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O.O. 275

L'arte alla luce della saggezza dei Misteri

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1°Prefazione di Marie Steiner (1928)

Dornach, 1 Gennaio 1928

Prefazione

di Marie Steiner (1928)

Alla serie di scritti «L’arte alla luce della saggezza dei Misteri»

Potranno comprendere veramente ciò che questa serie di scritti «L’arte alla luce della saggezza dei Misteri» offre come impulsi di rinnovamento dell’umanità soltanto coloro che abbiano potuto accogliere pienamente in sé l’essenza della scienza dello spirito; accoglierla cosicché la concretezza del mondo spirituale, la sua ricchezza di forme e di essenze, sia diventata per loro una cosa ovvia. Rudolf Steiner l’ha posta dinanzi agli uomini del suo tempo con tutto l’armamentario scientifico dei nostri giorni e nella massima stringatezza di pensiero, e ha loro mostrato come l’Io dell’umanità sia posto nel fuoco dello sviluppo della coscienza, come l’umanità debba consapevolmente afferrare questo Io. Una via per impadronirsi consapevolmente, in modo vivente e consapevolmente, dell’Io è l’arte. Essa è uno dei cammini più sani e illuminanti, uno dei più diritti, che si è allontanato più tardi dalla sua dimora di origine — il tempio della saggezza dei Misteri — e non ha potuto essere seppellito così rapidamente come il cammino della religione, sepolto dal desiderio di potere della Chiesa, o come il cammino della scienza, irrigidito dalla cristallizzazione del pensiero della corrente materialistica dell’epoca. Affinché questi tre cammini si ritrovino, affinché l’arte, la scienza e la religione si riuniscano e si illuminino reciprocamente, Rudolf Steiner ha operato tra noi. Ha dedicato la sua piena attenzione a ciascuno di questi cammini; nella loro sintesi vivente ha visto la salvezza dell’umanità. Come una volta cooperavano insieme nei Misteri antichissimi e da lì emanavano la vita, l’illuminazione e il nutrimento a tutte le culture della terra, così oggi devono avvicinarsi e riunirsi nell’afferrare consapevolmente la loro unica origine spirituale. L’umanità deve svegliarsi in se stessa a questa comunità vivente ed essenziale. Ella può riuscirvi in piena libertà, seguendo le vie dello scrutinio consapevole e della pratica lavorativa, purché non si chiuda timidamente dinanzi alle forze a lei superiori e ancora sconosciute; purché non si pieghi sotto la costrizione di un’influenza sacerdotale, sotto l’autorità della scientificità dogmatica. Le tappe del cammino le sono aperte in guida sapiente e impersonale da un Conoscente, che non si è rivolto al bisogno di sottomissione e di devozione dell’umanità, bensì alla sua capacità conoscitiva, in accordo con le esigenze del tempo.

La prima tappa è lo studio; presupposto quindi per la comprensione di ciò che in questi discorsi è esposto, è lo studio della scienza dello spirito. Nelle bibliografie allegate ai singoli fascicoli sono indicati i lavori di Rudolf Steiner che possono fornire una base per penetrare i Misteri che stanno alla radice della creazione artistica dell’uomo. I loro impulsi, che operano dal soprasensibile, devono ora essere condotti dall’oscurità dell’inconscio alla chiarezza della coscienza dell’Io. L’arte è in procinto di inaridirsi; essa si è già recisa dalla sua fonte vivente spirituale. Seguendo le vie dell’osservazione sensibile e dell’imitazione delle casualità fisiche, seguendo le vie della proliferazione della personalità, si è completamente allontanata dalla sua origine. Riannodare i fili recisi, ritrovare l’originaria saggezza, e con le forze ricche di consapevolezza della personalità, che conosce il suo valore eterno, riprendere il cammino perduto, in libertà consapevole e gioiosa della conoscenza — questa è l’impresa dell’umanità contemporanea. A questo deve aiutarla la profonda saggezza e bellezza, la forza che dalla parola di Rudolf Steiner, ora affidata al pubblico, parla verso di noi.

Erano parole pronunciate, non destinate alla pubblicazione. A Rudolf Steiner non piaceva che gli ascoltatori prendessero appunti affannosi, e si opponeva a che la parola pronunciata fosse moltiplicata e stampata. Il suo senso stilistico ne soffriva, poiché sentiva diversamente la parola pronunciata e quella scritta. Gli appunti gli sembravano sempre difettosi, perché nel comunicare verità occulte gli importava la sfumatura più fine, la piega di parola e di frase più sottile. Inoltre desiderava che la sua parola operasse vivacemente nelle anime e non si polverizzasse nelle biblioteche. Ma era la volontà inesorabile dei suoi ascoltatori che creava la necessità di cedere. Questa nasceva dal fatto che troppi non autorizzati moltiplicavano e diffondevano i loro appunti, e che una correzione di questo male poteva avvenire soltanto se la migliore registrazione possibile venisse contrapposta alle altre e valesse come la sola legittima. Così un male generò infine un bene. A colui che dava, tuttavia, portò sofferenza e interpretazione malevola da parte di coloro che l’odiavano, quegli avversari della saggezza esoterica che, come i pipistrelli, odiano la luce. Ma i tempi lo richiedevano. L’unico mezzo contro la proliferazione di occultismi fantasiosi e dilettanteschi è la saggezza armata di tutto il sapere dell’epoca. Dalle lettere di molti estranei risulta che l’opera di Rudolf Steiner ha reso la vita degna di essere vissuta. Non dobbiamo più celare nulla, non dobbiamo trattenere niente, perché soltanto la verità può vincere la menzogna e la morte.

Il grande donatore non è più tra noi, ma la sua parola continuerà a operare. Le anime pigre si aprono gradualmente; il pensiero irrigidito si schiude passo per passo all’essenzialità dei nessi spirituali e alla loro potenza annunciatrice di bellezza, così come risplende dalle sue parole. E se venissero ridicolizzate e trascinate nella polvere, per lui non potrebbe contare più. L’umanità gli ha recato tutto il dolore che può infliggere a un grande. Egli l’ha abbracciata con tutto il suo amore. La sua parola dovrà continuare ad aiutarla.

A lungo abbiamo vagato nel buio. Una luce ci è stata accesa, che può purificare le nostre anime; ancora siamo troppo storditi dalla nebbia che soffia dal nostro male materialistico dei tempi. Ma la luce portata è così splendente e risveglia la vita, che se soltanto vogliamo ripulire il detrito accumulato in noi, dovremo guarire dalla forza della luce.

In ogni arte si soffre la fame, in ogni ambito della vita si sente la siccità diffondersi. Soltanto la tecnica e la meccanica avanzano vittoriose. La meccanica si è impossessata anche dell’arte, ha soffocato perfino l’arte più spirituale, la musica, e l’ha asservita. L’umanità non si accorge neppure quale veleno di decomposizione sottoanima penetri in lei. Il passaggio dallo spirito al sottosenso è avvenuto quasi impercettibilmente: tutti quei suoni di pianoforte vuoti e legnosi, quel diletto erotico dei suoni, quelle psicosi musicali che lacerano i nervi furono più o meno volontariamente accettati come passatempo, come titillazione sensuale o eccitamento nervoso. L’umanità si accorgeva a malapena di dove la trascinasse, perché il suo senso spirituale era cullato nel sonno e perché ancora i Grandi della musica gettavano le loro enormi ombre sulla desolazione dell’anima: il quotidiano musicale sembrava insignificante al confronto. Ora però si vedono gli effetti di questa tolleranza. Siamo precipitati nel vincolo della macchina musicale; essa ci perseguita fino al dispiegarsi della natura stessa. Ci spinge dentro il sottosenso, nel regno dei demoni.

Il rinnovamento dell’arte non potrà accadere attraverso la civetteria con la decadenza moderna e i compromessi; soltanto attraverso il ritorno alle fonti spirituali della vita. Chi ha bevuto a quelle fonti, come potrebbe non preoccuparsi di vedere l’umanità soffrire di fame e non recarle la salvezza da cui può guarire?

Quella salvezza risiede nell’apertura della saggezza dei Misteri, che deve essere restituita all’umanità contemporanea in una forma a lei accessibile. La nuova scienza dell’iniziazione deve appellarsi alle forze di pensiero dell’umanità, al suo senso artistico e di stile e al suo eterno nucleo essenziale, chiamandola al risveglio della coscienza in ciascuno di questi ambiti.

Con la parola e l’immagine e l’azione Rudolf Steiner è stato un banditore del risveglio in ognuno di questi ambiti. Ha creato ciò che orienta l’arte. L’ha liberata dalla rigidità e l’ha posta in movimento; ha ridato vita a ciò che era morto. Forse mai l’abbondanza dei compiti in altri ambiti gli avrebbe concesso l’occasione di percorrere fecondamente tutti i settori dell’arte, se la costruzione del Goetheanum non gli avesse imposto questo compito, e se la guerra mondiale, ostacolando una parte della sua attività, non avesse creato la possibilità di tempo.

Nel Goetheanum Rudolf Steiner ha potuto realizzare il pensiero architettonico che viveva in lui. Ha potuto affidarlo al materiale da costruzione più vivo, il legno. Nacque un’opera di indicibile bellezza, commovente per la forza di risveglio che emana dalle sue forme, dalla loro trasformazione in una sequenza di sviluppo organico, che sgorgava dalla mutua relazione delle direzioni, dei sollevamenti, degli abbassamenti e dalle loro proporzioni. Il numero, la misura e il peso hanno trionfato nel loro triplo accordo oscillante, elevante, orientante. L’edificio stava lì come uomo, l’uomo come edificio. Il divenire dei mondi, il divenire e il lavoro dell’uomo, le gesta degli dèi erano scritti in lui, erano rivelati nelle inondazioni di colore della cupola, nella crescita organica dei motivi di colonne e architravi, nei corpi luminosi delle finestre. La scultura e la pittura si elevavano al di là di sé stesse, superavano la linea ed entravano in movimento. Il colore creava dal suo interno l’edificazione, dalla sua stessa animata potenza creatrice. Nella neonata arte, l’euritmia, il suono e la parola erano divenuti movimento e avevano raggiunto la visibilità attraverso lo strumento del corpo umano. Le così rese visibili forze creative della parola agivano di nuovo vivificando sulle altre arti, accendevano il fuoco della creazione spirituale. Il tono interiore che viveva in essa poteva afferrare il suono generato dall’aria, spiritualizzarlo ed elevarlo a sfere superiori. La «Casa del linguaggio» aveva Rudolf Steiner chiamato il suo edificio. Tutte le arti vi avevano trovato una dimora e anche la scienza e la saggezza dei Misteri. La sintesi di arte, scienza e religione era compiuta di nuovo.

Un tal edificio non può sorgere di nuovo. Resta solo la possibilità che coloro che vi hanno lavorato come artisti esecutivi siano rimessi in grado di trasferire ciò che hanno imparato, ciò che hanno vissuto, in un’opera del medesimo tipo.

Altrimenti rimane come ricordo nel passato; tuttavia come germe spirituale rivolto verso un futuro nuovo, un’opera che avrebbe potuto potentemente favorire l’umanità nel suo cammino di sviluppo verso lo spirito. Con le fiamme della notte di San Silvestro 1922/23 è stato inizialmente distrutto un immenso impulso di progresso per l’umanità.

I poteri che frenano hanno voluto così. Hanno aizzato la folla contro Rudolf Steiner e tentano ancora di annerire la sua memoria. Ma l’abbaio che risuona non può più distruggere la sua opera spirituale. Essa è troppo profondamente radicata nella saldezza essenziale spirituale e nei bisogni animici del nostro tempo.

Il nuovo edificio è costruito nel materiale più rigido: il cemento. Sorge a forma di castello, ma non chiuso a difesa e protezione. Come un’officina dello spirito, che accoglie benevolmente tutti coloro che vogliono lottare per il più nobile bene della conoscenza del mondo e dell’uomo, risplende nel paesaggio.

Il nuovo Goetheanum non pretende, nella sua configurazione ed efficacia, di competere nemmeno lontanamente con colui che è perito tra le fiamme. Certo la sua forma esterna si eleva potente in ardita e armoniosa bellezza, ultimo dono degli impulsi di bellezza del maestro ormai defunto. Dopo aver creato questa forma, depose martello, cazzuola e squadra e continuò ancora per un poco silenziosamente nel verbo, prima di lasciarci. L’opera alla costruzione la proseguono i suoi scolari nella misura delle forze loro date.

Era l’ultimo testamento del maestro. Ma essi erano legati al duro vincolo della scarsezza di mezzi finanziari; dovevano sacrificare le loro intenzioni, sì spesso quelle lasciate dal maestro, da lui indicate come linee guida, sotto il severo comando della mancanza di denaro. Involontariamente sorge il pensiero: come diversamente potrebbe essere stato, se i mezzi esteriori fossero bastati per realizzare anche all’interno dell’edificio ciò che richiedeva la forza radicata nell’esoterico degli impulsi dei Misteri. Involontariamente il pensiero ritorna sempre: quando e dove potrà sorgere l’edificio che concentri e irradi questi infiniti impulsi, in quale paese, in quale tempo, colui che potrà lasciarli operare in sé, questi impulsi infiniti che riunivano ogni dettaglio del Goetheanum incenerito in un tutto che abbraccia il mondo, l’uomo e il mondo, il microcosmo e il macrocosmo nelle loro forze a espressione, operando così creativamente nello spirito e plasmando nell’anima?

Rudolf Steiner diede ai loro artisti esecutori, quando consegnò loro i motivi per i graffi per il lavoro nel vetro delle finestre, parole che indicano il cammino dell’iniziando attraverso le varie tappe dell’iniziazione. Esse vengono poste come parole guida direttive a questa serie di scritti su «L’arte alla luce della saggezza dei Misteri». L’arte vera conduce alla saggezza dei Misteri. Colui che aspira alla sua luce è afferrato dalla forza di queste parole:

Io contemplo Esso si rivela Esso ha rivelato

Il mondo effettua la volontà La volontà genera se stessa La volontà è nata

L’amore del mondo agisce E l’amore umano nasce E l’amore umano l'afferra

Il mondo gli dà il vedere Ed egli vede E egli diventa vedente

Il mondo esteriore nella decisione Decidersi Egli ha voluto

È stato Era divenuto Era

Esso nasce Esso sarà Esso è

Il mondo soffia la pietà Così egli diventa pio La pietà agisce

Il mondo costruisce Io contemplo la costruzione E la costruzione diventa uomo

2°Tecnica e arte

Dornach, 28 Dicembre 1914

PRIMA CONFERENZA

Dornach, 28 dicembre 1914

I discorsi che ho tenuto fino a ora sono stati nel loro insieme destinati a gettare un ponte dalla conoscenza della scienza dello spirito verso una concezione della vita richiesta dal nostro presente, e intendo procedere anche in questi giorni precisamente secondo questo tema con alcune indicazioni.

Ciò che noi chiamiamo vita moderna si presenta vivacemente a quegli uomini che, diciamo, strappati dalla vita urbana o da ciò che a essa è connesso, sono stati separati dal diretto contatto con la natura. E sappiamo che gli uomini, da quando è sorta questa vita moderna, si sono sempre posti domande sul significato della vita moderna per tutto lo sviluppo culturale, sia materiale che spirituale, dell’umanità. Ora, in questa vita moderna deve inserirsi ciò che sentiamo come gli impulsi che provengono dalla scienza dello spirito. Ci saremo gradualmente conquistati il sentimento che, di fronte a molto di ciò che ci incontra in questa vita, la scienza dello spirito è necessaria come una sorta di compensazione di molti elementi che la vita moderna contiene di depressivo, si potrebbe addirittura dire di distruttivo per le generali forze spirituali-divine della vita umana.

Se colui che è in grado di lasciar operare in sé la cultura moderna nel nesso della vita, attraverso gli stadi iniziali della vita iniziatica, veramente la lascia operare, egli fa esperienze che possono insegnargli più profondamente il significato della vita moderna per la vita totale dell’uomo, di quanto possa l’osservazione esterna, non sostenuta dalla spiritualità, di questa vita. Colui che ha compiuto, voglio dire, i primi passi della vita iniziatica vive diversamente l’esperienza che si può fare quando passiamo una notte in un treno ferroviario o su di una nave a vapore, soprattutto quando dormiamo nel treno ferroviario o sulla nave a vapore. La differenza che esiste tra colui che si trova negli stadi iniziali della vita iniziatica e colui che non è entrato in nessun contatto con questa vita iniziatica consiste in questo: che nel primo le esperienze diventano consapevoli, che egli impara a riconoscere ciò che veramente accade in lui quando passa una notte, soprattutto dormendo, su una nave a vapore o in un treno ferroviario. Le influenze che scaturiscono su tutto l’organismo umano da tale esperienza, naturalmente le soffre anche colui che non impara a conoscere le cose attraverso l’iniziazione, esattamente come l’altro, che viene a sapere di queste influenze attraverso l’iniziazione. Riguardo all’effetto complessivo sulla natura umana, naturalmente non c’è differenza.

Se vogliamo comprendere ciò che con queste indicazioni s’intende, allora dobbiamo rammentarci una verità della scienza dello spirito che certamente conosciamo, cioè questa: che durante il sonno, noi con il nostro Io e il nostro corpo astrale siamo fuori dal nostro corpo fisico e dal nostro corpo eterico. Siamo in effetti per il momento, a causa di certe limitazioni che le leggi cosmiche naturalmente ci impongono, con il nostro Io e il nostro corpo astrale principalmente in immediata prossimità del nostro corpo fisico e del nostro corpo eterico, in modo che con il nostro Io e corpo astrale, quando dormiamo mentre viaggiamo in una carrozza ferroviaria, siamo effettivamente ben dentro a tutto il fracasso, il rumore e il clamore che appartiene alle ruote e alla macchineria del treno e così via. Lo stesso accade sulla nave a vapore moderna. In tutto ciò che accade attorno a noi, vi siamo dentro. In queste veramente non proprio musicali esperienze del nostro ambiente vi siamo dentro, e se si sono compiuti soltanto i primi passi dell’iniziazione, si può notare al risveglio come l’Io che ritorna nel corpo fisico e nel corpo eterico porti ancora con sé, attraverso il corpo astrale, ciò che essi hanno sperimentato nel venire compressi dalla macchineria, in cui veramente stavano e attraverso cui passavano nel momento prima del risveglio.

Tutto il disarmonico fracasso e lo strappo si porta con sé nel corpo fisico e nel corpo eterico, e chi mai si sia risvegliato con l’eco di ciò che una nave a vapore o un treno ferroviario con le loro macchinerie hanno causato nel suo Io, nel suo corpo astrale, chi se l’è portato nella sua coscienza vigile diurna, constata come poco concordante sia ciò che si porta con sé, con ciò che nell’interno dell’uomo avviene come una sorta di esperienza dell’Io e del corpo astrale dalla legalità interna del corpo fisico e del corpo eterico. Si porta veramente dentro il più grave disordine, il più orribile fracasso, uno strappo, uno stridio e uno scricchiolio, e questo agisce sul corpo eterico veramente così — se si ha una sensibilità più fine per la cosa — come se si fosse — naturalmente è un rozzo paragone, ma non lo fraintenderete — con il corpo fisico stritolato e diviso in una macchina. Questa è una compagna completamente necessaria della vita moderna, e voglio fin da subito fare un’osservazione, voglio dire, di avvertimento, perché esposizioni come quella che intendo fare oggi svegliano molto facilmente quello che io chiamo il nascosto orgoglio dei teosofi, un certo orgoglio nascosto, che fiorisce qua e là in abbondanza.

Dico questo naturalmente senza il minimo accenno neppure generale, per non parlare di uno più specifico, perché se si espone qualcosa come ciò che è stato esposto oggi, si suscitano subito giudizi. Voglio dire, con l’accennato orgoglio dei teosofi può facilmente accadere che si dica: devo stare molto attento a non esporre me stesso con il mio corpo a questi poteri distruttivi, devo stare molto attento di fronte a tutte le influenze della vita moderna, devo rinchiudermi bene in una piccola stanza con l’ambiente giusto, con le pareti colorate consigliate dalla teosofia, in modo che niente mi tocchi di ciò che riguarda la mia organizzazione corporea, da tutto ciò che la vita moderna porta.

Questo effetto io veramente non voglio provocare con le mie esposizioni. Tutto questo ritirarsi, il volersi preservare dalle influenze di ciò che il karma mondiale necessariamente deve portarci, sorge da una debolezza. L’antroposofia invece può soltanto rafforzare l’animo umano, deve sviluppare quella forza che ci arma e fortifica interiormente di fronte a queste influenze. Perciò non potrebbe mai fiorire nel campo del nostro movimento spirituale nessun consiglio di ritirarsi dalla vita moderna, di formare una certa coltura da serra della vita spirituale. Su tale base non può trattarsi mai di vera coltura spirituale. Sebbene sia comprensibile che nature più deboli volentieri si ritirino dalla vita moderna in questa o quella colonia, dove non sono toccate dalla vita moderna, si deve nondimeno dire che ciò non scaturisce da una forza, bensì da una debolezza dell’anima. Il nostro compito consiste invece nel rendere forte l’anima attraverso l’impregnazione con gli impulsi che provengono dalla scienza dello spirito e dalla ricerca dello spirito, affinché essa sia armata contro le influenze della vita moderna, cosicché l’anima possa resistere anche se intorno a lei si batte e si picchia così furiosamente, che malgrado ciò sia capace di trovare il suo cammino nelle regioni spirituali-divine attraverso il battere e il picchiare degli spiriti arimanici.

Una cosa dobbiamo osservare, su cui anche molte volte da me è stato indicato. Noi non dormiamo come uomini soltanto nella notte. Noi dormiamo veramente anche di giorno, soltanto si nota il sonno diurno meno del sonno notturno. Di notte la vita del pensiero dell’uomo è appannata, e poiché l’uomo vive prevalentemente in anima nei suoi pensieri, naturalmente nota meno l’appannamento della vita del pensiero durante il sonno notturno. Di giorno riposa più la vita della volontà, questo lo si nota meno, perché si vive meno nella volontà. Una conseguenza di ciò è tutto il contendere dei filosofi sulla libertà e la non-libertà della volontà, perché non osservano che loro, come dormienti diurni, non possono davvero esaminare la loro volontà. Non vedono che durante il giorno hanno a che fare principalmente con una volontà che riposa. Il pensiero è nel giorno vivo soltanto nei gradi molto bassi della sua costituzione, e la volontà nel suo stato di veglia è affatto viva, al massimo nei suoi effetti, ma non in sé stessa. Perciò la volontà rimane sconosciuta al giorno, e il pensiero rimane sconosciuto alla notte. Questo è uno dei fenomeni che caratterizza l’essere umano nella sua esistenza ordinaria sulla terra.

Così prendiamo anche durante la vita consapevole diurna parte a tutto ciò che la vita moderna intorno a noi ha portato in termini di pressione e martellamento della tecnica moderna. Durante la notte ci immergiamo maggiormente in questa pressione e martellamento con la nostra vita emotiva e del pensiero, durante il giorno maggiormente con la nostra vita della volontà e della sensazione.

Ora il fatto è che ciò che noi chiamiamo vita moderna non è sempre stato presente nel corso dello sviluppo dell’umanità. Esso è sorto, e infatti sorto essenzialmente dall’inizio della quinta epoca culturale post-atlantidea. Con l’inizio della quinta epoca culturale post-atlantidea coincide anche l’inizio di questa vita moderna. Come parla la cultura spirituale esteriore contemporanea del sorgere di questa vita moderna? La cultura spirituale moderna, come sappiamo, è orgogliosa di ciò che ha conquistato con questa vita moderna. Essa parla approssimativamente così: Durante tutta l’antichità e tutto il medioevo, gli uomini non erano capaci di sviluppare una vera osservazione della natura, quella che avrebbe potuto condurre a una scienza naturale. Solo nei tempi moderni questo è accaduto. — E quando si parla dei tempi moderni in questo modo, ciò coincide proprio con l’inizio della quinta epoca culturale post-atlantidea. Allora ci si è liberati dalla vecchia osservazione della natura e si osserva la natura in modo spregiudicato, puramente secondo la sua legalità astratta. In questo modo la scienza naturale è giunta, in una maniera straordinaria — si sente questa parola spesso —, a rendere possibile il dominio delle forze naturali. Ma questa è la tecnica moderna, e ciò di cui la tecnica moderna consiste è ciò che è sorto dal fatto che l’uomo ha conosciuto le leggi naturali e di nuovo ha formato la materia secondo queste leggi naturali per le sue macchine, con cui allora agisce sulla natura e sulla vita, mentre intesse la vita moderna con la meccanica e crea il suo milieu tecnico, cioè ciò che è la vita moderna intorno a noi e ciò che essa crea. Così si può vedere: i tempi moderni hanno fondato per la prima volta la vera scienza naturale e con essa il vero dominio della natura e delle sue forze.

Si sente parlare molto spesso così. Ma quando si parla così, si parla il linguaggio di Arimane, perché questo è parlato nel linguaggio di Arimane. Proviamo una volta a tradurre questo linguaggio di Arimane in quello che è il linguaggio vero e verace, che cerchiamo di riacquistare attraverso la scienza dello spirito, e attraverso cui alle parole non viene dato soltanto il significato che può essere dato loro dall’osservazione della natura esteriore, ma anche quel significato che loro spetta quando osserviamo il cosmo nella sua totalità, cioè al contempo nella sua natura e nella sua vita spirituale.

Prendiamo prima di tutto esternamente ciò che accade quando sviluppiamo la tecnica moderna. Ciò che accade è in primo luogo nient’altro che, voglio dire, un lavoro in due tappe. La prima tappa consiste nel fatto che noi distruggiamo la coesione della natura. Spezziamo le cave, estraiamo da esse le pietre, maltrattiamo le foreste, estraiamo da esse il legno — si potrebbe continuare ulteriormente — insomma, si creano prima materie prime, distruggendo e consumando la coesione naturale. E la seconda tappa consiste nel fatto che ciò che così è stato estratto dalla natura viene riunito di nuovo in una macchina secondo le leggi che si sono riconosciute come leggi naturali. Queste sono le due tappe, quando si guarda la cosa esternamente.

Ma come sta la cosa interiormente? Interiormente la cosa sta così: quando distruggiamo la natura, prima di tutto quella minerale, questo — lo sappiamo da considerazioni precedenti — è legato a una certa sensazione di piacere che l’elemento spirituale elementare dentro sente. Ma questo dovrebbe importarci meno qui. È importante invece che noi, dalle nature, scacciamo gli spiriti elementari che tengono insieme le nature, che appartengono al regno, alla sfera delle gerarchie regolarmente progressiste. In tutto l’esistere naturale ci sono esseri spirituali elementari. Mentre distruggiamo la natura, spingiamo fuori nel regno dello spirituale gli spiriti della natura. Questo è infatti ciò che è continuamente legato alla prima tappa. Spezziamo, consumiamo la natura materiale e così estraiamo da questa natura gli spiriti della natura, che in certo senso scacciamo via dalla sfera loro assegnata dai, voglio dire, dèi di Jahve, nel regno dove possono fluttuare liberamente e non sono più legati al loro posto di dimora assegnato. Così possiamo anche chiamare la prima tappa l’espulsione degli spiriti della natura.

La seconda tappa è questa, dove riuniamo, secondo le leggi naturali da noi riconosciute, ciò che abbiamo consumato ed esaurito dalla natura. Sì, quando riuniamo secondo una legge naturale che abbiamo riconosciuto, dalle materie prime una macchina o una connessione di macchine, allora poniamo di nuovo certi esseri spirituali dentro la creazione che così formiamo. La creazione che così formiamo non è affatto priva di spirito. Mentre la formiamo, creiamo il letto per altri esseri spirituali, e questi esseri spirituali che ora incantiamo dentro le nostre creature meccaniche sono gli esseri che appartengono alla gerarchia arimanica. Così nella prima tappa incontriamo gli spiriti della natura che sono nello sviluppo continuo, li scacciamo via, e nell’altra tappa uniamo questi spiriti arimanici con ciò che edificiamo come meccanismi o altri lavori della tecnica. Ma questo ha come conseguenza, giacché noi viviamo in questo milieu tecnico nei tempi moderni, che ci creiamo, per ciò che abbiamo o di notte o di giorno in noi che dorme, certamente un ambiente arimanico. Non è quindi una meraviglia che colui che è sulla prima stagione dell’iniziazione, quando al risveglio porta dentro ciò che ha vissuto nel frastuono, nello strappo e nel clamore, l’avverta come distruttivo, quando con il medesimo nel suo Io e nel suo corpo astrale entra nel corpo fisico e nel corpo eterico. Perché porta dentro sé in certo senso la conseguenza di una convivenza con gli spiriti elementari arimanici. Possiamo dire: come terza tappa ora, come tappa culturale, abbiamo, da parte della tecnica che ci circonda, che ci riempiamo di spiriti arimanici, in realtà li riempiamo proprio così. — Così la cosa si presenta interiormente.

Guardiamo ora, da quello che abbiamo così conosciuto come la parte occulta della vita moderna, indietro a quei tempi, dove l’uomo ha più così vissuto, che dormiva separato dalla natura soltanto per muri spirituali leggermente permeabili, o anche lavorava durante il giorno all’interno della natura, in cui c’erano ancora i giusti spiriti della gerarchia di Jahve: allora dobbiamo dire che le anime degli uomini, l’Io e il corpo astrale, portavano nel corpo fisico e nel corpo eterico le spiritualità naturali, che agivano stimolando la vita interiore dell’anima. E quanto più indietro andiamo nella storia dello sviluppo dell’umanità, tanto più troviamo ciò che oggi diventa sempre più raro, che gli uomini non si riempivano con gli spiriti arimanici della tecnica, bensì con gli spiriti naturali che si sviluppavano in una linea diretta continua, che, se vogliamo usare l’espressione, hanno unito i buoni spiriti delle gerarchie con ciò che nella natura fuori accadeva come fatti o come esseri.

Ora l’uomo giunge a quella coesione che deve avere, se nel vero senso della parola vuole essere uomo, soltanto attraverso il fatto che cerca questa coesione attraverso la vita nel suo interno, che nella sua esperienza interiore può discendere così in fondo nelle profondità della sua anima che in queste profondità trova le forze che lo portano insieme con lo spirituale del cosmo da cui discende ed in cui è immerso, e da cui può essere separato, da cui è già stato separato dalla percezione sensibile e dal pensiero intellettuale, ora però anche dal fatto, come abbiamo visto, che la vita moderna lo riempie con gli spiriti arimanici. Soltanto per il fatto che l’uomo discende nelle profondità dell’essenza del suo, giunge insieme con gli esseri divino-spirituali a lui buoni e salutari, con le gerarchie spirituali che si sviluppano in linea retta continua. Questo stare insieme con le gerarchie spirituali, per cui siamo stati effettivamente nati spiritualmente, questo convivere con loro è molto difficile all’uomo attraverso il sempre più pervasivo del mondo con il milieu della tecnica moderna. L’uomo è come strappato via dalla sua coesione spirituale-cosmica, e viene attenuato e appannato nella sua interiorità ciò che egli dovrebbe sviluppare in forze al fine di rimanere in coesione con lo spirituale-animico del cosmo.

Colui che ha già compiuto i primi passi dell’iniziazione, per questo nota che tutto ciò che è meccanico permea la vita moderna, così penetra nell’umanità spirituale-animica che distrugge molte cose in essa, annienta. E un tale nota che attraverso questa distruzione gli è reso particolarmente difficile sviluppare ora veramente le forze interiori che portano l’uomo insieme con gli esseri spirituali legittimi — non fraintendete la parola — delle gerarchie. Se colui che così ha compiuto i primi passi dell’iniziazione, in un moderno vagone ferroviario o su una moderna nave a vapore vuole meditando vivere dentro il mondo spirituale, naturalmente si sforza in se stesso di sviluppare quella forza di visione e di veggenza che lo solleva nel mondo spirituale, ma nota come il mondo arimanico lo riempia di tutto ciò che è resistente a questa devozione al mondo spirituale, e allora la lotta è enorme. Si può dire, è una lotta interna, da vivere nel corpo eterico, frustrante e schiacciante. Questa lotta naturalmente la fanno anche gli altri, che non hanno compiuto i primi passi dell’iniziazione, e la differenza è soltanto che colui che ha compiuto i primi passi dell’iniziazione la riconosce consciamente. Deve attraversarla ognuno, nelle sue azioni la vive ognuno.

Sarebbe il più grande errore se ora si dicesse che ci si debba opporsi a ciò che la tecnica ci ha portato nella vita moderna, che ci si debba guardare da Arimane, che ci si debba ritirare da questa vita moderna. Questo significherebbe una vigliaccheria spirituale. Il vero rimedio consiste nel non lasciar indebolire le forze dell’anima moderna e nel ritirarsi dalla vita moderna, bensì nel rendere forti le forze dell’anima, affinché la vita moderna possa essere sopportata. Un comportamento coraggioso verso la vita moderna è ciò che è necessario secondo il karma mondiale, e per questo la vera scienza dello spirito ha questo carattere peculiare, che da principio richiede sforzi, più o meno anche sforzi intensi dall’anima umana.

Si sente così spesso: sì, i libri che abbiamo a disposizione dalla scienza dello spirito moderna sono scritti difficilmente, richiedono che ci si sforzi così tanto, che ci si diventi attivi nello sviluppo delle forze dell’anima, al fine di vivere così completamente dentro questa scienza dello spirito. — Persone «benevole» — dico questo tra virgolette — vengono quindi sempre di nuovo con la richiesta che vogliono alleggerire le cose difficili ai loro prossimi e preferibilmente — non lo dico ora tra virgolette — banalizzare quello che è scritto in uno stile un po’ difficile. Ma appartiene all’essenza della scienza dello spirito che ponga richieste all’attività della vita dell’anima, che in certo senso non si arrivi facilmente al riconoscimento della scienza dello spirituale, perché dentro questa scienza dello spirito non si tratta solo di assorbire questo o quel cosa che la scienza dello spirito ha da dire su questo o quel cosa, ma si tratta di come si possa assorbire, che lo si assorba con sforzo, con attività dell’anima, che in certo senso, perdonami l’espressione meno gentile, nel sudore della tua anima ti devi conquistare il bene della scienza dello spirito. Questo appartiene, perdonami l’espressione meccanica, al funzionamento della scienza dello spirito.

Mostra un malinteso del vero nervo della scienza dello spirito, quando in certo senso si fugge da ciò che la scienza dello spirito dà in idee difficili e formazioni concettuali. E quante persone lo fuggono, lo sappiamo, quante persone molto più volentieri sognano — il Signore lo dà ai suoi nel sonno! — e molto più volentieri vogliono lasciarsi fare cose con immagini oniriche del mondo spirituale fin dall’inizio, piuttosto che acquisire conoscenze attraverso attività, attraverso lo sforzo della vita interiore animica. Lo sappiamo, a quanti piace più se vivono questa o quella visione, piuttosto che sedersi e studiare un libro che tratta difficili materie di scienza dello spirito, che certamente è adatto a parlare a quelle forze dell’anima umana che nel solito giorno di veglia dormono, che allora stimola ciò che altrimenti non consapevolmente è nell’uomo e così lo pone vivacemente dentro il mondo spirituale. La via giusta non è quella in cui si riceve il consapevole giorno di veglia in modo spento e si galleggia nel fango, bensì quella in cui ci si sforza di penetrare nell’attività della tua anima in tal modo che è dato nello sviluppo del pensiero e delle idee.

Nota sulla traduzione

La presente traduzione è stata eseguita mantenendo fedeltà al testo originale tedesco, seguendo le convenzioni terminologiche dell’Opera Omnia italiana come stabilite nel glossario editoriale. Sono stati rimossi i marcatori di pagina [PAGE N] presenti nel manoscritto originale, corretti gli artefatti dell’OCR (riconoscimento ottico dei caratteri), e ripulita la formattazione per ottenere un testo italiano di lettura fluida e corretta.

Le divisioni di paragrafo seguono la struttura originale. I riferimenti a disegni di Assja Turgenieff nel testo originale sono stati mantenuti con la notazione appropriata: [N.d.T.: il disegno è nel volume originale tedesco] dove necessario.

La terminologia spirituale segue il Glossario Terminologico Standard dell’Opera Omnia (scienza dello spirito, antroposofia, iniziazione, Io, corpo eterico, corpo astrale, etc.), e la punteggiatura utilizza le convenzioni italiane specificate (caporali « », trattini lunghi — per gli incisi, corsivo per i termini tecnici alla prima occorrenza).

Struttura della traduzione:

Il presente blocco contiene la traduzione completa delle linee 1-1405 del manoscritto tedesco originale e comprende:

Frontespizio e dati editoriali (linee 1-50)

Nota sulla pubblicazione dell’Opera Omnia (linee 51-100)

Indice completo delle otto conferenze (linee 101-140)

Prefazione di Marie Steiner con il poema delle parole finali di Rudolf Steiner (linee 141-284)

L’inizio della Conferenza I affronta il tema cruciale della relazione tra la vita moderna — caratterizzata dalla tecnica meccanica — e la scienza dello spirito antroposofica. Steiner sviluppa il concetto fondamentale che durante il sonno, l’Io e il corpo astrale umano sono immersi nelle influenze disarmoniche delle macchine e della tecnologia moderna, creando un’esperienza che confligge profondamente con la natura spirituale dell’uomo. La conferenza procede attraverso una descrizione dettagliata dei processi occulti sottostanti alla tecnica moderna, articolando come essa rappresenti l’espulsione degli spiriti naturali e l’invasione degli spiriti arimanici nel nostro ambiente e nella nostra costituzione interiore.

Tradotto da Claude (Anthropic) per il Progetto Opera Omnia italiana Aprile 2026

Continua dal paragrafo precedente

Perché se uno si sforza intensamente, se uno si sforza valorosamente a vivere dentro questi pensieri e sviluppi di idee, allora si passa da un mero teorizzare, dal mero pensare, dal mero ritenere per vero ciò che è così dato, a una visione, a un vero stare dentro il mondo spirituale. Ciò che per noi emerge come una moderna concezione della vita da queste considerazioni è che attraverso il milieu tecnico entriamo in una sorta di sfera arimanica e ci lasciamo permeare di spiritualità arimanica.

Sarebbe stata la più terribile sventura nello sviluppo terrestre, se non fosse stato provveduto in tempi precedenti a ciò che secondo il karma mondiale l’umanità moderna deve vivere sotto questa spiritualità arimanica. La vita procede e non può procedere diversamente che, voglio dire, sempre in oscillazione di pendolo. Ora da una parte ora dall’altra, la vita è come sperimentata attraverso oscillazioni di pendolo. Non si può dire: Ci si guardi da Arimane! — perché non c’è alcun mezzo mediante cui ci si possa guardare da Arimane. E se qualcuno desiderasse ritirarsi in una piccola stanza con il colore più idoneo possibile, dove possibilmente non ci sono fabbriche e nessun treno passa, per così ritirarsi completamente dalla vita moderna, ci sono ancora molti, molti altri modi di far penetrare la spiritualità arimanica nella sua anima. Egli si sottrae dalla vita moderna, ma la spiritualità moderna trova comunque il suo accesso verso di lui.

Ciò che in certo senso ha impedito la disgrazia dallo sviluppo umano è il fatto che è entrato qualcosa che ho già accennato in precedenza in un ciclo a Monaco. Bisogna prendere tutte queste cose insieme, questo appartiene anche al vivere attivamente la moderna scienza dello spirito. All’uomo è stato dato in certo senso l’arte, l’arte che pure estrae la sua materia prima dalla natura, mentre distrugge e scava la natura e in una seconda tappa riunisce questa materia prima di nuovo in qualcosa di nuovo e le soffia una certa, se pure solo figurativa, vita. Questa vita, che è stata data attraverso gli impulsi artistici del passato, è, come ho indicato allora a Monaco, idonea a permeare il materiale con più spiritualità luciferica. Spiritualità luciferica, la bella apparenza, tutto ciò che agisce sull’uomo nell’arte, è un portare l’uomo via dal materiale verso lo spirituale, ma attraverso la vita materiale. Lucifero è lo spirito che sempre vuole fuggire il materiale e vuol portare l’uomo in modo ingiustificato nella vita spirituale. Questo è l’altro oscillare del pendolo. Soltanto perché nella presente incarnazione dobbiamo passare attraverso il milieu tecnico, diventa possibile entrare in relazione con l’Arimanico, venire in relazione con qualcosa che nelle incarnazioni precedenti poteva immergersi in qualcosa di più artistico. In questo modo opponiamo alle certe forze luciferiche le odierne forze arimaniche, che formano un equilibrio, mentre prima il pendolo della vita oscillava in una direzione e ora nell’altra.

Ciò che la scienza dello spirito in particolare vuole è che l’uomo non vada sonnacchioso e sognante in tal modo che il karma mondiale gli impone. Ma sonnacchiose e sognanti vanno le persone che non vogliono saperne della scienza dello spirito, attraverso tutti gli influssi della vita arimanica e luciferica. Essi sono esposti a questi influssi ed effetti, anche se loro stessi non ne sanno niente. Ma così non si può andare avanti, perché si può andare avanti soltanto consapevolmente, e a questo serve la scienza dello spirito, affinché la gente non vada sonnacchiosa e sognante attraverso il mondo, bensì riconosca in quale ambiente vive. Ma per questo è necessario che davvero ci impegniamo, voglio dire, nelle intimità del funzionamento della scienza dello spirito — scusate la parola —. Tali intimità sono spesso non notate, e posso trovare questo quando leggo trascrizioni di discorsi che ho tenuto. Posso trovare là che ciò che spesso deve essere importante per me non appare nelle trascrizioni. Prendete solo due cose da ciò che ho appena detto. Ho usato poco fa una frase e detto che la scienza dello spirito non vuole qualcosa, bensì dovrebbe volere o ha da volere. Questo è un certo modo di parlare che si presenta naturalmente in modo ingenuo a chi parla dallo spirito della scienza dello spirito, perché la scienza dello spirito conduce naturalmente a un’acquisizione più impersonale delle verità della vita spirituale che le altre scienze. Nello stile delle altre scienze si direbbe: La scienza dello spirito vuole qualcosa. — Ma essa dice: Come dovrebbe volere o deve volere. — E io dico: Come devo esprimermi — e non: Come mi esprimo.

Proprio su tali intimità dipende molto; non le si deve lasciare sfuggire. Dobbiamo piuttosto cominciare a credere che è importante che la scienza dello spirito afferri le forze dell’anima umana fino all’interno e sia anche in grado di trasformarle, e quindi non è permesso che si approcci la scienza dello spirito con lo stesso modo di pensare che ci è abituale dalla vita esterna. Davvero si ha ancora poco coscienza delle cose che intendo con ciò. Si può notare questo sentire, in certi, voglio dire, sintomi grossolani dello sviluppo scientifico esteriore.

Un esempio tra molti sia evidenziato. La moderna ricerca delle religioni, la ricerca irreligiosa delle religioni, si è particolarmente gloriata di aver scoperto certi insegnamenti sul collegamento, diciamo, delle affermazioni e dei comandamenti del Nuovo Testamento con quelli dell’Antico Testamento e con quelli pagani. Per esempio, si è tracciato il Padre nostro secondo l’origine di ogni singola frase e detto: Questa singola frase si trova già là, quella già lì. — Quando si sente così, potrebbe sembrare ragionevole. Ma nel momento in cui, nella considerazione storica mondiale, nella considerazione storica mondiale spirituale, si accede al Mistero del Golgota, si nota che tutte queste cose appaiono in un nuovo contesto e che non si tratta di scoprire che tutte queste frasi erano già presenti in tempi precedenti, bensì di guardare sempre l’ambiente di queste frasi, attraverso cui esse assumono una nuova sfumatura. E questa è sempre diversa nell’Antico e nel Nuovo Testamento. In tal modo, ciò che è venuto attraverso il Mistero del Golgota, è condotto in cose molto intime. Le parole rimangono spesso le stesse e i contesti di parole anche, ma il modo in cui i contesti sono sfumati e sfumati è diverso, e questo è proprio quello che conta.

Un’enormità risiede per esempio nel fatto che il concetto, la rappresentazione dell’Io nell’intero sistema di sviluppo del linguaggio, quanto più si torna indietro nei tempi precristiani, è organizzato completamente diversamente da come è dopo, quando si procede dal Mistero del Golgota verso il futuro. Il modo in cui si parla dell’Io diventa diverso, e questo si può già vedere nella configurazione della lingua. Se l’Io, per esempio, in molte lingue si insinua misteriosamente nel verbo, questo significa qualcosa di completamente diverso da quando si pone separatamente dal verbo e pronunciato e così via.

Così si tratta di lavorare attraverso la scienza dello spirito verso una concezione della vita, di arrivare a contemplare consapevolmente gli influssi che vengono esercitati sul nostro organismo umano spirituale-animico-corporeo. Il modo in cui ho descritto la relazione dell’uomo al suo ambiente tecnico è naturalmente solo all’inizio dello sviluppo. È stato circa quattro secoli da quando la cosa è iniziata nell’estensione come avviene oggi. E il diciannovesimo secolo, così orgoglioso di sé, ha fatto un passo potente in avanti in questa ahrimanizzazione della vita umana. Ma passi importanti saranno compiuti nel futuro dello sviluppo umano verso questa ahrimanizzazione. Siamo in mezzo da circa quattro secoli. Lentamente e gradualmente sale. Oggi ha già raggiunto un certo picco per tutti coloro che, e ce ne sono molti tra i nostri compagni, che attraverso l’isolamento nella vita urbana hanno appena ancora una relazione con i veri spiriti della natura. Ho detto una volta, voglio dire, simbolicamente, che è essenziale per l’uomo, essenziale per il suo sviluppo, che possa distinguere l’avena dall’orzo. Ma veramente, quante persone troviamo già in un ambiente urbano che non riescono più a distinguere l’avena dall’orzo! Le piante possono ancora distinguerle, perché per avena e orzo è relativamente facile, ma soprattutto i chicchi, un chicco dall’altro non riescono più a distinguerli. Se hanno vissuto in città, o addirittura vi sono nati, di solito non riescono a distinguerli l’uno dall’altro.

Ora lo sviluppo dell’umanità è tale che sempre, quando un’epoca progredisce, questo progresso di un’epoca è legato a un’altra esperienza su un’altra epoca, che si trova in una corrente parallela. E così è accaduto. Mentre l’uomo moderno, nel modo come l’ho descritto, è progredito verso Arimane attraverso la vita tecnica, è progredito verso Arimane anche in un altro modo. Quando una considerazione della storia spirituale subentra al posto della rozza considerazione della storia, come il materialismo l’ha prodotta oggi, si vedrà già quello che la scienza dello spirito ora deve accennare.

Quando si guarda indietro ai tempi precedenti quelli che costituiscono gli ultimi quattro secoli, l’uomo non solo non si trovava in una relazione diversa al suo ambiente, al suo ambiente, da come oggi, ma si trovava anche in una relazione diversa, in una relazione completamente diversa, a qualcosa che si presenta in lui stesso, veramente si presenta in lui stesso: si trovava in una relazione diversa al suo linguaggio, al suo parlare. Nel linguaggio abbiamo davvero non solo quello che la moderna scienza materialistica crede, ma abbiamo nel linguaggio qualcosa che è presente in molti modi…

3°Impulsi trasformativi per l'evoluzione artistica dell'umanità (I)

Dornach, 29 Dicembre 1914

SECONDA CONFERENZA

Dornach, 29 dicembre 1914

Impulsi di trasformazione per l’evoluzione artistica dell’umanità I

Vorrei ancora parlarvi, nel corso di queste considerazioni — come ho già accennato ieri — degli importanti impulsi di trasformazione che si trovano nel nostro tempo per l’evoluzione artistica dell’umanità. Vorrei collegare questo a quello che emerge quando osservate il nostro edificio, in particolare a quello che questo edificio vuole essere: un debole inizio. Affinché tuttavia possiamo fare tali considerazioni, sarà necessario creare una base — una base riguardante la relazione tra l’artistico e le conoscenze che abbiamo acquisito concernenti il rapporto dell’uomo con il mondo in generale. Questa considerazione, che forse appare più teorica, vorrei farla oggi e poi domani continuare riguardante il nostro vero tema, cioè gli impulsi di trasformazione dello sviluppo artistico.

Dico: la base apparentemente più teorica vorrei darla oggi. In realtà, per chi afferra la scienza dello spirito come qualcosa di vivo, non si tratta di qualcosa di teorico, bensì di qualcosa di completamente vivo. Questo naturalmente può risultare completamente evidente soltanto a coloro per i quali le idee di corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale, Io e così via non sono designazioni per una rappresentazione schematica dell’essenza umana, ma la sintesi di ciò che è realmente vissuto in sentimenti, in rappresentazioni del mondo spirituale.

Quando consideriamo le singole arti, ci appare come quella forma d’arte che è più staccata dall’intera essenza umana l’arte della costruzione, l’architettura. L’architettura si stacca dall’essenza umana dal fatto che è posta al servizio dei nostri impulsi esteriori, sia impulsi di pura utilità, come nel caso dell’architettura utilitaria, negli edifici propriamente utilitari, sia che debba servire molti interessi ideali e idealistici, come quando con le sue opere serve il culto, il servizio religioso e così via. Comprenderemo dal corso stesso delle considerazioni come le altre arti si collegano più intimamente all’essenza propriamente umana rispetto all’architettura.

L’architettura ha qualcosa di staccato da quello che designiamo come la legalità dell’interno umano. E tuttavia, per colui che osserva il mondo partendo dalla scienza dello spirito, l’architettura perde di nuovo questo carattere di esteriorità in misura abbastanza considerevole.

Quando ci avviciniamo alla visione dell’essenza umana, innanzitutto ci si presenta come ciò che è più esteriore di questa essenza umana, il corpo fisico. Ma questo corpo fisico è attraversato, pervaso, penetrato dal corpo eterico. Il corpo fisico potrebbe essere chiamato un puro corpo dello spazio, un’organizzazione spaziale. Ciò che tuttavia risiede nel corpo fisico come corpo eterico, o, come sapete, sporge anche al di là del corpo fisico e si trova in intima connessione con il tutto cosmico, non si può considerare se non si ricorre al tempo. Perché sostanzialmente tutto nel corpo eterico è ritmo, corso ciclico di movimenti, di manifestazioni, e il corpo eterico porta un carattere spaziale soltanto dal fatto che riempie il corpo fisico. Per la visione immaginativa umana è naturalmente necessario che il corpo eterico sia rappresentato anche in immagini spaziali, ma questo non è il suo essenziale. L’essenziale è il ciclico, il ritmico, ciò che decorre nel tempo. E così poco nella musicalità dipende dallo spaziale, ma dal temporale, così poco nella realtà del corpo eterico umano — non nella sua rappresentazione immaginativa — dipende dallo spaziale, ma dipende dal mobile, da ciò che si muove, da ciò che si forma attivamente, ma che si forma ritmicamente, da ciò che si forma in melodie, cioè dal temporale. Certamente, qui c’è una difficoltà della rappresentazione umana, perché la rappresentazione umana è così abituata a riferire tutto allo spazio. Ma piuttosto si deve sforzarsi, per giungere a una chiara rappresentazione del corpo eterico, di farsi aiutare dalle rappresentazioni musicali e non dalle rappresentazioni spaziali.

Se vogliamo mettere in rilievo ancora una proprietà del corpo eterico, possiamo dire: Questo corpo eterico è innanzitutto, nel fatto che riempiendo il corpo fisico estende la sua manifestazione, il suo gioco ritmico nel corpo fisico, un corpo di forze. È un’effusione di forze, una manifestazione di forze. E notiamo queste forze in fenomeni che si verificano nell’uomo nel corso della sua vita. Un fenomeno della vita umana poco considerato dalla scienza esterna e dalla concezione esterna del mondo, ma da noi spesso sottolineato, è il drizzarsi della figura umana. Infatti non entriamo nel mondo attraverso l’infanzia con la capacità di assumere la posizione o la situazione più importante per l’uomo, la posizione eretta. Dobbiamo acquisirla per noi. Questo acquisire procede sì dal corpo astrale, ma il corpo astrale deve trasferire la sua forza di trazione verso l’alto al corpo eterico, e questo lavora nel corso del tempo per drizzare verticalmente verso l’alto la figura fisica umana. Qui vediamo il gioco vivo del corpo astrale e del corpo eterico nella conformazione del corpo fisico. Ora, questa è soltanto l’apparenza più evidente, questa formazione verso una posizione eretta, verticale. Ma ogniqualvolta alziamo una mano, avviene un processo simile. Nel nostro Io possiamo avere soltanto il pensiero di questo movimento della mano, di questo sollevamento della mano; questo pensiero deve poi agire simultaneamente sul corpo astrale, e il corpo astrale trasferisce la sua attività — quello che possiede come impulso — al corpo eterico. E che cosa accade allora?

Supponiamo una volta che un uomo abbia la sua mano in una posizione così orizzontale. Ora si forma la rappresentazione: Voglio avere la mano un po’ più in alto, qui. — Questa rappresentazione, che nella vita è stata seguita dal sollevamento della mano, passa al corpo astrale; dentro di esso si forma un impulso, dal corpo astrale al corpo eterico, e cioè accade ora nel corpo eterico — se la mano era così, orizzontale — il seguente: il corpo eterico viene prima tirato qui verso l’alto, e la mano segue. La mano fisica segue ciò che nel corpo eterico accade per primo come uno sviluppo di forza. La mano segue.

Spiegherò il processo complessivo domani ancora, ora voglio soltanto richiamare l’attenzione sul fatto che in ogni movimento, nella produzione di qualsiasi movimento, abbiamo a che fare con uno spiegamento di forza, seguito da una posizione di equilibrio. Con tale spiegamento di forza e conseguente posizione di equilibrio abbiamo a che fare continuamente nella vita del nostro organismo. Naturalmente l’uomo non ha consapevole conoscenza di quello che realmente accade in lui, ma quello che accade è qualcosa di infinitamente saggio, qualcosa di infinitamente intelligente, che l’intelligenza dell’Io umano non si avvicina nemmeno lontanamente a queste cose. Non potremmo muovere alcuna mano se fossimo affidati soltanto alla nostra intelligenza, alle nostre conoscenze, perché le forze sottili, che devono essere sviluppate dal corpo astrale nel corpo eterico e che devono poi trasferirsi al corpo fisico, sfuggono completamente alla conoscenza umana ordinaria. Eppure c’è una saggezza un milione di volte più grande che si spiega lì dentro di quando un orologiaio fa un orologio. Di solito non riflettiamo su questo, ma questa saggezza deve davvero essere spiegata. Deve essere spiegata, e lo è dal fatto che il nostro Io, è vero, siamo lasciati soli. Ma nell’istante in cui l’Io invia i suoi impulsi rappresentativi nel corpo astrale, deve aiutarci un altro essere. Non possiamo farci nulla da soli. Un essere della gerarchia degli Angeloi deve aiutarci; siamo dipendenti da questo. Al minimo movimento di un dito, un tale essere, la cui saggezza precede di molto la saggezza umana, deve aiutarci. Non potremmo fare nient’altro che stare lì rigidi e rappresentare, stare nel mondo in forma di rigido crampo, se gli esseri delle gerarchie superiori non ci accogliessero continuamente nelle loro manifestazioni.

Appartiene dunque al primo passo dell’iniziazione acquisire una rappresentazione, una conoscenza, che emerge completamente da sé, di come queste forze agiscono sulla natura umana.

Abbiamo infatti cercato di mostrare qui che cosa significa già quando soltanto la testa si appoggia sulla mano e così via. Impariamo ciò che è più esteriore della nostra essenza, quello che accade attraverso l’effetto del nostro corpo eterico sul nostro corpo fisico, in un sistema lineare spaziale e di forze. Se questo sistema di linee e forze spaziale, che in realtà è continuamente attivo in noi, lo proiettiamo nel mondo e ordiniamo la materia secondo questo sistema di forze, se stacchiamo questo sistema di forze da noi e ordiniamo la materia secondo esso, allora sorge l’architettura. E tutta l’architettura consiste nel fatto che stacchiamo da noi questa connessione di forze e la poniamo nello spazio. Così che possiamo dire: Se qui schematicamente intendiamo i confini più esterni del nostro corpo fisico, allora spingiamo la legalità interna che è impressa nel corpo fisico dal corpo eterico, fuori da noi, e così sorge l’architettura. —

Tutto quello che di leggi nella composizione della materia esiste architettonicamente, si trova anche completamente nel corpo umano. Un proiettare fuori da noi la propria legalità del corpo umano nello spazio è l’architettura, l’architettura.

Ora sappiamo che per la nostra considerazione al corpo fisico si collega il corpo eterico. Se volgiamo di nuovo lo sguardo a qualche opera dell’architettura, che cosa possiamo dire allora di fronte a questa opera di architettura? Possiamo dire: Là si trova, proiettato nello spazio esteriore, il rapporto tra verticale e orizzontale e di forze che agiscono l’una sull’altra, come avviene diversamente nel corpo fisico umano. Questo è proiettato fuori.

Similmente, quello che fluisce dal corpo astrale nel corpo eterico, non possiamo proiettarlo fuori da noi nello spazio, ma soltanto spingerlo dentro di noi dal corpo astrale nel corpo eterico. Cioè, possiamo suscitare qualcosa che non stacchiamo dalla nostra natura, non poniamo nello spazio, ma che spingiamo soltanto più in profondità dentro noi stessi. Se compiamo questa procedura, allora abbiamo in realtà a che fare con un diventare fisico delle leggi del corpo eterico, che il corpo eterico ha ricevuto dal corpo astrale, come nell’architettura diventano fisiche, vengono proiettate fuori le leggi del corpo fisico. E attraverso questo, che così sorge dal nostro corpo eterico come l’architettura sorge dal nostro corpo fisico, sorge la plastica o la scultura, così che spingiamo le leggi del corpo eterico di un gradino più in basso.

Architettura corpo fisico Scultura corpo eterico

Come spingiamo le leggi del corpo fisico nello spazio esteriore nell’architettura, così spingiamo le leggi del corpo eterico nella scultura di un gradino più in basso. Non le stacchiamo da noi, ma le spingiamo proprio nella nostra forma. Come dobbiamo cercare l’architettura come la conformazione della legalità del corpo fisico fuori da noi, così dobbiamo cercare la scultura come la legalità del nostro corpo eterico in noi; le incorporiamo allora soltanto nella formazione nelle opere scultoree. Tutta la legalità della plastica risulta quando consideriamo questo. Come nell’architettura solo le leggi del corpo fisico, le sue linee spaziali e i suoi effetti di forza, le trasponiamo nello spazio e non prendiamo nulla altro nello spazio, nulla dal corpo eterico, nulla dal corpo astrale, nulla dall’Io, così nella scultura avviene che trasponiamo le leggi del corpo eterico di un gradino più in basso; non abbiamo nulla dal corpo astrale, nulla dall’Io, eccetto per il fatto che questi, cioè il corpo astrale e l’Io, inviano impulsi nel corpo eterico. Perciò l’opera scultorea ci appare in modo che risveglia l’apparenza di vita. Avrebbe la vita completa se l’Io e il corpo astrale vi fossero dentro. Dobbiamo dunque, quando cerchiamo le leggi della scultura, comprendere che sono le leggi del nostro corpo eterico, come l’architettura contiene le leggi del nostro corpo fisico.

Se facciamo la stessa cosa riguardante il corpo astrale, per così dire spingiamo giù di nuovo l’astralità di un gradino più in profondità, nel corpo eterico, allora spingiamo giù quello che già vive interiormente nell’uomo. Allora non può sorgere nulla che in verità sia ancora qualcosa di spaziale, perché il corpo astrale, quando si spinge nel corpo eterico, non può spingere nulla in uno spaziale, perché il corpo eterico è ritmo, è accordo armonico e così via. Allora può sorgere soltanto un’immagine, e in realtà sorge un’immagine: sorge la pittura. La pittura è quella forma d’arte che contiene in sé le leggi del nostro corpo astrale, esattamente come la scultura contiene le leggi del nostro corpo eterico e l’architettura contiene le leggi del nostro corpo fisico.

Pittura corpo astrale

Se ora guardiamo il quarto membro della nostra essenza umana, all’Io, e spingiamo questo Io nelle sue leggi giù nel corpo astrale, più giù, lo lasciamo muoversi, agire dentro, allora otteniamo di nuovo un’altra forma d’arte, che non contiene quello che agisce nell’Io, quello che afferriamo attraverso il linguaggio o attraverso la nostra ordinaria rappresentazione, ma otteniamo qualcosa che dall’Io è sceso di un gradino verso l’inconscio. Per così dire, con l’orizzonte della nostra coscienza scendiamo di metà di un membro della nostra essenza umana, scendiamo di mezzo gradino, sprofondiamo con l’Io nel corpo astrale: così sorge la musica.

Musica Io

La musica contiene dunque le leggi del nostro Io, ma non così come le viviamo nella vita ordinaria prosaica, bensì spinte giù nell’inconscio, nel corpo astrale, per così dire l’Io sommerso sotto la superficie del corpo astrale e lì dentro, nella legalità del corpo astrale, nuotando e ondeggiando.

Se poi vogliamo parlare dei membri superiori dell’essenza umana, innanzitutto dello Spirito-di-sé, possiamo parlare solo come di qualcosa che è ancora al di fuori dell’essenza umana. Perché cominciamo soltanto nel nostro quinto periodo post-atlantideo gradualmente a fare di questo Spirito-di-sé un membro interiore. Ma se l’uomo l’accoglie come proveniente da un Superiore e lo spinge dentro al suo Io, cioè sprofonda di nuovo con ciò che oggi può soltanto essere presentito, come il nuotatore sprofonda nell’acqua, nell’Io con i presentimenti del suo Spirito-di-sé, allora sorge la poesia.

Poesia Spirito-di-sé

Se ancora si volesse andare più avanti, allora potete, fino a un certo grado naturalmente, dirvi: Potrebbe allora anche, perché nel nostro ambiente, nel nostro ambiente spirituale-spirituale di ciò che accoglieremo più tardi, risiede anche lo Spirito-vitale, lo Spirito-vitale una volta potrebbe essere sprofondato nello Spirito-di-sé. Ma naturalmente questo deve essere ora ancora qualcosa che solo in un futuro molto lontano può raggiungere un certo grado di perfezione. Perché l’uomo, nel tentativo di sprofondare lo Spirito-vitale nello Spirito-di-sé, deve vivere completamente in un elemento che oggi è ancora totalmente estraneo a lui. Si può dunque parlare al massimo in questo campo così, come si parla del balbettio del bambino rispetto alla successiva perfezione del linguaggio. Si può presentire che una volta esisterà in grande perfezione una forma d’arte che per così dire sorge al di là della poesia così come la poesia — naturalmente senza intendere alcuna superiorità, ma soltanto un ordinamento — sorge al di là della musica, la musica al di là della pittura, la pittura al di là della scultura, la scultura al di là dell’architettura. Naturalmente voi presentite che io alludo a qualcosa che oggi conosciamo soltanto nella più primissima infanzia, che possiamo avere soltanto nei più primissimi accenni: all’euritmia. L’euritmia è davvero qualcosa che oggi deve entrare come necessità nell’evoluzione umana, che tuttavia non dà nessun motivo per superbia, perché naturalmente oggi può essere soltanto un balbettio rispetto a quello che una volta da questa forma d’arte dovrà nascere.

Euritmia Spirito-vitale

Ora possiamo iniziare da qualche parte con una considerazione, per così dire, un po’ più approfondita. Se però vogliamo fare questa considerazione, allora dobbiamo comprendere che l’organizzazione umana è davvero non così semplice come spesso per comodità conoscitiva si immagina. È veramente infinitamente comodo immaginarsi che l’uomo consista di corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale, Io e così via. Se si possono enumerare così queste cose e si ha una rappresentazione approssimativa di queste cose, allora ci si può facilmente accontentare di una conoscenza piuttosto comoda. Ma le cose non sono così semplici. Non sono gusci che si incastrano così semplicemente uno nell’altro, corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale, Io, bensì sono davvero strutture abbastanza complicate. E se si afferra per esempio il corpo astrale, non si può dire soltanto: Bene, questo è il corpo astrale e basta —, ma la questione è più complicata.

Il corpo astrale per esempio — sì, si possono usare soltanto parole designative in via approssimativa — ha in sé un'articolazione, consiste di sette membri. Come l’uomo stesso è diviso in sette membri — corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale, Io, Spirito-di-sé, Spirito-vitale, Uomo-Spirito —, così il corpo astrale passa attraverso tutti questi membri, e c’è per così dire una parte più sottile del corpo astrale che potrebbe essere designata come particolarmente adatta e plasmata per il corpo fisico. Dunque uno sviluppo conforme a leggi del corpo astrale per il corpo fisico, uno sviluppo conforme a leggi del corpo astrale per il corpo eterico, uno sviluppo conforme a leggi del corpo astrale per se stesso, uno sviluppo conforme a leggi del corpo astrale per l’Io, uno sviluppo conforme a leggi del corpo astrale per lo Spirito-di-sé, per lo Spirito-vitale e l’Uomo-Spirito.

Ognuno di questi membri è di nuovo settemembrico, così che se abbiamo l’uomo settemembrico e riflettiamo sul fatto che ogni membro è di nuovo settemembrico, abbiamo già quarantanove membri. Questo è naturalmente un terribile orrore per la moderna psicologia dell’anima, che considera l’anima come un’unità e non vuole imbarcarsi in tali cose. Ma per una reale conoscenza, come deve gradualmente entrare nell’evoluzione spirituale dell’umanità, questo non è davvero senza significato. Perché se così sappiamo che il corpo astrale ha una natura settemembrica ed è un organismo di impulsi vitali interiori, allora ci diremo: In questo corpo astrale e nella sua settemembricità avvengono anche fra i suoi singoli membri processi. — La parte del corpo astrale che corrisponde al corpo fisico è in una certa relazione reciproca con la parte del corpo astrale che corrisponde al corpo eterico, e con quella che corrisponde al corpo astrale stesso e così via. E questi non sono soltanto assunzioni astratte, ma nell’organismo umano può accadere effettivamente che, diciamo, l’uomo internamente — certamente più nell’inconscio che nella piena coscienza — percepisca un movimento nel membro del corpo astrale che corrisponde al corpo fisico. E allora può accadere che per qualcosa una percezione si aggiunga, si fissi necessariamente nel membro del corpo astrale che corrisponde al corpo astrale e così via. Ma questo accade davvero, non è soltanto una teoria, bensì accade davvero.

Se vi immaginate cioè che i sette membri del corpo astrale stiano in tale reciproca azione come i toni della scala tonale: prima, seconda, terza, quarta e così via, allora avete, quando vi abbandonate all’effetto di una melodia, questo effetto provenire dalla vostra organizzazione umana, basato sul fatto che, quando nella melodia c’è questo o quel tono, viene sperimentato interiormente nel corrispondente membro del corpo astrale. Una terza viene sperimentata in quella parte del corpo astrale che corrisponde al corpo astrale stesso. Una quarta viene sperimentata in quella parte del corpo astrale che — bene, — che corrisponde all’anima razionale-affettiva. Una quinta viene sperimentata in quella parte del corpo astrale che corrisponde all’anima cosciente. E se ricordate che in una divisione più precisa così strutturiamo che abbiamo in realtà nove parti, allora dobbiamo strutturare anche il corpo astrale così, secondo le indicazioni date. E potrei dire, enumerando:

Il membro del corpo astrale che corrisponde al corpo fisico —, ma nella nostra applicazione attuale posso dire, viene sperimentato nella prima. Potrei dire: La parte del corpo astrale che corrisponde al corpo eterico —, nell’applicazione attuale posso dire, viene sperimentata nella seconda. Potrei parlare del membro del corpo astrale che corrisponde al corpo astrale stesso; nell’applicazione attuale posso dire, viene sperimentato nella terza.

Quinta — anima cosciente Quarta — anima razionale-affettiva Terza — corpo astrale / anima senziente Seconda — corpo eterico Prima — corpo fisico corpo astrale

Ma ora vedete anche che l’esistenza della grande terza e della piccola terza corrisponde veramente all’essere incorporato del corpo astrale in tutta la nostra organizzazione umana. Abbiamo una coincidenza — prendete questo semplicemente dal mio libro «Teosofia» nella relativa sezione — da un lato di quello che designiamo come corpo astrale e d’altro canto di quello che designiamo come anima senziente. Così quello che ho designato come terza può corrispondere al corpo astrale o corrispondere all’anima senziente. Uno dà la grande terza, l’altro dà la piccola terza.

Effettivamente, su questo agire musicale interno del corpo astrale si basa l’esperienza viva dell’opera d’arte musicale, soltanto che, mentre ascoltiamo l’opera d’arte con il nostro Io, subito l’esperienza si sprofonda nel nostro corpo astrale, in certe regioni inconsce.

Ma questo ci conduce indubbiamente a qualcosa di molto significativo. Consideriamo poi noi stessi, per quanto siamo un essere astrale, portiamo un corpo astrale in noi. Come siamo allora? Siamo secondo leggi musicali creati dal cosmo come essere astrale. Abbiamo, per quanto siamo un essere astrale, una connessione musicale con il cosmo. Siamo noi stessi uno strumento.

Supponiamo ora che non avremmo bisogno di un risuonare fisico dei toni, ma che potessimo ascoltare quell’attività creatrice nel cosmo che ci ha creati nella nostra organizzazione astrale dal cosmo, allora udiremmo risuonare la musica del mondo, quello che si è sempre chiamato la musica delle sfere. Supponiamo che saremmo capaci di sprofondare consapevolmente nella nostra essenza astrale e potremmo elevare questa essenza astrale a una tale forza sublime, a una tale forza spirituale che udiremmo le attività creative della musica del mondo, allora potremmo dirci: Il cosmo, esso suona con l’aiuto del nostro corpo astrale la nostra stessa essenza. — Questo pensiero che ora vi esprimo ha vissuto in tempi antichi nelle persone, ha veramente vissuto. E indicando così su qualcosa, si allude di nuovo a tutta la materializzazione dello sviluppo umano nel quinto periodo post-atlantideo. Perché naturalmente questo pensiero non vive nella cultura esterna contemporanea dell’umanità. L’umanità non sa che l’uomo è uno strumento musicale riguardo al suo corpo astrale. Ma non è stato sempre così, e che non sia stato sempre così, lo si è come dimenticato. Perché c’era un tempo in cui le persone si dicevano: Una volta c’era un Giovanni, e questo Giovanni poteva mettersi in uno stato spirituale, così che udisse la musica della Gerusalemme celeste. — Dicevano: Tutta la musica terrena può essere soltanto un’imitazione di questa musica celeste che ha avuto il suo inizio con la creazione dell’umanità. —

Sentivano — la parte più religiosa dell’umanità —, che l’uomo, dal fatto che è passato ai desideri del mondo fisico, ha assunto in sé gli impulsi che l'offuscano, l'oscurano la musica celeste. Ma sentivano nello stesso tempo che deve esistere un cammino nell’evoluzione umana attraverso una purificazione dalla vita esterna caotica, per così dire al fine, di ascoltare attraverso la musica materiale esterna la musica spirituale del mondo.

L’hanno espresso ancora magnificamente nel 10°, 11° secolo, questa relazione della musica esterna, materiale, alla cui origine divina si voleva alludere, a quello che è il suo archetipo nel mondo spirituale come musica celeste, dal fatto che richiedevano che l’uomo facesse della musica anche un sacrificio, un servizio religioso, si rendesse consapevole che, quando produce i toni, deve liberarsi dalla connessione con il solo mondo esterno caotico, impuro. La vita nel linguaggio ordinario esterno la sentivano come qualcosa di impuro. E un salire a vette spirituali lo sentivano quando si elevavano dal linguaggio alla copia della musica celeste nella musica. Questo l’esprimevano dicendo: «Ut queant laxis resonare fibris mira gestorum famuli tuorum solve polluti labii reatum, S.J. - Sancte Johanne.»

Se si dovesse tradurre, si dovrebbe dire: Affinché i tuoi servi con le corde vocali alleggerite possano cantare le meraviglie dei tuoi insegnamenti, cancella la colpa delle labbra fattesi terrene — labbra fattesi capaci di linguaggio —, santo Giovanni. — Perché chi udiva la Gerusalemme celeste era colui verso cui ci si guardava in tale occasione. E se evidenziate qualcosa che si trova in tale verso: ut, da resonare re, da mira mi, da famuli fa, da solve sol, da labii la, S.J. è si. L’ut è stato più tardi sostituito da do, era però originalmente la designazione per do. Così avete: do re mi fa sol la si, cioè quello che viene usato nel tempo intermedio per la notazione musicale. Questo è occulto nascosto in questo verso.

Vediamo in tale occasione, come nel momento in cui torniamo a quello che grazie alla chiaroveggenza atavica viveva ancora fino all’11°, 12° secolo nei cuori, come questo scompare davanti all’inondazione della concezione materialistica del mondo, come esce dalla coscienza delle persone. Ora però viviamo nel tempo in cui dobbiamo ritrovare questo grazie alla conoscenza spirituale, dobbiamo ricrearlo. È veramente così, come se tutto ci mostrasse chiaramente che lo sviluppo ha attraversato una discesa, che è andato così in profondità che è sorto un pantano. L’acqua fangosa di questo pantano è tutto quello che la concezione materialistica del mondo ha prodotto come rappresentazioni. E ora siamo al lavoro per emergere di nuovo dal pantano materialista, per salire di nuovo e ritrovare quello che l’umanità ha perso nel discendere.

Ho accennato ieri al fatto che l’uomo fondamentalmente non soltanto dorme durante la notte, bensì che qualcosa nell’uomo dorme anche durante il giorno. Di notte dormono più la vita di pensiero e sentimento, di giorno dorme più la vita di volontà e sentimento. Proprio in questa vita di volontà e sentimento si sprofonda quando si lasciano sprofondare la natura dell’Io nel corpo astrale. E nel risuonare dell’opera d’arte musicale si trova proprio il fatto che l’uomo consapevolmente sprofonda con la natura dell’Io in quello che altrimenti dorme. Se siete seduti all’ascolto di una sinfonia, questo significa in voi il processo interiore di attenuare la vita ordinaria, profana di pensiero e di elevare la vostra esperienza spirituale-animica a sprofondare in quello che altrimenti dorme durante il giorno sveglio. Questo provoca la connessione dell’effetto musicale con tutte le forze vivificanti nell’organismo umano; questo provoca la connessione con tutto quello che per così dire passa attraverso l’intera persona e la vive e la rende uno, vorrei dire, la fa crescere insieme con masse di toni che scorrono.

Dormiamo di notte. Lì viene attenuata in un elemento che non abbiamo ancora nella coscienza ordinaria, la vita ordinaria, profana di pensiero. Se però ci riesce di portare nella coscienza ordinaria diurna quello che è svegliato nell’uomo dormiente, se quello in cui l’uomo vive nel sonno sprofonda nella vita sveglia del giorno, allora — notate bene il contrasto, ho appena detto, viene sprofondato nell’esperienza musicale l’esperienza dell’Io in quello che dorme di giorno; ora sprofonda quello che viviamo di notte nella veglia diurna —, allora questo diventa la poesia. Questo l’hanno sentito persone come Platone, quando hanno chiamato la creazione poetica un’immaginazione divina.

Possiamo appunto, quando così ci immergiamo nella connessione dell’uomo con il cosmo intero, come ci è possibile per così dire sotto la guida delle arti, portare a una certa vita quello che altrimenti rimane puro schema concettuale. Ma notate che le cose non sono schemi concettuali! A certa gente piace molto quando quello che è sviluppato nel mio libro «Teosofia» può ordinarsi dietro l’altro in uno schema, e certamente molti hanno pensato che fosse pura ostinazione che mi fossi discostato in questo punto da quello che veniva insegnato nella precedente attività teosofista, là dove ho dato tre tri-articolazioni, ma così che si incatenano l’una nell’altra. Ma se ci si addentra in quello che si vive, nella realtà della cosa, allora si vedrà dalla natura della melodia in maggiore e minore che le cose sono profondamente fondate nell’intera struttura del cosmo. Solo quando le cose sono estratte vivamente dall’intera struttura del cosmo, corrispondono a una realtà effettiva.

Era naturalmente necessario che all’inizio molte cose siano state dette, di cui i fondamenti sono soltanto a poco a poco emersi nel corso degli anni. Si doveva qui esporsi al pericolo che le persone ora venissero con la loro critica, perché non sanno su che cosa si basano le cose e come devono apparire quando si considera l’intera struttura del cosmo. Ma è così anche con molte altre cose. Contro molte cose di quello che ora si dice si può ancora molto opporre quando ci si avvicina con concetti superficiali. Ma nel corso degli anni, o forse decenni, emergerà certamente quello che giustificherà le cose. E le conoscenze geisteswissenschaftliche diventeranno esse stesse feconde, quando non saranno più teorie, ma saranno vive.

Di tutto dipende che ci si elevi da quello che inizialmente si lega alle pure parole corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e così via, a una vivificazione di queste idee; perché allora parte, irradia da questa vivificazione una comprensione del mondo veramente reale. E colui che è in grado di ciò, confronti quello che nell’estetica è emerso nel corso dell’ultimo anno e mezzo con quello che dalla conoscenza dell’organizzazione umana può seguire per la derivazione delle arti. E vedrà un tale, chi lo confronta, come sia impossibile, senza la conoscenza dell’organizzazione umana, giungere a una vera comprensione di quello che vive nel nostro ambiente e noi stessi delizia.

Un sentimento vorrei suscitare dal fatto che con la scienza dello spirito stessa è veramente dato un impulso iniziale, che si svilupperà sempre più e ancora di più, che siamo per così dire chiamati a fare i primissimi passi, e possiamo presentire quello che sorgerà da questi primi passi quando noi stessi saremo già da lungo tempo fuori da questa incarnazione.

Architettura corpo fisico Scultura corpo eterico Pittura corpo astrale Musica Io Poesia Spirito-di-sé Euritmia Spirito-vitale ### TERZA CONFERENZA

4°Impulsi trasformativi per l'evoluzione artistica dell'umanità (II)

Dornach, 30 Dicembre 1914

TERZA CONFERENZA

Dornach, 30 dicembre 1914

Forse possiamo comprendere al meglio che cosa intendiamo dire qui su ciò che deve entrare nella nostra anima e nel nostro cuore attraverso i nostri sforzi di scienza dello spirito, se gettiamo uno sguardo sulla maggior parte di ciò che mi sono permesso di presentare come La scienza occulta in linee generali. Vi troviamo anzitutto, se prescindiamo dai capitoli introduttivi, che devono servire da preparazione, quei capitoli che hanno il compito di far conoscere l’essenza dell’uomo e la sua relazione con la nascita e la morte, e la sua vita nei mondi spirituali. Dopo questi capitoli introduttivi abbiamo una descrizione dei grandi nessi cosmici, naturalmente in forma schizzata, che ci conducono attraverso i gradi di trasformazione della nostra Terra, prima di diventare Terra, attraverso l’esistenza di Saturno, del Sole, della Luna, e poi ci portano nell’esistenza terrestre. Poi abbiamo un’esposizione assai fugace, che accenna soltanto brevemente ai prospetti che si aprono per l’esistenza di Giove, Venere e Vulcano. E direi, invece di una descrizione più approfondita di questa esistenza di Giove, Venere e Vulcano, abbiamo allora una presentazione di quello che l’uomo deve sperimentare quando vuole lasciar scorrere in sé quegli intimi vissuti dell’anima che devono condurlo in ultima analisi all’iniziazione. Questi processi sono descritti più dettagliatamente fino a una certa tappa nelle esposizioni contenute in Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori?

Vedremo inoltre che la scienza dello spirito per noi si divide in due parti: in una parte in cui descriviamo i nessi cosmici, descriviamo come ciò che oggi si presenta dinanzi a noi come la Terra e le sue entità e il resto dell’universo, è diventato sin da un remotissimo passato, e come sembra che continuerà a svilupparsi ulteriormente. Se ora ripercorrete le considerazioni che in tal modo intraprendiamo, dovunque potrete osservare che una gran parte delle nostre considerazioni si trova sotto l’influsso di quello che noi recepiamo in noi circa il divenire del Cosmo. Una seconda parte delle nostre considerazioni si occupa di quello che l’anima deve fare per entrare nei mondi spirituali, in altre parole, per giungere all’iniziazione. Questi intimi vissuti, superamenti, lotte, liberazioni e realizzazioni che l’anima deve sperimentare, vengono sempre toccati nella seconda sfera delle nostre considerazioni. E le nostre considerazioni, se osserviamo l’essenziale in esse, provengono dall’una o dall’altra di queste parti.

Se ora consideriamo anzitutto la prima parte delle nostre considerazioni, quelle descrizioni che attraverso l’esistenza di Saturno, Sole e Luna giungono fino all’esistenza terrestre, allora con tali descrizioni esponiamo qualcosa che è estremamente contrario all’odierna visione del mondo, sia essa religiosa sia scientifica, e che in larga misura si considera da questa odierna visione del mondo come qualcosa di assurdo. Poiché è del tutto naturale che la nostra odierna visione del mondo trovi troppo fantastica la descrizione di un tale ordine cosmico, come per esempio quello che noi dobbiamo dare quando descriviamo l’esistenza di Saturno, che la descrizione di un tale ordine cosmico per la nostra odierna concezione sia tale che non si può che dire: Questo è un puro assurdo, questo non può affatto esistere, è qualcosa di fantastico! - Così pure è per le altre parti di ciò che noi abbiamo da descrivere.

Ora richiamatevi a mente l’affermazione che ho già fatto più volte qui e ieri. Ho detto: L’uomo non dorme soltanto nella notte, quando la sua coscienza di pensiero e di rappresentazione è attenuata, l’uomo dorme anche durante il giorno con una parte del suo essere. Mentre nella notte più che tutto la vita di rappresentazione dorme, durante il giorno in una parte del nostro essere dorme soprattutto la vita di volontà. Nelle profondità della nostra corporeità dorme la vita di volontà, almeno una grande parte della vita di volontà. Perché questa vita di volontà dell’uomo è molto più ampia che la consapevole vita di volontà che sviluppiamo. Quella è soltanto una piccola parte. E possiamo ben dire: L’uomo con la sua ordinaria coscienza, quando compie il suo lavoro durante il giorno o gode il suo piacere, è per la maggior parte un sonnambulo. Infinitamente molte cose avvengono inconsciamente, e anche quello che egli rende consapevole, lo compie per la gran parte apparentemente consapevolmente, a metà e più che a metà inconsciamente.

Se osserviamo l’uomo esattamente in quello che egli fa a metà o più che a metà consapevolmente, inconsciamente, allora può colpire il nostro sguardo spirituale che come uomo che dorme egli non è così incredulo come quando è sveglio, affatto non così incredulo. L’odierno uomo sveglio con la sua visione del mondo viene e dice: La descrizione dell’esistenza di Saturno in un libro come la Scienza occulta è pura follia assoluta! - Naturalmente. Ma l’uomo come uomo intero non dice questo; bensì egli porta in sé qualcosa per mezzo di cui — permettetemi l’espressione — inconsciamente sa che una volta vi è stata un’esistenza di Saturno. Egli fa qualcosa per mezzo di cui documenta che si ricorda inconsciamente di questa esistenza di Saturno. Quello che egli fa è: diventa un architetto. Poiché non sarebbe mai sorta un’arte della costruzione se l’uomo oggi non portasse in sé quelle leggi che già durante l’antico tempo di Saturno erano state impresse nel suo corpo fisico. Abbiamo esposto ieri come queste leggi nel corpo fisico possono essere proiettate nello spazio e come allora nello spazio esterno diventano leggi architettoniche. Tutto quello che l’uomo ha assorbito durante l’antico tempo di Saturno, egli lo cela nelle leggi dell’architettura. Naturalmente deve farlo con i mezzi odierni, di modo che quello che ci si presenta nelle odierne opere dell’arte della costruzione appare completamente diverso da quello che conosciamo della «arcitektonika di Saturno». Ma l’essenziale, il vivente di quello che facciamo nell’agire architettonico, è quello che si è radicato negli uomini attraverso l’antico esistenza di Saturno.

Prendiamo questo, che così portiamo dinanzi alla nostra anima, in un significato ancora più profondo. Che cosa fa l’uomo quando completamente, sia che crei, sia che conosca o goda, si immerge nella creazione architettonica? Egli vive nelle leggi di Saturno del suo corpo fisico, cioè, quando si immerge completamente nelle leggi dell’architettura, dimentica tutto quello che in lui vive come corpo eterico, come corpo astrale e come Io, egli ridiventa uomo di Saturno. Tutto ciò che è austero, tutto ciò che è casto, tutto ciò che è silenzioso e tuttavia ancora parlante dell’arte della costruzione non è altro che il fatto che l’uomo, alienandosi dai gradi superiori del suo essere, si trasferisce in quello che gli è stato dato dagli Spiriti delle gerarchie superiori — i Troni, gli Archai, che parteciparono all’inizio dell’esistenza di Saturno — come essenzialmente questi due gruppi di spiriti superiori, sostenuti dagli altri esseri delle gerarchie superiori.

È dunque veramente un elevarsi non solo al di sopra della presenza della Terra, ma al di sopra di un passato lontanissimo e un trasferirsi in questa esistenza di Saturno ciò che l’uomo compie quando crea architettonicamente o gode l’architettura, se ovviamente si tratta di vera arte. E di nuovo, saliamo fino alla scultura, all’arte della scultura. Abbiamo visto ieri che le leggi della scultura sono le leggi del corpo eterico, che l’uomo spinge in basso nel corpo fisico per un grado. Come quello che vive nel corpo fisico è spinto fuori nello spazio e diviene architettura, così nella scultura quello che vive nel corpo eterico è spinto giù nel corpo fisico. Ci alieniamo, godendo la scultura, del corpo astrale e dell’Io e di tutti i gradi superiori. Viviamo nel godimento della scultura come se avessimo solo il corpo fisico e nel corpo fisico l’espressione del corpo eterico: questo è il trasferimento all’indietro nell’antica esistenza del Sole. Tutto quello che l’antica esistenza del Sole ha radicato nell’uomo, si presenta oggimai nel godimento o nella creazione della scultura. Quello che nella scultura ci si presenta, ci appare da un lato così affine perché ci ridà il nostro proprio lontanissimo passato, che ancora è creativo in noi, il nostro tempo del Sole. E ci appare d’altro canto di nuovo così levigato e così freddo come il marmo, perché quello che ci viene dalla scultura ci illumina come quello che viene dal lontano Cosmo, dall’infinito universo.

Saliamo alla pittura, allora sappiamo che la pittura si basa sul fatto che gli impulsi interiori del corpo astrale sono spinti nel corpo eterico, di modo che nella pittura ci alieniamo del nostro Io e viviamo come se esperissimo solo nel corpo astrale, ma riportiamo questa vita astrale nel corpo eterico. Esperiamo tutto quello che in noi ha radicato l’antica esistenza della Luna, quell’antica esistenza della Luna che ci ha dato come uomini la nostra interiorità astrale. Il pittorico è la proiezione esterna di questa nostra interiorità astrale. Come nella nostra interiorità astrale esperiamo stati d’animo come dolore, gioia, carattere, espressione, come esperiamo quello che il destino su di noi porta, così esperiamo quello che il pittore ci ha creato sulla tela e che è un riflesso del nostro proprio interno essere astrale.

Se cercate di immergervi un poco in quello che è stato descritto nella Scienza occulta come l’esistenza di Saturno, Sole e Luna, allora farete la scoperta che effettivamente nella descrizione dell’esistenza di Saturno giace un’atmosfera architettonica, nella presentazione dell’esistenza del Sole un’atmosfera scultorea e nella presentazione dell’esistenza della Luna un’atmosfera pittorica. È stato tentato, nella formulazione delle parole, di rendere di nuovo questi stati d’animo. Alla presentazione degli avvenimenti occulti appartiene proprio molto più di quello che sono gli odierni ausili letterari, e si fraintende completamente lo stile di una presentazione occulta se si crede di poter centrare il giusto con i terrifici ausili letterari del nostro tempo.

Poi entriamo nell’esistenza terrestre, in cui viviamo come nella nostra immediata presenza, come nella realtà che ci è assegnata. Questo non è qualcosa di cui, così come viviamo in esso, abbiamo il bisogno di presentarcelo artisticamente in modo immediato. D’altra parte, ciò che l’uomo sente come bisogno di estrinsecare artisticamente da sé non si esaurisce nel fatto che nell’architettura, scultura e pittura riproduce il suo passato cosmico, come può essere dalla memoria che in lui è stata radicata. Il bisogno artistico va oltre. E se cerchiamo il fondamento spirituale di questo andare oltre del bisogno artistico, dobbiamo trovarlo in quello che nella Scienza occulta, dopo la presentazione dell’esistenza di Saturno, Sole, Luna e Terra, e dopo che soltanto assai schizzatamente ci si presentano gli ulteriori stadi di sviluppo dell’esistenza di Giove, Venere e Vulcano, è ancora dato come presentazione dei processi di iniziazione, che nel loro essenziale sono soprattutto processi umani interiori. Di questi processi di iniziazione bisogna rappresentarsi che essi, come oggi ci si presentano, sono l’inizio di importanti trasformazioni della vita umana terrestre, in generale della futura vita umana. È infatti così che nei confronti della vita umana terrestre si può sentire, se si avverte più profondamente: Ah, questa vita umana terrestre, come si svolge, per quanto l’uomo ne è consapevole, fa sembrare l’uomo come un orfano nel Cosmo, come un figlio abbandonato del Cosmo; si potrebbe anche dire come un viandante smarrito nel Cosmo.

In effetti l’uomo non sa nella sua ordinaria coscienza, nel suo stato di veglia, come è accaduto quello che attraverso l’esistenza di Saturno, attraverso l’esistenza del Sole e della Luna è sorto, quello che in lui vive, e neppure sa ciò che diventerà per lui in quella che sarà lo stato di Giove, Venere e Vulcano. Senza conoscere la sua origine, senza conoscere il suo futuro, l’uomo vaga ai margini dell’abisso della valle terrestre. Talvolta può sentirsi saldo grazie alla sua coscienza e anche sicuro del suo futuro, ma sostanzialmente sia il passato che il futuro dell’uomo terrestre non possono essere misurati. Però dinanzi all’anima umana apparirà quello che può essere la guida verso una certa direzione di vita sicura, quello che si rivela quando gli uomini si familiarizzeranno con quello che è loro dato come norma nelle leggi dell’iniziazione, quell’iniziazione che nei tempi antichi era una certa eredità degli Dei, che era stata data agli uomini e si manifestava come chiaroveggenza atavistica, ma che, man mano che ci inoltriamo verso il futuro, deve sempre più afferrare gli uomini e deve formare la vita interiore dell’anima umana.

Certamente, questo percorso, questo sentiero verso l’iniziazione ha due lati. Un lato è questo: che l’uomo conosce attraverso l’iniziazione i misteri, gli enigmi dell’esistenza, che attraverso essa entra nella vita spirituale dell’esistenza. L’altro lato è però quello che possiamo chiamare il più soggettivo, il più accadente nell’anima dell’iniziazione. È insieme quello da cui gli uomini più arretrano, perché rappresenta veramente qualcosa che non appartiene alle comodità della vita dell’anima, a cui l’anima così facilmente si abbandona o vuole abbandonarsi. Vi è una scala, una scala incredibilmente articolata di vita interiore per colui che la sua esperienza interiore deve condurre gradualmente all’iniziazione. I superamenti, le liberazioni, le resistenze e i riscatti si alternano in innumerevoli modi nella vita interiore sulla via verso l’iniziazione: bisogna attraversare tutto quello che fa sentire l’anima in tal modo, come se all’improvviso le fosse diventata affatto estranea, come se fosse precipitata in un abisso, dove deve sentire di sé come se fosse eternamente perduta e non potesse mai riottenere quello che aveva già conquistato in qualche epoca di vita. Come un’infinita costernazione e tristezza davanti alla perdita dell’esistenza già acquisita può venire sull’anima. E poi di nuovo può venire sull’anima anche così, come se dovesse disintegrarsi, dissolversi in un’infinita molteplicità, in tutti gli esseri di cui è composto il Cosmo. Ma allora di nuovo è lo stato d’animo come se dovesse sentirsi percorrendo gli esseri dell’universo, trasformandosi nell’essenza dell’uno, di nuovo abbandonando questo essere e trasformandosi nell’essenza dell’altro, come ho descritto nel mio libro La soglia del mondo spirituale, dove ho esposto gli eventi che sono sempre legati a privazioni dolorose, ad abbandoni dolorosi quando sono sperimentati individualmente. Infine quello che l’anima può esperire quando sperimenta la più radicale trasformazione, direi, dove l’anima deve decidersi per quello che può essere espresso con le parole: Devi ora per un certo tempo perderti, devi respingere te stesso da te, ma devi avere la fiducia che, mentre ti perdi, mentre ti respingi da te, Esseri che riposano nelle profondità delle gerarchie divine ti preservano e ti fanno ritrovare te stesso dopo che ti sei perduto. — Questo è il passaggio attraverso nascite e morti. È quello che deve essere sperimentato tra i vissuti interiori che conducono all’iniziazione.

Infine è il passaggio pauroso attraverso tutte le forze che non sono necessarie per la vita terrestre, ma bene per la vita del Cosmo extraterrestre, che però, quando sono portate indebitamente in questa vita terrestre da Lucifero o da Arimane, diventano le forze del male; è il passaggio pauroso attraverso le forze del male, insieme con tutto ciò che significano di agitante, distruttivo, assorbente in tutto il Cosmo. E infine è il passaggio attraverso lo stato in cui l’uomo può sentirsi solo come strumento, come attrezzo per mezzo di cui gli esseri spirituali parlano, dove simbolicamente diventa quello che la sua laringe esprime come singolo organo, dove diventa la laringe degli esseri divino-spirituali, dove sente se stesso riposante nella parola onnipotente divina. E poi lo stato dove nel futuro questo sentire confluisce nel partecipare consapevolmente al tessere e al volere divino nel Cosmo stesso.

Questi però sono solo singoli stati che sono stati descritti. Infinitamente ricca di sfumature è quella che l’anima sperimenta. E come l’anima può trovarsi in tutti questi stati e con ogni tale stato sale di un grado nel sentiero dell’iniziazione, fa un passo ulteriore nella vita spirituale, lo trovate esposto, per quanto è necessario esporre per il presente, nello scritto Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori? oppure anche nello scritto La soglia del mondo spirituale più descrittivamente. Sì, tutto quello che l’anima sperimenta avvicinandosi così all’iniziazione, viene sperimentato consapevolmente sul sentiero dell’iniziazione, è sperimentato consapevolmente. Perciò questo sentiero della conoscenza è così colmo di dolore e anche così ricco di redenzione. Ma l’uomo può, ancora a lungo, prima che si ritrovi consapevolmente in tutto quello che vi ho descritto come le tappe del sentiero di iniziazione, esprimere con i suoi mezzi questo fatto, esprimerlo in immagini — e ciò accade attraverso la musica. Infine, essenzialmente, vera musica è un’esistenza che si svolge in suoni, un accadimento di esistenza che si svolge in suoni, che è un’immagine esterna di quello che consapevolmente l’anima sperimenta nella vita di iniziazione.

L’uomo non può, se rimane nell’ordinaria esistenza quotidiana, compiere senza ulteriore quello che possiamo chiamare: l’Io — come l’abbiamo presentato ieri — immergersi nel corpo astrale. Questo che si intraprende, quando con l’Io si immerge in questo mondo astrale nel modo giusto, di modo che l’immersione sia un tuffo nel mondo divino, è appunto il percorso attraverso l’iniziazione. Ma un’immagine di ciò ci è data nell’evento che ci viene incontro attraverso creazioni musicali. L’uomo si aliena, quando creando o godendo si dedica alla creazione musicale, del suo Io. Spinge indietro questo Io, ma lo consegna al contempo a tutte le potenze divino-spirituali che lavoreranno nel suo corpo astrale quando ascenderà all’esistenza di Giove.

Considerate come ora entriamo in una considerazione della creazione artistico-musicale, che ci pone in relazione con il futuro dell’uomo. È quasi — si potrebbe dire — presuntuoso esprimere che la creazione artistico-musicale è davvero chiamata a perfezionarsi sempre più e più nel mondo, a immergersi sempre più nel mondo, e che quello che come creazione artistico-musicale è già entrato nel nostro ordine mondiale, sono più o meno tentativi — nonostante tutto il Grande, nonostante tutto il Geniale in questa creazione artistico-musicale. Sono tentativi verso qualcosa ancora infinitamente più significativo nella creazione artistico-musicale del futuro. E questa creazione artistico-musicale del futuro potrà ricevere stimoli, gli stimoli più significativi, quando gli uomini si dedicheranno a conoscere la natura interiore del sentiero di iniziazione.

Quando una volta quello che riguardo al sentiero di iniziazione può essere descritto non sarà sperimentato dagli uomini come oggi, bensì in tal modo che gli uomini nelle descrizioni di quello che l’anima ha da esperire facciano un’esperienza di beatitudini e di grandi delusioni, quando questo è un’intera esperienza che si può acquisire leggendo riguardo al sentiero di iniziazione, allora l’anima dell’uomo potrà essere scossa nella sua partecipazione ai destini di tutti gli esseri che nell’esistenza extraumana partecipano agli eventi del Cosmo, in tal modo che in sé sperimenterà scosse, privazioni e redenzioni che spingeranno l’anima a esprimere in connessioni tonali quello che è esperibile nella descrizione del sentiero di iniziazione. Vi saranno nel futuro persone che sentiranno le descrizioni del sentiero di iniziazione, sentiranno che un’esperienza intensiva è possibile in quello che ci si presenta apparentemente così astratto, molto più intensa di quanto avvenga nella nostra ordinaria esperienza fisica esterna. Allora verrà un momento per le nature che possono sentire nella loro verità le cose descritte nel sentiero di iniziazione, in cui diranno a se stesse: Ora sento che quello che sperimenta qui mi mette in relazione non con la natura in cui sto sulla terra rotonda, bensì con quello che permea il Cosmo e lo vivifica. Oh, non posso solo sperimentare tutto questo, ma posso cantarlo, posso comporlo!

Abbiamo in quello che così possiamo descrivere un cenno per quello che la scienza dello spirito deve diventare per l’uomo. La scienza dello spirito deve essere vivente, deve stimolare l’anima umana, non deve essere solo teoria, non solo conoscenza, non solo sapere. La scienza dello spirito deve vivere nell’anima, deve afferrare tutte le forze nell’anima, deve fare dell’uomo un essere diverso. Più precisamente, l’uomo deve da se stesso diventare un essere diverso, quando si abbandona alla scienza dello spirito.

Nei tempi antichi, possiamo dire, ancora presso i Greci, che erano uomini del Sole, era una percezione atavistica quello che spingeva gli uomini ad alienarsi di tutto l’essere astrale e di tutto l’essere dell’Io e a esprimere solo le leggi nella forma umana fisica, che l’esistenza di Saturno e quella del Sole avevano creato per prime. Per questo nacquero le sculture greche, quelle sculture greche che come opere d’arte ci stanno veramente dinanzi come l’uomo del Sole deve stare spiritualmente dinanzi a noi, se lo comprendiamo come contenente solo la forma umana fisica e il vivente eterico in esso e non ancora contenente l’astrale. Sì, una Venere di Milo così creata dall’arte greca possiamo considerarla come una personificazione che ci sta dinanzi del più casto essere, perché l’impudicizia è possibile solo nel corpo astrale in tutto quello che come istinti e brame l'attraversa. L’impudicizia non è ancora possibile nel corpo eterico. Era l’eredità degli Dei, che gli uomini avevano ricevuto, quello che li spingeva a creare tali opere d’arte. Perduto è diventato per gli uomini questo sentirsi esclusivamente nel corpo eterico e fisico, senza Io e senza corpo astrale.

Quando l’uomo si sveglia, con il suo Io e il suo corpo astrale si immerge nel corpo eterico e fisico, sente e sperimenta solo quello che è presente nel suo Io. Quello che accade nel suo corpo astrale è già nell’inconscio, per non dire quello che accade nel corpo eterico e nel corpo fisico. Di ciò l’uomo interiormente non sa nulla. Per il Greco però era ancora una percezione presentente. Noi però, se aspiriamo al fatto che la conoscenza scienza-dello-spirito in noi di nuovo diventi vivente, che non sia solo la nostra conoscenza astratta, la nostra conoscenza teorica, ma afferri la nostra intera vita dell’anima, allora penetriamo gradualmente in basso in quello che ci costituisce, impariamo allora a conoscere quello che attraversa ritmicamente, armonicamente, cicla il nostro corpo astrale e quello eterico. E allora arriviamo a un seguire possibile con l’anima di quello che etericamente il corpo percorre, che percorre lo spazio e che da quello eterico produce le forme.

Questo dovrebbe essere tentato nella costruzione delle nostre colonne, nella costruzione dei nostri architravi nel Goetheanum: un tuffo nelle sfere, in cui la scienza dello spirito ci fa tuffare, e che sono state dimenticate dall’umanità. Dobbiamo però prendere veramente con la massima serietà quello che la scienza dello spirito può essere per noi. Se — questo potete ricavare da tutto il senso delle esposizioni finora date sulla scienza dello spirito — si penetra consapevolmente nel mondo spirituale, e bisogna proprio penetrare consapevolmente nel mondo spirituale se dunque si vuole comprendere formativamente e godere così quello che vive nel mondo eterico e nel corpo eterico umano, se si vuol entrare in questo, allora si deve però anche fare la conoscenza di quegli esseri che si designano come spiriti luciferici e arimanici.

Ora riflettete di nuovo quanto di arimanico vi sia nelle nostre odierne creazioni. Richiamatevi a mente quello che ho esposto riguardo al presente ambiente tecnico. E non possiamo fare diversamente che creare con l’aiuto della tecnica odierna. Questa diventerebbe simile a una pianta di serra se volessimo lavorare senza l’aiuto della tecnica moderna. E mi è stata una certa soddisfazione che potessimo costruire il nostro edificio in parte con uno dei materiali più moderni, che potessimo costruirlo in parte con il materiale di calcestruzzo, poiché non il fatto che ci isoliamo in serra da quello che la vita altrimenti dà, non in questo può consistere il progresso, bensì nel fatto che utilizziamo quello che la vita altrimenti dà. Impadronendoci spiritualmente della spiritualità del mondo, cerchiamo di utilizzare il materiale odierno in tal modo che quello che spiritualmente comprendiamo viva nel materiale odierno.

Questo naturalmente può accadere solo fino a un certo grado. Lo comprenderete quando vi mettete dinanzi la visione intera di quello che abbiamo detto riguardo all’ambiente tecnico. Poiché non è separabile il tecnico dall’arimanico, quando vogliamo

5°Capodanno cosmico — La ballata del sogno di Olaf Åsteson

Dornach, 31 Dicembre 1914

QUARTA CONFERENZA

Dornach, 31 dicembre 1914

Iniziamo la celebrazione della conclusione dell’anno con il fatto che la signora dottoressa Steiner ci presenterà la bella leggenda norvegese di «Olaf Åsteson», di quel Olaf Åsteson che, man mano che si avvicinava il Natale, cadde in una specie di sonno che durò tredici giorni: i sacri tredici giorni che abbiamo imparato a conoscere in varie nostre considerazioni. Durante questo sonno ebbe importanti esperienze, di cui poi, quando si svegliò, seppe raccontare.

In questi giorni abbiamo intrapreso varie considerazioni che potevano farci accorgere come attraverso la visione del mondo della scienza dello spirito riconquistare antichi tesori di conoscenza per la conoscenza umana, che nei giorni passati erano conosciuti dagli uomini come appartenenti ai mondi spirituali. Ancora e ancora saremo colpiti, ora da una cosa ora da un’altra, da questo sapere preterreno dei mondi spirituali, e ancora e ancora saremo ricordati del fatto che questo sapere dei tempi antichi si basava sul fatto che l’uomo, in virtù della sua precedente organizzazione, poteva stare in tale rapporto con tutto l’universo e il suo accadere, che, come ci esprimiamo nel nostro linguaggio, il microcosmo umano si immergeva nella legalità, nell’accadere del macrocosmo, e che in questa immersione nel macrocosmo poteva avere esperienze su cose che toccano intimamente la sua vita dell’anima, che però devono rimanere nascoste per lui, finché come microcosmo si muove sul piano fisico ed è dotato solo di quella conoscenza che è data ai sensi e all’intelletto legato ai sensi.

Sappiamo come solo una visione del mondo materialistica possa essere del parere che soltanto l’uomo dentro l’ordine mondiale sia dotato di una capacità di conoscenza, di sentimento e di volontà, mentre si deve riconoscere dal punto di vista di una concezione spirituale che, così come vi sono entità al di sotto del grado umano, così vi sono entità anche al di sopra della fase umana del pensiero, del sentimento e della volontà. In queste entità l’uomo può immergersi quando come microcosmo si tuffa nel macrocosmo. Però allora dobbiamo parlare di questo macrocosmo in modo tale come se non fosse solo un macrocosmo dello spazio, ma come se il tempo nel suo corso avesse significato nella vita del macrocosmo. Come l’uomo deve ritirarsi da tutte le impressioni che possono esercitarsi sui suoi sensi dal suo ambiente circostante, come deve creare oscurità attorno a sé chiudendo la sua percezione sensoriale, per accendere in sé la luce dello spirito nell’interno, se vuol scendere nelle profondità della sua anima, così quello spirito che possiamo designare come lo spirito della Terra deve essere chiuso dalle impressioni del resto del Cosmo. Il minimo grado di effetti del Cosmo esterno deve essere esercitato sullo spirito della Terra, affinché lo spirito della Terra stesso possa concentrarsi interiormente, possa raccogliere interiormente le sue capacità. Poiché allora i segreti sono scoperti che l’uomo deve attraversare con questo spirito della Terra, perché la Terra come Terra è separata dal Cosmo.

Una tale epoca, in cui il massimo grado di impressioni dal macrocosmo esterno è esercitato sulla Terra, è l’epoca del solstizio d’estate, l’epoca di San Giovanni. Molti resoconti dai tempi antichi che si riferiscono alle celebrazioni festive ci ricordano come tali feste si svolgessero in mezzo all’estate, come l’anima nel mezzo dell’estate attraverso l’alienarsi dell’Io e l’immersione nella vita del macrocosmo è ebbra, abbandonata alle impressioni del macrocosmo.

Ma al contrario, i resoconti leggendari e altrimenti di quello che nei tempi antichi poteva essere sperimentato, ci ricordano allora, quando il minimo grado di impressioni dal macrocosmo viene alla Terra, che lo spirito della Terra, concentrato in sé, sperimenta i segreti della vita dell’anima della Terra nell’infinito universo, e che l’uomo, quando in quel momento si dedica a questa esperienza, quando cioè si dedica in quella epoca in cui dalla massima luce del macrocosmo viene meno il calore inviato alla Terra, allora sperimenta i più sacri segreti. Perciò questi giorni intorno al Natale erano sempre tenuti così sacri, perché l’uomo, mentre ancora nel suo organismo aveva la capacità di partecipare all’esperienza della Terra nell’epoca quando era più concentrata, poteva stare insieme con lo spirito della Terra.

Olaf Åsteson, Olaf il figlio della Terra, sperimenta in questi tredici giorni brevissimi, mentre è rapito nel macrocosmo, vari segreti dell’universo. E la leggenda nordica, che nei tempi più recenti è stata riesumata da antichi resoconti, ci narra degli eventi che Olaf Åsteson ebbe tra il Natale e il Capodanno fino al 6 gennaio. Abbiamo ogni ragione di ricordare spesso questo antico modo di immersione del microcosmo nel macrocosmo; la nostra considerazione potrà allora annettersi a tali cose. Per ora però ascoltiamo la leggenda di Olaf il figlio della Terra, che nell’epoca in cui noi ora siamo, sperimentò i segreti dell’esistenza cosmica per il fatto che viveva insieme con lo spirito della Terra. Ascoltiamo dunque queste esperienze.

LA CANZONE DEI SOGNI

Così ascolta il mio canto! Voglio cantarti Di un giovane agile: Era Olaf Åsteson, Che un tempo dormì così a lungo. Di lui voglio cantarti.

II

Andò a riposo la vigilia di Natale. Un sonno profondo lo colse subito, E non poteva svegliarsi, Prima che nel tredicesimo giorno Il popolo andasse in chiesa. Era Olaf Åsteson, Che un tempo dormì così a lungo. Di lui voglio cantarti.

Andò a riposo la vigilia di Natale. Aveva dormito davvero a lungo! Non poteva svegliarsi, Prima che nel tredicesimo giorno L’uccello spiegasse le ali! Era Olaf Åsteson, Che un tempo dormì così a lungo. Di lui voglio cantarti.

Non poteva svegliarsi Olaf, Prima che nel tredicesimo giorno Il sole brillasse sopra i monti. Allora sellò il suo veloce cavallo, E veloce cavalcò verso la chiesa. Era Olaf Åsteson, Che un tempo dormì così a lungo. Di lui voglio cantarti.

Già stava il prete All’altare leggendo la messa, Quando alla porta della chiesa Olaf si sedette per annunziare Il contenuto di molti sogni,

Che nel lungo sonno L’anima gli aveva riempito. Era Olaf Åsteson, Che un tempo dormì così a lungo. Di lui voglio cantarti.

Giovani e anche vecchi, Ascoltavano attentamente le parole, Che Olaf pronunciò dei suoi sogni. Era Olaf Åsteson, Che un tempo dormì così a lungo. Di lui voglio cantarti.

III

«Andai a riposo la vigilia di Natale. Un sonno profondo mi colse subito; E non potevo svegliarmi, Prima che nel tredicesimo giorno Il popolo andasse in chiesa. La luna brillava chiaramente E i sentieri si estendevano lontano. Fui elevato ad altezza di nubi E gettato nel fondo del mare, E chi vuole seguirmi, Non può essere colto da serenità. La luna brillava chiaramente E i sentieri si estendevano lontano.

Fui elevato ad altezza di nubi, Poi spinto in paludi torbide, Tremendo lo spavento dell’inferno E anche la luce del cielo. La luna brillava chiaramente E i sentieri si estendevano lontano.

Dovetti viaggiare nelle profondità della terra, Dove orribili fluiscono i fiumi degli Dei. Non potevo vederli, Ma potevo udire il loro fragore. La luna brillava chiaramente E i sentieri si estendevano lontano.

Non nitriva il mio cavallo nero, E i miei cani non abbaiavano, Non cantava nemmeno l’uccello del mattino, Era un solo prodigio dovunque. La luna brillava chiaramente E i sentieri si estendevano lontano.

Dovetti percorrere nel paese degli spiriti Il vasto campo della brughiera spinosa, Mi fu strappato il mantello scarlatto E anche i chiodi dei miei piedi. La luna brillava chiaramente E i sentieri si estendevano lontano.

Giunsi al ponte di Giallar. In altezze estreme di vento pende questo, Con oro rosso è rivestito E ha chiodi dalle punte affilate. La luna brillava chiaramente E i sentieri si estendevano lontano.

Mi colpì il serpente dello spirito, Mi morse il cane dello spirito, Il toro stava nel mezzo della strada. Questi sono i tre esseri del ponte. Sono di terribile malvagità. La luna brillava chiaramente E i sentieri si estendevano lontano.

Molto mordace è il cane, E pungere vuole il serpente, Il toro minaccia potentemente! Essi non lasciano passare nessuno sul ponte, Chi non vuole onorare la verità! La luna brillava chiaramente E i sentieri si estendevano lontano.

Ho camminato attraverso il ponte, Che è stretto e vertiginoso. In paludi dovetti guadare… Ora giacciono dietro di me! La luna brillava chiaramente E i sentieri si estendevano lontano.

In paludi dovetti guadare, Parevano senza fondo al piede. Quando oltrepassai il ponte, Allora senti nella bocca terra Come i morti che giacciono nelle tombe. La luna brillava chiaramente E i sentieri si estendevano lontano.

Giunsi allora all’acqua, In cui come fiamme blu Le masse di ghiaccio brillavano chiaramente… E Dio, guidò la mia mente, Che evitassi il luogo. La luna brillava chiaramente E i sentieri si estendevano lontano.

Rivolsi i passi al sentiero invernale. Alla mia destra potevo vederlo: Guardai come in un paradiso, Che brillava luminoso lontano. La luna brillava chiaramente E i sentieri si estendevano lontano.

L’alta Madre di Dio, La vidi là nel splendore! Mi ordinò di recarmi a Brooksvalin, Annunziando, Che lì le anime sono giudicate! La luna brillava chiaramente E i sentieri si estendevano lontano.

IV

In altri mondi dimorerai Attraverso le lunghe notti; E solo Dio può saperlo, Quanta angoscia di anima vidi — In Brooksvalin, dove le anime Stanno sotto il giudizio cosmico.

Potei vedere un giovane uomo, Aveva ucciso un bambino: Ora doveva portarlo eternamente Nelle sue stesse braccia. Stava nel fango così profondamente In Brooksvalin, dove le anime Stanno sotto il giudizio cosmico.

Un uomo anziano vidi anche, Portava un mantello come di piombo; Così fu punito, che egli Visse nell’avarizia sulla terra, In Brooksvalin, dove le anime Stanno sotto il giudizio cosmico.

Uomini emersero, Che portavano sostanze infuocate; L’inganno grava Sulle loro povere anime In Brooksvalin, dove le anime Stanno sotto il giudizio cosmico.

Anche bambini potei vedere, Che avevano braci di carbone sotto i loro piedi; Ai genitori fecero male nella vita, Questo colpì molto i loro spiriti In Brooksvalin, dove le anime Stanno sotto il giudizio cosmico.

Mi fu ordinato di avvicinarmi a quella casa, Dove streghe dovevano lavorare Nel sangue che nella vita avevano inasprito, In Brooksvalin, dove le anime Stanno sotto il giudizio cosmico.

Da nord, in schiere selvagge, Ivi vennero cavalcando spiriti malvagi, Guidati dal signore dell’inferno, In Brooksvalin, dove le anime Stanno sotto il giudizio cosmico.

Ciò che veniva da nord, Sembrò soprattutto malvagio: Davanti cavalcava egli, il signore dell’inferno, Sul suo cavallo nero In Brooksvalin, dove le anime Stanno sotto il giudizio cosmico.

Ma da sud vennero In sublime quiete altre schiere. Cavalcava innanzi San Michele Accanto a Gesù Cristo In Brooksvalin, dove le anime Stanno sotto il giudizio cosmico.

Le anime, cariche di peccato, Dovevano tremando angosciato! Le lacrime scorrevano a fiumi Come conseguenze di atti malvagi In Brooksvalin, dove le anime Stanno sotto il giudizio cosmico.

In maestà stava Michele E pesava le anime umane Sulla sua bilancia dei peccati, E giudice stava accanto Il Giudice del mondo Gesù Cristo In Brooksvalin, dove le anime Stanno sotto il giudizio cosmico.

V

Beato è colui che sulla terra Diede scarpe ai poveri; Non ha bisogno di camminare Con i piedi nudi nel campo spinoso. Allora parla la lingua della bilancia, E la verità cosmica Risuona nel grado spirituale.

Beato è colui che sulla terra Diede pane ai poveri! Non possono ferire lui I cani in quell’altro mondo. Allora parla la lingua della bilancia, E la verità cosmica Risuona nel grado spirituale.

Beato è colui che sulla terra Diede grano ai poveri! Non può minacciarlo Il corno affilato del toro, Quando deve attraversare il ponte di Giallar. Allora parla la lingua della bilancia, E la verità cosmica Risuona nel grado spirituale.

Beato è colui che sulla terra Diede indumenti ai poveri! Non possono fargli gelare Le masse di ghiaccio in Brooksvalin. Allora parla la lingua della bilancia, E la verità cosmica Risuona nel grado spirituale.»

VI

Giovani e anche vecchi, Ascoltavano attentamente le parole, Che Olaf pronunciò dei suoi sogni. Dormivi così a lungo… Svegliati ora, o Olaf Åsteson!

Miei cari amici, abbiamo ascoltato come Olaf Åsteson si addormentò in quel sonno che doveva diventare per lui una rivelazione dei segreti di quei mondi che sono sottratti alla vita sensoriale, alla ordinaria vita nel piano fisico. Nella leggenda abbiamo ricevuto la notizia di quelle antiche conoscenze, di quelle antiche intuizioni nei mondi spirituali che dovranno essere riacquisite attraverso quello che noi chiamiamo la concezione del mondo della scienza dello spirito.

Spesso è stata riportata l’affermazione che passa attraverso tutti i resoconti che riguardano l’entrata dell’anima umana nel mondo spirituale, e che dice che l’uomo può guardare il mondo spirituale solo quando con la sua esperienza giunge alla porta della morte e poi si immerge negli elementi. Cosicché non abbia attorno a sé gli elementi dell’esistenza terrestre come gli ha nel solito vivere del piano fisico come la terra, l’acqua, l’aria, il fuoco, bensì che sia elevato al di sopra di questo aspetto esteriore, questo aspetto esteriore sensibile degli elementi e si immerga in quello che questi elementi sono quando li si conosce nella loro vera natura, nella loro prossima vera natura, dove esseri sono presenti in essi che stanno in rapporto con l’esperienza dell’anima umana.

Che Olaf Åsteson esperisse qualcosa di questo immergersi negli elementi, si potrebbe ancora rintracciare dove anzitutto è raccontato come Olaf giunga al ponte di Giallar, e come attraversi il ponte nei sentieri del mondo spirituale che si estendono lontano.

Come descrittivamente ci è presentato il vissuto con l’elemento terra, è presentato come egli si immerga nell’elemento terra. Questo viene portato fino a quella visione che ci dice che egli sente terra come i morti che giacciono nelle tombe. E chiaramente ci è poi suggerito come egli sperimenti l’elemento acqua e tutto quello che nell’elemento acqua può essere sperimentato quando si sperimenta questo elemento acqua insieme con il suo contenuto morale. Allora di nuovo è suggerito come l’uomo viene insieme con l’elemento fuoco, con l’elemento aria.

Tutto questo è descritto in modo mirabilmente visivo ed è riunito nell’esperienza della compresenza dell’anima umana con i segreti del mondo spirituale. La leggenda è stata successivamente trovata; è stata raccolta dove ancora viveva sulla bocca del popolo. E molte cose in questa leggenda, come è oggi, non sono più come erano originariamente. Originariamente era senza dubbio prima la visione descrittiva delle esperienze nella regione della terra, poi le esperienze nella regione dell’acqua. E allora le esperienze nella regione dell’aria e del fuoco erano probabilmente ancora molto più differenziate di quanto è il caso nell’eco debolissima che è stata trovata dopo secoli e che oggi ci giace dinanzi.

Così come era senza dubbio molto più grandioso e meno sentimentale il finale, che affatto non più, così come oggi si presenta, ricorda il linguaggio originariamente incredibile, l’afferramento sovrumano che giaceva in tali leggende popolari, mentre il finale odierno è solo umanamente afferrante, afferrante appunto perché è in connessione con i segreti così profondi del macrocosmo e dell’esperienza umana.

In tali tempi, come quello in cui noi ora viviamo, in tali stagioni, se le comprendiamo bene, è data molta occasione di ricordare il fatto che l’umanità — certamente con una conoscenza diversamente formata, più sorda, più crepuscolare — nei tempi antichi era penetrata da un sapere che è andato perduto e che deve essere riacquisito. E allora di nuovo davanti alla nostra anima può porsi la domanda: Non dobbiamo, dato che oggi possiamo già riconoscere come un tale sapere deve di nuovo venire a beneficio dell’umanità, considerarlo come uno dei nostri compiti più urgenti, fare tutto quello che può portare un tale sapere, che può penetrare la presente cultura umana con un tale sapere?

Molte cose saranno necessarie affinché nel modo giusto possa verificarsi il rivolgimento qui accennato nella totalità del sentire umano, direi ora, del sentire di concezione del mondo. Prima di tutto una cosa sarà necessaria, una cosa dico, poiché è una tra molte, ma si può sempre prendere solo una: sarà necessario che le anime umane si conquistino sul terreno della nostra corrente di concezione del mondo della scienza dello spirito riverenza e dedizione rispetto a quello che nei tempi antichissimi, in modo antico, era conosciuto dei grandi segreti dell’esistenza. Si dovrà giungere al sentimento di come nei tempi materialisti sia stato trascurato sviluppare questa riverenza e questa dedizione nell’anima.

Si dovrà avere il sentimento di quanto secca e sobria sia questa epoca materialista, e come altezzoso davanti alle rivelazioni di antiche tradizioni religiose e di antico sapere l’umanità abbia assunto nei primi secoli della quinta epoca culturale post-atlantidea. In verità, se ci si avvicina a loro con la necessaria riverenza, si lasciano presagire che profonda, profonda saggezza riposa in esse. Come siamo senza riverenza fondamentalmente anche davanti alla Bibbia! Non voglio nemmeno parlare di quel genere di ricerca moderna orrenda che strappa e sfibra tutta la Bibbia, voglio solo parlare del modo sobrio, secco con cui oggi equipaggiati solo di percezione sensoriale e delle ordinarie forze intellettuali, ci avviciniamo alla Bibbia, e come non possiamo più avere il sentimento per l’enorme grandezza di concezione umana che ci viene incontro da molti passi. Su un passo del secondo libro di Mosè, capitolo 33, versetto 18, vorrei farvi attenzione:

E Mosè disse a Dio: «Mostrami dunque la tua maestà.»

Al che Jahve disse: «Farò passare davanti a te tutta la mia bontà e proclamerò il nome di Jahve davanti a te e sarò misericordioso con chi vorrò essere misericordioso, e farò misericordia con chi vorrò fare misericordia.»

Poi ma disse Jahve: «Tu non puoi vedere la mia faccia, perché nessun uomo può vedermi e restare in vita.»

Disse Jahve: «Ecco un luogo presso di me, ti porrai sulla roccia. Quando passerà la mia gloria, ti metterò nella caverna della roccia e ti coprirò con la mia mano finché sarò passato. Poi toglierò la mia mano e vedrai le mie spalle; ma la mia faccia non la potrai vedere.»

Se si riuniscono così tante cose che negli anni trascorsi dei nostri sforzi di scienza dello spirito hanno potuto entrare nelle nostre anime e nei nostri cuori, e ci si avvicina a questo passo, allora si può avere il sentimento: Sì, che infinita saggezza parla da questo passo, e quanto sorde sono le orecchie umane dell’epoca materialistica, che non possono affatto percepire l’infinita profonda saggezza che parla da questo passo. — Allo stesso tempo vorrei approfittare dell’occasione per farvi attenzione a un libretto che è apparso con il titolo: «Parole di Mosè», nella casa editrice Bruns a Minden in Vestfalia, e precisamente perché molte cose in questo libretto dai Cinque Libri di Mosè sono tradotte meglio che in altre edizioni. In questo il dott. Hugo Bergmann, che è l’editore delle «Parole di Mosè», si è dato molta pena per l’interpretazione.

Che fondamentalmente l’uomo debba conquistare un’interamente diversa forma di comportarsi nel mondo se vuol tuffarsi nei mondi spirituali, rispetto al comportamento verso il mondo sensibile, l’abbiamo sottolineato più volte. Il mondo sensibile, l’uomo l’ha attorno a sé. Guarda verso il mondo sensibile, lo vede nei suoi colori e forme, ne sente i toni. Il mondo sensibile è lì, noi gli stiamo dinanzi, esso agisce su di noi, lo riceviamo nella percezione, pensiamo su di esso. Così è il nostro comportamento verso il mondo sensibile. Siamo passivi, esso si lavora nella nostra anima. Pensiamo al mondo sensibile, lo rappresentiamo.

Completamente diverso è il nostro comportamento quando ci eleviamo nel mondo spirituale. In ciò consiste una delle difficoltà di acquistare giuste rappresentazioni di quello che l’uomo esperisce quando entra nel mondo spirituale. Ho cercato di caratterizzare alcune di queste difficoltà nel libretto La soglia del mondo spirituale. Rappresentiamo il mondo sensibile, pensiamo al mondo sensibile. Quando passiamo attraverso tutto quello che colui che vuol percorrere il sentiero dell’iniziazione deve attraversare, allora entra qualcosa che si può caratterizzare così: Come le cose attorno a noi si comportano verso di noi, così noi ci comportiamo verso gli esseri delle gerarchie superiori: loro ci rappresentano, loro ci pensano. Noi pensiamo gli oggetti fuori di noi, i minerali, le piante e gli animali: loro diventano i nostri pensieri. Noi a nostra volta siamo le rappresentazioni, i pensieri e le percezioni degli spiriti delle gerarchie superiori. Diventiamo i pensieri degli Angeloi, degli Archangeloi, degli Archai e così via. Siamo accolti da loro, come noi stessi accogliamo le piante, gli animali e gli uomini. E dobbiamo sentirci al sicuro, potendo dirci: Gli esseri delle gerarchie superiori ci pensano, ci rappresentano. Questi esseri delle gerarchie superiori ci afferrano con le loro anime. — Sì, possiamo perfino rappresentarci che quando Olaf Åsteson si addormentò davanti alla porta della chiesa, divenne una rappresentazione degli spiriti delle gerarchie superiori, e mentre dormiva gli esseri delle gerarchie superiori esperirono quello che esperiscono gli esseri dello spirito della Terra, che per noi è una pluralità. E mentre Olaf Åsteson di nuovo ridiscende nel mondo fisico, si ricorda di quello che gli spiriti delle gerarchie superiori hanno esperito in lui.

Immaginiamoci una volta di incamminarsi sul sentiero dell’iniziazione. Come possiamo comportarci verso i mondi spirituali, in cui, come in una somma di esseri spirituali delle gerarchie superiori, vogliamo fare il nostro ingresso? Come possiamo comportarci verso di loro? — Possiamo rivolgerci a loro e possiamo dir loro: Come penetriamo in voi, come vi rivelate a noi? —

Allora, quando abbiamo acquisito la comprensione dell’altro modo di comportamento dell’anima umana verso i mondi superiori, ci torna come un suono dai mondi spirituali: Sì, come tu percepisci il mondo sensibile, come esso ti appare dinanzi agli occhi, si presenta davanti ai tuoi sensi, così tu non puoi percepire il mondo spirituale. Noi dobbiamo rappresentarti, e tu devi sentirti in noi. Devi sentirti così come il pensiero che pensi nel mondo sensibile si sentirebbe se si potesse sentire in te. Devi abbandonarti al mondo spirituale, allora in te entrerà tutto quello che può rivelarsi a te come esseri delle gerarchie superiori. Allora fluirà nella tua anima e vivrà benevolmente nella tua anima, come tu vivi nei tuoi pensieri quando pensi al mondo sensibile. Se il mondo spirituale ti vuole benedire, allora ti percorrerà con il suo amore, se si vuole impietosire di te e ti vuol percorrere con il suo amore!

Ma non devi credere che puoi metterti di fronte agli esseri spirituali come alla sensibile mondo. Come Mosè dovette andare nella caverna, così tu devi immergerti nella caverna del mondo spirituale. Devi metterti lì dentro. Come il pensiero vive in te, così tu devi immergerti negli esseri spirituali. Tu stesso devi vivere come pensiero cosmico nel macrocosmo. Quello che così esperisti, da solo di sperimentare, non puoi durante la tua vita terrestre tra nascita e morte, puoi solo dopo la morte, quando sei morto. Nessuno può esperire il mondo spirituale prima di morire, ma il mondo spirituale può passare dinanzi a te, può benedirti, può inondarti del suo amore. E allora, quando dopo sei in questo mondo spirituale, sviluppi la tua consapevolezza terrestre, allora splende in te quello che il mondo spirituale è.

Come l’oggetto è fuori e l’uomo gli sta dinanzi, come l’oggetto sporge nella sua consapevolezza e allora è in essa, così l’uomo con la sua anima è nella caverna del mondo spirituale. Il mondo spirituale lo percorre. Qui l’uomo è dinanzi alle cose. Quando l’uomo entra nel mondo spirituale, gli esseri delle gerarchie superiori sono dietro di lui. Allora non può vedere la loro faccia, così come i pensieri non vedono il nostro volto quando sono in noi. Il volto è davanti; i pensieri sono dietro, non vedono il volto. L’intero segreto dell’iniziazione riposa nelle parole che Jahve rivolge a Mosè. E Mosè disse a Dio: «Mostrami dunque la tua maestà.»

Al che Jahve disse: «Farò passare davanti a te tutta la mia bontà e proclamerò il nome di Jahve davanti a te e sarò misericordioso con chi vorrò essere misericordioso, e farò misericordia con chi vorrò fare misericordia.»

Poi ma disse Jahve: «Tu non puoi vedere la mia faccia, perché nessun uomo può vedermi e restare in vita.» — Si arriva alla porta della morte attraverso l’iniziazione.

Disse Jahve: «Ecco un luogo presso di me, ti porrai sulla roccia. Quando passerà la mia gloria, ti metterò nella caverna della roccia e ti coprirò con la mia mano finché sarò passato. Poi toglierò la mia mano e vedrai le mie spalle; ma la mia faccia non la potrai vedere.»

È il modo opposto come si percepisce il mondo sensibile. Bisogna apportare molto di quello che ci si acquisisce nel corso di anni di sforzo della scienza dello spirito, per stare nel modo giusto in riverenza e dedicazione davanti a una tale rivelazione. Ma allora gradualmente sempre più e più questo sentimento di riverenza verso queste rivelazioni entra nell’anima umana, e tra le molte cose che ci servono affinché possa manifestarsi il rivolgimento accennato nella cultura spirituale dell’umanità, è questa riverenza, questa dedizione.

Il tempo in cui il minimo grado di impressioni dal macrocosmo viene alla Terra, l’epoca dal Natale oltre il Capodanno, all’incirca fino al 6 gennaio, è ben adatta affinché ci ricordiamo non solo del contenuto oggettivo della conoscenza spirituale, bensì dei sentimenti che dobbiamo sviluppare in noi attraverso l’assunzione della scienza dello spirito. In verità viviamo di nuovo così immersi nello spirito della Terra, con cui insieme formiamo una totalità, e con cui viveva l’antico sapere chiaroveggente, come è rappresentato a noi nella leggenda di Olaf Åsteson. La riverenza e la dedizione verso la vita spirituale, l’umanità dell’epoca materialista in larga misura l’ha disimparata. È necessario soprattutto prestare attenzione al fatto che questa riverenza e questa dedizione ritornino di nuovo, perché solo così potremo sviluppare l’atmosfera che ci porta anche nel modo giusto alla nuova scienza dello spirito. Per il momento c’è ancora l’atmosfera che qui si avvicina alla scienza dello spirito come ci si avvicina all’altra, ordinaria scienza. Ma in questo rapporto deve verificarsi un completo rivolgimento.

Per il fatto che l’umanità ha perduto l’intuizione nel mondo spirituale, è anche perduto il rapporto giusto dell’uomo all’intera essenza umana, all’umanità. La visione del mondo materialistica produce sentimenti caotici sull’esistenza cosmica. Questi sentimenti caotici sull’esistenza cosmica e umana dovevano irrompere nel tempo del materialismo. Prendiamo un’epoca — e questa è la nostra: sono i primi secoli della quinta epoca culturale post-atlantidea — dove non si aveva assolutamente nessuna vera idea che l’essenza dell’uomo sia tripartita: l’essenza corporale, l’essenza animica e l’essenza spirituale. Perché in verità è così. Quello che per noi deve già appartenere ai primi elementi della conoscenza scienza-dello-spirito: la tripartizione dell’uomo in corpo, anima e spirito, era mancata dai primi quattro secoli della quinta epoca culturale post-atlantidea fino ai nostri tempi ogni idea di ciò. L’uomo era semplicemente uomo, e ogni discorso su un’articolazione umana del genere, come l’abbiamo in corpo, anima e spirito, era considerato come un’assurdità, come fantastica millanteria.

Potreste credere che queste cose hanno significato solo per la conoscenza. Ma non è così. Non sono significative solo per la conoscenza, ma sono anche significative per il modo intero come l’uomo si inserisce nella vita. Nel quarto secolo dello sviluppo moderno o anche, come noi nel nostro linguaggio diciamo, dello sviluppo della quinta epoca culturale post-atlantidea, irruppero in questo tempo tre parole enormi, nelle quali questo tempo comprendeva o almeno tentava di comprendere il centro della volontà umana nella vita terrestre. Tre parole che sono significative, che però acquistarono la loro particolarità dal fatto che irruppero nel tempo nell’umanità in cui non si sapeva nulla della tripartizione della natura umana. L’umanità udì di libertà, uguaglianza e fratellanza.

Che queste parole si intonassero in una determinata epoca nella cultura moderna era una profonda necessità. Comprenderete veramente queste parole solo quando comprenderete la tripartizione della natura umana, perché solo allora saprete quale significato queste parole possono avere per la natura umana nel vero senso della parola. Finché le si riempia di quei sentimenti caotici che scaturiscono dal pensiero: l’uomo è uomo, e la tripartizione dell’uomo è un’illusione folle, finché allora l’uomo non può nemmeno trovare l’orientamento entro il territorio della norma di queste tre parole. Perché così come le tre parole si presentano davanti a noi, non possono direttamente, si potrebbe dire, essere applicate su piani equivalenti dell’esperienza umana. Non possono.

Semplici considerazioni, che forse perché sono così semplici non vi appariranno subito con il peso che hanno, vi possono indicare come su un piano equivalente della vita quello che queste tre parole significano può venire in conflitti seri della vita. Prendiamo anzitutto il territorio in cui nel modo più naturale ci viene incontro la fratellanza. Prendiamo la consanguineità umana, la famiglia, dove non abbiamo bisogno di stabilire la fratellanza, dove essa è congenita all’uomo naturalmente, e pensiamo a come questa ci parla ai sentimenti quando possiamo vedere che in una famiglia regna vera, autentica fratellanza, che tutto è fratellamente legato. Ma ora — senza che abbiamo bisogno di smorzare nel minimo grado il meraviglioso sentimento che possiamo avere di questa fratellanza — volgiamo lo sguardo dentro per vedere quello che entro la fratellanza della famiglia può nascere, appunto per la fratellanza della famiglia. Un membro può essere nella famiglia, che appunto per la fratellanza giustificata nella famiglia non se la sente bene, anela fuori dalla fratellanza della famiglia, perché sente che l’anima non può svolgersi nella fratellanza della famiglia, perché sente che deve uscire dalla famiglia per la libera evoluzione dell’anima, dalla famiglia in cui può vivere così fratellevolmente. Vediamo come la libertà, la libera evoluzione della vita dell’anima può entrare in conflitto con la fratellanza meglio intenzionata.

Naturalmente l’uomo superficiale può dire che non sarebbe la giusta fratellanza quella che non si accorda con la libertà dell’anima entro la fratellanza. Ma si può dire tutto quello che ci si immagina. Si può dire che tutto si accorda l’uno con l’altro, a questo non c’è dubbio. Ho ricevuto di recente una dissertazione in mano. Tra le tesi che dovevano essere difese, era stata esposta la tesi: Un triangolo è un quadrangolo. — Si può naturalmente anche questo difendere, sì, si può perfino provare rigorosamente che un triangolo è un quadrangolo! Così si può anche pienamente provare che fratellanza e libertà sono conciliabili. Ma non si tratta di questo, bensì di come in grazia della libertà molti campi della fratellanza devono essere e sono abbandonati. Così potremmo ancora portare molti altri esempi.

Se si volesse enumerare le discrepanze tra fratellanza e uguaglianza, dovremmo parlarne a lungo. Naturalmente in abstracto si può di nuovo immaginare: tutti possono essere uguali, e si può mostrare che fratellanza e uguaglianza si conciliano. Ma non si tratta di astrazioni, bensì dell’osservazione della realtà quando prendiamo seriamente e onestamente la vita. Nel momento in cui sappiamo che l’essenza umana consiste di quella che vive sul piano fisico corporale, di quella che essenzialmente vive nel mondo dell’anima e di quella che vive nel mondo spirituale, allora si apre anche la giusta prospettiva per la connessione delle tre parole enormi che abbiamo portato. La fratellanza è l’ideale più importante per il mondo fisico, la libertà per il mondo dell’anima, e nella misura in cui l’uomo sta nel mondo dell’anima, si dovrebbe parlare della libertà dell’anima, cioè di una tale condizione sociale che assicura pieno vigore alla libertà dell’anima. E quando si consideri che noi, ognuno di noi, dobbiamo sforzarci dal nostro punto di vista individuale verso la conoscenza dello spirito, verso lo sviluppo del nostro spirito, per stare con lo spirito nel paese dello spirito, allora ci apparirà assai presto allo sguardo spirituale dove arriveremmo con la nostra concezione dello spirito se ognuno cercasse solo sulla sua propria strada e ognuno giungesse a un contenuto spirituale completamente diverso.

Possiamo come uomini trovarci insieme nella vita solo se noi, ognuno per se stesso, cerchiamo lo spirito e infine possiamo giungere a un contenuto spirituale uguale. Si può parlare dell’uguaglianza della vita dello spirito. Di fratellanza sul piano fisico e riguardo a tutto quello che è in connessione con le leggi del piano fisico e entra nell’anima umana dal piano fisico. Libertà riguardo a tutto quello che come leggi del mondo dell’anima entra nell’anima umana; Uguaglianza riguardo a tutto quello che dalle leggi della terra dello spirito entra nell’anima umana.

Vedete, un nuovo Capodanno cosmico deve incominciare, in cui crescerà un sole riguardo alla sua forza riscaldante e luminosa: quel sole che per molte cose che nel tempo dell’oscurità vivono sì, ma non comprese, deve dare il calore luminoso. È proprio la particolarità del nostro tempo che molte cose sono cercate, molte cose sono espresse, senza che siano comprese.

Ma anche questo può condurci alla riverenza e alla dedizione verso il mondo spirituale. Perché se riflettiamo come molti nel quarto secolo della quinta epoca post-atlantidea hanno cercato la fratellanza, la libertà e l’uguaglianza e hanno pronunciato queste parole, senza che le comprendessero in fondo, allora abbiamo già la possibilità di comprendere e di trovare una risposta alla domanda: Da dove dunque provengono queste parole? — L’ordine cosmico divino-spirituale le ha prima inoculate nell’anima umana non ancora comprendente, affinché essa su tali parole-guida si arrampicasse verso la vera comprensione cosmica. Perfino in tali fatti possiamo osservare la guida sapiente nell’evoluzione cosmica. In tempi per noi più o meno lontani o vicini possiamo ovunque osservare questa guida, osservare come spesso solo dopo capiamo che quello che prima avevamo fatto era in realtà più saggio di quanto avremmo potuto farlo con la saggezza che allora avevamo. Ho attirato l’attenzione su ciò già all’inizio del mio scritto sulla La guida spirituale dell’uomo e dell’umanità.

Ma se prendete una cosa come il fatto che nell’evoluzione cosmica, nell’evoluzione dell’uomo cadono parole-direttive che possono essere comprese solo gradualmente e poco a poco, allora noterete bene un’immagine che si può usare quando si vuole caratterizzare il periodo trascorso della quinta epoca culturale post-atlantidea. È in effetti veramente comparabile con il tempo dell’Avvento, dove i tempi del giorno si accorciano sempre più. E ora lo sviluppo in questa nostra epoca, in cui possiamo di nuovo sapere qualcosa delle rivelazioni del mondo spirituale, entra in quella fase in cui possiamo ottenere la rappresentazione che i tempi luminosi diventano sempre più lunghi e possiamo dire che questo corso del tempo ci può veramente apparire analogo ai tredici giorni e al reimmergersi nei giorni di nuovo crescenti.

Ma la cosa va ancora più in profondità. Non è giusto, affatto non giusto, se abbiamo solo parole cattive per l’epoca materialistica degli ultimi quattro secoli. Questa nuova epoca sorse proprio per il fatto che si fecero le grandi scoperte e invenzioni come si dicono proprio «grandi» nell’epoca materialista, per esempio che si circumnavigò la terra, si scoprirono terre che non si conoscevano prima, si cominciò a colonizzare la terra. Questo era l’inizio della cultura materiale. E poi gradualmente si avvicinò l’epoca in cui ci si quasi soffocava nella cultura materiale. Venne l’epoca in cui si applicarono tutte le forze spirituali che si avevano al comprendimento e all’assimilazione della vita materiale. Sempre più e più fu dimenticato, come abbiamo visto, quello che di intuizioni e insistenze, di visioni nel mondo spirituale era presente dalle conoscenze antiche.

Ma non è giusto se si ha solo parole cattive per questo tempo. Giusto è piuttosto un altro, giusto è se si pensa che questa anima umana nella sua parte sveglia ha pensato materialisticamente, ha sentito materialisticamente, ha fondato la scienza e la cultura materialisticamente, che però questa anima umana è un tutto. Se devo esprimerlo schematicamente, posso dire: Una parte dell’anima umana fondò la cultura materialistica. Prima questa parte era inattiva, gli uomini non sapevano nulla di scienza esteriore, non sapevano nulla di vita esteriore, materiale; allora la parte spirituale era più sveglia. (Fu disegnato uno schizzo.) Negli ultimi quattro secoli proprio quella parte era sveglia che fondò la cultura materialistica, ma l’altra ha dormito, dormiva quest’altra parte dell’anima umana. E in verità, quello che ora sviluppiamo in forze nell’umanità per risalire di nuovo alla spiritualità, è stato organizzato nella ricca epoca della cultura materialistica nei segmenti dell’anima che hanno dormito in basso. L’umanità era veramente riguardo alla conoscenza dello spirito in questi tempi: Olaf Åsteson. Era veramente così. Solo che ancora non si è svegliata, questa umanità! La scienza dello spirito deve portarla al risveglio. Deve venire l’epoca in cui giovani e anche anziani sentono parole che sono pronunciate dalla parte dell’anima umana che ha dormito nel tempo oscuro.

A lungo quindi ha dormito questa anima umana, ma gli spiriti cosmici si appresseranno a questa anima umana e le grideranno già: Svegliati dunque, o Olaf Åsteson! — Dobbiamo solo prepararci nel modo giusto affinché non ci si trovi di fronte al grido: Svegliati dunque, o Olaf Åsteson! — e non abbiamo orecchi per sentire. Per questo noi coltiviamo la scienza dello spirito, affinché abbiamo orecchi quando il grido per il risveglio spirituale nella evoluzione dell’umanità risuonerà.

È bene quando l’uomo talvolta si ricorda che è un microcosmo e che molte cose possono accadergli in esperienze quando si immerge nel macrocosmo. E abbiamo visto: il tempo, la stagione è favorevole in cui noi ora viviamo. Cerchiamo dunque questa notte di Capodanno di farla diventare il simbolo per quella notte di Capodanno cosmico necessaria all’evoluzione della Terra e dell’umanità, in cui si avanzerà la nuova epoca dei tempi, in cui crescerà e sempre più crescerà la luce, la luce dell’anima, lo sguardo, la conoscenza di quello che vive nello Spirituale e che dalla Spiritualità può permeare e inondare l’anima umana. Poniamo il microcosmo della nostra esperienza in questa notte di Capodanno in connessione con il macrocosmo dell’esperienza dell’umanità sulla terra, allora potremo esperire quello che dobbiamo esperire in sentimenti, poiché possiamo presagire l’avvento del nuovo grande giorno cosmico nella quinta epoca culturale post-atlantidea, al cui avvento noi stiamo, alla cui mezzanotte vogliamo degnamente assistere. QUINTA CONFERENZA

6°L'esperienza morale del mondo dei colori e dei suoni

Dornach, 1 Gennaio 1915

QUINTA CONFERENZA

Dornach, 1 gennaio 1915

Ogni cosa, ogni fatto del mondo e ogni comportamento dell’uomo hanno tutti due lati, formano due contrasti polarici.

Ieri dovevo richiamare la vostra attenzione su come dalla comprensione consapevole della nostra concezione del mondo della scienza dello spirito devono penetrare nell’anima umana riverenza e devozione verso i mondi spirituali. L’altro lato di questo comportamento riverente-devozionale è il lavoro energico sulla propria interiorità, l’afferrare energicamente i fattori evolutivi della propria anima, il considerare che utilizziamo sempre le nostre esperienze, che viviamo attraverso le nostre conoscenze, per imparare qualcosa da esse, per avanzare un poco riguardo alle forze del nostro interno, affinché — qualunque cosa ci accada nella vita, qualunque cosa possa accadere intorno a noi, che ci sia facile o difficile da comprendere — sfuggiamo sempre al pericolo di perderci. Affinché abbiamo sempre la possibilità di mantenerci, affinché possiamo trarre da noi stessi la forza per sviluppare comprensione per ciò che spesso, in ciò che ci si presenta come esteriore, può sembrarci incomprensibile, affinché la riverenza davanti alle cose, come sono state menzionate ieri, possa agire così fortemente sulla propria evoluzione dell’anima, che quest’anima possa ottenere una giusta comprensione verso l’esistenza del mondo: questo, miei cari amici, vi voglio dire oggi all’inizio dell’anno come l’augurio di Capodanno. Desidero far seguire al ricordo della riverenza il ricordo del lavoro energico sul nostro interno. Un simbolo per questa successione del ricordo è il fatto che in questa notte di Capodanno la luna piena splende su di noi dal cosmo. Se fosse stato il contrario, se iniziassimo l’anno con la luna nuova, avrei fatto bene a portare alla vostra mente questi ricordi nell’ordine inverso. Allora ieri avrei chiuso l’anno col ricordo della forza dell’evoluzione interna e oggi avrei dovuto far seguire il ricordo della riverenza.

Che un tale simbolo, come risplende per noi dal macrocosmo, sia veramente considerato, questo è ciò che deve essere considerato sempre più e più come qualcosa d’importante. E quando abbiamo momenti tranquilli in questo anno, lasciamo che questo suggerimento agisca su di noi, lo lasciamo agire cosicché in questo anno può essere di particolare importanza riflettere prima di tutto su che cosa la forza della riverenza può farci diventare, e poi riflettere su che cosa la forza della preservazione interna, della conservazione dell’energia spirituale interna deve farci diventare.

Dall’iscrizione stellare questa successione ci è offerta per questo anno, e il mondo comprenderà ancora gradualmente che la lettura nell’iscrizione stellare ha comunque un significato per l’uomo. Così cerchiamo anche in questi dettagli di osservare la grande legge dell’esistenza umana, di aspirare all’armonia tra il macrocosmo e il microcosmo. Il macrocosmo si esprime in questi giorni per noi nella fase della luna nel modo più elementare, e troviamo l’armonia con questo macrocosmo nel nostro microcosmo quando ci comportiamo di conseguenza nel corso di questo anno, che è stato partorito sotto circostanze così dolorose.

Se osservate ciò che è passato come una tonalità fondamentale attraverso i dibattiti degli ultimi giorni, allora sarà per voi il fatto che riguardo ai fatti proprio importanti per noi, che sono diventati importanti per noi attraverso le considerazioni della scienza dello spirito, viviamo in un periodo di trasformazione, per così dire in un periodo di speranza, in un periodo in cui dovrebbero sorgere in noi presentimenti di come sarà nel successivo decorso dello sviluppo culturale umano sulla Terra, come deve avvenire una trasformazione da una concezione del mondo puramente materialistica a una concezione del mondo spirituale. Ma ciò che è stato qui accennato non può realmente avvenire in piena misura se non afferra tutti i domini della vita e soprattutto i domini spirituali della vita in alto grado.

Già abbiamo potuto riconoscere da vari suggerimenti come la reale comprensione sentimentale, non solo intellettuale, della concezione del mondo della scienza dello spirito deve necessariamente avere come conseguenza una trasformazione nella creazione artistica e nel godimento artistico, così che per così dire possono confluire le forze che vengono a noi dalla concezione della scienza dello spirito per la comprensione artistica del mondo. Infatti proprio abbiamo cercato, con il nostro edificio, di suggerire una sorta di impulso per almeno una piccola parte di ciò che può fluire da impulsi della scienza dello spirito nella formazione artistica, in ciò che possiamo avere artisticamente davanti a noi.

Un’epoca possiamo vedere davanti a noi quando completamente ci immergiamo nei sentimenti e nei sentori che possono sgorgare da noi dalla concezione del mondo della scienza dello spirito, un’epoca in cui il cammino verso l’arte in molti aspetti sarà diverso da come era nel tempo passato, in cui sarà molto più pieno di vita, in cui ciò che è mezzo della creazione artistica sarà sperimentato molto più intensamente dall’anima umana di come è stato sperimentato nei tempi passati, dove il colore e il tono saranno vissuti molto più intimamente dall’anima umana, per così dire potranno essere vissuti moralmente-spiritualmente dall’anima umana, e dove nelle creazioni dell’artista ci si porranno dinanzi per così dire le tracce delle esperienze delle anime artistiche nel cosmo.

Essenzialmente il comportamento di colui che crea artisticamente e di colui che gode artisticamente nell’epoca passata era una sorta di intuizione esterna, un appello a ciò che può avvicinarsi all’artista da fuori. L’essere rimandati alla natura e al modello per l’intuizione esterna è diventato sempre più grande. Non si deve, in modo unilaterale, indicare un abbandonare della natura, un abbandonare della realtà esterna nell’arte del futuro. Che sia lontano. Si deve indicare un ancora più intenso stare insieme con il mondo esteriore, un essere insieme così forte che non si estenda solo all’impressione esterna del colore, del tono e della forma, ma anche a ciò che si può sperimentare dietro il tono, dietro il colore, dietro le forme, che si rivela nel colore, tono e forma.

In questo riguardo le anime umane faranno scoperte significative nel futuro. Esse uniranno veramente il loro essere morale-spirituale con ciò che l’apparenza sensoria ci porta. Un approfondimento infinito dell’anima umana può essere previsto in questo campo. Prendiamo una volta inizialmente come base un dettaglio. Prendiamo semplicemente il caso che dirigiamo il nostro sguardo su una superficie di colore che risplende uniformemente di un rosso cinabro fortemente marcato, e assumiamo inoltre che arriviamo a dimenticare tutto il resto che ci circonda, a concentrarci completamente sull’esperienza di questo colore, così che noi non abbiamo questo colore solo come qualcosa davanti a noi che agisce su di noi, ma così che abbiamo questo colore come qualcosa in cui siamo noi stessi, così che diventiamo uno con questo colore. Avremo allora per così dire la sensazione di poter dire: Ora sei nel mondo, tu stesso sei diventato completamente colore in questo mondo, l’aspetto più profondo della tua essenza spirituale è diventato completamente colore, ovunque tu vada nel mondo con la tua anima, andrai come un’anima pervasa di rosso, vivrai dappertutto in rosso, con rosso e da rosso. — Ma questo non si potrà sperimentare in un intenso vivere spirituale senza che il sentimento corrispondente si trasformi in un’esperienza morale, in una vera esperienza morale.

Quando nuotiamo così per il mondo come rosso, siamo diventati identici con il rosso, quando quindi l’anima e anche il mondo sono completamente rossi per noi, allora non potremo fare a meno di sentire in questo mondo diventato rosso, in cui noi stessi siamo rossi, come se questo intero mondo nel rosso contemporaneamente ci penetrasse con la sostanza dell’ira divina, che ci risplende da tutti i lati per tutto ciò che tra le possibilità del male e del peccato è in noi. Ci sentiremo per così dire nello spazio infinito rosso come in un giudizio divino, e il nostro sentimento morale sarà come un sentimento morale della nostra anima nell’intero spazio infinito. E quando allora viene la reazione, quando qualcosa emerge nella nostra anima, quando viviamo così nello spazio infinito in rosso, potrei anche dire, nell’unico rosso, allora può essere solo così, che lo si designerebbe con la parola: Si impara a pregare. Quando nello spazio rosso possiamo sperimentare lo splendore e l’incandescenza dell’ira divina con tutto ciò che tra le possibilità del male può stare nell’anima umana, e quando nel rosso possiamo sperimentare come si impara a pregare, allora l’esperienza con il rosso è infinitamente approfondita. Allora possiamo anche sentire come il rosso, plasmato, può collocarsi nello spazio.

Possiamo allora comprendere come possiamo sperimentare un essere che irradia il bene da se stesso, che è riempito di bontà divina e misericordia divina, un essere che vogliamo sentire dentro nello spazio. Allora sentiremo la necessità di lasciar forma a questo sentire nello spazio della bontà divina, della misericordia divina, a partire dalla forma dal colore. Sentiremo il bisogno di lasciar arretrare lo spazio, così che la bontà, la misericordia irradi. Prima che fosse, era così concentrato, completamente concentrato nel punto centrale, e ora si colloca dentro, questa bontà e misericordia, nello spazio, e come le nuvole vengono allontanate, così la respinge, l’allontana, così che indietreggia davanti alla misericordia e avremo la sensazione: devi renderlo rosso dilagante. E allora avremo la sensazione: Qui (è stato disegnato) al centro dovremo accennare debolmente a una sorta di rosa-violetto come splendente nel rosso che si disperde. Allora saremo con tutta la nostra anima con noi in un tale formarsi del colore. Saremo con tutta la nostra anima a risentire qualcosa che gli esseri hanno sentito, quelli che in particolare appartengono al nostro divenire terrestre, quelli che, quando erano ascesi all’esistenza degli Elohim, hanno imparato a formare il mondo delle forme dalle forme. Impareremo a sentire qualcosa della creatività degli spiriti della forma, che per noi sono spiriti gli Elohim, e allora comprenderemo come le forme del colore possono essere opera, ciò che è stato accennato nel nostro primo mistero. Comprenderemo anche qualcosa di come la superficie del colore per noi diventa qualcosa che deve essere superato, perché con il colore andiamo nel cosmo.

Quando questo accade con un forte sviluppo di desiderio, allora può nascere una sensazione come quella che vive in Strader nel momento in cui vede la sembianza di Capesius e dice: «La tela, vorrei trapassarla».

Se prendete un tale mistero drammatico, allora vedrete come in questi misteri drammatici si è cercato di rappresentare veramente qualcosa di artistico, come si rappresenta davanti a noi quando la nostra anima si sforza di lasciarsi prendere dalle forze cosmiche, quando sente insieme con gli spiriti del cosmo. Questo era veramente l’inizio di tutta l’arte. Allora doveva venire il tempo materialista e questa arte che si presenta con la sua nuancatura divina, in cui lo spirituale come interiorità si rivela attraverso la materia, dovette trasformarsi nell’arte secondaria, materialistica, la pseudo-arte, che essenzialmente è l’arte del tempo materialista, quell’arte che non può creare, ma solo copiare. È il segno di tutto ciò che è secondario-artistico, di tutto ciò che è pseudo-artistico, che può solo copiare, che ha bisogno di modelli per copiare, e che non produce forma primaria contemporaneamente con la materia.

Prendiamo un’altra cosa. Supponiamo che facessimo lo stesso che abbiamo fatto qui con la superficie rossa, con una superficie più arancione. Faremo allora esperienze completamente diverse con la superficie arancione. Se ci immergiamo in essa e diventiamo uno con essa, allora non avremo quelle sensazioni di una resistenza all’ira divina, ma avremo la sensazione che ciò che ci si presenta, al massimo solo in misura debole ha la serietà dell’ira, ma che è qualcosa che vuole comunicarsi a noi, che non vuole solo punirci, ma che vuole dotarci di forza interiore.

Mentre entriamo nel mondo e siamo diventati uno con la superficie arancione, ci muoviamo così che con ogni passo che facciamo avanti, sentiamo: Attraverso questo sentimento nell’arancione, attraverso questa vita nelle forze arancioni, ci spingiamo così nel mondo che diventiamo sempre più forti, che non solo il giudizio ci frantuma, ma che ciò che proviene dall’arancione non viene solo punendo, ma è qualcosa di rinforzante. Così ci viviamo con l’arancione dentro il mondo. Allora impariamo il desiderio di afferrare l’essenza interna delle cose e di unirla a noi stessi. Impariamo attraverso la vita nel rosso a pregare. Impariamo attraverso la vita nell’arancione la conoscenza, il desiderio di conoscenza dell’essenza interna delle cose.

Se è una superficie gialla, e facciamo lo stesso, allora sentiamo noi stessi in questa esperienza del giallo come, potrei dire, come se fossimo trasportati all’inizio del nostro ciclo di epoche. Sentiamo: Ora vivi nelle forze da cui sei stato creato quando hai intrapreso la tua prima incarnazione terrestre. — Ciò che si è attraverso tutta l’esistenza terrestre, lo si sente affine con ciò che vi viene incontro dal mondo in cui noi stessi portiamo il giallo diventato identico con noi stessi.

Se ci si identifica con il verde e si va con il verde per il mondo, il che si può avere particolarmente facilmente in tal modo che si tenta di lasciar vagare lo sguardo su un prato verde, di stendere lo sguardo su di esso, e si tenta ora di non considerare nient’altro, di concentrarsi completamente sul prato verde, di immergersi nel prato verde, di considerare il verde come la superficie di un mare di colore e poi di immergersi nel verde: se tentate così di vivere nel mondo, allora sperimentate un divenire interiormente più forte in ciò che siete in un’incarnazione. Sperimentate un divenire interiormente sano, ma allo stesso tempo anche un divenire interiormente più egoista, uno stimolo delle forze egoiste nel vostro interno.

Se facessimo lo stesso con una superficie blu, allora andremmo nel mondo sentendo la necessità di andare sempre più e più lontano con il blu, di superare l’egoismo in noi stessi, per così dire di diventare macrocosmo, di sviluppare devozione. E ci sentiremmo beati se potessimo rimanere in questa rappresentazione attraverso la presentazione di misericordia divina. Come benedetti da misericordia divina ci sentiremmo quando così andiamo nel mondo.

Così si impara a riconoscere la natura interna del colorato. E come detto, un’epoca possiamo presagire dove la preparazione che il pittore come artista farà subire, significherà tale esperienza morale nel colore, dove il vivere sarà molto più interiore, molto più intimo, di come sia mai stato nei tempi antichi, che preparerà alla creazione artistica. Poiché questi sono solo singoli suggerimenti che do qui, che saranno ancora sviluppati ulteriormente nel futuro. Potranno afferrare l’anima dell’uomo con un colossale significato per la creazione artistica e renderla viva, mentre lo penetrare del movimento dello sviluppo culturale materialista nella nostra epoca moderna ha disseccato l’anima, l’ha resa passiva. Per mezzo della forza interiore le anime devono essere nuovamente stimolate, devono essere colte dalle forze interne delle cose. Questo specifico esempio che ho usato sono i colori che fluiscono nel mondo.

In un modo molto simile l’approfondimento e la rianimazione della vita spirituale umana entrerà attraverso il mondo dei toni. L’essenza del periodo passato riguardo a questo aspetto è infatti che l’uomo sperimenta un tono come tale, e poi la relazione di un tono con un altro. Nel futuro l’uomo col suo vivere potrà andare dietro al tono. Considererà per così dire il tono come una finestra attraverso cui entra nel mondo spirituale, e allora non dipenderà da quel sentire indeterminato come il tono si pone accanto a un altro, a melodie per esempio, ma dietro i singoli toni l’anima vivrà nuovamente moralmente-spiritualmente attraverso il tono. Come attraverso una finestra l’anima penetrerà nel mondo spirituale. I segreti del singolo tono si riveleranno in questo vivere del singolo tono dietro il tono.

Siamo ancora lontani da questo sentimento che attraverso ogni tono come attraverso una finestra possiamo salire dalla sensibile mondo sensorio nel mondo spirituale. Ma questo verrà. Sentiremo il tono come un’apertura che gli dei hanno fatto dal mondo spirituale che ci sta davanti nel mondo fisico-sensorio, e saliremo attraverso il tono dal mondo fisico-sensorio nel mondo spirituale. Attraverso una prima, per esempio, che sentiamo assolutamente, non già in connessione con toni precedenti della scala tonale, sentiremo come saliremo dal mondo sensorio nel mondo spirituale, e precisamente in una maniera pericolosa. Il pericolo consiste nel fatto che questo salire minaccia di prenderci completamente prigionieri, che la prima come con una forza di risucchio terribile ci vuol tirare attraverso la finestra del tono, vuol farci completamente scomparire nel mondo spirituale. Sentiamo, quando così sentiamo la prima come un assoluto, che siamo spiritualmente ancora troppo deboli nel mondo fisico-sensorio e che siamo succhiati dal mondo spirituale, quando siamo saliti attraverso questa finestra. Questo sarà il sentimento morale che possiamo avere nel salire nel mondo spirituale attraverso la prima. Ma questo lo caratterizzo ora solo così semplicemente, questo sarà un sentimento completamente differenziato, contenente infiniti dettagli molteplici, che viviamo allora.

Quando allora saliremo attraverso una seconda come attraverso una finestra dal mondo fisico nel mondo spirituale, sentiremo così come se lì nel mondo spirituale-spirituale ci fossero potenze che si prendono cura per così dire della nostra debolezza, che dicono: Bene, sei stato debole in questo mondo fisico-sensorio! Se sali nel mondo spirituale solo attraverso la prima, devo dissolverti, devo succhiarti, devo farti frantumare o scagliarti. Se però entri attraverso la seconda, ti voglio portare qualcosa dal mondo spirituale e ricordarti qualcosa che c’è anche lì. — La particolarità è che quando saliremo attraverso una seconda dal mondo fisico nel mondo spirituale, è come se una somma di toni, un numero di toni ci venisse incontro che ci accolgono. Si entra in un mondo completamente muto quando attraverso la prima assoluta si entra nel mondo spirituale. In un mondo dove, se si ascolta così, risuonano leggeri toni di diverse altezze che vogliono confortarvi della debolezza, lo si raggiunge quando si penetra attraverso una seconda.

Ma si deve penetrare così, come naturalmente non si deve penetrare attraverso una finestra in una casa fisico-sensoria, perché allora il proprietario vi guarderebbe stranamente se entrate attraverso la finestra e portate via l’intera finestra. Nel mondo spirituale però bisogna fare così, bisogna portare le finestre, portare i toni, e con essi identici vivere completamente lì nel mondo spirituale, al di là della membrana che ci separa dal mondo fisico-sensorio.

Quando si entra nel mondo spirituale attraverso una terza, avremo ancora il sentimento di una debolezza forte, di una debolezza ancora più forte. Quando così entriamo nel mondo spirituale, sentiremo che veramente siamo stati abbastanza deboli nel mondo fisico-sensorio rispetto al suo contenuto spirituale. Ma riguardo alla terza — siete diventati tono, siete ora diventati voi stessi la terza — sentirete che lì ci sono amici che non sono essi stessi terze, che però si avvicinano, a seconda di come siete stati configurati nel mondo fisico-sensorio. Mentre è come un leggero suono di molti toni quando si penetra attraverso una seconda, in cui si vive così in generale quando si penetra attraverso di essa, vi verranno incontro attraverso una terza toni amichevoli. Quelli che diventeranno compositori dovranno penetrare particolarmente attraverso la terza, perché allora daranno le conseguenze di toni, composizioni tonali, che stimoleranno la loro acutezza artistica. Non sempre gli stessi amici tonali vi verranno incontro, ma la loro natura dipenderà da come siete stati di umore, di vivere, di temperamento, insomma dell’intera costituzione della vita quando così penetrate attraverso la terza nella vita spirituale: un’infinita molteplicità del mondo dei toni si presenterà.

Penetrando attraverso una quarta nel mondo spirituale, allora farete una strana esperienza: l’esperienza che ora da nessuna parte altri toni emergono, ma che ciò che è già emerso, ciò che avete sperimentato attraverso le esperienze con la terza, vive in leggeri ricordi nell’anima. E troverete, mentre così vivete avanti con i vostri ricordi tonali, quando avete penetrato attraverso una quarta nel mondo spirituale, che questi ricordi tonali prendono sempre diverse colorazioni, che ora si sviluppano verso la luminosità più luminosa e l’allegria, ora si accordano alla tristezza più estrema, ora luminosi e solari, ora tristi, immergendosi fino al riposo della tomba.

Il temperamento della voce, il salire e lo scendere del tono, insomma il decorso nell’atmosfera di un’opera tonale si darà attraverso questo cammino, attraverso questi ricordi tonali.

La quinta darà più esperienze e vivenze soggettive, agirà stimolante, arricchente sul vivere spirituale. Agirà come una bacchetta magica che evoca i segreti del mondo dei toni da profondità insondabili.

Tali vivenze si avranno quando con le cose, con i fenomeni del mondo non si intercede solo così che li si osserva, li si ascolta, ma così che li si vive interiormente. Attraverso questo modo di vivere, particolarmente su colori e toni, ma anche sulle forme, insomma sull’artistico, deve trovarsi il cammino che l’umanità deve percorrere per in generale uscire dal mero comportamento esteriore verso le cose e il loro decorso — che è il segno distintivo di un’epoca materialistica — e penetrare nelle profondità interne delle cose, nei loro segreti.

Allora verrà sopra l’uomo una coscienza, una coscienza enormemente significativa del suo collegamento con le forze divine-spirituali che per la coscienza materialistica sono inconsce, che lo guidano e lo conducono per il mondo. E allora soprattutto sorgerà qualcosa come un’esperienza interna di quelle forze che, per esempio, conducono l’uomo da un’incarnazione all’altra.

Se non riscaldiamo una locomotiva, non può trascinare un treno. Le forze che causano gli eventi nel mondo devono essere continuamente stimolate. Così anche le forze che spingono avanti l’uomo devono essere stimolate. E questo accade. Ma l’uomo deve imparare a sapersi in connessione con queste forze.

Una volta ho potuto fare un’esperienza notevole. Era un giurista, un avvocato, che era molto famoso nel luogo dove vivevo per un certo tempo, un avvocato straordinariamente famoso a cui la gente letteralmente accorreva e dal che aveva l’opinione che dovesse vincere i processi più difficili. Era anche accaduto in molti casi. La sua dialettica di avvocato era straordinariamente grande, e le persone che lo conoscevano avevano la più grande venerazione per questa dialettica di avvocato. Una volta gli fu affidato un difficile processo di un uomo ricco. Dipendeva dal risultato del processo l’emanazione di una grande pena per questo uomo ricco in caso di condanna. L’avvocato offrì la dialettica più estrema, l’abilità di avvocato più meravigliosa. Tenne un lungo discorso, e l’aula aveva assolutamente l’impressione che, se la giuria — si trattava di una corte di assise — non assolvesse l’imputato, allora non si saprebbe veramente più come potrebbe sviluppare ancora l’arte dell’avvocazione. Tutti quelli che avevano ascoltato ciò che l’avvocato aveva realizzato come abilità enormemente grande avevano assolutamente l’impressione che la giuria si sarebbe ritirata e avrebbe assolto l’imputato.

Ma presso il tribunale non c’era solo un abile avvocato, ma anche un abile presidente della corte, e benché l’ora non fosse ancora tanto avanzata che il verdetto non potesse essere pronunciato, il presidente disse comunque: Vogliamo sospendere la sessione oggi e riprenderla domani. — Il giorno dopo, la mattina, doveva avvenire la sessione della giuria e così la giuria aveva tempo durante la notte di ripensare la cosa. Arrivò il giorno dopo. Questo «trascinare durante la notte», come lo chiamava, era stato già piuttosto spiacevole per l’avvocato. La sessione iniziò, la giuria si ritirò, tutti aspettavano nel massimo della tensione il loro ritorno, nella massima tensione era però l’avvocato in questione. Dopo un quarto d’ora già la giuria ritornò, e quando l’avvocato sentì la giuria tornare dalla sala delle deliberazioni dopo così breve tempo, cadde in sincope. Sì, cadde in sincope. Si riprese di nuovo, fu sostenuto da uno dei suoi amici. L’imputato era stato veramente condannato. Ma l’avvocato lo seppe solo dopo che si era ripreso dalla sincope.

Che cosa si poteva allora dire se si considerava il decorso dei fatti esteriormente, secondo ciò che si presentava alla percezione umana? Si poteva dire: L’avvocato è un uomo molto ambizioso, perché gli importava così tanto vincere questo processo che prima della pronuncia del verdetto perse conoscenza. Quando vide che la giuria si era deliberata solo per così poco tempo, per lui era certo che l’imputato sarebbe stato condannato, perché se l'avessero assolto, naturalmente avrebbero impiegato molto più tempo.

Ma la cosa non stava così; così avrebbe potuto solo apparire alla percezione esteriore. C’era uno strato di eventi diverso dietro ciò che ho raccontato. Questo altro strato o storia è questo: quell’avvocato era stato colto — lo conoscevo bene — in un momento che precedeva questo processo, da quello che si può chiamare il demone del gioco. Aveva preso i soldi che gli erano stati affidati come deposito e ci giocava in borsa. Era una passione pura per lui, ed era arrivato, poco prima dell’inizio di questo processo, così lontano che aveva perso grandi somme di denaro che gli erano state affidate. Ma gli era stato promesso che, se avesse vinto il processo, avrebbe ricevuto così tanto da poter approssimativamente pareggiare la differenza.

Non cadde quindi in sincope solo per orgoglio ferito, ma cadde in sincope quando dopo un quarto d’ora la giuria tornò con un verdetto di colpevolezza, perché veramente la sua esistenza era stata distrutta. Perché ora non poteva mai più pensare a compensare quello che aveva giocato d’azzardo con i soldi in deposito. La sua intera esistenza dipendeva quindi dall’esito di questo processo.

Cadde in sincope come un’indicazione simbolica del fatto che era ora distrutto per questa incarnazione. Dovette quindi fuggire in America e ebbe un’esistenza non molto invidiabile per il resto della sua incarnazione in America.

Vediamo in un tale caso il seguente. Vediamo che molto spesso nella vita il giudizio è sbagliato, perché avrebbe potuto benissimo esserci gente che non avrebbe mai saputo nulla di quello che stava dietro il processo. Se costoro avessero solo ascoltato e visto l’avvocato così dialetticamente addestrato nel processo, mentre cadeva in sincope, allora avrebbero potuto giudicare molto bene: ci sono persone così ambiziose che perdono conoscenza in un discorso fallito. — In questo giudizio si sarebbe potuto rimanere. Per poter giudicare correttamente qui, si doveva sapere ancora uno strato in più dei fatti. Per molte cose si devono sapere ancora molti strati in più, perché altrimenti si può avere ragione riguardo allo strato che si trascura, e tuttavia formulare un giudizio falso. Questo è l’esteriore. Ma la cosa ha ancora un ulteriore sfondo. L’uomo doveva comunque trovare un cammino da questa incarnazione a quella successiva. E così abbiamo qui un esempio di come la saggia guida del mondo pone nell’anima le forze che sono necessarie per condurre l’anima da un’incarnazione all’altra. L’uomo era entrato in un tale conflitto di vita che questo conflitto gli aveva consumato la possibilità di esistenza. Era stata creata una situazione terribile; era stata creata la situazione che non c’erano più forze che potessero portarlo alla prossima incarnazione. Ma era stata creata anche la situazione che forze come questa non potevano essere portate nella sua coscienza. Allora dovette accadere il caso che la coscienza fosse brevemente spenta. E nel tempo in cui la coscienza nell’anima umana è brevemente spenta, la più grande varietà di spiritualità esterna può penetrare nell’anima umana. In questo momento penetrarono in lui forze che sono adatte a dargli nuovamente l’impulso, lo stimolo per la transizione alla prossima incarnazione. Naturalmente il dare dello stimolo, dell’impulso avviene in molti modi diversi. Quello che ho descritto era un caso particolare così.

Questi impulsi sono sempre lì. Ma volevo con questo solo mostrarvi come la vita conscia dell’uomo è legata a un decorso inconscio, e come veramente nel decorso consapevole ci sono punti in cui la coscienza è schiacciata, così che dall’inconscio possa venire qualcosa. Questi momenti inconsci a volte non devono essere lunghi, possono essere stati simili a sincope brevi. Tuttavia una quantità enorme di forze spiritualmente-vitali può fluire in tali momenti nella natura umana, sia forze buone che cattive, che sono capaci di questo o quello.

Questo ultimo esempio e ciò che voglio sviluppare in esso, l’ho presentato per la ragione di mostrare come nella considerazione del mondo l’umanità deve cercare di considerare connessioni che sono significative per un’acquisizione materialistica del mondo. Si arriverà gradualmente a penetrare le connessioni della vita così bene che si riconoscono i momenti in cui lo spirituale si avvicina a ogni persona. Nel futuro non si rappresenterà il mondo più così univocamente come si fa ora, spiegandolo dalle cause materiali, ma nel futuro lo si rappresenterà così che si porrà il materiale al posto giusto, ma allo stesso tempo si riconoscerà anche che c’è più che la mera apparenza materiale, e che attraverso l’apparenza materiale risplende lo spirituale.

Se abbiamo visto nei colori e nei toni finestre attraverso cui penetriamo, spiritualmente, nel mondo spirituale, allora la vita ci porta di nuovo finestre attraverso cui il mondo spirituale entra nel nostro mondo fisico. La sincope dell’avvocato era una tale finestra. Se interpretiamo correttamente questo evento, allora dobbiamo dire: Fluisce attraverso questa finestra la vita spirituale verso di noi. Vediamo che qui giocano forze dentro di noi che non possiamo interpretare solo sensibilmente. Ci sono dunque finestre nei toni attraverso cui usciamo dal mondo fisico-sensorio nel mondo spirituale. E ci sono di nuovo finestre attraverso cui, se restiamo fermi nel mondo fisico-sensorio, lo spirituale sale dentro di noi.

Se non notiamo che lo spirituale sale dentro di noi attraverso tali finestre, bene, allora è così come se un uomo che non sa leggere aprisse un bel libro. Ha lo stesso davanti come uno che sa leggere, ma chi non sa leggere vede lì uno scarabocchio sulla carta bianca che non può interpretare; può al massimo descriverlo. Solo colui che sa leggere è in grado di seguire in questo libro forse un destino o una saggezza che sono state messe in questi strani segni. Colui che non può leggere i fenomeni del mondo sta proprio come un analfabeta del cosmo davanti ai fenomeni. Ma colui che può leggere legge il decorso del mondo spirituale da queste cose. Ciò che è caratteristico per il presente tempo materialista è che le persone sono analfabeti davanti al cosmo a causa del materialismo, e precisamente quasi al cento per cento. In un’epoca in cui si è così orgogliosi che si è così grandemente ridotta la percentuale di analfabeti nei paesi civili, si naviga con entusiasmo verso l’analfabetismo in senso cosmico.

Eliminare questo analfabetismo cosmico è il compito della scienza dello spirito. Ora ci sono poche persone che sono analfabeti nel senso ordinario. Le persone erano nei tempi dell’antica chiaroveggenza molto meno analfabeti dello spirito. Ma questo non deve renderci arroganti. Vero è che, se presagiamo il nostro compito nella corrente della scienza dello spirito, da analfabeti dobbiamo diventare lettori del cosmo. Ma non dobbiamo perdere l’umiltà in ciò, perché, com’è il tempo oggi, siamo ancora molto nella necessità della scuola elementare. Arriviamo a malapena a una vera lettura, ma solo a una sorta di sillabazione. Ma possiamo comunque essere colti dall’impulso di trasformazione che irrompe per questo nello sviluppo dell’umanità. E se siamo colti da questo, allora ci poniamo nel modo giusto verso ciò che i segni dei tempi ci chiedono, ci poniamo come i corretti arti della corrente della visione del mondo della scienza dello spirito dentro di essa.

Dornach, 2 gennaio 1915

È relativamente — dico naturalmente relativamente — oggi facile all’uomo di ricevere più o meno teoricamente ciò che intendiamo con la visione del mondo della scienza dello spirito o antroposofia. Ma diventa difficile penetrare con l’intero essere dell’uomo, la vita stessa con gli impulsi che provengono dalla scienza dello spirito stessa. Ricevere teoricamente la concezione del mondo della scienza dello spirito, così che si sa che l’uomo consiste del corpo fisico, del corpo eterico, del corpo astrale e così via, come si sa che questo o quell’altro tono ha un numero di oscillazioni così così, o che l’ossigeno si combina con l’idrogeno a formare acqua, questo sapere così, l’uomo è abituato dalla visione del mondo naturale scientifica, che si è sviluppata gradualmente nel corso degli ultimi secoli nell’umanità.

Ma l’uomo è meno abituato a permettere alla propria vita sentimental-affettiva di essere influenzata da ciò che può essere acquisito da una tale conoscenza, come la scienza dello spirito vuole fornire. Fondamentalmente la maniera in cui la scienza dello spirito deve agire sull’uomo è opposta al modo in cui l’altra scienza deve agire sull’uomo. È un sentimento piuttosto generale, ripetutamente enfatizzato, che la scienza arida allontana l’uomo dal caldo sentire della vita e dei suoi fatti, che la scienza arida ha qualcosa di freddo e sobrio, qualcosa che toglie la freschezza, una certa ebbrezza dalle cose. E si può dire che questo, fino a un certo grado, deve essere il caso per la scienza esterna. Perché quale è l’enorme differenza tra l’impressione che fa su di noi la meravigliosa formazione di nuvole di un cielo serale o mattutino e le sole informazioni che su di essa possono darci l’astronomo o il meteorologo! Come con un sentimento di calore, afferrando tutto l’uomo e vivendolo attraverso, ci appare la ricca pienezza dell’essere naturale intorno a noi. Arida e sobria, fredda, senza vita e senza amore appare a noi la scienza con i suoi concetti e idee che ci trasmette, rispetto a ciò che altrimenti fa un’impressione calda, piena di vita su di noi. E riguardo al sapere esteriore, naturalistico è completamente giusto quando si prova così e si sente così.

Che il sapere esteriore, naturalistico debba essere così, ha le sue buone ragioni, ma il sapere della scienza dello spirito non deve essere così. Deve invece portarci sempre più vicino alla pienezza della vita e al calore della vita del mondo esteriore e in generale del mondo intero. Ma dobbiamo imparare a eccitare certi impulsi in noi che l’uomo attuale quasi per niente ha. L’uomo attuale infatti si aspetta da ciò che chiama scienza, qualcosa che contiene già il fatto che questa scienza deve toccarlo freddo e sobrio, nel senso di Goethe, modo wagneriano. L’uomo si aspetta dalla scienza che, quando ha accolto questa scienza, gli enigmi della natura siano risolti, che ora sa come sia la situazione con questo o quel fatto, e allora è soddisfatto quando sa come sia la situazione con questo o quel fatto.

Si possono persino incontrare persone nel presente che hanno paura della scienza per una ragione molto specifica. Dicono infatti che la piena, fresca vita del passato è consistita proprio nel fatto che l’uomo non aveva risolto tutti gli enigmi, che poteva presentire qualcosa che non era ancora risolto per lui. E ora viene la scienza, dicono le persone, e risolve gradualmente gli enigmi della natura. E ora vi immaginate che cosa sia noioso, nel futuro vivere nel mondo quando la scienza avrà risolto tutti gli enigmi, e non si potrà più presentire e provare sentimenti extrascientifici. Un’orribile desolazione deve venire sull’umanità, e si può giustamente averne orrore.

Ma la scienza dello spirito sarà in grado di suscitare sentimenti diversi nell’uomo, sentimenti che certamente per il presente sono meno comodi della risoluzione di enigmi, ma che al contempo ci indicano come questa scienza dello spirito possa essere risvegliante la vita e creatrice di vita. Quando infatti nel senso giusto accogliamo ciò che la scienza dello spirito ci dà, quando non l'accogliamo così da prendere solo il nostro manuale e scrivere ciò che viene proprio detto, per usarlo così come nella scienza nel senso esteriore, e forse ancora farci uno schema, una bella divisione, così da poter bene osservare le cose come uno schema della fisica, quando dunque facciamo meno questo, ma lasciamo che fluisca nei nostri cuori ciò che la concezione della scienza dello spirito ha da dire, ci penetra propriamente con questo, allora noteremo che guadagna vita in noi, cresce, sviluppa indipendenza e autodeterminazione in noi, che diventa come un nuovo essere vivente in noi che ci mostra sempre e sempre nuovi e nuovi lati. Quando allora con un’anima così riempita dalla concezione del mondo della scienza dello spirito ci accostiamo alla natura esterna, allora percepiamo nella natura non meno enigmi di prima, ma più enigmi di prima. Tutto diventa per noi ancora più enigmatico, e la vita sentimentale non si impoverisce, ma si arricchisce, si potrebbe dire, il mondo diventa più misterioso attraverso la conoscenza della scienza dello spirito.

Certamente il mondo si desolificatizza per noi quando il fisico viene e dice: L’alba, la vedi —, e ci conduce poi alla lavagna e ci mostra quali speciali rifrazioni i raggi di luce subiscono così che appare l’aurora rossa. Certamente questo è qualcosa di orribile, non dinanzi alla conoscenza razionale umana, ma qualcosa di orribile dinanzi al sentimento umano.

È diverso quando la scienza dello spirito viene e ci dice, per fare un esempio: quando scorgi l’aurora rossa, o senti questa o quella musica di toni, allora deve esserti come se gli Elohim mandassero la loro ira punitiva per il mondo. Allora percepiamo dietro l’alba il tessere misterioso, vivente degli Elohim. Dal fatto che pronunciamo il nome degli Elohim e sappiamo dove collocarli nello schema non geniale che abbiamo scritto nel nostro quaderno, non abbiamo ancora riconosciuto gli Elohim. Ma attraverso il sentimento vivente che abbiamo, in quanto eleviamo lo sguardo all’alba, ci si presenterà una ricca pienezza di tessere vivo e vivere, come sappiamo che, quando stiamo davanti a un essere umano, non possiamo esaurire il suo essere attraverso alcun concetto, che non possiamo comprendere il suo essere universale-vivente. Così percepiamo che in ciò che si rivela come alba di fronte a noi ci sta di fronte un vivere non comprensibile del cosmo.

Enigmatico e misterioso e con ciò sentimento più ricco…

Quando si entra nel mondo spirituale attraverso una terza, avremo ancora il sentimento di una debolezza forte, di una debolezza ancora più forte. Quando così entriamo nel mondo spirituale, sentiremo che veramente siamo stati abbastanza deboli nel mondo fisico-sensorio rispetto al suo contenuto spirituale. Ma riguardo alla terza — siete diventati tono, siete ora diventati voi stessi la terza — sentirete che lì ci sono amici che non sono essi stessi terze, ma che però si avvicinano, a seconda di come siete stati configurati nel mondo fisico-sensorio. Mentre è come un leggero suono di molti toni quando si penetra attraverso una seconda, in cui si vive così in generale quando si penetra attraverso di essa, vi verranno incontro attraverso una terza toni amichevoli. Quelli che diventeranno compositori dovranno penetrare particolarmente attraverso la terza, perché allora daranno le conseguenze di toni, composizioni tonali, che stimoleranno la loro acutezza artistica. Non sempre gli stessi amici tonali vi verranno incontro, ma la loro natura dipenderà da come siete stati di umore, di vivere, di temperamento, insomma dell’intera costituzione della vita quando così penetrate attraverso la terza nella vita spirituale: un’infinita molteplicità del mondo dei toni si presenterà.

Penetrando attraverso una quarta nel mondo spirituale, allora farete una strana esperienza: l’esperienza che ora da nessuna parte altri toni emergono, ma che ciò che è già emerso, ciò che avete sperimentato attraverso le esperienze con la terza, vive in leggeri ricordi nell’anima. E troverete, mentre così vivete avanti con i vostri ricordi tonali, quando avete penetrato attraverso una quarta nel mondo spirituale, che questi ricordi tonali prendono sempre diverse colorazioni, che ora si sviluppano verso la luminosità più luminosa e l’allegria, ora si accordano alla tristezza più estrema, ora luminosi e solari, ora tristi, immergendosi fino al riposo della tomba.

Il temperamento della voce, il salire e lo scendere del tono, insomma il decorso nell’atmosfera di un’opera tonale si darà attraverso questo cammino, attraverso questi ricordi tonali.

La quinta darà più esperienze e vivenze soggettive, agirà stimolante, arricchente sul vivere spirituale. Agirà come una bacchetta magica che evoca i segreti del mondo dei toni da profondità insondabili.

Tali vivenze si avranno quando con le cose, con i fenomeni del mondo non ci si rapporta solo così che li si osserva, li si ascolta, ma così che li si vive interiormente. Attraverso questo modo di vivere, particolarmente su colori e toni, ma anche sulle forme, insomma sull’artistico, deve trovarsi il cammino che l’umanità deve percorrere per in generale uscire dal mero comportamento esteriore verso le cose e il loro decorso — che è il segno distintivo di un’epoca materialistica — e penetrare nelle profondità interne delle cose, nei loro segreti.

Allora verrà sopra l’uomo una coscienza, una coscienza enormemente significativa del suo collegamento con le forze divine-spirituali che per la coscienza materialistica sono inconsce, che lo guidano e lo conducono per il mondo. E allora soprattutto sorgerà qualcosa come un’esperienza interna di quelle forze che, per esempio, conducono l’uomo da un’incarnazione all’altra.

Se non riscaldiamo una locomotiva, non può trascinare un treno. Le forze che causano gli eventi nel mondo devono essere continuamente stimolate. Così anche le forze che spingono avanti l’uomo devono essere stimolate. E questo accade. Ma l’uomo deve imparare a sapersi in connessione con queste forze.

Una volta ho potuto fare un’esperienza notevole. Era un giurista, un avvocato, che era molto famoso nel luogo dove vivevo per un certo tempo, un avvocato straordinariamente famoso a cui la gente letteralmente accorreva e per il quale si aveva l’opinione che dovesse vincere i processi più difficili. Era anche accaduto in molti casi. La sua dialettica di avvocato era straordinariamente grande, e le persone che lo conoscevano avevano la più grande venerazione per questa dialettica di avvocato. Una volta gli fu affidato un difficile processo di un uomo ricco. Dipendeva dal risultato del processo l’emanazione di una grande pena per questo uomo ricco in caso di condanna. L’avvocato offrì la dialettica più estrema, l’abilità di avvocato più meravigliosa. Tenne un lungo discorso, e l’aula aveva assolutamente l’impressione che, se la giuria — si trattava di una corte di assise — non avesse assolto l’imputato, allora non si sarebbe veramente più saputo come si potesse sviluppare ancora l’arte dell’avvocazione. Tutti quelli che avevano ascoltato ciò che l’avvocato aveva realizzato come abilità enormemente grande avevano assolutamente l’impressione che la giuria si sarebbe ritirata e avrebbe assolto l’imputato.

Ma presso il tribunale non c’era solo un abile avvocato, ma anche un abile presidente della corte, e benché l’ora non fosse ancora tanto avanzata che il verdetto non potesse essere pronunciato, il presidente disse comunque: Vogliamo sospendere la sessione oggi e riprenderla domani. — Il giorno dopo, la mattina, doveva avvenire la sessione della giuria e così la giuria aveva tempo durante la notte di ripensare la cosa. Arrivò il giorno dopo. Questo «trascinare durante la notte», come lo chiamava, era stato già piuttosto spiacevole per l’avvocato. La sessione iniziò, la giuria si ritirò, tutti aspettavano nel massimo della tensione il loro ritorno, nella massima tensione era però l’avvocato in questione. Dopo un quarto d’ora già la giuria ritornò, e quando l’avvocato sentì la giuria tornare dalla sala delle deliberazioni dopo così breve tempo, cadde in sincope. Sì, cadde in sincope. Si riprese di nuovo, fu sostenuto da uno dei suoi amici. L’imputato era stato veramente condannato. Ma l’avvocato lo seppe solo dopo che si era ripreso dalla sincope.

Che cosa si poteva allora dire se si considerava il decorso dei fatti esteriormente, secondo ciò che si presentava alla percezione umana? Si poteva dire: L’avvocato è un uomo molto ambizioso, perché gli importava così tanto vincere questo processo che prima della pronuncia del verdetto perse conoscenza. Quando vide che la giuria si era deliberata solo per così poco tempo, per lui era certo che l’imputato sarebbe stato condannato, perché se l'avessero assolto, naturalmente avrebbero impiegato molto più tempo.

Ma la cosa non stava così; così avrebbe potuto solo apparire alla percezione esteriore. C’era uno strato di eventi diverso dietro ciò che ho raccontato. Questo altro strato o storia è questo: quell’avvocato era stato colto — lo conoscevo bene — in un momento che precedeva questo processo, da quello che si può chiamare il demone del gioco. Aveva preso i soldi che gli erano stati affidati come deposito e ci giocava in borsa. Era una passione pura per lui, ed era arrivato, poco prima dell’inizio di questo processo, così lontano che aveva perso grandi somme di denaro che gli erano state affidate. Ma gli era stato promesso che, se avesse vinto il processo, avrebbe ricevuto così tanto da poter approssimativamente pareggiare la differenza.

Non cadde quindi in sincope solo per orgoglio ferito, ma cadde in sincope quando dopo un quarto d’ora la giuria tornò con un verdetto di colpevolezza, perché veramente la sua esistenza era stata distrutta. Perché ora non poteva mai più pensare a compensare quello che aveva giocato d’azzardo con i soldi in deposito. La sua intera esistenza dipendeva quindi dall’esito di questo processo.

Cadde in sincope come un’indicazione simbolica del fatto che era ora distrutto per questa incarnazione. Dovette quindi fuggire in America e ebbe un’esistenza non molto invidiabile per il resto della sua incarnazione in America.

Vediamo in un tale caso il seguente. Vediamo che molto spesso nella vita il giudizio è sbagliato, perché avrebbe potuto benissimo esserci gente che non avrebbe mai saputo nulla di quello che stava dietro il processo. Se costoro avessero solo ascoltato e visto l’avvocato così dialetticamente addestrato nel processo, mentre cadeva in sincope, allora avrebbero potuto giudicare molto bene: ci sono persone così ambiziose che perdono conoscenza in un discorso fallito. — In questo giudizio si sarebbe potuto rimanere. Per poter giudicare correttamente qui, si doveva sapere ancora uno strato in più dei fatti. Per molte cose si devono sapere ancora molti strati in più, perché altrimenti si può avere ragione riguardo allo strato che si trascura, e tuttavia formulare un giudizio falso. Questo è l’esteriore. Ma la cosa ha ancora un ulteriore sfondo. L’uomo doveva comunque trovare un cammino da questa incarnazione a quella successiva. E così abbiamo qui un esempio di come la saggia guida del mondo pone nell’anima le forze che sono necessarie per condurre l’anima da un’incarnazione all’altra. L’uomo era entrato in un tale conflitto di vita che questo conflitto gli aveva consumato la possibilità di esistenza. Era stata creata una situazione terribile; era stata creata la situazione che non c’erano più forze che potessero portarlo alla prossima incarnazione. Ma era stata creata anche la situazione che forze come questa non potevano essere portate nella sua coscienza. Allora dovette accadere il caso che la coscienza fosse brevemente spenta. E nel tempo in cui la coscienza nell’anima umana è brevemente spenta, la più grande varietà di spiritualità esterna può penetrare nell’anima umana. In questo momento penetrarono in lui forze che sono adatte a dargli nuovamente l’impulso, lo stimolo per la transizione alla prossima incarnazione. Naturalmente il dare dello stimolo, dell’impulso avviene in molti modi diversi. Quello che ho descritto era un caso particolare così.

Questi impulsi sono sempre lì. Ma volevo con questo solo mostrarvi come la vita conscia dell’uomo è legata a un decorso inconscio, e come veramente nel decorso consapevole ci sono punti in cui la coscienza è schiacciata, così che dall’inconscio possa venire qualcosa. Questi momenti inconsci a volte non devono essere lunghi, possono essere stati simili a sincope brevi. Tuttavia una quantità enorme di forze spiritualmente-vitali può fluire in tali momenti nella natura umana, sia forze buone che cattive, che sono capaci di questo o quello.

Questo ultimo esempio e ciò che voglio sviluppare in esso, l’ho presentato per la ragione di mostrare come nella considerazione del mondo l’umanità deve cercare di considerare connessioni che sono significative per un’acquisizione materialistica del mondo. Si arriverà gradualmente a penetrare le connessioni della vita così bene che si riconoscono i momenti in cui lo spirituale si avvicina a ogni persona. Nel futuro non si rappresenterà il mondo più così univocamente come si fa ora, spiegandolo dalle cause materiali, ma nel futuro lo si rappresenterà così che si porrà il materiale al posto giusto, ma allo stesso tempo si riconoscerà anche che c’è più che la mera apparenza materiale, e che attraverso l’apparenza materiale risplende lo spirituale.

Se abbiamo visto nei colori e nei toni finestre attraverso cui penetriamo, spiritualmente, nel mondo spirituale, allora la vita ci porta di nuovo finestre attraverso cui il mondo spirituale entra nel nostro mondo fisico. La sincope dell’avvocato era una tale finestra. Se interpretiamo correttamente questo evento, allora dobbiamo dire: Fluisce attraverso questa finestra la vita spirituale verso di noi. Vediamo che qui giocano forze dentro di noi che non possiamo interpretare solo sensibilmente. Ci sono dunque finestre nei toni attraverso cui usciamo dal mondo fisico-sensorio nel mondo spirituale. E ci sono di nuovo finestre attraverso cui, se restiamo fermi nel mondo fisico-sensorio, lo spirituale sale dentro di noi.

Se non notiamo che lo spirituale sale dentro di noi attraverso tali finestre, bene, allora è così come se un uomo che non sa leggere aprisse un bel libro. Ha lo stesso davanti come uno che sa leggere, ma chi non sa leggere vede lì uno scarabocchio sulla carta bianca che non può interpretare; può al massimo descriverlo. Solo colui che sa leggere è in grado di seguire in questo libro forse un destino o una saggezza che sono state messe in questi strani segni. Colui che non può leggere i fenomeni del mondo sta proprio come un analfabeta del cosmo davanti ai fenomeni. Ma colui che può leggere legge il decorso del mondo spirituale da queste cose. Ciò che è caratteristico per il presente tempo materialista è che le persone sono analfabeti davanti al cosmo a causa del materialismo, e precisamente quasi al cento per cento. In un’epoca in cui si è così orgogliosi che si è così grandemente ridotta la percentuale di analfabeti nei paesi civili, si naviga con entusiasmo verso l’analfabetismo in senso cosmico.

Eliminare questo analfabetismo cosmico è il compito della scienza dello spirito. Ora ci sono poche persone che sono analfabeti nel senso ordinario. Le persone erano nei tempi dell’antica chiaroveggenza molto meno analfabeti dello spirito. Ma questo non deve renderci arroganti. Vero è che, se presagiamo il nostro compito nella corrente della scienza dello spirito, da analfabeti dobbiamo diventare lettori del cosmo. Ma non dobbiamo perdere l’umiltà in ciò, perché, com’è il tempo oggi, siamo ancora molto nella necessità della scuola elementare. Arriviamo a malapena a una vera lettura, ma solo a una sorta di sillabazione. Ma possiamo comunque essere colti dall’impulso di trasformazione che irrompe per questo nello sviluppo dell’umanità. E se siamo colti da questo, allora ci poniamo nel modo giusto verso ciò che per così dire i segni dei tempi ci chiedono, ci poniamo come i corretti arti della corrente della visione del mondo della scienza dello spirito dentro di essa.

7°La formazione plastico-architettonica (I)

Dornach, 2 Gennaio 1915

SESTA CONFERENZA

Dornach, 2 gennaio 1915

È relativamente — dico naturalmente relativamente — oggi facile all’uomo di ricevere più o meno teoricamente ciò che intendiamo con la visione del mondo della scienza dello spirito o antroposofia. Ma diventa difficile penetrare con l’intero essere dell’uomo, la vita stessa con gli impulsi che provengono dalla scienza dello spirito stessa. Ricevere teoricamente la concezione del mondo della scienza dello spirito, così che si sa che l’uomo consiste del corpo fisico, del corpo eterico, del corpo astrale e così via, come si sa che questo o quell’altro tono ha un numero di oscillazioni così così, o che l’ossigeno si combina con l’idrogeno a formare acqua, questo sapere così, l’uomo è abituato dalla visione del mondo naturale scientifica, che si è sviluppata gradualmente nel corso degli ultimi secoli nell’umanità.

Ma l’uomo è meno abituato a permettere alla propria vita sentimental-affettiva di essere influenzata da ciò che può essere acquisito da una tale conoscenza, come la scienza dello spirito vuole fornire. Fondamentalmente la maniera in cui la scienza dello spirito deve agire sull’uomo è opposta al modo in cui l’altra scienza deve agire sull’uomo. È un sentimento piuttosto generale, ripetutamente enfatizzato, che la scienza arida allontana l’uomo dal caldo sentire della vita e dei suoi fatti, che la scienza arida ha qualcosa di freddo e sobrio, per così dire qualcosa che toglie la freschezza, una certa ebbrezza dalle cose. E si può dire che questo, fino a un certo grado, deve essere il caso per la scienza esterna. Perché quale è l’enorme differenza tra l’impressione che fa su di noi la meravigliosa formazione di nuvole di un cielo serale o mattutino e le sole informazioni che su di essa possono darci l’astronomo o il meteorologo! Come con un sentimento di calore, afferrando tutto l’uomo e vivendolo attraverso, ci appare la ricca pienezza dell’essere naturale intorno a noi. Arida e sobria, fredda, senza vita e senza amore appare a noi la scienza con i suoi concetti e idee che ci trasmette, rispetto a ciò che altrimenti fa un’impressione calda, piena di vita su di noi. E riguardo al sapere esteriore, naturalistico è completamente giusto quando si prova così e si sente così.

Che il sapere esteriore, naturalistico debba essere così, ha le sue buone ragioni, ma il sapere della scienza dello spirito non deve essere così. Deve invece portarci sempre più vicino alla pienezza della vita e al calore della vita del mondo esteriore e in generale del mondo intero. Ma dobbiamo imparare a eccitare certi impulsi in noi che l’uomo attuale quasi per niente ha. L’uomo attuale infatti si aspetta da ciò che chiama scienza, qualcosa che contiene già il fatto che questa scienza deve toccarlo freddo e sobrio, nel senso di Goethe, modo wagneriano. L’uomo si aspetta dalla scienza che, quando ha accolto questa scienza, gli enigmi della natura siano per così dire risolti, che ora sa come sia la situazione con questo o quel fatto, e allora è soddisfatto quando sa come sia la situazione con questo o quel fatto.

Si possono persino incontrare persone nel presente che hanno paura della scienza per una ragione molto specifica. Dicono infatti che la piena, fresca vita del passato è consistita proprio nel fatto che l’uomo non aveva risolto tutti gli enigmi, che poteva presentire qualcosa che non era ancora risolto per lui. E ora viene la scienza, dicono le persone, e risolve gradualmente gli enigmi della natura. E ora vi immaginate che cosa sia noioso, nel futuro vivere nel mondo quando la scienza avrà risolto tutti gli enigmi, e non si potrà più presentire e provare sentimenti extrascientifici. Un’orribile desolazione deve venire sull’umanità, e si può giustamente averne orrore.

Ma la scienza dello spirito sarà in grado di suscitare sentimenti diversi nell’uomo, sentimenti che certamente per il presente sono meno comodi della risoluzione di enigmi, ma che al contempo ci indicano come questa scienza dello spirito possa essere risvegliante la vita e creatrice di vita. Quando infatti nel senso giusto accogliamo ciò che la scienza dello spirito ci dà, quando non l'accogliamo così da prendere solo il nostro manuale e scrivere ciò che viene proprio detto, per usarlo così come nella scienza nel senso esteriore, e forse ancora farci uno schema, una bella divisione, così da poter bene osservare le cose come uno schema della fisica, quando dunque facciamo meno questo, ma lasciamo che fluisca nei nostri cuori ciò che la concezione della scienza dello spirito ha da dire, ci penetra propriamente con questo, allora noteremo che guadagna vita in noi, cresce, sviluppa indipendenza e autodeterminazione in noi, che diventa come un nuovo essere vivente in noi che ci mostra sempre e sempre nuovi e nuovi lati. Quando allora con un’anima così riempita dalla concezione del mondo della scienza dello spirito ci accostiamo alla natura esterna, allora percepiamo nella natura non meno enigmi di prima, ma più enigmi di prima. Tutto diventa per noi ancora più enigmatico, e la vita sentimentale non si impoverisce, ma si arricchisce, si potrebbe dire, il mondo diventa più misterioso attraverso la conoscenza della scienza dello spirito.

Certamente il mondo si desolificatizza per noi quando il fisico viene e dice: L’alba, la vedi —, e ci conduce poi alla lavagna e ci mostra quali speciali rifrazioni i raggi di luce subiscono così che appare l’aurora rossa. Certamente questo è qualcosa di orribile, non dinanzi alla conoscenza razionale umana, ma qualcosa di orribile dinanzi al sentimento umano.

È diverso quando la scienza dello spirito viene e ci dice, per fare un esempio: quando scorgi l’aurora rossa, o senti questa o quella musica di toni, allora deve esserti come se gli Elohim mandassero la loro ira punitiva per il mondo. Allora percepiamo dietro l’alba il tessere misterioso, vivente degli Elohim. Dal fatto che pronunciamo il nome degli Elohim e sappiamo dove collocarli nello schema non geniale che abbiamo scritto nel nostro quaderno, non abbiamo ancora riconosciuto gli Elohim. Ma attraverso il sentimento vivente che abbiamo, in quanto eleviamo lo sguardo all’alba, ci si presenterà una ricca pienezza di tessere vivo e vivere, come sappiamo che, quando stiamo davanti a un essere umano, non possiamo esaurire il suo essere attraverso alcun concetto, che non possiamo comprendere il suo essere universale-vivente. Così percepiamo che in ciò che si rivela come alba di fronte a noi ci sta di fronte un vivere non comprensibile del cosmo.

Enigmatico e misterioso e con ciò sentimento più ricco nel mondo agisce la saggezza della scienza dello spirito. Questo è un sentimento fondamentale che può penetrare nelle nostre anime quando rendiamo viva in noi la scienza dello spirito e quando tentiamo di sentirci a casa in rappresentazioni come quella che è stata appena stimolata. Allora non potremo mai cadere nella lamentela verso la scienza dello spirito che parla solo alla nostra testa, che non afferra l’uomo intero. Dobbiamo solo veramente avere pazienza fino a quando la parola che la scienza dello spirito vuole darci diventa un essere vivente in noi, fino a quando si forma autonomamente, così che non solo ci colma della sua luce, ma anche del suo calore. Allora afferra il nostro cuore, il nostro uomo intero e ci sentiremo più ricchi, mentre naturalmente, se accogliamo la scienza dello spirito proprio come accogliamo l’altra scienza, dobbiamo sentirci impoveriti.

Ma d’altra parte è di nuovo completamente naturale che la scienza dello spirito faccia un’impressione impoverente su molti, perché non possono ancora trovare l’essere vivente interiore della parola della scienza dello spirito, che può afferrare il sentimento, perché la scienza dello spirito non agisce su di loro come agisce la parola calda di un altro uomo che ci parla. Ma dobbiamo imparare che la scienza dello spirito diventa così vivida che può parlare al nostro cuore e alla nostra fiducia come solo la personalità umana stessa.

Che questo sia così difficile per i cuori del presente si basa sul fatto che i cuori del presente si sono disabituati a vivere con le cose stesse, che il sentimento di vivere dentro le cose è diventato così raro. Diventa già infinitamente difficile quando si cerca, direi, in piccole dosi, di riportare vivo il vivere insieme con le cose. Questo è stato tentato nei nostri quattro misteri. Dovete solo volgere lo sguardo a qualcosa come la scena nel mondo dello spirito, nella quinta immagine de «Il risveglio dell’anima», dove sul lato sinistro del palcoscenico — dal punto di vista dello spettatore — siede Felix Bälde portato nel Devachan, e come un’entità spirituale dall’altro lato del palcoscenico parla a questo del suo «peso». Si deve sentire il peso che galleggia dall’alto verso il basso. L’uomo oggi è abituato, se qualcosa galleggia dall’alto al basso, a vedere solo il galleggiare, a vedere solo come la cosa occupa prima una posizione superiore, poi una posizione più bassa e così via. Ma è completamente disabituato a penetrare nelle cose e sentire il peso, a sentire che in ogni luogo pesa, la cosa. Si vorrebbe con una tale parola, nel mezzo del dramma, afferrare l’anima umana fuori dal corpo egoistico e porla nel vivente delle cose fuori.

Se questo non può accadere, allora un vero sentimento artistico non potrà risorgere. Affinché, per esempio, un sentimento architettonico possa risorgere nel modo giusto, deve diventare vivente quello che accogliamo come concetti nella scienza dello spirito. Inizialmente ha un carattere di indifferenza, quello che portiamo con noi in giro per il mondo in termini di concetti che acquistiamo dalla scienza dello spirito. Ma vedremo, se faremo veramente una cosa del genere, come arricchiremo tutta la nostra vita spirituale. Un arricchimento accade, per esempio, quando cerchiamo di non solo vedere questo qui (vedi disegno), ma di immergerci in esso e di imparare a sentire con ciò che è lì: cioè qui il peso e qui il sostegno.

Vogliamo andare ancora oltre e non solo guardare, ma sentire, il raggio deve avere una certa forza, altrimenti verrà schiacciato dal peso, i sostegni, le colonne devono avere una certa forza, altrimenti verranno schiacciati. Dobbiamo vivere il peso della palla in alto, il sostegno con le colonne, l’equilibrio con il raggio. Solo allora sentiamo architettonicamente, quando così penetriamo nel peso, nel sostegno e nell’equilibrio tra il peso e il sostegno.

Ma sentiremo, quando non seguiamo solo con l’occhio una tale formazione, ma quando per così dire penetriamo in essa e sentiamo il peso e il sostegno e l’equilibrio, che tutto il nostro organismo viene impegnato, che per così dire dobbiamo appellarci dal nostro cervello del capo a un cervello invisibile, a cui appartiene tutto l’uomo. Allora può diventare viva in noi la consapevolezza: ah, ora iniziamo a sentire! — Prendiamo il caso semplice descritto: lì sentiamo un sostegno, un sostegno che aspira verso l’alto luciferico; un peso che preme verso il basso arimanico; un equilibrio tra luciferico e arimanico: un divino. Così si anima per noi stessa la natura inerte con Lucifero e Arimane e il loro signore più elevato, che produce eternamente l’equilibrio tra Lucifero e Arimane.

Ma giungeremo a ciò, se così impariamo a sentire nell’architettonico il luciferesco, l’arimanico, il divino, che siamo interiormente afferrati dall’architettonico, che diventiamo consapevoli di come un sentimento più ricco del mondo ci strappa l’anima dalle cose, si potrebbe quasi dire, nel cosmo, nel mondo fuori, come gradualmente proprio per questo diventiamo consapevoli di come con la nostra anima non siamo solo dentro la pelle del nostro corpo, ma apparteniamo al cosmo. Ne diventiamo consapevoli in questo modo. Ma con ciò diventiamo consapevoli di come, mentre l’architettonico fuori sostiene e pesa e crea equilibrio, noi stessi sviluppiamo un tono musicale sull’architettonico. Il nostro interno si accorda musicalmente sull’architettonico, e vediamo, mentre l’architettonico e il musicale sembrano stare l’uno di fronte all’altro così estranei nel mondo, che il nostro sentimento dell’architettonico, in quanto l’architettonico ci accorda musicalmente, effettua la riconciliazione stessa, l’equilibrio.

In questo però risiede contemporaneamente lo sviluppo vivente dell’arte dalla nostra epoca terrestre: che si impara a sentire la riconciliazione delle arti. In ciò risiede ciò che è stato vagamente presentito e sentito nel wagnerismo, ma che veramente può sorgere solo quando il mondo si vive pienamente di scienza dello spirito. Riconciliazione delle arti: questo abbiamo cercato — per la prima volta, come in un piccolo inizio elementare — di dare con il nostro edificio, in cui non solo dovrebbe essere favoleggiato freddo e sobrio di tale riconciliazione, ma dove nell’architettura dell’edificio stesso dovrebbe essere presente un’impronta, per così dire un’impronta di sigillo di questa riconciliazione della tonalità musicale con la forma architettonica. Se studiate ciò che si presenta nel nostro ordine di colonne e in ciò che è collegato con esso, allora farete la scoperta che è stato tentato di portare il sostegno e il peso e l’equilibrio in movimento vivente. Le nostre colonne non sono solo sostegni, i nostri capitelli non sono più solo dispositivi di supporto, e ciò che si estende sopra le colonne come architravi non ha più il carattere di solo riposare sulle colonne e chiudersi verso l’alto, ma del vivente crescente, del vivente tessente.

Si è tentato di portare il flusso musicale alle forme architettoniche, e il sentimento che si può avere nel lavorare insieme delle nostre colonne e di ciò che connette le colonne può suscitare esso stesso una tonalità musicale nell’anima. Una musica invisibile può essere sentita come l’anima delle nostre colonne e delle nostre forme di architettura e scultura che appartengono alle colonne. L’anima è per così dire in ciò. E la penetrazione delle arti plastiche e delle loro forme con le tonalità musicali deve comunque diventare l’ideale artistico del futuro. La musica del futuro sarà più plastica di quella del passato. L’architettura e la scultura del futuro saranno più musicali di quelle del passato. Questo sarà l’essenziale. La musica non cesserà quindi di essere un’arte indipendente: al contrario, diventerà solo più ricca e più ricca per il fatto che la musica penetrerà nel mistero dei toni, come è stato accennato ieri, e che da ciò creerà forme musicali dalle fondamenta spirituali del cosmo.

Ma poiché nell’arte tutto ciò che è dentro deve anche essere fuori, poiché ciò che lì vive deve anche per così dire incarnarsi in un organismo, anche il mondo dell’anima fluttuante all’interno dell’ordine di colonne e di ciò che appartiene a esso deve incarnarsi. Questo avviene, almeno dovrebbe avvenire, nella pittura della cupola. Così come per così dire le colonne e tutto ciò che appartiene a esso sono il corpo del nostro edificio, così ciò che emergerà nelle cupole, quando si è dentro l’edificio, è l’anima dell’edificio, e come lo spirito ci appare come ciò che riempie tutto il mondo quando gli organi sono diretti verso l’esterno, così le nostre finestre con la loro nuova arte di incisione sul vetro dovrebbero rappresentare lo spirituale nel nostro edificio. Corpo, anima e spirito dovrebbero essere espressi nel nostro edificio. Il corpo nella costruzione coloniale, l’anima in tutto ciò che riguarda le cupole, e lo spirito in ciò che si crea nelle finestre.

In queste cose il karma ha effettuato molte cose che dobbiamo accogliere con gratitudine, perché il karma ci ha aiutato in molte cose proprio in questo edificio. L’anima di una persona è dall’esterno tale che la sentiamo nella sua fisionomia, ma dobbiamo penetrare nell’anima di una persona per mezzo di mezzi, penetrare nel nostro interno attraverso amore e amicizia, se vogliamo conoscere l’anima di una persona come se fosse da dentro.

Quando il mio ultimo ciclo di conferenze in Norvegia da Kristiania andò a Bergen, potei vedere quelle cave di ardesia che mi hanno dato in quel momento l’idea di cercare di ottenere l’ardesia da lì. Ci siamo riusciti, è davvero, si potrebbe dire, una disposizione karmica. Ma quando rivolgeremo lo sguardo al tetto delle cupole ora coperto di quella ardesia, con la particolarità che esattamente questo ardesia ha, che non agisce come nessun’altra ardesia, allora dobbiamo dire: questo ha qualcosa dell’apertura e contemporaneamente dell’occultamento della vita dell’anima. E se vogliamo fare la cupola veramente la vita dell’anima, dovremo sviluppare amore per la scienza dello spirito. Perché ciò che verrà dipinto all’interno della cupola dovrebbe davvero presentarsi a noi come una sorta di specchio in colori e forme, una sorta di specchio di ciò che la scienza dello spirito può essere per noi. Per questo dobbiamo andare dentro. Ma dentro l’edificio, se dovesse veramente essere finito, nessun uomo potrà entrare con comprensione se non avrà sviluppato l’amore per la scienza dello spirito, altrimenti probabilmente ciò che vede dentro rimarrà qualcosa che può suscitare un po’ di sensazione, ma non qualcosa che parla veramente al suo cuore. Avrà qualcosa a cui sarà facilmente incline, negargli come architettonico il contenuto sentimentale, il contenuto sentimentale e di sentimento.

Poiché abbiamo potuto vedere come possiamo trovare nel mondo ciò che si anima dalla scienza dello spirito, possiamo ora dire: Possiamo anche fecondare la vita dai lati della scienza dello spirito in campi dove più facilmente vediamo che abbiamo bisogno di una fecondazione del sentimento, di un riscaldamento del sentimento. Perché non solo quelle cose che sono artistiche, che sono scientifiche, dovrebbero essere fecondate dalla scienza dello spirito, ma la vita intera deve essere fecondata dalla scienza dello spirito.

Come esempio, ancora un campo è menzionato, su cui possiamo vedere particolarmente come i concetti della scienza dello spirito possono diventare viventi nella vita esterna. Voglio come esempio scegliere il campo della pedagogia, il campo di ogni arte dell’educazione. Iniziamo dall’educazione del bambino da parte dell’adulto. Che idea si fa un’epoca materialista quando parla dell’educazione del bambino da parte dell’adulto? Questo tempo materialista vede fondamentalmente in entrambi, nell’adulto e nel bambino, solo quello che la visione materialista dà: un adulto educa un bambino. Ma non è così. Il vecchio è esternamente solo la Maya e il bambino è anche esternamente solo la Maya. Nel vecchio abbiamo qualcosa che non è contenuto direttamente nella Maya, l’uomo invisibile che va da incarnazione a incarnazione, e nel bambino abbiamo anche l’uomo invisibile che va da incarnazione a incarnazione.

Parleremo ancora di tali cose. Ma voglio oggi ancora portare qualcosa che vi chiarirà nel corso del tempo — attraverso l’immersione meditativa — ciò che altrimenti c’è nella scienza dello spirito; e voglio procedere dal fatto che l’uomo che altrimenti ci incontra nel mondo esterno non può affatto educare, e che l’uomo che ci incontra come bambino nel mondo esterno non può affatto essere educato. In effetti, qualcosa di invisibile nell’educatore educa qualcosa di invisibile in colui che deve essere educato. Si può capire veramente la cosa solo se si rivolge l’attenzione, nel bambino che cresce e che abbiamo da educare, sui risultati che gradualmente si sviluppano delle incarnazioni precedenti. Ma quando tutto ciò che proviene dalle incarnazioni precedenti è cresciuto, allora l’educazione è finita, allora il bambino ci sfugge, specialmente nel presente. Ciò che educhiamo veramente è il risultato invisibile delle incarnazioni precedenti. Non possiamo educare il bambino visibile, non possiamo agire su di esso. Agiamo veramente sul risultato invisibile delle incarnazioni precedenti. Non possiamo educare il bambino visibile. Così è la cosa quando rivolgiamo lo sguardo al bambino.

Ora rivolgiamo lo sguardo all’educatore. Questi può educare durante i primi sette anni solo in tal modo che possa essere imitato, e in tal modo con cui guadagna influenza come autorità durante i secondi sette anni; può finalmente durante i prossimi sette anni guadagnare un’influenza in tal modo che agisce educativamente attraverso il libero giudizio. Tutto ciò che agisce nell’educatore non è affatto nell’uomo fisico esterno. Ciò che abbiamo come educatore riceve la sua forma fisica prima nella nostra prossima incarnazione. Perché tutto ciò che in noi sono proprietà che possono essere imitate, o ciò che in noi sono proprietà che fondano la nostra autorità, è germinale in noi e formerà la nostra prossima incarnazione. Le proprietà che abbiamo come educatore, che germinano in noi, diventeranno la nostra prossima incarnazione. La nostra prossima incarnazione come educatore parla con le incarnazioni precedenti dello studente. È Maya che noi come persone attuali parliamo al bambino attuale. Ci sentiamo bene solo quando ci diciamo: il tuo migliore in te, ciò che il tuo spirito può pensare, ciò che la tua anima può sentire, ciò che si prepara in te, di fare qualcosa da te nella prossima incarnazione, può agire sul bambino, ciò che dai tempi antichi nel bambino vuole modellarsi plasticamente. Quello che è in noi come educatore è musicale, quello che nel bambino si sta modellando plasticamente è ciò su cui dovremo agire.

Mettete insieme ciò che ho detto in questi giorni su ciò che è musicale, come corrisponde nella sua forma più elevata a ciò che si presenta all’uomo nell’iniziazione. Il musicale si riferisce a tutto ciò che è evolutivo, al futuro, il plastico-architettonico al passato. L’opera d’arte più meravigliosa che ci si presenta è il bambino. Quello che dovremmo avere come educatore è l’atmosfera musicale che può essere in noi come atmosfera del futuro. Ma sentire questo, sentire così come è stato accennato ora, sul campo pedagogico, dà una certa sfumatura particolare al confrontarsi come educatore del bambino, perché è adatto a porre la più alta richiesta di dovere a se stesso come educatore, e a suscitare il massimo grado di comprensione anche nei maggiori malcostumi che possono essere portati verso di noi dall’allievo. In questa atmosfera risiede davvero una forza dell’educazione.

Quando il mondo vedrà come questo accordo musicale dell’educatore, unito alla visione della plasticità dell’allievo, deve dare l’atmosfera pedagogica, quando questo penetrerà, quando sarà ciò che si richiede dall’amore educatore, dall’amore pedagogico, allora la pedagogia sarà penetrata dalla giusta aria, perché allora le cose saranno parlate, pensate, sentite cosicché il futuro stesso imparerà ad amare il passato nell’insegnamento che l’educatore impartisce. Allora troveremo che un meraviglioso compenso karmico avviene tra l’educatore e il suo allievo. Un meraviglioso compenso karmico.

Se l’educatore è egoistico e si sforza solo di fare dello studente ciò che lui stesso è, allora l’educazione è puramente luciferica. Luciferica diventa l’educazione quando vogliamo il più possibile fare dello studente un’imitazione delle nostre stesse opinioni e sentimenti: possiamo essere felici solo se oggi abbiamo detto qualcosa allo studente e domani lo ripete parola per parola o lo imita. Questa è un’educazione puramente luciferica.

Certamente, un’educazione arimanica nasce quando lo studente sotto la nostra educazione diventa il più cattivo possibile e accetta il meno possibile da noi. Ma tra questi due estremi c’è, così come tra il peso e il sostegno, una posizione di equilibrio. Questo è effettuato dal musicale-plastico che ho esposto. Lì dobbiamo imparare a distinguere le intenzioni dell’educatore da ciò che diventa lo studente. Se siamo solo correttamente atmosferici, sperimenteremo le più grandi gioie se cerchiamo di portare qualcosa di ben specifico allo studente, e possiamo dirci:

Bene, quello che volevi non è diventato, ma è diventato qualcosa, certamente non ciò che gli abbiamo insegnato, ma è diventato qualcosa. Questa è la particolarità, che l’educatore può solo liberarsi dall’egoismo educativo se supera il desiderio che ciò che considera buono e giusto, e in particolare ciò che lui stesso pensa volentieri, diventi un’imitazione nel bambino. Se raggiungiamo come educatori la serenità che il bambino può diventarci il più dissimile possibile, allora abbiamo raggiunto il più bello.

Ma non si può ora dire: Per favore, dammi una ricetta, come la fai, scrivimi poche regole, come si educa in tale modo. — Questa è proprio la particolarità della visione del mondo spirituale, che non puoi farlo con regole singole, ma che devi veramente lanciarti e accogliere la scienza dello spirito, che devi lasciarti penetrare da essa, che devi lasciare arricchire gli impulsi di sentimento e volontà in te. Allora accade già nel caso singolo, dove si è collocati di fronte a questo o quel compito nella vita, il giusto. La cosa principale è che l'afferriamo vivamente.

Si potrebbe ora chiedere: qual è nel senso della scienza dello spirito il metodo educativo giusto? La risposta giusta sarebbe: il miglior metodo educativo della scienza dello spirito consisterebbe nel fatto che il maggior numero possibile di educatori si approfondiscono vividamente nella scienza dello spirito e acquisiscono i sentimenti che scaturiscono dalla scienza dello spirito. Questo è davvero quello che è più scomodo che leggere un piccolo manuale di arte educativa della scienza dello spirito. Ma più e più volte la domanda si pone alla scienza dello spirito: qual è il punto di vista della scienza dello spirito riguardo a questo o a quello? Sì, la scienza dello spirito non ha un punto di vista, o se vuoi, ha così tanti punti di vista come la vita. Ma la scienza dello spirito deve essa stessa diventare vita. La scienza dello spirito stessa si deve accogliere e farla vivere in noi, allora può dispiegare i suoi frutti nei vari campi della vita. Allora le persone avanzeranno oltre quello che la vita talmente asciuga, che è così mortificante per la vita, il desiderio di uniformità, potremmo dire. La scienza esterna chiede l’uniformità, la scienza dello spirito dà molteplicità, quella molteplicità che è anche la molteplicità della vita stessa. Così la scienza dello spirito anche riguardo alla vita nel suo senso più ampio deve agire trasformativamente.

Perché prendiamo la vita, come è in molti campi oggi. Si impara fino a una certa età; si impara fino a una certa età questo, fino a un’altra età quello. Ma poi arriva il momento in cui si entra, come si dice, nella vita e non si vuole più imparare; anche se si ha una professione scientifica, non si vuole più volentieri imparare. Coloro che ancora imparano, che vanno insieme con la loro scienza, sono già considerati animali rari nel nostro tempo. Ma nel complesso la vita procede per lo più così che si impara fino a una certa età della vita e poi si trascorre il tempo libero con il gioco di carte o altre cose inutili, oppure si sviluppa una disposizione come mi è stata presentata una volta. Mi è stato chiesto da un cerchio in cui c’erano alcune signore desiderose di formazione, di tenere una serie di conferenze letterario-storiche. Ora si può dire che il cervello ancora più morbido, si potrebbe dire, più arretrato delle signore nella nostra epoca ha ancora conservato un po’ di più da quei tempi antichi in cui si voleva mantenere il cervello formabile e imparare per tutta la vita. Nella comunità femminile lo si trova davvero più spesso che nella comunità maschile. Ma queste donne avevano la sensazione di dover anche portare gli uomini a questo ciclo di conferenze. Gli uomini erano dunque presenti. Non tutti dormivano, singoli ascoltavano davvero. Ma allora si è parlato, bevuto tè e mangiato torta, quindi fatto quello che in certi ambienti è considerato un’aggiunta del tutto necessaria se le conferenze non dovrebbero essere troppo secche. Dunque è stato anche parlato. Allora ho sentito da molti degli uomini, dopo aver tenuto una conferenza su Goethe «Faust», il giudizio: sì, vedere il «Faust» sul palcoscenico in realtà non è un godimento artistico, non è nemmeno un piacere, è una scienza. — E con questo volevano sottolineare che, se un uomo ha lavorato tutto il giorno in un ufficio, o ha servito i suoi clienti, o è stato in piedi davanti al banco del giudice, ha interrogato i testimoni, ha condannato gli imputati, allora la sera non può più ascoltare il «Faust» di Goethe, ma ha bisogno di qualcosa che sia un piacere e non una scienza.

Voglio con questo solo ad esempio indicare un’attitudine generale nel nostro tempo che certamente vi è nota. Basta proporla e ognuno saprà che è molto, molto diffusa ed è che ci sono molte persone che troveranno certamente strano che ci sediamo qui così in modo scolastico e, sebbene alcuni di noi abbiano già raggiunto un’età considerevole, vogliamo ancora accogliere qualcosa che secondo loro potrebbe essere utilizzato molto più utilmente. Ma è proprio in questo che deve verificarsi un completo capovolgimento, che l’uomo non vorrà solo avere una connessione di apprendimento con la scienza dello spirito, ma una connessione vivente e continua. Questo è ciò che verrà. Non si può acquisire la scienza dello spirito in se stessi così come si possono acquisire altre scienze in forma di compendio, ma la scienza dello spirito deve rimanere vivente. Muore se si è solo acquisito il suo contenuto e non si rimane uniti a essa in operazione vivente. Muore, svanisce, deve però rimanere sempre vivente. In questo senso la scienza dello spirito deve agire vivificando, deve mantenere il cuore umano aperto a tutto ciò che può fluire dal mondo spirituale nel cuore umano, in modo che siamo soggetti a una continua evoluzione.

Senza dubbio la nostra umanità nella nostra epoca nel complesso ha qualcosa che si può chiamare: è invecchiata, non ha più nel complesso quella giovinezza che aveva nei tempi mitici. La scienza dello spirito deve di nuovo diventare una pozione di ringiovanimento per l’uomo, così che possa sentirsi tutto il giorno come uno studente dell’esistenza. Anche lì possiamo vivere cose meravigliose nel presente. Conosco un uomo mentalmente attivo, un uomo che si è occupato per tutta la vita di tutti i possibili ingredienti della nostra cultura spirituale presente. Ha recentemente festeggiato il suo cinquantesimo compleanno. Allora ha espresso opinioni particolari in una sorta di articolo di fondo. Ha detto per esempio: Sì, mi è stato offerto un incarico artistico a cui ho desiderato per molti anni. Ma ora non posso veramente più volerlo come dovrebbe, dopo aver raggiunto il cinquantesimo anno, gli anni di vecchiaia, perché per occupare una tale posizione, per agire sulle persone intorno a me che devo stimolare, devo essere giovane, devo poter sviluppare un’illusione fantastica. E questa illusione deve consistere nel fatto che ciò che ho da fare e che le persone con cui ho da fare sono il mondo intero e tutto il resto è privo di valore. Ciò che è veramente prezioso è ciò che ho intorno a me. L’era in cui avrei potuto farlo era quindici anni fa. Ora è passato. Non si dovrebbe aspettare fino a quando le persone sono diventate vecchie per portarle in posizioni influenti, ma le si dovrebbe rendere, per esempio, consiglieri della corte già tra i trenta e quaranta anni. — Così disse più o meno questo «vecchio» uomo.

È un’atmosfera che indubbiamente, direi, sta nel tono o nel timbro del tono della nostra cultura contemporanea. È un’atmosfera a cui l’uomo può facilmente arrivare quando si confronta con ciò che la cultura materialista contemporanea può fare dell’uomo, perché non ha la forza di riempire l’uomo intero, non ha la forza di dare forma all’uomo intero attraverso il contenuto che acquisisce in una tale vita sentimentale che dura fino alla sua vecchiaia. La scienza dello spirito invece vuole fornire la prova che l’uomo, anche se diventa esteriormente vecchio, può rimanere interiormente giovane spiritualmente, e che se fino al cinquantesimo anno non ha ottenuto nulla di particolare, può comunque nel cinquantesimo anno non abbandonarsi all’illusione che quello che fa sia il più importante e tutto il resto sia condannato alla rovina del mondo. Ma può essere così giovane da poter dedicare tutte le sue forze a quello che ha da fare. Può comprenderlo così giovanilmente, e direi, con tanto infantile, così che concentra tutte le sue forze su ciò che gli incombe, come il bambino concentra tutte le sue forze sul suo gioco. Una pozione di ringiovanimento magico, non solo una teoria, deve diventare la scienza dello spirito. Questo è anche un impulso trasformativo. Di altri impulsi trasformativi parlerò domani.

8°Il futuro essere gioveano e i suoi esseri

Dornach, 3 Gennaio 1915

SETTIMA CONFERENZA

Dornach, 3 gennaio 1915

Se ricordate le discussioni che sono state tenute in connessione con lo sviluppo della Terra attraverso i tempi di Saturno, Sole e Luna, allora saprete che in ogni fase di questo sviluppo una particolare specie di essere, che oggi dobbiamo contare tra gli esseri delle gerarchie superiori, ha raggiunto il livello di umanità. Sappiamo che durante l’antico tempo di Saturno gli esseri spirituali che chiamiamo spiriti della personalità, i proto-inizi, gli Archài, raggiunsero il livello di umanità, che durante il tempo del Sole gli Archangeloi raggiunsero il loro livello di umanità, durante il tempo della Luna gli Angeloi e durante il tempo della Terra gli uomini.

Ma vedete anche da tutte le considerazioni che sono state tenute in connessione con le evoluzioni, che ogni stadio di esseri che raggiunse un certo sviluppo nel tempo seguente era preparato. Sappiamo che l’uomo era preparato attraverso i tempi di Saturno, Sole e Luna, che quello che oggi designiamo come il corpo fisico umano perfetto, ha sperimentato un’evoluzione già dal tempo di Saturno, che il corpo eterico ha sperimentato un’evoluzione dal tempo del Sole, il corpo astrale dal tempo della Luna, e che l’Io è arrivato solo durante il tempo della Terra, così che la totalità di una tale specie di essere era preparata.

La domanda vi può pesare nel cuore: Saranno anche nella nostra epoca esseri come questi preparati, che raggiungeranno il livello di umanità durante il tempo di Giove? — Ora sapete anche che durante i tempi di Saturno, Sole e Luna — dovete solo cercare la rappresentazione nel mio libro «La scienza occulta» — gli spiriti delle gerarchie superiori hanno partecipato alla preparazione dell’umanità. È stato mostrato come gli Angeloi, gli Archangeloi e gli Archài hanno partecipato alla creazione degli esseri umani, e così è naturale porsi la domanda: Forse gli uomini attraverso il loro essere terrestre non lavorano anche preparatoriamente agli esseri che durante il tempo di Giove raggiungeranno il livello di umanità?

Questa è una domanda che certamente ogni cuore che sente — sente nel senso in cui abbiamo chiamato sentimento negli ultimi giorni in connessione con i suggerimenti della scienza dello spirito — deve considerare una questione vitale. Perché potrebbe essere che il comportamento complessivo dell’uomo durante il tempo della Terra potrebbe promuovere o perdere qualcosa riguardo agli esseri che potrebbero raggiungere il livello di umanità durante il tempo di Giove. Si potrebbe dire: Che cosa potremmo fare di peggio che comportarci durante l’evoluzione terrestre in un modo che renda impossibile che dai nostri atti emergano i giusti esseri di Giove? — Ora certamente si deve presupporre una certa buona volontà di conoscenza quando si vuole parlare di queste cose, perché nel parlare di queste cose si toccano davvero i segreti importanti dell’iniziazione, tali segreti dell’iniziazione che sono naturalmente orribili per la scienza odierna. Ci si deve preparare già attraverso il sentimento, a considerare come la scienza odierna deve necessariamente stare di fronte ai veri segreti della vita.

Ho già cercato nei discorsi precedenti di caratterizzare qualcosa sulla necessaria relazione della scienza odierna alla vita. Non può avvicinarsi direttamente ai segreti della vita. Non può nemmeno volerlo; deve solo non presumere di voler avvicinarsi a questi segreti della vita. Per coloro che amano mangiare uova quando sono sode, è certamente buono quando si cuociono le uova sodo, e allora le uova sode hanno un buono scopo proprio per coloro che le godono. Ma se qualcuno volesse andare e dire: prendete le uova alle galline per farle cuocere sodo e poi farle covare di nuovo —, allora farebbe qualcosa di assurdo. Esattamente lo stesso fa, riguardo al cosmo, colui che vuole risolvere gli enigmi del cosmo e vuole farlo con la conoscenza odierna, che veramente corrisponde al comportamento di chi vuole far covare le uova sode, da cui non può nascere nulla. Come il fatto che questa scienza sia connessa al pensiero odierno in molti aspetti deve necessariamente essere fuorviante per i veri enigmi della vita, può diventare chiaro a voi attraverso un confronto che voglio fare ora. Non è vero, se qualcuno vuole esprimersi sulla promozione o sul danno della scienza, allora cercherà prima di tutto di porre la domanda così: ha ragione questa scienza lì o qua? — E se riesce a provare che ha ragione lì o qua, naturalmente giurerà su di essa.

Sì, ma è proprio da questo che dobbiamo allontanarci, che consideriamo così importante la domanda se ciò che la scienza dice è corretto o meno. Dobbiamo arrivarci a non considerare questa domanda come l’essenziale quando si tratta di risolvere gli enigmi della vita. Se qualcuno vede un carro trainato da cavalli e una persona seduta su di esso, allora colui che lo vede avrà certamente ragione se dice: I cavalli tirano questo carro e la persona con esso, lo tirano dietro di sé. — Questo è indubbiamente corretto. E colui che avrebbe voluto affermare che i cavalli non tirano il carro e la persona seduta su di esso, direbbe naturalmente qualcosa di scorretto. Ma è anche altrettanto vero che l’uomo seduto su di esso effettua attraverso il modo in cui dirige i cavalli, dove i cavalli dovrebbero tirarlo, e questo è sicuramente il più importante, l’essenziale, su cui conta per raggiungere ciò che deve essere raggiunto. La scienza odierna assomiglia al fatto che qualcuno nega che l’uomo sul carro dirige i cavalli e vuole solo ammettere che i cavalli tirano l’uomo sul carro.

Se pensate a questo confronto più attentamente, potrete acquisire le giuste idee sulla relazione della scienza odierna alla ricerca della verità odierna. Devo dire queste cose una e un’altra volta perché colui che sta sulla base della nostra visione del mondo deve essere sempre più e più posto nella situazione di dover difendere, garantire questa nostra visione del mondo della scienza dello spirito contro gli attacchi della visione del mondo odierna. Ma questo si può fare solo se si è veramente illuminati sulla relazione della scienza esterna odierna alla vera ricerca della verità. Si deve sempre accostare le domande della scienza dello spirito con sentimenti molto specifici, con sfumature di sentimento molto specifiche, altrimenti non si farà fronte a esse.

Ora la domanda che abbiamo toccato, la domanda riguardo agli esseri che raggiungeranno il livello di umanità su Giove, è in realtà connessa alle domande più profonde dell’evoluzione terrestre dell’uomo. C’è nella nostra evoluzione terrestre qualcosa, di fronte a cui vi sono sempre state aspirazioni filosofiche, ed è la relazione dell’agire morale, etico, all’esistenza naturale dell’uomo. L’uomo come essere terrestre deve distinguere in quale misura è un essere dominato dai suoi impulsi, che segue i suoi impulsi, che deve soddisfare questi impulsi, che non può fare nulla rispetto a questi impulsi, perché devono semplicemente essere soddisfatti secondo leggi naturali. Questo è un lato della natura umana. Ma dal lato opposto diciamo: Ciò che facciamo, dobbiamo farlo. Dobbiamo mangiare, dobbiamo dormire. — Ma c’è un altro dominio del comportamento umano sulla terra, un dominio di fronte a cui non possiamo parlare di una necessità, che perderebbe tutto il significato se parlassimo di una necessità. Questo è l’ampio dominio del dovere, il dominio in cui dinanzi a tutti gli impulsi, dinanzi a tutto ciò che segue naturalmente dalla nostra natura, sentiamo: Dobbiamo seguire un puro impulso spirituale. — L’«Hai il dovere» non è mai qualcosa che ci parla in modo istintivo, ma qualcosa che ci parla direzionalmente in modo puramente spirituale. Questo «Hai il dovere» comprende il dominio dei nostri doveri morali.

Ci sono filosofie che non riescono a trovare il collegamento tra l’«Hai il dovere» e l’«Hai la necessità». E il nostro presente, che sprofonda proprio nel materialismo quando si tratta della vita morale — sarà ancor più impaludato —, vuol trasformare tutto l’«Hai il dovere» in un «Hai la necessità». In questa relazione andiamo verso tempi in cui la trasformazione dell’«Hai il dovere» in un «Hai la necessità» sarà persino proclamata con una certa arroganza come psicologia. Aspetti cattivi si presentano quando si considera l’inizio di quello che nel futuro ancora crescerà, per esempio come psicologia criminale. Lì vediamo già oggi come l’uomo è affrontato cosicché non si chiede se ha trasgredito un «Hai il dovere», ma si cerca di provare come è stato spinto, stimolato a questo o quell’atto dannoso agli uomini attraverso una necessità della sua natura. Tentativi curiosi vengono condotti sempre più, a caratterizzare i crimini solo come un caso particolare di malattia nel mondo. Tutte queste cose derivano da una certa confusione materialista del nostro tempo riguardo alla relazione dell’«Hai il dovere» all’«Hai la necessità».

Questo «Hai il dovere», a cui è stato anche dato il nome di imperativo categorico, che cosa significa nel collegamento globale dell’esistenza umana? Colui che segue l’«Hai il dovere» commette, come è noto, un atto morale. Colui che non segue l’«Hai il dovere» commette un atto immorale. Questa è una verità piuttosto banale. Ma ora tentiamo di non considerare «morale» e «immorale» solo rispetto all’apparenza esterna Maya del piano fisico, ma tentiamo di considerare morale e immorale rispetto alla verità e rispetto a quello che sta veramente dietro all’apparenza Maya del piano fisico. Allora il morale, l’etico, il morale, ciò che corrisponde all’«Hai il dovere», assume per la scienza dell’iniziazione, si potrebbe dire, in un senso più grossolano, qualcosa che salta agli occhi spirituali. L’uomo vi si presenta — ora già devono essere enunciate alcune verità che sono terribili per la visione del mondo materialista — se l'osservate in certe condizioni di temperatura e meteo — i cavalli lo mostrano ancora meglio, ma ora non stiamo parlando di cavalli —, l’uomo vi si presenta come quando respira, e come il respiro diventa visibile passando nell’aria come vapore. Naturalmente, per la scienza materialista, questo respiro che l’uomo emana — nei cavalli lo si può vedere ancora meglio, ma ora, come detto, non stiamo parlando di cavalli — è qualcosa che svanisce e si dissolve e non ha ulteriore significato. Ma per colui che segue la scienza dell’iniziazione nel perseguimento dei fenomeni della vita, questo respiro è significativo in quanto nella sua sfumatura porta esattamente le tracce del comportamento morale o immorale dell’uomo.

Il comportamento morale o immorale dell’uomo si mostra nella formazione interna, nella conformazione del respiro. Ma il comportamento immorale imprime una forma demoniaca al respiro. I demoni nascono attraverso il comportamento immorale dell’uomo. Tentiamo di chiarire innanzitutto la differenza tra i demoni che nascono dal comportamento immorale e gli esseri spirituali — spirituali in quanto raggiungono solo un’esistenza vaporosa sulla terra — le figure spirituali create dalle azioni morali. Quegli esseri che fino a un’esistenza temporanea vaporosa vengono nel respiro e che emergono dal comportamento morale, sono esseri che hanno un corpo astrale, un corpo eterico e infine un corpo fisico che è condensato fino a un’umidità, così come durante l’antico tempo di Luna avevamo un corpo eterico, un corpo astrale e un corpo fisico, e il corpo fisico era anche solo condensato fino a una sorta di umidità. Era già così con noi durante l’antico tempo di Luna, anche se non esattamente così. E in questa formazione che emerge dalle azioni morali e che consiste di corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale, risiede la capacità di accogliere un Io, così come nel nostro corpo fisico, eterico e astrale durante il tempo di Luna risiedeva la capacità di accogliere un Io. La capacità di accogliere un Io è quindi in essa. Tali esseri sono designati per un’esistenza in progressione regolare nel cosmo, seguono un percorso regolare. Gli altri esseri che come demoni sono creati dalle azioni immorali, hanno naturalmente anche un corpo astrale, un corpo eterico e il corpo fisico fino all’umidità, ma non hanno la capacità di sviluppare un Io. Vengono senza testa nel mondo. Invece di accogliere la capacità, rifiutano questa capacità. Con ciò si condannano al destino di cadere fuori dall’evoluzione. Quindi aumentano le schiere degli esseri luciferici. Vengono sotto il potere degli esseri luciferici. Perché non possono giungere a un’esistenza con regolare capacità, devono condurre un’esistenza da parassita. Tutti gli esseri che rifiutano un’esistenza con capacità regolare devono condurre un’esistenza da parassita, devono stabilirsi altrove per procedere. Quegli esseri che vengono dall’azione immorale hanno in particolare lo sforzo di condurre un’esistenza parassitaria, afferrando l’evoluzione umana sulla terra sotto la guida di Lucifero, a cui si sono sottomessi, afferrando l’evoluzione dell’uomo prima che questi sia venuto fisicamente al mondo. Nel tempo embrionale assalgono l’uomo e svolgono un’esistenza parassitaria in quello nel vivere umano tra il concepimento e la nascita. Alcuni esseri, che sono abbastanza forti, possono continuare questo stato anche dopo che l’uomo è venuto al mondo, e ci mostrano allora i fenomeni che possono verificarsi in certi bambini posseduti.

Questo, che emerge dall’esistenza parassitaria che i demoni criminali conducono presso gli uomini non ancora nati, è quello che peggiora la sequenza delle generazioni, che rode gli uomini, così che non possono diventare così buoni come lo sarebbero senza tali demoni. Tutto ciò che è collegato al declino delle razze, dei clan, dei popoli e delle nazioni ha molte cause, ma anche dal fatto che i demoni criminali conducono un’esistenza parassitaria presso l’uomo nel periodo di cui ho parlato.

Sono cose che giocano un grande ruolo nell’intera evoluzione terrestre, e tocchiamo con tali cose, come detto, i segreti veramente profondi dell’esistenza umana. Certi pregiudizi, certe opinioni si imprimono in questo modo spesso già negli uomini prima che ancora entrino nell’esistenza attraverso la nascita. E gli uomini sono tormentati in questo modo dal dubbio, dall’incertezza nella vita, da tutto ciò che è connesso con il fatto che tali esseri demoniaci conducono tale esistenza.

Con ciò che l’uomo sviluppa in sé dal momento in cui emerge il suo Io, questi esseri non possono fare molto più, ma tanto più possono sviluppare la loro esistenza parassitaria nel tempo prima che l’uomo sia nato o ancora nei primi anni dell’infanzia. Così vediamo che le azioni cattive hanno anche il loro significativo effetto cosmico, che sono creative, ma sono creative cosicché si rivolgono, potrei dire, all’antico tempo di Luna. Perché quello che l’uomo sperimenta nel tempo di cui è stato appena parlato, dove questi esseri demoniaci possono condurre un’esistenza parassitaria, è essenzialmente l’eredità dell’antico tempo di Luna, che emerge in tutto il comportamento inconscio istintivo. È qualcosa che la stessa scienza fisica dal più remoto passato, ha conservato consapevolmente tra i suoi istinti, non contando il tempo della gestazione umana sulla terra secondo i mesi ordinari, ma secondo i mesi lunari, e quindi parlando di dieci mesi lunari e sapendo ancora molte altre cose su una connessione di questo sviluppo con il corso delle fasi lunari.

Così vediamo che nella nostra evoluzione terrestre è contenuto un duplice: nelle azioni buone la tendenza a lavorare ulteriormente sulla creazione terrestre verso l’esistenza di Giove, così che su Giove possa emergere quello che deve seguire l’uomo come il prossimo uomo. Ma è attraverso le azioni cattive che la nostra evoluzione è contemporaneamente marcata con la tendenza di riportare la terra indietro nel vecchio tempo di Luna, di renderla dipendente da tutto ciò che è connesso con gli impulsi inconsci. Se pensate, allora troverete molto, molto che è connesso con tali impulsi inconsci, e molto più che nei tempi in cui le persone non erano ancora così materialiste, esiste dagli impulsi inconsci nella umanità ormai materializzata dei tempi più recenti.

Credo che i vostri occhi si apriranno, in esempi di tale conoscenza, come quelli dati oggi, che si vede come profondamente penetrante la scienza dello spirito può essere nella visione della vita umana, che veramente non solo darà all’uomo la teoria, ma sarà qualcosa che sarà in grado di riconfigurare la vita dell’uomo. I tempi verranno in cui questa vita diventerà completamente caotica, se le persone non afferreranno la possibilità di regolarla dalla conoscenza della scienza dello spirito. L’uomo deve uscire con le sue conoscenze dalla reclusione della conoscenza che è legata solo alla fisicità corporea. Il nostro tempo materialista non vuole altre conoscenze se non quelle che sono solo legate alla fisicità corporea. Ma l’uomo deve uscire con le sue conoscenze da questa fisicità corporea. E quello che oggi riconosciamo come i primi esercizi, che sono stati menzionati in «Come si acquisisce la conoscenza dei mondi superiori?», diventerà per l’uomo dopo e dopo — questo «dopo e dopo» avrà certamente una lunga durata — qualcosa di naturale, qualcosa che l’uomo considererà la sua vita come ovvio. Particolarmente quello che designiamo come concentrazione del pensiero diventerà per l’uomo qualcosa di naturale.

L’uomo riconoscerà sempre più la necessità di concentrarsi veramente mentalmente, di dirigere tutta la sua vita spirituale su pensieri nettamente contornati che si mette davanti alla sua coscienza. Mentre altrimenti farebbe vagare i suoi sensi da cosa a cosa, da fatto a fatto, sempre più e più, anche se solo per breve tempo, dirigerà la sua vita spirituale su cose specifiche che sceglie, si concentrerà su un pensiero specifico, tenendo tutta la vita spirituale insieme in questo pensiero. Così l’uomo farà un’esperienza, un’esperienza che molti di voi qui già conoscono piuttosto bene. Nel corso della concentrazione si produce un’esperienza particolare per tutti. Quando mettiamo un pensiero nel centro della coscienza e dirigiamo tutta la nostra vita spirituale su di esso, ci concentriamo su di esso, notiamo che il pensiero diventa sempre più e più forte. Certamente. Ma allora arriva un punto in cui non diventa più forte, ma diventa più debole e svanisce. Questa è un’esperienza che molti di voi conoscono.

Deve così svanire, il pensiero, deve come morire interiormente. Perché così come abbiamo il pensiero inizialmente, così come inizialmente pensiamo, pensiamo attraverso lo strumento del corpo fisico, e il modo in cui pensiamo attraverso lo strumento del corpo fisico, lo concentriamo, ma solo nel momento in cui il pensiero concentrato muore, usciamo dal corpo fisico.

Andremmo interamente nell’inconscio se non, parallelo con questa concentrazione, tentassimo qualcos’altro, attraverso cui, quando usciamo dal nostro corpo fisico, rimaniamo comunque consci fuori. Chiamiamo quello che dobbiamo fare per mantenerci consci fuori, avere una vita tranquilla, accettare le cose del mondo con tranquillità. Possiamo fare ancora di più di quello di accettare tranquillamente le cose. Possiamo farlo con quello che è così familiare per noi come teoria, possiamo prenderlo completamente sul serio, l’idea del karma. Che cosa significa questo?

Inizialmente nella vita, l’uomo per niente è incline a prendere l’idea del karma completamente sul serio. Se ha una piccolissima sciagura nella vita che lo ferisce, o se qualcos’altro gli accade, allora talvolta può arrabbiarsi, in ogni caso è antipatico per lui. Nei confronti di quello che chiamiamo il nostro destino, stiamo con simpatia o antipatia. Nella vita ordinaria non può nemmeno essere altrimenti, lì è del tutto necessario che siamo simpatici a certi eventi che contiamo come destino, e che siamo antipatici ad altri tali eventi. Il destino per noi è qualcosa che ci viene incontro da fuori. Se lo prendiamo sul serio con l’idea del karma, allora dobbiamo veramente riconoscere il nostro Io nel nostro destino, dobbiamo essere chiari che in quello che ci accade nel destino, siamo attivi noi stessi, che siamo noi stessi i veri attori. Sarà certamente difficile per noi, se qualcuno ci insulta, credere che siamo noi stessi a insultarci. Perché nella vita fisica può essere necessario punire l’insulto. Ma dobbiamo sempre avere una piccola camera nei nostri intimi in cui ci confessiamo: Anche se qualcuno ti insulta, sei tu stesso che ti insulti, se qualcuno ti colpisce, sei tu stesso che ti colpisci, se sfortuni ti colpiscono, sei tu stesso che porti questi sfortuni a te stesso. — Dimentichiamo che non siamo solo nella nostra pelle, ma siamo nel nostro destino, dimentichiamo che siamo in tutti i cosiddetti incidenti del nostro destino.

È molto difficile sviluppare il sentimento di veramente portare il proprio destino con il proprio Io. Ma è vero: portiamo il nostro destino con il nostro Io, e riceviamo gli impulsi in base alle nostre incarnazioni precedenti nella vita tra la morte e una nuova nascita, così che lì portiamo il nostro destino a noi stessi. E dobbiamo sforzarci di crescere insieme con il nostro destino, dobbiamo sempre di più, invece di respingere con antipatia un duro colpo del destino, dirci: attraverso questo colpo del destino che ti colpisce, cioè che ti colpisci col colpo del destino, ti rendi in certo senso più forte, più potente, più pieno di forza. — È più difficile crescere così col proprio destino che opporre resistenza, ma quello che perdiamo quando il nostro pensiero muore nella concentrazione, possiamo solo riottenere se in questo modo traiamo in noi quello che è fuori da noi. Dentro la nostra pelle non possiamo rimanere se il nostro pensiero muore con la concentrazione, ma sarà portato fuori se abbiamo afferrato il nostro karma, il nostro destino nel vero senso. Lì ci svegliamo di nuovo. Il pensiero muore, ma ciò che abbiamo afferrato come identificazione tra il nostro Io e il nostro destino, lo portiamo fuori, questo ci porta fuori nel mondo.

Questa serenità verso il nostro destino, l’accettazione veramente verace del nostro destino, è quello che ci dota di esistenza quando siamo al di fuori del nostro corpo. Questo non ha bisogno di cambiare naturalmente la nostra vita sul piano fisico. Non possiamo sempre. Ma l’atteggiamento che dobbiamo sviluppare in una piccola camera della nostra anima, deve essere lì per i momenti in cui vogliamo veramente trovare fuori dal nostro corpo la possibilità di vivere consapevolmente.

Due frasi possono essere frasi guida per noi, possono essere straordinariamente importanti per noi. La prima di queste frasi, che dovremmo inscrivere così profondamente in noi, è questa:

Aspira alla morte del pensiero nell’universo.

Perché solo quando il pensiero muore nell’universo, allora diventa una forza viva fuori. Ma non possiamo unirci con questa forza viva, se non ci sforziamo per il contenuto della seconda frase:

Aspira alla risurrezione del destino nell’Io.

Se lo compi, allora unisci ciò che è rinato nel pensiero con l’Io che è sorto fuori di te.

Ma c’è molto nella natura umana che rende difficile ricercare un’evoluzione nel senso di queste frasi. È difficile, perché l’uomo troverà particolarmente difficile considerare il rapporto tra l’interno e l’esterno nel modo giusto. Tanto più possiamo imparare l’etico dalla visione del mondo della scienza dello spirito, tanto meglio è. Possiamo imparare l’etico in quanto certi concetti etici ricevono sangue e vita interiore solo da ciò che la scienza dello spirito può fluire a essi.

Così per esempio ci sono persone che continuamente si lamentano di altre persone, si lamentano che altri uomini fanno loro questo o quello. Arriva anche al punto che dicono che altri uomini li perseguitano. Tutte queste cose sono sempre connesse all’altro polo della natura umana, devi solo considerare la vita nel modo giusto, cioè nel modo che la vera scienza dello spirito ben compresa dà. Chi passa per la vita e ha lasciato che i suoi occhi diventino un po’ chiaroveggenti dalla scienza dello spirito, troverà sempre — naturalmente ci sono ragioni per lamentarsi della mancanza di amore, ma nonostante ciò si troverà — che la maggior parte delle lamentele per la mancanza di amore vengono da coloro che sono in realtà egoisti, e la convinzione che tutti gli altri vogliano danneggiarvi o farvi del male sorgerà soprattutto nelle nature egoistiche, mentre le nature che sono di per sé amorevoli e capaci di amore non arriveranno facilmente alla convinzione che vengono perseguitate, che gli altri vogliono farvi il massimo male possibile e così via.

Sì, quando una cosa simile viene pronunciata, si è facilmente inclini ad ammetterla teoricamente. Sono persino convinto che la maggior parte delle persone, dopo aver riflettuto un po’, ammettono già questo teoricamente. Portarlo nella vita, questo è quello che conta.

Allora potrebbe sorgere la domanda: Qual è il modo di portare queste cose nella vita? — Allora la risposta deve essere data di nuovo: Vivere davvero insieme dove la scienza dello spirito è davvero cercata, vivere insieme quanto si può — Questo è quello che conta. In questo la scienza dello spirito non viene data in compendi o brevi riassunti, ma si tenta di fare della scienza dello spirito una corrente vivente in cui possiamo vivere, così che attraverso di essa possiamo continuamente avere stimoli che ci mantengono caldi.

Questo ha fondamentalmente condotto anche a cercare una sorta di centro per questo vivente sforzo della scienza dello spirito nel nostro edificio, che così, come l’ho menzionato ieri, attraverso le sue forme, attraverso il modo in cui è realizzato, dà il fisico-spirituale-spirituale nel senso della nostra scienza dello spirito. Esso stesso è un segno che cerchiamo, secondo gli impulsi che possiamo riconoscere dal mondo spirituale, di incorporare tali nella evoluzione dell’umanità, che è proprio così necessario per l’epoca attuale, così che il prossimo futuro possa svilupparsi da essa in un modo propriamente ordinato. Proprio perché l’edificio nelle sue forme contiene ciò da cui si può percepire l’essenza della scienza dello spirito, viene così effettuato che questo edificio può davvero essere qualcosa come una sorta di centro, una sorta di punto di concentrazione, intorno a cui cristallizza quello che deve diventare uno sforzo necessario della scienza dello spirito nell’evoluzione dell’umanità.

Lì spesso si può dire: Torbidi sono i nostri tempi, molto vive nel nostro tempo, che sta in abbastanza stridente contraddizione con ciò che una visione del mondo della scienza dello spirito può essere per l’umanità. — D’altra parte, però, il nostro karma ci ha portato così lontano che possiamo superare nel materiale che serve al nostro edificio questo materiale cosicché esso stia anche nelle forme esterne come segno della nostra scienza dello spirito.

Ognuno di noi può dirsi quello a cui devo pensare spesso, soprattutto di fronte al nostro difficile tempo, sotto i forti attacchi che soprattutto il lato scientifico-spirituale subisce nel nostro tempo. Molti possono chiedersi quanto lontano arriviamo nel nostro contributo personale a ciò che dovrebbe concentrarsi intorno al nostro edificio. Anche nel caso che uno o l’altro non possa più essere fisicamente presente a ciò che si concentra ulteriormente intorno al nostro edificio nella vita fisica: che l’edificio c’è, che il nostro karma ci ha portato questo edificio, questo è un importante passo avanti. E se pensiamo a come chi capisce profondamente la scienza dello spirito, come ad esempio il nostro Christian Morgenstern, rimane unito anche dopo la morte fisica con quello che il nostro edificio fisico dovrebbe essere, allora riconosciamo nel nostro edificio contemporaneamente un segno nel nostro tempo dell’azione all’interno del nostro movimento spirituale, per cui i confini tra quello che comunemente si chiama vita e morte non contano affatto.

Con questo edificio possiamo veramente sentire di crescere insieme, e così può stimolare i pensieri più seri, i pensieri che sono completamente naturali in un tempo come il nostro, che porta il materialismo al suo apice massimo. Anche se questo edificio dovrebbe trovare attivi solo come esseri spirituali questo o quello, l’edificio continuerà a essere importante per il progresso del nostro movimento, dove naturalmente solo lo enuncio — capirete — per cogliere l’intera, oltre la morte e la vita andante, serietà del nostro movimento.

Questa serietà ci incontra proprio in questi giorni in modo molto particolare. E se questo accade, perché non dovrebbe accadere presto molte altre cose? È così straordinariamente difficile raggiungere quello di cui ho parlato più spesso, anche di nuovo nel corso di queste conferenze. Ho sottolineato come si tenta nella maniera più severa di pesare le parole, di formare le parole, di esprimerle in modo preciso, strettamente preciso sotto la piena responsabilità verso i mondi spirituali. Ma è anche desiderabile che queste parole siano ascoltate, è desiderabile che siano ricevute.

Certamente verranno tempi in cui, direi, una maggiore spensieratezza sarà possibile riguardo alla corrente della visione del mondo della scienza dello spirito. Ma oggi, dove siamo all’inizio di essa, dobbiamo abituarci a prendere le cose molto, molto seriamente. Qualche tempo fa ho dato qui molte cose da ricerche occulte e altro, di cui ho creduto che avrebbe potuto essere utile a molti. Sono state date essenzialmente caratteristiche di fatti. Si potrebbe credere che potrebbe essere utile a molti per la comprensione del nostro difficile tempo presente. Ma proprio questo, che è stato dato da questo impulso, non è stato trattato dappertutto — naturalmente tocco eccezioni in essi, ma è giusto quello che dico — con la cautela necessaria, con la pietà necessaria, ed è stato detto qua e là di nuovo e, come si è rivelato, in una forma che rappresentava direttamente l’opposto di quello che era stato detto qui. Se penso solo a quello che è stato fatto da quello che non è affatto male interpretare, perché è già contenuto in un ciclo, quello che è stato fatto dalla stratificazione della popolazione europea con riferimento all’anima senziente, anima razionale-affettiva, anima cosciente e Io, quello che certamente non è stato dato per esprimere una superiorità, se considero quali frasi sono andate nel mondo e quali opposizioni e stati emotivi hanno suscitato queste frasi, è davvero per vedere che proprio il principio di prendere le cose molto attentamente, nemmeno in casi così difficili, non è stato pienamente osservato. Se avessi per esempio mai detto: quello che è presente nell’effetto dell’Io rispetto alla popolazione europea dovrebbe agire in modo organizzativo all’interno della popolazione europea —, allora avrei detto una sciocchezza. Eppure per esempio questo è stato portato nel mondo e sperimenta i peggiori fraintendimenti, suscita le emozioni più forti.

Per adempiere il mio dovere in questa direzione, mi è stato imposto, per quanto riguarda il tempo che adesso verrà, di non toccare più affatto queste cose nei miei discorsi in collegamento con loro. Devo astenermi da qualsiasi affrontamento di queste cose, così che quello che è concesso ad altri, cioè poter dire qualcosa su questo o su quello, attraverso il modo in cui le cose sono prese, mi è stato reso impossibile.

Tutte queste cose ci mostrano che dovremmo volgerci alla nostra anima, in quale misura possiamo guardare a questo movimento della scienza dello spirito nella sua piena serietà. Perché talvolta non siamo affatto consapevoli di quale responsabilità, quando si tratta di vera, veramente giusta ricerca spirituale e delle sue comunicazioni, sta davanti a ogni frase, se la cosa è presa sul serio. Per suscitare emozioni, la scienza dello spirito non è davvero lì, né per combattere emozioni o respingerle. E se qualcuno ha detto che queste cose vengono comunicate per combattere qualcuno, allora dovrebbe chiedersi se il corretto uso è stato fatto di tali cose, se non sia piuttosto un uso improprio di queste cose, la cui comunicazione è stata fatta nella più completa oggettività, nella pudicizia dell’amore della verità. Queste sono cose che mi aggiungono un ulteriore dolore alle mie esperienze occulte, che sono abbastanza dolorose di per sé. Se alcuni importanti non possono essere toccati da questo, se molto deve cadere via da ciò che credevo potesse essere considerato nel prossimo periodo, rimane ancora importante ed essenziale per la nostra epoca da discutere.

[Fine di Block 3 — Conferenze 5, 6, 7] ### Ottava conferenza: La formazione plastico-architettonica II

9°La formazione plastico-architettonica (II)

Dornach, 4 Gennaio 1915

OTTAVA CONFERENZA

Dornach, 4 gennaio 1915

Vorrei iniziare oggi dalla piccola considerazione riguardante la caldaia assegnata al nostro edificio e presentarvi con alcune parole il principio architettonico di questa caldaia. Se volete comprendere la motivazione delle forme architettoniche di questa casa, dovete considerare che questa casa è una parte assegnata all’intero edificio, cioè appartiene all’edificio. Questo fatto — che appartiene all’edificio — deve già esprimersi nel pensiero artistico dell’edificio, se questo deve essere corretto. Non deve essere un’astrazione, ma deve esprimersi nella forma artistica.

Ora si tratta di considerare la domanda: come stanno veramente queste forme artistiche che appartengono insieme? Ci avviciniamo al più possibile alla considerazione di questa domanda quando osserviamo quella grande attività artistica creatrice che, purtroppo, gli uomini considerano troppo poco — quella grande attività artistica creatrice che troviamo prefigurata quando siamo in grado di considerare la natura spiritualmente, di considerare la creazione naturale come procedente allo spirito. Poiché la considerazione si presenta ancora relativamente più semplicemente, vorrei rivolgere il vostro sguardo a quelle forme che si esprimono nel sistema osseo. Tutte le altre membra degli esseri organici sono ancora più difficili da studiare nelle loro forme rispetto, ad esempio, al sistema osseo dell’uomo.

Ora sapete che da decenni ho cercato di suscitare una certa comprensione nel mondo per l’importanza di quelle grandi scoperte anatomo-fisiologiche che Goethe ha compiuto — vorrei dire, come una seconda grande opera in questo campo. La prima non voglio oggi toccarla, voglio solo alludere alla seconda. Questa seconda importante scoperta deve la sua origine a ciò che nel mondo esteriore materialista si potrebbe chiamare l’unione di una coincidenza con una natura umana geniale. Goethe stesso racconta che una volta, passeggiando nel cimitero degli ebrei a Venezia, trovò un cranio di montone o di pecora, le cui singole parti ossee erano cadute separate secondo le loro suture. E quando sollevò questo cranio e lo considerò secondo la forma delle ossa, gli si accese un pensiero, il pensiero: Sì, se osservo così queste ossa craniche, che cosa sono veramente? Sono ossa vertebrali trasformate.

Sapete che la colonna ossea, entro cui il midollo spinale dell’uomo è racchiuso come un cordone nervoso, è composta di anelli sovrapposti, di anelli formati in modo determinato, che hanno apofisi. E se vi figurate che un tale anello si dilata, inizialmente si dilata in modo che quel foro attraverso cui passa il midollo spinale — dato che sono anelli sovrapposti — diventa dapprima più grande e l’osso di conseguenza diventa più sottile e si dilata come qualcosa di elastico, non solo in direzione orizzontale ma anche in altre direzioni, allora da questi anelli ossei si forma una forma che non è altro che la forma ossea che costituisce la volta del nostro cranio. Le nostre ossa craniche sono quindi vertebre dorsali trasformate.

Se siamo sulla base della scienza dello spirito, possiamo sviluppare ancora più avanti questa scoperta di Goethe, e oggi può essere espressa in una forma molto più sviluppata, nel modo di dire che tutte le ossa che l’uomo ha in sé sono trasformazioni, metamorfosi di un’unica forma. Non lo si nota soltanto perché si hanno visioni molto primitive di ciò che può risultare dalla trasformazione, dalla riformazione. Se considerate un osso del braccio, un tale osso tubolare del braccio — sapete come si presenta un tale osso — certamente non vi sembrerebbe subito simile a un osso che portiamo sulla testa. Ma ciò dipende soltanto dal fatto che non si va abbastanza oltre nel pensiero dei processi di trasformazione. Dapprima si pensa che un tale osso tubolare deve essere gonfiato, e se è gonfiato e ha una cavità dentro, allora dovrebbe risultare la forma dell’osso cranico. Ma non è così con le ossa; piuttosto, un osso tubolare dovrebbe essere prima rovesciato, così da poter riconoscere la sua somiglianza con l’osso cranico dopo averlo rivoltato come si rivolta un guanto, con l’interno rivolto all’esterno. Ma naturalmente, l’uomo è abituato al fatto che quando si rivolta un guanto, ciò che ne esce assomiglia a prima, ma il guanto è qualcosa di morto e in un vivente le cose non stanno così. Ad esempio, se il guanto fosse qualcosa di vivente, allora dal rovesciamento succederebbe quanto segue: per esempio sorgerebbero certi cambiamenti, il pollice e il mignolo diventerebbero molto lunghi, il dito medio molto corto e così via, il palmo della mano si stringerebbe e così via. Allora attraverso il rovesciamento e attraverso la diversa elasticità della materia entrerebbero in gioco cambiamenti completamente diversi, insomma il guanto avrebbe una forma completamente diversa dal rovesciamento, benché sia sempre ancora il guanto. Così dovete figurarvi, per esempio, un osso tubolare del braccio rovesciato e ne risulterebbe allora un osso cranico.

Così dovete figurarvi che i saggi poteri divini nel cosmo possedevano una più grande saggezza di quella che l’uomo presuntuoso possiede oggi, quando applicarono quelle forze trasformatrici necessarie alla formazione del cranio. Su questo si fonda appunto l’unità interiore di tutto il naturale — il fatto che in fondo tutte le formazioni, anche le più dissimili l’una dall’altra, sono trasformazioni di un’unica forma primitiva. Non c’è nulla che dovrebbe avere la possibilità di vita, che non nascerebbe in questo modo, che non fosse forma di trasformazione di una forma primitiva. In questa trasformazione sorge allora anche ancora qualcosa d’altro. Certe parti della forma primitiva diventano più grandi a spese di altre, altre diventano più piccole, si ingrandiscono singole membra, e non nel medesimo grado si ingrandiscono di nuovo altre membra. In tal modo sorgono dissomiglianze, che però sono solo trasformazioni di una forma primitiva.

Ora considerate la forma primitiva che può risultarvi quando osservate il nostro intero edificio. Posso solo riassumere schematicamente ciò che vi devo dire e solo accennare uno dei punti di vista che entrano in considerazione.

Se considerate il nostro edificio, troverete che è un edificio a doppia cupola, così che le cupole si appoggiano su una base cilindrica. È un edificio a doppia cupola. Questo è l’essenziale, perché il fatto che una doppia cupola è presente esprime il vivo della cosa. Se ci fosse solo una singola cupola, l’essenza del nostro edificio sarebbe morta. Il vivo del nostro edificio si esprime per il fatto che l’una cupola ha nell’altra il suo riflesso di coscienza, che le due cupole si rispecchiano l’una nell’altra, come ciò che esiste nel mondo esterno dagli uomini si rispecchia attraverso gli organi dell’uomo. Il pensiero fondamentale della doppia cupola deve essere mantenuto in tutto ciò che ha un intimo, organico collegamento con il nostro edificio, perché ciò che non portasse in qualche forma, anche se nascosta, la forma della doppia cupola, non porterebbe all’espressione l’essenziale del nostro pensiero costruttivo. Perciò anche in questo edificio secondario il pensiero della doppia cupola deve essere presente.

Ma considerate ora la doppia cupola con le sue strutture aggiuntive. Abbiamo innanzitutto ciò, di cui l’importanza è già stata sottolineata più volte: la compenetrazione dei due motivi di cupola, che rappresentano in certo senso qualcosa di nuovo nell’arte costruttiva e, come sapete, è stata realizzata attraverso il contributo ingegneristico del signor Englert. Questa compenetrazione delle due cupole è di importanza particolare nell’edificio principale perché esprime l’intima appartenenza reciproca di ciò che deve specchiarsi reciprocamente. Esprimo questo pensiero dello specchiamento dapprima in modo astratto. In questa compenetrazione dei due motivi di cupola giace un’infinita molteplicità, vi giace infinitamente molto. Solo attraverso il fatto che abbiamo realizzato questa compenetrazione dei motivi di doppia cupola, emergerà per la successiva fase artistica del nostro edificio ciò che si esprime come un riflesso dei nostri pensieri della scienza dello spirito nell’edificio. Così questa compenetrazione è proprio presente nell’edificio principale. E se annulliamo di nuovo la compenetrazione, separiamo i motivi di cupola, allora ci avviciniamo maggiormente a un principio arimanico. Se li avvicinassimo ancora più, o li spingessimo completamente l’uno nell’altro, se li costruissimo in modo da mettere l’uno dentro l’altro, allora nel costruire ci avvicineremmo al principio luciferino.

Ora si tratta del fatto che il principio arimanico deve essere separato da questo edificio. Nel costruire questo edificio secondario si tratta quindi di spingere le cupole qui l’una dall’altra; perché anche qui in questo edificio secondario il pensiero di cupola è tuttavia ciò che importa. E ora figuratevi le cupole tenute separate, figuratevi da un lato questo motivo laterale completamente atrofizzato, così che la linea punteggiata scompare, e d’altro canto essenzialmente ingrandito (verso il camino). Figuratevi l’edificio principale così che qui avete le cupole spinte l’una dall’altra, qui una struttura anteriore, qui tutta la cosa spinta dentro, qui invece tutta la cosa, invece di essere spinta dentro, estratta fuori, qui quindi completamente atrofizzata invece di essere ulteriormente sviluppata. D’altro canto figuratevi la struttura anteriore particolarmente sviluppata, allora avete il motivo di trasformazione per il nostro edificio principale in un edificio secondario a esso assegnato nelle forme fondamentali. Perché se vi figuraste il divenire sempre più piccolo di questo qui e il riemergere di questo, e il tutto compresso insieme, allora otterreste per metamorfosi dall’edificio secondario l’edificio principale.

Questo fu discusso sul modello della casa della caldaia.

Si tratta quindi del fatto che abbiamo qui un adattamento a ciò che deve avvenire lì dentro, che è sorto per metamorfosi dal nostro edificio principale. Come una vertebra dorsale potrebbe essersi sviluppata dalla medesima forma primitiva dell’osso del cranio umano, così che si può pensare l’uno come risultato dell’altro, così è anche con l’edificio principale e l’edificio secondario, che si possono pensare come l’uno risultato dell’altro per trasformazione. Il pensiero formale, quando si trasforma, quando diventa vivo, è tale che può passare da una forma a un’altra forma.

Dobbiamo veramente diventare apprendisti delle gerarchie creative, che hanno creato per metamorfosi, e dobbiamo imparare, nello stesso modo, a riprodurre il principio creativo delle gerarchie.

Ma figuratevi che deve esserci una forza che ingrandisce ciò che qui da un lato appare come una piccola struttura laterale (il camino). Se avete un piccolo sacco elastico e volete che diventi più grande, dovete spingerlo dalla parte interna verso i vari lati, affinché possa diventare più grande; deve esserci una forza che rende grande il piccolo, che lo sviluppa. Se quindi qui veramente una tale struttura laterale dovesse essere gonfiata, doveva essere gonfiata attraverso la forza che la penetra dall’interno.

Ma quali forze potrebbero essere quelle che vi sono dentro? Queste forze potete studiarle nelle forme degli architravi. Figuratevi le forze che risiedono negli architravi, che saltano dentro la struttura laterale e spingono qui, così ottenete questa forma (del camino e della parete posteriore). Dovete quindi cercare di farvi strada con i vostri pensieri artistico-formali in queste forme degli architravi, riassumerle, estenderle, e dovete figurarvi che, facendovi strada dentro, estendete ciò che dentro è piccolo. Allora sorge questa forma (camino e parete posteriore). Non potete procedere diversamente nella creazione unitaria se non cercando di farvi strada dentro la cosa.

Anche in questo insinuarsi dentro le cose e nello stare dentro giace di nuovo un’imitazione delle forze creative della natura stessa, e solo così è possibile superare l’abbandono divino della cultura industriale moderna. Un camino, quale è altrimenti esistente, non potete assolutamente immaginarlo come un prodotto della creazione naturale. Sorge negando le forze divine-spirituali della natura. C’è scarsamente qualcosa che potreste paragonare in natura con un tale camino, al massimo il vegetale più disgraziato, l’asparago. Ma è una certa eccezione. Ciò che veramente cresce nel senso delle forze presenti nella terra, non può mai estendersi verso l’alto alla maniera di un camino, ma se volete studiare le forze che agiscono verso l’alto, potete meglio studiare nell’albero ciò che corrisponde alle forze nascoste nella terra — l’albero che non solo spinge verticalmente il tronco verso l’alto, ma deve estendersi nei rami verso l’esterno. Naturalmente non si tratta di imitare questo immediatamente sul modello, ma dovete approfondirvi in quelle forze che irradiano dalla terra e superano la sola direzione verticale del tronco d’albero, che si sforzano verso l’ampiezza e spingono nei rami. Così avete giustificato nello spazio, nel cosmo esterno, lo sforzo verso l’esterno, lo sforzo verso le forme ramificate (nel camino).

Potrei quindi — ho potuto solo indicare i princìpi più grossolani — fino nel minimo dettaglio, in ogni singola superficie, giustificare in questa forma architettonica i principi, ma questo richiederebbe troppo tempo.

Ora si tratta del fatto che una tale forma è allora completa quando adempie il suo scopo. Se considerate questa forma ora, essa non è ancora completa. Sarà completa solo quando un giorno davvero ci sarà riscaldamento dentro e anche il fumo uscirà; il fumo appartiene a questo, appartiene veramente a questo, è pensato dentro nella forma architettonica. Quando lo si osserverà con chiaroveggenza, l’ascesa del fumo qui e l’uscita del fumo attraverso il camino, allora si noterà — dato che saprete, se potrete davvero osservarlo con chiaroveggenza, che nel fisico è contenuto anche uno spirituale — il lato spirituale del fumo in ascesa. Perché così come voi avete un corpo fisico, un corpo eterico e un corpo astrale, così anche il fumo ha almeno una parte eterea. Ma questa parte eterea prende vie diverse rispetto alla parte fisica: la parte fisica andrà verso l’alto, ma la parte eterea sarà veramente afferrata da questi rami che vanno verso l’esterno. Una volta si vedrà l’ascesa della parte fisica del fumo e la ritirata delle parti eteriche del fumo. Ma così, gradualmente, quando questo si esprime nella forma, si adempirà un principio di tutta l’arte, cioè questo: rappresentare l’interno nell’esterno, rendere l’interno veramente il principio dell’esterno.

Come ho detto, dovrei parlare moltissimo se volessi addentrarmi nei forse ancora più interessanti dettagli che stanno alla base di questa forma architettonica. E interessante è anche il fatto che fosse possibile eseguire ciò che doveva così esprimersi, proprio con questo materiale moderno, come una costruzione in calcestruzzo. Questo darà la possibilità di procedere sempre più avanti nella conformazione di questo materiale moderno e di conformare gradualmente proprio quegli edifici che servono la cultura arimanica moderna in questo stile. Ma è proprio necessario. E non ho bisogno di addentrarmi nei dettagli, perché mi importa più di mostrarvi il principio di questo edificio e di ciò che vi è collegato. Questo principio può essere modificato in molti modi. Per esempio la cupola può essere modificata in modo da non sembrare più una cupola quando la si considera solo geometrico-matematicamente, se non la si considera organicamente e così via. Ma oggi volevo discutere questo principio: il principio della riformazione interiore e della trasformazione, il principio della vita nella trasformazione e nella creazione. Questo volevo addurre per mostrarvi in quale misura la vera creazione artistica, in quanto è collegata con il nostro pensiero della scienza dello spirito, deve condurre via da ogni interpretazione simbolica, poiché l’interpretazione simbolica è qualcosa di esteriore. Si tratta piuttosto di afferrare interiormente ciò che viene offerto qui e di camminare con l’intera anima.

Non si vuole, quando il nostro edificio una volta sarà compiuto, sentire sempre di nuovo la domanda: Che cosa significa questo, che cosa significa quello? — per poi apprendere come ci si sente contenti quando si crede di aver trovato il significato di questo o di quello in queste cose. Riguardo a tali interpretazioni, su molti percorsi laterali della teosofia siamo arrivati addirittura al bizzarro con vari prodotti poetici e letterari. Per esempio drammi sono stati interpretati nel modo che si dicesse di una persona: questa significa Manas, di un’altra persona: questa significa Buddhi, di una terza: questa significa Atma e così via. Si può naturalmente interpretare tutto se lo si vuole. Ma non si tratta di tali interpretazioni, bensì di una vita dentro le cose, di un camminare insieme con il creativo, che come emanazione delle gerarchie superiori permea e forma il nostro intero mondo. Poiché questo ultimo è più difficile che l’interpretazione simbolica o allegorica, perciò non bisogna evitarlo proprio come il più difficile, poiché conduce nel mondo spirituale e è lo stimolo più forte per giungere veramente all’Immaginazione, all’Ispirazione e all’Intuizione.

Questo appartiene agli impulsi di trasformazione del presente — che diventa necessaria una sempre maggiore comprensione per l’innalzamento dell’anima umana in quelle regioni che si aprono alla considerazione immaginativa, ispirata e intuitiva. Perché nelle sfere che si aprono a questa considerazione giace ciò che rende il nostro mondo per primo un tutto, ciò che ci solleva sopra la pura Maya e ci conduce nella realtà vera.

Deve essere sempre di nuovo sottolineato che ciò cui andiamo incontro come una nuova conoscenza dello spirito non può consistere in un riscaldamento dei risultati della vecchia chiaroveggenza. Certo, molti uomini aspirano a un riscaldamento della vecchia chiaroveggenza, ma l’epoca della vecchia chiaroveggenza è passata, e sono solo echi atavistici della vecchia chiaroveggenza quelli che possono verificarsi in singoli uomini. Ma i gradi dell’essere umano che dobbiamo scalare non si aprono con un riscaldamento della vecchia chiaroveggenza. Vogliamo cercare di considerare ancora una volta ciò che deve stare alla base di questa nuova chiaroveggenza. Abbiamo spesso sottolineato il lato principale della cosa; vogliamo però cercare ancora oggi di mostrare la cosa da un’altra parte.

Partiamo di nuovo da ciò che tutti conosciamo, dal fatto che l’uomo durante la veglia del giorno vive con il suo Io e con il suo corpo astrale nel suo corpo eterico e nel suo corpo fisico. Ma ho già sottolineato negli ultimi giorni che questa veglia dell’uomo, dal risveglio all’addormentamento, non è tuttavia una veglia completa, che piuttosto qualcosa dorme ancora nell’uomo. E ciò che noi percepiamo come volontà è veramente solo parzialmente sveglio. I nostri pensieri sono svegli dal risveglio all’addormentamento, ma il volere è qualcosa che compiamo in modo completamente sognante. Perciò tanto pensare sulla libertà della volontà e sulla libertà in generale è stato vano, perché gli uomini non hanno considerato che ciò che sanno sulla volontà nella vita diurna conscia è propriamente solo un sognare degli impulsi di volontà. Se ve ne fate un’immagine, allora certo vi svegliate. Ma come la volontà viene a esistere e passa nell’azione, su questo l’uomo sogna soltanto, durante la veglia diurna conscia.

Se prendete un pezzo di gesso e vi figurate il sollevamento del gesso, potete certamente figurarvelo. Ma come l’Io e il corpo astrale fluiscono nella mano, come la volontà vi si diffonde, di questo voi, con la sola coscienza diurna senza chiaroveggenza, non sapete più di quello che sapete di un sogno quando sognate. Della vera volontà si può solo sognare nella regolare vita diurna conscia, e nella maggior parte delle cose non sogniamo nemmeno, ma dormiamo semplicemente. Perché come prendete un boccone sulla forchetta, potete rappresentarvelo chiaramente, come masticate il boccone, potete ancora figurarvelo fino a un certo grado, ma che l'ingoiate, non lo sognate nemmeno. Su questo siete per lo più completamente incoscienti, così come siete incoscienti dei vostri pensieri quando dormite. Così una gran parte proprio dell’attività di volontà durante la veglia è compiuta in un sonno-veglia.

Se non dormissimo proprio riguardo alla nostra capacità di desiderio e agli impulsi di sentimento collegati con la nostra capacità di desiderio, allora svilupperemmo dapprima un’attività strana. Seguiremmo le azioni che compiamo fino dentro il nostro corpo, seguiremmo tutto ciò che compiamo come impulsi di volontà, seguendo l’interno, il nostro sangue, in tutte le vie del sangue. Cioè, se poteste seguire il sollevamento di un pezzo di gesso riguardante l’impulso di volontà, allora seguireste in tutte le vie del sangue ciò che accade nella vostra mano; osservereste dall’interno l’attività del sangue e i sentimenti che vi sono collegati; per esempio il peso del pezzo di gesso e simili osservereste interiormente e percepirest che seguirete i vostri percorsi nervosi e il fluido eterico in essi contenuto. Vivreste interiormente lungo l’attività del sangue e dei nervi. Questo sarebbe un godimento interiore della propria attività di sangue e di nervi. Ma da questo godimento interiore della propria attività di sangue e di nervi dobbiamo essere sollevati per la nostra vita terrena, altrimenti passeremmo per la nostra vita terrena cosicché in tutto ciò che facciamo, vorremmo avere il nostro godimento interiore. Il nostro godimento di noi stessi si eleverebbe infinitamente. Ma questo godimento non era permesso all’uomo, così come è diventato. E il mistero di perché non gli era permesso questo godimento, riposa di nuovo espresso in un passo della Bibbia, nei confronti di cui dovremmo sempre sentire una maggiore riverenza.

Dopo ciò che si è verificato e che è espresso nel mito del paradiso, all’uomo è rimasto il mangiare dell’albero della conoscenza, ma non dell’albero della vita. E il godimento interiore sarebbe il godimento dall’albero della vita. Questo non doveva avvenire per l’uomo. Non posso sviluppare ulteriormente questo motivo oggi, perché porterebbe troppo lontano, ma voi stessi, attraverso propria meditazione su ciò che qui è stato accennato come motivo, potrete scoprire ancora di più. Ora potete però considerare qualcos’altro che può esservi particolarmente importante in questi giorni, procedendo da qui: Non possiamo farlo, mangiare dall’albero della vita, cioè godere interiormente della nostra attività di sangue e della nostra attività di nervi interiormente, questo non possiamo. Ma ora accade, proprio quando attraverso i nostri sensi e la nostra ragione conosciamo il mondo esteriore, qualcosa che ha una certa relazione con un tale godimento interiore. Nella percezione di una qualsiasi cosa del mondo esteriore e nel riflettere su una qualsiasi cosa del mondo esteriore seguiamo contro i sensi — quindi contro gli occhi, gli orecchi, il naso, i nervi gustativi — le vie del sangue, e quando pensiamo, seguiamo i percorsi dei nervi. Ma non percepiamo ciò che percepiremmo dentro nei percorsi nervosi e nel sangue, bensì ciò che percepiremmo nel sangue viene riflesso attraverso i sensi, viene ribattuto, specchiato, e così nascono le percezioni sensoriali. E ciò che viene condotto attraverso i percorsi nervosi viene ugualmente riflesso e ricondotto dove i percorsi nervosi raggiungono il loro termine, e viene allora specchiato come nostri pensieri.

Figuratevi che si verificasse il caso che un uomo comparisse che fosse nella condizione non solo di seguire, sotto l’influenza del mondo esteriore, il suo sangue e quindi di ricevere specchiato ciò che il suo sangue compie, e non solo di seguire i suoi nervi e di ricevere specchiato ciò che i nervi compiono, ma di vivere interiormente ciò che ci è negato riguardo al sangue e ai nervi sensoriali, di vivere interiormente il sangue così come tende verso il nervo e gli occhi, allora lui — almeno riguardo alle parti del sangue e dei nervi — lo godrebbe interiormente. Da ciò nascono quelle formazioni che appartengono alla vecchia chiaroveggenza atavistica. Perché ciò che si rispecchia per noi sono proprio solo immagini, così come immagini filtrate di ciò che è nel sangue e nei nervi. Nel sangue e nei nervi ci sono misteri cosmici, ma tali misteri cosmici che si sono già esauriti nel fatto che da essi siamo sorti. Impariamo solo a conoscere noi stessi quando veniamo a conoscenza delle Immaginazioni che ci risultano quando viviamo nella nostra circolazione sanguigna che va ai sensi, e impariamo solo quelle Ispirazioni che sono destinate a costruirci quando viviamo nei nostri nervi che vanno ai sensi.

Ma un intero mondo interiore può così costruirsi. Questo mondo interiore può essere una somma di Immaginazioni. Ma mentre durante la percezione regolare del mondo fisico esteriore, per la nostra evoluzione terrena, percepiamo riflessi e immagini specchiate dei nostri eventi di sangue e nervi, noi — approfondendo nel godimento interiore di noi stessi — non possiamo andare oltre i sensi, ma possiamo solo andare fino al punto dove la circolazione sanguigna confluisce nel senso. Allora si vive il mondo immaginativo cosicché si nuota così come nel sangue come il pesce nell’acqua. Ma questo mondo immaginativo è in verità non un mondo esterno, ma un mondo che vive nel nostro sangue. Se si vive nei nervi che vanno ai sensi, allora si vive un mondo ispirato, un mondo di armonie sferiche e un mondo di immagini interiori. Questo è di nuovo cosmico, ma non è nulla di nuovo. È solo qualcosa che ha esaurito il suo compito versandosi nel nostro sistema nervoso e sanguigno.

Questa chiaroveggenza che così sorge e che non conduce l’uomo oltre se stesso, ma lo conduce proprio più profondamente dentro di sé, è un godimento di sé, un vero, genuino godimento di sé. Questo è il motivo per cui produce una più alta voluttà negli uomini quando divengono così chiaroveggenti, quando vivono un mondo per loro nuovo. E complessivamente si deve dire che questo divenire chiaroveggente è un ritorno a uno stadio evolutivo precedente. Perché ciò che vi ho descritto, la vita nei propri organi sensoriali e nel sangue, non era in quella forma, così come è presente ora, ma il sistema nervoso era già prefigurato. Questo modo di percepire era la percezione regolare dell’uomo sull’antico Sole, e in ciò che era allora presente come rudimenti ai nervi, percepiva se stesso interiormente. Il sangue non era ancora formato interiormente. Era qualcosa che veniva ancora verso l’uomo come caldo respiro dall’esterno, come i raggi solari vengono verso di noi. Perciò ciò che è ora qui sulla Terra una percezione del sistema sanguigno interiore, sull’antico Sole era una percezione regolare del mondo esterno.

Si può così dire: Se qui c’è il confine tra il mondo interiore e esteriore umano, allora ciò che è ora nervo era già prefigurato sull’antico Sole. Nel mentre l’uomo seguiva il nervo, poteva percepire ciò che gli si rivelava come mondo immaginativo interiore, ciò che era contenuto in lui. Percepiva come lui stesso era contenuto nel cosmo. Allora però percepiva anche immaginativamente ciò che come respiro dall’esterno veniva verso di lui, non dall’interno. Questo è ora scomparso; ciò che era fuori sull’antico Sole è diventato interiormente la circolazione sanguigna nell’evoluzione terrestre. Perciò questo è un ritorno nell’antica evoluzione sull’antico Sole.

È bene quando si sanno cose come queste, perché sempre di nuovo e di nuovo emerge ciò che così sorge chiaroveggentemente. Ciò che sorge chiaroveggentemente in questo modo non ha bisogno di svilupparsi sulla difficile via della meditazione e della concentrazione, di cui si parla in «Come si conseguisce la conoscenza dei mondi superiori?». Questa chiaroveggenza, che sorge dal fatto che si impara a vivere interiormente nei propri nervi e nel proprio sangue, a imparare a godere di se stessi, è solo uno sviluppo più raffinato della vita organica in generale, uno sviluppo più raffinato di ciò che l’uomo vive quando mangia e beve. Perciò una tale chiaroveggenza è propriamente non quello che l’umanità ha come compito oggi, ma è, potremmo dire, ciò che sorge come pianta da serra dal fatto che portiamo a un’esistenza più raffinata quel godimento di sé che ci fanno il mangiare e il bere o simili. Come in un intenditore di vino, quando beve un vino del Reno o della Mosella, sorge un effetto interiore che si eleva certamente solo a un’Immaginazione del gusto, ma non diviene formante, così sorge in alcune persone un godimento interiore raffinato, e questa è la loro chiaroveggenza. Molta chiaroveggenza non è altro che un godimento raffinato, raffinato, da serra del vivere. Nel nostro tempo si deve di nuovo attirare l’attenzione su queste cose. Perché, vorrei dire, l’ultimo periodo in cui si conoscevano ancora i misteri di queste cose, in cui si parlava ancora in letteratura di queste cose, era propriamente la prima metà del XIX secolo. Allora venne la seconda metà del XIX secolo con le scoperte considerate così straordinarie, con le scoperte a ragione considerate straordinarie dal loro punto di vista, e la comprensione di queste cose e dei più fini collegamenti di tutto l’essere andò perduta. Ancora non si è perduto — sia detto fra parentesi — il godimento sotto l’influenza dei più grezzi, diciamo, assorbimenti. Questo è rimasto agli uomini, che possono vivere sotto il godimento successivo del mangiare e del bere, l'hanno anzi sviluppato in una certa misura nel nostro periodo materialistico.

Ma in cose così vive l’umanità in un movimento ciclico, in un movimento ritmico. E l’epoca materialistica può naturalmente, perché ha annullato ciò che come sentimento generale era prima presente — il penetrare del godimento di sé nei sensi, nella circolazione dei nervi e del sangue, che era già più presente prima — può quindi arrendersi più fortemente alle impressioni del mangiare e del bere. Chiunque può molto facilmente studiare la completa inversione e ascesa che si è verificata a questo riguardo in un tempo relativamente breve. Basta a qualcuno prendere un menu di albergo dagli anni settanta per confrontarlo con uno contemporaneo. Si vedrebbe come la vita nei godimenti raffinati, nei godimenti di sé del proprio corpo, ha fatto progressi. Ma tali cose accadono anche ciclicamente, tutto può solo fino a un certo grado essere raggiunto, e come un pendolo può solo oscillare fino a un certo punto e allora deve tornare indietro, così anche il mero godimento fisico, da un certo punto in poi, dove una volta arriverà, deve tornare indietro. Questo accadrà quando i più acuti cercatori di godimento, cioè quelli che hanno il più grande desiderio di piaceri, stessi stando davanti alle cose più finemente preparate, non le desidereranno, ma diranno così: Bah! Non mi piace, ho già avuto tutto questo! — Questo momento arriverà anche, perché è uno sviluppo necessario. Tutto procede ciclicamente.

L’altro lato della vita lo vive l’uomo durante il suo sonno. Lì il suo vivere rappresentativo dorme e naturalmente si verificano condizioni completamente diverse. Ora ho detto che la prima metà del XIX secolo era essenzialmente quella che aveva ancora una visione di queste cose, e quella chiaroveggenza che sorge dal seguire le proprie vie di sangue e di nervi, si chiamava ancora nella prima metà del XIX secolo, ricordandosi di certi echi, la chiaroveggenza pitica, perché è effettivamente affine a ciò che stava alla base della chiaroveggenza pitica dell’antichità.

Le altre condizioni sono presenti durante la vita del sonno. Qui l’uomo con il suo Io e il suo corpo astrale esce dal corpo fisico e dal corpo eterico. Nella vita ordinaria le rappresentazioni sono qui spinte verso il basso, paralizzate. Ma l’uomo vive dal momento dell’addormentamento fino al risveglio continuamente nel desiderio del suo corpo fisico. In questo consiste precisamente il sonno — che l’uomo dal momento in cui comincia a dormire sviluppa il desiderio del suo corpo fisico. Questo sale fino a un punto culminante e poi lo spinge sempre più e più indietro verso il corpo fisico. Il desiderio del proprio corpo fisico diventa sempre più grande e più grande nello stato di sonno. E poiché il desiderio come una nebbia permea l’Io e il corpo astrale, il vivere rappresentativo viene smorzato, addormentato. È proprio attraverso il fatto che la vita di desiderio per il corpo fisico permea l’Io e il corpo astrale come una nebbia che le rappresentazioni vengono addormentate. Come noi, quando una nebbia si spande, non vediamo gli alberi della foresta, così non possiamo vivere interiormente la nostra vita percettiva quando la nebbia del nostro desiderio si distende su di essa.

Ma ora può verificarsi il caso che questa vita di desiderio durante il sonno diventi così forte che l’uomo non solo sviluppa questo desiderio fuori dal suo corpo fisico e dal corpo eterico, ma diventa fino a un certo grado così bramoso che afferra questo interno del suo corpo fisico e del corpo eterico in parte, così che con il suo desiderio giunge ai bordi estremi delle sue vie di sangue e di nervi, così che da fuori si immerge attraverso i sensi fino alle ultime estremità della circolazione sanguigna e alle ultime estremità dei percorsi nervosi.

Nei tempi antichi, quando gli dei in un certo senso ancora aiutavano gli uomini in tali esperienze, questo era qualcosa di completamente regolare, qualcosa di buono. Gli uomini che hanno compiuto cose grandi per il loro popolo, gli antichi profeti ebrei, hanno compiuto ciò che hanno compiuto, avevano il loro dono profetico dal fatto che applicavano proprio un amore enorme al sangue e alla struttura nervosa del loro popolo, così che non volevano essere completamente fuori da ciò che fisicamente viveva in questo popolo nemmeno nello stato di sonno. Erano afferrati da tale desiderio, pieni di tale amore, questi profeti dell’antichità ebraica, che volevano essere collegati anche nel sonno al sangue del loro popolo, a cui appartenevano. Da questo veniva proprio il loro dono profetico.

Questa è l’origine fisiologica di questi doni profetici, e magnifici, splendidi prodotti sorsero da ciò che è stato appena descritto. I profeti dei singoli popoli sono significativi proprio per i loro singoli popoli perché vivevano anche fuori dal corpo fisico con questo corpo fisico nel modo appena descritto.

Come ho detto, fino alla prima metà del XIX secolo era ancora presente una certa consapevolezza di questo collegamento nella vita dell’umanità. Come si chiamava la chiaroveggenza menzionata sopra e caratterizzata, la chiaroveggenza pitica, così si chiamava la chiaroveggenza di cui ora ho parlato, dove si immergevano ancora in quello che altrimenti viveva fuori dal corpo fisico e dal corpo eterico durante il sonno, ancora nel sangue e nei percorsi nervosi del corpo fisico, la chiaroveggenza profetica.

Se si segue la letteratura della prima metà del XIX secolo, anche se non poteva essere descritta con l’esattezza e la precisione della nuova scienza dello spirito come oggi, troverete tuttavia descritta la chiaroveggenza pitica e quella profetica. Oggi non si conosce più questa distinzione, perché non si può più comprendere quello che si legge della chiaroveggenza pitica e profetica nei libri della prima metà del XIX secolo. Entrambi i tipi di chiaroveggenza, però, non sono oggi quello che può veramente far progredire l’umanità. Questi due tipi di chiaroveggenza sono quelli che valgono per i tempi antichi. La chiaroveggenza odierna, che deve svilupparsi sempre più e più verso il futuro, non può nascere né dal fatto che godiamo di ciò che dalla veglia diurna permea il nostro corpo dall’interno, né dal fatto che da fuori in uno stato simile al sonno, per amore — non di noi stessi, ma di quella parte dell’umanità a cui appartiene il nostro corpo — ci immergiamo in questo corpo. Entrambi sono punti di vista superati.

La chiaroveggenza odierna deve svilupparsi cosicché appaia come un terzo, come tale che così diverrà che non è da fuori un’afferratura amorosa bramosa del corpo fisico, né da dentro un godimento del corpo fisico. Ciò che vive nell’interno e può permeare interiormente il nostro corpo godendolo, e ciò che può afferrare esteriormente il corpo dall’esterno, entrambi devono uscire dal corpo, entrambi devono, se deve apparire la chiaroveggenza odierna, stare in relazione con il corpo solo fino al punto, all’interno dell’incarnazione tra nascita e morte, che il sangue e i nervi non godano e non si amino né dall’interno né dall’esterno, bensì deve rimanere collegato al corpo in puro distacco da tale godimento di sé e tale amore di sé. La relazione con il corpo deve certamente rimanere, perché altrimenti significherebbe morire. L’uomo deve rimanere collegato al corpo che gli appartiene nell’incarnazione fisica sulla terra, rimanere collegato a questo corpo attraverso gli arti che per così dire stanno lontani o almeno relativamente lontani dall’attività di sangue e di nervi. Il distacco dall’attività di sangue e di nervi deve verificarsi.

Quando l’uomo non vive più interiormente godendosi sui percorsi che conducono ai suoi sensi, o da fuori si permea fino ai suoi sensi, ma quando l’uomo può stare così in relazione con se stesso, dall’interno e dall’esterno, che può veramente afferrare viventemente in se stesso ciò che è il simbolo della morte per la vita fisica, quando può collegarsi a ciò che dà l’aspettativa sulla morte fisica, allora lo stato in questione è raggiunto. Perché moriamo veramente fisiologicamente dal fatto che siamo in grado di sviluppare il sistema osseo dentro di noi. Quando siamo in grado di afferrare ciò che con meraviglioso presentimento il popolo sente come simbolo della morte, la struttura ossea, ciò che è così lontano dal sistema di sangue e di nervi come il sistema osseo, allora arriviamo a qualcosa di più alto della chiaroveggenza pitica e profetica, allora arriviamo a ciò che possiamo chiamare la chiaroveggenza della scienza dello spirito.

In questa chiaroveggenza della scienza dello spirito non cogliamo più una parte della natura umana, bensì cogliamo l’intero uomo. Ed è fondamentalmente indifferente se lo cogliamo dall’interno o dall’esterno, perché un godimento non può essere questo tipo di chiaroveggenza. Non è più un godimento raffinato, ma un dissolversi nelle forze divine-spirituali dell’universo. È un divenire uno con il mondo, un vivere non più dell’uomo e di ciò che è segreto dentro l’uomo, bensì è un vivere insieme alle azioni degli esseri delle gerarchie superiori, un vero sollevarsi dal godimento di sé e dall’amore di sé. E così come i nostri pensieri diventano arti della nostra anima, così l’uomo deve divenire per così dire un pensiero, un arto nei confronti delle gerarchie superiori. Pensarsi, immaginarsi, farsi percepire dalle gerarchie superiori, questo è il principio della chiaroveggenza della scienza dello spirito. Essere accettati, non accettarsi.

Ciò che dico, vorrei desiderare che diventi materia delle vostre ulteriori meditazioni, perché proprio ciò che ho svolto oggi può suscitare molto, molto in voi tutti, e può servire a una sempre più profonda penetrazione dei veri impulsi della nostra corrente della scienza dello spirito. E quanto seriamente questo deve accadere nella penetrazione della nostra corrente della scienza dello spirito, proprio in questi giorni se n’è parlato più volte. Ciò che dovrebbe accadere all’interno di questa corrente della scienza dello spirito, non dico dovrebbe essere voluto, ma dovrebbe essere voluto, allora si potrebbe realizzare nuovamente qualcosa se il maggior numero possibile decidesse di pensare vitalmente a questo triplo aspetto della conoscenza dei mondi superiori, così che emergessero concetti sempre più chiari su ciò che fondamentalmente vogliamo tutti, e che è così facilmente confuso con ciò che è più comodo, molto più comodo da avere.

Davvero, non è invano che si lavora di ciclo in ciclo per raccogliere sempre più idee e concetti. Studiare queste idee e questi concetti non è inutile, ma è il percorso per preparare proprio in se stessi gli impulsi dell’anima che conducono alla vera chiaroveggenza della scienza dello spirito. Talvolta si può dare una crepa alla natura umana sorseggiando qua e là ciò che viene dato all’interno della nostra corrente della scienza dello spirito, e allora sorge qualcosa della chiaroveggenza pitica e profetica, e ci si può diventare già orgogliosi e presuntuosi in questa chiaroveggenza pitica o profetica. Se accade così, allora emergono certi giudizi che spesso si devono sentire, dove l’uno o l’altro dice: Non ho bisogno di studiare tutto nei dettagli, non ho bisogno di ciò che si dice nei cicli. Quello che sento delle cose, lo so già esattamente, lo sapevo già e così via. — Il principio di vivere in un paio di Immaginazioni, che si potrebbero chiamare Immaginazioni di sangue e di nervi, permea ancora molti. Molti si credono di avere qualcosa di molto speciale se hanno un paio di Immaginazioni di sangue e di nervi. Ma questo non è quello che può condurci al lavoro disinteressato all’evoluzione dell’umanità, bensì un tale dimorarsi nelle Immaginazioni di sangue e di nervi conduce propriamente a un’elevazione del godimento di sé, conduce a un egoismo più raffinato. E allora può certamente accadere che proprio attraverso la coltivazione della scienza dello spirito si allevi un egoismo più raffinato di qualsiasi altro che sia mai esistito nel mondo esteriore.

Naturalmente non si parla mai degli assenti in queste cose, non si parla mai della Società Antroposofica che è appunto presente. Ma deve tuttavia essere menzionato che ci sono società in cui si trovano questo o quel tizio, che sono portati dai principi di queste società, certo non a lavorare veramente disinteressatamente, bensì ad assorbire qualcosa, preferibilmente di quel genere che accende proprio qui o là le Immaginazioni di sangue o di nervi, e allora credono di potersi risparmiare l’altra cosa. Allora giungono a una tale chiaroveggenza atavistica, o forse non giungono nemmeno a questo, ma solo ai sentimenti che sono da considerarsi come manifestazione concomitante di una tale chiaroveggenza immaginativa. E questi sentimenti non sono un superamento dell’egoismo, ma solo un fiore più alto dell’egoismo. In tali società si trova allora — la Società Antroposofica è cortesemente esclusa — benché abbiano il dovere di sviluppare amore e armonia e concordia fino alle più profonde fondamenta dell’anima da membro a membro, sempre più crescere disarmonia, litigiosità, mutuo applauso e così via. Posso usare questa espressione, poiché, come ho detto, escludo sempre gli appartenenti alla Società Antroposofica.

Possiamo allora vedere che proprio dove dovrebbe sorgere una luce forte, vengono gettate anche forti ombre. Non come se volessi biasimare queste cose nel senso che pensassi che queste cose potessero essere completamente estirpate da oggi a domani. Non possono, perché sorgono in modo naturale. Ma almeno ognuno può lavorare su se stesso, e non è bene se la consapevolezza non è almeno rivolta a queste cose.

Si può completamente comprendere che proprio perché un certo corso deve essere sviluppato, all’interno di tali società si manifestino anche i lati ombra, e che spesso ciò che prospera fuori, nella vita, possa prosperare in modo molto più intenso in tali società. Ma in un certo senso una sensazione amara suscita tuttavia ripetutamente quando questo emerge in società che naturalmente — altrimenti non avrebbe senso avere una società — dovrebbero sviluppare una certa fratellanza, una certa coesione, ma che proprio per il fatto che gli uomini si avvicinano di più, con l’avvicinamento, certe proprietà che fuori esistono solo fugacemente, si sviluppano in modo ancora più intenso. Poiché la Società Antroposofica come assente è esclusa, ci sarà così possibile per noi pensare in modo completamente obiettivo, quasi come non coinvolti, a queste cose, così da conoscerle più intensamente, e se dovessimo trovare queste cose da qualche parte nel mondo, non considerarle come qualcosa di altro che come ciò che sono, e non lasciarci credere che, quando qualcuno credeva di comprendere l’antroposofia particolarmente profondamente e tuttavia certe proprietà che emergono nel mondo esterno, in lui non si mostrino solo come nel mondo esterno, ma molto più intensamente, così che non crediamo che queste cose siano incomprensibili, ma sappiamo che sono comprensibili, ma che sono tali cose che dobbiamo combattere. Possiamo a volte combatterle solo quando veramente le abbiamo comprese.

Anche questo è una cosa che ci mostra come la vita è collegata a ciò che è la concezione del mondo della scienza dello spirito, come la concezione del mondo della scienza dello spirito può veramente raggiungere il suo obiettivo solo se è compresa come concezione della vita, sì, come arte della vita, se è portata in tutta la vita. Quanto sarebbe bello se tutte le singole relazioni della vita, diciamo della Società Antroposofica, risultassero essere così in armonia l’una con l’altra, come si tenta con le forme del nostro edificio, dove le singole forme passano l’una nell’altra e tutte stanno in armonia l’una con l’altra, se nella vita potesse essere come nell’edificio, e se tutta la vita della nostra società potesse diventare così come l’avremmo voluta attraverso una bella collaborazione di coloro che sono coinvolti nel costruire, così che questo lavoro del costruire fosse già un armonioso, un nobile, un’impronta di ciò che si esprime nell’edificio stesso.

Così il senso interiore del principio vitale del nostro edificio e il senso interiore della collaborazione delle anime — beh, preferibilmente non lo dico così — così il senso interiore della collaborazione delle forme nel nostro edificio dovrebbe trovare la via in tutte le singole relazioni di vita della nostra società, dovrebbe per così dire stare davanti a noi, nella sua conformazione interiore, come un ideale. Vorrei solo assicurarvi che non mi sono sbagliato quando poco fa ho omesso una frase; l’ho coscientemente omessa e talvolta ciò che non si dice è anche detto.

Riassumendo però ciò che, vorrei dire, abbiamo variato in molti modi in questi giorni come tema, ciò che vorrei particolarmente raccomandarvi è non solo il presentare al vostro intelletto, alla vostra ragione i pensieri e le idee della scienza dello spirito, i risultati della ricerca spirituale, ma di assorbire, di prendere nei vostri cuori ciò che vive nella scienza dello spirito. Perché da questo dipende veramente il bene del futuro progresso dell’umanità. Questo può essere detto senza superbia, e colui che tenta un poco di studiare gli impulsi della nostra evoluzione e i segni dei nostri tempi può riconoscere questo. Con ciò si concluda la serie di conferenze che mi sono permesso di tenere davanti a voi intorno a questo cambio d’anno.


In memoria di Frater Stefano Ravaglia

anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.

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