deve essere chiaro però che questi vasi erano chiaramente vuoti, che erano vuoti per la ragione che il loro riempimento aveva un significato particolare.

« Fate tutto ciò che vi dirà! » aveva detto la madre ai servi. Che acqua aveva bisogno il Cristo? Aveva bisogno di acqua che venisse proprio dalle fonti della natura. Perciò deve essere particolarmente detto che l’acqua era appena stata attinta. Quell’acqua che non aveva ancora perso le forze interiori che un elemento qualsiasi ha, fin tanto che è ancora legato alla natura, era sola idonea al suo scopo. — Come detto, nessuna parola è nel Vangelo di Giovanni senza un significato profondo. — Un’acqua che era appena stata fresca attinta doveva essere presa, perché il Cristo è l’entità che si era appena avvicinata alla Terra, era appena diventata simile alle forze che agiscono nella Terra stessa. Nel momento in cui le forze viventi dell’acqua agiscono di nuovo insieme con ciò che fluisce « da me a te », allora può accadere ciò che ci è descritto nel Vangelo: che il maestro di mensa si chiama, e che è sotto l’impressione che qui è accaduto qualcosa di particolare. Ma ciò che è accaduto non lo sa; è espressamente detto: non ha visto ciò che è accaduto, i servi l’hanno visto, non lui. E adesso, sotto l’impressione di ciò che è accaduto, sente l’acqua come vino.

Questo è detto completamente chiaramente e distintamente, così che veramente attraverso la forza psichica qui è stato operato fin dentro un elemento esteriore, cioè fino al fisico del corpo umano. Che cosa doveva essere presente nella madre di Gesù di Nazareth stessa, affinché la sua fede in questo momento fosse abbastanza forte da produrre tale operazione? Doveva avere qualcosa che certamente era presente in lei, cioè la consapevolezza che colui che era chiamato suo figlio era diventato lo spirito della Terra. Allora di nuovo la sua forte forza di fede in connessione con la sua forte forza — ciò che agisce da lui a lei — poteva agire così potentemente, da far accadere ciò che è descritto.

Così nel primo segno attraverso l’intera costellazione dei rapporti è mostrato come dalle armonie delle anime, da ciò che è ancora legato ai legami di sangue, si opera nel mondo fisico. Era il primo segno che accadde e dove la forza del Cristo è mostrata nel grado minimo. Aveva ancora bisogno del rafforzamento attraverso la coesione con le forze psichiche della madre, e aveva bisogno del rafforzamento attraverso le forze ancora unite alla natura nell’acqua, che sono ancora dentro quando l’acqua è stata appena attinta. Nel grado minimo ci si presenta la forza operante dell’essenza del Cristo.

Ma particolarmente è dato rilievo al fatto che la forza del Cristo agisce sull’altra anima e da questa altra anima, che è appropriatamente idonea, richiama effetti. Questo è l’essenziale, che la forza del Cristo ha proprio il potere di rendere l’altra anima appropriatamente idonea, così che gli effetti si manifestano. Aveva reso gli ospiti del matrimonio appropriatamente idonei, così che anche percepissero l’acqua come vino.

Ma ogni cosa che è una vera forza si rafforza nel suo effetto stesso. Nel momento in cui il Cristo ha una seconda volta da esercitare questa forza, è già più forte. Come la più semplice forza si rafforza attraverso l’esercizio, così una forza spirituale si rafforza particolarmente quando è una volta stata applicata con successo.

Il secondo dei segni è, come sapete dal Vangelo di Giovanni, la guarigione del figlio di un ufficiale reale. Per mezzo di che cosa è guarito il figlio dell’ufficiale reale? Anche qui voi di nuovo riconoscerete il giusto solo se leggete il Vangelo di Giovanni nel giusto grado, se mettete sotto gli occhi le parole che nel capitolo in questione sono le più importanti. Nel verso 50 del quarto capitolo sta scritto, dopo che l’ufficiale ha confessato il suo dolore a Gesù di Nazareth:

« Gesù gli dice: Va’, tuo figlio vive. L’uomo credette alla parola che Gesù gli disse, e si incamminò. »

Di nuovo due anime erano presenti che si armonizzavano: l’anima del Cristo e l’anima del padre del figlio. E come agisce la parola del Cristo: « Va’, tuo figlio vive »? Agisce così che accende nell’altra anima la forza di credere ciò che era stato pronunciato come tale parola. Queste due forze operavano insieme. La parola del Cristo aveva la forza di accendere nell’altra anima così che l’ufficiale credesse. Se l’uomo non avesse creduto, il figlio non sarebbe guarito. Così opera una forza sull’altra. Due sono necessari. Qui però abbiamo già una misura più alta della forza del Cristo. Al matrimonio a Cana aveva ancora bisogno, per poter operare, del rafforzamento attraverso la forza della madre. Ora il tempo è progredito al punto che la forza del Cristo può versare la parola accendente nell’anima dell’ufficiale. Una crescita della forza del Cristo è qui presente.

Andiamo ora al terzo dei segni, alla guarigione dell’uomo ammalato da trentotto anni presso la vasca di Betesda. Qui dobbiamo di nuovo leggere la parola più importante, che versa luce su tutta la questione. Questo è quel passo che suona:

« Gesù gli dice: Alzati, prendi il tuo giaciglio e cammina! » (5,8)

L’ammalato aveva detto prima, quando parlava della sua necessità di restare disteso, che non poteva muoversi:

« Signore, non ho nessuno che mi immerga nella vasca quando l’acqua si muove; e mentre io vengo, un altro scende prima di me. » (5,7)

Ma il Cristo gli parla — e è di nuovo importante che sia di sabato, quando dappertutto c’è un’atmosfera festiva, un tempo di amore per l’umanità eminentissimo — e riveste ciò che vuol dire nell’espressione: « Alzati, prendi il tuo giaciglio e cammina! » (5, 8). E dobbiamo questa parola tenerla insieme con l’altra che gli dice, e che è ugualmente importante:

« Ecco, sei guarito; non peccare più, affinché non ti accada qualcosa di peggio. » (5,14)

Che cosa significa? Significa: La malattia dell’uomo ammalato da trentotto anni era legata al suo peccato. Se questo peccato era commesso in questa vita o in una vita precedente, adesso non vogliamo discuterlo. Per noi si tratta di questo: Il Cristo ha versato nella sua anima la forza di fare qualcosa che raggiunge dentro la natura morale-psichica dell’altro. Qui abbiamo di nuovo una crescita della forza del Cristo. Prima si trattava solo di qualcosa che doveva operare così lontano, da far accadere il fisico. Ora però c’è una malattia di cui il Cristo stesso dice che è legata al peccato del malato. Il Cristo sa in questo momento di intervenire nell’anima propria del malato.

Prima aveva ancora bisogno del padre; ora la forza del Cristo opera nell’anima del malato, che acquista un fascino particolare proprio perché accade di sabato. L’uomo odierno non ha più il vero significato di tali cose. Per un credente dell’Antico Testamento però aveva significato che accadesse di sabato. Era qualcosa di completamente speciale. Perciò anche gli Ebrei erano particolarmente eccitati a proposito del malato, perché portava il suo giaciglio di sabato. Questo è un tratto straordinariamente importante. Gli uomini dovrebbero imparare a pensare quando leggono i Vangeli! Non dovrebbero considerare come naturale che il malato potesse essere guarito, che colui che da trentotto anni non ha potuto camminare, ora cammina; dovrebbero riflettere su un tale passo:

« Allora i Giudei gli dissero: È sabato; non ti è permesso portare il giaciglio. » (5, 10)

Non fu questo che colpì loro, che fosse guarito, bensì che di sabato portasse il giaciglio! Dunque la guarigione di questo malato includeva tutta la situazione, proprio di operare nel giorno consacrato.

Nel Cristo stesso c’è il pensiero: Se il sabato deve veramente essere santo a Dio, allora le anime attraverso la forza divina devono avere una forza particolare in questo giorno. Attraverso questa forza egli opera sull’altro che stava dinanzi a lui, cioè si trasferisce sulla propria anima del malato. E mentre prima il malato nella sua anima non aveva trovato alcuna forza che le conseguenze del peccato potesse superare, adesso ha questa forza attraverso l’operazione della forza del Cristo. Di nuovo una crescita della forza del Cristo.

Ora andiamo avanti. Come detto, sulla vera natura dei miracoli si parlerà più tardi.

Il quarto dei segni è l’alimentazione dei cinquemila uomini. Qui di nuovo dobbiamo mettere sotto gli occhi la parola più importante di tutte. E quale è? — Si deve sempre in tali cose considerare che non si può comprendere tale evento con una coscienza odierna. Se quelli che hanno scritto sul Cristo nel tempo in cui il Vangelo di Giovanni è stato scritto avessero creduto ciò che la nostra epoca materialistica crede oggi, allora avrebbero veramente scritto diversamente. Allora sarebbe stato loro notevole qualcosa di diverso da quello che è stato loro notevole. — Ma la parola più importante — le altre cose non li colpiscono particolarmente, nemmeno che cinquemila possono essere nutriti con poco che c’è — la parola che è particolarmente sottolineata è questa:

« Gesù dunque prese i pani, rese grazie, e li distribuì ai discepoli, i discepoli poi a coloro che si erano seduti; e similmente dei pesci, quanti ne volevano. » (6, 11)

Che cosa fa dunque il Cristo Gesù? Qui si serve, per fare ciò che dovrebbe accadere, delle anime dei discepoli, di coloro che erano con lui, che si erano sviluppati fino alla sua grandezza poco a poco. Loro appartengono a ciò. Sono intorno a lui; in loro può ora risvegliare una forza psichica di benevolenza. La sua forza fluisce nelle loro. Come allora sia potuto accadere ciò che è accaduto qui, di questo parleremo ancora. Ma una crescita della sua forza notiamo anche qui di nuovo.

Prima ha fatto fluire la sua forza nell’anima dell’uomo ammalato da trentotto anni. Ora però la sua forza opera nelle forze dell’anima dei discepoli. Qui opera quella tensione di forze che va dall’anima del Signore alle anime dei discepoli. Si è estesa la forza dall’anima dell’uno alle anime degli altri. La forza è diventata più forte. Vive già adesso nelle anime dei discepoli anche ciò che vive nell’anima del Cristo.

Se gli uomini volessero dire: Che cosa accade attraverso tale influenza? — allora dovrebbero solo stare fermi all’esperienza. Dovrebbero una volta tentare di osservare ciò che accadde quando veramente la forte forza che era nel Cristo non agiva sola, ma accendeva la forza nelle anime degli altri uomini. Così essa poi continuava a operare. Non ci sono oggi uomini che credono così vivamente — forse credono teoricamente, ma non con la forza sufficiente. Solo allora potrebbero osservare ciò che accade. La ricerca spirituale sa veramente bene ciò che accade.

Così abbiamo un rafforzamento da stadio a stadio della forza del Cristo.

Inoltre: il quinto dei segni, che è raccontato nello stesso capitolo e inizia:

« Venuta però la sera, i discepoli scesero al mare, E saliti in barca, procedevano oltre il mare verso Cafarnao. E s’era già fatto buio, e Gesù non era venuto a loro. E il mare si agitava perché soffiava un gran vento. Come adunque ebbero remato circa venticinque o trenta stadi, videro Gesù che camminava sul mare, e si appressava alla barca; onde ebbero paura. » (6, 16-19)

Quelli che oggi stampano i Vangeli scrivono per esempio come titolo supremamente superfluo: « Gesù cammina sul mare », come se questo fosse scritto da qualche parte in questo capitolo. Dov’è scritto: « Gesù cammina sul mare »? C’è scritto: « I discepoli videro Gesù che camminava sul mare ». Questo è. Dobbiamo prendere i Vangeli letteralmente. La forza del Cristo si è nuovamente rafforzata! Era diventata così forte attraverso il rafforzamento naturale nella pratica negli ultimi atti, che adesso non solo la forza del Cristo poteva operare da un’anima all’altra. La sua anima non poteva solo comunicarsi nella sua forza alle altre anime, bensì che il Cristo nella sua propria forma poteva vivere davanti all’anima dell’altro, colui che era appropriatamente idoneo.

Dunque l’evento è questo: Qualcuno è in un altro luogo, la sua forza è così forte che opera su persone lontane, che sono molto lontane. Così forte opera adesso la forza del Cristo che non solo risveglia una forza nei discepoli, come era stata in coloro che si erano seduti con lui sulla montagna; allora solo la forza era passata ai discepoli, per operare il miracolo. Adesso hanno la forza, sebbene con occhi fisici non possono vederne dove il Cristo è, di vedere il Cristo e di contemplare la sua propria forma. Il Cristo poteva diventare visibile da lontano per coloro a che il suo legame d’anima si era già annodato. Adesso la sua propria forma è al punto che può essere vista spiritualmente. Nel momento in cui la possibilità della visione fisica presso i discepoli svanisce, è proprio allora che sorge la possibilità della visione spirituale presso di loro, e vedono il Cristo. La visione da lontano è però tutta tale che l’immagine dell’oggetto davanti a sé come in sua immediata prossimità.

Di nuovo un rafforzamento della forza del Cristo.

Il prossimo segno è la guarigione del cieco nato.

Questa guarigione del cieco nato, come sta nel Vangelo di Giovanni, è ora distorta di nuovo in modo completamente particolare. Avete forse letto più volte la storia nel Vangelo:

« Mentre andava, vide un uomo cieco fin dalla nascita. E i suoi discepoli gli domandarono, dicendo: Maestro, chi ha peccato, costui o i suoi genitori, affinché sia nato cieco? Gesù rispose: Non è stato né questi a peccare, né i suoi genitori; ma affinché le opere di Dio fossero manifestate in lui. » (9,1-3)

Poi lo guarisce. Si deve solo chiedere: È forse un sentimento cristiano che si interpreti così? Qui c’è un cieco nato. Non hanno peccato i suoi genitori, così che è nato cieco, non ha peccato nemmeno lui, ma è stato reso cieco da Dio, affinché il Cristo venga e possa fare un miracolo per la gloria di Dio. Così affinché un’azione fosse attribuita a Dio, il Dio dovette prima rendere cieco il pertinente! Ma semplicemente non è letto correttamente. Non dice nemmeno che « le opere di Dio si sarebbero dovute manifestare nel cieco ».

Se vogliamo comprendere questo segno, dobbiamo andare indietro fino all’uso linguistico, come la parola « Dio » era usata. Troverete questo più facilmente se aprite un altro capitolo, dove il Cristo è direttamente accusato che affermava di essere uno con Dio. Come risponde? « Gesù rispose loro: Non è egli scritto nella vostra legge: Io dissi, voi siete dii? » (10, 34)

Significa: Il Cristo risponde: Nell’intimo della psiche umana c’è la disposizione a un Dio. C’è qualcosa di divino. Quante volte l’abbiamo espresso, che il quarto membro dell’essenza umana è la disposizione al divino nell’uomo. « Voi siete dii! », questo significa: qualcosa di divino abita in voi!

Questo divino è qualcosa di diverso dall’uomo, dalla personalità dell’uomo, come vive qui tra nascita e morte; è anche qualcosa di diverso da ciò che un uomo ha ereditato dai suoi genitori. Da dove viene questo divino, questa individualità dell’uomo? Va da incarnazione a incarnazione, attraverso vite terrene ripetute. Da una vita terrena precedente, da un’incarnazione precedente, viene questa individualità. Dunque: non hanno peccato i suoi genitori, né la sua personalità, a cui si dice abitualmente « Io ». Ma in una vita precedente questo uomo ha posto la causa perché sia nato cieco in questa vita. E è diventato cieco dal fatto che le opere di Dio si mostrano in lui da una vita precedente nella sua cecità. Il karma, la legge di causa e effetto, è qui chiaramente e distintamente accennato dal Cristo Gesù.

Su che cosa dunque deve operarsi, se questa malattia fosse da guarire? Deve operarsi su ciò che non vive come un Io passeggero tra nascita e morte, bensì più profondamente le forze devono perforarsi nell’Io che va da una vita all’altra. La forza del Cristo si è di nuovo rafforzata. Fino a ora abbiamo visto che ha operato solo su ciò che gli stava davanti. Adesso opera su ciò che sopravvive la vita umana tra nascita e morte, che va da una vita all’altra. Il Cristo sente se stesso come il rappresentante dell’Io-sono. Nel momento in cui versa la sua forza nell’Io-sono, nel momento in cui così l’alto Dio del Cristo si comunica al Dio nell’uomo, l’uomo riceve la forza di guarire se stesso da dentro. Adesso il Cristo è penetrato fino all’essenza più intima della psiche. La sua forza ha operato nell’individualità eterna del malato e l’ha fortified attraverso il fatto che la propria forza del Cristo sorge nell’individualità del malato, e così opera fino nelle conseguenze delle incarnazioni precedenti.

Quale rafforzamento rimane ancora per la forza del Cristo? Soltanto e solamente il rafforzamento che il Cristo si avvicini a una persona e risvegli in lui ciò che suscita il suo proprio impulso nell’altro uomo. L’altro uomo assume la forza del Cristo così che il suo intero essere ne sia penetrato, e diventi un altro uomo, un uomo penetrato dal Cristo. Questo accade nella risurrezione del Lazaro! Qui abbiamo di nuovo un rafforzamento della forza del Cristo. La forza del Cristo si rafforza da stadio a stadio.

Dove avete nel mondo un documento lirico che sia così magnificamente composto! Nessun altri scrittori hanno avuto tali composizioni. Chi non dovrebbe inchinarsi in riverenza quando qui gli eventi sono descritti così che si rafforzano da stadio a stadio e in una maniera così meravigliosa! Se consideriamo il Vangelo di Giovanni solo dal lato della composizione artistica, dobbiamo inchinarci in riverenza davanti a esso. Qui tutto cresce da stadio a stadio e si rafforza.

Ancora un’ultima cosa ci rimane da mostrare. Dobbiamo domandarci: Abbiamo estratto il singolo, che ci mostra il rafforzamento dei segni, dei miracoli. C’è anche molto tra loro. Come si articola questo nell’insieme?

Domani sarà nostra compito mostrare che nel Vangelo di Giovanni non solo nei suoi miracoli risiede un rafforzamento ammirevole, bensì che tutti gli altri sviluppi intermedi si incastrano con un proposito particolare. Così si comprende bene che non potrebbe essere stato riempito meglio di quanto lo scrittore del Vangelo di Giovanni ha fatto.

Oggi abbiamo considerato il Vangelo di Giovanni artisticamente riguardo la sua composizione, e vediamo che veramente è appena pensabile che un’opera d’arte sia composta artisticamente più perfettamente e si presenti più belle di quanto il Vangelo di Giovanni fino alla sua descrizione della risurrezione del Lazaro.

Ma solo colui che può leggere e sa su che cosa veramente si mira, sente il grande, il potente significato del Vangelo di Giovanni. La teosofia è oggi chiamata a portar dinanzi alla nostra anima questo grande significato. Ma giace ancora più in questo Vangelo di Giovanni. Alle nostre esposizioni seguiranno spiegazioni del Vangelo di Giovanni, e anche queste avranno una saggezza più alta della nostra. Ma la loro saggezza servirà di nuovo a trovare nuove verità, come la nostra saggezza da trent’anni serve a trovare ciò che senza la teosofia non potrebbe essere trovato.

10°Che cosa avvenne al battesimo di Giovanni?

Kassel, 3 Luglio 1909

Tra i fatti che si sono verificati in Palestina all’inizio della nostra cronologia, ve n’è uno in particolare a cui si è fatto ripetutamente cenno e che viene denominato il battesimo di Giovanni di Gesù di Nazareth. È stato enfatizzato che in relazione a questo battesimo di Giovanni, tutti e quattro i Vangeli concordano essenzialmente. Oggi si tratterà innanzitutto di ripresentare alla nostra mente questo battesimo di Giovanni da un certo punto di vista.

Dal modo in cui il battesimo di Giovanni appare nei Vangeli, abbiamo già potuto scorgere che a questo evento, interpretabile dalla Cronaca dell’Akasha, si rimanda di importanza massima. Si tratta di quell’evento che dovette essere caratterizzato dalle nostre parole: circa al trentesimo anno della vita di Gesù di Nazareth, entrò nelle tre involucri di questo Gesù di Nazareth quella entità divina che si denomina il Cristo.

Abbiamo quindi — ed è un risultato dell’osservazione della Cronaca dell’Akasha — due aspetti da distinguere riguardo la vita del fondatore del cristianesimo. Innanzitutto dobbiamo considerare la vita del grande Iniziato, che noi designiamo come Gesù di Nazareth. In questo Gesù di Nazareth vive un’Entità-Io, del che abbiamo mostrato che è passata attraverso molte incarnazioni precedenti, ha ripetutamente vissuto sulla terra, in queste vite si è sempre elevata più in alto e si è sviluppata gradualmente fino ad acquisire la capacità del grande sacrificio. Questo sacrificio consistette nel fatto che verso il trentesimo anno l’Io di Gesù di Nazareth potesse abbandonare il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale, che fino ad allora aveva purificato, raffinato e nobilitato. Così una triplice involucro umano restava là, una pura, nobilissima involucro umana, che consisteva di corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale. Durante il battesimo di Giovanni, questi involucri, da una parte mentre l’Entità-Io di Gesù di Nazareth li abbandonava, accolsero quella entità che prima non era stata sulla terra, di cui non potremmo dire che fosse passata attraverso incarnazioni precedenti. L’Entità-Cristo è quella entità del che possiamo dire che prima poteva essere trovata solo nel mondo che giace al di fuori della nostra terra. Solo in questo momento del battesimo di Giovanni si unì per tre anni questa Individualità con un corpo umano e cammminò sulla terra, al fine di realizzare in questi tre anni ciò che abbiamo sempre più a caratterizzare.

Ciò che ho ora detto è il risultato dell’osservazione chiaroveggente. I Vangeli rivestono questo fatto in ciò che descrivono come il battesimo di Giovanni. Essi intendono dire: Mentre fra i vari uomini che ricevevano il battesimo di Giovanni accadevano questo o quello, accadde con Gesù di Nazareth l’evento che il Cristo entrasse negli tre involucri di Gesù di Nazareth. E vi ho già detto nel primo discorso che questo Cristo è la medesima entità di cui nel Vecchio Testamento si dice: « E lo Spirito di Dio aleggiava, o “covava”, sulle acque. » (Genesi 1, 2). Questo medesimo spirito, dunque lo spirito divino del nostro sistema solare, si introdusse nel triplice involucro di Gesù di Nazareth.

Quello che allora accadde sarà ora discusso. E vi chiedo da principio di avere chiaro che deve essere difficile comprendere cosa veramente accadde al battesimo di Giovanni, poiché era il più grande evento dello sviluppo terrestre. E chi non dovrebbe credere che i piccoli eventi dello sviluppo terrestre siano più facili da comprendere che i grandi? Chi non dovrebbe credere che la comprensione del più grande evento dello sviluppo terrestre comporti le maggiori difficoltà? Perciò ora parlerò molte parole che potrebbero scioccare coloro che ancora non sono preparati da qualche punto di vista. Ma anche un tale uomo non preparato dovrebbe dire a se stesso che l’anima umana esiste sulla terra per divenire sempre più e più perfetta, anche rispetto alla conoscenza. Ciò che inizialmente appare scioccante, nel corso del tempo deve apparire come qualcosa di perfettamente comprensibile; diversamente bisognerebbe disperare della possibilità di sviluppo dell’anima umana. Possiamo invece dirci ogni giorno: Per quanto io abbia già compreso, la mia anima deve sempre essere resa più perfetta, e capirà sempre meglio e meglio le cose.

Un triplice involucro umano abbiamo dunque davanti a noi, un corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale, e in questi entra il Cristo. Questo indicano le parole che risuonano dal cosmo: « Questi è il mio Figlio ripieno del mio amore, in cui mi rivelo completamente! » (Matteo 3, 17). Poiché così devono essere rese queste parole in italiano. Che nella triplice involucro di Gesù di Nazareth dovessero verificarsi cambiamenti enormi quando Dio entrò in lui, potete immaginarvelo. Ora però troverete comprensibile che nelle antiche Iniziazioni grandi cambiamenti si verificassero riguardo l’intero uomo.

Vi ho infatti descritto come il penultimo atto dell’antica Iniziazione era il seguente. Dopo che lo studente, che era stato iniziato ai divini misteri, era stato preparato a lungo attraverso l’insegnamento e gli esercizi, veniva messo per tre giorni e mezzo in uno stato simile alla morte. Così il suo corpo eterico in questi tre giorni e mezzo era separato dal corpo fisico, e allora potevano esprimersi nel corpo eterico stesso i frutti degli esercizi che erano stati assunti nel corpo astrale. Cioè: Colui che era stato iniziato saliva, da un « Purificato », come si dice, a un « Illuminato », che guarda dentro il mondo spirituale. Un tale iniziato aveva però anche ai tempi antichi — proprio quando tali iniziazioni erano ancora possibili — un certo dominio sulla sua intera corporeità. Quando poi tornava nel corpo fisico, allora dominava rispetto a certi elementi più sottili di questo corpo fisico in maniera grandiosa. Ma forse potreste qui sollevare la domanda: Se ci si avvicina a un tale Iniziato, che aveva acquisito un controllo completamente speciale sui vari involucri, anche sul suo corpo fisico addirittura, l’avete notato, l’avete visto in lui? — Sì, lo vedeva colui che appunto aveva acquisito la capacità per tale visione. Agli altri appariva in regola come un uomo ordinario, semplice, e non notava nulla di particolare in lui. Perché? Bene, semplicemente perché il corpo fisico, come viene visto con gli occhi fisici, è solo l’espressione esterna di ciò che sta dietro; e i cambiamenti si riferiscono allo spirituale che sta dietro il corpo fisico.

Ora tutti gli antichi iniziati attraverso le procedure speciali che si compivano su di loro, avevano fino a un certo grado raggiunto il controllo del corpo fisico. C’era però una sola cosa che nessuna iniziazione antica aveva potuto portare sotto il dominio dello spirito dell’uomo. Qui tocchiamo in certo qual modo l’orlo di un grande mistero o arcano. Una cosa era presente nella natura umana, fino al che il potere di un iniziato precristiano non penetrava. E queste erano le sottili operazioni fisico-chimiche nel sistema osseo, per quanto possa suonarvi strana questa affermazione. Così è però.

Non vi fu mai fino al battesimo di Giovanni del Cristo Gesù — né tra gli iniziati né tra gli non iniziati — entro lo sviluppo terrestre, un’individualità umana che fosse stata potente fino nelle operazioni chimico-fisiche del sistema osseo. Con l’entrare del Cristo nel corpo di Gesù di Nazareth, l’attuale Entità-Io del Cristo divenne signora fino nel sistema osseo. E la conseguenza di ciò fu che una volta sulla terra visse un corpo che era capace di dominare le sue forze in tal modo che potesse incorporare la forma del sistema osseo, la forma spirituale del sistema osseo dello sviluppo terrestre. Nulla di quello che l’uomo subisce entro lo sviluppo terrestre rimarrebbe indietro, se l’uomo non potesse incorporare come legge dello sviluppo terrestre la forma nobile del suo sistema osseo, se non diventasse gradualmente signore di questa legge del sistema osseo.

Con questo è connesso — come così spesso le antiche tradizioni sono connesse con l’occulto — ciò che potete scorgere da un’antica superstizione popolare: Certi cerchi raffigurano la morte raffigurando un sistema osseo. Questa è la forma per il fatto che, quando la terra era all’inizio dello sviluppo, tutte le leggi che si riferiscono ai sistemi organizzativi restanti dell’uomo, erano al punto che alla fine dello sviluppo terrestre — in forma più elevata trasformata — sarebbero state di nuovo presenti. Ma nulla dello sviluppo terrestre verrebbe portato nel futuro se non venisse portata la forma del sistema osseo. La forma del sistema osseo vince la morte nel senso fisico. Perciò colui che doveva vincere la morte sulla terra doveva avere dominio sul sistema osseo, precisamente nel modo in cui vi ho indicato questo dominio su certe proprietà corporee anche riguardo a capacità inferiori. L’uomo ha dominio sul suo sistema sanguigno solo in misura molto piccola. In caso di arrossamento per pudore, per esempio, spinge il suo sangue dall’interno verso l’esterno; cioè l’anima agisce sul sistema sanguigno. In caso di spavento, quando l’uomo impallidisce, spinge il sangue verso il suo centro, verso l’interno. Quando l’uomo prova tristezza, le lacrime gli si premono fuori. Tutto questo sono certi domini dell’anima sul corporeo. Ancora molto più dominio sul corporeo riceve colui che è iniziato in certo grado: egli riceve la possibilità di dominare volontariamente in un certo modo i movimenti delle parti del suo cervello e così via.

Quella entità umana dunque che era l’involucro di Gesù di Nazareth, venne sotto il dominio del Cristo. E l’arbitrio del Cristo, la sua libera volontà, penetrò con il suo dominio fino nel sistema osseo, così che egli potesse agire in questo sistema osseo per la prima volta. Il significato di questo fatto però può essere descritto così: L’uomo ha conquistato per sé la forma che oggi ha attraverso il suo sistema osseo sulla terra, non su una precedente incarnazione del nostro pianeta. Ma la perderebbe se non fosse venuta quella potenza spirituale che noi chiamiamo il Cristo. L’uomo non porterebbe con sé dal futuro nulla se non il raccolto e il frutto della terra, se non fosse entrato il dominio del Cristo sul sistema osseo. — Quindi era qualcosa di un potere immenso ciò che, nel momento del battesimo di Giovanni, penetrò fino nel midollo più intimo il triplice involucro di Gesù di Nazareth. Questo momento dobbiamo presentare alla nostra mente. Poiché questo è l’uno che accadde.

Quando una nascita ordinaria accade, allora ciò che viene dalle incarnazioni precedenti dell’uomo si unisce con ciò che l’uomo ottiene attraverso l’eredità. Si unisce l’individualità umana, che era in vite precedenti, con ciò che egli riceve come suo involucro carnale-eterico. Si unisce così qualcosa che viene dal mondo spirituale con il sensibile-fisico. Coloro che hanno udito più spesso i miei discorsi sanno che riguardo l’apparenza esterna nel mondo spirituale, non appena l'entriamo, tutto è in immagine speculare, tutto è rovesciato. Se dunque qualcuno viene reso chiaroveggente attraverso metodi razionali, se lo sguardo per il mondo spirituale gli si apre, allora deve prima imparare lentamente a orientarsi nel mondo spirituale, poiché lì tutto appare rovesciato. Se gli si presenta un numero, per esempio il numero 345, non dovrebbe leggerlo come nel mondo fisico, cioè non 345, ma 543, rovesciato deve leggerlo. Così dovete imparare a considerare in certo modo tutto in rovesciamento nel mondo spirituale, non solo numeri, ma tutto il resto anche.

Quando il Cristo si unì con l’involucro esterno di Gesù di Nazareth, questo evento si mostra nella sua apparenza esterna a colui che ha gli occhi spirituali aperti anche in un’apparenza opposta. Mentre in un’incarnazione fisica uno spirituale scende da mondi più elevati e si unisce con il fisico, ciò che in questo caso fu sacrificato per accogliere lo Spirito-Cristo appare sopra il capo di Gesù di Nazareth in forma della bianca colomba. Uno spirituale appare, come se si staccasse dal fisico! Questa è completamente un’osservazione chiaroveggente. E è assai poco corretto se si dice: Questo è inteso solo allegoricamente o simbolicamente. È un fatto reale, spirituale, chiaroveggente, che è realmente presente sul piano astrale per la capacità chiaroveggente. Come una nascita fisica è un attirare uno spirituale, così questo parto era un sacrificio, un donazione. Con questo fu data la possibilità che lo Spirito che « aleggiava sulle acque » all’inizio del nostro sviluppo terrestre si unisse al triplice involucro di Gesù di Nazareth e lo pervadesse e l'infiammasse come abbiamo descritto.

Ora comprenderete che nel momento in cui ciò accadde, non era coinvolto solo il piccolo spazio dove il battesimo di Giovanni si svolgeva. Sarebbe solo una miopia delle persone se credessero che qualcosa che accade riguardo una qualche entità fosse rinchiuso nei confini che l’occhio vede. Questa è la forte illusione al che gli uomini possono lasciarsi andare quando solo confidano nei loro sensi esterni. Dov’è dunque per i sensi esterni il confine dell’uomo? Se si parlasse superficialmente, si vedrebbe questo confine nella sua pelle. Lì l’uomo termina da tutti i lati. Qualcuno potrebbe persino dire: Se ti taglio il naso, che ti appartiene, non sei più un uomo intero; da questo riconosco che tutto questo appartiene alla tua essenza. — Ma questa è davvero una considerazione molto miope. Già qualche decimetro davanti alla pelle dell’uomo non si cerca più ciò che appartiene all’uomo, se ci si limita alla considerazione fisica. Ma considerate che a ogni respiro respirate aria da tutto il cerchio di aria del vostro ambiente. Se vi tagliano il naso, non siete più un uomo intero; se però vi tagliano l’aria, nemmeno! È solo un punto di vista arbitrario se vi immaginate l’uomo come delimitato nella sua pelle. Tutto questo che vi circonda appartiene all’uomo. Appartiene anche nel senso fisico all’uomo. Così che, quando con l’uomo qualcosa accade in un determinato luogo, non è così che solo il posto che il corpo umano occupa ne sarebbe coinvolto. Se una volta tentaste di inquinare sufficientemente l’aria in un raggio di un miglio intorno a un uomo, così che i vapori si estendessero fino all’uomo, molto presto notizie che tutto lo spazio nel raggio di un miglio è coinvolto nei processi vitali di questo uomo. E tutta la terra è coinvolta in ogni processo vitale. Se questo è già il caso per il processo vitale fisico, allora non vi sembrerà incomprensibile che in un evento come il battesimo di Giovanni il mondo spirituale fosse coinvolto nel più vasto raggio, e che molte, molte cose accadessero per consentire che questo accadesse.

Se però avete un uomo a cui inquinate sufficientemente l’aria in un raggio di un miglio, così che i suoi processi vitali ne siano influenzati, e mettete un altro uomo nelle sue vicinanze, allora quest’altro uomo subirà anche una conseguenza. Forse questa conseguenza sarà un po’ diversa a seconda che l’altro stia un po’ più vicino o più lontano dal cerchio di questo miglio. Se per esempio sta molto lontano, anche l’effetto sarà più debole, ma tuttavia un effetto sarà esercitato. Perciò non troverete più strana se oggi la domanda è sollevata se non ci siano ancora altri effetti legati al battesimo di Giovanni. E qui tocchiamo il bordo di un altro profondo mistero, che si può pronunciare oggi solo con timore e venerazione. Poiché solo gradualmente l’umanità sarà preparata a comprendere tali cose.

Nel medesimo istante in cui lo Spirito del Cristo si calò nel corpo di Gesù di Nazareth e si verificò una trasformazione come quella da noi descritta, fu esercitato anche un effetto sulla madre di Gesù di Nazareth. E questo effetto consiste nel fatto che in questo istante del battesimo di Giovanni ella riacquistò di nuovo la sua verginità, cioè, ella divenne nella sua organizzazione interna così come l’organizzazione femminile è prima della maturità verginale. La madre di Gesù di Nazareth divenne Vergine nella nascita del Cristo.

Questi sono i due fatti più significativi, quegli enormi e potenti effetti che lo scrittore del Vangelo di Giovanni ci indica, sebbene velati. Ma se possiamo leggere correttamente il Vangelo di Giovanni, allora tutto questo è presente in una certa misura. Per riconoscerlo, dobbiamo di nuovo riprendere molte cose che ieri già abbiamo toccato da vari punti di vista.

Dicemmo che in tempi antichi gli uomini vivevano sotto l’influenza del « matrimonio vicino ». Questo significa che il matrimonio si celebrava entro la parentela di sangue, entro lo stesso clan. Solo con il progredire dei tempi ci si sposava al di fuori del clan in un altro sangue tribale. Quanto più indietro andiamo in tempi più antichi, tanto più troviamo che gli uomini stanno sotto l’influenza di questa parentela di sangue. Per il fatto che il sangue tribale scorreva nelle vene degli uomini, nei tempi antichi erano possibili quei poteri magici elevati. Un uomo che viveva in tempi antichi e che poteva guardare a lungo all’indietro nella sua fila di antenati e riusciva a guardare solo in sangue consanguineo, aveva nel suo sangue poteri magici agenti. Tali poteri facevano sì che effetti da anima ad anima fossero possibili come quelli che sono stati descritti ieri. Ma lo sapevano allora le persone, persino le persone più semplici lo sapevano. Ora però sarebbe assolutamente sbagliato concludere da questo che se oggi matrimoni tra consanguinei fossero conclusi, verrebbero a verificarsi stati simili e i poteri magici apparirebbero. Allora ricadreste di nuovo nell’errore in cui cadrebbe il mughetto se improvvisamente dicesse: Non voglio più fiorire a maggio, da ora in poi fiorisco a ottobre! Non può fiorire a ottobre, perché allora non sono presenti le condizioni necessarie per il mughetto. Così è con i poteri magici. I poteri magici non possono svilupparsi in un’epoca dove le condizioni per questo non sono più presenti. Adesso nel nostro tempo i poteri magici devono svilupparsi in un altro modo. Ciò che è stato descritto vale solo per i tempi antichi. Naturalmente, lo studioso materialista grossolano non può comprendere affatto che le leggi nello sviluppo sarebbero cambiate; egli crede che quello che vive oggi nel suo gabinetto fisico, debba sempre essersi verificato così. Ma questo è un nonsenso, perché le leggi si cambiano. E tali persone che traggono la loro credenza dalla scienza naturale moderna, avrebbero meravigliato con stupore quello che accadde in Palestina, di cui si parla nel Vangelo di Giovanni come qualcosa di straordinario. Ma coloro che vivevano ai tempi di Cristo Gesù, quando ancora erano presenti le viventi tradizioni di tempi dove tali cose appartenevano completamente alle possibilità, non erano affatto particolarmente meravigliati. Perciò potei già ieri alludere al fatto che gli uomini in realtà non erano particolarmente meravigliati di quello che accadde come segno alle nozze di Cana. E perché avrebbero dovuto esserne meravigliati? Esteriormente era una ripetizione di ciò che sapevano che era sempre e sempre stato osservato. Leggete nel Secondo Libro dei Re, nel Capitolo 4, versetti 42-44:

« Un uomo di Baal-Salisa giunse e portò all’uomo di Dio i primi frutti del raccolto, cioè venti pani d’orzo e grano nuovo nella sua veste. Allora ordinò: Dàllo al popolo, che mangino!

Il suo servo rispose: Come posso dare questo a cento uomini? Ma egli disse: Dàllo al popolo, che mangino! Poiché così parla il Signore: Mangeranno e ne avanzerà!

Lo mise loro davanti, mangiarono; e ne avanzò secondo la parola del Signore. »

Qui avete nell’Antico Testamento per i tempi antichi la situazione raccontata del nutrimento di cinquemila uomini. Come dovrebbero essere meravigliati di tale segno coloro nei cui documenti stava scritto che non era la prima volta che accadeva! È essenziale che comprendiamo questo.

Che cosa accadde dunque con colui che era stato iniziato nel senso antico? Egli otteneva appunto l’accesso al mondo spirituale, gli era aperto l’occhio per le forze spiritualmente agenti, cioè, guardava dentro la connessione di sangue e le forze spiritualmente agenti. Gli altri avevano un’oscura intuizione di ciò. Chi però era stato iniziato, quello guardava su fino al primo degli antenati da cui il sangue fluiva. Un tale poteva dirsi: Così il sangue scorre verso il basso attraverso le generazioni, e in questo sangue si esprime un intero Io-popolo, come si esprime nel sangue del singolo uomo l’Io singolo. — Così un tale iniziato guardava su fino all’inizio del flusso di sangue che percorreva le generazioni, e si sentiva con la sua anima identico all’intero spirito popolare, che aveva la sua fisionomia in tutto il sangue popolare. Un tale, che si sentiva uno con tutto il sangue popolare, era iniziato in certo grado, ed era in certo grado signore di determinati poteri magici nel senso antico.

Ora dobbiamo tenere dinanzi agli occhi ancora una cosa. Il maschile e il femminile, agiscono nella propagazione dell’umanità in un modo che possiamo brevemente caratterizzare nel modo seguente.

Se il femminile avesse l’unica supremazia, gli uomini si svilupperebbe in tal modo che in loro i caratteri della stessa specie apparirebbero sempre e sempre di nuovo. Il figlio sarebbe sempre somigliante ai genitori, ai nonni ecc. Tutto ciò che le forze realizzano, ciò che causa la somiglianza, è legato al femminile. Tutto ciò che cambia la somiglianza, che crea differenze, è legato al maschile. Se entro una comunità popolare avete un numero di volti che si assomigliano, è legato al femminile. Ma in questi volti sono presenti tuttavia certe differenze, così che potete distinguere i singoli uomini l’uno dall’altro. Questo è l’influsso del maschile. Se solo il femminile avesse influsso, allora non potremmo distinguere i singoli uomini l’uno dall’altro. E se di nuovo solo il maschile agisse, allora non potremmo mai riconoscere un gruppo di uomini come appartenente a un clan. Così il maschile e il femminile agiscono insieme, così che possiamo dire: Il maschile agisce individualizzando, specializzando, separando; il femminile invece agisce generalizzando. In quali forze giace dunque principalmente ciò che appartiene all’intero popolo? Ciò che appartiene all’intero popolo è legato soprattutto al femminile. Possiamo anche dire: Attraverso la forza della donna viene portato di generazione in generazione ciò che si esprime diversamente per il fatto che scorre attraverso il sangue di generazione in generazione. Colui che volesse caratterizzare ancora più da vicino a cosa veramente aderiscono i poteri magici che sono nei vincoli di sangue, dovrebbe dire: Aderiscono al femminile che percorre l’intero popolo, vive in tutti i membri del popolo. Se dunque qualcuno si era innalzato attraverso l’iniziazione a un uomo che poteva maneggiare le forze che erano impresse nel sangue, le quali corrono attraverso le generazioni per il femminile elemento popolare, quale era l’essenziale di un tale uomo?

Nell’antica iniziazione si distinguevano — se vogliamo usare espressioni dell’iniziazione persiana — certi gradi nell’ascesa verso le vette spirituali. Si designavano questi gradi con certi nomi. Uno di questi nomi ci interesserà particolarmente. Il primo grado dell’iniziazione persiana si designava con l’espressione del « Corvo », il secondo con l’espressione dell’« Occulto », il terzo grado lo si chiamava quello del « Combattente », il quarto quello del « Leone ». Il quinto grado si designava presso ogni popolo con il nome del popolo in questione, così che quando un persiano saliva al quinto grado di iniziazione, si diceva che egli fosse un « Persiano ».

Innanzitutto l’iniziato diventava un Corvo. Questo significa che poteva compiere le sue osservazioni nel mondo esterno; lì era un servo di coloro che erano nel mondo spirituale, e portava le notizie del mondo fisico nel mondo spirituale. Di qui il simbolo del Corvo come mediatore del mondo fisico con il mondo spirituale, dai corvi di Elia fino ai corvi di Barbarossa. Chi ha raggiunto il secondo grado, sta già dentro il mondo spirituale. Chi è iniziato nel terzo grado è uscito oltre il secondo, perciò riceve la missione di difendere le verità dell’occultismo: Diviene un Combattente. A un iniziato del secondo grado non era permesso combattere per le verità del mondo spirituale. Il quarto grado dell’iniziazione è un grado dove già è entrato un certo consolidamento dell’uomo nelle verità del mondo spirituale. E il quinto grado è quello di cui ho detto che l’uomo imparò a maneggiare tutto ciò che fluiva attraverso il sangue delle generazioni nelle forze legate all’elemento femminile della propagazione che fluivano verso il basso nel sangue. Come dunque si doveva nominare un iniziato che entro il popolo israelitico aveva subito la sua iniziazione? Si lo nominava un « Israelita », come in Persia lo si nominava un « Persiano ». E ora prestate attenzione a quanto segue.

Uno dei primi che fu condotto a Cristo Gesù nel senso del Vangelo di Giovanni era Natanaele. Gli altri, che erano già discepoli di Cristo Gesù, dicono a Natanaele: « Abbiamo trovato il Maestro, colui che dimora in Gesù di Nazareth! », al che Natanaele risponde: « Può mai venire qualcosa di buono da Nazareth? » Ma quando fu condotto Natanaele davanti al Cristo, il Cristo gli dice: « Ecco, un vero Israelita, in cui non c’è frode! »

Un vero Israelita, in cui abita la verità! Lo dice perché sa in quale grado Natanaele è stato iniziato. E allora Natanaele riconosce di avere a che fare con uno che sa tanto quanto lui, anzi che lo sorpassa, che sa più di lui. E il Cristo gli dice, per indicare ancora che si tratta veramente di iniziazione: « Io non ti ho visto quando eri ancora prima che Filippo ti chiamasse, mentre eri sotto il fico; io ti ho visto! » (Giovanni 1, 41 ss.)

La parola « fico » è qui usata esattamente nello stesso senso come presso il Buddha: il fico è l’Albero Bodhi. Questo è il segno dell’iniziazione. Il Cristo gli dice: Ti riconosco come uno iniziato nel quinto grado! Da questo vedete come lo scrittore del Vangelo di Giovanni indica che il Cristo riconosce uno iniziato fino al quinto grado. Tutt’affatto gradualmente il Vangelo di Giovanni ci guida, mostrando che nel corpo di Gesù di Nazareth dimora uno che sorpassa uno iniziato al quinto grado.

Inoltre. Proprio ora abbiamo visto che il quinto grado iniziato domina i poteri occulto-magici che fluiscono attraverso i vincoli di sangue delle generazioni. Egli è diventato come una cosa con l’anima popolare. E sopra abbiamo visto che quest’anima popolare si esprime nelle forze della donna. Così uno che è iniziato al quinto grado avrà a che fare — in un modo antico — con le forze della donna. Tutto questo dovete immaginarvi spiritualmente.

Ma in un modo completamente nuovo il Cristo ha a che fare con la donna. Ha a che fare con quella donna che per il battesimo di Giovanni di nuovo è diventata vergine, che di nuovo ha in sé le fresche forze germinanti della verginità. Questo era il nuovo che lo scrittore del Vangelo di Giovanni voleva indicare dicendo che una certa corrente va dal figlio alla madre. Che il figlio, se era stato iniziato solo al quinto grado, avesse la possibilità di usare magicamente i poteri popolari che si esprimono nell’elemento popolare della madre, questo era familiare a tutti coloro che avevano sapere occulto in quel tempo. Ma il Cristo mostrò in modo spiritualmente più elevato le forze della donna, che di nuovo era diventata vergine.

Così vediamo come viene preparato il matrimonio a Cana. Vediamo: Quello che accadde lì, doveva accadere a opera di un iniziato che sorpassasse il quinto grado iniziato. Ci si mostra che ciò ha anche a che fare con i poteri popolari che sono legati alla personalità femminile. Meravigliosamente prepara lo scrittore del Vangelo di Giovanni a quello che si mostra. — Come già detto, sulla nozione di miracolo entreremo in un altro modo ancora. — Ora potete facilmente immaginarvi che semplicemente acqua fresca creata è qualcosa di diverso da acqua che ha già stazionato per un po’. È come la pianta che è appena stata colta fresca, diversa da una che già da tre giorni è appassita. Naturalmente, un’interpretazione materialistica non fa tali distinzioni. L’acqua che era appena ancora legata alle forze della terra è qualcosa di diverso da quella che poi viene usata più tardi. Ricorrendo alle forze ancora contenute nell’acqua appena creata, colui che è così iniziato può agire attraverso le forze che ora sono legate alla relazione spirituale come quella del Cristo alla madre che era appena diventata vergine. Egli prosegue ciò che la terra può fare. La terra può nella vite trasformare l’acqua in vino.

Il Cristo che si è accostato alla terra, che è diventato lo spirito della terra, egli è lo spirituale che altrimenti agisce in tutto il corpo terrestre. Egli deve, se è il Cristo, poter fare lo stesso che la terra può fare, quello che la terra compie nella vite: trasforma l’acqua in vino.

Così il primo segno che il Cristo Gesù compie nel senso del Vangelo di Giovanni è un segno che ricorre a quello come avete appena visto dal Libro dei Re. È ciò che nei tempi antichi ha potuto accadere da un iniziato che dominava le forze che si estendevano attraverso i vincoli di sangue delle generazioni.

Ma ora procede il rafforzamento di quelle forze che il Cristo sviluppa nel corpo di Gesù di Nazareth — non di quelle che il Cristo possiede in sé! Per questo non chiedete: Deve dunque il Cristo svilupparsi ancora? Certamente non ha bisogno di farlo. Ma ciò che doveva essere sviluppato attraverso il Cristo era, sebbene già purificato e nobilitato, il corpo di Gesù di Nazareth. Questo doveva condurlo da stadio a stadio. In questo corpo dovevano essere versate le forze che nei tempi seguenti dovevano venire in evidenza.

Il segno successivo è la guarigione del figlio del funzionario reale, e quello seguente è la guarigione del malato che era stato malato per trentotto anni presso lo stagno di Betesda. Quale intensificazione nei poteri attraverso cui il Cristo qui su questa terra agiva era presente? L’intensificazione consistette nel fatto che il Cristo ora non poteva agire solo su persone circostanti che aveva in una certa vicinanza corporea intorno a sé. Alle persone al matrimonio di Cana egli agì in tal modo che, quando beevano l’acqua, era vino. Lì egli agì sul corpo eterico delle persone circostanti. Poiché per il fatto che egli fece fluire la sua forza nel corpo eterico delle persone circostanti, per questo effetto nella bocca di coloro che bevevano, l’acqua diventava vino, cioè, l’acqua era assaporata come vino. Ma ora l’effetto non doveva andare solo al corpo, ma giungere fino alle profondità più intime dell’anima. Poiché solo così poteva egli attraverso l’intermediazione del Padre agire sul figlio del funzionario reale. E solo così poteva egli agire nell’anima peccatrice del malato da trentotto anni. Se avesse solo fatto fluire le forze nel corpo eterico, non sarebbe stato sufficiente. Sul corpo astrale doveva essere esercitata un’azione, poiché il peccato lo commette il corpo astrale. Si può attraverso l’azione sul corpo eterico trasformare l’acqua in vino. Ma bisogna intervenire nel più profondo se si vuole agire ulteriormente su un’altra personalità. Per questo era necessario che il Cristo trattasse ulteriormente la triplice involucro di Gesù di Nazareth.

Notate bene: il Cristo in questo non diviene un altro — ma egli tratta la triplice involucro di Gesù di Nazareth. E la tratta nei tempi successivi in tal modo che il corpo eterico può diventare più libero dal corpo fisico di quanto non fosse prima.

Così giunse un tempo in cui nella triplice involucro di Gesù di Nazareth il corpo eterico fu reso più libero, più sciolto rispetto al corpo fisico. Per questo però egli ottenne un maggiore dominio sul corpo fisico. Egli poteva in questo corpo fisico compiere opere ancora più forti che prima, cioè, poteva davvero fino nel corpo fisico usare forze potenti. La disposizione per questo fu data con il battesimo di Giovanni. Ora questa disposizione doveva ancora essere sviluppata più particolarmente. Ma tutto questo doveva accadere da un punto di vista spirituale. Il corpo astrale doveva agire così fortemente nella triplice involucro di Gesù di Nazareth, da far sì che il corpo eterico acquisisse tale potenza sul corpo fisico.

Per quali mezzi ora il corpo astrale può agire così fortemente? Per il fatto che si appropria i sentimenti giusti, si abbandona ai sentimenti giusti riguardo a quello che accade nel nostro ambiente, che soprattutto si mette in una giusta relazione con l’egoismo umano. Il Cristo ha fatto questo con il corpo di Gesù di Nazareth? Agiva così che egli entrasse in una giusta relazione con tutto l’egoismo intorno, così che il carattere egoistico delle anime si presentasse di fronte? Sì, questo ha fatto il Cristo. Lo scrittore del Vangelo di Giovanni ci racconta come egli nei confronti di coloro che praticano l’egoismo e profanano il tempio, vendendo tutto il possibile lì dentro, si presenta come il purificatore del tempio. Per questo vince la possibilità di dire: ora egli ha reso il corpo astrale così potente da essere capace, se il corpo fisico venisse meno, di ricostruirlo di nuovo in tre giorni. Anche questo lo scrittore del Vangelo di Giovanni ci indica:

« Gesù rispose e disse loro: Distruggete questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere.

Allora i Giudei dissero: Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni; e tu lo farai risorgere in tre giorni?

Ma egli parlava del tempio del suo corpo. » (2, 19-21)

Questo indica che ora questo involucro che gli era stato sacrificato ha la potenza di dirigere così il corpo fisico da esserne signore. Allora però anche questo corpo, che ora è diventato così libero, può indipendentemente dalle leggi del mondo fisico muoversi dovunque, allora questo corpo, nonostante le altre leggi del mondo dello spazio, può far sorgere e dirigere eventi nel mondo spirituale. Lo fa? Sì. Questo ci è indicato nel capitolo che segue il capitolo sulla purificazione del tempio.

« Vi era tra i Farisei un uomo chiamato Nicodemo, un capo dei Giudei; egli venne a Gesù di notte e gli disse… » (3, 1 e 2)

Perché qui c’è scritto « di notte »? Naturalmente, la spiegazione più banale è che il Giudeo abbia avuto paura di venire da Gesù in pieno giorno e si sia intrufolato di notte attraverso la finestra. Una tale spiegazione può darla chiunque. « Di notte » non significa qui altro che questo: l’incontro fra il Cristo e Nicodemo è accaduto nel mondo astrale, nel mondo spirituale, e non nell’ambiente in cui si vive con la solita consapevolezza diurna.

Questo significa: il Cristo poteva ora trattare con Nicodemo al di fuori del corpo fisico, « di notte », quando il corpo fisico non è presente, quando il corpo astrale è al di fuori del corpo fisico e del corpo eterico.

Così il triplice involucro di Gesù di Nazareth fu preparato attraverso il Cristo che vi dimora ai seguenti atti, al penetrare nelle anime. Allora l’anima nel triplice involucro di Gesù di Nazareth doveva essere così libera da poter penetrare in altri corpi. Ma penetrare in un’altra anima è ancora qualcosa di completamente diverso rispetto ad agire come l’abbiamo visto ieri. Questa è l’intensificazione successiva: il nutrimento dei cinquemila uomini e il camminare sul mare. Era necessario ancora qualcosa di diverso affinché il Cristo, senza essere fisicamente presente, fosse visto in forma corporea, e precisamente non solo dai discepoli, ma — così forte era già in quel tempo la forza nel corpo di Gesù di Nazareth — anche da coloro che non erano suoi discepoli.

Ma anche qui dobbiamo leggere correttamente il Vangelo di Giovanni, poiché qualcuno potrebbe dire: dei discepoli voglio ben crederlo, ma non degli altri.

« L’indomani, la folla che stava dall’altra parte del mare vide che lì non vi era stato che un solo barca, e che Gesù non era entrato nel barca con i suoi discepoli, ma solo i suoi discepoli erano partiti.

Arrivarono allora altre barche da Tiberiade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane dopo che il Signore ebbe reso grazie.

Quando dunque la folla vide che Gesù non era lì, né i suoi discepoli, salirono nelle barche e andarono a Cafarnao cercando Gesù. »

Richiamo espressamente l’attenzione sul fatto che la folla cerca Gesù, e che poi si dice:

« E quando lo trovarono dall’altra parte del mare, gli dissero: Rabbi, quando sei venuto qua? » (6, 22-26)

Questo significa esattamente lo stesso che significa per i discepoli. Lì non sta scritto che ogni occhio ordinario lo vide; significa che lo videro coloro che lo cercavano, e che lo trovarono attraverso l’innalzamento della loro forza d’anima. Quando si dice « qualcuno vide un altro », allora è qualcosa di diverso da quando si dice « l’altro stava lì come figura spaziale, carnale, visibile per gli occhi fisici ». Quello che ordinariamente nella vita esterna si chiama « prendere il Vangelo letteralmente », è proprio ciò che meno prende il Vangelo letteralmente. E se prestate attenzione al fatto che qui ovunque è essenzialmente presente un’intensificazione, allora troverete comprensibile che ancora qualcosa doveva precedere.

Di nuovo doveva precedere qualcosa che ci mostra come il Cristo nel triplice involucro di Gesù di Nazareth agì affinché la forza di questo triplice involucro divenisse sempre più e più potente. Egli agì guarendo: poteva cioè versare la sua forza nell’altra anima. Questo poteva farlo solo se agiva nel modo in cui egli stesso lo descrive nel colloquio con la Samaritana al pozzo: « Io sono l’acqua vivente! » Prima, al matrimonio di Cana, si era descritto come uno iniziato al quinto grado, come uno che ha dominio sugli elementi. Ora si descrive come uno che egli stesso è in questi elementi, che vive in questi elementi. E inoltre mostra che con le forze che agiscono in tutta la terra egli è un’unità, una cosa sola con le forze che agiscono nel mondo intero. Questo accade nel capitolo su « Gesù che ha potenza sulla vita e sulla morte » (capitolo 9), sulla vita e sulla morte, perché egli può dominare le forze che agiscono nel corpo fisico. Questo capitolo quindi precede quel segno in cui la forza deve ancora essere più intensificata.

Poi vediamo come la forza si intensifica ulteriormente. Ieri abbiamo notato come ora, nel segno caratterizzato come la guarigione del nato cieco, il Cristo non solo penetra in ciò che sta fra la nascita e la morte, ma penetra in ciò che, come l’individualità dell’anima umana, va da una vita all’altra. Per il fatto che la divinità individualità nei suoi atti si è rivelata, egli è nato cieco; vedente deve diventare per il fatto che il Cristo versa in lui una tale forza che ciò che non è accaduto per la personalità fra la nascita e la morte e nemmeno per l’eredità, viene reso come non avvenuto, anche se egli come individualità l’ha compiuto.

Ho già più volte esposto che la bella parola di Goethe, nata da una profonda conoscenza dell’iniziazione dei Rosacrociani, ha un profondo fondamento occulto: L’occhio è formato dalla luce per la luce. Ho notato che è vero quando Schopenhauer dice: Senza l’occhio nessuna luce. — Ma da dove viene l’occhio? Goethe dice giustamente: Se non vi fosse luce, allora mai un organo che sente la luce, un occhio, sorgerebbe. — L’occhio è creato dalla luce. Questo lo vedete da un unico esempio: se animali dotati di occhi emigrano in caverne scure, ben presto perdono la vista per mancanza di luce. La luce ha formato l’occhio.

Se il Cristo deve versare una forza nell’individualità dell’uomo, per cui essa riceva la capacità di fare dell’occhio un organo che sente la luce — cosa che prima non era —, allora nel Cristo deve essere la forza spirituale che è nella luce. Questo deve esserci indicato nel Vangelo di Giovanni. Ma il capitolo che precede la guarigione del nato cieco nel Vangelo di Giovanni è quello dove sta scritto:

« Allora Gesù di nuovo parlò loro e disse: Io sono la luce del mondo. » (8, 12)

Non si parla della guarigione del nato cieco prima che questo sia premesso: « Io sono la luce del mondo. » Ora considerate il penultimo capitolo prima della risurrezione di Lazzaro, e tentate di ripresentarvi alla mente alcune parole di questo capitolo. Non dovete altro che presentarvi il luogo dove sta:

« Perciò mi ama il Padre, perché io lascio la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma io la lascio di mio… Io ho potenza di lasciarla…

Se non faccio le opere del Padre mio, non credetemi… »

(10, 17 e ss. e 37)

Tutto ciò che è detto del « buon pastore » deve indicare che il Cristo sente: « Io e il Padre siamo uno! » — che non vuole dire « Io » a se stesso diversamente che accogliendo la forza del Padre in sé. Se prima ha detto: « Io sono la luce del mondo », allora ora dice: Lascio la mia forza-Io, accogliendo il Padre in me, così che il Padre agisce in me, così che il principio originario fluisce in me e possa fluire fuori in un altro uomo. Lascio la mia vita per riceverla di nuovo. — Questo precede la risurrezione di Lazzaro.

Ora, dopo che tutte queste considerazioni sono state svolte, tentate una volta di afferrare il Vangelo di Giovanni rispetto alla sua composizione. Considerate come fino alla risurrezione di Lazzaro non solo è indicata un’intensificazione meravigliosa nello sviluppo delle forze nel corpo di Gesù di Nazareth, ma come prima di ogni intensificazione è esplicitamente sviluppato per noi che cosa agisce riguardo al corpo di Gesù di Nazareth. Oh, tutto nel Vangelo di Giovanni è così solidamente costruito che non si potrebbe togliere una sola frase, se solo lo si comprendesse. Ed è per questo così meravigliosamente composto, perché è stato scritto da colui che, come abbiamo detto, era stato iniziato dallo stesso Cristo Gesù.

Siamo oggi partiti dalla domanda: che cosa accadde al battesimo di Giovanni? E abbiamo visto come la disposizione al superamento della morte è venuta nel mondo con il calare del Cristo nel triplice involucro di Gesù di Nazareth. Abbiamo visto come la madre di Gesù di Nazareth, quando è sceso il Cristo, è diventata qualcosa di diverso, e come l’effetto che è stato esercitato su di lei al battesimo di Giovanni era tale che di nuovo divenne vergine. Così è veramente vera la parola che dovette uscire dalla confessione del Vangelo di Giovanni: quando al battesimo di Giovanni il Cristo nacque nel corpo di Gesù di Nazareth, la madre di Gesù di Nazareth divenne Vergine!

Da questo voi avete il punto di partenza del Vangelo di Giovanni. E se lo comprendete con l’allusione a quello straordinario effetto cosmico che allora si è svolto al Giordano, allora comprenderete anche che poteva descrivere per la prima volta un tal processo, descriverlo adeguatamente, solo colui che era stato iniziato dal Cristo stesso, il Lazzaro risorto, il « discepolo che il Signore amava », di cui ci è sempre detto dopo: « il discepolo che il Signore amava ». Il Lazzaro risorto ci ha lasciato il Vangelo, ed era lui solo capace di costruire così solidamente ogni punto del Vangelo, perché aveva ricevuto il massimo impulso dal massimo Iniziatore, dal Cristo. Solo lui poteva indicare a ciò che allora fu compreso in certo modo da Paolo attraverso la sua stessa iniziazione: che allora fu accolto nello sviluppo terrestre il germe del superamento della morte. Di qui la parola significativa su colui che pendeva dalla croce: « Non gli romperete un osso! » Perché no? Perché non dovevano intervenire nella forma su cui il Cristo dovette mantenere il potere. Se gli avessero rotto un osso, una forza umana più bassa sarebbe intervenuta nella forza che il Cristo dovette esercitare fino nelle ossa di Gesù di Nazareth. Nessuno doveva intervenire in questa forma! Poiché essa doveva stare interamente sotto il dominio del Cristo.

Di questo ora possiamo domani prendere il punto di partenza per la considerazione della morte del Cristo.

11°L'armonizzazione delle forze interiori e l'impulso del Cristo

Kassel, 4 Luglio 1909

Dalle conferenze tenute finora in questo ciclo, vi sarà sufficientemente risultato che attraverso la ricerca della scienza dello spirito l’evento del Cristo deve essere considerato come l’elemento più essenziale in tutto lo sviluppo dell’umanità, e che dobbiamo vedere nell’evento del Cristo qualcosa che ha portato un impulso completamente nuovo nello sviluppo complessivo della Terra. Così abbiamo dovuto dire: attraverso il Mistero del Golgota, attraverso il fatto della Palestina e tutto ciò che con esso era collegato prima e dopo, qualcosa di completamente nuovo è entrato nello sviluppo dell’umanità. E lo sviluppo dell’umanità avrebbe dovuto procedere sostanzialmente diversamente se l’evento del Cristo non fosse avvenuto. Se vogliamo comprendere il Mistero del Golgota, allora dobbiamo lanciare alcuni sguardi ancora nelle particolarità intime dello sviluppo stesso del Cristo.

Naturalmente, nemmeno in quattordici conferenze su quello che abbraccerebbe un intero mondo, tutto può essere detto. Lo vedete anche già accennato dallo scrittore del Vangelo di Giovanni: ci sarebbe ancora molto altro da dire, ma il mondo non potrebbe produrre libri sufficienti per dire tutto quello che c’è da dire. Così non potrete neppure pretendere che in quattordici conferenze sia detto tutto ciò che è collegato all’evento del Cristo e alla sua descrizione attraverso il Vangelo di Giovanni e gli altri vangeli a esso affini.

Ieri e il giorno prima abbiamo visto come, attraverso l’abitazione dello Spirito del Cristo, dell’individualità del Cristo nel triple involucro di Gesù di Nazareth, è stato gradualmente possibile realizzare ciò che ci viene descritto nel Vangelo di Giovanni fino al capitolo sulla risurrezione di Lazzaro. Così abbiamo visto che il Cristo ha dovuto gradualmente formarsi i tre corpi — il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale — che gli erano stati sacrificati dal grande Iniziato Gesù di Nazareth. Ma saremo capaci di comprendere effettivamente ciò che il Cristo ha compiuto nel triple involucro di Gesù di Nazareth soltanto se prima portiamo alla nostra consapevolezza come sia effettivamente la relazione, nel genere umano, tra i singoli membri della sua essenza.

Finora abbiamo soltanto accennato in grandi linee al fatto che nello stato di veglia diurna l’uomo si presenta, per la consapevolezza chiaroveggente, cosicché il corpo fisico, il corpo eterico o vitale, il corpo astrale e l’Io si compenetrano reciprocamente, formano un tutto mutuamente compenetrante; nella notte a letto rimangono il corpo fisico e il corpo eterico, mentre il corpo astrale e l’Io sono estratti. Ora oggi, per potere descrivere più esattamente il Mistero del Golgota, dovremo domandarci: quale è dunque la compenetrazione più esatta dei quattro membri dell’essenza umana nello stato di veglia? Cioè, come penetrano effettivamente l’Io e il corpo astrale nel corpo eterico e nel corpo fisico al mattino, quando ci si sveglia? Sarà meglio se ve lo chiarisco attraverso un disegno schematico.

Supponiamo, disegnato schematicamente, che qui in questo disegno abbiano il corpo fisico dell’uomo in basso, e il corpo eterico dell’uomo in alto. Al mattino, quando dal mondo spirituale il corpo astrale e l’Io penetrano in questo corpo fisico e corpo eterico, ciò avviene cosicché essenzialmente — vi prego di fare attenzione a questa parola! — il corpo astrale penetra nel corpo eterico e l’Io penetra nel corpo fisico. Così che qui nel disegno le linee orizzontali significano corpo astrale e corpo eterico, e le linee verticali significano Io e corpo fisico.

Corpo eterico corpo fis. = Corpo astrale = Io

Ho detto «essenzialmente» perché naturalmente nell’uomo tutto si compenetra, così che si può dire anche: l’Io è anche nel corpo eterico, e così via. Come è inteso qui, è mediamente il caso, essenzialmente. Se prendiamo la compenetrazione più forte, allora vale ciò che vi ho disegnato schematicamente.

Ora ci chiediamo: che cosa è accaduto effettivamente nel Battesimo di Giovanni? Nel Battesimo di Giovanni, abbiamo detto, l’Io di Gesù di Nazareth uscì dal corpo fisico, dal corpo eterico e dal corpo astrale, e lasciò questi tre involucri per l’essenza del Cristo. Così che possiamo disegnare schematicamente ciò che allora era presente del Gesù di Nazareth come il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale. L’Io ha abbandonato il corpo fisico. Al posto di questo Io di Gesù di Nazareth penetrò in questo triple involucro — ancora una volta essenzialmente, e principalmente nel corpo fisico — l’essenza del Cristo.

= Io del Cristo

Con ciò abbiamo certamente toccato il margine di un profondo mistero. Perché se ora consideriamo quello che effettivamente accadde, dobbiamo dire: ciò che accadde tocca tutte queste grandi relazioni umanitarie che abbiamo accennato negli ultimi giorni.

Negli ultimi giorni vi ho accennato al fatto che tutto ciò che è generale nell’uomo, ciò che nell’uomo è l’elemento equalizzante entro un certo gruppo, si trova nell’elemento femminile dell’eredità. Vi ho detto che attraverso la donna, nel corso delle generazioni, si propaga ciò che, se guardiamo all’esteriore, renderebbe un volto simile all’altro entro un popolo. Attraverso l’elemento maschile si propaga di generazione in generazione ciò che distingue un uomo da un altro uomo, ciò che lo rende un’essenza individuale qui sulla Terra, ciò che pone il suo Io su un terreno proprio. Quegli spiriti che sono in contatto con il mondo spirituale hanno sempre sentito ciò correttamente. E l’uomo impara veramente a conoscere e ad apprezzare ciò che hanno detto i grandi uomini, che avevano una relazione con il mondo spirituale, soltanto quando penetra in questi abissi dei fatti mondiali.

Consideriamo ancora una volta la prima figura schematica. L’uomo si dice: in me vive un corpo eterico, e in questo corpo eterico è il corpo astrale. Il corpo astrale è il portatore dei concetti, delle idee, dei pensieri, dei sentimenti, delle emozioni; vive nel corpo eterico. Ma abbiamo visto che il corpo eterico è ciò che elabora il corpo fisico nel massimo grado, che contiene le forze che conformano il corpo fisico. Dobbiamo quindi dire: in questo corpo eterico, quando è compenetrato dal corpo astrale, si trova tutto ciò che dà forma all’uomo affinché sia uomo, ciò che gli imprime una forma determinata dall’interno, dalle parti spirituali. Ciò che rende un uomo simile a un altro uomo, l’ha da ciò che agisce nel suo interno, che non è meramente esteriore, che quindi non dipende dal corpo fisico, ma dipende dal corpo eterico e dal corpo astrale. Perché questi sono i membri interiori. Per questo l’uomo che guarda in tali cose sentirà che ciò che permea il suo corpo eterico e il suo corpo astrale l'ha dall’elemento materno. Ma di ciò che dà al suo corpo fisico questa forma determinata, che gli è impressa attraverso l’Io, attraverso l’Io nel corpo fisico, l’uomo deve dire a se stesso che è eredità paterna.

«Dal padre ho la statura, La serietà della vita, Dalla madre la bontà E la gioia di parlare», dice Goethe. E vedete, questa è un’interpretazione di quello che vi ho disegnato come figura schematica. «Dal padre ho la statura», cioè ciò che si elabora dall’Io; dalla madre i concetti, il dono di parlare — questo si trova nel corpo eterico e nel corpo astrale. I detti dei grandi spiriti non sono affatto compresi quando si crede di averli compresi attraverso concezioni banali dell’umanità.

Ora però dobbiamo applicare a ciò che ci siamo così rappresentati, ciò che è applicabile all’evento del Cristo. Dobbiamo una volta da questo punto di vista porre la domanda: che cosa sarebbe accaduto all’umanità se l’evento del Cristo non fosse avvenuto?

Se l’evento del Cristo non fosse avvenuto, il corso dello sviluppo dell’umanità avrebbe continuato come l’abbiamo visto iniziare con il tempo post-atlantideo. Abbiamo visto che nei tempi più antichi alla base della cultura umana ha regnato quell’amore che era strettamente collegato al legame della consanguineità, della parentela di sangue. Si amava ciò che era consanguineo. E abbiamo visto come nel progredire dell’umanità questo legame del sangue è stato sempre più lacerato.

Ora andate dalla volta dall’inizio dei tempi più antichi dello sviluppo dell’umanità fino all’epoca in cui il Cristo Gesù apparve. Mentre dal tempo più antico dovunque dentro lo stesso popolo la connessione si stipulò, troverete come al tempo del dominio romano — e questo è il tempo in cui l’evento del Cristo avvenne — il matrimonio prossimo è stato sempre più violato, come i popoli più diversi furono proprio mescolati insieme dalle conquiste romane, come al tempo più spiccato il matrimonio lontano dovette prendere il posto del matrimonio prossimo. I legami di sangue dovevano nello sviluppo dell’umanità sempre più lacerarsi, perché gli uomini erano destinati a porsi sul proprio Io.

Supponiamo che non fosse venuto il Cristo per versare nuova forza, per porre un nuovo amore spirituale al posto del vecchio amore del sangue. Che cosa sarebbe allora accaduto? Allora ciò che riunisce gli uomini, l’amore, sarebbe andato sempre più perdendosi sulla Terra; in estinzione sarebbe andata nella natura umana quella forza che unisce gli uomini in amore. Senza il Cristo l’umanità sarebbe giunta gradualmente a vedere l’amore estinguersi fra sé. Gli uomini sarebbero stati spinti nella singola individualità. Se si guardano le cose soltanto con la scienza esteriore, naturalmente non si vede che vi si trovano profonde verità. Se — non con mezzi chimici, ma con i mezzi che la ricerca dello spirito ha a disposizione — esaminereste il sangue degli uomini di oggi e degli uomini alcuni millenni prima dell’apparizione del Cristo, allora trovereste che questo sangue si è modificato, che ha assunto un carattere che lo rende sempre meno il portatore dell’amore.

Come doveva apparire dunque a un perspicace dei tempi antichi, che poteva guardare profondamente nel corso dello sviluppo dell’umanità, che sapeva dire profeticamente come tutto doveva venire, se soltanto l’una direzione che si era sviluppata dai tempi antichi fosse continuata senza l’evento del Cristo, come doveva apparire a un tale Iniziato il corso dello sviluppo futuro? Quali immagini doveva dipingere davanti all’anima umana, se voleva indicare quello che accadrebbe in futuro, se non nello stesso grado in cui si perdesse l’amore del sangue subentrasse al suo posto l’amore dell’anima, l’amore del Cristo? Doveva dire: se gli uomini sempre più si isolassero l’uno dall’altro, se ognuno sempre più si indurisse nel proprio Io, se le linee di separazione che dividono l’anima dall’anima divenissero sempre più forti, così che anima non potesse più comprendere anima, allora gli uomini nel mondo esteriore verrebbero sempre più in lite e contesa: la contesa di tutti contro tutti sulla Terra subentrerebbe al posto dell’amore. Questo sarebbe stato il risultato se lo sviluppo del sangue umano avesse avuto luogo senza l’evento del Cristo. Indifesi tutti gli uomini sarebbero stati esposti alla contesa di tutti contro tutti, che certamente così verrà, ma soltanto per coloro che non si sono nella giusta maniera imbevuti del principio del Cristo. Così uno che scrutava profeticamente vedeva una fine dello sviluppo terrestre che poteva riempire la sua anima di orrore. Vedeva: poiché l’anima non può più comprendere l’anima, così deve l’anima infuriare contro l’anima!

Negli ultimi giorni vi ho detto che soltanto gradualmente gli uomini, attraverso il principio del Cristo, possono essere riuniti. Vi ho mostrato con un esempio come due spiriti nobili si contrappongono nei loro pareri cosicché l’uno crede di annunciare il Cristo giusto, Tolstoj, e l’altro crede di annunciare il Cristo giusto, Solovyov, e l’uno vede l’altro come l’Anticristo. Perché Solovyov vede Tolstoj come l’Anticristo. Ciò che dapprima si contrappone fra anima e anima nelle opinioni, si esprimerebbe gradualmente nel mondo esteriore, cioè, uomo contro uomo infurierebbe. Così l’esige lo sviluppo del sangue.

Non obiettatemi che malgrado l’evento del Cristo vediamo ancora oggi lite e contesa, che siamo ancora lontani da qualsiasi realizzazione dell’amore cristiano. Vi ho già detto che siamo appena all’inizio dello sviluppo cristiano. È stato dato il grande impulso affinché nel corso ulteriore dello sviluppo terrestre il Cristo si radichi nelle anime umane e le riunisca spiritualmente. Ciò che oggi è ancora presente di lite e contesa, e ciò che inoltre porterà a eccessi più grandi, ciò proviene dal fatto che l’umanità non si è nel grado minimo imbevuta del vero principio del Cristo. Continua a regnare ciò che dai tempi antichi era presente nell’umanità. Questo può soltanto lentamente e gradualmente essere superato. Vediamo appena lentamente e gradualmente l’impulso del Cristo defluire nell’umanità.

Questo dunque avrebbe previsto colui che nella tempora precristiana avrebbe scrutato chiaroveggentemente il corso dello sviluppo dell’umanità. Avrebbe potuto dire: Ho ricevuto ultimi resti della vecchia forza chiaroveggente. Voi uomini aveste una volta la possibilità nei tempi più antichi di guardare dentro il mondo spirituale in vista confusa, crepuscolare. Questo è svanito gradualmente. Ma c’è ancora, come cimeli di quei tempi antichi, la possibilità in stati psichici anormali, in stati simili al sogno, di guardare dentro il mondo spirituale. Lì l’uomo può ancora vedere qualcosa di quello che si trova dietro la superficie esteriore delle cose. — Tutte le vecchie leggende e fiabe e miti, che veramente contengono una saggezza più profonda della scienza moderna, raccontano a quale alto grado una volta la capacità era presente di entrare in stati particolari. Lo si chiami un sogno, ma in questo sogno si annunciavano eventi. Ma non cosicché l’uomo fosse sufficientemente protetto attraverso la vecchia saggezza dalla contesa di tutti contro tutti. Il vecchio saggio lo negava, e lo negava nel modo più forte possibile. Diceva: Abbiamo ricevuto una saggezza primordiale. Allora, al tempo dell’Atlantide, gli uomini la percepirono in stati anormali. Anche ora ancora singoli uomini possono percepirla, quando si pongono in stati anormali. Là si annuncia quello che nel prossimo futuro accadrà. — Ma quello che si annunciava nel sogno non dava alla gente sicurezza; era ingannevole e diventerà sempre più ingannevole. Così insegnava l’insegnante della tempora precristiana, e così l’esponeva al popolo.

Per questo è di importanza che, quando si discerne tutta l’acutezza e la forza dell’impulso del Cristo, si giunga alla conoscenza di una grande verità. Si deve discernere: al di fuori, senza l’impulso del Cristo, attraverso l’isolamento e la separazione degli uomini, attraverso l’opposizione degli uomini l’uno all’altro, qualcosa sarebbe stato causato come una lotta per l’esistenza — quello che oggi è anche disputato all’uomo da una teoria materialista-darwiniana —, una lotta per l’esistenza, come regna nella bestialità, come però non dovrebbe regnare nel mondo umano. Si potrebbe parlare grottescamente e dire: alla fine dei giorni terrestri una volta la Terra offrirà l’immagine che certi materialisti disegnano nel senso di una teoria darwiniana dell’umanità, traendola dal mondo bestiale! Oggi però questa teoria, applicata all’umanità, è falsa. È giusta per la bestialità, dal motivo che appunto nella bestialità non regna un tale impulso che trasforma la contesa in amore. Cristo, attraverso l’azione come forza spirituale nell’umanità, confuterà tutto il materialismo darwiniano!

Ma affinché si discerna questo, si deve chiarire a sé stessi che gli uomini soltanto in questo modo nel mondo sensibile esteriore possono staccarsi dal fatto di stare esteriormente l’uno di fronte all’altro attraverso i loro differenti pareri, sentimenti e azioni, se in loro stessi combattono, in loro stessi risolvono ciò che altrimenti fluirebbe nel mondo esteriore. Colui che non combatterà l’opinione differente nell’altra anima, è colui che dapprima in se stesso combatte ciò che deve essere combattuto in sé, colui che in sé stabilisce l’armonia fra i differenti membri della sua essenza. Starà di fronte al mondo esteriore cosicché non è un combattente, ma un amante. Si tratta della derivazione della contesa dal fuori nel dentro dell’uomo. Le forze che regnano nella natura umana devono combattersi interiormente. Due opinioni che si contrappongono dobbiamo guardarle in modo che diciamo: così è l’un’opinione, si può averla. Così è l’altra opinione, si può averla. Ma se riconosco come legittima soltanto l’un’opinione, se riconosco come legittimo soltanto ciò che voglio, e combatto l’altra opinione, allora vengo in contesa sul piano fisico. Soltanto consolidare la mia opinione significa essere egoistico. Considerare la mia azione come l’unica legittima significa essere egoistico.

Supponiamo che io assuma l’opinione dell’altro in me, e cerchi di stabilire in me stesso armonia: allora starò di fronte all’altro in modo completamente diverso. Allora comincerò a comprenderlo dapprima. Derivazione della contesa nel mondo esteriore in un’armonizzazione delle forze interne dell’uomo, così potremmo anche esprimere il corso nello sviluppo dell’umanità. Attraverso il Cristo doveva essere data all’uomo la possibilità di divenire armonico in sé, di trovare in sé la possibilità di armonizzare le forze contrastanti nel proprio interno. Il Cristo dà all’uomo la forza di cancellare prima in se stesso la contesa. Senza il Cristo questo non è in nessun modo possibile. E gli antichi, gli uomini precristiani, hanno riguardo alla contesa esteriore con ragione considerato come il più terribile: la contesa del fanciullo contro il padre e la madre. E come il crimine più spaventoso e orribile fu considerato, nei tempi in cui si sapeva come le cose si sarebbero sviluppate senza l’impulso del Cristo, il parricidio. Questo l’hanno chiaramente fatto conoscere, quegli antichi saggi, che previdero che il Cristo sarebbe venuto. Ma sapevano anche a che cosa nel mondo esteriore avrebbe dovuto condurre se la lotta non fosse stata prima compiuta nel proprio interno.

Guardiamo nel proprio interno. Abbiamo visto che nell’interno dell’uomo, là dove il corpo eterico e il corpo astrale si compenetrano, regna la madre; là dove nel corpo fisico è l’Io, si esprime il padre. Questo significa: nel nostro generale, nel nostro specifico, in ciò che è la nostra vita di saggezza interna e vita di rappresentazione, regna la madre, regna l’elemento femminile; in ciò che nasce dall’unione dell’Io e del corpo fisico, nella forma differenziata esteriore, in ciò che rende l’uomo «Io», regna il padre, l’elemento maschile. Che cosa allora dovevano i vecchi saggi, che pensavano in questo senso, esigere prima di tutto dagli uomini? Dovevano esigere che l’uomo in sé stesso giungesse alla chiarezza sul rapporto fra il corpo fisico e l’Io rispetto al corpo eterico e al corpo astrale, che giungesse in sé alla chiarezza sul materno e sul paterno che in lui regnano. Per il fatto che l’uomo in sé ha il corpo eterico e il corpo astrale, ha in sé il materno. Egli ha per così dire al di fuori della madre esteriore, che sta sul piano fisico, in sé l’elemento materno, la madre. E ha al di fuori del padre, che sta sul piano fisico, in sé l’elemento paterno, il padre. Portare in sé il padre e la madre nel rapporto giusto, questo doveva apparire come un ideale, come un grande ideale. Se non accade che l’uomo porti in sé il padre e la madre verso l’armonizzazione, allora l’armonia fra l’elemento paterno e quello materno deve propagarsi dall’uomo sul piano fisico e all’esterno recare devastazioni. Così diceva il saggio antico: l’uomo ha il compito di stabilire in sé un’armonia fra l’elemento paterno e quello materno. Se questo non riesce, allora entra nel mondo ciò che deve apparirci come il più terribile.

Come esponevano i vecchi saggi davanti agli uomini quello che ora abbiamo per così dire espresso in parole antroposofiche? Dicevano: abbiamo ereditato una saggezza primordiale nei tempi più antichi. In questa può ancora oggi l’uomo essere posto in stati anormali. Ma la possibilità di venire in questo stato diventa sempre più debole, e nemmeno l’iniziazione antica può portare l’uomo al di là di un certo punto dello sviluppo dell’umanità. — Consideriamo ancora una volta questa iniziazione antica, come l’abbiamo descritta negli ultimi giorni. Che cosa accadeva allora in una tale iniziazione?

In una tale iniziazione, da questo intreccio di corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e Io, erano estratti il corpo eterico e il corpo astrale, ma l’Io restava indietro. Per questo l’uomo non poteva nemmeno durante i tre giorni e mezzo nell’iniziazione avere consapevolezza di sé. La consapevolezza di sé era estinta. L’uomo riceveva una consapevolezza dal mondo spirituale superiore, che gli era infusa attraverso il sacerdote-iniziatore, che lo guidava completamente: questi gli metteva a disposizione il suo Io. Che cosa accadeva attraverso questo, effettivamente? Accadeva qualcosa che si esprimeva attraverso una formula che vi sembrerà strana. Ma se comprendete questa formula, allora non vi sembrerà più strana. Si esprimeva così: quando un uomo era iniziato nel senso antico, allora usciva l’elemento materno, e l’elemento paterno restava indietro. Cioè, l’uomo uccideva in sé l’elemento paterno — e si univa con sua madre in sé —, in altre parole: uccideva il padre in sé e sposava sua madre. Quando l’antico iniziato giaceva nello stato letargico di tre giorni e mezzo, allora si era unito con la madre e aveva ucciso il padre in sé. Orfano era diventato. Questo doveva anche essere, perché doveva abbandonare la sua individualità, doveva vivere in un mondo spirituale superiore. Diveniva uno con il suo popolo. Ma quello che viveva nel suo popolo, era dato appunto nell’elemento materno. Diveniva uno con tutto l’organismo popolare. Era quello che era Natanaele, e quello che sempre era denominato col nome del popolo rispettivo, presso i Giudei un «Israelita», presso i Persiani un «Persiano».

Nel mondo può esserci sempre soltanto la saggezza che fluisce dai Misteri, nessun’altra. Coloro che nei Misteri imparano ciò che corrisponde, diventano i messaggeri per il mondo esteriore, e il mondo esteriore impara ciò che è contemplato nei Misteri. Questo però fu imparato nel senso della saggezza antica, quello che si conquistava in virtù del fatto che ci si univa con la propria madre in sé e si uccideva il padre in sé. Ma questa saggezza ereditaria non può portare l’uomo al di là di un certo punto dello sviluppo. Al posto di questa saggezza antica doveva subentrare qualcosa d’altro, qualcosa di completamente nuovo. Se l’umanità ricevesse soltanto sempre questa saggezza antica, conquistata in questo modo, allora l’umanità, come già dicemmo, sarebbe spinta nella contesa di tutti contro tutti. Si rivelerebbe opinione contro opinione, sentimento contro sentimento, volontà contro volontà; e dovrebbe venire all’immagine futura terribile e orribile, che l’uomo si unisca con la madre e uccida il padre. Ma questo, gli antichi iniziati, che avevano certo l’iniziazione, ma aspettavano il Cristo, l’hanno dipinto in immagini significative, in grandi e grandiose immagini. E la traccia di questa visione degli antichi saggi precristiani l’avete conservata nelle leggende e nei miti. Abbiamo bisogno soltanto di richiamare il nome di Edipo; allora possiamo collegarci con qualcosa in cui i vecchi saggi esprimevano ciò che avevano da dire in questa direzione. Così suona quella vecchia leggenda greca, che i tragici greci rappresentavano in modo così grande e grandioso:

C’era un re a Tebe. Laio era il suo nome. Giocasta era sua moglie. Per molto tempo entrambi non ebbero figli. Allora Laio interrogò l’oracolo a Delfi, se non potesse avere un figlio. E l’oracolo gli diede la risposta: se vuoi avere un figlio, sarà tale da ucciderti lui stesso! — E in uno stato di eccitazione, cioè in uno stato di consapevolezza diminuita, allora Laio compì ciò per cui ebbe un figlio. Edipo nacque. Laio sapeva: questo sarà il figlio che l’ucciderà lui stesso, e decise di esporre il bambino. E affinché perisse completamente, gli fece perforare i piedi; quindi fu esposto. Un pastore trovò il bambino e ne ebbe pietà. Lo portò a Corinto, e lì Edipo fu allevato nella casa reale. Quando fu cresciuto, apprese l’oracolo: avrebbe ucciso suo padre e si sarebbe unito con sua madre. Ma non poteva essere impedito. Avrebbe dovuto vagare via dal luogo dove era, perché là era considerato il figlio reale. Allora incontrò proprio sulla sua strada suo vero padre, e senza riconoscerlo, l’uccise. Arrivò a Tebe. E poiché rispose alle domande della Sfinge, poiché risolse l’enigma del mostro terribile, che aveva portato la morte a così tanti, dovette la Sfinge uccidersi. Perciò fu dapprima un benefattore della sua patria. Fu elevato al rango di re e ricevette la mano della regina, e quella era la mano di sua madre. Senza saperlo, aveva ucciso suo padre e si era unito con sua madre. Ora regnava come re. Ma per il fatto che era venuto al suo potere in questo modo, e che questo terribile era rimasto attaccato a lui, portò disgrazia indicibile sul suo paese, così che alla fine incontriamo nel dramma sofocleo colui che era accecato, che si era tolto da sé la vista.

Questa è un’immagine, sorta dalle antiche dimore della saggezza. E si doveva dire con essa che Edipo in un certo senso, nel senso antico, poteva ancora venire in relazione con il mondo spirituale. Come era venuto in relazione con il mondo spirituale? Suo padre aveva interrogato l’oracolo. Questi oracoli erano gli ultimi cimeli della vecchia chiaroveggenza. Ma questi ultimi cimeli non erano sufficienti per stabilire pace nel mondo esteriore. Non potevano dare all’uomo quello che doveva essere conquistato: armonia fra l’elemento materno e quello paterno. Che con Edipo si intenda uno che semplicemente attraverso eredità è venuto a una certa visione chiaroveggente nel senso antico, questo ci è indicato dal fatto che risolse l’enigma della Sfinge, cioè, riconobbe la natura umana nella misura in cui gli ultimi resti della saggezza primordiale potevano dare tale conoscenza. Non poteva mai condurre a, a trattenere nell’umanità l’infuriare l’uno contro l’altro, quello che era messo in evidenza nel parricidio e nell’unione con la madre. Edipo, nonostante fosse in relazione con la saggezza primordiale antica, non può attraverso questa saggezza primordiale antica penetrare i nessi. Non rende più vedente, questa saggezza antica. Questo volevano i vecchi saggi esporre. Se avesse reso vedente nel vecchio senso del sangue, il sangue avrebbe parlato, quando Edipo stava davanti al padre, e avrebbe parlato quando si era trovato davanti alla madre. Il sangue non parlava più! — Così ci è resa visibile la decomposizione della saggezza primordiale antica.

Che cosa doveva accadere, affinché fosse una volta per sempre possibile trovare in sé il compenso armonico fra il materno e il paterno, fra il proprio Io, che ha il paterno, e fra il materno? L’impulso del Cristo doveva venire! E ora guardiamo da un’altra parte ancora in certe profondità alle nozze di Cana di Galilea.

Ivi dicono: «La madre di Gesù era là. Gesù invece e i suoi discepoli furono chiamati alle nozze.» Gesù — meglio il Cristo — doveva esporre per gli uomini il grande modello di un essere che in sé stesso aveva trovato l’unificazione fra sé, fra l’Io e fra il principio materno. Indicò alle nozze di Cana di Galilea di fronte a sua madre: «Da me a te va qualcosa.» Questo era un nuovo andar da me a te. Non era più nel senso antico, significava un rinnovamento di tutta la relazione. Era una volta per sempre il grande ideale del compenso in sé stesso, senza prima uccidere il padre, cioè, senza prima uscire dal corpo fisico, trovare il compenso col principio materno nell’Io. Adesso era venuto il tempo dove l’uomo in sé stesso imparava a combattere la forza troppo grande dell’egoismo, del principio dell’Io, dove imparava a metterla nel rapporto giusto con quello che nel corpo eterico e nel corpo astrale regna come il principio materno. Per questo doveva esserci esposto un bel riflesso di questo rapporto del proprio Io, che è il principio paterno, al principio materno nelle nozze di Cana come l’armonia interna, come l’amore che regna nel mondo esteriore fra il Cristo Gesù e sua madre. Questo doveva essere un riflesso del compenso armonico fra l’Io e l’elemento materno in sé stesso. Questo non era presente prima, questo venne soltanto attraverso l’azione del Cristo Gesù. Ma poiché era venuto attraverso l’azione del Cristo, così veniva con esso la sola confutazione possibile — la confutazione attraverso l’azione — di tutto quello che avrebbe dovuto venire sotto l’influenza di quegli antichi cimeli della saggezza, che avrebbero condotto a uccidere il padre e a unirsi con la madre. Che cosa dunque è combattuto attraverso il principio del Cristo?

Quando il vecchio saggio che contemplava il Cristo, ora faceva fronte all’antico e al nuovo, così poteva dire: se nel senso antico si ricerca l’unione con la madre, allora non potrebbe mai venire il bene sull’umanità. Se però nel nuovo senso, come è mostrato dalle nozze di Cana, si ricerca l’unione con la madre, se l’uomo si unisce così con il corpo astrale e il corpo eterico che vive in lui, allora salute e pace e fraternità nel corso del tempo verranno sempre più e più fra gli uomini, e così è combattuto l’antico principio dell’uccisione del padre e dell’unione con la madre. — Che cosa allora era effettivamente l’elemento nemico che il Cristo doveva togliere di mezzo? Non era la saggezza antica, non doveva essere combattuta. Ha perso la sua forza, si è essiccata gradualmente da se stessa. E vediamo come coloro che le si affidano, come Edipo, proprio attraverso essa cadono nella disarmonia. Ma il danno non svanirebbe da se stesso, se si volesse allontanare dalla nuova saggezza, cioè dal modo di agire del principio del Cristo, se si volesse restare rigidi nel vecchio principio. Questo fu sentito come il più grande progresso, che non si restasse al vecchio principio, che non si restasse rigidamente attaccati alla vecchia linea, ma che si riconoscesse ciò che attraverso il Cristo è venuto nel mondo. Ci è anche indicato? Sì! Le leggende e i miti contengono la saggezza più profonda. C’è una leggenda — certo non è nel Vangelo, ma non per questo è meno una leggenda cristiana e anche una verità cristiana —, e suona così:

Viveva una coppia. Questa coppia per lungo tempo non aveva un figlio. Allora fu rivelato alla madre in sogno — fate ben attenzione! — che avrebbe avuto un figlio, che questo figlio però avrebbe dapprima ucciso il padre, si sarebbe allora unito con la madre e avrebbe portato orribile disgrazia su tutto il suo popolo.

Di nuovo avete un sogno, come presso Edipo l’oracolo, cioè, qui abbiamo un cimelio della chiaroveggenza primordiale. Alla madre fu rivelato nel modo antico ciò che sarebbe accaduto. È sufficiente per penetrare le relazioni del mondo, per prevenire il danno che le fu rivelato? Chiediamo alla leggenda. La leggenda ci istruisce ulteriormente:

Sotto l’impressione di questa saggezza che le affluì dal sogno, la madre portò il bambino che aveva partorito sull’isola di Charioth. Lì fu esposto, ma fu trovato da una regina vicina. Questa prese il bambino e l'allevò lei stessa, perché la coppia reale era senza figli. In seguito questa coppia ebbe allora un figlio proprio, e allora il trovatello si sentì presto danneggiato, e per il suo temperamento appassionato uccise il figlio della coppia reale. Ora però non poteva più restare lì, dovette fuggire e arrivò alla corte del procuratore Pilato. Lì divenne presto un sorvegliante nella sua casa. Allora però ebbe una volta una lite con il suo vicino, di cui sapeva soltanto che era il suo vicino. Nella lite l’uccise — e non sapeva che era suo padre. E poi sposò la moglie di questo vicino, sua madre! Questo trovatello era Giuda di Charioth. E quando divenne consapevole della sua orribile situazione, allora fuggì di nuovo. E trovò unicamente e soltanto misericordia nella sua situazione da colui che aveva la misericordia per tutti coloro che entravano nella sua vicinanza, che non soltanto sedeva a tavola con pubblicani e peccatori, ma che malgrado il suo profondo sguardo prendeva anche questo grande peccatore nella sua vicinanza; perché era suo compito non soltanto agire per i buoni, ma per tutti gli uomini e condurli dal peccato alla salvezza. Così Giuda di Charioth arrivò nella vicinanza del Cristo Gesù. E ora portò il danno che era predetto, e che — secondo il detto di Schiller: «Proprio questo è la maledizione della cattiva azione, che essa sempre deve generare male» — doveva realizzarsi, nel cerchio del Cristo Gesù. Divenne il traditore del Cristo Gesù. Nel fondo in verità era già compiuto quello che doveva compiersi in lui col parricidio e il matrimonio con la madre. Ma rimase per così dire come uno strumento, perché doveva essere uno strumento, quello strumento cattivo, che doveva produrre il bene, per compiere in questo modo ancora un’azione al di là dell’adempimento.

Colui che in Edipo ci viene esposto, perde come conseguenza del danno che ha portato, da quel momento che ne diviene consapevole, la vista. Colui però che ha il medesimo destino attraverso la sua connessione con l’eredità della saggezza primordiale antica, non diviene cieco, ma è destinato a compiere il destino e a fare ciò che il Mistero del Golgota produce: che produce la morte fisica di colui che è la «Luce del mondo», e che produce la luce del mondo nella guarigione del cieco nato. Edipo dovette perdere la vista; al cieco nato il Cristo diede la vista. Ma egli morì attraverso colui che era del carattere di Edipo, in cui ci dovrebbe essere mostrato come la saggezza antica gradualmente si estingue nell’umanità, come non è più sufficiente per portare all’uomo salvezza e pace e amore. Per questo era necessario l’impulso del Cristo con l’evento del Golgota. Per questo era necessario che si verificasse prima ciò che ci appare come un riflesso esteriore del rapporto dell’Io del Cristo Gesù a sua madre nella festa di nozze di Cana di Galilea. Per questo era inoltre necessario che ancora un’altra cosa si verificasse, che lo scrittore del Vangelo di Giovanni descrive così:

Là sotto la croce stava la madre, là sotto stava il discepolo, che « il Signore amava», il Lazzaro-Giovanni, che lui stesso aveva iniziato, e attraverso cui la saggezza del Cristianesimo doveva venire alla posterità, che doveva influenzare il corpo astrale degli uomini così che in loro potesse vivere il principio del Cristo. Lì dentro nel corpo astrale umano doveva vivere il principio del Cristo, e Giovanni doveva versarvelo dentro. Ma per questo il principio del Cristo dalla croce doveva ancora essere unito col principio eterico, con la madre. Perciò il Cristo grida dalla croce le parole: «Da questa ora in poi questa è tua madre, e questi è tuo figlio!» Cioè, lega insieme la sua saggezza col principio materno!

Così vediamo come non soltanto i Vangeli siano profondi, ma come siano profonde tutte le relazioni nell’essenza dei Misteri. Sì, le vecchie leggende stanno in una relazione con gli annunci e i Vangeli del tempo nuovo, come predizione e adempimento! Le vecchie leggende ci mostrano nella leggenda di Edipo e nella leggenda di Giuda chiaramente l’uno: c’è una volta stata una saggezza divina, primordiale. Ma si è essiccata. E una nuova saggezza deve venire. E questa nuova saggezza porterà gli uomini a quello a cui la saggezza antica non li avrebbe potuti portare. Quello che avrebbe dovuto accadere senza l’impulso del Cristo, ce lo dice la leggenda di Edipo. Quale fosse l’opposizione al Cristo, l’attaccamento rigido alla saggezza antica, ce l’insegna la leggenda di Giuda. Quello però di cui già le vecchie leggende e i miti dichiararono che non fosse sufficiente, ce lo dice in una nuova luce la nuova proclamazione, il Vangelo. Il Vangelo ci risponde a ciò che le vecchie leggende come le immagini della saggezza antica hanno espresso. Hanno detto: dalla saggezza antica non potrebbe mai venire quello che l’umanità ha bisogno per il futuro. Il Vangelo invece, come la nuova saggezza, ci dice: io vi annuncio quello di cui l’umanità ha bisogno, e quello che non avrebbe potuto mai venire senza l’influenza del principio del Cristo, senza l’evento del Golgota.

12°L'inaridimento della saggezza antica e l'impulso del Cristo

Kassel, 5 Luglio 1909

Ci troviamo ora in un punto importante delle nostre considerazioni, per così dire in un culmine di esse. Che in questo contesto noi abbiamo da superare diverse difficili parti nella spiegazione dei Vangeli, è evidentemente comprensibile. Perciò ritengo di poter oggi, all’inizio di questa esposizione, prima di proseguire da dove ieri abbiamo interrotto, dare con pochi tratti rapidi una visione d’insieme su quello che ieri è stato detto per quanto riguarda il principiale.

Noi sappiamo che lo sviluppo dell’umanità nei tempi antichissimi aveva una forma essenzialmente diversa da quella attuale. E sappiamo che quello che è «uomo», ci mostra sempre una forma diversa quanto più nel nostro sguardo retrospettivo ritorniamo a condizioni precedenti. Abbiamo già accennato al fatto che possiamo risalire dalla nostra epoca, che possiamo chiamare l’epoca di cultura dell’Europa centrale, al periodo greco-latino, che possiamo risalire ulteriormente al periodo egizio-caldaico, poi all’epoca in cui il popolo protoiranico era condotto da Zarathustra. Allora nella remota antichità giungiamo a una cultura indiana che è molto diversa dalla nostra, e così arriviamo già a un’epoca dello sviluppo culturale che seguì una grande, possente catastrofe. E questa catastrofe, che si verificò attraverso processi tempestosi negli elementi aria e acqua, ha portato al fatto che quella terra che l’umanità aveva abitato prima della cultura indiana — la vecchia Atlantide che si estendeva tra l’Europa, l’Africa e l’America — scomparve, che gli uomini emigrarono verso occidente e oriente, da un lato popolarono l’America e dall’altro i paesi dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa, che gradualmente assunsero la loro forma attuale. Questo periodo atlantico ha visto un’umanità che per quanto riguarda l’anima — specialmente nei tempi più antichi — era del tutto diversa dall’umanità attuale. E noi siamo innanzitutto interessati all’elemento animico nello sviluppo dell’umanità, perché sappiamo che tutto ciò che è corporeo è una conseguenza dello sviluppo animico-spirituale. Come era dunque la vita dell’anima nei tempi atlantici antichi?

Sappiamo che nel periodo atlantico l’uomo aveva una coscienza completamente diversa da quella successiva, che l’uomo in certo modo possedeva allora un’antica chiaroveggenza, ma non ancora la capacità di avere una coscienza di sé consapevolmente espressa, una coscienza dell’Io. Infatti questa coscienza dell’Io si conquista soltanto imparando a distinguersi dagli oggetti esterni. Ma l’uomo di quei tempi non poteva distinguersi completamente dagli oggetti esterni. Immaginiamoci come si svolgerebbero oggi le cose nei nostri tempi presenti, se l’uomo nelle circostanze attuali non potesse distinguersi dal suo ambiente.

L’uomo oggi si domanda — permettiamoci di rappresentarci questo in una visione d’insieme —: dov’è il confine della mia essenza? E lui dice con una certa ragione dal suo punto di vista attuale: il confine della mia essenza umana è là dove la mia pelle mi separa dal mio mondo esterno. — L’uomo crede che soltanto ciò che si trova all’interno della sua pelle gli appartenga, e che tutto il resto siano oggetti esterni, che gli stanno di fronte, dai quali si distingue. Lo dice per questa ragione, perché sa che non rimane un uomo intero e non potrebbe esserlo, se gli si togliesse un pezzo di quello che si trova all’interno della sua pelle. Che, se gli si taglia un pezzo di carne, lui non rimane un uomo intero — questo è giusto dire da un certo punto di vista. Ma sappiamo anche che l’uomo con ogni respiro aspira l’aria dentro di sé. E se chiediamo: dov’è questa aria? — dobbiamo dire: essa è intorno a noi, è dappertutto dove il nostro ambiente confina con noi; là è l’aria che nel momento seguente sarà dentro di noi. Ora è fuori, nel momento seguente è dentro di noi. — Tagliate via questa aria, togliete via questa aria, e non potete più vivere! Siete meno un uomo intero di quanto lo sareste se vi tagliassero via un pezzo di carne. La carne è una volta sola — se voi rinunziate per un anno intero all’aria, non siete più un uomo intero, siete semplicemente morti! Non è altrettanto assurdo dire: la mia essenza umana non termina dove la pelle mi delimita verso il mondo, bensì la mia essenza umana si estende fin dove arriva l’aria che io respiro.

Ora qui non si tratta ancora di andare nelle profondità della chiaroveggenza. Questo è il semplice ragionamento logico. Se voi considerate l’uomo come un essere in cui scorre costantemente un processo di respirazione, dove l’aria entra ed esce ininterrottamente, dove l’aria che era fuori adesso è dentro, allora non potete dire che la mia essenza si ferma dove la mia pelle termina.

Continuate questo ragionamento ulteriormente. L’uomo mangia il pane. Il pane che l’uomo mangia diventò una volta fiore, diventò una volta erba, diventò una volta una parte della terra che si è levata verso il sole. Diventò pane, è stato cotto, è stato mangiato. Nel momento in cui l’uomo lo mangia, quello che era ancora poco tempo prima terra e sole, che era ancora poco tempo prima come una parte del grande processo della natura, ora si unisce con il suo corpo. Non potete dire che l’essenza dell’uomo termina dove la mia pelle termina. L’essenza dell’uomo si estende fin dove la terra dal che lui cresce si estende — perché il pane che lui mangia una volta era terra e sole.

Vedete come il concetto di «Io» cambia, come diventa fluido, quando voi considerate l’uomo in questa maniera. Quando l’uomo nei tempi atlantici non aveva ancora sviluppato questa coscienza dell’Io così netta, allora il suo «Io» era veramente così come ce lo rappresentiamo attraverso questi ragionamenti: si estendeva via in tutti i suoi dintorni, la sua essenza non era così delimitata come oggi. Era uno con il suo ambiente, era membro di un grande organismo. E quando il popolo atlantico guardava gli altri popoli che gli stavano intorno, non diceva: «Vedo altre persone davanti a me» — no, non era così. Piuttosto, quando il popolo atlantico guardava altri uomini, lo stesso sentimento lo permeava come quando voi oggi guardate — se lo fate per esempio nel caso di un’organizzazione statale — una mano come una mano di un corpo totale. Voi non dite: «Quella è una mano estranea» — no, voi sapete: quella è una mano del corpo dello stato, essa appartiene al tutto. Così il popolo atlantico sentiva gli altri uomini. Non diceva: «Quella è una persona straniera» — no, diceva: «È un membro del grande corpo della mia comunità».

Ora, in questo sentimento di appartenenza a una comunità, quale era dunque la vita dell’anima di questo popolo? L’uomo aveva un certo tipo di chiaroveggenza, ma una chiaroveggenza molto più diffusa, molto più generale, di quella che possiede l’iniziato moderno. L’iniziato moderno, quando raggiunge la chiaroveggenza, vede dettagli, vede immagini spirituali determinate, rappresentazioni di entità spirituali. Il popolo atlantico non aveva bisogno di tale chiaroveggenza conscia. La sua chiaroveggenza era una chiaroveggenza di sentimento, era una chiaroveggenza di impressione. Quando il popolo atlantico guardava il mondo, non lo vedeva come noi oggi — con il nostro pensiero logico determinato, con il nostro concetto determinato — ma lo vedeva come se tutto ciò che gli circondava fosse, per così dire, vivo, mosso da una vita misteriosa, da una vita spirituale che lui percepiva costantemente. Quando guardava una pianta, non pensava: «Quella è una pianta» — no, piuttosto vedeva questa pianta come se fosse una creatura vivente che veniva da un mondo spirituale, e in lei vedeva una forma della saggezza spirituale che vi era impregnata. Quando guardava un animale, non lo considerava come noi lo consideriamo oggi con il nostro intelletto astratto, ma lo vedeva come un’espressione di forze spirituali, come una creatura che portava in sé le qualità di entità spirituali. Quando guardava i suoi simili, e specialmente quelli del sesso opposto, allora quella chiaroveggenza di sentimento lo portava a vedere in ogni persona una manifestazione di forze spirituali divine.

Ma ecco l’importante: questa chiaroveggenza non era ancora completamente sviluppata come quella dell’iniziato moderno. Era ancora, per così dire, non del tutto pura. Era ancora fortemente intessuta con i sentimenti corporei, con i sentimenti personali. Quando un membro del popolo atlantico guardava un altro membro dello stesso popolo, questo sentimento di chiaroveggenza era interconnesso con il sentimento corporeo, con il sentimento sessuale. Quando guardava un’altra persona, la percezione spirituale della forma spirituale che stava dietro quella persona si mescolava con il desiderio corporeo. E così la chiaroveggenza atlantica non era niente di puro, era contaminata da elementi corporei.

Questo è precisamente il momento storico importante che noi desideriamo mettere in luce: nel periodo atlantico inizia proprio il grande peccato che caratterizza tutta la storia dell’uomo — il peccato della Luciferia. La chiaroveggenza atlantica non era ancora puramente spirituale — essa era contaminata da elementi corporei, da elementi di desiderio. La percezione dello spirituale era mescolata con la lussuria corporea — e questo è il peccato luciferino che entra nel mondo con la razza atlantica, che continua attraverso tutte le epoche successive, e che ancora oggi nell’uomo è presente.

Ma come si manifestava questo peccato? Come portava a conseguenze pratiche? Molto semplicemente. Quando l’uomo atlantico vedeva un’altra persona, quando in lui la percezione dello spirituale era mista al desiderio corporeo, allora questo agiva in lui come una forza che l'attirava verso un certo comportamento, verso certi atti. E quei comportamenti, quei progetti di volontà che nascevano da questa mescolanza di spirituale e corporeo — questi progetti di volontà non erano più in armonia con l’ordine universale.

Qui giunge il momento in cui possiamo parlare di «peccato». Non nel senso moralistico convenzionale, non nel senso di una trasgressione di un comandamento esterno. Bensì nel senso profondo che le azioni che nascono da una percezione contaminata conducono a conseguenze che si oppongono all’ordine cosmico. E queste conseguenze si manifestavano nel mondo atlantico in maniera terribile. Perché quando gli uomini atlantici, spinti da questi impulsi misti, agivano senza purificazione, senza la necessaria elevazione della loro volontà verso le gerarchie spirituali — allora quello che accadeva era che questi impulsi si cristallizzavano negli eteri del mondo, si fissavano nel karma dell’umanità, creavano nuove realtà spirituali che non erano in armonia con l’universo.

Questa è la ragione per cui — come ci rivela l’evoluzione occulta — il mondo atlantico dovette subire quella grande catastrofe di cui parlammo. Non fu una punizione nel senso convenzionale. Fu piuttosto una conseguenza necessaria — una conseguenza cosmica della contaminazione della chiaroveggenza atlantica da parte di elementi corporei.

Allora ebbe luogo una grande trasformazione. L’umanità era stata dotata di un’antica saggezza. Questa saggezza era come il capitale che i padri della razza umana avevano ricevuto dalle gerarchie spirituali. Una volta che gli atlantidi ebbero ricevuto questa saggezza, quella che possiamo chiamare la saggezza dell’infanzia dell’umanità, l’evoluzione li portò oltre. E negli insegnamenti delle epoche successive, quella che noi conosciamo come l’epoca indiana, essa era ancora presente con tutta la sua ricchezza. Gli insegnamenti dell’epoca indiana contenevano ancora tutta questa saggezza. Ma poi, nell’epoca della Persia, in cui il popolo persiano fu guidato da Zarathustra, questa saggezza era già meno piena che nel periodo indiano. E nell’epoca egizio-caldaica era ancora meno piena. E quando arriviamo all’epoca greco-latina, questa saggezza era già diventata assai rara. E in un certo momento — e questo è il momento che noi vogliamo determinare — l’uomo aveva esaurito interamente quella saggezza che gli era stata data dalle forze divine.

È il più grande momento nella storia dell’umanità, il momento in cui questa vecchia saggezza arrivò alla fine. Perché una volta che la saggezza fosse stata completamente consumata, l’uomo si trovava dinanzi a un abisso. Se nulla fosse accaduto, se una nuova forza non fosse intervenuta, allora l’uomo avrebbe continuato a vivere sulla terra — ma senza la saggezza, senza la luce interiore, come uno che continua a procedere al buio. Noi abbiamo ascoltato i vangeli. Voi avete sentito come Pietro poteva dire: «Molte cose ho da dire, ma non potete portarle adesso». Potete immaginarvi che gli apostoli non comprendessero subito il significato più profondo della figura del Cristo? Uomini che erano stati per anni con il Cristo, che avevano visto i miracoli, che avevano ascoltato le parole — eppure, quando il momento della sua passione giunse, quando egli fu arrestato, quasi tutti fuggirono! Una donna sola rimase fedele fino alla fine. Gli altri uomini della saggezza, gli scribi e i farisei, avevano tanto dell’antica saggezza che la vecchia saggezza di cui parlavamo ancora non era completamente consumata in loro. E questo è il motivo per cui — secondo la cronaca che ci è stata tramandata — persino tra gli uomini più colti del tempo, coloro che avevano accesso alle scuole misteriche più elevate, il grande sacrificio sulla croce fu considerato come una follia. La vecchia saggezza li aveva così impregnati che erano fieri della loro comprensione. Erano convinti di sapere quello che era bene e quello che era male. Erano convinti di comprendere la natura di Dio e dell’universo. Niente poteva convincerli che quello che stava accadendo fosse la saggezza suprema. E così Paolo ha potuto dire: «La nostra sapienza è follia per il mondo, e la saggezza del mondo è follia agli occhi di Dio».

Ascoltate come questa vecchia saggezza persino protesse gli apostoli — li tenne costretti fino a quando la vera saggezza non potesse penetrare in loro. Perché Matteo racconta come Maria si era data interamente al Cristo, come aveva scelto la parte migliore, mentre Marta era distratta da molti doveri. È una situazione che rappresenta il conflitto fra l’uomo che vuole ancora aggrapparsi al passato, con i suoi doveri, con i suoi insegnamenti, e l’uomo che ha abbandonato completamente la vecchia strada e si arrende alla nuova forza.

È fatto ben noto che la vecchia saggezza ha ben protetto l’uomo atlantico e quello delle epoche successive. Essa l'ha mantenuto vivo, gli ha dato la luce, gli ha dato le forze spirituali che l'avevano guidato. E così questa vecchia saggezza, come il capitale che un padre trasmette a un figlio, ha sostenuto l’uomo per molte generazioni. Ma, come in tutti i veri processi evolutivi, non è stato un capitale che si potesse rigenerare, che si potesse ricrescere di nuovo. Era stato un capitale una volta dato, e come tutti i capitali che non sono rigenerati, si consumava con il passar del tempo.

Guarda quella povera donna che aveva ricevuto dal padre di suo padre, dal suo nonno, un'eredità di ricchezza. Ma le era stato insegnato solo come consumarla e non come crearla nuovamente. Anno dopo anno, la sua eredità diminuiva. Infine, alla fine di tutta una serie di generazioni, non rimane più nulla. La ricchezza si era consumata.

Ed era esattamente così con l’umanità. Agli inizi della sua evoluzione sulla terra post-atlantica, la vecchia saggezza del mondo spirituale aveva impregnato l’uomo. Ma, poiché non le era stato insegnato come creare questa saggezza di nuovo dal suo intimo, come rinnovarla, gradualmente la vecchia saggezza svanì. Il popolo primitivo, con la sua chiaroveggenza istintiva, poteva ancora mantenere una certa quantità di essa. Ma, quando questa chiaroveggenza istintiva scomparve — cosa che successe quando il genere umano arrivò al momento di sviluppare il suo Io consapevole — allora non poteva più attingere dalla chiaroveggenza, e da quel momento in poi la saggezza cominciò a diminuire davvero.

Questo è il grande mistero di Lucifero e Ahrimane, il grande mistero del peccato originale come raccontato nella Bibbia. La vera saggezza che l’umanità aveva ricevuto da Dio era una saggezza di uguaglianza. Ognuno poteva conoscerla e condividerla. Ma quando Lucifero entrò nel giardino, nel giardino dell’Eden, egli offrì una scelta. Egli offrì al genere umano — specialmente alla donna — l’opportunità di separarsi dagli altri, di ottenere una conoscenza particolare, speciale, privata che altri non avevano. Da quel momento, l’umanità iniziò a differenziarsi. E questa differenziazione — questo desiderio di conoscenza privata, speciale, di potere — è l’essenza del peccato.

Questo è esattamente quello che accadde nel periodo atlantico e successivamente. C’era sempre un certo numero di uomini che usavano la loro saggezza — quella che ancora avevano — non per elevare l’umanità nel suo complesso, ma per ottenere potere su altri. E quando usavano la loro saggezza in questo modo, la rinnegavano. Perché la vera saggezza è una forza costruttiva, una forza che innalza, una forza che benedice. Ma quando la si usa per il potere sugli altri, quando la si usa egoisticamente, allora essa si nega e si contraddice. E così la saggezza progressivamente scompariva dal mondo, non perché non fosse disponibile, ma perché gli uomini si stavano differenziando, frammentandosi, specializzandosi. E ogni frammento, ogni specializzazione, ogni gruppo privato perse sempre più della saggezza universale.

Questa vecchia saggezza preservò l’uomo dalla paura peggiore, che non conosceva nemmeno. Ma nella misura in cui scomparve dalla terra, l’uomo dovette affrontare quella paura — la paura della morte, la paura della perdita, la paura della separazione. E poi la saggezza antichissima non lo protesse da uno degli errori più terribili, e né proteggeva nemmeno Giuda.

Fin qui era arrivato il corso dello sviluppo dell’umanità. Come era mai accaduto che l’uomo avesse gradualmente consumato il suo capitale di saggezza? Era accaduto perché egli aveva già precedentemente assorbito due tipi di entità spirituali: in primo luogo le entità luciferiche, e poi, in conseguenza delle entità luciferiche, le entità ahrimaniche o mefistofeliche. Loro l’impedivano dall’aggiungere qualcosa alla vecchia saggezza. Perché agivano nella sua essenza in questo modo: le entità luciferiche corrompevano di più le passioni, corrompevano i sentimenti — le entità ahrimaniche, le mefistofeliche, corrompevano la nostra visione del mondo verso l’esterno, la nostra osservazione. Se le entità luciferiche non fossero intervenute nello sviluppo terrestre, l’uomo non avrebbe acquisito l’interesse per il mondo fisico che l’abbassa al di sotto della sua posizione. Se le entità mefistofeliche, ahrimaniche o sataniche non fossero intervenute come conseguenza delle entità luciferiche, l’uomo avrebbe saputo e avrebbe sempre saputo: dietro ogni cosa esterna dei sensi c’è uno spirituale. E avrebbe potuto vedere attraverso la superficie del mondo sensibile esterno verso lo spirituale. Ma Ahriman ha mescolato nella sua percezione qualcosa come un fumo scuro, e così l’uomo non può vedere attraverso verso lo spirituale. Attraverso Ahriman l’uomo è involto nella bugia; in questo modo è involto nella Maya, nell’illusione. Questi due tipi di entità l'impedivano dall’aggiungere qualcosa al vecchio tesoro di saggezza che l’uomo una volta aveva ricevuto. E così si prosciugò e gradualmente perse completamente la sua utilità.

Ma in un certo altro aspetto, lo sviluppo continua il suo corso. L’uomo nel tempo atlantico si era immerso — con il corpo eterico — nel corpo fisico. Era, per così dire, la sua disgrazia, come era in certo modo da Dio abbandonato, che egli in questo mondo fisico dentro al corpo fisico sperimentasse gli influssi di Lucifero e Ahriman. Era il suo fato. E la conseguenza di questo era che proprio attraverso l’influsso del corpo fisico, attraverso la vita nel corpo fisico, il vecchio tesoro di saggezza diventava inutile. Come accadde questo? Una volta l’uomo non viveva nel corpo fisico. Allora egli, per così dire, dalla cassaforte di suo padre, dai vecchi tesori di saggezza, prendeva la saggezza, cioè, egli aveva la sua cassaforte al di fuori del suo corpo fisico, perché il suo corpo eterico era al di fuori. Questa cassaforte gradualmente si prosciugò. L’uomo avrebbe dovuto avere nel suo proprio corpo una cassaforte, per aumentare il suo tesoro di saggezza. Ma non l’aveva. E così accadde che, poiché l’uomo nel suo proprio corpo non aveva una fonte per il rinnovamento della saggezza, ogni volta che usciva dalla morte dal suo corpo fisico, nel suo corpo eterico c’era meno saggezza dentro. Ogni volta dopo la morte, dopo ogni incarnazione, c’era meno saggezza dentro il suo corpo eterico. Sempre più povero di saggezza il corpo eterico diventava.

Ma il corso dello sviluppo continua, ed esattamente come una volta nel tempo atlantico l’uomo si era sviluppato così che il suo corpo eterico si immergeva nel suo corpo fisico, così il corso dello sviluppo procede mentre andiamo nel futuro: l’uomo gradualmente di nuovo si ritrae dal suo corpo fisico. Mentre il corpo eterico era stato prima immerso e fino all’apparizione del Cristo era ancora immerso un po’ più, adesso arrivò il tempo in cui il corso dello sviluppo cambiò. Nel momento in cui il Cristo apparve, il corpo eterico ricominciò di nuovo a ritirarsi, e oggi è già meno connesso al corpo fisico di quanto lo fosse al tempo della presenza del Cristo. Il corpo fisico è diventato ancora più grossolano per questo.

L’uomo quindi si dirige verso un futuro in cui sempre più il suo corpo eterico si ritira di nuovo, e gradualmente arriverà di nuovo a un punto dove il suo corpo eterico è di nuovo altrettanto all’esterno come nel tempo atlantico. Possiamo continuare il nostro paragone ancora un po’ più lontano.

Se il figlio, che in precedenza viveva dalla cassaforte di suo padre, spende tutto e non aggiunge nulla, allora le cose diventeranno sempre più tristi per lui. Ma se ora egli ha anche un figlio, allora questo figlio, cioè il nipote, non sarà nella stessa situazione di suo padre. Il padre almeno ha ereditato qualcosa e poteva continuamente spendere. Il nipote ora non ha nulla, non eredita nulla, inizialmente è senza nulla. Così in certo aspetto era il corso dello sviluppo dell’umanità. Il corpo eterico, quando entrava e prendeva dalla cassaforte di Dio la somma divina di saggezza, ancora portava saggezza al suo corpo fisico. Ma nel corpo fisico le entità luciferiche e ahrimaniche impedivano che la saggezza aumentasse, che qualcosa fosse aggiunto. Ora che il corpo eterico di nuovo si ritira, non porta nulla con sé fuori dal corpo fisico. E la conseguenza sarebbe, se nulla di altro fosse intervenuto, che l’uomo si muoverebbe verso un futuro in cui il suo corpo eterico, benché gli appartenga, non avrebbe nulla di saggezza, nulla di conoscenza. E mentre il corpo fisico completamente si prosciugherebbe, anche il corpo eterico non avrebbe nulla, perché non potrebbe ottenere nulla dal corpo fisico che si prosciuga. Se quindi il corpo fisico non deve prosciugarsi in quel futuro, allora deve essere data forza al corpo eterico, la forza della saggezza. Questo corpo eterico, mentre esce dal corpo fisico, deve aver ricevuto nel corpo fisico la forza della saggezza. Lì dentro deve aver ricevuto qualcosa che porta con sé quando esce. Se poi è fuori, e ha ricevuto questa saggezza, allora agisce di nuovo sul corpo fisico e lo vivifica, non lo lascia prosciugarsi.

Due possibilità si presentano per questo sviluppo dell’umanità. Una possibilità è questa:

L’uomo si sviluppa senza il Cristo. In questo caso, il corpo eterico non potrebbe portare nulla dal corpo fisico, perché là non ha ricevuto nulla, esce vuoto. Ma poiché il corpo eterico non ha nulla, nemmeno può vivificare il corpo fisico, non può proteggerlo dal suo indebolimento, non dal suo prosciugamento. L’uomo gradualmente perderebbe tutti i frutti della vita fisica: essi non potrebbero darglieli il corpo fisico, e dovrebbe lasciare indietro il corpo fisico. Ora gli uomini si erano proprio recati sulla terra affinché potessero ricevere un corpo fisico in aggiunta ai precedenti costituenti. Il costituente del corpo fisico è venuto prima. Ma senza la formazione del corpo fisico l’uomo non avrebbe mai raggiunto la missione terrestre. Ora sulla terra gli influssi di Lucifero e Ahriman sono venuti. Se l’uomo non guadagna nulla nel suo corpo fisico, se il suo corpo eterico si ritira di nuovo dal corpo fisico senza poter portare con sé qualcosa di nuovo, anzi ha persino consumato il vecchio tesoro di saggezza, allora la missione terrestre è perduta. Allora la missione della terra è persa per l’universo. Nulla porta l’uomo nel futuro. Il cranio eterico vuoto porterebbe, che aveva portato pieno nello sviluppo terrestre!

Ora supponiamo che accadesse qualcosa al momento giusto, per cui l’uomo, mentre il suo corpo eterico di nuovo si ritira dal corpo fisico, sarebbe capace di dare a questo corpo eterico qualcosa, di vivificarlo di nuovo, di penetrarlo di nuovo con saggezza. Allora anche verso il futuro il corpo eterico uscirebbe, ma ora avrebbe nuova vita, nuova forza. Quella potrebbe allora di nuovo usarla per la vivificazione del corpo fisico. Potrebbe ora rimandare nel corpo fisico dentro forza e vita. Ma dovrebbe prima stesso avere; dovrebbe stesso prima aver ricevuto forza e vita. Se però può ricevere forza e vita, allora il frutto terrestre dell’uomo è salvato. Allora il corpo fisico non si corrompe solamente, ma il corpo fisico, il corruttibile, assume la forma del corpo eterico, dell’incorruttibile! E la risurrezione dell’uomo con le conquiste nel corpo fisico è salvata.

Un impulso quindi dovette venire sulla terra, attraverso cui quello che era stato consumato del vecchio tesoro di saggezza fosse di nuovo rinnovato, attraverso cui nuova vita fosse di nuovo piantata nel corpo eterico, in modo che quello altrimenti destinato a corrompersi — il fisico — potesse attirare l’incorruttibile e potesse farsi pieno di un corpo eterico che lo rende incorruttibile, che lo salva fuori dallo sviluppo terrestre. Ma questa, questa vita nel corpo eterico, l’ha portata il Cristo. È quindi collegato al Cristo che quello che altrimenti sarebbe destinato alla morte — il corpo fisico dell’uomo — sia trasformato, sia preservato dalla corruzione, che acquisti la capacità di attirare l’incorruttibile. Vita ha versato l’impulso del Cristo nel corpo eterico dell’uomo, nuova vita, dopo che la vita era stata consumata! E l’uomo, quando guarda nel futuro, deve dirsi: quando una volta il mio corpo eterico sarà fuori dal corpo fisico, allora mi sarò dovuto sviluppare così che il corpo eterico sia completamente penetrato dal Cristo. Il Cristo deve vivere in me. Devo gradualmente, durante il corso del mio sviluppo terrestre, penetrare completamente me stesso, per quanto riguarda il mio corpo eterico, con il Cristo!

Quello che vi ho descritto adesso, questi sono i processi più profondi che si sottraggono agli occhi esterni. Sono lo spirituale dietro lo sviluppo fisico del mondo. Ma qual era la forma esterna?

Cos’era quello che era entrato nel corpo fisico attraverso le entità luciferiche, attraverso le entità ahrimaniche? Era entrato nel corpo fisico la predisposizione alla corruzione, la predisposizione alla dissoluzione, la predisposizione alla morte, in altre parole. Nel corpo fisico era venuto il germe della morte. Questo germe della morte si sarebbe espresso completamente solo alla fine dello sviluppo terrestre, se non fosse venuto nessun Cristo. Perché allora il corpo eterico in tutto il futuro sarebbe stato incapace di vivificare di nuovo l’uomo. E quando lo sviluppo terrestre fosse stato completato, allora tutto ciò che era sorto come corpo fisico umano cadrebbe nella corruzione, e la missione della terra stessa cadrebbe nella morte. Sempre, quando oggi vediamo la morte, questa morte attuale è un segno di quello che sarebbe stato la morte universale alla fine dello sviluppo terrestre. Lentamente e gradualmente solo si prosciuga quello che una volta era stato dato all’umanità. Che l’uomo sia ancora e ancora di nuovo nato, possa andare di incarnazione in incarnazione, questo è diventato possibile solo perché all’uomo è stato dato un fondo di vita. Per la pura vita esterna in incarnazioni successive, solo alla fine dello sviluppo terrestre cesserebbe tutta la possibilità di vita. Ma gradualmente si mostrerebbe già che gli uomini muoiono. Lentamente accadrebbe di parte in parte, e il corpo fisico sempre più si prosciugherebbe. Se non fosse venuto l’impulso del Cristo, l’uomo gradualmente verso la fine dello sviluppo terrestre avrebbe morte membro dopo membro. Ora l’impulso del Cristo è solo all’inizio del suo sviluppo. Si vivrà gradualmente sempre di più nell’umanità, e quello che il Cristo sarà per l’umanità, le epoche future completeranno di mostrare — fino alla fine dello sviluppo terrestre.

Ma i diversi compiti umani e le cose non sono stati afferrati allo stesso modo dall’impulso del Cristo. Oggi ci sono moltissime cose che dall’impulso del Cristo non sono affatto afferrate, che solo nel futuro dovranno essere afferrate dall’impulso del Cristo. Voglio darvi un esempio molto colpente, di come nella nostra epoca ci sia un intero campo dell’attività umana che attualmente non è stato afferrato dall’impulso del Cristo.

Quando il tempo pre-cristiano finì, più o meno nel settimo, sesto secolo della cronologia pre-cristiana, allora rispetto al sapere umano la saggezza antichissima e la forza antichissima giunsero al termine. Rispetto ad altri fenomeni della vita, aveva ancora una lunga, fresca forza, ma specialmente rispetto al sapere giunse al termine. Dal settimo, sesto, quinto secolo prima della cronologia cristiana rimase indietro qualcosa, che si potrebbe di nuovo designare come un resto del resto. Se foste ancora andati alla saggezza egizio-caldaica o a quella protoiranica e indiana, avreste trovato questa saggezza dappertutto penetrata con reali visioni spirituali, con risultati dell’antica chiaroveggenza. Quelli che non erano molto chiaroveggenti avevano i rapporti dei chiaroveggenti. Scienza senza base del chiaroveggenza non c’era e non c’è stata nell’epoca indiana e persiana né nelle epoche successive. Nemmeno nel primo tempo della grecità c’è stata una scienza senza ricerca chiaroveggente sottostante. Ma poi arrivò il tempo in cui per la scienza umana la ricerca chiaroveggente si prosciugò. E ora vediamo emergere una scienza umana, da cui il chiaroveggenza era uscito, o almeno era stato progressivamente espulso.

Perché scompare il chiaroveggenza? Perché ora già sopra cominciano il corpo eterico a ritirarsi di nuovo. Lì si mostrano già i primi presagi. Il chiaroveggenza si prosciuga, la fede nei rapporti dei chiaroveggenti si prosciuga, e quello che viene fondato nel tempo del settimo, sesto secolo prima dell’apparizione del Cristo, quello che si può chiamare una scienza umana, da cui sempre più i risultati della ricerca spirituale vengono espulsi. E questo va avanti sempre più. A Parmenide, Eraclito, a Platone e ancora fino ad Aristotele, là potete dimostrare dappertutto negli scritti dei ricercatori della natura, presso i vecchi medici, che quello che si chiama scienza, in origine era permeato dai risultati della ricerca spirituale. Ma sempre più la scienza dello spirito si prosciugava, sempre meno diventava. Rispetto alla nostra capacità animica rimane ancora presente, rispetto al sentimento e alla volontà rimane presente; rispetto al pensiero umano si prosciuga gradualmente.

Così in quanto al pensiero umano, al pensiero scientifico, l’influenza del corpo eterico sul corpo fisico aveva già iniziato a perdersi quando il Cristo apparve. Tutto accade gradualmente, piano. Allora venne il Cristo e diede l’impulso. Ma naturalmente non tutti accettarono subito l’impulso del Cristo nello stesso modo, e particolarmente per certi ambiti non fu accettato. Per diversi ambiti fu accettato, ma direttamente fu rifiutato per gli ambiti scientifici. Guardate voi stessi la scienza del tempo imperiale romano. Guardate da Celso. Là potete trovare diverse cose, quello che ha scritto sul Cristo. Questo Celso, che era un grande studioso, ma non capì per quanto riguarda il pensiero umano dell’impulso del Cristo, riporta: c’era una volta una coppia che viveva in Palestina con il nome di Giuseppe e Maria, e a questi si attacca la setta dei cristiani. Ma quello che viene raccontato su questo, è tutto superstizione. La verità è che la moglie di questo Giuseppe una volta è stata infedele a suo marito con un centurione romano di nome Pantera. E Giuseppe non sapeva chi era il padre del suo bambino.

Questo appartiene alle narrazioni più note di quel tempo. Chi segue la letteratura contemporanea saprà che certi uomini dei tempi odierni non sono ancora avanzati oltre Celso. Certamente, in molti ambiti il Cristo-impulso si vive lentamente dentro, ma in quanto a questi ambiti di cui stiamo parlando, non ha ancora potuto vivere dentro fino a oggi. Lì vediamo uno degli arti che appassisce. Lì vediamo che nel cervello umano qualcosa appassisce, mentre, se questo cervello fosse influenzato dall’impulso del Cristo, farà rivivere la scienza in una forma completamente diversa. Per quanto strano suoni nella nostra epoca di fanatismo scientifico, così è comunque: la parte del cervello umano che è destinata a pensare scientificamente cade in una lenta morte. Perciò vedete come completamente lentamente, gradualmente i vecchi beni ereditari dal pensiero scientifico scompaiono. Vediamo come Aristotele ne ha relativamente ancora molto, ma come però gradualmente la scienza è spremuta via dai vecchi beni ereditari, e come la scienza, attraverso quello che riceve più tardi di osservazioni esterne, diventa abbandonata da Dio in quanto al pensiero, come non ha più nulla del vecchio fondo. E vediamo come è possibile che, anche se uno sperimenta il Cristo così fortemente, non si può trovare alcun collegamento tra l’impulso del Cristo e tra quello che l’umanità ha conquistato in scienza. Ci sono prove esterne per questo.

Pensate, ci fosse stato un uomo nel tredicesimo secolo, che fosse stato colto così intensamente dall’impulso del Cristo, e che avesse detto: Abbiamo l’impulso del Cristo. Come una somma di grandi nuove rivelazioni fluisce a noi dal Vangelo, e possiamo compenetrarci di esso! — E supponiamo che quest’uomo si fosse assunto il compito di creare un collegamento tra la scienza e il cristianesimo: era già nel tredicesimo secolo così, che non avrebbe trovato nulla nella scienza contemporanea! Avrebbe dovuto ricorrere fino ad Aristotele. E con Aristotele — non con la scienza del tredicesimo secolo, ma solo con Aristotele avrebbe potuto interpretare il cristianesimo. La scienza era così, che diventava sempre più incapace di arrivare insieme con il principio del Cristo. Perciò gli uomini del tredicesimo secolo dovevano ritirarsi fino al vecchio Aristotele. Lui aveva ancora del vecchio patrimonio della saggezza, e poteva fornire i concetti attraverso cui si poteva portare insieme la scienza con il cristianesimo. Allora la scienza diventava sempre più povera di concetti, proprio mentre diventava sempre più ricca di osservazioni. E poi arrivò il tempo in cui tutti i concetti della vecchia saggezza scomparivano dalla scienza.

I più grandi uomini sono certamente, in quanto alla loro scienza, anche figli del loro tempo. Galilei non poteva pensare dall’Assoluto, poteva solo pensare nel senso del suo tempo. Ed è proprio in questo che è grande: stabilisce il pensiero puramente abbandonato da Dio, il pensiero puramente meccanicistico. Un grande mutamento avviene proprio con Galilei davanti ai nostri occhi. L’apparenza più ordinaria, come viene spiegata oggi nella fisica, è stata descritta diversamente prima di Galilei che dopo di lui. Qualcuno lancia una pietra, per esempio. Allora si dice oggi, la pietra conserva attraverso l’inerzia il suo movimento così a lungo, finché non è abolito sotto l’influsso di un’altra forza. Prima di Galilei si pensava del tutto diversamente; allora si era convinti che, se la pietra deve andare oltre, qualcuno deve spingere la pietra. Qualcosa di attivo stava dietro la pietra volante. Galilei ha completamente insegnato agli uomini a pensare diversamente, però così che hanno imparato il mondo come un meccanismo. E oggi vale addirittura come un ideale spiegare il mondo meccanicamente, meccanicisticamente, ed espellere tutto lo spirito. Questo deriva dal fatto che quelle parti del cervello umano, dello strumento del pensiero, che sono l’organo del pensiero scientifico, sono oggi già così appassite che non possono far fluire nuova vita nei concetti, così che questi concetti diventano sempre più poveri.

Si potrebbe facilmente dimostrare che la scienza, anche se accumula particolarità su particolarità, non ha arricchito l’umanità con un singolo concetto. Attenzione: le osservazioni non sono concetti! Non dite che cose come il darwinismo e simili abbiano arricchito l’umanità di concetti. Altri l’hanno fatto, non gli scienziati, ma uomini che avevano fonti completamente diverse. Tale uomo era Goethe. Ha arricchito l’umanità di concetti da fonti completamente diverse. Perciò vale anche presso gli scienziati come dilettante.

Le cose stanno così, che realmente la scienza non è stata arricchita di concetti. Concetti li trovate molto, molto più vivaci, molto più elevati e grandiosi negli antichissimi tempi. Spremuti come un limone sono i concetti che il darwinismo ha. Ha solo raccolto osservazioni e le ha collegate con i concetti impoveriti. Questa direzione scientifica è qualcosa che ci mostra proprio così chiaramente il processo del lento morire. Nel cervello dell’uomo c’è un arto che sta appassendo. Questo è l’arto che oggi lavora nella scienza. E la ragione di ciò è che la parte del corpo eterico umano che dovrebbe vivificare questo cervello appassente, oggi ancora non ha ricevuto l’impulso del Cristo. Finché l’impulso del Cristo non fluisce dentro anche in questa parte del cervello umano, che deve fornire alla scienza, nessuna vita viene in questa scienza. Questo è fondato nelle grandi leggi cosmiche. Se la scienza continua così, diventerà sempre più povera di concetti, sempre più i concetti si estingueranno. E tali uomini nella scienza diventeranno sempre più frequenti, che mettono un’osservazione accanto all’altra — e una paura senza speranza hanno di fronte a colui che una volta inizia a pensare. Terribile è oggi per un professore, quando un giovane uomo gli porta una dissertazione di dottorato, dove c’è anche un po’ di pensiero dentro.

Ma c’è oggi già un’antroposofia! E questa antroposofia farà sempre più e più comprensibile all’umanità l’impulso del Cristo, e perciò farà fluire sempre più e più vita al corpo eterico. E sarà capace di fargli fluire così tanta vita, da scongelare anche la parte appassente del cervello, che oggi ha prodotto la nostra direzione di pensiero scientifico. Questo è un esempio di come l’impulso del Cristo, vivendosi gradualmente dentro all’umanità, rivitalizza gli arti che muoiono. Verso il futuro dell’umanità muoiono sempre più arti. Ma di fronte a ogni arto che muore l’impulso del Cristo fluirà dentro all’umanità, e alla fine dello sviluppo terrestre sarà così, che tutti quegli arti che altrimenti sarebbero morti, sono stati di nuovo rivitalizzati dal Cristo-impulso, che ha permeato tutto il corpo eterico, con che il corpo eterico umano è diventato uno. E il primo impulso a questa rivitalizzazione graduale dell’umanità, il primo impulso alla risurrezione dell’umanità è entrato in un momento che il Vangelo di Giovanni ci descrive meravigliosamente.

Immaginiamoci che il Cristo sia entrato nel mondo del tutto universalmente e compia innanzitutto la Grande opera da un corpo eterico completamente impregnato di Cristo. Perché è stato questo quello che il Cristo ha fatto al corpo eterico di Gesù di Nazareth: che questo corpo eterico potesse anche vivificare il corpo fisico. Nel momento in cui il corpo eterico di Gesù di Nazareth, in cui il Cristo era ora, era diventato un vivificatore completamente del corpo fisico, allora il corpo eterico del Cristo apparve trasfigurato! E lo scrittore del Vangelo di Giovanni ci descrive questo momento:

«Padre, glorifica il tuo nome! — Allora venne una voce dal cielo: L’ho glorificato, e di nuovo lo glorificherò. Allora disse la folla che stava lì e ascoltava: Tuona.»

Si dice: coloro che stavano lì, udirono tuonare. Ma non è mai detto che un uomo che non era preparato l’avrebbe anche udito.

«Gli altri dissero: Un angelo ha parlato con lui. Gesù rispose e disse: Questa voce non è venuta per me, ma per voi.»

Perché? Affinché attorno a lui fosse compreso quello che era accaduto. E il Cristo parla su quello che è accaduto:

«Ora il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà buttato fuori.» (12, 28-31)

Lucifero-Ahriman sono stati cacciati fuori dal corpo fisico del Cristo in questo momento! L’archetipo grande sta qui, che si deve compiere nel futuro in tutta l’umanità: buttati fuori devono essere dall’impulso del Cristo gli ostacoli di Lucifero-Ahriman dal corpo fisico! E il corpo terrestre dell’uomo deve essere così vivificato dall’impulso del Cristo che i frutti della missione terrestre vengono portati in quei tempi che sostituiranno i tempi terresti.

13°Il significato cosmico del Mistero del Golgota

Kassel, 6 Luglio 1909

Ieri abbiamo posto davanti alla nostra anima il significato del Mistero del Golgota per lo sviluppo umano sulla nostra Terra. Ma nel mondo ogni evento, in fondo, è collegato attraverso relazioni pressoché infinite allo sviluppo dell’intero cosmo. E comprenderemo il Mistero del Golgota nella sua essenza veramente e completamente soltanto se ci chiariremo anche sul significato cosmico di questo evento.

Noi sappiamo già che la Wesenheit che designiamo come Wesenheit del Cristo, è discesa dalle regioni sovra-terrene sulla nostra Terra, che nel suo venire è stata vista nell’antica Persia attraverso il dono della chiaroveggenza di Zarathustra sul Sole, poi da Mosè nel roveto ardente e nel fuoco del Sinai, e infine per coloro che hanno vissuto l’evento del Cristo, nella presenza del Cristo nel corpo di Gesù di Nazareth.

Noi sappiamo che i nostri eventi terrestri, soprattutto lo sviluppo dell’umanità, sono collegati al nostro sistema solare. Infatti abbiamo dimostrato che questo sviluppo dell’umanità, così come è divenuto, non avrebbe potuto affatto compiersi se non fosse accaduto che una volta, da un corpo cosmico in cui il nostro Sole e la nostra attuale Luna erano ancora uniti alla Terra, anzitutto il Sole si fosse separato e poi più tardi anche la Luna, e la nostra Terra fosse così stata posta come in uno stato di equilibrio tra Sole e Luna. Poiché l’uomo non ha potuto partecipare al rapido tempo dello sviluppo di quei corsi che cercavano uno spazio di azione sul Sole, allora la Terra dovette essere separata dal Sole. E poiché, se la Terra fosse rimasta unita alla Luna, l’umanità sarebbe andata incontro a un rapido indurimento, a un’ossificazione, dovette la Luna con le sue sostanze e Wesenheiten essere separata.

In questo modo lo sviluppo dell’umanità fu reso possibile nel modo giusto. Ma ieri abbiamo visto che rimase un certo residuo di tendenza all’indurimento e che questo residuo sarebbe stato sufficiente per portare l’umanità, alla fine del nostro sviluppo terrestre, verso una sorta di stato di putrefazione, se non fosse venuto l’impulso del Cristo. Questo ci permetterà di scorgere un poco dentro al nostro intero sviluppo.

Una volta dunque Sole, Luna e Terra erano un corpo cosmico. Poi venne il tempo in cui il Sole si separò; allora rimase unita solo la Terra con la Luna. Poi la Luna odierna si staccò, e la Terra rimase indietro come il campo di azione dello sviluppo dell’umanità. Questo fu nei tempi lemurani antichi, che precedettero il cosiddetto tempo atlantico, che già abbiamo discusso da diversi punti di vista. Poi la Terra si sviluppò in modo che le forze del Sole e della Luna agissero dall’esterno, dal tempo atlantico fino ai nostri giorni.

Consideriamo ora l’ulteriore corso dello sviluppo terrestre fino al tempo in cui venne l’impulso del Cristo. E vogliamo focalizzare l’attenzione su un ben determinato momento dello sviluppo terrestre: il momento in cui sul Golgota la croce fu innalzata, quando dalle ferite di Cristo Gesù il sangue sgorgò. Questo momento dello sviluppo terrestre vogliamo tenere presente.

Fino a questo momento è accaduto all’umanità ciò che è conseguenza del fatto che nell’intimo dell’essenza umana si sono insediati i poteri uniti delle Wesenheiten luciferine e ahrimaniche. E abbiamo visto che per questo insediamento l’uomo si è immerso, per quanto riguarda il mondo esterno, in Maja o illusione: Ahriman fece sì che il mondo esterno non apparisse all’uomo nella sua vera forma, bensì come se fosse soltanto un mondo materiale, un mondo sostanziale, come se dietro tutto ciò che è materiale non ci fosse lo spirituale. L’uomo si trovava dunque da molto tempo — e ancora oggi per molti aspetti dello sviluppo terrestre vi si trova — in uno stato causato dall’errore, perché l’uomo vede attorno a sé soltanto le impressioni sensibili, materiali, e le elabora attraverso le sue rappresentazioni. Per questo influsso di Ahriman o Mefistofele l’uomo vede dunque il mondo esterno in un’immagine falsa, e si fa rappresentazioni illusorie e false del mondo spirituale. Ma tutto ciò che è spirituale sta in connessione con effetti fisici, e abbiamo visto quali effetti fisici accompagnavano questo inganno della percezione esterna. Abbiamo visto che una conseguenza dell’influsso luciferino e ahrimaniano era che il sangue dell’uomo divenne sempre meno capace di dargli la facoltà di vedere ciò che è giusto nel mondo esterno: cosicché con il deterioramento del sangue, con lo scioglimento del sangue come era nei tempi del vecchio legame di sangue, con questo dissolversi, con questo uccidere del sangue per il mescolamento del sangue, era connesso un crescente aumento dell’illusione. Poiché l’uomo non poteva più e più interrogare l’antica saggezza, che aveva ancora come eredità e che gli diceva: non è così che il mondo esterno sia soltanto materia; infatti se tu ti attieni alle tue antiche eredità di saggezza, queste ti dicono che dietro il mondo fisico sta un mondo spirituale. — Ma queste eredità si perirono sempre più e più. E così l’uomo era sempre più, con tutta la sua vita dell’anima e la sua conoscenza, affidato al mondo fisico esterno. Questo trasformò tutte le impressioni fisiche in illusione, in inganno. Se l’influsso del Cristo non fosse entrato in azione, l’uomo sarebbe infine giunto al punto in cui avrebbe dovuto perdere tutte le eredità antiche della saggezza, e sarebbe stato sempre più affidato soltanto al mondo esterno dei sensi e alle sue impressioni. Avrebbe dimenticato che esiste un mondo spirituale. Questo avrebbe dovuto accadere. Cieco avrebbe dovuto diventare l’uomo per il mondo spirituale.

Ora dobbiamo considerare una tale verità — che l’uomo cadrebbe sempre più in illusione e inganno riguardo al mondo esterno — nel suo pieno significato. Non è così semplice prendere questa verità, che ora vi è stata presentata — la caduta dell’uomo in inganno riguardo alle impressioni esterne del mondo dei sensi — nel suo pieno significato e in tutta la sua ampiezza. Provate a comprendere che cosa significa: noi dobbiamo conoscere tutte le impressioni esterne dei sensi, così come si presentano a noi nel mondo fisico-sensibile, come illusione, come inganno. Noi dobbiamo imparare a dirci: come i fatti e le impressioni nel mondo sensibile sono per noi e ci fanno impressione, così sono falsi, e noi dobbiamo imparare a vedere dietro le impressioni esterne la loro vera forma.

Vi nominerò un evento a cui per l’uomo sarà generalmente difficile applicare la verità in modo che si dica: la forma che si presenta a me nel mondo esterno di questo evento è falsa, è un’illusione, è Maja. — E sapete quale evento è? Questo evento è la morte. Quando la morte ci si presenta nel mondo esterno, fisico, quando essa parla alla nostra conoscenza, che gradualmente, per gli influssi che abbiamo descritto, è divenuta tale che può comprendere soltanto eventi fisici esterni, la morte porta con sé una certa proprietà, è divenuta tale che gli uomini possono considerarla soltanto dal punto di vista del mondo fisico esterno.

Proprio a proposito della morte l’umanità dovette cadere nelle concezioni più erronee, più funeste. Dunque la conseguenza che dobbiamo trarre è che la forma nel che la morte si presenta a noi è soltanto Maja, illusione, inganno.

Davanti ai nostri occhi nel mondo fisico esterno stanno i più molteplici eventi. Davanti al nostro sguardo stanno le stelle che riempiono lo spazio cosmico; ci sono le montagne, le piante, gli animali; c’è l’intero mondo dei nostri minerali; sta anche l’uomo e tutto il resto con i fatti che possiamo acquisire attraverso la nostra osservazione con i sensi. E quando ci domandiamo: da dove vengono dunque questi fatti? Da dove viene questo mondo esterno fisico-sensibile che si presenta a noi come un mondo materiale? — allora dobbiamo rispondere: viene dallo spirituale. Lo spirituale è alla base del nostro mondo fisico-sensibile. — E se risalissimo alla forma più originaria dello spirito, da cui tutto ciò che è sensibile-fisico proviene, dovremmo chiamarla la base di tutto l’essere, nell’esoterico cristiano quello che nella divinità si chiama il Principio del Padre. Il Principio del Padre divino sta alla base di tutto ciò che è creatura. Che cosa dunque è stato effettivamente celato all’uomo, per il fatto che tutto si è immerso in Maja o illusione? Il Principio del Padre divino! Invece delle immagini ingannevoli dei sensi, egli dovrebbe vedere in tutto ciò che lo circonda il Principio del Padre divino. Il Principio del Padre divino-spirituale, a cui tutte le cose e lui stesso appartengono, questo dovrebbe vedere l’uomo dovunque. Il Principio del Padre divino-spirituale, a cui tutte le cose e lui stesso appartengono, non si mostra dunque nella sua vera forma. Per il fatto che l’uomo ha subìto quelle diminuzioni delle sue facoltà di cui abbiamo parlato, per questo il Principio del Padre si mostra attraverso la grande illusione, attraverso la Maja.

Che cosa è tessuto nella grande illusione? Tra tutti i fatti che vediamo, ce n’è uno che per noi è fondamentale, ed è la morte. Dovrebbe dirsi dunque l’uomo: le cose esterne che si presentano ai nostri sensi sono in verità il Principio del Padre; il Principio dell’Elemento del Padre divino-spirituale, questo l’esprimono. E se nel nostro intero mondo sensibile è tessuta la morte, allora la morte per noi è qualcosa che appartiene al Principio del Padre divino-spirituale.

Per il fatto che l’uomo si è sviluppato come si è sviluppato, per questo il Principio del Padre divino è avvolto per lui in molteplici veli — e infine nel velo della morte. Che cosa deve dunque cercare l’uomo dietro la morte, come dietro tutto ciò che è sensibile? Il Padre, il Padre cosmico! Come l’uomo deve imparare da ogni cosa a dire: «È il Padre in verità», così deve imparare a dirsi: «La morte è il Padre». E perché ci appare un’immagine falsa del Padre nel sensibile-fisico? Perché l’immagine del Padre ci appare così distorta, che arriva a sembrare come ciò che si presenta a noi come la morte ingannevole? Perché tutto il nostro vivere è mescolato al Principio Lucifero-Ahrimaniano! Se dunque l’uomo doveva essere condotto da una falsa, da un’ingannevole concezione piena di Maja della morte a una concezione vera della morte, che cosa doveva accadere?

L’uomo doveva essere illuminato attraverso i fatti sulla morte! Doveva accadere qualcosa attraverso cui l’uomo potesse imparare che non era vero ciò che sapeva sulla morte, ciò che aveva sentito sulla morte, tutto ciò che sotto l’impulso della sua rappresentazione sulla morte ha potuto fare. Dovette presentarsi un evento che gli mostrasse la vera forma della morte. La forma falsa della morte dovette essere cancellata, una vera forma della morte dovette essere presentata.

Questa fu la missione del Cristo sulla Terra: che al posto della forma falsa della morte egli, attraverso la sua azione, presentasse la vera forma della morte.

La morte è divenuta questa caricatura del Padre per il fatto che Lucifero-Ahriman si è intromesso nello sviluppo dell’umanità. La morte era la conseguenza, l’effetto dell’influsso di Lucifero-Ahriman. Che cosa doveva dunque fare colui che voleva eliminare dal mondo questa forma falsa della morte?

La forma falsa della morte non avrebbe mai potuto scomparire dalla vita umana se la causa — Lucifero-Ahriman — non fosse stata eliminata. Ma nessun essere terrestre avrebbe potuto compiere questo. Un essere terrestre può bensì, all’interno dello sviluppo terrestre, eliminare le cose che sono accadute attraverso gli stessi esseri terresti, ma non l’influsso lucifero-ahrimaniano. Questo poteva farlo soltanto un Essere che non era ancora sulla Terra quando Lucifero-Ahriman agiva, che era ancora nello spazio cosmico, che giunse sulla Terra in un tempo in cui Lucifero-Ahriman era già completamente penetrato nel corpo umano.

Ora giunse questo Essere sulla Terra ed eliminò, proprio nel momento giusto, come abbiamo visto, Lucifero-Ahriman: eliminò la causa che aveva portato la morte nel mondo. Dunque dovette essere un Essere che con tutte le altre cause della morte all’interno dell’umanità non aveva niente a che fare. Con tutto ciò per cui gli uomini hanno subìto la morte, cioè con tutto ciò che era stato causato da Lucifero, più tardi da Ahriman, con tutto ciò che gli stessi uomini hanno compiuto sulla Terra per il fatto che c’era un influsso Lucifero-Ahrimaniano, in altri termini: con tutto ciò per cui gli uomini sono divenuti colpevoli, sono caduti nel male, con tutto questo, questa Wesenheit non poteva avere niente a che fare. Poiché se un Essere avesse subìto la morte, che fosse stato sotto l’influsso di tutte queste cause, allora questa morte sarebbe stata motivata. Una tale morte, che era infondata, che senza colpa fu da una Wesenheit assunta su di sé, una morte completamente innocente soltanto poteva cancellare ogni morte colpevole.

Conseguentemente dovette un Innocente subire la morte, dovette unirsi con la morte, dovette lasciar venire su di sé la morte. E nel momento in cui lasciò venire su di sé la morte, portò in questa vita umana quelle forze che, gradualmente, per l’uomo dovevano creare la conoscenza della vera forma della morte, cioè la conoscenza che la morte, come si presenta nel mondo sensibile, non ha alcuna verità, che al contrario questa morte dovette accadere affinché la vita nel mondo spirituale, che mediante questa morte è posta come fondamento della vita nel spirituale.

Così, attraverso la morte innocente sul Golgota, fu fornita la prova che gli uomini, gradualmente, capiranno: che la morte è il Padre eternamente vivente! E quando finalmente abbiamo la concezione giusta della morte, quando abbiamo finalmente, attraverso l’evento del Golgota, imparato a conoscere che la morte esterna non significa nulla, che nel corpo di Gesù di Nazareth il Cristo ha vissuto, con che possiamo unirci, quando finalmente abbiamo riconosciuto che questo Cristo ha fatto sì che, benché l’immagine della morte sulla croce si presenti, questo è soltanto un evento esterno, e che la vita del Cristo nel corpo eterico prima della morte è la stessa come dopo questa morte, che questa morte dunque non può nuocere alla vita, — quando abbiamo compreso che abbiamo davanti a noi una morte che non estingue la vita, che essa stessa è vita, allora abbiamo, in colui che pendeva dalla croce, una volta per tutte il segno che la morte in verità è il Donatore di vita. Così come la pianta cresce dal seme, la morte non è nemmeno un distruttore, bensì un seme della vita. Essa è stata seminata nel nostro mondo fisico-sensibile, affinché questo mondo fisico-sensibile non cada fuori dalla vita, bensì possa essere elevato alla vita. La confutazione della morte dovette essere fornita sulla croce attraverso la morte contraddittoria, attraverso la morte che fu innocente. Ma che cosa fu effettivamente compiuto con questo?

Noi sappiamo dalle conferenze precedenti che l’uomo ha un Io come il quarto membro della sua essenza, e che, mentre questo Io si sviluppa, ha come suo strumento fisico esterno il sangue. Il sangue è l’espressione dell’Io. Perciò l’Io cadde in errore, sempre più in Maja o illusione, quando il sangue divenne sempre peggiore e peggiore. Perciò l’uomo deve anche l’elevazione della potenza del suo Io al fatto che ha il suo sangue. Di nuovo, però, l’uomo deve questo Io in senso spirituale al fatto che imparò a distinguersi dal mondo spirituale, che divenne un’individualità. Questo non poteva essergli dato in altre circostanze che per il fatto che la sua visione del mondo spirituale gli fosse dapprima interrotta. E ciò che gli ha interrotto questa visione è stato appunto la morte. Se l’uomo avesse sempre saputo che la morte è il seme della vita, nemmeno sarebbe giunto a un’autonomia dell’Io, poiché sarebbe rimasto in connessione con il mondo spirituale. Ma così la morte intervenne, gli diede l’illusione di essere separato dal mondo spirituale, e così educò l’uomo verso l’autonomia dell’Io.

Ma questa autonomia dell’Io divenne sempre più autonoma e autonoma, e in tal modo che esagerò, superò questa autonomia oltre un certo punto. Questo, d’altro lato, poteva essere compensato soltanto per il fatto che a questa autonomia dell’Io fosse tolto il potere che l’aveva spinta oltre questo punto. Che cosa dunque nell’Io aveva condotto troppo forte verso l’egoismo, che cosa nell’Io non aveva promosso soltanto l’egoità, l’Ioità, bensì l’egoismo, questo doveva essere espulso. Ma questo fu espulso — in modo che nel corso del futuro potesse essere espulso sempre più anche dai singoli Io — allora, quando la morte sulla croce sul Golgota intervenne e il sangue sgorgò dalle ferite.

Nel sangue che scorre dalle ferite del Cristo vediamo quindi il simbolo effettivo dell’egoismo eccessivo nell’Io umano. Come il sangue è l’espressione dell’Io, così il sangue che sgorgò sul Golgota è l’espressione di ciò che è eccessivo nell’Io umano. Se il sangue non fosse sgorgato sul Golgota, l’uomo sarebbe divenuto spiritualmente indurito nell’egoismo e avrebbe così incontrato il destino che abbiamo descritto ieri. Con il sangue che sgorgò sul Golgota è stato dato lo stimolo affinché ciò che rende l’Io un egoista possa, gradualmente, scomparire dall’umanità.

Ma ogni evento fisico ha una controparte spirituale. Nella stessa misura in cui il sangue sgorgò dalle ferite sul Golgota, accadde qualcosa di spirituale. In questo momento accadde che per la prima volta raggi uscirono dalla Terra verso lo spazio cosmico, che prima non erano usciti, in modo che pensiamo a questo momento come creato, raggi che escono dalla Terra verso lo spazio cosmico. La Terra era divenuta sempre più buia con il progredire del tempo fino all’evento del Golgota. Ora il sangue scorre sul Golgota e la Terra inizia a brillare!

Se nella storia precristiana un qualsiasi Essere — inizialmente con potere chiaroveggente — avesse potuto guardare giù sulla Terra da un lontano corpo cosmico, avrebbe visto come l’aura terrestre progressivamente si offuscava ed era più buia nel tempo che precedeva l’evento del Golgota. Ma allora avrebbe visto come l’aura terrestre risplendeva in nuovi colori. L’atto sul Golgota ha permeato la Terra con una luce astralica che, gradualmente, diverrà luce eterna e poi luce fisica. Poiché ogni Wesenheit nel mondo continua a svilupparsi. Ciò che oggi è Sole era prima un pianeta. E come l’antico Saturno si è sviluppato fino a diventare Sole, così la nostra Terra, che ora è un pianeta, si sviluppa fino a diventare Sole. Il primo stimolo al divenire Sole della nostra Terra fu dato allora, quando il sangue dalle ferite del Redentore sgorgò sul Golgota. Allora la Terra iniziò a brillare, inizialmente in modo astralico, cioè soltanto visibile al chiaroveggente. Ma in futuro la luce astralica diverrà luce fisica, e la Terra diverrà un corpo luminoso, un corpo solare.

Vi ho già detto molte volte: non è per il fatto che la materia fisica si assembla che nasce un corpo cosmico, bensì per il fatto che da una Wesenheit spirituale si crea un nuovo centro spirituale, un nuovo campo di azione. Dallo spirituale inizia la formazione di un corpo cosmico. Ogni corpo cosmico fisico è stato dapprima Spirito. Ciò che la nostra Terra diventerà una volta è dapprima l’Aurico-Astralico, che qui iniziò a irradiarsi dalla Terra. Questo è la prima disposizione del futuro corpo Sole-Terra. Ma ciò che in quel tempo un uomo avrebbe visto con i suoi sensi ingannevoli, è un’immagine ingannevole. Non è nessuna verità; questo si dissolve, cessa di essere. Quanto più la Terra diventa Sole, tanto più questa Maja si brucia nel fuoco solare, si consuma in esso.

Ma per il fatto che allora la Terra fu attraversata da una nuova potenza, che fu posta la base al divenire Sole della Terra, per questo era data la possibilità che questa potenza attraversasse anche gli uomini. Fu dato il primo stimolo a ciò che ho rappresentato ieri: all’irradiamento della potenza del Cristo nel corpo eterico umano. E in tal modo che allora poteva irradiarsi astralicamente in esso, questo corpo eterico umano poteva iniziare ad assorbire nuova potenza vitale, come ne ha bisogno per il futuro posteriore.

Se dunque vi rappresentate un certo tempo dopo l’evento del Golgota e lo paragonate a quel tempo in cui l’evento del Golgota accadde, se dunque paragonate uno stato futuro dell’umanità al momento in cui accadde l’evento del Golgota, allora potete dirvi: allora, quando giunse l’impatto del Cristo, la Terra era ancora tale che non poteva irradiare nulla da se stessa nei corpi eterici degli uomini. Ma per un certo tempo dopo, i corpi eterici di quegli uomini che avevano trovato una relazione all’impulso del Cristo furono attraversati dal Cristo, hanno assorbito in sé, quando hanno compreso il Cristo, la potenza radiante che da allora è nella Terra, la nuova forza luminosa della Terra. Hanno assorbito nei loro corpi eterici la Luce del Cristo! Nei corpi eterici degli uomini scorre la Luce del Cristo!

Ora, poiché da allora nei corpi eterici degli uomini c’è sempre una parte della Luce del Cristo, che cosa accade ora? Che cosa accade con quella parte nel corpo eterico dell’uomo che ha assorbito in sé la Luce del Cristo? Che cosa gli accade dopo la morte? Che cosa è veramente, come conseguenza dell’impulso del Cristo, ciò che gradualmente si insedia nel corpo eterico dell’uomo?

Questo è qualcosa che l’impulso del Cristo ha portato, che l’impulso del Cristo ha immesso nel corpo eterico dell’uomo, che da allora può essere nel corpo eterico dell’uomo e che prima non c’era. Da allora nei corpi eterici degli uomini è stata data la possibilità che in essi, quasi come un effetto della Luce del Cristo, sorga qualcosa di nuovo, qualcosa che respira vita, che è immortale, che non potrà mai cadere sotto la morte. Ma se non cade sotto la morte, allora, finché l’uomo sulla Terra cade ancora sotto l’immagine ingannevole della morte, sarà salvato dalla morte, non parteciperà alla morte. C’è dunque, da allora in poi, qualcosa nel corpo eterico dell’uomo che non partecipa alla morte, che non cade alle potenze mortificanti della Terra. E questo Qualcosa, che gli uomini gradualmente conquistano attraverso l’influsso dell’impulso del Cristo, scorre di nuovo indietro, scorre nello spazio cosmico, forma, a seconda che sia più forte o più debole nell’uomo, una potenza che lì scorre nello spazio cosmico. E questa potenza formerà un’atmosfera attorno alla Terra che è nel divenire Sole. Una specie di sfera spirituale si forma attorno alla Terra dai corpi eterici divenuti vitali. Così come la Luce del Cristo irradia dalla Terra, così abbiamo una specie di riflessione della Luce del Cristo nel circondario della Terra. Ciò che qui viene riflesso come Luce del Cristo e che è conseguenza dell’evento del Cristo, è ciò che il Cristo chiama lo Spirito Santo.

Altrettanto vero come la Terra inizia il suo divenire Sole attraverso l’evento del Golgota, altrettanto vero è che da questo evento la Terra inizia a divenire creatrice e a formare attorno a sé un anello spirituale che, più tardi, diventerà di nuovo una specie di pianeta attorno alla Terra.

Così, nel cosmo, da questo evento del Golgota accade qualcosa di essenziale. Allora, quando la croce fu innalzata sul Golgota e il sangue sgorgò dalle ferite di Cristo Gesù, fu creato un nuovo centro cosmico. Noi eravamo presenti, quando questo nuovo centro cosmico fu creato! Eravamo presenti come uomini, sia in un corpo fisico sia al di fuori della vita fisica tra nascita e morte.

Così nascono nuove formazioni di mondi! Ma dobbiamo comprendere che noi stiamo davanti al punto di partenza di un Sole che sta ancora formandosi, mentre contempliamo il Cristo morente.

Il Cristo si unisce in matrimonio con la morte, che sulla Terra è divenuta l’espressione caratteristica dello Spirito del Padre. Il Cristo va verso il Padre e si unisce in matrimonio con la sua espressione, con la morte, — e l’immagine della morte diventa falsa, poiché la morte diviene il seme di un nuovo sole nello spazio cosmico. Se sentiamo questo evento, sentiamo che la morte diviene falsa, sentiamo che la morte sulla croce diviene il seme di grano da cui germoglia un nuovo sole, allora sentiamo veramente come l’umanità sulla Terra ha dovuto sentire e presentire questo come la transizione più importante all’interno dello sviluppo dell’umanità.

C’era una volta un tempo in cui gli uomini ancora avevano una visione offuscata, crepuscolare, chiaroveggente. Allora vivevano nello spirituale e vedevano indietro nella loro vita. Quando erano per esempio arrivati al trentesimo anno della loro vita, vedevano indietro al ventesimo, al decimo anno e così via fino alla loro nascita, ma sapevano: io sono entrato in questa nascita da altezze divine-spirituali. — Allora la nascita non era un inizio: come Wesenheiten spirituali vedevano la nascita e vedevano anche la morte, e sapevano che in loro c’era uno Spirituale, qualcosa che non poteva essere toccato da questa morte. La nascita e la morte nel senso odierno non esistevano ancora. La nascita e la morte vennero prima — e presero la loro forma falsa, ingannevole nell’immagine esterna del Padre. Nell’immagine esterna del Padre divenne caratteristico la morte! E allora gli uomini guardavano la morte e vedevano come apparentemente distruggeva la vita. E la morte divenne sempre più un’immagine che rappresentava il contrasto della vita. Se la vita spesso portava sofferenza, la morte era qualcosa che rappresentava la sofferenza più grande.

Come dovette pensare alla morte colui che da fuori guardava gli eventi terrestri, cioè colui che vedeva come questi eventi terrestri si specchiavano nell’umanità prima dell’ingresso del Cristo? Come dovette pensare alla morte colui che, sceso da altezze divine-spirituali come un Essere più elevato che aveva altre concezioni rispetto agli uomini, guardasse l’umanità, come disse il Buddha.

Questo Buddha era uscito da un palazzo reale in cui era stato educato. Lì non aveva visto nient’altro che ciò che elevava la vita. Ma ora, quando uscì, vide un uomo che soffriva, vide un uomo malato, ma soprattutto vide un uomo morto. Quando ebbe vissuto questo, gli apparve davanti agli occhi la sentenza: «La malattia è sofferenza! La vecchiaia è sofferenza! La morte è sofferenza!» Così l’aveva veramente sentita l’umanità.

Da ciò che l’intera umanità aveva sentito, dalla grande anima di Buddha esso si staccò.

Poi giunse il Cristo. E dopo il Cristo, dopo che altri seicento anni erano passati, come erano passati seicento anni dal Buddha al Cristo, c’erano persone che potevano dire, quando vedevano la croce e l’uomo morto su di essa: ciò che pende dalla croce è il simbolo di quel seme da cui scaturisce la vita sulla vita! — Avevano imparato a sentire la verità sulla morte!

Il Cristo Gesù si è unito in matrimonio con la morte, è andato a questa morte che è divenuta l’espressione caratteristica del Padre, si è unito con questa morte. E dall’unione in matrimonio del Cristo Gesù con la morte è nato l’inizio di un Sole della vita. È un inganno, una Maja o illusione, che la morte sia sinonimo di sofferenza. La morte, quando gli uomini nel corso del futuro impareranno a lasciarla avanzare verso di loro come avanzò verso il Cristo, è in verità il germe della vita. E gli uomini contribuiranno alla creazione di un nuovo sole e di un nuovo sistema planetario nella misura in cui, ricevendo dall’impulso del Cristo, daranno dal loro proprio, e così sempre più renderanno il Sole della vita più grande.

Potrebbe qualcuno obiettare: questo dice la scienza dello spirito! Ma che cosa vuoi fare di una tale cosmologia di fronte al Vangelo? Il Cristo ha istruito coloro che erano suoi discepoli. E per renderli maturi per il più grande, ha seguito il metodo che è necessario affinché si impari a comprendere il più grande nel modo appropriato: ha parlato ai discepoli in parabole — o, come è tradotto nella Bibbia tedesca, in «proverbi» —, in trasferimenti e parabole. Giunge il momento in cui i discepoli sono divenuti sempre più maturi e si credono maturi di ascoltare la verità senza proverbi. E il Cristo Gesù lascia arrivare il momento in cui vuole parlare ai suoi apostoli senza proverbio, senza parabola. Poiché gli apostoli vogliono udire il nome per cui egli è venuto nel mondo; il nome importante vogliono udire:

«Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e riceverete, affinché la vostra gioia sia piena.

Finora vi ho parlato in proverbi. Ma viene il tempo in cui non vi parlerò più in proverbi, bensì vi annunzierò chiaramente del mio Padre.»

Sentiamo avvicinarsi il momento in cui vuole parlare ai suoi discepoli del Padre!

«In quel giorno chiederete nel mio nome. E io non vi dico che pregherò per voi il Padre.

Poiché il Padre stesso vi ama, perché voi mi amate e credete che io sono uscito da Dio.

Io sono uscito dal Padre.»

Egli naturalmente è uscito dal Padre nella vera forma, e non dalla forma ingannevole del Padre.

«Io sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; di nuovo abbandono il mondo e vado al Padre.»

Ora s’illumina nei discepoli, perché sono divenuti maturi, il fatto che il mondo, così come è attorno a loro, è l’espressione esterna del Padre. E ciò che è il più significativo nel mondo esterno — là dove il mondo esterno è più Maja o illusione — è l’espressione del Padre: la morte è il nome del Padre. Questo s’illumina nei discepoli. Solo che lo si deve leggere correttamente.

«Dicono a lui i suoi discepoli: Ecco, ora parli chiaramente e non dici nessuna parabola.

Ora sappiamo che conosci tutte le cose e non hai bisogno che alcuno ti interroghi; perciò crediamo che sei uscito da Dio.

Gesù rispose loro: Ora credete.

Ecco, viene l’ora, ed è già venuta, che sarete dispersi, ognuno nella sua via, e mi lascerete solo. Ma non sono solo: il Padre è con me.

Ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avete afflizione; ma abbiate fiducia, io ho vinto il mondo.» (16, 24-33)

Sapevano i discepoli dove andava ora? Sì, da allora in poi sapevano che va alla morte, si unisce in matrimonio con la morte. E ora leggete che cosa egli ha detto loro, dopo che hanno imparato a comprendere le parole: «Io sono uscito dalla morte», cioè dalla morte nella sua vera forma, dal Padre della vita, «e sono venuto nel mondo; di nuovo abbandono il mondo e vado al Padre.» Allora gli dicono i suoi discepoli:

«Ora sappiamo che conosci tutte le cose e non hai bisogno che alcuno ti interroghi; perciò crediamo che sei uscito da Dio.»

Ora sapevano i discepoli che la vera forma della morte è fondata nello Spirito del Padre divino, e che la morte, così come è contemplata e sentita dagli uomini, è un’apparenza ingannevole, un errore. Così il Cristo svela ai suoi discepoli il nome della morte, dietro cui si cela la fonte della vita più alta.

Mai il nuovo Sole della vita sarebbe sorto se la morte non fosse venuta nel mondo e non si fosse lasciata vincere dal Cristo. Così la morte, contemplata nella sua vera forma, è il Padre. E il Cristo è venuto nel mondo perché da questo Padre è sorto un falso rispecchiamento nella morte. E il Cristo è venuto nel mondo per creare la vera forma, una vera immagine del Padre-Dio vivente. Il Figlio è il discendente del Padre che rivela la vera forma del Padre. In verità il Padre ha mandato il suo Figlio nel mondo affinché si manifesti la vera natura del Padre, cioè la vita eterna che si cela dietro la morte temporale.

Questa non è soltanto cosmologia della scienza dello spirito. È ciò che è necessario per attingere a pieno l’intera profondità del Vangelo di Giovanni. E colui che ha scritto il Vangelo di Giovanni ha depositato con esso le verità più elevate e ha potuto dirsi: in esso stanno verità da cui l’umanità, in tutto il futuro, potrà trarre nutrimento. E nella misura in cui l’umanità sempre più imparerà a comprendere e a praticare queste verità, avrà una nuova saggezza e crescerà in una nuova maniera nel mondo spirituale. — Ma questo accadrà soltanto gradualmente. Perciò dalla direzione generale dello sviluppo cristiano dovette essere data la possibilità di creare libri ausiliari che si mettessero accanto al Vangelo di Giovanni: libri che non erano soltanto per i disposti a comprendere più volentieri, come il Vangelo di Giovanni, che doveva essere un testamento del Cristo per l’eternità, ma libri ausiliari da creare per i tempi imminenti.

Allora fu creato un primo libro da cui i primi secoli dello sviluppo cristiano, secondo la loro comprensione, potevano imparare il meglio di ciò di cui avevano bisogno per la comprensione dell’evento del Cristo. Certamente anche lì, in proporzione all’intera umanità, soltanto pochi comprendevano da questo libro ausiliario di che cosa si trattasse per loro. Questo primo libro ausiliario, dato non per i più selezionati ma comunque per gli scelti, fu il Vangelo di Marco. Il Vangelo di Marco ha proprio quella disposizione — e vi ritorneremo sopra — attraverso cui era come particolarmente vicino a una certa comprensione di quel tempo.

Poi venne un tempo in cui gradualmente si cominciò a comprendere meno il Vangelo di Marco. La comprensione umana si orientò così che si comprendeva meglio di vedere tutta la potenza del Cristo nel valore interiore per l’anima umana e in un certo disprezzo del mondo fisico esterno. Giunse un tempo in cui si era proprio portati a dire: senza valore sono i beni esterni temporali, la vera ricchezza è soltanto nell’interno umano sviluppato. Era il tempo in cui anche, per esempio, Giovanni Taulero scrisse il suo libro «Della povera vita di Cristo», in cui si comprendeva particolarmente il Vangelo di Luca. — Luca, un discepolo di Paolo, è uno di coloro che hanno trasformato il Vangelo dello stesso Paolo nel modo appropriato per questo periodo di tempo: ha messo soprattutto a capo la «povera vita» di Gesù di Nazareth, che nasce in una stalla presso poveri pastori. Lì vediamo la «povera vita di Cristo» di Giovanni Taulero rappresentata nel Vangelo di Luca — un secondo libro ausiliare per l’ulteriore sviluppo dell’umanità.

Nel nostro tempo, di nuovo, ci saranno alcuni uomini che, ciò che possono comprendere, appropriato al nostro tempo, l'impareranno meglio dal Vangelo di Matteo. Accadrà così che il nostro tempo, anche se forse allora sceglie meno il nome «Matteo», sceglierà sempre più ciò che corrisponde al massimo al Vangelo di Matteo. Verrà un tempo in cui sempre più si farà notare che non si può comprendere nulla degli eventi sovraumani che si sono svolti nel battesimo di Giovanni, come li abbiamo narrati. Questo è qualcosa che per molti uomini si trova ancora nel futuro. Viviamo nel tempo in cui quello che nel trentesimo anno della sua vita ha accolto il Cristo, sempre più — anche come ricercatore di religione — sarà fatto il «semplice uomo di Nazareth». Gli uomini che questo vogliono, per cui il più importante è l’uomo semplice di Nazareth, che pongono minore valore sul Cristo che sul grande iniziato, che vogliono Gesù di Nazareth, costoro troveranno il Vangelo di Matteo — almeno nel significato — particolarmente importante. Un’epoca che pensa materialisticamente può dire: apriamo il Vangelo di Matteo, e così troviamo lì una genealogia, una tavola genealogica, dove ci si mostra la serie degli antenati di Gesù di Nazareth; va da Abramo giù attraverso tre volte quattordici generazioni fino a Giuseppe. E come si dice: Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe e così via, così va fino a Giuseppe e Gesù di Nazareth. E sta lì per la ragione di chiarire che si può condurre la linea fisica della stirpe, la linea di ereditarietà fisica di quel corpo in cui Gesù di Nazareth secondo la sua individualità è stato partorito, su fino ad Abramo.

Lasciate perdere Giuseppe, e questa tavola genealogica non ha il minimo significato. Parlate di una nascita sovrumana davanti a questa tavola genealogica, e allora essa cessa di avere il minimo significato. Poiché perché dovrebbe sforzarsi lo scriba del Vangelo di Matteo di disegnare una tavola genealogica attraverso tre volte quattordici generazioni, se poi volesse dire: Gesù di Nazareth non discende fisicamente, secondo la carne, da Giuseppe! — Si può comprendere il Vangelo di Matteo soltanto nell’enfasi che l’individualità era stata partorita in un corpo che veramente discendeva attraverso Giuseppe da Abramo. Era l’intenzione che questa tavola genealogica dicesse: no, Giuseppe non può essere lasciato perdere nel significato del Vangelo di Matteo! — Perciò Giuseppe non può essere lasciato perdere da coloro che non possono comprendere la nascita sovrumana nel significato del battesimo di Giovanni.

Ma il Vangelo di Matteo era originariamente scritto in una comunità in cui il valore principale non era posto sul Cristo, bensì su quella individualità che nella persona dell’iniziato Gesù di Nazareth stava davanti al mondo. Alla base del Vangelo di Matteo c’è ciò che i gnostici ebionitici conoscevano come documento di iniziazione, e a tale scritto come suo fondamento risale il Vangelo di Matteo. Lì il valore era posto sull’iniziato Gesù di Nazareth, e tutto il resto diviene ancora molto più chiaro dal fatto che sta nel Vangelo ebionitico. Ma proprio nel Vangelo di Matteo è data quella disposizione d’animo che non si deve proprio leggere — poiché in verità non è in esso — ma la si può leggere: si può leggere il Vangelo di Matteo così che si dice: noi non abbiamo a che fare in esso con una nascita sovrumana. — Eppure ancora una volta sarà data la possibilità di trovare ciò che è rappresentato nel Vangelo di Matteo come simbolo per un Dio che si chiama così, che come Dio in verità è soltanto un uomo, anche se Matteo non l’intende così. Ma coloro che oggi si basano su Matteo e sempre più si baseranno, l’interpreteranno così.

Affinché nessun uomo che voglia avvicinarsi al Cristo perda la possibilità di avvicinarsi a lui, è anche provveduto che gli uomini che non possono elevarsi da Gesù al Cristo, abbiano nel Vangelo di Matteo uno dei gradini attraverso cui possono elevarsi a Gesù di Nazareth.

Però la ricerca dello spirito è chiamata a condurre gli uomini verso la comprensione del Vangelo dei Vangeli, verso il Vangelo di Giovanni. Ogni altro Vangelo è da considerarsi come un completamento del Vangelo di Giovanni. E i fondamenti di tutti gli altri Vangeli si trovano nel Vangelo di Giovanni. Comprendiamo perciò gli altri Vangeli veramente bene quando li consideriamo sulla base del fondamento del Vangelo di Giovanni.

La considerazione del Vangelo di Giovanni condurrà gli uomini a comprendere, nel senso più ampio, ciò che è accaduto sul Golgota; a comprendere attraverso quale mistero la morte all’interno dello sviluppo dell’umanità nella forma che è la sua forma falsa è stata refutata. E gli uomini impareranno a comprendere come attraverso l’atto del Golgota non soltanto è stato mostrato per la conoscenza che la morte in verità è fonte di vita, bensì come è stato effettuato che all’uomo diventa possibile una relazione alla morte che lo conduce a formare il suo proprio essere sempre più vitale e vitale, finché finalmente diviene tutto vitale, cioè può risorgere da ogni morte, — finché ha vinto la morte. Questo è ciò che si rivelò a Paolo quando vide il Cristo vivente davanti a Damasco, quando sapeva: il Cristo vive! — quando guardò attraverso il suo occhio divenuto chiaroveggente in quello che era l’ambiente terrestre spirituale, e ora come un iniziato dell’Antico Testamento sapeva: prima la Terra era senza una certa luce. Ora vedo la luce in essa. Dunque il Cristo era lì, dunque colui che terminò sulla croce era il Cristo in Gesù di Nazareth!

Così Paolo davanti a Damasco poteva comprendere l’evento che era accaduto sul Golgota.

14°La Terra quale corpo del Cristo. L'iniziazione cristiana

Kassel, 7 Luglio 1909

Certo, all’uomo non preparato avrà potuto sembrare strano che ieri il nome dello Spirito-Padre del mondo sia stato messo in relazione con il nome della morte. Però dovete considerare che contemporaneamente è stato detto che quella forma in cui la morte si presenta all’uomo nel mondo fisico non è affatto la vera forma. E perciò anche quando il mondo sensibile esteriore ci appare pervaso dalla morte, questo mondo sensibile esteriore, proprio per essere così, perché deve apparire così pervaso dalla morte, non è una vera forma di quello che effettivamente gli sta alla base, non è la vera forma dell’entità spirituale-divina che veramente gli sta alla base. In fondo con ciò non si dice nient’altro che: l’uomo si abbandona a un’illusione, a un grande inganno, a una Maya riguardo a quello che nello spazio intorno a lui si estende per i sensi e che egli percepisce. Se riuscisse a riconoscere la vera forma, non avrebbe l’immagine sensibile, ma allora avrebbe lo spirito. Se riuscisse a riconoscere la morte nella sua vera forma, allora nella morte vedrebbe quell’espressione che il mondo sensibile deve avere affinché possa essere l’espressione dello Spirito-Padre divino.

Affinché il nostro mondo terrestre potesse venire all’esistenza, un mondo anteriore, sovraterrestre, doveva condensarsi fino alla materia fisica, fino alla sostanza fisica, nel senso terrestre. Mediante ciò il mondo esteriore poteva divenire l’espressione di un mondo divinamente-spirituale, di un tale mondo divinamente-spirituale che così ha come creature accanto a sé e fuori di sé. Tutte le formazioni anteriori della nostra esistenza cosmica erano tali che erano più o meno entro l’entità divina. Nel vecchio Saturno non c’era ancora la nostra aria, non c’era ancora la nostra acqua, non c’era ancora la nostra terra, cioè non c’erano i nostri corpi solidi. L’intero Saturno era ancora un corpo costituito solo di calore, uno spazio-di-calore era il vecchio Saturno. E tutto ciò che di esseri era presente nel Saturno era ancora nel grembo dello Spirito-Padre divino. Così era pure nel vecchio Sole, sebbene fosse già condensato fino all’aria. Questo pianeta-di-aria, il vecchio Sole, conteneva nel suo grembo, e quindi nel grembo dell’entità divinamente-spirituale, tutte le sue creature. E così era pure con il vecchio Mondo. Soltanto sulla Terra la creazione emerse dal grembo dell’entità divinamente-spirituale, divenne qualcosa accanto all’entità divinamente-spirituale. Ma a ciò che ora divenne accanto all’entità divinamente-spirituale, e che divenne anche il vestito, l’avvolgimento, la corporeità fisica dell’uomo, si tessé gradualmente entro, si innestò gradualmente tutto quello che era rimasto indietro di spiriti rimasti. Mediante ciò però non divenne una creatura così come avrebbe dovuto divenire, se fosse stata un’immagine dell’entità divinamente-spirituale. L’entità divinamente-spirituale, dopo aver portato nel suo grembo tutte le creature, il nostro odierno regno minerale, regno vegetale, regno animale e regno umano, le ha come dispiegate intorno a sé come un tappeto. E questo era un’immagine dell’entità divinamente-spirituale. Così avrebbe dovuto rimanere. Ma allora si tessé dentro tutto quello che era rimasto indietro, quello che precedentemente era stato rigettato dall’entità divinamente-spirituale. Tutto ciò si innestò entro, e così la creatura venne come offuscata, resa di minor valore di quanto altrimenti sarebbe stata.

Questo offuscamento nacque nel tempo in cui la Luna si separò dalla Terra, in quel tempo di cui abbiamo detto: se non fosse venuto nient’altro e se non fosse stata rigettata la Luna, la Terra sarebbe già allora rimasta desolata. Ma l’uomo doveva essere nutrito così da potersi conquistare la sua autonomia. Doveva quindi incarnarsi in una materia esteriore, terrestre-fisica. L’uomo dovette essere guidato dal tempo lemurico attraverso il tempo atlantico cosicché sempre più e più venisse a incarnarsi in una sostanza fisicamente-sensibile. Ma in questa sostanza fisicamente-sensibile c’era entro quello che di entità rimaste indietro era presente.

L’uomo quindi non poteva in nessun modo non incarnarsi in involucri corporei in cui erano le entità rimaste indietro.

C’erano certi esseri nel tempo atlantico; questi erano allora compagni degli uomini. L’uomo stesso nel tempo atlantico era ancora in una materia morbida. Quello che oggi è la carne umana non era ancora così come oggi. Se nell’antica Atlantide, dove l’aria era completamente riempita da dense, pesanti masse di nebbia acquosa, e dove l’uomo era un essere acquatico, si fosse guardato l’uomo, si sarebbe potuto dire: egli era costituito così simile a certi animali gelatinosi nei mari d’acqua, che si riescono appena a distinguere dall’acqua circostante. Così era costituito l’uomo. Tutti gli organi erano già predisposti. Ma soltanto gradualmente si indurirono gli organi, soltanto gradualmente l’uomo acquistò le ossa e così via. Quindi le sottili predisposizioni materiali erano presenti, ma si indurirono soltanto nel corso del tempo.

Nel primo tempo dello sviluppo atlantico c’erano ancora esseri che erano compagni dell’uomo, in quanto l’uomo allora era chiaroveggente e poteva anche vedere quegli esseri che propriamente avevano fissato la loro dimora nel Sole, ma che gli si mostravano nei raggi del Sole. Infatti non soltanto una luce solare fisica veniva incontro all’uomo: nei raggi solari fisici venivano incontro all’uomo esseri che l’uomo vedeva. E quando l’uomo stesso era in uno stato che potrebbe paragonarsi al sonno, poteva allora dire: adesso sono uscito dal mio corpo e sono nella sfera dove vagano gli esseri solari.

Poi però venne il tempo, verso la metà e l’ultimo terzo del tempo atlantico, quando la Terra nella sua materia fisica diventava sempre più densa, e quando l’uomo acquistò la predisposizione a sviluppare l’autocoscienza. Allora per l’uomo non c’erano più tali esseri da vedere. Allora dovevano ritirarsi dalla Terra, dalla vista che l’uomo poteva avere sulla Terra. Sempre più potentemente lo tirava giù fino alla materia densa l’influsso luciferino. Allora divenne possibile a un’entità che deve essere chiamata un’entità-di-Lucifero di annidarsi così nel corpo astrale umano che l’uomo sempre più scendesse verso un denso corpo fisico. Gli esseri però che precedentemente erano suoi compagni allora si sollevarono sempre più in alto. Questi dissero: noi non vogliamo avere nulla a che fare con gli esseri che sono rimasti indietro! — Si liberarono da loro. Nel corpo astrale umano entrarono gli esseri luciferini. Gli esseri più elevati però se ne liberarono, li scacciarono giù, dicendo: voi non dovete salire più oltre con noi, dovete vedere come andate avanti quaggiù!

Uno di questi esseri è rappresentato in Michele, che scacciò giù gli esseri luciferini nell’abisso, così che si mossero nella sfera della Terra. E nell’entità astrale degli uomini cercavano lì di esercitare la loro azione. E il luogo di questi esseri non era più il « Cielo ». Quegli esseri il cui palcoscenico si trovava nel Cielo, li scacciarono giù sulla Terra. Tutto il male, tutto ciò che è cattivo ha però il suo bene ed è cofondato nella saggezza del mondo. Questi esseri dovevano rimanere indietro nel mondo affinché tirassero giù l’uomo nella materia fisica, entro cui poteva imparare soltanto a dire « Io » a se stesso, affinché potesse sviluppare la sua autocoscienza. Senza l’intreccio con la Maya l’uomo non avrebbe imparato a dire « Io » a se stesso. Ma l’uomo sarebbe perito nell’illusione se fosse riuscito all’illusione e ai suoi poteri — Lucifero-Ahriman — di tenere l’uomo entro l’illusione.

Devo ora però esprimere qualcosa che vi prego — vorrei dire — di ascoltare con tutta la cautela della conoscenza. Poiché soltanto allora, quando vi educherete ulteriormente questi pensieri e li prendete certo alla lettera, ma non nel senso come un’opinione materialistica è solita prendere alla lettera le cose, li comprenderete giustamente.

Che cosa intendevano gli esseri luciferici-ahrimanici con il mondo fisico? Che cosa volevano con tutti gli esseri che sono ora nel mondo, e su cui potevano agire, dopo che si erano una volta uniti con lo sviluppo umano nel tempo atlantico?

Questi esseri — Lucifero-Ahriman — non volevano niente di meno che mantenere tutte le entità che sono sulla Terra, nella forma come sono intessute nella densa materia fisica. Se per esempio una pianta cresce, emerge dalla sua radice, spinge foglia dopo foglia verso l’alto fino al fiore, allora Lucifero-Ahriman hanno l’intenzione di portare avanti questo crescere e svilupparsi sempre più e più, cioè di far assomigliare questa entità che si sviluppa così al corpo fisico, di mantenerla così come è, e così di strapparla al mondo spirituale. Poiché se riuscisse loro di far assomigliare questa entità del mondo spirituale alla forma fisica, così si strapperebbero il Cielo dalla Terra. E anche con tutti gli animali gli esseri luciferici-ahrimanici hanno la tendenza di renderli simili al corpo in cui si trovano, e di fargli dimenticare la loro origine divina-spirituale entro la materia. E così pure con l’uomo.

Affinché ciò non potesse accadere, venne lo Spirito-Padre divinamente-spirituale e disse: certo gli esseri della Terra nella loro vetta, nell’uomo, si sono conquistati il conoscere esteriore nell’Io; ma la vita non possiamo ora affidargliela! Poiché la vita sarebbe plasmata cosicché le entità in questa vita sarebbero strappate dalla loro radice divinamente-spirituale; l’uomo si innesterebbe nel corpo fisico e per l’eternità dimenticherebbe la sua origine divinamente-spirituale. — Soltanto mediante questo lo Spirito-Padre divino poteva salvare la memoria dell’origine divina, donando a tutto quello che si protendeva verso la materia il beneficio della morte. Così era possibile che la pianta, quando cresce, spinga verso l’alto fino al momento in cui interviene la fecondazione — e in quello stesso momento la forma vegetale si avvizzisce, una nuova forma vegetale emerge dal seme. Mediante ciò però, quando la pianta entra nel seme, essa si trova per un momento nel mondo divinamente-spirituale e viene rinfrescata dal mondo divinamente-spirituale. E così è particolarmente per l’uomo. L’uomo sarebbe incatenato alla Terra e dimenticherebbe la sua origine spirituale-divina, se non fosse stata diffusa la morte sulla Terra, se l’uomo non ricevesse continuamente nuove sorgenti di forza fra la morte e la nuova nascita, affinché non dimentichi la sua origine divinamente-spirituale.

La morte, se l’esaminiamo, dov’è sulla Terra? Chiediamo a un qualche essere che come pianta ci rallegra. Un essere che ci rallegra gli occhi con magnifici fiori vegetali — in alcuni mesi non c’è più. La morte è venuta su di esso. Guardiamo un animale che per esempio ci è fedele, o un qualche altro animale: in breve tempo non sarà più. La morte è venuta su di esso. Guardiamo un uomo come si trova nel mondo fisico: dopo un po’ di tempo la morte è venuta su di lui. Non sarà più, poiché se fosse ancora, dimenticherebbe la sua origine divinamente-spirituale. Guardiamo una montagna. Verrà un tempo in cui l’attività vulcanica della nostra Terra avrà inghiottito la montagna: la morte è passata su di essa. Guardiamo quello che vogliamo: non c’è nulla a cui non sia intessuta la morte. Tutto sulla Terra è immerso nella morte!

Così la morte è il benevolo strappatore da un’esistenza che porterebbe completamente l’uomo fuori dal mondo divinamente-spirituale. Ma questo uomo doveva venire nel mondo fisicamente-sensibile. Poiché soltanto nel mondo fisicamente-sensibile era per lui possibile conquistarsi l’autocoscienza, la sua umanità-Io. Se dovesse sempre passare attraverso la morte, senza potere portar via nulla da questo regno della morte, potrebbe certamente ritornare nel mondo divinamente-spirituale, ma incosciente, senza Io. Deve portare con sé l’Io nel mondo divinamente-spirituale. Deve perciò potere fecondare il regno terrestre, a cui è completamente intessuta la morte, cosicché la morte diventi il seme per un Io nell’Eterno, nello Spirituale.

Ma questa possibilità, che la morte, che altrimenti sarebbe distruzione, sia trasformata nel seme per l’Io eterno, è stata data dall’Impulso del Cristo. A Golgota è stata posta dinanzi all’umanità per la prima volta la vera forma della morte. E per il fatto che si è unito con la morte il Cristo, l’immagine dello Spirito-Padre, il Figlio dello Spirito-Padre, mediante ciò la morte a Golgota è diventata l’inizio di una nuova vita e, come abbiamo visto ieri, di un nuovo Sole. E ora in verità tutto quello che precedentemente era come il tempo di apprendistato dell’uomo, dopo che l’uomo si è conquistato un Io per l’eternità, tutto il precedente può scomparire, e l’uomo può procedere nel futuro con il suo Io salvato, che diventerà sempre più e più un’immagine dell’Io-del-Cristo.

Prendiamo come esempio per quello che è stato appena detto un candelabro a sette bracci acceso gradualmente e consideriamo la prima fiamma della sua settemplicità come un simbolo per il primo tempo dello sviluppo umano, lo sviluppo saturnino. Ogni sviluppo procede in sette minori suddivisioni. Così abbiamo nella prima fiamma della settemplicità del candelabro un simbolo per le forze che sono fluide all’uomo durante il tempo saturnino. Andiamo alla seconda fiamma entro la settemplicità di questo candelabro, e così abbiamo in essa un simbolo per le forze che dal vecchio sviluppo solare sono fluide all’uomo. Nello stesso modo abbiamo nella terza fiamma della settemplicità un simbolo per le forze che all’uomo sono fluide nel corso del vecchio tempo lunare. E nella quarta abbiamo un simbolo per tutto quello che all’uomo è fluito dallo sviluppo terrestre. Pensiamo ora che la luce di mezzo sia accesa brillantemente, le seguenti ancora brucino in fiamme scure: là, dove c’è la luce di mezzo, è il momento in cui la luce-del-Cristo è entrata nello sviluppo. Giammai potrebbero accendersi gli altri lumi, giammai potrebbero venire i tempi seguenti dello sviluppo, se l’Impulso del Cristo non fosse entrato nello sviluppo dell’umanità. Scuri sono ancora oggi. Se ora volessimo rappresentare simbolicamente nello stesso modo lo sviluppo futuro, allora dovremmo, mentre il prossimo lume dopo quello di mezzo si accende e diventa sempre più luminoso, lasciar crepuscolare il primo lume. Mentre il prossimo si accende, dovremmo lasciar crepuscolare il secondo e così via. Poiché qui è l’inizio di un nuovo sviluppo-solare! E quando i lumi fino all’ultimo arderanno, allora potremo vedere i primi spegnersi, perché i loro frutti sono fluiti negli ultimi lumi, sono passati nel futuro.

Così avete uno sviluppo nel passato che ha ricevuto le sue forze dallo Spirito-Padre. Se lo Spirito-Padre continuasse ad agire così, allora i lumi dovrebbero tutti gradualmente spegnersi, perché Lucifero-Ahriman si è intessuto. Ma per il fatto che è venuto l’Impulso del Cristo, ora una nuova luce s’illumina. Un nuovo Sole del mondo comincia.

Sì, la morte doveva essere intessuta a tutto l’essere naturale, perché a essa è intessuto Lucifero-Ahriman. E senza Lucifero-Ahriman l’umanità non sarebbe venuta all’autonomia. Ma soltanto con Lucifero-Ahriman l’autonomia sarebbe diventata sempre più forte e avrebbe infine causato l’oblio dell’origine divinamente-spirituale. Perciò doveva perfino al nostro corpo essere mescolata la morte. Non potremmo nemmeno portare con noi l’Io nell’eternità, se non fosse mescolato alla morte l’espressione esteriore dell’Io, che risiede nel sangue. Abbiamo in noi un sangue della vita: il flusso di sangue rosso. E abbiamo in noi un sangue della morte: il sangue blu. In ogni istante deve, affinché il nostro Io possa vivere, la vita che scorre nel sangue rosso essere uccisa nel sangue blu. Se non fosse uccisa, l’uomo perirebbe nella vita così da dimenticare la sua origine divinamente-spirituale. L’esoterismo occidentale ha un simbolo per questi due tipi di sangue, due colonne, una rossa e una blu: l’una simboleggiando una vita che fluisce dallo Spirito-Padre divino, ma nella forma dove perderebbe se stessa; l’altra la distruzione di quella stessa. La morte è la più forte, la più vigorosa, quella che causa la distruzione di ciò che altrimenti perirebbe in se stesso. Ma distruzione di ciò che altrimenti perirebbe significa chiamare alla Risurrezione!

Così vedete come attraverso una giusta interpretazione del Vangelo di Giovanni guardiamo dentro il significato di tutta la vita. Quello che abbiamo conquistato ieri e oggi non è dunque nient’altro che nel momento dello sviluppo della nostra epoca, in cui la cronologia cristiana comincia con un nuovo « 1 », qualcosa è avvenuto che per tutto lo sviluppo terrestre e, nella misura in cui lo sviluppo cosmico è collegato con la Terra, anche per lo sviluppo cosmico è di massima importanza. Sì, con l’evento di Golgota è stato creato un nuovo centro. Con la Terra è allora unito il Cristo-Spirito. Gradualmente è venuto più vicino, e da allora è nella Terra. E si tratta di questo, che gli uomini imparino a riconoscere che lo Spirito-Cristo è stato nella Terra da allora, che in ogni prodotto della Terra è lo Spirito-Cristo, e che riconoscano tutto dal punto di vista della morte, quando non scorgono in esso lo Spirito-Cristo, mentre tutto riconoscano dal punto di vista della vita, quando scorgono in esso lo Spirito-Cristo.

Noi siamo soltanto all’inizio di quello sviluppo che è lo sviluppo cristiano. Il futuro di questo sviluppo consiste nel fatto che vediamo nella Terra intera il corpo del Cristo. Poiché il Cristo da allora è entrato nella Terra, ha creato nella Terra un nuovo centro di luce e permea la Terra, brilla nel mondo ed è eternamente intessuto nell’aura terrestre. Perciò vediamo la Terra oggi senza lo Spirito-Cristo che le sta alla base, vediamo il marcescente, il putrido della Terra, il cadavere terrestre in decomposizione. Vediamo la Terra spezzata in ancora così tante piccole particelle, vediamo, se non comprendiamo il Cristo, il cadavere terrestre in decomposizione. Dappertutto, dove vediamo soltanto sostanze, vediamo l’untruth.

Così non trovate la verità, se studiate l’uomo della Terra; studiate soltanto il suo cadavere in decomposizione. Se studiate il suo cadavere, allora potete conseguentemente giudicare gli elementi della Terra soltanto così che diciate: « La Terra è costituita da atomi-di-materia » — indifferentemente, se siano atomi spazialmente estesi o centri di forza, non importa. Se vediamo atomi di cui si suppone che costituiscano la nostra Terra, vediamo il cadavere terrestre, quello che si decompone continuamente, e che una volta non sarà più quando la Terra non sarà più. E la Terra si dissolve. Allora soltanto riconosciamo la verità, quando vediamo in ogni atomo una parte dello Spirito-Cristo che da allora è in esso. Di che cosa è costituita la Terra, da quando lo Spirito-Cristo l’ha permeata? Fino all’atomo la Terra è costituita di vita, da quando il Cristo l’ha permeata! Ogni atomo ha soltanto per questo un valore e può soltanto essere così riconosciuto, che vediate in esso un involucro che racchiude uno Spirituale. E questo Spirituale è una parte del Cristo.

Prendete ora qualsiasi cosa della Terra. Quando la riconoscete giustamente? Quando dite: « Questa è una parte del corpo del Cristo! » Che cosa poteva dire il Cristo a coloro che potevano riconoscerlo? Nel momento in cui spezzava loro il pane, che viene dal grano della Terra, il Cristo poteva dire: « Questo è il mio corpo! » Che cosa poteva dir loro nel momento in cui dava loro il succo della vite, che viene dal succo delle piante? — « Questo è il mio sangue! » Perché è diventato l’anima della Terra, poteva dire a quello che è saldo: « Questo è la mia carne » e al succo vegetale: « Questo è il mio sangue », come voi dite della vostra carne: Questa è la mia carne, e del vostro sangue: Questo è il mio sangue. — E quegli uomini che sono capaci di afferrare il giusto significato di queste parole del Cristo, costoro si fanno immagini-di-pensiero che attirano nel pane e nel succo della vite il corpo e il sangue del Cristo, che attirano lo Spirito-Cristo in esso. E si uniscono con lo Spirito-Cristo.

Così dal simbolo della Cena diventa una realtà. Senza il pensiero che si attacca al Cristo nel cuore umano, nessuna forza di attrazione può svilupparsi verso lo Spirito-Cristo durante la Cena. Ma attraverso questa forma di pensiero tale forza di attrazione si sviluppa. E così per tutti coloro che hanno bisogno del simbolo esteriore per compiere un atto spirituale, cioè l’unione con il Cristo, la Cena sarà la via, la via fino al punto in cui la loro forza interiore è così forte, dove sono così pervasi dal Cristo, che possono unirsi con il Cristo senza la mediazione fisica esteriore. La scuola preparatoria per l’unione mistica con il Cristo è la Cena — la scuola preparatoria. Così dobbiamo comprendere queste cose. E così come tutto si sviluppa dal fisico allo spirituale verso l’alto sotto l’influsso cristiano, così prima sotto l’influsso del Cristo devono svilupparsi le cose che erano prima come un ponte: dal fisico allo spirituale deve svilupparsi la Cena, per condurre all’effettiva unione con il Cristo. — Su queste cose si può soltanto parlare per accenni, poiché soltanto se sono accolte nella loro piena dignità sacra, saranno comprese nel vero senso.

Che per l’evento di Golgota il Cristo sia stato presso la Terra da allora, questo riconoscere era un compito per gli uomini. Dovevano riconoscerlo sempre più e nella conoscenza lasciarsi permeare sempre più da esso.

Ma per questo aveva bisogno di un mediatore. E uno dei primi grandi mediatori era colui che era diventato da Saulo un Paolo. Che cosa poteva sapere Saulo, dato che era una specie di iniziato ebraico? Pressappoco nelle seguenti parole possiamo esprimere quello che Saulo poteva sapere.

Sapeva quello che era proprietà della dottrina segreta ebraica. Quello che Zoroastro aveva visto come Ahura Mazdao, quello che Mosè aveva visto nel roveto ardente e nel tuono e fulmine sul Sinai come « ehjeh asher ehjeh », come Jahvè o Jahvè, quello, lo sapeva, era venuto sulla Terra, si era avvicinato e una volta sarebbe stato in un corpo umano e in questo corpo umano avrebbe causato che la Terra sperimentasse un rinnovamento. Ma allora era sotto l’impressione del giudizio del suo tempo e delle leggi ebraiche. L’evento di Golgota l’ha vissuto. Ma non poteva dirsi che colui che era finito sulla croce era il portatore del Cristo. Gli eventi che aveva sperimentato e vissuto non potevano dargli la convinzione che colui che doveva aspettare secondo l’iniziazione ebraica, era incarnato in Gesù di Nazareth.

Che cosa doveva allora esperire affinché potesse farsi la convinzione che a Golgota nel corpo morente di Gesù di Nazareth era realmente lo Spirito-Cristo immortale?

Sapeva dalla sua iniziazione ebraica: se lo Spirito-Cristo è stato in un corpo umano e questo corpo umano è morto, allora lo Spirito-Cristo deve essere presente nell’aura terrestre. Allora deve essere possibile a colui che stesso può guardare con occhio spirituale nell’aura terrestre che il Cristo gli diventi visibile. Questo lo sapeva. Soltanto non era ancora diventato capace di guardare nell’aura terrestre. Era certo un iniziato nella saggezza, ma non un chiaroveggente. Ma aveva una precondizione per diventare chiaroveggente in un modo anomalo, e questa precondizione l’esprime lui stesso. L’esprime cosicché la designa come una grazia che gli è stata conferita dall’alto: dice di se stesso che è una nascita prematura, che è consuetamente tradotta con « una nascita intempestiva ». Non è stato completo nel grembo materno; è disceso dal mondo spirituale al mondo fisico, mentre non era ancora completamente immerso in tutti gli elementi dell’esistenza terrestre. Prima di quanto altrimenti ci si distacca da quelle connessioni, in cui si appartiene ancora incoscientemente ai poteri spirituali, è venuto nel mondo. L’evento di Damasco divenne possibile per il fatto che l’occhio spirituale gli è stato aperto come una nascita che è venuta nel mondo fuori tempo. Così come una nascita prematura gli è stato aperto l’occhio spirituale; egli guardò nell’aura terrestre e vide che il Cristo era lì dentro. Così doveva il momento, in cui questo Cristo aveva percorso un corpo umano fisico, esser già stato. La prova gli è stata fornita che il Cristo era morto sulla croce. Poiché colui di cui sapeva che avrebbe superato la morte sulla Terra gli si era manifestato come spiritualmente vivo. L’evento di Golgota ora lo conosceva nel suo significato. Sapeva: il Cristo è resuscitato!

Poiché colui che aveva visto, non poteva precedentemente essere visto nell’aura terrestre. Ora comprendeva le parole:

« Ti sarà duro ricalcitrare contro il pungolo. » (At. 26,14)

Qual è il pungolo? Paolo l’ha espresso lui stesso: « O morte, dov’è il tuo pungolo? » (1 Cor. 15,55). Invano ricalcitrerai contro il pungolo. Poiché se lo facessi, riconosceresti soltanto la morte. Ma ora non puoi più ricalcitrare contro la morte, poiché hai visto colui che ha superato la morte.

Mediante ciò Paolo divenne quel proclamatore del Cristianesimo che soprattutto proclamò il Cristo vivente, il Cristo spiritualmente vivente.

Come il Cristo era visibile nell’aura terrestre? Per il fatto che nel Cristo Gesù, come primo impulso dello sviluppo terrestre nel futuro, per la prima volta il corpo eterico era completamente permeato dal Cristo. Naturalmente il corpo eterico di Gesù di Nazareth era completamente permeato dal Cristo. Perciò era tale un corpo eterico che completamente controllava il corpo fisico, e che per il fatto che era completamente signore del corpo fisico, dopo la morte poteva ripristinare il corpo fisico, cioè poteva apparire in tale apparizione che tutto quello che era nel corpo fisico era di nuovo lì, ma dalla forza del corpo eterico. Quando perciò il Cristo dopo la morte è stato visto, era il corpo eterico del Cristo. Ma per coloro che erano capaci, mediante la forza che avevano conquistato attraverso gli eventi, di riconoscere non soltanto un corpo fisicamente-sensibile come un corpo reale, ma anche un corpo eterico con tutte le apparizioni del corpo fisico, per loro il Cristo era resuscitato come qualcuno di corporale. Ed era realmente.

Ma anche nel Vangelo ci è detto che l’uomo, quando è progredito così che il corruttibile sviluppa un incorruttibile, ha allora anche una visione più elevata. E anche ci è detto che quegli uomini che si erano già allora sviluppati fino a una visione più elevata, potevano riconoscere il Cristo. Ci è detto chiaramente abbastanza, soltanto gli uomini non hanno la volontà di leggere realmente quello che sta nel Vangelo. Prendete per esempio la prima apparizione del Cristo dopo la morte. Lì si legge:

« Maria però stava fuori presso il sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro E vide due angeli in bianchi vestimenti sedere, uno al capo e uno ai piedi, là dove era stato riposto il corpo di Gesù. E quelli le dissero: Donna, perché piangi? Ella rispose loro: Hanno portato via il mio Signore, e non so dove l’hanno deposto. Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì, ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: Donna, perché piangi? Chi cerchi? Ella, pensando che fosse l’ortolano, gli disse: Signore, se tu l’hai portato via, dimmi dove l’hai deposto, e io l'andrò a prendere. Le disse Gesù: Maria! Allora ella si voltò e gli disse: Rabbunì! che significa: Maestro! » (20, 11-16)

Ora rappresentatevi una cosa: avete visto qualcuno un paio di giorni fa, e lo vedete di nuovo un paio di giorni dopo. Osate dirmi che non lo riconoscete? Osate dirmi che gli chiedete se fosse l’ortolano, e dove effettivamente fosse stato deposto, quando lo vedete voi stessi? Ma questo dovete attribuirlo a Maria, o a colei che qui è designata come Maria, se volete assumervi che ogni occhio fisico avrebbe riconosciuto il Cristo e l’avrebbe visto nello stesso modo in cui l’occhio fisico l’aveva visto prima. Leggete i Vangeli secondo lo spirito!

Per prima cosa doveva la sacra forza delle parole come forza entrare nella donna. Era necessario! Allora in lei si levò l’eco delle parole, e queste accesero di nuovo tutto quello che aveva visto prima. E questo rese adesso il suo occhio spirituale capace di vedere il Risorto. — Non ci dice lo stesso anche Paolo?

In Paolo non dubiterete mai che abbia visto il Cristo attraverso il suo occhio spirituale, quando questo Cristo era di nuovo soltanto nelle altezze dello spirituale, nell’aura terrestre. Ma che cosa dice Paolo? Come prova che il Cristo vive, adduce che è apparso. E adduce come apparizioni equivalenti per primo,

« …che è stato visto da Cefa, poi dai dodici. Poi è stato visto da più di cinquecento fratelli in una volta, di cui molti vivono ancora, e alcuni si sono addormentati. Poi è stato visto da Giacomo, poi da tutti gli apostoli. Ultimo di tutti è stato visto anche da me, come da un aborto. Poiché io sono il minimo degli apostoli e non sono degno d’essere chiamato apostolo. » (1 Cor. 15, 5-9)

Pone le apparizioni che gli altri avevano avuto completamente uguali alla sua, che era possibile all’occhio spirituale. Perciò Paolo dice letteralmente: « Come ho visto il Cristo, così l’hanno visto anche gli altri. » Attraverso quello che hanno sperimentato, dice Paolo, in loro è stata accesa la forza di vedere il Cristo come un Risorto.

Ora comprendiamo che cosa Paolo intende. E la visione di Paolo è tale che è immediatamente riconosciuta come l’antroposoficamente-spirituale, cioè ci dice: esiste un mondo spirituale. Se consideriamo questo mondo spirituale con l’impulso che ci è dato dalla forza-del-Cristo, penetriamo cosicché in questo mondo spirituale troviamo anche il Cristo stesso, colui che è passato attraverso l’evento di Golgota. — Questo è quello che voleva dire. E l’uomo può, particolarmente attraverso quello che si chiama « iniziazione cristiana », gradualmente, con pazienza e perseveranza diventare un seguace di Paolo, appropriarsi gradualmente lui stesso le capacità per guardare dentro il mondo spirituale e contemplare il Cristo da spirituale viso a spirituale viso.

Ho in altri discorsi spesso esposto i gradini iniziali attraverso cui arriviamo a contemplare l’essenza-del-Cristo stessa. Lì lo studente deve rivivere quello che ci è prescritto nel Vangelo di Giovanni. Soltanto nei più brevi contorni sia nel contesto accennato come l’uomo può svilupparsi verso l’alto nel mondo spirituale in cui la luce del Cristo da allora dell’evento di Golgota è stata accesa, quando l’uomo si decide a percorrere una certa scala di sentimenti.

Il primo è che l’uomo si dica: guardo la pianta. Essa cresce dal suolo terrestre minerale, cresce e fiorisce. Ma se la pianta potesse sviluppare coscienza come l’uomo, dovrebbe guardare giù verso il regno della pietra, verso la terra minerale, da cui emerge, e dovrebbe dire: tu pietra sei un essere inferiore fra gli attuali esseri della natura rispetto a me, ma senza di te, regno inferiore, non posso sussistere! E così pure se l’animale si avvicinasse alla pianta e potesse sentire come ha la pianta come base della sua esistenza, dovrebbe dirsi: io come animale sono un essere più elevato di te, pianta, ma senza di te, pianta, non potrei essere! E in umiltà dovrebbe l’animale inchinarsi alla pianta e dire: a te, pianta inferiore, devo la mia esistenza! — E nel regno umano dovrebbe essere così: chiunque sia salito più in alto sulla scala dovrebbe guardare giù in relazione spirituale a colui che sta sotto di lui e dire: voi appartenete certo a un mondo inferiore, ma come la pianta si inchina alla pietra, l’animale alla pianta, così l’uomo su un grado più elevato dovrebbe dire: a te, inferiore, devo la mia esistenza!

Poi, se l’uomo per settimane e mesi, forse per anni attraverso la guida del suo insegnante appropriato si immerge completamente in tali sentimenti di umiltà universale, allora arriva così lontano che sa che cosa significa il « lavaggio dei piedi ». Poiché davanti a lui sta una visione immediatamente spirituale di quello che il Cristo ha fatto quando come l’essere più elevato si è inginocchiato davanti ai Dodici e ha lavato loro i piedi. E l’intero significato di questo evento allora sorge davanti allo studente come una visione, così che sa che questo evento del lavaggio dei piedi ha avuto luogo. Il nesso di conoscenza lo conduce così che non ha più bisogno di un’ulteriore prova, ma ora guarda direttamente nel mondo spirituale e vede il Cristo nella scena del lavaggio dei piedi.

Poi un tale uomo può essere guidato dall’insegnante affinché abbia la forza di dire: soffrirò nel mondo tutte le sofferenze e i dolori che possono venirmi incontro, stoicamente e non mi lamenterò. Mi temprerò così che tali sofferenze e dolori non siano più sofferenze e dolori per me, ma sappia: questi sono necessità nel mondo! Se l’uomo è allora diventato abbastanza fermo nell’anima, allora dall’osservazione nella sua anima germoglia il sentimento della « flagellazione », e l’uomo sente spiritualmente in se stesso la flagellazione. Ma questo apre il suo occhio spirituale per contemplare la flagellazione come è descritta nel Vangelo di Giovanni.

Poi l’uomo è guidato a sviluppare quella forza che è ancora un gradino più elevato, dove non è soltanto capace di soffrire sofferenze e dolori da tutto il mondo, ma si dice: io ho un Sacro per cui mi impegno completamente come persona. Che il mondo intero mi sommerga di scherno e di disprezzo, questo è per me il Sacro. Scherno e disprezzo da tutti i lati non mi fermeranno da questo Sacro, anche se sto solo. Io mi batto per esso! Allora l’uomo sperimenta in se stesso spiritualmente l’« incoronazione-di-spine ». E senza un documento storico il suo occhio spirituale gli media la scena nel Vangelo di Giovanni che è descritta come l’incoronazione di spine.

Quando allora l’uomo sotto appropriata guida arriva al punto che il suo essere fisico considera completamente diversamente da come lo considerava prima, quando impara a considerare il suo proprio corpo come qualcosa che porta esternamente; quando è diventato per lui un sentimento e una sensazione ovvii dire: io porto come uno strumento esteriore il mio corpo fisico attraverso il mondo! — allora è arrivato al quarto grado dell’iniziazione cristiana, alla « portazione-della-croce ». Non è diventato per questo un asceta debole; ma allora impariamo a maneggiare quello che abbiamo come strumento fisico molto più fortemente di prima. Se avete imparato a considerare il corpo come qualcosa che portate, allora siete arrivati al quarto grado dell’iniziazione cristiana, che si chiama la portazione della croce. E allora vi conquistate la conoscenza di contemplare spiritualmente quella scena in cui il Cristo portava la sua croce sulla schiena, come avete imparato attraverso la vostra accresciuta forza d’anima a portare il vostro corpo come un legno.

Poi però entra qualcosa che deve essere considerato un quinto grado dell’iniziazione cristiana, che si chiama la « morte mistica ». Lì mediante la nostra maturazione interiore tutto quello che ci circonda appare, il mondo intero fisicamente-sensibile, come estinto. L’oscurità è intorno a noi. E allora entra un momento come se questa oscurità fosse strappata in mezzo come un velo, e vediamo dietro questo mondo fisico, nel mondo spirituale. Durante questo momento però entra ancora qualcos’altro. Abbiamo ora appreso tutto quello che è peccato e male nella sua vera forma, cioè abbiamo imparato a questo grado quello che è la « discesa nell’inferno ».

Poi impariamo non soltanto a considerare il nostro corpo come qualcosa di estraneo, ma tutto il resto ugualmente come appartenente a noi come il nostro corpo — tutto quello che è sulla Terra ugualmente come appartenente a noi come lo si faceva una volta nell’antica chiaroveggenza. E anche le sofferenze degli altri uomini impariamo, come appartenenti a un grande organismo, come appartenenti a noi. Ma allora siamo uniti con la Terra nel grado in cui lo riconosciamo. Allora sperimentiamo l’« essere riposti nella Terra », la « sepoltura ». E per il fatto che siamo uniti con la Terra, siamo anche resuscitati da essa. Poiché con ciò abbiamo assaggiato quello che significa: la Terra è in un nuovo Sole-divenire!

Per mezzo di questo quarto, quinto e sesto grado dell’iniziazione cristiana abbiamo però acquistato quello che ci abilita a vedere l’evento di Golgota nella nostra propria visione, a vivere dentro noi l’evento di Golgota. Non abbiamo allora più bisogno di un documento. Il documento ci ha servito per condurci i gradini verso l’alto.

Poi viene il settimo grado che si chiama l’« Ascensione », il rivivere nel mondo spirituale, in altre parole. Questo è quel grado di cui si può giustamente dire che non può essere espresso con una parola tratta dalla nostra lingua, che soltanto colui che è diventato capace può immaginarselo di pensare senza lo strumento del cervello. I miracoli della Risurrezione possono essere pensati soltanto da coloro che non sono più dipesi dal pensare attraverso lo strumento del cervello fisico.

Per il fatto che coloro che allora erano credenti quando l’evento di Golgota si è compiuto, erano tali che i loro occhi spirituali erano aperti e potevano vedere quello che accadde, per questo sarebbero stati capaci di vedere il Cristo così come ve l’ho descritto, cioè di vederlo quando si fosse comunicato al loro occhio spirituale aperto dentro l’aura terrestre. Così avrebbero potuto vedere il Cristo — anche se fosse rimasto in una certa relazione sempre nella stessa forma in cui era allora — se il Cristo stesso come entità spirituale non si fosse conquistato qualcosa per il fatto che ha superato la morte!

Ora arriviamo a un concetto che è certo difficile da afferrare.

L’uomo impara incessantemente mentre sviluppa sempre più e più il grado su cui si trova. Ma non soltanto l’uomo: ogni essere, dal più basso fino all’essere divino più elevato, impara mentre si sviluppa sempre più. Quello che il Cristo come entità divina ha fatto nel corpo di Gesù di Nazareth, l’abbiamo finora descritto nel suo effetto e nel suo frutto per l’umanità. Ora però ci chiediamo: ha il Cristo anche per questo sperimentato qualcosa in se stesso che l’ha condotto a un grado più elevato? Sì, l'ha fatto. Anche le entità divinamente-spirituali sperimentano qualcosa che le conduce a un grado più elevato. Ma quello che ha sperimentato, la sua salita in un mondo ancora più elevato di quello in cui era prima, l'ha fatto apparire a coloro che erano suoi compagni sulla Terra come la sua Ascensione. Perciò anche colui che vive attraverso lo strumento del cervello fisico come non iniziato, come non chiaroveggente, può comprendere, anche se non vedere lui stesso, i primi sei gradi dell’iniziazione cristiana. Ma il settimo grado, l’Ascensione, può soltanto il chiaroveggente comprendere, che non è più legato allo strumento del cervello fisico, che ha lui stesso una volta visto quello che significa pensare senza il cervello e vedere senza il cervello. Così queste cose sono collegate insieme.

Così il mondo si sviluppava nel tempo di cui abbiamo avuto la possibilità di parlare in questi nostri quattordici discorsi.

Abbiamo già visto che il Cristo aveva suggerito che in colui che era nato cieco e la cui guarigione aveva effettuato, doveva manifestarsi quello che in una vita precedente in lui aveva peccato. Così il Cristo si presentava all’umanità cosicché per quanto potesse comprendere insegnava l’idea della reincarnazione. Il Karma, il raggiungersi delle cause da un’incarnazione-di-vita a un’altra incarnazione-di-vita, questo insegnava. L’insegnava così come si insegna praticamente per la vita. Voleva dire: verrà un futuro in cui tutti gli uomini riconosceranno il Karma, in cui comprenderanno che quando l’uomo commette qualcosa di male, non ha bisogno di essere punito da un potere terrestre esteriore; poiché questo male necessariamente tira dopo di sé il compenso in questa o in un’incarnazione seguente. Ma allora abbiamo soltanto bisogno di scrivere nella grande cronaca-di-Akasha, nel mondo spirituale la sua azione. Allora non abbiamo bisogno di condannare lui come uomo, allora possiamo come uomini stare davanti a lui e possiamo consegnare quello che ha fatto alle leggi spirituali, che esso stia nel mondo spirituale; possiamo consegnare l’uomo al Karma!

« Gesù allora si recò al monte degli Ulivi. E di primo mattino andò di nuovo nel tempio, e tutto il popolo andava a lui; ed egli, sedutosi, li insegnava. E gli scribi e i farisei gli conducevano una donna sorpresa in adulterio; e, postala nel mezzo, gli dissero: Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Mosè, nella legge, ci ha ordinato di lapidare queste donne; tu dunque che dici? Dicevano questo per metterlo alla prova, allo scopo di avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. » (8, 1-6)

Che cosa ha scritto? Ha scritto nel mondo spirituale il peccato. E il peccato dal mondo spirituale troverà il suo compenso!

Ma lui li ricorda se loro stessi non sono coscienti di alcun peccato? Poiché soltanto se non avessero nulla da compensare, soltanto allora potrebbero dirsi che starebbero senza connessione con il peccato di questa donna e potrebbero giudicare su di lei. Ma così loro non sanno se loro stessi in una vita precedente hanno posto la causa per quello che ora li colpisce; loro non sanno se in vite precedenti non hanno portato questa donna a violare il matrimonio, se loro stessi in vite precedenti non hanno commesso questo peccato o non hanno posto le cause per esso. Tutto è scritto nel Karma. Gesù ha scritto sulla Terra che ha già permeato con la sua luce spirituale; ciò significa che nella Terra affida quello che dovrebbe essere il Karma per l’adultera. Voleva dire: camminate nelle vie che vi tracciò ora! Diventate tali che diciate: noi non giudichiamo, noi affidiamo quello che è nell’uomo al compenso karmico! — Se gli uomini seguono questo, allora giungono al Karma. Non è necessario insegnare il Karma come dogma. L’avete insegnato mediante l’azione. Così insegnava il Cristo.

Tali cose però poteva soltanto scrivere colui che era suo studente e suo discepolo che era stato iniziato da lui stesso: il Lazzaro-Giovanni. Perciò comprendeva anche soltanto questo studente nel giusto modo quanto agisce quando un essere si era conquistato, dalla Johannes-battesimo in avanti gradualmente nel corpo eterico essere signore del corpo fisico, di fare il corpo eterico il donatario. Perciò comprendeva anche questo scrittore del Vangelo di Giovanni che è possibile quello che esternamente appare ancora come acqua, di trasformarlo così che quando l’uomo lo beve, mediante l’assunzione negli organi umani si trasforma in vino. Perciò comprendeva che è possibile avere un piccolo numero di pesci e di pani, e mediante la forza del corpo eterico agire così che gli uomini siano saziati. Ma questo ci ha detto lo scrittore del Vangelo di Giovanni se prendiamo il Vangelo seriamente. Ci dice da qualche parte che anche soltanto i pochi pani e i pochi pesci siano stati mangiati come altrimenti si mangia fisicamente? Da nessuna parte lo dice, e se leggete tutto il Vangelo di Giovanni. Vi dice chiaramente ed esplicitamente, se soltanto prendete ogni parola letteralmente, che il Cristo spezzò il pane, che però rivolse una preghiera di ringraziamento al cielo:

« Gesù dunque prese i pani, rendé grazie e li distribuì ai discepoli, e i discepoli a coloro che stavano seduti; e lo stesso fece dei pesci, quanti ne volevano. » (6,11)

Ma il significato di queste parole, se le prendiamo nel testo originale — è male riprodotto nelle parole tedesche —, è più o meno il seguente: i discepoli diedero i pani e i pesci, e li lasciarono usare come ognuno voleva; ma nessuno voleva farne qualcosa di diverso da quello di sentire in questo momento quello che come forza emanava dal potente corpo eterico di Gesù Cristo. Nessuno voleva qualcosa di diverso. E per mezzo di che cosa furono saziati? Nel versetto 23 si legge:

« E altre barche da Tiberiade vennero al luogo dove avevano mangiato il pane per la benedizione del Signore. »

Per la preghiera del Signore avevano mangiato il pane! Avevano mangiato pane senza che si fosse compiuto l’atto fisico. E per questo il Cristo Gesù poteva interpretare in seguito quello che era accaduto quando dice: « Io sono il pane della vita! »

Che cosa dunque avevano mangiato? Avevano mangiato la forza del corpo del Cristo! Che cosa poteva avanzare? Poteva avanzare soltanto la forza del corpo del Cristo! Essa agiva così fortemente che in seguito si poteva ancora raccogliere.

Ogni corpo però consiste secondo la visione occulta di dodici membri. Si chiama il membro più elevato l’Ariete; il membro che segue il Toro; il membro dove sono le due mani i Gemelli; il petto è il Cancro; quello che è nella regione del cuore dell’uomo il Leone; quello che segue in basso nel tronco è la Vergine; allora l’anca la Bilancia; poi viene in basso lo Scorpione; poi ancora: Sagittario, coscia; Capricorno, ginocchio; Acquario, gamba, e i piedi sono i Pesci.

In dodici membri — questo è ben fondato — si divide il corpo umano. Se ora si raccoglie quello che avanza dopo che uno ha usato la forza del corpo del Cristo per la sua sazietà, allora lo si deve raccogliere in dodici misure!

« Dunque raccoglieranno i frammenti, e riempieranno dodici ceste dei frammenti dei cinque pani d’orzo, che erano avanzati a coloro che avevano mangiato. » (6, 13)

Non avevano mangiato i pani d’orzo. Avevano mangiato la forza che era emanata dal Cristo. Ed erano stati saziati mediante la forza che era emanata dal Cristo mediante il ringraziamento, mentre il Cristo aveva appellarsi a quelle sfere da cui era disceso.

Così dobbiamo comprendere l’azione del mondo spirituale nel mondo fisico. E così possiamo comprendere come i singoli eventi si pongano dentro l’evento fondamentale del Sole-divenire della Terra. Si pongono tutti dentro come potenti eventi-di-forze nel Sole-divenire della Terra. Perciò però comprenderemo anche che quello che allora come un potente impulso si è comunicato alla Terra, lentamente e gradualmente ha potuto soltanto venire agli uomini. Deve perciò lentamente e gradualmente essere insufflato all’umanità.

Come è stato accennato ieri, era per prima cosa il Vangelo di Marco appropriato a comunicare ai popoli che per questo erano maturi le grandi verità. Questo era nei primi secoli. Gli uomini dovevano conquistarsi di nuovo per propria forza da quello da cui erano emersi. Cerchiamo di renderci chiaro come l’uomo stesso è disceso da altezze divinamente-spirituali fino a un punto più profondo, in cui era subentrato nel tempo quando l’evento di Golgota causava di nuovo il tendere verso l’alto. Come un possente impulso agiva, tirandolo su di nuovo. L’uomo era disceso da altezze divinamente-spirituali, e sempre più lontano era disceso. Poi ricevette mediante l’Impulso del Cristo la forza, dopo che si era permeato con la nuova luce spirituale nata, di conquistarsi gradualmente tutto il Passato di nuovo, e cioè in questo modo: nei tempi immediatamente seguenti l’evento del Cristo doveva l’uomo conquistarsi di nuovo quello che aveva perso negli ultimi secoli prima del Cristo. Questo poteva attraverso il Vangelo di Marco. Quello che in un tempo ancora più precedente aveva perso, doveva conquistarsi di nuovo nel tempo che allora seguiva attraverso un Vangelo che lo dirigeva più verso l’interiorità. Questo era il Vangelo di Luca.

Abbiamo però anche detto che seicento anni prima dell’apparizione del Cristo sulla Terra tutto quello che nei secoli precedenti spiritualmente era stato dato all’umanità e che essa gradualmente aveva perso, era stato raccolto dalla grande entità del Buddha. Allora, seicento anni prima di Cristo, ha vissuto l’entità del Buddha e ha raccolto quello che di antica saggezza era presente nel mondo, quello che all’umanità era andato perso, e di cui il Buddha divenne un proclamatore. Perciò ci si racconta che quando il Buddha viene al mondo, la sua nascita è preannunciata a sua madre Maya. Poi ci si racconta in molte leggende del Buddha che un personaggio si avvicina che annuncia al bambino: questo è il bambino che sarà il Buddha, il Salvatore, la Guida all’Immortalità, Libertà e Luce! — Poi ci si racconta in molte leggende del Buddha che il Buddha da ragazzo di dodici anni è scomparso, e che è ritrovato sotto un albero, circondato dai cantori e dai saggi dei tempi antichi che egli insegnava. Nel mio scritto « Il Cristianesimo come fatto mistico » potrete vedere come seicento anni dopo Buddha nel Vangelo di Luca riappaiono di nuovo le stesse leggende che sono raccontate del Buddha, come attraverso il Vangelo di Luca di nuovo in una nuova forma appare quello che è stato rivelato dal Buddha. Perciò appare nel Vangelo di Luca quello che era già contenuto nelle leggende del Buddha. Fino a questo grado le cose si accordano quando le consideriamo alla luce della ricerca spirituale.

Così otteniamo bene la comprensione che un documento come il Vangelo di Giovanni e i Vangeli che si collegano a esso contengono una profondità infinita. In una serie di discorsi abbiamo considerato queste profondità. Se potessimo continuare questi discorsi e renderli doppiamente lunghi come sono stati, potremmo sempre estrarre nuove e nuove profondità dai Vangeli. E se potessimo raddoppiare il doppio tempo una volta ancora, e il doppio tempo ancora una volta: potremmo aprire nuove profondità! E avremmo un presentimento che nel futuro dell’umanità sempre nuove profondità dalle fondamenta di questi documenti possono essere trovate. Gli uomini davvero non finiscono mai di imparare nell’interpretare questi documenti. Nulla abbiamo bisogno di portare dentro, soltanto dobbiamo prepararci per questo, attraverso le verità occulte, per trovare quello che veramente sta nei Vangeli. Allora si rivela a noi nei Vangeli il complesso universale dell’umanità, e di nuovo il collegamento di questo complesso umano con il Cosmo, e impariamo sempre più profondamente a guardare dentro il mondo spirituale.

Ma a questo appartiene se abbiamo sentito un ciclo di tali discorsi, che ci diciamo: noi non abbiamo soltanto conquistato una somma di conoscenze, non abbiamo soltanto accolto una somma di singole verità. Questo sarebbe, sebbene sia indispensabile, il necessario minore della cosa; soltanto non potremmo ottenere l’altro senza questo. Ma quello che deve procedere da tali considerazioni come una particolare frutto, è che tutto quello che abbiamo accolto col nostro spirito, se ora l’affonderemo nel nostro cuore, diventi un sentimento per la cosa, sentimenti, impulsi di volontà stessi. Se quello che abbiamo accolto attraverso lo spirito diventa calore del cuore, allora diviene forza in noi, allora diviene forza guaritrice in noi per lo Spirituale, Psichico e Fisico. E allora ci diciamo: siamo stati durante le nostre considerazioni spirituali immersi nella vita spirituale. Ci siamo appropriato varie cose durante questo considerare durante una contemplazione di due settimane, ma non ci siamo appropriato soltanto di concetti vuoti e idee, bensì di tali verità, concetti e idee che sono appropriati a sbocciare nell’anima a una forza vivente dei nostri sentimenti e delle nostre sensazioni. E questi sentimenti e queste sensazioni rimarranno con noi, sono impossessabili per noi; con essi viviamo nel mondo. Non abbiamo soltanto imparato qualcosa, ma siamo diventati più vivi attraverso quello che abbiamo imparato. — Abbandoniamo questo ciclo quando accogliamo in noi tali sentimenti, allora la Scienza dello Spirito diventerà un contenuto di vita per noi; allora la Scienza dello Spirito diventerà per noi qualcosa che non ci sottrae dalla vita esterna, ma diventerà per noi essa stessa qualcosa come un’immagine del Più Elevato che è stato caratterizzato per noi in questi discorsi. È stato caratterizzato per noi che certamente doveva esserci morte nel mondo, ma che la concezione che abbiamo della morte non è corretta; che il Cristo ci ha insegnato la giusta concezione della morte. Per questo la morte è diventata il seme per una vita più elevata.

Fuori, al di fuori della sfera di questi discorsi, scorre la vita, fluisce l’essere esteriore. Gli uomini vivono in esso. La Ricerca dello Spirito non ridurrà questa vita nemmeno di un atomo, non toglierà nulla da questa vita. Ma la concezione che si ha comunemente di questa vita, prima che la si consideri con lo spirito, è sbagliata, e questo sbagliato deve apparirci come l’illusione della vita. Questa illusione della vita dobbiamo farla morire in noi; allora dal seme che ci siamo conquistati attraverso un’illusione, in noi diventerà una vita più elevata. Ma questo può diventare soltanto per il fatto che accogliamo in noi la visione spirituale vivente. Per questo non ci rendiamo ascetici nella vita, ma proprio per questo impariamo a riconoscere la vita nella sua vera forma e portiamo nella vita una giusta padronanza della vita, un giusto frutto. Ma per questo cristifichiamo la vita nel grado in cui la Scienza dello Spirito stessa viviamo cristianamente, e viviamo un’immagine di come la morte diventa un’immagine della vita. Nel medesimo grado in cui facciamo della Scienza dello Spirito la nostra convinzione, non ci alienamo dalla vita, ma impariamo a riconoscere quello che nelle nostre concezioni di questa vita è sbagliato. E poi entriamo rafforzati attraverso una giusta concezione in questa vita, entriamo come laboriosi nella vita da cui non ci ritiriamo, dopo aver conquistato forza e vigore entro una tale considerazione che ci introduce nel mondo spirituale.

Se è in qualche misura riuscito a formare questi discorsi così che siano fecondi nella vita, che contribuiscano, sebbene soltanto un po’, perché impariate a sentire la Scienza-di-Spirito come un’elevazione della vita, come calore-di-vita nei vostri sentimenti, pensieri e volontà, nel vostro lavoro, allora la luce che abbiamo estratto dalla concezione del mondo antroposofica può splendere come il fuoco del calore-di-vita, come il fuoco-di-vita. E se questo fuoco è abbastanza forte da poter resistere e continuare a bruciare nella vita, allora è raggiunto quello che è stato perseguito quando mi sono deciso di tenere questi discorsi.

Con queste parole dunque mi sia permesso mettervi questi sentimenti che sono stati appena espressi come oggetto della meditazione interiore nel cuore e dirvi un « Arrivederci a un’altra occasione ».


In memoria di Frater Stefano Ravaglia

anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.

Libera AntroposofiaArchivio digitale della Scienza dello Spirito di Rudolf SteinerInfo e Contatti
[email protected] | +39 347 15 85 692

Tutti i contenuti presenti in questa piattaforma sono esenti da copyright

o sono stati legalmente concessi dai tenenti diritto.